P. C. Cast & Kristin Cast
HIDDEN
[eBL 132]
HIDDEN
Dedicato a quanti di voi hanno fatto
degli sbagli e
sono tanto coraggiosi da rimediare ai
propri errori
e tanto saggi da trarne una lezione.
1
LENOBIA
Il sonno di Lenobia era cosí agitato che
il sogno familiare assunse un carattere di
realtá tale da
oltrepassare l’etereo regno
dell’immaginazione e delle fantasie del
subconscio per diventare, fin
dall’inizio, tanto vivido da spezzare il
cuore.
Cominció con un ricordo. Svanirono i
decenni e poi i secoli, lasciando una
Lenobia di nuovo
giovane e ingenua nella stiva della nave
che l’aveva trasportata dalla Francia
all’America, da un
mondo all’altro. Era stato durante quel
viaggio che lei aveva incontrato Martin,
l’uomo che
avrebbe dovuto essere suo Compagno
per tutta la vita. Ma lui era morto troppo
giovane e
aveva portato nella tomba l’amore di
Lenobia.
Nel sogno, il ricordo riprendeva vita e
la vampira percepiva il dolce rollio
della nave e sentiva
l’odore di cavallo e di fieno, di mare e
di pesce. E di Martin. Sempre Martin.
Che se ne stava lí
davanti a lei, guardandola dall’alto in
basso con quegli occhi verde oliva e
ambra, pieni di
preoccupazione. Gli aveva appena detto
che lo amava.
«É impossibile.» Martin le prendeva la
mano e la sollevava con delicatezza. Poi
l’uomo
sollevava anche il proprio braccio,
affiancandolo al suo. «La vedi, la
differenza, sí?»
Nel sonno, Lenobia gemette di dolore. Il
suono della sua voce! Il marcato accento
creolo,
profondo, sensuale, unico. Erano stati il
suono agrodolce di quella voce e il
bell’accento che
avevano tenuto lontana la vampira da
New Orleans per piú di duecento anni.
«No.» La giovane Lenobia abbassava lo
sguardo sulle due mani – una marrone,
una bianca –
vicine fino a toccarsi. «Io vedo soltanto
te.»
Sempre profondamente addormentata,
Lenobia, Signora dei Cavalli della Casa
della Notte di
Tulsa, si mosse inquieta, quasi il corpo
tentasse di costringere la mente a
svegliarsi. Ma quella
sera la mente non obbediva. Quella sera
dominavano i sogni e ció che sarebbe
potuto essere.
La sequenza di ricordi mutó, passando a
un’altra scena, sempre nella stiva della
stessa nave,
sempre con Martin, ma qualche giorno
dopo. Lui le tendeva un lungo laccio di
cuoio legato a
un sacchettino tinto di un intenso blu
zaffiro, poi glielo metteva al collo
dicendo: «Questo
grisgris ti protegge, chérie».
In un battito di ciglia, il ricordo prese a
tremolare e il tempo avanzó di un
secolo. Una Lenobia
piú adulta, piú saggia e piú cinica stava
cullando tra le mani il logoro
sacchettino di pelle che si
sfaldava spargendo il contenuto: tredici
cose, proprio come le aveva detto
Martin, ma la
maggior parte di esse era diventata
irriconoscibile nel corso degli anni in
cui lei aveva indossato
il talismano. Lenobia ricordava un lieve
sentore di ginepro, la liscia superficie
del ciottolo di
argilla prima che si riducesse in
polvere, e la minuscola penna di
colomba che le si era
sbriciolata tra le dita. Ma, piú di tutto,
Lenobia ricordava il sussulto di gioia
che aveva provato
quando, in mezzo ai resti dell’amore e
della protezione di Martin, aveva
trovato una cosa che
il tempo non era stato in grado di
distruggere. Si trattava di un anello, uno
smeraldo a forma
di cuore, circondato da minuscoli
diamanti, incastonato in oro.
«Il cuore di tua madre – il tuo cuore – il
mio cuore», mormorava Lenobia
facendoselo scivolare
sull’anulare.
«Martin, sento ancora la tua mancanza.
Non ti dimenticheró mai. L’ho giurato.»
E poi i ricordi nel sogno si riavvolsero
di nuovo, riportando Lenobia da Martin,
solo che
stavolta non erano in mare, non si
stavano innamorando chiusi in una stiva.
Quel ricordo era
cupo e terribile. Anche in sogno,
Lenobia conosceva luogo e data: New
Orleans, marzo 1788,
poco dopo il tramonto.
Nelle scuderie era scoppiato un
incendio e Martin l’aveva salvata,
portandola via dalle
fiamme.
«Oh, no! Martin! No!» gli aveva gridato
Lenobia allora... adesso invece si limitó
a gemere,
cercando con tutte le forze di svegliarsi
prima di dover rivivere l’orribile
conclusione di quel
ricordo.
Non si sveglió.Al contrario, udí il suo
unico amore ripetere le parole che le
avevano spezzato il
cuore duecento anni prima, sentendo di
nuovo quella ferita aperta e sanguinante:
«É troppo
tardi, chérie. In questo mondo é troppo
tardi per noi. Ma io ti rivedró. Il mio
amore per te
non finisce qui. Il mio amore per te...
quello non finirá mai. Ti ritroveró,
chérie. Questo te lo
giuro».
Mentre Martin catturava l’umano
malvagio che aveva tentato di ridurla in
schiavitú,
salvandole la vita, la Signora dei
Cavalli riuscí finalmente a svegliarsi
con uno straziante
singhiozzo. Si mise seduta nel letto e,
con mano incerta, si scostó dal viso i
capelli madidi di
sudore.
Il primo pensiero da sveglia fu per la
sua giumenta.
Tramite il legame psichico che le univa,
sapeva che Mujaji era agitata, quasi nel
panico. «Sstt,
bella, torna a dormire. Io sto bene»,
disse Lenobia, inviando pensieri
rassicuranti alla giumenta
nera con cui aveva un sodalizio
speciale.
Sentendosi in colpa per aver turbato
Mujaji, chinó la testa e inizió a far
girare l’anello di
smeraldo che portava al dito. «Smettila
di essere cosí sciocca. Era solo un
sogno. Io sono al
sicuro. Io non sono tornata lá.Ció che é
successo allora non puó farmi piú male
di quanto non
mi abbia giá fatto.» Mentiva a se stessa.
Posso soffrire ancora. Se Martin é
tornato, tornato
davvero, il mio cuore puó soffrire
ancora.
Un altro singhiozzo tentó di sfuggirle
dalle labbra, ma lei le strinse,
controllando le proprie
emozioni.
Potrebbe non essere Martin, sentenzió
decisa, razionale.
Travis Foster, il nuovo umano assunto da
Neferet per aiutarla coi cavalli, era
semplicemente
una distrazione dall’aspetto gradevole,
lui e la sua grande e bellissima
percheron. «E forse é
proprio questo il motivo per cui Neferet
l’ha assunto», mormoró Lenobia. «L’ha
fatto per
distrarmi. Lui e la sua percheron sono
solo una strana coincidenza.» Chiuse gli
occhi e bloccó i
ricordi che risalivano dal passato,
quindi ripeté ad alta voce: «Travis
potrebbe non essere la
reincarnazione di Martin. So che la mia
reazione alla sua presenza é
insolitamente forte, ma é
trascorso molto tempo dall’ultima volta
in cui ho avuto un amante umano, tutto
qui».
Tu non hai mai avuto un amante umano,
hai giurato di non farlo, le ricordó la
coscienza.
«Quindi é solo trascorso molto tempo da
quando ho avuto un amante vampiro,
anche se per
poco. E quel tipo di distrazione mi fará
bene.» Lenobia tentó di tenere la mente
occupata, ma
si ritrovó a scartare un lungo elenco di
fascinosi Guerrieri Figli di Erebo, dato
che, invece dei
loro forti corpi muscolosi, riusciva a
immaginare soltanto degli occhi marroni
screziati di un
familiare verde oliva e un sorriso
spontaneo...
«No!» Non voleva pensarci. Non voleva
pensare a lui.
Ma se in Travis ci fosse davvero
l’anima di Martin? bisbiglió subdola la
mente di Lenobia.
Aveva dato la sua parola che mi avrebbe
ritrovato. Magari l’ha fatto.
«E anche se fosse?» La vampira si alzó
e prese a camminare avanti e indietro.
«Conosco fin
troppo bene la fragilitá degli umani. é
troppo facile ucciderli, e il mondo di
oggi é persino piú
pericoloso di quello del 1788. Il mio
amore é finito in fiamme e disperazione
giá una volta. Ed
é stata una volta di troppo.» Si fermó e
si prese il viso tra le mani, mentre il
cuore, che
conosceva la veritá, gliela pompava nel
corpo e nell’anima, trasformandola in
realtá.
«Sono una vigliacca. Se Travis non é
Martin, non voglio aprirmi a lui, non
voglio correre il
rischio di amare un altro umano. E, se
Martin é tornato da me, non sopporterei
di perderlo
ancora.»
Lenobia si lasció cadere sulla vecchia
sedia a dondolo posta accanto alla
finestra della sua
camera. Le piaceva leggere lí e, quando
non riusciva a dormire, la finestra
rivolta a est le
consentiva di guardare il sole che
sorgeva sullo spiazzo accanto alle
scuderie. Pur cogliendo
l’ironia della cosa, Lenobia non riusciva
a non amare la luce del mattino. Vampira
o non
vampira, nel profondo sarebbe sempre
rimasta una ragazzina che amava
l’aurora e i cavalli e
un umano alto dalla pelle color
cappuccino che era morto tanto tempo
prima, quand’era
ancora troppo giovane.
Abbassó le spalle di colpo, sconfitta.
Erano decenni che non pensava tanto a
Martin. Rinverdire
il ricordo era una lama a doppio taglio:
da un lato le faceva piacere ripensare al
suo sorriso, al
suo odore, al suo tocco. Dall’altra,
quell’immagine evocava anche il vuoto
che aveva lasciato la
sua assenza. Per oltre duecento anni,
Lenobia si era tormentata per la
possibilitá perduta, per la
vita sprecata.
«Il nostro futuro é andato in fumo,
distrutto dalle fiamme dell’odio,
dell’ossessione e del
male.» Lenobia scosse la testa e si
asciugó gli occhi. Doveva riacquistare il
controllo delle
proprie emozioni. Il male continuava a
incidere una striscia di fuoco nella Luce
e nel bene.
Inspiró a fondo e portó i pensieri su un
argomento che riusciva sempre a
tranquillizzarla, per
quanto fosse diventato caotico il mondo
intorno a lei: i cavalli, e Mujaji in
particolare.
Sentendosi piú calma, la vampira si
staccó da se stessa con quella parte
speciale dello spirito che
Nyx aveva sfiorato, donandole
un’affinitá coi cavalli, il giorno in cui
Lenobia, ancora sedicenne,
era stata Segnata.
Trovó la sua giumenta con facilitá,e
subito si sentí in colpa per l’agitazione
che percepí in lei.
«Sstt, mi sto solo comportando da
sciocca. Ma passerá, te lo giuro, tesoro
mio», disse Lenobia,
ripetendo ad alta voce il messaggio
tranquillizzante che stava inviando e
concentrando
un’ondata di calore e di amore verso la
sua giumenta.
Come sempre, Mujaji ritrovó la calma.
La vampira chiuse gli occhi ed emise un
lungo sospiro.
Riusciva a immaginare la cavalla, nera e
splendida come la notte, che finalmente
si rilassava,
piegava una zampa posteriore e
sprofondava in un sonno senza sogni.
La Signora dei Cavalli si concentró
sulla giumenta, respingendo il tumulto
che l’arrivo del
giovane cowboy aveva provocato in lei.
Domani, promise insonnolita a se stessa,
domani diró
a Travis che noi non saremo mai altro
che impiegato e datore di lavoro. Il
colore dei suoi occhi
e ció che mi fa provare... tutto questo si
attenuerá non appena prenderó le
distanze da lui.
Deve andare cosí, deve...
E finalmente anche Lenobia si
addormentó.
NEFERET
Anche se il felino non era legato a lei,
Shadowfax arrivó subito al richiamo di
Neferet. Per
fortuna le lezioni erano finite per quella
sera, perció, quando il grande Maine
Coon la
raggiunse al centro della palestra di
scherma, l’edificio era poco illuminato e
vuoto, senza
studenti.
Non c’era neppure Dragone Lankford,
anche se probabilmente sarebbe tornato
presto.
Arrivando lí, Neferet aveva incontrato
soltanto qualche vampiro rosso e aveva
sorriso
soddisfatta pensando a come era riuscita
a fare entrare alla Casa della Notte
anche quelli piú
aggressivi.
Quante deliziose possibilitá di caos
rappresentavano... soprattutto una volta
che lei avesse
fatto in modo che il cerchio di Zoey si
spezzasse e la sua migliore amica,
Stevie Rae, fosse
sconvolta per la perdita del suo grande
amore.
La consapevolezza di essere pronta a
garantire a Zoey future sofferenze le
dava un’immensa
soddisfazione, ma la Tsi Sgili era troppo
disciplinata per consentirsi d’iniziare a
gioire prima che
l’incantesimo sacrificale fosse
completato e i suoi ordini venissero
eseguiti.
Anche se quella sera la scuola era
insolitamente silenziosa, quasi
abbandonata, in veritá
chiunque avrebbe potuto presentarsi in
palestra. Neferet doveva agire in fretta e
in silenzio. Ci
sarebbe stato tutto il tempo poi di
festeggiare i frutti delle sue fatiche.
Parló sottovoce a Shadowfox,
spingendolo ad avvici narsi e, quando il
Main Coon l’ebbe quasi
raggiunta, lei s’inginocchió.Pensava che
lui sarebbe stato sospettoso nei suoi
confronti, dato che
i gatti sanno le cose. Era molto piú
difficile imbrogliare loro degli umani,
dei novizi e persino
dei vampiri. Lo stesso gatto di Neferet,
Skylar, si era rifiutato di trasferirsi nel
suo attico al
Mayo Building, preferendo aggirarsi tra
le ombre della Casa della Notte e
osservarla coi suoi
grandi occhi verdi e con l’aria di chi la
sa lunga.
Shadowfax non era altrettanto cauto.
A un cenno di Neferet, il grosso Maine
Coon colmó l’ultimo tratto che li
separava. Non era
amichevole, non si sfregó contro di lei
segnandola affettuosamente col proprio
odore, ma
andó comunque. A Neferet importava
solo che obbedisse. Non voleva il suo
amore; voleva la
sua vita.
La Tsi Sgili, Consorte immortale della
Tenebra ed ex Somma Sacerdotessa
della Casa della
Notte, provó solo un vago rammarico
mentre accarezzava la schiena tigrata del
micio con la
mano sinistra. Il pelo era morbido e
fitto, il corpo snello e atletico. Come
Dragone Lankford, il
Guerriero che il gatto aveva scelto,
Shadowfax era potente e nel fiore degli
anni. Un vero
peccato che fosse necessario
sacrificarlo per un fine maggiore. Per un
fine piú alto.
Rammarico non significava esitazione.
Neferet usó la propria affinitá coi felini
e incanaló nel
gatto calore e fiducia attraverso il palmo
della mano. Mentre con la sinistra lo
accarezzava,
spingendolo a inarcare la schiena e a
fare le fusa, allungó la destra e, col suo
athame affilato
come un rasoio, taglió di netto la gola di
Shadowfax.
Il grosso gatto non emise suono. Il corpo
si contorse nel tentativo di allontanarsi
da lei, ma il
pugno della Tsi Sgili nella folta
pelliccia lo teneva cosí vicino a sé che
il sangue del micio, caldo
e bagnato, schizzó sul corpetto del suo
vestito di velluto verde.
I tentacoli di Tenebra, sempre presenti
intorno a Neferet, pulsarono e
tremolarono, eccitati.
Lei li ignoró.
Il gatto morí piú in fretta di quanto non
avesse immaginato, e Neferet ne fu
contenta. Non si
aspettava che l’avrebbe fissata negli
occhi, invece il micio del Guerriero
aveva sostenuto il suo
sguardo anche dopo essere caduto sul
pavimento della palestra, non piú in
grado di lottare, ed
era rimasto lí, respirando piano, a
fissarla.
Agendo rapida quando il gatto era
ancora vivo, Neferet aveva iniziato
l’incantesimo. Con la
lama per rituali, il suo athame, aveva
disegnato un cerchio intorno al corpo
morente di
Shadowfax, in modo che il sangue che
scorreva si raccogliesse al suo interno,
come una sorta di
fossato in miniatura.
Poi aveva premuto il palmo nel sangue
caldo, si era alzata appena fuori del
cerchio e aveva
sollevato entrambe le mani, una
insanguinata, l’altra che impugnava il
pugnale dal filo
scarlatto. Quindi aveva intonato:
«Con questo sacrificio dal mio brando
la Tenebra ai miei ordini comando.
Aurox, obbedisci al mio volere!
Subito Rephaim morto fa’ cadere».
Neferet si era interrotta, consentendo ai
vischiosi tentacoli di fredda oscuritá di
sfiorarla e di
riunirsi tutti intorno al cerchio. Ne
percepiva l’eccitazione, la bramosia, il
desiderio, la
pericolositá. Ma soprattutto ne
percepiva il potere.
Per completare l’incantesimo aveva
immerso l’athame nel sangue e con esso
aveva scritto
direttamente sulla sabbia, concludendo
il sortilegio:
«Col tributo di sangue, dolore e
tormento
a funger da mia arma costringo lo
Strumento!»
Con un’immagine di Aurox nella mente,
Neferet aveva fatto un passo all’interno
del cerchio e
conficcato il pugnale nel corpo di
Shadowfax, inchiodandolo al pavimento
e liberando i
tentacoli di Tenebra, in modo che
potessero consumare il loro festino di
sangue e dolore.
Ora che il gatto era completamente
dissanguato, Neferet disse:
«Il sacrificio é stato compiuto.
L’incantesimo realizzato. Fate ció che
ordino. Costringete Aurox
a uccidere Rephaim. Obbligate Stevie
Rae a spezzare il cerchio. Fate che il
Rituale di
Svelamento fallisca. Subito!»
Come una brulicante nidiata di serpi, i
servi della Tenebra strisciarono via
nella notte, in
direzione del campo di lavanda e del
rituale che lí si stava giá svolgendo.
Neferet li fissó,sorridendo soddisfatta.
Un tentacolo in particolare, spesso
quanto l’avambraccio
di lei, si precipitó attraverso la porta
che dalla palestra conduceva alle
scuderie. L’attenzione di
Neferet fu attirata da quella parte da un
attutito rumore di vetri rotti.
Curiosa, la Tsi Sgili si mosse, facendo
bene attenzione a non far rumore e
ammantandosi di
ombra, quindi sbirció nelle scuderie. I
suoi occhi di smeraldo si spalancarono
per la piacevole
sorpresa: il tentacolo di Tenebra era
stato maldestro, facendo cadere una
lanterna a gas appesa
non lontano dagli ordinati mucchi di
fieno che Lenobia sceglieva sempre con
tanta cura per i
suoi beniamini.
Neferet osservó, affascinata, un primo
ciuffo di fieno prendere fuoco,
sfrigolare, e poi, con una
vampata gialla e un gran sibilo,
incendiarsi completamente.
Spostó lo sguardo lungo la fila di box in
legno e scorse solo la sagoma scura di
alcuni cavalli. La
maggior parte stava dormendo. Alcuni
mangiucchiavano pigri, giá rilassati per
l’alba imminente
e il riposo che il sole avrebbe portato
loro fino al tramonto e all’arrivo degli
studenti per le
solite infinite lezioni.
Neferet tornó a guardare il fieno. Ormai
un’intera balla era avvolta dalle fiamme.
L’odore di
fumo vorticó fino a lei mentre il fuoco,
simile a una bestia selvaggia, si
alimentava e cresceva
con schiocchi rumorosi.
Lei si allontanó dalla scuderia,
chiudendosi alle spalle la pesante porta
che conduceva alla
palestra di scherma.
Dopotutto si direbbe che stanotte Stevie
Rae potrebbe non essere l’unica a
piangere.
Il pensiero gratificó la Tsi Sgili, che
lasció la palestra e il massacro che
aveva appena compiuto
senza accorgersi della piccola micetta
bianca che, con passo felpato,
raggiungeva il corpo
immobile di Shadowfax, gli si
raggomitolava accanto e chiudeva gli
occhi.
LENOBIA
La Signora dei Cavalli si sveglió con un
orribile presentimento. Confusa, si
passó le mani sul
viso. Si era addormentata sulla sedia a
dondolo vicino alla finestra e quel
risveglio improvviso
pareva piú un incubo che la realtá.
«É una follia», mormoró,assonnata.
«Devo trovare di nuovo il mio centro.»
La meditazione
l’aveva spesso aiutata a placare i
pensieri. Risoluta, Lenobia trasse un
respiro profondo,
purificante.
Fu con quel respiro che sentí l’odore:
fuoco. Una scuderia che brucia, per
essere precisi. Strinse i
denti. Sparite, fantasmi del passato!
Sono troppo vecchia per questi
giochetti.
Poi uno schiocco minaccioso la scosse
dalle ultime tracce di sonno che le
appannavano la mente
e Lenobia raggiunse in fretta la finestra e
scostó i tendoni pesanti.
La Signora dei Cavalli guardó le sue
scuderie e rimase senza fiato per lo
spavento.
Non era un sogno.
Non era frutto della sua immaginazione.
Era un incubo reale.
Le fiamme lambivano i lati dell’edificio
e, sotto i suoi occhi, la doppia porta
proprio al margine
del suo campo visivo si spalancó, spinta
dall’interno: sullo sfondo di volute di
fumo e di
fiamme inarrestabili, ecco il profilo di
un alto cowboy che portava fuori
un’immensa percheron
grigia e una giumenta nera come la notte.
Travis lasció libere le due cavalle,
esortandole a raggiungere il centro del
campus, lontano dalle
scuderie in fiamme, quindi tornó di
corsa nell’edificio preda di un fuoco
rabbioso.
In Lenobia, il passato riprese vita,
mentre quella vista cancellava dubbi e
paure. «No, Dea, no.
Non succederá ancora. Non sono piú una
ragazzina impaurita. Questa volta per lui
andrá a
finire in modo diverso!»
2
LENOBIA
Lenobia corse fuori della sua camera, si
precipitó giú lungo le scale che dal suo
appartamento
portavano al piano terra e alle scuderie.
Il fumo s’insinuava sotto la porta come
un serpente.
Lei controlló il panico e appoggió la
mano sul legno. Non era caldo, quindi
spalancó l’uscio,
valutando rapida la situazione. Nelle
scuderie, il fuoco ardeva con maggiore
impeto
all’estremitá piú lontana dell’edificio,
nella zona in cui venivano custoditi il
fieno e il cibo. Era
anche la zona piú vicina alla posta di
Mujaji e a quella da parto in cui erano
alloggiati Bonnie,
la percheron, e il suo Travis.
«Travis!» Lenobia sollevó le braccia a
proteggersi il viso dal calore delle
fiamme sempre piú alte
e corse ad aprire i box, liberando i
cavalli piú vicini a lei. Fuori,
Persefone... vai! Lenobia spinse
la giumenta roana che, bloccata dalla
paura, si rifiutava di uscire dalla posta.
Quando la cavalla la superó con uno
scatto e raggiunse l’uscita, Lenobia
gridó ancora: «Travis!
Dove sei?»
«Porto fuori i cavalli piú vicini al
fuoco!» strilló lui a sua volta mentre una
giovane giumenta
grigia schizzava via dalla direzione
della voce del cowboy e quasi
travolgeva Lenobia.
«Piano! Piano, Anjo», disse la Signora
dei Cavalli, tranquillizzando l’animale
terrorizzato e
indirizzandolo fuori delle scuderie.
«L’uscita est é bloccata dalle fiamme e
io...»
Le finestre del ripostiglio dei finimenti
esplosero, facendo volare ovunque
ardenti schegge di
vetro.
«Travis! Esci di qui e chiama il 911!»
Lenobia aprí un box e fece uscire un
castrone,
rimproverandosi per non aver fatto la
chiamata lei stessa prima di lasciare la
stanza.
«Ci ho pensato io!» saltó su una voce
che Lenobia non riconobbe. Tra fumo e
fiamme, la
Signora dei Cavalli vide correre verso
di lei una novizia, che portava con sé
una giumenta saura
in preda al panico.
«Diva, va tutto bene», disse Lenobia
alla cavalla, prendendo la cavezza alla
ragazza. Al suo
tocco, l’animale si tranquillizzó e
Lenobia lo spinse fuori della porta,
perché raggiungesse gli
altri. Tiró a sé la novizia, allontanandola
dal calore crescente. «Quanti cavalli
credi che...» La
vampira s’interruppe quando si accorse
che la mezzaluna sulla fronte della
ragazza era rossa.
«Credo ne siano rimasti pochi.» La
novizia era a corto di fiato e le
tremavano le mani mentre si
toglieva sudore e fuliggine dal viso.
«Io... io ho preso Diva perché mi é
sempre piaciuta e
pensavo che magari si ricordava di me.
Ma era spaventata anche lei. Spaventata
davvero.»
A quel punto Lenobia la riconobbe: era
Nicole. Prima di morire, aveva una
predisposizione
naturale per l’equitazione e aveva
imparato a stare in sella con grande
rapiditá, ma poi,
quand’era tornata da non morta, si era
unita al gruppo di Dallas. Ma non c’era
tempo per
interrogare la ragazza. Non c’era tempo
per nient’altro che portare in salvo i
cavalli e Travis.
«Sei stata molto brava, Nicole. Ce la fai
a tornare lí dentro?»
Nicole annuí con forza, a scatti. «Non
voglio che brucino. Faró tutto quello che
mi dice.»
Lenobia le appoggió una mano sulla
spalla. «Ho solo bisogno che tu apra le
poste e poi ti levi
di lí. Io li porteró in salvo.»
«Okay, okay. Posso farlo.» Nicole
sembrava affannata e impaurita, ma
seguí Lenobia senza
esitare e tornarono entrambe nel vortice
rovente delle scuderie.
«Travis!» Lenobia tossí, cercando di
vedere qualcosa attraverso il fumo
sempre piú denso. «Mi
senti?»
«Sí! Sono qui. Box bloccato!» strilló lui,
superando gli schiocchi delle fiamme.
«Aprilo!» La vampira non intendeva
cedere al panico.
«Aprili tutti! Io posso chiamare i cavalli
a me, alla salvezza. Posso farli uscire.
Tu seguili. Posso
guidarvi tutti fuori!»
«Li ho aperti!» urló il cowboy qualche
istante dopo.
«Sono aperti anche questi!» disse
Nicole da molto piú vicino.
«Adesso seguite i cavalli e uscite dalle
scuderie! Tutti e due!» gridó Lenobia
prima di scattare
all’indietro, lontano dalle fiamme e
verso le porte che aveva lasciato
spalancate.
Una volta lí, sollevó le braccia, palmi
all’insú e, immaginando di trarre energia
direttamente
dall’Aldilá e dal mistico regno di Nyx,
aprí il cuore, l’anima e il dono fattole
dalla Dea e disse
con forza: «Venite, miei bei figli e figlie!
Seguite la mia voce e il mio amore, e
vivete!»
I cavalli parvero erompere dalle fiamme
e dal fumo color inchiostro. Il loro
terrore era cosí
palpabile che alla vampira sembrava
quasi un essere vivente. Lo
comprendeva bene, quel
terrore per le fiamme, il fuoco e la
morte, e attraverso se stessa incanaló
forza e serenitá negli
animali che la superavano al galoppo e
raggiungevano il parco della scuola.
La novizia rossa li seguí barcollando e
tossendo. «Fatto. Sono usciti tutti»,
disse, crollando sul
prato.
Lenobia le riservó appena un cenno del
capo. Le sue emozioni erano concentrate
sul branco
inquieto alle sue spalle, e gli occhi sul
fumo denso e sulle fiamme davanti a lei
da cui Travis non
usciva. «Travis!» gridó.
Nessuna risposta.
«Il fuoco si muove in fretta. Potrebbe
essere morto», commentó Nicole tra un
colpo di tosse e
l’altro.
«No. Non questa volta», sentenzió la
vampira. Si voltó verso il branco e
chiamó la sua amata
giumenta: «Mujaji!»
La cavalla trotterelló fino a lei, che la
fermó alzando una mano. «Tranquilla,
tesoro. Bada agli
altri. Trasmetti loro la tua forza e la tua
serenitá,oltre al mio amore.»
Riluttante
ma
obbediente,
la
giumenta
inizió
a
girare
intorno ai gruppetti di cavalli spaventati,
radunandoli. Lenobia si voltó, prese due
respiri
profondi, e si lanció nella scuderia in
fiamme.
Il calore era tremendo. Il fumo cosí
denso che sembrava di respirare liquido
bollente. Per un
attimo, Lenobia fu trasportata in
quell’orribile sera a New Orleans e a un
altro fienile in
fiamme. I margini delle cicatrici che
aveva sulla schiena dolevano per un
ricordo fantasma di
quella sofferenza, e per un momento fu il
panico a condurre il gioco, bloccando la
vampira nel
passato.
Poi lo udí tossire, e il panico venne fatto
a pezzi dalla speranza, consentendo al
presente e alla
grande forza di volontá di Lenobia di
superare la paura. «Travis! Ti vedo!»
gridó la vampira
strappandosi via la parte inferiore della
camicia da notte e immergendola
nell’abbeveratoio
della posta piú vicina.
«Torna... indietro...» l’avvertí lui tra
stizzosi colpi di tosse.
«Non ci penso neanche. Ho giá visto un
uomo bruciare per causa mia e non mi é
piaciuto.»
Lenobia si mise addosso la stoffa
bagnata come se fosse un mantello col
cappuccio e si
addentró nel fumo e nel calore, seguendo
la voce di Travis.
Lo trovó vicino a un box aperto. Era
caduto e stava cercando di rimettersi in
piedi, ma era
riuscito solo ad appoggiarsi sulle
ginocchia prima di ricominciare a
tossire e ad avere conati di
vomito. La vampira non esitó.
Entró nella posta e tuffó di nuovo il
pezzo di stoffa nell’acqua
dell’abbeveratoio.
«Ma che...» La tosse squassó ancora
Travis, mentre la guardava di sotto in su
con le palpebre
socchiuse. «No!
Vai...»
«Non ho tempo di discutere. Sdraiati e
basta.» Vedendo che non si muoveva
abbastanza in
fretta, Lenobia lo spinse a terra con un
calcio. Il cowboy cadde di schiena con
un grugnito e lei
gli mise la stoffa bagnata su viso e petto.
«Sí, cosí. Resta giú», gli ordinó mentre
raggiungeva
l’abbeveratoio e si bagnava viso e
capelli. Poi, prima che lui potesse
protestare o spostarsi,
rovinando il suo piano, la Signora dei
Cavalli lo afferró per le gambe e inizió
a tirare.
Doveva proprio essere cosí grande e
grosso? La mente di Lenobia cominciava
ad annebbiarsi.
Intorno a lei ruggivano le fiamme ed era
sicura di sentire odore di capelli
bruciati. Be’, anche
Martin era grande... Poi la mente smise
di funzionare. Era come se il suo corpo
si muovesse in
automatico, senza nessuno al comando a
parte il bisogno primordiale di
continuare a trascinare
quell’uomo lontano dal pericolo.
«É lei! é Lenobia!» D’improvviso ecco
mani forti che cercavano di portarle via
quel fardello.
La vampira si oppose: Questa volta la
morte non vincerá!
Questa volta no!
«Professoressa, va tutto bene. Ce l’ha
fatta.»
All’improvviso, Lenobia si accorse di
essere circondata da aria fresca, e
finalmente fu in grado di
dare un senso a quanto stava accadendo.
Emise un rantolo inspirando aria pulita e
tossendo
calore e fumo, mentre mani gentili
l’aiutavano a sedersi sull’erba e le
mettevano una
mascherina su naso e bocca, attraverso
la quale un’aria ancora piú dolce le
riempí i polmoni.
Inspiró ossigeno e la mente le si schiarí
del tutto.
Pompieri
umani
sciamavano
nel
parco
e
potenti
manichette dell’acqua erano puntate
contro le scuderie in fiamme. Un paio di
paramedici
erano chini su di lei e la fissavano con
espressione sconcertata, ovviamente
stupiti dalla rapiditá
con cui si era ripresa.
Lei si tolse la mascherina dal viso.
«Non me. Lui!»
Con uno strattone tolse la stoffa che
ancora bruciava dal corpo troppo
immobile di Travis.
«é umano... aiutatelo!»
«Sí, signora», mormoró uno degli
infermieri, e si misero tutti a occuparsi
del cowboy.
«Lenobia, bevi questo.»
Qualcuno le mise in mano un calice e,
alzando lo sguardo, la Signora dei
Cavalli vide le due
vampire guaritrici dell’infermeria della
Casa della Notte, Margareta e
Pemphredo, accovacciate
accanto a lei. Bevve il vino corretto al
sangue in un sorso, percependo subito
l’energia vitale in esso contenuta
formicolare nell’organismo.
«Professoressa, dovresti venire con
noi», riprese Margareta. «Ti servirá piú
di questo per guarire
del tutto.»
«Dopo», replicó Lenobia, buttando via
il calice. Ignoró le guaritrici, le sirene,
le voci e il caos
generale che la circondava, e raggiunse
carponi la testa di Travis. I paramedici
erano
indaffaratissimi. Avevano messo la
mascherina al cowboy e stavano
iniziando a infilargli una
flebo nel braccio. I suoi occhi erano
chiusi e, anche sotto gli sbaffi di
fuliggine, la vampira notó
che aveva il viso rosso e ustionato.
Indossava una T–shirt a maniche corte,
che evidentemente
si era messo in tutta fretta sopra i jeans,
e i muscolosi avambracci si stavano giá
coprendo di
vesciche. E le mani... le sue mani erano
completamente ustionate.
La Signora dei Cavalli doveva avere
emesso un gemito involontario, un
qualche piccolo segno
esteriore del tremendo dolore al cuore
che provava, perché Travis aprí gli
occhi. Erano
esattamente come li ricordava: marroni
con una sfumatura verde oliva. I loro
sguardi
s’incrociarono e restarono avvinti.
«Sopravvivrá?» chiese lei al
paramedico piú vicino.
«Ho visto di peggio, e gli resteranno
delle cicatrici, ma dobbiamo portarlo al
piú presto al St
John’s. L’inalazione di fumo é peggio
delle ustioni. Ma é un ragazzo fortunato.
Lei l’ha trovato appena in tempo.»
Anche se non staccó gli occhi da Travis,
Lenobia percepí un
sorriso nel tono della sua voce.
«In realtá mi ci sono voluti
duecentoventiquattro anni per trovarlo,
ma sono felice di essere
arrivata in tempo.»
Il cowboy fece per dire qualcosa, peró
le sue parole vennero soffocate da un
terribile accesso di
tosse.
«Scusi, signora. é arrivata la barella.»
Lenobia si scostó per lasciare che i
paramedici trasferissero Travis sulla
lettiga, ma il loro gioco
di sguardi non s’interruppe. Gli
camminó accanto mentre lo spingevano
fino all’ambulanza in
attesa. Prima che lo caricassero, lui si
tolse la mascherina e, con voce
cavernosa, chiese:
«Bonnie... okay?»
«Sta bene. Lo percepisco. é con Mujaji.
Faró in modo che stia al sicuro. Faró in
modo che tutti
stiano al sicuro», lo tranquillizzó.
Lui allungó la mano bruciata e sporca di
sangue, che lei sfioró con cautela.
«Anche io?» riuscí a
mormorare.
«Sí, cowboy. Su questo puoi
scommettere la tua grande e bellissima
giumenta.» E,
infischiandosene di sentirsi addosso gli
occhi dei presenti – umani, novizi e
vampiri –, Lenobia si
chinó e lo bació dolcemente sulle
labbra.
«Cerca felicitá e cavalli. Io saró lí. E
questa volta mi accerteró che tu stia al
sicuro.»
«Buono a sapersi. Mia mamma diceva
sempre che mi serviva qualcuno che mi
tenesse d’occhio.
Spero che riposi piú serena adesso che
l’ho trovato.» Sembrava che avesse la
gola piena di
cartavetrata.
Lenobia sorrise. «L’hai trovato, ma
adesso sei tu che devi riposare
tranquillo.»
Con la punta delle dita, lui le sfioró la
mano, quindi replicó: «Credo che
adesso ci riusciró.
Aspettavo solo di trovare la via di
casa».
La vampira fissó quegli occhi color
ambra e oliva che le erano tanto
familiari, tanto simili a
quelli di Martin, e immaginó di poter
vedere oltre, di poter vedere
quell’anima anch’essa tanto
familiare, la sua gentilezza, la forza,
l’onestá e l’amore che chissá come
avevano mantenuto la
promessa di tornare da lei. Nel
profondo, Lenobia sapeva che, sebbene
in apparenza quel
cowboy alto e asciutto non somigliasse
affatto al suo perduto amore, lei aveva
ritrovato il suo
cuore. L’emozione le bloccava la voce,
e non poté fare altro che sorridere,
annuire e girare la
mano in modo che le dita di lui le si
posassero sul palmo, calde, forti e
molto, molto vive.
«Signora, dobbiamo portarlo al St
John’s», ripeté il paramedico.
La Signora dei Cavalli si staccó da
Travis con riluttanza, asciugandosi gli
occhi. «Potete tenerlo
per un po’, ma lo rivoglio qui. Presto.»
Rivolse lo sguardo color nubi in
tempesta sull’umano
col camice bianco. «Lo tratti bene.
L’incendio di questo fienile non é niente
paragonato alla mia rabbia.»
«S–sí, signora», balbettó il poveretto,
affrettandosi a mettere Travis
nell’ambulanza. Prima che il
portellone si chiudesse e il veicolo
partisse coi lampeggianti accesi,
Lenobia fu certa di aver
udito la risata di Travis trasformarsi in
accesso di tosse.
Era ferma lí, a fissare l’ambulanza che
si allontanava e a preoccuparsi per
Travis, quando
qualcuno accanto a lei si schiarí e
l’attenzione della la voce per farsi
notare, vampira si spostó
all’istante. Voltandosi, vide ció che
aveva ignorato per concentrarsi sul
cowboy: la scuola
sembrava essere esplosa. Cavalli si
muovevano confusi e nervosi accanto al
muro di cinta a est.
Autopompe dei vigili del fuoco erano
parcheggiate a fianco delle scuderie e
riversavano acqua
sulla struttura ancora in preda alle
fiamme. Novizi e vampiri erano radunati
in gruppetti
impauriti e dall’aria indifesa.
«Calma, Mujaji... calma. Va tutto bene
adesso, tesoro mio.»
Lenobia chiuse gli occhi e si concentró
sul dono che la Dea le aveva fatto oltre
duecento anni
prima.
Percepí l’immediata risposta della bella
giumenta nera, che si liberava
dell’agitazione e con uno
sbuffo eliminava ogni traccia di paura e
nervosismo.
Poi il contatto mentale di Lenobia passó
alla grande percheron, che scalpitava
irrequieta, le
orecchie che si muovevano a scatti come
se stesse cercando Travis.
«Bonnie, lui sta bene. Non hai niente da
temere.» Lenobia aveva parlato con
dolcezza, facendo
eco alle ondate di affetto che inviava
alla giumenta inquieta.
Bonnie si tranquillizzó quasi con la
stessa rapiditá di Mujaji, il che fece un
immenso piacere alla
vampira e le consentí di estendere con
facilitá la propria attenzione al resto del
branco.
«Persefone, Anjo, Diva, Little Biscuit,
Okie Dodger, seguite Mujaji. State
tranquilli. Siate forti.
Siete al sicuro», disse inviando calore e
conforto a ogni singolo animale.
La voce accanto a lei si schiarí di
nuovo, spezzando la sua concentrazione.
Irritata, Lenobia aprí
gli occhi e vide un umano davanti a lei.
Portava l’uniforme dei pompieri e la
fissava con le
sopracciglia inarcate ed evidente
curiositá.
«Sta parlando ai cavalli?»
«In veritá,sto facendo molto di piú.
Guardi.» Gesticoló in direzione del
branco alle spalle del
vigile del fuoco.
Lui si giró e sul suo volto si lesse una
forte sorpresa.
«Si sono calmati un sacco. Che cosa
bizzarra.»
«L’aggettivo ’bizzarro’ ha connotazioni
cosí negative... Preferisco decisamente
il termine
’magico’.» Con aria sprezzante, Lenobia
fece un cenno col capo all’uomo in
divisa e si diresse a
grandi passi verso il gruppo di novizi
radunati intorno a Erik Night e alla prof
P.
«Signora, sono il capitano Alderman,
Steve Alderman», replicó lui mettendosi
quasi a correre
per tenerle dietro.
«Stiamo lavorando per tenere sotto
controllo l’incendio, e devo sapere chi é
che comanda qui.»
«Capitano Alderman, vorrei tanto
saperlo anch’io», replicó, torva. Quindi
aggiunse: «Venga con
me, ho intenzione di scoprirlo». La
Signora dei Cavalli raggiunse Erik, la
prof P e il loro gruppo
di novizi, che includeva un Guerriero
Figlio di Erebo, Kramisha, Shaylin e
diversi novizi blu di
quinta e sesta.
«Pentesilea, so che Thanatos é con Zoey
e il suo cerchio a completare il rituale al
vivaio di
Sylvia Redbird, ma Neferet dov’é?» La
voce della vampira pareva una frusta.
«Io... io non lo so!» L’insegnante di
letteratura fissava le scuderie in fiamme
alle spalle di
Lenobia. Pareva molto scossa. «Quando
ho visto l’incendio, sono andata di
persona nelle sue
stanze, ma di lei non c’era traccia.»
«E il telefono? Nessuno ha provato a
chiamarla?» intervenne Kramisha.
«Non risponde», replicó Erik.
«Splendido», mormoró Lenobia.
«Posso supporre che a causa
dell’assenza delle due persone che ha
appena nominato adesso il
capo sia lei qui?» le domandó il
capitano Alderman.
«Sí, per abbandono, ma é cosí», ammise
la Signora dei Cavalli.
«Bene, allora dovrebbe fare un appello
generale il prima possibile, per
accertarvi che i vostri
allievi siano tutti presenti o in un posto
sicuro.» Puntó il pollice verso una
panchina poco
lontano. «Quella ragazza, quella con la
mezzaluna rossa sulla fronte, é l’unico
studente che
abbiamo trovato nelle vicinanze delle
scuderie. Non é ferita, solo un po’
scossa. L’ossigeno le
sta ripulendo i polmoni molto piú
velocemente del solito, ma sarebbe
comunque meglio che si
facesse dare un’occhiata al St John’s.»
Lenobia spostó lo sguardo su Nicole,
che respirava a fondo da una maschera
per ossigeno,
mentre un paramedico controllava le sue
funzioni vitali. Margareta e Pemphredo
si aggiravano
lí intorno, fissando l’uomo col camice
come se fosse un insetto particolarmente
disgustoso.
«La nostra infermeria é piú attrezzata di
un ospedale umano per prendersi cura di
un novizio
ferito», replicó Lenobia.
«Come vuole, signora. é lei che
comanda qui, e so che voi vampiri avete
una fisiologia
particolare... Senza offesa. Il mio
migliore amico del liceo é stato Segnato
e si é Trasformato.
Mi piaceva allora e continua a piacermi
adesso.»
Lenobia riuscí a sorridere. «Nessuna
offesa, capitano Alderman. Stava
soltanto dicendo la
veritá. I vampiri hanno realmente
necessitá fisiologiche diverse dagli
umani. Nicole stará bene
qui con noi.»
«Ottimo. Immagino che faremo meglio a
mandare un paio dei nostri in quella
palestra a cercare
qualunque altro studente possa essere in
giro», aggiunse il capitano.
«Dovremmo riuscire a evitare che
l’incendio si propaghi, ma é meglio
controllare gli edifici
attigui.»
«Credo che la palestra sia una perdita di
tempo per i suoi uomini», ribatté
Lenobia seguendo
ció che le diceva l’istinto. «Li faccia
concentrare sullo spegnimento
dell’incendio. Che poi non é
cominciato da solo. Su questo sí che si
deve indagare, oltre ad assicurarsi che
nessuno di noi sia
rimasto intrappolato tra le fiamme.
Faró controllare ai nostri Guerrieri gli
edifici adiacenti, a cominciare dalla
palestra.»
«Sí, signora. Si direbbe che siamo
arrivati in tempo. La palestra avrá i
segni del fumo e
dell’acqua, ma sembrerá peggio di
quanto non sia. Penso che la struttura sia
illesa. É una bella
costruzione, solida, fatta con buone
pietre resistenti. Qualcosa si dovrá
ricostruire, ma
l’ossatura era stata realizzata per
durare.» Il pompiere la salutó
sfiorandosi il caschetto e si
allontanó, strillando ordini agli uomini
piú vicini.
Be’, almeno questa é una buona notizia,
pensó Lenobia, cercando di distogliere
lo sguardo
dall’ammasso fumante cui erano ridotte
le sue scuderie. Tornó a rivolgersi al suo
gruppo.
«Dov’é Dragone? Ancora in palestra?»
«Non riusciamo a trovare nemmeno lui»,
rispose Erik.
«Dragone non c’é?» Le scuderie erano
state costruite appoggiandosi a una
parete dell’ampia
palestra coperta.
Fino a quel momento, Lenobia era stata
troppo preoccupata per pensarci, ma
l’assenza del
capo dei Figli di Erebo in un momento
di crisi della scuola era davvero
sorprendente. «Neferet
e Dragone... non mi piace che qui non ci
sia nessuno dei due. é un brutto segno
per la scuola.»
«Professoressa Lenobia, io, mmm, l’ho
vista.»
Tutti gli occhi si puntarono sulla ragazza
minuta con una cascata di folti capelli
scuri che
rendevano i delicati lineamenti del suo
viso simili a quelli di una bambola.
Lenobia associó subito un nome a quel
faccino: Shaylin, l’ultima novizia
arrivata alla Casa della
Notte di Tulsa, e anche l’unica che fosse
stata Segnata con un Marchio rosso.
La vampira aveva pensato che in lei ci
fosse qualcosa d’insolito giá la prima
volta che l’aveva
incontrata, appena il giorno precedente.
«Hai visto Neferet?
Quando? Dove?» chiese, fissandola con
le palpebre strette.
«Solo... circa un’ora fa», rispose la
ragazza. «Ero seduta fuori del
dormitorio a guardare gli
alberi.» Si strinse nelle spalle, un po’
nervosa. «Io prima ero cieca e adesso
che non lo sono piú
mi piace guardare le cose. Un sacco.»
«Shaylin, dicci di Neferet», la sollecitó
Erik Night.
«Sí, giusto. L’ho vista camminare sul
vialetto che porta alla palestra. Lei,
mmm, sembrava
molto, molto, be’, scura», concluse con
l’aria di sentirsi a disagio.
«Scura? Cosa intendi con...»
«Shaylin vede le persone in un modo
unico», si affrettó a spiegare Erik,
appoggiando una mano
sulla spalla della ragazza per
tranquillizzarla. «Se pensava che
Neferet sembrasse scura, allora
probabilmente é un bene che non abbia
permesso ai pompieri umani di ficcare il
naso in
palestra.»
Lenobia avrebbe voluto porre altre
domande alla ragazza, ma Erik incroció
il suo sguardo e
scosse la testa in modo quasi
impercettibile. La Signora dei Cavalli
sentí un brivido premonitore
scenderle lungo la schiena. E ció la fece
decidere. «Axis, vai con Pentesilea in
amministrazione.
Se Diana dorme, svegliatela. Prendete
l’elenco degli studenti e distribuitelo tra
i Figli di Erebo,
in modo che facciano un appello
generale e che poi i ragazzi si presentino
dai relativi mentori
prima di tornare in stanza al
dormitorio.» Mentre la professoressa e
il Guerriero correvano via,
Lenobia incroció lo sguardo schietto di
Kramisha. «Puoi convincere quei novizi
a presentarsi dai
loro mentori?» chiese, indicando gli
studenti dall’aria spaesata che
gironzolavano lí intorno.
«Sono una poetessa. So capire i piú
complicati pentametri giambici. Questo
significa che posso
farmi obbedire da qualche ragazzino
spaventato e insonnolito.»
Lenobia le sorrise. Le era sempre
piaciuta, anche prima che morisse.
Quand’era tornata da
novizia rossa, aveva tali capacitá
poetiche di profezia da essere nominata
nuovo Poeta
Laureato Vampiro. «Grazie, Kramisha.
Sapevo di poter contare su di te. Cerca
di fare in fretta.
Non c’é bisogno che lo spieghi a te, ma
manca davvero pochissimo all’alba.»
Kramisha sbuffó.«Pensa che non lo
sappia? Diventeró piú croccante di quel
fienile se non saró al
chiuso al piú presto.»
Mentre la ragazza si allontanava di
corsa, chiamando i novizi sparsi in giro,
Lenobia si rivolse a
Erik e a Shaylin.
«Noi tre dobbiamo andare a controllare
in palestra.»
«Sí, sono d’accordo», convenne Erik.
«Andiamo.» Invece Shaylin esitava. Si
tolse dalla spalla la
mano di Erik, non in modo seccato o
brusco, piuttosto distratto.
Continuava a fissare il cielo e a
sospirare.
Lenobia colse in lei una sensazione
importante, come di attesa o di
desiderio. «Cosa c’é?» le
chiese, anche se l’ultima cosa che
avrebbe dovuto fare era prestare
attenzione a una strana,
distratta novizia rossa.
Sempre con gli occhi all’insú, Shaylin
disse: «Dov’é la pioggia quando
serve?»
Erik la guardó scuotendo la testa. «Eh?
Di cosa stai parlando?»
«Pioggia. Vorrei proprio tanto che
piovesse.» Shaylin spostó lo sguardo dal
cielo a lui e si strinse
nelle spalle, un po’ imbarazzata. «Giuro
che ne sento l’odore nell’aria.
Aiuterebbe i pompieri e cosí sarebbero
doppiamente sicuri che l’incendio non si
propagherá al
resto della scuola.»
«Gli umani stanno gestendo la
situazione. Noi dobbiamo controllare la
palestra. Non mi piace
che Neferet fosse diretta lí.»
Lenobia s’incamminó verso la palestra,
pensando che i due l’avrebbero seguita,
ma esitó,
vedendo che Shaylin non era ancora
convinta.
Erik la batté sul tempo. «Ehi, guarda che
é importante», le disse in tono pressante.
«Andiamo
con Lenobia a controllare la palestra. Ci
pensano i pompieri a sistemare il resto.»
Vedendo che
Shaylin non si muoveva, Erik aggiunse:
«Ma cos’hai? Dato che Thanatos e
Dragone e persino
Zoey e il suo gruppo non sono qui,
dobbiamo stare attenti a non lasciare che
tutti sappiano
cosa potremmo...»
«Erik, lo so che Lenobia ha ragione.
Voglio solo sapere cosa le succederá»,
l’interruppe Shaylin.
La Signora dei Cavalli seguí lo sguardo
della novizia rossa e vide Nicole,
ancora seduta sulla
panchina tra le due infermiere vampire,
sporca di fuliggine e con la pelle
arrossata.
«É una dei novizi rossi di Dallas. Non
mi stupirei se avesse a che fare con
l’incendio», commentó
Erik, chiaramente seccato. «Lenobia,
credo che dovresti far andare Nicole in
infermeria e poi
tenerla chiusa lí finché non scopriamo
cosa cavolo é successo.»
Prima che la vampira potesse
rispondere, lo fece Shaylin.
Pareva decisa, e molto piú saggia dei
suoi sedici anni.
«No. Farla andare in infermeria per
essere certi che stia bene é okay, ma non
rinchiudetela.»
«Shaylin, non sai di cosa stai parlando.
Nicole sta con Dallas», replicó Erik.
«Be’, in questo momento non sta con lui.
Sta cambiando», ribatté la ragazza.
«Mi ha aiutato a far uscire i cavalli. Se
fosse stata coinvolta nell’incendio, per
lei sarebbe stato
molto piú semplice scappare via. Non
avrei mai saputo che era lí», ragionó
Lenobia.
«Ha senso. I suoi colori sono diversi...
migliori.» Ma poi la decisione e la
saggezza si sciolsero in
un istante, e Shaylin fissó la Signora dei
Cavalli a occhi sgranati.
«Ah, oh. Scusi. Ho detto troppo. Devo
imparare a tenere la bocca chiusa.»
«Quale atrocitá é stata commessa
stanotte in questa scuola!»
La voce tuonó fino a Lenobia e,
dall’altra parte del campus, in rapido
avvicinamento, ecco una
falange di vampiri e novizi con a capo
Thanatos, Zoey e Stevie Rae e, strano a
vedersi, Kalona,
che con le ali spiegate in un gesto
difensivo camminava a grandi passi
appena dietro la Somma
Sacerdotessa, quasi fosse diventato
l’angelo custode della Morte.
Fu in quel momento che il cielo si aprí e
inizió a piovere.
3
ZOEY
Lo sapevo anche prima di vedere i
camion dei pompieri e il fumo. Sapevo
che alla Casa della
Notte era scoppiato l’inferno nell’attimo
in cui Thanatos aveva scoperto la veritá
riguardo ai
crimini di Neferet. Quella notte era stato
provato al di lá di ogni dubbio che
Neferet stava
dalla parte della Tenebra. Thanatos non
aveva aspettato di far diventare la cosa
di dominio
pubblico.
Sulla via del ritorno a scuola dal vivaio
della nonna, aveva fatto una chiamata di
emergenza in
Italia, informando ufficialmente il
Consiglio Supremo dei Vampiri che
Neferet non era piú una
Sacerdotessa di Nyx e che aveva scelto
la Tenebra come Consorte. Neferet era
stata vista per
quella che era realmente, cosa che
avevo sperato dal primo momento in cui
mi ero resa conto
di quella disgustosa veritá.Solo che,
adesso che la mia speranza si era
realizzata, avevo il
terribile presentimento che quella
rivelazione sarebbe servita piú a
Neferet, che cosí sarebbe
stata libera di agire alla luce del sole, e
per noi sarebbe stato ancora piú difficile
costringerla a
pagare per le sue menzogne e i suoi
tradimenti.
Sembrava tutto cosí orribile e confuso,
come se l’intera serata fosse stata il
secondo tempo di
un pessimo film horror: il rituale, le
immagini dell’omicidio di mia madre,
ció che era accaduto
con Dragone e Rephaim e Kalona e
Aurox... Aurox? Heath? No, non questo
argomento. Non
adesso. Adesso le scuderie erano in
fiamme.
A scuola, i cavalli nitrivano e si
raggruppavano nervosi accanto al muro
di cinta a est. Lenobia
sembrava bruciacchiata e coperta di
fuliggine. Erik e Shaylin e un gruppo di
novizi se ne
stavano lí, sotto shock e fradici perché,
ovviamente, aveva iniziato a piovere a
catinelle. E
Nicole, ovvero Nicole la novizia rossa
supermalvagia e l’odiosa, schifosa
ragazza di Dallas, era
piegata in due su una panchina, con
intorno un paio di paramedici umani che
si occupavano di
lei neanche fosse stata il bambin Gesú
nella mangiatoia.
Avrei voluto premere un pulsante,
spegnere il film horror e scivolare nel
sonno raggomitolata
accanto a Stark. Cavolo, avrei voluto
chiudere gli occhi e tornare a quando lo
stress peggiore
era dato dall’avere tre ragazzi, e quello
era stato un momento davvero molto
brutto.
Mi diedi una scossa mentale, feci il
possibile per zittire il caos che mi
circondava dentro e fuori,
e mi concentrai su Lenobia.
«Sí, le scuderie hanno preso fuoco», ci
stava spiegando. «Non sappiamo chi o
cosa abbia
provocato l’incendio. Qualcuno di voi
ha visto Neferet?»
«Non di persona, ma abbiamo visto la
sua immagine impressa nello spirito
della terra della
nonna di Zoey.»
Thanatos sollevó il mento e, con voce
forte e sicura, che superava agevolmente
il rumore della
pioggia, sentenzió:
«Neferet si é alleata col toro bianco. Ha
sacrificato a lui la madre di Zoey. Sará
una nemica
potente, ma é nemica di tutti coloro che
seguono la Luce e la Dea».
Mi accorsi che l’annuncio aveva scosso
Lenobia, anche se da mesi la Signora dei
Cavalli aveva
intuito la veritá su Neferet. Tuttavia c’é
una grossa differenza tra pensare una
cosa e avere
conferma che il peggio che si era
immaginato é vero. Soprattutto quando si
tratta di una realtá
talmente orrenda da essere quasi
inconcepibile. Poi Lenobia si schiarí la
voce e chiese: «Il
Consiglio Supremo l’ha scacciata?»
«Ho riferito ció di cui sono stata
testimone stasera e il Consiglio Supremo
ha dato ordine che
Neferet compaia davanti a loro perché
sia fatta giustizia riguardo al suo
tradimento della Dea e
delle nostre usanze», rispose Thanatos
in qualitá di Somma Sacerdotessa della
nostra Casa della
Notte.
«Doveva sapere cosa avreste scoperto
se il rituale fosse riuscito», commentó
Lenobia.
«Giá, ed é per questo che ci ha mandato
dietro quel suo... coso! Per uccidere
Rephaim e
incasinare il nostro cerchio e fermare il
Rituale di Svelamento», intervenne
Stevie Rae facendo
scivolare la mano in quella di Rephaim.
«Non sembra che abbia funzionato»,
commentó Erik, in piedi vicino a
Shaylin. Ora che ci
pensavo, pareva che ultimamente
passasse un sacco di tempo vicino a
Shaylin. Mmm...
«Be’, avrebbe funzionato, se non fosse
arrivato Dragone, che ha bloccato Aurox
per un po’.»
Stevie Rae si giró verso Kalona,
rivolgendogli persino un caldo e dolce
sorriso. «In realtá é stato
Kalona a salvare Rephaim. Kalona ha
salvato suo figlio.»
«Dragone? Ecco dov’era finito! é con
voi!» saltó su Erik, cercando con lo
sguardo il Signore delle
Spade.
Mi sentii annodare lo stomaco e sbattei
con forza le palpebre per non mettermi a
piangere
come una fontana.
Visto che nessuno diceva niente, presi un
bel respiro e comunicai la tristissima e
pessima notizia:
«Dragone era con noi. Ha lottato per
proteggerci. Cioé,per proteggere noi e
Rephaim. Ma...»
Non finii la frase: era troppo difficile
pronunciare le ultime parole.
«... Ma Aurox l’ha incornato a morte,
spezzando l’incantesimo che aveva
isolato il cerchio e
liberandoci, in modo che potessimo
andare da Rephaim e difenderlo»,
concluse per me Stark.
«Ma era comunque troppo tardi»,
aggiunse Stevie Rae. «Sarebbe morto
anche Rephaim, se
Kalona non fosse saltato fuori in tempo
per salvarlo.»
«Dragone Lankford é morto?» Il viso di
Lenobia era diventato di gesso.
«Sí. é morto da Guerriero, fedele a se
stesso e al suo giuramento. Si é riunito
con la sua
Compagna nell’Aldilá.Ne siamo stati
tutti testimoni», spiegó Thanatos.
La Signora dei Cavalli chiuse gli occhi e
chinó la testa. Le sue labbra si
muovevano appena,
come se stesse mormorando una
preghiera. Quando rialzó il capo, il suo
volto aveva
un’espressione furiosa e gli occhi grigi
parevano nuvole di tempesta.
«L’incendio delle mie
scuderie é stato un diversivo che ha
consentito a Neferet di fuggire.»
«Sembrerebbe», commentó Thanatos.
Poi si fermó,come in ascolto di qualcosa
che non erano la
pioggia, i pompieri o i cavalli. Strinse le
palpebre. «La morte é stata qui. Di
recente.»
Lenobia scosse la testa. «No, i vigili del
fuoco stanno sgombrando le scuderie.
Non credo sia
morto qualcuno.»
«Quello che percepisco non é lo spirito
di un novizio o di un vampiro», spiegó
Thanatos.
«I cavalli sono usciti tutti!» intervenne
all’improvviso Nicole. Ero stupita dal
suo tono.
Insomma, fino a quel momento l’avevo
sentita solo dire o ringhiare cose cattive.
Quella Nicole
sembrava una ragazza normale,
sconvolta da cose tipo i cavalli che
bruciano e il male scatenato
nel mondo.
Ma Stevie Rae, come me, conosceva una
Nicole molto diversa. «Che cavolo ci
fai qui, tu?» le
disse.
«Stava aiutando Lenobia e Travis a
portare fuori i cavalli», chiarí Shaylin.
«Sí, certo, come no... dopo avere
appiccato l’incendio!» la rimbeccó
Stevie Rae.
«Ehi, stronza, tu a me non parli cosí!»
ringhió Nicole, la voce tornata molto piú
familiare.
«Attenta a quello che dici», intervenni,
mettendomi accanto a Stevie Rae.
«Basta!» Thanatos sollevó le mani e
subito montó una ventata di potere che
crepitó tra la
pioggia, facendoci sobbalzare. «Nicole,
tu sei una novizia rossa. Da tempo hai
giurato fedeltá
all’unica Somma Sacerdotessa della tua
specie. Quindi non devi mancarle di
rispetto. é chiaro?»
Nicole incroció le braccia e annuí, una
volta. A me non sembrava per niente
dispiaciuta e il suo
atteggiamento, aggiunto a tutto quello
che era successo quella sera, mi fece
proprio incavolare.
L’affrontai e le dissi esattamente quello
che mi passava per la testa: «Vedi di
capire che nessuno
ha piú intenzione di sopportare le tue
vaccate.
Da questo momento le cose andranno in
modo molto diverso».
«Per dirne una, dovrai vedertela con me
prima di far del male a Zoey», disse
Stark.
«Mi hai giá usato una volta per cercare
di uccidere Stevie Rae. E, be’, non
accadrá piú»,
intervenne Rephaim.
«Zoey, Stevie Rae! Per essere rispettate
come Somme Sacerdotesse, dovete agire
di
conseguenza, e lo stesso vale per i vostri
Guerrieri», ci rimproveró Thanatos.
«Ma lei ha cercato di ucciderci. Tutt’e
due!» spiegó Stevie Rae.
«Non di recente!» le gridó contro
Nicole.
«Come possiamo combattere la grande e
antica Tenebra che si é scatenata sul
mondo se non
siamo altro che bambini che
bisticciano?» sussurró Thanatos. Non
era sembrata potente o saggia
o forte, ma stanca e disperata, e ció
metteva molta piú paura della
dimostrazione di forza di
poco prima.
«Thanatos ha ragione», commentai.
«Che stai dicendo, Zy? Tu lo sai com’é
Nicole. Proprio come sapevi com’era
realmente Neferet,
anche quando nessuno ti credeva»,
replicó Stevie Rae puntando il dito
verso la novizia rossa.
«No, voglio dire che Thanatos ha
ragione sul bisticciare.
Non possiamo neanche pensare di
sconfiggere Neferet se la nostra squadra
non é forte e unita.»
Guardai Nicole. «Perció scegli: o entri a
far parte della squadra o ti levi dalle
palle.»
«Se dice parolacce é seria», commentó
Afrodite.
«Sono d’accordo con lei», aggiunse
Damien.
«Anch’io», convenne Dario.
«E io pure», fece Shaunee.
Appena dietro di lei, Erin disse un
rapido: «Giá».
«Io ho scelto da che parte stare»,
sentenzió solenne Kalona. «Credo sia
tempo che lo facciano
anche altri.»
«Io sono nuova qui, ma so qual é la
parte giusta, e scelgo loro.» Shaylin face
un passo per
schierarsi al nostro fianco, seguita da
Erik, che non disse niente, peró incroció
il mio sguardo e
annuí.
Gli sorrisi e mi voltai verso Thanatos,
sostenuta dalla solidarietá del mio
gruppo. «Non siamo
bambini che bisticciano. Siamo solo
stanchi di essere comandati a bacchetta
da gente che dice di
sapere quale sia la cosa migliore da fare
ma poi sembra incasinare tutto, persino
piú di noi.»
«Che siamo giá a un livello notevole»,
commentó secca Afrodite.
«Non mi sei di grande aiuto», replicai in
automatico.
Invece a Nicole ripetei: «Quindi scegli
la tua squadra».
«Benissimo. Io scelgo Squadra Nicole»,
ribatté.
«Che in realtá significa Squadra
Egoista», commentó Stevie Rae.
«O Squadra Odiosa», aggiunse Erin.
«O Squadra Cozza», rincaró Afrodite.
«Thanatos se ne sta andando», disse in
fretta Lenobia, indicando la schiena
della Somma
Sacerdotessa.
«Come ho sempre pensato: torna al suo
civile Consiglio Supremo e lascia noi a
combattere il
male.» La voce di Kalona parve
asciugare la pioggia con la rabbia.
Thanatos si fermó,si voltó e trafisse
l’immortale alato col proprio sguardo
cupo. «Guerriero
legato a me per giuramento, taci! La mia
parola non é meno vincolante della tua.
Sto solo
seguendo la Morte. Purtroppo questo
non mi conduce fuori da questa scuola, e
non lo fará
nemmeno in futuro.» Senza aggiungere
altro, riprese a camminare in direzione
dell’ingresso
bruciacchiato della palestra.
«Mamma mia quant’é melodrammatica.»
Afrodite alzó gli occhi al cielo. «Ha giá
detto che non
si tratta di un vampiro né di un novizio o
di un cavallo. E allora chissene frega?
Se muore un
moscerino dobbiamo farci prendere tutti
da una crisi isterica del cazzo?»
«Ma che problema hai?» Nicole scosse
la testa. «Dea, sei sempre una tale
strega. Perché non
pensi prima di aprire bocca e dare fiato?
Pensi che Thanatos si muoverebbe per
un insetto?
Deve parlare di un gatto. Qui é l’unico
altro spirito animale di cui possa
importarle.»
Questo zittí lunghissimo Afrodite,
creando un momento di vuoto e silenzio
mentre ci
rendevamo tutti conto che Nicole aveva
ragione.
Inspirai di botto. «Oh, Dea, no! Nala!»
Con un’occhiataccia a Nicole, Afrodite
mi bloccó subito: «Rilassati, i nostri
gatti sono allo scalo
ferroviario... anche quel cane
puzzolente. Non é uno dei nostri».
«Duchessa non puzza», ribatté Damien.
«Ma sono proprio felice che lei e
Cammy siano al
sicuro.»
«Io morirei se succedesse qualcosa a
Belzebú», disse Shaunee.
«Pure io!» aggiunse Erin, sembrando
peró piú guardinga che preoccupata.
«Io adoro Nala.» Stevie Rae incroció il
mio sguardo ed entrambe ricacciammo
indietro le
lacrime.
«I nostri famigli sono al sicuro», disse
Dario.
«Il fatto che a morire non sia stato uno
dei vostri gatti non rende la cosa meno
orribile», replicó
Erik. Sembrava molto piú maturo del
solito. «Chi sarebbe adesso della
Squadra Egoista?»
Sospirai e stavo per dare ragione a Erik,
quando Nicole emise un suono
esasperato e si voltó
nella direzione appena presa da
Thanatos.
«Dove credi di andare?» le gridó dietro
Stevie Rae.
Nicole non si fermó. E nemmeno si giró,
ma la sua voce arrivó fino a noi: «La
Squadra Egoista
va ad aiutare Thanatos col gatto morto –
a chiunque appartenga – perché la
Squadra Egoista
ama gli animali. Sono piú gentili delle
persone. Punto».
«Non so di cosa stia parlando»,
commentó Afrodite.
La guardai e alzai gli occhi al cielo.
Stevie Rae fissó Nicole con astio. «é
tutta una finta quella che sta facendo.
Non ci si puó fidare
di lei.»
«Be’, io posso dirvi che, per aiutarmi a
liberare i cavalli, é quasi morta a causa
del fumo»,
intervenne Lenobia.
«Il suo colore sta cambiando», mormoró
Shaylin.
«Sstt», fece Erik, sfiorandole la spalla.
«Ha cercato di uccidermi!» Stevie Rae
sembrava sul punto di esplodere.
«Oh, che cazzo! Chi non ha cercato di
uccidere te o Zoey? O me, per quel che
vale. Fattela
passare», sbottó Afrodite e, prima che
Stevie Rae potesse risponderle per le
rime, sollevó la
mano col palmo all’esterno e continuó:
«Piantala. A meno che tu e Stark e gli
altri novizi rossi
che vanno a fuoco col sole non abbiate
intenzione di passare la giornata qui al
riparo, faremmo
meglio a riempire il minibus e tornare
allo scalo ferroviario. Oh, e a breve il
merlotto sará
cento per cento merlo e zero per cento
ragazzo, cosa che sono certa non sia il
top in pubblico».
«Come odio quando ha ragione», mi
bisbiglió Stevie Rae.
«Non dirlo a me», replicai. «Okay,
ragazzi, perché non riunite tutti quelli
che dovrebbero
tornare allo scalo? Io scopro cosa sta
succedendo con Thanatos e la Morte e
tutto il resto e vi
raggiungo al bus. Presto.»
«Volevi dire che tu e io scopriamo cosa
sta succedendo con Thanatos e la Morte
e tutto il resto
e li raggiungiamo al bus. Presto», mi
corresse Stark.
Gli strinsi la mano. «é esattamente
quello che intendevo.»
«E anch’io seguiró Thanatos con voi,
anche se poi non torneró allo scalo»,
disse Kalona, quindi
le sue labbra si piegarono un pochino
all’insú mentre il suo sguardo passava
da me al figlio.
«Presto, peró.Vi rivedró tutti presto.»
Stevie Rae lasció la mano di Rephaim il
tempo sufficiente a gettarsi tra le braccia
di Kalona per
stringerlo in un gigantesco abbraccio che
parve stupire lui almeno quanto noi,
anche se
Rephaim osservava la scena con un
megasorriso. «Giá, sí, ci rivedremo
prestissimo. Grazie
ancora per esserti fatto avanti per tuo
figlio.»
Kalona le assestó delle goffe pacchette
sulla schiena.
«Non c’é di che.»
Poi la mia amica riprese per mano
Rephaim e si diresse verso il
parcheggio. «Okay, ragaaazzi, vi
aspettiamo, ma ricordatevi che, sicuro
come il muro, il sole sta per sorgere.»
Afrodite scosse la testa e prese Dario
sottobraccio.
«Ma che cavolo vuol dire ’sicuro come
il muro’? Ma l’avrá passato l’esame di
quinta
elementare?»
«Tu aiutala a far salire tutti sull’autobus
e basta», replicai.
Per fortuna, oltre alla pioggia adesso
c’era anche molto vento, che inghiottí la
risposta di
Afrodite mentre lei e Dario e il resto del
mio cerchio piú Shaylin ed Erik si
allontanavano, in
teoria per fare quello che avevo appena
chiesto. Il che mi lasció sola con Stark,
Lenobia e
Kalona.
«Pronta?» mi chiese Stark.
«Sí, certo», mentii.
«Allora, che palestra sia», sentenzió
Lenobia.
Mentre seguivo Thanatos e Nicole,
sapevo che mi sarei dovuta preparare a
qualcosa di
terribile, ma per quella sera la mia
razione di cose terribili aveva giá
raggiunto il limite
massimo, perció riuscii solo ad
asciugarmi la pioggia dal viso e a
mettere un piede davanti
all’altro.
In veritá l’unica cosa per cui ero pronta
era un bel letto comodo.
Dentro la palestra era caldo e asciutto
ma si sentiva odore di fumo. La sabbia
sotto i nostri
piedi era umida e sporca. Dragone
avrebbe odiato vedere la sua palestra
ridotta cosí, pensai,
quando Kalona indicó il centro
dell’edificio poco illuminato dove
riuscivo appena a scorgere la
sagoma di Thanatos e di Nicole.
«Lá. laggiú», disse. «Avremmo dovuto
accendere le torce», mormoró Lenobia
attraversando la
sabbia fradicia.
«Gli umani hanno spento quasi tutte le
lanterne, oltre all’incendio.»
Io non avevo voglia di commentare e la
veritá era che ero contenta che non si
vedesse bene
perché sapevo che qualunque cosa fosse
ad aver fermato Thanatos e Nicole non
sarebbe stata
piacevole. Tenni quel pensiero per me,
peró, e afferrai la mano di Stark, traendo
forza dalla
sua stretta.
«Fate attenzione a dove mettete i piedi»,
ci disse Thanatos senza alzare gli occhi
dal punto in
cui si era inginocchiata. «Qui ci sono
tracce di un incantesimo.
Voglio che vengano conservate ed
esaminate, cosí potró scoprire il
responsabile di questa
atrocitá.»
Sbirciai dietro la sua spalla, senza
capire bene cosa stessi vedendo.
Qualcuno aveva disegnato
un cerchio nella sabbia, che all’interno
aveva un’aria strana e scura. Al centro
c’erano due
macchie pelose ai cui lati erano state
scribacchiate delle parole. Socchiusi le
palpebre, nel
tentativo di dare un senso alla cosa.
«Che diavolo é?» chiesi.
I vampiri rossi al buio vedono molto
meglio quindi, quando Stark mi mise un
braccio intorno
alle spalle, capii che, di qualunque cosa
si trattasse, era brutta.
Molto brutta. Prima che potessi ripetere
la domanda, Nicole si tolse di tasca il
telefono. «Ho il
flash qui. Vi fará male agli occhi ma
almeno faró una foto.»
Aveva ragione. Il secondo successivo
stavo sbattendo le palpebre per
scacciare lacrime e puntini
luminosi. Kalona, la cui vista immortale
era meno sensibile di quella dei
vampiri, esordí, in
tono solenne: «So di chi é opera tutto
questo. Non percepite la sua persistente
presenza?»
La mia vista si schiarí e mi avvicinai,
anche se la stretta di Stark tentava di
trattenermi. Troppo
tardi, capii cosa stavo guardando.
«Shadowfax! é morto!»
«Sacrificato in un rituale oscuro»,
spiegó Thanatos.
«E anche Ginevra», aggiunse Nicole.
Sentivo di stare per vomitare. «I gatti di
Dragone e di Anastasia? Sono stati
uccisi entrambi?»
Thanatos allungó la mano e con
delicatezza accarezzó Shadowfax,
arrivando fino alla piccola
micetta che gli si era acciambellata
accanto. «Questa piccolina non é stata
sacrificata. Non
faceva parte del rito. é stato il dolore a
fermarle il cuore.» La Somma
Sacerdotessa si alzó e si
rivolse a Kalona. «Dici di sapere chi ha
fatto questo.»
«Lo so, e lo sai anche tu. é stata Neferet
a sacrificare il gatto del Guerriero. é un
pagamento per
i servigi resi. La Tenebra le obbedisce,
ma il prezzo di quell’obbedienza é
sangue e morte e
dolore. E si deve continuare a pagare,
perché la Tenebra non é mai soddisfatta.
E questa ne é
la prova», concluse, indicando le parole
scritte sulla sabbia.
Nella fioca luce riuscivo a vedere solo i
tristi corpicini dei gatti, ma non dovetti
nemmeno
chiedere. Tenendomi stretta a sé,Stark
lesse ad alta voce:
«Con il tributo di sangue, dolore e
tormento
a funger da mia arma costringo lo
Strumento».
«Lo Strumento. é cosí che Neferet
chiama Aurox», spiegó Kalona.
«Oh, grande Dea, questo dimostra molto
di piú, oltre al fatto che sia opera di
Neferet.» Lo
sguardo scuro di Thanatos incroció il
mio. «La morte di tua madre non é stata
semplicemente
un casuale sacrificio alla Tenebra, ma il
pagamento richiesto per creare il mostro
di Neferet, lo
Strumento. Aurox.»
Le ginocchia mi diventarono di gelatina
e mi strinsi ancora di piú a Stark.
Sembrava che fosse
solo il suo braccio a tenermi in piedi.
«Sapevo che quel maledetto ragazzo
toro era pericoloso. Altro che dono di
Nyx», commentó
Stark.
«Lo Strumento é tutto l’opposto. é una
creatura plasmata dalla Tenebra usando
morte e
sofferenza, e controllata da Neferet»,
spiegó Thanatos.
Non osavo raccontare quello che mi era
sembrato di vedere guardando attraverso
la pietra del
veggente. come potevo, col braccio di
Stark intorno alle spalle, Dragone
appena morto e
l’orribile fine dei gatti? Ma ero troppo
ferita, troppo stanca e addolorata e
confusa per
controllare ancora le mie parole ed
evitare di pronunciare il nome di Heath,
perció, come una
cretina, biascicai qualcosa.
«In Aurox dev’esserci piú di questo! Si
ricorda cosa le ha chiesto a fine lezione?
Voleva sapere
chi era, cosa era. Lei gli ha risposto che
poteva decidere per se stesso e non
lasciare che il
passato gli condizionasse il futuro.
Perché una creatura completamente
votata alla Tenebra, un semplice
Strumento di Neferet, si
sarebbe preoccupata di farsi una
domanda simile?»
«Su questo hai ragione. Ricordo che
Aurox é venuto da me.» Lo sguardo di
Thanatos tornó a
fissarsi sui gatti.
«Forse Aurox non é uno Strumento del
tutto vuoto. Forse la sua interazione con
noi, e in
particolare con te, Zoey, ha smosso
qualche traccia di coscienza dentro di
lui.»
Provai una grande emozione, al punto
che Stark mi rivolse un’occhiata ansiosa
e interrogativa.
«Diceva la veritá!» spiegai. «Stasera, un
attimo prima di scappare via, Aurox ha
detto: ’Ho
scelto un futuro diverso. Ho scelto un
nuovo futuro’. Intendeva che non
avrebbe voluto fare
del male a Rephaim o a Dragone, ma che
non poteva opporsi quando Neferet
aveva il
controllo.»
«Avrebbe senso», commentó Thanatos
parlando con lentezza, come stesse
uscendo da un
labirinto mentale.
«Il sacrificio del famiglio di Dragone
Lankford si é reso necessario perché
Neferet stava
perdendo il controllo del suo Strumento.
Abbiamo visto tutti Aurox passare da
toro a ragazzo
per poi ricominciare a trasformarsi in
toro mentre scappava via.»
«E com’era sconvolto quando é tornato
Aurox e ha capito cosa aveva fatto a
Dragone»,
aggiunsi.
«Questo non cambia il fatto che Aurox
ha ucciso il Signore delle Spade»,
ribatté Stark. Era cosí
teso che il suo viso era diventato una
maschera di pietra.
«E se l’avesse ucciso solo perché
Neferet ha sacrificato Shadowfax?»
chiesi, cercando di
dimostrare a Stark che poteva non
esserci una sola risposta giusta.
«Zoey, questo non rende meno morto
Dragone», concluse lui togliendomi il
braccio dalle spalle
e allontanandosi di un passo.
«O Aurox meno pericoloso», aggiunse
Kalona.
«Ma forse é una minaccia minore di
quanto credessimo.
Se Neferet deve eseguire un sacrificio
rituale, e di questa entitá, ogni volta che
vuole
controllarlo, dovrá scegliere con molta
attenzione le occasioni in cui usarlo»,
intervenne pacata
Thanatos.
«Ha continuato a ripetere di avere scelto
un futuro diverso», insistetti.
Stark scosse la testa. «Zy, questo non
rende Aurox un bravo ragazzo.»
«Sai, le persone possono cambiare»,
intervenne all’improvviso Nicole.
La fissammo tutti. Ovviamente non ero
l’unica a essersi dimenticata che ci fosse
anche lei. Mi
scocciava essere d’accordo con Nicole,
quindi mi limitai a mordicchiarmi il
labbro e a
preoccuparmi.
«Aurox non é una persona, né un
ragazzo, buono o cattivo che sia.» Nella
palestra buia, la
profonda voce di Kalona risuonó tipo
bomba, esplodendo contro i miei nervi
giá malconci.
«Aurox é uno Strumento. Un essere
creato per agire come arma di Neferet.
Potrebbe avere una
coscienza e la capacitá di cambiare?» Si
strinse nelle spalle. «Questo possiamo
solo ipotizzarlo.
E, in veritá, ha importanza? Non fa
differenza se una lancia ha una
coscienza. Ció che conta é
chi usa quell’arma. Ed é evidente che
sia Neferet a usare Aurox.»
«Tu da quanto lo sai?» chiesi. Stark mi
fissava come se mi comportassi in modo
irrazionale, ma
non mi fermai.
Anche se non sapevo come spiegarlo,
ero convinta di avere intravisto l’anima
di Heath dentro
Aurox grazie alla pietra del veggente.
«Se sapevi cos’era Aurox, perché non
hai detto qualcosa
prima?»
«Nessuno me l’ha chiesto», replicó
l’immortale.
«Queste sono stronzate. Cos’altro ci hai
tenuto nascosto?» dissi, spostando
rabbia, frustrazione
e confusione da me e dall’enigma
Aurox/Heath per riversarle su Kalona.
«Cos’altro vorresti sapere?» replicó
senza esitazione.
«Ma stai attenta, giovane Sacerdotessa,
vuoi davvero conoscere le risposte a ció
che chiedi?»
«Dovresti stare dalla nostra parte,
ricordi?» intervenne Stark mettendosi tra
me e Kalona.
«Ricordo piú di quanto tu creda,
vampiro rosso.»
«E questo cosa diavolo significa?»
replicó il mio Guardiano.
«Significa che non sei sempre stato un
santarellino!» gridó Nicole.
«Non osare sparlare di lui!» le strillai a
mia volta.
«Ecco che di nuovo litigate tra voi!»
urló Thanatos, facendo increspare l’aria
con la passione
delle sue parole.
«La nostra nemica ha scatenato il caos
nella nostra casa. Ha ucciso non una
volta, non due, ma
molte, moltissime volte. Si é alleata col
male piú grande che questo mondo abbia
mai
conosciuto. Eppure voi continuate ad
azzuffarvi. Se non riusciamo a essere
uniti, allora lei ha
giá vinto.» Scosse la testa con
espressione triste e tornó a guardare i
due gatti, quindi si chinó
accanto a loro e passó di nuovo
delicatamente la mano su entrambi.
Stavolta l’aria sopra i mici inizió a
scintillare e si materializzarono le
sagome splendenti di
Shadowfax e di Ginevra. Solo che non
erano i gatti adulti che giacevano
immobili e freddi sul
pavimento, ma cuccioli. Degli adorabili
cuccioli cicciottelli.
«Piccolini, andate dalla Dea. Nyx e
coloro che piú amate vi attendono»,
disse loro in tono
caldo e dolce Thanatos.
Il giovane Shadowfax allungó una zampa
pelosa per giocherellare con la manica
fluttuante
della Somma Sacerdotessa, poi entrambi
i micetti scomparvero in uno sbuffo di
luce. Posso
giurare di avere udito in lontananza il
suono della risata argentina di
Anastasia, e immaginai
che lei e Dragone dovevano stare dando
un affettuoso benvenuto nell’Aldilá ai
loro gatti.
L’Aldilá...
Lí c’era mia mamma, oltre a Dragone e
Anastasia e Jack e, se mi ero sbagliata
riguardo a ció
che avevo visto dentro ad Aurox, anche
Heath. C’ero stata. Sapevo che l’Aldilá
esisteva
proprio come esistevo io. Sapevo pure
che era un posto incredibile, magico e,
anche se non era
il momento per me di morire e
rimanerci, la bellezza di quel luogo
indugiava ancora nella mia
mente e nella mia anima, creando una
piccola bolla di meraviglia e sicurezza
che era l’esatto
contrario di quanto era diventato il
mondo reale che mi circondava.
«Sarebbe cosí terribile se perdessimo?»
Non mi ero resa conto di aver parlato ad
alta voce finché Stark non mi scosse
prendendomi
per la spalla.
«Zy, cosa stai dicendo? Noi non
possiamo perdere perché Neferet non
puó vincere. La Tenebra
non puó vincere.»
Percepivo la sua preoccupazione e la
sua paura. Sapevo che lo stavo
mandando in paranoia,
ma non riuscivo a fermarmi. Ero cosí
stanca del fatto che tutto si riducesse a
una lotta tra morte
e amore, tra Tenebra e Luce. Perché non
puó finire e basta? Darei qualunque cosa
perché
finisse!
«Qual é la cosa peggiore che puó
succedere?» mi udii chiedere per poi
biascicare da me la
risposta: «Neferet ci ucciderá. Vabbe’,
essere morta non sembra poi tanto
orrendo». Agitai la
mano in direzione del punto in cui i
gattini si erano appena manifestati.
«Cavolo, mollare tutto?» mormoró
Nicole con disgusto.
«Zoey Redbird, la morte decisamente
non é la cosa peggiore che possa
capitare a tutti noi»,
intervenne Thanatos. «Certo, in questo
momento la Tenebra sembra invincibile,
soprattutto
dopo quanto abbiamo scoperto stanotte,
ma qui ci sono anche amore e Luce.
Pensa che
tristezza sarebbe per Sylvia Redbird
udire le tue parole.»
Provai un forte senso di colpa. Thanatos
aveva ragione. C’erano cose peggiori
della morte, e
queste cose peggiori accadevano alle
persone che ci si lasciava dietro. Chinai
la testa e mi
avvicinai a Stark, prendendogli la mano.
«Scusatemi, ragazzi. Avete ragione voi.
Non avrei mai
dovuto dirlo.»
Thanatos mi sorrise con dolcezza.
«Torna allo scalo ferroviario. Prega.
Dormi. Trova guida e
conforto nelle parole che ci ha detto
Nyx: ’La guarigione avvenuta qui stasera
tenete in mente.
Avrete bisogno di questa forza e di
questa pace per lo scontro imminente’.»
Esitó un attimo,
poi fece un gran sospiro e aggiunse:
«Sei cosí giovane!»
Avrei voluto urlare: Lo so! Sono
infinitamente troppo giovane per salvare
il mondo! Invece me
ne rimasi lí in silenzio, sentendomi
stupida e inutile mentre Thanatos si
chinava a prendere tra
le braccia i corpi di Shadowfax e di
Ginevra, avvolgendoli nell’ampia gonna
e trasportandoli
con gentilezza, come se fossero bambini
addormentati. Poi fece cenno a Kalona.
«Devo riferire
ai Figli di Erebo la triste notizia della
morte del loro Signore delle Spade.
Mentre io vado da
loro, vorrei che tu iniziassi a costruire
una pira per Dragone e questi piccoli. é
alla luce di quella
pira che ti proclameró ufficialmente
Guerriero della Morte.» Senza ulteriori
sguardi verso di me,
Thanatos uscí dalla palestra, seguita da
Kalona.
«Per la cronaca, la vostra squadra fa
schifo.» Scuotendo la testa, se ne andó
anche Nicole.
Sentivo su di me gli occhi di Stark. La
sua mano nella mia sembrava rigida.
Alzai lo sguardo
verso di lui, certa che mi avrebbe
scosso o mi avrebbe dato un’urlata o
quantomeno mi
avrebbe chiesto cosa diavolo c’era in
me che non andava. Di nuovo.
Invece spalancó le braccia e disse:
«Vieni qui, Zy», limitandosi a volermi
bene.
4
AUROX
Aurox corse, senza sapere o badare a
dove lo portasse il suo corpo. Capiva
soltanto di doversi
allontanare dal cerchio, da Zoey, prima
di commettere una nuova atrocitá.I piedi
completamente trasformati in zoccoli
incidevano il terreno fertile, facendogli
attraversare a
velocitá inumana i campi di lavanda
addormentati per l’inverno. Simili alla
brezza che gli
scorreva addosso, dentro Aurox si
agitavano le emozioni.
Confusione: non aveva intenzione di fare
del male a nessuno, tuttavia aveva
ucciso Dragone e
forse anche Rephaim.
Rabbia: era stato usato, controllato
contro la sua volontá!
Disperazione: nessuno avrebbe mai
creduto che non volesse fare del male.
Era una bestia, una
creatura di Tenebra. Lo Strumento di
Neferet. L’avrebbero odiato tutti. Zoey
l’avrebbe odiato.
Solitudine: e tuttavia lui non era lo
Strumento di Neferet. Nonostante quanto
accaduto quella
sera. Benché lei fosse riuscita a
manipolarlo. Lui non apparteneva e non
sarebbe mai
appartenuto a Neferet. Non dopo aver
visto ció che aveva appena visto... non
dopo aver
provato ció che aveva appena provato.
Aurox aveva percepito la Luce. Pur non
essendo stato in grado di seguirla, aveva
avvertito la
forza del bene che aleggiava nel cerchio
magico, durante l’invocazione degli
elementi, ne aveva
riconosciuto la bellezza. Finché quei
disgustosi tentacoli non avevano
risvegliato e controllato
la bestia che era in lui, aveva osservato,
affascinato, il commovente rituale
culminato con la
Luce che ripuliva la terra dal tocco della
Tenebra, che ripuliva persino lui, anche
se nel suo caso
la purificazione era durata solo un
attimo. Lungo abbastanza da fargli
capire cos’aveva fatto.
Poi la legittima rabbia e il
comprensibile odio che i Guerrieri
avevano provato nei suoi
confronti l’avevano sopraffatto, e ad
Aurox era rimasta umanitá sufficiente
solo a fuggire e a
non uccidere Zoey.
Rabbrividí e gemette mentre la
trasformazione da toro a ragazzo si
propagava in piccole onde
per tutto il suo corpo, lasciandolo a
piedi nudi, con addosso soltanto dei
jeans strappati.
Venne colto da una terribile debolezza.
Tremante, col fiato corto, rallentó
barcollando fino a
camminare. La sua mente era in tumulto.
Pieno di odio per se stesso, Aurox
vagava senza meta
nelle ore che precedevano l’alba, senza
sapere o badare a dove fosse, finché non
poté piú
ignorare le necessitá fisiche del proprio
organismo e seguí l’odore e il rumore
dell’acqua. Sulla
sponda del torrente cristallino, Aurox
s’inginocchió e bevve fino a estinguere
il fuoco che aveva
dentro poi, sopraffatto dalla stanchezza e
dall’emozione, crolló a terra. Infine un
sonno senza
sogni ebbe la meglio nella sua battaglia
interiore e Aurox si addormentó.
Si sveglió al canto della donna. Era cosí
rilassante, cosí pieno di pace che
all’inizio lui non aprí
gli occhi. La voce era ritmata, come il
battito del cuore, ma non fu solo quello a
colpire Aurox,
fu il sentimento che pervadeva il canto.
Non era come quando incanalava
violente emozioni
per favorire la metamorfosi che lo
trasformava da ragazzo ad animale. Le
sensazioni di quel
momento provenivano dalla voce stessa:
gioiosa, allegra, grata. Aurox non le
provó insieme
con la donna, ma in lui si aprirono
immagini di gioia, che insinuarono nella
sua mente la
possibilitá di essere felice. Aurox non
comprendeva le parole, ma non ce n’era
bisogno. La voce
femminile si levava verso il cielo, e
questo trascendeva il significato.
Ormai del tutto sveglio, Aurox voleva
vedere la proprietaria della voce.
Chiederle della gioia.
Cercare di capire come provare quella
sensazione. Quindi aprí gli occhi e si
mise a sedere. Era
crollato poco distante dalla casa
colonica, vicino alla riva del torrente. Si
trattava di un sinuoso
nastro di acqua limpida che scorreva
dolce, quasi in una musica, sopra sabbia
e pietra. Lo
sguardo di Aurox seguí il fiumiciattolo
alla sua sinistra, fino a dove si trovava
la donna, che
indossava un vestito senza maniche con
lunghe frange di pelle decorate con
conchiglie e
perline. Danzava in modo aggraziato,
tenendo il tempo coi piedi nudi. Anche
se il sole si stava
appena alzando all’orizzonte e la mattina
era fresca, lei era rossa in viso, calda,
viva. Dal fascio
di erbe essiccate che teneva in mano
saliva un filo di fumo che l’avvolgeva
andando quasi a
ritmo col canto.
Anche solo guardandola, Aurox si
sentiva bene. La gioia di lei era
palpabile, cosí abbondante
da traboccare e confortare persino il suo
spirito abbattuto. Lei piegó la testa
all’indietro e i
lunghi capelli d’argento striati di nero
arrivarono a sfiorarle la vita sottile, poi
sollevó le braccia
nude quasi ad accogliere il sole
nascente, quindi inizió a muoversi in
cerchio, sempre battendo
il tempo coi piedi.
Aurox era talmente rapito dal canto da
non accorgersi che la donna si era
voltata verso di lui
finché i loro sguardi non s’incrociarono.
A quel punto lui la riconobbe: era la
nonna di Zoey,
che la sera prima si trovava al centro
del cerchio.
Si aspettava che, vedendolo apparire
all’improvviso tra l’erba alta, lei
smettesse di cantare o si
mettesse a urlare, invece si limitó a
concludere la propria danza gioiosa. E
poi gli disse, con
voce limpida e tranquilla: «Io ti vedo,
Tsu-ka-nv-s-di-na. Sei il mutaforma che
ieri notte ha
ucciso Dragone Lankford.
Hai tentato di uccidere anche Rephaim,
ma non ci sei riuscito. Hai pure caricato
la mia amata
nipote come se volessi farle del male.
Sei qui per uccidermi?» Sollevó di
nuovo le braccia e
prese un profondo respiro nell’aria
fresca e pulita del mattino. «Se é cosí,
allora voglio dire al
cielo che mi chiamo Sylvia Redbird, e
che oggi é un buon giorno per morire.
Andró dalla
Grande Madre a incontrare i miei
antenati con lo spirito colmo di gioia.»
Dopo di che gli
sorrise.
Fu quel sorriso a farlo andare in pezzi.
Aurox era sconvolto e, con una voce
tremante, che a
stento riconobbe come propria, rispose:
«Non sono qui per ucciderla. Sono qui
perché non ho
un altro posto dove andare».
Poi scoppió a piangere.
Sylvia Redbird indugió appena un
battito di ciglia. Tra le lacrime, Aurox la
vide rovesciare di
nuovo la testa all’indietro e annuire,
come se avesse ricevuto una risposta a
una domanda.
Quindi lo raggiunse, con le lunghe frange
di pelle del vestito che si muovevano,
musicali e
aggraziate quanto lei, al soffio della
brezza mattutina.
Una volta che gli fu vicino, non ebbe
nessuna esitazione: si sedette a gambe
incrociate e lo
abbracció, spingendolo ad appoggiarle
la testa sulla spalla.
Aurox non aveva idea di quanto tempo
restarono seduti cosí, insieme. Sapeva
solo che, mentre
lui singhiozzava, Sylvia Redbird lo
teneva stretto e lo cullava dolcemente,
avanti e indietro,
cantando sottovoce e accarezzandogli la
schiena a ritmo del battito del cuore.
Infine lui si staccó,voltando il viso per
la vergogna.
«No, aspetta», disse la donna,
prendendolo per le spalle e
costringendolo a guardarla negli
occhi. «Prima di andartene, dimmi
perché piangevi.»
Aurox si asciugó il viso, si schiarí la
voce e, con un tono che a suo parere lo
faceva sembrare un
ragazzino, per di piú sciocco, rispose:
«Perché mi dispiace».
Sylvia Redbird continuó a sostenere il
suo sguardo.
«E...» lo incoraggió.
Lui fece un gran sospiro e ammise: «E
perché sono Solo».
Sgranó gli occhi. «Tu sei molto piú di
quello che sembri.»
«Sí, sono un mostro della Tenebra, una
bestia», convenne.
Le labbra della donna s’inclinarono
all’insú. «Una bestia puó piangere di
tristezza? La Tenebra é
in grado di provare solitudine? Io non
credo.»
«Allora perché mi sento cosí stupido a
piangere?»
«Prova a riflettere. Il tuo spirito ha
pianto. Ne aveva bisogno perché
provava dolore e
solitudine. Sta a te decidere se sia una
cosa sciocca oppure no. Quanto a me, io
ho giá deciso
che non ci si deve vergognare delle
lacrime, se sono sincere.» Sylvia
Redbird si alzó e gli tese
una mano ingannevolmente fragile.
«Vieni con me. Ti apro la mia casa.»
«Perché farebbe una cosa simile? Ieri
sera mi ha visto uccidere un Guerriero e
ferirne un altro.
Avrei potuto uccidere anche Zoey.»
Lei inclinó la testa di lato e lo
fissó.«Davvero? Io non credo. O almeno
credo che il ragazzo che
ho davanti a me adesso non potrebbe
ucciderla.»
Le spalle di Aurox crollarono di
schianto. «Ma questo lo pensa solo lei.
Non ci crederá nessun
altro.»
«Be’, Tsu-ka-nv-s-di-na, in questo
momento qui con te ci sono solo io. Ció
che credo non é
sufficiente?»
Aurox si asciugó di nuovo le guance e si
alzó,un po’ barcollante. Poi, con molta
attenzione,
prese tra le sue la mano delicata della
vecchia signora. «Sylvia Redbird, in
questo momento ció
che crede lei é sufficiente.»
Lei gli strinse la mano, sorrise e disse:
«Dammi del tu e chiamami nonna».
«Nonna, e tu com’é che mi hai
chiamato?»
Sorrise ancora. «Tsu-ka-nv-s-di-na, é il
termine con cui la mia gente indica il
toro.»
Provó prima freddo e poi caldo. «La
bestia in cui mi trasformo é piú terribile
di un toro.»
«Allora forse chiamarti Tsu-ka-nv-s-dina, scaccerá parte dell’orrore che dorme
dentro di te. Il
nome che si dá alle cose ha potere, sai.»
«Tsu-ka-nv-s-di-na,. Me lo ricorderó»,
sentenzió Aurox.
Ancora scosso, il ragazzo raggiunse la
piccola casa in mezzo ai campi di
lavanda. Era in pietra e
aveva un’ampia veranda, molto
accogliente. La nonna lo fece
accomodare su un grande divano
di pelle e gli diede una coperta fatta a
mano da mettersi sulle spalle, poi gli
disse: «voglio
chiederti di dare riposo al tuo spirito».
Lui obbedí, mentre la donna cantava
sottovoce tra sé,accendeva il fuoco nel
caminetto,
metteva dell’acqua a bollire e poi
andava nell’altra stanza a prendere una
felpa e dei mocassini
di pelle morbida per lui. Una volta
scaldata la stanza e terminato il canto, la
nonna gli fece
cenno di raggiungerla a un tavolino di
legno e gli offrí del cibo su un piatto
viola.
Aurox bevve il té addolcito con miele e
mangió.«Gragrazie, nonna», disse,
esitante. «Il cibo é
buono. Il té buono. Qui tutto é cosí
buono!»
«Il té in realtá é una tisana di camomilla
e issopo. Io la uso per mantenermi calma
e
concentrata. I biscotti sono una mia
ricetta: pezzetti di cioccolato con un po’
di lavanda. Ho
sempre pensato che cioccolato e lavanda
facciano bene all’anima.» Nonna
Redbird sorrise e
addentó un biscotto. Mangiarono in
silenzio.
Aurox non era mai stato cosí contento.
Sapeva che non era possibile, ma in
qualche modo
aveva la sensazione di avere un legame
con quel posto e con quella donna. Si
trattava di un
senso di appartenenza strano eppure
meraviglioso, che gli consentí di
parlarle col cuore. «Era
stata Neferet a ordinarmi di venire qui,
ieri sera. Dovevo interrompere il
rituale.»
La nonna annuí. La sua espressione non
era stupita ma pensierosa. «Non voleva
si scoprisse che
é lei l’assassina di mia figlia.»
Aurox la studió.«Tua figlia é stata
uccisa. Ieri notte hai assistito alla
replica di quei fatti, eppure
oggi sei serena e piena di gioia. Dove
trovi tanta pace?»
«Dentro di me. E anche dalla
convinzione che qui sia in atto molto piú
di ció che possiamo
vedere... e dimostrare. Per esempio, io
dovrei almeno avere paura di te.
Qualcuno direbbe che
ti dovrei odiare.»
«Sarebbero in molti a dirlo.»
«Eppure io non ti temo e non ti odio.»
«Anzi mi stai consolando. Mi offri un
rifugio. Perché, nonna?»
«Perché credo nel potere dell’amore.
Credo che sia giusto scegliere la Luce
invece della
Tenebra, la felicitá invece dell’odio, la
fiducia invece dello scetticismo.»
«Allora io non c’entro. Semplicemente
tu sei una brava persona», commentó
Aurox.
«Trovo che essere una brava persona
non sia sempre tanto facile, e tu?» gli
chiese.
«Non lo so. Non ho mai cercato di
essere una brava persona.» Si passó la
mano tra i folti capelli
biondi, frustrato.
Gli occhi della nonna s’incresparono in
un sorriso.
«Davvero? Ieri notte una potente
immortale ti aveva ordinato
d’interrompere un rito, eppure,
miracolosamente, quel rito é stato
completato. Com’é andata, Aurox?»
«Non ci crederá nessuno.»
«Io sí. Raccontami», disse nonna
Redbird.
«Sono venuto qui per eseguire gli ordini
di Neferet: uccidere Rephaim e distrarre
Stevie Rae, in
modo che il cerchio si spezzasse e il
rituale non avesse successo, ma non ci
sono riuscito. Non
potevo spezzare una cosa tanto piena di
Luce, tanto buona», spiegó tutto d’un
fiato,
desideroso di tirare fuori la veritá prima
che l’anziana signora lo fermasse, lo
zittisse. «Poi la
Tenebra si é impadronita di me. Io non
volevo trasformarmi! Non volevo che
uscisse il mostro!
Ma non riuscivo a controllarlo e, una
volta presente, quello ricordava soltanto
l’ultimo ordine
ricevuto: uccidere Rephaim. é stato solo
grazie alla sferzata degli elementi e al
tocco della Luce
che hanno fermato la bestia che ho
potuto recuperare un po’ di controllo e
scacciarla.»
«Dunque é per questo che hai ucciso
Dragone, perché cercava di proteggere
Rephaim.»
Aurox annuí, chinando la testa per la
vergogna. «Non volevo ucciderlo. Non
avevo intenzione
di ucciderlo. La Tenebra controllava la
bestia, e la bestia controllava me.»
«Non adesso, peró. Adesso la bestia non
c’é», disse sottovoce la nonna.
Il ragazzo incroció il suo sguardo. «Sí
che c’é.La bestia c’é sempre, qui.»
Indicó il centro del
proprio petto. «é eternamente con me.»
Nonna Redbird gli coprí le mani con le
proprie. «Puó darsi, ma qui ci sei anche
tu. Tsuka–nv–s–
di–na, ricordati che sei riuscito a
controllare la bestia quanto bastava per
fuggire. Forse é un
inizio. Impara a fidarti di te stesso e gli
altri potrebbero imparare a fidarsi di
te.»
Lui scosse la testa. «No, tu sei diversa
da tutti. Non mi crederá nessuno.
Vedranno solo la
bestia. A nessuno importerá abbastanza
da volersi fidare di me.»
«Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato
grazie alla sua protezione che sei
riuscito a scappare.»
Aurox sbatté le palpebre, stupito. Non ci
aveva neppure pensato. Le sue emozioni
erano state
un tale subbuglio da non essersi reso
conto delle azioni di Zoey. «Lei mi ha
difeso», ripeté
lentamente.
L’anziana signora gli fece una carezza
sulla mano.
«Non permettere che la sua fiducia vada
sprecata. Scegli la Luce!»
«Ma io ci ho giá provato e ho fallito!»
«Prova con piú convinzione», gli disse,
seria.
Il giovane aprí la bocca per protestare,
ma lo sguardo di lei bloccó sul nascere
le sue parole:
quegli occhi dicevano che le sue parole
erano piú di un ordine, erano una
convinzione.
Chinó di nuovo la testa. Stavolta non per
la vergogna, ma in risposta a un esitante
barlume di
speranza. Aurox si prese un attimo per
assaporare quella nuova, stupenda
sensazione. Poi, con
delicatezza, levó la mano di sotto a
quelle della nonna e si alzó.
Rispondendo alla sua occhiata
interrogativa, spiegó: «Devo scoprire
come dimostrare che hai ragione».
«E come hai intenzione di fare?»
«Devo trovare me stesso», sentenzió.
Il sorriso della donna era caldo e
luminoso. In modo inatteso, quel sorriso
gli ricordó Zoey, e
l’esitante barlume di speranza
s’ingrandí, fino a riscaldargli il cuore.
«Dove andrai?»
«Dove posso fare del bene.»
«Aurox, sappi che, se controlli la bestia,
e non uccidi piú, qui da me troverai
sempre un rifugio.»
«Nonna, non lo dimenticheró mai.»
Quando, sulla porta, lei lo abbracció,
Aurox chiuse gli occhi e inspiró il
profumo di lavanda e
quel momento di amore materno. Quel
profumo e quel momento rimasero con
lui mentre
guidava lentamente verso Tulsa.
La giornata di febbraio era limpida e,
come diceva l’uomo alla radio,
«abbastanza calda da
risvegliare le zecche». Aurox
parcheggió l’auto di Neferet in uno
spazio libero in fondo a Utica
Square, poi lasció che fosse l’istinto a
guidare i suoi passi lontano
dall’affollato centro
commerciale, lungo una strada
secondaria che si chiamava South
Yorktown Avenue. Sentí
odore di fumo prima ancora di
raggiungere il grande muro di pietra che
circondava la Casa
della Notte.
L’incendio é stato opera di Neferet.
Puzza della sua Tenebra, pensó. Non si
concesse di pensare
a cosa poteva aver distrutto
quell’incendio. Si concentró solo sul
seguire il proprio istinto, che
gli ordinava di tornare alla Casa della
Notte per trovare se stesso e il proprio
riscatto. Il cuore
del ragazzo batteva forte mentre lui
scivolava nell’ombra del muro di cinta e
lo seguiva rapido
e silenzioso fino alla vecchia quercia
che era stata spezzata con tale violenza
che una parte era
crollata contro il muro.
Fu davvero semplice scalare il muro
grezzo, afferrare i rami nudi per
l’inverno e lasciarsi cadere
dall’altra parte.
Aurox si accovacció accanto all’albero.
Come aveva sperato, la luce del sole
aveva svuotato il
campus, tenendo novizi e vampiri
all’interno degli edifici, dietro finestre
dai pesanti tendoni.
Giró intorno alla quercia per osservare
la Casa della Notte.
Erano state le scuderie a bruciare, lo
vedeva chiaramente. Non sembrava che
l’incendio si fosse
propagato, anche se aveva fatto crollare
un muro esterno. Il danno era giá stato
tappato da
uno spesso telone nero. Aurox si accostó
ancora di piú all’albero.
Procedendo sui frammenti scheggiati
della base e fra l’intrico di rami, si
chiese come mai
nessuno avesse pensato di sistemare
quel disastro, dato che il resto del parco
era tenuto con
grande cura. Ma non ebbe il tempo di
rifletterci perché,all’improvviso, un
grosso corvo atterró
su un ramo proprio di fronte a lui e
inizió a lanciare una serie di gracchi e di
fischi e di suoni
stranamente allarmanti.
«Vattene! Sparisci!» bisbiglió Aurox,
cercando di allontanare il grande
volatile, con l’unico
risultato di far esplodere il corvo in
ulteriori cra cra. Il ragazzo si lanció in
avanti con
l’intenzione di strozzare quella bestia e
inciampó in una radice. Cadde a terra.
Sconvolto, continuó a cadere mentre il
terreno si apriva e lui precipitava giú..
sempre piú giú..
Provó un dolore tremendo alla tempia
destra e il suo mondo si oscuró.
5
ZOEY
Mi ero addormentata tra le braccia di
Stark, perció mi disorientó da matti
svegliarmi con lui
che mi scuoteva e con aria truce quasi
strillava: «Zoey! Svegliati! Smettila!
Dico sul serio!»
«Stark? Eh?» Mi misi a sedere,
spostando Nala che si era arrotolata
contro il mio fianco fino a
diventare una grassa ciambella
arancione.
«Miiiau–ufff!» brontoló la micia
andando in fondo al letto.
Spostai lo sguardo dalla mia gatta al mio
Guerriero: mi fissavano entrambi come
se fossi stata
un serial killer.
«Be’?» biascicai tra uno sbadiglio e
l’altro. «Stavo solo dormendo.»
Stark afferró il cuscino e se lo sistemó
dietro la schiena in modo da tenerla
dritta, poi incroció
le braccia, scosse la testa e distolse lo
sguardo. «Direi che stavi facendo ben di
piú che dormire.»
Avevo voglia di strozzarlo. «Okay, cosa
c’é che non va?» gli chiesi.
«Hai detto il suo nome.»
«Il nome di chi?» Sbattei le palpebre:
mi sembrava di essere finita nel film
L’invasione degli
ultracorpi. Per un attimo, mi chiesi se
Stark non si fosse trasformato in un
replicante.
«Di Heath!» Stark aveva un’espressione
terribilmente corrucciata. «Tre volte. Mi
hai svegliato.
Cosa stavi sognando?» chiese infine,
continuando a non guardarmi.
Le sue parole mi sconvolsero,
mettendomi la testa in subbuglio. Cosa
diamine stavo sognando?
Provai a riflettere. Ricordavo Stark che
mi baciava prima di andare a letto.
Ricordavo che il
bacio era stato superbollente, ma io ero
superstanca e, invece di fare qualcosina
di piú che
ricambiare, gli avevo appoggiato la testa
sulla spalla ed ero crollata di schianto.
Dopo di che il
nulla, finché lui non si era messo a
scuotermi e a gridarmi di smetterla.
«Non ne ho idea», replicai, sincera.
«Non hai bisogno di mentirmi.»
«Stark, io non ti mentirei mai.» Mi
scostai i capelli dal viso e poi gli sfiorai
il braccio. «Non
ricordo nemmeno di aver sognato.»
A quel punto mi guardó.Aveva gli occhi
tristi. «Chiamavi Heath. Io ti dormo
accanto ma tu
chiamavi lui.»
Il modo in cui l’aveva detto mi strinse il
cuore.
Odiavo farlo soffrire. Avrei potuto dirgli
che era ridicolo da parte sua arrabbiarsi
per qualcosa
che avevo detto nel sonno, qualcosa che
nemmeno ricordavo ma, ridicolo o no,
lui soffriva
davvero. Feci scivolare la mano nella
sua. «Ehi, mi dispiace», dissi sottovoce.
Intrecció le dita con le mie. «Vorresti
che qui al mio posto ci fosse lui?»
«No!» Avevo amato Heath fin dalle
elementari, ma non avrei scambiato
Stark con lui.
Ovviamente, il resto della veritá era
che, se fosse stato Stark a essere ucciso,
non avrei
scambiato neppure Heath con lui. Ma
era decisamente meglio che Stark non se
lo sentisse dire,
né ora né mai.
Amare due ragazzi é una gran
confusione, persino quando uno dei due
é morto.
«Quindi non gridi il suo nome perché
vorresti stare con lui invece che con
me?»
«Io voglio te. Te l’assicuro.» Mi mossi
verso di lui, che spalancó le braccia.
Stavo a meraviglia
contro il suo petto e inspirai il suo odore
tanto familiare.
Lui mi bació sulla testa e mi strinse. «So
che é stupido da parte mia essere geloso
di un morto.»
«Giá.»
«Soprattutto dato che in realtá quel
morto mi piaceva molto.»
«Giá.»
«Ma noi, Zy, ci apparteniamo.»
Lo guardai negli occhi. «Sí, é vero»,
replicai, seria. «Ti prego, non
dimenticartelo mai. Per
quanta follia possa esserci intorno a
noi... io posso gestirla, ma ho bisogno di
sapere che il mio
Guerriero é qui per me.»
«Sempre, Zy. Sempre. Ti amo.»
«Anch’io ti amo, Stark. Per sempre.»
Allora lo baciai e gli dimostrai che
proprio non doveva
essere geloso di nessuno. E, allo stesso
tempo, lasciai che il calore del suo
amore cancellasse il
ricordo di ció che avevo visto quella
sera guardando attraverso la pietra del
veggente...
La volta successiva che mi svegliai fu
perché avevo troppo caldo. Ero ancora
tra le braccia di
Stark, ma lui si era spostato un po’ e,
mettendo le gambe sulle mie, mi aveva
avvolto nella mia
pelosa coperta blu. Stavolta non faceva
il fidanzato impazzito, era solo
fighissimo e sembrava
un ragazzino che dormiva come un
sasso.
Come al solito, Nala aveva scelto di
stare contro il mio fianco quindi, prima
che si mettesse a
brontolare, la presi in braccio e feci
scivolare entrambe il piú
silenziosamente possibile verso
l’altro lato del letto, molto piú fresco.
Senza nemmeno svegliarsi, Stark fece un
gesto vago con
la mano, quasi mi cercasse. Mi
concentrai su pensieri allegri – bollicine
marroni, scarpe nuove,
gatti che non ti starnutano in faccia – e
lui si rilassó.
Cercai di rilassarmi davvero anch’io.
Nala mi fissava.
Le feci un grattino dietro le orecchie.
«Scusa se ti ho svegliato di nuovo.»
Lei mi diede una musata sul mento, mi
starnutí addosso, poi con un salto tornó
sulla coperta
blu, giró in tondo tre volte, e riprese la
posizione da ciambella arancione.
Sospirai. Avevo bisogno anch’io di fare
come Nala, raggomitolarmi e rimettermi
a dormire, ma
la mia testa era anche troppo sveglia. E
col risveglio erano arrivati i pensieri.
Dopo aver fatto
l’amore, Stark aveva mormorato: «Noi
siamo insieme. Tutto il resto si
risolverá».
E io mi ero addormentata con la certezza
che avesse ragione. Adesso che,
purtroppo, ero del
tutto cosciente, non potevo evitare il
solito effetto «penso troppo, mi
preoccupo troppo».
Soprattutto immaginavo che, se Stark
avesse saputo cosa credevo di aver
visto la sera prima
attraverso la pietra del veggente, si
sarebbe rimangiato il commento tutto il
resto si risolverá,
per tornare alla versione Mr Sono
Geloso di un Morto.
Appoggiai la mano sulla piccola pietra
tonda che portavo al collo e mi pendeva
tra i seni con
aria innocente. Sembrava normale, come
qualunque altra collana. Non irradiava
uno strano
calore. La tolsi di sotto la maglietta e,
lentamente, la sollevai. Trassi un
profondo respiro che
mi desse forza, poi guardai Stark
attraverso di essa.
Non accadde niente di strano. Stark
rimase Stark. Ruotai un po’ la collana e
diedi un’occhiata a
Nala. Restó una grassa gatta arancione
addormentata.
Rimisi la pietra del veggente sotto la
maglietta. E se me lo fossi immaginato?
Parliamoci chiaro:
Heath come poteva essere in Aurox?
Persino Thanatos diceva che Aurox era
stato creato dalla
Tenebra tramite il sacrificio di mia
madre. Era uno Strumento, una creatura
sotto il controllo di
Neferet.
Ma lei aveva dovuto uccidere
Shadowfax per controllarlo del tutto, e
lui aveva fatto a
Thanatos tutte quelle domande su chi
fosse in realtá.
Okay, peró che differenza faceva? Aurox
non era Heath. Heath era morto. Era
passato nella
parte piú profonda dell’Aldilá, dove io
non ero potuta andare, perché Heath era
morto e io
no.
Rispecchiando la mia agitazione, Stark
si mosse, aggrottando la fronte nel
sonno. Nala
brontoló di nuovo.
Non volevo assolutamente che nessuno
dei due si svegliasse, quindi mi alzai e
uscii dalla stanza
in punta di piedi, passando sotto la
coperta che Stark e io usavamo come
porta.
Bollicine marroni. Avevo bisogno di una
megadose di bollicine marroni. Magari,
se ero
fortunata, potevo anche trovare dei
Conte Chocula e del latte ancora buono.
Gnam! Il solo pensiero mi fece sentire
un po’ meglio.
Avevo proprio voglia di una bella tazza
di cereali.
Ciabattai nel tunnel poco illuminato,
superando svolte e altre porte chiuse da
coperte dietro
cui i miei amici riposavano in attesa che
il sole tramontasse, fino a raggiungere la
rientranza che
fungeva da area comune usata come
cucina. Lí il tunnel piú o meno finiva,
lasciando spazio a
qualche tavolo, dei computer portatili e
alcuni grandi frigoriferi. «Ci saranno
pure delle bollicine
marroni da qualche parte», mormorai tra
me mentre frugavo nel primo frigo.
«Sono nell’altro.»
Squittii come un’idiota e saltai per aria.
«Cavolo, Shaylin! Non stare cosí in
agguato. Ancora un
po’ e mi facevo pipí addosso!»
«Scusa, Zoey.» Andó al secondo
frigorifero e prese una lattina di
bollicine marroni, di quelle
piene di zucchero e caffeina, e me la
tese con un sorriso.
«Non dovresti essere a dormire?» Mi
sedetti sulla sedia piú vicina a bere la
mia bibita, cercando
di non sembrare scontrosa come mi
sentivo.
«Sí, be’, sono stanca e tutto quanto... E
lo sento che il sole non é ancora
tramontato, ma ho in
mente un sacco di cose. Sai cosa
intendo?»
Sbuffai. «Lo so eccome cosa intendi.»
«Il tuo colore é un po’ spento»,
commentó Shaylin con disinvoltura,
come se avesse detto
qualcosa riguardo al colore della mia
maglietta.
«Shaylin, io non la capisco bene, questa
storia dei colori di cui parli.»
«Non so quanto la capisca nemmeno io.
So solo che li vedo e, se non ci rifletto
troppo su, di
solito la cosa per me ha senso.»
«Okay, fammi un esempio di cose che di
solito hanno senso per te.»
«Facile: per esempio, i tuoi colori non
cambiano molto. La maggior parte del
tempo tu sei viola
con dei puntini d’argento. Persino
quando ti preparavi ad andare al vivaio
di tua nonna, e
sapevi che sarebbe stata dura vedere
cos’era successo, i tuoi colori sono
rimasti uguali. Ho
controllato perché..» Non finí la frase.
«Hai controllato perché..» la sollecitai.
«Perché ero curiosa. Prima che ve ne
andaste, ho controllato i colori del tuo
gruppo, ma adesso
che ne parlo mi rendo conto che suona
da grande impicciona.»
Aggrottai la fronte. «Peró non é come se
ci leggessi nel pensiero o roba simile.
Giusto?»
«No, no!» mi rassicuró.«é solo che, piú
mi esercito con la Vista Assoluta, piú
per me diventa
reale. Sai, Zoey, penso che mi dica delle
cose sulle persone, cose che loro
vorrebbero restassero
segrete.»
«Come Neferet. Hai detto che dentro é
color pesce morto, mentre all’esterno é
splendida.»
«Giá,proprio cosí. E lo stesso discorso
vale anche per te.
Insomma, come direbbe Kramisha, non
mi sto facendo i fatti miei.»
«Perché non mi spieghi cosa vedi in me
e lasci che sia io a decidere se stai
ficcanasando troppo?»
«Be’, da quando sei tornata dal rituale, i
tuoi colori sono piú scuri.» Mi squadró,
scosse la testa,
quindi si corresse: «No, non é del tutto
preciso. Non sono soltanto piú scuri,
sono piú foschi,
confusi. Un po’ come se il viola e
l’argento si fossero mescolati,
diventando un po’ fangosi».
«Okay», commentai piano, cominciando
a capire cosa intendesse con impicciona.
«Vedi una
differenza in me, ed é strano, visto che
di solito i miei colori non cambiano.
Ma che significato ha per te?»
«Oh, giá, scusa. Penso significhi che sei
confusa su qualcosa. Qualcosa di serio.
Che ti preoccupa.
Anzi che t’incasina proprio la testa. É
abbastanza vero?»
«É abbastanza vero.»
«E ti fa sentire strana il fatto che io lo
sappia?»
«Sí, un po’.» Ci pensai su un secondo e
aggiunsi: «Ma la veritá é che mi sentirei
meno strana se
sapessi di poter contare sul fatto che non
andrai a spifferare a tutti che i miei
colori sono foschi
e che sono molto confusa su qualcosa.
La parte ’impicciona’ é questa».
«Giá.» Pareva triste. «é quello che
pensavo anch’io. Voglio che tu sappia
che ti puoi fidare di
me. Non sono mai stata pettegola. E poi
questo dono che mi ha fatto Nyx quando
sono stata
Segnata... be’, é davvero incredibile.
Zoey, io ci vedo di nuovo.» Shaylin
sembrava sul punto di scoppiare in
lacrime. «Non voglio
fare casini. Intendo usare il dono nel
modo in cui vuole Nyx.»
Percepivo che era davvero turbata e mi
dispiaceva per lei, soprattutto dato che
c’entravo
anch’io in quel suo essere turbata. «Ehi,
Shaylin, va tutto bene. So cosa significa
avere un dono
per cui si sente una grande
responsabilitá e non si vuole fare casini.
Cavolo, stai parlando con la
regina degli incasinamenti! In parte é
proprio per questo che al momento sono
confusa. Non
voglio prendere un’altra decisione
immatura, stupida e sbagliata.
Quando prendo decisioni del cavolo,
innesco sempre un effetto domino.
Novizi, vampiri e
umani rischiano di ritrovarsi tutti nei
guai. Fa schifo ma é cosí, e non cambia
il fatto che io
abbia ricevuto un dono da Nyx, e che sia
responsabile per come viene usato.»
Shaylin rifletté un po’ mentre
sorseggiavo le mie bollicine marroni. A
dire il vero, mi piaceva
parlare con lei.
Era molto meglio che starmene a
rimuginare su Aurox e Heath e Stark e
Neferet e...
«Okay, senti questo», disse Shaylin
interrompendo il mio rimuginato non
rimuginamento
mentale. «E se vedo che i colori di una
persona cambiano? é una mia
responsabilitá raccontarlo
a qualcuno... qualcuno come te?»
«Che vuoi dire? Tipo venire da me e
dirmi: ’Ehi, Zoey, i tuoi colori sono
spenti e foschi. Che
succede?’»
«Forse, ma solo se fossimo amiche.
Pensavo piuttosto a un caso come quello
di oggi, quando
ho visto Nicole.
Prima i suoi colori erano come quelli
del resto del gruppo di Dallas, tutti
sanguinolenti,
mischiati con nero e marrone, tipo
qualcosa che sanguina in una tempesta di
sabbia. Ieri sera,
invece, i suoi erano cambiati. C’era
ancora del rosso ruggine, peró sembrava
piú limpido,
luminoso, non in modo brutto. Come se
si stesse schiarendo. é strano ma giuro
di aver visto
anche dell’azzurro. Ma non come
l’azzurro del cielo. Piú tipo oceano.
Questo mi ha fatto
pensare che forse qualcosa sta lavando
via il male che c’é in lei, e subito mi é
sembrato giusto.»
«Shaylin, quello che dici mi manda in
confusione.»
«Invece a me no! Sta diventando sempre
meno confuso. é solo che io so le cose.»
«Questo l’ho capito, e sono convinta che
tu stia dicendo la veritá. Il problema é
che quello che
sai é cosí soggettivo! É come se tu stessi
classificando la vita, e le persone
fossero le risposte,
solo che, invece di essere un test vero o
falso, e quindi facili da usare per capire
se stai andando
bene o stai sbagliando, le persone sono
delle composizioni. E ció vuol dire che
il tuo responso
puó dipendere da un sacco di fattori.
Non si tratta di bianco o nero.» Sospirai.
La mia
similitudine mi aveva fatto venire mal di
testa.
«Ma, Zoey, la vita non É bianco o nero,
vero o falso, e lo stesso vale per le
persone.» Bevve
anche lei, qualcosa di trasparente. Stavo
pensando che proprio non capivo perché
la gente
bevesse quella roba senza caffeina e a
mio parere mai abbastanza dolce,
quando riprese: «Peró
capisco quello che stai cercando di
dirmi. Tu credi davvero che io veda i
colori della gente, solo
che non ti fidi del mio giudizio».
Stavo per negare e dire qualcosa che
l’avrebbe fatta sentire meglio, ma
cambiai idea. Shaylin
doveva sapere la
veritá.«Fondamentalmente, sí, é cosí.»
Lei raddrizzó le spalle e sollevó il
mento. «Io penso invece che il mio
giudizio sia buono. Penso
sia in continuo miglioramento, e voglio
usare il mio dono per rendermi utile. So
che prima o
poi ci sará uno scontro.
Ho sentito cos’ha fatto Neferet a tua
mamma, e come abbia scelto la Tenebra
invece della
Luce. Ti servirá una come me. Io posso
vedere dentro le persone.»
Aveva ragione. Avevo bisogno del suo
dono, ma avevo anche bisogno di
potermi fidare del
suo giudizio.
«Okay, allora, cominciamo. Che ne
diresti di tenere gli occhi aperti? Fammi
sapere se vedi
cambiare i colori di qualcuno.»
«L’ho giá visto accadere in Nicole. Erik
mi ha parlato di lei. So che in passato é
stata davvero
cattiva. Ma la veritá é nei suoi colori, e
quelli dicono che sta cambiando.»
«D’accordo. Me lo ricorderó.» La
guardai inarcando le sopracciglia. «E a
proposito di
ricordarsi... non voglio essere meschina
o cose simili, ma dovresti fare
attenzione a Erik. Lui non
é sempre...»
«Lui é sempre arrogante ed egoista»,
disse, incrociando il mio sguardo con
decisione. «Nella vita
é andato avanti per quanto é figo e per
quanto ha talento. Per lui é stato tutto
facile, persino
dopo che tu l’hai mollato.»
«Ti ha detto che l’ho mollato?» Non
riuscivo a capire se stesse facendo la
stronza oppure no.
Non sembrava ma, come ho giá detto,
non la conoscevo bene. Mi pareva solo
che, ogni volta
che incontravo lei, ci fosse anche Erik.
Non che m’importasse. Sul serio. Non
ero gelosa. Piú che altro mi sentivo in
dovere di
avvertirla.
«Non c’era bisogno che me lo dicesse.
L’ha battuto sul tempo almeno un milione
di altri
studenti», replicó.
«Non ho niente contro Erik. Insomma,
puó mettersi con chi vuole. Se ti piace,
per me non c’é
nessun problema.» Mi resi conto di
essere stata colpita da un attacco di
diarrea verbale, ma non
riuscivo proprio a smettere di parlare.
«E neanche lui vuole piú stare con me. É
strafinita. É solo
che Erik...»
«É una testa di cazzo.» La voce di
Afrodite mi salvó. Ci passó davanti
sbadigliando e infiló il
naso in uno dei frigoriferi. «E adesso
l’hai sentito da due delle sue ex ragazze.
E la parola ’ex’ é
la parte piú importante della frase.» Ci
raggiunse al tavolo e appoggió una
caraffa di succo
d’arancia e una bottiglia di quello che
supposi essere champagne supercostoso
davanti alla
sedia vuota accanto a me. «Ovviamente
Zy non l’ha definito testa di cazzo.
Faceva la gentile.» Tornó al frigo e aprí
lo sportello del freezer, quindi prese un
calice di
cristallo ghiacciato, lungo e sottile come
quelli che si vedono alle feste di
Capodanno in TV. «Io
non sono altrettanto gentile.
Testa. Di. Cazzo. Voilá il nostro Erik.»
Fece saltare il tappo della bottiglia,
versó un goccio di
succo d’arancia nel bicchiere e poi lo
riempí di champagne fin quasi a
traboccare. Sorrise al
drink e sentenzió: «Mimosa... come
direbbe mia madre, ’la colazione dei
campioni’».
«So cos’é Erik», replicó Shaylin. Non
sembrava arrabbiata. Non sembrava
compiaciuta.
Sembrava sicura di sé.
«So anche cosa sei tu.»
Afrodite inarcó un sopracciglio biondo e
bevve un lungo sorso di cocktail.
«Spara.»
Ohoh, pensai. Forse avrei dovuto fare
qualcosa per fermarle, ma era un po’
come trovarsi sulle
rotaie del treno e cercare di spingere via
l’auto: molto piú probabile restare
schiacciati che
riuscire a togliere la macchina. Quindi
rimasi a fissarle bevendo le mie
bollicine marroni.
«Tu sei argento. Mi ricordi la luna, il
che mi dice che sei stata toccata da Nyx.
Ma sei anche di
un giallo burroso, come la luce di una
piccola candela.»
«Il che ti dice... cosa?» Afrodite si
studiava le unghie ben curate, dando
evidentemente poca
importanza alla risposta di Shaylin.
«Il che mi dice che, come una candelina,
puoi essere spenta con facilitá.»
Afrodite socchiuse le palpebre e batté il
palmo della mano sul tavolo. «Sta’ a
sentire, novellina.
Io ho affrontato troppe battaglie contro
la Tenebra e stronzate simili per
sopportare la tua
boccaccia o il tuo atteggiamento da
saputella.»
Sembrava pronta a saltare alla gola di
Shaylin. Stavo valutando l’idea di
correre a cercare
Dario, quando Stevie Rae veleggió nella
stanza. «Ma ciao! Buongiorno a tutte!»
esordí tra uno
sbadiglio e l’altro. «Ragazzi se sono
stanca stamattina. In frigo c’é ancora un
po’ di Mountain
Dew?»
«Oh, per la miseria! Non é mattina. É il
tramonto. E perché cavolo sono tutti
svegli?» sbottó
Afrodite sollevando le braccia.
Stevie Rae la guardó male. «Dire
buongiorno agli altri é educato, anche
quando non é
tecnicamente corretto. E a me piace
alzarmi presto. Non c’é niente di male.»
«Per forza, non hai altro da fare, visto
che al momento il tuo lui é un corvo!»
disse Afrodite,
versandosi altro champagne.
«Bevi giá?» chiese Stevie Rae.
«Sí. Perché,tu chi sei? Una versione
campagnola di mia madre?»
«No. Se fossi una versione di tua
mamma mi starebbe bene che bevessi a
colazione, perché tua
mamma é incasinata mica da ridere.»
Stevie Rae rimise in frigo la lattina di
Mountain Dew. «E,
adesso che ci penso, neanche bere bibite
a colazione é una grande idea.
Scommetto che qui da
qualche parte ci sono dei Lucky
Charms.»
«Sono una delizia», intervenne Shaylin.
«Se li trovi ne prendo un po’ anch’io.»
«Conte Chocula.» Dato che almeno per
il momento pareva che Afrodite non
intendesse
ammazzare nessuno, la mia voce aveva
ripreso a funzionare. «Se oltre ai vostri
cereali trovi
anche una scatola di quelli, la prendo
io.»
«Che c’é di sbagliato in un mimosa? Il
succo d’arancia fa bene a colazione»,
brontolava tra sé
Afrodite.
«E che dici della parte champagne?
Quello é alcol», la rimbeccó Stevie Rae.
«é Veuve Clicquot rosé.é un ottimo
champagne, il che cancella la parte
alcol», sentenzió
Afrodite.
«Ma ci credi sul serio?» domandó
Shaylin. Guardando me e ignorando lei
in modo plateale,
Afrodite disse: «Perché quella mi
rivolge la parola?»
«Ho mal di testa, e non siamo ancora
nemmeno partiti per andare a scuola»,
replicai.
«Le scuderie sono state quasi rase al
suolo dall’incendio e la nostra Somma
Sacerdotessa é stata
cacciata perché é una semidea assassina.
Penso che per oggi la scuola potremmo
anche saltarla»,
ribatté Afrodite.
«No, no», fece Stevie Rae. «Ci
dobbiamo andare a scuola, proprio per
questo. Thanatos avrá
bisogno di noi. E poi Dragone deve
avere la sua pira funebre. Sará
bruttissimo, ma dobbiamo
esserci.»
Le sue parole zittirono persino Afrodite,
che continuó a bere mentre Stevie Rae
versava per sé
e Shaylin dei Lucky Charms – che come
cereali non valgono quanto i Conte
Chocula, anche se ci
sono dentro i marshmallow –, e in
generale ce ne restammo lí tutte un po’
depresse.
«Dragone mi mancherá», dissi. «Peró é
proprio forte che sia di nuovo con
Anastasia. E l’Aldilá é
favoloso.
Davvero.»
«Sul serio li avete visti insieme?»
chiese Shaylin a occhi sgranati.
«Sí, li abbiamo visti tutti», le assicurai
sorridendo.
«é stato bello», commentó Stevie Rae
tirando su col naso e asciugandosi gli
occhi.
«Giá», convenne sottovoce Afrodite.
Shaylin si schiarí la gola. «Senti,
Afrodite. Prima non volevo essere
stronza. Quello che ho detto
era sbagliato e non dovrei usare il mio
dono in quel modo. é vero che dentro la
tua luce lunare
d’argento hai una luminositá gialla, ma
non significa che stai per spegnerti. é
parte della tua
unicitá,del tuo calore. La veritá é questa:
la fiammella é piccola e nascosta perché
per la
maggior parte del tempo tu tieni
nascosto il fatto che in realtá sei
calorosa e buona. Peró c’é
comunque. Quindi scusami.»
Afrodite spostó i gelidi occhi azzurri su
Shaylin e replicó: «Parole al vento».
«Oh, ragazze, su!» sbottai. «Afrodite,
bevi il tuo mimosa e basta. Shaylin,
questo é un ottimo
esempio di quello di cui parlavamo
prima. Io non metto in dubbio il tuo
dono, ma ho un serio
problema col tuo metro di giudizio nel
decifrare le cose.»
«Le ho decifrate alla perfezione! Ma
Afrodite mi ha fatto incavolare e cosí ho
incasinato un po’
la storia. Ho chiesto scusa», ribatté
Shaylin, seccata e sulla difensiva.
«Scuse non accettate», sentenzió
Afrodite, dando le spalle a Shaylin.
E fu in quel momento che Damien entró
di corsa nella stanza sventolando l’iPad.
Era piú
scarmigliato di quanto non fosse giá
normalmente quando emergeva da quella
che gli piaceva
definire la sua «pausa di bellezza
ringiovanente». Si precipitó da me,
sollevó l’iPad e disse:
«ragazze, questo lo dovete vedere!»
All’inizio ero solo curiosa: sullo
schermo c’era Chera Kimiko, la
conduttrice del telegiornale
della sera di Fox 23, bella da morire
come sempre. Non solo era splendida a
livello di
vampira, ma era anche una persona vera,
a differenza degli pseudomanichini
parlanti che
spesso vengono piazzati in studio nei
notiziari.
Afrodite sbirció da sopra la mia spalla.
«Kimiko é un mito. Non dimenticheró
mai la volta in cui
ha sputato la cicca nel bel mezzo del
telegiornale. Credevo che mio padre
stesse per dare di
matto perché..»
«Chera é una grande, ma questo é
pessimo», l’interruppe Damien. «E
grave. Neferet ha appena
dato una conferenza stampa.»
Ah, cavolo…
[eBL 132]
6
ZOEY
Ci stringemmo tutti intorno all’iPad di
Damien. Lui premette PLAY e inizió il
video di Fox 23,
sotto cui spiccava la didascalia: CAOS
ALLA CASA DELLA NOTTE DI
TULSA? Poi lo schermo fu
pieno di Neferet e di un gruppo di tipi in
giacca e cravatta. Lei si trovava in un
posto davvero
bello, con un sacco di marmo e di art dé
co. Mi sembró vagamente di
riconoscerlo.
Chera Kimiko stava parlando fuori
campo: «Vampiri e violenza? Vi stupirá
scoprire chi é ad
affermarlo. Fox 23 ha una notizia
sensazionale in esclusiva direttamente
da una ex Somma
Sacerdotessa della Casa della Notte di
Tulsa».
Mandarono una stupida pubblicitá e,
mentre Damien cercava di saltarla,
dissi: «Dalla ripresa
sembra da qualche parte in centro».
« É nell’atrio del Mayo Building»,
intervenne asciutta Afrodite. «E quello
dietro di lei é mio
padre.»
«Ohsssantocielo! Sta dando una
conferenza stampa col sindaco?» Gli
occhi di Stevie Rae erano
enormi e tondi.
«E parte del consiglio comunale.
Sarebbero gli altri in doppiopetto
insieme con lui», spiegó
Afrodite.
Poi il video ripartí e restammo tutti zitti
a guardare a bocca aperta: «Sono qui
per troncare in
modo ufficiale e pubblico i miei
rapporti con la Casa della Notte di Tulsa
e col Consiglio
Supremo dei Vampiri». Non so come,
Neferet riusciva a sembrare allo stesso
tempo regale e
vittima.
«Quanto é piena di merda», sbottó
Afrodite.
«Sstt!» facemmo tutti.
«Somma Sacerdotessa Neferet, per
quale motivo intende troncare i rapporti
con la sua gente?»
chiese uno dei reporter.
«Non possiamo considerarci un unico
popolo? Non siamo tutti esseri
intelligenti con la capacitá
di amarci e comprenderci? Le politiche
vampire mi sono diventate odiose. Come
molti di voi
sapranno, di recente ho aperto le porte
della Casa della Notte anche alla
comunitá umana di
Tulsa. L’ho fatto spinta dalla
convinzione che umani e vampiri
possano avere piú che una
precaria coesistenza.
Noi possiamo vivere e lavorare e
persino amare insieme.»
Stevie Rae finse di vomitare. Io
continuavo a scuotere la testa, incredula.
«Le resistenze da parte del Consiglio
Supremo dei Vampiri sono state tali da
inviare a Tulsa
Thanatos, la loro Somma Sacerdotessa
della Morte, perché intervenisse in
proposito. L’attuale
governo dei vampiri incoraggia la
violenza e la segregazione: basta
guardare agli ultimi sei mesi
e all’aumento di atti di violenza nel
centro di Tulsa.
Davvero credete che tutte quelle
aggressioni, in particolare quando c’é
stato spargimento di
sangue, fossero attribuibili a delle bande
di umani?»
«Somma Sacerdotessa, sta dicendo che a
Tulsa i vampiri hanno aggredito gli
umani?»
Neferet si portó la mano al collo con
aria melodrammatica. «Se ne fossi stata
sicura al cento per
cento, sarei andata immediatamente alla
polizia. Ho solo sospetti e
preoccupazioni. Ma ho
anche una coscienza, ed é questo il
motivo per cui ho lasciato la Casa della
Notte.» Il suo
sorriso era splendente. «E, vi prego,
d’ora in avanti non dovete piú
chiamarmi Somma
Sacerdotessa. Adesso sono soltanto
Neferet.»
Il giornalista arrossí e le sorrise.
«Si sono sentite voci riguardo a un
nuovo tipo di vampiri, col Marchio
rosso. Puó darcene
conferma?» chiese un altro reporter.
«Purtroppo sí. é vero, esistono vampiri
di un nuovo tipo, con relativi novizi.
Quelli col
Marchio rosso sono... Come dire?
Avariati, in un modo o nell’altro.»
«Avariati? Puó farci un esempio?»
«Certo. Il primo che mi viene in mente é
James Stark, un novizio venuto da noi da
Chicago
dopo avere accidentalmente provocato
la morte del suo mentore. é diventato il
primo
Guerriero dei vampiri rossi.»
Restai senza fiato.
«Quella stronza sta parlando del tuo
ragazzo!» sbottó Afrodite.
«Proprio la notte scorsa, Dragone
Lankford, che da tempo era Signore
delle Spade della scuola,
é stato ucciso.
Incornato da un toro. Il professor
Lankford era in compagnia di Stark
quando si é verificato...
l’incidente», disse, sottolineando la
parola per chiarire il fatto che lei non ci
credeva.
«Sta dicendo che questo vampiro Stark é
pericoloso?»
«Temo possa esserlo. In realtá,molti dei
nuovi vampiri e novizi rossi potrebbero
esserlo.
Dopotutto la nuova Somma Sacerdotessa
della Casa della Notte di Tulsa é la
Morte.»
«Puó darci maggiori dettagli su...»
Uno degli uomini in giacca e cravatta si
fece avanti, zittendo Neferet: «Io, piú
della maggior
parte di voi, sono estremamente
preoccupato per questi sviluppi nella
comunitá vampira.
Come molti di voi sanno, la mia amata
figlia, Afrodite, é stata Segnata quasi
quattro anni fa.
Comprendo fin troppo bene che ai
vampiri non piaccia che gli umani
s’intromettano nelle loro
questioni. Da molto tempo si
amministrano da soli.
Ma consentitemi di assicurare a voi e
alla Casa della Notte della nostra cittá
che, per decisione
del consiglio comunale di Tulsa,
creeremo un comitato che vigili sui
rapporti tra vampiri e
umani. Temo che per oggi il tempo
riservato alle domande sia finito. Ma ho
ancora un breve
annuncio da fare: con decorrenza
immediata, Neferet é entrata a far parte
del comitato
comunale con la qualifica di
Collegamento Vampiri. Lasciatemi
ripetere: Tulsa ha intenzione di
consociarsi coi vampiri che desiderano
vivere in pace con gli umani».
Quando i reporter presero a parlare tutti
insieme, il sindaco sollevó una mano e
sorrise con
aria un po’ altezzosa (che guarda caso
mi ricordó Afrodite).
«Neferet terrá una rubrica settimanale
sul Tulsa World’s Scene . Per il
momento sará quella la
tribuna attraverso cui risponderá a tutte
le vostre domande. Ricordate che siamo
all’inizio di
un’importante collaborazione.
Dobbiamo muoverci con cautela per non
rovinare il delicato equilibrio nelle
relazioni tra
vampiri e umani.»
Invece di guardare il sindaco, io
osservavo la faccia di Neferet: la sua
espressione si era indurita.
Poi il sindaco LaFont fece un gesto
verso la telecamera e le riprese
tornarono a Chera Kimiko e
allo studio.
Damien spense l’iPad.
«Oh, cazzo! Mio padre ha perso anche
quel poco di cervello che gli restava dal
vivere con mia
madre», commentó Afrodite.
«Ehi, mi é sembrato che qualcuno mi
chiamasse.» Stark entró in cucina
passandosi le dita tra i
capelli arruffati e mi regaló il suo sexy
sorrisetto da sbruffone.
«Neferet ha appena tenuto una
conferenza stampa in cui diceva al
mondo che sei un pericoloso
assassino», udii dirgli la mia voce.
«Cos’é che ha fatto?» Sembrava
sconvolto quanto me.
«Giá, ma non é tutto», intervenne
Afrodite. «Si é data da fare con mio
padre in modo che la
cittá pensi che lei sia tutto zucchero e
miele e noi tutti perfidi succhiasangue.»
«Mmm, Afrodite, comunicato interno di
redazione: tu non sei piú una
succhiasangue», la
rimbeccó Stevie Rae.
«Ma per favore! Come se i miei genitori
sapessero qualcosa di me. Sono mesi
che non parlo con
nessuno dei due. Sono loro figlia solo
quando gli fa comodo.
Tipo adesso.»
«Se non fosse cosí rompere col
Consiglio Supremo e con la scuola,
commentó Shaylin. invece di
essere stata buttata fuori a calci per
avere spaventoso sarebbe divertente»,
«Neferet ucciso mia
mamma», spiegai a Stark. sta facendo
sembrare che sia stata lei a «Non puó
farlo. Il Consiglio
Supremo non glielo permetterá», replicó
lui.
«A mio padre questa situazione piace un
sacco», sbottó Afrodite. Notai che aveva
messo da
parte lo champagne e si riempiva il
bicchiere solo di succo d’arancia. «Per
anni ha cercato di
trovare il modo di farsi amicizie
influenti tra i vampiri. Dopo aver
superato lo shock che non
mi fossi trasformata in un clone di mia
madre, sono stati piú che contenti che
fossi stata
Segnata.»
Guardando Afrodite, mi ricordai di quel
giorno, che adesso sembrava
lontanissimo, in cui per
caso avevo ascoltato i suoi genitori
arrabbiarsi davvero con lei perché non
era piú a capo delle
Figlie Oscure, ruolo che le era stato
tolto per darlo a me. Adesso Afrodite
sembrava la solita
regina di ghiaccio, ma mi pareva di
sentire ancora lo schiocco dello schiaffo
che le aveva dato
la madre e di vedere le lacrime che lei
aveva dovuto ingoiare. Non doveva
essere stato facile
per lei ascoltare il padre che la definiva
«la mia amata figlia» quando in veritá
sembrava che
non avesse mai voluto fare altro che
usarla.
«Perché?Cosa vogliono ottenere i tuoi
dai vampiri?» chiese Stevie Rae.
«Piú denaro, piú potere, piú bellezza. In
altre parole, fare parte della gente che
conta, che fa
tendenza. Non hanno mai desiderato
altro: essere potenti e di tendenza.
Loro usano chiunque possa fargli avere
quello che vogliono, inclusa me e,
ovviamente,
Neferet», rispose Afrodite, facendo
stranamente eco ai miei pensieri.
«Non é tramite Neferet che otterranno
quello che vogliono», replicai.
«Figuriamoci, Zy, quella é piú pazza di
un ratto in un cesso di latta», intervenne
Stevie Rae.
«Sí, certo, qualunque cosa significhi
quello che hai detto, peró non é solo
questo. Nessuno ha
notato l’espressione di Neferet mentre
parlava il padre di Afrodite? A lei
decisamente non é
piaciuta la conclusione del discorso»,
continuai.
«Un comitato, una rubrica sul giornale e
andarci piano e con gentilezza non
sembra proprio
qualcosa che possa interessare alla
Consorte della Tenebra», convenne
Damien.
«E decisamente non le é piaciuto quando
il sindaco le ha impedito di continuare a
rispondere
sulla tua pericolositá», aggiunsi.
«Oh, quanto vorrei essere pericoloso
con Neferet!» sbottó Stark, che
sembrava ancora sotto
shock.
«Mio padre é bravissimo a promettere
una cosa e a mantenerne un’altra. Posso
dirvi fin da ora
che pensa di potersela giocare cosí con
Neferet.» Afrodite scosse la testa. Per
quanto dura
volesse sembrare, la sua espressione era
molto tesa.
«Dobbiamo andare alla Casa della
Notte. Subito. Se Thanatos non é al
corrente di questa cosa,
bisogna dirglielo», sentenziai.
NEFERET
Gli umani sono cosí deboli e noiosi e
terribilmente banali, pensava Neferet
osservando il
sindaco dopo la conferenza stampa:
Charles LaFont continuava a sorridere in
modo affettato e
a evitare ogni domanda diretta
riguardante pericolo e morte e vampiri.
Persino quest’uomo
che alcune voci darebbero come primo
della lista per un seggio al Senato e che
dovrebbe essere
cosí carismatico e dinamico...
Neferet dovette nascondere la risata
sarcastica con un colpo di tosse.
Quell’uomo non era
niente. Si sarebbe aspettata di piú dal
padre di Afrodite.
Padre! Una voce riecheggió dal suo
passato, facendola sobbalzare e
rendendo d’improvviso
spasmodica la stretta della mano
appoggiata sulla balaustra di ferro
battuto.
Dovette tossire di nuovo per nascondere
lo scricchiolio del metallo quando levó
la mano. Fu in
quel momento che esaurí la pazienza.
«Sindaco LaFont, vorrebbe
accompagnarmi al mio
attico.» La frase avrebbe dovuto essere
una domanda, ma la voce di Neferet non
le diede
quella intonazione.
I quattro esponenti del consiglio
comunale che avevano partecipato alla
conferenza stampa e il
sindaco si voltarono verso di lei.
Neferet non aveva problemi a leggere i
loro pensieri.
La trovavano tutti bella e desiderabile.
Due di loro avrebbero persino
abbandonato moglie, famiglia e carriera
per unirsi a lei.
Charles LaFont non era uno di quelli. Le
sbavava dietro, su questo non c’erano
dubbi, ma il suo
principale desiderio non era sessuale.
La maggiore necessitá del sindaco era
provvedere
all’ossessione della moglie per lo status
sociale. Un peccato, in realtá, che non
potesse essere
sedotto piú facilmente.
E tutti la temevano.
Ció fece sorridere Neferet.
Charles LaFont si schiarí la voce e si
aggiustó nervosamente la cravatta.
«Certo, certo. é un
onore per me accompagnarla.»
Neferet annuí gelida verso gli altri
uomini, ignorando i loro sguardi
bollenti, ed entró in
ascensore col sindaco.
Lei non parló.Sapeva che lui era
nervoso e molto meno sicuro di sé di
quanto non desse a
vedere. In pubblico la facciata era
quella dell’affascinante uomo di mondo,
ma Neferet vedeva
l’umano spaventato e inetto nascosto
sotto la superficie.
Le porte dell’ascensore si aprirono e lei
uscí nell’ingresso di marmo della sua
suite.
«Beva qualcosa con me, Charles.»
Neferet non gli diede modo di rifiutare.
Raggiunse il bar art
dé co e versó due bicchieri di vino
rosso.
Come aveva previsto, lui la seguí.
Gli tese un bicchiere. L’uomo esitó e lei
rise. «é solo un cabernet molto costoso,
niente sangue.»
«Oh, ma certo.» Il sindaco prese il
bicchiere e ridacchió, nervoso,
ricordando a Neferet un
piccolo cagnetto isterico.
E lei detestava i cani almeno quanto gli
uomini.
«Avevo altro da rivelare oltre alle
informazioni su James Stark», gli disse,
gelida. «Penso che la
comunitá meriti di sapere quanto sono
diventati pericolosi i vampiri della Casa
della Notte.»
«E io penso che non ci sia bisogno che
la comunitá vada inutilmente nel
panico», ribatté LaFont.
«Inutilmente?» sbottó brusca.
Il sindaco annuí e si accarezzó il mento.
Neferet era certa che credesse di
sembrare saggio e
benevolo. Ai suoi occhi appariva debole
e ridicolo.
Fu allora che la Tsi Sgili notó le sue
mani: erano grandi e pallide, con dita
spesse che,
nonostante le dimensioni, sembravano
delicate e quasi femminili. Le si rivoltó
lo stomaco e fu
sul punto di vomitare sul vino, perdendo
parte del suo gelido autocontrollo.
«Neferet? Si sente bene?» le chiese lui.
«Benissimo», si affrettó a replicare.
«Ma sono confusa. Mi sta dicendo che
mettendo in guardia
Tulsa dal pericolo di questi nuovi
vampiri manderebbe la cittá inutilmente
nel panico?»
«Esatto. Dopo la conferenza stampa,
Tulsa stará in guardia. Non verranno
tollerati altri atti di
violenza e i responsabili verranno
fermati.»
«Davvero? E come intende fermare la
violenza vampira?» Il tono di Neferet
era dolce in modo
ingannevole.
«Be’, é piuttosto semplice. Continueró a
portare avanti quello che abbiamo
iniziato oggi. Lei ha
avvertito la gente. Col suo ruolo di
tramite fra la cittá e il Consiglio
Supremo, lei sará la voce
della ragione che parla a favore della
coesistenza tra umani e vampiri.»
«Quindi é con le parole che fermerá la
violenza.»
«Esattamente», annuí il sindaco con aria
compiaciuta.
«Le chiedo scusa per avere menzionato
la rubrica sul giornale senza prima
chiederle
l’autorizzazione. é stata un’idea
dell’ultimo minuto del mio buon amico
Jim Watts, redattore
capo del Tulsa World’s Scene . Gliene
avrei parlato prima ma, da quando é
comparsa nel mio
ufficio oggi pomeriggio con la sua
denuncia, le cose si sono mosse in fretta
e pubblicamente.»
Perché io ho voluto cosí, perché io ho
messo in moto il tuo inadeguato sistema.
Adesso é ora
che spinga te all’azione, proprio come
ho fatto coi giornalisti e coi membri del
consiglio
comunale. «Reticenza e scrittura non
erano quello che avevo in mente quando
sono venuta a
cercarla», replicó.
«Forse no, ma io mi occupo di politica
in Oklahoma da quasi vent’anni, e
conosco la mia
gente. Spinte lente e leggere, ecco quello
che funziona qui.»
«Come per radunare un branco di
mucche?» commentó Neferet senza
nascondere il disprezzo.
«Be’, non userei quella similitudine, ma
ho imparato che formare un comitato e
fare ricerche,
interpellare la comunitá con dei
sondaggi, ottenere dei feedback a
campione... tutto questo fa
in modo che gli ingranaggi della politica
cittadina risultino bene oliati.» LaFont
ridacchió e
sorseggió il vino.
Neferet chiuse la mano a pugno,
nascondendola tra le pieghe del vestito
di velluto, e strinse,
finché le unghie simili ad artigli non le
si conficcarono nel palmo, facendo
stillare calde gocce
scarlatte. Non visti dall’ignaro umano, i
tentacoli di Tenebra strisciarono sulle
gambe di
Neferet, cercando... trovando...
bevendo...
Ignorando il gelido calore di quella
familiare sofferenza, la Tsi Sgili
incroció lo sguardo del
sindaco al di sopra del proprio
bicchiere. Rapida, abbassó la voce
intonando un’ipnotica
cantilena:
«Non é la pace coi vampiri ció che vuoi.
Il loro fuoco e il loro ardore ameresti
far tuoi.
Reticenza e scrittura siano al bando!
Tu devi fare ció che io...»
Il cellulare di LaFont inizió a squillare.
L’uomo sbatté le palpebre e
l’espressione vitrea che gli
aveva annebbiato lo sguardo sparí.
Appoggió il bicchiere, prese il telefono
dalla tasca, sbirció lo
schermo e poi disse: «é il capo della
polizia». Toccó lo schermo e si passó
una mano sul viso
dicendo: «Dean, sono contento di
sentirti». Assentí e si rivolse a Neferet.
«Sono sicuro che mi
perdonerá.A questa chiamata devo
proprio rispondere. Torneró da lei al piú
presto coi dettagli
sul comitato e sulla rubrica di domande
dei lettori.»
Detto ció, raggiunse in fretta
l’ascensore, lasciando Neferet sola con
gli affamati tentacoli di
Tenebra.
Consentí loro di bere il suo sangue
ancora per poco, poi li scacció e si
leccó le ferite sul palmo
in modo che si chiudessero.
I viticci pulsavano intorno a lei,
fluttuando nell’aria come un nido di
serpi, pronti a eseguire i
suoi ordini.
«Adesso mi dovete un favore», disse
loro prima di sollevare il ricevitore del
telefono e digitare
il numero di Dallas.
Quando rispose, il ragazzo sembrava
arrabbiato. «Sará meglio che sia morto
qualcuno per
svegliarmi a quest’ora!»
«Taci, ragazzo! Ascolta e obbedisci.»
Neferet sorrise al silenzio che seguí il
suo comando.
Riusciva quasi a percepire l’odore della
paura attraverso il telefono. Poi riprese
a parlare in
fretta, riconquistando sicurezza e
autocontrollo: «Presto la scuola scoprirá
che ho troncato con
la Casa della Notte e faccio parte del
consiglio comunale di Tulsa. Tu sai che
intendo usare
questi umani solo per scatenare il
conflitto. Finché non saró apertamente
tornata da voi, tu
sarai le mie mani, i miei occhi e le mie
orecchie all’interno della Casa della
Notte. Ora che me
ne sono andata, comportati come se
volessi andare d’accordo col resto della
scuola. Conquista
la fiducia dei professori. Fai amicizia
coi novizi blu, e poi fa’ quello che
riesce meglio agli
adolescenti: pugnala alle spalle, divulga
pettegolezzi, crea dissapori».
«Quella banda di sfigati di Zoey non si
fiderá di me.»
«Ti ho detto di tacere, ascoltare e
obbedire! é ovvio che non puoi ottenere
la fiducia di Zoey.
Lei é troppo vicina a Stevie Rae. Ma
puoi disgregare quella sua stretta
cerchia; non é forte
come pensi. Fai leva sulle gemelle, in
particolare su Erin. L’acqua é piú
manipolabile e mutevole
del fuoco.» S’interruppe, aspettando che
lui mostrasse di aver compreso i suoi
ordini. Visto che
non lo faceva, sbottó:«Puoi parlare,
adesso!»
«Ho capito, Somma Sacerdotessa. Le
obbediró.»
«Ottimo. Aurox é tornato alla Casa della
Notte?»
«Io non l’ho visto. Perlomeno non era
tra quelli che sono stati riportati al
dormitorio dopo
l’incendio. é.. é stata lei ad appiccare il
fuoco?» chiese esitante Dallas.
«Sí, anche se si é trattato piú di un
incidente che di un atto intenzionale. Ha
provocato grandi
danni?»
«Be’, ha distrutto parte delle scuderie e
creato un vero casino.»
«Sono morti dei cavalli o dei novizi?»
domandó lei, speranzosa.
«No. Quel cowboy umano é rimasto
ferito, ma é tutto qui.»
«Che peccato. Ora, occupati di quello
che ti ho ordinato. Quando torneró a
capo della Casa
della Notte e governeró come Tsi Sgili,
dea di tutti i Vampiri, tu sarai
ampiamente
ricompensato.» Neferet premette il
pulsante che interrompeva la
comunicazione.
Stava sorseggiando il vino e progettando
una morte lenta e dolorosa per Charles
LaFont,
quando un rumore dalla camera da letto
attiró la sua attenzione. Si era
dimenticata del
giovane fattorino dell’hotel che aveva
sfacciatamente flirtato con lei qualche
ora prima. In quel
momento si era mostrato molto
desideroso di farsi bere il sangue.
Adesso di certo lo sarebbe
stato meno, avendo capito quanto lei
fosse andata vicino a prosciugarlo.
Neferet si alzó e
portó con sé il bicchiere mezzo vuoto
Mentre si dirigeva verso la stanza.
Avrebbe gustato la paura del ragazzo nel
poco sangue che gli restava.
Neferet sorrise.
7
ZOEY
Era previsto che Stevie Rae e io
incontrassimo Thanatos nella sua classe.
L’avevo chiamata dal
minibus. Non avevamo parlato molto.
Aveva detto solo di aver visto la
conferenza stampa di
Neferet e di andare subito da lei.
La Casa della Notte sapeva di fumo.
Tutta la scuola puzzava. Mentre
parcheggiavamo, mi resi conto che non
si trattava solo di
fumo. Purtroppo avevo abbastanza
esperienza da riconoscere l’odore acre
della paura.
Che la normale giornata di lezioni non
fosse iniziata era straovvio. C’erano
novizi che si
aggiravano in gruppetti spettegolanti.
Piú che chiaro che non stessero andando
alla prima ora.
Avrebbe dovuto essere bello.
Insomma, quale ragazzo non apprezza
una meganevicata o un tubo che perde o
quello che é?
Ma, non so come, non sembrava bello.
Sembrava confuso e poco sicuro.
«Okay, so che non é per niente normale
da parte mia dirlo, ma penso che oggi
Thanatos
avrebbe dovuto fare andare tutti a
lezione.» Afrodite espresse ad alta voce
i miei pensieri, in un
modo da mettere quasi i brividi.
«Invece qui sta andando in scena un vero
delirio, che é il sistema migliore per
scatenare un
panico da oh–cazzo– Senza–Neferet–
non-ce-la-possiamo–fare.» Con un
gesto, indicó sia i
gruppetti di novizi che bisbigliavano sia
quelli che, insieme coi vampiri, si
stavano dedicando a
due incarichi molto tristi: ripulire le
scuderie dai detriti e aggiungere legna
all’enorme struttura
di assi e travi che Sarebbe diventata la
pira funebre di Dragone Lankford.
«Concordo con te, mia cara», commentó
cupo Dario.
Inviai una silenziosa ma sentita
preghiera: Nyx, aiutami a dire e fare la
cosa giusta. E aiuta il
mio cerchio, i miei amici a essere forti e
decisi. Poi guardai il mio gruppo e
seguii l’istinto.
«Okay, per quanto detesti ammetterlo ad
alta voce, sí, be’, e anche non ad alta
voce, Afrodite
ha ragione.»
Con un colpo di ciuffo, Afrodite scostó
all’indietro i lunghi capelli biondi.
«Ovvio che ho
ragione.»
«A questa scuola serve una megadose di
normalitá e, purtroppo, al momento
credo che siamo
noi la parte migliore di normalitá che
avranno tutti, qui.»
«Questo significa che sono fottuti»,
sentenzió Kramisha. Si era messa la
parrucca gialla con taglio
carré e delle zeppe di pelle nera a righe
che dovevano essere quasi quindici
centimetri. La
gonna era corta e iperluccicante.
Non so come ma quel look assurdo non
le stava male, cosa che mi fece valutare
l’idea – per
circa due secondi e mezzo – di mettermi
i tacchi piú spesso.
«Guarda, Kramisha, che sono seria»,
replicai.
«Anch’io», ribatté lei.
«Ehi, ragaaazzi, noi possiamo essere
normali. Un nuovo tipo di normale. Uno
molto piú
interessante», intervenne Stevie Rae
rivolgendo un sorrisone a Rephaim.
Afrodite sbuffó.Io la ignorai, sorrisi a
Stevie Rae, e ripresi a parlare, seria:
«Dobbiamo dividerci.
Un po’ di voi andrá alle scuderie, gli
altri alla pira di Dragone. Ricordatevi,
siate normali.
Comportatevi come al solito. Dobbiamo
prendere in mano la situazione per
riportarla a un
livello che sembri gestibile. Sentite, in
questo momento si direbbe che siamo
stati attaccati su
tutti i fronti. Le scuderie incendiate. I
gatti uccisi. Dragone morto. E adesso
Neferet non é piú
solo una pazza cattiva: é una pazza
cattiva che ha coinvolto gli umani di
Tulsa in faccende che
vanno al di lá della loro comprensione.
Noi dobbiamo essere forti e visibili.
Dobbiamo tenere
unita la Casa della Notte. come ho detto
a Thanatos ieri sera, siamo molto piú
che dei bambini
che bisticciano ed é ora che alziamo la
testa, restiamo compatti e otteniamo il
rispetto che
meritiamo».
«Saggio consiglio, Sacerdotessa»,
commentó Dario, facendomi venire una
gran voglia di
abbracciarlo. «Io andró alla pira di
Dragone a diffondere calma.»
Rivolse un caldo sorriso ad Afrodite.
«Vieni con me. Avrai un effetto positivo
sui Guerrieri in
lutto per la morte del Signore delle
Spade.»
«In circostanze normali, tesoro, direi
che ovunque vai tu vado io», rispose
Afrodite. «Ma ho
bisogno di stare un attimo con Zoey,
quindi andró con lei a parlare a
Thanatos. Che ne dici se
c’incontriamo alla pira non appena ho
finito?»
Le sue parole mi stupirono e riflettei sul
fatto che, a parte Shaylin a inizio
giornata, dopo il
Rituale di Svelamento non avevo parlato
davvero con nessuno. Il tragitto in bus
col corpo di
Dragone era stato silenzioso e difficile.
Poi c’erano stati l’incendio, i gatti morti
e, per fortuna,
il sonno, anche se non avevo dormito
abbastanza. Il che significava che
nessuno mi aveva
ancora messo all’angolo per chiedermi
di Aurox. Che Afrodite avesse
quell’intenzione? La
guardai. Si era alzata in punta di piedi e
stava dando un bacio a Dario. Sembrava
quella di
sempre: pazza del suo Guerriero e un
po’ stronza col resto del mondo.
«Anch’io vado con Zy.» La voce di
Stevie Rae interruppe il mio nevrotico
studio di Afrodite.
«Dopo aver parlato con Thanatos andró
alla pira funebre.
Dovrai essere ben salda e, per una cosa
del genere, l’elemento giusto é la terra.»
Diede un
rapido bacio a Rephaim. «Ci vediamo
lá?»
«Ci saró.» Ricambió il bacio,
sfiorandole con dolcezza la guancia. Poi
guardó me. «Se nessuno ha
obiezioni, mi piacerebbe fare un giro di
perlustrazione intorno alla scuola,
soprattutto verso il
muro di cinta a est. Se i tentacoli di
Tenebra di Neferet strisciano da queste
parti, é meglio
saperlo.»
«A me sembra un’ottima idea. Voi
ragazzi che ne dite?» chiesi, guardando
Stark e Dario per
conferma.
I due Guerrieri annuirono.
«Okay, grandioso.» Quindi spostai
l’attenzione su Stevie Rae. «E credo che
sia un’ottima idea
anche invocare il tuo elemento. Damien,
Shaunee ed Erin... voi tenetevi vicino i
vostri
elementi. Se possono contribuire a dare
forza o sostegno, evocateli. Basta che
non vi facciate
notare troppo e...» Resami conto di ció
che avevo appena detto, non conclusi la
frase. «No,
invece. Se dovete usare i vostri
elementi, fatevi notare.»
«Ho capito cosa hai in mente», mi disse
Damien. «é ora che la Casa della Notte
sia consapevole
che dalla nostra parte agiscono
prodigiose forze del bene contro tutta
quella Tenebra.»
«Prodigioso significa eccezionale»,
tradusse Stevie Rae.
«Sappiamo cosa significa», la rimbeccó
Kramisha.
«Io no», fece Shaunee.
«Io neanche», si accodó Erin.
Avrei voluto sorridere alle gemelle e
dire che era bello sentire di nuovo
commenti gemellosi
ma, un attimo dopo, Erin arrossí e si
allontanó da Shaunee, che sembrava
molto a disagio,
quindi abbandonai – per il momento –
l’idea e presi mentalmente nota di
accendere una
candela rossa e una blu per loro,
chiedendo a Nyx un po’ di aiuto extra.
Se trovavo il tempo.
Cavolo, se Nyx trovava il tempo.
Soffocai un sospiro. «Okay, bene.
Allora, dividetevi in gruppi. Andate a
fare cose normali, tipo
prendere dei libri per studiare e andare
in biblioteca.»
«Questo per me non é normale», udii
brontolare Johnny B, e alcuni ragazzi
intorno a lui
scoppiarono a ridere.
Mi piaceva quel suono. Era normale.
«Allora vai in palestra a prendere un
pallone da basket o qualcos’altro da
maschio», dissi senza
riuscire a non sorridere.
«Io vado in sala mensa. Nella nostra
cucina sembra siano passate le
cavallette. Zy, dobbiamo
fermarci a comprare qualcosa prima di
tornare nei tunnel», disse Kramisha.
«Sí, be’, questo é normale. Vai pure. Chi
non ha mangiato prima di venire qui,
vada con lei. E,
ragazzi, separatevi, non state tutti
insieme. Parlate con gli altri novizi»,
aggiunsi.
Udii suoni che indicavano approvazione
e vidi che si organizzavano,
frazionandosi in piccoli
gruppi intorno a Dario, alle gemelle, a
Damien e a Kramisha. Rephaim si
allontanó da solo.
Tenni gli occhi fissi sulla sua schiena
per un po’, chiedendomi se si sarebbe
mai integrato del
tutto e, in caso contrario, cosa avrebbe
significato per la sua relazione con
Stevie Rae. Guardai
lei, che a sua volta osservava Rephaim,
con espressione adorante. Mi morsi il
labbro e
continuai a preoccuparmi.
«Stai bene, Zy?» sussurró Stark
mettendomi un braccio intorno alle
spalle.
«Sí», risposi, appoggiandomi a lui per
un istante.
«Sono solo ansiosa in modo ossessivo.
Come sempre.»
Mi strinse. «Questo va bene, basta che
non ti metti a frignare. Tutto quel
colamento di naso
quando piangi ti dona proprio poco.»
Gli assestai un pugno scherzoso. «Io non
piango mai.»
«Oh, certo, giusto, e non ti cola neanche
mai il naso», replicó con quel suo
stupendo sorrisetto
sbruffone.
«Lo so! Incredibile, vero?»
«Verissssssimo.» Mi stampó un bacio
sulla testa.
«Ehi», dissi, ancora al sicuro tra le sue
braccia. «Andresti alle scuderie a dare
una mano a
Lenobia? Io vado da Thanatos, poi ti
raggiungo lá.»
Esitó solo un istante e l’abbraccio si
fece piú forte. A Stark non piaceva
separarsi da me,
soprattutto quando succedevano cose
strane, ma assentí e replicó in fretta:
«Saró lí, e ti tengo sotto controllo». Poi
mi bació sulla fronte, mi lasció andare e
si diresse verso
le scuderie.
Rabbrividii per l’improvvisa mancanza
del suo calore.
Gli altri ragazzi iniziarono ad
allontanarsi a gruppetti, mentre Stevie
Rae e Afrodite rimasero
insieme con me.
«Saró da voi tra un secondo. Prima devo
dare un colpo di telefono a mia madre.
Deve sapere
che Neferet non é solo un mucchio di
stronzate, ma anche un pericoloso
mucchio di guai», disse
Afrodite.
«Pensi che ti ascolterá?» chiesi.
«Assolutamente no. Ma ci provo lo
stesso», rispose senza esitazioni.
«Perché non chiami tuo papá?Voglio
dire, é lui il sindaco, non tua mamma»,
saltó su Stevie
Rae.
«In casa LaFont il capo é mia madre. Se
c’é una possibilitá che il signor sindaco
si faccia un’idea
riguardo a Neferet, sará grazie a lei.»
«Allora buona fortuna», le augurai.
«Sí, be’, vedremo», commentó Afrodite
prima di tirar fuori il telefono e
allontanarsi da noi.
Con mio stupore, Shaylin si staccó da un
gruppetto e si mise al mio fianco.
«Posso venire con
voi?» Aveva parlato sottovoce ma con
chiarezza, il mento alto come se fosse
pronta a uno
scontro.
«Perché?» chiesi.
«Voglio chiedere a Thanatos dei miei
colori. So che voi mi avete detto di
tenere segreto il mio
dono, e capisco il motivo. É una cosa
che Neferet non doveva sapere. Ma lei
non é piú la
Somma Sacerdotessa, e io ho delle
domande cui devo trovare risposta. Se a
voi due non
dispiace, vengo anch’io», aggiunse.
Guardai Stevie Rae. «Sei tu la sua
Somma Sacerdotessa. A te sta bene?»
«Non ne sono sicura. Tu che dici?»
«Dico che, se non ci possiamo fidare di
Thanatos, siamo fregati del tutto»,
replicai.
«Be’, allora mi sa che é il caso di
mettere in cerchio i carri da pionieri e
considerare Thanatos
una dei nostri.
Quindi immagino che mi stia bene.»
«D’accordo, puoi venire», dissi a
Shaylin.
«Grazie», fece lei.
«Ho solo perso tempo.» Afrodite ci
raggiunse mentre rimetteva il cellulare
nella sua stilosissima
e scintillante borsa d’oro di Valentino.
«Perlomeno non ne ho perso molto.»
«Non ha voluto ascoltarti?» domandai.
«Oh, no, mi ha ascoltato. Poi mi ha detto
che il suo commento erano solo due
parole: Nelly
Vanzetti. Dopo di che ha riagganciato.»
«Eh?» feci.
«Nelly Vanzetti é la psi di mia madre»,
spiegó Afrodite.
«E perché tua mamma ti ha detto il suo
nome?» chiese Stevie Rae.
«Perché,zucca campagnola, é il suo
modo di dirmi che le sembro fuori di
testa. Non che le
importi davvero che io sia pazza o no,
vuole solo chiarire che non ha intenzione
di ascoltarmi,
ma che pagherá la sua psicoterapeuta
per farlo.» Afrodite si strinse nelle
spalle. «La solita
vecchia storia.»
«Che cosa meschina», commentó
Shaylin.
Afrodite socchiuse le palpebre. «Tu
perché sei qui?»
«Lei ha un dono», disse Stevie Rae.
«In proposito il mio livello di chissene é
altissimo», replicó Afrodite.
«Ho delle domande per Thanatos»,
spiegó Shaylin.
«Viene con noi», aggiunsi.
«Come volete.» Afrodite le diede
un’occhiata sprezzante. «Vai, allora.
Davanti a noi. Devo
parlare a queste due, senza orecchie
multicolori in ascolto.»
«Shaylin, comincia pure ad andare»,
dissi prima che potessero mettersi a
litigare. Di nuovo. «Ci
troviamo nell’ufficio di Thanatos.»
La ragazza annuí, guardó male Afrodite,
e si allontanó.
Afrodite sollevó la mano. «Sí, lo so,
dovrei essere piú gentile, bla bla bla.
Ma lei mi dá sui
nervi. Mi ricorda troppo una Kim
Kardashian in miniatura, ovvero una tipa
inutile, irritante e
decisamente troppo vistosa.»
Guardai Stevie Rae aspettandomi che
replicasse, invece si limitó a scuotere la
testa dicendo:
«Sono stufa di frustare un accidenti di
cavallo morto».
«Cavallo morto? é tutto qui? Sul serio?»
commentó Afrodite.
«Io a te non ho intenzione di parlare mai
piú», le disse Stevie Rae.
«Bene. Ora, passiamo alle cose
importanti. Non vi piacerá niente di
quello che devo dirvi, ma
é necessario che ascoltiate... a meno di
non voler diventare come mia madre.»
«Ti ascoltiamo», replicai subito.
Stevie Rae tenne le labbra serrate ma
assentí.
«Per prima cosa, zucca campagnola, so
che sei tutta occhioni languidi con
Kalona da quando ha
versato acqua sul tuo merlotto e l’ha
fatto resuscitare...»
«Ha pianto lacrime immortali su suo
figlio e l’ha riportato magicamente alla
vita dopo che era
quasi morto. Accidenti al cavolo, c’eri
anche tu! L’hai visto», sbottó Stevie Rae.
«Tu non mi parlavi piú, ricordi? Ma hai
appena chiarito al mio posto quello che
intendevo: fino
a qualche ora fa, credevamo che Kalona
fosse pericoloso e fuori come un
balcone quanto
Neferet. Adesso é il Guerriero della
Morte. Tutta la scuola gli sbaverá dietro,
come é successo
dopo che é uscito dal terreno. Noi
dobbiamo mostrare piú buonsenso. O
almeno io mostreró
piú buonsenso. Sarebbe carino se anche
voi due vi uniste a me.»
«Io non mi fideró mai di lui.» Avevo
parlato sottovoce, pronunciando parole
che mi venivano
dal profondo del cuore.
«Zy, si é legato a Thanatos col
Giuramento di Guerriero», replicó
Stevie Rae.
Incrociai il suo sguardo. «Ha ucciso
Heath. Ha ucciso Stark. Ha riportato in
vita Stark solo
perché l’ha costretto Nyx. Stevie Rae, io
ero nell’Aldilá con lui. Kalona ha
chiesto alla Dea
quando l’avrebbe perdonato e lei ha
risposto che avrebbe potuto
domandarglielo solo quando
fosse stato degno del suo perdono.»
«Magari ci sta lavorando», osservó.
«E magari é un violentatore assassino
imbroglione e bugiardo», ribatté
Afrodite. «Se Zoey e io ci
sbagliamo, benissimo. Potrai dirci ’ve
l’avevo detto’ e ci scambieremo grandi
sorrisi e
organizzeremo una stupida festa. Se
invece abbiamo ragione, non dobbiamo
farci cogliere alla
sprovvista quando un dio caduto si fará
prendere di nuovo da un attacco di
violenza furiosa.»
Stevie Rae sospiró.«Lo so, lo so. Hai
ragione. Non mi fideró di lui al cento
per cento.»
«Ottimo. Ma tieni d’occhio anche il tuo
merlotto.
Lui sí che si fida del paparino al cento
per cento, il che significa che Kalona
puó usarlo per i suoi
interessi. Di nuovo.»
L’espressione di Stevie Rae si fece piú
tesa, ma la mia amica annuí. «Sí, lo
faró.»
«Seconda cosa» – l’attenzione di
Afrodite si spostó tutta su di me, –
«spiegami quella strana
stronzata che ti é passata per la testa ieri
sera quando hai chiamato Heath quel
toro del cazzo.»
«Cosa? Non é vero! Giusto, Zy?» saltó
su Stevie Rae.
Okay, mentire sarebbe stato facile. Avrei
potuto semplicemente dire che Afrodite
aveva perso
la testa e ormai sentiva le voci.
Insomma, la sera prima c’era stata una
tale quantitá di follia in
giro... per non parlare del fatto che gli
elementi si erano manifestati con tanta
intensitá da
rendere chiaro solo l’omicidio di mia
mamma da parte di Neferet e il fatto che
lei fosse la
Consorte della Tenebra.
E stavo quasi per mentire.
Poi mi ricordai di quanto mi era costato
avere detto bugie ai miei amici: avevo
perso non solo
la loro fiducia per un certo periodo, ma
anche il rispetto per me stessa.
Non ero stata bene quando avevo
mentito. Mi ero sentita non in sincronia
con la Dea e con la
strada che ritenevo volesse che seguissi.
Quindi presi un profondo respiro e dissi
la veritá tutto d’un fiato: «Ho guardato
Aurox
attraverso la pietra del veggente e ho
visto Heath e questo mi ha spaventato da
morire e l’ho
chiamato e Aurox si é voltato e mi ha
fissato prima di ritrasformarsi in quel
mostro di toro e
allora mi ha caricato e io sono rimasta
ferma e gli ho detto che a me non
avrebbe fatto del
male. Fine».
«Tu hai perso quel poco di cervello che
ti restava.
Merda, mi sa che ho buttato via troppo
presto il numero della psi di mia madre.
Devi farti
curare.»
«Zy, io saró piú gentile di Afrodite, ma
proprio non ha senso. Come puó Heath
essere intorno
ad Aurox?»
«Non lo so! E non gli stava intorno. Era
come se Heath splendesse sopra Aurox.
O perlomeno
lo offuscava con uno scintillio tipo
pietra di luna.» Avrei voluto urlare tutta
la frustrazione che
provavo per non essere in grado di
descrivere quello che avevo intravisto.
«Era tipo un fantasma?» chiese Stevie
Rae.
«Questo un minimo di senso potrebbe
averlo», commentó Afrodite con un
cenno del capo
verso Stevie Rae, quasi le due stessero
arrivando a capirci qualcosa.
«Eravamo nel bel mezzo di un rito per
evocare la Morte.
Heath é morto. Magari abbiamo
ripescato il suo fantasma.»
«Non credo», replicai.
«Ma non ne sei sicura, giusto?»
s’informó Stevie Rae.
«No, non sono sicura di niente tranne
che la pietra del veggente é magia
antica, e la magia
antica é forte e imprevedibile. Cavolo,
dovrebbe anche trovarsi solo sull’isola
di Skye, quindi
non so perché vedo cose simili.»
Sollevai le braccia. «Forse l’ho
immaginato. Forse no. é strano
persino per me. Pensavo di aver visto
Heath e poi Aurox si é completamente
trasformato in
quell’orrendo toro ed é scappato.»
«é successo tutto molto in fretta»,
commentó Stevie Rae.
«La prossima volta che vedi Aurox, devi
guardarlo attraverso quel maledetto
sasso, poco ma
sicuro. E non stare sola con lui», disse
Afrodite.
«Non ci penso proprio! Non so neanche
dove sia.»
«Sará tornato da Neferet», disse
Afrodite.
Avrei dovuto tenere la bocca chiusa,
invece sbottai:
«Ha detto di avere fatto una scelta
diversa».
«Sí, certo, un attimo dopo avere ucciso
Dragone e quasi ammazzato Rephaim»,
ribatté
Afrodite.
Sospirai.
«Stark che ne dice?» domandó Afrodite.
Dato che non rispondevo, inarcó un
sopracciglio
biondo. «Oh, ci sono.
Non gliel’hai detto. Giusto?»
«Giusto.»
«Be’, Zy, non posso fartene una colpa»,
commentó Stevie Rae, gentile come
sempre.
«Lui é il suo Guerriero, il suo
Guardiano», insistette Afrodite. «Per
quanto riesca a essere
arrogante, il ragazzo deve sapere che
Zoey ha una passione per Aurox.»
«Ma non é vero!»
«Okay, non per Aurox ma per Heath, e tu
pensi che Heath possa essere Aurox.»
Afrodite scosse
la testa.
«Lo vedi quanto fa Crazy Town?»
«La mia vita é Crazy Town», ammisi.
«Stark deve sapere che potresti essere
vulnerabile nei confronti di Aurox»,
sentenzió Afrodite.
«Ma io non sono vulnerabile nei suoi
confronti!»
«Zucca campagnola, diglielo.»
Stevie Rae evitó d’incrociare il mio
sguardo.
«Stevie Rae?»
Lei sospiró e si decise a guardarmi. «Se
sei convinta che ci sia anche una minima
possibilitá che
Heath infesti Aurox o quello che
é,significa che non puoi ragionare in
modo chiaro riguardo a
lui. Lo so. Se perdessi Rephaim e poi
pensassi di vederlo intorno a un altro
tipo, anche se
sembrasse folle, quel tipo sarebbe in
grado di colpirmi.
Qui.» Indicó il cuore. «E, per la maggior
parte del tempo, quello prevale su
questa.» Indicó la
testa.
«Quindi racconta ad arcoman quello che
credi di avere visto», concluse Afrodite.
Mi scocciava da morire ammetterlo, ma
sapevo che avevano ragione.
«D’accordo. é una cosa
che fa schifo, ma... d’accordo. Glielo
diró.»
«E io lo diró a Dario», fece Afrodite.
«Be’, io lo diró a Rephaim», aggiunse
Stevie Rae.
«Perché?» Stavo per esplodere.
«Perché i Guerrieri intorno a te lo
devono sapere», spiegó Afrodite.
«D’accordo», ripetei a denti stretti. «Ma
finisce qui.
Sono stufa della gente che parla di me e
dei miei problemi coi ragazzi.»
«Be’, Zy, tu ce l’hai qualche problema
coi ragazzi», commentó in tono frivolo
Stevie Rae
prendendomi sottobraccio.
«E dobbiamo dirlo anche a Thanatos»,
disse Afrodite mentre tutt’e tre ci
dirigevamo verso la
sua classe. «La sua affinitá é con la
morte. Direi che ha senso che sappia di
fantasmi e cose
simili.»
«Perché non lo scriviamo sul Tulsa
World, cosí Neferet puó farci un articolo
nella sua maledetta
rubrica di posta dei lettori?» sbottai.
«’Maledetta’ équasi una parolaccia. Fai
attenzione o la prossima volta sará un
’cazzo’ a
scapparti di bocca», saltó su Afrodite.
«Un ’cazzo’ che scappa di bocca?
Guarda che non suona mica bene», la
rimbeccó Stevie Rae
scuotendo la testa.
Accelerai il passo, trascinandomi quasi
dietro Stevie Rae e facendo corricchiare
Afrodite per
raggiungerci.
Non le ascoltai mentre discutevano di
parolacce. Invece, ripresi a
preoccuparmi.
Mi preoccupavo della nostra scuola.
Mi preoccupavo della questione
Aurox/Heath.
Mi preoccupavo di dover dire a Stark
della questione Aurox/Heath.
E mi preoccupavo del mio stomaco
annodato e della non remota possibilitá
che venissi colpita
da un furioso attacco di diarrea nel bel
mezzo di tutto questo. Di nuovo.
8
SHAUNEE
«Damien, credo che farei meglio a
tenermi lontana dalle scuderie.
Ultimamente Lenobia di
fuoco ne ha avuto piú che a sufficienza.»
Shaunee spostó lo sguardo da Damien a
Erin. I tre si
erano allontanati quando Zoey aveva
detto a tutti di sparpagliarsi, solo che,
invece di
dividersi, erano rimasti insieme per
cercare di capire dove i loro elementi
sarebbero stati piú
utili.
«Giusta osservazione», convenne
Damien. «Ha piú senso che tu vada alla
pira di Dragone. Lí ci
sará presto bisogno di te.»
Le spalle di Shaunee si abbassarono di
colpo. «Giá,lo so, ma non sono
esattamente impaziente
di farlo.»
«Avvolgiti nel tuo elemento e sará piú
facile», intervenne Erin.
Shaunee la fissó sbattendo le palpebre,
sorpresa non tanto dal fatto che le
avesse parlato –
anche se aveva evitato di farlo dal
momento in cui si erano sgemellate – ma
piuttosto dal tono
sbrigativo. Parlava di bruciare il corpo
di Dragone come se fosse poco piú che
accendere un
fiammifero. «Erin, non ci sará niente di
facile nel funerale di Dragone. Con o
senza il mio
elemento.»
«Non intendevo facile facile», replicó
Erin, scocciata.
Shaunee aveva l’impressione che, negli
ultimi tempi, l’ex gemella lo fosse
sempre, scocciata.
«Intendevo solo che quando ti avvolgi
nel tuo elemento il resto non ti
preoccupa piú di tanto.
Ma forse il punto é che tu non sei
abbastanza partecipe del tuo elemento.»
«Che cavolata! La mia affinitá col fuoco
é almeno quanto la tua con l’acqua.»
Erin si strinse nelle spalle. «Come vuoi.
Stavo solo cercando di aiutarti. D’ora in
avanti non ci
proveró piú.» Si rivolse a Damien, che
le stava osservando come non sapesse
se intromettersi o
scappare a gambe lavate. «Vado io alle
scuderie. A Lenobia fará piacere vedere
l’acqua, e io
non ho problemi a usare il mio
elemento.» Senza aggiungere altro, si
allontanó.
«Ma é sempre stata cosí?» chiese
Shaunee, dando voce alla domanda che
le frullava per la testa
da giorni.
«Cosí come?»
«Senza cuore.»
«La veritá?»
«Sí. Erin é sempre stata cosí
insensibile?»
«Ecco, vedi, mi é davvero difficile
risponderti.» Damien parlava sottovoce,
quasi pensasse di
dover stare attento alle parole per non
ferirla.
«Dimmi la veritá,anche se é
spiacevole», replicó la ragazza.
«Bene, allora, sinceramente, finché non
vi siete divise, era impossibile
distinguervi. Non avevo
mai parlato da solo con una di voi.
Finivate l’una le frasi dell’altra. Era
come se foste due metá
di un tutto.»
«E adesso non piú?» lo spronó Shaunee
vedendo che esitava.
«No, adesso é diverso. Adesso siete due
individui con una personalitá propria.»
Le sorrise. «Il
modo piú carino per dire la cosa é che
alla maggior parte di noi risulta piuttosto
evidente che é
la tua personalitá quella col cuore.»
Shaunee guardó Erin in lontananza. «Lo
sapevo anche
prima, e mi faceva venire i nervi. Sai, il
modo in cui riusciva a essere cosí
sarcastica e pettegola
e meschina. Ma passare il tempo con lei
poteva anche essere molto divertente, mi
sembrava di
stare con una in gamba.»
«Sembrava cosí perché si divertiva a
spese degli altri ed escludeva le persone
per sembrare
migliore di chiunque», commentó
Damien.
Shaunee incroció il suo sguardo. «Lo so.
Adesso lo vedo. Prima vedevo solo che
eravamo
migliori amiche, e io avevo bisogno di
una migliore amica.»
«Ora non piú?» chiese lui.
«Ora ho bisogno di piacermi, e non
posso farlo se sono solo la metá di una
persona. Sono
anche stufa di dover sempre dire
qualcosa di sarcastico o spiritoso o
semplicemente odioso.»
Scosse la testa, sentendosi triste e
vecchia. «Questo non significa che io
trovi orribile Erin.
A dire il vero, vorrei che fosse in gamba
e divertente e grandiosa come credevo
una volta. Peró
immagino di avere appena capito che
tutte queste cose dovrá esserle, o non
esserle, per conto
suo. Non ha niente a che vedere con
me.»
«Sei piú intelligente di quanto pensavo»,
ammise Damien.
«Continuo a essere una schiappa a
scuola.» Lui sorrise. «Ci sono altri tipi
d’intelligenza.»
«Be’, questa per me é una buona
notizia.»
«Ehi, non ti sottovalutare. Potresti
essere brava anche a scuola se solo ci
provassi un po’.»
«So che a te sembra una cosa positiva,
ma a me va benissimo la parte degli
’altri tipi
d’intelligenza’.»
Damien rise e Shaunee aggiunse: «Vado
alla pira. Magari stare da quelle parti
sará d’aiuto».
«D’aiuto a te o ai Guerrieri?»
«A uno dei due. A entrambi. Non lo so»,
confessó con un sospiro.
«Io credo che sará utile a entrambi.
Quanto a me, me ne andró in giro, come
l’aria. Tenteró di
soffiare via un po’ della Tenebra rimasta
appiccicata a questo posto», disse
Damien.
«Lo percepisci anche tu?»
Lui annuí. «Percepisco che qui l’energia
non é buona.
Sono accadute troppe cose negative in
troppo poco tempo.» Inclinó la testa,
studiando
Shaunee. «Adesso che ci penso meglio,
non credo che dovresti tenerti lontana
dalle scuderie. Il
fuoco non é cattivo. Tu non sei cattiva. E
Lenobia lo sa. Ti ricordi come hai
riscaldato i ferri dei
cavalli perché potessimo cavalcare
nella tempesta di ghiaccio?»
«Me lo ricordo.» Era vero, e quel
pensiero la fece sentire piú leggera.
«Quindi vai alla pira, da’ una mano lí,
ma vai anche alle scuderie. Ricorda a
tutti che il fuoco
puó fare molto piú che distruggere. Il
punto non é mai l’arma, ma chi la
brandisce.»
«Immagino giusto se penso che volessi
dire che l’importante é come lo si usa?»
Il sorriso di Damien si allargó.«Visto?
Te l’avevo detto che potresti essere
brava a scuola.
Brandire é un verbo interessante, cosí
come i suoi sinonimi dalle varie
sfaccettature, tipo
impugnare o maneggiare o gestire o
esercitare o far valere... a seconda del
caso.»
«Mi stai facendo venire mal di testa»,
commentó Shaunee, ma ridendo.
«Allora, ci vediamo dopo alle
scuderie?»
«Sí, certo.»
Damien fece per andarsene, ma ci
ripensó e tornó da lei per abbracciarla
stretta. «Sono
contento che tu sia diventata la persona
che sei. E, se ti serve un amico, io sono
qui per te», le
disse, quindi corse via.
Shaunee ricacció indietro le lacrime e
sorrise, osservando i vaporosi capelli
castani del novizio
agitarsi nella brezza che aveva creato,
quindi mormoró:«Fuoco, manda a
Damien una piccola
scintilla. Merita di trovare un ragazzo
carino che lo renda felice, soprattutto
visto che lui ce la
mette sempre tutta per rendere felici gli
altri».
Sentendosi meglio di quanto non si
sentisse da settimane, Shaunee si
allontanó in un’altra
direzione. I suoi passi erano piú lenti,
piú calcolati di quelli di Damien, ma
non temeva piú il
posto dove stava andando. Non era
impaziente di vedere la pira e il fuoco,
non era Erin.
Non poteva semplicemente chiudere
fuori da sé tristezza e dolore,
congelando i propri
sentimenti. E sai che c’é?Non vorrei
essere fredda e congelata dentro, anche
se questo
significherebbe soffrire meno, decise.
Shaunee stava traendo forza dal calore
costante del proprio elemento. Grazie,
Nyx. Cercheró
di brandirlo nel modo giusto, era quello
che stava pensando quando s’intromise
la voce
dell’immortale: «Non ti ho ringraziato».
Shaunee alzó gli occhi e vide Kalona
accanto alla grande statua di Nyx che si
trovava davanti al
tempio della scuola. Indossava jeans e
un gilé di pelle molto simile a quello
che portava
Dragone, solo che il suo era piú grande
e aveva due tagli da cui uscivano le ali
nere che
l’immortale teneva piegate sulla schiena.
E non aveva neppure il simbolo della
Dea, ma
risultava difficile pensare a una cosa del
genere mentre lui la fissava con quegli
ultraterreni occhi
d’ambra.
É davvero stupendo nel modo piú
assoluto e non umano.
Shaunee scacció dalla testa quel
pensiero e si concentró Invece su quanto
le aveva detto.
«Ringraziarmi? Per cosa?»
«Per avermi dato il tuo cellulare. Se non
l’avessi fatto, Stevie Rae non avrebbe
potuto
chiamarmi. Se non fosse stato per te,
adesso Rephaim sarebbe morto.»
Shaunee avvampó.Si strinse nelle spalle,
senza capire perché all’improvviso si
sentisse cosí
nervosa. «Sei tu quello che é arrivato
quando lei ha chiamato. Avresti anche
potuto non
rispondere e continuare a essere un
padre di merda», sbottó la novizia.
Seguí un silenzio lungo e imbarazzato,
poi Kalona replicó: «Ció che dici é la
veritá. Non sono
stato un buon padre per i miei figli.
Continuo a non esserlo per tutti i miei
figli».
Shaunee lo guardó,chiedendosi cosa
intendesse realmente. La voce
dell’immortale era strana. Si
sarebbe aspettata di sentirlo triste o
serio o anche incavolato.
Invece sembrava stupito e un po’ a
disagio, come se quei pensieri fossero
una completa novitá
per lui. Avrebbe voluto guardarlo in
faccia per vedere la sua espressione, ma
lui stava fissando
la statua di Nyx.
«Be’», riprese la ragazza, non sapendo
bene cosa dirgli.
«Stai riorganizzando il tuo rapporto con
Rephaim.
Magari non é troppo tardi per sistemare
le cose anche con gli altri tuoi figli. So
che, se mio
padre si facesse vivo e volesse fare
parte della mia vita, io accetterei.
Perlomeno gli darei una possibilitá.»
L’immortale aveva girato la testa e
adesso fissava Shaunee.
Le venne la tremarella, come se quegli
occhi d’ambra potessero scoprire troppo
di lei. «Quello
che voglio dire é che non credo sia mai
troppo tardi per fare la cosa giusta.»
«Ne sei davvero convinta?»
«Sí. Negli ultimi tempi sono arrivata a
esserne sempre piú convinta.» Desideró
che lui
distogliesse lo sguardo.
«Allora, quanti figli hai?»
Lui fece spallucce, le massicce ali che si
sollevavano leggermente. «Ho perso il
conto.»
«Direi che sapere quanti figli hai é un
buon punto di partenza in tutta la
faccenda del vorrei–
essereun–buonpadre.»
«C’é una notevole differenza tra sapere
una cosa e prendere provvedimenti in
proposito»,
replicó lui.
«Certo, ma io ho detto che é un buon
punto di partenza.» Shaunee piegó la
testa verso la
statua. «Anche questo é un buon punto di
partenza.»
«La statua della Dea?»
La ragazza aggrottó la fronte, un po’
meno a disagio sotto il suo sguardo. «Si
puó fare di piú
che gironzolare qui intorno. Prova a
implorare il suo...»
«Il perdono non é accordato a tutti!»
tuonó l’immortale.
Shaunee si accorse di stare tremando,
ma il suo sguardo si spostó sulla statua
di Nyx. Avrebbe
potuto quasi giurare che le belle labbra
di marmo si stessero piegando all’insú
in un dolce
sorriso rivolto a lei. Che si trattasse o
no della sua immaginazione, la cosa
diede alla novizia
quel tanto di coraggio che le serviva per
continuare d’un fiato: «Non stavo
dicendo ’perdono’.
Stavo per dire’aiuto’. Prova a chiedere
aiuto a Nyx».
«Nyx non mi ascolterebbe. Sono
millenni che non lo fa.» Kalona aveva
parlato talmente piano
che Shaunee aveva fatto una gran fatica a
sentirlo.
«Durante questi millenni, quante volte le
hai chiesto aiuto?»
«Mai.»
«Allora come fai a sapere che non ti
ascolta?»
Kalona scosse la testa. «Sei stata
mandata da me per essere la mia
coscienza?»
Fu il turno di Shaunee di scuotere la
testa. «Non sono stata mandata da te, e
la Dea sa che ho
giá abbastanza problemi con la mia, di
coscienza. Figuriamoci se posso essere
quella di qualcun
altro.»
«Non ne sarei cosí sicuro, giovane
novizia incandescente... Non ne sarei
cosí sicuro», rifletté ad
alta voce l’immortale, poi, in modo
brusco, si allontanó dalla ragazza, fece
alcuni passi lunghi e
rapidi, e si lanció nel cielo della notte.
REPHAIM Non gli importava poi molto
che la maggior parte dei ragazzi
continuasse a evitarlo.
Damien era gentile, ma Damien era
gentile con tutti, quindi Rephaim non era
certo cha la sua
cortesia lo riguardasse in modo
personale.
Perlomeno Stark e Dario non cercavano
di ucciderlo né di tenerlo lontano da
Stevie Rae. Di
recente Dario era addirittura sembrato
quasi amichevole. La sera prima, il
Guerriero l’aveva
persino aiutato quando era inciampato
nel salire sul bus, ancora debole per le
ferite guarite per
magia.
Mio padre mi ha salvato e poi si é
vincolato con giuramento come
Guerriero della Morte. Lui
mi vuole bene, e sta scegliendo la Luce
invece della Tenebra. Il pensiero lo fece
sorridere, anche
se l’ex Raven Mocker non era ingenuo e
fiducioso quanto credevano Stevie Rae e
gli altri.
Rephaim voleva che suo padre
continuasse sulla via di Nyx, lo voleva
moltissimo. Ma lui,
meglio di chiunque altro tranne la Dea
stessa, conosceva la rabbia e la violenza
in cui
l’immortale caduto aveva sguazzato per
secoli.
L’esistenza di Rephaim era la prova
della capacitá di suo padre di provocare
grande dolore agli
altri.
Rephaim abbassó le spalle di colpo. Era
arrivato nel punto in cui si trovava la
quercia spaccata
e che era caduta metá contro il muro di
cinta, metá sul terreno del campus.
Il centro del grande albero sembrava
essere stato colpito da un fulmine
scagliato da un dio
furioso.
Ma Rephaim conosceva la veritá.
Suo padre era un immortale, non un dio.
Kalona era un Guerriero, e deposto, per
di piú.
Stranamente turbato, Rephaim distolse
lo sguardo dallo squarcio nell’albero. Si
sedette su un
ramo abbattuto e studió quelli che si
appoggiavano sul muro di cinta.
«Questo va sistemato», disse ad alta
voce, riempiendo il silenzio della notte
con l’umanitá della
propria voce.
«Stevie Rae e io possiamo lavorarci
insieme. Forse l’albero non é perduto
del tutto.» Sorrise.
«La mia Rossa ha guarito me. Perché
non potrebbe guarire anche una pianta?»
La quercia non
rispose ma, mentre parlava, Rephaim
provó una sensazione di dé já -vu. Come
fosse giá stato
lí, e non solo in un giorno di scuola. Di
esserci stato prima, col vento sotto le ali
e con lo
splendente cielo del mattino che lo
chiamava.
Aggrottó la fronte e se la
massaggió,sentendo che stava arrivando
il mal di testa. Che fosse
andato lí di giorno quando era un corvo,
quando la sua umanitá restava cosí
nascosta in lui che
quelle ore passavano come impressioni
vaghe e indistinte d’immagini, suoni e
odori?
L’unica risposta fu il sordo pulsare nelle
tempie.
Il vento intorno a lui si mosse,
frusciando tra i rami abbattuti, facendo
mormorare le rade
foglie brunite dall’inverno che si
aggrappavano ancora con tenacia alla
vecchia quercia. Per un
attimo sembró che l’albero cercasse di
parlargli, di raccontargli i suoi segreti.
Rephaim tornó a guardare il centro del
tronco. Ombre.
Corteccia spezzata. Legno scheggiato.
Radici esposte. E sembrava che il
terreno vicino alla parte
centrale avesse giá cominciato a
sgretolarsi, quasi al di sotto si stesse
formando una fossa.
Rabbrividí. C’era giá stata una fossa, lí.
Che aveva imprigionato Kalona nella
terra per secoli. Il
ricordo di quei secoli e della terribile
esistenza semicorporea piena di rabbia e
violenza e
solitudine che aveva vissuto in quel
periodo era ancora parte del pesante
fardello di Rephaim.
«Dea, so che mi hai perdonato per il mio
passato, e te ne saró grato per sempre.
Ma non
potresti, magari, insegnarmi a
perdonarmi davvero anch’io?»
La brezza soffió di nuovo. Era un suono
rilassante, quasi l’antico mormorio
dell’albero potesse
essere la voce della Dea.
«Lo prenderó come un segno», disse ad
alta voce rivolto all’albero, premendo la
mano aperta
sulla corteccia. «Chiederó a Stevie Rae
di aiutarmi a rimediare alla violenza che
ti ha
frantumato. Presto. Ti do la mia parola.
Torneró presto.» Allontanandosi per
continuare il giro
di controllo del perimetro della scuola,
a Rephaim parve di udire un movimento
sotto l’albero
e immaginó che fosse la vecchia quercia
che lo ringraziava.
AUROX
Aurox camminava avanti e indietro nella
fossa sotto la quercia abbattuta. Faceva
tre lunghi
passi, poi si voltava e faceva altri tre
passi per tornare al punto di partenza.
Avanti e indietro, avanti e indietro... E
intanto pensava, pensava, pensava, e
desiderava
disperatamente di avere un piano.
La testa gli faceva male. Non si era rotto
nulla cadendo nella fossa, ma il
bernoccolo si era
gonfiato e sanguinava.
Aveva fame. Aveva sete. Faceva fatica a
riposare lí nel terreno, anche se il suo
corpo era
esausto e per guarire aveva bisogno di
un bel sonno.
Perché aveva pensato che fosse una
buona idea tornare in quella scuola, e
nascondersi proprio
dove vivevano il professore che aveva
ucciso e il ragazzo che aveva cercato di
uccidere?
Aurox si prese la testa tra le mani. Non
io! avrebbe voluto urlare. Non ho ucciso
io Dragone
Lankford. Non ho aggredito Rephaim. Io
ho fatto una scelta diversa! Ma la sua
scelta non
aveva contato. Si era trasformato in una
bestia.
E quella bestia si era lasciata dietro
morte e distruzione.
Era stato stupido da parte sua andare lí.
Stupido pensare di poter trovare se
stesso o di fare
qualcosa di buono.
Buono? Se avessero scoperto che si
nascondeva a scuola sarebbe stato
aggredito, imprigionato,
magari anche ucciso. Non contava che
non fosse andato lí per fare del male.
Avrebbe assorbito
la rabbia di chi lo avesse scoperto e
sarebbe emersa la bestia. Non sarebbe
riuscito a
controllarla. I Guerrieri Figli di Erebo
l’avrebbero circondato mettendo fine
alla sua miserabile
esistenza.
Peró una volta l’ho controllata. Non ho
aggredito Zoey. Ma avrebbe avuto
l’opportunitá di
spiegare che non voleva fare del male a
nessuno? Addirittura avere un istante per
mettere alla
prova il proprio autocontrollo e
dimostrare che dentro di lui non c’era
solo la bestia?
Aurox riprese a camminare. No, le sue
intenzioni non avrebbero contato per
nessuno alla Casa
della Notte. Loro non avrebbero visto
altro che la bestia.
Anche Zoey? Persino Zoey sarebbe stata
contro di lui?
Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato
grazie alla sua protezione che sei
riuscito a scappare. La
voce di nonna Redbird calmó i suoi
pensieri turbolenti. Zoey l’aveva difeso.
Lei aveva creduto
che potesse controllare la bestia
abbastanza da non farle del male. Sua
nonna gli aveva offerto
un rifugio. Zoey non poteva volerlo
morto.
Gli altri sí, peró.
Aurox non li biasimava. Meritava di
morire. Il fatto che, di recente, lui
avesse cominciato a
provare dei sentimenti, a desiderare una
vita diversa, non cambiava il passato.
Aveva
commesso degli atti violenti, spregevoli.
Aveva fatto tutto quello che gli ordinava
la
Sacerdotessa.
Neferet...
Anche se silenzioso, una parola non
pronunciata nella sua mente, quel nome
gli provocó un
brivido per tutto il suo corpo agitato.
La bestia dentro di lui voleva andare
dalla Sacerdotessa.
La bestia dentro di lui aveva bisogno di
servirla.
«Io sono piú di una bestia.» La terra
all’intorno assorbí le parole, attutendo
la sua umanitá.
Disperato, afferró una radice contorta e
inizió a tirarsi fuori dalla buca.
«Questo va sistemato.»
La frase fluttuó giú fino ad Aurox. Che si
bloccó. aveva riconosciuto quella voce:
Rephaim.
Nonna Redbird gli aveva detto la
veritá.Il ragazzo era vivo!
Il peso invisibile sulle spalle di Aurox
diminuí leggermente.
Ecco una morte che non aveva sulla
coscienza.
Si accovacció in silenzio, sforzandosi di
capire con chi stesse parlando Rephaim.
Non percepiva
rabbia né violenza. Di certo, se il
ragazzo avesse avuto anche solo il
sospetto che Aurox fosse
nascosto cosí vicino, sarebbe stato
pieno di sentimenti di vendetta, no?
Il tempo sembrava passare lentamente. Il
vento crebbe. Aurox riusciva a sentirlo
sferzare le
foglie secche dell’albero spezzato sopra
di lui. Colse delle parole che fluttuavano
nella brezza:
«lavorarci... albero... Rossa ha
guarito...» Tutto con la voce di Rephaim,
priva di rancore, come
parlasse tra sé.E poi il vento portó fino
a lui la preghiera del ragazzo: «Dea, so
che mi hai
perdonato per il mio passato, e te ne
saró grato per sempre. Ma non potresti,
magari,
insegnarmi a perdonarmi davvero
anch’io?»
Aurox quasi non respirava. Rephaim
stava chiedendo aiuto alla sua Dea per
perdonare se
stesso? Perché?
Si massaggió la testa che pulsava e
rifletté.Di rado la Sacerdotessa gli
aveva parlato, se non per
ordinargli di compiere un atto violento.
Ma aveva detto moltissime cose in sua
presenza, quasi
lui non avesse avuto la capacitá di
ascoltarla o di formulare pensieri
propri. Cosa sapeva di
Rephaim? Che era figlio dell’immortale
Kalona. E che era afflitto da una
maledizione che lo
faceva essere ragazzo di notte e corvo di
giorno.
Maledizione?
L’aveva appena udito pregare e, in
quella preghiera, ringraziare Nyx del
suo perdono. Di certo
una dea non maledice e perdona nello
stesso istante.
Poi, con un sussulto di sorpresa, Aurox
si ricordó del corvo che si era preso
gioco di lui e aveva
fatto un rumore cosí forte da farlo finire
in quella buca.
Che fosse stato Rephaim? Il corpo di
Aurox si tese mentre si preparava allo
scontro che
sembrava imminente e inevitabile.
«Ti do la mia parola. Torneró presto.»
Quelle parole fecero capire ad Aurox
che Rephaim se ne stava andando,
almeno per il
momento. Si rilassó appoggiandosi alla
parete di terra, il corpo dolorante e la
testa che
ronzava.
Che non potesse rimanere nella fossa era
ovvio, ma era l’unica cosa ovvia per
Aurox.
Era stata la dea di Rephaim, quella che
l’aveva perdonato, a condurlo dove si
trovava lui? In
quel caso, voleva indicargli redenzione
o vendetta?
Doveva consegnarsi, magari a Zoey, e
affrontare le relative conseguenze?
E se la bestia fosse emersa di nuovo, e
stavolta non fosse riuscito a
controllarla?
Doveva scappare?
Doveva andare dalla Sacerdotessa e
chiedere delle risposte?
«Io non so niente», mormoró tra sé.«Io
non so niente.»
Aurox chinó la testa sotto il peso della
propria confusione e delle proprie
aspirazioni. Incerto,
silenzioso, imitó Rephaim con una sua
preghiera. Semplice. Sincera.
Ed era la prima volta che Aurox
pregava. Nyx, se davvero sei una dea
disposta al perdono, ti
prego aiutami... ti prego...
9
ZOEY
«Neferet dev’essere fermata», esordí
Thanatos senza preamboli.
«Mi sembra un’ottima notizia. Era ora»,
commentó Afrodite. «Quindi sará
l’intero Consiglio
Supremo a venire qui per dire che la sua
stupida conferenza stampa era
un’immensa stronzata
o Duantia viene da sola?»
«Non vedo l’ora che gli umani sappiano
come stanno davvero le cose»,
intervenne Stevie Rae,
incavolata quanto Afrodite, senza
lasciare modo a Thanatos di replicare.
«Sono proprio stufa di
Neferet che sorride e sbatte le ciglia e fa
credere a tutti di essere zucchero e
miele.»
«Neferet fa molto piú che sorridere e
sbattere le ciglia», commentó seria
Thanatos. «Usa i doni
della Dea per manipolare e fare del
male. I vampiri subiscono il suo
incantesimo, e gli umani
hanno ben poche difese contro di lei.»
«Il che significa che il Consiglio
Supremo dei Vampiri deve scendere in
campo e fare qualcosa»,
sentenziai.
«Vorrei che fosse cosí semplice», disse
Thanatos.
Mi si strinse lo stomaco. Avevo una
delle mie sensazioni, e non era quasi
mai un bene. «Cosa
vuol dire? Perché non dovrebbe essere
cosí semplice?» domandai.
«Il Consiglio Supremo non immischia
gli umani negli affari dei vampiri»,
spiegó.
«Ma l’ha giá fatto Neferet», insistetti.
«Giá,sarebbe come chiudere la stalla
dopo che i buoi se ne sono andati da un
po’», aggiunse
Stevie Rae.
«Quella stronza ha ammazzato la mamma
di Zoey.»
Afrodite scuoteva la testa, incredula.
«Sta dicendo che il Consiglio Supremo
intende ignorare
una cosa simile e fargliela passare liscia
per un omicidio e per avere sputtanato
noi?»
«E voi cosa vorreste che facesse il
Consiglio Supremo?
Denunciare Neferet come assassina?»
«Sí», sentenziai, felice di sembrare tosta
e matura e non una dodicenne
spaventata, che in realtá
era come mi faceva sentire tutta quella
storia. «So che é immortale e potente,
ma ha ucciso mia
madre.»
«Non ne abbiamo le prove», replicó
pacata Thanatos.
«Stronzate! L’abbiamo visto tutti!»
esplose Afrodite.
«In un Rituale di Svelamento realizzato
con un incantesimo di morte. Niente di
tutto questo
puó essere ripetuto. Il terreno é stato
ripulito da quell’atto violento grazie
all’intervento dei
cinque elementi.»
«Ha preso come Consorte la Tenebra»,
replicó Afrodite.
«Non solo é in combutta col male,
probabilmente ci fa pure le porcherie!»
«Che schifo», commentammo
all’unisono Stevie Rae e io.
«Gli umani non crederebbero a niente di
tutto questo, neppure se fossero stati
presenti.» Ci
voltammo tutte a guardare Shaylin, che
fino a quel momento era rimasta zitta a
fissarci con
quella che avevo creduto essere
un’espressione sconcertata e un po’
vitrea. Ma la sua voce era
ferma. Certo, sembrava nervosa, ma
aveva di nuovo sollevato il mento e
assunto quella che
cominciavo a riconoscere come la sua
aria ostinata.
«Che cavolo ne sai tu e perché hai
aperto bocca?» l’apostrofó Afrodite in
modo scortese.
Ma Shaylin l’affrontó senza battere
ciglio: «Un mese fa, ero umana. Gli
umani non si fidano
della magia dei vampiri. Tu ce l’hai
intorno da troppo tempo. Hai
completamente perso la
prospettiva».
«E tu hai completamente perso la testa»,
ringhió Afrodite, gonfiandosi come un
pesce palla.
«Di nuovo bambini che bisticciano.»
Thanatos non aveva alzato la voce, ma
le sue parole
fendettero l’aria.
«Loro non vogliono litigare», dissi
nell’improvviso silenzio. «Nessuno di
noi vuole farlo. Ma
siamo tutti frustrati e ci aspettavamo che
lei e il Consiglio Supremo faceste
qualcosa, qualunque
cosa, per aiutarci contro Neferet.»
«Lasciate che vi mostri la veritá
riguardo a chi siamo, poi potrete
comprendere meglio questo
scontro in cui vorreste coinvolgere gli
umani.» Thanatos sollevó il braccio
destro, mise la mano
a coppa, prese un profondo respiro e,
con la mano sinistra, agitó l’aria al di
sopra del palmo,
dicendo: «Osservate il mondo!» La sua
voce era possente, ipnotica.
Il mio sguardo era attirato sul suo
palmo, su cui stava prendendo forma un
globo. Era
stupendo, non come quei noiosi
mappamondo cui gli insegnanti di storia
e geografia fanno
prendere un mucchio di polvere. Questo
pareva fatto di fumo nero e acqua, che
s’increspava e
ondeggiava, fino a far emergere i
continenti.
«Ohsssantocielo, che splendore!» sbottó
Stevie Rae.
«Proprio cosí», convenne Thanatos. «E
adesso guardate chi siamo noi nel
mondo!» Mosse le dita
della mano sinistra verso il globo, come
se gli spruzzasse sopra dell’acqua.
Afrodite, Stevie Rae,
Shaylin e io restammo senza fiato.
Cominciarono ad apparire piccole
scintille, che
punteggiarono il mondo di onice di
minuscoli luccichii di diamante.
«é bellissimo», commentai.
«Sono diamanti? Diamanti veri?»
s’informó Afrodite facendosi avanti.
«No, giovane Profetessa. Sono anime.
Anime vampire.
Siamo noi.»
«Ma sono cosí poche! Cioé,a confronto
col resto del globo che é tutto scuro»,
disse Shaylin.
Aggrottai la fronte e mi avvicinai con
Stevie Rae. Shaylin aveva ragione. La
terra sembrava
immensa in rapporto alla spruzzata di
puntini luccicanti. Continuai a fissare,
gli occhi attirati
dalle concentrazioni di lucentezza:
Venezia, l’isola di Skye, alcune zone di
quella che credevo
fosse la Germania. Un piccolo ammasso
in Francia, qualche macchiolina in
Canada e diverse
altre negli Stati Uniti. Diverse altre ma
non poi tante.
«Quella é l’Australia?» chiese Stevie
Rae.
Sbirciai l’altra parte del globo,
scorgendo una spolverata di diamanti.
«Sí. E lí c’é pure la Nuova Zelanda»,
confermó Thanatos.
«Quello é il Giappone, vero?» Shaylin
indicó un’altra macchiolina di luce.
«Sí, é vero», rispose Thanatos.
«L’America ha meno diamanti di quanto
dovrebbe», sbottó Afrodite.
Thanatos non replicó.Incroció il mio
sguardo, ma io lo distolsi e tornai a
studiare il mondo.
Lentamente, girai intorno alla Somma
Sacerdotessa, desiderando di essere
stata piú attenta alle
lezioni di geografia. Completato il
cerchio, fissai di nuovo negli occhi
Thanatos. «Non siamo
abbastanza», sentenziai.
«é questa la triste veritá. Siamo
brillanti, potenti e straordinari, ma
siamo pochi.»
«Quindi, anche se riuscissimo a farci
ascoltare dagli umani, questo
significherebbe aprire una
porta verso il nostro mondo che é
meglio resti chiusa.» Afrodite aveva
parlato con calma,
sembrando matura e, cosa atipica, per
niente stronza. «Comincerebbero a
pensare che le loro
leggi valgono anche per noi, che
abbiamo bisogno di loro per filare
dritto, e questo
significherebbe dargli il permesso di
spegnere le nostre luci.»
«Spiegazione semplice ma efficace.»
Thanatos batté le mani e il globo
scomparve in uno sbuffo
di fumo scintillante.
«Allora che facciamo? Non possiamo
lasciare che Neferet la passi liscia con
tutte le sue cavolate.
Mica si fermerá alla conferenza stampa
piú comitato e rubrica sul giornale. Lei
vuole morte e
distruzione. Che diavolo, la Tenebra é il
suo Consorte!» saltó su Stevie Rae.
«Dobbiamo combattere il suo fuoco col
nostro fuoco», disse Shaylin.
«Oh, cazzo! Non ce la posso fare a
sopportare un’altra che usa pessime
metafore invece di dire
le cose come stanno», sbottó Afrodite.
«Quello che voglio dire é che, se
Neferet sta coinvolgendo gli umani,
allora dobbiamo farlo
anche noi. Ma alle nostre condizioni»,
replicó Shaylin. Chiarito il concetto,
mimó con le labbra
la parola «odiosa», ma Afrodite aveva
deciso d’ignorarla. Di nuovo. E, per
fortuna, le aveva giá
voltato le spalle.
«Shaylin, ti trovo interessante. Novizia,
come mai hai accompagnato queste due
Sacerdotesse e
la Profetessa?» le chiese all’improvviso
Thanatos.
Noi Sacerdotesse e la Profetessa non
fiatammo.
Personalmente, volevo vedere come se
la gestiva Shaylin con Thanatos. Mi
piaceva pensare che
Stevie Rae tenesse la bocca chiusa per
lo stesso motivo. Il ragionamento di
Afrodite lo
conoscevo giá, e Shaylin l’aveva appena
riassunto con quell’unica parola:
«odiosa».
La piccola novizia rossa sollevó il
mento e assunse un’espressione
stracaparbia. «Sono venuta
perché volevo chiederle del mio dono.
Loro erano d’accordo.»
S’interruppe, squadró Afrodite e
aggiunse: «Be’, due su tre erano
d’accordo».
«Che dono ti ha concesso Nyx?»
«La Vista Assoluta. Credo.» Spostó
nervosamente lo sguardo da Stevie Rae
a me. «Giusto?»
«Noi crediamo di sí», confermai.
«Giá. Almeno é quello che ci hanno
detto le ricerche di Damien, e lui ha
quasi sempre ragione
quando fa ricerche», chiarí Stevie Rae.
Anche Afrodite disse la sua, stupendomi
molto: «Ha detto che Neferet era color
occhi di pesce
morto. Questo mi fa pensare che ci
possa essere dietro qualcosa di piú di
una semplice malattia
o di un lieve ritardo mentale».
«Tu vedi l’aura delle persone?» chiese
Thanatos, studiando Shaylin come se
stesse guardando in
un microscopio e la novizia fosse
schiacciata su un vetrino.
«Io vedo i colori. Non so come definire
la cosa. Io... io ero cieca prima di essere
Segnata. Lo
sono da quando avevo cinque anni. Poi,
zap! Mi ritrovo con una mezzaluna rossa
in mezzo
alla fronte, mi torna la vista e con lei i
colori. Un sacco di colori. Grazie a loro
so delle cose
sulla gente. Tipo che ho capito che
Neferet era marcia dentro nell’attimo in
cui l’ho vista.
Anche se dall’esterno era bellissima.»
Shaylin rimase immobile, con le mani
giunte dietro la
schiena, e continuó a spiegare, sotto lo
sguardo scrutatore della Somma
Sacerdotessa: «Cosí
come so che Erik Night di fondo é un
ragazzo a posto, é solo debole. Ha
sempre preso la
strada piú facile. Lei, Somma
Sacerdotessa, é nera, ma non un nero
piatto. é profondo e
intenso, e attraversato da piccoli lampi
dorati». Poi sospiró. «Credo significhi
che é molto
vecchia e intelligente e potente, ma pure
che ha un bel caratterino che tiene sotto
controllo.
Per la maggior parte del tempo.»
Le labbra di Thanatos si piegarono
all’insú.
«Continua.»
Shaylin diede una rapida occhiata a
Stevie Rae, poi tornó a fissare Thanatos.
«I colori di Stevie
Rae sono come i fuochi d’artificio. Il
che mi fa pensare che sia la persona piú
gentile e piú felice
che abbia mai incontrato.»
«Solo perché non hai conosciuto Jack»,
commentó Stevie Rae con un sorriso un
po’ triste.
«Comunque grazie.
Mi hai detto proprio una cosa carina.»
«Non volevo essere carina. Cerco solo
di dire la veritá.»
Spostó lo sguardo su Afrodite. «Be’, per
la maggior parte del tempo cerco di dire
la veritá.»
Afrodite sbuffó.
Aspettai che passasse a me, che
spiegasse a Thanatos che i miei colori si
erano scuriti perché ero
superpreoccupata, ma su di me non disse
nulla. Fece solo un piccolo cenno con la
testa, quasi
avesse deciso qualcosa tra sé,e
concluse:
«Ecco perché sono qui. Mi serve il suo
Consiglio su come usare il mio dono e
per saperne di
piú».
Credo sia stato in quel momento che ho
iniziato a rispettarla. Thanatos non era
una Somma
Sacerdotessa qualsiasi. Era membro del
Consiglio Supremo e aveva un’affinitá
con la morte.
Okay, Thanatos metteva paura.
Molta. Eppure ecco lí Shaylin, quaranta
chili di meno e novizia da neanche un
mese, che le
teneva testa senza spifferare niente di
troppo personale su di me. Non aveva
neanche riferito
della guizzante luce gentile di Afrodite.
Ci voleva fegato. Parecchio.
Guardai le mani strette di Shaylin e vidi
che le dita erano sbiancate. Sapevo
come si sentiva.
Anch’io avevo avuto un faccia a faccia
con una Somma Sacerdotessa poco dopo
essere stata
Segnata.
Mi avvicinai a lei. «Comunque lo si
voglia chiamare, Shaylin ha un dono. Io
sono d’accordo con
Damien.
Penso che sia la Vista Assoluta.»
«Lo pensiamo tutti», convenne Stevie
Rae.
«Mi puó aiutare?» chiese la novizia.
A quel punto Thanatos mi stupí. Non
disse niente.
Andó alla sua scrivania e prese a
fissarla come se la risposta alla
domanda di Shaylin fosse stata
scritta sul grande calendario giornaliero
che usava come sottomano. E se ne restó
lí cosí, la testa
china, per quello che sembró un tempo
assurdamente lungo. Avevo deciso che
dovevo mettere
anch’io le mani dietro la schiena per
evitare di dimenarmi, quando la Somma
Sacerdotessa si
voltó, rivolgendosi a tutt’e quattro.
«Shaylin, la risposta che ho per te é la
stessa che ho per
Zoey, Stevie Rae e Afrodite.»
quest’ultima brontoló qualcosa sul non
ricordarsi di avere fatto
domande, ma Thanatos riprese senza
badarle:
«Ciascuna di voi ha ricevuto dalla
nostra Dea doni insoliti, e questo per noi
é una fortuna,
perché ci serviranno tutti i doni che la
Luce puó darci se dobbiamo combattere
la Tenebra».
«Voleva dire ’battere’, vero?»
intervenne Stevie Rae. Conoscevo la
risposta di Thanatos prima
che parlasse:
«La Tenebra non puó essere totalmente
sconfitta. Puó Solo essere combattuta e
smascherata
dall’amore e dalla Luce e dalla veritá».
«Squadra perdente. Di nuovo»,
commentó sottovoce Afrodite.
«Daró un compito a ciascuna di voi in
modo che possiate tenere in esercizio i
vostri doni.
Profetessa, il primo é per te.»
Afrodite fece un megasospiro.
«Hai ricevuto da Nyx il dono di visioni
che sono premonitrici di future
disgrazie. Hai avuto una
visione prima della conferenza stampa
di Neferet?»
Afrodite sembró sorpresa della
domanda. «No. Ormai é circa una
settimana che non ne ho.»
«E allora qual é la tua utilitá,
Profetessa?» Le parole di Thanatos
erano dure, fredde, quasi
crudeli.
Afrodite sbiancó in viso per poi
arrossire di colpo.
«Chi é,lei, per contestarmi? Non é Nyx.
Io non sono al suo servizio. Io sono al
servizio della
Dea!»
«Esatto!» L’espressione di Thanatos si
rilassó.«Allora servila. Ascoltala.
Presta attenzione ai suoi
segni e ai suoi segnali. Le tue visioni si
sono fatte sempre piú dolorose e
difficili, vero?»
Afrodite annuí con un movimento rapido
e rigido.
«Forse é perché la nostra Dea desidera
che tu metta in pratica il tuo dono in altri
modi. L’hai
giá fatto, brevemente, davanti al
Consiglio Supremo. Ricordi?»
«Certo che mi ricordo. é cosí che ho
scoperto che l’anima di Kalona e quella
di Zoey avevano
lasciato i loro corpi.»
«Ma non hai avuto bisogno di una
visione per capirlo.»
«No.»
«Ho chiarito il concetto», sentenzió
Thanatos, per poi rivolgersi a Stevie
Rae. «Tu sei la Somma
Sacerdotessa piú giovane che abbia mai
conosciuto, e la mia vita é stata lunga.
Sei la prima
Somma Sacerdotessa Vampira Rossa
nella storia del nostro popolo. Hai una
forte affinitá con la
terra.»
«Sí.» Stevie Rae strascicó la parola
come se stesse aspettando la battuta
finale di Thanatos.
«Il tuo compito é di esercitare il
comando. Deleghi troppo spesso a Zoey.
Trai forza dalla terra
e comincia a comportarti come una vera
Somma Sacerdotessa.»
Thanatos non le diede il tempo di
replicare e il suo sguardo scuro trafisse
Shaylin. «Se tu hai la
Vista Assoluta, il tuo dono é valido se lo
sei tu. Non sprecarlo in gelosie e
meschinitá.»
«é per questo che sono qui. Voglio
imparare a usarlo nel modo giusto»,
ribatté subito Shaylin.
«Questa, giovane novizia, é una cosa che
devi imparare da te, crescendo. Il tuo
compito é
studiare chi vi circonda.
Vai dalla tua Somma Sacerdotessa coi
risultati del tuo studio. Stevie Rae userá
la forza del suo
elemento, oltre al suo crescente potere
di capo, per guidarti.»
«Ma io non so...»
«E non lo saprai mai, Stevie Rae», la
interruppe Thanatos.
«Non saprai mai niente.
Niente d’importante. A meno che non ti
assuma la responsabilitá di essere una
Somma
Sacerdotessa. Impara a contare su te
stessa in modo che gli altri possano
sentirsi sicuri di poter
contare su di te.»
Stevie Rae chiuse la bocca e annuí,
sembrando tipo una dodicenne e l’esatto
contrario di una
Somma Sacerdotessa. Ma non ebbi il
tempo di commentare perché Thanatos
aveva giá
puntato su di me i suoi occhi da killer.
«Usa la pietra del veggente.»
«Eh?»
«Ti mette paura. La veritá é che il
mondo dovrebbe metterti paura,
dovrebbe metterne a tutte
voi, in questo momento. La paura non é
un motivo per evitare le tue
responsabilitá. Hai un
pezzo di magia antica che con te
funziona. Usalo.»
«Come? Per cosa?» sbottai.
«Una pietra del veggente, il dono della
Vista Assoluta, una Profetessa, una
Somma
Sacerdotessa... tutte queste cose potenti
sono inutili se non cominciate a
rispondere da sole a
queste domande. Sostenete di non essere
ragazzine che bisticciano? Dimostratelo.
Potete
andare.» Ci voltó la schiena e tornó alla
scrivania.
Evidentemente le mie amiche e io
avemmo lo stesso impulso nello stesso
istante, perché
schizzammo tutte in direzione
dell’uscita.
«Accenderó la pira di Dragone Lankford
a mezzanotte. Siate presenti alla
cerimonia. Subito
dopo ho bisogno di voi e del resto del
vostro cerchio nell’atrio della scuola.
Ho indetto la mia conferenza stampa.»
Le parole di Thanatos ci colpirono come
un muro invisibile.
Ci fermammo, ci voltammo e la
fissammo a bocca aperta. Deglutii,
perché avevo la gola
terribilmente asciutta e dissi: «Ma ha
detto che non possiamo affrontare
Neferet nella comunitá
umana. Quindi su cos’é la conferenza
stampa?»
«Stiamo continuando con cordialitá
quello che Neferet ha iniziato solo per
creare caos e
conflitti. Ha aperto questa scuola ai
dipendenti umani. Nella conferenza
annunceremo che,
anche se ci ha rattristato vedere Neferet
lasciare il suo impiego nella scuola,
siamo felici di
valutare richieste di lavoro presso la
Casa della Notte da parte della comunitá
locale.
Sorrideremo tutti. Saremo calorosi e
aperti. James Stark sará presente e sará
affascinante, bello
e per nulla pericoloso.»
«Ha intenzione di far sembrare Neferet
solo un’impiegata scontenta? Questa sí
che é un’idea
brillante!» commentó Afrodite.
«E normale», aggiunsi.
«Una cosa che gli umani capiranno
senz’altro», disse Shaylin.
«Ehi, ragaaazzi, se volete sul serio
essere normali e come gli umani,
dobbiamo organizzare un
open day con sportello lavoro.»
Fissammo tutte Stevie Rae.
«Continua, Somma Sacerdotessa», disse
Thanatos.
«Qual é la tua idea?»
«Be’, al mio liceo si teneva uno
sportello lavoro per quelli dell’ultimo
anno. Funzionava come i
soliti open day, col punch che faceva
schifo e con le cose da mangiare e cosí
via. Ma ditte di
Tulsa e di Oklahoma City e persino di
Dallas venivano a prendere le domande
di assunzione e
facevano colloqui con gli studenti piú
grandi mentre noialtri ciondolavamo in
giro e
sognavamo di diplomarci.» Stevie Rae
fece un sorriso imbarazzato e si strinse
nelle spalle.
«Immagino di non averci pensato prima
perché ho perso la mia occasione,
venendo Segnata e
tutto il resto.»
«In realtá é un’idea interessante»,
commentó Thanatos, stupendomi.
«Menzioneremo la nostra
intenzione di aprire la scuola per uno
sportello lavoro» – pronunció quelle
parole come se
fossero in una lingua straniera –
«durante la conferenza stampa di
stasera.»
«Se vogliamo organizzare un vero open
day, qui ci serve un po’ di gente. Che ne
dite d’invitare
Street Cats e fare una raccolta fondi con
adozione di gatti? Sarebbe un’iniziativa
che la cittá
potrebbe sostenere», aggiunse Stevie
Rae.
«E sarebbe normale. Le feste di
beneficenza sono normali, e tirano fuori
di casa la gente coi
soldi, che é sempre un bene», commentó
Afrodite.
«Ottima idea», disse Thanatos.
«Mia nonna puó aiutare a organizzare la
questione Street Cats. Lei e suor Mary
Angela, la
direttrice del rifugio per gatti, sono
amiche», dissi.
Thanatos annuí. «Allora chiameró
Sylvia e le chiederó se ha voglia di
coordinare quella che
chiameremo ’open night con sportello
lavoro per Tulsa’. La presenza di tua
nonna, oltre a
quella delle suore, avrá un effetto
normalizzante e rilassante.»
«Mia mamma puó preparare tipo una
tonnellata di biscotti al cioccolato e
venire anche lei»,
riprese Stevie Rae.
«Allora invitala. Ho fiducia in voi,
proprio come Nyx. Non deludete
nessuna di noi. E adesso
potete davvero andare.»
Lasciammo la classe di Thanatos
parlando della conferenza stampa e
della festa e di quant’era
bello avere un piano. Soltanto dopo mi
resi conto che non avevo detto neanche
una parola
sulla faccenda Aurox/Heath...
10
SHAUNEE
I Guerrieri Figli di Erebo procedevano
tristi alla creazione della pira di
Dragone
ammonticchiando legna. Shaunee cercó
di fare il possibile per aiutarli. Era in
grado di capire se
un legno bruciava piú o meno bene
anche solo toccandolo, quindi indicó
tutti i ceppi o le assi
particolarmente secchi e consiglió i
Guerrieri su come sistemarli in modo
che il fuoco potesse
propagarsi in fretta e senza intoppi.
Tentó d’incoraggiarli, dicendo che
stavano facendo un buon lavoro e che
Dragone sarebbe
stato orgoglioso di loro, ma sembró
riuscire solo a farli diventare piú cupi e
silenziosi. Anche
Dario se ne stava zitto, quasi fosse uno
sconosciuto, e fu solo dopo l’arrivo di
Afrodite che
scuoteva i capelli con disinvoltura e
parlava col suo solito atteggiamento da
schiacciasassi che le
cose iniziarono ad andare meglio.
«Allora, tesoro, ricordi il predicozzo
che ti ha fatto Dragone quando tu e io
abbiamo
cominciato a uscire insieme?» Afrodite
strizzó l’occhio a parecchi altri
Guerrieri.
«Scommetto che Stephen, Conner e
Westin se lo ricordano, vero? Non
eravate stati voi tre a
sciropparvi ore di allenamento extra con
Dario dopo che Dragone aveva scoperto
che
fraternizzava con una novizia?» Afrodite
aveva abbassato il tono, imitando in
modo incredibile
la voce del Signore delle Spade.
I Guerrieri sorrisero persino. «Dragone
ci ha ordinato di farlo sudare per bene
per tre giorni di
fila, il tuo ragazzo.»
Dario sbuffó.«Attento, Conner. Non sono
piú un ’ragazzo’ da decenni.»
Conner rise. «Credo fosse questa la cosa
che faceva arrabbiare Dragone.»
Afrodite sorrise, provocante, e fece
scorrere la mano sul possente bicipite di
Dario. «Cercava di
sfinirti in modo che non avessi energie
sufficienti per fraternizzare con me.»
«Figurati, ci sarebbe voluto un esercito
di vampiri», commentó Dario.
Stavolta fu Stephen a sbuffare.
«Davvero? é per questo che é dovuta
intervenire Anastasia?»
Afrodite inarcó le sopracciglia bionde.
«Intervenire?
Anastasia? Non me l’avevi detto,
tesoro.»
«Dev’essermi passato di mente, perché
ero troppo impegnato a fraternizzare con
te, mia cara.»
«Ah!» lo sbeffeggió Westin. «Come
dimenticare Anastasia che piomba sul
nostro Signore delle
Spade richiamandolo all’ordine per aver
tormentato il povero, giovane Dario?»
Shaunee dovette unirsi al coro di risate.
«Davvero ha detto che Dragone
tormentava Dario?»
Le rispose Conner, alto, biondo e
bollente quasi quanto l’elemento di
Shaunee: «Come no! L’ha
persino chiamato Bryan e gli ha
ricordato che, se lui non avesse
fraternizzato con una novizia
un secolo prima, la sua vita Sarebbe
stata molto meno interessante».
«Conoscevo Dragone Lankford da
cinquant’anni e non l’ho mai visto
sconfitto da nessun
Guerriero, ma ad Anastasia bastava uno
sguardo per fermarlo», disse Stephen.
«É bello che siano di nuovo insieme»,
commentó Dario.
«Senza di lei, Dragone aveva perso se
stesso», aggiunse Westin.
«Una cosa che posso capire benissimo.»
Dario sollevó la mano di Afrodite e la
bació con
delicatezza.
«Davvero avete visto che si sono
ritrovati?»
«Sí», risposero all’unisono Dario,
Afrodite e Shaunee.
«Lui é tornato a essere felice», chiarí
Shaunee.
«Lei é morta prima, ma l’ha aspettato»,
rifletté Afrodite.
Sorrideva a Dario, ma Shaunee vide che
aveva gli occhi pieni di lacrime.
«Lei é morta da Guerriera», aggiunse
Westin.
«Proprio come Dragone», sentenzió
Dario.
«Dobbiamo ricordarcelo stasera»,
riprese Shaunee.
«Ricordare la loro gioia e il loro
giuramento e il fatto che hanno ancora
l’amore.»
«Per sempre l’amore», ripeté sottovoce
Dario accarezzando la guancia di
Afrodite.
«Per sempre l’amore», gli fece eco lei.
Poi inarcó un sopracciglio biondo.
«Ammesso che tu non
sia troppo stanco, é chiaro.»
«Ah! Allora Anastasia aveva ragione!
Stavamo tormentando il povero, giovane
Dario.» Stephen
e gli altri Guerrieri risero e Dario sbuffó
mentre Afrodite lo punzecchiava.
Shaunee si scostó dalla pira sempre piú
alta e dal gruppo che la circondava.
Fuoco, riscalda
questa piccola scintilla di gioia che
Afrodite é riuscita ad accendere in loro.
Aiuta i Guerrieri a
ricordare che Dragone e Anastasia sono
insieme e sono felici. Percepí il calore
del suo elemento
precipitarsi a circondare il gruppo,
invisibile all’occhio e quasi
impercettibile per chiunque non
avesse affinitá col fuoco.
Ma utile. Lei era stata utile. Shaunee ne
era convinta sul serio.
Sentendosi leggermente meno orribile, si
allontanó.
Sapeva di dover andare alle scuderie ma
non aveva molta voglia di affrontare la
distruzione
provocata dal suo elemento. Peró non
ero io a brandirlo, ricordó a se stessa.
Tuttavia continuó a gironzolare,
prendendo una strada piú lunga e
dirigendosi verso il cortile
in cui c’era la bella fontana. Da lí
avrebbe seguito il sentiero che passava
accanto al parcheggio
e portava in palestra invece che alle
scuderie.
Shaunee udí l’acqua prima della voce di
Erin.
Non aveva intenzione di aggirarsi in
modo furtivo. Semplicemente si era
mossa in silenzio tra le
ombre intorno al cortile perché non
voleva sorbirsi una scenata di Erin, non
perché la spiasse.
Poi udí la seconda voce. All’inizio non
la riconobbe.
Lui non parlava abbastanza forte.
Riconobbe soltanto la risatina da
smorfiosa di Erin. Shaunee
stava cercando di decidere se curiositá
era uguale a ficcanasaggine, quando la
voce maschile si
alzó e lei si rese conto che il ragazzo cui
erano rivolte le risatine sexy di Erin era
Dallas!
Con un attacco di nausea, Shaunee si
avvicinó.
«Giá, é quello che sto dicendo. Ragazza,
non riesco a toglierti dalla testa. Lo sai
cosa possono
fare acqua ed elettricitá insieme, vero?»
Shaunee restó assolutamente immobile,
aspettando che Erin gli desse del
coglione e gli dicesse
di tornarsene da quell’orrenda di Nicole
con cui faceva benissimo il paio. Invece
lo stomaco le
precipitó del tutto sentendo la risposta
da civetta di Erin: «Fulmini, ecco cosa
fanno insieme
elettricitá e acqua. A me sembra
strabollente».
«Perché bollente. Tu sei bollente.
Ragazza, sei come una sauna, o un bagno
di vapore in cui
vorrei tanto infilarmi.»
Shaunee dovette fare uno sforzo per non
strillare: Che schifo e dare direttamente
lei del
coglione a Dallas.
L’avrebbe fatto Erin. Di certo non
avrebbe voluto avere niente a che fare
con Dallas. Era un
tale stronzo. Odiava Stevie Rae e Zoey!
Stevie Rae aveva detto che aveva
persino cercato di
ucciderla! Erin gli stava dando corda
solo per rifilargli un ceffone e metterlo
al suo posto.
Shaunee attese. Niente. Non udí niente.
Camminando senza far rumore, si
avvicinó ancora.
Probabilmente Erin se n’era andata.
Probabilmente aveva alzato gli occhi al
cielo e se n’era
andata senza nemmeno preoccuparsi di
mandare Dallas a quel paese.
Shaunee si sbagliava. Si sbagliava del
tutto.
Erin era arretrata contro la fontana e
l’acqua le scorreva addosso. Sui
capelli, sui vestiti, sul
corpo. Dallas la fissava come se fosse
un morto di fame e lei una bistecca con
l’osso. Erin
sollevó le braccia sopra la testa,
facendo premere le tette contro la
maglietta, che era bianca e
fradicia e ormai trasparente.
«Che ne dici di questo per un concorso
Miss Maglietta Bagnata?» Erin
ancheggió,facendo
ondeggiare i seni.
«Vinceresti. Ragazza, é la cosa piú
bollente che abbia mai visto.»
«Posso farti vedere qualcosa che scalda
ancora di piú», replicó Erin. Con un
gesto, si tolse la
maglietta fradicia e poi si sganció il
reggiseno di pizzo.
Dallas aveva il fiato talmente corto che
ansimava. Si umettó le labbra. «Hai
ragione. Questo
mette ancora piú caldo.»
«E questo?» Erin infiló i pollici nei
passanti della minigonna scozzese e se
la levó. Sorrise a Dallas
che fissava il piccolo tanga di pizzo cha
aveva ancora addosso.
«Che ne dici di togliere anche il resto?»
La voce del ragazzo si era fatta piú
bassa mentre le si
avvicinava.
«Mi pare un’ottima idea. Mi piace
indossare solo acqua.» Erin fece
scivolare via il tanga. Adesso
aveva solo gli stivaletti Christian
Louboutin. Si passó le mani sul corpo
insieme con l’acqua.
«Vuoi bagnarti con me?»
«Bagnarmi non é l’unica cosa che voglio
fare con te.
Ragazza, voglio spalancarti tutto un altro
mondo.»
«Sono pronta», replicó lei sdolcinata,
continuando a toccarsi. «Perché mi sono
rotta di questo
mondo noioso in cui vivo.»
«Fulmini, ragazza. Facciamo qualche
fulmine e qualche cambiamento.»
«Forza!»
Dallas la raggiunse. I due erano cosí
stretti e cosí presi che Shaunee non
dovette preoccuparsi
che la sentissero mentre correva via,
disgustata, con gli occhi pieni di
lacrime.
ZOEY
«Se a voi non dispiace andrei al centro
multimediale. Damien pensa che, se mi
metto
d’impegno, nel reparto opere di
consultazione potrei trovare dei vecchi
libri sulla Vista
Assoluta. Probabilmente a fare ricerche
lui é meglio di me, ma io sono
cocciuta», esordí Shaylin.
«Se c’é qualcosa, lo troveró.»
«Nessun problema», dissi.
Stevie Rae fece spallucce. «Per me é
okay.»
Si allontanó di qualche passo ma poi si
fermó. «Ehi, grazie di avermi fatto
venire con voi da
Thanatos. E grazie di avere ascoltato
quello che avevo da dire. E, be’, scusate
ancora per quella
cosa di prima con Afrodite.»
«Non sono io quella cui devi chiedere
scusa», replicai.
«Sí, peró penso che tu sia l’unica che
ascolta», commentó Shaylin guardando
nella direzione in
cui se n’era andata sculettando Afrodite.
«Afrodite ti ascolterá.Solo non con tanta
grazia. Tu lá in classe sei stata molto
brava. Mi é
piaciuto quello che hai detto sui colori
delle persone. Credo dovresti
concentrarti e seguire il
tuo istinto riguardo a ció che vedi»,
intervenne Stevie Rae.
«Puff», ansimó Kramisha affrettandosi a
raggiungerci. «A mio parere l’istinto puó
farti finire in
una montagna di guai.»
Stavo pensando: Eufemismo dell’anno,
quando Stevie Rae chiese: «Che
c’é,Kramisha?»
«Sono i novizi rossi di Dallas. Si
comportano come se volessero aiutare a
ripulire le scuderie.»
Stevie Rae aggrottó la fronte. Io mi
morsi il labbro.
Kramisha incroció le braccia e batté il
piede.
«Voler aiutare é una brutta cosa?» chiese
Shaylin, interrompendo l’imbarazzato
silenzio.
«Il gruppo di Dallas é stato, be’...»
Esitai, cercando di costruire una frase
che non implicasse
l’uso di termini che cercavo (il piú
possibile) di evitare.
Kramisha mi batté sul tempo: «Sono dei
leccaculo».
«Magari stanno provando a cambiare»,
insistette Shaylin.
«Sono dei leccaculo subdoli e falsi»,
aggiunse Kramisha.
«Non ci fidiamo di loro», spiegai.
«E abbiamo un sacco di ragioni per non
fidarci», riprese Stevie Rae. «Ma ho
un’idea. Thanatos
ha detto che devo fare pratica
nell’essere un capo e Shaylin deve fare
pratica con la sua Vista
Assoluta. Allora facciamolo.» Stevie
Rae raddrizzó la schiena e la sua voce
passó da dolce e
infantile a quella di una donna molto piú
sicura e piú grande. «Shaylin, al centro
multimediale
puoi andare dopo. Adesso vieni con me
alle scuderie.
Voglio che tu osservi i colori dei novizi
rossi che ci sono lá e mi dici quali sono
i piú pericolosi.»
«Sissignora.»
«Mmm, non mi devi chiamare
’signora’», replicó in fretta Stevie Rae
sembrando quella di
sempre. «Giá lasciarmi fare la
comandina é piú che sufficiente.»
«Non sei poi tanto comandina», disse
Kramisha.
«Be’, sto cercando di esserlo», sospiró
Stevie Rae, guardandomi.
Le sorrisi. «Puoi comandare anche me
se ti va.»
Mi diede un’occhiataccia. «Se dovessi
provarci ti do il permesso di chiamarmi
cotoletta e dirmi
di autoschiaffeggiarmi con pane e
maionese.»
Risi. «Okay, allora, se non ti dispiace mi
prenderó un po’ di tempo per riflettere
su questa
storia della pietra del veggente. Ma ci
vediamo tra non molto alle scuderie. Se
incontri Stark,
digli che sto bene e che vi raggiungo
presto.»
«Okie dokie», convenne Stevie Rae.
Osservai le mie tre amiche allontanarsi.
Udii Kramisha chiedere a Shaylin dei
propri colori e,
prima che lei potesse risponderle, le
stava giá spiegando che era
assolutamente impossibile che
potesse avere anche una minima
sfumatura arancio perché a lei l’arancio
non piaceva per
niente. Shaylin sembrava confusa ma
interessata. Stevie Rae sembrava
pensierosa ma
determinata, come se cercasse di
riflettere all’esterno il ruolo di capo su
cui si stava
impegnando all’interno.
E io? Immaginai che, se mi fossi messa
uno specchio davanti alla faccia, sarei
sembrata confusa e
stanca e avrei visto che il mascara stava
facendo i grumi e i capelli
s’increspavano.
Volevo andare con le ragazze e aiutare
gli altri a ripulire le scuderie. Volevo
trovare Stark e
chiedergli di tenermi la mano e farmi
prendere in giro perché mi preoccupo
troppo e vado su
Google a cercare i sintomi di malattie
immaginarie.
Soprattutto volevo dimenticarmi di
quella stupida pietra del veggente che
avevo al collo e
concentrarmi su qualcosa che avesse piú
senso, tipo gli odiosi novizi rossi e i
compiti di scuola.
Ma sapevo che Thanatos aveva ragione.
Avevamo bisogno di tutti i nostri doni se
volevamo
avere una possibilitá di tenere a bada la
Tenebra. Perció, invece di seguire le
amiche, presi un
altro sentiero. Mi schiarii la mente il piú
possibile, lasciando che fosse l’istinto a
guidarmi.
Quando fu ovvio dove mi stessero
portando i piedi, mormorai: «Spirito, ti
prego, vieni a me.
Aiutami a non avere troppa paura».
L’elemento con cui mi sentivo piú a mio
agio attenuó i
miei timori cosí, quando mi trovai
davanti alla quercia spezzata, fu come se
le mie emozioni
fossero avvolte in una coperta morbida e
calda.
Avevo bisogno del conforto di quella
coperta. Quel posto metteva i brividi. Lí
era stata uccisa
la professoressa Nolan. Vi era stata
quasi ammazzata Stevie Rae. Kalona era
uscito dal terreno,
lacerandolo. Jack, il povero, dolce Jack,
ci era morto.
L’istinto mi aveva portato lí. E, a
peggiorare le cose, la pietra del
veggente aveva cominciato a
irradiare calore.
Giá, pensai. Come ha detto Kramisha,
l’istinto puó farti finire in una montagna
di guai.
Sospirai: la veritá era che, se alla Casa
della Notte era presente l’antica magia,
quello era un
ottimo posto per cominciare a cercarla.
Sgiach mi aveva detto che l’antica magia
era potente,
imprevedibile e pericolosa. Ricordavo
che mi aveva spiegato che il modo in cui
si manifestava
aveva molto a che vedere con la
Sacerdotessa che l’aveva evocata.
Quindi, questo cosa significava per me?
Che tipo di Sacerdotessa stavo
diventando?
Sospirai. Una confusa e pessima, che
non dorme a sufficienza.
Una con grandi potenzialitá, mi risuonó
nella mente.
Una che non sa abbastanza, replicai in
silenzio.
Una che deve credere in se stessa,
mormoró il vento.
Una che deve smettere di fare casini,
insistetti.
Una che deve credere nella sua Dea.
E questo interruppe la mia battaglia
mentale.
«Io credo in te, Nyx. Lo faró sempre.»
Risoluta, estrassi la pietra del veggente
di sotto la
maglietta, presi un profondo respiro, la
sollevai e, attraverso il foro, fissai la
quercia spezzata.
Per un secondo non accadde nulla.
Socchiusi le palpebre e l’albero restó
solo un vecchio albero
tutto rotto.
Cominciai a rilassarmi e, come di
regola, fu in quel momento che si
scatenó l’inferno.
Dal centro del tronco abbattuto emerse
un terrificante vortice di ombre, al cui
interno c’erano
orribili creature dai corpi contorti,
coperti da una pelle chiazzata, come se
si stessero
decomponendo per qualche malattia
schifosa.
I loro occhi erano orbite vuote. Le
bocche cucite. Ne sentivo l’odore. La
puzza era un misto di
animale-morto-in-incidente-stradale piú
gabinetto-usato-per-bucarsi. Mi venne
un conato e
dovevo aver fatto rumore perché tutte le
ombre voltarono le loro facce cieche
verso di me, le
lunghe dita scheletriche che cercavano
di afferrarmi.
«No! Ferme!» La serenitá dello spirito
era scomparsa.
Ero paralizzata dalla paura.
E poi dal centro del vortice s’innalzó
una bellissima Luce color luna piena,
che arse le orrende
creature riducendole in niente e mi gettó
a terra. Lasciai cadere la pietra del
veggente,
troncando il contatto con l’antica magia.
Mentre sbattevo le palpebre, a corto di
fiato, l’albero tornó a essere un albero.
Vecchio e
sinistro, ma terreno.
Senza curarmi degli ordini di Thanatos o
della Morte, mi rimisi in fretta in piedi e
corsi via
come un razzo.
«Non sono pazza. é la mia vita che é
pazza. Non sono pazza. é la mia vita che
é pazza...» Tra
un respiro affannoso e l’altro,
pronunciavo tra me quelle parole tipo
mantra, cercando di
trovare la mia normalitá, il mio centro, o
anche solo un pochino di calma, ma il
cuore mi
batteva cosí forte da risuonarmi nelle
orecchie e mi sembrava di non riuscire a
riprendere fiato.
Infarto, pensai. Questo livello di follia é
troppo per me e sto avendo un infarto.
Mi ero appena resa conto che forse non
riuscivo a riprendere fiato e il cuore
andava a mille
perché continuavo a correre, quando
delle mani forti e familiari mi
afferrarono, facendomi
fermare di colpo. Da femmina svenevole
come piú non si puó, crollai addosso a
Stark
tremando talmente tanto che battevo i
denti.
«Zoey! Sei ferita? Chi t’insegue?» Stark
mi strinse a sé.Notai che si era messo in
spalla arco e
faretra piena di frecce.
Irradiava prontezza da tutti i pori. Pur
nel panico, la sua presenza riusciva a
calmarmi.
Inghiottii aria, scuotendo la testa. «No,
sto bene. Sto bene.»
Mi scostó da sé quanto gli consentivano
le braccia e prese a osservarmi dalla
testa ai piedi
come in cerca di ferite. «Cos’é
successo? Perché sei spaventata e corri
come una pazza?»
Lo guardai male. «Io non sono pazza.»
«Be’, correvi come se lo fossi. E dentro
qui» – appoggió il dito sopra il mio
cuore che pian
piano rallentava – «eri decisamente
andata.»
«Antica magia.»
Sgranó gli occhi. «Il toro?»
«No, no, niente del genere. Ho guardato
la quercia attraverso la pietra del
veggente. Sai, la
quercia, quella vicino al muro a est.»
«E perché cavolo l’hai fatto?»
«Perché Thanatos mi ha detto di fare
pratica con quella stupida pietra nel
caso la si potesse
usare in qualche modo contro Neferet.»
«Hai visto qualcosa che t’inseguiva?»
«No. Sí. Circa. Ho visto delle cose da
brividi dentro qualcosa che sembrava un
tornado e
vorticava su dal centro dell’albero.
Stark, erano davvero gli esseri piú
disgustosi che abbia mai
visto. E puzzavano da schifo. Ma
proprio tanto tanto. A dire il vero stavo
quasi per vomitare.
E, siccome ho avuto un conato, si sono
accorti di me, ma prima che potessero
fare qualcosa
quella luce fortissima li ha seccati.»
M’interruppi, cercando di pensare
nonostante il panico. «In
realtá, la luce era tipo quella storia della
luce di fata di Sookie. Pensi che ci sia la
minima
possibilitá che io sia una fata?»
«No, Zy. Concentrati. True Blood é
finzione. Questo é il mondo reale. Cos’é
successo dopo la
luce che distruggeva?»
«Non lo so. Sono scappata.» Mi guardai
intorno e vidi che correndo lungo il
muro di cinta ero
quasi arrivata alle scuderie. «E ho corso
parecchio.»
«E?»
«E niente. Tranne che tu mi hai afferrato.
Dea, pensavo mi venisse un infarto.»
«Quindi ti sei spaventata. Tutto qui?»
Lo guardai di nuovo male. Il tono era
gentile ma la sua espressione era tesa,
come se stesse
decidendo se sgridarmi o baciarmi. «Sí.
Ma ero molto spaventata», replicai
sottovoce.
La stretta alle spalle si trasformó in un
gigantesco abbraccio da orso. Sentii il
suo corpo che si
rilassava. Emise un profondo sospiro
che terminó in risatina. «Zy, mi hai fatto
venire una strizza
boia.»
«Scusa», mormorai contro il suo petto,
stringendolo a mia volta in un abbraccio.
«Grazie per
avermi trovata ed essere stato
prontissimo a salvarmi.»
«Non mi devi ringraziare. Sono il tuo
Guerriero, il tuo Guardiano, salvarti é il
mio mestiere.
Anche se di solito sei piuttosto brava a
salvarti da sola.»
Mi chinai all’indietro per guardarlo
negli occhi. «Sono un lavoro?»
Incurvó le labbra nel solito sorrisetto
sbruffone. «A tempo pieno.
Assolutamente. Senza benefit
né vacanze.»
«Sul serio?»
Il sorrisetto sexy si fece piú ampio.
«Okay, no. Ricordo di avere avuto dei
giorni di malattia
quando una freccia mi ha bruciato e
qualche altro quando uno scozzese tutto
matto mi ha
tagliuzzato dalla testa ai piedi. Quindi
ritiro quello che ho detto. I benefit li ho.
Solo che sono
un po’ di merda.»
«Sei licenziato!» Avrei voluto prenderlo
a pugni ma non mi andava di staccare le
braccia dalle
sue spalle.
«Non mi puoi licenziare. Sono assunto a
vita.» Il sorriso di Stark si spense dalle
labbra ma
rimase negli occhi.
«Tu sei la mia Sacerdotessa, la mia
Regina, mo bann ri.
Non ti lasceró mai. Ti proteggeró
sempre. Io ti amo, Zoey Redbird.» Si
chinó e mi bació con
tanta tenerezza che percepii la veritá del
suo impegno nel profondo dell’anima.
Quando infine le sue labbra lasciarono
le mie, alzai lo sguardo verso di lui.
«Anch’io ti amo. E
lo sai che non devi essere geloso di un
ragazzo morto, giusto?»
Mi sfioró la guancia. «Giusto. Mi
dispiace per ieri sera.»
«Non c’é problema. E, ecco... a
proposito... c’é una cosa che devi
sapere.»
«Cosa?»
Presi un gran respirone e sbottai: «Ieri
sera, alla fine del rito, ho guardato
Aurox attraverso la
pietra del veggente e ho visto Heath.
Ecco perché non ho lasciato che tu e
Dario gli faceste del
male».
Percepii il livello di tensione nel corpo
di Stark risalire di colpo a Pericolo!
Allarme Rosso! «é
per questo che ieri notte chiamavi Heath
nel sonno?» Sembrava piú ferito che
arrabbiato.
«No. Sí. Non lo so! Ti ho detto la veritá.
Non ricordo cosa stessi sognando, ma ha
senso che mi
fosse rimasto in testa Heath dopo averlo
visto in Aurox.»
«Quel mostro di toro non é Heath. Come
puoi pensare una cosa simile?»
«Non lo penso, l’ho visto.»
«Zoey, senti, ci dev’essere una
spiegazione per quello che hai visto.»
Fece un passo indietro.
Le mie braccia gli scivolarono giú dalle
spalle. Mi sentivo sola e infreddolita
senza il suo
abbraccio. «é per questo che Thanatos
vuole che mi eserciti a guardare
attraverso la pietra del
veggente, per capire come funziona.
Stark, mi dispiace. Io non volevo vedere
Heath in Aurox.
E non voglio vedere né dire né fare
niente che possa farti soffrire. Mai.»
Sbattei gli occhi con
forza, cercando di non scoppiare in
lacrime.
Stark si passó la mano tra i capelli. «Zy,
ti prego, non piangere.»
«Non sto piangendo», replicai, poi
ricacciai indietro un singhiozzo e mi
asciugai una lacrima che
chissá come mi era sfuggita da un
occhio.
Stark infiló la mano nella tasca dei jeans
e ne trasse un fazzoletto di carta
stropicciato. Mi si
avvicinó di nuovo e asciugó una seconda
lacrima in fuga. Poi mi bació,piano, mi
tese il
fazzoletto e mi tiró di nuovo a sé. «Zy,
non preoccuparti. Nell’Aldilá, Heath e
io abbiamo fatto
pace.
Sarei felice di rivederlo.»
«Davvero?» Dovetti staccarmi
dall’abbraccio il tempo sufficiente a
soffiarmi il naso.
«Be’, sí. Sarei felice di rivederlo, ma
non altrettanto felice che lo rivedessi
tu.» La sua sinceritá
fece sorridere entrambi. «E lo so che
non mi faresti mai soffrire di proposito.
Ma, Zy, quel
mostrotoro non é Heath.»
«Stark, ho capito che Aurox aveva
qualcosa a che fare con l’antica magia
dalla prima volta in
cui l’ho visto.
Mi ha fatto sentire strana da matti.»
Detestavo dirglielo, ma da me si
meritava un’onestá
totale.
«Ma certo che ti ha fatto sentire strana. é
una creatura di Tenebra! E, sí, lui é
magia antica. é
stato creato dal tipo peggiore di quella
merda quando Neferet ha ucciso tua
mamma in
sacrificio. Mi sarei preoccupato se non
ti avesse fatto sentire strana.»
Emisi un gran sospiro. «Immagino che
abbia senso.»
«Giá, e scommetto che, se ci lavoriamo
insieme, riusciremo a capire perché ieri
sera quella
pietra ti ha fatto vedere Heath.» Dato
che mi limitavo a mordermi il labbro
continuó, come se
stesse ragionando ad alta voce:
«Pensaci, Zy. Cos’altro hai visto
attraverso la pietra?»
«Be’, a Skye ho visto quegli spiriti
antichi, gli elementali.»
«Erano come le cose di oggi?»
Rabbrividii. «No, per niente. Gli
elementali erano ultraterreni, misteriosi
e strani, ma in senso
buono.
Quello che ho visto oggi era mostruoso e
terrificante.»
«Okay, a parte poco fa alla quercia e
ieri sera al rito, da quando siamo tornati
dall’Italia la
pietra del veggente ti ha mostrato
qualcos’altro?»
Incrociai il suo sguardo. «Sí. Te.»
[eBL 132]
11
ZOEY
«Me? Zoey, non ha senso!» disse Stark.
«Lo so, lo so. Mi dispiace. é solo che mi
sembrava tipo di spiarti di nascosto
quando l’ho fatto,
perché stavi dormendo, e io l’ho fatto
solo perché allora tu avevi problemi a
dormire e in
realtá é stato quasi un caso, quindi non ti
ho detto niente e adesso sembra tipo che
mi potrei
essere inventata tutto», conclusi in gran
fretta.
«Zoey, io posso intercettare le tue
emozioni. é molto piú da spione questo
del tuo guardarmi
attraverso una pietra mentre dormo. E
poi hai ragione. Avevo davvero un
sonno agitato. Non
ti critico per avermi controllato con la
pietra. Dimmi solo cos’hai visto.»
«Ho visto un’ombra sopra di te. Ricordo
di aver pensato che sembrava un
Guerriero fantasma.
Aprivi la mano e compariva la Spada di
Guardiano. Poi l’ombra– fantasma
l’afferrava e quella
si trasformava in una lancia. Credo che
fosse insanguinata. Mi ha fatto paura,
quindi ho
chiamato lo spirito e ho scacciato il
tutto.
Allora ti sei svegliato e noi, be’...» Mi
sentivo la faccia in fiamme.
«... noi abbiamo fatto l’amore e me ne
sono dimenticata.»
«Zy, mi piace pensare di essere bravo a
letto e tutto il resto, ma, anche cosí,
come diavolo
potresti esserti dimenticata di aver visto
un fantasma armato di lancia incombere
su di me?»
«Ma é vero, Stark. Poco dopo ci siamo
cacciati in quella che Stevie Rae
definirebbe una bella
montagna di sterco fumante qui alla Casa
della Notte. Avevo da fare.»
Incrociai le braccia e lo guardai. «No,
aspetta, non me ne sono dimenticata del
tutto. Ho
parlato a Lenobia dell’ombrafantasma.»
«Grandioso, cosí un professore lo
sapeva ma io no.»
«Lo sai adesso.»
«Vabbe’, e Lenobia cosa ne pensa?»
«Fondamentalmente mi ha detto di tenere
gli occhi aperti qui nel mondo reale
invece di fissare
come una tonta attraverso la pietra, cosa
che ho fatto fino a ieri sera quando ho
visto Heath.»
«Guarda di nuovo me.»
«Adesso?»
«Adesso.»
«D’accordo.» Sollevai la pietra del
veggente, presi un respiro profondo e lo
guardai attraverso il
foro.
«Allora? Come sembro?»
«Scontroso.»
«E?»
«Scocciante.»
«Nient’altro?»
«Forse, ma solo forse, abbastanza figo.»
Rimisi la pietra sotto la maglietta.
«Semplicemente tu.
Non credo che riuscirei a vedere altro.
La pietra non era calda.»
«Perché,si scalda?»
«Sí, ogni tanto.» Mi morsi il labbro,
riflettendo su quanto avevo detto. «In
realtá é questo il
motivo per cui ti ho guardato la prima
volta. Era diventata calda.»
«Era calda quando hai guardato Aurox?»
domandó.
«No, ma sentivo di doverlo fare. Era
come fossi obbligata. E altre volte,
quando c’era Aurox in
giro, si era scaldata.»
«Antica magia del cavolo. é una
grandissima rottura.
Dovrebbe almeno esserci un libretto
d’istruzioni da qualche parte, invece
no.»
«Potrei chiamare Sgiach. Insomma, é
stata lei a regalarmi la pietra ed é
pratica di magia antica.
Magari puó darmi qualche dritta.»
Lui sbuffó.«Non gliel’hai giá chiesto
quando eravamo a Skye?»
«Sí.»
«Se ben ricordo, non ti ha dato delle
vere risposte.»
«Ricordi benissimo. Ha detto che
pensava che l’unica magia antica rimasta
sulla terra si trovasse
a Skye.»
«Si sbagliava», disse Stark.
«Eccome.»
«Sai cosa penso?» Stark mi si avvicinó
di nuovo e mi mise un braccio intorno
alle spalle.
Appoggiai la testa sul suo petto e gli
cinsi la vita.
«Pensi che io sia Crazy Town?»
Sorrise e mi bació la fronte. «Tu non sei
Crazy Town.
Cavolo, Zy, tu sei Crazy Universe. Ma a
me mi piace un po’ di pazzia.»
«Adesso parli tipo Stevie Rae.» Ci
sorridemmo, traendo forza dal nostra
legame, dal nostro
impegno, dalla nostra fiducia reciproca.
«Scusa, cosa stavi per dire? Cosa
pensi?»
«Penso che sono stufo di decidere cosa
fare seguendo quello che dicono gli
altri. Soprattutto
adulti che ci rifilano misteri da risolvere
o ci mollano nel bel mezzo di una
tempesta di merda
senza darci un vero aiuto.»
«Giá,condivido. Provo la stessa cosa da
quando Neferet ha perso la testa e io ero
l’unica a
saperlo.»
«Okay, allora vediamo di capirlo noi,
cos’é questa antica magia. Zy, tu hai
un’affinitá con tutti
e cinque gli elementi. Nessuno nemmeno
ricorda l’ultima volta in cui é capitata
una cosa simile.
Tu sei un nuovo genere di novizia, un
nuovo genere di Somma Sacerdotessa.
Sei una giovane
regina guerriera e io sono il tuo
Guardiano. insieme, non c’é niente che
non possiamo
affrontare.» Il sorrisetto sbruffone era
tornato. «Abbiamo affrontato l’Aldilá e
abbiamo vinto.»
«Giá,certo, tranne per la parte in cui
morivi», gli ricordai.
«Solo un piccolo dettaglio. Alla fine é
andato tutto bene.»
Lo strinsi, appoggiandomi con forza al
suo fianco muscoloso. «é andato piú che
bene.»
Mi bació e trassi forza dal suo sapore e
dal suo tocco e dal suo amore. Forse
Stark aveva
ragione. Forse non c’era niente che non
potessimo affrontare insieme. Sospirai
felice e mi
rannicchiai contro di lui.
«Andiamo alle scuderie.» Stark puntó il
mento in direzione del lungo edificio
non lontano da
noi.
«Immagino sia meglio. Scommetto che
c’é Erin. Persino da qui sembra tutto
fradicio.»
«In realtá Erin non la vedo da un po’.»
Si strinse nelle spalle. «Magari é perché
le scuderie sono
in condizioni migliori di quanto non
pensi. La maggior parte dei danni l’ha
fatta il fumo. A
bruciare sul serio é stato solo un
mucchio di fieno, strame e una posta.»
Intrecciando le dita alle sue,
m’incamminai lentamente verso le
scuderie. «Persefone sta bene,
vero?»
«Sta bene. Tutti i cavalli stanno bene.
Be’, tranne Bonnie. Lei é piuttosto
nervosa. Lenobia le ha
messo accanto Mujaji perché si
calmasse. A quanto sembra, quelle due
vanno d’accordo. Il che
mi ricorda che un gruppo di novizi mi ha
detto di aver visto Lenobia baciare
Travis prima che
lo portassero via in ambulanza.»
Sgranai gli occhi. «Veramente? Non
vedo l’ora di raccontarlo ad Afrodite e a
Stevie Rae!»
Stark ridacchió.«Stevie Rae lo sa giá da
Kramisha, che lo sta dicendo a tutti.» Mi
assestó un
colpetto con la spalla.
«Tutto il tempo che hai passato alla
quercia ti ha fatto perdere un po’ di
pettegolezzi di prima
mano.»
Lo guardai, confusa. «Tutto il tempo?
Ma se sono stata lá, tipo, un minuto!»
Stark si fermó.«Che ore sono secondo
te?»
Mi strinsi nelle spalle. «Non lo so.
Dovrei guardare il cellulare, ma
avevamo appuntamento in
classe di Thanatos alle sette e mezzo.
Dobbiamo esserci rimaste per circa
mezz’ora, quindi
saranno piú o meno le otto e mezzo.»
«Zoey, sono le undici e mezzo. Abbiamo
appena il tempo di raggiungere gli altri
alle scuderie
per poi andare alla pira di Dragone.»
Mi sentii gelare dentro. «Stark, ho perso
piú di tre ore!»
«Giá,proprio cosí. E non mi piace per
niente. Promettimi che non guarderai piú
attraverso
quella maledetta pietra se io non sono
con te.»
Ero abbastanza spaventata da non
mettermi a discutere.
«Te lo prometto. Ti do la mia parola.
Non guarderó piú attraverso la pietra se
tu non sei con
me.»
Rilassó le spalle e mi diede un rapido
bacio. «Grazie, Zy. Qualunque cosa
possa rubarti del
tempo non va bene. So che Sgiach ha
detto che l’antica magia puó essere sia
buona sia cattiva,
ma non m’importa quale sia se prende
senza chiedere.»
«Lo so. Lo so.» Avevamo ripreso a
camminare ma continuai a stringergli
forte la mano. «Per
forza pensavo che stesse per venirmi un
infarto: sono rimasta lá a guardare
quelle cose
disgustose e puzzolenti per ore.»
Rabbrividii.
«Tranquilla. Arriveremo a capirla, ’sta
roba della magia antica. Non permetteró
che ti capiti
qualcosa.» Stark mi strinse la mano.
Gli sorrisi. Volevo credergli perché
credevo in lui, nella sua forza e nel suo
amore. Era dell’altra
parte che mi preoccupavo. Della parte
sconosciuta in mezzo cui se ne stava
piazzata la
Tenebra. Continuava ad avanzare, lenta e
inesorabile, e a colpire chi amavo.
Stavo pensando a quanto non volevo
perdere altre persone, quando quella
stupida pietra del
veggente inizió a riscaldarsi. Mi fermai,
facendo fermare anche Stark. Appoggiai
la mano sul
petto nel punto che stava irradiando
calore.
«Che c’é?» mi chiese.
«Sta diventando calda.»
«Come mai?»
«Stark, non ne ho idea. Tu dovresti
aiutarmi a capire, ricordi?»
«Okay, certo. Giá.Ce la possiamo fare.»
Prese a guardarsi intorno. «Allora,
cominciamo.»
«Come?»
«Ci sto pensando!»
Sospirai e provai a mettermi a pensare
anch’io. Ci eravamo fermati sotto uno
dei grandi alberi
appena oltre il lato est delle scuderie.
Diedi una rapida occhiata verso l’alto,
all’improvviso
spaventata all’idea di esseri senza occhi
e con le bocche cucite che se ne stessero
in agguato. Ma
sopra di noi non c’era niente. Anzi lí
intorno era tutto molto tranquillo.
Riuscivo a pensare solo
che non ci fosse niente cui pensare.
Dalle scuderie ci arrivava il suono di
voci e di motori, tipo
quelli dei trattori e di aggeggi vari usati
per trascinare via le macerie e ripulire
dai detriti. Udii
un altro rumore di macchina, stavolta
proveniente da qualche parte alle nostre
spalle e in
avvicinamento.
«Che strano», commentó Stark
guardando dietro di me. «Qui i taxi non
vengono.»
Seguii il suo sguardo e vidi un’auto
marrone rossiccio piuttosto malandata,
con la scritta TAXI
sulla fiancata.
Stark aveva ragione. Era stranissimo
vederne uno alla Casa della Notte.
Cavolo, Tulsa non é
esattamente famosa per i suoi taxi. Alzai
mentalmente le spalle: il tram del centro
aveva
comunque molto piú stile.
Poi Lenobia uscí dalla porta laterale
delle scuderie e si precipitó verso la
macchina. Aprí la
portiera posteriore e si allungó
all’interno per aiutare l’alto cowboy a
scendere.
Il taxi si allontanó in fretta. Travis e
Lenobia se ne restarono lí a fissarsi.
La pietra del veggente sembrava sul
punto di farmi un buco nella maglia per
quanto bruciava.
La presi in mano per staccarmela dalla
pelle. Ma non dissi niente. Stark e io
eravamo troppo
impegnati a guardare quei due. Non
erano poi tanto vicini a noi, peró mi
pareva comunque
un’invasione della loro privacy
rimanere a fissarli a bocca aperta... e
comunque continuammo a
fissarli a bocca aperta.
Poi capii. Diedi un colpetto al braccio
di Stark e, tenendo bassa la voce, dissi:
«La pietra é
diventata strabollente non appena Travis
é sceso dal taxi».
Lo sguardo di Stark passó da Travis e
Lenobia alla pietra e poi a me. Mi
appoggió una mano
sulla spalla e disse:
«Fallo. Guardalo attraverso la pietra. Ci
sono io a tenerti.
Non permetteró che ti succeda niente di
male. Se qualcosa tentasse di succhiarti
via il tempo, lo
fermeró io».
Annuii e, tipo quando si toglie un cerotto
con un colpo secco, sollevai la pietra
del veggente,
incorniciando al centro Travis e
Lenobia.
Inizió come con la quercia. In un primo
tempo rimase tutto uguale. Osservai le
mani di Lenobia
agitarsi nervose al di sopra di quelle
bendate di Travis, che sembravano
grandi guantoni da
boxe bianchi, lunghi fino
all’avambraccio. Anche da dove mi
trovavo io, il suo viso pareva
rosso e lucido in modo anormale, come
se si fosse scottato al sole e ci avesse
messo sopra un
sacco di gel di aloe. Ma non sembrava
che stesse male.
Sorrideva. Da matti. A Lenobia. Stavo
per lasciare la pietra del veggente e dire
a Stark che ero
proprio Crazy Universe, quando Travis
si chinó a baciare la Signora dei
Cavalli.
In quel momento cambió tutto. Ci fu un
lampo che mi fece battere le palpebre e,
quando mi si
schiarí la vista, Travis era scomparso.
Al suo posto c’era uno schianto di
ragazzo nero. Aveva
capelli lunghi legati in una coda bassa, e
spalle talmente ampie da poter essere un
linebacker di
una buona squadra di football. Baciava
Lenobia come se fosse stato il suo
ultimo bacio al
mondo. E lei ricambiava, solo che era
una Lenobia diversa, piú giovane, avrá
avuto all’incirca
sedici anni. Lo stringeva in un abbraccio
talmente forte che sembrava non volerlo
piú lasciar
andare. Intorno a loro, l’aria tremolava e
luccicava come se li stessi guardando da
sopra un
pentolone ribollente. Ma, invece del
vapore, giuro che salivano degli spiriti
della gioia color
verdeturchese. La felicitá montó dentro
di me e prese a spumeggiare, come se il
pentolone
fosse la mia testa e l’acqua le mie
emozioni.
Sotto i piedi non avevo piú il terreno.
Fluttuavo nella gioia e nell’amore e
nelle bolle
azzurrine.
Poi la testa cominció a girare in modo
furioso e lo stomaco a ribellarsi.
«Zoey! Ferma. Ora basta. Smettila!
Giú!»
Mi resi conto che Stark stava strillando
e strattonava la pietra del veggente.
Sentii di nuovo la
terra sotto i piedi.
Le bolle evaporarono e la gioia
scomparve, lasciandomi con la nausea,
prosciugata e molto
scossa. Mollai la pietra del veggente in
tempo per piegarmi in due e vomitare
vicino all’albero.
«Stai bene. Stai bene. Ci sono io. Zy, va
tutto bene.»
Stark mi teneva i capelli mentre
continuavo a dare di stomaco.
«Stark? Zoey?» Lenobia stava arrivando
verso di noi, preoccupata e a corto di
fiato. Accanto a
lei, Travis chiese cosa non andasse. Ma
non potevo rispondere. Ero troppo
impegnata a
rimettere.
«Zoey! Oh, Dea, no!» L’ansia di Lenobia
andó alle stelle quando vide che
vomitavo.
«Non sta rifiutando la Trasformazione.
Sta bene», la rassicuró Stark mentre
prendevo un altro
dei fazzoletti di carta che mi tendeva e
mi asciugavo la bocca. Finito di dare di
stomaco mi
appoggiai all’albero, imbarazzata e
schifata.
Vomitare é una cosa che odio proprio.
«E allora cos’é?Perché stai male?»
Stark e Lenobia mi guidarono a una
panchina di ferro battuto non troppo
distante
dall’albero... giusto quanto bastava
perché non sentissi la puzza del mio
vomito. Puah!
«Devo chiamare qualcuno?» chiese
Travis.
«No», mi affrettai a rispondere. «Sto
bene. E sto meglio adesso, seduta.»
Guardai Stark con aria
interrogativa.
Lui assentí. «Qualunque cosa tu abbia
visto, diglielo.
Ci fidiamo di lei.»
Spostai lo sguardo da lui a Lenobia. «E
lei si fida di Travis?»
Non esitó un istante. «In modo
incondizionato.»
Il cowboy sorrise e le si avvicinó.
«Okay, dunque, la mia pietra del
veggente ha cominciato a scaldarsi e,
quando Travis é sceso
dall’auto, é diventata proprio bollente.
Stark era qui, quindi abbiamo deciso che
avrei fatto
meglio a guardarci attraverso, cioé, a
guardare voi, per vedere se poteva
aiutarmi a capire
quello che mi mostra. Quindi ho
osservato voi due attraverso la pietra.»
«La pietra del veggente?» fece Travis.
Non sembrava minimamente spaventato,
solo curioso.
«é un amuleto dell’antica magia che una
regina vampira ha dato a Zoey», spiegó
Lenobia.
«Cos’hai visto?»
«Niente, finché non vi siete baciati.»
Sorrisi, imbarazzata.
«Mi dispiace di avervi guardati mentre
vi baciavate.»
Travis sorrise e appoggió una mano
bendata sulle spalle di Lenobia. «Se
potessi fare a modo
mio, signorina, mi vedresti un sacco di
volte baciare questa bella ragazza.»
Mi aspettavo che Lenobia lo stendesse
con la sua vista a raggi mortali, invece
lo guardó con
occhi adoranti, posó la mano sul cuore
di lui e, con molta cautela, gli appoggió
la testa sulla
spalla. Quindi ripeté:«Cos’hai visto
mentre ci baciavamo?»
«Travis si é trasformato in un ragazzo
nero e lei in una versione piú giovane di
se stessa. E tutto
intorno a voi c’erano delle cose
filiformi, spumeggianti e felici di colore
azzurro. Sono
sicurissima che fossero degli spiriti.»
Sgranai gli occhi. «A dire il vero,
adesso che ci penso, quelle bolle mi
facevano venire in mente
l’oceano.
Strano. Comunque sono stata travolta
dalla cosa, come se venissi sollevata da
terra e messa in
un gioioso oceano di bolle azzurre.
Scusate. Lo so che sembra una follia.»
Trattenni il fiato,
aspettandomi che Lenobia si mettesse a
ridere e Travis a prendermi in giro.
Non fecero nessuna delle due cose. Al
contrario, Lenobia scoppió a piangere.
Voglio dire, a
piangere forte, con le spalle che vanno
su e giú e il gran colare di naso cui sono
facile io. Travis
si limitó a stringerla ancora di piú,
guardandola come se fosse un miracolo
fatto persona. «Ti
conoscevo da prima. é per questo che mi
fai sentire a casa.»
Lenobia annuí. Poi, tra le lacrime, mi
spiegó: «Travis é il mio unico Consorte
umano, il mio
unico amore, tornato da me dopo
duecentoventiquattro anni. Ho giurato
che dopo di lui non
avrei amato nessun altro, ed é stato cosí.
Ci siamo incontrati e innamorati
sull’oceano, a bordo
della nave che ci portava dalla Francia a
New Orleans».
«Quindi la pietra del veggente mi ha
mostrato la veritá?»
«Sí, Zoey, assolutamente», confermó
Lenobia prima di voltarsi e riprendere a
piangere contro il
petto di Travis, liberandosi tra le sue
braccia di due secoli di attesa, di
perdita e di dolore.
Mi alzai e ripresi la mano di Stark,
trascinandolo via in modo che i due
potessero rimanere soli.
Mentre ci dirigevamo alle scuderie, mi
disse: «Questo non significa che Aurox
sia Heath che
ritorna da te. Lo sai, vero?»
Stevie Rae mi salvó arrivando di corsa
con un «Oh-sss-santocielo! Dove
eravate? Non vedo
l’ora di raccontarti di Lenobia e
Travis».
«Sappiamo giá tutto», replicó Stark.
«Dove sono Afrodite e Dario?»
«Sono giá davanti al tempio di Nyx, alla
pira funebre.
Dobbiamo raggiungerli, e in fretta
anche.»
«Vado a cercare Erin, Shaunee e
Damien. Dobbiamo muoverci», disse
Stark.
«Che cos’ha?» domandó Stevie Rae
vedendolo allontanarsi a grandi passi.
«Heath potrebbe davvero essere dentro
Aurox», replicai.
Stevie Rae fece una perfetta eco ai miei
pensieri sbottando:
«Ah, cavolo!»
12
KALONA
Stare dalla parte della Luce non era
interessante come ricordava. A dire la
veritá, Kalona si
annoiava. Certo, capiva perché Thanatos
gli aveva detto di tenersi in disparte e
non attirare
l’attenzione finché non si fosse conclusa
la cerimonia funebre per Dragone.
Soltanto allora lei
avrebbe annunciato all’intera scuola che
lui era il suo nuovo Guerriero e avrebbe
assunto
l’incarico di Signore delle Spade e
Capo dei Figli di Erebo presso la Casa
della Notte di Tulsa.
Prima di quel momento, la sua presenza
avrebbe creato confusione e
probabilmente sarebbe
stata considerata un insulto dagli altri
Guerrieri.
Il problema era che Kalona non si era
mai fatto scrupolo a insultare la gente.
Era un
potentissimo immortale. Perché avrebbe
dovuto preoccuparsi degli irrilevanti
sentimenti altrui?
Perché a volte quelli che considero piú
irrilevanti mi riservano delle sorprese:
Heath, Stark,
Dragone, Aurox, Rephaim.
L’ultimo nome in quell’elenco mentale
lo fece sobbalzare.
Un tempo, Rephaim gli era sembrato
irrilevante, ma si era sbagliato. Kalona
si era reso conto
di amare suo figlio, di averne bisogno.
Su cos’altro si era sbagliato?
Probabilmente su molte cose.
Il pensiero lo demoralizzó.
Prese a camminare avanti e indietro
lungo il lato piú buio e in ombra del
tempio di Nyx. Lí era
abbastanza vicino alla pira da poter
udire Thanatos quando lo avrebbe
chiamato, ma non
tanto da essere visto.
Gli seccava sentirsi dire cosa doveva
fare. Gli era sempre seccato.
E poi c’era pure la novizia che aveva
un’affinitá col fuoco, Shaunee.
Sembrava avere anche la
capacitá di pungolarlo, di farlo riflettere
su questioni cui non era solito dedicare
tempo.
Ci era giá riuscita. All’inizio, lui voleva
sfruttarla per ottenere informazioni su
Rephaim e sulla
Rossa. E, per tutta risposta, lei gli aveva
dato una cosa ridicolmente semplice e
banale: un
cellulare. Quel piccolo dono aveva
salvato la vita di suo figlio.
Adesso l’aveva fatto pensare a tutti i
secoli che aveva trascorso lontano da
Nyx.
«No!» sbottó ad alta voce, facendo
agitare il boschetto di alberi di Giuda
piantati sul lato ovest
del tempio come se fosse stato travolto
da una tempesta. Kalona focalizzó i
pensieri e placó la
collera. «No», ripeté con una voce non
piú colma di potere ultraterreno. «Non
penseró al
tempo incalcolabile trascorso lontano da
lei. Anzi non penseró a lei in assoluto.»
Intorno a lui prese a danzare una risata,
che fece tremolare gli alberi di Giuda e
poi li fece
fiorire, come se all’improvviso su di
essi si fosse posato il sole dell’estate.
Kalona strinse i pugni e guardó in alto.
Erebo – suo fratello – il Consorte
immortale di Nyx.
L’unico essere in quell’universo che
davvero gli somigliava, e l’unico essere
che Kalona odiasse
persino piú di se stesso. Lí! Nel regno
mortale dopo tutti quei secoli? perché?
Kalona nascose lo shock con lo sdegno.
«Sei piú basso di quanto ricordassi.»
Erebo sorrise. «Anche per me é bello
vederti, fratello.»
«Come al solito, mi metti in bocca
parole non mie.»
«Chiedo scusa. Non ce n’é bisogno. Non
quando le tue parole sono cosí
interessanti. Non
penseró a lei in assoluto.»
Non soltanto Erebo era quasi
l’immagine speculare di Kalona, ne
imitava anche la voce alla
perfezione.
«Parlavo di Neferet.» Kalona riordinó
in fretta i pensieri e mentí senza
problemi. Era passato un
numero impossibile di anni, ma un
tempo era bravo a mentire a Erebo.
Scoprí di saperci ancora
fare.
«Non lo metto in dubbio, fratello.»
Erebo si chinó in avanti, allargó le ali
dorate e volteggió
con grazia fino a terra, fermandosi
davanti a Kalona. «Sai, é proprio per
questo che ti ho fatto
una visitina.»
«Sei sceso nel regno terrestre perché ero
l’amante di Neferet?» Incroció le
braccia sull’ampio
petto e fissó lo sguardo d’ambra del
fratello.
«No, sono venuto perché sei un bugiardo
e un ladro.
Lo stupro di ció che restava di buono in
Neferet é solo una delle tue tante colpe»,
replicó
Erebo. Anche lui incroció le braccia sul
petto.
Kalona rise. «Non sei una brava spia se
credi che lo stupro abbia qualcosa a che
vedere con
quello che abbiamo condiviso Neferet e
io. Lei era piú che consenziente, piú che
pronta per il
mio corpo.»
«Non stavo parlando del suo corpo!»
Erebo aveva alzato la voce e Kalona udí
un brusio tra i
vampiri, che si domandavano cosa
stesse succedendo vicino al tempio di
Nyx.
«Come al solito, fratello, sei comparso
per darmi dei problemi. Era previsto
che io rimanessi
nell’ombra, non visto, in attesa di essere
chiamato. Anche se, riflettendoci
meglio, sará
divertente vederti alle prese coi mortali.
Un piccolo consiglio: persino i vampiri
tendono a
esagerare quando incontrano un dio.»
Erebo non ebbe esitazioni. Sollevó le
braccia e ordinó:
«Nascondici!»
Ci furono un fruscio di vento e una
sensazione di leggerezza che Kalona
trovó cosí familiare,
cosí agrodolce che nella sua mente
poteva scegliere soltanto due tipi di
reazione: rabbia o
disperazione. Non avrebbe permesso
che Erebo lo vedesse disperato. «Tu
sfidi Nyx? Lei ha
stabilito che io non posso entrare
nell’Aldilá. Come osi portarmici?»
Kalona aprí le ali color
della notte, pronto ad aggredire il
fratello.
«Sei sempre il solito buffone impetuoso.
Non andrei mai contro le decisioni della
mia Consorte.
Non ti ho portato nell’Aldilá. Ne ho
semplicemente fatto scendere una parte
per nasconderci
agli occhi mortali, anche se solo per
qualche istante.» Erebo sorrise di
nuovo. Dal suo corpo
splendevano raggi di sole, le ali
rilucevano di piume d’oro, la pelle era
perfetta, come se fosse
stato creato dalla luce stessa del sole.
Ed é stato cosí, pensó con disgusto
Kalona. É stato creato quando il cielo
baciava il sole.
Proprio come io sono stato creato
mentre il cielo baciava la luna. Il cielo,
come la maggior
parte degli immortali, é un volubile
bastardo che prende ció che vuole e poi
non si occupa
della progenie che si lascia dietro.
«Come ci si sta? Meglio di quando ti ci
sei intrufolato, inseguendo quella
piccola novizia, Zoey
Redbird. Allora eri soltanto spirito. Non
potevi sentire sulla pelle la magia del
regno di Nyx. E
sei sempre stato cosí colpito dalle cose
che potevi toccare, che potevi
fisicamente rivendicare
come tue.»
Bene. Si sta arrabbiando. Questo
incrinerá la sua perfezione, rifletté
Kalona. Era il suo turno di
sorridere. La luce che diresse sul
fratello non era quella calda e
abbagliante del sole, ma la
fredda, argentea luminescenza della
luna.
«Ancora geloso perché l’ho toccata
dopo tutto questo tempo? Ricordi che
Nyx é una dea,
vero? Non poteva essere toccata se non
fosse stato suo desiderio, sua volontá,di
essere
sfiorata, accarezzata, amata da...»
«Non sono venuto per parlare della mia
Consorte!»
Le parole esplosero intorno a Kalona in
lampi di calore dorato.
«Che esibizione di furia divina! E poi tu
saresti quello buono? Se solo i lacché
che hanno deciso
di restare nell’Aldilá potessero vederti
ora», ridacchió sarcastico Kalona.
«Non hanno definito buono me. Hanno
definito te un usurpatore!»
«Davvero? Chiedilo di nuovo. Credo
che, dopo secoli e secoli di attenta
riflessione, direbbero
che sono stato io quello che ha rifiutato
di averla in comune», replicó Kalona.
«Lei ha scelto me.» Adesso il tono di
Erebo era basso, i pugni stretti lungo i
fianchi.
«Ah, sí? Io ricordo diversamente.»
«Tu l’hai tradita!» gridó.
Kalona ignoró lo sfogo del fratello. Non
era la prima volta che assisteva alle sue
bizze. Invece
parló con la freddezza della superficie
lunare. «Perché sei venuto? Di’ quello
che devi e vattene.
Il mondo mortale non é granché come
regno, ma é mio. Non lo divideró con te,
proprio come
non avrei condiviso lei.»
«Sono venuto ad avvertirti. Nell’Aldilá
abbiamo udito il tuo giuramento.
Sappiamo che ti sei
impegnato a essere il Guerriero della
Morte e a diventare Signore delle Spade
di questa
scuola.»
«E Capo dei Figli di Erebo», aggiunse
Kalona. «Non dimenticare il resto del
mio titolo.»
«Non potrei mai dimenticare che
intendevi essere irriverente verso i miei
figli.»
«Figli? Cos’é, adesso ti accoppi con gli
umani e generi maschi che crescendo
diventano Guerrieri
vampiri? Affascinante, soprattutto
considerando che sono stato giudicato
tanto duramente per
avere avuto dei figli.»
«Vattene.» Gli occhi dorati di Erebo
cominciarono a mandare lampi. «Lascia
questo luogo e
smetti d’immischiarti nella vita dei
vampiri di Nyx e in quella degli
onorabili Guerrieri che si
sono messi al mio servizio.»
«E tu non ti stai immischiando
ordinandomi di andarmene? Mi stupisce
che Nyx te lo
permetta.»
«La mia Consorte non sa che sono qui.
Sono venuto solo perché tu la stai di
nuovo facendo
preoccupare. Io vivo per garantirle la
pace. é questa l’unica ragione per cui
sono qui», sentenzió
Erebo.
«Tu vivi per leccarle i piedi e, come al
solito, sei geloso di me.» Kalona non
riuscí a soffocare
l’ondata di gioia per ció che gli aveva
rivelato Erebo: Le faccio ancora
provare qualcosa! Nyx
mi osserva! L’immortale trattenne le
emozioni. Doveva nascondere la propria
felicitá a Erebo.
Quando riprese a parlare, il suo tono era
di ghiaccio:
«Sappi questo: io non ho fatto voto di
essere al tuo servizio. Ho giurato di
servire una Somma
Sacerdotessa che personifica la Morte
tramite la propria affinitá, dono della
Dea. Tutto ció che
ha fatto la tua visita é stato darmi motivo
di fare una netta distinzione tra i
Guerrieri che si
definiscono tuoi figli e quelli che non lo
sono. Non affliggeró i tuoi figli essendo
loro capo».
«Allora lascerai questa Casa della
Notte.»
«No. Ma tu sí. Porta a Nyx questo
messaggio da parte mia: la Morte non fa
differenze tra
coloro che seguono lei e chi segue altre
divinitá. La Morte arriva per tutti i
mortali. Non ho
bisogno del tuo permesso né di quello
della Dea per servire la Morte. E
adesso, fratello,
vattene.
Devo presenziare a un funerale.» Kalona
allungó le braccia e batté le mani,
provocando uno
scoppio di fredda luce argentea che si
propagó intorno a lui mandando in pezzi
la piccola bolla
di Aldilá e scagliando Erebo lontano, in
alto, verso il cielo.
Quando la luce svaní, i piedi di Kalona
toccarono di nuovo il terreno e lui si
ritrovó accanto al
tempio di Nyx.
Afrodite arrivó di corsa da dietro
l’angolo. Si fermó.E lo fissó.
«Sono stato convocato?» le chiese.
Lei sbatté le palpebre e si sfregó gli
occhi come se faticasse a schiarirsi la
vista. «Stavi facendo
casini con una torcia elettrica, qui
dietro?»
«Non possiedo torce elettriche.
Sono stato convocato?» ripeté.
«Quasi. Qualche cretino – ovvero
Kramisha, perché aveva lei il compito
di radunare le candele
– ha dimenticato quella dello spirito.
Devo prenderne una dal tempio di Nyx.
Tu dovresti
seguirmi alla pira di Dragone. Thanatos
concluderá il cerchio, dirá delle belle
cose su Dragone e
poi ti presenterá.»
Insolitamente a disagio sotto lo sguardo
di quella strana, caustica umana che
Nyx, per ragioni
incomprensibili a quasi tutti, aveva
scelto come propria Profetessa, Kalona
grugní una risposta e
si voltó per aprire la porta laterale del
tempio.
Non si aprí.
Kalona tentó di nuovo.
S’impegnó,usando tutta la sua immensa
forza immortale.
Ma la porta proprio non si apriva.
In quel momento si accorse che l’uscio
di legno era scomparso e la maniglia
spuntava da un
pesante e compatto blocco di roccia.
Non c’era nessun ingresso.
Niente di niente.
All’improvviso Afrodite lo spinse via,
tiró la maniglia e la pietra scomparve,
tornando a essere
una porta di legno, che per lei si
spalancó con facilitá.Prima di entrare
nel tempio, la ragazza
alzó gli occhi verso di lui. «Certo che
sei proprio strano.» Un gran colpo di
ciuffo, e la porta si
richiuse alle sue spalle.
Kalona vi appoggió sopra la mano e di
nuovo il legno tremoló,trasformandosi in
pietra.
Arretró,con una terribile sensazione di
vuoto allo stomaco.
Solo qualche minuto dopo, Afrodite uscí
da una porta dall’aspetto del tutto
normale. Stringeva
in mano una grossa candela viola e,
mentre gli passava davanti, disse:
«Be’, andiamo. Thanatos vuole che tu
rimanga a margine del cerchio e provi a
non farti notare
troppo. Certo che ti sarebbe molto piú
facile se ti mettessi addosso qualcosina
di piú».
Kalona la seguí, cercando d’ignorare il
vuoto dentro di sé. Era esattamente come
l’aveva
definito Erebo, un buffone impetuoso e
un usurpatore. Se Nyx lo osservava, era
solo con
disprezzo. Gli aveva negato tutto:
l’accesso all’Aldilá,l’accesso al suo
tempio, l’accesso al suo
cuore...
I secoli avrebbero dovuto rendere meno
acuto il dolore, ma Kalona stava
iniziando a capire
che in realtá era vero il contrario.
AUROX
Nyx, se davvero sei una dea disposta al
perdono, ti prego aiutami... ti prego...
Aurox non
fuggí dal suo nascondiglio nel terreno,
ma continuó a ripetere quella frase,
quella preghiera.
Forse Nyx premiava la diligenza.
Almeno quello alla Dea poteva offrirlo.
Fu durante la sua preghiera silenziosa
che la magia cominció a vorticare
intorno a lui. All’inizio
Aurox si sentí sollevato. Nyx mi ha
ascoltato! Ma gli ci volle poco per
capire quanto fosse in
errore. I mostri che si materializzavano,
colando dall’aria fredda e umida intorno
a lui, non
potevano essere al servizio di una dea
compassionevole.
Aurox cercó di tenersi il piú lontano
possibile. La loro puzza era quasi
insopportabile. Le loro
facce cieche orribili alla vista. Il battito
del suo cuore acceleró. La paura gli
mandó brividi lungo
la schiena e la bestia dentro di lui prese
ad agitarsi. Che quegli esseri fossero
stati mandati da lui
per punirlo delle azioni commesse agli
ordini di Neferet? Aurox usó la propria
paura per
alimentare la bestia. Non voleva che si
risvegliasse, ma avrebbe lottato prima
di soccombere
alla vorticosa massa di malvagitá che
minacciava di avvolgerlo.
Tuttavia Aurox non venne circondato.
Lentamente, gli esseri salirono verso
l’alto in un vortice
magico. Piú si alzavano dalla fossa, piú
si muovevano veloci. Era come se
fossero stati evocati e
si stessero gradatamente risvegliando
per un richiamo privo di suono.
Aurox acquietó la paura e la bestia si
ritiró.Non volevano lui. Non gli
prestavano la minima
attenzione. Il vortice si trascinava dietro
una foschia nera e fetida.
Incerto su cosa fosse a spingerlo, Aurox
si allungó e vi passó la mano attraverso.
La mano diventó foschia, come se
fossero state della medesima sostanza. Il
vortice pareva fatto
di niente eppure sembrava aver dissolto
la carne di Aurox. Gli occhi sgranati, lui
tentó di
liberare la mano, ma non c’era piú. Poi
fu attraversato da un fremito: la nebbia
aveva iniziato
ad assorbirgli la carne. Impotente,
Aurox vide sparire l’avambraccio, poi il
bicipite, poi la
spalla.
Tentó di svegliare la bestia, di attingere
al potere che dormiva dentro di lui, ma
la foschia
attutiva le sue sensazioni. Lo
intorpidiva. Quando gli assorbí la testa,
Aurox diventó foschia.
Non percepiva nulla, tranne un desiderio
ardente, una richiesta inappagata, un
bisogno
incalzante. Di cosa? Aurox non sapeva
dirlo. Sapeva solo che la Tenebra
l’aveva avvolto e lo
stava trascinando su un’onda di
disperazione.
In me ci dev’essere piú di questo!
pensó,sconvolto. Devo essere piú che
foschia e desiderio,
tenebra e bestia! Ma sembrava che non
ci fosse altro. Poi si rese conto della
veritá: lui era tutte
quelle cose e nessuna di quelle cose.
Aurox non era niente... assolutamente
niente...
Disperato, pensó che i conati di vomito
potessero essere suoi. In qualche modo,
da qualche
parte, il suo corpo doveva essere ancora
suo ed era rivoltato da quanto stava
accadendo. Poi
la vide.
C’era Zoey. Teneva la pietra bianca
dritto davanti a sé, proprio come la sera
prima, durante il
rituale in cui lui aveva cercato di
scegliere, di fare la cosa giusta.
Percepí un movimento nella foschia:
aveva visto Zoey.
Stava per assorbirla.
No! Lo spirito di Aurox gridó con forza
dentro di lui. Guardando Zoey, lui non
provava piú
disperazione. percepiva la paura di lei e
la sua forza. La sua determinazione e la
sua debolezza.
E Aurox si rese conto di una cosa che lo
stupí molto: Zoey si sentiva insicura
riguardo a se stessa
e al proprio posto nel mondo quanto lui.
Si preoccupava di non avere il coraggio
di agire nel
modo giusto. Metteva in dubbio le
proprie decisioni e si vergognava dei
propri errori. Una
volta ogni tanto, persino Zoey Red–bird,
dotata novizia toccata dalla sua Dea, si
sentiva un
fallimento e prendeva in considerazione
l’idea di arrendersi.
Proprio come lui.
Compassione e comprensione si
propagarono in Aurox, e con esse
percepí un’ondata di potere
al calor bianco. In un lampo accecante,
Aurox precipitó dal centro del vortice
che si andava
disintegrando e atterró ben saldo nel suo
corpo riformato, tutto tremante e col
fiato corto.
Non rimase lí a riposare a lungo. Ancora
scosso e debole, Aurox si tiró su verso
l’imboccatura
della fossa. Ci volle molto tempo.
Quando finalmente arrivó in cima,
esitó,ascoltando con
attenzione.
Udí solo il vento.
Aurox si sollevó da terra, utilizzando il
tronco rotto per nascondersi. Zoey se
n’era andata.
Studió la zona e il suo sguardo venne
immediatamente attirato da un grande
mucchio di legna
su cui si trovava una figura avvolta in un
sudario. Anche se la catasta era
circondata da tutti i
novizi e i vampiri della Casa della
Notte, Aurox non ebbe difficoltá a
capire di cosa si trattasse.
É la pira di Dragone Lankford, fu il suo
primo pensiero. L’ho ucciso io , fu il
secondo. Come la
disperazione nella nebbia magica, anche
il funerale lo attrasse in modo
incontenibile.
Non fu difficile avvicinarsi al cerchio di
novizi e vampiri. I Guerrieri Figli di
Erebo erano armati
fino ai denti, ma l’attenzione di tutti era
concentrata sul cerchio e sulla pira al
centro.
Aurox si mosse senza farsi notare,
usando l’ombra delle grandi querce per
nascondersi, finché
non fu abbastanza vicino da cogliere le
parole che stava pronunciando Thanatos.
Poi si
accovacció e spiccó un salto.
Afferrandosi a un ramo basso, Aurox si
arrampicó fino a trovare
un punto da cui osservare senza
impedimenti il macabro spettacolo.
Thanatos aveva appena finito di creare
il cerchio.
Aurox vide i quattro professori vampiri
che reggevano le candele e
rappresentavano gli
elementi. Si aspettava di trovare Zoey al
centro del cerchio, vicino alla pira e si
stupí che invece
ci fosse Thanatos a tenere in una mano la
candela viola dello spirito e nell’altra
una grande
torcia.
Dov’era Zoey? Che gli esseri nella
foschia l’avessero catturata? Cos’era
stato a farli dissolvere?
Osservó il cerchio in modo frenetico.
Quando la trovó, accanto a Stark,
circondata dai suoi
amici, aveva l’aria triste ma non
sembrava ferita. Stava osservando con
attenzione Thanatos.
Pareva non ci fosse niente che non
andasse in lei, a parte il fatto che
piangeva la perdita del
Signore delle Spade. Aurox era cosí
sollevato che quasi perse l’appiglio
sull’albero.
La fissó.Era stata lei a iniziare il
conflitto interiore che lui stava
provando. Perché?La ragazza lo
sconcertava almeno quanto i sentimenti
che aveva scatenato dentro di lui.
Spostó l’attenzione su Thanatos, che
percorreva con grazia la circonferenza
del cerchio,
parlando con un tono che calmó persino
i nervi a pezzi di Aurox. «Il nostro
Signore delle Spade
é morto cosí come é vissuto: da
Guerriero, fedele al proprio giuramento,
fedele alla sua Casa
della Notte e fedele alla sua Dea. E c’é
un’altra veritá che dev’essere detta qui:
anche se
piangiamo la sua perdita, siamo
consapevoli che, senza la sua compagna,
la dolce Anastasia, lui
era svuotato.»
Aurox guardó Rephaim. Sapeva che, in
forma di Raven Mocker, era stato lui a
uccidere
Anastasia Lankford.
Che ironia che il Signore delle Spade
fosse morto proprio per proteggerlo.
Ironia ancora
maggiore, che il viso del ragazzo fosse
inondato di lacrime, e che lui piangesse
apertamente per
la morte di Dragone.
«La morte é stata gentile con Dragone
Lankford. Non soltanto gli ha consentito
di andarsene da
Guerriero, ma l’ha condotto alla Dea.
Nyx ha riunito Bryan Dragone Lankford
e la sua amata,
oltre ai luminosi spiriti dei loro famigli
felini, Shadowfax e Ginevra.»
Sono morti anche i loro gatti? Non
ricordo che ci fossero gatti al rituale.
Confuso, Aurox studió
la pira funebre. Sí, adesso che guardava
meglio, vedeva due piccoli fagotti
avvolti nel sudario
con Dragone.
Thanatos si era fermata davanti a Zoey e
le sorrise.
«Dicci, Zoey Redbird, tu che sei
realmente entrata nell’Aldilá per poi
ritornare, qual é l’unica
costante in quel regno?»
«L’amore», rispose Zoey senza
esitazioni. «Sempre l’amore.»
«E tu, James Stark? Cos’hai trovato
nell’Aldilá?» chiese Thanatos al
giovane Guerriero, in piedi
con un braccio intorno alle spalle di
Zoey.
«L’amore», ripeté Stark con voce forte e
sicura. «Sempre l’amore.»
«Questa é una veritá.» Thanatos riprese
a camminare intorno al cerchio. «Posso
dire pure che la
mia vicinanza alla Morte mi ha
consentito di cogliere delle immagini
dell’Aldilá. Ció che mi é
stato permesso di vedere mi ha
insegnato che, anche se l’amore rimane
con noi Quando
passiamo da questo regno a un altro, non
puó esistere in eterno senza
compassione, cosí come
la Luce non puó esistere senza speranza,
e la Tenebra non puó esistere senza
l’odio. Perció,con
questa veritá asserita e accettata, vi
chiederei di aprire il vostro cuore e dare
il benvenuto al
nostro nuovo Signore delle Spade e
capo dei Guerrieri Figli di Erebo, il
Guerriero legato a me
da giuramento, Kalona!»
Aurox provó la stessa sorpresa che vide
su molti dei visi sotto di lui quando
Kalona,
l’immortale alato che sapeva essersi
schierato per lungo tempo con la
Tenebra, entró nel
cerchio a grandi passi e raggiunse
Thanatos. Si portó la mano a pugno sul
cuore e fece un
rispettoso inchino. Poi sollevó la testa e
riempí l’aria con la sua voce profonda:
«Ho giurato di
essere il Guerriero della Morte, e questo
io saró.Ho giurato di essere il Signore
delle Spade di
questa Casa della Notte, e questo io
saró. Ma non tenteró di prendere il posto
di Dragone
Lankford come capo dei Guerrieri Figli
di Erebo».
Aurox si accorse che Thanatos lo
osservava, guardinga, anche se la sua
espressione pareva
compiaciuta. I Guerrieri tutto intorno al
cerchio si mossero leggermente, quasi
fossero incerti su
cosa pensare dell’annuncio
dell’immortale alato.
«Io serviró come Guerriero della
Morte», ripeté Kalona. Si rivolse a
Thanatos. «Proteggeró te e
questa scuola. Ma non assumeró un
titolo che mi leghi a Erebo.»
«Facevo parte del Consiglio Supremo
quando hai affermato di essere Erebo
sceso sulla terra.
Cosa dici in proposito?» chiese
Thanatos.
«Non ho mai rivendicato tale titolo. Era
Neferet a farlo. Lei si sta impegnando a
diventare una
dea, e questo significa che ha bisogno di
un Consorte immortale, perció mi ha
nominato Erebo
sceso sulla terra. Ho ripudiato quel
ruolo quando ho ripudiato Neferet.»
Attraverso il cerchio si propagarono
mormorii simili a soffi di vento tra i
rami.
Thanatos sollevó la torcia che teneva
ancora in mano.
«Silenzio!»
Le voci si placarono, ma shock e
incredulitá rimasero.
«Kalona dice la veritá riguardo a
Neferet. Dragone é stato ucciso da
Aurox, la sua creatura.
Non era un dono di Nyx. La scorsa notte,
durante il Rituale di Svelamento, la terra
ci ha
mostrato la terribile veritá. Aurox é
stato creato dalla Tenebra tramite il
sacrificio della madre
di Zoey. Lui é uno Strumento, alla mercé
di Neferet. La Tenebra continua a
controllarlo grazie
ai piú sanguinosi sacrifici.» Puntó la
torcia verso i tre corpi in cima alla pira.
«Ho prove che dimostrano che la vita di
Shadowfax é stata presa da Neferet in
modo che la
Tenebra mantenesse il controllo assoluto
su Aurox. Per la piccola Ginevra di
Anastasia,
quell’ulteriore morte é stata
insopportabile. Il dolore le ha fermato il
cuore e di buon grado lei
ha seguito Shadowfax nell’Aldilá, per
riunirsi con coloro che entrambi
amavano di piú.»
Aurox s’irrigidí. Non riusciva neppure a
respirare. Era come se Thanatos
l’avesse appena
sventrato. Avrebbe voluto urlare: Non é
vero! Non é vero! ma le parole della
Somma
Sacerdotessa continuarono a colpirlo
senza pietá.
«Zoey, Damien, Shaunee, Erin, Stevie
Rae, Dario, Stark, Rephaim e io! Tutti
noi siamo stati
testimoni delle oscure azioni di Neferet.
Dragone Lankford é morto per far sí che
la nostra
testimonianza potesse venire resa
pubblica. Ora spetta a noi riprendere la
battaglia che ha
ucciso il nostro Signore delle Spade.
Kalona, mi compiaccio nell’udire la tua
confessione. Hai
tentato di usurpare il ruolo di Erebo,
anche se solo qui sulla terra. Al
Consiglio Supremo é
chiaro che eri stato incoraggiato dalle
macchinazioni di Neferet. Io ti accetto
dunque come
Guerriero della Morte e difensore di
questa scuola, ma non sarai a capo dei
Guerrieri che
hanno giurato come Figli di Erebo.
Sarebbe irrispettoso verso la Dea oltre
che verso il suo
Consorte.»
Aurox vide passare un lampo di rabbia
negli occhi dell’immortale, che peró
chinó il capo
davanti a Thanatos e si portó il pugno
sul cuore prima di replicare: «Cosí sia,
Somma
Sacerdotessa». Dopo di che arretró fino
al margine del cerchio, dove chiunque
gli fosse vicino si
allontanó di un mezzo passo.
Thanatos chiamó Shaunee perché
invocasse il fuoco e accendesse la pira
funebre. Mentre la
colonna di fiamme avvolgeva la catasta
di legna su cui giaceva Dragone
Lankford, Aurox saltó
giú dall’albero e, non visto, tornó
barcollando alla quercia spaccata per
scomparire sottoterra
dove, da solo, singhiozzó disperazione e
odio per se stesso nel terreno
squarciato.
13
ZOEY
«Zoey, tutto bene?» mi chiese Stark
all’orecchio mentre il mio cerchio e io
ci radunavamo vicino
all’entrata dell’atrio della scuola.
Thanatos ci aveva chiesto di aspettare
che finisse di parlare
con professori e Guerrieri, dopo di che
ci avrebbe raggiunti per la conferenza
stampa.
«Sono triste per Dragone», mormorai di
rimando.
«Non intendevo quello.» Teneva la voce
bassa in modo che potessi sentire solo
io. «Volevo dire
se é tutto okay con la pietra. Ho visto
che la sfioravi durante il funerale.»
«Per un attimo mi é sembrato che si
scaldasse, ma poi é passato.
Probabilmente é stato solo
perché eravamo molto vicini alla pira. A
proposito...» – alzai il tono e mi rivolsi
a Shaunee –
«... ottimo lavoro col fuoco. So che non
é facile tenere accese le pire funebri, ma
il tuo aiuto ha
accelerato le cose.»
«Grazie. Giá,non se ne puó piú di
funerali. Almeno prima di questo
abbiamo visto Dragone
entrare nell’Aldilá, ma i due gatti lassú
con lui hanno reso tutto particolarmente
triste.» Si
asciugó gli occhi e mi chiesi come
potesse – lei o chiunque altro – piangere
a fiumi e sembrare
lo stesso carina. «A dire il vero, questo
mi ricorda...» Shaunee si voltó verso
Erin che stava in
coda al gruppo e fissava i ragazzi
rimasti accanto alla pira come se stesse
cercando qualcuno.
«Erin, ti sta bene se porto la cassettina
con la lettiera e le cose di Belzebú nella
mia stanza?
Ormai dorme lí quasi tutti i giorni.»
Erin lanció un’occhiata a Shaunee, fece
spallucce e disse:
«Sí, fa’ come vuoi. Tanto quella
cassettina puzza di merda».
«Erin, ai gatti non piace usare la lettiera
sporca. Devi pulirla tutti i giorni»,
replicó Damien,
accigliato.
Erin sbuffó.«No, adesso non lo devo piú
fare.» Quindi riprese a osservare gli
altri ragazzi.
Notai che non stava piangendo. Ci
riflettei e mi resi conto che non aveva
pianto nemmeno una
volta durante il funerale. All’inizio la
storia della separazione delle gemelle
sembrava aver fatto
uscire di testa soprattutto Shaunee ma,
piú tempo passava, piú mi accorgevo
che Erin non si
comportava come al solito. Anche se
forse era normale, visto che comportarsi
come al solito
significava comportarsi come Shaunee,
che adesso era molto piú matura e
gentile. Presi
mentalmente nota di trovare il tempo di
parlare a Erin per accertarmi che stesse
bene.
«Cavolaccio, vorrei che Thanatos non
avesse detto a Rephaim di aspettare sul
minibus con gli
altri. Era strasconvolto al funerale.
Detesto lasciarlo solo cosí», disse
Stevie Rae avvicinandosi a
me.
«Non é solo. é con gli altri novizi rossi.
Li guardavo mentre andavano al bus e
Kramisha stava
parlando con lui di come la poesia
possa liberare le emozioni.»
«Kramisha confonderá il merlotto con le
sue stronzate poetiche. Bla... bla...
pentametro
giambico bla...» intervenne Afrodite. «E
poi persino tu devi capire che spifferare
agli umani quel
suo ’problemino da volatile’ non é una
buona idea.»
«Ehi, scusate, mi spiace interrompervi,
ma sto cercando l’atrio della scuola.»
Ci voltammo tutti in gruppo a fissare
l’umano che procedeva verso di noi
lungo il sentiero che
partiva dal parcheggio principale.
Dietro di lui si trascinava un altro tizio
con videocamera e
un’infinitá di roba ficcata in un borsone
nero che portava in spalla, oltre a un
microfono grigio
che gli penzolava sulla testa.
Come prevedibile, Damien fu il primo
di noi a riacquistare il controllo. Voglio
dire, Damien
dovrebbe proprio venire incoronato Mr
Amabilitá della Casa della Notte di
Tulsa. «Siete nel
posto giusto. Congratulazioni per averci
trovati!»
Il suo sorriso era cosí caloroso che le
spalle rigide dell’umano si rilassarono.
Poi lui tese
addirittura la mano e disse: «Ottimo. Io
sono Adam Paluka, di Fox News 23 di
Tulsa. Sono qui
per intervistare la vostra Somma
Sacerdotessa e, suppongo, anche
qualcuno di voi».
«Felice di conoscerla, Mr Paluka. Io
sono Damien», replicó lui dandogli la
mano. Poi, con una
risatina, aggiunse: «Oooh, che stretta
potente!»
Il reporter sorrise. «Piacere mio. Ma
dammi del tu e chiamami Adam. Mr
Paluka é mio padre.»
Damien ridacchió.Adam ridacchió.I loro
sguardi s’incrociarono per un bel po’.
Stevie Rae mi
diede una gomitata e ci scambiammo
un’occhiatina maliziosa. Adam era
carino, davvero molto
carino, del tipo giovane in carriera.
Capelli scuri, occhi scuri, bella
dentatura, scarpe davvero
eccellenti, e borsello, che Stevie Rae e
io individuammo nello stesso momento.
I nostri occhi
telegrafarono in stereo potenziale
ragazzo per Damien!
«Ciao, Adam, io sono Stevie Rae.»
Allungó la mano e, non appena lui gliela
strinse, aggiunse:
«Non ce l’hai una ragazza, vero?»
Il sorriso a trentadue denti perse colpi,
ma non troppo.
«No, non ce l’ho. No, mmm,
decisamente non ho una ragazza.» Poi
notó il Marchio rosso di
Stevie Rae. «Allora, tu sei un vampiro
del nuovo tipo, quello di cui parlava la
vostra ex Somma
Sacerdotessa.»
Stevie Rae gli regaló un sorrisone.
«Giá,sono la prima Somma
Sacerdotessa Rossa. Figo, vero?»
«Il tuo tatuaggio é molto bello»,
commentó Adam, piú incuriosito che a
disagio.
«Grazie! E lui é James Stark. é il primo
Guerriero Vampiro Rosso. Anche il suo
tatuaggio é da
paura.»
Stark allungó la mano. «Piacere di
conoscerti. E non c’é bisogno che mi
dica che ho un bel
tatuaggio.»
Adam sbiancó leggermente, ma strinse
comunque la mano a Stark. Il suo sorriso
sembrava
sincero... nervoso, ma sincero.
«Ciao», intervenni. «Io sono Zoey.»
Lo sguardo di Adam passó rapidamente
dal tatuaggio completo sul mio volto
allo scollo a V
della mia maglietta, da cui
s’intravedevano i Marchi sulla
clavicola, fino al palmo della mia
mano tesa, anch’esso coperto dalla
medesima decorazione a filigrana. «Non
sapevo che i
vampiri si facessero fare tatuaggi
aggiuntivi.
L’artista che ha realizzato i tuoi é qui a
Tulsa?»
Sorrisi. «Sí, a volte. Ma per la maggior
parte del tempo si trova nell’Aldilá.»
Mentre lui cercava
di elaborare la mia risposta, colsi
l’occasione per chiedergli: «Ehi, hai
detto che non hai una
ragazza. Ma un ragazzo?»
«Mmm, no. Non ho nemmeno un ragazzo.
Non al momento, quantomeno.» Adam
fissó
Damien, che sostenne il suo sguardo.
Andata! era quello che pensavo quando
Afrodite sbuffó e disse: «Oh, che cazzo,
non siamo
negli studi di Bachelorette.
Questo non é un reality show. Io sono
Afrodite LaFont. Sí, il sindaco é mio
padre. Evviva».
Prese sottobraccio Dario. «E lui é
Dario, il mio Guerriero.»
Il fighissimo sopracciglio di Adam
s’inarcó alla vista del cardigan della
scuola di Afrodite, col
simbolo degli alunni di sesta, le tre
Parche, ricamato sul taschino sinistro.
«Agli umani é
consentito frequentare i corsi della Casa
della Notte?»
«Afrodite é una Profetessa di Nyx, fatto
dimostrato dal legame che ha con Dario,
che é un
Guerriero Figlio di Erebo e suo
protettore per solenne giuramento»,
rispose Thanatos
dall’ombra, mentre si avvicinava a noi
con passo aggraziato.
Pensai che il suo tempismo fosse
perfetto, proprio come il suo ingresso in
scena. Sembrava alta
e potente, Senza etá e di una bellezza
classica. La sua voce era gradevole e
istruttiva, come se
facesse lezione ai giornalisti umani tutti
i giorni. «So che il funzionamento e le
regole interne
della nostra societá non sono noti a tutti,
ma ritengo che la maggior parte degli
umani sia al
corrente del fatto che un Guerriero non
puó legarsi a un umano con giuramento
di
protezione.»
«In effetti, benché l’intervista sia stata
organizzata all’ultimo momento, ho
avuto il tempo di
fare qualche ricerca, e questo
particolare l’avevo scoperto.»
«Il fatto che Afrodite sia una Profetessa
di Nyx e che frequenti la scuola qui,
come anche
numerosi novizi e vampiri rossi, sará
uno degli argomenti della nostra
intervista. Che mi pare
proprio sia giá iniziata, in realtá.»
Thanatos uscí dall’ombra, facendo un
cenno all’operatore che teneva sollevata
la telecamera e
ci stava decisamente filmando, anche se
nessuno di noi se n’era accorto. «Io sono
Thanatos, la
nuova Somma Sacerdotessa della Casa
della Notte di Tulsa. Ben trovato, Adam
Paluka. é il
benvenuto nella nostra scuola.»
Adam s’inceppó solo un pochino: «Bben
trovata. Non intendevo offendervi
iniziando a
filmare».
Thanatos sorrise. «Non ci ha offesi
affatto. Siamo stati noi a invitarvi. Sono
contenta che
l’intervista sia iniziata senza formalitá.
Possiamo continuare qui fuori, sotto il
bel cielo stellato
di Tulsa?»
«Certo», convenne Adam dopo un cenno
di assenso da parte del cameraman. «In
realtá
l’illuminazione a gas va benissimo. Se
ci date un secondo, possiamo usare un
microfono a
giraffa per registrarvi.»
«Mi sembra ottimo. Zoey, Afrodite,
Stevie Rae, Stark e Damien, per
cortesia, restate per
l’intervista. Dario, tu Erin e Shaunee,
potreste assicurarvi che i novizi siano
rientrati tutti nei
dormitori? é stata una serata difficile per
la nostra scuola.»
Dario fece l’inchino ad Afrodite e a
Thanatos, poi lui e Shaunee si
allontanarono insieme,
mentre Erin prese la direzione opposta.
«Ha detto che é stata una serata difficile
per la scuola.
Cosa intendeva?»
«Sono certa che avete saputo
dell’incendio al nostro campus», rispose
Thanatos.
«Sí, ci siamo occupati noi di Fox 23
della notizia. é successo qualcosa alle
scuderie?» la sollecitó
Adam.
«Proprio cosí, un incidente sfortunato,
anche se non del tutto sorprendente. La
luce a gas e
delle candele risulta piú delicata ai
nostri occhi rispetto alle lampadine
elettriche. Come ha giá
osservato, crea una splendida atmosfera,
ma si tratta di una fiamma viva e a volte
instabile.
Una lanterna accesa era stata lasciata
incustodita nel fienile e un colpo di
vento l’ha rovesciata
su una balla di fieno, incendiando le
scuderie.»
«Spero che non si sia fatto male
nessuno.» Mi sembró che Adam fosse
sinceramente
preoccupato.
«La nostra Signora dei Cavalli e una
novizia hanno avuto qualche piccolo
problema per avere
inalato fumo, e l’umano alle nostre
dipendenze come amministratore delle
scuderie ha
riportato delle ferite, soprattutto alle
mani. Ma si riprenderá perfettamente.
Per la cronaca,
devo anche aggiungere che il nostro
Travis Foster si é comportato in modo
eroico, accertandosi
che tutti i cavalli fossero in salvo.»
«Travis Foster é un umano?»
«Nel modo piú assoluto. Ed é anche uno
stimato collaboratore e amico.»
«Interessante», commentó Adam. Il suo
sguardo si spostó all’intorno e notó la
pira in
lontananza, che ardeva ancora. «Mi
corregga se sbaglio, ma non credo che
quella catasta laggiú
faccia parte delle scuderie. Nel corso
delle mie ricerche ho letto che i vampiri
bruciano i loro
morti sulle pire. Ho forse scelto un
brutto momento per questa intervista?»
Aveva posto la
domanda con tono premuroso, ma gli
brillavano gli occhi per la curiositá.
«Non si sbaglia. Quelli sono i resti di
una pira funebre.
Abbiamo avuto una grave perdita qui
alla Casa della Notte, che peró non ha
nulla a che fare
con l’incendio delle scuderie. Dragone
Lankford, il nostro Signore delle Spade,
ha perso la vita
in un tragico incidente presso un vivaio
di lavanda adiacente alla riserva
nazionale di Tall Grass
Prairie.»
Per un attimo, mi chiesi come cavolo
avrebbe fatto Thanatos a trasformare
l’assassinio di
Dragone in un «tragico incidente»
spiegabile a un pubblico umano.
«Un grande bisonte maschio ha superato
i confini della riserva. Alcuni di noi
stavano
completando un delizioso Rituale di
Purificazione nel campo di lavanda e
l’animale deve
essersi confuso vedendo il nostro
cerchio e il fumo di salvia bianca. Ci ha
aggredito. Il nostro
Signore delle Spade ha perso la vita per
difendere i nostri novizi.»
«Che cosa terribile! Mi dispiace
davvero.» Adam sembrava scosso. In
realtá, tutti sembravamo
scossi e questo nascose lo shock che
provavamo per l’enorme bugia di
Thanatos.
«Grazie, Adam. Anche se si é trattato di
un incidente orribile e di una tremenda
perdita per la
nostra Casa della Notte, il nostro
Signore delle Spade é morto cosí come
era vissuto, da
onorabile Guerriero che protegge i
nostri giovani. Grazie a lui, nessun altro
é stato ferito e il
rituale é stato addirittura completato.
Ricorderemo il coraggio di Dragone
Lankford per i secoli
a venire.»
Thanatos si tamponó gli occhi con un
fazzoletto di pizzo preso dalla manica.
Era un momento
davvero commovente.
Adam rimase fermo con aria partecipe,
mentre l’operatore spostava
l’inquadratura dalla pira di
Dragone a Thanatos, per cogliere il suo
dolore e il suo umanissimo sforzo di
riprendere il
controllo delle proprie emozioni.
Davvero ben orchestrato. Mi venne da
chiedermi quanti corsi di recitazione
avesse frequentato
da novizia la Somma Sacerdotessa della
Morte.
Thanatos finí di asciugarsi gli occhi e
prese un profondo respiro. «E, per
rispondere alla sua
domanda, no, questo non é un brutto
momento per un’intervista. Vi abbiamo
invitati noi,
ricorda? Siamo felici di darvi il
benvenuto alla Casa della Notte, anche
in un momento triste.
Perció cominciamo in modo piú
ufficiale. Lí vicino alla panchina di
pietra puó andare bene?»
Indicó uno dei lunghi sedili che
fiancheggiavano l’ingresso della scuola.
Nei giorni normali, ci sarebbero stati
molti gruppetti di ragazzi, intenti a fare i
compiti, a
flirtare e a spettegolare. Quella sera,
erano completamente vuoti.
«Perfetto», commentó Adam.
Mentre lui e il cameraman si
preparavano, Thanatos prese posto al
centro della panchina.
Sottovoce, disse:
«Zoey, Stark, accanto a me, qui». Indicó
la sua destra.
«Afrodite, Stevie Rae e Damien, alla
mia sinistra.» Quando Adam tornó e
iniziarono le riprese
ufficiali, fui presa da un po’ di
agitazione: l’avrebbero visto anche i
miei vecchi amici della
South Intermediate High School!
«Thanatos, mi chiedevo se potesse
darmi spiegazioni riguardo al commento
fatto su di lei ieri
sera da Neferet, la ex Somma
Sacerdotessa di questa Casa della Notte.
Ha sostenuto che adesso qui la nuova
Somma Sacerdotessa é la Morte.» Adam
sorrise. «A me
lei non sembra la Morte.»
«L’ha vista spesso, giovane Adam?»
replicó Thanatos in tono divertito.
«No, veramente no. Non sono mai
morto», scherzó a propria volta il
giornalista.
«Be’, il commento di Neferet puó essere
spiegato con estrema facilitá.Io non sono
la Morte.
Semplicemente ho avuto in dono la
capacitá di aiutare i morti a passare da
questo regno al
successivo. Non sono la Morte piú di
quanto lei, Adam, non sia
l’Umanitá.Entrambi siamo Solo
una rappresentazione delle due. Se puó
aiutare a capire meglio, mi puó
considerare una sorta
di medium.»
«Neferet ha menzionato anche un nuovo
tipo di vampiro, sottintendendo che
potrebbe essere
pericoloso.» Osservai la telecamera
spostarsi da Stark a Stevie Rae.
«Potrebbe chiarirci anche questa
notizia?»
«Certamente, ma prima sento di dover
precisare un punto: Neferet non é piú
una
collaboratrice della Casa della Notte di
Tulsa. Secondo le regole della nostra
societá, quando
una Somma Sacerdotessa perde il
proprio ruolo, é per la vita. Non opererá
piú come Somma
Sacerdotessa per nessun’altra Casa
della Notte. Come puó bene immaginare,
puó essere un
cambiamento difficile e spesso
imbarazzante sia per il dipendente
licenziato sia per il datore di
lavoro. I vampiri non hanno leggi sulla
diffamazione. Noi usiamo un sistema
fondato sul
giuramento e sull’onore. é evidente che
in questa occasione il nostro sistema non
ha
funzionato.»
«Dunque mi starebbe dicendo che
Neferet é..» Adam non finí la frase e
annuí, incoraggiando
Thanatos a continuare per lui.
«Sí, é un fatto triste ma vero: Neferet é
una ex dipendente scontenta che non ha
segreti da
rivelare», disse pacata Thanatos.
Adam guardó Stark, in piedi accanto a
me. «Questa ex dipendente ha fatto
inquietanti
insinuazioni riguardo a un membro della
Casa della Notte in particolare: James
Stark.»
«Sono io», ammise subito Stark. Sapevo
che lui era a disagio, ma credo che
nessuno, incluso il
pubblico televisivo, avrebbe visto altro
che un gran bel ragazzo con un tatuaggio
rosso sul viso
che sembrava rappresentare delle frecce
puntate in direzioni diverse.
«Allora, Jim... Ti sta bene se ti chiamo
cosí?» domandó Adam.
«Sí, ma preferirei che mi chiamassi
Stark, come fanno tutti.»
«Okay, Stark, Neferet ha detto che hai
ucciso il tuo mentore della Casa della
Notte di Chicago
e ha sottinteso che tu sia un pericolo per
la comunitá.Potresti replicare alle sue
affermazioni?»
«Una montagna di cavolate, ecco cosa
sono!» udii dire la mia bocca.
Stark fece quel suo sorrisetto sbruffone e
mi prese la mano, intrecciando le dita
con le mie a
favore di telecamera perché tutti in TV
potessero vedere. «Zy, non dire
quasiparolacce mentre
ci riprendono. Tua nonna potrebbe
sentire e non sarebbe carino.»
«Mi dispiace», borbottai. «Che ne dici
se lascio parlare te?»
Il sorriso di Stark diventó ancora piú
grande. «Be’, sarebbe la prima volta.»
Fu un po’ scocciante sentir ridere tutti i
miei amici. Feci il broncio e Stark
continuó a parlare, e
io presi in considerazione la possibilitá
di soffocarlo con un cuscino non appena
si fosse messo a
dormire.
All’inizio la sua voce sembrava un po’
esitante, ma divenne a mano a mano piú
sicura. «Il mio
mentore, William Chidsey, era
grandioso. Era gentile. E intelligente.
Intelligente sul serio. E
pieno di talento. Mi ha aiutato. In realtá,
per me é stato piú un padre che un
mentore.» Si
passó la mano sul viso. Quando riprese
a parlare, fu come se lí ci fossero solo
lui e il reporter,
da soli, quasi si fosse dimenticato della
telecamera. «Adam, io ho scoperto
molto presto che mi
era stato fatto questo... dono.» Aveva
pronunciato la parola «dono» non in
modo sarcastico,
ma come se non fosse una cosa
meravigliosa.
La sua voce diceva che il suo dono era
una responsabilitá, e per niente leggera.
«Non posso
mancare il bersaglio.
Sono un arciere», spiegó, vedendo
l’espressione interrogativa di Adam.
«Sai, arco e frecce. Be’,
a qualunque cosa io miri... faccio centro.
Purtroppo la cosa non é da intendersi in
senso
letterale. Prova a pensarci: ci sono un
sacco di sfumature tra quello che stai
guardando, quello
cui stai realmente pensando e quello cui
stai mirando. Faccio un semplice
esempio: immagina
di prendere arco e frecce e di mirare a
un segnale di stop. Quindi tendi l’arco,
punti la freccia e
osservi il centro di un grosso segnale
rosso. Ma che succede se nella testa stai
pensando: ’Okay,
voglio colpire quel coso che ferma le
auto’? Basta un attimo e la freccia si é
conficcata nel
radiatore della prima macchina che
passa.»
«Be’, sí, capisco che questo possa
causare dei grossi problemi», commentó
Adam.
«Giá,di proporzioni epiche. Mi ci é
voluto un po’ per capire come
funzionava la cosa e tenere
tutto sotto controllo. E, prima di
riuscirci appieno, ho fatto un errore
davvero terribile.» Stark
s’interruppe di nuovo e io gli strinsi la
mano, cercando di telegrafargli il mio
sostegno.
«Per questo il mio mentore é morto. Non
permetteró che accada di nuovo. Ho
fatto un
giuramento solenne in proposito.»
«Ed é per questo che James Stark é alla
Casa della Notte di Tulsa.» Thanatos
riprese in mano le
redini della conversazione e la
telecamera la seguí. «Noi qui crediamo
nelle seconde possibilitá.»
Il suo sguardo si portó su Afrodite.
Dovetti sforzarmi di non restare a bocca
aperta come
un’idiota quando continuó,tutta zucchero
e miele:
«Non diresti anche tu che questo é un
ottimo luogo per sfruttare una seconda
occasione,
Afrodite LaFont?»
Non mi sarei dovuta preoccupare. Con
la telecamera accesa, Afrodite era nel
suo elemento.
Fece un passo avanti (verso l’obiettivo,
é ovvio), poi si sedette accanto a
Thanatos. «Somma
Sacerdotessa, non potrei essere piú
d’accordo con lei. Sono stata una
novizia per quasi quattro
anni, ma Nyx, la nostra generosa Dea, ha
voluto togliermi il Marchio per darmi al
suo posto il
dono della profezia. I miei genitori
concordano con la mia decisione di
rimanere alla Casa della
Notte, anzi abbiamo discusso
dell’eventualitá di continuare gli studi a
Venezia, presso il
Consiglio Supremo, una volta preso il
diploma qui. Mia madre e mio padre mi
appoggiano
molto.» Sorrise a favore di camera. «Ne
é una prova l’estratto conto della nostra
carta di
credito. Wow! Ho dei genitori
fantastici!»
Okay, non avevo parole. Era un tale
ammasso di cavolate schifose e
puzzolenti che nemmeno
mi riusciva di aprire bocca. Per fortuna,
Stevie Rae non era altrettanto muta. «A
proposito di
genitori meravigliosi, mia mamma,
Ginny Johnson, preparerá i migliori
biscotti al cioccolato di
tutto l’universo conosciuto e li porterá
all’open night con vendita di dolci che
terremo qui
molto presto. Vero, Thanatos?»
Thanatos non perse l’attacco per la sua
battuta. «Hai assolutamente ragione,
Stevie Rae. Il
prossimo weekend, ammesso che il
tempestoso tempo dell’Oklahoma ce lo
consenta,
vorremmo aprire le porte del nostro
campus alla comunitá.Ci auguriamo che
Street Cats sará
qui coi suoi gatti da adottare. E
approfitto dell’occasione per annunciare
che tutti i ricavi
ottenuti dalla vendita di dolciumi
saranno devoluti proprio a Street Cats.
Inoltre, la nonna di
Zoey Redbird, la nostra Somma
Sacerdotessa novizia, porterá qui da
vendere i prodotti del
suo vivaio di lavanda.»
«Non dimenticare lo sportello lavoro.»
Tutti, incluso il cameraman, si voltarono
udendo la voce della nostra Signora dei
Cavalli, in
piedi con accanto Mujaji, la sua
bellissima giumenta nera che sembrava
un vero sogno.
«Professoressa Lenobia, sei molto
gentile a unirti a noi per la conferenza
stampa», esordí
Thanatos.
«Wow! Che splendido cavallo!»
esclamó Adam, entusiasta, mentre
l’operatore zoomava su
Mujaji.
Damien sfioró il braccio di Adam e
sorrise: «Tesoro, quella é una lei, non un
lui».
«Oh, chiedo scusa.» Adam approfittó
della situazione e sorrise a Damien, con
un fighissimo
rossore sulle guance.
«Per me la questione maschiofemmina
non ha mai fatto molta differenza.»
«Perché siamo tutti uguali.» Udii le
parole uscirmi di bocca e ringraziai
silenziosamente Nyx.
«Ragazzi, ragazze, umani, vampiri... che
differenza fa? Condividiamo Tulsa, e
l’amiamo. Quindi
vediamo solo di andare d’accordo!»
Thanatos rise, e quel suono fu come
musica. «Oh, Zoey, non avrei saputo
trovare parole
migliori. E, Lenobia, hai fatto bene a
ricordarmelo. Adam, stasera vorrei
annunciare che,
durante l’open night e la raccolta fondi
per Street Cats, la Casa della Notte di
Tulsa, per la
prima volta nella nostra storia di cui ci
siano testimonianze scritte, accetterá
domande di
assunzione da parte di professori umani.
Faremo colloqui sia per la cattedra di
recitazione sia
per quella di letteratura.» Thanatos si
alzó e aprí le braccia con aria benevola
e saggia. «La Casa
della Notte dá il benvenuto a Tulsa. E,
fino a sabato, auguriamo a tutti voi ben
trovati, ben
lasciati e ben trovati ancora.»
14
NEFERET
Neferet non avrebbe visto la conferenza
stampa se non avesse chiamato il
servizio in camera
nel suo appartamento. Il servile
biondino era quasi abbastanza giovane
da interessarle. L’ultimo
cameriere che aveva avuto la fortuna di
rispondere alla sua chiamata si sarebbe
dato malato
per parecchi giorni. Debole e pieno di
lividi, non avrebbe ricordato nulla,
tranne una grande
attrazione per la bellezza di Neferet e
una serie di oscuri sogni erotici. Deliri
febbrili, li avrebbe
senza dubbio definiti il suo medico. Gli
umani erano creature cosí fragili.
Peccato che lei dovesse continuamente
cercarsi un nuovo giocattolo.
Neferet studió il cameriere. Era alto e
sembrava molto nervoso. Aveva una
brutta pelle.
Praticamente stillava verginitá da
ciascuno dei suoi pori iperdilatati.
Pensando che quel sangue
di vergine sarebbe stato a meraviglia
con la bottiglia di champagne che lui le
stava portando, la
Tsi Sgili gli indicó il salotto.
«Per favore, porta la bottiglia nella mia
suite», chiese Neferet, provocante.
Il sangue di vergine era cosí dolce che
una brutta carnagione e delle mani
sudaticce potevano
decisamente passare in secondo piano.
Dopotutto lei non aveva intenzione di
toccarlo. Non
troppo, almeno...
«Signora, va bene qui?» Gli occhi del
ragazzo continuavano a passare dai suoi
seni alla sua
bocca, per poi tornare alla bottiglia che
stava aprendo, emanando allo stesso
tempo desiderio
sessuale, paura e fascinazione.
«Lí é perfetto.» Neferet fece scorrere
una lunga unghia appuntita sul corpetto
del vestito di seta.
«Wow.» Il ragazzo levó la stagnola
dorata dalla capsula dello champagne
con mani inesperte e
tremanti.
«Scusi se glielo dico, ma lei é molto piú
bella delle altre vampire al TG.»
«Quali altre vampire al TG?»
«Quelle che sono al notiziario di Fox 23
proprio Adesso.»
«Accendi il televisore!» gli ordinó.
«Ma lo champagne non...»
«Lascia perdere! Sono piú che capace di
aprirmelo da sola. Metti sul notiziario e
vattene.»
Il ragazzo fece come ordinato e se ne
andó alla chetichella, continuando a
lanciarle occhiate
vogliose. Neferet non gli badó affatto,
immersa com’era nella scena che si
svolgeva sul grande
schermo piatto del televisore. C’erano
Thanatos, Zoey e parecchi del suo
gruppo. Erano nel
parco della Casa della Notte e tutti
insieme parlavano al giornalista con
grande serenitá.
Neferet si rabbuió. sembravano cosí
normali.
Le sue labbra s’incurvarono udendo
Thanatos liquidare la morte di Dragone
Lankford come un
tragico incidente con un bisonte. «Quel
maledetto Aurox. Strumento imperfetto e
inutile! é
tutta colpa sua», mormoró.
Continuó a guardare l’intervista,
sogghignando verso Stark e Zoey e
concentrandosi solo
quando sentí fare il proprio nome.
Neferet alzó il volume e la voce di
Thanatos strombazzó:
«... Neferet é una ex dipendente
scontenta che non ha segreti da
rivelare...»
Neferet si sentí gelare. «Osa definirmi
una dipendente!»
Continuó a guardare e la sua rabbia
crebbe al punto che la portafinestra del
balcone si ruppe di
colpo, mandando schegge di cristallo sul
pavimento di marmo.
«Condividiamo Tulsa, e l’amiamo.
Quindi, vediamo solo di andare
d’accordo!»
La voce ridicolmente allegra di Zoey
fece a Neferet l’effetto di un’unghiata
sulla schiena. «Tu,
detestabile marmocchia! Non ti
consentiró di disfare ció che ho
cominciato!» sbottó.
Quando Thanatos annunció che la Casa
della Notte di Tulsa avrebbe assunto
degli insegnanti
umani, rimase a bocca aperta come il
giovane reporter. Dopo il benevolo «ben
trovati, ben
lasciati e ben trovati ancora» della
nuova Somma Sacerdotessa, Neferet
osservó incredula i
giornalisti in studio conversare da
scriteriati su quanto fosse interessante
l’interazione coi
vampiri e di come fosse notevole per la
cittá l’idea di una open night e di uno
sportello
lavoro, mentre un fermo immagine con la
faccia sorridente di Zoey riempiva lo
schermo.
Neferet picchió sul telecomando il tasto
OFF, incapace di sopportare un altro
secondo di Zoey
Redbird.
Dall’ingegnosa piccola nicchia posta tra
soggiorno e sala da pranzo, il computer
di Neferet
inizió a suonare.
Sullo schermo lampeggió l’immagine di
Nyx con le braccia rivolte al cielo e
accanto all’icona si
leggevano le parole: CONSIGLIO
SUPREMO DEI VAMPIRI.
Neferet raggiunse lentamente il computer
e cliccó sul mouse per rispondere,
attivando la
videocamera. Rivolse un sorriso gelido
alle sei severe Somme Sacerdotesse
sedute sui loro troni
di marmo. «Mi aspettavo la vostra
chiamata.»
Duantia, membro anziano del Consiglio,
parló per prima. Neferet pensó che
sembrava molto,
molto vecchia. Di certo i lunghi e folti
capelli erano piú argento che castani e
quelle sotto i suoi
occhi erano senza dubbio delle borse.
«Sei stata convocata per comparire
dinanzi a noi, e tuttavia ti trovi a Tulsa
mentre noi siamo a
Venezia. Cosa ti ha trattenuto?»
«Sono impegnata.» Neferet intonó la
voce in modo che apparisse piú divertita
che seccata. O
impaurita.
Non doveva mai lasciar credere che le
temesse, né loro né nessun altro. «In
questo momento
non posso proprio fare un viaggio in
Italia.»
«Allora ci costringi a pronunciare un
giudizio su di te absente reo.»
«Risparmiatevi il latino per vampiri
troppo vecchi per vivere nel presente»,
la sbeffeggió
Neferet.
Duantia continuó come se non avesse
parlato: «Thanatos, la nostra sorella
Somma Sacerdotessa
e settimo esponente di questo Consiglio,
ha fornito prove incontestabili attraverso
un Rituale
di Svelamento cui hanno assistito la
Somma Sacerdotessa Zoey Redbird, il
suo...»
«Quella ragazzina insolente non é una
Somma Sacerdotessa!»
«Non m’interrompere!» Anche
attraverso Internet, anche a migliaia di
chilometri di distanza, il
potere di Duantia risultava palpabile.
Fu solo con un grande sforzo che Neferet
non si fece piccola per la paura davanti
allo schermo.
«Di’ quello che devi dire. Non
t’interromperó piú», replicó,gelida.
«Al Rituale di Svelamento presieduto da
Thanatos erano presenti la giovane
Somma
Sacerdotessa, Zoey Redbird; il suo
cerchio, di cui ciascun esponente ha
avuto in dono da Nyx
un’affinitá con un elemento; oltre a
numerosi Guerrieri Figli di Erebo.
Durante il rituale, la terra
ha testimoniato che tu hai ucciso
un’umana per sacrificarla al toro bianco
della Tenebra, che
pare essere tuo Consorte.»
Neferet osservó i membri del Consiglio
Supremo muoversi a disagio, come se
per loro fosse
difficile sopportare il termine
«Consorte» associato al toro bianco. La
cosa le fece piacere. Ben
presto il Consiglio Supremo avrebbe
dovuto sopportare molto piú che
semplici parole.
«Neferet, cosa dici in tua difesa?»
concluse Duantia. Lei raddrizzó la
schiena, alzandosi.
Percepiva i tentacoli di Tenebra che le
frusciavano intorno, sfiorandole le
caviglie e scivolando
sui polpacci. «Non ho bisogno di
difendermi. L’uccisione dell’umana non
é stata un assassinio. é
stata un sacrificio sacro.»
«Osi definire ’sacra’ la Tenebra?» gridó
l’esponente del Consiglio che si
chiamava Alitheia.
«Alitheia, o Veritá,come diremmo in una
lingua viva, t’impartiró una lezione che
attiene al tuo
nome. La veritá é che io sono immortale.
In poco piú di cent’anni ho ottenuto piú
potere di
quanto non siate riuscite a conquistare
tutte voi messe insieme. La veritá éche
tra altri cento
anni la maggior parte di voi sará
polvere, mentre io saró ancora giovane,
potente e bella. E
una dea. Se decido di sacrificare un
umano, per qualunque motivo, é un gesto
sacro e non un
peccato!»
«Neferet, la Tenebra é tuo Consorte?»
La domanda di Duantia spezzó il
silenzio sceso dopo la
sparata di Neferet.
«Evocate il toro bianco e chiedetelo voi
stesse alla Tenebra. Ma forse non
osate...» ringhió
Neferet.
«Consiglio Supremo, qual é il vostro
giudizio?» chiese Duantia.
Ciascuna delle esponenti del Consiglio
si alzó e, una alla volta, pronunció la
medesima parola:
«Espulsa!»
Duantia si alzó per ultima. «Espulsa!»
sentenzió decisa.
«Da oggi in avanti non sei piú una
Somma Sacerdotessa di Nyx. Non sei
piú nemmeno una
vampira. Da questo momento, tu per noi
sei morta.» All’unisono, le esponenti del
Consiglio
Supremo voltarono le spalle a Neferet,
poi si udí il breve suono che indicava il
fine chiamata e
lo schermo divenne nero.
Neferet fissó il computer. Aveva il
respiro affannoso nel tentativo di
controllare il tumulto
interiore. Il Consiglio Supremo l’aveva
espulsa! «Orride vecchie streghe!»
sbraitó. Era troppo
presto! Ovviamente aveva intenzione di
rompere col Consiglio Supremo, ma non
prima di
aver diviso le esponenti mettendole
l’una contro l’altra, in modo che fossero
troppo
impegnate con la distruzione che
avveniva all’interno per immischiarsi
del mondo che lei stava
creando al di fuori della loro bella
isoletta. «C’ero quasi riuscita, quando
Kalona si fingeva
Erebo al mio fianco. Ma Zoey ha
rovinato tutto, costringendomi a rivelare
che non era vero.»
Incapace di soffocare la frustrazione,
Neferet uscí a grandi passi dalla stanza,
i tacchi a spillo che
facevano scricchiolare il vetro rotto.
Andó sul terrazzo e appoggió le mani
sulla fredda
balaustra di pietra. «Zoey ha fatto sí che
Thanatos venisse mandata a Tulsa per
spiarmi. Ed é
stata la madre di Zoey a rivelarsi un
sacrificio troppo debole e imperfetto.
Se Aurox non fosse stato uno Strumento
scadente, il Rituale di Svelamento
sarebbe stato
interrotto dalla morte di Rephaim. E
adesso il Consiglio Supremo mi ha
espulsa e gli umani di
Tulsa mi vedono come una mansueta
alleata.» Neferet sollevó le braccia al
cielo.
«Zoey Redbird pagherá per quello che
ha fatto!»
Si chinó e si strappó il vestito,
denudandosi davanti alla notte. Quindi
allargó le braccia e piegó
la testa all’indietro, cosicché i lunghi
capelli le coprirono la schiena come un
velo scuro.
«Tenebra, vieni a me!» Si preparó al
doloroso piacere del tocco gelido del
suo toro bianco.
Niente.
L’unico movimento nella notte erano gli
irrequieti tentacoli scuri che erano
diventati suoi
inseparabili compagni.
«Mio signore! Vieni! Ho bisogno di te!»
gridó Neferet.
«La tua chiamata non é una sorpresa,
mia spietata.»
Neferet udí la voce nella testa, come
sempre, ma non percepí la maestosa
presenza. Abbassó le
braccia, voltandosi, in cerca di lui.
«Mio signore, non ti vedo.»
«Hai bisogno di qualcosa.»
Benché non capisse come mai non le
fosse apparso, Neferet nascose la
propria confusione e
replicó, in tono seducente: «É di te che
ho bisogno, mio signore».
Subito, il piú grosso dei servi simili a
serpenti della Tenebra si staccó dagli
altri che le cingevano
le caviglie e le si avvolse intorno alla
vita, incidendo la pelle liscia e
disegnando un perfetto
cerchio scarlatto. Gli altri tentacoli le
risalirono le gambe, spostandosi per
nutrirsi del suo
sangue caldo.
Neferet stette bene attenta a non urlare.
«Non é saggio mentirmi, mia senza
cuore.»
«Ho bisogno di maggior potere»,
ammise Neferet.
«Voglio uccidere Zoey Redbird, e lei é
ben protetta.»
«Ben protetta e amata da una dea.
Persino tu non sei pronta a distruggere
apertamente una
come lei.»
«Allora aiutami. Te ne prego, mio
signore», tentó di lusingarlo Neferet,
ignorando il filo
tagliente come un rasoio che le incideva
la pelle e gli altri tentacoli che
bevevano il suo sangue.
«Tu mi deludi. Mi aspettavo che mi
chiamassi e implorassi il mio aiuto.
Vedi, mia spietata, non
dovrei prevedere cosí bene le tue azioni.
Questo mi annoia, e non desidero
sprecare i miei
poteri con prevedibilitá e tedio.» La
voce le picchiava inesorabile nella
testa.
Neferet non si tiró indietro. «Non ti
chiederó di perdonarmi», replicó,
gelida. «Sapevi cos’ero
dalla prima volta in cui siamo stati
insieme. Non sono cambiata. Non
cambieró.»
«Vero, ed é per questo che ti ho sempre
chiamato spietata e senza cuore.» La
voce era meno
invasiva. Ora era velata di divertimento.
«Mi hai ricordato come abbiamo
iniziato bene.
Eri una sorpresa cosí io deliziosa!
Sorprendimi di nuovo, e prenderó in
considerazione l’idea di
venirti in aiuto. Fino ad allora, ti
accordo il controllo sui tentacoli di
Tenebra che decideranno
di rimanere con te. Non disperare. Molti
sceglieranno te. Li nutri cosí bene! Ci
rivedremo, mia
spietata, quando... se... stimolerai il mio
interesse abbastanza da farmi tornare...»
La sua voce si
affievolí mentre il tentacolo piú grosso
che le circondava i fianchi si staccava e
spariva nella
notte.
Neferet crolló.Si distese sulla fredda
balaustra di pietra, osservando i
tentacoli di Tenebra che le
leccavano il sangue. Non li fermó.
Lasció che bevessero, anzi li accarezzó,
li
incoraggió,contando quanti le
rimanevano fedeli.
Se il toro non l’aiutava, si sarebbe
aiutata da sola. Zoey Redbird
rappresentava un problema
ormai da troppo tempo. Da troppo tempo
aveva consentito a quella ragazzina
d’interferire coi
suoi piani. Peró non l’avrebbe uccisa.
Questo avrebbe scatenato l’ira di Nyx
troppo presto. A
differenza del Consiglio Supremo dei
Vampiri, una dea non poteva essere
ignorata. No, pensó
Neferet, non ho bisogno di uccidere
Zoey. Tutto quello che devo fare é
creare un essere che
faccia il lavoro per me. Lo Strumento ha
fallito una volta a causa di un sacrificio
imperfetto. Il
sacrificio perfetto non fallirá.
«Io sono immortale. Io non ho bisogno
del toro per creare. Mi serve solo un
sacrificio sacro e il
potere. Ho imparato l’incantesimo.
Aurox era solo l’inizio...»
Neferet accarezzó i tentacoli di Tenebra.
Abbastanza... ne sono rimasti
abbastanza.
ZOEY
«La Dea sa quanto mi scoccia dirlo, ma
mi sbagliavo: é proprio come guardare
quella stupidata
di Bachelorette.»
Afrodite scosse la testa e alzó gli occhi
al cielo. Lei, Stevie Rae e io ci
dirigevamo lentamente al
parcheggio e al minibus pieno di ragazzi
che ci aspettava. Andavamo piano
perché eravamo
superimpegnate a fissare come delle
tonte Damien e Adam, il reporter, che se
ne stavano a
chiacchierare tutti sorridenti vicino al
furgone di Fox 23.
«Sstt!» bisbigliai ad Afrodite. «Ti
sentiranno e metterai in imbarazzo
Damien.»
«Ma per favore!» sbuffó Afrodite. «Il
ragazzino gay é tutto un ooohh–riditu–
cherido–anch’io.
Figurati se si accorge di noi.»
«Sono solo contenta che stia flirtando»,
replicai.
«Guardate! Stanno prendendo il
cellulare!» saltó su Stevie Rae con un
sussurro troppo pieno di
punti esclamativi per essere davvero
sussurrato.
«Mi sbagliavo ancora», commentó
Afrodite. «Non é come guardare
Bachelorette. Qui siamo sul
National Geographic Channel.»
«Io trovo che sia proprio un figo»,
aggiunse Stevie Rae.
«Il tipo che parla con Damien?» chiese
Shaylin raggiungendoci.
«Giá. Pensiamo che si stiano dando
appuntamento», spiegó Stevie Rae,
continuando a fissarli.
«Ha dei bei colori delicati. Anzi a dire
il vero si accordano molto con quelli di
Damien», disse
Shaylin.
«Cos’é,i loro arcobaleni si uniscono?»
sbuffó sarcastica Afrodite.
Shaylin la guardó male. «Non hanno i
colori dell’arcobaleno. Che stereotipo
orribile. Loro
hanno i colori del cielo d’estate, azzurri
e gialli. Damien ha anche degli sbuffi
bianchi che
somigliano tanto a delle nuvole.»
«Oh, che cazzo, quella non ha il minimo
senso dell’umorismo», saltó su Afrodite.
«Afrodite, devi piantarla di chiamare
Shaylin quella.
Non é carino», la sgridó Stevie Rae.
«Allora, per uso futuro, quanto non é
carino sulla scala del non–sidice–
ritardato?» Inarcó un
sopracciglio interrogativo rivolta a
Stevie Rae. «Ed é piú o meno carino di
idiotaritardato–
zuccadura?»
«La Somma Sacerdotessa sei tu, ma
secondo me risponderle serve solo a
incoraggiarla. Sai,
come quando prendi in braccio un
bambino piccolo che strilla: continua a
strillare», intervenne
Shaylin molto pratica.
Riuscii a pensare soltanto: Cazzarola,
adesso Afrodite le strappa via tutti i
capelli a ciocche.
Invece, scoppió a ridere.
«Ehi, quella ha fatto una battuta! Chissá
che non abbia davvero una personalitá.»
«Afrodite, penso seriamente che tu
possa avere il cervello in acqua»,
commentó Stevie Rae.
«Grazie», replicó Afrodite. «Io vado sul
bus. E cronometro Gay Boy: se flirta per
piú di cinque
minuti vedró di...» La frase s’interruppe
non appena lei si voltó verso lo
scuolabus.
Il mio sguardo seguí la direzione del
suo. Shaunee ed Erin erano davanti alla
portiera aperta.
Shaunee sembrava turbata, mentre il
volto di Erin non aveva la minima
espressione. Stavano
parlando, ma erano troppo lontane per
sentire cosa stessero dicendo.
«C’é qualcosa che non va in lei», disse
Shaylin.
«Lei chi?» chiese Stevie Rae.
«Erin.»
«Shaylin ha ragione. In Erin c’é
qualcosa che non va», convenne
Afrodite.
Non avrei saputo dire cosa mi lasciasse
piú sconcertata, se quanto stavano
dicendo su Erin o il
fatto che quelle due fossero d’accordo.
«Dimmi cosa vedi», chiese sottovoce
Stevie Rae a Shaylin.
«Il modo in cui posso descriverlo
meglio é cosí: dietro la casa in cui
vivevo da piccola, prima di
diventare cieca, scorreva un canalone.
Io giocavo lí vicino, fingendo che fosse
un bel ruscello
gorgogliante di montagna e che fossimo
nelle Colorado Rockies, perché il
ruscello era limpido e
persino quasi bello da vedere. Ma, non
appena mi ci avvicinavo troppo, ne
sentivo l’odore.
Puzzava tipo roba chimica e anche
qualcos’altro, qualcosa di marcio.
L’acqua sembrava bella,
ma sotto la superficie era sporca,
inquinata.»
La mia pazienza era davvero al limite.
Mi sembrava di ascoltare una delle
poesie di Kramisha, e
non era necessariamente una buona cosa.
«Shaylin, cosa diavolo stai dicendo?
Erin ha il colore
dell’acqua inquinata? E, se é cosí,
perché non ce l’hai detto prima?»
«Sta cambiando!» strilló Shaylin.
Quando le facce sul minibus, oltre a
Shaunee ed Erin, si
voltarono verso di noi, aggiunse:
«L’inverno sembra stare cambiando per
diventare primavera!
Non é una sera bellissima?»
I ragazzi scossero la testa e la
guardarono aggrottando la fronte, ma
perlomeno dopo un
attimo smisero di ascoltare.
«Oh, cazzo. Ma sei un disastro come
spia!» Afrodite abbassó la voce e ci
radunó vicine. «Zy,
datti una svegliata. é semplice. Shaylin
sta dicendo che Erin sembra quella di
sempre: bella,
bionda, popolare, perfetta. Ma la veritá
é che sotto la superficie c’é qualcosa di
marcio. Tu non
lo puoi vedere. Io non lo posso vedere.
Peró Shaylin sí.» Afrodite lanció
un’occhiata verso
l’autobus.
Guardammo tutte con lei in tempo per
osservare Shaunee che scuoteva la testa
e spariva
salendo in fretta i gradini coperti di
gomma nera mentre Erin restava giú,
bella ma molto,
molto fredda. «Si direbbe che riesca a
vederlo anche Shaunee. Non che le
avremmo creduto.
Avremmo pensato che fosse incavolata
con Erin perché le gemelle di sfiga sono
state separate.»
«Mi pare un po’ impietoso», commentai.
«Anche a me. Ma l’istinto mi dice che é
la veritá», sentenzió Stevie Rae.
«Pure il mio», intervenne Damien
raggiungendoci.
Aveva ancora le guance arrossate e
salutó allegramente il furgoncino di Fox
23 che si
allontanava, ma la sua attenzione era
concentrata su Erin. «E il mio istinto
dice anche
qualcos’altro.»
«Che tu e Mister TG state per diventare
come culo e camicia?» La voce di
Afrodite era vivace e
educata, per niente in linea con quello
che aveva appena detto.
«Questi non sono affari tuoi», replicó
Damien, poi passó a un piú dolce: «E,
Afrodite, credo
dovresti prestare attenzione, perché
quello che sto per dire sconvolgerá il
tuo mondo».
«Che espressione antiquata», ribatté
Afrodite.
Damien non fece una piega. «Antiquata
non significa poco accurata. Hai tradotto
ció che ha
visto Shaylin. Ció significa agire come
un oracolo.»
«Io non sono uno stupido oracolo. Io
sono una Profetessa.» Afrodite
sembrava arrabbiata sul
serio.
«Profetessa, oracolo...» Damien sollevó
prima una mano e poi l’altra, come se
stesse
soppesando qualcosa in ciascun palmo e
trovando le due parti equivalenti.
«A me pare la stessa cosa. Pensa alla
storia, Profetessa. Sibilla, Delfi,
Cassandra! Questi nomi
non ti fanno venire in mente niente?»
«No. E dico sul serio. Cerco di non
leggere troppo.»
«Be’, se fossi in te comincerei. Sono
solo i primi tre nomi comparsi nella mia
mente bene
istruita. C’é chi li definisce oracoli, chi
Profetesse. Stessa cosa.»
«In Internet trovo un riassunto?»
Afrodite cercava di sembrare spavalda,
ma il suo viso aveva
perso colore e i suoi occhi erano piú
grandi e di un azzurro piú intenso del
solito. Era
spaventata. E molto.
«Okay, bene, lezione imparata. Siamo
stati bravi!» sbottai, tutta pimpante. Gli
altri mi fissarono
senza commentare e tentai di spiegare:
«Thanatos ha detto che dobbiamo
allenarci a usare i
nostri doni. Penso che quello che é
appena successo sia tipo un credito in
piú per noi. Che ne
direste di salire su quell’autobus e
tornare ai tunnel e guardare qualche
replica di Fringe?»
«Fringe? Ci sto», disse subito Shaylin.
«Mi piace Walter», intervenne Afrodite.
«Mi ricorda mio nonno. Sí, a parte il
fatto che Walter é
piú intelligente ed é fatto e pazzo invece
che ubriaco e sociopatico. Eppure
stranamente sono
tutti e due simpatici.»
«Tu hai un nonno? E ti piace?» Stevie
Rae fu piú veloce di me a fare la
domanda.
«Certo che ho un nonno. Cos’é,a
biologia dormivi?» Poi Afrodite si
strinse nelle spalle. «Vabbe’,
quello che é.La mia famiglia é un po’
difficile da spiegare. Seguiró quella sul
bus.»
E lo fece. Seguí Shaylin.
Stevie Rae, Damien e io restammo soli.
«Crazy Town», fu tutto quello che riuscii
a dire.
«Proprio», annuí Damien.
«Okay, forza. Pensate che gli altri siano
tutti a bordo?» chiesi.
«Spero di sí. Rephaim c’é di sicuro, e
abbiamo solo un paio d’ore prima
dell’alba. Sono piú che
certa che non abbia mai visto Fringe e
penso che gli piacerá. In questo
momento l’idea di
guardare un DVD arrotolata contro di lui
mi sembra una cosa meravigliosa, anche
se ci sará
pure Crazy Town Afrodite.» Mi sorrise.
«Possiamo ordinare la pizza da
Andolini?»
«Sicuro», risposi.
«Ehm–ehm...» Damien si schiarí la voce
con precisione da grande attore.
«Sí?» domandai.
«Pensate che... cioé,sarebbe orribile se
io, magari, vedessi qualcuno per un
caffé?Piú tardi. Al
Coffee House di Cherry Street?»
«é ancora aperto?» m’informai,
guardando il telefonino. Cavolo, erano
quasi le quattro del
mattino.
«Hanno cominciato a stare aperti
ventiquattro ore su ventiquattro, sette
giorni su sette. La
tempesta di ghiaccio ha bloccato il
lavoro per settimane e stanno cercando
di recuperare
provvedendo al, be’, popolo della
notte», spiegó Damien.
«Davvero? Stanno aperti per noi?» Me
li ricordavo bene, i loro deliziosi
sandwich e le mostre
d’arte che tenevano.
«Una volta chiudevano alle undici!»
«Non piú», replicó lui tutto allegro.
«Wow, super. Voglio dire, io non ci sono
mai stata, ma é una meraviglia che un
caffé in centro
stia aperto tutta la notte! Cosí ci
possiamo fare un giro», saltó su Stevie
Rae.
«Che ne dite se domani facciamo fare a
Dario una deviazione fin lí prima di
tornare ai tunnel?»
Avevo seguito l’istinto. É normale per
un gruppo di ragazzi delle superiori
volersi fermare al
bar dopo la scuola. «Damien, se ci vai
stasera, potresti chiedere se é okay che
domani ci
andiamo tutti?»
«Andró in avanscoperta per te!» Poi
l’espressione di Damien s’intristí.
«Allora, cosa ne pensate?
Jack mi odierebbe?»
«Ma no, tesoro! Certo che no», mi
affrettai a rispondere.
«Jack capirebbe», aggiunse Stevie Rae.
«Non vorrebbe saperti solo e triste
mentre aspetti che lui
ritorni.»
«Perché lo fará,giusto?» Damien mi
fissó negli occhi.
«Jack tornerá,vero?»
Le loro anime sono destinate a
rincontrarsi...
Le parole mi passarono nella mente in
un sussurro.
Riconoscendo la voce saggia e familiare
di Nyx sorrisi, prendendo Damien
sottobraccio. «Sí, te
l’assicuro. E te l’assicura anche la
Dea.»
Damien ricacció indietro le lacrime.
«Ho un appuntamento! E so che andrá
benissimo.»
«Giá», convenni.
«Sono cosí contenta che potrei sputare.
Anche se in effetti é una cosa che fa
schifo», disse Stevie
Rae prendendo sottobraccio Damien
dall’altro lato.
«Che strano modo di dire», osservó
Damien.
«Condivido. Anche nel film Titanic tutta
quella scena di sputacchiamenti da parte
di Leonardo
mentre stava con Kate era proprio
disgustosa», sentenziai.
«Verissimo», convenne Damien.
«Avrebbero dovuto tagliarla. Era l’unico
neo del film.»
«Be’, quello e quando lui si trasforma in
un delizioso ghiacciolo», aggiunsi.
Mentre ci avvicinavamo al bus, Damien
e Stevie Rae si dimostrarono d’accordo
con me con
versi di circostanza.
Dai finestrini vedevo le facce dei
ragazzi e mi sembró che ci fossero tutti,
il che mi fece un
grande piacere perché non vedevo l’ora
di tornare a casa. Stark era in cima ai
gradini accanto a
Dario. Il suo sguardo incroció il mio,
facendomi diventare la pelle calda e
fremente. Rephaim
era seduto in prima fila, di fronte a
Kramisha, e riuscivo a percepire che
Stevie Rae vibrava di
gioia nel salutarlo con la mano. Shaylin
e Afrodite stavano salendo a bordo. Non
vedevo il
viso di Afrodite, ma dal colpo di ciuffo
si capiva che stava giá facendo la
svenevole col suo
Guerriero.
Okay, la Tenebra era una spina nel
fianco e ci capitavano cose brutte, ma
almeno eravamo
insieme e avevamo l’amore. Sempre
l’amore.
«Ti devo parlare.»
La voce priva di emozioni di Erin fu
come una secchiata d’acqua gelida sulla
mia pioggia di
gioia. «Okay, certo. Ehi, salgo tra un
attimo», dissi a Stevie Rae e a Damien.
«Io resto», annunció Erin non appena
fummo sole.
«Resti? Vuoi dire qui?» Sapevo cosa
intendeva, ma avevo bisogno di
tergiversare, di
guadagnare tempo per cercare di dare
una risposta alle domande che avevo in
testa. Insomma,
avevo fermato Shaunee quando aveva
tentato di tagliare i ponti con noi e
tornare a vivere alla
Casa della Notte appena lei ed Erin
avevano iniziato ad avere dei problemi.
Dovevo fermare
anche Erin?
«Sí, certo che voglio dire qui. Mi sono
stufata dei tunnel. L’umiditá mi fa
arricciare i capelli.»
«Oh, per questo c’é un buon prodotto.
Dell’Aveda. Te lo prendo domani al
salone Ilhoff di
Utica», replicai.
«Okay, senti, non sono solo i capelli.
Non voglio vivere nei tunnel. é qui che
vivo io. In questa
scuola. Non voglio essere portata avanti
e indietro col bus. é stupido.»
«Erin, lo so che prendere il minibus é
stupido. Cavolo, era stupido anche
prima che mi
Segnassero. Ma penso che dobbiamo
stare insieme. Siamo piú di un gruppo,
noi siamo una
famiglia.»
«No, non siamo una famiglia. Siamo un
gruppo di ragazzi che vanno alla stessa
scuola. Tutto
qui. Fine del discorso.»
«Le nostre affinitá ci rendono piú di
questo.» Ero sconvolta. Non solo da
quello che diceva ma
da come lo diceva. Era cosí gelida!
«Erin, abbiamo superato troppe cose
insieme per poter
credere che siamo solo un gruppo di
ragazzi che per caso frequentano la
stessa scuola.»
«Questo lo dici tu. Ma se io la pensassi
diversamente?
Non posso scegliere? Credevo che Nyx
fosse a favore del libero arbitrio.»
«Certo, ma non significa che non si
possa dire niente se qualcuno cui
teniamo sta facendo un
casino», replicai.
«Lasciala andare.»
Erin e io alzammo gli occhi e vedemmo
Afrodite in cima alla scaletta del bus.
Era appoggiata
alla porta a braccia incrociate. Mi
aspettavo che avrebbe sfoggiato il suo
tipi©o ghigno, ma
non sembrava arrabbiata. Non sembrava
sarcastica. Pareva solo molto sicura di
sé. Alle sue
spalle c’erano Stevie Rae e Shaylin.
Annuivano entrambe e quel silenzioso
sostegno ad Afrodite
mi fece fare marcia indietro: il mio
Consiglio aveva deliberato, avevano
deciso cos’era meglio
per tutti noi, anche se non era il meglio
per Erin.
«Grazie, Afrodite. Chi l’avrebbe mai
detto che saresti stata tu a essere
d’accordo con me?» Erin
rise, un suono petulante e infantile che si
scontrava con la calma maturitá della
nostra
Profetessa.
«Sai una cosa, Erin? Sono contenta che
tu e Afrodite me l’abbiate ricordato.
Nyx ci dá il libero
arbitrio e, se scegli di vivere qui alla
Casa della Notte, allora rispetto la tua
decisione. Spero che
questo non cambi le cose nel nostro
cerchio. Tu sei sempre l’acqua. Tu e il
tuo elemento siete
sempre importanti per noi.»
Le labbra di Erin sorrisero, ma non i
suoi gelidi occhi azzurri. «Sí, certo. Io
saró sempre l’acqua,
e l’acqua puó scorrere ovunque. Ti basta
chiamarmi se hai bisogno di me.
Arriveró al momento
giusto.»
«Mi sembra ottimo. Okay, allora
immagino che ci vedremo domani.»
«Giá.Ci vediamo in classe, ragazzi.»
Con un rapido saluto, Erin se ne andó.
Salii sul bus. «Ci siamo tutti?»
«Tutti presenti come previsto», replicó
Dario.
«Allora andiamo a casa.» Ci
sistemammo ai nostri posti: Stevie Rae
accanto a Rephaim, Afrodite
nel primo sedile dietro Dario. Stark mi
aspettava un poco piú avanti e io mi
appoggiai a lui per
un rapido bacio, sussurrando:
«Vado un attimo da Shaunee poi torno».
«Ti aspetto. Come sempre», disse
sfiorandomi la guancia.
Barcollai per le buche nel parcheggio
mentre Dario faceva un’ampia
inversione a U e
s’immetteva nel lungo viale d’accesso
della scuola, quindi raggiunsi il fondo
del minibus dove
Shaunee era seduta da sola.
«Ti scoccia se mi siedo un momento?»
«No di certo», replicó.
«Allora, tu ed Erin non vi parlate piú?»
Shaunee si morse la guancia e scosse la
testa. «No.»
«é piuttosto arrabbiata.» Cercavo
d’inventarmi qualcosa da dire per far sí
che lei si confidasse.
«No, non credo.»
Aggrottai la fronte. «Sembrava
arrabbiata.»
«No», ripeté Shaunee guardando fuori
del finestrino.
«Prova a ripensare a come si é
comportata negli ultimi giorni, ma
soprattutto oggi. Arrabbiata
non é il modo giusto per descriverla.»
Ci riflettei.
Erin era stata fredda.
Era stata imperscrutabile. E non era
stata altro. «Hai ragione. Adesso che ci
penso é stata solo
distaccata. Strano.»
«Sai cos’é ancora piú strano? Lei sta
mostrando molti piú sentimenti di Erin.»
Shaunee indicó
fuori del finestrino, verso il giardinetto
dei professori, poco distante dal
parcheggio. C’era una
ragazza seduta vicino alla fontana.
Mentre passavamo, c’era luce
sufficiente a vedere che teneva il viso
tra le mani. Le spalle
andavano su e giú, come se stesse
piangendo disperata.
«Chi é?» chiesi.
«Nicole.»
«Nicole la novizia rossa? Sei sicura?»
Allungai il collo nel tentativo di
guardarla meglio, ma
avevamo giá imboccato il viale alberato
e non la vedevo piú.
«Sono sicura. L’ho vista lí mentre
raggiungevo il mini– bus.»
«Ah. Hai idea di cosa le stia
succedendo?» chiesi.
«Credo che le cose stiano cambiando
per molti di noi, e a volte questo é un
vero schifo.»
«Posso fare qualcosa per rendertelo
meno schifoso?» domandai.
A quel punto Shaunee mi guardó. «Solo
essere mia amica.»
Sbattei le palpebre, sorpresa. «Io sono
tua amica.»
«Anche senza Erin?»
«Mi piaci di piú senza di lei», risposi,
sincera.
«Anch’io mi piaccio di piú.»
Poco dopo tornai al mio posto e lasciai
che Stark mi mettesse un braccio intorno
alle spalle. Gli
appoggiai la testa sul petto e ascoltai il
battito del suo cuore, affidandomi alla
sua forza e al
suo amore. «Promettimi che non andrai
fuori di testa con me e non diventerai un
estraneo
freddo e distante», gli dissi sottovoce.
«Te lo prometto. Qualunque cosa
succeda. Adesso svuota la mente da tutto
tranne il fatto che
stasera ti costringeró ad assaggiare una
pizza diversa.»
«Niente Santino? Ma ci piace un sacco!»
«Zy, fidati. Damien mi ha parlato
dell’Ateniese. Ha detto che é l’ambrosia
delle pizze. Non so
proprio bene cosa significhi, ma penso
sia meglio di buona, quindi la
proviamo.»
Sorrisi, mi rilassai accanto a lui e finsi,
per il breve tragitto dalla Casa della
Notte allo scalo
ferroviario, che il mio problema
maggiore fosse espandere i miei
orizzonti sulla pizza.
15
NONNA REDBIRD
Sylvia salutó il sole con gioia e
gratitudine e il cuore piú leggero di
quanto non fosse da anni,
piú leggero persino del giorno prima,
quando aveva affrontato Aurox e scelto
amore e
perdono invece di rabbia e odio.
Sua figlia era morta e, anche se avrebbe
sofferto per quella perdita per il resto
della vita, Sylvia
sapeva che lei era finalmente libera
dalla desolazione che era diventata la
sua esistenza. Adesso
Linda riposava nell’Aldilá con Nyx,
felice. Quella consapevolezza la fece
sorridere.
Seduta al banco da lavoro nella stanza
del cottage adibita a laboratorio, prese a
canticchiare
un’antica ninna–nanna cherokee mentre,
fra le svariate erbe e pietre, fra cristalli
e fili, sceglieva
una foglia lunga e sottile di sweet–grass
da avvolgere intorno a un mazzo di
lavanda essiccata.
Poi avrebbe cantato al sole, lasciandosi
avvolgere dal fumo purificante
dell’artemisia e dal
rilassante profumo della lavanda.
Mentre creava lo smudge stick per la
fumigazione, il pensiero
di Sylvia passó dalla figlia a Zoey, sua
figlia nello spirito. «Ah, u–we–tsi–a–
ge–u–tsa, quanto mi
manchi», mormoró.«Ti telefoneró oggi
al tramonto. Sará bello ascoltare la tua
voce.» Sua
nipote era giovane, ma la Dea Nyx le
aveva dato dei doni speciali e, anche se
ció significava
che Zoey aveva grandi responsabilitá,
voleva dire pure che aveva il talento per
affrontare le
sfide che ne derivavano.
E ció portó la mente di Sylvia ad Aurox,
il ragazzo che era una bestia. «O é la
bestia a essere un
ragazzo?» La donna scosse la testa. «No,
voglio credere il meglio di lui. Lo
chiameró
Tsuka–nv–s–di–na, toro, e non bestia.
L’ho incontrato, l’ho guardato negli
occhi, l’ho visto piangere di rammarico
e di solitudine. Ha
uno spirito, un’anima, e dunque una
possibilitá di scelta. Voglio credere che
Aurox sceglierá la
Luce, anche se dentro di lui abita la
Tenebra. Nessuno di noi é del tutto
buono. O cattivo.»
Sylvia chiuse gli occhi, inspirando il
dolce profumo delle erbe. «Grande
Madre Terra, rafforza il
bene dentro quel ragazzo e fa’ sí che
Tsuka–nv–s–di–na possa essere
domato.»
L’anziana signora riprese a canticchiare
mentre finiva d’intrecciare sweetgrass e
lavanda. Solo
quando ebbe terminato lo smudge stick
si rese conto di essere passata Senza
accorgersi dalla
ninnananna a una melodia ben diversa:
Canto per una donna che é stata
coraggiosa in
battaglia.
Anche da seduta, i piedi di Sylvia
avevano iniziato a muoversi, tenendo il
ritmo per
accompagnare i cambi di tono della
voce.
Accorgendosi di ció che stava facendo,
si fermó,immobile. Abbassó lo sguardo
sulle mani:
intrecciato insieme con le erbe c’era un
filo blu cui era legato del turchese. E
Sylvia capí. «Un
Fascio della Dea!» esclamó, con
reverenza.
«Grazie, Madre Terra, per questo
avvertimento. Il mio spirito ti ha udito e
il mio corpo
obbedisce.» Con lentezza e
solennitá,nonna Redbird si alzó,andó in
camera da letto e si tolse la
camicia da notte. Aperto l’armadio che
stava contro le pareti di pino grezzo,
Sylvia prese la piú
sacra delle sue vesti, la mantella e la
gonna a portafoglio che si era cucita non
appena aveva
scoperto di essere incinta di Linda. La
pelle di daino era vecchia e un pochino
abbondante per
il suo corpo snello, ma ancora morbida
e liscia. La tintura verde, che le era
costata tanto tempo
e tanta fatica, era ancora dello stesso
color muschio di quarant’anni prima. E
non era andata
persa né una conchiglia né una perlina.
Mentre legava i capelli d’argento in una
treccia lunga e spessa, Sylvia inizió a
intonare ad alta
voce il Canto per una donna che é stata
coraggiosa in battaglia.
Mise gli orecchini d’argento e turchese.
La voce saliva e scendeva a tempo col
battere dei piedi nudi, mentre lei si
legava intorno al
collo fili di turchesi, l’uno dopo l’altro,
finché il peso non divenne caldo e
familiare. Poi mise
dei bracciali di turchese ai polsi sottili,
cui aggiunse nastri d’argento e turchesi –
sempre turchesi
– fino ad avere entrambi gli avambracci
coperti fin quasi al gomito.
Solo allora Sylvia Redbird prese il suo
smudge stick e una lunga scatola di
fiammiferi di legno, e
uscí dalla camera da letto.
Lasció che fosse lo spirito a guidare i
suoi piedi nudi. E lo spirito non la
condusse al ruscello
gorgogliante che scorreva dietro casa e
dove di solito salutava l’alba. Al
contrario, Sylvia si
ritrovó sull’ampia veranda sul davanti
del suo cottage. Continuando a seguire
l’istinto, accese
lo smudge stick. Con movimenti
aggraziati ed esperti, inizió a disegnare
cerchi nell’aria,
profumandola di artemisia e di lavanda.
Fu quando ormai era avvolta dal fumo
dalla testa ai
piedi e stava intonando il canto di guerra
di una Saggia, che Neferet uscí da una
chiazza di
Tenebra e si materializzó davanti a lei.
NEFERET
Il canto di Sylvia Redbird le sembrava
come gesso che stride su una vecchia
lavagna di ardesia.
«Secondo le tue convinzioni é
maleducazione non dare il benvenuto a
un ospite.» Neferet alzó
la voce per farsi sentire nonostante
l’orrendo canto della vecchia.
«Gli ospiti s’invitano. Tu non sei stata
invitata a casa mia e questo fa di te
un’intrusa. Secondo
le mie convinzioni, ti sto trattando in
modo appropriato.»
Neferet incurvó le labbra. Il canto era
finito ma i piedi nudi di nonna Redbird
continuavano a
battere il ritmo.
«Quel canto é irritante quasi quanto il
fumo. Credi davvero che questa puzza
possa
proteggerti?»
«Io credo molte cose, Tsi Sgili», replicó
Sylvia continuando ad agitare intorno a
sé il grande
fascio di erbe e a danzare sul posto. «In
questo momento penso che tu abbia
infranto il
giuramento che mi avevi fatto quando la
mia u–we–tsi–a–ge–u–tsa é entrata nel
tuo mondo.
Te ne chiederó conto.»
Neferet era quasi divertita
dall’insolenza della donna.
«Io a te non ho fatto nessun giuramento.»
«Sí, invece. Hai promesso di proteggere
Zoey e di essere sua mentore. Poi non
hai onorato il
giuramento. Mi devi il prezzo di quella
violazione.»
«Vecchia, io sono immortale. Non sono
legata alle tue regole», la derise Neferet.
«Puoi anche essere diventata immortale,
ma questo non cambia le regole della
Madre Terra.»
«Forse no, ma cambia il modo in cui
vengono applicate.»
«La rottura del giuramento non é l’unico
debito che hai con me, strega», replicó
Sylvia.
«Io sono una dea, non una strega!»
Neferet sentí montare la rabbia e si
avvicinó lentamente alla
veranda. I tentacoli di Tenebra
scivolavano in avanti insieme con lei,
anche se Neferet ne
percepí l’esitazione quando sbuffi di
fumo bianco li raggiunsero e parvero
sciogliersi intorno a
loro.
Sylvia continuava a danzare e a far
roteare il fascio di erbe. «Il secondo
debito che hai con me é
ancora piú grande. Mi devi una vita. Hai
ucciso mia figlia.»
«Ho sacrificato tua figlia per un bene
maggiore. Non ti devo niente!»
La vecchia signora non le badó affatto,
ma interruppe la danza quel poco che
serviva a chinarsi
e a posare ai propri piedi lo smudge
stick fumante. Quindi sollevó il viso e
aprí le braccia,
come ad accogliere il cielo. «Grande
Madre Terra, ascoltami. Sono Sylvia
Redbird, Saggia dei
cherokee e Ghigua della mia tribú,
quella della Casa della Notte. Io
imploro la tua
misericordia. Neferet, la Tsi Sgili che é
stata Somma Sacerdotessa di Nyx, é una
spergiura. é in
debito con me per un giuramento
infranto. Ed é l’assassina di mia figlia,
quindi é in debito con
me anche di una vita.
Io invoco il tuo aiuto, Madre Terra, e
chiedo che entrambi i debiti vengano
ripagati. Sotto
forma di protezione.»
Ignorando i tentacoli di Tenebra che si
rifugiavano intorno a lei, intimoriti,
Neferet si avvicinó
a Sylvia. «Ti sbagli di grosso, vecchia.
Sono io l’unica dea in ascolto.
Sono io l’immortale cui dovresti
implorare protezione.»
Quando Neferet mise piede sulla
veranda invasa dal fumo, Sylvia parló di
nuovo e, questa
volta, la sua voce era cambiata: se
prima, nell’evocare colei che definiva
Madre Terra, era stata
potente, adesso si era ingentilita,
addolcita. Non aveva piú le braccia
spalancate, il viso non era
piú rivolto verso l’alto in un gesto di
supplica.
Ora i suoi occhi scuri incrociarono e
sostennero lo sguardo di Neferet. «Tu
non sei una dea. Sei
una bambina violata dall’animo
malvagio. Provo pena per te. Cosa ti é
successo? Bambina, chi
ti ha fatto del male?»
La furia di Neferet era cosí intensa che
lei si sentiva sul punto di esplodere.
Dimenticati i
tentacoli di Tenebra, provó a colpire
Sylvia; voleva scorticare e tagliare e
mordere quella
vecchiaccia insolente.
Con un movimento tanto rapido da
smentire la sua etá,Sylvia sollevó le
braccia davanti al viso
in un gesto di difesa, parando i colpi di
Neferet.
Un dolore bruciante s’irradió nel corpo
della Tsi Sgili a partire dalle mani.
Neferet strilló e fece
un salto indietro, fissando i segni
sanguinanti lasciati sui suoi pugni, una
bruciatura esattamente
della forma delle pietre azzurre sui
bracciali di nonna Redbird. «Tu osi
colpire me?
Una dea?»
«Io non colpisco nessuno. Mi difendo
soltanto, grazie alle pietre protettive che
mi ha donato la
Grande madre.» Senza mai interrompere
il contatto visivo e tenendo sollevate le
braccia
coperte d’argento e turchese, l’anziana
signora riprese a cantare.
Neferet avrebbe voluto farla a pezzi con
le proprie mani ma, avvicinandosi alla
cherokee,
percepí l’ondata di calore proveniente
dalle pietre azzurre che indossava.
Sembrava quasi che
pulsassero di un fuoco pari alla sua
furia.
Aveva bisogno del toro bianco! La sua
algida Tenebra avrebbe spento le
fiamme della vecchia
megera. Forse la strana energia che era
in grado di dominare l’avrebbe stupito e
lui avrebbe, di
nuovo, concesso a Neferet la propria
seducente potenza.
Controllando la rabbia, Neferet fece un
passo indietro, al di fuori del cerchio di
fumo e di
calore che avvolgeva Sylvia. Studió
l’anziana signora, guardó la sua danza,
ascoltó il suo canto.
Vecchio. Antico. Tutto in Sylvia Red–
bird diceva che lei, e il potere della
terra che sapeva
evocare, erano lí da molto, molto tempo.
Anche il toro bianco era antico.
Quell’indiana non l’avrebbe stupito.
«Mi occuperó io di te.» Lo sguardo
sempre fisso in quello di Sylvia, Neferet
sollevó le mani e,
senza neppure trasalire, usó le unghie
affilate per incidere le ferite giá create
dal turchese
protettivo. Il sangue zampilló subito,
andando a schizzare la veranda. Neferet
scosse la mano,
facendo piovere gocce scarlatte
attraverso la nuvola di fumo,
disperdendola, e sulla donna. Le
macchie rosse erano in contrasto
stridente coi verdi e coi blu della terra
che Sylvia indossava.
Poi la Tsi Sgili giró le mani, tenendo i
palmi a coppa e raccogliendo il sangue.
«Venite, miei
oscuri figli, bevete!»
All’inizio i tentacoli si mostrarono
esitanti ma, dopo il primo assaggio del
sangue di Neferet, si
fecero baldanzosi.
Sylvia sgranó gli occhi, che si velarono
di paura. Il suo sguardo non si abbassó
ma il suo canto si
fece incerto, la voce che cominciava a
sembrare vecchia... debole... tremante...
«Adesso, figli miei! Avete gustato il mio
sangue e Sylvia Redbird ne é stata
schizzata.
Intrappolatela... portatemi la vecchia!»
Anche la voce di Neferet cambió,
diventando ritmica e
rispecchiando oscuramente il canto di
guerra e di terra di Sylvia.
«Uccidere qui non servirá,
dovete solo soddisfare la mia rabbia.
Avete giá bevuto a sazietá,
ora create per me una gabbia.
Renderó nuovo il vecchio,
banchetterete con forte e vibrante
gioventú soltanto.
Siate fedeli, prestatemi orecchio
e soffocate di questa donna il canto!»
I tentacoli obbedirono a Neferet.
Evitarono le pietre turchesi e si
avvolsero intorno ai piedi
nudi di Sylvia, bloccando il ritmo della
danza. La Tenebra si allargó, creando un
pavimento
simile a quello di una prigione, quindi
salí, su e su, ingabbiando la vecchia
signora. Alla fine,
solo alla fine, il canto di Sylvia venne
zittito, sostituito da un grido di
sofferenza mentre lei
veniva sollevata e i tentacoli di Tenebra,
muovendosi attraverso ombra e foschia,
trasportando
la terribile gabbia e la sua prigioniera,
seguivano la loro padrona.
AUROX
Aurox attese che il sole fosse alto nel
cielo invernale prima di uscire dalla
fossa. La mattina era
iniziata grigia e nuvolosa ma, con
l’interminabile passare delle ore, il sole
si era fatto strada
nella foschia e nelle ombre. A
mezzogiorno, Aurox uscí.
Non consentí all’urgenza che gli
strisciava sottopelle di renderlo incauto.
Usó i muscoli delle
braccia per afferrare le radici e sbirció
fuori dalla buca, sfruttando i suoi sensi
paranormali.
Devo andarmene senza essere visto, fu il
suo primo pensiero.
La scuola non era silenziosa quanto il
giorno precedente. Lavoratori umani
erano impegnati a
riparare le parti danneggiate delle
scuderie. Aurox non vedeva vampiri ma
Travis, il cowboy
umano, sembrava essere ovunque. Sí,
aveva mani e braccia ancora bendate,
ma la voce era cosí
forte che attraversava tutto il campus
arrivando fino ad Aurox. Lenobia non si
mostrava nel
sole del mezzogiorno, peró non ne aveva
bisogno. Travis era lí per lei, e la
aiutava non solo
con gli operai. Il cowboy interagiva
liberamente coi cavalli. Aurox lo vide
spostare l’immensa
percheron e la giumenta nera di Lenobia
da un improvvisato recinto rotondo a un
altro.
Non lavora semplicemente per Lenobia.
Lei si fida. La cosa lo stupí. Se una
Somma
Sacerdotessa puó fidarsi cosí tanto di un
umano in un momento di tensione e di
agitazione,
forse c’é la possibilitá che pure Zoey...
No, non poteva indulgere in una simile
fantasia. Aveva sentito cos’era lui in
realtá. Anche Zoey
aveva sentito. Avevano sentito tutti! Era
stato creato dalla Tenebra grazie al
sangue della
madre di Zoey. Non poteva nemmeno
pensare di avere la sua fiducia o il suo
perdono.
C’é solo una persona su questa terra che
si fida di me, solo una persona che mi
perdona. é da
lei che devo andare. Aurox rimase lí
scrutando tra le radici e i pezzi di
corteccia, aspettando...
osservando...
Finalmente gli umani iniziarono ad
allontanarsi dalle scuderie, parlando di
quanto fossero
contenti di poter raggiungere a piedi
Queenies e farsi un sandwich Ultimate
Egg per pranzo. E
ridevano.
Gli amici ridevano sempre.
Aurox desiderava tanto condividere una
risata tra amici.
Quando furono passati oltre la fossa in
cui si trovava e le voci si furono spente,
il ragazzo uscí
del tutto e, come una scimmia, valutó
l’altezza dell’albero caduto nel punto in
cui si
appoggiava al muro di cinta, quindi lo
saltó.
Avrebbe voluto mettersi a correre,
evocare la bestia e lacerare il suolo,
quindi scappare via con
tutta la sua forza ultraterrena. Invece si
costrinse a camminare. Si tolse dai
vestiti terriccio,
foglie ed erba, si passó le dita nella
massa arruffata che erano i suoi capelli,
spezzando i grumi
di sangue e fango, e sistemandoli in una
parvenza di normalitá.
Normale andava bene. Normale non si
notava.
Normale non veniva fermato.
Il veicolo era nel punto esatto in cui
l’aveva lasciato il giorno prima, le
chiavi ancora nel
quadro. Le mani di Aurox tremavano
solo un pochino quando lui accese il
motore e lasció il
parcheggio di Utica Square per dirigersi
a sud–est, al suo rifugio.
Il viaggio sembró durare appena un
istante e Aurox ne fu grato. Svoltando
sul vialetto
d’accesso alla casa di nonna Redbird,
abbassó i finestrini. Anche se faceva
freddo, voleva
assorbire il profumo di lavanda e, con
esso, anche la calma che offriva.
Proprio come accettava
il rifugio che l’anziana signora gli aveva
offerto.
Quando parcheggió davanti alla grande
veranda, tutto cambió. All’inizio Aurox
non capí, non
riuscí a elaborare.
Fu colpito dall’odore, ma rifiutó di
accettare l’idea che si era insinuata in
lui inspirando
quell’aria.
«Nonna? Nonna Redbird?» chiamó
Aurox non appena scese dall’auto.
Camminó veloce intorno
al piccolo cottage. Si aspettava di
trovarla accanto al ruscello cristallino,
perché lei apparteneva
a quel luogo. Avrebbe dovuto essere lí a
canticchiare qualcosa di allegro. In
pace.
Tranquilla. Al sicuro.
Ma non c’era.
Su di lui si abbatté una premonizione
terribile: ricordava la puzza arrivata
fino a lui nonostante
l’aria profumata di lavanda quando
aveva parcheggiato davanti alla casa.
Aurox si mise a correre. «Nonna! Dove
sei?» Fece un giro intorno alla casa, coi
piedi che
scivolavano sulla ghiaia che delimitava
il piccolo parcheggio sul davanti.
Afferró il corrimano della veranda e
fece i sei gradini con due lunghi passi,
fermandosi al centro
dell’ampia terrazza di legno, proprio
davanti alla porta d’ingresso.
La spalancó e si precipitó all’interno.
«Nonna! Sono io, Aurox, il tuo Tsuka–
nv–s–di–na. Sono
tornato!»
Silenzio. Lei non c’era. Non andava
bene. Non andava bene per niente.
Aurox tornó sui propri passi, al centro
della veranda.
Lí l’odore era piú intenso.
Tenebra. Paura. Odio. Dolore. Aurox li
aveva percepiti dal sangue che
punteggiava la veranda,
e non solo.
Mentre era lí, affannato, certo che in
quel luogo fossero passate violenza e
distruzione, lo
raggiunse il fumo. Si sollevó in volute
intorno ai suoi piedi che calzavano i
mocassini,
trasportando fili d’informazioni. Nella
foschia grigia era inscritto un canto
antico che s’innalzó
intorno a lui, simile a una piuma. E, in
esso, Aurox udí l’eco della voce di una
donna
coraggiosa.
Chiuse gli occhi e inspiró a fondo. Ti
prego, imploró mentalmente, fammi
capire cos’é successo
qui.
Fu assalito da sentimenti di odio e
rabbia. Erano facili da interpretare,
familiari. «Neferet»,
mormoró. «Sei stata qui. Sento il tuo
odore. Percepisco la tua presenza.» Ma,
dopo le emozioni
familiari, arrivarono quelle che lo
fecero crollare.
Aurox percepí il coraggio di Sylvia
Redbird, ne riconobbe la saggezza e la
determinazione e,
infine, la paura.
Cadde in ginocchio. «Oh, Dea, no!»
gridó al cielo.
«Questo é sangue di Neferet, sparso da
nonna Redbird.
Neferet ha ucciso anche lei come ha giá
fatto con sua figlia? Dov’é il corpo della
nonna?»
Non ci fu risposta, tranne il sospiro del
vento in ascolto e il fastidioso
gracchiare di un grosso
corvo appollaiato in fondo alla veranda.
«Rephaim! Sei tu?» Aurox si passó le
dita tra i capelli sporchi mentre il corvo
lo osservava,
muovendo la testa di lato. «Vorrei che la
Dea togliesse il toro che é dentro di me
e mi facesse
diventare come te. Cosí potrei salire nel
cielo e volare per sempre.»
Il corvo gracchió verso di lui, poi
allargó le ali e voló via, lasciando
Aurox completamente solo.
Aurox aveva voglia di piangere per la
disperazione, ma anche di chiamare a sé
la bestia e
aggredire qualcuno, chiunque, e lasciarsi
sopraffare dalla rabbia e dalla paura.
Il ragazzo che era anche una bestia
decise di non fare né l’una né l’altra
cosa e in realtá non
fece nulla, nulla tranne che pensare.
Rimase a lungo seduto sulla veranda di
nonna Redbird, tra
ció che restava di sangue e fumo, paura
e coraggio, e giunse alla veritá col
ragionamento: Se
Neferet avesse ucciso la nonna, il suo
corpo sarebbe qui. Lei non ha motivo di
nascondere le
sue cattive azioni. I suoi crimini sono
giá stati scoperti, se ne é accertata
Thanatos. Allora, cos’é
che Neferet vuole piú di morte e
distruzione?
La risposta era semplice e orribile.
Neferet vuole creare il caos e un modo
molto facile per farlo é provocare
dolore a Zoey
Redbird. Aurox seppe che era cosí
appena il pensiero gli si formó nella
mente. La nonna era
unica tra i mortali, era un capo di grande
valore, amata da molti. E potente. La
nonna era
potente.
Sylvia Redbird sarebbe stata un
sacrificio molto migliore di sua figlia.
«No!» Aurox non voleva nemmeno
pensarci. Invece si concentró sul fatto
che, catturando
l’amata nonna di Zoey, Neferet avrebbe
spinto la novizia a darle la caccia,
dividendo in quel
modo la comunitá vampira e mettendo in
subbuglio tutta la zona.
«Che venga usata come sacrificio o
come ostaggio, finché Neferet ha in
mano nonna Redbird e
Zoey cerca di salvarla, Neferet ottiene
ció che piú desidera: caos e vendetta.
Be’, allora bisogna
che a salvare la nonna sia qualcun
altro.» Aurox prese la decisione in
fretta, pur rendendosi
conto che per lui poteva rivelarsi fatale.
Il viaggio di ritorno sembró
insolitamente lungo e ció gli diede il
tempo di riflettere. Pensó a
Neferet e al suo disprezzo per la vita.
Pensó a Dragone Lankford e a come
aveva lottato e
sconfitto la solitudine e la disperazione
che avevano tentato d’inghiottire la sua
esistenza.
Pensó al coraggio di quanti si
opponevano a un nemico potente quanto
il toro bianco, un
nemico che al solo ricordo gli metteva i
brividi. E pensó a Zoey Redbird.
Il tramonto era passato da un po’ quando
Aurox arrivó a Tulsa. Non prese le
strade buie
dietro Utica Square ma passó davanti al
centro commerciale chiuso, diretto a est
su 21st Street.
Svoltó a sinistra al semaforo di Utica
Street e poi di nuovo, sempre a sinistra,
dopo un isolato,
entrando dall’ingresso principale della
Casa della Notte per parcheggiare poco
lontano dal
piccolo scuolabus giallo.
Prese un profondo respiro. Resta calmo.
Controlla la bestia. Ce la posso fare. Lo
devo fare.
Quindi uscí dall’auto.
Aurox aveva pensato molto durante il
tragitto dalla casa vuota di nonna
Redbird, ma non
aveva realmente riflettuto su cosa
avrebbe dovuto fare una volta arrivato
alla Casa della
Notte. Perció, lasciandosi guidare
dall’istinto, s’incamminó nel campus.
Era ora di pranzo e i profumi
provenienti dalla mensa gli fecero
venire l’acquolina in bocca,
ricordandogli che quel giorno non aveva
mangiato niente. I suoi piedi si mossero
autonomamente in direzione del cibo.
Non appena fu salito sul marciapiede
fuori della sala mensa, le grandi porte in
legno si
aprirono e un gruppo di novizi si riversó
all’esterno chiacchierando e ridendo in
tono
disinvolto e familiare.
Zoey lo vide prima degli altri. Lo capí
perché gli occhi di lei si fecero grandi
per la sorpresa.
Aveva iniziato a scuotere la testa e stava
aprendo la bocca come per gridargli
qualcosa, quando
la voce di Stark fendette l’aria tra loro
come una freccia: «Zoey, torna dentro!
Dario, Rephaim,
con me. Prendiamolo!»
[eBL 132]
16
ZOEY
«Devo parlare a Zoey!» gridó Aurox,
poi Stark gli diede un pugno in bocca e
lui si ritrovó in
ginocchio, troppo impegnato a sputare
sangue per poter dire altro.
«Stark! Cazzarola! Piantala!» Cercai di
strattonare il mio Guerriero per un
braccio.
«Ti ho detto di tornare dentro!» urló
Stark, scuotendo il braccio per liberarsi
di me, come se
fossi stata una formica.
Lui e Dario avevano tirato giú Aurox dal
marciapiede per gettarlo nel parco,
verso il boschetto
di querce dove le ombre erano piú fitte.
Hanno intenzione di massacrarlo di
botte! «Stark, non sta lottando. Non sta
facendo del male a
nessuno.» Corsi dietro a Stark e Dario,
soffrendo per i sommessi gemiti di
dolore che emetteva
Aurox mentre lo trascinavano sull’erba.
Cercai di ragionare con Stark, ma
proprio non mi
ascoltava. Dario nemmeno si sprecó a
guardarmi.
Poi sentii la mano di Stevie Rae sul
polso. «Zy, lascia che siano i ragazzi a
gestire la cosa.»
«No, lui...»
«Lui non va da nessuna parte.» Stark gli
assestó un calcio e Aurox rotoló
nell’ombra ai piedi di
una grande quercia. «Anche se si
trasforma in quel mostro.» Il tono di
Stark sembrava pericoloso
quanto il suo aspetto. Aveva preso
l’arco che portava sulla schiena e
incoccato una freccia,
puntandola dritta su Aurox.
«Non mi voglio trasformare. Sto
cercando di non farlo.» Aurox si mise
faticosamente in
ginocchio. Teneva la testa china e dalla
bocca gli scendeva sangue sulla
maglietta. «Se non
volete farmi parlare con Zoey, chiamate
Thanatos.»
«Fallo», disse Dario a Rephaim. «E
chiama anche Kalona.»
Rephaim si allontanó,mentre Dario si
avvicinó ad Au rox, che sollevó la testa.
Aveva gli occhi
scintillanti e il viso arrossato. Tentó di
alzarsi, ma Dario gli diede un colpo col
dorso della
mano, mandandolo di nuovo a terra. Poi
il Guerriero si tolse dal cappotto un
coltello sottile e
dall’aria pericolosa e gli stette addosso.
Il volto di Aurox era premuto a terra e
udii sfuggirgli un grugnito terribile.
«Trasformati e io ti uccido», disse Stark,
lento e chiarissimo.
«Sto cercando di non farlo!» Le parole
suonarono strane, come fossero uscite a
forza dalla gola
di Aurox.
A quel punto, giró la testa e mi accorsi
che il suo viso era contorto e gli occhi
scintillavano. La
pelle gli si contraeva e s’increspava
come se al di sotto passassero tipo
decine d’insetti.
Era disgustoso e mi si rovesció lo
stomaco. Questo mostro non puó essere
il mio Heath. La
pietra del veggente si é sbagliata.
Appoggiai la mano sulla pietra e la
premetti contro il petto.
Niente. Non era neppure tiepida. Ho
fatto un errore. é stato solo un altro dei
miei tanti casini.
Mi sentivo cosí triste che riuscivo a
malapena a pensare.
«Mettici piú impegno!»
Era la voce di Afrodite. La guardai
sbattendo le palpebre per lo stupore e
chiedendomi cosa
cavolo stesse succedendo, quando lei mi
superó a grandi passi per andare dritta
da Aurox.
«Afrodite, sta’ indietro! Potrebbe...»
inizió Dario, ma lei lo interruppe.
«Non fará un cazzo. Arcoman é pronto a
centrarlo. Poi tu lo apriresti dall’inguine
alla gola.
Non potrei essere piú al sicuro
nemmeno in un asilo. Be’, lí mi farebbe
schifo avere intorno
tutti quei mocciosetti, ma hai capito il
senso.»
«Afrodite, cosa stai facendo?» Avevo
ritrovato la voce.
Lei indicó Aurox con un dito curato alla
perfezione.
«Se non aggredisci nessuno, qui non
devi combattere niente. Perció controlla
quella merda che
ti sta succedendo dentro. Subito.» Si
guardó oltre la spalla, verso di me.
«Avvicinatevi. Non abbiamo bisogno
che tutta la scuola ci guardi come se
fossimo un incidente
ferroviario.» Il suo sguardo incluse i
miei amici, che avevano serrato i ranghi
e si affrettavano a
raggiungerci. Damien, Shaunee, Shaylin.
La presenza loro e di Stevie Rae
cominció a calmarmi e
mi aiutó a pensare.
«Okay, Shaylin dice che lui é color luce
della luna», continuó Afrodite. «Mi ha
fatto pensare a
Nyx, il che poi mi ha fatto capire che
chiunque, persino uno disgustoso come
questo mostro
ragazzotoro, mi faccia pensare a Nyx
probabilmente dovrebbe avere il
permesso di parlare.
Tutto qui. Fine.»
Shaylin si avvicinó a me e disse piano:
«Giá,mi dispiace. So che é una cosa che
nessuno
vorrebbe sentire ma, quando lo guardo,
io vedo solo una gran luce argentea
come quella della
luna».
«Io lo voglio sentire.» La voce di Aurox
era tornata piú normale. La sua pelle
aveva smesso
quell’orribile ondeggiamento da insetti.
La sua bocca continuava a sanguinare e
su una guancia
c’era una strisciata rossa nel punto in cui
aveva picchiato contro il marciapiede
Quando Stark
l’aveva colpito, ma per il resto
sembrava di nuovo un ragazzo normale e
non un essere uscito
da Resident Evil.
«Non provare a muoverti», ringhió
Stark. «Afrodite, per una volta ascolta
Dario e stai indietro.
Non ti ricordi in cosa si é trasformato?»
«Ha ucciso Dragone. Potrebbe uccidere
anche te», intervenne Dario.
«Io non volevo! Ho cercato di non
farlo.» Gli occhi di Aurox trovarono i
miei. «Zoey, diglielo.
Diglielo che ho cercato d’impedire
quello che stava succedendo. Io non so
cos’é successo. Tu
mi credi. So che é cosí. Nonna Red–
bird mi ha detto che mi hai difeso.»
Stark fece un passo verso di lui. «Non
parlare della nonna di Zoey!»
«Ma é per questo che sono qui! Zoey, tua
nonna é in pericolo.»
Fu come se Aurox mi avesse dato un
pugno nello stomaco. Stark l’aveva
preso per il collo e gli
spingeva il viso sul terreno, strillando
qualcosa su mia nonna. Anche Dario
urlava. Damien
aveva iniziato a gridare. Il viso di Aurox
aveva ripreso a sanguinare e
all’improvviso ecco
Kalona. Afferró Stark con una mano e
Dario con l’altra e li allontanó con
forza. Le ali
spalancate, incombeva su Aurox, pugni
chiusi, volto che pareva quello di un
Hulk immortale.
Stava per ridurre Aurox in poltiglia.
«Non ucciderlo!» stridetti. «Sa qualcosa
su mia nonna!»
«Guerriero, ritirati!»
Thanatos non aveva alzato la voce, ma
la forza del suo ordine s’increspó sulla
pelle di Kalona,
che si contrasse come un cavallo che
vuole scacciare una mosca, ma abbassó
i pugni.
La Somma Sacerdotessa della Morte mi
trapassó coi suoi occhi scuri. «Chiama
lo spirito.
Rafforza il bene che é in Aurox. Aiutalo
a non trasformarsi.»
Trassi un respiro un po’ esitante e chiusi
gli occhi per non vedere il mostro che
era Aurox, il
mostro che avevo creduto essere Heath,
il mostro che poteva aver fatto del male
alla nonna.
«Spirito, vieni a me», mormorai. «Se in
Aurox c’é del buono, rafforzalo. Aiutalo
a rimanere un
ragazzo.» Percepii l’elemento con cui
avevo maggiore affinitá agitarsi intorno
a me e udii il
brusco respiro di Aurox quando passó in
lui. E allora, solo per un istante, la mia
pietra si
scaldó.
Aprii gli occhi e la pietra del veggente
tornó a essere fredda. Aurox era seduto
per terra,
appoggiato pesantemente contro la
quercia, pesto e sanguinante, ma di
nuovo ragazzo. Dario
e Stark si erano rimessi in piedi e,
irritati, stavano tornando vicino al
nostro gruppo.
Kalona sembrava incavolato nero, ma si
fece da parte.
«Stevie Rae, evoca la terra. Intensifica
le ombre sotto quest’albero. Damien,
chiedi aiuto
all’aria. Fa’ che il vento sia forte a
sufficienza da attutire le nostre parole.
Gli altri novizi non
devono assistere a ulteriore violenza e
caos.
Ció che succede qui resta privato»,
ordinó Thanatos.
Stevie Rae e Damien obbedirono alla
Somma Sacerdotessa e in un istante
sembró che il nostro
gruppo si trovasse in una piccola bolla
odorosa di quercia, mentre il vento
portava lontano le
nostre parole.
Thanatos rivolse a entrambi un cenno di
approvazione, poi si voltó verso Aurox.
«Ora, cosa sai
di Sylvia Red–bird?» chiese, brusca.
«L’ha rapita Neferet.»
«Oh, Dea!» Barcollai e Stark mi afferró
prima che potessi cadere. «é morta?»
«Io... io non lo so. Spero di no», rispose
Aurox, sincero.
«Non lo sai? Speri che non sia morta?»
Stevie Rae sembrava furibonda. «Non
sará anche questa
una cosa che non avresti voluto fare e
invece hai fatto?»
«No! Io non c’entro niente.»
«E allora come fai a saperlo?» riuscii a
chiedere, anche se mi tremava la voce e
mi sentivo una
nausea tremenda.
«Sono tornato a casa sua e non c’era.
C’era del sangue sulla sua veranda.
Sangue di Neferet. Lo
riconosco.
Riconosco il suo odore.»
«C’era anche sangue di mia nonna?»
domandai. Scosse la testa. «No. Ma
tracce del suo potere
indugiavano ancora nel fumo e nella
terra, come se si fosse preparata a una
battaglia.»
«Hai detto che sei tornato a casa di
Sylvia Redbird.
Perché?»intervenne Thanatos.
Aurox si pulí un po’ di sangue dalla
bocca. Gli tremava la mano. In realtá
sembrava sul punto
di scoppiare in lacrime. «Lei ieri
mattina mi ha trovato, dopo quella Notte
orribile. Mi ha
perdonato. Ha detto che credeva in me e
mi ha offerto un rifugio. Mi ha parlato...
come se
fossi normale. Come se non fossi un
mostro. Mi ha chiamato Tsuka–nv–s–di–
na», concluse,
incrociando il mio sguardo.
«é il termine cherokee per dire toro»,
spiegai.
«Sí, é quello che ha detto la nonna. Mi
ha offerto un rifugio a patto che non
facessi piú del
male a nessuno, ma me ne sono andato.»
Scosse la testa. «Non avrei dovuto! Se
fossi rimasto
l’avrei protetta, peró io non sapevo che
fosse in pericolo.»
«Non ti sto dando nessuna colpa, non
questa volta», replicó Thanatos. «Hai
detto che te ne sei
andato ieri e sei tornato oggi?»
Aurox annuí. «Me ne sono andato perché
avevo bisogno di capire chi sono, cosa
sono. Sono
venuto qui. Mi sono nascosto sotto
l’albero spezzato.» Guardó verso
Thanatos con aria
implorante. «Ho sentito cos’ha detto al
funerale di Dragone riguardo a ció che
sono. Non
potevo sopportarlo. Riuscivo a pensare
soltanto che dovevo tornare da nonna
Redbird, che lei
mi avrebbe aiutato a trovare il modo di
disfare qualunque cosa sia stata fatta per
crearmi.»
«Strumento, é stata l’uccisione di sua
figlia a crearti», disse Kalona con voce
gelida. «Ti aspetti
che crediamo che ti sia stata offerta
protezione proprio dalla donna che ha
perso una figlia per
causa tua?»
«é incredibile. Questo lo so.» Gli occhi
dallo strano colore si fissarono di nuovo
nei miei. «Io
non capisco come nonna Redbird possa
essere cosí gentile, cosí comprensiva,
ma lo é.Mi ha
persino dato del latte coi biscotti di
cioccolato e lavanda, e anche questi.»
Indicó le scarpe che
indossava: erano mocassini cuciti a
mano, come quelli che alla nonna
piaceva realizzare come
doni per Yule, il suo Natale.
«Nessun umano é comprensivo fino a
questo punto.
Persino una dea faticherebbe a
perdonare uno come te», intervenne
gelido Kalona.
«Una dea ha perdonato me. E io ho fatto
cose peggiori di Aurox», replicó
sottovoce Rephaim.
«Mia nonna l’ha chiamato toro. Lei
prepara biscotti di cioccolato e lavanda.
E quelli sono i
mocassini che fa lei a mano», spiegai.
«Ció significa che sei stato a casa sua e
lei ti ha parlato, ma non vuol dire che
non le hai fatto
qualcosa di terribile per poi rubarle
delle cose», ribatté Stark.
«Se fosse vero, perché sarebbe venuto
qui?» mi udii chiedere.
«Ottimo argomento», commentó
Thanatos. Si rivolse a Shaylin.
«Bambina, leggi i suoi colori.»
«L’ho giá fatto. é per questo che
Afrodite ha fermato Dario e Stark che lo
stavano picchiando.»
«La sua aura é di luce lunare», spiegó
Afrodite. «Cosí sono intervenuta per
premere il pulsante
PAUSA del testosterone in circolo.»
«Chiarisci, Profetessa», ordinó
Thanatos.
«Se lui ha il colore della luce della luna,
in qualche modo deve essere legato a
Nyx, dato che la
luna é il suo simbolo principale», disse
Afrodite.
«Ben pensato», commentó Thanatos, poi
studió Aurox. «Anche prima che Zoey
desse forza al
tuo spirito stavi controllando la
metamorfosi che cercava di
trasformarti.»
«Non ci riuscivo tanto bene», ammise
lui.
«Ma ci hai provato.» Lo sguardo di
Thanatos tornó su di me. «Tua nonna lo
perdonerebbe,
anche dopo avere visto cosa puó
diventare?»
Non ebbi esitazioni. «Sí. Mia nonna é la
persona piú gentile che abbia mai
conosciuto. é la
nostra Saggia, la nostra Ghigua.» Mi
avvicinai ad Aurox. «Dov’é?Dove l’ha
portata Neferet?»
«Non lo so. So solo che Neferet ha
lottato con lei e che nonna Redbird l’ha
fatta sanguinare, e
adesso sono scomparse tutt’e due. Zo,
mi dispiace.»
«Non mi chiamare cosí, mai, mai piú»,
sbottai.
Accanto a me, Stark socchiuse le
palpebre e osservó Aurox come se fosse
stato una mosca cui
voleva strappare le ali. «Tu non sei
Heath Luck», disse. Aveva tenuto la
voce bassa, ma era
chiaro che fosse sul punto di esplodere.
Aurox scosse la testa, confuso. «Io sono
Aurox. Non conosco questo Heath
Luck.»
«Questo é poco ma sicuro», replicó
Stark. «Quindi, come ha appena detto
Zoey, non chiamarla
mai piú Zo. Non potresti nemmeno
pulire le scarpe al ragazzo che la
chiamava cosí.»
«Heath Luck ha qualcosa a che fare con
nonna Red– bird?» chiese Aurox.
«No!» Bloccai sul nascere qualunque
rispostaccia di Stark. «E ci dobbiamo
proprio concentrare su
come trovare mia nonna.»
«Potrei saperlo io dove Neferet ha
portato Sylvia Red– bird», intervenne
Kalona. Lo
guardammo tutti speranzosi. «Ha una
suite all’attico del Mayo Hotel. La
terrazza é tutta sua. Le
pareti sono di marmo e non lasciano
passare i suoni. Ha tutta la riservatezza
che i suoi mezzi
economici possono garantirle. Potrebbe
aver portato lá Sylvia Redbird.»
«Ma come? Mia nonna non sarebbe
semplicemente andata con lei e, anche se
il sindaco e il
consiglio comunale sembrano felici di
baciarle i piedi, lo staff del Mayo non
avrebbe di certo
ignorato il fatto che trascinasse una
vecchia signora nell’atrio dell’albergo»,
dissi, anche se avrei
tanto voluto poter credere che per
ritrovare mia nonna bastasse seguire
Neferet al suo attico.
«Zoey, l’hai vista muoversi in silenzio,
rendendosi invisibile. Scommetto che
anche tu puoi
sparire e riapparire con una certa
facilitá», fece Thanatos.
«Sí, ecco, piú o meno. Ma non penso
che potrei rendere invisibile un’altra
persona.»
«Neferet sí», sentenzió solenne Aurox.
«Puó fare questo e molto di piú. La
vostra dea le ha fatto
dono del potere. Il toro bianco le ha
fatto dono del potere. E il potere che non
le appartiene
lo ruba attraverso sofferenza e morte e
inganni. Ne é piena.»
«Sottovalutare Neferet sarebbe un
grosso errore», concordó Thanatos.
«Allora dobbiamo andare nel suo
appartamento e costringerla a liberare
mia nonna», dissi.
«Frena un attimo. Come facciamo a
sapere che lui non si stia inventando
tutto per spingerci a
inseguire Neferet?» replicó Stark.
«Io non sono una creatura di Neferet!»
gridó Aurox.
«Lo eri eccome due sere fa. Dragone
Lankford é morto per questo», gli
ringhió contro Stark.
«Stark non ha torto. Prova a chiamare
tua nonna», propose Stevie Rae.
Contenta di avere qualcosa da fare,
presi il telefonino e digitai il numero.
Mentre squillava,
Thanatos disse: «Se non risponde,
comportati normalmente. Lasciale un
messaggio sull’open
night. Se Neferet l’ha presa, puó anche
avere accesso al suo telefono».
Annuii e mi si strinse lo stomaco quando
s’inserí la segreteria e la sua voce
familiare disse che
non poteva rispondere ma che avrebbe
richiamato il prima possibile.
Presi un respiro profondo e dopo il bip
cercai di sembrare normale. «Ciao,
nonna, scusa se ti
chiamo cosí tardi. Peró sono contenta
che tu abbia il telefono silenzioso, cosí
almeno non ti
sveglio.» La mia voce cominció a
tremare ma, prima che andassi del tutto
in pezzi e mi mettessi
a piangere, il forte braccio di Stark mi
cinse le spalle. Mi appoggiai a lui e
parlai in fretta,
sperando di sembrare gasata e non
isterica: «Non so se hai giá visto il
telegiornale, ma Thanatos
ha annunciato che faremo un’open night
con anche uno sportello lavoro e in
pratica é invitata
tutta Tulsa. C’é anche una raccolta fondi
per Street Cats, in modo da far sembrare
Neferet la
pazza che é e invece noi, be’, non pazzi
per niente», aggiunsi, pensando: Eccoti
servita, megera
odiosa! «Comunque é sabato prossimo e
Thanatos ha chiesto se ci aiuti a
organizzare con suor
Mary Angela. Le ho detto che pensavo ti
sarebbe andato benissimo, quindi
chiamami appena
puoi cosí ti spiego meglio, okay? Ti
voglio bene, nonna! Ti voglio proprio
tanto bene! Ciao.»
Stark mi tolse di mano il telefono e
premette il tasto di fine chiamata. Poi mi
prese tra le
braccia e allora sí che scoppiai a
piangere. Mentre singhiozzavo e tiravo
su col naso, sentii
un’altra mano sulla schiena e riconobbi
la serena presenza della terra. Poi una
seconda mano, e
venni sfiorata da una dolce brezza,
quindi una terza, ed ecco che il fuoco mi
scaldava. Lo
spirito, sempre presente, si assestó
dentro di me, calmando le mie lacrime e
consentendomi di
staccarmi da Stark abbastanza da
rivolgere un timido sorriso ai miei
amici. «Grazie, ragazzi.
Adesso sto meglio», dissi.
«Be’, starai meglio dopo che ti sarai
soffiata il naso», mi prese dolcemente in
giro Stark mentre
mi tendeva un fazzoletto di carta
appallottolato che teneva in tasca.
«Zy, sei un disastro. Questo é sicuro»,
commentó Afrodite. Scuoteva la testa,
ma se ne stava
anche lei spalla a spalla col mio
cerchio, mostrando solidarietá e
sostegno.
«Non sto mentendo.»
Distolsi lo sguardo dai miei amici e vidi
che Aurox si era alzato e parlava con
Thanatos, con
Dario e Kalona posizionati tra lui e la
Somma Sacerdotessa. Aurox si giró e il
suo sguardo
incroció il mio. Rimasi sconvolta
vedendo che aveva gli occhi pieni di
lacrime. Sembrava sotto
shock quasi quanto me. Poi tornó a
rivolgersi a Thanatos, implorando:
«Incatenatemi.
Rinchiudetemi da qualche parte.
Accetteró qualunque punizione vorrete
infliggermi ma, per
favore, per il bene di Sylvia Redbird,
credetemi.
Non sono in combutta con Neferet. Io la
disprezzo.
Odio il fatto che mi abbia creato da
morte e sofferenza.
Per controllarmi, deve fare in modo che
la Tenebra s’impossessi del mio corpo e
risvegli il
mostro che ho dentro. Somma
Sacerdotessa, lei sa che évero».
«Da quello che abbiamo scoperto, si
direbbe che in effetti questa sia la
veritá», replicó
Thanatos.
«Allora mi ascolti. Glielo giuro, Neferet
ha rapito la nonna di Zoey.»
«Hai solo questa occasione.» Uscii dal
cerchio dei miei amici e andai da Aurox.
«Se ci stai
mentendo, se hai qualcosa a che fare col
dolore provocato a mia nonna, io useró
tutti e cinque
gli elementi e tutti i poteri che mi ha
donato la mia Dea per distruggerti,
qualunque cosa tu sia.
Chiunque tu sia. E questo te lo giuro io.»
«Accetto», ribatté facendomi l’inchino.
«Impegno preso», sentenzió Thanatos.
«Tutti gli esseri dotati di spirito hanno la
possibilitá di
scegliere. Aurox, spero che tu stia
facendo la scelta giusta.»
«é cosí.»
«Bene, abbiamo il tuo giuramento»,
concluse Thanatos, poi guardó tutti noi.
«Dobbiamo entrare nell’appartamento di
Neferet.»
«Posso andarci io», saltó su Aurox.
«No!» strillammo all’unisono Stark,
Dario, Kalona e io.
«Io posso entrare in quel maledetto
attico», disse Afrodite. «La stronza
crede che io sia stronza
quanto lei, e in un certo senso puó essere
quasi vero. Inoltre Neferet misura la
lealtá altrui con
la propria, che é inesistente.
Ha sempre voluto usarmi, e non riesce a
leggermi nel pensiero. Io posso entrare.»
«Potrebbe anche farti entrare, ma non ti
permetterá mai di vedere se ha preso
nonna Redbird»,
ribatté Aurox.
«é vero. Lei nasconderebbe ad Afrodite
la presenza della sua prigioniera»,
convenne Thanatos.
«Ma non lo farebbe con me. Non lo
crederebbe necessario. Neferet sará
arrabbiata perché non
ho fermato il Rituale di Svelamento, ma
mi lascerá rimanere quanto basta per
scoprire se tiene
lí nonna Redbird», ritentó Aurox.
«O quanto basta per influenzarti», disse
Dario.
«E risvegliare il mostro che dorme
dentro di te», aggiunse Stark.
Avevano convinto Thanatos. «Aurox,
non sei in grado di controllare la bestia.
Non se Neferet
esegue un sacrificio per svegliarla.»
«Forse é per questo che ha catturato la
nonna di Zoey», rifletté Dario con
un’occhiata di scuse
nella mia direzione. «Forse le serviva
un sacrificio molto maggiore del gatto di
un Guerriero per
riprendere il controllo su Aurox.»
«No! Io non...» inizió Aurox. Ma non
concluse la frase, abbassó le spalle e
nascose il viso tra le
mani.
Io riuscivo solo a scuotere la testa.
Stark mi prese la mano e la strinse.
«Non lasceremo che succeda.
Riporteremo a casa la nonna.»
«Ma come?» chiesi tra un singhiozzo e
l’altro.
«Andró io.» Mentre lo diceva, Kalona
mi fissava dritto negli occhi. «Io non
entreró soltanto
nella residenza di Neferet. Se sta
tenendo prigioniera Sylvia Redbird, la
troveró e la salveró.La
Tenebra non puó nascondersi a me, ci
conosciamo da troppo tempo. Neferet si
crede
invulnerabile perché é diventata
immortale, ma la sua é l’esperienza di
un bambino paragonata
ai miei innumerevoli secoli di potere e
di conoscenza. Non posso ucciderla, ma
posso portarle
via l’anziana signora.»
«Be’, forse. Ammesso che ti faccia
entrare dalla porta.
L’ultima volta in cui vi ho visto insieme,
tu non le piacevi mica tanto», intervenne
Stark.
«Neferet mi detesta, ma questo non
cambia il fatto che mi desideri.»
«Sul serio? A tutti noi non sembra
proprio. Neferet ha fatto un passo
avanti: adesso il suo
Consorte é il toro bianco», continuó
Stark.
Kalona gli rivolse un sorriso sardonico.
«Tu sei giovane e conosci poco le
donne.»
Mi accorsi che Stark si era risentito,
quindi mi affrettai ad asciugarmi occhi e
naso e a darmi un
contegno.
«Dovrai farle credere che ci stai
tradendo, che il giuramento fatto a
Thanatos é falso.»
«Neferet non sa che sono legato a
Thanatos per giuramento», replicó
Kalona.
«Mmm, io invece penso che potrebbe
saperlo», intervenne Shaunee.
La guardai, stupita.
«Non lo dico per cattiveria e proprio
non voglio entrare nei dettagli, quindi vi
chiedo di fidarvi
di me, ma quello che sa Erin su di noi lo
sa anche Dallas», spiegó Shaunee.
«Cazzarola!» sbottó Stevie Rae.
«E Dallas parla con Neferet», aggiunse
Rephaim.
«Eh?»
Mi ero praticamente dimenticata che ci
fosse anche lui, e poi mi sentii in colpa
da matti quando
si strinse nelle spalle e chiarí: «Io parlo
poco e per questo la gente m’ignora e
cosí ascolto delle
cose».
«Io non t’ignoro», fece Stevie Rae,
alzandosi in punta di piedi per dargli un
bacio sulla guancia.
Lui le sorrise. «No, tu mai. Ma Dallas
sí. Oggi a lezione era vicino a me
quando gli é suonato il
telefono. Due volte. Era Neferet in
entrambi i casi.»
«E io sono sicura al novantanove per
cento che Erin racconterebbe a Dallas
qualunque cosa lui
volesse sapere su di noi», concluse
Shaunee.
«Ieri Erin é rimasta qui alla Casa della
Notte quando voi siete tornati allo scalo
ferroviario»,
notó Thanatos.
Incrociai lo sguardo di Shaylin.
«Diglielo.»
La novizia non esitó: «I colori di Erin
sono diversi da prima. Me ne sono
accorta un paio di
giorni fa».
«Sta cambiando», rincaró la dose
Afrodite. «Shaylin e io ne siamo
convinte. Per questo abbiamo
consigliato a Zoey di lasciarla rimanere
qui quando le ha detto di non voler
rientrare ai tunnel.»
«Allora sono d’accordo con Shaunee. é
piú che probabile che Neferet sappia
tutto ció che sa
Erin», affermó Thanatos.
«Io la penso cosí: dobbiamo tenere la
bocca chiusa su quello che sta
succedendo con nonna
Redbird e con Aurox e coi nostri affari
in generale. Chi non fa parte di questo
gruppo non deve
sapere un cazzo. Erin é sola, ma quello
che sa puó decisamente incasinarci la
vita.»
«Profetessa, mi pare che ci sia una
lezione da imparare in ció che stai
dicendo», commentó
Thanatos, e tutti noi annuimmo.
Guardai Kalona. Includerlo nel nostro
gruppo suonava proprio strano, ma non
avrei saputo
dire se questo significava che dovevamo
fidarci di lui oppure no.
Facendo incredibilmente eco ai miei
pensieri, Thanatos chiese a Kalona: «Sei
sempre convinto
che si fiderá di te?»
«Neferet? Fidarsi di me? Mai. Ma mi
desidera, anche se é solo il mio potere
immortale ció che
le interessa. E, come ha detto Afrodite,
valuta la profonditá della lealtá altrui
paragonandola
alla propria», replicó lui.
«Neferet é leale solo con se stessa»,
disse Rephaim.
«Esatto», convenne Kalona.
«Be’, speriamo che tu non sia altrettanto
superficiale», aggiunse Stark, col tono di
chi crede il
contrario.
Io rimasi lí a fissare Kalona, ricordando
che assassino bugiardo e manipolatore
era stato, e
pensando: é uno cosí che salverá mia
nonna?
Stavo ricacciando indietro lacrime di
folle paura Quando Rephaim mormoró il
mio nome. Lo
guardai. Mi sorrise e mimó tre piccole
paroline: La gente cambia.
17
SHAYLIN
«Qui. Subito.» Afrodite fece cenno a
Shaylin di seguirla piegando l’indice.
Poi partí sculettando
tagliando per il prato, in direzione dei
dormitori dei novizi.
Shaylin sospiró, mise a tacere la propria
irritazione e seguí quella scocciante
bionda.
Quando la raggiunse, Afrodite stava giá
parlando:
«Okay, devi andare in ricognizione».
«Okay, devi imparare l’educazione»,
replicó Shaylin.
Afrodite si fermó e socchiuse le
palpebre fino a ridurre gli occhi a due
fessure azzurre.
«Dovresti sapere che facendo cosí
diventi brutta e ti fai venire le zampe di
gallina», commentó
subito Shaylin, prima che Afrodite
potesse dire qualcosa di cattivo e
sarcastico.
«Hai parlato con Damien, vero?»
«Forse.» Shaylin si era tenuta sul vago
per non mettere nei guai Damien. Ma, sí,
la veritá era
che gli aveva parlato e che Damien
cominciava proprio a piacerle, cosí
come Stevie Rae e
Zoey. Afrodite... be’, lei era tutta
un’altra storia.
«Senti, Afrodite, si direbbe che tu e io
dovremo lavorare insieme, perció
renderebbe piú facile
la vita di entrambe se tu potessi almeno
essere gentile con me.»
«No, questo renderebbe la tua vita piú
facile. La mia non cambierebbe affatto.»
Shaylin scosse la testa. «Davvero?
Perché non sbatti in faccia a Nyx questo
atteggiamento?
Abbiamo la Tenebra da combattere. La
mamma di Zoey é stata appena uccisa e
adesso sua
nonna é in serio pericolo. Correggimi se
sbaglio, ma Zoey non é tua amica?»
Afrodite strinse di nuovo le palpebre.
«Sí.»
«Allora che ne diresti di fare tutto il
possibile per aiutarla?»
«é quello che sto facendo, stronza»,
sbottó Afrodite.
«Come fai a esserne tanto sicura? Hai
mai considerato il fatto che magari, se tu
fossi meno
odiosa, ti si offrirebbero altri doni di
Profetessa?»
Gli occhi di Afrodite ripresero la
grandezza normale.
Lentamente. Sembró persino sorpresa.
«No. Non l’ho mai considerato.»
Shaylin sollevó le mani in un gesto di
frustrazione.
«Ma cos’é,ti hanno cresciuta i lupi?»
«Piú o meno. Peró avevano un sacco di
soldi.»
«Incredibile», mormoró. Poi riprese il
discorso: «Okay, senti qui: quando ho
letto la tua aura e
sono stata stronza riguardo alla lucina
guizzante che vedevo dentro di te, mi si
é incasinata la
testa. La volta successiva in cui ti ho
guardato, era come se i tuoi colori
fossero mischiati».
«Il che, ovviamente, significa che mi hai
visto incavolata.»
«No, perché i colori di tutti mi
sembravano acquosi e indistinti finché
non mi sono scusata con
te. Aspetta, cancella. La vera veritá é
che la mia Vista Assoluta é rimasta
incasinata finché non ti
ho chiesto scusa per davvero.»
«Oh. Questo é quasi interessante.»
«Non riesco a farmi capire da te, vero?»
«Ti fai capire quanto tutti gli altri»,
replicó Afrodite.
«Quindi torniamo alla ricognizione.»
«D’accordo. Sí. Cosa vuoi che faccia?»
«Cerca Erin. E Dallas. Se ho ragione, il
che – per tua informazione – succede
quasi sempre, li
troverai insieme.»
«E sarebbe un male, giusto?»
«Hai una lesione al cervello?»
«Neanche ti rispondo.»
«Bene. Non abbiamo il tempo di unire i
puntini. Sará giorno entro un paio d’ore.
Il minibus si
dirigerá allo scalo ferroviario e Kalona
nella schifosa tana di Neferet.»
«Giá,peró non credo che funzionerá il
piano di Kalona. Sta aspettando l’alba,
cosí lei sará
indebolita dal sole, ma...» Shaylin
guardó il cielo.
«Di cosa diavolo stai parlando, rinco?»
Shaylin puntó il dito verso l’alto.
«Nuvole. Un sacco.
Vorrei proprio che sparissero. Coprono
il sole e il suo effetto indebolente.
Adesso chi é la
rinco?»
«Non darmi della rinco», sbottó
Afrodite.
«Allora tu non darlo a me», replicó
Shaylin.
«Ci penseró. Tornando al mio punto di
partenza: prima di rientrare ai tunnel e
prima che
Kalona prenda il volo, voglio che tu
controlli i colori di Erin e Dallas.
Qualunque informazione extra che tu ci
possa dare su Erin, soprattutto per
sapere se é una
lurida zoccola traditrice – sí, sto
parafrasando Shaunee –, sarebbe una
buona cosa.
Ho una sensazione riguardo a loro, e non
é per niente affettuosa.»
«D’accordo, mi sembra okay, ma non ho
idea di dove possano essere. Tu? Si
tratta di uno dei
tuoi doni?»
«Dea, hai proprio una lesione cerebrale.
No, non ho un GPS nella testa. Peró,lí,
io ci tengo il
cervello. E mi dice che, se quei due
stanno facendo porcherie, ha senso
cominciare a cercarli
nella stanza di Erin al dormitorio, quella
che non divide piú con Shaunee.»
«Oh. Giá.Sí, questo ha senso.» Shaylin
esitava. «Ma io non so quale sia.»
«Terzo piano, quarta stanza. Quando
condividevano un cervello, dicevano
che era la loro
taglia di reggiseno.
Io invece dicevo che era la somma dei
loro quozienti intellettivi.»
«Ovvio», commentó Shaylin.
«Visto che se vuoi mi capisci?» fece
Afrodite con falso entusiasmo. «Ci
rivediamo al minibus.
Presto.» Inizió ad allontanarsi, si fermó
e aggiunse: «Grazie».
Shaylin la guardó a bocca aperta.
Afrodite alzó gli occhi al cielo,
preparandosi ovviamente a dire
qualcosa di odioso. Poi si
fermó, guardó in alto per un lungo
istante, prima di concentrarsi di nuovo
su Shaylin. «Sembra
che il tuo desiderio si stia avverando. Le
nuvole si stanno aprendo.» Quindi con
un colpo di
ciuffo si allontanó sculettando.
Shaylin scosse la testa. «Pazza totale»,
mormoró tra sé dirigendosi al
dormitorio delle ragazze.
«Nyx, io non ti conosco molto bene e
non voglio che pensi che sono
maleducata o blasfema o
qualcosa del genere, ma...
Afrodite come tua Profetessa? Perché?»
«Non lo sa nessuno, credo nemmeno la
stessa Afrodite.»
Shaylin sobbalzó per lo stupore mentre
Erik Night usciva dall’ombra di una
quercia.
«Erik! Che ci fai qui fuori?» Shaylin si
portó la mano alla gola: non voleva che
Erik vedesse come
le pulsava la vena del collo, e non solo
perché l’aveva spaventata. La prima
immagine di lui
era sempre la stessa, la sua assoluta e
totale bellezza. Ma poi lei aveva visto i
suoi colori, che
non erano altrettanto affascinanti.
Shaylin aveva deciso che era come una
di quelle splendide
ceramiche dipinte che vorresti usare per
l’insalata o cose simili ma quando le
volti vedi che
sotto c’é scritto ATTENZIONE: NON
USARE PER SERVIRE ALIMENTI.
«Scusa, non volevo farti paura. Sono qui
fuori a procrastinare.» Il suo sorriso era
a miliardi di
watt e Shaylin capiva benissimo perché
quasi il cento per cento delle novizie era
innamorato di
lui. Il problema era che lei riusciva a
vedere oltre la sua bellezza fisica.
«Non ti volevo interrompere. Continua
pure a procrastinare. Ciao, ci vediamo.»
«Ehi.» Le sfioró il braccio, solo un
attimo, mentre gli passava davanti,
spingendola a fermarsi.
«Pensavo che fossimo amici.»
Shaylin lo osservó.Quando Erik l’aveva
Segnata, i suoi colori tendevano
soprattutto a un
indeciso verde pisello che oscurava dei
lampi luminosi di quello che poteva
essere oro, tipo i
raggi del sole, ma erano stati cosí fugaci
che non poteva esserne sicura. A parte
quello, lui era
semplicemente un po’ nebuloso e
annacquato. Negli ultimi giorni non
aveva badato molto ai
colori di Erik, perció Shaylin si stupí
vedendo che, sebbene il verde fosse
sempre presente, era
diventato piú intenso e non le faceva piú
venire in mente il passato di piselli.
Adesso le
ricordava il turchese, tipo una bella
schiuma del mare. E tutto intorno al
verdeazzurro il
miscuglio grigiastro si era sollevato,
rivelando un deciso nocciola, tipo la
sabbia di una
meravigliosa spiaggia inviolata.
Sentendosi un po’ come se fosse caduta
nell’acqua profonda,
Shaylin cercó di non sembrare nervosa e
sbottó:«Sí, siamo amici ma solo
quello».
«Non ho chiesto altro, ti pare?»
Shaylin lo guardó negli occhi. Erano
azzurri e luminosi, e passavano
decisamente troppo tempo
a fissarle le tette. Ovviamente, replicare
con qualcosa tipo «di sicuro vuoi essere
un amico con
benefit» sarebbe suonato troppo da
Afrodite. Quindi decise per una risposta
piú gentile.
«No, non hai chiesto altro.»
Lui sorrise di nuovo. «Allora possiamo
essere amici?» Era difficile non
ricambiare quel sorriso e,
in veritá,lei non vedeva motivo per non
farlo, quindi replicó annuendo: «Sí,
amici».
«Grande! Che ne dici se ti accompagno?
Dove stai andando? Per procrastinare
non devo essere
solo, posso farlo anche con te.»
«E cosa stai procrastinando?» Shaylin
evitó la domanda su dove stesse
andando e prese a
gironzolare vagamente in direzione del
dormitorio. Con lentezza.
«Stesura del programma delle lezioni»,
rispose lui con un sospiro. «Odio farlo.
Sai, non ho mai
voluto fare l’insegnante.»
«Giá,lo sanno tutti. Dovevi fare la star
del cinema.»
Shaylin aveva parlato in tono
noncurante. Non era nelle sue intenzioni
essere altezzosa o
sarcastica, ma la sofferenza che
comparve nello sguardo di Erik diceva
che probabilmente era
sembrata entrambe le cose.
«Giá», ripeté lui, distogliendo lo
sguardo da lei e infilando le mani nelle
tasche dei jeans. «Lo
sanno tutti.»
«Ehi, ma questa cosa del Rintracciatore
é solo una piccola deviazione sulla
strada per
Hollywood, no? Quanti anni hai,
ventuno?»
«Diciannove. Ho completato la
Trasformazione qualche mese fa.
Perché?Sembro vecchio?»
Shaylin rise. «A ventun anni non si é
vecchi.»
«Sí, se devi aggiungercene tre, e io ho
appena iniziato l’incarico quadriennale
di Rintracciatore.»
«E fare il Rintracciatore significa che
devi rimanere alla Casa della Notte di
Tulsa?»
«Cerchi di liberarti di me?» Non pareva
scherzasse del tutto.
«No di certo», lo rassicuró lei.
«Intendevo un’altra cosa: potresti
trasferirti sulla West Coast e
continuare a essere un Rintracciatore?
Ci dev’essere una Casa della Notte piú
vicina a
Hollywood di questa.» Mentre
parlavano, Shaylin si accorse che Erik
non sembrava un
ragazzino viziato e incavolato.
Sembrava solo stanco e frustrato e forse
anche un pochino
depresso.
«Mi sono giá informato e ho ricevuto
una risposta strana e un po’
raccapricciante.» S’interruppe
per lanciarle un’occhiata.
«Be’, probabilmente piú raccapricciante
per i ragazzi che vengono Segnati che
per me.»
«Giá dato. Comunque non é stato poi
cosí terribile. In realtá sei stato un po’
buffo», replicó
Shaylin.
Erik aggrottó la fronte. «Era previsto
che fossi potente e sicuro di me e che
mettessi anche un
po’ di paura.»
«Quindi vuoi essere raccapricciante?»
La cosa lo fece ridere. «No, direi di no.
E in ogni caso a essere raccapricciante
non é la parte
relativa al Marchio, o almeno non
dovrebbe. La parte decisamente non
normale é che nel mio
sangue c’é qualcosa che mi tiene
ancorato a questo posto. Certo, posso
viaggiare, solo che il
mio sangue mi spinge a Segnare solo
ragazzi che appartengono a questa Casa
della Notte.»
«Quindi sei tipo un GPS.»
«Immagino di sí.» Erik non pareva
affatto eccitato all’idea. «Ehi, adesso
basta parlare di me.
Dove stai andando?»
Shaylin deglutí e disse la prima bugia
che le passó per la testa. «Vado al
dormitorio. Afrodite mi
ha chiesto di prenderle della roba dalla
sua stanza.»
«Con te l’ha chiesto intendi: ’Per favore,
potresti...’ o te l’ha ordinato tipo:
’Prendi la mia roba
o ti lego le mani con un elastico e ti
ficco in un pentolone d’acqua bollente
come fa lo chef di
mia madre con le aragoste’?»
Shaylin ridacchió.«Non so dirti se le tue
capacitá di attore siano al massimo o al
minimo, ma
sembravi Afrodite in un modo
tremendo.»
Erik rabbrividí. «Cercheró di non
rifarlo.»
«Ma, per rispondere alla tua domanda,
somigliava piú al secondo esempio che
al primo.»
«Che sorpresa. Allora ti accompagno al
dormitorio.
Okay?»
Shaylin incroció il suo sguardo. Che puó
esserci di male?
«Okay», rispose.
ERIK
«Penso di essere d’accordo con te sulla
storia della stesura del programma.
Dev’essere
stranoioso dover decidere cosa
insegnare, scrivere il tutto, consegnarlo
e poi insegnarlo. Mi
pare un’esagerazione», disse Shaylin.
«Non me ne parlare», replicó asciutto
Erik. «Faremo Shakespeare. Le sue
opere mi piacciono
molto, ma era decisamente meglio
quando le dovevo solo recitare e non mi
toccava fare il
robot per il Consiglio Supremo.
Giá decidere il programma é noioso.
Scriverlo fa schifo.»
Doveva continuare a ricordare a se
stesso di piantarla di fissare le tette di
Shaylin. Okay, peró
in sua difesa andava detto che lei
indossava una T–shirt bianca talmente
sottile che lasciava
intravedere il supersexy reggiseno rosa
che indossava sotto. E che suddetto
reggiseno aveva dei
fiocchetti neri nella parte centrale e
sulle spalline.
«Allora, quale opera hai scelto per il
corso su Shakespeare?» gli stava
chiedendo lei.
Guardale la faccia e concentrati! «Corso
su Shakespeare?»
Shaylin gli rivolse un’occhiataccia,
come se pensasse che lui era un’idiota.
Erik non poteva
biasimarla: quando si era imposto di non
sbirciarle le tette, si era distratto con la
massa di
riccioli scuri che pareva soffice come la
seta e che lui...
«Oh, sí, il corso su Shakespeare. Di
sicuro una commedia. Al giorno d’oggi
di tragedie ce ne
sono anche troppe.»
«Quale?»
Lo stava fissando con sincero interesse,
perció ammise:
«Sono combattuto. La mia preferita é La
bisbetica domata ma, se ci pensi bene e
consideri il
discorso finale di Caterina, non si adatta
al sistema matriarcale della Casa della
Notte, e
l’ultima cosa che voglio é fare incazzare
Thanatos. Quindi sto pensando a Come
vi piace.
Rosalind é una delle piú forti tra le
eroine del Bardo e questo non dovrebbe
causarmi seccature
con l’amministrazione».
«Ma non é un po’ come cedere?»
«Probabile, peró insegnare non é facile
come credi. Ci sono un sacco di cose
dietro, senza
contare la battaglia con la Tenebra che
sembra non finire mai e la scocciatura
che i professori
continuano a venire ammazzati e che
vengono Segnati sempre piú novizi, cosí
siamo sotto
organico.»
Seguí un lungo, sgradevole silenzio, poi
Shaylin replicó: «Be’, sí, per te
dev’essere una vera
rottura che degli insegnanti siano stati
sventrati e decapitati e incornati.
Per non parlare di tutti i nuovi novizi
rossi cui devi insegnare perché non
siamo morti davvero.
Non ancora».
Erik aggrottó la fronte. Non era quello
che intendeva.
Per niente. «Credo di averlo detto
male», ribatté.
«E io credo di dovermi ricordare che il
verde pisello non diventa schiuma del
mare turchese e
una spiaggia inviolata.»
«E questo cosa vorrebbe dire?» chiese
Erik. Shaylin era davvero uno schianto
ma gli incasinava la
testa e lo mandava in confusione.
«Vuol dire che avevo bisogno di un
bagno nella realtá.
Grazie per avermelo fornito.» Shaylin
acceleró il passo, ed Erik stava ancora
rimuginando sulla
questione del verde pisello e del
turchese, quando si ritrovarono fuori dal
prato e sul sentiero
che portava al dormitorio femminile.
«Ehm, non c’é di che?» Piú che
un’affermazione era una domanda.
Shaylin era ancora davanti a lui quindi
arrivó per prima alla scalinata che dava
sulla veranda.
Sul gradino, era quasi alta quanto lui, il
che era strano, visto che era davvero
piccolina. «No,
non c’é bisogno che mi dici ’non c’é di
che’», sospiró. «Non ti stavo veramente
ringraziando.
Stavo giusto ricordando a me stessa una
cosa.»
«Cosa?» chiese lui, sinceramente
interessato.
Shaylin sospiró di nuovo. «Il fatto che
ció che vedono gli occhi in realtá non é
la parte piú
importante di una persona. Quella piú
importante é nascosta dentro.»
«Solo che per te non é affatto nascosta,
giusto?»
«Giusto», sussurró.
«Non intendevo sul serio quello che ho
detto prima.
Me la stavo solo tirando. In fondo le
ragazze lo fanno in continuazione», disse
Erik.
«Guarda che non migliori le cose
buttandola sulla ginecofobia.»
«Ginecofobia... é una cosa brutta,
giusto? Niente di figo come la
ginecologia?»
«Erik, forse faresti meglio a sforzarti di
tenere la bocca chiusa.» Shaylin
sembrava scocciata, ma
lui vedeva benissimo che ce la metteva
tutta per non scoppiare a ridere. E poi
da quelle belle
labbra rosa scappó un risolino.
«Ginecologia? L’hai detto sul serio?»
«L’ho fatto e ne sono orgoglioso. Mica
mi spiacerebbe una carriera che mi
mette in contatto
con tutte quelle parti di ragazza»,
replicó Erik, facendo sfoggio del suo
migliore accento da
vecchio ragazzo dell’Oklahoma.
«Okay, per me basta e avanza», ribatté
lei, ancora sogghignando. «Devo andare
prima che...»
Shaylin fece un passo indietro e mancó
del tutto il gradino successivo.
Stava per cadere dritto su quel suo bel
culetto tondo, ma Erik fu piú veloce
della gravitá e,
quasi tipo supereroe, l’afferró alla vita
evitandole di farsi male.
Ed eccoli lí, lei un gradino piú su, lui
con le braccia intorno ai suoi fianchi.
Cadendo, Shaylin
aveva preso ad agitare le braccia,
finendo per aggrapparsi alle spalle di
lui. Gli stava talmente
addosso che Erik sentiva sul petto i
fiocchetti neri del reggiseno rosa.
«Attenta, non vorrei che ti capitasse
qualcosa», le disse sottovoce, con
gentilezza, quasi lei fosse
un uccellino impaurito.
«Gragrazie. Stavo per cadere.»
Shaylin lo guardó e lui si perse nei suoi
grandi occhi marroni. Aveva un profumo
incredibile, lo
stesso della sera in cui l’aveva Segnata,
dolce, tipo pesche e fragole mischiate.
Non aveva mai
voluto tanto qualcosa quanto un suo
bacio. Voleva baciarla almeno una volta.
Almeno per un
secondo. Si chinó. Sembrava che lei
spingesse le labbra verso le sue. Si
chinó di piú,
stringendola a sé.
E allora lei gli assestó un pugno sul
petto. «Stai cercando di baciarmi? Sul
serio?» Shaylin scosse
la testa e lo spinse via, giú dal gradino.
Erik barcolló all’indietro. Stava
cercando di capire cosa, con precisione,
fosse andato storto,
quando udí la risata di scherno.
Sentendosi di merda, alzó gli occhi e
vide Erin e Dallas in cima
alla scalinata d’ingresso al dormitorio,
appena fuori del portone.
«Cavolo, alla faccia dei messaggi
contraddittori! prima ti sta tutta addosso
e poi ti spinge via.
Non si fa cosí», disse Dallas.
«Giá,quando una ragazza dice di sí deve
voler dire sí,e non: ’Ehi, mi sa che ti
provoco un po’ e
poi ti respingo’», aggiunse Erin
mettendo le virgolette con le dita.
«Voi due non sapete di cosa state
parlando.» Shaylin aveva una mano sul
fianco e il mento
sollevato, ma era arrossita di brutto.
Erik pensó che sembrava molto carina
ma per niente
tosta.
Dallas fece scivolare il braccio intorno
alla vita di Erin e lei gli si appoggió
contro mentre
scendevano le scale verso Erik,
continuando a ridere di Shaylin.
«Ehi, amico, non ti preoccupare. La mia
sirena e io faremo in modo che tutti
sappiano che razza
di stronza é quella», ghignó Dallas. Erik
provó a interromperlo, ma lui continuó a
parlare: «No,
non mi devi ringraziare.
Consideralo un favore da vampiro a
vampiro».
Erik diede un’occhiata a Shaylin. Il viso
della ragazza era passato da rosso a
bianco gesso. Ci
pensó.. ma solo per un secondo. Sarebbe
stato facile mettersi a ridere e andarsene
insieme con
Dallas ed Erin. Forse si sarebbe persino
sentito figo come una volta, quando era
il ragazzo piú
sexy della scuola, quando poteva avere
tutte le ragazze che voleva. Poi si rese
conto di cosa
stava pensando e gli venne la nausea.
Incroció lo sguardo di Dallas.
«No. Shaylin aveva ragione: non sapete
di cosa state parlando. é colpa mia.
Stavo solo
cercando di fare una cosa stupida. Non é
stata Shaylin a chiederlo.»
«Ma figurati! Tu sei Erik Night.» La
voce di Dallas era ancora amichevole,
ma il suo sguardo si
era fatto di ghiaccio.
«Giá,proprio. E vi dico che vi state
sbagliando. Shaylin non é una stronza.
Sono io che ho fatto
lo stronzo. Se voi due dovete proprio
parlare di lei, é questo che dovete dire.»
«Ti aspetti che la gente creda che una
piccola spostata come quella abbia detto
di no a te?» Erin
non si sprecó nemmeno a nascondere il
disprezzo che provava.
E io che una volta sognavo di fare il
prosciutto in un sandwich di gemelle!
Dea, sono proprio
un coglione. «Quello che mi aspetto é
che diciate la veritá o teniate chiusa la
bocca.»
«Be’, questo proprio non mi diverte.»
Shaylin scese in fretta le scale. Mentre
passava davanti a
Erik, si fermó.
«Ho cambiato idea sull’andare a
prendere la roba per Afrodite. Puó
farsele da sola le sue
commissioni.» Poi spostó lo sguardo su
Erin. «Immagino che questo significhi
che stasera non
verrai in autobus allo scalo ferroviario.»
«Sono salita su quello scuolabus per
l’ultima volta, ma tu vai pure. In ogni
caso é piú adatto a
te che a me.»
«Cantagliele, sirena», intervenne Dallas
accarezzando il sedere a Erin. «L’acqua
dev’essere libera
di andare dove vuole.»
«Giá,ed é ora che teliamo. Mi sono
scocciata», replicó Erin.
«Ce l’ho io la cura!» Dallas le morse il
collo.
Lo strillo di Erin si trasformó in una
risata. «E io non staró lí a dire sí -no, sí
-no. Diró sí -sí e
basta!» Erin sogghignó rivolta a Shaylin,
prese per mano Dallas e si
allontanarono insieme
ridendo sarcastici.
Erik li guardó andare via. «Quand’é che
quei due sono diventati ’quei due’?»
«Non appena Erin e Shaunee non sono
piú state ’quelle due’», spiegó Shaylin.
«E le cose vanno
male quanto pensava Shaunee.»
Erik sgranó gli occhi. «Non eri venuta a
prendere della roba per Afrodite,
giusto?»
«Naaa.»
Erik capí. «Ah, merda! Erin ha cambiato
parte! E quindi Dallas e il suo gruppo
sapranno tutto
quello che sa il gruppo di Zoey.»
«Sembrerebbe. Devo dire a Zy e a
Stevie Rae che Erin e Dallas stanno
davvero insieme.» Shaylin
esitó, poi aggiunse:
«Grazie di avermi difeso. So che non é
stato facile per te».
«Tu sei proprio convinta che io sia una
testa di cazzo, eh?»
Shaylin non rispose subito ma rimase a
studiarlo, come se avesse capito
quant’era importante
per lui la risposta che gli avrebbe dato.
Alla fine disse: «Io sono convinta che tu
abbia tutte le
potenzialitá per diventare piú verde
turchese che verde pisello».
«Ed é una buona cosa?»
Lei sorrise. «Molto piú che essere un
ginecologo ginecofobo.»
Rise. «Okay, d’accordo. Ehi, posso
accompagnarti al bus?»
«No, non stavolta. Ma chiedimelo
ancora. E, per la cronaca, quando dico
no é no, e quando
dico sí é sí.»
«Mi sa che questo l’avevo giá capito»,
ribatté Erik.
«Bene, allora la prossima volta, prima
di baciarmi, aspetta che abbia detto sí.
Ciao, Erik.»
Mentre Shaylin si allontanava, il sorriso
di Erik diventó sempre piú ampio. Non
era quello da
cento watt, quello era una finta, una
recita. In quel caso era meglio, perché
era vero. Lui era
felice sul serio. E, per la prima volta da
molto tempo, Erik Night si rese conto
che provare sul
serio un sentimento era molto meglio che
recitare...
18
KALONA
«Le nuvole sgombrano il cielo. Credo
sia un buon segno», disse Kalona alla
Somma Sacerdotessa
della Morte, ferma davanti al minibus
carico di novizi e vampiri che ancora
non avevano
lasciato il campus per tornare allo scalo
ferroviario.
«Sí, okay, abbiamo visto. Noi peró
dobbiamo proprio riportare le chiappe
allo scalo»,
intervenne Stevie Rae.
«Peró ti auguriamo buona fortuna. So
che, se nonna Red– bird l’ha presa
davvero Neferet, il
tipo giusto per liberarla sei tu!» Gli
rivolse il suo tipiゥo sorriso gioioso e
innocente e Rephaim
mostró la propria approvazione
salutando allegramente con la mano, poi
le porte del bus si
chiusero e Dario mise in moto.
Zoey non aveva detto niente. Niente in
assoluto. Era rimasta seduta sul minibus
mentre gli altri
chiacchieravano, raccoglievano le cose
di scuola e finivano di caricare il
bagagliaio. Lui peró
percepiva i suoi occhi che lo
osservavano. Ne percepiva la
diffidenza, ma anche la speranza.
Per lei sono l’unica possibilitá di
rivedere viva la nonna, pensó Kalona
mentre il bus giallo
spariva lungo Utica Street. Avrebbe
almeno potuto augurarmi buona fortuna.
«Nyx, ti chiedo di vegliare su Kalona, il
mio Guerriero.»
Udendo il nome della Dea, Kalona
sobbalzó e si riconcentró su Thanatos.
La Somma Sacerdotessa gli stava
davanti, con le braccia sollevate e il
viso rivolto al cielo che
precedeva l’alba.
«Egli ha scelto di legarsi alla tua via
tramite me, tua fedele Somma
Sacerdotessa. Egli é la mia
spada, il mio scudo, il mio difensore. E,
poiché mi é stata data autoritá su questa
Casa della
Notte, egli é diventato difensore anche
di essa.»
La voce di Thanatos era carica di potere
e Kalona tremó quando gli sfioró la
pelle. Sta
invocando Nyx! E la Dea le risponde!
Trattenne il fiato mentre la vampira
continuava:
«Pertanto, io imploro il tuo aiuto,
benevola Dea della Notte. Ti chiedo di
dargli forza, se la
Tenebra dovesse indebolire la sua
volontá.Fa’ che la sua decisione brilli e,
simile alla luce della
luna che trafigge il grigiore della
foschia, fa’ che la sua determinazione
squarci le ombre di ció
che potrebbe oscurare il suo giudizio e
distrarre il suo proposito. Non lasciare
che cada preda
della Tenebra fintanto che la sua scelta é
la Luce».
Kalona strinse le mani a pugno in modo
che Thanatos non vedesse come avevano
iniziato a
tremare.
Nyx non apparve, ma la sua presenza in
ascolto era tangibile, e lui ne percepí la
dolcezza
nell’aria. Era sempre stato cosí.
Ovunque Nyx rivolgesse la propria
immortale attenzione,
seguivano magia e Luce, forza e risate,
gioia e amore. Sempre l’amore.
Kalona chinó la testa. Quanto mi é
mancata!
«Kalona, va’, con la benedizione di
Nyx!»
Il turbine di energia che fece seguito
all’invocazione di Thanatos si riversó su
entrambi e,
quando l’immortale alzó la testa, vide
che la Somma Sacerdotessa gli
sorrideva con aria beata.
«Nyx ti ha udito», commentó,grato che la
voce non svelasse quanto era scosso in
realtá.
«Oh, sí, é vero. E questo é senza dubbio
di ottimo auspicio.»
«Non deluderó né te né la Dea», affermó
Kalona, quindi con una corsa si lanció
verso il cielo,
pensando: Non questa volta. Questa
volta non la deluderó.
Kalona voló dritto alla meta. La terrazza
del Mayo era alta e ampia e, dal cielo
violaceo, lui
scese senza problemi sulla fredda
superficie di pietra. Ripiegó le ali
corvine sulla schiena nuda.
Sí, era andato da lei a petto nudo.
L’aveva sempre preferito cosí.
«Dea, il tuo Consorte é tornato!» gridó
Kalona, grato a chiunque avesse ridotto
in frantumi la
portafinestra dell’attico. Gli evitava
l’imbarazzo di doverla scassinare nel
caso lei non gli desse
il benvenuto che si aspettava.
«Non vedo nessun Consorte, solo un
fallimento con le ali.» La voce provenne
dall’ombra alle
sue spalle nell’angolo estremo del
terrazzo, assai lontana dall’ingresso
all’attico.
Si voltó piano a guardarla, lasciandole
il tempo di osservare il suo petto nudo e
le ali possenti.
Neferet era una creatura lasciva.
Desiderava ardentemente gli uomini ma,
piú del piacere fisico
che ne traeva, lei bramava il controllo
assoluto. Il toro bianco poteva darle
potere, peró un
toro non era un uomo.
«Durante i secoli della mia esistenza, ho
realmente fallito in alcune cose. Ho
commesso degli
errori. Il peggiore dei quali é stato
lasciare il tuo fianco, Dea.» Kalona
diceva la veritá,anche se
la Dea che aveva in mente non era
Neferet.
«Quindi adesso mi chiami Dea e torni da
me strisciando.»
Kalona fece due passi verso di lei, le ali
che fremevano.
«Ti sembra che io stia strisciando?»
Neferet inclinó la testa. Non si era
spostata dall’ombra e lui riusciva a
vedere soltanto gli occhi
di smeraldo e la lucentezza di fuoco dei
capelli, mentre il sole iniziava a sorgere
alle sue spalle.
«No, mi sembra che tu stia
svolazzando», replicó lei con aria
annoiata.
Kalona allargó le ali e le braccia. I suoi
occhi d’ambra incrociarono il gelido
sguardo verde della
Tsi Sgili e si concentró. Neferet non era
immortale da molto. Doveva essere
ancora sensibile al
suo fascino. «Dea, guarda ancora.
Osserva il tuo Consorte.»
«Ti vedo. Non sei giovane come
ricordavo.»
«Con chi credi di parlare!» Tentó di
smorzare il tono, ma fremeva di rabbia.
Aveva scordato
quanto era arrivato a detestare il freddo
sarcasmo di Neferet.
«Davvero? Sei venuto tu da me. Credevi
sul serio che ti avrei accolto con gioia?»
Il sole si era alzato all’orizzonte quando
la Tsi Sgili lasció l’angolo in ombra e,
mentre gli si
avvicinava, Kalona poté finalmente
vederla. Neferet aveva continuato a
cambiare. Era ancora
bella, ma in lei ogni aspetto delicato,
mortale, umano era scomparso.
Sembrava una statua di
fattezze squisite, cui era stato dato il
soffio della vita ma senza una coscienza,
senza un’anima.
Era sempre stata fredda, tuttavia fino a
quel momento aveva mantenuto la
capacitá di fingere
gentilezza e amore. Ora non piú. Kalona
si chiese se soltanto lui fosse in grado di
vedere con
tanta chiarezza come lei stesse
diventando un conduttore per il male.
«Non lo credevo, ma ci speravo, anche
se ho udito voci secondo cui il mio
posto al tuo fianco
sarebbe stato usurpato.» Si augurava che
lo shock nella sua voce venisse preso
per gelosia.
Il sorriso di Neferet la fece somigliare a
un rettile.
«Giá, ho trovato qualcosa di piú grande
di un volatile, anche se ammetto che la
tua gelosia é
divertente.»
Ricacciando la bile che gli montava in
gola al pensiero di toccarla, Kalona
colmó la distanza che
li separava.
Spinse le ali in avanti, in modo che la
fredda morbidezza delle penne
accarezzasse la pelle di
lei. «Sono qualcosina di piú di un
volatile.»
«Perché dovrei riprenderti?» Il tono di
Neferet sembrava imperturbabile, ma
Kalona percepiva il
fremito della sua pelle al tocco delle
maestose ali.
«Perché sei una dea e meriti un Consorte
immortale.»
Le si avvicinó ancora di piú, sapendo
che lei poteva sentire il gelido potere
della sua
immortalitá benedetta dalla luna.
«Ce l’ho giá,un Consorte immortale»,
replicó Neferet.
«Ma non puó fare questo.» Kalona
l’avvolse nelle proprie ali e, con
lentezza, s’inginocchió
davanti a lei, le labbra a pochi
centimetri da quella pelle vibrante. «Io
ti serviró.»
«Come?» La voce della Tsi Sgili non
tradiva sentimenti, ma la sua mano andó
ad accarezzargli la
parte interna dell’ala.
Kalona escluse dalla mente tutto tranne
la percezione fisica e gemette.
Lei continuó ad accarezzarlo. «Come?»
ripeté,aggiungendo: «Soprattutto adesso
che servi
un’altra signora».
Aveva previsto che lei sapesse del suo
giuramento a Thanatos e si era preparato
la risposta.
«L’unica signora che posso davvero
servire é una Dea e, se la mia Dea mi
perdonasse, farei
qualunque cosa mi chiedesse.» Kalona
aveva pensato che quel suo continuo
giocare con le
parole sarebbe stato divertente: Neferet
avrebbe creduto che parlasse a lei
quando invece
poteva rivolgersi a qualunque divinitá
femminile. Ma, nell’attimo in cui
pronunció quella frase,
la veritá di quell’affermazione si
riverberó in lui, facendolo rimanere
senza fiato e
allontanandolo dall’essere che aveva
davanti. Il gioco portato avanti con se
stesso per secoli
era finito. Io sono stato creato per
servire una Dea e una Dea soltanto.
Neferet incarnava l’opposto di tutto ció
che rappresentava Nyx. Dandole la
schiena, Kalona
nascose il viso tra le mani.
Come ho potuto pensare che lei, o
qualunque altra donna, potesse prendere
il posto di Nyx
nel mio cuore? Ho trascorso secoli
come un guscio vuoto, tentando di
supplire a ció che
mancava in me con la violenza, la
lussuria e il potere. Niente! Non ha
funzionato niente!
Sentí le mani di lei sulle spalle. Erano
morbide, calde e sembravano irradiare
dolcezza. Con
indescrivibile gentilezza, lo fecero
voltare spingendolo a guardarla.
Quando sollevó la testa, l’immortale
rimase di sasso.
Neferet non l’aveva seguito. Non si era
mossa. Non poteva averlo toccato lei.
Neferet non
l’aveva mai toccato con una simile
dolcezza.
Nyx, invece, sí.
Il viso di Kalona s’inumidí e lui si
asciugó le lacrime con un gesto distratto.
«Mmm...» Neferet si stava
tambureggiando sul mento una lunga
unghia affilata e lo studiava
dall’altra parte della terrazza, senza
mostrare di aver percepito la presenza
di Nyx.
Che si fosse immaginato tutto? No!
Ricordo il suo tocco, il suo calore, la
sua dolcezza. Nyx era
stata lí. Kalona voleva crederci.
«Kalona, non posso dire che la tua
supplica non mi abbia commosso.
Finalmente sembra che tu
abbia imparato come ci si rivolge a una
vera dea. Forse perdoneró il tuo
tradimento e ti
consentiró di amarmi ancora. Ma a una
condizione.»
«Qualunque cosa.» Kalona si era rivolto
alla sua Dea invisibile, sperando che
fosse ancora
presente, ancora in ascolto.
«Questa volta dovrai portarmi Zoey
Redbird. Anche se non la voglio morta,
almeno non
ancora. Ho deciso che tormentarla sará
molto piú divertente.» Neferet lo
raggiunse lentamente
e gli fece scorrere le dita sul petto,
spezzando la pelle e disegnando linee
scarlatte. Poi voltó la
mano in modo che il sangue le
scivolasse sulle dita e nel palmo, quindi
si chinó in avanti e gli
leccó le ferite, richiudendole. Con un
sorriso, la Tsi Sgili gli passó davanti
dicendo: «Avevo
scordato che hai un sapore delizioso.
Seguimi e vedremo se anche il resto di
te é ancora
altrettanto piacevole».
Completamente inebetito, Kalona non si
mosse.
Quando Nyx lo aveva toccato, aveva
dimenticato Sylvia Red–bird e adesso
non voleva
nient’altro che la sua Dea.
Non sopporterei il tocco di Neferet. Non
potró mai piú, nemmeno per finta,
aprirmi a una
copia perversa di Nyx.
Fu il gracchiare di un corvo a farlo
tornare in sé.Si guardó dietro le spalle:
il sole era ormai
salito del tutto nel cielo, delineando in
controluce il corvo appollaiato sulla
balaustra di pietra.
Che lo guardava con l’aria di chi la sa
lunga.
Rephaim? Kalona si scosse. Ho giurato
di non deludere Thanatos e Nyx, e non
deluderó
neanche mio figlio. Tuttavia non posso
sopportare di venire toccato da questa
distorta
versione della mia Dea.
Kalona non riusciva a muoversi. Era
confuso, la mente in lotta, i pensieri
nemici di se stessi.
«Cosa c’é che non va?» Neferet era un
passo dentro la portafinestra rotta.
Sollevó la mano, il
palmo sempre a coppa, che conteneva il
sangue dell’immortale alato.
«Venga qualcuno di voi. Bevete. Potrei
avere bisogno che mostriate a Kalona
quanto sono
cambiata. Non tollero piú la
disobbedienza.»
Lui vide i tentacoli serpeggianti
spostarsi da un angolo del soggiorno per
avviluppare la mano
di Neferet: sembrava che assorbissero
anche quella oltre al sangue. sapeva che
per la Tsi Sgili
doveva essere doloroso ma, mentre i
viticci pulsavano e si contorcevano, con
l’altra mano lei li
accarezzava in modo quasi amorevole.
Kalona distolse lo sguardo. Neferet lo
disgustava.
In quel momento udí il gemito. All’inizio
pensó che il suono provenisse dalla Tsi
Sgili ma poi
vide che lei continuava a sorridere e ad
accarezzare i fili di Tenebra.
Il gemito si ripeté.Kalona osservó la
stanza. Neferet non aveva acceso la luce
e le finestre a
parete erano di uno spesso vetro
colorato che lasciava passare poca luce,
sebbene l’attico si
trovasse in cima a un palazzo alto.
Erano accese solo alcune grosse candele
bianche e le loro fiammelle guizzanti
erano l’unica vera
fonte d’illuminazione della suite. Kalona
scrutó all’interno, ma non vide
nient’altro che ombre
e Tenebra.
Altri tentacoli si agitavano in un angolo
particolarmente buio del soggiorno,
provocando una
frattura nelle ombre d’inchiostro.
Qualcosa in quell’oscuritá si mosse. Per
un istante, Kalona
vide uno scintillio d’argento dovuto al
riflesso della luce. Kalona sbatté le
palpebre, non
sapendo se poteva fidarsi della propria
vista. L’immortale si concentró sul buio
e quello prese
forma: sembrava un bozzolo che
pendeva dal soffitto. Scosse la testa,
senza capire. Un secondo
lampo d’argento e lui vide qualcos’altro
riflettere la luce all’interno del bozzolo.
Occhi, occhi
aperti di un umano. Quando incroció
quello sguardo, tutti i pezzi andarono a
posto.
L’immortale alato entró nella stanza.
Sylvia Redbird si mosse e, con voce
tremula, mormoró: «Basta... basta...»
mentre i tentacoli
riprendevano forma, avvolgendosi
intorno a lei, incidendole la pelle. Il
sangue andó a unirsi
alla pozza che si era giá formata sotto la
sua gabbia. Strano che i tentacoli non
bevessero dal
banchetto giá lí pronto per loro. Sotto gli
occhi di Kalona, Sylvia si mosse di
nuovo, stavolta
spingendo verso l’esterno con le
braccia: quando i bracciali d’argento e
turchese entravano in
contatto con un tentacolo, quello
rabbrividiva e si ritirava in fretta,
emettendo fumo nero e
raggrinzendosi al punto che un altro
tentacolo doveva prenderne il posto.
«Ah, vedo che hai scoperto il mio ultimo
animaletto da compagnia.»
Kalona si costrinse a distogliere lo
sguardo da Sylvia Redbird. I fili di
Tenebra avevano finito di
bere ma rimanevano avvinghiati alla
mano e al braccio di Neferet, in una
grottesca imitazione
dei braccialetti protettivi dell’anziana
signora.
«Ovviamente avrai riconosciuto la
nonna di Zoey Redbird. Peccato che mi
stesse aspettando
quando sono andata da lei. Ha avuto il
tempo di raccogliere il potere della terra
dei suoi
antenati in un incantesimo protettivo»,
sospiró Neferet, irritata. «Ha a che
vedere con turchesi e
argento. Si sta dimostrando un
impedimento e non riesco ad arrivare
fino a lei, anche se i miei
adorabili fili di Tenebra stanno facendo
qualche danno.»
«Se non altro, la vecchia signora morirá
dissanguata», commentó Kalona.
«Ne sono piú che certa. Alla fine.
Peccato che il suo sangue non valga
niente. é assolutamente
imbevibile.
Non importa. Aspetteró che si consumi.»
«Hai intenzione di ucciderla?»
«Intendo sacrificarla ma, come puoi
vedere, la cosa si sta rivelando piú
difficile del previsto.
Non importa. Io sono una Dea. Mi adatto
con facilitá ai cambiamenti.
Magari me la terró, ne faró il mio
animale da compagnia. Questo sí che
sarebbe una tortura
per sua nipote.» Neferet si strinse nelle
spalle. «Non importa... ucciderla o
usarla. Finirá
comunque allo stesso modo.
Dopotutto lei non é altro che un guscio
mortale.»
«Pensavo che fosse Aurox il tuo
animaletto da compagnia.» Kalona si
sforzó di sembrare solo
vagamente interessato. «Perché
abbandonare un essere cosí potente per
una vecchia?»
«Non ho abbandonato Aurox. é difettoso
e non si é dimostrato utile come avevo
sperato. Un
po’ come te, mio perduto amore.»
Accarezzó un tentacolo palpitante.
«Ma questo lo sai giá,vero? Sei Signore
delle Spade della Casa della Notte al
posto di Dragone
Lankford. Senza dubbio sei al corrente
di come é stato ucciso il tuo
predecessore.»
«Certamente. L’ha ucciso Aurox.»
Kalona inizió a spostarsi verso la
gabbia di Sylvia. «E ho preso
il suo posto in modo da conquistare la
fiducia di Thanatos e del Consiglio
Supremo.»
«E perché l’avresti fatto?»
«Per noi, é ovvio. Ti hanno cacciato,
all’unanimitá.
Non puoi piú creare dissenso tra loro,
perció ho pensato di farlo io per te.
Thanatos comincia a
fidarsi di me. Il Consiglio Supremo si
fida di lei. Ho giá iniziato a sussurrare
discordia alla
Morte.»
«Interessante. E molto premuroso da
parte tua, soprattutto considerato che ci
siamo separati
da nemici», commentó Neferet.
«Ho sbagliato a lasciarti in modo cosí
affrettato. Mi sono reso conto del mio
grande errore solo
quando ho saputo che avevi preso un
altro come tuo Consorte.
Non mi piace quando mi si fa provare
gelosia.» Mentre parlava, Kalona
camminava avanti e
indietro. Sperava di sembrare frustrato
dalle domande di lei, ma in realtá faceva
in modo di
avvicinarsi sempre piú alla gabbia di
Sylvia Redbird.
«E a me non piace essere tradita. Eppure
eccoci qui.»
«Io non ti sto tradendo.» Kalona
pronunció quelle parole con assoluta
sinceritá. Non tradiva
Neferet. Non le doveva nessuna fedeltá.
«Oh, sono convinta che tu stia facendo
molto piú che tradirmi. E sono convinta
che tu abbia
tradito la tua stessa natura.»
La sua affermazione fermó i passi di
Kalona. «Ció che dici non ha senso.»
«Come sta tuo figlio Rephaim?»
«Rephaim? Cos’ha a che fare lui con
noi?» Udendo il nome del figlio,
l’immortale alato provó il
primo frammento di paura.
«Ti ho visto. Ti ho osservato soffrire per
la sua perdita. T’importa di lui.» Neferet
pronunció la
frase con disprezzo, quasi avesse un
cattivo sapore, quindi fece un passo
verso di lui. Che
arretró di un passo.
«Rephaim é stato al mio fianco per tanto
tempo. Ha eseguito i miei ordini per
secoli. Mi
mancava come mi Sarebbe mancato un
servo fedele.»
«Credo che tu stia mentendo.»
Kalona s’impose di sogghignare. «E con
questo dimostri che immortalitá non
equivale a
infallibilitá.»
«Dimmi che non hai lasciato che i
sentimenti ti rendessero debole. Dimmi
che non hai scelto,
come un patetico cagnolino, d’inseguire
una Dea che ti ha giá respinto.»
«I miei sentimenti non mi rendono
debole. Sei tu quella che tortura una
vecchia per tormentare
una bambina.»
«Osi parlare a me di Zoey Redbird? Tu
che sai quanto dolore mi ha provocato?»
Neferet aveva
il fiato corto. I tentacoli di Tenebra che
le strisciavano intorno ebbero un fremito
di agitazione.
«Zoey ha provocato dolore a te?»
Kalona scosse la testa, incredulo. «Sei
tu che ti lasci dietro
caos e sofferenza. Zoey non cerca lo
scontro, sei tu che la attacchi. Lo so. Mi
hai usato per farle
del male.»
«Sapevo che mentivi. Ho sempre saputo
che l’amavi, la tua dolce, speciale
piccola Aya rinata.»
«Io non la amo!» Kalona fu quasi sul
punto di lasciarsi sfuggire la veritá: Io
ho sempre amato e
sempre ameró soltanto Nyx! Un gemito
alle sue spalle gli fece cambiare la
frase.
«Ma neppure la odio. Non puoi
considerare l’idea che potresti trovare
soddisfazione nel
dividere il Consiglio Supremo e
governare dalla tua isola fortezza di
Capri quei vampiri che
scelgano una strada piú antica? In
particolare i tuoi vampiri rossi ti
adorerebbero e sarebbero
felici di dare nuova vita alle antiche
usanze. Io ti aiuteró in questo senso,
come tuo Consorte,
eseguendo i tuoi ordini.» Kalona aveva
parlato in tono calmo, ragionevole, ma
aveva anche
fatto un ulteriore passo indietro. Piú
lontano da Neferet. Piú vicino a Sylvia
Redbird.
«Vuoi che lasci Tulsa?»
«Perché no? Cosa c’é qui che ti
trattiene? Ghiaccio d’inverno, afa
d’estate, e umani religiosi e di
mentalitá ristretta. Credo che entrambi
abbiamo superato il livello Tulsa.»
«Il tuo ragionamento non fa una grinza.»
I tentacoli di Tenebra, ancora gonfi del
sangue di
Kalona, si acquietarono mentre Neferet
sembrava valutare la proposta.
«Ovviamente tu dovresti assicurarmi i
tuoi servigi con un giuramento di
sangue.»
«Ovviamente», mentí Kalona.
«Ottimo. Forse ti ho giudicato male. E
ho le creature perfette per aiutarmi a
creare
quell’incantesimo.» accarezzó con
affetto i tentacoli simili a serpi.
«Lasciamo che uniscano il mio sangue al
tuo e ci leghino per sempre?»
Kalona tese i muscoli, preparandosi a
colmare con un salto i pochi metri che
ormai lo
separavano da Sylvia Redbird. Le
avrebbe staccato di dosso i fili di
Tenebra e poi l’avrebbe
portata via in volo, liberandola, mentre
Neferet s’incideva la pelle per
realizzare un oscuro
incantesimo che non sarebbe mai stato
completato.
L’immortale sorrise. «Tutto ció che
desideri, Dea.»
Le rosse labbra piene di Neferet
iniziavano a piegarsi verso l’alto
quando il corvo
gracchió,sbigottito. Neferet socchiuse le
palpebre e la sua attenzione si spostó
sull’animale,
ancora appollaiato sulla balaustra, un
bersaglio facile nella luce del mattino.
Puntó un dito
affusolato contro il corvo e ordinó:
«Con sangue immortale avete
banchettato
ora rendete il corvo Rephaim morto e
stecchito!»
Dieci tentacoli che le cingevano il corpo
si staccarono scagliandosi contro
l’animale come delle
frecce nere.
Kalona non ebbe esitazioni. Si lanció tra
il corvo e la morte, parando il colpo
diretto al figlio.
La forza dell’impatto lo gettó contro la
balaustra di pietra. Mentre il dolore gli
esplodeva nel
petto, Kalona urló:«Rephaim, vola via!»
Il tempo per provare sollievo alla vista
del corvo che obbediva al suo ordine fu
poco. Neferet
avanzava verso di lui, seguita da
striscianti tentacoli di Tenebra.
Kalona si alzó. Ignorando il terribile
dolore, allargó ali e braccia.
«Traditore! Bugiardo! Ladro!» gli strilló
contro Neferet. Anche lei spalancó le
braccia, e con le
dita rastrelló l’aria, riunendo i fili
vischiosi che si moltiplicarono intorno a
lei.
«Credi di combattermi usando la
Tenebra? Non ricordi di averci giá
provato non molto tempo
fa e che io ho ordinato ai tentacoli di
allontanarsi? Neferet, sei tanto sciocca
quanto pazza»,
sbottó Kalona.
La risposta della Tsi Sgili fu la cantilena
di un incantesimo:
«Piccoli miei, sapete cosa fare.
Questo immortale deve sanguinare.
Cosí poi voi potrete bere, bere e bere!»
Neferet scaglió i tentacoli di Tenebra
verso di lui, che tese le mani in avanti
rivolgendosi
direttamente agli schiavi serpentini con
le stesse parole che appena qualche
settimana prima
aveva usato quando Neferet si era
azzardata a sfidarlo in un momento in cui
lui era sano, in
piena forma e libero dai soffocanti
confini della terra.
«Alt! Sono stato a lungo alleato della
Tenebra. Obbedite al mio comando.
Questa non é la
vostra battaglia. Andatevene!»
Lo shock lo colpí nell’attimo in cui i
tentacoli gli incisero la carne. I fili non
gli avevano
obbedito! Invece di eseguire il suo
ordine, continuarono a tagliare, lacerare,
strappare e bere,
simili a velenose sanguisughe.
L’immortale si staccó dal petto una delle
creature pulsanti e la
scaglió a terra, dove andó in pezzi solo
per riformarsi in ulteriori decine di
orrori taglienti come
rasoi.
La risata di Neferet era convulsa.
«Sembra che solo uno di noi sia alleato
della Tenebra, e non
sei tu, mio perduto amore!»
Kalona ruotó come un turbine,
staccandosi di dosso le creature
vischiose e, mentre lottava, la
sua mente si schiarí del tutto. Comprese
che Neferet aveva ragione. I tentacoli
non gli
obbedivano piú perché lui aveva
realmente scelto un’altra via.
Kalona non trafficava piú con la
Tenebra.
19
KALONA
Gli tornó subito alla mente, come un
amico perduto che ricompare per
spezzare di nuovo il
pane. Kalona era stato il Guerriero
prescelto di Nyx. Aveva trascorso vite
intere combattendo
contro la Tenebra battaglie molto piú
feroci.
Certo, quando li frantumava, i tentacoli
si moltiplicavano, ma rompendo loro il
collo non
riuscivano a rigenerarsi
immediatamente. Erano servi di poco
conto.
Kalona rideva, mentre ruotava su se
stesso e colpiva e lottava. Dava una
sensazione bellissima
fare di nuovo ció per cui era stato
creato! Nel mezzo della battaglia, vide
Neferet che
osservava in silenzio. «Pensi di
sconfiggermi con dei burattini? Per
secoli, nell’Aldilá,ne ho
combattuto di simili. Vedrai che posso
riprendere a farlo per un tempo anche
piú lungo.»
«Oh, sono certa che tu lo possa fare,
traditore. Ma lei no.» Col lungo dito,
Neferet indicó Sylvia
Redbird, ancora intrappolata e
sofferente dentro la gabbia di Tenebra.
«Con in voi sangue immortale
obbeditemi senza esitare:
nella protezione dei turchesi faró
breccia
usando il potere di Kalona come
freccia!»
I tentacoli obbedirono a Neferet
all’istante, staccandosi da Kalona e,
gonfi del suo sangue
immortale, sciamarono su Sylvia
Redbird. Lei gridó e sollevó le braccia,
tentando di bloccare
l’assalto. Le pietre che indossava li
rallentavano, era ovvio, ma non erano
sufficienti. Grazie al
potere rubato dal sangue immortale di
Kalona, numerosi tentacoli erano in
grado di opporsi
alla protezione del turchese e iniziarono
a incidere la carne della vecchia
signora. Poi, fumanti e
indeboliti, i tentacoli tornarono a bere
da lui. Kalona ricominció la lotta, ma
per ogni due che
fermava altri due infrangevano le sue
difese quanto bastava a tagliarlo e a
nutrirsi. Rinvigoriti,
ripresero ad aggredire Sylvia.
E nonna Redbird inizió a cantare.
Kalona non comprendeva le parole, ma
capí con chiarezza
l’intenzione: stava intonando il proprio
canto di morte.
«Sí, Kalona. Per favore, resta e combatti
la Tenebra.
Servi unicamente ad alimentare i
tormentatori della nonna di Zoey. Alla
fine riusciranno
comunque a sconfiggere le sue difese
ma, col tuo aiuto, la sua fine arriverá
prima. O, forse, una
volta infranta la protezione dei turchesi
non la uccideró. Forse me la terró come
passatempo.
Quanto credi che possa restare sana di
mente una vecchia sotto i colpi della
Tenebra?»
Kalona sapeva che Neferet aveva
ragione. Lui non poteva salvare
l’anziana signora, non
poteva ordinare alla Tenebra di lasciarla
in pace. Al contrario, la Tenebra
avrebbe usato il
potere nel suo sangue per torturarla.
«Vai! Allontanati!» Sylvia interruppe il
canto quanto bastava a gridare
all’immortale quelle due
parole.
Kalona sapeva che era la soluzione
migliore, ma cosí sarebbe dovuto
tornare alla Casa della
Notte sconfitto.
Ma non ho alternative! Se avesse
continuato a lottare contro la Tenebra, di
Sylvia Redbird
sarebbe rimasto solo il guscio mortale.
Neferet non sarebbe stata in grado di
controllare la
propria rabbia. Quando i turchesi non
avessero piú protetto nonna Redbird, la
Tsi Sgili
l’avrebbe distrutta. Anche se ció feriva
il suo orgoglio, per risultare vittorioso,
Kalona doveva
battere in ritirata e riprendere il
combattimento un altro giorno.
L’immortale spalancó le possenti ali e si
lanció dalla terrazza, lasciandosi alle
spalle i tentacoli di
Tenebra, Neferet e Sylvia Red–bird.
Kalona sapeva dove andare. Voló alto e
veloce, poi scese con rapiditá inumana,
atterrando al
centro del campus della Casa della
Notte, proprio davanti alla statua di
Nyx. S’inginocchió,
quindi fece ció che fino a quel momento
non aveva osato fare: alzó lo sguardo
verso la copia
di marmo della sua Dea perduta.
No, non era lei a essere perduta, ma io,
si corresse mentalmente.
La personificazione di Nyx scelta
dall’artista era, in realtá, deliziosa. La
Dea era nuda, le braccia
sollevate a reggere una mezzaluna. Gli
occhi di marmo erano fissi verso l’alto.
Aveva un
aspetto bellissimo e fiero, magnifico e
possente.
Kalona avrebbe dato qualunque cosa per
venire di nuovo sfiorato da lei.
«Perché?» domandó
alla statua.
«Perché hai accettato il mio voto e mi
hai permesso di seguire la tua via nel
momento in cui
avevo piú bisogno di controllare la
Tenebra? Ho dovuto lasciare che
Neferet mi sconfiggesse.
Ho dovuto abbandonare una dolce,
vecchia signora alla sua mercé.Ho
fallito! Perché accettarmi
solo per farmi fallire?»
«Libero arbitrio.» Nella voce di
Thanatos c’era la forza
dell’autorevolezza. «Sai meglio di me
cosa significa.»
Kalona rispose continuando a guardare
la statua: «Sí.
Significa che Nyx non ci ferma quando
commettiamo degli errori, anche se
questo costa caro a
noi e a chi ci sta intorno».
«Essendo immortale, puoi non essertene
reso conto, ma la vita é una lezione.»
«Allora io rimarró a scuola per
sempre», replicó amaro Kalona.
«Oppure potresti considerarla
un’infinita possibilitá di evolverti»,
ribatté Thanatos.
«Per diventare cosa?» Kalona si alzó e
affrontó la sua Somma Sacerdotessa:
«Non mi hai sentito?
Ho fallito.
Sylvia Redbird é ancora intrappolata
dalla Tenebra su cui Neferet ha il
controllo».
«Prima hai chiesto in cosa potresti
evolverti. La mia risposta é:scegli. Sei
senza dubbio un
Guerriero, ma di quale genere sta a te
deciderlo. Dragone Lankford era un
Guerriero. Ha quasi
scelto di diventare duro e feroce, uno
spergiuro e un traditore. Tutto perché il
suo amore era
fuori della sua portata. Potresti fare lo
stesso anche tu.»
«Tu lo sai», disse Kalona.
«Che ami Nyx? Sí, lo so. E so pure che
lei é fuori della tua portata, che tu lo
voglia ammettere
o no.»
Kalona strinse le labbra. Avrebbe voluto
urlare di rabbia, dire a Thanatos di
essere convinto che
la Dea l’avesse sfiorato, che forse lei
non era realmente fuori della sua
portata. Ma si ricordó di
come la porta del tempio si fosse
solidificata sotto la sua mano,
impedendogli di entrare. La
sua certezza si affievolí. «Lo ammetto»,
sbottó.
«Bene. Riguardo alla tua seconda
domanda, sí, ti ho sentito. Non hai potuto
salvare Sylvia
perché non puoi piú dare ordini alla
Tenebra.»
«Sí.»
Lo sguardo di Thanatos si spostó sui
tagli che coprivano il corpo
dell’immortale. Stavano
guarendo, ma piangevano ancora sangue.
«Hai combattuto la Tenebra.»
«Sí.»
«Allora non hai fallito. Hai mantenuto la
tua parola.»
«E cosí facendo non ho potuto fare ció
che mi avevi chiesto. Paradosso
inquietante.»
«Giá.»
«E ora? Non possiamo consentire a
Neferet di torturare l’anziana signora.
Ha intenzione di
controllare Zoey tramite sua nonna. Zoey
sarebbe un alleato potente per la
Tenebra, anche se
venisse usata contro il proprio volere.»
Thanatos scosse tristemente la testa.
«Guerriero, tutto ció che hai detto é
vero, ma non hai
colto il concetto di fondo.»
«Quale concetto?»
«A Neferet non puó essere consentito di
torturare una vecchia signora perché
disumano. Se lo
capissi, Nyx non sarebbe poi tanto
irraggiungibile.»
«Lo capisco io!»
Kalona e Thanatos si voltarono
all’unisono e videro Aurox, seduto sui
gradini di pietra del
tempio di Nyx. Non si erano accorti
della sua presenza.
«Perché non é sotto sorveglianza? O
perlomeno chiuso in una stanza?» disse
Kalona.
Aurox gli gridó contro: «Non ho bisogno
di guardie e prigioni piú di quanto non
ne abbia tu!
Io ho scelto di venire qui, di voltare le
spalle alla Tenebra, proprio come te! E,
se fossi tornato
prima a casa di nonna Redbird o non me
ne fossi andato affatto, non avrei
lasciato che Neferet
se la portasse via. Avrei lottato per lei!»
Kalona lo raggiunse a grandi passi,
afferrandolo per la collottola, e lo gettó
a terra ai piedi
della statua. «Tu non sei neppure
riuscito a non uccidere Dragone
Lankford!
Hai aggredito Rephaim. Non puoi
combattere la Tenebra, creatura
insensata. A dispetto delle
tue parole coraggiose e dei tuoi intenti
cosí nobili, tu sei stato creato con la
Tenebra!»
«Peró non ho bisogno che mi si dica che
la vita di un’anziana signora é
importante non per
come puó essere usata sua nipote!»
replicó Aurox con rabbia.
Kalona si allungó verso di lui,
intenzionato a prenderlo di nuovo per il
collo, ma Thanatos
intervenne: «No, il ragazzo é sincero.
Gli importa davvero di Sylvia».
«Ma é anche una creatura di Tenebra!»
Thanatos sgranó gli occhi. «Oh, sí.
Proprio. E questo, Guerriero, potrebbe
rivelarsi la salvezza di
Sylvia Red–bird.»
La Somma Sacerdotessa inizió ad
allontanarsi in fretta, lasciando Kalona e
Aurox a fissarla. «Be’,
cosa state aspettando? Venite con me!»
gridó lei senza fermarsi.
I due si scambiarono un’occhiata
perplessa e fecero come aveva ordinato
la loro Somma
Sacerdotessa.
ZOEY
Non riuscivo a dormire. Non riuscivo a
fare altro che preoccuparmi per mia
nonna. Cercavo di
non pensare a tutto quello che poteva
farle Neferet, ma la mia testa era piena
d’immagini della
nonna ferita... o peggio.
Neferet poteva averla giá uccisa.
«Smettila di pensarci!» mi aveva detto
serio Stark quando ci eravamo
raggomitolati a letto
insieme. «Non sai cos’é successo e
diventerai pazza se continui cosí.»
«Lo so. Lo so. Ma non posso evitarlo.
Stark, non posso perderla. Non la
nonna!» Avevo
sepolto la faccia sul suo petto e mi ero
aggrappata a lui. Che aveva cercato di
rassicurarmi, di
confortarmi, e per un po’ avevo
realmente trovato conforto. Mi ero
concentrata sul suo amore
e sulla sua forza. Era il mio Guardiano,
il mio Guerriero e il mio amore. Lui mi
teneva coi piedi
per terra.
Poi il sole era sorto e lui si era
addormentato, lasciandomi sola coi miei
pensieri. Neppure la
macchina da fusa di Nala riusciva a
distrarre la mia mente. Sul serio, tutto
quello che volevo
era rannicchiarmi in un angolino e
piangere nel morbido pelo arancio della
mia gatta.
Ma questo non ci avrebbe riportato la
nonna.
Sapevo che la mia agitazione avrebbe
svegliato Stark, e questo non era un bene
col sole alto,
perció baciai Nala sul naso e uscii dalla
stanza in punta di piedi. Piedi che in
automatico mi
portarono in cucina, dove rovistai in
cerca di una lattina di bollicine marroni
fresca e un
sacchetto di Doritos al formaggio.
Rimasi seduta al tavolo per un po’,
sperando che si
svegliasse qualcuno con cui parlare.
Non arrivó nessuno. Non li biasimavo. Il
giorno prima ci
eravamo alzati presto ed erano tutti
stressati. Avevano bisogno di dormire.
Cavolo, io avevo
bisogno di dormire.
Quindi fissai il telefono, bevvi un po’
delle mie bollicine marroni e mangiai le
patatine.
E piansi, anche.
Se Neferet aveva rapito la nonna, era
colpa mia. Ero stata io a essere Segnata
e a far scoppiare
una bomba nella mia famiglia umana.
«Non avrei dovuto restare in contatto
con nessuno di loro», dissi con un
piccolo singhiozzo. «Se
avessi tagliato i ponti, Neferet non
avrebbe mai saputo niente di mia
mamma o di mia nonna.
Sarebbero sane e salve... vive...»
Mi tolsi le briciole di Doritos dai jeans
e usai il tovagliolo di carta per soffiarmi
il naso. «Sono
stata io a tirare addosso alla mia
famiglia tutte queste menate di vampiri.»
Ficcai la faccia nel
tovagliolo e piansi come se avessi avuto
due anni. «é cosí che mi sento: una
bambinetta del
cavolo. Impotente! Stupida! Inutile!»
Singhiozzai di nuovo.
«Nyx! Dove sei? Ti prego, aiutami. Ho
cosí tanto bisogno di te!»
«Allora cresci, figlia mia. Comportati
da donna, da Somma Sacerdotessa, e
non da bambina.»
La sua voce mi colmó la mente. Sollevai
la testa, sbattendo forte le palpebre e
asciugandomi il
viso. Le pareti di terra del tunnel
splendevano e dritto di fronte a me
cominció ad affiorare
un’immagine. Come se stessi guardando
una pozza d’acqua scura, qualcosa inizió
a formarsi e a
sollevarsi dalle profonditá. Era una
donna!
In circostanze normali l’avrei definita
grassa. Era nuda e aveva delle tette
enormi, fianchi larghi
e morbidi e cosce grosse. I capelli le
fluttuavano intorno, pieni e scuri quanto
il suo corpo.
Era di una bellezza totale e assoluta, in
ogni singolo chilo e curva, cosa che mi
fece rivedere del
tutto la mia idea di «grasso».
Aprí gli occhi e vidi che erano cristalli
di ametista, dolci e gentili e color
violetta.
«Nyx!»
«Sí, u–we–tsi–a–ge–u–tsa, questo é uno
dei miei nomi, anche se i tuoi antenati mi
conoscevano
come Madre Terra.»
«Sei anche la Dea di mia nonna!»
Mi sorrise e per me fu molto difficile
continuare a fissarla, tanto era
meravigliosa. «Conosco
Sylvia Redbird.»
«Puoi aiutarla? Credo che in questo
momento sia in grossi guai.» Strinsi le
mani.
«Tua nonna mi conosce bene. Puó
ammantarsi del potere della mia terra,
come qualunque
altro mio figlio che scelga di seguire la
mia via.»
«Grazie! Grazie! Puoi dirmi dov’é e poi
aiutarmi a salvarla?»
«Zoey Redbird, tu hai i mezzi per fare
entrambe le cose.»
«Non capisco! Ti prego, per il bene
della nonna, aiutami!» supplicai la Dea.
Lei sorrise di nuovo e diventó ancora
piú accecante.
«Ti ho giá risposto la prima volta in cui
hai implorato il mio aiuto: se vuoi
salvare tua nonna e,
in definitiva, la tua gente, devi crescere.
Sii una donna, una Somma Sacerdotessa,
non una
bambina.»
«Ma io voglio esserlo, solo che non so
come fare. Potresti insegnarmi?» Mi
morsi il labbro per
non ricominciare a piangere.
«Come essere la donna che ci si aspetta
che tu sia é una cosa che nessuno ti puó
insegnare. Devi
trovare da te il modo. Ma sappi questo:
una bambina se ne sta seduta, piange e si
annulla
nell’autocommiserazione e nella
depressione. Una Somma Sacerdotessa
agisce. Quale strada
sceglierai, Zoey?»
«Quella giusta! Voglio scegliere la
strada giusta. Ma mi serve il tuo aiuto!»
«Ce l’hai, come sempre. I doni che
faccio non li riprendo mai indietro. Ti
auguro, mia cara
u–we–tsi–a–ge–u–tsa, che tu benedetta
sia...» E la Dea sprofondó nella parete
del tunnel,
scomparendo in un luccichio di polvere
simile ai cristalli di ametista dei suoi
occhi.
Rimasi lí a fissare la parete, riflettendo
su quanto aveva detto la Dea. Mi resi
conto che ció che
provavo era soprattutto imbarazzo. Di
fondo, la Grande Madre Terra mi aveva
detto di
piantarla di frignare. Mi asciugai di
nuovo la faccia e finii di bere.
Poi presi la mia decisione. Ad alta voce.
«é ora di crescere. Ora di smettere di
piangere. Ora di
fare qualcosa. E questo significa che, se
io non dormo, anche il mio branco di
sfigati non
dorme, sole o non sole.» Tornai sui miei
passi nel tunnel e intanto digitavo numeri
sul
telefonino.
Stevie Rae rispose al terzo squillo con
voce assonnata.
«Che succede, Zy?»
«Vestiti, prendi una candela verde e
troviamoci nel seminterrato», dissi,
quindi riattaccai.
Afrodite fu la successiva.
«Meglio che sia morto qualcuno», fu il
suo saluto.
«Ho intenzione di fare in modo che quel
qualcuno non sia mia nonna. Sveglia
Dario. Ci
troviamo nel seminterrato.»
«Ti prego, dimmi che posso chiamare
Shaunee e Queen Damien e svegliare
anche loro», replicó.
«Certo. Di’ che portino le loro candele.
Oh, e chiedi a Shaunee di prendere
anche una candela
blu di Erin.
Potresti dover prendere tu il suo posto.»
«Ho un’idea migliore, ma non é una
novitá.Comunque ci vediamo tra poco.»
Arrivata in camera mia, non esitai. Le
Somme Sacerdotesse non sono
marmocchie indecise.
Agiscono. quindi, agii. «Stark,
svegliati.» Lo scossi per la spalla.
Lui sbatté le palpebre, sbirciandomi di
sotto la fighissima massa di capelli
arruffati. «Che c’é?Stai
bene?»
«C’é che non si dorme finché non
abbiamo un piano per salvare la nonna.»
Si mise a sedere, sloggiando Nala che
gli stava sul fianco e che prese a
brontolare coi soliti
lamenti da vecchia signora. «é andato
Kalona a salvare tua nonna.»
«Ti fideresti di Kalona come catsitter
per Nala?» Stark si strofinó gli occhi.
«No, probabilmente
no. Perché vuoi che Kalona faccia il
catsitter di Nala?»
«Non voglio, sto solo dimostrando la
mia tesi. Il punto é questo: non mi va di
affidare a lui il
salvataggio di mia nonna.»
«Okay, allora che si fa?»
«Si crea il cerchio.» Andai al comodino
accanto al letto e presi un accendino e
una grossa
candela viola che profumava di lavanda
e, per me, d’infanzia. Inspirai a fondo,
poi dissi a
Stark: «Vestiti e vieni nel seminterrato».
Camminai in fretta. Non volevo
aspettare nessuno, nemmeno Stark. Mi
serviva un po’ di
tempo da sola per concentrarmi sullo
spirito, per trarre forza dall’elemento
che mi era piú
vicino. Dovevo essere coraggiosa, forte
e intelligente, e la veritá era che non ero
tutte quelle
cose, o quantomeno non nello stesso
momento. Ricordavo che una volta
avevo chiesto alla
nonna come facesse a essere cosí
intelligente e lei, ridendo, mi aveva
risposto che si circondava
di persone intelligenti e che non aveva
mai smesso di voler ascoltare e
imparare.
«Okay», dissi mentre salivo la scaletta
di metallo che portava dai tunnel
all’ingresso del
seminterrato. «Ho degli amici
intelligenti. Posso ascoltare. E, in teoria,
posso pure imparare. é
quello che faró.»
Raggiunsi quello che sembrava il centro
del seminterrato e mi sedetti a gambe
incrociate,
posando la candela sul freddo
pavimento di cemento. L’accendino
stretto in mano, chiusi gli
occhi e presi tre respiri profondi.
Sempre a occhi chiusi, dissi: «Spirito, tu
sei il mio cuore. Tu mi
colmi e mi dai forza. Ti prego, per
favore, vieni a me!» Poi aprii gli occhi e
accesi la candela
viola.
La fiamma si fece d’argento. Percepii
l’afflusso dell’elemento e d’improvviso
svanirono il
trambusto e la confusione che avevo in
testa e nel cuore dal momento in cui
Aurox aveva
detto che mia nonna era scomparsa.
Ricevevo forza dallo spirito, che si
riversava in me mentre la fiamma
d’argento della candela
viola danzava in quella che sembrava
una gioiosa risposta.
Annuii. «Okay, adesso diamoci da fare.
Primo punto: scoprire cosa cavolo sta
succedendo.»
Presi di tasca il cellulare e chiamai
Thanatos.
Poteva essere intelligente aspettare il
tramonto sottoterra, in modo da avere
anche il sostegno
dei miei vampiri rossi, ma questo non
significava che me ne andassi a letto
tranquilla come un
bambino che sgambetta a casa prima del
coprifuoco.
Il telefono della Somma Sacerdotessa
stava ancora squillando quando Kalona
scostó la grata
arrugginita e Thanatos entró a grandi
passi nel seminterrato, seguita da Aurox.
Premetti FINE CHIAMATA e mi alzai.
Avevo aperto la bocca per chiedere a
Thanatos cosa
diavolo stesse facendo e perché diavolo
avesse portato lí Aurox, quando il mio
cervello andó
in pari con la vista. Kalona era coperto
di tagli rosa e di schizzi di sangue.
Sembrava che
l’avessero picchiato con una frusta fatta
di lame di rasoio.
«E mia nonna? Dov’é?»
Kalona si fermó davanti a me, gli occhi
d’ambra che sostenevano il mio sguardo.
Intanto
numerosi di quei tagli rosati si aprirono
e ripresero a piangere sangue. Qui sotto,
nel terreno, il
suo corpo é vulnerabile, ricordai. Per
lui é piú difficile guarire. Ma non
ammisi che era sceso
nella terra di propria volontá anche se
era evidente che fosse ferito. Lui era un
Guerriero. Era
suo impegno per giuramento difendere e
proteggere.
«Dov’é?» ripetei.
«Nell’attico di Neferet. La Tsi Sgili l’ha
imprigionata con tentacoli di Tenebra»,
rispose.
«Perché non l’hai portata via?» Avrei
voluto alzare i pugni e colpirlo al petto e
aprire altre ferite
e farlo soffrire quanto stavo soffrendo
io, quanto stava soffrendo mia nonna.
Ma non lo feci.
Lo ferii soltanto con lo sguardo e con le
parole. «Avevi detto che, se l’aveva
rapita Neferet, tu
l’avresti salvata. La Tenebra é stata tua
amica del cuore per secoli! Perché non
l’hai salvata?»
«I servi della Tenebra non obbediscono
piú a Kalona.
Egli ha realmente deciso di riprendere
la via di Nyx e dunque non é piú alleato
del male»,
spiegó Thanatos.
«Oh, questo é proprio fantastico,
Kalona. Che tempismo di merda!» sbottó
Afrodite. Lei, Dario
e Stark erano saliti dalla scaletta seguiti
da Shaunee, Damien e, con mio stupore,
Shaylin.
«Allora perché sei scappato? Perché
cavolo non hai lottato contro i tentacoli,
non li hai sconfitti
e non hai preso nonna Redbird?»
intervenne Stark. «Si presume che,
prima d’incasinare tutto,
proteggere Nyx dalla Tenebra fosse il
tuo lavoro a tempo pieno. Cos’é,hai
dimenticato come si
fa?»
«Ti sembra che sia scappato da una
battaglia?» lo aggredí Kalona.
Stark non esitó.«Certo! Tu sei qui.
Nonna Redbird no. Sei scappato, che
cazzo!»
Kalona ringhió e fece un passo verso
Stark. Dario estrasse un pugnale dalla
manica e Stark
sollevó l’arco che aveva sempre con sé.
Incavolata come una biscia, mi misi tra i
due. «Kalona! Questo non ci aiuta per
niente! Dimmi
perché mia nonna é ancora prigioniera
di Neferet», sbottai.
«Avrei potuto lottare per giorni contro
quei burattini, e alla fine l’avrei avuta
vinta. Mi sarebbe
costato poco, giusto sangue e dolore. Ma
l’ordine che avevano non era di
combattere me:
dovevano bere il mio sangue per
rinforzarsi in modo da spezzare le difese
date dal potere
della terra di cui Sylvia Redbird si era
circondata.»
«Continua. Raccontami tutto.» Sembravo
forte, ma dovetti premere la mano sulle
labbra per
non singhiozzare.
Non mi metteró a piangere!
«Turchese e argento, il potere della
terra. Questo la protegge, ma, col mio
sangue immortale a
saziarli, i tentacoli cominciavano a fare
breccia nelle sue difese. Se fossi
rimasto continuando a
lottare, avrei vinto, sí, ma Sylvia
Redbird sarebbe morta.»
«Ci serve una creatura di Tenebra per
spezzare la gabbia che imprigiona tua
nonna», sentenzió
Thanatos.
«Quella creatura sono io», si fece avanti
Aurox.
«Ah, cazzo! Allora siamo fottuti!»
commentó Afrodite.
Purtroppo, non potevo che essere
d’accordo con lei.
20
ZOEY
«Posso farlo. Sono una creatura di
Tenebra creata dalla Tenebra», riprese
Aurox. «I tentacoli da
me non berranno perché sarebbe come
nutrirsi di se stessi. Potrei persino
essere in grado di
dare loro degli ordini. E, se non
obbediscono, li sconfiggo e salvo Sylvia
Redbird. Zoey,
m’importa molto di tua nonna. Posso
salvarla. Lo so.»
«Ma se non riesci neanche a controllare
quella merda che hai dentro!» gridó
Stark. «Certo che
Neferet ti fará entrare nel suo attico.
Perché non dovrebbe? Ha tutto il sangue
che vuole da
nonna Redbird. Le basta usarne un po’
per alimentare la Tenebra e controllarti.
Di nuovo.»
«I tentacoli non si possono alimentare
col sangue di Sylvia», replicó Kalona.
«Neferet l’ha
ammesso e l’ho visto coi miei occhi.
Posso solo immaginare che il suo sangue
sia protetto dalla
stessa magia della terra che fa scudo al
suo corpo.»
«Ma tu puoi essere ancora controllato,
giusto?»
Damien aveva raggiunto Aurox. Aveva
un tono professionale e sapevo che stava
scartabellando tutti i trattati di biologia
che aveva in quel suo cervellone. «Tu
sei uno
strumento creato dalla Tenebra. Quindi
la trasformazione della bestia dentro di
te, che
fondamentalmente é un mostro formato
dal male del toro bianco, si verifica
senza un sacrificio.
L’abbiamo giá visto accadere quando
Stark e Dario ti hanno colpito.»
«La bestia si nutre di violenza e odio,
lussuria e dolore.
Questo é vero», confermó Aurox.
«Ma tu hai un certo controllo. Prima non
ti sei realmente trasformato», ribatté
Thanatos.
«Io cerco di non trasformarmi. Cerco di
mantenere il controllo.»
«Be’, hai idea di come hai fatto a
controllare le cose finora?» chiese
Stevie Rae unendosi a noi.
«No.» Aurox sembrava tristissimo.
«Ed é per questo che siamo qui.
Dobbiamo insegnare ad Aurox a
controllare la trasformazione,
almeno per il tempo che gli serve a
spezzare la gabbia di Tenebra che
imprigiona Sylvia
Redbird, in modo da poterla lanciare giú
dalla terrazza del covo di Neferet»,
concluse
Thanatos.
«Gettarla?» Piú che parlare avevo
squittito, ma proprio non mi era riuscito
di meglio. Avevo la
sensazione che stesse per scoppiarmi la
testa.
«Io resteró lá sospeso in aria, l’afferreró
e la porteró in salvo volando», spiegó
Kalona.
«E quanto tempo abbiamo per trovare il
modo di non far scattare gli interruttori
di Aurox e
portare via nonna Redbird?» domandó
Afrodite.
«Non mi aspetto che sopravviva un’altra
notte», chiarí Kalona.
«Okay, allora diamoci da fare.» Guardai
Aurox.
«T’importa davvero di mia nonna?»
«Sí. Molto. Darei la mia vita per salvare
la sua, se fosse necessario.»
«Potrebbe essere necessario», dissi. Poi
spostai lo sguardo da lui a Stark, Dario
e Kalona.
«Sembrerebbe che dobbiate iniziare a
provocare un sacco di dolore e violenza
ad Aurox.
Subito.»
I Guerrieri guardarono Thanatos.
«Concordo con Zoey. Fate male ad
Aurox.»
AUROX
«Potrebbe pure piacermi», esordí Stark
mettendo da parte arco e frecce e
facendo scrocchiare le
nocche.
«Anche a me», aggiunse Kalona
cominciando a girare intorno ad Aurox.
«Ti devo dei colpi per
mio figlio.»
«E io te ne devo per Dragone», gli disse
Dario, togliendosi dalla cinta un
coltellino dall’aria
letale.
«Non lo dovete uccidere», fece Zoey. La
sua voce sembrava fredda, impassibile.
Quella mancanza di emozioni spaventó
Aurox piú dei tre Guerrieri.
«Scommetto che é piuttosto duro a
morire», intervenne Afrodite
incrociando le braccia e
facendo l’occhiolino al suo Guerriero.
«Quindi coraggio, tesoro, divertiti un
po’ coi tuoi
coltelli.»
«La bestia si nutre di rabbia. Siate seri.
Siate furiosi», ordinó Thanatos ai
Guerrieri, che in silenzio
chiusero il cerchio intorno a lui.
Aurox percepí subito il cambiamento
nella loro energia. Se prima i tre
provavano per lui
avversione e diffidenza, adesso
irradiavano rabbia, che cresceva
d’intensitá.La bestia dentro di
lui si mosse, in attesa.
Aurox strinse i denti e tese i muscoli.
No, non cederó il controllo. É Tsuka –
nv–s–di–na, non
bestia. Io domeró il toro!
Kalona colpí per primo. Con un
movimento di una rapiditá inumana,
ruotó su se stesso e
raggiunse Aurox al viso con un
manrovescio, facendolo cadere in
ginocchio.
Prima che potesse rialzarsi, Dario scattó
avanti. Aurox provó una scossa di
dolore lungo la
parte superiore della spalla, poi sentí
caldo, quando il taglio sottile prese a
sanguinare. Un
attimo dopo, Stark gli diede un pugno
nello stomaco.
Aurox si piegó in due. I Guerrieri erano
pieni di rabbia. L’odore del suo sangue
aveva effetto
sui due vampiri.
Percepiva la violenza in loro aumentare,
soprattutto quella che dormiva in Stark.
Tenebra...
riesco a percepirla. Stark ha conosciuto
il male, ma ha scelto un’altra via. Aurox
riuscí a
rimettersi in piedi e assunse una
posizione di difesa appena in tempo
perché Kalona gli
assestasse un’altra botta in faccia. Aurox
si voltó, spinto dalla forza del colpo, e
sollevó il
braccio a bloccare il pugno di Stark.
Mentre si muoveva, si girava e
bloccava, il mostro dentro di lui
fremette, cercando di liberarsi
dalla volontá di Aurox. Anche se la sua
pelle si contraeva e nelle ossa sentiva il
terribile
cambiamento che trasformava il ragazzo
in una bestia cornuta, lui continuó a
rimanere se
stesso. Continuó ad avere il controllo.
«Devi reagire!» gli gridó Zoey.
Aurox bloccó un altro colpo di Stark.
«Non posso!» strilló per tutta risposta.
«Se combatto... mi
trasformo.»
«E allora a cosa cavolo servi?»
Afrodite sollevó le braccia, piena di
frustrazione. «Neferet non ti
lascerá entrare in casa sua, dire alla
Tenebra di sparire e poi uscirtene
tranquillo tenendo nonna
Redbird per la manina!» Intervenne
anche Thanatos: «Hanno ragione, Aurox.
Devi reagire,
lottare. E, mentre lo fai, devi anche
controllare la bestia».
Aurox annuí e, con una paura terribile, si
chinó sotto la mano di Dario armata di
coltello e
risalí di scatto, sferrando un pugno al
mento del Guerriero.
Aurox percepí dolore e rabbia
esplodere in Dario. E lo percepí anche
la bestia. Le emozioni si
travasarono in lui, colmando di potere il
mostro. Il ragazzo tentó di evitarlo, di
controllarlo.
Ma, quando piroettó e diede a Stark un
calcio allo stomaco che gli tolse il fiato,
sentí che i
piedi gli si stavano solidificando per
trasformarsi in zoccoli.
«Pensa alla luce della luna!» gli gridó la
novizia con la Vista Assoluta. «Ce l’hai
dentro di te.
Tenta di trovarla.»
Aurox pensó alla luce della luna e alla
lavanda, all’argento e al turchese, e alla
terra intorno a
lui.
Kalona colpí di nuovo, un altro
formidabile manrovescio. Stavolta
Aurox gli afferró il polso e,
usando la propria forza inumana, si tolse
di dosso l’immortale.
La bestia ruggí.
«Sta perdendo!» disse Afrodite.
«Ragazzi, voi tornate ai tunnel», ordinó
Stark. «Non so per quanto saremo in
grado di
controllarlo.»
«Sará meglio che lo controlliate, perché
noi non andiamo da nessuna parte!
Aurox, tieni duro!»
urló Zoey.
«Ci provo!» gridó Aurox, arretrando
rispetto ai tre Guerrieri che avevano il
fiato corto ma non
lo stavano aggredendo. «Io lo
controllo!»
«Se non lo fai, se ferisci qualcuno di
loro, io ti distruggeró.» Il tono di Kalona
era calmissimo.
Non aveva urlato. Non aveva assunto
una posa di attacco.
Ma Aurox percepí la veritá di
quell’affermazione.
L’immortale potrebbe essere in grado di
distruggermi. Il pensiero fece battere in
ritirata la
bestia, liberando parte della rabbia.
Aurox mantenne la posizione.
«Controllo! Io ho il controllo!»
«Ci conto», intervenne Zoey. «Ragazzi,
dategli tregua un secondo. Ho un’idea.»
I tre Guerrieri assentirono, ma
continuarono a tenere d’occhio Aurox.
Zoey continuó:«Damien, Shaunee, Stevie
Rae... andate ai vostri posti. Formate un
cerchio
intorno ad Aurox». I tre si separarono.
«Afrodite, prendi la candela di Erin e
va’ al posto
dell’acqua.»
«Idea migliore.» Afrodite tese una
candela blu alla novizia con la Vista
Assoluta. «Vai a ovest e
pensa all’acqua.»
«All’acqua? Io?» La ragazza prese la
candela ma scosse la testa, confusa.
Afrodite si tolse di tasca un oggettino
d’argento che aprí di scatto. Aurox vide
la luce danzare
sulla superficie a specchio. Lei lo
sollevó, mettendolo davanti al viso della
novizia. «Leggi la tua
aura.»
Quella sospiró e guardó nello specchio,
poi le sopracciglia le s’inarcarono e gli
occhi
sembrarono due volte piú grandi.
«Wow! Grandioso! Non avevo mai
pensato di leggere me
stessa. Sono di tutte le gradazioni di
blu!»
Afrodite richiuse lo specchio con un clic
e se lo rimise in tasca con aria
compiaciuta.
«Giá,proprio come pensavo.
Quindi, vai a ovest.»
«Mossa saggia, Profetessa», commentó
Thanatos.
«Ho i miei momenti», replicó Afrodite.
Poi si rivolse a Zoey, che osservava a
occhi sgranati
come gli altri novizi.
«Prego, fai pure.»
«Okay, va bene, vediamo se riesco a
essere altrettanto saggia», disse Zoey.
«Come posso aiutare?» chiese Thanatos.
Zoey impiegó meno di un istante a
rispondere: «Crei il cerchio. Stavolta
voglio essere soltanto
lo spirito».
«D’accordo.»
«Aurox, riesci a gestire la situazione?»
gli domandó Zoey.
Lui respirava ancora a fatica e la bestia
indugiava appena sotto la superficie
della sua pelle ma,
da quando i Guerrieri avevano interrotto
l’attacco, era riuscito a riacquistare un
po’ di
controllo. «Sí. Per il momento.»
«Okay, ecco quello che faremo.» Mentre
parlava, Zoey si diresse verso di lui.
«Thanatos, crei il
cerchio.
Noi evocheremo i nostri elementi e li
tratterremo qui, pronti. Guerrieri, una
volta presenti i
cinque elementi, aggredite Aurox.
Aurox...» – si era fermata a pochi passi
da lui e dai tre
Guerrieri – «... voglio che tu risponda
all’attacco e faccia del tuo meglio per
controllare la bestia
ma, quando quel controllo comincerá a
cedere, perché lo vediamo tutti che non
riesci a
fermare quello che ti succede, toccherá a
noi provare ad aiutarti.»
«Come?» le chiese.
«Un po’ l’ho giá fatto prima, quando ho
inviato lo spirito a darti forza.
Immaginalo cinque
volte di piú.
Hai detto che la bestia si alimenta di
violenza, rabbia e dolore, giusto?»
«Giusto», rispose.
«Bene, anche se gli elementi di per sé
non sono né buoni né cattivi, il modo in
cui fanno sentire
noi cinque é decisamente buono, perció
ho pensato che, se incanaliamo verso di
te non solo i
nostri elementi ma anche la piacevole
sensazione che ci procurano, magari tu
potresti
accumulare potere positivo sufficiente a
bloccare la bestia.»
A quel punto, Thanatos raggiunse Zoey
al centro del cerchio. «Aurox, se
funziona sarebbe la
dimostrazione del fatto che tu sei piú
della Tenebra da cui sei stato plasmato.»
«Allora funzionerá, perché io non sono
Tenebra. Non é possibile», asserí
deciso.
«Dimostralo», replicó Stark.
«Lo faró», ribatté Aurox. Poi incroció lo
sguardo di Zoey. «Sono pronto.»
«Allora iniziamo con l’aria.»
Thanatos prese l’accendino che le
offriva Zoey e andó da Damien.
«Aria, sei il primo elemento e io ti
chiamo in questo cerchio.» Dopo avere
acceso la candela
gialla di Damien, si spostó da Shaunee,
evocando il fuoco nello stesso modo. Di
fronte alla
novizia con la Vista Assoluta impiegó
piú tempo dicendo: «Acqua, tu sei
mutevole, sempre
adattabile. Molte volte sei stata evocata
in questo cerchio e ti sei manifestata per
la tua
novizia, Erin Bates.
Ma, proprio come l’acqua, quella
novizia é cambiata e si é adattata a un
altro ambiente. Qui,
aperta ed entusiasta di accettare i tuoi
doni, c’é questa nuova figlia di Nyx.
Come Somma
Sacerdotessa io t’invito in questo
cerchio. Vieni, acqua, e mostra a Shaylin
quanto lei benedetta
sia!»
Thanatos accese la candela blu e la
novizia rimase senza fiato dalla
contentezza.
«La sento! L’acqua é qui, tutto intorno a
me!»
Thanatos sorrise. «E per questo dono
ringraziamo Nyx dal profondo del
cuore.» Quindi arrivó
da Stevie Rae, evocó la terra e accese la
candela verde.
Aurox sentí profumo di erba e di terra.
Inspiró forte, perché gli ricordava il
mattino in cui si era
svegliato al canto di nonna Redbird.
Devo farlo. Lei ha creduto in me e io
non la
abbandoneró.
Poi ecco Thanatos davanti a Zoey.
«Spirito, tu sei l’ultimo elemento a
unirsi al cerchio. Tu apri
e chiudi la nostra unione. Ti chiamo qui
con un sonoro ben trovato! Vieni,
spirito!»
Quando accostó l’accendino alla
candela viola si udí uno sfrigolio e
sbocció una fiamma
d’argento puro che crebbe fino a
diventare una fune lucente che legava
tutti quelli intorno al
cerchio. Aurox percepí il potere
nell’aria.
Prese un profondo respiro e si preparó.
«Coraggio», disse Zoey. «Guerrieri,
attaccate!»
Stavolta fu Stark il primo. Aurox
pensava di essere pronto, ma il vampiro
lo colse di sorpresa.
Invece di sferrargli un pugno, gli diede
un calcio alle gambe facendolo cadere
come un sasso.
Aurox stava cercando di riprendersi e
rimettersi in piedi, quando Kalona gli
assestó un calcio
allo stomaco, mentre Dario gli passava
la lama del pugnale sull’altra spalla.
Aurox reagí in modo automatico: afferró
le gambe dell’immortale e le torse, poi
si giró,
colpendo Dario alla schiena con la mano
che si era giá solidificata in zoccolo.
Entrambi i Guerrieri grugnirono di
dolore e quel dolore si accese dentro
Aurox, come un
fiammifero sul legno secco. La bestia
esplose, ruggí e caricó Stark.
«é ora!» disse Thanatos.
«Ordinate ai vostri elementi di colmare
Aurox!
Mostrategli cosa significa provare la
gioia di aria, fuoco, acqua, terra e
spirito!» gridó Zoey.
Aurox riusciva a stento a sentirla. Voltó
la testa verso di lei e la fiamma
d’argento che la
ragazza teneva in mano attiró
l’attenzione della bestia. Ruggí: voleva
cambiare direzione,
voleva attaccare la fiamma.
Stark urló:«Attenta, Zy! E tu, bastardo,
vieni qui! Non guardarla neanche!» Il
Guerriero diede
una spallata ad Aurox, spingendolo
indietro, ma lui finse di barcollare a
destra e lo colpí col
pugno sinistro, che ormai era uno
zoccolo completamente formato, in
pieno stomaco,
facendolo piegare in due. Aurox stava
abbassando la testa, pronto a caricare e
incornare il
Guerriero, quando gli elementi lo
travolsero.
Questa volta non simulava quando
barcolló all’indietro. Il primo che
percepí fu lo spirito.
Qualcosa dentro di lui prese vita.
Qualcosa che era l’opposto della bestia
di Tenebra che
condivideva la sua pelle. Ci fu un
sussulto di gioia, una sensazione
stranamente familiare, e
subito Aurox giró la testa, lo sguardo
che cercava Zoey.
Fissó i suoi occhi. C’erano delle
lacrime. In una mano reggeva la candela
dalla fiamma
d’argento, ma l’altra era premuta sul
petto.
«Zo, non piangere, se no poi ti cola il
naso», si udí dire con una voce del tutto
normale, del
tutto umana.
Poi una ventata d’aria lo fece restare
senza fiato... e ridere. Sembrava un
minitornado. Il fuoco
era una scarica sfrigolante, raffreddata
dall’acqua. La terra era un odoroso
campo di lavanda,
distensivo e rinforzante.
Aurox rise. Abbassó lo sguardo su
quelli che fino a un attimo prima erano
zoccoli letali. Aveva
di nuovo mani e piedi!
«Non cantare giá vittoria. Non significa
niente se non puoi combattere.» E Stark
gli diede un
pugno. Forte. Dal naso gli uscí sangue e
dolore.
Aurox lo colpí a propria volta,
centrandolo al mento.
«Io posso combattere!» gridó.
Stark crolló a terra.
Dentro di lui la bestia fremeva, ma
Aurox pensó agli elementi: la loro
presenza gli diede forza
e lui si accorse che il mostro si faceva
piccolo per la paura.
Aurox sorrideva quando Dario lo
aggredí. Il ragazzo paró il colpo,
bloccando il polso del
Guerriero con tanta forza da fargli
allentare la presa sul coltello. La lama
scivoló sul pavimento
del seminterrato. Aurox sorrideva
ancora mentre con un calcio faceva
perdere l’equilibrio a
Dario, mandandolo a cadere di schiena.
Con Kalona non fu altrettanto facile. Era
di una velocitá ultraterrena e, adesso che
lui non
poteva piú contare sui riflessi della
bestia, era in grado di parare solo un
terzo dei colpi
dell’immortale. Ma non aveva
importanza. Quello che contava era che
Aurox continuava a
lottare, e continuava a essere umano.
«Okay! Basta, é sufficiente!» L’ordine di
Thanatos arrivó quando Stark e Dario si
erano riuniti a
Kalona, accerchiando Aurox.
I Guerrieri si fermarono, anche se al
ragazzo sembró fossero decisamente
riluttanti.
«Spirito, terra, acqua, fuoco, aria...
ringrazio ciascuno di voi per la vostra
possente presenza.
Ora potete andare, e fino alla prossima
volta ben trovati, ben lasciati e ben
trovati ancora!»
Thanatos chiuse il cerchio. All’unisono,
le fiammelle di tutte le candele ebbero
un guizzo verso
l’alto e si spensero.
«Wow, ha funzionato», commentó Zoey
nel silenzio generale.
Usando la maglietta, Aurox si pulí il
sangue da naso e bocca. In realtá non
pensó a cosa stava
facendo, semplicemente seguí le gambe
che lo portavano da Zoey.
Poi le sue braccia sollevarono la
ragazza e il suo corpo la fece ruotare
mentre la sua voce
gridava: «Ce l’hai fatta!
Ha funzionato!»
A lei sfuggí una risata ma, non appena
Aurox la mise giú, si affrettó ad
allontanarsi da lui,
spostandosi a fianco di Stark.
«Non sono stata solo io a farlo. Siamo
stati tutti noi.»
Prese la mano di Stark e, ignorando
Aurox, sorrise agli altri. «Ragazzi, siete
stati magnifici.»
«Okay, va bene, il cerchio ha funzionato.
Ma da questo come si arriva ad aiutarlo
a portare via
nonna Red–bird dall’attico di Neferet?
Lei non vi lascerá certo creare un
cerchio in casa sua»,
intervenne Stark, «Be’, a questo non
abbiamo ancora pensato», ammise Zoey.
«Dovete vedere Aurox per dargli forza
con gli elementi?» s’informó Thanatos.
«Veramente, no. é piú difficile e non so
per quanto possiamo reggere, ma non
dobbiamo
vedere una persona per inviarle i nostri
elementi», spiegó Zoey.
Thanatos riprese a parlare con lentezza,
come se stesse ragionando ad alta voce:
«Credo che la
risposta sia un incantesimo di
protezione. Che circondi il Mayo. Io
apriró il cerchio e creeró
l’incantesimo, consolidandolo col sale.
Zoey, fintanto che lo spirito é al centro
del cerchio, nel
cuore dell’edificio, il cerchio dovrebbe
tenere».
«L’atrio del Mayo é grande. Ci sono un
bar e un ristorante», intervenne Afrodite.
«Il cibo é
buono e hanno anche una lista di
champagne decente, e inoltre é buio e
romantico.»
«E perché dovrebbe interessarmi?»
chiese Zoey.
«Perché tu e io possiamo sederci lí, a un
tavolo d’angolo con sé paré.Io posso
bermi del buon
champagne e tu puoi fingere di leggere
un noiosissimo ed enorme libro di
scuola mentre in
realtá accendi una versione piú piccola
e meno ingombrante di quella candela
viola e scarichi
sul ragazzo toro tutti gli elementi.»
«E noi dove saremo?» chiese Stark, con
aria per niente contenta.
«Fuori, a occuparvi del branco di
sfigati, in modo che qualche pazzo
vagabondo non inciampi,
per esempio, in Queen Damien facendo
strillare lui, cadere la candela e
mandare tutto al
diavolo», spiegó Afrodite.
«Io non farei mai cadere la mia
candela», ribatté Damien.
«Ah, sí? E se puzzasse davvero da
schifo e pensassi che ha i pidocchi?»
insistette Afrodite.
«Iiihhhh!» fece Damien, rabbrividendo.
«Che vi avevo detto?» concluse
Afrodite.
«Aurox, puoi farcela?» chiese Zoey.
Lui incroció il suo sguardo e rispose
senza esitazioni:
«Sí, posso farcela. Ce la faró. Finché gli
elementi mi danno forza». Non riuscí a
trattenere un
sorriso che era gioia pura.
«Io sono piú di una bestia. Io sono piú
che Tenebra.»
Quindi si rivolse a Thanatos. «Lei ha
detto che potevo scegliere. Io scelgo la
Luce e la via della
Dea.»
Thanatos ricambió il sorriso. «Sí, figlio
mio, sí. Ne sono convinta. E sono anche
convinta che
Nyx ti abbia ascoltato.»
«Be’, di sicuro ha parlato a voce
abbastanza alta da farsi sentire persino
dalla Dea», commentó
Stevie Rae. Peró gli sorrideva anche lei.
Zoey, invece, non sorrideva. Si era
voltata verso Kalona. «Puoi davvero
afferrare mia nonna?
Sembra una cosa ridicola e mette una
gran paura. Voglio dire, Aurox la butterá
giú dal tetto
del Mayo.»
Kalona allargó le ali. Che circondarono
il nostro gruppo, sfiorando il soffitto. Le
ferite
dell’immortale si erano aperte durante
lo scontro e sul suo corpo scorrevano
rivoli di sangue.
Ad Aurox sembrava un dio vendicatore.
«L’afferreró e, quando l’avró presa,
Sylvia Redbird sará del tutto al sicuro.»
Zoey annuí. «Ci conto. Okay, allora,
questo é il nostro piano.»
[eBL 132]
21
ZOEY
Aspettare il tramonto fu un inferno.
Tenere la bocca chiusa mentre gli altri
novizi dello scalo si
alzavano e ciabattavano in giro mezzi
addormentati, prendendosela calma,
mangiando cereali
e parlando di scuola e di compiti e di
altre cavolate che decisamente non
erano salvare mia
nonna mi faceva venire mal di testa e
annodare lo stomaco.
E poi, ovviamente, bisognava
aggiungere il fatto che Aurox era
accovacciato nella torre,
nascosto, in attesa che tornassimo a
prenderlo un attimo prima di dare inizio
al piano di
salvataggio della nonna perché, come
aveva detto Afrodite: «Non possiamo
lasciare che
qualcuno lo veda. Se Neferet avesse
anche il minimo sentore che il torello si
é rifatto vedere
alla Casa della Notte e non l’abbiamo
pestato a sangue, be’, potremmo
dipingergli addosso un
bel bersaglio e dare per spacciata tua
nonna».
Quindi, sí, avevo un mal di testa gigante
e stavo mettendo in preventivo un
megattacco di
diarrea.
«Prenditi delle bollicine marroni», disse
Stark spostando una sedia vicino a
dov’ero io.
«Ce le ho giá», replicai.
«Prendine ancora.» Si chinó, mi bació
sulla guancia e mormoró: «Stai
picchiando il piede come
un’isterica e i ragazzi ti guardano come
se pensassero che stai per esplodere».
Strofinai il viso contro di lui,
approfittandone per bisbigliargli la
risposta: «In effetti...»
«Zy, Conte Chocula?» chiese Stevie Rae
con esagerata allegria.
«Non ho fa...» iniziai, ma Afrodite
m’interruppe.
«Gliene andrebbe proprio una tazza. La
colazione é il pasto piú importante della
giornata.»
«Ma se tu a colazione non mangi mai!»
replicai dandole un’occhiataccia.
Afrodite alzó il calice mezzo vuoto di
champagne e mi dedicó un finto brindisi.
«Io la colazione
preferisco berla, e lo faccio tutti i
giorni. Il succo d’arancia é cibo per la
mente.»
«E lo champagne é l’assassino delle
cellule cerebrali», intervenne Shaylin, la
bocca piena di Lucky
Charms.
«Mi piace pensare che sia un modo in
cui la Dea pareggia i conti. Considera
per un momento
quanto disgustosamente piú intelligente
di tutti voi sarei se non bevessi come
una spugna.»
«Secondo me la tua logica é malata»,
commentó Damien.
«E secondo me sono i tuoi capelli,
quelli malati. é calvizie precoce quella
che vedo?»
Damien restó senza fiato.
Io sospirai.
«Cos’é,Afrodite, hai di nuovo le
mutande strette?» saltó su Stevie Rae
tendendomi una tazza di
cereali.
«A proposito di mutande, la vita di quei
jeans Roper campagnoli da incubo che ti
sei messa
oggi é talmente alta che dovrebbe essere
illegale», ribatté scherzando Afrodite
mentre riempiva
di nuovo il bicchiere.
«Io trovo che Stevie Rae stia
benissimo», disse Shaylin.
«Ovvio. E domani probabilmente
indosserai due scarpe diverse, perché
questo il tuo livello di
stile.»
Cercai di mangiare mentre i miei amici
battibeccavano e Stark mi restava
vicino,
appoggiandomi una mano sulla gamba
per darmi una stretta di conforto di tanto
in tanto.
Ma la mia testa non voleva piantarla.
Okay, capivo perché dovevamo
aspettare fin dopo il
tramonto per raggiungere il Mayo: due
dei cinque rappresentanti degli elementi
sarebbero
andati a fuoco se fossero usciti sotto il
sole. E in piú c’era Stark, che pure lui si
sarebbe
trasformato in una sfogliatina croccante.
Ce la facevo anche ad afferrare che
dovevamo andare
a scuola e alla prima ora, in cui faceva
lezione Thanatos. Ci avrebbe divisi in
gruppi,
assegnando compiti diversi, tutti relativi
ai preparativi per la open night di
sabato. A noi che
dovevamo salvare la nonna, avrebbe
opportunamente assegnato incarichi che
prevedessero
l’uscita dal campus.
Cosí Erin, Dallas e chiunque fosse
entrato per caso o di proposito in
contatto con Neferet non
avrebbe avuto idea di cosa avessimo in
mente, e neppure del fatto che sapessimo
che mia
nonna era scomparsa. O almeno lo
speravamo.
Il difficile era aspettare, soprattutto dato
che i ragazzi che non facevano parte del
piano
gironzolavano con una lentezza
esasperante e ci mettevano una vita a
prepararsi per salire in
autobus.
Aurox era nascosto in cima allo scalo
ferroviario. La nonna era prigioniera di
una gabbia creata
dalla Tenebra.
Era dura fingere che non stesse
succedendo niente. avevo voglia di
camminare su e giú. Avevo
voglia di urlare.
Cavolo, in realtá avevo persino voglia
di colpire qualcosa. O qualcuno. Be’,
Neferet di sicuro.
Ma non avevo voglia di mettermi a
piangere, e pensavo che fosse un buon
segno.
Quando avevo ormai quasi finito i
cereali e la pazienza, Kramisha entró in
cucina
scoppiettando come fuochi d’artificio.
Sí, okay, forse era solo il suo
abbigliamento che faceva
pensare ai fuochi d’artificio, con la
gonna stretch gialla, il golfino viola con
ricamato sul petto in
argento il carro di Nyx che trascina una
scia di stelle, simbolo del quinto anno, e
le zeppe di
pelle rossa quasi in tinta con la parrucca
a caschetto. «Il bus sta aspettando. E,
per quanto Dario
sia gentile, non c’é bisogno di lasciarlo
seduto lá fuori a chiedersi come cavolo
facciate a essere
sempre tutti in ritardo. Forza, scattare!»
Avrei potuto baciarla.
Poi mi trapassó con quegli occhi neri e
mi disse: «Ho una cosa per te».
Lo stomaco mi precipitó alle caviglie
quando frugó nell’immensa borsa Louis
Vuitton e prese il
taccuino viola.
«Non ti so dire quanto odio la poesia»,
s’intromise Afrodite.
«Non mi stressare con le tue menate»,
replicó Kramisha. «Hai avuto una
visione oggi?»
«No, per oggi ho solo cocktail mimosa e
niente visioni, ma grazie per averlo
chiesto», rispose
Afrodite.
«Si direbbe che abbia ripreso io il
lavoro che a te non va di fare,
Profetessa, quindi non avercela
con la mia poesia.» Kramisha fece
cenno di andarsene anche ad Afrodite.
«Sció,vai. Ho detto
che questo é per Zoey.»
«Benissimo. C’é chi dice ’fanculo lo
yoga. Io dico ’fanculo le metafore. E, no,
non intendo
metaforicamente.»
Un colpo di ciuffo e Afrodite sculettó
fuori della stanza.
«Ti serve che io rimanga?» chiese
Stevie Rae.
Guardai Kramisha con aria
interrogativa.
«No», rispose. Poi si rivolse a Damien,
Shaylin e Stark.
«Potete andare anche voi.»
«Ehi, non so se a me sta bene», replicó
Stark.
«Dovrai fartela stare bene per forza
perché sento una fortissima vibrazione
che dice parla con
Zy da sola, e quindi la sto seguendo.»
Sempre stringendo in mano quello che
cominciavo a
considerare il Libretto Viola delle
Disgrazie, Kramisha incroció le braccia
e prese a battere il
piede guardando Stark.
«Vai. L’istinto di Kramisha si é
dimostrato esatto molto piú spesso di
quanto non si sia
sbagliato», intervenni.
«Con ’molto piú spesso’ intende
sempre», mi corresse la Poetessa con
aria straimpaziente.
«Okay, ma continua a non piacermi.
Aspetteró sul bus.» Stark mi
bació,guardó male Kramisha e
se ne andó.
Kramisha scosse la testa. «Ho giusto una
parola per quel ragazzo: comandino.»
«Cerca solo di tenermi al sicuro, tutto
qui.» Kramisha sbuffó.«Sí, certo, é
quello che diceva il
secondo marito di mia zia prima di
spedirla dall’altra parte della stanza con
un ceffone perché
l’aveva guardato storto.»
«Stark non mi picchierebbe mai!»
«Facevo solo per dire. Comunque,
questo é per te e per te soltanto. Non so
perché ho questa
fortissima sensazione che tu debba
ascoltare, riflettere e non dirlo a
nessuno, peró é cosí. Tu sei
la Somma Sacerdotessa e tutto il resto,
quindi puoi fare quello che vuoi, ma io
devo essere
onesta e dirti ogni dettaglio delle magie
che mi entrano in testa.»
«Okay, sí, ho capito. Dai, fammi
leggere.» Allungai la mano verso il
block notes.
Kramisha mi stupí replicando: «No. Non
so come mai, ma questa é una cosa da
dire ad alta
voce. Tu devi solo ascoltare». Quando
inizió a leggere, la sua voce cambió.
Non che fosse piú alta di tono, peró
c’era una forza, un potere nel modo in
cui parlava, nel
modo in cui pronunciava le parole, che
rese il tutto piú un canto che una
semplice poesia in
rima.
«Antico specchio,
magico specchio, t
onalitá di grigio, tante,
celato,
vietato,
interiore, distante.
La nebbia manda via
baciata da magia.
Evoca la fata, é basilare.
Svela il passato.
L’incantesimo é creato
il disastro riesco a evitare!»
Arrivó alla fine e la stanza sembró
molto silenziosa.
«Be’, strana é strana, ’sta roba», disse
Kramisha, sembrando di nuovo se
stessa. «Per te aveva
senso?»
«Non lo so. Sembrava importante, come
se fosse piú di una poesia. Mi piace che
dica che tu
eviterai il disastro.»
«Zy, non era rivolto a me. é per te. Io
non so nemmeno bene cosa sia perché
non somiglia alle
altre mie poesie.
Sembra piú un incantesimo che una
profezia.»
«Un incantesimo?» Mi guardai intorno.
Non c’era niente di diverso. Non era
successo niente.
«Ne sei sicura?»
«No, non ne sono sicura. Prendilo.»
Strappó la pagina e me la tese. «So che
tu e il tuo cerchio
avete in ballo qualcosa. E so che se
potessi me lo diresti.» Sollevó la mano
per fermare la mia
spiegazione non spiegazione. «Non
serve che mi spieghi. Tu sei la mia
Somma Sacerdotessa. Mi
fido di te. Volevo solo darti questo e
dirti che ne avrai bisogno. Quando
succederá, leggila
come ho fatto io. sono parole potenti.»
Presi la poesia, la piegai per bene, e
l’infilai nella tasca davanti dei jeans.
«Grazie, Kramisha.
Spero di poterti dire al piú presto
quanto questo significhi per me.»
«Lo farai. Come ho detto, Zy, io mi fido
di te. Adesso sei tu che devi credere in
te stessa.»
«Giá,lo so. é questo che mi fa paura»,
ammisi.
Kramisha mi strinse in un abbraccio
caldo e forte. «Zy, se non avessi paura
direi che non avresti
il minimo buonsenso. Solo, sii forte, e
ricordati: Nyx non é una stupida, ed é
stata lei a
sceglierti per tutta ’sta menata da stress,
non il contrario.»
«Ti confesso che questo mi fa sentire un
pochino meglio.»
«Be’, non tengo un programma in TV
sulla salute mentale ma sono
intelligente», replicó.
«E per di piú le tue scarpe sarebbero
molto telegeniche», aggiunsi, cercando
di sembrare almeno
semiNormale.
«Giá,mi facevano venire in mente le
pantofoline rosse di Dorothy nel Mago
di Oz, solo che le
mie hanno la zeppa perché io seguo la
moda piú di lei.»
Il suo commento mi parve molto
appropriato perché mi sembrava di stare
seguendo la strada
di mattoni gialli per andarmi a cacciare
in una gigantesca montagna di guai... il
che, immagino,
rendeva Aurox Glinda, la Strega Buona
dell’Ovest. E io? Ero piú che certa che
avrei avuto la
parte del Leone Codardo...
Pensavo di essere pronta a incontrare
Erin. Mi sbagliavo alla grande. Mi
aspettavo che fosse
fredda e distante, visto che si era
comportata cosí negli ultimi giorni.
Sapevo pure che stava
con Dallas: Shaylin ci aveva detto di
averli visti insieme la sera prima, loro e
i loro colori molto
fangosi e molto schifosi. E Shaunee
aveva ammesso di averli visti pomiciare
(anche se si era
rifiutata di raccontarci quelli che aveva
definito «dettagli cruenti»).
Tuttavia non mi aspettavo che Erin fosse
cosí esplicita.
Invece, quando entrammo in aula per la
prima ora, eccola lí, seduta appiccicata
a Dallas in
fondo alla classe con gli altri odiosi
novizi rossi.
«Oh, cavolo, no», mormoró Afrodite
mentre la risata sarcastica da oddioquanto-sono-sexy di
Erin rimbalzava intorno a noi.
«Non prestatele attenzione», sussurró
Shaunee.
Noi eravamo sconvolti nel vedere
quanto Erin fosse caduta in basso.
Shaunee, invece, non la
fissava affatto.
Anzi non diede nemmeno uno sguardo
alla sua ex gemella. Si limitó a
camminare a testa alta,
come se neanche sentisse le infantili
risatine di Erin né si accorgesse delle
occhiatacce che le
arrivavano.
«Shaunee ha ragione.» Abbassai la voce
in modo che potesse ascoltarmi solo il
mio gruppo.
«Erin é come uno di quei bambini cattivi
che vogliono richiamare l’attenzione, in
bene o in
male. Ignorate lei e gli altri di Dallas.»
E cosí facemmo. Mi sedetti in prima fila
con Stevie Rae,
Rephaim e Shaunee da una parte e
Afrodite, Shaylin e Damien dall’altra.
Il posto vuoto di Aurox mi sembró
straevidente. Cosa stará facendo
adesso? Cosa gli passerá
per la testa mentre si prepara ad
affrontare Neferet e salvare mia nonna?
Rinuncerá per paura?
Probabilmente non sará neanche piú allo
scalo quando andremo a prenderlo. A
quel punto
ormai sará, tipo, a metá strada dal
Brasile...
La voce di Shaylin interruppe la mia
iperventilazione interiore: «Guarda lá».
Si era chinata verso
di me passando davanti ad Afrodite e
indicava leggermente con la testa una
ragazza da sola, a
sinistra del nostro gruppo. Stupita,
riconobbi Nicole. Era isolata, seduta
davanti e molto
lontana da Dallas e dai suoi novizi.
«Colori?» le chiese piano Afrodite.
Shaylin rispose sottovoce: «Il rosso é
quasi sparito. E il marrone tipo tempesta
di sabbia sta
diventando oro. é molto bello».
«Mmm», commentai.
«Strano», disse Afrodite.
«Strano che piú strano non si puó»,
bisbiglió Stevie Rae dall’altro lato. «E
comunque continua a
non piacermi.»
Stavo cercando di pensare a qualcosa di
saggio da dire quando Thanatos entró in
classe. «Ben
trovati!» esordí.
«Ben trovata!» replicammo.
Thanatos non perse tempo e gliene fui
molto grata, perché ero veramente stufa
di perdere
tempo. «Non posso chiedervi di
consegnare i vostri compiti a casa, come
farei se questa fosse
una scuola normale. Non fingeró che non
abbiate perso la vostra figura di
riferimento, Neferet,
e che la vostra vita non sia stata fatta a
pezzi.»
«Voglio sapere chi é responsabile
dell’incendio alle scuderie.»
La domanda di Erin stupí non solo me.
Udii un gran bisbigliare tra gli altri
novizi. Shaunee era
sbiancata e persino Thanatos attese piú
di quanto non sia appropriato per un
insegnante,
prima di rispondere: «Pare si sia trattato
di uno sfortunato incidente».
«Be’, io d’incidenti fortunati mica ne
conosco», ghignó Dallas.
«Volevi dire che non ne conosci?» lo
corresse gentilmente Thanatos.
«Perché,tu non sei stato un incidente? Mi
hai raccontato che i tuoi dicevano che
erano andati a
Dallas solo per un weekend, non per
fare un bambino», gli rinfacció Stevie
Rae.
Un gruppo di ragazzi rise e Thanatos li
zittí commentando: «A volte le cose
migliori nascono da
momenti disperati, casuali. Non sei
d’accordo con me, Dallas?»
Lui brontoló qualcosa che nessuno riuscí
a capire.
Udii la voce sospirosa alla Marilyn
Monroe di Erin bisbigliargli
all’orecchio, poi lui chiese:
«Quindi, fondamentalmente, nessuno
pagherá per aver dato fuoco alle
scuderie?»
«Non é stato dato fuoco a niente.»
Nicole non parlava a lui. Guardava
Thanatos e sembrava
che le due fossero sole nella stanza.
«L’ho giá detto a Lenobia. Io ero lí.
C’era vento e la
lanterna si é rovesciata. é successo tutto
in fretta.
Stavo andando nella stanza dei finimenti
per rimettere a posto le spazzole e le
cose che avevo
usato per strigliare una giumenta e l’ho
visto. C’é stata semplicemente una
ventata forte e la
lanterna é caduta... proprio in mezzo al
mucchio di fieno, che si é acceso come
una candeletta.»
Nicole si voltó verso Dallas. «é stato un
incidente. Punto. Fine della storia.»
«Be’, é un bene che tu sia una persona
cosí affidabile, altrimenti la gente
potrebbe pensare che
stai raccontando balle.» Il tono di Dallas
era un insulto.
Thanatos diede un taglio a tutto quel
sarcasmo: «Sí, é cosí. E la nostra
Signora dei Cavalli é
d’accordo con Nicole.
Siamo tutti molto felici che nessuno sia
rimasto ucciso in quell’incidente».
«Peró il fienile é un disastro», mi udii
dire per spezzare lo sgradevole silenzio,
nel tentativo di
tornare a una parvenza di normalitá.
«Questo significa che le lezioni di Studi
equestri sono
annullate?»
«No, affatto.» Thanatos mi rivolse
quella che ero certa fosse un’occhiata
piena di gratitudine.
«Potete Continuare col vostro normale
orario di lezioni. Ma é possibile che vi
venga chiesto di
ripulire e togliere detriti invece di
cavalcare.» Poi si sfioró la fronte, come
se si fosse appena
ricordata qualcosa. «Ovviamente ció
non vale per quanti di voi mi servono
per organizzare
l’open night di sabato.»
Damien alzó la mano.
«Sí, Damien, qual é la tua domanda?»
chiese Thanatos.
«Non é esattamente una domanda.
Volevo solo offrirmi volontario per
aiutare come posso.»
Thanatos sorrise. «Lo apprezzo molto.»
«Quindi sta parlando di ricerche sul
campo?» Era cosí strano sentire la voce
di Erin dal fondo
della classe.
«Immagino che parte di ció di cui ho
bisogno possa essere considerata una
ricerca sul campo,
dato che implicherá che usciate dalla
scuola. Erin, ti stai offrendo
volontaria?»
«Se significa non fare lezione, non c’é
solo Erin tra i volontari», intervenne
Dallas.
Non potevo dare occhiate di sbieco né a
Stevie Rae né ad Afrodite, ma con la
coda dell’occhio
notai che Stevie Rae stava incrociando
le dita.
«Dallas, accetto volentieri la tua
collaborazione. Oggi ho passato molte
ore controllando su
Google gli eventi di beneficenza tenuti a
Tulsa e sembra che uno dei piú riusciti
per la raccolta
fondi si chiami ’Una serata di vino e
rose’, a favore del Garden Center
cittadino. Pare che
appendano miriadi di fili di luci intorno
al giardino delle rose e poi vi tengano
una cena e una
degustazione di vini dopo il tramonto. E
questo, mio interessante giovane
vampiro rosso, é un
compito perfetto per te.»
«Perfetto? A me non piace tanto il vino»,
replicó lui.
Udii Afrodite sbuffare, ma continuai a
guardare avanti, cercando di non
respirare nemmeno.
Sapevo cosa stava architettando
Thanatos e speravo da matti che andasse
tutto bene.
«No, mi hai frainteso», riprese la
Somma Sacerdotessa.
«Desidero soltanto usare la loro idea
d’illuminazione per la nostra open night.
Pensa a come
sarebbe bello il nostro campus con file
di lampadine elettriche avvolte intorno
alle antiche
querce.»
«L’elettricitá andrebbe bene. é da un po’
ormai che dico che questa scuola si deve
aggiornare.
Non sono piú, tipo, gli anni ’60. Qui ci
serve luce vera. I nostri occhi possono
sopportarla.»
Dallas era strafottente come al solito.
«Be’, concordo con te, anche se solo
temporaneamente», disse Thanatos,
sorridendogli. Di
nuovo, mi stupii delle sue fantastiche
qualitá di attrice.
Poi si rivolse a Erin. «Erin, si direbbe
che potresti lavorare bene con Dallas,
perció posso contare
su di te per aiutare a decidere le
decorazioni per la serata? Ovviamente
abbiamo bisogno di
una splendida illuminazione, ma anche
di tavoli coperti da belle tovaglie,
sparsi nel giardino
centrale. Puoi assumerti la
responsabilitá di coordinare gli umani,
oltre che le capacitá elettriche
di Dallas, per realizzare tutto questo?»
«Io sono nata per fare spese e decorare.
Mi dia la carta oro della scuola e sono
dei vostri»,
replicó Erin.
Thanatos la rassicuró:«Avrai un budget
generoso, soprattutto considerato che
mancano pochi
giorni. Il tempo é fondamentale».
«Se ho abbastanza soldi, sono
bravissima a rispettare le scadenze»,
ribatté altezzosa Erin.
Cogliendo l’imbeccata, Afrodite agitó la
mano. Sembrava scocciata e stronza.
Persino piú del
solito.
«Afrodite, hai una domanda?» fece
Thanatos.
«Piú che altro un’affermazione
intelligente. Se deve incaricare qualcuno
di organizzare quello
che serve per un evento benefico,
dovrebbe rivolgersi all’esperta: moi.
Sono cresciuta a latte e quello che in
modo barbaro la borghesia chiama party
planning.»
Il tono e il sorriso di Thanatos erano
paternalistici.
«Sono certa che sia cosí, ma si sono giá
offerti Erin e Dallas.
Comunque ho un incarico anche per te.
Vorrei che lasciassi per poco tempo il
campus e andassi
a parlare coi tuoi genitori, chiedendo se
presenzieranno alla serata.
Dai tuoi commenti alla conferenza
stampa di ieri, presumo di poter contare
sul loro appoggio.»
«Sí, okay, come vuole. Ci parleró.»
Afrodite se la cavava a meraviglia a
recitare la propria
parte. Sembrava incavolata e scocciata
al massimo che Thanatos non avesse
licenziato Erin e
dato l’incarico a lei, il che era
esattamente quello che volevamo. Se
Erin e Dallas credevano di
stare facendo una cosa importante, e il
resto di noi si fosse dimostrato seccato o
con degli
incarichi da poco, Sarebbero stati pieni
di sé. Sarebbero stati insopportabili.
Sarebbero stati cosí distratti da non
riferire a Neferet altro che Thanatos
contava su di loro e gli
dava grandi responsabilitá. Il Punto Uno
stava andando proprio secondo i piani.
Damien alzó la mano e, quando Thanatos
gli diede la parola, sprizzó entusiasmo
da tutti i
pori: «Per favore, potrei andare con
Afrodite? Ho sempre desiderato vedere
dall’interno la
politica cittadina».
«Puah», commentó Afrodite.
«Sí», concesse la Somma Sacerdotessa.
Era il mio turno di alzare la mano. Mi
ero preparata, ma era comunque difficile
mantenere
salda la voce.
«Mmm, io ho chiamato mia nonna per
l’organizzazione della serata e la
vendita della lavanda,
ma non mi ha ancora risposto.»
«Le hai lasciato un messaggio?» chiese
Thanatos.
«Sí, certo.» Sospirai. «E immagino che
non ci sia da stupirsi se ha staccato il
telefono, dopo aver
partecipato con noi al Rituale di
Svelamento e visto cos’é successo alla
mamma e tutto il resto.»
A quel punto andava bene che mi
tremasse la voce, e ne ero davvero
contenta perché faticavo
da matti a mantenere il controllo.
«Quindi, vuole che prenda la macchina e
vada a parlarle al
vivaio?»
«Sí, forse, ma domani o dopo», rispose
Thanatos con un gesto della mano che
allontanava la
questione. «Non credo sia necessario
farlo subito. Oggi ho bisogno che tu
venga con me da
Street Cats. Vorrei che mi presentassi a
suor Mary Angela, che é a capo
dell’organizzazione di
volontariato. Confidiamo giá che tua
nonna ci dia una mano, Zoey, quindi per
ora il nostro
tempo é speso meglio coordinando
l’associazione per i gatti.»
«Oh, sí, okay. Certo.»
«Posso venire a Street Cats con voi?»
Shaylin aveva parlato senza alzare la
mano. «Mi
piacerebbe proprio che un gatto mi
scegliesse.»
Thanatos sorrise. «Ma certo, giovane
novizia.» Spostó lo sguardo acuto su
Stevie Rae. «Somma
Sacerdotessa, ho bisogno che tu ti
accordi con tua madre. Durante
l’intervista hai nominato i
suoi biscotti. Be’, credo che non ci
basterá l’abilitá di pasticciera di una
sola mamma per saziare
l’appetito di Tulsa sabato sera.»
«Posso chiederle di coinvolgere le
mamme del Consiglio scolastico.
Sfornano dolci a raffica per
il club di sostenitori delle Henrietta
Hens.»
«Allora conto su di te per
l’organizzazione dei rinfreschi»,
concluse Thanatos.
«Dunque, per ricapitolare, quelli
nominati capogruppo – Dallas, Erin,
Afrodite, Zoey e Stevie
Rae – dividano i novizi con cui sono piú
in amicizia e deleghino i vari compiti.
Dallas, tu mi dai
l’impressione di essere giá un
Guerriero, quindi puoi fare direttamente
tu la guardia al tuo
gruppo. Zoey, Afrodite e Stevie Rae, se
lo ritenete opportuno, quando uscirete
dal campus
potete includere i vostri Guerrieri.
Confido nel vostro giudizio. Non correte
rischi e non fatevi notare troppo, il che
significa
copritevi i tatuaggi e non indossate
l’uniforme. Non ci servono ulteriori
tensioni tra vampiri e
umani né attenzione da parte
dell’opinione pubblica.
«Inoltre, fra oggi e lunedí, direi che non
c’é bisogno che vi ritroviate qui per le
lezioni. Basta
che i capigruppo vengano da me in
quest’aula per tenermi aggiornata e,
ovviamente, chiedere
aiuto nel caso servisse. Oggi io andró a
Street Cats e dal sindaco con Afrodite,
dopo di che
potete essere sicuri che rientreró alla
Casa della Notte e rimarró al campus, a
vostra
disposizione come sempre.
«Non aspettiamo la campanella per
iniziare. Voi, miei studenti speciali, non
dovete
necessariamente seguire le regole in
modo cosí puntiglioso. So che avete a
cuore il bene della
scuola. Dunque andate e dedicatevi ai
vostri compiti. Vi auguro ben trovati,
ben lasciati e ben
trovati ancora.»
E cosí Thanatos si era liberata di Dallas
ed Erin e del loro gruppo di spie
ficcanaso. Erano
convinti che lei fosse una Somma
Sacerdotessa ingenua che potevano
imbrogliare, e avevano
avuto un sacco di responsabilitá per
l’open night che, ero certa, avrebbero
fatto il possibile per
rovinare, grazie anche all’aiuto di
Neferet.
Noi, invece, stavamo per salvare la
nonna e dare all’inconsapevole sedere
di Neferet una bella
pedata.
Dopo di che avremmo avuto il tempo di
sistemare i casini fatti da Dallas, Erin e
la loro banda
alla festa della scuola. O almeno quello
era il nostro piano.
22
AUROX
L’attesa nella torre dello scalo
abbandonato diede ad Aurox
un’occasione per rilassarsi. Era
strano ma, da quando gli avevano dato la
responsabilitá di salvare nonna Red–
bird, il caos e il
tumulto nella sua testa si erano placati.
Era sulla via giusta. Lo sapeva. E,
quando gli elementi
erano entrati in lui e gli avevano dato
forza sufficiente per controllare la
bestia, Aurox si era
sentito euforico.
«Sono piú di un guscio creato dalla
Tenebra.» Le parole rimbalzarono
contro le pareti di pietra
della torre. Aurox sorrise. Desiderava
poterle urlare dalla terrazza del Mayo.
«E lo faró»,
promise a se stesso ad alta voce.
«Quando nonna Redbird sará libera e al
sicuro, io grideró che ho scelto la Luce
invece della
Tenebra.» In quel momento lo faceva
sentire bene anche solo pronunciare
quelle parole,
benché fosse l’unico a udirle.
A meno che la Dea non stesse
ascoltando...
Aurox alzó gli occhi verso il cielo della
sera. Era limpido e, anche se lo scalo
abbandonato si
trovava in centro cittá, erano visibili
molte stelle, oltre a un sottile e
luminosissimo spicchio di
luna. «La mezzaluna. Il tuo simbolo...
Nyx, se mi puoi ascoltare, io voglio
ringraziarti. Devi
c’entrare tu col fatto che posso decidere
di essere piú di ció che mi ha creato. La
Tenebra non
mi avrebbe dato questa scelta, quindi
devi essere stata tu.
Perció, grazie. E sarei tanto felice se
potessi dare forza a nonna Redbird.
Aiutala a tenere duro finché non vado da
lei a salvarla.»
Fiducioso e felice, Aurox appoggió la
schiena contro il lato rotondo della
torre, chiuse gli occhi
e, col sorriso che gli indugiava sul
volto, sprofondó nel sonno.
Non era abituato a sognare. Di rado
ricordava qualcosa delle ore passate
dormendo, quindi il
sogno della pesca fu insolito fin
dall’inizio.
Aurox non era mai andato a pescare, ma
il molo su cui era seduto gli sembrava
familiare. Il
tranquillo laghetto era di un blu topazio,
incastonato in un bel bosco dall’aria
antica. Non
aveva mai impugnato una canna, ma se
la sentiva bene in mano. Aurox avvolse
il mulinello e
poi lasció volare la lenza. Il galleggiante
cadde sull’acqua con un tonfo che gli
diede
soddisfazione.
Sospiró e osservó pigramente la
superficie simile a uno specchio. E
provó uno shock terribile.
Quello riflesso nell’acqua non era il suo
viso, ma quello di un altro ragazzo!
Aveva capelli
castano chiaro, arruffati, e occhi azzurri
sgranati per lo stupore che Aurox stava
provando.
Sollevó la mano e si sfioró la guancia.
«Questo non sono io», disse al riflesso,
e rimase di nuovo di stucco. Era la sua
voce, ma si
trovava dentro il corpo sbagliato! «é un
sogno. Un’immagine della mia mente
addormentata.»
Ad Aurox sarebbe bastato svegliarsi, ma
non riusciva a smettere di fissare.
Poi il riflesso aprí bocca e Aurox udí se
stesso dire delle parole su cui non aveva
il minimo
controllo. «Ehi, vediamo di chiarirci. Tu
hai solo preso in prestito la mia scelta e
la mia bontá.
Non é roba tua.»
Aurox si spaventó molto. Quel ragazzo,
quel corpo stava dicendo la veritá. Nel
riflesso, Aurox
vide la propria testa muoversi a destra e
a sinistra, negando ció che gli diceva il
cuore. «No, io
ho scelto la Luce invece della Tenebra.
Sono stato io a decidere!»
«Ritenta, amico. Io ho deciso, tu sei solo
un succhiaruote. Quindi non puoi
permetterti di
rilassarti, soprattutto se devi salvare la
nonna di Zo.»
«Zo.» Aurox aggrottó la fronte. «Non
vogliono che io la chiami cosí.»
«Certo che no, Sherlock. É perché io la
chiamavo Zo. comunque, ti sto solo
dando una dritta.
Non essere cosí arrogante. Per te non
sará facile. Io sto facendo del mio
meglio, ma arriverá il
momento in cui dovrai cavartela da
solo.»
Poi un pesce abboccó alla lenza di
Aurox increspando l’acqua,
disturbandone la superficie a
specchio, e mandando in frantumi il
sogno.
Aurox aprí gli occhi. Cercó di prendere
fiato e raddrizzó la schiena. Respirava a
fatica e il cuore
batteva talmente veloce che percepí un
movimento della bestia dentro di lui. Si
alzó e inizió a
camminare per scacciare l’ansia.
Guardó il cielo. La mezzaluna d’argento
si era spostata.
Guardó l’orologio che gli aveva prestato
Stark: erano quasi le dieci. Thanatos
sarebbe andata a
prenderlo da un momento all’altro.
Meglio che riacquistasse il controllo e
si facesse trovare
davanti all’ingresso del vecchio scalo.
Doveva recuperare la fiducia in se
stesso e prepararsi ad affrontare Neferet
e la Tenebra.
Aurox salí la scaletta arrugginita e saltó
giú dalla torre, sul tetto. Da lí corse alla
scala laterale.
Avrebbe aspettato come gli aveva
chiesto Thanatos.
Lei contava su di lui. Zoey contava su di
lui. Tutti contavano su di lui.
Avrebbe dimostrato che avevano fatto
bene ad affidargli la vita di nonna
Redbird.
«Era un sogno, niente di piú», disse alla
notte vuota.
La sua voce era rassicurante, ma il cuore
gli faceva male con l’insinuarsi dei
dubbi.
ZOEY
«Eccolo lí, sta aspettando nel punto piú
buio sotto la tettoia, proprio come gli
aveva detto
Thanatos.» Indicai l’ingresso dello scalo
abbandonato che faceva molto Gotham
City. Aurox era
nell’ombra, ma i suoi capelli
biondissimi e gli occhi color pietra di
luna non erano esattamente
mimetici. Stark accostó e Thanatos aprí
la portiera posteriore di uno dei
numerosi SUV della
scuola, facendogli cenno di salire.
«Non ci sono tutti», esordí Aurox dopo
essere salito in macchina.
«Be’, no, per forza», replicai, pensando
che sembrava proprio nervoso.
«Thanatos ha finto di
dividerci e mandarci a fare commissioni
diverse, in modo che Neferet non
sentisse niente che
potesse renderla sospettosa. ricordi?»
«Oh, sí. Sí.» S’interruppe, poi riprese:
«Ben trovata, Thanatos».
«Ben trovato, Aurox. Non ti
preoccupare. Il resto del gruppo ci
raggiungerá sul marciapiede di
fronte al Mayo.»
«Ti senti bene? Sembri un po’ pallido»,
saltó su Shaylin dal sedile dietro.
Mi feci venire il torcicollo per voltarmi
a guardarla.
«Pallido in che senso? La sua aura sta
cambiando?»
«No, la sua aura é la stessa. Intendevo
pallido pallido. Ha la faccia bianca.»
«Sto bene», asserí deciso Aurox. «Sono
solo ansioso di portare a termine la
missione.»
«Come noi», replicó Thanatos. «Ora
calmati e risparmia la tensione per la
battaglia.»
Aurox annuí e rimase zitto. Io mi
mordicchiai il labbro, pensando alla
nonna, e guardando
fuori del finestrino. Stark lasció 5th
Street e parcheggió sul retro dell’Oneok
Plaza. C’era giá un
altro SUV nero. Ne scesero Dario,
Afrodite, Shaunee e Damien, questi
ultimi con in mano la
candela dei loro elementi. Afrodite si
appoggiava a Dario con una mano,
mentre con l’altra
reggeva un immenso librone di
geometria.
«Geometria? Veramente? é il meglio che
hai trovato per la nostra finta ora di
studio?» Mi
accorsi che balbettavo da matti, ma io la
geometria la odio proprio.
«’Finta’ é la parola chiave. Non
dobbiamo studiare sul serio, ritardata.
Dobbiamo studiare per
finta.»
«Sí, okay, d’accordo», replicai. «Lo so
che non studiamo sul serio, sono solo
nervosa e
preoccupata per la nonna.»
«Il che é del tutto comprensibile.»
Damien mi abbracció.«é per questo che
siamo qui. La
riporteremo a casa.»
Guardó Aurox. «Sei pronto?»
Aurox annuí. A me non sembrava pronto,
ma in fondo probabilmente non lo
sembravo
nemmeno io, quindi cercai di non dare
giudizi. Shaylin e io stavamo prendendo
le candele
degli elementi dalla borsetta, quando
Kalona scese dal cielo silenzioso come
la notte.
«Notizie dalla scuola?» gli chiese
Thanatos.
«Dallas ed Erin hanno diviso i novizi
rossi. Seminano dissenso persino tra i
loro. A cose fatte,
dovremo affrontare il problema.»
«Concordo, ma il piano ha funzionato»,
commentó la Somma Sacerdotessa.
«Sí. Sono cosí impegnati a comandare a
bacchetta gli altri studenti che non
s’interessano
minimamente a quello che fanno Zoey e
gli altri», spiegó l’immortale.
«Erin sta commettendo un grosso
errore», commentó piano Shaunee.
«Io sono contento che lo stia
commettendo senza di te», disse
Damien.
«Sí, ne siamo contenti tutti», confermai.
A quel punto arrivó il mio Maggiolino e
ne scesero Stevie Rae e Rephaim.
«Ragaaazzi, scusate»,
esordí lei correndo a raggiungerci con la
candela verde in mano.
«Erin e Dallas erano in un’auto dietro di
me quindi ho dovuto fingere di andare a
Henrietta.
Cavolaccio, avevo paura che mi
seguissero per tutta la strada, invece
sono usciti dalla
superstrada e ho capito che erano solo
diretti al negozio di luci Garbee’s.»
S’interruppe e mi
diede un’occhiata. «Zy, stai bene? Mi
sembri un cervo beccato dai fari di un
TIR.»
Sbattei le palpebre e mi resi conto che
la stavo fissando.
«Scusa, ma é cosí strano vederti senza
tatuaggi.»
Stevie Rae si portó la mano alla fronte
con molta cautela per non sbaffare il
fondotinta
coprente che nascondeva il suo
bellissimo Marchio di vampira. «Giá,
sembra strano anche a me.
Sembrate strani tutti.»
«Ma ci facciamo notare meno, ed é
questo che conta stasera», ribatté Stark.
Capivo ed ero d’accordo che dovessimo
tenere un profilo basso... cavolo,
persino Kalona
indossava un lungo spolverino di pelle
che, al buio, riusciva quasi del tutto a
nascondere le sue
immense ali. Ma non cambiava il fatto
che senza i Marchi sembrassimo strani e
ordinari.
Troppo ordinari. Quella sera dovevamo
essere potenti e sicuri e straordinari.
Cercai di
concentrarmi sugli aspetti positivi e di
credere che sarebbe andato tutto bene,
ma la veritá era
che mi faceva male lo stomaco e avevo
una gran voglia di piangere.
No. Io non piango. Le ragazzine deboli
piangono. I capi agiscono. E, per il bene
di mia nonna,
se non per il mio, io agiró.
«Ehi, il Marchio ce l’hai dentro. Quello
non lo si puó coprire, né perdere o
dimenticare»,
sentenzió Stark, che ovviamente
percepiva la mia tensione.
«Grazie di avermelo ricordato»,
replicai, sfiorandogli il viso
temporaneamente privo di
tatuaggi.
«Ricordiamocelo tutti. Il nostro potere
non si fonda sui simboli esteriori della
nostra gente, ma
dentro di noi, attraverso le scelte che
facciamo e i doni che ci regala la nostra
Dea», intervenne
Thanatos.
«E quindi cominciamo. Il primo passo
stasera consiste nell’apertura del nostro
cerchio e nella
creazione di un incantesimo protettivo.
Una volta che avró dato il via
all’incantesimo, il
cerchio risulterá nascosto. Finché
rimarrá integro, ciascuno di voi cinque
sará al sicuro. Gli occhi
umani non vi vedranno. Le braccia
umane non potranno farvi del male. Ma,
prima e dopo la
realizzazione dell’incantesimo, sarete
tutti vulnerabili.»
Avevo i peletti sulle braccia dritti come
pali e dovetti prendere un gran respiro
per evitare di
sclerare del tutto.
Continuavo a guardare Aurox di
sottecchi. Da quando eravamo andati a
prenderlo quasi non
aveva aperto bocca. Rividi mentalmente
la Dea, come l’ultima volta in cui mi era
apparsa,
prosperosa, saggia e forte, e pregai in
silenzio: Ti scongiuro, Dea, fa’ che lui
sia pronto!
«Shaunee, la parte anteriore del Mayo é
rivolta a sud.
Anche se é inverno, davanti all’ingresso
ci sono dei tavolini da bistrot. é lí che ti
posizionerai
con la tua candela.
Dario, va’ con lei. Proteggila», ordinó
Thanatos.
Il Guerriero rispose in tono solenne:
«Lo faró, Somma Sacerdotessa. E saró
anche abbastanza
vicino da proteggere Afrodite e Zoey, se
fosse necessario».
«I tavoli fanno parte del ristorante. Li
lasciano fuori per i fumatori», spiegó
Afrodite. Si frugó
nella borsetta e lanció a Shaunee un
pacchetto di sigarette.
«Fumi?» Poteva sembrare sciocco, ma,
dopo tutto quello che avevamo passato
insieme, il
pensiero che Afrodite fumasse mi
sconvolgeva.
«Diavolo, no! Non sai quante rughe ti
vengono se fumi? Pelle tipo carne sotto
sale a trent’anni,
figurati. So dei tavoli per fumatori
perché sono giá stata qui al ristorante,
quindi sono venuta
preparata.» Afrodite guardó Shaunee.
«Mentre Zoey e io fingiamo di studiare,
tu puoi fingere
di fumare e che Dario sia il tuo ragazzo.
Come prima, ’fingere’ é il concetto
principale. Tieni in mente che dai
finestroni ti posso vedere
e che se fingi troppo bene ti faccio
secca. Oh, tra l’altro, ordina la zuppa al
white chili. Quella
non devi fingere di mangiarla: é ottima.»
«Grazie», fece Shaunee. «E, anche se sei
piú che odiosa, grazie per avermi
prestato il tuo
Guerriero.»
«Non parlarne neanche. E intendo in
senso letterale.
Mai.»
Thanatos continuó ignorando Afrodite e
tutti noi:
«Damien, lungo il lato est del Mayo c’é
un vicolo. é poco illuminato e ci tengono
i rifiuti. Puoi
sistemarti lí. Stark, tu andrai con lui. Se
qualcuno dovesse cercare di distrarlo
prima che il
cerchio sia creato, usa tutte le tue
capacitá di controllo mentale per far
andare via quella
persona».
Stark annuí. «Capisco. Non lasceró che
nessuno dia fastidio a Damien. Proprio
come Dario non
lascerá che nessuno dia fastidio alla mia
Zy.»
«Su questo hai la mia parola», disse
Dario.
Strinsi la mano a Stark. Sapevo che
detestava che fossimo divisi ma, come
me, ne capiva il
motivo. Il cerchio andava protetto, e
l’aria di Damien era il primo elemento a
essere evocato,
per cui sarebbe dovuto restare in un
vicolo freddo e buio ad aspettare che
Thanatos facesse il
giro dell’isolato e realizzasse
l’incantesimo.
Damien sarebbe stato molto piú
vulnerabile di me, seduta in un bel
ristorante a fingere di
studiare geometria.
«Stevie Rae, il vicolo di Damien
incrocia un piccolo ingresso per i
dipendenti sul retro
dell’edificio, da questo lato di 4th
Street.»
Stevie Rae annuí. «Quello é il mio nord.
Rephaim e io saremo lí.»
Thanatos si rivolse a Shaylin.
«Cheyenne é la strada che segue il lato
ovest del Mayo. Non c’é
un nascondiglio adeguato per te. é
semplicemente un marciapiede. L’acqua
é il terzo elemento
a essere chiamato. Non ti mentiró: sarai
sola finché terra e fuoco non completano
il cerchio.»
«No, non é cosí», replicai in fretta, grata
delle parole che mi suggeriva l’intuito.
«Ci sará Nyx
con lei. Le ha giá regalato dei doni
fantastici: la Vista Assoluta e un’affinitá
con l’acqua, oltre
alle capacitá mentali di tutti i novizi
rossi.»
«é vero, Shaylin», aggiunse Stevie Rae.
«Sei stata Segnata da poco, quindi non
hai ancora avuto
il tempo di esercitarti dato che, be’,
abbiamo deciso che non é tanto carino
ficcanasare nella
testa delle persone normali, peró lo puoi
fare. Se qualcuno ti rompe, tu lo fissi.
Quando
incrocia il tuo sguardo, di’ quello che
vuoi che faccia e intanto pensa
intensamente a quella
cosa.»
Shaylin annuí. Non sembrava affatto
nervosa, ma salda come una roccia. «Mi
concentro e
penso: Vattene, lasciami in pace,
dimentica di avermi visto! Giusto?»
Stevie Rae sorrise. «Sí, giustissimo.
Visto? Dettofatto.»
«Staró in guardia anche per te», disse
Kalona.
«No! Shaylin é in grado di cavarsela da
sola. Lo siamo tutti. Il tuo compito é di
non staccare
mai gli occhi dalla cima del Mayo e dal
terrazzo di Neferet. Non appena vedi
mia nonna, ti
precipiti a salvarla. Per stasera é l’unico
incarico che hai», sentenziai.
«Non é vero, giovane Sacerdotessa»,
s’intromise Thanatos. «Kalona é il mio
Guerriero e, in
quanto tale, ha la responsabilitá di
proteggere i nostri novizi, oltre che me.»
Raggiunse l’immortale alato. «Seguimi
passo passo mentre creo il cerchio e
realizzo
l’incantesimo. Veglia su di noi.
Accertati che tutto sia pronto per ció che
intendiamo ottenere stasera.» Lo sguardo
di Thanatos
si spostó su di me e poi su Aurox, a
margine del nostro gruppetto.
«Finché il cerchio non é completo, non
devi entrare nella tana di Neferet.»
«Aspetteró fino a quando non mi sentiró
ricolmo degli elementi», disse Aurox.
«Ricorda, Aurox, senza la forza degli
elementi, tu non puoi controllare la
bestia, che emergerá
quando Neferet si renderá conto che sei
andato da lei per la sua prigioniera»,
continuó
Thanatos.
«Me ne ricorderó.»
«E io mi accerteró che il vostro cerchio
sia chiuso», disse Kalona. «Vi osserveró
dal cielo e vi
difenderó.»
L’immortale alato spostó i gelidi occhi
d’ambra su Aurox.
«Renditi conto che non ti posso aiutare.
Dovrai combattere da solo per uscire
dalla casa di
Neferet.»
Questo mi stupí un po’. Ero stata cosí
concentrata sul portare in salvo mia
nonna che non
avevo nemmeno preso in considerazione
quello che sarebbe successo dopo ad
Aurox.
«Aspetta, non puoi portare via di lá tutti
e due?» chiesi a Kalona.
«In sicurezza? No. Anche la mia forza
immortale ha dei limiti. Aurox, se ti
lasciassi cadere dal
cielo, rimarresti ucciso?»
Era davvero folle ascoltare Kalona
parlare ad Aurox di precipitare dal cielo
come se gli stesse
chiedendo se col groviera preferiva
prosciutto o tacchino.
Aurox mosse le spalle, inquieto. «Credo
che dipenderebbe dal fatto che la bestia
si sia
manifestata oppure no. é molto piú
difficile distruggere lei di me.»
Adesso toccava a me sembrare
stranamente calma quanto quei due.
«Quando la nonna sará al
sicuro, richiameremo i nostri elementi.
A quel punto, Aurox, lascia che la bestia
assuma il
controllo quel tanto che basta a farti
uscire da lí.»
«Credi che sia possibile?» gli domandó
Thanatos.
«Forse. Penso dipenderá molto da
Neferet. Io... io non avevo pensato a
come uscire, solo a
come entrare», replicó Aurox.
«Sono d’accordo con Zoey. Usa la
bestia. In precedenza a Neferet é servito
un sacrificio per
controllarla. Le servirá di nuovo, ma noi
gliel’avremo tolto», consideró Thanatos.
«Puó
garantirti la salvezza. Quando tornerai in
te, vieni di nuovo alla Casa della
Notte.»
Il viso di Aurox sembró illuminarsi.
«Per restare? Potró andare a scuola lí?»
«Questa é una domanda troppo grande
perché possa rispondere io da sola. Sará
il Consiglio
Supremo a decidere il tuo destino»,
replicó Thanatos.
Trattenni il fiato, aspettandomi che,
rendendosi conto che in pratica si
trattava di una missione
suicida, Aurox rinunciasse, ci mandasse
tutti al diavolo e se ne andasse via.
Non fece nessuna di quelle cose ma
incroció il mio sguardo e disse: «Ho una
cosa da chiederti».
«Okay, sentiamo.»
«Cosa significa essere un
succhiaruote?»
Mi sarei stupita di meno se Aurox si
fosse accovacciato in un angolo a
partorire una cucciolata
di gattini. Per un secondo neppure mi
venne una risposta, poi sbottai: «é gergo
sportivo. Vuol
dire che non ti sei guadagnato quello che
ottieni ma che é stato qualcun altro a far
fatica, tu
subentri all’ultimo e ti prendi il merito».
Il viso di Aurox era una maschera priva
di emozioni.
Prese un respiro profondo e lo emise
lentamente. Lo fissavamo tutti, ma lui
non disse niente.
Se ne stava lí, a respirare, immobile
quasi come una statua.
La voce di Stark spezzó il silenzio:
«Okay, allora, a chi é che stai
succhiando la ruota?»
Aurox spostó lo sguardo di luna sul mio
Guerriero.
«A nessuno. Proprio a nessuno, e stasera
lo dimostreró.» Poi i suoi occhi si
fissarono di nuovo
nei miei. «Quando sento la presenza
degli elementi vado da Neferet. Non
appena nonna
Redbird é in salvo, fate come hai detto.
Ritirate gli elementi. Poi scappate. Non
correró il rischio di fare del male a
qualcuno di voi e
non posso essere sicuro di mantenere il
controllo della bestia. Di’ a nonna Red–
bird che la sua
salvezza é piú importante della mia.»
tornó a guardare il gruppo. «Ben trovati,
ben lasciati e
ben trovati ancora.» Quindi Aurox si
allontanó di corsa, attraversó la strada e
sparí oltre la
porta del Mayo.
«Per lui sará una notte di schifo»,
commentó Stark.
«Eufemismo del secolo», ribatté
Afrodite. «Per lui é tutta la vita che sará
uno schifo.»
23
NEFERET
«Allora, vecchia, cosa pensi ci sia nel
tuo sangue di tanto rancido che i miei
piccoli non possono
berlo?»
La testa di Sylvia Redbird si voltó con
infinita lentezza. I suoi occhi erano laghi
scintillanti
dentro la gabbia di Tenebra. «I tuoi
burattini non possono bere da me perché
ho avuto il
tempo di prepararmi al tuo arrivo.»
L’anziana signora aveva la voce roca,
ma v’indugiava ancora una forza che
stupí moltissimo
Neferet, oltre a darle un gran fastidio.
«Eh, giá, perché tu sei cosí speciale e
amata dalla tua
Dea. Ma no, aspetta», esclamó Neferet
con finto shock. «Se sei davvero cosí
speciale e amata,
come mai ti trovi qui, tormentata dai
miei piccoli? Perché la tua Dea non ti
salva?»
«Tsi Sgili, sei tu che mi hai definito
speciale, non io. Se me l’avessi chiesto,
mi sarei definita
apprezzata dalla Grande Madre Terra.
Niente di piú. Niente di meno.»
«Se é cosí che la tua Madre Terra tratta
una sua apprezzata figlia che le chiede
aiuto gridando,
potrei forse suggerirti di cambiare dea?»
Neferet sorseggió il vino corretto con
sangue. Non
sapeva bene perché sentisse il bisogno
di deridere quella donna. Il suo dolore e
la sua morte
imminente le sarebbero dovuti bastare,
ma non era cosí. Neferet detestava che
Sylvia non
urlasse. Che non implorasse. Dopo che
Kalona era volato via, Sylvia aveva
persino smesso di
gemere di dolore. Adesso, Quando non
stava zitta, la vecchia signora cantava.
Neferet odiava quei maledetti canti.
«Non ho chiesto aiuto alla Grande
Madre Terra. Ho solo implorato la sua
benedizione, e lei
me ne ha data dieci volte tanto.»
«La sua benedizione! Sei dentro una
gabbia di Tenebra che ti sta uccidendo in
modo lento e
doloroso. Cosa sei, una santa cattolica?
Devo forse crocifiggerti a testa in giú e
decapitarti?»
Neferet rise, ma persino per lei quel
suono risultó vacuo. Io ho bisogno di
adulazione e
venerazione! Come posso regnare da
Dea senza adoratori?
«Sei stata tu a uccidere i professori.»
Sylvia non aveva fatto una domanda, ma
Neferet sentí la necessitá di risponderle.
«Certo che
sono stata io.»
«Perché?»
«Per creare caos tra umani e vampiri, é
ovvio.»
«Ma che vantaggio ne hai?»
«Il caos brucia: la gente, i vampiri, la
societá.. Il vincitore che emergerá dalle
ceneri controllerá il
mondo. E il vincitore saró io.»
Sentendosi compiaciuta e rafforzata,
Neferet sorrise.
«Ma il potere ce l’avevi giá.Eri Somma
Sacerdotessa della Casa della Notte. Eri
amata dalla tua
Dea. Perché buttare via tutto?»
Neferet la guardó con le palpebre
strette. «Potere non significa controllo.
Quanto potere
esercita la tua Grande Dea Terra se non
é in grado di fare una cosa semplice
come decidere o
no se ti toglieró la vita? L’ho imparato
da tanto, che il controllo é l’unico vero
potere.»
Sylvia scosse la testa, sembrando
finalmente stanca.
«Tsi Sgili, non puoi davvero controllare
nessuno tranne te stessa. Potrebbe
apparire il contrario,
ma ognuno fa le proprie scelte.»
«Davvero? Testiamo la tua teoria.
Immagino che tu preferisca vivere.»
Neferet s’interruppe, in
attesa della reazione di Sylvia.
«Preferirei.» La risposta fu un sussurro.
«Bene, credo di poter controllare se
vivrai o morirai.
Adesso, vediamo chi ha piú potere.»
Neferet sollevó il polso. Con un
movimento rapido ed
esperto, passó l’unghia appuntita sulla
vena pulsante. «Comincio a trovare
noiosa la
conversazione.» Mentre il sangue
scorreva, il tono di Neferet divenne una
cantilena.
«Venite, bambini, gustate la mia rabbia,
usate il mio potere per chiuder la sua
gabbia!»
I tentacoli di Tenebra le scivolarono
intorno, impazienti di bere dal suo
polso. Corroborati,
tornarono da Sylvia. L’anziana signora
sollevó le braccia in un gesto di difesa,
ma nel farlo
numerosi dei suoi bracciali si
spezzarono, spargendo argento e turchesi
tra le sbarre della
prigione che si chiudeva su di lei, per
andare a cadere, innocui, nella pozza
sempre piú grande
del suo sangue.
Quando tentó di riprendere il canto, le
parole vennero bloccate dai fili pulsanti
che si
arrotolavano sulla pelle delle sue
braccia rimasta nuda e indifesa.
Sylvia Redbird trattenne il fiato per la
rinnovata sofferenza. Neferet rise.
KALONA
Gli umani non guardano in alto. Quello
non era cambiato con l’invecchiare del
mondo.
L’uomo aveva conquistato il cielo e
tuttavia, a meno che non ci fosse un
tramonto splendente
o una scintillante luna piena, di rado gli
esseri umani guardavano al di sopra
delle loro teste.
Kalona non lo capiva ma ne era
contento. Giró intorno al Mayo,
individuando Damien, Stevie
Rae, Shaylin e Shaunee. Poi tornó
all’Oneok Plaza, atterrando accanto a
Thanatos.
«I quattro sono in posizione.»
Thanatos annuí. «Bene. Zoey é entrata. é
ora di cominciare.» Di sotto la
voluminosa veste di
velluto, trasse una grossa borsa scura e
una scatola di lunghi fiammiferi di
legno.
Kalona indicó la borsa. «Sale per
consolidare cerchio e incantesimo?»
«Sí, é un edificio molto grande. Il sale in
zucca non basta.»
L’immortale annuí, pensando che in
realtá aveva iniziato ad apprezzare
l’asciutto senso
dell’umorismo di Thanatos. «Speriamo
che in quella borsa ci sia anche un po’ di
fortuna.»
«Fortuna? Non pensavo che gli
immortali ci credessero.»
«Dobbiamo salvare un’umana, non
un’immortale. Gli umani incrociano le
dita e si augurano
buona fortuna a vicenda. Li sto
semplicemente imitando. E poi credo
che ci serva tutto l’aiuto
che possiamo ottenere. Se questo
implica un po’ di fortuna, l’accetteró.»
«Anch’io.» Thanatos gli tese la mano.
«Comunque vada stasera, so che
manterrai il giuramento
fatto a me e, attraverso di me, a Nyx.
Kalona, ti auguro che tu benedetto sia.»
Lui le strinse l’avambraccio e chinó la
testa in segno di rispetto. «Ben trovata,
ben lasciata e ben
trovata ancora, Somma Sacerdotessa.»
Kalona si lanció nel cielo mentre
Thanatos attraversava 5th Street ed
entrava nel vicolo scuro in
cui attendeva Damien, protetto da Stark.
Posatosi su un contrafforte in pietra
della facciata est,
Kalona osservava dall’alto. Si stupí che
la voce della Sacerdotessa arrivasse
tanto chiara fino a
lui: la forza dell’incantesimo della
vampira era tangibile e, se poteva udirla
lui, lo stesso valeva
per qualche umano.
«Vieni, aria, unisciti al cerchio che creo
stavolta,
proteggi, difendi, sii presente e tutto
ascolta.»
Thanatos sfregó il fiammifero e la
candela gialla prese vita, illuminando il
viso serio di Damien.
Stark era davanti a lui, arco e freccia in
mano. Kalona si libró in volo Mentre la
Somma
Sacerdotessa ripercorreva rapida i
propri passi, la mano in tasca, per
gettare una scia di sale. Le
luci dell’atrio del Mayo riverberarono
sui minuscoli cristalli, che dall’alto
parevano disegnare un
sentiero di diamanti.
Thanatos raggiunse il tavolino cui
sedevano Dario e Shaunee. La giovane
novizia aveva
sistemato la borsetta in modo che
impedisse ai passanti di vedere la
candela rossa.
«Vieni, fuoco, unisciti al cerchio che
disegno
vigile, forte, per darci ció di cui
abbiamo bisogno.»
Il fiammifero si accese prima ancora che
la vampira potesse sfregarlo, facendo
avvampare la
candela rossa con un sonoro vuuuscc.
Kalona si acciglió.Era un bene che gli
elementi si stessero manifestando, ma
avrebbe preferito
che fossero meno rumorosi.
Continuando con la scia di sale,
Thanatos giró intorno all’edificio fino al
marciapiede della
strada chiamata Cheyenne. Anche lí,
sulla parete, c’erano dei contrafforti
circa a metá dei nove
piani, dove Kalona poté appostarsi e
osservare la piccola novizia seduta a
gambe incrociate in
mezzo a due siepi. Shaylin si era
nascosta cosí bene che Thanatos quasi le
passó davanti senza
vederla. Kalona approvó. «Giovane ma
astuta. Nyx non si é sbagliata nel
sceglierla», mormoró.
«Vieni, acqua, unisciti al cerchio,
t’imploro,
scorri, lava, riempi, rafforza, questo é il
tuo lavoro.»
La candela blu non prese vita con
un’esplosione, come aveva fatto il fuoco
di Shaunee, ma
inizió a bruciare in modo uniforme e
Kalona percepí il fresco profumo delle
piogge di
primavera arrivare fino a lui.
Riprese la via del cielo, sempre
seguendo la Somma Sacerdotessa.
Stevie Rae aspettava sul retro del
palazzo insieme con Rephaim. Thanatos
dovette scendere
una scaletta ripida e buia e districarsi
tra camioncini delle consegne. Kalona
volteggiava
osservando con attenzione. Rephaim
protegge la sua Stevie Rae, e io
proteggo lui. Ma
sembrava che una vigilanza cosí stretta
non fosse necessaria. La notte era
silenziosa come la
morte mentre Thanatos si fermava di
fronte a Stevie Rae.
«Vieni, terra, unisciti al cerchio di
stasera,
sostieni, motiva, mantieni la fiducia
nella nostra sfera.»
La candela verde sfrigoló e si accese. A
quella luce guizzante, Kalona intravide
il viso di
Rephaim. Il ragazzo aveva un’aria
solida e sicura, come se fosse convinto
che il risultato di
quella notte non potesse che essere
positivo.
L’immortale desideró avere la fede di
suo figlio.
Riprese il volo, tenendo d’occhio
Thanatos che completava il cerchio
intorno al Mayo,
tagliando per il vicolo sul retro e
passando rapida e silenziosa oltre
Damien e Stark,
racchiudendo l’edificio in una striscia di
sale. Raggiunta di nuovo l’entrata
principale, la
vampira esitó solo il tempo di guardare
in alto. Kalona incroció il suo sguardo
prima di alzarsi
verso la cima dell’Oneok Plaza e
appollaiarsi lá.Da quell’osservatorio
privilegiato, l’immortale
vide la Somma Sacerdotessa entrare al
Mayo.
La perse di vista un istante ma poi
scorse il suo mantello scuro dal
finestrone del ristorante su
cui dava il tavolo di Zoey e Afrodite.
Kalona non poteva udirne le parole, ma
lei mormoró ció che mancava a
completare
l’evocazione degli elementi:
«Vieni, spirito, unisciti al cerchio in
questo momento,
aiutaci, riempici, sulla tua forza
facciamo affidamento».
Zoey si era portata in tasca una
minuscola candela votiva viola. Lei e
Afrodite avevano parlato
di nasconderla dietro il libro di testo
che usavano come oggetto di scena.
Kalona non riusciva a
vedere la luce della candela, ma era
assolutamente certo che il cerchio fosse
stato creato e
l’incantesimo di protezione realizzato.
Percepí una ventata di potere
elementale, che gli pizzicó la pelle come
una scintilla elettrica.
No! avrebbe voluto gridare alla notte.
Se posso percepire l’incantesimo, lo
fará anche Neferet!
Con un orribile presentimento, Kalona
fissó lo sguardo sulla terrazza dell’attico
del Mayo. Non
riusciva a vedere oltre la balaustra di
pietra. Doveva forse alzarsi in volo e
correre il rischio che
lei lo scoprisse? Cosa stará succedendo
lá dentro?
«Spicciati, ragazzo. Vai lassú e distrai
Neferet, in modo che non si accorga del
cerchio qui sotto
e la sua vendetta ricada solo su di te. Mi
accerteró che se ne vadano tutti salvi.
Porta via la
vecchia signora prima che la Tsi Sgili ti
uccida!» Era quella la veritá che non era
stata detta ad
alta voce. Kalona lo sapeva, e pensava
che lo sapesse anche Aurox: non ci
sarebbe stato
scampo per lui. Quella notte, Neferet
avrebbe ucciso il suo Strumento
traditore.
Kalona percepí il calore e seppe che
Erebo si era materializzato prima ancora
che parlasse. Non
staccó lo sguardo dalla terrazza di
Neferet.
«Pronto ad accettare il mio aiuto,
fratello?»
«Perché dovrebbe servirmi il tuo aiuto?
Sono sempre stato io il Guerriero
migliore», replicó.
«Il Guerriero migliore, forse, ma non il
migliore Consorte.»
Kalona si rifiutava di reagire alla
punzecchiatura.
«Quello era il tuo titolo, non il mio.
Torna dalla tua Dea. Stasera non ho né il
tempo né la
pazienza per discutere con te.»
La risposta di Erebo fu in tono
impassibile: «La Tenebra non puó bere
da entrambi noi. Se volo
di lá con te, possiamo liberare la
vecchia signora e riportarla da quelli cui
vuole bene. Neferet
non ci potrebbe fermare».
Kalona si mosse quel tanto che bastava a
dare un’occhiata al fratello senza
perdere di vista la
balconata.
«Perché lo faresti?»
«Per ottenere ció che voglio, é ovvio.»
«E sarebbe?»
«Che tu sparisca dalla Casa della Notte,
da qualunque Casa della Notte. I
vampiri non sono la
tua gente. Creati un’eternitá altrove e
lascia questi figli alla Notte e al suo
Sole.»
«Sono legato per giuramento alla Morte
come suo Guerriero, e non commetteró
spergiuro.»
«L’hai giá fatto in precedenza. Una volta
in piú o in meno cosa cambia?»
«Non saró mai piú uno spergiuro!» La
rabbia di Kalona fece increspare l’aria
del gelido potere
della luce lunare.
Dal corpo baciato dal sole di suo
fratello si levó una foschia che scivoló
sulle ali candide. Erebo
si scosse e la foschia svaní. «Come al
solito, pensi solo a te stesso», ghignó
con aria di spregio.
Kalona scosse la testa, disgustato.
«Cosa direbbe Nyx sentendoti barattare
la vita di un’anziana
signora?»
Erebo sbuffó. «Tu parli a me della vita
di una vecchia? Quante donne, giovani e
anziane, hai
distrutto durante i secoli del tuo esilio?»
Kalona diede le spalle al fratello. «Nyx
non sa che sei qui. Io sono stato bandito.
Io ho infranto
un giuramento. Tuttavia sono abbastanza
saggio da sapere che, se lo scoprisse, la
tua Dea
disprezzerebbe ció che stai facendo.»
«É te che disprezza la mia Dea!»
Kalona non lo guardó andarsene.
L’assenza di calore e malizia era prova
sufficiente del fatto
che Erebo fosse tornato nell’Aldilá.
In silenzio, Kalona continuó a fissare lo
spazio che lo divideva dalla terrazza.
Non ci volle
molto perché Thanatos lo raggiungesse.
«Il cerchio é aperto. L’incantesimo é
realizzato. Adesso
possiamo solo aspettare», esordí la
Somma Sacerdotessa.
«E osservare», convenne l’immortale
alato, aggiungendo tra sé:E sperare.
AUROX
Percepí il potere dell’incantesimo
protettivo e capí subito cosa significava.
Senza esitare, Aurox
si precipitó nell’ascensore e premette il
pulsante dell’attico. «In fretta! Dai, fa’ in
fretta!» gridó
alle porte chiuse. Troppo lento. Devo
arrivare subito! Se l’ho percepito io
l’incantesimo, se ne
sará accorta anche lei! Aurox avrebbe
voluto picchiare i pugni contro le pareti
della scatola di
metallo che procedeva cosí piano. La
frustrazione lo travolse, calda e densa.
La bestia si agitó.
Aurox smise di muoversi. In preda al
panico, rallentó la respirazione.
Controlla la bestia...
controlla la bestia... prese a ripetere
nella mente. Fu quando infine
l’ascensore raggiunse
l’ultimo piano e le porte si aprirono che
gli elementi lo trovarono. Con un’ondata
di energia,
lo ricolmarono di forza e di calma,
smorzando il calore della bestia.
Lui emise un lungo sospiro di sollievo e,
con rinnovata fiducia, mise piede sul
liscio marmo
dell’ingresso. L’odore del sangue di
Neferet era penetrante. Per un attimo,
Aurox non
comprese. Che nonna Redbird fosse
riuscita a ferire la Sacerdotessa?
Poi udí una risata e il familiare fruscio
che facevano i tentacoli di Tenebra
quando si nutrivano.
E udí anche i terribili gemiti di una
donna che soffriva. Facendosi coraggio,
Aurox trasse forza
dagli elementi e si mosse rapido e
silenzioso verso il soggiorno della suite.
Pensava di essere preparato a ció che
avrebbe visto.
Sapeva che Neferet aveva ingabbiato
nonna Redbird nella Tenebra. Sapeva
che lei sarebbe
stata ferita e spaventata. Ma era molto
peggio di come se l’era immaginato!
Riservó alla nonna
solo un’occhiata, incrociando il suo
sguardo pieno di dolore appena un
istante. Era su Neferet
che doveva concentrare l’attenzione.
Lei non sembrava neppure essersi resa
conto della sua presenza. Era sdraiata
sul grande divano
nero a semicerchio. Aveva le braccia
aperte, i palmi all’insú, e stava ridendo.
Tutto intorno a
lei c’erano tentacoli di Tenebra che
brulicavano sui cuscini e si
contorcevano gli uni contro gli
altri: fremevano per raggiungere i polsi
sanguinanti di Neferet. Quando una
bocca lasciava la
sua pelle, ecco che un’altra era pronta a
sostituirla. Aurox rimase a guardare i
fili gonfi scivolare
fino alla gabbia che tratteneva nonna
Redbird, dove si univano agli altri che,
simili a rasoi,
stavano infierendo sulla vecchia signora
creando le stesse ferite da cui era
appena guarito
Kalona.
Aurox sapeva che Sylvia non sarebbe
stata altrettanto fortunata.
Raggiunse la Tsi Sgili a grandi passi e
cadde in ginocchio davanti a lei.
«Sacerdotessa! Sono
tornato da te!»
Udendo la voce del ragazzo, Neferet
sollevó la testa.
Lo guardó di sbieco, come se faticasse a
metterlo a fuoco, poi sgranó gli occhi.
L’aveva
riconosciuto. Con una singola, rapida
mossa, Neferet afferró un tentacolo che
aveva appena
bevuto da lei e lo scaglió contro Aurox.
La serpeggiante creatura lo colpí in
pieno petto,
tagliandogli la maglia e lacerandogli la
pelle. «Sei in ritardo!» gli gridó Neferet.
Aurox non batté ciglio. «Perdonami,
Sacerdotessa! Mi sono confuso. Non
sapevo piú come
tornare da te», disse, pensando che fosse
la scusa piú credibile per Neferet.
La Tsi Sgili si mise a sedere dritta,
scostando con delicatezza i tentacoli dai
polsi ed emettendo
suoni chiocci per rabbonirli come se
fossero amati figlioletti.
«Hai ignorato il mio ordine. Ho dovuto
eseguire un sacrificio per ottenere il
controllo della
bestia, e nonostante questo hai fallito.»
Gli scaglió addosso un altro tentacolo,
che incise un
nastro rosso sul bicipite del ragazzo.
Il dolore si moltiplicó.La bestia se ne
accorse e inizió ad agitarsi. Aurox
chiuse gli occhi e
immaginó il cerchio di luce, che lo
circondava e lo proteggeva.
Pur riluttante, la bestia si acquietó.
Rafforzato, Aurox aprí gli occhi e
imploró Neferet:
«Non ho ignorato il tuo ordine! Sono
state la creazione del cerchio e
l’invocazione della Morte
che mi hanno sconfitto. Sacerdotessa,
non ti so descrivere l’effetto della Luce
e della forza che
Thanatos ha evocato. Ha influenzato la
bestia.
Non ero in grado di richiamarla!»
«Ma io sí, e anche dopo che avevi
mancato nel distruggere Rephaim per
spezzare il cerchio.»
Neferet lanció un terzo filo di Tenebra.
Che non si limitó a tagliarlo, ma gli si
avvolse intorno
al collo e inizió a bergli il sangue.
Aurox non batté ciglio, ma dentro di lui
la bestia ruggiva, anche se il suono era
affievolito da
una fresca cascata d’acqua e allontanato
da un potente soffio d’aria.
«Quello é stato colpa di Dragone
Lankford. Lui proteggeva Rephaim»,
replicó, rimanendo
immobile mentre la Tenebra continuava
ad alimentarsi.
Neferet scosse la testa, irritata.
«Dragone non avrebbe dovuto essere lí.
Pensavo che la morte
di Anastasia l’avesse distrutto.
Purtroppo, mi sbagliavo.» Sospiró.
«Continuo a non capire perché tu non
abbia ucciso Rephaim dopo che
Dragone era morto.»
«Sacerdotessa, é andata come ho detto.
L’incantesimo mi ha fatto qualcosa di
terribile. Non ero
piú io. Non avevo il controllo della
bestia. Dopo che ha incornato il Signore
delle Spade, non
sono riuscito a costringerla a rimanere e
finire Rephaim. é fuggita via e non ho
potuto fermarla.
Solo oggi sono tornato in me.
Nell’attimo in cui mi sono sentito di
nuovo me stesso, ho
ritrovato la strada per venire da te.»
Neferet lo guardó accigliata e mormoró
tra sé:«Be’, non é che tu avessi poi
molto buonsenso
da recuperare.
Immagino che avrei dovuto
aspettarmelo: sacrificio imperfetto,
Strumento difettoso». Quindi
riprese a rivolgersi a lui. «Comunque
non é finita poi cosí male. Hai troncato
l’onorevole e
noiosa esistenza di Dragone Lankford.
Non hai fermato il Rituale di
Svelamento e per questo
sono stata scacciata dal Consiglio
Supremo dei Vampiri, ma ho deciso che
in fondo non
m’importa piú di tanto. Non quando ho
gli umani della zona e il mio piccolo
gruppo di
vampiri con cui giocare. Perció sei
perdonato», concluse, chinandosi in
avanti e offrendo ad
Aurox la mano sporca di sangue.
Aurox la prese e chinó la testa. «Grazie,
Sacerdotessa.»
Il tentacolo che aveva bevuto dal suo
collo staccó le fauci scure, cadde sulla
mano tesa di
Neferet e le risalí il braccio per andarsi
ad accovacciare accanto al seno.
«A dire il vero, il tuo ritorno mi ha fatto
venire un’idea. Dragone Lankford era
sconvolto dalla
morte della sua compagna. Patetico, in
realtá, e debole, consentire a qualcuno
di avere un tale
effetto sulle proprie emozioni.
Ma non importa. Dragone era saggio e
maturo, tuttavia la fine di Anastasia l’ha
quasi distrutto.
Zoey Redbird non é né saggia né matura.
Quando Kalona ha tanto stupidamente
ucciso il suo
umano, é andata in pezzi e io ero quasi
riuscita a liberarmi di lei.» Neferet
prese a picchiettarsi
il dito chiazzato di sangue sulle labbra
rosse e il suo sguardo passó da lui
all’angolo estremo
della stanza, dove Sylvia Redbird era
rinchiusa in una gabbia di Tenebra
sempre piú stretta.
«Sylvia, riesci a immaginare quanto sará
devastata la tua povera, dolce u–we–tsi–
a–ge–u–tsa
quando morirai?»
La voce di nonna Redbird era debole e
velata dal dolore, ma non esitó a
replicare: «Zoey é piú
forte di quanto tu creda. Tu sottovaluti
l’amore. Credo che sia perché non hai
mai consentito a
te stessa di conoscerlo».
«Non ho mai consentito che mi
controllasse come se fossi un’idiota!»
Negli occhi di Neferet
passó un lampo furioso.
Aurox avrebbe voluto pregare nonna
Redbird: Non farla arrabbiare, resta in
silenzio finché non
ti libero!
Ma la donna non rimase in silenzio.
«Accettare l’amore non rende idioti.
Rende umani, ed é
proprio ció che tu non sei, Tsi Sgili. Tu
ti glori della vittoria sull’umanitá Solo
perché ció che sei
diventata é un essere corrotto che é
assolutamente impossibile amare.»
Aurox vide che le parole dell’anziana
signora avevano colpito nel profondo
Neferet, che si alzó
e, con un sorriso che la fece somigliare
a una serpe, gli ordinó: «Strumento,
richiama la bestia e
uccidi Sylvia Redbird!»
24
AUROX
Anche se ad Aurox serviva quell’ordine
per avvicinarsi a nonna Redbird quanto
bastava per
salvarla, le parole gli annodarono lo
stomaco, facendo accelerare il battito
del cuore. Si alzó e
inizió a dirigersi verso la gabbia di
tentacoli di Tenebra.
«Basta che le spezzi il collo. Non
danneggiarne il corpo piú di quanto non
abbiano giá fatto i
miei piccoli. voglio essere certa che
Zoey possa identificarla.»
«Sí, Sacerdotessa», replicó Aurox,
rigido.
Non guardó la terribile pozza di sangue
semicoagulato e frammenti di turchese
che chiazzava il
tappeto sotto la gabbia. Incroció lo
sguardo di nonna Redbird. Con
quell’occhiata, tentó di
dirle che non doveva avere paura, che
non le avrebbe mai fatto del male. Mimó
due parole
per lei: Scappa... Terrazza.
Gli occhi della donna non si staccarono
mai dai suoi.
Annuí e poi disse: «Mi mancheranno il
sole all’alba, la lavanda e la mia u–we–
tsi–a–ge–u–tsa,
ma la morte non mi fa paura».
Aurox era quasi a portata della gabbia.
Sapeva cosa doveva fare. I tentacoli si
sarebbero aperti
per lui, la nonna sarebbe scappata, lui
l’avrebbe inseguita, tenendo il proprio
corpo tra lei e gli
striscianti figli di Neferet, per poi
raggiungerla in terrazza, dove l’avrebbe
tenuta fino all’arrivo
di Kalona, che doveva portarla in salvo.
Poi gli elementi l’avrebbero
abbandonato e la bestia avrebbe dovuto
lottare per la propria
libertá. Aurox aveva poche speranze di
vincere, ma si aggrappava al pensiero
che liberare
nonna Redbird era di per sé una vittoria.
Sollevó le mani per separare i tentacoli.
«Perché non hai evocato la bestia?» La
voce di Neferet era a pochi centimetri
da lui.
Nonna Redbird si fece piccola per la
paura, fissando oltre la spalla del
ragazzo.
Aurox si voltó.Neferet stava fluttuando
su un nido di vischiosi viticci. Lui non
riusciva a
vederne i piedi perché, dalle ginocchia
in giú, lei sembrava essere diventata
parte dei fili di
Tenebra che per cosí tanto tempo aveva
nutrito.
A quel punto provó paura. Gli scivoló
addosso come il brivido del vento
d’inverno. Dentro di
lui il fuoco gli invió un po’ di calore e
Aurox ritrovó la voce.
«Sacerdotessa, la bestia non ascolta i
miei ordini, come prima del Rituale di
Svelamento. Ma
non mi serve per spezzare il collo a una
vecchia.»
«Peró a me le bestie piacciono tanto. Ti
aiuteró io a richiamarla.» Rapida come
un cobra,
Neferet diede uno schiaffo al ragazzo.
La bestia fremette e la terra ridusse il
dolore pungente, consentendo ad Aurox
di controllare
ancora il mostro.
Neferet inarcó un sopracciglio. «Che
cosa interessante. Percepisco solo una
piccola traccia della
presenza del toro.» Il nido di Tenebra la
trasportó ancora piú vicino ad Aurox,
che poté
odorarne l’alito. Era rancido, come se
lei avesse mangiato carne marcia.
S’impose di non
muoversi mentre la Tsi Sgili si chinava
su di lui mettendogli le braccia intorno
alle spalle quasi
fossero stati amanti. «Sai cos’é che
percepisco, invece?»
Aurox non riusciva a parlare,
limitandosi a scuotere la testa.
«Te lo diró.» Gli fece scorrere
un’unghia tagliente sulla guancia. Il
sangue sgorgó e i tentacoli
intorno a loro presero a fremere.
«Percepisco tradimento.» Lo colpí di
nuovo, stavolta
affondandogli le unghie nella carne e
facendolo sanguinare ancora. «Tu sei
uno Strumento,
creato come dono per me. Sei mio e ai
miei ordini. La bestia é mia, e la posso
evocare.»
Un altro schiaffo, altro sangue. La bestia
si agitó,ma lo spirito diede forza ad
Aurox,
consentendogli di mantenere il controllo.
«Lo spirito? Come puó essere presente
in te lo spirito?» Neferet torreggió su di
lui, la furia che
faceva espandere e moltiplicare i suoi
figli. Gli scaglió contro un filo di
Tenebra. «Colpiscilo!»
Questa volta Aurox sollevó il braccio
per bloccare il colpo e il tentacolo lo
ferí in profonditá.La
bestia si agitó di nuovo, nutrendosi del
dolore di Aurox.
Subito, gli altri quattro elementi si
unirono alla forza calmante dello spirito
e l’acqua lení, l’aria
rinfrescó, la terra diede stabilitá e il
fuoco forza.
La rabbia di Neferet fu terribile. «Gli
elementi sono con te! Dov’é quella
cagna di Zoey? Dov’é
il suo cerchio?»
«Al sicuro da te, strega!» strilló Aurox,
poi si voltó e ruppe la gabbia di
Tenebra. Presa tra le
braccia nonna Redbird, Aurox si mise a
correre.
«Colpite! Ferite! Lacerate anche un po’.
Date ad Aurox uno strazio che
sopportare non si puó!»
I tentacoli afferrarono il ragazzo alle
caviglie, tagliando in profonditá e
facendolo inciampare.
Lui lasció cadere nonna Redbird, che
gridó:«Aurox!»
Lui tentó di risponderle, di dirle di
scappare in terrazza dove l’attendeva la
libertá, ma Neferet
fu piú veloce e completó l’incantesimo
in meno di un respiro:
«Fatta di Tenebra, bestia, esci fuori!
Obbedisci al mio ordine e saranno
dolori!»
Aurox era avvolto dai fili di Tenebra.
Che non si limitavano a tagliare, ma
premevano i propri
corpi contro di lui. Lacerandosi, la sua
pelle cominció ad assorbire le terribili
creature vischiose.
In lui si propagó un dolore lancinante. A
ogni battito del suo cuore frenetico, la
Tenebra
pulsava piú a fondo nel corpo di Aurox,
lottando con gli elementi fino a farli
fuggire e
risvegliando la bestia.
Nonna Redbird singhiozzava e si
tendeva verso di lui.
Lo strazio era insopportabile e, con un
tremito orribile, il corpo del ragazzo
inizió a
trasformarsi. «No! Vai!» riuscí a gridare
Aurox. La sua voce era cambiata. Era
potente in modo
impossibile e del tutto inumana.
La bestia uscí, nata da dolore e rabbia e
disperazione.
L’anziana signora si rimise in piedi e
inizió a zoppicare verso la porta rotta
del balcone.
«Uccidila. Ora!» ordinó Neferet.
Con ció che restava della sua mente,
Aurox urló Mentre la bestia ruggiva e
obbediva.
ZOEY
Scossi la testa: Afrodite stava ordinando
il terzo calice di champagne. «Come fai
a bere?»
«Usando la mia carta d’identitá falsa che
dice che ho venticinque anni e mi
chiamo Anastasia
Beaverhousen.»
Alzai gli occhi al soffitto.
«Okay, d’accordo. Il mio vero nome
falso é Kitina Maria Bartovik.»
«E questo suona mooolto meno falso»,
replicai, alzando di nuovo lo sguardo al
cielo.
«Mettila come vuoi. Funziona.»
«Non hai capito cosa intendevo riguardo
alla milionata di bicchieri di
champagne», ribattei.
«No, non é cosí, ma tu non hai capito il
mio senso dell’umorismo.» Sorseggió le
bollicine di
liquido rosa. «Tra parentesi, di colpo
sembra che stai di merda. Che c’é?»
Mi passai la mano sulla fronte.
Tremavo. Lo stomaco mi stava
uccidendo.
Afrodite si chinó verso di me, fingendo
d’interessarsi al libro di geometria
aperto, e mormoró:
«Guarda che se cominci a tossire sangue
e muori finisci per incasinare sul serio il
piano di
stasera».
«Non sto morendo. é solo che...» La mia
frase venne interrotta dall’arrivo di
un’ondata di
energia. «Oh, no!»
«Cosa c’é?»
«Lo spirito. L’elemento é tornato.»
Stavo giá digitando il numero di
Thanatos sul cellulare.
Attraverso il finestrone vidi le spalle di
Shaunee sobbalzare, come se anche lei
fosse appena
stata investita da qualcosa, e giuro che
l’aria si riempí di scintille di fuoco. Lei
si voltó verso di
me e sollevó la candela rossa.
Thanatos rispose al primo squillo.
«Kalona ha preso mia nonna?»
domandai.
«No. Di lei non c’é traccia. Zoey, non
puoi...» Interruppi di scatto la
conversazione e afferrai la
piccola candela viola.
«Non é ancora in salvo?» chiese
Afrodite.
Ero giá in piedi. «No. Vado su.» Senza
aspettare di scoprire se Afrodite
intendesse mettersi a
discutere, lasciai di corsa il ristorante e
attraversai l’atrio per raggiungere gli
ascensori.
Arrivarono anche Shaunee e Dario. Lei
teneva in mano la candela. La sua
fiamma era molto piú
alta della mia, ma entrambi i ceri erano
ancora accesi.
«Il fuoco é tornato», disse Shaunee.
Premetti il pulsante con la freccia verso
l’alto. «Lo so.
Mia nonna é ancora lí.»
Stark si precipitó nell’hotel seguito a
ruota da Damien.
Anche lui aveva la candela ancora
accesa. «L’aria é tornata!
Anche il fuoco e lo spirito?»
Assentii, poi affrontai Stark: «La nonna
non é in salvo. Io vado su».
«Non senza di me», replicó lui.
«O me.» Stevie Rae aveva le guance
rosse, ma teneva stretta la sua candela.
Shaylin sembrava impaurita e confusa
quando entró nell’atrio, la mano a
proteggere la fiamma
della sua candela blu. «é successo
qualcosa. Ho di nuovo l’acqua e
Thanatos non ha chiuso il
cerchio. Ho pensato fosse meglio venire
qui.»
«Hai fatto benissimo», la confortai.
«Okay, sentite...» Le porte
dell’ascensore si aprirono e io
entrai. «Aurox ha perso il controllo.
Probabilmente perché Neferet ha fatto
qualcosa di orribile.
Stark e io andiamo su a vedere che
questo qualcosa non uccida mia nonna.
Voi rimanete qui.
Non fate spegnere le candele. Tenete
aperto il cerchio.»
«Ah, no, che cavolo!» fece Shaunee
entrando in ascensore. «Se tu vai, va
anche il fuoco.»
«Ci andiamo tutti», ribadí Stevie Rae.
«Oh, cazzo. Vengo anch’io», intervenne
Afrodite.
E cosí fu deciso. I miei amici e io ci
stringemmo nella cabina e premetti il
pulsante dell’attico.
«Lo sapete che non appena si apriranno
le porte troveremo un’incasinatissima
situazione di
merda, vero?» disse Afrodite.
«Resta dentro il cerchio, vicino a Zoey»,
le ordinó Dario. Lui aveva un coltello in
entrambe le
mani.
Stark incoccó una freccia e io gli
appoggiai sul braccio la mano che non
reggeva la candela.
«Non uccidere Aurox se non é proprio
indispensabile.»
«Zoey, ricordati che non sará Aurox, ma
la bestia», replicó.
Annuii. «Me lo ricorderó.Tu ricorda che
ti amo.»
«Sempre.»
Le porte si aprirono su un corridoio
deserto. Uscimmo tutti insieme
dall’ascensore,
impugnando le candele e mantenendo
aperto il cerchio.
L’odore di sangue mi colpí con forza.
Mischiati alla terribile seduzione di quel
profumo c’erano
lavanda e qualcosa che non riuscii a
definire. Qualcosa che mi ricordava le
ripide colline che
circondavano il vivaio della nonna.
«Turchese. Ne sento l’odore», disse
Stevie Rae.
Poi udii mia nonna pronunciare
singhiozzando il nome di Aurox, quindi
un grido, un ruggito
terribile e l’ordine inequivocabile di
Neferet: «Uccidila. Ora!»
Corsi nell’appartamento. «Aria, fuoco,
acqua, terra, spirito! Fermate la bestia!»
Ci fu un lampo accecante mentre Aurox,
completamente trasformato nell’orrendo
mostro che
abitava sotto la sua pelle, caricava mia
nonna. Il potere degli elementi lo
ricoprí, sfrigolando
energia. La bestia ruggí di rabbia,
sputando saliva e sangue da quella
bocca tremenda.
«u–we–tsi–a–ge–u–tsa!»
«Vai in terrazza!» strillai. A pochi passi
da lei c’era una porta a vetri in pezzi e
dietro riuscivo a
vedere il terrazzo illuminato dalla luce
delle stelle su cui Kalona, ali
spalancate, stava
atterrando.
«No! Non questa volta!» Ed ecco
Neferet, che si ergeva davanti al mio
gruppo. «Sigillate la
porta!» ordinó,e subito si formó una
ragnatela nera che impedí il passaggio
alla nonna. Poi lei si
voltó verso di noi. «Questa volta siete in
casa mia, e io non invito a entrare
nessun novizio o
vampiro rosso!»
«Oh, no!» strilló Stevie Rae mentre lei,
Shaylin e Stark venivano sollevati da
terra e sbattuti
contro le porte chiuse dell’ascensore,
talmente forte che Shaylin lanció un
grido. Lei e Stevie
Rae lasciarono cadere le candele. Il
cerchio era spezzato.
«Zoey!» urló Stark con un tono che
indicava una grande sofferenza, mentre
il suo corpo
continuava a picchiare contro le porte
metalliche.
«Falla smettere!» imploró Shaylin.
Capivo benissimo cosa stava
succedendo: per i vampiri rossi
valevano regole diverse. Il sole li
inceneriva. erano in grado d’influenzare
la mente degli umani. E non potevano
entrare in una
casa senza essere invitati.
Anche Afrodite conosceva quelle
regole. Corse all’ascensore e premette il
pulsante. Quando le
porte si aprirono, i tre caddero dentro.
Stark fu il primo a rimettersi in piedi.
«Passami l’arco!» strilló a Rephaim.
«No. Preferisco che tu non abbia il tuo
arco», replicó Neferet. Un gesto della
mano e qualcosa
di scuro e vischioso gettó a terra
Rephaim. «Ma sarei felice se voi tre
rimaneste a guardare.»
Schioccó le dita e dei fili simili a
ragnatele si formarono intorno alle porte
dell’ascensore,
tenendole aperte. Poi si rivolse a me.
«Carino da parte tua unirti a tua nonna.
Divertiamoci un
po’, che ne dici? Strumento, uccidi la
vecchia!»
L’ordine di Neferet ebbe l’effetto di una
frusta: la bestia ruggí e lottó contro la
prigione di
elementi.
Che inizió a cedere.
Lasciai andare la candela e tesi le mani
in avanti.
Damien afferró la destra e Shaunee la
sinistra.
«Spirito, trattienilo!» urlai.
«Aria, colpiscilo!» gridó Damien.
«Fuoco, brucialo!» aggiunse Shaunee.
La bolla di energia intorno alla bestia
prese a pulsare e per un istante pensai
che avrebbe retto,
ma Neferet intervenne di nuovo:
«Figli miei che dentro state, creati di
Tenebra perfetta,
uscite, assorbite, disintegrate, e fate mia
la vendetta!»
La pelle della bestia tremoló e si
contorse e, tra un ruggito e l’altro, dalla
bocca del mostro
uscirono spaventosi esseri neri che
andarono a colpire la bolla di potere
elementale. Percepii
uno svuotamento totale, come se mi
avessero dato un pugno nello stomaco.
Shaunee gridó e
Damien trattenne un gemito di dolore.
Entrambi continuarono a tenermi stretta
la mano.
«Spirito, non cedere!»
«Aria, non cedere!»
«Fuoco, non cedere!»
Tentammo, tutti e tre, ma sapevamo di
essere perduti.
Le creature di Tenebra erano troppo
numerose. Troppo potenti. E un cerchio
spezzato non era
in grado di trattenerle.
«Zoey! Scappa!» Mia nonna era
rannicchiata sul pavimento davanti alla
rete di Tenebra che le
aveva bloccato la via di fuga sul
terrazzo. Dall’altra parte, Kalona lottava
come una furia. Si
stava aprendo la strada, ma sapevo che
non era abbastanza veloce.
«Nonna, vieni da me!»
«Non posso, u–we–tsi–a–ge–u–tsa. Non
ce la faccio.»
«Prova! Devi provare!» gridó Stevie
Rae dall’ascensore.
La nonna inizió a strisciare verso di noi.
Neferet rise. «Com’é divertente! Non
avrei mai creduto di poter eliminare
cosí tanti di voi tutti
in una volta. Mi libereró persino di
Kalona. Il Consiglio Supremo sará
davvero sconvolto
nell’udire che é impazzito, che mi ha
aggredito e, quando siete arrivati per
salvarmi, vi ha
uccisi.» Era seduta con aria compassata
su un gigantesco divano rotondo, le
gambe accavallate e
la mano su un ginocchio. Il lungo abito
nero le copriva i piedi, ma c’era
qualcosa di stonato:
Neferet non si stava muovendo, eppure
la stoffa del vestito non era ferma.
Rabbrividii. Era come se fosse stata
ricoperta d’insetti.
«Non ci crederá nessuno. C’é Thanatos.
Lei é la nostra testimone», replicai.
«Che tristezza che Kalona si sia
rivoltato per prima cosa contro la sua
Somma Sacerdotessa»,
ribatté lei.
«Non la passerai liscia!» strillai.
Rise di nuovo e con le dita fece un
cenno che indicava di avvicinarsi. Le
creature uscite dal
corpo della bestia premettero contro la
bolla con rinnovato vigore.
Shaunee barcolló e la sua mano scivoló
dalla mia. Il potere degli elementi che
tratteneva la
bestia si affievolí.
«Mi dispiace, Zoey. Non ce la faccio.»
Damien lasció la mia mano e cadde in
ginocchio, in
preda a conati di vomito.
La bolla rabbrividí.
Dentro di me provai un tremendo
strattone e capii che presto avrei perso
anche lo spirito e la
bestia sarebbe stata libera.
«Cresci, Zoey. Stavolta non riuscirai a
evitare il disastro», sentenzió Neferet.
Dietro di me, Stark urlava. Dario e
Rephaim erano fianco a fianco di fronte
all’ascensore
aperto, combattendo i fili di Tenebra che
cercavano di entrare.
Ma sembrava tutto molto lontano, perché
le ultime parole di Neferet insistevano a
echeggiarmi nella testa. Il disastro
riesco a evitare... Il disastro riesco a
evitare... Il disastro
riesco a evitare...
Poi mi ricordai. Non é una poesia, é un
incantesimo!
Feci un passo avanti, proprio quando lo
spirito si separava da me con uno
strappo. Presi il
foglietto viola dalla tasca dei jeans e la
mia pietra del veggente s’infiammó.
Non avevo il tempo di pormi domande,
solo quello di agire. Afferrai la catenina
e la sollevai
come uno scudo. Poi, con la voce
intensificata dal panico e dal potere,
recitai:
«Antico specchio,
magico specchio, t
onalitá di grigio, tante,
celato,
vietato,
interiore, distante.
La nebbia manda via
baciata da magia.
Evoca la fata, é basilare.
Svela il passato.
L’incantesimo é creato
il disastro riesco a evitare!»
Guardai attraverso la pietra e il mondo
cambió radicalmente. Non reggevo piú
un sassolino
grande come una caramella col buco: si
era allargato e aveva una superficie
liscia e rotonda.
Non compresi cosa fosse finché non ci
vidi il cupo riflesso della stanza.
«Pensi di combattermi con uno
specchio?»
Non ebbi esitazioni. Conoscevo la
risposta. «Sí», dissi, sicura. «é proprio
quello che faró.»
Tenendo lo specchio con entrambe le
mani, lo girai in modo che riflettesse
Neferet.
Lei si era alzata dal divano e, mentre si
avvicinava a me, lo specchio intrappoló
il suo riflesso.
Neferet lo fissava con aria sprezzante,
ma all’improvviso prese ad agitarsi e a
piagnucolare,
facendosi piccola piccola, come per
evitare un colpo invisibile.
Stupita per quel cambiamento, allungai
il collo per osservare l’immagine nello
specchio.
Era una Neferet che non conoscevo. Era
giovane, avrá avuto a malapena la mia
etá.Era bella,
molto bella, anche se il suo lungo abito
verde era strappato e qualcuno l’aveva
picchiata.
Tanto. Ma il viso era perfetto. Non era
stato toccato. Peró sembrava che sul suo
seno ci fossero
segni di morsi e i polsi erano gonfi e
lividi. Ma la cosa peggiore era il sangue
che ricopriva
l’interno delle sue cosce e le scivolava
sulle gambe.
Neferet singhiozzó:«No! Non di nuovo!
Non di nuovo!» Si coprí il volto con le
mani,
gemendo, disperata.
E, mentre lei piangeva a dirotto, i
tentacoli di Tenebra iniziarono a
dissolversi.
Chiamai il mio elemento, quello che
ancora teneva la bestia in un sempre piú
debole cerchio di
potere: «Spirito!
Lascialo andare». Poi ripresi a
camminare, tenendo lo specchio puntato
su Neferet. «Aurox!» Il
mio grido fece voltare la testa della
bestia, che guardó me invece di mia
nonna. «La Tenebra
non ti controlla piú. Torna da noi!
Puoi farcela!»
Lui scosse la testa deforme.
Continuai ad avanzare verso di lui. Che
inizió a girare intorno a me. Non smisi
di fissarlo in
quegli occhi color della luna. «Spirito!
Non intrappolarlo, aiutalo!»
Sentii che l’elemento entrava nella
bestia. Che barcolló e cadde su un
ginocchio, ruggendo.
«Combatti! Tu sei piú di una creatura di
Tenebra!»
Aurox sollevó la testa e provai un moto
di speranza.
La sua pelle tremolava e si torceva. Si
stava tramutando!
«Zoey, attenta!» gridó Stark.
Non feci in tempo a distogliere lo
sguardo da Aurox che Neferet mi era
addosso. Continuava a
fissare lo specchio che tenevo in mano.
Dagli occhi le scendevano lacrime di
sangue: si era
lacerata la carne con le unghie simili ad
artigli, che sollevó, letali. «Piccola
cagna! Non lasceró
che tu mi faccia rivivere tutto questo!
Che Nyx sia dannata: ti uccideró io
stessa!» Mi si avventó
contro.
Aurox la colpí con violenza. Era ancora
abbastanza bestia da avere le corna, e
una lunga punta
bianca trafisse la Tsi Sgili in pieno
petto. Lo slancio trascinó entrambi in
avanti, e insieme
piombarono contro quello che restava
della tela di Tenebra contro cui stava
lottando Kalona.
L’immortale alato si scostó mentre
l’essere metá bestia metá ragazzo
spingeva una Neferet
urlante dall’altro lato della terrazza. Gli
ci volle meno di un respiro per
raggiungere il
davanzale di pietra. La forza inumana
del corpo della bestia mandó in pezzi la
balaustra e i due
precipitarono giú dal tetto.
25
ZOEY
Lasciai cadere lo specchio e corsi.
«Kalona! Salvalo!»
L’immortale si stava giá muovendo
prima che finissi di parlare. Ali
spalancate, saltó oltre la
balaustra rotta e scomparve. Mi affrettai
dietro di lui, fermandomi dove finiva il
tetto. Vidi
Kalona afferrare la caviglia di Aurox un
attimo prima che il ragazzo, ormai
tornato nuovamente
del tutto umano, si sfracellasse sul
marciapiede.
Neferet non fu altrettanto fortunata.
Nella caduta, era andata a sbattere
contro la facciata del
palazzo, per poi atterrare in mezzo a 5th
Street. Dall’alto, dove mi trovavo io,
sembrava una
bambola rotta. Aveva il collo storto,
gambe e braccia piegate nella direzione
sbagliata, e la
testa era una pozza di sangue scuro.
Thanatos mi raggiunse e mi mise un
braccio intorno alle spalle, quasi
temesse che potessi cadere
dietro a Neferet. Poi eccoli tutti lí
accanto a me. Stark mi strinse tra le
braccia mentre io
continuavo a tremare e a fissare il corpo
di Neferet. Kalona atterró sul tetto con
Aurox.
Afrodite aiutó la nonna, che fece
scivolare la mano nella mia.
«Mia u–we–tsi–a–ge–u–tsa, allontanati
da quella vista orribile», mi disse.
Ma io non distolsi lo sguardo.
Perció,quando il corpo di Neferet fu
scosso dalle convulsioni, io
lo vidi. Vidi tutto. Braccia e gambe
iniziarono ad agitarsi, poi lei sollevó la
testa e arcuó la
schiena. E a quel punto sembró
dissolversi. Dalle pieghe dei suoi abiti
zuppi di sangue esplosero
migliaia di ragni neri, che sgattaiolarono
nel canale di scolo e scomparvero
nell’oscuritá.
Allora staccai gli occhi e affrontai
Thanatos: «Non é morta».
La Somma Sacerdotessa della Morte era
pallida e scossa.
«Non lo so. Non avevo mai visto, mai
immaginato, quello di cui siamo appena
stati testimoni.»
Dentro mi sentivo molto tranquilla. Non
ero stanca. Non piangevo. Non ero
arrabbiata. Ero
solo molto, molto calma. «Credo sia
meglio essere preparati.
L’istinto mi dice che Neferet tornerá.»
«Sí, Sacerdotessa, condivido»,
convenne Thanatos.
Misi un braccio intorno alla vita di mia
nonna e feci in modo che si appoggiasse
a me. «Devi
andare in ospedale», le dissi con
gentilezza.
«No, u–we–tsi–a–ge–u–tsa. Devo solo
tornare a casa.»
Guardai nei suoi occhi dolci. «Capisco
benissimo, nonna.
Ti accompagniamo Stark e io.»
«C’é un’altra cosa che devi fare,
prima», replicó Stark.
«Puó baciarti e dirti che ti ama anche
dopo.
Andiamocene di qui. Quella roba dei
ragni é stata la ciliegina su questa torta
di merda di
serata. Ho bisogno di un bagno e di uno
Xanax», intervenne Afrodite.
Io non dissi niente. Percepivo una
vibrazione strana da Stark.
«Aspetta qui. Devono vederlo tutti.» Mi
strinse la mano e rientró
nell’appartamento. Tornó
dopo un attimo reggendo la mia pietra
del veggente.
La catenina era rotta e la pietra era di
nuovo a forma di caramella al cocco col
buco e sembrava
del tutto innocua.
Peró non era cosí e, quando Stark me la
tese, la presi con molta circospezione,
neanche fosse
stata una bomba inesplosa, e me la stavo
ficcando in tasca quando Stark mi fermó:
«No, non
metterla via. Sollevala. Puntala su
Aurox. Ripeti l’incantesimo».
«Eh?» Di colpo non mi sentivo piú cosí
adulta, sicura e brillante.
«Su di me?» Ci voltammo tutti a
guardare Aurox. Be’, il ragazzo aveva
un aspetto che peggio di
cosí si muore: vestiti strappati, viso e
mani lividi e insanguinati.
«perché?»
«Perché,mentre incornavi Neferet, ti ho
visto riflesso nello specchio magico. E
devono vedere
tutti quello che ho visto io», rispose
Stark. «Zoey, recita di nuovo
l’incantesimo.»
«Ma non so neanche se funzionerá
ancora. é per la magia antica. é strana e
del tutto
imprevedibile», replicai.
«Recita l’incantesimo, u–we–tsi–a–ge–
u–tsa», mi spinse la nonna.
«Io non ho...»
Stark mi passó il foglietto viola tutto
stropicciato. «Sí che ce l’hai.»
«Be’, allora okay.» Sollevai la pietra
del veggente e la puntai su Aurox. Giá
prima d’iniziare a
leggere percepivo il calore che
irradiava.
«Antico specchio,
magico specchio, t
onalitá di grigio, tante,
celato,
vietato,
interiore, distante.
La nebbia manda via
baciata da magia.
Evoca la fata, é basilare.
Svela il passato.
L’incantesimo é creato
il disastro riesco a evitare!»
La mia voce non risultó potente come la
prima volta, ma le parole erano forti e
chiare, e alla
fine dell’incantesimo la pietra si
trasformó di nuovo, espandendosi e
diventando uno specchio
puntato su Aurox.
«Cazzarola, é vero!» sbottó Afrodite. «é
la cosa piú strana che io abbia mai
visto, e di cose
strane ne ho viste.»
Mia nonna zoppicó fino da Aurox e gli
sfioró la guancia. Lui fissava lo
specchio e aveva gli
occhi pieni di lacrime. Poi spostó lo
sguardo su di lei.
«Sapevo di aver ragione a credere in te,
Tsuka–nv–s– dina», gli disse mia nonna.
«Grazie di
avermi salvato.»
Quando si sporse in avanti, lui si chinó
per farsi dare un dolce bacio materno
sulla fronte.
«Zy, devi guardare nello specchio», mi
disse Stark. Mi sentivo stranamente
inebetita. «No che
non devo. Lo so com’é fatto Heath.»
Aurox si stava ancora guardando allo
specchio.
«Quindi questo é Heath?»
«Giá», sospiró Stark. «Questo é Heath.
Perció vuol dire che, in qualche modo,
tu sei mio
amico.»
Aurox osservava ancora il proprio
riflesso quando cambió espressione,
sorrise e disse: «é bello
rivederti».
Qualcosa nella sua voce mi diede i
brividi.
Poi Aurox guardó me. «E per te?
Cos’era Heath per te?» chiese.
Mi frullarono per la mente un bel po’ di
risposte: Era il mio problema – la mia
spina nel fianco
– il mio amore – il mio Consorte – la
mia roccia – il mio ragazzo di sempre e
per sempre.
«Heath era la mia umanitá», fu ció che
mi uscí di bocca. «E adesso pare sia
diventato la tua
umanitá.»
Lasciai cadere lo specchio. Prima che
potesse andare in pezzi si udí uno
schiocco ed eccolo
ridiventato pietra del veggente. Che
stavolta m’infilai in tasca.
La nonna tornó accanto a me e le rimisi
un braccio intorno alla vita. Stark mi
prese la mano, la
sollevó e mi bació il palmo. «Non ti
preoccupare», mi disse sottovoce.
«A prescindere da tutto il resto, noi
abbiamo l’amore. Per sempre l’amore.»
Questa é la fine... per ora
Non perdetevi il prossimo episodio
della Casa della Notte!
R INGR AZIAME NT I
Kristin e io vorremmo ringraziare la
nostra famiglia della St. Martin’s. Siamo
cosí contente che
la nostra squadra ami il mondo della
Casa della Notte quanto noi! Un grazie
speciale agli
stacanovisti della produzione per avere
rispettato le scadenze strettissime!
Ragazzi, siete piú
che ricoperti di salsa splendore!
E di nuovo vorremmo esprimere
riconoscenza alla nostra comunitá di
Tulsa: il vostro sostegno
e l’entusiasmo per la Casa della Notte ci
commuovono.
Siamo orgogliose di chiamare casa
Tulsa.
Grazie, CZ. Tu sai perché.Baci baci
baci.
Come sempre, ringraziamo la nostra
amica e agente, Meredith Bernstein,
perché senza di lei la
Casa della Notte non esisterebbe. We
LOVE you!
Document Outline
HIDDEN
1
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5
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8
9
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16
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19
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21
22
23
24
25
R INGR AZIAME NT I
P. C. Cast & Kristin Cast
HIDDEN
[eBL 132]
HIDDEN
Dedicato a quanti di voi hanno fatto
degli sbagli e
sono tanto coraggiosi da rimediare ai
propri errori
e tanto saggi da trarne una lezione.
1
LENOBIA
Il sonno di Lenobia era cosí agitato che
il sogno familiare assunse un carattere di
realtá tale da
oltrepassare l’etereo regno
dell’immaginazione e delle fantasie del
subconscio per diventare, fin
dall’inizio, tanto vivido da spezzare il
cuore.
Cominció con un ricordo. Svanirono i
decenni e poi i secoli, lasciando una
Lenobia di nuovo
giovane e ingenua nella stiva della nave
che l’aveva trasportata dalla Francia
all’America, da un
mondo all’altro. Era stato durante quel
viaggio che lei aveva incontrato Martin,
l’uomo che
avrebbe dovuto essere suo Compagno
per tutta la vita. Ma lui era morto troppo
giovane e
aveva portato nella tomba l’amore di
Lenobia.
Nel sogno, il ricordo riprendeva vita e
la vampira percepiva il dolce rollio
della nave e sentiva
l’odore di cavallo e di fieno, di mare e
di pesce. E di Martin. Sempre Martin.
Che se ne stava lí
davanti a lei, guardandola dall’alto in
basso con quegli occhi verde oliva e
ambra, pieni di
preoccupazione. Gli aveva appena detto
che lo amava.
«É impossibile.» Martin le prendeva la
mano e la sollevava con delicatezza. Poi
l’uomo
sollevava anche il proprio braccio,
affiancandolo al suo. «La vedi, la
differenza, sí?»
Nel sonno, Lenobia gemette di dolore. Il
suono della sua voce! Il marcato accento
creolo,
profondo, sensuale, unico. Erano stati il
suono agrodolce di quella voce e il
bell’accento che
avevano tenuto lontana la vampira da
New Orleans per piú di duecento anni.
«No.» La giovane Lenobia abbassava lo
sguardo sulle due mani – una marrone,
una bianca –
vicine fino a toccarsi. «Io vedo soltanto
te.»
Sempre profondamente addormentata,
Lenobia, Signora dei Cavalli della Casa
della Notte di
Tulsa, si mosse inquieta, quasi il corpo
tentasse di costringere la mente a
svegliarsi. Ma quella
sera la mente non obbediva. Quella sera
dominavano i sogni e ció che sarebbe
potuto essere.
La sequenza di ricordi mutó, passando a
un’altra scena, sempre nella stiva della
stessa nave,
sempre con Martin, ma qualche giorno
dopo. Lui le tendeva un lungo laccio di
cuoio legato a
un sacchettino tinto di un intenso blu
zaffiro, poi glielo metteva al collo
dicendo: «Questo
grisgris ti protegge, chérie».
In un battito di ciglia, il ricordo prese a
tremolare e il tempo avanzó di un
secolo. Una Lenobia
piú adulta, piú saggia e piú cinica stava
cullando tra le mani il logoro
sacchettino di pelle che si
sfaldava spargendo il contenuto: tredici
cose, proprio come le aveva detto
Martin, ma la
maggior parte di esse era diventata
irriconoscibile nel corso degli anni in
cui lei aveva indossato
il talismano. Lenobia ricordava un lieve
sentore di ginepro, la liscia superficie
del ciottolo di
argilla prima che si riducesse in
polvere, e la minuscola penna di
colomba che le si era
sbriciolata tra le dita. Ma, piú di tutto,
Lenobia ricordava il sussulto di gioia
che aveva provato
quando, in mezzo ai resti dell’amore e
della protezione di Martin, aveva
trovato una cosa che
il tempo non era stato in grado di
distruggere. Si trattava di un anello, uno
smeraldo a forma
di cuore, circondato da minuscoli
diamanti, incastonato in oro.
«Il cuore di tua madre – il tuo cuore – il
mio cuore», mormorava Lenobia
facendoselo scivolare
sull’anulare.
«Martin, sento ancora la tua mancanza.
Non ti dimenticheró mai. L’ho giurato.»
E poi i ricordi nel sogno si riavvolsero
di nuovo, riportando Lenobia da Martin,
solo che
stavolta non erano in mare, non si
stavano innamorando chiusi in una stiva.
Quel ricordo era
cupo e terribile. Anche in sogno,
Lenobia conosceva luogo e data: New
Orleans, marzo 1788,
poco dopo il tramonto.
Nelle scuderie era scoppiato un
incendio e Martin l’aveva salvata,
portandola via dalle
fiamme.
«Oh, no! Martin! No!» gli aveva gridato
Lenobia allora... adesso invece si limitó
a gemere,
cercando con tutte le forze di svegliarsi
prima di dover rivivere l’orribile
conclusione di quel
ricordo.
Non si sveglió.Al contrario, udí il suo
unico amore ripetere le parole che le
avevano spezzato il
cuore duecento anni prima, sentendo di
nuovo quella ferita aperta e sanguinante:
«É troppo
tardi, chérie. In questo mondo é troppo
tardi per noi. Ma io ti rivedró. Il mio
amore per te
non finisce qui. Il mio amore per te...
quello non finirá mai. Ti ritroveró,
chérie. Questo te lo
giuro».
Mentre Martin catturava l’umano
malvagio che aveva tentato di ridurla in
schiavitú,
salvandole la vita, la Signora dei
Cavalli riuscí finalmente a svegliarsi
con uno straziante
singhiozzo. Si mise seduta nel letto e,
con mano incerta, si scostó dal viso i
capelli madidi di
sudore.
Il primo pensiero da sveglia fu per la
sua giumenta.
Tramite il legame psichico che le univa,
sapeva che Mujaji era agitata, quasi nel
panico. «Sstt,
bella, torna a dormire. Io sto bene»,
disse Lenobia, inviando pensieri
rassicuranti alla giumenta
nera con cui aveva un sodalizio
speciale.
Sentendosi in colpa per aver turbato
Mujaji, chinó la testa e inizió a far
girare l’anello di
smeraldo che portava al dito. «Smettila
di essere cosí sciocca. Era solo un
sogno. Io sono al
sicuro. Io non sono tornata lá.Ció che é
successo allora non puó farmi piú male
di quanto non
mi abbia giá fatto.» Mentiva a se stessa.
Posso soffrire ancora. Se Martin é
tornato, tornato
davvero, il mio cuore puó soffrire
ancora.
Un altro singhiozzo tentó di sfuggirle
dalle labbra, ma lei le strinse,
controllando le proprie
emozioni.
Potrebbe non essere Martin, sentenzió
decisa, razionale.
Travis Foster, il nuovo umano assunto da
Neferet per aiutarla coi cavalli, era
semplicemente
una distrazione dall’aspetto gradevole,
lui e la sua grande e bellissima
percheron. «E forse é
proprio questo il motivo per cui Neferet
l’ha assunto», mormoró Lenobia. «L’ha
fatto per
distrarmi. Lui e la sua percheron sono
solo una strana coincidenza.» Chiuse gli
occhi e bloccó i
ricordi che risalivano dal passato,
quindi ripeté ad alta voce: «Travis
potrebbe non essere la
reincarnazione di Martin. So che la mia
reazione alla sua presenza é
insolitamente forte, ma é
trascorso molto tempo dall’ultima volta
in cui ho avuto un amante umano, tutto
qui».
Tu non hai mai avuto un amante umano,
hai giurato di non farlo, le ricordó la
coscienza.
«Quindi é solo trascorso molto tempo da
quando ho avuto un amante vampiro,
anche se per
poco. E quel tipo di distrazione mi fará
bene.» Lenobia tentó di tenere la mente
occupata, ma
si ritrovó a scartare un lungo elenco di
fascinosi Guerrieri Figli di Erebo, dato
che, invece dei
loro forti corpi muscolosi, riusciva a
immaginare soltanto degli occhi marroni
screziati di un
familiare verde oliva e un sorriso
spontaneo...
«No!» Non voleva pensarci. Non voleva
pensare a lui.
Ma se in Travis ci fosse davvero
l’anima di Martin? bisbiglió subdola la
mente di Lenobia.
Aveva dato la sua parola che mi avrebbe
ritrovato. Magari l’ha fatto.
«E anche se fosse?» La vampira si alzó
e prese a camminare avanti e indietro.
«Conosco fin
troppo bene la fragilitá degli umani. é
troppo facile ucciderli, e il mondo di
oggi é persino piú
pericoloso di quello del 1788. Il mio
amore é finito in fiamme e disperazione
giá una volta. Ed
é stata una volta di troppo.» Si fermó e
si prese il viso tra le mani, mentre il
cuore, che
conosceva la veritá, gliela pompava nel
corpo e nell’anima, trasformandola in
realtá.
«Sono una vigliacca. Se Travis non é
Martin, non voglio aprirmi a lui, non
voglio correre il
rischio di amare un altro umano. E, se
Martin é tornato da me, non sopporterei
di perderlo
ancora.»
Lenobia si lasció cadere sulla vecchia
sedia a dondolo posta accanto alla
finestra della sua
camera. Le piaceva leggere lí e, quando
non riusciva a dormire, la finestra
rivolta a est le
consentiva di guardare il sole che
sorgeva sullo spiazzo accanto alle
scuderie. Pur cogliendo
l’ironia della cosa, Lenobia non riusciva
a non amare la luce del mattino. Vampira
o non
vampira, nel profondo sarebbe sempre
rimasta una ragazzina che amava
l’aurora e i cavalli e
un umano alto dalla pelle color
cappuccino che era morto tanto tempo
prima, quand’era
ancora troppo giovane.
Abbassó le spalle di colpo, sconfitta.
Erano decenni che non pensava tanto a
Martin. Rinverdire
il ricordo era una lama a doppio taglio:
da un lato le faceva piacere ripensare al
suo sorriso, al
suo odore, al suo tocco. Dall’altra,
quell’immagine evocava anche il vuoto
che aveva lasciato la
sua assenza. Per oltre duecento anni,
Lenobia si era tormentata per la
possibilitá perduta, per la
vita sprecata.
«Il nostro futuro é andato in fumo,
distrutto dalle fiamme dell’odio,
dell’ossessione e del
male.» Lenobia scosse la testa e si
asciugó gli occhi. Doveva riacquistare il
controllo delle
proprie emozioni. Il male continuava a
incidere una striscia di fuoco nella Luce
e nel bene.
Inspiró a fondo e portó i pensieri su un
argomento che riusciva sempre a
tranquillizzarla, per
quanto fosse diventato caotico il mondo
intorno a lei: i cavalli, e Mujaji in
particolare.
Sentendosi piú calma, la vampira si
staccó da se stessa con quella parte
speciale dello spirito che
Nyx aveva sfiorato, donandole
un’affinitá coi cavalli, il giorno in cui
Lenobia, ancora sedicenne,
era stata Segnata.
Trovó la sua giumenta con facilitá,e
subito si sentí in colpa per l’agitazione
che percepí in lei.
«Sstt, mi sto solo comportando da
sciocca. Ma passerá, te lo giuro, tesoro
mio», disse Lenobia,
ripetendo ad alta voce il messaggio
tranquillizzante che stava inviando e
concentrando
un’ondata di calore e di amore verso la
sua giumenta.
Come sempre, Mujaji ritrovó la calma.
La vampira chiuse gli occhi ed emise un
lungo sospiro.
Riusciva a immaginare la cavalla, nera e
splendida come la notte, che finalmente
si rilassava,
piegava una zampa posteriore e
sprofondava in un sonno senza sogni.
La Signora dei Cavalli si concentró
sulla giumenta, respingendo il tumulto
che l’arrivo del
giovane cowboy aveva provocato in lei.
Domani, promise insonnolita a se stessa,
domani diró
a Travis che noi non saremo mai altro
che impiegato e datore di lavoro. Il
colore dei suoi occhi
e ció che mi fa provare... tutto questo si
attenuerá non appena prenderó le
distanze da lui.
Deve andare cosí, deve...
E finalmente anche Lenobia si
addormentó.
NEFERET
Anche se il felino non era legato a lei,
Shadowfax arrivó subito al richiamo di
Neferet. Per
fortuna le lezioni erano finite per quella
sera, perció, quando il grande Maine
Coon la
raggiunse al centro della palestra di
scherma, l’edificio era poco illuminato e
vuoto, senza
studenti.
Non c’era neppure Dragone Lankford,
anche se probabilmente sarebbe tornato
presto.
Arrivando lí, Neferet aveva incontrato
soltanto qualche vampiro rosso e aveva
sorriso
soddisfatta pensando a come era riuscita
a fare entrare alla Casa della Notte
anche quelli piú
aggressivi.
Quante deliziose possibilitá di caos
rappresentavano... soprattutto una volta
che lei avesse
fatto in modo che il cerchio di Zoey si
spezzasse e la sua migliore amica,
Stevie Rae, fosse
sconvolta per la perdita del suo grande
amore.
La consapevolezza di essere pronta a
garantire a Zoey future sofferenze le
dava un’immensa
soddisfazione, ma la Tsi Sgili era troppo
disciplinata per consentirsi d’iniziare a
gioire prima che
l’incantesimo sacrificale fosse
completato e i suoi ordini venissero
eseguiti.
Anche se quella sera la scuola era
insolitamente silenziosa, quasi
abbandonata, in veritá
chiunque avrebbe potuto presentarsi in
palestra. Neferet doveva agire in fretta e
in silenzio. Ci
sarebbe stato tutto il tempo poi di
festeggiare i frutti delle sue fatiche.
Parló sottovoce a Shadowfox,
spingendolo ad avvici narsi e, quando il
Main Coon l’ebbe quasi
raggiunta, lei s’inginocchió.Pensava che
lui sarebbe stato sospettoso nei suoi
confronti, dato che
i gatti sanno le cose. Era molto piú
difficile imbrogliare loro degli umani,
dei novizi e persino
dei vampiri. Lo stesso gatto di Neferet,
Skylar, si era rifiutato di trasferirsi nel
suo attico al
Mayo Building, preferendo aggirarsi tra
le ombre della Casa della Notte e
osservarla coi suoi
grandi occhi verdi e con l’aria di chi la
sa lunga.
Shadowfax non era altrettanto cauto.
A un cenno di Neferet, il grosso Maine
Coon colmó l’ultimo tratto che li
separava. Non era
amichevole, non si sfregó contro di lei
segnandola affettuosamente col proprio
odore, ma
andó comunque. A Neferet importava
solo che obbedisse. Non voleva il suo
amore; voleva la
sua vita.
La Tsi Sgili, Consorte immortale della
Tenebra ed ex Somma Sacerdotessa
della Casa della
Notte, provó solo un vago rammarico
mentre accarezzava la schiena tigrata del
micio con la
mano sinistra. Il pelo era morbido e
fitto, il corpo snello e atletico. Come
Dragone Lankford, il
Guerriero che il gatto aveva scelto,
Shadowfax era potente e nel fiore degli
anni. Un vero
peccato che fosse necessario
sacrificarlo per un fine maggiore. Per un
fine piú alto.
Rammarico non significava esitazione.
Neferet usó la propria affinitá coi felini
e incanaló nel
gatto calore e fiducia attraverso il palmo
della mano. Mentre con la sinistra lo
accarezzava,
spingendolo a inarcare la schiena e a
fare le fusa, allungó la destra e, col suo
athame affilato
come un rasoio, taglió di netto la gola di
Shadowfax.
Il grosso gatto non emise suono. Il corpo
si contorse nel tentativo di allontanarsi
da lei, ma il
pugno della Tsi Sgili nella folta
pelliccia lo teneva cosí vicino a sé che
il sangue del micio, caldo
e bagnato, schizzó sul corpetto del suo
vestito di velluto verde.
I tentacoli di Tenebra, sempre presenti
intorno a Neferet, pulsarono e
tremolarono, eccitati.
Lei li ignoró.
Il gatto morí piú in fretta di quanto non
avesse immaginato, e Neferet ne fu
contenta. Non si
aspettava che l’avrebbe fissata negli
occhi, invece il micio del Guerriero
aveva sostenuto il suo
sguardo anche dopo essere caduto sul
pavimento della palestra, non piú in
grado di lottare, ed
era rimasto lí, respirando piano, a
fissarla.
Agendo rapida quando il gatto era
ancora vivo, Neferet aveva iniziato
l’incantesimo. Con la
lama per rituali, il suo athame, aveva
disegnato un cerchio intorno al corpo
morente di
Shadowfax, in modo che il sangue che
scorreva si raccogliesse al suo interno,
come una sorta di
fossato in miniatura.
Poi aveva premuto il palmo nel sangue
caldo, si era alzata appena fuori del
cerchio e aveva
sollevato entrambe le mani, una
insanguinata, l’altra che impugnava il
pugnale dal filo
scarlatto. Quindi aveva intonato:
«Con questo sacrificio dal mio brando
la Tenebra ai miei ordini comando.
Aurox, obbedisci al mio volere!
Subito Rephaim morto fa’ cadere».
Neferet si era interrotta, consentendo ai
vischiosi tentacoli di fredda oscuritá di
sfiorarla e di
riunirsi tutti intorno al cerchio. Ne
percepiva l’eccitazione, la bramosia, il
desiderio, la
pericolositá. Ma soprattutto ne
percepiva il potere.
Per completare l’incantesimo aveva
immerso l’athame nel sangue e con esso
aveva scritto
direttamente sulla sabbia, concludendo
il sortilegio:
«Col tributo di sangue, dolore e
tormento
a funger da mia arma costringo lo
Strumento!»
Con un’immagine di Aurox nella mente,
Neferet aveva fatto un passo all’interno
del cerchio e
conficcato il pugnale nel corpo di
Shadowfax, inchiodandolo al pavimento
e liberando i
tentacoli di Tenebra, in modo che
potessero consumare il loro festino di
sangue e dolore.
Ora che il gatto era completamente
dissanguato, Neferet disse:
«Il sacrificio é stato compiuto.
L’incantesimo realizzato. Fate ció che
ordino. Costringete Aurox
a uccidere Rephaim. Obbligate Stevie
Rae a spezzare il cerchio. Fate che il
Rituale di
Svelamento fallisca. Subito!»
Come una brulicante nidiata di serpi, i
servi della Tenebra strisciarono via
nella notte, in
direzione del campo di lavanda e del
rituale che lí si stava giá svolgendo.
Neferet li fissó,sorridendo soddisfatta.
Un tentacolo in particolare, spesso
quanto l’avambraccio
di lei, si precipitó attraverso la porta
che dalla palestra conduceva alle
scuderie. L’attenzione di
Neferet fu attirata da quella parte da un
attutito rumore di vetri rotti.
Curiosa, la Tsi Sgili si mosse, facendo
bene attenzione a non far rumore e
ammantandosi di
ombra, quindi sbirció nelle scuderie. I
suoi occhi di smeraldo si spalancarono
per la piacevole
sorpresa: il tentacolo di Tenebra era
stato maldestro, facendo cadere una
lanterna a gas appesa
non lontano dagli ordinati mucchi di
fieno che Lenobia sceglieva sempre con
tanta cura per i
suoi beniamini.
Neferet osservó, affascinata, un primo
ciuffo di fieno prendere fuoco,
sfrigolare, e poi, con una
vampata gialla e un gran sibilo,
incendiarsi completamente.
Spostó lo sguardo lungo la fila di box in
legno e scorse solo la sagoma scura di
alcuni cavalli. La
maggior parte stava dormendo. Alcuni
mangiucchiavano pigri, giá rilassati per
l’alba imminente
e il riposo che il sole avrebbe portato
loro fino al tramonto e all’arrivo degli
studenti per le
solite infinite lezioni.
Neferet tornó a guardare il fieno. Ormai
un’intera balla era avvolta dalle fiamme.
L’odore di
fumo vorticó fino a lei mentre il fuoco,
simile a una bestia selvaggia, si
alimentava e cresceva
con schiocchi rumorosi.
Lei si allontanó dalla scuderia,
chiudendosi alle spalle la pesante porta
che conduceva alla
palestra di scherma.
Dopotutto si direbbe che stanotte Stevie
Rae potrebbe non essere l’unica a
piangere.
Il pensiero gratificó la Tsi Sgili, che
lasció la palestra e il massacro che
aveva appena compiuto
senza accorgersi della piccola micetta
bianca che, con passo felpato,
raggiungeva il corpo
immobile di Shadowfax, gli si
raggomitolava accanto e chiudeva gli
occhi.
LENOBIA
La Signora dei Cavalli si sveglió con un
orribile presentimento. Confusa, si
passó le mani sul
viso. Si era addormentata sulla sedia a
dondolo vicino alla finestra e quel
risveglio improvviso
pareva piú un incubo che la realtá.
«É una follia», mormoró,assonnata.
«Devo trovare di nuovo il mio centro.»
La meditazione
l’aveva spesso aiutata a placare i
pensieri. Risoluta, Lenobia trasse un
respiro profondo,
purificante.
Fu con quel respiro che sentí l’odore:
fuoco. Una scuderia che brucia, per
essere precisi. Strinse i
denti. Sparite, fantasmi del passato!
Sono troppo vecchia per questi
giochetti.
Poi uno schiocco minaccioso la scosse
dalle ultime tracce di sonno che le
appannavano la mente
e Lenobia raggiunse in fretta la finestra e
scostó i tendoni pesanti.
La Signora dei Cavalli guardó le sue
scuderie e rimase senza fiato per lo
spavento.
Non era un sogno.
Non era frutto della sua immaginazione.
Era un incubo reale.
Le fiamme lambivano i lati dell’edificio
e, sotto i suoi occhi, la doppia porta
proprio al margine
del suo campo visivo si spalancó, spinta
dall’interno: sullo sfondo di volute di
fumo e di
fiamme inarrestabili, ecco il profilo di
un alto cowboy che portava fuori
un’immensa percheron
grigia e una giumenta nera come la notte.
Travis lasció libere le due cavalle,
esortandole a raggiungere il centro del
campus, lontano dalle
scuderie in fiamme, quindi tornó di
corsa nell’edificio preda di un fuoco
rabbioso.
In Lenobia, il passato riprese vita,
mentre quella vista cancellava dubbi e
paure. «No, Dea, no.
Non succederá ancora. Non sono piú una
ragazzina impaurita. Questa volta per lui
andrá a
finire in modo diverso!»
2
LENOBIA
Lenobia corse fuori della sua camera, si
precipitó giú lungo le scale che dal suo
appartamento
portavano al piano terra e alle scuderie.
Il fumo s’insinuava sotto la porta come
un serpente.
Lei controlló il panico e appoggió la
mano sul legno. Non era caldo, quindi
spalancó l’uscio,
valutando rapida la situazione. Nelle
scuderie, il fuoco ardeva con maggiore
impeto
all’estremitá piú lontana dell’edificio,
nella zona in cui venivano custoditi il
fieno e il cibo. Era
anche la zona piú vicina alla posta di
Mujaji e a quella da parto in cui erano
alloggiati Bonnie,
la percheron, e il suo Travis.
«Travis!» Lenobia sollevó le braccia a
proteggersi il viso dal calore delle
fiamme sempre piú alte
e corse ad aprire i box, liberando i
cavalli piú vicini a lei. Fuori,
Persefone... vai! Lenobia spinse
la giumenta roana che, bloccata dalla
paura, si rifiutava di uscire dalla posta.
Quando la cavalla la superó con uno
scatto e raggiunse l’uscita, Lenobia
gridó ancora: «Travis!
Dove sei?»
«Porto fuori i cavalli piú vicini al
fuoco!» strilló lui a sua volta mentre una
giovane giumenta
grigia schizzava via dalla direzione
della voce del cowboy e quasi
travolgeva Lenobia.
«Piano! Piano, Anjo», disse la Signora
dei Cavalli, tranquillizzando l’animale
terrorizzato e
indirizzandolo fuori delle scuderie.
«L’uscita est é bloccata dalle fiamme e
io...»
Le finestre del ripostiglio dei finimenti
esplosero, facendo volare ovunque
ardenti schegge di
vetro.
«Travis! Esci di qui e chiama il 911!»
Lenobia aprí un box e fece uscire un
castrone,
rimproverandosi per non aver fatto la
chiamata lei stessa prima di lasciare la
stanza.
«Ci ho pensato io!» saltó su una voce
che Lenobia non riconobbe. Tra fumo e
fiamme, la
Signora dei Cavalli vide correre verso
di lei una novizia, che portava con sé
una giumenta saura
in preda al panico.
«Diva, va tutto bene», disse Lenobia
alla cavalla, prendendo la cavezza alla
ragazza. Al suo
tocco, l’animale si tranquillizzó e
Lenobia lo spinse fuori della porta,
perché raggiungesse gli
altri. Tiró a sé la novizia, allontanandola
dal calore crescente. «Quanti cavalli
credi che...» La
vampira s’interruppe quando si accorse
che la mezzaluna sulla fronte della
ragazza era rossa.
«Credo ne siano rimasti pochi.» La
novizia era a corto di fiato e le
tremavano le mani mentre si
toglieva sudore e fuliggine dal viso.
«Io... io ho preso Diva perché mi é
sempre piaciuta e
pensavo che magari si ricordava di me.
Ma era spaventata anche lei. Spaventata
davvero.»
A quel punto Lenobia la riconobbe: era
Nicole. Prima di morire, aveva una
predisposizione
naturale per l’equitazione e aveva
imparato a stare in sella con grande
rapiditá, ma poi,
quand’era tornata da non morta, si era
unita al gruppo di Dallas. Ma non c’era
tempo per
interrogare la ragazza. Non c’era tempo
per nient’altro che portare in salvo i
cavalli e Travis.
«Sei stata molto brava, Nicole. Ce la fai
a tornare lí dentro?»
Nicole annuí con forza, a scatti. «Non
voglio che brucino. Faró tutto quello che
mi dice.»
Lenobia le appoggió una mano sulla
spalla. «Ho solo bisogno che tu apra le
poste e poi ti levi
di lí. Io li porteró in salvo.»
«Okay, okay. Posso farlo.» Nicole
sembrava affannata e impaurita, ma
seguí Lenobia senza
esitare e tornarono entrambe nel vortice
rovente delle scuderie.
«Travis!» Lenobia tossí, cercando di
vedere qualcosa attraverso il fumo
sempre piú denso. «Mi
senti?»
«Sí! Sono qui. Box bloccato!» strilló lui,
superando gli schiocchi delle fiamme.
«Aprilo!» La vampira non intendeva
cedere al panico.
«Aprili tutti! Io posso chiamare i cavalli
a me, alla salvezza. Posso farli uscire.
Tu seguili. Posso
guidarvi tutti fuori!»
«Li ho aperti!» urló il cowboy qualche
istante dopo.
«Sono aperti anche questi!» disse
Nicole da molto piú vicino.
«Adesso seguite i cavalli e uscite dalle
scuderie! Tutti e due!» gridó Lenobia
prima di scattare
all’indietro, lontano dalle fiamme e
verso le porte che aveva lasciato
spalancate.
Una volta lí, sollevó le braccia, palmi
all’insú e, immaginando di trarre energia
direttamente
dall’Aldilá e dal mistico regno di Nyx,
aprí il cuore, l’anima e il dono fattole
dalla Dea e disse
con forza: «Venite, miei bei figli e figlie!
Seguite la mia voce e il mio amore, e
vivete!»
I cavalli parvero erompere dalle fiamme
e dal fumo color inchiostro. Il loro
terrore era cosí
palpabile che alla vampira sembrava
quasi un essere vivente. Lo
comprendeva bene, quel
terrore per le fiamme, il fuoco e la
morte, e attraverso se stessa incanaló
forza e serenitá negli
animali che la superavano al galoppo e
raggiungevano il parco della scuola.
La novizia rossa li seguí barcollando e
tossendo. «Fatto. Sono usciti tutti»,
disse, crollando sul
prato.
Lenobia le riservó appena un cenno del
capo. Le sue emozioni erano concentrate
sul branco
inquieto alle sue spalle, e gli occhi sul
fumo denso e sulle fiamme davanti a lei
da cui Travis non
usciva. «Travis!» gridó.
Nessuna risposta.
«Il fuoco si muove in fretta. Potrebbe
essere morto», commentó Nicole tra un
colpo di tosse e
l’altro.
«No. Non questa volta», sentenzió la
vampira. Si voltó verso il branco e
chiamó la sua amata
giumenta: «Mujaji!»
La cavalla trotterelló fino a lei, che la
fermó alzando una mano. «Tranquilla,
tesoro. Bada agli
altri. Trasmetti loro la tua forza e la tua
serenitá,oltre al mio amore.»
Riluttante
ma
obbediente,
la
giumenta
inizió
a
girare
intorno ai gruppetti di cavalli spaventati,
radunandoli. Lenobia si voltó, prese due
respiri
profondi, e si lanció nella scuderia in
fiamme.
Il calore era tremendo. Il fumo cosí
denso che sembrava di respirare liquido
bollente. Per un
attimo, Lenobia fu trasportata in
quell’orribile sera a New Orleans e a un
altro fienile in
fiamme. I margini delle cicatrici che
aveva sulla schiena dolevano per un
ricordo fantasma di
quella sofferenza, e per un momento fu il
panico a condurre il gioco, bloccando la
vampira nel
passato.
Poi lo udí tossire, e il panico venne fatto
a pezzi dalla speranza, consentendo al
presente e alla
grande forza di volontá di Lenobia di
superare la paura. «Travis! Ti vedo!»
gridó la vampira
strappandosi via la parte inferiore della
camicia da notte e immergendola
nell’abbeveratoio
della posta piú vicina.
«Torna... indietro...» l’avvertí lui tra
stizzosi colpi di tosse.
«Non ci penso neanche. Ho giá visto un
uomo bruciare per causa mia e non mi é
piaciuto.»
Lenobia si mise addosso la stoffa
bagnata come se fosse un mantello col
cappuccio e si
addentró nel fumo e nel calore, seguendo
la voce di Travis.
Lo trovó vicino a un box aperto. Era
caduto e stava cercando di rimettersi in
piedi, ma era
riuscito solo ad appoggiarsi sulle
ginocchia prima di ricominciare a
tossire e ad avere conati di
vomito. La vampira non esitó.
Entró nella posta e tuffó di nuovo il
pezzo di stoffa nell’acqua
dell’abbeveratoio.
«Ma che...» La tosse squassó ancora
Travis, mentre la guardava di sotto in su
con le palpebre
socchiuse. «No!
Vai...»
«Non ho tempo di discutere. Sdraiati e
basta.» Vedendo che non si muoveva
abbastanza in
fretta, Lenobia lo spinse a terra con un
calcio. Il cowboy cadde di schiena con
un grugnito e lei
gli mise la stoffa bagnata su viso e petto.
«Sí, cosí. Resta giú», gli ordinó mentre
raggiungeva
l’abbeveratoio e si bagnava viso e
capelli. Poi, prima che lui potesse
protestare o spostarsi,
rovinando il suo piano, la Signora dei
Cavalli lo afferró per le gambe e inizió
a tirare.
Doveva proprio essere cosí grande e
grosso? La mente di Lenobia cominciava
ad annebbiarsi.
Intorno a lei ruggivano le fiamme ed era
sicura di sentire odore di capelli
bruciati. Be’, anche
Martin era grande... Poi la mente smise
di funzionare. Era come se il suo corpo
si muovesse in
automatico, senza nessuno al comando a
parte il bisogno primordiale di
continuare a trascinare
quell’uomo lontano dal pericolo.
«É lei! é Lenobia!» D’improvviso ecco
mani forti che cercavano di portarle via
quel fardello.
La vampira si oppose: Questa volta la
morte non vincerá!
Questa volta no!
«Professoressa, va tutto bene. Ce l’ha
fatta.»
All’improvviso, Lenobia si accorse di
essere circondata da aria fresca, e
finalmente fu in grado di
dare un senso a quanto stava accadendo.
Emise un rantolo inspirando aria pulita e
tossendo
calore e fumo, mentre mani gentili
l’aiutavano a sedersi sull’erba e le
mettevano una
mascherina su naso e bocca, attraverso
la quale un’aria ancora piú dolce le
riempí i polmoni.
Inspiró ossigeno e la mente le si schiarí
del tutto.
Pompieri
umani
sciamavano
nel
parco
e
potenti
manichette dell’acqua erano puntate
contro le scuderie in fiamme. Un paio di
paramedici
erano chini su di lei e la fissavano con
espressione sconcertata, ovviamente
stupiti dalla rapiditá
con cui si era ripresa.
Lei si tolse la mascherina dal viso.
«Non me. Lui!»
Con uno strattone tolse la stoffa che
ancora bruciava dal corpo troppo
immobile di Travis.
«é umano... aiutatelo!»
«Sí, signora», mormoró uno degli
infermieri, e si misero tutti a occuparsi
del cowboy.
«Lenobia, bevi questo.»
Qualcuno le mise in mano un calice e,
alzando lo sguardo, la Signora dei
Cavalli vide le due
vampire guaritrici dell’infermeria della
Casa della Notte, Margareta e
Pemphredo, accovacciate
accanto a lei. Bevve il vino corretto al
sangue in un sorso, percependo subito
l’energia vitale in esso contenuta
formicolare nell’organismo.
«Professoressa, dovresti venire con
noi», riprese Margareta. «Ti servirá piú
di questo per guarire
del tutto.»
«Dopo», replicó Lenobia, buttando via
il calice. Ignoró le guaritrici, le sirene,
le voci e il caos
generale che la circondava, e raggiunse
carponi la testa di Travis. I paramedici
erano
indaffaratissimi. Avevano messo la
mascherina al cowboy e stavano
iniziando a infilargli una
flebo nel braccio. I suoi occhi erano
chiusi e, anche sotto gli sbaffi di
fuliggine, la vampira notó
che aveva il viso rosso e ustionato.
Indossava una T–shirt a maniche corte,
che evidentemente
si era messo in tutta fretta sopra i jeans,
e i muscolosi avambracci si stavano giá
coprendo di
vesciche. E le mani... le sue mani erano
completamente ustionate.
La Signora dei Cavalli doveva avere
emesso un gemito involontario, un
qualche piccolo segno
esteriore del tremendo dolore al cuore
che provava, perché Travis aprí gli
occhi. Erano
esattamente come li ricordava: marroni
con una sfumatura verde oliva. I loro
sguardi
s’incrociarono e restarono avvinti.
«Sopravvivrá?» chiese lei al
paramedico piú vicino.
«Ho visto di peggio, e gli resteranno
delle cicatrici, ma dobbiamo portarlo al
piú presto al St
John’s. L’inalazione di fumo é peggio
delle ustioni. Ma é un ragazzo fortunato.
Lei l’ha trovato appena in tempo.»
Anche se non staccó gli occhi da Travis,
Lenobia percepí un
sorriso nel tono della sua voce.
«In realtá mi ci sono voluti
duecentoventiquattro anni per trovarlo,
ma sono felice di essere
arrivata in tempo.»
Il cowboy fece per dire qualcosa, peró
le sue parole vennero soffocate da un
terribile accesso di
tosse.
«Scusi, signora. é arrivata la barella.»
Lenobia si scostó per lasciare che i
paramedici trasferissero Travis sulla
lettiga, ma il loro gioco
di sguardi non s’interruppe. Gli
camminó accanto mentre lo spingevano
fino all’ambulanza in
attesa. Prima che lo caricassero, lui si
tolse la mascherina e, con voce
cavernosa, chiese:
«Bonnie... okay?»
«Sta bene. Lo percepisco. é con Mujaji.
Faró in modo che stia al sicuro. Faró in
modo che tutti
stiano al sicuro», lo tranquillizzó.
Lui allungó la mano bruciata e sporca di
sangue, che lei sfioró con cautela.
«Anche io?» riuscí a
mormorare.
«Sí, cowboy. Su questo puoi
scommettere la tua grande e bellissima
giumenta.» E,
infischiandosene di sentirsi addosso gli
occhi dei presenti – umani, novizi e
vampiri –, Lenobia si
chinó e lo bació dolcemente sulle
labbra.
«Cerca felicitá e cavalli. Io saró lí. E
questa volta mi accerteró che tu stia al
sicuro.»
«Buono a sapersi. Mia mamma diceva
sempre che mi serviva qualcuno che mi
tenesse d’occhio.
Spero che riposi piú serena adesso che
l’ho trovato.» Sembrava che avesse la
gola piena di
cartavetrata.
Lenobia sorrise. «L’hai trovato, ma
adesso sei tu che devi riposare
tranquillo.»
Con la punta delle dita, lui le sfioró la
mano, quindi replicó: «Credo che
adesso ci riusciró.
Aspettavo solo di trovare la via di
casa».
La vampira fissó quegli occhi color
ambra e oliva che le erano tanto
familiari, tanto simili a
quelli di Martin, e immaginó di poter
vedere oltre, di poter vedere
quell’anima anch’essa tanto
familiare, la sua gentilezza, la forza,
l’onestá e l’amore che chissá come
avevano mantenuto la
promessa di tornare da lei. Nel
profondo, Lenobia sapeva che, sebbene
in apparenza quel
cowboy alto e asciutto non somigliasse
affatto al suo perduto amore, lei aveva
ritrovato il suo
cuore. L’emozione le bloccava la voce,
e non poté fare altro che sorridere,
annuire e girare la
mano in modo che le dita di lui le si
posassero sul palmo, calde, forti e
molto, molto vive.
«Signora, dobbiamo portarlo al St
John’s», ripeté il paramedico.
La Signora dei Cavalli si staccó da
Travis con riluttanza, asciugandosi gli
occhi. «Potete tenerlo
per un po’, ma lo rivoglio qui. Presto.»
Rivolse lo sguardo color nubi in
tempesta sull’umano
col camice bianco. «Lo tratti bene.
L’incendio di questo fienile non é niente
paragonato alla mia rabbia.»
«S–sí, signora», balbettó il poveretto,
affrettandosi a mettere Travis
nell’ambulanza. Prima che il
portellone si chiudesse e il veicolo
partisse coi lampeggianti accesi,
Lenobia fu certa di aver
udito la risata di Travis trasformarsi in
accesso di tosse.
Era ferma lí, a fissare l’ambulanza che
si allontanava e a preoccuparsi per
Travis, quando
qualcuno accanto a lei si schiarí e
l’attenzione della la voce per farsi
notare, vampira si spostó
all’istante. Voltandosi, vide ció che
aveva ignorato per concentrarsi sul
cowboy: la scuola
sembrava essere esplosa. Cavalli si
muovevano confusi e nervosi accanto al
muro di cinta a est.
Autopompe dei vigili del fuoco erano
parcheggiate a fianco delle scuderie e
riversavano acqua
sulla struttura ancora in preda alle
fiamme. Novizi e vampiri erano radunati
in gruppetti
impauriti e dall’aria indifesa.
«Calma, Mujaji... calma. Va tutto bene
adesso, tesoro mio.»
Lenobia chiuse gli occhi e si concentró
sul dono che la Dea le aveva fatto oltre
duecento anni
prima.
Percepí l’immediata risposta della bella
giumenta nera, che si liberava
dell’agitazione e con uno
sbuffo eliminava ogni traccia di paura e
nervosismo.
Poi il contatto mentale di Lenobia passó
alla grande percheron, che scalpitava
irrequieta, le
orecchie che si muovevano a scatti come
se stesse cercando Travis.
«Bonnie, lui sta bene. Non hai niente da
temere.» Lenobia aveva parlato con
dolcezza, facendo
eco alle ondate di affetto che inviava
alla giumenta inquieta.
Bonnie si tranquillizzó quasi con la
stessa rapiditá di Mujaji, il che fece un
immenso piacere alla
vampira e le consentí di estendere con
facilitá la propria attenzione al resto del
branco.
«Persefone, Anjo, Diva, Little Biscuit,
Okie Dodger, seguite Mujaji. State
tranquilli. Siate forti.
Siete al sicuro», disse inviando calore e
conforto a ogni singolo animale.
La voce accanto a lei si schiarí di
nuovo, spezzando la sua concentrazione.
Irritata, Lenobia aprí
gli occhi e vide un umano davanti a lei.
Portava l’uniforme dei pompieri e la
fissava con le
sopracciglia inarcate ed evidente
curiositá.
«Sta parlando ai cavalli?»
«In veritá,sto facendo molto di piú.
Guardi.» Gesticoló in direzione del
branco alle spalle del
vigile del fuoco.
Lui si giró e sul suo volto si lesse una
forte sorpresa.
«Si sono calmati un sacco. Che cosa
bizzarra.»
«L’aggettivo ’bizzarro’ ha connotazioni
cosí negative... Preferisco decisamente
il termine
’magico’.» Con aria sprezzante, Lenobia
fece un cenno col capo all’uomo in
divisa e si diresse a
grandi passi verso il gruppo di novizi
radunati intorno a Erik Night e alla prof
P.
«Signora, sono il capitano Alderman,
Steve Alderman», replicó lui mettendosi
quasi a correre
per tenerle dietro.
«Stiamo lavorando per tenere sotto
controllo l’incendio, e devo sapere chi é
che comanda qui.»
«Capitano Alderman, vorrei tanto
saperlo anch’io», replicó, torva. Quindi
aggiunse: «Venga con
me, ho intenzione di scoprirlo». La
Signora dei Cavalli raggiunse Erik, la
prof P e il loro gruppo
di novizi, che includeva un Guerriero
Figlio di Erebo, Kramisha, Shaylin e
diversi novizi blu di
quinta e sesta.
«Pentesilea, so che Thanatos é con Zoey
e il suo cerchio a completare il rituale al
vivaio di
Sylvia Redbird, ma Neferet dov’é?» La
voce della vampira pareva una frusta.
«Io... io non lo so!» L’insegnante di
letteratura fissava le scuderie in fiamme
alle spalle di
Lenobia. Pareva molto scossa. «Quando
ho visto l’incendio, sono andata di
persona nelle sue
stanze, ma di lei non c’era traccia.»
«E il telefono? Nessuno ha provato a
chiamarla?» intervenne Kramisha.
«Non risponde», replicó Erik.
«Splendido», mormoró Lenobia.
«Posso supporre che a causa
dell’assenza delle due persone che ha
appena nominato adesso il
capo sia lei qui?» le domandó il
capitano Alderman.
«Sí, per abbandono, ma é cosí», ammise
la Signora dei Cavalli.
«Bene, allora dovrebbe fare un appello
generale il prima possibile, per
accertarvi che i vostri
allievi siano tutti presenti o in un posto
sicuro.» Puntó il pollice verso una
panchina poco
lontano. «Quella ragazza, quella con la
mezzaluna rossa sulla fronte, é l’unico
studente che
abbiamo trovato nelle vicinanze delle
scuderie. Non é ferita, solo un po’
scossa. L’ossigeno le
sta ripulendo i polmoni molto piú
velocemente del solito, ma sarebbe
comunque meglio che si
facesse dare un’occhiata al St John’s.»
Lenobia spostó lo sguardo su Nicole,
che respirava a fondo da una maschera
per ossigeno,
mentre un paramedico controllava le sue
funzioni vitali. Margareta e Pemphredo
si aggiravano
lí intorno, fissando l’uomo col camice
come se fosse un insetto particolarmente
disgustoso.
«La nostra infermeria é piú attrezzata di
un ospedale umano per prendersi cura di
un novizio
ferito», replicó Lenobia.
«Come vuole, signora. é lei che
comanda qui, e so che voi vampiri avete
una fisiologia
particolare... Senza offesa. Il mio
migliore amico del liceo é stato Segnato
e si é Trasformato.
Mi piaceva allora e continua a piacermi
adesso.»
Lenobia riuscí a sorridere. «Nessuna
offesa, capitano Alderman. Stava
soltanto dicendo la
veritá. I vampiri hanno realmente
necessitá fisiologiche diverse dagli
umani. Nicole stará bene
qui con noi.»
«Ottimo. Immagino che faremo meglio a
mandare un paio dei nostri in quella
palestra a cercare
qualunque altro studente possa essere in
giro», aggiunse il capitano.
«Dovremmo riuscire a evitare che
l’incendio si propaghi, ma é meglio
controllare gli edifici
attigui.»
«Credo che la palestra sia una perdita di
tempo per i suoi uomini», ribatté
Lenobia seguendo
ció che le diceva l’istinto. «Li faccia
concentrare sullo spegnimento
dell’incendio. Che poi non é
cominciato da solo. Su questo sí che si
deve indagare, oltre ad assicurarsi che
nessuno di noi sia
rimasto intrappolato tra le fiamme.
Faró controllare ai nostri Guerrieri gli
edifici adiacenti, a cominciare dalla
palestra.»
«Sí, signora. Si direbbe che siamo
arrivati in tempo. La palestra avrá i
segni del fumo e
dell’acqua, ma sembrerá peggio di
quanto non sia. Penso che la struttura sia
illesa. É una bella
costruzione, solida, fatta con buone
pietre resistenti. Qualcosa si dovrá
ricostruire, ma
l’ossatura era stata realizzata per
durare.» Il pompiere la salutó
sfiorandosi il caschetto e si
allontanó, strillando ordini agli uomini
piú vicini.
Be’, almeno questa é una buona notizia,
pensó Lenobia, cercando di distogliere
lo sguardo
dall’ammasso fumante cui erano ridotte
le sue scuderie. Tornó a rivolgersi al suo
gruppo.
«Dov’é Dragone? Ancora in palestra?»
«Non riusciamo a trovare nemmeno lui»,
rispose Erik.
«Dragone non c’é?» Le scuderie erano
state costruite appoggiandosi a una
parete dell’ampia
palestra coperta.
Fino a quel momento, Lenobia era stata
troppo preoccupata per pensarci, ma
l’assenza del
capo dei Figli di Erebo in un momento
di crisi della scuola era davvero
sorprendente. «Neferet
e Dragone... non mi piace che qui non ci
sia nessuno dei due. é un brutto segno
per la scuola.»
«Professoressa Lenobia, io, mmm, l’ho
vista.»
Tutti gli occhi si puntarono sulla ragazza
minuta con una cascata di folti capelli
scuri che
rendevano i delicati lineamenti del suo
viso simili a quelli di una bambola.
Lenobia associó subito un nome a quel
faccino: Shaylin, l’ultima novizia
arrivata alla Casa della
Notte di Tulsa, e anche l’unica che fosse
stata Segnata con un Marchio rosso.
La vampira aveva pensato che in lei ci
fosse qualcosa d’insolito giá la prima
volta che l’aveva
incontrata, appena il giorno precedente.
«Hai visto Neferet?
Quando? Dove?» chiese, fissandola con
le palpebre strette.
«Solo... circa un’ora fa», rispose la
ragazza. «Ero seduta fuori del
dormitorio a guardare gli
alberi.» Si strinse nelle spalle, un po’
nervosa. «Io prima ero cieca e adesso
che non lo sono piú
mi piace guardare le cose. Un sacco.»
«Shaylin, dicci di Neferet», la sollecitó
Erik Night.
«Sí, giusto. L’ho vista camminare sul
vialetto che porta alla palestra. Lei,
mmm, sembrava
molto, molto, be’, scura», concluse con
l’aria di sentirsi a disagio.
«Scura? Cosa intendi con...»
«Shaylin vede le persone in un modo
unico», si affrettó a spiegare Erik,
appoggiando una mano
sulla spalla della ragazza per
tranquillizzarla. «Se pensava che
Neferet sembrasse scura, allora
probabilmente é un bene che non abbia
permesso ai pompieri umani di ficcare il
naso in
palestra.»
Lenobia avrebbe voluto porre altre
domande alla ragazza, ma Erik incroció
il suo sguardo e
scosse la testa in modo quasi
impercettibile. La Signora dei Cavalli
sentí un brivido premonitore
scenderle lungo la schiena. E ció la fece
decidere. «Axis, vai con Pentesilea in
amministrazione.
Se Diana dorme, svegliatela. Prendete
l’elenco degli studenti e distribuitelo tra
i Figli di Erebo,
in modo che facciano un appello
generale e che poi i ragazzi si presentino
dai relativi mentori
prima di tornare in stanza al
dormitorio.» Mentre la professoressa e
il Guerriero correvano via,
Lenobia incroció lo sguardo schietto di
Kramisha. «Puoi convincere quei novizi
a presentarsi dai
loro mentori?» chiese, indicando gli
studenti dall’aria spaesata che
gironzolavano lí intorno.
«Sono una poetessa. So capire i piú
complicati pentametri giambici. Questo
significa che posso
farmi obbedire da qualche ragazzino
spaventato e insonnolito.»
Lenobia le sorrise. Le era sempre
piaciuta, anche prima che morisse.
Quand’era tornata da
novizia rossa, aveva tali capacitá
poetiche di profezia da essere nominata
nuovo Poeta
Laureato Vampiro. «Grazie, Kramisha.
Sapevo di poter contare su di te. Cerca
di fare in fretta.
Non c’é bisogno che lo spieghi a te, ma
manca davvero pochissimo all’alba.»
Kramisha sbuffó.«Pensa che non lo
sappia? Diventeró piú croccante di quel
fienile se non saró al
chiuso al piú presto.»
Mentre la ragazza si allontanava di
corsa, chiamando i novizi sparsi in giro,
Lenobia si rivolse a
Erik e a Shaylin.
«Noi tre dobbiamo andare a controllare
in palestra.»
«Sí, sono d’accordo», convenne Erik.
«Andiamo.» Invece Shaylin esitava. Si
tolse dalla spalla la
mano di Erik, non in modo seccato o
brusco, piuttosto distratto.
Continuava a fissare il cielo e a
sospirare.
Lenobia colse in lei una sensazione
importante, come di attesa o di
desiderio. «Cosa c’é?» le
chiese, anche se l’ultima cosa che
avrebbe dovuto fare era prestare
attenzione a una strana,
distratta novizia rossa.
Sempre con gli occhi all’insú, Shaylin
disse: «Dov’é la pioggia quando
serve?»
Erik la guardó scuotendo la testa. «Eh?
Di cosa stai parlando?»
«Pioggia. Vorrei proprio tanto che
piovesse.» Shaylin spostó lo sguardo dal
cielo a lui e si strinse
nelle spalle, un po’ imbarazzata. «Giuro
che ne sento l’odore nell’aria.
Aiuterebbe i pompieri e cosí sarebbero
doppiamente sicuri che l’incendio non si
propagherá al
resto della scuola.»
«Gli umani stanno gestendo la
situazione. Noi dobbiamo controllare la
palestra. Non mi piace
che Neferet fosse diretta lí.»
Lenobia s’incamminó verso la palestra,
pensando che i due l’avrebbero seguita,
ma esitó,
vedendo che Shaylin non era ancora
convinta.
Erik la batté sul tempo. «Ehi, guarda che
é importante», le disse in tono pressante.
«Andiamo
con Lenobia a controllare la palestra. Ci
pensano i pompieri a sistemare il resto.»
Vedendo che
Shaylin non si muoveva, Erik aggiunse:
«Ma cos’hai? Dato che Thanatos e
Dragone e persino
Zoey e il suo gruppo non sono qui,
dobbiamo stare attenti a non lasciare che
tutti sappiano
cosa potremmo...»
«Erik, lo so che Lenobia ha ragione.
Voglio solo sapere cosa le succederá»,
l’interruppe Shaylin.
La Signora dei Cavalli seguí lo sguardo
della novizia rossa e vide Nicole,
ancora seduta sulla
panchina tra le due infermiere vampire,
sporca di fuliggine e con la pelle
arrossata.
«É una dei novizi rossi di Dallas. Non
mi stupirei se avesse a che fare con
l’incendio», commentó
Erik, chiaramente seccato. «Lenobia,
credo che dovresti far andare Nicole in
infermeria e poi
tenerla chiusa lí finché non scopriamo
cosa cavolo é successo.»
Prima che la vampira potesse
rispondere, lo fece Shaylin.
Pareva decisa, e molto piú saggia dei
suoi sedici anni.
«No. Farla andare in infermeria per
essere certi che stia bene é okay, ma non
rinchiudetela.»
«Shaylin, non sai di cosa stai parlando.
Nicole sta con Dallas», replicó Erik.
«Be’, in questo momento non sta con lui.
Sta cambiando», ribatté la ragazza.
«Mi ha aiutato a far uscire i cavalli. Se
fosse stata coinvolta nell’incendio, per
lei sarebbe stato
molto piú semplice scappare via. Non
avrei mai saputo che era lí», ragionó
Lenobia.
«Ha senso. I suoi colori sono diversi...
migliori.» Ma poi la decisione e la
saggezza si sciolsero in
un istante, e Shaylin fissó la Signora dei
Cavalli a occhi sgranati.
«Ah, oh. Scusi. Ho detto troppo. Devo
imparare a tenere la bocca chiusa.»
«Quale atrocitá é stata commessa
stanotte in questa scuola!»
La voce tuonó fino a Lenobia e,
dall’altra parte del campus, in rapido
avvicinamento, ecco una
falange di vampiri e novizi con a capo
Thanatos, Zoey e Stevie Rae e, strano a
vedersi, Kalona,
che con le ali spiegate in un gesto
difensivo camminava a grandi passi
appena dietro la Somma
Sacerdotessa, quasi fosse diventato
l’angelo custode della Morte.
Fu in quel momento che il cielo si aprí e
inizió a piovere.
3
ZOEY
Lo sapevo anche prima di vedere i
camion dei pompieri e il fumo. Sapevo
che alla Casa della
Notte era scoppiato l’inferno nell’attimo
in cui Thanatos aveva scoperto la veritá
riguardo ai
crimini di Neferet. Quella notte era stato
provato al di lá di ogni dubbio che
Neferet stava
dalla parte della Tenebra. Thanatos non
aveva aspettato di far diventare la cosa
di dominio
pubblico.
Sulla via del ritorno a scuola dal vivaio
della nonna, aveva fatto una chiamata di
emergenza in
Italia, informando ufficialmente il
Consiglio Supremo dei Vampiri che
Neferet non era piú una
Sacerdotessa di Nyx e che aveva scelto
la Tenebra come Consorte. Neferet era
stata vista per
quella che era realmente, cosa che
avevo sperato dal primo momento in cui
mi ero resa conto
di quella disgustosa veritá.Solo che,
adesso che la mia speranza si era
realizzata, avevo il
terribile presentimento che quella
rivelazione sarebbe servita piú a
Neferet, che cosí sarebbe
stata libera di agire alla luce del sole, e
per noi sarebbe stato ancora piú difficile
costringerla a
pagare per le sue menzogne e i suoi
tradimenti.
Sembrava tutto cosí orribile e confuso,
come se l’intera serata fosse stata il
secondo tempo di
un pessimo film horror: il rituale, le
immagini dell’omicidio di mia madre,
ció che era accaduto
con Dragone e Rephaim e Kalona e
Aurox... Aurox? Heath? No, non questo
argomento. Non
adesso. Adesso le scuderie erano in
fiamme.
A scuola, i cavalli nitrivano e si
raggruppavano nervosi accanto al muro
di cinta a est. Lenobia
sembrava bruciacchiata e coperta di
fuliggine. Erik e Shaylin e un gruppo di
novizi se ne
stavano lí, sotto shock e fradici perché,
ovviamente, aveva iniziato a piovere a
catinelle. E
Nicole, ovvero Nicole la novizia rossa
supermalvagia e l’odiosa, schifosa
ragazza di Dallas, era
piegata in due su una panchina, con
intorno un paio di paramedici umani che
si occupavano di
lei neanche fosse stata il bambin Gesú
nella mangiatoia.
Avrei voluto premere un pulsante,
spegnere il film horror e scivolare nel
sonno raggomitolata
accanto a Stark. Cavolo, avrei voluto
chiudere gli occhi e tornare a quando lo
stress peggiore
era dato dall’avere tre ragazzi, e quello
era stato un momento davvero molto
brutto.
Mi diedi una scossa mentale, feci il
possibile per zittire il caos che mi
circondava dentro e fuori,
e mi concentrai su Lenobia.
«Sí, le scuderie hanno preso fuoco», ci
stava spiegando. «Non sappiamo chi o
cosa abbia
provocato l’incendio. Qualcuno di voi
ha visto Neferet?»
«Non di persona, ma abbiamo visto la
sua immagine impressa nello spirito
della terra della
nonna di Zoey.»
Thanatos sollevó il mento e, con voce
forte e sicura, che superava agevolmente
il rumore della
pioggia, sentenzió:
«Neferet si é alleata col toro bianco. Ha
sacrificato a lui la madre di Zoey. Sará
una nemica
potente, ma é nemica di tutti coloro che
seguono la Luce e la Dea».
Mi accorsi che l’annuncio aveva scosso
Lenobia, anche se da mesi la Signora dei
Cavalli aveva
intuito la veritá su Neferet. Tuttavia c’é
una grossa differenza tra pensare una
cosa e avere
conferma che il peggio che si era
immaginato é vero. Soprattutto quando si
tratta di una realtá
talmente orrenda da essere quasi
inconcepibile. Poi Lenobia si schiarí la
voce e chiese: «Il
Consiglio Supremo l’ha scacciata?»
«Ho riferito ció di cui sono stata
testimone stasera e il Consiglio Supremo
ha dato ordine che
Neferet compaia davanti a loro perché
sia fatta giustizia riguardo al suo
tradimento della Dea e
delle nostre usanze», rispose Thanatos
in qualitá di Somma Sacerdotessa della
nostra Casa della
Notte.
«Doveva sapere cosa avreste scoperto
se il rituale fosse riuscito», commentó
Lenobia.
«Giá, ed é per questo che ci ha mandato
dietro quel suo... coso! Per uccidere
Rephaim e
incasinare il nostro cerchio e fermare il
Rituale di Svelamento», intervenne
Stevie Rae facendo
scivolare la mano in quella di Rephaim.
«Non sembra che abbia funzionato»,
commentó Erik, in piedi vicino a
Shaylin. Ora che ci
pensavo, pareva che ultimamente
passasse un sacco di tempo vicino a
Shaylin. Mmm...
«Be’, avrebbe funzionato, se non fosse
arrivato Dragone, che ha bloccato Aurox
per un po’.»
Stevie Rae si giró verso Kalona,
rivolgendogli persino un caldo e dolce
sorriso. «In realtá é stato
Kalona a salvare Rephaim. Kalona ha
salvato suo figlio.»
«Dragone? Ecco dov’era finito! é con
voi!» saltó su Erik, cercando con lo
sguardo il Signore delle
Spade.
Mi sentii annodare lo stomaco e sbattei
con forza le palpebre per non mettermi a
piangere
come una fontana.
Visto che nessuno diceva niente, presi un
bel respiro e comunicai la tristissima e
pessima notizia:
«Dragone era con noi. Ha lottato per
proteggerci. Cioé,per proteggere noi e
Rephaim. Ma...»
Non finii la frase: era troppo difficile
pronunciare le ultime parole.
«... Ma Aurox l’ha incornato a morte,
spezzando l’incantesimo che aveva
isolato il cerchio e
liberandoci, in modo che potessimo
andare da Rephaim e difenderlo»,
concluse per me Stark.
«Ma era comunque troppo tardi»,
aggiunse Stevie Rae. «Sarebbe morto
anche Rephaim, se
Kalona non fosse saltato fuori in tempo
per salvarlo.»
«Dragone Lankford é morto?» Il viso di
Lenobia era diventato di gesso.
«Sí. é morto da Guerriero, fedele a se
stesso e al suo giuramento. Si é riunito
con la sua
Compagna nell’Aldilá.Ne siamo stati
tutti testimoni», spiegó Thanatos.
La Signora dei Cavalli chiuse gli occhi e
chinó la testa. Le sue labbra si
muovevano appena,
come se stesse mormorando una
preghiera. Quando rialzó il capo, il suo
volto aveva
un’espressione furiosa e gli occhi grigi
parevano nuvole di tempesta.
«L’incendio delle mie
scuderie é stato un diversivo che ha
consentito a Neferet di fuggire.»
«Sembrerebbe», commentó Thanatos.
Poi si fermó,come in ascolto di qualcosa
che non erano la
pioggia, i pompieri o i cavalli. Strinse le
palpebre. «La morte é stata qui. Di
recente.»
Lenobia scosse la testa. «No, i vigili del
fuoco stanno sgombrando le scuderie.
Non credo sia
morto qualcuno.»
«Quello che percepisco non é lo spirito
di un novizio o di un vampiro», spiegó
Thanatos.
«I cavalli sono usciti tutti!» intervenne
all’improvviso Nicole. Ero stupita dal
suo tono.
Insomma, fino a quel momento l’avevo
sentita solo dire o ringhiare cose cattive.
Quella Nicole
sembrava una ragazza normale,
sconvolta da cose tipo i cavalli che
bruciano e il male scatenato
nel mondo.
Ma Stevie Rae, come me, conosceva una
Nicole molto diversa. «Che cavolo ci
fai qui, tu?» le
disse.
«Stava aiutando Lenobia e Travis a
portare fuori i cavalli», chiarí Shaylin.
«Sí, certo, come no... dopo avere
appiccato l’incendio!» la rimbeccó
Stevie Rae.
«Ehi, stronza, tu a me non parli cosí!»
ringhió Nicole, la voce tornata molto piú
familiare.
«Attenta a quello che dici», intervenni,
mettendomi accanto a Stevie Rae.
«Basta!» Thanatos sollevó le mani e
subito montó una ventata di potere che
crepitó tra la
pioggia, facendoci sobbalzare. «Nicole,
tu sei una novizia rossa. Da tempo hai
giurato fedeltá
all’unica Somma Sacerdotessa della tua
specie. Quindi non devi mancarle di
rispetto. é chiaro?»
Nicole incroció le braccia e annuí, una
volta. A me non sembrava per niente
dispiaciuta e il suo
atteggiamento, aggiunto a tutto quello
che era successo quella sera, mi fece
proprio incavolare.
L’affrontai e le dissi esattamente quello
che mi passava per la testa: «Vedi di
capire che nessuno
ha piú intenzione di sopportare le tue
vaccate.
Da questo momento le cose andranno in
modo molto diverso».
«Per dirne una, dovrai vedertela con me
prima di far del male a Zoey», disse
Stark.
«Mi hai giá usato una volta per cercare
di uccidere Stevie Rae. E, be’, non
accadrá piú»,
intervenne Rephaim.
«Zoey, Stevie Rae! Per essere rispettate
come Somme Sacerdotesse, dovete agire
di
conseguenza, e lo stesso vale per i vostri
Guerrieri», ci rimproveró Thanatos.
«Ma lei ha cercato di ucciderci. Tutt’e
due!» spiegó Stevie Rae.
«Non di recente!» le gridó contro
Nicole.
«Come possiamo combattere la grande e
antica Tenebra che si é scatenata sul
mondo se non
siamo altro che bambini che
bisticciano?» sussurró Thanatos. Non
era sembrata potente o saggia
o forte, ma stanca e disperata, e ció
metteva molta piú paura della
dimostrazione di forza di
poco prima.
«Thanatos ha ragione», commentai.
«Che stai dicendo, Zy? Tu lo sai com’é
Nicole. Proprio come sapevi com’era
realmente Neferet,
anche quando nessuno ti credeva»,
replicó Stevie Rae puntando il dito
verso la novizia rossa.
«No, voglio dire che Thanatos ha
ragione sul bisticciare.
Non possiamo neanche pensare di
sconfiggere Neferet se la nostra squadra
non é forte e unita.»
Guardai Nicole. «Perció scegli: o entri a
far parte della squadra o ti levi dalle
palle.»
«Se dice parolacce é seria», commentó
Afrodite.
«Sono d’accordo con lei», aggiunse
Damien.
«Anch’io», convenne Dario.
«E io pure», fece Shaunee.
Appena dietro di lei, Erin disse un
rapido: «Giá».
«Io ho scelto da che parte stare»,
sentenzió solenne Kalona. «Credo sia
tempo che lo facciano
anche altri.»
«Io sono nuova qui, ma so qual é la
parte giusta, e scelgo loro.» Shaylin face
un passo per
schierarsi al nostro fianco, seguita da
Erik, che non disse niente, peró incroció
il mio sguardo e
annuí.
Gli sorrisi e mi voltai verso Thanatos,
sostenuta dalla solidarietá del mio
gruppo. «Non siamo
bambini che bisticciano. Siamo solo
stanchi di essere comandati a bacchetta
da gente che dice di
sapere quale sia la cosa migliore da fare
ma poi sembra incasinare tutto, persino
piú di noi.»
«Che siamo giá a un livello notevole»,
commentó secca Afrodite.
«Non mi sei di grande aiuto», replicai in
automatico.
Invece a Nicole ripetei: «Quindi scegli
la tua squadra».
«Benissimo. Io scelgo Squadra Nicole»,
ribatté.
«Che in realtá significa Squadra
Egoista», commentó Stevie Rae.
«O Squadra Odiosa», aggiunse Erin.
«O Squadra Cozza», rincaró Afrodite.
«Thanatos se ne sta andando», disse in
fretta Lenobia, indicando la schiena
della Somma
Sacerdotessa.
«Come ho sempre pensato: torna al suo
civile Consiglio Supremo e lascia noi a
combattere il
male.» La voce di Kalona parve
asciugare la pioggia con la rabbia.
Thanatos si fermó,si voltó e trafisse
l’immortale alato col proprio sguardo
cupo. «Guerriero
legato a me per giuramento, taci! La mia
parola non é meno vincolante della tua.
Sto solo
seguendo la Morte. Purtroppo questo
non mi conduce fuori da questa scuola, e
non lo fará
nemmeno in futuro.» Senza aggiungere
altro, riprese a camminare in direzione
dell’ingresso
bruciacchiato della palestra.
«Mamma mia quant’é melodrammatica.»
Afrodite alzó gli occhi al cielo. «Ha giá
detto che non
si tratta di un vampiro né di un novizio o
di un cavallo. E allora chissene frega?
Se muore un
moscerino dobbiamo farci prendere tutti
da una crisi isterica del cazzo?»
«Ma che problema hai?» Nicole scosse
la testa. «Dea, sei sempre una tale
strega. Perché non
pensi prima di aprire bocca e dare fiato?
Pensi che Thanatos si muoverebbe per
un insetto?
Deve parlare di un gatto. Qui é l’unico
altro spirito animale di cui possa
importarle.»
Questo zittí lunghissimo Afrodite,
creando un momento di vuoto e silenzio
mentre ci
rendevamo tutti conto che Nicole aveva
ragione.
Inspirai di botto. «Oh, Dea, no! Nala!»
Con un’occhiataccia a Nicole, Afrodite
mi bloccó subito: «Rilassati, i nostri
gatti sono allo scalo
ferroviario... anche quel cane
puzzolente. Non é uno dei nostri».
«Duchessa non puzza», ribatté Damien.
«Ma sono proprio felice che lei e
Cammy siano al
sicuro.»
«Io morirei se succedesse qualcosa a
Belzebú», disse Shaunee.
«Pure io!» aggiunse Erin, sembrando
peró piú guardinga che preoccupata.
«Io adoro Nala.» Stevie Rae incroció il
mio sguardo ed entrambe ricacciammo
indietro le
lacrime.
«I nostri famigli sono al sicuro», disse
Dario.
«Il fatto che a morire non sia stato uno
dei vostri gatti non rende la cosa meno
orribile», replicó
Erik. Sembrava molto piú maturo del
solito. «Chi sarebbe adesso della
Squadra Egoista?»
Sospirai e stavo per dare ragione a Erik,
quando Nicole emise un suono
esasperato e si voltó
nella direzione appena presa da
Thanatos.
«Dove credi di andare?» le gridó dietro
Stevie Rae.
Nicole non si fermó. E nemmeno si giró,
ma la sua voce arrivó fino a noi: «La
Squadra Egoista
va ad aiutare Thanatos col gatto morto –
a chiunque appartenga – perché la
Squadra Egoista
ama gli animali. Sono piú gentili delle
persone. Punto».
«Non so di cosa stia parlando»,
commentó Afrodite.
La guardai e alzai gli occhi al cielo.
Stevie Rae fissó Nicole con astio. «é
tutta una finta quella che sta facendo.
Non ci si puó fidare
di lei.»
«Be’, io posso dirvi che, per aiutarmi a
liberare i cavalli, é quasi morta a causa
del fumo»,
intervenne Lenobia.
«Il suo colore sta cambiando», mormoró
Shaylin.
«Sstt», fece Erik, sfiorandole la spalla.
«Ha cercato di uccidermi!» Stevie Rae
sembrava sul punto di esplodere.
«Oh, che cazzo! Chi non ha cercato di
uccidere te o Zoey? O me, per quel che
vale. Fattela
passare», sbottó Afrodite e, prima che
Stevie Rae potesse risponderle per le
rime, sollevó la
mano col palmo all’esterno e continuó:
«Piantala. A meno che tu e Stark e gli
altri novizi rossi
che vanno a fuoco col sole non abbiate
intenzione di passare la giornata qui al
riparo, faremmo
meglio a riempire il minibus e tornare
allo scalo ferroviario. Oh, e a breve il
merlotto sará
cento per cento merlo e zero per cento
ragazzo, cosa che sono certa non sia il
top in pubblico».
«Come odio quando ha ragione», mi
bisbiglió Stevie Rae.
«Non dirlo a me», replicai. «Okay,
ragazzi, perché non riunite tutti quelli
che dovrebbero
tornare allo scalo? Io scopro cosa sta
succedendo con Thanatos e la Morte e
tutto il resto e vi
raggiungo al bus. Presto.»
«Volevi dire che tu e io scopriamo cosa
sta succedendo con Thanatos e la Morte
e tutto il resto
e li raggiungiamo al bus. Presto», mi
corresse Stark.
Gli strinsi la mano. «é esattamente
quello che intendevo.»
«E anch’io seguiró Thanatos con voi,
anche se poi non torneró allo scalo»,
disse Kalona, quindi
le sue labbra si piegarono un pochino
all’insú mentre il suo sguardo passava
da me al figlio.
«Presto, peró.Vi rivedró tutti presto.»
Stevie Rae lasció la mano di Rephaim il
tempo sufficiente a gettarsi tra le braccia
di Kalona per
stringerlo in un gigantesco abbraccio che
parve stupire lui almeno quanto noi,
anche se
Rephaim osservava la scena con un
megasorriso. «Giá, sí, ci rivedremo
prestissimo. Grazie
ancora per esserti fatto avanti per tuo
figlio.»
Kalona le assestó delle goffe pacchette
sulla schiena.
«Non c’é di che.»
Poi la mia amica riprese per mano
Rephaim e si diresse verso il
parcheggio. «Okay, ragaaazzi, vi
aspettiamo, ma ricordatevi che, sicuro
come il muro, il sole sta per sorgere.»
Afrodite scosse la testa e prese Dario
sottobraccio.
«Ma che cavolo vuol dire ’sicuro come
il muro’? Ma l’avrá passato l’esame di
quinta
elementare?»
«Tu aiutala a far salire tutti sull’autobus
e basta», replicai.
Per fortuna, oltre alla pioggia adesso
c’era anche molto vento, che inghiottí la
risposta di
Afrodite mentre lei e Dario e il resto del
mio cerchio piú Shaylin ed Erik si
allontanavano, in
teoria per fare quello che avevo appena
chiesto. Il che mi lasció sola con Stark,
Lenobia e
Kalona.
«Pronta?» mi chiese Stark.
«Sí, certo», mentii.
«Allora, che palestra sia», sentenzió
Lenobia.
Mentre seguivo Thanatos e Nicole,
sapevo che mi sarei dovuta preparare a
qualcosa di
terribile, ma per quella sera la mia
razione di cose terribili aveva giá
raggiunto il limite
massimo, perció riuscii solo ad
asciugarmi la pioggia dal viso e a
mettere un piede davanti
all’altro.
In veritá l’unica cosa per cui ero pronta
era un bel letto comodo.
Dentro la palestra era caldo e asciutto
ma si sentiva odore di fumo. La sabbia
sotto i nostri
piedi era umida e sporca. Dragone
avrebbe odiato vedere la sua palestra
ridotta cosí, pensai,
quando Kalona indicó il centro
dell’edificio poco illuminato dove
riuscivo appena a scorgere la
sagoma di Thanatos e di Nicole.
«Lá. laggiú», disse. «Avremmo dovuto
accendere le torce», mormoró Lenobia
attraversando la
sabbia fradicia.
«Gli umani hanno spento quasi tutte le
lanterne, oltre all’incendio.»
Io non avevo voglia di commentare e la
veritá era che ero contenta che non si
vedesse bene
perché sapevo che qualunque cosa fosse
ad aver fermato Thanatos e Nicole non
sarebbe stata
piacevole. Tenni quel pensiero per me,
peró, e afferrai la mano di Stark, traendo
forza dalla
sua stretta.
«Fate attenzione a dove mettete i piedi»,
ci disse Thanatos senza alzare gli occhi
dal punto in
cui si era inginocchiata. «Qui ci sono
tracce di un incantesimo.
Voglio che vengano conservate ed
esaminate, cosí potró scoprire il
responsabile di questa
atrocitá.»
Sbirciai dietro la sua spalla, senza
capire bene cosa stessi vedendo.
Qualcuno aveva disegnato
un cerchio nella sabbia, che all’interno
aveva un’aria strana e scura. Al centro
c’erano due
macchie pelose ai cui lati erano state
scribacchiate delle parole. Socchiusi le
palpebre, nel
tentativo di dare un senso alla cosa.
«Che diavolo é?» chiesi.
I vampiri rossi al buio vedono molto
meglio quindi, quando Stark mi mise un
braccio intorno
alle spalle, capii che, di qualunque cosa
si trattasse, era brutta.
Molto brutta. Prima che potessi ripetere
la domanda, Nicole si tolse di tasca il
telefono. «Ho il
flash qui. Vi fará male agli occhi ma
almeno faró una foto.»
Aveva ragione. Il secondo successivo
stavo sbattendo le palpebre per
scacciare lacrime e puntini
luminosi. Kalona, la cui vista immortale
era meno sensibile di quella dei
vampiri, esordí, in
tono solenne: «So di chi é opera tutto
questo. Non percepite la sua persistente
presenza?»
La mia vista si schiarí e mi avvicinai,
anche se la stretta di Stark tentava di
trattenermi. Troppo
tardi, capii cosa stavo guardando.
«Shadowfax! é morto!»
«Sacrificato in un rituale oscuro»,
spiegó Thanatos.
«E anche Ginevra», aggiunse Nicole.
Sentivo di stare per vomitare. «I gatti di
Dragone e di Anastasia? Sono stati
uccisi entrambi?»
Thanatos allungó la mano e con
delicatezza accarezzó Shadowfax,
arrivando fino alla piccola
micetta che gli si era acciambellata
accanto. «Questa piccolina non é stata
sacrificata. Non
faceva parte del rito. é stato il dolore a
fermarle il cuore.» La Somma
Sacerdotessa si alzó e si
rivolse a Kalona. «Dici di sapere chi ha
fatto questo.»
«Lo so, e lo sai anche tu. é stata Neferet
a sacrificare il gatto del Guerriero. é un
pagamento per
i servigi resi. La Tenebra le obbedisce,
ma il prezzo di quell’obbedienza é
sangue e morte e
dolore. E si deve continuare a pagare,
perché la Tenebra non é mai soddisfatta.
E questa ne é
la prova», concluse, indicando le parole
scritte sulla sabbia.
Nella fioca luce riuscivo a vedere solo i
tristi corpicini dei gatti, ma non dovetti
nemmeno
chiedere. Tenendomi stretta a sé,Stark
lesse ad alta voce:
«Con il tributo di sangue, dolore e
tormento
a funger da mia arma costringo lo
Strumento».
«Lo Strumento. é cosí che Neferet
chiama Aurox», spiegó Kalona.
«Oh, grande Dea, questo dimostra molto
di piú, oltre al fatto che sia opera di
Neferet.» Lo
sguardo scuro di Thanatos incroció il
mio. «La morte di tua madre non é stata
semplicemente
un casuale sacrificio alla Tenebra, ma il
pagamento richiesto per creare il mostro
di Neferet, lo
Strumento. Aurox.»
Le ginocchia mi diventarono di gelatina
e mi strinsi ancora di piú a Stark.
Sembrava che fosse
solo il suo braccio a tenermi in piedi.
«Sapevo che quel maledetto ragazzo
toro era pericoloso. Altro che dono di
Nyx», commentó
Stark.
«Lo Strumento é tutto l’opposto. é una
creatura plasmata dalla Tenebra usando
morte e
sofferenza, e controllata da Neferet»,
spiegó Thanatos.
Non osavo raccontare quello che mi era
sembrato di vedere guardando attraverso
la pietra del
veggente. come potevo, col braccio di
Stark intorno alle spalle, Dragone
appena morto e
l’orribile fine dei gatti? Ma ero troppo
ferita, troppo stanca e addolorata e
confusa per
controllare ancora le mie parole ed
evitare di pronunciare il nome di Heath,
perció, come una
cretina, biascicai qualcosa.
«In Aurox dev’esserci piú di questo! Si
ricorda cosa le ha chiesto a fine lezione?
Voleva sapere
chi era, cosa era. Lei gli ha risposto che
poteva decidere per se stesso e non
lasciare che il
passato gli condizionasse il futuro.
Perché una creatura completamente
votata alla Tenebra, un semplice
Strumento di Neferet, si
sarebbe preoccupata di farsi una
domanda simile?»
«Su questo hai ragione. Ricordo che
Aurox é venuto da me.» Lo sguardo di
Thanatos tornó a
fissarsi sui gatti.
«Forse Aurox non é uno Strumento del
tutto vuoto. Forse la sua interazione con
noi, e in
particolare con te, Zoey, ha smosso
qualche traccia di coscienza dentro di
lui.»
Provai una grande emozione, al punto
che Stark mi rivolse un’occhiata ansiosa
e interrogativa.
«Diceva la veritá!» spiegai. «Stasera, un
attimo prima di scappare via, Aurox ha
detto: ’Ho
scelto un futuro diverso. Ho scelto un
nuovo futuro’. Intendeva che non
avrebbe voluto fare
del male a Rephaim o a Dragone, ma che
non poteva opporsi quando Neferet
aveva il
controllo.»
«Avrebbe senso», commentó Thanatos
parlando con lentezza, come stesse
uscendo da un
labirinto mentale.
«Il sacrificio del famiglio di Dragone
Lankford si é reso necessario perché
Neferet stava
perdendo il controllo del suo Strumento.
Abbiamo visto tutti Aurox passare da
toro a ragazzo
per poi ricominciare a trasformarsi in
toro mentre scappava via.»
«E com’era sconvolto quando é tornato
Aurox e ha capito cosa aveva fatto a
Dragone»,
aggiunsi.
«Questo non cambia il fatto che Aurox
ha ucciso il Signore delle Spade»,
ribatté Stark. Era cosí
teso che il suo viso era diventato una
maschera di pietra.
«E se l’avesse ucciso solo perché
Neferet ha sacrificato Shadowfax?»
chiesi, cercando di
dimostrare a Stark che poteva non
esserci una sola risposta giusta.
«Zoey, questo non rende meno morto
Dragone», concluse lui togliendomi il
braccio dalle spalle
e allontanandosi di un passo.
«O Aurox meno pericoloso», aggiunse
Kalona.
«Ma forse é una minaccia minore di
quanto credessimo.
Se Neferet deve eseguire un sacrificio
rituale, e di questa entitá, ogni volta che
vuole
controllarlo, dovrá scegliere con molta
attenzione le occasioni in cui usarlo»,
intervenne pacata
Thanatos.
«Ha continuato a ripetere di avere scelto
un futuro diverso», insistetti.
Stark scosse la testa. «Zy, questo non
rende Aurox un bravo ragazzo.»
«Sai, le persone possono cambiare»,
intervenne all’improvviso Nicole.
La fissammo tutti. Ovviamente non ero
l’unica a essersi dimenticata che ci fosse
anche lei. Mi
scocciava essere d’accordo con Nicole,
quindi mi limitai a mordicchiarmi il
labbro e a
preoccuparmi.
«Aurox non é una persona, né un
ragazzo, buono o cattivo che sia.» Nella
palestra buia, la
profonda voce di Kalona risuonó tipo
bomba, esplodendo contro i miei nervi
giá malconci.
«Aurox é uno Strumento. Un essere
creato per agire come arma di Neferet.
Potrebbe avere una
coscienza e la capacitá di cambiare?» Si
strinse nelle spalle. «Questo possiamo
solo ipotizzarlo.
E, in veritá, ha importanza? Non fa
differenza se una lancia ha una
coscienza. Ció che conta é
chi usa quell’arma. Ed é evidente che
sia Neferet a usare Aurox.»
«Tu da quanto lo sai?» chiesi. Stark mi
fissava come se mi comportassi in modo
irrazionale, ma
non mi fermai.
Anche se non sapevo come spiegarlo,
ero convinta di avere intravisto l’anima
di Heath dentro
Aurox grazie alla pietra del veggente.
«Se sapevi cos’era Aurox, perché non
hai detto qualcosa
prima?»
«Nessuno me l’ha chiesto», replicó
l’immortale.
«Queste sono stronzate. Cos’altro ci hai
tenuto nascosto?» dissi, spostando
rabbia, frustrazione
e confusione da me e dall’enigma
Aurox/Heath per riversarle su Kalona.
«Cos’altro vorresti sapere?» replicó
senza esitazione.
«Ma stai attenta, giovane Sacerdotessa,
vuoi davvero conoscere le risposte a ció
che chiedi?»
«Dovresti stare dalla nostra parte,
ricordi?» intervenne Stark mettendosi tra
me e Kalona.
«Ricordo piú di quanto tu creda,
vampiro rosso.»
«E questo cosa diavolo significa?»
replicó il mio Guardiano.
«Significa che non sei sempre stato un
santarellino!» gridó Nicole.
«Non osare sparlare di lui!» le strillai a
mia volta.
«Ecco che di nuovo litigate tra voi!»
urló Thanatos, facendo increspare l’aria
con la passione
delle sue parole.
«La nostra nemica ha scatenato il caos
nella nostra casa. Ha ucciso non una
volta, non due, ma
molte, moltissime volte. Si é alleata col
male piú grande che questo mondo abbia
mai
conosciuto. Eppure voi continuate ad
azzuffarvi. Se non riusciamo a essere
uniti, allora lei ha
giá vinto.» Scosse la testa con
espressione triste e tornó a guardare i
due gatti, quindi si chinó
accanto a loro e passó di nuovo
delicatamente la mano su entrambi.
Stavolta l’aria sopra i mici inizió a
scintillare e si materializzarono le
sagome splendenti di
Shadowfax e di Ginevra. Solo che non
erano i gatti adulti che giacevano
immobili e freddi sul
pavimento, ma cuccioli. Degli adorabili
cuccioli cicciottelli.
«Piccolini, andate dalla Dea. Nyx e
coloro che piú amate vi attendono»,
disse loro in tono
caldo e dolce Thanatos.
Il giovane Shadowfax allungó una zampa
pelosa per giocherellare con la manica
fluttuante
della Somma Sacerdotessa, poi entrambi
i micetti scomparvero in uno sbuffo di
luce. Posso
giurare di avere udito in lontananza il
suono della risata argentina di
Anastasia, e immaginai
che lei e Dragone dovevano stare dando
un affettuoso benvenuto nell’Aldilá ai
loro gatti.
L’Aldilá...
Lí c’era mia mamma, oltre a Dragone e
Anastasia e Jack e, se mi ero sbagliata
riguardo a ció
che avevo visto dentro ad Aurox, anche
Heath. C’ero stata. Sapevo che l’Aldilá
esisteva
proprio come esistevo io. Sapevo pure
che era un posto incredibile, magico e,
anche se non era
il momento per me di morire e
rimanerci, la bellezza di quel luogo
indugiava ancora nella mia
mente e nella mia anima, creando una
piccola bolla di meraviglia e sicurezza
che era l’esatto
contrario di quanto era diventato il
mondo reale che mi circondava.
«Sarebbe cosí terribile se perdessimo?»
Non mi ero resa conto di aver parlato ad
alta voce finché Stark non mi scosse
prendendomi
per la spalla.
«Zy, cosa stai dicendo? Noi non
possiamo perdere perché Neferet non
puó vincere. La Tenebra
non puó vincere.»
Percepivo la sua preoccupazione e la
sua paura. Sapevo che lo stavo
mandando in paranoia,
ma non riuscivo a fermarmi. Ero cosí
stanca del fatto che tutto si riducesse a
una lotta tra morte
e amore, tra Tenebra e Luce. Perché non
puó finire e basta? Darei qualunque cosa
perché
finisse!
«Qual é la cosa peggiore che puó
succedere?» mi udii chiedere per poi
biascicare da me la
risposta: «Neferet ci ucciderá. Vabbe’,
essere morta non sembra poi tanto
orrendo». Agitai la
mano in direzione del punto in cui i
gattini si erano appena manifestati.
«Cavolo, mollare tutto?» mormoró
Nicole con disgusto.
«Zoey Redbird, la morte decisamente
non é la cosa peggiore che possa
capitare a tutti noi»,
intervenne Thanatos. «Certo, in questo
momento la Tenebra sembra invincibile,
soprattutto
dopo quanto abbiamo scoperto stanotte,
ma qui ci sono anche amore e Luce.
Pensa che
tristezza sarebbe per Sylvia Redbird
udire le tue parole.»
Provai un forte senso di colpa. Thanatos
aveva ragione. C’erano cose peggiori
della morte, e
queste cose peggiori accadevano alle
persone che ci si lasciava dietro. Chinai
la testa e mi
avvicinai a Stark, prendendogli la mano.
«Scusatemi, ragazzi. Avete ragione voi.
Non avrei mai
dovuto dirlo.»
Thanatos mi sorrise con dolcezza.
«Torna allo scalo ferroviario. Prega.
Dormi. Trova guida e
conforto nelle parole che ci ha detto
Nyx: ’La guarigione avvenuta qui stasera
tenete in mente.
Avrete bisogno di questa forza e di
questa pace per lo scontro imminente’.»
Esitó un attimo,
poi fece un gran sospiro e aggiunse:
«Sei cosí giovane!»
Avrei voluto urlare: Lo so! Sono
infinitamente troppo giovane per salvare
il mondo! Invece me
ne rimasi lí in silenzio, sentendomi
stupida e inutile mentre Thanatos si
chinava a prendere tra
le braccia i corpi di Shadowfax e di
Ginevra, avvolgendoli nell’ampia gonna
e trasportandoli
con gentilezza, come se fossero bambini
addormentati. Poi fece cenno a Kalona.
«Devo riferire
ai Figli di Erebo la triste notizia della
morte del loro Signore delle Spade.
Mentre io vado da
loro, vorrei che tu iniziassi a costruire
una pira per Dragone e questi piccoli. é
alla luce di quella
pira che ti proclameró ufficialmente
Guerriero della Morte.» Senza ulteriori
sguardi verso di me,
Thanatos uscí dalla palestra, seguita da
Kalona.
«Per la cronaca, la vostra squadra fa
schifo.» Scuotendo la testa, se ne andó
anche Nicole.
Sentivo su di me gli occhi di Stark. La
sua mano nella mia sembrava rigida.
Alzai lo sguardo
verso di lui, certa che mi avrebbe
scosso o mi avrebbe dato un’urlata o
quantomeno mi
avrebbe chiesto cosa diavolo c’era in
me che non andava. Di nuovo.
Invece spalancó le braccia e disse:
«Vieni qui, Zy», limitandosi a volermi
bene.
4
AUROX
Aurox corse, senza sapere o badare a
dove lo portasse il suo corpo. Capiva
soltanto di doversi
allontanare dal cerchio, da Zoey, prima
di commettere una nuova atrocitá.I piedi
completamente trasformati in zoccoli
incidevano il terreno fertile, facendogli
attraversare a
velocitá inumana i campi di lavanda
addormentati per l’inverno. Simili alla
brezza che gli
scorreva addosso, dentro Aurox si
agitavano le emozioni.
Confusione: non aveva intenzione di fare
del male a nessuno, tuttavia aveva
ucciso Dragone e
forse anche Rephaim.
Rabbia: era stato usato, controllato
contro la sua volontá!
Disperazione: nessuno avrebbe mai
creduto che non volesse fare del male.
Era una bestia, una
creatura di Tenebra. Lo Strumento di
Neferet. L’avrebbero odiato tutti. Zoey
l’avrebbe odiato.
Solitudine: e tuttavia lui non era lo
Strumento di Neferet. Nonostante quanto
accaduto quella
sera. Benché lei fosse riuscita a
manipolarlo. Lui non apparteneva e non
sarebbe mai
appartenuto a Neferet. Non dopo aver
visto ció che aveva appena visto... non
dopo aver
provato ció che aveva appena provato.
Aurox aveva percepito la Luce. Pur non
essendo stato in grado di seguirla, aveva
avvertito la
forza del bene che aleggiava nel cerchio
magico, durante l’invocazione degli
elementi, ne aveva
riconosciuto la bellezza. Finché quei
disgustosi tentacoli non avevano
risvegliato e controllato
la bestia che era in lui, aveva osservato,
affascinato, il commovente rituale
culminato con la
Luce che ripuliva la terra dal tocco della
Tenebra, che ripuliva persino lui, anche
se nel suo caso
la purificazione era durata solo un
attimo. Lungo abbastanza da fargli
capire cos’aveva fatto.
Poi la legittima rabbia e il
comprensibile odio che i Guerrieri
avevano provato nei suoi
confronti l’avevano sopraffatto, e ad
Aurox era rimasta umanitá sufficiente
solo a fuggire e a
non uccidere Zoey.
Rabbrividí e gemette mentre la
trasformazione da toro a ragazzo si
propagava in piccole onde
per tutto il suo corpo, lasciandolo a
piedi nudi, con addosso soltanto dei
jeans strappati.
Venne colto da una terribile debolezza.
Tremante, col fiato corto, rallentó
barcollando fino a
camminare. La sua mente era in tumulto.
Pieno di odio per se stesso, Aurox
vagava senza meta
nelle ore che precedevano l’alba, senza
sapere o badare a dove fosse, finché non
poté piú
ignorare le necessitá fisiche del proprio
organismo e seguí l’odore e il rumore
dell’acqua. Sulla
sponda del torrente cristallino, Aurox
s’inginocchió e bevve fino a estinguere
il fuoco che aveva
dentro poi, sopraffatto dalla stanchezza e
dall’emozione, crolló a terra. Infine un
sonno senza
sogni ebbe la meglio nella sua battaglia
interiore e Aurox si addormentó.
Si sveglió al canto della donna. Era cosí
rilassante, cosí pieno di pace che
all’inizio lui non aprí
gli occhi. La voce era ritmata, come il
battito del cuore, ma non fu solo quello a
colpire Aurox,
fu il sentimento che pervadeva il canto.
Non era come quando incanalava
violente emozioni
per favorire la metamorfosi che lo
trasformava da ragazzo ad animale. Le
sensazioni di quel
momento provenivano dalla voce stessa:
gioiosa, allegra, grata. Aurox non le
provó insieme
con la donna, ma in lui si aprirono
immagini di gioia, che insinuarono nella
sua mente la
possibilitá di essere felice. Aurox non
comprendeva le parole, ma non ce n’era
bisogno. La voce
femminile si levava verso il cielo, e
questo trascendeva il significato.
Ormai del tutto sveglio, Aurox voleva
vedere la proprietaria della voce.
Chiederle della gioia.
Cercare di capire come provare quella
sensazione. Quindi aprí gli occhi e si
mise a sedere. Era
crollato poco distante dalla casa
colonica, vicino alla riva del torrente. Si
trattava di un sinuoso
nastro di acqua limpida che scorreva
dolce, quasi in una musica, sopra sabbia
e pietra. Lo
sguardo di Aurox seguí il fiumiciattolo
alla sua sinistra, fino a dove si trovava
la donna, che
indossava un vestito senza maniche con
lunghe frange di pelle decorate con
conchiglie e
perline. Danzava in modo aggraziato,
tenendo il tempo coi piedi nudi. Anche
se il sole si stava
appena alzando all’orizzonte e la mattina
era fresca, lei era rossa in viso, calda,
viva. Dal fascio
di erbe essiccate che teneva in mano
saliva un filo di fumo che l’avvolgeva
andando quasi a
ritmo col canto.
Anche solo guardandola, Aurox si
sentiva bene. La gioia di lei era
palpabile, cosí abbondante
da traboccare e confortare persino il suo
spirito abbattuto. Lei piegó la testa
all’indietro e i
lunghi capelli d’argento striati di nero
arrivarono a sfiorarle la vita sottile, poi
sollevó le braccia
nude quasi ad accogliere il sole
nascente, quindi inizió a muoversi in
cerchio, sempre battendo
il tempo coi piedi.
Aurox era talmente rapito dal canto da
non accorgersi che la donna si era
voltata verso di lui
finché i loro sguardi non s’incrociarono.
A quel punto lui la riconobbe: era la
nonna di Zoey,
che la sera prima si trovava al centro
del cerchio.
Si aspettava che, vedendolo apparire
all’improvviso tra l’erba alta, lei
smettesse di cantare o si
mettesse a urlare, invece si limitó a
concludere la propria danza gioiosa. E
poi gli disse, con
voce limpida e tranquilla: «Io ti vedo,
Tsu-ka-nv-s-di-na. Sei il mutaforma che
ieri notte ha
ucciso Dragone Lankford.
Hai tentato di uccidere anche Rephaim,
ma non ci sei riuscito. Hai pure caricato
la mia amata
nipote come se volessi farle del male.
Sei qui per uccidermi?» Sollevó di
nuovo le braccia e
prese un profondo respiro nell’aria
fresca e pulita del mattino. «Se é cosí,
allora voglio dire al
cielo che mi chiamo Sylvia Redbird, e
che oggi é un buon giorno per morire.
Andró dalla
Grande Madre a incontrare i miei
antenati con lo spirito colmo di gioia.»
Dopo di che gli
sorrise.
Fu quel sorriso a farlo andare in pezzi.
Aurox era sconvolto e, con una voce
tremante, che a
stento riconobbe come propria, rispose:
«Non sono qui per ucciderla. Sono qui
perché non ho
un altro posto dove andare».
Poi scoppió a piangere.
Sylvia Redbird indugió appena un
battito di ciglia. Tra le lacrime, Aurox la
vide rovesciare di
nuovo la testa all’indietro e annuire,
come se avesse ricevuto una risposta a
una domanda.
Quindi lo raggiunse, con le lunghe frange
di pelle del vestito che si muovevano,
musicali e
aggraziate quanto lei, al soffio della
brezza mattutina.
Una volta che gli fu vicino, non ebbe
nessuna esitazione: si sedette a gambe
incrociate e lo
abbracció, spingendolo ad appoggiarle
la testa sulla spalla.
Aurox non aveva idea di quanto tempo
restarono seduti cosí, insieme. Sapeva
solo che, mentre
lui singhiozzava, Sylvia Redbird lo
teneva stretto e lo cullava dolcemente,
avanti e indietro,
cantando sottovoce e accarezzandogli la
schiena a ritmo del battito del cuore.
Infine lui si staccó,voltando il viso per
la vergogna.
«No, aspetta», disse la donna,
prendendolo per le spalle e
costringendolo a guardarla negli
occhi. «Prima di andartene, dimmi
perché piangevi.»
Aurox si asciugó il viso, si schiarí la
voce e, con un tono che a suo parere lo
faceva sembrare un
ragazzino, per di piú sciocco, rispose:
«Perché mi dispiace».
Sylvia Redbird continuó a sostenere il
suo sguardo.
«E...» lo incoraggió.
Lui fece un gran sospiro e ammise: «E
perché sono Solo».
Sgranó gli occhi. «Tu sei molto piú di
quello che sembri.»
«Sí, sono un mostro della Tenebra, una
bestia», convenne.
Le labbra della donna s’inclinarono
all’insú. «Una bestia puó piangere di
tristezza? La Tenebra é
in grado di provare solitudine? Io non
credo.»
«Allora perché mi sento cosí stupido a
piangere?»
«Prova a riflettere. Il tuo spirito ha
pianto. Ne aveva bisogno perché
provava dolore e
solitudine. Sta a te decidere se sia una
cosa sciocca oppure no. Quanto a me, io
ho giá deciso
che non ci si deve vergognare delle
lacrime, se sono sincere.» Sylvia
Redbird si alzó e gli tese
una mano ingannevolmente fragile.
«Vieni con me. Ti apro la mia casa.»
«Perché farebbe una cosa simile? Ieri
sera mi ha visto uccidere un Guerriero e
ferirne un altro.
Avrei potuto uccidere anche Zoey.»
Lei inclinó la testa di lato e lo
fissó.«Davvero? Io non credo. O almeno
credo che il ragazzo che
ho davanti a me adesso non potrebbe
ucciderla.»
Le spalle di Aurox crollarono di
schianto. «Ma questo lo pensa solo lei.
Non ci crederá nessun
altro.»
«Be’, Tsu-ka-nv-s-di-na, in questo
momento qui con te ci sono solo io. Ció
che credo non é
sufficiente?»
Aurox si asciugó di nuovo le guance e si
alzó,un po’ barcollante. Poi, con molta
attenzione,
prese tra le sue la mano delicata della
vecchia signora. «Sylvia Redbird, in
questo momento ció
che crede lei é sufficiente.»
Lei gli strinse la mano, sorrise e disse:
«Dammi del tu e chiamami nonna».
«Nonna, e tu com’é che mi hai
chiamato?»
Sorrise ancora. «Tsu-ka-nv-s-di-na, é il
termine con cui la mia gente indica il
toro.»
Provó prima freddo e poi caldo. «La
bestia in cui mi trasformo é piú terribile
di un toro.»
«Allora forse chiamarti Tsu-ka-nv-s-dina, scaccerá parte dell’orrore che dorme
dentro di te. Il
nome che si dá alle cose ha potere, sai.»
«Tsu-ka-nv-s-di-na,. Me lo ricorderó»,
sentenzió Aurox.
Ancora scosso, il ragazzo raggiunse la
piccola casa in mezzo ai campi di
lavanda. Era in pietra e
aveva un’ampia veranda, molto
accogliente. La nonna lo fece
accomodare su un grande divano
di pelle e gli diede una coperta fatta a
mano da mettersi sulle spalle, poi gli
disse: «voglio
chiederti di dare riposo al tuo spirito».
Lui obbedí, mentre la donna cantava
sottovoce tra sé,accendeva il fuoco nel
caminetto,
metteva dell’acqua a bollire e poi
andava nell’altra stanza a prendere una
felpa e dei mocassini
di pelle morbida per lui. Una volta
scaldata la stanza e terminato il canto, la
nonna gli fece
cenno di raggiungerla a un tavolino di
legno e gli offrí del cibo su un piatto
viola.
Aurox bevve il té addolcito con miele e
mangió.«Gragrazie, nonna», disse,
esitante. «Il cibo é
buono. Il té buono. Qui tutto é cosí
buono!»
«Il té in realtá é una tisana di camomilla
e issopo. Io la uso per mantenermi calma
e
concentrata. I biscotti sono una mia
ricetta: pezzetti di cioccolato con un po’
di lavanda. Ho
sempre pensato che cioccolato e lavanda
facciano bene all’anima.» Nonna
Redbird sorrise e
addentó un biscotto. Mangiarono in
silenzio.
Aurox non era mai stato cosí contento.
Sapeva che non era possibile, ma in
qualche modo
aveva la sensazione di avere un legame
con quel posto e con quella donna. Si
trattava di un
senso di appartenenza strano eppure
meraviglioso, che gli consentí di
parlarle col cuore. «Era
stata Neferet a ordinarmi di venire qui,
ieri sera. Dovevo interrompere il
rituale.»
La nonna annuí. La sua espressione non
era stupita ma pensierosa. «Non voleva
si scoprisse che
é lei l’assassina di mia figlia.»
Aurox la studió.«Tua figlia é stata
uccisa. Ieri notte hai assistito alla
replica di quei fatti, eppure
oggi sei serena e piena di gioia. Dove
trovi tanta pace?»
«Dentro di me. E anche dalla
convinzione che qui sia in atto molto piú
di ció che possiamo
vedere... e dimostrare. Per esempio, io
dovrei almeno avere paura di te.
Qualcuno direbbe che
ti dovrei odiare.»
«Sarebbero in molti a dirlo.»
«Eppure io non ti temo e non ti odio.»
«Anzi mi stai consolando. Mi offri un
rifugio. Perché, nonna?»
«Perché credo nel potere dell’amore.
Credo che sia giusto scegliere la Luce
invece della
Tenebra, la felicitá invece dell’odio, la
fiducia invece dello scetticismo.»
«Allora io non c’entro. Semplicemente
tu sei una brava persona», commentó
Aurox.
«Trovo che essere una brava persona
non sia sempre tanto facile, e tu?» gli
chiese.
«Non lo so. Non ho mai cercato di
essere una brava persona.» Si passó la
mano tra i folti capelli
biondi, frustrato.
Gli occhi della nonna s’incresparono in
un sorriso.
«Davvero? Ieri notte una potente
immortale ti aveva ordinato
d’interrompere un rito, eppure,
miracolosamente, quel rito é stato
completato. Com’é andata, Aurox?»
«Non ci crederá nessuno.»
«Io sí. Raccontami», disse nonna
Redbird.
«Sono venuto qui per eseguire gli ordini
di Neferet: uccidere Rephaim e distrarre
Stevie Rae, in
modo che il cerchio si spezzasse e il
rituale non avesse successo, ma non ci
sono riuscito. Non
potevo spezzare una cosa tanto piena di
Luce, tanto buona», spiegó tutto d’un
fiato,
desideroso di tirare fuori la veritá prima
che l’anziana signora lo fermasse, lo
zittisse. «Poi la
Tenebra si é impadronita di me. Io non
volevo trasformarmi! Non volevo che
uscisse il mostro!
Ma non riuscivo a controllarlo e, una
volta presente, quello ricordava soltanto
l’ultimo ordine
ricevuto: uccidere Rephaim. é stato solo
grazie alla sferzata degli elementi e al
tocco della Luce
che hanno fermato la bestia che ho
potuto recuperare un po’ di controllo e
scacciarla.»
«Dunque é per questo che hai ucciso
Dragone, perché cercava di proteggere
Rephaim.»
Aurox annuí, chinando la testa per la
vergogna. «Non volevo ucciderlo. Non
avevo intenzione
di ucciderlo. La Tenebra controllava la
bestia, e la bestia controllava me.»
«Non adesso, peró. Adesso la bestia non
c’é», disse sottovoce la nonna.
Il ragazzo incroció il suo sguardo. «Sí
che c’é.La bestia c’é sempre, qui.»
Indicó il centro del
proprio petto. «é eternamente con me.»
Nonna Redbird gli coprí le mani con le
proprie. «Puó darsi, ma qui ci sei anche
tu. Tsuka–nv–s–
di–na, ricordati che sei riuscito a
controllare la bestia quanto bastava per
fuggire. Forse é un
inizio. Impara a fidarti di te stesso e gli
altri potrebbero imparare a fidarsi di
te.»
Lui scosse la testa. «No, tu sei diversa
da tutti. Non mi crederá nessuno.
Vedranno solo la
bestia. A nessuno importerá abbastanza
da volersi fidare di me.»
«Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato
grazie alla sua protezione che sei
riuscito a scappare.»
Aurox sbatté le palpebre, stupito. Non ci
aveva neppure pensato. Le sue emozioni
erano state
un tale subbuglio da non essersi reso
conto delle azioni di Zoey. «Lei mi ha
difeso», ripeté
lentamente.
L’anziana signora gli fece una carezza
sulla mano.
«Non permettere che la sua fiducia vada
sprecata. Scegli la Luce!»
«Ma io ci ho giá provato e ho fallito!»
«Prova con piú convinzione», gli disse,
seria.
Il giovane aprí la bocca per protestare,
ma lo sguardo di lei bloccó sul nascere
le sue parole:
quegli occhi dicevano che le sue parole
erano piú di un ordine, erano una
convinzione.
Chinó di nuovo la testa. Stavolta non per
la vergogna, ma in risposta a un esitante
barlume di
speranza. Aurox si prese un attimo per
assaporare quella nuova, stupenda
sensazione. Poi, con
delicatezza, levó la mano di sotto a
quelle della nonna e si alzó.
Rispondendo alla sua occhiata
interrogativa, spiegó: «Devo scoprire
come dimostrare che hai ragione».
«E come hai intenzione di fare?»
«Devo trovare me stesso», sentenzió.
Il sorriso della donna era caldo e
luminoso. In modo inatteso, quel sorriso
gli ricordó Zoey, e
l’esitante barlume di speranza
s’ingrandí, fino a riscaldargli il cuore.
«Dove andrai?»
«Dove posso fare del bene.»
«Aurox, sappi che, se controlli la bestia,
e non uccidi piú, qui da me troverai
sempre un rifugio.»
«Nonna, non lo dimenticheró mai.»
Quando, sulla porta, lei lo abbracció,
Aurox chiuse gli occhi e inspiró il
profumo di lavanda e
quel momento di amore materno. Quel
profumo e quel momento rimasero con
lui mentre
guidava lentamente verso Tulsa.
La giornata di febbraio era limpida e,
come diceva l’uomo alla radio,
«abbastanza calda da
risvegliare le zecche». Aurox
parcheggió l’auto di Neferet in uno
spazio libero in fondo a Utica
Square, poi lasció che fosse l’istinto a
guidare i suoi passi lontano
dall’affollato centro
commerciale, lungo una strada
secondaria che si chiamava South
Yorktown Avenue. Sentí
odore di fumo prima ancora di
raggiungere il grande muro di pietra che
circondava la Casa
della Notte.
L’incendio é stato opera di Neferet.
Puzza della sua Tenebra, pensó. Non si
concesse di pensare
a cosa poteva aver distrutto
quell’incendio. Si concentró solo sul
seguire il proprio istinto, che
gli ordinava di tornare alla Casa della
Notte per trovare se stesso e il proprio
riscatto. Il cuore
del ragazzo batteva forte mentre lui
scivolava nell’ombra del muro di cinta e
lo seguiva rapido
e silenzioso fino alla vecchia quercia
che era stata spezzata con tale violenza
che una parte era
crollata contro il muro.
Fu davvero semplice scalare il muro
grezzo, afferrare i rami nudi per
l’inverno e lasciarsi cadere
dall’altra parte.
Aurox si accovacció accanto all’albero.
Come aveva sperato, la luce del sole
aveva svuotato il
campus, tenendo novizi e vampiri
all’interno degli edifici, dietro finestre
dai pesanti tendoni.
Giró intorno alla quercia per osservare
la Casa della Notte.
Erano state le scuderie a bruciare, lo
vedeva chiaramente. Non sembrava che
l’incendio si fosse
propagato, anche se aveva fatto crollare
un muro esterno. Il danno era giá stato
tappato da
uno spesso telone nero. Aurox si accostó
ancora di piú all’albero.
Procedendo sui frammenti scheggiati
della base e fra l’intrico di rami, si
chiese come mai
nessuno avesse pensato di sistemare
quel disastro, dato che il resto del parco
era tenuto con
grande cura. Ma non ebbe il tempo di
rifletterci perché,all’improvviso, un
grosso corvo atterró
su un ramo proprio di fronte a lui e
inizió a lanciare una serie di gracchi e di
fischi e di suoni
stranamente allarmanti.
«Vattene! Sparisci!» bisbiglió Aurox,
cercando di allontanare il grande
volatile, con l’unico
risultato di far esplodere il corvo in
ulteriori cra cra. Il ragazzo si lanció in
avanti con
l’intenzione di strozzare quella bestia e
inciampó in una radice. Cadde a terra.
Sconvolto, continuó a cadere mentre il
terreno si apriva e lui precipitava giú..
sempre piú giú..
Provó un dolore tremendo alla tempia
destra e il suo mondo si oscuró.
5
ZOEY
Mi ero addormentata tra le braccia di
Stark, perció mi disorientó da matti
svegliarmi con lui
che mi scuoteva e con aria truce quasi
strillava: «Zoey! Svegliati! Smettila!
Dico sul serio!»
«Stark? Eh?» Mi misi a sedere,
spostando Nala che si era arrotolata
contro il mio fianco fino a
diventare una grassa ciambella
arancione.
«Miiiau–ufff!» brontoló la micia
andando in fondo al letto.
Spostai lo sguardo dalla mia gatta al mio
Guerriero: mi fissavano entrambi come
se fossi stata
un serial killer.
«Be’?» biascicai tra uno sbadiglio e
l’altro. «Stavo solo dormendo.»
Stark afferró il cuscino e se lo sistemó
dietro la schiena in modo da tenerla
dritta, poi incroció
le braccia, scosse la testa e distolse lo
sguardo. «Direi che stavi facendo ben di
piú che dormire.»
Avevo voglia di strozzarlo. «Okay, cosa
c’é che non va?» gli chiesi.
«Hai detto il suo nome.»
«Il nome di chi?» Sbattei le palpebre:
mi sembrava di essere finita nel film
L’invasione degli
ultracorpi. Per un attimo, mi chiesi se
Stark non si fosse trasformato in un
replicante.
«Di Heath!» Stark aveva un’espressione
terribilmente corrucciata. «Tre volte. Mi
hai svegliato.
Cosa stavi sognando?» chiese infine,
continuando a non guardarmi.
Le sue parole mi sconvolsero,
mettendomi la testa in subbuglio. Cosa
diamine stavo sognando?
Provai a riflettere. Ricordavo Stark che
mi baciava prima di andare a letto.
Ricordavo che il
bacio era stato superbollente, ma io ero
superstanca e, invece di fare qualcosina
di piú che
ricambiare, gli avevo appoggiato la testa
sulla spalla ed ero crollata di schianto.
Dopo di che il
nulla, finché lui non si era messo a
scuotermi e a gridarmi di smetterla.
«Non ne ho idea», replicai, sincera.
«Non hai bisogno di mentirmi.»
«Stark, io non ti mentirei mai.» Mi
scostai i capelli dal viso e poi gli sfiorai
il braccio. «Non
ricordo nemmeno di aver sognato.»
A quel punto mi guardó.Aveva gli occhi
tristi. «Chiamavi Heath. Io ti dormo
accanto ma tu
chiamavi lui.»
Il modo in cui l’aveva detto mi strinse il
cuore.
Odiavo farlo soffrire. Avrei potuto dirgli
che era ridicolo da parte sua arrabbiarsi
per qualcosa
che avevo detto nel sonno, qualcosa che
nemmeno ricordavo ma, ridicolo o no,
lui soffriva
davvero. Feci scivolare la mano nella
sua. «Ehi, mi dispiace», dissi sottovoce.
Intrecció le dita con le mie. «Vorresti
che qui al mio posto ci fosse lui?»
«No!» Avevo amato Heath fin dalle
elementari, ma non avrei scambiato
Stark con lui.
Ovviamente, il resto della veritá era
che, se fosse stato Stark a essere ucciso,
non avrei
scambiato neppure Heath con lui. Ma
era decisamente meglio che Stark non se
lo sentisse dire,
né ora né mai.
Amare due ragazzi é una gran
confusione, persino quando uno dei due
é morto.
«Quindi non gridi il suo nome perché
vorresti stare con lui invece che con
me?»
«Io voglio te. Te l’assicuro.» Mi mossi
verso di lui, che spalancó le braccia.
Stavo a meraviglia
contro il suo petto e inspirai il suo odore
tanto familiare.
Lui mi bació sulla testa e mi strinse. «So
che é stupido da parte mia essere geloso
di un morto.»
«Giá.»
«Soprattutto dato che in realtá quel
morto mi piaceva molto.»
«Giá.»
«Ma noi, Zy, ci apparteniamo.»
Lo guardai negli occhi. «Sí, é vero»,
replicai, seria. «Ti prego, non
dimenticartelo mai. Per
quanta follia possa esserci intorno a
noi... io posso gestirla, ma ho bisogno di
sapere che il mio
Guerriero é qui per me.»
«Sempre, Zy. Sempre. Ti amo.»
«Anch’io ti amo, Stark. Per sempre.»
Allora lo baciai e gli dimostrai che
proprio non doveva
essere geloso di nessuno. E, allo stesso
tempo, lasciai che il calore del suo
amore cancellasse il
ricordo di ció che avevo visto quella
sera guardando attraverso la pietra del
veggente...
La volta successiva che mi svegliai fu
perché avevo troppo caldo. Ero ancora
tra le braccia di
Stark, ma lui si era spostato un po’ e,
mettendo le gambe sulle mie, mi aveva
avvolto nella mia
pelosa coperta blu. Stavolta non faceva
il fidanzato impazzito, era solo
fighissimo e sembrava
un ragazzino che dormiva come un
sasso.
Come al solito, Nala aveva scelto di
stare contro il mio fianco quindi, prima
che si mettesse a
brontolare, la presi in braccio e feci
scivolare entrambe il piú
silenziosamente possibile verso
l’altro lato del letto, molto piú fresco.
Senza nemmeno svegliarsi, Stark fece un
gesto vago con
la mano, quasi mi cercasse. Mi
concentrai su pensieri allegri – bollicine
marroni, scarpe nuove,
gatti che non ti starnutano in faccia – e
lui si rilassó.
Cercai di rilassarmi davvero anch’io.
Nala mi fissava.
Le feci un grattino dietro le orecchie.
«Scusa se ti ho svegliato di nuovo.»
Lei mi diede una musata sul mento, mi
starnutí addosso, poi con un salto tornó
sulla coperta
blu, giró in tondo tre volte, e riprese la
posizione da ciambella arancione.
Sospirai. Avevo bisogno anch’io di fare
come Nala, raggomitolarmi e rimettermi
a dormire, ma
la mia testa era anche troppo sveglia. E
col risveglio erano arrivati i pensieri.
Dopo aver fatto
l’amore, Stark aveva mormorato: «Noi
siamo insieme. Tutto il resto si
risolverá».
E io mi ero addormentata con la certezza
che avesse ragione. Adesso che,
purtroppo, ero del
tutto cosciente, non potevo evitare il
solito effetto «penso troppo, mi
preoccupo troppo».
Soprattutto immaginavo che, se Stark
avesse saputo cosa credevo di aver
visto la sera prima
attraverso la pietra del veggente, si
sarebbe rimangiato il commento tutto il
resto si risolverá,
per tornare alla versione Mr Sono
Geloso di un Morto.
Appoggiai la mano sulla piccola pietra
tonda che portavo al collo e mi pendeva
tra i seni con
aria innocente. Sembrava normale, come
qualunque altra collana. Non irradiava
uno strano
calore. La tolsi di sotto la maglietta e,
lentamente, la sollevai. Trassi un
profondo respiro che
mi desse forza, poi guardai Stark
attraverso di essa.
Non accadde niente di strano. Stark
rimase Stark. Ruotai un po’ la collana e
diedi un’occhiata a
Nala. Restó una grassa gatta arancione
addormentata.
Rimisi la pietra del veggente sotto la
maglietta. E se me lo fossi immaginato?
Parliamoci chiaro:
Heath come poteva essere in Aurox?
Persino Thanatos diceva che Aurox era
stato creato dalla
Tenebra tramite il sacrificio di mia
madre. Era uno Strumento, una creatura
sotto il controllo di
Neferet.
Ma lei aveva dovuto uccidere
Shadowfax per controllarlo del tutto, e
lui aveva fatto a
Thanatos tutte quelle domande su chi
fosse in realtá.
Okay, peró che differenza faceva? Aurox
non era Heath. Heath era morto. Era
passato nella
parte piú profonda dell’Aldilá, dove io
non ero potuta andare, perché Heath era
morto e io
no.
Rispecchiando la mia agitazione, Stark
si mosse, aggrottando la fronte nel
sonno. Nala
brontoló di nuovo.
Non volevo assolutamente che nessuno
dei due si svegliasse, quindi mi alzai e
uscii dalla stanza
in punta di piedi, passando sotto la
coperta che Stark e io usavamo come
porta.
Bollicine marroni. Avevo bisogno di una
megadose di bollicine marroni. Magari,
se ero
fortunata, potevo anche trovare dei
Conte Chocula e del latte ancora buono.
Gnam! Il solo pensiero mi fece sentire
un po’ meglio.
Avevo proprio voglia di una bella tazza
di cereali.
Ciabattai nel tunnel poco illuminato,
superando svolte e altre porte chiuse da
coperte dietro
cui i miei amici riposavano in attesa che
il sole tramontasse, fino a raggiungere la
rientranza che
fungeva da area comune usata come
cucina. Lí il tunnel piú o meno finiva,
lasciando spazio a
qualche tavolo, dei computer portatili e
alcuni grandi frigoriferi. «Ci saranno
pure delle bollicine
marroni da qualche parte», mormorai tra
me mentre frugavo nel primo frigo.
«Sono nell’altro.»
Squittii come un’idiota e saltai per aria.
«Cavolo, Shaylin! Non stare cosí in
agguato. Ancora un
po’ e mi facevo pipí addosso!»
«Scusa, Zoey.» Andó al secondo
frigorifero e prese una lattina di
bollicine marroni, di quelle
piene di zucchero e caffeina, e me la
tese con un sorriso.
«Non dovresti essere a dormire?» Mi
sedetti sulla sedia piú vicina a bere la
mia bibita, cercando
di non sembrare scontrosa come mi
sentivo.
«Sí, be’, sono stanca e tutto quanto... E
lo sento che il sole non é ancora
tramontato, ma ho in
mente un sacco di cose. Sai cosa
intendo?»
Sbuffai. «Lo so eccome cosa intendi.»
«Il tuo colore é un po’ spento»,
commentó Shaylin con disinvoltura,
come se avesse detto
qualcosa riguardo al colore della mia
maglietta.
«Shaylin, io non la capisco bene, questa
storia dei colori di cui parli.»
«Non so quanto la capisca nemmeno io.
So solo che li vedo e, se non ci rifletto
troppo su, di
solito la cosa per me ha senso.»
«Okay, fammi un esempio di cose che di
solito hanno senso per te.»
«Facile: per esempio, i tuoi colori non
cambiano molto. La maggior parte del
tempo tu sei viola
con dei puntini d’argento. Persino
quando ti preparavi ad andare al vivaio
di tua nonna, e
sapevi che sarebbe stata dura vedere
cos’era successo, i tuoi colori sono
rimasti uguali. Ho
controllato perché..» Non finí la frase.
«Hai controllato perché..» la sollecitai.
«Perché ero curiosa. Prima che ve ne
andaste, ho controllato i colori del tuo
gruppo, ma adesso
che ne parlo mi rendo conto che suona
da grande impicciona.»
Aggrottai la fronte. «Peró non é come se
ci leggessi nel pensiero o roba simile.
Giusto?»
«No, no!» mi rassicuró.«é solo che, piú
mi esercito con la Vista Assoluta, piú
per me diventa
reale. Sai, Zoey, penso che mi dica delle
cose sulle persone, cose che loro
vorrebbero restassero
segrete.»
«Come Neferet. Hai detto che dentro é
color pesce morto, mentre all’esterno é
splendida.»
«Giá,proprio cosí. E lo stesso discorso
vale anche per te.
Insomma, come direbbe Kramisha, non
mi sto facendo i fatti miei.»
«Perché non mi spieghi cosa vedi in me
e lasci che sia io a decidere se stai
ficcanasando troppo?»
«Be’, da quando sei tornata dal rituale, i
tuoi colori sono piú scuri.» Mi squadró,
scosse la testa,
quindi si corresse: «No, non é del tutto
preciso. Non sono soltanto piú scuri,
sono piú foschi,
confusi. Un po’ come se il viola e
l’argento si fossero mescolati,
diventando un po’ fangosi».
«Okay», commentai piano, cominciando
a capire cosa intendesse con impicciona.
«Vedi una
differenza in me, ed é strano, visto che
di solito i miei colori non cambiano.
Ma che significato ha per te?»
«Oh, giá, scusa. Penso significhi che sei
confusa su qualcosa. Qualcosa di serio.
Che ti preoccupa.
Anzi che t’incasina proprio la testa. É
abbastanza vero?»
«É abbastanza vero.»
«E ti fa sentire strana il fatto che io lo
sappia?»
«Sí, un po’.» Ci pensai su un secondo e
aggiunsi: «Ma la veritá é che mi sentirei
meno strana se
sapessi di poter contare sul fatto che non
andrai a spifferare a tutti che i miei
colori sono foschi
e che sono molto confusa su qualcosa.
La parte ’impicciona’ é questa».
«Giá.» Pareva triste. «é quello che
pensavo anch’io. Voglio che tu sappia
che ti puoi fidare di
me. Non sono mai stata pettegola. E poi
questo dono che mi ha fatto Nyx quando
sono stata
Segnata... be’, é davvero incredibile.
Zoey, io ci vedo di nuovo.» Shaylin
sembrava sul punto di scoppiare in
lacrime. «Non voglio
fare casini. Intendo usare il dono nel
modo in cui vuole Nyx.»
Percepivo che era davvero turbata e mi
dispiaceva per lei, soprattutto dato che
c’entravo
anch’io in quel suo essere turbata. «Ehi,
Shaylin, va tutto bene. So cosa significa
avere un dono
per cui si sente una grande
responsabilitá e non si vuole fare casini.
Cavolo, stai parlando con la
regina degli incasinamenti! In parte é
proprio per questo che al momento sono
confusa. Non
voglio prendere un’altra decisione
immatura, stupida e sbagliata.
Quando prendo decisioni del cavolo,
innesco sempre un effetto domino.
Novizi, vampiri e
umani rischiano di ritrovarsi tutti nei
guai. Fa schifo ma é cosí, e non cambia
il fatto che io
abbia ricevuto un dono da Nyx, e che sia
responsabile per come viene usato.»
Shaylin rifletté un po’ mentre
sorseggiavo le mie bollicine marroni. A
dire il vero, mi piaceva
parlare con lei.
Era molto meglio che starmene a
rimuginare su Aurox e Heath e Stark e
Neferet e...
«Okay, senti questo», disse Shaylin
interrompendo il mio rimuginato non
rimuginamento
mentale. «E se vedo che i colori di una
persona cambiano? é una mia
responsabilitá raccontarlo
a qualcuno... qualcuno come te?»
«Che vuoi dire? Tipo venire da me e
dirmi: ’Ehi, Zoey, i tuoi colori sono
spenti e foschi. Che
succede?’»
«Forse, ma solo se fossimo amiche.
Pensavo piuttosto a un caso come quello
di oggi, quando
ho visto Nicole.
Prima i suoi colori erano come quelli
del resto del gruppo di Dallas, tutti
sanguinolenti,
mischiati con nero e marrone, tipo
qualcosa che sanguina in una tempesta di
sabbia. Ieri sera,
invece, i suoi erano cambiati. C’era
ancora del rosso ruggine, peró sembrava
piú limpido,
luminoso, non in modo brutto. Come se
si stesse schiarendo. é strano ma giuro
di aver visto
anche dell’azzurro. Ma non come
l’azzurro del cielo. Piú tipo oceano.
Questo mi ha fatto
pensare che forse qualcosa sta lavando
via il male che c’é in lei, e subito mi é
sembrato giusto.»
«Shaylin, quello che dici mi manda in
confusione.»
«Invece a me no! Sta diventando sempre
meno confuso. é solo che io so le cose.»
«Questo l’ho capito, e sono convinta che
tu stia dicendo la veritá. Il problema é
che quello che
sai é cosí soggettivo! É come se tu stessi
classificando la vita, e le persone
fossero le risposte,
solo che, invece di essere un test vero o
falso, e quindi facili da usare per capire
se stai andando
bene o stai sbagliando, le persone sono
delle composizioni. E ció vuol dire che
il tuo responso
puó dipendere da un sacco di fattori.
Non si tratta di bianco o nero.» Sospirai.
La mia
similitudine mi aveva fatto venire mal di
testa.
«Ma, Zoey, la vita non É bianco o nero,
vero o falso, e lo stesso vale per le
persone.» Bevve
anche lei, qualcosa di trasparente. Stavo
pensando che proprio non capivo perché
la gente
bevesse quella roba senza caffeina e a
mio parere mai abbastanza dolce,
quando riprese: «Peró
capisco quello che stai cercando di
dirmi. Tu credi davvero che io veda i
colori della gente, solo
che non ti fidi del mio giudizio».
Stavo per negare e dire qualcosa che
l’avrebbe fatta sentire meglio, ma
cambiai idea. Shaylin
doveva sapere la
veritá.«Fondamentalmente, sí, é cosí.»
Lei raddrizzó le spalle e sollevó il
mento. «Io penso invece che il mio
giudizio sia buono. Penso
sia in continuo miglioramento, e voglio
usare il mio dono per rendermi utile. So
che prima o
poi ci sará uno scontro.
Ho sentito cos’ha fatto Neferet a tua
mamma, e come abbia scelto la Tenebra
invece della
Luce. Ti servirá una come me. Io posso
vedere dentro le persone.»
Aveva ragione. Avevo bisogno del suo
dono, ma avevo anche bisogno di
potermi fidare del
suo giudizio.
«Okay, allora, cominciamo. Che ne
diresti di tenere gli occhi aperti? Fammi
sapere se vedi
cambiare i colori di qualcuno.»
«L’ho giá visto accadere in Nicole. Erik
mi ha parlato di lei. So che in passato é
stata davvero
cattiva. Ma la veritá é nei suoi colori, e
quelli dicono che sta cambiando.»
«D’accordo. Me lo ricorderó.» La
guardai inarcando le sopracciglia. «E a
proposito di
ricordarsi... non voglio essere meschina
o cose simili, ma dovresti fare
attenzione a Erik. Lui non
é sempre...»
«Lui é sempre arrogante ed egoista»,
disse, incrociando il mio sguardo con
decisione. «Nella vita
é andato avanti per quanto é figo e per
quanto ha talento. Per lui é stato tutto
facile, persino
dopo che tu l’hai mollato.»
«Ti ha detto che l’ho mollato?» Non
riuscivo a capire se stesse facendo la
stronza oppure no.
Non sembrava ma, come ho giá detto,
non la conoscevo bene. Mi pareva solo
che, ogni volta
che incontravo lei, ci fosse anche Erik.
Non che m’importasse. Sul serio. Non
ero gelosa. Piú che altro mi sentivo in
dovere di
avvertirla.
«Non c’era bisogno che me lo dicesse.
L’ha battuto sul tempo almeno un milione
di altri
studenti», replicó.
«Non ho niente contro Erik. Insomma,
puó mettersi con chi vuole. Se ti piace,
per me non c’é
nessun problema.» Mi resi conto di
essere stata colpita da un attacco di
diarrea verbale, ma non
riuscivo proprio a smettere di parlare.
«E neanche lui vuole piú stare con me. É
strafinita. É solo
che Erik...»
«É una testa di cazzo.» La voce di
Afrodite mi salvó. Ci passó davanti
sbadigliando e infiló il
naso in uno dei frigoriferi. «E adesso
l’hai sentito da due delle sue ex ragazze.
E la parola ’ex’ é
la parte piú importante della frase.» Ci
raggiunse al tavolo e appoggió una
caraffa di succo
d’arancia e una bottiglia di quello che
supposi essere champagne supercostoso
davanti alla
sedia vuota accanto a me. «Ovviamente
Zy non l’ha definito testa di cazzo.
Faceva la gentile.» Tornó al frigo e aprí
lo sportello del freezer, quindi prese un
calice di
cristallo ghiacciato, lungo e sottile come
quelli che si vedono alle feste di
Capodanno in TV. «Io
non sono altrettanto gentile.
Testa. Di. Cazzo. Voilá il nostro Erik.»
Fece saltare il tappo della bottiglia,
versó un goccio di
succo d’arancia nel bicchiere e poi lo
riempí di champagne fin quasi a
traboccare. Sorrise al
drink e sentenzió: «Mimosa... come
direbbe mia madre, ’la colazione dei
campioni’».
«So cos’é Erik», replicó Shaylin. Non
sembrava arrabbiata. Non sembrava
compiaciuta.
Sembrava sicura di sé.
«So anche cosa sei tu.»
Afrodite inarcó un sopracciglio biondo e
bevve un lungo sorso di cocktail.
«Spara.»
Ohoh, pensai. Forse avrei dovuto fare
qualcosa per fermarle, ma era un po’
come trovarsi sulle
rotaie del treno e cercare di spingere via
l’auto: molto piú probabile restare
schiacciati che
riuscire a togliere la macchina. Quindi
rimasi a fissarle bevendo le mie
bollicine marroni.
«Tu sei argento. Mi ricordi la luna, il
che mi dice che sei stata toccata da Nyx.
Ma sei anche di
un giallo burroso, come la luce di una
piccola candela.»
«Il che ti dice... cosa?» Afrodite si
studiava le unghie ben curate, dando
evidentemente poca
importanza alla risposta di Shaylin.
«Il che mi dice che, come una candelina,
puoi essere spenta con facilitá.»
Afrodite socchiuse le palpebre e batté il
palmo della mano sul tavolo. «Sta’ a
sentire, novellina.
Io ho affrontato troppe battaglie contro
la Tenebra e stronzate simili per
sopportare la tua
boccaccia o il tuo atteggiamento da
saputella.»
Sembrava pronta a saltare alla gola di
Shaylin. Stavo valutando l’idea di
correre a cercare
Dario, quando Stevie Rae veleggió nella
stanza. «Ma ciao! Buongiorno a tutte!»
esordí tra uno
sbadiglio e l’altro. «Ragazzi se sono
stanca stamattina. In frigo c’é ancora un
po’ di Mountain
Dew?»
«Oh, per la miseria! Non é mattina. É il
tramonto. E perché cavolo sono tutti
svegli?» sbottó
Afrodite sollevando le braccia.
Stevie Rae la guardó male. «Dire
buongiorno agli altri é educato, anche
quando non é
tecnicamente corretto. E a me piace
alzarmi presto. Non c’é niente di male.»
«Per forza, non hai altro da fare, visto
che al momento il tuo lui é un corvo!»
disse Afrodite,
versandosi altro champagne.
«Bevi giá?» chiese Stevie Rae.
«Sí. Perché,tu chi sei? Una versione
campagnola di mia madre?»
«No. Se fossi una versione di tua
mamma mi starebbe bene che bevessi a
colazione, perché tua
mamma é incasinata mica da ridere.»
Stevie Rae rimise in frigo la lattina di
Mountain Dew. «E,
adesso che ci penso, neanche bere bibite
a colazione é una grande idea.
Scommetto che qui da
qualche parte ci sono dei Lucky
Charms.»
«Sono una delizia», intervenne Shaylin.
«Se li trovi ne prendo un po’ anch’io.»
«Conte Chocula.» Dato che almeno per
il momento pareva che Afrodite non
intendesse
ammazzare nessuno, la mia voce aveva
ripreso a funzionare. «Se oltre ai vostri
cereali trovi
anche una scatola di quelli, la prendo
io.»
«Che c’é di sbagliato in un mimosa? Il
succo d’arancia fa bene a colazione»,
brontolava tra sé
Afrodite.
«E che dici della parte champagne?
Quello é alcol», la rimbeccó Stevie Rae.
«é Veuve Clicquot rosé.é un ottimo
champagne, il che cancella la parte
alcol», sentenzió
Afrodite.
«Ma ci credi sul serio?» domandó
Shaylin. Guardando me e ignorando lei
in modo plateale,
Afrodite disse: «Perché quella mi
rivolge la parola?»
«Ho mal di testa, e non siamo ancora
nemmeno partiti per andare a scuola»,
replicai.
«Le scuderie sono state quasi rase al
suolo dall’incendio e la nostra Somma
Sacerdotessa é stata
cacciata perché é una semidea assassina.
Penso che per oggi la scuola potremmo
anche saltarla»,
ribatté Afrodite.
«No, no», fece Stevie Rae. «Ci
dobbiamo andare a scuola, proprio per
questo. Thanatos avrá
bisogno di noi. E poi Dragone deve
avere la sua pira funebre. Sará
bruttissimo, ma dobbiamo
esserci.»
Le sue parole zittirono persino Afrodite,
che continuó a bere mentre Stevie Rae
versava per sé
e Shaylin dei Lucky Charms – che come
cereali non valgono quanto i Conte
Chocula, anche se ci
sono dentro i marshmallow –, e in
generale ce ne restammo lí tutte un po’
depresse.
«Dragone mi mancherá», dissi. «Peró é
proprio forte che sia di nuovo con
Anastasia. E l’Aldilá é
favoloso.
Davvero.»
«Sul serio li avete visti insieme?»
chiese Shaylin a occhi sgranati.
«Sí, li abbiamo visti tutti», le assicurai
sorridendo.
«é stato bello», commentó Stevie Rae
tirando su col naso e asciugandosi gli
occhi.
«Giá», convenne sottovoce Afrodite.
Shaylin si schiarí la gola. «Senti,
Afrodite. Prima non volevo essere
stronza. Quello che ho detto
era sbagliato e non dovrei usare il mio
dono in quel modo. é vero che dentro la
tua luce lunare
d’argento hai una luminositá gialla, ma
non significa che stai per spegnerti. é
parte della tua
unicitá,del tuo calore. La veritá é questa:
la fiammella é piccola e nascosta perché
per la
maggior parte del tempo tu tieni
nascosto il fatto che in realtá sei
calorosa e buona. Peró c’é
comunque. Quindi scusami.»
Afrodite spostó i gelidi occhi azzurri su
Shaylin e replicó: «Parole al vento».
«Oh, ragazze, su!» sbottai. «Afrodite,
bevi il tuo mimosa e basta. Shaylin,
questo é un ottimo
esempio di quello di cui parlavamo
prima. Io non metto in dubbio il tuo
dono, ma ho un serio
problema col tuo metro di giudizio nel
decifrare le cose.»
«Le ho decifrate alla perfezione! Ma
Afrodite mi ha fatto incavolare e cosí ho
incasinato un po’
la storia. Ho chiesto scusa», ribatté
Shaylin, seccata e sulla difensiva.
«Scuse non accettate», sentenzió
Afrodite, dando le spalle a Shaylin.
E fu in quel momento che Damien entró
di corsa nella stanza sventolando l’iPad.
Era piú
scarmigliato di quanto non fosse giá
normalmente quando emergeva da quella
che gli piaceva
definire la sua «pausa di bellezza
ringiovanente». Si precipitó da me,
sollevó l’iPad e disse:
«ragazze, questo lo dovete vedere!»
All’inizio ero solo curiosa: sullo
schermo c’era Chera Kimiko, la
conduttrice del telegiornale
della sera di Fox 23, bella da morire
come sempre. Non solo era splendida a
livello di
vampira, ma era anche una persona vera,
a differenza degli pseudomanichini
parlanti che
spesso vengono piazzati in studio nei
notiziari.
Afrodite sbirció da sopra la mia spalla.
«Kimiko é un mito. Non dimenticheró
mai la volta in cui
ha sputato la cicca nel bel mezzo del
telegiornale. Credevo che mio padre
stesse per dare di
matto perché..»
«Chera é una grande, ma questo é
pessimo», l’interruppe Damien. «E
grave. Neferet ha appena
dato una conferenza stampa.»
Ah, cavolo…
[eBL 132]
6
ZOEY
Ci stringemmo tutti intorno all’iPad di
Damien. Lui premette PLAY e inizió il
video di Fox 23,
sotto cui spiccava la didascalia: CAOS
ALLA CASA DELLA NOTTE DI
TULSA? Poi lo schermo fu
pieno di Neferet e di un gruppo di tipi in
giacca e cravatta. Lei si trovava in un
posto davvero
bello, con un sacco di marmo e di art dé
co. Mi sembró vagamente di
riconoscerlo.
Chera Kimiko stava parlando fuori
campo: «Vampiri e violenza? Vi stupirá
scoprire chi é ad
affermarlo. Fox 23 ha una notizia
sensazionale in esclusiva direttamente
da una ex Somma
Sacerdotessa della Casa della Notte di
Tulsa».
Mandarono una stupida pubblicitá e,
mentre Damien cercava di saltarla,
dissi: «Dalla ripresa
sembra da qualche parte in centro».
« É nell’atrio del Mayo Building»,
intervenne asciutta Afrodite. «E quello
dietro di lei é mio
padre.»
«Ohsssantocielo! Sta dando una
conferenza stampa col sindaco?» Gli
occhi di Stevie Rae erano
enormi e tondi.
«E parte del consiglio comunale.
Sarebbero gli altri in doppiopetto
insieme con lui», spiegó
Afrodite.
Poi il video ripartí e restammo tutti zitti
a guardare a bocca aperta: «Sono qui
per troncare in
modo ufficiale e pubblico i miei
rapporti con la Casa della Notte di Tulsa
e col Consiglio
Supremo dei Vampiri». Non so come,
Neferet riusciva a sembrare allo stesso
tempo regale e
vittima.
«Quanto é piena di merda», sbottó
Afrodite.
«Sstt!» facemmo tutti.
«Somma Sacerdotessa Neferet, per
quale motivo intende troncare i rapporti
con la sua gente?»
chiese uno dei reporter.
«Non possiamo considerarci un unico
popolo? Non siamo tutti esseri
intelligenti con la capacitá
di amarci e comprenderci? Le politiche
vampire mi sono diventate odiose. Come
molti di voi
sapranno, di recente ho aperto le porte
della Casa della Notte anche alla
comunitá umana di
Tulsa. L’ho fatto spinta dalla
convinzione che umani e vampiri
possano avere piú che una
precaria coesistenza.
Noi possiamo vivere e lavorare e
persino amare insieme.»
Stevie Rae finse di vomitare. Io
continuavo a scuotere la testa, incredula.
«Le resistenze da parte del Consiglio
Supremo dei Vampiri sono state tali da
inviare a Tulsa
Thanatos, la loro Somma Sacerdotessa
della Morte, perché intervenisse in
proposito. L’attuale
governo dei vampiri incoraggia la
violenza e la segregazione: basta
guardare agli ultimi sei mesi
e all’aumento di atti di violenza nel
centro di Tulsa.
Davvero credete che tutte quelle
aggressioni, in particolare quando c’é
stato spargimento di
sangue, fossero attribuibili a delle bande
di umani?»
«Somma Sacerdotessa, sta dicendo che a
Tulsa i vampiri hanno aggredito gli
umani?»
Neferet si portó la mano al collo con
aria melodrammatica. «Se ne fossi stata
sicura al cento per
cento, sarei andata immediatamente alla
polizia. Ho solo sospetti e
preoccupazioni. Ma ho
anche una coscienza, ed é questo il
motivo per cui ho lasciato la Casa della
Notte.» Il suo
sorriso era splendente. «E, vi prego,
d’ora in avanti non dovete piú
chiamarmi Somma
Sacerdotessa. Adesso sono soltanto
Neferet.»
Il giornalista arrossí e le sorrise.
«Si sono sentite voci riguardo a un
nuovo tipo di vampiri, col Marchio
rosso. Puó darcene
conferma?» chiese un altro reporter.
«Purtroppo sí. é vero, esistono vampiri
di un nuovo tipo, con relativi novizi.
Quelli col
Marchio rosso sono... Come dire?
Avariati, in un modo o nell’altro.»
«Avariati? Puó farci un esempio?»
«Certo. Il primo che mi viene in mente é
James Stark, un novizio venuto da noi da
Chicago
dopo avere accidentalmente provocato
la morte del suo mentore. é diventato il
primo
Guerriero dei vampiri rossi.»
Restai senza fiato.
«Quella stronza sta parlando del tuo
ragazzo!» sbottó Afrodite.
«Proprio la notte scorsa, Dragone
Lankford, che da tempo era Signore
delle Spade della scuola,
é stato ucciso.
Incornato da un toro. Il professor
Lankford era in compagnia di Stark
quando si é verificato...
l’incidente», disse, sottolineando la
parola per chiarire il fatto che lei non ci
credeva.
«Sta dicendo che questo vampiro Stark é
pericoloso?»
«Temo possa esserlo. In realtá,molti dei
nuovi vampiri e novizi rossi potrebbero
esserlo.
Dopotutto la nuova Somma Sacerdotessa
della Casa della Notte di Tulsa é la
Morte.»
«Puó darci maggiori dettagli su...»
Uno degli uomini in giacca e cravatta si
fece avanti, zittendo Neferet: «Io, piú
della maggior
parte di voi, sono estremamente
preoccupato per questi sviluppi nella
comunitá vampira.
Come molti di voi sanno, la mia amata
figlia, Afrodite, é stata Segnata quasi
quattro anni fa.
Comprendo fin troppo bene che ai
vampiri non piaccia che gli umani
s’intromettano nelle loro
questioni. Da molto tempo si
amministrano da soli.
Ma consentitemi di assicurare a voi e
alla Casa della Notte della nostra cittá
che, per decisione
del consiglio comunale di Tulsa,
creeremo un comitato che vigili sui
rapporti tra vampiri e
umani. Temo che per oggi il tempo
riservato alle domande sia finito. Ma ho
ancora un breve
annuncio da fare: con decorrenza
immediata, Neferet é entrata a far parte
del comitato
comunale con la qualifica di
Collegamento Vampiri. Lasciatemi
ripetere: Tulsa ha intenzione di
consociarsi coi vampiri che desiderano
vivere in pace con gli umani».
Quando i reporter presero a parlare tutti
insieme, il sindaco sollevó una mano e
sorrise con
aria un po’ altezzosa (che guarda caso
mi ricordó Afrodite).
«Neferet terrá una rubrica settimanale
sul Tulsa World’s Scene . Per il
momento sará quella la
tribuna attraverso cui risponderá a tutte
le vostre domande. Ricordate che siamo
all’inizio di
un’importante collaborazione.
Dobbiamo muoverci con cautela per non
rovinare il delicato equilibrio nelle
relazioni tra
vampiri e umani.»
Invece di guardare il sindaco, io
osservavo la faccia di Neferet: la sua
espressione si era indurita.
Poi il sindaco LaFont fece un gesto
verso la telecamera e le riprese
tornarono a Chera Kimiko e
allo studio.
Damien spense l’iPad.
«Oh, cazzo! Mio padre ha perso anche
quel poco di cervello che gli restava dal
vivere con mia
madre», commentó Afrodite.
«Ehi, mi é sembrato che qualcuno mi
chiamasse.» Stark entró in cucina
passandosi le dita tra i
capelli arruffati e mi regaló il suo sexy
sorrisetto da sbruffone.
«Neferet ha appena tenuto una
conferenza stampa in cui diceva al
mondo che sei un pericoloso
assassino», udii dirgli la mia voce.
«Cos’é che ha fatto?» Sembrava
sconvolto quanto me.
«Giá, ma non é tutto», intervenne
Afrodite. «Si é data da fare con mio
padre in modo che la
cittá pensi che lei sia tutto zucchero e
miele e noi tutti perfidi succhiasangue.»
«Mmm, Afrodite, comunicato interno di
redazione: tu non sei piú una
succhiasangue», la
rimbeccó Stevie Rae.
«Ma per favore! Come se i miei genitori
sapessero qualcosa di me. Sono mesi
che non parlo con
nessuno dei due. Sono loro figlia solo
quando gli fa comodo.
Tipo adesso.»
«Se non fosse cosí rompere col
Consiglio Supremo e con la scuola,
commentó Shaylin. invece di
essere stata buttata fuori a calci per
avere spaventoso sarebbe divertente»,
«Neferet ucciso mia
mamma», spiegai a Stark. sta facendo
sembrare che sia stata lei a «Non puó
farlo. Il Consiglio
Supremo non glielo permetterá», replicó
lui.
«A mio padre questa situazione piace un
sacco», sbottó Afrodite. Notai che aveva
messo da
parte lo champagne e si riempiva il
bicchiere solo di succo d’arancia. «Per
anni ha cercato di
trovare il modo di farsi amicizie
influenti tra i vampiri. Dopo aver
superato lo shock che non
mi fossi trasformata in un clone di mia
madre, sono stati piú che contenti che
fossi stata
Segnata.»
Guardando Afrodite, mi ricordai di quel
giorno, che adesso sembrava
lontanissimo, in cui per
caso avevo ascoltato i suoi genitori
arrabbiarsi davvero con lei perché non
era piú a capo delle
Figlie Oscure, ruolo che le era stato
tolto per darlo a me. Adesso Afrodite
sembrava la solita
regina di ghiaccio, ma mi pareva di
sentire ancora lo schiocco dello schiaffo
che le aveva dato
la madre e di vedere le lacrime che lei
aveva dovuto ingoiare. Non doveva
essere stato facile
per lei ascoltare il padre che la definiva
«la mia amata figlia» quando in veritá
sembrava che
non avesse mai voluto fare altro che
usarla.
«Perché?Cosa vogliono ottenere i tuoi
dai vampiri?» chiese Stevie Rae.
«Piú denaro, piú potere, piú bellezza. In
altre parole, fare parte della gente che
conta, che fa
tendenza. Non hanno mai desiderato
altro: essere potenti e di tendenza.
Loro usano chiunque possa fargli avere
quello che vogliono, inclusa me e,
ovviamente,
Neferet», rispose Afrodite, facendo
stranamente eco ai miei pensieri.
«Non é tramite Neferet che otterranno
quello che vogliono», replicai.
«Figuriamoci, Zy, quella é piú pazza di
un ratto in un cesso di latta», intervenne
Stevie Rae.
«Sí, certo, qualunque cosa significhi
quello che hai detto, peró non é solo
questo. Nessuno ha
notato l’espressione di Neferet mentre
parlava il padre di Afrodite? A lei
decisamente non é
piaciuta la conclusione del discorso»,
continuai.
«Un comitato, una rubrica sul giornale e
andarci piano e con gentilezza non
sembra proprio
qualcosa che possa interessare alla
Consorte della Tenebra», convenne
Damien.
«E decisamente non le é piaciuto quando
il sindaco le ha impedito di continuare a
rispondere
sulla tua pericolositá», aggiunsi.
«Oh, quanto vorrei essere pericoloso
con Neferet!» sbottó Stark, che
sembrava ancora sotto
shock.
«Mio padre é bravissimo a promettere
una cosa e a mantenerne un’altra. Posso
dirvi fin da ora
che pensa di potersela giocare cosí con
Neferet.» Afrodite scosse la testa. Per
quanto dura
volesse sembrare, la sua espressione era
molto tesa.
«Dobbiamo andare alla Casa della
Notte. Subito. Se Thanatos non é al
corrente di questa cosa,
bisogna dirglielo», sentenziai.
NEFERET
Gli umani sono cosí deboli e noiosi e
terribilmente banali, pensava Neferet
osservando il
sindaco dopo la conferenza stampa:
Charles LaFont continuava a sorridere in
modo affettato e
a evitare ogni domanda diretta
riguardante pericolo e morte e vampiri.
Persino quest’uomo
che alcune voci darebbero come primo
della lista per un seggio al Senato e che
dovrebbe essere
cosí carismatico e dinamico...
Neferet dovette nascondere la risata
sarcastica con un colpo di tosse.
Quell’uomo non era
niente. Si sarebbe aspettata di piú dal
padre di Afrodite.
Padre! Una voce riecheggió dal suo
passato, facendola sobbalzare e
rendendo d’improvviso
spasmodica la stretta della mano
appoggiata sulla balaustra di ferro
battuto.
Dovette tossire di nuovo per nascondere
lo scricchiolio del metallo quando levó
la mano. Fu in
quel momento che esaurí la pazienza.
«Sindaco LaFont, vorrebbe
accompagnarmi al mio
attico.» La frase avrebbe dovuto essere
una domanda, ma la voce di Neferet non
le diede
quella intonazione.
I quattro esponenti del consiglio
comunale che avevano partecipato alla
conferenza stampa e il
sindaco si voltarono verso di lei.
Neferet non aveva problemi a leggere i
loro pensieri.
La trovavano tutti bella e desiderabile.
Due di loro avrebbero persino
abbandonato moglie, famiglia e carriera
per unirsi a lei.
Charles LaFont non era uno di quelli. Le
sbavava dietro, su questo non c’erano
dubbi, ma il suo
principale desiderio non era sessuale.
La maggiore necessitá del sindaco era
provvedere
all’ossessione della moglie per lo status
sociale. Un peccato, in realtá, che non
potesse essere
sedotto piú facilmente.
E tutti la temevano.
Ció fece sorridere Neferet.
Charles LaFont si schiarí la voce e si
aggiustó nervosamente la cravatta.
«Certo, certo. é un
onore per me accompagnarla.»
Neferet annuí gelida verso gli altri
uomini, ignorando i loro sguardi
bollenti, ed entró in
ascensore col sindaco.
Lei non parló.Sapeva che lui era
nervoso e molto meno sicuro di sé di
quanto non desse a
vedere. In pubblico la facciata era
quella dell’affascinante uomo di mondo,
ma Neferet vedeva
l’umano spaventato e inetto nascosto
sotto la superficie.
Le porte dell’ascensore si aprirono e lei
uscí nell’ingresso di marmo della sua
suite.
«Beva qualcosa con me, Charles.»
Neferet non gli diede modo di rifiutare.
Raggiunse il bar art
dé co e versó due bicchieri di vino
rosso.
Come aveva previsto, lui la seguí.
Gli tese un bicchiere. L’uomo esitó e lei
rise. «é solo un cabernet molto costoso,
niente sangue.»
«Oh, ma certo.» Il sindaco prese il
bicchiere e ridacchió, nervoso,
ricordando a Neferet un
piccolo cagnetto isterico.
E lei detestava i cani almeno quanto gli
uomini.
«Avevo altro da rivelare oltre alle
informazioni su James Stark», gli disse,
gelida. «Penso che la
comunitá meriti di sapere quanto sono
diventati pericolosi i vampiri della Casa
della Notte.»
«E io penso che non ci sia bisogno che
la comunitá vada inutilmente nel
panico», ribatté LaFont.
«Inutilmente?» sbottó brusca.
Il sindaco annuí e si accarezzó il mento.
Neferet era certa che credesse di
sembrare saggio e
benevolo. Ai suoi occhi appariva debole
e ridicolo.
Fu allora che la Tsi Sgili notó le sue
mani: erano grandi e pallide, con dita
spesse che,
nonostante le dimensioni, sembravano
delicate e quasi femminili. Le si rivoltó
lo stomaco e fu
sul punto di vomitare sul vino, perdendo
parte del suo gelido autocontrollo.
«Neferet? Si sente bene?» le chiese lui.
«Benissimo», si affrettó a replicare.
«Ma sono confusa. Mi sta dicendo che
mettendo in guardia
Tulsa dal pericolo di questi nuovi
vampiri manderebbe la cittá inutilmente
nel panico?»
«Esatto. Dopo la conferenza stampa,
Tulsa stará in guardia. Non verranno
tollerati altri atti di
violenza e i responsabili verranno
fermati.»
«Davvero? E come intende fermare la
violenza vampira?» Il tono di Neferet
era dolce in modo
ingannevole.
«Be’, é piuttosto semplice. Continueró a
portare avanti quello che abbiamo
iniziato oggi. Lei ha
avvertito la gente. Col suo ruolo di
tramite fra la cittá e il Consiglio
Supremo, lei sará la voce
della ragione che parla a favore della
coesistenza tra umani e vampiri.»
«Quindi é con le parole che fermerá la
violenza.»
«Esattamente», annuí il sindaco con aria
compiaciuta.
«Le chiedo scusa per avere menzionato
la rubrica sul giornale senza prima
chiederle
l’autorizzazione. é stata un’idea
dell’ultimo minuto del mio buon amico
Jim Watts, redattore
capo del Tulsa World’s Scene . Gliene
avrei parlato prima ma, da quando é
comparsa nel mio
ufficio oggi pomeriggio con la sua
denuncia, le cose si sono mosse in fretta
e pubblicamente.»
Perché io ho voluto cosí, perché io ho
messo in moto il tuo inadeguato sistema.
Adesso é ora
che spinga te all’azione, proprio come
ho fatto coi giornalisti e coi membri del
consiglio
comunale. «Reticenza e scrittura non
erano quello che avevo in mente quando
sono venuta a
cercarla», replicó.
«Forse no, ma io mi occupo di politica
in Oklahoma da quasi vent’anni, e
conosco la mia
gente. Spinte lente e leggere, ecco quello
che funziona qui.»
«Come per radunare un branco di
mucche?» commentó Neferet senza
nascondere il disprezzo.
«Be’, non userei quella similitudine, ma
ho imparato che formare un comitato e
fare ricerche,
interpellare la comunitá con dei
sondaggi, ottenere dei feedback a
campione... tutto questo fa
in modo che gli ingranaggi della politica
cittadina risultino bene oliati.» LaFont
ridacchió e
sorseggió il vino.
Neferet chiuse la mano a pugno,
nascondendola tra le pieghe del vestito
di velluto, e strinse,
finché le unghie simili ad artigli non le
si conficcarono nel palmo, facendo
stillare calde gocce
scarlatte. Non visti dall’ignaro umano, i
tentacoli di Tenebra strisciarono sulle
gambe di
Neferet, cercando... trovando...
bevendo...
Ignorando il gelido calore di quella
familiare sofferenza, la Tsi Sgili
incroció lo sguardo del
sindaco al di sopra del proprio
bicchiere. Rapida, abbassó la voce
intonando un’ipnotica
cantilena:
«Non é la pace coi vampiri ció che vuoi.
Il loro fuoco e il loro ardore ameresti
far tuoi.
Reticenza e scrittura siano al bando!
Tu devi fare ció che io...»
Il cellulare di LaFont inizió a squillare.
L’uomo sbatté le palpebre e
l’espressione vitrea che gli
aveva annebbiato lo sguardo sparí.
Appoggió il bicchiere, prese il telefono
dalla tasca, sbirció lo
schermo e poi disse: «é il capo della
polizia». Toccó lo schermo e si passó
una mano sul viso
dicendo: «Dean, sono contento di
sentirti». Assentí e si rivolse a Neferet.
«Sono sicuro che mi
perdonerá.A questa chiamata devo
proprio rispondere. Torneró da lei al piú
presto coi dettagli
sul comitato e sulla rubrica di domande
dei lettori.»
Detto ció, raggiunse in fretta
l’ascensore, lasciando Neferet sola con
gli affamati tentacoli di
Tenebra.
Consentí loro di bere il suo sangue
ancora per poco, poi li scacció e si
leccó le ferite sul palmo
in modo che si chiudessero.
I viticci pulsavano intorno a lei,
fluttuando nell’aria come un nido di
serpi, pronti a eseguire i
suoi ordini.
«Adesso mi dovete un favore», disse
loro prima di sollevare il ricevitore del
telefono e digitare
il numero di Dallas.
Quando rispose, il ragazzo sembrava
arrabbiato. «Sará meglio che sia morto
qualcuno per
svegliarmi a quest’ora!»
«Taci, ragazzo! Ascolta e obbedisci.»
Neferet sorrise al silenzio che seguí il
suo comando.
Riusciva quasi a percepire l’odore della
paura attraverso il telefono. Poi riprese
a parlare in
fretta, riconquistando sicurezza e
autocontrollo: «Presto la scuola scoprirá
che ho troncato con
la Casa della Notte e faccio parte del
consiglio comunale di Tulsa. Tu sai che
intendo usare
questi umani solo per scatenare il
conflitto. Finché non saró apertamente
tornata da voi, tu
sarai le mie mani, i miei occhi e le mie
orecchie all’interno della Casa della
Notte. Ora che me
ne sono andata, comportati come se
volessi andare d’accordo col resto della
scuola. Conquista
la fiducia dei professori. Fai amicizia
coi novizi blu, e poi fa’ quello che
riesce meglio agli
adolescenti: pugnala alle spalle, divulga
pettegolezzi, crea dissapori».
«Quella banda di sfigati di Zoey non si
fiderá di me.»
«Ti ho detto di tacere, ascoltare e
obbedire! é ovvio che non puoi ottenere
la fiducia di Zoey.
Lei é troppo vicina a Stevie Rae. Ma
puoi disgregare quella sua stretta
cerchia; non é forte
come pensi. Fai leva sulle gemelle, in
particolare su Erin. L’acqua é piú
manipolabile e mutevole
del fuoco.» S’interruppe, aspettando che
lui mostrasse di aver compreso i suoi
ordini. Visto che
non lo faceva, sbottó:«Puoi parlare,
adesso!»
«Ho capito, Somma Sacerdotessa. Le
obbediró.»
«Ottimo. Aurox é tornato alla Casa della
Notte?»
«Io non l’ho visto. Perlomeno non era
tra quelli che sono stati riportati al
dormitorio dopo
l’incendio. é.. é stata lei ad appiccare il
fuoco?» chiese esitante Dallas.
«Sí, anche se si é trattato piú di un
incidente che di un atto intenzionale. Ha
provocato grandi
danni?»
«Be’, ha distrutto parte delle scuderie e
creato un vero casino.»
«Sono morti dei cavalli o dei novizi?»
domandó lei, speranzosa.
«No. Quel cowboy umano é rimasto
ferito, ma é tutto qui.»
«Che peccato. Ora, occupati di quello
che ti ho ordinato. Quando torneró a
capo della Casa
della Notte e governeró come Tsi Sgili,
dea di tutti i Vampiri, tu sarai
ampiamente
ricompensato.» Neferet premette il
pulsante che interrompeva la
comunicazione.
Stava sorseggiando il vino e progettando
una morte lenta e dolorosa per Charles
LaFont,
quando un rumore dalla camera da letto
attiró la sua attenzione. Si era
dimenticata del
giovane fattorino dell’hotel che aveva
sfacciatamente flirtato con lei qualche
ora prima. In quel
momento si era mostrato molto
desideroso di farsi bere il sangue.
Adesso di certo lo sarebbe
stato meno, avendo capito quanto lei
fosse andata vicino a prosciugarlo.
Neferet si alzó e
portó con sé il bicchiere mezzo vuoto
Mentre si dirigeva verso la stanza.
Avrebbe gustato la paura del ragazzo nel
poco sangue che gli restava.
Neferet sorrise.
7
ZOEY
Era previsto che Stevie Rae e io
incontrassimo Thanatos nella sua classe.
L’avevo chiamata dal
minibus. Non avevamo parlato molto.
Aveva detto solo di aver visto la
conferenza stampa di
Neferet e di andare subito da lei.
La Casa della Notte sapeva di fumo.
Tutta la scuola puzzava. Mentre
parcheggiavamo, mi resi conto che non
si trattava solo di
fumo. Purtroppo avevo abbastanza
esperienza da riconoscere l’odore acre
della paura.
Che la normale giornata di lezioni non
fosse iniziata era straovvio. C’erano
novizi che si
aggiravano in gruppetti spettegolanti.
Piú che chiaro che non stessero andando
alla prima ora.
Avrebbe dovuto essere bello.
Insomma, quale ragazzo non apprezza
una meganevicata o un tubo che perde o
quello che é?
Ma, non so come, non sembrava bello.
Sembrava confuso e poco sicuro.
«Okay, so che non é per niente normale
da parte mia dirlo, ma penso che oggi
Thanatos
avrebbe dovuto fare andare tutti a
lezione.» Afrodite espresse ad alta voce
i miei pensieri, in un
modo da mettere quasi i brividi.
«Invece qui sta andando in scena un vero
delirio, che é il sistema migliore per
scatenare un
panico da oh–cazzo– Senza–Neferet–
non-ce-la-possiamo–fare.» Con un
gesto, indicó sia i
gruppetti di novizi che bisbigliavano sia
quelli che, insieme coi vampiri, si
stavano dedicando a
due incarichi molto tristi: ripulire le
scuderie dai detriti e aggiungere legna
all’enorme struttura
di assi e travi che Sarebbe diventata la
pira funebre di Dragone Lankford.
«Concordo con te, mia cara», commentó
cupo Dario.
Inviai una silenziosa ma sentita
preghiera: Nyx, aiutami a dire e fare la
cosa giusta. E aiuta il
mio cerchio, i miei amici a essere forti e
decisi. Poi guardai il mio gruppo e
seguii l’istinto.
«Okay, per quanto detesti ammetterlo ad
alta voce, sí, be’, e anche non ad alta
voce, Afrodite
ha ragione.»
Con un colpo di ciuffo, Afrodite scostó
all’indietro i lunghi capelli biondi.
«Ovvio che ho
ragione.»
«A questa scuola serve una megadose di
normalitá e, purtroppo, al momento
credo che siamo
noi la parte migliore di normalitá che
avranno tutti, qui.»
«Questo significa che sono fottuti»,
sentenzió Kramisha. Si era messa la
parrucca gialla con taglio
carré e delle zeppe di pelle nera a righe
che dovevano essere quasi quindici
centimetri. La
gonna era corta e iperluccicante.
Non so come ma quel look assurdo non
le stava male, cosa che mi fece valutare
l’idea – per
circa due secondi e mezzo – di mettermi
i tacchi piú spesso.
«Guarda, Kramisha, che sono seria»,
replicai.
«Anch’io», ribatté lei.
«Ehi, ragaaazzi, noi possiamo essere
normali. Un nuovo tipo di normale. Uno
molto piú
interessante», intervenne Stevie Rae
rivolgendo un sorrisone a Rephaim.
Afrodite sbuffó.Io la ignorai, sorrisi a
Stevie Rae, e ripresi a parlare, seria:
«Dobbiamo dividerci.
Un po’ di voi andrá alle scuderie, gli
altri alla pira di Dragone. Ricordatevi,
siate normali.
Comportatevi come al solito. Dobbiamo
prendere in mano la situazione per
riportarla a un
livello che sembri gestibile. Sentite, in
questo momento si direbbe che siamo
stati attaccati su
tutti i fronti. Le scuderie incendiate. I
gatti uccisi. Dragone morto. E adesso
Neferet non é piú
solo una pazza cattiva: é una pazza
cattiva che ha coinvolto gli umani di
Tulsa in faccende che
vanno al di lá della loro comprensione.
Noi dobbiamo essere forti e visibili.
Dobbiamo tenere
unita la Casa della Notte. come ho detto
a Thanatos ieri sera, siamo molto piú
che dei bambini
che bisticciano ed é ora che alziamo la
testa, restiamo compatti e otteniamo il
rispetto che
meritiamo».
«Saggio consiglio, Sacerdotessa»,
commentó Dario, facendomi venire una
gran voglia di
abbracciarlo. «Io andró alla pira di
Dragone a diffondere calma.»
Rivolse un caldo sorriso ad Afrodite.
«Vieni con me. Avrai un effetto positivo
sui Guerrieri in
lutto per la morte del Signore delle
Spade.»
«In circostanze normali, tesoro, direi
che ovunque vai tu vado io», rispose
Afrodite. «Ma ho
bisogno di stare un attimo con Zoey,
quindi andró con lei a parlare a
Thanatos. Che ne dici se
c’incontriamo alla pira non appena ho
finito?»
Le sue parole mi stupirono e riflettei sul
fatto che, a parte Shaylin a inizio
giornata, dopo il
Rituale di Svelamento non avevo parlato
davvero con nessuno. Il tragitto in bus
col corpo di
Dragone era stato silenzioso e difficile.
Poi c’erano stati l’incendio, i gatti morti
e, per fortuna,
il sonno, anche se non avevo dormito
abbastanza. Il che significava che
nessuno mi aveva
ancora messo all’angolo per chiedermi
di Aurox. Che Afrodite avesse
quell’intenzione? La
guardai. Si era alzata in punta di piedi e
stava dando un bacio a Dario. Sembrava
quella di
sempre: pazza del suo Guerriero e un
po’ stronza col resto del mondo.
«Anch’io vado con Zy.» La voce di
Stevie Rae interruppe il mio nevrotico
studio di Afrodite.
«Dopo aver parlato con Thanatos andró
alla pira funebre.
Dovrai essere ben salda e, per una cosa
del genere, l’elemento giusto é la terra.»
Diede un
rapido bacio a Rephaim. «Ci vediamo
lá?»
«Ci saró.» Ricambió il bacio,
sfiorandole con dolcezza la guancia. Poi
guardó me. «Se nessuno ha
obiezioni, mi piacerebbe fare un giro di
perlustrazione intorno alla scuola,
soprattutto verso il
muro di cinta a est. Se i tentacoli di
Tenebra di Neferet strisciano da queste
parti, é meglio
saperlo.»
«A me sembra un’ottima idea. Voi
ragazzi che ne dite?» chiesi, guardando
Stark e Dario per
conferma.
I due Guerrieri annuirono.
«Okay, grandioso.» Quindi spostai
l’attenzione su Stevie Rae. «E credo che
sia un’ottima idea
anche invocare il tuo elemento. Damien,
Shaunee ed Erin... voi tenetevi vicino i
vostri
elementi. Se possono contribuire a dare
forza o sostegno, evocateli. Basta che
non vi facciate
notare troppo e...» Resami conto di ció
che avevo appena detto, non conclusi la
frase. «No,
invece. Se dovete usare i vostri
elementi, fatevi notare.»
«Ho capito cosa hai in mente», mi disse
Damien. «é ora che la Casa della Notte
sia consapevole
che dalla nostra parte agiscono
prodigiose forze del bene contro tutta
quella Tenebra.»
«Prodigioso significa eccezionale»,
tradusse Stevie Rae.
«Sappiamo cosa significa», la rimbeccó
Kramisha.
«Io no», fece Shaunee.
«Io neanche», si accodó Erin.
Avrei voluto sorridere alle gemelle e
dire che era bello sentire di nuovo
commenti gemellosi
ma, un attimo dopo, Erin arrossí e si
allontanó da Shaunee, che sembrava
molto a disagio,
quindi abbandonai – per il momento –
l’idea e presi mentalmente nota di
accendere una
candela rossa e una blu per loro,
chiedendo a Nyx un po’ di aiuto extra.
Se trovavo il tempo.
Cavolo, se Nyx trovava il tempo.
Soffocai un sospiro. «Okay, bene.
Allora, dividetevi in gruppi. Andate a
fare cose normali, tipo
prendere dei libri per studiare e andare
in biblioteca.»
«Questo per me non é normale», udii
brontolare Johnny B, e alcuni ragazzi
intorno a lui
scoppiarono a ridere.
Mi piaceva quel suono. Era normale.
«Allora vai in palestra a prendere un
pallone da basket o qualcos’altro da
maschio», dissi senza
riuscire a non sorridere.
«Io vado in sala mensa. Nella nostra
cucina sembra siano passate le
cavallette. Zy, dobbiamo
fermarci a comprare qualcosa prima di
tornare nei tunnel», disse Kramisha.
«Sí, be’, questo é normale. Vai pure. Chi
non ha mangiato prima di venire qui,
vada con lei. E,
ragazzi, separatevi, non state tutti
insieme. Parlate con gli altri novizi»,
aggiunsi.
Udii suoni che indicavano approvazione
e vidi che si organizzavano,
frazionandosi in piccoli
gruppi intorno a Dario, alle gemelle, a
Damien e a Kramisha. Rephaim si
allontanó da solo.
Tenni gli occhi fissi sulla sua schiena
per un po’, chiedendomi se si sarebbe
mai integrato del
tutto e, in caso contrario, cosa avrebbe
significato per la sua relazione con
Stevie Rae. Guardai
lei, che a sua volta osservava Rephaim,
con espressione adorante. Mi morsi il
labbro e
continuai a preoccuparmi.
«Stai bene, Zy?» sussurró Stark
mettendomi un braccio intorno alle
spalle.
«Sí», risposi, appoggiandomi a lui per
un istante.
«Sono solo ansiosa in modo ossessivo.
Come sempre.»
Mi strinse. «Questo va bene, basta che
non ti metti a frignare. Tutto quel
colamento di naso
quando piangi ti dona proprio poco.»
Gli assestai un pugno scherzoso. «Io non
piango mai.»
«Oh, certo, giusto, e non ti cola neanche
mai il naso», replicó con quel suo
stupendo sorrisetto
sbruffone.
«Lo so! Incredibile, vero?»
«Verissssssimo.» Mi stampó un bacio
sulla testa.
«Ehi», dissi, ancora al sicuro tra le sue
braccia. «Andresti alle scuderie a dare
una mano a
Lenobia? Io vado da Thanatos, poi ti
raggiungo lá.»
Esitó solo un istante e l’abbraccio si
fece piú forte. A Stark non piaceva
separarsi da me,
soprattutto quando succedevano cose
strane, ma assentí e replicó in fretta:
«Saró lí, e ti tengo sotto controllo». Poi
mi bació sulla fronte, mi lasció andare e
si diresse verso
le scuderie.
Rabbrividii per l’improvvisa mancanza
del suo calore.
Gli altri ragazzi iniziarono ad
allontanarsi a gruppetti, mentre Stevie
Rae e Afrodite rimasero
insieme con me.
«Saró da voi tra un secondo. Prima devo
dare un colpo di telefono a mia madre.
Deve sapere
che Neferet non é solo un mucchio di
stronzate, ma anche un pericoloso
mucchio di guai», disse
Afrodite.
«Pensi che ti ascolterá?» chiesi.
«Assolutamente no. Ma ci provo lo
stesso», rispose senza esitazioni.
«Perché non chiami tuo papá?Voglio
dire, é lui il sindaco, non tua mamma»,
saltó su Stevie
Rae.
«In casa LaFont il capo é mia madre. Se
c’é una possibilitá che il signor sindaco
si faccia un’idea
riguardo a Neferet, sará grazie a lei.»
«Allora buona fortuna», le augurai.
«Sí, be’, vedremo», commentó Afrodite
prima di tirar fuori il telefono e
allontanarsi da noi.
Con mio stupore, Shaylin si staccó da un
gruppetto e si mise al mio fianco.
«Posso venire con
voi?» Aveva parlato sottovoce ma con
chiarezza, il mento alto come se fosse
pronta a uno
scontro.
«Perché?» chiesi.
«Voglio chiedere a Thanatos dei miei
colori. So che voi mi avete detto di
tenere segreto il mio
dono, e capisco il motivo. É una cosa
che Neferet non doveva sapere. Ma lei
non é piú la
Somma Sacerdotessa, e io ho delle
domande cui devo trovare risposta. Se a
voi due non
dispiace, vengo anch’io», aggiunse.
Guardai Stevie Rae. «Sei tu la sua
Somma Sacerdotessa. A te sta bene?»
«Non ne sono sicura. Tu che dici?»
«Dico che, se non ci possiamo fidare di
Thanatos, siamo fregati del tutto»,
replicai.
«Be’, allora mi sa che é il caso di
mettere in cerchio i carri da pionieri e
considerare Thanatos
una dei nostri.
Quindi immagino che mi stia bene.»
«D’accordo, puoi venire», dissi a
Shaylin.
«Grazie», fece lei.
«Ho solo perso tempo.» Afrodite ci
raggiunse mentre rimetteva il cellulare
nella sua stilosissima
e scintillante borsa d’oro di Valentino.
«Perlomeno non ne ho perso molto.»
«Non ha voluto ascoltarti?» domandai.
«Oh, no, mi ha ascoltato. Poi mi ha detto
che il suo commento erano solo due
parole: Nelly
Vanzetti. Dopo di che ha riagganciato.»
«Eh?» feci.
«Nelly Vanzetti é la psi di mia madre»,
spiegó Afrodite.
«E perché tua mamma ti ha detto il suo
nome?» chiese Stevie Rae.
«Perché,zucca campagnola, é il suo
modo di dirmi che le sembro fuori di
testa. Non che le
importi davvero che io sia pazza o no,
vuole solo chiarire che non ha intenzione
di ascoltarmi,
ma che pagherá la sua psicoterapeuta
per farlo.» Afrodite si strinse nelle
spalle. «La solita
vecchia storia.»
«Che cosa meschina», commentó
Shaylin.
Afrodite socchiuse le palpebre. «Tu
perché sei qui?»
«Lei ha un dono», disse Stevie Rae.
«In proposito il mio livello di chissene é
altissimo», replicó Afrodite.
«Ho delle domande per Thanatos»,
spiegó Shaylin.
«Viene con noi», aggiunsi.
«Come volete.» Afrodite le diede
un’occhiata sprezzante. «Vai, allora.
Davanti a noi. Devo
parlare a queste due, senza orecchie
multicolori in ascolto.»
«Shaylin, comincia pure ad andare»,
dissi prima che potessero mettersi a
litigare. Di nuovo. «Ci
troviamo nell’ufficio di Thanatos.»
La ragazza annuí, guardó male Afrodite,
e si allontanó.
Afrodite sollevó la mano. «Sí, lo so,
dovrei essere piú gentile, bla bla bla.
Ma lei mi dá sui
nervi. Mi ricorda troppo una Kim
Kardashian in miniatura, ovvero una tipa
inutile, irritante e
decisamente troppo vistosa.»
Guardai Stevie Rae aspettandomi che
replicasse, invece si limitó a scuotere la
testa dicendo:
«Sono stufa di frustare un accidenti di
cavallo morto».
«Cavallo morto? é tutto qui? Sul serio?»
commentó Afrodite.
«Io a te non ho intenzione di parlare mai
piú», le disse Stevie Rae.
«Bene. Ora, passiamo alle cose
importanti. Non vi piacerá niente di
quello che devo dirvi, ma
é necessario che ascoltiate... a meno di
non voler diventare come mia madre.»
«Ti ascoltiamo», replicai subito.
Stevie Rae tenne le labbra serrate ma
assentí.
«Per prima cosa, zucca campagnola, so
che sei tutta occhioni languidi con
Kalona da quando ha
versato acqua sul tuo merlotto e l’ha
fatto resuscitare...»
«Ha pianto lacrime immortali su suo
figlio e l’ha riportato magicamente alla
vita dopo che era
quasi morto. Accidenti al cavolo, c’eri
anche tu! L’hai visto», sbottó Stevie Rae.
«Tu non mi parlavi piú, ricordi? Ma hai
appena chiarito al mio posto quello che
intendevo: fino
a qualche ora fa, credevamo che Kalona
fosse pericoloso e fuori come un
balcone quanto
Neferet. Adesso é il Guerriero della
Morte. Tutta la scuola gli sbaverá dietro,
come é successo
dopo che é uscito dal terreno. Noi
dobbiamo mostrare piú buonsenso. O
almeno io mostreró
piú buonsenso. Sarebbe carino se anche
voi due vi uniste a me.»
«Io non mi fideró mai di lui.» Avevo
parlato sottovoce, pronunciando parole
che mi venivano
dal profondo del cuore.
«Zy, si é legato a Thanatos col
Giuramento di Guerriero», replicó
Stevie Rae.
Incrociai il suo sguardo. «Ha ucciso
Heath. Ha ucciso Stark. Ha riportato in
vita Stark solo
perché l’ha costretto Nyx. Stevie Rae, io
ero nell’Aldilá con lui. Kalona ha
chiesto alla Dea
quando l’avrebbe perdonato e lei ha
risposto che avrebbe potuto
domandarglielo solo quando
fosse stato degno del suo perdono.»
«Magari ci sta lavorando», osservó.
«E magari é un violentatore assassino
imbroglione e bugiardo», ribatté
Afrodite. «Se Zoey e io ci
sbagliamo, benissimo. Potrai dirci ’ve
l’avevo detto’ e ci scambieremo grandi
sorrisi e
organizzeremo una stupida festa. Se
invece abbiamo ragione, non dobbiamo
farci cogliere alla
sprovvista quando un dio caduto si fará
prendere di nuovo da un attacco di
violenza furiosa.»
Stevie Rae sospiró.«Lo so, lo so. Hai
ragione. Non mi fideró di lui al cento
per cento.»
«Ottimo. Ma tieni d’occhio anche il tuo
merlotto.
Lui sí che si fida del paparino al cento
per cento, il che significa che Kalona
puó usarlo per i suoi
interessi. Di nuovo.»
L’espressione di Stevie Rae si fece piú
tesa, ma la mia amica annuí. «Sí, lo
faró.»
«Seconda cosa» – l’attenzione di
Afrodite si spostó tutta su di me, –
«spiegami quella strana
stronzata che ti é passata per la testa ieri
sera quando hai chiamato Heath quel
toro del cazzo.»
«Cosa? Non é vero! Giusto, Zy?» saltó
su Stevie Rae.
Okay, mentire sarebbe stato facile. Avrei
potuto semplicemente dire che Afrodite
aveva perso
la testa e ormai sentiva le voci.
Insomma, la sera prima c’era stata una
tale quantitá di follia in
giro... per non parlare del fatto che gli
elementi si erano manifestati con tanta
intensitá da
rendere chiaro solo l’omicidio di mia
mamma da parte di Neferet e il fatto che
lei fosse la
Consorte della Tenebra.
E stavo quasi per mentire.
Poi mi ricordai di quanto mi era costato
avere detto bugie ai miei amici: avevo
perso non solo
la loro fiducia per un certo periodo, ma
anche il rispetto per me stessa.
Non ero stata bene quando avevo
mentito. Mi ero sentita non in sincronia
con la Dea e con la
strada che ritenevo volesse che seguissi.
Quindi presi un profondo respiro e dissi
la veritá tutto d’un fiato: «Ho guardato
Aurox
attraverso la pietra del veggente e ho
visto Heath e questo mi ha spaventato da
morire e l’ho
chiamato e Aurox si é voltato e mi ha
fissato prima di ritrasformarsi in quel
mostro di toro e
allora mi ha caricato e io sono rimasta
ferma e gli ho detto che a me non
avrebbe fatto del
male. Fine».
«Tu hai perso quel poco di cervello che
ti restava.
Merda, mi sa che ho buttato via troppo
presto il numero della psi di mia madre.
Devi farti
curare.»
«Zy, io saró piú gentile di Afrodite, ma
proprio non ha senso. Come puó Heath
essere intorno
ad Aurox?»
«Non lo so! E non gli stava intorno. Era
come se Heath splendesse sopra Aurox.
O perlomeno
lo offuscava con uno scintillio tipo
pietra di luna.» Avrei voluto urlare tutta
la frustrazione che
provavo per non essere in grado di
descrivere quello che avevo intravisto.
«Era tipo un fantasma?» chiese Stevie
Rae.
«Questo un minimo di senso potrebbe
averlo», commentó Afrodite con un
cenno del capo
verso Stevie Rae, quasi le due stessero
arrivando a capirci qualcosa.
«Eravamo nel bel mezzo di un rito per
evocare la Morte.
Heath é morto. Magari abbiamo
ripescato il suo fantasma.»
«Non credo», replicai.
«Ma non ne sei sicura, giusto?»
s’informó Stevie Rae.
«No, non sono sicura di niente tranne
che la pietra del veggente é magia
antica, e la magia
antica é forte e imprevedibile. Cavolo,
dovrebbe anche trovarsi solo sull’isola
di Skye, quindi
non so perché vedo cose simili.»
Sollevai le braccia. «Forse l’ho
immaginato. Forse no. é strano
persino per me. Pensavo di aver visto
Heath e poi Aurox si é completamente
trasformato in
quell’orrendo toro ed é scappato.»
«é successo tutto molto in fretta»,
commentó Stevie Rae.
«La prossima volta che vedi Aurox, devi
guardarlo attraverso quel maledetto
sasso, poco ma
sicuro. E non stare sola con lui», disse
Afrodite.
«Non ci penso proprio! Non so neanche
dove sia.»
«Sará tornato da Neferet», disse
Afrodite.
Avrei dovuto tenere la bocca chiusa,
invece sbottai:
«Ha detto di avere fatto una scelta
diversa».
«Sí, certo, un attimo dopo avere ucciso
Dragone e quasi ammazzato Rephaim»,
ribatté
Afrodite.
Sospirai.
«Stark che ne dice?» domandó Afrodite.
Dato che non rispondevo, inarcó un
sopracciglio
biondo. «Oh, ci sono.
Non gliel’hai detto. Giusto?»
«Giusto.»
«Be’, Zy, non posso fartene una colpa»,
commentó Stevie Rae, gentile come
sempre.
«Lui é il suo Guerriero, il suo
Guardiano», insistette Afrodite. «Per
quanto riesca a essere
arrogante, il ragazzo deve sapere che
Zoey ha una passione per Aurox.»
«Ma non é vero!»
«Okay, non per Aurox ma per Heath, e tu
pensi che Heath possa essere Aurox.»
Afrodite scosse
la testa.
«Lo vedi quanto fa Crazy Town?»
«La mia vita é Crazy Town», ammisi.
«Stark deve sapere che potresti essere
vulnerabile nei confronti di Aurox»,
sentenzió Afrodite.
«Ma io non sono vulnerabile nei suoi
confronti!»
«Zucca campagnola, diglielo.»
Stevie Rae evitó d’incrociare il mio
sguardo.
«Stevie Rae?»
Lei sospiró e si decise a guardarmi. «Se
sei convinta che ci sia anche una minima
possibilitá che
Heath infesti Aurox o quello che
é,significa che non puoi ragionare in
modo chiaro riguardo a
lui. Lo so. Se perdessi Rephaim e poi
pensassi di vederlo intorno a un altro
tipo, anche se
sembrasse folle, quel tipo sarebbe in
grado di colpirmi.
Qui.» Indicó il cuore. «E, per la maggior
parte del tempo, quello prevale su
questa.» Indicó la
testa.
«Quindi racconta ad arcoman quello che
credi di avere visto», concluse Afrodite.
Mi scocciava da morire ammetterlo, ma
sapevo che avevano ragione.
«D’accordo. é una cosa
che fa schifo, ma... d’accordo. Glielo
diró.»
«E io lo diró a Dario», fece Afrodite.
«Be’, io lo diró a Rephaim», aggiunse
Stevie Rae.
«Perché?» Stavo per esplodere.
«Perché i Guerrieri intorno a te lo
devono sapere», spiegó Afrodite.
«D’accordo», ripetei a denti stretti. «Ma
finisce qui.
Sono stufa della gente che parla di me e
dei miei problemi coi ragazzi.»
«Be’, Zy, tu ce l’hai qualche problema
coi ragazzi», commentó in tono frivolo
Stevie Rae
prendendomi sottobraccio.
«E dobbiamo dirlo anche a Thanatos»,
disse Afrodite mentre tutt’e tre ci
dirigevamo verso la
sua classe. «La sua affinitá é con la
morte. Direi che ha senso che sappia di
fantasmi e cose
simili.»
«Perché non lo scriviamo sul Tulsa
World, cosí Neferet puó farci un articolo
nella sua maledetta
rubrica di posta dei lettori?» sbottai.
«’Maledetta’ équasi una parolaccia. Fai
attenzione o la prossima volta sará un
’cazzo’ a
scapparti di bocca», saltó su Afrodite.
«Un ’cazzo’ che scappa di bocca?
Guarda che non suona mica bene», la
rimbeccó Stevie Rae
scuotendo la testa.
Accelerai il passo, trascinandomi quasi
dietro Stevie Rae e facendo corricchiare
Afrodite per
raggiungerci.
Non le ascoltai mentre discutevano di
parolacce. Invece, ripresi a
preoccuparmi.
Mi preoccupavo della nostra scuola.
Mi preoccupavo della questione
Aurox/Heath.
Mi preoccupavo di dover dire a Stark
della questione Aurox/Heath.
E mi preoccupavo del mio stomaco
annodato e della non remota possibilitá
che venissi colpita
da un furioso attacco di diarrea nel bel
mezzo di tutto questo. Di nuovo.
8
SHAUNEE
«Damien, credo che farei meglio a
tenermi lontana dalle scuderie.
Ultimamente Lenobia di
fuoco ne ha avuto piú che a sufficienza.»
Shaunee spostó lo sguardo da Damien a
Erin. I tre si
erano allontanati quando Zoey aveva
detto a tutti di sparpagliarsi, solo che,
invece di
dividersi, erano rimasti insieme per
cercare di capire dove i loro elementi
sarebbero stati piú
utili.
«Giusta osservazione», convenne
Damien. «Ha piú senso che tu vada alla
pira di Dragone. Lí ci
sará presto bisogno di te.»
Le spalle di Shaunee si abbassarono di
colpo. «Giá,lo so, ma non sono
esattamente impaziente
di farlo.»
«Avvolgiti nel tuo elemento e sará piú
facile», intervenne Erin.
Shaunee la fissó sbattendo le palpebre,
sorpresa non tanto dal fatto che le
avesse parlato –
anche se aveva evitato di farlo dal
momento in cui si erano sgemellate – ma
piuttosto dal tono
sbrigativo. Parlava di bruciare il corpo
di Dragone come se fosse poco piú che
accendere un
fiammifero. «Erin, non ci sará niente di
facile nel funerale di Dragone. Con o
senza il mio
elemento.»
«Non intendevo facile facile», replicó
Erin, scocciata.
Shaunee aveva l’impressione che, negli
ultimi tempi, l’ex gemella lo fosse
sempre, scocciata.
«Intendevo solo che quando ti avvolgi
nel tuo elemento il resto non ti
preoccupa piú di tanto.
Ma forse il punto é che tu non sei
abbastanza partecipe del tuo elemento.»
«Che cavolata! La mia affinitá col fuoco
é almeno quanto la tua con l’acqua.»
Erin si strinse nelle spalle. «Come vuoi.
Stavo solo cercando di aiutarti. D’ora in
avanti non ci
proveró piú.» Si rivolse a Damien, che
le stava osservando come non sapesse
se intromettersi o
scappare a gambe lavate. «Vado io alle
scuderie. A Lenobia fará piacere vedere
l’acqua, e io
non ho problemi a usare il mio
elemento.» Senza aggiungere altro, si
allontanó.
«Ma é sempre stata cosí?» chiese
Shaunee, dando voce alla domanda che
le frullava per la testa
da giorni.
«Cosí come?»
«Senza cuore.»
«La veritá?»
«Sí. Erin é sempre stata cosí
insensibile?»
«Ecco, vedi, mi é davvero difficile
risponderti.» Damien parlava sottovoce,
quasi pensasse di
dover stare attento alle parole per non
ferirla.
«Dimmi la veritá,anche se é
spiacevole», replicó la ragazza.
«Bene, allora, sinceramente, finché non
vi siete divise, era impossibile
distinguervi. Non avevo
mai parlato da solo con una di voi.
Finivate l’una le frasi dell’altra. Era
come se foste due metá
di un tutto.»
«E adesso non piú?» lo spronó Shaunee
vedendo che esitava.
«No, adesso é diverso. Adesso siete due
individui con una personalitá propria.»
Le sorrise. «Il
modo piú carino per dire la cosa é che
alla maggior parte di noi risulta piuttosto
evidente che é
la tua personalitá quella col cuore.»
Shaunee guardó Erin in lontananza. «Lo
sapevo anche
prima, e mi faceva venire i nervi. Sai, il
modo in cui riusciva a essere cosí
sarcastica e pettegola
e meschina. Ma passare il tempo con lei
poteva anche essere molto divertente, mi
sembrava di
stare con una in gamba.»
«Sembrava cosí perché si divertiva a
spese degli altri ed escludeva le persone
per sembrare
migliore di chiunque», commentó
Damien.
Shaunee incroció il suo sguardo. «Lo so.
Adesso lo vedo. Prima vedevo solo che
eravamo
migliori amiche, e io avevo bisogno di
una migliore amica.»
«Ora non piú?» chiese lui.
«Ora ho bisogno di piacermi, e non
posso farlo se sono solo la metá di una
persona. Sono
anche stufa di dover sempre dire
qualcosa di sarcastico o spiritoso o
semplicemente odioso.»
Scosse la testa, sentendosi triste e
vecchia. «Questo non significa che io
trovi orribile Erin.
A dire il vero, vorrei che fosse in gamba
e divertente e grandiosa come credevo
una volta. Peró
immagino di avere appena capito che
tutte queste cose dovrá esserle, o non
esserle, per conto
suo. Non ha niente a che vedere con
me.»
«Sei piú intelligente di quanto pensavo»,
ammise Damien.
«Continuo a essere una schiappa a
scuola.» Lui sorrise. «Ci sono altri tipi
d’intelligenza.»
«Be’, questa per me é una buona
notizia.»
«Ehi, non ti sottovalutare. Potresti
essere brava anche a scuola se solo ci
provassi un po’.»
«So che a te sembra una cosa positiva,
ma a me va benissimo la parte degli
’altri tipi
d’intelligenza’.»
Damien rise e Shaunee aggiunse: «Vado
alla pira. Magari stare da quelle parti
sará d’aiuto».
«D’aiuto a te o ai Guerrieri?»
«A uno dei due. A entrambi. Non lo so»,
confessó con un sospiro.
«Io credo che sará utile a entrambi.
Quanto a me, me ne andró in giro, come
l’aria. Tenteró di
soffiare via un po’ della Tenebra rimasta
appiccicata a questo posto», disse
Damien.
«Lo percepisci anche tu?»
Lui annuí. «Percepisco che qui l’energia
non é buona.
Sono accadute troppe cose negative in
troppo poco tempo.» Inclinó la testa,
studiando
Shaunee. «Adesso che ci penso meglio,
non credo che dovresti tenerti lontana
dalle scuderie. Il
fuoco non é cattivo. Tu non sei cattiva. E
Lenobia lo sa. Ti ricordi come hai
riscaldato i ferri dei
cavalli perché potessimo cavalcare
nella tempesta di ghiaccio?»
«Me lo ricordo.» Era vero, e quel
pensiero la fece sentire piú leggera.
«Quindi vai alla pira, da’ una mano lí,
ma vai anche alle scuderie. Ricorda a
tutti che il fuoco
puó fare molto piú che distruggere. Il
punto non é mai l’arma, ma chi la
brandisce.»
«Immagino giusto se penso che volessi
dire che l’importante é come lo si usa?»
Il sorriso di Damien si allargó.«Visto?
Te l’avevo detto che potresti essere
brava a scuola.
Brandire é un verbo interessante, cosí
come i suoi sinonimi dalle varie
sfaccettature, tipo
impugnare o maneggiare o gestire o
esercitare o far valere... a seconda del
caso.»
«Mi stai facendo venire mal di testa»,
commentó Shaunee, ma ridendo.
«Allora, ci vediamo dopo alle
scuderie?»
«Sí, certo.»
Damien fece per andarsene, ma ci
ripensó e tornó da lei per abbracciarla
stretta. «Sono
contento che tu sia diventata la persona
che sei. E, se ti serve un amico, io sono
qui per te», le
disse, quindi corse via.
Shaunee ricacció indietro le lacrime e
sorrise, osservando i vaporosi capelli
castani del novizio
agitarsi nella brezza che aveva creato,
quindi mormoró:«Fuoco, manda a
Damien una piccola
scintilla. Merita di trovare un ragazzo
carino che lo renda felice, soprattutto
visto che lui ce la
mette sempre tutta per rendere felici gli
altri».
Sentendosi meglio di quanto non si
sentisse da settimane, Shaunee si
allontanó in un’altra
direzione. I suoi passi erano piú lenti,
piú calcolati di quelli di Damien, ma
non temeva piú il
posto dove stava andando. Non era
impaziente di vedere la pira e il fuoco,
non era Erin.
Non poteva semplicemente chiudere
fuori da sé tristezza e dolore,
congelando i propri
sentimenti. E sai che c’é?Non vorrei
essere fredda e congelata dentro, anche
se questo
significherebbe soffrire meno, decise.
Shaunee stava traendo forza dal calore
costante del proprio elemento. Grazie,
Nyx. Cercheró
di brandirlo nel modo giusto, era quello
che stava pensando quando s’intromise
la voce
dell’immortale: «Non ti ho ringraziato».
Shaunee alzó gli occhi e vide Kalona
accanto alla grande statua di Nyx che si
trovava davanti al
tempio della scuola. Indossava jeans e
un gilé di pelle molto simile a quello
che portava
Dragone, solo che il suo era piú grande
e aveva due tagli da cui uscivano le ali
nere che
l’immortale teneva piegate sulla schiena.
E non aveva neppure il simbolo della
Dea, ma
risultava difficile pensare a una cosa del
genere mentre lui la fissava con quegli
ultraterreni occhi
d’ambra.
É davvero stupendo nel modo piú
assoluto e non umano.
Shaunee scacció dalla testa quel
pensiero e si concentró Invece su quanto
le aveva detto.
«Ringraziarmi? Per cosa?»
«Per avermi dato il tuo cellulare. Se non
l’avessi fatto, Stevie Rae non avrebbe
potuto
chiamarmi. Se non fosse stato per te,
adesso Rephaim sarebbe morto.»
Shaunee avvampó.Si strinse nelle spalle,
senza capire perché all’improvviso si
sentisse cosí
nervosa. «Sei tu quello che é arrivato
quando lei ha chiamato. Avresti anche
potuto non
rispondere e continuare a essere un
padre di merda», sbottó la novizia.
Seguí un silenzio lungo e imbarazzato,
poi Kalona replicó: «Ció che dici é la
veritá. Non sono
stato un buon padre per i miei figli.
Continuo a non esserlo per tutti i miei
figli».
Shaunee lo guardó,chiedendosi cosa
intendesse realmente. La voce
dell’immortale era strana. Si
sarebbe aspettata di sentirlo triste o
serio o anche incavolato.
Invece sembrava stupito e un po’ a
disagio, come se quei pensieri fossero
una completa novitá
per lui. Avrebbe voluto guardarlo in
faccia per vedere la sua espressione, ma
lui stava fissando
la statua di Nyx.
«Be’», riprese la ragazza, non sapendo
bene cosa dirgli.
«Stai riorganizzando il tuo rapporto con
Rephaim.
Magari non é troppo tardi per sistemare
le cose anche con gli altri tuoi figli. So
che, se mio
padre si facesse vivo e volesse fare
parte della mia vita, io accetterei.
Perlomeno gli darei una possibilitá.»
L’immortale aveva girato la testa e
adesso fissava Shaunee.
Le venne la tremarella, come se quegli
occhi d’ambra potessero scoprire troppo
di lei. «Quello
che voglio dire é che non credo sia mai
troppo tardi per fare la cosa giusta.»
«Ne sei davvero convinta?»
«Sí. Negli ultimi tempi sono arrivata a
esserne sempre piú convinta.» Desideró
che lui
distogliesse lo sguardo.
«Allora, quanti figli hai?»
Lui fece spallucce, le massicce ali che si
sollevavano leggermente. «Ho perso il
conto.»
«Direi che sapere quanti figli hai é un
buon punto di partenza in tutta la
faccenda del vorrei–
essereun–buonpadre.»
«C’é una notevole differenza tra sapere
una cosa e prendere provvedimenti in
proposito»,
replicó lui.
«Certo, ma io ho detto che é un buon
punto di partenza.» Shaunee piegó la
testa verso la
statua. «Anche questo é un buon punto di
partenza.»
«La statua della Dea?»
La ragazza aggrottó la fronte, un po’
meno a disagio sotto il suo sguardo. «Si
puó fare di piú
che gironzolare qui intorno. Prova a
implorare il suo...»
«Il perdono non é accordato a tutti!»
tuonó l’immortale.
Shaunee si accorse di stare tremando,
ma il suo sguardo si spostó sulla statua
di Nyx. Avrebbe
potuto quasi giurare che le belle labbra
di marmo si stessero piegando all’insú
in un dolce
sorriso rivolto a lei. Che si trattasse o
no della sua immaginazione, la cosa
diede alla novizia
quel tanto di coraggio che le serviva per
continuare d’un fiato: «Non stavo
dicendo ’perdono’.
Stavo per dire’aiuto’. Prova a chiedere
aiuto a Nyx».
«Nyx non mi ascolterebbe. Sono
millenni che non lo fa.» Kalona aveva
parlato talmente piano
che Shaunee aveva fatto una gran fatica a
sentirlo.
«Durante questi millenni, quante volte le
hai chiesto aiuto?»
«Mai.»
«Allora come fai a sapere che non ti
ascolta?»
Kalona scosse la testa. «Sei stata
mandata da me per essere la mia
coscienza?»
Fu il turno di Shaunee di scuotere la
testa. «Non sono stata mandata da te, e
la Dea sa che ho
giá abbastanza problemi con la mia, di
coscienza. Figuriamoci se posso essere
quella di qualcun
altro.»
«Non ne sarei cosí sicuro, giovane
novizia incandescente... Non ne sarei
cosí sicuro», rifletté ad
alta voce l’immortale, poi, in modo
brusco, si allontanó dalla ragazza, fece
alcuni passi lunghi e
rapidi, e si lanció nel cielo della notte.
REPHAIM Non gli importava poi molto
che la maggior parte dei ragazzi
continuasse a evitarlo.
Damien era gentile, ma Damien era
gentile con tutti, quindi Rephaim non era
certo cha la sua
cortesia lo riguardasse in modo
personale.
Perlomeno Stark e Dario non cercavano
di ucciderlo né di tenerlo lontano da
Stevie Rae. Di
recente Dario era addirittura sembrato
quasi amichevole. La sera prima, il
Guerriero l’aveva
persino aiutato quando era inciampato
nel salire sul bus, ancora debole per le
ferite guarite per
magia.
Mio padre mi ha salvato e poi si é
vincolato con giuramento come
Guerriero della Morte. Lui
mi vuole bene, e sta scegliendo la Luce
invece della Tenebra. Il pensiero lo fece
sorridere, anche
se l’ex Raven Mocker non era ingenuo e
fiducioso quanto credevano Stevie Rae e
gli altri.
Rephaim voleva che suo padre
continuasse sulla via di Nyx, lo voleva
moltissimo. Ma lui,
meglio di chiunque altro tranne la Dea
stessa, conosceva la rabbia e la violenza
in cui
l’immortale caduto aveva sguazzato per
secoli.
L’esistenza di Rephaim era la prova
della capacitá di suo padre di provocare
grande dolore agli
altri.
Rephaim abbassó le spalle di colpo. Era
arrivato nel punto in cui si trovava la
quercia spaccata
e che era caduta metá contro il muro di
cinta, metá sul terreno del campus.
Il centro del grande albero sembrava
essere stato colpito da un fulmine
scagliato da un dio
furioso.
Ma Rephaim conosceva la veritá.
Suo padre era un immortale, non un dio.
Kalona era un Guerriero, e deposto, per
di piú.
Stranamente turbato, Rephaim distolse
lo sguardo dallo squarcio nell’albero. Si
sedette su un
ramo abbattuto e studió quelli che si
appoggiavano sul muro di cinta.
«Questo va sistemato», disse ad alta
voce, riempiendo il silenzio della notte
con l’umanitá della
propria voce.
«Stevie Rae e io possiamo lavorarci
insieme. Forse l’albero non é perduto
del tutto.» Sorrise.
«La mia Rossa ha guarito me. Perché
non potrebbe guarire anche una pianta?»
La quercia non
rispose ma, mentre parlava, Rephaim
provó una sensazione di dé já -vu. Come
fosse giá stato
lí, e non solo in un giorno di scuola. Di
esserci stato prima, col vento sotto le ali
e con lo
splendente cielo del mattino che lo
chiamava.
Aggrottó la fronte e se la
massaggió,sentendo che stava arrivando
il mal di testa. Che fosse
andato lí di giorno quando era un corvo,
quando la sua umanitá restava cosí
nascosta in lui che
quelle ore passavano come impressioni
vaghe e indistinte d’immagini, suoni e
odori?
L’unica risposta fu il sordo pulsare nelle
tempie.
Il vento intorno a lui si mosse,
frusciando tra i rami abbattuti, facendo
mormorare le rade
foglie brunite dall’inverno che si
aggrappavano ancora con tenacia alla
vecchia quercia. Per un
attimo sembró che l’albero cercasse di
parlargli, di raccontargli i suoi segreti.
Rephaim tornó a guardare il centro del
tronco. Ombre.
Corteccia spezzata. Legno scheggiato.
Radici esposte. E sembrava che il
terreno vicino alla parte
centrale avesse giá cominciato a
sgretolarsi, quasi al di sotto si stesse
formando una fossa.
Rabbrividí. C’era giá stata una fossa, lí.
Che aveva imprigionato Kalona nella
terra per secoli. Il
ricordo di quei secoli e della terribile
esistenza semicorporea piena di rabbia e
violenza e
solitudine che aveva vissuto in quel
periodo era ancora parte del pesante
fardello di Rephaim.
«Dea, so che mi hai perdonato per il mio
passato, e te ne saró grato per sempre.
Ma non
potresti, magari, insegnarmi a
perdonarmi davvero anch’io?»
La brezza soffió di nuovo. Era un suono
rilassante, quasi l’antico mormorio
dell’albero potesse
essere la voce della Dea.
«Lo prenderó come un segno», disse ad
alta voce rivolto all’albero, premendo la
mano aperta
sulla corteccia. «Chiederó a Stevie Rae
di aiutarmi a rimediare alla violenza che
ti ha
frantumato. Presto. Ti do la mia parola.
Torneró presto.» Allontanandosi per
continuare il giro
di controllo del perimetro della scuola,
a Rephaim parve di udire un movimento
sotto l’albero
e immaginó che fosse la vecchia quercia
che lo ringraziava.
AUROX
Aurox camminava avanti e indietro nella
fossa sotto la quercia abbattuta. Faceva
tre lunghi
passi, poi si voltava e faceva altri tre
passi per tornare al punto di partenza.
Avanti e indietro, avanti e indietro... E
intanto pensava, pensava, pensava, e
desiderava
disperatamente di avere un piano.
La testa gli faceva male. Non si era rotto
nulla cadendo nella fossa, ma il
bernoccolo si era
gonfiato e sanguinava.
Aveva fame. Aveva sete. Faceva fatica a
riposare lí nel terreno, anche se il suo
corpo era
esausto e per guarire aveva bisogno di
un bel sonno.
Perché aveva pensato che fosse una
buona idea tornare in quella scuola, e
nascondersi proprio
dove vivevano il professore che aveva
ucciso e il ragazzo che aveva cercato di
uccidere?
Aurox si prese la testa tra le mani. Non
io! avrebbe voluto urlare. Non ho ucciso
io Dragone
Lankford. Non ho aggredito Rephaim. Io
ho fatto una scelta diversa! Ma la sua
scelta non
aveva contato. Si era trasformato in una
bestia.
E quella bestia si era lasciata dietro
morte e distruzione.
Era stato stupido da parte sua andare lí.
Stupido pensare di poter trovare se
stesso o di fare
qualcosa di buono.
Buono? Se avessero scoperto che si
nascondeva a scuola sarebbe stato
aggredito, imprigionato,
magari anche ucciso. Non contava che
non fosse andato lí per fare del male.
Avrebbe assorbito
la rabbia di chi lo avesse scoperto e
sarebbe emersa la bestia. Non sarebbe
riuscito a
controllarla. I Guerrieri Figli di Erebo
l’avrebbero circondato mettendo fine
alla sua miserabile
esistenza.
Peró una volta l’ho controllata. Non ho
aggredito Zoey. Ma avrebbe avuto
l’opportunitá di
spiegare che non voleva fare del male a
nessuno? Addirittura avere un istante per
mettere alla
prova il proprio autocontrollo e
dimostrare che dentro di lui non c’era
solo la bestia?
Aurox riprese a camminare. No, le sue
intenzioni non avrebbero contato per
nessuno alla Casa
della Notte. Loro non avrebbero visto
altro che la bestia.
Anche Zoey? Persino Zoey sarebbe stata
contro di lui?
Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato
grazie alla sua protezione che sei
riuscito a scappare. La
voce di nonna Redbird calmó i suoi
pensieri turbolenti. Zoey l’aveva difeso.
Lei aveva creduto
che potesse controllare la bestia
abbastanza da non farle del male. Sua
nonna gli aveva offerto
un rifugio. Zoey non poteva volerlo
morto.
Gli altri sí, peró.
Aurox non li biasimava. Meritava di
morire. Il fatto che, di recente, lui
avesse cominciato a
provare dei sentimenti, a desiderare una
vita diversa, non cambiava il passato.
Aveva
commesso degli atti violenti, spregevoli.
Aveva fatto tutto quello che gli ordinava
la
Sacerdotessa.
Neferet...
Anche se silenzioso, una parola non
pronunciata nella sua mente, quel nome
gli provocó un
brivido per tutto il suo corpo agitato.
La bestia dentro di lui voleva andare
dalla Sacerdotessa.
La bestia dentro di lui aveva bisogno di
servirla.
«Io sono piú di una bestia.» La terra
all’intorno assorbí le parole, attutendo
la sua umanitá.
Disperato, afferró una radice contorta e
inizió a tirarsi fuori dalla buca.
«Questo va sistemato.»
La frase fluttuó giú fino ad Aurox. Che si
bloccó. aveva riconosciuto quella voce:
Rephaim.
Nonna Redbird gli aveva detto la
veritá.Il ragazzo era vivo!
Il peso invisibile sulle spalle di Aurox
diminuí leggermente.
Ecco una morte che non aveva sulla
coscienza.
Si accovacció in silenzio, sforzandosi di
capire con chi stesse parlando Rephaim.
Non percepiva
rabbia né violenza. Di certo, se il
ragazzo avesse avuto anche solo il
sospetto che Aurox fosse
nascosto cosí vicino, sarebbe stato
pieno di sentimenti di vendetta, no?
Il tempo sembrava passare lentamente. Il
vento crebbe. Aurox riusciva a sentirlo
sferzare le
foglie secche dell’albero spezzato sopra
di lui. Colse delle parole che fluttuavano
nella brezza:
«lavorarci... albero... Rossa ha
guarito...» Tutto con la voce di Rephaim,
priva di rancore, come
parlasse tra sé.E poi il vento portó fino
a lui la preghiera del ragazzo: «Dea, so
che mi hai
perdonato per il mio passato, e te ne
saró grato per sempre. Ma non potresti,
magari,
insegnarmi a perdonarmi davvero
anch’io?»
Aurox quasi non respirava. Rephaim
stava chiedendo aiuto alla sua Dea per
perdonare se
stesso? Perché?
Si massaggió la testa che pulsava e
rifletté.Di rado la Sacerdotessa gli
aveva parlato, se non per
ordinargli di compiere un atto violento.
Ma aveva detto moltissime cose in sua
presenza, quasi
lui non avesse avuto la capacitá di
ascoltarla o di formulare pensieri
propri. Cosa sapeva di
Rephaim? Che era figlio dell’immortale
Kalona. E che era afflitto da una
maledizione che lo
faceva essere ragazzo di notte e corvo di
giorno.
Maledizione?
L’aveva appena udito pregare e, in
quella preghiera, ringraziare Nyx del
suo perdono. Di certo
una dea non maledice e perdona nello
stesso istante.
Poi, con un sussulto di sorpresa, Aurox
si ricordó del corvo che si era preso
gioco di lui e aveva
fatto un rumore cosí forte da farlo finire
in quella buca.
Che fosse stato Rephaim? Il corpo di
Aurox si tese mentre si preparava allo
scontro che
sembrava imminente e inevitabile.
«Ti do la mia parola. Torneró presto.»
Quelle parole fecero capire ad Aurox
che Rephaim se ne stava andando,
almeno per il
momento. Si rilassó appoggiandosi alla
parete di terra, il corpo dolorante e la
testa che
ronzava.
Che non potesse rimanere nella fossa era
ovvio, ma era l’unica cosa ovvia per
Aurox.
Era stata la dea di Rephaim, quella che
l’aveva perdonato, a condurlo dove si
trovava lui? In
quel caso, voleva indicargli redenzione
o vendetta?
Doveva consegnarsi, magari a Zoey, e
affrontare le relative conseguenze?
E se la bestia fosse emersa di nuovo, e
stavolta non fosse riuscito a
controllarla?
Doveva scappare?
Doveva andare dalla Sacerdotessa e
chiedere delle risposte?
«Io non so niente», mormoró tra sé.«Io
non so niente.»
Aurox chinó la testa sotto il peso della
propria confusione e delle proprie
aspirazioni. Incerto,
silenzioso, imitó Rephaim con una sua
preghiera. Semplice. Sincera.
Ed era la prima volta che Aurox
pregava. Nyx, se davvero sei una dea
disposta al perdono, ti
prego aiutami... ti prego...
9
ZOEY
«Neferet dev’essere fermata», esordí
Thanatos senza preamboli.
«Mi sembra un’ottima notizia. Era ora»,
commentó Afrodite. «Quindi sará
l’intero Consiglio
Supremo a venire qui per dire che la sua
stupida conferenza stampa era
un’immensa stronzata
o Duantia viene da sola?»
«Non vedo l’ora che gli umani sappiano
come stanno davvero le cose»,
intervenne Stevie Rae,
incavolata quanto Afrodite, senza
lasciare modo a Thanatos di replicare.
«Sono proprio stufa di
Neferet che sorride e sbatte le ciglia e fa
credere a tutti di essere zucchero e
miele.»
«Neferet fa molto piú che sorridere e
sbattere le ciglia», commentó seria
Thanatos. «Usa i doni
della Dea per manipolare e fare del
male. I vampiri subiscono il suo
incantesimo, e gli umani
hanno ben poche difese contro di lei.»
«Il che significa che il Consiglio
Supremo dei Vampiri deve scendere in
campo e fare qualcosa»,
sentenziai.
«Vorrei che fosse cosí semplice», disse
Thanatos.
Mi si strinse lo stomaco. Avevo una
delle mie sensazioni, e non era quasi
mai un bene. «Cosa
vuol dire? Perché non dovrebbe essere
cosí semplice?» domandai.
«Il Consiglio Supremo non immischia
gli umani negli affari dei vampiri»,
spiegó.
«Ma l’ha giá fatto Neferet», insistetti.
«Giá,sarebbe come chiudere la stalla
dopo che i buoi se ne sono andati da un
po’», aggiunse
Stevie Rae.
«Quella stronza ha ammazzato la mamma
di Zoey.»
Afrodite scuoteva la testa, incredula.
«Sta dicendo che il Consiglio Supremo
intende ignorare
una cosa simile e fargliela passare liscia
per un omicidio e per avere sputtanato
noi?»
«E voi cosa vorreste che facesse il
Consiglio Supremo?
Denunciare Neferet come assassina?»
«Sí», sentenziai, felice di sembrare tosta
e matura e non una dodicenne
spaventata, che in realtá
era come mi faceva sentire tutta quella
storia. «So che é immortale e potente,
ma ha ucciso mia
madre.»
«Non ne abbiamo le prove», replicó
pacata Thanatos.
«Stronzate! L’abbiamo visto tutti!»
esplose Afrodite.
«In un Rituale di Svelamento realizzato
con un incantesimo di morte. Niente di
tutto questo
puó essere ripetuto. Il terreno é stato
ripulito da quell’atto violento grazie
all’intervento dei
cinque elementi.»
«Ha preso come Consorte la Tenebra»,
replicó Afrodite.
«Non solo é in combutta col male,
probabilmente ci fa pure le porcherie!»
«Che schifo», commentammo
all’unisono Stevie Rae e io.
«Gli umani non crederebbero a niente di
tutto questo, neppure se fossero stati
presenti.» Ci
voltammo tutte a guardare Shaylin, che
fino a quel momento era rimasta zitta a
fissarci con
quella che avevo creduto essere
un’espressione sconcertata e un po’
vitrea. Ma la sua voce era
ferma. Certo, sembrava nervosa, ma
aveva di nuovo sollevato il mento e
assunto quella che
cominciavo a riconoscere come la sua
aria ostinata.
«Che cavolo ne sai tu e perché hai
aperto bocca?» l’apostrofó Afrodite in
modo scortese.
Ma Shaylin l’affrontó senza battere
ciglio: «Un mese fa, ero umana. Gli
umani non si fidano
della magia dei vampiri. Tu ce l’hai
intorno da troppo tempo. Hai
completamente perso la
prospettiva».
«E tu hai completamente perso la testa»,
ringhió Afrodite, gonfiandosi come un
pesce palla.
«Di nuovo bambini che bisticciano.»
Thanatos non aveva alzato la voce, ma
le sue parole
fendettero l’aria.
«Loro non vogliono litigare», dissi
nell’improvviso silenzio. «Nessuno di
noi vuole farlo. Ma
siamo tutti frustrati e ci aspettavamo che
lei e il Consiglio Supremo faceste
qualcosa, qualunque
cosa, per aiutarci contro Neferet.»
«Lasciate che vi mostri la veritá
riguardo a chi siamo, poi potrete
comprendere meglio questo
scontro in cui vorreste coinvolgere gli
umani.» Thanatos sollevó il braccio
destro, mise la mano
a coppa, prese un profondo respiro e,
con la mano sinistra, agitó l’aria al di
sopra del palmo,
dicendo: «Osservate il mondo!» La sua
voce era possente, ipnotica.
Il mio sguardo era attirato sul suo
palmo, su cui stava prendendo forma un
globo. Era
stupendo, non come quei noiosi
mappamondo cui gli insegnanti di storia
e geografia fanno
prendere un mucchio di polvere. Questo
pareva fatto di fumo nero e acqua, che
s’increspava e
ondeggiava, fino a far emergere i
continenti.
«Ohsssantocielo, che splendore!» sbottó
Stevie Rae.
«Proprio cosí», convenne Thanatos. «E
adesso guardate chi siamo noi nel
mondo!» Mosse le dita
della mano sinistra verso il globo, come
se gli spruzzasse sopra dell’acqua.
Afrodite, Stevie Rae,
Shaylin e io restammo senza fiato.
Cominciarono ad apparire piccole
scintille, che
punteggiarono il mondo di onice di
minuscoli luccichii di diamante.
«é bellissimo», commentai.
«Sono diamanti? Diamanti veri?»
s’informó Afrodite facendosi avanti.
«No, giovane Profetessa. Sono anime.
Anime vampire.
Siamo noi.»
«Ma sono cosí poche! Cioé,a confronto
col resto del globo che é tutto scuro»,
disse Shaylin.
Aggrottai la fronte e mi avvicinai con
Stevie Rae. Shaylin aveva ragione. La
terra sembrava
immensa in rapporto alla spruzzata di
puntini luccicanti. Continuai a fissare,
gli occhi attirati
dalle concentrazioni di lucentezza:
Venezia, l’isola di Skye, alcune zone di
quella che credevo
fosse la Germania. Un piccolo ammasso
in Francia, qualche macchiolina in
Canada e diverse
altre negli Stati Uniti. Diverse altre ma
non poi tante.
«Quella é l’Australia?» chiese Stevie
Rae.
Sbirciai l’altra parte del globo,
scorgendo una spolverata di diamanti.
«Sí. E lí c’é pure la Nuova Zelanda»,
confermó Thanatos.
«Quello é il Giappone, vero?» Shaylin
indicó un’altra macchiolina di luce.
«Sí, é vero», rispose Thanatos.
«L’America ha meno diamanti di quanto
dovrebbe», sbottó Afrodite.
Thanatos non replicó.Incroció il mio
sguardo, ma io lo distolsi e tornai a
studiare il mondo.
Lentamente, girai intorno alla Somma
Sacerdotessa, desiderando di essere
stata piú attenta alle
lezioni di geografia. Completato il
cerchio, fissai di nuovo negli occhi
Thanatos. «Non siamo
abbastanza», sentenziai.
«é questa la triste veritá. Siamo
brillanti, potenti e straordinari, ma
siamo pochi.»
«Quindi, anche se riuscissimo a farci
ascoltare dagli umani, questo
significherebbe aprire una
porta verso il nostro mondo che é
meglio resti chiusa.» Afrodite aveva
parlato con calma,
sembrando matura e, cosa atipica, per
niente stronza. «Comincerebbero a
pensare che le loro
leggi valgono anche per noi, che
abbiamo bisogno di loro per filare
dritto, e questo
significherebbe dargli il permesso di
spegnere le nostre luci.»
«Spiegazione semplice ma efficace.»
Thanatos batté le mani e il globo
scomparve in uno sbuffo
di fumo scintillante.
«Allora che facciamo? Non possiamo
lasciare che Neferet la passi liscia con
tutte le sue cavolate.
Mica si fermerá alla conferenza stampa
piú comitato e rubrica sul giornale. Lei
vuole morte e
distruzione. Che diavolo, la Tenebra é il
suo Consorte!» saltó su Stevie Rae.
«Dobbiamo combattere il suo fuoco col
nostro fuoco», disse Shaylin.
«Oh, cazzo! Non ce la posso fare a
sopportare un’altra che usa pessime
metafore invece di dire
le cose come stanno», sbottó Afrodite.
«Quello che voglio dire é che, se
Neferet sta coinvolgendo gli umani,
allora dobbiamo farlo
anche noi. Ma alle nostre condizioni»,
replicó Shaylin. Chiarito il concetto,
mimó con le labbra
la parola «odiosa», ma Afrodite aveva
deciso d’ignorarla. Di nuovo. E, per
fortuna, le aveva giá
voltato le spalle.
«Shaylin, ti trovo interessante. Novizia,
come mai hai accompagnato queste due
Sacerdotesse e
la Profetessa?» le chiese all’improvviso
Thanatos.
Noi Sacerdotesse e la Profetessa non
fiatammo.
Personalmente, volevo vedere come se
la gestiva Shaylin con Thanatos. Mi
piaceva pensare che
Stevie Rae tenesse la bocca chiusa per
lo stesso motivo. Il ragionamento di
Afrodite lo
conoscevo giá, e Shaylin l’aveva appena
riassunto con quell’unica parola:
«odiosa».
La piccola novizia rossa sollevó il
mento e assunse un’espressione
stracaparbia. «Sono venuta
perché volevo chiederle del mio dono.
Loro erano d’accordo.»
S’interruppe, squadró Afrodite e
aggiunse: «Be’, due su tre erano
d’accordo».
«Che dono ti ha concesso Nyx?»
«La Vista Assoluta. Credo.» Spostó
nervosamente lo sguardo da Stevie Rae
a me. «Giusto?»
«Noi crediamo di sí», confermai.
«Giá. Almeno é quello che ci hanno
detto le ricerche di Damien, e lui ha
quasi sempre ragione
quando fa ricerche», chiarí Stevie Rae.
Anche Afrodite disse la sua, stupendomi
molto: «Ha detto che Neferet era color
occhi di pesce
morto. Questo mi fa pensare che ci
possa essere dietro qualcosa di piú di
una semplice malattia
o di un lieve ritardo mentale».
«Tu vedi l’aura delle persone?» chiese
Thanatos, studiando Shaylin come se
stesse guardando in
un microscopio e la novizia fosse
schiacciata su un vetrino.
«Io vedo i colori. Non so come definire
la cosa. Io... io ero cieca prima di essere
Segnata. Lo
sono da quando avevo cinque anni. Poi,
zap! Mi ritrovo con una mezzaluna rossa
in mezzo
alla fronte, mi torna la vista e con lei i
colori. Un sacco di colori. Grazie a loro
so delle cose
sulla gente. Tipo che ho capito che
Neferet era marcia dentro nell’attimo in
cui l’ho vista.
Anche se dall’esterno era bellissima.»
Shaylin rimase immobile, con le mani
giunte dietro la
schiena, e continuó a spiegare, sotto lo
sguardo scrutatore della Somma
Sacerdotessa: «Cosí
come so che Erik Night di fondo é un
ragazzo a posto, é solo debole. Ha
sempre preso la
strada piú facile. Lei, Somma
Sacerdotessa, é nera, ma non un nero
piatto. é profondo e
intenso, e attraversato da piccoli lampi
dorati». Poi sospiró. «Credo significhi
che é molto
vecchia e intelligente e potente, ma pure
che ha un bel caratterino che tiene sotto
controllo.
Per la maggior parte del tempo.»
Le labbra di Thanatos si piegarono
all’insú.
«Continua.»
Shaylin diede una rapida occhiata a
Stevie Rae, poi tornó a fissare Thanatos.
«I colori di Stevie
Rae sono come i fuochi d’artificio. Il
che mi fa pensare che sia la persona piú
gentile e piú felice
che abbia mai incontrato.»
«Solo perché non hai conosciuto Jack»,
commentó Stevie Rae con un sorriso un
po’ triste.
«Comunque grazie.
Mi hai detto proprio una cosa carina.»
«Non volevo essere carina. Cerco solo
di dire la veritá.»
Spostó lo sguardo su Afrodite. «Be’, per
la maggior parte del tempo cerco di dire
la veritá.»
Afrodite sbuffó.
Aspettai che passasse a me, che
spiegasse a Thanatos che i miei colori si
erano scuriti perché ero
superpreoccupata, ma su di me non disse
nulla. Fece solo un piccolo cenno con la
testa, quasi
avesse deciso qualcosa tra sé,e
concluse:
«Ecco perché sono qui. Mi serve il suo
Consiglio su come usare il mio dono e
per saperne di
piú».
Credo sia stato in quel momento che ho
iniziato a rispettarla. Thanatos non era
una Somma
Sacerdotessa qualsiasi. Era membro del
Consiglio Supremo e aveva un’affinitá
con la morte.
Okay, Thanatos metteva paura.
Molta. Eppure ecco lí Shaylin, quaranta
chili di meno e novizia da neanche un
mese, che le
teneva testa senza spifferare niente di
troppo personale su di me. Non aveva
neanche riferito
della guizzante luce gentile di Afrodite.
Ci voleva fegato. Parecchio.
Guardai le mani strette di Shaylin e vidi
che le dita erano sbiancate. Sapevo
come si sentiva.
Anch’io avevo avuto un faccia a faccia
con una Somma Sacerdotessa poco dopo
essere stata
Segnata.
Mi avvicinai a lei. «Comunque lo si
voglia chiamare, Shaylin ha un dono. Io
sono d’accordo con
Damien.
Penso che sia la Vista Assoluta.»
«Lo pensiamo tutti», convenne Stevie
Rae.
«Mi puó aiutare?» chiese la novizia.
A quel punto Thanatos mi stupí. Non
disse niente.
Andó alla sua scrivania e prese a
fissarla come se la risposta alla
domanda di Shaylin fosse stata
scritta sul grande calendario giornaliero
che usava come sottomano. E se ne restó
lí cosí, la testa
china, per quello che sembró un tempo
assurdamente lungo. Avevo deciso che
dovevo mettere
anch’io le mani dietro la schiena per
evitare di dimenarmi, quando la Somma
Sacerdotessa si
voltó, rivolgendosi a tutt’e quattro.
«Shaylin, la risposta che ho per te é la
stessa che ho per
Zoey, Stevie Rae e Afrodite.»
quest’ultima brontoló qualcosa sul non
ricordarsi di avere fatto
domande, ma Thanatos riprese senza
badarle:
«Ciascuna di voi ha ricevuto dalla
nostra Dea doni insoliti, e questo per noi
é una fortuna,
perché ci serviranno tutti i doni che la
Luce puó darci se dobbiamo combattere
la Tenebra».
«Voleva dire ’battere’, vero?»
intervenne Stevie Rae. Conoscevo la
risposta di Thanatos prima
che parlasse:
«La Tenebra non puó essere totalmente
sconfitta. Puó Solo essere combattuta e
smascherata
dall’amore e dalla Luce e dalla veritá».
«Squadra perdente. Di nuovo»,
commentó sottovoce Afrodite.
«Daró un compito a ciascuna di voi in
modo che possiate tenere in esercizio i
vostri doni.
Profetessa, il primo é per te.»
Afrodite fece un megasospiro.
«Hai ricevuto da Nyx il dono di visioni
che sono premonitrici di future
disgrazie. Hai avuto una
visione prima della conferenza stampa
di Neferet?»
Afrodite sembró sorpresa della
domanda. «No. Ormai é circa una
settimana che non ne ho.»
«E allora qual é la tua utilitá,
Profetessa?» Le parole di Thanatos
erano dure, fredde, quasi
crudeli.
Afrodite sbiancó in viso per poi
arrossire di colpo.
«Chi é,lei, per contestarmi? Non é Nyx.
Io non sono al suo servizio. Io sono al
servizio della
Dea!»
«Esatto!» L’espressione di Thanatos si
rilassó.«Allora servila. Ascoltala.
Presta attenzione ai suoi
segni e ai suoi segnali. Le tue visioni si
sono fatte sempre piú dolorose e
difficili, vero?»
Afrodite annuí con un movimento rapido
e rigido.
«Forse é perché la nostra Dea desidera
che tu metta in pratica il tuo dono in altri
modi. L’hai
giá fatto, brevemente, davanti al
Consiglio Supremo. Ricordi?»
«Certo che mi ricordo. é cosí che ho
scoperto che l’anima di Kalona e quella
di Zoey avevano
lasciato i loro corpi.»
«Ma non hai avuto bisogno di una
visione per capirlo.»
«No.»
«Ho chiarito il concetto», sentenzió
Thanatos, per poi rivolgersi a Stevie
Rae. «Tu sei la Somma
Sacerdotessa piú giovane che abbia mai
conosciuto, e la mia vita é stata lunga.
Sei la prima
Somma Sacerdotessa Vampira Rossa
nella storia del nostro popolo. Hai una
forte affinitá con la
terra.»
«Sí.» Stevie Rae strascicó la parola
come se stesse aspettando la battuta
finale di Thanatos.
«Il tuo compito é di esercitare il
comando. Deleghi troppo spesso a Zoey.
Trai forza dalla terra
e comincia a comportarti come una vera
Somma Sacerdotessa.»
Thanatos non le diede il tempo di
replicare e il suo sguardo scuro trafisse
Shaylin. «Se tu hai la
Vista Assoluta, il tuo dono é valido se lo
sei tu. Non sprecarlo in gelosie e
meschinitá.»
«é per questo che sono qui. Voglio
imparare a usarlo nel modo giusto»,
ribatté subito Shaylin.
«Questa, giovane novizia, é una cosa che
devi imparare da te, crescendo. Il tuo
compito é
studiare chi vi circonda.
Vai dalla tua Somma Sacerdotessa coi
risultati del tuo studio. Stevie Rae userá
la forza del suo
elemento, oltre al suo crescente potere
di capo, per guidarti.»
«Ma io non so...»
«E non lo saprai mai, Stevie Rae», la
interruppe Thanatos.
«Non saprai mai niente.
Niente d’importante. A meno che non ti
assuma la responsabilitá di essere una
Somma
Sacerdotessa. Impara a contare su te
stessa in modo che gli altri possano
sentirsi sicuri di poter
contare su di te.»
Stevie Rae chiuse la bocca e annuí,
sembrando tipo una dodicenne e l’esatto
contrario di una
Somma Sacerdotessa. Ma non ebbi il
tempo di commentare perché Thanatos
aveva giá
puntato su di me i suoi occhi da killer.
«Usa la pietra del veggente.»
«Eh?»
«Ti mette paura. La veritá é che il
mondo dovrebbe metterti paura,
dovrebbe metterne a tutte
voi, in questo momento. La paura non é
un motivo per evitare le tue
responsabilitá. Hai un
pezzo di magia antica che con te
funziona. Usalo.»
«Come? Per cosa?» sbottai.
«Una pietra del veggente, il dono della
Vista Assoluta, una Profetessa, una
Somma
Sacerdotessa... tutte queste cose potenti
sono inutili se non cominciate a
rispondere da sole a
queste domande. Sostenete di non essere
ragazzine che bisticciano? Dimostratelo.
Potete
andare.» Ci voltó la schiena e tornó alla
scrivania.
Evidentemente le mie amiche e io
avemmo lo stesso impulso nello stesso
istante, perché
schizzammo tutte in direzione
dell’uscita.
«Accenderó la pira di Dragone Lankford
a mezzanotte. Siate presenti alla
cerimonia. Subito
dopo ho bisogno di voi e del resto del
vostro cerchio nell’atrio della scuola.
Ho indetto la mia conferenza stampa.»
Le parole di Thanatos ci colpirono come
un muro invisibile.
Ci fermammo, ci voltammo e la
fissammo a bocca aperta. Deglutii,
perché avevo la gola
terribilmente asciutta e dissi: «Ma ha
detto che non possiamo affrontare
Neferet nella comunitá
umana. Quindi su cos’é la conferenza
stampa?»
«Stiamo continuando con cordialitá
quello che Neferet ha iniziato solo per
creare caos e
conflitti. Ha aperto questa scuola ai
dipendenti umani. Nella conferenza
annunceremo che,
anche se ci ha rattristato vedere Neferet
lasciare il suo impiego nella scuola,
siamo felici di
valutare richieste di lavoro presso la
Casa della Notte da parte della comunitá
locale.
Sorrideremo tutti. Saremo calorosi e
aperti. James Stark sará presente e sará
affascinante, bello
e per nulla pericoloso.»
«Ha intenzione di far sembrare Neferet
solo un’impiegata scontenta? Questa sí
che é un’idea
brillante!» commentó Afrodite.
«E normale», aggiunsi.
«Una cosa che gli umani capiranno
senz’altro», disse Shaylin.
«Ehi, ragaaazzi, se volete sul serio
essere normali e come gli umani,
dobbiamo organizzare un
open day con sportello lavoro.»
Fissammo tutte Stevie Rae.
«Continua, Somma Sacerdotessa», disse
Thanatos.
«Qual é la tua idea?»
«Be’, al mio liceo si teneva uno
sportello lavoro per quelli dell’ultimo
anno. Funzionava come i
soliti open day, col punch che faceva
schifo e con le cose da mangiare e cosí
via. Ma ditte di
Tulsa e di Oklahoma City e persino di
Dallas venivano a prendere le domande
di assunzione e
facevano colloqui con gli studenti piú
grandi mentre noialtri ciondolavamo in
giro e
sognavamo di diplomarci.» Stevie Rae
fece un sorriso imbarazzato e si strinse
nelle spalle.
«Immagino di non averci pensato prima
perché ho perso la mia occasione,
venendo Segnata e
tutto il resto.»
«In realtá é un’idea interessante»,
commentó Thanatos, stupendomi.
«Menzioneremo la nostra
intenzione di aprire la scuola per uno
sportello lavoro» – pronunció quelle
parole come se
fossero in una lingua straniera –
«durante la conferenza stampa di
stasera.»
«Se vogliamo organizzare un vero open
day, qui ci serve un po’ di gente. Che ne
dite d’invitare
Street Cats e fare una raccolta fondi con
adozione di gatti? Sarebbe un’iniziativa
che la cittá
potrebbe sostenere», aggiunse Stevie
Rae.
«E sarebbe normale. Le feste di
beneficenza sono normali, e tirano fuori
di casa la gente coi
soldi, che é sempre un bene», commentó
Afrodite.
«Ottima idea», disse Thanatos.
«Mia nonna puó aiutare a organizzare la
questione Street Cats. Lei e suor Mary
Angela, la
direttrice del rifugio per gatti, sono
amiche», dissi.
Thanatos annuí. «Allora chiameró
Sylvia e le chiederó se ha voglia di
coordinare quella che
chiameremo ’open night con sportello
lavoro per Tulsa’. La presenza di tua
nonna, oltre a
quella delle suore, avrá un effetto
normalizzante e rilassante.»
«Mia mamma puó preparare tipo una
tonnellata di biscotti al cioccolato e
venire anche lei»,
riprese Stevie Rae.
«Allora invitala. Ho fiducia in voi,
proprio come Nyx. Non deludete
nessuna di noi. E adesso
potete davvero andare.»
Lasciammo la classe di Thanatos
parlando della conferenza stampa e
della festa e di quant’era
bello avere un piano. Soltanto dopo mi
resi conto che non avevo detto neanche
una parola
sulla faccenda Aurox/Heath...
10
SHAUNEE
I Guerrieri Figli di Erebo procedevano
tristi alla creazione della pira di
Dragone
ammonticchiando legna. Shaunee cercó
di fare il possibile per aiutarli. Era in
grado di capire se
un legno bruciava piú o meno bene
anche solo toccandolo, quindi indicó
tutti i ceppi o le assi
particolarmente secchi e consiglió i
Guerrieri su come sistemarli in modo
che il fuoco potesse
propagarsi in fretta e senza intoppi.
Tentó d’incoraggiarli, dicendo che
stavano facendo un buon lavoro e che
Dragone sarebbe
stato orgoglioso di loro, ma sembró
riuscire solo a farli diventare piú cupi e
silenziosi. Anche
Dario se ne stava zitto, quasi fosse uno
sconosciuto, e fu solo dopo l’arrivo di
Afrodite che
scuoteva i capelli con disinvoltura e
parlava col suo solito atteggiamento da
schiacciasassi che le
cose iniziarono ad andare meglio.
«Allora, tesoro, ricordi il predicozzo
che ti ha fatto Dragone quando tu e io
abbiamo
cominciato a uscire insieme?» Afrodite
strizzó l’occhio a parecchi altri
Guerrieri.
«Scommetto che Stephen, Conner e
Westin se lo ricordano, vero? Non
eravate stati voi tre a
sciropparvi ore di allenamento extra con
Dario dopo che Dragone aveva scoperto
che
fraternizzava con una novizia?» Afrodite
aveva abbassato il tono, imitando in
modo incredibile
la voce del Signore delle Spade.
I Guerrieri sorrisero persino. «Dragone
ci ha ordinato di farlo sudare per bene
per tre giorni di
fila, il tuo ragazzo.»
Dario sbuffó.«Attento, Conner. Non sono
piú un ’ragazzo’ da decenni.»
Conner rise. «Credo fosse questa la cosa
che faceva arrabbiare Dragone.»
Afrodite sorrise, provocante, e fece
scorrere la mano sul possente bicipite di
Dario. «Cercava di
sfinirti in modo che non avessi energie
sufficienti per fraternizzare con me.»
«Figurati, ci sarebbe voluto un esercito
di vampiri», commentó Dario.
Stavolta fu Stephen a sbuffare.
«Davvero? é per questo che é dovuta
intervenire Anastasia?»
Afrodite inarcó le sopracciglia bionde.
«Intervenire?
Anastasia? Non me l’avevi detto,
tesoro.»
«Dev’essermi passato di mente, perché
ero troppo impegnato a fraternizzare con
te, mia cara.»
«Ah!» lo sbeffeggió Westin. «Come
dimenticare Anastasia che piomba sul
nostro Signore delle
Spade richiamandolo all’ordine per aver
tormentato il povero, giovane Dario?»
Shaunee dovette unirsi al coro di risate.
«Davvero ha detto che Dragone
tormentava Dario?»
Le rispose Conner, alto, biondo e
bollente quasi quanto l’elemento di
Shaunee: «Come no! L’ha
persino chiamato Bryan e gli ha
ricordato che, se lui non avesse
fraternizzato con una novizia
un secolo prima, la sua vita Sarebbe
stata molto meno interessante».
«Conoscevo Dragone Lankford da
cinquant’anni e non l’ho mai visto
sconfitto da nessun
Guerriero, ma ad Anastasia bastava uno
sguardo per fermarlo», disse Stephen.
«É bello che siano di nuovo insieme»,
commentó Dario.
«Senza di lei, Dragone aveva perso se
stesso», aggiunse Westin.
«Una cosa che posso capire benissimo.»
Dario sollevó la mano di Afrodite e la
bació con
delicatezza.
«Davvero avete visto che si sono
ritrovati?»
«Sí», risposero all’unisono Dario,
Afrodite e Shaunee.
«Lui é tornato a essere felice», chiarí
Shaunee.
«Lei é morta prima, ma l’ha aspettato»,
rifletté Afrodite.
Sorrideva a Dario, ma Shaunee vide che
aveva gli occhi pieni di lacrime.
«Lei é morta da Guerriera», aggiunse
Westin.
«Proprio come Dragone», sentenzió
Dario.
«Dobbiamo ricordarcelo stasera»,
riprese Shaunee.
«Ricordare la loro gioia e il loro
giuramento e il fatto che hanno ancora
l’amore.»
«Per sempre l’amore», ripeté sottovoce
Dario accarezzando la guancia di
Afrodite.
«Per sempre l’amore», gli fece eco lei.
Poi inarcó un sopracciglio biondo.
«Ammesso che tu non
sia troppo stanco, é chiaro.»
«Ah! Allora Anastasia aveva ragione!
Stavamo tormentando il povero, giovane
Dario.» Stephen
e gli altri Guerrieri risero e Dario sbuffó
mentre Afrodite lo punzecchiava.
Shaunee si scostó dalla pira sempre piú
alta e dal gruppo che la circondava.
Fuoco, riscalda
questa piccola scintilla di gioia che
Afrodite é riuscita ad accendere in loro.
Aiuta i Guerrieri a
ricordare che Dragone e Anastasia sono
insieme e sono felici. Percepí il calore
del suo elemento
precipitarsi a circondare il gruppo,
invisibile all’occhio e quasi
impercettibile per chiunque non
avesse affinitá col fuoco.
Ma utile. Lei era stata utile. Shaunee ne
era convinta sul serio.
Sentendosi leggermente meno orribile, si
allontanó.
Sapeva di dover andare alle scuderie ma
non aveva molta voglia di affrontare la
distruzione
provocata dal suo elemento. Peró non
ero io a brandirlo, ricordó a se stessa.
Tuttavia continuó a gironzolare,
prendendo una strada piú lunga e
dirigendosi verso il cortile
in cui c’era la bella fontana. Da lí
avrebbe seguito il sentiero che passava
accanto al parcheggio
e portava in palestra invece che alle
scuderie.
Shaunee udí l’acqua prima della voce di
Erin.
Non aveva intenzione di aggirarsi in
modo furtivo. Semplicemente si era
mossa in silenzio tra le
ombre intorno al cortile perché non
voleva sorbirsi una scenata di Erin, non
perché la spiasse.
Poi udí la seconda voce. All’inizio non
la riconobbe.
Lui non parlava abbastanza forte.
Riconobbe soltanto la risatina da
smorfiosa di Erin. Shaunee
stava cercando di decidere se curiositá
era uguale a ficcanasaggine, quando la
voce maschile si
alzó e lei si rese conto che il ragazzo cui
erano rivolte le risatine sexy di Erin era
Dallas!
Con un attacco di nausea, Shaunee si
avvicinó.
«Giá, é quello che sto dicendo. Ragazza,
non riesco a toglierti dalla testa. Lo sai
cosa possono
fare acqua ed elettricitá insieme, vero?»
Shaunee restó assolutamente immobile,
aspettando che Erin gli desse del
coglione e gli dicesse
di tornarsene da quell’orrenda di Nicole
con cui faceva benissimo il paio. Invece
lo stomaco le
precipitó del tutto sentendo la risposta
da civetta di Erin: «Fulmini, ecco cosa
fanno insieme
elettricitá e acqua. A me sembra
strabollente».
«Perché bollente. Tu sei bollente.
Ragazza, sei come una sauna, o un bagno
di vapore in cui
vorrei tanto infilarmi.»
Shaunee dovette fare uno sforzo per non
strillare: Che schifo e dare direttamente
lei del
coglione a Dallas.
L’avrebbe fatto Erin. Di certo non
avrebbe voluto avere niente a che fare
con Dallas. Era un
tale stronzo. Odiava Stevie Rae e Zoey!
Stevie Rae aveva detto che aveva
persino cercato di
ucciderla! Erin gli stava dando corda
solo per rifilargli un ceffone e metterlo
al suo posto.
Shaunee attese. Niente. Non udí niente.
Camminando senza far rumore, si
avvicinó ancora.
Probabilmente Erin se n’era andata.
Probabilmente aveva alzato gli occhi al
cielo e se n’era
andata senza nemmeno preoccuparsi di
mandare Dallas a quel paese.
Shaunee si sbagliava. Si sbagliava del
tutto.
Erin era arretrata contro la fontana e
l’acqua le scorreva addosso. Sui
capelli, sui vestiti, sul
corpo. Dallas la fissava come se fosse
un morto di fame e lei una bistecca con
l’osso. Erin
sollevó le braccia sopra la testa,
facendo premere le tette contro la
maglietta, che era bianca e
fradicia e ormai trasparente.
«Che ne dici di questo per un concorso
Miss Maglietta Bagnata?» Erin
ancheggió,facendo
ondeggiare i seni.
«Vinceresti. Ragazza, é la cosa piú
bollente che abbia mai visto.»
«Posso farti vedere qualcosa che scalda
ancora di piú», replicó Erin. Con un
gesto, si tolse la
maglietta fradicia e poi si sganció il
reggiseno di pizzo.
Dallas aveva il fiato talmente corto che
ansimava. Si umettó le labbra. «Hai
ragione. Questo
mette ancora piú caldo.»
«E questo?» Erin infiló i pollici nei
passanti della minigonna scozzese e se
la levó. Sorrise a Dallas
che fissava il piccolo tanga di pizzo cha
aveva ancora addosso.
«Che ne dici di togliere anche il resto?»
La voce del ragazzo si era fatta piú
bassa mentre le si
avvicinava.
«Mi pare un’ottima idea. Mi piace
indossare solo acqua.» Erin fece
scivolare via il tanga. Adesso
aveva solo gli stivaletti Christian
Louboutin. Si passó le mani sul corpo
insieme con l’acqua.
«Vuoi bagnarti con me?»
«Bagnarmi non é l’unica cosa che voglio
fare con te.
Ragazza, voglio spalancarti tutto un altro
mondo.»
«Sono pronta», replicó lei sdolcinata,
continuando a toccarsi. «Perché mi sono
rotta di questo
mondo noioso in cui vivo.»
«Fulmini, ragazza. Facciamo qualche
fulmine e qualche cambiamento.»
«Forza!»
Dallas la raggiunse. I due erano cosí
stretti e cosí presi che Shaunee non
dovette preoccuparsi
che la sentissero mentre correva via,
disgustata, con gli occhi pieni di
lacrime.
ZOEY
«Se a voi non dispiace andrei al centro
multimediale. Damien pensa che, se mi
metto
d’impegno, nel reparto opere di
consultazione potrei trovare dei vecchi
libri sulla Vista
Assoluta. Probabilmente a fare ricerche
lui é meglio di me, ma io sono
cocciuta», esordí Shaylin.
«Se c’é qualcosa, lo troveró.»
«Nessun problema», dissi.
Stevie Rae fece spallucce. «Per me é
okay.»
Si allontanó di qualche passo ma poi si
fermó. «Ehi, grazie di avermi fatto
venire con voi da
Thanatos. E grazie di avere ascoltato
quello che avevo da dire. E, be’, scusate
ancora per quella
cosa di prima con Afrodite.»
«Non sono io quella cui devi chiedere
scusa», replicai.
«Sí, peró penso che tu sia l’unica che
ascolta», commentó Shaylin guardando
nella direzione in
cui se n’era andata sculettando Afrodite.
«Afrodite ti ascolterá.Solo non con tanta
grazia. Tu lá in classe sei stata molto
brava. Mi é
piaciuto quello che hai detto sui colori
delle persone. Credo dovresti
concentrarti e seguire il
tuo istinto riguardo a ció che vedi»,
intervenne Stevie Rae.
«Puff», ansimó Kramisha affrettandosi a
raggiungerci. «A mio parere l’istinto puó
farti finire in
una montagna di guai.»
Stavo pensando: Eufemismo dell’anno,
quando Stevie Rae chiese: «Che
c’é,Kramisha?»
«Sono i novizi rossi di Dallas. Si
comportano come se volessero aiutare a
ripulire le scuderie.»
Stevie Rae aggrottó la fronte. Io mi
morsi il labbro.
Kramisha incroció le braccia e batté il
piede.
«Voler aiutare é una brutta cosa?» chiese
Shaylin, interrompendo l’imbarazzato
silenzio.
«Il gruppo di Dallas é stato, be’...»
Esitai, cercando di costruire una frase
che non implicasse
l’uso di termini che cercavo (il piú
possibile) di evitare.
Kramisha mi batté sul tempo: «Sono dei
leccaculo».
«Magari stanno provando a cambiare»,
insistette Shaylin.
«Sono dei leccaculo subdoli e falsi»,
aggiunse Kramisha.
«Non ci fidiamo di loro», spiegai.
«E abbiamo un sacco di ragioni per non
fidarci», riprese Stevie Rae. «Ma ho
un’idea. Thanatos
ha detto che devo fare pratica
nell’essere un capo e Shaylin deve fare
pratica con la sua Vista
Assoluta. Allora facciamolo.» Stevie
Rae raddrizzó la schiena e la sua voce
passó da dolce e
infantile a quella di una donna molto piú
sicura e piú grande. «Shaylin, al centro
multimediale
puoi andare dopo. Adesso vieni con me
alle scuderie.
Voglio che tu osservi i colori dei novizi
rossi che ci sono lá e mi dici quali sono
i piú pericolosi.»
«Sissignora.»
«Mmm, non mi devi chiamare
’signora’», replicó in fretta Stevie Rae
sembrando quella di
sempre. «Giá lasciarmi fare la
comandina é piú che sufficiente.»
«Non sei poi tanto comandina», disse
Kramisha.
«Be’, sto cercando di esserlo», sospiró
Stevie Rae, guardandomi.
Le sorrisi. «Puoi comandare anche me
se ti va.»
Mi diede un’occhiataccia. «Se dovessi
provarci ti do il permesso di chiamarmi
cotoletta e dirmi
di autoschiaffeggiarmi con pane e
maionese.»
Risi. «Okay, allora, se non ti dispiace mi
prenderó un po’ di tempo per riflettere
su questa
storia della pietra del veggente. Ma ci
vediamo tra non molto alle scuderie. Se
incontri Stark,
digli che sto bene e che vi raggiungo
presto.»
«Okie dokie», convenne Stevie Rae.
Osservai le mie tre amiche allontanarsi.
Udii Kramisha chiedere a Shaylin dei
propri colori e,
prima che lei potesse risponderle, le
stava giá spiegando che era
assolutamente impossibile che
potesse avere anche una minima
sfumatura arancio perché a lei l’arancio
non piaceva per
niente. Shaylin sembrava confusa ma
interessata. Stevie Rae sembrava
pensierosa ma
determinata, come se cercasse di
riflettere all’esterno il ruolo di capo su
cui si stava
impegnando all’interno.
E io? Immaginai che, se mi fossi messa
uno specchio davanti alla faccia, sarei
sembrata confusa e
stanca e avrei visto che il mascara stava
facendo i grumi e i capelli
s’increspavano.
Volevo andare con le ragazze e aiutare
gli altri a ripulire le scuderie. Volevo
trovare Stark e
chiedergli di tenermi la mano e farmi
prendere in giro perché mi preoccupo
troppo e vado su
Google a cercare i sintomi di malattie
immaginarie.
Soprattutto volevo dimenticarmi di
quella stupida pietra del veggente che
avevo al collo e
concentrarmi su qualcosa che avesse piú
senso, tipo gli odiosi novizi rossi e i
compiti di scuola.
Ma sapevo che Thanatos aveva ragione.
Avevamo bisogno di tutti i nostri doni se
volevamo
avere una possibilitá di tenere a bada la
Tenebra. Perció, invece di seguire le
amiche, presi un
altro sentiero. Mi schiarii la mente il piú
possibile, lasciando che fosse l’istinto a
guidarmi.
Quando fu ovvio dove mi stessero
portando i piedi, mormorai: «Spirito, ti
prego, vieni a me.
Aiutami a non avere troppa paura».
L’elemento con cui mi sentivo piú a mio
agio attenuó i
miei timori cosí, quando mi trovai
davanti alla quercia spezzata, fu come se
le mie emozioni
fossero avvolte in una coperta morbida e
calda.
Avevo bisogno del conforto di quella
coperta. Quel posto metteva i brividi. Lí
era stata uccisa
la professoressa Nolan. Vi era stata
quasi ammazzata Stevie Rae. Kalona era
uscito dal terreno,
lacerandolo. Jack, il povero, dolce Jack,
ci era morto.
L’istinto mi aveva portato lí. E, a
peggiorare le cose, la pietra del
veggente aveva cominciato a
irradiare calore.
Giá, pensai. Come ha detto Kramisha,
l’istinto puó farti finire in una montagna
di guai.
Sospirai: la veritá era che, se alla Casa
della Notte era presente l’antica magia,
quello era un
ottimo posto per cominciare a cercarla.
Sgiach mi aveva detto che l’antica magia
era potente,
imprevedibile e pericolosa. Ricordavo
che mi aveva spiegato che il modo in cui
si manifestava
aveva molto a che vedere con la
Sacerdotessa che l’aveva evocata.
Quindi, questo cosa significava per me?
Che tipo di Sacerdotessa stavo
diventando?
Sospirai. Una confusa e pessima, che
non dorme a sufficienza.
Una con grandi potenzialitá, mi risuonó
nella mente.
Una che non sa abbastanza, replicai in
silenzio.
Una che deve credere in se stessa,
mormoró il vento.
Una che deve smettere di fare casini,
insistetti.
Una che deve credere nella sua Dea.
E questo interruppe la mia battaglia
mentale.
«Io credo in te, Nyx. Lo faró sempre.»
Risoluta, estrassi la pietra del veggente
di sotto la
maglietta, presi un profondo respiro, la
sollevai e, attraverso il foro, fissai la
quercia spezzata.
Per un secondo non accadde nulla.
Socchiusi le palpebre e l’albero restó
solo un vecchio albero
tutto rotto.
Cominciai a rilassarmi e, come di
regola, fu in quel momento che si
scatenó l’inferno.
Dal centro del tronco abbattuto emerse
un terrificante vortice di ombre, al cui
interno c’erano
orribili creature dai corpi contorti,
coperti da una pelle chiazzata, come se
si stessero
decomponendo per qualche malattia
schifosa.
I loro occhi erano orbite vuote. Le
bocche cucite. Ne sentivo l’odore. La
puzza era un misto di
animale-morto-in-incidente-stradale piú
gabinetto-usato-per-bucarsi. Mi venne
un conato e
dovevo aver fatto rumore perché tutte le
ombre voltarono le loro facce cieche
verso di me, le
lunghe dita scheletriche che cercavano
di afferrarmi.
«No! Ferme!» La serenitá dello spirito
era scomparsa.
Ero paralizzata dalla paura.
E poi dal centro del vortice s’innalzó
una bellissima Luce color luna piena,
che arse le orrende
creature riducendole in niente e mi gettó
a terra. Lasciai cadere la pietra del
veggente,
troncando il contatto con l’antica magia.
Mentre sbattevo le palpebre, a corto di
fiato, l’albero tornó a essere un albero.
Vecchio e
sinistro, ma terreno.
Senza curarmi degli ordini di Thanatos o
della Morte, mi rimisi in fretta in piedi e
corsi via
come un razzo.
«Non sono pazza. é la mia vita che é
pazza. Non sono pazza. é la mia vita che
é pazza...» Tra
un respiro affannoso e l’altro,
pronunciavo tra me quelle parole tipo
mantra, cercando di
trovare la mia normalitá, il mio centro, o
anche solo un pochino di calma, ma il
cuore mi
batteva cosí forte da risuonarmi nelle
orecchie e mi sembrava di non riuscire a
riprendere fiato.
Infarto, pensai. Questo livello di follia é
troppo per me e sto avendo un infarto.
Mi ero appena resa conto che forse non
riuscivo a riprendere fiato e il cuore
andava a mille
perché continuavo a correre, quando
delle mani forti e familiari mi
afferrarono, facendomi
fermare di colpo. Da femmina svenevole
come piú non si puó, crollai addosso a
Stark
tremando talmente tanto che battevo i
denti.
«Zoey! Sei ferita? Chi t’insegue?» Stark
mi strinse a sé.Notai che si era messo in
spalla arco e
faretra piena di frecce.
Irradiava prontezza da tutti i pori. Pur
nel panico, la sua presenza riusciva a
calmarmi.
Inghiottii aria, scuotendo la testa. «No,
sto bene. Sto bene.»
Mi scostó da sé quanto gli consentivano
le braccia e prese a osservarmi dalla
testa ai piedi
come in cerca di ferite. «Cos’é
successo? Perché sei spaventata e corri
come una pazza?»
Lo guardai male. «Io non sono pazza.»
«Be’, correvi come se lo fossi. E dentro
qui» – appoggió il dito sopra il mio
cuore che pian
piano rallentava – «eri decisamente
andata.»
«Antica magia.»
Sgranó gli occhi. «Il toro?»
«No, no, niente del genere. Ho guardato
la quercia attraverso la pietra del
veggente. Sai, la
quercia, quella vicino al muro a est.»
«E perché cavolo l’hai fatto?»
«Perché Thanatos mi ha detto di fare
pratica con quella stupida pietra nel
caso la si potesse
usare in qualche modo contro Neferet.»
«Hai visto qualcosa che t’inseguiva?»
«No. Sí. Circa. Ho visto delle cose da
brividi dentro qualcosa che sembrava un
tornado e
vorticava su dal centro dell’albero.
Stark, erano davvero gli esseri piú
disgustosi che abbia mai
visto. E puzzavano da schifo. Ma
proprio tanto tanto. A dire il vero stavo
quasi per vomitare.
E, siccome ho avuto un conato, si sono
accorti di me, ma prima che potessero
fare qualcosa
quella luce fortissima li ha seccati.»
M’interruppi, cercando di pensare
nonostante il panico. «In
realtá, la luce era tipo quella storia della
luce di fata di Sookie. Pensi che ci sia la
minima
possibilitá che io sia una fata?»
«No, Zy. Concentrati. True Blood é
finzione. Questo é il mondo reale. Cos’é
successo dopo la
luce che distruggeva?»
«Non lo so. Sono scappata.» Mi guardai
intorno e vidi che correndo lungo il
muro di cinta ero
quasi arrivata alle scuderie. «E ho corso
parecchio.»
«E?»
«E niente. Tranne che tu mi hai afferrato.
Dea, pensavo mi venisse un infarto.»
«Quindi ti sei spaventata. Tutto qui?»
Lo guardai di nuovo male. Il tono era
gentile ma la sua espressione era tesa,
come se stesse
decidendo se sgridarmi o baciarmi. «Sí.
Ma ero molto spaventata», replicai
sottovoce.
La stretta alle spalle si trasformó in un
gigantesco abbraccio da orso. Sentii il
suo corpo che si
rilassava. Emise un profondo sospiro
che terminó in risatina. «Zy, mi hai fatto
venire una strizza
boia.»
«Scusa», mormorai contro il suo petto,
stringendolo a mia volta in un abbraccio.
«Grazie per
avermi trovata ed essere stato
prontissimo a salvarmi.»
«Non mi devi ringraziare. Sono il tuo
Guerriero, il tuo Guardiano, salvarti é il
mio mestiere.
Anche se di solito sei piuttosto brava a
salvarti da sola.»
Mi chinai all’indietro per guardarlo
negli occhi. «Sono un lavoro?»
Incurvó le labbra nel solito sorrisetto
sbruffone. «A tempo pieno.
Assolutamente. Senza benefit
né vacanze.»
«Sul serio?»
Il sorrisetto sexy si fece piú ampio.
«Okay, no. Ricordo di avere avuto dei
giorni di malattia
quando una freccia mi ha bruciato e
qualche altro quando uno scozzese tutto
matto mi ha
tagliuzzato dalla testa ai piedi. Quindi
ritiro quello che ho detto. I benefit li ho.
Solo che sono
un po’ di merda.»
«Sei licenziato!» Avrei voluto prenderlo
a pugni ma non mi andava di staccare le
braccia dalle
sue spalle.
«Non mi puoi licenziare. Sono assunto a
vita.» Il sorriso di Stark si spense dalle
labbra ma
rimase negli occhi.
«Tu sei la mia Sacerdotessa, la mia
Regina, mo bann ri.
Non ti lasceró mai. Ti proteggeró
sempre. Io ti amo, Zoey Redbird.» Si
chinó e mi bació con
tanta tenerezza che percepii la veritá del
suo impegno nel profondo dell’anima.
Quando infine le sue labbra lasciarono
le mie, alzai lo sguardo verso di lui.
«Anch’io ti amo. E
lo sai che non devi essere geloso di un
ragazzo morto, giusto?»
Mi sfioró la guancia. «Giusto. Mi
dispiace per ieri sera.»
«Non c’é problema. E, ecco... a
proposito... c’é una cosa che devi
sapere.»
«Cosa?»
Presi un gran respirone e sbottai: «Ieri
sera, alla fine del rito, ho guardato
Aurox attraverso la
pietra del veggente e ho visto Heath.
Ecco perché non ho lasciato che tu e
Dario gli faceste del
male».
Percepii il livello di tensione nel corpo
di Stark risalire di colpo a Pericolo!
Allarme Rosso! «é
per questo che ieri notte chiamavi Heath
nel sonno?» Sembrava piú ferito che
arrabbiato.
«No. Sí. Non lo so! Ti ho detto la veritá.
Non ricordo cosa stessi sognando, ma ha
senso che mi
fosse rimasto in testa Heath dopo averlo
visto in Aurox.»
«Quel mostro di toro non é Heath. Come
puoi pensare una cosa simile?»
«Non lo penso, l’ho visto.»
«Zoey, senti, ci dev’essere una
spiegazione per quello che hai visto.»
Fece un passo indietro.
Le mie braccia gli scivolarono giú dalle
spalle. Mi sentivo sola e infreddolita
senza il suo
abbraccio. «é per questo che Thanatos
vuole che mi eserciti a guardare
attraverso la pietra del
veggente, per capire come funziona.
Stark, mi dispiace. Io non volevo vedere
Heath in Aurox.
E non voglio vedere né dire né fare
niente che possa farti soffrire. Mai.»
Sbattei gli occhi con
forza, cercando di non scoppiare in
lacrime.
Stark si passó la mano tra i capelli. «Zy,
ti prego, non piangere.»
«Non sto piangendo», replicai, poi
ricacciai indietro un singhiozzo e mi
asciugai una lacrima che
chissá come mi era sfuggita da un
occhio.
Stark infiló la mano nella tasca dei jeans
e ne trasse un fazzoletto di carta
stropicciato. Mi si
avvicinó di nuovo e asciugó una seconda
lacrima in fuga. Poi mi bació,piano, mi
tese il
fazzoletto e mi tiró di nuovo a sé. «Zy,
non preoccuparti. Nell’Aldilá, Heath e
io abbiamo fatto
pace.
Sarei felice di rivederlo.»
«Davvero?» Dovetti staccarmi
dall’abbraccio il tempo sufficiente a
soffiarmi il naso.
«Be’, sí. Sarei felice di rivederlo, ma
non altrettanto felice che lo rivedessi
tu.» La sua sinceritá
fece sorridere entrambi. «E lo so che
non mi faresti mai soffrire di proposito.
Ma, Zy, quel
mostrotoro non é Heath.»
«Stark, ho capito che Aurox aveva
qualcosa a che fare con l’antica magia
dalla prima volta in
cui l’ho visto.
Mi ha fatto sentire strana da matti.»
Detestavo dirglielo, ma da me si
meritava un’onestá
totale.
«Ma certo che ti ha fatto sentire strana. é
una creatura di Tenebra! E, sí, lui é
magia antica. é
stato creato dal tipo peggiore di quella
merda quando Neferet ha ucciso tua
mamma in
sacrificio. Mi sarei preoccupato se non
ti avesse fatto sentire strana.»
Emisi un gran sospiro. «Immagino che
abbia senso.»
«Giá, e scommetto che, se ci lavoriamo
insieme, riusciremo a capire perché ieri
sera quella
pietra ti ha fatto vedere Heath.» Dato
che mi limitavo a mordermi il labbro
continuó, come se
stesse ragionando ad alta voce:
«Pensaci, Zy. Cos’altro hai visto
attraverso la pietra?»
«Be’, a Skye ho visto quegli spiriti
antichi, gli elementali.»
«Erano come le cose di oggi?»
Rabbrividii. «No, per niente. Gli
elementali erano ultraterreni, misteriosi
e strani, ma in senso
buono.
Quello che ho visto oggi era mostruoso e
terrificante.»
«Okay, a parte poco fa alla quercia e
ieri sera al rito, da quando siamo tornati
dall’Italia la
pietra del veggente ti ha mostrato
qualcos’altro?»
Incrociai il suo sguardo. «Sí. Te.»
[eBL 132]
11
ZOEY
«Me? Zoey, non ha senso!» disse Stark.
«Lo so, lo so. Mi dispiace. é solo che mi
sembrava tipo di spiarti di nascosto
quando l’ho fatto,
perché stavi dormendo, e io l’ho fatto
solo perché allora tu avevi problemi a
dormire e in
realtá é stato quasi un caso, quindi non ti
ho detto niente e adesso sembra tipo che
mi potrei
essere inventata tutto», conclusi in gran
fretta.
«Zoey, io posso intercettare le tue
emozioni. é molto piú da spione questo
del tuo guardarmi
attraverso una pietra mentre dormo. E
poi hai ragione. Avevo davvero un
sonno agitato. Non
ti critico per avermi controllato con la
pietra. Dimmi solo cos’hai visto.»
«Ho visto un’ombra sopra di te. Ricordo
di aver pensato che sembrava un
Guerriero fantasma.
Aprivi la mano e compariva la Spada di
Guardiano. Poi l’ombra– fantasma
l’afferrava e quella
si trasformava in una lancia. Credo che
fosse insanguinata. Mi ha fatto paura,
quindi ho
chiamato lo spirito e ho scacciato il
tutto.
Allora ti sei svegliato e noi, be’...» Mi
sentivo la faccia in fiamme.
«... noi abbiamo fatto l’amore e me ne
sono dimenticata.»
«Zy, mi piace pensare di essere bravo a
letto e tutto il resto, ma, anche cosí,
come diavolo
potresti esserti dimenticata di aver visto
un fantasma armato di lancia incombere
su di me?»
«Ma é vero, Stark. Poco dopo ci siamo
cacciati in quella che Stevie Rae
definirebbe una bella
montagna di sterco fumante qui alla Casa
della Notte. Avevo da fare.»
Incrociai le braccia e lo guardai. «No,
aspetta, non me ne sono dimenticata del
tutto. Ho
parlato a Lenobia dell’ombrafantasma.»
«Grandioso, cosí un professore lo
sapeva ma io no.»
«Lo sai adesso.»
«Vabbe’, e Lenobia cosa ne pensa?»
«Fondamentalmente mi ha detto di tenere
gli occhi aperti qui nel mondo reale
invece di fissare
come una tonta attraverso la pietra, cosa
che ho fatto fino a ieri sera quando ho
visto Heath.»
«Guarda di nuovo me.»
«Adesso?»
«Adesso.»
«D’accordo.» Sollevai la pietra del
veggente, presi un respiro profondo e lo
guardai attraverso il
foro.
«Allora? Come sembro?»
«Scontroso.»
«E?»
«Scocciante.»
«Nient’altro?»
«Forse, ma solo forse, abbastanza figo.»
Rimisi la pietra sotto la maglietta.
«Semplicemente tu.
Non credo che riuscirei a vedere altro.
La pietra non era calda.»
«Perché,si scalda?»
«Sí, ogni tanto.» Mi morsi il labbro,
riflettendo su quanto avevo detto. «In
realtá é questo il
motivo per cui ti ho guardato la prima
volta. Era diventata calda.»
«Era calda quando hai guardato Aurox?»
domandó.
«No, ma sentivo di doverlo fare. Era
come fossi obbligata. E altre volte,
quando c’era Aurox in
giro, si era scaldata.»
«Antica magia del cavolo. é una
grandissima rottura.
Dovrebbe almeno esserci un libretto
d’istruzioni da qualche parte, invece
no.»
«Potrei chiamare Sgiach. Insomma, é
stata lei a regalarmi la pietra ed é
pratica di magia antica.
Magari puó darmi qualche dritta.»
Lui sbuffó.«Non gliel’hai giá chiesto
quando eravamo a Skye?»
«Sí.»
«Se ben ricordo, non ti ha dato delle
vere risposte.»
«Ricordi benissimo. Ha detto che
pensava che l’unica magia antica rimasta
sulla terra si trovasse
a Skye.»
«Si sbagliava», disse Stark.
«Eccome.»
«Sai cosa penso?» Stark mi si avvicinó
di nuovo e mi mise un braccio intorno
alle spalle.
Appoggiai la testa sul suo petto e gli
cinsi la vita.
«Pensi che io sia Crazy Town?»
Sorrise e mi bació la fronte. «Tu non sei
Crazy Town.
Cavolo, Zy, tu sei Crazy Universe. Ma a
me mi piace un po’ di pazzia.»
«Adesso parli tipo Stevie Rae.» Ci
sorridemmo, traendo forza dal nostra
legame, dal nostro
impegno, dalla nostra fiducia reciproca.
«Scusa, cosa stavi per dire? Cosa
pensi?»
«Penso che sono stufo di decidere cosa
fare seguendo quello che dicono gli
altri. Soprattutto
adulti che ci rifilano misteri da risolvere
o ci mollano nel bel mezzo di una
tempesta di merda
senza darci un vero aiuto.»
«Giá,condivido. Provo la stessa cosa da
quando Neferet ha perso la testa e io ero
l’unica a
saperlo.»
«Okay, allora vediamo di capirlo noi,
cos’é questa antica magia. Zy, tu hai
un’affinitá con tutti
e cinque gli elementi. Nessuno nemmeno
ricorda l’ultima volta in cui é capitata
una cosa simile.
Tu sei un nuovo genere di novizia, un
nuovo genere di Somma Sacerdotessa.
Sei una giovane
regina guerriera e io sono il tuo
Guardiano. insieme, non c’é niente che
non possiamo
affrontare.» Il sorrisetto sbruffone era
tornato. «Abbiamo affrontato l’Aldilá e
abbiamo vinto.»
«Giá,certo, tranne per la parte in cui
morivi», gli ricordai.
«Solo un piccolo dettaglio. Alla fine é
andato tutto bene.»
Lo strinsi, appoggiandomi con forza al
suo fianco muscoloso. «é andato piú che
bene.»
Mi bació e trassi forza dal suo sapore e
dal suo tocco e dal suo amore. Forse
Stark aveva
ragione. Forse non c’era niente che non
potessimo affrontare insieme. Sospirai
felice e mi
rannicchiai contro di lui.
«Andiamo alle scuderie.» Stark puntó il
mento in direzione del lungo edificio
non lontano da
noi.
«Immagino sia meglio. Scommetto che
c’é Erin. Persino da qui sembra tutto
fradicio.»
«In realtá Erin non la vedo da un po’.»
Si strinse nelle spalle. «Magari é perché
le scuderie sono
in condizioni migliori di quanto non
pensi. La maggior parte dei danni l’ha
fatta il fumo. A
bruciare sul serio é stato solo un
mucchio di fieno, strame e una posta.»
Intrecciando le dita alle sue,
m’incamminai lentamente verso le
scuderie. «Persefone sta bene,
vero?»
«Sta bene. Tutti i cavalli stanno bene.
Be’, tranne Bonnie. Lei é piuttosto
nervosa. Lenobia le ha
messo accanto Mujaji perché si
calmasse. A quanto sembra, quelle due
vanno d’accordo. Il che
mi ricorda che un gruppo di novizi mi ha
detto di aver visto Lenobia baciare
Travis prima che
lo portassero via in ambulanza.»
Sgranai gli occhi. «Veramente? Non
vedo l’ora di raccontarlo ad Afrodite e a
Stevie Rae!»
Stark ridacchió.«Stevie Rae lo sa giá da
Kramisha, che lo sta dicendo a tutti.» Mi
assestó un
colpetto con la spalla.
«Tutto il tempo che hai passato alla
quercia ti ha fatto perdere un po’ di
pettegolezzi di prima
mano.»
Lo guardai, confusa. «Tutto il tempo?
Ma se sono stata lá, tipo, un minuto!»
Stark si fermó.«Che ore sono secondo
te?»
Mi strinsi nelle spalle. «Non lo so.
Dovrei guardare il cellulare, ma
avevamo appuntamento in
classe di Thanatos alle sette e mezzo.
Dobbiamo esserci rimaste per circa
mezz’ora, quindi
saranno piú o meno le otto e mezzo.»
«Zoey, sono le undici e mezzo. Abbiamo
appena il tempo di raggiungere gli altri
alle scuderie
per poi andare alla pira di Dragone.»
Mi sentii gelare dentro. «Stark, ho perso
piú di tre ore!»
«Giá,proprio cosí. E non mi piace per
niente. Promettimi che non guarderai piú
attraverso
quella maledetta pietra se io non sono
con te.»
Ero abbastanza spaventata da non
mettermi a discutere.
«Te lo prometto. Ti do la mia parola.
Non guarderó piú attraverso la pietra se
tu non sei con
me.»
Rilassó le spalle e mi diede un rapido
bacio. «Grazie, Zy. Qualunque cosa
possa rubarti del
tempo non va bene. So che Sgiach ha
detto che l’antica magia puó essere sia
buona sia cattiva,
ma non m’importa quale sia se prende
senza chiedere.»
«Lo so. Lo so.» Avevamo ripreso a
camminare ma continuai a stringergli
forte la mano. «Per
forza pensavo che stesse per venirmi un
infarto: sono rimasta lá a guardare
quelle cose
disgustose e puzzolenti per ore.»
Rabbrividii.
«Tranquilla. Arriveremo a capirla, ’sta
roba della magia antica. Non permetteró
che ti capiti
qualcosa.» Stark mi strinse la mano.
Gli sorrisi. Volevo credergli perché
credevo in lui, nella sua forza e nel suo
amore. Era dell’altra
parte che mi preoccupavo. Della parte
sconosciuta in mezzo cui se ne stava
piazzata la
Tenebra. Continuava ad avanzare, lenta e
inesorabile, e a colpire chi amavo.
Stavo pensando a quanto non volevo
perdere altre persone, quando quella
stupida pietra del
veggente inizió a riscaldarsi. Mi fermai,
facendo fermare anche Stark. Appoggiai
la mano sul
petto nel punto che stava irradiando
calore.
«Che c’é?» mi chiese.
«Sta diventando calda.»
«Come mai?»
«Stark, non ne ho idea. Tu dovresti
aiutarmi a capire, ricordi?»
«Okay, certo. Giá.Ce la possiamo fare.»
Prese a guardarsi intorno. «Allora,
cominciamo.»
«Come?»
«Ci sto pensando!»
Sospirai e provai a mettermi a pensare
anch’io. Ci eravamo fermati sotto uno
dei grandi alberi
appena oltre il lato est delle scuderie.
Diedi una rapida occhiata verso l’alto,
all’improvviso
spaventata all’idea di esseri senza occhi
e con le bocche cucite che se ne stessero
in agguato. Ma
sopra di noi non c’era niente. Anzi lí
intorno era tutto molto tranquillo.
Riuscivo a pensare solo
che non ci fosse niente cui pensare.
Dalle scuderie ci arrivava il suono di
voci e di motori, tipo
quelli dei trattori e di aggeggi vari usati
per trascinare via le macerie e ripulire
dai detriti. Udii
un altro rumore di macchina, stavolta
proveniente da qualche parte alle nostre
spalle e in
avvicinamento.
«Che strano», commentó Stark
guardando dietro di me. «Qui i taxi non
vengono.»
Seguii il suo sguardo e vidi un’auto
marrone rossiccio piuttosto malandata,
con la scritta TAXI
sulla fiancata.
Stark aveva ragione. Era stranissimo
vederne uno alla Casa della Notte.
Cavolo, Tulsa non é
esattamente famosa per i suoi taxi. Alzai
mentalmente le spalle: il tram del centro
aveva
comunque molto piú stile.
Poi Lenobia uscí dalla porta laterale
delle scuderie e si precipitó verso la
macchina. Aprí la
portiera posteriore e si allungó
all’interno per aiutare l’alto cowboy a
scendere.
Il taxi si allontanó in fretta. Travis e
Lenobia se ne restarono lí a fissarsi.
La pietra del veggente sembrava sul
punto di farmi un buco nella maglia per
quanto bruciava.
La presi in mano per staccarmela dalla
pelle. Ma non dissi niente. Stark e io
eravamo troppo
impegnati a guardare quei due. Non
erano poi tanto vicini a noi, peró mi
pareva comunque
un’invasione della loro privacy
rimanere a fissarli a bocca aperta... e
comunque continuammo a
fissarli a bocca aperta.
Poi capii. Diedi un colpetto al braccio
di Stark e, tenendo bassa la voce, dissi:
«La pietra é
diventata strabollente non appena Travis
é sceso dal taxi».
Lo sguardo di Stark passó da Travis e
Lenobia alla pietra e poi a me. Mi
appoggió una mano
sulla spalla e disse:
«Fallo. Guardalo attraverso la pietra. Ci
sono io a tenerti.
Non permetteró che ti succeda niente di
male. Se qualcosa tentasse di succhiarti
via il tempo, lo
fermeró io».
Annuii e, tipo quando si toglie un cerotto
con un colpo secco, sollevai la pietra
del veggente,
incorniciando al centro Travis e
Lenobia.
Inizió come con la quercia. In un primo
tempo rimase tutto uguale. Osservai le
mani di Lenobia
agitarsi nervose al di sopra di quelle
bendate di Travis, che sembravano
grandi guantoni da
boxe bianchi, lunghi fino
all’avambraccio. Anche da dove mi
trovavo io, il suo viso pareva
rosso e lucido in modo anormale, come
se si fosse scottato al sole e ci avesse
messo sopra un
sacco di gel di aloe. Ma non sembrava
che stesse male.
Sorrideva. Da matti. A Lenobia. Stavo
per lasciare la pietra del veggente e dire
a Stark che ero
proprio Crazy Universe, quando Travis
si chinó a baciare la Signora dei
Cavalli.
In quel momento cambió tutto. Ci fu un
lampo che mi fece battere le palpebre e,
quando mi si
schiarí la vista, Travis era scomparso.
Al suo posto c’era uno schianto di
ragazzo nero. Aveva
capelli lunghi legati in una coda bassa, e
spalle talmente ampie da poter essere un
linebacker di
una buona squadra di football. Baciava
Lenobia come se fosse stato il suo
ultimo bacio al
mondo. E lei ricambiava, solo che era
una Lenobia diversa, piú giovane, avrá
avuto all’incirca
sedici anni. Lo stringeva in un abbraccio
talmente forte che sembrava non volerlo
piú lasciar
andare. Intorno a loro, l’aria tremolava e
luccicava come se li stessi guardando da
sopra un
pentolone ribollente. Ma, invece del
vapore, giuro che salivano degli spiriti
della gioia color
verdeturchese. La felicitá montó dentro
di me e prese a spumeggiare, come se il
pentolone
fosse la mia testa e l’acqua le mie
emozioni.
Sotto i piedi non avevo piú il terreno.
Fluttuavo nella gioia e nell’amore e
nelle bolle
azzurrine.
Poi la testa cominció a girare in modo
furioso e lo stomaco a ribellarsi.
«Zoey! Ferma. Ora basta. Smettila!
Giú!»
Mi resi conto che Stark stava strillando
e strattonava la pietra del veggente.
Sentii di nuovo la
terra sotto i piedi.
Le bolle evaporarono e la gioia
scomparve, lasciandomi con la nausea,
prosciugata e molto
scossa. Mollai la pietra del veggente in
tempo per piegarmi in due e vomitare
vicino all’albero.
«Stai bene. Stai bene. Ci sono io. Zy, va
tutto bene.»
Stark mi teneva i capelli mentre
continuavo a dare di stomaco.
«Stark? Zoey?» Lenobia stava arrivando
verso di noi, preoccupata e a corto di
fiato. Accanto a
lei, Travis chiese cosa non andasse. Ma
non potevo rispondere. Ero troppo
impegnata a
rimettere.
«Zoey! Oh, Dea, no!» L’ansia di Lenobia
andó alle stelle quando vide che
vomitavo.
«Non sta rifiutando la Trasformazione.
Sta bene», la rassicuró Stark mentre
prendevo un altro
dei fazzoletti di carta che mi tendeva e
mi asciugavo la bocca. Finito di dare di
stomaco mi
appoggiai all’albero, imbarazzata e
schifata.
Vomitare é una cosa che odio proprio.
«E allora cos’é?Perché stai male?»
Stark e Lenobia mi guidarono a una
panchina di ferro battuto non troppo
distante
dall’albero... giusto quanto bastava
perché non sentissi la puzza del mio
vomito. Puah!
«Devo chiamare qualcuno?» chiese
Travis.
«No», mi affrettai a rispondere. «Sto
bene. E sto meglio adesso, seduta.»
Guardai Stark con aria
interrogativa.
Lui assentí. «Qualunque cosa tu abbia
visto, diglielo.
Ci fidiamo di lei.»
Spostai lo sguardo da lui a Lenobia. «E
lei si fida di Travis?»
Non esitó un istante. «In modo
incondizionato.»
Il cowboy sorrise e le si avvicinó.
«Okay, dunque, la mia pietra del
veggente ha cominciato a scaldarsi e,
quando Travis é sceso
dall’auto, é diventata proprio bollente.
Stark era qui, quindi abbiamo deciso che
avrei fatto
meglio a guardarci attraverso, cioé, a
guardare voi, per vedere se poteva
aiutarmi a capire
quello che mi mostra. Quindi ho
osservato voi due attraverso la pietra.»
«La pietra del veggente?» fece Travis.
Non sembrava minimamente spaventato,
solo curioso.
«é un amuleto dell’antica magia che una
regina vampira ha dato a Zoey», spiegó
Lenobia.
«Cos’hai visto?»
«Niente, finché non vi siete baciati.»
Sorrisi, imbarazzata.
«Mi dispiace di avervi guardati mentre
vi baciavate.»
Travis sorrise e appoggió una mano
bendata sulle spalle di Lenobia. «Se
potessi fare a modo
mio, signorina, mi vedresti un sacco di
volte baciare questa bella ragazza.»
Mi aspettavo che Lenobia lo stendesse
con la sua vista a raggi mortali, invece
lo guardó con
occhi adoranti, posó la mano sul cuore
di lui e, con molta cautela, gli appoggió
la testa sulla
spalla. Quindi ripeté:«Cos’hai visto
mentre ci baciavamo?»
«Travis si é trasformato in un ragazzo
nero e lei in una versione piú giovane di
se stessa. E tutto
intorno a voi c’erano delle cose
filiformi, spumeggianti e felici di colore
azzurro. Sono
sicurissima che fossero degli spiriti.»
Sgranai gli occhi. «A dire il vero,
adesso che ci penso, quelle bolle mi
facevano venire in mente
l’oceano.
Strano. Comunque sono stata travolta
dalla cosa, come se venissi sollevata da
terra e messa in
un gioioso oceano di bolle azzurre.
Scusate. Lo so che sembra una follia.»
Trattenni il fiato,
aspettandomi che Lenobia si mettesse a
ridere e Travis a prendermi in giro.
Non fecero nessuna delle due cose. Al
contrario, Lenobia scoppió a piangere.
Voglio dire, a
piangere forte, con le spalle che vanno
su e giú e il gran colare di naso cui sono
facile io. Travis
si limitó a stringerla ancora di piú,
guardandola come se fosse un miracolo
fatto persona. «Ti
conoscevo da prima. é per questo che mi
fai sentire a casa.»
Lenobia annuí. Poi, tra le lacrime, mi
spiegó: «Travis é il mio unico Consorte
umano, il mio
unico amore, tornato da me dopo
duecentoventiquattro anni. Ho giurato
che dopo di lui non
avrei amato nessun altro, ed é stato cosí.
Ci siamo incontrati e innamorati
sull’oceano, a bordo
della nave che ci portava dalla Francia a
New Orleans».
«Quindi la pietra del veggente mi ha
mostrato la veritá?»
«Sí, Zoey, assolutamente», confermó
Lenobia prima di voltarsi e riprendere a
piangere contro il
petto di Travis, liberandosi tra le sue
braccia di due secoli di attesa, di
perdita e di dolore.
Mi alzai e ripresi la mano di Stark,
trascinandolo via in modo che i due
potessero rimanere soli.
Mentre ci dirigevamo alle scuderie, mi
disse: «Questo non significa che Aurox
sia Heath che
ritorna da te. Lo sai, vero?»
Stevie Rae mi salvó arrivando di corsa
con un «Oh-sss-santocielo! Dove
eravate? Non vedo
l’ora di raccontarti di Lenobia e
Travis».
«Sappiamo giá tutto», replicó Stark.
«Dove sono Afrodite e Dario?»
«Sono giá davanti al tempio di Nyx, alla
pira funebre.
Dobbiamo raggiungerli, e in fretta
anche.»
«Vado a cercare Erin, Shaunee e
Damien. Dobbiamo muoverci», disse
Stark.
«Che cos’ha?» domandó Stevie Rae
vedendolo allontanarsi a grandi passi.
«Heath potrebbe davvero essere dentro
Aurox», replicai.
Stevie Rae fece una perfetta eco ai miei
pensieri sbottando:
«Ah, cavolo!»
12
KALONA
Stare dalla parte della Luce non era
interessante come ricordava. A dire la
veritá, Kalona si
annoiava. Certo, capiva perché Thanatos
gli aveva detto di tenersi in disparte e
non attirare
l’attenzione finché non si fosse conclusa
la cerimonia funebre per Dragone.
Soltanto allora lei
avrebbe annunciato all’intera scuola che
lui era il suo nuovo Guerriero e avrebbe
assunto
l’incarico di Signore delle Spade e
Capo dei Figli di Erebo presso la Casa
della Notte di Tulsa.
Prima di quel momento, la sua presenza
avrebbe creato confusione e
probabilmente sarebbe
stata considerata un insulto dagli altri
Guerrieri.
Il problema era che Kalona non si era
mai fatto scrupolo a insultare la gente.
Era un
potentissimo immortale. Perché avrebbe
dovuto preoccuparsi degli irrilevanti
sentimenti altrui?
Perché a volte quelli che considero piú
irrilevanti mi riservano delle sorprese:
Heath, Stark,
Dragone, Aurox, Rephaim.
L’ultimo nome in quell’elenco mentale
lo fece sobbalzare.
Un tempo, Rephaim gli era sembrato
irrilevante, ma si era sbagliato. Kalona
si era reso conto
di amare suo figlio, di averne bisogno.
Su cos’altro si era sbagliato?
Probabilmente su molte cose.
Il pensiero lo demoralizzó.
Prese a camminare avanti e indietro
lungo il lato piú buio e in ombra del
tempio di Nyx. Lí era
abbastanza vicino alla pira da poter
udire Thanatos quando lo avrebbe
chiamato, ma non
tanto da essere visto.
Gli seccava sentirsi dire cosa doveva
fare. Gli era sempre seccato.
E poi c’era pure la novizia che aveva
un’affinitá col fuoco, Shaunee.
Sembrava avere anche la
capacitá di pungolarlo, di farlo riflettere
su questioni cui non era solito dedicare
tempo.
Ci era giá riuscita. All’inizio, lui voleva
sfruttarla per ottenere informazioni su
Rephaim e sulla
Rossa. E, per tutta risposta, lei gli aveva
dato una cosa ridicolmente semplice e
banale: un
cellulare. Quel piccolo dono aveva
salvato la vita di suo figlio.
Adesso l’aveva fatto pensare a tutti i
secoli che aveva trascorso lontano da
Nyx.
«No!» sbottó ad alta voce, facendo
agitare il boschetto di alberi di Giuda
piantati sul lato ovest
del tempio come se fosse stato travolto
da una tempesta. Kalona focalizzó i
pensieri e placó la
collera. «No», ripeté con una voce non
piú colma di potere ultraterreno. «Non
penseró al
tempo incalcolabile trascorso lontano da
lei. Anzi non penseró a lei in assoluto.»
Intorno a lui prese a danzare una risata,
che fece tremolare gli alberi di Giuda e
poi li fece
fiorire, come se all’improvviso su di
essi si fosse posato il sole dell’estate.
Kalona strinse i pugni e guardó in alto.
Erebo – suo fratello – il Consorte
immortale di Nyx.
L’unico essere in quell’universo che
davvero gli somigliava, e l’unico essere
che Kalona odiasse
persino piú di se stesso. Lí! Nel regno
mortale dopo tutti quei secoli? perché?
Kalona nascose lo shock con lo sdegno.
«Sei piú basso di quanto ricordassi.»
Erebo sorrise. «Anche per me é bello
vederti, fratello.»
«Come al solito, mi metti in bocca
parole non mie.»
«Chiedo scusa. Non ce n’é bisogno. Non
quando le tue parole sono cosí
interessanti. Non
penseró a lei in assoluto.»
Non soltanto Erebo era quasi
l’immagine speculare di Kalona, ne
imitava anche la voce alla
perfezione.
«Parlavo di Neferet.» Kalona riordinó
in fretta i pensieri e mentí senza
problemi. Era passato un
numero impossibile di anni, ma un
tempo era bravo a mentire a Erebo.
Scoprí di saperci ancora
fare.
«Non lo metto in dubbio, fratello.»
Erebo si chinó in avanti, allargó le ali
dorate e volteggió
con grazia fino a terra, fermandosi
davanti a Kalona. «Sai, é proprio per
questo che ti ho fatto
una visitina.»
«Sei sceso nel regno terrestre perché ero
l’amante di Neferet?» Incroció le
braccia sull’ampio
petto e fissó lo sguardo d’ambra del
fratello.
«No, sono venuto perché sei un bugiardo
e un ladro.
Lo stupro di ció che restava di buono in
Neferet é solo una delle tue tante colpe»,
replicó
Erebo. Anche lui incroció le braccia sul
petto.
Kalona rise. «Non sei una brava spia se
credi che lo stupro abbia qualcosa a che
vedere con
quello che abbiamo condiviso Neferet e
io. Lei era piú che consenziente, piú che
pronta per il
mio corpo.»
«Non stavo parlando del suo corpo!»
Erebo aveva alzato la voce e Kalona udí
un brusio tra i
vampiri, che si domandavano cosa
stesse succedendo vicino al tempio di
Nyx.
«Come al solito, fratello, sei comparso
per darmi dei problemi. Era previsto
che io rimanessi
nell’ombra, non visto, in attesa di essere
chiamato. Anche se, riflettendoci
meglio, sará
divertente vederti alle prese coi mortali.
Un piccolo consiglio: persino i vampiri
tendono a
esagerare quando incontrano un dio.»
Erebo non ebbe esitazioni. Sollevó le
braccia e ordinó:
«Nascondici!»
Ci furono un fruscio di vento e una
sensazione di leggerezza che Kalona
trovó cosí familiare,
cosí agrodolce che nella sua mente
poteva scegliere soltanto due tipi di
reazione: rabbia o
disperazione. Non avrebbe permesso
che Erebo lo vedesse disperato. «Tu
sfidi Nyx? Lei ha
stabilito che io non posso entrare
nell’Aldilá. Come osi portarmici?»
Kalona aprí le ali color
della notte, pronto ad aggredire il
fratello.
«Sei sempre il solito buffone impetuoso.
Non andrei mai contro le decisioni della
mia Consorte.
Non ti ho portato nell’Aldilá. Ne ho
semplicemente fatto scendere una parte
per nasconderci
agli occhi mortali, anche se solo per
qualche istante.» Erebo sorrise di
nuovo. Dal suo corpo
splendevano raggi di sole, le ali
rilucevano di piume d’oro, la pelle era
perfetta, come se fosse
stato creato dalla luce stessa del sole.
Ed é stato cosí, pensó con disgusto
Kalona. É stato creato quando il cielo
baciava il sole.
Proprio come io sono stato creato
mentre il cielo baciava la luna. Il cielo,
come la maggior
parte degli immortali, é un volubile
bastardo che prende ció che vuole e poi
non si occupa
della progenie che si lascia dietro.
«Come ci si sta? Meglio di quando ti ci
sei intrufolato, inseguendo quella
piccola novizia, Zoey
Redbird. Allora eri soltanto spirito. Non
potevi sentire sulla pelle la magia del
regno di Nyx. E
sei sempre stato cosí colpito dalle cose
che potevi toccare, che potevi
fisicamente rivendicare
come tue.»
Bene. Si sta arrabbiando. Questo
incrinerá la sua perfezione, rifletté
Kalona. Era il suo turno di
sorridere. La luce che diresse sul
fratello non era quella calda e
abbagliante del sole, ma la
fredda, argentea luminescenza della
luna.
«Ancora geloso perché l’ho toccata
dopo tutto questo tempo? Ricordi che
Nyx é una dea,
vero? Non poteva essere toccata se non
fosse stato suo desiderio, sua volontá,di
essere
sfiorata, accarezzata, amata da...»
«Non sono venuto per parlare della mia
Consorte!»
Le parole esplosero intorno a Kalona in
lampi di calore dorato.
«Che esibizione di furia divina! E poi tu
saresti quello buono? Se solo i lacché
che hanno deciso
di restare nell’Aldilá potessero vederti
ora», ridacchió sarcastico Kalona.
«Non hanno definito buono me. Hanno
definito te un usurpatore!»
«Davvero? Chiedilo di nuovo. Credo
che, dopo secoli e secoli di attenta
riflessione, direbbero
che sono stato io quello che ha rifiutato
di averla in comune», replicó Kalona.
«Lei ha scelto me.» Adesso il tono di
Erebo era basso, i pugni stretti lungo i
fianchi.
«Ah, sí? Io ricordo diversamente.»
«Tu l’hai tradita!» gridó.
Kalona ignoró lo sfogo del fratello. Non
era la prima volta che assisteva alle sue
bizze. Invece
parló con la freddezza della superficie
lunare. «Perché sei venuto? Di’ quello
che devi e vattene.
Il mondo mortale non é granché come
regno, ma é mio. Non lo divideró con te,
proprio come
non avrei condiviso lei.»
«Sono venuto ad avvertirti. Nell’Aldilá
abbiamo udito il tuo giuramento.
Sappiamo che ti sei
impegnato a essere il Guerriero della
Morte e a diventare Signore delle Spade
di questa
scuola.»
«E Capo dei Figli di Erebo», aggiunse
Kalona. «Non dimenticare il resto del
mio titolo.»
«Non potrei mai dimenticare che
intendevi essere irriverente verso i miei
figli.»
«Figli? Cos’é, adesso ti accoppi con gli
umani e generi maschi che crescendo
diventano Guerrieri
vampiri? Affascinante, soprattutto
considerando che sono stato giudicato
tanto duramente per
avere avuto dei figli.»
«Vattene.» Gli occhi dorati di Erebo
cominciarono a mandare lampi. «Lascia
questo luogo e
smetti d’immischiarti nella vita dei
vampiri di Nyx e in quella degli
onorabili Guerrieri che si
sono messi al mio servizio.»
«E tu non ti stai immischiando
ordinandomi di andarmene? Mi stupisce
che Nyx te lo
permetta.»
«La mia Consorte non sa che sono qui.
Sono venuto solo perché tu la stai di
nuovo facendo
preoccupare. Io vivo per garantirle la
pace. é questa l’unica ragione per cui
sono qui», sentenzió
Erebo.
«Tu vivi per leccarle i piedi e, come al
solito, sei geloso di me.» Kalona non
riuscí a soffocare
l’ondata di gioia per ció che gli aveva
rivelato Erebo: Le faccio ancora
provare qualcosa! Nyx
mi osserva! L’immortale trattenne le
emozioni. Doveva nascondere la propria
felicitá a Erebo.
Quando riprese a parlare, il suo tono era
di ghiaccio:
«Sappi questo: io non ho fatto voto di
essere al tuo servizio. Ho giurato di
servire una Somma
Sacerdotessa che personifica la Morte
tramite la propria affinitá, dono della
Dea. Tutto ció che
ha fatto la tua visita é stato darmi motivo
di fare una netta distinzione tra i
Guerrieri che si
definiscono tuoi figli e quelli che non lo
sono. Non affliggeró i tuoi figli essendo
loro capo».
«Allora lascerai questa Casa della
Notte.»
«No. Ma tu sí. Porta a Nyx questo
messaggio da parte mia: la Morte non fa
differenze tra
coloro che seguono lei e chi segue altre
divinitá. La Morte arriva per tutti i
mortali. Non ho
bisogno del tuo permesso né di quello
della Dea per servire la Morte. E
adesso, fratello,
vattene.
Devo presenziare a un funerale.» Kalona
allungó le braccia e batté le mani,
provocando uno
scoppio di fredda luce argentea che si
propagó intorno a lui mandando in pezzi
la piccola bolla
di Aldilá e scagliando Erebo lontano, in
alto, verso il cielo.
Quando la luce svaní, i piedi di Kalona
toccarono di nuovo il terreno e lui si
ritrovó accanto al
tempio di Nyx.
Afrodite arrivó di corsa da dietro
l’angolo. Si fermó.E lo fissó.
«Sono stato convocato?» le chiese.
Lei sbatté le palpebre e si sfregó gli
occhi come se faticasse a schiarirsi la
vista. «Stavi facendo
casini con una torcia elettrica, qui
dietro?»
«Non possiedo torce elettriche.
Sono stato convocato?» ripeté.
«Quasi. Qualche cretino – ovvero
Kramisha, perché aveva lei il compito
di radunare le candele
– ha dimenticato quella dello spirito.
Devo prenderne una dal tempio di Nyx.
Tu dovresti
seguirmi alla pira di Dragone. Thanatos
concluderá il cerchio, dirá delle belle
cose su Dragone e
poi ti presenterá.»
Insolitamente a disagio sotto lo sguardo
di quella strana, caustica umana che
Nyx, per ragioni
incomprensibili a quasi tutti, aveva
scelto come propria Profetessa, Kalona
grugní una risposta e
si voltó per aprire la porta laterale del
tempio.
Non si aprí.
Kalona tentó di nuovo.
S’impegnó,usando tutta la sua immensa
forza immortale.
Ma la porta proprio non si apriva.
In quel momento si accorse che l’uscio
di legno era scomparso e la maniglia
spuntava da un
pesante e compatto blocco di roccia.
Non c’era nessun ingresso.
Niente di niente.
All’improvviso Afrodite lo spinse via,
tiró la maniglia e la pietra scomparve,
tornando a essere
una porta di legno, che per lei si
spalancó con facilitá.Prima di entrare
nel tempio, la ragazza
alzó gli occhi verso di lui. «Certo che
sei proprio strano.» Un gran colpo di
ciuffo, e la porta si
richiuse alle sue spalle.
Kalona vi appoggió sopra la mano e di
nuovo il legno tremoló,trasformandosi in
pietra.
Arretró,con una terribile sensazione di
vuoto allo stomaco.
Solo qualche minuto dopo, Afrodite uscí
da una porta dall’aspetto del tutto
normale. Stringeva
in mano una grossa candela viola e,
mentre gli passava davanti, disse:
«Be’, andiamo. Thanatos vuole che tu
rimanga a margine del cerchio e provi a
non farti notare
troppo. Certo che ti sarebbe molto piú
facile se ti mettessi addosso qualcosina
di piú».
Kalona la seguí, cercando d’ignorare il
vuoto dentro di sé. Era esattamente come
l’aveva
definito Erebo, un buffone impetuoso e
un usurpatore. Se Nyx lo osservava, era
solo con
disprezzo. Gli aveva negato tutto:
l’accesso all’Aldilá,l’accesso al suo
tempio, l’accesso al suo
cuore...
I secoli avrebbero dovuto rendere meno
acuto il dolore, ma Kalona stava
iniziando a capire
che in realtá era vero il contrario.
AUROX
Nyx, se davvero sei una dea disposta al
perdono, ti prego aiutami... ti prego...
Aurox non
fuggí dal suo nascondiglio nel terreno,
ma continuó a ripetere quella frase,
quella preghiera.
Forse Nyx premiava la diligenza.
Almeno quello alla Dea poteva offrirlo.
Fu durante la sua preghiera silenziosa
che la magia cominció a vorticare
intorno a lui. All’inizio
Aurox si sentí sollevato. Nyx mi ha
ascoltato! Ma gli ci volle poco per
capire quanto fosse in
errore. I mostri che si materializzavano,
colando dall’aria fredda e umida intorno
a lui, non
potevano essere al servizio di una dea
compassionevole.
Aurox cercó di tenersi il piú lontano
possibile. La loro puzza era quasi
insopportabile. Le loro
facce cieche orribili alla vista. Il battito
del suo cuore acceleró. La paura gli
mandó brividi lungo
la schiena e la bestia dentro di lui prese
ad agitarsi. Che quegli esseri fossero
stati mandati da lui
per punirlo delle azioni commesse agli
ordini di Neferet? Aurox usó la propria
paura per
alimentare la bestia. Non voleva che si
risvegliasse, ma avrebbe lottato prima
di soccombere
alla vorticosa massa di malvagitá che
minacciava di avvolgerlo.
Tuttavia Aurox non venne circondato.
Lentamente, gli esseri salirono verso
l’alto in un vortice
magico. Piú si alzavano dalla fossa, piú
si muovevano veloci. Era come se
fossero stati evocati e
si stessero gradatamente risvegliando
per un richiamo privo di suono.
Aurox acquietó la paura e la bestia si
ritiró.Non volevano lui. Non gli
prestavano la minima
attenzione. Il vortice si trascinava dietro
una foschia nera e fetida.
Incerto su cosa fosse a spingerlo, Aurox
si allungó e vi passó la mano attraverso.
La mano diventó foschia, come se
fossero state della medesima sostanza. Il
vortice pareva fatto
di niente eppure sembrava aver dissolto
la carne di Aurox. Gli occhi sgranati, lui
tentó di
liberare la mano, ma non c’era piú. Poi
fu attraversato da un fremito: la nebbia
aveva iniziato
ad assorbirgli la carne. Impotente,
Aurox vide sparire l’avambraccio, poi il
bicipite, poi la
spalla.
Tentó di svegliare la bestia, di attingere
al potere che dormiva dentro di lui, ma
la foschia
attutiva le sue sensazioni. Lo
intorpidiva. Quando gli assorbí la testa,
Aurox diventó foschia.
Non percepiva nulla, tranne un desiderio
ardente, una richiesta inappagata, un
bisogno
incalzante. Di cosa? Aurox non sapeva
dirlo. Sapeva solo che la Tenebra
l’aveva avvolto e lo
stava trascinando su un’onda di
disperazione.
In me ci dev’essere piú di questo!
pensó,sconvolto. Devo essere piú che
foschia e desiderio,
tenebra e bestia! Ma sembrava che non
ci fosse altro. Poi si rese conto della
veritá: lui era tutte
quelle cose e nessuna di quelle cose.
Aurox non era niente... assolutamente
niente...
Disperato, pensó che i conati di vomito
potessero essere suoi. In qualche modo,
da qualche
parte, il suo corpo doveva essere ancora
suo ed era rivoltato da quanto stava
accadendo. Poi
la vide.
C’era Zoey. Teneva la pietra bianca
dritto davanti a sé, proprio come la sera
prima, durante il
rituale in cui lui aveva cercato di
scegliere, di fare la cosa giusta.
Percepí un movimento nella foschia:
aveva visto Zoey.
Stava per assorbirla.
No! Lo spirito di Aurox gridó con forza
dentro di lui. Guardando Zoey, lui non
provava piú
disperazione. percepiva la paura di lei e
la sua forza. La sua determinazione e la
sua debolezza.
E Aurox si rese conto di una cosa che lo
stupí molto: Zoey si sentiva insicura
riguardo a se stessa
e al proprio posto nel mondo quanto lui.
Si preoccupava di non avere il coraggio
di agire nel
modo giusto. Metteva in dubbio le
proprie decisioni e si vergognava dei
propri errori. Una
volta ogni tanto, persino Zoey Red–bird,
dotata novizia toccata dalla sua Dea, si
sentiva un
fallimento e prendeva in considerazione
l’idea di arrendersi.
Proprio come lui.
Compassione e comprensione si
propagarono in Aurox, e con esse
percepí un’ondata di potere
al calor bianco. In un lampo accecante,
Aurox precipitó dal centro del vortice
che si andava
disintegrando e atterró ben saldo nel suo
corpo riformato, tutto tremante e col
fiato corto.
Non rimase lí a riposare a lungo. Ancora
scosso e debole, Aurox si tiró su verso
l’imboccatura
della fossa. Ci volle molto tempo.
Quando finalmente arrivó in cima,
esitó,ascoltando con
attenzione.
Udí solo il vento.
Aurox si sollevó da terra, utilizzando il
tronco rotto per nascondersi. Zoey se
n’era andata.
Studió la zona e il suo sguardo venne
immediatamente attirato da un grande
mucchio di legna
su cui si trovava una figura avvolta in un
sudario. Anche se la catasta era
circondata da tutti i
novizi e i vampiri della Casa della
Notte, Aurox non ebbe difficoltá a
capire di cosa si trattasse.
É la pira di Dragone Lankford, fu il suo
primo pensiero. L’ho ucciso io , fu il
secondo. Come la
disperazione nella nebbia magica, anche
il funerale lo attrasse in modo
incontenibile.
Non fu difficile avvicinarsi al cerchio di
novizi e vampiri. I Guerrieri Figli di
Erebo erano armati
fino ai denti, ma l’attenzione di tutti era
concentrata sul cerchio e sulla pira al
centro.
Aurox si mosse senza farsi notare,
usando l’ombra delle grandi querce per
nascondersi, finché
non fu abbastanza vicino da cogliere le
parole che stava pronunciando Thanatos.
Poi si
accovacció e spiccó un salto.
Afferrandosi a un ramo basso, Aurox si
arrampicó fino a trovare
un punto da cui osservare senza
impedimenti il macabro spettacolo.
Thanatos aveva appena finito di creare
il cerchio.
Aurox vide i quattro professori vampiri
che reggevano le candele e
rappresentavano gli
elementi. Si aspettava di trovare Zoey al
centro del cerchio, vicino alla pira e si
stupí che invece
ci fosse Thanatos a tenere in una mano la
candela viola dello spirito e nell’altra
una grande
torcia.
Dov’era Zoey? Che gli esseri nella
foschia l’avessero catturata? Cos’era
stato a farli dissolvere?
Osservó il cerchio in modo frenetico.
Quando la trovó, accanto a Stark,
circondata dai suoi
amici, aveva l’aria triste ma non
sembrava ferita. Stava osservando con
attenzione Thanatos.
Pareva non ci fosse niente che non
andasse in lei, a parte il fatto che
piangeva la perdita del
Signore delle Spade. Aurox era cosí
sollevato che quasi perse l’appiglio
sull’albero.
La fissó.Era stata lei a iniziare il
conflitto interiore che lui stava
provando. Perché?La ragazza lo
sconcertava almeno quanto i sentimenti
che aveva scatenato dentro di lui.
Spostó l’attenzione su Thanatos, che
percorreva con grazia la circonferenza
del cerchio,
parlando con un tono che calmó persino
i nervi a pezzi di Aurox. «Il nostro
Signore delle Spade
é morto cosí come é vissuto: da
Guerriero, fedele al proprio giuramento,
fedele alla sua Casa
della Notte e fedele alla sua Dea. E c’é
un’altra veritá che dev’essere detta qui:
anche se
piangiamo la sua perdita, siamo
consapevoli che, senza la sua compagna,
la dolce Anastasia, lui
era svuotato.»
Aurox guardó Rephaim. Sapeva che, in
forma di Raven Mocker, era stato lui a
uccidere
Anastasia Lankford.
Che ironia che il Signore delle Spade
fosse morto proprio per proteggerlo.
Ironia ancora
maggiore, che il viso del ragazzo fosse
inondato di lacrime, e che lui piangesse
apertamente per
la morte di Dragone.
«La morte é stata gentile con Dragone
Lankford. Non soltanto gli ha consentito
di andarsene da
Guerriero, ma l’ha condotto alla Dea.
Nyx ha riunito Bryan Dragone Lankford
e la sua amata,
oltre ai luminosi spiriti dei loro famigli
felini, Shadowfax e Ginevra.»
Sono morti anche i loro gatti? Non
ricordo che ci fossero gatti al rituale.
Confuso, Aurox studió
la pira funebre. Sí, adesso che guardava
meglio, vedeva due piccoli fagotti
avvolti nel sudario
con Dragone.
Thanatos si era fermata davanti a Zoey e
le sorrise.
«Dicci, Zoey Redbird, tu che sei
realmente entrata nell’Aldilá per poi
ritornare, qual é l’unica
costante in quel regno?»
«L’amore», rispose Zoey senza
esitazioni. «Sempre l’amore.»
«E tu, James Stark? Cos’hai trovato
nell’Aldilá?» chiese Thanatos al
giovane Guerriero, in piedi
con un braccio intorno alle spalle di
Zoey.
«L’amore», ripeté Stark con voce forte e
sicura. «Sempre l’amore.»
«Questa é una veritá.» Thanatos riprese
a camminare intorno al cerchio. «Posso
dire pure che la
mia vicinanza alla Morte mi ha
consentito di cogliere delle immagini
dell’Aldilá. Ció che mi é
stato permesso di vedere mi ha
insegnato che, anche se l’amore rimane
con noi Quando
passiamo da questo regno a un altro, non
puó esistere in eterno senza
compassione, cosí come
la Luce non puó esistere senza speranza,
e la Tenebra non puó esistere senza
l’odio. Perció,con
questa veritá asserita e accettata, vi
chiederei di aprire il vostro cuore e dare
il benvenuto al
nostro nuovo Signore delle Spade e
capo dei Guerrieri Figli di Erebo, il
Guerriero legato a me
da giuramento, Kalona!»
Aurox provó la stessa sorpresa che vide
su molti dei visi sotto di lui quando
Kalona,
l’immortale alato che sapeva essersi
schierato per lungo tempo con la
Tenebra, entró nel
cerchio a grandi passi e raggiunse
Thanatos. Si portó la mano a pugno sul
cuore e fece un
rispettoso inchino. Poi sollevó la testa e
riempí l’aria con la sua voce profonda:
«Ho giurato di
essere il Guerriero della Morte, e questo
io saró.Ho giurato di essere il Signore
delle Spade di
questa Casa della Notte, e questo io
saró. Ma non tenteró di prendere il posto
di Dragone
Lankford come capo dei Guerrieri Figli
di Erebo».
Aurox si accorse che Thanatos lo
osservava, guardinga, anche se la sua
espressione pareva
compiaciuta. I Guerrieri tutto intorno al
cerchio si mossero leggermente, quasi
fossero incerti su
cosa pensare dell’annuncio
dell’immortale alato.
«Io serviró come Guerriero della
Morte», ripeté Kalona. Si rivolse a
Thanatos. «Proteggeró te e
questa scuola. Ma non assumeró un
titolo che mi leghi a Erebo.»
«Facevo parte del Consiglio Supremo
quando hai affermato di essere Erebo
sceso sulla terra.
Cosa dici in proposito?» chiese
Thanatos.
«Non ho mai rivendicato tale titolo. Era
Neferet a farlo. Lei si sta impegnando a
diventare una
dea, e questo significa che ha bisogno di
un Consorte immortale, perció mi ha
nominato Erebo
sceso sulla terra. Ho ripudiato quel
ruolo quando ho ripudiato Neferet.»
Attraverso il cerchio si propagarono
mormorii simili a soffi di vento tra i
rami.
Thanatos sollevó la torcia che teneva
ancora in mano.
«Silenzio!»
Le voci si placarono, ma shock e
incredulitá rimasero.
«Kalona dice la veritá riguardo a
Neferet. Dragone é stato ucciso da
Aurox, la sua creatura.
Non era un dono di Nyx. La scorsa notte,
durante il Rituale di Svelamento, la terra
ci ha
mostrato la terribile veritá. Aurox é
stato creato dalla Tenebra tramite il
sacrificio della madre
di Zoey. Lui é uno Strumento, alla mercé
di Neferet. La Tenebra continua a
controllarlo grazie
ai piú sanguinosi sacrifici.» Puntó la
torcia verso i tre corpi in cima alla pira.
«Ho prove che dimostrano che la vita di
Shadowfax é stata presa da Neferet in
modo che la
Tenebra mantenesse il controllo assoluto
su Aurox. Per la piccola Ginevra di
Anastasia,
quell’ulteriore morte é stata
insopportabile. Il dolore le ha fermato il
cuore e di buon grado lei
ha seguito Shadowfax nell’Aldilá, per
riunirsi con coloro che entrambi
amavano di piú.»
Aurox s’irrigidí. Non riusciva neppure a
respirare. Era come se Thanatos
l’avesse appena
sventrato. Avrebbe voluto urlare: Non é
vero! Non é vero! ma le parole della
Somma
Sacerdotessa continuarono a colpirlo
senza pietá.
«Zoey, Damien, Shaunee, Erin, Stevie
Rae, Dario, Stark, Rephaim e io! Tutti
noi siamo stati
testimoni delle oscure azioni di Neferet.
Dragone Lankford é morto per far sí che
la nostra
testimonianza potesse venire resa
pubblica. Ora spetta a noi riprendere la
battaglia che ha
ucciso il nostro Signore delle Spade.
Kalona, mi compiaccio nell’udire la tua
confessione. Hai
tentato di usurpare il ruolo di Erebo,
anche se solo qui sulla terra. Al
Consiglio Supremo é
chiaro che eri stato incoraggiato dalle
macchinazioni di Neferet. Io ti accetto
dunque come
Guerriero della Morte e difensore di
questa scuola, ma non sarai a capo dei
Guerrieri che
hanno giurato come Figli di Erebo.
Sarebbe irrispettoso verso la Dea oltre
che verso il suo
Consorte.»
Aurox vide passare un lampo di rabbia
negli occhi dell’immortale, che peró
chinó il capo
davanti a Thanatos e si portó il pugno
sul cuore prima di replicare: «Cosí sia,
Somma
Sacerdotessa». Dopo di che arretró fino
al margine del cerchio, dove chiunque
gli fosse vicino si
allontanó di un mezzo passo.
Thanatos chiamó Shaunee perché
invocasse il fuoco e accendesse la pira
funebre. Mentre la
colonna di fiamme avvolgeva la catasta
di legna su cui giaceva Dragone
Lankford, Aurox saltó
giú dall’albero e, non visto, tornó
barcollando alla quercia spaccata per
scomparire sottoterra
dove, da solo, singhiozzó disperazione e
odio per se stesso nel terreno
squarciato.
13
ZOEY
«Zoey, tutto bene?» mi chiese Stark
all’orecchio mentre il mio cerchio e io
ci radunavamo vicino
all’entrata dell’atrio della scuola.
Thanatos ci aveva chiesto di aspettare
che finisse di parlare
con professori e Guerrieri, dopo di che
ci avrebbe raggiunti per la conferenza
stampa.
«Sono triste per Dragone», mormorai di
rimando.
«Non intendevo quello.» Teneva la voce
bassa in modo che potessi sentire solo
io. «Volevo dire
se é tutto okay con la pietra. Ho visto
che la sfioravi durante il funerale.»
«Per un attimo mi é sembrato che si
scaldasse, ma poi é passato.
Probabilmente é stato solo
perché eravamo molto vicini alla pira. A
proposito...» – alzai il tono e mi rivolsi
a Shaunee –
«... ottimo lavoro col fuoco. So che non
é facile tenere accese le pire funebri, ma
il tuo aiuto ha
accelerato le cose.»
«Grazie. Giá,non se ne puó piú di
funerali. Almeno prima di questo
abbiamo visto Dragone
entrare nell’Aldilá, ma i due gatti lassú
con lui hanno reso tutto particolarmente
triste.» Si
asciugó gli occhi e mi chiesi come
potesse – lei o chiunque altro – piangere
a fiumi e sembrare
lo stesso carina. «A dire il vero, questo
mi ricorda...» Shaunee si voltó verso
Erin che stava in
coda al gruppo e fissava i ragazzi
rimasti accanto alla pira come se stesse
cercando qualcuno.
«Erin, ti sta bene se porto la cassettina
con la lettiera e le cose di Belzebú nella
mia stanza?
Ormai dorme lí quasi tutti i giorni.»
Erin lanció un’occhiata a Shaunee, fece
spallucce e disse:
«Sí, fa’ come vuoi. Tanto quella
cassettina puzza di merda».
«Erin, ai gatti non piace usare la lettiera
sporca. Devi pulirla tutti i giorni»,
replicó Damien,
accigliato.
Erin sbuffó.«No, adesso non lo devo piú
fare.» Quindi riprese a osservare gli
altri ragazzi.
Notai che non stava piangendo. Ci
riflettei e mi resi conto che non aveva
pianto nemmeno una
volta durante il funerale. All’inizio la
storia della separazione delle gemelle
sembrava aver fatto
uscire di testa soprattutto Shaunee ma,
piú tempo passava, piú mi accorgevo
che Erin non si
comportava come al solito. Anche se
forse era normale, visto che comportarsi
come al solito
significava comportarsi come Shaunee,
che adesso era molto piú matura e
gentile. Presi
mentalmente nota di trovare il tempo di
parlare a Erin per accertarmi che stesse
bene.
«Cavolaccio, vorrei che Thanatos non
avesse detto a Rephaim di aspettare sul
minibus con gli
altri. Era strasconvolto al funerale.
Detesto lasciarlo solo cosí», disse
Stevie Rae avvicinandosi a
me.
«Non é solo. é con gli altri novizi rossi.
Li guardavo mentre andavano al bus e
Kramisha stava
parlando con lui di come la poesia
possa liberare le emozioni.»
«Kramisha confonderá il merlotto con le
sue stronzate poetiche. Bla... bla...
pentametro
giambico bla...» intervenne Afrodite. «E
poi persino tu devi capire che spifferare
agli umani quel
suo ’problemino da volatile’ non é una
buona idea.»
«Ehi, scusate, mi spiace interrompervi,
ma sto cercando l’atrio della scuola.»
Ci voltammo tutti in gruppo a fissare
l’umano che procedeva verso di noi
lungo il sentiero che
partiva dal parcheggio principale.
Dietro di lui si trascinava un altro tizio
con videocamera e
un’infinitá di roba ficcata in un borsone
nero che portava in spalla, oltre a un
microfono grigio
che gli penzolava sulla testa.
Come prevedibile, Damien fu il primo
di noi a riacquistare il controllo. Voglio
dire, Damien
dovrebbe proprio venire incoronato Mr
Amabilitá della Casa della Notte di
Tulsa. «Siete nel
posto giusto. Congratulazioni per averci
trovati!»
Il suo sorriso era cosí caloroso che le
spalle rigide dell’umano si rilassarono.
Poi lui tese
addirittura la mano e disse: «Ottimo. Io
sono Adam Paluka, di Fox News 23 di
Tulsa. Sono qui
per intervistare la vostra Somma
Sacerdotessa e, suppongo, anche
qualcuno di voi».
«Felice di conoscerla, Mr Paluka. Io
sono Damien», replicó lui dandogli la
mano. Poi, con una
risatina, aggiunse: «Oooh, che stretta
potente!»
Il reporter sorrise. «Piacere mio. Ma
dammi del tu e chiamami Adam. Mr
Paluka é mio padre.»
Damien ridacchió.Adam ridacchió.I loro
sguardi s’incrociarono per un bel po’.
Stevie Rae mi
diede una gomitata e ci scambiammo
un’occhiatina maliziosa. Adam era
carino, davvero molto
carino, del tipo giovane in carriera.
Capelli scuri, occhi scuri, bella
dentatura, scarpe davvero
eccellenti, e borsello, che Stevie Rae e
io individuammo nello stesso momento.
I nostri occhi
telegrafarono in stereo potenziale
ragazzo per Damien!
«Ciao, Adam, io sono Stevie Rae.»
Allungó la mano e, non appena lui gliela
strinse, aggiunse:
«Non ce l’hai una ragazza, vero?»
Il sorriso a trentadue denti perse colpi,
ma non troppo.
«No, non ce l’ho. No, mmm,
decisamente non ho una ragazza.» Poi
notó il Marchio rosso di
Stevie Rae. «Allora, tu sei un vampiro
del nuovo tipo, quello di cui parlava la
vostra ex Somma
Sacerdotessa.»
Stevie Rae gli regaló un sorrisone.
«Giá,sono la prima Somma
Sacerdotessa Rossa. Figo, vero?»
«Il tuo tatuaggio é molto bello»,
commentó Adam, piú incuriosito che a
disagio.
«Grazie! E lui é James Stark. é il primo
Guerriero Vampiro Rosso. Anche il suo
tatuaggio é da
paura.»
Stark allungó la mano. «Piacere di
conoscerti. E non c’é bisogno che mi
dica che ho un bel
tatuaggio.»
Adam sbiancó leggermente, ma strinse
comunque la mano a Stark. Il suo sorriso
sembrava
sincero... nervoso, ma sincero.
«Ciao», intervenni. «Io sono Zoey.»
Lo sguardo di Adam passó rapidamente
dal tatuaggio completo sul mio volto
allo scollo a V
della mia maglietta, da cui
s’intravedevano i Marchi sulla
clavicola, fino al palmo della mia
mano tesa, anch’esso coperto dalla
medesima decorazione a filigrana. «Non
sapevo che i
vampiri si facessero fare tatuaggi
aggiuntivi.
L’artista che ha realizzato i tuoi é qui a
Tulsa?»
Sorrisi. «Sí, a volte. Ma per la maggior
parte del tempo si trova nell’Aldilá.»
Mentre lui cercava
di elaborare la mia risposta, colsi
l’occasione per chiedergli: «Ehi, hai
detto che non hai una
ragazza. Ma un ragazzo?»
«Mmm, no. Non ho nemmeno un ragazzo.
Non al momento, quantomeno.» Adam
fissó
Damien, che sostenne il suo sguardo.
Andata! era quello che pensavo quando
Afrodite sbuffó e disse: «Oh, che cazzo,
non siamo
negli studi di Bachelorette.
Questo non é un reality show. Io sono
Afrodite LaFont. Sí, il sindaco é mio
padre. Evviva».
Prese sottobraccio Dario. «E lui é
Dario, il mio Guerriero.»
Il fighissimo sopracciglio di Adam
s’inarcó alla vista del cardigan della
scuola di Afrodite, col
simbolo degli alunni di sesta, le tre
Parche, ricamato sul taschino sinistro.
«Agli umani é
consentito frequentare i corsi della Casa
della Notte?»
«Afrodite é una Profetessa di Nyx, fatto
dimostrato dal legame che ha con Dario,
che é un
Guerriero Figlio di Erebo e suo
protettore per solenne giuramento»,
rispose Thanatos
dall’ombra, mentre si avvicinava a noi
con passo aggraziato.
Pensai che il suo tempismo fosse
perfetto, proprio come il suo ingresso in
scena. Sembrava alta
e potente, Senza etá e di una bellezza
classica. La sua voce era gradevole e
istruttiva, come se
facesse lezione ai giornalisti umani tutti
i giorni. «So che il funzionamento e le
regole interne
della nostra societá non sono noti a tutti,
ma ritengo che la maggior parte degli
umani sia al
corrente del fatto che un Guerriero non
puó legarsi a un umano con giuramento
di
protezione.»
«In effetti, benché l’intervista sia stata
organizzata all’ultimo momento, ho
avuto il tempo di
fare qualche ricerca, e questo
particolare l’avevo scoperto.»
«Il fatto che Afrodite sia una Profetessa
di Nyx e che frequenti la scuola qui,
come anche
numerosi novizi e vampiri rossi, sará
uno degli argomenti della nostra
intervista. Che mi pare
proprio sia giá iniziata, in realtá.»
Thanatos uscí dall’ombra, facendo un
cenno all’operatore che teneva sollevata
la telecamera e
ci stava decisamente filmando, anche se
nessuno di noi se n’era accorto. «Io sono
Thanatos, la
nuova Somma Sacerdotessa della Casa
della Notte di Tulsa. Ben trovato, Adam
Paluka. é il
benvenuto nella nostra scuola.»
Adam s’inceppó solo un pochino: «Bben
trovata. Non intendevo offendervi
iniziando a
filmare».
Thanatos sorrise. «Non ci ha offesi
affatto. Siamo stati noi a invitarvi. Sono
contenta che
l’intervista sia iniziata senza formalitá.
Possiamo continuare qui fuori, sotto il
bel cielo stellato
di Tulsa?»
«Certo», convenne Adam dopo un cenno
di assenso da parte del cameraman. «In
realtá
l’illuminazione a gas va benissimo. Se
ci date un secondo, possiamo usare un
microfono a
giraffa per registrarvi.»
«Mi sembra ottimo. Zoey, Afrodite,
Stevie Rae, Stark e Damien, per
cortesia, restate per
l’intervista. Dario, tu Erin e Shaunee,
potreste assicurarvi che i novizi siano
rientrati tutti nei
dormitori? é stata una serata difficile per
la nostra scuola.»
Dario fece l’inchino ad Afrodite e a
Thanatos, poi lui e Shaunee si
allontanarono insieme,
mentre Erin prese la direzione opposta.
«Ha detto che é stata una serata difficile
per la scuola.
Cosa intendeva?»
«Sono certa che avete saputo
dell’incendio al nostro campus», rispose
Thanatos.
«Sí, ci siamo occupati noi di Fox 23
della notizia. é successo qualcosa alle
scuderie?» la sollecitó
Adam.
«Proprio cosí, un incidente sfortunato,
anche se non del tutto sorprendente. La
luce a gas e
delle candele risulta piú delicata ai
nostri occhi rispetto alle lampadine
elettriche. Come ha giá
osservato, crea una splendida atmosfera,
ma si tratta di una fiamma viva e a volte
instabile.
Una lanterna accesa era stata lasciata
incustodita nel fienile e un colpo di
vento l’ha rovesciata
su una balla di fieno, incendiando le
scuderie.»
«Spero che non si sia fatto male
nessuno.» Mi sembró che Adam fosse
sinceramente
preoccupato.
«La nostra Signora dei Cavalli e una
novizia hanno avuto qualche piccolo
problema per avere
inalato fumo, e l’umano alle nostre
dipendenze come amministratore delle
scuderie ha
riportato delle ferite, soprattutto alle
mani. Ma si riprenderá perfettamente.
Per la cronaca,
devo anche aggiungere che il nostro
Travis Foster si é comportato in modo
eroico, accertandosi
che tutti i cavalli fossero in salvo.»
«Travis Foster é un umano?»
«Nel modo piú assoluto. Ed é anche uno
stimato collaboratore e amico.»
«Interessante», commentó Adam. Il suo
sguardo si spostó all’intorno e notó la
pira in
lontananza, che ardeva ancora. «Mi
corregga se sbaglio, ma non credo che
quella catasta laggiú
faccia parte delle scuderie. Nel corso
delle mie ricerche ho letto che i vampiri
bruciano i loro
morti sulle pire. Ho forse scelto un
brutto momento per questa intervista?»
Aveva posto la
domanda con tono premuroso, ma gli
brillavano gli occhi per la curiositá.
«Non si sbaglia. Quelli sono i resti di
una pira funebre.
Abbiamo avuto una grave perdita qui
alla Casa della Notte, che peró non ha
nulla a che fare
con l’incendio delle scuderie. Dragone
Lankford, il nostro Signore delle Spade,
ha perso la vita
in un tragico incidente presso un vivaio
di lavanda adiacente alla riserva
nazionale di Tall Grass
Prairie.»
Per un attimo, mi chiesi come cavolo
avrebbe fatto Thanatos a trasformare
l’assassinio di
Dragone in un «tragico incidente»
spiegabile a un pubblico umano.
«Un grande bisonte maschio ha superato
i confini della riserva. Alcuni di noi
stavano
completando un delizioso Rituale di
Purificazione nel campo di lavanda e
l’animale deve
essersi confuso vedendo il nostro
cerchio e il fumo di salvia bianca. Ci ha
aggredito. Il nostro
Signore delle Spade ha perso la vita per
difendere i nostri novizi.»
«Che cosa terribile! Mi dispiace
davvero.» Adam sembrava scosso. In
realtá, tutti sembravamo
scossi e questo nascose lo shock che
provavamo per l’enorme bugia di
Thanatos.
«Grazie, Adam. Anche se si é trattato di
un incidente orribile e di una tremenda
perdita per la
nostra Casa della Notte, il nostro
Signore delle Spade é morto cosí come
era vissuto, da
onorabile Guerriero che protegge i
nostri giovani. Grazie a lui, nessun altro
é stato ferito e il
rituale é stato addirittura completato.
Ricorderemo il coraggio di Dragone
Lankford per i secoli
a venire.»
Thanatos si tamponó gli occhi con un
fazzoletto di pizzo preso dalla manica.
Era un momento
davvero commovente.
Adam rimase fermo con aria partecipe,
mentre l’operatore spostava
l’inquadratura dalla pira di
Dragone a Thanatos, per cogliere il suo
dolore e il suo umanissimo sforzo di
riprendere il
controllo delle proprie emozioni.
Davvero ben orchestrato. Mi venne da
chiedermi quanti corsi di recitazione
avesse frequentato
da novizia la Somma Sacerdotessa della
Morte.
Thanatos finí di asciugarsi gli occhi e
prese un profondo respiro. «E, per
rispondere alla sua
domanda, no, questo non é un brutto
momento per un’intervista. Vi abbiamo
invitati noi,
ricorda? Siamo felici di darvi il
benvenuto alla Casa della Notte, anche
in un momento triste.
Perció cominciamo in modo piú
ufficiale. Lí vicino alla panchina di
pietra puó andare bene?»
Indicó uno dei lunghi sedili che
fiancheggiavano l’ingresso della scuola.
Nei giorni normali, ci sarebbero stati
molti gruppetti di ragazzi, intenti a fare i
compiti, a
flirtare e a spettegolare. Quella sera,
erano completamente vuoti.
«Perfetto», commentó Adam.
Mentre lui e il cameraman si
preparavano, Thanatos prese posto al
centro della panchina.
Sottovoce, disse:
«Zoey, Stark, accanto a me, qui». Indicó
la sua destra.
«Afrodite, Stevie Rae e Damien, alla
mia sinistra.» Quando Adam tornó e
iniziarono le riprese
ufficiali, fui presa da un po’ di
agitazione: l’avrebbero visto anche i
miei vecchi amici della
South Intermediate High School!
«Thanatos, mi chiedevo se potesse
darmi spiegazioni riguardo al commento
fatto su di lei ieri
sera da Neferet, la ex Somma
Sacerdotessa di questa Casa della Notte.
Ha sostenuto che adesso qui la nuova
Somma Sacerdotessa é la Morte.» Adam
sorrise. «A me
lei non sembra la Morte.»
«L’ha vista spesso, giovane Adam?»
replicó Thanatos in tono divertito.
«No, veramente no. Non sono mai
morto», scherzó a propria volta il
giornalista.
«Be’, il commento di Neferet puó essere
spiegato con estrema facilitá.Io non sono
la Morte.
Semplicemente ho avuto in dono la
capacitá di aiutare i morti a passare da
questo regno al
successivo. Non sono la Morte piú di
quanto lei, Adam, non sia
l’Umanitá.Entrambi siamo Solo
una rappresentazione delle due. Se puó
aiutare a capire meglio, mi puó
considerare una sorta
di medium.»
«Neferet ha menzionato anche un nuovo
tipo di vampiro, sottintendendo che
potrebbe essere
pericoloso.» Osservai la telecamera
spostarsi da Stark a Stevie Rae.
«Potrebbe chiarirci anche questa
notizia?»
«Certamente, ma prima sento di dover
precisare un punto: Neferet non é piú
una
collaboratrice della Casa della Notte di
Tulsa. Secondo le regole della nostra
societá, quando
una Somma Sacerdotessa perde il
proprio ruolo, é per la vita. Non opererá
piú come Somma
Sacerdotessa per nessun’altra Casa
della Notte. Come puó bene immaginare,
puó essere un
cambiamento difficile e spesso
imbarazzante sia per il dipendente
licenziato sia per il datore di
lavoro. I vampiri non hanno leggi sulla
diffamazione. Noi usiamo un sistema
fondato sul
giuramento e sull’onore. é evidente che
in questa occasione il nostro sistema non
ha
funzionato.»
«Dunque mi starebbe dicendo che
Neferet é..» Adam non finí la frase e
annuí, incoraggiando
Thanatos a continuare per lui.
«Sí, é un fatto triste ma vero: Neferet é
una ex dipendente scontenta che non ha
segreti da
rivelare», disse pacata Thanatos.
Adam guardó Stark, in piedi accanto a
me. «Questa ex dipendente ha fatto
inquietanti
insinuazioni riguardo a un membro della
Casa della Notte in particolare: James
Stark.»
«Sono io», ammise subito Stark. Sapevo
che lui era a disagio, ma credo che
nessuno, incluso il
pubblico televisivo, avrebbe visto altro
che un gran bel ragazzo con un tatuaggio
rosso sul viso
che sembrava rappresentare delle frecce
puntate in direzioni diverse.
«Allora, Jim... Ti sta bene se ti chiamo
cosí?» domandó Adam.
«Sí, ma preferirei che mi chiamassi
Stark, come fanno tutti.»
«Okay, Stark, Neferet ha detto che hai
ucciso il tuo mentore della Casa della
Notte di Chicago
e ha sottinteso che tu sia un pericolo per
la comunitá.Potresti replicare alle sue
affermazioni?»
«Una montagna di cavolate, ecco cosa
sono!» udii dire la mia bocca.
Stark fece quel suo sorrisetto sbruffone e
mi prese la mano, intrecciando le dita
con le mie a
favore di telecamera perché tutti in TV
potessero vedere. «Zy, non dire
quasiparolacce mentre
ci riprendono. Tua nonna potrebbe
sentire e non sarebbe carino.»
«Mi dispiace», borbottai. «Che ne dici
se lascio parlare te?»
Il sorriso di Stark diventó ancora piú
grande. «Be’, sarebbe la prima volta.»
Fu un po’ scocciante sentir ridere tutti i
miei amici. Feci il broncio e Stark
continuó a parlare, e
io presi in considerazione la possibilitá
di soffocarlo con un cuscino non appena
si fosse messo a
dormire.
All’inizio la sua voce sembrava un po’
esitante, ma divenne a mano a mano piú
sicura. «Il mio
mentore, William Chidsey, era
grandioso. Era gentile. E intelligente.
Intelligente sul serio. E
pieno di talento. Mi ha aiutato. In realtá,
per me é stato piú un padre che un
mentore.» Si
passó la mano sul viso. Quando riprese
a parlare, fu come se lí ci fossero solo
lui e il reporter,
da soli, quasi si fosse dimenticato della
telecamera. «Adam, io ho scoperto
molto presto che mi
era stato fatto questo... dono.» Aveva
pronunciato la parola «dono» non in
modo sarcastico,
ma come se non fosse una cosa
meravigliosa.
La sua voce diceva che il suo dono era
una responsabilitá, e per niente leggera.
«Non posso
mancare il bersaglio.
Sono un arciere», spiegó, vedendo
l’espressione interrogativa di Adam.
«Sai, arco e frecce. Be’,
a qualunque cosa io miri... faccio centro.
Purtroppo la cosa non é da intendersi in
senso
letterale. Prova a pensarci: ci sono un
sacco di sfumature tra quello che stai
guardando, quello
cui stai realmente pensando e quello cui
stai mirando. Faccio un semplice
esempio: immagina
di prendere arco e frecce e di mirare a
un segnale di stop. Quindi tendi l’arco,
punti la freccia e
osservi il centro di un grosso segnale
rosso. Ma che succede se nella testa stai
pensando: ’Okay,
voglio colpire quel coso che ferma le
auto’? Basta un attimo e la freccia si é
conficcata nel
radiatore della prima macchina che
passa.»
«Be’, sí, capisco che questo possa
causare dei grossi problemi», commentó
Adam.
«Giá,di proporzioni epiche. Mi ci é
voluto un po’ per capire come
funzionava la cosa e tenere
tutto sotto controllo. E, prima di
riuscirci appieno, ho fatto un errore
davvero terribile.» Stark
s’interruppe di nuovo e io gli strinsi la
mano, cercando di telegrafargli il mio
sostegno.
«Per questo il mio mentore é morto. Non
permetteró che accada di nuovo. Ho
fatto un
giuramento solenne in proposito.»
«Ed é per questo che James Stark é alla
Casa della Notte di Tulsa.» Thanatos
riprese in mano le
redini della conversazione e la
telecamera la seguí. «Noi qui crediamo
nelle seconde possibilitá.»
Il suo sguardo si portó su Afrodite.
Dovetti sforzarmi di non restare a bocca
aperta come
un’idiota quando continuó,tutta zucchero
e miele:
«Non diresti anche tu che questo é un
ottimo luogo per sfruttare una seconda
occasione,
Afrodite LaFont?»
Non mi sarei dovuta preoccupare. Con
la telecamera accesa, Afrodite era nel
suo elemento.
Fece un passo avanti (verso l’obiettivo,
é ovvio), poi si sedette accanto a
Thanatos. «Somma
Sacerdotessa, non potrei essere piú
d’accordo con lei. Sono stata una
novizia per quasi quattro
anni, ma Nyx, la nostra generosa Dea, ha
voluto togliermi il Marchio per darmi al
suo posto il
dono della profezia. I miei genitori
concordano con la mia decisione di
rimanere alla Casa della
Notte, anzi abbiamo discusso
dell’eventualitá di continuare gli studi a
Venezia, presso il
Consiglio Supremo, una volta preso il
diploma qui. Mia madre e mio padre mi
appoggiano
molto.» Sorrise a favore di camera. «Ne
é una prova l’estratto conto della nostra
carta di
credito. Wow! Ho dei genitori
fantastici!»
Okay, non avevo parole. Era un tale
ammasso di cavolate schifose e
puzzolenti che nemmeno
mi riusciva di aprire bocca. Per fortuna,
Stevie Rae non era altrettanto muta. «A
proposito di
genitori meravigliosi, mia mamma,
Ginny Johnson, preparerá i migliori
biscotti al cioccolato di
tutto l’universo conosciuto e li porterá
all’open night con vendita di dolci che
terremo qui
molto presto. Vero, Thanatos?»
Thanatos non perse l’attacco per la sua
battuta. «Hai assolutamente ragione,
Stevie Rae. Il
prossimo weekend, ammesso che il
tempestoso tempo dell’Oklahoma ce lo
consenta,
vorremmo aprire le porte del nostro
campus alla comunitá.Ci auguriamo che
Street Cats sará
qui coi suoi gatti da adottare. E
approfitto dell’occasione per annunciare
che tutti i ricavi
ottenuti dalla vendita di dolciumi
saranno devoluti proprio a Street Cats.
Inoltre, la nonna di
Zoey Redbird, la nostra Somma
Sacerdotessa novizia, porterá qui da
vendere i prodotti del
suo vivaio di lavanda.»
«Non dimenticare lo sportello lavoro.»
Tutti, incluso il cameraman, si voltarono
udendo la voce della nostra Signora dei
Cavalli, in
piedi con accanto Mujaji, la sua
bellissima giumenta nera che sembrava
un vero sogno.
«Professoressa Lenobia, sei molto
gentile a unirti a noi per la conferenza
stampa», esordí
Thanatos.
«Wow! Che splendido cavallo!»
esclamó Adam, entusiasta, mentre
l’operatore zoomava su
Mujaji.
Damien sfioró il braccio di Adam e
sorrise: «Tesoro, quella é una lei, non un
lui».
«Oh, chiedo scusa.» Adam approfittó
della situazione e sorrise a Damien, con
un fighissimo
rossore sulle guance.
«Per me la questione maschiofemmina
non ha mai fatto molta differenza.»
«Perché siamo tutti uguali.» Udii le
parole uscirmi di bocca e ringraziai
silenziosamente Nyx.
«Ragazzi, ragazze, umani, vampiri... che
differenza fa? Condividiamo Tulsa, e
l’amiamo. Quindi
vediamo solo di andare d’accordo!»
Thanatos rise, e quel suono fu come
musica. «Oh, Zoey, non avrei saputo
trovare parole
migliori. E, Lenobia, hai fatto bene a
ricordarmelo. Adam, stasera vorrei
annunciare che,
durante l’open night e la raccolta fondi
per Street Cats, la Casa della Notte di
Tulsa, per la
prima volta nella nostra storia di cui ci
siano testimonianze scritte, accetterá
domande di
assunzione da parte di professori umani.
Faremo colloqui sia per la cattedra di
recitazione sia
per quella di letteratura.» Thanatos si
alzó e aprí le braccia con aria benevola
e saggia. «La Casa
della Notte dá il benvenuto a Tulsa. E,
fino a sabato, auguriamo a tutti voi ben
trovati, ben
lasciati e ben trovati ancora.»
14
NEFERET
Neferet non avrebbe visto la conferenza
stampa se non avesse chiamato il
servizio in camera
nel suo appartamento. Il servile
biondino era quasi abbastanza giovane
da interessarle. L’ultimo
cameriere che aveva avuto la fortuna di
rispondere alla sua chiamata si sarebbe
dato malato
per parecchi giorni. Debole e pieno di
lividi, non avrebbe ricordato nulla,
tranne una grande
attrazione per la bellezza di Neferet e
una serie di oscuri sogni erotici. Deliri
febbrili, li avrebbe
senza dubbio definiti il suo medico. Gli
umani erano creature cosí fragili.
Peccato che lei dovesse continuamente
cercarsi un nuovo giocattolo.
Neferet studió il cameriere. Era alto e
sembrava molto nervoso. Aveva una
brutta pelle.
Praticamente stillava verginitá da
ciascuno dei suoi pori iperdilatati.
Pensando che quel sangue
di vergine sarebbe stato a meraviglia
con la bottiglia di champagne che lui le
stava portando, la
Tsi Sgili gli indicó il salotto.
«Per favore, porta la bottiglia nella mia
suite», chiese Neferet, provocante.
Il sangue di vergine era cosí dolce che
una brutta carnagione e delle mani
sudaticce potevano
decisamente passare in secondo piano.
Dopotutto lei non aveva intenzione di
toccarlo. Non
troppo, almeno...
«Signora, va bene qui?» Gli occhi del
ragazzo continuavano a passare dai suoi
seni alla sua
bocca, per poi tornare alla bottiglia che
stava aprendo, emanando allo stesso
tempo desiderio
sessuale, paura e fascinazione.
«Lí é perfetto.» Neferet fece scorrere
una lunga unghia appuntita sul corpetto
del vestito di seta.
«Wow.» Il ragazzo levó la stagnola
dorata dalla capsula dello champagne
con mani inesperte e
tremanti.
«Scusi se glielo dico, ma lei é molto piú
bella delle altre vampire al TG.»
«Quali altre vampire al TG?»
«Quelle che sono al notiziario di Fox 23
proprio Adesso.»
«Accendi il televisore!» gli ordinó.
«Ma lo champagne non...»
«Lascia perdere! Sono piú che capace di
aprirmelo da sola. Metti sul notiziario e
vattene.»
Il ragazzo fece come ordinato e se ne
andó alla chetichella, continuando a
lanciarle occhiate
vogliose. Neferet non gli badó affatto,
immersa com’era nella scena che si
svolgeva sul grande
schermo piatto del televisore. C’erano
Thanatos, Zoey e parecchi del suo
gruppo. Erano nel
parco della Casa della Notte e tutti
insieme parlavano al giornalista con
grande serenitá.
Neferet si rabbuió. sembravano cosí
normali.
Le sue labbra s’incurvarono udendo
Thanatos liquidare la morte di Dragone
Lankford come un
tragico incidente con un bisonte. «Quel
maledetto Aurox. Strumento imperfetto e
inutile! é
tutta colpa sua», mormoró.
Continuó a guardare l’intervista,
sogghignando verso Stark e Zoey e
concentrandosi solo
quando sentí fare il proprio nome.
Neferet alzó il volume e la voce di
Thanatos strombazzó:
«... Neferet é una ex dipendente
scontenta che non ha segreti da
rivelare...»
Neferet si sentí gelare. «Osa definirmi
una dipendente!»
Continuó a guardare e la sua rabbia
crebbe al punto che la portafinestra del
balcone si ruppe di
colpo, mandando schegge di cristallo sul
pavimento di marmo.
«Condividiamo Tulsa, e l’amiamo.
Quindi, vediamo solo di andare
d’accordo!»
La voce ridicolmente allegra di Zoey
fece a Neferet l’effetto di un’unghiata
sulla schiena. «Tu,
detestabile marmocchia! Non ti
consentiró di disfare ció che ho
cominciato!» sbottó.
Quando Thanatos annunció che la Casa
della Notte di Tulsa avrebbe assunto
degli insegnanti
umani, rimase a bocca aperta come il
giovane reporter. Dopo il benevolo «ben
trovati, ben
lasciati e ben trovati ancora» della
nuova Somma Sacerdotessa, Neferet
osservó incredula i
giornalisti in studio conversare da
scriteriati su quanto fosse interessante
l’interazione coi
vampiri e di come fosse notevole per la
cittá l’idea di una open night e di uno
sportello
lavoro, mentre un fermo immagine con la
faccia sorridente di Zoey riempiva lo
schermo.
Neferet picchió sul telecomando il tasto
OFF, incapace di sopportare un altro
secondo di Zoey
Redbird.
Dall’ingegnosa piccola nicchia posta tra
soggiorno e sala da pranzo, il computer
di Neferet
inizió a suonare.
Sullo schermo lampeggió l’immagine di
Nyx con le braccia rivolte al cielo e
accanto all’icona si
leggevano le parole: CONSIGLIO
SUPREMO DEI VAMPIRI.
Neferet raggiunse lentamente il computer
e cliccó sul mouse per rispondere,
attivando la
videocamera. Rivolse un sorriso gelido
alle sei severe Somme Sacerdotesse
sedute sui loro troni
di marmo. «Mi aspettavo la vostra
chiamata.»
Duantia, membro anziano del Consiglio,
parló per prima. Neferet pensó che
sembrava molto,
molto vecchia. Di certo i lunghi e folti
capelli erano piú argento che castani e
quelle sotto i suoi
occhi erano senza dubbio delle borse.
«Sei stata convocata per comparire
dinanzi a noi, e tuttavia ti trovi a Tulsa
mentre noi siamo a
Venezia. Cosa ti ha trattenuto?»
«Sono impegnata.» Neferet intonó la
voce in modo che apparisse piú divertita
che seccata. O
impaurita.
Non doveva mai lasciar credere che le
temesse, né loro né nessun altro. «In
questo momento
non posso proprio fare un viaggio in
Italia.»
«Allora ci costringi a pronunciare un
giudizio su di te absente reo.»
«Risparmiatevi il latino per vampiri
troppo vecchi per vivere nel presente»,
la sbeffeggió
Neferet.
Duantia continuó come se non avesse
parlato: «Thanatos, la nostra sorella
Somma Sacerdotessa
e settimo esponente di questo Consiglio,
ha fornito prove incontestabili attraverso
un Rituale
di Svelamento cui hanno assistito la
Somma Sacerdotessa Zoey Redbird, il
suo...»
«Quella ragazzina insolente non é una
Somma Sacerdotessa!»
«Non m’interrompere!» Anche
attraverso Internet, anche a migliaia di
chilometri di distanza, il
potere di Duantia risultava palpabile.
Fu solo con un grande sforzo che Neferet
non si fece piccola per la paura davanti
allo schermo.
«Di’ quello che devi dire. Non
t’interromperó piú», replicó,gelida.
«Al Rituale di Svelamento presieduto da
Thanatos erano presenti la giovane
Somma
Sacerdotessa, Zoey Redbird; il suo
cerchio, di cui ciascun esponente ha
avuto in dono da Nyx
un’affinitá con un elemento; oltre a
numerosi Guerrieri Figli di Erebo.
Durante il rituale, la terra
ha testimoniato che tu hai ucciso
un’umana per sacrificarla al toro bianco
della Tenebra, che
pare essere tuo Consorte.»
Neferet osservó i membri del Consiglio
Supremo muoversi a disagio, come se
per loro fosse
difficile sopportare il termine
«Consorte» associato al toro bianco. La
cosa le fece piacere. Ben
presto il Consiglio Supremo avrebbe
dovuto sopportare molto piú che
semplici parole.
«Neferet, cosa dici in tua difesa?»
concluse Duantia. Lei raddrizzó la
schiena, alzandosi.
Percepiva i tentacoli di Tenebra che le
frusciavano intorno, sfiorandole le
caviglie e scivolando
sui polpacci. «Non ho bisogno di
difendermi. L’uccisione dell’umana non
é stata un assassinio. é
stata un sacrificio sacro.»
«Osi definire ’sacra’ la Tenebra?» gridó
l’esponente del Consiglio che si
chiamava Alitheia.
«Alitheia, o Veritá,come diremmo in una
lingua viva, t’impartiró una lezione che
attiene al tuo
nome. La veritá é che io sono immortale.
In poco piú di cent’anni ho ottenuto piú
potere di
quanto non siate riuscite a conquistare
tutte voi messe insieme. La veritá éche
tra altri cento
anni la maggior parte di voi sará
polvere, mentre io saró ancora giovane,
potente e bella. E
una dea. Se decido di sacrificare un
umano, per qualunque motivo, é un gesto
sacro e non un
peccato!»
«Neferet, la Tenebra é tuo Consorte?»
La domanda di Duantia spezzó il
silenzio sceso dopo la
sparata di Neferet.
«Evocate il toro bianco e chiedetelo voi
stesse alla Tenebra. Ma forse non
osate...» ringhió
Neferet.
«Consiglio Supremo, qual é il vostro
giudizio?» chiese Duantia.
Ciascuna delle esponenti del Consiglio
si alzó e, una alla volta, pronunció la
medesima parola:
«Espulsa!»
Duantia si alzó per ultima. «Espulsa!»
sentenzió decisa.
«Da oggi in avanti non sei piú una
Somma Sacerdotessa di Nyx. Non sei
piú nemmeno una
vampira. Da questo momento, tu per noi
sei morta.» All’unisono, le esponenti del
Consiglio
Supremo voltarono le spalle a Neferet,
poi si udí il breve suono che indicava il
fine chiamata e
lo schermo divenne nero.
Neferet fissó il computer. Aveva il
respiro affannoso nel tentativo di
controllare il tumulto
interiore. Il Consiglio Supremo l’aveva
espulsa! «Orride vecchie streghe!»
sbraitó. Era troppo
presto! Ovviamente aveva intenzione di
rompere col Consiglio Supremo, ma non
prima di
aver diviso le esponenti mettendole
l’una contro l’altra, in modo che fossero
troppo
impegnate con la distruzione che
avveniva all’interno per immischiarsi
del mondo che lei stava
creando al di fuori della loro bella
isoletta. «C’ero quasi riuscita, quando
Kalona si fingeva
Erebo al mio fianco. Ma Zoey ha
rovinato tutto, costringendomi a rivelare
che non era vero.»
Incapace di soffocare la frustrazione,
Neferet uscí a grandi passi dalla stanza,
i tacchi a spillo che
facevano scricchiolare il vetro rotto.
Andó sul terrazzo e appoggió le mani
sulla fredda
balaustra di pietra. «Zoey ha fatto sí che
Thanatos venisse mandata a Tulsa per
spiarmi. Ed é
stata la madre di Zoey a rivelarsi un
sacrificio troppo debole e imperfetto.
Se Aurox non fosse stato uno Strumento
scadente, il Rituale di Svelamento
sarebbe stato
interrotto dalla morte di Rephaim. E
adesso il Consiglio Supremo mi ha
espulsa e gli umani di
Tulsa mi vedono come una mansueta
alleata.» Neferet sollevó le braccia al
cielo.
«Zoey Redbird pagherá per quello che
ha fatto!»
Si chinó e si strappó il vestito,
denudandosi davanti alla notte. Quindi
allargó le braccia e piegó
la testa all’indietro, cosicché i lunghi
capelli le coprirono la schiena come un
velo scuro.
«Tenebra, vieni a me!» Si preparó al
doloroso piacere del tocco gelido del
suo toro bianco.
Niente.
L’unico movimento nella notte erano gli
irrequieti tentacoli scuri che erano
diventati suoi
inseparabili compagni.
«Mio signore! Vieni! Ho bisogno di te!»
gridó Neferet.
«La tua chiamata non é una sorpresa,
mia spietata.»
Neferet udí la voce nella testa, come
sempre, ma non percepí la maestosa
presenza. Abbassó le
braccia, voltandosi, in cerca di lui.
«Mio signore, non ti vedo.»
«Hai bisogno di qualcosa.»
Benché non capisse come mai non le
fosse apparso, Neferet nascose la
propria confusione e
replicó, in tono seducente: «É di te che
ho bisogno, mio signore».
Subito, il piú grosso dei servi simili a
serpenti della Tenebra si staccó dagli
altri che le cingevano
le caviglie e le si avvolse intorno alla
vita, incidendo la pelle liscia e
disegnando un perfetto
cerchio scarlatto. Gli altri tentacoli le
risalirono le gambe, spostandosi per
nutrirsi del suo
sangue caldo.
Neferet stette bene attenta a non urlare.
«Non é saggio mentirmi, mia senza
cuore.»
«Ho bisogno di maggior potere»,
ammise Neferet.
«Voglio uccidere Zoey Redbird, e lei é
ben protetta.»
«Ben protetta e amata da una dea.
Persino tu non sei pronta a distruggere
apertamente una
come lei.»
«Allora aiutami. Te ne prego, mio
signore», tentó di lusingarlo Neferet,
ignorando il filo
tagliente come un rasoio che le incideva
la pelle e gli altri tentacoli che
bevevano il suo sangue.
«Tu mi deludi. Mi aspettavo che mi
chiamassi e implorassi il mio aiuto.
Vedi, mia spietata, non
dovrei prevedere cosí bene le tue azioni.
Questo mi annoia, e non desidero
sprecare i miei
poteri con prevedibilitá e tedio.» La
voce le picchiava inesorabile nella
testa.
Neferet non si tiró indietro. «Non ti
chiederó di perdonarmi», replicó,
gelida. «Sapevi cos’ero
dalla prima volta in cui siamo stati
insieme. Non sono cambiata. Non
cambieró.»
«Vero, ed é per questo che ti ho sempre
chiamato spietata e senza cuore.» La
voce era meno
invasiva. Ora era velata di divertimento.
«Mi hai ricordato come abbiamo
iniziato bene.
Eri una sorpresa cosí io deliziosa!
Sorprendimi di nuovo, e prenderó in
considerazione l’idea di
venirti in aiuto. Fino ad allora, ti
accordo il controllo sui tentacoli di
Tenebra che decideranno
di rimanere con te. Non disperare. Molti
sceglieranno te. Li nutri cosí bene! Ci
rivedremo, mia
spietata, quando... se... stimolerai il mio
interesse abbastanza da farmi tornare...»
La sua voce si
affievolí mentre il tentacolo piú grosso
che le circondava i fianchi si staccava e
spariva nella
notte.
Neferet crolló.Si distese sulla fredda
balaustra di pietra, osservando i
tentacoli di Tenebra che le
leccavano il sangue. Non li fermó.
Lasció che bevessero, anzi li accarezzó,
li
incoraggió,contando quanti le
rimanevano fedeli.
Se il toro non l’aiutava, si sarebbe
aiutata da sola. Zoey Redbird
rappresentava un problema
ormai da troppo tempo. Da troppo tempo
aveva consentito a quella ragazzina
d’interferire coi
suoi piani. Peró non l’avrebbe uccisa.
Questo avrebbe scatenato l’ira di Nyx
troppo presto. A
differenza del Consiglio Supremo dei
Vampiri, una dea non poteva essere
ignorata. No, pensó
Neferet, non ho bisogno di uccidere
Zoey. Tutto quello che devo fare é
creare un essere che
faccia il lavoro per me. Lo Strumento ha
fallito una volta a causa di un sacrificio
imperfetto. Il
sacrificio perfetto non fallirá.
«Io sono immortale. Io non ho bisogno
del toro per creare. Mi serve solo un
sacrificio sacro e il
potere. Ho imparato l’incantesimo.
Aurox era solo l’inizio...»
Neferet accarezzó i tentacoli di Tenebra.
Abbastanza... ne sono rimasti
abbastanza.
ZOEY
«La Dea sa quanto mi scoccia dirlo, ma
mi sbagliavo: é proprio come guardare
quella stupidata
di Bachelorette.»
Afrodite scosse la testa e alzó gli occhi
al cielo. Lei, Stevie Rae e io ci
dirigevamo lentamente al
parcheggio e al minibus pieno di ragazzi
che ci aspettava. Andavamo piano
perché eravamo
superimpegnate a fissare come delle
tonte Damien e Adam, il reporter, che se
ne stavano a
chiacchierare tutti sorridenti vicino al
furgone di Fox 23.
«Sstt!» bisbigliai ad Afrodite. «Ti
sentiranno e metterai in imbarazzo
Damien.»
«Ma per favore!» sbuffó Afrodite. «Il
ragazzino gay é tutto un ooohh–riditu–
cherido–anch’io.
Figurati se si accorge di noi.»
«Sono solo contenta che stia flirtando»,
replicai.
«Guardate! Stanno prendendo il
cellulare!» saltó su Stevie Rae con un
sussurro troppo pieno di
punti esclamativi per essere davvero
sussurrato.
«Mi sbagliavo ancora», commentó
Afrodite. «Non é come guardare
Bachelorette. Qui siamo sul
National Geographic Channel.»
«Io trovo che sia proprio un figo»,
aggiunse Stevie Rae.
«Il tipo che parla con Damien?» chiese
Shaylin raggiungendoci.
«Giá. Pensiamo che si stiano dando
appuntamento», spiegó Stevie Rae,
continuando a fissarli.
«Ha dei bei colori delicati. Anzi a dire
il vero si accordano molto con quelli di
Damien», disse
Shaylin.
«Cos’é,i loro arcobaleni si uniscono?»
sbuffó sarcastica Afrodite.
Shaylin la guardó male. «Non hanno i
colori dell’arcobaleno. Che stereotipo
orribile. Loro
hanno i colori del cielo d’estate, azzurri
e gialli. Damien ha anche degli sbuffi
bianchi che
somigliano tanto a delle nuvole.»
«Oh, che cazzo, quella non ha il minimo
senso dell’umorismo», saltó su Afrodite.
«Afrodite, devi piantarla di chiamare
Shaylin quella.
Non é carino», la sgridó Stevie Rae.
«Allora, per uso futuro, quanto non é
carino sulla scala del non–sidice–
ritardato?» Inarcó un
sopracciglio interrogativo rivolta a
Stevie Rae. «Ed é piú o meno carino di
idiotaritardato–
zuccadura?»
«La Somma Sacerdotessa sei tu, ma
secondo me risponderle serve solo a
incoraggiarla. Sai,
come quando prendi in braccio un
bambino piccolo che strilla: continua a
strillare», intervenne
Shaylin molto pratica.
Riuscii a pensare soltanto: Cazzarola,
adesso Afrodite le strappa via tutti i
capelli a ciocche.
Invece, scoppió a ridere.
«Ehi, quella ha fatto una battuta! Chissá
che non abbia davvero una personalitá.»
«Afrodite, penso seriamente che tu
possa avere il cervello in acqua»,
commentó Stevie Rae.
«Grazie», replicó Afrodite. «Io vado sul
bus. E cronometro Gay Boy: se flirta per
piú di cinque
minuti vedró di...» La frase s’interruppe
non appena lei si voltó verso lo
scuolabus.
Il mio sguardo seguí la direzione del
suo. Shaunee ed Erin erano davanti alla
portiera aperta.
Shaunee sembrava turbata, mentre il
volto di Erin non aveva la minima
espressione. Stavano
parlando, ma erano troppo lontane per
sentire cosa stessero dicendo.
«C’é qualcosa che non va in lei», disse
Shaylin.
«Lei chi?» chiese Stevie Rae.
«Erin.»
«Shaylin ha ragione. In Erin c’é
qualcosa che non va», convenne
Afrodite.
Non avrei saputo dire cosa mi lasciasse
piú sconcertata, se quanto stavano
dicendo su Erin o il
fatto che quelle due fossero d’accordo.
«Dimmi cosa vedi», chiese sottovoce
Stevie Rae a Shaylin.
«Il modo in cui posso descriverlo
meglio é cosí: dietro la casa in cui
vivevo da piccola, prima di
diventare cieca, scorreva un canalone.
Io giocavo lí vicino, fingendo che fosse
un bel ruscello
gorgogliante di montagna e che fossimo
nelle Colorado Rockies, perché il
ruscello era limpido e
persino quasi bello da vedere. Ma, non
appena mi ci avvicinavo troppo, ne
sentivo l’odore.
Puzzava tipo roba chimica e anche
qualcos’altro, qualcosa di marcio.
L’acqua sembrava bella,
ma sotto la superficie era sporca,
inquinata.»
La mia pazienza era davvero al limite.
Mi sembrava di ascoltare una delle
poesie di Kramisha, e
non era necessariamente una buona cosa.
«Shaylin, cosa diavolo stai dicendo?
Erin ha il colore
dell’acqua inquinata? E, se é cosí,
perché non ce l’hai detto prima?»
«Sta cambiando!» strilló Shaylin.
Quando le facce sul minibus, oltre a
Shaunee ed Erin, si
voltarono verso di noi, aggiunse:
«L’inverno sembra stare cambiando per
diventare primavera!
Non é una sera bellissima?»
I ragazzi scossero la testa e la
guardarono aggrottando la fronte, ma
perlomeno dopo un
attimo smisero di ascoltare.
«Oh, cazzo. Ma sei un disastro come
spia!» Afrodite abbassó la voce e ci
radunó vicine. «Zy,
datti una svegliata. é semplice. Shaylin
sta dicendo che Erin sembra quella di
sempre: bella,
bionda, popolare, perfetta. Ma la veritá
é che sotto la superficie c’é qualcosa di
marcio. Tu non
lo puoi vedere. Io non lo posso vedere.
Peró Shaylin sí.» Afrodite lanció
un’occhiata verso
l’autobus.
Guardammo tutte con lei in tempo per
osservare Shaunee che scuoteva la testa
e spariva
salendo in fretta i gradini coperti di
gomma nera mentre Erin restava giú,
bella ma molto,
molto fredda. «Si direbbe che riesca a
vederlo anche Shaunee. Non che le
avremmo creduto.
Avremmo pensato che fosse incavolata
con Erin perché le gemelle di sfiga sono
state separate.»
«Mi pare un po’ impietoso», commentai.
«Anche a me. Ma l’istinto mi dice che é
la veritá», sentenzió Stevie Rae.
«Pure il mio», intervenne Damien
raggiungendoci.
Aveva ancora le guance arrossate e
salutó allegramente il furgoncino di Fox
23 che si
allontanava, ma la sua attenzione era
concentrata su Erin. «E il mio istinto
dice anche
qualcos’altro.»
«Che tu e Mister TG state per diventare
come culo e camicia?» La voce di
Afrodite era vivace e
educata, per niente in linea con quello
che aveva appena detto.
«Questi non sono affari tuoi», replicó
Damien, poi passó a un piú dolce: «E,
Afrodite, credo
dovresti prestare attenzione, perché
quello che sto per dire sconvolgerá il
tuo mondo».
«Che espressione antiquata», ribatté
Afrodite.
Damien non fece una piega. «Antiquata
non significa poco accurata. Hai tradotto
ció che ha
visto Shaylin. Ció significa agire come
un oracolo.»
«Io non sono uno stupido oracolo. Io
sono una Profetessa.» Afrodite
sembrava arrabbiata sul
serio.
«Profetessa, oracolo...» Damien sollevó
prima una mano e poi l’altra, come se
stesse
soppesando qualcosa in ciascun palmo e
trovando le due parti equivalenti.
«A me pare la stessa cosa. Pensa alla
storia, Profetessa. Sibilla, Delfi,
Cassandra! Questi nomi
non ti fanno venire in mente niente?»
«No. E dico sul serio. Cerco di non
leggere troppo.»
«Be’, se fossi in te comincerei. Sono
solo i primi tre nomi comparsi nella mia
mente bene
istruita. C’é chi li definisce oracoli, chi
Profetesse. Stessa cosa.»
«In Internet trovo un riassunto?»
Afrodite cercava di sembrare spavalda,
ma il suo viso aveva
perso colore e i suoi occhi erano piú
grandi e di un azzurro piú intenso del
solito. Era
spaventata. E molto.
«Okay, bene, lezione imparata. Siamo
stati bravi!» sbottai, tutta pimpante. Gli
altri mi fissarono
senza commentare e tentai di spiegare:
«Thanatos ha detto che dobbiamo
allenarci a usare i
nostri doni. Penso che quello che é
appena successo sia tipo un credito in
piú per noi. Che ne
direste di salire su quell’autobus e
tornare ai tunnel e guardare qualche
replica di Fringe?»
«Fringe? Ci sto», disse subito Shaylin.
«Mi piace Walter», intervenne Afrodite.
«Mi ricorda mio nonno. Sí, a parte il
fatto che Walter é
piú intelligente ed é fatto e pazzo invece
che ubriaco e sociopatico. Eppure
stranamente sono
tutti e due simpatici.»
«Tu hai un nonno? E ti piace?» Stevie
Rae fu piú veloce di me a fare la
domanda.
«Certo che ho un nonno. Cos’é,a
biologia dormivi?» Poi Afrodite si
strinse nelle spalle. «Vabbe’,
quello che é.La mia famiglia é un po’
difficile da spiegare. Seguiró quella sul
bus.»
E lo fece. Seguí Shaylin.
Stevie Rae, Damien e io restammo soli.
«Crazy Town», fu tutto quello che riuscii
a dire.
«Proprio», annuí Damien.
«Okay, forza. Pensate che gli altri siano
tutti a bordo?» chiesi.
«Spero di sí. Rephaim c’é di sicuro, e
abbiamo solo un paio d’ore prima
dell’alba. Sono piú che
certa che non abbia mai visto Fringe e
penso che gli piacerá. In questo
momento l’idea di
guardare un DVD arrotolata contro di lui
mi sembra una cosa meravigliosa, anche
se ci sará
pure Crazy Town Afrodite.» Mi sorrise.
«Possiamo ordinare la pizza da
Andolini?»
«Sicuro», risposi.
«Ehm–ehm...» Damien si schiarí la voce
con precisione da grande attore.
«Sí?» domandai.
«Pensate che... cioé,sarebbe orribile se
io, magari, vedessi qualcuno per un
caffé?Piú tardi. Al
Coffee House di Cherry Street?»
«é ancora aperto?» m’informai,
guardando il telefonino. Cavolo, erano
quasi le quattro del
mattino.
«Hanno cominciato a stare aperti
ventiquattro ore su ventiquattro, sette
giorni su sette. La
tempesta di ghiaccio ha bloccato il
lavoro per settimane e stanno cercando
di recuperare
provvedendo al, be’, popolo della
notte», spiegó Damien.
«Davvero? Stanno aperti per noi?» Me
li ricordavo bene, i loro deliziosi
sandwich e le mostre
d’arte che tenevano.
«Una volta chiudevano alle undici!»
«Non piú», replicó lui tutto allegro.
«Wow, super. Voglio dire, io non ci sono
mai stata, ma é una meraviglia che un
caffé in centro
stia aperto tutta la notte! Cosí ci
possiamo fare un giro», saltó su Stevie
Rae.
«Che ne dite se domani facciamo fare a
Dario una deviazione fin lí prima di
tornare ai tunnel?»
Avevo seguito l’istinto. É normale per
un gruppo di ragazzi delle superiori
volersi fermare al
bar dopo la scuola. «Damien, se ci vai
stasera, potresti chiedere se é okay che
domani ci
andiamo tutti?»
«Andró in avanscoperta per te!» Poi
l’espressione di Damien s’intristí.
«Allora, cosa ne pensate?
Jack mi odierebbe?»
«Ma no, tesoro! Certo che no», mi
affrettai a rispondere.
«Jack capirebbe», aggiunse Stevie Rae.
«Non vorrebbe saperti solo e triste
mentre aspetti che lui
ritorni.»
«Perché lo fará,giusto?» Damien mi
fissó negli occhi.
«Jack tornerá,vero?»
Le loro anime sono destinate a
rincontrarsi...
Le parole mi passarono nella mente in
un sussurro.
Riconoscendo la voce saggia e familiare
di Nyx sorrisi, prendendo Damien
sottobraccio. «Sí, te
l’assicuro. E te l’assicura anche la
Dea.»
Damien ricacció indietro le lacrime.
«Ho un appuntamento! E so che andrá
benissimo.»
«Giá», convenni.
«Sono cosí contenta che potrei sputare.
Anche se in effetti é una cosa che fa
schifo», disse Stevie
Rae prendendo sottobraccio Damien
dall’altro lato.
«Che strano modo di dire», osservó
Damien.
«Condivido. Anche nel film Titanic tutta
quella scena di sputacchiamenti da parte
di Leonardo
mentre stava con Kate era proprio
disgustosa», sentenziai.
«Verissimo», convenne Damien.
«Avrebbero dovuto tagliarla. Era l’unico
neo del film.»
«Be’, quello e quando lui si trasforma in
un delizioso ghiacciolo», aggiunsi.
Mentre ci avvicinavamo al bus, Damien
e Stevie Rae si dimostrarono d’accordo
con me con
versi di circostanza.
Dai finestrini vedevo le facce dei
ragazzi e mi sembró che ci fossero tutti,
il che mi fece un
grande piacere perché non vedevo l’ora
di tornare a casa. Stark era in cima ai
gradini accanto a
Dario. Il suo sguardo incroció il mio,
facendomi diventare la pelle calda e
fremente. Rephaim
era seduto in prima fila, di fronte a
Kramisha, e riuscivo a percepire che
Stevie Rae vibrava di
gioia nel salutarlo con la mano. Shaylin
e Afrodite stavano salendo a bordo. Non
vedevo il
viso di Afrodite, ma dal colpo di ciuffo
si capiva che stava giá facendo la
svenevole col suo
Guerriero.
Okay, la Tenebra era una spina nel
fianco e ci capitavano cose brutte, ma
almeno eravamo
insieme e avevamo l’amore. Sempre
l’amore.
«Ti devo parlare.»
La voce priva di emozioni di Erin fu
come una secchiata d’acqua gelida sulla
mia pioggia di
gioia. «Okay, certo. Ehi, salgo tra un
attimo», dissi a Stevie Rae e a Damien.
«Io resto», annunció Erin non appena
fummo sole.
«Resti? Vuoi dire qui?» Sapevo cosa
intendeva, ma avevo bisogno di
tergiversare, di
guadagnare tempo per cercare di dare
una risposta alle domande che avevo in
testa. Insomma,
avevo fermato Shaunee quando aveva
tentato di tagliare i ponti con noi e
tornare a vivere alla
Casa della Notte appena lei ed Erin
avevano iniziato ad avere dei problemi.
Dovevo fermare
anche Erin?
«Sí, certo che voglio dire qui. Mi sono
stufata dei tunnel. L’umiditá mi fa
arricciare i capelli.»
«Oh, per questo c’é un buon prodotto.
Dell’Aveda. Te lo prendo domani al
salone Ilhoff di
Utica», replicai.
«Okay, senti, non sono solo i capelli.
Non voglio vivere nei tunnel. é qui che
vivo io. In questa
scuola. Non voglio essere portata avanti
e indietro col bus. é stupido.»
«Erin, lo so che prendere il minibus é
stupido. Cavolo, era stupido anche
prima che mi
Segnassero. Ma penso che dobbiamo
stare insieme. Siamo piú di un gruppo,
noi siamo una
famiglia.»
«No, non siamo una famiglia. Siamo un
gruppo di ragazzi che vanno alla stessa
scuola. Tutto
qui. Fine del discorso.»
«Le nostre affinitá ci rendono piú di
questo.» Ero sconvolta. Non solo da
quello che diceva ma
da come lo diceva. Era cosí gelida!
«Erin, abbiamo superato troppe cose
insieme per poter
credere che siamo solo un gruppo di
ragazzi che per caso frequentano la
stessa scuola.»
«Questo lo dici tu. Ma se io la pensassi
diversamente?
Non posso scegliere? Credevo che Nyx
fosse a favore del libero arbitrio.»
«Certo, ma non significa che non si
possa dire niente se qualcuno cui
teniamo sta facendo un
casino», replicai.
«Lasciala andare.»
Erin e io alzammo gli occhi e vedemmo
Afrodite in cima alla scaletta del bus.
Era appoggiata
alla porta a braccia incrociate. Mi
aspettavo che avrebbe sfoggiato il suo
tipi©o ghigno, ma
non sembrava arrabbiata. Non sembrava
sarcastica. Pareva solo molto sicura di
sé. Alle sue
spalle c’erano Stevie Rae e Shaylin.
Annuivano entrambe e quel silenzioso
sostegno ad Afrodite
mi fece fare marcia indietro: il mio
Consiglio aveva deliberato, avevano
deciso cos’era meglio
per tutti noi, anche se non era il meglio
per Erin.
«Grazie, Afrodite. Chi l’avrebbe mai
detto che saresti stata tu a essere
d’accordo con me?» Erin
rise, un suono petulante e infantile che si
scontrava con la calma maturitá della
nostra
Profetessa.
«Sai una cosa, Erin? Sono contenta che
tu e Afrodite me l’abbiate ricordato.
Nyx ci dá il libero
arbitrio e, se scegli di vivere qui alla
Casa della Notte, allora rispetto la tua
decisione. Spero che
questo non cambi le cose nel nostro
cerchio. Tu sei sempre l’acqua. Tu e il
tuo elemento siete
sempre importanti per noi.»
Le labbra di Erin sorrisero, ma non i
suoi gelidi occhi azzurri. «Sí, certo. Io
saró sempre l’acqua,
e l’acqua puó scorrere ovunque. Ti basta
chiamarmi se hai bisogno di me.
Arriveró al momento
giusto.»
«Mi sembra ottimo. Okay, allora
immagino che ci vedremo domani.»
«Giá.Ci vediamo in classe, ragazzi.»
Con un rapido saluto, Erin se ne andó.
Salii sul bus. «Ci siamo tutti?»
«Tutti presenti come previsto», replicó
Dario.
«Allora andiamo a casa.» Ci
sistemammo ai nostri posti: Stevie Rae
accanto a Rephaim, Afrodite
nel primo sedile dietro Dario. Stark mi
aspettava un poco piú avanti e io mi
appoggiai a lui per
un rapido bacio, sussurrando:
«Vado un attimo da Shaunee poi torno».
«Ti aspetto. Come sempre», disse
sfiorandomi la guancia.
Barcollai per le buche nel parcheggio
mentre Dario faceva un’ampia
inversione a U e
s’immetteva nel lungo viale d’accesso
della scuola, quindi raggiunsi il fondo
del minibus dove
Shaunee era seduta da sola.
«Ti scoccia se mi siedo un momento?»
«No di certo», replicó.
«Allora, tu ed Erin non vi parlate piú?»
Shaunee si morse la guancia e scosse la
testa. «No.»
«é piuttosto arrabbiata.» Cercavo
d’inventarmi qualcosa da dire per far sí
che lei si confidasse.
«No, non credo.»
Aggrottai la fronte. «Sembrava
arrabbiata.»
«No», ripeté Shaunee guardando fuori
del finestrino.
«Prova a ripensare a come si é
comportata negli ultimi giorni, ma
soprattutto oggi. Arrabbiata
non é il modo giusto per descriverla.»
Ci riflettei.
Erin era stata fredda.
Era stata imperscrutabile. E non era
stata altro. «Hai ragione. Adesso che ci
penso é stata solo
distaccata. Strano.»
«Sai cos’é ancora piú strano? Lei sta
mostrando molti piú sentimenti di Erin.»
Shaunee indicó
fuori del finestrino, verso il giardinetto
dei professori, poco distante dal
parcheggio. C’era una
ragazza seduta vicino alla fontana.
Mentre passavamo, c’era luce
sufficiente a vedere che teneva il viso
tra le mani. Le spalle
andavano su e giú, come se stesse
piangendo disperata.
«Chi é?» chiesi.
«Nicole.»
«Nicole la novizia rossa? Sei sicura?»
Allungai il collo nel tentativo di
guardarla meglio, ma
avevamo giá imboccato il viale alberato
e non la vedevo piú.
«Sono sicura. L’ho vista lí mentre
raggiungevo il mini– bus.»
«Ah. Hai idea di cosa le stia
succedendo?» chiesi.
«Credo che le cose stiano cambiando
per molti di noi, e a volte questo é un
vero schifo.»
«Posso fare qualcosa per rendertelo
meno schifoso?» domandai.
A quel punto Shaunee mi guardó. «Solo
essere mia amica.»
Sbattei le palpebre, sorpresa. «Io sono
tua amica.»
«Anche senza Erin?»
«Mi piaci di piú senza di lei», risposi,
sincera.
«Anch’io mi piaccio di piú.»
Poco dopo tornai al mio posto e lasciai
che Stark mi mettesse un braccio intorno
alle spalle. Gli
appoggiai la testa sul petto e ascoltai il
battito del suo cuore, affidandomi alla
sua forza e al
suo amore. «Promettimi che non andrai
fuori di testa con me e non diventerai un
estraneo
freddo e distante», gli dissi sottovoce.
«Te lo prometto. Qualunque cosa
succeda. Adesso svuota la mente da tutto
tranne il fatto che
stasera ti costringeró ad assaggiare una
pizza diversa.»
«Niente Santino? Ma ci piace un sacco!»
«Zy, fidati. Damien mi ha parlato
dell’Ateniese. Ha detto che é l’ambrosia
delle pizze. Non so
proprio bene cosa significhi, ma penso
sia meglio di buona, quindi la
proviamo.»
Sorrisi, mi rilassai accanto a lui e finsi,
per il breve tragitto dalla Casa della
Notte allo scalo
ferroviario, che il mio problema
maggiore fosse espandere i miei
orizzonti sulla pizza.
15
NONNA REDBIRD
Sylvia salutó il sole con gioia e
gratitudine e il cuore piú leggero di
quanto non fosse da anni,
piú leggero persino del giorno prima,
quando aveva affrontato Aurox e scelto
amore e
perdono invece di rabbia e odio.
Sua figlia era morta e, anche se avrebbe
sofferto per quella perdita per il resto
della vita, Sylvia
sapeva che lei era finalmente libera
dalla desolazione che era diventata la
sua esistenza. Adesso
Linda riposava nell’Aldilá con Nyx,
felice. Quella consapevolezza la fece
sorridere.
Seduta al banco da lavoro nella stanza
del cottage adibita a laboratorio, prese a
canticchiare
un’antica ninna–nanna cherokee mentre,
fra le svariate erbe e pietre, fra cristalli
e fili, sceglieva
una foglia lunga e sottile di sweet–grass
da avvolgere intorno a un mazzo di
lavanda essiccata.
Poi avrebbe cantato al sole, lasciandosi
avvolgere dal fumo purificante
dell’artemisia e dal
rilassante profumo della lavanda.
Mentre creava lo smudge stick per la
fumigazione, il pensiero
di Sylvia passó dalla figlia a Zoey, sua
figlia nello spirito. «Ah, u–we–tsi–a–
ge–u–tsa, quanto mi
manchi», mormoró.«Ti telefoneró oggi
al tramonto. Sará bello ascoltare la tua
voce.» Sua
nipote era giovane, ma la Dea Nyx le
aveva dato dei doni speciali e, anche se
ció significava
che Zoey aveva grandi responsabilitá,
voleva dire pure che aveva il talento per
affrontare le
sfide che ne derivavano.
E ció portó la mente di Sylvia ad Aurox,
il ragazzo che era una bestia. «O é la
bestia a essere un
ragazzo?» La donna scosse la testa. «No,
voglio credere il meglio di lui. Lo
chiameró
Tsuka–nv–s–di–na, toro, e non bestia.
L’ho incontrato, l’ho guardato negli
occhi, l’ho visto piangere di rammarico
e di solitudine. Ha
uno spirito, un’anima, e dunque una
possibilitá di scelta. Voglio credere che
Aurox sceglierá la
Luce, anche se dentro di lui abita la
Tenebra. Nessuno di noi é del tutto
buono. O cattivo.»
Sylvia chiuse gli occhi, inspirando il
dolce profumo delle erbe. «Grande
Madre Terra, rafforza il
bene dentro quel ragazzo e fa’ sí che
Tsuka–nv–s–di–na possa essere
domato.»
L’anziana signora riprese a canticchiare
mentre finiva d’intrecciare sweetgrass e
lavanda. Solo
quando ebbe terminato lo smudge stick
si rese conto di essere passata Senza
accorgersi dalla
ninnananna a una melodia ben diversa:
Canto per una donna che é stata
coraggiosa in
battaglia.
Anche da seduta, i piedi di Sylvia
avevano iniziato a muoversi, tenendo il
ritmo per
accompagnare i cambi di tono della
voce.
Accorgendosi di ció che stava facendo,
si fermó,immobile. Abbassó lo sguardo
sulle mani:
intrecciato insieme con le erbe c’era un
filo blu cui era legato del turchese. E
Sylvia capí. «Un
Fascio della Dea!» esclamó, con
reverenza.
«Grazie, Madre Terra, per questo
avvertimento. Il mio spirito ti ha udito e
il mio corpo
obbedisce.» Con lentezza e
solennitá,nonna Redbird si alzó,andó in
camera da letto e si tolse la
camicia da notte. Aperto l’armadio che
stava contro le pareti di pino grezzo,
Sylvia prese la piú
sacra delle sue vesti, la mantella e la
gonna a portafoglio che si era cucita non
appena aveva
scoperto di essere incinta di Linda. La
pelle di daino era vecchia e un pochino
abbondante per
il suo corpo snello, ma ancora morbida
e liscia. La tintura verde, che le era
costata tanto tempo
e tanta fatica, era ancora dello stesso
color muschio di quarant’anni prima. E
non era andata
persa né una conchiglia né una perlina.
Mentre legava i capelli d’argento in una
treccia lunga e spessa, Sylvia inizió a
intonare ad alta
voce il Canto per una donna che é stata
coraggiosa in battaglia.
Mise gli orecchini d’argento e turchese.
La voce saliva e scendeva a tempo col
battere dei piedi nudi, mentre lei si
legava intorno al
collo fili di turchesi, l’uno dopo l’altro,
finché il peso non divenne caldo e
familiare. Poi mise
dei bracciali di turchese ai polsi sottili,
cui aggiunse nastri d’argento e turchesi –
sempre turchesi
– fino ad avere entrambi gli avambracci
coperti fin quasi al gomito.
Solo allora Sylvia Redbird prese il suo
smudge stick e una lunga scatola di
fiammiferi di legno, e
uscí dalla camera da letto.
Lasció che fosse lo spirito a guidare i
suoi piedi nudi. E lo spirito non la
condusse al ruscello
gorgogliante che scorreva dietro casa e
dove di solito salutava l’alba. Al
contrario, Sylvia si
ritrovó sull’ampia veranda sul davanti
del suo cottage. Continuando a seguire
l’istinto, accese
lo smudge stick. Con movimenti
aggraziati ed esperti, inizió a disegnare
cerchi nell’aria,
profumandola di artemisia e di lavanda.
Fu quando ormai era avvolta dal fumo
dalla testa ai
piedi e stava intonando il canto di guerra
di una Saggia, che Neferet uscí da una
chiazza di
Tenebra e si materializzó davanti a lei.
NEFERET
Il canto di Sylvia Redbird le sembrava
come gesso che stride su una vecchia
lavagna di ardesia.
«Secondo le tue convinzioni é
maleducazione non dare il benvenuto a
un ospite.» Neferet alzó
la voce per farsi sentire nonostante
l’orrendo canto della vecchia.
«Gli ospiti s’invitano. Tu non sei stata
invitata a casa mia e questo fa di te
un’intrusa. Secondo
le mie convinzioni, ti sto trattando in
modo appropriato.»
Neferet incurvó le labbra. Il canto era
finito ma i piedi nudi di nonna Redbird
continuavano a
battere il ritmo.
«Quel canto é irritante quasi quanto il
fumo. Credi davvero che questa puzza
possa
proteggerti?»
«Io credo molte cose, Tsi Sgili», replicó
Sylvia continuando ad agitare intorno a
sé il grande
fascio di erbe e a danzare sul posto. «In
questo momento penso che tu abbia
infranto il
giuramento che mi avevi fatto quando la
mia u–we–tsi–a–ge–u–tsa é entrata nel
tuo mondo.
Te ne chiederó conto.»
Neferet era quasi divertita
dall’insolenza della donna.
«Io a te non ho fatto nessun giuramento.»
«Sí, invece. Hai promesso di proteggere
Zoey e di essere sua mentore. Poi non
hai onorato il
giuramento. Mi devi il prezzo di quella
violazione.»
«Vecchia, io sono immortale. Non sono
legata alle tue regole», la derise Neferet.
«Puoi anche essere diventata immortale,
ma questo non cambia le regole della
Madre Terra.»
«Forse no, ma cambia il modo in cui
vengono applicate.»
«La rottura del giuramento non é l’unico
debito che hai con me, strega», replicó
Sylvia.
«Io sono una dea, non una strega!»
Neferet sentí montare la rabbia e si
avvicinó lentamente alla
veranda. I tentacoli di Tenebra
scivolavano in avanti insieme con lei,
anche se Neferet ne
percepí l’esitazione quando sbuffi di
fumo bianco li raggiunsero e parvero
sciogliersi intorno a
loro.
Sylvia continuava a danzare e a far
roteare il fascio di erbe. «Il secondo
debito che hai con me é
ancora piú grande. Mi devi una vita. Hai
ucciso mia figlia.»
«Ho sacrificato tua figlia per un bene
maggiore. Non ti devo niente!»
La vecchia signora non le badó affatto,
ma interruppe la danza quel poco che
serviva a chinarsi
e a posare ai propri piedi lo smudge
stick fumante. Quindi sollevó il viso e
aprí le braccia,
come ad accogliere il cielo. «Grande
Madre Terra, ascoltami. Sono Sylvia
Redbird, Saggia dei
cherokee e Ghigua della mia tribú,
quella della Casa della Notte. Io
imploro la tua
misericordia. Neferet, la Tsi Sgili che é
stata Somma Sacerdotessa di Nyx, é una
spergiura. é in
debito con me per un giuramento
infranto. Ed é l’assassina di mia figlia,
quindi é in debito con
me anche di una vita.
Io invoco il tuo aiuto, Madre Terra, e
chiedo che entrambi i debiti vengano
ripagati. Sotto
forma di protezione.»
Ignorando i tentacoli di Tenebra che si
rifugiavano intorno a lei, intimoriti,
Neferet si avvicinó
a Sylvia. «Ti sbagli di grosso, vecchia.
Sono io l’unica dea in ascolto.
Sono io l’immortale cui dovresti
implorare protezione.»
Quando Neferet mise piede sulla
veranda invasa dal fumo, Sylvia parló di
nuovo e, questa
volta, la sua voce era cambiata: se
prima, nell’evocare colei che definiva
Madre Terra, era stata
potente, adesso si era ingentilita,
addolcita. Non aveva piú le braccia
spalancate, il viso non era
piú rivolto verso l’alto in un gesto di
supplica.
Ora i suoi occhi scuri incrociarono e
sostennero lo sguardo di Neferet. «Tu
non sei una dea. Sei
una bambina violata dall’animo
malvagio. Provo pena per te. Cosa ti é
successo? Bambina, chi
ti ha fatto del male?»
La furia di Neferet era cosí intensa che
lei si sentiva sul punto di esplodere.
Dimenticati i
tentacoli di Tenebra, provó a colpire
Sylvia; voleva scorticare e tagliare e
mordere quella
vecchiaccia insolente.
Con un movimento tanto rapido da
smentire la sua etá,Sylvia sollevó le
braccia davanti al viso
in un gesto di difesa, parando i colpi di
Neferet.
Un dolore bruciante s’irradió nel corpo
della Tsi Sgili a partire dalle mani.
Neferet strilló e fece
un salto indietro, fissando i segni
sanguinanti lasciati sui suoi pugni, una
bruciatura esattamente
della forma delle pietre azzurre sui
bracciali di nonna Redbird. «Tu osi
colpire me?
Una dea?»
«Io non colpisco nessuno. Mi difendo
soltanto, grazie alle pietre protettive che
mi ha donato la
Grande madre.» Senza mai interrompere
il contatto visivo e tenendo sollevate le
braccia
coperte d’argento e turchese, l’anziana
signora riprese a cantare.
Neferet avrebbe voluto farla a pezzi con
le proprie mani ma, avvicinandosi alla
cherokee,
percepí l’ondata di calore proveniente
dalle pietre azzurre che indossava.
Sembrava quasi che
pulsassero di un fuoco pari alla sua
furia.
Aveva bisogno del toro bianco! La sua
algida Tenebra avrebbe spento le
fiamme della vecchia
megera. Forse la strana energia che era
in grado di dominare l’avrebbe stupito e
lui avrebbe, di
nuovo, concesso a Neferet la propria
seducente potenza.
Controllando la rabbia, Neferet fece un
passo indietro, al di fuori del cerchio di
fumo e di
calore che avvolgeva Sylvia. Studió
l’anziana signora, guardó la sua danza,
ascoltó il suo canto.
Vecchio. Antico. Tutto in Sylvia Red–
bird diceva che lei, e il potere della
terra che sapeva
evocare, erano lí da molto, molto tempo.
Anche il toro bianco era antico.
Quell’indiana non l’avrebbe stupito.
«Mi occuperó io di te.» Lo sguardo
sempre fisso in quello di Sylvia, Neferet
sollevó le mani e,
senza neppure trasalire, usó le unghie
affilate per incidere le ferite giá create
dal turchese
protettivo. Il sangue zampilló subito,
andando a schizzare la veranda. Neferet
scosse la mano,
facendo piovere gocce scarlatte
attraverso la nuvola di fumo,
disperdendola, e sulla donna. Le
macchie rosse erano in contrasto
stridente coi verdi e coi blu della terra
che Sylvia indossava.
Poi la Tsi Sgili giró le mani, tenendo i
palmi a coppa e raccogliendo il sangue.
«Venite, miei
oscuri figli, bevete!»
All’inizio i tentacoli si mostrarono
esitanti ma, dopo il primo assaggio del
sangue di Neferet, si
fecero baldanzosi.
Sylvia sgranó gli occhi, che si velarono
di paura. Il suo sguardo non si abbassó
ma il suo canto si
fece incerto, la voce che cominciava a
sembrare vecchia... debole... tremante...
«Adesso, figli miei! Avete gustato il mio
sangue e Sylvia Redbird ne é stata
schizzata.
Intrappolatela... portatemi la vecchia!»
Anche la voce di Neferet cambió,
diventando ritmica e
rispecchiando oscuramente il canto di
guerra e di terra di Sylvia.
«Uccidere qui non servirá,
dovete solo soddisfare la mia rabbia.
Avete giá bevuto a sazietá,
ora create per me una gabbia.
Renderó nuovo il vecchio,
banchetterete con forte e vibrante
gioventú soltanto.
Siate fedeli, prestatemi orecchio
e soffocate di questa donna il canto!»
I tentacoli obbedirono a Neferet.
Evitarono le pietre turchesi e si
avvolsero intorno ai piedi
nudi di Sylvia, bloccando il ritmo della
danza. La Tenebra si allargó, creando un
pavimento
simile a quello di una prigione, quindi
salí, su e su, ingabbiando la vecchia
signora. Alla fine,
solo alla fine, il canto di Sylvia venne
zittito, sostituito da un grido di
sofferenza mentre lei
veniva sollevata e i tentacoli di Tenebra,
muovendosi attraverso ombra e foschia,
trasportando
la terribile gabbia e la sua prigioniera,
seguivano la loro padrona.
AUROX
Aurox attese che il sole fosse alto nel
cielo invernale prima di uscire dalla
fossa. La mattina era
iniziata grigia e nuvolosa ma, con
l’interminabile passare delle ore, il sole
si era fatto strada
nella foschia e nelle ombre. A
mezzogiorno, Aurox uscí.
Non consentí all’urgenza che gli
strisciava sottopelle di renderlo incauto.
Usó i muscoli delle
braccia per afferrare le radici e sbirció
fuori dalla buca, sfruttando i suoi sensi
paranormali.
Devo andarmene senza essere visto, fu il
suo primo pensiero.
La scuola non era silenziosa quanto il
giorno precedente. Lavoratori umani
erano impegnati a
riparare le parti danneggiate delle
scuderie. Aurox non vedeva vampiri ma
Travis, il cowboy
umano, sembrava essere ovunque. Sí,
aveva mani e braccia ancora bendate,
ma la voce era cosí
forte che attraversava tutto il campus
arrivando fino ad Aurox. Lenobia non si
mostrava nel
sole del mezzogiorno, peró non ne aveva
bisogno. Travis era lí per lei, e la
aiutava non solo
con gli operai. Il cowboy interagiva
liberamente coi cavalli. Aurox lo vide
spostare l’immensa
percheron e la giumenta nera di Lenobia
da un improvvisato recinto rotondo a un
altro.
Non lavora semplicemente per Lenobia.
Lei si fida. La cosa lo stupí. Se una
Somma
Sacerdotessa puó fidarsi cosí tanto di un
umano in un momento di tensione e di
agitazione,
forse c’é la possibilitá che pure Zoey...
No, non poteva indulgere in una simile
fantasia. Aveva sentito cos’era lui in
realtá. Anche Zoey
aveva sentito. Avevano sentito tutti! Era
stato creato dalla Tenebra grazie al
sangue della
madre di Zoey. Non poteva nemmeno
pensare di avere la sua fiducia o il suo
perdono.
C’é solo una persona su questa terra che
si fida di me, solo una persona che mi
perdona. é da
lei che devo andare. Aurox rimase lí
scrutando tra le radici e i pezzi di
corteccia, aspettando...
osservando...
Finalmente gli umani iniziarono ad
allontanarsi dalle scuderie, parlando di
quanto fossero
contenti di poter raggiungere a piedi
Queenies e farsi un sandwich Ultimate
Egg per pranzo. E
ridevano.
Gli amici ridevano sempre.
Aurox desiderava tanto condividere una
risata tra amici.
Quando furono passati oltre la fossa in
cui si trovava e le voci si furono spente,
il ragazzo uscí
del tutto e, come una scimmia, valutó
l’altezza dell’albero caduto nel punto in
cui si
appoggiava al muro di cinta, quindi lo
saltó.
Avrebbe voluto mettersi a correre,
evocare la bestia e lacerare il suolo,
quindi scappare via con
tutta la sua forza ultraterrena. Invece si
costrinse a camminare. Si tolse dai
vestiti terriccio,
foglie ed erba, si passó le dita nella
massa arruffata che erano i suoi capelli,
spezzando i grumi
di sangue e fango, e sistemandoli in una
parvenza di normalitá.
Normale andava bene. Normale non si
notava.
Normale non veniva fermato.
Il veicolo era nel punto esatto in cui
l’aveva lasciato il giorno prima, le
chiavi ancora nel
quadro. Le mani di Aurox tremavano
solo un pochino quando lui accese il
motore e lasció il
parcheggio di Utica Square per dirigersi
a sud–est, al suo rifugio.
Il viaggio sembró durare appena un
istante e Aurox ne fu grato. Svoltando
sul vialetto
d’accesso alla casa di nonna Redbird,
abbassó i finestrini. Anche se faceva
freddo, voleva
assorbire il profumo di lavanda e, con
esso, anche la calma che offriva.
Proprio come accettava
il rifugio che l’anziana signora gli aveva
offerto.
Quando parcheggió davanti alla grande
veranda, tutto cambió. All’inizio Aurox
non capí, non
riuscí a elaborare.
Fu colpito dall’odore, ma rifiutó di
accettare l’idea che si era insinuata in
lui inspirando
quell’aria.
«Nonna? Nonna Redbird?» chiamó
Aurox non appena scese dall’auto.
Camminó veloce intorno
al piccolo cottage. Si aspettava di
trovarla accanto al ruscello cristallino,
perché lei apparteneva
a quel luogo. Avrebbe dovuto essere lí a
canticchiare qualcosa di allegro. In
pace.
Tranquilla. Al sicuro.
Ma non c’era.
Su di lui si abbatté una premonizione
terribile: ricordava la puzza arrivata
fino a lui nonostante
l’aria profumata di lavanda quando
aveva parcheggiato davanti alla casa.
Aurox si mise a correre. «Nonna! Dove
sei?» Fece un giro intorno alla casa, coi
piedi che
scivolavano sulla ghiaia che delimitava
il piccolo parcheggio sul davanti.
Afferró il corrimano della veranda e
fece i sei gradini con due lunghi passi,
fermandosi al centro
dell’ampia terrazza di legno, proprio
davanti alla porta d’ingresso.
La spalancó e si precipitó all’interno.
«Nonna! Sono io, Aurox, il tuo Tsuka–
nv–s–di–na. Sono
tornato!»
Silenzio. Lei non c’era. Non andava
bene. Non andava bene per niente.
Aurox tornó sui propri passi, al centro
della veranda.
Lí l’odore era piú intenso.
Tenebra. Paura. Odio. Dolore. Aurox li
aveva percepiti dal sangue che
punteggiava la veranda,
e non solo.
Mentre era lí, affannato, certo che in
quel luogo fossero passate violenza e
distruzione, lo
raggiunse il fumo. Si sollevó in volute
intorno ai suoi piedi che calzavano i
mocassini,
trasportando fili d’informazioni. Nella
foschia grigia era inscritto un canto
antico che s’innalzó
intorno a lui, simile a una piuma. E, in
esso, Aurox udí l’eco della voce di una
donna
coraggiosa.
Chiuse gli occhi e inspiró a fondo. Ti
prego, imploró mentalmente, fammi
capire cos’é successo
qui.
Fu assalito da sentimenti di odio e
rabbia. Erano facili da interpretare,
familiari. «Neferet»,
mormoró. «Sei stata qui. Sento il tuo
odore. Percepisco la tua presenza.» Ma,
dopo le emozioni
familiari, arrivarono quelle che lo
fecero crollare.
Aurox percepí il coraggio di Sylvia
Redbird, ne riconobbe la saggezza e la
determinazione e,
infine, la paura.
Cadde in ginocchio. «Oh, Dea, no!»
gridó al cielo.
«Questo é sangue di Neferet, sparso da
nonna Redbird.
Neferet ha ucciso anche lei come ha giá
fatto con sua figlia? Dov’é il corpo della
nonna?»
Non ci fu risposta, tranne il sospiro del
vento in ascolto e il fastidioso
gracchiare di un grosso
corvo appollaiato in fondo alla veranda.
«Rephaim! Sei tu?» Aurox si passó le
dita tra i capelli sporchi mentre il corvo
lo osservava,
muovendo la testa di lato. «Vorrei che la
Dea togliesse il toro che é dentro di me
e mi facesse
diventare come te. Cosí potrei salire nel
cielo e volare per sempre.»
Il corvo gracchió verso di lui, poi
allargó le ali e voló via, lasciando
Aurox completamente solo.
Aurox aveva voglia di piangere per la
disperazione, ma anche di chiamare a sé
la bestia e
aggredire qualcuno, chiunque, e lasciarsi
sopraffare dalla rabbia e dalla paura.
Il ragazzo che era anche una bestia
decise di non fare né l’una né l’altra
cosa e in realtá non
fece nulla, nulla tranne che pensare.
Rimase a lungo seduto sulla veranda di
nonna Redbird, tra
ció che restava di sangue e fumo, paura
e coraggio, e giunse alla veritá col
ragionamento: Se
Neferet avesse ucciso la nonna, il suo
corpo sarebbe qui. Lei non ha motivo di
nascondere le
sue cattive azioni. I suoi crimini sono
giá stati scoperti, se ne é accertata
Thanatos. Allora, cos’é
che Neferet vuole piú di morte e
distruzione?
La risposta era semplice e orribile.
Neferet vuole creare il caos e un modo
molto facile per farlo é provocare
dolore a Zoey
Redbird. Aurox seppe che era cosí
appena il pensiero gli si formó nella
mente. La nonna era
unica tra i mortali, era un capo di grande
valore, amata da molti. E potente. La
nonna era
potente.
Sylvia Redbird sarebbe stata un
sacrificio molto migliore di sua figlia.
«No!» Aurox non voleva nemmeno
pensarci. Invece si concentró sul fatto
che, catturando
l’amata nonna di Zoey, Neferet avrebbe
spinto la novizia a darle la caccia,
dividendo in quel
modo la comunitá vampira e mettendo in
subbuglio tutta la zona.
«Che venga usata come sacrificio o
come ostaggio, finché Neferet ha in
mano nonna Redbird e
Zoey cerca di salvarla, Neferet ottiene
ció che piú desidera: caos e vendetta.
Be’, allora bisogna
che a salvare la nonna sia qualcun
altro.» Aurox prese la decisione in
fretta, pur rendendosi
conto che per lui poteva rivelarsi fatale.
Il viaggio di ritorno sembró
insolitamente lungo e ció gli diede il
tempo di riflettere. Pensó a
Neferet e al suo disprezzo per la vita.
Pensó a Dragone Lankford e a come
aveva lottato e
sconfitto la solitudine e la disperazione
che avevano tentato d’inghiottire la sua
esistenza.
Pensó al coraggio di quanti si
opponevano a un nemico potente quanto
il toro bianco, un
nemico che al solo ricordo gli metteva i
brividi. E pensó a Zoey Redbird.
Il tramonto era passato da un po’ quando
Aurox arrivó a Tulsa. Non prese le
strade buie
dietro Utica Square ma passó davanti al
centro commerciale chiuso, diretto a est
su 21st Street.
Svoltó a sinistra al semaforo di Utica
Street e poi di nuovo, sempre a sinistra,
dopo un isolato,
entrando dall’ingresso principale della
Casa della Notte per parcheggiare poco
lontano dal
piccolo scuolabus giallo.
Prese un profondo respiro. Resta calmo.
Controlla la bestia. Ce la posso fare. Lo
devo fare.
Quindi uscí dall’auto.
Aurox aveva pensato molto durante il
tragitto dalla casa vuota di nonna
Redbird, ma non
aveva realmente riflettuto su cosa
avrebbe dovuto fare una volta arrivato
alla Casa della
Notte. Perció, lasciandosi guidare
dall’istinto, s’incamminó nel campus.
Era ora di pranzo e i profumi
provenienti dalla mensa gli fecero
venire l’acquolina in bocca,
ricordandogli che quel giorno non aveva
mangiato niente. I suoi piedi si mossero
autonomamente in direzione del cibo.
Non appena fu salito sul marciapiede
fuori della sala mensa, le grandi porte in
legno si
aprirono e un gruppo di novizi si riversó
all’esterno chiacchierando e ridendo in
tono
disinvolto e familiare.
Zoey lo vide prima degli altri. Lo capí
perché gli occhi di lei si fecero grandi
per la sorpresa.
Aveva iniziato a scuotere la testa e stava
aprendo la bocca come per gridargli
qualcosa, quando
la voce di Stark fendette l’aria tra loro
come una freccia: «Zoey, torna dentro!
Dario, Rephaim,
con me. Prendiamolo!»
[eBL 132]
16
ZOEY
«Devo parlare a Zoey!» gridó Aurox,
poi Stark gli diede un pugno in bocca e
lui si ritrovó in
ginocchio, troppo impegnato a sputare
sangue per poter dire altro.
«Stark! Cazzarola! Piantala!» Cercai di
strattonare il mio Guerriero per un
braccio.
«Ti ho detto di tornare dentro!» urló
Stark, scuotendo il braccio per liberarsi
di me, come se
fossi stata una formica.
Lui e Dario avevano tirato giú Aurox dal
marciapiede per gettarlo nel parco,
verso il boschetto
di querce dove le ombre erano piú fitte.
Hanno intenzione di massacrarlo di
botte! «Stark, non sta lottando. Non sta
facendo del male a
nessuno.» Corsi dietro a Stark e Dario,
soffrendo per i sommessi gemiti di
dolore che emetteva
Aurox mentre lo trascinavano sull’erba.
Cercai di ragionare con Stark, ma
proprio non mi
ascoltava. Dario nemmeno si sprecó a
guardarmi.
Poi sentii la mano di Stevie Rae sul
polso. «Zy, lascia che siano i ragazzi a
gestire la cosa.»
«No, lui...»
«Lui non va da nessuna parte.» Stark gli
assestó un calcio e Aurox rotoló
nell’ombra ai piedi di
una grande quercia. «Anche se si
trasforma in quel mostro.» Il tono di
Stark sembrava pericoloso
quanto il suo aspetto. Aveva preso
l’arco che portava sulla schiena e
incoccato una freccia,
puntandola dritta su Aurox.
«Non mi voglio trasformare. Sto
cercando di non farlo.» Aurox si mise
faticosamente in
ginocchio. Teneva la testa china e dalla
bocca gli scendeva sangue sulla
maglietta. «Se non
volete farmi parlare con Zoey, chiamate
Thanatos.»
«Fallo», disse Dario a Rephaim. «E
chiama anche Kalona.»
Rephaim si allontanó,mentre Dario si
avvicinó ad Au rox, che sollevó la testa.
Aveva gli occhi
scintillanti e il viso arrossato. Tentó di
alzarsi, ma Dario gli diede un colpo col
dorso della
mano, mandandolo di nuovo a terra. Poi
il Guerriero si tolse dal cappotto un
coltello sottile e
dall’aria pericolosa e gli stette addosso.
Il volto di Aurox era premuto a terra e
udii sfuggirgli un grugnito terribile.
«Trasformati e io ti uccido», disse Stark,
lento e chiarissimo.
«Sto cercando di non farlo!» Le parole
suonarono strane, come fossero uscite a
forza dalla gola
di Aurox.
A quel punto, giró la testa e mi accorsi
che il suo viso era contorto e gli occhi
scintillavano. La
pelle gli si contraeva e s’increspava
come se al di sotto passassero tipo
decine d’insetti.
Era disgustoso e mi si rovesció lo
stomaco. Questo mostro non puó essere
il mio Heath. La
pietra del veggente si é sbagliata.
Appoggiai la mano sulla pietra e la
premetti contro il petto.
Niente. Non era neppure tiepida. Ho
fatto un errore. é stato solo un altro dei
miei tanti casini.
Mi sentivo cosí triste che riuscivo a
malapena a pensare.
«Mettici piú impegno!»
Era la voce di Afrodite. La guardai
sbattendo le palpebre per lo stupore e
chiedendomi cosa
cavolo stesse succedendo, quando lei mi
superó a grandi passi per andare dritta
da Aurox.
«Afrodite, sta’ indietro! Potrebbe...»
inizió Dario, ma lei lo interruppe.
«Non fará un cazzo. Arcoman é pronto a
centrarlo. Poi tu lo apriresti dall’inguine
alla gola.
Non potrei essere piú al sicuro
nemmeno in un asilo. Be’, lí mi farebbe
schifo avere intorno
tutti quei mocciosetti, ma hai capito il
senso.»
«Afrodite, cosa stai facendo?» Avevo
ritrovato la voce.
Lei indicó Aurox con un dito curato alla
perfezione.
«Se non aggredisci nessuno, qui non
devi combattere niente. Perció controlla
quella merda che
ti sta succedendo dentro. Subito.» Si
guardó oltre la spalla, verso di me.
«Avvicinatevi. Non abbiamo bisogno
che tutta la scuola ci guardi come se
fossimo un incidente
ferroviario.» Il suo sguardo incluse i
miei amici, che avevano serrato i ranghi
e si affrettavano a
raggiungerci. Damien, Shaunee, Shaylin.
La presenza loro e di Stevie Rae
cominció a calmarmi e
mi aiutó a pensare.
«Okay, Shaylin dice che lui é color luce
della luna», continuó Afrodite. «Mi ha
fatto pensare a
Nyx, il che poi mi ha fatto capire che
chiunque, persino uno disgustoso come
questo mostro
ragazzotoro, mi faccia pensare a Nyx
probabilmente dovrebbe avere il
permesso di parlare.
Tutto qui. Fine.»
Shaylin si avvicinó a me e disse piano:
«Giá,mi dispiace. So che é una cosa che
nessuno
vorrebbe sentire ma, quando lo guardo,
io vedo solo una gran luce argentea
come quella della
luna».
«Io lo voglio sentire.» La voce di Aurox
era tornata piú normale. La sua pelle
aveva smesso
quell’orribile ondeggiamento da insetti.
La sua bocca continuava a sanguinare e
su una guancia
c’era una strisciata rossa nel punto in cui
aveva picchiato contro il marciapiede
Quando Stark
l’aveva colpito, ma per il resto
sembrava di nuovo un ragazzo normale e
non un essere uscito
da Resident Evil.
«Non provare a muoverti», ringhió
Stark. «Afrodite, per una volta ascolta
Dario e stai indietro.
Non ti ricordi in cosa si é trasformato?»
«Ha ucciso Dragone. Potrebbe uccidere
anche te», intervenne Dario.
«Io non volevo! Ho cercato di non
farlo.» Gli occhi di Aurox trovarono i
miei. «Zoey, diglielo.
Diglielo che ho cercato d’impedire
quello che stava succedendo. Io non so
cos’é successo. Tu
mi credi. So che é cosí. Nonna Red–
bird mi ha detto che mi hai difeso.»
Stark fece un passo verso di lui. «Non
parlare della nonna di Zoey!»
«Ma é per questo che sono qui! Zoey, tua
nonna é in pericolo.»
Fu come se Aurox mi avesse dato un
pugno nello stomaco. Stark l’aveva
preso per il collo e gli
spingeva il viso sul terreno, strillando
qualcosa su mia nonna. Anche Dario
urlava. Damien
aveva iniziato a gridare. Il viso di Aurox
aveva ripreso a sanguinare e
all’improvviso ecco
Kalona. Afferró Stark con una mano e
Dario con l’altra e li allontanó con
forza. Le ali
spalancate, incombeva su Aurox, pugni
chiusi, volto che pareva quello di un
Hulk immortale.
Stava per ridurre Aurox in poltiglia.
«Non ucciderlo!» stridetti. «Sa qualcosa
su mia nonna!»
«Guerriero, ritirati!»
Thanatos non aveva alzato la voce, ma
la forza del suo ordine s’increspó sulla
pelle di Kalona,
che si contrasse come un cavallo che
vuole scacciare una mosca, ma abbassó
i pugni.
La Somma Sacerdotessa della Morte mi
trapassó coi suoi occhi scuri. «Chiama
lo spirito.
Rafforza il bene che é in Aurox. Aiutalo
a non trasformarsi.»
Trassi un respiro un po’ esitante e chiusi
gli occhi per non vedere il mostro che
era Aurox, il
mostro che avevo creduto essere Heath,
il mostro che poteva aver fatto del male
alla nonna.
«Spirito, vieni a me», mormorai. «Se in
Aurox c’é del buono, rafforzalo. Aiutalo
a rimanere un
ragazzo.» Percepii l’elemento con cui
avevo maggiore affinitá agitarsi intorno
a me e udii il
brusco respiro di Aurox quando passó in
lui. E allora, solo per un istante, la mia
pietra si
scaldó.
Aprii gli occhi e la pietra del veggente
tornó a essere fredda. Aurox era seduto
per terra,
appoggiato pesantemente contro la
quercia, pesto e sanguinante, ma di
nuovo ragazzo. Dario
e Stark si erano rimessi in piedi e,
irritati, stavano tornando vicino al
nostro gruppo.
Kalona sembrava incavolato nero, ma si
fece da parte.
«Stevie Rae, evoca la terra. Intensifica
le ombre sotto quest’albero. Damien,
chiedi aiuto
all’aria. Fa’ che il vento sia forte a
sufficienza da attutire le nostre parole.
Gli altri novizi non
devono assistere a ulteriore violenza e
caos.
Ció che succede qui resta privato»,
ordinó Thanatos.
Stevie Rae e Damien obbedirono alla
Somma Sacerdotessa e in un istante
sembró che il nostro
gruppo si trovasse in una piccola bolla
odorosa di quercia, mentre il vento
portava lontano le
nostre parole.
Thanatos rivolse a entrambi un cenno di
approvazione, poi si voltó verso Aurox.
«Ora, cosa sai
di Sylvia Red–bird?» chiese, brusca.
«L’ha rapita Neferet.»
«Oh, Dea!» Barcollai e Stark mi afferró
prima che potessi cadere. «é morta?»
«Io... io non lo so. Spero di no», rispose
Aurox, sincero.
«Non lo sai? Speri che non sia morta?»
Stevie Rae sembrava furibonda. «Non
sará anche questa
una cosa che non avresti voluto fare e
invece hai fatto?»
«No! Io non c’entro niente.»
«E allora come fai a saperlo?» riuscii a
chiedere, anche se mi tremava la voce e
mi sentivo una
nausea tremenda.
«Sono tornato a casa sua e non c’era.
C’era del sangue sulla sua veranda.
Sangue di Neferet. Lo
riconosco.
Riconosco il suo odore.»
«C’era anche sangue di mia nonna?»
domandai. Scosse la testa. «No. Ma
tracce del suo potere
indugiavano ancora nel fumo e nella
terra, come se si fosse preparata a una
battaglia.»
«Hai detto che sei tornato a casa di
Sylvia Redbird.
Perché?»intervenne Thanatos.
Aurox si pulí un po’ di sangue dalla
bocca. Gli tremava la mano. In realtá
sembrava sul punto
di scoppiare in lacrime. «Lei ieri
mattina mi ha trovato, dopo quella Notte
orribile. Mi ha
perdonato. Ha detto che credeva in me e
mi ha offerto un rifugio. Mi ha parlato...
come se
fossi normale. Come se non fossi un
mostro. Mi ha chiamato Tsuka–nv–s–di–
na», concluse,
incrociando il mio sguardo.
«é il termine cherokee per dire toro»,
spiegai.
«Sí, é quello che ha detto la nonna. Mi
ha offerto un rifugio a patto che non
facessi piú del
male a nessuno, ma me ne sono andato.»
Scosse la testa. «Non avrei dovuto! Se
fossi rimasto
l’avrei protetta, peró io non sapevo che
fosse in pericolo.»
«Non ti sto dando nessuna colpa, non
questa volta», replicó Thanatos. «Hai
detto che te ne sei
andato ieri e sei tornato oggi?»
Aurox annuí. «Me ne sono andato perché
avevo bisogno di capire chi sono, cosa
sono. Sono
venuto qui. Mi sono nascosto sotto
l’albero spezzato.» Guardó verso
Thanatos con aria
implorante. «Ho sentito cos’ha detto al
funerale di Dragone riguardo a ció che
sono. Non
potevo sopportarlo. Riuscivo a pensare
soltanto che dovevo tornare da nonna
Redbird, che lei
mi avrebbe aiutato a trovare il modo di
disfare qualunque cosa sia stata fatta per
crearmi.»
«Strumento, é stata l’uccisione di sua
figlia a crearti», disse Kalona con voce
gelida. «Ti aspetti
che crediamo che ti sia stata offerta
protezione proprio dalla donna che ha
perso una figlia per
causa tua?»
«é incredibile. Questo lo so.» Gli occhi
dallo strano colore si fissarono di nuovo
nei miei. «Io
non capisco come nonna Redbird possa
essere cosí gentile, cosí comprensiva,
ma lo é.Mi ha
persino dato del latte coi biscotti di
cioccolato e lavanda, e anche questi.»
Indicó le scarpe che
indossava: erano mocassini cuciti a
mano, come quelli che alla nonna
piaceva realizzare come
doni per Yule, il suo Natale.
«Nessun umano é comprensivo fino a
questo punto.
Persino una dea faticherebbe a
perdonare uno come te», intervenne
gelido Kalona.
«Una dea ha perdonato me. E io ho fatto
cose peggiori di Aurox», replicó
sottovoce Rephaim.
«Mia nonna l’ha chiamato toro. Lei
prepara biscotti di cioccolato e lavanda.
E quelli sono i
mocassini che fa lei a mano», spiegai.
«Ció significa che sei stato a casa sua e
lei ti ha parlato, ma non vuol dire che
non le hai fatto
qualcosa di terribile per poi rubarle
delle cose», ribatté Stark.
«Se fosse vero, perché sarebbe venuto
qui?» mi udii chiedere.
«Ottimo argomento», commentó
Thanatos. Si rivolse a Shaylin.
«Bambina, leggi i suoi colori.»
«L’ho giá fatto. é per questo che
Afrodite ha fermato Dario e Stark che lo
stavano picchiando.»
«La sua aura é di luce lunare», spiegó
Afrodite. «Cosí sono intervenuta per
premere il pulsante
PAUSA del testosterone in circolo.»
«Chiarisci, Profetessa», ordinó
Thanatos.
«Se lui ha il colore della luce della luna,
in qualche modo deve essere legato a
Nyx, dato che la
luna é il suo simbolo principale», disse
Afrodite.
«Ben pensato», commentó Thanatos, poi
studió Aurox. «Anche prima che Zoey
desse forza al
tuo spirito stavi controllando la
metamorfosi che cercava di
trasformarti.»
«Non ci riuscivo tanto bene», ammise
lui.
«Ma ci hai provato.» Lo sguardo di
Thanatos tornó su di me. «Tua nonna lo
perdonerebbe,
anche dopo avere visto cosa puó
diventare?»
Non ebbi esitazioni. «Sí. Mia nonna é la
persona piú gentile che abbia mai
conosciuto. é la
nostra Saggia, la nostra Ghigua.» Mi
avvicinai ad Aurox. «Dov’é?Dove l’ha
portata Neferet?»
«Non lo so. So solo che Neferet ha
lottato con lei e che nonna Redbird l’ha
fatta sanguinare, e
adesso sono scomparse tutt’e due. Zo,
mi dispiace.»
«Non mi chiamare cosí, mai, mai piú»,
sbottai.
Accanto a me, Stark socchiuse le
palpebre e osservó Aurox come se fosse
stato una mosca cui
voleva strappare le ali. «Tu non sei
Heath Luck», disse. Aveva tenuto la
voce bassa, ma era
chiaro che fosse sul punto di esplodere.
Aurox scosse la testa, confuso. «Io sono
Aurox. Non conosco questo Heath
Luck.»
«Questo é poco ma sicuro», replicó
Stark. «Quindi, come ha appena detto
Zoey, non chiamarla
mai piú Zo. Non potresti nemmeno
pulire le scarpe al ragazzo che la
chiamava cosí.»
«Heath Luck ha qualcosa a che fare con
nonna Red– bird?» chiese Aurox.
«No!» Bloccai sul nascere qualunque
rispostaccia di Stark. «E ci dobbiamo
proprio concentrare su
come trovare mia nonna.»
«Potrei saperlo io dove Neferet ha
portato Sylvia Red– bird», intervenne
Kalona. Lo
guardammo tutti speranzosi. «Ha una
suite all’attico del Mayo Hotel. La
terrazza é tutta sua. Le
pareti sono di marmo e non lasciano
passare i suoni. Ha tutta la riservatezza
che i suoi mezzi
economici possono garantirle. Potrebbe
aver portato lá Sylvia Redbird.»
«Ma come? Mia nonna non sarebbe
semplicemente andata con lei e, anche se
il sindaco e il
consiglio comunale sembrano felici di
baciarle i piedi, lo staff del Mayo non
avrebbe di certo
ignorato il fatto che trascinasse una
vecchia signora nell’atrio dell’albergo»,
dissi, anche se avrei
tanto voluto poter credere che per
ritrovare mia nonna bastasse seguire
Neferet al suo attico.
«Zoey, l’hai vista muoversi in silenzio,
rendendosi invisibile. Scommetto che
anche tu puoi
sparire e riapparire con una certa
facilitá», fece Thanatos.
«Sí, ecco, piú o meno. Ma non penso
che potrei rendere invisibile un’altra
persona.»
«Neferet sí», sentenzió solenne Aurox.
«Puó fare questo e molto di piú. La
vostra dea le ha fatto
dono del potere. Il toro bianco le ha
fatto dono del potere. E il potere che non
le appartiene
lo ruba attraverso sofferenza e morte e
inganni. Ne é piena.»
«Sottovalutare Neferet sarebbe un
grosso errore», concordó Thanatos.
«Allora dobbiamo andare nel suo
appartamento e costringerla a liberare
mia nonna», dissi.
«Frena un attimo. Come facciamo a
sapere che lui non si stia inventando
tutto per spingerci a
inseguire Neferet?» replicó Stark.
«Io non sono una creatura di Neferet!»
gridó Aurox.
«Lo eri eccome due sere fa. Dragone
Lankford é morto per questo», gli
ringhió contro Stark.
«Stark non ha torto. Prova a chiamare
tua nonna», propose Stevie Rae.
Contenta di avere qualcosa da fare,
presi il telefonino e digitai il numero.
Mentre squillava,
Thanatos disse: «Se non risponde,
comportati normalmente. Lasciale un
messaggio sull’open
night. Se Neferet l’ha presa, puó anche
avere accesso al suo telefono».
Annuii e mi si strinse lo stomaco quando
s’inserí la segreteria e la sua voce
familiare disse che
non poteva rispondere ma che avrebbe
richiamato il prima possibile.
Presi un respiro profondo e dopo il bip
cercai di sembrare normale. «Ciao,
nonna, scusa se ti
chiamo cosí tardi. Peró sono contenta
che tu abbia il telefono silenzioso, cosí
almeno non ti
sveglio.» La mia voce cominció a
tremare ma, prima che andassi del tutto
in pezzi e mi mettessi
a piangere, il forte braccio di Stark mi
cinse le spalle. Mi appoggiai a lui e
parlai in fretta,
sperando di sembrare gasata e non
isterica: «Non so se hai giá visto il
telegiornale, ma Thanatos
ha annunciato che faremo un’open night
con anche uno sportello lavoro e in
pratica é invitata
tutta Tulsa. C’é anche una raccolta fondi
per Street Cats, in modo da far sembrare
Neferet la
pazza che é e invece noi, be’, non pazzi
per niente», aggiunsi, pensando: Eccoti
servita, megera
odiosa! «Comunque é sabato prossimo e
Thanatos ha chiesto se ci aiuti a
organizzare con suor
Mary Angela. Le ho detto che pensavo ti
sarebbe andato benissimo, quindi
chiamami appena
puoi cosí ti spiego meglio, okay? Ti
voglio bene, nonna! Ti voglio proprio
tanto bene! Ciao.»
Stark mi tolse di mano il telefono e
premette il tasto di fine chiamata. Poi mi
prese tra le
braccia e allora sí che scoppiai a
piangere. Mentre singhiozzavo e tiravo
su col naso, sentii
un’altra mano sulla schiena e riconobbi
la serena presenza della terra. Poi una
seconda mano, e
venni sfiorata da una dolce brezza,
quindi una terza, ed ecco che il fuoco mi
scaldava. Lo
spirito, sempre presente, si assestó
dentro di me, calmando le mie lacrime e
consentendomi di
staccarmi da Stark abbastanza da
rivolgere un timido sorriso ai miei
amici. «Grazie, ragazzi.
Adesso sto meglio», dissi.
«Be’, starai meglio dopo che ti sarai
soffiata il naso», mi prese dolcemente in
giro Stark mentre
mi tendeva un fazzoletto di carta
appallottolato che teneva in tasca.
«Zy, sei un disastro. Questo é sicuro»,
commentó Afrodite. Scuoteva la testa,
ma se ne stava
anche lei spalla a spalla col mio
cerchio, mostrando solidarietá e
sostegno.
«Non sto mentendo.»
Distolsi lo sguardo dai miei amici e vidi
che Aurox si era alzato e parlava con
Thanatos, con
Dario e Kalona posizionati tra lui e la
Somma Sacerdotessa. Aurox si giró e il
suo sguardo
incroció il mio. Rimasi sconvolta
vedendo che aveva gli occhi pieni di
lacrime. Sembrava sotto
shock quasi quanto me. Poi tornó a
rivolgersi a Thanatos, implorando:
«Incatenatemi.
Rinchiudetemi da qualche parte.
Accetteró qualunque punizione vorrete
infliggermi ma, per
favore, per il bene di Sylvia Redbird,
credetemi.
Non sono in combutta con Neferet. Io la
disprezzo.
Odio il fatto che mi abbia creato da
morte e sofferenza.
Per controllarmi, deve fare in modo che
la Tenebra s’impossessi del mio corpo e
risvegli il
mostro che ho dentro. Somma
Sacerdotessa, lei sa che évero».
«Da quello che abbiamo scoperto, si
direbbe che in effetti questa sia la
veritá», replicó
Thanatos.
«Allora mi ascolti. Glielo giuro, Neferet
ha rapito la nonna di Zoey.»
«Hai solo questa occasione.» Uscii dal
cerchio dei miei amici e andai da Aurox.
«Se ci stai
mentendo, se hai qualcosa a che fare col
dolore provocato a mia nonna, io useró
tutti e cinque
gli elementi e tutti i poteri che mi ha
donato la mia Dea per distruggerti,
qualunque cosa tu sia.
Chiunque tu sia. E questo te lo giuro io.»
«Accetto», ribatté facendomi l’inchino.
«Impegno preso», sentenzió Thanatos.
«Tutti gli esseri dotati di spirito hanno la
possibilitá di
scegliere. Aurox, spero che tu stia
facendo la scelta giusta.»
«é cosí.»
«Bene, abbiamo il tuo giuramento»,
concluse Thanatos, poi guardó tutti noi.
«Dobbiamo entrare nell’appartamento di
Neferet.»
«Posso andarci io», saltó su Aurox.
«No!» strillammo all’unisono Stark,
Dario, Kalona e io.
«Io posso entrare in quel maledetto
attico», disse Afrodite. «La stronza
crede che io sia stronza
quanto lei, e in un certo senso puó essere
quasi vero. Inoltre Neferet misura la
lealtá altrui con
la propria, che é inesistente.
Ha sempre voluto usarmi, e non riesce a
leggermi nel pensiero. Io posso entrare.»
«Potrebbe anche farti entrare, ma non ti
permetterá mai di vedere se ha preso
nonna Redbird»,
ribatté Aurox.
«é vero. Lei nasconderebbe ad Afrodite
la presenza della sua prigioniera»,
convenne Thanatos.
«Ma non lo farebbe con me. Non lo
crederebbe necessario. Neferet sará
arrabbiata perché non
ho fermato il Rituale di Svelamento, ma
mi lascerá rimanere quanto basta per
scoprire se tiene
lí nonna Redbird», ritentó Aurox.
«O quanto basta per influenzarti», disse
Dario.
«E risvegliare il mostro che dorme
dentro di te», aggiunse Stark.
Avevano convinto Thanatos. «Aurox,
non sei in grado di controllare la bestia.
Non se Neferet
esegue un sacrificio per svegliarla.»
«Forse é per questo che ha catturato la
nonna di Zoey», rifletté Dario con
un’occhiata di scuse
nella mia direzione. «Forse le serviva
un sacrificio molto maggiore del gatto di
un Guerriero per
riprendere il controllo su Aurox.»
«No! Io non...» inizió Aurox. Ma non
concluse la frase, abbassó le spalle e
nascose il viso tra le
mani.
Io riuscivo solo a scuotere la testa.
Stark mi prese la mano e la strinse.
«Non lasceremo che succeda.
Riporteremo a casa la nonna.»
«Ma come?» chiesi tra un singhiozzo e
l’altro.
«Andró io.» Mentre lo diceva, Kalona
mi fissava dritto negli occhi. «Io non
entreró soltanto
nella residenza di Neferet. Se sta
tenendo prigioniera Sylvia Redbird, la
troveró e la salveró.La
Tenebra non puó nascondersi a me, ci
conosciamo da troppo tempo. Neferet si
crede
invulnerabile perché é diventata
immortale, ma la sua é l’esperienza di
un bambino paragonata
ai miei innumerevoli secoli di potere e
di conoscenza. Non posso ucciderla, ma
posso portarle
via l’anziana signora.»
«Be’, forse. Ammesso che ti faccia
entrare dalla porta.
L’ultima volta in cui vi ho visto insieme,
tu non le piacevi mica tanto», intervenne
Stark.
«Neferet mi detesta, ma questo non
cambia il fatto che mi desideri.»
«Sul serio? A tutti noi non sembra
proprio. Neferet ha fatto un passo
avanti: adesso il suo
Consorte é il toro bianco», continuó
Stark.
Kalona gli rivolse un sorriso sardonico.
«Tu sei giovane e conosci poco le
donne.»
Mi accorsi che Stark si era risentito,
quindi mi affrettai ad asciugarmi occhi e
naso e a darmi un
contegno.
«Dovrai farle credere che ci stai
tradendo, che il giuramento fatto a
Thanatos é falso.»
«Neferet non sa che sono legato a
Thanatos per giuramento», replicó
Kalona.
«Mmm, io invece penso che potrebbe
saperlo», intervenne Shaunee.
La guardai, stupita.
«Non lo dico per cattiveria e proprio
non voglio entrare nei dettagli, quindi vi
chiedo di fidarvi
di me, ma quello che sa Erin su di noi lo
sa anche Dallas», spiegó Shaunee.
«Cazzarola!» sbottó Stevie Rae.
«E Dallas parla con Neferet», aggiunse
Rephaim.
«Eh?»
Mi ero praticamente dimenticata che ci
fosse anche lui, e poi mi sentii in colpa
da matti quando
si strinse nelle spalle e chiarí: «Io parlo
poco e per questo la gente m’ignora e
cosí ascolto delle
cose».
«Io non t’ignoro», fece Stevie Rae,
alzandosi in punta di piedi per dargli un
bacio sulla guancia.
Lui le sorrise. «No, tu mai. Ma Dallas
sí. Oggi a lezione era vicino a me
quando gli é suonato il
telefono. Due volte. Era Neferet in
entrambi i casi.»
«E io sono sicura al novantanove per
cento che Erin racconterebbe a Dallas
qualunque cosa lui
volesse sapere su di noi», concluse
Shaunee.
«Ieri Erin é rimasta qui alla Casa della
Notte quando voi siete tornati allo scalo
ferroviario»,
notó Thanatos.
Incrociai lo sguardo di Shaylin.
«Diglielo.»
La novizia non esitó: «I colori di Erin
sono diversi da prima. Me ne sono
accorta un paio di
giorni fa».
«Sta cambiando», rincaró la dose
Afrodite. «Shaylin e io ne siamo
convinte. Per questo abbiamo
consigliato a Zoey di lasciarla rimanere
qui quando le ha detto di non voler
rientrare ai tunnel.»
«Allora sono d’accordo con Shaunee. é
piú che probabile che Neferet sappia
tutto ció che sa
Erin», affermó Thanatos.
«Io la penso cosí: dobbiamo tenere la
bocca chiusa su quello che sta
succedendo con nonna
Redbird e con Aurox e coi nostri affari
in generale. Chi non fa parte di questo
gruppo non deve
sapere un cazzo. Erin é sola, ma quello
che sa puó decisamente incasinarci la
vita.»
«Profetessa, mi pare che ci sia una
lezione da imparare in ció che stai
dicendo», commentó
Thanatos, e tutti noi annuimmo.
Guardai Kalona. Includerlo nel nostro
gruppo suonava proprio strano, ma non
avrei saputo
dire se questo significava che dovevamo
fidarci di lui oppure no.
Facendo incredibilmente eco ai miei
pensieri, Thanatos chiese a Kalona: «Sei
sempre convinto
che si fiderá di te?»
«Neferet? Fidarsi di me? Mai. Ma mi
desidera, anche se é solo il mio potere
immortale ció che
le interessa. E, come ha detto Afrodite,
valuta la profonditá della lealtá altrui
paragonandola
alla propria», replicó lui.
«Neferet é leale solo con se stessa»,
disse Rephaim.
«Esatto», convenne Kalona.
«Be’, speriamo che tu non sia altrettanto
superficiale», aggiunse Stark, col tono di
chi crede il
contrario.
Io rimasi lí a fissare Kalona, ricordando
che assassino bugiardo e manipolatore
era stato, e
pensando: é uno cosí che salverá mia
nonna?
Stavo ricacciando indietro lacrime di
folle paura Quando Rephaim mormoró il
mio nome. Lo
guardai. Mi sorrise e mimó tre piccole
paroline: La gente cambia.
17
SHAYLIN
«Qui. Subito.» Afrodite fece cenno a
Shaylin di seguirla piegando l’indice.
Poi partí sculettando
tagliando per il prato, in direzione dei
dormitori dei novizi.
Shaylin sospiró, mise a tacere la propria
irritazione e seguí quella scocciante
bionda.
Quando la raggiunse, Afrodite stava giá
parlando:
«Okay, devi andare in ricognizione».
«Okay, devi imparare l’educazione»,
replicó Shaylin.
Afrodite si fermó e socchiuse le
palpebre fino a ridurre gli occhi a due
fessure azzurre.
«Dovresti sapere che facendo cosí
diventi brutta e ti fai venire le zampe di
gallina», commentó
subito Shaylin, prima che Afrodite
potesse dire qualcosa di cattivo e
sarcastico.
«Hai parlato con Damien, vero?»
«Forse.» Shaylin si era tenuta sul vago
per non mettere nei guai Damien. Ma, sí,
la veritá era
che gli aveva parlato e che Damien
cominciava proprio a piacerle, cosí
come Stevie Rae e
Zoey. Afrodite... be’, lei era tutta
un’altra storia.
«Senti, Afrodite, si direbbe che tu e io
dovremo lavorare insieme, perció
renderebbe piú facile
la vita di entrambe se tu potessi almeno
essere gentile con me.»
«No, questo renderebbe la tua vita piú
facile. La mia non cambierebbe affatto.»
Shaylin scosse la testa. «Davvero?
Perché non sbatti in faccia a Nyx questo
atteggiamento?
Abbiamo la Tenebra da combattere. La
mamma di Zoey é stata appena uccisa e
adesso sua
nonna é in serio pericolo. Correggimi se
sbaglio, ma Zoey non é tua amica?»
Afrodite strinse di nuovo le palpebre.
«Sí.»
«Allora che ne diresti di fare tutto il
possibile per aiutarla?»
«é quello che sto facendo, stronza»,
sbottó Afrodite.
«Come fai a esserne tanto sicura? Hai
mai considerato il fatto che magari, se tu
fossi meno
odiosa, ti si offrirebbero altri doni di
Profetessa?»
Gli occhi di Afrodite ripresero la
grandezza normale.
Lentamente. Sembró persino sorpresa.
«No. Non l’ho mai considerato.»
Shaylin sollevó le mani in un gesto di
frustrazione.
«Ma cos’é,ti hanno cresciuta i lupi?»
«Piú o meno. Peró avevano un sacco di
soldi.»
«Incredibile», mormoró. Poi riprese il
discorso: «Okay, senti qui: quando ho
letto la tua aura e
sono stata stronza riguardo alla lucina
guizzante che vedevo dentro di te, mi si
é incasinata la
testa. La volta successiva in cui ti ho
guardato, era come se i tuoi colori
fossero mischiati».
«Il che, ovviamente, significa che mi hai
visto incavolata.»
«No, perché i colori di tutti mi
sembravano acquosi e indistinti finché
non mi sono scusata con
te. Aspetta, cancella. La vera veritá é
che la mia Vista Assoluta é rimasta
incasinata finché non ti
ho chiesto scusa per davvero.»
«Oh. Questo é quasi interessante.»
«Non riesco a farmi capire da te, vero?»
«Ti fai capire quanto tutti gli altri»,
replicó Afrodite.
«Quindi torniamo alla ricognizione.»
«D’accordo. Sí. Cosa vuoi che faccia?»
«Cerca Erin. E Dallas. Se ho ragione, il
che – per tua informazione – succede
quasi sempre, li
troverai insieme.»
«E sarebbe un male, giusto?»
«Hai una lesione al cervello?»
«Neanche ti rispondo.»
«Bene. Non abbiamo il tempo di unire i
puntini. Sará giorno entro un paio d’ore.
Il minibus si
dirigerá allo scalo ferroviario e Kalona
nella schifosa tana di Neferet.»
«Giá,peró non credo che funzionerá il
piano di Kalona. Sta aspettando l’alba,
cosí lei sará
indebolita dal sole, ma...» Shaylin
guardó il cielo.
«Di cosa diavolo stai parlando, rinco?»
Shaylin puntó il dito verso l’alto.
«Nuvole. Un sacco.
Vorrei proprio che sparissero. Coprono
il sole e il suo effetto indebolente.
Adesso chi é la
rinco?»
«Non darmi della rinco», sbottó
Afrodite.
«Allora tu non darlo a me», replicó
Shaylin.
«Ci penseró. Tornando al mio punto di
partenza: prima di rientrare ai tunnel e
prima che
Kalona prenda il volo, voglio che tu
controlli i colori di Erin e Dallas.
Qualunque informazione extra che tu ci
possa dare su Erin, soprattutto per
sapere se é una
lurida zoccola traditrice – sí, sto
parafrasando Shaunee –, sarebbe una
buona cosa.
Ho una sensazione riguardo a loro, e non
é per niente affettuosa.»
«D’accordo, mi sembra okay, ma non ho
idea di dove possano essere. Tu? Si
tratta di uno dei
tuoi doni?»
«Dea, hai proprio una lesione cerebrale.
No, non ho un GPS nella testa. Peró,lí,
io ci tengo il
cervello. E mi dice che, se quei due
stanno facendo porcherie, ha senso
cominciare a cercarli
nella stanza di Erin al dormitorio, quella
che non divide piú con Shaunee.»
«Oh. Giá.Sí, questo ha senso.» Shaylin
esitava. «Ma io non so quale sia.»
«Terzo piano, quarta stanza. Quando
condividevano un cervello, dicevano
che era la loro
taglia di reggiseno.
Io invece dicevo che era la somma dei
loro quozienti intellettivi.»
«Ovvio», commentó Shaylin.
«Visto che se vuoi mi capisci?» fece
Afrodite con falso entusiasmo. «Ci
rivediamo al minibus.
Presto.» Inizió ad allontanarsi, si fermó
e aggiunse: «Grazie».
Shaylin la guardó a bocca aperta.
Afrodite alzó gli occhi al cielo,
preparandosi ovviamente a dire
qualcosa di odioso. Poi si
fermó, guardó in alto per un lungo
istante, prima di concentrarsi di nuovo
su Shaylin. «Sembra
che il tuo desiderio si stia avverando. Le
nuvole si stanno aprendo.» Quindi con
un colpo di
ciuffo si allontanó sculettando.
Shaylin scosse la testa. «Pazza totale»,
mormoró tra sé dirigendosi al
dormitorio delle ragazze.
«Nyx, io non ti conosco molto bene e
non voglio che pensi che sono
maleducata o blasfema o
qualcosa del genere, ma...
Afrodite come tua Profetessa? Perché?»
«Non lo sa nessuno, credo nemmeno la
stessa Afrodite.»
Shaylin sobbalzó per lo stupore mentre
Erik Night usciva dall’ombra di una
quercia.
«Erik! Che ci fai qui fuori?» Shaylin si
portó la mano alla gola: non voleva che
Erik vedesse come
le pulsava la vena del collo, e non solo
perché l’aveva spaventata. La prima
immagine di lui
era sempre la stessa, la sua assoluta e
totale bellezza. Ma poi lei aveva visto i
suoi colori, che
non erano altrettanto affascinanti.
Shaylin aveva deciso che era come una
di quelle splendide
ceramiche dipinte che vorresti usare per
l’insalata o cose simili ma quando le
volti vedi che
sotto c’é scritto ATTENZIONE: NON
USARE PER SERVIRE ALIMENTI.
«Scusa, non volevo farti paura. Sono qui
fuori a procrastinare.» Il suo sorriso era
a miliardi di
watt e Shaylin capiva benissimo perché
quasi il cento per cento delle novizie era
innamorato di
lui. Il problema era che lei riusciva a
vedere oltre la sua bellezza fisica.
«Non ti volevo interrompere. Continua
pure a procrastinare. Ciao, ci vediamo.»
«Ehi.» Le sfioró il braccio, solo un
attimo, mentre gli passava davanti,
spingendola a fermarsi.
«Pensavo che fossimo amici.»
Shaylin lo osservó.Quando Erik l’aveva
Segnata, i suoi colori tendevano
soprattutto a un
indeciso verde pisello che oscurava dei
lampi luminosi di quello che poteva
essere oro, tipo i
raggi del sole, ma erano stati cosí fugaci
che non poteva esserne sicura. A parte
quello, lui era
semplicemente un po’ nebuloso e
annacquato. Negli ultimi giorni non
aveva badato molto ai
colori di Erik, perció Shaylin si stupí
vedendo che, sebbene il verde fosse
sempre presente, era
diventato piú intenso e non le faceva piú
venire in mente il passato di piselli.
Adesso le
ricordava il turchese, tipo una bella
schiuma del mare. E tutto intorno al
verdeazzurro il
miscuglio grigiastro si era sollevato,
rivelando un deciso nocciola, tipo la
sabbia di una
meravigliosa spiaggia inviolata.
Sentendosi un po’ come se fosse caduta
nell’acqua profonda,
Shaylin cercó di non sembrare nervosa e
sbottó:«Sí, siamo amici ma solo
quello».
«Non ho chiesto altro, ti pare?»
Shaylin lo guardó negli occhi. Erano
azzurri e luminosi, e passavano
decisamente troppo tempo
a fissarle le tette. Ovviamente, replicare
con qualcosa tipo «di sicuro vuoi essere
un amico con
benefit» sarebbe suonato troppo da
Afrodite. Quindi decise per una risposta
piú gentile.
«No, non hai chiesto altro.»
Lui sorrise di nuovo. «Allora possiamo
essere amici?» Era difficile non
ricambiare quel sorriso e,
in veritá,lei non vedeva motivo per non
farlo, quindi replicó annuendo: «Sí,
amici».
«Grande! Che ne dici se ti accompagno?
Dove stai andando? Per procrastinare
non devo essere
solo, posso farlo anche con te.»
«E cosa stai procrastinando?» Shaylin
evitó la domanda su dove stesse
andando e prese a
gironzolare vagamente in direzione del
dormitorio. Con lentezza.
«Stesura del programma delle lezioni»,
rispose lui con un sospiro. «Odio farlo.
Sai, non ho mai
voluto fare l’insegnante.»
«Giá,lo sanno tutti. Dovevi fare la star
del cinema.»
Shaylin aveva parlato in tono
noncurante. Non era nelle sue intenzioni
essere altezzosa o
sarcastica, ma la sofferenza che
comparve nello sguardo di Erik diceva
che probabilmente era
sembrata entrambe le cose.
«Giá», ripeté lui, distogliendo lo
sguardo da lei e infilando le mani nelle
tasche dei jeans. «Lo
sanno tutti.»
«Ehi, ma questa cosa del Rintracciatore
é solo una piccola deviazione sulla
strada per
Hollywood, no? Quanti anni hai,
ventuno?»
«Diciannove. Ho completato la
Trasformazione qualche mese fa.
Perché?Sembro vecchio?»
Shaylin rise. «A ventun anni non si é
vecchi.»
«Sí, se devi aggiungercene tre, e io ho
appena iniziato l’incarico quadriennale
di Rintracciatore.»
«E fare il Rintracciatore significa che
devi rimanere alla Casa della Notte di
Tulsa?»
«Cerchi di liberarti di me?» Non pareva
scherzasse del tutto.
«No di certo», lo rassicuró lei.
«Intendevo un’altra cosa: potresti
trasferirti sulla West Coast e
continuare a essere un Rintracciatore?
Ci dev’essere una Casa della Notte piú
vicina a
Hollywood di questa.» Mentre
parlavano, Shaylin si accorse che Erik
non sembrava un
ragazzino viziato e incavolato.
Sembrava solo stanco e frustrato e forse
anche un pochino
depresso.
«Mi sono giá informato e ho ricevuto
una risposta strana e un po’
raccapricciante.» S’interruppe
per lanciarle un’occhiata.
«Be’, probabilmente piú raccapricciante
per i ragazzi che vengono Segnati che
per me.»
«Giá dato. Comunque non é stato poi
cosí terribile. In realtá sei stato un po’
buffo», replicó
Shaylin.
Erik aggrottó la fronte. «Era previsto
che fossi potente e sicuro di me e che
mettessi anche un
po’ di paura.»
«Quindi vuoi essere raccapricciante?»
La cosa lo fece ridere. «No, direi di no.
E in ogni caso a essere raccapricciante
non é la parte
relativa al Marchio, o almeno non
dovrebbe. La parte decisamente non
normale é che nel mio
sangue c’é qualcosa che mi tiene
ancorato a questo posto. Certo, posso
viaggiare, solo che il
mio sangue mi spinge a Segnare solo
ragazzi che appartengono a questa Casa
della Notte.»
«Quindi sei tipo un GPS.»
«Immagino di sí.» Erik non pareva
affatto eccitato all’idea. «Ehi, adesso
basta parlare di me.
Dove stai andando?»
Shaylin deglutí e disse la prima bugia
che le passó per la testa. «Vado al
dormitorio. Afrodite mi
ha chiesto di prenderle della roba dalla
sua stanza.»
«Con te l’ha chiesto intendi: ’Per favore,
potresti...’ o te l’ha ordinato tipo:
’Prendi la mia roba
o ti lego le mani con un elastico e ti
ficco in un pentolone d’acqua bollente
come fa lo chef di
mia madre con le aragoste’?»
Shaylin ridacchió.«Non so dirti se le tue
capacitá di attore siano al massimo o al
minimo, ma
sembravi Afrodite in un modo
tremendo.»
Erik rabbrividí. «Cercheró di non
rifarlo.»
«Ma, per rispondere alla tua domanda,
somigliava piú al secondo esempio che
al primo.»
«Che sorpresa. Allora ti accompagno al
dormitorio.
Okay?»
Shaylin incroció il suo sguardo. Che puó
esserci di male?
«Okay», rispose.
ERIK
«Penso di essere d’accordo con te sulla
storia della stesura del programma.
Dev’essere
stranoioso dover decidere cosa
insegnare, scrivere il tutto, consegnarlo
e poi insegnarlo. Mi
pare un’esagerazione», disse Shaylin.
«Non me ne parlare», replicó asciutto
Erik. «Faremo Shakespeare. Le sue
opere mi piacciono
molto, ma era decisamente meglio
quando le dovevo solo recitare e non mi
toccava fare il
robot per il Consiglio Supremo.
Giá decidere il programma é noioso.
Scriverlo fa schifo.»
Doveva continuare a ricordare a se
stesso di piantarla di fissare le tette di
Shaylin. Okay, peró
in sua difesa andava detto che lei
indossava una T–shirt bianca talmente
sottile che lasciava
intravedere il supersexy reggiseno rosa
che indossava sotto. E che suddetto
reggiseno aveva dei
fiocchetti neri nella parte centrale e
sulle spalline.
«Allora, quale opera hai scelto per il
corso su Shakespeare?» gli stava
chiedendo lei.
Guardale la faccia e concentrati! «Corso
su Shakespeare?»
Shaylin gli rivolse un’occhiataccia,
come se pensasse che lui era un’idiota.
Erik non poteva
biasimarla: quando si era imposto di non
sbirciarle le tette, si era distratto con la
massa di
riccioli scuri che pareva soffice come la
seta e che lui...
«Oh, sí, il corso su Shakespeare. Di
sicuro una commedia. Al giorno d’oggi
di tragedie ce ne
sono anche troppe.»
«Quale?»
Lo stava fissando con sincero interesse,
perció ammise:
«Sono combattuto. La mia preferita é La
bisbetica domata ma, se ci pensi bene e
consideri il
discorso finale di Caterina, non si adatta
al sistema matriarcale della Casa della
Notte, e
l’ultima cosa che voglio é fare incazzare
Thanatos. Quindi sto pensando a Come
vi piace.
Rosalind é una delle piú forti tra le
eroine del Bardo e questo non dovrebbe
causarmi seccature
con l’amministrazione».
«Ma non é un po’ come cedere?»
«Probabile, peró insegnare non é facile
come credi. Ci sono un sacco di cose
dietro, senza
contare la battaglia con la Tenebra che
sembra non finire mai e la scocciatura
che i professori
continuano a venire ammazzati e che
vengono Segnati sempre piú novizi, cosí
siamo sotto
organico.»
Seguí un lungo, sgradevole silenzio, poi
Shaylin replicó: «Be’, sí, per te
dev’essere una vera
rottura che degli insegnanti siano stati
sventrati e decapitati e incornati.
Per non parlare di tutti i nuovi novizi
rossi cui devi insegnare perché non
siamo morti davvero.
Non ancora».
Erik aggrottó la fronte. Non era quello
che intendeva.
Per niente. «Credo di averlo detto
male», ribatté.
«E io credo di dovermi ricordare che il
verde pisello non diventa schiuma del
mare turchese e
una spiaggia inviolata.»
«E questo cosa vorrebbe dire?» chiese
Erik. Shaylin era davvero uno schianto
ma gli incasinava la
testa e lo mandava in confusione.
«Vuol dire che avevo bisogno di un
bagno nella realtá.
Grazie per avermelo fornito.» Shaylin
acceleró il passo, ed Erik stava ancora
rimuginando sulla
questione del verde pisello e del
turchese, quando si ritrovarono fuori dal
prato e sul sentiero
che portava al dormitorio femminile.
«Ehm, non c’é di che?» Piú che
un’affermazione era una domanda.
Shaylin era ancora davanti a lui quindi
arrivó per prima alla scalinata che dava
sulla veranda.
Sul gradino, era quasi alta quanto lui, il
che era strano, visto che era davvero
piccolina. «No,
non c’é bisogno che mi dici ’non c’é di
che’», sospiró. «Non ti stavo veramente
ringraziando.
Stavo giusto ricordando a me stessa una
cosa.»
«Cosa?» chiese lui, sinceramente
interessato.
Shaylin sospiró di nuovo. «Il fatto che
ció che vedono gli occhi in realtá non é
la parte piú
importante di una persona. Quella piú
importante é nascosta dentro.»
«Solo che per te non é affatto nascosta,
giusto?»
«Giusto», sussurró.
«Non intendevo sul serio quello che ho
detto prima.
Me la stavo solo tirando. In fondo le
ragazze lo fanno in continuazione», disse
Erik.
«Guarda che non migliori le cose
buttandola sulla ginecofobia.»
«Ginecofobia... é una cosa brutta,
giusto? Niente di figo come la
ginecologia?»
«Erik, forse faresti meglio a sforzarti di
tenere la bocca chiusa.» Shaylin
sembrava scocciata, ma
lui vedeva benissimo che ce la metteva
tutta per non scoppiare a ridere. E poi
da quelle belle
labbra rosa scappó un risolino.
«Ginecologia? L’hai detto sul serio?»
«L’ho fatto e ne sono orgoglioso. Mica
mi spiacerebbe una carriera che mi
mette in contatto
con tutte quelle parti di ragazza»,
replicó Erik, facendo sfoggio del suo
migliore accento da
vecchio ragazzo dell’Oklahoma.
«Okay, per me basta e avanza», ribatté
lei, ancora sogghignando. «Devo andare
prima che...»
Shaylin fece un passo indietro e mancó
del tutto il gradino successivo.
Stava per cadere dritto su quel suo bel
culetto tondo, ma Erik fu piú veloce
della gravitá e,
quasi tipo supereroe, l’afferró alla vita
evitandole di farsi male.
Ed eccoli lí, lei un gradino piú su, lui
con le braccia intorno ai suoi fianchi.
Cadendo, Shaylin
aveva preso ad agitare le braccia,
finendo per aggrapparsi alle spalle di
lui. Gli stava talmente
addosso che Erik sentiva sul petto i
fiocchetti neri del reggiseno rosa.
«Attenta, non vorrei che ti capitasse
qualcosa», le disse sottovoce, con
gentilezza, quasi lei fosse
un uccellino impaurito.
«Gragrazie. Stavo per cadere.»
Shaylin lo guardó e lui si perse nei suoi
grandi occhi marroni. Aveva un profumo
incredibile, lo
stesso della sera in cui l’aveva Segnata,
dolce, tipo pesche e fragole mischiate.
Non aveva mai
voluto tanto qualcosa quanto un suo
bacio. Voleva baciarla almeno una volta.
Almeno per un
secondo. Si chinó. Sembrava che lei
spingesse le labbra verso le sue. Si
chinó di piú,
stringendola a sé.
E allora lei gli assestó un pugno sul
petto. «Stai cercando di baciarmi? Sul
serio?» Shaylin scosse
la testa e lo spinse via, giú dal gradino.
Erik barcolló all’indietro. Stava
cercando di capire cosa, con precisione,
fosse andato storto,
quando udí la risata di scherno.
Sentendosi di merda, alzó gli occhi e
vide Erin e Dallas in cima
alla scalinata d’ingresso al dormitorio,
appena fuori del portone.
«Cavolo, alla faccia dei messaggi
contraddittori! prima ti sta tutta addosso
e poi ti spinge via.
Non si fa cosí», disse Dallas.
«Giá,quando una ragazza dice di sí deve
voler dire sí,e non: ’Ehi, mi sa che ti
provoco un po’ e
poi ti respingo’», aggiunse Erin
mettendo le virgolette con le dita.
«Voi due non sapete di cosa state
parlando.» Shaylin aveva una mano sul
fianco e il mento
sollevato, ma era arrossita di brutto.
Erik pensó che sembrava molto carina
ma per niente
tosta.
Dallas fece scivolare il braccio intorno
alla vita di Erin e lei gli si appoggió
contro mentre
scendevano le scale verso Erik,
continuando a ridere di Shaylin.
«Ehi, amico, non ti preoccupare. La mia
sirena e io faremo in modo che tutti
sappiano che razza
di stronza é quella», ghignó Dallas. Erik
provó a interromperlo, ma lui continuó a
parlare: «No,
non mi devi ringraziare.
Consideralo un favore da vampiro a
vampiro».
Erik diede un’occhiata a Shaylin. Il viso
della ragazza era passato da rosso a
bianco gesso. Ci
pensó.. ma solo per un secondo. Sarebbe
stato facile mettersi a ridere e andarsene
insieme con
Dallas ed Erin. Forse si sarebbe persino
sentito figo come una volta, quando era
il ragazzo piú
sexy della scuola, quando poteva avere
tutte le ragazze che voleva. Poi si rese
conto di cosa
stava pensando e gli venne la nausea.
Incroció lo sguardo di Dallas.
«No. Shaylin aveva ragione: non sapete
di cosa state parlando. é colpa mia.
Stavo solo
cercando di fare una cosa stupida. Non é
stata Shaylin a chiederlo.»
«Ma figurati! Tu sei Erik Night.» La
voce di Dallas era ancora amichevole,
ma il suo sguardo si
era fatto di ghiaccio.
«Giá,proprio. E vi dico che vi state
sbagliando. Shaylin non é una stronza.
Sono io che ho fatto
lo stronzo. Se voi due dovete proprio
parlare di lei, é questo che dovete dire.»
«Ti aspetti che la gente creda che una
piccola spostata come quella abbia detto
di no a te?» Erin
non si sprecó nemmeno a nascondere il
disprezzo che provava.
E io che una volta sognavo di fare il
prosciutto in un sandwich di gemelle!
Dea, sono proprio
un coglione. «Quello che mi aspetto é
che diciate la veritá o teniate chiusa la
bocca.»
«Be’, questo proprio non mi diverte.»
Shaylin scese in fretta le scale. Mentre
passava davanti a
Erik, si fermó.
«Ho cambiato idea sull’andare a
prendere la roba per Afrodite. Puó
farsele da sola le sue
commissioni.» Poi spostó lo sguardo su
Erin. «Immagino che questo significhi
che stasera non
verrai in autobus allo scalo ferroviario.»
«Sono salita su quello scuolabus per
l’ultima volta, ma tu vai pure. In ogni
caso é piú adatto a
te che a me.»
«Cantagliele, sirena», intervenne Dallas
accarezzando il sedere a Erin. «L’acqua
dev’essere libera
di andare dove vuole.»
«Giá,ed é ora che teliamo. Mi sono
scocciata», replicó Erin.
«Ce l’ho io la cura!» Dallas le morse il
collo.
Lo strillo di Erin si trasformó in una
risata. «E io non staró lí a dire sí -no, sí
-no. Diró sí -sí e
basta!» Erin sogghignó rivolta a Shaylin,
prese per mano Dallas e si
allontanarono insieme
ridendo sarcastici.
Erik li guardó andare via. «Quand’é che
quei due sono diventati ’quei due’?»
«Non appena Erin e Shaunee non sono
piú state ’quelle due’», spiegó Shaylin.
«E le cose vanno
male quanto pensava Shaunee.»
Erik sgranó gli occhi. «Non eri venuta a
prendere della roba per Afrodite,
giusto?»
«Naaa.»
Erik capí. «Ah, merda! Erin ha cambiato
parte! E quindi Dallas e il suo gruppo
sapranno tutto
quello che sa il gruppo di Zoey.»
«Sembrerebbe. Devo dire a Zy e a
Stevie Rae che Erin e Dallas stanno
davvero insieme.» Shaylin
esitó, poi aggiunse:
«Grazie di avermi difeso. So che non é
stato facile per te».
«Tu sei proprio convinta che io sia una
testa di cazzo, eh?»
Shaylin non rispose subito ma rimase a
studiarlo, come se avesse capito
quant’era importante
per lui la risposta che gli avrebbe dato.
Alla fine disse: «Io sono convinta che tu
abbia tutte le
potenzialitá per diventare piú verde
turchese che verde pisello».
«Ed é una buona cosa?»
Lei sorrise. «Molto piú che essere un
ginecologo ginecofobo.»
Rise. «Okay, d’accordo. Ehi, posso
accompagnarti al bus?»
«No, non stavolta. Ma chiedimelo
ancora. E, per la cronaca, quando dico
no é no, e quando
dico sí é sí.»
«Mi sa che questo l’avevo giá capito»,
ribatté Erik.
«Bene, allora la prossima volta, prima
di baciarmi, aspetta che abbia detto sí.
Ciao, Erik.»
Mentre Shaylin si allontanava, il sorriso
di Erik diventó sempre piú ampio. Non
era quello da
cento watt, quello era una finta, una
recita. In quel caso era meglio, perché
era vero. Lui era
felice sul serio. E, per la prima volta da
molto tempo, Erik Night si rese conto
che provare sul
serio un sentimento era molto meglio che
recitare...
18
KALONA
«Le nuvole sgombrano il cielo. Credo
sia un buon segno», disse Kalona alla
Somma Sacerdotessa
della Morte, ferma davanti al minibus
carico di novizi e vampiri che ancora
non avevano
lasciato il campus per tornare allo scalo
ferroviario.
«Sí, okay, abbiamo visto. Noi peró
dobbiamo proprio riportare le chiappe
allo scalo»,
intervenne Stevie Rae.
«Peró ti auguriamo buona fortuna. So
che, se nonna Red– bird l’ha presa
davvero Neferet, il
tipo giusto per liberarla sei tu!» Gli
rivolse il suo tipiゥo sorriso gioioso e
innocente e Rephaim
mostró la propria approvazione
salutando allegramente con la mano, poi
le porte del bus si
chiusero e Dario mise in moto.
Zoey non aveva detto niente. Niente in
assoluto. Era rimasta seduta sul minibus
mentre gli altri
chiacchieravano, raccoglievano le cose
di scuola e finivano di caricare il
bagagliaio. Lui peró
percepiva i suoi occhi che lo
osservavano. Ne percepiva la
diffidenza, ma anche la speranza.
Per lei sono l’unica possibilitá di
rivedere viva la nonna, pensó Kalona
mentre il bus giallo
spariva lungo Utica Street. Avrebbe
almeno potuto augurarmi buona fortuna.
«Nyx, ti chiedo di vegliare su Kalona, il
mio Guerriero.»
Udendo il nome della Dea, Kalona
sobbalzó e si riconcentró su Thanatos.
La Somma Sacerdotessa gli stava
davanti, con le braccia sollevate e il
viso rivolto al cielo che
precedeva l’alba.
«Egli ha scelto di legarsi alla tua via
tramite me, tua fedele Somma
Sacerdotessa. Egli é la mia
spada, il mio scudo, il mio difensore. E,
poiché mi é stata data autoritá su questa
Casa della
Notte, egli é diventato difensore anche
di essa.»
La voce di Thanatos era carica di potere
e Kalona tremó quando gli sfioró la
pelle. Sta
invocando Nyx! E la Dea le risponde!
Trattenne il fiato mentre la vampira
continuava:
«Pertanto, io imploro il tuo aiuto,
benevola Dea della Notte. Ti chiedo di
dargli forza, se la
Tenebra dovesse indebolire la sua
volontá.Fa’ che la sua decisione brilli e,
simile alla luce della
luna che trafigge il grigiore della
foschia, fa’ che la sua determinazione
squarci le ombre di ció
che potrebbe oscurare il suo giudizio e
distrarre il suo proposito. Non lasciare
che cada preda
della Tenebra fintanto che la sua scelta é
la Luce».
Kalona strinse le mani a pugno in modo
che Thanatos non vedesse come avevano
iniziato a
tremare.
Nyx non apparve, ma la sua presenza in
ascolto era tangibile, e lui ne percepí la
dolcezza
nell’aria. Era sempre stato cosí.
Ovunque Nyx rivolgesse la propria
immortale attenzione,
seguivano magia e Luce, forza e risate,
gioia e amore. Sempre l’amore.
Kalona chinó la testa. Quanto mi é
mancata!
«Kalona, va’, con la benedizione di
Nyx!»
Il turbine di energia che fece seguito
all’invocazione di Thanatos si riversó su
entrambi e,
quando l’immortale alzó la testa, vide
che la Somma Sacerdotessa gli
sorrideva con aria beata.
«Nyx ti ha udito», commentó,grato che la
voce non svelasse quanto era scosso in
realtá.
«Oh, sí, é vero. E questo é senza dubbio
di ottimo auspicio.»
«Non deluderó né te né la Dea», affermó
Kalona, quindi con una corsa si lanció
verso il cielo,
pensando: Non questa volta. Questa
volta non la deluderó.
Kalona voló dritto alla meta. La terrazza
del Mayo era alta e ampia e, dal cielo
violaceo, lui
scese senza problemi sulla fredda
superficie di pietra. Ripiegó le ali
corvine sulla schiena nuda.
Sí, era andato da lei a petto nudo.
L’aveva sempre preferito cosí.
«Dea, il tuo Consorte é tornato!» gridó
Kalona, grato a chiunque avesse ridotto
in frantumi la
portafinestra dell’attico. Gli evitava
l’imbarazzo di doverla scassinare nel
caso lei non gli desse
il benvenuto che si aspettava.
«Non vedo nessun Consorte, solo un
fallimento con le ali.» La voce provenne
dall’ombra alle
sue spalle nell’angolo estremo del
terrazzo, assai lontana dall’ingresso
all’attico.
Si voltó piano a guardarla, lasciandole
il tempo di osservare il suo petto nudo e
le ali possenti.
Neferet era una creatura lasciva.
Desiderava ardentemente gli uomini ma,
piú del piacere fisico
che ne traeva, lei bramava il controllo
assoluto. Il toro bianco poteva darle
potere, peró un
toro non era un uomo.
«Durante i secoli della mia esistenza, ho
realmente fallito in alcune cose. Ho
commesso degli
errori. Il peggiore dei quali é stato
lasciare il tuo fianco, Dea.» Kalona
diceva la veritá,anche se
la Dea che aveva in mente non era
Neferet.
«Quindi adesso mi chiami Dea e torni da
me strisciando.»
Kalona fece due passi verso di lei, le ali
che fremevano.
«Ti sembra che io stia strisciando?»
Neferet inclinó la testa. Non si era
spostata dall’ombra e lui riusciva a
vedere soltanto gli occhi
di smeraldo e la lucentezza di fuoco dei
capelli, mentre il sole iniziava a sorgere
alle sue spalle.
«No, mi sembra che tu stia
svolazzando», replicó lei con aria
annoiata.
Kalona allargó le ali e le braccia. I suoi
occhi d’ambra incrociarono il gelido
sguardo verde della
Tsi Sgili e si concentró. Neferet non era
immortale da molto. Doveva essere
ancora sensibile al
suo fascino. «Dea, guarda ancora.
Osserva il tuo Consorte.»
«Ti vedo. Non sei giovane come
ricordavo.»
«Con chi credi di parlare!» Tentó di
smorzare il tono, ma fremeva di rabbia.
Aveva scordato
quanto era arrivato a detestare il freddo
sarcasmo di Neferet.
«Davvero? Sei venuto tu da me. Credevi
sul serio che ti avrei accolto con gioia?»
Il sole si era alzato all’orizzonte quando
la Tsi Sgili lasció l’angolo in ombra e,
mentre gli si
avvicinava, Kalona poté finalmente
vederla. Neferet aveva continuato a
cambiare. Era ancora
bella, ma in lei ogni aspetto delicato,
mortale, umano era scomparso.
Sembrava una statua di
fattezze squisite, cui era stato dato il
soffio della vita ma senza una coscienza,
senza un’anima.
Era sempre stata fredda, tuttavia fino a
quel momento aveva mantenuto la
capacitá di fingere
gentilezza e amore. Ora non piú. Kalona
si chiese se soltanto lui fosse in grado di
vedere con
tanta chiarezza come lei stesse
diventando un conduttore per il male.
«Non lo credevo, ma ci speravo, anche
se ho udito voci secondo cui il mio
posto al tuo fianco
sarebbe stato usurpato.» Si augurava che
lo shock nella sua voce venisse preso
per gelosia.
Il sorriso di Neferet la fece somigliare a
un rettile.
«Giá, ho trovato qualcosa di piú grande
di un volatile, anche se ammetto che la
tua gelosia é
divertente.»
Ricacciando la bile che gli montava in
gola al pensiero di toccarla, Kalona
colmó la distanza che
li separava.
Spinse le ali in avanti, in modo che la
fredda morbidezza delle penne
accarezzasse la pelle di
lei. «Sono qualcosina di piú di un
volatile.»
«Perché dovrei riprenderti?» Il tono di
Neferet sembrava imperturbabile, ma
Kalona percepiva il
fremito della sua pelle al tocco delle
maestose ali.
«Perché sei una dea e meriti un Consorte
immortale.»
Le si avvicinó ancora di piú, sapendo
che lei poteva sentire il gelido potere
della sua
immortalitá benedetta dalla luna.
«Ce l’ho giá,un Consorte immortale»,
replicó Neferet.
«Ma non puó fare questo.» Kalona
l’avvolse nelle proprie ali e, con
lentezza, s’inginocchió
davanti a lei, le labbra a pochi
centimetri da quella pelle vibrante. «Io
ti serviró.»
«Come?» La voce della Tsi Sgili non
tradiva sentimenti, ma la sua mano andó
ad accarezzargli la
parte interna dell’ala.
Kalona escluse dalla mente tutto tranne
la percezione fisica e gemette.
Lei continuó ad accarezzarlo. «Come?»
ripeté,aggiungendo: «Soprattutto adesso
che servi
un’altra signora».
Aveva previsto che lei sapesse del suo
giuramento a Thanatos e si era preparato
la risposta.
«L’unica signora che posso davvero
servire é una Dea e, se la mia Dea mi
perdonasse, farei
qualunque cosa mi chiedesse.» Kalona
aveva pensato che quel suo continuo
giocare con le
parole sarebbe stato divertente: Neferet
avrebbe creduto che parlasse a lei
quando invece
poteva rivolgersi a qualunque divinitá
femminile. Ma, nell’attimo in cui
pronunció quella frase,
la veritá di quell’affermazione si
riverberó in lui, facendolo rimanere
senza fiato e
allontanandolo dall’essere che aveva
davanti. Il gioco portato avanti con se
stesso per secoli
era finito. Io sono stato creato per
servire una Dea e una Dea soltanto.
Neferet incarnava l’opposto di tutto ció
che rappresentava Nyx. Dandole la
schiena, Kalona
nascose il viso tra le mani.
Come ho potuto pensare che lei, o
qualunque altra donna, potesse prendere
il posto di Nyx
nel mio cuore? Ho trascorso secoli
come un guscio vuoto, tentando di
supplire a ció che
mancava in me con la violenza, la
lussuria e il potere. Niente! Non ha
funzionato niente!
Sentí le mani di lei sulle spalle. Erano
morbide, calde e sembravano irradiare
dolcezza. Con
indescrivibile gentilezza, lo fecero
voltare spingendolo a guardarla.
Quando sollevó la testa, l’immortale
rimase di sasso.
Neferet non l’aveva seguito. Non si era
mossa. Non poteva averlo toccato lei.
Neferet non
l’aveva mai toccato con una simile
dolcezza.
Nyx, invece, sí.
Il viso di Kalona s’inumidí e lui si
asciugó le lacrime con un gesto distratto.
«Mmm...» Neferet si stava
tambureggiando sul mento una lunga
unghia affilata e lo studiava
dall’altra parte della terrazza, senza
mostrare di aver percepito la presenza
di Nyx.
Che si fosse immaginato tutto? No!
Ricordo il suo tocco, il suo calore, la
sua dolcezza. Nyx era
stata lí. Kalona voleva crederci.
«Kalona, non posso dire che la tua
supplica non mi abbia commosso.
Finalmente sembra che tu
abbia imparato come ci si rivolge a una
vera dea. Forse perdoneró il tuo
tradimento e ti
consentiró di amarmi ancora. Ma a una
condizione.»
«Qualunque cosa.» Kalona si era rivolto
alla sua Dea invisibile, sperando che
fosse ancora
presente, ancora in ascolto.
«Questa volta dovrai portarmi Zoey
Redbird. Anche se non la voglio morta,
almeno non
ancora. Ho deciso che tormentarla sará
molto piú divertente.» Neferet lo
raggiunse lentamente
e gli fece scorrere le dita sul petto,
spezzando la pelle e disegnando linee
scarlatte. Poi voltó la
mano in modo che il sangue le
scivolasse sulle dita e nel palmo, quindi
si chinó in avanti e gli
leccó le ferite, richiudendole. Con un
sorriso, la Tsi Sgili gli passó davanti
dicendo: «Avevo
scordato che hai un sapore delizioso.
Seguimi e vedremo se anche il resto di
te é ancora
altrettanto piacevole».
Completamente inebetito, Kalona non si
mosse.
Quando Nyx lo aveva toccato, aveva
dimenticato Sylvia Red–bird e adesso
non voleva
nient’altro che la sua Dea.
Non sopporterei il tocco di Neferet. Non
potró mai piú, nemmeno per finta,
aprirmi a una
copia perversa di Nyx.
Fu il gracchiare di un corvo a farlo
tornare in sé.Si guardó dietro le spalle:
il sole era ormai
salito del tutto nel cielo, delineando in
controluce il corvo appollaiato sulla
balaustra di pietra.
Che lo guardava con l’aria di chi la sa
lunga.
Rephaim? Kalona si scosse. Ho giurato
di non deludere Thanatos e Nyx, e non
deluderó
neanche mio figlio. Tuttavia non posso
sopportare di venire toccato da questa
distorta
versione della mia Dea.
Kalona non riusciva a muoversi. Era
confuso, la mente in lotta, i pensieri
nemici di se stessi.
«Cosa c’é che non va?» Neferet era un
passo dentro la portafinestra rotta.
Sollevó la mano, il
palmo sempre a coppa, che conteneva il
sangue dell’immortale alato.
«Venga qualcuno di voi. Bevete. Potrei
avere bisogno che mostriate a Kalona
quanto sono
cambiata. Non tollero piú la
disobbedienza.»
Lui vide i tentacoli serpeggianti
spostarsi da un angolo del soggiorno per
avviluppare la mano
di Neferet: sembrava che assorbissero
anche quella oltre al sangue. sapeva che
per la Tsi Sgili
doveva essere doloroso ma, mentre i
viticci pulsavano e si contorcevano, con
l’altra mano lei li
accarezzava in modo quasi amorevole.
Kalona distolse lo sguardo. Neferet lo
disgustava.
In quel momento udí il gemito. All’inizio
pensó che il suono provenisse dalla Tsi
Sgili ma poi
vide che lei continuava a sorridere e ad
accarezzare i fili di Tenebra.
Il gemito si ripeté.Kalona osservó la
stanza. Neferet non aveva acceso la luce
e le finestre a
parete erano di uno spesso vetro
colorato che lasciava passare poca luce,
sebbene l’attico si
trovasse in cima a un palazzo alto.
Erano accese solo alcune grosse candele
bianche e le loro fiammelle guizzanti
erano l’unica vera
fonte d’illuminazione della suite. Kalona
scrutó all’interno, ma non vide
nient’altro che ombre
e Tenebra.
Altri tentacoli si agitavano in un angolo
particolarmente buio del soggiorno,
provocando una
frattura nelle ombre d’inchiostro.
Qualcosa in quell’oscuritá si mosse. Per
un istante, Kalona
vide uno scintillio d’argento dovuto al
riflesso della luce. Kalona sbatté le
palpebre, non
sapendo se poteva fidarsi della propria
vista. L’immortale si concentró sul buio
e quello prese
forma: sembrava un bozzolo che
pendeva dal soffitto. Scosse la testa,
senza capire. Un secondo
lampo d’argento e lui vide qualcos’altro
riflettere la luce all’interno del bozzolo.
Occhi, occhi
aperti di un umano. Quando incroció
quello sguardo, tutti i pezzi andarono a
posto.
L’immortale alato entró nella stanza.
Sylvia Redbird si mosse e, con voce
tremula, mormoró: «Basta... basta...»
mentre i tentacoli
riprendevano forma, avvolgendosi
intorno a lei, incidendole la pelle. Il
sangue andó a unirsi
alla pozza che si era giá formata sotto la
sua gabbia. Strano che i tentacoli non
bevessero dal
banchetto giá lí pronto per loro. Sotto gli
occhi di Kalona, Sylvia si mosse di
nuovo, stavolta
spingendo verso l’esterno con le
braccia: quando i bracciali d’argento e
turchese entravano in
contatto con un tentacolo, quello
rabbrividiva e si ritirava in fretta,
emettendo fumo nero e
raggrinzendosi al punto che un altro
tentacolo doveva prenderne il posto.
«Ah, vedo che hai scoperto il mio ultimo
animaletto da compagnia.»
Kalona si costrinse a distogliere lo
sguardo da Sylvia Redbird. I fili di
Tenebra avevano finito di
bere ma rimanevano avvinghiati alla
mano e al braccio di Neferet, in una
grottesca imitazione
dei braccialetti protettivi dell’anziana
signora.
«Ovviamente avrai riconosciuto la
nonna di Zoey Redbird. Peccato che mi
stesse aspettando
quando sono andata da lei. Ha avuto il
tempo di raccogliere il potere della terra
dei suoi
antenati in un incantesimo protettivo»,
sospiró Neferet, irritata. «Ha a che
vedere con turchesi e
argento. Si sta dimostrando un
impedimento e non riesco ad arrivare
fino a lei, anche se i miei
adorabili fili di Tenebra stanno facendo
qualche danno.»
«Se non altro, la vecchia signora morirá
dissanguata», commentó Kalona.
«Ne sono piú che certa. Alla fine.
Peccato che il suo sangue non valga
niente. é assolutamente
imbevibile.
Non importa. Aspetteró che si consumi.»
«Hai intenzione di ucciderla?»
«Intendo sacrificarla ma, come puoi
vedere, la cosa si sta rivelando piú
difficile del previsto.
Non importa. Io sono una Dea. Mi adatto
con facilitá ai cambiamenti.
Magari me la terró, ne faró il mio
animale da compagnia. Questo sí che
sarebbe una tortura
per sua nipote.» Neferet si strinse nelle
spalle. «Non importa... ucciderla o
usarla. Finirá
comunque allo stesso modo.
Dopotutto lei non é altro che un guscio
mortale.»
«Pensavo che fosse Aurox il tuo
animaletto da compagnia.» Kalona si
sforzó di sembrare solo
vagamente interessato. «Perché
abbandonare un essere cosí potente per
una vecchia?»
«Non ho abbandonato Aurox. é difettoso
e non si é dimostrato utile come avevo
sperato. Un
po’ come te, mio perduto amore.»
Accarezzó un tentacolo palpitante.
«Ma questo lo sai giá,vero? Sei Signore
delle Spade della Casa della Notte al
posto di Dragone
Lankford. Senza dubbio sei al corrente
di come é stato ucciso il tuo
predecessore.»
«Certamente. L’ha ucciso Aurox.»
Kalona inizió a spostarsi verso la
gabbia di Sylvia. «E ho preso
il suo posto in modo da conquistare la
fiducia di Thanatos e del Consiglio
Supremo.»
«E perché l’avresti fatto?»
«Per noi, é ovvio. Ti hanno cacciato,
all’unanimitá.
Non puoi piú creare dissenso tra loro,
perció ho pensato di farlo io per te.
Thanatos comincia a
fidarsi di me. Il Consiglio Supremo si
fida di lei. Ho giá iniziato a sussurrare
discordia alla
Morte.»
«Interessante. E molto premuroso da
parte tua, soprattutto considerato che ci
siamo separati
da nemici», commentó Neferet.
«Ho sbagliato a lasciarti in modo cosí
affrettato. Mi sono reso conto del mio
grande errore solo
quando ho saputo che avevi preso un
altro come tuo Consorte.
Non mi piace quando mi si fa provare
gelosia.» Mentre parlava, Kalona
camminava avanti e
indietro. Sperava di sembrare frustrato
dalle domande di lei, ma in realtá faceva
in modo di
avvicinarsi sempre piú alla gabbia di
Sylvia Redbird.
«E a me non piace essere tradita. Eppure
eccoci qui.»
«Io non ti sto tradendo.» Kalona
pronunció quelle parole con assoluta
sinceritá. Non tradiva
Neferet. Non le doveva nessuna fedeltá.
«Oh, sono convinta che tu stia facendo
molto piú che tradirmi. E sono convinta
che tu abbia
tradito la tua stessa natura.»
La sua affermazione fermó i passi di
Kalona. «Ció che dici non ha senso.»
«Come sta tuo figlio Rephaim?»
«Rephaim? Cos’ha a che fare lui con
noi?» Udendo il nome del figlio,
l’immortale alato provó il
primo frammento di paura.
«Ti ho visto. Ti ho osservato soffrire per
la sua perdita. T’importa di lui.» Neferet
pronunció la
frase con disprezzo, quasi avesse un
cattivo sapore, quindi fece un passo
verso di lui. Che
arretró di un passo.
«Rephaim é stato al mio fianco per tanto
tempo. Ha eseguito i miei ordini per
secoli. Mi
mancava come mi Sarebbe mancato un
servo fedele.»
«Credo che tu stia mentendo.»
Kalona s’impose di sogghignare. «E con
questo dimostri che immortalitá non
equivale a
infallibilitá.»
«Dimmi che non hai lasciato che i
sentimenti ti rendessero debole. Dimmi
che non hai scelto,
come un patetico cagnolino, d’inseguire
una Dea che ti ha giá respinto.»
«I miei sentimenti non mi rendono
debole. Sei tu quella che tortura una
vecchia per tormentare
una bambina.»
«Osi parlare a me di Zoey Redbird? Tu
che sai quanto dolore mi ha provocato?»
Neferet aveva
il fiato corto. I tentacoli di Tenebra che
le strisciavano intorno ebbero un fremito
di agitazione.
«Zoey ha provocato dolore a te?»
Kalona scosse la testa, incredulo. «Sei
tu che ti lasci dietro
caos e sofferenza. Zoey non cerca lo
scontro, sei tu che la attacchi. Lo so. Mi
hai usato per farle
del male.»
«Sapevo che mentivi. Ho sempre saputo
che l’amavi, la tua dolce, speciale
piccola Aya rinata.»
«Io non la amo!» Kalona fu quasi sul
punto di lasciarsi sfuggire la veritá: Io
ho sempre amato e
sempre ameró soltanto Nyx! Un gemito
alle sue spalle gli fece cambiare la
frase.
«Ma neppure la odio. Non puoi
considerare l’idea che potresti trovare
soddisfazione nel
dividere il Consiglio Supremo e
governare dalla tua isola fortezza di
Capri quei vampiri che
scelgano una strada piú antica? In
particolare i tuoi vampiri rossi ti
adorerebbero e sarebbero
felici di dare nuova vita alle antiche
usanze. Io ti aiuteró in questo senso,
come tuo Consorte,
eseguendo i tuoi ordini.» Kalona aveva
parlato in tono calmo, ragionevole, ma
aveva anche
fatto un ulteriore passo indietro. Piú
lontano da Neferet. Piú vicino a Sylvia
Redbird.
«Vuoi che lasci Tulsa?»
«Perché no? Cosa c’é qui che ti
trattiene? Ghiaccio d’inverno, afa
d’estate, e umani religiosi e di
mentalitá ristretta. Credo che entrambi
abbiamo superato il livello Tulsa.»
«Il tuo ragionamento non fa una grinza.»
I tentacoli di Tenebra, ancora gonfi del
sangue di
Kalona, si acquietarono mentre Neferet
sembrava valutare la proposta.
«Ovviamente tu dovresti assicurarmi i
tuoi servigi con un giuramento di
sangue.»
«Ovviamente», mentí Kalona.
«Ottimo. Forse ti ho giudicato male. E
ho le creature perfette per aiutarmi a
creare
quell’incantesimo.» accarezzó con
affetto i tentacoli simili a serpi.
«Lasciamo che uniscano il mio sangue al
tuo e ci leghino per sempre?»
Kalona tese i muscoli, preparandosi a
colmare con un salto i pochi metri che
ormai lo
separavano da Sylvia Redbird. Le
avrebbe staccato di dosso i fili di
Tenebra e poi l’avrebbe
portata via in volo, liberandola, mentre
Neferet s’incideva la pelle per
realizzare un oscuro
incantesimo che non sarebbe mai stato
completato.
L’immortale sorrise. «Tutto ció che
desideri, Dea.»
Le rosse labbra piene di Neferet
iniziavano a piegarsi verso l’alto
quando il corvo
gracchió,sbigottito. Neferet socchiuse le
palpebre e la sua attenzione si spostó
sull’animale,
ancora appollaiato sulla balaustra, un
bersaglio facile nella luce del mattino.
Puntó un dito
affusolato contro il corvo e ordinó:
«Con sangue immortale avete
banchettato
ora rendete il corvo Rephaim morto e
stecchito!»
Dieci tentacoli che le cingevano il corpo
si staccarono scagliandosi contro
l’animale come delle
frecce nere.
Kalona non ebbe esitazioni. Si lanció tra
il corvo e la morte, parando il colpo
diretto al figlio.
La forza dell’impatto lo gettó contro la
balaustra di pietra. Mentre il dolore gli
esplodeva nel
petto, Kalona urló:«Rephaim, vola via!»
Il tempo per provare sollievo alla vista
del corvo che obbediva al suo ordine fu
poco. Neferet
avanzava verso di lui, seguita da
striscianti tentacoli di Tenebra.
Kalona si alzó. Ignorando il terribile
dolore, allargó ali e braccia.
«Traditore! Bugiardo! Ladro!» gli strilló
contro Neferet. Anche lei spalancó le
braccia, e con le
dita rastrelló l’aria, riunendo i fili
vischiosi che si moltiplicarono intorno a
lei.
«Credi di combattermi usando la
Tenebra? Non ricordi di averci giá
provato non molto tempo
fa e che io ho ordinato ai tentacoli di
allontanarsi? Neferet, sei tanto sciocca
quanto pazza»,
sbottó Kalona.
La risposta della Tsi Sgili fu la cantilena
di un incantesimo:
«Piccoli miei, sapete cosa fare.
Questo immortale deve sanguinare.
Cosí poi voi potrete bere, bere e bere!»
Neferet scaglió i tentacoli di Tenebra
verso di lui, che tese le mani in avanti
rivolgendosi
direttamente agli schiavi serpentini con
le stesse parole che appena qualche
settimana prima
aveva usato quando Neferet si era
azzardata a sfidarlo in un momento in cui
lui era sano, in
piena forma e libero dai soffocanti
confini della terra.
«Alt! Sono stato a lungo alleato della
Tenebra. Obbedite al mio comando.
Questa non é la
vostra battaglia. Andatevene!»
Lo shock lo colpí nell’attimo in cui i
tentacoli gli incisero la carne. I fili non
gli avevano
obbedito! Invece di eseguire il suo
ordine, continuarono a tagliare, lacerare,
strappare e bere,
simili a velenose sanguisughe.
L’immortale si staccó dal petto una delle
creature pulsanti e la
scaglió a terra, dove andó in pezzi solo
per riformarsi in ulteriori decine di
orrori taglienti come
rasoi.
La risata di Neferet era convulsa.
«Sembra che solo uno di noi sia alleato
della Tenebra, e non
sei tu, mio perduto amore!»
Kalona ruotó come un turbine,
staccandosi di dosso le creature
vischiose e, mentre lottava, la
sua mente si schiarí del tutto. Comprese
che Neferet aveva ragione. I tentacoli
non gli
obbedivano piú perché lui aveva
realmente scelto un’altra via.
Kalona non trafficava piú con la
Tenebra.
19
KALONA
Gli tornó subito alla mente, come un
amico perduto che ricompare per
spezzare di nuovo il
pane. Kalona era stato il Guerriero
prescelto di Nyx. Aveva trascorso vite
intere combattendo
contro la Tenebra battaglie molto piú
feroci.
Certo, quando li frantumava, i tentacoli
si moltiplicavano, ma rompendo loro il
collo non
riuscivano a rigenerarsi
immediatamente. Erano servi di poco
conto.
Kalona rideva, mentre ruotava su se
stesso e colpiva e lottava. Dava una
sensazione bellissima
fare di nuovo ció per cui era stato
creato! Nel mezzo della battaglia, vide
Neferet che
osservava in silenzio. «Pensi di
sconfiggermi con dei burattini? Per
secoli, nell’Aldilá,ne ho
combattuto di simili. Vedrai che posso
riprendere a farlo per un tempo anche
piú lungo.»
«Oh, sono certa che tu lo possa fare,
traditore. Ma lei no.» Col lungo dito,
Neferet indicó Sylvia
Redbird, ancora intrappolata e
sofferente dentro la gabbia di Tenebra.
«Con in voi sangue immortale
obbeditemi senza esitare:
nella protezione dei turchesi faró
breccia
usando il potere di Kalona come
freccia!»
I tentacoli obbedirono a Neferet
all’istante, staccandosi da Kalona e,
gonfi del suo sangue
immortale, sciamarono su Sylvia
Redbird. Lei gridó e sollevó le braccia,
tentando di bloccare
l’assalto. Le pietre che indossava li
rallentavano, era ovvio, ma non erano
sufficienti. Grazie al
potere rubato dal sangue immortale di
Kalona, numerosi tentacoli erano in
grado di opporsi
alla protezione del turchese e iniziarono
a incidere la carne della vecchia
signora. Poi, fumanti e
indeboliti, i tentacoli tornarono a bere
da lui. Kalona ricominció la lotta, ma
per ogni due che
fermava altri due infrangevano le sue
difese quanto bastava a tagliarlo e a
nutrirsi. Rinvigoriti,
ripresero ad aggredire Sylvia.
E nonna Redbird inizió a cantare.
Kalona non comprendeva le parole, ma
capí con chiarezza
l’intenzione: stava intonando il proprio
canto di morte.
«Sí, Kalona. Per favore, resta e combatti
la Tenebra.
Servi unicamente ad alimentare i
tormentatori della nonna di Zoey. Alla
fine riusciranno
comunque a sconfiggere le sue difese
ma, col tuo aiuto, la sua fine arriverá
prima. O, forse, una
volta infranta la protezione dei turchesi
non la uccideró. Forse me la terró come
passatempo.
Quanto credi che possa restare sana di
mente una vecchia sotto i colpi della
Tenebra?»
Kalona sapeva che Neferet aveva
ragione. Lui non poteva salvare
l’anziana signora, non
poteva ordinare alla Tenebra di lasciarla
in pace. Al contrario, la Tenebra
avrebbe usato il
potere nel suo sangue per torturarla.
«Vai! Allontanati!» Sylvia interruppe il
canto quanto bastava a gridare
all’immortale quelle due
parole.
Kalona sapeva che era la soluzione
migliore, ma cosí sarebbe dovuto
tornare alla Casa della
Notte sconfitto.
Ma non ho alternative! Se avesse
continuato a lottare contro la Tenebra, di
Sylvia Redbird
sarebbe rimasto solo il guscio mortale.
Neferet non sarebbe stata in grado di
controllare la
propria rabbia. Quando i turchesi non
avessero piú protetto nonna Redbird, la
Tsi Sgili
l’avrebbe distrutta. Anche se ció feriva
il suo orgoglio, per risultare vittorioso,
Kalona doveva
battere in ritirata e riprendere il
combattimento un altro giorno.
L’immortale spalancó le possenti ali e si
lanció dalla terrazza, lasciandosi alle
spalle i tentacoli di
Tenebra, Neferet e Sylvia Red–bird.
Kalona sapeva dove andare. Voló alto e
veloce, poi scese con rapiditá inumana,
atterrando al
centro del campus della Casa della
Notte, proprio davanti alla statua di
Nyx. S’inginocchió,
quindi fece ció che fino a quel momento
non aveva osato fare: alzó lo sguardo
verso la copia
di marmo della sua Dea perduta.
No, non era lei a essere perduta, ma io,
si corresse mentalmente.
La personificazione di Nyx scelta
dall’artista era, in realtá, deliziosa. La
Dea era nuda, le braccia
sollevate a reggere una mezzaluna. Gli
occhi di marmo erano fissi verso l’alto.
Aveva un
aspetto bellissimo e fiero, magnifico e
possente.
Kalona avrebbe dato qualunque cosa per
venire di nuovo sfiorato da lei.
«Perché?» domandó
alla statua.
«Perché hai accettato il mio voto e mi
hai permesso di seguire la tua via nel
momento in cui
avevo piú bisogno di controllare la
Tenebra? Ho dovuto lasciare che
Neferet mi sconfiggesse.
Ho dovuto abbandonare una dolce,
vecchia signora alla sua mercé.Ho
fallito! Perché accettarmi
solo per farmi fallire?»
«Libero arbitrio.» Nella voce di
Thanatos c’era la forza
dell’autorevolezza. «Sai meglio di me
cosa significa.»
Kalona rispose continuando a guardare
la statua: «Sí.
Significa che Nyx non ci ferma quando
commettiamo degli errori, anche se
questo costa caro a
noi e a chi ci sta intorno».
«Essendo immortale, puoi non essertene
reso conto, ma la vita é una lezione.»
«Allora io rimarró a scuola per
sempre», replicó amaro Kalona.
«Oppure potresti considerarla
un’infinita possibilitá di evolverti»,
ribatté Thanatos.
«Per diventare cosa?» Kalona si alzó e
affrontó la sua Somma Sacerdotessa:
«Non mi hai sentito?
Ho fallito.
Sylvia Redbird é ancora intrappolata
dalla Tenebra su cui Neferet ha il
controllo».
«Prima hai chiesto in cosa potresti
evolverti. La mia risposta é:scegli. Sei
senza dubbio un
Guerriero, ma di quale genere sta a te
deciderlo. Dragone Lankford era un
Guerriero. Ha quasi
scelto di diventare duro e feroce, uno
spergiuro e un traditore. Tutto perché il
suo amore era
fuori della sua portata. Potresti fare lo
stesso anche tu.»
«Tu lo sai», disse Kalona.
«Che ami Nyx? Sí, lo so. E so pure che
lei é fuori della tua portata, che tu lo
voglia ammettere
o no.»
Kalona strinse le labbra. Avrebbe voluto
urlare di rabbia, dire a Thanatos di
essere convinto che
la Dea l’avesse sfiorato, che forse lei
non era realmente fuori della sua
portata. Ma si ricordó di
come la porta del tempio si fosse
solidificata sotto la sua mano,
impedendogli di entrare. La
sua certezza si affievolí. «Lo ammetto»,
sbottó.
«Bene. Riguardo alla tua seconda
domanda, sí, ti ho sentito. Non hai potuto
salvare Sylvia
perché non puoi piú dare ordini alla
Tenebra.»
«Sí.»
Lo sguardo di Thanatos si spostó sui
tagli che coprivano il corpo
dell’immortale. Stavano
guarendo, ma piangevano ancora sangue.
«Hai combattuto la Tenebra.»
«Sí.»
«Allora non hai fallito. Hai mantenuto la
tua parola.»
«E cosí facendo non ho potuto fare ció
che mi avevi chiesto. Paradosso
inquietante.»
«Giá.»
«E ora? Non possiamo consentire a
Neferet di torturare l’anziana signora.
Ha intenzione di
controllare Zoey tramite sua nonna. Zoey
sarebbe un alleato potente per la
Tenebra, anche se
venisse usata contro il proprio volere.»
Thanatos scosse tristemente la testa.
«Guerriero, tutto ció che hai detto é
vero, ma non hai
colto il concetto di fondo.»
«Quale concetto?»
«A Neferet non puó essere consentito di
torturare una vecchia signora perché
disumano. Se lo
capissi, Nyx non sarebbe poi tanto
irraggiungibile.»
«Lo capisco io!»
Kalona e Thanatos si voltarono
all’unisono e videro Aurox, seduto sui
gradini di pietra del
tempio di Nyx. Non si erano accorti
della sua presenza.
«Perché non é sotto sorveglianza? O
perlomeno chiuso in una stanza?» disse
Kalona.
Aurox gli gridó contro: «Non ho bisogno
di guardie e prigioni piú di quanto non
ne abbia tu!
Io ho scelto di venire qui, di voltare le
spalle alla Tenebra, proprio come te! E,
se fossi tornato
prima a casa di nonna Redbird o non me
ne fossi andato affatto, non avrei
lasciato che Neferet
se la portasse via. Avrei lottato per lei!»
Kalona lo raggiunse a grandi passi,
afferrandolo per la collottola, e lo gettó
a terra ai piedi
della statua. «Tu non sei neppure
riuscito a non uccidere Dragone
Lankford!
Hai aggredito Rephaim. Non puoi
combattere la Tenebra, creatura
insensata. A dispetto delle
tue parole coraggiose e dei tuoi intenti
cosí nobili, tu sei stato creato con la
Tenebra!»
«Peró non ho bisogno che mi si dica che
la vita di un’anziana signora é
importante non per
come puó essere usata sua nipote!»
replicó Aurox con rabbia.
Kalona si allungó verso di lui,
intenzionato a prenderlo di nuovo per il
collo, ma Thanatos
intervenne: «No, il ragazzo é sincero.
Gli importa davvero di Sylvia».
«Ma é anche una creatura di Tenebra!»
Thanatos sgranó gli occhi. «Oh, sí.
Proprio. E questo, Guerriero, potrebbe
rivelarsi la salvezza di
Sylvia Red–bird.»
La Somma Sacerdotessa inizió ad
allontanarsi in fretta, lasciando Kalona e
Aurox a fissarla. «Be’,
cosa state aspettando? Venite con me!»
gridó lei senza fermarsi.
I due si scambiarono un’occhiata
perplessa e fecero come aveva ordinato
la loro Somma
Sacerdotessa.
ZOEY
Non riuscivo a dormire. Non riuscivo a
fare altro che preoccuparmi per mia
nonna. Cercavo di
non pensare a tutto quello che poteva
farle Neferet, ma la mia testa era piena
d’immagini della
nonna ferita... o peggio.
Neferet poteva averla giá uccisa.
«Smettila di pensarci!» mi aveva detto
serio Stark quando ci eravamo
raggomitolati a letto
insieme. «Non sai cos’é successo e
diventerai pazza se continui cosí.»
«Lo so. Lo so. Ma non posso evitarlo.
Stark, non posso perderla. Non la
nonna!» Avevo
sepolto la faccia sul suo petto e mi ero
aggrappata a lui. Che aveva cercato di
rassicurarmi, di
confortarmi, e per un po’ avevo
realmente trovato conforto. Mi ero
concentrata sul suo amore
e sulla sua forza. Era il mio Guardiano,
il mio Guerriero e il mio amore. Lui mi
teneva coi piedi
per terra.
Poi il sole era sorto e lui si era
addormentato, lasciandomi sola coi miei
pensieri. Neppure la
macchina da fusa di Nala riusciva a
distrarre la mia mente. Sul serio, tutto
quello che volevo
era rannicchiarmi in un angolino e
piangere nel morbido pelo arancio della
mia gatta.
Ma questo non ci avrebbe riportato la
nonna.
Sapevo che la mia agitazione avrebbe
svegliato Stark, e questo non era un bene
col sole alto,
perció baciai Nala sul naso e uscii dalla
stanza in punta di piedi. Piedi che in
automatico mi
portarono in cucina, dove rovistai in
cerca di una lattina di bollicine marroni
fresca e un
sacchetto di Doritos al formaggio.
Rimasi seduta al tavolo per un po’,
sperando che si
svegliasse qualcuno con cui parlare.
Non arrivó nessuno. Non li biasimavo. Il
giorno prima ci
eravamo alzati presto ed erano tutti
stressati. Avevano bisogno di dormire.
Cavolo, io avevo
bisogno di dormire.
Quindi fissai il telefono, bevvi un po’
delle mie bollicine marroni e mangiai le
patatine.
E piansi, anche.
Se Neferet aveva rapito la nonna, era
colpa mia. Ero stata io a essere Segnata
e a far scoppiare
una bomba nella mia famiglia umana.
«Non avrei dovuto restare in contatto
con nessuno di loro», dissi con un
piccolo singhiozzo. «Se
avessi tagliato i ponti, Neferet non
avrebbe mai saputo niente di mia
mamma o di mia nonna.
Sarebbero sane e salve... vive...»
Mi tolsi le briciole di Doritos dai jeans
e usai il tovagliolo di carta per soffiarmi
il naso. «Sono
stata io a tirare addosso alla mia
famiglia tutte queste menate di vampiri.»
Ficcai la faccia nel
tovagliolo e piansi come se avessi avuto
due anni. «é cosí che mi sento: una
bambinetta del
cavolo. Impotente! Stupida! Inutile!»
Singhiozzai di nuovo.
«Nyx! Dove sei? Ti prego, aiutami. Ho
cosí tanto bisogno di te!»
«Allora cresci, figlia mia. Comportati
da donna, da Somma Sacerdotessa, e
non da bambina.»
La sua voce mi colmó la mente. Sollevai
la testa, sbattendo forte le palpebre e
asciugandomi il
viso. Le pareti di terra del tunnel
splendevano e dritto di fronte a me
cominció ad affiorare
un’immagine. Come se stessi guardando
una pozza d’acqua scura, qualcosa inizió
a formarsi e a
sollevarsi dalle profonditá. Era una
donna!
In circostanze normali l’avrei definita
grassa. Era nuda e aveva delle tette
enormi, fianchi larghi
e morbidi e cosce grosse. I capelli le
fluttuavano intorno, pieni e scuri quanto
il suo corpo.
Era di una bellezza totale e assoluta, in
ogni singolo chilo e curva, cosa che mi
fece rivedere del
tutto la mia idea di «grasso».
Aprí gli occhi e vidi che erano cristalli
di ametista, dolci e gentili e color
violetta.
«Nyx!»
«Sí, u–we–tsi–a–ge–u–tsa, questo é uno
dei miei nomi, anche se i tuoi antenati mi
conoscevano
come Madre Terra.»
«Sei anche la Dea di mia nonna!»
Mi sorrise e per me fu molto difficile
continuare a fissarla, tanto era
meravigliosa. «Conosco
Sylvia Redbird.»
«Puoi aiutarla? Credo che in questo
momento sia in grossi guai.» Strinsi le
mani.
«Tua nonna mi conosce bene. Puó
ammantarsi del potere della mia terra,
come qualunque
altro mio figlio che scelga di seguire la
mia via.»
«Grazie! Grazie! Puoi dirmi dov’é e poi
aiutarmi a salvarla?»
«Zoey Redbird, tu hai i mezzi per fare
entrambe le cose.»
«Non capisco! Ti prego, per il bene
della nonna, aiutami!» supplicai la Dea.
Lei sorrise di nuovo e diventó ancora
piú accecante.
«Ti ho giá risposto la prima volta in cui
hai implorato il mio aiuto: se vuoi
salvare tua nonna e,
in definitiva, la tua gente, devi crescere.
Sii una donna, una Somma Sacerdotessa,
non una
bambina.»
«Ma io voglio esserlo, solo che non so
come fare. Potresti insegnarmi?» Mi
morsi il labbro per
non ricominciare a piangere.
«Come essere la donna che ci si aspetta
che tu sia é una cosa che nessuno ti puó
insegnare. Devi
trovare da te il modo. Ma sappi questo:
una bambina se ne sta seduta, piange e si
annulla
nell’autocommiserazione e nella
depressione. Una Somma Sacerdotessa
agisce. Quale strada
sceglierai, Zoey?»
«Quella giusta! Voglio scegliere la
strada giusta. Ma mi serve il tuo aiuto!»
«Ce l’hai, come sempre. I doni che
faccio non li riprendo mai indietro. Ti
auguro, mia cara
u–we–tsi–a–ge–u–tsa, che tu benedetta
sia...» E la Dea sprofondó nella parete
del tunnel,
scomparendo in un luccichio di polvere
simile ai cristalli di ametista dei suoi
occhi.
Rimasi lí a fissare la parete, riflettendo
su quanto aveva detto la Dea. Mi resi
conto che ció che
provavo era soprattutto imbarazzo. Di
fondo, la Grande Madre Terra mi aveva
detto di
piantarla di frignare. Mi asciugai di
nuovo la faccia e finii di bere.
Poi presi la mia decisione. Ad alta voce.
«é ora di crescere. Ora di smettere di
piangere. Ora di
fare qualcosa. E questo significa che, se
io non dormo, anche il mio branco di
sfigati non
dorme, sole o non sole.» Tornai sui miei
passi nel tunnel e intanto digitavo numeri
sul
telefonino.
Stevie Rae rispose al terzo squillo con
voce assonnata.
«Che succede, Zy?»
«Vestiti, prendi una candela verde e
troviamoci nel seminterrato», dissi,
quindi riattaccai.
Afrodite fu la successiva.
«Meglio che sia morto qualcuno», fu il
suo saluto.
«Ho intenzione di fare in modo che quel
qualcuno non sia mia nonna. Sveglia
Dario. Ci
troviamo nel seminterrato.»
«Ti prego, dimmi che posso chiamare
Shaunee e Queen Damien e svegliare
anche loro», replicó.
«Certo. Di’ che portino le loro candele.
Oh, e chiedi a Shaunee di prendere
anche una candela
blu di Erin.
Potresti dover prendere tu il suo posto.»
«Ho un’idea migliore, ma non é una
novitá.Comunque ci vediamo tra poco.»
Arrivata in camera mia, non esitai. Le
Somme Sacerdotesse non sono
marmocchie indecise.
Agiscono. quindi, agii. «Stark,
svegliati.» Lo scossi per la spalla.
Lui sbatté le palpebre, sbirciandomi di
sotto la fighissima massa di capelli
arruffati. «Che c’é?Stai
bene?»
«C’é che non si dorme finché non
abbiamo un piano per salvare la nonna.»
Si mise a sedere, sloggiando Nala che
gli stava sul fianco e che prese a
brontolare coi soliti
lamenti da vecchia signora. «é andato
Kalona a salvare tua nonna.»
«Ti fideresti di Kalona come catsitter
per Nala?» Stark si strofinó gli occhi.
«No, probabilmente
no. Perché vuoi che Kalona faccia il
catsitter di Nala?»
«Non voglio, sto solo dimostrando la
mia tesi. Il punto é questo: non mi va di
affidare a lui il
salvataggio di mia nonna.»
«Okay, allora che si fa?»
«Si crea il cerchio.» Andai al comodino
accanto al letto e presi un accendino e
una grossa
candela viola che profumava di lavanda
e, per me, d’infanzia. Inspirai a fondo,
poi dissi a
Stark: «Vestiti e vieni nel seminterrato».
Camminai in fretta. Non volevo
aspettare nessuno, nemmeno Stark. Mi
serviva un po’ di
tempo da sola per concentrarmi sullo
spirito, per trarre forza dall’elemento
che mi era piú
vicino. Dovevo essere coraggiosa, forte
e intelligente, e la veritá era che non ero
tutte quelle
cose, o quantomeno non nello stesso
momento. Ricordavo che una volta
avevo chiesto alla
nonna come facesse a essere cosí
intelligente e lei, ridendo, mi aveva
risposto che si circondava
di persone intelligenti e che non aveva
mai smesso di voler ascoltare e
imparare.
«Okay», dissi mentre salivo la scaletta
di metallo che portava dai tunnel
all’ingresso del
seminterrato. «Ho degli amici
intelligenti. Posso ascoltare. E, in teoria,
posso pure imparare. é
quello che faró.»
Raggiunsi quello che sembrava il centro
del seminterrato e mi sedetti a gambe
incrociate,
posando la candela sul freddo
pavimento di cemento. L’accendino
stretto in mano, chiusi gli
occhi e presi tre respiri profondi.
Sempre a occhi chiusi, dissi: «Spirito, tu
sei il mio cuore. Tu mi
colmi e mi dai forza. Ti prego, per
favore, vieni a me!» Poi aprii gli occhi e
accesi la candela
viola.
La fiamma si fece d’argento. Percepii
l’afflusso dell’elemento e d’improvviso
svanirono il
trambusto e la confusione che avevo in
testa e nel cuore dal momento in cui
Aurox aveva
detto che mia nonna era scomparsa.
Ricevevo forza dallo spirito, che si
riversava in me mentre la fiamma
d’argento della candela
viola danzava in quella che sembrava
una gioiosa risposta.
Annuii. «Okay, adesso diamoci da fare.
Primo punto: scoprire cosa cavolo sta
succedendo.»
Presi di tasca il cellulare e chiamai
Thanatos.
Poteva essere intelligente aspettare il
tramonto sottoterra, in modo da avere
anche il sostegno
dei miei vampiri rossi, ma questo non
significava che me ne andassi a letto
tranquilla come un
bambino che sgambetta a casa prima del
coprifuoco.
Il telefono della Somma Sacerdotessa
stava ancora squillando quando Kalona
scostó la grata
arrugginita e Thanatos entró a grandi
passi nel seminterrato, seguita da Aurox.
Premetti FINE CHIAMATA e mi alzai.
Avevo aperto la bocca per chiedere a
Thanatos cosa
diavolo stesse facendo e perché diavolo
avesse portato lí Aurox, quando il mio
cervello andó
in pari con la vista. Kalona era coperto
di tagli rosa e di schizzi di sangue.
Sembrava che
l’avessero picchiato con una frusta fatta
di lame di rasoio.
«E mia nonna? Dov’é?»
Kalona si fermó davanti a me, gli occhi
d’ambra che sostenevano il mio sguardo.
Intanto
numerosi di quei tagli rosati si aprirono
e ripresero a piangere sangue. Qui sotto,
nel terreno, il
suo corpo é vulnerabile, ricordai. Per
lui é piú difficile guarire. Ma non
ammisi che era sceso
nella terra di propria volontá anche se
era evidente che fosse ferito. Lui era un
Guerriero. Era
suo impegno per giuramento difendere e
proteggere.
«Dov’é?» ripetei.
«Nell’attico di Neferet. La Tsi Sgili l’ha
imprigionata con tentacoli di Tenebra»,
rispose.
«Perché non l’hai portata via?» Avrei
voluto alzare i pugni e colpirlo al petto e
aprire altre ferite
e farlo soffrire quanto stavo soffrendo
io, quanto stava soffrendo mia nonna.
Ma non lo feci.
Lo ferii soltanto con lo sguardo e con le
parole. «Avevi detto che, se l’aveva
rapita Neferet, tu
l’avresti salvata. La Tenebra é stata tua
amica del cuore per secoli! Perché non
l’hai salvata?»
«I servi della Tenebra non obbediscono
piú a Kalona.
Egli ha realmente deciso di riprendere
la via di Nyx e dunque non é piú alleato
del male»,
spiegó Thanatos.
«Oh, questo é proprio fantastico,
Kalona. Che tempismo di merda!» sbottó
Afrodite. Lei, Dario
e Stark erano saliti dalla scaletta seguiti
da Shaunee, Damien e, con mio stupore,
Shaylin.
«Allora perché sei scappato? Perché
cavolo non hai lottato contro i tentacoli,
non li hai sconfitti
e non hai preso nonna Redbird?»
intervenne Stark. «Si presume che,
prima d’incasinare tutto,
proteggere Nyx dalla Tenebra fosse il
tuo lavoro a tempo pieno. Cos’é,hai
dimenticato come si
fa?»
«Ti sembra che sia scappato da una
battaglia?» lo aggredí Kalona.
Stark non esitó.«Certo! Tu sei qui.
Nonna Redbird no. Sei scappato, che
cazzo!»
Kalona ringhió e fece un passo verso
Stark. Dario estrasse un pugnale dalla
manica e Stark
sollevó l’arco che aveva sempre con sé.
Incavolata come una biscia, mi misi tra i
due. «Kalona! Questo non ci aiuta per
niente! Dimmi
perché mia nonna é ancora prigioniera
di Neferet», sbottai.
«Avrei potuto lottare per giorni contro
quei burattini, e alla fine l’avrei avuta
vinta. Mi sarebbe
costato poco, giusto sangue e dolore. Ma
l’ordine che avevano non era di
combattere me:
dovevano bere il mio sangue per
rinforzarsi in modo da spezzare le difese
date dal potere
della terra di cui Sylvia Redbird si era
circondata.»
«Continua. Raccontami tutto.» Sembravo
forte, ma dovetti premere la mano sulle
labbra per
non singhiozzare.
Non mi metteró a piangere!
«Turchese e argento, il potere della
terra. Questo la protegge, ma, col mio
sangue immortale a
saziarli, i tentacoli cominciavano a fare
breccia nelle sue difese. Se fossi
rimasto continuando a
lottare, avrei vinto, sí, ma Sylvia
Redbird sarebbe morta.»
«Ci serve una creatura di Tenebra per
spezzare la gabbia che imprigiona tua
nonna», sentenzió
Thanatos.
«Quella creatura sono io», si fece avanti
Aurox.
«Ah, cazzo! Allora siamo fottuti!»
commentó Afrodite.
Purtroppo, non potevo che essere
d’accordo con lei.
20
ZOEY
«Posso farlo. Sono una creatura di
Tenebra creata dalla Tenebra», riprese
Aurox. «I tentacoli da
me non berranno perché sarebbe come
nutrirsi di se stessi. Potrei persino
essere in grado di
dare loro degli ordini. E, se non
obbediscono, li sconfiggo e salvo Sylvia
Redbird. Zoey,
m’importa molto di tua nonna. Posso
salvarla. Lo so.»
«Ma se non riesci neanche a controllare
quella merda che hai dentro!» gridó
Stark. «Certo che
Neferet ti fará entrare nel suo attico.
Perché non dovrebbe? Ha tutto il sangue
che vuole da
nonna Redbird. Le basta usarne un po’
per alimentare la Tenebra e controllarti.
Di nuovo.»
«I tentacoli non si possono alimentare
col sangue di Sylvia», replicó Kalona.
«Neferet l’ha
ammesso e l’ho visto coi miei occhi.
Posso solo immaginare che il suo sangue
sia protetto dalla
stessa magia della terra che fa scudo al
suo corpo.»
«Ma tu puoi essere ancora controllato,
giusto?»
Damien aveva raggiunto Aurox. Aveva
un tono professionale e sapevo che stava
scartabellando tutti i trattati di biologia
che aveva in quel suo cervellone. «Tu
sei uno
strumento creato dalla Tenebra. Quindi
la trasformazione della bestia dentro di
te, che
fondamentalmente é un mostro formato
dal male del toro bianco, si verifica
senza un sacrificio.
L’abbiamo giá visto accadere quando
Stark e Dario ti hanno colpito.»
«La bestia si nutre di violenza e odio,
lussuria e dolore.
Questo é vero», confermó Aurox.
«Ma tu hai un certo controllo. Prima non
ti sei realmente trasformato», ribatté
Thanatos.
«Io cerco di non trasformarmi. Cerco di
mantenere il controllo.»
«Be’, hai idea di come hai fatto a
controllare le cose finora?» chiese
Stevie Rae unendosi a noi.
«No.» Aurox sembrava tristissimo.
«Ed é per questo che siamo qui.
Dobbiamo insegnare ad Aurox a
controllare la trasformazione,
almeno per il tempo che gli serve a
spezzare la gabbia di Tenebra che
imprigiona Sylvia
Redbird, in modo da poterla lanciare giú
dalla terrazza del covo di Neferet»,
concluse
Thanatos.
«Gettarla?» Piú che parlare avevo
squittito, ma proprio non mi era riuscito
di meglio. Avevo la
sensazione che stesse per scoppiarmi la
testa.
«Io resteró lá sospeso in aria, l’afferreró
e la porteró in salvo volando», spiegó
Kalona.
«E quanto tempo abbiamo per trovare il
modo di non far scattare gli interruttori
di Aurox e
portare via nonna Redbird?» domandó
Afrodite.
«Non mi aspetto che sopravviva un’altra
notte», chiarí Kalona.
«Okay, allora diamoci da fare.» Guardai
Aurox.
«T’importa davvero di mia nonna?»
«Sí. Molto. Darei la mia vita per salvare
la sua, se fosse necessario.»
«Potrebbe essere necessario», dissi. Poi
spostai lo sguardo da lui a Stark, Dario
e Kalona.
«Sembrerebbe che dobbiate iniziare a
provocare un sacco di dolore e violenza
ad Aurox.
Subito.»
I Guerrieri guardarono Thanatos.
«Concordo con Zoey. Fate male ad
Aurox.»
AUROX
«Potrebbe pure piacermi», esordí Stark
mettendo da parte arco e frecce e
facendo scrocchiare le
nocche.
«Anche a me», aggiunse Kalona
cominciando a girare intorno ad Aurox.
«Ti devo dei colpi per
mio figlio.»
«E io te ne devo per Dragone», gli disse
Dario, togliendosi dalla cinta un
coltellino dall’aria
letale.
«Non lo dovete uccidere», fece Zoey. La
sua voce sembrava fredda, impassibile.
Quella mancanza di emozioni spaventó
Aurox piú dei tre Guerrieri.
«Scommetto che é piuttosto duro a
morire», intervenne Afrodite
incrociando le braccia e
facendo l’occhiolino al suo Guerriero.
«Quindi coraggio, tesoro, divertiti un
po’ coi tuoi
coltelli.»
«La bestia si nutre di rabbia. Siate seri.
Siate furiosi», ordinó Thanatos ai
Guerrieri, che in silenzio
chiusero il cerchio intorno a lui.
Aurox percepí subito il cambiamento
nella loro energia. Se prima i tre
provavano per lui
avversione e diffidenza, adesso
irradiavano rabbia, che cresceva
d’intensitá.La bestia dentro di
lui si mosse, in attesa.
Aurox strinse i denti e tese i muscoli.
No, non cederó il controllo. É Tsuka –
nv–s–di–na, non
bestia. Io domeró il toro!
Kalona colpí per primo. Con un
movimento di una rapiditá inumana,
ruotó su se stesso e
raggiunse Aurox al viso con un
manrovescio, facendolo cadere in
ginocchio.
Prima che potesse rialzarsi, Dario scattó
avanti. Aurox provó una scossa di
dolore lungo la
parte superiore della spalla, poi sentí
caldo, quando il taglio sottile prese a
sanguinare. Un
attimo dopo, Stark gli diede un pugno
nello stomaco.
Aurox si piegó in due. I Guerrieri erano
pieni di rabbia. L’odore del suo sangue
aveva effetto
sui due vampiri.
Percepiva la violenza in loro aumentare,
soprattutto quella che dormiva in Stark.
Tenebra...
riesco a percepirla. Stark ha conosciuto
il male, ma ha scelto un’altra via. Aurox
riuscí a
rimettersi in piedi e assunse una
posizione di difesa appena in tempo
perché Kalona gli
assestasse un’altra botta in faccia. Aurox
si voltó, spinto dalla forza del colpo, e
sollevó il
braccio a bloccare il pugno di Stark.
Mentre si muoveva, si girava e
bloccava, il mostro dentro di lui
fremette, cercando di liberarsi
dalla volontá di Aurox. Anche se la sua
pelle si contraeva e nelle ossa sentiva il
terribile
cambiamento che trasformava il ragazzo
in una bestia cornuta, lui continuó a
rimanere se
stesso. Continuó ad avere il controllo.
«Devi reagire!» gli gridó Zoey.
Aurox bloccó un altro colpo di Stark.
«Non posso!» strilló per tutta risposta.
«Se combatto... mi
trasformo.»
«E allora a cosa cavolo servi?»
Afrodite sollevó le braccia, piena di
frustrazione. «Neferet non ti
lascerá entrare in casa sua, dire alla
Tenebra di sparire e poi uscirtene
tranquillo tenendo nonna
Redbird per la manina!» Intervenne
anche Thanatos: «Hanno ragione, Aurox.
Devi reagire,
lottare. E, mentre lo fai, devi anche
controllare la bestia».
Aurox annuí e, con una paura terribile, si
chinó sotto la mano di Dario armata di
coltello e
risalí di scatto, sferrando un pugno al
mento del Guerriero.
Aurox percepí dolore e rabbia
esplodere in Dario. E lo percepí anche
la bestia. Le emozioni si
travasarono in lui, colmando di potere il
mostro. Il ragazzo tentó di evitarlo, di
controllarlo.
Ma, quando piroettó e diede a Stark un
calcio allo stomaco che gli tolse il fiato,
sentí che i
piedi gli si stavano solidificando per
trasformarsi in zoccoli.
«Pensa alla luce della luna!» gli gridó la
novizia con la Vista Assoluta. «Ce l’hai
dentro di te.
Tenta di trovarla.»
Aurox pensó alla luce della luna e alla
lavanda, all’argento e al turchese, e alla
terra intorno a
lui.
Kalona colpí di nuovo, un altro
formidabile manrovescio. Stavolta
Aurox gli afferró il polso e,
usando la propria forza inumana, si tolse
di dosso l’immortale.
La bestia ruggí.
«Sta perdendo!» disse Afrodite.
«Ragazzi, voi tornate ai tunnel», ordinó
Stark. «Non so per quanto saremo in
grado di
controllarlo.»
«Sará meglio che lo controlliate, perché
noi non andiamo da nessuna parte!
Aurox, tieni duro!»
urló Zoey.
«Ci provo!» gridó Aurox, arretrando
rispetto ai tre Guerrieri che avevano il
fiato corto ma non
lo stavano aggredendo. «Io lo
controllo!»
«Se non lo fai, se ferisci qualcuno di
loro, io ti distruggeró.» Il tono di Kalona
era calmissimo.
Non aveva urlato. Non aveva assunto
una posa di attacco.
Ma Aurox percepí la veritá di
quell’affermazione.
L’immortale potrebbe essere in grado di
distruggermi. Il pensiero fece battere in
ritirata la
bestia, liberando parte della rabbia.
Aurox mantenne la posizione.
«Controllo! Io ho il controllo!»
«Ci conto», intervenne Zoey. «Ragazzi,
dategli tregua un secondo. Ho un’idea.»
I tre Guerrieri assentirono, ma
continuarono a tenere d’occhio Aurox.
Zoey continuó:«Damien, Shaunee, Stevie
Rae... andate ai vostri posti. Formate un
cerchio
intorno ad Aurox». I tre si separarono.
«Afrodite, prendi la candela di Erin e
va’ al posto
dell’acqua.»
«Idea migliore.» Afrodite tese una
candela blu alla novizia con la Vista
Assoluta. «Vai a ovest e
pensa all’acqua.»
«All’acqua? Io?» La ragazza prese la
candela ma scosse la testa, confusa.
Afrodite si tolse di tasca un oggettino
d’argento che aprí di scatto. Aurox vide
la luce danzare
sulla superficie a specchio. Lei lo
sollevó, mettendolo davanti al viso della
novizia. «Leggi la tua
aura.»
Quella sospiró e guardó nello specchio,
poi le sopracciglia le s’inarcarono e gli
occhi
sembrarono due volte piú grandi.
«Wow! Grandioso! Non avevo mai
pensato di leggere me
stessa. Sono di tutte le gradazioni di
blu!»
Afrodite richiuse lo specchio con un clic
e se lo rimise in tasca con aria
compiaciuta.
«Giá,proprio come pensavo.
Quindi, vai a ovest.»
«Mossa saggia, Profetessa», commentó
Thanatos.
«Ho i miei momenti», replicó Afrodite.
Poi si rivolse a Zoey, che osservava a
occhi sgranati
come gli altri novizi.
«Prego, fai pure.»
«Okay, va bene, vediamo se riesco a
essere altrettanto saggia», disse Zoey.
«Come posso aiutare?» chiese Thanatos.
Zoey impiegó meno di un istante a
rispondere: «Crei il cerchio. Stavolta
voglio essere soltanto
lo spirito».
«D’accordo.»
«Aurox, riesci a gestire la situazione?»
gli domandó Zoey.
Lui respirava ancora a fatica e la bestia
indugiava appena sotto la superficie
della sua pelle ma,
da quando i Guerrieri avevano interrotto
l’attacco, era riuscito a riacquistare un
po’ di
controllo. «Sí. Per il momento.»
«Okay, ecco quello che faremo.» Mentre
parlava, Zoey si diresse verso di lui.
«Thanatos, crei il
cerchio.
Noi evocheremo i nostri elementi e li
tratterremo qui, pronti. Guerrieri, una
volta presenti i
cinque elementi, aggredite Aurox.
Aurox...» – si era fermata a pochi passi
da lui e dai tre
Guerrieri – «... voglio che tu risponda
all’attacco e faccia del tuo meglio per
controllare la bestia
ma, quando quel controllo comincerá a
cedere, perché lo vediamo tutti che non
riesci a
fermare quello che ti succede, toccherá a
noi provare ad aiutarti.»
«Come?» le chiese.
«Un po’ l’ho giá fatto prima, quando ho
inviato lo spirito a darti forza.
Immaginalo cinque
volte di piú.
Hai detto che la bestia si alimenta di
violenza, rabbia e dolore, giusto?»
«Giusto», rispose.
«Bene, anche se gli elementi di per sé
non sono né buoni né cattivi, il modo in
cui fanno sentire
noi cinque é decisamente buono, perció
ho pensato che, se incanaliamo verso di
te non solo i
nostri elementi ma anche la piacevole
sensazione che ci procurano, magari tu
potresti
accumulare potere positivo sufficiente a
bloccare la bestia.»
A quel punto, Thanatos raggiunse Zoey
al centro del cerchio. «Aurox, se
funziona sarebbe la
dimostrazione del fatto che tu sei piú
della Tenebra da cui sei stato plasmato.»
«Allora funzionerá, perché io non sono
Tenebra. Non é possibile», asserí
deciso.
«Dimostralo», replicó Stark.
«Lo faró», ribatté Aurox. Poi incroció lo
sguardo di Zoey. «Sono pronto.»
«Allora iniziamo con l’aria.»
Thanatos prese l’accendino che le
offriva Zoey e andó da Damien.
«Aria, sei il primo elemento e io ti
chiamo in questo cerchio.» Dopo avere
acceso la candela
gialla di Damien, si spostó da Shaunee,
evocando il fuoco nello stesso modo. Di
fronte alla
novizia con la Vista Assoluta impiegó
piú tempo dicendo: «Acqua, tu sei
mutevole, sempre
adattabile. Molte volte sei stata evocata
in questo cerchio e ti sei manifestata per
la tua
novizia, Erin Bates.
Ma, proprio come l’acqua, quella
novizia é cambiata e si é adattata a un
altro ambiente. Qui,
aperta ed entusiasta di accettare i tuoi
doni, c’é questa nuova figlia di Nyx.
Come Somma
Sacerdotessa io t’invito in questo
cerchio. Vieni, acqua, e mostra a Shaylin
quanto lei benedetta
sia!»
Thanatos accese la candela blu e la
novizia rimase senza fiato dalla
contentezza.
«La sento! L’acqua é qui, tutto intorno a
me!»
Thanatos sorrise. «E per questo dono
ringraziamo Nyx dal profondo del
cuore.» Quindi arrivó
da Stevie Rae, evocó la terra e accese la
candela verde.
Aurox sentí profumo di erba e di terra.
Inspiró forte, perché gli ricordava il
mattino in cui si era
svegliato al canto di nonna Redbird.
Devo farlo. Lei ha creduto in me e io
non la
abbandoneró.
Poi ecco Thanatos davanti a Zoey.
«Spirito, tu sei l’ultimo elemento a
unirsi al cerchio. Tu apri
e chiudi la nostra unione. Ti chiamo qui
con un sonoro ben trovato! Vieni,
spirito!»
Quando accostó l’accendino alla
candela viola si udí uno sfrigolio e
sbocció una fiamma
d’argento puro che crebbe fino a
diventare una fune lucente che legava
tutti quelli intorno al
cerchio. Aurox percepí il potere
nell’aria.
Prese un profondo respiro e si preparó.
«Coraggio», disse Zoey. «Guerrieri,
attaccate!»
Stavolta fu Stark il primo. Aurox
pensava di essere pronto, ma il vampiro
lo colse di sorpresa.
Invece di sferrargli un pugno, gli diede
un calcio alle gambe facendolo cadere
come un sasso.
Aurox stava cercando di riprendersi e
rimettersi in piedi, quando Kalona gli
assestó un calcio
allo stomaco, mentre Dario gli passava
la lama del pugnale sull’altra spalla.
Aurox reagí in modo automatico: afferró
le gambe dell’immortale e le torse, poi
si giró,
colpendo Dario alla schiena con la mano
che si era giá solidificata in zoccolo.
Entrambi i Guerrieri grugnirono di
dolore e quel dolore si accese dentro
Aurox, come un
fiammifero sul legno secco. La bestia
esplose, ruggí e caricó Stark.
«é ora!» disse Thanatos.
«Ordinate ai vostri elementi di colmare
Aurox!
Mostrategli cosa significa provare la
gioia di aria, fuoco, acqua, terra e
spirito!» gridó Zoey.
Aurox riusciva a stento a sentirla. Voltó
la testa verso di lei e la fiamma
d’argento che la
ragazza teneva in mano attiró
l’attenzione della bestia. Ruggí: voleva
cambiare direzione,
voleva attaccare la fiamma.
Stark urló:«Attenta, Zy! E tu, bastardo,
vieni qui! Non guardarla neanche!» Il
Guerriero diede
una spallata ad Aurox, spingendolo
indietro, ma lui finse di barcollare a
destra e lo colpí col
pugno sinistro, che ormai era uno
zoccolo completamente formato, in
pieno stomaco,
facendolo piegare in due. Aurox stava
abbassando la testa, pronto a caricare e
incornare il
Guerriero, quando gli elementi lo
travolsero.
Questa volta non simulava quando
barcolló all’indietro. Il primo che
percepí fu lo spirito.
Qualcosa dentro di lui prese vita.
Qualcosa che era l’opposto della bestia
di Tenebra che
condivideva la sua pelle. Ci fu un
sussulto di gioia, una sensazione
stranamente familiare, e
subito Aurox giró la testa, lo sguardo
che cercava Zoey.
Fissó i suoi occhi. C’erano delle
lacrime. In una mano reggeva la candela
dalla fiamma
d’argento, ma l’altra era premuta sul
petto.
«Zo, non piangere, se no poi ti cola il
naso», si udí dire con una voce del tutto
normale, del
tutto umana.
Poi una ventata d’aria lo fece restare
senza fiato... e ridere. Sembrava un
minitornado. Il fuoco
era una scarica sfrigolante, raffreddata
dall’acqua. La terra era un odoroso
campo di lavanda,
distensivo e rinforzante.
Aurox rise. Abbassó lo sguardo su
quelli che fino a un attimo prima erano
zoccoli letali. Aveva
di nuovo mani e piedi!
«Non cantare giá vittoria. Non significa
niente se non puoi combattere.» E Stark
gli diede un
pugno. Forte. Dal naso gli uscí sangue e
dolore.
Aurox lo colpí a propria volta,
centrandolo al mento.
«Io posso combattere!» gridó.
Stark crolló a terra.
Dentro di lui la bestia fremeva, ma
Aurox pensó agli elementi: la loro
presenza gli diede forza
e lui si accorse che il mostro si faceva
piccolo per la paura.
Aurox sorrideva quando Dario lo
aggredí. Il ragazzo paró il colpo,
bloccando il polso del
Guerriero con tanta forza da fargli
allentare la presa sul coltello. La lama
scivoló sul pavimento
del seminterrato. Aurox sorrideva
ancora mentre con un calcio faceva
perdere l’equilibrio a
Dario, mandandolo a cadere di schiena.
Con Kalona non fu altrettanto facile. Era
di una velocitá ultraterrena e, adesso che
lui non
poteva piú contare sui riflessi della
bestia, era in grado di parare solo un
terzo dei colpi
dell’immortale. Ma non aveva
importanza. Quello che contava era che
Aurox continuava a
lottare, e continuava a essere umano.
«Okay! Basta, é sufficiente!» L’ordine di
Thanatos arrivó quando Stark e Dario si
erano riuniti a
Kalona, accerchiando Aurox.
I Guerrieri si fermarono, anche se al
ragazzo sembró fossero decisamente
riluttanti.
«Spirito, terra, acqua, fuoco, aria...
ringrazio ciascuno di voi per la vostra
possente presenza.
Ora potete andare, e fino alla prossima
volta ben trovati, ben lasciati e ben
trovati ancora!»
Thanatos chiuse il cerchio. All’unisono,
le fiammelle di tutte le candele ebbero
un guizzo verso
l’alto e si spensero.
«Wow, ha funzionato», commentó Zoey
nel silenzio generale.
Usando la maglietta, Aurox si pulí il
sangue da naso e bocca. In realtá non
pensó a cosa stava
facendo, semplicemente seguí le gambe
che lo portavano da Zoey.
Poi le sue braccia sollevarono la
ragazza e il suo corpo la fece ruotare
mentre la sua voce
gridava: «Ce l’hai fatta!
Ha funzionato!»
A lei sfuggí una risata ma, non appena
Aurox la mise giú, si affrettó ad
allontanarsi da lui,
spostandosi a fianco di Stark.
«Non sono stata solo io a farlo. Siamo
stati tutti noi.»
Prese la mano di Stark e, ignorando
Aurox, sorrise agli altri. «Ragazzi, siete
stati magnifici.»
«Okay, va bene, il cerchio ha funzionato.
Ma da questo come si arriva ad aiutarlo
a portare via
nonna Red–bird dall’attico di Neferet?
Lei non vi lascerá certo creare un
cerchio in casa sua»,
intervenne Stark, «Be’, a questo non
abbiamo ancora pensato», ammise Zoey.
«Dovete vedere Aurox per dargli forza
con gli elementi?» s’informó Thanatos.
«Veramente, no. é piú difficile e non so
per quanto possiamo reggere, ma non
dobbiamo
vedere una persona per inviarle i nostri
elementi», spiegó Zoey.
Thanatos riprese a parlare con lentezza,
come se stesse ragionando ad alta voce:
«Credo che la
risposta sia un incantesimo di
protezione. Che circondi il Mayo. Io
apriró il cerchio e creeró
l’incantesimo, consolidandolo col sale.
Zoey, fintanto che lo spirito é al centro
del cerchio, nel
cuore dell’edificio, il cerchio dovrebbe
tenere».
«L’atrio del Mayo é grande. Ci sono un
bar e un ristorante», intervenne Afrodite.
«Il cibo é
buono e hanno anche una lista di
champagne decente, e inoltre é buio e
romantico.»
«E perché dovrebbe interessarmi?»
chiese Zoey.
«Perché tu e io possiamo sederci lí, a un
tavolo d’angolo con sé paré.Io posso
bermi del buon
champagne e tu puoi fingere di leggere
un noiosissimo ed enorme libro di
scuola mentre in
realtá accendi una versione piú piccola
e meno ingombrante di quella candela
viola e scarichi
sul ragazzo toro tutti gli elementi.»
«E noi dove saremo?» chiese Stark, con
aria per niente contenta.
«Fuori, a occuparvi del branco di
sfigati, in modo che qualche pazzo
vagabondo non inciampi,
per esempio, in Queen Damien facendo
strillare lui, cadere la candela e
mandare tutto al
diavolo», spiegó Afrodite.
«Io non farei mai cadere la mia
candela», ribatté Damien.
«Ah, sí? E se puzzasse davvero da
schifo e pensassi che ha i pidocchi?»
insistette Afrodite.
«Iiihhhh!» fece Damien, rabbrividendo.
«Che vi avevo detto?» concluse
Afrodite.
«Aurox, puoi farcela?» chiese Zoey.
Lui incroció il suo sguardo e rispose
senza esitazioni:
«Sí, posso farcela. Ce la faró. Finché gli
elementi mi danno forza». Non riuscí a
trattenere un
sorriso che era gioia pura.
«Io sono piú di una bestia. Io sono piú
che Tenebra.»
Quindi si rivolse a Thanatos. «Lei ha
detto che potevo scegliere. Io scelgo la
Luce e la via della
Dea.»
Thanatos ricambió il sorriso. «Sí, figlio
mio, sí. Ne sono convinta. E sono anche
convinta che
Nyx ti abbia ascoltato.»
«Be’, di sicuro ha parlato a voce
abbastanza alta da farsi sentire persino
dalla Dea», commentó
Stevie Rae. Peró gli sorrideva anche lei.
Zoey, invece, non sorrideva. Si era
voltata verso Kalona. «Puoi davvero
afferrare mia nonna?
Sembra una cosa ridicola e mette una
gran paura. Voglio dire, Aurox la butterá
giú dal tetto
del Mayo.»
Kalona allargó le ali. Che circondarono
il nostro gruppo, sfiorando il soffitto. Le
ferite
dell’immortale si erano aperte durante
lo scontro e sul suo corpo scorrevano
rivoli di sangue.
Ad Aurox sembrava un dio vendicatore.
«L’afferreró e, quando l’avró presa,
Sylvia Redbird sará del tutto al sicuro.»
Zoey annuí. «Ci conto. Okay, allora,
questo é il nostro piano.»
[eBL 132]
21
ZOEY
Aspettare il tramonto fu un inferno.
Tenere la bocca chiusa mentre gli altri
novizi dello scalo si
alzavano e ciabattavano in giro mezzi
addormentati, prendendosela calma,
mangiando cereali
e parlando di scuola e di compiti e di
altre cavolate che decisamente non
erano salvare mia
nonna mi faceva venire mal di testa e
annodare lo stomaco.
E poi, ovviamente, bisognava
aggiungere il fatto che Aurox era
accovacciato nella torre,
nascosto, in attesa che tornassimo a
prenderlo un attimo prima di dare inizio
al piano di
salvataggio della nonna perché, come
aveva detto Afrodite: «Non possiamo
lasciare che
qualcuno lo veda. Se Neferet avesse
anche il minimo sentore che il torello si
é rifatto vedere
alla Casa della Notte e non l’abbiamo
pestato a sangue, be’, potremmo
dipingergli addosso un
bel bersaglio e dare per spacciata tua
nonna».
Quindi, sí, avevo un mal di testa gigante
e stavo mettendo in preventivo un
megattacco di
diarrea.
«Prenditi delle bollicine marroni», disse
Stark spostando una sedia vicino a
dov’ero io.
«Ce le ho giá», replicai.
«Prendine ancora.» Si chinó, mi bació
sulla guancia e mormoró: «Stai
picchiando il piede come
un’isterica e i ragazzi ti guardano come
se pensassero che stai per esplodere».
Strofinai il viso contro di lui,
approfittandone per bisbigliargli la
risposta: «In effetti...»
«Zy, Conte Chocula?» chiese Stevie Rae
con esagerata allegria.
«Non ho fa...» iniziai, ma Afrodite
m’interruppe.
«Gliene andrebbe proprio una tazza. La
colazione é il pasto piú importante della
giornata.»
«Ma se tu a colazione non mangi mai!»
replicai dandole un’occhiataccia.
Afrodite alzó il calice mezzo vuoto di
champagne e mi dedicó un finto brindisi.
«Io la colazione
preferisco berla, e lo faccio tutti i
giorni. Il succo d’arancia é cibo per la
mente.»
«E lo champagne é l’assassino delle
cellule cerebrali», intervenne Shaylin, la
bocca piena di Lucky
Charms.
«Mi piace pensare che sia un modo in
cui la Dea pareggia i conti. Considera
per un momento
quanto disgustosamente piú intelligente
di tutti voi sarei se non bevessi come
una spugna.»
«Secondo me la tua logica é malata»,
commentó Damien.
«E secondo me sono i tuoi capelli,
quelli malati. é calvizie precoce quella
che vedo?»
Damien restó senza fiato.
Io sospirai.
«Cos’é,Afrodite, hai di nuovo le
mutande strette?» saltó su Stevie Rae
tendendomi una tazza di
cereali.
«A proposito di mutande, la vita di quei
jeans Roper campagnoli da incubo che ti
sei messa
oggi é talmente alta che dovrebbe essere
illegale», ribatté scherzando Afrodite
mentre riempiva
di nuovo il bicchiere.
«Io trovo che Stevie Rae stia
benissimo», disse Shaylin.
«Ovvio. E domani probabilmente
indosserai due scarpe diverse, perché
questo il tuo livello di
stile.»
Cercai di mangiare mentre i miei amici
battibeccavano e Stark mi restava
vicino,
appoggiandomi una mano sulla gamba
per darmi una stretta di conforto di tanto
in tanto.
Ma la mia testa non voleva piantarla.
Okay, capivo perché dovevamo
aspettare fin dopo il
tramonto per raggiungere il Mayo: due
dei cinque rappresentanti degli elementi
sarebbero
andati a fuoco se fossero usciti sotto il
sole. E in piú c’era Stark, che pure lui si
sarebbe
trasformato in una sfogliatina croccante.
Ce la facevo anche ad afferrare che
dovevamo andare
a scuola e alla prima ora, in cui faceva
lezione Thanatos. Ci avrebbe divisi in
gruppi,
assegnando compiti diversi, tutti relativi
ai preparativi per la open night di
sabato. A noi che
dovevamo salvare la nonna, avrebbe
opportunamente assegnato incarichi che
prevedessero
l’uscita dal campus.
Cosí Erin, Dallas e chiunque fosse
entrato per caso o di proposito in
contatto con Neferet non
avrebbe avuto idea di cosa avessimo in
mente, e neppure del fatto che sapessimo
che mia
nonna era scomparsa. O almeno lo
speravamo.
Il difficile era aspettare, soprattutto dato
che i ragazzi che non facevano parte del
piano
gironzolavano con una lentezza
esasperante e ci mettevano una vita a
prepararsi per salire in
autobus.
Aurox era nascosto in cima allo scalo
ferroviario. La nonna era prigioniera di
una gabbia creata
dalla Tenebra.
Era dura fingere che non stesse
succedendo niente. avevo voglia di
camminare su e giú. Avevo
voglia di urlare.
Cavolo, in realtá avevo persino voglia
di colpire qualcosa. O qualcuno. Be’,
Neferet di sicuro.
Ma non avevo voglia di mettermi a
piangere, e pensavo che fosse un buon
segno.
Quando avevo ormai quasi finito i
cereali e la pazienza, Kramisha entró in
cucina
scoppiettando come fuochi d’artificio.
Sí, okay, forse era solo il suo
abbigliamento che faceva
pensare ai fuochi d’artificio, con la
gonna stretch gialla, il golfino viola con
ricamato sul petto in
argento il carro di Nyx che trascina una
scia di stelle, simbolo del quinto anno, e
le zeppe di
pelle rossa quasi in tinta con la parrucca
a caschetto. «Il bus sta aspettando. E,
per quanto Dario
sia gentile, non c’é bisogno di lasciarlo
seduto lá fuori a chiedersi come cavolo
facciate a essere
sempre tutti in ritardo. Forza, scattare!»
Avrei potuto baciarla.
Poi mi trapassó con quegli occhi neri e
mi disse: «Ho una cosa per te».
Lo stomaco mi precipitó alle caviglie
quando frugó nell’immensa borsa Louis
Vuitton e prese il
taccuino viola.
«Non ti so dire quanto odio la poesia»,
s’intromise Afrodite.
«Non mi stressare con le tue menate»,
replicó Kramisha. «Hai avuto una
visione oggi?»
«No, per oggi ho solo cocktail mimosa e
niente visioni, ma grazie per averlo
chiesto», rispose
Afrodite.
«Si direbbe che abbia ripreso io il
lavoro che a te non va di fare,
Profetessa, quindi non avercela
con la mia poesia.» Kramisha fece
cenno di andarsene anche ad Afrodite.
«Sció,vai. Ho detto
che questo é per Zoey.»
«Benissimo. C’é chi dice ’fanculo lo
yoga. Io dico ’fanculo le metafore. E, no,
non intendo
metaforicamente.»
Un colpo di ciuffo e Afrodite sculettó
fuori della stanza.
«Ti serve che io rimanga?» chiese
Stevie Rae.
Guardai Kramisha con aria
interrogativa.
«No», rispose. Poi si rivolse a Damien,
Shaylin e Stark.
«Potete andare anche voi.»
«Ehi, non so se a me sta bene», replicó
Stark.
«Dovrai fartela stare bene per forza
perché sento una fortissima vibrazione
che dice parla con
Zy da sola, e quindi la sto seguendo.»
Sempre stringendo in mano quello che
cominciavo a
considerare il Libretto Viola delle
Disgrazie, Kramisha incroció le braccia
e prese a battere il
piede guardando Stark.
«Vai. L’istinto di Kramisha si é
dimostrato esatto molto piú spesso di
quanto non si sia
sbagliato», intervenni.
«Con ’molto piú spesso’ intende
sempre», mi corresse la Poetessa con
aria straimpaziente.
«Okay, ma continua a non piacermi.
Aspetteró sul bus.» Stark mi
bació,guardó male Kramisha e
se ne andó.
Kramisha scosse la testa. «Ho giusto una
parola per quel ragazzo: comandino.»
«Cerca solo di tenermi al sicuro, tutto
qui.» Kramisha sbuffó.«Sí, certo, é
quello che diceva il
secondo marito di mia zia prima di
spedirla dall’altra parte della stanza con
un ceffone perché
l’aveva guardato storto.»
«Stark non mi picchierebbe mai!»
«Facevo solo per dire. Comunque,
questo é per te e per te soltanto. Non so
perché ho questa
fortissima sensazione che tu debba
ascoltare, riflettere e non dirlo a
nessuno, peró é cosí. Tu sei
la Somma Sacerdotessa e tutto il resto,
quindi puoi fare quello che vuoi, ma io
devo essere
onesta e dirti ogni dettaglio delle magie
che mi entrano in testa.»
«Okay, sí, ho capito. Dai, fammi
leggere.» Allungai la mano verso il
block notes.
Kramisha mi stupí replicando: «No. Non
so come mai, ma questa é una cosa da
dire ad alta
voce. Tu devi solo ascoltare». Quando
inizió a leggere, la sua voce cambió.
Non che fosse piú alta di tono, peró
c’era una forza, un potere nel modo in
cui parlava, nel
modo in cui pronunciava le parole, che
rese il tutto piú un canto che una
semplice poesia in
rima.
«Antico specchio,
magico specchio, t
onalitá di grigio, tante,
celato,
vietato,
interiore, distante.
La nebbia manda via
baciata da magia.
Evoca la fata, é basilare.
Svela il passato.
L’incantesimo é creato
il disastro riesco a evitare!»
Arrivó alla fine e la stanza sembró
molto silenziosa.
«Be’, strana é strana, ’sta roba», disse
Kramisha, sembrando di nuovo se
stessa. «Per te aveva
senso?»
«Non lo so. Sembrava importante, come
se fosse piú di una poesia. Mi piace che
dica che tu
eviterai il disastro.»
«Zy, non era rivolto a me. é per te. Io
non so nemmeno bene cosa sia perché
non somiglia alle
altre mie poesie.
Sembra piú un incantesimo che una
profezia.»
«Un incantesimo?» Mi guardai intorno.
Non c’era niente di diverso. Non era
successo niente.
«Ne sei sicura?»
«No, non ne sono sicura. Prendilo.»
Strappó la pagina e me la tese. «So che
tu e il tuo cerchio
avete in ballo qualcosa. E so che se
potessi me lo diresti.» Sollevó la mano
per fermare la mia
spiegazione non spiegazione. «Non
serve che mi spieghi. Tu sei la mia
Somma Sacerdotessa. Mi
fido di te. Volevo solo darti questo e
dirti che ne avrai bisogno. Quando
succederá, leggila
come ho fatto io. sono parole potenti.»
Presi la poesia, la piegai per bene, e
l’infilai nella tasca davanti dei jeans.
«Grazie, Kramisha.
Spero di poterti dire al piú presto
quanto questo significhi per me.»
«Lo farai. Come ho detto, Zy, io mi fido
di te. Adesso sei tu che devi credere in
te stessa.»
«Giá,lo so. é questo che mi fa paura»,
ammisi.
Kramisha mi strinse in un abbraccio
caldo e forte. «Zy, se non avessi paura
direi che non avresti
il minimo buonsenso. Solo, sii forte, e
ricordati: Nyx non é una stupida, ed é
stata lei a
sceglierti per tutta ’sta menata da stress,
non il contrario.»
«Ti confesso che questo mi fa sentire un
pochino meglio.»
«Be’, non tengo un programma in TV
sulla salute mentale ma sono
intelligente», replicó.
«E per di piú le tue scarpe sarebbero
molto telegeniche», aggiunsi, cercando
di sembrare almeno
semiNormale.
«Giá,mi facevano venire in mente le
pantofoline rosse di Dorothy nel Mago
di Oz, solo che le
mie hanno la zeppa perché io seguo la
moda piú di lei.»
Il suo commento mi parve molto
appropriato perché mi sembrava di stare
seguendo la strada
di mattoni gialli per andarmi a cacciare
in una gigantesca montagna di guai... il
che, immagino,
rendeva Aurox Glinda, la Strega Buona
dell’Ovest. E io? Ero piú che certa che
avrei avuto la
parte del Leone Codardo...
Pensavo di essere pronta a incontrare
Erin. Mi sbagliavo alla grande. Mi
aspettavo che fosse
fredda e distante, visto che si era
comportata cosí negli ultimi giorni.
Sapevo pure che stava
con Dallas: Shaylin ci aveva detto di
averli visti insieme la sera prima, loro e
i loro colori molto
fangosi e molto schifosi. E Shaunee
aveva ammesso di averli visti pomiciare
(anche se si era
rifiutata di raccontarci quelli che aveva
definito «dettagli cruenti»).
Tuttavia non mi aspettavo che Erin fosse
cosí esplicita.
Invece, quando entrammo in aula per la
prima ora, eccola lí, seduta appiccicata
a Dallas in
fondo alla classe con gli altri odiosi
novizi rossi.
«Oh, cavolo, no», mormoró Afrodite
mentre la risata sarcastica da oddioquanto-sono-sexy di
Erin rimbalzava intorno a noi.
«Non prestatele attenzione», sussurró
Shaunee.
Noi eravamo sconvolti nel vedere
quanto Erin fosse caduta in basso.
Shaunee, invece, non la
fissava affatto.
Anzi non diede nemmeno uno sguardo
alla sua ex gemella. Si limitó a
camminare a testa alta,
come se neanche sentisse le infantili
risatine di Erin né si accorgesse delle
occhiatacce che le
arrivavano.
«Shaunee ha ragione.» Abbassai la voce
in modo che potesse ascoltarmi solo il
mio gruppo.
«Erin é come uno di quei bambini cattivi
che vogliono richiamare l’attenzione, in
bene o in
male. Ignorate lei e gli altri di Dallas.»
E cosí facemmo. Mi sedetti in prima fila
con Stevie Rae,
Rephaim e Shaunee da una parte e
Afrodite, Shaylin e Damien dall’altra.
Il posto vuoto di Aurox mi sembró
straevidente. Cosa stará facendo
adesso? Cosa gli passerá
per la testa mentre si prepara ad
affrontare Neferet e salvare mia nonna?
Rinuncerá per paura?
Probabilmente non sará neanche piú allo
scalo quando andremo a prenderlo. A
quel punto
ormai sará, tipo, a metá strada dal
Brasile...
La voce di Shaylin interruppe la mia
iperventilazione interiore: «Guarda lá».
Si era chinata verso
di me passando davanti ad Afrodite e
indicava leggermente con la testa una
ragazza da sola, a
sinistra del nostro gruppo. Stupita,
riconobbi Nicole. Era isolata, seduta
davanti e molto
lontana da Dallas e dai suoi novizi.
«Colori?» le chiese piano Afrodite.
Shaylin rispose sottovoce: «Il rosso é
quasi sparito. E il marrone tipo tempesta
di sabbia sta
diventando oro. é molto bello».
«Mmm», commentai.
«Strano», disse Afrodite.
«Strano che piú strano non si puó»,
bisbiglió Stevie Rae dall’altro lato. «E
comunque continua a
non piacermi.»
Stavo cercando di pensare a qualcosa di
saggio da dire quando Thanatos entró in
classe. «Ben
trovati!» esordí.
«Ben trovata!» replicammo.
Thanatos non perse tempo e gliene fui
molto grata, perché ero veramente stufa
di perdere
tempo. «Non posso chiedervi di
consegnare i vostri compiti a casa, come
farei se questa fosse
una scuola normale. Non fingeró che non
abbiate perso la vostra figura di
riferimento, Neferet,
e che la vostra vita non sia stata fatta a
pezzi.»
«Voglio sapere chi é responsabile
dell’incendio alle scuderie.»
La domanda di Erin stupí non solo me.
Udii un gran bisbigliare tra gli altri
novizi. Shaunee era
sbiancata e persino Thanatos attese piú
di quanto non sia appropriato per un
insegnante,
prima di rispondere: «Pare si sia trattato
di uno sfortunato incidente».
«Be’, io d’incidenti fortunati mica ne
conosco», ghignó Dallas.
«Volevi dire che non ne conosci?» lo
corresse gentilmente Thanatos.
«Perché,tu non sei stato un incidente? Mi
hai raccontato che i tuoi dicevano che
erano andati a
Dallas solo per un weekend, non per
fare un bambino», gli rinfacció Stevie
Rae.
Un gruppo di ragazzi rise e Thanatos li
zittí commentando: «A volte le cose
migliori nascono da
momenti disperati, casuali. Non sei
d’accordo con me, Dallas?»
Lui brontoló qualcosa che nessuno riuscí
a capire.
Udii la voce sospirosa alla Marilyn
Monroe di Erin bisbigliargli
all’orecchio, poi lui chiese:
«Quindi, fondamentalmente, nessuno
pagherá per aver dato fuoco alle
scuderie?»
«Non é stato dato fuoco a niente.»
Nicole non parlava a lui. Guardava
Thanatos e sembrava
che le due fossero sole nella stanza.
«L’ho giá detto a Lenobia. Io ero lí.
C’era vento e la
lanterna si é rovesciata. é successo tutto
in fretta.
Stavo andando nella stanza dei finimenti
per rimettere a posto le spazzole e le
cose che avevo
usato per strigliare una giumenta e l’ho
visto. C’é stata semplicemente una
ventata forte e la
lanterna é caduta... proprio in mezzo al
mucchio di fieno, che si é acceso come
una candeletta.»
Nicole si voltó verso Dallas. «é stato un
incidente. Punto. Fine della storia.»
«Be’, é un bene che tu sia una persona
cosí affidabile, altrimenti la gente
potrebbe pensare che
stai raccontando balle.» Il tono di Dallas
era un insulto.
Thanatos diede un taglio a tutto quel
sarcasmo: «Sí, é cosí. E la nostra
Signora dei Cavalli é
d’accordo con Nicole.
Siamo tutti molto felici che nessuno sia
rimasto ucciso in quell’incidente».
«Peró il fienile é un disastro», mi udii
dire per spezzare lo sgradevole silenzio,
nel tentativo di
tornare a una parvenza di normalitá.
«Questo significa che le lezioni di Studi
equestri sono
annullate?»
«No, affatto.» Thanatos mi rivolse
quella che ero certa fosse un’occhiata
piena di gratitudine.
«Potete Continuare col vostro normale
orario di lezioni. Ma é possibile che vi
venga chiesto di
ripulire e togliere detriti invece di
cavalcare.» Poi si sfioró la fronte, come
se si fosse appena
ricordata qualcosa. «Ovviamente ció
non vale per quanti di voi mi servono
per organizzare
l’open night di sabato.»
Damien alzó la mano.
«Sí, Damien, qual é la tua domanda?»
chiese Thanatos.
«Non é esattamente una domanda.
Volevo solo offrirmi volontario per
aiutare come posso.»
Thanatos sorrise. «Lo apprezzo molto.»
«Quindi sta parlando di ricerche sul
campo?» Era cosí strano sentire la voce
di Erin dal fondo
della classe.
«Immagino che parte di ció di cui ho
bisogno possa essere considerata una
ricerca sul campo,
dato che implicherá che usciate dalla
scuola. Erin, ti stai offrendo
volontaria?»
«Se significa non fare lezione, non c’é
solo Erin tra i volontari», intervenne
Dallas.
Non potevo dare occhiate di sbieco né a
Stevie Rae né ad Afrodite, ma con la
coda dell’occhio
notai che Stevie Rae stava incrociando
le dita.
«Dallas, accetto volentieri la tua
collaborazione. Oggi ho passato molte
ore controllando su
Google gli eventi di beneficenza tenuti a
Tulsa e sembra che uno dei piú riusciti
per la raccolta
fondi si chiami ’Una serata di vino e
rose’, a favore del Garden Center
cittadino. Pare che
appendano miriadi di fili di luci intorno
al giardino delle rose e poi vi tengano
una cena e una
degustazione di vini dopo il tramonto. E
questo, mio interessante giovane
vampiro rosso, é un
compito perfetto per te.»
«Perfetto? A me non piace tanto il vino»,
replicó lui.
Udii Afrodite sbuffare, ma continuai a
guardare avanti, cercando di non
respirare nemmeno.
Sapevo cosa stava architettando
Thanatos e speravo da matti che andasse
tutto bene.
«No, mi hai frainteso», riprese la
Somma Sacerdotessa.
«Desidero soltanto usare la loro idea
d’illuminazione per la nostra open night.
Pensa a come
sarebbe bello il nostro campus con file
di lampadine elettriche avvolte intorno
alle antiche
querce.»
«L’elettricitá andrebbe bene. é da un po’
ormai che dico che questa scuola si deve
aggiornare.
Non sono piú, tipo, gli anni ’60. Qui ci
serve luce vera. I nostri occhi possono
sopportarla.»
Dallas era strafottente come al solito.
«Be’, concordo con te, anche se solo
temporaneamente», disse Thanatos,
sorridendogli. Di
nuovo, mi stupii delle sue fantastiche
qualitá di attrice.
Poi si rivolse a Erin. «Erin, si direbbe
che potresti lavorare bene con Dallas,
perció posso contare
su di te per aiutare a decidere le
decorazioni per la serata? Ovviamente
abbiamo bisogno di
una splendida illuminazione, ma anche
di tavoli coperti da belle tovaglie,
sparsi nel giardino
centrale. Puoi assumerti la
responsabilitá di coordinare gli umani,
oltre che le capacitá elettriche
di Dallas, per realizzare tutto questo?»
«Io sono nata per fare spese e decorare.
Mi dia la carta oro della scuola e sono
dei vostri»,
replicó Erin.
Thanatos la rassicuró:«Avrai un budget
generoso, soprattutto considerato che
mancano pochi
giorni. Il tempo é fondamentale».
«Se ho abbastanza soldi, sono
bravissima a rispettare le scadenze»,
ribatté altezzosa Erin.
Cogliendo l’imbeccata, Afrodite agitó la
mano. Sembrava scocciata e stronza.
Persino piú del
solito.
«Afrodite, hai una domanda?» fece
Thanatos.
«Piú che altro un’affermazione
intelligente. Se deve incaricare qualcuno
di organizzare quello
che serve per un evento benefico,
dovrebbe rivolgersi all’esperta: moi.
Sono cresciuta a latte e quello che in
modo barbaro la borghesia chiama party
planning.»
Il tono e il sorriso di Thanatos erano
paternalistici.
«Sono certa che sia cosí, ma si sono giá
offerti Erin e Dallas.
Comunque ho un incarico anche per te.
Vorrei che lasciassi per poco tempo il
campus e andassi
a parlare coi tuoi genitori, chiedendo se
presenzieranno alla serata.
Dai tuoi commenti alla conferenza
stampa di ieri, presumo di poter contare
sul loro appoggio.»
«Sí, okay, come vuole. Ci parleró.»
Afrodite se la cavava a meraviglia a
recitare la propria
parte. Sembrava incavolata e scocciata
al massimo che Thanatos non avesse
licenziato Erin e
dato l’incarico a lei, il che era
esattamente quello che volevamo. Se
Erin e Dallas credevano di
stare facendo una cosa importante, e il
resto di noi si fosse dimostrato seccato o
con degli
incarichi da poco, Sarebbero stati pieni
di sé. Sarebbero stati insopportabili.
Sarebbero stati cosí distratti da non
riferire a Neferet altro che Thanatos
contava su di loro e gli
dava grandi responsabilitá. Il Punto Uno
stava andando proprio secondo i piani.
Damien alzó la mano e, quando Thanatos
gli diede la parola, sprizzó entusiasmo
da tutti i
pori: «Per favore, potrei andare con
Afrodite? Ho sempre desiderato vedere
dall’interno la
politica cittadina».
«Puah», commentó Afrodite.
«Sí», concesse la Somma Sacerdotessa.
Era il mio turno di alzare la mano. Mi
ero preparata, ma era comunque difficile
mantenere
salda la voce.
«Mmm, io ho chiamato mia nonna per
l’organizzazione della serata e la
vendita della lavanda,
ma non mi ha ancora risposto.»
«Le hai lasciato un messaggio?» chiese
Thanatos.
«Sí, certo.» Sospirai. «E immagino che
non ci sia da stupirsi se ha staccato il
telefono, dopo aver
partecipato con noi al Rituale di
Svelamento e visto cos’é successo alla
mamma e tutto il resto.»
A quel punto andava bene che mi
tremasse la voce, e ne ero davvero
contenta perché faticavo
da matti a mantenere il controllo.
«Quindi, vuole che prenda la macchina e
vada a parlarle al
vivaio?»
«Sí, forse, ma domani o dopo», rispose
Thanatos con un gesto della mano che
allontanava la
questione. «Non credo sia necessario
farlo subito. Oggi ho bisogno che tu
venga con me da
Street Cats. Vorrei che mi presentassi a
suor Mary Angela, che é a capo
dell’organizzazione di
volontariato. Confidiamo giá che tua
nonna ci dia una mano, Zoey, quindi per
ora il nostro
tempo é speso meglio coordinando
l’associazione per i gatti.»
«Oh, sí, okay. Certo.»
«Posso venire a Street Cats con voi?»
Shaylin aveva parlato senza alzare la
mano. «Mi
piacerebbe proprio che un gatto mi
scegliesse.»
Thanatos sorrise. «Ma certo, giovane
novizia.» Spostó lo sguardo acuto su
Stevie Rae. «Somma
Sacerdotessa, ho bisogno che tu ti
accordi con tua madre. Durante
l’intervista hai nominato i
suoi biscotti. Be’, credo che non ci
basterá l’abilitá di pasticciera di una
sola mamma per saziare
l’appetito di Tulsa sabato sera.»
«Posso chiederle di coinvolgere le
mamme del Consiglio scolastico.
Sfornano dolci a raffica per
il club di sostenitori delle Henrietta
Hens.»
«Allora conto su di te per
l’organizzazione dei rinfreschi»,
concluse Thanatos.
«Dunque, per ricapitolare, quelli
nominati capogruppo – Dallas, Erin,
Afrodite, Zoey e Stevie
Rae – dividano i novizi con cui sono piú
in amicizia e deleghino i vari compiti.
Dallas, tu mi dai
l’impressione di essere giá un
Guerriero, quindi puoi fare direttamente
tu la guardia al tuo
gruppo. Zoey, Afrodite e Stevie Rae, se
lo ritenete opportuno, quando uscirete
dal campus
potete includere i vostri Guerrieri.
Confido nel vostro giudizio. Non correte
rischi e non fatevi notare troppo, il che
significa
copritevi i tatuaggi e non indossate
l’uniforme. Non ci servono ulteriori
tensioni tra vampiri e
umani né attenzione da parte
dell’opinione pubblica.
«Inoltre, fra oggi e lunedí, direi che non
c’é bisogno che vi ritroviate qui per le
lezioni. Basta
che i capigruppo vengano da me in
quest’aula per tenermi aggiornata e,
ovviamente, chiedere
aiuto nel caso servisse. Oggi io andró a
Street Cats e dal sindaco con Afrodite,
dopo di che
potete essere sicuri che rientreró alla
Casa della Notte e rimarró al campus, a
vostra
disposizione come sempre.
«Non aspettiamo la campanella per
iniziare. Voi, miei studenti speciali, non
dovete
necessariamente seguire le regole in
modo cosí puntiglioso. So che avete a
cuore il bene della
scuola. Dunque andate e dedicatevi ai
vostri compiti. Vi auguro ben trovati,
ben lasciati e ben
trovati ancora.»
E cosí Thanatos si era liberata di Dallas
ed Erin e del loro gruppo di spie
ficcanaso. Erano
convinti che lei fosse una Somma
Sacerdotessa ingenua che potevano
imbrogliare, e avevano
avuto un sacco di responsabilitá per
l’open night che, ero certa, avrebbero
fatto il possibile per
rovinare, grazie anche all’aiuto di
Neferet.
Noi, invece, stavamo per salvare la
nonna e dare all’inconsapevole sedere
di Neferet una bella
pedata.
Dopo di che avremmo avuto il tempo di
sistemare i casini fatti da Dallas, Erin e
la loro banda
alla festa della scuola. O almeno quello
era il nostro piano.
22
AUROX
L’attesa nella torre dello scalo
abbandonato diede ad Aurox
un’occasione per rilassarsi. Era
strano ma, da quando gli avevano dato la
responsabilitá di salvare nonna Red–
bird, il caos e il
tumulto nella sua testa si erano placati.
Era sulla via giusta. Lo sapeva. E,
quando gli elementi
erano entrati in lui e gli avevano dato
forza sufficiente per controllare la
bestia, Aurox si era
sentito euforico.
«Sono piú di un guscio creato dalla
Tenebra.» Le parole rimbalzarono
contro le pareti di pietra
della torre. Aurox sorrise. Desiderava
poterle urlare dalla terrazza del Mayo.
«E lo faró»,
promise a se stesso ad alta voce.
«Quando nonna Redbird sará libera e al
sicuro, io grideró che ho scelto la Luce
invece della
Tenebra.» In quel momento lo faceva
sentire bene anche solo pronunciare
quelle parole,
benché fosse l’unico a udirle.
A meno che la Dea non stesse
ascoltando...
Aurox alzó gli occhi verso il cielo della
sera. Era limpido e, anche se lo scalo
abbandonato si
trovava in centro cittá, erano visibili
molte stelle, oltre a un sottile e
luminosissimo spicchio di
luna. «La mezzaluna. Il tuo simbolo...
Nyx, se mi puoi ascoltare, io voglio
ringraziarti. Devi
c’entrare tu col fatto che posso decidere
di essere piú di ció che mi ha creato. La
Tenebra non
mi avrebbe dato questa scelta, quindi
devi essere stata tu.
Perció, grazie. E sarei tanto felice se
potessi dare forza a nonna Redbird.
Aiutala a tenere duro finché non vado da
lei a salvarla.»
Fiducioso e felice, Aurox appoggió la
schiena contro il lato rotondo della
torre, chiuse gli occhi
e, col sorriso che gli indugiava sul
volto, sprofondó nel sonno.
Non era abituato a sognare. Di rado
ricordava qualcosa delle ore passate
dormendo, quindi il
sogno della pesca fu insolito fin
dall’inizio.
Aurox non era mai andato a pescare, ma
il molo su cui era seduto gli sembrava
familiare. Il
tranquillo laghetto era di un blu topazio,
incastonato in un bel bosco dall’aria
antica. Non
aveva mai impugnato una canna, ma se
la sentiva bene in mano. Aurox avvolse
il mulinello e
poi lasció volare la lenza. Il galleggiante
cadde sull’acqua con un tonfo che gli
diede
soddisfazione.
Sospiró e osservó pigramente la
superficie simile a uno specchio. E
provó uno shock terribile.
Quello riflesso nell’acqua non era il suo
viso, ma quello di un altro ragazzo!
Aveva capelli
castano chiaro, arruffati, e occhi azzurri
sgranati per lo stupore che Aurox stava
provando.
Sollevó la mano e si sfioró la guancia.
«Questo non sono io», disse al riflesso,
e rimase di nuovo di stucco. Era la sua
voce, ma si
trovava dentro il corpo sbagliato! «é un
sogno. Un’immagine della mia mente
addormentata.»
Ad Aurox sarebbe bastato svegliarsi, ma
non riusciva a smettere di fissare.
Poi il riflesso aprí bocca e Aurox udí se
stesso dire delle parole su cui non aveva
il minimo
controllo. «Ehi, vediamo di chiarirci. Tu
hai solo preso in prestito la mia scelta e
la mia bontá.
Non é roba tua.»
Aurox si spaventó molto. Quel ragazzo,
quel corpo stava dicendo la veritá. Nel
riflesso, Aurox
vide la propria testa muoversi a destra e
a sinistra, negando ció che gli diceva il
cuore. «No, io
ho scelto la Luce invece della Tenebra.
Sono stato io a decidere!»
«Ritenta, amico. Io ho deciso, tu sei solo
un succhiaruote. Quindi non puoi
permetterti di
rilassarti, soprattutto se devi salvare la
nonna di Zo.»
«Zo.» Aurox aggrottó la fronte. «Non
vogliono che io la chiami cosí.»
«Certo che no, Sherlock. É perché io la
chiamavo Zo. comunque, ti sto solo
dando una dritta.
Non essere cosí arrogante. Per te non
sará facile. Io sto facendo del mio
meglio, ma arriverá il
momento in cui dovrai cavartela da
solo.»
Poi un pesce abboccó alla lenza di
Aurox increspando l’acqua,
disturbandone la superficie a
specchio, e mandando in frantumi il
sogno.
Aurox aprí gli occhi. Cercó di prendere
fiato e raddrizzó la schiena. Respirava a
fatica e il cuore
batteva talmente veloce che percepí un
movimento della bestia dentro di lui. Si
alzó e inizió a
camminare per scacciare l’ansia.
Guardó il cielo. La mezzaluna d’argento
si era spostata.
Guardó l’orologio che gli aveva prestato
Stark: erano quasi le dieci. Thanatos
sarebbe andata a
prenderlo da un momento all’altro.
Meglio che riacquistasse il controllo e
si facesse trovare
davanti all’ingresso del vecchio scalo.
Doveva recuperare la fiducia in se
stesso e prepararsi ad affrontare Neferet
e la Tenebra.
Aurox salí la scaletta arrugginita e saltó
giú dalla torre, sul tetto. Da lí corse alla
scala laterale.
Avrebbe aspettato come gli aveva
chiesto Thanatos.
Lei contava su di lui. Zoey contava su di
lui. Tutti contavano su di lui.
Avrebbe dimostrato che avevano fatto
bene ad affidargli la vita di nonna
Redbird.
«Era un sogno, niente di piú», disse alla
notte vuota.
La sua voce era rassicurante, ma il cuore
gli faceva male con l’insinuarsi dei
dubbi.
ZOEY
«Eccolo lí, sta aspettando nel punto piú
buio sotto la tettoia, proprio come gli
aveva detto
Thanatos.» Indicai l’ingresso dello scalo
abbandonato che faceva molto Gotham
City. Aurox era
nell’ombra, ma i suoi capelli
biondissimi e gli occhi color pietra di
luna non erano esattamente
mimetici. Stark accostó e Thanatos aprí
la portiera posteriore di uno dei
numerosi SUV della
scuola, facendogli cenno di salire.
«Non ci sono tutti», esordí Aurox dopo
essere salito in macchina.
«Be’, no, per forza», replicai, pensando
che sembrava proprio nervoso.
«Thanatos ha finto di
dividerci e mandarci a fare commissioni
diverse, in modo che Neferet non
sentisse niente che
potesse renderla sospettosa. ricordi?»
«Oh, sí. Sí.» S’interruppe, poi riprese:
«Ben trovata, Thanatos».
«Ben trovato, Aurox. Non ti
preoccupare. Il resto del gruppo ci
raggiungerá sul marciapiede di
fronte al Mayo.»
«Ti senti bene? Sembri un po’ pallido»,
saltó su Shaylin dal sedile dietro.
Mi feci venire il torcicollo per voltarmi
a guardarla.
«Pallido in che senso? La sua aura sta
cambiando?»
«No, la sua aura é la stessa. Intendevo
pallido pallido. Ha la faccia bianca.»
«Sto bene», asserí deciso Aurox. «Sono
solo ansioso di portare a termine la
missione.»
«Come noi», replicó Thanatos. «Ora
calmati e risparmia la tensione per la
battaglia.»
Aurox annuí e rimase zitto. Io mi
mordicchiai il labbro, pensando alla
nonna, e guardando
fuori del finestrino. Stark lasció 5th
Street e parcheggió sul retro dell’Oneok
Plaza. C’era giá un
altro SUV nero. Ne scesero Dario,
Afrodite, Shaunee e Damien, questi
ultimi con in mano la
candela dei loro elementi. Afrodite si
appoggiava a Dario con una mano,
mentre con l’altra
reggeva un immenso librone di
geometria.
«Geometria? Veramente? é il meglio che
hai trovato per la nostra finta ora di
studio?» Mi
accorsi che balbettavo da matti, ma io la
geometria la odio proprio.
«’Finta’ é la parola chiave. Non
dobbiamo studiare sul serio, ritardata.
Dobbiamo studiare per
finta.»
«Sí, okay, d’accordo», replicai. «Lo so
che non studiamo sul serio, sono solo
nervosa e
preoccupata per la nonna.»
«Il che é del tutto comprensibile.»
Damien mi abbracció.«é per questo che
siamo qui. La
riporteremo a casa.»
Guardó Aurox. «Sei pronto?»
Aurox annuí. A me non sembrava pronto,
ma in fondo probabilmente non lo
sembravo
nemmeno io, quindi cercai di non dare
giudizi. Shaylin e io stavamo prendendo
le candele
degli elementi dalla borsetta, quando
Kalona scese dal cielo silenzioso come
la notte.
«Notizie dalla scuola?» gli chiese
Thanatos.
«Dallas ed Erin hanno diviso i novizi
rossi. Seminano dissenso persino tra i
loro. A cose fatte,
dovremo affrontare il problema.»
«Concordo, ma il piano ha funzionato»,
commentó la Somma Sacerdotessa.
«Sí. Sono cosí impegnati a comandare a
bacchetta gli altri studenti che non
s’interessano
minimamente a quello che fanno Zoey e
gli altri», spiegó l’immortale.
«Erin sta commettendo un grosso
errore», commentó piano Shaunee.
«Io sono contento che lo stia
commettendo senza di te», disse
Damien.
«Sí, ne siamo contenti tutti», confermai.
A quel punto arrivó il mio Maggiolino e
ne scesero Stevie Rae e Rephaim.
«Ragaaazzi, scusate»,
esordí lei correndo a raggiungerci con la
candela verde in mano.
«Erin e Dallas erano in un’auto dietro di
me quindi ho dovuto fingere di andare a
Henrietta.
Cavolaccio, avevo paura che mi
seguissero per tutta la strada, invece
sono usciti dalla
superstrada e ho capito che erano solo
diretti al negozio di luci Garbee’s.»
S’interruppe e mi
diede un’occhiata. «Zy, stai bene? Mi
sembri un cervo beccato dai fari di un
TIR.»
Sbattei le palpebre e mi resi conto che
la stavo fissando.
«Scusa, ma é cosí strano vederti senza
tatuaggi.»
Stevie Rae si portó la mano alla fronte
con molta cautela per non sbaffare il
fondotinta
coprente che nascondeva il suo
bellissimo Marchio di vampira. «Giá,
sembra strano anche a me.
Sembrate strani tutti.»
«Ma ci facciamo notare meno, ed é
questo che conta stasera», ribatté Stark.
Capivo ed ero d’accordo che dovessimo
tenere un profilo basso... cavolo,
persino Kalona
indossava un lungo spolverino di pelle
che, al buio, riusciva quasi del tutto a
nascondere le sue
immense ali. Ma non cambiava il fatto
che senza i Marchi sembrassimo strani e
ordinari.
Troppo ordinari. Quella sera dovevamo
essere potenti e sicuri e straordinari.
Cercai di
concentrarmi sugli aspetti positivi e di
credere che sarebbe andato tutto bene,
ma la veritá era
che mi faceva male lo stomaco e avevo
una gran voglia di piangere.
No. Io non piango. Le ragazzine deboli
piangono. I capi agiscono. E, per il bene
di mia nonna,
se non per il mio, io agiró.
«Ehi, il Marchio ce l’hai dentro. Quello
non lo si puó coprire, né perdere o
dimenticare»,
sentenzió Stark, che ovviamente
percepiva la mia tensione.
«Grazie di avermelo ricordato»,
replicai, sfiorandogli il viso
temporaneamente privo di
tatuaggi.
«Ricordiamocelo tutti. Il nostro potere
non si fonda sui simboli esteriori della
nostra gente, ma
dentro di noi, attraverso le scelte che
facciamo e i doni che ci regala la nostra
Dea», intervenne
Thanatos.
«E quindi cominciamo. Il primo passo
stasera consiste nell’apertura del nostro
cerchio e nella
creazione di un incantesimo protettivo.
Una volta che avró dato il via
all’incantesimo, il
cerchio risulterá nascosto. Finché
rimarrá integro, ciascuno di voi cinque
sará al sicuro. Gli occhi
umani non vi vedranno. Le braccia
umane non potranno farvi del male. Ma,
prima e dopo la
realizzazione dell’incantesimo, sarete
tutti vulnerabili.»
Avevo i peletti sulle braccia dritti come
pali e dovetti prendere un gran respiro
per evitare di
sclerare del tutto.
Continuavo a guardare Aurox di
sottecchi. Da quando eravamo andati a
prenderlo quasi non
aveva aperto bocca. Rividi mentalmente
la Dea, come l’ultima volta in cui mi era
apparsa,
prosperosa, saggia e forte, e pregai in
silenzio: Ti scongiuro, Dea, fa’ che lui
sia pronto!
«Shaunee, la parte anteriore del Mayo é
rivolta a sud.
Anche se é inverno, davanti all’ingresso
ci sono dei tavolini da bistrot. é lí che ti
posizionerai
con la tua candela.
Dario, va’ con lei. Proteggila», ordinó
Thanatos.
Il Guerriero rispose in tono solenne:
«Lo faró, Somma Sacerdotessa. E saró
anche abbastanza
vicino da proteggere Afrodite e Zoey, se
fosse necessario».
«I tavoli fanno parte del ristorante. Li
lasciano fuori per i fumatori», spiegó
Afrodite. Si frugó
nella borsetta e lanció a Shaunee un
pacchetto di sigarette.
«Fumi?» Poteva sembrare sciocco, ma,
dopo tutto quello che avevamo passato
insieme, il
pensiero che Afrodite fumasse mi
sconvolgeva.
«Diavolo, no! Non sai quante rughe ti
vengono se fumi? Pelle tipo carne sotto
sale a trent’anni,
figurati. So dei tavoli per fumatori
perché sono giá stata qui al ristorante,
quindi sono venuta
preparata.» Afrodite guardó Shaunee.
«Mentre Zoey e io fingiamo di studiare,
tu puoi fingere
di fumare e che Dario sia il tuo ragazzo.
Come prima, ’fingere’ é il concetto
principale. Tieni in mente che dai
finestroni ti posso vedere
e che se fingi troppo bene ti faccio
secca. Oh, tra l’altro, ordina la zuppa al
white chili. Quella
non devi fingere di mangiarla: é ottima.»
«Grazie», fece Shaunee. «E, anche se sei
piú che odiosa, grazie per avermi
prestato il tuo
Guerriero.»
«Non parlarne neanche. E intendo in
senso letterale.
Mai.»
Thanatos continuó ignorando Afrodite e
tutti noi:
«Damien, lungo il lato est del Mayo c’é
un vicolo. é poco illuminato e ci tengono
i rifiuti. Puoi
sistemarti lí. Stark, tu andrai con lui. Se
qualcuno dovesse cercare di distrarlo
prima che il
cerchio sia creato, usa tutte le tue
capacitá di controllo mentale per far
andare via quella
persona».
Stark annuí. «Capisco. Non lasceró che
nessuno dia fastidio a Damien. Proprio
come Dario non
lascerá che nessuno dia fastidio alla mia
Zy.»
«Su questo hai la mia parola», disse
Dario.
Strinsi la mano a Stark. Sapevo che
detestava che fossimo divisi ma, come
me, ne capiva il
motivo. Il cerchio andava protetto, e
l’aria di Damien era il primo elemento a
essere evocato,
per cui sarebbe dovuto restare in un
vicolo freddo e buio ad aspettare che
Thanatos facesse il
giro dell’isolato e realizzasse
l’incantesimo.
Damien sarebbe stato molto piú
vulnerabile di me, seduta in un bel
ristorante a fingere di
studiare geometria.
«Stevie Rae, il vicolo di Damien
incrocia un piccolo ingresso per i
dipendenti sul retro
dell’edificio, da questo lato di 4th
Street.»
Stevie Rae annuí. «Quello é il mio nord.
Rephaim e io saremo lí.»
Thanatos si rivolse a Shaylin.
«Cheyenne é la strada che segue il lato
ovest del Mayo. Non c’é
un nascondiglio adeguato per te. é
semplicemente un marciapiede. L’acqua
é il terzo elemento
a essere chiamato. Non ti mentiró: sarai
sola finché terra e fuoco non completano
il cerchio.»
«No, non é cosí», replicai in fretta, grata
delle parole che mi suggeriva l’intuito.
«Ci sará Nyx
con lei. Le ha giá regalato dei doni
fantastici: la Vista Assoluta e un’affinitá
con l’acqua, oltre
alle capacitá mentali di tutti i novizi
rossi.»
«é vero, Shaylin», aggiunse Stevie Rae.
«Sei stata Segnata da poco, quindi non
hai ancora avuto
il tempo di esercitarti dato che, be’,
abbiamo deciso che non é tanto carino
ficcanasare nella
testa delle persone normali, peró lo puoi
fare. Se qualcuno ti rompe, tu lo fissi.
Quando
incrocia il tuo sguardo, di’ quello che
vuoi che faccia e intanto pensa
intensamente a quella
cosa.»
Shaylin annuí. Non sembrava affatto
nervosa, ma salda come una roccia. «Mi
concentro e
penso: Vattene, lasciami in pace,
dimentica di avermi visto! Giusto?»
Stevie Rae sorrise. «Sí, giustissimo.
Visto? Dettofatto.»
«Staró in guardia anche per te», disse
Kalona.
«No! Shaylin é in grado di cavarsela da
sola. Lo siamo tutti. Il tuo compito é di
non staccare
mai gli occhi dalla cima del Mayo e dal
terrazzo di Neferet. Non appena vedi
mia nonna, ti
precipiti a salvarla. Per stasera é l’unico
incarico che hai», sentenziai.
«Non é vero, giovane Sacerdotessa»,
s’intromise Thanatos. «Kalona é il mio
Guerriero e, in
quanto tale, ha la responsabilitá di
proteggere i nostri novizi, oltre che me.»
Raggiunse l’immortale alato. «Seguimi
passo passo mentre creo il cerchio e
realizzo
l’incantesimo. Veglia su di noi.
Accertati che tutto sia pronto per ció che
intendiamo ottenere stasera.» Lo sguardo
di Thanatos
si spostó su di me e poi su Aurox, a
margine del nostro gruppetto.
«Finché il cerchio non é completo, non
devi entrare nella tana di Neferet.»
«Aspetteró fino a quando non mi sentiró
ricolmo degli elementi», disse Aurox.
«Ricorda, Aurox, senza la forza degli
elementi, tu non puoi controllare la
bestia, che emergerá
quando Neferet si renderá conto che sei
andato da lei per la sua prigioniera»,
continuó
Thanatos.
«Me ne ricorderó.»
«E io mi accerteró che il vostro cerchio
sia chiuso», disse Kalona. «Vi osserveró
dal cielo e vi
difenderó.»
L’immortale alato spostó i gelidi occhi
d’ambra su Aurox.
«Renditi conto che non ti posso aiutare.
Dovrai combattere da solo per uscire
dalla casa di
Neferet.»
Questo mi stupí un po’. Ero stata cosí
concentrata sul portare in salvo mia
nonna che non
avevo nemmeno preso in considerazione
quello che sarebbe successo dopo ad
Aurox.
«Aspetta, non puoi portare via di lá tutti
e due?» chiesi a Kalona.
«In sicurezza? No. Anche la mia forza
immortale ha dei limiti. Aurox, se ti
lasciassi cadere dal
cielo, rimarresti ucciso?»
Era davvero folle ascoltare Kalona
parlare ad Aurox di precipitare dal cielo
come se gli stesse
chiedendo se col groviera preferiva
prosciutto o tacchino.
Aurox mosse le spalle, inquieto. «Credo
che dipenderebbe dal fatto che la bestia
si sia
manifestata oppure no. é molto piú
difficile distruggere lei di me.»
Adesso toccava a me sembrare
stranamente calma quanto quei due.
«Quando la nonna sará al
sicuro, richiameremo i nostri elementi.
A quel punto, Aurox, lascia che la bestia
assuma il
controllo quel tanto che basta a farti
uscire da lí.»
«Credi che sia possibile?» gli domandó
Thanatos.
«Forse. Penso dipenderá molto da
Neferet. Io... io non avevo pensato a
come uscire, solo a
come entrare», replicó Aurox.
«Sono d’accordo con Zoey. Usa la
bestia. In precedenza a Neferet é servito
un sacrificio per
controllarla. Le servirá di nuovo, ma noi
gliel’avremo tolto», consideró Thanatos.
«Puó
garantirti la salvezza. Quando tornerai in
te, vieni di nuovo alla Casa della
Notte.»
Il viso di Aurox sembró illuminarsi.
«Per restare? Potró andare a scuola lí?»
«Questa é una domanda troppo grande
perché possa rispondere io da sola. Sará
il Consiglio
Supremo a decidere il tuo destino»,
replicó Thanatos.
Trattenni il fiato, aspettandomi che,
rendendosi conto che in pratica si
trattava di una missione
suicida, Aurox rinunciasse, ci mandasse
tutti al diavolo e se ne andasse via.
Non fece nessuna di quelle cose ma
incroció il mio sguardo e disse: «Ho una
cosa da chiederti».
«Okay, sentiamo.»
«Cosa significa essere un
succhiaruote?»
Mi sarei stupita di meno se Aurox si
fosse accovacciato in un angolo a
partorire una cucciolata
di gattini. Per un secondo neppure mi
venne una risposta, poi sbottai: «é gergo
sportivo. Vuol
dire che non ti sei guadagnato quello che
ottieni ma che é stato qualcun altro a far
fatica, tu
subentri all’ultimo e ti prendi il merito».
Il viso di Aurox era una maschera priva
di emozioni.
Prese un respiro profondo e lo emise
lentamente. Lo fissavamo tutti, ma lui
non disse niente.
Se ne stava lí, a respirare, immobile
quasi come una statua.
La voce di Stark spezzó il silenzio:
«Okay, allora, a chi é che stai
succhiando la ruota?»
Aurox spostó lo sguardo di luna sul mio
Guerriero.
«A nessuno. Proprio a nessuno, e stasera
lo dimostreró.» Poi i suoi occhi si
fissarono di nuovo
nei miei. «Quando sento la presenza
degli elementi vado da Neferet. Non
appena nonna
Redbird é in salvo, fate come hai detto.
Ritirate gli elementi. Poi scappate. Non
correró il rischio di fare del male a
qualcuno di voi e
non posso essere sicuro di mantenere il
controllo della bestia. Di’ a nonna Red–
bird che la sua
salvezza é piú importante della mia.»
tornó a guardare il gruppo. «Ben trovati,
ben lasciati e
ben trovati ancora.» Quindi Aurox si
allontanó di corsa, attraversó la strada e
sparí oltre la
porta del Mayo.
«Per lui sará una notte di schifo»,
commentó Stark.
«Eufemismo del secolo», ribatté
Afrodite. «Per lui é tutta la vita che sará
uno schifo.»
23
NEFERET
«Allora, vecchia, cosa pensi ci sia nel
tuo sangue di tanto rancido che i miei
piccoli non possono
berlo?»
La testa di Sylvia Redbird si voltó con
infinita lentezza. I suoi occhi erano laghi
scintillanti
dentro la gabbia di Tenebra. «I tuoi
burattini non possono bere da me perché
ho avuto il
tempo di prepararmi al tuo arrivo.»
L’anziana signora aveva la voce roca,
ma v’indugiava ancora una forza che
stupí moltissimo
Neferet, oltre a darle un gran fastidio.
«Eh, giá, perché tu sei cosí speciale e
amata dalla tua
Dea. Ma no, aspetta», esclamó Neferet
con finto shock. «Se sei davvero cosí
speciale e amata,
come mai ti trovi qui, tormentata dai
miei piccoli? Perché la tua Dea non ti
salva?»
«Tsi Sgili, sei tu che mi hai definito
speciale, non io. Se me l’avessi chiesto,
mi sarei definita
apprezzata dalla Grande Madre Terra.
Niente di piú. Niente di meno.»
«Se é cosí che la tua Madre Terra tratta
una sua apprezzata figlia che le chiede
aiuto gridando,
potrei forse suggerirti di cambiare dea?»
Neferet sorseggió il vino corretto con
sangue. Non
sapeva bene perché sentisse il bisogno
di deridere quella donna. Il suo dolore e
la sua morte
imminente le sarebbero dovuti bastare,
ma non era cosí. Neferet detestava che
Sylvia non
urlasse. Che non implorasse. Dopo che
Kalona era volato via, Sylvia aveva
persino smesso di
gemere di dolore. Adesso, Quando non
stava zitta, la vecchia signora cantava.
Neferet odiava quei maledetti canti.
«Non ho chiesto aiuto alla Grande
Madre Terra. Ho solo implorato la sua
benedizione, e lei
me ne ha data dieci volte tanto.»
«La sua benedizione! Sei dentro una
gabbia di Tenebra che ti sta uccidendo in
modo lento e
doloroso. Cosa sei, una santa cattolica?
Devo forse crocifiggerti a testa in giú e
decapitarti?»
Neferet rise, ma persino per lei quel
suono risultó vacuo. Io ho bisogno di
adulazione e
venerazione! Come posso regnare da
Dea senza adoratori?
«Sei stata tu a uccidere i professori.»
Sylvia non aveva fatto una domanda, ma
Neferet sentí la necessitá di risponderle.
«Certo che
sono stata io.»
«Perché?»
«Per creare caos tra umani e vampiri, é
ovvio.»
«Ma che vantaggio ne hai?»
«Il caos brucia: la gente, i vampiri, la
societá.. Il vincitore che emergerá dalle
ceneri controllerá il
mondo. E il vincitore saró io.»
Sentendosi compiaciuta e rafforzata,
Neferet sorrise.
«Ma il potere ce l’avevi giá.Eri Somma
Sacerdotessa della Casa della Notte. Eri
amata dalla tua
Dea. Perché buttare via tutto?»
Neferet la guardó con le palpebre
strette. «Potere non significa controllo.
Quanto potere
esercita la tua Grande Dea Terra se non
é in grado di fare una cosa semplice
come decidere o
no se ti toglieró la vita? L’ho imparato
da tanto, che il controllo é l’unico vero
potere.»
Sylvia scosse la testa, sembrando
finalmente stanca.
«Tsi Sgili, non puoi davvero controllare
nessuno tranne te stessa. Potrebbe
apparire il contrario,
ma ognuno fa le proprie scelte.»
«Davvero? Testiamo la tua teoria.
Immagino che tu preferisca vivere.»
Neferet s’interruppe, in
attesa della reazione di Sylvia.
«Preferirei.» La risposta fu un sussurro.
«Bene, credo di poter controllare se
vivrai o morirai.
Adesso, vediamo chi ha piú potere.»
Neferet sollevó il polso. Con un
movimento rapido ed
esperto, passó l’unghia appuntita sulla
vena pulsante. «Comincio a trovare
noiosa la
conversazione.» Mentre il sangue
scorreva, il tono di Neferet divenne una
cantilena.
«Venite, bambini, gustate la mia rabbia,
usate il mio potere per chiuder la sua
gabbia!»
I tentacoli di Tenebra le scivolarono
intorno, impazienti di bere dal suo
polso. Corroborati,
tornarono da Sylvia. L’anziana signora
sollevó le braccia in un gesto di difesa,
ma nel farlo
numerosi dei suoi bracciali si
spezzarono, spargendo argento e turchesi
tra le sbarre della
prigione che si chiudeva su di lei, per
andare a cadere, innocui, nella pozza
sempre piú grande
del suo sangue.
Quando tentó di riprendere il canto, le
parole vennero bloccate dai fili pulsanti
che si
arrotolavano sulla pelle delle sue
braccia rimasta nuda e indifesa.
Sylvia Redbird trattenne il fiato per la
rinnovata sofferenza. Neferet rise.
KALONA
Gli umani non guardano in alto. Quello
non era cambiato con l’invecchiare del
mondo.
L’uomo aveva conquistato il cielo e
tuttavia, a meno che non ci fosse un
tramonto splendente
o una scintillante luna piena, di rado gli
esseri umani guardavano al di sopra
delle loro teste.
Kalona non lo capiva ma ne era
contento. Giró intorno al Mayo,
individuando Damien, Stevie
Rae, Shaylin e Shaunee. Poi tornó
all’Oneok Plaza, atterrando accanto a
Thanatos.
«I quattro sono in posizione.»
Thanatos annuí. «Bene. Zoey é entrata. é
ora di cominciare.» Di sotto la
voluminosa veste di
velluto, trasse una grossa borsa scura e
una scatola di lunghi fiammiferi di
legno.
Kalona indicó la borsa. «Sale per
consolidare cerchio e incantesimo?»
«Sí, é un edificio molto grande. Il sale in
zucca non basta.»
L’immortale annuí, pensando che in
realtá aveva iniziato ad apprezzare
l’asciutto senso
dell’umorismo di Thanatos. «Speriamo
che in quella borsa ci sia anche un po’ di
fortuna.»
«Fortuna? Non pensavo che gli
immortali ci credessero.»
«Dobbiamo salvare un’umana, non
un’immortale. Gli umani incrociano le
dita e si augurano
buona fortuna a vicenda. Li sto
semplicemente imitando. E poi credo
che ci serva tutto l’aiuto
che possiamo ottenere. Se questo
implica un po’ di fortuna, l’accetteró.»
«Anch’io.» Thanatos gli tese la mano.
«Comunque vada stasera, so che
manterrai il giuramento
fatto a me e, attraverso di me, a Nyx.
Kalona, ti auguro che tu benedetto sia.»
Lui le strinse l’avambraccio e chinó la
testa in segno di rispetto. «Ben trovata,
ben lasciata e ben
trovata ancora, Somma Sacerdotessa.»
Kalona si lanció nel cielo mentre
Thanatos attraversava 5th Street ed
entrava nel vicolo scuro in
cui attendeva Damien, protetto da Stark.
Posatosi su un contrafforte in pietra
della facciata est,
Kalona osservava dall’alto. Si stupí che
la voce della Sacerdotessa arrivasse
tanto chiara fino a
lui: la forza dell’incantesimo della
vampira era tangibile e, se poteva udirla
lui, lo stesso valeva
per qualche umano.
«Vieni, aria, unisciti al cerchio che creo
stavolta,
proteggi, difendi, sii presente e tutto
ascolta.»
Thanatos sfregó il fiammifero e la
candela gialla prese vita, illuminando il
viso serio di Damien.
Stark era davanti a lui, arco e freccia in
mano. Kalona si libró in volo Mentre la
Somma
Sacerdotessa ripercorreva rapida i
propri passi, la mano in tasca, per
gettare una scia di sale. Le
luci dell’atrio del Mayo riverberarono
sui minuscoli cristalli, che dall’alto
parevano disegnare un
sentiero di diamanti.
Thanatos raggiunse il tavolino cui
sedevano Dario e Shaunee. La giovane
novizia aveva
sistemato la borsetta in modo che
impedisse ai passanti di vedere la
candela rossa.
«Vieni, fuoco, unisciti al cerchio che
disegno
vigile, forte, per darci ció di cui
abbiamo bisogno.»
Il fiammifero si accese prima ancora che
la vampira potesse sfregarlo, facendo
avvampare la
candela rossa con un sonoro vuuuscc.
Kalona si acciglió.Era un bene che gli
elementi si stessero manifestando, ma
avrebbe preferito
che fossero meno rumorosi.
Continuando con la scia di sale,
Thanatos giró intorno all’edificio fino al
marciapiede della
strada chiamata Cheyenne. Anche lí,
sulla parete, c’erano dei contrafforti
circa a metá dei nove
piani, dove Kalona poté appostarsi e
osservare la piccola novizia seduta a
gambe incrociate in
mezzo a due siepi. Shaylin si era
nascosta cosí bene che Thanatos quasi le
passó davanti senza
vederla. Kalona approvó. «Giovane ma
astuta. Nyx non si é sbagliata nel
sceglierla», mormoró.
«Vieni, acqua, unisciti al cerchio,
t’imploro,
scorri, lava, riempi, rafforza, questo é il
tuo lavoro.»
La candela blu non prese vita con
un’esplosione, come aveva fatto il fuoco
di Shaunee, ma
inizió a bruciare in modo uniforme e
Kalona percepí il fresco profumo delle
piogge di
primavera arrivare fino a lui.
Riprese la via del cielo, sempre
seguendo la Somma Sacerdotessa.
Stevie Rae aspettava sul retro del
palazzo insieme con Rephaim. Thanatos
dovette scendere
una scaletta ripida e buia e districarsi
tra camioncini delle consegne. Kalona
volteggiava
osservando con attenzione. Rephaim
protegge la sua Stevie Rae, e io
proteggo lui. Ma
sembrava che una vigilanza cosí stretta
non fosse necessaria. La notte era
silenziosa come la
morte mentre Thanatos si fermava di
fronte a Stevie Rae.
«Vieni, terra, unisciti al cerchio di
stasera,
sostieni, motiva, mantieni la fiducia
nella nostra sfera.»
La candela verde sfrigoló e si accese. A
quella luce guizzante, Kalona intravide
il viso di
Rephaim. Il ragazzo aveva un’aria
solida e sicura, come se fosse convinto
che il risultato di
quella notte non potesse che essere
positivo.
L’immortale desideró avere la fede di
suo figlio.
Riprese il volo, tenendo d’occhio
Thanatos che completava il cerchio
intorno al Mayo,
tagliando per il vicolo sul retro e
passando rapida e silenziosa oltre
Damien e Stark,
racchiudendo l’edificio in una striscia di
sale. Raggiunta di nuovo l’entrata
pri
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