P. C. Cast & Kristin Cast HIDDEN [eBL 132] HIDDEN Dedicato a quanti di voi hanno fatto degli sbagli e sono tanto coraggiosi da rimediare ai propri errori e tanto saggi da trarne una lezione. 1 LENOBIA Il sonno di Lenobia era cosí agitato che il sogno familiare assunse un carattere di realtá tale da oltrepassare l’etereo regno dell’immaginazione e delle fantasie del subconscio per diventare, fin dall’inizio, tanto vivido da spezzare il cuore. Cominció con un ricordo. Svanirono i decenni e poi i secoli, lasciando una Lenobia di nuovo giovane e ingenua nella stiva della nave che l’aveva trasportata dalla Francia all’America, da un mondo all’altro. Era stato durante quel viaggio che lei aveva incontrato Martin, l’uomo che avrebbe dovuto essere suo Compagno per tutta la vita. Ma lui era morto troppo giovane e aveva portato nella tomba l’amore di Lenobia. Nel sogno, il ricordo riprendeva vita e la vampira percepiva il dolce rollio della nave e sentiva l’odore di cavallo e di fieno, di mare e di pesce. E di Martin. Sempre Martin. Che se ne stava lí davanti a lei, guardandola dall’alto in basso con quegli occhi verde oliva e ambra, pieni di preoccupazione. Gli aveva appena detto che lo amava. «É impossibile.» Martin le prendeva la mano e la sollevava con delicatezza. Poi l’uomo sollevava anche il proprio braccio, affiancandolo al suo. «La vedi, la differenza, sí?» Nel sonno, Lenobia gemette di dolore. Il suono della sua voce! Il marcato accento creolo, profondo, sensuale, unico. Erano stati il suono agrodolce di quella voce e il bell’accento che avevano tenuto lontana la vampira da New Orleans per piú di duecento anni. «No.» La giovane Lenobia abbassava lo sguardo sulle due mani – una marrone, una bianca – vicine fino a toccarsi. «Io vedo soltanto te.» Sempre profondamente addormentata, Lenobia, Signora dei Cavalli della Casa della Notte di Tulsa, si mosse inquieta, quasi il corpo tentasse di costringere la mente a svegliarsi. Ma quella sera la mente non obbediva. Quella sera dominavano i sogni e ció che sarebbe potuto essere. La sequenza di ricordi mutó, passando a un’altra scena, sempre nella stiva della stessa nave, sempre con Martin, ma qualche giorno dopo. Lui le tendeva un lungo laccio di cuoio legato a un sacchettino tinto di un intenso blu zaffiro, poi glielo metteva al collo dicendo: «Questo grisgris ti protegge, chérie». In un battito di ciglia, il ricordo prese a tremolare e il tempo avanzó di un secolo. Una Lenobia piú adulta, piú saggia e piú cinica stava cullando tra le mani il logoro sacchettino di pelle che si sfaldava spargendo il contenuto: tredici cose, proprio come le aveva detto Martin, ma la maggior parte di esse era diventata irriconoscibile nel corso degli anni in cui lei aveva indossato il talismano. Lenobia ricordava un lieve sentore di ginepro, la liscia superficie del ciottolo di argilla prima che si riducesse in polvere, e la minuscola penna di colomba che le si era sbriciolata tra le dita. Ma, piú di tutto, Lenobia ricordava il sussulto di gioia che aveva provato quando, in mezzo ai resti dell’amore e della protezione di Martin, aveva trovato una cosa che il tempo non era stato in grado di distruggere. Si trattava di un anello, uno smeraldo a forma di cuore, circondato da minuscoli diamanti, incastonato in oro. «Il cuore di tua madre – il tuo cuore – il mio cuore», mormorava Lenobia facendoselo scivolare sull’anulare. «Martin, sento ancora la tua mancanza. Non ti dimenticheró mai. L’ho giurato.» E poi i ricordi nel sogno si riavvolsero di nuovo, riportando Lenobia da Martin, solo che stavolta non erano in mare, non si stavano innamorando chiusi in una stiva. Quel ricordo era cupo e terribile. Anche in sogno, Lenobia conosceva luogo e data: New Orleans, marzo 1788, poco dopo il tramonto. Nelle scuderie era scoppiato un incendio e Martin l’aveva salvata, portandola via dalle fiamme. «Oh, no! Martin! No!» gli aveva gridato Lenobia allora... adesso invece si limitó a gemere, cercando con tutte le forze di svegliarsi prima di dover rivivere l’orribile conclusione di quel ricordo. Non si sveglió.Al contrario, udí il suo unico amore ripetere le parole che le avevano spezzato il cuore duecento anni prima, sentendo di nuovo quella ferita aperta e sanguinante: «É troppo tardi, chérie. In questo mondo é troppo tardi per noi. Ma io ti rivedró. Il mio amore per te non finisce qui. Il mio amore per te... quello non finirá mai. Ti ritroveró, chérie. Questo te lo giuro». Mentre Martin catturava l’umano malvagio che aveva tentato di ridurla in schiavitú, salvandole la vita, la Signora dei Cavalli riuscí finalmente a svegliarsi con uno straziante singhiozzo. Si mise seduta nel letto e, con mano incerta, si scostó dal viso i capelli madidi di sudore. Il primo pensiero da sveglia fu per la sua giumenta. Tramite il legame psichico che le univa, sapeva che Mujaji era agitata, quasi nel panico. «Sstt, bella, torna a dormire. Io sto bene», disse Lenobia, inviando pensieri rassicuranti alla giumenta nera con cui aveva un sodalizio speciale. Sentendosi in colpa per aver turbato Mujaji, chinó la testa e inizió a far girare l’anello di smeraldo che portava al dito. «Smettila di essere cosí sciocca. Era solo un sogno. Io sono al sicuro. Io non sono tornata lá.Ció che é successo allora non puó farmi piú male di quanto non mi abbia giá fatto.» Mentiva a se stessa. Posso soffrire ancora. Se Martin é tornato, tornato davvero, il mio cuore puó soffrire ancora. Un altro singhiozzo tentó di sfuggirle dalle labbra, ma lei le strinse, controllando le proprie emozioni. Potrebbe non essere Martin, sentenzió decisa, razionale. Travis Foster, il nuovo umano assunto da Neferet per aiutarla coi cavalli, era semplicemente una distrazione dall’aspetto gradevole, lui e la sua grande e bellissima percheron. «E forse é proprio questo il motivo per cui Neferet l’ha assunto», mormoró Lenobia. «L’ha fatto per distrarmi. Lui e la sua percheron sono solo una strana coincidenza.» Chiuse gli occhi e bloccó i ricordi che risalivano dal passato, quindi ripeté ad alta voce: «Travis potrebbe non essere la reincarnazione di Martin. So che la mia reazione alla sua presenza é insolitamente forte, ma é trascorso molto tempo dall’ultima volta in cui ho avuto un amante umano, tutto qui». Tu non hai mai avuto un amante umano, hai giurato di non farlo, le ricordó la coscienza. «Quindi é solo trascorso molto tempo da quando ho avuto un amante vampiro, anche se per poco. E quel tipo di distrazione mi fará bene.» Lenobia tentó di tenere la mente occupata, ma si ritrovó a scartare un lungo elenco di fascinosi Guerrieri Figli di Erebo, dato che, invece dei loro forti corpi muscolosi, riusciva a immaginare soltanto degli occhi marroni screziati di un familiare verde oliva e un sorriso spontaneo... «No!» Non voleva pensarci. Non voleva pensare a lui. Ma se in Travis ci fosse davvero l’anima di Martin? bisbiglió subdola la mente di Lenobia. Aveva dato la sua parola che mi avrebbe ritrovato. Magari l’ha fatto. «E anche se fosse?» La vampira si alzó e prese a camminare avanti e indietro. «Conosco fin troppo bene la fragilitá degli umani. é troppo facile ucciderli, e il mondo di oggi é persino piú pericoloso di quello del 1788. Il mio amore é finito in fiamme e disperazione giá una volta. Ed é stata una volta di troppo.» Si fermó e si prese il viso tra le mani, mentre il cuore, che conosceva la veritá, gliela pompava nel corpo e nell’anima, trasformandola in realtá. «Sono una vigliacca. Se Travis non é Martin, non voglio aprirmi a lui, non voglio correre il rischio di amare un altro umano. E, se Martin é tornato da me, non sopporterei di perderlo ancora.» Lenobia si lasció cadere sulla vecchia sedia a dondolo posta accanto alla finestra della sua camera. Le piaceva leggere lí e, quando non riusciva a dormire, la finestra rivolta a est le consentiva di guardare il sole che sorgeva sullo spiazzo accanto alle scuderie. Pur cogliendo l’ironia della cosa, Lenobia non riusciva a non amare la luce del mattino. Vampira o non vampira, nel profondo sarebbe sempre rimasta una ragazzina che amava l’aurora e i cavalli e un umano alto dalla pelle color cappuccino che era morto tanto tempo prima, quand’era ancora troppo giovane. Abbassó le spalle di colpo, sconfitta. Erano decenni che non pensava tanto a Martin. Rinverdire il ricordo era una lama a doppio taglio: da un lato le faceva piacere ripensare al suo sorriso, al suo odore, al suo tocco. Dall’altra, quell’immagine evocava anche il vuoto che aveva lasciato la sua assenza. Per oltre duecento anni, Lenobia si era tormentata per la possibilitá perduta, per la vita sprecata. «Il nostro futuro é andato in fumo, distrutto dalle fiamme dell’odio, dell’ossessione e del male.» Lenobia scosse la testa e si asciugó gli occhi. Doveva riacquistare il controllo delle proprie emozioni. Il male continuava a incidere una striscia di fuoco nella Luce e nel bene. Inspiró a fondo e portó i pensieri su un argomento che riusciva sempre a tranquillizzarla, per quanto fosse diventato caotico il mondo intorno a lei: i cavalli, e Mujaji in particolare. Sentendosi piú calma, la vampira si staccó da se stessa con quella parte speciale dello spirito che Nyx aveva sfiorato, donandole un’affinitá coi cavalli, il giorno in cui Lenobia, ancora sedicenne, era stata Segnata. Trovó la sua giumenta con facilitá,e subito si sentí in colpa per l’agitazione che percepí in lei. «Sstt, mi sto solo comportando da sciocca. Ma passerá, te lo giuro, tesoro mio», disse Lenobia, ripetendo ad alta voce il messaggio tranquillizzante che stava inviando e concentrando un’ondata di calore e di amore verso la sua giumenta. Come sempre, Mujaji ritrovó la calma. La vampira chiuse gli occhi ed emise un lungo sospiro. Riusciva a immaginare la cavalla, nera e splendida come la notte, che finalmente si rilassava, piegava una zampa posteriore e sprofondava in un sonno senza sogni. La Signora dei Cavalli si concentró sulla giumenta, respingendo il tumulto che l’arrivo del giovane cowboy aveva provocato in lei. Domani, promise insonnolita a se stessa, domani diró a Travis che noi non saremo mai altro che impiegato e datore di lavoro. Il colore dei suoi occhi e ció che mi fa provare... tutto questo si attenuerá non appena prenderó le distanze da lui. Deve andare cosí, deve... E finalmente anche Lenobia si addormentó. NEFERET Anche se il felino non era legato a lei, Shadowfax arrivó subito al richiamo di Neferet. Per fortuna le lezioni erano finite per quella sera, perció, quando il grande Maine Coon la raggiunse al centro della palestra di scherma, l’edificio era poco illuminato e vuoto, senza studenti. Non c’era neppure Dragone Lankford, anche se probabilmente sarebbe tornato presto. Arrivando lí, Neferet aveva incontrato soltanto qualche vampiro rosso e aveva sorriso soddisfatta pensando a come era riuscita a fare entrare alla Casa della Notte anche quelli piú aggressivi. Quante deliziose possibilitá di caos rappresentavano... soprattutto una volta che lei avesse fatto in modo che il cerchio di Zoey si spezzasse e la sua migliore amica, Stevie Rae, fosse sconvolta per la perdita del suo grande amore. La consapevolezza di essere pronta a garantire a Zoey future sofferenze le dava un’immensa soddisfazione, ma la Tsi Sgili era troppo disciplinata per consentirsi d’iniziare a gioire prima che l’incantesimo sacrificale fosse completato e i suoi ordini venissero eseguiti. Anche se quella sera la scuola era insolitamente silenziosa, quasi abbandonata, in veritá chiunque avrebbe potuto presentarsi in palestra. Neferet doveva agire in fretta e in silenzio. Ci sarebbe stato tutto il tempo poi di festeggiare i frutti delle sue fatiche. Parló sottovoce a Shadowfox, spingendolo ad avvici narsi e, quando il Main Coon l’ebbe quasi raggiunta, lei s’inginocchió.Pensava che lui sarebbe stato sospettoso nei suoi confronti, dato che i gatti sanno le cose. Era molto piú difficile imbrogliare loro degli umani, dei novizi e persino dei vampiri. Lo stesso gatto di Neferet, Skylar, si era rifiutato di trasferirsi nel suo attico al Mayo Building, preferendo aggirarsi tra le ombre della Casa della Notte e osservarla coi suoi grandi occhi verdi e con l’aria di chi la sa lunga. Shadowfax non era altrettanto cauto. A un cenno di Neferet, il grosso Maine Coon colmó l’ultimo tratto che li separava. Non era amichevole, non si sfregó contro di lei segnandola affettuosamente col proprio odore, ma andó comunque. A Neferet importava solo che obbedisse. Non voleva il suo amore; voleva la sua vita. La Tsi Sgili, Consorte immortale della Tenebra ed ex Somma Sacerdotessa della Casa della Notte, provó solo un vago rammarico mentre accarezzava la schiena tigrata del micio con la mano sinistra. Il pelo era morbido e fitto, il corpo snello e atletico. Come Dragone Lankford, il Guerriero che il gatto aveva scelto, Shadowfax era potente e nel fiore degli anni. Un vero peccato che fosse necessario sacrificarlo per un fine maggiore. Per un fine piú alto. Rammarico non significava esitazione. Neferet usó la propria affinitá coi felini e incanaló nel gatto calore e fiducia attraverso il palmo della mano. Mentre con la sinistra lo accarezzava, spingendolo a inarcare la schiena e a fare le fusa, allungó la destra e, col suo athame affilato come un rasoio, taglió di netto la gola di Shadowfax. Il grosso gatto non emise suono. Il corpo si contorse nel tentativo di allontanarsi da lei, ma il pugno della Tsi Sgili nella folta pelliccia lo teneva cosí vicino a sé che il sangue del micio, caldo e bagnato, schizzó sul corpetto del suo vestito di velluto verde. I tentacoli di Tenebra, sempre presenti intorno a Neferet, pulsarono e tremolarono, eccitati. Lei li ignoró. Il gatto morí piú in fretta di quanto non avesse immaginato, e Neferet ne fu contenta. Non si aspettava che l’avrebbe fissata negli occhi, invece il micio del Guerriero aveva sostenuto il suo sguardo anche dopo essere caduto sul pavimento della palestra, non piú in grado di lottare, ed era rimasto lí, respirando piano, a fissarla. Agendo rapida quando il gatto era ancora vivo, Neferet aveva iniziato l’incantesimo. Con la lama per rituali, il suo athame, aveva disegnato un cerchio intorno al corpo morente di Shadowfax, in modo che il sangue che scorreva si raccogliesse al suo interno, come una sorta di fossato in miniatura. Poi aveva premuto il palmo nel sangue caldo, si era alzata appena fuori del cerchio e aveva sollevato entrambe le mani, una insanguinata, l’altra che impugnava il pugnale dal filo scarlatto. Quindi aveva intonato: «Con questo sacrificio dal mio brando la Tenebra ai miei ordini comando. Aurox, obbedisci al mio volere! Subito Rephaim morto fa’ cadere». Neferet si era interrotta, consentendo ai vischiosi tentacoli di fredda oscuritá di sfiorarla e di riunirsi tutti intorno al cerchio. Ne percepiva l’eccitazione, la bramosia, il desiderio, la pericolositá. Ma soprattutto ne percepiva il potere. Per completare l’incantesimo aveva immerso l’athame nel sangue e con esso aveva scritto direttamente sulla sabbia, concludendo il sortilegio: «Col tributo di sangue, dolore e tormento a funger da mia arma costringo lo Strumento!» Con un’immagine di Aurox nella mente, Neferet aveva fatto un passo all’interno del cerchio e conficcato il pugnale nel corpo di Shadowfax, inchiodandolo al pavimento e liberando i tentacoli di Tenebra, in modo che potessero consumare il loro festino di sangue e dolore. Ora che il gatto era completamente dissanguato, Neferet disse: «Il sacrificio é stato compiuto. L’incantesimo realizzato. Fate ció che ordino. Costringete Aurox a uccidere Rephaim. Obbligate Stevie Rae a spezzare il cerchio. Fate che il Rituale di Svelamento fallisca. Subito!» Come una brulicante nidiata di serpi, i servi della Tenebra strisciarono via nella notte, in direzione del campo di lavanda e del rituale che lí si stava giá svolgendo. Neferet li fissó,sorridendo soddisfatta. Un tentacolo in particolare, spesso quanto l’avambraccio di lei, si precipitó attraverso la porta che dalla palestra conduceva alle scuderie. L’attenzione di Neferet fu attirata da quella parte da un attutito rumore di vetri rotti. Curiosa, la Tsi Sgili si mosse, facendo bene attenzione a non far rumore e ammantandosi di ombra, quindi sbirció nelle scuderie. I suoi occhi di smeraldo si spalancarono per la piacevole sorpresa: il tentacolo di Tenebra era stato maldestro, facendo cadere una lanterna a gas appesa non lontano dagli ordinati mucchi di fieno che Lenobia sceglieva sempre con tanta cura per i suoi beniamini. Neferet osservó, affascinata, un primo ciuffo di fieno prendere fuoco, sfrigolare, e poi, con una vampata gialla e un gran sibilo, incendiarsi completamente. Spostó lo sguardo lungo la fila di box in legno e scorse solo la sagoma scura di alcuni cavalli. La maggior parte stava dormendo. Alcuni mangiucchiavano pigri, giá rilassati per l’alba imminente e il riposo che il sole avrebbe portato loro fino al tramonto e all’arrivo degli studenti per le solite infinite lezioni. Neferet tornó a guardare il fieno. Ormai un’intera balla era avvolta dalle fiamme. L’odore di fumo vorticó fino a lei mentre il fuoco, simile a una bestia selvaggia, si alimentava e cresceva con schiocchi rumorosi. Lei si allontanó dalla scuderia, chiudendosi alle spalle la pesante porta che conduceva alla palestra di scherma. Dopotutto si direbbe che stanotte Stevie Rae potrebbe non essere l’unica a piangere. Il pensiero gratificó la Tsi Sgili, che lasció la palestra e il massacro che aveva appena compiuto senza accorgersi della piccola micetta bianca che, con passo felpato, raggiungeva il corpo immobile di Shadowfax, gli si raggomitolava accanto e chiudeva gli occhi. LENOBIA La Signora dei Cavalli si sveglió con un orribile presentimento. Confusa, si passó le mani sul viso. Si era addormentata sulla sedia a dondolo vicino alla finestra e quel risveglio improvviso pareva piú un incubo che la realtá. «É una follia», mormoró,assonnata. «Devo trovare di nuovo il mio centro.» La meditazione l’aveva spesso aiutata a placare i pensieri. Risoluta, Lenobia trasse un respiro profondo, purificante. Fu con quel respiro che sentí l’odore: fuoco. Una scuderia che brucia, per essere precisi. Strinse i denti. Sparite, fantasmi del passato! Sono troppo vecchia per questi giochetti. Poi uno schiocco minaccioso la scosse dalle ultime tracce di sonno che le appannavano la mente e Lenobia raggiunse in fretta la finestra e scostó i tendoni pesanti. La Signora dei Cavalli guardó le sue scuderie e rimase senza fiato per lo spavento. Non era un sogno. Non era frutto della sua immaginazione. Era un incubo reale. Le fiamme lambivano i lati dell’edificio e, sotto i suoi occhi, la doppia porta proprio al margine del suo campo visivo si spalancó, spinta dall’interno: sullo sfondo di volute di fumo e di fiamme inarrestabili, ecco il profilo di un alto cowboy che portava fuori un’immensa percheron grigia e una giumenta nera come la notte. Travis lasció libere le due cavalle, esortandole a raggiungere il centro del campus, lontano dalle scuderie in fiamme, quindi tornó di corsa nell’edificio preda di un fuoco rabbioso. In Lenobia, il passato riprese vita, mentre quella vista cancellava dubbi e paure. «No, Dea, no. Non succederá ancora. Non sono piú una ragazzina impaurita. Questa volta per lui andrá a finire in modo diverso!» 2 LENOBIA Lenobia corse fuori della sua camera, si precipitó giú lungo le scale che dal suo appartamento portavano al piano terra e alle scuderie. Il fumo s’insinuava sotto la porta come un serpente. Lei controlló il panico e appoggió la mano sul legno. Non era caldo, quindi spalancó l’uscio, valutando rapida la situazione. Nelle scuderie, il fuoco ardeva con maggiore impeto all’estremitá piú lontana dell’edificio, nella zona in cui venivano custoditi il fieno e il cibo. Era anche la zona piú vicina alla posta di Mujaji e a quella da parto in cui erano alloggiati Bonnie, la percheron, e il suo Travis. «Travis!» Lenobia sollevó le braccia a proteggersi il viso dal calore delle fiamme sempre piú alte e corse ad aprire i box, liberando i cavalli piú vicini a lei. Fuori, Persefone... vai! Lenobia spinse la giumenta roana che, bloccata dalla paura, si rifiutava di uscire dalla posta. Quando la cavalla la superó con uno scatto e raggiunse l’uscita, Lenobia gridó ancora: «Travis! Dove sei?» «Porto fuori i cavalli piú vicini al fuoco!» strilló lui a sua volta mentre una giovane giumenta grigia schizzava via dalla direzione della voce del cowboy e quasi travolgeva Lenobia. «Piano! Piano, Anjo», disse la Signora dei Cavalli, tranquillizzando l’animale terrorizzato e indirizzandolo fuori delle scuderie. «L’uscita est é bloccata dalle fiamme e io...» Le finestre del ripostiglio dei finimenti esplosero, facendo volare ovunque ardenti schegge di vetro. «Travis! Esci di qui e chiama il 911!» Lenobia aprí un box e fece uscire un castrone, rimproverandosi per non aver fatto la chiamata lei stessa prima di lasciare la stanza. «Ci ho pensato io!» saltó su una voce che Lenobia non riconobbe. Tra fumo e fiamme, la Signora dei Cavalli vide correre verso di lei una novizia, che portava con sé una giumenta saura in preda al panico. «Diva, va tutto bene», disse Lenobia alla cavalla, prendendo la cavezza alla ragazza. Al suo tocco, l’animale si tranquillizzó e Lenobia lo spinse fuori della porta, perché raggiungesse gli altri. Tiró a sé la novizia, allontanandola dal calore crescente. «Quanti cavalli credi che...» La vampira s’interruppe quando si accorse che la mezzaluna sulla fronte della ragazza era rossa. «Credo ne siano rimasti pochi.» La novizia era a corto di fiato e le tremavano le mani mentre si toglieva sudore e fuliggine dal viso. «Io... io ho preso Diva perché mi é sempre piaciuta e pensavo che magari si ricordava di me. Ma era spaventata anche lei. Spaventata davvero.» A quel punto Lenobia la riconobbe: era Nicole. Prima di morire, aveva una predisposizione naturale per l’equitazione e aveva imparato a stare in sella con grande rapiditá, ma poi, quand’era tornata da non morta, si era unita al gruppo di Dallas. Ma non c’era tempo per interrogare la ragazza. Non c’era tempo per nient’altro che portare in salvo i cavalli e Travis. «Sei stata molto brava, Nicole. Ce la fai a tornare lí dentro?» Nicole annuí con forza, a scatti. «Non voglio che brucino. Faró tutto quello che mi dice.» Lenobia le appoggió una mano sulla spalla. «Ho solo bisogno che tu apra le poste e poi ti levi di lí. Io li porteró in salvo.» «Okay, okay. Posso farlo.» Nicole sembrava affannata e impaurita, ma seguí Lenobia senza esitare e tornarono entrambe nel vortice rovente delle scuderie. «Travis!» Lenobia tossí, cercando di vedere qualcosa attraverso il fumo sempre piú denso. «Mi senti?» «Sí! Sono qui. Box bloccato!» strilló lui, superando gli schiocchi delle fiamme. «Aprilo!» La vampira non intendeva cedere al panico. «Aprili tutti! Io posso chiamare i cavalli a me, alla salvezza. Posso farli uscire. Tu seguili. Posso guidarvi tutti fuori!» «Li ho aperti!» urló il cowboy qualche istante dopo. «Sono aperti anche questi!» disse Nicole da molto piú vicino. «Adesso seguite i cavalli e uscite dalle scuderie! Tutti e due!» gridó Lenobia prima di scattare all’indietro, lontano dalle fiamme e verso le porte che aveva lasciato spalancate. Una volta lí, sollevó le braccia, palmi all’insú e, immaginando di trarre energia direttamente dall’Aldilá e dal mistico regno di Nyx, aprí il cuore, l’anima e il dono fattole dalla Dea e disse con forza: «Venite, miei bei figli e figlie! Seguite la mia voce e il mio amore, e vivete!» I cavalli parvero erompere dalle fiamme e dal fumo color inchiostro. Il loro terrore era cosí palpabile che alla vampira sembrava quasi un essere vivente. Lo comprendeva bene, quel terrore per le fiamme, il fuoco e la morte, e attraverso se stessa incanaló forza e serenitá negli animali che la superavano al galoppo e raggiungevano il parco della scuola. La novizia rossa li seguí barcollando e tossendo. «Fatto. Sono usciti tutti», disse, crollando sul prato. Lenobia le riservó appena un cenno del capo. Le sue emozioni erano concentrate sul branco inquieto alle sue spalle, e gli occhi sul fumo denso e sulle fiamme davanti a lei da cui Travis non usciva. «Travis!» gridó. Nessuna risposta. «Il fuoco si muove in fretta. Potrebbe essere morto», commentó Nicole tra un colpo di tosse e l’altro. «No. Non questa volta», sentenzió la vampira. Si voltó verso il branco e chiamó la sua amata giumenta: «Mujaji!» La cavalla trotterelló fino a lei, che la fermó alzando una mano. «Tranquilla, tesoro. Bada agli altri. Trasmetti loro la tua forza e la tua serenitá,oltre al mio amore.» Riluttante ma obbediente, la giumenta inizió a girare intorno ai gruppetti di cavalli spaventati, radunandoli. Lenobia si voltó, prese due respiri profondi, e si lanció nella scuderia in fiamme. Il calore era tremendo. Il fumo cosí denso che sembrava di respirare liquido bollente. Per un attimo, Lenobia fu trasportata in quell’orribile sera a New Orleans e a un altro fienile in fiamme. I margini delle cicatrici che aveva sulla schiena dolevano per un ricordo fantasma di quella sofferenza, e per un momento fu il panico a condurre il gioco, bloccando la vampira nel passato. Poi lo udí tossire, e il panico venne fatto a pezzi dalla speranza, consentendo al presente e alla grande forza di volontá di Lenobia di superare la paura. «Travis! Ti vedo!» gridó la vampira strappandosi via la parte inferiore della camicia da notte e immergendola nell’abbeveratoio della posta piú vicina. «Torna... indietro...» l’avvertí lui tra stizzosi colpi di tosse. «Non ci penso neanche. Ho giá visto un uomo bruciare per causa mia e non mi é piaciuto.» Lenobia si mise addosso la stoffa bagnata come se fosse un mantello col cappuccio e si addentró nel fumo e nel calore, seguendo la voce di Travis. Lo trovó vicino a un box aperto. Era caduto e stava cercando di rimettersi in piedi, ma era riuscito solo ad appoggiarsi sulle ginocchia prima di ricominciare a tossire e ad avere conati di vomito. La vampira non esitó. Entró nella posta e tuffó di nuovo il pezzo di stoffa nell’acqua dell’abbeveratoio. «Ma che...» La tosse squassó ancora Travis, mentre la guardava di sotto in su con le palpebre socchiuse. «No! Vai...» «Non ho tempo di discutere. Sdraiati e basta.» Vedendo che non si muoveva abbastanza in fretta, Lenobia lo spinse a terra con un calcio. Il cowboy cadde di schiena con un grugnito e lei gli mise la stoffa bagnata su viso e petto. «Sí, cosí. Resta giú», gli ordinó mentre raggiungeva l’abbeveratoio e si bagnava viso e capelli. Poi, prima che lui potesse protestare o spostarsi, rovinando il suo piano, la Signora dei Cavalli lo afferró per le gambe e inizió a tirare. Doveva proprio essere cosí grande e grosso? La mente di Lenobia cominciava ad annebbiarsi. Intorno a lei ruggivano le fiamme ed era sicura di sentire odore di capelli bruciati. Be’, anche Martin era grande... Poi la mente smise di funzionare. Era come se il suo corpo si muovesse in automatico, senza nessuno al comando a parte il bisogno primordiale di continuare a trascinare quell’uomo lontano dal pericolo. «É lei! é Lenobia!» D’improvviso ecco mani forti che cercavano di portarle via quel fardello. La vampira si oppose: Questa volta la morte non vincerá! Questa volta no! «Professoressa, va tutto bene. Ce l’ha fatta.» All’improvviso, Lenobia si accorse di essere circondata da aria fresca, e finalmente fu in grado di dare un senso a quanto stava accadendo. Emise un rantolo inspirando aria pulita e tossendo calore e fumo, mentre mani gentili l’aiutavano a sedersi sull’erba e le mettevano una mascherina su naso e bocca, attraverso la quale un’aria ancora piú dolce le riempí i polmoni. Inspiró ossigeno e la mente le si schiarí del tutto. Pompieri umani sciamavano nel parco e potenti manichette dell’acqua erano puntate contro le scuderie in fiamme. Un paio di paramedici erano chini su di lei e la fissavano con espressione sconcertata, ovviamente stupiti dalla rapiditá con cui si era ripresa. Lei si tolse la mascherina dal viso. «Non me. Lui!» Con uno strattone tolse la stoffa che ancora bruciava dal corpo troppo immobile di Travis. «é umano... aiutatelo!» «Sí, signora», mormoró uno degli infermieri, e si misero tutti a occuparsi del cowboy. «Lenobia, bevi questo.» Qualcuno le mise in mano un calice e, alzando lo sguardo, la Signora dei Cavalli vide le due vampire guaritrici dell’infermeria della Casa della Notte, Margareta e Pemphredo, accovacciate accanto a lei. Bevve il vino corretto al sangue in un sorso, percependo subito l’energia vitale in esso contenuta formicolare nell’organismo. «Professoressa, dovresti venire con noi», riprese Margareta. «Ti servirá piú di questo per guarire del tutto.» «Dopo», replicó Lenobia, buttando via il calice. Ignoró le guaritrici, le sirene, le voci e il caos generale che la circondava, e raggiunse carponi la testa di Travis. I paramedici erano indaffaratissimi. Avevano messo la mascherina al cowboy e stavano iniziando a infilargli una flebo nel braccio. I suoi occhi erano chiusi e, anche sotto gli sbaffi di fuliggine, la vampira notó che aveva il viso rosso e ustionato. Indossava una T–shirt a maniche corte, che evidentemente si era messo in tutta fretta sopra i jeans, e i muscolosi avambracci si stavano giá coprendo di vesciche. E le mani... le sue mani erano completamente ustionate. La Signora dei Cavalli doveva avere emesso un gemito involontario, un qualche piccolo segno esteriore del tremendo dolore al cuore che provava, perché Travis aprí gli occhi. Erano esattamente come li ricordava: marroni con una sfumatura verde oliva. I loro sguardi s’incrociarono e restarono avvinti. «Sopravvivrá?» chiese lei al paramedico piú vicino. «Ho visto di peggio, e gli resteranno delle cicatrici, ma dobbiamo portarlo al piú presto al St John’s. L’inalazione di fumo é peggio delle ustioni. Ma é un ragazzo fortunato. Lei l’ha trovato appena in tempo.» Anche se non staccó gli occhi da Travis, Lenobia percepí un sorriso nel tono della sua voce. «In realtá mi ci sono voluti duecentoventiquattro anni per trovarlo, ma sono felice di essere arrivata in tempo.» Il cowboy fece per dire qualcosa, peró le sue parole vennero soffocate da un terribile accesso di tosse. «Scusi, signora. é arrivata la barella.» Lenobia si scostó per lasciare che i paramedici trasferissero Travis sulla lettiga, ma il loro gioco di sguardi non s’interruppe. Gli camminó accanto mentre lo spingevano fino all’ambulanza in attesa. Prima che lo caricassero, lui si tolse la mascherina e, con voce cavernosa, chiese: «Bonnie... okay?» «Sta bene. Lo percepisco. é con Mujaji. Faró in modo che stia al sicuro. Faró in modo che tutti stiano al sicuro», lo tranquillizzó. Lui allungó la mano bruciata e sporca di sangue, che lei sfioró con cautela. «Anche io?» riuscí a mormorare. «Sí, cowboy. Su questo puoi scommettere la tua grande e bellissima giumenta.» E, infischiandosene di sentirsi addosso gli occhi dei presenti – umani, novizi e vampiri –, Lenobia si chinó e lo bació dolcemente sulle labbra. «Cerca felicitá e cavalli. Io saró lí. E questa volta mi accerteró che tu stia al sicuro.» «Buono a sapersi. Mia mamma diceva sempre che mi serviva qualcuno che mi tenesse d’occhio. Spero che riposi piú serena adesso che l’ho trovato.» Sembrava che avesse la gola piena di cartavetrata. Lenobia sorrise. «L’hai trovato, ma adesso sei tu che devi riposare tranquillo.» Con la punta delle dita, lui le sfioró la mano, quindi replicó: «Credo che adesso ci riusciró. Aspettavo solo di trovare la via di casa». La vampira fissó quegli occhi color ambra e oliva che le erano tanto familiari, tanto simili a quelli di Martin, e immaginó di poter vedere oltre, di poter vedere quell’anima anch’essa tanto familiare, la sua gentilezza, la forza, l’onestá e l’amore che chissá come avevano mantenuto la promessa di tornare da lei. Nel profondo, Lenobia sapeva che, sebbene in apparenza quel cowboy alto e asciutto non somigliasse affatto al suo perduto amore, lei aveva ritrovato il suo cuore. L’emozione le bloccava la voce, e non poté fare altro che sorridere, annuire e girare la mano in modo che le dita di lui le si posassero sul palmo, calde, forti e molto, molto vive. «Signora, dobbiamo portarlo al St John’s», ripeté il paramedico. La Signora dei Cavalli si staccó da Travis con riluttanza, asciugandosi gli occhi. «Potete tenerlo per un po’, ma lo rivoglio qui. Presto.» Rivolse lo sguardo color nubi in tempesta sull’umano col camice bianco. «Lo tratti bene. L’incendio di questo fienile non é niente paragonato alla mia rabbia.» «S–sí, signora», balbettó il poveretto, affrettandosi a mettere Travis nell’ambulanza. Prima che il portellone si chiudesse e il veicolo partisse coi lampeggianti accesi, Lenobia fu certa di aver udito la risata di Travis trasformarsi in accesso di tosse. Era ferma lí, a fissare l’ambulanza che si allontanava e a preoccuparsi per Travis, quando qualcuno accanto a lei si schiarí e l’attenzione della la voce per farsi notare, vampira si spostó all’istante. Voltandosi, vide ció che aveva ignorato per concentrarsi sul cowboy: la scuola sembrava essere esplosa. Cavalli si muovevano confusi e nervosi accanto al muro di cinta a est. Autopompe dei vigili del fuoco erano parcheggiate a fianco delle scuderie e riversavano acqua sulla struttura ancora in preda alle fiamme. Novizi e vampiri erano radunati in gruppetti impauriti e dall’aria indifesa. «Calma, Mujaji... calma. Va tutto bene adesso, tesoro mio.» Lenobia chiuse gli occhi e si concentró sul dono che la Dea le aveva fatto oltre duecento anni prima. Percepí l’immediata risposta della bella giumenta nera, che si liberava dell’agitazione e con uno sbuffo eliminava ogni traccia di paura e nervosismo. Poi il contatto mentale di Lenobia passó alla grande percheron, che scalpitava irrequieta, le orecchie che si muovevano a scatti come se stesse cercando Travis. «Bonnie, lui sta bene. Non hai niente da temere.» Lenobia aveva parlato con dolcezza, facendo eco alle ondate di affetto che inviava alla giumenta inquieta. Bonnie si tranquillizzó quasi con la stessa rapiditá di Mujaji, il che fece un immenso piacere alla vampira e le consentí di estendere con facilitá la propria attenzione al resto del branco. «Persefone, Anjo, Diva, Little Biscuit, Okie Dodger, seguite Mujaji. State tranquilli. Siate forti. Siete al sicuro», disse inviando calore e conforto a ogni singolo animale. La voce accanto a lei si schiarí di nuovo, spezzando la sua concentrazione. Irritata, Lenobia aprí gli occhi e vide un umano davanti a lei. Portava l’uniforme dei pompieri e la fissava con le sopracciglia inarcate ed evidente curiositá. «Sta parlando ai cavalli?» «In veritá,sto facendo molto di piú. Guardi.» Gesticoló in direzione del branco alle spalle del vigile del fuoco. Lui si giró e sul suo volto si lesse una forte sorpresa. «Si sono calmati un sacco. Che cosa bizzarra.» «L’aggettivo ’bizzarro’ ha connotazioni cosí negative... Preferisco decisamente il termine ’magico’.» Con aria sprezzante, Lenobia fece un cenno col capo all’uomo in divisa e si diresse a grandi passi verso il gruppo di novizi radunati intorno a Erik Night e alla prof P. «Signora, sono il capitano Alderman, Steve Alderman», replicó lui mettendosi quasi a correre per tenerle dietro. «Stiamo lavorando per tenere sotto controllo l’incendio, e devo sapere chi é che comanda qui.» «Capitano Alderman, vorrei tanto saperlo anch’io», replicó, torva. Quindi aggiunse: «Venga con me, ho intenzione di scoprirlo». La Signora dei Cavalli raggiunse Erik, la prof P e il loro gruppo di novizi, che includeva un Guerriero Figlio di Erebo, Kramisha, Shaylin e diversi novizi blu di quinta e sesta. «Pentesilea, so che Thanatos é con Zoey e il suo cerchio a completare il rituale al vivaio di Sylvia Redbird, ma Neferet dov’é?» La voce della vampira pareva una frusta. «Io... io non lo so!» L’insegnante di letteratura fissava le scuderie in fiamme alle spalle di Lenobia. Pareva molto scossa. «Quando ho visto l’incendio, sono andata di persona nelle sue stanze, ma di lei non c’era traccia.» «E il telefono? Nessuno ha provato a chiamarla?» intervenne Kramisha. «Non risponde», replicó Erik. «Splendido», mormoró Lenobia. «Posso supporre che a causa dell’assenza delle due persone che ha appena nominato adesso il capo sia lei qui?» le domandó il capitano Alderman. «Sí, per abbandono, ma é cosí», ammise la Signora dei Cavalli. «Bene, allora dovrebbe fare un appello generale il prima possibile, per accertarvi che i vostri allievi siano tutti presenti o in un posto sicuro.» Puntó il pollice verso una panchina poco lontano. «Quella ragazza, quella con la mezzaluna rossa sulla fronte, é l’unico studente che abbiamo trovato nelle vicinanze delle scuderie. Non é ferita, solo un po’ scossa. L’ossigeno le sta ripulendo i polmoni molto piú velocemente del solito, ma sarebbe comunque meglio che si facesse dare un’occhiata al St John’s.» Lenobia spostó lo sguardo su Nicole, che respirava a fondo da una maschera per ossigeno, mentre un paramedico controllava le sue funzioni vitali. Margareta e Pemphredo si aggiravano lí intorno, fissando l’uomo col camice come se fosse un insetto particolarmente disgustoso. «La nostra infermeria é piú attrezzata di un ospedale umano per prendersi cura di un novizio ferito», replicó Lenobia. «Come vuole, signora. é lei che comanda qui, e so che voi vampiri avete una fisiologia particolare... Senza offesa. Il mio migliore amico del liceo é stato Segnato e si é Trasformato. Mi piaceva allora e continua a piacermi adesso.» Lenobia riuscí a sorridere. «Nessuna offesa, capitano Alderman. Stava soltanto dicendo la veritá. I vampiri hanno realmente necessitá fisiologiche diverse dagli umani. Nicole stará bene qui con noi.» «Ottimo. Immagino che faremo meglio a mandare un paio dei nostri in quella palestra a cercare qualunque altro studente possa essere in giro», aggiunse il capitano. «Dovremmo riuscire a evitare che l’incendio si propaghi, ma é meglio controllare gli edifici attigui.» «Credo che la palestra sia una perdita di tempo per i suoi uomini», ribatté Lenobia seguendo ció che le diceva l’istinto. «Li faccia concentrare sullo spegnimento dell’incendio. Che poi non é cominciato da solo. Su questo sí che si deve indagare, oltre ad assicurarsi che nessuno di noi sia rimasto intrappolato tra le fiamme. Faró controllare ai nostri Guerrieri gli edifici adiacenti, a cominciare dalla palestra.» «Sí, signora. Si direbbe che siamo arrivati in tempo. La palestra avrá i segni del fumo e dell’acqua, ma sembrerá peggio di quanto non sia. Penso che la struttura sia illesa. É una bella costruzione, solida, fatta con buone pietre resistenti. Qualcosa si dovrá ricostruire, ma l’ossatura era stata realizzata per durare.» Il pompiere la salutó sfiorandosi il caschetto e si allontanó, strillando ordini agli uomini piú vicini. Be’, almeno questa é una buona notizia, pensó Lenobia, cercando di distogliere lo sguardo dall’ammasso fumante cui erano ridotte le sue scuderie. Tornó a rivolgersi al suo gruppo. «Dov’é Dragone? Ancora in palestra?» «Non riusciamo a trovare nemmeno lui», rispose Erik. «Dragone non c’é?» Le scuderie erano state costruite appoggiandosi a una parete dell’ampia palestra coperta. Fino a quel momento, Lenobia era stata troppo preoccupata per pensarci, ma l’assenza del capo dei Figli di Erebo in un momento di crisi della scuola era davvero sorprendente. «Neferet e Dragone... non mi piace che qui non ci sia nessuno dei due. é un brutto segno per la scuola.» «Professoressa Lenobia, io, mmm, l’ho vista.» Tutti gli occhi si puntarono sulla ragazza minuta con una cascata di folti capelli scuri che rendevano i delicati lineamenti del suo viso simili a quelli di una bambola. Lenobia associó subito un nome a quel faccino: Shaylin, l’ultima novizia arrivata alla Casa della Notte di Tulsa, e anche l’unica che fosse stata Segnata con un Marchio rosso. La vampira aveva pensato che in lei ci fosse qualcosa d’insolito giá la prima volta che l’aveva incontrata, appena il giorno precedente. «Hai visto Neferet? Quando? Dove?» chiese, fissandola con le palpebre strette. «Solo... circa un’ora fa», rispose la ragazza. «Ero seduta fuori del dormitorio a guardare gli alberi.» Si strinse nelle spalle, un po’ nervosa. «Io prima ero cieca e adesso che non lo sono piú mi piace guardare le cose. Un sacco.» «Shaylin, dicci di Neferet», la sollecitó Erik Night. «Sí, giusto. L’ho vista camminare sul vialetto che porta alla palestra. Lei, mmm, sembrava molto, molto, be’, scura», concluse con l’aria di sentirsi a disagio. «Scura? Cosa intendi con...» «Shaylin vede le persone in un modo unico», si affrettó a spiegare Erik, appoggiando una mano sulla spalla della ragazza per tranquillizzarla. «Se pensava che Neferet sembrasse scura, allora probabilmente é un bene che non abbia permesso ai pompieri umani di ficcare il naso in palestra.» Lenobia avrebbe voluto porre altre domande alla ragazza, ma Erik incroció il suo sguardo e scosse la testa in modo quasi impercettibile. La Signora dei Cavalli sentí un brivido premonitore scenderle lungo la schiena. E ció la fece decidere. «Axis, vai con Pentesilea in amministrazione. Se Diana dorme, svegliatela. Prendete l’elenco degli studenti e distribuitelo tra i Figli di Erebo, in modo che facciano un appello generale e che poi i ragazzi si presentino dai relativi mentori prima di tornare in stanza al dormitorio.» Mentre la professoressa e il Guerriero correvano via, Lenobia incroció lo sguardo schietto di Kramisha. «Puoi convincere quei novizi a presentarsi dai loro mentori?» chiese, indicando gli studenti dall’aria spaesata che gironzolavano lí intorno. «Sono una poetessa. So capire i piú complicati pentametri giambici. Questo significa che posso farmi obbedire da qualche ragazzino spaventato e insonnolito.» Lenobia le sorrise. Le era sempre piaciuta, anche prima che morisse. Quand’era tornata da novizia rossa, aveva tali capacitá poetiche di profezia da essere nominata nuovo Poeta Laureato Vampiro. «Grazie, Kramisha. Sapevo di poter contare su di te. Cerca di fare in fretta. Non c’é bisogno che lo spieghi a te, ma manca davvero pochissimo all’alba.» Kramisha sbuffó.«Pensa che non lo sappia? Diventeró piú croccante di quel fienile se non saró al chiuso al piú presto.» Mentre la ragazza si allontanava di corsa, chiamando i novizi sparsi in giro, Lenobia si rivolse a Erik e a Shaylin. «Noi tre dobbiamo andare a controllare in palestra.» «Sí, sono d’accordo», convenne Erik. «Andiamo.» Invece Shaylin esitava. Si tolse dalla spalla la mano di Erik, non in modo seccato o brusco, piuttosto distratto. Continuava a fissare il cielo e a sospirare. Lenobia colse in lei una sensazione importante, come di attesa o di desiderio. «Cosa c’é?» le chiese, anche se l’ultima cosa che avrebbe dovuto fare era prestare attenzione a una strana, distratta novizia rossa. Sempre con gli occhi all’insú, Shaylin disse: «Dov’é la pioggia quando serve?» Erik la guardó scuotendo la testa. «Eh? Di cosa stai parlando?» «Pioggia. Vorrei proprio tanto che piovesse.» Shaylin spostó lo sguardo dal cielo a lui e si strinse nelle spalle, un po’ imbarazzata. «Giuro che ne sento l’odore nell’aria. Aiuterebbe i pompieri e cosí sarebbero doppiamente sicuri che l’incendio non si propagherá al resto della scuola.» «Gli umani stanno gestendo la situazione. Noi dobbiamo controllare la palestra. Non mi piace che Neferet fosse diretta lí.» Lenobia s’incamminó verso la palestra, pensando che i due l’avrebbero seguita, ma esitó, vedendo che Shaylin non era ancora convinta. Erik la batté sul tempo. «Ehi, guarda che é importante», le disse in tono pressante. «Andiamo con Lenobia a controllare la palestra. Ci pensano i pompieri a sistemare il resto.» Vedendo che Shaylin non si muoveva, Erik aggiunse: «Ma cos’hai? Dato che Thanatos e Dragone e persino Zoey e il suo gruppo non sono qui, dobbiamo stare attenti a non lasciare che tutti sappiano cosa potremmo...» «Erik, lo so che Lenobia ha ragione. Voglio solo sapere cosa le succederá», l’interruppe Shaylin. La Signora dei Cavalli seguí lo sguardo della novizia rossa e vide Nicole, ancora seduta sulla panchina tra le due infermiere vampire, sporca di fuliggine e con la pelle arrossata. «É una dei novizi rossi di Dallas. Non mi stupirei se avesse a che fare con l’incendio», commentó Erik, chiaramente seccato. «Lenobia, credo che dovresti far andare Nicole in infermeria e poi tenerla chiusa lí finché non scopriamo cosa cavolo é successo.» Prima che la vampira potesse rispondere, lo fece Shaylin. Pareva decisa, e molto piú saggia dei suoi sedici anni. «No. Farla andare in infermeria per essere certi che stia bene é okay, ma non rinchiudetela.» «Shaylin, non sai di cosa stai parlando. Nicole sta con Dallas», replicó Erik. «Be’, in questo momento non sta con lui. Sta cambiando», ribatté la ragazza. «Mi ha aiutato a far uscire i cavalli. Se fosse stata coinvolta nell’incendio, per lei sarebbe stato molto piú semplice scappare via. Non avrei mai saputo che era lí», ragionó Lenobia. «Ha senso. I suoi colori sono diversi... migliori.» Ma poi la decisione e la saggezza si sciolsero in un istante, e Shaylin fissó la Signora dei Cavalli a occhi sgranati. «Ah, oh. Scusi. Ho detto troppo. Devo imparare a tenere la bocca chiusa.» «Quale atrocitá é stata commessa stanotte in questa scuola!» La voce tuonó fino a Lenobia e, dall’altra parte del campus, in rapido avvicinamento, ecco una falange di vampiri e novizi con a capo Thanatos, Zoey e Stevie Rae e, strano a vedersi, Kalona, che con le ali spiegate in un gesto difensivo camminava a grandi passi appena dietro la Somma Sacerdotessa, quasi fosse diventato l’angelo custode della Morte. Fu in quel momento che il cielo si aprí e inizió a piovere. 3 ZOEY Lo sapevo anche prima di vedere i camion dei pompieri e il fumo. Sapevo che alla Casa della Notte era scoppiato l’inferno nell’attimo in cui Thanatos aveva scoperto la veritá riguardo ai crimini di Neferet. Quella notte era stato provato al di lá di ogni dubbio che Neferet stava dalla parte della Tenebra. Thanatos non aveva aspettato di far diventare la cosa di dominio pubblico. Sulla via del ritorno a scuola dal vivaio della nonna, aveva fatto una chiamata di emergenza in Italia, informando ufficialmente il Consiglio Supremo dei Vampiri che Neferet non era piú una Sacerdotessa di Nyx e che aveva scelto la Tenebra come Consorte. Neferet era stata vista per quella che era realmente, cosa che avevo sperato dal primo momento in cui mi ero resa conto di quella disgustosa veritá.Solo che, adesso che la mia speranza si era realizzata, avevo il terribile presentimento che quella rivelazione sarebbe servita piú a Neferet, che cosí sarebbe stata libera di agire alla luce del sole, e per noi sarebbe stato ancora piú difficile costringerla a pagare per le sue menzogne e i suoi tradimenti. Sembrava tutto cosí orribile e confuso, come se l’intera serata fosse stata il secondo tempo di un pessimo film horror: il rituale, le immagini dell’omicidio di mia madre, ció che era accaduto con Dragone e Rephaim e Kalona e Aurox... Aurox? Heath? No, non questo argomento. Non adesso. Adesso le scuderie erano in fiamme. A scuola, i cavalli nitrivano e si raggruppavano nervosi accanto al muro di cinta a est. Lenobia sembrava bruciacchiata e coperta di fuliggine. Erik e Shaylin e un gruppo di novizi se ne stavano lí, sotto shock e fradici perché, ovviamente, aveva iniziato a piovere a catinelle. E Nicole, ovvero Nicole la novizia rossa supermalvagia e l’odiosa, schifosa ragazza di Dallas, era piegata in due su una panchina, con intorno un paio di paramedici umani che si occupavano di lei neanche fosse stata il bambin Gesú nella mangiatoia. Avrei voluto premere un pulsante, spegnere il film horror e scivolare nel sonno raggomitolata accanto a Stark. Cavolo, avrei voluto chiudere gli occhi e tornare a quando lo stress peggiore era dato dall’avere tre ragazzi, e quello era stato un momento davvero molto brutto. Mi diedi una scossa mentale, feci il possibile per zittire il caos che mi circondava dentro e fuori, e mi concentrai su Lenobia. «Sí, le scuderie hanno preso fuoco», ci stava spiegando. «Non sappiamo chi o cosa abbia provocato l’incendio. Qualcuno di voi ha visto Neferet?» «Non di persona, ma abbiamo visto la sua immagine impressa nello spirito della terra della nonna di Zoey.» Thanatos sollevó il mento e, con voce forte e sicura, che superava agevolmente il rumore della pioggia, sentenzió: «Neferet si é alleata col toro bianco. Ha sacrificato a lui la madre di Zoey. Sará una nemica potente, ma é nemica di tutti coloro che seguono la Luce e la Dea». Mi accorsi che l’annuncio aveva scosso Lenobia, anche se da mesi la Signora dei Cavalli aveva intuito la veritá su Neferet. Tuttavia c’é una grossa differenza tra pensare una cosa e avere conferma che il peggio che si era immaginato é vero. Soprattutto quando si tratta di una realtá talmente orrenda da essere quasi inconcepibile. Poi Lenobia si schiarí la voce e chiese: «Il Consiglio Supremo l’ha scacciata?» «Ho riferito ció di cui sono stata testimone stasera e il Consiglio Supremo ha dato ordine che Neferet compaia davanti a loro perché sia fatta giustizia riguardo al suo tradimento della Dea e delle nostre usanze», rispose Thanatos in qualitá di Somma Sacerdotessa della nostra Casa della Notte. «Doveva sapere cosa avreste scoperto se il rituale fosse riuscito», commentó Lenobia. «Giá, ed é per questo che ci ha mandato dietro quel suo... coso! Per uccidere Rephaim e incasinare il nostro cerchio e fermare il Rituale di Svelamento», intervenne Stevie Rae facendo scivolare la mano in quella di Rephaim. «Non sembra che abbia funzionato», commentó Erik, in piedi vicino a Shaylin. Ora che ci pensavo, pareva che ultimamente passasse un sacco di tempo vicino a Shaylin. Mmm... «Be’, avrebbe funzionato, se non fosse arrivato Dragone, che ha bloccato Aurox per un po’.» Stevie Rae si giró verso Kalona, rivolgendogli persino un caldo e dolce sorriso. «In realtá é stato Kalona a salvare Rephaim. Kalona ha salvato suo figlio.» «Dragone? Ecco dov’era finito! é con voi!» saltó su Erik, cercando con lo sguardo il Signore delle Spade. Mi sentii annodare lo stomaco e sbattei con forza le palpebre per non mettermi a piangere come una fontana. Visto che nessuno diceva niente, presi un bel respiro e comunicai la tristissima e pessima notizia: «Dragone era con noi. Ha lottato per proteggerci. Cioé,per proteggere noi e Rephaim. Ma...» Non finii la frase: era troppo difficile pronunciare le ultime parole. «... Ma Aurox l’ha incornato a morte, spezzando l’incantesimo che aveva isolato il cerchio e liberandoci, in modo che potessimo andare da Rephaim e difenderlo», concluse per me Stark. «Ma era comunque troppo tardi», aggiunse Stevie Rae. «Sarebbe morto anche Rephaim, se Kalona non fosse saltato fuori in tempo per salvarlo.» «Dragone Lankford é morto?» Il viso di Lenobia era diventato di gesso. «Sí. é morto da Guerriero, fedele a se stesso e al suo giuramento. Si é riunito con la sua Compagna nell’Aldilá.Ne siamo stati tutti testimoni», spiegó Thanatos. La Signora dei Cavalli chiuse gli occhi e chinó la testa. Le sue labbra si muovevano appena, come se stesse mormorando una preghiera. Quando rialzó il capo, il suo volto aveva un’espressione furiosa e gli occhi grigi parevano nuvole di tempesta. «L’incendio delle mie scuderie é stato un diversivo che ha consentito a Neferet di fuggire.» «Sembrerebbe», commentó Thanatos. Poi si fermó,come in ascolto di qualcosa che non erano la pioggia, i pompieri o i cavalli. Strinse le palpebre. «La morte é stata qui. Di recente.» Lenobia scosse la testa. «No, i vigili del fuoco stanno sgombrando le scuderie. Non credo sia morto qualcuno.» «Quello che percepisco non é lo spirito di un novizio o di un vampiro», spiegó Thanatos. «I cavalli sono usciti tutti!» intervenne all’improvviso Nicole. Ero stupita dal suo tono. Insomma, fino a quel momento l’avevo sentita solo dire o ringhiare cose cattive. Quella Nicole sembrava una ragazza normale, sconvolta da cose tipo i cavalli che bruciano e il male scatenato nel mondo. Ma Stevie Rae, come me, conosceva una Nicole molto diversa. «Che cavolo ci fai qui, tu?» le disse. «Stava aiutando Lenobia e Travis a portare fuori i cavalli», chiarí Shaylin. «Sí, certo, come no... dopo avere appiccato l’incendio!» la rimbeccó Stevie Rae. «Ehi, stronza, tu a me non parli cosí!» ringhió Nicole, la voce tornata molto piú familiare. «Attenta a quello che dici», intervenni, mettendomi accanto a Stevie Rae. «Basta!» Thanatos sollevó le mani e subito montó una ventata di potere che crepitó tra la pioggia, facendoci sobbalzare. «Nicole, tu sei una novizia rossa. Da tempo hai giurato fedeltá all’unica Somma Sacerdotessa della tua specie. Quindi non devi mancarle di rispetto. é chiaro?» Nicole incroció le braccia e annuí, una volta. A me non sembrava per niente dispiaciuta e il suo atteggiamento, aggiunto a tutto quello che era successo quella sera, mi fece proprio incavolare. L’affrontai e le dissi esattamente quello che mi passava per la testa: «Vedi di capire che nessuno ha piú intenzione di sopportare le tue vaccate. Da questo momento le cose andranno in modo molto diverso». «Per dirne una, dovrai vedertela con me prima di far del male a Zoey», disse Stark. «Mi hai giá usato una volta per cercare di uccidere Stevie Rae. E, be’, non accadrá piú», intervenne Rephaim. «Zoey, Stevie Rae! Per essere rispettate come Somme Sacerdotesse, dovete agire di conseguenza, e lo stesso vale per i vostri Guerrieri», ci rimproveró Thanatos. «Ma lei ha cercato di ucciderci. Tutt’e due!» spiegó Stevie Rae. «Non di recente!» le gridó contro Nicole. «Come possiamo combattere la grande e antica Tenebra che si é scatenata sul mondo se non siamo altro che bambini che bisticciano?» sussurró Thanatos. Non era sembrata potente o saggia o forte, ma stanca e disperata, e ció metteva molta piú paura della dimostrazione di forza di poco prima. «Thanatos ha ragione», commentai. «Che stai dicendo, Zy? Tu lo sai com’é Nicole. Proprio come sapevi com’era realmente Neferet, anche quando nessuno ti credeva», replicó Stevie Rae puntando il dito verso la novizia rossa. «No, voglio dire che Thanatos ha ragione sul bisticciare. Non possiamo neanche pensare di sconfiggere Neferet se la nostra squadra non é forte e unita.» Guardai Nicole. «Perció scegli: o entri a far parte della squadra o ti levi dalle palle.» «Se dice parolacce é seria», commentó Afrodite. «Sono d’accordo con lei», aggiunse Damien. «Anch’io», convenne Dario. «E io pure», fece Shaunee. Appena dietro di lei, Erin disse un rapido: «Giá». «Io ho scelto da che parte stare», sentenzió solenne Kalona. «Credo sia tempo che lo facciano anche altri.» «Io sono nuova qui, ma so qual é la parte giusta, e scelgo loro.» Shaylin face un passo per schierarsi al nostro fianco, seguita da Erik, che non disse niente, peró incroció il mio sguardo e annuí. Gli sorrisi e mi voltai verso Thanatos, sostenuta dalla solidarietá del mio gruppo. «Non siamo bambini che bisticciano. Siamo solo stanchi di essere comandati a bacchetta da gente che dice di sapere quale sia la cosa migliore da fare ma poi sembra incasinare tutto, persino piú di noi.» «Che siamo giá a un livello notevole», commentó secca Afrodite. «Non mi sei di grande aiuto», replicai in automatico. Invece a Nicole ripetei: «Quindi scegli la tua squadra». «Benissimo. Io scelgo Squadra Nicole», ribatté. «Che in realtá significa Squadra Egoista», commentó Stevie Rae. «O Squadra Odiosa», aggiunse Erin. «O Squadra Cozza», rincaró Afrodite. «Thanatos se ne sta andando», disse in fretta Lenobia, indicando la schiena della Somma Sacerdotessa. «Come ho sempre pensato: torna al suo civile Consiglio Supremo e lascia noi a combattere il male.» La voce di Kalona parve asciugare la pioggia con la rabbia. Thanatos si fermó,si voltó e trafisse l’immortale alato col proprio sguardo cupo. «Guerriero legato a me per giuramento, taci! La mia parola non é meno vincolante della tua. Sto solo seguendo la Morte. Purtroppo questo non mi conduce fuori da questa scuola, e non lo fará nemmeno in futuro.» Senza aggiungere altro, riprese a camminare in direzione dell’ingresso bruciacchiato della palestra. «Mamma mia quant’é melodrammatica.» Afrodite alzó gli occhi al cielo. «Ha giá detto che non si tratta di un vampiro né di un novizio o di un cavallo. E allora chissene frega? Se muore un moscerino dobbiamo farci prendere tutti da una crisi isterica del cazzo?» «Ma che problema hai?» Nicole scosse la testa. «Dea, sei sempre una tale strega. Perché non pensi prima di aprire bocca e dare fiato? Pensi che Thanatos si muoverebbe per un insetto? Deve parlare di un gatto. Qui é l’unico altro spirito animale di cui possa importarle.» Questo zittí lunghissimo Afrodite, creando un momento di vuoto e silenzio mentre ci rendevamo tutti conto che Nicole aveva ragione. Inspirai di botto. «Oh, Dea, no! Nala!» Con un’occhiataccia a Nicole, Afrodite mi bloccó subito: «Rilassati, i nostri gatti sono allo scalo ferroviario... anche quel cane puzzolente. Non é uno dei nostri». «Duchessa non puzza», ribatté Damien. «Ma sono proprio felice che lei e Cammy siano al sicuro.» «Io morirei se succedesse qualcosa a Belzebú», disse Shaunee. «Pure io!» aggiunse Erin, sembrando peró piú guardinga che preoccupata. «Io adoro Nala.» Stevie Rae incroció il mio sguardo ed entrambe ricacciammo indietro le lacrime. «I nostri famigli sono al sicuro», disse Dario. «Il fatto che a morire non sia stato uno dei vostri gatti non rende la cosa meno orribile», replicó Erik. Sembrava molto piú maturo del solito. «Chi sarebbe adesso della Squadra Egoista?» Sospirai e stavo per dare ragione a Erik, quando Nicole emise un suono esasperato e si voltó nella direzione appena presa da Thanatos. «Dove credi di andare?» le gridó dietro Stevie Rae. Nicole non si fermó. E nemmeno si giró, ma la sua voce arrivó fino a noi: «La Squadra Egoista va ad aiutare Thanatos col gatto morto – a chiunque appartenga – perché la Squadra Egoista ama gli animali. Sono piú gentili delle persone. Punto». «Non so di cosa stia parlando», commentó Afrodite. La guardai e alzai gli occhi al cielo. Stevie Rae fissó Nicole con astio. «é tutta una finta quella che sta facendo. Non ci si puó fidare di lei.» «Be’, io posso dirvi che, per aiutarmi a liberare i cavalli, é quasi morta a causa del fumo», intervenne Lenobia. «Il suo colore sta cambiando», mormoró Shaylin. «Sstt», fece Erik, sfiorandole la spalla. «Ha cercato di uccidermi!» Stevie Rae sembrava sul punto di esplodere. «Oh, che cazzo! Chi non ha cercato di uccidere te o Zoey? O me, per quel che vale. Fattela passare», sbottó Afrodite e, prima che Stevie Rae potesse risponderle per le rime, sollevó la mano col palmo all’esterno e continuó: «Piantala. A meno che tu e Stark e gli altri novizi rossi che vanno a fuoco col sole non abbiate intenzione di passare la giornata qui al riparo, faremmo meglio a riempire il minibus e tornare allo scalo ferroviario. Oh, e a breve il merlotto sará cento per cento merlo e zero per cento ragazzo, cosa che sono certa non sia il top in pubblico». «Come odio quando ha ragione», mi bisbiglió Stevie Rae. «Non dirlo a me», replicai. «Okay, ragazzi, perché non riunite tutti quelli che dovrebbero tornare allo scalo? Io scopro cosa sta succedendo con Thanatos e la Morte e tutto il resto e vi raggiungo al bus. Presto.» «Volevi dire che tu e io scopriamo cosa sta succedendo con Thanatos e la Morte e tutto il resto e li raggiungiamo al bus. Presto», mi corresse Stark. Gli strinsi la mano. «é esattamente quello che intendevo.» «E anch’io seguiró Thanatos con voi, anche se poi non torneró allo scalo», disse Kalona, quindi le sue labbra si piegarono un pochino all’insú mentre il suo sguardo passava da me al figlio. «Presto, peró.Vi rivedró tutti presto.» Stevie Rae lasció la mano di Rephaim il tempo sufficiente a gettarsi tra le braccia di Kalona per stringerlo in un gigantesco abbraccio che parve stupire lui almeno quanto noi, anche se Rephaim osservava la scena con un megasorriso. «Giá, sí, ci rivedremo prestissimo. Grazie ancora per esserti fatto avanti per tuo figlio.» Kalona le assestó delle goffe pacchette sulla schiena. «Non c’é di che.» Poi la mia amica riprese per mano Rephaim e si diresse verso il parcheggio. «Okay, ragaaazzi, vi aspettiamo, ma ricordatevi che, sicuro come il muro, il sole sta per sorgere.» Afrodite scosse la testa e prese Dario sottobraccio. «Ma che cavolo vuol dire ’sicuro come il muro’? Ma l’avrá passato l’esame di quinta elementare?» «Tu aiutala a far salire tutti sull’autobus e basta», replicai. Per fortuna, oltre alla pioggia adesso c’era anche molto vento, che inghiottí la risposta di Afrodite mentre lei e Dario e il resto del mio cerchio piú Shaylin ed Erik si allontanavano, in teoria per fare quello che avevo appena chiesto. Il che mi lasció sola con Stark, Lenobia e Kalona. «Pronta?» mi chiese Stark. «Sí, certo», mentii. «Allora, che palestra sia», sentenzió Lenobia. Mentre seguivo Thanatos e Nicole, sapevo che mi sarei dovuta preparare a qualcosa di terribile, ma per quella sera la mia razione di cose terribili aveva giá raggiunto il limite massimo, perció riuscii solo ad asciugarmi la pioggia dal viso e a mettere un piede davanti all’altro. In veritá l’unica cosa per cui ero pronta era un bel letto comodo. Dentro la palestra era caldo e asciutto ma si sentiva odore di fumo. La sabbia sotto i nostri piedi era umida e sporca. Dragone avrebbe odiato vedere la sua palestra ridotta cosí, pensai, quando Kalona indicó il centro dell’edificio poco illuminato dove riuscivo appena a scorgere la sagoma di Thanatos e di Nicole. «Lá. laggiú», disse. «Avremmo dovuto accendere le torce», mormoró Lenobia attraversando la sabbia fradicia. «Gli umani hanno spento quasi tutte le lanterne, oltre all’incendio.» Io non avevo voglia di commentare e la veritá era che ero contenta che non si vedesse bene perché sapevo che qualunque cosa fosse ad aver fermato Thanatos e Nicole non sarebbe stata piacevole. Tenni quel pensiero per me, peró, e afferrai la mano di Stark, traendo forza dalla sua stretta. «Fate attenzione a dove mettete i piedi», ci disse Thanatos senza alzare gli occhi dal punto in cui si era inginocchiata. «Qui ci sono tracce di un incantesimo. Voglio che vengano conservate ed esaminate, cosí potró scoprire il responsabile di questa atrocitá.» Sbirciai dietro la sua spalla, senza capire bene cosa stessi vedendo. Qualcuno aveva disegnato un cerchio nella sabbia, che all’interno aveva un’aria strana e scura. Al centro c’erano due macchie pelose ai cui lati erano state scribacchiate delle parole. Socchiusi le palpebre, nel tentativo di dare un senso alla cosa. «Che diavolo é?» chiesi. I vampiri rossi al buio vedono molto meglio quindi, quando Stark mi mise un braccio intorno alle spalle, capii che, di qualunque cosa si trattasse, era brutta. Molto brutta. Prima che potessi ripetere la domanda, Nicole si tolse di tasca il telefono. «Ho il flash qui. Vi fará male agli occhi ma almeno faró una foto.» Aveva ragione. Il secondo successivo stavo sbattendo le palpebre per scacciare lacrime e puntini luminosi. Kalona, la cui vista immortale era meno sensibile di quella dei vampiri, esordí, in tono solenne: «So di chi é opera tutto questo. Non percepite la sua persistente presenza?» La mia vista si schiarí e mi avvicinai, anche se la stretta di Stark tentava di trattenermi. Troppo tardi, capii cosa stavo guardando. «Shadowfax! é morto!» «Sacrificato in un rituale oscuro», spiegó Thanatos. «E anche Ginevra», aggiunse Nicole. Sentivo di stare per vomitare. «I gatti di Dragone e di Anastasia? Sono stati uccisi entrambi?» Thanatos allungó la mano e con delicatezza accarezzó Shadowfax, arrivando fino alla piccola micetta che gli si era acciambellata accanto. «Questa piccolina non é stata sacrificata. Non faceva parte del rito. é stato il dolore a fermarle il cuore.» La Somma Sacerdotessa si alzó e si rivolse a Kalona. «Dici di sapere chi ha fatto questo.» «Lo so, e lo sai anche tu. é stata Neferet a sacrificare il gatto del Guerriero. é un pagamento per i servigi resi. La Tenebra le obbedisce, ma il prezzo di quell’obbedienza é sangue e morte e dolore. E si deve continuare a pagare, perché la Tenebra non é mai soddisfatta. E questa ne é la prova», concluse, indicando le parole scritte sulla sabbia. Nella fioca luce riuscivo a vedere solo i tristi corpicini dei gatti, ma non dovetti nemmeno chiedere. Tenendomi stretta a sé,Stark lesse ad alta voce: «Con il tributo di sangue, dolore e tormento a funger da mia arma costringo lo Strumento». «Lo Strumento. é cosí che Neferet chiama Aurox», spiegó Kalona. «Oh, grande Dea, questo dimostra molto di piú, oltre al fatto che sia opera di Neferet.» Lo sguardo scuro di Thanatos incroció il mio. «La morte di tua madre non é stata semplicemente un casuale sacrificio alla Tenebra, ma il pagamento richiesto per creare il mostro di Neferet, lo Strumento. Aurox.» Le ginocchia mi diventarono di gelatina e mi strinsi ancora di piú a Stark. Sembrava che fosse solo il suo braccio a tenermi in piedi. «Sapevo che quel maledetto ragazzo toro era pericoloso. Altro che dono di Nyx», commentó Stark. «Lo Strumento é tutto l’opposto. é una creatura plasmata dalla Tenebra usando morte e sofferenza, e controllata da Neferet», spiegó Thanatos. Non osavo raccontare quello che mi era sembrato di vedere guardando attraverso la pietra del veggente. come potevo, col braccio di Stark intorno alle spalle, Dragone appena morto e l’orribile fine dei gatti? Ma ero troppo ferita, troppo stanca e addolorata e confusa per controllare ancora le mie parole ed evitare di pronunciare il nome di Heath, perció, come una cretina, biascicai qualcosa. «In Aurox dev’esserci piú di questo! Si ricorda cosa le ha chiesto a fine lezione? Voleva sapere chi era, cosa era. Lei gli ha risposto che poteva decidere per se stesso e non lasciare che il passato gli condizionasse il futuro. Perché una creatura completamente votata alla Tenebra, un semplice Strumento di Neferet, si sarebbe preoccupata di farsi una domanda simile?» «Su questo hai ragione. Ricordo che Aurox é venuto da me.» Lo sguardo di Thanatos tornó a fissarsi sui gatti. «Forse Aurox non é uno Strumento del tutto vuoto. Forse la sua interazione con noi, e in particolare con te, Zoey, ha smosso qualche traccia di coscienza dentro di lui.» Provai una grande emozione, al punto che Stark mi rivolse un’occhiata ansiosa e interrogativa. «Diceva la veritá!» spiegai. «Stasera, un attimo prima di scappare via, Aurox ha detto: ’Ho scelto un futuro diverso. Ho scelto un nuovo futuro’. Intendeva che non avrebbe voluto fare del male a Rephaim o a Dragone, ma che non poteva opporsi quando Neferet aveva il controllo.» «Avrebbe senso», commentó Thanatos parlando con lentezza, come stesse uscendo da un labirinto mentale. «Il sacrificio del famiglio di Dragone Lankford si é reso necessario perché Neferet stava perdendo il controllo del suo Strumento. Abbiamo visto tutti Aurox passare da toro a ragazzo per poi ricominciare a trasformarsi in toro mentre scappava via.» «E com’era sconvolto quando é tornato Aurox e ha capito cosa aveva fatto a Dragone», aggiunsi. «Questo non cambia il fatto che Aurox ha ucciso il Signore delle Spade», ribatté Stark. Era cosí teso che il suo viso era diventato una maschera di pietra. «E se l’avesse ucciso solo perché Neferet ha sacrificato Shadowfax?» chiesi, cercando di dimostrare a Stark che poteva non esserci una sola risposta giusta. «Zoey, questo non rende meno morto Dragone», concluse lui togliendomi il braccio dalle spalle e allontanandosi di un passo. «O Aurox meno pericoloso», aggiunse Kalona. «Ma forse é una minaccia minore di quanto credessimo. Se Neferet deve eseguire un sacrificio rituale, e di questa entitá, ogni volta che vuole controllarlo, dovrá scegliere con molta attenzione le occasioni in cui usarlo», intervenne pacata Thanatos. «Ha continuato a ripetere di avere scelto un futuro diverso», insistetti. Stark scosse la testa. «Zy, questo non rende Aurox un bravo ragazzo.» «Sai, le persone possono cambiare», intervenne all’improvviso Nicole. La fissammo tutti. Ovviamente non ero l’unica a essersi dimenticata che ci fosse anche lei. Mi scocciava essere d’accordo con Nicole, quindi mi limitai a mordicchiarmi il labbro e a preoccuparmi. «Aurox non é una persona, né un ragazzo, buono o cattivo che sia.» Nella palestra buia, la profonda voce di Kalona risuonó tipo bomba, esplodendo contro i miei nervi giá malconci. «Aurox é uno Strumento. Un essere creato per agire come arma di Neferet. Potrebbe avere una coscienza e la capacitá di cambiare?» Si strinse nelle spalle. «Questo possiamo solo ipotizzarlo. E, in veritá, ha importanza? Non fa differenza se una lancia ha una coscienza. Ció che conta é chi usa quell’arma. Ed é evidente che sia Neferet a usare Aurox.» «Tu da quanto lo sai?» chiesi. Stark mi fissava come se mi comportassi in modo irrazionale, ma non mi fermai. Anche se non sapevo come spiegarlo, ero convinta di avere intravisto l’anima di Heath dentro Aurox grazie alla pietra del veggente. «Se sapevi cos’era Aurox, perché non hai detto qualcosa prima?» «Nessuno me l’ha chiesto», replicó l’immortale. «Queste sono stronzate. Cos’altro ci hai tenuto nascosto?» dissi, spostando rabbia, frustrazione e confusione da me e dall’enigma Aurox/Heath per riversarle su Kalona. «Cos’altro vorresti sapere?» replicó senza esitazione. «Ma stai attenta, giovane Sacerdotessa, vuoi davvero conoscere le risposte a ció che chiedi?» «Dovresti stare dalla nostra parte, ricordi?» intervenne Stark mettendosi tra me e Kalona. «Ricordo piú di quanto tu creda, vampiro rosso.» «E questo cosa diavolo significa?» replicó il mio Guardiano. «Significa che non sei sempre stato un santarellino!» gridó Nicole. «Non osare sparlare di lui!» le strillai a mia volta. «Ecco che di nuovo litigate tra voi!» urló Thanatos, facendo increspare l’aria con la passione delle sue parole. «La nostra nemica ha scatenato il caos nella nostra casa. Ha ucciso non una volta, non due, ma molte, moltissime volte. Si é alleata col male piú grande che questo mondo abbia mai conosciuto. Eppure voi continuate ad azzuffarvi. Se non riusciamo a essere uniti, allora lei ha giá vinto.» Scosse la testa con espressione triste e tornó a guardare i due gatti, quindi si chinó accanto a loro e passó di nuovo delicatamente la mano su entrambi. Stavolta l’aria sopra i mici inizió a scintillare e si materializzarono le sagome splendenti di Shadowfax e di Ginevra. Solo che non erano i gatti adulti che giacevano immobili e freddi sul pavimento, ma cuccioli. Degli adorabili cuccioli cicciottelli. «Piccolini, andate dalla Dea. Nyx e coloro che piú amate vi attendono», disse loro in tono caldo e dolce Thanatos. Il giovane Shadowfax allungó una zampa pelosa per giocherellare con la manica fluttuante della Somma Sacerdotessa, poi entrambi i micetti scomparvero in uno sbuffo di luce. Posso giurare di avere udito in lontananza il suono della risata argentina di Anastasia, e immaginai che lei e Dragone dovevano stare dando un affettuoso benvenuto nell’Aldilá ai loro gatti. L’Aldilá... Lí c’era mia mamma, oltre a Dragone e Anastasia e Jack e, se mi ero sbagliata riguardo a ció che avevo visto dentro ad Aurox, anche Heath. C’ero stata. Sapevo che l’Aldilá esisteva proprio come esistevo io. Sapevo pure che era un posto incredibile, magico e, anche se non era il momento per me di morire e rimanerci, la bellezza di quel luogo indugiava ancora nella mia mente e nella mia anima, creando una piccola bolla di meraviglia e sicurezza che era l’esatto contrario di quanto era diventato il mondo reale che mi circondava. «Sarebbe cosí terribile se perdessimo?» Non mi ero resa conto di aver parlato ad alta voce finché Stark non mi scosse prendendomi per la spalla. «Zy, cosa stai dicendo? Noi non possiamo perdere perché Neferet non puó vincere. La Tenebra non puó vincere.» Percepivo la sua preoccupazione e la sua paura. Sapevo che lo stavo mandando in paranoia, ma non riuscivo a fermarmi. Ero cosí stanca del fatto che tutto si riducesse a una lotta tra morte e amore, tra Tenebra e Luce. Perché non puó finire e basta? Darei qualunque cosa perché finisse! «Qual é la cosa peggiore che puó succedere?» mi udii chiedere per poi biascicare da me la risposta: «Neferet ci ucciderá. Vabbe’, essere morta non sembra poi tanto orrendo». Agitai la mano in direzione del punto in cui i gattini si erano appena manifestati. «Cavolo, mollare tutto?» mormoró Nicole con disgusto. «Zoey Redbird, la morte decisamente non é la cosa peggiore che possa capitare a tutti noi», intervenne Thanatos. «Certo, in questo momento la Tenebra sembra invincibile, soprattutto dopo quanto abbiamo scoperto stanotte, ma qui ci sono anche amore e Luce. Pensa che tristezza sarebbe per Sylvia Redbird udire le tue parole.» Provai un forte senso di colpa. Thanatos aveva ragione. C’erano cose peggiori della morte, e queste cose peggiori accadevano alle persone che ci si lasciava dietro. Chinai la testa e mi avvicinai a Stark, prendendogli la mano. «Scusatemi, ragazzi. Avete ragione voi. Non avrei mai dovuto dirlo.» Thanatos mi sorrise con dolcezza. «Torna allo scalo ferroviario. Prega. Dormi. Trova guida e conforto nelle parole che ci ha detto Nyx: ’La guarigione avvenuta qui stasera tenete in mente. Avrete bisogno di questa forza e di questa pace per lo scontro imminente’.» Esitó un attimo, poi fece un gran sospiro e aggiunse: «Sei cosí giovane!» Avrei voluto urlare: Lo so! Sono infinitamente troppo giovane per salvare il mondo! Invece me ne rimasi lí in silenzio, sentendomi stupida e inutile mentre Thanatos si chinava a prendere tra le braccia i corpi di Shadowfax e di Ginevra, avvolgendoli nell’ampia gonna e trasportandoli con gentilezza, come se fossero bambini addormentati. Poi fece cenno a Kalona. «Devo riferire ai Figli di Erebo la triste notizia della morte del loro Signore delle Spade. Mentre io vado da loro, vorrei che tu iniziassi a costruire una pira per Dragone e questi piccoli. é alla luce di quella pira che ti proclameró ufficialmente Guerriero della Morte.» Senza ulteriori sguardi verso di me, Thanatos uscí dalla palestra, seguita da Kalona. «Per la cronaca, la vostra squadra fa schifo.» Scuotendo la testa, se ne andó anche Nicole. Sentivo su di me gli occhi di Stark. La sua mano nella mia sembrava rigida. Alzai lo sguardo verso di lui, certa che mi avrebbe scosso o mi avrebbe dato un’urlata o quantomeno mi avrebbe chiesto cosa diavolo c’era in me che non andava. Di nuovo. Invece spalancó le braccia e disse: «Vieni qui, Zy», limitandosi a volermi bene. 4 AUROX Aurox corse, senza sapere o badare a dove lo portasse il suo corpo. Capiva soltanto di doversi allontanare dal cerchio, da Zoey, prima di commettere una nuova atrocitá.I piedi completamente trasformati in zoccoli incidevano il terreno fertile, facendogli attraversare a velocitá inumana i campi di lavanda addormentati per l’inverno. Simili alla brezza che gli scorreva addosso, dentro Aurox si agitavano le emozioni. Confusione: non aveva intenzione di fare del male a nessuno, tuttavia aveva ucciso Dragone e forse anche Rephaim. Rabbia: era stato usato, controllato contro la sua volontá! Disperazione: nessuno avrebbe mai creduto che non volesse fare del male. Era una bestia, una creatura di Tenebra. Lo Strumento di Neferet. L’avrebbero odiato tutti. Zoey l’avrebbe odiato. Solitudine: e tuttavia lui non era lo Strumento di Neferet. Nonostante quanto accaduto quella sera. Benché lei fosse riuscita a manipolarlo. Lui non apparteneva e non sarebbe mai appartenuto a Neferet. Non dopo aver visto ció che aveva appena visto... non dopo aver provato ció che aveva appena provato. Aurox aveva percepito la Luce. Pur non essendo stato in grado di seguirla, aveva avvertito la forza del bene che aleggiava nel cerchio magico, durante l’invocazione degli elementi, ne aveva riconosciuto la bellezza. Finché quei disgustosi tentacoli non avevano risvegliato e controllato la bestia che era in lui, aveva osservato, affascinato, il commovente rituale culminato con la Luce che ripuliva la terra dal tocco della Tenebra, che ripuliva persino lui, anche se nel suo caso la purificazione era durata solo un attimo. Lungo abbastanza da fargli capire cos’aveva fatto. Poi la legittima rabbia e il comprensibile odio che i Guerrieri avevano provato nei suoi confronti l’avevano sopraffatto, e ad Aurox era rimasta umanitá sufficiente solo a fuggire e a non uccidere Zoey. Rabbrividí e gemette mentre la trasformazione da toro a ragazzo si propagava in piccole onde per tutto il suo corpo, lasciandolo a piedi nudi, con addosso soltanto dei jeans strappati. Venne colto da una terribile debolezza. Tremante, col fiato corto, rallentó barcollando fino a camminare. La sua mente era in tumulto. Pieno di odio per se stesso, Aurox vagava senza meta nelle ore che precedevano l’alba, senza sapere o badare a dove fosse, finché non poté piú ignorare le necessitá fisiche del proprio organismo e seguí l’odore e il rumore dell’acqua. Sulla sponda del torrente cristallino, Aurox s’inginocchió e bevve fino a estinguere il fuoco che aveva dentro poi, sopraffatto dalla stanchezza e dall’emozione, crolló a terra. Infine un sonno senza sogni ebbe la meglio nella sua battaglia interiore e Aurox si addormentó. Si sveglió al canto della donna. Era cosí rilassante, cosí pieno di pace che all’inizio lui non aprí gli occhi. La voce era ritmata, come il battito del cuore, ma non fu solo quello a colpire Aurox, fu il sentimento che pervadeva il canto. Non era come quando incanalava violente emozioni per favorire la metamorfosi che lo trasformava da ragazzo ad animale. Le sensazioni di quel momento provenivano dalla voce stessa: gioiosa, allegra, grata. Aurox non le provó insieme con la donna, ma in lui si aprirono immagini di gioia, che insinuarono nella sua mente la possibilitá di essere felice. Aurox non comprendeva le parole, ma non ce n’era bisogno. La voce femminile si levava verso il cielo, e questo trascendeva il significato. Ormai del tutto sveglio, Aurox voleva vedere la proprietaria della voce. Chiederle della gioia. Cercare di capire come provare quella sensazione. Quindi aprí gli occhi e si mise a sedere. Era crollato poco distante dalla casa colonica, vicino alla riva del torrente. Si trattava di un sinuoso nastro di acqua limpida che scorreva dolce, quasi in una musica, sopra sabbia e pietra. Lo sguardo di Aurox seguí il fiumiciattolo alla sua sinistra, fino a dove si trovava la donna, che indossava un vestito senza maniche con lunghe frange di pelle decorate con conchiglie e perline. Danzava in modo aggraziato, tenendo il tempo coi piedi nudi. Anche se il sole si stava appena alzando all’orizzonte e la mattina era fresca, lei era rossa in viso, calda, viva. Dal fascio di erbe essiccate che teneva in mano saliva un filo di fumo che l’avvolgeva andando quasi a ritmo col canto. Anche solo guardandola, Aurox si sentiva bene. La gioia di lei era palpabile, cosí abbondante da traboccare e confortare persino il suo spirito abbattuto. Lei piegó la testa all’indietro e i lunghi capelli d’argento striati di nero arrivarono a sfiorarle la vita sottile, poi sollevó le braccia nude quasi ad accogliere il sole nascente, quindi inizió a muoversi in cerchio, sempre battendo il tempo coi piedi. Aurox era talmente rapito dal canto da non accorgersi che la donna si era voltata verso di lui finché i loro sguardi non s’incrociarono. A quel punto lui la riconobbe: era la nonna di Zoey, che la sera prima si trovava al centro del cerchio. Si aspettava che, vedendolo apparire all’improvviso tra l’erba alta, lei smettesse di cantare o si mettesse a urlare, invece si limitó a concludere la propria danza gioiosa. E poi gli disse, con voce limpida e tranquilla: «Io ti vedo, Tsu-ka-nv-s-di-na. Sei il mutaforma che ieri notte ha ucciso Dragone Lankford. Hai tentato di uccidere anche Rephaim, ma non ci sei riuscito. Hai pure caricato la mia amata nipote come se volessi farle del male. Sei qui per uccidermi?» Sollevó di nuovo le braccia e prese un profondo respiro nell’aria fresca e pulita del mattino. «Se é cosí, allora voglio dire al cielo che mi chiamo Sylvia Redbird, e che oggi é un buon giorno per morire. Andró dalla Grande Madre a incontrare i miei antenati con lo spirito colmo di gioia.» Dopo di che gli sorrise. Fu quel sorriso a farlo andare in pezzi. Aurox era sconvolto e, con una voce tremante, che a stento riconobbe come propria, rispose: «Non sono qui per ucciderla. Sono qui perché non ho un altro posto dove andare». Poi scoppió a piangere. Sylvia Redbird indugió appena un battito di ciglia. Tra le lacrime, Aurox la vide rovesciare di nuovo la testa all’indietro e annuire, come se avesse ricevuto una risposta a una domanda. Quindi lo raggiunse, con le lunghe frange di pelle del vestito che si muovevano, musicali e aggraziate quanto lei, al soffio della brezza mattutina. Una volta che gli fu vicino, non ebbe nessuna esitazione: si sedette a gambe incrociate e lo abbracció, spingendolo ad appoggiarle la testa sulla spalla. Aurox non aveva idea di quanto tempo restarono seduti cosí, insieme. Sapeva solo che, mentre lui singhiozzava, Sylvia Redbird lo teneva stretto e lo cullava dolcemente, avanti e indietro, cantando sottovoce e accarezzandogli la schiena a ritmo del battito del cuore. Infine lui si staccó,voltando il viso per la vergogna. «No, aspetta», disse la donna, prendendolo per le spalle e costringendolo a guardarla negli occhi. «Prima di andartene, dimmi perché piangevi.» Aurox si asciugó il viso, si schiarí la voce e, con un tono che a suo parere lo faceva sembrare un ragazzino, per di piú sciocco, rispose: «Perché mi dispiace». Sylvia Redbird continuó a sostenere il suo sguardo. «E...» lo incoraggió. Lui fece un gran sospiro e ammise: «E perché sono Solo». Sgranó gli occhi. «Tu sei molto piú di quello che sembri.» «Sí, sono un mostro della Tenebra, una bestia», convenne. Le labbra della donna s’inclinarono all’insú. «Una bestia puó piangere di tristezza? La Tenebra é in grado di provare solitudine? Io non credo.» «Allora perché mi sento cosí stupido a piangere?» «Prova a riflettere. Il tuo spirito ha pianto. Ne aveva bisogno perché provava dolore e solitudine. Sta a te decidere se sia una cosa sciocca oppure no. Quanto a me, io ho giá deciso che non ci si deve vergognare delle lacrime, se sono sincere.» Sylvia Redbird si alzó e gli tese una mano ingannevolmente fragile. «Vieni con me. Ti apro la mia casa.» «Perché farebbe una cosa simile? Ieri sera mi ha visto uccidere un Guerriero e ferirne un altro. Avrei potuto uccidere anche Zoey.» Lei inclinó la testa di lato e lo fissó.«Davvero? Io non credo. O almeno credo che il ragazzo che ho davanti a me adesso non potrebbe ucciderla.» Le spalle di Aurox crollarono di schianto. «Ma questo lo pensa solo lei. Non ci crederá nessun altro.» «Be’, Tsu-ka-nv-s-di-na, in questo momento qui con te ci sono solo io. Ció che credo non é sufficiente?» Aurox si asciugó di nuovo le guance e si alzó,un po’ barcollante. Poi, con molta attenzione, prese tra le sue la mano delicata della vecchia signora. «Sylvia Redbird, in questo momento ció che crede lei é sufficiente.» Lei gli strinse la mano, sorrise e disse: «Dammi del tu e chiamami nonna». «Nonna, e tu com’é che mi hai chiamato?» Sorrise ancora. «Tsu-ka-nv-s-di-na, é il termine con cui la mia gente indica il toro.» Provó prima freddo e poi caldo. «La bestia in cui mi trasformo é piú terribile di un toro.» «Allora forse chiamarti Tsu-ka-nv-s-dina, scaccerá parte dell’orrore che dorme dentro di te. Il nome che si dá alle cose ha potere, sai.» «Tsu-ka-nv-s-di-na,. Me lo ricorderó», sentenzió Aurox. Ancora scosso, il ragazzo raggiunse la piccola casa in mezzo ai campi di lavanda. Era in pietra e aveva un’ampia veranda, molto accogliente. La nonna lo fece accomodare su un grande divano di pelle e gli diede una coperta fatta a mano da mettersi sulle spalle, poi gli disse: «voglio chiederti di dare riposo al tuo spirito». Lui obbedí, mentre la donna cantava sottovoce tra sé,accendeva il fuoco nel caminetto, metteva dell’acqua a bollire e poi andava nell’altra stanza a prendere una felpa e dei mocassini di pelle morbida per lui. Una volta scaldata la stanza e terminato il canto, la nonna gli fece cenno di raggiungerla a un tavolino di legno e gli offrí del cibo su un piatto viola. Aurox bevve il té addolcito con miele e mangió.«Gragrazie, nonna», disse, esitante. «Il cibo é buono. Il té buono. Qui tutto é cosí buono!» «Il té in realtá é una tisana di camomilla e issopo. Io la uso per mantenermi calma e concentrata. I biscotti sono una mia ricetta: pezzetti di cioccolato con un po’ di lavanda. Ho sempre pensato che cioccolato e lavanda facciano bene all’anima.» Nonna Redbird sorrise e addentó un biscotto. Mangiarono in silenzio. Aurox non era mai stato cosí contento. Sapeva che non era possibile, ma in qualche modo aveva la sensazione di avere un legame con quel posto e con quella donna. Si trattava di un senso di appartenenza strano eppure meraviglioso, che gli consentí di parlarle col cuore. «Era stata Neferet a ordinarmi di venire qui, ieri sera. Dovevo interrompere il rituale.» La nonna annuí. La sua espressione non era stupita ma pensierosa. «Non voleva si scoprisse che é lei l’assassina di mia figlia.» Aurox la studió.«Tua figlia é stata uccisa. Ieri notte hai assistito alla replica di quei fatti, eppure oggi sei serena e piena di gioia. Dove trovi tanta pace?» «Dentro di me. E anche dalla convinzione che qui sia in atto molto piú di ció che possiamo vedere... e dimostrare. Per esempio, io dovrei almeno avere paura di te. Qualcuno direbbe che ti dovrei odiare.» «Sarebbero in molti a dirlo.» «Eppure io non ti temo e non ti odio.» «Anzi mi stai consolando. Mi offri un rifugio. Perché, nonna?» «Perché credo nel potere dell’amore. Credo che sia giusto scegliere la Luce invece della Tenebra, la felicitá invece dell’odio, la fiducia invece dello scetticismo.» «Allora io non c’entro. Semplicemente tu sei una brava persona», commentó Aurox. «Trovo che essere una brava persona non sia sempre tanto facile, e tu?» gli chiese. «Non lo so. Non ho mai cercato di essere una brava persona.» Si passó la mano tra i folti capelli biondi, frustrato. Gli occhi della nonna s’incresparono in un sorriso. «Davvero? Ieri notte una potente immortale ti aveva ordinato d’interrompere un rito, eppure, miracolosamente, quel rito é stato completato. Com’é andata, Aurox?» «Non ci crederá nessuno.» «Io sí. Raccontami», disse nonna Redbird. «Sono venuto qui per eseguire gli ordini di Neferet: uccidere Rephaim e distrarre Stevie Rae, in modo che il cerchio si spezzasse e il rituale non avesse successo, ma non ci sono riuscito. Non potevo spezzare una cosa tanto piena di Luce, tanto buona», spiegó tutto d’un fiato, desideroso di tirare fuori la veritá prima che l’anziana signora lo fermasse, lo zittisse. «Poi la Tenebra si é impadronita di me. Io non volevo trasformarmi! Non volevo che uscisse il mostro! Ma non riuscivo a controllarlo e, una volta presente, quello ricordava soltanto l’ultimo ordine ricevuto: uccidere Rephaim. é stato solo grazie alla sferzata degli elementi e al tocco della Luce che hanno fermato la bestia che ho potuto recuperare un po’ di controllo e scacciarla.» «Dunque é per questo che hai ucciso Dragone, perché cercava di proteggere Rephaim.» Aurox annuí, chinando la testa per la vergogna. «Non volevo ucciderlo. Non avevo intenzione di ucciderlo. La Tenebra controllava la bestia, e la bestia controllava me.» «Non adesso, peró. Adesso la bestia non c’é», disse sottovoce la nonna. Il ragazzo incroció il suo sguardo. «Sí che c’é.La bestia c’é sempre, qui.» Indicó il centro del proprio petto. «é eternamente con me.» Nonna Redbird gli coprí le mani con le proprie. «Puó darsi, ma qui ci sei anche tu. Tsuka–nv–s– di–na, ricordati che sei riuscito a controllare la bestia quanto bastava per fuggire. Forse é un inizio. Impara a fidarti di te stesso e gli altri potrebbero imparare a fidarsi di te.» Lui scosse la testa. «No, tu sei diversa da tutti. Non mi crederá nessuno. Vedranno solo la bestia. A nessuno importerá abbastanza da volersi fidare di me.» «Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato grazie alla sua protezione che sei riuscito a scappare.» Aurox sbatté le palpebre, stupito. Non ci aveva neppure pensato. Le sue emozioni erano state un tale subbuglio da non essersi reso conto delle azioni di Zoey. «Lei mi ha difeso», ripeté lentamente. L’anziana signora gli fece una carezza sulla mano. «Non permettere che la sua fiducia vada sprecata. Scegli la Luce!» «Ma io ci ho giá provato e ho fallito!» «Prova con piú convinzione», gli disse, seria. Il giovane aprí la bocca per protestare, ma lo sguardo di lei bloccó sul nascere le sue parole: quegli occhi dicevano che le sue parole erano piú di un ordine, erano una convinzione. Chinó di nuovo la testa. Stavolta non per la vergogna, ma in risposta a un esitante barlume di speranza. Aurox si prese un attimo per assaporare quella nuova, stupenda sensazione. Poi, con delicatezza, levó la mano di sotto a quelle della nonna e si alzó. Rispondendo alla sua occhiata interrogativa, spiegó: «Devo scoprire come dimostrare che hai ragione». «E come hai intenzione di fare?» «Devo trovare me stesso», sentenzió. Il sorriso della donna era caldo e luminoso. In modo inatteso, quel sorriso gli ricordó Zoey, e l’esitante barlume di speranza s’ingrandí, fino a riscaldargli il cuore. «Dove andrai?» «Dove posso fare del bene.» «Aurox, sappi che, se controlli la bestia, e non uccidi piú, qui da me troverai sempre un rifugio.» «Nonna, non lo dimenticheró mai.» Quando, sulla porta, lei lo abbracció, Aurox chiuse gli occhi e inspiró il profumo di lavanda e quel momento di amore materno. Quel profumo e quel momento rimasero con lui mentre guidava lentamente verso Tulsa. La giornata di febbraio era limpida e, come diceva l’uomo alla radio, «abbastanza calda da risvegliare le zecche». Aurox parcheggió l’auto di Neferet in uno spazio libero in fondo a Utica Square, poi lasció che fosse l’istinto a guidare i suoi passi lontano dall’affollato centro commerciale, lungo una strada secondaria che si chiamava South Yorktown Avenue. Sentí odore di fumo prima ancora di raggiungere il grande muro di pietra che circondava la Casa della Notte. L’incendio é stato opera di Neferet. Puzza della sua Tenebra, pensó. Non si concesse di pensare a cosa poteva aver distrutto quell’incendio. Si concentró solo sul seguire il proprio istinto, che gli ordinava di tornare alla Casa della Notte per trovare se stesso e il proprio riscatto. Il cuore del ragazzo batteva forte mentre lui scivolava nell’ombra del muro di cinta e lo seguiva rapido e silenzioso fino alla vecchia quercia che era stata spezzata con tale violenza che una parte era crollata contro il muro. Fu davvero semplice scalare il muro grezzo, afferrare i rami nudi per l’inverno e lasciarsi cadere dall’altra parte. Aurox si accovacció accanto all’albero. Come aveva sperato, la luce del sole aveva svuotato il campus, tenendo novizi e vampiri all’interno degli edifici, dietro finestre dai pesanti tendoni. Giró intorno alla quercia per osservare la Casa della Notte. Erano state le scuderie a bruciare, lo vedeva chiaramente. Non sembrava che l’incendio si fosse propagato, anche se aveva fatto crollare un muro esterno. Il danno era giá stato tappato da uno spesso telone nero. Aurox si accostó ancora di piú all’albero. Procedendo sui frammenti scheggiati della base e fra l’intrico di rami, si chiese come mai nessuno avesse pensato di sistemare quel disastro, dato che il resto del parco era tenuto con grande cura. Ma non ebbe il tempo di rifletterci perché,all’improvviso, un grosso corvo atterró su un ramo proprio di fronte a lui e inizió a lanciare una serie di gracchi e di fischi e di suoni stranamente allarmanti. «Vattene! Sparisci!» bisbiglió Aurox, cercando di allontanare il grande volatile, con l’unico risultato di far esplodere il corvo in ulteriori cra cra. Il ragazzo si lanció in avanti con l’intenzione di strozzare quella bestia e inciampó in una radice. Cadde a terra. Sconvolto, continuó a cadere mentre il terreno si apriva e lui precipitava giú.. sempre piú giú.. Provó un dolore tremendo alla tempia destra e il suo mondo si oscuró. 5 ZOEY Mi ero addormentata tra le braccia di Stark, perció mi disorientó da matti svegliarmi con lui che mi scuoteva e con aria truce quasi strillava: «Zoey! Svegliati! Smettila! Dico sul serio!» «Stark? Eh?» Mi misi a sedere, spostando Nala che si era arrotolata contro il mio fianco fino a diventare una grassa ciambella arancione. «Miiiau–ufff!» brontoló la micia andando in fondo al letto. Spostai lo sguardo dalla mia gatta al mio Guerriero: mi fissavano entrambi come se fossi stata un serial killer. «Be’?» biascicai tra uno sbadiglio e l’altro. «Stavo solo dormendo.» Stark afferró il cuscino e se lo sistemó dietro la schiena in modo da tenerla dritta, poi incroció le braccia, scosse la testa e distolse lo sguardo. «Direi che stavi facendo ben di piú che dormire.» Avevo voglia di strozzarlo. «Okay, cosa c’é che non va?» gli chiesi. «Hai detto il suo nome.» «Il nome di chi?» Sbattei le palpebre: mi sembrava di essere finita nel film L’invasione degli ultracorpi. Per un attimo, mi chiesi se Stark non si fosse trasformato in un replicante. «Di Heath!» Stark aveva un’espressione terribilmente corrucciata. «Tre volte. Mi hai svegliato. Cosa stavi sognando?» chiese infine, continuando a non guardarmi. Le sue parole mi sconvolsero, mettendomi la testa in subbuglio. Cosa diamine stavo sognando? Provai a riflettere. Ricordavo Stark che mi baciava prima di andare a letto. Ricordavo che il bacio era stato superbollente, ma io ero superstanca e, invece di fare qualcosina di piú che ricambiare, gli avevo appoggiato la testa sulla spalla ed ero crollata di schianto. Dopo di che il nulla, finché lui non si era messo a scuotermi e a gridarmi di smetterla. «Non ne ho idea», replicai, sincera. «Non hai bisogno di mentirmi.» «Stark, io non ti mentirei mai.» Mi scostai i capelli dal viso e poi gli sfiorai il braccio. «Non ricordo nemmeno di aver sognato.» A quel punto mi guardó.Aveva gli occhi tristi. «Chiamavi Heath. Io ti dormo accanto ma tu chiamavi lui.» Il modo in cui l’aveva detto mi strinse il cuore. Odiavo farlo soffrire. Avrei potuto dirgli che era ridicolo da parte sua arrabbiarsi per qualcosa che avevo detto nel sonno, qualcosa che nemmeno ricordavo ma, ridicolo o no, lui soffriva davvero. Feci scivolare la mano nella sua. «Ehi, mi dispiace», dissi sottovoce. Intrecció le dita con le mie. «Vorresti che qui al mio posto ci fosse lui?» «No!» Avevo amato Heath fin dalle elementari, ma non avrei scambiato Stark con lui. Ovviamente, il resto della veritá era che, se fosse stato Stark a essere ucciso, non avrei scambiato neppure Heath con lui. Ma era decisamente meglio che Stark non se lo sentisse dire, né ora né mai. Amare due ragazzi é una gran confusione, persino quando uno dei due é morto. «Quindi non gridi il suo nome perché vorresti stare con lui invece che con me?» «Io voglio te. Te l’assicuro.» Mi mossi verso di lui, che spalancó le braccia. Stavo a meraviglia contro il suo petto e inspirai il suo odore tanto familiare. Lui mi bació sulla testa e mi strinse. «So che é stupido da parte mia essere geloso di un morto.» «Giá.» «Soprattutto dato che in realtá quel morto mi piaceva molto.» «Giá.» «Ma noi, Zy, ci apparteniamo.» Lo guardai negli occhi. «Sí, é vero», replicai, seria. «Ti prego, non dimenticartelo mai. Per quanta follia possa esserci intorno a noi... io posso gestirla, ma ho bisogno di sapere che il mio Guerriero é qui per me.» «Sempre, Zy. Sempre. Ti amo.» «Anch’io ti amo, Stark. Per sempre.» Allora lo baciai e gli dimostrai che proprio non doveva essere geloso di nessuno. E, allo stesso tempo, lasciai che il calore del suo amore cancellasse il ricordo di ció che avevo visto quella sera guardando attraverso la pietra del veggente... La volta successiva che mi svegliai fu perché avevo troppo caldo. Ero ancora tra le braccia di Stark, ma lui si era spostato un po’ e, mettendo le gambe sulle mie, mi aveva avvolto nella mia pelosa coperta blu. Stavolta non faceva il fidanzato impazzito, era solo fighissimo e sembrava un ragazzino che dormiva come un sasso. Come al solito, Nala aveva scelto di stare contro il mio fianco quindi, prima che si mettesse a brontolare, la presi in braccio e feci scivolare entrambe il piú silenziosamente possibile verso l’altro lato del letto, molto piú fresco. Senza nemmeno svegliarsi, Stark fece un gesto vago con la mano, quasi mi cercasse. Mi concentrai su pensieri allegri – bollicine marroni, scarpe nuove, gatti che non ti starnutano in faccia – e lui si rilassó. Cercai di rilassarmi davvero anch’io. Nala mi fissava. Le feci un grattino dietro le orecchie. «Scusa se ti ho svegliato di nuovo.» Lei mi diede una musata sul mento, mi starnutí addosso, poi con un salto tornó sulla coperta blu, giró in tondo tre volte, e riprese la posizione da ciambella arancione. Sospirai. Avevo bisogno anch’io di fare come Nala, raggomitolarmi e rimettermi a dormire, ma la mia testa era anche troppo sveglia. E col risveglio erano arrivati i pensieri. Dopo aver fatto l’amore, Stark aveva mormorato: «Noi siamo insieme. Tutto il resto si risolverá». E io mi ero addormentata con la certezza che avesse ragione. Adesso che, purtroppo, ero del tutto cosciente, non potevo evitare il solito effetto «penso troppo, mi preoccupo troppo». Soprattutto immaginavo che, se Stark avesse saputo cosa credevo di aver visto la sera prima attraverso la pietra del veggente, si sarebbe rimangiato il commento tutto il resto si risolverá, per tornare alla versione Mr Sono Geloso di un Morto. Appoggiai la mano sulla piccola pietra tonda che portavo al collo e mi pendeva tra i seni con aria innocente. Sembrava normale, come qualunque altra collana. Non irradiava uno strano calore. La tolsi di sotto la maglietta e, lentamente, la sollevai. Trassi un profondo respiro che mi desse forza, poi guardai Stark attraverso di essa. Non accadde niente di strano. Stark rimase Stark. Ruotai un po’ la collana e diedi un’occhiata a Nala. Restó una grassa gatta arancione addormentata. Rimisi la pietra del veggente sotto la maglietta. E se me lo fossi immaginato? Parliamoci chiaro: Heath come poteva essere in Aurox? Persino Thanatos diceva che Aurox era stato creato dalla Tenebra tramite il sacrificio di mia madre. Era uno Strumento, una creatura sotto il controllo di Neferet. Ma lei aveva dovuto uccidere Shadowfax per controllarlo del tutto, e lui aveva fatto a Thanatos tutte quelle domande su chi fosse in realtá. Okay, peró che differenza faceva? Aurox non era Heath. Heath era morto. Era passato nella parte piú profonda dell’Aldilá, dove io non ero potuta andare, perché Heath era morto e io no. Rispecchiando la mia agitazione, Stark si mosse, aggrottando la fronte nel sonno. Nala brontoló di nuovo. Non volevo assolutamente che nessuno dei due si svegliasse, quindi mi alzai e uscii dalla stanza in punta di piedi, passando sotto la coperta che Stark e io usavamo come porta. Bollicine marroni. Avevo bisogno di una megadose di bollicine marroni. Magari, se ero fortunata, potevo anche trovare dei Conte Chocula e del latte ancora buono. Gnam! Il solo pensiero mi fece sentire un po’ meglio. Avevo proprio voglia di una bella tazza di cereali. Ciabattai nel tunnel poco illuminato, superando svolte e altre porte chiuse da coperte dietro cui i miei amici riposavano in attesa che il sole tramontasse, fino a raggiungere la rientranza che fungeva da area comune usata come cucina. Lí il tunnel piú o meno finiva, lasciando spazio a qualche tavolo, dei computer portatili e alcuni grandi frigoriferi. «Ci saranno pure delle bollicine marroni da qualche parte», mormorai tra me mentre frugavo nel primo frigo. «Sono nell’altro.» Squittii come un’idiota e saltai per aria. «Cavolo, Shaylin! Non stare cosí in agguato. Ancora un po’ e mi facevo pipí addosso!» «Scusa, Zoey.» Andó al secondo frigorifero e prese una lattina di bollicine marroni, di quelle piene di zucchero e caffeina, e me la tese con un sorriso. «Non dovresti essere a dormire?» Mi sedetti sulla sedia piú vicina a bere la mia bibita, cercando di non sembrare scontrosa come mi sentivo. «Sí, be’, sono stanca e tutto quanto... E lo sento che il sole non é ancora tramontato, ma ho in mente un sacco di cose. Sai cosa intendo?» Sbuffai. «Lo so eccome cosa intendi.» «Il tuo colore é un po’ spento», commentó Shaylin con disinvoltura, come se avesse detto qualcosa riguardo al colore della mia maglietta. «Shaylin, io non la capisco bene, questa storia dei colori di cui parli.» «Non so quanto la capisca nemmeno io. So solo che li vedo e, se non ci rifletto troppo su, di solito la cosa per me ha senso.» «Okay, fammi un esempio di cose che di solito hanno senso per te.» «Facile: per esempio, i tuoi colori non cambiano molto. La maggior parte del tempo tu sei viola con dei puntini d’argento. Persino quando ti preparavi ad andare al vivaio di tua nonna, e sapevi che sarebbe stata dura vedere cos’era successo, i tuoi colori sono rimasti uguali. Ho controllato perché..» Non finí la frase. «Hai controllato perché..» la sollecitai. «Perché ero curiosa. Prima che ve ne andaste, ho controllato i colori del tuo gruppo, ma adesso che ne parlo mi rendo conto che suona da grande impicciona.» Aggrottai la fronte. «Peró non é come se ci leggessi nel pensiero o roba simile. Giusto?» «No, no!» mi rassicuró.«é solo che, piú mi esercito con la Vista Assoluta, piú per me diventa reale. Sai, Zoey, penso che mi dica delle cose sulle persone, cose che loro vorrebbero restassero segrete.» «Come Neferet. Hai detto che dentro é color pesce morto, mentre all’esterno é splendida.» «Giá,proprio cosí. E lo stesso discorso vale anche per te. Insomma, come direbbe Kramisha, non mi sto facendo i fatti miei.» «Perché non mi spieghi cosa vedi in me e lasci che sia io a decidere se stai ficcanasando troppo?» «Be’, da quando sei tornata dal rituale, i tuoi colori sono piú scuri.» Mi squadró, scosse la testa, quindi si corresse: «No, non é del tutto preciso. Non sono soltanto piú scuri, sono piú foschi, confusi. Un po’ come se il viola e l’argento si fossero mescolati, diventando un po’ fangosi». «Okay», commentai piano, cominciando a capire cosa intendesse con impicciona. «Vedi una differenza in me, ed é strano, visto che di solito i miei colori non cambiano. Ma che significato ha per te?» «Oh, giá, scusa. Penso significhi che sei confusa su qualcosa. Qualcosa di serio. Che ti preoccupa. Anzi che t’incasina proprio la testa. É abbastanza vero?» «É abbastanza vero.» «E ti fa sentire strana il fatto che io lo sappia?» «Sí, un po’.» Ci pensai su un secondo e aggiunsi: «Ma la veritá é che mi sentirei meno strana se sapessi di poter contare sul fatto che non andrai a spifferare a tutti che i miei colori sono foschi e che sono molto confusa su qualcosa. La parte ’impicciona’ é questa». «Giá.» Pareva triste. «é quello che pensavo anch’io. Voglio che tu sappia che ti puoi fidare di me. Non sono mai stata pettegola. E poi questo dono che mi ha fatto Nyx quando sono stata Segnata... be’, é davvero incredibile. Zoey, io ci vedo di nuovo.» Shaylin sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. «Non voglio fare casini. Intendo usare il dono nel modo in cui vuole Nyx.» Percepivo che era davvero turbata e mi dispiaceva per lei, soprattutto dato che c’entravo anch’io in quel suo essere turbata. «Ehi, Shaylin, va tutto bene. So cosa significa avere un dono per cui si sente una grande responsabilitá e non si vuole fare casini. Cavolo, stai parlando con la regina degli incasinamenti! In parte é proprio per questo che al momento sono confusa. Non voglio prendere un’altra decisione immatura, stupida e sbagliata. Quando prendo decisioni del cavolo, innesco sempre un effetto domino. Novizi, vampiri e umani rischiano di ritrovarsi tutti nei guai. Fa schifo ma é cosí, e non cambia il fatto che io abbia ricevuto un dono da Nyx, e che sia responsabile per come viene usato.» Shaylin rifletté un po’ mentre sorseggiavo le mie bollicine marroni. A dire il vero, mi piaceva parlare con lei. Era molto meglio che starmene a rimuginare su Aurox e Heath e Stark e Neferet e... «Okay, senti questo», disse Shaylin interrompendo il mio rimuginato non rimuginamento mentale. «E se vedo che i colori di una persona cambiano? é una mia responsabilitá raccontarlo a qualcuno... qualcuno come te?» «Che vuoi dire? Tipo venire da me e dirmi: ’Ehi, Zoey, i tuoi colori sono spenti e foschi. Che succede?’» «Forse, ma solo se fossimo amiche. Pensavo piuttosto a un caso come quello di oggi, quando ho visto Nicole. Prima i suoi colori erano come quelli del resto del gruppo di Dallas, tutti sanguinolenti, mischiati con nero e marrone, tipo qualcosa che sanguina in una tempesta di sabbia. Ieri sera, invece, i suoi erano cambiati. C’era ancora del rosso ruggine, peró sembrava piú limpido, luminoso, non in modo brutto. Come se si stesse schiarendo. é strano ma giuro di aver visto anche dell’azzurro. Ma non come l’azzurro del cielo. Piú tipo oceano. Questo mi ha fatto pensare che forse qualcosa sta lavando via il male che c’é in lei, e subito mi é sembrato giusto.» «Shaylin, quello che dici mi manda in confusione.» «Invece a me no! Sta diventando sempre meno confuso. é solo che io so le cose.» «Questo l’ho capito, e sono convinta che tu stia dicendo la veritá. Il problema é che quello che sai é cosí soggettivo! É come se tu stessi classificando la vita, e le persone fossero le risposte, solo che, invece di essere un test vero o falso, e quindi facili da usare per capire se stai andando bene o stai sbagliando, le persone sono delle composizioni. E ció vuol dire che il tuo responso puó dipendere da un sacco di fattori. Non si tratta di bianco o nero.» Sospirai. La mia similitudine mi aveva fatto venire mal di testa. «Ma, Zoey, la vita non É bianco o nero, vero o falso, e lo stesso vale per le persone.» Bevve anche lei, qualcosa di trasparente. Stavo pensando che proprio non capivo perché la gente bevesse quella roba senza caffeina e a mio parere mai abbastanza dolce, quando riprese: «Peró capisco quello che stai cercando di dirmi. Tu credi davvero che io veda i colori della gente, solo che non ti fidi del mio giudizio». Stavo per negare e dire qualcosa che l’avrebbe fatta sentire meglio, ma cambiai idea. Shaylin doveva sapere la veritá.«Fondamentalmente, sí, é cosí.» Lei raddrizzó le spalle e sollevó il mento. «Io penso invece che il mio giudizio sia buono. Penso sia in continuo miglioramento, e voglio usare il mio dono per rendermi utile. So che prima o poi ci sará uno scontro. Ho sentito cos’ha fatto Neferet a tua mamma, e come abbia scelto la Tenebra invece della Luce. Ti servirá una come me. Io posso vedere dentro le persone.» Aveva ragione. Avevo bisogno del suo dono, ma avevo anche bisogno di potermi fidare del suo giudizio. «Okay, allora, cominciamo. Che ne diresti di tenere gli occhi aperti? Fammi sapere se vedi cambiare i colori di qualcuno.» «L’ho giá visto accadere in Nicole. Erik mi ha parlato di lei. So che in passato é stata davvero cattiva. Ma la veritá é nei suoi colori, e quelli dicono che sta cambiando.» «D’accordo. Me lo ricorderó.» La guardai inarcando le sopracciglia. «E a proposito di ricordarsi... non voglio essere meschina o cose simili, ma dovresti fare attenzione a Erik. Lui non é sempre...» «Lui é sempre arrogante ed egoista», disse, incrociando il mio sguardo con decisione. «Nella vita é andato avanti per quanto é figo e per quanto ha talento. Per lui é stato tutto facile, persino dopo che tu l’hai mollato.» «Ti ha detto che l’ho mollato?» Non riuscivo a capire se stesse facendo la stronza oppure no. Non sembrava ma, come ho giá detto, non la conoscevo bene. Mi pareva solo che, ogni volta che incontravo lei, ci fosse anche Erik. Non che m’importasse. Sul serio. Non ero gelosa. Piú che altro mi sentivo in dovere di avvertirla. «Non c’era bisogno che me lo dicesse. L’ha battuto sul tempo almeno un milione di altri studenti», replicó. «Non ho niente contro Erik. Insomma, puó mettersi con chi vuole. Se ti piace, per me non c’é nessun problema.» Mi resi conto di essere stata colpita da un attacco di diarrea verbale, ma non riuscivo proprio a smettere di parlare. «E neanche lui vuole piú stare con me. É strafinita. É solo che Erik...» «É una testa di cazzo.» La voce di Afrodite mi salvó. Ci passó davanti sbadigliando e infiló il naso in uno dei frigoriferi. «E adesso l’hai sentito da due delle sue ex ragazze. E la parola ’ex’ é la parte piú importante della frase.» Ci raggiunse al tavolo e appoggió una caraffa di succo d’arancia e una bottiglia di quello che supposi essere champagne supercostoso davanti alla sedia vuota accanto a me. «Ovviamente Zy non l’ha definito testa di cazzo. Faceva la gentile.» Tornó al frigo e aprí lo sportello del freezer, quindi prese un calice di cristallo ghiacciato, lungo e sottile come quelli che si vedono alle feste di Capodanno in TV. «Io non sono altrettanto gentile. Testa. Di. Cazzo. Voilá il nostro Erik.» Fece saltare il tappo della bottiglia, versó un goccio di succo d’arancia nel bicchiere e poi lo riempí di champagne fin quasi a traboccare. Sorrise al drink e sentenzió: «Mimosa... come direbbe mia madre, ’la colazione dei campioni’». «So cos’é Erik», replicó Shaylin. Non sembrava arrabbiata. Non sembrava compiaciuta. Sembrava sicura di sé. «So anche cosa sei tu.» Afrodite inarcó un sopracciglio biondo e bevve un lungo sorso di cocktail. «Spara.» Ohoh, pensai. Forse avrei dovuto fare qualcosa per fermarle, ma era un po’ come trovarsi sulle rotaie del treno e cercare di spingere via l’auto: molto piú probabile restare schiacciati che riuscire a togliere la macchina. Quindi rimasi a fissarle bevendo le mie bollicine marroni. «Tu sei argento. Mi ricordi la luna, il che mi dice che sei stata toccata da Nyx. Ma sei anche di un giallo burroso, come la luce di una piccola candela.» «Il che ti dice... cosa?» Afrodite si studiava le unghie ben curate, dando evidentemente poca importanza alla risposta di Shaylin. «Il che mi dice che, come una candelina, puoi essere spenta con facilitá.» Afrodite socchiuse le palpebre e batté il palmo della mano sul tavolo. «Sta’ a sentire, novellina. Io ho affrontato troppe battaglie contro la Tenebra e stronzate simili per sopportare la tua boccaccia o il tuo atteggiamento da saputella.» Sembrava pronta a saltare alla gola di Shaylin. Stavo valutando l’idea di correre a cercare Dario, quando Stevie Rae veleggió nella stanza. «Ma ciao! Buongiorno a tutte!» esordí tra uno sbadiglio e l’altro. «Ragazzi se sono stanca stamattina. In frigo c’é ancora un po’ di Mountain Dew?» «Oh, per la miseria! Non é mattina. É il tramonto. E perché cavolo sono tutti svegli?» sbottó Afrodite sollevando le braccia. Stevie Rae la guardó male. «Dire buongiorno agli altri é educato, anche quando non é tecnicamente corretto. E a me piace alzarmi presto. Non c’é niente di male.» «Per forza, non hai altro da fare, visto che al momento il tuo lui é un corvo!» disse Afrodite, versandosi altro champagne. «Bevi giá?» chiese Stevie Rae. «Sí. Perché,tu chi sei? Una versione campagnola di mia madre?» «No. Se fossi una versione di tua mamma mi starebbe bene che bevessi a colazione, perché tua mamma é incasinata mica da ridere.» Stevie Rae rimise in frigo la lattina di Mountain Dew. «E, adesso che ci penso, neanche bere bibite a colazione é una grande idea. Scommetto che qui da qualche parte ci sono dei Lucky Charms.» «Sono una delizia», intervenne Shaylin. «Se li trovi ne prendo un po’ anch’io.» «Conte Chocula.» Dato che almeno per il momento pareva che Afrodite non intendesse ammazzare nessuno, la mia voce aveva ripreso a funzionare. «Se oltre ai vostri cereali trovi anche una scatola di quelli, la prendo io.» «Che c’é di sbagliato in un mimosa? Il succo d’arancia fa bene a colazione», brontolava tra sé Afrodite. «E che dici della parte champagne? Quello é alcol», la rimbeccó Stevie Rae. «é Veuve Clicquot rosé.é un ottimo champagne, il che cancella la parte alcol», sentenzió Afrodite. «Ma ci credi sul serio?» domandó Shaylin. Guardando me e ignorando lei in modo plateale, Afrodite disse: «Perché quella mi rivolge la parola?» «Ho mal di testa, e non siamo ancora nemmeno partiti per andare a scuola», replicai. «Le scuderie sono state quasi rase al suolo dall’incendio e la nostra Somma Sacerdotessa é stata cacciata perché é una semidea assassina. Penso che per oggi la scuola potremmo anche saltarla», ribatté Afrodite. «No, no», fece Stevie Rae. «Ci dobbiamo andare a scuola, proprio per questo. Thanatos avrá bisogno di noi. E poi Dragone deve avere la sua pira funebre. Sará bruttissimo, ma dobbiamo esserci.» Le sue parole zittirono persino Afrodite, che continuó a bere mentre Stevie Rae versava per sé e Shaylin dei Lucky Charms – che come cereali non valgono quanto i Conte Chocula, anche se ci sono dentro i marshmallow –, e in generale ce ne restammo lí tutte un po’ depresse. «Dragone mi mancherá», dissi. «Peró é proprio forte che sia di nuovo con Anastasia. E l’Aldilá é favoloso. Davvero.» «Sul serio li avete visti insieme?» chiese Shaylin a occhi sgranati. «Sí, li abbiamo visti tutti», le assicurai sorridendo. «é stato bello», commentó Stevie Rae tirando su col naso e asciugandosi gli occhi. «Giá», convenne sottovoce Afrodite. Shaylin si schiarí la gola. «Senti, Afrodite. Prima non volevo essere stronza. Quello che ho detto era sbagliato e non dovrei usare il mio dono in quel modo. é vero che dentro la tua luce lunare d’argento hai una luminositá gialla, ma non significa che stai per spegnerti. é parte della tua unicitá,del tuo calore. La veritá é questa: la fiammella é piccola e nascosta perché per la maggior parte del tempo tu tieni nascosto il fatto che in realtá sei calorosa e buona. Peró c’é comunque. Quindi scusami.» Afrodite spostó i gelidi occhi azzurri su Shaylin e replicó: «Parole al vento». «Oh, ragazze, su!» sbottai. «Afrodite, bevi il tuo mimosa e basta. Shaylin, questo é un ottimo esempio di quello di cui parlavamo prima. Io non metto in dubbio il tuo dono, ma ho un serio problema col tuo metro di giudizio nel decifrare le cose.» «Le ho decifrate alla perfezione! Ma Afrodite mi ha fatto incavolare e cosí ho incasinato un po’ la storia. Ho chiesto scusa», ribatté Shaylin, seccata e sulla difensiva. «Scuse non accettate», sentenzió Afrodite, dando le spalle a Shaylin. E fu in quel momento che Damien entró di corsa nella stanza sventolando l’iPad. Era piú scarmigliato di quanto non fosse giá normalmente quando emergeva da quella che gli piaceva definire la sua «pausa di bellezza ringiovanente». Si precipitó da me, sollevó l’iPad e disse: «ragazze, questo lo dovete vedere!» All’inizio ero solo curiosa: sullo schermo c’era Chera Kimiko, la conduttrice del telegiornale della sera di Fox 23, bella da morire come sempre. Non solo era splendida a livello di vampira, ma era anche una persona vera, a differenza degli pseudomanichini parlanti che spesso vengono piazzati in studio nei notiziari. Afrodite sbirció da sopra la mia spalla. «Kimiko é un mito. Non dimenticheró mai la volta in cui ha sputato la cicca nel bel mezzo del telegiornale. Credevo che mio padre stesse per dare di matto perché..» «Chera é una grande, ma questo é pessimo», l’interruppe Damien. «E grave. Neferet ha appena dato una conferenza stampa.» Ah, cavolo… [eBL 132] 6 ZOEY Ci stringemmo tutti intorno all’iPad di Damien. Lui premette PLAY e inizió il video di Fox 23, sotto cui spiccava la didascalia: CAOS ALLA CASA DELLA NOTTE DI TULSA? Poi lo schermo fu pieno di Neferet e di un gruppo di tipi in giacca e cravatta. Lei si trovava in un posto davvero bello, con un sacco di marmo e di art dé co. Mi sembró vagamente di riconoscerlo. Chera Kimiko stava parlando fuori campo: «Vampiri e violenza? Vi stupirá scoprire chi é ad affermarlo. Fox 23 ha una notizia sensazionale in esclusiva direttamente da una ex Somma Sacerdotessa della Casa della Notte di Tulsa». Mandarono una stupida pubblicitá e, mentre Damien cercava di saltarla, dissi: «Dalla ripresa sembra da qualche parte in centro». « É nell’atrio del Mayo Building», intervenne asciutta Afrodite. «E quello dietro di lei é mio padre.» «Ohsssantocielo! Sta dando una conferenza stampa col sindaco?» Gli occhi di Stevie Rae erano enormi e tondi. «E parte del consiglio comunale. Sarebbero gli altri in doppiopetto insieme con lui», spiegó Afrodite. Poi il video ripartí e restammo tutti zitti a guardare a bocca aperta: «Sono qui per troncare in modo ufficiale e pubblico i miei rapporti con la Casa della Notte di Tulsa e col Consiglio Supremo dei Vampiri». Non so come, Neferet riusciva a sembrare allo stesso tempo regale e vittima. «Quanto é piena di merda», sbottó Afrodite. «Sstt!» facemmo tutti. «Somma Sacerdotessa Neferet, per quale motivo intende troncare i rapporti con la sua gente?» chiese uno dei reporter. «Non possiamo considerarci un unico popolo? Non siamo tutti esseri intelligenti con la capacitá di amarci e comprenderci? Le politiche vampire mi sono diventate odiose. Come molti di voi sapranno, di recente ho aperto le porte della Casa della Notte anche alla comunitá umana di Tulsa. L’ho fatto spinta dalla convinzione che umani e vampiri possano avere piú che una precaria coesistenza. Noi possiamo vivere e lavorare e persino amare insieme.» Stevie Rae finse di vomitare. Io continuavo a scuotere la testa, incredula. «Le resistenze da parte del Consiglio Supremo dei Vampiri sono state tali da inviare a Tulsa Thanatos, la loro Somma Sacerdotessa della Morte, perché intervenisse in proposito. L’attuale governo dei vampiri incoraggia la violenza e la segregazione: basta guardare agli ultimi sei mesi e all’aumento di atti di violenza nel centro di Tulsa. Davvero credete che tutte quelle aggressioni, in particolare quando c’é stato spargimento di sangue, fossero attribuibili a delle bande di umani?» «Somma Sacerdotessa, sta dicendo che a Tulsa i vampiri hanno aggredito gli umani?» Neferet si portó la mano al collo con aria melodrammatica. «Se ne fossi stata sicura al cento per cento, sarei andata immediatamente alla polizia. Ho solo sospetti e preoccupazioni. Ma ho anche una coscienza, ed é questo il motivo per cui ho lasciato la Casa della Notte.» Il suo sorriso era splendente. «E, vi prego, d’ora in avanti non dovete piú chiamarmi Somma Sacerdotessa. Adesso sono soltanto Neferet.» Il giornalista arrossí e le sorrise. «Si sono sentite voci riguardo a un nuovo tipo di vampiri, col Marchio rosso. Puó darcene conferma?» chiese un altro reporter. «Purtroppo sí. é vero, esistono vampiri di un nuovo tipo, con relativi novizi. Quelli col Marchio rosso sono... Come dire? Avariati, in un modo o nell’altro.» «Avariati? Puó farci un esempio?» «Certo. Il primo che mi viene in mente é James Stark, un novizio venuto da noi da Chicago dopo avere accidentalmente provocato la morte del suo mentore. é diventato il primo Guerriero dei vampiri rossi.» Restai senza fiato. «Quella stronza sta parlando del tuo ragazzo!» sbottó Afrodite. «Proprio la notte scorsa, Dragone Lankford, che da tempo era Signore delle Spade della scuola, é stato ucciso. Incornato da un toro. Il professor Lankford era in compagnia di Stark quando si é verificato... l’incidente», disse, sottolineando la parola per chiarire il fatto che lei non ci credeva. «Sta dicendo che questo vampiro Stark é pericoloso?» «Temo possa esserlo. In realtá,molti dei nuovi vampiri e novizi rossi potrebbero esserlo. Dopotutto la nuova Somma Sacerdotessa della Casa della Notte di Tulsa é la Morte.» «Puó darci maggiori dettagli su...» Uno degli uomini in giacca e cravatta si fece avanti, zittendo Neferet: «Io, piú della maggior parte di voi, sono estremamente preoccupato per questi sviluppi nella comunitá vampira. Come molti di voi sanno, la mia amata figlia, Afrodite, é stata Segnata quasi quattro anni fa. Comprendo fin troppo bene che ai vampiri non piaccia che gli umani s’intromettano nelle loro questioni. Da molto tempo si amministrano da soli. Ma consentitemi di assicurare a voi e alla Casa della Notte della nostra cittá che, per decisione del consiglio comunale di Tulsa, creeremo un comitato che vigili sui rapporti tra vampiri e umani. Temo che per oggi il tempo riservato alle domande sia finito. Ma ho ancora un breve annuncio da fare: con decorrenza immediata, Neferet é entrata a far parte del comitato comunale con la qualifica di Collegamento Vampiri. Lasciatemi ripetere: Tulsa ha intenzione di consociarsi coi vampiri che desiderano vivere in pace con gli umani». Quando i reporter presero a parlare tutti insieme, il sindaco sollevó una mano e sorrise con aria un po’ altezzosa (che guarda caso mi ricordó Afrodite). «Neferet terrá una rubrica settimanale sul Tulsa World’s Scene . Per il momento sará quella la tribuna attraverso cui risponderá a tutte le vostre domande. Ricordate che siamo all’inizio di un’importante collaborazione. Dobbiamo muoverci con cautela per non rovinare il delicato equilibrio nelle relazioni tra vampiri e umani.» Invece di guardare il sindaco, io osservavo la faccia di Neferet: la sua espressione si era indurita. Poi il sindaco LaFont fece un gesto verso la telecamera e le riprese tornarono a Chera Kimiko e allo studio. Damien spense l’iPad. «Oh, cazzo! Mio padre ha perso anche quel poco di cervello che gli restava dal vivere con mia madre», commentó Afrodite. «Ehi, mi é sembrato che qualcuno mi chiamasse.» Stark entró in cucina passandosi le dita tra i capelli arruffati e mi regaló il suo sexy sorrisetto da sbruffone. «Neferet ha appena tenuto una conferenza stampa in cui diceva al mondo che sei un pericoloso assassino», udii dirgli la mia voce. «Cos’é che ha fatto?» Sembrava sconvolto quanto me. «Giá, ma non é tutto», intervenne Afrodite. «Si é data da fare con mio padre in modo che la cittá pensi che lei sia tutto zucchero e miele e noi tutti perfidi succhiasangue.» «Mmm, Afrodite, comunicato interno di redazione: tu non sei piú una succhiasangue», la rimbeccó Stevie Rae. «Ma per favore! Come se i miei genitori sapessero qualcosa di me. Sono mesi che non parlo con nessuno dei due. Sono loro figlia solo quando gli fa comodo. Tipo adesso.» «Se non fosse cosí rompere col Consiglio Supremo e con la scuola, commentó Shaylin. invece di essere stata buttata fuori a calci per avere spaventoso sarebbe divertente», «Neferet ucciso mia mamma», spiegai a Stark. sta facendo sembrare che sia stata lei a «Non puó farlo. Il Consiglio Supremo non glielo permetterá», replicó lui. «A mio padre questa situazione piace un sacco», sbottó Afrodite. Notai che aveva messo da parte lo champagne e si riempiva il bicchiere solo di succo d’arancia. «Per anni ha cercato di trovare il modo di farsi amicizie influenti tra i vampiri. Dopo aver superato lo shock che non mi fossi trasformata in un clone di mia madre, sono stati piú che contenti che fossi stata Segnata.» Guardando Afrodite, mi ricordai di quel giorno, che adesso sembrava lontanissimo, in cui per caso avevo ascoltato i suoi genitori arrabbiarsi davvero con lei perché non era piú a capo delle Figlie Oscure, ruolo che le era stato tolto per darlo a me. Adesso Afrodite sembrava la solita regina di ghiaccio, ma mi pareva di sentire ancora lo schiocco dello schiaffo che le aveva dato la madre e di vedere le lacrime che lei aveva dovuto ingoiare. Non doveva essere stato facile per lei ascoltare il padre che la definiva «la mia amata figlia» quando in veritá sembrava che non avesse mai voluto fare altro che usarla. «Perché?Cosa vogliono ottenere i tuoi dai vampiri?» chiese Stevie Rae. «Piú denaro, piú potere, piú bellezza. In altre parole, fare parte della gente che conta, che fa tendenza. Non hanno mai desiderato altro: essere potenti e di tendenza. Loro usano chiunque possa fargli avere quello che vogliono, inclusa me e, ovviamente, Neferet», rispose Afrodite, facendo stranamente eco ai miei pensieri. «Non é tramite Neferet che otterranno quello che vogliono», replicai. «Figuriamoci, Zy, quella é piú pazza di un ratto in un cesso di latta», intervenne Stevie Rae. «Sí, certo, qualunque cosa significhi quello che hai detto, peró non é solo questo. Nessuno ha notato l’espressione di Neferet mentre parlava il padre di Afrodite? A lei decisamente non é piaciuta la conclusione del discorso», continuai. «Un comitato, una rubrica sul giornale e andarci piano e con gentilezza non sembra proprio qualcosa che possa interessare alla Consorte della Tenebra», convenne Damien. «E decisamente non le é piaciuto quando il sindaco le ha impedito di continuare a rispondere sulla tua pericolositá», aggiunsi. «Oh, quanto vorrei essere pericoloso con Neferet!» sbottó Stark, che sembrava ancora sotto shock. «Mio padre é bravissimo a promettere una cosa e a mantenerne un’altra. Posso dirvi fin da ora che pensa di potersela giocare cosí con Neferet.» Afrodite scosse la testa. Per quanto dura volesse sembrare, la sua espressione era molto tesa. «Dobbiamo andare alla Casa della Notte. Subito. Se Thanatos non é al corrente di questa cosa, bisogna dirglielo», sentenziai. NEFERET Gli umani sono cosí deboli e noiosi e terribilmente banali, pensava Neferet osservando il sindaco dopo la conferenza stampa: Charles LaFont continuava a sorridere in modo affettato e a evitare ogni domanda diretta riguardante pericolo e morte e vampiri. Persino quest’uomo che alcune voci darebbero come primo della lista per un seggio al Senato e che dovrebbe essere cosí carismatico e dinamico... Neferet dovette nascondere la risata sarcastica con un colpo di tosse. Quell’uomo non era niente. Si sarebbe aspettata di piú dal padre di Afrodite. Padre! Una voce riecheggió dal suo passato, facendola sobbalzare e rendendo d’improvviso spasmodica la stretta della mano appoggiata sulla balaustra di ferro battuto. Dovette tossire di nuovo per nascondere lo scricchiolio del metallo quando levó la mano. Fu in quel momento che esaurí la pazienza. «Sindaco LaFont, vorrebbe accompagnarmi al mio attico.» La frase avrebbe dovuto essere una domanda, ma la voce di Neferet non le diede quella intonazione. I quattro esponenti del consiglio comunale che avevano partecipato alla conferenza stampa e il sindaco si voltarono verso di lei. Neferet non aveva problemi a leggere i loro pensieri. La trovavano tutti bella e desiderabile. Due di loro avrebbero persino abbandonato moglie, famiglia e carriera per unirsi a lei. Charles LaFont non era uno di quelli. Le sbavava dietro, su questo non c’erano dubbi, ma il suo principale desiderio non era sessuale. La maggiore necessitá del sindaco era provvedere all’ossessione della moglie per lo status sociale. Un peccato, in realtá, che non potesse essere sedotto piú facilmente. E tutti la temevano. Ció fece sorridere Neferet. Charles LaFont si schiarí la voce e si aggiustó nervosamente la cravatta. «Certo, certo. é un onore per me accompagnarla.» Neferet annuí gelida verso gli altri uomini, ignorando i loro sguardi bollenti, ed entró in ascensore col sindaco. Lei non parló.Sapeva che lui era nervoso e molto meno sicuro di sé di quanto non desse a vedere. In pubblico la facciata era quella dell’affascinante uomo di mondo, ma Neferet vedeva l’umano spaventato e inetto nascosto sotto la superficie. Le porte dell’ascensore si aprirono e lei uscí nell’ingresso di marmo della sua suite. «Beva qualcosa con me, Charles.» Neferet non gli diede modo di rifiutare. Raggiunse il bar art dé co e versó due bicchieri di vino rosso. Come aveva previsto, lui la seguí. Gli tese un bicchiere. L’uomo esitó e lei rise. «é solo un cabernet molto costoso, niente sangue.» «Oh, ma certo.» Il sindaco prese il bicchiere e ridacchió, nervoso, ricordando a Neferet un piccolo cagnetto isterico. E lei detestava i cani almeno quanto gli uomini. «Avevo altro da rivelare oltre alle informazioni su James Stark», gli disse, gelida. «Penso che la comunitá meriti di sapere quanto sono diventati pericolosi i vampiri della Casa della Notte.» «E io penso che non ci sia bisogno che la comunitá vada inutilmente nel panico», ribatté LaFont. «Inutilmente?» sbottó brusca. Il sindaco annuí e si accarezzó il mento. Neferet era certa che credesse di sembrare saggio e benevolo. Ai suoi occhi appariva debole e ridicolo. Fu allora che la Tsi Sgili notó le sue mani: erano grandi e pallide, con dita spesse che, nonostante le dimensioni, sembravano delicate e quasi femminili. Le si rivoltó lo stomaco e fu sul punto di vomitare sul vino, perdendo parte del suo gelido autocontrollo. «Neferet? Si sente bene?» le chiese lui. «Benissimo», si affrettó a replicare. «Ma sono confusa. Mi sta dicendo che mettendo in guardia Tulsa dal pericolo di questi nuovi vampiri manderebbe la cittá inutilmente nel panico?» «Esatto. Dopo la conferenza stampa, Tulsa stará in guardia. Non verranno tollerati altri atti di violenza e i responsabili verranno fermati.» «Davvero? E come intende fermare la violenza vampira?» Il tono di Neferet era dolce in modo ingannevole. «Be’, é piuttosto semplice. Continueró a portare avanti quello che abbiamo iniziato oggi. Lei ha avvertito la gente. Col suo ruolo di tramite fra la cittá e il Consiglio Supremo, lei sará la voce della ragione che parla a favore della coesistenza tra umani e vampiri.» «Quindi é con le parole che fermerá la violenza.» «Esattamente», annuí il sindaco con aria compiaciuta. «Le chiedo scusa per avere menzionato la rubrica sul giornale senza prima chiederle l’autorizzazione. é stata un’idea dell’ultimo minuto del mio buon amico Jim Watts, redattore capo del Tulsa World’s Scene . Gliene avrei parlato prima ma, da quando é comparsa nel mio ufficio oggi pomeriggio con la sua denuncia, le cose si sono mosse in fretta e pubblicamente.» Perché io ho voluto cosí, perché io ho messo in moto il tuo inadeguato sistema. Adesso é ora che spinga te all’azione, proprio come ho fatto coi giornalisti e coi membri del consiglio comunale. «Reticenza e scrittura non erano quello che avevo in mente quando sono venuta a cercarla», replicó. «Forse no, ma io mi occupo di politica in Oklahoma da quasi vent’anni, e conosco la mia gente. Spinte lente e leggere, ecco quello che funziona qui.» «Come per radunare un branco di mucche?» commentó Neferet senza nascondere il disprezzo. «Be’, non userei quella similitudine, ma ho imparato che formare un comitato e fare ricerche, interpellare la comunitá con dei sondaggi, ottenere dei feedback a campione... tutto questo fa in modo che gli ingranaggi della politica cittadina risultino bene oliati.» LaFont ridacchió e sorseggió il vino. Neferet chiuse la mano a pugno, nascondendola tra le pieghe del vestito di velluto, e strinse, finché le unghie simili ad artigli non le si conficcarono nel palmo, facendo stillare calde gocce scarlatte. Non visti dall’ignaro umano, i tentacoli di Tenebra strisciarono sulle gambe di Neferet, cercando... trovando... bevendo... Ignorando il gelido calore di quella familiare sofferenza, la Tsi Sgili incroció lo sguardo del sindaco al di sopra del proprio bicchiere. Rapida, abbassó la voce intonando un’ipnotica cantilena: «Non é la pace coi vampiri ció che vuoi. Il loro fuoco e il loro ardore ameresti far tuoi. Reticenza e scrittura siano al bando! Tu devi fare ció che io...» Il cellulare di LaFont inizió a squillare. L’uomo sbatté le palpebre e l’espressione vitrea che gli aveva annebbiato lo sguardo sparí. Appoggió il bicchiere, prese il telefono dalla tasca, sbirció lo schermo e poi disse: «é il capo della polizia». Toccó lo schermo e si passó una mano sul viso dicendo: «Dean, sono contento di sentirti». Assentí e si rivolse a Neferet. «Sono sicuro che mi perdonerá.A questa chiamata devo proprio rispondere. Torneró da lei al piú presto coi dettagli sul comitato e sulla rubrica di domande dei lettori.» Detto ció, raggiunse in fretta l’ascensore, lasciando Neferet sola con gli affamati tentacoli di Tenebra. Consentí loro di bere il suo sangue ancora per poco, poi li scacció e si leccó le ferite sul palmo in modo che si chiudessero. I viticci pulsavano intorno a lei, fluttuando nell’aria come un nido di serpi, pronti a eseguire i suoi ordini. «Adesso mi dovete un favore», disse loro prima di sollevare il ricevitore del telefono e digitare il numero di Dallas. Quando rispose, il ragazzo sembrava arrabbiato. «Sará meglio che sia morto qualcuno per svegliarmi a quest’ora!» «Taci, ragazzo! Ascolta e obbedisci.» Neferet sorrise al silenzio che seguí il suo comando. Riusciva quasi a percepire l’odore della paura attraverso il telefono. Poi riprese a parlare in fretta, riconquistando sicurezza e autocontrollo: «Presto la scuola scoprirá che ho troncato con la Casa della Notte e faccio parte del consiglio comunale di Tulsa. Tu sai che intendo usare questi umani solo per scatenare il conflitto. Finché non saró apertamente tornata da voi, tu sarai le mie mani, i miei occhi e le mie orecchie all’interno della Casa della Notte. Ora che me ne sono andata, comportati come se volessi andare d’accordo col resto della scuola. Conquista la fiducia dei professori. Fai amicizia coi novizi blu, e poi fa’ quello che riesce meglio agli adolescenti: pugnala alle spalle, divulga pettegolezzi, crea dissapori». «Quella banda di sfigati di Zoey non si fiderá di me.» «Ti ho detto di tacere, ascoltare e obbedire! é ovvio che non puoi ottenere la fiducia di Zoey. Lei é troppo vicina a Stevie Rae. Ma puoi disgregare quella sua stretta cerchia; non é forte come pensi. Fai leva sulle gemelle, in particolare su Erin. L’acqua é piú manipolabile e mutevole del fuoco.» S’interruppe, aspettando che lui mostrasse di aver compreso i suoi ordini. Visto che non lo faceva, sbottó:«Puoi parlare, adesso!» «Ho capito, Somma Sacerdotessa. Le obbediró.» «Ottimo. Aurox é tornato alla Casa della Notte?» «Io non l’ho visto. Perlomeno non era tra quelli che sono stati riportati al dormitorio dopo l’incendio. é.. é stata lei ad appiccare il fuoco?» chiese esitante Dallas. «Sí, anche se si é trattato piú di un incidente che di un atto intenzionale. Ha provocato grandi danni?» «Be’, ha distrutto parte delle scuderie e creato un vero casino.» «Sono morti dei cavalli o dei novizi?» domandó lei, speranzosa. «No. Quel cowboy umano é rimasto ferito, ma é tutto qui.» «Che peccato. Ora, occupati di quello che ti ho ordinato. Quando torneró a capo della Casa della Notte e governeró come Tsi Sgili, dea di tutti i Vampiri, tu sarai ampiamente ricompensato.» Neferet premette il pulsante che interrompeva la comunicazione. Stava sorseggiando il vino e progettando una morte lenta e dolorosa per Charles LaFont, quando un rumore dalla camera da letto attiró la sua attenzione. Si era dimenticata del giovane fattorino dell’hotel che aveva sfacciatamente flirtato con lei qualche ora prima. In quel momento si era mostrato molto desideroso di farsi bere il sangue. Adesso di certo lo sarebbe stato meno, avendo capito quanto lei fosse andata vicino a prosciugarlo. Neferet si alzó e portó con sé il bicchiere mezzo vuoto Mentre si dirigeva verso la stanza. Avrebbe gustato la paura del ragazzo nel poco sangue che gli restava. Neferet sorrise. 7 ZOEY Era previsto che Stevie Rae e io incontrassimo Thanatos nella sua classe. L’avevo chiamata dal minibus. Non avevamo parlato molto. Aveva detto solo di aver visto la conferenza stampa di Neferet e di andare subito da lei. La Casa della Notte sapeva di fumo. Tutta la scuola puzzava. Mentre parcheggiavamo, mi resi conto che non si trattava solo di fumo. Purtroppo avevo abbastanza esperienza da riconoscere l’odore acre della paura. Che la normale giornata di lezioni non fosse iniziata era straovvio. C’erano novizi che si aggiravano in gruppetti spettegolanti. Piú che chiaro che non stessero andando alla prima ora. Avrebbe dovuto essere bello. Insomma, quale ragazzo non apprezza una meganevicata o un tubo che perde o quello che é? Ma, non so come, non sembrava bello. Sembrava confuso e poco sicuro. «Okay, so che non é per niente normale da parte mia dirlo, ma penso che oggi Thanatos avrebbe dovuto fare andare tutti a lezione.» Afrodite espresse ad alta voce i miei pensieri, in un modo da mettere quasi i brividi. «Invece qui sta andando in scena un vero delirio, che é il sistema migliore per scatenare un panico da oh–cazzo– Senza–Neferet– non-ce-la-possiamo–fare.» Con un gesto, indicó sia i gruppetti di novizi che bisbigliavano sia quelli che, insieme coi vampiri, si stavano dedicando a due incarichi molto tristi: ripulire le scuderie dai detriti e aggiungere legna all’enorme struttura di assi e travi che Sarebbe diventata la pira funebre di Dragone Lankford. «Concordo con te, mia cara», commentó cupo Dario. Inviai una silenziosa ma sentita preghiera: Nyx, aiutami a dire e fare la cosa giusta. E aiuta il mio cerchio, i miei amici a essere forti e decisi. Poi guardai il mio gruppo e seguii l’istinto. «Okay, per quanto detesti ammetterlo ad alta voce, sí, be’, e anche non ad alta voce, Afrodite ha ragione.» Con un colpo di ciuffo, Afrodite scostó all’indietro i lunghi capelli biondi. «Ovvio che ho ragione.» «A questa scuola serve una megadose di normalitá e, purtroppo, al momento credo che siamo noi la parte migliore di normalitá che avranno tutti, qui.» «Questo significa che sono fottuti», sentenzió Kramisha. Si era messa la parrucca gialla con taglio carré e delle zeppe di pelle nera a righe che dovevano essere quasi quindici centimetri. La gonna era corta e iperluccicante. Non so come ma quel look assurdo non le stava male, cosa che mi fece valutare l’idea – per circa due secondi e mezzo – di mettermi i tacchi piú spesso. «Guarda, Kramisha, che sono seria», replicai. «Anch’io», ribatté lei. «Ehi, ragaaazzi, noi possiamo essere normali. Un nuovo tipo di normale. Uno molto piú interessante», intervenne Stevie Rae rivolgendo un sorrisone a Rephaim. Afrodite sbuffó.Io la ignorai, sorrisi a Stevie Rae, e ripresi a parlare, seria: «Dobbiamo dividerci. Un po’ di voi andrá alle scuderie, gli altri alla pira di Dragone. Ricordatevi, siate normali. Comportatevi come al solito. Dobbiamo prendere in mano la situazione per riportarla a un livello che sembri gestibile. Sentite, in questo momento si direbbe che siamo stati attaccati su tutti i fronti. Le scuderie incendiate. I gatti uccisi. Dragone morto. E adesso Neferet non é piú solo una pazza cattiva: é una pazza cattiva che ha coinvolto gli umani di Tulsa in faccende che vanno al di lá della loro comprensione. Noi dobbiamo essere forti e visibili. Dobbiamo tenere unita la Casa della Notte. come ho detto a Thanatos ieri sera, siamo molto piú che dei bambini che bisticciano ed é ora che alziamo la testa, restiamo compatti e otteniamo il rispetto che meritiamo». «Saggio consiglio, Sacerdotessa», commentó Dario, facendomi venire una gran voglia di abbracciarlo. «Io andró alla pira di Dragone a diffondere calma.» Rivolse un caldo sorriso ad Afrodite. «Vieni con me. Avrai un effetto positivo sui Guerrieri in lutto per la morte del Signore delle Spade.» «In circostanze normali, tesoro, direi che ovunque vai tu vado io», rispose Afrodite. «Ma ho bisogno di stare un attimo con Zoey, quindi andró con lei a parlare a Thanatos. Che ne dici se c’incontriamo alla pira non appena ho finito?» Le sue parole mi stupirono e riflettei sul fatto che, a parte Shaylin a inizio giornata, dopo il Rituale di Svelamento non avevo parlato davvero con nessuno. Il tragitto in bus col corpo di Dragone era stato silenzioso e difficile. Poi c’erano stati l’incendio, i gatti morti e, per fortuna, il sonno, anche se non avevo dormito abbastanza. Il che significava che nessuno mi aveva ancora messo all’angolo per chiedermi di Aurox. Che Afrodite avesse quell’intenzione? La guardai. Si era alzata in punta di piedi e stava dando un bacio a Dario. Sembrava quella di sempre: pazza del suo Guerriero e un po’ stronza col resto del mondo. «Anch’io vado con Zy.» La voce di Stevie Rae interruppe il mio nevrotico studio di Afrodite. «Dopo aver parlato con Thanatos andró alla pira funebre. Dovrai essere ben salda e, per una cosa del genere, l’elemento giusto é la terra.» Diede un rapido bacio a Rephaim. «Ci vediamo lá?» «Ci saró.» Ricambió il bacio, sfiorandole con dolcezza la guancia. Poi guardó me. «Se nessuno ha obiezioni, mi piacerebbe fare un giro di perlustrazione intorno alla scuola, soprattutto verso il muro di cinta a est. Se i tentacoli di Tenebra di Neferet strisciano da queste parti, é meglio saperlo.» «A me sembra un’ottima idea. Voi ragazzi che ne dite?» chiesi, guardando Stark e Dario per conferma. I due Guerrieri annuirono. «Okay, grandioso.» Quindi spostai l’attenzione su Stevie Rae. «E credo che sia un’ottima idea anche invocare il tuo elemento. Damien, Shaunee ed Erin... voi tenetevi vicino i vostri elementi. Se possono contribuire a dare forza o sostegno, evocateli. Basta che non vi facciate notare troppo e...» Resami conto di ció che avevo appena detto, non conclusi la frase. «No, invece. Se dovete usare i vostri elementi, fatevi notare.» «Ho capito cosa hai in mente», mi disse Damien. «é ora che la Casa della Notte sia consapevole che dalla nostra parte agiscono prodigiose forze del bene contro tutta quella Tenebra.» «Prodigioso significa eccezionale», tradusse Stevie Rae. «Sappiamo cosa significa», la rimbeccó Kramisha. «Io no», fece Shaunee. «Io neanche», si accodó Erin. Avrei voluto sorridere alle gemelle e dire che era bello sentire di nuovo commenti gemellosi ma, un attimo dopo, Erin arrossí e si allontanó da Shaunee, che sembrava molto a disagio, quindi abbandonai – per il momento – l’idea e presi mentalmente nota di accendere una candela rossa e una blu per loro, chiedendo a Nyx un po’ di aiuto extra. Se trovavo il tempo. Cavolo, se Nyx trovava il tempo. Soffocai un sospiro. «Okay, bene. Allora, dividetevi in gruppi. Andate a fare cose normali, tipo prendere dei libri per studiare e andare in biblioteca.» «Questo per me non é normale», udii brontolare Johnny B, e alcuni ragazzi intorno a lui scoppiarono a ridere. Mi piaceva quel suono. Era normale. «Allora vai in palestra a prendere un pallone da basket o qualcos’altro da maschio», dissi senza riuscire a non sorridere. «Io vado in sala mensa. Nella nostra cucina sembra siano passate le cavallette. Zy, dobbiamo fermarci a comprare qualcosa prima di tornare nei tunnel», disse Kramisha. «Sí, be’, questo é normale. Vai pure. Chi non ha mangiato prima di venire qui, vada con lei. E, ragazzi, separatevi, non state tutti insieme. Parlate con gli altri novizi», aggiunsi. Udii suoni che indicavano approvazione e vidi che si organizzavano, frazionandosi in piccoli gruppi intorno a Dario, alle gemelle, a Damien e a Kramisha. Rephaim si allontanó da solo. Tenni gli occhi fissi sulla sua schiena per un po’, chiedendomi se si sarebbe mai integrato del tutto e, in caso contrario, cosa avrebbe significato per la sua relazione con Stevie Rae. Guardai lei, che a sua volta osservava Rephaim, con espressione adorante. Mi morsi il labbro e continuai a preoccuparmi. «Stai bene, Zy?» sussurró Stark mettendomi un braccio intorno alle spalle. «Sí», risposi, appoggiandomi a lui per un istante. «Sono solo ansiosa in modo ossessivo. Come sempre.» Mi strinse. «Questo va bene, basta che non ti metti a frignare. Tutto quel colamento di naso quando piangi ti dona proprio poco.» Gli assestai un pugno scherzoso. «Io non piango mai.» «Oh, certo, giusto, e non ti cola neanche mai il naso», replicó con quel suo stupendo sorrisetto sbruffone. «Lo so! Incredibile, vero?» «Verissssssimo.» Mi stampó un bacio sulla testa. «Ehi», dissi, ancora al sicuro tra le sue braccia. «Andresti alle scuderie a dare una mano a Lenobia? Io vado da Thanatos, poi ti raggiungo lá.» Esitó solo un istante e l’abbraccio si fece piú forte. A Stark non piaceva separarsi da me, soprattutto quando succedevano cose strane, ma assentí e replicó in fretta: «Saró lí, e ti tengo sotto controllo». Poi mi bació sulla fronte, mi lasció andare e si diresse verso le scuderie. Rabbrividii per l’improvvisa mancanza del suo calore. Gli altri ragazzi iniziarono ad allontanarsi a gruppetti, mentre Stevie Rae e Afrodite rimasero insieme con me. «Saró da voi tra un secondo. Prima devo dare un colpo di telefono a mia madre. Deve sapere che Neferet non é solo un mucchio di stronzate, ma anche un pericoloso mucchio di guai», disse Afrodite. «Pensi che ti ascolterá?» chiesi. «Assolutamente no. Ma ci provo lo stesso», rispose senza esitazioni. «Perché non chiami tuo papá?Voglio dire, é lui il sindaco, non tua mamma», saltó su Stevie Rae. «In casa LaFont il capo é mia madre. Se c’é una possibilitá che il signor sindaco si faccia un’idea riguardo a Neferet, sará grazie a lei.» «Allora buona fortuna», le augurai. «Sí, be’, vedremo», commentó Afrodite prima di tirar fuori il telefono e allontanarsi da noi. Con mio stupore, Shaylin si staccó da un gruppetto e si mise al mio fianco. «Posso venire con voi?» Aveva parlato sottovoce ma con chiarezza, il mento alto come se fosse pronta a uno scontro. «Perché?» chiesi. «Voglio chiedere a Thanatos dei miei colori. So che voi mi avete detto di tenere segreto il mio dono, e capisco il motivo. É una cosa che Neferet non doveva sapere. Ma lei non é piú la Somma Sacerdotessa, e io ho delle domande cui devo trovare risposta. Se a voi due non dispiace, vengo anch’io», aggiunse. Guardai Stevie Rae. «Sei tu la sua Somma Sacerdotessa. A te sta bene?» «Non ne sono sicura. Tu che dici?» «Dico che, se non ci possiamo fidare di Thanatos, siamo fregati del tutto», replicai. «Be’, allora mi sa che é il caso di mettere in cerchio i carri da pionieri e considerare Thanatos una dei nostri. Quindi immagino che mi stia bene.» «D’accordo, puoi venire», dissi a Shaylin. «Grazie», fece lei. «Ho solo perso tempo.» Afrodite ci raggiunse mentre rimetteva il cellulare nella sua stilosissima e scintillante borsa d’oro di Valentino. «Perlomeno non ne ho perso molto.» «Non ha voluto ascoltarti?» domandai. «Oh, no, mi ha ascoltato. Poi mi ha detto che il suo commento erano solo due parole: Nelly Vanzetti. Dopo di che ha riagganciato.» «Eh?» feci. «Nelly Vanzetti é la psi di mia madre», spiegó Afrodite. «E perché tua mamma ti ha detto il suo nome?» chiese Stevie Rae. «Perché,zucca campagnola, é il suo modo di dirmi che le sembro fuori di testa. Non che le importi davvero che io sia pazza o no, vuole solo chiarire che non ha intenzione di ascoltarmi, ma che pagherá la sua psicoterapeuta per farlo.» Afrodite si strinse nelle spalle. «La solita vecchia storia.» «Che cosa meschina», commentó Shaylin. Afrodite socchiuse le palpebre. «Tu perché sei qui?» «Lei ha un dono», disse Stevie Rae. «In proposito il mio livello di chissene é altissimo», replicó Afrodite. «Ho delle domande per Thanatos», spiegó Shaylin. «Viene con noi», aggiunsi. «Come volete.» Afrodite le diede un’occhiata sprezzante. «Vai, allora. Davanti a noi. Devo parlare a queste due, senza orecchie multicolori in ascolto.» «Shaylin, comincia pure ad andare», dissi prima che potessero mettersi a litigare. Di nuovo. «Ci troviamo nell’ufficio di Thanatos.» La ragazza annuí, guardó male Afrodite, e si allontanó. Afrodite sollevó la mano. «Sí, lo so, dovrei essere piú gentile, bla bla bla. Ma lei mi dá sui nervi. Mi ricorda troppo una Kim Kardashian in miniatura, ovvero una tipa inutile, irritante e decisamente troppo vistosa.» Guardai Stevie Rae aspettandomi che replicasse, invece si limitó a scuotere la testa dicendo: «Sono stufa di frustare un accidenti di cavallo morto». «Cavallo morto? é tutto qui? Sul serio?» commentó Afrodite. «Io a te non ho intenzione di parlare mai piú», le disse Stevie Rae. «Bene. Ora, passiamo alle cose importanti. Non vi piacerá niente di quello che devo dirvi, ma é necessario che ascoltiate... a meno di non voler diventare come mia madre.» «Ti ascoltiamo», replicai subito. Stevie Rae tenne le labbra serrate ma assentí. «Per prima cosa, zucca campagnola, so che sei tutta occhioni languidi con Kalona da quando ha versato acqua sul tuo merlotto e l’ha fatto resuscitare...» «Ha pianto lacrime immortali su suo figlio e l’ha riportato magicamente alla vita dopo che era quasi morto. Accidenti al cavolo, c’eri anche tu! L’hai visto», sbottó Stevie Rae. «Tu non mi parlavi piú, ricordi? Ma hai appena chiarito al mio posto quello che intendevo: fino a qualche ora fa, credevamo che Kalona fosse pericoloso e fuori come un balcone quanto Neferet. Adesso é il Guerriero della Morte. Tutta la scuola gli sbaverá dietro, come é successo dopo che é uscito dal terreno. Noi dobbiamo mostrare piú buonsenso. O almeno io mostreró piú buonsenso. Sarebbe carino se anche voi due vi uniste a me.» «Io non mi fideró mai di lui.» Avevo parlato sottovoce, pronunciando parole che mi venivano dal profondo del cuore. «Zy, si é legato a Thanatos col Giuramento di Guerriero», replicó Stevie Rae. Incrociai il suo sguardo. «Ha ucciso Heath. Ha ucciso Stark. Ha riportato in vita Stark solo perché l’ha costretto Nyx. Stevie Rae, io ero nell’Aldilá con lui. Kalona ha chiesto alla Dea quando l’avrebbe perdonato e lei ha risposto che avrebbe potuto domandarglielo solo quando fosse stato degno del suo perdono.» «Magari ci sta lavorando», osservó. «E magari é un violentatore assassino imbroglione e bugiardo», ribatté Afrodite. «Se Zoey e io ci sbagliamo, benissimo. Potrai dirci ’ve l’avevo detto’ e ci scambieremo grandi sorrisi e organizzeremo una stupida festa. Se invece abbiamo ragione, non dobbiamo farci cogliere alla sprovvista quando un dio caduto si fará prendere di nuovo da un attacco di violenza furiosa.» Stevie Rae sospiró.«Lo so, lo so. Hai ragione. Non mi fideró di lui al cento per cento.» «Ottimo. Ma tieni d’occhio anche il tuo merlotto. Lui sí che si fida del paparino al cento per cento, il che significa che Kalona puó usarlo per i suoi interessi. Di nuovo.» L’espressione di Stevie Rae si fece piú tesa, ma la mia amica annuí. «Sí, lo faró.» «Seconda cosa» – l’attenzione di Afrodite si spostó tutta su di me, – «spiegami quella strana stronzata che ti é passata per la testa ieri sera quando hai chiamato Heath quel toro del cazzo.» «Cosa? Non é vero! Giusto, Zy?» saltó su Stevie Rae. Okay, mentire sarebbe stato facile. Avrei potuto semplicemente dire che Afrodite aveva perso la testa e ormai sentiva le voci. Insomma, la sera prima c’era stata una tale quantitá di follia in giro... per non parlare del fatto che gli elementi si erano manifestati con tanta intensitá da rendere chiaro solo l’omicidio di mia mamma da parte di Neferet e il fatto che lei fosse la Consorte della Tenebra. E stavo quasi per mentire. Poi mi ricordai di quanto mi era costato avere detto bugie ai miei amici: avevo perso non solo la loro fiducia per un certo periodo, ma anche il rispetto per me stessa. Non ero stata bene quando avevo mentito. Mi ero sentita non in sincronia con la Dea e con la strada che ritenevo volesse che seguissi. Quindi presi un profondo respiro e dissi la veritá tutto d’un fiato: «Ho guardato Aurox attraverso la pietra del veggente e ho visto Heath e questo mi ha spaventato da morire e l’ho chiamato e Aurox si é voltato e mi ha fissato prima di ritrasformarsi in quel mostro di toro e allora mi ha caricato e io sono rimasta ferma e gli ho detto che a me non avrebbe fatto del male. Fine». «Tu hai perso quel poco di cervello che ti restava. Merda, mi sa che ho buttato via troppo presto il numero della psi di mia madre. Devi farti curare.» «Zy, io saró piú gentile di Afrodite, ma proprio non ha senso. Come puó Heath essere intorno ad Aurox?» «Non lo so! E non gli stava intorno. Era come se Heath splendesse sopra Aurox. O perlomeno lo offuscava con uno scintillio tipo pietra di luna.» Avrei voluto urlare tutta la frustrazione che provavo per non essere in grado di descrivere quello che avevo intravisto. «Era tipo un fantasma?» chiese Stevie Rae. «Questo un minimo di senso potrebbe averlo», commentó Afrodite con un cenno del capo verso Stevie Rae, quasi le due stessero arrivando a capirci qualcosa. «Eravamo nel bel mezzo di un rito per evocare la Morte. Heath é morto. Magari abbiamo ripescato il suo fantasma.» «Non credo», replicai. «Ma non ne sei sicura, giusto?» s’informó Stevie Rae. «No, non sono sicura di niente tranne che la pietra del veggente é magia antica, e la magia antica é forte e imprevedibile. Cavolo, dovrebbe anche trovarsi solo sull’isola di Skye, quindi non so perché vedo cose simili.» Sollevai le braccia. «Forse l’ho immaginato. Forse no. é strano persino per me. Pensavo di aver visto Heath e poi Aurox si é completamente trasformato in quell’orrendo toro ed é scappato.» «é successo tutto molto in fretta», commentó Stevie Rae. «La prossima volta che vedi Aurox, devi guardarlo attraverso quel maledetto sasso, poco ma sicuro. E non stare sola con lui», disse Afrodite. «Non ci penso proprio! Non so neanche dove sia.» «Sará tornato da Neferet», disse Afrodite. Avrei dovuto tenere la bocca chiusa, invece sbottai: «Ha detto di avere fatto una scelta diversa». «Sí, certo, un attimo dopo avere ucciso Dragone e quasi ammazzato Rephaim», ribatté Afrodite. Sospirai. «Stark che ne dice?» domandó Afrodite. Dato che non rispondevo, inarcó un sopracciglio biondo. «Oh, ci sono. Non gliel’hai detto. Giusto?» «Giusto.» «Be’, Zy, non posso fartene una colpa», commentó Stevie Rae, gentile come sempre. «Lui é il suo Guerriero, il suo Guardiano», insistette Afrodite. «Per quanto riesca a essere arrogante, il ragazzo deve sapere che Zoey ha una passione per Aurox.» «Ma non é vero!» «Okay, non per Aurox ma per Heath, e tu pensi che Heath possa essere Aurox.» Afrodite scosse la testa. «Lo vedi quanto fa Crazy Town?» «La mia vita é Crazy Town», ammisi. «Stark deve sapere che potresti essere vulnerabile nei confronti di Aurox», sentenzió Afrodite. «Ma io non sono vulnerabile nei suoi confronti!» «Zucca campagnola, diglielo.» Stevie Rae evitó d’incrociare il mio sguardo. «Stevie Rae?» Lei sospiró e si decise a guardarmi. «Se sei convinta che ci sia anche una minima possibilitá che Heath infesti Aurox o quello che é,significa che non puoi ragionare in modo chiaro riguardo a lui. Lo so. Se perdessi Rephaim e poi pensassi di vederlo intorno a un altro tipo, anche se sembrasse folle, quel tipo sarebbe in grado di colpirmi. Qui.» Indicó il cuore. «E, per la maggior parte del tempo, quello prevale su questa.» Indicó la testa. «Quindi racconta ad arcoman quello che credi di avere visto», concluse Afrodite. Mi scocciava da morire ammetterlo, ma sapevo che avevano ragione. «D’accordo. é una cosa che fa schifo, ma... d’accordo. Glielo diró.» «E io lo diró a Dario», fece Afrodite. «Be’, io lo diró a Rephaim», aggiunse Stevie Rae. «Perché?» Stavo per esplodere. «Perché i Guerrieri intorno a te lo devono sapere», spiegó Afrodite. «D’accordo», ripetei a denti stretti. «Ma finisce qui. Sono stufa della gente che parla di me e dei miei problemi coi ragazzi.» «Be’, Zy, tu ce l’hai qualche problema coi ragazzi», commentó in tono frivolo Stevie Rae prendendomi sottobraccio. «E dobbiamo dirlo anche a Thanatos», disse Afrodite mentre tutt’e tre ci dirigevamo verso la sua classe. «La sua affinitá é con la morte. Direi che ha senso che sappia di fantasmi e cose simili.» «Perché non lo scriviamo sul Tulsa World, cosí Neferet puó farci un articolo nella sua maledetta rubrica di posta dei lettori?» sbottai. «’Maledetta’ équasi una parolaccia. Fai attenzione o la prossima volta sará un ’cazzo’ a scapparti di bocca», saltó su Afrodite. «Un ’cazzo’ che scappa di bocca? Guarda che non suona mica bene», la rimbeccó Stevie Rae scuotendo la testa. Accelerai il passo, trascinandomi quasi dietro Stevie Rae e facendo corricchiare Afrodite per raggiungerci. Non le ascoltai mentre discutevano di parolacce. Invece, ripresi a preoccuparmi. Mi preoccupavo della nostra scuola. Mi preoccupavo della questione Aurox/Heath. Mi preoccupavo di dover dire a Stark della questione Aurox/Heath. E mi preoccupavo del mio stomaco annodato e della non remota possibilitá che venissi colpita da un furioso attacco di diarrea nel bel mezzo di tutto questo. Di nuovo. 8 SHAUNEE «Damien, credo che farei meglio a tenermi lontana dalle scuderie. Ultimamente Lenobia di fuoco ne ha avuto piú che a sufficienza.» Shaunee spostó lo sguardo da Damien a Erin. I tre si erano allontanati quando Zoey aveva detto a tutti di sparpagliarsi, solo che, invece di dividersi, erano rimasti insieme per cercare di capire dove i loro elementi sarebbero stati piú utili. «Giusta osservazione», convenne Damien. «Ha piú senso che tu vada alla pira di Dragone. Lí ci sará presto bisogno di te.» Le spalle di Shaunee si abbassarono di colpo. «Giá,lo so, ma non sono esattamente impaziente di farlo.» «Avvolgiti nel tuo elemento e sará piú facile», intervenne Erin. Shaunee la fissó sbattendo le palpebre, sorpresa non tanto dal fatto che le avesse parlato – anche se aveva evitato di farlo dal momento in cui si erano sgemellate – ma piuttosto dal tono sbrigativo. Parlava di bruciare il corpo di Dragone come se fosse poco piú che accendere un fiammifero. «Erin, non ci sará niente di facile nel funerale di Dragone. Con o senza il mio elemento.» «Non intendevo facile facile», replicó Erin, scocciata. Shaunee aveva l’impressione che, negli ultimi tempi, l’ex gemella lo fosse sempre, scocciata. «Intendevo solo che quando ti avvolgi nel tuo elemento il resto non ti preoccupa piú di tanto. Ma forse il punto é che tu non sei abbastanza partecipe del tuo elemento.» «Che cavolata! La mia affinitá col fuoco é almeno quanto la tua con l’acqua.» Erin si strinse nelle spalle. «Come vuoi. Stavo solo cercando di aiutarti. D’ora in avanti non ci proveró piú.» Si rivolse a Damien, che le stava osservando come non sapesse se intromettersi o scappare a gambe lavate. «Vado io alle scuderie. A Lenobia fará piacere vedere l’acqua, e io non ho problemi a usare il mio elemento.» Senza aggiungere altro, si allontanó. «Ma é sempre stata cosí?» chiese Shaunee, dando voce alla domanda che le frullava per la testa da giorni. «Cosí come?» «Senza cuore.» «La veritá?» «Sí. Erin é sempre stata cosí insensibile?» «Ecco, vedi, mi é davvero difficile risponderti.» Damien parlava sottovoce, quasi pensasse di dover stare attento alle parole per non ferirla. «Dimmi la veritá,anche se é spiacevole», replicó la ragazza. «Bene, allora, sinceramente, finché non vi siete divise, era impossibile distinguervi. Non avevo mai parlato da solo con una di voi. Finivate l’una le frasi dell’altra. Era come se foste due metá di un tutto.» «E adesso non piú?» lo spronó Shaunee vedendo che esitava. «No, adesso é diverso. Adesso siete due individui con una personalitá propria.» Le sorrise. «Il modo piú carino per dire la cosa é che alla maggior parte di noi risulta piuttosto evidente che é la tua personalitá quella col cuore.» Shaunee guardó Erin in lontananza. «Lo sapevo anche prima, e mi faceva venire i nervi. Sai, il modo in cui riusciva a essere cosí sarcastica e pettegola e meschina. Ma passare il tempo con lei poteva anche essere molto divertente, mi sembrava di stare con una in gamba.» «Sembrava cosí perché si divertiva a spese degli altri ed escludeva le persone per sembrare migliore di chiunque», commentó Damien. Shaunee incroció il suo sguardo. «Lo so. Adesso lo vedo. Prima vedevo solo che eravamo migliori amiche, e io avevo bisogno di una migliore amica.» «Ora non piú?» chiese lui. «Ora ho bisogno di piacermi, e non posso farlo se sono solo la metá di una persona. Sono anche stufa di dover sempre dire qualcosa di sarcastico o spiritoso o semplicemente odioso.» Scosse la testa, sentendosi triste e vecchia. «Questo non significa che io trovi orribile Erin. A dire il vero, vorrei che fosse in gamba e divertente e grandiosa come credevo una volta. Peró immagino di avere appena capito che tutte queste cose dovrá esserle, o non esserle, per conto suo. Non ha niente a che vedere con me.» «Sei piú intelligente di quanto pensavo», ammise Damien. «Continuo a essere una schiappa a scuola.» Lui sorrise. «Ci sono altri tipi d’intelligenza.» «Be’, questa per me é una buona notizia.» «Ehi, non ti sottovalutare. Potresti essere brava anche a scuola se solo ci provassi un po’.» «So che a te sembra una cosa positiva, ma a me va benissimo la parte degli ’altri tipi d’intelligenza’.» Damien rise e Shaunee aggiunse: «Vado alla pira. Magari stare da quelle parti sará d’aiuto». «D’aiuto a te o ai Guerrieri?» «A uno dei due. A entrambi. Non lo so», confessó con un sospiro. «Io credo che sará utile a entrambi. Quanto a me, me ne andró in giro, come l’aria. Tenteró di soffiare via un po’ della Tenebra rimasta appiccicata a questo posto», disse Damien. «Lo percepisci anche tu?» Lui annuí. «Percepisco che qui l’energia non é buona. Sono accadute troppe cose negative in troppo poco tempo.» Inclinó la testa, studiando Shaunee. «Adesso che ci penso meglio, non credo che dovresti tenerti lontana dalle scuderie. Il fuoco non é cattivo. Tu non sei cattiva. E Lenobia lo sa. Ti ricordi come hai riscaldato i ferri dei cavalli perché potessimo cavalcare nella tempesta di ghiaccio?» «Me lo ricordo.» Era vero, e quel pensiero la fece sentire piú leggera. «Quindi vai alla pira, da’ una mano lí, ma vai anche alle scuderie. Ricorda a tutti che il fuoco puó fare molto piú che distruggere. Il punto non é mai l’arma, ma chi la brandisce.» «Immagino giusto se penso che volessi dire che l’importante é come lo si usa?» Il sorriso di Damien si allargó.«Visto? Te l’avevo detto che potresti essere brava a scuola. Brandire é un verbo interessante, cosí come i suoi sinonimi dalle varie sfaccettature, tipo impugnare o maneggiare o gestire o esercitare o far valere... a seconda del caso.» «Mi stai facendo venire mal di testa», commentó Shaunee, ma ridendo. «Allora, ci vediamo dopo alle scuderie?» «Sí, certo.» Damien fece per andarsene, ma ci ripensó e tornó da lei per abbracciarla stretta. «Sono contento che tu sia diventata la persona che sei. E, se ti serve un amico, io sono qui per te», le disse, quindi corse via. Shaunee ricacció indietro le lacrime e sorrise, osservando i vaporosi capelli castani del novizio agitarsi nella brezza che aveva creato, quindi mormoró:«Fuoco, manda a Damien una piccola scintilla. Merita di trovare un ragazzo carino che lo renda felice, soprattutto visto che lui ce la mette sempre tutta per rendere felici gli altri». Sentendosi meglio di quanto non si sentisse da settimane, Shaunee si allontanó in un’altra direzione. I suoi passi erano piú lenti, piú calcolati di quelli di Damien, ma non temeva piú il posto dove stava andando. Non era impaziente di vedere la pira e il fuoco, non era Erin. Non poteva semplicemente chiudere fuori da sé tristezza e dolore, congelando i propri sentimenti. E sai che c’é?Non vorrei essere fredda e congelata dentro, anche se questo significherebbe soffrire meno, decise. Shaunee stava traendo forza dal calore costante del proprio elemento. Grazie, Nyx. Cercheró di brandirlo nel modo giusto, era quello che stava pensando quando s’intromise la voce dell’immortale: «Non ti ho ringraziato». Shaunee alzó gli occhi e vide Kalona accanto alla grande statua di Nyx che si trovava davanti al tempio della scuola. Indossava jeans e un gilé di pelle molto simile a quello che portava Dragone, solo che il suo era piú grande e aveva due tagli da cui uscivano le ali nere che l’immortale teneva piegate sulla schiena. E non aveva neppure il simbolo della Dea, ma risultava difficile pensare a una cosa del genere mentre lui la fissava con quegli ultraterreni occhi d’ambra. É davvero stupendo nel modo piú assoluto e non umano. Shaunee scacció dalla testa quel pensiero e si concentró Invece su quanto le aveva detto. «Ringraziarmi? Per cosa?» «Per avermi dato il tuo cellulare. Se non l’avessi fatto, Stevie Rae non avrebbe potuto chiamarmi. Se non fosse stato per te, adesso Rephaim sarebbe morto.» Shaunee avvampó.Si strinse nelle spalle, senza capire perché all’improvviso si sentisse cosí nervosa. «Sei tu quello che é arrivato quando lei ha chiamato. Avresti anche potuto non rispondere e continuare a essere un padre di merda», sbottó la novizia. Seguí un silenzio lungo e imbarazzato, poi Kalona replicó: «Ció che dici é la veritá. Non sono stato un buon padre per i miei figli. Continuo a non esserlo per tutti i miei figli». Shaunee lo guardó,chiedendosi cosa intendesse realmente. La voce dell’immortale era strana. Si sarebbe aspettata di sentirlo triste o serio o anche incavolato. Invece sembrava stupito e un po’ a disagio, come se quei pensieri fossero una completa novitá per lui. Avrebbe voluto guardarlo in faccia per vedere la sua espressione, ma lui stava fissando la statua di Nyx. «Be’», riprese la ragazza, non sapendo bene cosa dirgli. «Stai riorganizzando il tuo rapporto con Rephaim. Magari non é troppo tardi per sistemare le cose anche con gli altri tuoi figli. So che, se mio padre si facesse vivo e volesse fare parte della mia vita, io accetterei. Perlomeno gli darei una possibilitá.» L’immortale aveva girato la testa e adesso fissava Shaunee. Le venne la tremarella, come se quegli occhi d’ambra potessero scoprire troppo di lei. «Quello che voglio dire é che non credo sia mai troppo tardi per fare la cosa giusta.» «Ne sei davvero convinta?» «Sí. Negli ultimi tempi sono arrivata a esserne sempre piú convinta.» Desideró che lui distogliesse lo sguardo. «Allora, quanti figli hai?» Lui fece spallucce, le massicce ali che si sollevavano leggermente. «Ho perso il conto.» «Direi che sapere quanti figli hai é un buon punto di partenza in tutta la faccenda del vorrei– essereun–buonpadre.» «C’é una notevole differenza tra sapere una cosa e prendere provvedimenti in proposito», replicó lui. «Certo, ma io ho detto che é un buon punto di partenza.» Shaunee piegó la testa verso la statua. «Anche questo é un buon punto di partenza.» «La statua della Dea?» La ragazza aggrottó la fronte, un po’ meno a disagio sotto il suo sguardo. «Si puó fare di piú che gironzolare qui intorno. Prova a implorare il suo...» «Il perdono non é accordato a tutti!» tuonó l’immortale. Shaunee si accorse di stare tremando, ma il suo sguardo si spostó sulla statua di Nyx. Avrebbe potuto quasi giurare che le belle labbra di marmo si stessero piegando all’insú in un dolce sorriso rivolto a lei. Che si trattasse o no della sua immaginazione, la cosa diede alla novizia quel tanto di coraggio che le serviva per continuare d’un fiato: «Non stavo dicendo ’perdono’. Stavo per dire’aiuto’. Prova a chiedere aiuto a Nyx». «Nyx non mi ascolterebbe. Sono millenni che non lo fa.» Kalona aveva parlato talmente piano che Shaunee aveva fatto una gran fatica a sentirlo. «Durante questi millenni, quante volte le hai chiesto aiuto?» «Mai.» «Allora come fai a sapere che non ti ascolta?» Kalona scosse la testa. «Sei stata mandata da me per essere la mia coscienza?» Fu il turno di Shaunee di scuotere la testa. «Non sono stata mandata da te, e la Dea sa che ho giá abbastanza problemi con la mia, di coscienza. Figuriamoci se posso essere quella di qualcun altro.» «Non ne sarei cosí sicuro, giovane novizia incandescente... Non ne sarei cosí sicuro», rifletté ad alta voce l’immortale, poi, in modo brusco, si allontanó dalla ragazza, fece alcuni passi lunghi e rapidi, e si lanció nel cielo della notte. REPHAIM Non gli importava poi molto che la maggior parte dei ragazzi continuasse a evitarlo. Damien era gentile, ma Damien era gentile con tutti, quindi Rephaim non era certo cha la sua cortesia lo riguardasse in modo personale. Perlomeno Stark e Dario non cercavano di ucciderlo né di tenerlo lontano da Stevie Rae. Di recente Dario era addirittura sembrato quasi amichevole. La sera prima, il Guerriero l’aveva persino aiutato quando era inciampato nel salire sul bus, ancora debole per le ferite guarite per magia. Mio padre mi ha salvato e poi si é vincolato con giuramento come Guerriero della Morte. Lui mi vuole bene, e sta scegliendo la Luce invece della Tenebra. Il pensiero lo fece sorridere, anche se l’ex Raven Mocker non era ingenuo e fiducioso quanto credevano Stevie Rae e gli altri. Rephaim voleva che suo padre continuasse sulla via di Nyx, lo voleva moltissimo. Ma lui, meglio di chiunque altro tranne la Dea stessa, conosceva la rabbia e la violenza in cui l’immortale caduto aveva sguazzato per secoli. L’esistenza di Rephaim era la prova della capacitá di suo padre di provocare grande dolore agli altri. Rephaim abbassó le spalle di colpo. Era arrivato nel punto in cui si trovava la quercia spaccata e che era caduta metá contro il muro di cinta, metá sul terreno del campus. Il centro del grande albero sembrava essere stato colpito da un fulmine scagliato da un dio furioso. Ma Rephaim conosceva la veritá. Suo padre era un immortale, non un dio. Kalona era un Guerriero, e deposto, per di piú. Stranamente turbato, Rephaim distolse lo sguardo dallo squarcio nell’albero. Si sedette su un ramo abbattuto e studió quelli che si appoggiavano sul muro di cinta. «Questo va sistemato», disse ad alta voce, riempiendo il silenzio della notte con l’umanitá della propria voce. «Stevie Rae e io possiamo lavorarci insieme. Forse l’albero non é perduto del tutto.» Sorrise. «La mia Rossa ha guarito me. Perché non potrebbe guarire anche una pianta?» La quercia non rispose ma, mentre parlava, Rephaim provó una sensazione di dé já -vu. Come fosse giá stato lí, e non solo in un giorno di scuola. Di esserci stato prima, col vento sotto le ali e con lo splendente cielo del mattino che lo chiamava. Aggrottó la fronte e se la massaggió,sentendo che stava arrivando il mal di testa. Che fosse andato lí di giorno quando era un corvo, quando la sua umanitá restava cosí nascosta in lui che quelle ore passavano come impressioni vaghe e indistinte d’immagini, suoni e odori? L’unica risposta fu il sordo pulsare nelle tempie. Il vento intorno a lui si mosse, frusciando tra i rami abbattuti, facendo mormorare le rade foglie brunite dall’inverno che si aggrappavano ancora con tenacia alla vecchia quercia. Per un attimo sembró che l’albero cercasse di parlargli, di raccontargli i suoi segreti. Rephaim tornó a guardare il centro del tronco. Ombre. Corteccia spezzata. Legno scheggiato. Radici esposte. E sembrava che il terreno vicino alla parte centrale avesse giá cominciato a sgretolarsi, quasi al di sotto si stesse formando una fossa. Rabbrividí. C’era giá stata una fossa, lí. Che aveva imprigionato Kalona nella terra per secoli. Il ricordo di quei secoli e della terribile esistenza semicorporea piena di rabbia e violenza e solitudine che aveva vissuto in quel periodo era ancora parte del pesante fardello di Rephaim. «Dea, so che mi hai perdonato per il mio passato, e te ne saró grato per sempre. Ma non potresti, magari, insegnarmi a perdonarmi davvero anch’io?» La brezza soffió di nuovo. Era un suono rilassante, quasi l’antico mormorio dell’albero potesse essere la voce della Dea. «Lo prenderó come un segno», disse ad alta voce rivolto all’albero, premendo la mano aperta sulla corteccia. «Chiederó a Stevie Rae di aiutarmi a rimediare alla violenza che ti ha frantumato. Presto. Ti do la mia parola. Torneró presto.» Allontanandosi per continuare il giro di controllo del perimetro della scuola, a Rephaim parve di udire un movimento sotto l’albero e immaginó che fosse la vecchia quercia che lo ringraziava. AUROX Aurox camminava avanti e indietro nella fossa sotto la quercia abbattuta. Faceva tre lunghi passi, poi si voltava e faceva altri tre passi per tornare al punto di partenza. Avanti e indietro, avanti e indietro... E intanto pensava, pensava, pensava, e desiderava disperatamente di avere un piano. La testa gli faceva male. Non si era rotto nulla cadendo nella fossa, ma il bernoccolo si era gonfiato e sanguinava. Aveva fame. Aveva sete. Faceva fatica a riposare lí nel terreno, anche se il suo corpo era esausto e per guarire aveva bisogno di un bel sonno. Perché aveva pensato che fosse una buona idea tornare in quella scuola, e nascondersi proprio dove vivevano il professore che aveva ucciso e il ragazzo che aveva cercato di uccidere? Aurox si prese la testa tra le mani. Non io! avrebbe voluto urlare. Non ho ucciso io Dragone Lankford. Non ho aggredito Rephaim. Io ho fatto una scelta diversa! Ma la sua scelta non aveva contato. Si era trasformato in una bestia. E quella bestia si era lasciata dietro morte e distruzione. Era stato stupido da parte sua andare lí. Stupido pensare di poter trovare se stesso o di fare qualcosa di buono. Buono? Se avessero scoperto che si nascondeva a scuola sarebbe stato aggredito, imprigionato, magari anche ucciso. Non contava che non fosse andato lí per fare del male. Avrebbe assorbito la rabbia di chi lo avesse scoperto e sarebbe emersa la bestia. Non sarebbe riuscito a controllarla. I Guerrieri Figli di Erebo l’avrebbero circondato mettendo fine alla sua miserabile esistenza. Peró una volta l’ho controllata. Non ho aggredito Zoey. Ma avrebbe avuto l’opportunitá di spiegare che non voleva fare del male a nessuno? Addirittura avere un istante per mettere alla prova il proprio autocontrollo e dimostrare che dentro di lui non c’era solo la bestia? Aurox riprese a camminare. No, le sue intenzioni non avrebbero contato per nessuno alla Casa della Notte. Loro non avrebbero visto altro che la bestia. Anche Zoey? Persino Zoey sarebbe stata contro di lui? Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato grazie alla sua protezione che sei riuscito a scappare. La voce di nonna Redbird calmó i suoi pensieri turbolenti. Zoey l’aveva difeso. Lei aveva creduto che potesse controllare la bestia abbastanza da non farle del male. Sua nonna gli aveva offerto un rifugio. Zoey non poteva volerlo morto. Gli altri sí, peró. Aurox non li biasimava. Meritava di morire. Il fatto che, di recente, lui avesse cominciato a provare dei sentimenti, a desiderare una vita diversa, non cambiava il passato. Aveva commesso degli atti violenti, spregevoli. Aveva fatto tutto quello che gli ordinava la Sacerdotessa. Neferet... Anche se silenzioso, una parola non pronunciata nella sua mente, quel nome gli provocó un brivido per tutto il suo corpo agitato. La bestia dentro di lui voleva andare dalla Sacerdotessa. La bestia dentro di lui aveva bisogno di servirla. «Io sono piú di una bestia.» La terra all’intorno assorbí le parole, attutendo la sua umanitá. Disperato, afferró una radice contorta e inizió a tirarsi fuori dalla buca. «Questo va sistemato.» La frase fluttuó giú fino ad Aurox. Che si bloccó. aveva riconosciuto quella voce: Rephaim. Nonna Redbird gli aveva detto la veritá.Il ragazzo era vivo! Il peso invisibile sulle spalle di Aurox diminuí leggermente. Ecco una morte che non aveva sulla coscienza. Si accovacció in silenzio, sforzandosi di capire con chi stesse parlando Rephaim. Non percepiva rabbia né violenza. Di certo, se il ragazzo avesse avuto anche solo il sospetto che Aurox fosse nascosto cosí vicino, sarebbe stato pieno di sentimenti di vendetta, no? Il tempo sembrava passare lentamente. Il vento crebbe. Aurox riusciva a sentirlo sferzare le foglie secche dell’albero spezzato sopra di lui. Colse delle parole che fluttuavano nella brezza: «lavorarci... albero... Rossa ha guarito...» Tutto con la voce di Rephaim, priva di rancore, come parlasse tra sé.E poi il vento portó fino a lui la preghiera del ragazzo: «Dea, so che mi hai perdonato per il mio passato, e te ne saró grato per sempre. Ma non potresti, magari, insegnarmi a perdonarmi davvero anch’io?» Aurox quasi non respirava. Rephaim stava chiedendo aiuto alla sua Dea per perdonare se stesso? Perché? Si massaggió la testa che pulsava e rifletté.Di rado la Sacerdotessa gli aveva parlato, se non per ordinargli di compiere un atto violento. Ma aveva detto moltissime cose in sua presenza, quasi lui non avesse avuto la capacitá di ascoltarla o di formulare pensieri propri. Cosa sapeva di Rephaim? Che era figlio dell’immortale Kalona. E che era afflitto da una maledizione che lo faceva essere ragazzo di notte e corvo di giorno. Maledizione? L’aveva appena udito pregare e, in quella preghiera, ringraziare Nyx del suo perdono. Di certo una dea non maledice e perdona nello stesso istante. Poi, con un sussulto di sorpresa, Aurox si ricordó del corvo che si era preso gioco di lui e aveva fatto un rumore cosí forte da farlo finire in quella buca. Che fosse stato Rephaim? Il corpo di Aurox si tese mentre si preparava allo scontro che sembrava imminente e inevitabile. «Ti do la mia parola. Torneró presto.» Quelle parole fecero capire ad Aurox che Rephaim se ne stava andando, almeno per il momento. Si rilassó appoggiandosi alla parete di terra, il corpo dolorante e la testa che ronzava. Che non potesse rimanere nella fossa era ovvio, ma era l’unica cosa ovvia per Aurox. Era stata la dea di Rephaim, quella che l’aveva perdonato, a condurlo dove si trovava lui? In quel caso, voleva indicargli redenzione o vendetta? Doveva consegnarsi, magari a Zoey, e affrontare le relative conseguenze? E se la bestia fosse emersa di nuovo, e stavolta non fosse riuscito a controllarla? Doveva scappare? Doveva andare dalla Sacerdotessa e chiedere delle risposte? «Io non so niente», mormoró tra sé.«Io non so niente.» Aurox chinó la testa sotto il peso della propria confusione e delle proprie aspirazioni. Incerto, silenzioso, imitó Rephaim con una sua preghiera. Semplice. Sincera. Ed era la prima volta che Aurox pregava. Nyx, se davvero sei una dea disposta al perdono, ti prego aiutami... ti prego... 9 ZOEY «Neferet dev’essere fermata», esordí Thanatos senza preamboli. «Mi sembra un’ottima notizia. Era ora», commentó Afrodite. «Quindi sará l’intero Consiglio Supremo a venire qui per dire che la sua stupida conferenza stampa era un’immensa stronzata o Duantia viene da sola?» «Non vedo l’ora che gli umani sappiano come stanno davvero le cose», intervenne Stevie Rae, incavolata quanto Afrodite, senza lasciare modo a Thanatos di replicare. «Sono proprio stufa di Neferet che sorride e sbatte le ciglia e fa credere a tutti di essere zucchero e miele.» «Neferet fa molto piú che sorridere e sbattere le ciglia», commentó seria Thanatos. «Usa i doni della Dea per manipolare e fare del male. I vampiri subiscono il suo incantesimo, e gli umani hanno ben poche difese contro di lei.» «Il che significa che il Consiglio Supremo dei Vampiri deve scendere in campo e fare qualcosa», sentenziai. «Vorrei che fosse cosí semplice», disse Thanatos. Mi si strinse lo stomaco. Avevo una delle mie sensazioni, e non era quasi mai un bene. «Cosa vuol dire? Perché non dovrebbe essere cosí semplice?» domandai. «Il Consiglio Supremo non immischia gli umani negli affari dei vampiri», spiegó. «Ma l’ha giá fatto Neferet», insistetti. «Giá,sarebbe come chiudere la stalla dopo che i buoi se ne sono andati da un po’», aggiunse Stevie Rae. «Quella stronza ha ammazzato la mamma di Zoey.» Afrodite scuoteva la testa, incredula. «Sta dicendo che il Consiglio Supremo intende ignorare una cosa simile e fargliela passare liscia per un omicidio e per avere sputtanato noi?» «E voi cosa vorreste che facesse il Consiglio Supremo? Denunciare Neferet come assassina?» «Sí», sentenziai, felice di sembrare tosta e matura e non una dodicenne spaventata, che in realtá era come mi faceva sentire tutta quella storia. «So che é immortale e potente, ma ha ucciso mia madre.» «Non ne abbiamo le prove», replicó pacata Thanatos. «Stronzate! L’abbiamo visto tutti!» esplose Afrodite. «In un Rituale di Svelamento realizzato con un incantesimo di morte. Niente di tutto questo puó essere ripetuto. Il terreno é stato ripulito da quell’atto violento grazie all’intervento dei cinque elementi.» «Ha preso come Consorte la Tenebra», replicó Afrodite. «Non solo é in combutta col male, probabilmente ci fa pure le porcherie!» «Che schifo», commentammo all’unisono Stevie Rae e io. «Gli umani non crederebbero a niente di tutto questo, neppure se fossero stati presenti.» Ci voltammo tutte a guardare Shaylin, che fino a quel momento era rimasta zitta a fissarci con quella che avevo creduto essere un’espressione sconcertata e un po’ vitrea. Ma la sua voce era ferma. Certo, sembrava nervosa, ma aveva di nuovo sollevato il mento e assunto quella che cominciavo a riconoscere come la sua aria ostinata. «Che cavolo ne sai tu e perché hai aperto bocca?» l’apostrofó Afrodite in modo scortese. Ma Shaylin l’affrontó senza battere ciglio: «Un mese fa, ero umana. Gli umani non si fidano della magia dei vampiri. Tu ce l’hai intorno da troppo tempo. Hai completamente perso la prospettiva». «E tu hai completamente perso la testa», ringhió Afrodite, gonfiandosi come un pesce palla. «Di nuovo bambini che bisticciano.» Thanatos non aveva alzato la voce, ma le sue parole fendettero l’aria. «Loro non vogliono litigare», dissi nell’improvviso silenzio. «Nessuno di noi vuole farlo. Ma siamo tutti frustrati e ci aspettavamo che lei e il Consiglio Supremo faceste qualcosa, qualunque cosa, per aiutarci contro Neferet.» «Lasciate che vi mostri la veritá riguardo a chi siamo, poi potrete comprendere meglio questo scontro in cui vorreste coinvolgere gli umani.» Thanatos sollevó il braccio destro, mise la mano a coppa, prese un profondo respiro e, con la mano sinistra, agitó l’aria al di sopra del palmo, dicendo: «Osservate il mondo!» La sua voce era possente, ipnotica. Il mio sguardo era attirato sul suo palmo, su cui stava prendendo forma un globo. Era stupendo, non come quei noiosi mappamondo cui gli insegnanti di storia e geografia fanno prendere un mucchio di polvere. Questo pareva fatto di fumo nero e acqua, che s’increspava e ondeggiava, fino a far emergere i continenti. «Ohsssantocielo, che splendore!» sbottó Stevie Rae. «Proprio cosí», convenne Thanatos. «E adesso guardate chi siamo noi nel mondo!» Mosse le dita della mano sinistra verso il globo, come se gli spruzzasse sopra dell’acqua. Afrodite, Stevie Rae, Shaylin e io restammo senza fiato. Cominciarono ad apparire piccole scintille, che punteggiarono il mondo di onice di minuscoli luccichii di diamante. «é bellissimo», commentai. «Sono diamanti? Diamanti veri?» s’informó Afrodite facendosi avanti. «No, giovane Profetessa. Sono anime. Anime vampire. Siamo noi.» «Ma sono cosí poche! Cioé,a confronto col resto del globo che é tutto scuro», disse Shaylin. Aggrottai la fronte e mi avvicinai con Stevie Rae. Shaylin aveva ragione. La terra sembrava immensa in rapporto alla spruzzata di puntini luccicanti. Continuai a fissare, gli occhi attirati dalle concentrazioni di lucentezza: Venezia, l’isola di Skye, alcune zone di quella che credevo fosse la Germania. Un piccolo ammasso in Francia, qualche macchiolina in Canada e diverse altre negli Stati Uniti. Diverse altre ma non poi tante. «Quella é l’Australia?» chiese Stevie Rae. Sbirciai l’altra parte del globo, scorgendo una spolverata di diamanti. «Sí. E lí c’é pure la Nuova Zelanda», confermó Thanatos. «Quello é il Giappone, vero?» Shaylin indicó un’altra macchiolina di luce. «Sí, é vero», rispose Thanatos. «L’America ha meno diamanti di quanto dovrebbe», sbottó Afrodite. Thanatos non replicó.Incroció il mio sguardo, ma io lo distolsi e tornai a studiare il mondo. Lentamente, girai intorno alla Somma Sacerdotessa, desiderando di essere stata piú attenta alle lezioni di geografia. Completato il cerchio, fissai di nuovo negli occhi Thanatos. «Non siamo abbastanza», sentenziai. «é questa la triste veritá. Siamo brillanti, potenti e straordinari, ma siamo pochi.» «Quindi, anche se riuscissimo a farci ascoltare dagli umani, questo significherebbe aprire una porta verso il nostro mondo che é meglio resti chiusa.» Afrodite aveva parlato con calma, sembrando matura e, cosa atipica, per niente stronza. «Comincerebbero a pensare che le loro leggi valgono anche per noi, che abbiamo bisogno di loro per filare dritto, e questo significherebbe dargli il permesso di spegnere le nostre luci.» «Spiegazione semplice ma efficace.» Thanatos batté le mani e il globo scomparve in uno sbuffo di fumo scintillante. «Allora che facciamo? Non possiamo lasciare che Neferet la passi liscia con tutte le sue cavolate. Mica si fermerá alla conferenza stampa piú comitato e rubrica sul giornale. Lei vuole morte e distruzione. Che diavolo, la Tenebra é il suo Consorte!» saltó su Stevie Rae. «Dobbiamo combattere il suo fuoco col nostro fuoco», disse Shaylin. «Oh, cazzo! Non ce la posso fare a sopportare un’altra che usa pessime metafore invece di dire le cose come stanno», sbottó Afrodite. «Quello che voglio dire é che, se Neferet sta coinvolgendo gli umani, allora dobbiamo farlo anche noi. Ma alle nostre condizioni», replicó Shaylin. Chiarito il concetto, mimó con le labbra la parola «odiosa», ma Afrodite aveva deciso d’ignorarla. Di nuovo. E, per fortuna, le aveva giá voltato le spalle. «Shaylin, ti trovo interessante. Novizia, come mai hai accompagnato queste due Sacerdotesse e la Profetessa?» le chiese all’improvviso Thanatos. Noi Sacerdotesse e la Profetessa non fiatammo. Personalmente, volevo vedere come se la gestiva Shaylin con Thanatos. Mi piaceva pensare che Stevie Rae tenesse la bocca chiusa per lo stesso motivo. Il ragionamento di Afrodite lo conoscevo giá, e Shaylin l’aveva appena riassunto con quell’unica parola: «odiosa». La piccola novizia rossa sollevó il mento e assunse un’espressione stracaparbia. «Sono venuta perché volevo chiederle del mio dono. Loro erano d’accordo.» S’interruppe, squadró Afrodite e aggiunse: «Be’, due su tre erano d’accordo». «Che dono ti ha concesso Nyx?» «La Vista Assoluta. Credo.» Spostó nervosamente lo sguardo da Stevie Rae a me. «Giusto?» «Noi crediamo di sí», confermai. «Giá. Almeno é quello che ci hanno detto le ricerche di Damien, e lui ha quasi sempre ragione quando fa ricerche», chiarí Stevie Rae. Anche Afrodite disse la sua, stupendomi molto: «Ha detto che Neferet era color occhi di pesce morto. Questo mi fa pensare che ci possa essere dietro qualcosa di piú di una semplice malattia o di un lieve ritardo mentale». «Tu vedi l’aura delle persone?» chiese Thanatos, studiando Shaylin come se stesse guardando in un microscopio e la novizia fosse schiacciata su un vetrino. «Io vedo i colori. Non so come definire la cosa. Io... io ero cieca prima di essere Segnata. Lo sono da quando avevo cinque anni. Poi, zap! Mi ritrovo con una mezzaluna rossa in mezzo alla fronte, mi torna la vista e con lei i colori. Un sacco di colori. Grazie a loro so delle cose sulla gente. Tipo che ho capito che Neferet era marcia dentro nell’attimo in cui l’ho vista. Anche se dall’esterno era bellissima.» Shaylin rimase immobile, con le mani giunte dietro la schiena, e continuó a spiegare, sotto lo sguardo scrutatore della Somma Sacerdotessa: «Cosí come so che Erik Night di fondo é un ragazzo a posto, é solo debole. Ha sempre preso la strada piú facile. Lei, Somma Sacerdotessa, é nera, ma non un nero piatto. é profondo e intenso, e attraversato da piccoli lampi dorati». Poi sospiró. «Credo significhi che é molto vecchia e intelligente e potente, ma pure che ha un bel caratterino che tiene sotto controllo. Per la maggior parte del tempo.» Le labbra di Thanatos si piegarono all’insú. «Continua.» Shaylin diede una rapida occhiata a Stevie Rae, poi tornó a fissare Thanatos. «I colori di Stevie Rae sono come i fuochi d’artificio. Il che mi fa pensare che sia la persona piú gentile e piú felice che abbia mai incontrato.» «Solo perché non hai conosciuto Jack», commentó Stevie Rae con un sorriso un po’ triste. «Comunque grazie. Mi hai detto proprio una cosa carina.» «Non volevo essere carina. Cerco solo di dire la veritá.» Spostó lo sguardo su Afrodite. «Be’, per la maggior parte del tempo cerco di dire la veritá.» Afrodite sbuffó. Aspettai che passasse a me, che spiegasse a Thanatos che i miei colori si erano scuriti perché ero superpreoccupata, ma su di me non disse nulla. Fece solo un piccolo cenno con la testa, quasi avesse deciso qualcosa tra sé,e concluse: «Ecco perché sono qui. Mi serve il suo Consiglio su come usare il mio dono e per saperne di piú». Credo sia stato in quel momento che ho iniziato a rispettarla. Thanatos non era una Somma Sacerdotessa qualsiasi. Era membro del Consiglio Supremo e aveva un’affinitá con la morte. Okay, Thanatos metteva paura. Molta. Eppure ecco lí Shaylin, quaranta chili di meno e novizia da neanche un mese, che le teneva testa senza spifferare niente di troppo personale su di me. Non aveva neanche riferito della guizzante luce gentile di Afrodite. Ci voleva fegato. Parecchio. Guardai le mani strette di Shaylin e vidi che le dita erano sbiancate. Sapevo come si sentiva. Anch’io avevo avuto un faccia a faccia con una Somma Sacerdotessa poco dopo essere stata Segnata. Mi avvicinai a lei. «Comunque lo si voglia chiamare, Shaylin ha un dono. Io sono d’accordo con Damien. Penso che sia la Vista Assoluta.» «Lo pensiamo tutti», convenne Stevie Rae. «Mi puó aiutare?» chiese la novizia. A quel punto Thanatos mi stupí. Non disse niente. Andó alla sua scrivania e prese a fissarla come se la risposta alla domanda di Shaylin fosse stata scritta sul grande calendario giornaliero che usava come sottomano. E se ne restó lí cosí, la testa china, per quello che sembró un tempo assurdamente lungo. Avevo deciso che dovevo mettere anch’io le mani dietro la schiena per evitare di dimenarmi, quando la Somma Sacerdotessa si voltó, rivolgendosi a tutt’e quattro. «Shaylin, la risposta che ho per te é la stessa che ho per Zoey, Stevie Rae e Afrodite.» quest’ultima brontoló qualcosa sul non ricordarsi di avere fatto domande, ma Thanatos riprese senza badarle: «Ciascuna di voi ha ricevuto dalla nostra Dea doni insoliti, e questo per noi é una fortuna, perché ci serviranno tutti i doni che la Luce puó darci se dobbiamo combattere la Tenebra». «Voleva dire ’battere’, vero?» intervenne Stevie Rae. Conoscevo la risposta di Thanatos prima che parlasse: «La Tenebra non puó essere totalmente sconfitta. Puó Solo essere combattuta e smascherata dall’amore e dalla Luce e dalla veritá». «Squadra perdente. Di nuovo», commentó sottovoce Afrodite. «Daró un compito a ciascuna di voi in modo che possiate tenere in esercizio i vostri doni. Profetessa, il primo é per te.» Afrodite fece un megasospiro. «Hai ricevuto da Nyx il dono di visioni che sono premonitrici di future disgrazie. Hai avuto una visione prima della conferenza stampa di Neferet?» Afrodite sembró sorpresa della domanda. «No. Ormai é circa una settimana che non ne ho.» «E allora qual é la tua utilitá, Profetessa?» Le parole di Thanatos erano dure, fredde, quasi crudeli. Afrodite sbiancó in viso per poi arrossire di colpo. «Chi é,lei, per contestarmi? Non é Nyx. Io non sono al suo servizio. Io sono al servizio della Dea!» «Esatto!» L’espressione di Thanatos si rilassó.«Allora servila. Ascoltala. Presta attenzione ai suoi segni e ai suoi segnali. Le tue visioni si sono fatte sempre piú dolorose e difficili, vero?» Afrodite annuí con un movimento rapido e rigido. «Forse é perché la nostra Dea desidera che tu metta in pratica il tuo dono in altri modi. L’hai giá fatto, brevemente, davanti al Consiglio Supremo. Ricordi?» «Certo che mi ricordo. é cosí che ho scoperto che l’anima di Kalona e quella di Zoey avevano lasciato i loro corpi.» «Ma non hai avuto bisogno di una visione per capirlo.» «No.» «Ho chiarito il concetto», sentenzió Thanatos, per poi rivolgersi a Stevie Rae. «Tu sei la Somma Sacerdotessa piú giovane che abbia mai conosciuto, e la mia vita é stata lunga. Sei la prima Somma Sacerdotessa Vampira Rossa nella storia del nostro popolo. Hai una forte affinitá con la terra.» «Sí.» Stevie Rae strascicó la parola come se stesse aspettando la battuta finale di Thanatos. «Il tuo compito é di esercitare il comando. Deleghi troppo spesso a Zoey. Trai forza dalla terra e comincia a comportarti come una vera Somma Sacerdotessa.» Thanatos non le diede il tempo di replicare e il suo sguardo scuro trafisse Shaylin. «Se tu hai la Vista Assoluta, il tuo dono é valido se lo sei tu. Non sprecarlo in gelosie e meschinitá.» «é per questo che sono qui. Voglio imparare a usarlo nel modo giusto», ribatté subito Shaylin. «Questa, giovane novizia, é una cosa che devi imparare da te, crescendo. Il tuo compito é studiare chi vi circonda. Vai dalla tua Somma Sacerdotessa coi risultati del tuo studio. Stevie Rae userá la forza del suo elemento, oltre al suo crescente potere di capo, per guidarti.» «Ma io non so...» «E non lo saprai mai, Stevie Rae», la interruppe Thanatos. «Non saprai mai niente. Niente d’importante. A meno che non ti assuma la responsabilitá di essere una Somma Sacerdotessa. Impara a contare su te stessa in modo che gli altri possano sentirsi sicuri di poter contare su di te.» Stevie Rae chiuse la bocca e annuí, sembrando tipo una dodicenne e l’esatto contrario di una Somma Sacerdotessa. Ma non ebbi il tempo di commentare perché Thanatos aveva giá puntato su di me i suoi occhi da killer. «Usa la pietra del veggente.» «Eh?» «Ti mette paura. La veritá é che il mondo dovrebbe metterti paura, dovrebbe metterne a tutte voi, in questo momento. La paura non é un motivo per evitare le tue responsabilitá. Hai un pezzo di magia antica che con te funziona. Usalo.» «Come? Per cosa?» sbottai. «Una pietra del veggente, il dono della Vista Assoluta, una Profetessa, una Somma Sacerdotessa... tutte queste cose potenti sono inutili se non cominciate a rispondere da sole a queste domande. Sostenete di non essere ragazzine che bisticciano? Dimostratelo. Potete andare.» Ci voltó la schiena e tornó alla scrivania. Evidentemente le mie amiche e io avemmo lo stesso impulso nello stesso istante, perché schizzammo tutte in direzione dell’uscita. «Accenderó la pira di Dragone Lankford a mezzanotte. Siate presenti alla cerimonia. Subito dopo ho bisogno di voi e del resto del vostro cerchio nell’atrio della scuola. Ho indetto la mia conferenza stampa.» Le parole di Thanatos ci colpirono come un muro invisibile. Ci fermammo, ci voltammo e la fissammo a bocca aperta. Deglutii, perché avevo la gola terribilmente asciutta e dissi: «Ma ha detto che non possiamo affrontare Neferet nella comunitá umana. Quindi su cos’é la conferenza stampa?» «Stiamo continuando con cordialitá quello che Neferet ha iniziato solo per creare caos e conflitti. Ha aperto questa scuola ai dipendenti umani. Nella conferenza annunceremo che, anche se ci ha rattristato vedere Neferet lasciare il suo impiego nella scuola, siamo felici di valutare richieste di lavoro presso la Casa della Notte da parte della comunitá locale. Sorrideremo tutti. Saremo calorosi e aperti. James Stark sará presente e sará affascinante, bello e per nulla pericoloso.» «Ha intenzione di far sembrare Neferet solo un’impiegata scontenta? Questa sí che é un’idea brillante!» commentó Afrodite. «E normale», aggiunsi. «Una cosa che gli umani capiranno senz’altro», disse Shaylin. «Ehi, ragaaazzi, se volete sul serio essere normali e come gli umani, dobbiamo organizzare un open day con sportello lavoro.» Fissammo tutte Stevie Rae. «Continua, Somma Sacerdotessa», disse Thanatos. «Qual é la tua idea?» «Be’, al mio liceo si teneva uno sportello lavoro per quelli dell’ultimo anno. Funzionava come i soliti open day, col punch che faceva schifo e con le cose da mangiare e cosí via. Ma ditte di Tulsa e di Oklahoma City e persino di Dallas venivano a prendere le domande di assunzione e facevano colloqui con gli studenti piú grandi mentre noialtri ciondolavamo in giro e sognavamo di diplomarci.» Stevie Rae fece un sorriso imbarazzato e si strinse nelle spalle. «Immagino di non averci pensato prima perché ho perso la mia occasione, venendo Segnata e tutto il resto.» «In realtá é un’idea interessante», commentó Thanatos, stupendomi. «Menzioneremo la nostra intenzione di aprire la scuola per uno sportello lavoro» – pronunció quelle parole come se fossero in una lingua straniera – «durante la conferenza stampa di stasera.» «Se vogliamo organizzare un vero open day, qui ci serve un po’ di gente. Che ne dite d’invitare Street Cats e fare una raccolta fondi con adozione di gatti? Sarebbe un’iniziativa che la cittá potrebbe sostenere», aggiunse Stevie Rae. «E sarebbe normale. Le feste di beneficenza sono normali, e tirano fuori di casa la gente coi soldi, che é sempre un bene», commentó Afrodite. «Ottima idea», disse Thanatos. «Mia nonna puó aiutare a organizzare la questione Street Cats. Lei e suor Mary Angela, la direttrice del rifugio per gatti, sono amiche», dissi. Thanatos annuí. «Allora chiameró Sylvia e le chiederó se ha voglia di coordinare quella che chiameremo ’open night con sportello lavoro per Tulsa’. La presenza di tua nonna, oltre a quella delle suore, avrá un effetto normalizzante e rilassante.» «Mia mamma puó preparare tipo una tonnellata di biscotti al cioccolato e venire anche lei», riprese Stevie Rae. «Allora invitala. Ho fiducia in voi, proprio come Nyx. Non deludete nessuna di noi. E adesso potete davvero andare.» Lasciammo la classe di Thanatos parlando della conferenza stampa e della festa e di quant’era bello avere un piano. Soltanto dopo mi resi conto che non avevo detto neanche una parola sulla faccenda Aurox/Heath... 10 SHAUNEE I Guerrieri Figli di Erebo procedevano tristi alla creazione della pira di Dragone ammonticchiando legna. Shaunee cercó di fare il possibile per aiutarli. Era in grado di capire se un legno bruciava piú o meno bene anche solo toccandolo, quindi indicó tutti i ceppi o le assi particolarmente secchi e consiglió i Guerrieri su come sistemarli in modo che il fuoco potesse propagarsi in fretta e senza intoppi. Tentó d’incoraggiarli, dicendo che stavano facendo un buon lavoro e che Dragone sarebbe stato orgoglioso di loro, ma sembró riuscire solo a farli diventare piú cupi e silenziosi. Anche Dario se ne stava zitto, quasi fosse uno sconosciuto, e fu solo dopo l’arrivo di Afrodite che scuoteva i capelli con disinvoltura e parlava col suo solito atteggiamento da schiacciasassi che le cose iniziarono ad andare meglio. «Allora, tesoro, ricordi il predicozzo che ti ha fatto Dragone quando tu e io abbiamo cominciato a uscire insieme?» Afrodite strizzó l’occhio a parecchi altri Guerrieri. «Scommetto che Stephen, Conner e Westin se lo ricordano, vero? Non eravate stati voi tre a sciropparvi ore di allenamento extra con Dario dopo che Dragone aveva scoperto che fraternizzava con una novizia?» Afrodite aveva abbassato il tono, imitando in modo incredibile la voce del Signore delle Spade. I Guerrieri sorrisero persino. «Dragone ci ha ordinato di farlo sudare per bene per tre giorni di fila, il tuo ragazzo.» Dario sbuffó.«Attento, Conner. Non sono piú un ’ragazzo’ da decenni.» Conner rise. «Credo fosse questa la cosa che faceva arrabbiare Dragone.» Afrodite sorrise, provocante, e fece scorrere la mano sul possente bicipite di Dario. «Cercava di sfinirti in modo che non avessi energie sufficienti per fraternizzare con me.» «Figurati, ci sarebbe voluto un esercito di vampiri», commentó Dario. Stavolta fu Stephen a sbuffare. «Davvero? é per questo che é dovuta intervenire Anastasia?» Afrodite inarcó le sopracciglia bionde. «Intervenire? Anastasia? Non me l’avevi detto, tesoro.» «Dev’essermi passato di mente, perché ero troppo impegnato a fraternizzare con te, mia cara.» «Ah!» lo sbeffeggió Westin. «Come dimenticare Anastasia che piomba sul nostro Signore delle Spade richiamandolo all’ordine per aver tormentato il povero, giovane Dario?» Shaunee dovette unirsi al coro di risate. «Davvero ha detto che Dragone tormentava Dario?» Le rispose Conner, alto, biondo e bollente quasi quanto l’elemento di Shaunee: «Come no! L’ha persino chiamato Bryan e gli ha ricordato che, se lui non avesse fraternizzato con una novizia un secolo prima, la sua vita Sarebbe stata molto meno interessante». «Conoscevo Dragone Lankford da cinquant’anni e non l’ho mai visto sconfitto da nessun Guerriero, ma ad Anastasia bastava uno sguardo per fermarlo», disse Stephen. «É bello che siano di nuovo insieme», commentó Dario. «Senza di lei, Dragone aveva perso se stesso», aggiunse Westin. «Una cosa che posso capire benissimo.» Dario sollevó la mano di Afrodite e la bació con delicatezza. «Davvero avete visto che si sono ritrovati?» «Sí», risposero all’unisono Dario, Afrodite e Shaunee. «Lui é tornato a essere felice», chiarí Shaunee. «Lei é morta prima, ma l’ha aspettato», rifletté Afrodite. Sorrideva a Dario, ma Shaunee vide che aveva gli occhi pieni di lacrime. «Lei é morta da Guerriera», aggiunse Westin. «Proprio come Dragone», sentenzió Dario. «Dobbiamo ricordarcelo stasera», riprese Shaunee. «Ricordare la loro gioia e il loro giuramento e il fatto che hanno ancora l’amore.» «Per sempre l’amore», ripeté sottovoce Dario accarezzando la guancia di Afrodite. «Per sempre l’amore», gli fece eco lei. Poi inarcó un sopracciglio biondo. «Ammesso che tu non sia troppo stanco, é chiaro.» «Ah! Allora Anastasia aveva ragione! Stavamo tormentando il povero, giovane Dario.» Stephen e gli altri Guerrieri risero e Dario sbuffó mentre Afrodite lo punzecchiava. Shaunee si scostó dalla pira sempre piú alta e dal gruppo che la circondava. Fuoco, riscalda questa piccola scintilla di gioia che Afrodite é riuscita ad accendere in loro. Aiuta i Guerrieri a ricordare che Dragone e Anastasia sono insieme e sono felici. Percepí il calore del suo elemento precipitarsi a circondare il gruppo, invisibile all’occhio e quasi impercettibile per chiunque non avesse affinitá col fuoco. Ma utile. Lei era stata utile. Shaunee ne era convinta sul serio. Sentendosi leggermente meno orribile, si allontanó. Sapeva di dover andare alle scuderie ma non aveva molta voglia di affrontare la distruzione provocata dal suo elemento. Peró non ero io a brandirlo, ricordó a se stessa. Tuttavia continuó a gironzolare, prendendo una strada piú lunga e dirigendosi verso il cortile in cui c’era la bella fontana. Da lí avrebbe seguito il sentiero che passava accanto al parcheggio e portava in palestra invece che alle scuderie. Shaunee udí l’acqua prima della voce di Erin. Non aveva intenzione di aggirarsi in modo furtivo. Semplicemente si era mossa in silenzio tra le ombre intorno al cortile perché non voleva sorbirsi una scenata di Erin, non perché la spiasse. Poi udí la seconda voce. All’inizio non la riconobbe. Lui non parlava abbastanza forte. Riconobbe soltanto la risatina da smorfiosa di Erin. Shaunee stava cercando di decidere se curiositá era uguale a ficcanasaggine, quando la voce maschile si alzó e lei si rese conto che il ragazzo cui erano rivolte le risatine sexy di Erin era Dallas! Con un attacco di nausea, Shaunee si avvicinó. «Giá, é quello che sto dicendo. Ragazza, non riesco a toglierti dalla testa. Lo sai cosa possono fare acqua ed elettricitá insieme, vero?» Shaunee restó assolutamente immobile, aspettando che Erin gli desse del coglione e gli dicesse di tornarsene da quell’orrenda di Nicole con cui faceva benissimo il paio. Invece lo stomaco le precipitó del tutto sentendo la risposta da civetta di Erin: «Fulmini, ecco cosa fanno insieme elettricitá e acqua. A me sembra strabollente». «Perché bollente. Tu sei bollente. Ragazza, sei come una sauna, o un bagno di vapore in cui vorrei tanto infilarmi.» Shaunee dovette fare uno sforzo per non strillare: Che schifo e dare direttamente lei del coglione a Dallas. L’avrebbe fatto Erin. Di certo non avrebbe voluto avere niente a che fare con Dallas. Era un tale stronzo. Odiava Stevie Rae e Zoey! Stevie Rae aveva detto che aveva persino cercato di ucciderla! Erin gli stava dando corda solo per rifilargli un ceffone e metterlo al suo posto. Shaunee attese. Niente. Non udí niente. Camminando senza far rumore, si avvicinó ancora. Probabilmente Erin se n’era andata. Probabilmente aveva alzato gli occhi al cielo e se n’era andata senza nemmeno preoccuparsi di mandare Dallas a quel paese. Shaunee si sbagliava. Si sbagliava del tutto. Erin era arretrata contro la fontana e l’acqua le scorreva addosso. Sui capelli, sui vestiti, sul corpo. Dallas la fissava come se fosse un morto di fame e lei una bistecca con l’osso. Erin sollevó le braccia sopra la testa, facendo premere le tette contro la maglietta, che era bianca e fradicia e ormai trasparente. «Che ne dici di questo per un concorso Miss Maglietta Bagnata?» Erin ancheggió,facendo ondeggiare i seni. «Vinceresti. Ragazza, é la cosa piú bollente che abbia mai visto.» «Posso farti vedere qualcosa che scalda ancora di piú», replicó Erin. Con un gesto, si tolse la maglietta fradicia e poi si sganció il reggiseno di pizzo. Dallas aveva il fiato talmente corto che ansimava. Si umettó le labbra. «Hai ragione. Questo mette ancora piú caldo.» «E questo?» Erin infiló i pollici nei passanti della minigonna scozzese e se la levó. Sorrise a Dallas che fissava il piccolo tanga di pizzo cha aveva ancora addosso. «Che ne dici di togliere anche il resto?» La voce del ragazzo si era fatta piú bassa mentre le si avvicinava. «Mi pare un’ottima idea. Mi piace indossare solo acqua.» Erin fece scivolare via il tanga. Adesso aveva solo gli stivaletti Christian Louboutin. Si passó le mani sul corpo insieme con l’acqua. «Vuoi bagnarti con me?» «Bagnarmi non é l’unica cosa che voglio fare con te. Ragazza, voglio spalancarti tutto un altro mondo.» «Sono pronta», replicó lei sdolcinata, continuando a toccarsi. «Perché mi sono rotta di questo mondo noioso in cui vivo.» «Fulmini, ragazza. Facciamo qualche fulmine e qualche cambiamento.» «Forza!» Dallas la raggiunse. I due erano cosí stretti e cosí presi che Shaunee non dovette preoccuparsi che la sentissero mentre correva via, disgustata, con gli occhi pieni di lacrime. ZOEY «Se a voi non dispiace andrei al centro multimediale. Damien pensa che, se mi metto d’impegno, nel reparto opere di consultazione potrei trovare dei vecchi libri sulla Vista Assoluta. Probabilmente a fare ricerche lui é meglio di me, ma io sono cocciuta», esordí Shaylin. «Se c’é qualcosa, lo troveró.» «Nessun problema», dissi. Stevie Rae fece spallucce. «Per me é okay.» Si allontanó di qualche passo ma poi si fermó. «Ehi, grazie di avermi fatto venire con voi da Thanatos. E grazie di avere ascoltato quello che avevo da dire. E, be’, scusate ancora per quella cosa di prima con Afrodite.» «Non sono io quella cui devi chiedere scusa», replicai. «Sí, peró penso che tu sia l’unica che ascolta», commentó Shaylin guardando nella direzione in cui se n’era andata sculettando Afrodite. «Afrodite ti ascolterá.Solo non con tanta grazia. Tu lá in classe sei stata molto brava. Mi é piaciuto quello che hai detto sui colori delle persone. Credo dovresti concentrarti e seguire il tuo istinto riguardo a ció che vedi», intervenne Stevie Rae. «Puff», ansimó Kramisha affrettandosi a raggiungerci. «A mio parere l’istinto puó farti finire in una montagna di guai.» Stavo pensando: Eufemismo dell’anno, quando Stevie Rae chiese: «Che c’é,Kramisha?» «Sono i novizi rossi di Dallas. Si comportano come se volessero aiutare a ripulire le scuderie.» Stevie Rae aggrottó la fronte. Io mi morsi il labbro. Kramisha incroció le braccia e batté il piede. «Voler aiutare é una brutta cosa?» chiese Shaylin, interrompendo l’imbarazzato silenzio. «Il gruppo di Dallas é stato, be’...» Esitai, cercando di costruire una frase che non implicasse l’uso di termini che cercavo (il piú possibile) di evitare. Kramisha mi batté sul tempo: «Sono dei leccaculo». «Magari stanno provando a cambiare», insistette Shaylin. «Sono dei leccaculo subdoli e falsi», aggiunse Kramisha. «Non ci fidiamo di loro», spiegai. «E abbiamo un sacco di ragioni per non fidarci», riprese Stevie Rae. «Ma ho un’idea. Thanatos ha detto che devo fare pratica nell’essere un capo e Shaylin deve fare pratica con la sua Vista Assoluta. Allora facciamolo.» Stevie Rae raddrizzó la schiena e la sua voce passó da dolce e infantile a quella di una donna molto piú sicura e piú grande. «Shaylin, al centro multimediale puoi andare dopo. Adesso vieni con me alle scuderie. Voglio che tu osservi i colori dei novizi rossi che ci sono lá e mi dici quali sono i piú pericolosi.» «Sissignora.» «Mmm, non mi devi chiamare ’signora’», replicó in fretta Stevie Rae sembrando quella di sempre. «Giá lasciarmi fare la comandina é piú che sufficiente.» «Non sei poi tanto comandina», disse Kramisha. «Be’, sto cercando di esserlo», sospiró Stevie Rae, guardandomi. Le sorrisi. «Puoi comandare anche me se ti va.» Mi diede un’occhiataccia. «Se dovessi provarci ti do il permesso di chiamarmi cotoletta e dirmi di autoschiaffeggiarmi con pane e maionese.» Risi. «Okay, allora, se non ti dispiace mi prenderó un po’ di tempo per riflettere su questa storia della pietra del veggente. Ma ci vediamo tra non molto alle scuderie. Se incontri Stark, digli che sto bene e che vi raggiungo presto.» «Okie dokie», convenne Stevie Rae. Osservai le mie tre amiche allontanarsi. Udii Kramisha chiedere a Shaylin dei propri colori e, prima che lei potesse risponderle, le stava giá spiegando che era assolutamente impossibile che potesse avere anche una minima sfumatura arancio perché a lei l’arancio non piaceva per niente. Shaylin sembrava confusa ma interessata. Stevie Rae sembrava pensierosa ma determinata, come se cercasse di riflettere all’esterno il ruolo di capo su cui si stava impegnando all’interno. E io? Immaginai che, se mi fossi messa uno specchio davanti alla faccia, sarei sembrata confusa e stanca e avrei visto che il mascara stava facendo i grumi e i capelli s’increspavano. Volevo andare con le ragazze e aiutare gli altri a ripulire le scuderie. Volevo trovare Stark e chiedergli di tenermi la mano e farmi prendere in giro perché mi preoccupo troppo e vado su Google a cercare i sintomi di malattie immaginarie. Soprattutto volevo dimenticarmi di quella stupida pietra del veggente che avevo al collo e concentrarmi su qualcosa che avesse piú senso, tipo gli odiosi novizi rossi e i compiti di scuola. Ma sapevo che Thanatos aveva ragione. Avevamo bisogno di tutti i nostri doni se volevamo avere una possibilitá di tenere a bada la Tenebra. Perció, invece di seguire le amiche, presi un altro sentiero. Mi schiarii la mente il piú possibile, lasciando che fosse l’istinto a guidarmi. Quando fu ovvio dove mi stessero portando i piedi, mormorai: «Spirito, ti prego, vieni a me. Aiutami a non avere troppa paura». L’elemento con cui mi sentivo piú a mio agio attenuó i miei timori cosí, quando mi trovai davanti alla quercia spezzata, fu come se le mie emozioni fossero avvolte in una coperta morbida e calda. Avevo bisogno del conforto di quella coperta. Quel posto metteva i brividi. Lí era stata uccisa la professoressa Nolan. Vi era stata quasi ammazzata Stevie Rae. Kalona era uscito dal terreno, lacerandolo. Jack, il povero, dolce Jack, ci era morto. L’istinto mi aveva portato lí. E, a peggiorare le cose, la pietra del veggente aveva cominciato a irradiare calore. Giá, pensai. Come ha detto Kramisha, l’istinto puó farti finire in una montagna di guai. Sospirai: la veritá era che, se alla Casa della Notte era presente l’antica magia, quello era un ottimo posto per cominciare a cercarla. Sgiach mi aveva detto che l’antica magia era potente, imprevedibile e pericolosa. Ricordavo che mi aveva spiegato che il modo in cui si manifestava aveva molto a che vedere con la Sacerdotessa che l’aveva evocata. Quindi, questo cosa significava per me? Che tipo di Sacerdotessa stavo diventando? Sospirai. Una confusa e pessima, che non dorme a sufficienza. Una con grandi potenzialitá, mi risuonó nella mente. Una che non sa abbastanza, replicai in silenzio. Una che deve credere in se stessa, mormoró il vento. Una che deve smettere di fare casini, insistetti. Una che deve credere nella sua Dea. E questo interruppe la mia battaglia mentale. «Io credo in te, Nyx. Lo faró sempre.» Risoluta, estrassi la pietra del veggente di sotto la maglietta, presi un profondo respiro, la sollevai e, attraverso il foro, fissai la quercia spezzata. Per un secondo non accadde nulla. Socchiusi le palpebre e l’albero restó solo un vecchio albero tutto rotto. Cominciai a rilassarmi e, come di regola, fu in quel momento che si scatenó l’inferno. Dal centro del tronco abbattuto emerse un terrificante vortice di ombre, al cui interno c’erano orribili creature dai corpi contorti, coperti da una pelle chiazzata, come se si stessero decomponendo per qualche malattia schifosa. I loro occhi erano orbite vuote. Le bocche cucite. Ne sentivo l’odore. La puzza era un misto di animale-morto-in-incidente-stradale piú gabinetto-usato-per-bucarsi. Mi venne un conato e dovevo aver fatto rumore perché tutte le ombre voltarono le loro facce cieche verso di me, le lunghe dita scheletriche che cercavano di afferrarmi. «No! Ferme!» La serenitá dello spirito era scomparsa. Ero paralizzata dalla paura. E poi dal centro del vortice s’innalzó una bellissima Luce color luna piena, che arse le orrende creature riducendole in niente e mi gettó a terra. Lasciai cadere la pietra del veggente, troncando il contatto con l’antica magia. Mentre sbattevo le palpebre, a corto di fiato, l’albero tornó a essere un albero. Vecchio e sinistro, ma terreno. Senza curarmi degli ordini di Thanatos o della Morte, mi rimisi in fretta in piedi e corsi via come un razzo. «Non sono pazza. é la mia vita che é pazza. Non sono pazza. é la mia vita che é pazza...» Tra un respiro affannoso e l’altro, pronunciavo tra me quelle parole tipo mantra, cercando di trovare la mia normalitá, il mio centro, o anche solo un pochino di calma, ma il cuore mi batteva cosí forte da risuonarmi nelle orecchie e mi sembrava di non riuscire a riprendere fiato. Infarto, pensai. Questo livello di follia é troppo per me e sto avendo un infarto. Mi ero appena resa conto che forse non riuscivo a riprendere fiato e il cuore andava a mille perché continuavo a correre, quando delle mani forti e familiari mi afferrarono, facendomi fermare di colpo. Da femmina svenevole come piú non si puó, crollai addosso a Stark tremando talmente tanto che battevo i denti. «Zoey! Sei ferita? Chi t’insegue?» Stark mi strinse a sé.Notai che si era messo in spalla arco e faretra piena di frecce. Irradiava prontezza da tutti i pori. Pur nel panico, la sua presenza riusciva a calmarmi. Inghiottii aria, scuotendo la testa. «No, sto bene. Sto bene.» Mi scostó da sé quanto gli consentivano le braccia e prese a osservarmi dalla testa ai piedi come in cerca di ferite. «Cos’é successo? Perché sei spaventata e corri come una pazza?» Lo guardai male. «Io non sono pazza.» «Be’, correvi come se lo fossi. E dentro qui» – appoggió il dito sopra il mio cuore che pian piano rallentava – «eri decisamente andata.» «Antica magia.» Sgranó gli occhi. «Il toro?» «No, no, niente del genere. Ho guardato la quercia attraverso la pietra del veggente. Sai, la quercia, quella vicino al muro a est.» «E perché cavolo l’hai fatto?» «Perché Thanatos mi ha detto di fare pratica con quella stupida pietra nel caso la si potesse usare in qualche modo contro Neferet.» «Hai visto qualcosa che t’inseguiva?» «No. Sí. Circa. Ho visto delle cose da brividi dentro qualcosa che sembrava un tornado e vorticava su dal centro dell’albero. Stark, erano davvero gli esseri piú disgustosi che abbia mai visto. E puzzavano da schifo. Ma proprio tanto tanto. A dire il vero stavo quasi per vomitare. E, siccome ho avuto un conato, si sono accorti di me, ma prima che potessero fare qualcosa quella luce fortissima li ha seccati.» M’interruppi, cercando di pensare nonostante il panico. «In realtá, la luce era tipo quella storia della luce di fata di Sookie. Pensi che ci sia la minima possibilitá che io sia una fata?» «No, Zy. Concentrati. True Blood é finzione. Questo é il mondo reale. Cos’é successo dopo la luce che distruggeva?» «Non lo so. Sono scappata.» Mi guardai intorno e vidi che correndo lungo il muro di cinta ero quasi arrivata alle scuderie. «E ho corso parecchio.» «E?» «E niente. Tranne che tu mi hai afferrato. Dea, pensavo mi venisse un infarto.» «Quindi ti sei spaventata. Tutto qui?» Lo guardai di nuovo male. Il tono era gentile ma la sua espressione era tesa, come se stesse decidendo se sgridarmi o baciarmi. «Sí. Ma ero molto spaventata», replicai sottovoce. La stretta alle spalle si trasformó in un gigantesco abbraccio da orso. Sentii il suo corpo che si rilassava. Emise un profondo sospiro che terminó in risatina. «Zy, mi hai fatto venire una strizza boia.» «Scusa», mormorai contro il suo petto, stringendolo a mia volta in un abbraccio. «Grazie per avermi trovata ed essere stato prontissimo a salvarmi.» «Non mi devi ringraziare. Sono il tuo Guerriero, il tuo Guardiano, salvarti é il mio mestiere. Anche se di solito sei piuttosto brava a salvarti da sola.» Mi chinai all’indietro per guardarlo negli occhi. «Sono un lavoro?» Incurvó le labbra nel solito sorrisetto sbruffone. «A tempo pieno. Assolutamente. Senza benefit né vacanze.» «Sul serio?» Il sorrisetto sexy si fece piú ampio. «Okay, no. Ricordo di avere avuto dei giorni di malattia quando una freccia mi ha bruciato e qualche altro quando uno scozzese tutto matto mi ha tagliuzzato dalla testa ai piedi. Quindi ritiro quello che ho detto. I benefit li ho. Solo che sono un po’ di merda.» «Sei licenziato!» Avrei voluto prenderlo a pugni ma non mi andava di staccare le braccia dalle sue spalle. «Non mi puoi licenziare. Sono assunto a vita.» Il sorriso di Stark si spense dalle labbra ma rimase negli occhi. «Tu sei la mia Sacerdotessa, la mia Regina, mo bann ri. Non ti lasceró mai. Ti proteggeró sempre. Io ti amo, Zoey Redbird.» Si chinó e mi bació con tanta tenerezza che percepii la veritá del suo impegno nel profondo dell’anima. Quando infine le sue labbra lasciarono le mie, alzai lo sguardo verso di lui. «Anch’io ti amo. E lo sai che non devi essere geloso di un ragazzo morto, giusto?» Mi sfioró la guancia. «Giusto. Mi dispiace per ieri sera.» «Non c’é problema. E, ecco... a proposito... c’é una cosa che devi sapere.» «Cosa?» Presi un gran respirone e sbottai: «Ieri sera, alla fine del rito, ho guardato Aurox attraverso la pietra del veggente e ho visto Heath. Ecco perché non ho lasciato che tu e Dario gli faceste del male». Percepii il livello di tensione nel corpo di Stark risalire di colpo a Pericolo! Allarme Rosso! «é per questo che ieri notte chiamavi Heath nel sonno?» Sembrava piú ferito che arrabbiato. «No. Sí. Non lo so! Ti ho detto la veritá. Non ricordo cosa stessi sognando, ma ha senso che mi fosse rimasto in testa Heath dopo averlo visto in Aurox.» «Quel mostro di toro non é Heath. Come puoi pensare una cosa simile?» «Non lo penso, l’ho visto.» «Zoey, senti, ci dev’essere una spiegazione per quello che hai visto.» Fece un passo indietro. Le mie braccia gli scivolarono giú dalle spalle. Mi sentivo sola e infreddolita senza il suo abbraccio. «é per questo che Thanatos vuole che mi eserciti a guardare attraverso la pietra del veggente, per capire come funziona. Stark, mi dispiace. Io non volevo vedere Heath in Aurox. E non voglio vedere né dire né fare niente che possa farti soffrire. Mai.» Sbattei gli occhi con forza, cercando di non scoppiare in lacrime. Stark si passó la mano tra i capelli. «Zy, ti prego, non piangere.» «Non sto piangendo», replicai, poi ricacciai indietro un singhiozzo e mi asciugai una lacrima che chissá come mi era sfuggita da un occhio. Stark infiló la mano nella tasca dei jeans e ne trasse un fazzoletto di carta stropicciato. Mi si avvicinó di nuovo e asciugó una seconda lacrima in fuga. Poi mi bació,piano, mi tese il fazzoletto e mi tiró di nuovo a sé. «Zy, non preoccuparti. Nell’Aldilá, Heath e io abbiamo fatto pace. Sarei felice di rivederlo.» «Davvero?» Dovetti staccarmi dall’abbraccio il tempo sufficiente a soffiarmi il naso. «Be’, sí. Sarei felice di rivederlo, ma non altrettanto felice che lo rivedessi tu.» La sua sinceritá fece sorridere entrambi. «E lo so che non mi faresti mai soffrire di proposito. Ma, Zy, quel mostrotoro non é Heath.» «Stark, ho capito che Aurox aveva qualcosa a che fare con l’antica magia dalla prima volta in cui l’ho visto. Mi ha fatto sentire strana da matti.» Detestavo dirglielo, ma da me si meritava un’onestá totale. «Ma certo che ti ha fatto sentire strana. é una creatura di Tenebra! E, sí, lui é magia antica. é stato creato dal tipo peggiore di quella merda quando Neferet ha ucciso tua mamma in sacrificio. Mi sarei preoccupato se non ti avesse fatto sentire strana.» Emisi un gran sospiro. «Immagino che abbia senso.» «Giá, e scommetto che, se ci lavoriamo insieme, riusciremo a capire perché ieri sera quella pietra ti ha fatto vedere Heath.» Dato che mi limitavo a mordermi il labbro continuó, come se stesse ragionando ad alta voce: «Pensaci, Zy. Cos’altro hai visto attraverso la pietra?» «Be’, a Skye ho visto quegli spiriti antichi, gli elementali.» «Erano come le cose di oggi?» Rabbrividii. «No, per niente. Gli elementali erano ultraterreni, misteriosi e strani, ma in senso buono. Quello che ho visto oggi era mostruoso e terrificante.» «Okay, a parte poco fa alla quercia e ieri sera al rito, da quando siamo tornati dall’Italia la pietra del veggente ti ha mostrato qualcos’altro?» Incrociai il suo sguardo. «Sí. Te.» [eBL 132] 11 ZOEY «Me? Zoey, non ha senso!» disse Stark. «Lo so, lo so. Mi dispiace. é solo che mi sembrava tipo di spiarti di nascosto quando l’ho fatto, perché stavi dormendo, e io l’ho fatto solo perché allora tu avevi problemi a dormire e in realtá é stato quasi un caso, quindi non ti ho detto niente e adesso sembra tipo che mi potrei essere inventata tutto», conclusi in gran fretta. «Zoey, io posso intercettare le tue emozioni. é molto piú da spione questo del tuo guardarmi attraverso una pietra mentre dormo. E poi hai ragione. Avevo davvero un sonno agitato. Non ti critico per avermi controllato con la pietra. Dimmi solo cos’hai visto.» «Ho visto un’ombra sopra di te. Ricordo di aver pensato che sembrava un Guerriero fantasma. Aprivi la mano e compariva la Spada di Guardiano. Poi l’ombra– fantasma l’afferrava e quella si trasformava in una lancia. Credo che fosse insanguinata. Mi ha fatto paura, quindi ho chiamato lo spirito e ho scacciato il tutto. Allora ti sei svegliato e noi, be’...» Mi sentivo la faccia in fiamme. «... noi abbiamo fatto l’amore e me ne sono dimenticata.» «Zy, mi piace pensare di essere bravo a letto e tutto il resto, ma, anche cosí, come diavolo potresti esserti dimenticata di aver visto un fantasma armato di lancia incombere su di me?» «Ma é vero, Stark. Poco dopo ci siamo cacciati in quella che Stevie Rae definirebbe una bella montagna di sterco fumante qui alla Casa della Notte. Avevo da fare.» Incrociai le braccia e lo guardai. «No, aspetta, non me ne sono dimenticata del tutto. Ho parlato a Lenobia dell’ombrafantasma.» «Grandioso, cosí un professore lo sapeva ma io no.» «Lo sai adesso.» «Vabbe’, e Lenobia cosa ne pensa?» «Fondamentalmente mi ha detto di tenere gli occhi aperti qui nel mondo reale invece di fissare come una tonta attraverso la pietra, cosa che ho fatto fino a ieri sera quando ho visto Heath.» «Guarda di nuovo me.» «Adesso?» «Adesso.» «D’accordo.» Sollevai la pietra del veggente, presi un respiro profondo e lo guardai attraverso il foro. «Allora? Come sembro?» «Scontroso.» «E?» «Scocciante.» «Nient’altro?» «Forse, ma solo forse, abbastanza figo.» Rimisi la pietra sotto la maglietta. «Semplicemente tu. Non credo che riuscirei a vedere altro. La pietra non era calda.» «Perché,si scalda?» «Sí, ogni tanto.» Mi morsi il labbro, riflettendo su quanto avevo detto. «In realtá é questo il motivo per cui ti ho guardato la prima volta. Era diventata calda.» «Era calda quando hai guardato Aurox?» domandó. «No, ma sentivo di doverlo fare. Era come fossi obbligata. E altre volte, quando c’era Aurox in giro, si era scaldata.» «Antica magia del cavolo. é una grandissima rottura. Dovrebbe almeno esserci un libretto d’istruzioni da qualche parte, invece no.» «Potrei chiamare Sgiach. Insomma, é stata lei a regalarmi la pietra ed é pratica di magia antica. Magari puó darmi qualche dritta.» Lui sbuffó.«Non gliel’hai giá chiesto quando eravamo a Skye?» «Sí.» «Se ben ricordo, non ti ha dato delle vere risposte.» «Ricordi benissimo. Ha detto che pensava che l’unica magia antica rimasta sulla terra si trovasse a Skye.» «Si sbagliava», disse Stark. «Eccome.» «Sai cosa penso?» Stark mi si avvicinó di nuovo e mi mise un braccio intorno alle spalle. Appoggiai la testa sul suo petto e gli cinsi la vita. «Pensi che io sia Crazy Town?» Sorrise e mi bació la fronte. «Tu non sei Crazy Town. Cavolo, Zy, tu sei Crazy Universe. Ma a me mi piace un po’ di pazzia.» «Adesso parli tipo Stevie Rae.» Ci sorridemmo, traendo forza dal nostra legame, dal nostro impegno, dalla nostra fiducia reciproca. «Scusa, cosa stavi per dire? Cosa pensi?» «Penso che sono stufo di decidere cosa fare seguendo quello che dicono gli altri. Soprattutto adulti che ci rifilano misteri da risolvere o ci mollano nel bel mezzo di una tempesta di merda senza darci un vero aiuto.» «Giá,condivido. Provo la stessa cosa da quando Neferet ha perso la testa e io ero l’unica a saperlo.» «Okay, allora vediamo di capirlo noi, cos’é questa antica magia. Zy, tu hai un’affinitá con tutti e cinque gli elementi. Nessuno nemmeno ricorda l’ultima volta in cui é capitata una cosa simile. Tu sei un nuovo genere di novizia, un nuovo genere di Somma Sacerdotessa. Sei una giovane regina guerriera e io sono il tuo Guardiano. insieme, non c’é niente che non possiamo affrontare.» Il sorrisetto sbruffone era tornato. «Abbiamo affrontato l’Aldilá e abbiamo vinto.» «Giá,certo, tranne per la parte in cui morivi», gli ricordai. «Solo un piccolo dettaglio. Alla fine é andato tutto bene.» Lo strinsi, appoggiandomi con forza al suo fianco muscoloso. «é andato piú che bene.» Mi bació e trassi forza dal suo sapore e dal suo tocco e dal suo amore. Forse Stark aveva ragione. Forse non c’era niente che non potessimo affrontare insieme. Sospirai felice e mi rannicchiai contro di lui. «Andiamo alle scuderie.» Stark puntó il mento in direzione del lungo edificio non lontano da noi. «Immagino sia meglio. Scommetto che c’é Erin. Persino da qui sembra tutto fradicio.» «In realtá Erin non la vedo da un po’.» Si strinse nelle spalle. «Magari é perché le scuderie sono in condizioni migliori di quanto non pensi. La maggior parte dei danni l’ha fatta il fumo. A bruciare sul serio é stato solo un mucchio di fieno, strame e una posta.» Intrecciando le dita alle sue, m’incamminai lentamente verso le scuderie. «Persefone sta bene, vero?» «Sta bene. Tutti i cavalli stanno bene. Be’, tranne Bonnie. Lei é piuttosto nervosa. Lenobia le ha messo accanto Mujaji perché si calmasse. A quanto sembra, quelle due vanno d’accordo. Il che mi ricorda che un gruppo di novizi mi ha detto di aver visto Lenobia baciare Travis prima che lo portassero via in ambulanza.» Sgranai gli occhi. «Veramente? Non vedo l’ora di raccontarlo ad Afrodite e a Stevie Rae!» Stark ridacchió.«Stevie Rae lo sa giá da Kramisha, che lo sta dicendo a tutti.» Mi assestó un colpetto con la spalla. «Tutto il tempo che hai passato alla quercia ti ha fatto perdere un po’ di pettegolezzi di prima mano.» Lo guardai, confusa. «Tutto il tempo? Ma se sono stata lá, tipo, un minuto!» Stark si fermó.«Che ore sono secondo te?» Mi strinsi nelle spalle. «Non lo so. Dovrei guardare il cellulare, ma avevamo appuntamento in classe di Thanatos alle sette e mezzo. Dobbiamo esserci rimaste per circa mezz’ora, quindi saranno piú o meno le otto e mezzo.» «Zoey, sono le undici e mezzo. Abbiamo appena il tempo di raggiungere gli altri alle scuderie per poi andare alla pira di Dragone.» Mi sentii gelare dentro. «Stark, ho perso piú di tre ore!» «Giá,proprio cosí. E non mi piace per niente. Promettimi che non guarderai piú attraverso quella maledetta pietra se io non sono con te.» Ero abbastanza spaventata da non mettermi a discutere. «Te lo prometto. Ti do la mia parola. Non guarderó piú attraverso la pietra se tu non sei con me.» Rilassó le spalle e mi diede un rapido bacio. «Grazie, Zy. Qualunque cosa possa rubarti del tempo non va bene. So che Sgiach ha detto che l’antica magia puó essere sia buona sia cattiva, ma non m’importa quale sia se prende senza chiedere.» «Lo so. Lo so.» Avevamo ripreso a camminare ma continuai a stringergli forte la mano. «Per forza pensavo che stesse per venirmi un infarto: sono rimasta lá a guardare quelle cose disgustose e puzzolenti per ore.» Rabbrividii. «Tranquilla. Arriveremo a capirla, ’sta roba della magia antica. Non permetteró che ti capiti qualcosa.» Stark mi strinse la mano. Gli sorrisi. Volevo credergli perché credevo in lui, nella sua forza e nel suo amore. Era dell’altra parte che mi preoccupavo. Della parte sconosciuta in mezzo cui se ne stava piazzata la Tenebra. Continuava ad avanzare, lenta e inesorabile, e a colpire chi amavo. Stavo pensando a quanto non volevo perdere altre persone, quando quella stupida pietra del veggente inizió a riscaldarsi. Mi fermai, facendo fermare anche Stark. Appoggiai la mano sul petto nel punto che stava irradiando calore. «Che c’é?» mi chiese. «Sta diventando calda.» «Come mai?» «Stark, non ne ho idea. Tu dovresti aiutarmi a capire, ricordi?» «Okay, certo. Giá.Ce la possiamo fare.» Prese a guardarsi intorno. «Allora, cominciamo.» «Come?» «Ci sto pensando!» Sospirai e provai a mettermi a pensare anch’io. Ci eravamo fermati sotto uno dei grandi alberi appena oltre il lato est delle scuderie. Diedi una rapida occhiata verso l’alto, all’improvviso spaventata all’idea di esseri senza occhi e con le bocche cucite che se ne stessero in agguato. Ma sopra di noi non c’era niente. Anzi lí intorno era tutto molto tranquillo. Riuscivo a pensare solo che non ci fosse niente cui pensare. Dalle scuderie ci arrivava il suono di voci e di motori, tipo quelli dei trattori e di aggeggi vari usati per trascinare via le macerie e ripulire dai detriti. Udii un altro rumore di macchina, stavolta proveniente da qualche parte alle nostre spalle e in avvicinamento. «Che strano», commentó Stark guardando dietro di me. «Qui i taxi non vengono.» Seguii il suo sguardo e vidi un’auto marrone rossiccio piuttosto malandata, con la scritta TAXI sulla fiancata. Stark aveva ragione. Era stranissimo vederne uno alla Casa della Notte. Cavolo, Tulsa non é esattamente famosa per i suoi taxi. Alzai mentalmente le spalle: il tram del centro aveva comunque molto piú stile. Poi Lenobia uscí dalla porta laterale delle scuderie e si precipitó verso la macchina. Aprí la portiera posteriore e si allungó all’interno per aiutare l’alto cowboy a scendere. Il taxi si allontanó in fretta. Travis e Lenobia se ne restarono lí a fissarsi. La pietra del veggente sembrava sul punto di farmi un buco nella maglia per quanto bruciava. La presi in mano per staccarmela dalla pelle. Ma non dissi niente. Stark e io eravamo troppo impegnati a guardare quei due. Non erano poi tanto vicini a noi, peró mi pareva comunque un’invasione della loro privacy rimanere a fissarli a bocca aperta... e comunque continuammo a fissarli a bocca aperta. Poi capii. Diedi un colpetto al braccio di Stark e, tenendo bassa la voce, dissi: «La pietra é diventata strabollente non appena Travis é sceso dal taxi». Lo sguardo di Stark passó da Travis e Lenobia alla pietra e poi a me. Mi appoggió una mano sulla spalla e disse: «Fallo. Guardalo attraverso la pietra. Ci sono io a tenerti. Non permetteró che ti succeda niente di male. Se qualcosa tentasse di succhiarti via il tempo, lo fermeró io». Annuii e, tipo quando si toglie un cerotto con un colpo secco, sollevai la pietra del veggente, incorniciando al centro Travis e Lenobia. Inizió come con la quercia. In un primo tempo rimase tutto uguale. Osservai le mani di Lenobia agitarsi nervose al di sopra di quelle bendate di Travis, che sembravano grandi guantoni da boxe bianchi, lunghi fino all’avambraccio. Anche da dove mi trovavo io, il suo viso pareva rosso e lucido in modo anormale, come se si fosse scottato al sole e ci avesse messo sopra un sacco di gel di aloe. Ma non sembrava che stesse male. Sorrideva. Da matti. A Lenobia. Stavo per lasciare la pietra del veggente e dire a Stark che ero proprio Crazy Universe, quando Travis si chinó a baciare la Signora dei Cavalli. In quel momento cambió tutto. Ci fu un lampo che mi fece battere le palpebre e, quando mi si schiarí la vista, Travis era scomparso. Al suo posto c’era uno schianto di ragazzo nero. Aveva capelli lunghi legati in una coda bassa, e spalle talmente ampie da poter essere un linebacker di una buona squadra di football. Baciava Lenobia come se fosse stato il suo ultimo bacio al mondo. E lei ricambiava, solo che era una Lenobia diversa, piú giovane, avrá avuto all’incirca sedici anni. Lo stringeva in un abbraccio talmente forte che sembrava non volerlo piú lasciar andare. Intorno a loro, l’aria tremolava e luccicava come se li stessi guardando da sopra un pentolone ribollente. Ma, invece del vapore, giuro che salivano degli spiriti della gioia color verdeturchese. La felicitá montó dentro di me e prese a spumeggiare, come se il pentolone fosse la mia testa e l’acqua le mie emozioni. Sotto i piedi non avevo piú il terreno. Fluttuavo nella gioia e nell’amore e nelle bolle azzurrine. Poi la testa cominció a girare in modo furioso e lo stomaco a ribellarsi. «Zoey! Ferma. Ora basta. Smettila! Giú!» Mi resi conto che Stark stava strillando e strattonava la pietra del veggente. Sentii di nuovo la terra sotto i piedi. Le bolle evaporarono e la gioia scomparve, lasciandomi con la nausea, prosciugata e molto scossa. Mollai la pietra del veggente in tempo per piegarmi in due e vomitare vicino all’albero. «Stai bene. Stai bene. Ci sono io. Zy, va tutto bene.» Stark mi teneva i capelli mentre continuavo a dare di stomaco. «Stark? Zoey?» Lenobia stava arrivando verso di noi, preoccupata e a corto di fiato. Accanto a lei, Travis chiese cosa non andasse. Ma non potevo rispondere. Ero troppo impegnata a rimettere. «Zoey! Oh, Dea, no!» L’ansia di Lenobia andó alle stelle quando vide che vomitavo. «Non sta rifiutando la Trasformazione. Sta bene», la rassicuró Stark mentre prendevo un altro dei fazzoletti di carta che mi tendeva e mi asciugavo la bocca. Finito di dare di stomaco mi appoggiai all’albero, imbarazzata e schifata. Vomitare é una cosa che odio proprio. «E allora cos’é?Perché stai male?» Stark e Lenobia mi guidarono a una panchina di ferro battuto non troppo distante dall’albero... giusto quanto bastava perché non sentissi la puzza del mio vomito. Puah! «Devo chiamare qualcuno?» chiese Travis. «No», mi affrettai a rispondere. «Sto bene. E sto meglio adesso, seduta.» Guardai Stark con aria interrogativa. Lui assentí. «Qualunque cosa tu abbia visto, diglielo. Ci fidiamo di lei.» Spostai lo sguardo da lui a Lenobia. «E lei si fida di Travis?» Non esitó un istante. «In modo incondizionato.» Il cowboy sorrise e le si avvicinó. «Okay, dunque, la mia pietra del veggente ha cominciato a scaldarsi e, quando Travis é sceso dall’auto, é diventata proprio bollente. Stark era qui, quindi abbiamo deciso che avrei fatto meglio a guardarci attraverso, cioé, a guardare voi, per vedere se poteva aiutarmi a capire quello che mi mostra. Quindi ho osservato voi due attraverso la pietra.» «La pietra del veggente?» fece Travis. Non sembrava minimamente spaventato, solo curioso. «é un amuleto dell’antica magia che una regina vampira ha dato a Zoey», spiegó Lenobia. «Cos’hai visto?» «Niente, finché non vi siete baciati.» Sorrisi, imbarazzata. «Mi dispiace di avervi guardati mentre vi baciavate.» Travis sorrise e appoggió una mano bendata sulle spalle di Lenobia. «Se potessi fare a modo mio, signorina, mi vedresti un sacco di volte baciare questa bella ragazza.» Mi aspettavo che Lenobia lo stendesse con la sua vista a raggi mortali, invece lo guardó con occhi adoranti, posó la mano sul cuore di lui e, con molta cautela, gli appoggió la testa sulla spalla. Quindi ripeté:«Cos’hai visto mentre ci baciavamo?» «Travis si é trasformato in un ragazzo nero e lei in una versione piú giovane di se stessa. E tutto intorno a voi c’erano delle cose filiformi, spumeggianti e felici di colore azzurro. Sono sicurissima che fossero degli spiriti.» Sgranai gli occhi. «A dire il vero, adesso che ci penso, quelle bolle mi facevano venire in mente l’oceano. Strano. Comunque sono stata travolta dalla cosa, come se venissi sollevata da terra e messa in un gioioso oceano di bolle azzurre. Scusate. Lo so che sembra una follia.» Trattenni il fiato, aspettandomi che Lenobia si mettesse a ridere e Travis a prendermi in giro. Non fecero nessuna delle due cose. Al contrario, Lenobia scoppió a piangere. Voglio dire, a piangere forte, con le spalle che vanno su e giú e il gran colare di naso cui sono facile io. Travis si limitó a stringerla ancora di piú, guardandola come se fosse un miracolo fatto persona. «Ti conoscevo da prima. é per questo che mi fai sentire a casa.» Lenobia annuí. Poi, tra le lacrime, mi spiegó: «Travis é il mio unico Consorte umano, il mio unico amore, tornato da me dopo duecentoventiquattro anni. Ho giurato che dopo di lui non avrei amato nessun altro, ed é stato cosí. Ci siamo incontrati e innamorati sull’oceano, a bordo della nave che ci portava dalla Francia a New Orleans». «Quindi la pietra del veggente mi ha mostrato la veritá?» «Sí, Zoey, assolutamente», confermó Lenobia prima di voltarsi e riprendere a piangere contro il petto di Travis, liberandosi tra le sue braccia di due secoli di attesa, di perdita e di dolore. Mi alzai e ripresi la mano di Stark, trascinandolo via in modo che i due potessero rimanere soli. Mentre ci dirigevamo alle scuderie, mi disse: «Questo non significa che Aurox sia Heath che ritorna da te. Lo sai, vero?» Stevie Rae mi salvó arrivando di corsa con un «Oh-sss-santocielo! Dove eravate? Non vedo l’ora di raccontarti di Lenobia e Travis». «Sappiamo giá tutto», replicó Stark. «Dove sono Afrodite e Dario?» «Sono giá davanti al tempio di Nyx, alla pira funebre. Dobbiamo raggiungerli, e in fretta anche.» «Vado a cercare Erin, Shaunee e Damien. Dobbiamo muoverci», disse Stark. «Che cos’ha?» domandó Stevie Rae vedendolo allontanarsi a grandi passi. «Heath potrebbe davvero essere dentro Aurox», replicai. Stevie Rae fece una perfetta eco ai miei pensieri sbottando: «Ah, cavolo!» 12 KALONA Stare dalla parte della Luce non era interessante come ricordava. A dire la veritá, Kalona si annoiava. Certo, capiva perché Thanatos gli aveva detto di tenersi in disparte e non attirare l’attenzione finché non si fosse conclusa la cerimonia funebre per Dragone. Soltanto allora lei avrebbe annunciato all’intera scuola che lui era il suo nuovo Guerriero e avrebbe assunto l’incarico di Signore delle Spade e Capo dei Figli di Erebo presso la Casa della Notte di Tulsa. Prima di quel momento, la sua presenza avrebbe creato confusione e probabilmente sarebbe stata considerata un insulto dagli altri Guerrieri. Il problema era che Kalona non si era mai fatto scrupolo a insultare la gente. Era un potentissimo immortale. Perché avrebbe dovuto preoccuparsi degli irrilevanti sentimenti altrui? Perché a volte quelli che considero piú irrilevanti mi riservano delle sorprese: Heath, Stark, Dragone, Aurox, Rephaim. L’ultimo nome in quell’elenco mentale lo fece sobbalzare. Un tempo, Rephaim gli era sembrato irrilevante, ma si era sbagliato. Kalona si era reso conto di amare suo figlio, di averne bisogno. Su cos’altro si era sbagliato? Probabilmente su molte cose. Il pensiero lo demoralizzó. Prese a camminare avanti e indietro lungo il lato piú buio e in ombra del tempio di Nyx. Lí era abbastanza vicino alla pira da poter udire Thanatos quando lo avrebbe chiamato, ma non tanto da essere visto. Gli seccava sentirsi dire cosa doveva fare. Gli era sempre seccato. E poi c’era pure la novizia che aveva un’affinitá col fuoco, Shaunee. Sembrava avere anche la capacitá di pungolarlo, di farlo riflettere su questioni cui non era solito dedicare tempo. Ci era giá riuscita. All’inizio, lui voleva sfruttarla per ottenere informazioni su Rephaim e sulla Rossa. E, per tutta risposta, lei gli aveva dato una cosa ridicolmente semplice e banale: un cellulare. Quel piccolo dono aveva salvato la vita di suo figlio. Adesso l’aveva fatto pensare a tutti i secoli che aveva trascorso lontano da Nyx. «No!» sbottó ad alta voce, facendo agitare il boschetto di alberi di Giuda piantati sul lato ovest del tempio come se fosse stato travolto da una tempesta. Kalona focalizzó i pensieri e placó la collera. «No», ripeté con una voce non piú colma di potere ultraterreno. «Non penseró al tempo incalcolabile trascorso lontano da lei. Anzi non penseró a lei in assoluto.» Intorno a lui prese a danzare una risata, che fece tremolare gli alberi di Giuda e poi li fece fiorire, come se all’improvviso su di essi si fosse posato il sole dell’estate. Kalona strinse i pugni e guardó in alto. Erebo – suo fratello – il Consorte immortale di Nyx. L’unico essere in quell’universo che davvero gli somigliava, e l’unico essere che Kalona odiasse persino piú di se stesso. Lí! Nel regno mortale dopo tutti quei secoli? perché? Kalona nascose lo shock con lo sdegno. «Sei piú basso di quanto ricordassi.» Erebo sorrise. «Anche per me é bello vederti, fratello.» «Come al solito, mi metti in bocca parole non mie.» «Chiedo scusa. Non ce n’é bisogno. Non quando le tue parole sono cosí interessanti. Non penseró a lei in assoluto.» Non soltanto Erebo era quasi l’immagine speculare di Kalona, ne imitava anche la voce alla perfezione. «Parlavo di Neferet.» Kalona riordinó in fretta i pensieri e mentí senza problemi. Era passato un numero impossibile di anni, ma un tempo era bravo a mentire a Erebo. Scoprí di saperci ancora fare. «Non lo metto in dubbio, fratello.» Erebo si chinó in avanti, allargó le ali dorate e volteggió con grazia fino a terra, fermandosi davanti a Kalona. «Sai, é proprio per questo che ti ho fatto una visitina.» «Sei sceso nel regno terrestre perché ero l’amante di Neferet?» Incroció le braccia sull’ampio petto e fissó lo sguardo d’ambra del fratello. «No, sono venuto perché sei un bugiardo e un ladro. Lo stupro di ció che restava di buono in Neferet é solo una delle tue tante colpe», replicó Erebo. Anche lui incroció le braccia sul petto. Kalona rise. «Non sei una brava spia se credi che lo stupro abbia qualcosa a che vedere con quello che abbiamo condiviso Neferet e io. Lei era piú che consenziente, piú che pronta per il mio corpo.» «Non stavo parlando del suo corpo!» Erebo aveva alzato la voce e Kalona udí un brusio tra i vampiri, che si domandavano cosa stesse succedendo vicino al tempio di Nyx. «Come al solito, fratello, sei comparso per darmi dei problemi. Era previsto che io rimanessi nell’ombra, non visto, in attesa di essere chiamato. Anche se, riflettendoci meglio, sará divertente vederti alle prese coi mortali. Un piccolo consiglio: persino i vampiri tendono a esagerare quando incontrano un dio.» Erebo non ebbe esitazioni. Sollevó le braccia e ordinó: «Nascondici!» Ci furono un fruscio di vento e una sensazione di leggerezza che Kalona trovó cosí familiare, cosí agrodolce che nella sua mente poteva scegliere soltanto due tipi di reazione: rabbia o disperazione. Non avrebbe permesso che Erebo lo vedesse disperato. «Tu sfidi Nyx? Lei ha stabilito che io non posso entrare nell’Aldilá. Come osi portarmici?» Kalona aprí le ali color della notte, pronto ad aggredire il fratello. «Sei sempre il solito buffone impetuoso. Non andrei mai contro le decisioni della mia Consorte. Non ti ho portato nell’Aldilá. Ne ho semplicemente fatto scendere una parte per nasconderci agli occhi mortali, anche se solo per qualche istante.» Erebo sorrise di nuovo. Dal suo corpo splendevano raggi di sole, le ali rilucevano di piume d’oro, la pelle era perfetta, come se fosse stato creato dalla luce stessa del sole. Ed é stato cosí, pensó con disgusto Kalona. É stato creato quando il cielo baciava il sole. Proprio come io sono stato creato mentre il cielo baciava la luna. Il cielo, come la maggior parte degli immortali, é un volubile bastardo che prende ció che vuole e poi non si occupa della progenie che si lascia dietro. «Come ci si sta? Meglio di quando ti ci sei intrufolato, inseguendo quella piccola novizia, Zoey Redbird. Allora eri soltanto spirito. Non potevi sentire sulla pelle la magia del regno di Nyx. E sei sempre stato cosí colpito dalle cose che potevi toccare, che potevi fisicamente rivendicare come tue.» Bene. Si sta arrabbiando. Questo incrinerá la sua perfezione, rifletté Kalona. Era il suo turno di sorridere. La luce che diresse sul fratello non era quella calda e abbagliante del sole, ma la fredda, argentea luminescenza della luna. «Ancora geloso perché l’ho toccata dopo tutto questo tempo? Ricordi che Nyx é una dea, vero? Non poteva essere toccata se non fosse stato suo desiderio, sua volontá,di essere sfiorata, accarezzata, amata da...» «Non sono venuto per parlare della mia Consorte!» Le parole esplosero intorno a Kalona in lampi di calore dorato. «Che esibizione di furia divina! E poi tu saresti quello buono? Se solo i lacché che hanno deciso di restare nell’Aldilá potessero vederti ora», ridacchió sarcastico Kalona. «Non hanno definito buono me. Hanno definito te un usurpatore!» «Davvero? Chiedilo di nuovo. Credo che, dopo secoli e secoli di attenta riflessione, direbbero che sono stato io quello che ha rifiutato di averla in comune», replicó Kalona. «Lei ha scelto me.» Adesso il tono di Erebo era basso, i pugni stretti lungo i fianchi. «Ah, sí? Io ricordo diversamente.» «Tu l’hai tradita!» gridó. Kalona ignoró lo sfogo del fratello. Non era la prima volta che assisteva alle sue bizze. Invece parló con la freddezza della superficie lunare. «Perché sei venuto? Di’ quello che devi e vattene. Il mondo mortale non é granché come regno, ma é mio. Non lo divideró con te, proprio come non avrei condiviso lei.» «Sono venuto ad avvertirti. Nell’Aldilá abbiamo udito il tuo giuramento. Sappiamo che ti sei impegnato a essere il Guerriero della Morte e a diventare Signore delle Spade di questa scuola.» «E Capo dei Figli di Erebo», aggiunse Kalona. «Non dimenticare il resto del mio titolo.» «Non potrei mai dimenticare che intendevi essere irriverente verso i miei figli.» «Figli? Cos’é, adesso ti accoppi con gli umani e generi maschi che crescendo diventano Guerrieri vampiri? Affascinante, soprattutto considerando che sono stato giudicato tanto duramente per avere avuto dei figli.» «Vattene.» Gli occhi dorati di Erebo cominciarono a mandare lampi. «Lascia questo luogo e smetti d’immischiarti nella vita dei vampiri di Nyx e in quella degli onorabili Guerrieri che si sono messi al mio servizio.» «E tu non ti stai immischiando ordinandomi di andarmene? Mi stupisce che Nyx te lo permetta.» «La mia Consorte non sa che sono qui. Sono venuto solo perché tu la stai di nuovo facendo preoccupare. Io vivo per garantirle la pace. é questa l’unica ragione per cui sono qui», sentenzió Erebo. «Tu vivi per leccarle i piedi e, come al solito, sei geloso di me.» Kalona non riuscí a soffocare l’ondata di gioia per ció che gli aveva rivelato Erebo: Le faccio ancora provare qualcosa! Nyx mi osserva! L’immortale trattenne le emozioni. Doveva nascondere la propria felicitá a Erebo. Quando riprese a parlare, il suo tono era di ghiaccio: «Sappi questo: io non ho fatto voto di essere al tuo servizio. Ho giurato di servire una Somma Sacerdotessa che personifica la Morte tramite la propria affinitá, dono della Dea. Tutto ció che ha fatto la tua visita é stato darmi motivo di fare una netta distinzione tra i Guerrieri che si definiscono tuoi figli e quelli che non lo sono. Non affliggeró i tuoi figli essendo loro capo». «Allora lascerai questa Casa della Notte.» «No. Ma tu sí. Porta a Nyx questo messaggio da parte mia: la Morte non fa differenze tra coloro che seguono lei e chi segue altre divinitá. La Morte arriva per tutti i mortali. Non ho bisogno del tuo permesso né di quello della Dea per servire la Morte. E adesso, fratello, vattene. Devo presenziare a un funerale.» Kalona allungó le braccia e batté le mani, provocando uno scoppio di fredda luce argentea che si propagó intorno a lui mandando in pezzi la piccola bolla di Aldilá e scagliando Erebo lontano, in alto, verso il cielo. Quando la luce svaní, i piedi di Kalona toccarono di nuovo il terreno e lui si ritrovó accanto al tempio di Nyx. Afrodite arrivó di corsa da dietro l’angolo. Si fermó.E lo fissó. «Sono stato convocato?» le chiese. Lei sbatté le palpebre e si sfregó gli occhi come se faticasse a schiarirsi la vista. «Stavi facendo casini con una torcia elettrica, qui dietro?» «Non possiedo torce elettriche. Sono stato convocato?» ripeté. «Quasi. Qualche cretino – ovvero Kramisha, perché aveva lei il compito di radunare le candele – ha dimenticato quella dello spirito. Devo prenderne una dal tempio di Nyx. Tu dovresti seguirmi alla pira di Dragone. Thanatos concluderá il cerchio, dirá delle belle cose su Dragone e poi ti presenterá.» Insolitamente a disagio sotto lo sguardo di quella strana, caustica umana che Nyx, per ragioni incomprensibili a quasi tutti, aveva scelto come propria Profetessa, Kalona grugní una risposta e si voltó per aprire la porta laterale del tempio. Non si aprí. Kalona tentó di nuovo. S’impegnó,usando tutta la sua immensa forza immortale. Ma la porta proprio non si apriva. In quel momento si accorse che l’uscio di legno era scomparso e la maniglia spuntava da un pesante e compatto blocco di roccia. Non c’era nessun ingresso. Niente di niente. All’improvviso Afrodite lo spinse via, tiró la maniglia e la pietra scomparve, tornando a essere una porta di legno, che per lei si spalancó con facilitá.Prima di entrare nel tempio, la ragazza alzó gli occhi verso di lui. «Certo che sei proprio strano.» Un gran colpo di ciuffo, e la porta si richiuse alle sue spalle. Kalona vi appoggió sopra la mano e di nuovo il legno tremoló,trasformandosi in pietra. Arretró,con una terribile sensazione di vuoto allo stomaco. Solo qualche minuto dopo, Afrodite uscí da una porta dall’aspetto del tutto normale. Stringeva in mano una grossa candela viola e, mentre gli passava davanti, disse: «Be’, andiamo. Thanatos vuole che tu rimanga a margine del cerchio e provi a non farti notare troppo. Certo che ti sarebbe molto piú facile se ti mettessi addosso qualcosina di piú». Kalona la seguí, cercando d’ignorare il vuoto dentro di sé. Era esattamente come l’aveva definito Erebo, un buffone impetuoso e un usurpatore. Se Nyx lo osservava, era solo con disprezzo. Gli aveva negato tutto: l’accesso all’Aldilá,l’accesso al suo tempio, l’accesso al suo cuore... I secoli avrebbero dovuto rendere meno acuto il dolore, ma Kalona stava iniziando a capire che in realtá era vero il contrario. AUROX Nyx, se davvero sei una dea disposta al perdono, ti prego aiutami... ti prego... Aurox non fuggí dal suo nascondiglio nel terreno, ma continuó a ripetere quella frase, quella preghiera. Forse Nyx premiava la diligenza. Almeno quello alla Dea poteva offrirlo. Fu durante la sua preghiera silenziosa che la magia cominció a vorticare intorno a lui. All’inizio Aurox si sentí sollevato. Nyx mi ha ascoltato! Ma gli ci volle poco per capire quanto fosse in errore. I mostri che si materializzavano, colando dall’aria fredda e umida intorno a lui, non potevano essere al servizio di una dea compassionevole. Aurox cercó di tenersi il piú lontano possibile. La loro puzza era quasi insopportabile. Le loro facce cieche orribili alla vista. Il battito del suo cuore acceleró. La paura gli mandó brividi lungo la schiena e la bestia dentro di lui prese ad agitarsi. Che quegli esseri fossero stati mandati da lui per punirlo delle azioni commesse agli ordini di Neferet? Aurox usó la propria paura per alimentare la bestia. Non voleva che si risvegliasse, ma avrebbe lottato prima di soccombere alla vorticosa massa di malvagitá che minacciava di avvolgerlo. Tuttavia Aurox non venne circondato. Lentamente, gli esseri salirono verso l’alto in un vortice magico. Piú si alzavano dalla fossa, piú si muovevano veloci. Era come se fossero stati evocati e si stessero gradatamente risvegliando per un richiamo privo di suono. Aurox acquietó la paura e la bestia si ritiró.Non volevano lui. Non gli prestavano la minima attenzione. Il vortice si trascinava dietro una foschia nera e fetida. Incerto su cosa fosse a spingerlo, Aurox si allungó e vi passó la mano attraverso. La mano diventó foschia, come se fossero state della medesima sostanza. Il vortice pareva fatto di niente eppure sembrava aver dissolto la carne di Aurox. Gli occhi sgranati, lui tentó di liberare la mano, ma non c’era piú. Poi fu attraversato da un fremito: la nebbia aveva iniziato ad assorbirgli la carne. Impotente, Aurox vide sparire l’avambraccio, poi il bicipite, poi la spalla. Tentó di svegliare la bestia, di attingere al potere che dormiva dentro di lui, ma la foschia attutiva le sue sensazioni. Lo intorpidiva. Quando gli assorbí la testa, Aurox diventó foschia. Non percepiva nulla, tranne un desiderio ardente, una richiesta inappagata, un bisogno incalzante. Di cosa? Aurox non sapeva dirlo. Sapeva solo che la Tenebra l’aveva avvolto e lo stava trascinando su un’onda di disperazione. In me ci dev’essere piú di questo! pensó,sconvolto. Devo essere piú che foschia e desiderio, tenebra e bestia! Ma sembrava che non ci fosse altro. Poi si rese conto della veritá: lui era tutte quelle cose e nessuna di quelle cose. Aurox non era niente... assolutamente niente... Disperato, pensó che i conati di vomito potessero essere suoi. In qualche modo, da qualche parte, il suo corpo doveva essere ancora suo ed era rivoltato da quanto stava accadendo. Poi la vide. C’era Zoey. Teneva la pietra bianca dritto davanti a sé, proprio come la sera prima, durante il rituale in cui lui aveva cercato di scegliere, di fare la cosa giusta. Percepí un movimento nella foschia: aveva visto Zoey. Stava per assorbirla. No! Lo spirito di Aurox gridó con forza dentro di lui. Guardando Zoey, lui non provava piú disperazione. percepiva la paura di lei e la sua forza. La sua determinazione e la sua debolezza. E Aurox si rese conto di una cosa che lo stupí molto: Zoey si sentiva insicura riguardo a se stessa e al proprio posto nel mondo quanto lui. Si preoccupava di non avere il coraggio di agire nel modo giusto. Metteva in dubbio le proprie decisioni e si vergognava dei propri errori. Una volta ogni tanto, persino Zoey Red–bird, dotata novizia toccata dalla sua Dea, si sentiva un fallimento e prendeva in considerazione l’idea di arrendersi. Proprio come lui. Compassione e comprensione si propagarono in Aurox, e con esse percepí un’ondata di potere al calor bianco. In un lampo accecante, Aurox precipitó dal centro del vortice che si andava disintegrando e atterró ben saldo nel suo corpo riformato, tutto tremante e col fiato corto. Non rimase lí a riposare a lungo. Ancora scosso e debole, Aurox si tiró su verso l’imboccatura della fossa. Ci volle molto tempo. Quando finalmente arrivó in cima, esitó,ascoltando con attenzione. Udí solo il vento. Aurox si sollevó da terra, utilizzando il tronco rotto per nascondersi. Zoey se n’era andata. Studió la zona e il suo sguardo venne immediatamente attirato da un grande mucchio di legna su cui si trovava una figura avvolta in un sudario. Anche se la catasta era circondata da tutti i novizi e i vampiri della Casa della Notte, Aurox non ebbe difficoltá a capire di cosa si trattasse. É la pira di Dragone Lankford, fu il suo primo pensiero. L’ho ucciso io , fu il secondo. Come la disperazione nella nebbia magica, anche il funerale lo attrasse in modo incontenibile. Non fu difficile avvicinarsi al cerchio di novizi e vampiri. I Guerrieri Figli di Erebo erano armati fino ai denti, ma l’attenzione di tutti era concentrata sul cerchio e sulla pira al centro. Aurox si mosse senza farsi notare, usando l’ombra delle grandi querce per nascondersi, finché non fu abbastanza vicino da cogliere le parole che stava pronunciando Thanatos. Poi si accovacció e spiccó un salto. Afferrandosi a un ramo basso, Aurox si arrampicó fino a trovare un punto da cui osservare senza impedimenti il macabro spettacolo. Thanatos aveva appena finito di creare il cerchio. Aurox vide i quattro professori vampiri che reggevano le candele e rappresentavano gli elementi. Si aspettava di trovare Zoey al centro del cerchio, vicino alla pira e si stupí che invece ci fosse Thanatos a tenere in una mano la candela viola dello spirito e nell’altra una grande torcia. Dov’era Zoey? Che gli esseri nella foschia l’avessero catturata? Cos’era stato a farli dissolvere? Osservó il cerchio in modo frenetico. Quando la trovó, accanto a Stark, circondata dai suoi amici, aveva l’aria triste ma non sembrava ferita. Stava osservando con attenzione Thanatos. Pareva non ci fosse niente che non andasse in lei, a parte il fatto che piangeva la perdita del Signore delle Spade. Aurox era cosí sollevato che quasi perse l’appiglio sull’albero. La fissó.Era stata lei a iniziare il conflitto interiore che lui stava provando. Perché?La ragazza lo sconcertava almeno quanto i sentimenti che aveva scatenato dentro di lui. Spostó l’attenzione su Thanatos, che percorreva con grazia la circonferenza del cerchio, parlando con un tono che calmó persino i nervi a pezzi di Aurox. «Il nostro Signore delle Spade é morto cosí come é vissuto: da Guerriero, fedele al proprio giuramento, fedele alla sua Casa della Notte e fedele alla sua Dea. E c’é un’altra veritá che dev’essere detta qui: anche se piangiamo la sua perdita, siamo consapevoli che, senza la sua compagna, la dolce Anastasia, lui era svuotato.» Aurox guardó Rephaim. Sapeva che, in forma di Raven Mocker, era stato lui a uccidere Anastasia Lankford. Che ironia che il Signore delle Spade fosse morto proprio per proteggerlo. Ironia ancora maggiore, che il viso del ragazzo fosse inondato di lacrime, e che lui piangesse apertamente per la morte di Dragone. «La morte é stata gentile con Dragone Lankford. Non soltanto gli ha consentito di andarsene da Guerriero, ma l’ha condotto alla Dea. Nyx ha riunito Bryan Dragone Lankford e la sua amata, oltre ai luminosi spiriti dei loro famigli felini, Shadowfax e Ginevra.» Sono morti anche i loro gatti? Non ricordo che ci fossero gatti al rituale. Confuso, Aurox studió la pira funebre. Sí, adesso che guardava meglio, vedeva due piccoli fagotti avvolti nel sudario con Dragone. Thanatos si era fermata davanti a Zoey e le sorrise. «Dicci, Zoey Redbird, tu che sei realmente entrata nell’Aldilá per poi ritornare, qual é l’unica costante in quel regno?» «L’amore», rispose Zoey senza esitazioni. «Sempre l’amore.» «E tu, James Stark? Cos’hai trovato nell’Aldilá?» chiese Thanatos al giovane Guerriero, in piedi con un braccio intorno alle spalle di Zoey. «L’amore», ripeté Stark con voce forte e sicura. «Sempre l’amore.» «Questa é una veritá.» Thanatos riprese a camminare intorno al cerchio. «Posso dire pure che la mia vicinanza alla Morte mi ha consentito di cogliere delle immagini dell’Aldilá. Ció che mi é stato permesso di vedere mi ha insegnato che, anche se l’amore rimane con noi Quando passiamo da questo regno a un altro, non puó esistere in eterno senza compassione, cosí come la Luce non puó esistere senza speranza, e la Tenebra non puó esistere senza l’odio. Perció,con questa veritá asserita e accettata, vi chiederei di aprire il vostro cuore e dare il benvenuto al nostro nuovo Signore delle Spade e capo dei Guerrieri Figli di Erebo, il Guerriero legato a me da giuramento, Kalona!» Aurox provó la stessa sorpresa che vide su molti dei visi sotto di lui quando Kalona, l’immortale alato che sapeva essersi schierato per lungo tempo con la Tenebra, entró nel cerchio a grandi passi e raggiunse Thanatos. Si portó la mano a pugno sul cuore e fece un rispettoso inchino. Poi sollevó la testa e riempí l’aria con la sua voce profonda: «Ho giurato di essere il Guerriero della Morte, e questo io saró.Ho giurato di essere il Signore delle Spade di questa Casa della Notte, e questo io saró. Ma non tenteró di prendere il posto di Dragone Lankford come capo dei Guerrieri Figli di Erebo». Aurox si accorse che Thanatos lo osservava, guardinga, anche se la sua espressione pareva compiaciuta. I Guerrieri tutto intorno al cerchio si mossero leggermente, quasi fossero incerti su cosa pensare dell’annuncio dell’immortale alato. «Io serviró come Guerriero della Morte», ripeté Kalona. Si rivolse a Thanatos. «Proteggeró te e questa scuola. Ma non assumeró un titolo che mi leghi a Erebo.» «Facevo parte del Consiglio Supremo quando hai affermato di essere Erebo sceso sulla terra. Cosa dici in proposito?» chiese Thanatos. «Non ho mai rivendicato tale titolo. Era Neferet a farlo. Lei si sta impegnando a diventare una dea, e questo significa che ha bisogno di un Consorte immortale, perció mi ha nominato Erebo sceso sulla terra. Ho ripudiato quel ruolo quando ho ripudiato Neferet.» Attraverso il cerchio si propagarono mormorii simili a soffi di vento tra i rami. Thanatos sollevó la torcia che teneva ancora in mano. «Silenzio!» Le voci si placarono, ma shock e incredulitá rimasero. «Kalona dice la veritá riguardo a Neferet. Dragone é stato ucciso da Aurox, la sua creatura. Non era un dono di Nyx. La scorsa notte, durante il Rituale di Svelamento, la terra ci ha mostrato la terribile veritá. Aurox é stato creato dalla Tenebra tramite il sacrificio della madre di Zoey. Lui é uno Strumento, alla mercé di Neferet. La Tenebra continua a controllarlo grazie ai piú sanguinosi sacrifici.» Puntó la torcia verso i tre corpi in cima alla pira. «Ho prove che dimostrano che la vita di Shadowfax é stata presa da Neferet in modo che la Tenebra mantenesse il controllo assoluto su Aurox. Per la piccola Ginevra di Anastasia, quell’ulteriore morte é stata insopportabile. Il dolore le ha fermato il cuore e di buon grado lei ha seguito Shadowfax nell’Aldilá, per riunirsi con coloro che entrambi amavano di piú.» Aurox s’irrigidí. Non riusciva neppure a respirare. Era come se Thanatos l’avesse appena sventrato. Avrebbe voluto urlare: Non é vero! Non é vero! ma le parole della Somma Sacerdotessa continuarono a colpirlo senza pietá. «Zoey, Damien, Shaunee, Erin, Stevie Rae, Dario, Stark, Rephaim e io! Tutti noi siamo stati testimoni delle oscure azioni di Neferet. Dragone Lankford é morto per far sí che la nostra testimonianza potesse venire resa pubblica. Ora spetta a noi riprendere la battaglia che ha ucciso il nostro Signore delle Spade. Kalona, mi compiaccio nell’udire la tua confessione. Hai tentato di usurpare il ruolo di Erebo, anche se solo qui sulla terra. Al Consiglio Supremo é chiaro che eri stato incoraggiato dalle macchinazioni di Neferet. Io ti accetto dunque come Guerriero della Morte e difensore di questa scuola, ma non sarai a capo dei Guerrieri che hanno giurato come Figli di Erebo. Sarebbe irrispettoso verso la Dea oltre che verso il suo Consorte.» Aurox vide passare un lampo di rabbia negli occhi dell’immortale, che peró chinó il capo davanti a Thanatos e si portó il pugno sul cuore prima di replicare: «Cosí sia, Somma Sacerdotessa». Dopo di che arretró fino al margine del cerchio, dove chiunque gli fosse vicino si allontanó di un mezzo passo. Thanatos chiamó Shaunee perché invocasse il fuoco e accendesse la pira funebre. Mentre la colonna di fiamme avvolgeva la catasta di legna su cui giaceva Dragone Lankford, Aurox saltó giú dall’albero e, non visto, tornó barcollando alla quercia spaccata per scomparire sottoterra dove, da solo, singhiozzó disperazione e odio per se stesso nel terreno squarciato. 13 ZOEY «Zoey, tutto bene?» mi chiese Stark all’orecchio mentre il mio cerchio e io ci radunavamo vicino all’entrata dell’atrio della scuola. Thanatos ci aveva chiesto di aspettare che finisse di parlare con professori e Guerrieri, dopo di che ci avrebbe raggiunti per la conferenza stampa. «Sono triste per Dragone», mormorai di rimando. «Non intendevo quello.» Teneva la voce bassa in modo che potessi sentire solo io. «Volevo dire se é tutto okay con la pietra. Ho visto che la sfioravi durante il funerale.» «Per un attimo mi é sembrato che si scaldasse, ma poi é passato. Probabilmente é stato solo perché eravamo molto vicini alla pira. A proposito...» – alzai il tono e mi rivolsi a Shaunee – «... ottimo lavoro col fuoco. So che non é facile tenere accese le pire funebri, ma il tuo aiuto ha accelerato le cose.» «Grazie. Giá,non se ne puó piú di funerali. Almeno prima di questo abbiamo visto Dragone entrare nell’Aldilá, ma i due gatti lassú con lui hanno reso tutto particolarmente triste.» Si asciugó gli occhi e mi chiesi come potesse – lei o chiunque altro – piangere a fiumi e sembrare lo stesso carina. «A dire il vero, questo mi ricorda...» Shaunee si voltó verso Erin che stava in coda al gruppo e fissava i ragazzi rimasti accanto alla pira come se stesse cercando qualcuno. «Erin, ti sta bene se porto la cassettina con la lettiera e le cose di Belzebú nella mia stanza? Ormai dorme lí quasi tutti i giorni.» Erin lanció un’occhiata a Shaunee, fece spallucce e disse: «Sí, fa’ come vuoi. Tanto quella cassettina puzza di merda». «Erin, ai gatti non piace usare la lettiera sporca. Devi pulirla tutti i giorni», replicó Damien, accigliato. Erin sbuffó.«No, adesso non lo devo piú fare.» Quindi riprese a osservare gli altri ragazzi. Notai che non stava piangendo. Ci riflettei e mi resi conto che non aveva pianto nemmeno una volta durante il funerale. All’inizio la storia della separazione delle gemelle sembrava aver fatto uscire di testa soprattutto Shaunee ma, piú tempo passava, piú mi accorgevo che Erin non si comportava come al solito. Anche se forse era normale, visto che comportarsi come al solito significava comportarsi come Shaunee, che adesso era molto piú matura e gentile. Presi mentalmente nota di trovare il tempo di parlare a Erin per accertarmi che stesse bene. «Cavolaccio, vorrei che Thanatos non avesse detto a Rephaim di aspettare sul minibus con gli altri. Era strasconvolto al funerale. Detesto lasciarlo solo cosí», disse Stevie Rae avvicinandosi a me. «Non é solo. é con gli altri novizi rossi. Li guardavo mentre andavano al bus e Kramisha stava parlando con lui di come la poesia possa liberare le emozioni.» «Kramisha confonderá il merlotto con le sue stronzate poetiche. Bla... bla... pentametro giambico bla...» intervenne Afrodite. «E poi persino tu devi capire che spifferare agli umani quel suo ’problemino da volatile’ non é una buona idea.» «Ehi, scusate, mi spiace interrompervi, ma sto cercando l’atrio della scuola.» Ci voltammo tutti in gruppo a fissare l’umano che procedeva verso di noi lungo il sentiero che partiva dal parcheggio principale. Dietro di lui si trascinava un altro tizio con videocamera e un’infinitá di roba ficcata in un borsone nero che portava in spalla, oltre a un microfono grigio che gli penzolava sulla testa. Come prevedibile, Damien fu il primo di noi a riacquistare il controllo. Voglio dire, Damien dovrebbe proprio venire incoronato Mr Amabilitá della Casa della Notte di Tulsa. «Siete nel posto giusto. Congratulazioni per averci trovati!» Il suo sorriso era cosí caloroso che le spalle rigide dell’umano si rilassarono. Poi lui tese addirittura la mano e disse: «Ottimo. Io sono Adam Paluka, di Fox News 23 di Tulsa. Sono qui per intervistare la vostra Somma Sacerdotessa e, suppongo, anche qualcuno di voi». «Felice di conoscerla, Mr Paluka. Io sono Damien», replicó lui dandogli la mano. Poi, con una risatina, aggiunse: «Oooh, che stretta potente!» Il reporter sorrise. «Piacere mio. Ma dammi del tu e chiamami Adam. Mr Paluka é mio padre.» Damien ridacchió.Adam ridacchió.I loro sguardi s’incrociarono per un bel po’. Stevie Rae mi diede una gomitata e ci scambiammo un’occhiatina maliziosa. Adam era carino, davvero molto carino, del tipo giovane in carriera. Capelli scuri, occhi scuri, bella dentatura, scarpe davvero eccellenti, e borsello, che Stevie Rae e io individuammo nello stesso momento. I nostri occhi telegrafarono in stereo potenziale ragazzo per Damien! «Ciao, Adam, io sono Stevie Rae.» Allungó la mano e, non appena lui gliela strinse, aggiunse: «Non ce l’hai una ragazza, vero?» Il sorriso a trentadue denti perse colpi, ma non troppo. «No, non ce l’ho. No, mmm, decisamente non ho una ragazza.» Poi notó il Marchio rosso di Stevie Rae. «Allora, tu sei un vampiro del nuovo tipo, quello di cui parlava la vostra ex Somma Sacerdotessa.» Stevie Rae gli regaló un sorrisone. «Giá,sono la prima Somma Sacerdotessa Rossa. Figo, vero?» «Il tuo tatuaggio é molto bello», commentó Adam, piú incuriosito che a disagio. «Grazie! E lui é James Stark. é il primo Guerriero Vampiro Rosso. Anche il suo tatuaggio é da paura.» Stark allungó la mano. «Piacere di conoscerti. E non c’é bisogno che mi dica che ho un bel tatuaggio.» Adam sbiancó leggermente, ma strinse comunque la mano a Stark. Il suo sorriso sembrava sincero... nervoso, ma sincero. «Ciao», intervenni. «Io sono Zoey.» Lo sguardo di Adam passó rapidamente dal tatuaggio completo sul mio volto allo scollo a V della mia maglietta, da cui s’intravedevano i Marchi sulla clavicola, fino al palmo della mia mano tesa, anch’esso coperto dalla medesima decorazione a filigrana. «Non sapevo che i vampiri si facessero fare tatuaggi aggiuntivi. L’artista che ha realizzato i tuoi é qui a Tulsa?» Sorrisi. «Sí, a volte. Ma per la maggior parte del tempo si trova nell’Aldilá.» Mentre lui cercava di elaborare la mia risposta, colsi l’occasione per chiedergli: «Ehi, hai detto che non hai una ragazza. Ma un ragazzo?» «Mmm, no. Non ho nemmeno un ragazzo. Non al momento, quantomeno.» Adam fissó Damien, che sostenne il suo sguardo. Andata! era quello che pensavo quando Afrodite sbuffó e disse: «Oh, che cazzo, non siamo negli studi di Bachelorette. Questo non é un reality show. Io sono Afrodite LaFont. Sí, il sindaco é mio padre. Evviva». Prese sottobraccio Dario. «E lui é Dario, il mio Guerriero.» Il fighissimo sopracciglio di Adam s’inarcó alla vista del cardigan della scuola di Afrodite, col simbolo degli alunni di sesta, le tre Parche, ricamato sul taschino sinistro. «Agli umani é consentito frequentare i corsi della Casa della Notte?» «Afrodite é una Profetessa di Nyx, fatto dimostrato dal legame che ha con Dario, che é un Guerriero Figlio di Erebo e suo protettore per solenne giuramento», rispose Thanatos dall’ombra, mentre si avvicinava a noi con passo aggraziato. Pensai che il suo tempismo fosse perfetto, proprio come il suo ingresso in scena. Sembrava alta e potente, Senza etá e di una bellezza classica. La sua voce era gradevole e istruttiva, come se facesse lezione ai giornalisti umani tutti i giorni. «So che il funzionamento e le regole interne della nostra societá non sono noti a tutti, ma ritengo che la maggior parte degli umani sia al corrente del fatto che un Guerriero non puó legarsi a un umano con giuramento di protezione.» «In effetti, benché l’intervista sia stata organizzata all’ultimo momento, ho avuto il tempo di fare qualche ricerca, e questo particolare l’avevo scoperto.» «Il fatto che Afrodite sia una Profetessa di Nyx e che frequenti la scuola qui, come anche numerosi novizi e vampiri rossi, sará uno degli argomenti della nostra intervista. Che mi pare proprio sia giá iniziata, in realtá.» Thanatos uscí dall’ombra, facendo un cenno all’operatore che teneva sollevata la telecamera e ci stava decisamente filmando, anche se nessuno di noi se n’era accorto. «Io sono Thanatos, la nuova Somma Sacerdotessa della Casa della Notte di Tulsa. Ben trovato, Adam Paluka. é il benvenuto nella nostra scuola.» Adam s’inceppó solo un pochino: «Bben trovata. Non intendevo offendervi iniziando a filmare». Thanatos sorrise. «Non ci ha offesi affatto. Siamo stati noi a invitarvi. Sono contenta che l’intervista sia iniziata senza formalitá. Possiamo continuare qui fuori, sotto il bel cielo stellato di Tulsa?» «Certo», convenne Adam dopo un cenno di assenso da parte del cameraman. «In realtá l’illuminazione a gas va benissimo. Se ci date un secondo, possiamo usare un microfono a giraffa per registrarvi.» «Mi sembra ottimo. Zoey, Afrodite, Stevie Rae, Stark e Damien, per cortesia, restate per l’intervista. Dario, tu Erin e Shaunee, potreste assicurarvi che i novizi siano rientrati tutti nei dormitori? é stata una serata difficile per la nostra scuola.» Dario fece l’inchino ad Afrodite e a Thanatos, poi lui e Shaunee si allontanarono insieme, mentre Erin prese la direzione opposta. «Ha detto che é stata una serata difficile per la scuola. Cosa intendeva?» «Sono certa che avete saputo dell’incendio al nostro campus», rispose Thanatos. «Sí, ci siamo occupati noi di Fox 23 della notizia. é successo qualcosa alle scuderie?» la sollecitó Adam. «Proprio cosí, un incidente sfortunato, anche se non del tutto sorprendente. La luce a gas e delle candele risulta piú delicata ai nostri occhi rispetto alle lampadine elettriche. Come ha giá osservato, crea una splendida atmosfera, ma si tratta di una fiamma viva e a volte instabile. Una lanterna accesa era stata lasciata incustodita nel fienile e un colpo di vento l’ha rovesciata su una balla di fieno, incendiando le scuderie.» «Spero che non si sia fatto male nessuno.» Mi sembró che Adam fosse sinceramente preoccupato. «La nostra Signora dei Cavalli e una novizia hanno avuto qualche piccolo problema per avere inalato fumo, e l’umano alle nostre dipendenze come amministratore delle scuderie ha riportato delle ferite, soprattutto alle mani. Ma si riprenderá perfettamente. Per la cronaca, devo anche aggiungere che il nostro Travis Foster si é comportato in modo eroico, accertandosi che tutti i cavalli fossero in salvo.» «Travis Foster é un umano?» «Nel modo piú assoluto. Ed é anche uno stimato collaboratore e amico.» «Interessante», commentó Adam. Il suo sguardo si spostó all’intorno e notó la pira in lontananza, che ardeva ancora. «Mi corregga se sbaglio, ma non credo che quella catasta laggiú faccia parte delle scuderie. Nel corso delle mie ricerche ho letto che i vampiri bruciano i loro morti sulle pire. Ho forse scelto un brutto momento per questa intervista?» Aveva posto la domanda con tono premuroso, ma gli brillavano gli occhi per la curiositá. «Non si sbaglia. Quelli sono i resti di una pira funebre. Abbiamo avuto una grave perdita qui alla Casa della Notte, che peró non ha nulla a che fare con l’incendio delle scuderie. Dragone Lankford, il nostro Signore delle Spade, ha perso la vita in un tragico incidente presso un vivaio di lavanda adiacente alla riserva nazionale di Tall Grass Prairie.» Per un attimo, mi chiesi come cavolo avrebbe fatto Thanatos a trasformare l’assassinio di Dragone in un «tragico incidente» spiegabile a un pubblico umano. «Un grande bisonte maschio ha superato i confini della riserva. Alcuni di noi stavano completando un delizioso Rituale di Purificazione nel campo di lavanda e l’animale deve essersi confuso vedendo il nostro cerchio e il fumo di salvia bianca. Ci ha aggredito. Il nostro Signore delle Spade ha perso la vita per difendere i nostri novizi.» «Che cosa terribile! Mi dispiace davvero.» Adam sembrava scosso. In realtá, tutti sembravamo scossi e questo nascose lo shock che provavamo per l’enorme bugia di Thanatos. «Grazie, Adam. Anche se si é trattato di un incidente orribile e di una tremenda perdita per la nostra Casa della Notte, il nostro Signore delle Spade é morto cosí come era vissuto, da onorabile Guerriero che protegge i nostri giovani. Grazie a lui, nessun altro é stato ferito e il rituale é stato addirittura completato. Ricorderemo il coraggio di Dragone Lankford per i secoli a venire.» Thanatos si tamponó gli occhi con un fazzoletto di pizzo preso dalla manica. Era un momento davvero commovente. Adam rimase fermo con aria partecipe, mentre l’operatore spostava l’inquadratura dalla pira di Dragone a Thanatos, per cogliere il suo dolore e il suo umanissimo sforzo di riprendere il controllo delle proprie emozioni. Davvero ben orchestrato. Mi venne da chiedermi quanti corsi di recitazione avesse frequentato da novizia la Somma Sacerdotessa della Morte. Thanatos finí di asciugarsi gli occhi e prese un profondo respiro. «E, per rispondere alla sua domanda, no, questo non é un brutto momento per un’intervista. Vi abbiamo invitati noi, ricorda? Siamo felici di darvi il benvenuto alla Casa della Notte, anche in un momento triste. Perció cominciamo in modo piú ufficiale. Lí vicino alla panchina di pietra puó andare bene?» Indicó uno dei lunghi sedili che fiancheggiavano l’ingresso della scuola. Nei giorni normali, ci sarebbero stati molti gruppetti di ragazzi, intenti a fare i compiti, a flirtare e a spettegolare. Quella sera, erano completamente vuoti. «Perfetto», commentó Adam. Mentre lui e il cameraman si preparavano, Thanatos prese posto al centro della panchina. Sottovoce, disse: «Zoey, Stark, accanto a me, qui». Indicó la sua destra. «Afrodite, Stevie Rae e Damien, alla mia sinistra.» Quando Adam tornó e iniziarono le riprese ufficiali, fui presa da un po’ di agitazione: l’avrebbero visto anche i miei vecchi amici della South Intermediate High School! «Thanatos, mi chiedevo se potesse darmi spiegazioni riguardo al commento fatto su di lei ieri sera da Neferet, la ex Somma Sacerdotessa di questa Casa della Notte. Ha sostenuto che adesso qui la nuova Somma Sacerdotessa é la Morte.» Adam sorrise. «A me lei non sembra la Morte.» «L’ha vista spesso, giovane Adam?» replicó Thanatos in tono divertito. «No, veramente no. Non sono mai morto», scherzó a propria volta il giornalista. «Be’, il commento di Neferet puó essere spiegato con estrema facilitá.Io non sono la Morte. Semplicemente ho avuto in dono la capacitá di aiutare i morti a passare da questo regno al successivo. Non sono la Morte piú di quanto lei, Adam, non sia l’Umanitá.Entrambi siamo Solo una rappresentazione delle due. Se puó aiutare a capire meglio, mi puó considerare una sorta di medium.» «Neferet ha menzionato anche un nuovo tipo di vampiro, sottintendendo che potrebbe essere pericoloso.» Osservai la telecamera spostarsi da Stark a Stevie Rae. «Potrebbe chiarirci anche questa notizia?» «Certamente, ma prima sento di dover precisare un punto: Neferet non é piú una collaboratrice della Casa della Notte di Tulsa. Secondo le regole della nostra societá, quando una Somma Sacerdotessa perde il proprio ruolo, é per la vita. Non opererá piú come Somma Sacerdotessa per nessun’altra Casa della Notte. Come puó bene immaginare, puó essere un cambiamento difficile e spesso imbarazzante sia per il dipendente licenziato sia per il datore di lavoro. I vampiri non hanno leggi sulla diffamazione. Noi usiamo un sistema fondato sul giuramento e sull’onore. é evidente che in questa occasione il nostro sistema non ha funzionato.» «Dunque mi starebbe dicendo che Neferet é..» Adam non finí la frase e annuí, incoraggiando Thanatos a continuare per lui. «Sí, é un fatto triste ma vero: Neferet é una ex dipendente scontenta che non ha segreti da rivelare», disse pacata Thanatos. Adam guardó Stark, in piedi accanto a me. «Questa ex dipendente ha fatto inquietanti insinuazioni riguardo a un membro della Casa della Notte in particolare: James Stark.» «Sono io», ammise subito Stark. Sapevo che lui era a disagio, ma credo che nessuno, incluso il pubblico televisivo, avrebbe visto altro che un gran bel ragazzo con un tatuaggio rosso sul viso che sembrava rappresentare delle frecce puntate in direzioni diverse. «Allora, Jim... Ti sta bene se ti chiamo cosí?» domandó Adam. «Sí, ma preferirei che mi chiamassi Stark, come fanno tutti.» «Okay, Stark, Neferet ha detto che hai ucciso il tuo mentore della Casa della Notte di Chicago e ha sottinteso che tu sia un pericolo per la comunitá.Potresti replicare alle sue affermazioni?» «Una montagna di cavolate, ecco cosa sono!» udii dire la mia bocca. Stark fece quel suo sorrisetto sbruffone e mi prese la mano, intrecciando le dita con le mie a favore di telecamera perché tutti in TV potessero vedere. «Zy, non dire quasiparolacce mentre ci riprendono. Tua nonna potrebbe sentire e non sarebbe carino.» «Mi dispiace», borbottai. «Che ne dici se lascio parlare te?» Il sorriso di Stark diventó ancora piú grande. «Be’, sarebbe la prima volta.» Fu un po’ scocciante sentir ridere tutti i miei amici. Feci il broncio e Stark continuó a parlare, e io presi in considerazione la possibilitá di soffocarlo con un cuscino non appena si fosse messo a dormire. All’inizio la sua voce sembrava un po’ esitante, ma divenne a mano a mano piú sicura. «Il mio mentore, William Chidsey, era grandioso. Era gentile. E intelligente. Intelligente sul serio. E pieno di talento. Mi ha aiutato. In realtá, per me é stato piú un padre che un mentore.» Si passó la mano sul viso. Quando riprese a parlare, fu come se lí ci fossero solo lui e il reporter, da soli, quasi si fosse dimenticato della telecamera. «Adam, io ho scoperto molto presto che mi era stato fatto questo... dono.» Aveva pronunciato la parola «dono» non in modo sarcastico, ma come se non fosse una cosa meravigliosa. La sua voce diceva che il suo dono era una responsabilitá, e per niente leggera. «Non posso mancare il bersaglio. Sono un arciere», spiegó, vedendo l’espressione interrogativa di Adam. «Sai, arco e frecce. Be’, a qualunque cosa io miri... faccio centro. Purtroppo la cosa non é da intendersi in senso letterale. Prova a pensarci: ci sono un sacco di sfumature tra quello che stai guardando, quello cui stai realmente pensando e quello cui stai mirando. Faccio un semplice esempio: immagina di prendere arco e frecce e di mirare a un segnale di stop. Quindi tendi l’arco, punti la freccia e osservi il centro di un grosso segnale rosso. Ma che succede se nella testa stai pensando: ’Okay, voglio colpire quel coso che ferma le auto’? Basta un attimo e la freccia si é conficcata nel radiatore della prima macchina che passa.» «Be’, sí, capisco che questo possa causare dei grossi problemi», commentó Adam. «Giá,di proporzioni epiche. Mi ci é voluto un po’ per capire come funzionava la cosa e tenere tutto sotto controllo. E, prima di riuscirci appieno, ho fatto un errore davvero terribile.» Stark s’interruppe di nuovo e io gli strinsi la mano, cercando di telegrafargli il mio sostegno. «Per questo il mio mentore é morto. Non permetteró che accada di nuovo. Ho fatto un giuramento solenne in proposito.» «Ed é per questo che James Stark é alla Casa della Notte di Tulsa.» Thanatos riprese in mano le redini della conversazione e la telecamera la seguí. «Noi qui crediamo nelle seconde possibilitá.» Il suo sguardo si portó su Afrodite. Dovetti sforzarmi di non restare a bocca aperta come un’idiota quando continuó,tutta zucchero e miele: «Non diresti anche tu che questo é un ottimo luogo per sfruttare una seconda occasione, Afrodite LaFont?» Non mi sarei dovuta preoccupare. Con la telecamera accesa, Afrodite era nel suo elemento. Fece un passo avanti (verso l’obiettivo, é ovvio), poi si sedette accanto a Thanatos. «Somma Sacerdotessa, non potrei essere piú d’accordo con lei. Sono stata una novizia per quasi quattro anni, ma Nyx, la nostra generosa Dea, ha voluto togliermi il Marchio per darmi al suo posto il dono della profezia. I miei genitori concordano con la mia decisione di rimanere alla Casa della Notte, anzi abbiamo discusso dell’eventualitá di continuare gli studi a Venezia, presso il Consiglio Supremo, una volta preso il diploma qui. Mia madre e mio padre mi appoggiano molto.» Sorrise a favore di camera. «Ne é una prova l’estratto conto della nostra carta di credito. Wow! Ho dei genitori fantastici!» Okay, non avevo parole. Era un tale ammasso di cavolate schifose e puzzolenti che nemmeno mi riusciva di aprire bocca. Per fortuna, Stevie Rae non era altrettanto muta. «A proposito di genitori meravigliosi, mia mamma, Ginny Johnson, preparerá i migliori biscotti al cioccolato di tutto l’universo conosciuto e li porterá all’open night con vendita di dolci che terremo qui molto presto. Vero, Thanatos?» Thanatos non perse l’attacco per la sua battuta. «Hai assolutamente ragione, Stevie Rae. Il prossimo weekend, ammesso che il tempestoso tempo dell’Oklahoma ce lo consenta, vorremmo aprire le porte del nostro campus alla comunitá.Ci auguriamo che Street Cats sará qui coi suoi gatti da adottare. E approfitto dell’occasione per annunciare che tutti i ricavi ottenuti dalla vendita di dolciumi saranno devoluti proprio a Street Cats. Inoltre, la nonna di Zoey Redbird, la nostra Somma Sacerdotessa novizia, porterá qui da vendere i prodotti del suo vivaio di lavanda.» «Non dimenticare lo sportello lavoro.» Tutti, incluso il cameraman, si voltarono udendo la voce della nostra Signora dei Cavalli, in piedi con accanto Mujaji, la sua bellissima giumenta nera che sembrava un vero sogno. «Professoressa Lenobia, sei molto gentile a unirti a noi per la conferenza stampa», esordí Thanatos. «Wow! Che splendido cavallo!» esclamó Adam, entusiasta, mentre l’operatore zoomava su Mujaji. Damien sfioró il braccio di Adam e sorrise: «Tesoro, quella é una lei, non un lui». «Oh, chiedo scusa.» Adam approfittó della situazione e sorrise a Damien, con un fighissimo rossore sulle guance. «Per me la questione maschiofemmina non ha mai fatto molta differenza.» «Perché siamo tutti uguali.» Udii le parole uscirmi di bocca e ringraziai silenziosamente Nyx. «Ragazzi, ragazze, umani, vampiri... che differenza fa? Condividiamo Tulsa, e l’amiamo. Quindi vediamo solo di andare d’accordo!» Thanatos rise, e quel suono fu come musica. «Oh, Zoey, non avrei saputo trovare parole migliori. E, Lenobia, hai fatto bene a ricordarmelo. Adam, stasera vorrei annunciare che, durante l’open night e la raccolta fondi per Street Cats, la Casa della Notte di Tulsa, per la prima volta nella nostra storia di cui ci siano testimonianze scritte, accetterá domande di assunzione da parte di professori umani. Faremo colloqui sia per la cattedra di recitazione sia per quella di letteratura.» Thanatos si alzó e aprí le braccia con aria benevola e saggia. «La Casa della Notte dá il benvenuto a Tulsa. E, fino a sabato, auguriamo a tutti voi ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora.» 14 NEFERET Neferet non avrebbe visto la conferenza stampa se non avesse chiamato il servizio in camera nel suo appartamento. Il servile biondino era quasi abbastanza giovane da interessarle. L’ultimo cameriere che aveva avuto la fortuna di rispondere alla sua chiamata si sarebbe dato malato per parecchi giorni. Debole e pieno di lividi, non avrebbe ricordato nulla, tranne una grande attrazione per la bellezza di Neferet e una serie di oscuri sogni erotici. Deliri febbrili, li avrebbe senza dubbio definiti il suo medico. Gli umani erano creature cosí fragili. Peccato che lei dovesse continuamente cercarsi un nuovo giocattolo. Neferet studió il cameriere. Era alto e sembrava molto nervoso. Aveva una brutta pelle. Praticamente stillava verginitá da ciascuno dei suoi pori iperdilatati. Pensando che quel sangue di vergine sarebbe stato a meraviglia con la bottiglia di champagne che lui le stava portando, la Tsi Sgili gli indicó il salotto. «Per favore, porta la bottiglia nella mia suite», chiese Neferet, provocante. Il sangue di vergine era cosí dolce che una brutta carnagione e delle mani sudaticce potevano decisamente passare in secondo piano. Dopotutto lei non aveva intenzione di toccarlo. Non troppo, almeno... «Signora, va bene qui?» Gli occhi del ragazzo continuavano a passare dai suoi seni alla sua bocca, per poi tornare alla bottiglia che stava aprendo, emanando allo stesso tempo desiderio sessuale, paura e fascinazione. «Lí é perfetto.» Neferet fece scorrere una lunga unghia appuntita sul corpetto del vestito di seta. «Wow.» Il ragazzo levó la stagnola dorata dalla capsula dello champagne con mani inesperte e tremanti. «Scusi se glielo dico, ma lei é molto piú bella delle altre vampire al TG.» «Quali altre vampire al TG?» «Quelle che sono al notiziario di Fox 23 proprio Adesso.» «Accendi il televisore!» gli ordinó. «Ma lo champagne non...» «Lascia perdere! Sono piú che capace di aprirmelo da sola. Metti sul notiziario e vattene.» Il ragazzo fece come ordinato e se ne andó alla chetichella, continuando a lanciarle occhiate vogliose. Neferet non gli badó affatto, immersa com’era nella scena che si svolgeva sul grande schermo piatto del televisore. C’erano Thanatos, Zoey e parecchi del suo gruppo. Erano nel parco della Casa della Notte e tutti insieme parlavano al giornalista con grande serenitá. Neferet si rabbuió. sembravano cosí normali. Le sue labbra s’incurvarono udendo Thanatos liquidare la morte di Dragone Lankford come un tragico incidente con un bisonte. «Quel maledetto Aurox. Strumento imperfetto e inutile! é tutta colpa sua», mormoró. Continuó a guardare l’intervista, sogghignando verso Stark e Zoey e concentrandosi solo quando sentí fare il proprio nome. Neferet alzó il volume e la voce di Thanatos strombazzó: «... Neferet é una ex dipendente scontenta che non ha segreti da rivelare...» Neferet si sentí gelare. «Osa definirmi una dipendente!» Continuó a guardare e la sua rabbia crebbe al punto che la portafinestra del balcone si ruppe di colpo, mandando schegge di cristallo sul pavimento di marmo. «Condividiamo Tulsa, e l’amiamo. Quindi, vediamo solo di andare d’accordo!» La voce ridicolmente allegra di Zoey fece a Neferet l’effetto di un’unghiata sulla schiena. «Tu, detestabile marmocchia! Non ti consentiró di disfare ció che ho cominciato!» sbottó. Quando Thanatos annunció che la Casa della Notte di Tulsa avrebbe assunto degli insegnanti umani, rimase a bocca aperta come il giovane reporter. Dopo il benevolo «ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora» della nuova Somma Sacerdotessa, Neferet osservó incredula i giornalisti in studio conversare da scriteriati su quanto fosse interessante l’interazione coi vampiri e di come fosse notevole per la cittá l’idea di una open night e di uno sportello lavoro, mentre un fermo immagine con la faccia sorridente di Zoey riempiva lo schermo. Neferet picchió sul telecomando il tasto OFF, incapace di sopportare un altro secondo di Zoey Redbird. Dall’ingegnosa piccola nicchia posta tra soggiorno e sala da pranzo, il computer di Neferet inizió a suonare. Sullo schermo lampeggió l’immagine di Nyx con le braccia rivolte al cielo e accanto all’icona si leggevano le parole: CONSIGLIO SUPREMO DEI VAMPIRI. Neferet raggiunse lentamente il computer e cliccó sul mouse per rispondere, attivando la videocamera. Rivolse un sorriso gelido alle sei severe Somme Sacerdotesse sedute sui loro troni di marmo. «Mi aspettavo la vostra chiamata.» Duantia, membro anziano del Consiglio, parló per prima. Neferet pensó che sembrava molto, molto vecchia. Di certo i lunghi e folti capelli erano piú argento che castani e quelle sotto i suoi occhi erano senza dubbio delle borse. «Sei stata convocata per comparire dinanzi a noi, e tuttavia ti trovi a Tulsa mentre noi siamo a Venezia. Cosa ti ha trattenuto?» «Sono impegnata.» Neferet intonó la voce in modo che apparisse piú divertita che seccata. O impaurita. Non doveva mai lasciar credere che le temesse, né loro né nessun altro. «In questo momento non posso proprio fare un viaggio in Italia.» «Allora ci costringi a pronunciare un giudizio su di te absente reo.» «Risparmiatevi il latino per vampiri troppo vecchi per vivere nel presente», la sbeffeggió Neferet. Duantia continuó come se non avesse parlato: «Thanatos, la nostra sorella Somma Sacerdotessa e settimo esponente di questo Consiglio, ha fornito prove incontestabili attraverso un Rituale di Svelamento cui hanno assistito la Somma Sacerdotessa Zoey Redbird, il suo...» «Quella ragazzina insolente non é una Somma Sacerdotessa!» «Non m’interrompere!» Anche attraverso Internet, anche a migliaia di chilometri di distanza, il potere di Duantia risultava palpabile. Fu solo con un grande sforzo che Neferet non si fece piccola per la paura davanti allo schermo. «Di’ quello che devi dire. Non t’interromperó piú», replicó,gelida. «Al Rituale di Svelamento presieduto da Thanatos erano presenti la giovane Somma Sacerdotessa, Zoey Redbird; il suo cerchio, di cui ciascun esponente ha avuto in dono da Nyx un’affinitá con un elemento; oltre a numerosi Guerrieri Figli di Erebo. Durante il rituale, la terra ha testimoniato che tu hai ucciso un’umana per sacrificarla al toro bianco della Tenebra, che pare essere tuo Consorte.» Neferet osservó i membri del Consiglio Supremo muoversi a disagio, come se per loro fosse difficile sopportare il termine «Consorte» associato al toro bianco. La cosa le fece piacere. Ben presto il Consiglio Supremo avrebbe dovuto sopportare molto piú che semplici parole. «Neferet, cosa dici in tua difesa?» concluse Duantia. Lei raddrizzó la schiena, alzandosi. Percepiva i tentacoli di Tenebra che le frusciavano intorno, sfiorandole le caviglie e scivolando sui polpacci. «Non ho bisogno di difendermi. L’uccisione dell’umana non é stata un assassinio. é stata un sacrificio sacro.» «Osi definire ’sacra’ la Tenebra?» gridó l’esponente del Consiglio che si chiamava Alitheia. «Alitheia, o Veritá,come diremmo in una lingua viva, t’impartiró una lezione che attiene al tuo nome. La veritá é che io sono immortale. In poco piú di cent’anni ho ottenuto piú potere di quanto non siate riuscite a conquistare tutte voi messe insieme. La veritá éche tra altri cento anni la maggior parte di voi sará polvere, mentre io saró ancora giovane, potente e bella. E una dea. Se decido di sacrificare un umano, per qualunque motivo, é un gesto sacro e non un peccato!» «Neferet, la Tenebra é tuo Consorte?» La domanda di Duantia spezzó il silenzio sceso dopo la sparata di Neferet. «Evocate il toro bianco e chiedetelo voi stesse alla Tenebra. Ma forse non osate...» ringhió Neferet. «Consiglio Supremo, qual é il vostro giudizio?» chiese Duantia. Ciascuna delle esponenti del Consiglio si alzó e, una alla volta, pronunció la medesima parola: «Espulsa!» Duantia si alzó per ultima. «Espulsa!» sentenzió decisa. «Da oggi in avanti non sei piú una Somma Sacerdotessa di Nyx. Non sei piú nemmeno una vampira. Da questo momento, tu per noi sei morta.» All’unisono, le esponenti del Consiglio Supremo voltarono le spalle a Neferet, poi si udí il breve suono che indicava il fine chiamata e lo schermo divenne nero. Neferet fissó il computer. Aveva il respiro affannoso nel tentativo di controllare il tumulto interiore. Il Consiglio Supremo l’aveva espulsa! «Orride vecchie streghe!» sbraitó. Era troppo presto! Ovviamente aveva intenzione di rompere col Consiglio Supremo, ma non prima di aver diviso le esponenti mettendole l’una contro l’altra, in modo che fossero troppo impegnate con la distruzione che avveniva all’interno per immischiarsi del mondo che lei stava creando al di fuori della loro bella isoletta. «C’ero quasi riuscita, quando Kalona si fingeva Erebo al mio fianco. Ma Zoey ha rovinato tutto, costringendomi a rivelare che non era vero.» Incapace di soffocare la frustrazione, Neferet uscí a grandi passi dalla stanza, i tacchi a spillo che facevano scricchiolare il vetro rotto. Andó sul terrazzo e appoggió le mani sulla fredda balaustra di pietra. «Zoey ha fatto sí che Thanatos venisse mandata a Tulsa per spiarmi. Ed é stata la madre di Zoey a rivelarsi un sacrificio troppo debole e imperfetto. Se Aurox non fosse stato uno Strumento scadente, il Rituale di Svelamento sarebbe stato interrotto dalla morte di Rephaim. E adesso il Consiglio Supremo mi ha espulsa e gli umani di Tulsa mi vedono come una mansueta alleata.» Neferet sollevó le braccia al cielo. «Zoey Redbird pagherá per quello che ha fatto!» Si chinó e si strappó il vestito, denudandosi davanti alla notte. Quindi allargó le braccia e piegó la testa all’indietro, cosicché i lunghi capelli le coprirono la schiena come un velo scuro. «Tenebra, vieni a me!» Si preparó al doloroso piacere del tocco gelido del suo toro bianco. Niente. L’unico movimento nella notte erano gli irrequieti tentacoli scuri che erano diventati suoi inseparabili compagni. «Mio signore! Vieni! Ho bisogno di te!» gridó Neferet. «La tua chiamata non é una sorpresa, mia spietata.» Neferet udí la voce nella testa, come sempre, ma non percepí la maestosa presenza. Abbassó le braccia, voltandosi, in cerca di lui. «Mio signore, non ti vedo.» «Hai bisogno di qualcosa.» Benché non capisse come mai non le fosse apparso, Neferet nascose la propria confusione e replicó, in tono seducente: «É di te che ho bisogno, mio signore». Subito, il piú grosso dei servi simili a serpenti della Tenebra si staccó dagli altri che le cingevano le caviglie e le si avvolse intorno alla vita, incidendo la pelle liscia e disegnando un perfetto cerchio scarlatto. Gli altri tentacoli le risalirono le gambe, spostandosi per nutrirsi del suo sangue caldo. Neferet stette bene attenta a non urlare. «Non é saggio mentirmi, mia senza cuore.» «Ho bisogno di maggior potere», ammise Neferet. «Voglio uccidere Zoey Redbird, e lei é ben protetta.» «Ben protetta e amata da una dea. Persino tu non sei pronta a distruggere apertamente una come lei.» «Allora aiutami. Te ne prego, mio signore», tentó di lusingarlo Neferet, ignorando il filo tagliente come un rasoio che le incideva la pelle e gli altri tentacoli che bevevano il suo sangue. «Tu mi deludi. Mi aspettavo che mi chiamassi e implorassi il mio aiuto. Vedi, mia spietata, non dovrei prevedere cosí bene le tue azioni. Questo mi annoia, e non desidero sprecare i miei poteri con prevedibilitá e tedio.» La voce le picchiava inesorabile nella testa. Neferet non si tiró indietro. «Non ti chiederó di perdonarmi», replicó, gelida. «Sapevi cos’ero dalla prima volta in cui siamo stati insieme. Non sono cambiata. Non cambieró.» «Vero, ed é per questo che ti ho sempre chiamato spietata e senza cuore.» La voce era meno invasiva. Ora era velata di divertimento. «Mi hai ricordato come abbiamo iniziato bene. Eri una sorpresa cosí io deliziosa! Sorprendimi di nuovo, e prenderó in considerazione l’idea di venirti in aiuto. Fino ad allora, ti accordo il controllo sui tentacoli di Tenebra che decideranno di rimanere con te. Non disperare. Molti sceglieranno te. Li nutri cosí bene! Ci rivedremo, mia spietata, quando... se... stimolerai il mio interesse abbastanza da farmi tornare...» La sua voce si affievolí mentre il tentacolo piú grosso che le circondava i fianchi si staccava e spariva nella notte. Neferet crolló.Si distese sulla fredda balaustra di pietra, osservando i tentacoli di Tenebra che le leccavano il sangue. Non li fermó. Lasció che bevessero, anzi li accarezzó, li incoraggió,contando quanti le rimanevano fedeli. Se il toro non l’aiutava, si sarebbe aiutata da sola. Zoey Redbird rappresentava un problema ormai da troppo tempo. Da troppo tempo aveva consentito a quella ragazzina d’interferire coi suoi piani. Peró non l’avrebbe uccisa. Questo avrebbe scatenato l’ira di Nyx troppo presto. A differenza del Consiglio Supremo dei Vampiri, una dea non poteva essere ignorata. No, pensó Neferet, non ho bisogno di uccidere Zoey. Tutto quello che devo fare é creare un essere che faccia il lavoro per me. Lo Strumento ha fallito una volta a causa di un sacrificio imperfetto. Il sacrificio perfetto non fallirá. «Io sono immortale. Io non ho bisogno del toro per creare. Mi serve solo un sacrificio sacro e il potere. Ho imparato l’incantesimo. Aurox era solo l’inizio...» Neferet accarezzó i tentacoli di Tenebra. Abbastanza... ne sono rimasti abbastanza. ZOEY «La Dea sa quanto mi scoccia dirlo, ma mi sbagliavo: é proprio come guardare quella stupidata di Bachelorette.» Afrodite scosse la testa e alzó gli occhi al cielo. Lei, Stevie Rae e io ci dirigevamo lentamente al parcheggio e al minibus pieno di ragazzi che ci aspettava. Andavamo piano perché eravamo superimpegnate a fissare come delle tonte Damien e Adam, il reporter, che se ne stavano a chiacchierare tutti sorridenti vicino al furgone di Fox 23. «Sstt!» bisbigliai ad Afrodite. «Ti sentiranno e metterai in imbarazzo Damien.» «Ma per favore!» sbuffó Afrodite. «Il ragazzino gay é tutto un ooohh–riditu– cherido–anch’io. Figurati se si accorge di noi.» «Sono solo contenta che stia flirtando», replicai. «Guardate! Stanno prendendo il cellulare!» saltó su Stevie Rae con un sussurro troppo pieno di punti esclamativi per essere davvero sussurrato. «Mi sbagliavo ancora», commentó Afrodite. «Non é come guardare Bachelorette. Qui siamo sul National Geographic Channel.» «Io trovo che sia proprio un figo», aggiunse Stevie Rae. «Il tipo che parla con Damien?» chiese Shaylin raggiungendoci. «Giá. Pensiamo che si stiano dando appuntamento», spiegó Stevie Rae, continuando a fissarli. «Ha dei bei colori delicati. Anzi a dire il vero si accordano molto con quelli di Damien», disse Shaylin. «Cos’é,i loro arcobaleni si uniscono?» sbuffó sarcastica Afrodite. Shaylin la guardó male. «Non hanno i colori dell’arcobaleno. Che stereotipo orribile. Loro hanno i colori del cielo d’estate, azzurri e gialli. Damien ha anche degli sbuffi bianchi che somigliano tanto a delle nuvole.» «Oh, che cazzo, quella non ha il minimo senso dell’umorismo», saltó su Afrodite. «Afrodite, devi piantarla di chiamare Shaylin quella. Non é carino», la sgridó Stevie Rae. «Allora, per uso futuro, quanto non é carino sulla scala del non–sidice– ritardato?» Inarcó un sopracciglio interrogativo rivolta a Stevie Rae. «Ed é piú o meno carino di idiotaritardato– zuccadura?» «La Somma Sacerdotessa sei tu, ma secondo me risponderle serve solo a incoraggiarla. Sai, come quando prendi in braccio un bambino piccolo che strilla: continua a strillare», intervenne Shaylin molto pratica. Riuscii a pensare soltanto: Cazzarola, adesso Afrodite le strappa via tutti i capelli a ciocche. Invece, scoppió a ridere. «Ehi, quella ha fatto una battuta! Chissá che non abbia davvero una personalitá.» «Afrodite, penso seriamente che tu possa avere il cervello in acqua», commentó Stevie Rae. «Grazie», replicó Afrodite. «Io vado sul bus. E cronometro Gay Boy: se flirta per piú di cinque minuti vedró di...» La frase s’interruppe non appena lei si voltó verso lo scuolabus. Il mio sguardo seguí la direzione del suo. Shaunee ed Erin erano davanti alla portiera aperta. Shaunee sembrava turbata, mentre il volto di Erin non aveva la minima espressione. Stavano parlando, ma erano troppo lontane per sentire cosa stessero dicendo. «C’é qualcosa che non va in lei», disse Shaylin. «Lei chi?» chiese Stevie Rae. «Erin.» «Shaylin ha ragione. In Erin c’é qualcosa che non va», convenne Afrodite. Non avrei saputo dire cosa mi lasciasse piú sconcertata, se quanto stavano dicendo su Erin o il fatto che quelle due fossero d’accordo. «Dimmi cosa vedi», chiese sottovoce Stevie Rae a Shaylin. «Il modo in cui posso descriverlo meglio é cosí: dietro la casa in cui vivevo da piccola, prima di diventare cieca, scorreva un canalone. Io giocavo lí vicino, fingendo che fosse un bel ruscello gorgogliante di montagna e che fossimo nelle Colorado Rockies, perché il ruscello era limpido e persino quasi bello da vedere. Ma, non appena mi ci avvicinavo troppo, ne sentivo l’odore. Puzzava tipo roba chimica e anche qualcos’altro, qualcosa di marcio. L’acqua sembrava bella, ma sotto la superficie era sporca, inquinata.» La mia pazienza era davvero al limite. Mi sembrava di ascoltare una delle poesie di Kramisha, e non era necessariamente una buona cosa. «Shaylin, cosa diavolo stai dicendo? Erin ha il colore dell’acqua inquinata? E, se é cosí, perché non ce l’hai detto prima?» «Sta cambiando!» strilló Shaylin. Quando le facce sul minibus, oltre a Shaunee ed Erin, si voltarono verso di noi, aggiunse: «L’inverno sembra stare cambiando per diventare primavera! Non é una sera bellissima?» I ragazzi scossero la testa e la guardarono aggrottando la fronte, ma perlomeno dopo un attimo smisero di ascoltare. «Oh, cazzo. Ma sei un disastro come spia!» Afrodite abbassó la voce e ci radunó vicine. «Zy, datti una svegliata. é semplice. Shaylin sta dicendo che Erin sembra quella di sempre: bella, bionda, popolare, perfetta. Ma la veritá é che sotto la superficie c’é qualcosa di marcio. Tu non lo puoi vedere. Io non lo posso vedere. Peró Shaylin sí.» Afrodite lanció un’occhiata verso l’autobus. Guardammo tutte con lei in tempo per osservare Shaunee che scuoteva la testa e spariva salendo in fretta i gradini coperti di gomma nera mentre Erin restava giú, bella ma molto, molto fredda. «Si direbbe che riesca a vederlo anche Shaunee. Non che le avremmo creduto. Avremmo pensato che fosse incavolata con Erin perché le gemelle di sfiga sono state separate.» «Mi pare un po’ impietoso», commentai. «Anche a me. Ma l’istinto mi dice che é la veritá», sentenzió Stevie Rae. «Pure il mio», intervenne Damien raggiungendoci. Aveva ancora le guance arrossate e salutó allegramente il furgoncino di Fox 23 che si allontanava, ma la sua attenzione era concentrata su Erin. «E il mio istinto dice anche qualcos’altro.» «Che tu e Mister TG state per diventare come culo e camicia?» La voce di Afrodite era vivace e educata, per niente in linea con quello che aveva appena detto. «Questi non sono affari tuoi», replicó Damien, poi passó a un piú dolce: «E, Afrodite, credo dovresti prestare attenzione, perché quello che sto per dire sconvolgerá il tuo mondo». «Che espressione antiquata», ribatté Afrodite. Damien non fece una piega. «Antiquata non significa poco accurata. Hai tradotto ció che ha visto Shaylin. Ció significa agire come un oracolo.» «Io non sono uno stupido oracolo. Io sono una Profetessa.» Afrodite sembrava arrabbiata sul serio. «Profetessa, oracolo...» Damien sollevó prima una mano e poi l’altra, come se stesse soppesando qualcosa in ciascun palmo e trovando le due parti equivalenti. «A me pare la stessa cosa. Pensa alla storia, Profetessa. Sibilla, Delfi, Cassandra! Questi nomi non ti fanno venire in mente niente?» «No. E dico sul serio. Cerco di non leggere troppo.» «Be’, se fossi in te comincerei. Sono solo i primi tre nomi comparsi nella mia mente bene istruita. C’é chi li definisce oracoli, chi Profetesse. Stessa cosa.» «In Internet trovo un riassunto?» Afrodite cercava di sembrare spavalda, ma il suo viso aveva perso colore e i suoi occhi erano piú grandi e di un azzurro piú intenso del solito. Era spaventata. E molto. «Okay, bene, lezione imparata. Siamo stati bravi!» sbottai, tutta pimpante. Gli altri mi fissarono senza commentare e tentai di spiegare: «Thanatos ha detto che dobbiamo allenarci a usare i nostri doni. Penso che quello che é appena successo sia tipo un credito in piú per noi. Che ne direste di salire su quell’autobus e tornare ai tunnel e guardare qualche replica di Fringe?» «Fringe? Ci sto», disse subito Shaylin. «Mi piace Walter», intervenne Afrodite. «Mi ricorda mio nonno. Sí, a parte il fatto che Walter é piú intelligente ed é fatto e pazzo invece che ubriaco e sociopatico. Eppure stranamente sono tutti e due simpatici.» «Tu hai un nonno? E ti piace?» Stevie Rae fu piú veloce di me a fare la domanda. «Certo che ho un nonno. Cos’é,a biologia dormivi?» Poi Afrodite si strinse nelle spalle. «Vabbe’, quello che é.La mia famiglia é un po’ difficile da spiegare. Seguiró quella sul bus.» E lo fece. Seguí Shaylin. Stevie Rae, Damien e io restammo soli. «Crazy Town», fu tutto quello che riuscii a dire. «Proprio», annuí Damien. «Okay, forza. Pensate che gli altri siano tutti a bordo?» chiesi. «Spero di sí. Rephaim c’é di sicuro, e abbiamo solo un paio d’ore prima dell’alba. Sono piú che certa che non abbia mai visto Fringe e penso che gli piacerá. In questo momento l’idea di guardare un DVD arrotolata contro di lui mi sembra una cosa meravigliosa, anche se ci sará pure Crazy Town Afrodite.» Mi sorrise. «Possiamo ordinare la pizza da Andolini?» «Sicuro», risposi. «Ehm–ehm...» Damien si schiarí la voce con precisione da grande attore. «Sí?» domandai. «Pensate che... cioé,sarebbe orribile se io, magari, vedessi qualcuno per un caffé?Piú tardi. Al Coffee House di Cherry Street?» «é ancora aperto?» m’informai, guardando il telefonino. Cavolo, erano quasi le quattro del mattino. «Hanno cominciato a stare aperti ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. La tempesta di ghiaccio ha bloccato il lavoro per settimane e stanno cercando di recuperare provvedendo al, be’, popolo della notte», spiegó Damien. «Davvero? Stanno aperti per noi?» Me li ricordavo bene, i loro deliziosi sandwich e le mostre d’arte che tenevano. «Una volta chiudevano alle undici!» «Non piú», replicó lui tutto allegro. «Wow, super. Voglio dire, io non ci sono mai stata, ma é una meraviglia che un caffé in centro stia aperto tutta la notte! Cosí ci possiamo fare un giro», saltó su Stevie Rae. «Che ne dite se domani facciamo fare a Dario una deviazione fin lí prima di tornare ai tunnel?» Avevo seguito l’istinto. É normale per un gruppo di ragazzi delle superiori volersi fermare al bar dopo la scuola. «Damien, se ci vai stasera, potresti chiedere se é okay che domani ci andiamo tutti?» «Andró in avanscoperta per te!» Poi l’espressione di Damien s’intristí. «Allora, cosa ne pensate? Jack mi odierebbe?» «Ma no, tesoro! Certo che no», mi affrettai a rispondere. «Jack capirebbe», aggiunse Stevie Rae. «Non vorrebbe saperti solo e triste mentre aspetti che lui ritorni.» «Perché lo fará,giusto?» Damien mi fissó negli occhi. «Jack tornerá,vero?» Le loro anime sono destinate a rincontrarsi... Le parole mi passarono nella mente in un sussurro. Riconoscendo la voce saggia e familiare di Nyx sorrisi, prendendo Damien sottobraccio. «Sí, te l’assicuro. E te l’assicura anche la Dea.» Damien ricacció indietro le lacrime. «Ho un appuntamento! E so che andrá benissimo.» «Giá», convenni. «Sono cosí contenta che potrei sputare. Anche se in effetti é una cosa che fa schifo», disse Stevie Rae prendendo sottobraccio Damien dall’altro lato. «Che strano modo di dire», osservó Damien. «Condivido. Anche nel film Titanic tutta quella scena di sputacchiamenti da parte di Leonardo mentre stava con Kate era proprio disgustosa», sentenziai. «Verissimo», convenne Damien. «Avrebbero dovuto tagliarla. Era l’unico neo del film.» «Be’, quello e quando lui si trasforma in un delizioso ghiacciolo», aggiunsi. Mentre ci avvicinavamo al bus, Damien e Stevie Rae si dimostrarono d’accordo con me con versi di circostanza. Dai finestrini vedevo le facce dei ragazzi e mi sembró che ci fossero tutti, il che mi fece un grande piacere perché non vedevo l’ora di tornare a casa. Stark era in cima ai gradini accanto a Dario. Il suo sguardo incroció il mio, facendomi diventare la pelle calda e fremente. Rephaim era seduto in prima fila, di fronte a Kramisha, e riuscivo a percepire che Stevie Rae vibrava di gioia nel salutarlo con la mano. Shaylin e Afrodite stavano salendo a bordo. Non vedevo il viso di Afrodite, ma dal colpo di ciuffo si capiva che stava giá facendo la svenevole col suo Guerriero. Okay, la Tenebra era una spina nel fianco e ci capitavano cose brutte, ma almeno eravamo insieme e avevamo l’amore. Sempre l’amore. «Ti devo parlare.» La voce priva di emozioni di Erin fu come una secchiata d’acqua gelida sulla mia pioggia di gioia. «Okay, certo. Ehi, salgo tra un attimo», dissi a Stevie Rae e a Damien. «Io resto», annunció Erin non appena fummo sole. «Resti? Vuoi dire qui?» Sapevo cosa intendeva, ma avevo bisogno di tergiversare, di guadagnare tempo per cercare di dare una risposta alle domande che avevo in testa. Insomma, avevo fermato Shaunee quando aveva tentato di tagliare i ponti con noi e tornare a vivere alla Casa della Notte appena lei ed Erin avevano iniziato ad avere dei problemi. Dovevo fermare anche Erin? «Sí, certo che voglio dire qui. Mi sono stufata dei tunnel. L’umiditá mi fa arricciare i capelli.» «Oh, per questo c’é un buon prodotto. Dell’Aveda. Te lo prendo domani al salone Ilhoff di Utica», replicai. «Okay, senti, non sono solo i capelli. Non voglio vivere nei tunnel. é qui che vivo io. In questa scuola. Non voglio essere portata avanti e indietro col bus. é stupido.» «Erin, lo so che prendere il minibus é stupido. Cavolo, era stupido anche prima che mi Segnassero. Ma penso che dobbiamo stare insieme. Siamo piú di un gruppo, noi siamo una famiglia.» «No, non siamo una famiglia. Siamo un gruppo di ragazzi che vanno alla stessa scuola. Tutto qui. Fine del discorso.» «Le nostre affinitá ci rendono piú di questo.» Ero sconvolta. Non solo da quello che diceva ma da come lo diceva. Era cosí gelida! «Erin, abbiamo superato troppe cose insieme per poter credere che siamo solo un gruppo di ragazzi che per caso frequentano la stessa scuola.» «Questo lo dici tu. Ma se io la pensassi diversamente? Non posso scegliere? Credevo che Nyx fosse a favore del libero arbitrio.» «Certo, ma non significa che non si possa dire niente se qualcuno cui teniamo sta facendo un casino», replicai. «Lasciala andare.» Erin e io alzammo gli occhi e vedemmo Afrodite in cima alla scaletta del bus. Era appoggiata alla porta a braccia incrociate. Mi aspettavo che avrebbe sfoggiato il suo tipi©o ghigno, ma non sembrava arrabbiata. Non sembrava sarcastica. Pareva solo molto sicura di sé. Alle sue spalle c’erano Stevie Rae e Shaylin. Annuivano entrambe e quel silenzioso sostegno ad Afrodite mi fece fare marcia indietro: il mio Consiglio aveva deliberato, avevano deciso cos’era meglio per tutti noi, anche se non era il meglio per Erin. «Grazie, Afrodite. Chi l’avrebbe mai detto che saresti stata tu a essere d’accordo con me?» Erin rise, un suono petulante e infantile che si scontrava con la calma maturitá della nostra Profetessa. «Sai una cosa, Erin? Sono contenta che tu e Afrodite me l’abbiate ricordato. Nyx ci dá il libero arbitrio e, se scegli di vivere qui alla Casa della Notte, allora rispetto la tua decisione. Spero che questo non cambi le cose nel nostro cerchio. Tu sei sempre l’acqua. Tu e il tuo elemento siete sempre importanti per noi.» Le labbra di Erin sorrisero, ma non i suoi gelidi occhi azzurri. «Sí, certo. Io saró sempre l’acqua, e l’acqua puó scorrere ovunque. Ti basta chiamarmi se hai bisogno di me. Arriveró al momento giusto.» «Mi sembra ottimo. Okay, allora immagino che ci vedremo domani.» «Giá.Ci vediamo in classe, ragazzi.» Con un rapido saluto, Erin se ne andó. Salii sul bus. «Ci siamo tutti?» «Tutti presenti come previsto», replicó Dario. «Allora andiamo a casa.» Ci sistemammo ai nostri posti: Stevie Rae accanto a Rephaim, Afrodite nel primo sedile dietro Dario. Stark mi aspettava un poco piú avanti e io mi appoggiai a lui per un rapido bacio, sussurrando: «Vado un attimo da Shaunee poi torno». «Ti aspetto. Come sempre», disse sfiorandomi la guancia. Barcollai per le buche nel parcheggio mentre Dario faceva un’ampia inversione a U e s’immetteva nel lungo viale d’accesso della scuola, quindi raggiunsi il fondo del minibus dove Shaunee era seduta da sola. «Ti scoccia se mi siedo un momento?» «No di certo», replicó. «Allora, tu ed Erin non vi parlate piú?» Shaunee si morse la guancia e scosse la testa. «No.» «é piuttosto arrabbiata.» Cercavo d’inventarmi qualcosa da dire per far sí che lei si confidasse. «No, non credo.» Aggrottai la fronte. «Sembrava arrabbiata.» «No», ripeté Shaunee guardando fuori del finestrino. «Prova a ripensare a come si é comportata negli ultimi giorni, ma soprattutto oggi. Arrabbiata non é il modo giusto per descriverla.» Ci riflettei. Erin era stata fredda. Era stata imperscrutabile. E non era stata altro. «Hai ragione. Adesso che ci penso é stata solo distaccata. Strano.» «Sai cos’é ancora piú strano? Lei sta mostrando molti piú sentimenti di Erin.» Shaunee indicó fuori del finestrino, verso il giardinetto dei professori, poco distante dal parcheggio. C’era una ragazza seduta vicino alla fontana. Mentre passavamo, c’era luce sufficiente a vedere che teneva il viso tra le mani. Le spalle andavano su e giú, come se stesse piangendo disperata. «Chi é?» chiesi. «Nicole.» «Nicole la novizia rossa? Sei sicura?» Allungai il collo nel tentativo di guardarla meglio, ma avevamo giá imboccato il viale alberato e non la vedevo piú. «Sono sicura. L’ho vista lí mentre raggiungevo il mini– bus.» «Ah. Hai idea di cosa le stia succedendo?» chiesi. «Credo che le cose stiano cambiando per molti di noi, e a volte questo é un vero schifo.» «Posso fare qualcosa per rendertelo meno schifoso?» domandai. A quel punto Shaunee mi guardó. «Solo essere mia amica.» Sbattei le palpebre, sorpresa. «Io sono tua amica.» «Anche senza Erin?» «Mi piaci di piú senza di lei», risposi, sincera. «Anch’io mi piaccio di piú.» Poco dopo tornai al mio posto e lasciai che Stark mi mettesse un braccio intorno alle spalle. Gli appoggiai la testa sul petto e ascoltai il battito del suo cuore, affidandomi alla sua forza e al suo amore. «Promettimi che non andrai fuori di testa con me e non diventerai un estraneo freddo e distante», gli dissi sottovoce. «Te lo prometto. Qualunque cosa succeda. Adesso svuota la mente da tutto tranne il fatto che stasera ti costringeró ad assaggiare una pizza diversa.» «Niente Santino? Ma ci piace un sacco!» «Zy, fidati. Damien mi ha parlato dell’Ateniese. Ha detto che é l’ambrosia delle pizze. Non so proprio bene cosa significhi, ma penso sia meglio di buona, quindi la proviamo.» Sorrisi, mi rilassai accanto a lui e finsi, per il breve tragitto dalla Casa della Notte allo scalo ferroviario, che il mio problema maggiore fosse espandere i miei orizzonti sulla pizza. 15 NONNA REDBIRD Sylvia salutó il sole con gioia e gratitudine e il cuore piú leggero di quanto non fosse da anni, piú leggero persino del giorno prima, quando aveva affrontato Aurox e scelto amore e perdono invece di rabbia e odio. Sua figlia era morta e, anche se avrebbe sofferto per quella perdita per il resto della vita, Sylvia sapeva che lei era finalmente libera dalla desolazione che era diventata la sua esistenza. Adesso Linda riposava nell’Aldilá con Nyx, felice. Quella consapevolezza la fece sorridere. Seduta al banco da lavoro nella stanza del cottage adibita a laboratorio, prese a canticchiare un’antica ninna–nanna cherokee mentre, fra le svariate erbe e pietre, fra cristalli e fili, sceglieva una foglia lunga e sottile di sweet–grass da avvolgere intorno a un mazzo di lavanda essiccata. Poi avrebbe cantato al sole, lasciandosi avvolgere dal fumo purificante dell’artemisia e dal rilassante profumo della lavanda. Mentre creava lo smudge stick per la fumigazione, il pensiero di Sylvia passó dalla figlia a Zoey, sua figlia nello spirito. «Ah, u–we–tsi–a– ge–u–tsa, quanto mi manchi», mormoró.«Ti telefoneró oggi al tramonto. Sará bello ascoltare la tua voce.» Sua nipote era giovane, ma la Dea Nyx le aveva dato dei doni speciali e, anche se ció significava che Zoey aveva grandi responsabilitá, voleva dire pure che aveva il talento per affrontare le sfide che ne derivavano. E ció portó la mente di Sylvia ad Aurox, il ragazzo che era una bestia. «O é la bestia a essere un ragazzo?» La donna scosse la testa. «No, voglio credere il meglio di lui. Lo chiameró Tsuka–nv–s–di–na, toro, e non bestia. L’ho incontrato, l’ho guardato negli occhi, l’ho visto piangere di rammarico e di solitudine. Ha uno spirito, un’anima, e dunque una possibilitá di scelta. Voglio credere che Aurox sceglierá la Luce, anche se dentro di lui abita la Tenebra. Nessuno di noi é del tutto buono. O cattivo.» Sylvia chiuse gli occhi, inspirando il dolce profumo delle erbe. «Grande Madre Terra, rafforza il bene dentro quel ragazzo e fa’ sí che Tsuka–nv–s–di–na possa essere domato.» L’anziana signora riprese a canticchiare mentre finiva d’intrecciare sweetgrass e lavanda. Solo quando ebbe terminato lo smudge stick si rese conto di essere passata Senza accorgersi dalla ninnananna a una melodia ben diversa: Canto per una donna che é stata coraggiosa in battaglia. Anche da seduta, i piedi di Sylvia avevano iniziato a muoversi, tenendo il ritmo per accompagnare i cambi di tono della voce. Accorgendosi di ció che stava facendo, si fermó,immobile. Abbassó lo sguardo sulle mani: intrecciato insieme con le erbe c’era un filo blu cui era legato del turchese. E Sylvia capí. «Un Fascio della Dea!» esclamó, con reverenza. «Grazie, Madre Terra, per questo avvertimento. Il mio spirito ti ha udito e il mio corpo obbedisce.» Con lentezza e solennitá,nonna Redbird si alzó,andó in camera da letto e si tolse la camicia da notte. Aperto l’armadio che stava contro le pareti di pino grezzo, Sylvia prese la piú sacra delle sue vesti, la mantella e la gonna a portafoglio che si era cucita non appena aveva scoperto di essere incinta di Linda. La pelle di daino era vecchia e un pochino abbondante per il suo corpo snello, ma ancora morbida e liscia. La tintura verde, che le era costata tanto tempo e tanta fatica, era ancora dello stesso color muschio di quarant’anni prima. E non era andata persa né una conchiglia né una perlina. Mentre legava i capelli d’argento in una treccia lunga e spessa, Sylvia inizió a intonare ad alta voce il Canto per una donna che é stata coraggiosa in battaglia. Mise gli orecchini d’argento e turchese. La voce saliva e scendeva a tempo col battere dei piedi nudi, mentre lei si legava intorno al collo fili di turchesi, l’uno dopo l’altro, finché il peso non divenne caldo e familiare. Poi mise dei bracciali di turchese ai polsi sottili, cui aggiunse nastri d’argento e turchesi – sempre turchesi – fino ad avere entrambi gli avambracci coperti fin quasi al gomito. Solo allora Sylvia Redbird prese il suo smudge stick e una lunga scatola di fiammiferi di legno, e uscí dalla camera da letto. Lasció che fosse lo spirito a guidare i suoi piedi nudi. E lo spirito non la condusse al ruscello gorgogliante che scorreva dietro casa e dove di solito salutava l’alba. Al contrario, Sylvia si ritrovó sull’ampia veranda sul davanti del suo cottage. Continuando a seguire l’istinto, accese lo smudge stick. Con movimenti aggraziati ed esperti, inizió a disegnare cerchi nell’aria, profumandola di artemisia e di lavanda. Fu quando ormai era avvolta dal fumo dalla testa ai piedi e stava intonando il canto di guerra di una Saggia, che Neferet uscí da una chiazza di Tenebra e si materializzó davanti a lei. NEFERET Il canto di Sylvia Redbird le sembrava come gesso che stride su una vecchia lavagna di ardesia. «Secondo le tue convinzioni é maleducazione non dare il benvenuto a un ospite.» Neferet alzó la voce per farsi sentire nonostante l’orrendo canto della vecchia. «Gli ospiti s’invitano. Tu non sei stata invitata a casa mia e questo fa di te un’intrusa. Secondo le mie convinzioni, ti sto trattando in modo appropriato.» Neferet incurvó le labbra. Il canto era finito ma i piedi nudi di nonna Redbird continuavano a battere il ritmo. «Quel canto é irritante quasi quanto il fumo. Credi davvero che questa puzza possa proteggerti?» «Io credo molte cose, Tsi Sgili», replicó Sylvia continuando ad agitare intorno a sé il grande fascio di erbe e a danzare sul posto. «In questo momento penso che tu abbia infranto il giuramento che mi avevi fatto quando la mia u–we–tsi–a–ge–u–tsa é entrata nel tuo mondo. Te ne chiederó conto.» Neferet era quasi divertita dall’insolenza della donna. «Io a te non ho fatto nessun giuramento.» «Sí, invece. Hai promesso di proteggere Zoey e di essere sua mentore. Poi non hai onorato il giuramento. Mi devi il prezzo di quella violazione.» «Vecchia, io sono immortale. Non sono legata alle tue regole», la derise Neferet. «Puoi anche essere diventata immortale, ma questo non cambia le regole della Madre Terra.» «Forse no, ma cambia il modo in cui vengono applicate.» «La rottura del giuramento non é l’unico debito che hai con me, strega», replicó Sylvia. «Io sono una dea, non una strega!» Neferet sentí montare la rabbia e si avvicinó lentamente alla veranda. I tentacoli di Tenebra scivolavano in avanti insieme con lei, anche se Neferet ne percepí l’esitazione quando sbuffi di fumo bianco li raggiunsero e parvero sciogliersi intorno a loro. Sylvia continuava a danzare e a far roteare il fascio di erbe. «Il secondo debito che hai con me é ancora piú grande. Mi devi una vita. Hai ucciso mia figlia.» «Ho sacrificato tua figlia per un bene maggiore. Non ti devo niente!» La vecchia signora non le badó affatto, ma interruppe la danza quel poco che serviva a chinarsi e a posare ai propri piedi lo smudge stick fumante. Quindi sollevó il viso e aprí le braccia, come ad accogliere il cielo. «Grande Madre Terra, ascoltami. Sono Sylvia Redbird, Saggia dei cherokee e Ghigua della mia tribú, quella della Casa della Notte. Io imploro la tua misericordia. Neferet, la Tsi Sgili che é stata Somma Sacerdotessa di Nyx, é una spergiura. é in debito con me per un giuramento infranto. Ed é l’assassina di mia figlia, quindi é in debito con me anche di una vita. Io invoco il tuo aiuto, Madre Terra, e chiedo che entrambi i debiti vengano ripagati. Sotto forma di protezione.» Ignorando i tentacoli di Tenebra che si rifugiavano intorno a lei, intimoriti, Neferet si avvicinó a Sylvia. «Ti sbagli di grosso, vecchia. Sono io l’unica dea in ascolto. Sono io l’immortale cui dovresti implorare protezione.» Quando Neferet mise piede sulla veranda invasa dal fumo, Sylvia parló di nuovo e, questa volta, la sua voce era cambiata: se prima, nell’evocare colei che definiva Madre Terra, era stata potente, adesso si era ingentilita, addolcita. Non aveva piú le braccia spalancate, il viso non era piú rivolto verso l’alto in un gesto di supplica. Ora i suoi occhi scuri incrociarono e sostennero lo sguardo di Neferet. «Tu non sei una dea. Sei una bambina violata dall’animo malvagio. Provo pena per te. Cosa ti é successo? Bambina, chi ti ha fatto del male?» La furia di Neferet era cosí intensa che lei si sentiva sul punto di esplodere. Dimenticati i tentacoli di Tenebra, provó a colpire Sylvia; voleva scorticare e tagliare e mordere quella vecchiaccia insolente. Con un movimento tanto rapido da smentire la sua etá,Sylvia sollevó le braccia davanti al viso in un gesto di difesa, parando i colpi di Neferet. Un dolore bruciante s’irradió nel corpo della Tsi Sgili a partire dalle mani. Neferet strilló e fece un salto indietro, fissando i segni sanguinanti lasciati sui suoi pugni, una bruciatura esattamente della forma delle pietre azzurre sui bracciali di nonna Redbird. «Tu osi colpire me? Una dea?» «Io non colpisco nessuno. Mi difendo soltanto, grazie alle pietre protettive che mi ha donato la Grande madre.» Senza mai interrompere il contatto visivo e tenendo sollevate le braccia coperte d’argento e turchese, l’anziana signora riprese a cantare. Neferet avrebbe voluto farla a pezzi con le proprie mani ma, avvicinandosi alla cherokee, percepí l’ondata di calore proveniente dalle pietre azzurre che indossava. Sembrava quasi che pulsassero di un fuoco pari alla sua furia. Aveva bisogno del toro bianco! La sua algida Tenebra avrebbe spento le fiamme della vecchia megera. Forse la strana energia che era in grado di dominare l’avrebbe stupito e lui avrebbe, di nuovo, concesso a Neferet la propria seducente potenza. Controllando la rabbia, Neferet fece un passo indietro, al di fuori del cerchio di fumo e di calore che avvolgeva Sylvia. Studió l’anziana signora, guardó la sua danza, ascoltó il suo canto. Vecchio. Antico. Tutto in Sylvia Red– bird diceva che lei, e il potere della terra che sapeva evocare, erano lí da molto, molto tempo. Anche il toro bianco era antico. Quell’indiana non l’avrebbe stupito. «Mi occuperó io di te.» Lo sguardo sempre fisso in quello di Sylvia, Neferet sollevó le mani e, senza neppure trasalire, usó le unghie affilate per incidere le ferite giá create dal turchese protettivo. Il sangue zampilló subito, andando a schizzare la veranda. Neferet scosse la mano, facendo piovere gocce scarlatte attraverso la nuvola di fumo, disperdendola, e sulla donna. Le macchie rosse erano in contrasto stridente coi verdi e coi blu della terra che Sylvia indossava. Poi la Tsi Sgili giró le mani, tenendo i palmi a coppa e raccogliendo il sangue. «Venite, miei oscuri figli, bevete!» All’inizio i tentacoli si mostrarono esitanti ma, dopo il primo assaggio del sangue di Neferet, si fecero baldanzosi. Sylvia sgranó gli occhi, che si velarono di paura. Il suo sguardo non si abbassó ma il suo canto si fece incerto, la voce che cominciava a sembrare vecchia... debole... tremante... «Adesso, figli miei! Avete gustato il mio sangue e Sylvia Redbird ne é stata schizzata. Intrappolatela... portatemi la vecchia!» Anche la voce di Neferet cambió, diventando ritmica e rispecchiando oscuramente il canto di guerra e di terra di Sylvia. «Uccidere qui non servirá, dovete solo soddisfare la mia rabbia. Avete giá bevuto a sazietá, ora create per me una gabbia. Renderó nuovo il vecchio, banchetterete con forte e vibrante gioventú soltanto. Siate fedeli, prestatemi orecchio e soffocate di questa donna il canto!» I tentacoli obbedirono a Neferet. Evitarono le pietre turchesi e si avvolsero intorno ai piedi nudi di Sylvia, bloccando il ritmo della danza. La Tenebra si allargó, creando un pavimento simile a quello di una prigione, quindi salí, su e su, ingabbiando la vecchia signora. Alla fine, solo alla fine, il canto di Sylvia venne zittito, sostituito da un grido di sofferenza mentre lei veniva sollevata e i tentacoli di Tenebra, muovendosi attraverso ombra e foschia, trasportando la terribile gabbia e la sua prigioniera, seguivano la loro padrona. AUROX Aurox attese che il sole fosse alto nel cielo invernale prima di uscire dalla fossa. La mattina era iniziata grigia e nuvolosa ma, con l’interminabile passare delle ore, il sole si era fatto strada nella foschia e nelle ombre. A mezzogiorno, Aurox uscí. Non consentí all’urgenza che gli strisciava sottopelle di renderlo incauto. Usó i muscoli delle braccia per afferrare le radici e sbirció fuori dalla buca, sfruttando i suoi sensi paranormali. Devo andarmene senza essere visto, fu il suo primo pensiero. La scuola non era silenziosa quanto il giorno precedente. Lavoratori umani erano impegnati a riparare le parti danneggiate delle scuderie. Aurox non vedeva vampiri ma Travis, il cowboy umano, sembrava essere ovunque. Sí, aveva mani e braccia ancora bendate, ma la voce era cosí forte che attraversava tutto il campus arrivando fino ad Aurox. Lenobia non si mostrava nel sole del mezzogiorno, peró non ne aveva bisogno. Travis era lí per lei, e la aiutava non solo con gli operai. Il cowboy interagiva liberamente coi cavalli. Aurox lo vide spostare l’immensa percheron e la giumenta nera di Lenobia da un improvvisato recinto rotondo a un altro. Non lavora semplicemente per Lenobia. Lei si fida. La cosa lo stupí. Se una Somma Sacerdotessa puó fidarsi cosí tanto di un umano in un momento di tensione e di agitazione, forse c’é la possibilitá che pure Zoey... No, non poteva indulgere in una simile fantasia. Aveva sentito cos’era lui in realtá. Anche Zoey aveva sentito. Avevano sentito tutti! Era stato creato dalla Tenebra grazie al sangue della madre di Zoey. Non poteva nemmeno pensare di avere la sua fiducia o il suo perdono. C’é solo una persona su questa terra che si fida di me, solo una persona che mi perdona. é da lei che devo andare. Aurox rimase lí scrutando tra le radici e i pezzi di corteccia, aspettando... osservando... Finalmente gli umani iniziarono ad allontanarsi dalle scuderie, parlando di quanto fossero contenti di poter raggiungere a piedi Queenies e farsi un sandwich Ultimate Egg per pranzo. E ridevano. Gli amici ridevano sempre. Aurox desiderava tanto condividere una risata tra amici. Quando furono passati oltre la fossa in cui si trovava e le voci si furono spente, il ragazzo uscí del tutto e, come una scimmia, valutó l’altezza dell’albero caduto nel punto in cui si appoggiava al muro di cinta, quindi lo saltó. Avrebbe voluto mettersi a correre, evocare la bestia e lacerare il suolo, quindi scappare via con tutta la sua forza ultraterrena. Invece si costrinse a camminare. Si tolse dai vestiti terriccio, foglie ed erba, si passó le dita nella massa arruffata che erano i suoi capelli, spezzando i grumi di sangue e fango, e sistemandoli in una parvenza di normalitá. Normale andava bene. Normale non si notava. Normale non veniva fermato. Il veicolo era nel punto esatto in cui l’aveva lasciato il giorno prima, le chiavi ancora nel quadro. Le mani di Aurox tremavano solo un pochino quando lui accese il motore e lasció il parcheggio di Utica Square per dirigersi a sud–est, al suo rifugio. Il viaggio sembró durare appena un istante e Aurox ne fu grato. Svoltando sul vialetto d’accesso alla casa di nonna Redbird, abbassó i finestrini. Anche se faceva freddo, voleva assorbire il profumo di lavanda e, con esso, anche la calma che offriva. Proprio come accettava il rifugio che l’anziana signora gli aveva offerto. Quando parcheggió davanti alla grande veranda, tutto cambió. All’inizio Aurox non capí, non riuscí a elaborare. Fu colpito dall’odore, ma rifiutó di accettare l’idea che si era insinuata in lui inspirando quell’aria. «Nonna? Nonna Redbird?» chiamó Aurox non appena scese dall’auto. Camminó veloce intorno al piccolo cottage. Si aspettava di trovarla accanto al ruscello cristallino, perché lei apparteneva a quel luogo. Avrebbe dovuto essere lí a canticchiare qualcosa di allegro. In pace. Tranquilla. Al sicuro. Ma non c’era. Su di lui si abbatté una premonizione terribile: ricordava la puzza arrivata fino a lui nonostante l’aria profumata di lavanda quando aveva parcheggiato davanti alla casa. Aurox si mise a correre. «Nonna! Dove sei?» Fece un giro intorno alla casa, coi piedi che scivolavano sulla ghiaia che delimitava il piccolo parcheggio sul davanti. Afferró il corrimano della veranda e fece i sei gradini con due lunghi passi, fermandosi al centro dell’ampia terrazza di legno, proprio davanti alla porta d’ingresso. La spalancó e si precipitó all’interno. «Nonna! Sono io, Aurox, il tuo Tsuka– nv–s–di–na. Sono tornato!» Silenzio. Lei non c’era. Non andava bene. Non andava bene per niente. Aurox tornó sui propri passi, al centro della veranda. Lí l’odore era piú intenso. Tenebra. Paura. Odio. Dolore. Aurox li aveva percepiti dal sangue che punteggiava la veranda, e non solo. Mentre era lí, affannato, certo che in quel luogo fossero passate violenza e distruzione, lo raggiunse il fumo. Si sollevó in volute intorno ai suoi piedi che calzavano i mocassini, trasportando fili d’informazioni. Nella foschia grigia era inscritto un canto antico che s’innalzó intorno a lui, simile a una piuma. E, in esso, Aurox udí l’eco della voce di una donna coraggiosa. Chiuse gli occhi e inspiró a fondo. Ti prego, imploró mentalmente, fammi capire cos’é successo qui. Fu assalito da sentimenti di odio e rabbia. Erano facili da interpretare, familiari. «Neferet», mormoró. «Sei stata qui. Sento il tuo odore. Percepisco la tua presenza.» Ma, dopo le emozioni familiari, arrivarono quelle che lo fecero crollare. Aurox percepí il coraggio di Sylvia Redbird, ne riconobbe la saggezza e la determinazione e, infine, la paura. Cadde in ginocchio. «Oh, Dea, no!» gridó al cielo. «Questo é sangue di Neferet, sparso da nonna Redbird. Neferet ha ucciso anche lei come ha giá fatto con sua figlia? Dov’é il corpo della nonna?» Non ci fu risposta, tranne il sospiro del vento in ascolto e il fastidioso gracchiare di un grosso corvo appollaiato in fondo alla veranda. «Rephaim! Sei tu?» Aurox si passó le dita tra i capelli sporchi mentre il corvo lo osservava, muovendo la testa di lato. «Vorrei che la Dea togliesse il toro che é dentro di me e mi facesse diventare come te. Cosí potrei salire nel cielo e volare per sempre.» Il corvo gracchió verso di lui, poi allargó le ali e voló via, lasciando Aurox completamente solo. Aurox aveva voglia di piangere per la disperazione, ma anche di chiamare a sé la bestia e aggredire qualcuno, chiunque, e lasciarsi sopraffare dalla rabbia e dalla paura. Il ragazzo che era anche una bestia decise di non fare né l’una né l’altra cosa e in realtá non fece nulla, nulla tranne che pensare. Rimase a lungo seduto sulla veranda di nonna Redbird, tra ció che restava di sangue e fumo, paura e coraggio, e giunse alla veritá col ragionamento: Se Neferet avesse ucciso la nonna, il suo corpo sarebbe qui. Lei non ha motivo di nascondere le sue cattive azioni. I suoi crimini sono giá stati scoperti, se ne é accertata Thanatos. Allora, cos’é che Neferet vuole piú di morte e distruzione? La risposta era semplice e orribile. Neferet vuole creare il caos e un modo molto facile per farlo é provocare dolore a Zoey Redbird. Aurox seppe che era cosí appena il pensiero gli si formó nella mente. La nonna era unica tra i mortali, era un capo di grande valore, amata da molti. E potente. La nonna era potente. Sylvia Redbird sarebbe stata un sacrificio molto migliore di sua figlia. «No!» Aurox non voleva nemmeno pensarci. Invece si concentró sul fatto che, catturando l’amata nonna di Zoey, Neferet avrebbe spinto la novizia a darle la caccia, dividendo in quel modo la comunitá vampira e mettendo in subbuglio tutta la zona. «Che venga usata come sacrificio o come ostaggio, finché Neferet ha in mano nonna Redbird e Zoey cerca di salvarla, Neferet ottiene ció che piú desidera: caos e vendetta. Be’, allora bisogna che a salvare la nonna sia qualcun altro.» Aurox prese la decisione in fretta, pur rendendosi conto che per lui poteva rivelarsi fatale. Il viaggio di ritorno sembró insolitamente lungo e ció gli diede il tempo di riflettere. Pensó a Neferet e al suo disprezzo per la vita. Pensó a Dragone Lankford e a come aveva lottato e sconfitto la solitudine e la disperazione che avevano tentato d’inghiottire la sua esistenza. Pensó al coraggio di quanti si opponevano a un nemico potente quanto il toro bianco, un nemico che al solo ricordo gli metteva i brividi. E pensó a Zoey Redbird. Il tramonto era passato da un po’ quando Aurox arrivó a Tulsa. Non prese le strade buie dietro Utica Square ma passó davanti al centro commerciale chiuso, diretto a est su 21st Street. Svoltó a sinistra al semaforo di Utica Street e poi di nuovo, sempre a sinistra, dopo un isolato, entrando dall’ingresso principale della Casa della Notte per parcheggiare poco lontano dal piccolo scuolabus giallo. Prese un profondo respiro. Resta calmo. Controlla la bestia. Ce la posso fare. Lo devo fare. Quindi uscí dall’auto. Aurox aveva pensato molto durante il tragitto dalla casa vuota di nonna Redbird, ma non aveva realmente riflettuto su cosa avrebbe dovuto fare una volta arrivato alla Casa della Notte. Perció, lasciandosi guidare dall’istinto, s’incamminó nel campus. Era ora di pranzo e i profumi provenienti dalla mensa gli fecero venire l’acquolina in bocca, ricordandogli che quel giorno non aveva mangiato niente. I suoi piedi si mossero autonomamente in direzione del cibo. Non appena fu salito sul marciapiede fuori della sala mensa, le grandi porte in legno si aprirono e un gruppo di novizi si riversó all’esterno chiacchierando e ridendo in tono disinvolto e familiare. Zoey lo vide prima degli altri. Lo capí perché gli occhi di lei si fecero grandi per la sorpresa. Aveva iniziato a scuotere la testa e stava aprendo la bocca come per gridargli qualcosa, quando la voce di Stark fendette l’aria tra loro come una freccia: «Zoey, torna dentro! Dario, Rephaim, con me. Prendiamolo!» [eBL 132] 16 ZOEY «Devo parlare a Zoey!» gridó Aurox, poi Stark gli diede un pugno in bocca e lui si ritrovó in ginocchio, troppo impegnato a sputare sangue per poter dire altro. «Stark! Cazzarola! Piantala!» Cercai di strattonare il mio Guerriero per un braccio. «Ti ho detto di tornare dentro!» urló Stark, scuotendo il braccio per liberarsi di me, come se fossi stata una formica. Lui e Dario avevano tirato giú Aurox dal marciapiede per gettarlo nel parco, verso il boschetto di querce dove le ombre erano piú fitte. Hanno intenzione di massacrarlo di botte! «Stark, non sta lottando. Non sta facendo del male a nessuno.» Corsi dietro a Stark e Dario, soffrendo per i sommessi gemiti di dolore che emetteva Aurox mentre lo trascinavano sull’erba. Cercai di ragionare con Stark, ma proprio non mi ascoltava. Dario nemmeno si sprecó a guardarmi. Poi sentii la mano di Stevie Rae sul polso. «Zy, lascia che siano i ragazzi a gestire la cosa.» «No, lui...» «Lui non va da nessuna parte.» Stark gli assestó un calcio e Aurox rotoló nell’ombra ai piedi di una grande quercia. «Anche se si trasforma in quel mostro.» Il tono di Stark sembrava pericoloso quanto il suo aspetto. Aveva preso l’arco che portava sulla schiena e incoccato una freccia, puntandola dritta su Aurox. «Non mi voglio trasformare. Sto cercando di non farlo.» Aurox si mise faticosamente in ginocchio. Teneva la testa china e dalla bocca gli scendeva sangue sulla maglietta. «Se non volete farmi parlare con Zoey, chiamate Thanatos.» «Fallo», disse Dario a Rephaim. «E chiama anche Kalona.» Rephaim si allontanó,mentre Dario si avvicinó ad Au rox, che sollevó la testa. Aveva gli occhi scintillanti e il viso arrossato. Tentó di alzarsi, ma Dario gli diede un colpo col dorso della mano, mandandolo di nuovo a terra. Poi il Guerriero si tolse dal cappotto un coltello sottile e dall’aria pericolosa e gli stette addosso. Il volto di Aurox era premuto a terra e udii sfuggirgli un grugnito terribile. «Trasformati e io ti uccido», disse Stark, lento e chiarissimo. «Sto cercando di non farlo!» Le parole suonarono strane, come fossero uscite a forza dalla gola di Aurox. A quel punto, giró la testa e mi accorsi che il suo viso era contorto e gli occhi scintillavano. La pelle gli si contraeva e s’increspava come se al di sotto passassero tipo decine d’insetti. Era disgustoso e mi si rovesció lo stomaco. Questo mostro non puó essere il mio Heath. La pietra del veggente si é sbagliata. Appoggiai la mano sulla pietra e la premetti contro il petto. Niente. Non era neppure tiepida. Ho fatto un errore. é stato solo un altro dei miei tanti casini. Mi sentivo cosí triste che riuscivo a malapena a pensare. «Mettici piú impegno!» Era la voce di Afrodite. La guardai sbattendo le palpebre per lo stupore e chiedendomi cosa cavolo stesse succedendo, quando lei mi superó a grandi passi per andare dritta da Aurox. «Afrodite, sta’ indietro! Potrebbe...» inizió Dario, ma lei lo interruppe. «Non fará un cazzo. Arcoman é pronto a centrarlo. Poi tu lo apriresti dall’inguine alla gola. Non potrei essere piú al sicuro nemmeno in un asilo. Be’, lí mi farebbe schifo avere intorno tutti quei mocciosetti, ma hai capito il senso.» «Afrodite, cosa stai facendo?» Avevo ritrovato la voce. Lei indicó Aurox con un dito curato alla perfezione. «Se non aggredisci nessuno, qui non devi combattere niente. Perció controlla quella merda che ti sta succedendo dentro. Subito.» Si guardó oltre la spalla, verso di me. «Avvicinatevi. Non abbiamo bisogno che tutta la scuola ci guardi come se fossimo un incidente ferroviario.» Il suo sguardo incluse i miei amici, che avevano serrato i ranghi e si affrettavano a raggiungerci. Damien, Shaunee, Shaylin. La presenza loro e di Stevie Rae cominció a calmarmi e mi aiutó a pensare. «Okay, Shaylin dice che lui é color luce della luna», continuó Afrodite. «Mi ha fatto pensare a Nyx, il che poi mi ha fatto capire che chiunque, persino uno disgustoso come questo mostro ragazzotoro, mi faccia pensare a Nyx probabilmente dovrebbe avere il permesso di parlare. Tutto qui. Fine.» Shaylin si avvicinó a me e disse piano: «Giá,mi dispiace. So che é una cosa che nessuno vorrebbe sentire ma, quando lo guardo, io vedo solo una gran luce argentea come quella della luna». «Io lo voglio sentire.» La voce di Aurox era tornata piú normale. La sua pelle aveva smesso quell’orribile ondeggiamento da insetti. La sua bocca continuava a sanguinare e su una guancia c’era una strisciata rossa nel punto in cui aveva picchiato contro il marciapiede Quando Stark l’aveva colpito, ma per il resto sembrava di nuovo un ragazzo normale e non un essere uscito da Resident Evil. «Non provare a muoverti», ringhió Stark. «Afrodite, per una volta ascolta Dario e stai indietro. Non ti ricordi in cosa si é trasformato?» «Ha ucciso Dragone. Potrebbe uccidere anche te», intervenne Dario. «Io non volevo! Ho cercato di non farlo.» Gli occhi di Aurox trovarono i miei. «Zoey, diglielo. Diglielo che ho cercato d’impedire quello che stava succedendo. Io non so cos’é successo. Tu mi credi. So che é cosí. Nonna Red– bird mi ha detto che mi hai difeso.» Stark fece un passo verso di lui. «Non parlare della nonna di Zoey!» «Ma é per questo che sono qui! Zoey, tua nonna é in pericolo.» Fu come se Aurox mi avesse dato un pugno nello stomaco. Stark l’aveva preso per il collo e gli spingeva il viso sul terreno, strillando qualcosa su mia nonna. Anche Dario urlava. Damien aveva iniziato a gridare. Il viso di Aurox aveva ripreso a sanguinare e all’improvviso ecco Kalona. Afferró Stark con una mano e Dario con l’altra e li allontanó con forza. Le ali spalancate, incombeva su Aurox, pugni chiusi, volto che pareva quello di un Hulk immortale. Stava per ridurre Aurox in poltiglia. «Non ucciderlo!» stridetti. «Sa qualcosa su mia nonna!» «Guerriero, ritirati!» Thanatos non aveva alzato la voce, ma la forza del suo ordine s’increspó sulla pelle di Kalona, che si contrasse come un cavallo che vuole scacciare una mosca, ma abbassó i pugni. La Somma Sacerdotessa della Morte mi trapassó coi suoi occhi scuri. «Chiama lo spirito. Rafforza il bene che é in Aurox. Aiutalo a non trasformarsi.» Trassi un respiro un po’ esitante e chiusi gli occhi per non vedere il mostro che era Aurox, il mostro che avevo creduto essere Heath, il mostro che poteva aver fatto del male alla nonna. «Spirito, vieni a me», mormorai. «Se in Aurox c’é del buono, rafforzalo. Aiutalo a rimanere un ragazzo.» Percepii l’elemento con cui avevo maggiore affinitá agitarsi intorno a me e udii il brusco respiro di Aurox quando passó in lui. E allora, solo per un istante, la mia pietra si scaldó. Aprii gli occhi e la pietra del veggente tornó a essere fredda. Aurox era seduto per terra, appoggiato pesantemente contro la quercia, pesto e sanguinante, ma di nuovo ragazzo. Dario e Stark si erano rimessi in piedi e, irritati, stavano tornando vicino al nostro gruppo. Kalona sembrava incavolato nero, ma si fece da parte. «Stevie Rae, evoca la terra. Intensifica le ombre sotto quest’albero. Damien, chiedi aiuto all’aria. Fa’ che il vento sia forte a sufficienza da attutire le nostre parole. Gli altri novizi non devono assistere a ulteriore violenza e caos. Ció che succede qui resta privato», ordinó Thanatos. Stevie Rae e Damien obbedirono alla Somma Sacerdotessa e in un istante sembró che il nostro gruppo si trovasse in una piccola bolla odorosa di quercia, mentre il vento portava lontano le nostre parole. Thanatos rivolse a entrambi un cenno di approvazione, poi si voltó verso Aurox. «Ora, cosa sai di Sylvia Red–bird?» chiese, brusca. «L’ha rapita Neferet.» «Oh, Dea!» Barcollai e Stark mi afferró prima che potessi cadere. «é morta?» «Io... io non lo so. Spero di no», rispose Aurox, sincero. «Non lo sai? Speri che non sia morta?» Stevie Rae sembrava furibonda. «Non sará anche questa una cosa che non avresti voluto fare e invece hai fatto?» «No! Io non c’entro niente.» «E allora come fai a saperlo?» riuscii a chiedere, anche se mi tremava la voce e mi sentivo una nausea tremenda. «Sono tornato a casa sua e non c’era. C’era del sangue sulla sua veranda. Sangue di Neferet. Lo riconosco. Riconosco il suo odore.» «C’era anche sangue di mia nonna?» domandai. Scosse la testa. «No. Ma tracce del suo potere indugiavano ancora nel fumo e nella terra, come se si fosse preparata a una battaglia.» «Hai detto che sei tornato a casa di Sylvia Redbird. Perché?»intervenne Thanatos. Aurox si pulí un po’ di sangue dalla bocca. Gli tremava la mano. In realtá sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. «Lei ieri mattina mi ha trovato, dopo quella Notte orribile. Mi ha perdonato. Ha detto che credeva in me e mi ha offerto un rifugio. Mi ha parlato... come se fossi normale. Come se non fossi un mostro. Mi ha chiamato Tsuka–nv–s–di– na», concluse, incrociando il mio sguardo. «é il termine cherokee per dire toro», spiegai. «Sí, é quello che ha detto la nonna. Mi ha offerto un rifugio a patto che non facessi piú del male a nessuno, ma me ne sono andato.» Scosse la testa. «Non avrei dovuto! Se fossi rimasto l’avrei protetta, peró io non sapevo che fosse in pericolo.» «Non ti sto dando nessuna colpa, non questa volta», replicó Thanatos. «Hai detto che te ne sei andato ieri e sei tornato oggi?» Aurox annuí. «Me ne sono andato perché avevo bisogno di capire chi sono, cosa sono. Sono venuto qui. Mi sono nascosto sotto l’albero spezzato.» Guardó verso Thanatos con aria implorante. «Ho sentito cos’ha detto al funerale di Dragone riguardo a ció che sono. Non potevo sopportarlo. Riuscivo a pensare soltanto che dovevo tornare da nonna Redbird, che lei mi avrebbe aiutato a trovare il modo di disfare qualunque cosa sia stata fatta per crearmi.» «Strumento, é stata l’uccisione di sua figlia a crearti», disse Kalona con voce gelida. «Ti aspetti che crediamo che ti sia stata offerta protezione proprio dalla donna che ha perso una figlia per causa tua?» «é incredibile. Questo lo so.» Gli occhi dallo strano colore si fissarono di nuovo nei miei. «Io non capisco come nonna Redbird possa essere cosí gentile, cosí comprensiva, ma lo é.Mi ha persino dato del latte coi biscotti di cioccolato e lavanda, e anche questi.» Indicó le scarpe che indossava: erano mocassini cuciti a mano, come quelli che alla nonna piaceva realizzare come doni per Yule, il suo Natale. «Nessun umano é comprensivo fino a questo punto. Persino una dea faticherebbe a perdonare uno come te», intervenne gelido Kalona. «Una dea ha perdonato me. E io ho fatto cose peggiori di Aurox», replicó sottovoce Rephaim. «Mia nonna l’ha chiamato toro. Lei prepara biscotti di cioccolato e lavanda. E quelli sono i mocassini che fa lei a mano», spiegai. «Ció significa che sei stato a casa sua e lei ti ha parlato, ma non vuol dire che non le hai fatto qualcosa di terribile per poi rubarle delle cose», ribatté Stark. «Se fosse vero, perché sarebbe venuto qui?» mi udii chiedere. «Ottimo argomento», commentó Thanatos. Si rivolse a Shaylin. «Bambina, leggi i suoi colori.» «L’ho giá fatto. é per questo che Afrodite ha fermato Dario e Stark che lo stavano picchiando.» «La sua aura é di luce lunare», spiegó Afrodite. «Cosí sono intervenuta per premere il pulsante PAUSA del testosterone in circolo.» «Chiarisci, Profetessa», ordinó Thanatos. «Se lui ha il colore della luce della luna, in qualche modo deve essere legato a Nyx, dato che la luna é il suo simbolo principale», disse Afrodite. «Ben pensato», commentó Thanatos, poi studió Aurox. «Anche prima che Zoey desse forza al tuo spirito stavi controllando la metamorfosi che cercava di trasformarti.» «Non ci riuscivo tanto bene», ammise lui. «Ma ci hai provato.» Lo sguardo di Thanatos tornó su di me. «Tua nonna lo perdonerebbe, anche dopo avere visto cosa puó diventare?» Non ebbi esitazioni. «Sí. Mia nonna é la persona piú gentile che abbia mai conosciuto. é la nostra Saggia, la nostra Ghigua.» Mi avvicinai ad Aurox. «Dov’é?Dove l’ha portata Neferet?» «Non lo so. So solo che Neferet ha lottato con lei e che nonna Redbird l’ha fatta sanguinare, e adesso sono scomparse tutt’e due. Zo, mi dispiace.» «Non mi chiamare cosí, mai, mai piú», sbottai. Accanto a me, Stark socchiuse le palpebre e osservó Aurox come se fosse stato una mosca cui voleva strappare le ali. «Tu non sei Heath Luck», disse. Aveva tenuto la voce bassa, ma era chiaro che fosse sul punto di esplodere. Aurox scosse la testa, confuso. «Io sono Aurox. Non conosco questo Heath Luck.» «Questo é poco ma sicuro», replicó Stark. «Quindi, come ha appena detto Zoey, non chiamarla mai piú Zo. Non potresti nemmeno pulire le scarpe al ragazzo che la chiamava cosí.» «Heath Luck ha qualcosa a che fare con nonna Red– bird?» chiese Aurox. «No!» Bloccai sul nascere qualunque rispostaccia di Stark. «E ci dobbiamo proprio concentrare su come trovare mia nonna.» «Potrei saperlo io dove Neferet ha portato Sylvia Red– bird», intervenne Kalona. Lo guardammo tutti speranzosi. «Ha una suite all’attico del Mayo Hotel. La terrazza é tutta sua. Le pareti sono di marmo e non lasciano passare i suoni. Ha tutta la riservatezza che i suoi mezzi economici possono garantirle. Potrebbe aver portato lá Sylvia Redbird.» «Ma come? Mia nonna non sarebbe semplicemente andata con lei e, anche se il sindaco e il consiglio comunale sembrano felici di baciarle i piedi, lo staff del Mayo non avrebbe di certo ignorato il fatto che trascinasse una vecchia signora nell’atrio dell’albergo», dissi, anche se avrei tanto voluto poter credere che per ritrovare mia nonna bastasse seguire Neferet al suo attico. «Zoey, l’hai vista muoversi in silenzio, rendendosi invisibile. Scommetto che anche tu puoi sparire e riapparire con una certa facilitá», fece Thanatos. «Sí, ecco, piú o meno. Ma non penso che potrei rendere invisibile un’altra persona.» «Neferet sí», sentenzió solenne Aurox. «Puó fare questo e molto di piú. La vostra dea le ha fatto dono del potere. Il toro bianco le ha fatto dono del potere. E il potere che non le appartiene lo ruba attraverso sofferenza e morte e inganni. Ne é piena.» «Sottovalutare Neferet sarebbe un grosso errore», concordó Thanatos. «Allora dobbiamo andare nel suo appartamento e costringerla a liberare mia nonna», dissi. «Frena un attimo. Come facciamo a sapere che lui non si stia inventando tutto per spingerci a inseguire Neferet?» replicó Stark. «Io non sono una creatura di Neferet!» gridó Aurox. «Lo eri eccome due sere fa. Dragone Lankford é morto per questo», gli ringhió contro Stark. «Stark non ha torto. Prova a chiamare tua nonna», propose Stevie Rae. Contenta di avere qualcosa da fare, presi il telefonino e digitai il numero. Mentre squillava, Thanatos disse: «Se non risponde, comportati normalmente. Lasciale un messaggio sull’open night. Se Neferet l’ha presa, puó anche avere accesso al suo telefono». Annuii e mi si strinse lo stomaco quando s’inserí la segreteria e la sua voce familiare disse che non poteva rispondere ma che avrebbe richiamato il prima possibile. Presi un respiro profondo e dopo il bip cercai di sembrare normale. «Ciao, nonna, scusa se ti chiamo cosí tardi. Peró sono contenta che tu abbia il telefono silenzioso, cosí almeno non ti sveglio.» La mia voce cominció a tremare ma, prima che andassi del tutto in pezzi e mi mettessi a piangere, il forte braccio di Stark mi cinse le spalle. Mi appoggiai a lui e parlai in fretta, sperando di sembrare gasata e non isterica: «Non so se hai giá visto il telegiornale, ma Thanatos ha annunciato che faremo un’open night con anche uno sportello lavoro e in pratica é invitata tutta Tulsa. C’é anche una raccolta fondi per Street Cats, in modo da far sembrare Neferet la pazza che é e invece noi, be’, non pazzi per niente», aggiunsi, pensando: Eccoti servita, megera odiosa! «Comunque é sabato prossimo e Thanatos ha chiesto se ci aiuti a organizzare con suor Mary Angela. Le ho detto che pensavo ti sarebbe andato benissimo, quindi chiamami appena puoi cosí ti spiego meglio, okay? Ti voglio bene, nonna! Ti voglio proprio tanto bene! Ciao.» Stark mi tolse di mano il telefono e premette il tasto di fine chiamata. Poi mi prese tra le braccia e allora sí che scoppiai a piangere. Mentre singhiozzavo e tiravo su col naso, sentii un’altra mano sulla schiena e riconobbi la serena presenza della terra. Poi una seconda mano, e venni sfiorata da una dolce brezza, quindi una terza, ed ecco che il fuoco mi scaldava. Lo spirito, sempre presente, si assestó dentro di me, calmando le mie lacrime e consentendomi di staccarmi da Stark abbastanza da rivolgere un timido sorriso ai miei amici. «Grazie, ragazzi. Adesso sto meglio», dissi. «Be’, starai meglio dopo che ti sarai soffiata il naso», mi prese dolcemente in giro Stark mentre mi tendeva un fazzoletto di carta appallottolato che teneva in tasca. «Zy, sei un disastro. Questo é sicuro», commentó Afrodite. Scuoteva la testa, ma se ne stava anche lei spalla a spalla col mio cerchio, mostrando solidarietá e sostegno. «Non sto mentendo.» Distolsi lo sguardo dai miei amici e vidi che Aurox si era alzato e parlava con Thanatos, con Dario e Kalona posizionati tra lui e la Somma Sacerdotessa. Aurox si giró e il suo sguardo incroció il mio. Rimasi sconvolta vedendo che aveva gli occhi pieni di lacrime. Sembrava sotto shock quasi quanto me. Poi tornó a rivolgersi a Thanatos, implorando: «Incatenatemi. Rinchiudetemi da qualche parte. Accetteró qualunque punizione vorrete infliggermi ma, per favore, per il bene di Sylvia Redbird, credetemi. Non sono in combutta con Neferet. Io la disprezzo. Odio il fatto che mi abbia creato da morte e sofferenza. Per controllarmi, deve fare in modo che la Tenebra s’impossessi del mio corpo e risvegli il mostro che ho dentro. Somma Sacerdotessa, lei sa che évero». «Da quello che abbiamo scoperto, si direbbe che in effetti questa sia la veritá», replicó Thanatos. «Allora mi ascolti. Glielo giuro, Neferet ha rapito la nonna di Zoey.» «Hai solo questa occasione.» Uscii dal cerchio dei miei amici e andai da Aurox. «Se ci stai mentendo, se hai qualcosa a che fare col dolore provocato a mia nonna, io useró tutti e cinque gli elementi e tutti i poteri che mi ha donato la mia Dea per distruggerti, qualunque cosa tu sia. Chiunque tu sia. E questo te lo giuro io.» «Accetto», ribatté facendomi l’inchino. «Impegno preso», sentenzió Thanatos. «Tutti gli esseri dotati di spirito hanno la possibilitá di scegliere. Aurox, spero che tu stia facendo la scelta giusta.» «é cosí.» «Bene, abbiamo il tuo giuramento», concluse Thanatos, poi guardó tutti noi. «Dobbiamo entrare nell’appartamento di Neferet.» «Posso andarci io», saltó su Aurox. «No!» strillammo all’unisono Stark, Dario, Kalona e io. «Io posso entrare in quel maledetto attico», disse Afrodite. «La stronza crede che io sia stronza quanto lei, e in un certo senso puó essere quasi vero. Inoltre Neferet misura la lealtá altrui con la propria, che é inesistente. Ha sempre voluto usarmi, e non riesce a leggermi nel pensiero. Io posso entrare.» «Potrebbe anche farti entrare, ma non ti permetterá mai di vedere se ha preso nonna Redbird», ribatté Aurox. «é vero. Lei nasconderebbe ad Afrodite la presenza della sua prigioniera», convenne Thanatos. «Ma non lo farebbe con me. Non lo crederebbe necessario. Neferet sará arrabbiata perché non ho fermato il Rituale di Svelamento, ma mi lascerá rimanere quanto basta per scoprire se tiene lí nonna Redbird», ritentó Aurox. «O quanto basta per influenzarti», disse Dario. «E risvegliare il mostro che dorme dentro di te», aggiunse Stark. Avevano convinto Thanatos. «Aurox, non sei in grado di controllare la bestia. Non se Neferet esegue un sacrificio per svegliarla.» «Forse é per questo che ha catturato la nonna di Zoey», rifletté Dario con un’occhiata di scuse nella mia direzione. «Forse le serviva un sacrificio molto maggiore del gatto di un Guerriero per riprendere il controllo su Aurox.» «No! Io non...» inizió Aurox. Ma non concluse la frase, abbassó le spalle e nascose il viso tra le mani. Io riuscivo solo a scuotere la testa. Stark mi prese la mano e la strinse. «Non lasceremo che succeda. Riporteremo a casa la nonna.» «Ma come?» chiesi tra un singhiozzo e l’altro. «Andró io.» Mentre lo diceva, Kalona mi fissava dritto negli occhi. «Io non entreró soltanto nella residenza di Neferet. Se sta tenendo prigioniera Sylvia Redbird, la troveró e la salveró.La Tenebra non puó nascondersi a me, ci conosciamo da troppo tempo. Neferet si crede invulnerabile perché é diventata immortale, ma la sua é l’esperienza di un bambino paragonata ai miei innumerevoli secoli di potere e di conoscenza. Non posso ucciderla, ma posso portarle via l’anziana signora.» «Be’, forse. Ammesso che ti faccia entrare dalla porta. L’ultima volta in cui vi ho visto insieme, tu non le piacevi mica tanto», intervenne Stark. «Neferet mi detesta, ma questo non cambia il fatto che mi desideri.» «Sul serio? A tutti noi non sembra proprio. Neferet ha fatto un passo avanti: adesso il suo Consorte é il toro bianco», continuó Stark. Kalona gli rivolse un sorriso sardonico. «Tu sei giovane e conosci poco le donne.» Mi accorsi che Stark si era risentito, quindi mi affrettai ad asciugarmi occhi e naso e a darmi un contegno. «Dovrai farle credere che ci stai tradendo, che il giuramento fatto a Thanatos é falso.» «Neferet non sa che sono legato a Thanatos per giuramento», replicó Kalona. «Mmm, io invece penso che potrebbe saperlo», intervenne Shaunee. La guardai, stupita. «Non lo dico per cattiveria e proprio non voglio entrare nei dettagli, quindi vi chiedo di fidarvi di me, ma quello che sa Erin su di noi lo sa anche Dallas», spiegó Shaunee. «Cazzarola!» sbottó Stevie Rae. «E Dallas parla con Neferet», aggiunse Rephaim. «Eh?» Mi ero praticamente dimenticata che ci fosse anche lui, e poi mi sentii in colpa da matti quando si strinse nelle spalle e chiarí: «Io parlo poco e per questo la gente m’ignora e cosí ascolto delle cose». «Io non t’ignoro», fece Stevie Rae, alzandosi in punta di piedi per dargli un bacio sulla guancia. Lui le sorrise. «No, tu mai. Ma Dallas sí. Oggi a lezione era vicino a me quando gli é suonato il telefono. Due volte. Era Neferet in entrambi i casi.» «E io sono sicura al novantanove per cento che Erin racconterebbe a Dallas qualunque cosa lui volesse sapere su di noi», concluse Shaunee. «Ieri Erin é rimasta qui alla Casa della Notte quando voi siete tornati allo scalo ferroviario», notó Thanatos. Incrociai lo sguardo di Shaylin. «Diglielo.» La novizia non esitó: «I colori di Erin sono diversi da prima. Me ne sono accorta un paio di giorni fa». «Sta cambiando», rincaró la dose Afrodite. «Shaylin e io ne siamo convinte. Per questo abbiamo consigliato a Zoey di lasciarla rimanere qui quando le ha detto di non voler rientrare ai tunnel.» «Allora sono d’accordo con Shaunee. é piú che probabile che Neferet sappia tutto ció che sa Erin», affermó Thanatos. «Io la penso cosí: dobbiamo tenere la bocca chiusa su quello che sta succedendo con nonna Redbird e con Aurox e coi nostri affari in generale. Chi non fa parte di questo gruppo non deve sapere un cazzo. Erin é sola, ma quello che sa puó decisamente incasinarci la vita.» «Profetessa, mi pare che ci sia una lezione da imparare in ció che stai dicendo», commentó Thanatos, e tutti noi annuimmo. Guardai Kalona. Includerlo nel nostro gruppo suonava proprio strano, ma non avrei saputo dire se questo significava che dovevamo fidarci di lui oppure no. Facendo incredibilmente eco ai miei pensieri, Thanatos chiese a Kalona: «Sei sempre convinto che si fiderá di te?» «Neferet? Fidarsi di me? Mai. Ma mi desidera, anche se é solo il mio potere immortale ció che le interessa. E, come ha detto Afrodite, valuta la profonditá della lealtá altrui paragonandola alla propria», replicó lui. «Neferet é leale solo con se stessa», disse Rephaim. «Esatto», convenne Kalona. «Be’, speriamo che tu non sia altrettanto superficiale», aggiunse Stark, col tono di chi crede il contrario. Io rimasi lí a fissare Kalona, ricordando che assassino bugiardo e manipolatore era stato, e pensando: é uno cosí che salverá mia nonna? Stavo ricacciando indietro lacrime di folle paura Quando Rephaim mormoró il mio nome. Lo guardai. Mi sorrise e mimó tre piccole paroline: La gente cambia. 17 SHAYLIN «Qui. Subito.» Afrodite fece cenno a Shaylin di seguirla piegando l’indice. Poi partí sculettando tagliando per il prato, in direzione dei dormitori dei novizi. Shaylin sospiró, mise a tacere la propria irritazione e seguí quella scocciante bionda. Quando la raggiunse, Afrodite stava giá parlando: «Okay, devi andare in ricognizione». «Okay, devi imparare l’educazione», replicó Shaylin. Afrodite si fermó e socchiuse le palpebre fino a ridurre gli occhi a due fessure azzurre. «Dovresti sapere che facendo cosí diventi brutta e ti fai venire le zampe di gallina», commentó subito Shaylin, prima che Afrodite potesse dire qualcosa di cattivo e sarcastico. «Hai parlato con Damien, vero?» «Forse.» Shaylin si era tenuta sul vago per non mettere nei guai Damien. Ma, sí, la veritá era che gli aveva parlato e che Damien cominciava proprio a piacerle, cosí come Stevie Rae e Zoey. Afrodite... be’, lei era tutta un’altra storia. «Senti, Afrodite, si direbbe che tu e io dovremo lavorare insieme, perció renderebbe piú facile la vita di entrambe se tu potessi almeno essere gentile con me.» «No, questo renderebbe la tua vita piú facile. La mia non cambierebbe affatto.» Shaylin scosse la testa. «Davvero? Perché non sbatti in faccia a Nyx questo atteggiamento? Abbiamo la Tenebra da combattere. La mamma di Zoey é stata appena uccisa e adesso sua nonna é in serio pericolo. Correggimi se sbaglio, ma Zoey non é tua amica?» Afrodite strinse di nuovo le palpebre. «Sí.» «Allora che ne diresti di fare tutto il possibile per aiutarla?» «é quello che sto facendo, stronza», sbottó Afrodite. «Come fai a esserne tanto sicura? Hai mai considerato il fatto che magari, se tu fossi meno odiosa, ti si offrirebbero altri doni di Profetessa?» Gli occhi di Afrodite ripresero la grandezza normale. Lentamente. Sembró persino sorpresa. «No. Non l’ho mai considerato.» Shaylin sollevó le mani in un gesto di frustrazione. «Ma cos’é,ti hanno cresciuta i lupi?» «Piú o meno. Peró avevano un sacco di soldi.» «Incredibile», mormoró. Poi riprese il discorso: «Okay, senti qui: quando ho letto la tua aura e sono stata stronza riguardo alla lucina guizzante che vedevo dentro di te, mi si é incasinata la testa. La volta successiva in cui ti ho guardato, era come se i tuoi colori fossero mischiati». «Il che, ovviamente, significa che mi hai visto incavolata.» «No, perché i colori di tutti mi sembravano acquosi e indistinti finché non mi sono scusata con te. Aspetta, cancella. La vera veritá é che la mia Vista Assoluta é rimasta incasinata finché non ti ho chiesto scusa per davvero.» «Oh. Questo é quasi interessante.» «Non riesco a farmi capire da te, vero?» «Ti fai capire quanto tutti gli altri», replicó Afrodite. «Quindi torniamo alla ricognizione.» «D’accordo. Sí. Cosa vuoi che faccia?» «Cerca Erin. E Dallas. Se ho ragione, il che – per tua informazione – succede quasi sempre, li troverai insieme.» «E sarebbe un male, giusto?» «Hai una lesione al cervello?» «Neanche ti rispondo.» «Bene. Non abbiamo il tempo di unire i puntini. Sará giorno entro un paio d’ore. Il minibus si dirigerá allo scalo ferroviario e Kalona nella schifosa tana di Neferet.» «Giá,peró non credo che funzionerá il piano di Kalona. Sta aspettando l’alba, cosí lei sará indebolita dal sole, ma...» Shaylin guardó il cielo. «Di cosa diavolo stai parlando, rinco?» Shaylin puntó il dito verso l’alto. «Nuvole. Un sacco. Vorrei proprio che sparissero. Coprono il sole e il suo effetto indebolente. Adesso chi é la rinco?» «Non darmi della rinco», sbottó Afrodite. «Allora tu non darlo a me», replicó Shaylin. «Ci penseró. Tornando al mio punto di partenza: prima di rientrare ai tunnel e prima che Kalona prenda il volo, voglio che tu controlli i colori di Erin e Dallas. Qualunque informazione extra che tu ci possa dare su Erin, soprattutto per sapere se é una lurida zoccola traditrice – sí, sto parafrasando Shaunee –, sarebbe una buona cosa. Ho una sensazione riguardo a loro, e non é per niente affettuosa.» «D’accordo, mi sembra okay, ma non ho idea di dove possano essere. Tu? Si tratta di uno dei tuoi doni?» «Dea, hai proprio una lesione cerebrale. No, non ho un GPS nella testa. Peró,lí, io ci tengo il cervello. E mi dice che, se quei due stanno facendo porcherie, ha senso cominciare a cercarli nella stanza di Erin al dormitorio, quella che non divide piú con Shaunee.» «Oh. Giá.Sí, questo ha senso.» Shaylin esitava. «Ma io non so quale sia.» «Terzo piano, quarta stanza. Quando condividevano un cervello, dicevano che era la loro taglia di reggiseno. Io invece dicevo che era la somma dei loro quozienti intellettivi.» «Ovvio», commentó Shaylin. «Visto che se vuoi mi capisci?» fece Afrodite con falso entusiasmo. «Ci rivediamo al minibus. Presto.» Inizió ad allontanarsi, si fermó e aggiunse: «Grazie». Shaylin la guardó a bocca aperta. Afrodite alzó gli occhi al cielo, preparandosi ovviamente a dire qualcosa di odioso. Poi si fermó, guardó in alto per un lungo istante, prima di concentrarsi di nuovo su Shaylin. «Sembra che il tuo desiderio si stia avverando. Le nuvole si stanno aprendo.» Quindi con un colpo di ciuffo si allontanó sculettando. Shaylin scosse la testa. «Pazza totale», mormoró tra sé dirigendosi al dormitorio delle ragazze. «Nyx, io non ti conosco molto bene e non voglio che pensi che sono maleducata o blasfema o qualcosa del genere, ma... Afrodite come tua Profetessa? Perché?» «Non lo sa nessuno, credo nemmeno la stessa Afrodite.» Shaylin sobbalzó per lo stupore mentre Erik Night usciva dall’ombra di una quercia. «Erik! Che ci fai qui fuori?» Shaylin si portó la mano alla gola: non voleva che Erik vedesse come le pulsava la vena del collo, e non solo perché l’aveva spaventata. La prima immagine di lui era sempre la stessa, la sua assoluta e totale bellezza. Ma poi lei aveva visto i suoi colori, che non erano altrettanto affascinanti. Shaylin aveva deciso che era come una di quelle splendide ceramiche dipinte che vorresti usare per l’insalata o cose simili ma quando le volti vedi che sotto c’é scritto ATTENZIONE: NON USARE PER SERVIRE ALIMENTI. «Scusa, non volevo farti paura. Sono qui fuori a procrastinare.» Il suo sorriso era a miliardi di watt e Shaylin capiva benissimo perché quasi il cento per cento delle novizie era innamorato di lui. Il problema era che lei riusciva a vedere oltre la sua bellezza fisica. «Non ti volevo interrompere. Continua pure a procrastinare. Ciao, ci vediamo.» «Ehi.» Le sfioró il braccio, solo un attimo, mentre gli passava davanti, spingendola a fermarsi. «Pensavo che fossimo amici.» Shaylin lo osservó.Quando Erik l’aveva Segnata, i suoi colori tendevano soprattutto a un indeciso verde pisello che oscurava dei lampi luminosi di quello che poteva essere oro, tipo i raggi del sole, ma erano stati cosí fugaci che non poteva esserne sicura. A parte quello, lui era semplicemente un po’ nebuloso e annacquato. Negli ultimi giorni non aveva badato molto ai colori di Erik, perció Shaylin si stupí vedendo che, sebbene il verde fosse sempre presente, era diventato piú intenso e non le faceva piú venire in mente il passato di piselli. Adesso le ricordava il turchese, tipo una bella schiuma del mare. E tutto intorno al verdeazzurro il miscuglio grigiastro si era sollevato, rivelando un deciso nocciola, tipo la sabbia di una meravigliosa spiaggia inviolata. Sentendosi un po’ come se fosse caduta nell’acqua profonda, Shaylin cercó di non sembrare nervosa e sbottó:«Sí, siamo amici ma solo quello». «Non ho chiesto altro, ti pare?» Shaylin lo guardó negli occhi. Erano azzurri e luminosi, e passavano decisamente troppo tempo a fissarle le tette. Ovviamente, replicare con qualcosa tipo «di sicuro vuoi essere un amico con benefit» sarebbe suonato troppo da Afrodite. Quindi decise per una risposta piú gentile. «No, non hai chiesto altro.» Lui sorrise di nuovo. «Allora possiamo essere amici?» Era difficile non ricambiare quel sorriso e, in veritá,lei non vedeva motivo per non farlo, quindi replicó annuendo: «Sí, amici». «Grande! Che ne dici se ti accompagno? Dove stai andando? Per procrastinare non devo essere solo, posso farlo anche con te.» «E cosa stai procrastinando?» Shaylin evitó la domanda su dove stesse andando e prese a gironzolare vagamente in direzione del dormitorio. Con lentezza. «Stesura del programma delle lezioni», rispose lui con un sospiro. «Odio farlo. Sai, non ho mai voluto fare l’insegnante.» «Giá,lo sanno tutti. Dovevi fare la star del cinema.» Shaylin aveva parlato in tono noncurante. Non era nelle sue intenzioni essere altezzosa o sarcastica, ma la sofferenza che comparve nello sguardo di Erik diceva che probabilmente era sembrata entrambe le cose. «Giá», ripeté lui, distogliendo lo sguardo da lei e infilando le mani nelle tasche dei jeans. «Lo sanno tutti.» «Ehi, ma questa cosa del Rintracciatore é solo una piccola deviazione sulla strada per Hollywood, no? Quanti anni hai, ventuno?» «Diciannove. Ho completato la Trasformazione qualche mese fa. Perché?Sembro vecchio?» Shaylin rise. «A ventun anni non si é vecchi.» «Sí, se devi aggiungercene tre, e io ho appena iniziato l’incarico quadriennale di Rintracciatore.» «E fare il Rintracciatore significa che devi rimanere alla Casa della Notte di Tulsa?» «Cerchi di liberarti di me?» Non pareva scherzasse del tutto. «No di certo», lo rassicuró lei. «Intendevo un’altra cosa: potresti trasferirti sulla West Coast e continuare a essere un Rintracciatore? Ci dev’essere una Casa della Notte piú vicina a Hollywood di questa.» Mentre parlavano, Shaylin si accorse che Erik non sembrava un ragazzino viziato e incavolato. Sembrava solo stanco e frustrato e forse anche un pochino depresso. «Mi sono giá informato e ho ricevuto una risposta strana e un po’ raccapricciante.» S’interruppe per lanciarle un’occhiata. «Be’, probabilmente piú raccapricciante per i ragazzi che vengono Segnati che per me.» «Giá dato. Comunque non é stato poi cosí terribile. In realtá sei stato un po’ buffo», replicó Shaylin. Erik aggrottó la fronte. «Era previsto che fossi potente e sicuro di me e che mettessi anche un po’ di paura.» «Quindi vuoi essere raccapricciante?» La cosa lo fece ridere. «No, direi di no. E in ogni caso a essere raccapricciante non é la parte relativa al Marchio, o almeno non dovrebbe. La parte decisamente non normale é che nel mio sangue c’é qualcosa che mi tiene ancorato a questo posto. Certo, posso viaggiare, solo che il mio sangue mi spinge a Segnare solo ragazzi che appartengono a questa Casa della Notte.» «Quindi sei tipo un GPS.» «Immagino di sí.» Erik non pareva affatto eccitato all’idea. «Ehi, adesso basta parlare di me. Dove stai andando?» Shaylin deglutí e disse la prima bugia che le passó per la testa. «Vado al dormitorio. Afrodite mi ha chiesto di prenderle della roba dalla sua stanza.» «Con te l’ha chiesto intendi: ’Per favore, potresti...’ o te l’ha ordinato tipo: ’Prendi la mia roba o ti lego le mani con un elastico e ti ficco in un pentolone d’acqua bollente come fa lo chef di mia madre con le aragoste’?» Shaylin ridacchió.«Non so dirti se le tue capacitá di attore siano al massimo o al minimo, ma sembravi Afrodite in un modo tremendo.» Erik rabbrividí. «Cercheró di non rifarlo.» «Ma, per rispondere alla tua domanda, somigliava piú al secondo esempio che al primo.» «Che sorpresa. Allora ti accompagno al dormitorio. Okay?» Shaylin incroció il suo sguardo. Che puó esserci di male? «Okay», rispose. ERIK «Penso di essere d’accordo con te sulla storia della stesura del programma. Dev’essere stranoioso dover decidere cosa insegnare, scrivere il tutto, consegnarlo e poi insegnarlo. Mi pare un’esagerazione», disse Shaylin. «Non me ne parlare», replicó asciutto Erik. «Faremo Shakespeare. Le sue opere mi piacciono molto, ma era decisamente meglio quando le dovevo solo recitare e non mi toccava fare il robot per il Consiglio Supremo. Giá decidere il programma é noioso. Scriverlo fa schifo.» Doveva continuare a ricordare a se stesso di piantarla di fissare le tette di Shaylin. Okay, peró in sua difesa andava detto che lei indossava una T–shirt bianca talmente sottile che lasciava intravedere il supersexy reggiseno rosa che indossava sotto. E che suddetto reggiseno aveva dei fiocchetti neri nella parte centrale e sulle spalline. «Allora, quale opera hai scelto per il corso su Shakespeare?» gli stava chiedendo lei. Guardale la faccia e concentrati! «Corso su Shakespeare?» Shaylin gli rivolse un’occhiataccia, come se pensasse che lui era un’idiota. Erik non poteva biasimarla: quando si era imposto di non sbirciarle le tette, si era distratto con la massa di riccioli scuri che pareva soffice come la seta e che lui... «Oh, sí, il corso su Shakespeare. Di sicuro una commedia. Al giorno d’oggi di tragedie ce ne sono anche troppe.» «Quale?» Lo stava fissando con sincero interesse, perció ammise: «Sono combattuto. La mia preferita é La bisbetica domata ma, se ci pensi bene e consideri il discorso finale di Caterina, non si adatta al sistema matriarcale della Casa della Notte, e l’ultima cosa che voglio é fare incazzare Thanatos. Quindi sto pensando a Come vi piace. Rosalind é una delle piú forti tra le eroine del Bardo e questo non dovrebbe causarmi seccature con l’amministrazione». «Ma non é un po’ come cedere?» «Probabile, peró insegnare non é facile come credi. Ci sono un sacco di cose dietro, senza contare la battaglia con la Tenebra che sembra non finire mai e la scocciatura che i professori continuano a venire ammazzati e che vengono Segnati sempre piú novizi, cosí siamo sotto organico.» Seguí un lungo, sgradevole silenzio, poi Shaylin replicó: «Be’, sí, per te dev’essere una vera rottura che degli insegnanti siano stati sventrati e decapitati e incornati. Per non parlare di tutti i nuovi novizi rossi cui devi insegnare perché non siamo morti davvero. Non ancora». Erik aggrottó la fronte. Non era quello che intendeva. Per niente. «Credo di averlo detto male», ribatté. «E io credo di dovermi ricordare che il verde pisello non diventa schiuma del mare turchese e una spiaggia inviolata.» «E questo cosa vorrebbe dire?» chiese Erik. Shaylin era davvero uno schianto ma gli incasinava la testa e lo mandava in confusione. «Vuol dire che avevo bisogno di un bagno nella realtá. Grazie per avermelo fornito.» Shaylin acceleró il passo, ed Erik stava ancora rimuginando sulla questione del verde pisello e del turchese, quando si ritrovarono fuori dal prato e sul sentiero che portava al dormitorio femminile. «Ehm, non c’é di che?» Piú che un’affermazione era una domanda. Shaylin era ancora davanti a lui quindi arrivó per prima alla scalinata che dava sulla veranda. Sul gradino, era quasi alta quanto lui, il che era strano, visto che era davvero piccolina. «No, non c’é bisogno che mi dici ’non c’é di che’», sospiró. «Non ti stavo veramente ringraziando. Stavo giusto ricordando a me stessa una cosa.» «Cosa?» chiese lui, sinceramente interessato. Shaylin sospiró di nuovo. «Il fatto che ció che vedono gli occhi in realtá non é la parte piú importante di una persona. Quella piú importante é nascosta dentro.» «Solo che per te non é affatto nascosta, giusto?» «Giusto», sussurró. «Non intendevo sul serio quello che ho detto prima. Me la stavo solo tirando. In fondo le ragazze lo fanno in continuazione», disse Erik. «Guarda che non migliori le cose buttandola sulla ginecofobia.» «Ginecofobia... é una cosa brutta, giusto? Niente di figo come la ginecologia?» «Erik, forse faresti meglio a sforzarti di tenere la bocca chiusa.» Shaylin sembrava scocciata, ma lui vedeva benissimo che ce la metteva tutta per non scoppiare a ridere. E poi da quelle belle labbra rosa scappó un risolino. «Ginecologia? L’hai detto sul serio?» «L’ho fatto e ne sono orgoglioso. Mica mi spiacerebbe una carriera che mi mette in contatto con tutte quelle parti di ragazza», replicó Erik, facendo sfoggio del suo migliore accento da vecchio ragazzo dell’Oklahoma. «Okay, per me basta e avanza», ribatté lei, ancora sogghignando. «Devo andare prima che...» Shaylin fece un passo indietro e mancó del tutto il gradino successivo. Stava per cadere dritto su quel suo bel culetto tondo, ma Erik fu piú veloce della gravitá e, quasi tipo supereroe, l’afferró alla vita evitandole di farsi male. Ed eccoli lí, lei un gradino piú su, lui con le braccia intorno ai suoi fianchi. Cadendo, Shaylin aveva preso ad agitare le braccia, finendo per aggrapparsi alle spalle di lui. Gli stava talmente addosso che Erik sentiva sul petto i fiocchetti neri del reggiseno rosa. «Attenta, non vorrei che ti capitasse qualcosa», le disse sottovoce, con gentilezza, quasi lei fosse un uccellino impaurito. «Gragrazie. Stavo per cadere.» Shaylin lo guardó e lui si perse nei suoi grandi occhi marroni. Aveva un profumo incredibile, lo stesso della sera in cui l’aveva Segnata, dolce, tipo pesche e fragole mischiate. Non aveva mai voluto tanto qualcosa quanto un suo bacio. Voleva baciarla almeno una volta. Almeno per un secondo. Si chinó. Sembrava che lei spingesse le labbra verso le sue. Si chinó di piú, stringendola a sé. E allora lei gli assestó un pugno sul petto. «Stai cercando di baciarmi? Sul serio?» Shaylin scosse la testa e lo spinse via, giú dal gradino. Erik barcolló all’indietro. Stava cercando di capire cosa, con precisione, fosse andato storto, quando udí la risata di scherno. Sentendosi di merda, alzó gli occhi e vide Erin e Dallas in cima alla scalinata d’ingresso al dormitorio, appena fuori del portone. «Cavolo, alla faccia dei messaggi contraddittori! prima ti sta tutta addosso e poi ti spinge via. Non si fa cosí», disse Dallas. «Giá,quando una ragazza dice di sí deve voler dire sí,e non: ’Ehi, mi sa che ti provoco un po’ e poi ti respingo’», aggiunse Erin mettendo le virgolette con le dita. «Voi due non sapete di cosa state parlando.» Shaylin aveva una mano sul fianco e il mento sollevato, ma era arrossita di brutto. Erik pensó che sembrava molto carina ma per niente tosta. Dallas fece scivolare il braccio intorno alla vita di Erin e lei gli si appoggió contro mentre scendevano le scale verso Erik, continuando a ridere di Shaylin. «Ehi, amico, non ti preoccupare. La mia sirena e io faremo in modo che tutti sappiano che razza di stronza é quella», ghignó Dallas. Erik provó a interromperlo, ma lui continuó a parlare: «No, non mi devi ringraziare. Consideralo un favore da vampiro a vampiro». Erik diede un’occhiata a Shaylin. Il viso della ragazza era passato da rosso a bianco gesso. Ci pensó.. ma solo per un secondo. Sarebbe stato facile mettersi a ridere e andarsene insieme con Dallas ed Erin. Forse si sarebbe persino sentito figo come una volta, quando era il ragazzo piú sexy della scuola, quando poteva avere tutte le ragazze che voleva. Poi si rese conto di cosa stava pensando e gli venne la nausea. Incroció lo sguardo di Dallas. «No. Shaylin aveva ragione: non sapete di cosa state parlando. é colpa mia. Stavo solo cercando di fare una cosa stupida. Non é stata Shaylin a chiederlo.» «Ma figurati! Tu sei Erik Night.» La voce di Dallas era ancora amichevole, ma il suo sguardo si era fatto di ghiaccio. «Giá,proprio. E vi dico che vi state sbagliando. Shaylin non é una stronza. Sono io che ho fatto lo stronzo. Se voi due dovete proprio parlare di lei, é questo che dovete dire.» «Ti aspetti che la gente creda che una piccola spostata come quella abbia detto di no a te?» Erin non si sprecó nemmeno a nascondere il disprezzo che provava. E io che una volta sognavo di fare il prosciutto in un sandwich di gemelle! Dea, sono proprio un coglione. «Quello che mi aspetto é che diciate la veritá o teniate chiusa la bocca.» «Be’, questo proprio non mi diverte.» Shaylin scese in fretta le scale. Mentre passava davanti a Erik, si fermó. «Ho cambiato idea sull’andare a prendere la roba per Afrodite. Puó farsele da sola le sue commissioni.» Poi spostó lo sguardo su Erin. «Immagino che questo significhi che stasera non verrai in autobus allo scalo ferroviario.» «Sono salita su quello scuolabus per l’ultima volta, ma tu vai pure. In ogni caso é piú adatto a te che a me.» «Cantagliele, sirena», intervenne Dallas accarezzando il sedere a Erin. «L’acqua dev’essere libera di andare dove vuole.» «Giá,ed é ora che teliamo. Mi sono scocciata», replicó Erin. «Ce l’ho io la cura!» Dallas le morse il collo. Lo strillo di Erin si trasformó in una risata. «E io non staró lí a dire sí -no, sí -no. Diró sí -sí e basta!» Erin sogghignó rivolta a Shaylin, prese per mano Dallas e si allontanarono insieme ridendo sarcastici. Erik li guardó andare via. «Quand’é che quei due sono diventati ’quei due’?» «Non appena Erin e Shaunee non sono piú state ’quelle due’», spiegó Shaylin. «E le cose vanno male quanto pensava Shaunee.» Erik sgranó gli occhi. «Non eri venuta a prendere della roba per Afrodite, giusto?» «Naaa.» Erik capí. «Ah, merda! Erin ha cambiato parte! E quindi Dallas e il suo gruppo sapranno tutto quello che sa il gruppo di Zoey.» «Sembrerebbe. Devo dire a Zy e a Stevie Rae che Erin e Dallas stanno davvero insieme.» Shaylin esitó, poi aggiunse: «Grazie di avermi difeso. So che non é stato facile per te». «Tu sei proprio convinta che io sia una testa di cazzo, eh?» Shaylin non rispose subito ma rimase a studiarlo, come se avesse capito quant’era importante per lui la risposta che gli avrebbe dato. Alla fine disse: «Io sono convinta che tu abbia tutte le potenzialitá per diventare piú verde turchese che verde pisello». «Ed é una buona cosa?» Lei sorrise. «Molto piú che essere un ginecologo ginecofobo.» Rise. «Okay, d’accordo. Ehi, posso accompagnarti al bus?» «No, non stavolta. Ma chiedimelo ancora. E, per la cronaca, quando dico no é no, e quando dico sí é sí.» «Mi sa che questo l’avevo giá capito», ribatté Erik. «Bene, allora la prossima volta, prima di baciarmi, aspetta che abbia detto sí. Ciao, Erik.» Mentre Shaylin si allontanava, il sorriso di Erik diventó sempre piú ampio. Non era quello da cento watt, quello era una finta, una recita. In quel caso era meglio, perché era vero. Lui era felice sul serio. E, per la prima volta da molto tempo, Erik Night si rese conto che provare sul serio un sentimento era molto meglio che recitare... 18 KALONA «Le nuvole sgombrano il cielo. Credo sia un buon segno», disse Kalona alla Somma Sacerdotessa della Morte, ferma davanti al minibus carico di novizi e vampiri che ancora non avevano lasciato il campus per tornare allo scalo ferroviario. «Sí, okay, abbiamo visto. Noi peró dobbiamo proprio riportare le chiappe allo scalo», intervenne Stevie Rae. «Peró ti auguriamo buona fortuna. So che, se nonna Red– bird l’ha presa davvero Neferet, il tipo giusto per liberarla sei tu!» Gli rivolse il suo tipiゥo sorriso gioioso e innocente e Rephaim mostró la propria approvazione salutando allegramente con la mano, poi le porte del bus si chiusero e Dario mise in moto. Zoey non aveva detto niente. Niente in assoluto. Era rimasta seduta sul minibus mentre gli altri chiacchieravano, raccoglievano le cose di scuola e finivano di caricare il bagagliaio. Lui peró percepiva i suoi occhi che lo osservavano. Ne percepiva la diffidenza, ma anche la speranza. Per lei sono l’unica possibilitá di rivedere viva la nonna, pensó Kalona mentre il bus giallo spariva lungo Utica Street. Avrebbe almeno potuto augurarmi buona fortuna. «Nyx, ti chiedo di vegliare su Kalona, il mio Guerriero.» Udendo il nome della Dea, Kalona sobbalzó e si riconcentró su Thanatos. La Somma Sacerdotessa gli stava davanti, con le braccia sollevate e il viso rivolto al cielo che precedeva l’alba. «Egli ha scelto di legarsi alla tua via tramite me, tua fedele Somma Sacerdotessa. Egli é la mia spada, il mio scudo, il mio difensore. E, poiché mi é stata data autoritá su questa Casa della Notte, egli é diventato difensore anche di essa.» La voce di Thanatos era carica di potere e Kalona tremó quando gli sfioró la pelle. Sta invocando Nyx! E la Dea le risponde! Trattenne il fiato mentre la vampira continuava: «Pertanto, io imploro il tuo aiuto, benevola Dea della Notte. Ti chiedo di dargli forza, se la Tenebra dovesse indebolire la sua volontá.Fa’ che la sua decisione brilli e, simile alla luce della luna che trafigge il grigiore della foschia, fa’ che la sua determinazione squarci le ombre di ció che potrebbe oscurare il suo giudizio e distrarre il suo proposito. Non lasciare che cada preda della Tenebra fintanto che la sua scelta é la Luce». Kalona strinse le mani a pugno in modo che Thanatos non vedesse come avevano iniziato a tremare. Nyx non apparve, ma la sua presenza in ascolto era tangibile, e lui ne percepí la dolcezza nell’aria. Era sempre stato cosí. Ovunque Nyx rivolgesse la propria immortale attenzione, seguivano magia e Luce, forza e risate, gioia e amore. Sempre l’amore. Kalona chinó la testa. Quanto mi é mancata! «Kalona, va’, con la benedizione di Nyx!» Il turbine di energia che fece seguito all’invocazione di Thanatos si riversó su entrambi e, quando l’immortale alzó la testa, vide che la Somma Sacerdotessa gli sorrideva con aria beata. «Nyx ti ha udito», commentó,grato che la voce non svelasse quanto era scosso in realtá. «Oh, sí, é vero. E questo é senza dubbio di ottimo auspicio.» «Non deluderó né te né la Dea», affermó Kalona, quindi con una corsa si lanció verso il cielo, pensando: Non questa volta. Questa volta non la deluderó. Kalona voló dritto alla meta. La terrazza del Mayo era alta e ampia e, dal cielo violaceo, lui scese senza problemi sulla fredda superficie di pietra. Ripiegó le ali corvine sulla schiena nuda. Sí, era andato da lei a petto nudo. L’aveva sempre preferito cosí. «Dea, il tuo Consorte é tornato!» gridó Kalona, grato a chiunque avesse ridotto in frantumi la portafinestra dell’attico. Gli evitava l’imbarazzo di doverla scassinare nel caso lei non gli desse il benvenuto che si aspettava. «Non vedo nessun Consorte, solo un fallimento con le ali.» La voce provenne dall’ombra alle sue spalle nell’angolo estremo del terrazzo, assai lontana dall’ingresso all’attico. Si voltó piano a guardarla, lasciandole il tempo di osservare il suo petto nudo e le ali possenti. Neferet era una creatura lasciva. Desiderava ardentemente gli uomini ma, piú del piacere fisico che ne traeva, lei bramava il controllo assoluto. Il toro bianco poteva darle potere, peró un toro non era un uomo. «Durante i secoli della mia esistenza, ho realmente fallito in alcune cose. Ho commesso degli errori. Il peggiore dei quali é stato lasciare il tuo fianco, Dea.» Kalona diceva la veritá,anche se la Dea che aveva in mente non era Neferet. «Quindi adesso mi chiami Dea e torni da me strisciando.» Kalona fece due passi verso di lei, le ali che fremevano. «Ti sembra che io stia strisciando?» Neferet inclinó la testa. Non si era spostata dall’ombra e lui riusciva a vedere soltanto gli occhi di smeraldo e la lucentezza di fuoco dei capelli, mentre il sole iniziava a sorgere alle sue spalle. «No, mi sembra che tu stia svolazzando», replicó lei con aria annoiata. Kalona allargó le ali e le braccia. I suoi occhi d’ambra incrociarono il gelido sguardo verde della Tsi Sgili e si concentró. Neferet non era immortale da molto. Doveva essere ancora sensibile al suo fascino. «Dea, guarda ancora. Osserva il tuo Consorte.» «Ti vedo. Non sei giovane come ricordavo.» «Con chi credi di parlare!» Tentó di smorzare il tono, ma fremeva di rabbia. Aveva scordato quanto era arrivato a detestare il freddo sarcasmo di Neferet. «Davvero? Sei venuto tu da me. Credevi sul serio che ti avrei accolto con gioia?» Il sole si era alzato all’orizzonte quando la Tsi Sgili lasció l’angolo in ombra e, mentre gli si avvicinava, Kalona poté finalmente vederla. Neferet aveva continuato a cambiare. Era ancora bella, ma in lei ogni aspetto delicato, mortale, umano era scomparso. Sembrava una statua di fattezze squisite, cui era stato dato il soffio della vita ma senza una coscienza, senza un’anima. Era sempre stata fredda, tuttavia fino a quel momento aveva mantenuto la capacitá di fingere gentilezza e amore. Ora non piú. Kalona si chiese se soltanto lui fosse in grado di vedere con tanta chiarezza come lei stesse diventando un conduttore per il male. «Non lo credevo, ma ci speravo, anche se ho udito voci secondo cui il mio posto al tuo fianco sarebbe stato usurpato.» Si augurava che lo shock nella sua voce venisse preso per gelosia. Il sorriso di Neferet la fece somigliare a un rettile. «Giá, ho trovato qualcosa di piú grande di un volatile, anche se ammetto che la tua gelosia é divertente.» Ricacciando la bile che gli montava in gola al pensiero di toccarla, Kalona colmó la distanza che li separava. Spinse le ali in avanti, in modo che la fredda morbidezza delle penne accarezzasse la pelle di lei. «Sono qualcosina di piú di un volatile.» «Perché dovrei riprenderti?» Il tono di Neferet sembrava imperturbabile, ma Kalona percepiva il fremito della sua pelle al tocco delle maestose ali. «Perché sei una dea e meriti un Consorte immortale.» Le si avvicinó ancora di piú, sapendo che lei poteva sentire il gelido potere della sua immortalitá benedetta dalla luna. «Ce l’ho giá,un Consorte immortale», replicó Neferet. «Ma non puó fare questo.» Kalona l’avvolse nelle proprie ali e, con lentezza, s’inginocchió davanti a lei, le labbra a pochi centimetri da quella pelle vibrante. «Io ti serviró.» «Come?» La voce della Tsi Sgili non tradiva sentimenti, ma la sua mano andó ad accarezzargli la parte interna dell’ala. Kalona escluse dalla mente tutto tranne la percezione fisica e gemette. Lei continuó ad accarezzarlo. «Come?» ripeté,aggiungendo: «Soprattutto adesso che servi un’altra signora». Aveva previsto che lei sapesse del suo giuramento a Thanatos e si era preparato la risposta. «L’unica signora che posso davvero servire é una Dea e, se la mia Dea mi perdonasse, farei qualunque cosa mi chiedesse.» Kalona aveva pensato che quel suo continuo giocare con le parole sarebbe stato divertente: Neferet avrebbe creduto che parlasse a lei quando invece poteva rivolgersi a qualunque divinitá femminile. Ma, nell’attimo in cui pronunció quella frase, la veritá di quell’affermazione si riverberó in lui, facendolo rimanere senza fiato e allontanandolo dall’essere che aveva davanti. Il gioco portato avanti con se stesso per secoli era finito. Io sono stato creato per servire una Dea e una Dea soltanto. Neferet incarnava l’opposto di tutto ció che rappresentava Nyx. Dandole la schiena, Kalona nascose il viso tra le mani. Come ho potuto pensare che lei, o qualunque altra donna, potesse prendere il posto di Nyx nel mio cuore? Ho trascorso secoli come un guscio vuoto, tentando di supplire a ció che mancava in me con la violenza, la lussuria e il potere. Niente! Non ha funzionato niente! Sentí le mani di lei sulle spalle. Erano morbide, calde e sembravano irradiare dolcezza. Con indescrivibile gentilezza, lo fecero voltare spingendolo a guardarla. Quando sollevó la testa, l’immortale rimase di sasso. Neferet non l’aveva seguito. Non si era mossa. Non poteva averlo toccato lei. Neferet non l’aveva mai toccato con una simile dolcezza. Nyx, invece, sí. Il viso di Kalona s’inumidí e lui si asciugó le lacrime con un gesto distratto. «Mmm...» Neferet si stava tambureggiando sul mento una lunga unghia affilata e lo studiava dall’altra parte della terrazza, senza mostrare di aver percepito la presenza di Nyx. Che si fosse immaginato tutto? No! Ricordo il suo tocco, il suo calore, la sua dolcezza. Nyx era stata lí. Kalona voleva crederci. «Kalona, non posso dire che la tua supplica non mi abbia commosso. Finalmente sembra che tu abbia imparato come ci si rivolge a una vera dea. Forse perdoneró il tuo tradimento e ti consentiró di amarmi ancora. Ma a una condizione.» «Qualunque cosa.» Kalona si era rivolto alla sua Dea invisibile, sperando che fosse ancora presente, ancora in ascolto. «Questa volta dovrai portarmi Zoey Redbird. Anche se non la voglio morta, almeno non ancora. Ho deciso che tormentarla sará molto piú divertente.» Neferet lo raggiunse lentamente e gli fece scorrere le dita sul petto, spezzando la pelle e disegnando linee scarlatte. Poi voltó la mano in modo che il sangue le scivolasse sulle dita e nel palmo, quindi si chinó in avanti e gli leccó le ferite, richiudendole. Con un sorriso, la Tsi Sgili gli passó davanti dicendo: «Avevo scordato che hai un sapore delizioso. Seguimi e vedremo se anche il resto di te é ancora altrettanto piacevole». Completamente inebetito, Kalona non si mosse. Quando Nyx lo aveva toccato, aveva dimenticato Sylvia Red–bird e adesso non voleva nient’altro che la sua Dea. Non sopporterei il tocco di Neferet. Non potró mai piú, nemmeno per finta, aprirmi a una copia perversa di Nyx. Fu il gracchiare di un corvo a farlo tornare in sé.Si guardó dietro le spalle: il sole era ormai salito del tutto nel cielo, delineando in controluce il corvo appollaiato sulla balaustra di pietra. Che lo guardava con l’aria di chi la sa lunga. Rephaim? Kalona si scosse. Ho giurato di non deludere Thanatos e Nyx, e non deluderó neanche mio figlio. Tuttavia non posso sopportare di venire toccato da questa distorta versione della mia Dea. Kalona non riusciva a muoversi. Era confuso, la mente in lotta, i pensieri nemici di se stessi. «Cosa c’é che non va?» Neferet era un passo dentro la portafinestra rotta. Sollevó la mano, il palmo sempre a coppa, che conteneva il sangue dell’immortale alato. «Venga qualcuno di voi. Bevete. Potrei avere bisogno che mostriate a Kalona quanto sono cambiata. Non tollero piú la disobbedienza.» Lui vide i tentacoli serpeggianti spostarsi da un angolo del soggiorno per avviluppare la mano di Neferet: sembrava che assorbissero anche quella oltre al sangue. sapeva che per la Tsi Sgili doveva essere doloroso ma, mentre i viticci pulsavano e si contorcevano, con l’altra mano lei li accarezzava in modo quasi amorevole. Kalona distolse lo sguardo. Neferet lo disgustava. In quel momento udí il gemito. All’inizio pensó che il suono provenisse dalla Tsi Sgili ma poi vide che lei continuava a sorridere e ad accarezzare i fili di Tenebra. Il gemito si ripeté.Kalona osservó la stanza. Neferet non aveva acceso la luce e le finestre a parete erano di uno spesso vetro colorato che lasciava passare poca luce, sebbene l’attico si trovasse in cima a un palazzo alto. Erano accese solo alcune grosse candele bianche e le loro fiammelle guizzanti erano l’unica vera fonte d’illuminazione della suite. Kalona scrutó all’interno, ma non vide nient’altro che ombre e Tenebra. Altri tentacoli si agitavano in un angolo particolarmente buio del soggiorno, provocando una frattura nelle ombre d’inchiostro. Qualcosa in quell’oscuritá si mosse. Per un istante, Kalona vide uno scintillio d’argento dovuto al riflesso della luce. Kalona sbatté le palpebre, non sapendo se poteva fidarsi della propria vista. L’immortale si concentró sul buio e quello prese forma: sembrava un bozzolo che pendeva dal soffitto. Scosse la testa, senza capire. Un secondo lampo d’argento e lui vide qualcos’altro riflettere la luce all’interno del bozzolo. Occhi, occhi aperti di un umano. Quando incroció quello sguardo, tutti i pezzi andarono a posto. L’immortale alato entró nella stanza. Sylvia Redbird si mosse e, con voce tremula, mormoró: «Basta... basta...» mentre i tentacoli riprendevano forma, avvolgendosi intorno a lei, incidendole la pelle. Il sangue andó a unirsi alla pozza che si era giá formata sotto la sua gabbia. Strano che i tentacoli non bevessero dal banchetto giá lí pronto per loro. Sotto gli occhi di Kalona, Sylvia si mosse di nuovo, stavolta spingendo verso l’esterno con le braccia: quando i bracciali d’argento e turchese entravano in contatto con un tentacolo, quello rabbrividiva e si ritirava in fretta, emettendo fumo nero e raggrinzendosi al punto che un altro tentacolo doveva prenderne il posto. «Ah, vedo che hai scoperto il mio ultimo animaletto da compagnia.» Kalona si costrinse a distogliere lo sguardo da Sylvia Redbird. I fili di Tenebra avevano finito di bere ma rimanevano avvinghiati alla mano e al braccio di Neferet, in una grottesca imitazione dei braccialetti protettivi dell’anziana signora. «Ovviamente avrai riconosciuto la nonna di Zoey Redbird. Peccato che mi stesse aspettando quando sono andata da lei. Ha avuto il tempo di raccogliere il potere della terra dei suoi antenati in un incantesimo protettivo», sospiró Neferet, irritata. «Ha a che vedere con turchesi e argento. Si sta dimostrando un impedimento e non riesco ad arrivare fino a lei, anche se i miei adorabili fili di Tenebra stanno facendo qualche danno.» «Se non altro, la vecchia signora morirá dissanguata», commentó Kalona. «Ne sono piú che certa. Alla fine. Peccato che il suo sangue non valga niente. é assolutamente imbevibile. Non importa. Aspetteró che si consumi.» «Hai intenzione di ucciderla?» «Intendo sacrificarla ma, come puoi vedere, la cosa si sta rivelando piú difficile del previsto. Non importa. Io sono una Dea. Mi adatto con facilitá ai cambiamenti. Magari me la terró, ne faró il mio animale da compagnia. Questo sí che sarebbe una tortura per sua nipote.» Neferet si strinse nelle spalle. «Non importa... ucciderla o usarla. Finirá comunque allo stesso modo. Dopotutto lei non é altro che un guscio mortale.» «Pensavo che fosse Aurox il tuo animaletto da compagnia.» Kalona si sforzó di sembrare solo vagamente interessato. «Perché abbandonare un essere cosí potente per una vecchia?» «Non ho abbandonato Aurox. é difettoso e non si é dimostrato utile come avevo sperato. Un po’ come te, mio perduto amore.» Accarezzó un tentacolo palpitante. «Ma questo lo sai giá,vero? Sei Signore delle Spade della Casa della Notte al posto di Dragone Lankford. Senza dubbio sei al corrente di come é stato ucciso il tuo predecessore.» «Certamente. L’ha ucciso Aurox.» Kalona inizió a spostarsi verso la gabbia di Sylvia. «E ho preso il suo posto in modo da conquistare la fiducia di Thanatos e del Consiglio Supremo.» «E perché l’avresti fatto?» «Per noi, é ovvio. Ti hanno cacciato, all’unanimitá. Non puoi piú creare dissenso tra loro, perció ho pensato di farlo io per te. Thanatos comincia a fidarsi di me. Il Consiglio Supremo si fida di lei. Ho giá iniziato a sussurrare discordia alla Morte.» «Interessante. E molto premuroso da parte tua, soprattutto considerato che ci siamo separati da nemici», commentó Neferet. «Ho sbagliato a lasciarti in modo cosí affrettato. Mi sono reso conto del mio grande errore solo quando ho saputo che avevi preso un altro come tuo Consorte. Non mi piace quando mi si fa provare gelosia.» Mentre parlava, Kalona camminava avanti e indietro. Sperava di sembrare frustrato dalle domande di lei, ma in realtá faceva in modo di avvicinarsi sempre piú alla gabbia di Sylvia Redbird. «E a me non piace essere tradita. Eppure eccoci qui.» «Io non ti sto tradendo.» Kalona pronunció quelle parole con assoluta sinceritá. Non tradiva Neferet. Non le doveva nessuna fedeltá. «Oh, sono convinta che tu stia facendo molto piú che tradirmi. E sono convinta che tu abbia tradito la tua stessa natura.» La sua affermazione fermó i passi di Kalona. «Ció che dici non ha senso.» «Come sta tuo figlio Rephaim?» «Rephaim? Cos’ha a che fare lui con noi?» Udendo il nome del figlio, l’immortale alato provó il primo frammento di paura. «Ti ho visto. Ti ho osservato soffrire per la sua perdita. T’importa di lui.» Neferet pronunció la frase con disprezzo, quasi avesse un cattivo sapore, quindi fece un passo verso di lui. Che arretró di un passo. «Rephaim é stato al mio fianco per tanto tempo. Ha eseguito i miei ordini per secoli. Mi mancava come mi Sarebbe mancato un servo fedele.» «Credo che tu stia mentendo.» Kalona s’impose di sogghignare. «E con questo dimostri che immortalitá non equivale a infallibilitá.» «Dimmi che non hai lasciato che i sentimenti ti rendessero debole. Dimmi che non hai scelto, come un patetico cagnolino, d’inseguire una Dea che ti ha giá respinto.» «I miei sentimenti non mi rendono debole. Sei tu quella che tortura una vecchia per tormentare una bambina.» «Osi parlare a me di Zoey Redbird? Tu che sai quanto dolore mi ha provocato?» Neferet aveva il fiato corto. I tentacoli di Tenebra che le strisciavano intorno ebbero un fremito di agitazione. «Zoey ha provocato dolore a te?» Kalona scosse la testa, incredulo. «Sei tu che ti lasci dietro caos e sofferenza. Zoey non cerca lo scontro, sei tu che la attacchi. Lo so. Mi hai usato per farle del male.» «Sapevo che mentivi. Ho sempre saputo che l’amavi, la tua dolce, speciale piccola Aya rinata.» «Io non la amo!» Kalona fu quasi sul punto di lasciarsi sfuggire la veritá: Io ho sempre amato e sempre ameró soltanto Nyx! Un gemito alle sue spalle gli fece cambiare la frase. «Ma neppure la odio. Non puoi considerare l’idea che potresti trovare soddisfazione nel dividere il Consiglio Supremo e governare dalla tua isola fortezza di Capri quei vampiri che scelgano una strada piú antica? In particolare i tuoi vampiri rossi ti adorerebbero e sarebbero felici di dare nuova vita alle antiche usanze. Io ti aiuteró in questo senso, come tuo Consorte, eseguendo i tuoi ordini.» Kalona aveva parlato in tono calmo, ragionevole, ma aveva anche fatto un ulteriore passo indietro. Piú lontano da Neferet. Piú vicino a Sylvia Redbird. «Vuoi che lasci Tulsa?» «Perché no? Cosa c’é qui che ti trattiene? Ghiaccio d’inverno, afa d’estate, e umani religiosi e di mentalitá ristretta. Credo che entrambi abbiamo superato il livello Tulsa.» «Il tuo ragionamento non fa una grinza.» I tentacoli di Tenebra, ancora gonfi del sangue di Kalona, si acquietarono mentre Neferet sembrava valutare la proposta. «Ovviamente tu dovresti assicurarmi i tuoi servigi con un giuramento di sangue.» «Ovviamente», mentí Kalona. «Ottimo. Forse ti ho giudicato male. E ho le creature perfette per aiutarmi a creare quell’incantesimo.» accarezzó con affetto i tentacoli simili a serpi. «Lasciamo che uniscano il mio sangue al tuo e ci leghino per sempre?» Kalona tese i muscoli, preparandosi a colmare con un salto i pochi metri che ormai lo separavano da Sylvia Redbird. Le avrebbe staccato di dosso i fili di Tenebra e poi l’avrebbe portata via in volo, liberandola, mentre Neferet s’incideva la pelle per realizzare un oscuro incantesimo che non sarebbe mai stato completato. L’immortale sorrise. «Tutto ció che desideri, Dea.» Le rosse labbra piene di Neferet iniziavano a piegarsi verso l’alto quando il corvo gracchió,sbigottito. Neferet socchiuse le palpebre e la sua attenzione si spostó sull’animale, ancora appollaiato sulla balaustra, un bersaglio facile nella luce del mattino. Puntó un dito affusolato contro il corvo e ordinó: «Con sangue immortale avete banchettato ora rendete il corvo Rephaim morto e stecchito!» Dieci tentacoli che le cingevano il corpo si staccarono scagliandosi contro l’animale come delle frecce nere. Kalona non ebbe esitazioni. Si lanció tra il corvo e la morte, parando il colpo diretto al figlio. La forza dell’impatto lo gettó contro la balaustra di pietra. Mentre il dolore gli esplodeva nel petto, Kalona urló:«Rephaim, vola via!» Il tempo per provare sollievo alla vista del corvo che obbediva al suo ordine fu poco. Neferet avanzava verso di lui, seguita da striscianti tentacoli di Tenebra. Kalona si alzó. Ignorando il terribile dolore, allargó ali e braccia. «Traditore! Bugiardo! Ladro!» gli strilló contro Neferet. Anche lei spalancó le braccia, e con le dita rastrelló l’aria, riunendo i fili vischiosi che si moltiplicarono intorno a lei. «Credi di combattermi usando la Tenebra? Non ricordi di averci giá provato non molto tempo fa e che io ho ordinato ai tentacoli di allontanarsi? Neferet, sei tanto sciocca quanto pazza», sbottó Kalona. La risposta della Tsi Sgili fu la cantilena di un incantesimo: «Piccoli miei, sapete cosa fare. Questo immortale deve sanguinare. Cosí poi voi potrete bere, bere e bere!» Neferet scaglió i tentacoli di Tenebra verso di lui, che tese le mani in avanti rivolgendosi direttamente agli schiavi serpentini con le stesse parole che appena qualche settimana prima aveva usato quando Neferet si era azzardata a sfidarlo in un momento in cui lui era sano, in piena forma e libero dai soffocanti confini della terra. «Alt! Sono stato a lungo alleato della Tenebra. Obbedite al mio comando. Questa non é la vostra battaglia. Andatevene!» Lo shock lo colpí nell’attimo in cui i tentacoli gli incisero la carne. I fili non gli avevano obbedito! Invece di eseguire il suo ordine, continuarono a tagliare, lacerare, strappare e bere, simili a velenose sanguisughe. L’immortale si staccó dal petto una delle creature pulsanti e la scaglió a terra, dove andó in pezzi solo per riformarsi in ulteriori decine di orrori taglienti come rasoi. La risata di Neferet era convulsa. «Sembra che solo uno di noi sia alleato della Tenebra, e non sei tu, mio perduto amore!» Kalona ruotó come un turbine, staccandosi di dosso le creature vischiose e, mentre lottava, la sua mente si schiarí del tutto. Comprese che Neferet aveva ragione. I tentacoli non gli obbedivano piú perché lui aveva realmente scelto un’altra via. Kalona non trafficava piú con la Tenebra. 19 KALONA Gli tornó subito alla mente, come un amico perduto che ricompare per spezzare di nuovo il pane. Kalona era stato il Guerriero prescelto di Nyx. Aveva trascorso vite intere combattendo contro la Tenebra battaglie molto piú feroci. Certo, quando li frantumava, i tentacoli si moltiplicavano, ma rompendo loro il collo non riuscivano a rigenerarsi immediatamente. Erano servi di poco conto. Kalona rideva, mentre ruotava su se stesso e colpiva e lottava. Dava una sensazione bellissima fare di nuovo ció per cui era stato creato! Nel mezzo della battaglia, vide Neferet che osservava in silenzio. «Pensi di sconfiggermi con dei burattini? Per secoli, nell’Aldilá,ne ho combattuto di simili. Vedrai che posso riprendere a farlo per un tempo anche piú lungo.» «Oh, sono certa che tu lo possa fare, traditore. Ma lei no.» Col lungo dito, Neferet indicó Sylvia Redbird, ancora intrappolata e sofferente dentro la gabbia di Tenebra. «Con in voi sangue immortale obbeditemi senza esitare: nella protezione dei turchesi faró breccia usando il potere di Kalona come freccia!» I tentacoli obbedirono a Neferet all’istante, staccandosi da Kalona e, gonfi del suo sangue immortale, sciamarono su Sylvia Redbird. Lei gridó e sollevó le braccia, tentando di bloccare l’assalto. Le pietre che indossava li rallentavano, era ovvio, ma non erano sufficienti. Grazie al potere rubato dal sangue immortale di Kalona, numerosi tentacoli erano in grado di opporsi alla protezione del turchese e iniziarono a incidere la carne della vecchia signora. Poi, fumanti e indeboliti, i tentacoli tornarono a bere da lui. Kalona ricominció la lotta, ma per ogni due che fermava altri due infrangevano le sue difese quanto bastava a tagliarlo e a nutrirsi. Rinvigoriti, ripresero ad aggredire Sylvia. E nonna Redbird inizió a cantare. Kalona non comprendeva le parole, ma capí con chiarezza l’intenzione: stava intonando il proprio canto di morte. «Sí, Kalona. Per favore, resta e combatti la Tenebra. Servi unicamente ad alimentare i tormentatori della nonna di Zoey. Alla fine riusciranno comunque a sconfiggere le sue difese ma, col tuo aiuto, la sua fine arriverá prima. O, forse, una volta infranta la protezione dei turchesi non la uccideró. Forse me la terró come passatempo. Quanto credi che possa restare sana di mente una vecchia sotto i colpi della Tenebra?» Kalona sapeva che Neferet aveva ragione. Lui non poteva salvare l’anziana signora, non poteva ordinare alla Tenebra di lasciarla in pace. Al contrario, la Tenebra avrebbe usato il potere nel suo sangue per torturarla. «Vai! Allontanati!» Sylvia interruppe il canto quanto bastava a gridare all’immortale quelle due parole. Kalona sapeva che era la soluzione migliore, ma cosí sarebbe dovuto tornare alla Casa della Notte sconfitto. Ma non ho alternative! Se avesse continuato a lottare contro la Tenebra, di Sylvia Redbird sarebbe rimasto solo il guscio mortale. Neferet non sarebbe stata in grado di controllare la propria rabbia. Quando i turchesi non avessero piú protetto nonna Redbird, la Tsi Sgili l’avrebbe distrutta. Anche se ció feriva il suo orgoglio, per risultare vittorioso, Kalona doveva battere in ritirata e riprendere il combattimento un altro giorno. L’immortale spalancó le possenti ali e si lanció dalla terrazza, lasciandosi alle spalle i tentacoli di Tenebra, Neferet e Sylvia Red–bird. Kalona sapeva dove andare. Voló alto e veloce, poi scese con rapiditá inumana, atterrando al centro del campus della Casa della Notte, proprio davanti alla statua di Nyx. S’inginocchió, quindi fece ció che fino a quel momento non aveva osato fare: alzó lo sguardo verso la copia di marmo della sua Dea perduta. No, non era lei a essere perduta, ma io, si corresse mentalmente. La personificazione di Nyx scelta dall’artista era, in realtá, deliziosa. La Dea era nuda, le braccia sollevate a reggere una mezzaluna. Gli occhi di marmo erano fissi verso l’alto. Aveva un aspetto bellissimo e fiero, magnifico e possente. Kalona avrebbe dato qualunque cosa per venire di nuovo sfiorato da lei. «Perché?» domandó alla statua. «Perché hai accettato il mio voto e mi hai permesso di seguire la tua via nel momento in cui avevo piú bisogno di controllare la Tenebra? Ho dovuto lasciare che Neferet mi sconfiggesse. Ho dovuto abbandonare una dolce, vecchia signora alla sua mercé.Ho fallito! Perché accettarmi solo per farmi fallire?» «Libero arbitrio.» Nella voce di Thanatos c’era la forza dell’autorevolezza. «Sai meglio di me cosa significa.» Kalona rispose continuando a guardare la statua: «Sí. Significa che Nyx non ci ferma quando commettiamo degli errori, anche se questo costa caro a noi e a chi ci sta intorno». «Essendo immortale, puoi non essertene reso conto, ma la vita é una lezione.» «Allora io rimarró a scuola per sempre», replicó amaro Kalona. «Oppure potresti considerarla un’infinita possibilitá di evolverti», ribatté Thanatos. «Per diventare cosa?» Kalona si alzó e affrontó la sua Somma Sacerdotessa: «Non mi hai sentito? Ho fallito. Sylvia Redbird é ancora intrappolata dalla Tenebra su cui Neferet ha il controllo». «Prima hai chiesto in cosa potresti evolverti. La mia risposta é:scegli. Sei senza dubbio un Guerriero, ma di quale genere sta a te deciderlo. Dragone Lankford era un Guerriero. Ha quasi scelto di diventare duro e feroce, uno spergiuro e un traditore. Tutto perché il suo amore era fuori della sua portata. Potresti fare lo stesso anche tu.» «Tu lo sai», disse Kalona. «Che ami Nyx? Sí, lo so. E so pure che lei é fuori della tua portata, che tu lo voglia ammettere o no.» Kalona strinse le labbra. Avrebbe voluto urlare di rabbia, dire a Thanatos di essere convinto che la Dea l’avesse sfiorato, che forse lei non era realmente fuori della sua portata. Ma si ricordó di come la porta del tempio si fosse solidificata sotto la sua mano, impedendogli di entrare. La sua certezza si affievolí. «Lo ammetto», sbottó. «Bene. Riguardo alla tua seconda domanda, sí, ti ho sentito. Non hai potuto salvare Sylvia perché non puoi piú dare ordini alla Tenebra.» «Sí.» Lo sguardo di Thanatos si spostó sui tagli che coprivano il corpo dell’immortale. Stavano guarendo, ma piangevano ancora sangue. «Hai combattuto la Tenebra.» «Sí.» «Allora non hai fallito. Hai mantenuto la tua parola.» «E cosí facendo non ho potuto fare ció che mi avevi chiesto. Paradosso inquietante.» «Giá.» «E ora? Non possiamo consentire a Neferet di torturare l’anziana signora. Ha intenzione di controllare Zoey tramite sua nonna. Zoey sarebbe un alleato potente per la Tenebra, anche se venisse usata contro il proprio volere.» Thanatos scosse tristemente la testa. «Guerriero, tutto ció che hai detto é vero, ma non hai colto il concetto di fondo.» «Quale concetto?» «A Neferet non puó essere consentito di torturare una vecchia signora perché disumano. Se lo capissi, Nyx non sarebbe poi tanto irraggiungibile.» «Lo capisco io!» Kalona e Thanatos si voltarono all’unisono e videro Aurox, seduto sui gradini di pietra del tempio di Nyx. Non si erano accorti della sua presenza. «Perché non é sotto sorveglianza? O perlomeno chiuso in una stanza?» disse Kalona. Aurox gli gridó contro: «Non ho bisogno di guardie e prigioni piú di quanto non ne abbia tu! Io ho scelto di venire qui, di voltare le spalle alla Tenebra, proprio come te! E, se fossi tornato prima a casa di nonna Redbird o non me ne fossi andato affatto, non avrei lasciato che Neferet se la portasse via. Avrei lottato per lei!» Kalona lo raggiunse a grandi passi, afferrandolo per la collottola, e lo gettó a terra ai piedi della statua. «Tu non sei neppure riuscito a non uccidere Dragone Lankford! Hai aggredito Rephaim. Non puoi combattere la Tenebra, creatura insensata. A dispetto delle tue parole coraggiose e dei tuoi intenti cosí nobili, tu sei stato creato con la Tenebra!» «Peró non ho bisogno che mi si dica che la vita di un’anziana signora é importante non per come puó essere usata sua nipote!» replicó Aurox con rabbia. Kalona si allungó verso di lui, intenzionato a prenderlo di nuovo per il collo, ma Thanatos intervenne: «No, il ragazzo é sincero. Gli importa davvero di Sylvia». «Ma é anche una creatura di Tenebra!» Thanatos sgranó gli occhi. «Oh, sí. Proprio. E questo, Guerriero, potrebbe rivelarsi la salvezza di Sylvia Red–bird.» La Somma Sacerdotessa inizió ad allontanarsi in fretta, lasciando Kalona e Aurox a fissarla. «Be’, cosa state aspettando? Venite con me!» gridó lei senza fermarsi. I due si scambiarono un’occhiata perplessa e fecero come aveva ordinato la loro Somma Sacerdotessa. ZOEY Non riuscivo a dormire. Non riuscivo a fare altro che preoccuparmi per mia nonna. Cercavo di non pensare a tutto quello che poteva farle Neferet, ma la mia testa era piena d’immagini della nonna ferita... o peggio. Neferet poteva averla giá uccisa. «Smettila di pensarci!» mi aveva detto serio Stark quando ci eravamo raggomitolati a letto insieme. «Non sai cos’é successo e diventerai pazza se continui cosí.» «Lo so. Lo so. Ma non posso evitarlo. Stark, non posso perderla. Non la nonna!» Avevo sepolto la faccia sul suo petto e mi ero aggrappata a lui. Che aveva cercato di rassicurarmi, di confortarmi, e per un po’ avevo realmente trovato conforto. Mi ero concentrata sul suo amore e sulla sua forza. Era il mio Guardiano, il mio Guerriero e il mio amore. Lui mi teneva coi piedi per terra. Poi il sole era sorto e lui si era addormentato, lasciandomi sola coi miei pensieri. Neppure la macchina da fusa di Nala riusciva a distrarre la mia mente. Sul serio, tutto quello che volevo era rannicchiarmi in un angolino e piangere nel morbido pelo arancio della mia gatta. Ma questo non ci avrebbe riportato la nonna. Sapevo che la mia agitazione avrebbe svegliato Stark, e questo non era un bene col sole alto, perció baciai Nala sul naso e uscii dalla stanza in punta di piedi. Piedi che in automatico mi portarono in cucina, dove rovistai in cerca di una lattina di bollicine marroni fresca e un sacchetto di Doritos al formaggio. Rimasi seduta al tavolo per un po’, sperando che si svegliasse qualcuno con cui parlare. Non arrivó nessuno. Non li biasimavo. Il giorno prima ci eravamo alzati presto ed erano tutti stressati. Avevano bisogno di dormire. Cavolo, io avevo bisogno di dormire. Quindi fissai il telefono, bevvi un po’ delle mie bollicine marroni e mangiai le patatine. E piansi, anche. Se Neferet aveva rapito la nonna, era colpa mia. Ero stata io a essere Segnata e a far scoppiare una bomba nella mia famiglia umana. «Non avrei dovuto restare in contatto con nessuno di loro», dissi con un piccolo singhiozzo. «Se avessi tagliato i ponti, Neferet non avrebbe mai saputo niente di mia mamma o di mia nonna. Sarebbero sane e salve... vive...» Mi tolsi le briciole di Doritos dai jeans e usai il tovagliolo di carta per soffiarmi il naso. «Sono stata io a tirare addosso alla mia famiglia tutte queste menate di vampiri.» Ficcai la faccia nel tovagliolo e piansi come se avessi avuto due anni. «é cosí che mi sento: una bambinetta del cavolo. Impotente! Stupida! Inutile!» Singhiozzai di nuovo. «Nyx! Dove sei? Ti prego, aiutami. Ho cosí tanto bisogno di te!» «Allora cresci, figlia mia. Comportati da donna, da Somma Sacerdotessa, e non da bambina.» La sua voce mi colmó la mente. Sollevai la testa, sbattendo forte le palpebre e asciugandomi il viso. Le pareti di terra del tunnel splendevano e dritto di fronte a me cominció ad affiorare un’immagine. Come se stessi guardando una pozza d’acqua scura, qualcosa inizió a formarsi e a sollevarsi dalle profonditá. Era una donna! In circostanze normali l’avrei definita grassa. Era nuda e aveva delle tette enormi, fianchi larghi e morbidi e cosce grosse. I capelli le fluttuavano intorno, pieni e scuri quanto il suo corpo. Era di una bellezza totale e assoluta, in ogni singolo chilo e curva, cosa che mi fece rivedere del tutto la mia idea di «grasso». Aprí gli occhi e vidi che erano cristalli di ametista, dolci e gentili e color violetta. «Nyx!» «Sí, u–we–tsi–a–ge–u–tsa, questo é uno dei miei nomi, anche se i tuoi antenati mi conoscevano come Madre Terra.» «Sei anche la Dea di mia nonna!» Mi sorrise e per me fu molto difficile continuare a fissarla, tanto era meravigliosa. «Conosco Sylvia Redbird.» «Puoi aiutarla? Credo che in questo momento sia in grossi guai.» Strinsi le mani. «Tua nonna mi conosce bene. Puó ammantarsi del potere della mia terra, come qualunque altro mio figlio che scelga di seguire la mia via.» «Grazie! Grazie! Puoi dirmi dov’é e poi aiutarmi a salvarla?» «Zoey Redbird, tu hai i mezzi per fare entrambe le cose.» «Non capisco! Ti prego, per il bene della nonna, aiutami!» supplicai la Dea. Lei sorrise di nuovo e diventó ancora piú accecante. «Ti ho giá risposto la prima volta in cui hai implorato il mio aiuto: se vuoi salvare tua nonna e, in definitiva, la tua gente, devi crescere. Sii una donna, una Somma Sacerdotessa, non una bambina.» «Ma io voglio esserlo, solo che non so come fare. Potresti insegnarmi?» Mi morsi il labbro per non ricominciare a piangere. «Come essere la donna che ci si aspetta che tu sia é una cosa che nessuno ti puó insegnare. Devi trovare da te il modo. Ma sappi questo: una bambina se ne sta seduta, piange e si annulla nell’autocommiserazione e nella depressione. Una Somma Sacerdotessa agisce. Quale strada sceglierai, Zoey?» «Quella giusta! Voglio scegliere la strada giusta. Ma mi serve il tuo aiuto!» «Ce l’hai, come sempre. I doni che faccio non li riprendo mai indietro. Ti auguro, mia cara u–we–tsi–a–ge–u–tsa, che tu benedetta sia...» E la Dea sprofondó nella parete del tunnel, scomparendo in un luccichio di polvere simile ai cristalli di ametista dei suoi occhi. Rimasi lí a fissare la parete, riflettendo su quanto aveva detto la Dea. Mi resi conto che ció che provavo era soprattutto imbarazzo. Di fondo, la Grande Madre Terra mi aveva detto di piantarla di frignare. Mi asciugai di nuovo la faccia e finii di bere. Poi presi la mia decisione. Ad alta voce. «é ora di crescere. Ora di smettere di piangere. Ora di fare qualcosa. E questo significa che, se io non dormo, anche il mio branco di sfigati non dorme, sole o non sole.» Tornai sui miei passi nel tunnel e intanto digitavo numeri sul telefonino. Stevie Rae rispose al terzo squillo con voce assonnata. «Che succede, Zy?» «Vestiti, prendi una candela verde e troviamoci nel seminterrato», dissi, quindi riattaccai. Afrodite fu la successiva. «Meglio che sia morto qualcuno», fu il suo saluto. «Ho intenzione di fare in modo che quel qualcuno non sia mia nonna. Sveglia Dario. Ci troviamo nel seminterrato.» «Ti prego, dimmi che posso chiamare Shaunee e Queen Damien e svegliare anche loro», replicó. «Certo. Di’ che portino le loro candele. Oh, e chiedi a Shaunee di prendere anche una candela blu di Erin. Potresti dover prendere tu il suo posto.» «Ho un’idea migliore, ma non é una novitá.Comunque ci vediamo tra poco.» Arrivata in camera mia, non esitai. Le Somme Sacerdotesse non sono marmocchie indecise. Agiscono. quindi, agii. «Stark, svegliati.» Lo scossi per la spalla. Lui sbatté le palpebre, sbirciandomi di sotto la fighissima massa di capelli arruffati. «Che c’é?Stai bene?» «C’é che non si dorme finché non abbiamo un piano per salvare la nonna.» Si mise a sedere, sloggiando Nala che gli stava sul fianco e che prese a brontolare coi soliti lamenti da vecchia signora. «é andato Kalona a salvare tua nonna.» «Ti fideresti di Kalona come catsitter per Nala?» Stark si strofinó gli occhi. «No, probabilmente no. Perché vuoi che Kalona faccia il catsitter di Nala?» «Non voglio, sto solo dimostrando la mia tesi. Il punto é questo: non mi va di affidare a lui il salvataggio di mia nonna.» «Okay, allora che si fa?» «Si crea il cerchio.» Andai al comodino accanto al letto e presi un accendino e una grossa candela viola che profumava di lavanda e, per me, d’infanzia. Inspirai a fondo, poi dissi a Stark: «Vestiti e vieni nel seminterrato». Camminai in fretta. Non volevo aspettare nessuno, nemmeno Stark. Mi serviva un po’ di tempo da sola per concentrarmi sullo spirito, per trarre forza dall’elemento che mi era piú vicino. Dovevo essere coraggiosa, forte e intelligente, e la veritá era che non ero tutte quelle cose, o quantomeno non nello stesso momento. Ricordavo che una volta avevo chiesto alla nonna come facesse a essere cosí intelligente e lei, ridendo, mi aveva risposto che si circondava di persone intelligenti e che non aveva mai smesso di voler ascoltare e imparare. «Okay», dissi mentre salivo la scaletta di metallo che portava dai tunnel all’ingresso del seminterrato. «Ho degli amici intelligenti. Posso ascoltare. E, in teoria, posso pure imparare. é quello che faró.» Raggiunsi quello che sembrava il centro del seminterrato e mi sedetti a gambe incrociate, posando la candela sul freddo pavimento di cemento. L’accendino stretto in mano, chiusi gli occhi e presi tre respiri profondi. Sempre a occhi chiusi, dissi: «Spirito, tu sei il mio cuore. Tu mi colmi e mi dai forza. Ti prego, per favore, vieni a me!» Poi aprii gli occhi e accesi la candela viola. La fiamma si fece d’argento. Percepii l’afflusso dell’elemento e d’improvviso svanirono il trambusto e la confusione che avevo in testa e nel cuore dal momento in cui Aurox aveva detto che mia nonna era scomparsa. Ricevevo forza dallo spirito, che si riversava in me mentre la fiamma d’argento della candela viola danzava in quella che sembrava una gioiosa risposta. Annuii. «Okay, adesso diamoci da fare. Primo punto: scoprire cosa cavolo sta succedendo.» Presi di tasca il cellulare e chiamai Thanatos. Poteva essere intelligente aspettare il tramonto sottoterra, in modo da avere anche il sostegno dei miei vampiri rossi, ma questo non significava che me ne andassi a letto tranquilla come un bambino che sgambetta a casa prima del coprifuoco. Il telefono della Somma Sacerdotessa stava ancora squillando quando Kalona scostó la grata arrugginita e Thanatos entró a grandi passi nel seminterrato, seguita da Aurox. Premetti FINE CHIAMATA e mi alzai. Avevo aperto la bocca per chiedere a Thanatos cosa diavolo stesse facendo e perché diavolo avesse portato lí Aurox, quando il mio cervello andó in pari con la vista. Kalona era coperto di tagli rosa e di schizzi di sangue. Sembrava che l’avessero picchiato con una frusta fatta di lame di rasoio. «E mia nonna? Dov’é?» Kalona si fermó davanti a me, gli occhi d’ambra che sostenevano il mio sguardo. Intanto numerosi di quei tagli rosati si aprirono e ripresero a piangere sangue. Qui sotto, nel terreno, il suo corpo é vulnerabile, ricordai. Per lui é piú difficile guarire. Ma non ammisi che era sceso nella terra di propria volontá anche se era evidente che fosse ferito. Lui era un Guerriero. Era suo impegno per giuramento difendere e proteggere. «Dov’é?» ripetei. «Nell’attico di Neferet. La Tsi Sgili l’ha imprigionata con tentacoli di Tenebra», rispose. «Perché non l’hai portata via?» Avrei voluto alzare i pugni e colpirlo al petto e aprire altre ferite e farlo soffrire quanto stavo soffrendo io, quanto stava soffrendo mia nonna. Ma non lo feci. Lo ferii soltanto con lo sguardo e con le parole. «Avevi detto che, se l’aveva rapita Neferet, tu l’avresti salvata. La Tenebra é stata tua amica del cuore per secoli! Perché non l’hai salvata?» «I servi della Tenebra non obbediscono piú a Kalona. Egli ha realmente deciso di riprendere la via di Nyx e dunque non é piú alleato del male», spiegó Thanatos. «Oh, questo é proprio fantastico, Kalona. Che tempismo di merda!» sbottó Afrodite. Lei, Dario e Stark erano saliti dalla scaletta seguiti da Shaunee, Damien e, con mio stupore, Shaylin. «Allora perché sei scappato? Perché cavolo non hai lottato contro i tentacoli, non li hai sconfitti e non hai preso nonna Redbird?» intervenne Stark. «Si presume che, prima d’incasinare tutto, proteggere Nyx dalla Tenebra fosse il tuo lavoro a tempo pieno. Cos’é,hai dimenticato come si fa?» «Ti sembra che sia scappato da una battaglia?» lo aggredí Kalona. Stark non esitó.«Certo! Tu sei qui. Nonna Redbird no. Sei scappato, che cazzo!» Kalona ringhió e fece un passo verso Stark. Dario estrasse un pugnale dalla manica e Stark sollevó l’arco che aveva sempre con sé. Incavolata come una biscia, mi misi tra i due. «Kalona! Questo non ci aiuta per niente! Dimmi perché mia nonna é ancora prigioniera di Neferet», sbottai. «Avrei potuto lottare per giorni contro quei burattini, e alla fine l’avrei avuta vinta. Mi sarebbe costato poco, giusto sangue e dolore. Ma l’ordine che avevano non era di combattere me: dovevano bere il mio sangue per rinforzarsi in modo da spezzare le difese date dal potere della terra di cui Sylvia Redbird si era circondata.» «Continua. Raccontami tutto.» Sembravo forte, ma dovetti premere la mano sulle labbra per non singhiozzare. Non mi metteró a piangere! «Turchese e argento, il potere della terra. Questo la protegge, ma, col mio sangue immortale a saziarli, i tentacoli cominciavano a fare breccia nelle sue difese. Se fossi rimasto continuando a lottare, avrei vinto, sí, ma Sylvia Redbird sarebbe morta.» «Ci serve una creatura di Tenebra per spezzare la gabbia che imprigiona tua nonna», sentenzió Thanatos. «Quella creatura sono io», si fece avanti Aurox. «Ah, cazzo! Allora siamo fottuti!» commentó Afrodite. Purtroppo, non potevo che essere d’accordo con lei. 20 ZOEY «Posso farlo. Sono una creatura di Tenebra creata dalla Tenebra», riprese Aurox. «I tentacoli da me non berranno perché sarebbe come nutrirsi di se stessi. Potrei persino essere in grado di dare loro degli ordini. E, se non obbediscono, li sconfiggo e salvo Sylvia Redbird. Zoey, m’importa molto di tua nonna. Posso salvarla. Lo so.» «Ma se non riesci neanche a controllare quella merda che hai dentro!» gridó Stark. «Certo che Neferet ti fará entrare nel suo attico. Perché non dovrebbe? Ha tutto il sangue che vuole da nonna Redbird. Le basta usarne un po’ per alimentare la Tenebra e controllarti. Di nuovo.» «I tentacoli non si possono alimentare col sangue di Sylvia», replicó Kalona. «Neferet l’ha ammesso e l’ho visto coi miei occhi. Posso solo immaginare che il suo sangue sia protetto dalla stessa magia della terra che fa scudo al suo corpo.» «Ma tu puoi essere ancora controllato, giusto?» Damien aveva raggiunto Aurox. Aveva un tono professionale e sapevo che stava scartabellando tutti i trattati di biologia che aveva in quel suo cervellone. «Tu sei uno strumento creato dalla Tenebra. Quindi la trasformazione della bestia dentro di te, che fondamentalmente é un mostro formato dal male del toro bianco, si verifica senza un sacrificio. L’abbiamo giá visto accadere quando Stark e Dario ti hanno colpito.» «La bestia si nutre di violenza e odio, lussuria e dolore. Questo é vero», confermó Aurox. «Ma tu hai un certo controllo. Prima non ti sei realmente trasformato», ribatté Thanatos. «Io cerco di non trasformarmi. Cerco di mantenere il controllo.» «Be’, hai idea di come hai fatto a controllare le cose finora?» chiese Stevie Rae unendosi a noi. «No.» Aurox sembrava tristissimo. «Ed é per questo che siamo qui. Dobbiamo insegnare ad Aurox a controllare la trasformazione, almeno per il tempo che gli serve a spezzare la gabbia di Tenebra che imprigiona Sylvia Redbird, in modo da poterla lanciare giú dalla terrazza del covo di Neferet», concluse Thanatos. «Gettarla?» Piú che parlare avevo squittito, ma proprio non mi era riuscito di meglio. Avevo la sensazione che stesse per scoppiarmi la testa. «Io resteró lá sospeso in aria, l’afferreró e la porteró in salvo volando», spiegó Kalona. «E quanto tempo abbiamo per trovare il modo di non far scattare gli interruttori di Aurox e portare via nonna Redbird?» domandó Afrodite. «Non mi aspetto che sopravviva un’altra notte», chiarí Kalona. «Okay, allora diamoci da fare.» Guardai Aurox. «T’importa davvero di mia nonna?» «Sí. Molto. Darei la mia vita per salvare la sua, se fosse necessario.» «Potrebbe essere necessario», dissi. Poi spostai lo sguardo da lui a Stark, Dario e Kalona. «Sembrerebbe che dobbiate iniziare a provocare un sacco di dolore e violenza ad Aurox. Subito.» I Guerrieri guardarono Thanatos. «Concordo con Zoey. Fate male ad Aurox.» AUROX «Potrebbe pure piacermi», esordí Stark mettendo da parte arco e frecce e facendo scrocchiare le nocche. «Anche a me», aggiunse Kalona cominciando a girare intorno ad Aurox. «Ti devo dei colpi per mio figlio.» «E io te ne devo per Dragone», gli disse Dario, togliendosi dalla cinta un coltellino dall’aria letale. «Non lo dovete uccidere», fece Zoey. La sua voce sembrava fredda, impassibile. Quella mancanza di emozioni spaventó Aurox piú dei tre Guerrieri. «Scommetto che é piuttosto duro a morire», intervenne Afrodite incrociando le braccia e facendo l’occhiolino al suo Guerriero. «Quindi coraggio, tesoro, divertiti un po’ coi tuoi coltelli.» «La bestia si nutre di rabbia. Siate seri. Siate furiosi», ordinó Thanatos ai Guerrieri, che in silenzio chiusero il cerchio intorno a lui. Aurox percepí subito il cambiamento nella loro energia. Se prima i tre provavano per lui avversione e diffidenza, adesso irradiavano rabbia, che cresceva d’intensitá.La bestia dentro di lui si mosse, in attesa. Aurox strinse i denti e tese i muscoli. No, non cederó il controllo. É Tsuka – nv–s–di–na, non bestia. Io domeró il toro! Kalona colpí per primo. Con un movimento di una rapiditá inumana, ruotó su se stesso e raggiunse Aurox al viso con un manrovescio, facendolo cadere in ginocchio. Prima che potesse rialzarsi, Dario scattó avanti. Aurox provó una scossa di dolore lungo la parte superiore della spalla, poi sentí caldo, quando il taglio sottile prese a sanguinare. Un attimo dopo, Stark gli diede un pugno nello stomaco. Aurox si piegó in due. I Guerrieri erano pieni di rabbia. L’odore del suo sangue aveva effetto sui due vampiri. Percepiva la violenza in loro aumentare, soprattutto quella che dormiva in Stark. Tenebra... riesco a percepirla. Stark ha conosciuto il male, ma ha scelto un’altra via. Aurox riuscí a rimettersi in piedi e assunse una posizione di difesa appena in tempo perché Kalona gli assestasse un’altra botta in faccia. Aurox si voltó, spinto dalla forza del colpo, e sollevó il braccio a bloccare il pugno di Stark. Mentre si muoveva, si girava e bloccava, il mostro dentro di lui fremette, cercando di liberarsi dalla volontá di Aurox. Anche se la sua pelle si contraeva e nelle ossa sentiva il terribile cambiamento che trasformava il ragazzo in una bestia cornuta, lui continuó a rimanere se stesso. Continuó ad avere il controllo. «Devi reagire!» gli gridó Zoey. Aurox bloccó un altro colpo di Stark. «Non posso!» strilló per tutta risposta. «Se combatto... mi trasformo.» «E allora a cosa cavolo servi?» Afrodite sollevó le braccia, piena di frustrazione. «Neferet non ti lascerá entrare in casa sua, dire alla Tenebra di sparire e poi uscirtene tranquillo tenendo nonna Redbird per la manina!» Intervenne anche Thanatos: «Hanno ragione, Aurox. Devi reagire, lottare. E, mentre lo fai, devi anche controllare la bestia». Aurox annuí e, con una paura terribile, si chinó sotto la mano di Dario armata di coltello e risalí di scatto, sferrando un pugno al mento del Guerriero. Aurox percepí dolore e rabbia esplodere in Dario. E lo percepí anche la bestia. Le emozioni si travasarono in lui, colmando di potere il mostro. Il ragazzo tentó di evitarlo, di controllarlo. Ma, quando piroettó e diede a Stark un calcio allo stomaco che gli tolse il fiato, sentí che i piedi gli si stavano solidificando per trasformarsi in zoccoli. «Pensa alla luce della luna!» gli gridó la novizia con la Vista Assoluta. «Ce l’hai dentro di te. Tenta di trovarla.» Aurox pensó alla luce della luna e alla lavanda, all’argento e al turchese, e alla terra intorno a lui. Kalona colpí di nuovo, un altro formidabile manrovescio. Stavolta Aurox gli afferró il polso e, usando la propria forza inumana, si tolse di dosso l’immortale. La bestia ruggí. «Sta perdendo!» disse Afrodite. «Ragazzi, voi tornate ai tunnel», ordinó Stark. «Non so per quanto saremo in grado di controllarlo.» «Sará meglio che lo controlliate, perché noi non andiamo da nessuna parte! Aurox, tieni duro!» urló Zoey. «Ci provo!» gridó Aurox, arretrando rispetto ai tre Guerrieri che avevano il fiato corto ma non lo stavano aggredendo. «Io lo controllo!» «Se non lo fai, se ferisci qualcuno di loro, io ti distruggeró.» Il tono di Kalona era calmissimo. Non aveva urlato. Non aveva assunto una posa di attacco. Ma Aurox percepí la veritá di quell’affermazione. L’immortale potrebbe essere in grado di distruggermi. Il pensiero fece battere in ritirata la bestia, liberando parte della rabbia. Aurox mantenne la posizione. «Controllo! Io ho il controllo!» «Ci conto», intervenne Zoey. «Ragazzi, dategli tregua un secondo. Ho un’idea.» I tre Guerrieri assentirono, ma continuarono a tenere d’occhio Aurox. Zoey continuó:«Damien, Shaunee, Stevie Rae... andate ai vostri posti. Formate un cerchio intorno ad Aurox». I tre si separarono. «Afrodite, prendi la candela di Erin e va’ al posto dell’acqua.» «Idea migliore.» Afrodite tese una candela blu alla novizia con la Vista Assoluta. «Vai a ovest e pensa all’acqua.» «All’acqua? Io?» La ragazza prese la candela ma scosse la testa, confusa. Afrodite si tolse di tasca un oggettino d’argento che aprí di scatto. Aurox vide la luce danzare sulla superficie a specchio. Lei lo sollevó, mettendolo davanti al viso della novizia. «Leggi la tua aura.» Quella sospiró e guardó nello specchio, poi le sopracciglia le s’inarcarono e gli occhi sembrarono due volte piú grandi. «Wow! Grandioso! Non avevo mai pensato di leggere me stessa. Sono di tutte le gradazioni di blu!» Afrodite richiuse lo specchio con un clic e se lo rimise in tasca con aria compiaciuta. «Giá,proprio come pensavo. Quindi, vai a ovest.» «Mossa saggia, Profetessa», commentó Thanatos. «Ho i miei momenti», replicó Afrodite. Poi si rivolse a Zoey, che osservava a occhi sgranati come gli altri novizi. «Prego, fai pure.» «Okay, va bene, vediamo se riesco a essere altrettanto saggia», disse Zoey. «Come posso aiutare?» chiese Thanatos. Zoey impiegó meno di un istante a rispondere: «Crei il cerchio. Stavolta voglio essere soltanto lo spirito». «D’accordo.» «Aurox, riesci a gestire la situazione?» gli domandó Zoey. Lui respirava ancora a fatica e la bestia indugiava appena sotto la superficie della sua pelle ma, da quando i Guerrieri avevano interrotto l’attacco, era riuscito a riacquistare un po’ di controllo. «Sí. Per il momento.» «Okay, ecco quello che faremo.» Mentre parlava, Zoey si diresse verso di lui. «Thanatos, crei il cerchio. Noi evocheremo i nostri elementi e li tratterremo qui, pronti. Guerrieri, una volta presenti i cinque elementi, aggredite Aurox. Aurox...» – si era fermata a pochi passi da lui e dai tre Guerrieri – «... voglio che tu risponda all’attacco e faccia del tuo meglio per controllare la bestia ma, quando quel controllo comincerá a cedere, perché lo vediamo tutti che non riesci a fermare quello che ti succede, toccherá a noi provare ad aiutarti.» «Come?» le chiese. «Un po’ l’ho giá fatto prima, quando ho inviato lo spirito a darti forza. Immaginalo cinque volte di piú. Hai detto che la bestia si alimenta di violenza, rabbia e dolore, giusto?» «Giusto», rispose. «Bene, anche se gli elementi di per sé non sono né buoni né cattivi, il modo in cui fanno sentire noi cinque é decisamente buono, perció ho pensato che, se incanaliamo verso di te non solo i nostri elementi ma anche la piacevole sensazione che ci procurano, magari tu potresti accumulare potere positivo sufficiente a bloccare la bestia.» A quel punto, Thanatos raggiunse Zoey al centro del cerchio. «Aurox, se funziona sarebbe la dimostrazione del fatto che tu sei piú della Tenebra da cui sei stato plasmato.» «Allora funzionerá, perché io non sono Tenebra. Non é possibile», asserí deciso. «Dimostralo», replicó Stark. «Lo faró», ribatté Aurox. Poi incroció lo sguardo di Zoey. «Sono pronto.» «Allora iniziamo con l’aria.» Thanatos prese l’accendino che le offriva Zoey e andó da Damien. «Aria, sei il primo elemento e io ti chiamo in questo cerchio.» Dopo avere acceso la candela gialla di Damien, si spostó da Shaunee, evocando il fuoco nello stesso modo. Di fronte alla novizia con la Vista Assoluta impiegó piú tempo dicendo: «Acqua, tu sei mutevole, sempre adattabile. Molte volte sei stata evocata in questo cerchio e ti sei manifestata per la tua novizia, Erin Bates. Ma, proprio come l’acqua, quella novizia é cambiata e si é adattata a un altro ambiente. Qui, aperta ed entusiasta di accettare i tuoi doni, c’é questa nuova figlia di Nyx. Come Somma Sacerdotessa io t’invito in questo cerchio. Vieni, acqua, e mostra a Shaylin quanto lei benedetta sia!» Thanatos accese la candela blu e la novizia rimase senza fiato dalla contentezza. «La sento! L’acqua é qui, tutto intorno a me!» Thanatos sorrise. «E per questo dono ringraziamo Nyx dal profondo del cuore.» Quindi arrivó da Stevie Rae, evocó la terra e accese la candela verde. Aurox sentí profumo di erba e di terra. Inspiró forte, perché gli ricordava il mattino in cui si era svegliato al canto di nonna Redbird. Devo farlo. Lei ha creduto in me e io non la abbandoneró. Poi ecco Thanatos davanti a Zoey. «Spirito, tu sei l’ultimo elemento a unirsi al cerchio. Tu apri e chiudi la nostra unione. Ti chiamo qui con un sonoro ben trovato! Vieni, spirito!» Quando accostó l’accendino alla candela viola si udí uno sfrigolio e sbocció una fiamma d’argento puro che crebbe fino a diventare una fune lucente che legava tutti quelli intorno al cerchio. Aurox percepí il potere nell’aria. Prese un profondo respiro e si preparó. «Coraggio», disse Zoey. «Guerrieri, attaccate!» Stavolta fu Stark il primo. Aurox pensava di essere pronto, ma il vampiro lo colse di sorpresa. Invece di sferrargli un pugno, gli diede un calcio alle gambe facendolo cadere come un sasso. Aurox stava cercando di riprendersi e rimettersi in piedi, quando Kalona gli assestó un calcio allo stomaco, mentre Dario gli passava la lama del pugnale sull’altra spalla. Aurox reagí in modo automatico: afferró le gambe dell’immortale e le torse, poi si giró, colpendo Dario alla schiena con la mano che si era giá solidificata in zoccolo. Entrambi i Guerrieri grugnirono di dolore e quel dolore si accese dentro Aurox, come un fiammifero sul legno secco. La bestia esplose, ruggí e caricó Stark. «é ora!» disse Thanatos. «Ordinate ai vostri elementi di colmare Aurox! Mostrategli cosa significa provare la gioia di aria, fuoco, acqua, terra e spirito!» gridó Zoey. Aurox riusciva a stento a sentirla. Voltó la testa verso di lei e la fiamma d’argento che la ragazza teneva in mano attiró l’attenzione della bestia. Ruggí: voleva cambiare direzione, voleva attaccare la fiamma. Stark urló:«Attenta, Zy! E tu, bastardo, vieni qui! Non guardarla neanche!» Il Guerriero diede una spallata ad Aurox, spingendolo indietro, ma lui finse di barcollare a destra e lo colpí col pugno sinistro, che ormai era uno zoccolo completamente formato, in pieno stomaco, facendolo piegare in due. Aurox stava abbassando la testa, pronto a caricare e incornare il Guerriero, quando gli elementi lo travolsero. Questa volta non simulava quando barcolló all’indietro. Il primo che percepí fu lo spirito. Qualcosa dentro di lui prese vita. Qualcosa che era l’opposto della bestia di Tenebra che condivideva la sua pelle. Ci fu un sussulto di gioia, una sensazione stranamente familiare, e subito Aurox giró la testa, lo sguardo che cercava Zoey. Fissó i suoi occhi. C’erano delle lacrime. In una mano reggeva la candela dalla fiamma d’argento, ma l’altra era premuta sul petto. «Zo, non piangere, se no poi ti cola il naso», si udí dire con una voce del tutto normale, del tutto umana. Poi una ventata d’aria lo fece restare senza fiato... e ridere. Sembrava un minitornado. Il fuoco era una scarica sfrigolante, raffreddata dall’acqua. La terra era un odoroso campo di lavanda, distensivo e rinforzante. Aurox rise. Abbassó lo sguardo su quelli che fino a un attimo prima erano zoccoli letali. Aveva di nuovo mani e piedi! «Non cantare giá vittoria. Non significa niente se non puoi combattere.» E Stark gli diede un pugno. Forte. Dal naso gli uscí sangue e dolore. Aurox lo colpí a propria volta, centrandolo al mento. «Io posso combattere!» gridó. Stark crolló a terra. Dentro di lui la bestia fremeva, ma Aurox pensó agli elementi: la loro presenza gli diede forza e lui si accorse che il mostro si faceva piccolo per la paura. Aurox sorrideva quando Dario lo aggredí. Il ragazzo paró il colpo, bloccando il polso del Guerriero con tanta forza da fargli allentare la presa sul coltello. La lama scivoló sul pavimento del seminterrato. Aurox sorrideva ancora mentre con un calcio faceva perdere l’equilibrio a Dario, mandandolo a cadere di schiena. Con Kalona non fu altrettanto facile. Era di una velocitá ultraterrena e, adesso che lui non poteva piú contare sui riflessi della bestia, era in grado di parare solo un terzo dei colpi dell’immortale. Ma non aveva importanza. Quello che contava era che Aurox continuava a lottare, e continuava a essere umano. «Okay! Basta, é sufficiente!» L’ordine di Thanatos arrivó quando Stark e Dario si erano riuniti a Kalona, accerchiando Aurox. I Guerrieri si fermarono, anche se al ragazzo sembró fossero decisamente riluttanti. «Spirito, terra, acqua, fuoco, aria... ringrazio ciascuno di voi per la vostra possente presenza. Ora potete andare, e fino alla prossima volta ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora!» Thanatos chiuse il cerchio. All’unisono, le fiammelle di tutte le candele ebbero un guizzo verso l’alto e si spensero. «Wow, ha funzionato», commentó Zoey nel silenzio generale. Usando la maglietta, Aurox si pulí il sangue da naso e bocca. In realtá non pensó a cosa stava facendo, semplicemente seguí le gambe che lo portavano da Zoey. Poi le sue braccia sollevarono la ragazza e il suo corpo la fece ruotare mentre la sua voce gridava: «Ce l’hai fatta! Ha funzionato!» A lei sfuggí una risata ma, non appena Aurox la mise giú, si affrettó ad allontanarsi da lui, spostandosi a fianco di Stark. «Non sono stata solo io a farlo. Siamo stati tutti noi.» Prese la mano di Stark e, ignorando Aurox, sorrise agli altri. «Ragazzi, siete stati magnifici.» «Okay, va bene, il cerchio ha funzionato. Ma da questo come si arriva ad aiutarlo a portare via nonna Red–bird dall’attico di Neferet? Lei non vi lascerá certo creare un cerchio in casa sua», intervenne Stark, «Be’, a questo non abbiamo ancora pensato», ammise Zoey. «Dovete vedere Aurox per dargli forza con gli elementi?» s’informó Thanatos. «Veramente, no. é piú difficile e non so per quanto possiamo reggere, ma non dobbiamo vedere una persona per inviarle i nostri elementi», spiegó Zoey. Thanatos riprese a parlare con lentezza, come se stesse ragionando ad alta voce: «Credo che la risposta sia un incantesimo di protezione. Che circondi il Mayo. Io apriró il cerchio e creeró l’incantesimo, consolidandolo col sale. Zoey, fintanto che lo spirito é al centro del cerchio, nel cuore dell’edificio, il cerchio dovrebbe tenere». «L’atrio del Mayo é grande. Ci sono un bar e un ristorante», intervenne Afrodite. «Il cibo é buono e hanno anche una lista di champagne decente, e inoltre é buio e romantico.» «E perché dovrebbe interessarmi?» chiese Zoey. «Perché tu e io possiamo sederci lí, a un tavolo d’angolo con sé paré.Io posso bermi del buon champagne e tu puoi fingere di leggere un noiosissimo ed enorme libro di scuola mentre in realtá accendi una versione piú piccola e meno ingombrante di quella candela viola e scarichi sul ragazzo toro tutti gli elementi.» «E noi dove saremo?» chiese Stark, con aria per niente contenta. «Fuori, a occuparvi del branco di sfigati, in modo che qualche pazzo vagabondo non inciampi, per esempio, in Queen Damien facendo strillare lui, cadere la candela e mandare tutto al diavolo», spiegó Afrodite. «Io non farei mai cadere la mia candela», ribatté Damien. «Ah, sí? E se puzzasse davvero da schifo e pensassi che ha i pidocchi?» insistette Afrodite. «Iiihhhh!» fece Damien, rabbrividendo. «Che vi avevo detto?» concluse Afrodite. «Aurox, puoi farcela?» chiese Zoey. Lui incroció il suo sguardo e rispose senza esitazioni: «Sí, posso farcela. Ce la faró. Finché gli elementi mi danno forza». Non riuscí a trattenere un sorriso che era gioia pura. «Io sono piú di una bestia. Io sono piú che Tenebra.» Quindi si rivolse a Thanatos. «Lei ha detto che potevo scegliere. Io scelgo la Luce e la via della Dea.» Thanatos ricambió il sorriso. «Sí, figlio mio, sí. Ne sono convinta. E sono anche convinta che Nyx ti abbia ascoltato.» «Be’, di sicuro ha parlato a voce abbastanza alta da farsi sentire persino dalla Dea», commentó Stevie Rae. Peró gli sorrideva anche lei. Zoey, invece, non sorrideva. Si era voltata verso Kalona. «Puoi davvero afferrare mia nonna? Sembra una cosa ridicola e mette una gran paura. Voglio dire, Aurox la butterá giú dal tetto del Mayo.» Kalona allargó le ali. Che circondarono il nostro gruppo, sfiorando il soffitto. Le ferite dell’immortale si erano aperte durante lo scontro e sul suo corpo scorrevano rivoli di sangue. Ad Aurox sembrava un dio vendicatore. «L’afferreró e, quando l’avró presa, Sylvia Redbird sará del tutto al sicuro.» Zoey annuí. «Ci conto. Okay, allora, questo é il nostro piano.» [eBL 132] 21 ZOEY Aspettare il tramonto fu un inferno. Tenere la bocca chiusa mentre gli altri novizi dello scalo si alzavano e ciabattavano in giro mezzi addormentati, prendendosela calma, mangiando cereali e parlando di scuola e di compiti e di altre cavolate che decisamente non erano salvare mia nonna mi faceva venire mal di testa e annodare lo stomaco. E poi, ovviamente, bisognava aggiungere il fatto che Aurox era accovacciato nella torre, nascosto, in attesa che tornassimo a prenderlo un attimo prima di dare inizio al piano di salvataggio della nonna perché, come aveva detto Afrodite: «Non possiamo lasciare che qualcuno lo veda. Se Neferet avesse anche il minimo sentore che il torello si é rifatto vedere alla Casa della Notte e non l’abbiamo pestato a sangue, be’, potremmo dipingergli addosso un bel bersaglio e dare per spacciata tua nonna». Quindi, sí, avevo un mal di testa gigante e stavo mettendo in preventivo un megattacco di diarrea. «Prenditi delle bollicine marroni», disse Stark spostando una sedia vicino a dov’ero io. «Ce le ho giá», replicai. «Prendine ancora.» Si chinó, mi bació sulla guancia e mormoró: «Stai picchiando il piede come un’isterica e i ragazzi ti guardano come se pensassero che stai per esplodere». Strofinai il viso contro di lui, approfittandone per bisbigliargli la risposta: «In effetti...» «Zy, Conte Chocula?» chiese Stevie Rae con esagerata allegria. «Non ho fa...» iniziai, ma Afrodite m’interruppe. «Gliene andrebbe proprio una tazza. La colazione é il pasto piú importante della giornata.» «Ma se tu a colazione non mangi mai!» replicai dandole un’occhiataccia. Afrodite alzó il calice mezzo vuoto di champagne e mi dedicó un finto brindisi. «Io la colazione preferisco berla, e lo faccio tutti i giorni. Il succo d’arancia é cibo per la mente.» «E lo champagne é l’assassino delle cellule cerebrali», intervenne Shaylin, la bocca piena di Lucky Charms. «Mi piace pensare che sia un modo in cui la Dea pareggia i conti. Considera per un momento quanto disgustosamente piú intelligente di tutti voi sarei se non bevessi come una spugna.» «Secondo me la tua logica é malata», commentó Damien. «E secondo me sono i tuoi capelli, quelli malati. é calvizie precoce quella che vedo?» Damien restó senza fiato. Io sospirai. «Cos’é,Afrodite, hai di nuovo le mutande strette?» saltó su Stevie Rae tendendomi una tazza di cereali. «A proposito di mutande, la vita di quei jeans Roper campagnoli da incubo che ti sei messa oggi é talmente alta che dovrebbe essere illegale», ribatté scherzando Afrodite mentre riempiva di nuovo il bicchiere. «Io trovo che Stevie Rae stia benissimo», disse Shaylin. «Ovvio. E domani probabilmente indosserai due scarpe diverse, perché questo il tuo livello di stile.» Cercai di mangiare mentre i miei amici battibeccavano e Stark mi restava vicino, appoggiandomi una mano sulla gamba per darmi una stretta di conforto di tanto in tanto. Ma la mia testa non voleva piantarla. Okay, capivo perché dovevamo aspettare fin dopo il tramonto per raggiungere il Mayo: due dei cinque rappresentanti degli elementi sarebbero andati a fuoco se fossero usciti sotto il sole. E in piú c’era Stark, che pure lui si sarebbe trasformato in una sfogliatina croccante. Ce la facevo anche ad afferrare che dovevamo andare a scuola e alla prima ora, in cui faceva lezione Thanatos. Ci avrebbe divisi in gruppi, assegnando compiti diversi, tutti relativi ai preparativi per la open night di sabato. A noi che dovevamo salvare la nonna, avrebbe opportunamente assegnato incarichi che prevedessero l’uscita dal campus. Cosí Erin, Dallas e chiunque fosse entrato per caso o di proposito in contatto con Neferet non avrebbe avuto idea di cosa avessimo in mente, e neppure del fatto che sapessimo che mia nonna era scomparsa. O almeno lo speravamo. Il difficile era aspettare, soprattutto dato che i ragazzi che non facevano parte del piano gironzolavano con una lentezza esasperante e ci mettevano una vita a prepararsi per salire in autobus. Aurox era nascosto in cima allo scalo ferroviario. La nonna era prigioniera di una gabbia creata dalla Tenebra. Era dura fingere che non stesse succedendo niente. avevo voglia di camminare su e giú. Avevo voglia di urlare. Cavolo, in realtá avevo persino voglia di colpire qualcosa. O qualcuno. Be’, Neferet di sicuro. Ma non avevo voglia di mettermi a piangere, e pensavo che fosse un buon segno. Quando avevo ormai quasi finito i cereali e la pazienza, Kramisha entró in cucina scoppiettando come fuochi d’artificio. Sí, okay, forse era solo il suo abbigliamento che faceva pensare ai fuochi d’artificio, con la gonna stretch gialla, il golfino viola con ricamato sul petto in argento il carro di Nyx che trascina una scia di stelle, simbolo del quinto anno, e le zeppe di pelle rossa quasi in tinta con la parrucca a caschetto. «Il bus sta aspettando. E, per quanto Dario sia gentile, non c’é bisogno di lasciarlo seduto lá fuori a chiedersi come cavolo facciate a essere sempre tutti in ritardo. Forza, scattare!» Avrei potuto baciarla. Poi mi trapassó con quegli occhi neri e mi disse: «Ho una cosa per te». Lo stomaco mi precipitó alle caviglie quando frugó nell’immensa borsa Louis Vuitton e prese il taccuino viola. «Non ti so dire quanto odio la poesia», s’intromise Afrodite. «Non mi stressare con le tue menate», replicó Kramisha. «Hai avuto una visione oggi?» «No, per oggi ho solo cocktail mimosa e niente visioni, ma grazie per averlo chiesto», rispose Afrodite. «Si direbbe che abbia ripreso io il lavoro che a te non va di fare, Profetessa, quindi non avercela con la mia poesia.» Kramisha fece cenno di andarsene anche ad Afrodite. «Sció,vai. Ho detto che questo é per Zoey.» «Benissimo. C’é chi dice ’fanculo lo yoga. Io dico ’fanculo le metafore. E, no, non intendo metaforicamente.» Un colpo di ciuffo e Afrodite sculettó fuori della stanza. «Ti serve che io rimanga?» chiese Stevie Rae. Guardai Kramisha con aria interrogativa. «No», rispose. Poi si rivolse a Damien, Shaylin e Stark. «Potete andare anche voi.» «Ehi, non so se a me sta bene», replicó Stark. «Dovrai fartela stare bene per forza perché sento una fortissima vibrazione che dice parla con Zy da sola, e quindi la sto seguendo.» Sempre stringendo in mano quello che cominciavo a considerare il Libretto Viola delle Disgrazie, Kramisha incroció le braccia e prese a battere il piede guardando Stark. «Vai. L’istinto di Kramisha si é dimostrato esatto molto piú spesso di quanto non si sia sbagliato», intervenni. «Con ’molto piú spesso’ intende sempre», mi corresse la Poetessa con aria straimpaziente. «Okay, ma continua a non piacermi. Aspetteró sul bus.» Stark mi bació,guardó male Kramisha e se ne andó. Kramisha scosse la testa. «Ho giusto una parola per quel ragazzo: comandino.» «Cerca solo di tenermi al sicuro, tutto qui.» Kramisha sbuffó.«Sí, certo, é quello che diceva il secondo marito di mia zia prima di spedirla dall’altra parte della stanza con un ceffone perché l’aveva guardato storto.» «Stark non mi picchierebbe mai!» «Facevo solo per dire. Comunque, questo é per te e per te soltanto. Non so perché ho questa fortissima sensazione che tu debba ascoltare, riflettere e non dirlo a nessuno, peró é cosí. Tu sei la Somma Sacerdotessa e tutto il resto, quindi puoi fare quello che vuoi, ma io devo essere onesta e dirti ogni dettaglio delle magie che mi entrano in testa.» «Okay, sí, ho capito. Dai, fammi leggere.» Allungai la mano verso il block notes. Kramisha mi stupí replicando: «No. Non so come mai, ma questa é una cosa da dire ad alta voce. Tu devi solo ascoltare». Quando inizió a leggere, la sua voce cambió. Non che fosse piú alta di tono, peró c’era una forza, un potere nel modo in cui parlava, nel modo in cui pronunciava le parole, che rese il tutto piú un canto che una semplice poesia in rima. «Antico specchio, magico specchio, t onalitá di grigio, tante, celato, vietato, interiore, distante. La nebbia manda via baciata da magia. Evoca la fata, é basilare. Svela il passato. L’incantesimo é creato il disastro riesco a evitare!» Arrivó alla fine e la stanza sembró molto silenziosa. «Be’, strana é strana, ’sta roba», disse Kramisha, sembrando di nuovo se stessa. «Per te aveva senso?» «Non lo so. Sembrava importante, come se fosse piú di una poesia. Mi piace che dica che tu eviterai il disastro.» «Zy, non era rivolto a me. é per te. Io non so nemmeno bene cosa sia perché non somiglia alle altre mie poesie. Sembra piú un incantesimo che una profezia.» «Un incantesimo?» Mi guardai intorno. Non c’era niente di diverso. Non era successo niente. «Ne sei sicura?» «No, non ne sono sicura. Prendilo.» Strappó la pagina e me la tese. «So che tu e il tuo cerchio avete in ballo qualcosa. E so che se potessi me lo diresti.» Sollevó la mano per fermare la mia spiegazione non spiegazione. «Non serve che mi spieghi. Tu sei la mia Somma Sacerdotessa. Mi fido di te. Volevo solo darti questo e dirti che ne avrai bisogno. Quando succederá, leggila come ho fatto io. sono parole potenti.» Presi la poesia, la piegai per bene, e l’infilai nella tasca davanti dei jeans. «Grazie, Kramisha. Spero di poterti dire al piú presto quanto questo significhi per me.» «Lo farai. Come ho detto, Zy, io mi fido di te. Adesso sei tu che devi credere in te stessa.» «Giá,lo so. é questo che mi fa paura», ammisi. Kramisha mi strinse in un abbraccio caldo e forte. «Zy, se non avessi paura direi che non avresti il minimo buonsenso. Solo, sii forte, e ricordati: Nyx non é una stupida, ed é stata lei a sceglierti per tutta ’sta menata da stress, non il contrario.» «Ti confesso che questo mi fa sentire un pochino meglio.» «Be’, non tengo un programma in TV sulla salute mentale ma sono intelligente», replicó. «E per di piú le tue scarpe sarebbero molto telegeniche», aggiunsi, cercando di sembrare almeno semiNormale. «Giá,mi facevano venire in mente le pantofoline rosse di Dorothy nel Mago di Oz, solo che le mie hanno la zeppa perché io seguo la moda piú di lei.» Il suo commento mi parve molto appropriato perché mi sembrava di stare seguendo la strada di mattoni gialli per andarmi a cacciare in una gigantesca montagna di guai... il che, immagino, rendeva Aurox Glinda, la Strega Buona dell’Ovest. E io? Ero piú che certa che avrei avuto la parte del Leone Codardo... Pensavo di essere pronta a incontrare Erin. Mi sbagliavo alla grande. Mi aspettavo che fosse fredda e distante, visto che si era comportata cosí negli ultimi giorni. Sapevo pure che stava con Dallas: Shaylin ci aveva detto di averli visti insieme la sera prima, loro e i loro colori molto fangosi e molto schifosi. E Shaunee aveva ammesso di averli visti pomiciare (anche se si era rifiutata di raccontarci quelli che aveva definito «dettagli cruenti»). Tuttavia non mi aspettavo che Erin fosse cosí esplicita. Invece, quando entrammo in aula per la prima ora, eccola lí, seduta appiccicata a Dallas in fondo alla classe con gli altri odiosi novizi rossi. «Oh, cavolo, no», mormoró Afrodite mentre la risata sarcastica da oddioquanto-sono-sexy di Erin rimbalzava intorno a noi. «Non prestatele attenzione», sussurró Shaunee. Noi eravamo sconvolti nel vedere quanto Erin fosse caduta in basso. Shaunee, invece, non la fissava affatto. Anzi non diede nemmeno uno sguardo alla sua ex gemella. Si limitó a camminare a testa alta, come se neanche sentisse le infantili risatine di Erin né si accorgesse delle occhiatacce che le arrivavano. «Shaunee ha ragione.» Abbassai la voce in modo che potesse ascoltarmi solo il mio gruppo. «Erin é come uno di quei bambini cattivi che vogliono richiamare l’attenzione, in bene o in male. Ignorate lei e gli altri di Dallas.» E cosí facemmo. Mi sedetti in prima fila con Stevie Rae, Rephaim e Shaunee da una parte e Afrodite, Shaylin e Damien dall’altra. Il posto vuoto di Aurox mi sembró straevidente. Cosa stará facendo adesso? Cosa gli passerá per la testa mentre si prepara ad affrontare Neferet e salvare mia nonna? Rinuncerá per paura? Probabilmente non sará neanche piú allo scalo quando andremo a prenderlo. A quel punto ormai sará, tipo, a metá strada dal Brasile... La voce di Shaylin interruppe la mia iperventilazione interiore: «Guarda lá». Si era chinata verso di me passando davanti ad Afrodite e indicava leggermente con la testa una ragazza da sola, a sinistra del nostro gruppo. Stupita, riconobbi Nicole. Era isolata, seduta davanti e molto lontana da Dallas e dai suoi novizi. «Colori?» le chiese piano Afrodite. Shaylin rispose sottovoce: «Il rosso é quasi sparito. E il marrone tipo tempesta di sabbia sta diventando oro. é molto bello». «Mmm», commentai. «Strano», disse Afrodite. «Strano che piú strano non si puó», bisbiglió Stevie Rae dall’altro lato. «E comunque continua a non piacermi.» Stavo cercando di pensare a qualcosa di saggio da dire quando Thanatos entró in classe. «Ben trovati!» esordí. «Ben trovata!» replicammo. Thanatos non perse tempo e gliene fui molto grata, perché ero veramente stufa di perdere tempo. «Non posso chiedervi di consegnare i vostri compiti a casa, come farei se questa fosse una scuola normale. Non fingeró che non abbiate perso la vostra figura di riferimento, Neferet, e che la vostra vita non sia stata fatta a pezzi.» «Voglio sapere chi é responsabile dell’incendio alle scuderie.» La domanda di Erin stupí non solo me. Udii un gran bisbigliare tra gli altri novizi. Shaunee era sbiancata e persino Thanatos attese piú di quanto non sia appropriato per un insegnante, prima di rispondere: «Pare si sia trattato di uno sfortunato incidente». «Be’, io d’incidenti fortunati mica ne conosco», ghignó Dallas. «Volevi dire che non ne conosci?» lo corresse gentilmente Thanatos. «Perché,tu non sei stato un incidente? Mi hai raccontato che i tuoi dicevano che erano andati a Dallas solo per un weekend, non per fare un bambino», gli rinfacció Stevie Rae. Un gruppo di ragazzi rise e Thanatos li zittí commentando: «A volte le cose migliori nascono da momenti disperati, casuali. Non sei d’accordo con me, Dallas?» Lui brontoló qualcosa che nessuno riuscí a capire. Udii la voce sospirosa alla Marilyn Monroe di Erin bisbigliargli all’orecchio, poi lui chiese: «Quindi, fondamentalmente, nessuno pagherá per aver dato fuoco alle scuderie?» «Non é stato dato fuoco a niente.» Nicole non parlava a lui. Guardava Thanatos e sembrava che le due fossero sole nella stanza. «L’ho giá detto a Lenobia. Io ero lí. C’era vento e la lanterna si é rovesciata. é successo tutto in fretta. Stavo andando nella stanza dei finimenti per rimettere a posto le spazzole e le cose che avevo usato per strigliare una giumenta e l’ho visto. C’é stata semplicemente una ventata forte e la lanterna é caduta... proprio in mezzo al mucchio di fieno, che si é acceso come una candeletta.» Nicole si voltó verso Dallas. «é stato un incidente. Punto. Fine della storia.» «Be’, é un bene che tu sia una persona cosí affidabile, altrimenti la gente potrebbe pensare che stai raccontando balle.» Il tono di Dallas era un insulto. Thanatos diede un taglio a tutto quel sarcasmo: «Sí, é cosí. E la nostra Signora dei Cavalli é d’accordo con Nicole. Siamo tutti molto felici che nessuno sia rimasto ucciso in quell’incidente». «Peró il fienile é un disastro», mi udii dire per spezzare lo sgradevole silenzio, nel tentativo di tornare a una parvenza di normalitá. «Questo significa che le lezioni di Studi equestri sono annullate?» «No, affatto.» Thanatos mi rivolse quella che ero certa fosse un’occhiata piena di gratitudine. «Potete Continuare col vostro normale orario di lezioni. Ma é possibile che vi venga chiesto di ripulire e togliere detriti invece di cavalcare.» Poi si sfioró la fronte, come se si fosse appena ricordata qualcosa. «Ovviamente ció non vale per quanti di voi mi servono per organizzare l’open night di sabato.» Damien alzó la mano. «Sí, Damien, qual é la tua domanda?» chiese Thanatos. «Non é esattamente una domanda. Volevo solo offrirmi volontario per aiutare come posso.» Thanatos sorrise. «Lo apprezzo molto.» «Quindi sta parlando di ricerche sul campo?» Era cosí strano sentire la voce di Erin dal fondo della classe. «Immagino che parte di ció di cui ho bisogno possa essere considerata una ricerca sul campo, dato che implicherá che usciate dalla scuola. Erin, ti stai offrendo volontaria?» «Se significa non fare lezione, non c’é solo Erin tra i volontari», intervenne Dallas. Non potevo dare occhiate di sbieco né a Stevie Rae né ad Afrodite, ma con la coda dell’occhio notai che Stevie Rae stava incrociando le dita. «Dallas, accetto volentieri la tua collaborazione. Oggi ho passato molte ore controllando su Google gli eventi di beneficenza tenuti a Tulsa e sembra che uno dei piú riusciti per la raccolta fondi si chiami ’Una serata di vino e rose’, a favore del Garden Center cittadino. Pare che appendano miriadi di fili di luci intorno al giardino delle rose e poi vi tengano una cena e una degustazione di vini dopo il tramonto. E questo, mio interessante giovane vampiro rosso, é un compito perfetto per te.» «Perfetto? A me non piace tanto il vino», replicó lui. Udii Afrodite sbuffare, ma continuai a guardare avanti, cercando di non respirare nemmeno. Sapevo cosa stava architettando Thanatos e speravo da matti che andasse tutto bene. «No, mi hai frainteso», riprese la Somma Sacerdotessa. «Desidero soltanto usare la loro idea d’illuminazione per la nostra open night. Pensa a come sarebbe bello il nostro campus con file di lampadine elettriche avvolte intorno alle antiche querce.» «L’elettricitá andrebbe bene. é da un po’ ormai che dico che questa scuola si deve aggiornare. Non sono piú, tipo, gli anni ’60. Qui ci serve luce vera. I nostri occhi possono sopportarla.» Dallas era strafottente come al solito. «Be’, concordo con te, anche se solo temporaneamente», disse Thanatos, sorridendogli. Di nuovo, mi stupii delle sue fantastiche qualitá di attrice. Poi si rivolse a Erin. «Erin, si direbbe che potresti lavorare bene con Dallas, perció posso contare su di te per aiutare a decidere le decorazioni per la serata? Ovviamente abbiamo bisogno di una splendida illuminazione, ma anche di tavoli coperti da belle tovaglie, sparsi nel giardino centrale. Puoi assumerti la responsabilitá di coordinare gli umani, oltre che le capacitá elettriche di Dallas, per realizzare tutto questo?» «Io sono nata per fare spese e decorare. Mi dia la carta oro della scuola e sono dei vostri», replicó Erin. Thanatos la rassicuró:«Avrai un budget generoso, soprattutto considerato che mancano pochi giorni. Il tempo é fondamentale». «Se ho abbastanza soldi, sono bravissima a rispettare le scadenze», ribatté altezzosa Erin. Cogliendo l’imbeccata, Afrodite agitó la mano. Sembrava scocciata e stronza. Persino piú del solito. «Afrodite, hai una domanda?» fece Thanatos. «Piú che altro un’affermazione intelligente. Se deve incaricare qualcuno di organizzare quello che serve per un evento benefico, dovrebbe rivolgersi all’esperta: moi. Sono cresciuta a latte e quello che in modo barbaro la borghesia chiama party planning.» Il tono e il sorriso di Thanatos erano paternalistici. «Sono certa che sia cosí, ma si sono giá offerti Erin e Dallas. Comunque ho un incarico anche per te. Vorrei che lasciassi per poco tempo il campus e andassi a parlare coi tuoi genitori, chiedendo se presenzieranno alla serata. Dai tuoi commenti alla conferenza stampa di ieri, presumo di poter contare sul loro appoggio.» «Sí, okay, come vuole. Ci parleró.» Afrodite se la cavava a meraviglia a recitare la propria parte. Sembrava incavolata e scocciata al massimo che Thanatos non avesse licenziato Erin e dato l’incarico a lei, il che era esattamente quello che volevamo. Se Erin e Dallas credevano di stare facendo una cosa importante, e il resto di noi si fosse dimostrato seccato o con degli incarichi da poco, Sarebbero stati pieni di sé. Sarebbero stati insopportabili. Sarebbero stati cosí distratti da non riferire a Neferet altro che Thanatos contava su di loro e gli dava grandi responsabilitá. Il Punto Uno stava andando proprio secondo i piani. Damien alzó la mano e, quando Thanatos gli diede la parola, sprizzó entusiasmo da tutti i pori: «Per favore, potrei andare con Afrodite? Ho sempre desiderato vedere dall’interno la politica cittadina». «Puah», commentó Afrodite. «Sí», concesse la Somma Sacerdotessa. Era il mio turno di alzare la mano. Mi ero preparata, ma era comunque difficile mantenere salda la voce. «Mmm, io ho chiamato mia nonna per l’organizzazione della serata e la vendita della lavanda, ma non mi ha ancora risposto.» «Le hai lasciato un messaggio?» chiese Thanatos. «Sí, certo.» Sospirai. «E immagino che non ci sia da stupirsi se ha staccato il telefono, dopo aver partecipato con noi al Rituale di Svelamento e visto cos’é successo alla mamma e tutto il resto.» A quel punto andava bene che mi tremasse la voce, e ne ero davvero contenta perché faticavo da matti a mantenere il controllo. «Quindi, vuole che prenda la macchina e vada a parlarle al vivaio?» «Sí, forse, ma domani o dopo», rispose Thanatos con un gesto della mano che allontanava la questione. «Non credo sia necessario farlo subito. Oggi ho bisogno che tu venga con me da Street Cats. Vorrei che mi presentassi a suor Mary Angela, che é a capo dell’organizzazione di volontariato. Confidiamo giá che tua nonna ci dia una mano, Zoey, quindi per ora il nostro tempo é speso meglio coordinando l’associazione per i gatti.» «Oh, sí, okay. Certo.» «Posso venire a Street Cats con voi?» Shaylin aveva parlato senza alzare la mano. «Mi piacerebbe proprio che un gatto mi scegliesse.» Thanatos sorrise. «Ma certo, giovane novizia.» Spostó lo sguardo acuto su Stevie Rae. «Somma Sacerdotessa, ho bisogno che tu ti accordi con tua madre. Durante l’intervista hai nominato i suoi biscotti. Be’, credo che non ci basterá l’abilitá di pasticciera di una sola mamma per saziare l’appetito di Tulsa sabato sera.» «Posso chiederle di coinvolgere le mamme del Consiglio scolastico. Sfornano dolci a raffica per il club di sostenitori delle Henrietta Hens.» «Allora conto su di te per l’organizzazione dei rinfreschi», concluse Thanatos. «Dunque, per ricapitolare, quelli nominati capogruppo – Dallas, Erin, Afrodite, Zoey e Stevie Rae – dividano i novizi con cui sono piú in amicizia e deleghino i vari compiti. Dallas, tu mi dai l’impressione di essere giá un Guerriero, quindi puoi fare direttamente tu la guardia al tuo gruppo. Zoey, Afrodite e Stevie Rae, se lo ritenete opportuno, quando uscirete dal campus potete includere i vostri Guerrieri. Confido nel vostro giudizio. Non correte rischi e non fatevi notare troppo, il che significa copritevi i tatuaggi e non indossate l’uniforme. Non ci servono ulteriori tensioni tra vampiri e umani né attenzione da parte dell’opinione pubblica. «Inoltre, fra oggi e lunedí, direi che non c’é bisogno che vi ritroviate qui per le lezioni. Basta che i capigruppo vengano da me in quest’aula per tenermi aggiornata e, ovviamente, chiedere aiuto nel caso servisse. Oggi io andró a Street Cats e dal sindaco con Afrodite, dopo di che potete essere sicuri che rientreró alla Casa della Notte e rimarró al campus, a vostra disposizione come sempre. «Non aspettiamo la campanella per iniziare. Voi, miei studenti speciali, non dovete necessariamente seguire le regole in modo cosí puntiglioso. So che avete a cuore il bene della scuola. Dunque andate e dedicatevi ai vostri compiti. Vi auguro ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora.» E cosí Thanatos si era liberata di Dallas ed Erin e del loro gruppo di spie ficcanaso. Erano convinti che lei fosse una Somma Sacerdotessa ingenua che potevano imbrogliare, e avevano avuto un sacco di responsabilitá per l’open night che, ero certa, avrebbero fatto il possibile per rovinare, grazie anche all’aiuto di Neferet. Noi, invece, stavamo per salvare la nonna e dare all’inconsapevole sedere di Neferet una bella pedata. Dopo di che avremmo avuto il tempo di sistemare i casini fatti da Dallas, Erin e la loro banda alla festa della scuola. O almeno quello era il nostro piano. 22 AUROX L’attesa nella torre dello scalo abbandonato diede ad Aurox un’occasione per rilassarsi. Era strano ma, da quando gli avevano dato la responsabilitá di salvare nonna Red– bird, il caos e il tumulto nella sua testa si erano placati. Era sulla via giusta. Lo sapeva. E, quando gli elementi erano entrati in lui e gli avevano dato forza sufficiente per controllare la bestia, Aurox si era sentito euforico. «Sono piú di un guscio creato dalla Tenebra.» Le parole rimbalzarono contro le pareti di pietra della torre. Aurox sorrise. Desiderava poterle urlare dalla terrazza del Mayo. «E lo faró», promise a se stesso ad alta voce. «Quando nonna Redbird sará libera e al sicuro, io grideró che ho scelto la Luce invece della Tenebra.» In quel momento lo faceva sentire bene anche solo pronunciare quelle parole, benché fosse l’unico a udirle. A meno che la Dea non stesse ascoltando... Aurox alzó gli occhi verso il cielo della sera. Era limpido e, anche se lo scalo abbandonato si trovava in centro cittá, erano visibili molte stelle, oltre a un sottile e luminosissimo spicchio di luna. «La mezzaluna. Il tuo simbolo... Nyx, se mi puoi ascoltare, io voglio ringraziarti. Devi c’entrare tu col fatto che posso decidere di essere piú di ció che mi ha creato. La Tenebra non mi avrebbe dato questa scelta, quindi devi essere stata tu. Perció, grazie. E sarei tanto felice se potessi dare forza a nonna Redbird. Aiutala a tenere duro finché non vado da lei a salvarla.» Fiducioso e felice, Aurox appoggió la schiena contro il lato rotondo della torre, chiuse gli occhi e, col sorriso che gli indugiava sul volto, sprofondó nel sonno. Non era abituato a sognare. Di rado ricordava qualcosa delle ore passate dormendo, quindi il sogno della pesca fu insolito fin dall’inizio. Aurox non era mai andato a pescare, ma il molo su cui era seduto gli sembrava familiare. Il tranquillo laghetto era di un blu topazio, incastonato in un bel bosco dall’aria antica. Non aveva mai impugnato una canna, ma se la sentiva bene in mano. Aurox avvolse il mulinello e poi lasció volare la lenza. Il galleggiante cadde sull’acqua con un tonfo che gli diede soddisfazione. Sospiró e osservó pigramente la superficie simile a uno specchio. E provó uno shock terribile. Quello riflesso nell’acqua non era il suo viso, ma quello di un altro ragazzo! Aveva capelli castano chiaro, arruffati, e occhi azzurri sgranati per lo stupore che Aurox stava provando. Sollevó la mano e si sfioró la guancia. «Questo non sono io», disse al riflesso, e rimase di nuovo di stucco. Era la sua voce, ma si trovava dentro il corpo sbagliato! «é un sogno. Un’immagine della mia mente addormentata.» Ad Aurox sarebbe bastato svegliarsi, ma non riusciva a smettere di fissare. Poi il riflesso aprí bocca e Aurox udí se stesso dire delle parole su cui non aveva il minimo controllo. «Ehi, vediamo di chiarirci. Tu hai solo preso in prestito la mia scelta e la mia bontá. Non é roba tua.» Aurox si spaventó molto. Quel ragazzo, quel corpo stava dicendo la veritá. Nel riflesso, Aurox vide la propria testa muoversi a destra e a sinistra, negando ció che gli diceva il cuore. «No, io ho scelto la Luce invece della Tenebra. Sono stato io a decidere!» «Ritenta, amico. Io ho deciso, tu sei solo un succhiaruote. Quindi non puoi permetterti di rilassarti, soprattutto se devi salvare la nonna di Zo.» «Zo.» Aurox aggrottó la fronte. «Non vogliono che io la chiami cosí.» «Certo che no, Sherlock. É perché io la chiamavo Zo. comunque, ti sto solo dando una dritta. Non essere cosí arrogante. Per te non sará facile. Io sto facendo del mio meglio, ma arriverá il momento in cui dovrai cavartela da solo.» Poi un pesce abboccó alla lenza di Aurox increspando l’acqua, disturbandone la superficie a specchio, e mandando in frantumi il sogno. Aurox aprí gli occhi. Cercó di prendere fiato e raddrizzó la schiena. Respirava a fatica e il cuore batteva talmente veloce che percepí un movimento della bestia dentro di lui. Si alzó e inizió a camminare per scacciare l’ansia. Guardó il cielo. La mezzaluna d’argento si era spostata. Guardó l’orologio che gli aveva prestato Stark: erano quasi le dieci. Thanatos sarebbe andata a prenderlo da un momento all’altro. Meglio che riacquistasse il controllo e si facesse trovare davanti all’ingresso del vecchio scalo. Doveva recuperare la fiducia in se stesso e prepararsi ad affrontare Neferet e la Tenebra. Aurox salí la scaletta arrugginita e saltó giú dalla torre, sul tetto. Da lí corse alla scala laterale. Avrebbe aspettato come gli aveva chiesto Thanatos. Lei contava su di lui. Zoey contava su di lui. Tutti contavano su di lui. Avrebbe dimostrato che avevano fatto bene ad affidargli la vita di nonna Redbird. «Era un sogno, niente di piú», disse alla notte vuota. La sua voce era rassicurante, ma il cuore gli faceva male con l’insinuarsi dei dubbi. ZOEY «Eccolo lí, sta aspettando nel punto piú buio sotto la tettoia, proprio come gli aveva detto Thanatos.» Indicai l’ingresso dello scalo abbandonato che faceva molto Gotham City. Aurox era nell’ombra, ma i suoi capelli biondissimi e gli occhi color pietra di luna non erano esattamente mimetici. Stark accostó e Thanatos aprí la portiera posteriore di uno dei numerosi SUV della scuola, facendogli cenno di salire. «Non ci sono tutti», esordí Aurox dopo essere salito in macchina. «Be’, no, per forza», replicai, pensando che sembrava proprio nervoso. «Thanatos ha finto di dividerci e mandarci a fare commissioni diverse, in modo che Neferet non sentisse niente che potesse renderla sospettosa. ricordi?» «Oh, sí. Sí.» S’interruppe, poi riprese: «Ben trovata, Thanatos». «Ben trovato, Aurox. Non ti preoccupare. Il resto del gruppo ci raggiungerá sul marciapiede di fronte al Mayo.» «Ti senti bene? Sembri un po’ pallido», saltó su Shaylin dal sedile dietro. Mi feci venire il torcicollo per voltarmi a guardarla. «Pallido in che senso? La sua aura sta cambiando?» «No, la sua aura é la stessa. Intendevo pallido pallido. Ha la faccia bianca.» «Sto bene», asserí deciso Aurox. «Sono solo ansioso di portare a termine la missione.» «Come noi», replicó Thanatos. «Ora calmati e risparmia la tensione per la battaglia.» Aurox annuí e rimase zitto. Io mi mordicchiai il labbro, pensando alla nonna, e guardando fuori del finestrino. Stark lasció 5th Street e parcheggió sul retro dell’Oneok Plaza. C’era giá un altro SUV nero. Ne scesero Dario, Afrodite, Shaunee e Damien, questi ultimi con in mano la candela dei loro elementi. Afrodite si appoggiava a Dario con una mano, mentre con l’altra reggeva un immenso librone di geometria. «Geometria? Veramente? é il meglio che hai trovato per la nostra finta ora di studio?» Mi accorsi che balbettavo da matti, ma io la geometria la odio proprio. «’Finta’ é la parola chiave. Non dobbiamo studiare sul serio, ritardata. Dobbiamo studiare per finta.» «Sí, okay, d’accordo», replicai. «Lo so che non studiamo sul serio, sono solo nervosa e preoccupata per la nonna.» «Il che é del tutto comprensibile.» Damien mi abbracció.«é per questo che siamo qui. La riporteremo a casa.» Guardó Aurox. «Sei pronto?» Aurox annuí. A me non sembrava pronto, ma in fondo probabilmente non lo sembravo nemmeno io, quindi cercai di non dare giudizi. Shaylin e io stavamo prendendo le candele degli elementi dalla borsetta, quando Kalona scese dal cielo silenzioso come la notte. «Notizie dalla scuola?» gli chiese Thanatos. «Dallas ed Erin hanno diviso i novizi rossi. Seminano dissenso persino tra i loro. A cose fatte, dovremo affrontare il problema.» «Concordo, ma il piano ha funzionato», commentó la Somma Sacerdotessa. «Sí. Sono cosí impegnati a comandare a bacchetta gli altri studenti che non s’interessano minimamente a quello che fanno Zoey e gli altri», spiegó l’immortale. «Erin sta commettendo un grosso errore», commentó piano Shaunee. «Io sono contento che lo stia commettendo senza di te», disse Damien. «Sí, ne siamo contenti tutti», confermai. A quel punto arrivó il mio Maggiolino e ne scesero Stevie Rae e Rephaim. «Ragaaazzi, scusate», esordí lei correndo a raggiungerci con la candela verde in mano. «Erin e Dallas erano in un’auto dietro di me quindi ho dovuto fingere di andare a Henrietta. Cavolaccio, avevo paura che mi seguissero per tutta la strada, invece sono usciti dalla superstrada e ho capito che erano solo diretti al negozio di luci Garbee’s.» S’interruppe e mi diede un’occhiata. «Zy, stai bene? Mi sembri un cervo beccato dai fari di un TIR.» Sbattei le palpebre e mi resi conto che la stavo fissando. «Scusa, ma é cosí strano vederti senza tatuaggi.» Stevie Rae si portó la mano alla fronte con molta cautela per non sbaffare il fondotinta coprente che nascondeva il suo bellissimo Marchio di vampira. «Giá, sembra strano anche a me. Sembrate strani tutti.» «Ma ci facciamo notare meno, ed é questo che conta stasera», ribatté Stark. Capivo ed ero d’accordo che dovessimo tenere un profilo basso... cavolo, persino Kalona indossava un lungo spolverino di pelle che, al buio, riusciva quasi del tutto a nascondere le sue immense ali. Ma non cambiava il fatto che senza i Marchi sembrassimo strani e ordinari. Troppo ordinari. Quella sera dovevamo essere potenti e sicuri e straordinari. Cercai di concentrarmi sugli aspetti positivi e di credere che sarebbe andato tutto bene, ma la veritá era che mi faceva male lo stomaco e avevo una gran voglia di piangere. No. Io non piango. Le ragazzine deboli piangono. I capi agiscono. E, per il bene di mia nonna, se non per il mio, io agiró. «Ehi, il Marchio ce l’hai dentro. Quello non lo si puó coprire, né perdere o dimenticare», sentenzió Stark, che ovviamente percepiva la mia tensione. «Grazie di avermelo ricordato», replicai, sfiorandogli il viso temporaneamente privo di tatuaggi. «Ricordiamocelo tutti. Il nostro potere non si fonda sui simboli esteriori della nostra gente, ma dentro di noi, attraverso le scelte che facciamo e i doni che ci regala la nostra Dea», intervenne Thanatos. «E quindi cominciamo. Il primo passo stasera consiste nell’apertura del nostro cerchio e nella creazione di un incantesimo protettivo. Una volta che avró dato il via all’incantesimo, il cerchio risulterá nascosto. Finché rimarrá integro, ciascuno di voi cinque sará al sicuro. Gli occhi umani non vi vedranno. Le braccia umane non potranno farvi del male. Ma, prima e dopo la realizzazione dell’incantesimo, sarete tutti vulnerabili.» Avevo i peletti sulle braccia dritti come pali e dovetti prendere un gran respiro per evitare di sclerare del tutto. Continuavo a guardare Aurox di sottecchi. Da quando eravamo andati a prenderlo quasi non aveva aperto bocca. Rividi mentalmente la Dea, come l’ultima volta in cui mi era apparsa, prosperosa, saggia e forte, e pregai in silenzio: Ti scongiuro, Dea, fa’ che lui sia pronto! «Shaunee, la parte anteriore del Mayo é rivolta a sud. Anche se é inverno, davanti all’ingresso ci sono dei tavolini da bistrot. é lí che ti posizionerai con la tua candela. Dario, va’ con lei. Proteggila», ordinó Thanatos. Il Guerriero rispose in tono solenne: «Lo faró, Somma Sacerdotessa. E saró anche abbastanza vicino da proteggere Afrodite e Zoey, se fosse necessario». «I tavoli fanno parte del ristorante. Li lasciano fuori per i fumatori», spiegó Afrodite. Si frugó nella borsetta e lanció a Shaunee un pacchetto di sigarette. «Fumi?» Poteva sembrare sciocco, ma, dopo tutto quello che avevamo passato insieme, il pensiero che Afrodite fumasse mi sconvolgeva. «Diavolo, no! Non sai quante rughe ti vengono se fumi? Pelle tipo carne sotto sale a trent’anni, figurati. So dei tavoli per fumatori perché sono giá stata qui al ristorante, quindi sono venuta preparata.» Afrodite guardó Shaunee. «Mentre Zoey e io fingiamo di studiare, tu puoi fingere di fumare e che Dario sia il tuo ragazzo. Come prima, ’fingere’ é il concetto principale. Tieni in mente che dai finestroni ti posso vedere e che se fingi troppo bene ti faccio secca. Oh, tra l’altro, ordina la zuppa al white chili. Quella non devi fingere di mangiarla: é ottima.» «Grazie», fece Shaunee. «E, anche se sei piú che odiosa, grazie per avermi prestato il tuo Guerriero.» «Non parlarne neanche. E intendo in senso letterale. Mai.» Thanatos continuó ignorando Afrodite e tutti noi: «Damien, lungo il lato est del Mayo c’é un vicolo. é poco illuminato e ci tengono i rifiuti. Puoi sistemarti lí. Stark, tu andrai con lui. Se qualcuno dovesse cercare di distrarlo prima che il cerchio sia creato, usa tutte le tue capacitá di controllo mentale per far andare via quella persona». Stark annuí. «Capisco. Non lasceró che nessuno dia fastidio a Damien. Proprio come Dario non lascerá che nessuno dia fastidio alla mia Zy.» «Su questo hai la mia parola», disse Dario. Strinsi la mano a Stark. Sapevo che detestava che fossimo divisi ma, come me, ne capiva il motivo. Il cerchio andava protetto, e l’aria di Damien era il primo elemento a essere evocato, per cui sarebbe dovuto restare in un vicolo freddo e buio ad aspettare che Thanatos facesse il giro dell’isolato e realizzasse l’incantesimo. Damien sarebbe stato molto piú vulnerabile di me, seduta in un bel ristorante a fingere di studiare geometria. «Stevie Rae, il vicolo di Damien incrocia un piccolo ingresso per i dipendenti sul retro dell’edificio, da questo lato di 4th Street.» Stevie Rae annuí. «Quello é il mio nord. Rephaim e io saremo lí.» Thanatos si rivolse a Shaylin. «Cheyenne é la strada che segue il lato ovest del Mayo. Non c’é un nascondiglio adeguato per te. é semplicemente un marciapiede. L’acqua é il terzo elemento a essere chiamato. Non ti mentiró: sarai sola finché terra e fuoco non completano il cerchio.» «No, non é cosí», replicai in fretta, grata delle parole che mi suggeriva l’intuito. «Ci sará Nyx con lei. Le ha giá regalato dei doni fantastici: la Vista Assoluta e un’affinitá con l’acqua, oltre alle capacitá mentali di tutti i novizi rossi.» «é vero, Shaylin», aggiunse Stevie Rae. «Sei stata Segnata da poco, quindi non hai ancora avuto il tempo di esercitarti dato che, be’, abbiamo deciso che non é tanto carino ficcanasare nella testa delle persone normali, peró lo puoi fare. Se qualcuno ti rompe, tu lo fissi. Quando incrocia il tuo sguardo, di’ quello che vuoi che faccia e intanto pensa intensamente a quella cosa.» Shaylin annuí. Non sembrava affatto nervosa, ma salda come una roccia. «Mi concentro e penso: Vattene, lasciami in pace, dimentica di avermi visto! Giusto?» Stevie Rae sorrise. «Sí, giustissimo. Visto? Dettofatto.» «Staró in guardia anche per te», disse Kalona. «No! Shaylin é in grado di cavarsela da sola. Lo siamo tutti. Il tuo compito é di non staccare mai gli occhi dalla cima del Mayo e dal terrazzo di Neferet. Non appena vedi mia nonna, ti precipiti a salvarla. Per stasera é l’unico incarico che hai», sentenziai. «Non é vero, giovane Sacerdotessa», s’intromise Thanatos. «Kalona é il mio Guerriero e, in quanto tale, ha la responsabilitá di proteggere i nostri novizi, oltre che me.» Raggiunse l’immortale alato. «Seguimi passo passo mentre creo il cerchio e realizzo l’incantesimo. Veglia su di noi. Accertati che tutto sia pronto per ció che intendiamo ottenere stasera.» Lo sguardo di Thanatos si spostó su di me e poi su Aurox, a margine del nostro gruppetto. «Finché il cerchio non é completo, non devi entrare nella tana di Neferet.» «Aspetteró fino a quando non mi sentiró ricolmo degli elementi», disse Aurox. «Ricorda, Aurox, senza la forza degli elementi, tu non puoi controllare la bestia, che emergerá quando Neferet si renderá conto che sei andato da lei per la sua prigioniera», continuó Thanatos. «Me ne ricorderó.» «E io mi accerteró che il vostro cerchio sia chiuso», disse Kalona. «Vi osserveró dal cielo e vi difenderó.» L’immortale alato spostó i gelidi occhi d’ambra su Aurox. «Renditi conto che non ti posso aiutare. Dovrai combattere da solo per uscire dalla casa di Neferet.» Questo mi stupí un po’. Ero stata cosí concentrata sul portare in salvo mia nonna che non avevo nemmeno preso in considerazione quello che sarebbe successo dopo ad Aurox. «Aspetta, non puoi portare via di lá tutti e due?» chiesi a Kalona. «In sicurezza? No. Anche la mia forza immortale ha dei limiti. Aurox, se ti lasciassi cadere dal cielo, rimarresti ucciso?» Era davvero folle ascoltare Kalona parlare ad Aurox di precipitare dal cielo come se gli stesse chiedendo se col groviera preferiva prosciutto o tacchino. Aurox mosse le spalle, inquieto. «Credo che dipenderebbe dal fatto che la bestia si sia manifestata oppure no. é molto piú difficile distruggere lei di me.» Adesso toccava a me sembrare stranamente calma quanto quei due. «Quando la nonna sará al sicuro, richiameremo i nostri elementi. A quel punto, Aurox, lascia che la bestia assuma il controllo quel tanto che basta a farti uscire da lí.» «Credi che sia possibile?» gli domandó Thanatos. «Forse. Penso dipenderá molto da Neferet. Io... io non avevo pensato a come uscire, solo a come entrare», replicó Aurox. «Sono d’accordo con Zoey. Usa la bestia. In precedenza a Neferet é servito un sacrificio per controllarla. Le servirá di nuovo, ma noi gliel’avremo tolto», consideró Thanatos. «Puó garantirti la salvezza. Quando tornerai in te, vieni di nuovo alla Casa della Notte.» Il viso di Aurox sembró illuminarsi. «Per restare? Potró andare a scuola lí?» «Questa é una domanda troppo grande perché possa rispondere io da sola. Sará il Consiglio Supremo a decidere il tuo destino», replicó Thanatos. Trattenni il fiato, aspettandomi che, rendendosi conto che in pratica si trattava di una missione suicida, Aurox rinunciasse, ci mandasse tutti al diavolo e se ne andasse via. Non fece nessuna di quelle cose ma incroció il mio sguardo e disse: «Ho una cosa da chiederti». «Okay, sentiamo.» «Cosa significa essere un succhiaruote?» Mi sarei stupita di meno se Aurox si fosse accovacciato in un angolo a partorire una cucciolata di gattini. Per un secondo neppure mi venne una risposta, poi sbottai: «é gergo sportivo. Vuol dire che non ti sei guadagnato quello che ottieni ma che é stato qualcun altro a far fatica, tu subentri all’ultimo e ti prendi il merito». Il viso di Aurox era una maschera priva di emozioni. Prese un respiro profondo e lo emise lentamente. Lo fissavamo tutti, ma lui non disse niente. Se ne stava lí, a respirare, immobile quasi come una statua. La voce di Stark spezzó il silenzio: «Okay, allora, a chi é che stai succhiando la ruota?» Aurox spostó lo sguardo di luna sul mio Guerriero. «A nessuno. Proprio a nessuno, e stasera lo dimostreró.» Poi i suoi occhi si fissarono di nuovo nei miei. «Quando sento la presenza degli elementi vado da Neferet. Non appena nonna Redbird é in salvo, fate come hai detto. Ritirate gli elementi. Poi scappate. Non correró il rischio di fare del male a qualcuno di voi e non posso essere sicuro di mantenere il controllo della bestia. Di’ a nonna Red– bird che la sua salvezza é piú importante della mia.» tornó a guardare il gruppo. «Ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora.» Quindi Aurox si allontanó di corsa, attraversó la strada e sparí oltre la porta del Mayo. «Per lui sará una notte di schifo», commentó Stark. «Eufemismo del secolo», ribatté Afrodite. «Per lui é tutta la vita che sará uno schifo.» 23 NEFERET «Allora, vecchia, cosa pensi ci sia nel tuo sangue di tanto rancido che i miei piccoli non possono berlo?» La testa di Sylvia Redbird si voltó con infinita lentezza. I suoi occhi erano laghi scintillanti dentro la gabbia di Tenebra. «I tuoi burattini non possono bere da me perché ho avuto il tempo di prepararmi al tuo arrivo.» L’anziana signora aveva la voce roca, ma v’indugiava ancora una forza che stupí moltissimo Neferet, oltre a darle un gran fastidio. «Eh, giá, perché tu sei cosí speciale e amata dalla tua Dea. Ma no, aspetta», esclamó Neferet con finto shock. «Se sei davvero cosí speciale e amata, come mai ti trovi qui, tormentata dai miei piccoli? Perché la tua Dea non ti salva?» «Tsi Sgili, sei tu che mi hai definito speciale, non io. Se me l’avessi chiesto, mi sarei definita apprezzata dalla Grande Madre Terra. Niente di piú. Niente di meno.» «Se é cosí che la tua Madre Terra tratta una sua apprezzata figlia che le chiede aiuto gridando, potrei forse suggerirti di cambiare dea?» Neferet sorseggió il vino corretto con sangue. Non sapeva bene perché sentisse il bisogno di deridere quella donna. Il suo dolore e la sua morte imminente le sarebbero dovuti bastare, ma non era cosí. Neferet detestava che Sylvia non urlasse. Che non implorasse. Dopo che Kalona era volato via, Sylvia aveva persino smesso di gemere di dolore. Adesso, Quando non stava zitta, la vecchia signora cantava. Neferet odiava quei maledetti canti. «Non ho chiesto aiuto alla Grande Madre Terra. Ho solo implorato la sua benedizione, e lei me ne ha data dieci volte tanto.» «La sua benedizione! Sei dentro una gabbia di Tenebra che ti sta uccidendo in modo lento e doloroso. Cosa sei, una santa cattolica? Devo forse crocifiggerti a testa in giú e decapitarti?» Neferet rise, ma persino per lei quel suono risultó vacuo. Io ho bisogno di adulazione e venerazione! Come posso regnare da Dea senza adoratori? «Sei stata tu a uccidere i professori.» Sylvia non aveva fatto una domanda, ma Neferet sentí la necessitá di risponderle. «Certo che sono stata io.» «Perché?» «Per creare caos tra umani e vampiri, é ovvio.» «Ma che vantaggio ne hai?» «Il caos brucia: la gente, i vampiri, la societá.. Il vincitore che emergerá dalle ceneri controllerá il mondo. E il vincitore saró io.» Sentendosi compiaciuta e rafforzata, Neferet sorrise. «Ma il potere ce l’avevi giá.Eri Somma Sacerdotessa della Casa della Notte. Eri amata dalla tua Dea. Perché buttare via tutto?» Neferet la guardó con le palpebre strette. «Potere non significa controllo. Quanto potere esercita la tua Grande Dea Terra se non é in grado di fare una cosa semplice come decidere o no se ti toglieró la vita? L’ho imparato da tanto, che il controllo é l’unico vero potere.» Sylvia scosse la testa, sembrando finalmente stanca. «Tsi Sgili, non puoi davvero controllare nessuno tranne te stessa. Potrebbe apparire il contrario, ma ognuno fa le proprie scelte.» «Davvero? Testiamo la tua teoria. Immagino che tu preferisca vivere.» Neferet s’interruppe, in attesa della reazione di Sylvia. «Preferirei.» La risposta fu un sussurro. «Bene, credo di poter controllare se vivrai o morirai. Adesso, vediamo chi ha piú potere.» Neferet sollevó il polso. Con un movimento rapido ed esperto, passó l’unghia appuntita sulla vena pulsante. «Comincio a trovare noiosa la conversazione.» Mentre il sangue scorreva, il tono di Neferet divenne una cantilena. «Venite, bambini, gustate la mia rabbia, usate il mio potere per chiuder la sua gabbia!» I tentacoli di Tenebra le scivolarono intorno, impazienti di bere dal suo polso. Corroborati, tornarono da Sylvia. L’anziana signora sollevó le braccia in un gesto di difesa, ma nel farlo numerosi dei suoi bracciali si spezzarono, spargendo argento e turchesi tra le sbarre della prigione che si chiudeva su di lei, per andare a cadere, innocui, nella pozza sempre piú grande del suo sangue. Quando tentó di riprendere il canto, le parole vennero bloccate dai fili pulsanti che si arrotolavano sulla pelle delle sue braccia rimasta nuda e indifesa. Sylvia Redbird trattenne il fiato per la rinnovata sofferenza. Neferet rise. KALONA Gli umani non guardano in alto. Quello non era cambiato con l’invecchiare del mondo. L’uomo aveva conquistato il cielo e tuttavia, a meno che non ci fosse un tramonto splendente o una scintillante luna piena, di rado gli esseri umani guardavano al di sopra delle loro teste. Kalona non lo capiva ma ne era contento. Giró intorno al Mayo, individuando Damien, Stevie Rae, Shaylin e Shaunee. Poi tornó all’Oneok Plaza, atterrando accanto a Thanatos. «I quattro sono in posizione.» Thanatos annuí. «Bene. Zoey é entrata. é ora di cominciare.» Di sotto la voluminosa veste di velluto, trasse una grossa borsa scura e una scatola di lunghi fiammiferi di legno. Kalona indicó la borsa. «Sale per consolidare cerchio e incantesimo?» «Sí, é un edificio molto grande. Il sale in zucca non basta.» L’immortale annuí, pensando che in realtá aveva iniziato ad apprezzare l’asciutto senso dell’umorismo di Thanatos. «Speriamo che in quella borsa ci sia anche un po’ di fortuna.» «Fortuna? Non pensavo che gli immortali ci credessero.» «Dobbiamo salvare un’umana, non un’immortale. Gli umani incrociano le dita e si augurano buona fortuna a vicenda. Li sto semplicemente imitando. E poi credo che ci serva tutto l’aiuto che possiamo ottenere. Se questo implica un po’ di fortuna, l’accetteró.» «Anch’io.» Thanatos gli tese la mano. «Comunque vada stasera, so che manterrai il giuramento fatto a me e, attraverso di me, a Nyx. Kalona, ti auguro che tu benedetto sia.» Lui le strinse l’avambraccio e chinó la testa in segno di rispetto. «Ben trovata, ben lasciata e ben trovata ancora, Somma Sacerdotessa.» Kalona si lanció nel cielo mentre Thanatos attraversava 5th Street ed entrava nel vicolo scuro in cui attendeva Damien, protetto da Stark. Posatosi su un contrafforte in pietra della facciata est, Kalona osservava dall’alto. Si stupí che la voce della Sacerdotessa arrivasse tanto chiara fino a lui: la forza dell’incantesimo della vampira era tangibile e, se poteva udirla lui, lo stesso valeva per qualche umano. «Vieni, aria, unisciti al cerchio che creo stavolta, proteggi, difendi, sii presente e tutto ascolta.» Thanatos sfregó il fiammifero e la candela gialla prese vita, illuminando il viso serio di Damien. Stark era davanti a lui, arco e freccia in mano. Kalona si libró in volo Mentre la Somma Sacerdotessa ripercorreva rapida i propri passi, la mano in tasca, per gettare una scia di sale. Le luci dell’atrio del Mayo riverberarono sui minuscoli cristalli, che dall’alto parevano disegnare un sentiero di diamanti. Thanatos raggiunse il tavolino cui sedevano Dario e Shaunee. La giovane novizia aveva sistemato la borsetta in modo che impedisse ai passanti di vedere la candela rossa. «Vieni, fuoco, unisciti al cerchio che disegno vigile, forte, per darci ció di cui abbiamo bisogno.» Il fiammifero si accese prima ancora che la vampira potesse sfregarlo, facendo avvampare la candela rossa con un sonoro vuuuscc. Kalona si acciglió.Era un bene che gli elementi si stessero manifestando, ma avrebbe preferito che fossero meno rumorosi. Continuando con la scia di sale, Thanatos giró intorno all’edificio fino al marciapiede della strada chiamata Cheyenne. Anche lí, sulla parete, c’erano dei contrafforti circa a metá dei nove piani, dove Kalona poté appostarsi e osservare la piccola novizia seduta a gambe incrociate in mezzo a due siepi. Shaylin si era nascosta cosí bene che Thanatos quasi le passó davanti senza vederla. Kalona approvó. «Giovane ma astuta. Nyx non si é sbagliata nel sceglierla», mormoró. «Vieni, acqua, unisciti al cerchio, t’imploro, scorri, lava, riempi, rafforza, questo é il tuo lavoro.» La candela blu non prese vita con un’esplosione, come aveva fatto il fuoco di Shaunee, ma inizió a bruciare in modo uniforme e Kalona percepí il fresco profumo delle piogge di primavera arrivare fino a lui. Riprese la via del cielo, sempre seguendo la Somma Sacerdotessa. Stevie Rae aspettava sul retro del palazzo insieme con Rephaim. Thanatos dovette scendere una scaletta ripida e buia e districarsi tra camioncini delle consegne. Kalona volteggiava osservando con attenzione. Rephaim protegge la sua Stevie Rae, e io proteggo lui. Ma sembrava che una vigilanza cosí stretta non fosse necessaria. La notte era silenziosa come la morte mentre Thanatos si fermava di fronte a Stevie Rae. «Vieni, terra, unisciti al cerchio di stasera, sostieni, motiva, mantieni la fiducia nella nostra sfera.» La candela verde sfrigoló e si accese. A quella luce guizzante, Kalona intravide il viso di Rephaim. Il ragazzo aveva un’aria solida e sicura, come se fosse convinto che il risultato di quella notte non potesse che essere positivo. L’immortale desideró avere la fede di suo figlio. Riprese il volo, tenendo d’occhio Thanatos che completava il cerchio intorno al Mayo, tagliando per il vicolo sul retro e passando rapida e silenziosa oltre Damien e Stark, racchiudendo l’edificio in una striscia di sale. Raggiunta di nuovo l’entrata principale, la vampira esitó solo il tempo di guardare in alto. Kalona incroció il suo sguardo prima di alzarsi verso la cima dell’Oneok Plaza e appollaiarsi lá.Da quell’osservatorio privilegiato, l’immortale vide la Somma Sacerdotessa entrare al Mayo. La perse di vista un istante ma poi scorse il suo mantello scuro dal finestrone del ristorante su cui dava il tavolo di Zoey e Afrodite. Kalona non poteva udirne le parole, ma lei mormoró ció che mancava a completare l’evocazione degli elementi: «Vieni, spirito, unisciti al cerchio in questo momento, aiutaci, riempici, sulla tua forza facciamo affidamento». Zoey si era portata in tasca una minuscola candela votiva viola. Lei e Afrodite avevano parlato di nasconderla dietro il libro di testo che usavano come oggetto di scena. Kalona non riusciva a vedere la luce della candela, ma era assolutamente certo che il cerchio fosse stato creato e l’incantesimo di protezione realizzato. Percepí una ventata di potere elementale, che gli pizzicó la pelle come una scintilla elettrica. No! avrebbe voluto gridare alla notte. Se posso percepire l’incantesimo, lo fará anche Neferet! Con un orribile presentimento, Kalona fissó lo sguardo sulla terrazza dell’attico del Mayo. Non riusciva a vedere oltre la balaustra di pietra. Doveva forse alzarsi in volo e correre il rischio che lei lo scoprisse? Cosa stará succedendo lá dentro? «Spicciati, ragazzo. Vai lassú e distrai Neferet, in modo che non si accorga del cerchio qui sotto e la sua vendetta ricada solo su di te. Mi accerteró che se ne vadano tutti salvi. Porta via la vecchia signora prima che la Tsi Sgili ti uccida!» Era quella la veritá che non era stata detta ad alta voce. Kalona lo sapeva, e pensava che lo sapesse anche Aurox: non ci sarebbe stato scampo per lui. Quella notte, Neferet avrebbe ucciso il suo Strumento traditore. Kalona percepí il calore e seppe che Erebo si era materializzato prima ancora che parlasse. Non staccó lo sguardo dalla terrazza di Neferet. «Pronto ad accettare il mio aiuto, fratello?» «Perché dovrebbe servirmi il tuo aiuto? Sono sempre stato io il Guerriero migliore», replicó. «Il Guerriero migliore, forse, ma non il migliore Consorte.» Kalona si rifiutava di reagire alla punzecchiatura. «Quello era il tuo titolo, non il mio. Torna dalla tua Dea. Stasera non ho né il tempo né la pazienza per discutere con te.» La risposta di Erebo fu in tono impassibile: «La Tenebra non puó bere da entrambi noi. Se volo di lá con te, possiamo liberare la vecchia signora e riportarla da quelli cui vuole bene. Neferet non ci potrebbe fermare». Kalona si mosse quel tanto che bastava a dare un’occhiata al fratello senza perdere di vista la balconata. «Perché lo faresti?» «Per ottenere ció che voglio, é ovvio.» «E sarebbe?» «Che tu sparisca dalla Casa della Notte, da qualunque Casa della Notte. I vampiri non sono la tua gente. Creati un’eternitá altrove e lascia questi figli alla Notte e al suo Sole.» «Sono legato per giuramento alla Morte come suo Guerriero, e non commetteró spergiuro.» «L’hai giá fatto in precedenza. Una volta in piú o in meno cosa cambia?» «Non saró mai piú uno spergiuro!» La rabbia di Kalona fece increspare l’aria del gelido potere della luce lunare. Dal corpo baciato dal sole di suo fratello si levó una foschia che scivoló sulle ali candide. Erebo si scosse e la foschia svaní. «Come al solito, pensi solo a te stesso», ghignó con aria di spregio. Kalona scosse la testa, disgustato. «Cosa direbbe Nyx sentendoti barattare la vita di un’anziana signora?» Erebo sbuffó. «Tu parli a me della vita di una vecchia? Quante donne, giovani e anziane, hai distrutto durante i secoli del tuo esilio?» Kalona diede le spalle al fratello. «Nyx non sa che sei qui. Io sono stato bandito. Io ho infranto un giuramento. Tuttavia sono abbastanza saggio da sapere che, se lo scoprisse, la tua Dea disprezzerebbe ció che stai facendo.» «É te che disprezza la mia Dea!» Kalona non lo guardó andarsene. L’assenza di calore e malizia era prova sufficiente del fatto che Erebo fosse tornato nell’Aldilá. In silenzio, Kalona continuó a fissare lo spazio che lo divideva dalla terrazza. Non ci volle molto perché Thanatos lo raggiungesse. «Il cerchio é aperto. L’incantesimo é realizzato. Adesso possiamo solo aspettare», esordí la Somma Sacerdotessa. «E osservare», convenne l’immortale alato, aggiungendo tra sé:E sperare. AUROX Percepí il potere dell’incantesimo protettivo e capí subito cosa significava. Senza esitare, Aurox si precipitó nell’ascensore e premette il pulsante dell’attico. «In fretta! Dai, fa’ in fretta!» gridó alle porte chiuse. Troppo lento. Devo arrivare subito! Se l’ho percepito io l’incantesimo, se ne sará accorta anche lei! Aurox avrebbe voluto picchiare i pugni contro le pareti della scatola di metallo che procedeva cosí piano. La frustrazione lo travolse, calda e densa. La bestia si agitó. Aurox smise di muoversi. In preda al panico, rallentó la respirazione. Controlla la bestia... controlla la bestia... prese a ripetere nella mente. Fu quando infine l’ascensore raggiunse l’ultimo piano e le porte si aprirono che gli elementi lo trovarono. Con un’ondata di energia, lo ricolmarono di forza e di calma, smorzando il calore della bestia. Lui emise un lungo sospiro di sollievo e, con rinnovata fiducia, mise piede sul liscio marmo dell’ingresso. L’odore del sangue di Neferet era penetrante. Per un attimo, Aurox non comprese. Che nonna Redbird fosse riuscita a ferire la Sacerdotessa? Poi udí una risata e il familiare fruscio che facevano i tentacoli di Tenebra quando si nutrivano. E udí anche i terribili gemiti di una donna che soffriva. Facendosi coraggio, Aurox trasse forza dagli elementi e si mosse rapido e silenzioso verso il soggiorno della suite. Pensava di essere preparato a ció che avrebbe visto. Sapeva che Neferet aveva ingabbiato nonna Redbird nella Tenebra. Sapeva che lei sarebbe stata ferita e spaventata. Ma era molto peggio di come se l’era immaginato! Riservó alla nonna solo un’occhiata, incrociando il suo sguardo pieno di dolore appena un istante. Era su Neferet che doveva concentrare l’attenzione. Lei non sembrava neppure essersi resa conto della sua presenza. Era sdraiata sul grande divano nero a semicerchio. Aveva le braccia aperte, i palmi all’insú, e stava ridendo. Tutto intorno a lei c’erano tentacoli di Tenebra che brulicavano sui cuscini e si contorcevano gli uni contro gli altri: fremevano per raggiungere i polsi sanguinanti di Neferet. Quando una bocca lasciava la sua pelle, ecco che un’altra era pronta a sostituirla. Aurox rimase a guardare i fili gonfi scivolare fino alla gabbia che tratteneva nonna Redbird, dove si univano agli altri che, simili a rasoi, stavano infierendo sulla vecchia signora creando le stesse ferite da cui era appena guarito Kalona. Aurox sapeva che Sylvia non sarebbe stata altrettanto fortunata. Raggiunse la Tsi Sgili a grandi passi e cadde in ginocchio davanti a lei. «Sacerdotessa! Sono tornato da te!» Udendo la voce del ragazzo, Neferet sollevó la testa. Lo guardó di sbieco, come se faticasse a metterlo a fuoco, poi sgranó gli occhi. L’aveva riconosciuto. Con una singola, rapida mossa, Neferet afferró un tentacolo che aveva appena bevuto da lei e lo scaglió contro Aurox. La serpeggiante creatura lo colpí in pieno petto, tagliandogli la maglia e lacerandogli la pelle. «Sei in ritardo!» gli gridó Neferet. Aurox non batté ciglio. «Perdonami, Sacerdotessa! Mi sono confuso. Non sapevo piú come tornare da te», disse, pensando che fosse la scusa piú credibile per Neferet. La Tsi Sgili si mise a sedere dritta, scostando con delicatezza i tentacoli dai polsi ed emettendo suoni chiocci per rabbonirli come se fossero amati figlioletti. «Hai ignorato il mio ordine. Ho dovuto eseguire un sacrificio per ottenere il controllo della bestia, e nonostante questo hai fallito.» Gli scaglió addosso un altro tentacolo, che incise un nastro rosso sul bicipite del ragazzo. Il dolore si moltiplicó.La bestia se ne accorse e inizió ad agitarsi. Aurox chiuse gli occhi e immaginó il cerchio di luce, che lo circondava e lo proteggeva. Pur riluttante, la bestia si acquietó. Rafforzato, Aurox aprí gli occhi e imploró Neferet: «Non ho ignorato il tuo ordine! Sono state la creazione del cerchio e l’invocazione della Morte che mi hanno sconfitto. Sacerdotessa, non ti so descrivere l’effetto della Luce e della forza che Thanatos ha evocato. Ha influenzato la bestia. Non ero in grado di richiamarla!» «Ma io sí, e anche dopo che avevi mancato nel distruggere Rephaim per spezzare il cerchio.» Neferet lanció un terzo filo di Tenebra. Che non si limitó a tagliarlo, ma gli si avvolse intorno al collo e inizió a bergli il sangue. Aurox non batté ciglio, ma dentro di lui la bestia ruggiva, anche se il suono era affievolito da una fresca cascata d’acqua e allontanato da un potente soffio d’aria. «Quello é stato colpa di Dragone Lankford. Lui proteggeva Rephaim», replicó, rimanendo immobile mentre la Tenebra continuava ad alimentarsi. Neferet scosse la testa, irritata. «Dragone non avrebbe dovuto essere lí. Pensavo che la morte di Anastasia l’avesse distrutto. Purtroppo, mi sbagliavo.» Sospiró. «Continuo a non capire perché tu non abbia ucciso Rephaim dopo che Dragone era morto.» «Sacerdotessa, é andata come ho detto. L’incantesimo mi ha fatto qualcosa di terribile. Non ero piú io. Non avevo il controllo della bestia. Dopo che ha incornato il Signore delle Spade, non sono riuscito a costringerla a rimanere e finire Rephaim. é fuggita via e non ho potuto fermarla. Solo oggi sono tornato in me. Nell’attimo in cui mi sono sentito di nuovo me stesso, ho ritrovato la strada per venire da te.» Neferet lo guardó accigliata e mormoró tra sé:«Be’, non é che tu avessi poi molto buonsenso da recuperare. Immagino che avrei dovuto aspettarmelo: sacrificio imperfetto, Strumento difettoso». Quindi riprese a rivolgersi a lui. «Comunque non é finita poi cosí male. Hai troncato l’onorevole e noiosa esistenza di Dragone Lankford. Non hai fermato il Rituale di Svelamento e per questo sono stata scacciata dal Consiglio Supremo dei Vampiri, ma ho deciso che in fondo non m’importa piú di tanto. Non quando ho gli umani della zona e il mio piccolo gruppo di vampiri con cui giocare. Perció sei perdonato», concluse, chinandosi in avanti e offrendo ad Aurox la mano sporca di sangue. Aurox la prese e chinó la testa. «Grazie, Sacerdotessa.» Il tentacolo che aveva bevuto dal suo collo staccó le fauci scure, cadde sulla mano tesa di Neferet e le risalí il braccio per andarsi ad accovacciare accanto al seno. «A dire il vero, il tuo ritorno mi ha fatto venire un’idea. Dragone Lankford era sconvolto dalla morte della sua compagna. Patetico, in realtá, e debole, consentire a qualcuno di avere un tale effetto sulle proprie emozioni. Ma non importa. Dragone era saggio e maturo, tuttavia la fine di Anastasia l’ha quasi distrutto. Zoey Redbird non é né saggia né matura. Quando Kalona ha tanto stupidamente ucciso il suo umano, é andata in pezzi e io ero quasi riuscita a liberarmi di lei.» Neferet prese a picchiettarsi il dito chiazzato di sangue sulle labbra rosse e il suo sguardo passó da lui all’angolo estremo della stanza, dove Sylvia Redbird era rinchiusa in una gabbia di Tenebra sempre piú stretta. «Sylvia, riesci a immaginare quanto sará devastata la tua povera, dolce u–we–tsi– a–ge–u–tsa quando morirai?» La voce di nonna Redbird era debole e velata dal dolore, ma non esitó a replicare: «Zoey é piú forte di quanto tu creda. Tu sottovaluti l’amore. Credo che sia perché non hai mai consentito a te stessa di conoscerlo». «Non ho mai consentito che mi controllasse come se fossi un’idiota!» Negli occhi di Neferet passó un lampo furioso. Aurox avrebbe voluto pregare nonna Redbird: Non farla arrabbiare, resta in silenzio finché non ti libero! Ma la donna non rimase in silenzio. «Accettare l’amore non rende idioti. Rende umani, ed é proprio ció che tu non sei, Tsi Sgili. Tu ti glori della vittoria sull’umanitá Solo perché ció che sei diventata é un essere corrotto che é assolutamente impossibile amare.» Aurox vide che le parole dell’anziana signora avevano colpito nel profondo Neferet, che si alzó e, con un sorriso che la fece somigliare a una serpe, gli ordinó: «Strumento, richiama la bestia e uccidi Sylvia Redbird!» 24 AUROX Anche se ad Aurox serviva quell’ordine per avvicinarsi a nonna Redbird quanto bastava per salvarla, le parole gli annodarono lo stomaco, facendo accelerare il battito del cuore. Si alzó e inizió a dirigersi verso la gabbia di tentacoli di Tenebra. «Basta che le spezzi il collo. Non danneggiarne il corpo piú di quanto non abbiano giá fatto i miei piccoli. voglio essere certa che Zoey possa identificarla.» «Sí, Sacerdotessa», replicó Aurox, rigido. Non guardó la terribile pozza di sangue semicoagulato e frammenti di turchese che chiazzava il tappeto sotto la gabbia. Incroció lo sguardo di nonna Redbird. Con quell’occhiata, tentó di dirle che non doveva avere paura, che non le avrebbe mai fatto del male. Mimó due parole per lei: Scappa... Terrazza. Gli occhi della donna non si staccarono mai dai suoi. Annuí e poi disse: «Mi mancheranno il sole all’alba, la lavanda e la mia u–we– tsi–a–ge–u–tsa, ma la morte non mi fa paura». Aurox era quasi a portata della gabbia. Sapeva cosa doveva fare. I tentacoli si sarebbero aperti per lui, la nonna sarebbe scappata, lui l’avrebbe inseguita, tenendo il proprio corpo tra lei e gli striscianti figli di Neferet, per poi raggiungerla in terrazza, dove l’avrebbe tenuta fino all’arrivo di Kalona, che doveva portarla in salvo. Poi gli elementi l’avrebbero abbandonato e la bestia avrebbe dovuto lottare per la propria libertá. Aurox aveva poche speranze di vincere, ma si aggrappava al pensiero che liberare nonna Redbird era di per sé una vittoria. Sollevó le mani per separare i tentacoli. «Perché non hai evocato la bestia?» La voce di Neferet era a pochi centimetri da lui. Nonna Redbird si fece piccola per la paura, fissando oltre la spalla del ragazzo. Aurox si voltó.Neferet stava fluttuando su un nido di vischiosi viticci. Lui non riusciva a vederne i piedi perché, dalle ginocchia in giú, lei sembrava essere diventata parte dei fili di Tenebra che per cosí tanto tempo aveva nutrito. A quel punto provó paura. Gli scivoló addosso come il brivido del vento d’inverno. Dentro di lui il fuoco gli invió un po’ di calore e Aurox ritrovó la voce. «Sacerdotessa, la bestia non ascolta i miei ordini, come prima del Rituale di Svelamento. Ma non mi serve per spezzare il collo a una vecchia.» «Peró a me le bestie piacciono tanto. Ti aiuteró io a richiamarla.» Rapida come un cobra, Neferet diede uno schiaffo al ragazzo. La bestia fremette e la terra ridusse il dolore pungente, consentendo ad Aurox di controllare ancora il mostro. Neferet inarcó un sopracciglio. «Che cosa interessante. Percepisco solo una piccola traccia della presenza del toro.» Il nido di Tenebra la trasportó ancora piú vicino ad Aurox, che poté odorarne l’alito. Era rancido, come se lei avesse mangiato carne marcia. S’impose di non muoversi mentre la Tsi Sgili si chinava su di lui mettendogli le braccia intorno alle spalle quasi fossero stati amanti. «Sai cos’é che percepisco, invece?» Aurox non riusciva a parlare, limitandosi a scuotere la testa. «Te lo diró.» Gli fece scorrere un’unghia tagliente sulla guancia. Il sangue sgorgó e i tentacoli intorno a loro presero a fremere. «Percepisco tradimento.» Lo colpí di nuovo, stavolta affondandogli le unghie nella carne e facendolo sanguinare ancora. «Tu sei uno Strumento, creato come dono per me. Sei mio e ai miei ordini. La bestia é mia, e la posso evocare.» Un altro schiaffo, altro sangue. La bestia si agitó,ma lo spirito diede forza ad Aurox, consentendogli di mantenere il controllo. «Lo spirito? Come puó essere presente in te lo spirito?» Neferet torreggió su di lui, la furia che faceva espandere e moltiplicare i suoi figli. Gli scaglió contro un filo di Tenebra. «Colpiscilo!» Questa volta Aurox sollevó il braccio per bloccare il colpo e il tentacolo lo ferí in profonditá.La bestia si agitó di nuovo, nutrendosi del dolore di Aurox. Subito, gli altri quattro elementi si unirono alla forza calmante dello spirito e l’acqua lení, l’aria rinfrescó, la terra diede stabilitá e il fuoco forza. La rabbia di Neferet fu terribile. «Gli elementi sono con te! Dov’é quella cagna di Zoey? Dov’é il suo cerchio?» «Al sicuro da te, strega!» strilló Aurox, poi si voltó e ruppe la gabbia di Tenebra. Presa tra le braccia nonna Redbird, Aurox si mise a correre. «Colpite! Ferite! Lacerate anche un po’. Date ad Aurox uno strazio che sopportare non si puó!» I tentacoli afferrarono il ragazzo alle caviglie, tagliando in profonditá e facendolo inciampare. Lui lasció cadere nonna Redbird, che gridó:«Aurox!» Lui tentó di risponderle, di dirle di scappare in terrazza dove l’attendeva la libertá, ma Neferet fu piú veloce e completó l’incantesimo in meno di un respiro: «Fatta di Tenebra, bestia, esci fuori! Obbedisci al mio ordine e saranno dolori!» Aurox era avvolto dai fili di Tenebra. Che non si limitavano a tagliare, ma premevano i propri corpi contro di lui. Lacerandosi, la sua pelle cominció ad assorbire le terribili creature vischiose. In lui si propagó un dolore lancinante. A ogni battito del suo cuore frenetico, la Tenebra pulsava piú a fondo nel corpo di Aurox, lottando con gli elementi fino a farli fuggire e risvegliando la bestia. Nonna Redbird singhiozzava e si tendeva verso di lui. Lo strazio era insopportabile e, con un tremito orribile, il corpo del ragazzo inizió a trasformarsi. «No! Vai!» riuscí a gridare Aurox. La sua voce era cambiata. Era potente in modo impossibile e del tutto inumana. La bestia uscí, nata da dolore e rabbia e disperazione. L’anziana signora si rimise in piedi e inizió a zoppicare verso la porta rotta del balcone. «Uccidila. Ora!» ordinó Neferet. Con ció che restava della sua mente, Aurox urló Mentre la bestia ruggiva e obbediva. ZOEY Scossi la testa: Afrodite stava ordinando il terzo calice di champagne. «Come fai a bere?» «Usando la mia carta d’identitá falsa che dice che ho venticinque anni e mi chiamo Anastasia Beaverhousen.» Alzai gli occhi al soffitto. «Okay, d’accordo. Il mio vero nome falso é Kitina Maria Bartovik.» «E questo suona mooolto meno falso», replicai, alzando di nuovo lo sguardo al cielo. «Mettila come vuoi. Funziona.» «Non hai capito cosa intendevo riguardo alla milionata di bicchieri di champagne», ribattei. «No, non é cosí, ma tu non hai capito il mio senso dell’umorismo.» Sorseggió le bollicine di liquido rosa. «Tra parentesi, di colpo sembra che stai di merda. Che c’é?» Mi passai la mano sulla fronte. Tremavo. Lo stomaco mi stava uccidendo. Afrodite si chinó verso di me, fingendo d’interessarsi al libro di geometria aperto, e mormoró: «Guarda che se cominci a tossire sangue e muori finisci per incasinare sul serio il piano di stasera». «Non sto morendo. é solo che...» La mia frase venne interrotta dall’arrivo di un’ondata di energia. «Oh, no!» «Cosa c’é?» «Lo spirito. L’elemento é tornato.» Stavo giá digitando il numero di Thanatos sul cellulare. Attraverso il finestrone vidi le spalle di Shaunee sobbalzare, come se anche lei fosse appena stata investita da qualcosa, e giuro che l’aria si riempí di scintille di fuoco. Lei si voltó verso di me e sollevó la candela rossa. Thanatos rispose al primo squillo. «Kalona ha preso mia nonna?» domandai. «No. Di lei non c’é traccia. Zoey, non puoi...» Interruppi di scatto la conversazione e afferrai la piccola candela viola. «Non é ancora in salvo?» chiese Afrodite. Ero giá in piedi. «No. Vado su.» Senza aspettare di scoprire se Afrodite intendesse mettersi a discutere, lasciai di corsa il ristorante e attraversai l’atrio per raggiungere gli ascensori. Arrivarono anche Shaunee e Dario. Lei teneva in mano la candela. La sua fiamma era molto piú alta della mia, ma entrambi i ceri erano ancora accesi. «Il fuoco é tornato», disse Shaunee. Premetti il pulsante con la freccia verso l’alto. «Lo so. Mia nonna é ancora lí.» Stark si precipitó nell’hotel seguito a ruota da Damien. Anche lui aveva la candela ancora accesa. «L’aria é tornata! Anche il fuoco e lo spirito?» Assentii, poi affrontai Stark: «La nonna non é in salvo. Io vado su». «Non senza di me», replicó lui. «O me.» Stevie Rae aveva le guance rosse, ma teneva stretta la sua candela. Shaylin sembrava impaurita e confusa quando entró nell’atrio, la mano a proteggere la fiamma della sua candela blu. «é successo qualcosa. Ho di nuovo l’acqua e Thanatos non ha chiuso il cerchio. Ho pensato fosse meglio venire qui.» «Hai fatto benissimo», la confortai. «Okay, sentite...» Le porte dell’ascensore si aprirono e io entrai. «Aurox ha perso il controllo. Probabilmente perché Neferet ha fatto qualcosa di orribile. Stark e io andiamo su a vedere che questo qualcosa non uccida mia nonna. Voi rimanete qui. Non fate spegnere le candele. Tenete aperto il cerchio.» «Ah, no, che cavolo!» fece Shaunee entrando in ascensore. «Se tu vai, va anche il fuoco.» «Ci andiamo tutti», ribadí Stevie Rae. «Oh, cazzo. Vengo anch’io», intervenne Afrodite. E cosí fu deciso. I miei amici e io ci stringemmo nella cabina e premetti il pulsante dell’attico. «Lo sapete che non appena si apriranno le porte troveremo un’incasinatissima situazione di merda, vero?» disse Afrodite. «Resta dentro il cerchio, vicino a Zoey», le ordinó Dario. Lui aveva un coltello in entrambe le mani. Stark incoccó una freccia e io gli appoggiai sul braccio la mano che non reggeva la candela. «Non uccidere Aurox se non é proprio indispensabile.» «Zoey, ricordati che non sará Aurox, ma la bestia», replicó. Annuii. «Me lo ricorderó.Tu ricorda che ti amo.» «Sempre.» Le porte si aprirono su un corridoio deserto. Uscimmo tutti insieme dall’ascensore, impugnando le candele e mantenendo aperto il cerchio. L’odore di sangue mi colpí con forza. Mischiati alla terribile seduzione di quel profumo c’erano lavanda e qualcosa che non riuscii a definire. Qualcosa che mi ricordava le ripide colline che circondavano il vivaio della nonna. «Turchese. Ne sento l’odore», disse Stevie Rae. Poi udii mia nonna pronunciare singhiozzando il nome di Aurox, quindi un grido, un ruggito terribile e l’ordine inequivocabile di Neferet: «Uccidila. Ora!» Corsi nell’appartamento. «Aria, fuoco, acqua, terra, spirito! Fermate la bestia!» Ci fu un lampo accecante mentre Aurox, completamente trasformato nell’orrendo mostro che abitava sotto la sua pelle, caricava mia nonna. Il potere degli elementi lo ricoprí, sfrigolando energia. La bestia ruggí di rabbia, sputando saliva e sangue da quella bocca tremenda. «u–we–tsi–a–ge–u–tsa!» «Vai in terrazza!» strillai. A pochi passi da lei c’era una porta a vetri in pezzi e dietro riuscivo a vedere il terrazzo illuminato dalla luce delle stelle su cui Kalona, ali spalancate, stava atterrando. «No! Non questa volta!» Ed ecco Neferet, che si ergeva davanti al mio gruppo. «Sigillate la porta!» ordinó,e subito si formó una ragnatela nera che impedí il passaggio alla nonna. Poi lei si voltó verso di noi. «Questa volta siete in casa mia, e io non invito a entrare nessun novizio o vampiro rosso!» «Oh, no!» strilló Stevie Rae mentre lei, Shaylin e Stark venivano sollevati da terra e sbattuti contro le porte chiuse dell’ascensore, talmente forte che Shaylin lanció un grido. Lei e Stevie Rae lasciarono cadere le candele. Il cerchio era spezzato. «Zoey!» urló Stark con un tono che indicava una grande sofferenza, mentre il suo corpo continuava a picchiare contro le porte metalliche. «Falla smettere!» imploró Shaylin. Capivo benissimo cosa stava succedendo: per i vampiri rossi valevano regole diverse. Il sole li inceneriva. erano in grado d’influenzare la mente degli umani. E non potevano entrare in una casa senza essere invitati. Anche Afrodite conosceva quelle regole. Corse all’ascensore e premette il pulsante. Quando le porte si aprirono, i tre caddero dentro. Stark fu il primo a rimettersi in piedi. «Passami l’arco!» strilló a Rephaim. «No. Preferisco che tu non abbia il tuo arco», replicó Neferet. Un gesto della mano e qualcosa di scuro e vischioso gettó a terra Rephaim. «Ma sarei felice se voi tre rimaneste a guardare.» Schioccó le dita e dei fili simili a ragnatele si formarono intorno alle porte dell’ascensore, tenendole aperte. Poi si rivolse a me. «Carino da parte tua unirti a tua nonna. Divertiamoci un po’, che ne dici? Strumento, uccidi la vecchia!» L’ordine di Neferet ebbe l’effetto di una frusta: la bestia ruggí e lottó contro la prigione di elementi. Che inizió a cedere. Lasciai andare la candela e tesi le mani in avanti. Damien afferró la destra e Shaunee la sinistra. «Spirito, trattienilo!» urlai. «Aria, colpiscilo!» gridó Damien. «Fuoco, brucialo!» aggiunse Shaunee. La bolla di energia intorno alla bestia prese a pulsare e per un istante pensai che avrebbe retto, ma Neferet intervenne di nuovo: «Figli miei che dentro state, creati di Tenebra perfetta, uscite, assorbite, disintegrate, e fate mia la vendetta!» La pelle della bestia tremoló e si contorse e, tra un ruggito e l’altro, dalla bocca del mostro uscirono spaventosi esseri neri che andarono a colpire la bolla di potere elementale. Percepii uno svuotamento totale, come se mi avessero dato un pugno nello stomaco. Shaunee gridó e Damien trattenne un gemito di dolore. Entrambi continuarono a tenermi stretta la mano. «Spirito, non cedere!» «Aria, non cedere!» «Fuoco, non cedere!» Tentammo, tutti e tre, ma sapevamo di essere perduti. Le creature di Tenebra erano troppo numerose. Troppo potenti. E un cerchio spezzato non era in grado di trattenerle. «Zoey! Scappa!» Mia nonna era rannicchiata sul pavimento davanti alla rete di Tenebra che le aveva bloccato la via di fuga sul terrazzo. Dall’altra parte, Kalona lottava come una furia. Si stava aprendo la strada, ma sapevo che non era abbastanza veloce. «Nonna, vieni da me!» «Non posso, u–we–tsi–a–ge–u–tsa. Non ce la faccio.» «Prova! Devi provare!» gridó Stevie Rae dall’ascensore. La nonna inizió a strisciare verso di noi. Neferet rise. «Com’é divertente! Non avrei mai creduto di poter eliminare cosí tanti di voi tutti in una volta. Mi libereró persino di Kalona. Il Consiglio Supremo sará davvero sconvolto nell’udire che é impazzito, che mi ha aggredito e, quando siete arrivati per salvarmi, vi ha uccisi.» Era seduta con aria compassata su un gigantesco divano rotondo, le gambe accavallate e la mano su un ginocchio. Il lungo abito nero le copriva i piedi, ma c’era qualcosa di stonato: Neferet non si stava muovendo, eppure la stoffa del vestito non era ferma. Rabbrividii. Era come se fosse stata ricoperta d’insetti. «Non ci crederá nessuno. C’é Thanatos. Lei é la nostra testimone», replicai. «Che tristezza che Kalona si sia rivoltato per prima cosa contro la sua Somma Sacerdotessa», ribatté lei. «Non la passerai liscia!» strillai. Rise di nuovo e con le dita fece un cenno che indicava di avvicinarsi. Le creature uscite dal corpo della bestia premettero contro la bolla con rinnovato vigore. Shaunee barcolló e la sua mano scivoló dalla mia. Il potere degli elementi che tratteneva la bestia si affievolí. «Mi dispiace, Zoey. Non ce la faccio.» Damien lasció la mia mano e cadde in ginocchio, in preda a conati di vomito. La bolla rabbrividí. Dentro di me provai un tremendo strattone e capii che presto avrei perso anche lo spirito e la bestia sarebbe stata libera. «Cresci, Zoey. Stavolta non riuscirai a evitare il disastro», sentenzió Neferet. Dietro di me, Stark urlava. Dario e Rephaim erano fianco a fianco di fronte all’ascensore aperto, combattendo i fili di Tenebra che cercavano di entrare. Ma sembrava tutto molto lontano, perché le ultime parole di Neferet insistevano a echeggiarmi nella testa. Il disastro riesco a evitare... Il disastro riesco a evitare... Il disastro riesco a evitare... Poi mi ricordai. Non é una poesia, é un incantesimo! Feci un passo avanti, proprio quando lo spirito si separava da me con uno strappo. Presi il foglietto viola dalla tasca dei jeans e la mia pietra del veggente s’infiammó. Non avevo il tempo di pormi domande, solo quello di agire. Afferrai la catenina e la sollevai come uno scudo. Poi, con la voce intensificata dal panico e dal potere, recitai: «Antico specchio, magico specchio, t onalitá di grigio, tante, celato, vietato, interiore, distante. La nebbia manda via baciata da magia. Evoca la fata, é basilare. Svela il passato. L’incantesimo é creato il disastro riesco a evitare!» Guardai attraverso la pietra e il mondo cambió radicalmente. Non reggevo piú un sassolino grande come una caramella col buco: si era allargato e aveva una superficie liscia e rotonda. Non compresi cosa fosse finché non ci vidi il cupo riflesso della stanza. «Pensi di combattermi con uno specchio?» Non ebbi esitazioni. Conoscevo la risposta. «Sí», dissi, sicura. «é proprio quello che faró.» Tenendo lo specchio con entrambe le mani, lo girai in modo che riflettesse Neferet. Lei si era alzata dal divano e, mentre si avvicinava a me, lo specchio intrappoló il suo riflesso. Neferet lo fissava con aria sprezzante, ma all’improvviso prese ad agitarsi e a piagnucolare, facendosi piccola piccola, come per evitare un colpo invisibile. Stupita per quel cambiamento, allungai il collo per osservare l’immagine nello specchio. Era una Neferet che non conoscevo. Era giovane, avrá avuto a malapena la mia etá.Era bella, molto bella, anche se il suo lungo abito verde era strappato e qualcuno l’aveva picchiata. Tanto. Ma il viso era perfetto. Non era stato toccato. Peró sembrava che sul suo seno ci fossero segni di morsi e i polsi erano gonfi e lividi. Ma la cosa peggiore era il sangue che ricopriva l’interno delle sue cosce e le scivolava sulle gambe. Neferet singhiozzó:«No! Non di nuovo! Non di nuovo!» Si coprí il volto con le mani, gemendo, disperata. E, mentre lei piangeva a dirotto, i tentacoli di Tenebra iniziarono a dissolversi. Chiamai il mio elemento, quello che ancora teneva la bestia in un sempre piú debole cerchio di potere: «Spirito! Lascialo andare». Poi ripresi a camminare, tenendo lo specchio puntato su Neferet. «Aurox!» Il mio grido fece voltare la testa della bestia, che guardó me invece di mia nonna. «La Tenebra non ti controlla piú. Torna da noi! Puoi farcela!» Lui scosse la testa deforme. Continuai ad avanzare verso di lui. Che inizió a girare intorno a me. Non smisi di fissarlo in quegli occhi color della luna. «Spirito! Non intrappolarlo, aiutalo!» Sentii che l’elemento entrava nella bestia. Che barcolló e cadde su un ginocchio, ruggendo. «Combatti! Tu sei piú di una creatura di Tenebra!» Aurox sollevó la testa e provai un moto di speranza. La sua pelle tremolava e si torceva. Si stava tramutando! «Zoey, attenta!» gridó Stark. Non feci in tempo a distogliere lo sguardo da Aurox che Neferet mi era addosso. Continuava a fissare lo specchio che tenevo in mano. Dagli occhi le scendevano lacrime di sangue: si era lacerata la carne con le unghie simili ad artigli, che sollevó, letali. «Piccola cagna! Non lasceró che tu mi faccia rivivere tutto questo! Che Nyx sia dannata: ti uccideró io stessa!» Mi si avventó contro. Aurox la colpí con violenza. Era ancora abbastanza bestia da avere le corna, e una lunga punta bianca trafisse la Tsi Sgili in pieno petto. Lo slancio trascinó entrambi in avanti, e insieme piombarono contro quello che restava della tela di Tenebra contro cui stava lottando Kalona. L’immortale alato si scostó mentre l’essere metá bestia metá ragazzo spingeva una Neferet urlante dall’altro lato della terrazza. Gli ci volle meno di un respiro per raggiungere il davanzale di pietra. La forza inumana del corpo della bestia mandó in pezzi la balaustra e i due precipitarono giú dal tetto. 25 ZOEY Lasciai cadere lo specchio e corsi. «Kalona! Salvalo!» L’immortale si stava giá muovendo prima che finissi di parlare. Ali spalancate, saltó oltre la balaustra rotta e scomparve. Mi affrettai dietro di lui, fermandomi dove finiva il tetto. Vidi Kalona afferrare la caviglia di Aurox un attimo prima che il ragazzo, ormai tornato nuovamente del tutto umano, si sfracellasse sul marciapiede. Neferet non fu altrettanto fortunata. Nella caduta, era andata a sbattere contro la facciata del palazzo, per poi atterrare in mezzo a 5th Street. Dall’alto, dove mi trovavo io, sembrava una bambola rotta. Aveva il collo storto, gambe e braccia piegate nella direzione sbagliata, e la testa era una pozza di sangue scuro. Thanatos mi raggiunse e mi mise un braccio intorno alle spalle, quasi temesse che potessi cadere dietro a Neferet. Poi eccoli tutti lí accanto a me. Stark mi strinse tra le braccia mentre io continuavo a tremare e a fissare il corpo di Neferet. Kalona atterró sul tetto con Aurox. Afrodite aiutó la nonna, che fece scivolare la mano nella mia. «Mia u–we–tsi–a–ge–u–tsa, allontanati da quella vista orribile», mi disse. Ma io non distolsi lo sguardo. Perció,quando il corpo di Neferet fu scosso dalle convulsioni, io lo vidi. Vidi tutto. Braccia e gambe iniziarono ad agitarsi, poi lei sollevó la testa e arcuó la schiena. E a quel punto sembró dissolversi. Dalle pieghe dei suoi abiti zuppi di sangue esplosero migliaia di ragni neri, che sgattaiolarono nel canale di scolo e scomparvero nell’oscuritá. Allora staccai gli occhi e affrontai Thanatos: «Non é morta». La Somma Sacerdotessa della Morte era pallida e scossa. «Non lo so. Non avevo mai visto, mai immaginato, quello di cui siamo appena stati testimoni.» Dentro mi sentivo molto tranquilla. Non ero stanca. Non piangevo. Non ero arrabbiata. Ero solo molto, molto calma. «Credo sia meglio essere preparati. L’istinto mi dice che Neferet tornerá.» «Sí, Sacerdotessa, condivido», convenne Thanatos. Misi un braccio intorno alla vita di mia nonna e feci in modo che si appoggiasse a me. «Devi andare in ospedale», le dissi con gentilezza. «No, u–we–tsi–a–ge–u–tsa. Devo solo tornare a casa.» Guardai nei suoi occhi dolci. «Capisco benissimo, nonna. Ti accompagniamo Stark e io.» «C’é un’altra cosa che devi fare, prima», replicó Stark. «Puó baciarti e dirti che ti ama anche dopo. Andiamocene di qui. Quella roba dei ragni é stata la ciliegina su questa torta di merda di serata. Ho bisogno di un bagno e di uno Xanax», intervenne Afrodite. Io non dissi niente. Percepivo una vibrazione strana da Stark. «Aspetta qui. Devono vederlo tutti.» Mi strinse la mano e rientró nell’appartamento. Tornó dopo un attimo reggendo la mia pietra del veggente. La catenina era rotta e la pietra era di nuovo a forma di caramella al cocco col buco e sembrava del tutto innocua. Peró non era cosí e, quando Stark me la tese, la presi con molta circospezione, neanche fosse stata una bomba inesplosa, e me la stavo ficcando in tasca quando Stark mi fermó: «No, non metterla via. Sollevala. Puntala su Aurox. Ripeti l’incantesimo». «Eh?» Di colpo non mi sentivo piú cosí adulta, sicura e brillante. «Su di me?» Ci voltammo tutti a guardare Aurox. Be’, il ragazzo aveva un aspetto che peggio di cosí si muore: vestiti strappati, viso e mani lividi e insanguinati. «perché?» «Perché,mentre incornavi Neferet, ti ho visto riflesso nello specchio magico. E devono vedere tutti quello che ho visto io», rispose Stark. «Zoey, recita di nuovo l’incantesimo.» «Ma non so neanche se funzionerá ancora. é per la magia antica. é strana e del tutto imprevedibile», replicai. «Recita l’incantesimo, u–we–tsi–a–ge– u–tsa», mi spinse la nonna. «Io non ho...» Stark mi passó il foglietto viola tutto stropicciato. «Sí che ce l’hai.» «Be’, allora okay.» Sollevai la pietra del veggente e la puntai su Aurox. Giá prima d’iniziare a leggere percepivo il calore che irradiava. «Antico specchio, magico specchio, t onalitá di grigio, tante, celato, vietato, interiore, distante. La nebbia manda via baciata da magia. Evoca la fata, é basilare. Svela il passato. L’incantesimo é creato il disastro riesco a evitare!» La mia voce non risultó potente come la prima volta, ma le parole erano forti e chiare, e alla fine dell’incantesimo la pietra si trasformó di nuovo, espandendosi e diventando uno specchio puntato su Aurox. «Cazzarola, é vero!» sbottó Afrodite. «é la cosa piú strana che io abbia mai visto, e di cose strane ne ho viste.» Mia nonna zoppicó fino da Aurox e gli sfioró la guancia. Lui fissava lo specchio e aveva gli occhi pieni di lacrime. Poi spostó lo sguardo su di lei. «Sapevo di aver ragione a credere in te, Tsuka–nv–s– dina», gli disse mia nonna. «Grazie di avermi salvato.» Quando si sporse in avanti, lui si chinó per farsi dare un dolce bacio materno sulla fronte. «Zy, devi guardare nello specchio», mi disse Stark. Mi sentivo stranamente inebetita. «No che non devo. Lo so com’é fatto Heath.» Aurox si stava ancora guardando allo specchio. «Quindi questo é Heath?» «Giá», sospiró Stark. «Questo é Heath. Perció vuol dire che, in qualche modo, tu sei mio amico.» Aurox osservava ancora il proprio riflesso quando cambió espressione, sorrise e disse: «é bello rivederti». Qualcosa nella sua voce mi diede i brividi. Poi Aurox guardó me. «E per te? Cos’era Heath per te?» chiese. Mi frullarono per la mente un bel po’ di risposte: Era il mio problema – la mia spina nel fianco – il mio amore – il mio Consorte – la mia roccia – il mio ragazzo di sempre e per sempre. «Heath era la mia umanitá», fu ció che mi uscí di bocca. «E adesso pare sia diventato la tua umanitá.» Lasciai cadere lo specchio. Prima che potesse andare in pezzi si udí uno schiocco ed eccolo ridiventato pietra del veggente. Che stavolta m’infilai in tasca. La nonna tornó accanto a me e le rimisi un braccio intorno alla vita. Stark mi prese la mano, la sollevó e mi bació il palmo. «Non ti preoccupare», mi disse sottovoce. «A prescindere da tutto il resto, noi abbiamo l’amore. Per sempre l’amore.» Questa é la fine... per ora Non perdetevi il prossimo episodio della Casa della Notte! R INGR AZIAME NT I Kristin e io vorremmo ringraziare la nostra famiglia della St. Martin’s. Siamo cosí contente che la nostra squadra ami il mondo della Casa della Notte quanto noi! Un grazie speciale agli stacanovisti della produzione per avere rispettato le scadenze strettissime! Ragazzi, siete piú che ricoperti di salsa splendore! E di nuovo vorremmo esprimere riconoscenza alla nostra comunitá di Tulsa: il vostro sostegno e l’entusiasmo per la Casa della Notte ci commuovono. Siamo orgogliose di chiamare casa Tulsa. Grazie, CZ. Tu sai perché.Baci baci baci. Come sempre, ringraziamo la nostra amica e agente, Meredith Bernstein, perché senza di lei la Casa della Notte non esisterebbe. We LOVE you! Document Outline HIDDEN 1 2 3 4 5 6 7 8 9 11 12 13 14 15 16 17 19 20 21 22 23 24 25 R INGR AZIAME NT I P. C. Cast & Kristin Cast HIDDEN [eBL 132] HIDDEN Dedicato a quanti di voi hanno fatto degli sbagli e sono tanto coraggiosi da rimediare ai propri errori e tanto saggi da trarne una lezione. 1 LENOBIA Il sonno di Lenobia era cosí agitato che il sogno familiare assunse un carattere di realtá tale da oltrepassare l’etereo regno dell’immaginazione e delle fantasie del subconscio per diventare, fin dall’inizio, tanto vivido da spezzare il cuore. Cominció con un ricordo. Svanirono i decenni e poi i secoli, lasciando una Lenobia di nuovo giovane e ingenua nella stiva della nave che l’aveva trasportata dalla Francia all’America, da un mondo all’altro. Era stato durante quel viaggio che lei aveva incontrato Martin, l’uomo che avrebbe dovuto essere suo Compagno per tutta la vita. Ma lui era morto troppo giovane e aveva portato nella tomba l’amore di Lenobia. Nel sogno, il ricordo riprendeva vita e la vampira percepiva il dolce rollio della nave e sentiva l’odore di cavallo e di fieno, di mare e di pesce. E di Martin. Sempre Martin. Che se ne stava lí davanti a lei, guardandola dall’alto in basso con quegli occhi verde oliva e ambra, pieni di preoccupazione. Gli aveva appena detto che lo amava. «É impossibile.» Martin le prendeva la mano e la sollevava con delicatezza. Poi l’uomo sollevava anche il proprio braccio, affiancandolo al suo. «La vedi, la differenza, sí?» Nel sonno, Lenobia gemette di dolore. Il suono della sua voce! Il marcato accento creolo, profondo, sensuale, unico. Erano stati il suono agrodolce di quella voce e il bell’accento che avevano tenuto lontana la vampira da New Orleans per piú di duecento anni. «No.» La giovane Lenobia abbassava lo sguardo sulle due mani – una marrone, una bianca – vicine fino a toccarsi. «Io vedo soltanto te.» Sempre profondamente addormentata, Lenobia, Signora dei Cavalli della Casa della Notte di Tulsa, si mosse inquieta, quasi il corpo tentasse di costringere la mente a svegliarsi. Ma quella sera la mente non obbediva. Quella sera dominavano i sogni e ció che sarebbe potuto essere. La sequenza di ricordi mutó, passando a un’altra scena, sempre nella stiva della stessa nave, sempre con Martin, ma qualche giorno dopo. Lui le tendeva un lungo laccio di cuoio legato a un sacchettino tinto di un intenso blu zaffiro, poi glielo metteva al collo dicendo: «Questo grisgris ti protegge, chérie». In un battito di ciglia, il ricordo prese a tremolare e il tempo avanzó di un secolo. Una Lenobia piú adulta, piú saggia e piú cinica stava cullando tra le mani il logoro sacchettino di pelle che si sfaldava spargendo il contenuto: tredici cose, proprio come le aveva detto Martin, ma la maggior parte di esse era diventata irriconoscibile nel corso degli anni in cui lei aveva indossato il talismano. Lenobia ricordava un lieve sentore di ginepro, la liscia superficie del ciottolo di argilla prima che si riducesse in polvere, e la minuscola penna di colomba che le si era sbriciolata tra le dita. Ma, piú di tutto, Lenobia ricordava il sussulto di gioia che aveva provato quando, in mezzo ai resti dell’amore e della protezione di Martin, aveva trovato una cosa che il tempo non era stato in grado di distruggere. Si trattava di un anello, uno smeraldo a forma di cuore, circondato da minuscoli diamanti, incastonato in oro. «Il cuore di tua madre – il tuo cuore – il mio cuore», mormorava Lenobia facendoselo scivolare sull’anulare. «Martin, sento ancora la tua mancanza. Non ti dimenticheró mai. L’ho giurato.» E poi i ricordi nel sogno si riavvolsero di nuovo, riportando Lenobia da Martin, solo che stavolta non erano in mare, non si stavano innamorando chiusi in una stiva. Quel ricordo era cupo e terribile. Anche in sogno, Lenobia conosceva luogo e data: New Orleans, marzo 1788, poco dopo il tramonto. Nelle scuderie era scoppiato un incendio e Martin l’aveva salvata, portandola via dalle fiamme. «Oh, no! Martin! No!» gli aveva gridato Lenobia allora... adesso invece si limitó a gemere, cercando con tutte le forze di svegliarsi prima di dover rivivere l’orribile conclusione di quel ricordo. Non si sveglió.Al contrario, udí il suo unico amore ripetere le parole che le avevano spezzato il cuore duecento anni prima, sentendo di nuovo quella ferita aperta e sanguinante: «É troppo tardi, chérie. In questo mondo é troppo tardi per noi. Ma io ti rivedró. Il mio amore per te non finisce qui. Il mio amore per te... quello non finirá mai. Ti ritroveró, chérie. Questo te lo giuro». Mentre Martin catturava l’umano malvagio che aveva tentato di ridurla in schiavitú, salvandole la vita, la Signora dei Cavalli riuscí finalmente a svegliarsi con uno straziante singhiozzo. Si mise seduta nel letto e, con mano incerta, si scostó dal viso i capelli madidi di sudore. Il primo pensiero da sveglia fu per la sua giumenta. Tramite il legame psichico che le univa, sapeva che Mujaji era agitata, quasi nel panico. «Sstt, bella, torna a dormire. Io sto bene», disse Lenobia, inviando pensieri rassicuranti alla giumenta nera con cui aveva un sodalizio speciale. Sentendosi in colpa per aver turbato Mujaji, chinó la testa e inizió a far girare l’anello di smeraldo che portava al dito. «Smettila di essere cosí sciocca. Era solo un sogno. Io sono al sicuro. Io non sono tornata lá.Ció che é successo allora non puó farmi piú male di quanto non mi abbia giá fatto.» Mentiva a se stessa. Posso soffrire ancora. Se Martin é tornato, tornato davvero, il mio cuore puó soffrire ancora. Un altro singhiozzo tentó di sfuggirle dalle labbra, ma lei le strinse, controllando le proprie emozioni. Potrebbe non essere Martin, sentenzió decisa, razionale. Travis Foster, il nuovo umano assunto da Neferet per aiutarla coi cavalli, era semplicemente una distrazione dall’aspetto gradevole, lui e la sua grande e bellissima percheron. «E forse é proprio questo il motivo per cui Neferet l’ha assunto», mormoró Lenobia. «L’ha fatto per distrarmi. Lui e la sua percheron sono solo una strana coincidenza.» Chiuse gli occhi e bloccó i ricordi che risalivano dal passato, quindi ripeté ad alta voce: «Travis potrebbe non essere la reincarnazione di Martin. So che la mia reazione alla sua presenza é insolitamente forte, ma é trascorso molto tempo dall’ultima volta in cui ho avuto un amante umano, tutto qui». Tu non hai mai avuto un amante umano, hai giurato di non farlo, le ricordó la coscienza. «Quindi é solo trascorso molto tempo da quando ho avuto un amante vampiro, anche se per poco. E quel tipo di distrazione mi fará bene.» Lenobia tentó di tenere la mente occupata, ma si ritrovó a scartare un lungo elenco di fascinosi Guerrieri Figli di Erebo, dato che, invece dei loro forti corpi muscolosi, riusciva a immaginare soltanto degli occhi marroni screziati di un familiare verde oliva e un sorriso spontaneo... «No!» Non voleva pensarci. Non voleva pensare a lui. Ma se in Travis ci fosse davvero l’anima di Martin? bisbiglió subdola la mente di Lenobia. Aveva dato la sua parola che mi avrebbe ritrovato. Magari l’ha fatto. «E anche se fosse?» La vampira si alzó e prese a camminare avanti e indietro. «Conosco fin troppo bene la fragilitá degli umani. é troppo facile ucciderli, e il mondo di oggi é persino piú pericoloso di quello del 1788. Il mio amore é finito in fiamme e disperazione giá una volta. Ed é stata una volta di troppo.» Si fermó e si prese il viso tra le mani, mentre il cuore, che conosceva la veritá, gliela pompava nel corpo e nell’anima, trasformandola in realtá. «Sono una vigliacca. Se Travis non é Martin, non voglio aprirmi a lui, non voglio correre il rischio di amare un altro umano. E, se Martin é tornato da me, non sopporterei di perderlo ancora.» Lenobia si lasció cadere sulla vecchia sedia a dondolo posta accanto alla finestra della sua camera. Le piaceva leggere lí e, quando non riusciva a dormire, la finestra rivolta a est le consentiva di guardare il sole che sorgeva sullo spiazzo accanto alle scuderie. Pur cogliendo l’ironia della cosa, Lenobia non riusciva a non amare la luce del mattino. Vampira o non vampira, nel profondo sarebbe sempre rimasta una ragazzina che amava l’aurora e i cavalli e un umano alto dalla pelle color cappuccino che era morto tanto tempo prima, quand’era ancora troppo giovane. Abbassó le spalle di colpo, sconfitta. Erano decenni che non pensava tanto a Martin. Rinverdire il ricordo era una lama a doppio taglio: da un lato le faceva piacere ripensare al suo sorriso, al suo odore, al suo tocco. Dall’altra, quell’immagine evocava anche il vuoto che aveva lasciato la sua assenza. Per oltre duecento anni, Lenobia si era tormentata per la possibilitá perduta, per la vita sprecata. «Il nostro futuro é andato in fumo, distrutto dalle fiamme dell’odio, dell’ossessione e del male.» Lenobia scosse la testa e si asciugó gli occhi. Doveva riacquistare il controllo delle proprie emozioni. Il male continuava a incidere una striscia di fuoco nella Luce e nel bene. Inspiró a fondo e portó i pensieri su un argomento che riusciva sempre a tranquillizzarla, per quanto fosse diventato caotico il mondo intorno a lei: i cavalli, e Mujaji in particolare. Sentendosi piú calma, la vampira si staccó da se stessa con quella parte speciale dello spirito che Nyx aveva sfiorato, donandole un’affinitá coi cavalli, il giorno in cui Lenobia, ancora sedicenne, era stata Segnata. Trovó la sua giumenta con facilitá,e subito si sentí in colpa per l’agitazione che percepí in lei. «Sstt, mi sto solo comportando da sciocca. Ma passerá, te lo giuro, tesoro mio», disse Lenobia, ripetendo ad alta voce il messaggio tranquillizzante che stava inviando e concentrando un’ondata di calore e di amore verso la sua giumenta. Come sempre, Mujaji ritrovó la calma. La vampira chiuse gli occhi ed emise un lungo sospiro. Riusciva a immaginare la cavalla, nera e splendida come la notte, che finalmente si rilassava, piegava una zampa posteriore e sprofondava in un sonno senza sogni. La Signora dei Cavalli si concentró sulla giumenta, respingendo il tumulto che l’arrivo del giovane cowboy aveva provocato in lei. Domani, promise insonnolita a se stessa, domani diró a Travis che noi non saremo mai altro che impiegato e datore di lavoro. Il colore dei suoi occhi e ció che mi fa provare... tutto questo si attenuerá non appena prenderó le distanze da lui. Deve andare cosí, deve... E finalmente anche Lenobia si addormentó. NEFERET Anche se il felino non era legato a lei, Shadowfax arrivó subito al richiamo di Neferet. Per fortuna le lezioni erano finite per quella sera, perció, quando il grande Maine Coon la raggiunse al centro della palestra di scherma, l’edificio era poco illuminato e vuoto, senza studenti. Non c’era neppure Dragone Lankford, anche se probabilmente sarebbe tornato presto. Arrivando lí, Neferet aveva incontrato soltanto qualche vampiro rosso e aveva sorriso soddisfatta pensando a come era riuscita a fare entrare alla Casa della Notte anche quelli piú aggressivi. Quante deliziose possibilitá di caos rappresentavano... soprattutto una volta che lei avesse fatto in modo che il cerchio di Zoey si spezzasse e la sua migliore amica, Stevie Rae, fosse sconvolta per la perdita del suo grande amore. La consapevolezza di essere pronta a garantire a Zoey future sofferenze le dava un’immensa soddisfazione, ma la Tsi Sgili era troppo disciplinata per consentirsi d’iniziare a gioire prima che l’incantesimo sacrificale fosse completato e i suoi ordini venissero eseguiti. Anche se quella sera la scuola era insolitamente silenziosa, quasi abbandonata, in veritá chiunque avrebbe potuto presentarsi in palestra. Neferet doveva agire in fretta e in silenzio. Ci sarebbe stato tutto il tempo poi di festeggiare i frutti delle sue fatiche. Parló sottovoce a Shadowfox, spingendolo ad avvici narsi e, quando il Main Coon l’ebbe quasi raggiunta, lei s’inginocchió.Pensava che lui sarebbe stato sospettoso nei suoi confronti, dato che i gatti sanno le cose. Era molto piú difficile imbrogliare loro degli umani, dei novizi e persino dei vampiri. Lo stesso gatto di Neferet, Skylar, si era rifiutato di trasferirsi nel suo attico al Mayo Building, preferendo aggirarsi tra le ombre della Casa della Notte e osservarla coi suoi grandi occhi verdi e con l’aria di chi la sa lunga. Shadowfax non era altrettanto cauto. A un cenno di Neferet, il grosso Maine Coon colmó l’ultimo tratto che li separava. Non era amichevole, non si sfregó contro di lei segnandola affettuosamente col proprio odore, ma andó comunque. A Neferet importava solo che obbedisse. Non voleva il suo amore; voleva la sua vita. La Tsi Sgili, Consorte immortale della Tenebra ed ex Somma Sacerdotessa della Casa della Notte, provó solo un vago rammarico mentre accarezzava la schiena tigrata del micio con la mano sinistra. Il pelo era morbido e fitto, il corpo snello e atletico. Come Dragone Lankford, il Guerriero che il gatto aveva scelto, Shadowfax era potente e nel fiore degli anni. Un vero peccato che fosse necessario sacrificarlo per un fine maggiore. Per un fine piú alto. Rammarico non significava esitazione. Neferet usó la propria affinitá coi felini e incanaló nel gatto calore e fiducia attraverso il palmo della mano. Mentre con la sinistra lo accarezzava, spingendolo a inarcare la schiena e a fare le fusa, allungó la destra e, col suo athame affilato come un rasoio, taglió di netto la gola di Shadowfax. Il grosso gatto non emise suono. Il corpo si contorse nel tentativo di allontanarsi da lei, ma il pugno della Tsi Sgili nella folta pelliccia lo teneva cosí vicino a sé che il sangue del micio, caldo e bagnato, schizzó sul corpetto del suo vestito di velluto verde. I tentacoli di Tenebra, sempre presenti intorno a Neferet, pulsarono e tremolarono, eccitati. Lei li ignoró. Il gatto morí piú in fretta di quanto non avesse immaginato, e Neferet ne fu contenta. Non si aspettava che l’avrebbe fissata negli occhi, invece il micio del Guerriero aveva sostenuto il suo sguardo anche dopo essere caduto sul pavimento della palestra, non piú in grado di lottare, ed era rimasto lí, respirando piano, a fissarla. Agendo rapida quando il gatto era ancora vivo, Neferet aveva iniziato l’incantesimo. Con la lama per rituali, il suo athame, aveva disegnato un cerchio intorno al corpo morente di Shadowfax, in modo che il sangue che scorreva si raccogliesse al suo interno, come una sorta di fossato in miniatura. Poi aveva premuto il palmo nel sangue caldo, si era alzata appena fuori del cerchio e aveva sollevato entrambe le mani, una insanguinata, l’altra che impugnava il pugnale dal filo scarlatto. Quindi aveva intonato: «Con questo sacrificio dal mio brando la Tenebra ai miei ordini comando. Aurox, obbedisci al mio volere! Subito Rephaim morto fa’ cadere». Neferet si era interrotta, consentendo ai vischiosi tentacoli di fredda oscuritá di sfiorarla e di riunirsi tutti intorno al cerchio. Ne percepiva l’eccitazione, la bramosia, il desiderio, la pericolositá. Ma soprattutto ne percepiva il potere. Per completare l’incantesimo aveva immerso l’athame nel sangue e con esso aveva scritto direttamente sulla sabbia, concludendo il sortilegio: «Col tributo di sangue, dolore e tormento a funger da mia arma costringo lo Strumento!» Con un’immagine di Aurox nella mente, Neferet aveva fatto un passo all’interno del cerchio e conficcato il pugnale nel corpo di Shadowfax, inchiodandolo al pavimento e liberando i tentacoli di Tenebra, in modo che potessero consumare il loro festino di sangue e dolore. Ora che il gatto era completamente dissanguato, Neferet disse: «Il sacrificio é stato compiuto. L’incantesimo realizzato. Fate ció che ordino. Costringete Aurox a uccidere Rephaim. Obbligate Stevie Rae a spezzare il cerchio. Fate che il Rituale di Svelamento fallisca. Subito!» Come una brulicante nidiata di serpi, i servi della Tenebra strisciarono via nella notte, in direzione del campo di lavanda e del rituale che lí si stava giá svolgendo. Neferet li fissó,sorridendo soddisfatta. Un tentacolo in particolare, spesso quanto l’avambraccio di lei, si precipitó attraverso la porta che dalla palestra conduceva alle scuderie. L’attenzione di Neferet fu attirata da quella parte da un attutito rumore di vetri rotti. Curiosa, la Tsi Sgili si mosse, facendo bene attenzione a non far rumore e ammantandosi di ombra, quindi sbirció nelle scuderie. I suoi occhi di smeraldo si spalancarono per la piacevole sorpresa: il tentacolo di Tenebra era stato maldestro, facendo cadere una lanterna a gas appesa non lontano dagli ordinati mucchi di fieno che Lenobia sceglieva sempre con tanta cura per i suoi beniamini. Neferet osservó, affascinata, un primo ciuffo di fieno prendere fuoco, sfrigolare, e poi, con una vampata gialla e un gran sibilo, incendiarsi completamente. Spostó lo sguardo lungo la fila di box in legno e scorse solo la sagoma scura di alcuni cavalli. La maggior parte stava dormendo. Alcuni mangiucchiavano pigri, giá rilassati per l’alba imminente e il riposo che il sole avrebbe portato loro fino al tramonto e all’arrivo degli studenti per le solite infinite lezioni. Neferet tornó a guardare il fieno. Ormai un’intera balla era avvolta dalle fiamme. L’odore di fumo vorticó fino a lei mentre il fuoco, simile a una bestia selvaggia, si alimentava e cresceva con schiocchi rumorosi. Lei si allontanó dalla scuderia, chiudendosi alle spalle la pesante porta che conduceva alla palestra di scherma. Dopotutto si direbbe che stanotte Stevie Rae potrebbe non essere l’unica a piangere. Il pensiero gratificó la Tsi Sgili, che lasció la palestra e il massacro che aveva appena compiuto senza accorgersi della piccola micetta bianca che, con passo felpato, raggiungeva il corpo immobile di Shadowfax, gli si raggomitolava accanto e chiudeva gli occhi. LENOBIA La Signora dei Cavalli si sveglió con un orribile presentimento. Confusa, si passó le mani sul viso. Si era addormentata sulla sedia a dondolo vicino alla finestra e quel risveglio improvviso pareva piú un incubo che la realtá. «É una follia», mormoró,assonnata. «Devo trovare di nuovo il mio centro.» La meditazione l’aveva spesso aiutata a placare i pensieri. Risoluta, Lenobia trasse un respiro profondo, purificante. Fu con quel respiro che sentí l’odore: fuoco. Una scuderia che brucia, per essere precisi. Strinse i denti. Sparite, fantasmi del passato! Sono troppo vecchia per questi giochetti. Poi uno schiocco minaccioso la scosse dalle ultime tracce di sonno che le appannavano la mente e Lenobia raggiunse in fretta la finestra e scostó i tendoni pesanti. La Signora dei Cavalli guardó le sue scuderie e rimase senza fiato per lo spavento. Non era un sogno. Non era frutto della sua immaginazione. Era un incubo reale. Le fiamme lambivano i lati dell’edificio e, sotto i suoi occhi, la doppia porta proprio al margine del suo campo visivo si spalancó, spinta dall’interno: sullo sfondo di volute di fumo e di fiamme inarrestabili, ecco il profilo di un alto cowboy che portava fuori un’immensa percheron grigia e una giumenta nera come la notte. Travis lasció libere le due cavalle, esortandole a raggiungere il centro del campus, lontano dalle scuderie in fiamme, quindi tornó di corsa nell’edificio preda di un fuoco rabbioso. In Lenobia, il passato riprese vita, mentre quella vista cancellava dubbi e paure. «No, Dea, no. Non succederá ancora. Non sono piú una ragazzina impaurita. Questa volta per lui andrá a finire in modo diverso!» 2 LENOBIA Lenobia corse fuori della sua camera, si precipitó giú lungo le scale che dal suo appartamento portavano al piano terra e alle scuderie. Il fumo s’insinuava sotto la porta come un serpente. Lei controlló il panico e appoggió la mano sul legno. Non era caldo, quindi spalancó l’uscio, valutando rapida la situazione. Nelle scuderie, il fuoco ardeva con maggiore impeto all’estremitá piú lontana dell’edificio, nella zona in cui venivano custoditi il fieno e il cibo. Era anche la zona piú vicina alla posta di Mujaji e a quella da parto in cui erano alloggiati Bonnie, la percheron, e il suo Travis. «Travis!» Lenobia sollevó le braccia a proteggersi il viso dal calore delle fiamme sempre piú alte e corse ad aprire i box, liberando i cavalli piú vicini a lei. Fuori, Persefone... vai! Lenobia spinse la giumenta roana che, bloccata dalla paura, si rifiutava di uscire dalla posta. Quando la cavalla la superó con uno scatto e raggiunse l’uscita, Lenobia gridó ancora: «Travis! Dove sei?» «Porto fuori i cavalli piú vicini al fuoco!» strilló lui a sua volta mentre una giovane giumenta grigia schizzava via dalla direzione della voce del cowboy e quasi travolgeva Lenobia. «Piano! Piano, Anjo», disse la Signora dei Cavalli, tranquillizzando l’animale terrorizzato e indirizzandolo fuori delle scuderie. «L’uscita est é bloccata dalle fiamme e io...» Le finestre del ripostiglio dei finimenti esplosero, facendo volare ovunque ardenti schegge di vetro. «Travis! Esci di qui e chiama il 911!» Lenobia aprí un box e fece uscire un castrone, rimproverandosi per non aver fatto la chiamata lei stessa prima di lasciare la stanza. «Ci ho pensato io!» saltó su una voce che Lenobia non riconobbe. Tra fumo e fiamme, la Signora dei Cavalli vide correre verso di lei una novizia, che portava con sé una giumenta saura in preda al panico. «Diva, va tutto bene», disse Lenobia alla cavalla, prendendo la cavezza alla ragazza. Al suo tocco, l’animale si tranquillizzó e Lenobia lo spinse fuori della porta, perché raggiungesse gli altri. Tiró a sé la novizia, allontanandola dal calore crescente. «Quanti cavalli credi che...» La vampira s’interruppe quando si accorse che la mezzaluna sulla fronte della ragazza era rossa. «Credo ne siano rimasti pochi.» La novizia era a corto di fiato e le tremavano le mani mentre si toglieva sudore e fuliggine dal viso. «Io... io ho preso Diva perché mi é sempre piaciuta e pensavo che magari si ricordava di me. Ma era spaventata anche lei. Spaventata davvero.» A quel punto Lenobia la riconobbe: era Nicole. Prima di morire, aveva una predisposizione naturale per l’equitazione e aveva imparato a stare in sella con grande rapiditá, ma poi, quand’era tornata da non morta, si era unita al gruppo di Dallas. Ma non c’era tempo per interrogare la ragazza. Non c’era tempo per nient’altro che portare in salvo i cavalli e Travis. «Sei stata molto brava, Nicole. Ce la fai a tornare lí dentro?» Nicole annuí con forza, a scatti. «Non voglio che brucino. Faró tutto quello che mi dice.» Lenobia le appoggió una mano sulla spalla. «Ho solo bisogno che tu apra le poste e poi ti levi di lí. Io li porteró in salvo.» «Okay, okay. Posso farlo.» Nicole sembrava affannata e impaurita, ma seguí Lenobia senza esitare e tornarono entrambe nel vortice rovente delle scuderie. «Travis!» Lenobia tossí, cercando di vedere qualcosa attraverso il fumo sempre piú denso. «Mi senti?» «Sí! Sono qui. Box bloccato!» strilló lui, superando gli schiocchi delle fiamme. «Aprilo!» La vampira non intendeva cedere al panico. «Aprili tutti! Io posso chiamare i cavalli a me, alla salvezza. Posso farli uscire. Tu seguili. Posso guidarvi tutti fuori!» «Li ho aperti!» urló il cowboy qualche istante dopo. «Sono aperti anche questi!» disse Nicole da molto piú vicino. «Adesso seguite i cavalli e uscite dalle scuderie! Tutti e due!» gridó Lenobia prima di scattare all’indietro, lontano dalle fiamme e verso le porte che aveva lasciato spalancate. Una volta lí, sollevó le braccia, palmi all’insú e, immaginando di trarre energia direttamente dall’Aldilá e dal mistico regno di Nyx, aprí il cuore, l’anima e il dono fattole dalla Dea e disse con forza: «Venite, miei bei figli e figlie! Seguite la mia voce e il mio amore, e vivete!» I cavalli parvero erompere dalle fiamme e dal fumo color inchiostro. Il loro terrore era cosí palpabile che alla vampira sembrava quasi un essere vivente. Lo comprendeva bene, quel terrore per le fiamme, il fuoco e la morte, e attraverso se stessa incanaló forza e serenitá negli animali che la superavano al galoppo e raggiungevano il parco della scuola. La novizia rossa li seguí barcollando e tossendo. «Fatto. Sono usciti tutti», disse, crollando sul prato. Lenobia le riservó appena un cenno del capo. Le sue emozioni erano concentrate sul branco inquieto alle sue spalle, e gli occhi sul fumo denso e sulle fiamme davanti a lei da cui Travis non usciva. «Travis!» gridó. Nessuna risposta. «Il fuoco si muove in fretta. Potrebbe essere morto», commentó Nicole tra un colpo di tosse e l’altro. «No. Non questa volta», sentenzió la vampira. Si voltó verso il branco e chiamó la sua amata giumenta: «Mujaji!» La cavalla trotterelló fino a lei, che la fermó alzando una mano. «Tranquilla, tesoro. Bada agli altri. Trasmetti loro la tua forza e la tua serenitá,oltre al mio amore.» Riluttante ma obbediente, la giumenta inizió a girare intorno ai gruppetti di cavalli spaventati, radunandoli. Lenobia si voltó, prese due respiri profondi, e si lanció nella scuderia in fiamme. Il calore era tremendo. Il fumo cosí denso che sembrava di respirare liquido bollente. Per un attimo, Lenobia fu trasportata in quell’orribile sera a New Orleans e a un altro fienile in fiamme. I margini delle cicatrici che aveva sulla schiena dolevano per un ricordo fantasma di quella sofferenza, e per un momento fu il panico a condurre il gioco, bloccando la vampira nel passato. Poi lo udí tossire, e il panico venne fatto a pezzi dalla speranza, consentendo al presente e alla grande forza di volontá di Lenobia di superare la paura. «Travis! Ti vedo!» gridó la vampira strappandosi via la parte inferiore della camicia da notte e immergendola nell’abbeveratoio della posta piú vicina. «Torna... indietro...» l’avvertí lui tra stizzosi colpi di tosse. «Non ci penso neanche. Ho giá visto un uomo bruciare per causa mia e non mi é piaciuto.» Lenobia si mise addosso la stoffa bagnata come se fosse un mantello col cappuccio e si addentró nel fumo e nel calore, seguendo la voce di Travis. Lo trovó vicino a un box aperto. Era caduto e stava cercando di rimettersi in piedi, ma era riuscito solo ad appoggiarsi sulle ginocchia prima di ricominciare a tossire e ad avere conati di vomito. La vampira non esitó. Entró nella posta e tuffó di nuovo il pezzo di stoffa nell’acqua dell’abbeveratoio. «Ma che...» La tosse squassó ancora Travis, mentre la guardava di sotto in su con le palpebre socchiuse. «No! Vai...» «Non ho tempo di discutere. Sdraiati e basta.» Vedendo che non si muoveva abbastanza in fretta, Lenobia lo spinse a terra con un calcio. Il cowboy cadde di schiena con un grugnito e lei gli mise la stoffa bagnata su viso e petto. «Sí, cosí. Resta giú», gli ordinó mentre raggiungeva l’abbeveratoio e si bagnava viso e capelli. Poi, prima che lui potesse protestare o spostarsi, rovinando il suo piano, la Signora dei Cavalli lo afferró per le gambe e inizió a tirare. Doveva proprio essere cosí grande e grosso? La mente di Lenobia cominciava ad annebbiarsi. Intorno a lei ruggivano le fiamme ed era sicura di sentire odore di capelli bruciati. Be’, anche Martin era grande... Poi la mente smise di funzionare. Era come se il suo corpo si muovesse in automatico, senza nessuno al comando a parte il bisogno primordiale di continuare a trascinare quell’uomo lontano dal pericolo. «É lei! é Lenobia!» D’improvviso ecco mani forti che cercavano di portarle via quel fardello. La vampira si oppose: Questa volta la morte non vincerá! Questa volta no! «Professoressa, va tutto bene. Ce l’ha fatta.» All’improvviso, Lenobia si accorse di essere circondata da aria fresca, e finalmente fu in grado di dare un senso a quanto stava accadendo. Emise un rantolo inspirando aria pulita e tossendo calore e fumo, mentre mani gentili l’aiutavano a sedersi sull’erba e le mettevano una mascherina su naso e bocca, attraverso la quale un’aria ancora piú dolce le riempí i polmoni. Inspiró ossigeno e la mente le si schiarí del tutto. Pompieri umani sciamavano nel parco e potenti manichette dell’acqua erano puntate contro le scuderie in fiamme. Un paio di paramedici erano chini su di lei e la fissavano con espressione sconcertata, ovviamente stupiti dalla rapiditá con cui si era ripresa. Lei si tolse la mascherina dal viso. «Non me. Lui!» Con uno strattone tolse la stoffa che ancora bruciava dal corpo troppo immobile di Travis. «é umano... aiutatelo!» «Sí, signora», mormoró uno degli infermieri, e si misero tutti a occuparsi del cowboy. «Lenobia, bevi questo.» Qualcuno le mise in mano un calice e, alzando lo sguardo, la Signora dei Cavalli vide le due vampire guaritrici dell’infermeria della Casa della Notte, Margareta e Pemphredo, accovacciate accanto a lei. Bevve il vino corretto al sangue in un sorso, percependo subito l’energia vitale in esso contenuta formicolare nell’organismo. «Professoressa, dovresti venire con noi», riprese Margareta. «Ti servirá piú di questo per guarire del tutto.» «Dopo», replicó Lenobia, buttando via il calice. Ignoró le guaritrici, le sirene, le voci e il caos generale che la circondava, e raggiunse carponi la testa di Travis. I paramedici erano indaffaratissimi. Avevano messo la mascherina al cowboy e stavano iniziando a infilargli una flebo nel braccio. I suoi occhi erano chiusi e, anche sotto gli sbaffi di fuliggine, la vampira notó che aveva il viso rosso e ustionato. Indossava una T–shirt a maniche corte, che evidentemente si era messo in tutta fretta sopra i jeans, e i muscolosi avambracci si stavano giá coprendo di vesciche. E le mani... le sue mani erano completamente ustionate. La Signora dei Cavalli doveva avere emesso un gemito involontario, un qualche piccolo segno esteriore del tremendo dolore al cuore che provava, perché Travis aprí gli occhi. Erano esattamente come li ricordava: marroni con una sfumatura verde oliva. I loro sguardi s’incrociarono e restarono avvinti. «Sopravvivrá?» chiese lei al paramedico piú vicino. «Ho visto di peggio, e gli resteranno delle cicatrici, ma dobbiamo portarlo al piú presto al St John’s. L’inalazione di fumo é peggio delle ustioni. Ma é un ragazzo fortunato. Lei l’ha trovato appena in tempo.» Anche se non staccó gli occhi da Travis, Lenobia percepí un sorriso nel tono della sua voce. «In realtá mi ci sono voluti duecentoventiquattro anni per trovarlo, ma sono felice di essere arrivata in tempo.» Il cowboy fece per dire qualcosa, peró le sue parole vennero soffocate da un terribile accesso di tosse. «Scusi, signora. é arrivata la barella.» Lenobia si scostó per lasciare che i paramedici trasferissero Travis sulla lettiga, ma il loro gioco di sguardi non s’interruppe. Gli camminó accanto mentre lo spingevano fino all’ambulanza in attesa. Prima che lo caricassero, lui si tolse la mascherina e, con voce cavernosa, chiese: «Bonnie... okay?» «Sta bene. Lo percepisco. é con Mujaji. Faró in modo che stia al sicuro. Faró in modo che tutti stiano al sicuro», lo tranquillizzó. Lui allungó la mano bruciata e sporca di sangue, che lei sfioró con cautela. «Anche io?» riuscí a mormorare. «Sí, cowboy. Su questo puoi scommettere la tua grande e bellissima giumenta.» E, infischiandosene di sentirsi addosso gli occhi dei presenti – umani, novizi e vampiri –, Lenobia si chinó e lo bació dolcemente sulle labbra. «Cerca felicitá e cavalli. Io saró lí. E questa volta mi accerteró che tu stia al sicuro.» «Buono a sapersi. Mia mamma diceva sempre che mi serviva qualcuno che mi tenesse d’occhio. Spero che riposi piú serena adesso che l’ho trovato.» Sembrava che avesse la gola piena di cartavetrata. Lenobia sorrise. «L’hai trovato, ma adesso sei tu che devi riposare tranquillo.» Con la punta delle dita, lui le sfioró la mano, quindi replicó: «Credo che adesso ci riusciró. Aspettavo solo di trovare la via di casa». La vampira fissó quegli occhi color ambra e oliva che le erano tanto familiari, tanto simili a quelli di Martin, e immaginó di poter vedere oltre, di poter vedere quell’anima anch’essa tanto familiare, la sua gentilezza, la forza, l’onestá e l’amore che chissá come avevano mantenuto la promessa di tornare da lei. Nel profondo, Lenobia sapeva che, sebbene in apparenza quel cowboy alto e asciutto non somigliasse affatto al suo perduto amore, lei aveva ritrovato il suo cuore. L’emozione le bloccava la voce, e non poté fare altro che sorridere, annuire e girare la mano in modo che le dita di lui le si posassero sul palmo, calde, forti e molto, molto vive. «Signora, dobbiamo portarlo al St John’s», ripeté il paramedico. La Signora dei Cavalli si staccó da Travis con riluttanza, asciugandosi gli occhi. «Potete tenerlo per un po’, ma lo rivoglio qui. Presto.» Rivolse lo sguardo color nubi in tempesta sull’umano col camice bianco. «Lo tratti bene. L’incendio di questo fienile non é niente paragonato alla mia rabbia.» «S–sí, signora», balbettó il poveretto, affrettandosi a mettere Travis nell’ambulanza. Prima che il portellone si chiudesse e il veicolo partisse coi lampeggianti accesi, Lenobia fu certa di aver udito la risata di Travis trasformarsi in accesso di tosse. Era ferma lí, a fissare l’ambulanza che si allontanava e a preoccuparsi per Travis, quando qualcuno accanto a lei si schiarí e l’attenzione della la voce per farsi notare, vampira si spostó all’istante. Voltandosi, vide ció che aveva ignorato per concentrarsi sul cowboy: la scuola sembrava essere esplosa. Cavalli si muovevano confusi e nervosi accanto al muro di cinta a est. Autopompe dei vigili del fuoco erano parcheggiate a fianco delle scuderie e riversavano acqua sulla struttura ancora in preda alle fiamme. Novizi e vampiri erano radunati in gruppetti impauriti e dall’aria indifesa. «Calma, Mujaji... calma. Va tutto bene adesso, tesoro mio.» Lenobia chiuse gli occhi e si concentró sul dono che la Dea le aveva fatto oltre duecento anni prima. Percepí l’immediata risposta della bella giumenta nera, che si liberava dell’agitazione e con uno sbuffo eliminava ogni traccia di paura e nervosismo. Poi il contatto mentale di Lenobia passó alla grande percheron, che scalpitava irrequieta, le orecchie che si muovevano a scatti come se stesse cercando Travis. «Bonnie, lui sta bene. Non hai niente da temere.» Lenobia aveva parlato con dolcezza, facendo eco alle ondate di affetto che inviava alla giumenta inquieta. Bonnie si tranquillizzó quasi con la stessa rapiditá di Mujaji, il che fece un immenso piacere alla vampira e le consentí di estendere con facilitá la propria attenzione al resto del branco. «Persefone, Anjo, Diva, Little Biscuit, Okie Dodger, seguite Mujaji. State tranquilli. Siate forti. Siete al sicuro», disse inviando calore e conforto a ogni singolo animale. La voce accanto a lei si schiarí di nuovo, spezzando la sua concentrazione. Irritata, Lenobia aprí gli occhi e vide un umano davanti a lei. Portava l’uniforme dei pompieri e la fissava con le sopracciglia inarcate ed evidente curiositá. «Sta parlando ai cavalli?» «In veritá,sto facendo molto di piú. Guardi.» Gesticoló in direzione del branco alle spalle del vigile del fuoco. Lui si giró e sul suo volto si lesse una forte sorpresa. «Si sono calmati un sacco. Che cosa bizzarra.» «L’aggettivo ’bizzarro’ ha connotazioni cosí negative... Preferisco decisamente il termine ’magico’.» Con aria sprezzante, Lenobia fece un cenno col capo all’uomo in divisa e si diresse a grandi passi verso il gruppo di novizi radunati intorno a Erik Night e alla prof P. «Signora, sono il capitano Alderman, Steve Alderman», replicó lui mettendosi quasi a correre per tenerle dietro. «Stiamo lavorando per tenere sotto controllo l’incendio, e devo sapere chi é che comanda qui.» «Capitano Alderman, vorrei tanto saperlo anch’io», replicó, torva. Quindi aggiunse: «Venga con me, ho intenzione di scoprirlo». La Signora dei Cavalli raggiunse Erik, la prof P e il loro gruppo di novizi, che includeva un Guerriero Figlio di Erebo, Kramisha, Shaylin e diversi novizi blu di quinta e sesta. «Pentesilea, so che Thanatos é con Zoey e il suo cerchio a completare il rituale al vivaio di Sylvia Redbird, ma Neferet dov’é?» La voce della vampira pareva una frusta. «Io... io non lo so!» L’insegnante di letteratura fissava le scuderie in fiamme alle spalle di Lenobia. Pareva molto scossa. «Quando ho visto l’incendio, sono andata di persona nelle sue stanze, ma di lei non c’era traccia.» «E il telefono? Nessuno ha provato a chiamarla?» intervenne Kramisha. «Non risponde», replicó Erik. «Splendido», mormoró Lenobia. «Posso supporre che a causa dell’assenza delle due persone che ha appena nominato adesso il capo sia lei qui?» le domandó il capitano Alderman. «Sí, per abbandono, ma é cosí», ammise la Signora dei Cavalli. «Bene, allora dovrebbe fare un appello generale il prima possibile, per accertarvi che i vostri allievi siano tutti presenti o in un posto sicuro.» Puntó il pollice verso una panchina poco lontano. «Quella ragazza, quella con la mezzaluna rossa sulla fronte, é l’unico studente che abbiamo trovato nelle vicinanze delle scuderie. Non é ferita, solo un po’ scossa. L’ossigeno le sta ripulendo i polmoni molto piú velocemente del solito, ma sarebbe comunque meglio che si facesse dare un’occhiata al St John’s.» Lenobia spostó lo sguardo su Nicole, che respirava a fondo da una maschera per ossigeno, mentre un paramedico controllava le sue funzioni vitali. Margareta e Pemphredo si aggiravano lí intorno, fissando l’uomo col camice come se fosse un insetto particolarmente disgustoso. «La nostra infermeria é piú attrezzata di un ospedale umano per prendersi cura di un novizio ferito», replicó Lenobia. «Come vuole, signora. é lei che comanda qui, e so che voi vampiri avete una fisiologia particolare... Senza offesa. Il mio migliore amico del liceo é stato Segnato e si é Trasformato. Mi piaceva allora e continua a piacermi adesso.» Lenobia riuscí a sorridere. «Nessuna offesa, capitano Alderman. Stava soltanto dicendo la veritá. I vampiri hanno realmente necessitá fisiologiche diverse dagli umani. Nicole stará bene qui con noi.» «Ottimo. Immagino che faremo meglio a mandare un paio dei nostri in quella palestra a cercare qualunque altro studente possa essere in giro», aggiunse il capitano. «Dovremmo riuscire a evitare che l’incendio si propaghi, ma é meglio controllare gli edifici attigui.» «Credo che la palestra sia una perdita di tempo per i suoi uomini», ribatté Lenobia seguendo ció che le diceva l’istinto. «Li faccia concentrare sullo spegnimento dell’incendio. Che poi non é cominciato da solo. Su questo sí che si deve indagare, oltre ad assicurarsi che nessuno di noi sia rimasto intrappolato tra le fiamme. Faró controllare ai nostri Guerrieri gli edifici adiacenti, a cominciare dalla palestra.» «Sí, signora. Si direbbe che siamo arrivati in tempo. La palestra avrá i segni del fumo e dell’acqua, ma sembrerá peggio di quanto non sia. Penso che la struttura sia illesa. É una bella costruzione, solida, fatta con buone pietre resistenti. Qualcosa si dovrá ricostruire, ma l’ossatura era stata realizzata per durare.» Il pompiere la salutó sfiorandosi il caschetto e si allontanó, strillando ordini agli uomini piú vicini. Be’, almeno questa é una buona notizia, pensó Lenobia, cercando di distogliere lo sguardo dall’ammasso fumante cui erano ridotte le sue scuderie. Tornó a rivolgersi al suo gruppo. «Dov’é Dragone? Ancora in palestra?» «Non riusciamo a trovare nemmeno lui», rispose Erik. «Dragone non c’é?» Le scuderie erano state costruite appoggiandosi a una parete dell’ampia palestra coperta. Fino a quel momento, Lenobia era stata troppo preoccupata per pensarci, ma l’assenza del capo dei Figli di Erebo in un momento di crisi della scuola era davvero sorprendente. «Neferet e Dragone... non mi piace che qui non ci sia nessuno dei due. é un brutto segno per la scuola.» «Professoressa Lenobia, io, mmm, l’ho vista.» Tutti gli occhi si puntarono sulla ragazza minuta con una cascata di folti capelli scuri che rendevano i delicati lineamenti del suo viso simili a quelli di una bambola. Lenobia associó subito un nome a quel faccino: Shaylin, l’ultima novizia arrivata alla Casa della Notte di Tulsa, e anche l’unica che fosse stata Segnata con un Marchio rosso. La vampira aveva pensato che in lei ci fosse qualcosa d’insolito giá la prima volta che l’aveva incontrata, appena il giorno precedente. «Hai visto Neferet? Quando? Dove?» chiese, fissandola con le palpebre strette. «Solo... circa un’ora fa», rispose la ragazza. «Ero seduta fuori del dormitorio a guardare gli alberi.» Si strinse nelle spalle, un po’ nervosa. «Io prima ero cieca e adesso che non lo sono piú mi piace guardare le cose. Un sacco.» «Shaylin, dicci di Neferet», la sollecitó Erik Night. «Sí, giusto. L’ho vista camminare sul vialetto che porta alla palestra. Lei, mmm, sembrava molto, molto, be’, scura», concluse con l’aria di sentirsi a disagio. «Scura? Cosa intendi con...» «Shaylin vede le persone in un modo unico», si affrettó a spiegare Erik, appoggiando una mano sulla spalla della ragazza per tranquillizzarla. «Se pensava che Neferet sembrasse scura, allora probabilmente é un bene che non abbia permesso ai pompieri umani di ficcare il naso in palestra.» Lenobia avrebbe voluto porre altre domande alla ragazza, ma Erik incroció il suo sguardo e scosse la testa in modo quasi impercettibile. La Signora dei Cavalli sentí un brivido premonitore scenderle lungo la schiena. E ció la fece decidere. «Axis, vai con Pentesilea in amministrazione. Se Diana dorme, svegliatela. Prendete l’elenco degli studenti e distribuitelo tra i Figli di Erebo, in modo che facciano un appello generale e che poi i ragazzi si presentino dai relativi mentori prima di tornare in stanza al dormitorio.» Mentre la professoressa e il Guerriero correvano via, Lenobia incroció lo sguardo schietto di Kramisha. «Puoi convincere quei novizi a presentarsi dai loro mentori?» chiese, indicando gli studenti dall’aria spaesata che gironzolavano lí intorno. «Sono una poetessa. So capire i piú complicati pentametri giambici. Questo significa che posso farmi obbedire da qualche ragazzino spaventato e insonnolito.» Lenobia le sorrise. Le era sempre piaciuta, anche prima che morisse. Quand’era tornata da novizia rossa, aveva tali capacitá poetiche di profezia da essere nominata nuovo Poeta Laureato Vampiro. «Grazie, Kramisha. Sapevo di poter contare su di te. Cerca di fare in fretta. Non c’é bisogno che lo spieghi a te, ma manca davvero pochissimo all’alba.» Kramisha sbuffó.«Pensa che non lo sappia? Diventeró piú croccante di quel fienile se non saró al chiuso al piú presto.» Mentre la ragazza si allontanava di corsa, chiamando i novizi sparsi in giro, Lenobia si rivolse a Erik e a Shaylin. «Noi tre dobbiamo andare a controllare in palestra.» «Sí, sono d’accordo», convenne Erik. «Andiamo.» Invece Shaylin esitava. Si tolse dalla spalla la mano di Erik, non in modo seccato o brusco, piuttosto distratto. Continuava a fissare il cielo e a sospirare. Lenobia colse in lei una sensazione importante, come di attesa o di desiderio. «Cosa c’é?» le chiese, anche se l’ultima cosa che avrebbe dovuto fare era prestare attenzione a una strana, distratta novizia rossa. Sempre con gli occhi all’insú, Shaylin disse: «Dov’é la pioggia quando serve?» Erik la guardó scuotendo la testa. «Eh? Di cosa stai parlando?» «Pioggia. Vorrei proprio tanto che piovesse.» Shaylin spostó lo sguardo dal cielo a lui e si strinse nelle spalle, un po’ imbarazzata. «Giuro che ne sento l’odore nell’aria. Aiuterebbe i pompieri e cosí sarebbero doppiamente sicuri che l’incendio non si propagherá al resto della scuola.» «Gli umani stanno gestendo la situazione. Noi dobbiamo controllare la palestra. Non mi piace che Neferet fosse diretta lí.» Lenobia s’incamminó verso la palestra, pensando che i due l’avrebbero seguita, ma esitó, vedendo che Shaylin non era ancora convinta. Erik la batté sul tempo. «Ehi, guarda che é importante», le disse in tono pressante. «Andiamo con Lenobia a controllare la palestra. Ci pensano i pompieri a sistemare il resto.» Vedendo che Shaylin non si muoveva, Erik aggiunse: «Ma cos’hai? Dato che Thanatos e Dragone e persino Zoey e il suo gruppo non sono qui, dobbiamo stare attenti a non lasciare che tutti sappiano cosa potremmo...» «Erik, lo so che Lenobia ha ragione. Voglio solo sapere cosa le succederá», l’interruppe Shaylin. La Signora dei Cavalli seguí lo sguardo della novizia rossa e vide Nicole, ancora seduta sulla panchina tra le due infermiere vampire, sporca di fuliggine e con la pelle arrossata. «É una dei novizi rossi di Dallas. Non mi stupirei se avesse a che fare con l’incendio», commentó Erik, chiaramente seccato. «Lenobia, credo che dovresti far andare Nicole in infermeria e poi tenerla chiusa lí finché non scopriamo cosa cavolo é successo.» Prima che la vampira potesse rispondere, lo fece Shaylin. Pareva decisa, e molto piú saggia dei suoi sedici anni. «No. Farla andare in infermeria per essere certi che stia bene é okay, ma non rinchiudetela.» «Shaylin, non sai di cosa stai parlando. Nicole sta con Dallas», replicó Erik. «Be’, in questo momento non sta con lui. Sta cambiando», ribatté la ragazza. «Mi ha aiutato a far uscire i cavalli. Se fosse stata coinvolta nell’incendio, per lei sarebbe stato molto piú semplice scappare via. Non avrei mai saputo che era lí», ragionó Lenobia. «Ha senso. I suoi colori sono diversi... migliori.» Ma poi la decisione e la saggezza si sciolsero in un istante, e Shaylin fissó la Signora dei Cavalli a occhi sgranati. «Ah, oh. Scusi. Ho detto troppo. Devo imparare a tenere la bocca chiusa.» «Quale atrocitá é stata commessa stanotte in questa scuola!» La voce tuonó fino a Lenobia e, dall’altra parte del campus, in rapido avvicinamento, ecco una falange di vampiri e novizi con a capo Thanatos, Zoey e Stevie Rae e, strano a vedersi, Kalona, che con le ali spiegate in un gesto difensivo camminava a grandi passi appena dietro la Somma Sacerdotessa, quasi fosse diventato l’angelo custode della Morte. Fu in quel momento che il cielo si aprí e inizió a piovere. 3 ZOEY Lo sapevo anche prima di vedere i camion dei pompieri e il fumo. Sapevo che alla Casa della Notte era scoppiato l’inferno nell’attimo in cui Thanatos aveva scoperto la veritá riguardo ai crimini di Neferet. Quella notte era stato provato al di lá di ogni dubbio che Neferet stava dalla parte della Tenebra. Thanatos non aveva aspettato di far diventare la cosa di dominio pubblico. Sulla via del ritorno a scuola dal vivaio della nonna, aveva fatto una chiamata di emergenza in Italia, informando ufficialmente il Consiglio Supremo dei Vampiri che Neferet non era piú una Sacerdotessa di Nyx e che aveva scelto la Tenebra come Consorte. Neferet era stata vista per quella che era realmente, cosa che avevo sperato dal primo momento in cui mi ero resa conto di quella disgustosa veritá.Solo che, adesso che la mia speranza si era realizzata, avevo il terribile presentimento che quella rivelazione sarebbe servita piú a Neferet, che cosí sarebbe stata libera di agire alla luce del sole, e per noi sarebbe stato ancora piú difficile costringerla a pagare per le sue menzogne e i suoi tradimenti. Sembrava tutto cosí orribile e confuso, come se l’intera serata fosse stata il secondo tempo di un pessimo film horror: il rituale, le immagini dell’omicidio di mia madre, ció che era accaduto con Dragone e Rephaim e Kalona e Aurox... Aurox? Heath? No, non questo argomento. Non adesso. Adesso le scuderie erano in fiamme. A scuola, i cavalli nitrivano e si raggruppavano nervosi accanto al muro di cinta a est. Lenobia sembrava bruciacchiata e coperta di fuliggine. Erik e Shaylin e un gruppo di novizi se ne stavano lí, sotto shock e fradici perché, ovviamente, aveva iniziato a piovere a catinelle. E Nicole, ovvero Nicole la novizia rossa supermalvagia e l’odiosa, schifosa ragazza di Dallas, era piegata in due su una panchina, con intorno un paio di paramedici umani che si occupavano di lei neanche fosse stata il bambin Gesú nella mangiatoia. Avrei voluto premere un pulsante, spegnere il film horror e scivolare nel sonno raggomitolata accanto a Stark. Cavolo, avrei voluto chiudere gli occhi e tornare a quando lo stress peggiore era dato dall’avere tre ragazzi, e quello era stato un momento davvero molto brutto. Mi diedi una scossa mentale, feci il possibile per zittire il caos che mi circondava dentro e fuori, e mi concentrai su Lenobia. «Sí, le scuderie hanno preso fuoco», ci stava spiegando. «Non sappiamo chi o cosa abbia provocato l’incendio. Qualcuno di voi ha visto Neferet?» «Non di persona, ma abbiamo visto la sua immagine impressa nello spirito della terra della nonna di Zoey.» Thanatos sollevó il mento e, con voce forte e sicura, che superava agevolmente il rumore della pioggia, sentenzió: «Neferet si é alleata col toro bianco. Ha sacrificato a lui la madre di Zoey. Sará una nemica potente, ma é nemica di tutti coloro che seguono la Luce e la Dea». Mi accorsi che l’annuncio aveva scosso Lenobia, anche se da mesi la Signora dei Cavalli aveva intuito la veritá su Neferet. Tuttavia c’é una grossa differenza tra pensare una cosa e avere conferma che il peggio che si era immaginato é vero. Soprattutto quando si tratta di una realtá talmente orrenda da essere quasi inconcepibile. Poi Lenobia si schiarí la voce e chiese: «Il Consiglio Supremo l’ha scacciata?» «Ho riferito ció di cui sono stata testimone stasera e il Consiglio Supremo ha dato ordine che Neferet compaia davanti a loro perché sia fatta giustizia riguardo al suo tradimento della Dea e delle nostre usanze», rispose Thanatos in qualitá di Somma Sacerdotessa della nostra Casa della Notte. «Doveva sapere cosa avreste scoperto se il rituale fosse riuscito», commentó Lenobia. «Giá, ed é per questo che ci ha mandato dietro quel suo... coso! Per uccidere Rephaim e incasinare il nostro cerchio e fermare il Rituale di Svelamento», intervenne Stevie Rae facendo scivolare la mano in quella di Rephaim. «Non sembra che abbia funzionato», commentó Erik, in piedi vicino a Shaylin. Ora che ci pensavo, pareva che ultimamente passasse un sacco di tempo vicino a Shaylin. Mmm... «Be’, avrebbe funzionato, se non fosse arrivato Dragone, che ha bloccato Aurox per un po’.» Stevie Rae si giró verso Kalona, rivolgendogli persino un caldo e dolce sorriso. «In realtá é stato Kalona a salvare Rephaim. Kalona ha salvato suo figlio.» «Dragone? Ecco dov’era finito! é con voi!» saltó su Erik, cercando con lo sguardo il Signore delle Spade. Mi sentii annodare lo stomaco e sbattei con forza le palpebre per non mettermi a piangere come una fontana. Visto che nessuno diceva niente, presi un bel respiro e comunicai la tristissima e pessima notizia: «Dragone era con noi. Ha lottato per proteggerci. Cioé,per proteggere noi e Rephaim. Ma...» Non finii la frase: era troppo difficile pronunciare le ultime parole. «... Ma Aurox l’ha incornato a morte, spezzando l’incantesimo che aveva isolato il cerchio e liberandoci, in modo che potessimo andare da Rephaim e difenderlo», concluse per me Stark. «Ma era comunque troppo tardi», aggiunse Stevie Rae. «Sarebbe morto anche Rephaim, se Kalona non fosse saltato fuori in tempo per salvarlo.» «Dragone Lankford é morto?» Il viso di Lenobia era diventato di gesso. «Sí. é morto da Guerriero, fedele a se stesso e al suo giuramento. Si é riunito con la sua Compagna nell’Aldilá.Ne siamo stati tutti testimoni», spiegó Thanatos. La Signora dei Cavalli chiuse gli occhi e chinó la testa. Le sue labbra si muovevano appena, come se stesse mormorando una preghiera. Quando rialzó il capo, il suo volto aveva un’espressione furiosa e gli occhi grigi parevano nuvole di tempesta. «L’incendio delle mie scuderie é stato un diversivo che ha consentito a Neferet di fuggire.» «Sembrerebbe», commentó Thanatos. Poi si fermó,come in ascolto di qualcosa che non erano la pioggia, i pompieri o i cavalli. Strinse le palpebre. «La morte é stata qui. Di recente.» Lenobia scosse la testa. «No, i vigili del fuoco stanno sgombrando le scuderie. Non credo sia morto qualcuno.» «Quello che percepisco non é lo spirito di un novizio o di un vampiro», spiegó Thanatos. «I cavalli sono usciti tutti!» intervenne all’improvviso Nicole. Ero stupita dal suo tono. Insomma, fino a quel momento l’avevo sentita solo dire o ringhiare cose cattive. Quella Nicole sembrava una ragazza normale, sconvolta da cose tipo i cavalli che bruciano e il male scatenato nel mondo. Ma Stevie Rae, come me, conosceva una Nicole molto diversa. «Che cavolo ci fai qui, tu?» le disse. «Stava aiutando Lenobia e Travis a portare fuori i cavalli», chiarí Shaylin. «Sí, certo, come no... dopo avere appiccato l’incendio!» la rimbeccó Stevie Rae. «Ehi, stronza, tu a me non parli cosí!» ringhió Nicole, la voce tornata molto piú familiare. «Attenta a quello che dici», intervenni, mettendomi accanto a Stevie Rae. «Basta!» Thanatos sollevó le mani e subito montó una ventata di potere che crepitó tra la pioggia, facendoci sobbalzare. «Nicole, tu sei una novizia rossa. Da tempo hai giurato fedeltá all’unica Somma Sacerdotessa della tua specie. Quindi non devi mancarle di rispetto. é chiaro?» Nicole incroció le braccia e annuí, una volta. A me non sembrava per niente dispiaciuta e il suo atteggiamento, aggiunto a tutto quello che era successo quella sera, mi fece proprio incavolare. L’affrontai e le dissi esattamente quello che mi passava per la testa: «Vedi di capire che nessuno ha piú intenzione di sopportare le tue vaccate. Da questo momento le cose andranno in modo molto diverso». «Per dirne una, dovrai vedertela con me prima di far del male a Zoey», disse Stark. «Mi hai giá usato una volta per cercare di uccidere Stevie Rae. E, be’, non accadrá piú», intervenne Rephaim. «Zoey, Stevie Rae! Per essere rispettate come Somme Sacerdotesse, dovete agire di conseguenza, e lo stesso vale per i vostri Guerrieri», ci rimproveró Thanatos. «Ma lei ha cercato di ucciderci. Tutt’e due!» spiegó Stevie Rae. «Non di recente!» le gridó contro Nicole. «Come possiamo combattere la grande e antica Tenebra che si é scatenata sul mondo se non siamo altro che bambini che bisticciano?» sussurró Thanatos. Non era sembrata potente o saggia o forte, ma stanca e disperata, e ció metteva molta piú paura della dimostrazione di forza di poco prima. «Thanatos ha ragione», commentai. «Che stai dicendo, Zy? Tu lo sai com’é Nicole. Proprio come sapevi com’era realmente Neferet, anche quando nessuno ti credeva», replicó Stevie Rae puntando il dito verso la novizia rossa. «No, voglio dire che Thanatos ha ragione sul bisticciare. Non possiamo neanche pensare di sconfiggere Neferet se la nostra squadra non é forte e unita.» Guardai Nicole. «Perció scegli: o entri a far parte della squadra o ti levi dalle palle.» «Se dice parolacce é seria», commentó Afrodite. «Sono d’accordo con lei», aggiunse Damien. «Anch’io», convenne Dario. «E io pure», fece Shaunee. Appena dietro di lei, Erin disse un rapido: «Giá». «Io ho scelto da che parte stare», sentenzió solenne Kalona. «Credo sia tempo che lo facciano anche altri.» «Io sono nuova qui, ma so qual é la parte giusta, e scelgo loro.» Shaylin face un passo per schierarsi al nostro fianco, seguita da Erik, che non disse niente, peró incroció il mio sguardo e annuí. Gli sorrisi e mi voltai verso Thanatos, sostenuta dalla solidarietá del mio gruppo. «Non siamo bambini che bisticciano. Siamo solo stanchi di essere comandati a bacchetta da gente che dice di sapere quale sia la cosa migliore da fare ma poi sembra incasinare tutto, persino piú di noi.» «Che siamo giá a un livello notevole», commentó secca Afrodite. «Non mi sei di grande aiuto», replicai in automatico. Invece a Nicole ripetei: «Quindi scegli la tua squadra». «Benissimo. Io scelgo Squadra Nicole», ribatté. «Che in realtá significa Squadra Egoista», commentó Stevie Rae. «O Squadra Odiosa», aggiunse Erin. «O Squadra Cozza», rincaró Afrodite. «Thanatos se ne sta andando», disse in fretta Lenobia, indicando la schiena della Somma Sacerdotessa. «Come ho sempre pensato: torna al suo civile Consiglio Supremo e lascia noi a combattere il male.» La voce di Kalona parve asciugare la pioggia con la rabbia. Thanatos si fermó,si voltó e trafisse l’immortale alato col proprio sguardo cupo. «Guerriero legato a me per giuramento, taci! La mia parola non é meno vincolante della tua. Sto solo seguendo la Morte. Purtroppo questo non mi conduce fuori da questa scuola, e non lo fará nemmeno in futuro.» Senza aggiungere altro, riprese a camminare in direzione dell’ingresso bruciacchiato della palestra. «Mamma mia quant’é melodrammatica.» Afrodite alzó gli occhi al cielo. «Ha giá detto che non si tratta di un vampiro né di un novizio o di un cavallo. E allora chissene frega? Se muore un moscerino dobbiamo farci prendere tutti da una crisi isterica del cazzo?» «Ma che problema hai?» Nicole scosse la testa. «Dea, sei sempre una tale strega. Perché non pensi prima di aprire bocca e dare fiato? Pensi che Thanatos si muoverebbe per un insetto? Deve parlare di un gatto. Qui é l’unico altro spirito animale di cui possa importarle.» Questo zittí lunghissimo Afrodite, creando un momento di vuoto e silenzio mentre ci rendevamo tutti conto che Nicole aveva ragione. Inspirai di botto. «Oh, Dea, no! Nala!» Con un’occhiataccia a Nicole, Afrodite mi bloccó subito: «Rilassati, i nostri gatti sono allo scalo ferroviario... anche quel cane puzzolente. Non é uno dei nostri». «Duchessa non puzza», ribatté Damien. «Ma sono proprio felice che lei e Cammy siano al sicuro.» «Io morirei se succedesse qualcosa a Belzebú», disse Shaunee. «Pure io!» aggiunse Erin, sembrando peró piú guardinga che preoccupata. «Io adoro Nala.» Stevie Rae incroció il mio sguardo ed entrambe ricacciammo indietro le lacrime. «I nostri famigli sono al sicuro», disse Dario. «Il fatto che a morire non sia stato uno dei vostri gatti non rende la cosa meno orribile», replicó Erik. Sembrava molto piú maturo del solito. «Chi sarebbe adesso della Squadra Egoista?» Sospirai e stavo per dare ragione a Erik, quando Nicole emise un suono esasperato e si voltó nella direzione appena presa da Thanatos. «Dove credi di andare?» le gridó dietro Stevie Rae. Nicole non si fermó. E nemmeno si giró, ma la sua voce arrivó fino a noi: «La Squadra Egoista va ad aiutare Thanatos col gatto morto – a chiunque appartenga – perché la Squadra Egoista ama gli animali. Sono piú gentili delle persone. Punto». «Non so di cosa stia parlando», commentó Afrodite. La guardai e alzai gli occhi al cielo. Stevie Rae fissó Nicole con astio. «é tutta una finta quella che sta facendo. Non ci si puó fidare di lei.» «Be’, io posso dirvi che, per aiutarmi a liberare i cavalli, é quasi morta a causa del fumo», intervenne Lenobia. «Il suo colore sta cambiando», mormoró Shaylin. «Sstt», fece Erik, sfiorandole la spalla. «Ha cercato di uccidermi!» Stevie Rae sembrava sul punto di esplodere. «Oh, che cazzo! Chi non ha cercato di uccidere te o Zoey? O me, per quel che vale. Fattela passare», sbottó Afrodite e, prima che Stevie Rae potesse risponderle per le rime, sollevó la mano col palmo all’esterno e continuó: «Piantala. A meno che tu e Stark e gli altri novizi rossi che vanno a fuoco col sole non abbiate intenzione di passare la giornata qui al riparo, faremmo meglio a riempire il minibus e tornare allo scalo ferroviario. Oh, e a breve il merlotto sará cento per cento merlo e zero per cento ragazzo, cosa che sono certa non sia il top in pubblico». «Come odio quando ha ragione», mi bisbiglió Stevie Rae. «Non dirlo a me», replicai. «Okay, ragazzi, perché non riunite tutti quelli che dovrebbero tornare allo scalo? Io scopro cosa sta succedendo con Thanatos e la Morte e tutto il resto e vi raggiungo al bus. Presto.» «Volevi dire che tu e io scopriamo cosa sta succedendo con Thanatos e la Morte e tutto il resto e li raggiungiamo al bus. Presto», mi corresse Stark. Gli strinsi la mano. «é esattamente quello che intendevo.» «E anch’io seguiró Thanatos con voi, anche se poi non torneró allo scalo», disse Kalona, quindi le sue labbra si piegarono un pochino all’insú mentre il suo sguardo passava da me al figlio. «Presto, peró.Vi rivedró tutti presto.» Stevie Rae lasció la mano di Rephaim il tempo sufficiente a gettarsi tra le braccia di Kalona per stringerlo in un gigantesco abbraccio che parve stupire lui almeno quanto noi, anche se Rephaim osservava la scena con un megasorriso. «Giá, sí, ci rivedremo prestissimo. Grazie ancora per esserti fatto avanti per tuo figlio.» Kalona le assestó delle goffe pacchette sulla schiena. «Non c’é di che.» Poi la mia amica riprese per mano Rephaim e si diresse verso il parcheggio. «Okay, ragaaazzi, vi aspettiamo, ma ricordatevi che, sicuro come il muro, il sole sta per sorgere.» Afrodite scosse la testa e prese Dario sottobraccio. «Ma che cavolo vuol dire ’sicuro come il muro’? Ma l’avrá passato l’esame di quinta elementare?» «Tu aiutala a far salire tutti sull’autobus e basta», replicai. Per fortuna, oltre alla pioggia adesso c’era anche molto vento, che inghiottí la risposta di Afrodite mentre lei e Dario e il resto del mio cerchio piú Shaylin ed Erik si allontanavano, in teoria per fare quello che avevo appena chiesto. Il che mi lasció sola con Stark, Lenobia e Kalona. «Pronta?» mi chiese Stark. «Sí, certo», mentii. «Allora, che palestra sia», sentenzió Lenobia. Mentre seguivo Thanatos e Nicole, sapevo che mi sarei dovuta preparare a qualcosa di terribile, ma per quella sera la mia razione di cose terribili aveva giá raggiunto il limite massimo, perció riuscii solo ad asciugarmi la pioggia dal viso e a mettere un piede davanti all’altro. In veritá l’unica cosa per cui ero pronta era un bel letto comodo. Dentro la palestra era caldo e asciutto ma si sentiva odore di fumo. La sabbia sotto i nostri piedi era umida e sporca. Dragone avrebbe odiato vedere la sua palestra ridotta cosí, pensai, quando Kalona indicó il centro dell’edificio poco illuminato dove riuscivo appena a scorgere la sagoma di Thanatos e di Nicole. «Lá. laggiú», disse. «Avremmo dovuto accendere le torce», mormoró Lenobia attraversando la sabbia fradicia. «Gli umani hanno spento quasi tutte le lanterne, oltre all’incendio.» Io non avevo voglia di commentare e la veritá era che ero contenta che non si vedesse bene perché sapevo che qualunque cosa fosse ad aver fermato Thanatos e Nicole non sarebbe stata piacevole. Tenni quel pensiero per me, peró, e afferrai la mano di Stark, traendo forza dalla sua stretta. «Fate attenzione a dove mettete i piedi», ci disse Thanatos senza alzare gli occhi dal punto in cui si era inginocchiata. «Qui ci sono tracce di un incantesimo. Voglio che vengano conservate ed esaminate, cosí potró scoprire il responsabile di questa atrocitá.» Sbirciai dietro la sua spalla, senza capire bene cosa stessi vedendo. Qualcuno aveva disegnato un cerchio nella sabbia, che all’interno aveva un’aria strana e scura. Al centro c’erano due macchie pelose ai cui lati erano state scribacchiate delle parole. Socchiusi le palpebre, nel tentativo di dare un senso alla cosa. «Che diavolo é?» chiesi. I vampiri rossi al buio vedono molto meglio quindi, quando Stark mi mise un braccio intorno alle spalle, capii che, di qualunque cosa si trattasse, era brutta. Molto brutta. Prima che potessi ripetere la domanda, Nicole si tolse di tasca il telefono. «Ho il flash qui. Vi fará male agli occhi ma almeno faró una foto.» Aveva ragione. Il secondo successivo stavo sbattendo le palpebre per scacciare lacrime e puntini luminosi. Kalona, la cui vista immortale era meno sensibile di quella dei vampiri, esordí, in tono solenne: «So di chi é opera tutto questo. Non percepite la sua persistente presenza?» La mia vista si schiarí e mi avvicinai, anche se la stretta di Stark tentava di trattenermi. Troppo tardi, capii cosa stavo guardando. «Shadowfax! é morto!» «Sacrificato in un rituale oscuro», spiegó Thanatos. «E anche Ginevra», aggiunse Nicole. Sentivo di stare per vomitare. «I gatti di Dragone e di Anastasia? Sono stati uccisi entrambi?» Thanatos allungó la mano e con delicatezza accarezzó Shadowfax, arrivando fino alla piccola micetta che gli si era acciambellata accanto. «Questa piccolina non é stata sacrificata. Non faceva parte del rito. é stato il dolore a fermarle il cuore.» La Somma Sacerdotessa si alzó e si rivolse a Kalona. «Dici di sapere chi ha fatto questo.» «Lo so, e lo sai anche tu. é stata Neferet a sacrificare il gatto del Guerriero. é un pagamento per i servigi resi. La Tenebra le obbedisce, ma il prezzo di quell’obbedienza é sangue e morte e dolore. E si deve continuare a pagare, perché la Tenebra non é mai soddisfatta. E questa ne é la prova», concluse, indicando le parole scritte sulla sabbia. Nella fioca luce riuscivo a vedere solo i tristi corpicini dei gatti, ma non dovetti nemmeno chiedere. Tenendomi stretta a sé,Stark lesse ad alta voce: «Con il tributo di sangue, dolore e tormento a funger da mia arma costringo lo Strumento». «Lo Strumento. é cosí che Neferet chiama Aurox», spiegó Kalona. «Oh, grande Dea, questo dimostra molto di piú, oltre al fatto che sia opera di Neferet.» Lo sguardo scuro di Thanatos incroció il mio. «La morte di tua madre non é stata semplicemente un casuale sacrificio alla Tenebra, ma il pagamento richiesto per creare il mostro di Neferet, lo Strumento. Aurox.» Le ginocchia mi diventarono di gelatina e mi strinsi ancora di piú a Stark. Sembrava che fosse solo il suo braccio a tenermi in piedi. «Sapevo che quel maledetto ragazzo toro era pericoloso. Altro che dono di Nyx», commentó Stark. «Lo Strumento é tutto l’opposto. é una creatura plasmata dalla Tenebra usando morte e sofferenza, e controllata da Neferet», spiegó Thanatos. Non osavo raccontare quello che mi era sembrato di vedere guardando attraverso la pietra del veggente. come potevo, col braccio di Stark intorno alle spalle, Dragone appena morto e l’orribile fine dei gatti? Ma ero troppo ferita, troppo stanca e addolorata e confusa per controllare ancora le mie parole ed evitare di pronunciare il nome di Heath, perció, come una cretina, biascicai qualcosa. «In Aurox dev’esserci piú di questo! Si ricorda cosa le ha chiesto a fine lezione? Voleva sapere chi era, cosa era. Lei gli ha risposto che poteva decidere per se stesso e non lasciare che il passato gli condizionasse il futuro. Perché una creatura completamente votata alla Tenebra, un semplice Strumento di Neferet, si sarebbe preoccupata di farsi una domanda simile?» «Su questo hai ragione. Ricordo che Aurox é venuto da me.» Lo sguardo di Thanatos tornó a fissarsi sui gatti. «Forse Aurox non é uno Strumento del tutto vuoto. Forse la sua interazione con noi, e in particolare con te, Zoey, ha smosso qualche traccia di coscienza dentro di lui.» Provai una grande emozione, al punto che Stark mi rivolse un’occhiata ansiosa e interrogativa. «Diceva la veritá!» spiegai. «Stasera, un attimo prima di scappare via, Aurox ha detto: ’Ho scelto un futuro diverso. Ho scelto un nuovo futuro’. Intendeva che non avrebbe voluto fare del male a Rephaim o a Dragone, ma che non poteva opporsi quando Neferet aveva il controllo.» «Avrebbe senso», commentó Thanatos parlando con lentezza, come stesse uscendo da un labirinto mentale. «Il sacrificio del famiglio di Dragone Lankford si é reso necessario perché Neferet stava perdendo il controllo del suo Strumento. Abbiamo visto tutti Aurox passare da toro a ragazzo per poi ricominciare a trasformarsi in toro mentre scappava via.» «E com’era sconvolto quando é tornato Aurox e ha capito cosa aveva fatto a Dragone», aggiunsi. «Questo non cambia il fatto che Aurox ha ucciso il Signore delle Spade», ribatté Stark. Era cosí teso che il suo viso era diventato una maschera di pietra. «E se l’avesse ucciso solo perché Neferet ha sacrificato Shadowfax?» chiesi, cercando di dimostrare a Stark che poteva non esserci una sola risposta giusta. «Zoey, questo non rende meno morto Dragone», concluse lui togliendomi il braccio dalle spalle e allontanandosi di un passo. «O Aurox meno pericoloso», aggiunse Kalona. «Ma forse é una minaccia minore di quanto credessimo. Se Neferet deve eseguire un sacrificio rituale, e di questa entitá, ogni volta che vuole controllarlo, dovrá scegliere con molta attenzione le occasioni in cui usarlo», intervenne pacata Thanatos. «Ha continuato a ripetere di avere scelto un futuro diverso», insistetti. Stark scosse la testa. «Zy, questo non rende Aurox un bravo ragazzo.» «Sai, le persone possono cambiare», intervenne all’improvviso Nicole. La fissammo tutti. Ovviamente non ero l’unica a essersi dimenticata che ci fosse anche lei. Mi scocciava essere d’accordo con Nicole, quindi mi limitai a mordicchiarmi il labbro e a preoccuparmi. «Aurox non é una persona, né un ragazzo, buono o cattivo che sia.» Nella palestra buia, la profonda voce di Kalona risuonó tipo bomba, esplodendo contro i miei nervi giá malconci. «Aurox é uno Strumento. Un essere creato per agire come arma di Neferet. Potrebbe avere una coscienza e la capacitá di cambiare?» Si strinse nelle spalle. «Questo possiamo solo ipotizzarlo. E, in veritá, ha importanza? Non fa differenza se una lancia ha una coscienza. Ció che conta é chi usa quell’arma. Ed é evidente che sia Neferet a usare Aurox.» «Tu da quanto lo sai?» chiesi. Stark mi fissava come se mi comportassi in modo irrazionale, ma non mi fermai. Anche se non sapevo come spiegarlo, ero convinta di avere intravisto l’anima di Heath dentro Aurox grazie alla pietra del veggente. «Se sapevi cos’era Aurox, perché non hai detto qualcosa prima?» «Nessuno me l’ha chiesto», replicó l’immortale. «Queste sono stronzate. Cos’altro ci hai tenuto nascosto?» dissi, spostando rabbia, frustrazione e confusione da me e dall’enigma Aurox/Heath per riversarle su Kalona. «Cos’altro vorresti sapere?» replicó senza esitazione. «Ma stai attenta, giovane Sacerdotessa, vuoi davvero conoscere le risposte a ció che chiedi?» «Dovresti stare dalla nostra parte, ricordi?» intervenne Stark mettendosi tra me e Kalona. «Ricordo piú di quanto tu creda, vampiro rosso.» «E questo cosa diavolo significa?» replicó il mio Guardiano. «Significa che non sei sempre stato un santarellino!» gridó Nicole. «Non osare sparlare di lui!» le strillai a mia volta. «Ecco che di nuovo litigate tra voi!» urló Thanatos, facendo increspare l’aria con la passione delle sue parole. «La nostra nemica ha scatenato il caos nella nostra casa. Ha ucciso non una volta, non due, ma molte, moltissime volte. Si é alleata col male piú grande che questo mondo abbia mai conosciuto. Eppure voi continuate ad azzuffarvi. Se non riusciamo a essere uniti, allora lei ha giá vinto.» Scosse la testa con espressione triste e tornó a guardare i due gatti, quindi si chinó accanto a loro e passó di nuovo delicatamente la mano su entrambi. Stavolta l’aria sopra i mici inizió a scintillare e si materializzarono le sagome splendenti di Shadowfax e di Ginevra. Solo che non erano i gatti adulti che giacevano immobili e freddi sul pavimento, ma cuccioli. Degli adorabili cuccioli cicciottelli. «Piccolini, andate dalla Dea. Nyx e coloro che piú amate vi attendono», disse loro in tono caldo e dolce Thanatos. Il giovane Shadowfax allungó una zampa pelosa per giocherellare con la manica fluttuante della Somma Sacerdotessa, poi entrambi i micetti scomparvero in uno sbuffo di luce. Posso giurare di avere udito in lontananza il suono della risata argentina di Anastasia, e immaginai che lei e Dragone dovevano stare dando un affettuoso benvenuto nell’Aldilá ai loro gatti. L’Aldilá... Lí c’era mia mamma, oltre a Dragone e Anastasia e Jack e, se mi ero sbagliata riguardo a ció che avevo visto dentro ad Aurox, anche Heath. C’ero stata. Sapevo che l’Aldilá esisteva proprio come esistevo io. Sapevo pure che era un posto incredibile, magico e, anche se non era il momento per me di morire e rimanerci, la bellezza di quel luogo indugiava ancora nella mia mente e nella mia anima, creando una piccola bolla di meraviglia e sicurezza che era l’esatto contrario di quanto era diventato il mondo reale che mi circondava. «Sarebbe cosí terribile se perdessimo?» Non mi ero resa conto di aver parlato ad alta voce finché Stark non mi scosse prendendomi per la spalla. «Zy, cosa stai dicendo? Noi non possiamo perdere perché Neferet non puó vincere. La Tenebra non puó vincere.» Percepivo la sua preoccupazione e la sua paura. Sapevo che lo stavo mandando in paranoia, ma non riuscivo a fermarmi. Ero cosí stanca del fatto che tutto si riducesse a una lotta tra morte e amore, tra Tenebra e Luce. Perché non puó finire e basta? Darei qualunque cosa perché finisse! «Qual é la cosa peggiore che puó succedere?» mi udii chiedere per poi biascicare da me la risposta: «Neferet ci ucciderá. Vabbe’, essere morta non sembra poi tanto orrendo». Agitai la mano in direzione del punto in cui i gattini si erano appena manifestati. «Cavolo, mollare tutto?» mormoró Nicole con disgusto. «Zoey Redbird, la morte decisamente non é la cosa peggiore che possa capitare a tutti noi», intervenne Thanatos. «Certo, in questo momento la Tenebra sembra invincibile, soprattutto dopo quanto abbiamo scoperto stanotte, ma qui ci sono anche amore e Luce. Pensa che tristezza sarebbe per Sylvia Redbird udire le tue parole.» Provai un forte senso di colpa. Thanatos aveva ragione. C’erano cose peggiori della morte, e queste cose peggiori accadevano alle persone che ci si lasciava dietro. Chinai la testa e mi avvicinai a Stark, prendendogli la mano. «Scusatemi, ragazzi. Avete ragione voi. Non avrei mai dovuto dirlo.» Thanatos mi sorrise con dolcezza. «Torna allo scalo ferroviario. Prega. Dormi. Trova guida e conforto nelle parole che ci ha detto Nyx: ’La guarigione avvenuta qui stasera tenete in mente. Avrete bisogno di questa forza e di questa pace per lo scontro imminente’.» Esitó un attimo, poi fece un gran sospiro e aggiunse: «Sei cosí giovane!» Avrei voluto urlare: Lo so! Sono infinitamente troppo giovane per salvare il mondo! Invece me ne rimasi lí in silenzio, sentendomi stupida e inutile mentre Thanatos si chinava a prendere tra le braccia i corpi di Shadowfax e di Ginevra, avvolgendoli nell’ampia gonna e trasportandoli con gentilezza, come se fossero bambini addormentati. Poi fece cenno a Kalona. «Devo riferire ai Figli di Erebo la triste notizia della morte del loro Signore delle Spade. Mentre io vado da loro, vorrei che tu iniziassi a costruire una pira per Dragone e questi piccoli. é alla luce di quella pira che ti proclameró ufficialmente Guerriero della Morte.» Senza ulteriori sguardi verso di me, Thanatos uscí dalla palestra, seguita da Kalona. «Per la cronaca, la vostra squadra fa schifo.» Scuotendo la testa, se ne andó anche Nicole. Sentivo su di me gli occhi di Stark. La sua mano nella mia sembrava rigida. Alzai lo sguardo verso di lui, certa che mi avrebbe scosso o mi avrebbe dato un’urlata o quantomeno mi avrebbe chiesto cosa diavolo c’era in me che non andava. Di nuovo. Invece spalancó le braccia e disse: «Vieni qui, Zy», limitandosi a volermi bene. 4 AUROX Aurox corse, senza sapere o badare a dove lo portasse il suo corpo. Capiva soltanto di doversi allontanare dal cerchio, da Zoey, prima di commettere una nuova atrocitá.I piedi completamente trasformati in zoccoli incidevano il terreno fertile, facendogli attraversare a velocitá inumana i campi di lavanda addormentati per l’inverno. Simili alla brezza che gli scorreva addosso, dentro Aurox si agitavano le emozioni. Confusione: non aveva intenzione di fare del male a nessuno, tuttavia aveva ucciso Dragone e forse anche Rephaim. Rabbia: era stato usato, controllato contro la sua volontá! Disperazione: nessuno avrebbe mai creduto che non volesse fare del male. Era una bestia, una creatura di Tenebra. Lo Strumento di Neferet. L’avrebbero odiato tutti. Zoey l’avrebbe odiato. Solitudine: e tuttavia lui non era lo Strumento di Neferet. Nonostante quanto accaduto quella sera. Benché lei fosse riuscita a manipolarlo. Lui non apparteneva e non sarebbe mai appartenuto a Neferet. Non dopo aver visto ció che aveva appena visto... non dopo aver provato ció che aveva appena provato. Aurox aveva percepito la Luce. Pur non essendo stato in grado di seguirla, aveva avvertito la forza del bene che aleggiava nel cerchio magico, durante l’invocazione degli elementi, ne aveva riconosciuto la bellezza. Finché quei disgustosi tentacoli non avevano risvegliato e controllato la bestia che era in lui, aveva osservato, affascinato, il commovente rituale culminato con la Luce che ripuliva la terra dal tocco della Tenebra, che ripuliva persino lui, anche se nel suo caso la purificazione era durata solo un attimo. Lungo abbastanza da fargli capire cos’aveva fatto. Poi la legittima rabbia e il comprensibile odio che i Guerrieri avevano provato nei suoi confronti l’avevano sopraffatto, e ad Aurox era rimasta umanitá sufficiente solo a fuggire e a non uccidere Zoey. Rabbrividí e gemette mentre la trasformazione da toro a ragazzo si propagava in piccole onde per tutto il suo corpo, lasciandolo a piedi nudi, con addosso soltanto dei jeans strappati. Venne colto da una terribile debolezza. Tremante, col fiato corto, rallentó barcollando fino a camminare. La sua mente era in tumulto. Pieno di odio per se stesso, Aurox vagava senza meta nelle ore che precedevano l’alba, senza sapere o badare a dove fosse, finché non poté piú ignorare le necessitá fisiche del proprio organismo e seguí l’odore e il rumore dell’acqua. Sulla sponda del torrente cristallino, Aurox s’inginocchió e bevve fino a estinguere il fuoco che aveva dentro poi, sopraffatto dalla stanchezza e dall’emozione, crolló a terra. Infine un sonno senza sogni ebbe la meglio nella sua battaglia interiore e Aurox si addormentó. Si sveglió al canto della donna. Era cosí rilassante, cosí pieno di pace che all’inizio lui non aprí gli occhi. La voce era ritmata, come il battito del cuore, ma non fu solo quello a colpire Aurox, fu il sentimento che pervadeva il canto. Non era come quando incanalava violente emozioni per favorire la metamorfosi che lo trasformava da ragazzo ad animale. Le sensazioni di quel momento provenivano dalla voce stessa: gioiosa, allegra, grata. Aurox non le provó insieme con la donna, ma in lui si aprirono immagini di gioia, che insinuarono nella sua mente la possibilitá di essere felice. Aurox non comprendeva le parole, ma non ce n’era bisogno. La voce femminile si levava verso il cielo, e questo trascendeva il significato. Ormai del tutto sveglio, Aurox voleva vedere la proprietaria della voce. Chiederle della gioia. Cercare di capire come provare quella sensazione. Quindi aprí gli occhi e si mise a sedere. Era crollato poco distante dalla casa colonica, vicino alla riva del torrente. Si trattava di un sinuoso nastro di acqua limpida che scorreva dolce, quasi in una musica, sopra sabbia e pietra. Lo sguardo di Aurox seguí il fiumiciattolo alla sua sinistra, fino a dove si trovava la donna, che indossava un vestito senza maniche con lunghe frange di pelle decorate con conchiglie e perline. Danzava in modo aggraziato, tenendo il tempo coi piedi nudi. Anche se il sole si stava appena alzando all’orizzonte e la mattina era fresca, lei era rossa in viso, calda, viva. Dal fascio di erbe essiccate che teneva in mano saliva un filo di fumo che l’avvolgeva andando quasi a ritmo col canto. Anche solo guardandola, Aurox si sentiva bene. La gioia di lei era palpabile, cosí abbondante da traboccare e confortare persino il suo spirito abbattuto. Lei piegó la testa all’indietro e i lunghi capelli d’argento striati di nero arrivarono a sfiorarle la vita sottile, poi sollevó le braccia nude quasi ad accogliere il sole nascente, quindi inizió a muoversi in cerchio, sempre battendo il tempo coi piedi. Aurox era talmente rapito dal canto da non accorgersi che la donna si era voltata verso di lui finché i loro sguardi non s’incrociarono. A quel punto lui la riconobbe: era la nonna di Zoey, che la sera prima si trovava al centro del cerchio. Si aspettava che, vedendolo apparire all’improvviso tra l’erba alta, lei smettesse di cantare o si mettesse a urlare, invece si limitó a concludere la propria danza gioiosa. E poi gli disse, con voce limpida e tranquilla: «Io ti vedo, Tsu-ka-nv-s-di-na. Sei il mutaforma che ieri notte ha ucciso Dragone Lankford. Hai tentato di uccidere anche Rephaim, ma non ci sei riuscito. Hai pure caricato la mia amata nipote come se volessi farle del male. Sei qui per uccidermi?» Sollevó di nuovo le braccia e prese un profondo respiro nell’aria fresca e pulita del mattino. «Se é cosí, allora voglio dire al cielo che mi chiamo Sylvia Redbird, e che oggi é un buon giorno per morire. Andró dalla Grande Madre a incontrare i miei antenati con lo spirito colmo di gioia.» Dopo di che gli sorrise. Fu quel sorriso a farlo andare in pezzi. Aurox era sconvolto e, con una voce tremante, che a stento riconobbe come propria, rispose: «Non sono qui per ucciderla. Sono qui perché non ho un altro posto dove andare». Poi scoppió a piangere. Sylvia Redbird indugió appena un battito di ciglia. Tra le lacrime, Aurox la vide rovesciare di nuovo la testa all’indietro e annuire, come se avesse ricevuto una risposta a una domanda. Quindi lo raggiunse, con le lunghe frange di pelle del vestito che si muovevano, musicali e aggraziate quanto lei, al soffio della brezza mattutina. Una volta che gli fu vicino, non ebbe nessuna esitazione: si sedette a gambe incrociate e lo abbracció, spingendolo ad appoggiarle la testa sulla spalla. Aurox non aveva idea di quanto tempo restarono seduti cosí, insieme. Sapeva solo che, mentre lui singhiozzava, Sylvia Redbird lo teneva stretto e lo cullava dolcemente, avanti e indietro, cantando sottovoce e accarezzandogli la schiena a ritmo del battito del cuore. Infine lui si staccó,voltando il viso per la vergogna. «No, aspetta», disse la donna, prendendolo per le spalle e costringendolo a guardarla negli occhi. «Prima di andartene, dimmi perché piangevi.» Aurox si asciugó il viso, si schiarí la voce e, con un tono che a suo parere lo faceva sembrare un ragazzino, per di piú sciocco, rispose: «Perché mi dispiace». Sylvia Redbird continuó a sostenere il suo sguardo. «E...» lo incoraggió. Lui fece un gran sospiro e ammise: «E perché sono Solo». Sgranó gli occhi. «Tu sei molto piú di quello che sembri.» «Sí, sono un mostro della Tenebra, una bestia», convenne. Le labbra della donna s’inclinarono all’insú. «Una bestia puó piangere di tristezza? La Tenebra é in grado di provare solitudine? Io non credo.» «Allora perché mi sento cosí stupido a piangere?» «Prova a riflettere. Il tuo spirito ha pianto. Ne aveva bisogno perché provava dolore e solitudine. Sta a te decidere se sia una cosa sciocca oppure no. Quanto a me, io ho giá deciso che non ci si deve vergognare delle lacrime, se sono sincere.» Sylvia Redbird si alzó e gli tese una mano ingannevolmente fragile. «Vieni con me. Ti apro la mia casa.» «Perché farebbe una cosa simile? Ieri sera mi ha visto uccidere un Guerriero e ferirne un altro. Avrei potuto uccidere anche Zoey.» Lei inclinó la testa di lato e lo fissó.«Davvero? Io non credo. O almeno credo che il ragazzo che ho davanti a me adesso non potrebbe ucciderla.» Le spalle di Aurox crollarono di schianto. «Ma questo lo pensa solo lei. Non ci crederá nessun altro.» «Be’, Tsu-ka-nv-s-di-na, in questo momento qui con te ci sono solo io. Ció che credo non é sufficiente?» Aurox si asciugó di nuovo le guance e si alzó,un po’ barcollante. Poi, con molta attenzione, prese tra le sue la mano delicata della vecchia signora. «Sylvia Redbird, in questo momento ció che crede lei é sufficiente.» Lei gli strinse la mano, sorrise e disse: «Dammi del tu e chiamami nonna». «Nonna, e tu com’é che mi hai chiamato?» Sorrise ancora. «Tsu-ka-nv-s-di-na, é il termine con cui la mia gente indica il toro.» Provó prima freddo e poi caldo. «La bestia in cui mi trasformo é piú terribile di un toro.» «Allora forse chiamarti Tsu-ka-nv-s-dina, scaccerá parte dell’orrore che dorme dentro di te. Il nome che si dá alle cose ha potere, sai.» «Tsu-ka-nv-s-di-na,. Me lo ricorderó», sentenzió Aurox. Ancora scosso, il ragazzo raggiunse la piccola casa in mezzo ai campi di lavanda. Era in pietra e aveva un’ampia veranda, molto accogliente. La nonna lo fece accomodare su un grande divano di pelle e gli diede una coperta fatta a mano da mettersi sulle spalle, poi gli disse: «voglio chiederti di dare riposo al tuo spirito». Lui obbedí, mentre la donna cantava sottovoce tra sé,accendeva il fuoco nel caminetto, metteva dell’acqua a bollire e poi andava nell’altra stanza a prendere una felpa e dei mocassini di pelle morbida per lui. Una volta scaldata la stanza e terminato il canto, la nonna gli fece cenno di raggiungerla a un tavolino di legno e gli offrí del cibo su un piatto viola. Aurox bevve il té addolcito con miele e mangió.«Gragrazie, nonna», disse, esitante. «Il cibo é buono. Il té buono. Qui tutto é cosí buono!» «Il té in realtá é una tisana di camomilla e issopo. Io la uso per mantenermi calma e concentrata. I biscotti sono una mia ricetta: pezzetti di cioccolato con un po’ di lavanda. Ho sempre pensato che cioccolato e lavanda facciano bene all’anima.» Nonna Redbird sorrise e addentó un biscotto. Mangiarono in silenzio. Aurox non era mai stato cosí contento. Sapeva che non era possibile, ma in qualche modo aveva la sensazione di avere un legame con quel posto e con quella donna. Si trattava di un senso di appartenenza strano eppure meraviglioso, che gli consentí di parlarle col cuore. «Era stata Neferet a ordinarmi di venire qui, ieri sera. Dovevo interrompere il rituale.» La nonna annuí. La sua espressione non era stupita ma pensierosa. «Non voleva si scoprisse che é lei l’assassina di mia figlia.» Aurox la studió.«Tua figlia é stata uccisa. Ieri notte hai assistito alla replica di quei fatti, eppure oggi sei serena e piena di gioia. Dove trovi tanta pace?» «Dentro di me. E anche dalla convinzione che qui sia in atto molto piú di ció che possiamo vedere... e dimostrare. Per esempio, io dovrei almeno avere paura di te. Qualcuno direbbe che ti dovrei odiare.» «Sarebbero in molti a dirlo.» «Eppure io non ti temo e non ti odio.» «Anzi mi stai consolando. Mi offri un rifugio. Perché, nonna?» «Perché credo nel potere dell’amore. Credo che sia giusto scegliere la Luce invece della Tenebra, la felicitá invece dell’odio, la fiducia invece dello scetticismo.» «Allora io non c’entro. Semplicemente tu sei una brava persona», commentó Aurox. «Trovo che essere una brava persona non sia sempre tanto facile, e tu?» gli chiese. «Non lo so. Non ho mai cercato di essere una brava persona.» Si passó la mano tra i folti capelli biondi, frustrato. Gli occhi della nonna s’incresparono in un sorriso. «Davvero? Ieri notte una potente immortale ti aveva ordinato d’interrompere un rito, eppure, miracolosamente, quel rito é stato completato. Com’é andata, Aurox?» «Non ci crederá nessuno.» «Io sí. Raccontami», disse nonna Redbird. «Sono venuto qui per eseguire gli ordini di Neferet: uccidere Rephaim e distrarre Stevie Rae, in modo che il cerchio si spezzasse e il rituale non avesse successo, ma non ci sono riuscito. Non potevo spezzare una cosa tanto piena di Luce, tanto buona», spiegó tutto d’un fiato, desideroso di tirare fuori la veritá prima che l’anziana signora lo fermasse, lo zittisse. «Poi la Tenebra si é impadronita di me. Io non volevo trasformarmi! Non volevo che uscisse il mostro! Ma non riuscivo a controllarlo e, una volta presente, quello ricordava soltanto l’ultimo ordine ricevuto: uccidere Rephaim. é stato solo grazie alla sferzata degli elementi e al tocco della Luce che hanno fermato la bestia che ho potuto recuperare un po’ di controllo e scacciarla.» «Dunque é per questo che hai ucciso Dragone, perché cercava di proteggere Rephaim.» Aurox annuí, chinando la testa per la vergogna. «Non volevo ucciderlo. Non avevo intenzione di ucciderlo. La Tenebra controllava la bestia, e la bestia controllava me.» «Non adesso, peró. Adesso la bestia non c’é», disse sottovoce la nonna. Il ragazzo incroció il suo sguardo. «Sí che c’é.La bestia c’é sempre, qui.» Indicó il centro del proprio petto. «é eternamente con me.» Nonna Redbird gli coprí le mani con le proprie. «Puó darsi, ma qui ci sei anche tu. Tsuka–nv–s– di–na, ricordati che sei riuscito a controllare la bestia quanto bastava per fuggire. Forse é un inizio. Impara a fidarti di te stesso e gli altri potrebbero imparare a fidarsi di te.» Lui scosse la testa. «No, tu sei diversa da tutti. Non mi crederá nessuno. Vedranno solo la bestia. A nessuno importerá abbastanza da volersi fidare di me.» «Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato grazie alla sua protezione che sei riuscito a scappare.» Aurox sbatté le palpebre, stupito. Non ci aveva neppure pensato. Le sue emozioni erano state un tale subbuglio da non essersi reso conto delle azioni di Zoey. «Lei mi ha difeso», ripeté lentamente. L’anziana signora gli fece una carezza sulla mano. «Non permettere che la sua fiducia vada sprecata. Scegli la Luce!» «Ma io ci ho giá provato e ho fallito!» «Prova con piú convinzione», gli disse, seria. Il giovane aprí la bocca per protestare, ma lo sguardo di lei bloccó sul nascere le sue parole: quegli occhi dicevano che le sue parole erano piú di un ordine, erano una convinzione. Chinó di nuovo la testa. Stavolta non per la vergogna, ma in risposta a un esitante barlume di speranza. Aurox si prese un attimo per assaporare quella nuova, stupenda sensazione. Poi, con delicatezza, levó la mano di sotto a quelle della nonna e si alzó. Rispondendo alla sua occhiata interrogativa, spiegó: «Devo scoprire come dimostrare che hai ragione». «E come hai intenzione di fare?» «Devo trovare me stesso», sentenzió. Il sorriso della donna era caldo e luminoso. In modo inatteso, quel sorriso gli ricordó Zoey, e l’esitante barlume di speranza s’ingrandí, fino a riscaldargli il cuore. «Dove andrai?» «Dove posso fare del bene.» «Aurox, sappi che, se controlli la bestia, e non uccidi piú, qui da me troverai sempre un rifugio.» «Nonna, non lo dimenticheró mai.» Quando, sulla porta, lei lo abbracció, Aurox chiuse gli occhi e inspiró il profumo di lavanda e quel momento di amore materno. Quel profumo e quel momento rimasero con lui mentre guidava lentamente verso Tulsa. La giornata di febbraio era limpida e, come diceva l’uomo alla radio, «abbastanza calda da risvegliare le zecche». Aurox parcheggió l’auto di Neferet in uno spazio libero in fondo a Utica Square, poi lasció che fosse l’istinto a guidare i suoi passi lontano dall’affollato centro commerciale, lungo una strada secondaria che si chiamava South Yorktown Avenue. Sentí odore di fumo prima ancora di raggiungere il grande muro di pietra che circondava la Casa della Notte. L’incendio é stato opera di Neferet. Puzza della sua Tenebra, pensó. Non si concesse di pensare a cosa poteva aver distrutto quell’incendio. Si concentró solo sul seguire il proprio istinto, che gli ordinava di tornare alla Casa della Notte per trovare se stesso e il proprio riscatto. Il cuore del ragazzo batteva forte mentre lui scivolava nell’ombra del muro di cinta e lo seguiva rapido e silenzioso fino alla vecchia quercia che era stata spezzata con tale violenza che una parte era crollata contro il muro. Fu davvero semplice scalare il muro grezzo, afferrare i rami nudi per l’inverno e lasciarsi cadere dall’altra parte. Aurox si accovacció accanto all’albero. Come aveva sperato, la luce del sole aveva svuotato il campus, tenendo novizi e vampiri all’interno degli edifici, dietro finestre dai pesanti tendoni. Giró intorno alla quercia per osservare la Casa della Notte. Erano state le scuderie a bruciare, lo vedeva chiaramente. Non sembrava che l’incendio si fosse propagato, anche se aveva fatto crollare un muro esterno. Il danno era giá stato tappato da uno spesso telone nero. Aurox si accostó ancora di piú all’albero. Procedendo sui frammenti scheggiati della base e fra l’intrico di rami, si chiese come mai nessuno avesse pensato di sistemare quel disastro, dato che il resto del parco era tenuto con grande cura. Ma non ebbe il tempo di rifletterci perché,all’improvviso, un grosso corvo atterró su un ramo proprio di fronte a lui e inizió a lanciare una serie di gracchi e di fischi e di suoni stranamente allarmanti. «Vattene! Sparisci!» bisbiglió Aurox, cercando di allontanare il grande volatile, con l’unico risultato di far esplodere il corvo in ulteriori cra cra. Il ragazzo si lanció in avanti con l’intenzione di strozzare quella bestia e inciampó in una radice. Cadde a terra. Sconvolto, continuó a cadere mentre il terreno si apriva e lui precipitava giú.. sempre piú giú.. Provó un dolore tremendo alla tempia destra e il suo mondo si oscuró. 5 ZOEY Mi ero addormentata tra le braccia di Stark, perció mi disorientó da matti svegliarmi con lui che mi scuoteva e con aria truce quasi strillava: «Zoey! Svegliati! Smettila! Dico sul serio!» «Stark? Eh?» Mi misi a sedere, spostando Nala che si era arrotolata contro il mio fianco fino a diventare una grassa ciambella arancione. «Miiiau–ufff!» brontoló la micia andando in fondo al letto. Spostai lo sguardo dalla mia gatta al mio Guerriero: mi fissavano entrambi come se fossi stata un serial killer. «Be’?» biascicai tra uno sbadiglio e l’altro. «Stavo solo dormendo.» Stark afferró il cuscino e se lo sistemó dietro la schiena in modo da tenerla dritta, poi incroció le braccia, scosse la testa e distolse lo sguardo. «Direi che stavi facendo ben di piú che dormire.» Avevo voglia di strozzarlo. «Okay, cosa c’é che non va?» gli chiesi. «Hai detto il suo nome.» «Il nome di chi?» Sbattei le palpebre: mi sembrava di essere finita nel film L’invasione degli ultracorpi. Per un attimo, mi chiesi se Stark non si fosse trasformato in un replicante. «Di Heath!» Stark aveva un’espressione terribilmente corrucciata. «Tre volte. Mi hai svegliato. Cosa stavi sognando?» chiese infine, continuando a non guardarmi. Le sue parole mi sconvolsero, mettendomi la testa in subbuglio. Cosa diamine stavo sognando? Provai a riflettere. Ricordavo Stark che mi baciava prima di andare a letto. Ricordavo che il bacio era stato superbollente, ma io ero superstanca e, invece di fare qualcosina di piú che ricambiare, gli avevo appoggiato la testa sulla spalla ed ero crollata di schianto. Dopo di che il nulla, finché lui non si era messo a scuotermi e a gridarmi di smetterla. «Non ne ho idea», replicai, sincera. «Non hai bisogno di mentirmi.» «Stark, io non ti mentirei mai.» Mi scostai i capelli dal viso e poi gli sfiorai il braccio. «Non ricordo nemmeno di aver sognato.» A quel punto mi guardó.Aveva gli occhi tristi. «Chiamavi Heath. Io ti dormo accanto ma tu chiamavi lui.» Il modo in cui l’aveva detto mi strinse il cuore. Odiavo farlo soffrire. Avrei potuto dirgli che era ridicolo da parte sua arrabbiarsi per qualcosa che avevo detto nel sonno, qualcosa che nemmeno ricordavo ma, ridicolo o no, lui soffriva davvero. Feci scivolare la mano nella sua. «Ehi, mi dispiace», dissi sottovoce. Intrecció le dita con le mie. «Vorresti che qui al mio posto ci fosse lui?» «No!» Avevo amato Heath fin dalle elementari, ma non avrei scambiato Stark con lui. Ovviamente, il resto della veritá era che, se fosse stato Stark a essere ucciso, non avrei scambiato neppure Heath con lui. Ma era decisamente meglio che Stark non se lo sentisse dire, né ora né mai. Amare due ragazzi é una gran confusione, persino quando uno dei due é morto. «Quindi non gridi il suo nome perché vorresti stare con lui invece che con me?» «Io voglio te. Te l’assicuro.» Mi mossi verso di lui, che spalancó le braccia. Stavo a meraviglia contro il suo petto e inspirai il suo odore tanto familiare. Lui mi bació sulla testa e mi strinse. «So che é stupido da parte mia essere geloso di un morto.» «Giá.» «Soprattutto dato che in realtá quel morto mi piaceva molto.» «Giá.» «Ma noi, Zy, ci apparteniamo.» Lo guardai negli occhi. «Sí, é vero», replicai, seria. «Ti prego, non dimenticartelo mai. Per quanta follia possa esserci intorno a noi... io posso gestirla, ma ho bisogno di sapere che il mio Guerriero é qui per me.» «Sempre, Zy. Sempre. Ti amo.» «Anch’io ti amo, Stark. Per sempre.» Allora lo baciai e gli dimostrai che proprio non doveva essere geloso di nessuno. E, allo stesso tempo, lasciai che il calore del suo amore cancellasse il ricordo di ció che avevo visto quella sera guardando attraverso la pietra del veggente... La volta successiva che mi svegliai fu perché avevo troppo caldo. Ero ancora tra le braccia di Stark, ma lui si era spostato un po’ e, mettendo le gambe sulle mie, mi aveva avvolto nella mia pelosa coperta blu. Stavolta non faceva il fidanzato impazzito, era solo fighissimo e sembrava un ragazzino che dormiva come un sasso. Come al solito, Nala aveva scelto di stare contro il mio fianco quindi, prima che si mettesse a brontolare, la presi in braccio e feci scivolare entrambe il piú silenziosamente possibile verso l’altro lato del letto, molto piú fresco. Senza nemmeno svegliarsi, Stark fece un gesto vago con la mano, quasi mi cercasse. Mi concentrai su pensieri allegri – bollicine marroni, scarpe nuove, gatti che non ti starnutano in faccia – e lui si rilassó. Cercai di rilassarmi davvero anch’io. Nala mi fissava. Le feci un grattino dietro le orecchie. «Scusa se ti ho svegliato di nuovo.» Lei mi diede una musata sul mento, mi starnutí addosso, poi con un salto tornó sulla coperta blu, giró in tondo tre volte, e riprese la posizione da ciambella arancione. Sospirai. Avevo bisogno anch’io di fare come Nala, raggomitolarmi e rimettermi a dormire, ma la mia testa era anche troppo sveglia. E col risveglio erano arrivati i pensieri. Dopo aver fatto l’amore, Stark aveva mormorato: «Noi siamo insieme. Tutto il resto si risolverá». E io mi ero addormentata con la certezza che avesse ragione. Adesso che, purtroppo, ero del tutto cosciente, non potevo evitare il solito effetto «penso troppo, mi preoccupo troppo». Soprattutto immaginavo che, se Stark avesse saputo cosa credevo di aver visto la sera prima attraverso la pietra del veggente, si sarebbe rimangiato il commento tutto il resto si risolverá, per tornare alla versione Mr Sono Geloso di un Morto. Appoggiai la mano sulla piccola pietra tonda che portavo al collo e mi pendeva tra i seni con aria innocente. Sembrava normale, come qualunque altra collana. Non irradiava uno strano calore. La tolsi di sotto la maglietta e, lentamente, la sollevai. Trassi un profondo respiro che mi desse forza, poi guardai Stark attraverso di essa. Non accadde niente di strano. Stark rimase Stark. Ruotai un po’ la collana e diedi un’occhiata a Nala. Restó una grassa gatta arancione addormentata. Rimisi la pietra del veggente sotto la maglietta. E se me lo fossi immaginato? Parliamoci chiaro: Heath come poteva essere in Aurox? Persino Thanatos diceva che Aurox era stato creato dalla Tenebra tramite il sacrificio di mia madre. Era uno Strumento, una creatura sotto il controllo di Neferet. Ma lei aveva dovuto uccidere Shadowfax per controllarlo del tutto, e lui aveva fatto a Thanatos tutte quelle domande su chi fosse in realtá. Okay, peró che differenza faceva? Aurox non era Heath. Heath era morto. Era passato nella parte piú profonda dell’Aldilá, dove io non ero potuta andare, perché Heath era morto e io no. Rispecchiando la mia agitazione, Stark si mosse, aggrottando la fronte nel sonno. Nala brontoló di nuovo. Non volevo assolutamente che nessuno dei due si svegliasse, quindi mi alzai e uscii dalla stanza in punta di piedi, passando sotto la coperta che Stark e io usavamo come porta. Bollicine marroni. Avevo bisogno di una megadose di bollicine marroni. Magari, se ero fortunata, potevo anche trovare dei Conte Chocula e del latte ancora buono. Gnam! Il solo pensiero mi fece sentire un po’ meglio. Avevo proprio voglia di una bella tazza di cereali. Ciabattai nel tunnel poco illuminato, superando svolte e altre porte chiuse da coperte dietro cui i miei amici riposavano in attesa che il sole tramontasse, fino a raggiungere la rientranza che fungeva da area comune usata come cucina. Lí il tunnel piú o meno finiva, lasciando spazio a qualche tavolo, dei computer portatili e alcuni grandi frigoriferi. «Ci saranno pure delle bollicine marroni da qualche parte», mormorai tra me mentre frugavo nel primo frigo. «Sono nell’altro.» Squittii come un’idiota e saltai per aria. «Cavolo, Shaylin! Non stare cosí in agguato. Ancora un po’ e mi facevo pipí addosso!» «Scusa, Zoey.» Andó al secondo frigorifero e prese una lattina di bollicine marroni, di quelle piene di zucchero e caffeina, e me la tese con un sorriso. «Non dovresti essere a dormire?» Mi sedetti sulla sedia piú vicina a bere la mia bibita, cercando di non sembrare scontrosa come mi sentivo. «Sí, be’, sono stanca e tutto quanto... E lo sento che il sole non é ancora tramontato, ma ho in mente un sacco di cose. Sai cosa intendo?» Sbuffai. «Lo so eccome cosa intendi.» «Il tuo colore é un po’ spento», commentó Shaylin con disinvoltura, come se avesse detto qualcosa riguardo al colore della mia maglietta. «Shaylin, io non la capisco bene, questa storia dei colori di cui parli.» «Non so quanto la capisca nemmeno io. So solo che li vedo e, se non ci rifletto troppo su, di solito la cosa per me ha senso.» «Okay, fammi un esempio di cose che di solito hanno senso per te.» «Facile: per esempio, i tuoi colori non cambiano molto. La maggior parte del tempo tu sei viola con dei puntini d’argento. Persino quando ti preparavi ad andare al vivaio di tua nonna, e sapevi che sarebbe stata dura vedere cos’era successo, i tuoi colori sono rimasti uguali. Ho controllato perché..» Non finí la frase. «Hai controllato perché..» la sollecitai. «Perché ero curiosa. Prima che ve ne andaste, ho controllato i colori del tuo gruppo, ma adesso che ne parlo mi rendo conto che suona da grande impicciona.» Aggrottai la fronte. «Peró non é come se ci leggessi nel pensiero o roba simile. Giusto?» «No, no!» mi rassicuró.«é solo che, piú mi esercito con la Vista Assoluta, piú per me diventa reale. Sai, Zoey, penso che mi dica delle cose sulle persone, cose che loro vorrebbero restassero segrete.» «Come Neferet. Hai detto che dentro é color pesce morto, mentre all’esterno é splendida.» «Giá,proprio cosí. E lo stesso discorso vale anche per te. Insomma, come direbbe Kramisha, non mi sto facendo i fatti miei.» «Perché non mi spieghi cosa vedi in me e lasci che sia io a decidere se stai ficcanasando troppo?» «Be’, da quando sei tornata dal rituale, i tuoi colori sono piú scuri.» Mi squadró, scosse la testa, quindi si corresse: «No, non é del tutto preciso. Non sono soltanto piú scuri, sono piú foschi, confusi. Un po’ come se il viola e l’argento si fossero mescolati, diventando un po’ fangosi». «Okay», commentai piano, cominciando a capire cosa intendesse con impicciona. «Vedi una differenza in me, ed é strano, visto che di solito i miei colori non cambiano. Ma che significato ha per te?» «Oh, giá, scusa. Penso significhi che sei confusa su qualcosa. Qualcosa di serio. Che ti preoccupa. Anzi che t’incasina proprio la testa. É abbastanza vero?» «É abbastanza vero.» «E ti fa sentire strana il fatto che io lo sappia?» «Sí, un po’.» Ci pensai su un secondo e aggiunsi: «Ma la veritá é che mi sentirei meno strana se sapessi di poter contare sul fatto che non andrai a spifferare a tutti che i miei colori sono foschi e che sono molto confusa su qualcosa. La parte ’impicciona’ é questa». «Giá.» Pareva triste. «é quello che pensavo anch’io. Voglio che tu sappia che ti puoi fidare di me. Non sono mai stata pettegola. E poi questo dono che mi ha fatto Nyx quando sono stata Segnata... be’, é davvero incredibile. Zoey, io ci vedo di nuovo.» Shaylin sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. «Non voglio fare casini. Intendo usare il dono nel modo in cui vuole Nyx.» Percepivo che era davvero turbata e mi dispiaceva per lei, soprattutto dato che c’entravo anch’io in quel suo essere turbata. «Ehi, Shaylin, va tutto bene. So cosa significa avere un dono per cui si sente una grande responsabilitá e non si vuole fare casini. Cavolo, stai parlando con la regina degli incasinamenti! In parte é proprio per questo che al momento sono confusa. Non voglio prendere un’altra decisione immatura, stupida e sbagliata. Quando prendo decisioni del cavolo, innesco sempre un effetto domino. Novizi, vampiri e umani rischiano di ritrovarsi tutti nei guai. Fa schifo ma é cosí, e non cambia il fatto che io abbia ricevuto un dono da Nyx, e che sia responsabile per come viene usato.» Shaylin rifletté un po’ mentre sorseggiavo le mie bollicine marroni. A dire il vero, mi piaceva parlare con lei. Era molto meglio che starmene a rimuginare su Aurox e Heath e Stark e Neferet e... «Okay, senti questo», disse Shaylin interrompendo il mio rimuginato non rimuginamento mentale. «E se vedo che i colori di una persona cambiano? é una mia responsabilitá raccontarlo a qualcuno... qualcuno come te?» «Che vuoi dire? Tipo venire da me e dirmi: ’Ehi, Zoey, i tuoi colori sono spenti e foschi. Che succede?’» «Forse, ma solo se fossimo amiche. Pensavo piuttosto a un caso come quello di oggi, quando ho visto Nicole. Prima i suoi colori erano come quelli del resto del gruppo di Dallas, tutti sanguinolenti, mischiati con nero e marrone, tipo qualcosa che sanguina in una tempesta di sabbia. Ieri sera, invece, i suoi erano cambiati. C’era ancora del rosso ruggine, peró sembrava piú limpido, luminoso, non in modo brutto. Come se si stesse schiarendo. é strano ma giuro di aver visto anche dell’azzurro. Ma non come l’azzurro del cielo. Piú tipo oceano. Questo mi ha fatto pensare che forse qualcosa sta lavando via il male che c’é in lei, e subito mi é sembrato giusto.» «Shaylin, quello che dici mi manda in confusione.» «Invece a me no! Sta diventando sempre meno confuso. é solo che io so le cose.» «Questo l’ho capito, e sono convinta che tu stia dicendo la veritá. Il problema é che quello che sai é cosí soggettivo! É come se tu stessi classificando la vita, e le persone fossero le risposte, solo che, invece di essere un test vero o falso, e quindi facili da usare per capire se stai andando bene o stai sbagliando, le persone sono delle composizioni. E ció vuol dire che il tuo responso puó dipendere da un sacco di fattori. Non si tratta di bianco o nero.» Sospirai. La mia similitudine mi aveva fatto venire mal di testa. «Ma, Zoey, la vita non É bianco o nero, vero o falso, e lo stesso vale per le persone.» Bevve anche lei, qualcosa di trasparente. Stavo pensando che proprio non capivo perché la gente bevesse quella roba senza caffeina e a mio parere mai abbastanza dolce, quando riprese: «Peró capisco quello che stai cercando di dirmi. Tu credi davvero che io veda i colori della gente, solo che non ti fidi del mio giudizio». Stavo per negare e dire qualcosa che l’avrebbe fatta sentire meglio, ma cambiai idea. Shaylin doveva sapere la veritá.«Fondamentalmente, sí, é cosí.» Lei raddrizzó le spalle e sollevó il mento. «Io penso invece che il mio giudizio sia buono. Penso sia in continuo miglioramento, e voglio usare il mio dono per rendermi utile. So che prima o poi ci sará uno scontro. Ho sentito cos’ha fatto Neferet a tua mamma, e come abbia scelto la Tenebra invece della Luce. Ti servirá una come me. Io posso vedere dentro le persone.» Aveva ragione. Avevo bisogno del suo dono, ma avevo anche bisogno di potermi fidare del suo giudizio. «Okay, allora, cominciamo. Che ne diresti di tenere gli occhi aperti? Fammi sapere se vedi cambiare i colori di qualcuno.» «L’ho giá visto accadere in Nicole. Erik mi ha parlato di lei. So che in passato é stata davvero cattiva. Ma la veritá é nei suoi colori, e quelli dicono che sta cambiando.» «D’accordo. Me lo ricorderó.» La guardai inarcando le sopracciglia. «E a proposito di ricordarsi... non voglio essere meschina o cose simili, ma dovresti fare attenzione a Erik. Lui non é sempre...» «Lui é sempre arrogante ed egoista», disse, incrociando il mio sguardo con decisione. «Nella vita é andato avanti per quanto é figo e per quanto ha talento. Per lui é stato tutto facile, persino dopo che tu l’hai mollato.» «Ti ha detto che l’ho mollato?» Non riuscivo a capire se stesse facendo la stronza oppure no. Non sembrava ma, come ho giá detto, non la conoscevo bene. Mi pareva solo che, ogni volta che incontravo lei, ci fosse anche Erik. Non che m’importasse. Sul serio. Non ero gelosa. Piú che altro mi sentivo in dovere di avvertirla. «Non c’era bisogno che me lo dicesse. L’ha battuto sul tempo almeno un milione di altri studenti», replicó. «Non ho niente contro Erik. Insomma, puó mettersi con chi vuole. Se ti piace, per me non c’é nessun problema.» Mi resi conto di essere stata colpita da un attacco di diarrea verbale, ma non riuscivo proprio a smettere di parlare. «E neanche lui vuole piú stare con me. É strafinita. É solo che Erik...» «É una testa di cazzo.» La voce di Afrodite mi salvó. Ci passó davanti sbadigliando e infiló il naso in uno dei frigoriferi. «E adesso l’hai sentito da due delle sue ex ragazze. E la parola ’ex’ é la parte piú importante della frase.» Ci raggiunse al tavolo e appoggió una caraffa di succo d’arancia e una bottiglia di quello che supposi essere champagne supercostoso davanti alla sedia vuota accanto a me. «Ovviamente Zy non l’ha definito testa di cazzo. Faceva la gentile.» Tornó al frigo e aprí lo sportello del freezer, quindi prese un calice di cristallo ghiacciato, lungo e sottile come quelli che si vedono alle feste di Capodanno in TV. «Io non sono altrettanto gentile. Testa. Di. Cazzo. Voilá il nostro Erik.» Fece saltare il tappo della bottiglia, versó un goccio di succo d’arancia nel bicchiere e poi lo riempí di champagne fin quasi a traboccare. Sorrise al drink e sentenzió: «Mimosa... come direbbe mia madre, ’la colazione dei campioni’». «So cos’é Erik», replicó Shaylin. Non sembrava arrabbiata. Non sembrava compiaciuta. Sembrava sicura di sé. «So anche cosa sei tu.» Afrodite inarcó un sopracciglio biondo e bevve un lungo sorso di cocktail. «Spara.» Ohoh, pensai. Forse avrei dovuto fare qualcosa per fermarle, ma era un po’ come trovarsi sulle rotaie del treno e cercare di spingere via l’auto: molto piú probabile restare schiacciati che riuscire a togliere la macchina. Quindi rimasi a fissarle bevendo le mie bollicine marroni. «Tu sei argento. Mi ricordi la luna, il che mi dice che sei stata toccata da Nyx. Ma sei anche di un giallo burroso, come la luce di una piccola candela.» «Il che ti dice... cosa?» Afrodite si studiava le unghie ben curate, dando evidentemente poca importanza alla risposta di Shaylin. «Il che mi dice che, come una candelina, puoi essere spenta con facilitá.» Afrodite socchiuse le palpebre e batté il palmo della mano sul tavolo. «Sta’ a sentire, novellina. Io ho affrontato troppe battaglie contro la Tenebra e stronzate simili per sopportare la tua boccaccia o il tuo atteggiamento da saputella.» Sembrava pronta a saltare alla gola di Shaylin. Stavo valutando l’idea di correre a cercare Dario, quando Stevie Rae veleggió nella stanza. «Ma ciao! Buongiorno a tutte!» esordí tra uno sbadiglio e l’altro. «Ragazzi se sono stanca stamattina. In frigo c’é ancora un po’ di Mountain Dew?» «Oh, per la miseria! Non é mattina. É il tramonto. E perché cavolo sono tutti svegli?» sbottó Afrodite sollevando le braccia. Stevie Rae la guardó male. «Dire buongiorno agli altri é educato, anche quando non é tecnicamente corretto. E a me piace alzarmi presto. Non c’é niente di male.» «Per forza, non hai altro da fare, visto che al momento il tuo lui é un corvo!» disse Afrodite, versandosi altro champagne. «Bevi giá?» chiese Stevie Rae. «Sí. Perché,tu chi sei? Una versione campagnola di mia madre?» «No. Se fossi una versione di tua mamma mi starebbe bene che bevessi a colazione, perché tua mamma é incasinata mica da ridere.» Stevie Rae rimise in frigo la lattina di Mountain Dew. «E, adesso che ci penso, neanche bere bibite a colazione é una grande idea. Scommetto che qui da qualche parte ci sono dei Lucky Charms.» «Sono una delizia», intervenne Shaylin. «Se li trovi ne prendo un po’ anch’io.» «Conte Chocula.» Dato che almeno per il momento pareva che Afrodite non intendesse ammazzare nessuno, la mia voce aveva ripreso a funzionare. «Se oltre ai vostri cereali trovi anche una scatola di quelli, la prendo io.» «Che c’é di sbagliato in un mimosa? Il succo d’arancia fa bene a colazione», brontolava tra sé Afrodite. «E che dici della parte champagne? Quello é alcol», la rimbeccó Stevie Rae. «é Veuve Clicquot rosé.é un ottimo champagne, il che cancella la parte alcol», sentenzió Afrodite. «Ma ci credi sul serio?» domandó Shaylin. Guardando me e ignorando lei in modo plateale, Afrodite disse: «Perché quella mi rivolge la parola?» «Ho mal di testa, e non siamo ancora nemmeno partiti per andare a scuola», replicai. «Le scuderie sono state quasi rase al suolo dall’incendio e la nostra Somma Sacerdotessa é stata cacciata perché é una semidea assassina. Penso che per oggi la scuola potremmo anche saltarla», ribatté Afrodite. «No, no», fece Stevie Rae. «Ci dobbiamo andare a scuola, proprio per questo. Thanatos avrá bisogno di noi. E poi Dragone deve avere la sua pira funebre. Sará bruttissimo, ma dobbiamo esserci.» Le sue parole zittirono persino Afrodite, che continuó a bere mentre Stevie Rae versava per sé e Shaylin dei Lucky Charms – che come cereali non valgono quanto i Conte Chocula, anche se ci sono dentro i marshmallow –, e in generale ce ne restammo lí tutte un po’ depresse. «Dragone mi mancherá», dissi. «Peró é proprio forte che sia di nuovo con Anastasia. E l’Aldilá é favoloso. Davvero.» «Sul serio li avete visti insieme?» chiese Shaylin a occhi sgranati. «Sí, li abbiamo visti tutti», le assicurai sorridendo. «é stato bello», commentó Stevie Rae tirando su col naso e asciugandosi gli occhi. «Giá», convenne sottovoce Afrodite. Shaylin si schiarí la gola. «Senti, Afrodite. Prima non volevo essere stronza. Quello che ho detto era sbagliato e non dovrei usare il mio dono in quel modo. é vero che dentro la tua luce lunare d’argento hai una luminositá gialla, ma non significa che stai per spegnerti. é parte della tua unicitá,del tuo calore. La veritá é questa: la fiammella é piccola e nascosta perché per la maggior parte del tempo tu tieni nascosto il fatto che in realtá sei calorosa e buona. Peró c’é comunque. Quindi scusami.» Afrodite spostó i gelidi occhi azzurri su Shaylin e replicó: «Parole al vento». «Oh, ragazze, su!» sbottai. «Afrodite, bevi il tuo mimosa e basta. Shaylin, questo é un ottimo esempio di quello di cui parlavamo prima. Io non metto in dubbio il tuo dono, ma ho un serio problema col tuo metro di giudizio nel decifrare le cose.» «Le ho decifrate alla perfezione! Ma Afrodite mi ha fatto incavolare e cosí ho incasinato un po’ la storia. Ho chiesto scusa», ribatté Shaylin, seccata e sulla difensiva. «Scuse non accettate», sentenzió Afrodite, dando le spalle a Shaylin. E fu in quel momento che Damien entró di corsa nella stanza sventolando l’iPad. Era piú scarmigliato di quanto non fosse giá normalmente quando emergeva da quella che gli piaceva definire la sua «pausa di bellezza ringiovanente». Si precipitó da me, sollevó l’iPad e disse: «ragazze, questo lo dovete vedere!» All’inizio ero solo curiosa: sullo schermo c’era Chera Kimiko, la conduttrice del telegiornale della sera di Fox 23, bella da morire come sempre. Non solo era splendida a livello di vampira, ma era anche una persona vera, a differenza degli pseudomanichini parlanti che spesso vengono piazzati in studio nei notiziari. Afrodite sbirció da sopra la mia spalla. «Kimiko é un mito. Non dimenticheró mai la volta in cui ha sputato la cicca nel bel mezzo del telegiornale. Credevo che mio padre stesse per dare di matto perché..» «Chera é una grande, ma questo é pessimo», l’interruppe Damien. «E grave. Neferet ha appena dato una conferenza stampa.» Ah, cavolo… [eBL 132] 6 ZOEY Ci stringemmo tutti intorno all’iPad di Damien. Lui premette PLAY e inizió il video di Fox 23, sotto cui spiccava la didascalia: CAOS ALLA CASA DELLA NOTTE DI TULSA? Poi lo schermo fu pieno di Neferet e di un gruppo di tipi in giacca e cravatta. Lei si trovava in un posto davvero bello, con un sacco di marmo e di art dé co. Mi sembró vagamente di riconoscerlo. Chera Kimiko stava parlando fuori campo: «Vampiri e violenza? Vi stupirá scoprire chi é ad affermarlo. Fox 23 ha una notizia sensazionale in esclusiva direttamente da una ex Somma Sacerdotessa della Casa della Notte di Tulsa». Mandarono una stupida pubblicitá e, mentre Damien cercava di saltarla, dissi: «Dalla ripresa sembra da qualche parte in centro». « É nell’atrio del Mayo Building», intervenne asciutta Afrodite. «E quello dietro di lei é mio padre.» «Ohsssantocielo! Sta dando una conferenza stampa col sindaco?» Gli occhi di Stevie Rae erano enormi e tondi. «E parte del consiglio comunale. Sarebbero gli altri in doppiopetto insieme con lui», spiegó Afrodite. Poi il video ripartí e restammo tutti zitti a guardare a bocca aperta: «Sono qui per troncare in modo ufficiale e pubblico i miei rapporti con la Casa della Notte di Tulsa e col Consiglio Supremo dei Vampiri». Non so come, Neferet riusciva a sembrare allo stesso tempo regale e vittima. «Quanto é piena di merda», sbottó Afrodite. «Sstt!» facemmo tutti. «Somma Sacerdotessa Neferet, per quale motivo intende troncare i rapporti con la sua gente?» chiese uno dei reporter. «Non possiamo considerarci un unico popolo? Non siamo tutti esseri intelligenti con la capacitá di amarci e comprenderci? Le politiche vampire mi sono diventate odiose. Come molti di voi sapranno, di recente ho aperto le porte della Casa della Notte anche alla comunitá umana di Tulsa. L’ho fatto spinta dalla convinzione che umani e vampiri possano avere piú che una precaria coesistenza. Noi possiamo vivere e lavorare e persino amare insieme.» Stevie Rae finse di vomitare. Io continuavo a scuotere la testa, incredula. «Le resistenze da parte del Consiglio Supremo dei Vampiri sono state tali da inviare a Tulsa Thanatos, la loro Somma Sacerdotessa della Morte, perché intervenisse in proposito. L’attuale governo dei vampiri incoraggia la violenza e la segregazione: basta guardare agli ultimi sei mesi e all’aumento di atti di violenza nel centro di Tulsa. Davvero credete che tutte quelle aggressioni, in particolare quando c’é stato spargimento di sangue, fossero attribuibili a delle bande di umani?» «Somma Sacerdotessa, sta dicendo che a Tulsa i vampiri hanno aggredito gli umani?» Neferet si portó la mano al collo con aria melodrammatica. «Se ne fossi stata sicura al cento per cento, sarei andata immediatamente alla polizia. Ho solo sospetti e preoccupazioni. Ma ho anche una coscienza, ed é questo il motivo per cui ho lasciato la Casa della Notte.» Il suo sorriso era splendente. «E, vi prego, d’ora in avanti non dovete piú chiamarmi Somma Sacerdotessa. Adesso sono soltanto Neferet.» Il giornalista arrossí e le sorrise. «Si sono sentite voci riguardo a un nuovo tipo di vampiri, col Marchio rosso. Puó darcene conferma?» chiese un altro reporter. «Purtroppo sí. é vero, esistono vampiri di un nuovo tipo, con relativi novizi. Quelli col Marchio rosso sono... Come dire? Avariati, in un modo o nell’altro.» «Avariati? Puó farci un esempio?» «Certo. Il primo che mi viene in mente é James Stark, un novizio venuto da noi da Chicago dopo avere accidentalmente provocato la morte del suo mentore. é diventato il primo Guerriero dei vampiri rossi.» Restai senza fiato. «Quella stronza sta parlando del tuo ragazzo!» sbottó Afrodite. «Proprio la notte scorsa, Dragone Lankford, che da tempo era Signore delle Spade della scuola, é stato ucciso. Incornato da un toro. Il professor Lankford era in compagnia di Stark quando si é verificato... l’incidente», disse, sottolineando la parola per chiarire il fatto che lei non ci credeva. «Sta dicendo che questo vampiro Stark é pericoloso?» «Temo possa esserlo. In realtá,molti dei nuovi vampiri e novizi rossi potrebbero esserlo. Dopotutto la nuova Somma Sacerdotessa della Casa della Notte di Tulsa é la Morte.» «Puó darci maggiori dettagli su...» Uno degli uomini in giacca e cravatta si fece avanti, zittendo Neferet: «Io, piú della maggior parte di voi, sono estremamente preoccupato per questi sviluppi nella comunitá vampira. Come molti di voi sanno, la mia amata figlia, Afrodite, é stata Segnata quasi quattro anni fa. Comprendo fin troppo bene che ai vampiri non piaccia che gli umani s’intromettano nelle loro questioni. Da molto tempo si amministrano da soli. Ma consentitemi di assicurare a voi e alla Casa della Notte della nostra cittá che, per decisione del consiglio comunale di Tulsa, creeremo un comitato che vigili sui rapporti tra vampiri e umani. Temo che per oggi il tempo riservato alle domande sia finito. Ma ho ancora un breve annuncio da fare: con decorrenza immediata, Neferet é entrata a far parte del comitato comunale con la qualifica di Collegamento Vampiri. Lasciatemi ripetere: Tulsa ha intenzione di consociarsi coi vampiri che desiderano vivere in pace con gli umani». Quando i reporter presero a parlare tutti insieme, il sindaco sollevó una mano e sorrise con aria un po’ altezzosa (che guarda caso mi ricordó Afrodite). «Neferet terrá una rubrica settimanale sul Tulsa World’s Scene . Per il momento sará quella la tribuna attraverso cui risponderá a tutte le vostre domande. Ricordate che siamo all’inizio di un’importante collaborazione. Dobbiamo muoverci con cautela per non rovinare il delicato equilibrio nelle relazioni tra vampiri e umani.» Invece di guardare il sindaco, io osservavo la faccia di Neferet: la sua espressione si era indurita. Poi il sindaco LaFont fece un gesto verso la telecamera e le riprese tornarono a Chera Kimiko e allo studio. Damien spense l’iPad. «Oh, cazzo! Mio padre ha perso anche quel poco di cervello che gli restava dal vivere con mia madre», commentó Afrodite. «Ehi, mi é sembrato che qualcuno mi chiamasse.» Stark entró in cucina passandosi le dita tra i capelli arruffati e mi regaló il suo sexy sorrisetto da sbruffone. «Neferet ha appena tenuto una conferenza stampa in cui diceva al mondo che sei un pericoloso assassino», udii dirgli la mia voce. «Cos’é che ha fatto?» Sembrava sconvolto quanto me. «Giá, ma non é tutto», intervenne Afrodite. «Si é data da fare con mio padre in modo che la cittá pensi che lei sia tutto zucchero e miele e noi tutti perfidi succhiasangue.» «Mmm, Afrodite, comunicato interno di redazione: tu non sei piú una succhiasangue», la rimbeccó Stevie Rae. «Ma per favore! Come se i miei genitori sapessero qualcosa di me. Sono mesi che non parlo con nessuno dei due. Sono loro figlia solo quando gli fa comodo. Tipo adesso.» «Se non fosse cosí rompere col Consiglio Supremo e con la scuola, commentó Shaylin. invece di essere stata buttata fuori a calci per avere spaventoso sarebbe divertente», «Neferet ucciso mia mamma», spiegai a Stark. sta facendo sembrare che sia stata lei a «Non puó farlo. Il Consiglio Supremo non glielo permetterá», replicó lui. «A mio padre questa situazione piace un sacco», sbottó Afrodite. Notai che aveva messo da parte lo champagne e si riempiva il bicchiere solo di succo d’arancia. «Per anni ha cercato di trovare il modo di farsi amicizie influenti tra i vampiri. Dopo aver superato lo shock che non mi fossi trasformata in un clone di mia madre, sono stati piú che contenti che fossi stata Segnata.» Guardando Afrodite, mi ricordai di quel giorno, che adesso sembrava lontanissimo, in cui per caso avevo ascoltato i suoi genitori arrabbiarsi davvero con lei perché non era piú a capo delle Figlie Oscure, ruolo che le era stato tolto per darlo a me. Adesso Afrodite sembrava la solita regina di ghiaccio, ma mi pareva di sentire ancora lo schiocco dello schiaffo che le aveva dato la madre e di vedere le lacrime che lei aveva dovuto ingoiare. Non doveva essere stato facile per lei ascoltare il padre che la definiva «la mia amata figlia» quando in veritá sembrava che non avesse mai voluto fare altro che usarla. «Perché?Cosa vogliono ottenere i tuoi dai vampiri?» chiese Stevie Rae. «Piú denaro, piú potere, piú bellezza. In altre parole, fare parte della gente che conta, che fa tendenza. Non hanno mai desiderato altro: essere potenti e di tendenza. Loro usano chiunque possa fargli avere quello che vogliono, inclusa me e, ovviamente, Neferet», rispose Afrodite, facendo stranamente eco ai miei pensieri. «Non é tramite Neferet che otterranno quello che vogliono», replicai. «Figuriamoci, Zy, quella é piú pazza di un ratto in un cesso di latta», intervenne Stevie Rae. «Sí, certo, qualunque cosa significhi quello che hai detto, peró non é solo questo. Nessuno ha notato l’espressione di Neferet mentre parlava il padre di Afrodite? A lei decisamente non é piaciuta la conclusione del discorso», continuai. «Un comitato, una rubrica sul giornale e andarci piano e con gentilezza non sembra proprio qualcosa che possa interessare alla Consorte della Tenebra», convenne Damien. «E decisamente non le é piaciuto quando il sindaco le ha impedito di continuare a rispondere sulla tua pericolositá», aggiunsi. «Oh, quanto vorrei essere pericoloso con Neferet!» sbottó Stark, che sembrava ancora sotto shock. «Mio padre é bravissimo a promettere una cosa e a mantenerne un’altra. Posso dirvi fin da ora che pensa di potersela giocare cosí con Neferet.» Afrodite scosse la testa. Per quanto dura volesse sembrare, la sua espressione era molto tesa. «Dobbiamo andare alla Casa della Notte. Subito. Se Thanatos non é al corrente di questa cosa, bisogna dirglielo», sentenziai. NEFERET Gli umani sono cosí deboli e noiosi e terribilmente banali, pensava Neferet osservando il sindaco dopo la conferenza stampa: Charles LaFont continuava a sorridere in modo affettato e a evitare ogni domanda diretta riguardante pericolo e morte e vampiri. Persino quest’uomo che alcune voci darebbero come primo della lista per un seggio al Senato e che dovrebbe essere cosí carismatico e dinamico... Neferet dovette nascondere la risata sarcastica con un colpo di tosse. Quell’uomo non era niente. Si sarebbe aspettata di piú dal padre di Afrodite. Padre! Una voce riecheggió dal suo passato, facendola sobbalzare e rendendo d’improvviso spasmodica la stretta della mano appoggiata sulla balaustra di ferro battuto. Dovette tossire di nuovo per nascondere lo scricchiolio del metallo quando levó la mano. Fu in quel momento che esaurí la pazienza. «Sindaco LaFont, vorrebbe accompagnarmi al mio attico.» La frase avrebbe dovuto essere una domanda, ma la voce di Neferet non le diede quella intonazione. I quattro esponenti del consiglio comunale che avevano partecipato alla conferenza stampa e il sindaco si voltarono verso di lei. Neferet non aveva problemi a leggere i loro pensieri. La trovavano tutti bella e desiderabile. Due di loro avrebbero persino abbandonato moglie, famiglia e carriera per unirsi a lei. Charles LaFont non era uno di quelli. Le sbavava dietro, su questo non c’erano dubbi, ma il suo principale desiderio non era sessuale. La maggiore necessitá del sindaco era provvedere all’ossessione della moglie per lo status sociale. Un peccato, in realtá, che non potesse essere sedotto piú facilmente. E tutti la temevano. Ció fece sorridere Neferet. Charles LaFont si schiarí la voce e si aggiustó nervosamente la cravatta. «Certo, certo. é un onore per me accompagnarla.» Neferet annuí gelida verso gli altri uomini, ignorando i loro sguardi bollenti, ed entró in ascensore col sindaco. Lei non parló.Sapeva che lui era nervoso e molto meno sicuro di sé di quanto non desse a vedere. In pubblico la facciata era quella dell’affascinante uomo di mondo, ma Neferet vedeva l’umano spaventato e inetto nascosto sotto la superficie. Le porte dell’ascensore si aprirono e lei uscí nell’ingresso di marmo della sua suite. «Beva qualcosa con me, Charles.» Neferet non gli diede modo di rifiutare. Raggiunse il bar art dé co e versó due bicchieri di vino rosso. Come aveva previsto, lui la seguí. Gli tese un bicchiere. L’uomo esitó e lei rise. «é solo un cabernet molto costoso, niente sangue.» «Oh, ma certo.» Il sindaco prese il bicchiere e ridacchió, nervoso, ricordando a Neferet un piccolo cagnetto isterico. E lei detestava i cani almeno quanto gli uomini. «Avevo altro da rivelare oltre alle informazioni su James Stark», gli disse, gelida. «Penso che la comunitá meriti di sapere quanto sono diventati pericolosi i vampiri della Casa della Notte.» «E io penso che non ci sia bisogno che la comunitá vada inutilmente nel panico», ribatté LaFont. «Inutilmente?» sbottó brusca. Il sindaco annuí e si accarezzó il mento. Neferet era certa che credesse di sembrare saggio e benevolo. Ai suoi occhi appariva debole e ridicolo. Fu allora che la Tsi Sgili notó le sue mani: erano grandi e pallide, con dita spesse che, nonostante le dimensioni, sembravano delicate e quasi femminili. Le si rivoltó lo stomaco e fu sul punto di vomitare sul vino, perdendo parte del suo gelido autocontrollo. «Neferet? Si sente bene?» le chiese lui. «Benissimo», si affrettó a replicare. «Ma sono confusa. Mi sta dicendo che mettendo in guardia Tulsa dal pericolo di questi nuovi vampiri manderebbe la cittá inutilmente nel panico?» «Esatto. Dopo la conferenza stampa, Tulsa stará in guardia. Non verranno tollerati altri atti di violenza e i responsabili verranno fermati.» «Davvero? E come intende fermare la violenza vampira?» Il tono di Neferet era dolce in modo ingannevole. «Be’, é piuttosto semplice. Continueró a portare avanti quello che abbiamo iniziato oggi. Lei ha avvertito la gente. Col suo ruolo di tramite fra la cittá e il Consiglio Supremo, lei sará la voce della ragione che parla a favore della coesistenza tra umani e vampiri.» «Quindi é con le parole che fermerá la violenza.» «Esattamente», annuí il sindaco con aria compiaciuta. «Le chiedo scusa per avere menzionato la rubrica sul giornale senza prima chiederle l’autorizzazione. é stata un’idea dell’ultimo minuto del mio buon amico Jim Watts, redattore capo del Tulsa World’s Scene . Gliene avrei parlato prima ma, da quando é comparsa nel mio ufficio oggi pomeriggio con la sua denuncia, le cose si sono mosse in fretta e pubblicamente.» Perché io ho voluto cosí, perché io ho messo in moto il tuo inadeguato sistema. Adesso é ora che spinga te all’azione, proprio come ho fatto coi giornalisti e coi membri del consiglio comunale. «Reticenza e scrittura non erano quello che avevo in mente quando sono venuta a cercarla», replicó. «Forse no, ma io mi occupo di politica in Oklahoma da quasi vent’anni, e conosco la mia gente. Spinte lente e leggere, ecco quello che funziona qui.» «Come per radunare un branco di mucche?» commentó Neferet senza nascondere il disprezzo. «Be’, non userei quella similitudine, ma ho imparato che formare un comitato e fare ricerche, interpellare la comunitá con dei sondaggi, ottenere dei feedback a campione... tutto questo fa in modo che gli ingranaggi della politica cittadina risultino bene oliati.» LaFont ridacchió e sorseggió il vino. Neferet chiuse la mano a pugno, nascondendola tra le pieghe del vestito di velluto, e strinse, finché le unghie simili ad artigli non le si conficcarono nel palmo, facendo stillare calde gocce scarlatte. Non visti dall’ignaro umano, i tentacoli di Tenebra strisciarono sulle gambe di Neferet, cercando... trovando... bevendo... Ignorando il gelido calore di quella familiare sofferenza, la Tsi Sgili incroció lo sguardo del sindaco al di sopra del proprio bicchiere. Rapida, abbassó la voce intonando un’ipnotica cantilena: «Non é la pace coi vampiri ció che vuoi. Il loro fuoco e il loro ardore ameresti far tuoi. Reticenza e scrittura siano al bando! Tu devi fare ció che io...» Il cellulare di LaFont inizió a squillare. L’uomo sbatté le palpebre e l’espressione vitrea che gli aveva annebbiato lo sguardo sparí. Appoggió il bicchiere, prese il telefono dalla tasca, sbirció lo schermo e poi disse: «é il capo della polizia». Toccó lo schermo e si passó una mano sul viso dicendo: «Dean, sono contento di sentirti». Assentí e si rivolse a Neferet. «Sono sicuro che mi perdonerá.A questa chiamata devo proprio rispondere. Torneró da lei al piú presto coi dettagli sul comitato e sulla rubrica di domande dei lettori.» Detto ció, raggiunse in fretta l’ascensore, lasciando Neferet sola con gli affamati tentacoli di Tenebra. Consentí loro di bere il suo sangue ancora per poco, poi li scacció e si leccó le ferite sul palmo in modo che si chiudessero. I viticci pulsavano intorno a lei, fluttuando nell’aria come un nido di serpi, pronti a eseguire i suoi ordini. «Adesso mi dovete un favore», disse loro prima di sollevare il ricevitore del telefono e digitare il numero di Dallas. Quando rispose, il ragazzo sembrava arrabbiato. «Sará meglio che sia morto qualcuno per svegliarmi a quest’ora!» «Taci, ragazzo! Ascolta e obbedisci.» Neferet sorrise al silenzio che seguí il suo comando. Riusciva quasi a percepire l’odore della paura attraverso il telefono. Poi riprese a parlare in fretta, riconquistando sicurezza e autocontrollo: «Presto la scuola scoprirá che ho troncato con la Casa della Notte e faccio parte del consiglio comunale di Tulsa. Tu sai che intendo usare questi umani solo per scatenare il conflitto. Finché non saró apertamente tornata da voi, tu sarai le mie mani, i miei occhi e le mie orecchie all’interno della Casa della Notte. Ora che me ne sono andata, comportati come se volessi andare d’accordo col resto della scuola. Conquista la fiducia dei professori. Fai amicizia coi novizi blu, e poi fa’ quello che riesce meglio agli adolescenti: pugnala alle spalle, divulga pettegolezzi, crea dissapori». «Quella banda di sfigati di Zoey non si fiderá di me.» «Ti ho detto di tacere, ascoltare e obbedire! é ovvio che non puoi ottenere la fiducia di Zoey. Lei é troppo vicina a Stevie Rae. Ma puoi disgregare quella sua stretta cerchia; non é forte come pensi. Fai leva sulle gemelle, in particolare su Erin. L’acqua é piú manipolabile e mutevole del fuoco.» S’interruppe, aspettando che lui mostrasse di aver compreso i suoi ordini. Visto che non lo faceva, sbottó:«Puoi parlare, adesso!» «Ho capito, Somma Sacerdotessa. Le obbediró.» «Ottimo. Aurox é tornato alla Casa della Notte?» «Io non l’ho visto. Perlomeno non era tra quelli che sono stati riportati al dormitorio dopo l’incendio. é.. é stata lei ad appiccare il fuoco?» chiese esitante Dallas. «Sí, anche se si é trattato piú di un incidente che di un atto intenzionale. Ha provocato grandi danni?» «Be’, ha distrutto parte delle scuderie e creato un vero casino.» «Sono morti dei cavalli o dei novizi?» domandó lei, speranzosa. «No. Quel cowboy umano é rimasto ferito, ma é tutto qui.» «Che peccato. Ora, occupati di quello che ti ho ordinato. Quando torneró a capo della Casa della Notte e governeró come Tsi Sgili, dea di tutti i Vampiri, tu sarai ampiamente ricompensato.» Neferet premette il pulsante che interrompeva la comunicazione. Stava sorseggiando il vino e progettando una morte lenta e dolorosa per Charles LaFont, quando un rumore dalla camera da letto attiró la sua attenzione. Si era dimenticata del giovane fattorino dell’hotel che aveva sfacciatamente flirtato con lei qualche ora prima. In quel momento si era mostrato molto desideroso di farsi bere il sangue. Adesso di certo lo sarebbe stato meno, avendo capito quanto lei fosse andata vicino a prosciugarlo. Neferet si alzó e portó con sé il bicchiere mezzo vuoto Mentre si dirigeva verso la stanza. Avrebbe gustato la paura del ragazzo nel poco sangue che gli restava. Neferet sorrise. 7 ZOEY Era previsto che Stevie Rae e io incontrassimo Thanatos nella sua classe. L’avevo chiamata dal minibus. Non avevamo parlato molto. Aveva detto solo di aver visto la conferenza stampa di Neferet e di andare subito da lei. La Casa della Notte sapeva di fumo. Tutta la scuola puzzava. Mentre parcheggiavamo, mi resi conto che non si trattava solo di fumo. Purtroppo avevo abbastanza esperienza da riconoscere l’odore acre della paura. Che la normale giornata di lezioni non fosse iniziata era straovvio. C’erano novizi che si aggiravano in gruppetti spettegolanti. Piú che chiaro che non stessero andando alla prima ora. Avrebbe dovuto essere bello. Insomma, quale ragazzo non apprezza una meganevicata o un tubo che perde o quello che é? Ma, non so come, non sembrava bello. Sembrava confuso e poco sicuro. «Okay, so che non é per niente normale da parte mia dirlo, ma penso che oggi Thanatos avrebbe dovuto fare andare tutti a lezione.» Afrodite espresse ad alta voce i miei pensieri, in un modo da mettere quasi i brividi. «Invece qui sta andando in scena un vero delirio, che é il sistema migliore per scatenare un panico da oh–cazzo– Senza–Neferet– non-ce-la-possiamo–fare.» Con un gesto, indicó sia i gruppetti di novizi che bisbigliavano sia quelli che, insieme coi vampiri, si stavano dedicando a due incarichi molto tristi: ripulire le scuderie dai detriti e aggiungere legna all’enorme struttura di assi e travi che Sarebbe diventata la pira funebre di Dragone Lankford. «Concordo con te, mia cara», commentó cupo Dario. Inviai una silenziosa ma sentita preghiera: Nyx, aiutami a dire e fare la cosa giusta. E aiuta il mio cerchio, i miei amici a essere forti e decisi. Poi guardai il mio gruppo e seguii l’istinto. «Okay, per quanto detesti ammetterlo ad alta voce, sí, be’, e anche non ad alta voce, Afrodite ha ragione.» Con un colpo di ciuffo, Afrodite scostó all’indietro i lunghi capelli biondi. «Ovvio che ho ragione.» «A questa scuola serve una megadose di normalitá e, purtroppo, al momento credo che siamo noi la parte migliore di normalitá che avranno tutti, qui.» «Questo significa che sono fottuti», sentenzió Kramisha. Si era messa la parrucca gialla con taglio carré e delle zeppe di pelle nera a righe che dovevano essere quasi quindici centimetri. La gonna era corta e iperluccicante. Non so come ma quel look assurdo non le stava male, cosa che mi fece valutare l’idea – per circa due secondi e mezzo – di mettermi i tacchi piú spesso. «Guarda, Kramisha, che sono seria», replicai. «Anch’io», ribatté lei. «Ehi, ragaaazzi, noi possiamo essere normali. Un nuovo tipo di normale. Uno molto piú interessante», intervenne Stevie Rae rivolgendo un sorrisone a Rephaim. Afrodite sbuffó.Io la ignorai, sorrisi a Stevie Rae, e ripresi a parlare, seria: «Dobbiamo dividerci. Un po’ di voi andrá alle scuderie, gli altri alla pira di Dragone. Ricordatevi, siate normali. Comportatevi come al solito. Dobbiamo prendere in mano la situazione per riportarla a un livello che sembri gestibile. Sentite, in questo momento si direbbe che siamo stati attaccati su tutti i fronti. Le scuderie incendiate. I gatti uccisi. Dragone morto. E adesso Neferet non é piú solo una pazza cattiva: é una pazza cattiva che ha coinvolto gli umani di Tulsa in faccende che vanno al di lá della loro comprensione. Noi dobbiamo essere forti e visibili. Dobbiamo tenere unita la Casa della Notte. come ho detto a Thanatos ieri sera, siamo molto piú che dei bambini che bisticciano ed é ora che alziamo la testa, restiamo compatti e otteniamo il rispetto che meritiamo». «Saggio consiglio, Sacerdotessa», commentó Dario, facendomi venire una gran voglia di abbracciarlo. «Io andró alla pira di Dragone a diffondere calma.» Rivolse un caldo sorriso ad Afrodite. «Vieni con me. Avrai un effetto positivo sui Guerrieri in lutto per la morte del Signore delle Spade.» «In circostanze normali, tesoro, direi che ovunque vai tu vado io», rispose Afrodite. «Ma ho bisogno di stare un attimo con Zoey, quindi andró con lei a parlare a Thanatos. Che ne dici se c’incontriamo alla pira non appena ho finito?» Le sue parole mi stupirono e riflettei sul fatto che, a parte Shaylin a inizio giornata, dopo il Rituale di Svelamento non avevo parlato davvero con nessuno. Il tragitto in bus col corpo di Dragone era stato silenzioso e difficile. Poi c’erano stati l’incendio, i gatti morti e, per fortuna, il sonno, anche se non avevo dormito abbastanza. Il che significava che nessuno mi aveva ancora messo all’angolo per chiedermi di Aurox. Che Afrodite avesse quell’intenzione? La guardai. Si era alzata in punta di piedi e stava dando un bacio a Dario. Sembrava quella di sempre: pazza del suo Guerriero e un po’ stronza col resto del mondo. «Anch’io vado con Zy.» La voce di Stevie Rae interruppe il mio nevrotico studio di Afrodite. «Dopo aver parlato con Thanatos andró alla pira funebre. Dovrai essere ben salda e, per una cosa del genere, l’elemento giusto é la terra.» Diede un rapido bacio a Rephaim. «Ci vediamo lá?» «Ci saró.» Ricambió il bacio, sfiorandole con dolcezza la guancia. Poi guardó me. «Se nessuno ha obiezioni, mi piacerebbe fare un giro di perlustrazione intorno alla scuola, soprattutto verso il muro di cinta a est. Se i tentacoli di Tenebra di Neferet strisciano da queste parti, é meglio saperlo.» «A me sembra un’ottima idea. Voi ragazzi che ne dite?» chiesi, guardando Stark e Dario per conferma. I due Guerrieri annuirono. «Okay, grandioso.» Quindi spostai l’attenzione su Stevie Rae. «E credo che sia un’ottima idea anche invocare il tuo elemento. Damien, Shaunee ed Erin... voi tenetevi vicino i vostri elementi. Se possono contribuire a dare forza o sostegno, evocateli. Basta che non vi facciate notare troppo e...» Resami conto di ció che avevo appena detto, non conclusi la frase. «No, invece. Se dovete usare i vostri elementi, fatevi notare.» «Ho capito cosa hai in mente», mi disse Damien. «é ora che la Casa della Notte sia consapevole che dalla nostra parte agiscono prodigiose forze del bene contro tutta quella Tenebra.» «Prodigioso significa eccezionale», tradusse Stevie Rae. «Sappiamo cosa significa», la rimbeccó Kramisha. «Io no», fece Shaunee. «Io neanche», si accodó Erin. Avrei voluto sorridere alle gemelle e dire che era bello sentire di nuovo commenti gemellosi ma, un attimo dopo, Erin arrossí e si allontanó da Shaunee, che sembrava molto a disagio, quindi abbandonai – per il momento – l’idea e presi mentalmente nota di accendere una candela rossa e una blu per loro, chiedendo a Nyx un po’ di aiuto extra. Se trovavo il tempo. Cavolo, se Nyx trovava il tempo. Soffocai un sospiro. «Okay, bene. Allora, dividetevi in gruppi. Andate a fare cose normali, tipo prendere dei libri per studiare e andare in biblioteca.» «Questo per me non é normale», udii brontolare Johnny B, e alcuni ragazzi intorno a lui scoppiarono a ridere. Mi piaceva quel suono. Era normale. «Allora vai in palestra a prendere un pallone da basket o qualcos’altro da maschio», dissi senza riuscire a non sorridere. «Io vado in sala mensa. Nella nostra cucina sembra siano passate le cavallette. Zy, dobbiamo fermarci a comprare qualcosa prima di tornare nei tunnel», disse Kramisha. «Sí, be’, questo é normale. Vai pure. Chi non ha mangiato prima di venire qui, vada con lei. E, ragazzi, separatevi, non state tutti insieme. Parlate con gli altri novizi», aggiunsi. Udii suoni che indicavano approvazione e vidi che si organizzavano, frazionandosi in piccoli gruppi intorno a Dario, alle gemelle, a Damien e a Kramisha. Rephaim si allontanó da solo. Tenni gli occhi fissi sulla sua schiena per un po’, chiedendomi se si sarebbe mai integrato del tutto e, in caso contrario, cosa avrebbe significato per la sua relazione con Stevie Rae. Guardai lei, che a sua volta osservava Rephaim, con espressione adorante. Mi morsi il labbro e continuai a preoccuparmi. «Stai bene, Zy?» sussurró Stark mettendomi un braccio intorno alle spalle. «Sí», risposi, appoggiandomi a lui per un istante. «Sono solo ansiosa in modo ossessivo. Come sempre.» Mi strinse. «Questo va bene, basta che non ti metti a frignare. Tutto quel colamento di naso quando piangi ti dona proprio poco.» Gli assestai un pugno scherzoso. «Io non piango mai.» «Oh, certo, giusto, e non ti cola neanche mai il naso», replicó con quel suo stupendo sorrisetto sbruffone. «Lo so! Incredibile, vero?» «Verissssssimo.» Mi stampó un bacio sulla testa. «Ehi», dissi, ancora al sicuro tra le sue braccia. «Andresti alle scuderie a dare una mano a Lenobia? Io vado da Thanatos, poi ti raggiungo lá.» Esitó solo un istante e l’abbraccio si fece piú forte. A Stark non piaceva separarsi da me, soprattutto quando succedevano cose strane, ma assentí e replicó in fretta: «Saró lí, e ti tengo sotto controllo». Poi mi bació sulla fronte, mi lasció andare e si diresse verso le scuderie. Rabbrividii per l’improvvisa mancanza del suo calore. Gli altri ragazzi iniziarono ad allontanarsi a gruppetti, mentre Stevie Rae e Afrodite rimasero insieme con me. «Saró da voi tra un secondo. Prima devo dare un colpo di telefono a mia madre. Deve sapere che Neferet non é solo un mucchio di stronzate, ma anche un pericoloso mucchio di guai», disse Afrodite. «Pensi che ti ascolterá?» chiesi. «Assolutamente no. Ma ci provo lo stesso», rispose senza esitazioni. «Perché non chiami tuo papá?Voglio dire, é lui il sindaco, non tua mamma», saltó su Stevie Rae. «In casa LaFont il capo é mia madre. Se c’é una possibilitá che il signor sindaco si faccia un’idea riguardo a Neferet, sará grazie a lei.» «Allora buona fortuna», le augurai. «Sí, be’, vedremo», commentó Afrodite prima di tirar fuori il telefono e allontanarsi da noi. Con mio stupore, Shaylin si staccó da un gruppetto e si mise al mio fianco. «Posso venire con voi?» Aveva parlato sottovoce ma con chiarezza, il mento alto come se fosse pronta a uno scontro. «Perché?» chiesi. «Voglio chiedere a Thanatos dei miei colori. So che voi mi avete detto di tenere segreto il mio dono, e capisco il motivo. É una cosa che Neferet non doveva sapere. Ma lei non é piú la Somma Sacerdotessa, e io ho delle domande cui devo trovare risposta. Se a voi due non dispiace, vengo anch’io», aggiunse. Guardai Stevie Rae. «Sei tu la sua Somma Sacerdotessa. A te sta bene?» «Non ne sono sicura. Tu che dici?» «Dico che, se non ci possiamo fidare di Thanatos, siamo fregati del tutto», replicai. «Be’, allora mi sa che é il caso di mettere in cerchio i carri da pionieri e considerare Thanatos una dei nostri. Quindi immagino che mi stia bene.» «D’accordo, puoi venire», dissi a Shaylin. «Grazie», fece lei. «Ho solo perso tempo.» Afrodite ci raggiunse mentre rimetteva il cellulare nella sua stilosissima e scintillante borsa d’oro di Valentino. «Perlomeno non ne ho perso molto.» «Non ha voluto ascoltarti?» domandai. «Oh, no, mi ha ascoltato. Poi mi ha detto che il suo commento erano solo due parole: Nelly Vanzetti. Dopo di che ha riagganciato.» «Eh?» feci. «Nelly Vanzetti é la psi di mia madre», spiegó Afrodite. «E perché tua mamma ti ha detto il suo nome?» chiese Stevie Rae. «Perché,zucca campagnola, é il suo modo di dirmi che le sembro fuori di testa. Non che le importi davvero che io sia pazza o no, vuole solo chiarire che non ha intenzione di ascoltarmi, ma che pagherá la sua psicoterapeuta per farlo.» Afrodite si strinse nelle spalle. «La solita vecchia storia.» «Che cosa meschina», commentó Shaylin. Afrodite socchiuse le palpebre. «Tu perché sei qui?» «Lei ha un dono», disse Stevie Rae. «In proposito il mio livello di chissene é altissimo», replicó Afrodite. «Ho delle domande per Thanatos», spiegó Shaylin. «Viene con noi», aggiunsi. «Come volete.» Afrodite le diede un’occhiata sprezzante. «Vai, allora. Davanti a noi. Devo parlare a queste due, senza orecchie multicolori in ascolto.» «Shaylin, comincia pure ad andare», dissi prima che potessero mettersi a litigare. Di nuovo. «Ci troviamo nell’ufficio di Thanatos.» La ragazza annuí, guardó male Afrodite, e si allontanó. Afrodite sollevó la mano. «Sí, lo so, dovrei essere piú gentile, bla bla bla. Ma lei mi dá sui nervi. Mi ricorda troppo una Kim Kardashian in miniatura, ovvero una tipa inutile, irritante e decisamente troppo vistosa.» Guardai Stevie Rae aspettandomi che replicasse, invece si limitó a scuotere la testa dicendo: «Sono stufa di frustare un accidenti di cavallo morto». «Cavallo morto? é tutto qui? Sul serio?» commentó Afrodite. «Io a te non ho intenzione di parlare mai piú», le disse Stevie Rae. «Bene. Ora, passiamo alle cose importanti. Non vi piacerá niente di quello che devo dirvi, ma é necessario che ascoltiate... a meno di non voler diventare come mia madre.» «Ti ascoltiamo», replicai subito. Stevie Rae tenne le labbra serrate ma assentí. «Per prima cosa, zucca campagnola, so che sei tutta occhioni languidi con Kalona da quando ha versato acqua sul tuo merlotto e l’ha fatto resuscitare...» «Ha pianto lacrime immortali su suo figlio e l’ha riportato magicamente alla vita dopo che era quasi morto. Accidenti al cavolo, c’eri anche tu! L’hai visto», sbottó Stevie Rae. «Tu non mi parlavi piú, ricordi? Ma hai appena chiarito al mio posto quello che intendevo: fino a qualche ora fa, credevamo che Kalona fosse pericoloso e fuori come un balcone quanto Neferet. Adesso é il Guerriero della Morte. Tutta la scuola gli sbaverá dietro, come é successo dopo che é uscito dal terreno. Noi dobbiamo mostrare piú buonsenso. O almeno io mostreró piú buonsenso. Sarebbe carino se anche voi due vi uniste a me.» «Io non mi fideró mai di lui.» Avevo parlato sottovoce, pronunciando parole che mi venivano dal profondo del cuore. «Zy, si é legato a Thanatos col Giuramento di Guerriero», replicó Stevie Rae. Incrociai il suo sguardo. «Ha ucciso Heath. Ha ucciso Stark. Ha riportato in vita Stark solo perché l’ha costretto Nyx. Stevie Rae, io ero nell’Aldilá con lui. Kalona ha chiesto alla Dea quando l’avrebbe perdonato e lei ha risposto che avrebbe potuto domandarglielo solo quando fosse stato degno del suo perdono.» «Magari ci sta lavorando», osservó. «E magari é un violentatore assassino imbroglione e bugiardo», ribatté Afrodite. «Se Zoey e io ci sbagliamo, benissimo. Potrai dirci ’ve l’avevo detto’ e ci scambieremo grandi sorrisi e organizzeremo una stupida festa. Se invece abbiamo ragione, non dobbiamo farci cogliere alla sprovvista quando un dio caduto si fará prendere di nuovo da un attacco di violenza furiosa.» Stevie Rae sospiró.«Lo so, lo so. Hai ragione. Non mi fideró di lui al cento per cento.» «Ottimo. Ma tieni d’occhio anche il tuo merlotto. Lui sí che si fida del paparino al cento per cento, il che significa che Kalona puó usarlo per i suoi interessi. Di nuovo.» L’espressione di Stevie Rae si fece piú tesa, ma la mia amica annuí. «Sí, lo faró.» «Seconda cosa» – l’attenzione di Afrodite si spostó tutta su di me, – «spiegami quella strana stronzata che ti é passata per la testa ieri sera quando hai chiamato Heath quel toro del cazzo.» «Cosa? Non é vero! Giusto, Zy?» saltó su Stevie Rae. Okay, mentire sarebbe stato facile. Avrei potuto semplicemente dire che Afrodite aveva perso la testa e ormai sentiva le voci. Insomma, la sera prima c’era stata una tale quantitá di follia in giro... per non parlare del fatto che gli elementi si erano manifestati con tanta intensitá da rendere chiaro solo l’omicidio di mia mamma da parte di Neferet e il fatto che lei fosse la Consorte della Tenebra. E stavo quasi per mentire. Poi mi ricordai di quanto mi era costato avere detto bugie ai miei amici: avevo perso non solo la loro fiducia per un certo periodo, ma anche il rispetto per me stessa. Non ero stata bene quando avevo mentito. Mi ero sentita non in sincronia con la Dea e con la strada che ritenevo volesse che seguissi. Quindi presi un profondo respiro e dissi la veritá tutto d’un fiato: «Ho guardato Aurox attraverso la pietra del veggente e ho visto Heath e questo mi ha spaventato da morire e l’ho chiamato e Aurox si é voltato e mi ha fissato prima di ritrasformarsi in quel mostro di toro e allora mi ha caricato e io sono rimasta ferma e gli ho detto che a me non avrebbe fatto del male. Fine». «Tu hai perso quel poco di cervello che ti restava. Merda, mi sa che ho buttato via troppo presto il numero della psi di mia madre. Devi farti curare.» «Zy, io saró piú gentile di Afrodite, ma proprio non ha senso. Come puó Heath essere intorno ad Aurox?» «Non lo so! E non gli stava intorno. Era come se Heath splendesse sopra Aurox. O perlomeno lo offuscava con uno scintillio tipo pietra di luna.» Avrei voluto urlare tutta la frustrazione che provavo per non essere in grado di descrivere quello che avevo intravisto. «Era tipo un fantasma?» chiese Stevie Rae. «Questo un minimo di senso potrebbe averlo», commentó Afrodite con un cenno del capo verso Stevie Rae, quasi le due stessero arrivando a capirci qualcosa. «Eravamo nel bel mezzo di un rito per evocare la Morte. Heath é morto. Magari abbiamo ripescato il suo fantasma.» «Non credo», replicai. «Ma non ne sei sicura, giusto?» s’informó Stevie Rae. «No, non sono sicura di niente tranne che la pietra del veggente é magia antica, e la magia antica é forte e imprevedibile. Cavolo, dovrebbe anche trovarsi solo sull’isola di Skye, quindi non so perché vedo cose simili.» Sollevai le braccia. «Forse l’ho immaginato. Forse no. é strano persino per me. Pensavo di aver visto Heath e poi Aurox si é completamente trasformato in quell’orrendo toro ed é scappato.» «é successo tutto molto in fretta», commentó Stevie Rae. «La prossima volta che vedi Aurox, devi guardarlo attraverso quel maledetto sasso, poco ma sicuro. E non stare sola con lui», disse Afrodite. «Non ci penso proprio! Non so neanche dove sia.» «Sará tornato da Neferet», disse Afrodite. Avrei dovuto tenere la bocca chiusa, invece sbottai: «Ha detto di avere fatto una scelta diversa». «Sí, certo, un attimo dopo avere ucciso Dragone e quasi ammazzato Rephaim», ribatté Afrodite. Sospirai. «Stark che ne dice?» domandó Afrodite. Dato che non rispondevo, inarcó un sopracciglio biondo. «Oh, ci sono. Non gliel’hai detto. Giusto?» «Giusto.» «Be’, Zy, non posso fartene una colpa», commentó Stevie Rae, gentile come sempre. «Lui é il suo Guerriero, il suo Guardiano», insistette Afrodite. «Per quanto riesca a essere arrogante, il ragazzo deve sapere che Zoey ha una passione per Aurox.» «Ma non é vero!» «Okay, non per Aurox ma per Heath, e tu pensi che Heath possa essere Aurox.» Afrodite scosse la testa. «Lo vedi quanto fa Crazy Town?» «La mia vita é Crazy Town», ammisi. «Stark deve sapere che potresti essere vulnerabile nei confronti di Aurox», sentenzió Afrodite. «Ma io non sono vulnerabile nei suoi confronti!» «Zucca campagnola, diglielo.» Stevie Rae evitó d’incrociare il mio sguardo. «Stevie Rae?» Lei sospiró e si decise a guardarmi. «Se sei convinta che ci sia anche una minima possibilitá che Heath infesti Aurox o quello che é,significa che non puoi ragionare in modo chiaro riguardo a lui. Lo so. Se perdessi Rephaim e poi pensassi di vederlo intorno a un altro tipo, anche se sembrasse folle, quel tipo sarebbe in grado di colpirmi. Qui.» Indicó il cuore. «E, per la maggior parte del tempo, quello prevale su questa.» Indicó la testa. «Quindi racconta ad arcoman quello che credi di avere visto», concluse Afrodite. Mi scocciava da morire ammetterlo, ma sapevo che avevano ragione. «D’accordo. é una cosa che fa schifo, ma... d’accordo. Glielo diró.» «E io lo diró a Dario», fece Afrodite. «Be’, io lo diró a Rephaim», aggiunse Stevie Rae. «Perché?» Stavo per esplodere. «Perché i Guerrieri intorno a te lo devono sapere», spiegó Afrodite. «D’accordo», ripetei a denti stretti. «Ma finisce qui. Sono stufa della gente che parla di me e dei miei problemi coi ragazzi.» «Be’, Zy, tu ce l’hai qualche problema coi ragazzi», commentó in tono frivolo Stevie Rae prendendomi sottobraccio. «E dobbiamo dirlo anche a Thanatos», disse Afrodite mentre tutt’e tre ci dirigevamo verso la sua classe. «La sua affinitá é con la morte. Direi che ha senso che sappia di fantasmi e cose simili.» «Perché non lo scriviamo sul Tulsa World, cosí Neferet puó farci un articolo nella sua maledetta rubrica di posta dei lettori?» sbottai. «’Maledetta’ équasi una parolaccia. Fai attenzione o la prossima volta sará un ’cazzo’ a scapparti di bocca», saltó su Afrodite. «Un ’cazzo’ che scappa di bocca? Guarda che non suona mica bene», la rimbeccó Stevie Rae scuotendo la testa. Accelerai il passo, trascinandomi quasi dietro Stevie Rae e facendo corricchiare Afrodite per raggiungerci. Non le ascoltai mentre discutevano di parolacce. Invece, ripresi a preoccuparmi. Mi preoccupavo della nostra scuola. Mi preoccupavo della questione Aurox/Heath. Mi preoccupavo di dover dire a Stark della questione Aurox/Heath. E mi preoccupavo del mio stomaco annodato e della non remota possibilitá che venissi colpita da un furioso attacco di diarrea nel bel mezzo di tutto questo. Di nuovo. 8 SHAUNEE «Damien, credo che farei meglio a tenermi lontana dalle scuderie. Ultimamente Lenobia di fuoco ne ha avuto piú che a sufficienza.» Shaunee spostó lo sguardo da Damien a Erin. I tre si erano allontanati quando Zoey aveva detto a tutti di sparpagliarsi, solo che, invece di dividersi, erano rimasti insieme per cercare di capire dove i loro elementi sarebbero stati piú utili. «Giusta osservazione», convenne Damien. «Ha piú senso che tu vada alla pira di Dragone. Lí ci sará presto bisogno di te.» Le spalle di Shaunee si abbassarono di colpo. «Giá,lo so, ma non sono esattamente impaziente di farlo.» «Avvolgiti nel tuo elemento e sará piú facile», intervenne Erin. Shaunee la fissó sbattendo le palpebre, sorpresa non tanto dal fatto che le avesse parlato – anche se aveva evitato di farlo dal momento in cui si erano sgemellate – ma piuttosto dal tono sbrigativo. Parlava di bruciare il corpo di Dragone come se fosse poco piú che accendere un fiammifero. «Erin, non ci sará niente di facile nel funerale di Dragone. Con o senza il mio elemento.» «Non intendevo facile facile», replicó Erin, scocciata. Shaunee aveva l’impressione che, negli ultimi tempi, l’ex gemella lo fosse sempre, scocciata. «Intendevo solo che quando ti avvolgi nel tuo elemento il resto non ti preoccupa piú di tanto. Ma forse il punto é che tu non sei abbastanza partecipe del tuo elemento.» «Che cavolata! La mia affinitá col fuoco é almeno quanto la tua con l’acqua.» Erin si strinse nelle spalle. «Come vuoi. Stavo solo cercando di aiutarti. D’ora in avanti non ci proveró piú.» Si rivolse a Damien, che le stava osservando come non sapesse se intromettersi o scappare a gambe lavate. «Vado io alle scuderie. A Lenobia fará piacere vedere l’acqua, e io non ho problemi a usare il mio elemento.» Senza aggiungere altro, si allontanó. «Ma é sempre stata cosí?» chiese Shaunee, dando voce alla domanda che le frullava per la testa da giorni. «Cosí come?» «Senza cuore.» «La veritá?» «Sí. Erin é sempre stata cosí insensibile?» «Ecco, vedi, mi é davvero difficile risponderti.» Damien parlava sottovoce, quasi pensasse di dover stare attento alle parole per non ferirla. «Dimmi la veritá,anche se é spiacevole», replicó la ragazza. «Bene, allora, sinceramente, finché non vi siete divise, era impossibile distinguervi. Non avevo mai parlato da solo con una di voi. Finivate l’una le frasi dell’altra. Era come se foste due metá di un tutto.» «E adesso non piú?» lo spronó Shaunee vedendo che esitava. «No, adesso é diverso. Adesso siete due individui con una personalitá propria.» Le sorrise. «Il modo piú carino per dire la cosa é che alla maggior parte di noi risulta piuttosto evidente che é la tua personalitá quella col cuore.» Shaunee guardó Erin in lontananza. «Lo sapevo anche prima, e mi faceva venire i nervi. Sai, il modo in cui riusciva a essere cosí sarcastica e pettegola e meschina. Ma passare il tempo con lei poteva anche essere molto divertente, mi sembrava di stare con una in gamba.» «Sembrava cosí perché si divertiva a spese degli altri ed escludeva le persone per sembrare migliore di chiunque», commentó Damien. Shaunee incroció il suo sguardo. «Lo so. Adesso lo vedo. Prima vedevo solo che eravamo migliori amiche, e io avevo bisogno di una migliore amica.» «Ora non piú?» chiese lui. «Ora ho bisogno di piacermi, e non posso farlo se sono solo la metá di una persona. Sono anche stufa di dover sempre dire qualcosa di sarcastico o spiritoso o semplicemente odioso.» Scosse la testa, sentendosi triste e vecchia. «Questo non significa che io trovi orribile Erin. A dire il vero, vorrei che fosse in gamba e divertente e grandiosa come credevo una volta. Peró immagino di avere appena capito che tutte queste cose dovrá esserle, o non esserle, per conto suo. Non ha niente a che vedere con me.» «Sei piú intelligente di quanto pensavo», ammise Damien. «Continuo a essere una schiappa a scuola.» Lui sorrise. «Ci sono altri tipi d’intelligenza.» «Be’, questa per me é una buona notizia.» «Ehi, non ti sottovalutare. Potresti essere brava anche a scuola se solo ci provassi un po’.» «So che a te sembra una cosa positiva, ma a me va benissimo la parte degli ’altri tipi d’intelligenza’.» Damien rise e Shaunee aggiunse: «Vado alla pira. Magari stare da quelle parti sará d’aiuto». «D’aiuto a te o ai Guerrieri?» «A uno dei due. A entrambi. Non lo so», confessó con un sospiro. «Io credo che sará utile a entrambi. Quanto a me, me ne andró in giro, come l’aria. Tenteró di soffiare via un po’ della Tenebra rimasta appiccicata a questo posto», disse Damien. «Lo percepisci anche tu?» Lui annuí. «Percepisco che qui l’energia non é buona. Sono accadute troppe cose negative in troppo poco tempo.» Inclinó la testa, studiando Shaunee. «Adesso che ci penso meglio, non credo che dovresti tenerti lontana dalle scuderie. Il fuoco non é cattivo. Tu non sei cattiva. E Lenobia lo sa. Ti ricordi come hai riscaldato i ferri dei cavalli perché potessimo cavalcare nella tempesta di ghiaccio?» «Me lo ricordo.» Era vero, e quel pensiero la fece sentire piú leggera. «Quindi vai alla pira, da’ una mano lí, ma vai anche alle scuderie. Ricorda a tutti che il fuoco puó fare molto piú che distruggere. Il punto non é mai l’arma, ma chi la brandisce.» «Immagino giusto se penso che volessi dire che l’importante é come lo si usa?» Il sorriso di Damien si allargó.«Visto? Te l’avevo detto che potresti essere brava a scuola. Brandire é un verbo interessante, cosí come i suoi sinonimi dalle varie sfaccettature, tipo impugnare o maneggiare o gestire o esercitare o far valere... a seconda del caso.» «Mi stai facendo venire mal di testa», commentó Shaunee, ma ridendo. «Allora, ci vediamo dopo alle scuderie?» «Sí, certo.» Damien fece per andarsene, ma ci ripensó e tornó da lei per abbracciarla stretta. «Sono contento che tu sia diventata la persona che sei. E, se ti serve un amico, io sono qui per te», le disse, quindi corse via. Shaunee ricacció indietro le lacrime e sorrise, osservando i vaporosi capelli castani del novizio agitarsi nella brezza che aveva creato, quindi mormoró:«Fuoco, manda a Damien una piccola scintilla. Merita di trovare un ragazzo carino che lo renda felice, soprattutto visto che lui ce la mette sempre tutta per rendere felici gli altri». Sentendosi meglio di quanto non si sentisse da settimane, Shaunee si allontanó in un’altra direzione. I suoi passi erano piú lenti, piú calcolati di quelli di Damien, ma non temeva piú il posto dove stava andando. Non era impaziente di vedere la pira e il fuoco, non era Erin. Non poteva semplicemente chiudere fuori da sé tristezza e dolore, congelando i propri sentimenti. E sai che c’é?Non vorrei essere fredda e congelata dentro, anche se questo significherebbe soffrire meno, decise. Shaunee stava traendo forza dal calore costante del proprio elemento. Grazie, Nyx. Cercheró di brandirlo nel modo giusto, era quello che stava pensando quando s’intromise la voce dell’immortale: «Non ti ho ringraziato». Shaunee alzó gli occhi e vide Kalona accanto alla grande statua di Nyx che si trovava davanti al tempio della scuola. Indossava jeans e un gilé di pelle molto simile a quello che portava Dragone, solo che il suo era piú grande e aveva due tagli da cui uscivano le ali nere che l’immortale teneva piegate sulla schiena. E non aveva neppure il simbolo della Dea, ma risultava difficile pensare a una cosa del genere mentre lui la fissava con quegli ultraterreni occhi d’ambra. É davvero stupendo nel modo piú assoluto e non umano. Shaunee scacció dalla testa quel pensiero e si concentró Invece su quanto le aveva detto. «Ringraziarmi? Per cosa?» «Per avermi dato il tuo cellulare. Se non l’avessi fatto, Stevie Rae non avrebbe potuto chiamarmi. Se non fosse stato per te, adesso Rephaim sarebbe morto.» Shaunee avvampó.Si strinse nelle spalle, senza capire perché all’improvviso si sentisse cosí nervosa. «Sei tu quello che é arrivato quando lei ha chiamato. Avresti anche potuto non rispondere e continuare a essere un padre di merda», sbottó la novizia. Seguí un silenzio lungo e imbarazzato, poi Kalona replicó: «Ció che dici é la veritá. Non sono stato un buon padre per i miei figli. Continuo a non esserlo per tutti i miei figli». Shaunee lo guardó,chiedendosi cosa intendesse realmente. La voce dell’immortale era strana. Si sarebbe aspettata di sentirlo triste o serio o anche incavolato. Invece sembrava stupito e un po’ a disagio, come se quei pensieri fossero una completa novitá per lui. Avrebbe voluto guardarlo in faccia per vedere la sua espressione, ma lui stava fissando la statua di Nyx. «Be’», riprese la ragazza, non sapendo bene cosa dirgli. «Stai riorganizzando il tuo rapporto con Rephaim. Magari non é troppo tardi per sistemare le cose anche con gli altri tuoi figli. So che, se mio padre si facesse vivo e volesse fare parte della mia vita, io accetterei. Perlomeno gli darei una possibilitá.» L’immortale aveva girato la testa e adesso fissava Shaunee. Le venne la tremarella, come se quegli occhi d’ambra potessero scoprire troppo di lei. «Quello che voglio dire é che non credo sia mai troppo tardi per fare la cosa giusta.» «Ne sei davvero convinta?» «Sí. Negli ultimi tempi sono arrivata a esserne sempre piú convinta.» Desideró che lui distogliesse lo sguardo. «Allora, quanti figli hai?» Lui fece spallucce, le massicce ali che si sollevavano leggermente. «Ho perso il conto.» «Direi che sapere quanti figli hai é un buon punto di partenza in tutta la faccenda del vorrei– essereun–buonpadre.» «C’é una notevole differenza tra sapere una cosa e prendere provvedimenti in proposito», replicó lui. «Certo, ma io ho detto che é un buon punto di partenza.» Shaunee piegó la testa verso la statua. «Anche questo é un buon punto di partenza.» «La statua della Dea?» La ragazza aggrottó la fronte, un po’ meno a disagio sotto il suo sguardo. «Si puó fare di piú che gironzolare qui intorno. Prova a implorare il suo...» «Il perdono non é accordato a tutti!» tuonó l’immortale. Shaunee si accorse di stare tremando, ma il suo sguardo si spostó sulla statua di Nyx. Avrebbe potuto quasi giurare che le belle labbra di marmo si stessero piegando all’insú in un dolce sorriso rivolto a lei. Che si trattasse o no della sua immaginazione, la cosa diede alla novizia quel tanto di coraggio che le serviva per continuare d’un fiato: «Non stavo dicendo ’perdono’. Stavo per dire’aiuto’. Prova a chiedere aiuto a Nyx». «Nyx non mi ascolterebbe. Sono millenni che non lo fa.» Kalona aveva parlato talmente piano che Shaunee aveva fatto una gran fatica a sentirlo. «Durante questi millenni, quante volte le hai chiesto aiuto?» «Mai.» «Allora come fai a sapere che non ti ascolta?» Kalona scosse la testa. «Sei stata mandata da me per essere la mia coscienza?» Fu il turno di Shaunee di scuotere la testa. «Non sono stata mandata da te, e la Dea sa che ho giá abbastanza problemi con la mia, di coscienza. Figuriamoci se posso essere quella di qualcun altro.» «Non ne sarei cosí sicuro, giovane novizia incandescente... Non ne sarei cosí sicuro», rifletté ad alta voce l’immortale, poi, in modo brusco, si allontanó dalla ragazza, fece alcuni passi lunghi e rapidi, e si lanció nel cielo della notte. REPHAIM Non gli importava poi molto che la maggior parte dei ragazzi continuasse a evitarlo. Damien era gentile, ma Damien era gentile con tutti, quindi Rephaim non era certo cha la sua cortesia lo riguardasse in modo personale. Perlomeno Stark e Dario non cercavano di ucciderlo né di tenerlo lontano da Stevie Rae. Di recente Dario era addirittura sembrato quasi amichevole. La sera prima, il Guerriero l’aveva persino aiutato quando era inciampato nel salire sul bus, ancora debole per le ferite guarite per magia. Mio padre mi ha salvato e poi si é vincolato con giuramento come Guerriero della Morte. Lui mi vuole bene, e sta scegliendo la Luce invece della Tenebra. Il pensiero lo fece sorridere, anche se l’ex Raven Mocker non era ingenuo e fiducioso quanto credevano Stevie Rae e gli altri. Rephaim voleva che suo padre continuasse sulla via di Nyx, lo voleva moltissimo. Ma lui, meglio di chiunque altro tranne la Dea stessa, conosceva la rabbia e la violenza in cui l’immortale caduto aveva sguazzato per secoli. L’esistenza di Rephaim era la prova della capacitá di suo padre di provocare grande dolore agli altri. Rephaim abbassó le spalle di colpo. Era arrivato nel punto in cui si trovava la quercia spaccata e che era caduta metá contro il muro di cinta, metá sul terreno del campus. Il centro del grande albero sembrava essere stato colpito da un fulmine scagliato da un dio furioso. Ma Rephaim conosceva la veritá. Suo padre era un immortale, non un dio. Kalona era un Guerriero, e deposto, per di piú. Stranamente turbato, Rephaim distolse lo sguardo dallo squarcio nell’albero. Si sedette su un ramo abbattuto e studió quelli che si appoggiavano sul muro di cinta. «Questo va sistemato», disse ad alta voce, riempiendo il silenzio della notte con l’umanitá della propria voce. «Stevie Rae e io possiamo lavorarci insieme. Forse l’albero non é perduto del tutto.» Sorrise. «La mia Rossa ha guarito me. Perché non potrebbe guarire anche una pianta?» La quercia non rispose ma, mentre parlava, Rephaim provó una sensazione di dé já -vu. Come fosse giá stato lí, e non solo in un giorno di scuola. Di esserci stato prima, col vento sotto le ali e con lo splendente cielo del mattino che lo chiamava. Aggrottó la fronte e se la massaggió,sentendo che stava arrivando il mal di testa. Che fosse andato lí di giorno quando era un corvo, quando la sua umanitá restava cosí nascosta in lui che quelle ore passavano come impressioni vaghe e indistinte d’immagini, suoni e odori? L’unica risposta fu il sordo pulsare nelle tempie. Il vento intorno a lui si mosse, frusciando tra i rami abbattuti, facendo mormorare le rade foglie brunite dall’inverno che si aggrappavano ancora con tenacia alla vecchia quercia. Per un attimo sembró che l’albero cercasse di parlargli, di raccontargli i suoi segreti. Rephaim tornó a guardare il centro del tronco. Ombre. Corteccia spezzata. Legno scheggiato. Radici esposte. E sembrava che il terreno vicino alla parte centrale avesse giá cominciato a sgretolarsi, quasi al di sotto si stesse formando una fossa. Rabbrividí. C’era giá stata una fossa, lí. Che aveva imprigionato Kalona nella terra per secoli. Il ricordo di quei secoli e della terribile esistenza semicorporea piena di rabbia e violenza e solitudine che aveva vissuto in quel periodo era ancora parte del pesante fardello di Rephaim. «Dea, so che mi hai perdonato per il mio passato, e te ne saró grato per sempre. Ma non potresti, magari, insegnarmi a perdonarmi davvero anch’io?» La brezza soffió di nuovo. Era un suono rilassante, quasi l’antico mormorio dell’albero potesse essere la voce della Dea. «Lo prenderó come un segno», disse ad alta voce rivolto all’albero, premendo la mano aperta sulla corteccia. «Chiederó a Stevie Rae di aiutarmi a rimediare alla violenza che ti ha frantumato. Presto. Ti do la mia parola. Torneró presto.» Allontanandosi per continuare il giro di controllo del perimetro della scuola, a Rephaim parve di udire un movimento sotto l’albero e immaginó che fosse la vecchia quercia che lo ringraziava. AUROX Aurox camminava avanti e indietro nella fossa sotto la quercia abbattuta. Faceva tre lunghi passi, poi si voltava e faceva altri tre passi per tornare al punto di partenza. Avanti e indietro, avanti e indietro... E intanto pensava, pensava, pensava, e desiderava disperatamente di avere un piano. La testa gli faceva male. Non si era rotto nulla cadendo nella fossa, ma il bernoccolo si era gonfiato e sanguinava. Aveva fame. Aveva sete. Faceva fatica a riposare lí nel terreno, anche se il suo corpo era esausto e per guarire aveva bisogno di un bel sonno. Perché aveva pensato che fosse una buona idea tornare in quella scuola, e nascondersi proprio dove vivevano il professore che aveva ucciso e il ragazzo che aveva cercato di uccidere? Aurox si prese la testa tra le mani. Non io! avrebbe voluto urlare. Non ho ucciso io Dragone Lankford. Non ho aggredito Rephaim. Io ho fatto una scelta diversa! Ma la sua scelta non aveva contato. Si era trasformato in una bestia. E quella bestia si era lasciata dietro morte e distruzione. Era stato stupido da parte sua andare lí. Stupido pensare di poter trovare se stesso o di fare qualcosa di buono. Buono? Se avessero scoperto che si nascondeva a scuola sarebbe stato aggredito, imprigionato, magari anche ucciso. Non contava che non fosse andato lí per fare del male. Avrebbe assorbito la rabbia di chi lo avesse scoperto e sarebbe emersa la bestia. Non sarebbe riuscito a controllarla. I Guerrieri Figli di Erebo l’avrebbero circondato mettendo fine alla sua miserabile esistenza. Peró una volta l’ho controllata. Non ho aggredito Zoey. Ma avrebbe avuto l’opportunitá di spiegare che non voleva fare del male a nessuno? Addirittura avere un istante per mettere alla prova il proprio autocontrollo e dimostrare che dentro di lui non c’era solo la bestia? Aurox riprese a camminare. No, le sue intenzioni non avrebbero contato per nessuno alla Casa della Notte. Loro non avrebbero visto altro che la bestia. Anche Zoey? Persino Zoey sarebbe stata contro di lui? Zoey ti ha difeso dai Guerrieri. É stato grazie alla sua protezione che sei riuscito a scappare. La voce di nonna Redbird calmó i suoi pensieri turbolenti. Zoey l’aveva difeso. Lei aveva creduto che potesse controllare la bestia abbastanza da non farle del male. Sua nonna gli aveva offerto un rifugio. Zoey non poteva volerlo morto. Gli altri sí, peró. Aurox non li biasimava. Meritava di morire. Il fatto che, di recente, lui avesse cominciato a provare dei sentimenti, a desiderare una vita diversa, non cambiava il passato. Aveva commesso degli atti violenti, spregevoli. Aveva fatto tutto quello che gli ordinava la Sacerdotessa. Neferet... Anche se silenzioso, una parola non pronunciata nella sua mente, quel nome gli provocó un brivido per tutto il suo corpo agitato. La bestia dentro di lui voleva andare dalla Sacerdotessa. La bestia dentro di lui aveva bisogno di servirla. «Io sono piú di una bestia.» La terra all’intorno assorbí le parole, attutendo la sua umanitá. Disperato, afferró una radice contorta e inizió a tirarsi fuori dalla buca. «Questo va sistemato.» La frase fluttuó giú fino ad Aurox. Che si bloccó. aveva riconosciuto quella voce: Rephaim. Nonna Redbird gli aveva detto la veritá.Il ragazzo era vivo! Il peso invisibile sulle spalle di Aurox diminuí leggermente. Ecco una morte che non aveva sulla coscienza. Si accovacció in silenzio, sforzandosi di capire con chi stesse parlando Rephaim. Non percepiva rabbia né violenza. Di certo, se il ragazzo avesse avuto anche solo il sospetto che Aurox fosse nascosto cosí vicino, sarebbe stato pieno di sentimenti di vendetta, no? Il tempo sembrava passare lentamente. Il vento crebbe. Aurox riusciva a sentirlo sferzare le foglie secche dell’albero spezzato sopra di lui. Colse delle parole che fluttuavano nella brezza: «lavorarci... albero... Rossa ha guarito...» Tutto con la voce di Rephaim, priva di rancore, come parlasse tra sé.E poi il vento portó fino a lui la preghiera del ragazzo: «Dea, so che mi hai perdonato per il mio passato, e te ne saró grato per sempre. Ma non potresti, magari, insegnarmi a perdonarmi davvero anch’io?» Aurox quasi non respirava. Rephaim stava chiedendo aiuto alla sua Dea per perdonare se stesso? Perché? Si massaggió la testa che pulsava e rifletté.Di rado la Sacerdotessa gli aveva parlato, se non per ordinargli di compiere un atto violento. Ma aveva detto moltissime cose in sua presenza, quasi lui non avesse avuto la capacitá di ascoltarla o di formulare pensieri propri. Cosa sapeva di Rephaim? Che era figlio dell’immortale Kalona. E che era afflitto da una maledizione che lo faceva essere ragazzo di notte e corvo di giorno. Maledizione? L’aveva appena udito pregare e, in quella preghiera, ringraziare Nyx del suo perdono. Di certo una dea non maledice e perdona nello stesso istante. Poi, con un sussulto di sorpresa, Aurox si ricordó del corvo che si era preso gioco di lui e aveva fatto un rumore cosí forte da farlo finire in quella buca. Che fosse stato Rephaim? Il corpo di Aurox si tese mentre si preparava allo scontro che sembrava imminente e inevitabile. «Ti do la mia parola. Torneró presto.» Quelle parole fecero capire ad Aurox che Rephaim se ne stava andando, almeno per il momento. Si rilassó appoggiandosi alla parete di terra, il corpo dolorante e la testa che ronzava. Che non potesse rimanere nella fossa era ovvio, ma era l’unica cosa ovvia per Aurox. Era stata la dea di Rephaim, quella che l’aveva perdonato, a condurlo dove si trovava lui? In quel caso, voleva indicargli redenzione o vendetta? Doveva consegnarsi, magari a Zoey, e affrontare le relative conseguenze? E se la bestia fosse emersa di nuovo, e stavolta non fosse riuscito a controllarla? Doveva scappare? Doveva andare dalla Sacerdotessa e chiedere delle risposte? «Io non so niente», mormoró tra sé.«Io non so niente.» Aurox chinó la testa sotto il peso della propria confusione e delle proprie aspirazioni. Incerto, silenzioso, imitó Rephaim con una sua preghiera. Semplice. Sincera. Ed era la prima volta che Aurox pregava. Nyx, se davvero sei una dea disposta al perdono, ti prego aiutami... ti prego... 9 ZOEY «Neferet dev’essere fermata», esordí Thanatos senza preamboli. «Mi sembra un’ottima notizia. Era ora», commentó Afrodite. «Quindi sará l’intero Consiglio Supremo a venire qui per dire che la sua stupida conferenza stampa era un’immensa stronzata o Duantia viene da sola?» «Non vedo l’ora che gli umani sappiano come stanno davvero le cose», intervenne Stevie Rae, incavolata quanto Afrodite, senza lasciare modo a Thanatos di replicare. «Sono proprio stufa di Neferet che sorride e sbatte le ciglia e fa credere a tutti di essere zucchero e miele.» «Neferet fa molto piú che sorridere e sbattere le ciglia», commentó seria Thanatos. «Usa i doni della Dea per manipolare e fare del male. I vampiri subiscono il suo incantesimo, e gli umani hanno ben poche difese contro di lei.» «Il che significa che il Consiglio Supremo dei Vampiri deve scendere in campo e fare qualcosa», sentenziai. «Vorrei che fosse cosí semplice», disse Thanatos. Mi si strinse lo stomaco. Avevo una delle mie sensazioni, e non era quasi mai un bene. «Cosa vuol dire? Perché non dovrebbe essere cosí semplice?» domandai. «Il Consiglio Supremo non immischia gli umani negli affari dei vampiri», spiegó. «Ma l’ha giá fatto Neferet», insistetti. «Giá,sarebbe come chiudere la stalla dopo che i buoi se ne sono andati da un po’», aggiunse Stevie Rae. «Quella stronza ha ammazzato la mamma di Zoey.» Afrodite scuoteva la testa, incredula. «Sta dicendo che il Consiglio Supremo intende ignorare una cosa simile e fargliela passare liscia per un omicidio e per avere sputtanato noi?» «E voi cosa vorreste che facesse il Consiglio Supremo? Denunciare Neferet come assassina?» «Sí», sentenziai, felice di sembrare tosta e matura e non una dodicenne spaventata, che in realtá era come mi faceva sentire tutta quella storia. «So che é immortale e potente, ma ha ucciso mia madre.» «Non ne abbiamo le prove», replicó pacata Thanatos. «Stronzate! L’abbiamo visto tutti!» esplose Afrodite. «In un Rituale di Svelamento realizzato con un incantesimo di morte. Niente di tutto questo puó essere ripetuto. Il terreno é stato ripulito da quell’atto violento grazie all’intervento dei cinque elementi.» «Ha preso come Consorte la Tenebra», replicó Afrodite. «Non solo é in combutta col male, probabilmente ci fa pure le porcherie!» «Che schifo», commentammo all’unisono Stevie Rae e io. «Gli umani non crederebbero a niente di tutto questo, neppure se fossero stati presenti.» Ci voltammo tutte a guardare Shaylin, che fino a quel momento era rimasta zitta a fissarci con quella che avevo creduto essere un’espressione sconcertata e un po’ vitrea. Ma la sua voce era ferma. Certo, sembrava nervosa, ma aveva di nuovo sollevato il mento e assunto quella che cominciavo a riconoscere come la sua aria ostinata. «Che cavolo ne sai tu e perché hai aperto bocca?» l’apostrofó Afrodite in modo scortese. Ma Shaylin l’affrontó senza battere ciglio: «Un mese fa, ero umana. Gli umani non si fidano della magia dei vampiri. Tu ce l’hai intorno da troppo tempo. Hai completamente perso la prospettiva». «E tu hai completamente perso la testa», ringhió Afrodite, gonfiandosi come un pesce palla. «Di nuovo bambini che bisticciano.» Thanatos non aveva alzato la voce, ma le sue parole fendettero l’aria. «Loro non vogliono litigare», dissi nell’improvviso silenzio. «Nessuno di noi vuole farlo. Ma siamo tutti frustrati e ci aspettavamo che lei e il Consiglio Supremo faceste qualcosa, qualunque cosa, per aiutarci contro Neferet.» «Lasciate che vi mostri la veritá riguardo a chi siamo, poi potrete comprendere meglio questo scontro in cui vorreste coinvolgere gli umani.» Thanatos sollevó il braccio destro, mise la mano a coppa, prese un profondo respiro e, con la mano sinistra, agitó l’aria al di sopra del palmo, dicendo: «Osservate il mondo!» La sua voce era possente, ipnotica. Il mio sguardo era attirato sul suo palmo, su cui stava prendendo forma un globo. Era stupendo, non come quei noiosi mappamondo cui gli insegnanti di storia e geografia fanno prendere un mucchio di polvere. Questo pareva fatto di fumo nero e acqua, che s’increspava e ondeggiava, fino a far emergere i continenti. «Ohsssantocielo, che splendore!» sbottó Stevie Rae. «Proprio cosí», convenne Thanatos. «E adesso guardate chi siamo noi nel mondo!» Mosse le dita della mano sinistra verso il globo, come se gli spruzzasse sopra dell’acqua. Afrodite, Stevie Rae, Shaylin e io restammo senza fiato. Cominciarono ad apparire piccole scintille, che punteggiarono il mondo di onice di minuscoli luccichii di diamante. «é bellissimo», commentai. «Sono diamanti? Diamanti veri?» s’informó Afrodite facendosi avanti. «No, giovane Profetessa. Sono anime. Anime vampire. Siamo noi.» «Ma sono cosí poche! Cioé,a confronto col resto del globo che é tutto scuro», disse Shaylin. Aggrottai la fronte e mi avvicinai con Stevie Rae. Shaylin aveva ragione. La terra sembrava immensa in rapporto alla spruzzata di puntini luccicanti. Continuai a fissare, gli occhi attirati dalle concentrazioni di lucentezza: Venezia, l’isola di Skye, alcune zone di quella che credevo fosse la Germania. Un piccolo ammasso in Francia, qualche macchiolina in Canada e diverse altre negli Stati Uniti. Diverse altre ma non poi tante. «Quella é l’Australia?» chiese Stevie Rae. Sbirciai l’altra parte del globo, scorgendo una spolverata di diamanti. «Sí. E lí c’é pure la Nuova Zelanda», confermó Thanatos. «Quello é il Giappone, vero?» Shaylin indicó un’altra macchiolina di luce. «Sí, é vero», rispose Thanatos. «L’America ha meno diamanti di quanto dovrebbe», sbottó Afrodite. Thanatos non replicó.Incroció il mio sguardo, ma io lo distolsi e tornai a studiare il mondo. Lentamente, girai intorno alla Somma Sacerdotessa, desiderando di essere stata piú attenta alle lezioni di geografia. Completato il cerchio, fissai di nuovo negli occhi Thanatos. «Non siamo abbastanza», sentenziai. «é questa la triste veritá. Siamo brillanti, potenti e straordinari, ma siamo pochi.» «Quindi, anche se riuscissimo a farci ascoltare dagli umani, questo significherebbe aprire una porta verso il nostro mondo che é meglio resti chiusa.» Afrodite aveva parlato con calma, sembrando matura e, cosa atipica, per niente stronza. «Comincerebbero a pensare che le loro leggi valgono anche per noi, che abbiamo bisogno di loro per filare dritto, e questo significherebbe dargli il permesso di spegnere le nostre luci.» «Spiegazione semplice ma efficace.» Thanatos batté le mani e il globo scomparve in uno sbuffo di fumo scintillante. «Allora che facciamo? Non possiamo lasciare che Neferet la passi liscia con tutte le sue cavolate. Mica si fermerá alla conferenza stampa piú comitato e rubrica sul giornale. Lei vuole morte e distruzione. Che diavolo, la Tenebra é il suo Consorte!» saltó su Stevie Rae. «Dobbiamo combattere il suo fuoco col nostro fuoco», disse Shaylin. «Oh, cazzo! Non ce la posso fare a sopportare un’altra che usa pessime metafore invece di dire le cose come stanno», sbottó Afrodite. «Quello che voglio dire é che, se Neferet sta coinvolgendo gli umani, allora dobbiamo farlo anche noi. Ma alle nostre condizioni», replicó Shaylin. Chiarito il concetto, mimó con le labbra la parola «odiosa», ma Afrodite aveva deciso d’ignorarla. Di nuovo. E, per fortuna, le aveva giá voltato le spalle. «Shaylin, ti trovo interessante. Novizia, come mai hai accompagnato queste due Sacerdotesse e la Profetessa?» le chiese all’improvviso Thanatos. Noi Sacerdotesse e la Profetessa non fiatammo. Personalmente, volevo vedere come se la gestiva Shaylin con Thanatos. Mi piaceva pensare che Stevie Rae tenesse la bocca chiusa per lo stesso motivo. Il ragionamento di Afrodite lo conoscevo giá, e Shaylin l’aveva appena riassunto con quell’unica parola: «odiosa». La piccola novizia rossa sollevó il mento e assunse un’espressione stracaparbia. «Sono venuta perché volevo chiederle del mio dono. Loro erano d’accordo.» S’interruppe, squadró Afrodite e aggiunse: «Be’, due su tre erano d’accordo». «Che dono ti ha concesso Nyx?» «La Vista Assoluta. Credo.» Spostó nervosamente lo sguardo da Stevie Rae a me. «Giusto?» «Noi crediamo di sí», confermai. «Giá. Almeno é quello che ci hanno detto le ricerche di Damien, e lui ha quasi sempre ragione quando fa ricerche», chiarí Stevie Rae. Anche Afrodite disse la sua, stupendomi molto: «Ha detto che Neferet era color occhi di pesce morto. Questo mi fa pensare che ci possa essere dietro qualcosa di piú di una semplice malattia o di un lieve ritardo mentale». «Tu vedi l’aura delle persone?» chiese Thanatos, studiando Shaylin come se stesse guardando in un microscopio e la novizia fosse schiacciata su un vetrino. «Io vedo i colori. Non so come definire la cosa. Io... io ero cieca prima di essere Segnata. Lo sono da quando avevo cinque anni. Poi, zap! Mi ritrovo con una mezzaluna rossa in mezzo alla fronte, mi torna la vista e con lei i colori. Un sacco di colori. Grazie a loro so delle cose sulla gente. Tipo che ho capito che Neferet era marcia dentro nell’attimo in cui l’ho vista. Anche se dall’esterno era bellissima.» Shaylin rimase immobile, con le mani giunte dietro la schiena, e continuó a spiegare, sotto lo sguardo scrutatore della Somma Sacerdotessa: «Cosí come so che Erik Night di fondo é un ragazzo a posto, é solo debole. Ha sempre preso la strada piú facile. Lei, Somma Sacerdotessa, é nera, ma non un nero piatto. é profondo e intenso, e attraversato da piccoli lampi dorati». Poi sospiró. «Credo significhi che é molto vecchia e intelligente e potente, ma pure che ha un bel caratterino che tiene sotto controllo. Per la maggior parte del tempo.» Le labbra di Thanatos si piegarono all’insú. «Continua.» Shaylin diede una rapida occhiata a Stevie Rae, poi tornó a fissare Thanatos. «I colori di Stevie Rae sono come i fuochi d’artificio. Il che mi fa pensare che sia la persona piú gentile e piú felice che abbia mai incontrato.» «Solo perché non hai conosciuto Jack», commentó Stevie Rae con un sorriso un po’ triste. «Comunque grazie. Mi hai detto proprio una cosa carina.» «Non volevo essere carina. Cerco solo di dire la veritá.» Spostó lo sguardo su Afrodite. «Be’, per la maggior parte del tempo cerco di dire la veritá.» Afrodite sbuffó. Aspettai che passasse a me, che spiegasse a Thanatos che i miei colori si erano scuriti perché ero superpreoccupata, ma su di me non disse nulla. Fece solo un piccolo cenno con la testa, quasi avesse deciso qualcosa tra sé,e concluse: «Ecco perché sono qui. Mi serve il suo Consiglio su come usare il mio dono e per saperne di piú». Credo sia stato in quel momento che ho iniziato a rispettarla. Thanatos non era una Somma Sacerdotessa qualsiasi. Era membro del Consiglio Supremo e aveva un’affinitá con la morte. Okay, Thanatos metteva paura. Molta. Eppure ecco lí Shaylin, quaranta chili di meno e novizia da neanche un mese, che le teneva testa senza spifferare niente di troppo personale su di me. Non aveva neanche riferito della guizzante luce gentile di Afrodite. Ci voleva fegato. Parecchio. Guardai le mani strette di Shaylin e vidi che le dita erano sbiancate. Sapevo come si sentiva. Anch’io avevo avuto un faccia a faccia con una Somma Sacerdotessa poco dopo essere stata Segnata. Mi avvicinai a lei. «Comunque lo si voglia chiamare, Shaylin ha un dono. Io sono d’accordo con Damien. Penso che sia la Vista Assoluta.» «Lo pensiamo tutti», convenne Stevie Rae. «Mi puó aiutare?» chiese la novizia. A quel punto Thanatos mi stupí. Non disse niente. Andó alla sua scrivania e prese a fissarla come se la risposta alla domanda di Shaylin fosse stata scritta sul grande calendario giornaliero che usava come sottomano. E se ne restó lí cosí, la testa china, per quello che sembró un tempo assurdamente lungo. Avevo deciso che dovevo mettere anch’io le mani dietro la schiena per evitare di dimenarmi, quando la Somma Sacerdotessa si voltó, rivolgendosi a tutt’e quattro. «Shaylin, la risposta che ho per te é la stessa che ho per Zoey, Stevie Rae e Afrodite.» quest’ultima brontoló qualcosa sul non ricordarsi di avere fatto domande, ma Thanatos riprese senza badarle: «Ciascuna di voi ha ricevuto dalla nostra Dea doni insoliti, e questo per noi é una fortuna, perché ci serviranno tutti i doni che la Luce puó darci se dobbiamo combattere la Tenebra». «Voleva dire ’battere’, vero?» intervenne Stevie Rae. Conoscevo la risposta di Thanatos prima che parlasse: «La Tenebra non puó essere totalmente sconfitta. Puó Solo essere combattuta e smascherata dall’amore e dalla Luce e dalla veritá». «Squadra perdente. Di nuovo», commentó sottovoce Afrodite. «Daró un compito a ciascuna di voi in modo che possiate tenere in esercizio i vostri doni. Profetessa, il primo é per te.» Afrodite fece un megasospiro. «Hai ricevuto da Nyx il dono di visioni che sono premonitrici di future disgrazie. Hai avuto una visione prima della conferenza stampa di Neferet?» Afrodite sembró sorpresa della domanda. «No. Ormai é circa una settimana che non ne ho.» «E allora qual é la tua utilitá, Profetessa?» Le parole di Thanatos erano dure, fredde, quasi crudeli. Afrodite sbiancó in viso per poi arrossire di colpo. «Chi é,lei, per contestarmi? Non é Nyx. Io non sono al suo servizio. Io sono al servizio della Dea!» «Esatto!» L’espressione di Thanatos si rilassó.«Allora servila. Ascoltala. Presta attenzione ai suoi segni e ai suoi segnali. Le tue visioni si sono fatte sempre piú dolorose e difficili, vero?» Afrodite annuí con un movimento rapido e rigido. «Forse é perché la nostra Dea desidera che tu metta in pratica il tuo dono in altri modi. L’hai giá fatto, brevemente, davanti al Consiglio Supremo. Ricordi?» «Certo che mi ricordo. é cosí che ho scoperto che l’anima di Kalona e quella di Zoey avevano lasciato i loro corpi.» «Ma non hai avuto bisogno di una visione per capirlo.» «No.» «Ho chiarito il concetto», sentenzió Thanatos, per poi rivolgersi a Stevie Rae. «Tu sei la Somma Sacerdotessa piú giovane che abbia mai conosciuto, e la mia vita é stata lunga. Sei la prima Somma Sacerdotessa Vampira Rossa nella storia del nostro popolo. Hai una forte affinitá con la terra.» «Sí.» Stevie Rae strascicó la parola come se stesse aspettando la battuta finale di Thanatos. «Il tuo compito é di esercitare il comando. Deleghi troppo spesso a Zoey. Trai forza dalla terra e comincia a comportarti come una vera Somma Sacerdotessa.» Thanatos non le diede il tempo di replicare e il suo sguardo scuro trafisse Shaylin. «Se tu hai la Vista Assoluta, il tuo dono é valido se lo sei tu. Non sprecarlo in gelosie e meschinitá.» «é per questo che sono qui. Voglio imparare a usarlo nel modo giusto», ribatté subito Shaylin. «Questa, giovane novizia, é una cosa che devi imparare da te, crescendo. Il tuo compito é studiare chi vi circonda. Vai dalla tua Somma Sacerdotessa coi risultati del tuo studio. Stevie Rae userá la forza del suo elemento, oltre al suo crescente potere di capo, per guidarti.» «Ma io non so...» «E non lo saprai mai, Stevie Rae», la interruppe Thanatos. «Non saprai mai niente. Niente d’importante. A meno che non ti assuma la responsabilitá di essere una Somma Sacerdotessa. Impara a contare su te stessa in modo che gli altri possano sentirsi sicuri di poter contare su di te.» Stevie Rae chiuse la bocca e annuí, sembrando tipo una dodicenne e l’esatto contrario di una Somma Sacerdotessa. Ma non ebbi il tempo di commentare perché Thanatos aveva giá puntato su di me i suoi occhi da killer. «Usa la pietra del veggente.» «Eh?» «Ti mette paura. La veritá é che il mondo dovrebbe metterti paura, dovrebbe metterne a tutte voi, in questo momento. La paura non é un motivo per evitare le tue responsabilitá. Hai un pezzo di magia antica che con te funziona. Usalo.» «Come? Per cosa?» sbottai. «Una pietra del veggente, il dono della Vista Assoluta, una Profetessa, una Somma Sacerdotessa... tutte queste cose potenti sono inutili se non cominciate a rispondere da sole a queste domande. Sostenete di non essere ragazzine che bisticciano? Dimostratelo. Potete andare.» Ci voltó la schiena e tornó alla scrivania. Evidentemente le mie amiche e io avemmo lo stesso impulso nello stesso istante, perché schizzammo tutte in direzione dell’uscita. «Accenderó la pira di Dragone Lankford a mezzanotte. Siate presenti alla cerimonia. Subito dopo ho bisogno di voi e del resto del vostro cerchio nell’atrio della scuola. Ho indetto la mia conferenza stampa.» Le parole di Thanatos ci colpirono come un muro invisibile. Ci fermammo, ci voltammo e la fissammo a bocca aperta. Deglutii, perché avevo la gola terribilmente asciutta e dissi: «Ma ha detto che non possiamo affrontare Neferet nella comunitá umana. Quindi su cos’é la conferenza stampa?» «Stiamo continuando con cordialitá quello che Neferet ha iniziato solo per creare caos e conflitti. Ha aperto questa scuola ai dipendenti umani. Nella conferenza annunceremo che, anche se ci ha rattristato vedere Neferet lasciare il suo impiego nella scuola, siamo felici di valutare richieste di lavoro presso la Casa della Notte da parte della comunitá locale. Sorrideremo tutti. Saremo calorosi e aperti. James Stark sará presente e sará affascinante, bello e per nulla pericoloso.» «Ha intenzione di far sembrare Neferet solo un’impiegata scontenta? Questa sí che é un’idea brillante!» commentó Afrodite. «E normale», aggiunsi. «Una cosa che gli umani capiranno senz’altro», disse Shaylin. «Ehi, ragaaazzi, se volete sul serio essere normali e come gli umani, dobbiamo organizzare un open day con sportello lavoro.» Fissammo tutte Stevie Rae. «Continua, Somma Sacerdotessa», disse Thanatos. «Qual é la tua idea?» «Be’, al mio liceo si teneva uno sportello lavoro per quelli dell’ultimo anno. Funzionava come i soliti open day, col punch che faceva schifo e con le cose da mangiare e cosí via. Ma ditte di Tulsa e di Oklahoma City e persino di Dallas venivano a prendere le domande di assunzione e facevano colloqui con gli studenti piú grandi mentre noialtri ciondolavamo in giro e sognavamo di diplomarci.» Stevie Rae fece un sorriso imbarazzato e si strinse nelle spalle. «Immagino di non averci pensato prima perché ho perso la mia occasione, venendo Segnata e tutto il resto.» «In realtá é un’idea interessante», commentó Thanatos, stupendomi. «Menzioneremo la nostra intenzione di aprire la scuola per uno sportello lavoro» – pronunció quelle parole come se fossero in una lingua straniera – «durante la conferenza stampa di stasera.» «Se vogliamo organizzare un vero open day, qui ci serve un po’ di gente. Che ne dite d’invitare Street Cats e fare una raccolta fondi con adozione di gatti? Sarebbe un’iniziativa che la cittá potrebbe sostenere», aggiunse Stevie Rae. «E sarebbe normale. Le feste di beneficenza sono normali, e tirano fuori di casa la gente coi soldi, che é sempre un bene», commentó Afrodite. «Ottima idea», disse Thanatos. «Mia nonna puó aiutare a organizzare la questione Street Cats. Lei e suor Mary Angela, la direttrice del rifugio per gatti, sono amiche», dissi. Thanatos annuí. «Allora chiameró Sylvia e le chiederó se ha voglia di coordinare quella che chiameremo ’open night con sportello lavoro per Tulsa’. La presenza di tua nonna, oltre a quella delle suore, avrá un effetto normalizzante e rilassante.» «Mia mamma puó preparare tipo una tonnellata di biscotti al cioccolato e venire anche lei», riprese Stevie Rae. «Allora invitala. Ho fiducia in voi, proprio come Nyx. Non deludete nessuna di noi. E adesso potete davvero andare.» Lasciammo la classe di Thanatos parlando della conferenza stampa e della festa e di quant’era bello avere un piano. Soltanto dopo mi resi conto che non avevo detto neanche una parola sulla faccenda Aurox/Heath... 10 SHAUNEE I Guerrieri Figli di Erebo procedevano tristi alla creazione della pira di Dragone ammonticchiando legna. Shaunee cercó di fare il possibile per aiutarli. Era in grado di capire se un legno bruciava piú o meno bene anche solo toccandolo, quindi indicó tutti i ceppi o le assi particolarmente secchi e consiglió i Guerrieri su come sistemarli in modo che il fuoco potesse propagarsi in fretta e senza intoppi. Tentó d’incoraggiarli, dicendo che stavano facendo un buon lavoro e che Dragone sarebbe stato orgoglioso di loro, ma sembró riuscire solo a farli diventare piú cupi e silenziosi. Anche Dario se ne stava zitto, quasi fosse uno sconosciuto, e fu solo dopo l’arrivo di Afrodite che scuoteva i capelli con disinvoltura e parlava col suo solito atteggiamento da schiacciasassi che le cose iniziarono ad andare meglio. «Allora, tesoro, ricordi il predicozzo che ti ha fatto Dragone quando tu e io abbiamo cominciato a uscire insieme?» Afrodite strizzó l’occhio a parecchi altri Guerrieri. «Scommetto che Stephen, Conner e Westin se lo ricordano, vero? Non eravate stati voi tre a sciropparvi ore di allenamento extra con Dario dopo che Dragone aveva scoperto che fraternizzava con una novizia?» Afrodite aveva abbassato il tono, imitando in modo incredibile la voce del Signore delle Spade. I Guerrieri sorrisero persino. «Dragone ci ha ordinato di farlo sudare per bene per tre giorni di fila, il tuo ragazzo.» Dario sbuffó.«Attento, Conner. Non sono piú un ’ragazzo’ da decenni.» Conner rise. «Credo fosse questa la cosa che faceva arrabbiare Dragone.» Afrodite sorrise, provocante, e fece scorrere la mano sul possente bicipite di Dario. «Cercava di sfinirti in modo che non avessi energie sufficienti per fraternizzare con me.» «Figurati, ci sarebbe voluto un esercito di vampiri», commentó Dario. Stavolta fu Stephen a sbuffare. «Davvero? é per questo che é dovuta intervenire Anastasia?» Afrodite inarcó le sopracciglia bionde. «Intervenire? Anastasia? Non me l’avevi detto, tesoro.» «Dev’essermi passato di mente, perché ero troppo impegnato a fraternizzare con te, mia cara.» «Ah!» lo sbeffeggió Westin. «Come dimenticare Anastasia che piomba sul nostro Signore delle Spade richiamandolo all’ordine per aver tormentato il povero, giovane Dario?» Shaunee dovette unirsi al coro di risate. «Davvero ha detto che Dragone tormentava Dario?» Le rispose Conner, alto, biondo e bollente quasi quanto l’elemento di Shaunee: «Come no! L’ha persino chiamato Bryan e gli ha ricordato che, se lui non avesse fraternizzato con una novizia un secolo prima, la sua vita Sarebbe stata molto meno interessante». «Conoscevo Dragone Lankford da cinquant’anni e non l’ho mai visto sconfitto da nessun Guerriero, ma ad Anastasia bastava uno sguardo per fermarlo», disse Stephen. «É bello che siano di nuovo insieme», commentó Dario. «Senza di lei, Dragone aveva perso se stesso», aggiunse Westin. «Una cosa che posso capire benissimo.» Dario sollevó la mano di Afrodite e la bació con delicatezza. «Davvero avete visto che si sono ritrovati?» «Sí», risposero all’unisono Dario, Afrodite e Shaunee. «Lui é tornato a essere felice», chiarí Shaunee. «Lei é morta prima, ma l’ha aspettato», rifletté Afrodite. Sorrideva a Dario, ma Shaunee vide che aveva gli occhi pieni di lacrime. «Lei é morta da Guerriera», aggiunse Westin. «Proprio come Dragone», sentenzió Dario. «Dobbiamo ricordarcelo stasera», riprese Shaunee. «Ricordare la loro gioia e il loro giuramento e il fatto che hanno ancora l’amore.» «Per sempre l’amore», ripeté sottovoce Dario accarezzando la guancia di Afrodite. «Per sempre l’amore», gli fece eco lei. Poi inarcó un sopracciglio biondo. «Ammesso che tu non sia troppo stanco, é chiaro.» «Ah! Allora Anastasia aveva ragione! Stavamo tormentando il povero, giovane Dario.» Stephen e gli altri Guerrieri risero e Dario sbuffó mentre Afrodite lo punzecchiava. Shaunee si scostó dalla pira sempre piú alta e dal gruppo che la circondava. Fuoco, riscalda questa piccola scintilla di gioia che Afrodite é riuscita ad accendere in loro. Aiuta i Guerrieri a ricordare che Dragone e Anastasia sono insieme e sono felici. Percepí il calore del suo elemento precipitarsi a circondare il gruppo, invisibile all’occhio e quasi impercettibile per chiunque non avesse affinitá col fuoco. Ma utile. Lei era stata utile. Shaunee ne era convinta sul serio. Sentendosi leggermente meno orribile, si allontanó. Sapeva di dover andare alle scuderie ma non aveva molta voglia di affrontare la distruzione provocata dal suo elemento. Peró non ero io a brandirlo, ricordó a se stessa. Tuttavia continuó a gironzolare, prendendo una strada piú lunga e dirigendosi verso il cortile in cui c’era la bella fontana. Da lí avrebbe seguito il sentiero che passava accanto al parcheggio e portava in palestra invece che alle scuderie. Shaunee udí l’acqua prima della voce di Erin. Non aveva intenzione di aggirarsi in modo furtivo. Semplicemente si era mossa in silenzio tra le ombre intorno al cortile perché non voleva sorbirsi una scenata di Erin, non perché la spiasse. Poi udí la seconda voce. All’inizio non la riconobbe. Lui non parlava abbastanza forte. Riconobbe soltanto la risatina da smorfiosa di Erin. Shaunee stava cercando di decidere se curiositá era uguale a ficcanasaggine, quando la voce maschile si alzó e lei si rese conto che il ragazzo cui erano rivolte le risatine sexy di Erin era Dallas! Con un attacco di nausea, Shaunee si avvicinó. «Giá, é quello che sto dicendo. Ragazza, non riesco a toglierti dalla testa. Lo sai cosa possono fare acqua ed elettricitá insieme, vero?» Shaunee restó assolutamente immobile, aspettando che Erin gli desse del coglione e gli dicesse di tornarsene da quell’orrenda di Nicole con cui faceva benissimo il paio. Invece lo stomaco le precipitó del tutto sentendo la risposta da civetta di Erin: «Fulmini, ecco cosa fanno insieme elettricitá e acqua. A me sembra strabollente». «Perché bollente. Tu sei bollente. Ragazza, sei come una sauna, o un bagno di vapore in cui vorrei tanto infilarmi.» Shaunee dovette fare uno sforzo per non strillare: Che schifo e dare direttamente lei del coglione a Dallas. L’avrebbe fatto Erin. Di certo non avrebbe voluto avere niente a che fare con Dallas. Era un tale stronzo. Odiava Stevie Rae e Zoey! Stevie Rae aveva detto che aveva persino cercato di ucciderla! Erin gli stava dando corda solo per rifilargli un ceffone e metterlo al suo posto. Shaunee attese. Niente. Non udí niente. Camminando senza far rumore, si avvicinó ancora. Probabilmente Erin se n’era andata. Probabilmente aveva alzato gli occhi al cielo e se n’era andata senza nemmeno preoccuparsi di mandare Dallas a quel paese. Shaunee si sbagliava. Si sbagliava del tutto. Erin era arretrata contro la fontana e l’acqua le scorreva addosso. Sui capelli, sui vestiti, sul corpo. Dallas la fissava come se fosse un morto di fame e lei una bistecca con l’osso. Erin sollevó le braccia sopra la testa, facendo premere le tette contro la maglietta, che era bianca e fradicia e ormai trasparente. «Che ne dici di questo per un concorso Miss Maglietta Bagnata?» Erin ancheggió,facendo ondeggiare i seni. «Vinceresti. Ragazza, é la cosa piú bollente che abbia mai visto.» «Posso farti vedere qualcosa che scalda ancora di piú», replicó Erin. Con un gesto, si tolse la maglietta fradicia e poi si sganció il reggiseno di pizzo. Dallas aveva il fiato talmente corto che ansimava. Si umettó le labbra. «Hai ragione. Questo mette ancora piú caldo.» «E questo?» Erin infiló i pollici nei passanti della minigonna scozzese e se la levó. Sorrise a Dallas che fissava il piccolo tanga di pizzo cha aveva ancora addosso. «Che ne dici di togliere anche il resto?» La voce del ragazzo si era fatta piú bassa mentre le si avvicinava. «Mi pare un’ottima idea. Mi piace indossare solo acqua.» Erin fece scivolare via il tanga. Adesso aveva solo gli stivaletti Christian Louboutin. Si passó le mani sul corpo insieme con l’acqua. «Vuoi bagnarti con me?» «Bagnarmi non é l’unica cosa che voglio fare con te. Ragazza, voglio spalancarti tutto un altro mondo.» «Sono pronta», replicó lei sdolcinata, continuando a toccarsi. «Perché mi sono rotta di questo mondo noioso in cui vivo.» «Fulmini, ragazza. Facciamo qualche fulmine e qualche cambiamento.» «Forza!» Dallas la raggiunse. I due erano cosí stretti e cosí presi che Shaunee non dovette preoccuparsi che la sentissero mentre correva via, disgustata, con gli occhi pieni di lacrime. ZOEY «Se a voi non dispiace andrei al centro multimediale. Damien pensa che, se mi metto d’impegno, nel reparto opere di consultazione potrei trovare dei vecchi libri sulla Vista Assoluta. Probabilmente a fare ricerche lui é meglio di me, ma io sono cocciuta», esordí Shaylin. «Se c’é qualcosa, lo troveró.» «Nessun problema», dissi. Stevie Rae fece spallucce. «Per me é okay.» Si allontanó di qualche passo ma poi si fermó. «Ehi, grazie di avermi fatto venire con voi da Thanatos. E grazie di avere ascoltato quello che avevo da dire. E, be’, scusate ancora per quella cosa di prima con Afrodite.» «Non sono io quella cui devi chiedere scusa», replicai. «Sí, peró penso che tu sia l’unica che ascolta», commentó Shaylin guardando nella direzione in cui se n’era andata sculettando Afrodite. «Afrodite ti ascolterá.Solo non con tanta grazia. Tu lá in classe sei stata molto brava. Mi é piaciuto quello che hai detto sui colori delle persone. Credo dovresti concentrarti e seguire il tuo istinto riguardo a ció che vedi», intervenne Stevie Rae. «Puff», ansimó Kramisha affrettandosi a raggiungerci. «A mio parere l’istinto puó farti finire in una montagna di guai.» Stavo pensando: Eufemismo dell’anno, quando Stevie Rae chiese: «Che c’é,Kramisha?» «Sono i novizi rossi di Dallas. Si comportano come se volessero aiutare a ripulire le scuderie.» Stevie Rae aggrottó la fronte. Io mi morsi il labbro. Kramisha incroció le braccia e batté il piede. «Voler aiutare é una brutta cosa?» chiese Shaylin, interrompendo l’imbarazzato silenzio. «Il gruppo di Dallas é stato, be’...» Esitai, cercando di costruire una frase che non implicasse l’uso di termini che cercavo (il piú possibile) di evitare. Kramisha mi batté sul tempo: «Sono dei leccaculo». «Magari stanno provando a cambiare», insistette Shaylin. «Sono dei leccaculo subdoli e falsi», aggiunse Kramisha. «Non ci fidiamo di loro», spiegai. «E abbiamo un sacco di ragioni per non fidarci», riprese Stevie Rae. «Ma ho un’idea. Thanatos ha detto che devo fare pratica nell’essere un capo e Shaylin deve fare pratica con la sua Vista Assoluta. Allora facciamolo.» Stevie Rae raddrizzó la schiena e la sua voce passó da dolce e infantile a quella di una donna molto piú sicura e piú grande. «Shaylin, al centro multimediale puoi andare dopo. Adesso vieni con me alle scuderie. Voglio che tu osservi i colori dei novizi rossi che ci sono lá e mi dici quali sono i piú pericolosi.» «Sissignora.» «Mmm, non mi devi chiamare ’signora’», replicó in fretta Stevie Rae sembrando quella di sempre. «Giá lasciarmi fare la comandina é piú che sufficiente.» «Non sei poi tanto comandina», disse Kramisha. «Be’, sto cercando di esserlo», sospiró Stevie Rae, guardandomi. Le sorrisi. «Puoi comandare anche me se ti va.» Mi diede un’occhiataccia. «Se dovessi provarci ti do il permesso di chiamarmi cotoletta e dirmi di autoschiaffeggiarmi con pane e maionese.» Risi. «Okay, allora, se non ti dispiace mi prenderó un po’ di tempo per riflettere su questa storia della pietra del veggente. Ma ci vediamo tra non molto alle scuderie. Se incontri Stark, digli che sto bene e che vi raggiungo presto.» «Okie dokie», convenne Stevie Rae. Osservai le mie tre amiche allontanarsi. Udii Kramisha chiedere a Shaylin dei propri colori e, prima che lei potesse risponderle, le stava giá spiegando che era assolutamente impossibile che potesse avere anche una minima sfumatura arancio perché a lei l’arancio non piaceva per niente. Shaylin sembrava confusa ma interessata. Stevie Rae sembrava pensierosa ma determinata, come se cercasse di riflettere all’esterno il ruolo di capo su cui si stava impegnando all’interno. E io? Immaginai che, se mi fossi messa uno specchio davanti alla faccia, sarei sembrata confusa e stanca e avrei visto che il mascara stava facendo i grumi e i capelli s’increspavano. Volevo andare con le ragazze e aiutare gli altri a ripulire le scuderie. Volevo trovare Stark e chiedergli di tenermi la mano e farmi prendere in giro perché mi preoccupo troppo e vado su Google a cercare i sintomi di malattie immaginarie. Soprattutto volevo dimenticarmi di quella stupida pietra del veggente che avevo al collo e concentrarmi su qualcosa che avesse piú senso, tipo gli odiosi novizi rossi e i compiti di scuola. Ma sapevo che Thanatos aveva ragione. Avevamo bisogno di tutti i nostri doni se volevamo avere una possibilitá di tenere a bada la Tenebra. Perció, invece di seguire le amiche, presi un altro sentiero. Mi schiarii la mente il piú possibile, lasciando che fosse l’istinto a guidarmi. Quando fu ovvio dove mi stessero portando i piedi, mormorai: «Spirito, ti prego, vieni a me. Aiutami a non avere troppa paura». L’elemento con cui mi sentivo piú a mio agio attenuó i miei timori cosí, quando mi trovai davanti alla quercia spezzata, fu come se le mie emozioni fossero avvolte in una coperta morbida e calda. Avevo bisogno del conforto di quella coperta. Quel posto metteva i brividi. Lí era stata uccisa la professoressa Nolan. Vi era stata quasi ammazzata Stevie Rae. Kalona era uscito dal terreno, lacerandolo. Jack, il povero, dolce Jack, ci era morto. L’istinto mi aveva portato lí. E, a peggiorare le cose, la pietra del veggente aveva cominciato a irradiare calore. Giá, pensai. Come ha detto Kramisha, l’istinto puó farti finire in una montagna di guai. Sospirai: la veritá era che, se alla Casa della Notte era presente l’antica magia, quello era un ottimo posto per cominciare a cercarla. Sgiach mi aveva detto che l’antica magia era potente, imprevedibile e pericolosa. Ricordavo che mi aveva spiegato che il modo in cui si manifestava aveva molto a che vedere con la Sacerdotessa che l’aveva evocata. Quindi, questo cosa significava per me? Che tipo di Sacerdotessa stavo diventando? Sospirai. Una confusa e pessima, che non dorme a sufficienza. Una con grandi potenzialitá, mi risuonó nella mente. Una che non sa abbastanza, replicai in silenzio. Una che deve credere in se stessa, mormoró il vento. Una che deve smettere di fare casini, insistetti. Una che deve credere nella sua Dea. E questo interruppe la mia battaglia mentale. «Io credo in te, Nyx. Lo faró sempre.» Risoluta, estrassi la pietra del veggente di sotto la maglietta, presi un profondo respiro, la sollevai e, attraverso il foro, fissai la quercia spezzata. Per un secondo non accadde nulla. Socchiusi le palpebre e l’albero restó solo un vecchio albero tutto rotto. Cominciai a rilassarmi e, come di regola, fu in quel momento che si scatenó l’inferno. Dal centro del tronco abbattuto emerse un terrificante vortice di ombre, al cui interno c’erano orribili creature dai corpi contorti, coperti da una pelle chiazzata, come se si stessero decomponendo per qualche malattia schifosa. I loro occhi erano orbite vuote. Le bocche cucite. Ne sentivo l’odore. La puzza era un misto di animale-morto-in-incidente-stradale piú gabinetto-usato-per-bucarsi. Mi venne un conato e dovevo aver fatto rumore perché tutte le ombre voltarono le loro facce cieche verso di me, le lunghe dita scheletriche che cercavano di afferrarmi. «No! Ferme!» La serenitá dello spirito era scomparsa. Ero paralizzata dalla paura. E poi dal centro del vortice s’innalzó una bellissima Luce color luna piena, che arse le orrende creature riducendole in niente e mi gettó a terra. Lasciai cadere la pietra del veggente, troncando il contatto con l’antica magia. Mentre sbattevo le palpebre, a corto di fiato, l’albero tornó a essere un albero. Vecchio e sinistro, ma terreno. Senza curarmi degli ordini di Thanatos o della Morte, mi rimisi in fretta in piedi e corsi via come un razzo. «Non sono pazza. é la mia vita che é pazza. Non sono pazza. é la mia vita che é pazza...» Tra un respiro affannoso e l’altro, pronunciavo tra me quelle parole tipo mantra, cercando di trovare la mia normalitá, il mio centro, o anche solo un pochino di calma, ma il cuore mi batteva cosí forte da risuonarmi nelle orecchie e mi sembrava di non riuscire a riprendere fiato. Infarto, pensai. Questo livello di follia é troppo per me e sto avendo un infarto. Mi ero appena resa conto che forse non riuscivo a riprendere fiato e il cuore andava a mille perché continuavo a correre, quando delle mani forti e familiari mi afferrarono, facendomi fermare di colpo. Da femmina svenevole come piú non si puó, crollai addosso a Stark tremando talmente tanto che battevo i denti. «Zoey! Sei ferita? Chi t’insegue?» Stark mi strinse a sé.Notai che si era messo in spalla arco e faretra piena di frecce. Irradiava prontezza da tutti i pori. Pur nel panico, la sua presenza riusciva a calmarmi. Inghiottii aria, scuotendo la testa. «No, sto bene. Sto bene.» Mi scostó da sé quanto gli consentivano le braccia e prese a osservarmi dalla testa ai piedi come in cerca di ferite. «Cos’é successo? Perché sei spaventata e corri come una pazza?» Lo guardai male. «Io non sono pazza.» «Be’, correvi come se lo fossi. E dentro qui» – appoggió il dito sopra il mio cuore che pian piano rallentava – «eri decisamente andata.» «Antica magia.» Sgranó gli occhi. «Il toro?» «No, no, niente del genere. Ho guardato la quercia attraverso la pietra del veggente. Sai, la quercia, quella vicino al muro a est.» «E perché cavolo l’hai fatto?» «Perché Thanatos mi ha detto di fare pratica con quella stupida pietra nel caso la si potesse usare in qualche modo contro Neferet.» «Hai visto qualcosa che t’inseguiva?» «No. Sí. Circa. Ho visto delle cose da brividi dentro qualcosa che sembrava un tornado e vorticava su dal centro dell’albero. Stark, erano davvero gli esseri piú disgustosi che abbia mai visto. E puzzavano da schifo. Ma proprio tanto tanto. A dire il vero stavo quasi per vomitare. E, siccome ho avuto un conato, si sono accorti di me, ma prima che potessero fare qualcosa quella luce fortissima li ha seccati.» M’interruppi, cercando di pensare nonostante il panico. «In realtá, la luce era tipo quella storia della luce di fata di Sookie. Pensi che ci sia la minima possibilitá che io sia una fata?» «No, Zy. Concentrati. True Blood é finzione. Questo é il mondo reale. Cos’é successo dopo la luce che distruggeva?» «Non lo so. Sono scappata.» Mi guardai intorno e vidi che correndo lungo il muro di cinta ero quasi arrivata alle scuderie. «E ho corso parecchio.» «E?» «E niente. Tranne che tu mi hai afferrato. Dea, pensavo mi venisse un infarto.» «Quindi ti sei spaventata. Tutto qui?» Lo guardai di nuovo male. Il tono era gentile ma la sua espressione era tesa, come se stesse decidendo se sgridarmi o baciarmi. «Sí. Ma ero molto spaventata», replicai sottovoce. La stretta alle spalle si trasformó in un gigantesco abbraccio da orso. Sentii il suo corpo che si rilassava. Emise un profondo sospiro che terminó in risatina. «Zy, mi hai fatto venire una strizza boia.» «Scusa», mormorai contro il suo petto, stringendolo a mia volta in un abbraccio. «Grazie per avermi trovata ed essere stato prontissimo a salvarmi.» «Non mi devi ringraziare. Sono il tuo Guerriero, il tuo Guardiano, salvarti é il mio mestiere. Anche se di solito sei piuttosto brava a salvarti da sola.» Mi chinai all’indietro per guardarlo negli occhi. «Sono un lavoro?» Incurvó le labbra nel solito sorrisetto sbruffone. «A tempo pieno. Assolutamente. Senza benefit né vacanze.» «Sul serio?» Il sorrisetto sexy si fece piú ampio. «Okay, no. Ricordo di avere avuto dei giorni di malattia quando una freccia mi ha bruciato e qualche altro quando uno scozzese tutto matto mi ha tagliuzzato dalla testa ai piedi. Quindi ritiro quello che ho detto. I benefit li ho. Solo che sono un po’ di merda.» «Sei licenziato!» Avrei voluto prenderlo a pugni ma non mi andava di staccare le braccia dalle sue spalle. «Non mi puoi licenziare. Sono assunto a vita.» Il sorriso di Stark si spense dalle labbra ma rimase negli occhi. «Tu sei la mia Sacerdotessa, la mia Regina, mo bann ri. Non ti lasceró mai. Ti proteggeró sempre. Io ti amo, Zoey Redbird.» Si chinó e mi bació con tanta tenerezza che percepii la veritá del suo impegno nel profondo dell’anima. Quando infine le sue labbra lasciarono le mie, alzai lo sguardo verso di lui. «Anch’io ti amo. E lo sai che non devi essere geloso di un ragazzo morto, giusto?» Mi sfioró la guancia. «Giusto. Mi dispiace per ieri sera.» «Non c’é problema. E, ecco... a proposito... c’é una cosa che devi sapere.» «Cosa?» Presi un gran respirone e sbottai: «Ieri sera, alla fine del rito, ho guardato Aurox attraverso la pietra del veggente e ho visto Heath. Ecco perché non ho lasciato che tu e Dario gli faceste del male». Percepii il livello di tensione nel corpo di Stark risalire di colpo a Pericolo! Allarme Rosso! «é per questo che ieri notte chiamavi Heath nel sonno?» Sembrava piú ferito che arrabbiato. «No. Sí. Non lo so! Ti ho detto la veritá. Non ricordo cosa stessi sognando, ma ha senso che mi fosse rimasto in testa Heath dopo averlo visto in Aurox.» «Quel mostro di toro non é Heath. Come puoi pensare una cosa simile?» «Non lo penso, l’ho visto.» «Zoey, senti, ci dev’essere una spiegazione per quello che hai visto.» Fece un passo indietro. Le mie braccia gli scivolarono giú dalle spalle. Mi sentivo sola e infreddolita senza il suo abbraccio. «é per questo che Thanatos vuole che mi eserciti a guardare attraverso la pietra del veggente, per capire come funziona. Stark, mi dispiace. Io non volevo vedere Heath in Aurox. E non voglio vedere né dire né fare niente che possa farti soffrire. Mai.» Sbattei gli occhi con forza, cercando di non scoppiare in lacrime. Stark si passó la mano tra i capelli. «Zy, ti prego, non piangere.» «Non sto piangendo», replicai, poi ricacciai indietro un singhiozzo e mi asciugai una lacrima che chissá come mi era sfuggita da un occhio. Stark infiló la mano nella tasca dei jeans e ne trasse un fazzoletto di carta stropicciato. Mi si avvicinó di nuovo e asciugó una seconda lacrima in fuga. Poi mi bació,piano, mi tese il fazzoletto e mi tiró di nuovo a sé. «Zy, non preoccuparti. Nell’Aldilá, Heath e io abbiamo fatto pace. Sarei felice di rivederlo.» «Davvero?» Dovetti staccarmi dall’abbraccio il tempo sufficiente a soffiarmi il naso. «Be’, sí. Sarei felice di rivederlo, ma non altrettanto felice che lo rivedessi tu.» La sua sinceritá fece sorridere entrambi. «E lo so che non mi faresti mai soffrire di proposito. Ma, Zy, quel mostrotoro non é Heath.» «Stark, ho capito che Aurox aveva qualcosa a che fare con l’antica magia dalla prima volta in cui l’ho visto. Mi ha fatto sentire strana da matti.» Detestavo dirglielo, ma da me si meritava un’onestá totale. «Ma certo che ti ha fatto sentire strana. é una creatura di Tenebra! E, sí, lui é magia antica. é stato creato dal tipo peggiore di quella merda quando Neferet ha ucciso tua mamma in sacrificio. Mi sarei preoccupato se non ti avesse fatto sentire strana.» Emisi un gran sospiro. «Immagino che abbia senso.» «Giá, e scommetto che, se ci lavoriamo insieme, riusciremo a capire perché ieri sera quella pietra ti ha fatto vedere Heath.» Dato che mi limitavo a mordermi il labbro continuó, come se stesse ragionando ad alta voce: «Pensaci, Zy. Cos’altro hai visto attraverso la pietra?» «Be’, a Skye ho visto quegli spiriti antichi, gli elementali.» «Erano come le cose di oggi?» Rabbrividii. «No, per niente. Gli elementali erano ultraterreni, misteriosi e strani, ma in senso buono. Quello che ho visto oggi era mostruoso e terrificante.» «Okay, a parte poco fa alla quercia e ieri sera al rito, da quando siamo tornati dall’Italia la pietra del veggente ti ha mostrato qualcos’altro?» Incrociai il suo sguardo. «Sí. Te.» [eBL 132] 11 ZOEY «Me? Zoey, non ha senso!» disse Stark. «Lo so, lo so. Mi dispiace. é solo che mi sembrava tipo di spiarti di nascosto quando l’ho fatto, perché stavi dormendo, e io l’ho fatto solo perché allora tu avevi problemi a dormire e in realtá é stato quasi un caso, quindi non ti ho detto niente e adesso sembra tipo che mi potrei essere inventata tutto», conclusi in gran fretta. «Zoey, io posso intercettare le tue emozioni. é molto piú da spione questo del tuo guardarmi attraverso una pietra mentre dormo. E poi hai ragione. Avevo davvero un sonno agitato. Non ti critico per avermi controllato con la pietra. Dimmi solo cos’hai visto.» «Ho visto un’ombra sopra di te. Ricordo di aver pensato che sembrava un Guerriero fantasma. Aprivi la mano e compariva la Spada di Guardiano. Poi l’ombra– fantasma l’afferrava e quella si trasformava in una lancia. Credo che fosse insanguinata. Mi ha fatto paura, quindi ho chiamato lo spirito e ho scacciato il tutto. Allora ti sei svegliato e noi, be’...» Mi sentivo la faccia in fiamme. «... noi abbiamo fatto l’amore e me ne sono dimenticata.» «Zy, mi piace pensare di essere bravo a letto e tutto il resto, ma, anche cosí, come diavolo potresti esserti dimenticata di aver visto un fantasma armato di lancia incombere su di me?» «Ma é vero, Stark. Poco dopo ci siamo cacciati in quella che Stevie Rae definirebbe una bella montagna di sterco fumante qui alla Casa della Notte. Avevo da fare.» Incrociai le braccia e lo guardai. «No, aspetta, non me ne sono dimenticata del tutto. Ho parlato a Lenobia dell’ombrafantasma.» «Grandioso, cosí un professore lo sapeva ma io no.» «Lo sai adesso.» «Vabbe’, e Lenobia cosa ne pensa?» «Fondamentalmente mi ha detto di tenere gli occhi aperti qui nel mondo reale invece di fissare come una tonta attraverso la pietra, cosa che ho fatto fino a ieri sera quando ho visto Heath.» «Guarda di nuovo me.» «Adesso?» «Adesso.» «D’accordo.» Sollevai la pietra del veggente, presi un respiro profondo e lo guardai attraverso il foro. «Allora? Come sembro?» «Scontroso.» «E?» «Scocciante.» «Nient’altro?» «Forse, ma solo forse, abbastanza figo.» Rimisi la pietra sotto la maglietta. «Semplicemente tu. Non credo che riuscirei a vedere altro. La pietra non era calda.» «Perché,si scalda?» «Sí, ogni tanto.» Mi morsi il labbro, riflettendo su quanto avevo detto. «In realtá é questo il motivo per cui ti ho guardato la prima volta. Era diventata calda.» «Era calda quando hai guardato Aurox?» domandó. «No, ma sentivo di doverlo fare. Era come fossi obbligata. E altre volte, quando c’era Aurox in giro, si era scaldata.» «Antica magia del cavolo. é una grandissima rottura. Dovrebbe almeno esserci un libretto d’istruzioni da qualche parte, invece no.» «Potrei chiamare Sgiach. Insomma, é stata lei a regalarmi la pietra ed é pratica di magia antica. Magari puó darmi qualche dritta.» Lui sbuffó.«Non gliel’hai giá chiesto quando eravamo a Skye?» «Sí.» «Se ben ricordo, non ti ha dato delle vere risposte.» «Ricordi benissimo. Ha detto che pensava che l’unica magia antica rimasta sulla terra si trovasse a Skye.» «Si sbagliava», disse Stark. «Eccome.» «Sai cosa penso?» Stark mi si avvicinó di nuovo e mi mise un braccio intorno alle spalle. Appoggiai la testa sul suo petto e gli cinsi la vita. «Pensi che io sia Crazy Town?» Sorrise e mi bació la fronte. «Tu non sei Crazy Town. Cavolo, Zy, tu sei Crazy Universe. Ma a me mi piace un po’ di pazzia.» «Adesso parli tipo Stevie Rae.» Ci sorridemmo, traendo forza dal nostra legame, dal nostro impegno, dalla nostra fiducia reciproca. «Scusa, cosa stavi per dire? Cosa pensi?» «Penso che sono stufo di decidere cosa fare seguendo quello che dicono gli altri. Soprattutto adulti che ci rifilano misteri da risolvere o ci mollano nel bel mezzo di una tempesta di merda senza darci un vero aiuto.» «Giá,condivido. Provo la stessa cosa da quando Neferet ha perso la testa e io ero l’unica a saperlo.» «Okay, allora vediamo di capirlo noi, cos’é questa antica magia. Zy, tu hai un’affinitá con tutti e cinque gli elementi. Nessuno nemmeno ricorda l’ultima volta in cui é capitata una cosa simile. Tu sei un nuovo genere di novizia, un nuovo genere di Somma Sacerdotessa. Sei una giovane regina guerriera e io sono il tuo Guardiano. insieme, non c’é niente che non possiamo affrontare.» Il sorrisetto sbruffone era tornato. «Abbiamo affrontato l’Aldilá e abbiamo vinto.» «Giá,certo, tranne per la parte in cui morivi», gli ricordai. «Solo un piccolo dettaglio. Alla fine é andato tutto bene.» Lo strinsi, appoggiandomi con forza al suo fianco muscoloso. «é andato piú che bene.» Mi bació e trassi forza dal suo sapore e dal suo tocco e dal suo amore. Forse Stark aveva ragione. Forse non c’era niente che non potessimo affrontare insieme. Sospirai felice e mi rannicchiai contro di lui. «Andiamo alle scuderie.» Stark puntó il mento in direzione del lungo edificio non lontano da noi. «Immagino sia meglio. Scommetto che c’é Erin. Persino da qui sembra tutto fradicio.» «In realtá Erin non la vedo da un po’.» Si strinse nelle spalle. «Magari é perché le scuderie sono in condizioni migliori di quanto non pensi. La maggior parte dei danni l’ha fatta il fumo. A bruciare sul serio é stato solo un mucchio di fieno, strame e una posta.» Intrecciando le dita alle sue, m’incamminai lentamente verso le scuderie. «Persefone sta bene, vero?» «Sta bene. Tutti i cavalli stanno bene. Be’, tranne Bonnie. Lei é piuttosto nervosa. Lenobia le ha messo accanto Mujaji perché si calmasse. A quanto sembra, quelle due vanno d’accordo. Il che mi ricorda che un gruppo di novizi mi ha detto di aver visto Lenobia baciare Travis prima che lo portassero via in ambulanza.» Sgranai gli occhi. «Veramente? Non vedo l’ora di raccontarlo ad Afrodite e a Stevie Rae!» Stark ridacchió.«Stevie Rae lo sa giá da Kramisha, che lo sta dicendo a tutti.» Mi assestó un colpetto con la spalla. «Tutto il tempo che hai passato alla quercia ti ha fatto perdere un po’ di pettegolezzi di prima mano.» Lo guardai, confusa. «Tutto il tempo? Ma se sono stata lá, tipo, un minuto!» Stark si fermó.«Che ore sono secondo te?» Mi strinsi nelle spalle. «Non lo so. Dovrei guardare il cellulare, ma avevamo appuntamento in classe di Thanatos alle sette e mezzo. Dobbiamo esserci rimaste per circa mezz’ora, quindi saranno piú o meno le otto e mezzo.» «Zoey, sono le undici e mezzo. Abbiamo appena il tempo di raggiungere gli altri alle scuderie per poi andare alla pira di Dragone.» Mi sentii gelare dentro. «Stark, ho perso piú di tre ore!» «Giá,proprio cosí. E non mi piace per niente. Promettimi che non guarderai piú attraverso quella maledetta pietra se io non sono con te.» Ero abbastanza spaventata da non mettermi a discutere. «Te lo prometto. Ti do la mia parola. Non guarderó piú attraverso la pietra se tu non sei con me.» Rilassó le spalle e mi diede un rapido bacio. «Grazie, Zy. Qualunque cosa possa rubarti del tempo non va bene. So che Sgiach ha detto che l’antica magia puó essere sia buona sia cattiva, ma non m’importa quale sia se prende senza chiedere.» «Lo so. Lo so.» Avevamo ripreso a camminare ma continuai a stringergli forte la mano. «Per forza pensavo che stesse per venirmi un infarto: sono rimasta lá a guardare quelle cose disgustose e puzzolenti per ore.» Rabbrividii. «Tranquilla. Arriveremo a capirla, ’sta roba della magia antica. Non permetteró che ti capiti qualcosa.» Stark mi strinse la mano. Gli sorrisi. Volevo credergli perché credevo in lui, nella sua forza e nel suo amore. Era dell’altra parte che mi preoccupavo. Della parte sconosciuta in mezzo cui se ne stava piazzata la Tenebra. Continuava ad avanzare, lenta e inesorabile, e a colpire chi amavo. Stavo pensando a quanto non volevo perdere altre persone, quando quella stupida pietra del veggente inizió a riscaldarsi. Mi fermai, facendo fermare anche Stark. Appoggiai la mano sul petto nel punto che stava irradiando calore. «Che c’é?» mi chiese. «Sta diventando calda.» «Come mai?» «Stark, non ne ho idea. Tu dovresti aiutarmi a capire, ricordi?» «Okay, certo. Giá.Ce la possiamo fare.» Prese a guardarsi intorno. «Allora, cominciamo.» «Come?» «Ci sto pensando!» Sospirai e provai a mettermi a pensare anch’io. Ci eravamo fermati sotto uno dei grandi alberi appena oltre il lato est delle scuderie. Diedi una rapida occhiata verso l’alto, all’improvviso spaventata all’idea di esseri senza occhi e con le bocche cucite che se ne stessero in agguato. Ma sopra di noi non c’era niente. Anzi lí intorno era tutto molto tranquillo. Riuscivo a pensare solo che non ci fosse niente cui pensare. Dalle scuderie ci arrivava il suono di voci e di motori, tipo quelli dei trattori e di aggeggi vari usati per trascinare via le macerie e ripulire dai detriti. Udii un altro rumore di macchina, stavolta proveniente da qualche parte alle nostre spalle e in avvicinamento. «Che strano», commentó Stark guardando dietro di me. «Qui i taxi non vengono.» Seguii il suo sguardo e vidi un’auto marrone rossiccio piuttosto malandata, con la scritta TAXI sulla fiancata. Stark aveva ragione. Era stranissimo vederne uno alla Casa della Notte. Cavolo, Tulsa non é esattamente famosa per i suoi taxi. Alzai mentalmente le spalle: il tram del centro aveva comunque molto piú stile. Poi Lenobia uscí dalla porta laterale delle scuderie e si precipitó verso la macchina. Aprí la portiera posteriore e si allungó all’interno per aiutare l’alto cowboy a scendere. Il taxi si allontanó in fretta. Travis e Lenobia se ne restarono lí a fissarsi. La pietra del veggente sembrava sul punto di farmi un buco nella maglia per quanto bruciava. La presi in mano per staccarmela dalla pelle. Ma non dissi niente. Stark e io eravamo troppo impegnati a guardare quei due. Non erano poi tanto vicini a noi, peró mi pareva comunque un’invasione della loro privacy rimanere a fissarli a bocca aperta... e comunque continuammo a fissarli a bocca aperta. Poi capii. Diedi un colpetto al braccio di Stark e, tenendo bassa la voce, dissi: «La pietra é diventata strabollente non appena Travis é sceso dal taxi». Lo sguardo di Stark passó da Travis e Lenobia alla pietra e poi a me. Mi appoggió una mano sulla spalla e disse: «Fallo. Guardalo attraverso la pietra. Ci sono io a tenerti. Non permetteró che ti succeda niente di male. Se qualcosa tentasse di succhiarti via il tempo, lo fermeró io». Annuii e, tipo quando si toglie un cerotto con un colpo secco, sollevai la pietra del veggente, incorniciando al centro Travis e Lenobia. Inizió come con la quercia. In un primo tempo rimase tutto uguale. Osservai le mani di Lenobia agitarsi nervose al di sopra di quelle bendate di Travis, che sembravano grandi guantoni da boxe bianchi, lunghi fino all’avambraccio. Anche da dove mi trovavo io, il suo viso pareva rosso e lucido in modo anormale, come se si fosse scottato al sole e ci avesse messo sopra un sacco di gel di aloe. Ma non sembrava che stesse male. Sorrideva. Da matti. A Lenobia. Stavo per lasciare la pietra del veggente e dire a Stark che ero proprio Crazy Universe, quando Travis si chinó a baciare la Signora dei Cavalli. In quel momento cambió tutto. Ci fu un lampo che mi fece battere le palpebre e, quando mi si schiarí la vista, Travis era scomparso. Al suo posto c’era uno schianto di ragazzo nero. Aveva capelli lunghi legati in una coda bassa, e spalle talmente ampie da poter essere un linebacker di una buona squadra di football. Baciava Lenobia come se fosse stato il suo ultimo bacio al mondo. E lei ricambiava, solo che era una Lenobia diversa, piú giovane, avrá avuto all’incirca sedici anni. Lo stringeva in un abbraccio talmente forte che sembrava non volerlo piú lasciar andare. Intorno a loro, l’aria tremolava e luccicava come se li stessi guardando da sopra un pentolone ribollente. Ma, invece del vapore, giuro che salivano degli spiriti della gioia color verdeturchese. La felicitá montó dentro di me e prese a spumeggiare, come se il pentolone fosse la mia testa e l’acqua le mie emozioni. Sotto i piedi non avevo piú il terreno. Fluttuavo nella gioia e nell’amore e nelle bolle azzurrine. Poi la testa cominció a girare in modo furioso e lo stomaco a ribellarsi. «Zoey! Ferma. Ora basta. Smettila! Giú!» Mi resi conto che Stark stava strillando e strattonava la pietra del veggente. Sentii di nuovo la terra sotto i piedi. Le bolle evaporarono e la gioia scomparve, lasciandomi con la nausea, prosciugata e molto scossa. Mollai la pietra del veggente in tempo per piegarmi in due e vomitare vicino all’albero. «Stai bene. Stai bene. Ci sono io. Zy, va tutto bene.» Stark mi teneva i capelli mentre continuavo a dare di stomaco. «Stark? Zoey?» Lenobia stava arrivando verso di noi, preoccupata e a corto di fiato. Accanto a lei, Travis chiese cosa non andasse. Ma non potevo rispondere. Ero troppo impegnata a rimettere. «Zoey! Oh, Dea, no!» L’ansia di Lenobia andó alle stelle quando vide che vomitavo. «Non sta rifiutando la Trasformazione. Sta bene», la rassicuró Stark mentre prendevo un altro dei fazzoletti di carta che mi tendeva e mi asciugavo la bocca. Finito di dare di stomaco mi appoggiai all’albero, imbarazzata e schifata. Vomitare é una cosa che odio proprio. «E allora cos’é?Perché stai male?» Stark e Lenobia mi guidarono a una panchina di ferro battuto non troppo distante dall’albero... giusto quanto bastava perché non sentissi la puzza del mio vomito. Puah! «Devo chiamare qualcuno?» chiese Travis. «No», mi affrettai a rispondere. «Sto bene. E sto meglio adesso, seduta.» Guardai Stark con aria interrogativa. Lui assentí. «Qualunque cosa tu abbia visto, diglielo. Ci fidiamo di lei.» Spostai lo sguardo da lui a Lenobia. «E lei si fida di Travis?» Non esitó un istante. «In modo incondizionato.» Il cowboy sorrise e le si avvicinó. «Okay, dunque, la mia pietra del veggente ha cominciato a scaldarsi e, quando Travis é sceso dall’auto, é diventata proprio bollente. Stark era qui, quindi abbiamo deciso che avrei fatto meglio a guardarci attraverso, cioé, a guardare voi, per vedere se poteva aiutarmi a capire quello che mi mostra. Quindi ho osservato voi due attraverso la pietra.» «La pietra del veggente?» fece Travis. Non sembrava minimamente spaventato, solo curioso. «é un amuleto dell’antica magia che una regina vampira ha dato a Zoey», spiegó Lenobia. «Cos’hai visto?» «Niente, finché non vi siete baciati.» Sorrisi, imbarazzata. «Mi dispiace di avervi guardati mentre vi baciavate.» Travis sorrise e appoggió una mano bendata sulle spalle di Lenobia. «Se potessi fare a modo mio, signorina, mi vedresti un sacco di volte baciare questa bella ragazza.» Mi aspettavo che Lenobia lo stendesse con la sua vista a raggi mortali, invece lo guardó con occhi adoranti, posó la mano sul cuore di lui e, con molta cautela, gli appoggió la testa sulla spalla. Quindi ripeté:«Cos’hai visto mentre ci baciavamo?» «Travis si é trasformato in un ragazzo nero e lei in una versione piú giovane di se stessa. E tutto intorno a voi c’erano delle cose filiformi, spumeggianti e felici di colore azzurro. Sono sicurissima che fossero degli spiriti.» Sgranai gli occhi. «A dire il vero, adesso che ci penso, quelle bolle mi facevano venire in mente l’oceano. Strano. Comunque sono stata travolta dalla cosa, come se venissi sollevata da terra e messa in un gioioso oceano di bolle azzurre. Scusate. Lo so che sembra una follia.» Trattenni il fiato, aspettandomi che Lenobia si mettesse a ridere e Travis a prendermi in giro. Non fecero nessuna delle due cose. Al contrario, Lenobia scoppió a piangere. Voglio dire, a piangere forte, con le spalle che vanno su e giú e il gran colare di naso cui sono facile io. Travis si limitó a stringerla ancora di piú, guardandola come se fosse un miracolo fatto persona. «Ti conoscevo da prima. é per questo che mi fai sentire a casa.» Lenobia annuí. Poi, tra le lacrime, mi spiegó: «Travis é il mio unico Consorte umano, il mio unico amore, tornato da me dopo duecentoventiquattro anni. Ho giurato che dopo di lui non avrei amato nessun altro, ed é stato cosí. Ci siamo incontrati e innamorati sull’oceano, a bordo della nave che ci portava dalla Francia a New Orleans». «Quindi la pietra del veggente mi ha mostrato la veritá?» «Sí, Zoey, assolutamente», confermó Lenobia prima di voltarsi e riprendere a piangere contro il petto di Travis, liberandosi tra le sue braccia di due secoli di attesa, di perdita e di dolore. Mi alzai e ripresi la mano di Stark, trascinandolo via in modo che i due potessero rimanere soli. Mentre ci dirigevamo alle scuderie, mi disse: «Questo non significa che Aurox sia Heath che ritorna da te. Lo sai, vero?» Stevie Rae mi salvó arrivando di corsa con un «Oh-sss-santocielo! Dove eravate? Non vedo l’ora di raccontarti di Lenobia e Travis». «Sappiamo giá tutto», replicó Stark. «Dove sono Afrodite e Dario?» «Sono giá davanti al tempio di Nyx, alla pira funebre. Dobbiamo raggiungerli, e in fretta anche.» «Vado a cercare Erin, Shaunee e Damien. Dobbiamo muoverci», disse Stark. «Che cos’ha?» domandó Stevie Rae vedendolo allontanarsi a grandi passi. «Heath potrebbe davvero essere dentro Aurox», replicai. Stevie Rae fece una perfetta eco ai miei pensieri sbottando: «Ah, cavolo!» 12 KALONA Stare dalla parte della Luce non era interessante come ricordava. A dire la veritá, Kalona si annoiava. Certo, capiva perché Thanatos gli aveva detto di tenersi in disparte e non attirare l’attenzione finché non si fosse conclusa la cerimonia funebre per Dragone. Soltanto allora lei avrebbe annunciato all’intera scuola che lui era il suo nuovo Guerriero e avrebbe assunto l’incarico di Signore delle Spade e Capo dei Figli di Erebo presso la Casa della Notte di Tulsa. Prima di quel momento, la sua presenza avrebbe creato confusione e probabilmente sarebbe stata considerata un insulto dagli altri Guerrieri. Il problema era che Kalona non si era mai fatto scrupolo a insultare la gente. Era un potentissimo immortale. Perché avrebbe dovuto preoccuparsi degli irrilevanti sentimenti altrui? Perché a volte quelli che considero piú irrilevanti mi riservano delle sorprese: Heath, Stark, Dragone, Aurox, Rephaim. L’ultimo nome in quell’elenco mentale lo fece sobbalzare. Un tempo, Rephaim gli era sembrato irrilevante, ma si era sbagliato. Kalona si era reso conto di amare suo figlio, di averne bisogno. Su cos’altro si era sbagliato? Probabilmente su molte cose. Il pensiero lo demoralizzó. Prese a camminare avanti e indietro lungo il lato piú buio e in ombra del tempio di Nyx. Lí era abbastanza vicino alla pira da poter udire Thanatos quando lo avrebbe chiamato, ma non tanto da essere visto. Gli seccava sentirsi dire cosa doveva fare. Gli era sempre seccato. E poi c’era pure la novizia che aveva un’affinitá col fuoco, Shaunee. Sembrava avere anche la capacitá di pungolarlo, di farlo riflettere su questioni cui non era solito dedicare tempo. Ci era giá riuscita. All’inizio, lui voleva sfruttarla per ottenere informazioni su Rephaim e sulla Rossa. E, per tutta risposta, lei gli aveva dato una cosa ridicolmente semplice e banale: un cellulare. Quel piccolo dono aveva salvato la vita di suo figlio. Adesso l’aveva fatto pensare a tutti i secoli che aveva trascorso lontano da Nyx. «No!» sbottó ad alta voce, facendo agitare il boschetto di alberi di Giuda piantati sul lato ovest del tempio come se fosse stato travolto da una tempesta. Kalona focalizzó i pensieri e placó la collera. «No», ripeté con una voce non piú colma di potere ultraterreno. «Non penseró al tempo incalcolabile trascorso lontano da lei. Anzi non penseró a lei in assoluto.» Intorno a lui prese a danzare una risata, che fece tremolare gli alberi di Giuda e poi li fece fiorire, come se all’improvviso su di essi si fosse posato il sole dell’estate. Kalona strinse i pugni e guardó in alto. Erebo – suo fratello – il Consorte immortale di Nyx. L’unico essere in quell’universo che davvero gli somigliava, e l’unico essere che Kalona odiasse persino piú di se stesso. Lí! Nel regno mortale dopo tutti quei secoli? perché? Kalona nascose lo shock con lo sdegno. «Sei piú basso di quanto ricordassi.» Erebo sorrise. «Anche per me é bello vederti, fratello.» «Come al solito, mi metti in bocca parole non mie.» «Chiedo scusa. Non ce n’é bisogno. Non quando le tue parole sono cosí interessanti. Non penseró a lei in assoluto.» Non soltanto Erebo era quasi l’immagine speculare di Kalona, ne imitava anche la voce alla perfezione. «Parlavo di Neferet.» Kalona riordinó in fretta i pensieri e mentí senza problemi. Era passato un numero impossibile di anni, ma un tempo era bravo a mentire a Erebo. Scoprí di saperci ancora fare. «Non lo metto in dubbio, fratello.» Erebo si chinó in avanti, allargó le ali dorate e volteggió con grazia fino a terra, fermandosi davanti a Kalona. «Sai, é proprio per questo che ti ho fatto una visitina.» «Sei sceso nel regno terrestre perché ero l’amante di Neferet?» Incroció le braccia sull’ampio petto e fissó lo sguardo d’ambra del fratello. «No, sono venuto perché sei un bugiardo e un ladro. Lo stupro di ció che restava di buono in Neferet é solo una delle tue tante colpe», replicó Erebo. Anche lui incroció le braccia sul petto. Kalona rise. «Non sei una brava spia se credi che lo stupro abbia qualcosa a che vedere con quello che abbiamo condiviso Neferet e io. Lei era piú che consenziente, piú che pronta per il mio corpo.» «Non stavo parlando del suo corpo!» Erebo aveva alzato la voce e Kalona udí un brusio tra i vampiri, che si domandavano cosa stesse succedendo vicino al tempio di Nyx. «Come al solito, fratello, sei comparso per darmi dei problemi. Era previsto che io rimanessi nell’ombra, non visto, in attesa di essere chiamato. Anche se, riflettendoci meglio, sará divertente vederti alle prese coi mortali. Un piccolo consiglio: persino i vampiri tendono a esagerare quando incontrano un dio.» Erebo non ebbe esitazioni. Sollevó le braccia e ordinó: «Nascondici!» Ci furono un fruscio di vento e una sensazione di leggerezza che Kalona trovó cosí familiare, cosí agrodolce che nella sua mente poteva scegliere soltanto due tipi di reazione: rabbia o disperazione. Non avrebbe permesso che Erebo lo vedesse disperato. «Tu sfidi Nyx? Lei ha stabilito che io non posso entrare nell’Aldilá. Come osi portarmici?» Kalona aprí le ali color della notte, pronto ad aggredire il fratello. «Sei sempre il solito buffone impetuoso. Non andrei mai contro le decisioni della mia Consorte. Non ti ho portato nell’Aldilá. Ne ho semplicemente fatto scendere una parte per nasconderci agli occhi mortali, anche se solo per qualche istante.» Erebo sorrise di nuovo. Dal suo corpo splendevano raggi di sole, le ali rilucevano di piume d’oro, la pelle era perfetta, come se fosse stato creato dalla luce stessa del sole. Ed é stato cosí, pensó con disgusto Kalona. É stato creato quando il cielo baciava il sole. Proprio come io sono stato creato mentre il cielo baciava la luna. Il cielo, come la maggior parte degli immortali, é un volubile bastardo che prende ció che vuole e poi non si occupa della progenie che si lascia dietro. «Come ci si sta? Meglio di quando ti ci sei intrufolato, inseguendo quella piccola novizia, Zoey Redbird. Allora eri soltanto spirito. Non potevi sentire sulla pelle la magia del regno di Nyx. E sei sempre stato cosí colpito dalle cose che potevi toccare, che potevi fisicamente rivendicare come tue.» Bene. Si sta arrabbiando. Questo incrinerá la sua perfezione, rifletté Kalona. Era il suo turno di sorridere. La luce che diresse sul fratello non era quella calda e abbagliante del sole, ma la fredda, argentea luminescenza della luna. «Ancora geloso perché l’ho toccata dopo tutto questo tempo? Ricordi che Nyx é una dea, vero? Non poteva essere toccata se non fosse stato suo desiderio, sua volontá,di essere sfiorata, accarezzata, amata da...» «Non sono venuto per parlare della mia Consorte!» Le parole esplosero intorno a Kalona in lampi di calore dorato. «Che esibizione di furia divina! E poi tu saresti quello buono? Se solo i lacché che hanno deciso di restare nell’Aldilá potessero vederti ora», ridacchió sarcastico Kalona. «Non hanno definito buono me. Hanno definito te un usurpatore!» «Davvero? Chiedilo di nuovo. Credo che, dopo secoli e secoli di attenta riflessione, direbbero che sono stato io quello che ha rifiutato di averla in comune», replicó Kalona. «Lei ha scelto me.» Adesso il tono di Erebo era basso, i pugni stretti lungo i fianchi. «Ah, sí? Io ricordo diversamente.» «Tu l’hai tradita!» gridó. Kalona ignoró lo sfogo del fratello. Non era la prima volta che assisteva alle sue bizze. Invece parló con la freddezza della superficie lunare. «Perché sei venuto? Di’ quello che devi e vattene. Il mondo mortale non é granché come regno, ma é mio. Non lo divideró con te, proprio come non avrei condiviso lei.» «Sono venuto ad avvertirti. Nell’Aldilá abbiamo udito il tuo giuramento. Sappiamo che ti sei impegnato a essere il Guerriero della Morte e a diventare Signore delle Spade di questa scuola.» «E Capo dei Figli di Erebo», aggiunse Kalona. «Non dimenticare il resto del mio titolo.» «Non potrei mai dimenticare che intendevi essere irriverente verso i miei figli.» «Figli? Cos’é, adesso ti accoppi con gli umani e generi maschi che crescendo diventano Guerrieri vampiri? Affascinante, soprattutto considerando che sono stato giudicato tanto duramente per avere avuto dei figli.» «Vattene.» Gli occhi dorati di Erebo cominciarono a mandare lampi. «Lascia questo luogo e smetti d’immischiarti nella vita dei vampiri di Nyx e in quella degli onorabili Guerrieri che si sono messi al mio servizio.» «E tu non ti stai immischiando ordinandomi di andarmene? Mi stupisce che Nyx te lo permetta.» «La mia Consorte non sa che sono qui. Sono venuto solo perché tu la stai di nuovo facendo preoccupare. Io vivo per garantirle la pace. é questa l’unica ragione per cui sono qui», sentenzió Erebo. «Tu vivi per leccarle i piedi e, come al solito, sei geloso di me.» Kalona non riuscí a soffocare l’ondata di gioia per ció che gli aveva rivelato Erebo: Le faccio ancora provare qualcosa! Nyx mi osserva! L’immortale trattenne le emozioni. Doveva nascondere la propria felicitá a Erebo. Quando riprese a parlare, il suo tono era di ghiaccio: «Sappi questo: io non ho fatto voto di essere al tuo servizio. Ho giurato di servire una Somma Sacerdotessa che personifica la Morte tramite la propria affinitá, dono della Dea. Tutto ció che ha fatto la tua visita é stato darmi motivo di fare una netta distinzione tra i Guerrieri che si definiscono tuoi figli e quelli che non lo sono. Non affliggeró i tuoi figli essendo loro capo». «Allora lascerai questa Casa della Notte.» «No. Ma tu sí. Porta a Nyx questo messaggio da parte mia: la Morte non fa differenze tra coloro che seguono lei e chi segue altre divinitá. La Morte arriva per tutti i mortali. Non ho bisogno del tuo permesso né di quello della Dea per servire la Morte. E adesso, fratello, vattene. Devo presenziare a un funerale.» Kalona allungó le braccia e batté le mani, provocando uno scoppio di fredda luce argentea che si propagó intorno a lui mandando in pezzi la piccola bolla di Aldilá e scagliando Erebo lontano, in alto, verso il cielo. Quando la luce svaní, i piedi di Kalona toccarono di nuovo il terreno e lui si ritrovó accanto al tempio di Nyx. Afrodite arrivó di corsa da dietro l’angolo. Si fermó.E lo fissó. «Sono stato convocato?» le chiese. Lei sbatté le palpebre e si sfregó gli occhi come se faticasse a schiarirsi la vista. «Stavi facendo casini con una torcia elettrica, qui dietro?» «Non possiedo torce elettriche. Sono stato convocato?» ripeté. «Quasi. Qualche cretino – ovvero Kramisha, perché aveva lei il compito di radunare le candele – ha dimenticato quella dello spirito. Devo prenderne una dal tempio di Nyx. Tu dovresti seguirmi alla pira di Dragone. Thanatos concluderá il cerchio, dirá delle belle cose su Dragone e poi ti presenterá.» Insolitamente a disagio sotto lo sguardo di quella strana, caustica umana che Nyx, per ragioni incomprensibili a quasi tutti, aveva scelto come propria Profetessa, Kalona grugní una risposta e si voltó per aprire la porta laterale del tempio. Non si aprí. Kalona tentó di nuovo. S’impegnó,usando tutta la sua immensa forza immortale. Ma la porta proprio non si apriva. In quel momento si accorse che l’uscio di legno era scomparso e la maniglia spuntava da un pesante e compatto blocco di roccia. Non c’era nessun ingresso. Niente di niente. All’improvviso Afrodite lo spinse via, tiró la maniglia e la pietra scomparve, tornando a essere una porta di legno, che per lei si spalancó con facilitá.Prima di entrare nel tempio, la ragazza alzó gli occhi verso di lui. «Certo che sei proprio strano.» Un gran colpo di ciuffo, e la porta si richiuse alle sue spalle. Kalona vi appoggió sopra la mano e di nuovo il legno tremoló,trasformandosi in pietra. Arretró,con una terribile sensazione di vuoto allo stomaco. Solo qualche minuto dopo, Afrodite uscí da una porta dall’aspetto del tutto normale. Stringeva in mano una grossa candela viola e, mentre gli passava davanti, disse: «Be’, andiamo. Thanatos vuole che tu rimanga a margine del cerchio e provi a non farti notare troppo. Certo che ti sarebbe molto piú facile se ti mettessi addosso qualcosina di piú». Kalona la seguí, cercando d’ignorare il vuoto dentro di sé. Era esattamente come l’aveva definito Erebo, un buffone impetuoso e un usurpatore. Se Nyx lo osservava, era solo con disprezzo. Gli aveva negato tutto: l’accesso all’Aldilá,l’accesso al suo tempio, l’accesso al suo cuore... I secoli avrebbero dovuto rendere meno acuto il dolore, ma Kalona stava iniziando a capire che in realtá era vero il contrario. AUROX Nyx, se davvero sei una dea disposta al perdono, ti prego aiutami... ti prego... Aurox non fuggí dal suo nascondiglio nel terreno, ma continuó a ripetere quella frase, quella preghiera. Forse Nyx premiava la diligenza. Almeno quello alla Dea poteva offrirlo. Fu durante la sua preghiera silenziosa che la magia cominció a vorticare intorno a lui. All’inizio Aurox si sentí sollevato. Nyx mi ha ascoltato! Ma gli ci volle poco per capire quanto fosse in errore. I mostri che si materializzavano, colando dall’aria fredda e umida intorno a lui, non potevano essere al servizio di una dea compassionevole. Aurox cercó di tenersi il piú lontano possibile. La loro puzza era quasi insopportabile. Le loro facce cieche orribili alla vista. Il battito del suo cuore acceleró. La paura gli mandó brividi lungo la schiena e la bestia dentro di lui prese ad agitarsi. Che quegli esseri fossero stati mandati da lui per punirlo delle azioni commesse agli ordini di Neferet? Aurox usó la propria paura per alimentare la bestia. Non voleva che si risvegliasse, ma avrebbe lottato prima di soccombere alla vorticosa massa di malvagitá che minacciava di avvolgerlo. Tuttavia Aurox non venne circondato. Lentamente, gli esseri salirono verso l’alto in un vortice magico. Piú si alzavano dalla fossa, piú si muovevano veloci. Era come se fossero stati evocati e si stessero gradatamente risvegliando per un richiamo privo di suono. Aurox acquietó la paura e la bestia si ritiró.Non volevano lui. Non gli prestavano la minima attenzione. Il vortice si trascinava dietro una foschia nera e fetida. Incerto su cosa fosse a spingerlo, Aurox si allungó e vi passó la mano attraverso. La mano diventó foschia, come se fossero state della medesima sostanza. Il vortice pareva fatto di niente eppure sembrava aver dissolto la carne di Aurox. Gli occhi sgranati, lui tentó di liberare la mano, ma non c’era piú. Poi fu attraversato da un fremito: la nebbia aveva iniziato ad assorbirgli la carne. Impotente, Aurox vide sparire l’avambraccio, poi il bicipite, poi la spalla. Tentó di svegliare la bestia, di attingere al potere che dormiva dentro di lui, ma la foschia attutiva le sue sensazioni. Lo intorpidiva. Quando gli assorbí la testa, Aurox diventó foschia. Non percepiva nulla, tranne un desiderio ardente, una richiesta inappagata, un bisogno incalzante. Di cosa? Aurox non sapeva dirlo. Sapeva solo che la Tenebra l’aveva avvolto e lo stava trascinando su un’onda di disperazione. In me ci dev’essere piú di questo! pensó,sconvolto. Devo essere piú che foschia e desiderio, tenebra e bestia! Ma sembrava che non ci fosse altro. Poi si rese conto della veritá: lui era tutte quelle cose e nessuna di quelle cose. Aurox non era niente... assolutamente niente... Disperato, pensó che i conati di vomito potessero essere suoi. In qualche modo, da qualche parte, il suo corpo doveva essere ancora suo ed era rivoltato da quanto stava accadendo. Poi la vide. C’era Zoey. Teneva la pietra bianca dritto davanti a sé, proprio come la sera prima, durante il rituale in cui lui aveva cercato di scegliere, di fare la cosa giusta. Percepí un movimento nella foschia: aveva visto Zoey. Stava per assorbirla. No! Lo spirito di Aurox gridó con forza dentro di lui. Guardando Zoey, lui non provava piú disperazione. percepiva la paura di lei e la sua forza. La sua determinazione e la sua debolezza. E Aurox si rese conto di una cosa che lo stupí molto: Zoey si sentiva insicura riguardo a se stessa e al proprio posto nel mondo quanto lui. Si preoccupava di non avere il coraggio di agire nel modo giusto. Metteva in dubbio le proprie decisioni e si vergognava dei propri errori. Una volta ogni tanto, persino Zoey Red–bird, dotata novizia toccata dalla sua Dea, si sentiva un fallimento e prendeva in considerazione l’idea di arrendersi. Proprio come lui. Compassione e comprensione si propagarono in Aurox, e con esse percepí un’ondata di potere al calor bianco. In un lampo accecante, Aurox precipitó dal centro del vortice che si andava disintegrando e atterró ben saldo nel suo corpo riformato, tutto tremante e col fiato corto. Non rimase lí a riposare a lungo. Ancora scosso e debole, Aurox si tiró su verso l’imboccatura della fossa. Ci volle molto tempo. Quando finalmente arrivó in cima, esitó,ascoltando con attenzione. Udí solo il vento. Aurox si sollevó da terra, utilizzando il tronco rotto per nascondersi. Zoey se n’era andata. Studió la zona e il suo sguardo venne immediatamente attirato da un grande mucchio di legna su cui si trovava una figura avvolta in un sudario. Anche se la catasta era circondata da tutti i novizi e i vampiri della Casa della Notte, Aurox non ebbe difficoltá a capire di cosa si trattasse. É la pira di Dragone Lankford, fu il suo primo pensiero. L’ho ucciso io , fu il secondo. Come la disperazione nella nebbia magica, anche il funerale lo attrasse in modo incontenibile. Non fu difficile avvicinarsi al cerchio di novizi e vampiri. I Guerrieri Figli di Erebo erano armati fino ai denti, ma l’attenzione di tutti era concentrata sul cerchio e sulla pira al centro. Aurox si mosse senza farsi notare, usando l’ombra delle grandi querce per nascondersi, finché non fu abbastanza vicino da cogliere le parole che stava pronunciando Thanatos. Poi si accovacció e spiccó un salto. Afferrandosi a un ramo basso, Aurox si arrampicó fino a trovare un punto da cui osservare senza impedimenti il macabro spettacolo. Thanatos aveva appena finito di creare il cerchio. Aurox vide i quattro professori vampiri che reggevano le candele e rappresentavano gli elementi. Si aspettava di trovare Zoey al centro del cerchio, vicino alla pira e si stupí che invece ci fosse Thanatos a tenere in una mano la candela viola dello spirito e nell’altra una grande torcia. Dov’era Zoey? Che gli esseri nella foschia l’avessero catturata? Cos’era stato a farli dissolvere? Osservó il cerchio in modo frenetico. Quando la trovó, accanto a Stark, circondata dai suoi amici, aveva l’aria triste ma non sembrava ferita. Stava osservando con attenzione Thanatos. Pareva non ci fosse niente che non andasse in lei, a parte il fatto che piangeva la perdita del Signore delle Spade. Aurox era cosí sollevato che quasi perse l’appiglio sull’albero. La fissó.Era stata lei a iniziare il conflitto interiore che lui stava provando. Perché?La ragazza lo sconcertava almeno quanto i sentimenti che aveva scatenato dentro di lui. Spostó l’attenzione su Thanatos, che percorreva con grazia la circonferenza del cerchio, parlando con un tono che calmó persino i nervi a pezzi di Aurox. «Il nostro Signore delle Spade é morto cosí come é vissuto: da Guerriero, fedele al proprio giuramento, fedele alla sua Casa della Notte e fedele alla sua Dea. E c’é un’altra veritá che dev’essere detta qui: anche se piangiamo la sua perdita, siamo consapevoli che, senza la sua compagna, la dolce Anastasia, lui era svuotato.» Aurox guardó Rephaim. Sapeva che, in forma di Raven Mocker, era stato lui a uccidere Anastasia Lankford. Che ironia che il Signore delle Spade fosse morto proprio per proteggerlo. Ironia ancora maggiore, che il viso del ragazzo fosse inondato di lacrime, e che lui piangesse apertamente per la morte di Dragone. «La morte é stata gentile con Dragone Lankford. Non soltanto gli ha consentito di andarsene da Guerriero, ma l’ha condotto alla Dea. Nyx ha riunito Bryan Dragone Lankford e la sua amata, oltre ai luminosi spiriti dei loro famigli felini, Shadowfax e Ginevra.» Sono morti anche i loro gatti? Non ricordo che ci fossero gatti al rituale. Confuso, Aurox studió la pira funebre. Sí, adesso che guardava meglio, vedeva due piccoli fagotti avvolti nel sudario con Dragone. Thanatos si era fermata davanti a Zoey e le sorrise. «Dicci, Zoey Redbird, tu che sei realmente entrata nell’Aldilá per poi ritornare, qual é l’unica costante in quel regno?» «L’amore», rispose Zoey senza esitazioni. «Sempre l’amore.» «E tu, James Stark? Cos’hai trovato nell’Aldilá?» chiese Thanatos al giovane Guerriero, in piedi con un braccio intorno alle spalle di Zoey. «L’amore», ripeté Stark con voce forte e sicura. «Sempre l’amore.» «Questa é una veritá.» Thanatos riprese a camminare intorno al cerchio. «Posso dire pure che la mia vicinanza alla Morte mi ha consentito di cogliere delle immagini dell’Aldilá. Ció che mi é stato permesso di vedere mi ha insegnato che, anche se l’amore rimane con noi Quando passiamo da questo regno a un altro, non puó esistere in eterno senza compassione, cosí come la Luce non puó esistere senza speranza, e la Tenebra non puó esistere senza l’odio. Perció,con questa veritá asserita e accettata, vi chiederei di aprire il vostro cuore e dare il benvenuto al nostro nuovo Signore delle Spade e capo dei Guerrieri Figli di Erebo, il Guerriero legato a me da giuramento, Kalona!» Aurox provó la stessa sorpresa che vide su molti dei visi sotto di lui quando Kalona, l’immortale alato che sapeva essersi schierato per lungo tempo con la Tenebra, entró nel cerchio a grandi passi e raggiunse Thanatos. Si portó la mano a pugno sul cuore e fece un rispettoso inchino. Poi sollevó la testa e riempí l’aria con la sua voce profonda: «Ho giurato di essere il Guerriero della Morte, e questo io saró.Ho giurato di essere il Signore delle Spade di questa Casa della Notte, e questo io saró. Ma non tenteró di prendere il posto di Dragone Lankford come capo dei Guerrieri Figli di Erebo». Aurox si accorse che Thanatos lo osservava, guardinga, anche se la sua espressione pareva compiaciuta. I Guerrieri tutto intorno al cerchio si mossero leggermente, quasi fossero incerti su cosa pensare dell’annuncio dell’immortale alato. «Io serviró come Guerriero della Morte», ripeté Kalona. Si rivolse a Thanatos. «Proteggeró te e questa scuola. Ma non assumeró un titolo che mi leghi a Erebo.» «Facevo parte del Consiglio Supremo quando hai affermato di essere Erebo sceso sulla terra. Cosa dici in proposito?» chiese Thanatos. «Non ho mai rivendicato tale titolo. Era Neferet a farlo. Lei si sta impegnando a diventare una dea, e questo significa che ha bisogno di un Consorte immortale, perció mi ha nominato Erebo sceso sulla terra. Ho ripudiato quel ruolo quando ho ripudiato Neferet.» Attraverso il cerchio si propagarono mormorii simili a soffi di vento tra i rami. Thanatos sollevó la torcia che teneva ancora in mano. «Silenzio!» Le voci si placarono, ma shock e incredulitá rimasero. «Kalona dice la veritá riguardo a Neferet. Dragone é stato ucciso da Aurox, la sua creatura. Non era un dono di Nyx. La scorsa notte, durante il Rituale di Svelamento, la terra ci ha mostrato la terribile veritá. Aurox é stato creato dalla Tenebra tramite il sacrificio della madre di Zoey. Lui é uno Strumento, alla mercé di Neferet. La Tenebra continua a controllarlo grazie ai piú sanguinosi sacrifici.» Puntó la torcia verso i tre corpi in cima alla pira. «Ho prove che dimostrano che la vita di Shadowfax é stata presa da Neferet in modo che la Tenebra mantenesse il controllo assoluto su Aurox. Per la piccola Ginevra di Anastasia, quell’ulteriore morte é stata insopportabile. Il dolore le ha fermato il cuore e di buon grado lei ha seguito Shadowfax nell’Aldilá, per riunirsi con coloro che entrambi amavano di piú.» Aurox s’irrigidí. Non riusciva neppure a respirare. Era come se Thanatos l’avesse appena sventrato. Avrebbe voluto urlare: Non é vero! Non é vero! ma le parole della Somma Sacerdotessa continuarono a colpirlo senza pietá. «Zoey, Damien, Shaunee, Erin, Stevie Rae, Dario, Stark, Rephaim e io! Tutti noi siamo stati testimoni delle oscure azioni di Neferet. Dragone Lankford é morto per far sí che la nostra testimonianza potesse venire resa pubblica. Ora spetta a noi riprendere la battaglia che ha ucciso il nostro Signore delle Spade. Kalona, mi compiaccio nell’udire la tua confessione. Hai tentato di usurpare il ruolo di Erebo, anche se solo qui sulla terra. Al Consiglio Supremo é chiaro che eri stato incoraggiato dalle macchinazioni di Neferet. Io ti accetto dunque come Guerriero della Morte e difensore di questa scuola, ma non sarai a capo dei Guerrieri che hanno giurato come Figli di Erebo. Sarebbe irrispettoso verso la Dea oltre che verso il suo Consorte.» Aurox vide passare un lampo di rabbia negli occhi dell’immortale, che peró chinó il capo davanti a Thanatos e si portó il pugno sul cuore prima di replicare: «Cosí sia, Somma Sacerdotessa». Dopo di che arretró fino al margine del cerchio, dove chiunque gli fosse vicino si allontanó di un mezzo passo. Thanatos chiamó Shaunee perché invocasse il fuoco e accendesse la pira funebre. Mentre la colonna di fiamme avvolgeva la catasta di legna su cui giaceva Dragone Lankford, Aurox saltó giú dall’albero e, non visto, tornó barcollando alla quercia spaccata per scomparire sottoterra dove, da solo, singhiozzó disperazione e odio per se stesso nel terreno squarciato. 13 ZOEY «Zoey, tutto bene?» mi chiese Stark all’orecchio mentre il mio cerchio e io ci radunavamo vicino all’entrata dell’atrio della scuola. Thanatos ci aveva chiesto di aspettare che finisse di parlare con professori e Guerrieri, dopo di che ci avrebbe raggiunti per la conferenza stampa. «Sono triste per Dragone», mormorai di rimando. «Non intendevo quello.» Teneva la voce bassa in modo che potessi sentire solo io. «Volevo dire se é tutto okay con la pietra. Ho visto che la sfioravi durante il funerale.» «Per un attimo mi é sembrato che si scaldasse, ma poi é passato. Probabilmente é stato solo perché eravamo molto vicini alla pira. A proposito...» – alzai il tono e mi rivolsi a Shaunee – «... ottimo lavoro col fuoco. So che non é facile tenere accese le pire funebri, ma il tuo aiuto ha accelerato le cose.» «Grazie. Giá,non se ne puó piú di funerali. Almeno prima di questo abbiamo visto Dragone entrare nell’Aldilá, ma i due gatti lassú con lui hanno reso tutto particolarmente triste.» Si asciugó gli occhi e mi chiesi come potesse – lei o chiunque altro – piangere a fiumi e sembrare lo stesso carina. «A dire il vero, questo mi ricorda...» Shaunee si voltó verso Erin che stava in coda al gruppo e fissava i ragazzi rimasti accanto alla pira come se stesse cercando qualcuno. «Erin, ti sta bene se porto la cassettina con la lettiera e le cose di Belzebú nella mia stanza? Ormai dorme lí quasi tutti i giorni.» Erin lanció un’occhiata a Shaunee, fece spallucce e disse: «Sí, fa’ come vuoi. Tanto quella cassettina puzza di merda». «Erin, ai gatti non piace usare la lettiera sporca. Devi pulirla tutti i giorni», replicó Damien, accigliato. Erin sbuffó.«No, adesso non lo devo piú fare.» Quindi riprese a osservare gli altri ragazzi. Notai che non stava piangendo. Ci riflettei e mi resi conto che non aveva pianto nemmeno una volta durante il funerale. All’inizio la storia della separazione delle gemelle sembrava aver fatto uscire di testa soprattutto Shaunee ma, piú tempo passava, piú mi accorgevo che Erin non si comportava come al solito. Anche se forse era normale, visto che comportarsi come al solito significava comportarsi come Shaunee, che adesso era molto piú matura e gentile. Presi mentalmente nota di trovare il tempo di parlare a Erin per accertarmi che stesse bene. «Cavolaccio, vorrei che Thanatos non avesse detto a Rephaim di aspettare sul minibus con gli altri. Era strasconvolto al funerale. Detesto lasciarlo solo cosí», disse Stevie Rae avvicinandosi a me. «Non é solo. é con gli altri novizi rossi. Li guardavo mentre andavano al bus e Kramisha stava parlando con lui di come la poesia possa liberare le emozioni.» «Kramisha confonderá il merlotto con le sue stronzate poetiche. Bla... bla... pentametro giambico bla...» intervenne Afrodite. «E poi persino tu devi capire che spifferare agli umani quel suo ’problemino da volatile’ non é una buona idea.» «Ehi, scusate, mi spiace interrompervi, ma sto cercando l’atrio della scuola.» Ci voltammo tutti in gruppo a fissare l’umano che procedeva verso di noi lungo il sentiero che partiva dal parcheggio principale. Dietro di lui si trascinava un altro tizio con videocamera e un’infinitá di roba ficcata in un borsone nero che portava in spalla, oltre a un microfono grigio che gli penzolava sulla testa. Come prevedibile, Damien fu il primo di noi a riacquistare il controllo. Voglio dire, Damien dovrebbe proprio venire incoronato Mr Amabilitá della Casa della Notte di Tulsa. «Siete nel posto giusto. Congratulazioni per averci trovati!» Il suo sorriso era cosí caloroso che le spalle rigide dell’umano si rilassarono. Poi lui tese addirittura la mano e disse: «Ottimo. Io sono Adam Paluka, di Fox News 23 di Tulsa. Sono qui per intervistare la vostra Somma Sacerdotessa e, suppongo, anche qualcuno di voi». «Felice di conoscerla, Mr Paluka. Io sono Damien», replicó lui dandogli la mano. Poi, con una risatina, aggiunse: «Oooh, che stretta potente!» Il reporter sorrise. «Piacere mio. Ma dammi del tu e chiamami Adam. Mr Paluka é mio padre.» Damien ridacchió.Adam ridacchió.I loro sguardi s’incrociarono per un bel po’. Stevie Rae mi diede una gomitata e ci scambiammo un’occhiatina maliziosa. Adam era carino, davvero molto carino, del tipo giovane in carriera. Capelli scuri, occhi scuri, bella dentatura, scarpe davvero eccellenti, e borsello, che Stevie Rae e io individuammo nello stesso momento. I nostri occhi telegrafarono in stereo potenziale ragazzo per Damien! «Ciao, Adam, io sono Stevie Rae.» Allungó la mano e, non appena lui gliela strinse, aggiunse: «Non ce l’hai una ragazza, vero?» Il sorriso a trentadue denti perse colpi, ma non troppo. «No, non ce l’ho. No, mmm, decisamente non ho una ragazza.» Poi notó il Marchio rosso di Stevie Rae. «Allora, tu sei un vampiro del nuovo tipo, quello di cui parlava la vostra ex Somma Sacerdotessa.» Stevie Rae gli regaló un sorrisone. «Giá,sono la prima Somma Sacerdotessa Rossa. Figo, vero?» «Il tuo tatuaggio é molto bello», commentó Adam, piú incuriosito che a disagio. «Grazie! E lui é James Stark. é il primo Guerriero Vampiro Rosso. Anche il suo tatuaggio é da paura.» Stark allungó la mano. «Piacere di conoscerti. E non c’é bisogno che mi dica che ho un bel tatuaggio.» Adam sbiancó leggermente, ma strinse comunque la mano a Stark. Il suo sorriso sembrava sincero... nervoso, ma sincero. «Ciao», intervenni. «Io sono Zoey.» Lo sguardo di Adam passó rapidamente dal tatuaggio completo sul mio volto allo scollo a V della mia maglietta, da cui s’intravedevano i Marchi sulla clavicola, fino al palmo della mia mano tesa, anch’esso coperto dalla medesima decorazione a filigrana. «Non sapevo che i vampiri si facessero fare tatuaggi aggiuntivi. L’artista che ha realizzato i tuoi é qui a Tulsa?» Sorrisi. «Sí, a volte. Ma per la maggior parte del tempo si trova nell’Aldilá.» Mentre lui cercava di elaborare la mia risposta, colsi l’occasione per chiedergli: «Ehi, hai detto che non hai una ragazza. Ma un ragazzo?» «Mmm, no. Non ho nemmeno un ragazzo. Non al momento, quantomeno.» Adam fissó Damien, che sostenne il suo sguardo. Andata! era quello che pensavo quando Afrodite sbuffó e disse: «Oh, che cazzo, non siamo negli studi di Bachelorette. Questo non é un reality show. Io sono Afrodite LaFont. Sí, il sindaco é mio padre. Evviva». Prese sottobraccio Dario. «E lui é Dario, il mio Guerriero.» Il fighissimo sopracciglio di Adam s’inarcó alla vista del cardigan della scuola di Afrodite, col simbolo degli alunni di sesta, le tre Parche, ricamato sul taschino sinistro. «Agli umani é consentito frequentare i corsi della Casa della Notte?» «Afrodite é una Profetessa di Nyx, fatto dimostrato dal legame che ha con Dario, che é un Guerriero Figlio di Erebo e suo protettore per solenne giuramento», rispose Thanatos dall’ombra, mentre si avvicinava a noi con passo aggraziato. Pensai che il suo tempismo fosse perfetto, proprio come il suo ingresso in scena. Sembrava alta e potente, Senza etá e di una bellezza classica. La sua voce era gradevole e istruttiva, come se facesse lezione ai giornalisti umani tutti i giorni. «So che il funzionamento e le regole interne della nostra societá non sono noti a tutti, ma ritengo che la maggior parte degli umani sia al corrente del fatto che un Guerriero non puó legarsi a un umano con giuramento di protezione.» «In effetti, benché l’intervista sia stata organizzata all’ultimo momento, ho avuto il tempo di fare qualche ricerca, e questo particolare l’avevo scoperto.» «Il fatto che Afrodite sia una Profetessa di Nyx e che frequenti la scuola qui, come anche numerosi novizi e vampiri rossi, sará uno degli argomenti della nostra intervista. Che mi pare proprio sia giá iniziata, in realtá.» Thanatos uscí dall’ombra, facendo un cenno all’operatore che teneva sollevata la telecamera e ci stava decisamente filmando, anche se nessuno di noi se n’era accorto. «Io sono Thanatos, la nuova Somma Sacerdotessa della Casa della Notte di Tulsa. Ben trovato, Adam Paluka. é il benvenuto nella nostra scuola.» Adam s’inceppó solo un pochino: «Bben trovata. Non intendevo offendervi iniziando a filmare». Thanatos sorrise. «Non ci ha offesi affatto. Siamo stati noi a invitarvi. Sono contenta che l’intervista sia iniziata senza formalitá. Possiamo continuare qui fuori, sotto il bel cielo stellato di Tulsa?» «Certo», convenne Adam dopo un cenno di assenso da parte del cameraman. «In realtá l’illuminazione a gas va benissimo. Se ci date un secondo, possiamo usare un microfono a giraffa per registrarvi.» «Mi sembra ottimo. Zoey, Afrodite, Stevie Rae, Stark e Damien, per cortesia, restate per l’intervista. Dario, tu Erin e Shaunee, potreste assicurarvi che i novizi siano rientrati tutti nei dormitori? é stata una serata difficile per la nostra scuola.» Dario fece l’inchino ad Afrodite e a Thanatos, poi lui e Shaunee si allontanarono insieme, mentre Erin prese la direzione opposta. «Ha detto che é stata una serata difficile per la scuola. Cosa intendeva?» «Sono certa che avete saputo dell’incendio al nostro campus», rispose Thanatos. «Sí, ci siamo occupati noi di Fox 23 della notizia. é successo qualcosa alle scuderie?» la sollecitó Adam. «Proprio cosí, un incidente sfortunato, anche se non del tutto sorprendente. La luce a gas e delle candele risulta piú delicata ai nostri occhi rispetto alle lampadine elettriche. Come ha giá osservato, crea una splendida atmosfera, ma si tratta di una fiamma viva e a volte instabile. Una lanterna accesa era stata lasciata incustodita nel fienile e un colpo di vento l’ha rovesciata su una balla di fieno, incendiando le scuderie.» «Spero che non si sia fatto male nessuno.» Mi sembró che Adam fosse sinceramente preoccupato. «La nostra Signora dei Cavalli e una novizia hanno avuto qualche piccolo problema per avere inalato fumo, e l’umano alle nostre dipendenze come amministratore delle scuderie ha riportato delle ferite, soprattutto alle mani. Ma si riprenderá perfettamente. Per la cronaca, devo anche aggiungere che il nostro Travis Foster si é comportato in modo eroico, accertandosi che tutti i cavalli fossero in salvo.» «Travis Foster é un umano?» «Nel modo piú assoluto. Ed é anche uno stimato collaboratore e amico.» «Interessante», commentó Adam. Il suo sguardo si spostó all’intorno e notó la pira in lontananza, che ardeva ancora. «Mi corregga se sbaglio, ma non credo che quella catasta laggiú faccia parte delle scuderie. Nel corso delle mie ricerche ho letto che i vampiri bruciano i loro morti sulle pire. Ho forse scelto un brutto momento per questa intervista?» Aveva posto la domanda con tono premuroso, ma gli brillavano gli occhi per la curiositá. «Non si sbaglia. Quelli sono i resti di una pira funebre. Abbiamo avuto una grave perdita qui alla Casa della Notte, che peró non ha nulla a che fare con l’incendio delle scuderie. Dragone Lankford, il nostro Signore delle Spade, ha perso la vita in un tragico incidente presso un vivaio di lavanda adiacente alla riserva nazionale di Tall Grass Prairie.» Per un attimo, mi chiesi come cavolo avrebbe fatto Thanatos a trasformare l’assassinio di Dragone in un «tragico incidente» spiegabile a un pubblico umano. «Un grande bisonte maschio ha superato i confini della riserva. Alcuni di noi stavano completando un delizioso Rituale di Purificazione nel campo di lavanda e l’animale deve essersi confuso vedendo il nostro cerchio e il fumo di salvia bianca. Ci ha aggredito. Il nostro Signore delle Spade ha perso la vita per difendere i nostri novizi.» «Che cosa terribile! Mi dispiace davvero.» Adam sembrava scosso. In realtá, tutti sembravamo scossi e questo nascose lo shock che provavamo per l’enorme bugia di Thanatos. «Grazie, Adam. Anche se si é trattato di un incidente orribile e di una tremenda perdita per la nostra Casa della Notte, il nostro Signore delle Spade é morto cosí come era vissuto, da onorabile Guerriero che protegge i nostri giovani. Grazie a lui, nessun altro é stato ferito e il rituale é stato addirittura completato. Ricorderemo il coraggio di Dragone Lankford per i secoli a venire.» Thanatos si tamponó gli occhi con un fazzoletto di pizzo preso dalla manica. Era un momento davvero commovente. Adam rimase fermo con aria partecipe, mentre l’operatore spostava l’inquadratura dalla pira di Dragone a Thanatos, per cogliere il suo dolore e il suo umanissimo sforzo di riprendere il controllo delle proprie emozioni. Davvero ben orchestrato. Mi venne da chiedermi quanti corsi di recitazione avesse frequentato da novizia la Somma Sacerdotessa della Morte. Thanatos finí di asciugarsi gli occhi e prese un profondo respiro. «E, per rispondere alla sua domanda, no, questo non é un brutto momento per un’intervista. Vi abbiamo invitati noi, ricorda? Siamo felici di darvi il benvenuto alla Casa della Notte, anche in un momento triste. Perció cominciamo in modo piú ufficiale. Lí vicino alla panchina di pietra puó andare bene?» Indicó uno dei lunghi sedili che fiancheggiavano l’ingresso della scuola. Nei giorni normali, ci sarebbero stati molti gruppetti di ragazzi, intenti a fare i compiti, a flirtare e a spettegolare. Quella sera, erano completamente vuoti. «Perfetto», commentó Adam. Mentre lui e il cameraman si preparavano, Thanatos prese posto al centro della panchina. Sottovoce, disse: «Zoey, Stark, accanto a me, qui». Indicó la sua destra. «Afrodite, Stevie Rae e Damien, alla mia sinistra.» Quando Adam tornó e iniziarono le riprese ufficiali, fui presa da un po’ di agitazione: l’avrebbero visto anche i miei vecchi amici della South Intermediate High School! «Thanatos, mi chiedevo se potesse darmi spiegazioni riguardo al commento fatto su di lei ieri sera da Neferet, la ex Somma Sacerdotessa di questa Casa della Notte. Ha sostenuto che adesso qui la nuova Somma Sacerdotessa é la Morte.» Adam sorrise. «A me lei non sembra la Morte.» «L’ha vista spesso, giovane Adam?» replicó Thanatos in tono divertito. «No, veramente no. Non sono mai morto», scherzó a propria volta il giornalista. «Be’, il commento di Neferet puó essere spiegato con estrema facilitá.Io non sono la Morte. Semplicemente ho avuto in dono la capacitá di aiutare i morti a passare da questo regno al successivo. Non sono la Morte piú di quanto lei, Adam, non sia l’Umanitá.Entrambi siamo Solo una rappresentazione delle due. Se puó aiutare a capire meglio, mi puó considerare una sorta di medium.» «Neferet ha menzionato anche un nuovo tipo di vampiro, sottintendendo che potrebbe essere pericoloso.» Osservai la telecamera spostarsi da Stark a Stevie Rae. «Potrebbe chiarirci anche questa notizia?» «Certamente, ma prima sento di dover precisare un punto: Neferet non é piú una collaboratrice della Casa della Notte di Tulsa. Secondo le regole della nostra societá, quando una Somma Sacerdotessa perde il proprio ruolo, é per la vita. Non opererá piú come Somma Sacerdotessa per nessun’altra Casa della Notte. Come puó bene immaginare, puó essere un cambiamento difficile e spesso imbarazzante sia per il dipendente licenziato sia per il datore di lavoro. I vampiri non hanno leggi sulla diffamazione. Noi usiamo un sistema fondato sul giuramento e sull’onore. é evidente che in questa occasione il nostro sistema non ha funzionato.» «Dunque mi starebbe dicendo che Neferet é..» Adam non finí la frase e annuí, incoraggiando Thanatos a continuare per lui. «Sí, é un fatto triste ma vero: Neferet é una ex dipendente scontenta che non ha segreti da rivelare», disse pacata Thanatos. Adam guardó Stark, in piedi accanto a me. «Questa ex dipendente ha fatto inquietanti insinuazioni riguardo a un membro della Casa della Notte in particolare: James Stark.» «Sono io», ammise subito Stark. Sapevo che lui era a disagio, ma credo che nessuno, incluso il pubblico televisivo, avrebbe visto altro che un gran bel ragazzo con un tatuaggio rosso sul viso che sembrava rappresentare delle frecce puntate in direzioni diverse. «Allora, Jim... Ti sta bene se ti chiamo cosí?» domandó Adam. «Sí, ma preferirei che mi chiamassi Stark, come fanno tutti.» «Okay, Stark, Neferet ha detto che hai ucciso il tuo mentore della Casa della Notte di Chicago e ha sottinteso che tu sia un pericolo per la comunitá.Potresti replicare alle sue affermazioni?» «Una montagna di cavolate, ecco cosa sono!» udii dire la mia bocca. Stark fece quel suo sorrisetto sbruffone e mi prese la mano, intrecciando le dita con le mie a favore di telecamera perché tutti in TV potessero vedere. «Zy, non dire quasiparolacce mentre ci riprendono. Tua nonna potrebbe sentire e non sarebbe carino.» «Mi dispiace», borbottai. «Che ne dici se lascio parlare te?» Il sorriso di Stark diventó ancora piú grande. «Be’, sarebbe la prima volta.» Fu un po’ scocciante sentir ridere tutti i miei amici. Feci il broncio e Stark continuó a parlare, e io presi in considerazione la possibilitá di soffocarlo con un cuscino non appena si fosse messo a dormire. All’inizio la sua voce sembrava un po’ esitante, ma divenne a mano a mano piú sicura. «Il mio mentore, William Chidsey, era grandioso. Era gentile. E intelligente. Intelligente sul serio. E pieno di talento. Mi ha aiutato. In realtá, per me é stato piú un padre che un mentore.» Si passó la mano sul viso. Quando riprese a parlare, fu come se lí ci fossero solo lui e il reporter, da soli, quasi si fosse dimenticato della telecamera. «Adam, io ho scoperto molto presto che mi era stato fatto questo... dono.» Aveva pronunciato la parola «dono» non in modo sarcastico, ma come se non fosse una cosa meravigliosa. La sua voce diceva che il suo dono era una responsabilitá, e per niente leggera. «Non posso mancare il bersaglio. Sono un arciere», spiegó, vedendo l’espressione interrogativa di Adam. «Sai, arco e frecce. Be’, a qualunque cosa io miri... faccio centro. Purtroppo la cosa non é da intendersi in senso letterale. Prova a pensarci: ci sono un sacco di sfumature tra quello che stai guardando, quello cui stai realmente pensando e quello cui stai mirando. Faccio un semplice esempio: immagina di prendere arco e frecce e di mirare a un segnale di stop. Quindi tendi l’arco, punti la freccia e osservi il centro di un grosso segnale rosso. Ma che succede se nella testa stai pensando: ’Okay, voglio colpire quel coso che ferma le auto’? Basta un attimo e la freccia si é conficcata nel radiatore della prima macchina che passa.» «Be’, sí, capisco che questo possa causare dei grossi problemi», commentó Adam. «Giá,di proporzioni epiche. Mi ci é voluto un po’ per capire come funzionava la cosa e tenere tutto sotto controllo. E, prima di riuscirci appieno, ho fatto un errore davvero terribile.» Stark s’interruppe di nuovo e io gli strinsi la mano, cercando di telegrafargli il mio sostegno. «Per questo il mio mentore é morto. Non permetteró che accada di nuovo. Ho fatto un giuramento solenne in proposito.» «Ed é per questo che James Stark é alla Casa della Notte di Tulsa.» Thanatos riprese in mano le redini della conversazione e la telecamera la seguí. «Noi qui crediamo nelle seconde possibilitá.» Il suo sguardo si portó su Afrodite. Dovetti sforzarmi di non restare a bocca aperta come un’idiota quando continuó,tutta zucchero e miele: «Non diresti anche tu che questo é un ottimo luogo per sfruttare una seconda occasione, Afrodite LaFont?» Non mi sarei dovuta preoccupare. Con la telecamera accesa, Afrodite era nel suo elemento. Fece un passo avanti (verso l’obiettivo, é ovvio), poi si sedette accanto a Thanatos. «Somma Sacerdotessa, non potrei essere piú d’accordo con lei. Sono stata una novizia per quasi quattro anni, ma Nyx, la nostra generosa Dea, ha voluto togliermi il Marchio per darmi al suo posto il dono della profezia. I miei genitori concordano con la mia decisione di rimanere alla Casa della Notte, anzi abbiamo discusso dell’eventualitá di continuare gli studi a Venezia, presso il Consiglio Supremo, una volta preso il diploma qui. Mia madre e mio padre mi appoggiano molto.» Sorrise a favore di camera. «Ne é una prova l’estratto conto della nostra carta di credito. Wow! Ho dei genitori fantastici!» Okay, non avevo parole. Era un tale ammasso di cavolate schifose e puzzolenti che nemmeno mi riusciva di aprire bocca. Per fortuna, Stevie Rae non era altrettanto muta. «A proposito di genitori meravigliosi, mia mamma, Ginny Johnson, preparerá i migliori biscotti al cioccolato di tutto l’universo conosciuto e li porterá all’open night con vendita di dolci che terremo qui molto presto. Vero, Thanatos?» Thanatos non perse l’attacco per la sua battuta. «Hai assolutamente ragione, Stevie Rae. Il prossimo weekend, ammesso che il tempestoso tempo dell’Oklahoma ce lo consenta, vorremmo aprire le porte del nostro campus alla comunitá.Ci auguriamo che Street Cats sará qui coi suoi gatti da adottare. E approfitto dell’occasione per annunciare che tutti i ricavi ottenuti dalla vendita di dolciumi saranno devoluti proprio a Street Cats. Inoltre, la nonna di Zoey Redbird, la nostra Somma Sacerdotessa novizia, porterá qui da vendere i prodotti del suo vivaio di lavanda.» «Non dimenticare lo sportello lavoro.» Tutti, incluso il cameraman, si voltarono udendo la voce della nostra Signora dei Cavalli, in piedi con accanto Mujaji, la sua bellissima giumenta nera che sembrava un vero sogno. «Professoressa Lenobia, sei molto gentile a unirti a noi per la conferenza stampa», esordí Thanatos. «Wow! Che splendido cavallo!» esclamó Adam, entusiasta, mentre l’operatore zoomava su Mujaji. Damien sfioró il braccio di Adam e sorrise: «Tesoro, quella é una lei, non un lui». «Oh, chiedo scusa.» Adam approfittó della situazione e sorrise a Damien, con un fighissimo rossore sulle guance. «Per me la questione maschiofemmina non ha mai fatto molta differenza.» «Perché siamo tutti uguali.» Udii le parole uscirmi di bocca e ringraziai silenziosamente Nyx. «Ragazzi, ragazze, umani, vampiri... che differenza fa? Condividiamo Tulsa, e l’amiamo. Quindi vediamo solo di andare d’accordo!» Thanatos rise, e quel suono fu come musica. «Oh, Zoey, non avrei saputo trovare parole migliori. E, Lenobia, hai fatto bene a ricordarmelo. Adam, stasera vorrei annunciare che, durante l’open night e la raccolta fondi per Street Cats, la Casa della Notte di Tulsa, per la prima volta nella nostra storia di cui ci siano testimonianze scritte, accetterá domande di assunzione da parte di professori umani. Faremo colloqui sia per la cattedra di recitazione sia per quella di letteratura.» Thanatos si alzó e aprí le braccia con aria benevola e saggia. «La Casa della Notte dá il benvenuto a Tulsa. E, fino a sabato, auguriamo a tutti voi ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora.» 14 NEFERET Neferet non avrebbe visto la conferenza stampa se non avesse chiamato il servizio in camera nel suo appartamento. Il servile biondino era quasi abbastanza giovane da interessarle. L’ultimo cameriere che aveva avuto la fortuna di rispondere alla sua chiamata si sarebbe dato malato per parecchi giorni. Debole e pieno di lividi, non avrebbe ricordato nulla, tranne una grande attrazione per la bellezza di Neferet e una serie di oscuri sogni erotici. Deliri febbrili, li avrebbe senza dubbio definiti il suo medico. Gli umani erano creature cosí fragili. Peccato che lei dovesse continuamente cercarsi un nuovo giocattolo. Neferet studió il cameriere. Era alto e sembrava molto nervoso. Aveva una brutta pelle. Praticamente stillava verginitá da ciascuno dei suoi pori iperdilatati. Pensando che quel sangue di vergine sarebbe stato a meraviglia con la bottiglia di champagne che lui le stava portando, la Tsi Sgili gli indicó il salotto. «Per favore, porta la bottiglia nella mia suite», chiese Neferet, provocante. Il sangue di vergine era cosí dolce che una brutta carnagione e delle mani sudaticce potevano decisamente passare in secondo piano. Dopotutto lei non aveva intenzione di toccarlo. Non troppo, almeno... «Signora, va bene qui?» Gli occhi del ragazzo continuavano a passare dai suoi seni alla sua bocca, per poi tornare alla bottiglia che stava aprendo, emanando allo stesso tempo desiderio sessuale, paura e fascinazione. «Lí é perfetto.» Neferet fece scorrere una lunga unghia appuntita sul corpetto del vestito di seta. «Wow.» Il ragazzo levó la stagnola dorata dalla capsula dello champagne con mani inesperte e tremanti. «Scusi se glielo dico, ma lei é molto piú bella delle altre vampire al TG.» «Quali altre vampire al TG?» «Quelle che sono al notiziario di Fox 23 proprio Adesso.» «Accendi il televisore!» gli ordinó. «Ma lo champagne non...» «Lascia perdere! Sono piú che capace di aprirmelo da sola. Metti sul notiziario e vattene.» Il ragazzo fece come ordinato e se ne andó alla chetichella, continuando a lanciarle occhiate vogliose. Neferet non gli badó affatto, immersa com’era nella scena che si svolgeva sul grande schermo piatto del televisore. C’erano Thanatos, Zoey e parecchi del suo gruppo. Erano nel parco della Casa della Notte e tutti insieme parlavano al giornalista con grande serenitá. Neferet si rabbuió. sembravano cosí normali. Le sue labbra s’incurvarono udendo Thanatos liquidare la morte di Dragone Lankford come un tragico incidente con un bisonte. «Quel maledetto Aurox. Strumento imperfetto e inutile! é tutta colpa sua», mormoró. Continuó a guardare l’intervista, sogghignando verso Stark e Zoey e concentrandosi solo quando sentí fare il proprio nome. Neferet alzó il volume e la voce di Thanatos strombazzó: «... Neferet é una ex dipendente scontenta che non ha segreti da rivelare...» Neferet si sentí gelare. «Osa definirmi una dipendente!» Continuó a guardare e la sua rabbia crebbe al punto che la portafinestra del balcone si ruppe di colpo, mandando schegge di cristallo sul pavimento di marmo. «Condividiamo Tulsa, e l’amiamo. Quindi, vediamo solo di andare d’accordo!» La voce ridicolmente allegra di Zoey fece a Neferet l’effetto di un’unghiata sulla schiena. «Tu, detestabile marmocchia! Non ti consentiró di disfare ció che ho cominciato!» sbottó. Quando Thanatos annunció che la Casa della Notte di Tulsa avrebbe assunto degli insegnanti umani, rimase a bocca aperta come il giovane reporter. Dopo il benevolo «ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora» della nuova Somma Sacerdotessa, Neferet osservó incredula i giornalisti in studio conversare da scriteriati su quanto fosse interessante l’interazione coi vampiri e di come fosse notevole per la cittá l’idea di una open night e di uno sportello lavoro, mentre un fermo immagine con la faccia sorridente di Zoey riempiva lo schermo. Neferet picchió sul telecomando il tasto OFF, incapace di sopportare un altro secondo di Zoey Redbird. Dall’ingegnosa piccola nicchia posta tra soggiorno e sala da pranzo, il computer di Neferet inizió a suonare. Sullo schermo lampeggió l’immagine di Nyx con le braccia rivolte al cielo e accanto all’icona si leggevano le parole: CONSIGLIO SUPREMO DEI VAMPIRI. Neferet raggiunse lentamente il computer e cliccó sul mouse per rispondere, attivando la videocamera. Rivolse un sorriso gelido alle sei severe Somme Sacerdotesse sedute sui loro troni di marmo. «Mi aspettavo la vostra chiamata.» Duantia, membro anziano del Consiglio, parló per prima. Neferet pensó che sembrava molto, molto vecchia. Di certo i lunghi e folti capelli erano piú argento che castani e quelle sotto i suoi occhi erano senza dubbio delle borse. «Sei stata convocata per comparire dinanzi a noi, e tuttavia ti trovi a Tulsa mentre noi siamo a Venezia. Cosa ti ha trattenuto?» «Sono impegnata.» Neferet intonó la voce in modo che apparisse piú divertita che seccata. O impaurita. Non doveva mai lasciar credere che le temesse, né loro né nessun altro. «In questo momento non posso proprio fare un viaggio in Italia.» «Allora ci costringi a pronunciare un giudizio su di te absente reo.» «Risparmiatevi il latino per vampiri troppo vecchi per vivere nel presente», la sbeffeggió Neferet. Duantia continuó come se non avesse parlato: «Thanatos, la nostra sorella Somma Sacerdotessa e settimo esponente di questo Consiglio, ha fornito prove incontestabili attraverso un Rituale di Svelamento cui hanno assistito la Somma Sacerdotessa Zoey Redbird, il suo...» «Quella ragazzina insolente non é una Somma Sacerdotessa!» «Non m’interrompere!» Anche attraverso Internet, anche a migliaia di chilometri di distanza, il potere di Duantia risultava palpabile. Fu solo con un grande sforzo che Neferet non si fece piccola per la paura davanti allo schermo. «Di’ quello che devi dire. Non t’interromperó piú», replicó,gelida. «Al Rituale di Svelamento presieduto da Thanatos erano presenti la giovane Somma Sacerdotessa, Zoey Redbird; il suo cerchio, di cui ciascun esponente ha avuto in dono da Nyx un’affinitá con un elemento; oltre a numerosi Guerrieri Figli di Erebo. Durante il rituale, la terra ha testimoniato che tu hai ucciso un’umana per sacrificarla al toro bianco della Tenebra, che pare essere tuo Consorte.» Neferet osservó i membri del Consiglio Supremo muoversi a disagio, come se per loro fosse difficile sopportare il termine «Consorte» associato al toro bianco. La cosa le fece piacere. Ben presto il Consiglio Supremo avrebbe dovuto sopportare molto piú che semplici parole. «Neferet, cosa dici in tua difesa?» concluse Duantia. Lei raddrizzó la schiena, alzandosi. Percepiva i tentacoli di Tenebra che le frusciavano intorno, sfiorandole le caviglie e scivolando sui polpacci. «Non ho bisogno di difendermi. L’uccisione dell’umana non é stata un assassinio. é stata un sacrificio sacro.» «Osi definire ’sacra’ la Tenebra?» gridó l’esponente del Consiglio che si chiamava Alitheia. «Alitheia, o Veritá,come diremmo in una lingua viva, t’impartiró una lezione che attiene al tuo nome. La veritá é che io sono immortale. In poco piú di cent’anni ho ottenuto piú potere di quanto non siate riuscite a conquistare tutte voi messe insieme. La veritá éche tra altri cento anni la maggior parte di voi sará polvere, mentre io saró ancora giovane, potente e bella. E una dea. Se decido di sacrificare un umano, per qualunque motivo, é un gesto sacro e non un peccato!» «Neferet, la Tenebra é tuo Consorte?» La domanda di Duantia spezzó il silenzio sceso dopo la sparata di Neferet. «Evocate il toro bianco e chiedetelo voi stesse alla Tenebra. Ma forse non osate...» ringhió Neferet. «Consiglio Supremo, qual é il vostro giudizio?» chiese Duantia. Ciascuna delle esponenti del Consiglio si alzó e, una alla volta, pronunció la medesima parola: «Espulsa!» Duantia si alzó per ultima. «Espulsa!» sentenzió decisa. «Da oggi in avanti non sei piú una Somma Sacerdotessa di Nyx. Non sei piú nemmeno una vampira. Da questo momento, tu per noi sei morta.» All’unisono, le esponenti del Consiglio Supremo voltarono le spalle a Neferet, poi si udí il breve suono che indicava il fine chiamata e lo schermo divenne nero. Neferet fissó il computer. Aveva il respiro affannoso nel tentativo di controllare il tumulto interiore. Il Consiglio Supremo l’aveva espulsa! «Orride vecchie streghe!» sbraitó. Era troppo presto! Ovviamente aveva intenzione di rompere col Consiglio Supremo, ma non prima di aver diviso le esponenti mettendole l’una contro l’altra, in modo che fossero troppo impegnate con la distruzione che avveniva all’interno per immischiarsi del mondo che lei stava creando al di fuori della loro bella isoletta. «C’ero quasi riuscita, quando Kalona si fingeva Erebo al mio fianco. Ma Zoey ha rovinato tutto, costringendomi a rivelare che non era vero.» Incapace di soffocare la frustrazione, Neferet uscí a grandi passi dalla stanza, i tacchi a spillo che facevano scricchiolare il vetro rotto. Andó sul terrazzo e appoggió le mani sulla fredda balaustra di pietra. «Zoey ha fatto sí che Thanatos venisse mandata a Tulsa per spiarmi. Ed é stata la madre di Zoey a rivelarsi un sacrificio troppo debole e imperfetto. Se Aurox non fosse stato uno Strumento scadente, il Rituale di Svelamento sarebbe stato interrotto dalla morte di Rephaim. E adesso il Consiglio Supremo mi ha espulsa e gli umani di Tulsa mi vedono come una mansueta alleata.» Neferet sollevó le braccia al cielo. «Zoey Redbird pagherá per quello che ha fatto!» Si chinó e si strappó il vestito, denudandosi davanti alla notte. Quindi allargó le braccia e piegó la testa all’indietro, cosicché i lunghi capelli le coprirono la schiena come un velo scuro. «Tenebra, vieni a me!» Si preparó al doloroso piacere del tocco gelido del suo toro bianco. Niente. L’unico movimento nella notte erano gli irrequieti tentacoli scuri che erano diventati suoi inseparabili compagni. «Mio signore! Vieni! Ho bisogno di te!» gridó Neferet. «La tua chiamata non é una sorpresa, mia spietata.» Neferet udí la voce nella testa, come sempre, ma non percepí la maestosa presenza. Abbassó le braccia, voltandosi, in cerca di lui. «Mio signore, non ti vedo.» «Hai bisogno di qualcosa.» Benché non capisse come mai non le fosse apparso, Neferet nascose la propria confusione e replicó, in tono seducente: «É di te che ho bisogno, mio signore». Subito, il piú grosso dei servi simili a serpenti della Tenebra si staccó dagli altri che le cingevano le caviglie e le si avvolse intorno alla vita, incidendo la pelle liscia e disegnando un perfetto cerchio scarlatto. Gli altri tentacoli le risalirono le gambe, spostandosi per nutrirsi del suo sangue caldo. Neferet stette bene attenta a non urlare. «Non é saggio mentirmi, mia senza cuore.» «Ho bisogno di maggior potere», ammise Neferet. «Voglio uccidere Zoey Redbird, e lei é ben protetta.» «Ben protetta e amata da una dea. Persino tu non sei pronta a distruggere apertamente una come lei.» «Allora aiutami. Te ne prego, mio signore», tentó di lusingarlo Neferet, ignorando il filo tagliente come un rasoio che le incideva la pelle e gli altri tentacoli che bevevano il suo sangue. «Tu mi deludi. Mi aspettavo che mi chiamassi e implorassi il mio aiuto. Vedi, mia spietata, non dovrei prevedere cosí bene le tue azioni. Questo mi annoia, e non desidero sprecare i miei poteri con prevedibilitá e tedio.» La voce le picchiava inesorabile nella testa. Neferet non si tiró indietro. «Non ti chiederó di perdonarmi», replicó, gelida. «Sapevi cos’ero dalla prima volta in cui siamo stati insieme. Non sono cambiata. Non cambieró.» «Vero, ed é per questo che ti ho sempre chiamato spietata e senza cuore.» La voce era meno invasiva. Ora era velata di divertimento. «Mi hai ricordato come abbiamo iniziato bene. Eri una sorpresa cosí io deliziosa! Sorprendimi di nuovo, e prenderó in considerazione l’idea di venirti in aiuto. Fino ad allora, ti accordo il controllo sui tentacoli di Tenebra che decideranno di rimanere con te. Non disperare. Molti sceglieranno te. Li nutri cosí bene! Ci rivedremo, mia spietata, quando... se... stimolerai il mio interesse abbastanza da farmi tornare...» La sua voce si affievolí mentre il tentacolo piú grosso che le circondava i fianchi si staccava e spariva nella notte. Neferet crolló.Si distese sulla fredda balaustra di pietra, osservando i tentacoli di Tenebra che le leccavano il sangue. Non li fermó. Lasció che bevessero, anzi li accarezzó, li incoraggió,contando quanti le rimanevano fedeli. Se il toro non l’aiutava, si sarebbe aiutata da sola. Zoey Redbird rappresentava un problema ormai da troppo tempo. Da troppo tempo aveva consentito a quella ragazzina d’interferire coi suoi piani. Peró non l’avrebbe uccisa. Questo avrebbe scatenato l’ira di Nyx troppo presto. A differenza del Consiglio Supremo dei Vampiri, una dea non poteva essere ignorata. No, pensó Neferet, non ho bisogno di uccidere Zoey. Tutto quello che devo fare é creare un essere che faccia il lavoro per me. Lo Strumento ha fallito una volta a causa di un sacrificio imperfetto. Il sacrificio perfetto non fallirá. «Io sono immortale. Io non ho bisogno del toro per creare. Mi serve solo un sacrificio sacro e il potere. Ho imparato l’incantesimo. Aurox era solo l’inizio...» Neferet accarezzó i tentacoli di Tenebra. Abbastanza... ne sono rimasti abbastanza. ZOEY «La Dea sa quanto mi scoccia dirlo, ma mi sbagliavo: é proprio come guardare quella stupidata di Bachelorette.» Afrodite scosse la testa e alzó gli occhi al cielo. Lei, Stevie Rae e io ci dirigevamo lentamente al parcheggio e al minibus pieno di ragazzi che ci aspettava. Andavamo piano perché eravamo superimpegnate a fissare come delle tonte Damien e Adam, il reporter, che se ne stavano a chiacchierare tutti sorridenti vicino al furgone di Fox 23. «Sstt!» bisbigliai ad Afrodite. «Ti sentiranno e metterai in imbarazzo Damien.» «Ma per favore!» sbuffó Afrodite. «Il ragazzino gay é tutto un ooohh–riditu– cherido–anch’io. Figurati se si accorge di noi.» «Sono solo contenta che stia flirtando», replicai. «Guardate! Stanno prendendo il cellulare!» saltó su Stevie Rae con un sussurro troppo pieno di punti esclamativi per essere davvero sussurrato. «Mi sbagliavo ancora», commentó Afrodite. «Non é come guardare Bachelorette. Qui siamo sul National Geographic Channel.» «Io trovo che sia proprio un figo», aggiunse Stevie Rae. «Il tipo che parla con Damien?» chiese Shaylin raggiungendoci. «Giá. Pensiamo che si stiano dando appuntamento», spiegó Stevie Rae, continuando a fissarli. «Ha dei bei colori delicati. Anzi a dire il vero si accordano molto con quelli di Damien», disse Shaylin. «Cos’é,i loro arcobaleni si uniscono?» sbuffó sarcastica Afrodite. Shaylin la guardó male. «Non hanno i colori dell’arcobaleno. Che stereotipo orribile. Loro hanno i colori del cielo d’estate, azzurri e gialli. Damien ha anche degli sbuffi bianchi che somigliano tanto a delle nuvole.» «Oh, che cazzo, quella non ha il minimo senso dell’umorismo», saltó su Afrodite. «Afrodite, devi piantarla di chiamare Shaylin quella. Non é carino», la sgridó Stevie Rae. «Allora, per uso futuro, quanto non é carino sulla scala del non–sidice– ritardato?» Inarcó un sopracciglio interrogativo rivolta a Stevie Rae. «Ed é piú o meno carino di idiotaritardato– zuccadura?» «La Somma Sacerdotessa sei tu, ma secondo me risponderle serve solo a incoraggiarla. Sai, come quando prendi in braccio un bambino piccolo che strilla: continua a strillare», intervenne Shaylin molto pratica. Riuscii a pensare soltanto: Cazzarola, adesso Afrodite le strappa via tutti i capelli a ciocche. Invece, scoppió a ridere. «Ehi, quella ha fatto una battuta! Chissá che non abbia davvero una personalitá.» «Afrodite, penso seriamente che tu possa avere il cervello in acqua», commentó Stevie Rae. «Grazie», replicó Afrodite. «Io vado sul bus. E cronometro Gay Boy: se flirta per piú di cinque minuti vedró di...» La frase s’interruppe non appena lei si voltó verso lo scuolabus. Il mio sguardo seguí la direzione del suo. Shaunee ed Erin erano davanti alla portiera aperta. Shaunee sembrava turbata, mentre il volto di Erin non aveva la minima espressione. Stavano parlando, ma erano troppo lontane per sentire cosa stessero dicendo. «C’é qualcosa che non va in lei», disse Shaylin. «Lei chi?» chiese Stevie Rae. «Erin.» «Shaylin ha ragione. In Erin c’é qualcosa che non va», convenne Afrodite. Non avrei saputo dire cosa mi lasciasse piú sconcertata, se quanto stavano dicendo su Erin o il fatto che quelle due fossero d’accordo. «Dimmi cosa vedi», chiese sottovoce Stevie Rae a Shaylin. «Il modo in cui posso descriverlo meglio é cosí: dietro la casa in cui vivevo da piccola, prima di diventare cieca, scorreva un canalone. Io giocavo lí vicino, fingendo che fosse un bel ruscello gorgogliante di montagna e che fossimo nelle Colorado Rockies, perché il ruscello era limpido e persino quasi bello da vedere. Ma, non appena mi ci avvicinavo troppo, ne sentivo l’odore. Puzzava tipo roba chimica e anche qualcos’altro, qualcosa di marcio. L’acqua sembrava bella, ma sotto la superficie era sporca, inquinata.» La mia pazienza era davvero al limite. Mi sembrava di ascoltare una delle poesie di Kramisha, e non era necessariamente una buona cosa. «Shaylin, cosa diavolo stai dicendo? Erin ha il colore dell’acqua inquinata? E, se é cosí, perché non ce l’hai detto prima?» «Sta cambiando!» strilló Shaylin. Quando le facce sul minibus, oltre a Shaunee ed Erin, si voltarono verso di noi, aggiunse: «L’inverno sembra stare cambiando per diventare primavera! Non é una sera bellissima?» I ragazzi scossero la testa e la guardarono aggrottando la fronte, ma perlomeno dopo un attimo smisero di ascoltare. «Oh, cazzo. Ma sei un disastro come spia!» Afrodite abbassó la voce e ci radunó vicine. «Zy, datti una svegliata. é semplice. Shaylin sta dicendo che Erin sembra quella di sempre: bella, bionda, popolare, perfetta. Ma la veritá é che sotto la superficie c’é qualcosa di marcio. Tu non lo puoi vedere. Io non lo posso vedere. Peró Shaylin sí.» Afrodite lanció un’occhiata verso l’autobus. Guardammo tutte con lei in tempo per osservare Shaunee che scuoteva la testa e spariva salendo in fretta i gradini coperti di gomma nera mentre Erin restava giú, bella ma molto, molto fredda. «Si direbbe che riesca a vederlo anche Shaunee. Non che le avremmo creduto. Avremmo pensato che fosse incavolata con Erin perché le gemelle di sfiga sono state separate.» «Mi pare un po’ impietoso», commentai. «Anche a me. Ma l’istinto mi dice che é la veritá», sentenzió Stevie Rae. «Pure il mio», intervenne Damien raggiungendoci. Aveva ancora le guance arrossate e salutó allegramente il furgoncino di Fox 23 che si allontanava, ma la sua attenzione era concentrata su Erin. «E il mio istinto dice anche qualcos’altro.» «Che tu e Mister TG state per diventare come culo e camicia?» La voce di Afrodite era vivace e educata, per niente in linea con quello che aveva appena detto. «Questi non sono affari tuoi», replicó Damien, poi passó a un piú dolce: «E, Afrodite, credo dovresti prestare attenzione, perché quello che sto per dire sconvolgerá il tuo mondo». «Che espressione antiquata», ribatté Afrodite. Damien non fece una piega. «Antiquata non significa poco accurata. Hai tradotto ció che ha visto Shaylin. Ció significa agire come un oracolo.» «Io non sono uno stupido oracolo. Io sono una Profetessa.» Afrodite sembrava arrabbiata sul serio. «Profetessa, oracolo...» Damien sollevó prima una mano e poi l’altra, come se stesse soppesando qualcosa in ciascun palmo e trovando le due parti equivalenti. «A me pare la stessa cosa. Pensa alla storia, Profetessa. Sibilla, Delfi, Cassandra! Questi nomi non ti fanno venire in mente niente?» «No. E dico sul serio. Cerco di non leggere troppo.» «Be’, se fossi in te comincerei. Sono solo i primi tre nomi comparsi nella mia mente bene istruita. C’é chi li definisce oracoli, chi Profetesse. Stessa cosa.» «In Internet trovo un riassunto?» Afrodite cercava di sembrare spavalda, ma il suo viso aveva perso colore e i suoi occhi erano piú grandi e di un azzurro piú intenso del solito. Era spaventata. E molto. «Okay, bene, lezione imparata. Siamo stati bravi!» sbottai, tutta pimpante. Gli altri mi fissarono senza commentare e tentai di spiegare: «Thanatos ha detto che dobbiamo allenarci a usare i nostri doni. Penso che quello che é appena successo sia tipo un credito in piú per noi. Che ne direste di salire su quell’autobus e tornare ai tunnel e guardare qualche replica di Fringe?» «Fringe? Ci sto», disse subito Shaylin. «Mi piace Walter», intervenne Afrodite. «Mi ricorda mio nonno. Sí, a parte il fatto che Walter é piú intelligente ed é fatto e pazzo invece che ubriaco e sociopatico. Eppure stranamente sono tutti e due simpatici.» «Tu hai un nonno? E ti piace?» Stevie Rae fu piú veloce di me a fare la domanda. «Certo che ho un nonno. Cos’é,a biologia dormivi?» Poi Afrodite si strinse nelle spalle. «Vabbe’, quello che é.La mia famiglia é un po’ difficile da spiegare. Seguiró quella sul bus.» E lo fece. Seguí Shaylin. Stevie Rae, Damien e io restammo soli. «Crazy Town», fu tutto quello che riuscii a dire. «Proprio», annuí Damien. «Okay, forza. Pensate che gli altri siano tutti a bordo?» chiesi. «Spero di sí. Rephaim c’é di sicuro, e abbiamo solo un paio d’ore prima dell’alba. Sono piú che certa che non abbia mai visto Fringe e penso che gli piacerá. In questo momento l’idea di guardare un DVD arrotolata contro di lui mi sembra una cosa meravigliosa, anche se ci sará pure Crazy Town Afrodite.» Mi sorrise. «Possiamo ordinare la pizza da Andolini?» «Sicuro», risposi. «Ehm–ehm...» Damien si schiarí la voce con precisione da grande attore. «Sí?» domandai. «Pensate che... cioé,sarebbe orribile se io, magari, vedessi qualcuno per un caffé?Piú tardi. Al Coffee House di Cherry Street?» «é ancora aperto?» m’informai, guardando il telefonino. Cavolo, erano quasi le quattro del mattino. «Hanno cominciato a stare aperti ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. La tempesta di ghiaccio ha bloccato il lavoro per settimane e stanno cercando di recuperare provvedendo al, be’, popolo della notte», spiegó Damien. «Davvero? Stanno aperti per noi?» Me li ricordavo bene, i loro deliziosi sandwich e le mostre d’arte che tenevano. «Una volta chiudevano alle undici!» «Non piú», replicó lui tutto allegro. «Wow, super. Voglio dire, io non ci sono mai stata, ma é una meraviglia che un caffé in centro stia aperto tutta la notte! Cosí ci possiamo fare un giro», saltó su Stevie Rae. «Che ne dite se domani facciamo fare a Dario una deviazione fin lí prima di tornare ai tunnel?» Avevo seguito l’istinto. É normale per un gruppo di ragazzi delle superiori volersi fermare al bar dopo la scuola. «Damien, se ci vai stasera, potresti chiedere se é okay che domani ci andiamo tutti?» «Andró in avanscoperta per te!» Poi l’espressione di Damien s’intristí. «Allora, cosa ne pensate? Jack mi odierebbe?» «Ma no, tesoro! Certo che no», mi affrettai a rispondere. «Jack capirebbe», aggiunse Stevie Rae. «Non vorrebbe saperti solo e triste mentre aspetti che lui ritorni.» «Perché lo fará,giusto?» Damien mi fissó negli occhi. «Jack tornerá,vero?» Le loro anime sono destinate a rincontrarsi... Le parole mi passarono nella mente in un sussurro. Riconoscendo la voce saggia e familiare di Nyx sorrisi, prendendo Damien sottobraccio. «Sí, te l’assicuro. E te l’assicura anche la Dea.» Damien ricacció indietro le lacrime. «Ho un appuntamento! E so che andrá benissimo.» «Giá», convenni. «Sono cosí contenta che potrei sputare. Anche se in effetti é una cosa che fa schifo», disse Stevie Rae prendendo sottobraccio Damien dall’altro lato. «Che strano modo di dire», osservó Damien. «Condivido. Anche nel film Titanic tutta quella scena di sputacchiamenti da parte di Leonardo mentre stava con Kate era proprio disgustosa», sentenziai. «Verissimo», convenne Damien. «Avrebbero dovuto tagliarla. Era l’unico neo del film.» «Be’, quello e quando lui si trasforma in un delizioso ghiacciolo», aggiunsi. Mentre ci avvicinavamo al bus, Damien e Stevie Rae si dimostrarono d’accordo con me con versi di circostanza. Dai finestrini vedevo le facce dei ragazzi e mi sembró che ci fossero tutti, il che mi fece un grande piacere perché non vedevo l’ora di tornare a casa. Stark era in cima ai gradini accanto a Dario. Il suo sguardo incroció il mio, facendomi diventare la pelle calda e fremente. Rephaim era seduto in prima fila, di fronte a Kramisha, e riuscivo a percepire che Stevie Rae vibrava di gioia nel salutarlo con la mano. Shaylin e Afrodite stavano salendo a bordo. Non vedevo il viso di Afrodite, ma dal colpo di ciuffo si capiva che stava giá facendo la svenevole col suo Guerriero. Okay, la Tenebra era una spina nel fianco e ci capitavano cose brutte, ma almeno eravamo insieme e avevamo l’amore. Sempre l’amore. «Ti devo parlare.» La voce priva di emozioni di Erin fu come una secchiata d’acqua gelida sulla mia pioggia di gioia. «Okay, certo. Ehi, salgo tra un attimo», dissi a Stevie Rae e a Damien. «Io resto», annunció Erin non appena fummo sole. «Resti? Vuoi dire qui?» Sapevo cosa intendeva, ma avevo bisogno di tergiversare, di guadagnare tempo per cercare di dare una risposta alle domande che avevo in testa. Insomma, avevo fermato Shaunee quando aveva tentato di tagliare i ponti con noi e tornare a vivere alla Casa della Notte appena lei ed Erin avevano iniziato ad avere dei problemi. Dovevo fermare anche Erin? «Sí, certo che voglio dire qui. Mi sono stufata dei tunnel. L’umiditá mi fa arricciare i capelli.» «Oh, per questo c’é un buon prodotto. Dell’Aveda. Te lo prendo domani al salone Ilhoff di Utica», replicai. «Okay, senti, non sono solo i capelli. Non voglio vivere nei tunnel. é qui che vivo io. In questa scuola. Non voglio essere portata avanti e indietro col bus. é stupido.» «Erin, lo so che prendere il minibus é stupido. Cavolo, era stupido anche prima che mi Segnassero. Ma penso che dobbiamo stare insieme. Siamo piú di un gruppo, noi siamo una famiglia.» «No, non siamo una famiglia. Siamo un gruppo di ragazzi che vanno alla stessa scuola. Tutto qui. Fine del discorso.» «Le nostre affinitá ci rendono piú di questo.» Ero sconvolta. Non solo da quello che diceva ma da come lo diceva. Era cosí gelida! «Erin, abbiamo superato troppe cose insieme per poter credere che siamo solo un gruppo di ragazzi che per caso frequentano la stessa scuola.» «Questo lo dici tu. Ma se io la pensassi diversamente? Non posso scegliere? Credevo che Nyx fosse a favore del libero arbitrio.» «Certo, ma non significa che non si possa dire niente se qualcuno cui teniamo sta facendo un casino», replicai. «Lasciala andare.» Erin e io alzammo gli occhi e vedemmo Afrodite in cima alla scaletta del bus. Era appoggiata alla porta a braccia incrociate. Mi aspettavo che avrebbe sfoggiato il suo tipi©o ghigno, ma non sembrava arrabbiata. Non sembrava sarcastica. Pareva solo molto sicura di sé. Alle sue spalle c’erano Stevie Rae e Shaylin. Annuivano entrambe e quel silenzioso sostegno ad Afrodite mi fece fare marcia indietro: il mio Consiglio aveva deliberato, avevano deciso cos’era meglio per tutti noi, anche se non era il meglio per Erin. «Grazie, Afrodite. Chi l’avrebbe mai detto che saresti stata tu a essere d’accordo con me?» Erin rise, un suono petulante e infantile che si scontrava con la calma maturitá della nostra Profetessa. «Sai una cosa, Erin? Sono contenta che tu e Afrodite me l’abbiate ricordato. Nyx ci dá il libero arbitrio e, se scegli di vivere qui alla Casa della Notte, allora rispetto la tua decisione. Spero che questo non cambi le cose nel nostro cerchio. Tu sei sempre l’acqua. Tu e il tuo elemento siete sempre importanti per noi.» Le labbra di Erin sorrisero, ma non i suoi gelidi occhi azzurri. «Sí, certo. Io saró sempre l’acqua, e l’acqua puó scorrere ovunque. Ti basta chiamarmi se hai bisogno di me. Arriveró al momento giusto.» «Mi sembra ottimo. Okay, allora immagino che ci vedremo domani.» «Giá.Ci vediamo in classe, ragazzi.» Con un rapido saluto, Erin se ne andó. Salii sul bus. «Ci siamo tutti?» «Tutti presenti come previsto», replicó Dario. «Allora andiamo a casa.» Ci sistemammo ai nostri posti: Stevie Rae accanto a Rephaim, Afrodite nel primo sedile dietro Dario. Stark mi aspettava un poco piú avanti e io mi appoggiai a lui per un rapido bacio, sussurrando: «Vado un attimo da Shaunee poi torno». «Ti aspetto. Come sempre», disse sfiorandomi la guancia. Barcollai per le buche nel parcheggio mentre Dario faceva un’ampia inversione a U e s’immetteva nel lungo viale d’accesso della scuola, quindi raggiunsi il fondo del minibus dove Shaunee era seduta da sola. «Ti scoccia se mi siedo un momento?» «No di certo», replicó. «Allora, tu ed Erin non vi parlate piú?» Shaunee si morse la guancia e scosse la testa. «No.» «é piuttosto arrabbiata.» Cercavo d’inventarmi qualcosa da dire per far sí che lei si confidasse. «No, non credo.» Aggrottai la fronte. «Sembrava arrabbiata.» «No», ripeté Shaunee guardando fuori del finestrino. «Prova a ripensare a come si é comportata negli ultimi giorni, ma soprattutto oggi. Arrabbiata non é il modo giusto per descriverla.» Ci riflettei. Erin era stata fredda. Era stata imperscrutabile. E non era stata altro. «Hai ragione. Adesso che ci penso é stata solo distaccata. Strano.» «Sai cos’é ancora piú strano? Lei sta mostrando molti piú sentimenti di Erin.» Shaunee indicó fuori del finestrino, verso il giardinetto dei professori, poco distante dal parcheggio. C’era una ragazza seduta vicino alla fontana. Mentre passavamo, c’era luce sufficiente a vedere che teneva il viso tra le mani. Le spalle andavano su e giú, come se stesse piangendo disperata. «Chi é?» chiesi. «Nicole.» «Nicole la novizia rossa? Sei sicura?» Allungai il collo nel tentativo di guardarla meglio, ma avevamo giá imboccato il viale alberato e non la vedevo piú. «Sono sicura. L’ho vista lí mentre raggiungevo il mini– bus.» «Ah. Hai idea di cosa le stia succedendo?» chiesi. «Credo che le cose stiano cambiando per molti di noi, e a volte questo é un vero schifo.» «Posso fare qualcosa per rendertelo meno schifoso?» domandai. A quel punto Shaunee mi guardó. «Solo essere mia amica.» Sbattei le palpebre, sorpresa. «Io sono tua amica.» «Anche senza Erin?» «Mi piaci di piú senza di lei», risposi, sincera. «Anch’io mi piaccio di piú.» Poco dopo tornai al mio posto e lasciai che Stark mi mettesse un braccio intorno alle spalle. Gli appoggiai la testa sul petto e ascoltai il battito del suo cuore, affidandomi alla sua forza e al suo amore. «Promettimi che non andrai fuori di testa con me e non diventerai un estraneo freddo e distante», gli dissi sottovoce. «Te lo prometto. Qualunque cosa succeda. Adesso svuota la mente da tutto tranne il fatto che stasera ti costringeró ad assaggiare una pizza diversa.» «Niente Santino? Ma ci piace un sacco!» «Zy, fidati. Damien mi ha parlato dell’Ateniese. Ha detto che é l’ambrosia delle pizze. Non so proprio bene cosa significhi, ma penso sia meglio di buona, quindi la proviamo.» Sorrisi, mi rilassai accanto a lui e finsi, per il breve tragitto dalla Casa della Notte allo scalo ferroviario, che il mio problema maggiore fosse espandere i miei orizzonti sulla pizza. 15 NONNA REDBIRD Sylvia salutó il sole con gioia e gratitudine e il cuore piú leggero di quanto non fosse da anni, piú leggero persino del giorno prima, quando aveva affrontato Aurox e scelto amore e perdono invece di rabbia e odio. Sua figlia era morta e, anche se avrebbe sofferto per quella perdita per il resto della vita, Sylvia sapeva che lei era finalmente libera dalla desolazione che era diventata la sua esistenza. Adesso Linda riposava nell’Aldilá con Nyx, felice. Quella consapevolezza la fece sorridere. Seduta al banco da lavoro nella stanza del cottage adibita a laboratorio, prese a canticchiare un’antica ninna–nanna cherokee mentre, fra le svariate erbe e pietre, fra cristalli e fili, sceglieva una foglia lunga e sottile di sweet–grass da avvolgere intorno a un mazzo di lavanda essiccata. Poi avrebbe cantato al sole, lasciandosi avvolgere dal fumo purificante dell’artemisia e dal rilassante profumo della lavanda. Mentre creava lo smudge stick per la fumigazione, il pensiero di Sylvia passó dalla figlia a Zoey, sua figlia nello spirito. «Ah, u–we–tsi–a– ge–u–tsa, quanto mi manchi», mormoró.«Ti telefoneró oggi al tramonto. Sará bello ascoltare la tua voce.» Sua nipote era giovane, ma la Dea Nyx le aveva dato dei doni speciali e, anche se ció significava che Zoey aveva grandi responsabilitá, voleva dire pure che aveva il talento per affrontare le sfide che ne derivavano. E ció portó la mente di Sylvia ad Aurox, il ragazzo che era una bestia. «O é la bestia a essere un ragazzo?» La donna scosse la testa. «No, voglio credere il meglio di lui. Lo chiameró Tsuka–nv–s–di–na, toro, e non bestia. L’ho incontrato, l’ho guardato negli occhi, l’ho visto piangere di rammarico e di solitudine. Ha uno spirito, un’anima, e dunque una possibilitá di scelta. Voglio credere che Aurox sceglierá la Luce, anche se dentro di lui abita la Tenebra. Nessuno di noi é del tutto buono. O cattivo.» Sylvia chiuse gli occhi, inspirando il dolce profumo delle erbe. «Grande Madre Terra, rafforza il bene dentro quel ragazzo e fa’ sí che Tsuka–nv–s–di–na possa essere domato.» L’anziana signora riprese a canticchiare mentre finiva d’intrecciare sweetgrass e lavanda. Solo quando ebbe terminato lo smudge stick si rese conto di essere passata Senza accorgersi dalla ninnananna a una melodia ben diversa: Canto per una donna che é stata coraggiosa in battaglia. Anche da seduta, i piedi di Sylvia avevano iniziato a muoversi, tenendo il ritmo per accompagnare i cambi di tono della voce. Accorgendosi di ció che stava facendo, si fermó,immobile. Abbassó lo sguardo sulle mani: intrecciato insieme con le erbe c’era un filo blu cui era legato del turchese. E Sylvia capí. «Un Fascio della Dea!» esclamó, con reverenza. «Grazie, Madre Terra, per questo avvertimento. Il mio spirito ti ha udito e il mio corpo obbedisce.» Con lentezza e solennitá,nonna Redbird si alzó,andó in camera da letto e si tolse la camicia da notte. Aperto l’armadio che stava contro le pareti di pino grezzo, Sylvia prese la piú sacra delle sue vesti, la mantella e la gonna a portafoglio che si era cucita non appena aveva scoperto di essere incinta di Linda. La pelle di daino era vecchia e un pochino abbondante per il suo corpo snello, ma ancora morbida e liscia. La tintura verde, che le era costata tanto tempo e tanta fatica, era ancora dello stesso color muschio di quarant’anni prima. E non era andata persa né una conchiglia né una perlina. Mentre legava i capelli d’argento in una treccia lunga e spessa, Sylvia inizió a intonare ad alta voce il Canto per una donna che é stata coraggiosa in battaglia. Mise gli orecchini d’argento e turchese. La voce saliva e scendeva a tempo col battere dei piedi nudi, mentre lei si legava intorno al collo fili di turchesi, l’uno dopo l’altro, finché il peso non divenne caldo e familiare. Poi mise dei bracciali di turchese ai polsi sottili, cui aggiunse nastri d’argento e turchesi – sempre turchesi – fino ad avere entrambi gli avambracci coperti fin quasi al gomito. Solo allora Sylvia Redbird prese il suo smudge stick e una lunga scatola di fiammiferi di legno, e uscí dalla camera da letto. Lasció che fosse lo spirito a guidare i suoi piedi nudi. E lo spirito non la condusse al ruscello gorgogliante che scorreva dietro casa e dove di solito salutava l’alba. Al contrario, Sylvia si ritrovó sull’ampia veranda sul davanti del suo cottage. Continuando a seguire l’istinto, accese lo smudge stick. Con movimenti aggraziati ed esperti, inizió a disegnare cerchi nell’aria, profumandola di artemisia e di lavanda. Fu quando ormai era avvolta dal fumo dalla testa ai piedi e stava intonando il canto di guerra di una Saggia, che Neferet uscí da una chiazza di Tenebra e si materializzó davanti a lei. NEFERET Il canto di Sylvia Redbird le sembrava come gesso che stride su una vecchia lavagna di ardesia. «Secondo le tue convinzioni é maleducazione non dare il benvenuto a un ospite.» Neferet alzó la voce per farsi sentire nonostante l’orrendo canto della vecchia. «Gli ospiti s’invitano. Tu non sei stata invitata a casa mia e questo fa di te un’intrusa. Secondo le mie convinzioni, ti sto trattando in modo appropriato.» Neferet incurvó le labbra. Il canto era finito ma i piedi nudi di nonna Redbird continuavano a battere il ritmo. «Quel canto é irritante quasi quanto il fumo. Credi davvero che questa puzza possa proteggerti?» «Io credo molte cose, Tsi Sgili», replicó Sylvia continuando ad agitare intorno a sé il grande fascio di erbe e a danzare sul posto. «In questo momento penso che tu abbia infranto il giuramento che mi avevi fatto quando la mia u–we–tsi–a–ge–u–tsa é entrata nel tuo mondo. Te ne chiederó conto.» Neferet era quasi divertita dall’insolenza della donna. «Io a te non ho fatto nessun giuramento.» «Sí, invece. Hai promesso di proteggere Zoey e di essere sua mentore. Poi non hai onorato il giuramento. Mi devi il prezzo di quella violazione.» «Vecchia, io sono immortale. Non sono legata alle tue regole», la derise Neferet. «Puoi anche essere diventata immortale, ma questo non cambia le regole della Madre Terra.» «Forse no, ma cambia il modo in cui vengono applicate.» «La rottura del giuramento non é l’unico debito che hai con me, strega», replicó Sylvia. «Io sono una dea, non una strega!» Neferet sentí montare la rabbia e si avvicinó lentamente alla veranda. I tentacoli di Tenebra scivolavano in avanti insieme con lei, anche se Neferet ne percepí l’esitazione quando sbuffi di fumo bianco li raggiunsero e parvero sciogliersi intorno a loro. Sylvia continuava a danzare e a far roteare il fascio di erbe. «Il secondo debito che hai con me é ancora piú grande. Mi devi una vita. Hai ucciso mia figlia.» «Ho sacrificato tua figlia per un bene maggiore. Non ti devo niente!» La vecchia signora non le badó affatto, ma interruppe la danza quel poco che serviva a chinarsi e a posare ai propri piedi lo smudge stick fumante. Quindi sollevó il viso e aprí le braccia, come ad accogliere il cielo. «Grande Madre Terra, ascoltami. Sono Sylvia Redbird, Saggia dei cherokee e Ghigua della mia tribú, quella della Casa della Notte. Io imploro la tua misericordia. Neferet, la Tsi Sgili che é stata Somma Sacerdotessa di Nyx, é una spergiura. é in debito con me per un giuramento infranto. Ed é l’assassina di mia figlia, quindi é in debito con me anche di una vita. Io invoco il tuo aiuto, Madre Terra, e chiedo che entrambi i debiti vengano ripagati. Sotto forma di protezione.» Ignorando i tentacoli di Tenebra che si rifugiavano intorno a lei, intimoriti, Neferet si avvicinó a Sylvia. «Ti sbagli di grosso, vecchia. Sono io l’unica dea in ascolto. Sono io l’immortale cui dovresti implorare protezione.» Quando Neferet mise piede sulla veranda invasa dal fumo, Sylvia parló di nuovo e, questa volta, la sua voce era cambiata: se prima, nell’evocare colei che definiva Madre Terra, era stata potente, adesso si era ingentilita, addolcita. Non aveva piú le braccia spalancate, il viso non era piú rivolto verso l’alto in un gesto di supplica. Ora i suoi occhi scuri incrociarono e sostennero lo sguardo di Neferet. «Tu non sei una dea. Sei una bambina violata dall’animo malvagio. Provo pena per te. Cosa ti é successo? Bambina, chi ti ha fatto del male?» La furia di Neferet era cosí intensa che lei si sentiva sul punto di esplodere. Dimenticati i tentacoli di Tenebra, provó a colpire Sylvia; voleva scorticare e tagliare e mordere quella vecchiaccia insolente. Con un movimento tanto rapido da smentire la sua etá,Sylvia sollevó le braccia davanti al viso in un gesto di difesa, parando i colpi di Neferet. Un dolore bruciante s’irradió nel corpo della Tsi Sgili a partire dalle mani. Neferet strilló e fece un salto indietro, fissando i segni sanguinanti lasciati sui suoi pugni, una bruciatura esattamente della forma delle pietre azzurre sui bracciali di nonna Redbird. «Tu osi colpire me? Una dea?» «Io non colpisco nessuno. Mi difendo soltanto, grazie alle pietre protettive che mi ha donato la Grande madre.» Senza mai interrompere il contatto visivo e tenendo sollevate le braccia coperte d’argento e turchese, l’anziana signora riprese a cantare. Neferet avrebbe voluto farla a pezzi con le proprie mani ma, avvicinandosi alla cherokee, percepí l’ondata di calore proveniente dalle pietre azzurre che indossava. Sembrava quasi che pulsassero di un fuoco pari alla sua furia. Aveva bisogno del toro bianco! La sua algida Tenebra avrebbe spento le fiamme della vecchia megera. Forse la strana energia che era in grado di dominare l’avrebbe stupito e lui avrebbe, di nuovo, concesso a Neferet la propria seducente potenza. Controllando la rabbia, Neferet fece un passo indietro, al di fuori del cerchio di fumo e di calore che avvolgeva Sylvia. Studió l’anziana signora, guardó la sua danza, ascoltó il suo canto. Vecchio. Antico. Tutto in Sylvia Red– bird diceva che lei, e il potere della terra che sapeva evocare, erano lí da molto, molto tempo. Anche il toro bianco era antico. Quell’indiana non l’avrebbe stupito. «Mi occuperó io di te.» Lo sguardo sempre fisso in quello di Sylvia, Neferet sollevó le mani e, senza neppure trasalire, usó le unghie affilate per incidere le ferite giá create dal turchese protettivo. Il sangue zampilló subito, andando a schizzare la veranda. Neferet scosse la mano, facendo piovere gocce scarlatte attraverso la nuvola di fumo, disperdendola, e sulla donna. Le macchie rosse erano in contrasto stridente coi verdi e coi blu della terra che Sylvia indossava. Poi la Tsi Sgili giró le mani, tenendo i palmi a coppa e raccogliendo il sangue. «Venite, miei oscuri figli, bevete!» All’inizio i tentacoli si mostrarono esitanti ma, dopo il primo assaggio del sangue di Neferet, si fecero baldanzosi. Sylvia sgranó gli occhi, che si velarono di paura. Il suo sguardo non si abbassó ma il suo canto si fece incerto, la voce che cominciava a sembrare vecchia... debole... tremante... «Adesso, figli miei! Avete gustato il mio sangue e Sylvia Redbird ne é stata schizzata. Intrappolatela... portatemi la vecchia!» Anche la voce di Neferet cambió, diventando ritmica e rispecchiando oscuramente il canto di guerra e di terra di Sylvia. «Uccidere qui non servirá, dovete solo soddisfare la mia rabbia. Avete giá bevuto a sazietá, ora create per me una gabbia. Renderó nuovo il vecchio, banchetterete con forte e vibrante gioventú soltanto. Siate fedeli, prestatemi orecchio e soffocate di questa donna il canto!» I tentacoli obbedirono a Neferet. Evitarono le pietre turchesi e si avvolsero intorno ai piedi nudi di Sylvia, bloccando il ritmo della danza. La Tenebra si allargó, creando un pavimento simile a quello di una prigione, quindi salí, su e su, ingabbiando la vecchia signora. Alla fine, solo alla fine, il canto di Sylvia venne zittito, sostituito da un grido di sofferenza mentre lei veniva sollevata e i tentacoli di Tenebra, muovendosi attraverso ombra e foschia, trasportando la terribile gabbia e la sua prigioniera, seguivano la loro padrona. AUROX Aurox attese che il sole fosse alto nel cielo invernale prima di uscire dalla fossa. La mattina era iniziata grigia e nuvolosa ma, con l’interminabile passare delle ore, il sole si era fatto strada nella foschia e nelle ombre. A mezzogiorno, Aurox uscí. Non consentí all’urgenza che gli strisciava sottopelle di renderlo incauto. Usó i muscoli delle braccia per afferrare le radici e sbirció fuori dalla buca, sfruttando i suoi sensi paranormali. Devo andarmene senza essere visto, fu il suo primo pensiero. La scuola non era silenziosa quanto il giorno precedente. Lavoratori umani erano impegnati a riparare le parti danneggiate delle scuderie. Aurox non vedeva vampiri ma Travis, il cowboy umano, sembrava essere ovunque. Sí, aveva mani e braccia ancora bendate, ma la voce era cosí forte che attraversava tutto il campus arrivando fino ad Aurox. Lenobia non si mostrava nel sole del mezzogiorno, peró non ne aveva bisogno. Travis era lí per lei, e la aiutava non solo con gli operai. Il cowboy interagiva liberamente coi cavalli. Aurox lo vide spostare l’immensa percheron e la giumenta nera di Lenobia da un improvvisato recinto rotondo a un altro. Non lavora semplicemente per Lenobia. Lei si fida. La cosa lo stupí. Se una Somma Sacerdotessa puó fidarsi cosí tanto di un umano in un momento di tensione e di agitazione, forse c’é la possibilitá che pure Zoey... No, non poteva indulgere in una simile fantasia. Aveva sentito cos’era lui in realtá. Anche Zoey aveva sentito. Avevano sentito tutti! Era stato creato dalla Tenebra grazie al sangue della madre di Zoey. Non poteva nemmeno pensare di avere la sua fiducia o il suo perdono. C’é solo una persona su questa terra che si fida di me, solo una persona che mi perdona. é da lei che devo andare. Aurox rimase lí scrutando tra le radici e i pezzi di corteccia, aspettando... osservando... Finalmente gli umani iniziarono ad allontanarsi dalle scuderie, parlando di quanto fossero contenti di poter raggiungere a piedi Queenies e farsi un sandwich Ultimate Egg per pranzo. E ridevano. Gli amici ridevano sempre. Aurox desiderava tanto condividere una risata tra amici. Quando furono passati oltre la fossa in cui si trovava e le voci si furono spente, il ragazzo uscí del tutto e, come una scimmia, valutó l’altezza dell’albero caduto nel punto in cui si appoggiava al muro di cinta, quindi lo saltó. Avrebbe voluto mettersi a correre, evocare la bestia e lacerare il suolo, quindi scappare via con tutta la sua forza ultraterrena. Invece si costrinse a camminare. Si tolse dai vestiti terriccio, foglie ed erba, si passó le dita nella massa arruffata che erano i suoi capelli, spezzando i grumi di sangue e fango, e sistemandoli in una parvenza di normalitá. Normale andava bene. Normale non si notava. Normale non veniva fermato. Il veicolo era nel punto esatto in cui l’aveva lasciato il giorno prima, le chiavi ancora nel quadro. Le mani di Aurox tremavano solo un pochino quando lui accese il motore e lasció il parcheggio di Utica Square per dirigersi a sud–est, al suo rifugio. Il viaggio sembró durare appena un istante e Aurox ne fu grato. Svoltando sul vialetto d’accesso alla casa di nonna Redbird, abbassó i finestrini. Anche se faceva freddo, voleva assorbire il profumo di lavanda e, con esso, anche la calma che offriva. Proprio come accettava il rifugio che l’anziana signora gli aveva offerto. Quando parcheggió davanti alla grande veranda, tutto cambió. All’inizio Aurox non capí, non riuscí a elaborare. Fu colpito dall’odore, ma rifiutó di accettare l’idea che si era insinuata in lui inspirando quell’aria. «Nonna? Nonna Redbird?» chiamó Aurox non appena scese dall’auto. Camminó veloce intorno al piccolo cottage. Si aspettava di trovarla accanto al ruscello cristallino, perché lei apparteneva a quel luogo. Avrebbe dovuto essere lí a canticchiare qualcosa di allegro. In pace. Tranquilla. Al sicuro. Ma non c’era. Su di lui si abbatté una premonizione terribile: ricordava la puzza arrivata fino a lui nonostante l’aria profumata di lavanda quando aveva parcheggiato davanti alla casa. Aurox si mise a correre. «Nonna! Dove sei?» Fece un giro intorno alla casa, coi piedi che scivolavano sulla ghiaia che delimitava il piccolo parcheggio sul davanti. Afferró il corrimano della veranda e fece i sei gradini con due lunghi passi, fermandosi al centro dell’ampia terrazza di legno, proprio davanti alla porta d’ingresso. La spalancó e si precipitó all’interno. «Nonna! Sono io, Aurox, il tuo Tsuka– nv–s–di–na. Sono tornato!» Silenzio. Lei non c’era. Non andava bene. Non andava bene per niente. Aurox tornó sui propri passi, al centro della veranda. Lí l’odore era piú intenso. Tenebra. Paura. Odio. Dolore. Aurox li aveva percepiti dal sangue che punteggiava la veranda, e non solo. Mentre era lí, affannato, certo che in quel luogo fossero passate violenza e distruzione, lo raggiunse il fumo. Si sollevó in volute intorno ai suoi piedi che calzavano i mocassini, trasportando fili d’informazioni. Nella foschia grigia era inscritto un canto antico che s’innalzó intorno a lui, simile a una piuma. E, in esso, Aurox udí l’eco della voce di una donna coraggiosa. Chiuse gli occhi e inspiró a fondo. Ti prego, imploró mentalmente, fammi capire cos’é successo qui. Fu assalito da sentimenti di odio e rabbia. Erano facili da interpretare, familiari. «Neferet», mormoró. «Sei stata qui. Sento il tuo odore. Percepisco la tua presenza.» Ma, dopo le emozioni familiari, arrivarono quelle che lo fecero crollare. Aurox percepí il coraggio di Sylvia Redbird, ne riconobbe la saggezza e la determinazione e, infine, la paura. Cadde in ginocchio. «Oh, Dea, no!» gridó al cielo. «Questo é sangue di Neferet, sparso da nonna Redbird. Neferet ha ucciso anche lei come ha giá fatto con sua figlia? Dov’é il corpo della nonna?» Non ci fu risposta, tranne il sospiro del vento in ascolto e il fastidioso gracchiare di un grosso corvo appollaiato in fondo alla veranda. «Rephaim! Sei tu?» Aurox si passó le dita tra i capelli sporchi mentre il corvo lo osservava, muovendo la testa di lato. «Vorrei che la Dea togliesse il toro che é dentro di me e mi facesse diventare come te. Cosí potrei salire nel cielo e volare per sempre.» Il corvo gracchió verso di lui, poi allargó le ali e voló via, lasciando Aurox completamente solo. Aurox aveva voglia di piangere per la disperazione, ma anche di chiamare a sé la bestia e aggredire qualcuno, chiunque, e lasciarsi sopraffare dalla rabbia e dalla paura. Il ragazzo che era anche una bestia decise di non fare né l’una né l’altra cosa e in realtá non fece nulla, nulla tranne che pensare. Rimase a lungo seduto sulla veranda di nonna Redbird, tra ció che restava di sangue e fumo, paura e coraggio, e giunse alla veritá col ragionamento: Se Neferet avesse ucciso la nonna, il suo corpo sarebbe qui. Lei non ha motivo di nascondere le sue cattive azioni. I suoi crimini sono giá stati scoperti, se ne é accertata Thanatos. Allora, cos’é che Neferet vuole piú di morte e distruzione? La risposta era semplice e orribile. Neferet vuole creare il caos e un modo molto facile per farlo é provocare dolore a Zoey Redbird. Aurox seppe che era cosí appena il pensiero gli si formó nella mente. La nonna era unica tra i mortali, era un capo di grande valore, amata da molti. E potente. La nonna era potente. Sylvia Redbird sarebbe stata un sacrificio molto migliore di sua figlia. «No!» Aurox non voleva nemmeno pensarci. Invece si concentró sul fatto che, catturando l’amata nonna di Zoey, Neferet avrebbe spinto la novizia a darle la caccia, dividendo in quel modo la comunitá vampira e mettendo in subbuglio tutta la zona. «Che venga usata come sacrificio o come ostaggio, finché Neferet ha in mano nonna Redbird e Zoey cerca di salvarla, Neferet ottiene ció che piú desidera: caos e vendetta. Be’, allora bisogna che a salvare la nonna sia qualcun altro.» Aurox prese la decisione in fretta, pur rendendosi conto che per lui poteva rivelarsi fatale. Il viaggio di ritorno sembró insolitamente lungo e ció gli diede il tempo di riflettere. Pensó a Neferet e al suo disprezzo per la vita. Pensó a Dragone Lankford e a come aveva lottato e sconfitto la solitudine e la disperazione che avevano tentato d’inghiottire la sua esistenza. Pensó al coraggio di quanti si opponevano a un nemico potente quanto il toro bianco, un nemico che al solo ricordo gli metteva i brividi. E pensó a Zoey Redbird. Il tramonto era passato da un po’ quando Aurox arrivó a Tulsa. Non prese le strade buie dietro Utica Square ma passó davanti al centro commerciale chiuso, diretto a est su 21st Street. Svoltó a sinistra al semaforo di Utica Street e poi di nuovo, sempre a sinistra, dopo un isolato, entrando dall’ingresso principale della Casa della Notte per parcheggiare poco lontano dal piccolo scuolabus giallo. Prese un profondo respiro. Resta calmo. Controlla la bestia. Ce la posso fare. Lo devo fare. Quindi uscí dall’auto. Aurox aveva pensato molto durante il tragitto dalla casa vuota di nonna Redbird, ma non aveva realmente riflettuto su cosa avrebbe dovuto fare una volta arrivato alla Casa della Notte. Perció, lasciandosi guidare dall’istinto, s’incamminó nel campus. Era ora di pranzo e i profumi provenienti dalla mensa gli fecero venire l’acquolina in bocca, ricordandogli che quel giorno non aveva mangiato niente. I suoi piedi si mossero autonomamente in direzione del cibo. Non appena fu salito sul marciapiede fuori della sala mensa, le grandi porte in legno si aprirono e un gruppo di novizi si riversó all’esterno chiacchierando e ridendo in tono disinvolto e familiare. Zoey lo vide prima degli altri. Lo capí perché gli occhi di lei si fecero grandi per la sorpresa. Aveva iniziato a scuotere la testa e stava aprendo la bocca come per gridargli qualcosa, quando la voce di Stark fendette l’aria tra loro come una freccia: «Zoey, torna dentro! Dario, Rephaim, con me. Prendiamolo!» [eBL 132] 16 ZOEY «Devo parlare a Zoey!» gridó Aurox, poi Stark gli diede un pugno in bocca e lui si ritrovó in ginocchio, troppo impegnato a sputare sangue per poter dire altro. «Stark! Cazzarola! Piantala!» Cercai di strattonare il mio Guerriero per un braccio. «Ti ho detto di tornare dentro!» urló Stark, scuotendo il braccio per liberarsi di me, come se fossi stata una formica. Lui e Dario avevano tirato giú Aurox dal marciapiede per gettarlo nel parco, verso il boschetto di querce dove le ombre erano piú fitte. Hanno intenzione di massacrarlo di botte! «Stark, non sta lottando. Non sta facendo del male a nessuno.» Corsi dietro a Stark e Dario, soffrendo per i sommessi gemiti di dolore che emetteva Aurox mentre lo trascinavano sull’erba. Cercai di ragionare con Stark, ma proprio non mi ascoltava. Dario nemmeno si sprecó a guardarmi. Poi sentii la mano di Stevie Rae sul polso. «Zy, lascia che siano i ragazzi a gestire la cosa.» «No, lui...» «Lui non va da nessuna parte.» Stark gli assestó un calcio e Aurox rotoló nell’ombra ai piedi di una grande quercia. «Anche se si trasforma in quel mostro.» Il tono di Stark sembrava pericoloso quanto il suo aspetto. Aveva preso l’arco che portava sulla schiena e incoccato una freccia, puntandola dritta su Aurox. «Non mi voglio trasformare. Sto cercando di non farlo.» Aurox si mise faticosamente in ginocchio. Teneva la testa china e dalla bocca gli scendeva sangue sulla maglietta. «Se non volete farmi parlare con Zoey, chiamate Thanatos.» «Fallo», disse Dario a Rephaim. «E chiama anche Kalona.» Rephaim si allontanó,mentre Dario si avvicinó ad Au rox, che sollevó la testa. Aveva gli occhi scintillanti e il viso arrossato. Tentó di alzarsi, ma Dario gli diede un colpo col dorso della mano, mandandolo di nuovo a terra. Poi il Guerriero si tolse dal cappotto un coltello sottile e dall’aria pericolosa e gli stette addosso. Il volto di Aurox era premuto a terra e udii sfuggirgli un grugnito terribile. «Trasformati e io ti uccido», disse Stark, lento e chiarissimo. «Sto cercando di non farlo!» Le parole suonarono strane, come fossero uscite a forza dalla gola di Aurox. A quel punto, giró la testa e mi accorsi che il suo viso era contorto e gli occhi scintillavano. La pelle gli si contraeva e s’increspava come se al di sotto passassero tipo decine d’insetti. Era disgustoso e mi si rovesció lo stomaco. Questo mostro non puó essere il mio Heath. La pietra del veggente si é sbagliata. Appoggiai la mano sulla pietra e la premetti contro il petto. Niente. Non era neppure tiepida. Ho fatto un errore. é stato solo un altro dei miei tanti casini. Mi sentivo cosí triste che riuscivo a malapena a pensare. «Mettici piú impegno!» Era la voce di Afrodite. La guardai sbattendo le palpebre per lo stupore e chiedendomi cosa cavolo stesse succedendo, quando lei mi superó a grandi passi per andare dritta da Aurox. «Afrodite, sta’ indietro! Potrebbe...» inizió Dario, ma lei lo interruppe. «Non fará un cazzo. Arcoman é pronto a centrarlo. Poi tu lo apriresti dall’inguine alla gola. Non potrei essere piú al sicuro nemmeno in un asilo. Be’, lí mi farebbe schifo avere intorno tutti quei mocciosetti, ma hai capito il senso.» «Afrodite, cosa stai facendo?» Avevo ritrovato la voce. Lei indicó Aurox con un dito curato alla perfezione. «Se non aggredisci nessuno, qui non devi combattere niente. Perció controlla quella merda che ti sta succedendo dentro. Subito.» Si guardó oltre la spalla, verso di me. «Avvicinatevi. Non abbiamo bisogno che tutta la scuola ci guardi come se fossimo un incidente ferroviario.» Il suo sguardo incluse i miei amici, che avevano serrato i ranghi e si affrettavano a raggiungerci. Damien, Shaunee, Shaylin. La presenza loro e di Stevie Rae cominció a calmarmi e mi aiutó a pensare. «Okay, Shaylin dice che lui é color luce della luna», continuó Afrodite. «Mi ha fatto pensare a Nyx, il che poi mi ha fatto capire che chiunque, persino uno disgustoso come questo mostro ragazzotoro, mi faccia pensare a Nyx probabilmente dovrebbe avere il permesso di parlare. Tutto qui. Fine.» Shaylin si avvicinó a me e disse piano: «Giá,mi dispiace. So che é una cosa che nessuno vorrebbe sentire ma, quando lo guardo, io vedo solo una gran luce argentea come quella della luna». «Io lo voglio sentire.» La voce di Aurox era tornata piú normale. La sua pelle aveva smesso quell’orribile ondeggiamento da insetti. La sua bocca continuava a sanguinare e su una guancia c’era una strisciata rossa nel punto in cui aveva picchiato contro il marciapiede Quando Stark l’aveva colpito, ma per il resto sembrava di nuovo un ragazzo normale e non un essere uscito da Resident Evil. «Non provare a muoverti», ringhió Stark. «Afrodite, per una volta ascolta Dario e stai indietro. Non ti ricordi in cosa si é trasformato?» «Ha ucciso Dragone. Potrebbe uccidere anche te», intervenne Dario. «Io non volevo! Ho cercato di non farlo.» Gli occhi di Aurox trovarono i miei. «Zoey, diglielo. Diglielo che ho cercato d’impedire quello che stava succedendo. Io non so cos’é successo. Tu mi credi. So che é cosí. Nonna Red– bird mi ha detto che mi hai difeso.» Stark fece un passo verso di lui. «Non parlare della nonna di Zoey!» «Ma é per questo che sono qui! Zoey, tua nonna é in pericolo.» Fu come se Aurox mi avesse dato un pugno nello stomaco. Stark l’aveva preso per il collo e gli spingeva il viso sul terreno, strillando qualcosa su mia nonna. Anche Dario urlava. Damien aveva iniziato a gridare. Il viso di Aurox aveva ripreso a sanguinare e all’improvviso ecco Kalona. Afferró Stark con una mano e Dario con l’altra e li allontanó con forza. Le ali spalancate, incombeva su Aurox, pugni chiusi, volto che pareva quello di un Hulk immortale. Stava per ridurre Aurox in poltiglia. «Non ucciderlo!» stridetti. «Sa qualcosa su mia nonna!» «Guerriero, ritirati!» Thanatos non aveva alzato la voce, ma la forza del suo ordine s’increspó sulla pelle di Kalona, che si contrasse come un cavallo che vuole scacciare una mosca, ma abbassó i pugni. La Somma Sacerdotessa della Morte mi trapassó coi suoi occhi scuri. «Chiama lo spirito. Rafforza il bene che é in Aurox. Aiutalo a non trasformarsi.» Trassi un respiro un po’ esitante e chiusi gli occhi per non vedere il mostro che era Aurox, il mostro che avevo creduto essere Heath, il mostro che poteva aver fatto del male alla nonna. «Spirito, vieni a me», mormorai. «Se in Aurox c’é del buono, rafforzalo. Aiutalo a rimanere un ragazzo.» Percepii l’elemento con cui avevo maggiore affinitá agitarsi intorno a me e udii il brusco respiro di Aurox quando passó in lui. E allora, solo per un istante, la mia pietra si scaldó. Aprii gli occhi e la pietra del veggente tornó a essere fredda. Aurox era seduto per terra, appoggiato pesantemente contro la quercia, pesto e sanguinante, ma di nuovo ragazzo. Dario e Stark si erano rimessi in piedi e, irritati, stavano tornando vicino al nostro gruppo. Kalona sembrava incavolato nero, ma si fece da parte. «Stevie Rae, evoca la terra. Intensifica le ombre sotto quest’albero. Damien, chiedi aiuto all’aria. Fa’ che il vento sia forte a sufficienza da attutire le nostre parole. Gli altri novizi non devono assistere a ulteriore violenza e caos. Ció che succede qui resta privato», ordinó Thanatos. Stevie Rae e Damien obbedirono alla Somma Sacerdotessa e in un istante sembró che il nostro gruppo si trovasse in una piccola bolla odorosa di quercia, mentre il vento portava lontano le nostre parole. Thanatos rivolse a entrambi un cenno di approvazione, poi si voltó verso Aurox. «Ora, cosa sai di Sylvia Red–bird?» chiese, brusca. «L’ha rapita Neferet.» «Oh, Dea!» Barcollai e Stark mi afferró prima che potessi cadere. «é morta?» «Io... io non lo so. Spero di no», rispose Aurox, sincero. «Non lo sai? Speri che non sia morta?» Stevie Rae sembrava furibonda. «Non sará anche questa una cosa che non avresti voluto fare e invece hai fatto?» «No! Io non c’entro niente.» «E allora come fai a saperlo?» riuscii a chiedere, anche se mi tremava la voce e mi sentivo una nausea tremenda. «Sono tornato a casa sua e non c’era. C’era del sangue sulla sua veranda. Sangue di Neferet. Lo riconosco. Riconosco il suo odore.» «C’era anche sangue di mia nonna?» domandai. Scosse la testa. «No. Ma tracce del suo potere indugiavano ancora nel fumo e nella terra, come se si fosse preparata a una battaglia.» «Hai detto che sei tornato a casa di Sylvia Redbird. Perché?»intervenne Thanatos. Aurox si pulí un po’ di sangue dalla bocca. Gli tremava la mano. In realtá sembrava sul punto di scoppiare in lacrime. «Lei ieri mattina mi ha trovato, dopo quella Notte orribile. Mi ha perdonato. Ha detto che credeva in me e mi ha offerto un rifugio. Mi ha parlato... come se fossi normale. Come se non fossi un mostro. Mi ha chiamato Tsuka–nv–s–di– na», concluse, incrociando il mio sguardo. «é il termine cherokee per dire toro», spiegai. «Sí, é quello che ha detto la nonna. Mi ha offerto un rifugio a patto che non facessi piú del male a nessuno, ma me ne sono andato.» Scosse la testa. «Non avrei dovuto! Se fossi rimasto l’avrei protetta, peró io non sapevo che fosse in pericolo.» «Non ti sto dando nessuna colpa, non questa volta», replicó Thanatos. «Hai detto che te ne sei andato ieri e sei tornato oggi?» Aurox annuí. «Me ne sono andato perché avevo bisogno di capire chi sono, cosa sono. Sono venuto qui. Mi sono nascosto sotto l’albero spezzato.» Guardó verso Thanatos con aria implorante. «Ho sentito cos’ha detto al funerale di Dragone riguardo a ció che sono. Non potevo sopportarlo. Riuscivo a pensare soltanto che dovevo tornare da nonna Redbird, che lei mi avrebbe aiutato a trovare il modo di disfare qualunque cosa sia stata fatta per crearmi.» «Strumento, é stata l’uccisione di sua figlia a crearti», disse Kalona con voce gelida. «Ti aspetti che crediamo che ti sia stata offerta protezione proprio dalla donna che ha perso una figlia per causa tua?» «é incredibile. Questo lo so.» Gli occhi dallo strano colore si fissarono di nuovo nei miei. «Io non capisco come nonna Redbird possa essere cosí gentile, cosí comprensiva, ma lo é.Mi ha persino dato del latte coi biscotti di cioccolato e lavanda, e anche questi.» Indicó le scarpe che indossava: erano mocassini cuciti a mano, come quelli che alla nonna piaceva realizzare come doni per Yule, il suo Natale. «Nessun umano é comprensivo fino a questo punto. Persino una dea faticherebbe a perdonare uno come te», intervenne gelido Kalona. «Una dea ha perdonato me. E io ho fatto cose peggiori di Aurox», replicó sottovoce Rephaim. «Mia nonna l’ha chiamato toro. Lei prepara biscotti di cioccolato e lavanda. E quelli sono i mocassini che fa lei a mano», spiegai. «Ció significa che sei stato a casa sua e lei ti ha parlato, ma non vuol dire che non le hai fatto qualcosa di terribile per poi rubarle delle cose», ribatté Stark. «Se fosse vero, perché sarebbe venuto qui?» mi udii chiedere. «Ottimo argomento», commentó Thanatos. Si rivolse a Shaylin. «Bambina, leggi i suoi colori.» «L’ho giá fatto. é per questo che Afrodite ha fermato Dario e Stark che lo stavano picchiando.» «La sua aura é di luce lunare», spiegó Afrodite. «Cosí sono intervenuta per premere il pulsante PAUSA del testosterone in circolo.» «Chiarisci, Profetessa», ordinó Thanatos. «Se lui ha il colore della luce della luna, in qualche modo deve essere legato a Nyx, dato che la luna é il suo simbolo principale», disse Afrodite. «Ben pensato», commentó Thanatos, poi studió Aurox. «Anche prima che Zoey desse forza al tuo spirito stavi controllando la metamorfosi che cercava di trasformarti.» «Non ci riuscivo tanto bene», ammise lui. «Ma ci hai provato.» Lo sguardo di Thanatos tornó su di me. «Tua nonna lo perdonerebbe, anche dopo avere visto cosa puó diventare?» Non ebbi esitazioni. «Sí. Mia nonna é la persona piú gentile che abbia mai conosciuto. é la nostra Saggia, la nostra Ghigua.» Mi avvicinai ad Aurox. «Dov’é?Dove l’ha portata Neferet?» «Non lo so. So solo che Neferet ha lottato con lei e che nonna Redbird l’ha fatta sanguinare, e adesso sono scomparse tutt’e due. Zo, mi dispiace.» «Non mi chiamare cosí, mai, mai piú», sbottai. Accanto a me, Stark socchiuse le palpebre e osservó Aurox come se fosse stato una mosca cui voleva strappare le ali. «Tu non sei Heath Luck», disse. Aveva tenuto la voce bassa, ma era chiaro che fosse sul punto di esplodere. Aurox scosse la testa, confuso. «Io sono Aurox. Non conosco questo Heath Luck.» «Questo é poco ma sicuro», replicó Stark. «Quindi, come ha appena detto Zoey, non chiamarla mai piú Zo. Non potresti nemmeno pulire le scarpe al ragazzo che la chiamava cosí.» «Heath Luck ha qualcosa a che fare con nonna Red– bird?» chiese Aurox. «No!» Bloccai sul nascere qualunque rispostaccia di Stark. «E ci dobbiamo proprio concentrare su come trovare mia nonna.» «Potrei saperlo io dove Neferet ha portato Sylvia Red– bird», intervenne Kalona. Lo guardammo tutti speranzosi. «Ha una suite all’attico del Mayo Hotel. La terrazza é tutta sua. Le pareti sono di marmo e non lasciano passare i suoni. Ha tutta la riservatezza che i suoi mezzi economici possono garantirle. Potrebbe aver portato lá Sylvia Redbird.» «Ma come? Mia nonna non sarebbe semplicemente andata con lei e, anche se il sindaco e il consiglio comunale sembrano felici di baciarle i piedi, lo staff del Mayo non avrebbe di certo ignorato il fatto che trascinasse una vecchia signora nell’atrio dell’albergo», dissi, anche se avrei tanto voluto poter credere che per ritrovare mia nonna bastasse seguire Neferet al suo attico. «Zoey, l’hai vista muoversi in silenzio, rendendosi invisibile. Scommetto che anche tu puoi sparire e riapparire con una certa facilitá», fece Thanatos. «Sí, ecco, piú o meno. Ma non penso che potrei rendere invisibile un’altra persona.» «Neferet sí», sentenzió solenne Aurox. «Puó fare questo e molto di piú. La vostra dea le ha fatto dono del potere. Il toro bianco le ha fatto dono del potere. E il potere che non le appartiene lo ruba attraverso sofferenza e morte e inganni. Ne é piena.» «Sottovalutare Neferet sarebbe un grosso errore», concordó Thanatos. «Allora dobbiamo andare nel suo appartamento e costringerla a liberare mia nonna», dissi. «Frena un attimo. Come facciamo a sapere che lui non si stia inventando tutto per spingerci a inseguire Neferet?» replicó Stark. «Io non sono una creatura di Neferet!» gridó Aurox. «Lo eri eccome due sere fa. Dragone Lankford é morto per questo», gli ringhió contro Stark. «Stark non ha torto. Prova a chiamare tua nonna», propose Stevie Rae. Contenta di avere qualcosa da fare, presi il telefonino e digitai il numero. Mentre squillava, Thanatos disse: «Se non risponde, comportati normalmente. Lasciale un messaggio sull’open night. Se Neferet l’ha presa, puó anche avere accesso al suo telefono». Annuii e mi si strinse lo stomaco quando s’inserí la segreteria e la sua voce familiare disse che non poteva rispondere ma che avrebbe richiamato il prima possibile. Presi un respiro profondo e dopo il bip cercai di sembrare normale. «Ciao, nonna, scusa se ti chiamo cosí tardi. Peró sono contenta che tu abbia il telefono silenzioso, cosí almeno non ti sveglio.» La mia voce cominció a tremare ma, prima che andassi del tutto in pezzi e mi mettessi a piangere, il forte braccio di Stark mi cinse le spalle. Mi appoggiai a lui e parlai in fretta, sperando di sembrare gasata e non isterica: «Non so se hai giá visto il telegiornale, ma Thanatos ha annunciato che faremo un’open night con anche uno sportello lavoro e in pratica é invitata tutta Tulsa. C’é anche una raccolta fondi per Street Cats, in modo da far sembrare Neferet la pazza che é e invece noi, be’, non pazzi per niente», aggiunsi, pensando: Eccoti servita, megera odiosa! «Comunque é sabato prossimo e Thanatos ha chiesto se ci aiuti a organizzare con suor Mary Angela. Le ho detto che pensavo ti sarebbe andato benissimo, quindi chiamami appena puoi cosí ti spiego meglio, okay? Ti voglio bene, nonna! Ti voglio proprio tanto bene! Ciao.» Stark mi tolse di mano il telefono e premette il tasto di fine chiamata. Poi mi prese tra le braccia e allora sí che scoppiai a piangere. Mentre singhiozzavo e tiravo su col naso, sentii un’altra mano sulla schiena e riconobbi la serena presenza della terra. Poi una seconda mano, e venni sfiorata da una dolce brezza, quindi una terza, ed ecco che il fuoco mi scaldava. Lo spirito, sempre presente, si assestó dentro di me, calmando le mie lacrime e consentendomi di staccarmi da Stark abbastanza da rivolgere un timido sorriso ai miei amici. «Grazie, ragazzi. Adesso sto meglio», dissi. «Be’, starai meglio dopo che ti sarai soffiata il naso», mi prese dolcemente in giro Stark mentre mi tendeva un fazzoletto di carta appallottolato che teneva in tasca. «Zy, sei un disastro. Questo é sicuro», commentó Afrodite. Scuoteva la testa, ma se ne stava anche lei spalla a spalla col mio cerchio, mostrando solidarietá e sostegno. «Non sto mentendo.» Distolsi lo sguardo dai miei amici e vidi che Aurox si era alzato e parlava con Thanatos, con Dario e Kalona posizionati tra lui e la Somma Sacerdotessa. Aurox si giró e il suo sguardo incroció il mio. Rimasi sconvolta vedendo che aveva gli occhi pieni di lacrime. Sembrava sotto shock quasi quanto me. Poi tornó a rivolgersi a Thanatos, implorando: «Incatenatemi. Rinchiudetemi da qualche parte. Accetteró qualunque punizione vorrete infliggermi ma, per favore, per il bene di Sylvia Redbird, credetemi. Non sono in combutta con Neferet. Io la disprezzo. Odio il fatto che mi abbia creato da morte e sofferenza. Per controllarmi, deve fare in modo che la Tenebra s’impossessi del mio corpo e risvegli il mostro che ho dentro. Somma Sacerdotessa, lei sa che évero». «Da quello che abbiamo scoperto, si direbbe che in effetti questa sia la veritá», replicó Thanatos. «Allora mi ascolti. Glielo giuro, Neferet ha rapito la nonna di Zoey.» «Hai solo questa occasione.» Uscii dal cerchio dei miei amici e andai da Aurox. «Se ci stai mentendo, se hai qualcosa a che fare col dolore provocato a mia nonna, io useró tutti e cinque gli elementi e tutti i poteri che mi ha donato la mia Dea per distruggerti, qualunque cosa tu sia. Chiunque tu sia. E questo te lo giuro io.» «Accetto», ribatté facendomi l’inchino. «Impegno preso», sentenzió Thanatos. «Tutti gli esseri dotati di spirito hanno la possibilitá di scegliere. Aurox, spero che tu stia facendo la scelta giusta.» «é cosí.» «Bene, abbiamo il tuo giuramento», concluse Thanatos, poi guardó tutti noi. «Dobbiamo entrare nell’appartamento di Neferet.» «Posso andarci io», saltó su Aurox. «No!» strillammo all’unisono Stark, Dario, Kalona e io. «Io posso entrare in quel maledetto attico», disse Afrodite. «La stronza crede che io sia stronza quanto lei, e in un certo senso puó essere quasi vero. Inoltre Neferet misura la lealtá altrui con la propria, che é inesistente. Ha sempre voluto usarmi, e non riesce a leggermi nel pensiero. Io posso entrare.» «Potrebbe anche farti entrare, ma non ti permetterá mai di vedere se ha preso nonna Redbird», ribatté Aurox. «é vero. Lei nasconderebbe ad Afrodite la presenza della sua prigioniera», convenne Thanatos. «Ma non lo farebbe con me. Non lo crederebbe necessario. Neferet sará arrabbiata perché non ho fermato il Rituale di Svelamento, ma mi lascerá rimanere quanto basta per scoprire se tiene lí nonna Redbird», ritentó Aurox. «O quanto basta per influenzarti», disse Dario. «E risvegliare il mostro che dorme dentro di te», aggiunse Stark. Avevano convinto Thanatos. «Aurox, non sei in grado di controllare la bestia. Non se Neferet esegue un sacrificio per svegliarla.» «Forse é per questo che ha catturato la nonna di Zoey», rifletté Dario con un’occhiata di scuse nella mia direzione. «Forse le serviva un sacrificio molto maggiore del gatto di un Guerriero per riprendere il controllo su Aurox.» «No! Io non...» inizió Aurox. Ma non concluse la frase, abbassó le spalle e nascose il viso tra le mani. Io riuscivo solo a scuotere la testa. Stark mi prese la mano e la strinse. «Non lasceremo che succeda. Riporteremo a casa la nonna.» «Ma come?» chiesi tra un singhiozzo e l’altro. «Andró io.» Mentre lo diceva, Kalona mi fissava dritto negli occhi. «Io non entreró soltanto nella residenza di Neferet. Se sta tenendo prigioniera Sylvia Redbird, la troveró e la salveró.La Tenebra non puó nascondersi a me, ci conosciamo da troppo tempo. Neferet si crede invulnerabile perché é diventata immortale, ma la sua é l’esperienza di un bambino paragonata ai miei innumerevoli secoli di potere e di conoscenza. Non posso ucciderla, ma posso portarle via l’anziana signora.» «Be’, forse. Ammesso che ti faccia entrare dalla porta. L’ultima volta in cui vi ho visto insieme, tu non le piacevi mica tanto», intervenne Stark. «Neferet mi detesta, ma questo non cambia il fatto che mi desideri.» «Sul serio? A tutti noi non sembra proprio. Neferet ha fatto un passo avanti: adesso il suo Consorte é il toro bianco», continuó Stark. Kalona gli rivolse un sorriso sardonico. «Tu sei giovane e conosci poco le donne.» Mi accorsi che Stark si era risentito, quindi mi affrettai ad asciugarmi occhi e naso e a darmi un contegno. «Dovrai farle credere che ci stai tradendo, che il giuramento fatto a Thanatos é falso.» «Neferet non sa che sono legato a Thanatos per giuramento», replicó Kalona. «Mmm, io invece penso che potrebbe saperlo», intervenne Shaunee. La guardai, stupita. «Non lo dico per cattiveria e proprio non voglio entrare nei dettagli, quindi vi chiedo di fidarvi di me, ma quello che sa Erin su di noi lo sa anche Dallas», spiegó Shaunee. «Cazzarola!» sbottó Stevie Rae. «E Dallas parla con Neferet», aggiunse Rephaim. «Eh?» Mi ero praticamente dimenticata che ci fosse anche lui, e poi mi sentii in colpa da matti quando si strinse nelle spalle e chiarí: «Io parlo poco e per questo la gente m’ignora e cosí ascolto delle cose». «Io non t’ignoro», fece Stevie Rae, alzandosi in punta di piedi per dargli un bacio sulla guancia. Lui le sorrise. «No, tu mai. Ma Dallas sí. Oggi a lezione era vicino a me quando gli é suonato il telefono. Due volte. Era Neferet in entrambi i casi.» «E io sono sicura al novantanove per cento che Erin racconterebbe a Dallas qualunque cosa lui volesse sapere su di noi», concluse Shaunee. «Ieri Erin é rimasta qui alla Casa della Notte quando voi siete tornati allo scalo ferroviario», notó Thanatos. Incrociai lo sguardo di Shaylin. «Diglielo.» La novizia non esitó: «I colori di Erin sono diversi da prima. Me ne sono accorta un paio di giorni fa». «Sta cambiando», rincaró la dose Afrodite. «Shaylin e io ne siamo convinte. Per questo abbiamo consigliato a Zoey di lasciarla rimanere qui quando le ha detto di non voler rientrare ai tunnel.» «Allora sono d’accordo con Shaunee. é piú che probabile che Neferet sappia tutto ció che sa Erin», affermó Thanatos. «Io la penso cosí: dobbiamo tenere la bocca chiusa su quello che sta succedendo con nonna Redbird e con Aurox e coi nostri affari in generale. Chi non fa parte di questo gruppo non deve sapere un cazzo. Erin é sola, ma quello che sa puó decisamente incasinarci la vita.» «Profetessa, mi pare che ci sia una lezione da imparare in ció che stai dicendo», commentó Thanatos, e tutti noi annuimmo. Guardai Kalona. Includerlo nel nostro gruppo suonava proprio strano, ma non avrei saputo dire se questo significava che dovevamo fidarci di lui oppure no. Facendo incredibilmente eco ai miei pensieri, Thanatos chiese a Kalona: «Sei sempre convinto che si fiderá di te?» «Neferet? Fidarsi di me? Mai. Ma mi desidera, anche se é solo il mio potere immortale ció che le interessa. E, come ha detto Afrodite, valuta la profonditá della lealtá altrui paragonandola alla propria», replicó lui. «Neferet é leale solo con se stessa», disse Rephaim. «Esatto», convenne Kalona. «Be’, speriamo che tu non sia altrettanto superficiale», aggiunse Stark, col tono di chi crede il contrario. Io rimasi lí a fissare Kalona, ricordando che assassino bugiardo e manipolatore era stato, e pensando: é uno cosí che salverá mia nonna? Stavo ricacciando indietro lacrime di folle paura Quando Rephaim mormoró il mio nome. Lo guardai. Mi sorrise e mimó tre piccole paroline: La gente cambia. 17 SHAYLIN «Qui. Subito.» Afrodite fece cenno a Shaylin di seguirla piegando l’indice. Poi partí sculettando tagliando per il prato, in direzione dei dormitori dei novizi. Shaylin sospiró, mise a tacere la propria irritazione e seguí quella scocciante bionda. Quando la raggiunse, Afrodite stava giá parlando: «Okay, devi andare in ricognizione». «Okay, devi imparare l’educazione», replicó Shaylin. Afrodite si fermó e socchiuse le palpebre fino a ridurre gli occhi a due fessure azzurre. «Dovresti sapere che facendo cosí diventi brutta e ti fai venire le zampe di gallina», commentó subito Shaylin, prima che Afrodite potesse dire qualcosa di cattivo e sarcastico. «Hai parlato con Damien, vero?» «Forse.» Shaylin si era tenuta sul vago per non mettere nei guai Damien. Ma, sí, la veritá era che gli aveva parlato e che Damien cominciava proprio a piacerle, cosí come Stevie Rae e Zoey. Afrodite... be’, lei era tutta un’altra storia. «Senti, Afrodite, si direbbe che tu e io dovremo lavorare insieme, perció renderebbe piú facile la vita di entrambe se tu potessi almeno essere gentile con me.» «No, questo renderebbe la tua vita piú facile. La mia non cambierebbe affatto.» Shaylin scosse la testa. «Davvero? Perché non sbatti in faccia a Nyx questo atteggiamento? Abbiamo la Tenebra da combattere. La mamma di Zoey é stata appena uccisa e adesso sua nonna é in serio pericolo. Correggimi se sbaglio, ma Zoey non é tua amica?» Afrodite strinse di nuovo le palpebre. «Sí.» «Allora che ne diresti di fare tutto il possibile per aiutarla?» «é quello che sto facendo, stronza», sbottó Afrodite. «Come fai a esserne tanto sicura? Hai mai considerato il fatto che magari, se tu fossi meno odiosa, ti si offrirebbero altri doni di Profetessa?» Gli occhi di Afrodite ripresero la grandezza normale. Lentamente. Sembró persino sorpresa. «No. Non l’ho mai considerato.» Shaylin sollevó le mani in un gesto di frustrazione. «Ma cos’é,ti hanno cresciuta i lupi?» «Piú o meno. Peró avevano un sacco di soldi.» «Incredibile», mormoró. Poi riprese il discorso: «Okay, senti qui: quando ho letto la tua aura e sono stata stronza riguardo alla lucina guizzante che vedevo dentro di te, mi si é incasinata la testa. La volta successiva in cui ti ho guardato, era come se i tuoi colori fossero mischiati». «Il che, ovviamente, significa che mi hai visto incavolata.» «No, perché i colori di tutti mi sembravano acquosi e indistinti finché non mi sono scusata con te. Aspetta, cancella. La vera veritá é che la mia Vista Assoluta é rimasta incasinata finché non ti ho chiesto scusa per davvero.» «Oh. Questo é quasi interessante.» «Non riesco a farmi capire da te, vero?» «Ti fai capire quanto tutti gli altri», replicó Afrodite. «Quindi torniamo alla ricognizione.» «D’accordo. Sí. Cosa vuoi che faccia?» «Cerca Erin. E Dallas. Se ho ragione, il che – per tua informazione – succede quasi sempre, li troverai insieme.» «E sarebbe un male, giusto?» «Hai una lesione al cervello?» «Neanche ti rispondo.» «Bene. Non abbiamo il tempo di unire i puntini. Sará giorno entro un paio d’ore. Il minibus si dirigerá allo scalo ferroviario e Kalona nella schifosa tana di Neferet.» «Giá,peró non credo che funzionerá il piano di Kalona. Sta aspettando l’alba, cosí lei sará indebolita dal sole, ma...» Shaylin guardó il cielo. «Di cosa diavolo stai parlando, rinco?» Shaylin puntó il dito verso l’alto. «Nuvole. Un sacco. Vorrei proprio che sparissero. Coprono il sole e il suo effetto indebolente. Adesso chi é la rinco?» «Non darmi della rinco», sbottó Afrodite. «Allora tu non darlo a me», replicó Shaylin. «Ci penseró. Tornando al mio punto di partenza: prima di rientrare ai tunnel e prima che Kalona prenda il volo, voglio che tu controlli i colori di Erin e Dallas. Qualunque informazione extra che tu ci possa dare su Erin, soprattutto per sapere se é una lurida zoccola traditrice – sí, sto parafrasando Shaunee –, sarebbe una buona cosa. Ho una sensazione riguardo a loro, e non é per niente affettuosa.» «D’accordo, mi sembra okay, ma non ho idea di dove possano essere. Tu? Si tratta di uno dei tuoi doni?» «Dea, hai proprio una lesione cerebrale. No, non ho un GPS nella testa. Peró,lí, io ci tengo il cervello. E mi dice che, se quei due stanno facendo porcherie, ha senso cominciare a cercarli nella stanza di Erin al dormitorio, quella che non divide piú con Shaunee.» «Oh. Giá.Sí, questo ha senso.» Shaylin esitava. «Ma io non so quale sia.» «Terzo piano, quarta stanza. Quando condividevano un cervello, dicevano che era la loro taglia di reggiseno. Io invece dicevo che era la somma dei loro quozienti intellettivi.» «Ovvio», commentó Shaylin. «Visto che se vuoi mi capisci?» fece Afrodite con falso entusiasmo. «Ci rivediamo al minibus. Presto.» Inizió ad allontanarsi, si fermó e aggiunse: «Grazie». Shaylin la guardó a bocca aperta. Afrodite alzó gli occhi al cielo, preparandosi ovviamente a dire qualcosa di odioso. Poi si fermó, guardó in alto per un lungo istante, prima di concentrarsi di nuovo su Shaylin. «Sembra che il tuo desiderio si stia avverando. Le nuvole si stanno aprendo.» Quindi con un colpo di ciuffo si allontanó sculettando. Shaylin scosse la testa. «Pazza totale», mormoró tra sé dirigendosi al dormitorio delle ragazze. «Nyx, io non ti conosco molto bene e non voglio che pensi che sono maleducata o blasfema o qualcosa del genere, ma... Afrodite come tua Profetessa? Perché?» «Non lo sa nessuno, credo nemmeno la stessa Afrodite.» Shaylin sobbalzó per lo stupore mentre Erik Night usciva dall’ombra di una quercia. «Erik! Che ci fai qui fuori?» Shaylin si portó la mano alla gola: non voleva che Erik vedesse come le pulsava la vena del collo, e non solo perché l’aveva spaventata. La prima immagine di lui era sempre la stessa, la sua assoluta e totale bellezza. Ma poi lei aveva visto i suoi colori, che non erano altrettanto affascinanti. Shaylin aveva deciso che era come una di quelle splendide ceramiche dipinte che vorresti usare per l’insalata o cose simili ma quando le volti vedi che sotto c’é scritto ATTENZIONE: NON USARE PER SERVIRE ALIMENTI. «Scusa, non volevo farti paura. Sono qui fuori a procrastinare.» Il suo sorriso era a miliardi di watt e Shaylin capiva benissimo perché quasi il cento per cento delle novizie era innamorato di lui. Il problema era che lei riusciva a vedere oltre la sua bellezza fisica. «Non ti volevo interrompere. Continua pure a procrastinare. Ciao, ci vediamo.» «Ehi.» Le sfioró il braccio, solo un attimo, mentre gli passava davanti, spingendola a fermarsi. «Pensavo che fossimo amici.» Shaylin lo osservó.Quando Erik l’aveva Segnata, i suoi colori tendevano soprattutto a un indeciso verde pisello che oscurava dei lampi luminosi di quello che poteva essere oro, tipo i raggi del sole, ma erano stati cosí fugaci che non poteva esserne sicura. A parte quello, lui era semplicemente un po’ nebuloso e annacquato. Negli ultimi giorni non aveva badato molto ai colori di Erik, perció Shaylin si stupí vedendo che, sebbene il verde fosse sempre presente, era diventato piú intenso e non le faceva piú venire in mente il passato di piselli. Adesso le ricordava il turchese, tipo una bella schiuma del mare. E tutto intorno al verdeazzurro il miscuglio grigiastro si era sollevato, rivelando un deciso nocciola, tipo la sabbia di una meravigliosa spiaggia inviolata. Sentendosi un po’ come se fosse caduta nell’acqua profonda, Shaylin cercó di non sembrare nervosa e sbottó:«Sí, siamo amici ma solo quello». «Non ho chiesto altro, ti pare?» Shaylin lo guardó negli occhi. Erano azzurri e luminosi, e passavano decisamente troppo tempo a fissarle le tette. Ovviamente, replicare con qualcosa tipo «di sicuro vuoi essere un amico con benefit» sarebbe suonato troppo da Afrodite. Quindi decise per una risposta piú gentile. «No, non hai chiesto altro.» Lui sorrise di nuovo. «Allora possiamo essere amici?» Era difficile non ricambiare quel sorriso e, in veritá,lei non vedeva motivo per non farlo, quindi replicó annuendo: «Sí, amici». «Grande! Che ne dici se ti accompagno? Dove stai andando? Per procrastinare non devo essere solo, posso farlo anche con te.» «E cosa stai procrastinando?» Shaylin evitó la domanda su dove stesse andando e prese a gironzolare vagamente in direzione del dormitorio. Con lentezza. «Stesura del programma delle lezioni», rispose lui con un sospiro. «Odio farlo. Sai, non ho mai voluto fare l’insegnante.» «Giá,lo sanno tutti. Dovevi fare la star del cinema.» Shaylin aveva parlato in tono noncurante. Non era nelle sue intenzioni essere altezzosa o sarcastica, ma la sofferenza che comparve nello sguardo di Erik diceva che probabilmente era sembrata entrambe le cose. «Giá», ripeté lui, distogliendo lo sguardo da lei e infilando le mani nelle tasche dei jeans. «Lo sanno tutti.» «Ehi, ma questa cosa del Rintracciatore é solo una piccola deviazione sulla strada per Hollywood, no? Quanti anni hai, ventuno?» «Diciannove. Ho completato la Trasformazione qualche mese fa. Perché?Sembro vecchio?» Shaylin rise. «A ventun anni non si é vecchi.» «Sí, se devi aggiungercene tre, e io ho appena iniziato l’incarico quadriennale di Rintracciatore.» «E fare il Rintracciatore significa che devi rimanere alla Casa della Notte di Tulsa?» «Cerchi di liberarti di me?» Non pareva scherzasse del tutto. «No di certo», lo rassicuró lei. «Intendevo un’altra cosa: potresti trasferirti sulla West Coast e continuare a essere un Rintracciatore? Ci dev’essere una Casa della Notte piú vicina a Hollywood di questa.» Mentre parlavano, Shaylin si accorse che Erik non sembrava un ragazzino viziato e incavolato. Sembrava solo stanco e frustrato e forse anche un pochino depresso. «Mi sono giá informato e ho ricevuto una risposta strana e un po’ raccapricciante.» S’interruppe per lanciarle un’occhiata. «Be’, probabilmente piú raccapricciante per i ragazzi che vengono Segnati che per me.» «Giá dato. Comunque non é stato poi cosí terribile. In realtá sei stato un po’ buffo», replicó Shaylin. Erik aggrottó la fronte. «Era previsto che fossi potente e sicuro di me e che mettessi anche un po’ di paura.» «Quindi vuoi essere raccapricciante?» La cosa lo fece ridere. «No, direi di no. E in ogni caso a essere raccapricciante non é la parte relativa al Marchio, o almeno non dovrebbe. La parte decisamente non normale é che nel mio sangue c’é qualcosa che mi tiene ancorato a questo posto. Certo, posso viaggiare, solo che il mio sangue mi spinge a Segnare solo ragazzi che appartengono a questa Casa della Notte.» «Quindi sei tipo un GPS.» «Immagino di sí.» Erik non pareva affatto eccitato all’idea. «Ehi, adesso basta parlare di me. Dove stai andando?» Shaylin deglutí e disse la prima bugia che le passó per la testa. «Vado al dormitorio. Afrodite mi ha chiesto di prenderle della roba dalla sua stanza.» «Con te l’ha chiesto intendi: ’Per favore, potresti...’ o te l’ha ordinato tipo: ’Prendi la mia roba o ti lego le mani con un elastico e ti ficco in un pentolone d’acqua bollente come fa lo chef di mia madre con le aragoste’?» Shaylin ridacchió.«Non so dirti se le tue capacitá di attore siano al massimo o al minimo, ma sembravi Afrodite in un modo tremendo.» Erik rabbrividí. «Cercheró di non rifarlo.» «Ma, per rispondere alla tua domanda, somigliava piú al secondo esempio che al primo.» «Che sorpresa. Allora ti accompagno al dormitorio. Okay?» Shaylin incroció il suo sguardo. Che puó esserci di male? «Okay», rispose. ERIK «Penso di essere d’accordo con te sulla storia della stesura del programma. Dev’essere stranoioso dover decidere cosa insegnare, scrivere il tutto, consegnarlo e poi insegnarlo. Mi pare un’esagerazione», disse Shaylin. «Non me ne parlare», replicó asciutto Erik. «Faremo Shakespeare. Le sue opere mi piacciono molto, ma era decisamente meglio quando le dovevo solo recitare e non mi toccava fare il robot per il Consiglio Supremo. Giá decidere il programma é noioso. Scriverlo fa schifo.» Doveva continuare a ricordare a se stesso di piantarla di fissare le tette di Shaylin. Okay, peró in sua difesa andava detto che lei indossava una T–shirt bianca talmente sottile che lasciava intravedere il supersexy reggiseno rosa che indossava sotto. E che suddetto reggiseno aveva dei fiocchetti neri nella parte centrale e sulle spalline. «Allora, quale opera hai scelto per il corso su Shakespeare?» gli stava chiedendo lei. Guardale la faccia e concentrati! «Corso su Shakespeare?» Shaylin gli rivolse un’occhiataccia, come se pensasse che lui era un’idiota. Erik non poteva biasimarla: quando si era imposto di non sbirciarle le tette, si era distratto con la massa di riccioli scuri che pareva soffice come la seta e che lui... «Oh, sí, il corso su Shakespeare. Di sicuro una commedia. Al giorno d’oggi di tragedie ce ne sono anche troppe.» «Quale?» Lo stava fissando con sincero interesse, perció ammise: «Sono combattuto. La mia preferita é La bisbetica domata ma, se ci pensi bene e consideri il discorso finale di Caterina, non si adatta al sistema matriarcale della Casa della Notte, e l’ultima cosa che voglio é fare incazzare Thanatos. Quindi sto pensando a Come vi piace. Rosalind é una delle piú forti tra le eroine del Bardo e questo non dovrebbe causarmi seccature con l’amministrazione». «Ma non é un po’ come cedere?» «Probabile, peró insegnare non é facile come credi. Ci sono un sacco di cose dietro, senza contare la battaglia con la Tenebra che sembra non finire mai e la scocciatura che i professori continuano a venire ammazzati e che vengono Segnati sempre piú novizi, cosí siamo sotto organico.» Seguí un lungo, sgradevole silenzio, poi Shaylin replicó: «Be’, sí, per te dev’essere una vera rottura che degli insegnanti siano stati sventrati e decapitati e incornati. Per non parlare di tutti i nuovi novizi rossi cui devi insegnare perché non siamo morti davvero. Non ancora». Erik aggrottó la fronte. Non era quello che intendeva. Per niente. «Credo di averlo detto male», ribatté. «E io credo di dovermi ricordare che il verde pisello non diventa schiuma del mare turchese e una spiaggia inviolata.» «E questo cosa vorrebbe dire?» chiese Erik. Shaylin era davvero uno schianto ma gli incasinava la testa e lo mandava in confusione. «Vuol dire che avevo bisogno di un bagno nella realtá. Grazie per avermelo fornito.» Shaylin acceleró il passo, ed Erik stava ancora rimuginando sulla questione del verde pisello e del turchese, quando si ritrovarono fuori dal prato e sul sentiero che portava al dormitorio femminile. «Ehm, non c’é di che?» Piú che un’affermazione era una domanda. Shaylin era ancora davanti a lui quindi arrivó per prima alla scalinata che dava sulla veranda. Sul gradino, era quasi alta quanto lui, il che era strano, visto che era davvero piccolina. «No, non c’é bisogno che mi dici ’non c’é di che’», sospiró. «Non ti stavo veramente ringraziando. Stavo giusto ricordando a me stessa una cosa.» «Cosa?» chiese lui, sinceramente interessato. Shaylin sospiró di nuovo. «Il fatto che ció che vedono gli occhi in realtá non é la parte piú importante di una persona. Quella piú importante é nascosta dentro.» «Solo che per te non é affatto nascosta, giusto?» «Giusto», sussurró. «Non intendevo sul serio quello che ho detto prima. Me la stavo solo tirando. In fondo le ragazze lo fanno in continuazione», disse Erik. «Guarda che non migliori le cose buttandola sulla ginecofobia.» «Ginecofobia... é una cosa brutta, giusto? Niente di figo come la ginecologia?» «Erik, forse faresti meglio a sforzarti di tenere la bocca chiusa.» Shaylin sembrava scocciata, ma lui vedeva benissimo che ce la metteva tutta per non scoppiare a ridere. E poi da quelle belle labbra rosa scappó un risolino. «Ginecologia? L’hai detto sul serio?» «L’ho fatto e ne sono orgoglioso. Mica mi spiacerebbe una carriera che mi mette in contatto con tutte quelle parti di ragazza», replicó Erik, facendo sfoggio del suo migliore accento da vecchio ragazzo dell’Oklahoma. «Okay, per me basta e avanza», ribatté lei, ancora sogghignando. «Devo andare prima che...» Shaylin fece un passo indietro e mancó del tutto il gradino successivo. Stava per cadere dritto su quel suo bel culetto tondo, ma Erik fu piú veloce della gravitá e, quasi tipo supereroe, l’afferró alla vita evitandole di farsi male. Ed eccoli lí, lei un gradino piú su, lui con le braccia intorno ai suoi fianchi. Cadendo, Shaylin aveva preso ad agitare le braccia, finendo per aggrapparsi alle spalle di lui. Gli stava talmente addosso che Erik sentiva sul petto i fiocchetti neri del reggiseno rosa. «Attenta, non vorrei che ti capitasse qualcosa», le disse sottovoce, con gentilezza, quasi lei fosse un uccellino impaurito. «Gragrazie. Stavo per cadere.» Shaylin lo guardó e lui si perse nei suoi grandi occhi marroni. Aveva un profumo incredibile, lo stesso della sera in cui l’aveva Segnata, dolce, tipo pesche e fragole mischiate. Non aveva mai voluto tanto qualcosa quanto un suo bacio. Voleva baciarla almeno una volta. Almeno per un secondo. Si chinó. Sembrava che lei spingesse le labbra verso le sue. Si chinó di piú, stringendola a sé. E allora lei gli assestó un pugno sul petto. «Stai cercando di baciarmi? Sul serio?» Shaylin scosse la testa e lo spinse via, giú dal gradino. Erik barcolló all’indietro. Stava cercando di capire cosa, con precisione, fosse andato storto, quando udí la risata di scherno. Sentendosi di merda, alzó gli occhi e vide Erin e Dallas in cima alla scalinata d’ingresso al dormitorio, appena fuori del portone. «Cavolo, alla faccia dei messaggi contraddittori! prima ti sta tutta addosso e poi ti spinge via. Non si fa cosí», disse Dallas. «Giá,quando una ragazza dice di sí deve voler dire sí,e non: ’Ehi, mi sa che ti provoco un po’ e poi ti respingo’», aggiunse Erin mettendo le virgolette con le dita. «Voi due non sapete di cosa state parlando.» Shaylin aveva una mano sul fianco e il mento sollevato, ma era arrossita di brutto. Erik pensó che sembrava molto carina ma per niente tosta. Dallas fece scivolare il braccio intorno alla vita di Erin e lei gli si appoggió contro mentre scendevano le scale verso Erik, continuando a ridere di Shaylin. «Ehi, amico, non ti preoccupare. La mia sirena e io faremo in modo che tutti sappiano che razza di stronza é quella», ghignó Dallas. Erik provó a interromperlo, ma lui continuó a parlare: «No, non mi devi ringraziare. Consideralo un favore da vampiro a vampiro». Erik diede un’occhiata a Shaylin. Il viso della ragazza era passato da rosso a bianco gesso. Ci pensó.. ma solo per un secondo. Sarebbe stato facile mettersi a ridere e andarsene insieme con Dallas ed Erin. Forse si sarebbe persino sentito figo come una volta, quando era il ragazzo piú sexy della scuola, quando poteva avere tutte le ragazze che voleva. Poi si rese conto di cosa stava pensando e gli venne la nausea. Incroció lo sguardo di Dallas. «No. Shaylin aveva ragione: non sapete di cosa state parlando. é colpa mia. Stavo solo cercando di fare una cosa stupida. Non é stata Shaylin a chiederlo.» «Ma figurati! Tu sei Erik Night.» La voce di Dallas era ancora amichevole, ma il suo sguardo si era fatto di ghiaccio. «Giá,proprio. E vi dico che vi state sbagliando. Shaylin non é una stronza. Sono io che ho fatto lo stronzo. Se voi due dovete proprio parlare di lei, é questo che dovete dire.» «Ti aspetti che la gente creda che una piccola spostata come quella abbia detto di no a te?» Erin non si sprecó nemmeno a nascondere il disprezzo che provava. E io che una volta sognavo di fare il prosciutto in un sandwich di gemelle! Dea, sono proprio un coglione. «Quello che mi aspetto é che diciate la veritá o teniate chiusa la bocca.» «Be’, questo proprio non mi diverte.» Shaylin scese in fretta le scale. Mentre passava davanti a Erik, si fermó. «Ho cambiato idea sull’andare a prendere la roba per Afrodite. Puó farsele da sola le sue commissioni.» Poi spostó lo sguardo su Erin. «Immagino che questo significhi che stasera non verrai in autobus allo scalo ferroviario.» «Sono salita su quello scuolabus per l’ultima volta, ma tu vai pure. In ogni caso é piú adatto a te che a me.» «Cantagliele, sirena», intervenne Dallas accarezzando il sedere a Erin. «L’acqua dev’essere libera di andare dove vuole.» «Giá,ed é ora che teliamo. Mi sono scocciata», replicó Erin. «Ce l’ho io la cura!» Dallas le morse il collo. Lo strillo di Erin si trasformó in una risata. «E io non staró lí a dire sí -no, sí -no. Diró sí -sí e basta!» Erin sogghignó rivolta a Shaylin, prese per mano Dallas e si allontanarono insieme ridendo sarcastici. Erik li guardó andare via. «Quand’é che quei due sono diventati ’quei due’?» «Non appena Erin e Shaunee non sono piú state ’quelle due’», spiegó Shaylin. «E le cose vanno male quanto pensava Shaunee.» Erik sgranó gli occhi. «Non eri venuta a prendere della roba per Afrodite, giusto?» «Naaa.» Erik capí. «Ah, merda! Erin ha cambiato parte! E quindi Dallas e il suo gruppo sapranno tutto quello che sa il gruppo di Zoey.» «Sembrerebbe. Devo dire a Zy e a Stevie Rae che Erin e Dallas stanno davvero insieme.» Shaylin esitó, poi aggiunse: «Grazie di avermi difeso. So che non é stato facile per te». «Tu sei proprio convinta che io sia una testa di cazzo, eh?» Shaylin non rispose subito ma rimase a studiarlo, come se avesse capito quant’era importante per lui la risposta che gli avrebbe dato. Alla fine disse: «Io sono convinta che tu abbia tutte le potenzialitá per diventare piú verde turchese che verde pisello». «Ed é una buona cosa?» Lei sorrise. «Molto piú che essere un ginecologo ginecofobo.» Rise. «Okay, d’accordo. Ehi, posso accompagnarti al bus?» «No, non stavolta. Ma chiedimelo ancora. E, per la cronaca, quando dico no é no, e quando dico sí é sí.» «Mi sa che questo l’avevo giá capito», ribatté Erik. «Bene, allora la prossima volta, prima di baciarmi, aspetta che abbia detto sí. Ciao, Erik.» Mentre Shaylin si allontanava, il sorriso di Erik diventó sempre piú ampio. Non era quello da cento watt, quello era una finta, una recita. In quel caso era meglio, perché era vero. Lui era felice sul serio. E, per la prima volta da molto tempo, Erik Night si rese conto che provare sul serio un sentimento era molto meglio che recitare... 18 KALONA «Le nuvole sgombrano il cielo. Credo sia un buon segno», disse Kalona alla Somma Sacerdotessa della Morte, ferma davanti al minibus carico di novizi e vampiri che ancora non avevano lasciato il campus per tornare allo scalo ferroviario. «Sí, okay, abbiamo visto. Noi peró dobbiamo proprio riportare le chiappe allo scalo», intervenne Stevie Rae. «Peró ti auguriamo buona fortuna. So che, se nonna Red– bird l’ha presa davvero Neferet, il tipo giusto per liberarla sei tu!» Gli rivolse il suo tipiゥo sorriso gioioso e innocente e Rephaim mostró la propria approvazione salutando allegramente con la mano, poi le porte del bus si chiusero e Dario mise in moto. Zoey non aveva detto niente. Niente in assoluto. Era rimasta seduta sul minibus mentre gli altri chiacchieravano, raccoglievano le cose di scuola e finivano di caricare il bagagliaio. Lui peró percepiva i suoi occhi che lo osservavano. Ne percepiva la diffidenza, ma anche la speranza. Per lei sono l’unica possibilitá di rivedere viva la nonna, pensó Kalona mentre il bus giallo spariva lungo Utica Street. Avrebbe almeno potuto augurarmi buona fortuna. «Nyx, ti chiedo di vegliare su Kalona, il mio Guerriero.» Udendo il nome della Dea, Kalona sobbalzó e si riconcentró su Thanatos. La Somma Sacerdotessa gli stava davanti, con le braccia sollevate e il viso rivolto al cielo che precedeva l’alba. «Egli ha scelto di legarsi alla tua via tramite me, tua fedele Somma Sacerdotessa. Egli é la mia spada, il mio scudo, il mio difensore. E, poiché mi é stata data autoritá su questa Casa della Notte, egli é diventato difensore anche di essa.» La voce di Thanatos era carica di potere e Kalona tremó quando gli sfioró la pelle. Sta invocando Nyx! E la Dea le risponde! Trattenne il fiato mentre la vampira continuava: «Pertanto, io imploro il tuo aiuto, benevola Dea della Notte. Ti chiedo di dargli forza, se la Tenebra dovesse indebolire la sua volontá.Fa’ che la sua decisione brilli e, simile alla luce della luna che trafigge il grigiore della foschia, fa’ che la sua determinazione squarci le ombre di ció che potrebbe oscurare il suo giudizio e distrarre il suo proposito. Non lasciare che cada preda della Tenebra fintanto che la sua scelta é la Luce». Kalona strinse le mani a pugno in modo che Thanatos non vedesse come avevano iniziato a tremare. Nyx non apparve, ma la sua presenza in ascolto era tangibile, e lui ne percepí la dolcezza nell’aria. Era sempre stato cosí. Ovunque Nyx rivolgesse la propria immortale attenzione, seguivano magia e Luce, forza e risate, gioia e amore. Sempre l’amore. Kalona chinó la testa. Quanto mi é mancata! «Kalona, va’, con la benedizione di Nyx!» Il turbine di energia che fece seguito all’invocazione di Thanatos si riversó su entrambi e, quando l’immortale alzó la testa, vide che la Somma Sacerdotessa gli sorrideva con aria beata. «Nyx ti ha udito», commentó,grato che la voce non svelasse quanto era scosso in realtá. «Oh, sí, é vero. E questo é senza dubbio di ottimo auspicio.» «Non deluderó né te né la Dea», affermó Kalona, quindi con una corsa si lanció verso il cielo, pensando: Non questa volta. Questa volta non la deluderó. Kalona voló dritto alla meta. La terrazza del Mayo era alta e ampia e, dal cielo violaceo, lui scese senza problemi sulla fredda superficie di pietra. Ripiegó le ali corvine sulla schiena nuda. Sí, era andato da lei a petto nudo. L’aveva sempre preferito cosí. «Dea, il tuo Consorte é tornato!» gridó Kalona, grato a chiunque avesse ridotto in frantumi la portafinestra dell’attico. Gli evitava l’imbarazzo di doverla scassinare nel caso lei non gli desse il benvenuto che si aspettava. «Non vedo nessun Consorte, solo un fallimento con le ali.» La voce provenne dall’ombra alle sue spalle nell’angolo estremo del terrazzo, assai lontana dall’ingresso all’attico. Si voltó piano a guardarla, lasciandole il tempo di osservare il suo petto nudo e le ali possenti. Neferet era una creatura lasciva. Desiderava ardentemente gli uomini ma, piú del piacere fisico che ne traeva, lei bramava il controllo assoluto. Il toro bianco poteva darle potere, peró un toro non era un uomo. «Durante i secoli della mia esistenza, ho realmente fallito in alcune cose. Ho commesso degli errori. Il peggiore dei quali é stato lasciare il tuo fianco, Dea.» Kalona diceva la veritá,anche se la Dea che aveva in mente non era Neferet. «Quindi adesso mi chiami Dea e torni da me strisciando.» Kalona fece due passi verso di lei, le ali che fremevano. «Ti sembra che io stia strisciando?» Neferet inclinó la testa. Non si era spostata dall’ombra e lui riusciva a vedere soltanto gli occhi di smeraldo e la lucentezza di fuoco dei capelli, mentre il sole iniziava a sorgere alle sue spalle. «No, mi sembra che tu stia svolazzando», replicó lei con aria annoiata. Kalona allargó le ali e le braccia. I suoi occhi d’ambra incrociarono il gelido sguardo verde della Tsi Sgili e si concentró. Neferet non era immortale da molto. Doveva essere ancora sensibile al suo fascino. «Dea, guarda ancora. Osserva il tuo Consorte.» «Ti vedo. Non sei giovane come ricordavo.» «Con chi credi di parlare!» Tentó di smorzare il tono, ma fremeva di rabbia. Aveva scordato quanto era arrivato a detestare il freddo sarcasmo di Neferet. «Davvero? Sei venuto tu da me. Credevi sul serio che ti avrei accolto con gioia?» Il sole si era alzato all’orizzonte quando la Tsi Sgili lasció l’angolo in ombra e, mentre gli si avvicinava, Kalona poté finalmente vederla. Neferet aveva continuato a cambiare. Era ancora bella, ma in lei ogni aspetto delicato, mortale, umano era scomparso. Sembrava una statua di fattezze squisite, cui era stato dato il soffio della vita ma senza una coscienza, senza un’anima. Era sempre stata fredda, tuttavia fino a quel momento aveva mantenuto la capacitá di fingere gentilezza e amore. Ora non piú. Kalona si chiese se soltanto lui fosse in grado di vedere con tanta chiarezza come lei stesse diventando un conduttore per il male. «Non lo credevo, ma ci speravo, anche se ho udito voci secondo cui il mio posto al tuo fianco sarebbe stato usurpato.» Si augurava che lo shock nella sua voce venisse preso per gelosia. Il sorriso di Neferet la fece somigliare a un rettile. «Giá, ho trovato qualcosa di piú grande di un volatile, anche se ammetto che la tua gelosia é divertente.» Ricacciando la bile che gli montava in gola al pensiero di toccarla, Kalona colmó la distanza che li separava. Spinse le ali in avanti, in modo che la fredda morbidezza delle penne accarezzasse la pelle di lei. «Sono qualcosina di piú di un volatile.» «Perché dovrei riprenderti?» Il tono di Neferet sembrava imperturbabile, ma Kalona percepiva il fremito della sua pelle al tocco delle maestose ali. «Perché sei una dea e meriti un Consorte immortale.» Le si avvicinó ancora di piú, sapendo che lei poteva sentire il gelido potere della sua immortalitá benedetta dalla luna. «Ce l’ho giá,un Consorte immortale», replicó Neferet. «Ma non puó fare questo.» Kalona l’avvolse nelle proprie ali e, con lentezza, s’inginocchió davanti a lei, le labbra a pochi centimetri da quella pelle vibrante. «Io ti serviró.» «Come?» La voce della Tsi Sgili non tradiva sentimenti, ma la sua mano andó ad accarezzargli la parte interna dell’ala. Kalona escluse dalla mente tutto tranne la percezione fisica e gemette. Lei continuó ad accarezzarlo. «Come?» ripeté,aggiungendo: «Soprattutto adesso che servi un’altra signora». Aveva previsto che lei sapesse del suo giuramento a Thanatos e si era preparato la risposta. «L’unica signora che posso davvero servire é una Dea e, se la mia Dea mi perdonasse, farei qualunque cosa mi chiedesse.» Kalona aveva pensato che quel suo continuo giocare con le parole sarebbe stato divertente: Neferet avrebbe creduto che parlasse a lei quando invece poteva rivolgersi a qualunque divinitá femminile. Ma, nell’attimo in cui pronunció quella frase, la veritá di quell’affermazione si riverberó in lui, facendolo rimanere senza fiato e allontanandolo dall’essere che aveva davanti. Il gioco portato avanti con se stesso per secoli era finito. Io sono stato creato per servire una Dea e una Dea soltanto. Neferet incarnava l’opposto di tutto ció che rappresentava Nyx. Dandole la schiena, Kalona nascose il viso tra le mani. Come ho potuto pensare che lei, o qualunque altra donna, potesse prendere il posto di Nyx nel mio cuore? Ho trascorso secoli come un guscio vuoto, tentando di supplire a ció che mancava in me con la violenza, la lussuria e il potere. Niente! Non ha funzionato niente! Sentí le mani di lei sulle spalle. Erano morbide, calde e sembravano irradiare dolcezza. Con indescrivibile gentilezza, lo fecero voltare spingendolo a guardarla. Quando sollevó la testa, l’immortale rimase di sasso. Neferet non l’aveva seguito. Non si era mossa. Non poteva averlo toccato lei. Neferet non l’aveva mai toccato con una simile dolcezza. Nyx, invece, sí. Il viso di Kalona s’inumidí e lui si asciugó le lacrime con un gesto distratto. «Mmm...» Neferet si stava tambureggiando sul mento una lunga unghia affilata e lo studiava dall’altra parte della terrazza, senza mostrare di aver percepito la presenza di Nyx. Che si fosse immaginato tutto? No! Ricordo il suo tocco, il suo calore, la sua dolcezza. Nyx era stata lí. Kalona voleva crederci. «Kalona, non posso dire che la tua supplica non mi abbia commosso. Finalmente sembra che tu abbia imparato come ci si rivolge a una vera dea. Forse perdoneró il tuo tradimento e ti consentiró di amarmi ancora. Ma a una condizione.» «Qualunque cosa.» Kalona si era rivolto alla sua Dea invisibile, sperando che fosse ancora presente, ancora in ascolto. «Questa volta dovrai portarmi Zoey Redbird. Anche se non la voglio morta, almeno non ancora. Ho deciso che tormentarla sará molto piú divertente.» Neferet lo raggiunse lentamente e gli fece scorrere le dita sul petto, spezzando la pelle e disegnando linee scarlatte. Poi voltó la mano in modo che il sangue le scivolasse sulle dita e nel palmo, quindi si chinó in avanti e gli leccó le ferite, richiudendole. Con un sorriso, la Tsi Sgili gli passó davanti dicendo: «Avevo scordato che hai un sapore delizioso. Seguimi e vedremo se anche il resto di te é ancora altrettanto piacevole». Completamente inebetito, Kalona non si mosse. Quando Nyx lo aveva toccato, aveva dimenticato Sylvia Red–bird e adesso non voleva nient’altro che la sua Dea. Non sopporterei il tocco di Neferet. Non potró mai piú, nemmeno per finta, aprirmi a una copia perversa di Nyx. Fu il gracchiare di un corvo a farlo tornare in sé.Si guardó dietro le spalle: il sole era ormai salito del tutto nel cielo, delineando in controluce il corvo appollaiato sulla balaustra di pietra. Che lo guardava con l’aria di chi la sa lunga. Rephaim? Kalona si scosse. Ho giurato di non deludere Thanatos e Nyx, e non deluderó neanche mio figlio. Tuttavia non posso sopportare di venire toccato da questa distorta versione della mia Dea. Kalona non riusciva a muoversi. Era confuso, la mente in lotta, i pensieri nemici di se stessi. «Cosa c’é che non va?» Neferet era un passo dentro la portafinestra rotta. Sollevó la mano, il palmo sempre a coppa, che conteneva il sangue dell’immortale alato. «Venga qualcuno di voi. Bevete. Potrei avere bisogno che mostriate a Kalona quanto sono cambiata. Non tollero piú la disobbedienza.» Lui vide i tentacoli serpeggianti spostarsi da un angolo del soggiorno per avviluppare la mano di Neferet: sembrava che assorbissero anche quella oltre al sangue. sapeva che per la Tsi Sgili doveva essere doloroso ma, mentre i viticci pulsavano e si contorcevano, con l’altra mano lei li accarezzava in modo quasi amorevole. Kalona distolse lo sguardo. Neferet lo disgustava. In quel momento udí il gemito. All’inizio pensó che il suono provenisse dalla Tsi Sgili ma poi vide che lei continuava a sorridere e ad accarezzare i fili di Tenebra. Il gemito si ripeté.Kalona osservó la stanza. Neferet non aveva acceso la luce e le finestre a parete erano di uno spesso vetro colorato che lasciava passare poca luce, sebbene l’attico si trovasse in cima a un palazzo alto. Erano accese solo alcune grosse candele bianche e le loro fiammelle guizzanti erano l’unica vera fonte d’illuminazione della suite. Kalona scrutó all’interno, ma non vide nient’altro che ombre e Tenebra. Altri tentacoli si agitavano in un angolo particolarmente buio del soggiorno, provocando una frattura nelle ombre d’inchiostro. Qualcosa in quell’oscuritá si mosse. Per un istante, Kalona vide uno scintillio d’argento dovuto al riflesso della luce. Kalona sbatté le palpebre, non sapendo se poteva fidarsi della propria vista. L’immortale si concentró sul buio e quello prese forma: sembrava un bozzolo che pendeva dal soffitto. Scosse la testa, senza capire. Un secondo lampo d’argento e lui vide qualcos’altro riflettere la luce all’interno del bozzolo. Occhi, occhi aperti di un umano. Quando incroció quello sguardo, tutti i pezzi andarono a posto. L’immortale alato entró nella stanza. Sylvia Redbird si mosse e, con voce tremula, mormoró: «Basta... basta...» mentre i tentacoli riprendevano forma, avvolgendosi intorno a lei, incidendole la pelle. Il sangue andó a unirsi alla pozza che si era giá formata sotto la sua gabbia. Strano che i tentacoli non bevessero dal banchetto giá lí pronto per loro. Sotto gli occhi di Kalona, Sylvia si mosse di nuovo, stavolta spingendo verso l’esterno con le braccia: quando i bracciali d’argento e turchese entravano in contatto con un tentacolo, quello rabbrividiva e si ritirava in fretta, emettendo fumo nero e raggrinzendosi al punto che un altro tentacolo doveva prenderne il posto. «Ah, vedo che hai scoperto il mio ultimo animaletto da compagnia.» Kalona si costrinse a distogliere lo sguardo da Sylvia Redbird. I fili di Tenebra avevano finito di bere ma rimanevano avvinghiati alla mano e al braccio di Neferet, in una grottesca imitazione dei braccialetti protettivi dell’anziana signora. «Ovviamente avrai riconosciuto la nonna di Zoey Redbird. Peccato che mi stesse aspettando quando sono andata da lei. Ha avuto il tempo di raccogliere il potere della terra dei suoi antenati in un incantesimo protettivo», sospiró Neferet, irritata. «Ha a che vedere con turchesi e argento. Si sta dimostrando un impedimento e non riesco ad arrivare fino a lei, anche se i miei adorabili fili di Tenebra stanno facendo qualche danno.» «Se non altro, la vecchia signora morirá dissanguata», commentó Kalona. «Ne sono piú che certa. Alla fine. Peccato che il suo sangue non valga niente. é assolutamente imbevibile. Non importa. Aspetteró che si consumi.» «Hai intenzione di ucciderla?» «Intendo sacrificarla ma, come puoi vedere, la cosa si sta rivelando piú difficile del previsto. Non importa. Io sono una Dea. Mi adatto con facilitá ai cambiamenti. Magari me la terró, ne faró il mio animale da compagnia. Questo sí che sarebbe una tortura per sua nipote.» Neferet si strinse nelle spalle. «Non importa... ucciderla o usarla. Finirá comunque allo stesso modo. Dopotutto lei non é altro che un guscio mortale.» «Pensavo che fosse Aurox il tuo animaletto da compagnia.» Kalona si sforzó di sembrare solo vagamente interessato. «Perché abbandonare un essere cosí potente per una vecchia?» «Non ho abbandonato Aurox. é difettoso e non si é dimostrato utile come avevo sperato. Un po’ come te, mio perduto amore.» Accarezzó un tentacolo palpitante. «Ma questo lo sai giá,vero? Sei Signore delle Spade della Casa della Notte al posto di Dragone Lankford. Senza dubbio sei al corrente di come é stato ucciso il tuo predecessore.» «Certamente. L’ha ucciso Aurox.» Kalona inizió a spostarsi verso la gabbia di Sylvia. «E ho preso il suo posto in modo da conquistare la fiducia di Thanatos e del Consiglio Supremo.» «E perché l’avresti fatto?» «Per noi, é ovvio. Ti hanno cacciato, all’unanimitá. Non puoi piú creare dissenso tra loro, perció ho pensato di farlo io per te. Thanatos comincia a fidarsi di me. Il Consiglio Supremo si fida di lei. Ho giá iniziato a sussurrare discordia alla Morte.» «Interessante. E molto premuroso da parte tua, soprattutto considerato che ci siamo separati da nemici», commentó Neferet. «Ho sbagliato a lasciarti in modo cosí affrettato. Mi sono reso conto del mio grande errore solo quando ho saputo che avevi preso un altro come tuo Consorte. Non mi piace quando mi si fa provare gelosia.» Mentre parlava, Kalona camminava avanti e indietro. Sperava di sembrare frustrato dalle domande di lei, ma in realtá faceva in modo di avvicinarsi sempre piú alla gabbia di Sylvia Redbird. «E a me non piace essere tradita. Eppure eccoci qui.» «Io non ti sto tradendo.» Kalona pronunció quelle parole con assoluta sinceritá. Non tradiva Neferet. Non le doveva nessuna fedeltá. «Oh, sono convinta che tu stia facendo molto piú che tradirmi. E sono convinta che tu abbia tradito la tua stessa natura.» La sua affermazione fermó i passi di Kalona. «Ció che dici non ha senso.» «Come sta tuo figlio Rephaim?» «Rephaim? Cos’ha a che fare lui con noi?» Udendo il nome del figlio, l’immortale alato provó il primo frammento di paura. «Ti ho visto. Ti ho osservato soffrire per la sua perdita. T’importa di lui.» Neferet pronunció la frase con disprezzo, quasi avesse un cattivo sapore, quindi fece un passo verso di lui. Che arretró di un passo. «Rephaim é stato al mio fianco per tanto tempo. Ha eseguito i miei ordini per secoli. Mi mancava come mi Sarebbe mancato un servo fedele.» «Credo che tu stia mentendo.» Kalona s’impose di sogghignare. «E con questo dimostri che immortalitá non equivale a infallibilitá.» «Dimmi che non hai lasciato che i sentimenti ti rendessero debole. Dimmi che non hai scelto, come un patetico cagnolino, d’inseguire una Dea che ti ha giá respinto.» «I miei sentimenti non mi rendono debole. Sei tu quella che tortura una vecchia per tormentare una bambina.» «Osi parlare a me di Zoey Redbird? Tu che sai quanto dolore mi ha provocato?» Neferet aveva il fiato corto. I tentacoli di Tenebra che le strisciavano intorno ebbero un fremito di agitazione. «Zoey ha provocato dolore a te?» Kalona scosse la testa, incredulo. «Sei tu che ti lasci dietro caos e sofferenza. Zoey non cerca lo scontro, sei tu che la attacchi. Lo so. Mi hai usato per farle del male.» «Sapevo che mentivi. Ho sempre saputo che l’amavi, la tua dolce, speciale piccola Aya rinata.» «Io non la amo!» Kalona fu quasi sul punto di lasciarsi sfuggire la veritá: Io ho sempre amato e sempre ameró soltanto Nyx! Un gemito alle sue spalle gli fece cambiare la frase. «Ma neppure la odio. Non puoi considerare l’idea che potresti trovare soddisfazione nel dividere il Consiglio Supremo e governare dalla tua isola fortezza di Capri quei vampiri che scelgano una strada piú antica? In particolare i tuoi vampiri rossi ti adorerebbero e sarebbero felici di dare nuova vita alle antiche usanze. Io ti aiuteró in questo senso, come tuo Consorte, eseguendo i tuoi ordini.» Kalona aveva parlato in tono calmo, ragionevole, ma aveva anche fatto un ulteriore passo indietro. Piú lontano da Neferet. Piú vicino a Sylvia Redbird. «Vuoi che lasci Tulsa?» «Perché no? Cosa c’é qui che ti trattiene? Ghiaccio d’inverno, afa d’estate, e umani religiosi e di mentalitá ristretta. Credo che entrambi abbiamo superato il livello Tulsa.» «Il tuo ragionamento non fa una grinza.» I tentacoli di Tenebra, ancora gonfi del sangue di Kalona, si acquietarono mentre Neferet sembrava valutare la proposta. «Ovviamente tu dovresti assicurarmi i tuoi servigi con un giuramento di sangue.» «Ovviamente», mentí Kalona. «Ottimo. Forse ti ho giudicato male. E ho le creature perfette per aiutarmi a creare quell’incantesimo.» accarezzó con affetto i tentacoli simili a serpi. «Lasciamo che uniscano il mio sangue al tuo e ci leghino per sempre?» Kalona tese i muscoli, preparandosi a colmare con un salto i pochi metri che ormai lo separavano da Sylvia Redbird. Le avrebbe staccato di dosso i fili di Tenebra e poi l’avrebbe portata via in volo, liberandola, mentre Neferet s’incideva la pelle per realizzare un oscuro incantesimo che non sarebbe mai stato completato. L’immortale sorrise. «Tutto ció che desideri, Dea.» Le rosse labbra piene di Neferet iniziavano a piegarsi verso l’alto quando il corvo gracchió,sbigottito. Neferet socchiuse le palpebre e la sua attenzione si spostó sull’animale, ancora appollaiato sulla balaustra, un bersaglio facile nella luce del mattino. Puntó un dito affusolato contro il corvo e ordinó: «Con sangue immortale avete banchettato ora rendete il corvo Rephaim morto e stecchito!» Dieci tentacoli che le cingevano il corpo si staccarono scagliandosi contro l’animale come delle frecce nere. Kalona non ebbe esitazioni. Si lanció tra il corvo e la morte, parando il colpo diretto al figlio. La forza dell’impatto lo gettó contro la balaustra di pietra. Mentre il dolore gli esplodeva nel petto, Kalona urló:«Rephaim, vola via!» Il tempo per provare sollievo alla vista del corvo che obbediva al suo ordine fu poco. Neferet avanzava verso di lui, seguita da striscianti tentacoli di Tenebra. Kalona si alzó. Ignorando il terribile dolore, allargó ali e braccia. «Traditore! Bugiardo! Ladro!» gli strilló contro Neferet. Anche lei spalancó le braccia, e con le dita rastrelló l’aria, riunendo i fili vischiosi che si moltiplicarono intorno a lei. «Credi di combattermi usando la Tenebra? Non ricordi di averci giá provato non molto tempo fa e che io ho ordinato ai tentacoli di allontanarsi? Neferet, sei tanto sciocca quanto pazza», sbottó Kalona. La risposta della Tsi Sgili fu la cantilena di un incantesimo: «Piccoli miei, sapete cosa fare. Questo immortale deve sanguinare. Cosí poi voi potrete bere, bere e bere!» Neferet scaglió i tentacoli di Tenebra verso di lui, che tese le mani in avanti rivolgendosi direttamente agli schiavi serpentini con le stesse parole che appena qualche settimana prima aveva usato quando Neferet si era azzardata a sfidarlo in un momento in cui lui era sano, in piena forma e libero dai soffocanti confini della terra. «Alt! Sono stato a lungo alleato della Tenebra. Obbedite al mio comando. Questa non é la vostra battaglia. Andatevene!» Lo shock lo colpí nell’attimo in cui i tentacoli gli incisero la carne. I fili non gli avevano obbedito! Invece di eseguire il suo ordine, continuarono a tagliare, lacerare, strappare e bere, simili a velenose sanguisughe. L’immortale si staccó dal petto una delle creature pulsanti e la scaglió a terra, dove andó in pezzi solo per riformarsi in ulteriori decine di orrori taglienti come rasoi. La risata di Neferet era convulsa. «Sembra che solo uno di noi sia alleato della Tenebra, e non sei tu, mio perduto amore!» Kalona ruotó come un turbine, staccandosi di dosso le creature vischiose e, mentre lottava, la sua mente si schiarí del tutto. Comprese che Neferet aveva ragione. I tentacoli non gli obbedivano piú perché lui aveva realmente scelto un’altra via. Kalona non trafficava piú con la Tenebra. 19 KALONA Gli tornó subito alla mente, come un amico perduto che ricompare per spezzare di nuovo il pane. Kalona era stato il Guerriero prescelto di Nyx. Aveva trascorso vite intere combattendo contro la Tenebra battaglie molto piú feroci. Certo, quando li frantumava, i tentacoli si moltiplicavano, ma rompendo loro il collo non riuscivano a rigenerarsi immediatamente. Erano servi di poco conto. Kalona rideva, mentre ruotava su se stesso e colpiva e lottava. Dava una sensazione bellissima fare di nuovo ció per cui era stato creato! Nel mezzo della battaglia, vide Neferet che osservava in silenzio. «Pensi di sconfiggermi con dei burattini? Per secoli, nell’Aldilá,ne ho combattuto di simili. Vedrai che posso riprendere a farlo per un tempo anche piú lungo.» «Oh, sono certa che tu lo possa fare, traditore. Ma lei no.» Col lungo dito, Neferet indicó Sylvia Redbird, ancora intrappolata e sofferente dentro la gabbia di Tenebra. «Con in voi sangue immortale obbeditemi senza esitare: nella protezione dei turchesi faró breccia usando il potere di Kalona come freccia!» I tentacoli obbedirono a Neferet all’istante, staccandosi da Kalona e, gonfi del suo sangue immortale, sciamarono su Sylvia Redbird. Lei gridó e sollevó le braccia, tentando di bloccare l’assalto. Le pietre che indossava li rallentavano, era ovvio, ma non erano sufficienti. Grazie al potere rubato dal sangue immortale di Kalona, numerosi tentacoli erano in grado di opporsi alla protezione del turchese e iniziarono a incidere la carne della vecchia signora. Poi, fumanti e indeboliti, i tentacoli tornarono a bere da lui. Kalona ricominció la lotta, ma per ogni due che fermava altri due infrangevano le sue difese quanto bastava a tagliarlo e a nutrirsi. Rinvigoriti, ripresero ad aggredire Sylvia. E nonna Redbird inizió a cantare. Kalona non comprendeva le parole, ma capí con chiarezza l’intenzione: stava intonando il proprio canto di morte. «Sí, Kalona. Per favore, resta e combatti la Tenebra. Servi unicamente ad alimentare i tormentatori della nonna di Zoey. Alla fine riusciranno comunque a sconfiggere le sue difese ma, col tuo aiuto, la sua fine arriverá prima. O, forse, una volta infranta la protezione dei turchesi non la uccideró. Forse me la terró come passatempo. Quanto credi che possa restare sana di mente una vecchia sotto i colpi della Tenebra?» Kalona sapeva che Neferet aveva ragione. Lui non poteva salvare l’anziana signora, non poteva ordinare alla Tenebra di lasciarla in pace. Al contrario, la Tenebra avrebbe usato il potere nel suo sangue per torturarla. «Vai! Allontanati!» Sylvia interruppe il canto quanto bastava a gridare all’immortale quelle due parole. Kalona sapeva che era la soluzione migliore, ma cosí sarebbe dovuto tornare alla Casa della Notte sconfitto. Ma non ho alternative! Se avesse continuato a lottare contro la Tenebra, di Sylvia Redbird sarebbe rimasto solo il guscio mortale. Neferet non sarebbe stata in grado di controllare la propria rabbia. Quando i turchesi non avessero piú protetto nonna Redbird, la Tsi Sgili l’avrebbe distrutta. Anche se ció feriva il suo orgoglio, per risultare vittorioso, Kalona doveva battere in ritirata e riprendere il combattimento un altro giorno. L’immortale spalancó le possenti ali e si lanció dalla terrazza, lasciandosi alle spalle i tentacoli di Tenebra, Neferet e Sylvia Red–bird. Kalona sapeva dove andare. Voló alto e veloce, poi scese con rapiditá inumana, atterrando al centro del campus della Casa della Notte, proprio davanti alla statua di Nyx. S’inginocchió, quindi fece ció che fino a quel momento non aveva osato fare: alzó lo sguardo verso la copia di marmo della sua Dea perduta. No, non era lei a essere perduta, ma io, si corresse mentalmente. La personificazione di Nyx scelta dall’artista era, in realtá, deliziosa. La Dea era nuda, le braccia sollevate a reggere una mezzaluna. Gli occhi di marmo erano fissi verso l’alto. Aveva un aspetto bellissimo e fiero, magnifico e possente. Kalona avrebbe dato qualunque cosa per venire di nuovo sfiorato da lei. «Perché?» domandó alla statua. «Perché hai accettato il mio voto e mi hai permesso di seguire la tua via nel momento in cui avevo piú bisogno di controllare la Tenebra? Ho dovuto lasciare che Neferet mi sconfiggesse. Ho dovuto abbandonare una dolce, vecchia signora alla sua mercé.Ho fallito! Perché accettarmi solo per farmi fallire?» «Libero arbitrio.» Nella voce di Thanatos c’era la forza dell’autorevolezza. «Sai meglio di me cosa significa.» Kalona rispose continuando a guardare la statua: «Sí. Significa che Nyx non ci ferma quando commettiamo degli errori, anche se questo costa caro a noi e a chi ci sta intorno». «Essendo immortale, puoi non essertene reso conto, ma la vita é una lezione.» «Allora io rimarró a scuola per sempre», replicó amaro Kalona. «Oppure potresti considerarla un’infinita possibilitá di evolverti», ribatté Thanatos. «Per diventare cosa?» Kalona si alzó e affrontó la sua Somma Sacerdotessa: «Non mi hai sentito? Ho fallito. Sylvia Redbird é ancora intrappolata dalla Tenebra su cui Neferet ha il controllo». «Prima hai chiesto in cosa potresti evolverti. La mia risposta é:scegli. Sei senza dubbio un Guerriero, ma di quale genere sta a te deciderlo. Dragone Lankford era un Guerriero. Ha quasi scelto di diventare duro e feroce, uno spergiuro e un traditore. Tutto perché il suo amore era fuori della sua portata. Potresti fare lo stesso anche tu.» «Tu lo sai», disse Kalona. «Che ami Nyx? Sí, lo so. E so pure che lei é fuori della tua portata, che tu lo voglia ammettere o no.» Kalona strinse le labbra. Avrebbe voluto urlare di rabbia, dire a Thanatos di essere convinto che la Dea l’avesse sfiorato, che forse lei non era realmente fuori della sua portata. Ma si ricordó di come la porta del tempio si fosse solidificata sotto la sua mano, impedendogli di entrare. La sua certezza si affievolí. «Lo ammetto», sbottó. «Bene. Riguardo alla tua seconda domanda, sí, ti ho sentito. Non hai potuto salvare Sylvia perché non puoi piú dare ordini alla Tenebra.» «Sí.» Lo sguardo di Thanatos si spostó sui tagli che coprivano il corpo dell’immortale. Stavano guarendo, ma piangevano ancora sangue. «Hai combattuto la Tenebra.» «Sí.» «Allora non hai fallito. Hai mantenuto la tua parola.» «E cosí facendo non ho potuto fare ció che mi avevi chiesto. Paradosso inquietante.» «Giá.» «E ora? Non possiamo consentire a Neferet di torturare l’anziana signora. Ha intenzione di controllare Zoey tramite sua nonna. Zoey sarebbe un alleato potente per la Tenebra, anche se venisse usata contro il proprio volere.» Thanatos scosse tristemente la testa. «Guerriero, tutto ció che hai detto é vero, ma non hai colto il concetto di fondo.» «Quale concetto?» «A Neferet non puó essere consentito di torturare una vecchia signora perché disumano. Se lo capissi, Nyx non sarebbe poi tanto irraggiungibile.» «Lo capisco io!» Kalona e Thanatos si voltarono all’unisono e videro Aurox, seduto sui gradini di pietra del tempio di Nyx. Non si erano accorti della sua presenza. «Perché non é sotto sorveglianza? O perlomeno chiuso in una stanza?» disse Kalona. Aurox gli gridó contro: «Non ho bisogno di guardie e prigioni piú di quanto non ne abbia tu! Io ho scelto di venire qui, di voltare le spalle alla Tenebra, proprio come te! E, se fossi tornato prima a casa di nonna Redbird o non me ne fossi andato affatto, non avrei lasciato che Neferet se la portasse via. Avrei lottato per lei!» Kalona lo raggiunse a grandi passi, afferrandolo per la collottola, e lo gettó a terra ai piedi della statua. «Tu non sei neppure riuscito a non uccidere Dragone Lankford! Hai aggredito Rephaim. Non puoi combattere la Tenebra, creatura insensata. A dispetto delle tue parole coraggiose e dei tuoi intenti cosí nobili, tu sei stato creato con la Tenebra!» «Peró non ho bisogno che mi si dica che la vita di un’anziana signora é importante non per come puó essere usata sua nipote!» replicó Aurox con rabbia. Kalona si allungó verso di lui, intenzionato a prenderlo di nuovo per il collo, ma Thanatos intervenne: «No, il ragazzo é sincero. Gli importa davvero di Sylvia». «Ma é anche una creatura di Tenebra!» Thanatos sgranó gli occhi. «Oh, sí. Proprio. E questo, Guerriero, potrebbe rivelarsi la salvezza di Sylvia Red–bird.» La Somma Sacerdotessa inizió ad allontanarsi in fretta, lasciando Kalona e Aurox a fissarla. «Be’, cosa state aspettando? Venite con me!» gridó lei senza fermarsi. I due si scambiarono un’occhiata perplessa e fecero come aveva ordinato la loro Somma Sacerdotessa. ZOEY Non riuscivo a dormire. Non riuscivo a fare altro che preoccuparmi per mia nonna. Cercavo di non pensare a tutto quello che poteva farle Neferet, ma la mia testa era piena d’immagini della nonna ferita... o peggio. Neferet poteva averla giá uccisa. «Smettila di pensarci!» mi aveva detto serio Stark quando ci eravamo raggomitolati a letto insieme. «Non sai cos’é successo e diventerai pazza se continui cosí.» «Lo so. Lo so. Ma non posso evitarlo. Stark, non posso perderla. Non la nonna!» Avevo sepolto la faccia sul suo petto e mi ero aggrappata a lui. Che aveva cercato di rassicurarmi, di confortarmi, e per un po’ avevo realmente trovato conforto. Mi ero concentrata sul suo amore e sulla sua forza. Era il mio Guardiano, il mio Guerriero e il mio amore. Lui mi teneva coi piedi per terra. Poi il sole era sorto e lui si era addormentato, lasciandomi sola coi miei pensieri. Neppure la macchina da fusa di Nala riusciva a distrarre la mia mente. Sul serio, tutto quello che volevo era rannicchiarmi in un angolino e piangere nel morbido pelo arancio della mia gatta. Ma questo non ci avrebbe riportato la nonna. Sapevo che la mia agitazione avrebbe svegliato Stark, e questo non era un bene col sole alto, perció baciai Nala sul naso e uscii dalla stanza in punta di piedi. Piedi che in automatico mi portarono in cucina, dove rovistai in cerca di una lattina di bollicine marroni fresca e un sacchetto di Doritos al formaggio. Rimasi seduta al tavolo per un po’, sperando che si svegliasse qualcuno con cui parlare. Non arrivó nessuno. Non li biasimavo. Il giorno prima ci eravamo alzati presto ed erano tutti stressati. Avevano bisogno di dormire. Cavolo, io avevo bisogno di dormire. Quindi fissai il telefono, bevvi un po’ delle mie bollicine marroni e mangiai le patatine. E piansi, anche. Se Neferet aveva rapito la nonna, era colpa mia. Ero stata io a essere Segnata e a far scoppiare una bomba nella mia famiglia umana. «Non avrei dovuto restare in contatto con nessuno di loro», dissi con un piccolo singhiozzo. «Se avessi tagliato i ponti, Neferet non avrebbe mai saputo niente di mia mamma o di mia nonna. Sarebbero sane e salve... vive...» Mi tolsi le briciole di Doritos dai jeans e usai il tovagliolo di carta per soffiarmi il naso. «Sono stata io a tirare addosso alla mia famiglia tutte queste menate di vampiri.» Ficcai la faccia nel tovagliolo e piansi come se avessi avuto due anni. «é cosí che mi sento: una bambinetta del cavolo. Impotente! Stupida! Inutile!» Singhiozzai di nuovo. «Nyx! Dove sei? Ti prego, aiutami. Ho cosí tanto bisogno di te!» «Allora cresci, figlia mia. Comportati da donna, da Somma Sacerdotessa, e non da bambina.» La sua voce mi colmó la mente. Sollevai la testa, sbattendo forte le palpebre e asciugandomi il viso. Le pareti di terra del tunnel splendevano e dritto di fronte a me cominció ad affiorare un’immagine. Come se stessi guardando una pozza d’acqua scura, qualcosa inizió a formarsi e a sollevarsi dalle profonditá. Era una donna! In circostanze normali l’avrei definita grassa. Era nuda e aveva delle tette enormi, fianchi larghi e morbidi e cosce grosse. I capelli le fluttuavano intorno, pieni e scuri quanto il suo corpo. Era di una bellezza totale e assoluta, in ogni singolo chilo e curva, cosa che mi fece rivedere del tutto la mia idea di «grasso». Aprí gli occhi e vidi che erano cristalli di ametista, dolci e gentili e color violetta. «Nyx!» «Sí, u–we–tsi–a–ge–u–tsa, questo é uno dei miei nomi, anche se i tuoi antenati mi conoscevano come Madre Terra.» «Sei anche la Dea di mia nonna!» Mi sorrise e per me fu molto difficile continuare a fissarla, tanto era meravigliosa. «Conosco Sylvia Redbird.» «Puoi aiutarla? Credo che in questo momento sia in grossi guai.» Strinsi le mani. «Tua nonna mi conosce bene. Puó ammantarsi del potere della mia terra, come qualunque altro mio figlio che scelga di seguire la mia via.» «Grazie! Grazie! Puoi dirmi dov’é e poi aiutarmi a salvarla?» «Zoey Redbird, tu hai i mezzi per fare entrambe le cose.» «Non capisco! Ti prego, per il bene della nonna, aiutami!» supplicai la Dea. Lei sorrise di nuovo e diventó ancora piú accecante. «Ti ho giá risposto la prima volta in cui hai implorato il mio aiuto: se vuoi salvare tua nonna e, in definitiva, la tua gente, devi crescere. Sii una donna, una Somma Sacerdotessa, non una bambina.» «Ma io voglio esserlo, solo che non so come fare. Potresti insegnarmi?» Mi morsi il labbro per non ricominciare a piangere. «Come essere la donna che ci si aspetta che tu sia é una cosa che nessuno ti puó insegnare. Devi trovare da te il modo. Ma sappi questo: una bambina se ne sta seduta, piange e si annulla nell’autocommiserazione e nella depressione. Una Somma Sacerdotessa agisce. Quale strada sceglierai, Zoey?» «Quella giusta! Voglio scegliere la strada giusta. Ma mi serve il tuo aiuto!» «Ce l’hai, come sempre. I doni che faccio non li riprendo mai indietro. Ti auguro, mia cara u–we–tsi–a–ge–u–tsa, che tu benedetta sia...» E la Dea sprofondó nella parete del tunnel, scomparendo in un luccichio di polvere simile ai cristalli di ametista dei suoi occhi. Rimasi lí a fissare la parete, riflettendo su quanto aveva detto la Dea. Mi resi conto che ció che provavo era soprattutto imbarazzo. Di fondo, la Grande Madre Terra mi aveva detto di piantarla di frignare. Mi asciugai di nuovo la faccia e finii di bere. Poi presi la mia decisione. Ad alta voce. «é ora di crescere. Ora di smettere di piangere. Ora di fare qualcosa. E questo significa che, se io non dormo, anche il mio branco di sfigati non dorme, sole o non sole.» Tornai sui miei passi nel tunnel e intanto digitavo numeri sul telefonino. Stevie Rae rispose al terzo squillo con voce assonnata. «Che succede, Zy?» «Vestiti, prendi una candela verde e troviamoci nel seminterrato», dissi, quindi riattaccai. Afrodite fu la successiva. «Meglio che sia morto qualcuno», fu il suo saluto. «Ho intenzione di fare in modo che quel qualcuno non sia mia nonna. Sveglia Dario. Ci troviamo nel seminterrato.» «Ti prego, dimmi che posso chiamare Shaunee e Queen Damien e svegliare anche loro», replicó. «Certo. Di’ che portino le loro candele. Oh, e chiedi a Shaunee di prendere anche una candela blu di Erin. Potresti dover prendere tu il suo posto.» «Ho un’idea migliore, ma non é una novitá.Comunque ci vediamo tra poco.» Arrivata in camera mia, non esitai. Le Somme Sacerdotesse non sono marmocchie indecise. Agiscono. quindi, agii. «Stark, svegliati.» Lo scossi per la spalla. Lui sbatté le palpebre, sbirciandomi di sotto la fighissima massa di capelli arruffati. «Che c’é?Stai bene?» «C’é che non si dorme finché non abbiamo un piano per salvare la nonna.» Si mise a sedere, sloggiando Nala che gli stava sul fianco e che prese a brontolare coi soliti lamenti da vecchia signora. «é andato Kalona a salvare tua nonna.» «Ti fideresti di Kalona come catsitter per Nala?» Stark si strofinó gli occhi. «No, probabilmente no. Perché vuoi che Kalona faccia il catsitter di Nala?» «Non voglio, sto solo dimostrando la mia tesi. Il punto é questo: non mi va di affidare a lui il salvataggio di mia nonna.» «Okay, allora che si fa?» «Si crea il cerchio.» Andai al comodino accanto al letto e presi un accendino e una grossa candela viola che profumava di lavanda e, per me, d’infanzia. Inspirai a fondo, poi dissi a Stark: «Vestiti e vieni nel seminterrato». Camminai in fretta. Non volevo aspettare nessuno, nemmeno Stark. Mi serviva un po’ di tempo da sola per concentrarmi sullo spirito, per trarre forza dall’elemento che mi era piú vicino. Dovevo essere coraggiosa, forte e intelligente, e la veritá era che non ero tutte quelle cose, o quantomeno non nello stesso momento. Ricordavo che una volta avevo chiesto alla nonna come facesse a essere cosí intelligente e lei, ridendo, mi aveva risposto che si circondava di persone intelligenti e che non aveva mai smesso di voler ascoltare e imparare. «Okay», dissi mentre salivo la scaletta di metallo che portava dai tunnel all’ingresso del seminterrato. «Ho degli amici intelligenti. Posso ascoltare. E, in teoria, posso pure imparare. é quello che faró.» Raggiunsi quello che sembrava il centro del seminterrato e mi sedetti a gambe incrociate, posando la candela sul freddo pavimento di cemento. L’accendino stretto in mano, chiusi gli occhi e presi tre respiri profondi. Sempre a occhi chiusi, dissi: «Spirito, tu sei il mio cuore. Tu mi colmi e mi dai forza. Ti prego, per favore, vieni a me!» Poi aprii gli occhi e accesi la candela viola. La fiamma si fece d’argento. Percepii l’afflusso dell’elemento e d’improvviso svanirono il trambusto e la confusione che avevo in testa e nel cuore dal momento in cui Aurox aveva detto che mia nonna era scomparsa. Ricevevo forza dallo spirito, che si riversava in me mentre la fiamma d’argento della candela viola danzava in quella che sembrava una gioiosa risposta. Annuii. «Okay, adesso diamoci da fare. Primo punto: scoprire cosa cavolo sta succedendo.» Presi di tasca il cellulare e chiamai Thanatos. Poteva essere intelligente aspettare il tramonto sottoterra, in modo da avere anche il sostegno dei miei vampiri rossi, ma questo non significava che me ne andassi a letto tranquilla come un bambino che sgambetta a casa prima del coprifuoco. Il telefono della Somma Sacerdotessa stava ancora squillando quando Kalona scostó la grata arrugginita e Thanatos entró a grandi passi nel seminterrato, seguita da Aurox. Premetti FINE CHIAMATA e mi alzai. Avevo aperto la bocca per chiedere a Thanatos cosa diavolo stesse facendo e perché diavolo avesse portato lí Aurox, quando il mio cervello andó in pari con la vista. Kalona era coperto di tagli rosa e di schizzi di sangue. Sembrava che l’avessero picchiato con una frusta fatta di lame di rasoio. «E mia nonna? Dov’é?» Kalona si fermó davanti a me, gli occhi d’ambra che sostenevano il mio sguardo. Intanto numerosi di quei tagli rosati si aprirono e ripresero a piangere sangue. Qui sotto, nel terreno, il suo corpo é vulnerabile, ricordai. Per lui é piú difficile guarire. Ma non ammisi che era sceso nella terra di propria volontá anche se era evidente che fosse ferito. Lui era un Guerriero. Era suo impegno per giuramento difendere e proteggere. «Dov’é?» ripetei. «Nell’attico di Neferet. La Tsi Sgili l’ha imprigionata con tentacoli di Tenebra», rispose. «Perché non l’hai portata via?» Avrei voluto alzare i pugni e colpirlo al petto e aprire altre ferite e farlo soffrire quanto stavo soffrendo io, quanto stava soffrendo mia nonna. Ma non lo feci. Lo ferii soltanto con lo sguardo e con le parole. «Avevi detto che, se l’aveva rapita Neferet, tu l’avresti salvata. La Tenebra é stata tua amica del cuore per secoli! Perché non l’hai salvata?» «I servi della Tenebra non obbediscono piú a Kalona. Egli ha realmente deciso di riprendere la via di Nyx e dunque non é piú alleato del male», spiegó Thanatos. «Oh, questo é proprio fantastico, Kalona. Che tempismo di merda!» sbottó Afrodite. Lei, Dario e Stark erano saliti dalla scaletta seguiti da Shaunee, Damien e, con mio stupore, Shaylin. «Allora perché sei scappato? Perché cavolo non hai lottato contro i tentacoli, non li hai sconfitti e non hai preso nonna Redbird?» intervenne Stark. «Si presume che, prima d’incasinare tutto, proteggere Nyx dalla Tenebra fosse il tuo lavoro a tempo pieno. Cos’é,hai dimenticato come si fa?» «Ti sembra che sia scappato da una battaglia?» lo aggredí Kalona. Stark non esitó.«Certo! Tu sei qui. Nonna Redbird no. Sei scappato, che cazzo!» Kalona ringhió e fece un passo verso Stark. Dario estrasse un pugnale dalla manica e Stark sollevó l’arco che aveva sempre con sé. Incavolata come una biscia, mi misi tra i due. «Kalona! Questo non ci aiuta per niente! Dimmi perché mia nonna é ancora prigioniera di Neferet», sbottai. «Avrei potuto lottare per giorni contro quei burattini, e alla fine l’avrei avuta vinta. Mi sarebbe costato poco, giusto sangue e dolore. Ma l’ordine che avevano non era di combattere me: dovevano bere il mio sangue per rinforzarsi in modo da spezzare le difese date dal potere della terra di cui Sylvia Redbird si era circondata.» «Continua. Raccontami tutto.» Sembravo forte, ma dovetti premere la mano sulle labbra per non singhiozzare. Non mi metteró a piangere! «Turchese e argento, il potere della terra. Questo la protegge, ma, col mio sangue immortale a saziarli, i tentacoli cominciavano a fare breccia nelle sue difese. Se fossi rimasto continuando a lottare, avrei vinto, sí, ma Sylvia Redbird sarebbe morta.» «Ci serve una creatura di Tenebra per spezzare la gabbia che imprigiona tua nonna», sentenzió Thanatos. «Quella creatura sono io», si fece avanti Aurox. «Ah, cazzo! Allora siamo fottuti!» commentó Afrodite. Purtroppo, non potevo che essere d’accordo con lei. 20 ZOEY «Posso farlo. Sono una creatura di Tenebra creata dalla Tenebra», riprese Aurox. «I tentacoli da me non berranno perché sarebbe come nutrirsi di se stessi. Potrei persino essere in grado di dare loro degli ordini. E, se non obbediscono, li sconfiggo e salvo Sylvia Redbird. Zoey, m’importa molto di tua nonna. Posso salvarla. Lo so.» «Ma se non riesci neanche a controllare quella merda che hai dentro!» gridó Stark. «Certo che Neferet ti fará entrare nel suo attico. Perché non dovrebbe? Ha tutto il sangue che vuole da nonna Redbird. Le basta usarne un po’ per alimentare la Tenebra e controllarti. Di nuovo.» «I tentacoli non si possono alimentare col sangue di Sylvia», replicó Kalona. «Neferet l’ha ammesso e l’ho visto coi miei occhi. Posso solo immaginare che il suo sangue sia protetto dalla stessa magia della terra che fa scudo al suo corpo.» «Ma tu puoi essere ancora controllato, giusto?» Damien aveva raggiunto Aurox. Aveva un tono professionale e sapevo che stava scartabellando tutti i trattati di biologia che aveva in quel suo cervellone. «Tu sei uno strumento creato dalla Tenebra. Quindi la trasformazione della bestia dentro di te, che fondamentalmente é un mostro formato dal male del toro bianco, si verifica senza un sacrificio. L’abbiamo giá visto accadere quando Stark e Dario ti hanno colpito.» «La bestia si nutre di violenza e odio, lussuria e dolore. Questo é vero», confermó Aurox. «Ma tu hai un certo controllo. Prima non ti sei realmente trasformato», ribatté Thanatos. «Io cerco di non trasformarmi. Cerco di mantenere il controllo.» «Be’, hai idea di come hai fatto a controllare le cose finora?» chiese Stevie Rae unendosi a noi. «No.» Aurox sembrava tristissimo. «Ed é per questo che siamo qui. Dobbiamo insegnare ad Aurox a controllare la trasformazione, almeno per il tempo che gli serve a spezzare la gabbia di Tenebra che imprigiona Sylvia Redbird, in modo da poterla lanciare giú dalla terrazza del covo di Neferet», concluse Thanatos. «Gettarla?» Piú che parlare avevo squittito, ma proprio non mi era riuscito di meglio. Avevo la sensazione che stesse per scoppiarmi la testa. «Io resteró lá sospeso in aria, l’afferreró e la porteró in salvo volando», spiegó Kalona. «E quanto tempo abbiamo per trovare il modo di non far scattare gli interruttori di Aurox e portare via nonna Redbird?» domandó Afrodite. «Non mi aspetto che sopravviva un’altra notte», chiarí Kalona. «Okay, allora diamoci da fare.» Guardai Aurox. «T’importa davvero di mia nonna?» «Sí. Molto. Darei la mia vita per salvare la sua, se fosse necessario.» «Potrebbe essere necessario», dissi. Poi spostai lo sguardo da lui a Stark, Dario e Kalona. «Sembrerebbe che dobbiate iniziare a provocare un sacco di dolore e violenza ad Aurox. Subito.» I Guerrieri guardarono Thanatos. «Concordo con Zoey. Fate male ad Aurox.» AUROX «Potrebbe pure piacermi», esordí Stark mettendo da parte arco e frecce e facendo scrocchiare le nocche. «Anche a me», aggiunse Kalona cominciando a girare intorno ad Aurox. «Ti devo dei colpi per mio figlio.» «E io te ne devo per Dragone», gli disse Dario, togliendosi dalla cinta un coltellino dall’aria letale. «Non lo dovete uccidere», fece Zoey. La sua voce sembrava fredda, impassibile. Quella mancanza di emozioni spaventó Aurox piú dei tre Guerrieri. «Scommetto che é piuttosto duro a morire», intervenne Afrodite incrociando le braccia e facendo l’occhiolino al suo Guerriero. «Quindi coraggio, tesoro, divertiti un po’ coi tuoi coltelli.» «La bestia si nutre di rabbia. Siate seri. Siate furiosi», ordinó Thanatos ai Guerrieri, che in silenzio chiusero il cerchio intorno a lui. Aurox percepí subito il cambiamento nella loro energia. Se prima i tre provavano per lui avversione e diffidenza, adesso irradiavano rabbia, che cresceva d’intensitá.La bestia dentro di lui si mosse, in attesa. Aurox strinse i denti e tese i muscoli. No, non cederó il controllo. É Tsuka – nv–s–di–na, non bestia. Io domeró il toro! Kalona colpí per primo. Con un movimento di una rapiditá inumana, ruotó su se stesso e raggiunse Aurox al viso con un manrovescio, facendolo cadere in ginocchio. Prima che potesse rialzarsi, Dario scattó avanti. Aurox provó una scossa di dolore lungo la parte superiore della spalla, poi sentí caldo, quando il taglio sottile prese a sanguinare. Un attimo dopo, Stark gli diede un pugno nello stomaco. Aurox si piegó in due. I Guerrieri erano pieni di rabbia. L’odore del suo sangue aveva effetto sui due vampiri. Percepiva la violenza in loro aumentare, soprattutto quella che dormiva in Stark. Tenebra... riesco a percepirla. Stark ha conosciuto il male, ma ha scelto un’altra via. Aurox riuscí a rimettersi in piedi e assunse una posizione di difesa appena in tempo perché Kalona gli assestasse un’altra botta in faccia. Aurox si voltó, spinto dalla forza del colpo, e sollevó il braccio a bloccare il pugno di Stark. Mentre si muoveva, si girava e bloccava, il mostro dentro di lui fremette, cercando di liberarsi dalla volontá di Aurox. Anche se la sua pelle si contraeva e nelle ossa sentiva il terribile cambiamento che trasformava il ragazzo in una bestia cornuta, lui continuó a rimanere se stesso. Continuó ad avere il controllo. «Devi reagire!» gli gridó Zoey. Aurox bloccó un altro colpo di Stark. «Non posso!» strilló per tutta risposta. «Se combatto... mi trasformo.» «E allora a cosa cavolo servi?» Afrodite sollevó le braccia, piena di frustrazione. «Neferet non ti lascerá entrare in casa sua, dire alla Tenebra di sparire e poi uscirtene tranquillo tenendo nonna Redbird per la manina!» Intervenne anche Thanatos: «Hanno ragione, Aurox. Devi reagire, lottare. E, mentre lo fai, devi anche controllare la bestia». Aurox annuí e, con una paura terribile, si chinó sotto la mano di Dario armata di coltello e risalí di scatto, sferrando un pugno al mento del Guerriero. Aurox percepí dolore e rabbia esplodere in Dario. E lo percepí anche la bestia. Le emozioni si travasarono in lui, colmando di potere il mostro. Il ragazzo tentó di evitarlo, di controllarlo. Ma, quando piroettó e diede a Stark un calcio allo stomaco che gli tolse il fiato, sentí che i piedi gli si stavano solidificando per trasformarsi in zoccoli. «Pensa alla luce della luna!» gli gridó la novizia con la Vista Assoluta. «Ce l’hai dentro di te. Tenta di trovarla.» Aurox pensó alla luce della luna e alla lavanda, all’argento e al turchese, e alla terra intorno a lui. Kalona colpí di nuovo, un altro formidabile manrovescio. Stavolta Aurox gli afferró il polso e, usando la propria forza inumana, si tolse di dosso l’immortale. La bestia ruggí. «Sta perdendo!» disse Afrodite. «Ragazzi, voi tornate ai tunnel», ordinó Stark. «Non so per quanto saremo in grado di controllarlo.» «Sará meglio che lo controlliate, perché noi non andiamo da nessuna parte! Aurox, tieni duro!» urló Zoey. «Ci provo!» gridó Aurox, arretrando rispetto ai tre Guerrieri che avevano il fiato corto ma non lo stavano aggredendo. «Io lo controllo!» «Se non lo fai, se ferisci qualcuno di loro, io ti distruggeró.» Il tono di Kalona era calmissimo. Non aveva urlato. Non aveva assunto una posa di attacco. Ma Aurox percepí la veritá di quell’affermazione. L’immortale potrebbe essere in grado di distruggermi. Il pensiero fece battere in ritirata la bestia, liberando parte della rabbia. Aurox mantenne la posizione. «Controllo! Io ho il controllo!» «Ci conto», intervenne Zoey. «Ragazzi, dategli tregua un secondo. Ho un’idea.» I tre Guerrieri assentirono, ma continuarono a tenere d’occhio Aurox. Zoey continuó:«Damien, Shaunee, Stevie Rae... andate ai vostri posti. Formate un cerchio intorno ad Aurox». I tre si separarono. «Afrodite, prendi la candela di Erin e va’ al posto dell’acqua.» «Idea migliore.» Afrodite tese una candela blu alla novizia con la Vista Assoluta. «Vai a ovest e pensa all’acqua.» «All’acqua? Io?» La ragazza prese la candela ma scosse la testa, confusa. Afrodite si tolse di tasca un oggettino d’argento che aprí di scatto. Aurox vide la luce danzare sulla superficie a specchio. Lei lo sollevó, mettendolo davanti al viso della novizia. «Leggi la tua aura.» Quella sospiró e guardó nello specchio, poi le sopracciglia le s’inarcarono e gli occhi sembrarono due volte piú grandi. «Wow! Grandioso! Non avevo mai pensato di leggere me stessa. Sono di tutte le gradazioni di blu!» Afrodite richiuse lo specchio con un clic e se lo rimise in tasca con aria compiaciuta. «Giá,proprio come pensavo. Quindi, vai a ovest.» «Mossa saggia, Profetessa», commentó Thanatos. «Ho i miei momenti», replicó Afrodite. Poi si rivolse a Zoey, che osservava a occhi sgranati come gli altri novizi. «Prego, fai pure.» «Okay, va bene, vediamo se riesco a essere altrettanto saggia», disse Zoey. «Come posso aiutare?» chiese Thanatos. Zoey impiegó meno di un istante a rispondere: «Crei il cerchio. Stavolta voglio essere soltanto lo spirito». «D’accordo.» «Aurox, riesci a gestire la situazione?» gli domandó Zoey. Lui respirava ancora a fatica e la bestia indugiava appena sotto la superficie della sua pelle ma, da quando i Guerrieri avevano interrotto l’attacco, era riuscito a riacquistare un po’ di controllo. «Sí. Per il momento.» «Okay, ecco quello che faremo.» Mentre parlava, Zoey si diresse verso di lui. «Thanatos, crei il cerchio. Noi evocheremo i nostri elementi e li tratterremo qui, pronti. Guerrieri, una volta presenti i cinque elementi, aggredite Aurox. Aurox...» – si era fermata a pochi passi da lui e dai tre Guerrieri – «... voglio che tu risponda all’attacco e faccia del tuo meglio per controllare la bestia ma, quando quel controllo comincerá a cedere, perché lo vediamo tutti che non riesci a fermare quello che ti succede, toccherá a noi provare ad aiutarti.» «Come?» le chiese. «Un po’ l’ho giá fatto prima, quando ho inviato lo spirito a darti forza. Immaginalo cinque volte di piú. Hai detto che la bestia si alimenta di violenza, rabbia e dolore, giusto?» «Giusto», rispose. «Bene, anche se gli elementi di per sé non sono né buoni né cattivi, il modo in cui fanno sentire noi cinque é decisamente buono, perció ho pensato che, se incanaliamo verso di te non solo i nostri elementi ma anche la piacevole sensazione che ci procurano, magari tu potresti accumulare potere positivo sufficiente a bloccare la bestia.» A quel punto, Thanatos raggiunse Zoey al centro del cerchio. «Aurox, se funziona sarebbe la dimostrazione del fatto che tu sei piú della Tenebra da cui sei stato plasmato.» «Allora funzionerá, perché io non sono Tenebra. Non é possibile», asserí deciso. «Dimostralo», replicó Stark. «Lo faró», ribatté Aurox. Poi incroció lo sguardo di Zoey. «Sono pronto.» «Allora iniziamo con l’aria.» Thanatos prese l’accendino che le offriva Zoey e andó da Damien. «Aria, sei il primo elemento e io ti chiamo in questo cerchio.» Dopo avere acceso la candela gialla di Damien, si spostó da Shaunee, evocando il fuoco nello stesso modo. Di fronte alla novizia con la Vista Assoluta impiegó piú tempo dicendo: «Acqua, tu sei mutevole, sempre adattabile. Molte volte sei stata evocata in questo cerchio e ti sei manifestata per la tua novizia, Erin Bates. Ma, proprio come l’acqua, quella novizia é cambiata e si é adattata a un altro ambiente. Qui, aperta ed entusiasta di accettare i tuoi doni, c’é questa nuova figlia di Nyx. Come Somma Sacerdotessa io t’invito in questo cerchio. Vieni, acqua, e mostra a Shaylin quanto lei benedetta sia!» Thanatos accese la candela blu e la novizia rimase senza fiato dalla contentezza. «La sento! L’acqua é qui, tutto intorno a me!» Thanatos sorrise. «E per questo dono ringraziamo Nyx dal profondo del cuore.» Quindi arrivó da Stevie Rae, evocó la terra e accese la candela verde. Aurox sentí profumo di erba e di terra. Inspiró forte, perché gli ricordava il mattino in cui si era svegliato al canto di nonna Redbird. Devo farlo. Lei ha creduto in me e io non la abbandoneró. Poi ecco Thanatos davanti a Zoey. «Spirito, tu sei l’ultimo elemento a unirsi al cerchio. Tu apri e chiudi la nostra unione. Ti chiamo qui con un sonoro ben trovato! Vieni, spirito!» Quando accostó l’accendino alla candela viola si udí uno sfrigolio e sbocció una fiamma d’argento puro che crebbe fino a diventare una fune lucente che legava tutti quelli intorno al cerchio. Aurox percepí il potere nell’aria. Prese un profondo respiro e si preparó. «Coraggio», disse Zoey. «Guerrieri, attaccate!» Stavolta fu Stark il primo. Aurox pensava di essere pronto, ma il vampiro lo colse di sorpresa. Invece di sferrargli un pugno, gli diede un calcio alle gambe facendolo cadere come un sasso. Aurox stava cercando di riprendersi e rimettersi in piedi, quando Kalona gli assestó un calcio allo stomaco, mentre Dario gli passava la lama del pugnale sull’altra spalla. Aurox reagí in modo automatico: afferró le gambe dell’immortale e le torse, poi si giró, colpendo Dario alla schiena con la mano che si era giá solidificata in zoccolo. Entrambi i Guerrieri grugnirono di dolore e quel dolore si accese dentro Aurox, come un fiammifero sul legno secco. La bestia esplose, ruggí e caricó Stark. «é ora!» disse Thanatos. «Ordinate ai vostri elementi di colmare Aurox! Mostrategli cosa significa provare la gioia di aria, fuoco, acqua, terra e spirito!» gridó Zoey. Aurox riusciva a stento a sentirla. Voltó la testa verso di lei e la fiamma d’argento che la ragazza teneva in mano attiró l’attenzione della bestia. Ruggí: voleva cambiare direzione, voleva attaccare la fiamma. Stark urló:«Attenta, Zy! E tu, bastardo, vieni qui! Non guardarla neanche!» Il Guerriero diede una spallata ad Aurox, spingendolo indietro, ma lui finse di barcollare a destra e lo colpí col pugno sinistro, che ormai era uno zoccolo completamente formato, in pieno stomaco, facendolo piegare in due. Aurox stava abbassando la testa, pronto a caricare e incornare il Guerriero, quando gli elementi lo travolsero. Questa volta non simulava quando barcolló all’indietro. Il primo che percepí fu lo spirito. Qualcosa dentro di lui prese vita. Qualcosa che era l’opposto della bestia di Tenebra che condivideva la sua pelle. Ci fu un sussulto di gioia, una sensazione stranamente familiare, e subito Aurox giró la testa, lo sguardo che cercava Zoey. Fissó i suoi occhi. C’erano delle lacrime. In una mano reggeva la candela dalla fiamma d’argento, ma l’altra era premuta sul petto. «Zo, non piangere, se no poi ti cola il naso», si udí dire con una voce del tutto normale, del tutto umana. Poi una ventata d’aria lo fece restare senza fiato... e ridere. Sembrava un minitornado. Il fuoco era una scarica sfrigolante, raffreddata dall’acqua. La terra era un odoroso campo di lavanda, distensivo e rinforzante. Aurox rise. Abbassó lo sguardo su quelli che fino a un attimo prima erano zoccoli letali. Aveva di nuovo mani e piedi! «Non cantare giá vittoria. Non significa niente se non puoi combattere.» E Stark gli diede un pugno. Forte. Dal naso gli uscí sangue e dolore. Aurox lo colpí a propria volta, centrandolo al mento. «Io posso combattere!» gridó. Stark crolló a terra. Dentro di lui la bestia fremeva, ma Aurox pensó agli elementi: la loro presenza gli diede forza e lui si accorse che il mostro si faceva piccolo per la paura. Aurox sorrideva quando Dario lo aggredí. Il ragazzo paró il colpo, bloccando il polso del Guerriero con tanta forza da fargli allentare la presa sul coltello. La lama scivoló sul pavimento del seminterrato. Aurox sorrideva ancora mentre con un calcio faceva perdere l’equilibrio a Dario, mandandolo a cadere di schiena. Con Kalona non fu altrettanto facile. Era di una velocitá ultraterrena e, adesso che lui non poteva piú contare sui riflessi della bestia, era in grado di parare solo un terzo dei colpi dell’immortale. Ma non aveva importanza. Quello che contava era che Aurox continuava a lottare, e continuava a essere umano. «Okay! Basta, é sufficiente!» L’ordine di Thanatos arrivó quando Stark e Dario si erano riuniti a Kalona, accerchiando Aurox. I Guerrieri si fermarono, anche se al ragazzo sembró fossero decisamente riluttanti. «Spirito, terra, acqua, fuoco, aria... ringrazio ciascuno di voi per la vostra possente presenza. Ora potete andare, e fino alla prossima volta ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora!» Thanatos chiuse il cerchio. All’unisono, le fiammelle di tutte le candele ebbero un guizzo verso l’alto e si spensero. «Wow, ha funzionato», commentó Zoey nel silenzio generale. Usando la maglietta, Aurox si pulí il sangue da naso e bocca. In realtá non pensó a cosa stava facendo, semplicemente seguí le gambe che lo portavano da Zoey. Poi le sue braccia sollevarono la ragazza e il suo corpo la fece ruotare mentre la sua voce gridava: «Ce l’hai fatta! Ha funzionato!» A lei sfuggí una risata ma, non appena Aurox la mise giú, si affrettó ad allontanarsi da lui, spostandosi a fianco di Stark. «Non sono stata solo io a farlo. Siamo stati tutti noi.» Prese la mano di Stark e, ignorando Aurox, sorrise agli altri. «Ragazzi, siete stati magnifici.» «Okay, va bene, il cerchio ha funzionato. Ma da questo come si arriva ad aiutarlo a portare via nonna Red–bird dall’attico di Neferet? Lei non vi lascerá certo creare un cerchio in casa sua», intervenne Stark, «Be’, a questo non abbiamo ancora pensato», ammise Zoey. «Dovete vedere Aurox per dargli forza con gli elementi?» s’informó Thanatos. «Veramente, no. é piú difficile e non so per quanto possiamo reggere, ma non dobbiamo vedere una persona per inviarle i nostri elementi», spiegó Zoey. Thanatos riprese a parlare con lentezza, come se stesse ragionando ad alta voce: «Credo che la risposta sia un incantesimo di protezione. Che circondi il Mayo. Io apriró il cerchio e creeró l’incantesimo, consolidandolo col sale. Zoey, fintanto che lo spirito é al centro del cerchio, nel cuore dell’edificio, il cerchio dovrebbe tenere». «L’atrio del Mayo é grande. Ci sono un bar e un ristorante», intervenne Afrodite. «Il cibo é buono e hanno anche una lista di champagne decente, e inoltre é buio e romantico.» «E perché dovrebbe interessarmi?» chiese Zoey. «Perché tu e io possiamo sederci lí, a un tavolo d’angolo con sé paré.Io posso bermi del buon champagne e tu puoi fingere di leggere un noiosissimo ed enorme libro di scuola mentre in realtá accendi una versione piú piccola e meno ingombrante di quella candela viola e scarichi sul ragazzo toro tutti gli elementi.» «E noi dove saremo?» chiese Stark, con aria per niente contenta. «Fuori, a occuparvi del branco di sfigati, in modo che qualche pazzo vagabondo non inciampi, per esempio, in Queen Damien facendo strillare lui, cadere la candela e mandare tutto al diavolo», spiegó Afrodite. «Io non farei mai cadere la mia candela», ribatté Damien. «Ah, sí? E se puzzasse davvero da schifo e pensassi che ha i pidocchi?» insistette Afrodite. «Iiihhhh!» fece Damien, rabbrividendo. «Che vi avevo detto?» concluse Afrodite. «Aurox, puoi farcela?» chiese Zoey. Lui incroció il suo sguardo e rispose senza esitazioni: «Sí, posso farcela. Ce la faró. Finché gli elementi mi danno forza». Non riuscí a trattenere un sorriso che era gioia pura. «Io sono piú di una bestia. Io sono piú che Tenebra.» Quindi si rivolse a Thanatos. «Lei ha detto che potevo scegliere. Io scelgo la Luce e la via della Dea.» Thanatos ricambió il sorriso. «Sí, figlio mio, sí. Ne sono convinta. E sono anche convinta che Nyx ti abbia ascoltato.» «Be’, di sicuro ha parlato a voce abbastanza alta da farsi sentire persino dalla Dea», commentó Stevie Rae. Peró gli sorrideva anche lei. Zoey, invece, non sorrideva. Si era voltata verso Kalona. «Puoi davvero afferrare mia nonna? Sembra una cosa ridicola e mette una gran paura. Voglio dire, Aurox la butterá giú dal tetto del Mayo.» Kalona allargó le ali. Che circondarono il nostro gruppo, sfiorando il soffitto. Le ferite dell’immortale si erano aperte durante lo scontro e sul suo corpo scorrevano rivoli di sangue. Ad Aurox sembrava un dio vendicatore. «L’afferreró e, quando l’avró presa, Sylvia Redbird sará del tutto al sicuro.» Zoey annuí. «Ci conto. Okay, allora, questo é il nostro piano.» [eBL 132] 21 ZOEY Aspettare il tramonto fu un inferno. Tenere la bocca chiusa mentre gli altri novizi dello scalo si alzavano e ciabattavano in giro mezzi addormentati, prendendosela calma, mangiando cereali e parlando di scuola e di compiti e di altre cavolate che decisamente non erano salvare mia nonna mi faceva venire mal di testa e annodare lo stomaco. E poi, ovviamente, bisognava aggiungere il fatto che Aurox era accovacciato nella torre, nascosto, in attesa che tornassimo a prenderlo un attimo prima di dare inizio al piano di salvataggio della nonna perché, come aveva detto Afrodite: «Non possiamo lasciare che qualcuno lo veda. Se Neferet avesse anche il minimo sentore che il torello si é rifatto vedere alla Casa della Notte e non l’abbiamo pestato a sangue, be’, potremmo dipingergli addosso un bel bersaglio e dare per spacciata tua nonna». Quindi, sí, avevo un mal di testa gigante e stavo mettendo in preventivo un megattacco di diarrea. «Prenditi delle bollicine marroni», disse Stark spostando una sedia vicino a dov’ero io. «Ce le ho giá», replicai. «Prendine ancora.» Si chinó, mi bació sulla guancia e mormoró: «Stai picchiando il piede come un’isterica e i ragazzi ti guardano come se pensassero che stai per esplodere». Strofinai il viso contro di lui, approfittandone per bisbigliargli la risposta: «In effetti...» «Zy, Conte Chocula?» chiese Stevie Rae con esagerata allegria. «Non ho fa...» iniziai, ma Afrodite m’interruppe. «Gliene andrebbe proprio una tazza. La colazione é il pasto piú importante della giornata.» «Ma se tu a colazione non mangi mai!» replicai dandole un’occhiataccia. Afrodite alzó il calice mezzo vuoto di champagne e mi dedicó un finto brindisi. «Io la colazione preferisco berla, e lo faccio tutti i giorni. Il succo d’arancia é cibo per la mente.» «E lo champagne é l’assassino delle cellule cerebrali», intervenne Shaylin, la bocca piena di Lucky Charms. «Mi piace pensare che sia un modo in cui la Dea pareggia i conti. Considera per un momento quanto disgustosamente piú intelligente di tutti voi sarei se non bevessi come una spugna.» «Secondo me la tua logica é malata», commentó Damien. «E secondo me sono i tuoi capelli, quelli malati. é calvizie precoce quella che vedo?» Damien restó senza fiato. Io sospirai. «Cos’é,Afrodite, hai di nuovo le mutande strette?» saltó su Stevie Rae tendendomi una tazza di cereali. «A proposito di mutande, la vita di quei jeans Roper campagnoli da incubo che ti sei messa oggi é talmente alta che dovrebbe essere illegale», ribatté scherzando Afrodite mentre riempiva di nuovo il bicchiere. «Io trovo che Stevie Rae stia benissimo», disse Shaylin. «Ovvio. E domani probabilmente indosserai due scarpe diverse, perché questo il tuo livello di stile.» Cercai di mangiare mentre i miei amici battibeccavano e Stark mi restava vicino, appoggiandomi una mano sulla gamba per darmi una stretta di conforto di tanto in tanto. Ma la mia testa non voleva piantarla. Okay, capivo perché dovevamo aspettare fin dopo il tramonto per raggiungere il Mayo: due dei cinque rappresentanti degli elementi sarebbero andati a fuoco se fossero usciti sotto il sole. E in piú c’era Stark, che pure lui si sarebbe trasformato in una sfogliatina croccante. Ce la facevo anche ad afferrare che dovevamo andare a scuola e alla prima ora, in cui faceva lezione Thanatos. Ci avrebbe divisi in gruppi, assegnando compiti diversi, tutti relativi ai preparativi per la open night di sabato. A noi che dovevamo salvare la nonna, avrebbe opportunamente assegnato incarichi che prevedessero l’uscita dal campus. Cosí Erin, Dallas e chiunque fosse entrato per caso o di proposito in contatto con Neferet non avrebbe avuto idea di cosa avessimo in mente, e neppure del fatto che sapessimo che mia nonna era scomparsa. O almeno lo speravamo. Il difficile era aspettare, soprattutto dato che i ragazzi che non facevano parte del piano gironzolavano con una lentezza esasperante e ci mettevano una vita a prepararsi per salire in autobus. Aurox era nascosto in cima allo scalo ferroviario. La nonna era prigioniera di una gabbia creata dalla Tenebra. Era dura fingere che non stesse succedendo niente. avevo voglia di camminare su e giú. Avevo voglia di urlare. Cavolo, in realtá avevo persino voglia di colpire qualcosa. O qualcuno. Be’, Neferet di sicuro. Ma non avevo voglia di mettermi a piangere, e pensavo che fosse un buon segno. Quando avevo ormai quasi finito i cereali e la pazienza, Kramisha entró in cucina scoppiettando come fuochi d’artificio. Sí, okay, forse era solo il suo abbigliamento che faceva pensare ai fuochi d’artificio, con la gonna stretch gialla, il golfino viola con ricamato sul petto in argento il carro di Nyx che trascina una scia di stelle, simbolo del quinto anno, e le zeppe di pelle rossa quasi in tinta con la parrucca a caschetto. «Il bus sta aspettando. E, per quanto Dario sia gentile, non c’é bisogno di lasciarlo seduto lá fuori a chiedersi come cavolo facciate a essere sempre tutti in ritardo. Forza, scattare!» Avrei potuto baciarla. Poi mi trapassó con quegli occhi neri e mi disse: «Ho una cosa per te». Lo stomaco mi precipitó alle caviglie quando frugó nell’immensa borsa Louis Vuitton e prese il taccuino viola. «Non ti so dire quanto odio la poesia», s’intromise Afrodite. «Non mi stressare con le tue menate», replicó Kramisha. «Hai avuto una visione oggi?» «No, per oggi ho solo cocktail mimosa e niente visioni, ma grazie per averlo chiesto», rispose Afrodite. «Si direbbe che abbia ripreso io il lavoro che a te non va di fare, Profetessa, quindi non avercela con la mia poesia.» Kramisha fece cenno di andarsene anche ad Afrodite. «Sció,vai. Ho detto che questo é per Zoey.» «Benissimo. C’é chi dice ’fanculo lo yoga. Io dico ’fanculo le metafore. E, no, non intendo metaforicamente.» Un colpo di ciuffo e Afrodite sculettó fuori della stanza. «Ti serve che io rimanga?» chiese Stevie Rae. Guardai Kramisha con aria interrogativa. «No», rispose. Poi si rivolse a Damien, Shaylin e Stark. «Potete andare anche voi.» «Ehi, non so se a me sta bene», replicó Stark. «Dovrai fartela stare bene per forza perché sento una fortissima vibrazione che dice parla con Zy da sola, e quindi la sto seguendo.» Sempre stringendo in mano quello che cominciavo a considerare il Libretto Viola delle Disgrazie, Kramisha incroció le braccia e prese a battere il piede guardando Stark. «Vai. L’istinto di Kramisha si é dimostrato esatto molto piú spesso di quanto non si sia sbagliato», intervenni. «Con ’molto piú spesso’ intende sempre», mi corresse la Poetessa con aria straimpaziente. «Okay, ma continua a non piacermi. Aspetteró sul bus.» Stark mi bació,guardó male Kramisha e se ne andó. Kramisha scosse la testa. «Ho giusto una parola per quel ragazzo: comandino.» «Cerca solo di tenermi al sicuro, tutto qui.» Kramisha sbuffó.«Sí, certo, é quello che diceva il secondo marito di mia zia prima di spedirla dall’altra parte della stanza con un ceffone perché l’aveva guardato storto.» «Stark non mi picchierebbe mai!» «Facevo solo per dire. Comunque, questo é per te e per te soltanto. Non so perché ho questa fortissima sensazione che tu debba ascoltare, riflettere e non dirlo a nessuno, peró é cosí. Tu sei la Somma Sacerdotessa e tutto il resto, quindi puoi fare quello che vuoi, ma io devo essere onesta e dirti ogni dettaglio delle magie che mi entrano in testa.» «Okay, sí, ho capito. Dai, fammi leggere.» Allungai la mano verso il block notes. Kramisha mi stupí replicando: «No. Non so come mai, ma questa é una cosa da dire ad alta voce. Tu devi solo ascoltare». Quando inizió a leggere, la sua voce cambió. Non che fosse piú alta di tono, peró c’era una forza, un potere nel modo in cui parlava, nel modo in cui pronunciava le parole, che rese il tutto piú un canto che una semplice poesia in rima. «Antico specchio, magico specchio, t onalitá di grigio, tante, celato, vietato, interiore, distante. La nebbia manda via baciata da magia. Evoca la fata, é basilare. Svela il passato. L’incantesimo é creato il disastro riesco a evitare!» Arrivó alla fine e la stanza sembró molto silenziosa. «Be’, strana é strana, ’sta roba», disse Kramisha, sembrando di nuovo se stessa. «Per te aveva senso?» «Non lo so. Sembrava importante, come se fosse piú di una poesia. Mi piace che dica che tu eviterai il disastro.» «Zy, non era rivolto a me. é per te. Io non so nemmeno bene cosa sia perché non somiglia alle altre mie poesie. Sembra piú un incantesimo che una profezia.» «Un incantesimo?» Mi guardai intorno. Non c’era niente di diverso. Non era successo niente. «Ne sei sicura?» «No, non ne sono sicura. Prendilo.» Strappó la pagina e me la tese. «So che tu e il tuo cerchio avete in ballo qualcosa. E so che se potessi me lo diresti.» Sollevó la mano per fermare la mia spiegazione non spiegazione. «Non serve che mi spieghi. Tu sei la mia Somma Sacerdotessa. Mi fido di te. Volevo solo darti questo e dirti che ne avrai bisogno. Quando succederá, leggila come ho fatto io. sono parole potenti.» Presi la poesia, la piegai per bene, e l’infilai nella tasca davanti dei jeans. «Grazie, Kramisha. Spero di poterti dire al piú presto quanto questo significhi per me.» «Lo farai. Come ho detto, Zy, io mi fido di te. Adesso sei tu che devi credere in te stessa.» «Giá,lo so. é questo che mi fa paura», ammisi. Kramisha mi strinse in un abbraccio caldo e forte. «Zy, se non avessi paura direi che non avresti il minimo buonsenso. Solo, sii forte, e ricordati: Nyx non é una stupida, ed é stata lei a sceglierti per tutta ’sta menata da stress, non il contrario.» «Ti confesso che questo mi fa sentire un pochino meglio.» «Be’, non tengo un programma in TV sulla salute mentale ma sono intelligente», replicó. «E per di piú le tue scarpe sarebbero molto telegeniche», aggiunsi, cercando di sembrare almeno semiNormale. «Giá,mi facevano venire in mente le pantofoline rosse di Dorothy nel Mago di Oz, solo che le mie hanno la zeppa perché io seguo la moda piú di lei.» Il suo commento mi parve molto appropriato perché mi sembrava di stare seguendo la strada di mattoni gialli per andarmi a cacciare in una gigantesca montagna di guai... il che, immagino, rendeva Aurox Glinda, la Strega Buona dell’Ovest. E io? Ero piú che certa che avrei avuto la parte del Leone Codardo... Pensavo di essere pronta a incontrare Erin. Mi sbagliavo alla grande. Mi aspettavo che fosse fredda e distante, visto che si era comportata cosí negli ultimi giorni. Sapevo pure che stava con Dallas: Shaylin ci aveva detto di averli visti insieme la sera prima, loro e i loro colori molto fangosi e molto schifosi. E Shaunee aveva ammesso di averli visti pomiciare (anche se si era rifiutata di raccontarci quelli che aveva definito «dettagli cruenti»). Tuttavia non mi aspettavo che Erin fosse cosí esplicita. Invece, quando entrammo in aula per la prima ora, eccola lí, seduta appiccicata a Dallas in fondo alla classe con gli altri odiosi novizi rossi. «Oh, cavolo, no», mormoró Afrodite mentre la risata sarcastica da oddioquanto-sono-sexy di Erin rimbalzava intorno a noi. «Non prestatele attenzione», sussurró Shaunee. Noi eravamo sconvolti nel vedere quanto Erin fosse caduta in basso. Shaunee, invece, non la fissava affatto. Anzi non diede nemmeno uno sguardo alla sua ex gemella. Si limitó a camminare a testa alta, come se neanche sentisse le infantili risatine di Erin né si accorgesse delle occhiatacce che le arrivavano. «Shaunee ha ragione.» Abbassai la voce in modo che potesse ascoltarmi solo il mio gruppo. «Erin é come uno di quei bambini cattivi che vogliono richiamare l’attenzione, in bene o in male. Ignorate lei e gli altri di Dallas.» E cosí facemmo. Mi sedetti in prima fila con Stevie Rae, Rephaim e Shaunee da una parte e Afrodite, Shaylin e Damien dall’altra. Il posto vuoto di Aurox mi sembró straevidente. Cosa stará facendo adesso? Cosa gli passerá per la testa mentre si prepara ad affrontare Neferet e salvare mia nonna? Rinuncerá per paura? Probabilmente non sará neanche piú allo scalo quando andremo a prenderlo. A quel punto ormai sará, tipo, a metá strada dal Brasile... La voce di Shaylin interruppe la mia iperventilazione interiore: «Guarda lá». Si era chinata verso di me passando davanti ad Afrodite e indicava leggermente con la testa una ragazza da sola, a sinistra del nostro gruppo. Stupita, riconobbi Nicole. Era isolata, seduta davanti e molto lontana da Dallas e dai suoi novizi. «Colori?» le chiese piano Afrodite. Shaylin rispose sottovoce: «Il rosso é quasi sparito. E il marrone tipo tempesta di sabbia sta diventando oro. é molto bello». «Mmm», commentai. «Strano», disse Afrodite. «Strano che piú strano non si puó», bisbiglió Stevie Rae dall’altro lato. «E comunque continua a non piacermi.» Stavo cercando di pensare a qualcosa di saggio da dire quando Thanatos entró in classe. «Ben trovati!» esordí. «Ben trovata!» replicammo. Thanatos non perse tempo e gliene fui molto grata, perché ero veramente stufa di perdere tempo. «Non posso chiedervi di consegnare i vostri compiti a casa, come farei se questa fosse una scuola normale. Non fingeró che non abbiate perso la vostra figura di riferimento, Neferet, e che la vostra vita non sia stata fatta a pezzi.» «Voglio sapere chi é responsabile dell’incendio alle scuderie.» La domanda di Erin stupí non solo me. Udii un gran bisbigliare tra gli altri novizi. Shaunee era sbiancata e persino Thanatos attese piú di quanto non sia appropriato per un insegnante, prima di rispondere: «Pare si sia trattato di uno sfortunato incidente». «Be’, io d’incidenti fortunati mica ne conosco», ghignó Dallas. «Volevi dire che non ne conosci?» lo corresse gentilmente Thanatos. «Perché,tu non sei stato un incidente? Mi hai raccontato che i tuoi dicevano che erano andati a Dallas solo per un weekend, non per fare un bambino», gli rinfacció Stevie Rae. Un gruppo di ragazzi rise e Thanatos li zittí commentando: «A volte le cose migliori nascono da momenti disperati, casuali. Non sei d’accordo con me, Dallas?» Lui brontoló qualcosa che nessuno riuscí a capire. Udii la voce sospirosa alla Marilyn Monroe di Erin bisbigliargli all’orecchio, poi lui chiese: «Quindi, fondamentalmente, nessuno pagherá per aver dato fuoco alle scuderie?» «Non é stato dato fuoco a niente.» Nicole non parlava a lui. Guardava Thanatos e sembrava che le due fossero sole nella stanza. «L’ho giá detto a Lenobia. Io ero lí. C’era vento e la lanterna si é rovesciata. é successo tutto in fretta. Stavo andando nella stanza dei finimenti per rimettere a posto le spazzole e le cose che avevo usato per strigliare una giumenta e l’ho visto. C’é stata semplicemente una ventata forte e la lanterna é caduta... proprio in mezzo al mucchio di fieno, che si é acceso come una candeletta.» Nicole si voltó verso Dallas. «é stato un incidente. Punto. Fine della storia.» «Be’, é un bene che tu sia una persona cosí affidabile, altrimenti la gente potrebbe pensare che stai raccontando balle.» Il tono di Dallas era un insulto. Thanatos diede un taglio a tutto quel sarcasmo: «Sí, é cosí. E la nostra Signora dei Cavalli é d’accordo con Nicole. Siamo tutti molto felici che nessuno sia rimasto ucciso in quell’incidente». «Peró il fienile é un disastro», mi udii dire per spezzare lo sgradevole silenzio, nel tentativo di tornare a una parvenza di normalitá. «Questo significa che le lezioni di Studi equestri sono annullate?» «No, affatto.» Thanatos mi rivolse quella che ero certa fosse un’occhiata piena di gratitudine. «Potete Continuare col vostro normale orario di lezioni. Ma é possibile che vi venga chiesto di ripulire e togliere detriti invece di cavalcare.» Poi si sfioró la fronte, come se si fosse appena ricordata qualcosa. «Ovviamente ció non vale per quanti di voi mi servono per organizzare l’open night di sabato.» Damien alzó la mano. «Sí, Damien, qual é la tua domanda?» chiese Thanatos. «Non é esattamente una domanda. Volevo solo offrirmi volontario per aiutare come posso.» Thanatos sorrise. «Lo apprezzo molto.» «Quindi sta parlando di ricerche sul campo?» Era cosí strano sentire la voce di Erin dal fondo della classe. «Immagino che parte di ció di cui ho bisogno possa essere considerata una ricerca sul campo, dato che implicherá che usciate dalla scuola. Erin, ti stai offrendo volontaria?» «Se significa non fare lezione, non c’é solo Erin tra i volontari», intervenne Dallas. Non potevo dare occhiate di sbieco né a Stevie Rae né ad Afrodite, ma con la coda dell’occhio notai che Stevie Rae stava incrociando le dita. «Dallas, accetto volentieri la tua collaborazione. Oggi ho passato molte ore controllando su Google gli eventi di beneficenza tenuti a Tulsa e sembra che uno dei piú riusciti per la raccolta fondi si chiami ’Una serata di vino e rose’, a favore del Garden Center cittadino. Pare che appendano miriadi di fili di luci intorno al giardino delle rose e poi vi tengano una cena e una degustazione di vini dopo il tramonto. E questo, mio interessante giovane vampiro rosso, é un compito perfetto per te.» «Perfetto? A me non piace tanto il vino», replicó lui. Udii Afrodite sbuffare, ma continuai a guardare avanti, cercando di non respirare nemmeno. Sapevo cosa stava architettando Thanatos e speravo da matti che andasse tutto bene. «No, mi hai frainteso», riprese la Somma Sacerdotessa. «Desidero soltanto usare la loro idea d’illuminazione per la nostra open night. Pensa a come sarebbe bello il nostro campus con file di lampadine elettriche avvolte intorno alle antiche querce.» «L’elettricitá andrebbe bene. é da un po’ ormai che dico che questa scuola si deve aggiornare. Non sono piú, tipo, gli anni ’60. Qui ci serve luce vera. I nostri occhi possono sopportarla.» Dallas era strafottente come al solito. «Be’, concordo con te, anche se solo temporaneamente», disse Thanatos, sorridendogli. Di nuovo, mi stupii delle sue fantastiche qualitá di attrice. Poi si rivolse a Erin. «Erin, si direbbe che potresti lavorare bene con Dallas, perció posso contare su di te per aiutare a decidere le decorazioni per la serata? Ovviamente abbiamo bisogno di una splendida illuminazione, ma anche di tavoli coperti da belle tovaglie, sparsi nel giardino centrale. Puoi assumerti la responsabilitá di coordinare gli umani, oltre che le capacitá elettriche di Dallas, per realizzare tutto questo?» «Io sono nata per fare spese e decorare. Mi dia la carta oro della scuola e sono dei vostri», replicó Erin. Thanatos la rassicuró:«Avrai un budget generoso, soprattutto considerato che mancano pochi giorni. Il tempo é fondamentale». «Se ho abbastanza soldi, sono bravissima a rispettare le scadenze», ribatté altezzosa Erin. Cogliendo l’imbeccata, Afrodite agitó la mano. Sembrava scocciata e stronza. Persino piú del solito. «Afrodite, hai una domanda?» fece Thanatos. «Piú che altro un’affermazione intelligente. Se deve incaricare qualcuno di organizzare quello che serve per un evento benefico, dovrebbe rivolgersi all’esperta: moi. Sono cresciuta a latte e quello che in modo barbaro la borghesia chiama party planning.» Il tono e il sorriso di Thanatos erano paternalistici. «Sono certa che sia cosí, ma si sono giá offerti Erin e Dallas. Comunque ho un incarico anche per te. Vorrei che lasciassi per poco tempo il campus e andassi a parlare coi tuoi genitori, chiedendo se presenzieranno alla serata. Dai tuoi commenti alla conferenza stampa di ieri, presumo di poter contare sul loro appoggio.» «Sí, okay, come vuole. Ci parleró.» Afrodite se la cavava a meraviglia a recitare la propria parte. Sembrava incavolata e scocciata al massimo che Thanatos non avesse licenziato Erin e dato l’incarico a lei, il che era esattamente quello che volevamo. Se Erin e Dallas credevano di stare facendo una cosa importante, e il resto di noi si fosse dimostrato seccato o con degli incarichi da poco, Sarebbero stati pieni di sé. Sarebbero stati insopportabili. Sarebbero stati cosí distratti da non riferire a Neferet altro che Thanatos contava su di loro e gli dava grandi responsabilitá. Il Punto Uno stava andando proprio secondo i piani. Damien alzó la mano e, quando Thanatos gli diede la parola, sprizzó entusiasmo da tutti i pori: «Per favore, potrei andare con Afrodite? Ho sempre desiderato vedere dall’interno la politica cittadina». «Puah», commentó Afrodite. «Sí», concesse la Somma Sacerdotessa. Era il mio turno di alzare la mano. Mi ero preparata, ma era comunque difficile mantenere salda la voce. «Mmm, io ho chiamato mia nonna per l’organizzazione della serata e la vendita della lavanda, ma non mi ha ancora risposto.» «Le hai lasciato un messaggio?» chiese Thanatos. «Sí, certo.» Sospirai. «E immagino che non ci sia da stupirsi se ha staccato il telefono, dopo aver partecipato con noi al Rituale di Svelamento e visto cos’é successo alla mamma e tutto il resto.» A quel punto andava bene che mi tremasse la voce, e ne ero davvero contenta perché faticavo da matti a mantenere il controllo. «Quindi, vuole che prenda la macchina e vada a parlarle al vivaio?» «Sí, forse, ma domani o dopo», rispose Thanatos con un gesto della mano che allontanava la questione. «Non credo sia necessario farlo subito. Oggi ho bisogno che tu venga con me da Street Cats. Vorrei che mi presentassi a suor Mary Angela, che é a capo dell’organizzazione di volontariato. Confidiamo giá che tua nonna ci dia una mano, Zoey, quindi per ora il nostro tempo é speso meglio coordinando l’associazione per i gatti.» «Oh, sí, okay. Certo.» «Posso venire a Street Cats con voi?» Shaylin aveva parlato senza alzare la mano. «Mi piacerebbe proprio che un gatto mi scegliesse.» Thanatos sorrise. «Ma certo, giovane novizia.» Spostó lo sguardo acuto su Stevie Rae. «Somma Sacerdotessa, ho bisogno che tu ti accordi con tua madre. Durante l’intervista hai nominato i suoi biscotti. Be’, credo che non ci basterá l’abilitá di pasticciera di una sola mamma per saziare l’appetito di Tulsa sabato sera.» «Posso chiederle di coinvolgere le mamme del Consiglio scolastico. Sfornano dolci a raffica per il club di sostenitori delle Henrietta Hens.» «Allora conto su di te per l’organizzazione dei rinfreschi», concluse Thanatos. «Dunque, per ricapitolare, quelli nominati capogruppo – Dallas, Erin, Afrodite, Zoey e Stevie Rae – dividano i novizi con cui sono piú in amicizia e deleghino i vari compiti. Dallas, tu mi dai l’impressione di essere giá un Guerriero, quindi puoi fare direttamente tu la guardia al tuo gruppo. Zoey, Afrodite e Stevie Rae, se lo ritenete opportuno, quando uscirete dal campus potete includere i vostri Guerrieri. Confido nel vostro giudizio. Non correte rischi e non fatevi notare troppo, il che significa copritevi i tatuaggi e non indossate l’uniforme. Non ci servono ulteriori tensioni tra vampiri e umani né attenzione da parte dell’opinione pubblica. «Inoltre, fra oggi e lunedí, direi che non c’é bisogno che vi ritroviate qui per le lezioni. Basta che i capigruppo vengano da me in quest’aula per tenermi aggiornata e, ovviamente, chiedere aiuto nel caso servisse. Oggi io andró a Street Cats e dal sindaco con Afrodite, dopo di che potete essere sicuri che rientreró alla Casa della Notte e rimarró al campus, a vostra disposizione come sempre. «Non aspettiamo la campanella per iniziare. Voi, miei studenti speciali, non dovete necessariamente seguire le regole in modo cosí puntiglioso. So che avete a cuore il bene della scuola. Dunque andate e dedicatevi ai vostri compiti. Vi auguro ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora.» E cosí Thanatos si era liberata di Dallas ed Erin e del loro gruppo di spie ficcanaso. Erano convinti che lei fosse una Somma Sacerdotessa ingenua che potevano imbrogliare, e avevano avuto un sacco di responsabilitá per l’open night che, ero certa, avrebbero fatto il possibile per rovinare, grazie anche all’aiuto di Neferet. Noi, invece, stavamo per salvare la nonna e dare all’inconsapevole sedere di Neferet una bella pedata. Dopo di che avremmo avuto il tempo di sistemare i casini fatti da Dallas, Erin e la loro banda alla festa della scuola. O almeno quello era il nostro piano. 22 AUROX L’attesa nella torre dello scalo abbandonato diede ad Aurox un’occasione per rilassarsi. Era strano ma, da quando gli avevano dato la responsabilitá di salvare nonna Red– bird, il caos e il tumulto nella sua testa si erano placati. Era sulla via giusta. Lo sapeva. E, quando gli elementi erano entrati in lui e gli avevano dato forza sufficiente per controllare la bestia, Aurox si era sentito euforico. «Sono piú di un guscio creato dalla Tenebra.» Le parole rimbalzarono contro le pareti di pietra della torre. Aurox sorrise. Desiderava poterle urlare dalla terrazza del Mayo. «E lo faró», promise a se stesso ad alta voce. «Quando nonna Redbird sará libera e al sicuro, io grideró che ho scelto la Luce invece della Tenebra.» In quel momento lo faceva sentire bene anche solo pronunciare quelle parole, benché fosse l’unico a udirle. A meno che la Dea non stesse ascoltando... Aurox alzó gli occhi verso il cielo della sera. Era limpido e, anche se lo scalo abbandonato si trovava in centro cittá, erano visibili molte stelle, oltre a un sottile e luminosissimo spicchio di luna. «La mezzaluna. Il tuo simbolo... Nyx, se mi puoi ascoltare, io voglio ringraziarti. Devi c’entrare tu col fatto che posso decidere di essere piú di ció che mi ha creato. La Tenebra non mi avrebbe dato questa scelta, quindi devi essere stata tu. Perció, grazie. E sarei tanto felice se potessi dare forza a nonna Redbird. Aiutala a tenere duro finché non vado da lei a salvarla.» Fiducioso e felice, Aurox appoggió la schiena contro il lato rotondo della torre, chiuse gli occhi e, col sorriso che gli indugiava sul volto, sprofondó nel sonno. Non era abituato a sognare. Di rado ricordava qualcosa delle ore passate dormendo, quindi il sogno della pesca fu insolito fin dall’inizio. Aurox non era mai andato a pescare, ma il molo su cui era seduto gli sembrava familiare. Il tranquillo laghetto era di un blu topazio, incastonato in un bel bosco dall’aria antica. Non aveva mai impugnato una canna, ma se la sentiva bene in mano. Aurox avvolse il mulinello e poi lasció volare la lenza. Il galleggiante cadde sull’acqua con un tonfo che gli diede soddisfazione. Sospiró e osservó pigramente la superficie simile a uno specchio. E provó uno shock terribile. Quello riflesso nell’acqua non era il suo viso, ma quello di un altro ragazzo! Aveva capelli castano chiaro, arruffati, e occhi azzurri sgranati per lo stupore che Aurox stava provando. Sollevó la mano e si sfioró la guancia. «Questo non sono io», disse al riflesso, e rimase di nuovo di stucco. Era la sua voce, ma si trovava dentro il corpo sbagliato! «é un sogno. Un’immagine della mia mente addormentata.» Ad Aurox sarebbe bastato svegliarsi, ma non riusciva a smettere di fissare. Poi il riflesso aprí bocca e Aurox udí se stesso dire delle parole su cui non aveva il minimo controllo. «Ehi, vediamo di chiarirci. Tu hai solo preso in prestito la mia scelta e la mia bontá. Non é roba tua.» Aurox si spaventó molto. Quel ragazzo, quel corpo stava dicendo la veritá. Nel riflesso, Aurox vide la propria testa muoversi a destra e a sinistra, negando ció che gli diceva il cuore. «No, io ho scelto la Luce invece della Tenebra. Sono stato io a decidere!» «Ritenta, amico. Io ho deciso, tu sei solo un succhiaruote. Quindi non puoi permetterti di rilassarti, soprattutto se devi salvare la nonna di Zo.» «Zo.» Aurox aggrottó la fronte. «Non vogliono che io la chiami cosí.» «Certo che no, Sherlock. É perché io la chiamavo Zo. comunque, ti sto solo dando una dritta. Non essere cosí arrogante. Per te non sará facile. Io sto facendo del mio meglio, ma arriverá il momento in cui dovrai cavartela da solo.» Poi un pesce abboccó alla lenza di Aurox increspando l’acqua, disturbandone la superficie a specchio, e mandando in frantumi il sogno. Aurox aprí gli occhi. Cercó di prendere fiato e raddrizzó la schiena. Respirava a fatica e il cuore batteva talmente veloce che percepí un movimento della bestia dentro di lui. Si alzó e inizió a camminare per scacciare l’ansia. Guardó il cielo. La mezzaluna d’argento si era spostata. Guardó l’orologio che gli aveva prestato Stark: erano quasi le dieci. Thanatos sarebbe andata a prenderlo da un momento all’altro. Meglio che riacquistasse il controllo e si facesse trovare davanti all’ingresso del vecchio scalo. Doveva recuperare la fiducia in se stesso e prepararsi ad affrontare Neferet e la Tenebra. Aurox salí la scaletta arrugginita e saltó giú dalla torre, sul tetto. Da lí corse alla scala laterale. Avrebbe aspettato come gli aveva chiesto Thanatos. Lei contava su di lui. Zoey contava su di lui. Tutti contavano su di lui. Avrebbe dimostrato che avevano fatto bene ad affidargli la vita di nonna Redbird. «Era un sogno, niente di piú», disse alla notte vuota. La sua voce era rassicurante, ma il cuore gli faceva male con l’insinuarsi dei dubbi. ZOEY «Eccolo lí, sta aspettando nel punto piú buio sotto la tettoia, proprio come gli aveva detto Thanatos.» Indicai l’ingresso dello scalo abbandonato che faceva molto Gotham City. Aurox era nell’ombra, ma i suoi capelli biondissimi e gli occhi color pietra di luna non erano esattamente mimetici. Stark accostó e Thanatos aprí la portiera posteriore di uno dei numerosi SUV della scuola, facendogli cenno di salire. «Non ci sono tutti», esordí Aurox dopo essere salito in macchina. «Be’, no, per forza», replicai, pensando che sembrava proprio nervoso. «Thanatos ha finto di dividerci e mandarci a fare commissioni diverse, in modo che Neferet non sentisse niente che potesse renderla sospettosa. ricordi?» «Oh, sí. Sí.» S’interruppe, poi riprese: «Ben trovata, Thanatos». «Ben trovato, Aurox. Non ti preoccupare. Il resto del gruppo ci raggiungerá sul marciapiede di fronte al Mayo.» «Ti senti bene? Sembri un po’ pallido», saltó su Shaylin dal sedile dietro. Mi feci venire il torcicollo per voltarmi a guardarla. «Pallido in che senso? La sua aura sta cambiando?» «No, la sua aura é la stessa. Intendevo pallido pallido. Ha la faccia bianca.» «Sto bene», asserí deciso Aurox. «Sono solo ansioso di portare a termine la missione.» «Come noi», replicó Thanatos. «Ora calmati e risparmia la tensione per la battaglia.» Aurox annuí e rimase zitto. Io mi mordicchiai il labbro, pensando alla nonna, e guardando fuori del finestrino. Stark lasció 5th Street e parcheggió sul retro dell’Oneok Plaza. C’era giá un altro SUV nero. Ne scesero Dario, Afrodite, Shaunee e Damien, questi ultimi con in mano la candela dei loro elementi. Afrodite si appoggiava a Dario con una mano, mentre con l’altra reggeva un immenso librone di geometria. «Geometria? Veramente? é il meglio che hai trovato per la nostra finta ora di studio?» Mi accorsi che balbettavo da matti, ma io la geometria la odio proprio. «’Finta’ é la parola chiave. Non dobbiamo studiare sul serio, ritardata. Dobbiamo studiare per finta.» «Sí, okay, d’accordo», replicai. «Lo so che non studiamo sul serio, sono solo nervosa e preoccupata per la nonna.» «Il che é del tutto comprensibile.» Damien mi abbracció.«é per questo che siamo qui. La riporteremo a casa.» Guardó Aurox. «Sei pronto?» Aurox annuí. A me non sembrava pronto, ma in fondo probabilmente non lo sembravo nemmeno io, quindi cercai di non dare giudizi. Shaylin e io stavamo prendendo le candele degli elementi dalla borsetta, quando Kalona scese dal cielo silenzioso come la notte. «Notizie dalla scuola?» gli chiese Thanatos. «Dallas ed Erin hanno diviso i novizi rossi. Seminano dissenso persino tra i loro. A cose fatte, dovremo affrontare il problema.» «Concordo, ma il piano ha funzionato», commentó la Somma Sacerdotessa. «Sí. Sono cosí impegnati a comandare a bacchetta gli altri studenti che non s’interessano minimamente a quello che fanno Zoey e gli altri», spiegó l’immortale. «Erin sta commettendo un grosso errore», commentó piano Shaunee. «Io sono contento che lo stia commettendo senza di te», disse Damien. «Sí, ne siamo contenti tutti», confermai. A quel punto arrivó il mio Maggiolino e ne scesero Stevie Rae e Rephaim. «Ragaaazzi, scusate», esordí lei correndo a raggiungerci con la candela verde in mano. «Erin e Dallas erano in un’auto dietro di me quindi ho dovuto fingere di andare a Henrietta. Cavolaccio, avevo paura che mi seguissero per tutta la strada, invece sono usciti dalla superstrada e ho capito che erano solo diretti al negozio di luci Garbee’s.» S’interruppe e mi diede un’occhiata. «Zy, stai bene? Mi sembri un cervo beccato dai fari di un TIR.» Sbattei le palpebre e mi resi conto che la stavo fissando. «Scusa, ma é cosí strano vederti senza tatuaggi.» Stevie Rae si portó la mano alla fronte con molta cautela per non sbaffare il fondotinta coprente che nascondeva il suo bellissimo Marchio di vampira. «Giá, sembra strano anche a me. Sembrate strani tutti.» «Ma ci facciamo notare meno, ed é questo che conta stasera», ribatté Stark. Capivo ed ero d’accordo che dovessimo tenere un profilo basso... cavolo, persino Kalona indossava un lungo spolverino di pelle che, al buio, riusciva quasi del tutto a nascondere le sue immense ali. Ma non cambiava il fatto che senza i Marchi sembrassimo strani e ordinari. Troppo ordinari. Quella sera dovevamo essere potenti e sicuri e straordinari. Cercai di concentrarmi sugli aspetti positivi e di credere che sarebbe andato tutto bene, ma la veritá era che mi faceva male lo stomaco e avevo una gran voglia di piangere. No. Io non piango. Le ragazzine deboli piangono. I capi agiscono. E, per il bene di mia nonna, se non per il mio, io agiró. «Ehi, il Marchio ce l’hai dentro. Quello non lo si puó coprire, né perdere o dimenticare», sentenzió Stark, che ovviamente percepiva la mia tensione. «Grazie di avermelo ricordato», replicai, sfiorandogli il viso temporaneamente privo di tatuaggi. «Ricordiamocelo tutti. Il nostro potere non si fonda sui simboli esteriori della nostra gente, ma dentro di noi, attraverso le scelte che facciamo e i doni che ci regala la nostra Dea», intervenne Thanatos. «E quindi cominciamo. Il primo passo stasera consiste nell’apertura del nostro cerchio e nella creazione di un incantesimo protettivo. Una volta che avró dato il via all’incantesimo, il cerchio risulterá nascosto. Finché rimarrá integro, ciascuno di voi cinque sará al sicuro. Gli occhi umani non vi vedranno. Le braccia umane non potranno farvi del male. Ma, prima e dopo la realizzazione dell’incantesimo, sarete tutti vulnerabili.» Avevo i peletti sulle braccia dritti come pali e dovetti prendere un gran respiro per evitare di sclerare del tutto. Continuavo a guardare Aurox di sottecchi. Da quando eravamo andati a prenderlo quasi non aveva aperto bocca. Rividi mentalmente la Dea, come l’ultima volta in cui mi era apparsa, prosperosa, saggia e forte, e pregai in silenzio: Ti scongiuro, Dea, fa’ che lui sia pronto! «Shaunee, la parte anteriore del Mayo é rivolta a sud. Anche se é inverno, davanti all’ingresso ci sono dei tavolini da bistrot. é lí che ti posizionerai con la tua candela. Dario, va’ con lei. Proteggila», ordinó Thanatos. Il Guerriero rispose in tono solenne: «Lo faró, Somma Sacerdotessa. E saró anche abbastanza vicino da proteggere Afrodite e Zoey, se fosse necessario». «I tavoli fanno parte del ristorante. Li lasciano fuori per i fumatori», spiegó Afrodite. Si frugó nella borsetta e lanció a Shaunee un pacchetto di sigarette. «Fumi?» Poteva sembrare sciocco, ma, dopo tutto quello che avevamo passato insieme, il pensiero che Afrodite fumasse mi sconvolgeva. «Diavolo, no! Non sai quante rughe ti vengono se fumi? Pelle tipo carne sotto sale a trent’anni, figurati. So dei tavoli per fumatori perché sono giá stata qui al ristorante, quindi sono venuta preparata.» Afrodite guardó Shaunee. «Mentre Zoey e io fingiamo di studiare, tu puoi fingere di fumare e che Dario sia il tuo ragazzo. Come prima, ’fingere’ é il concetto principale. Tieni in mente che dai finestroni ti posso vedere e che se fingi troppo bene ti faccio secca. Oh, tra l’altro, ordina la zuppa al white chili. Quella non devi fingere di mangiarla: é ottima.» «Grazie», fece Shaunee. «E, anche se sei piú che odiosa, grazie per avermi prestato il tuo Guerriero.» «Non parlarne neanche. E intendo in senso letterale. Mai.» Thanatos continuó ignorando Afrodite e tutti noi: «Damien, lungo il lato est del Mayo c’é un vicolo. é poco illuminato e ci tengono i rifiuti. Puoi sistemarti lí. Stark, tu andrai con lui. Se qualcuno dovesse cercare di distrarlo prima che il cerchio sia creato, usa tutte le tue capacitá di controllo mentale per far andare via quella persona». Stark annuí. «Capisco. Non lasceró che nessuno dia fastidio a Damien. Proprio come Dario non lascerá che nessuno dia fastidio alla mia Zy.» «Su questo hai la mia parola», disse Dario. Strinsi la mano a Stark. Sapevo che detestava che fossimo divisi ma, come me, ne capiva il motivo. Il cerchio andava protetto, e l’aria di Damien era il primo elemento a essere evocato, per cui sarebbe dovuto restare in un vicolo freddo e buio ad aspettare che Thanatos facesse il giro dell’isolato e realizzasse l’incantesimo. Damien sarebbe stato molto piú vulnerabile di me, seduta in un bel ristorante a fingere di studiare geometria. «Stevie Rae, il vicolo di Damien incrocia un piccolo ingresso per i dipendenti sul retro dell’edificio, da questo lato di 4th Street.» Stevie Rae annuí. «Quello é il mio nord. Rephaim e io saremo lí.» Thanatos si rivolse a Shaylin. «Cheyenne é la strada che segue il lato ovest del Mayo. Non c’é un nascondiglio adeguato per te. é semplicemente un marciapiede. L’acqua é il terzo elemento a essere chiamato. Non ti mentiró: sarai sola finché terra e fuoco non completano il cerchio.» «No, non é cosí», replicai in fretta, grata delle parole che mi suggeriva l’intuito. «Ci sará Nyx con lei. Le ha giá regalato dei doni fantastici: la Vista Assoluta e un’affinitá con l’acqua, oltre alle capacitá mentali di tutti i novizi rossi.» «é vero, Shaylin», aggiunse Stevie Rae. «Sei stata Segnata da poco, quindi non hai ancora avuto il tempo di esercitarti dato che, be’, abbiamo deciso che non é tanto carino ficcanasare nella testa delle persone normali, peró lo puoi fare. Se qualcuno ti rompe, tu lo fissi. Quando incrocia il tuo sguardo, di’ quello che vuoi che faccia e intanto pensa intensamente a quella cosa.» Shaylin annuí. Non sembrava affatto nervosa, ma salda come una roccia. «Mi concentro e penso: Vattene, lasciami in pace, dimentica di avermi visto! Giusto?» Stevie Rae sorrise. «Sí, giustissimo. Visto? Dettofatto.» «Staró in guardia anche per te», disse Kalona. «No! Shaylin é in grado di cavarsela da sola. Lo siamo tutti. Il tuo compito é di non staccare mai gli occhi dalla cima del Mayo e dal terrazzo di Neferet. Non appena vedi mia nonna, ti precipiti a salvarla. Per stasera é l’unico incarico che hai», sentenziai. «Non é vero, giovane Sacerdotessa», s’intromise Thanatos. «Kalona é il mio Guerriero e, in quanto tale, ha la responsabilitá di proteggere i nostri novizi, oltre che me.» Raggiunse l’immortale alato. «Seguimi passo passo mentre creo il cerchio e realizzo l’incantesimo. Veglia su di noi. Accertati che tutto sia pronto per ció che intendiamo ottenere stasera.» Lo sguardo di Thanatos si spostó su di me e poi su Aurox, a margine del nostro gruppetto. «Finché il cerchio non é completo, non devi entrare nella tana di Neferet.» «Aspetteró fino a quando non mi sentiró ricolmo degli elementi», disse Aurox. «Ricorda, Aurox, senza la forza degli elementi, tu non puoi controllare la bestia, che emergerá quando Neferet si renderá conto che sei andato da lei per la sua prigioniera», continuó Thanatos. «Me ne ricorderó.» «E io mi accerteró che il vostro cerchio sia chiuso», disse Kalona. «Vi osserveró dal cielo e vi difenderó.» L’immortale alato spostó i gelidi occhi d’ambra su Aurox. «Renditi conto che non ti posso aiutare. Dovrai combattere da solo per uscire dalla casa di Neferet.» Questo mi stupí un po’. Ero stata cosí concentrata sul portare in salvo mia nonna che non avevo nemmeno preso in considerazione quello che sarebbe successo dopo ad Aurox. «Aspetta, non puoi portare via di lá tutti e due?» chiesi a Kalona. «In sicurezza? No. Anche la mia forza immortale ha dei limiti. Aurox, se ti lasciassi cadere dal cielo, rimarresti ucciso?» Era davvero folle ascoltare Kalona parlare ad Aurox di precipitare dal cielo come se gli stesse chiedendo se col groviera preferiva prosciutto o tacchino. Aurox mosse le spalle, inquieto. «Credo che dipenderebbe dal fatto che la bestia si sia manifestata oppure no. é molto piú difficile distruggere lei di me.» Adesso toccava a me sembrare stranamente calma quanto quei due. «Quando la nonna sará al sicuro, richiameremo i nostri elementi. A quel punto, Aurox, lascia che la bestia assuma il controllo quel tanto che basta a farti uscire da lí.» «Credi che sia possibile?» gli domandó Thanatos. «Forse. Penso dipenderá molto da Neferet. Io... io non avevo pensato a come uscire, solo a come entrare», replicó Aurox. «Sono d’accordo con Zoey. Usa la bestia. In precedenza a Neferet é servito un sacrificio per controllarla. Le servirá di nuovo, ma noi gliel’avremo tolto», consideró Thanatos. «Puó garantirti la salvezza. Quando tornerai in te, vieni di nuovo alla Casa della Notte.» Il viso di Aurox sembró illuminarsi. «Per restare? Potró andare a scuola lí?» «Questa é una domanda troppo grande perché possa rispondere io da sola. Sará il Consiglio Supremo a decidere il tuo destino», replicó Thanatos. Trattenni il fiato, aspettandomi che, rendendosi conto che in pratica si trattava di una missione suicida, Aurox rinunciasse, ci mandasse tutti al diavolo e se ne andasse via. Non fece nessuna di quelle cose ma incroció il mio sguardo e disse: «Ho una cosa da chiederti». «Okay, sentiamo.» «Cosa significa essere un succhiaruote?» Mi sarei stupita di meno se Aurox si fosse accovacciato in un angolo a partorire una cucciolata di gattini. Per un secondo neppure mi venne una risposta, poi sbottai: «é gergo sportivo. Vuol dire che non ti sei guadagnato quello che ottieni ma che é stato qualcun altro a far fatica, tu subentri all’ultimo e ti prendi il merito». Il viso di Aurox era una maschera priva di emozioni. Prese un respiro profondo e lo emise lentamente. Lo fissavamo tutti, ma lui non disse niente. Se ne stava lí, a respirare, immobile quasi come una statua. La voce di Stark spezzó il silenzio: «Okay, allora, a chi é che stai succhiando la ruota?» Aurox spostó lo sguardo di luna sul mio Guerriero. «A nessuno. Proprio a nessuno, e stasera lo dimostreró.» Poi i suoi occhi si fissarono di nuovo nei miei. «Quando sento la presenza degli elementi vado da Neferet. Non appena nonna Redbird é in salvo, fate come hai detto. Ritirate gli elementi. Poi scappate. Non correró il rischio di fare del male a qualcuno di voi e non posso essere sicuro di mantenere il controllo della bestia. Di’ a nonna Red– bird che la sua salvezza é piú importante della mia.» tornó a guardare il gruppo. «Ben trovati, ben lasciati e ben trovati ancora.» Quindi Aurox si allontanó di corsa, attraversó la strada e sparí oltre la porta del Mayo. «Per lui sará una notte di schifo», commentó Stark. «Eufemismo del secolo», ribatté Afrodite. «Per lui é tutta la vita che sará uno schifo.» 23 NEFERET «Allora, vecchia, cosa pensi ci sia nel tuo sangue di tanto rancido che i miei piccoli non possono berlo?» La testa di Sylvia Redbird si voltó con infinita lentezza. I suoi occhi erano laghi scintillanti dentro la gabbia di Tenebra. «I tuoi burattini non possono bere da me perché ho avuto il tempo di prepararmi al tuo arrivo.» L’anziana signora aveva la voce roca, ma v’indugiava ancora una forza che stupí moltissimo Neferet, oltre a darle un gran fastidio. «Eh, giá, perché tu sei cosí speciale e amata dalla tua Dea. Ma no, aspetta», esclamó Neferet con finto shock. «Se sei davvero cosí speciale e amata, come mai ti trovi qui, tormentata dai miei piccoli? Perché la tua Dea non ti salva?» «Tsi Sgili, sei tu che mi hai definito speciale, non io. Se me l’avessi chiesto, mi sarei definita apprezzata dalla Grande Madre Terra. Niente di piú. Niente di meno.» «Se é cosí che la tua Madre Terra tratta una sua apprezzata figlia che le chiede aiuto gridando, potrei forse suggerirti di cambiare dea?» Neferet sorseggió il vino corretto con sangue. Non sapeva bene perché sentisse il bisogno di deridere quella donna. Il suo dolore e la sua morte imminente le sarebbero dovuti bastare, ma non era cosí. Neferet detestava che Sylvia non urlasse. Che non implorasse. Dopo che Kalona era volato via, Sylvia aveva persino smesso di gemere di dolore. Adesso, Quando non stava zitta, la vecchia signora cantava. Neferet odiava quei maledetti canti. «Non ho chiesto aiuto alla Grande Madre Terra. Ho solo implorato la sua benedizione, e lei me ne ha data dieci volte tanto.» «La sua benedizione! Sei dentro una gabbia di Tenebra che ti sta uccidendo in modo lento e doloroso. Cosa sei, una santa cattolica? Devo forse crocifiggerti a testa in giú e decapitarti?» Neferet rise, ma persino per lei quel suono risultó vacuo. Io ho bisogno di adulazione e venerazione! Come posso regnare da Dea senza adoratori? «Sei stata tu a uccidere i professori.» Sylvia non aveva fatto una domanda, ma Neferet sentí la necessitá di risponderle. «Certo che sono stata io.» «Perché?» «Per creare caos tra umani e vampiri, é ovvio.» «Ma che vantaggio ne hai?» «Il caos brucia: la gente, i vampiri, la societá.. Il vincitore che emergerá dalle ceneri controllerá il mondo. E il vincitore saró io.» Sentendosi compiaciuta e rafforzata, Neferet sorrise. «Ma il potere ce l’avevi giá.Eri Somma Sacerdotessa della Casa della Notte. Eri amata dalla tua Dea. Perché buttare via tutto?» Neferet la guardó con le palpebre strette. «Potere non significa controllo. Quanto potere esercita la tua Grande Dea Terra se non é in grado di fare una cosa semplice come decidere o no se ti toglieró la vita? L’ho imparato da tanto, che il controllo é l’unico vero potere.» Sylvia scosse la testa, sembrando finalmente stanca. «Tsi Sgili, non puoi davvero controllare nessuno tranne te stessa. Potrebbe apparire il contrario, ma ognuno fa le proprie scelte.» «Davvero? Testiamo la tua teoria. Immagino che tu preferisca vivere.» Neferet s’interruppe, in attesa della reazione di Sylvia. «Preferirei.» La risposta fu un sussurro. «Bene, credo di poter controllare se vivrai o morirai. Adesso, vediamo chi ha piú potere.» Neferet sollevó il polso. Con un movimento rapido ed esperto, passó l’unghia appuntita sulla vena pulsante. «Comincio a trovare noiosa la conversazione.» Mentre il sangue scorreva, il tono di Neferet divenne una cantilena. «Venite, bambini, gustate la mia rabbia, usate il mio potere per chiuder la sua gabbia!» I tentacoli di Tenebra le scivolarono intorno, impazienti di bere dal suo polso. Corroborati, tornarono da Sylvia. L’anziana signora sollevó le braccia in un gesto di difesa, ma nel farlo numerosi dei suoi bracciali si spezzarono, spargendo argento e turchesi tra le sbarre della prigione che si chiudeva su di lei, per andare a cadere, innocui, nella pozza sempre piú grande del suo sangue. Quando tentó di riprendere il canto, le parole vennero bloccate dai fili pulsanti che si arrotolavano sulla pelle delle sue braccia rimasta nuda e indifesa. Sylvia Redbird trattenne il fiato per la rinnovata sofferenza. Neferet rise. KALONA Gli umani non guardano in alto. Quello non era cambiato con l’invecchiare del mondo. L’uomo aveva conquistato il cielo e tuttavia, a meno che non ci fosse un tramonto splendente o una scintillante luna piena, di rado gli esseri umani guardavano al di sopra delle loro teste. Kalona non lo capiva ma ne era contento. Giró intorno al Mayo, individuando Damien, Stevie Rae, Shaylin e Shaunee. Poi tornó all’Oneok Plaza, atterrando accanto a Thanatos. «I quattro sono in posizione.» Thanatos annuí. «Bene. Zoey é entrata. é ora di cominciare.» Di sotto la voluminosa veste di velluto, trasse una grossa borsa scura e una scatola di lunghi fiammiferi di legno. Kalona indicó la borsa. «Sale per consolidare cerchio e incantesimo?» «Sí, é un edificio molto grande. Il sale in zucca non basta.» L’immortale annuí, pensando che in realtá aveva iniziato ad apprezzare l’asciutto senso dell’umorismo di Thanatos. «Speriamo che in quella borsa ci sia anche un po’ di fortuna.» «Fortuna? Non pensavo che gli immortali ci credessero.» «Dobbiamo salvare un’umana, non un’immortale. Gli umani incrociano le dita e si augurano buona fortuna a vicenda. Li sto semplicemente imitando. E poi credo che ci serva tutto l’aiuto che possiamo ottenere. Se questo implica un po’ di fortuna, l’accetteró.» «Anch’io.» Thanatos gli tese la mano. «Comunque vada stasera, so che manterrai il giuramento fatto a me e, attraverso di me, a Nyx. Kalona, ti auguro che tu benedetto sia.» Lui le strinse l’avambraccio e chinó la testa in segno di rispetto. «Ben trovata, ben lasciata e ben trovata ancora, Somma Sacerdotessa.» Kalona si lanció nel cielo mentre Thanatos attraversava 5th Street ed entrava nel vicolo scuro in cui attendeva Damien, protetto da Stark. Posatosi su un contrafforte in pietra della facciata est, Kalona osservava dall’alto. Si stupí che la voce della Sacerdotessa arrivasse tanto chiara fino a lui: la forza dell’incantesimo della vampira era tangibile e, se poteva udirla lui, lo stesso valeva per qualche umano. «Vieni, aria, unisciti al cerchio che creo stavolta, proteggi, difendi, sii presente e tutto ascolta.» Thanatos sfregó il fiammifero e la candela gialla prese vita, illuminando il viso serio di Damien. Stark era davanti a lui, arco e freccia in mano. Kalona si libró in volo Mentre la Somma Sacerdotessa ripercorreva rapida i propri passi, la mano in tasca, per gettare una scia di sale. Le luci dell’atrio del Mayo riverberarono sui minuscoli cristalli, che dall’alto parevano disegnare un sentiero di diamanti. Thanatos raggiunse il tavolino cui sedevano Dario e Shaunee. La giovane novizia aveva sistemato la borsetta in modo che impedisse ai passanti di vedere la candela rossa. «Vieni, fuoco, unisciti al cerchio che disegno vigile, forte, per darci ció di cui abbiamo bisogno.» Il fiammifero si accese prima ancora che la vampira potesse sfregarlo, facendo avvampare la candela rossa con un sonoro vuuuscc. Kalona si acciglió.Era un bene che gli elementi si stessero manifestando, ma avrebbe preferito che fossero meno rumorosi. Continuando con la scia di sale, Thanatos giró intorno all’edificio fino al marciapiede della strada chiamata Cheyenne. Anche lí, sulla parete, c’erano dei contrafforti circa a metá dei nove piani, dove Kalona poté appostarsi e osservare la piccola novizia seduta a gambe incrociate in mezzo a due siepi. Shaylin si era nascosta cosí bene che Thanatos quasi le passó davanti senza vederla. Kalona approvó. «Giovane ma astuta. Nyx non si é sbagliata nel sceglierla», mormoró. «Vieni, acqua, unisciti al cerchio, t’imploro, scorri, lava, riempi, rafforza, questo é il tuo lavoro.» La candela blu non prese vita con un’esplosione, come aveva fatto il fuoco di Shaunee, ma inizió a bruciare in modo uniforme e Kalona percepí il fresco profumo delle piogge di primavera arrivare fino a lui. Riprese la via del cielo, sempre seguendo la Somma Sacerdotessa. Stevie Rae aspettava sul retro del palazzo insieme con Rephaim. Thanatos dovette scendere una scaletta ripida e buia e districarsi tra camioncini delle consegne. Kalona volteggiava osservando con attenzione. Rephaim protegge la sua Stevie Rae, e io proteggo lui. Ma sembrava che una vigilanza cosí stretta non fosse necessaria. La notte era silenziosa come la morte mentre Thanatos si fermava di fronte a Stevie Rae. «Vieni, terra, unisciti al cerchio di stasera, sostieni, motiva, mantieni la fiducia nella nostra sfera.» La candela verde sfrigoló e si accese. A quella luce guizzante, Kalona intravide il viso di Rephaim. Il ragazzo aveva un’aria solida e sicura, come se fosse convinto che il risultato di quella notte non potesse che essere positivo. L’immortale desideró avere la fede di suo figlio. Riprese il volo, tenendo d’occhio Thanatos che completava il cerchio intorno al Mayo, tagliando per il vicolo sul retro e passando rapida e silenziosa oltre Damien e Stark, racchiudendo l’edificio in una striscia di sale. Raggiunta di nuovo l’entrata pri