PREMESSA Il Movimento Per l’Alleluia (MPA) è un gruppo di fedeli laici chiamato da Dio a condividere il carisma della Fondatrice dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata (MPdA) Beata Elisabetta Renzi (E.R.) (Statuto art. 1). Ha mosso i suoi primi passi nel 1993, ma solo dopo alcuni anni la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica lo ha eretto canonicamente come Opera propria dell’Istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata e ne ha approvato lo Statuto con Decreto Prot. n. R 30 – 1/99 del 21 aprile 1999. I laici che rispondono alla chiamata del Signore ad aderire al Movimento, si impegnano ad attualizzare nel quotidiano e secondo il proprio stato di vita nel mondo, l'amore per Cristo e a vivere lo spirito di servizio incarnato dalla Beata E.R.. La sua finalità è: vivere la fede cristiana nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella comunità parrocchiale, attraverso il carisma della Beata Elisabetta Renzi. “Sii felice perché il buon Dio ti ama!” dice Madre Elisabetta; lo stile di vita, quindi, proposto all’MPA, è una fede gioiosa, carica di fiducia, di speranza cristiana. “La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.”: l’amore a Cristo crocifisso è uno degli elementi fondanti la spiritualità della Beata. “Io porto Colui che mi porta”: lo spirito di unione con Gesù Crocifisso trova alimento e suggello nella partecipazione del dono eucaristico. 1 Animati dalla stessa spiritualità, i laici MPA sono, perciò, chiamati ad accogliere, custodire e vivere il carisma della Beata Elisabetta Renzi nella quotidianità della vita. Il cammino annuale dell’MPA viene scandito da un incontro mensile nei singoli gruppi, dove si segue il programma predisposto dalla Commissione Formazione del Movimento per tutti i gruppi, in Italia e all’estero. La programmazione annuale segue, generalmente, le tematiche proposte dalla Chiesa e si armonizza con la spiritualità della Beata. La caratteristica del cammino sta soprattutto nel metodo, che vuole favorire: l’accoglienza gioiosa di tutti i partecipanti l’ascolto della parola di Dio e della Chiesa intercalato dal canto la condivisione delle proprie risonanze di fede la preghiera comune il momento della fraternità Frequentando regolarmente gli incontri, avremo occasione di crescere in veri rapporti di amicizia dove potremo condividere i nostri pensieri, il nostro agire, il nostro cammino personale di santità con quella fede gioiosa, quella speranza e quella fiducia in Dio che caratterizzò Madre Elisabetta e che è il fondamento di una autentica fede cristiana. Sapendo di poter essere sempre gioiosi, non perché tutto va bene, ma perché Dio ci ama, siamo chiamati, per vocazione, a diffondere amicizia, condivisione, cordialità, accoglienza e ci impegniamo a incarnare, nella vita quotidiana, i messaggi che lo Spirito Santo trasmette al gruppo e ai singoli amici MPA. 2 E’ impegno di ciascuno utilizzare personalmente il libretto, per arrivare agli incontri avendo già letto e meditato l’argomento che viene via via proposto. E’ sollecitudine di ciascuno invitare nuovi amici a vivere un cammino di santità secondo la spiritualità della Beata Elisabetta, infondendo nei loro cuori pace, serenità e predisposizione all’ascolto della Parola tenendo vive e presenti le parole di Giovanni Paolo II: “Non temere di aprire il tuo cuore a Cristo”. 3 SVOLGIMENTO DEGLI INCONTRI MPA 1. Preparazione Il tempo che intercorre tra un incontro e l’altro è un tempo dedicato alla meditazione e riflessione personale. Ogni settimana dedichiamo qualche minuto a leggere e soffermarci su qualche riga di ciò che è riportato nel libretto, per meditare, sottolineare quello che più ci ha colpito. Iniziamo questo momento con un Segno di Croce e un Gloria, per metterci alla presenza del Padre, del Figlio e invocare luce dallo Spirito Santo, chiedendo la grazia di comprendere la parabola che andremo a meditare. Leggiamo qualche riga, senza fretta, senza avere l’ansia di leggere tutto ed arrivare in fondo, anzi tornando indietro più volte, ed anche in tempi diversi, fermandoci in silenzio. Concludiamo con l’invocazione: Beata Elisabetta Renzi, prega per noi. Questo meditare, che diventa preghiera, è ciò che cambia e trasforma il nostro cuore, perchè è la Parola di Dio, è Dio stesso che opera e ci cambia dal di dentro. Per chi lo desidera, si possono anche leggere i riferimenti ai passi paralleli della Parola di Dio nella Bibbia, o approfondire i temi nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nei documenti della Chiesa, oppure nella Positio che troviamo in ogni comunità Maestre Pie e che ogni responsabile di gruppo ha in consegna. 4 2. Accoglienza Tempo: 20 minuti circa L’incontro inizia sempre con il canto, segno di accoglienza e di festa, di gioia nel ritrovarsi. Anche il canto può darci spunti per una riflessione personale e di gruppo, crea un clima fraterno e gioioso. E’ il momento in cui si può cogliere l’occasione per ascoltare e imparare un nuovo canto. I gruppi che “fanno fatica a cantare”, possono aiutarsi con audiocassette o cd o chiedere aiuto ad un membro della Commissione Musica e canto. 3. Invocazione allo Spirito Santo Al canto segue l’invocazione allo Spirito perchè sia luce alle nostre menti e ai nostri cuori. Lo Spirito Santo ci doni la capacità di metterci in ascolto della Parola di Dio, di accogliere la Sua Parola con animo aperto e docile. 4. Introduzione al tema Tempo: 10-15 minuti circa Segue l’introduzione al tema dell’incontro dall’animatore o da una persona che si è preparata. fatta 5. Condivisione Tempo: 25-30 minuti circa A questo punto ognuno è chiamato a condividere con gli altri la ricchezza delle sue riflessioni. E’ questo un momento importante e significativo perchè siamo chiamati a mettere in comune quello che lo Spirito ha suscitato nei nostri cuori: “...l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporanea5 mente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si moltiplica nel farne parte ad altri e si gode del frutto del dono altrui come del proprio” (San Basilio). La condivisione può essere fatta semplicemente leggendo le frasi che hanno più colpito, oppure raccontando quale è stato il cammino spirituale del mese e ciò che lo Spirito ha suscitato dentro. 6. Preghiera finale Tempo: 10-15 minuti circa Tutte le nostre riflessioni, condivisioni diventano preghiera. Insieme preghiamo con un salmo, preghiera di Cristo e della Chiesa. Essi ci aiutano a rivolgere la mente, il cuore a Dio, a lodarlo, a ringraziarlo, a chiedergli ciò che riteniamo utile per la nostra vita e quella dei nostri fratelli. Terminiamo con la preghiera alla Beata Elisabetta Renzi, presentando a Dio, per sua intercessione, ogni necessità nostra, delle nostre famiglie e del mondo intero, pregando anche per ogni Laico MPA in Italia, Louisiana, Messico, Brasile, Bangladesh e Zimbabwe e per ogni Maestra Pia dell’Addolorata. 7. Momento di fraternità Dopo aver condiviso riflessioni, preghiera... terminiamo l’incontro con un momento fraterno di festa, di convivialità. Anche questo momento è importante per favorire tra noi rapporti aperti, sereni e di conoscenza reciproca. 6 IL CAMMINO MPA Il cammino di quest’anno ci aiuterà a riflettere sulle Parabole della Misericordia tratte dal Vangelo di Luca. Il nostro Papa Francesco ha indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia, che si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione Il dono che il Papa ci fa, ci ha confermato nella scelta che avevamo già fatto di incentrare il nostro cammino sul tema della misericordia, tema caro al Pontefice e che non perde occasione di riprendere nei suoi discorsi e documenti. Nella Bolla di indizione leggiamo: “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. *…+ Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia. … In queste parabole, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando 7 perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono. *…+ La parabola contiene un profondo insegnamento per ciascuno di noi. Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici. Accogliamo quindi l’esortazione dell’apostolo: «Non tramonti il sole sopra la vostra ira» (Ef4,26). E soprattutto ascoltiamo la parola di Gesù che ha posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7) è la beatitudine a cui ispirarsi con particolare impegno in questo Anno Santo. *…+ Un Anno Santo straordinario, dunque, per vivere nella vita di ogni giorno la misericordia che da sempre il Padre estende verso di noi. In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio. Lui non si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita.” (Da Misericordiae Vultus, Bolla di Indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, Francesco Vescovo Di Roma) 8 SCHEMA DEGLI INCONTRI Lo schema è quello ormai sperimentato: la Parola di Dio, segue un commento al brano, una riflessione tratta dalla Parola della Chiesa o da autori vari, infine un approfondimento dalla vita e dagli scritti della beata Elisabetta Renzi. Al termine di ogni incontro è lasciato uno spazio per la riflessio-ne personale, per annotare ciò che è il frutto della propria medita-zione o preghiera sul testo fatta durante il mese precedente all’incontro. Questo aiuterà poi la condivisione all’interno del grup-po durante l’incontro mensile. Ogni incontro termina con la preghiera, che quest’anno è meno strutturata, per lasciarla alla libera iniziativa e creatività dei gruppi. Per l’animazione degli incontri, per il momento di accoglienza e per la preghiera i gruppi possono farsi aiutare dal cd “Canti MPA 2012-2013” o altri cd di canti religiosi. Nella pagina seguente sono riportate alcune invocazioni allo Spirito Santo, da utilizzare come preghiera all’inizio degli incontri o nel momento che si ritiene più opportuno. Inoltre abbiamo aggiunto la preghiera di Papa Francesco per l’Anno della Misericordia. Buon cammino spirituale e umano in questo anno vissuto nella serenità e certezza della misericordia del Padre che ci permette di essere “allegri perché sappiamo che il buon Dio ci ama” e di abbandonarci “come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli” (cfr. Beata Elisabetta Renzi). 9 PREGHIERE ALLO SPIRITO SANTO Preghiera allo Spirito Santo di Paolo VI Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore puro, pronto ad amare Cristo Signore con la pienezza, la profondità e la gioia che tu solo sai infondere. Donami un cuore puro, come quello di un fanciullo che non conosce il male se non per combatterla e fuggirlo. Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore grande, aperto alla tua parola ispiratrice e chiuso ad ogni meschina ambizione. Donami un cuore grande e forte capace di amare tutti, deciso a sostenere per loro ogni prova, noia e stanchezza, ogni delusione e offesa. Donami un cuore grande, forte e costante fino al sacrificio, felice solo di palpitare con il cuore di Cristo e di compiere umilmente, fedelmente e coraggiosamente la volontà di Dio. Amen. 10 Preghiera allo Spirito Santo di Giovanni Paolo II Vieni, Spirito Santo, vieni Spirito Consolatore, vieni e consola il cuore di ogni uomo che piange lacrime di disperazione. Vieni, Spirito Santo, vieni Spirito della luce, vieni e libera il cuore di ogni uomo dalle tenebre del peccato. Vieni, Spirito Santo, vieni Spirito di verità e di amo-re, vieni e ricolma il cuore di ogni uomo che senza amore e verità non può vivere. Vieni, Spirito Santo, vieni, Spirito della vita e della gioia, vieni e dona ad ogni uomo la piena comunione con te, con il Padre e con il Figlio, nella vita e nella gioia eterna, per cui è stato creato e a cui è destinato. Amen. Preghiera allo Spirito Santo di Sant'Agostino Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di sapienza: donami lo sguardo e l ’udito interiore, per-ché non mi attacchi alle cose materiali ma ricerchi sempre le realtà spirituali. Vieni in me, Spirito Santo, Spirito dell’amore: riversa sempre più la carità nel mio cuore. Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di verità: concedimi di pervenire alla conoscenza della verità in tutta la sua pienezza. Vieni in me, Spirito Santo, acqua viva che zampilla per la vita eterna: fammi la grazia di giungere a contemplare il volto del Padre nella vita e nella gioia senza fine. Amen. Preghiera allo Spirito Santo di Santa Caterina da Siena O Spirito Santo, vieni nel mio cuore: per la tua potenza attira-lo a te, o Dio, e concedimi la carità con il tuo timore. Liberami, o Cristo, da ogni mal pensiero: riscaldami e infiammami Preghiera allo Spirito Santo di San Bernardo O Spirito Santo, anima dell’anima mia, in te solo posso esclamare: Abbà, Padre. Sei tu, o Spirito di Dio, che mi rendi capace di chiedere e mi suggerisci che cosa chiedere. O Spirito d’amore, suscita in me il desiderio di camminare con Dio: solo tu lo puoi suscitare. O Spirito di santità, tu scruti le profondità dell’anima nella quale abiti, e non sopporti in lei neppure le minime imperfezioni: bruciale in me, tutte, con il fuoco del tuo amore. O Spirito dolce e soave, orienta sempre più la mia volontà verso la tua, perché la possa conoscere chiaramente, amare ardentemente e compiere efficacemente. Amen. ______________ del tuo dolcissimo amore, così ogni pena mi sembrerà leggera. Santo mio Padre, e dolce mio Signore, ora aiutami in ogni mia azione. Cristo amore, Cristo amore. 11 INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO 12 Spirito Santo, vieni! Spirito Santo, Tu che scendesti in Maria e la rendesti Madre del Figlio di Dio, scendi nei nostri cuori e rendili fecondi, perché il Cristo continui ad incarnarsi in ciascuno di noi. Spirito Santo, vieni! Spirito Santo, Tu che scendesti su Gesù al Giordano sotto forma di colomba, scendi anche su ognuno di noi, perché il Padre ci riconosca come figli suoi. Spirito Santo, vieni! Spirito Santo, Tu che scendesti sulla Chiesa nascente e trasformasti quegli uomini timorosi in intrepidi diffusori del vangelo, scendi su di noi e rendici coraggiosi testimoni di Gesù vivo e risorto in mezzo a noi. Spirito Santo, vieni! Spirito Santo, Tu che sei sceso anche su di noi il giorno del Battesimo, in quello della Cresima e scendi ogni volta che celebriamo la Riconciliazione e l’Eucaristia, rendici coerenti con la fede che professiamo. Spirito Santo, vieni! Spirito Santo, che ci chiami a far parte del Movimento Laici MPA, aiutaci a rispondere con coerenza a questa chiamata del Signore a condividere il carisma della Fondatrice dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata, la Beata Elisabetta Renzi, e ad attualizzare nel quotidiano l'amore per Cristo e per i fratelli, specialmente verso i più deboli e bisognosi. Spirito Santo, vieni! Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo della misericordia Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l'adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa' che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio! Tu sei il volto visibile del Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia: fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di te, suo Signore, risorto e nella gloria. Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch'essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nel l'ignoranza e nell'errore; fa' che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio. Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. 13 1° incontro Gesù e la peccatrice La Parola di Dio (Lc 7, 36-50) 36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 38 e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. 39 A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». 40 Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». 41 «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42 Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». 43 Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44 E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47 Per 14 questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». 48 Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». 50 Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!». Commento alla Parola di Dio Individuata tradizionalmente come «pubblica peccatrice perdonata o pentita», la donna del profumo è una delle tante donne anonime che compaiono nel vangelo di Luca. Alcuni la scambiano con Maria di Betania, la sorella di Marta e Lazzaro, o con Maria Maddalena, dalla quale Gesù scacciò sette demoni, o persino con la donna adultera che si trovò nell’imminente pericolo di essere lapidata dai suoi accusatori. Per noi, invece, è semplicemente la donna del profumo, è colei che versò il contenuto del suo vaso di alabastro sopra i piedi del maestro Quello di Luca è il vangelo che narra in maggior numero storie di donne. Anche se nel suo vangelo troviamo altre sto- rie di donne che hanno la loro parallela comparsa nei vangeli di Marco e di Matteo, la nostra protagonista (Lc 7, 36-50) è l’unica donna che riceve il perdono di Gesù; è l’unica donna che, senza chiederlo, è liberata da una malattia, non del corpo ma dello spirito. E Gesù, il pedagogo, il terapeuta, applica un rimedio di efficacia istantanea. Perdona all’istante tutti i suoi peccati. I personaggi della scena sono Gesù, la donna peccatrice, Simone il fariseo e gli altri commensali. Tutti sono coinvolti nel medesimo ordito, in cui la logica della legge si scontra con la logica dell’amore. Simone il fariseo e il suo gruppo rappresentano la legge. Gesù incarna l’amore. In mezzo 15 è collocata la donna peccatri- po. Essa è sola. È peccatrice e ce: Simone l’accusa, Gesù la lo sa. Gode di cattiva reputaperdona. zione e lo sa. Non fa assegnamento su alcun gruppo di apAncora una volta Gesù ci poggio; neppure la legge la sconcerta. Sconcertano le sue protegge. Ingaggia la sua riparole, i suoi gesti, i suoi schiosa battaglia solamente silenzi. Parole, gesti e silenzi con quello che ha: la sua umache usano un linguaggio inclu- nità e la sua tenerezza. È una sivo. Vogliono abbracciare gli donna forte, capace di grande emarginati della società, quelli amore disinteressato. E chi che vivono alla periferia per- ama rischia per l’amato. Ed è ché non hanno posto nella cit- questo che essa fa. Il poco che tà, quelli che nessuno vede e ha, lo rischia per Gesù. Infranascolta, poiché non hanno né ge le norme e si addentra in volto né voce, i mendicanti per recinti strettamente proibiti necessità, poiché non hanno per lei. Tiene fronte agli sguardiritti, i piccoli, gli ammalati, le di d’accusa degli invitati; sopdonne… porta il giudizio intransigente La donna del profumo entra di Simone, l’umiliazione del diin scena in veste di emargina- sprezzo di tutti. Non prova a ta, esclusa dal mondo sociale, giustificare con parole il suo dal sistema religioso, dal ban- gesto altamente ambiguo. Essa chetto, dalla tavola, dal dialo- ha rischiato tutto. Simone, da go... Essa non ha nome, cultu- parte sua, preferisce il calcolo, ra, prestigio, influenza, autori- la prudente acquiescenza: bità e, sicuramente, non dispone sogna che rimanga in buoni neppure di molti mezzi eco- rapporti con Gesù senza infanomici. stidire i suoi amici farisei. La donna del profumo ha La donna manifesta il suo soltanto la temerità, l’audacia amore e riconoscenza verso di sfidare le strutture più po- Gesù usando il linguaggio del tenti della società del suo tem16 corpo. Le viene più facile esprimersi così che con un discorso ben preparato. Essa non ha bisogno di parole. Le bastano i suoi gesti di tenerezza: baciare i piedi di Gesù, bagnarli con le sue lacrime, asciugarli con i suoi capelli e ungerli con il suo profumo. Gesti arbitrari, non necessari, insoliti, se si guardano con gli occhi della logica, della legge, degli strati sociali. Ma la tenerezza rifiuta di entrare nei parametri intellettuali, etici o sociali. La tenerezza non si apprende dalla legge, ma dal cuore, non si valuta dalla legge, ma dal perdono; non si spiega partendo dal di fuori, ma dal di dentro. Per questo Simone manca di tenerezza. Come tanti altri deve apprendere a guardare con occhi nuovi. Diversamente non potrà mai essere in sintonia con la dinamica inclusiva di Gesù. E che fa Gesù? Qual è il suo atteggiamento verso la donna? Anche Gesù travalica le strutture oppressive ed emarginanti della sua società per concedere alla donna quella piena di- gnità che Simone – rappresentante dei farisei – le ha senza motivo negato. Gesù accoglie il suo amore e riconoscenza, ne accetta le carezze, ne aspira il profumo, la guarda faccia a faccia, parla con lei, ne loda il gesto, ne perdona i peccati e le ridona la pace del cuore. La donna entra senza dignità e senza sostegno nella casa del fariseo e ne esce con il riconoscimento della sua dignità, con il perdono. L’atteggiamento inclusivo di Gesù è profondamente umano e liberante: da un lato spezza tabù, infrange frontiere, smonta pregiudizi, relativizza leggi, smaschera l’ingiustizia; dall’altro genera vicinanza, relazione, dialogo, intimità e promuove l’incontro interpersonale autentico. Incontrarsi con Gesù è sempre un punto di partenza, una finestra aperta al futuro, uno stimolo di speranza. La donna del profumo non è nel nostro vangelo l’unica esclusa che riceve l’abbraccio di Gesù. Altri esclusi ed escluse: l’emorroissa, il lebbroso ri17 conoscente o il cieco di Gerico – vivranno la medesima esperienza. Gesù li accomiata tutti con il medesimo elogio: «La tua fede ti ha salvato». La nostra storia ha inizio con un fariseo che invita Gesù a mangiare a casa sua e termina con un fariseo che scompare in silenzio dalla scena. La nostra storia è iniziata con una donna «pubblica peccatrice» che entra nella casa del fariseo piangendo sconsolata, e si conclude con una donna perdonata che lascia il racconto con un cuore florido e traboccante di pace. La parola della Chiesa Il Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr Lc 7,36-50) ci apre un cammino di speranza e di conforto. E’ bene sentire su di noi lo stesso sguardo compassionevole di Gesù, così come lo ha percepito la donna peccatrice nella casa del fariseo. In questo brano ritornano con insistenza due parole: amore e giudizio. C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi. Il suo pianto di pentimento e di gioia lava i piedi del Maestro, e i suoi capelli li asciugano con gratitudine; i baci sono espressione del suo affetto puro; e l’unguento profumato versato in abbondanza attesta quanto Egli sia prezioso ai suoi occhi. Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima! E Gesù le dà questa certezza: accogliendola le dimostra l’amore di Dio per lei, proprio per lei, una peccatrice pubblica! L’amore e il perdono sono simultanei: Dio le perdona molto, le perdona tutto, perché «ha molto amato» (Lc 7,47); e lei adora Gesù perché sente che in Lui c’è misericordia e non condanna. Sente che Gesù la capisce con amore, lei, che è una 18 peccatrice. Grazie a Gesù, i suoi molti peccati Dio se li butta alle spalle, non li ricorda più (cfr Is 43,25). Perché anche questo è vero: quando Dio perdona, dimentica. E’ grande il perdono di Dio! Per lei ora inizia una nuova stagione; è rinata nell’amore a una vita nuova. Questa donna ha veramente incontrato il Signore. Nel silenzio, gli ha aperto il suo cuore; nel dolore, gli ha mostrato il pentimento per i suoi peccati; con il suo pianto, ha fatto appello alla bontà divina per ricevere il perdono. Per lei non ci sarà nessun giudizio se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. Il protagonista di questo incontro è certamente l’amore, la misericordia che va oltre la giustizia. Simone, il padrone di casa, il fariseo, al contrario, non riesce a trovare la strada dell’amore. Tutto è calcolato, tutto pensato… Egli rimane fermo alla soglia della formalità. E’ una cosa brutta, l’amore formale, non si capisce. Non è capace di compiere il passo successivo per andare incontro a Gesù che gli porta la salvezza. Simone si è limitato ad invitare Gesù a pranzo, ma non lo ha veramente accolto. Nei suoi pensieri invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli permette neppure di comprendere chi è il suo ospite. Si è fermato alla superficie – alla formalità – non è stato capace di guardare al cuore. Dinanzi alla parabola di Gesù e alla domanda su quale servo abbia amato di più, il fariseo risponde correttamente: «Colui al quale ha condonato di più». E Gesù non manca di farlo osservare: «Hai giudicato bene» (Lc 7,43). Solo quando il giudizio di Simone è rivolto all’amore, allora egli è nel giusto. Il richiamo di Gesù spinge ognuno di noi a non fermarsi mai alla superficie delle cose, soprattutto quando siamo dinanzi a una persona. Siamo chiamati a guardare oltre, a puntare sul cuore per vedere di quanta generosità ognuno è capace. Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio. Tutti conoscono la 19 strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. Più è grande il peccato e maggiore dev’essere l’amore che la Chiesa esprime verso coloro che si convertono. Con quanto amore ci guarda Gesù! Con quanto amore guarisce il nostro cuore peccatore! Mai si spaventa dei nostri peccati. Pensiamo al figlio prodigo che, quando decide di tornare dal padre, pensa di fargli un discorso, ma il padre non lo lascia parlare, lo abbraccia (cfr Lc 15,17-24). Così Gesù con noi. “Padre, ho tanti peccati…” – “Ma Lui sarà contento se tu vai: ti abbraccerà con tanto amore! Non avere paura”... (Dall'omelia di Papa Francesco Basilica Vaticana, Venerdì, 13 marzo 2015) Madre Elisabetta ci dice... Elisabetta Renzi, nella sua, vita si regolò per acquistare quella carità, che in modo particolare usò con le sue figlie, in ogni luogo e in ogni circostanza. Lo Zavoli nell'elogio funebre scrive, riferendosi a Madre Elisabetta: "...Non si stancava di esservi sovente d'appresso e con le maniere più dolci, mettervi sott'occhio quali cose dovevate fare, di quali mezzi conveniva vi serviste, come era necessario vi comportaste con le compagne... Ella vi persuadeva della necessità di essere sincere, schiette e leali, specialmente col confessore e con la vostra maestra: ella insomma vi allenava con amore, il più tenero usando ogni diligenza, perchè nasceste alla pietà, al timor di Dio, al desiderio di fare del bene alle fanciulle. E, quand'anche ne avesse trovata alcuna, la quale non fosse stata tanto pronta ad apprendere ciò che essa desiderava dalle sue istruzioni, dai suoi insegnamenti, allora fattasi anch'ella piccola con chi era piccola, si accomodava alla bassa intelligenza di quella, e quasi non avesse saputo fare diversa20 mente, con passi da fanciulla istruiva a correre, chi aveva appena tanta lena da muovere un passo. ... Mi sapreste poi dire le cure, le sollecitudini che la vostra superiora si prendeva, quando dato le era di scorgere in voi qualche segno di poca salute?... Ella più volte di sua mano vi serviva... Insomma il suo amore per ciascuna di voi fu tale che ve la vedevate sempre piacevole, manierosa ed affabile, né seppe mai usare severità se non quando ve la obbligava la sua coscienza, sempre ferma nel mantenere il proposito fatto di accogliere le sue figliole con piacevolezza... di compatirne i difetti se non di fragilità, o causati da poca cognizione... ... Non si mostrò mai nemica ad alcuno ma bensì con tutte manifestò un amore di madre, e parve che a lei Dio avesse dirette quelle parole che disse a Mosè quando gli insinuava l'amore per il suo popolo - porta eos in sinu tuo sicut portare solet nutrix infantulum - poichè sentì amore per tutte, vi amò sempre e verso ciascuna ebbe affetto di amore senza aspettarne che per questo le usaste gratitudine, del che ne aveva fatto speciale promessa: “Amerò tutte per amore di Dio, tanto le buone quanto le difettose”. Il suo zelo era sempre ardente, avrebbe voluto oltrepassare i mari, accorrere per ogni dove in soccorso dei prossimi, ed oh! quanto si compiacque, come cosa possibile ad effettuarsi, quando una giovane per trasporto di zelo, aveva composto una canzonetta, nella quale si figurava che uno stuolo di Maestre Pie erano partite a fondare nuove case in Cina. “Essere premurose più d'altrui che di se stesse è la caratteristica dei buoni. La nota dei santi!”. Ecco quanto scrisse una decina di giorni prima della morte, alla giovane nipote amatissima Giuseppina Renzi. (Dalla Positio pag. 409,410,505) 21 Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 22 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 23 Preghiamo… Il Salmo 135 è una grandiosa composizione che celebra l’amore di Dio per il creato e per l’uomo. La lode del Salmista è tutta orientata ad evidenziare la grande ed infinita misericordia di Dio. Misericordia che il Salmista ci descrive nella sua manifestazione e nelle sua grandezza attraverso una sintesi di tutte le opere compiute da Dio dal giorno della creazione in poi. L’amore di Dio è l’unica vera ricchezza dell’uomo, quella a cui dobbiamo tendere tutti noi. Il nostro cuore è, invece, pieno di miseria ed incapace di comprendere e realizzare in sé l’amore. Solo Dio, per sua infinita bontà, può ricondurlo alla sua naturale funzione immettendo in esso il suo grande amore. Questo atto di misericordia pura ci restituisce quanto noi con le nostre stessi mani abbiamo distrutto e sciupato, permettendoci di stabilire una nuova comunione con Dio. E’ Cristo il nostro Salvatore, è Lui la persona a cui dobbiamo tutto. Lodate il Signore perché è buono: perché eterna è la Sua Misericordia. Lodate il Dio degli dèi: perché eterna è la Sua Misericordia. Lodate il Signore dei signori: perché eterna è la Sua Misericordia. Egli solo ha compiuto meraviglie: perché eterna è la Sua Misericordia. Ha creato i cieli con sapienza: perché eterna è la Sua Misericordia. Ha stabilito la terra sulle acque: perché eterna è la Sua Misericordia. Ha fatto i grandi luminari: perché eterna è la Sua Misericordia. Il sole per regolare il giorno: perché eterna è la Sua Misericordia. 24 La luna e le stelle per regolare la notte: perché eterna è la Sua Misericordia. Percosse l'Egitto nei suoi primogeniti: perché eterna è la Sua Misericordia. Da loro liberò Israele: perché eterna è la Sua Misericordia. Con mano potente e braccio teso: perché eterna è la Sua Misericordia. Divise il mar Rosso in due parti: perché eterna è la Sua Misericordia. In mezzo fece passare Israele: perché eterna è la Sua Misericordia. Travolse il faraone e il suo esercito nel mar Rosso: perché eterna è la Sua Misericordia. Guidò il suo popolo nel deserto: perché eterna è la Sua Misericordia. Percosse grandi sovrani perché eterna è la Sua Misericordia. Uccise re potenti: perché eterna è la Sua Misericordia. Seon, re degli Amorrei: perché eterna è la Sua Misericordia. Og, re di Basan: perché eterna è la Sua Misericordia. Diede in eredità il loro paese; perché eterna è la Sua Misericordia. In eredità a Israele suo servo: perché eterna è la Sua Misericordia. Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi: perché eterna è la Sua Misericordia. Ci ha liberati dai nostri nemici: perché eterna è la Sua Misericordia. 25 Egli dà il cibo ad ogni vivente: perché eterna è la Sua Misericordia. Lodate il Dio del cielo: perché eterna è la Sua Misericordia. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Preghiamo: O Dio che hai guidato il tuo popolo dall'Egitto alla terra promessa, ricordati di noi che siamo stati redenti dal tuo Figlio; liberaci dai nemici e nutrici con il pane della vita, affinché possiamo raggiungere la vera terra promessa, il paradiso. Per Cristo nostro Signore. Amen. Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 26 2° incontro La pecora smarrita La Parola di Dio (Lc 15,1-7) 1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2 I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3 Ed egli disse loro questa parabola: 4 «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5 Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7 Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Commento alla Parola di Dio Al Signore "non piace perdere", per questo "va e cerca" la pecorella smarrita, e riportarla all'ovile è "la gioia di Dio". Questo il commento che papa Francesco ha fatto alle parabole della pecorella smarrita e della moneta perduta. Il Vangelo, ha evidenziato il Papa, mostra l'atteggiamento 27 di scribi e farisei che si scandalizzavano delle cose che Gesù faceva e mormoravano contro di Lui: "Quest'uomo è un pericolo", pranza con i pubblicani e i peccatori, "offende Dio, dissacra il ministero del profeta ... per avvicinarsi a questa gente". Gesù dice che questa "è la musica dell'ipocrisia" e "a questa ipocrisia mormoratrice risponde con una parabola". Il Papa ha sottolineato che "alla mormorazione Lui risponde con una parabola gioiosa. Quattro volte, in questo piccolo brano, viene la parola gioia o allegria: tre volte gioia e una allegria. 'E voi - come se lui dicesse - voi vi scandalizzate di questo, ma mio Padre gioisce'. Quello è il messaggio più profondo di questo: la gioia di Dio, che è un Dio cui non piace perdere, non è un buon perdente e per questo, per non perdere, esce da sé e va, cerca. E' un Dio che cerca: cerca tutti quelli che sono lontani da Lui. Come il pastore, che va a cercare la pecora smarrita". Il lavoro di Dio è "andare a cercare" per "invitare alla festa 28 tutti, buoni e cattivi". "Lui non tollera perdere uno dei suoi. Ma questa sarà anche la preghiera di Gesù, nel Giovedì Santo: 'Padre, che non si perda nessuno di quelli che Tu mi hai dato'. E' un Dio che cammina per cercarci e ha una certa debolezza d'amore per quelli che si sono più allontanati, che si sono perduti ... Va e li cerca. E come cerca? Cerca sino alla fine, come questo pastore che va nel buio, cercando, finché la trova. Così cerca Dio. 'Ma questo figlio non lo perdo, è mio! E non voglio perderlo'. Ma questo è nostro Padre: sempre ci cerca". Poi, "quando ha trovato la pecorella" e la riporta nell'ovile ponendola accanto alle altre nessuno deve dire: "Tu sei persa", ma "Tu sei una di noi", perché gli ridà tutta la dignità. "Non c'è differenza" perché Dio "risistema tutti quelli che ha trovato. E quando fa questo è un Dio che gioisce". "La gioia di Dio non è la morte del peccatore, ma la sua vita: è la gioia. Quanto lontano era questa gente che mormorava con- tro Gesù, quanto lontano dal cuore di Dio! Non lo conoscevano. Credevano che essere religiosi, che essere persone buone fosse andare sempre bene, anche educati e tante volte fare finta di essere educati, no? Questa è l'ipocrisia della mormorazione. Invece, la gioia del Padre, Dio, è quella dell'amore: ci ama. 'Ma, io sono un peccatore, ho fatto questo, questo, questo!' ...'Ma io ti amo lo stesso e vado a cercarti e ti porto a casa'. Questo è il nostro Padre. Pensiamo". (Dall’omelia di Papa Francesco, 7/11/2013) La Parola della Chiesa 46. La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà. 47. La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”, il Battesimo. L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso ri29 medio e un alimento per i deboli.[51] Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa. 48. Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni. Però chi dovrebbe privilegiare? Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: non tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, «coloro che non hanno da ricambiarti» (Lc 14,14). Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, «i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo»,[52] e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli. 49. Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, 30 nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37). (Evangelii Gaudium) Madre Elisabetta ci dice... Quando poi veduto avesse o le fosse stato riferito che alcuna delle sue maestre declinava alquanto da quella retta via, nella quale ella le aveva introdotte, ne sentiva tutto il rammarico, ne desiderava, ne voleva l’emenda; ma nel correggere, non si faceva preoccupare dalla precipitazione alla quale, invece di fruttare pace, ordine e rimedio, il più delle volte dà origine a disordini maggiori del male cui si vuol mettere argine. Però aveva fatto al Signore promessa di – non lasciare di far la correzione ma prima raccomandarsi a Dio, e non farla in collera e di primo impeto. – A correggere dunque con frutto attendeva la Renzi una occasione, un tempo opportuno. (Dall’Elogio funebre, Positio pag. 407). Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 31 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 32 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... Pregando il Salmo 147 lodiamo il Signore Buon Pastore, che nel suo amore misericordioso, raduna i dispersi e guarisce le loro ferite. È bello cantare inni al nostro Dio, è dolce innalzare la lode. Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi d’Israele; risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. 33 Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. Grande è il Signore nostro, grande nella sua potenza; la sua sapienza non si può calcolare. Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi. Intonate al Signore un canto di grazie, sulla cetra cantate inni al nostro Dio. Egli copre il cielo di nubi, prepara la pioggia per la terra, fa germogliare l’erba sui monti, provvede il cibo al bestiame, ai piccoli del corvo che gridano. Non apprezza il vigore del cavallo, non gradisce la corsa dell’uomo. Al Signore è gradito chi lo teme, chi spera nel suo amore. Chiediamo al Signore, per intercessione della Beata Elisabetta Renzi, il dono di una fiducia grande nella divina Misericordia: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 34 3° incontro La dramma perduta La Parola di Dio (Lc 15, 8-10) “O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”. Commento alla Parola di Dio Questa parabola, incentrata sulla breve storia della moneta perduta, ci descrive il comportamento normale delle donne povere, che possono contare sul poco che hanno. Questa donna ha appena dieci monete d'argento. Al tempo di Gesù una dramma valeva un giorno di lavoro, circa 1 denaro, la pa- ga giornaliera di un bracciante. Per coloro che sono povere, dieci dramme costituiscono molti soldi! Perciò, quando perdono una di queste monete, si danno da fare per ritrovarla: accendono la luce, perché la dramma possa brillare e farsi ritrovare, spazzano tutta la casa e cercano attentamen35 te. Appena la ritrovano, godono una gioia immensa e sentono il bisogno di condividerla con le amiche, con le vicine. La donna della parabola, infatti, si rallegra con loro e fa festa perché ha ritrovato il suo tesoro! Noi potremmo obiettare che, in fondo, lei ne aveva altre nove di dramme e, pur avendone perduta una, si sarebbe potuta accontentare, invece non si dà pace finché non l’ha ritrovata, perché per lei sono tutte importanti. Gesù, raccontando questa parabola, paragona la gioia della donna per il ritrovamento di ciò che per lei era tanto prezioso, alla gioia degli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte. Per Dio ognuno di noi è importante, è unico e irrepetibile e Lui non può fare festa se anche uno solo si perde. Ci cerca, facendoci percepire i suoi “passi” talvolta in maniera silenziosa, altre volte servendosi della Parola, dei “suoi Angeli”, delle persone che sono accanto a noi, di eventi piccoli o grandi, tristi o gioiosi. Non “si dà pace” finché non ci 36 ha ritrovati: è il paradosso dell’Amore infinito di Dio per ogni sua creatura, per ogni suo figlio. E noi, per avvertire il Suo camminare verso di noi, che cosa possiamo fare? Prima di tutto è necessario che apriamo le finestre del nostro cuore, per fare entrare la Luce dello Spirito Santo, che ha il potere di illuminare la nostra anima, la vera dramma; poi, conviene che “spazziamo”, ripuliamo la nostra casa, munendoci degli strumenti più idonei che sono la preghiera, i sacramenti, l’impegno quotidiano nel lavoro, l’onestà, la solidarietà, l’amore verso i fratelli, l’offerta delle sofferenze e delle gioie (che non mancano mai), la vita cristiana vissuta testimoniando i valori del Vangelo! Non è facile. La logica umana potrebbe portarci a ragionare diversamente, in un mondo dove domina l’individualismo, l’autoreferenzialità, il potere, l’apparire, il denaro, il successo, eppure la logica del Vangelo ci dice che il Regno dei cieli si conquista con la lotta, con la conver- sione, il sacrificio, la fatica di ogni giorno, la mitezza, l’altruismo, la preghiera, la carità. Sono questi i “segnali”, le pietre miliari del percorso cristiano, che ci orientano con sicurezza, perché evitiamo lo smarrimento nella ricerca della nostra “preziosa dramma” l’Amore infinito di Dio Padre. Egli non smette mai di cammi- narci accanto e di donarci la sua Grazia, affinché rafforziamo la nostra Unione con Lui e raggiungiamo la santità. La “dramma” è questa meta alla quale siamo chiamati: non possiamo mancare, l’appuntamento è troppo indispensabile e tutti insieme, santificati, dobbiamo fare festa. La parola della Chiesa Gesù, evangelizzando i suoi apostoli e la folla che lo seguiva, spesso ha utilizzato come personaggio delle parabole e dei suoi racconti la donna, ad esempio, nella “dramma perduta”. Anche noi vogliamo riflettere su alcune verità che riguardano la donna, specialmente in questi tempi in cui spesso la donna stessa, diventa oggetto drammatico di cronaca nera. La Chiesa, tramite il prezioso gioiello dell’Enciclica di San Giovanni Palo II “Mulieris dignitatem” ci offre spunti importanti al riguardo: “La dignità della donna si collega intimamente con l'amore che ella riceve a motivo stesso della sua femminilità ed altresì con l'amore che a sua volta dona. Viene così confermata la verità sulla persona e sull'amore. Circa la verità della persona, si deve ancora una volta ricorrere al Concilio Vaticano II: «L'uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non mediante un dono sincero di sé». Questo riguarda ogni uomo, come persona creata ad immagine di Dio, sia uomo che donna. Tale affermazione in37 dica anche la dimensione etica della vocazione della persona. La donna non può ritrovare se stessa se non donando l'amore agli altri. La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce con la consapevolezza che Dio le affida in un modo speciale l'uomo, l'essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna - proprio a motivo della sua femminilità - ed esso decide in particolare della sua vocazione. La donna è forte per la consapevolezza dell'affidamento, forte per il fatto che Dio «le affida l'uomo», sempre e comunque, persino nelle condizioni di discriminazione sociale in cui essa può trovarsi. Questa consapevolezza e questa fondamentale vocazione parlano alla donna della dignità che riceve da Dio stesso, e ciò la rende «forte» e consolida la sua vocazione. In questo modo, la «donna perfetta» (cf. Prv 31, 10) diventa un insostituibile sostegno e una fonte di forza spirituale per gli altri, che percepiscono le grandi energie del suo spirito. Nella nostra epoca i successi della scienza e della tecnica permettono di raggiungere in grado finora sconosciuto un benessere materiale che, mentre favorisce alcuni, conduce altri all'emarginazione. In tal modo, questo progresso unilaterale può comportare anche una graduale scomparsa della sensibilità per l'uomo, per ciò che è essenzialmente umano. In questo senso, soprattutto i nostri giorni attendono la manifestazione di quel «genio» della donna che assicuri la sensibilità per l'uomo in ogni circostanza: per il fatto che è uomo! E perché «più grande è la carità» (1 Cor 13, 13). La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l'amore gratuito di un'altra persona; per le donne che vegliano sull'essere umano nella famiglia, che è il 38 fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne «deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con l'uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la «patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di pianto»; così come assumono, insieme con l'uomo, una comune responsabilità per le sorti dell'umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l'umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell'ineffabile Trinità. La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del «genio» femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti di santità femminile.” ( Cfr. n. 30 Mulieris dignitatem) Madre Elisabetta ci dice... Madre Elisabetta è l’immagine della donna della parabola. Durante la sua vita di donazione totale a Dio e alle anime, ha “cercato laboriosamente e trovato la sua dramma”. Gesù Eucaristia, l’unione intima con il Signore, la retta intenzione, la virtù dell’umiltà sono stati alcuni degli strumenti preziosi che l’hanno aiutata a raggiungere e a far risplendere senza mezze misure la santità, la vera dramma di ogni battezzato, di ogni consacrato . Davanti a Gesù Eucaristia, in contemplazione adorante, amava ripetere: “Mio Dio, come qui vi amo bene per voi medesimo!”. E’ in questo connubio d’amore che ella comprende come l’Eucaristia porti a radicali trasformazioni ed affermava: “Quan39 do un’anima ha degnamente ricevuto il sacramento dell’Eucaristia nuota nell’amore; è umile, dolce, mortificata… non è più quella di prima”. Era convinta che, se un’anima è compresa del valore della Comunione, evita anche “ i più lievi mancamenti”, per questo incoraggiava ad unirsi spesso a Gesù, almeno spiritualmente, specie quando “rallentasi l’amore di Dio” per riprendere subito quota nel proprio itinerario spirituale. Elisabetta aveva avvertito fin dalla giovinezza il fascino dell’intimità divina e aveva scritto: “Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse e così penetrare ognor più in Lui”. E il motivo dominante del suo agire, già da ragazza, fu la retta intenzione, che la faceva pregare così: “Che io me ne stia sempre sotto la grande visione di Dio”. Proprio la fedeltà a questo impegno la portò a dire, quando era più avanti negli anni: “Non fu l’interesse che mi indusse a intraprendere una tale opera, ma unicamente la Gloria di Dio e il bene del prossimo… la sola, solissima gloria di Dio”. A tale proposito scriveva alla nipote Giuseppina: “Se tu facessi cosa anche grandemente utile al prossimo senza l’occhio della pura intenzione di piacere a Dio, a nulla ti varrebbe per crescere nell’amore, per conoscere la grandezza del divino amore”. Riguardo alla virtù dell’umiltà, indispensabile per raggiungere la santità, scriveva nel III Regolamento: “L’umiltà è il compendio di tutta la vita religiosa, il fondamento della vita spirituale”. E lei per prima la praticò fino al punto da fare il proposito di non parlare mai in sua lode, di non ritenersi necessaria alla comunità, ma di essere piuttosto di aggravio… (Cfr. Positio, doc. IX). 40 Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 41 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 42 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... Pregando il salmo 63 anche noi vogliamo esprimere il nostro grande desiderio di cercare Dio, il nostro Dio, poiché il Suo amore è l’unico e la sua Grazia vale più della vita. Ripetiamo insieme ad ogni strofa: All’aurora ti cerco, o Dio. O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua. Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode. Così ti benedirò finché io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne, 43 a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all'ombra delle tue ali. A te si stringe l'anima mia e la forza della tua destra mi sostiene. Gloria al Padre… Preghiamo insieme: Gesù, tu sei la forza, la Luce, lo scopo unico della nostra vita. Ti chiediamo di attirarci a Te quando la nostra testimonianza si fa debole e insignificante. Fa’ risplendere nel nostro agire quotidiano la tua presenza silenziosa ed operante. Non permettere mai che deviamo dal cammino che ci porta alla Santità, la “dramma preziosa” che hai promesso di donarci, se viviamo nel tuo Amore. Amen. Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 44 4° incontro Il figliol prodigo La Parola di Dio (Luca 15, 11-32) 11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". Ed egli divise fra loro i beni. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. 16 Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17 Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: 'Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi'". 20 Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "Padre, 45 ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". 22 Ma il padre disse ai suoi servi: "Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; 23 portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare gran festa. 25 Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. 26 Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. 27 Quello gli disse: "È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo". 28 Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. 29 Ma egli rispose al padre: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici; 30 ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato". 31 Il padre gli disse: "Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato"». Commento alla Parola di Dio Ci possiamo chiedere perché Gesù ha raccontato questa parabola, che noi siamo soliti catalogare fra le tre parabole della Misericordia. 46 Nei versetti precedenti Luca ci riferisce che i farisei e gli scribi mormoravano, perché Gesù riceveva i peccatori e mangiava con loro. Allora Egli racconta questa parabola, i cui protagonisti sono il figlio minore, il padre e il figlio maggiore. Il figlio minore è il tipico ragazzo che, ad un certo punto della sua giovane vita, pretende di essere autosufficiente, di gestire la propria libertà, di avere ciò che gli spetta dal padre, rompendo ogni giusto legame con la casa paterna per andarsene lontano. Là arriva a “toccare il fondo” della insana autogestione della sua vita: sciupa tutto e si riduce non solo in miseria, ma è costretto a pascolare i porci, animali impuri; addirittura avrebbe mangiato anche le carrube per sopravvivere, ma nessuno gliene dava. Così pensò di ritornare dal padre, di chiedergli di accoglierlo almeno come servo… Di fronte al rispetto ed al silenzio del padre, non aveva avuto esitazione a chiedergli ciò che gli spettava e se n’era andato pensando di godere pienamente della sua falsa libertà. Solo dopo avere annientato la propria dignità ritrova una scintilla di luce che lo fa rientrare in se stesso: ripensa alla tranquillità della sua casa, ai suoi servi che godono di una vita migliore della sua e decide di “ritornare”, sottoponendosi ad ogni umiliazione. Il padre, che da tempo attendeva quel momento, gli va incontro, lo accoglie decidendo di fare festa: non pensa al passato, gode solo del ritorno del figlio sano e salvo. Il figlio maggiore, che è rimasto sempre a casa con il padre, tornando dai campi sente far festa e ne chiede il motivo ad un servo, poi si lamenta con il padre, facendogli capire l’ingiusta sua posizione nei confronti di lui che non aveva mai goduto di un simile trattamento. Il padre gli fa capire che è tornato suo fratello e bisognava far festa, perché “era perduto ed è stato ritrovato…”. Lo prega di entrare in casa, di unirsi a loro. E’ a questo punto che il figlio maggiore si rivela ingrato nei confronti di quel padre con il quale era sempre vissuto, purtroppo, solo fisicamente, senza condividere sentimenti, amore, dolore, vita. Dimostra di avere nel cuore solo delle 47 pretese, dei diritti e si fa guidare dalla logica terrena della giustizia senza amore. Il padre dei due figli è un padre rispettoso della libertà dei suoi figli, silenzioso, aspetta che essi - ognuno secondo il proprio errore - si ravveda. Attende, guarda da lontano per scorgere il ritorno del figlio “snaturato” e, finalmente, lo vede tornare ed il suo cuore si riempie di gioia: non guarda al male che il figlio minore gli ha procurato, dimentica, perdona e fa festa. Purtroppo, la sua gioia non può essere ancora piena: il figlio maggiore, tanto amato, non si rivela tale, perché non vuole condividere la gioia del ritorno del fratello, non vuole essere il figlio al quale era stato dato tutto: purtroppo, nel cuore aveva maturato delle “pretese”, delle rivalità, dei rancori… Ma la sua misericordia di vero padre supera ogni pretesa umana ingiusta: in cielo si fa festa per la conversione di un peccatore! Anche lui ha diritto di fare festa per il figlio riavuto salvo. 48 Ora capiamo il motivo per il quale Gesù ha raccontato questa storia a chi lo ascoltava e lo giudicava perché si faceva amico dei peccatori. Noi, in questo anno del Giubileo della Misericordia ci vogliamo chiedere a quale dei tre personaggi, così attuali, vogliamo assomigliare. Papa Francesco ci invita spesso a “uscire” per andare verso le periferie delle città, verso le periferie delle relazioni umane per tessere rapporti, portare la Parola di Gesù, la solidarietà materiale, la comprensione umana a chi è nel disagio, nella malattia, nella povertà, nella solitudine. Vogliamo essere quel Padre misericordioso che attende andando incontro, che accoglie anche chi lo ha fatto soffrire ingiustamente, che fa festa per un ritorno tanto sperato, che perdona senza ricordare la sofferenza che gli è stata procurata, che ama nonostante l’errore. Potrebbe farci riflettere anche l’atteggiamento sia del fi- glio minore che quello del figlio maggiore. Il minore si mostra un figlio pieno di pretese, ma poi si umilia, si fa perdonare per la sua consapevolezza di aver sbagliato, si salva, trovando il coraggio di ritornare alla sua casa. Il figlio maggiore, che sembrava il più vicino al padre, il più laborioso e il più equilibrato, si è dimostrato umanamente pieno di invidia e di freddezza, forse perché il suo era solo un amore di “facciata”, scontato; forse si sentiva troppo sicu- ro nella sua posizione di figlio “a modo”, non gli era mancato mai nulla. E l’atteggiamento di perdono del padre nei confronti del figlio minore, che aveva sbagliato, lo mette in crisi, lo irrita, lo rivela un uomo dal cuore chiuso e lascia anche noi con degli interrogativi. Il Vangelo non ci dice quale decisione prende quando il Padre gli spiega il motivo per cui era giusto fare festa per il ritorno del fratello. Gesù ci insegna a non giudicare mai! La Parola della Chiesa La misericordia - come l'ha presentata Cristo nella parabola del figliol prodigo - ha la forma interiore dell'amore che nel Nuovo Testamento è chiamato «agápe». Tale amore è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato. Quando ciò avviene, colui che è oggetto della misericordia non si sente umiliato, ma come ritrovato e «rivalutato». Il padre gli manifesta innanzitutto la gioia che sia stato «ritrovato» e che sia «tornato in vita». Tale gioia indica un bene inviolato: un figlio, anche se prodigo, non cessa di esser figlio reale di suo padre; essa indica inoltre un bene ritrovato, che nel caso del figliol prodigo fu il ritorno alla verità su se stesso. 49 Ciò che si è verificato nel rapporto del padre col figlio nella parabola di Cristo non si può valutare «dall'esterno». I nostri pregiudizi sul tema della misericordia sono per lo più il risultato di una valutazione soltanto esteriore. Alle volte, seguendo un tale modo di valutare, accade che avvertiamo nella misericordia soprattutto un rapporto di diseguaglianza tra colui che la offre e colui che la riceve. E, di conseguenza, siamo pronti a dedurre che la misericordia diffama colui che la riceve, che offende la dignità dell'uomo. La parabola del figliol prodigo dimostra che la realtà è diversa: la relazione di misericordia si fonda sulla comune esperienza di quel bene che è l'uomo, sulla comune esperienza della dignità che gli è propria. Questa comune esperienza fa sì che il figliol prodigo cominci a vedere se stesso e le sue azioni in tutta verità (tale visione nella verità è un'autentica umiltà); e per il padre, proprio per questo motivo, egli diviene un bene particolare: il padre vede con così limpida chiarezza il bene che si è compiuto, grazie ad una misteriosa irradiazione della verità e dell'amore, che sembra dimenticare tutto il male che il figlio aveva commesso. La parabola del figliol prodigo esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione. Questa è la più concreta espressione dell'opera dell'amore e della presenza della misericordia nel mondo umano. Il significato vero e proprio della misericordia non consiste soltanto nello sguardo, fosse pure il più penetrante e compassionevole, rivolto verso il male morale, fisico o materiale: la misericordia si manifesta nel suo aspetto vero e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell'uomo. Così intesa, essa costituisce il contenuto fondamentale del messaggio messianico di Cristo e la forza costitutiva della sua missione. Allo stesso modo intendevano e praticavano la misericordia i suoi discepoli e seguaci. Essa non cessò mai di rivelarsi, nei loro cuori e nelle loro azioni, come una verifica particolarmente creatrice dell'amore 50 che non si lascia «vincere dal male», ma si vince «con il bene il male». Occorre che il volto genuino della misericordia sia sempre nuovamente svelato. Nonostante molteplici pregiudizi, essa appare particolarmente necessaria ai nostri tempi. (Cfr. n. 6, “Dives in Misericordia” G. P. II) Madre Elisabetta ci dice... La Beata Elisabetta ci può aiutare a concretizzare il messaggio della parabola commentata, esercitando la carità e la misericordia verso gli altri. Infatti, l’ardente carità verso Dio testimoniata in tanti momenti della sua vita, come si legge nei diversi documenti della Positio, non poteva non manifestarsi in un profondo, concreto e continuo amore per il prossimo. Leggiamo in “Relatio et vota”: “Ricca e traboccante di ragioni soprannaturali, la benemerita Fondatrice comprese che, al tentativo di scristianizzare la società, bisognava opporre la educazione civile e religiosa della gioventù. Il Catechismo fu la sua passione predominante nel campo dell’apostolato e volle che le sue figlie fossero, innanzi tutto, delle brave maestre di catechismo “per il quale non doveva mai esservi vacanza”. Nel constatare il frutto del loro amore verso la gioventù non poteva non manifestarsi piena di santa letizia: “Com’è consolante al mio cuore, com’è dolce vedere queste anime giovanili anelanti alla perfezione e all’apostolato educativo, animate da uno stesso spirito, accese d’uno stesso fuoco, aventi un identico intendimento”. L’amore di Madre Elisabetta verso il prossimo arrivava all’apice quando si trattava dei deboli e dei bambini. “Col cuore infiammato dal divino amore, tanto e tanto santamente amò l’infanzia: nella non breve giornata della sua vita terrena consacrò le sue energie per ricondurre a Cristo i fanciulli e le fanciulle e 51 quest’amore dell’infanzia e questa sete di apostolato lasciò in eredità alle sue figlie spirituali”. L’amore verso il prossimo non conosceva limiti quando si trattava di chi aveva commesso qualche infrazione o mancanza. Allora si sentiva veramente mamma e da mamma misericordiosa correggeva con infinito amore senza mai approfondire le ferite. “Aveva fatto al Signore promessa di non lasciare di far la correzione, ma prima raccomandavasi a Dio, e non farla in collera e di primo impeto. A correggere dunque con frutto attendeva la Renzi una occasione, un tempo opportuno; aspettava di cogliere la colpevole in sul fatto e col richiamarla di nome, e dire: - Che cosa fate? -, tutto otteneva. Con squisito tatto sapeva affrontare e rimediare le situazioni più complicate sorte in comunità e dovunque. “Senza dar torto o ragione, senza fare lunghi processi, con poche parole otteneva ciò che desiderava, cioè la pace e la concordia…”( Cfr. “Relatio et vota, voto IX) . La Beata Elisabetta aveva timore della più piccola ombra di peccato e cercava di emendarsi anche dalle semplici imperfezioni. Fin da fanciulla, scelse una buona compagna con cui fare a gara chi più sapesse amare Dio e, per ottenere con più facilità lo scopo, stabilirono di stimolarsi e correggersi a vicenda. Fece la stessa cosa anche da religiosa, avendo scelto una consorella che l’avvertisse e la correggesse di eventuali difetti. Nei suoi incontri con le Suore non si stancava di sottolineare loro l’importanza di una vita immune da colpa, con un’anima semplice e immacolata. Lo Zavoli afferma che la Beata Elisabetta non aveva difficoltà a domandare a tutte perdono in pubblico refettorio delle proprie mancanze. E la Giovannini aggiunge che faceva pubbliche penitenze in riparazione delle colpe e dei difetti. Anzi, si dichiarava disposta a soffrire qualunque pena piuttosto che commettere un peccato veniale. (Cfr. “Summarium, p. 22) 52 Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 53 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... Preghiamo con la preghiera di Papa Francesco per l’Anno della Misericordia (a cori alterni) Signore Gesù Cristo, tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste, e ci hai detto che chi vede te vede Lui. Mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l'adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento, e assicurò il Paradiso al ladrone pentito. Fa' che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio!” Tu sei il volto visibile del Padre invisibile, del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia: fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te, 54 suo Signore, risorto e nella gloria. Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch'essi rivestiti di debolezza per sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore; fa' che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio. Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista. Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 55 5° incontro Lascialo ancora per quest’anno La Parola di Dio (Lc 13, 6-9) 6 Ora diceva questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna e venne cercando frutto in esso e non trovò. 7 Ora disse al vignaiolo: "Ecco, da tre anni vengo cercando frutto in questo fico e non trovo. Taglialo dunque via! A che scopo poi rende improduttiva la terra?”. 8 Egli rispondendo gli disse: “Signore, lascialo ancora per quest’anno, finché gli scavi intorno e getti letame: 9 chissà che faccia frutto nel futuro! Se no, lo taglierai via"». Commento alla Parola di Dio Il brano è molto semplice e risponde ad una domanda: Gesù è il Messia? Diceva il Battista che con il Messia la scure è posta alla radice, ogni albero che non porta frutto verrà tagliato e bruciato, con il Messia arriva il giudizio di Dio e final56 mente trionferà la giustizia sulla terra. Ora ci sono tre piccoli problemi. • Se Gesù è il Messia come mai il male continua ancora? • Come mai anche la storia va avanti? • Cosa fa Dio nel frattempo? Va bene che ci dobbiamo convertire, ma dovrà pur fare qualcosa anche Lui. Questa parabola vuole dare la risposta: Dio è tutto e solo bene, in Dio non c’è male. Per Lui la giustizia coincide con l’amore, perché è tutto amore. Davanti al male Dio cosa fa? Avrebbe una soluzione molto semplice (che è ciò che facciamo noi): estirpare tutte le canaglie della terra. Il salmo 14 dice che non c’è un uomo giusto, quindi dovrebbe far fuori tutti. Questa soluzione non è secondo Dio, quindi Dio non fa giustizia in questo modo. Da questo testo vediamo quale è la giustizia che fa Dio, perché oltre la giustizia c’è la misericordia che dice: “dai, ancora per un anno, pazienta un anno ancora”. La storia va avanti sempre ancora per un anno in attesa che tutti noi ci convertiamo, nel frattempo vediamo, in questa parabola, cosa fa Dio. Ora diceva questa parabo- la: Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna e venne cercando frutto in esso e non trovò. La vigna è simbolo di Israele paragonato alla vigna che il Signore si è piantato, che coltiva. Il segno della vigna è simbolo del possesso della Terra Promessa. Prima di avere la vigna bisogna avere il frumento, le bestie, poi avere da vivere, da mangiare, la casa e poi avere un pezzo di terreno molto adatto esposto dalla parte giusta. Poi serve molto tempo per scavare, per drenare il terreno, per piantare la vigna, per aspettare che cresca qualche anno, per potarla, per lavorarci, per avere una cosa totalmente superflua che non è necessaria per vivere però rende bella la vita! Il vino è simbolo dell’amore, del di più necessario all’uomo che non è solo una bestia che mangia. La vigna è il segno del gratuito. La Scrittura dice che il vino allieta il cuore dell’uomo. È simbolo dell’amore, l’uomo è fatto per questo di più. Dio ha piantato una vigna 57 perché porti frutto: il frutto della vigna è appunto l’amore, cioè Dio si è creato un popolo che ha amato, a cui ha dato tutto affinché questo popolo testimoni a tutto il mondo che Dio ama. E che cosa vuole il Dio che è amore? Vuole essere riamato. Tutta la Bibbia ci narra la storia sfortunata di Dio che fin dal primo giorno va a cercare l’uomo dopo averlo creato e l’uomo si è subito nascosto per paura: ne aveva subito combinata una e pensava che Dio fosse cattivo. Da allora inizia la storia della Bibbia che è questo amore sfortunato che va in cerca dell’uomo che Dio ama come suo figlio, anzi lo ama come sua altra parte, come sua sposa mentre l’uomo fugge e non trova mai il frutto. Poiché Dio è amore se è amato vive, se non è amato muore. Il non amore dell’uomo è il dramma di Dio e Dio che è amore è presente dove è amato, dove non è amato muore. Poiché è presente dappertutto dove non è amato è in 58 croce. Ricordate la parabola dei vignaioli omicidi di Marco 12 dove la vigna è il suo popolo, manda i profeti a domandare i frutti e vengono picchiati, ne manda altri che vengono picchiati, ne manda ancora e tagliano loro la testa e alla fine manda il figlio di cui pensa avranno rispetto. Invece quelli hanno ammazzato anche lui per tenersi la vigna. Tutta la storia, tutta la Bibbia narra l’amore fedele di Dio e la nostra scostante infedeltà. Il Signore si paragona all’agricoltore, al viticultore ed ha la caparbietà del contadino, del viticultore che lavora, aspetta, è prossimo alla disperazione, ma non cede alla disperazione; è sempre speranzoso. E fa fatica, perché questo lavoro è faticoso, allora era fatto tutto a mano. E nella vigna aveva un fico. Il fico che fa questo frutto dolce è proprio simbolo del comando dell’amore che è così dolce che Dio cerca solo questo dall’uomo. Si può produrre in tutte le stagioni, primavera, autunno e anche in inverno c’è ancora un fico secco che è ancora più dolce di quello colto d’estate. Gesù non trova niente e poi andrà a Gerusalemme: quel fico maledetto richiama la croce e sarà Lui che porterà sulla croce la maledizione della nostra sterilità. Il Signore viene in questa vigna, cerca il frutto, “venne e non trovò”. Ma il Signore non viene volendo qualcosa per se stesso, qualcosa di cui impossessarsi, viene cercando e sperando che ci sia qualcosa che a noi faccia bene: non è per Lui, ma è per noi. 7 Ora disse al vignaiolo: Ecco, da tre anni vengo cercando frutto in questo fico e non trovo. Taglialo dunque via! A che scopo poi rende improduttiva la terra? Non si sa bene a chi stia parlando questo vignaiolo che è Dio; sta parlando con qualcuno e dice guarda da tre anni vengo… e richiama i tre anni del ministero di Gesù, che è stata la sua venuta tra di noi. Cosa faceva in questa venuta? Cercava il frutto che uscisse dalla terra. Cosa ha mietuto Gesù? Gli scribi che erano teologi dicevano “bestemmia”, altri dicevano “no, è indemoniato”, i suoi parenti prossimi dicevano “no, poverino, è buono ma è pazzo”, gli erodiani e i sadducei dicevano “va eliminato, perché è pericoloso”. Che frutto ha mietuto? Niente! Da tre anni vengo, cerco frutto e non trovo. Se non trovi ciò che cerchi, se non trovi l’amore, la giustizia cosa c’è da fare? Se una pianta non produce bisogna tagliarla. Cosa ci sta a fare a questo mondo se gli uomini non fanno il bene? È ciò che diceva il Battista: la scure alla radice, il ventilabro sull’aia, taglierà le piante improduttive, col ventilabro setaccerà il suo grano, la pula sarà bruciata, resteranno solo i buoni. Invece a Dio questo modo di agire ripugna per due motivi: il primo è che dovrebbe uccidere i cattivi, il secondo è che non 59 c’è nemmeno un buono. Perciò Dio cosa dovrebbe fare? Sterminarci? Sarebbe una soluzione, ma non per Dio. L’aveva proposta a Mosè come tentazione ti faccio fuori questo popolo e te ne do uno migliore. Mosè gli ha risposto: Cancella me dal libro della vita piuttosto. Mosè conosceva chi è Dio! Lo spirito di Mosè sarà anche lo spirito di Dio. Come risponde Dio a questo male che è la morte? Secondo giustizia, si dice, taglialo, rende improduttiva la terra; non solo non produce frutto, ma succhia anche la terra, fa ombra agli altri e impedisce agli altri di fare frutto, quindi è meglio tagliarlo. Evidentemente c’è un senso di giustizia che va sempre conservato e che dice che il male è male (anche se noi non ce ne accorgiamo, in quanto il male non lo sente chi lo fa, ma lo sente sempre chi lo subisce). Se noi facciamo ingiustizia, se noi rubiamo stiamo meglio; è il derubato che sta male pur non avendo fatto nulla di male di per sé. Se noi insultiamo, 60 ammazziamo, affamiamo è l’insultato, è l’ucciso, è l’affamato che ha sofferto, noi no. Come si fa allora a ristabilire la giustizia? Ammazziamo chi ha ucciso? Ci sono due morti! Non abbiamo risolto il problema. È il dramma di Dio: come fare ad uscire da questo tunnel del male? Può Dio usare la bacchetta magica? No. Non può fare nulla con la bacchetta magica in quanto l’uomo è libero e responsabile, non può togliergli la libertà perché togliere la libertà è il massimo male; ne abbiamo avuto esperienza in sé come rivela il passato. Tutti i regimi hanno tolto la libertà e oggi forse non serve più nemmeno toglierla, perché è già tolta dai mass media. Quindi Dio non può togliere la libertà, non può uccidere le persone. Dio è amore e non interesse. Se è interessato, essendo amore, è interessato al nostro bene, soffre nel dire il male, ma non perché tocchi Lui alla fine, ma perché tocca noi. Ama il bene, Lui è il Bene Assoluto, perché è il bene nostro. Nella sua paternità Lui vuole che noi viviamo da fratelli. È la storia davvero, è il dramma serio di Dio, perché avendo fatto l’uomo libero, (poiché l’uomo è fatto per essere come Dio che sa amare e non può essere che libero, perché se non è libero non sa amare), se l’uomo non ama cosa può fare Dio? Se gli toglie la libertà è peggio che ucciderlo. Se lo uccide Dio entra in contraddizione, Dio è in tilt davanti al male, perché Lui che è innocente lo sente tutto; è come una mamma che sente il male del figlio che si droga o che fa del male, mentre il figlio magari va avanti tranquillo. Davvero Dio soffre tutto il male del mondo, perché chi ama soffre il male dell’amato più che se fosse suo: preferisco che tocchi a me! È quello che risponde Mosè a Dio, che dirà anche Paolo (Rm, 9, 3) dove dice vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo purché il popolo di Israele, il mio popolo (che lo stava perseguitando) scopra il Signore della vita.” C’è allora questa istanza di giustizia giusta: “tagliala” come diceva anche il Battista, come quello che diciamo anche noi: “dai intervieni, fai fuori gli empi”. 8 Egli rispondendo gli disse: Signore, lascialo ancora per quest’anno, finché gli scavi intorno e getti letame: chissà che faccia frutto nel futuro! 9 Se no, lo taglierai via. Questo è un dialogo interno a Dio tra la giustizia e la misericordia. Secondo giustizia dovrebbe tagliare, ma non può, perché Lui è Dio, non è uomo. La sua giustizia è amore, non può far male a nessuno. Allora la risposta è lascialo (che vuol dire anche “perdona”) ancora per un anno. La storia va sempre avanti ancora per un anno. Non sappiamo quando finirà, va sempre avanti ancora per un anno in attesa che si porti frutto, in attesa che ci convertiamo. Ma in Dio vince sempre la misericordia: il tempo che abbiamo è il tempo della pazienza di Dio che sta aspettando che noi 61 ci convertiamo. Allora ciò che vince è la misericordia. Se vince la misericordia cosa capita? La prima cosa è quanto dice la seconda lettera di Pietro al capitolo 3, 9 dove dice: “Ci si domanda dove è la promessa di Dio, ma Dio non la mantiene, Dio ritarda.” Ma lui dice: “Non è che Dio ritardi…” “Non ritarda nell’adempiere la sua promessa, ma usa pazienza verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9). Allora quanto durerà il mondo se Dio ha pazienza e aspetta che tutti ci convertiamo? Perché vuole che nessuno perisca, nessuno! Anche 1Timoteo 2, 4 “Vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”. (1Tm 2, 4) Allora se Dio è così misericordioso e ogni anno dice “ancora un altro anno, diamo una proroga” cosa dobbiamo fare? O facciamo quanto dice Ebrei 3, 13 e cioè affrettiamoci ad 62 entrare nella salvezza oggi (perché la salvezza è oggi, quest’oggi di Dio!), oppure siamo come dice Giuda al versetto 4 della sua lettera dove dice che non bisogna fare come gli empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella grazia del nostro Dio. Anche Rm 2,6 dice: O ti prendi gioco della ricchezza della sua bontà. La bontà di Dio è per chiamarci a nostra conversione, alla nostra responsabilità. Ancora Rm 3,8 dice perché non dovremmo fare il male affinché venga il bene, dato che Dio poi dopo perdona. Che soluzione avrà allora Dio? Innanzi tutto che rispetta noi e pazienta. La storia va avanti con tutto il male che c’è e lui che cosa fa? Scava e getta letame fino a finire Lui stesso sotto terra e finirà Lui come letame, si fa maledizione e peccato, cioè porta su di sé tutto il nostro male. La storia continua e sarà annuncio della croce che ci dice la passione di Dio per l’uomo fino a quando l’uomo capirà questo amore e finalmente diventerà responsabile e risponderà a questo amore con amore! Allora il mondo sarà salvato! Dio non può salvarci con la bacchetta magica, altrimenti poteva crearci morti invece di farci vivere e invece ci vuole vivi, perché viviamo da figli. Non è che la mamma desidera il figlio morto così non si fa male! Lo desidera vivo e che faccia bene, che risponda all’amore e che cresca. Diventiamo responsabili solo quando siamo davanti ad un amore senza condizioni che ci accetta come siamo, con tutto il male che facciamo: “chissà che in futuro porti frutto, chissà!” Dio ha una fede infinita nell’uomo, “è mio figlio”. Capiterà una cosa semplice: che il legno verde sarà bruciato al posto del legno secco, che Gesù l’innocente, il giusto, porterà su di sé l’ingiustizia e sarà quello che dà il dolce frutto dell’amore del Padre, perché ama totalmente il Padre e ama totalmente i fratelli dando la vita per i fratelli che lo uccidono. Quindi il frutto c’è nel futuro, c’è già stato e la storia sarà l’annuncio ormai di questa salvezza già data, di questo amore infinito di Dio in modo che tutti ci possiamo finalmente convertire a questo amore. Il male dell’uomo non è non credere in Dio, non è questo il problema: l’uomo non ci crede, perché non crede in sé e non si crede degno di un amore infinito da parte di Dio. È questo il dubbio che ha l’uomo! Possibile che Dio ami me così? Non abbiamo questa fiducia. Solo la croce ci può dare la certezza che siamo amati così! Solo lì possono cadere tutte le nostre schiavitù, le nostre paure. Solo lì possiamo assumere la responsabilità, rispondere all’amore con l’amore che è il desiderio di ogni uomo: amare e vivere. 63 La Parola della Chiesa Solo così ciascuno potrà comprendere, innanzitutto per sé, che «Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva» (cf. Ez 18,23; 33,11). Affinché questo sia ben chiaro, Gesù narra la parabola del fico sterile, una parabola da lui vissuta in prima persona. Dio, il padrone della vigna (cf. Sal 80; Is 5), pianta in essa un fico; recatosi per tre lunghi anni a cercarvi frutti – quei «frutti di conversione» (Lc 3,8), già richiesti da Giovanni il Battezzatore – non ne trova. Allora si rivolge a Gesù, il vignaiolo, chiedendogli di tagliare questo fico, perché rischia di sfruttare inutilmente il terreno. Si tratta di una misura di giustizia, a cui però il vignaiolo risponde: «Lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime, e vedremo se in futuro porterà frutto». Gesù non si limita a invocare una dilazione, ma intercede con forza, chiedendo a Dio di desistere dal male minacciato, come avevano fatto i profeti di Israele, da Mosè (cf. Es 34,9), ad Amos (cf. Am 7,2), a tanti altri. Nel fare questo egli si impegna a lavorare con ancor più cura affinché sia fatto tutto il possibile per mettere la pianta, ossia ciascuno di noi, in condizione di portare frutto. In ogni caso, Gesù lascia a Dio la difficile decisione del giudizio ultimo: «Se non porta frutto, tu lo taglierai, non io». In questa conclusione possiamo cogliere la grandezza della misericordia e della pazienza di Gesù, colui che con tutta la sua vita ci ha narrato il Dio che è «misericordioso e compassionevole, lento all’ira, grande nell’amore e nella fedeltà» (Es 34,5). Ora, se Gesù non ha mai condannato nessuno, ma ha sempre offerto a tutti la possibilità e la speranza della conversione, tanto meno spetta a noi ergerci a giudici della fecondità o sterilità degli altri! Ecco perché, come spesso accade nelle parabole, anche questa resta aperta, quale appello a ciascuno di noi a portare frutti di conversione. 64 Gesù sapeva bene che «la misericordia ha sempre la meglio nel giudizio» (Gc 2,13). Ed è proprio la conoscenza di questa misericordia di Dio, più forte dell’evidenza del nostro peccato, che ci può spingere alla conversione. Sì, ogni giorno il cristiano dovrebbe dire con convinzione: «Oggi ricomincio, oggi posso ricominciare», senza mai porre limiti alla misericordia di Dio. (Enzo Bianchi) Madre Elisabetta ci dice... «Confitemini Domino, quoniam bonus: quoniam in saeculum misericordia ejus: date lode al Signore, perché Egli è buono; perché eterna è la misericordia di lui....» Così concluse la lettera con la quale esponeva al padre la sua vocazione al chiostro, ed alla quale segue il seguente poscritto: «All’infuori di Dio, non v’è cosa solida, nessuna, nessuna al mondo! Se è la vita, passa; se è la «ricchezza, sfugge; se è la salute, perdesi; se è la reputazione, la ci viene intaccata; ah: tutte le cose se ne vanno, precipitano. O Babbo, mi permetta che io attenda qui il premio di opere buone, di buoni pensieri, di desiderii buoni, imperocchè Dio, che solo è Buono, anche dei buoni desiderii tien conto. Dio mi fa tante offerte! Vuole dunque che non mi curi tosto della Sua amicizia, che non faccia tosto gran caso delle Sue promesse?.... Babbo veneratissimo, glielo dico: ho un vivo desiderio di far del bene, di pregare tanto per la gloria di Dio, anzi per la maggior gloria di Dio.... nella Casa di Dio». (Giovannini pp.15-16) 65 Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 66 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... Il Sal 103 (102) è un inno di benedizione di un peccatore che ha fatto l’esperienza del perdono. Nella liturgia ebraica, il Sal 103 è utilizzato per la festa del Kippur, il giorno, appunto dell’espiazione e del perdono. Nella liturgia monastica è cantato ai vespri del mercoledì, impostati, anch’essi, sulla tematica del perdono. La benedizione del peccatore che ha fatto esperienza della misericordia di Dio, abbraccia, a mo’ d’inclusione, tutto il Salmo: parte dall’intimo del singolo fedele, che si sente gratuitamente perdonato (vv. 1-2), fino a coinvolgere Angeli e creature, in una lode veramente cosmica (vv. 20-22). 67 Salmo 103 (102): Benedici, anima mia, il SIGNORE; e tutto quello ch'è in me, benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, il SIGNORE e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità; salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni; egli sazia di beni la tua esistenza e ti fa ringiovanire come l'aquila. Il SIGNORE agisce con giustizia e difende tutti gli oppressi. Egli fece conoscere le sue vie a Mosè e le sue opere ai figli d'Israele. Il SIGNORE è pietoso e clemente, lento all'ira e ricco di bontà. Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. Egli non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così è grande la sua bontà verso quelli che lo temono. Come è lontano l'oriente dall'occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe. 68 Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il SIGNORE verso quelli che lo temono. Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siamo polvere. I giorni dell'uomo sono come l'erba; egli fiorisce come il fiore dei campi; se lo raggiunge un colpo di vento esso non esiste più e non si riconosce più il luogo dov'era. Ma la bontà del SIGNORE è senza fine per quelli che lo temono, e la sua misericordia per i figli dei loro figli, per quelli che custodiscono il suo patto e si ricordano di mettere in pratica i suoi comandamenti. Il SIGNORE ha stabilito il suo trono nei cieli, e il suo dominio si estende su tutto. Benedite il SIGNORE, voi suoi angeli, potenti e forti, che fate ciò ch'egli dice, ubbidienti alla voce della sua parola! Benedite il SIGNORE, voi tutti gli eserciti suoi, che siete suoi ministri, e fate ciò che egli gradisce! Benedite il SIGNORE, voi tutte le opere sue, in tutti i luoghi del suo dominio! Anima mia, benedici il SIGNORE! 69 Preghiera Finale (insieme) Grazie, Signore, Tu, non ti fermi di fronte alle nostre secchezze e infecondità. Tu circondi con il Tuo amore, con la Tua cura, con la zappa e il concime, il Tuo sorriso e la Tua speranza l’alberello della nostra vita. Tu sai attendere le nostre stagioni migliori come solo l’amore sa attendere e sperare. Quante volte il "fico" della mia vita sarebbe stato da tagliare se Tu non mi avessi dato un altro tempo per smuovere il mio cuore e rivitalizzare le radici. O Dio della mia vita, Dio del mondo: insegnami a tenere insieme urgenza e pazienza con me stesso e con le persone con cui cammino ogni giorno. Amen. Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 70 6° incontro La presenza di Gesù nella casa di Zaccheo La Parola di Dio (Luca 19, 1-10) 1 Entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4 Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. 5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6 In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9 Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; 10 il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».” 71 Commento alla Parola di Dio “Il tempo che il Signore mi dona è una grande ricchezza di cui a volte non ne ho coscienza. Il tempo è il luogo della decisione e dell’incontro, è il tempo concessomi per la conversione. Corro sempre il rischio di impostare la vita in modo errato, su falsi binari "morti"; sperimento momenti di vuoto, insoddisfazione, prendo coscienza che tante risposte che finora mi sono dato non sono più sufficienti. Potrei forse essere tentato di arrestarmi, ormai deluso, e non cercare più nulla, tanto... tutto è vanità. Ma se questa inquietudine rimane mi chiedo allora se, come Zaccheo, io debba andare ancora oltre ciò che finora ho vissuto, visto, conosciuto, sperimentato, al fine di comprendere di più, di conoscere il mistero di quell’uomo, di approfondire quella che potrei definire la mia inquietudine. Una cosa è sicura: se resto tra la folla e se pretendo di poter "vedere" con la piccola sta72 tura che ancor oggi mi ritrovo, sono certo che non arriverò a nulla, sarò solo trascinato. Voglio riuscire a vedere sempre più da vicino quell’uomo che ha detto di sé: "Io sono la via, la verità e la vita". Voglio fare questo incontro. Quest’incontro è però ostacolato da tante cose, come per Zaccheo: un certo modo di gestire la mia vita segnato da cultura, moda, lettura della storia e della realtà che ho assorbito dal mondo senza accorgermi. Mi riesce così difficile fare silenzio e chiarezza dentro di me: nel mio interno si agitano tanti pensieri, desideri, bisogni, a volte così contrastanti... c’è parecchia folla, ovvero confusione in me. Devo correre avanti, appostarmi per rendere possibile l’incontro. Lui rispetta moltissimo la mia libertà; se non vede il mio desiderio di incontrarlo passa oltre: ne soffrirebbe troppo ma passerebbe oltre, lasciandomi così come sono. Un sicomoro. Uno strumendentro di me e mi ostacola to che fa’ proprio al caso e che nell’incontro con Gesù che mi ritrovo a portata di mano solo può far rinascere in me per raggiungere il mio scopo... la vita; innalzarmi per poterlo vede- identificare il "sicomoro" di re... cui ho bisogno. E incominciare ad organizzare un proDevo far di tutto per identigramma di vita perché la ficare il mio sicomoro: la natufolla non mi risucchi e trara? Il silenzio? Un amico? Una scini lontano dal passaggio Chiesa? La comunità? La predel Signore e il sicomoro sia ghiera? I sacramenti? realmente uno strumento al Con una certezza però: che quale ricorrere con costanla mia determinazione sarà la za, perché al mio sguardo via per questo incontro. fisso su Gesù possa corriOccorre quindi: spondere il suo invito a identificare con chiarezza la scendere e a lasciarlo entra"folla" che crea confusione re nella mia vita.” La parola della Chiesa “Gesù, nel suo cammino verso Gerusalemme, entra nella città di Gerico. Questa è l’ultima tappa di un viaggio che riassume in sé il senso di tutta la vita di Gesù, dedicata a cercare e salvare le pecore perdute della casa d’Israele. Ma quanto più il cammino si avvicina alla meta, tanto più attorno a Gesù si va stringendo un cerchio di ostilità. Eppure a Gerico accade uno degli eventi più gioiosi narrati da san Luca: la conversione di Zaccheo. Quest’uomo è una pecora perduta, è disprezzato e uno “scomunicato”, perché è un pubblicano, anzi, è il capo dei pubblicani della città, amico degli odiati occupanti romani, è un ladro e uno sfruttatore. 73 Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa. Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del suo gesto, non sa perché fa questo ma lo fa; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5). Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel nome “Zaccheo”, nella lingua di quel tempo, ha un bel significato pieno di allusioni: “Zaccheo” infatti vuol dire “Dio ricorda”. E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico, che diceva: – Ma come? Con tutte le brave persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo» (Lc 19,9). In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la pace, entrò la salvezza, entrò Gesù. Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda”, sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno.” (Papa Francesco, Angelus del 3 novembre 2013) 74 Madre Elisabetta ci dice... Al fratello scrisse: “Vorremmo vedere, comprendere … e non abbiamo bastante fiducia in Colui che ci ricolma e circonda della sua carità. Raccogliamo tutti i lumi della fede per salire in alto, più in alto.” Elisabetta diceva alle consorelle che dovevano sacrificarsi per l’educazione della fanciullezza, “senza pretendere altra ricompensa, fuorché di veder Dio glorificato nel perfetto compimento dei suoi disegni”. Devotissima del SS. Sacramento, disse che il giorno della sua prima Comunione fu per lei un incontro di paradiso, perché santificato “dal contatto dell’immacolato suo sposo Gesù”. Meditava giorno e notte di fronte al Tabernacolo e dopo essersi comunicata, rifletteva: “Io porto colui che mi porta”. La Beata, viveva sempre alla presenza di Dio e per sentirselo più vicino recitava fervorose giaculatorie. Anche in chi avvicinava, inculcava l’amore alla presenza di Dio. Prima di morire, incoraggiando le figlie a non sentirsi sole dopo la sua morte, diceva loro: “Gesù è qui… Gesù è pur sempre con voi”. (Dalla Positio, Summarium pag. XXXVIII) Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 75 ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 76 Preghiamo... Salmo 139 Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri, mi scruti quando cammino e quando riposo. Ti sono note tutte le mie vie; la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, gia la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Stupenda per me la tua saggezza, troppo alta, e io non la comprendo. Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra e intorno a me sia la notte»; nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce. 77 Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio; se li conto sono più della sabbia, se li credo finiti, con te sono ancora. Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: vedi se percorro una via di menzogne e guidami sulla via della vita Preghiamo insieme È grande, Signore, la tua misericordia. Arriva fino al cielo, è profonda più del mare. Anch’io, Signore, come Zaccheo, sperimento la solitudine. 78 Dentro casa mia, quattro mura troppo piene di me, chiudo il mio cuore ai bisogni degli altri. Fuori di casa, lungo le strade trafficate della mia città, non mi accorgo di chi è sulla strada, non ho tempo per niente e per nessuno. Tu, invece, Signore Gesù, mi guardi come non mi ha mai guardato nessuno: come posasti lo sguardo su Zaccheo arrampicato sul sicomoro, così ora dall’alto dell’albero della croce, dove sei salito, posi su di me i tuoi occhi e in quello sguardo non trovo né condanna, né giudizio, ma con grande sorpresa, trovo un amore come mai ho visto negli occhi degli uomini. Il mio cuore esplode di gioia, Signore, per quel tuo sguardo ricco di misericordia. Entra pure a casa mia, Signore, perché sei tu il padrone, questa è casa tua. Voglio vivere insieme a te e voglio con la mia vita, salvata dalla tua croce, raccontare a tutti il tuo amore e la tua salvezza. Amen. Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 79 7° incontro Il perdono di Gesù ai suoi carnefici La Parola di Dio (Lc 23, 13-34) 13 Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, 14 disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; 15 e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16 Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò». 17 18 Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». 19 Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. 20 Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. 21 Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». 22 Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». 23 Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. 24 Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. 25 Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà. 26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di 80 Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29 Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. 30 Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! 31 Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?». 32 Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. 33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Commento alla Parola di Dio Il Crocifisso di Luca non sta in silenzio, ma parla: alle folle, al Padre, al ladrone pentito. La prima parola di Gesù è stata per le donne, invitandole alla conversione. La seconda parola è per i suoi crocifissori: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (23,34). Gesù non solo perdona, ma scusa. Non muore minacciando il giudizio di Dio, ma perdonando e scusando. Il perdono non è certo solo rivolto ai romani, ma anche agli ebrei, a tutti. Questa misericordia di Gesù non sorprenda il lettore. Tutta la passione secondo Luca è infatti attraversata dalla misericordia: il gesto di Gesù che guarisce l’orecchio del servo del sommo sacerdote, lo sguardo a Pietro che lo rinnega, la parola del perdono ai crocifissori. Morire perdonando è un tratto del martire cristiano. Luca lo ricorderà negli Atti 81 degli Apostoli, raccontando il martirio di Stefano (7,60). Gesù sulla croce, però, non è solo la figura del martire che perdona, ma la figura dell’amore di Dio per l’uomo, non semplicemente dell’amore dell’uomo per Dio. Ai piedi della croce ci sono il popolo, i capi dei giudei e i soldati. Ma l’attenzione non è mai distolta dal Crocifisso: a lui si guarda e di lui si parla, in questione è sempre la sua identità. Il popolo sta immobile a guardare, un guardare interessato, partecipe (theorein), non semplicemente curioso o indifferente. I capi e i soldati lo schernivano ripetutamente. I verbi usati sono di derisione per la sua pretesa messianica e il suo considerarsi amato da Dio con amore di predilezione (l’eletto). I soldati, invece, canzonano per la sua pretesa regalità. Collocato in questo punto preciso, anche il cartello con l’iscrizione della condanna sembra enfatizzare lo scherno. Così sulla croce Gesù è raggiunto per l’ultima volta dalla tentazione, che però non è più Satana, ma dei capi, dei soldati, e subito dopo anche del malfattore crocifisso con lui: se sei l’eletto di Dio, perché non ti aiuta? Il suo silenzio non è la prova del tuo errore? Il fallimento della strada dell’amore che hai percorso non è il segno che la via di Dio è un’altra? Ma a queste domande il Crocifisso non risponde. Il silenzio di Dio è il segno di un altro modo di farsi presente e di parlare. La Parola della Chiesa Mi sembra di grande rilievo che, come possiamo vedere in questo capitolo, il soggetto dei verbi al plurale è stato sempre il medesimo – “i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo” e dunque con un’attribuzione collettiva dei fatti che vi si compiono. 82 Tutti loro sono quelli che ora portano Gesù fino “sul luogo chiamato cranio”. Tutti loro quelli che “crocifissero lui e i malfattori”. Noi non possiamo certamente sentirci e dichiararci esenti da questo coinvolgimento. Ma tutto questo assume uno straordinario rilievo per quello che Gesù dice al ver.34: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Nella misura in cui noi ci lasciamo coinvolgere nel dramma dei crocifissori, veniamo ora compresi tra coloro che “non sanno quello che fanno”! Nei nostri peccati sono sempre presenti due elementi di enorme rilievo. Il primo è drammaticamente negativo, e viene proclamato dal Salmo 50(51),6: “Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto…”. Ogni peccato è contro il Signore. E ogni peccato, e questo è il secondo elemento di rilievo, è nella richiesta di Gesù al Padre: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Questa affermazione verrà ripresa in Atti 3,17: “Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi”, e comparirà sulle labbra di Stefano nel momento del suo martirio in Atti 7,60: “Signore, non imputare loro questo peccato”. Nel peccato, e in ogni peccato, c’è sempre un’inevitabile incomprensione del suo drammatico riferimento alla Persona stessa di Dio. E’ impressionante come Gesù sia il vero regista e l’assoluto protagonista della sua passione. La sua passione è dunque l’apice della sua azione di salvezza! Vi sono sette parole pronunziate da Cristo sulla croce, delle quali una è ricordata da Matteo, tre da Luca, e tre da Giovanni. Tre furono rivolte a Dio suo Padre, e quattro a quelli che circondavano la sua croce. Nessun mormorio, nessuna minaccia, nessuna accusa, 83 nessun lamento, nessun grido per ottenere aiuto, nessuna invocazione di vendetta, nessuna cura o preoccupazione di sé stesso. Il suo primo atto fu una preghiera, le sue prime parole furono una intercessione per i suoi uccisori, in cui comincia, ad adempiersi, un'altra porzione della profezia d'Isaia intorno a lui. (Da un commento di Don Giovanni Nicolini) Isaia 53, 4-7;12 4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! 5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l'agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. 12 Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, 84 perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli. La sostanza della sua preghiera è il perdono del peccato, uno dei più grandi benefici che l'uomo possa ottenere da Dio; senza il quale, qualunque altra cosa riceviamo da Dio non è per noi un beneficio. Davide chiama beato quell'uomo «la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto» . In poche parole viene riassunto il nodo centrale del messaggio cristiano. Il comandamento dell’amore è qui espresso all’ennesima potenza, Gesù prega perchè venga perdonato chi lo calpesta a tal punto da condurlo alla morte. Oltre ai soldati è presente il popolo che questa volta non grida, non osanna, non piange. Gli atti verificatisi durante la via crucis qui cessano; il popolo è attonito e stordito, osserva le speranze di ribellione contro il dominio romano, svanire inchiodate a dei pezzi di legno. I soldati prendono a deriderlo. L’aceto che negli altri vangeli è offerto appena prima di morire come segno di pietà, si fa qui simbolo di scherno. La stessa iscrizione postagli sul capo è occasione di derisione. Un re spogliato, maltrattato, percosso e messo in croce non ha nulla di regale … ma questo è solo quello che sembra… Quante volte anche noi ci fermiamo all’apparenza?... (Cfr. Sinossi dei quattro Vangeli) Madre Elisabetta ci dice... Il suo Regolamento per le Povere del Crocifisso è prova della sua esperienza che il Crocifisso è l'unica strada per arrivare alla 85 piena identificazione con Gesù Cristo. Questa convinzione le fa esprimere: "La croce! Essa ha dato la pace al mondo! Ed io l'amo... poiché l'unione dell'anima con Gesù Cristo si fa per l'amore e la virtù della sua croce". È la "virtù" che scaturisce dalla croce e dalla sofferenza, che è capace di far discendere nel suo animo la pace e la forza, che le dà il coraggio "di bere il calice sino alla feccia", perché è solo lì, ella diceva, che "vi si trova Gesù Cristo e il suo soccorso". È sua abitudine, in ogni situazione penosa, confrontarsi col Crocifisso: "mi portai, quindi - scrive al vescovo - a considerarla (la lettera) ai piedi del Crocifisso per ben ponderarla, ed anche per ricevere un qualche conforto al dispiacere che mi cagionò la medesima". Elisabetta Renzi vive la logica della croce con gioia, sicura che l'alleluia sta al di là del calvario. (dalla Positio) Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 86 ........................................................................................................ ........................................................................................................ Preghiamo... Scrive la suora mistica polacca Faustina Kowalska: "Anche se i nostri peccati fossero neri come la notte, la misericordia divina è più forte della nostra miseria. Occorre una cosa sola: che il peccatore socchiuda almeno un poco la porta del proprio cuore... il resto lo farà Dio... Ogni cosa ha inizio nella Tua misericordia e nella Tua misericordia finisce". Preghiamo insieme il salmo 51, a cori alterni Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro di te, contro te solo ho peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto: così sei giusto nella tua sentenza, sei retto nel tuo giudizio. Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre. Ma tu gradisci la sincerità nel mio intimo, 87 nel segreto del cuore mi insegni la sapienza. Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro; lavami e sarò più bianco della neve. Fammi sentire gioia e letizia: esulteranno le ossa che hai spezzato. Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. Insegnerò ai ribelli le tue vie e i peccatori a te ritorneranno. Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza: la mia lingua esalterà la tua giustizia. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocausti, tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. Nella tua bontà fa' grazia a Sion, ricostruisci le mura di Gerusalemme. Allora gradirai i sacrifici legittimi, 88 l'olocausto e l'intera oblazione; allora immoleranno vittime sopra il tuo altare. Gloria al Padre.... "Quando mi sarò unito a te" (S. Agostino - Le confessioni, X, 28) Quando mi sarò unito a te con tutto il mio essere, non sentirò più dolore o pena; la mia sarà vera vita, tutta piena di te. Tu sollevi in alto colui che riempi di te; io non sono ancora pieno di te, sono un peso a me stesso. Gioie di cui dovrei piangere contrastano in me con pene di cui dovrei gioire, e non so da che parte stia la vittoria. Abbi pietà di me, Signore! Non ti nascondo le mie ferite. Tu sei il medico, io sono malato; tu sei misericordioso, io infelice. Presentiamo al Signore la nostra preghiera personale per la conversione di uno dei nostri cari oppure di un amico/a, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 89 8° incontro Il buon ladrone La Parola di Dio (Lc 23, 39 - 43) 39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». 40 Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42 E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Commento alla Parola di Dio Per Luca Gesù è il misericordioso, colui che perdona sempre. Gesù è colui che sempre “guarisce”, in ogni occasione. Anche nel momento tragico dell’arresto non pensa a se stesso. La potenza che non usa per salvare la propria persona, la usa per salvare un nemico. 90 Alla violenza risponde con l’amore e a chi gli fa del male, risponde facendo del bene. Gesù non è stato piegato dagli uomini, ma dalla sua carità. La frase che Gesù pronuncia sulla croce è una promessa di salvezza fatta dal Giudice supremo ad un condannato. Non si tratta di un perdono temporaneo, ma della pace eterna; non la vita che continua sulla terra, ma il regno di Dio e la risurrezione per una nuova vita in cielo. All'inizio i due malfattori crocifissi con il Signore lo insultavano. In seguito uno dei due cambia atteggiamento. Egli riconosce la sua colpa e proclama l'innocenza di Gesù: "Noi riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male". In quel momento cruciale, è l'unico a rendersi conto della perfezione di Gesù e a pregarlo: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". La risposta è immediata, la promessa è certa: "Oggi tu sarai con me in paradiso". Nessuna fase transitoria, nessuna minaccia di giudizio. Il brigante condannato dagli uomini è assolto da Dio e ciò solo grazie al fatto che Gesù avrebbe espiato le sue colpe davanti a Dio. Egli riceve la certezza di una salvezza personale alla presenza del Salvatore stesso. Avvenire meraviglioso che condivideranno tutti coloro che si saranno affidati a Cristo! Gesù è il Salvatore di qualunque vita rovinata. Non disperarti a causa del male che hai commesso. Gesù è potente per salvare anche oggi. Egli ha conosciuto la più grande umiliazione, il più profondo abbassamento, la morte disonorevole della croce per farci conoscere l'amore di Dio suo Padre per l'eternità. La Parola della Chiesa “Fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso! Avete pensato alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Ci comprende ci attende, non si stanca di perdonarci, se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito”. 91 “Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene la misericordia di Dio, questo padre misericordioso che ha tanta pazienza. Il profeta Isaia ricorda che se anche i nostri peccati fossero rossi come scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve”. “Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare…” il Papa si ferma e congiunge così le mani. Poi indica il proprio petto: “Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”. “Non ci stanchiamo mai di chiedere perdono, non ci stanchiamo mai. Lui è il padre amoroso, che ha il cuore di misericordia per perdonare tutti noi e anche noi impariamo a essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna, che ha avuto nelle sue braccia la misericordia di Dio fatta uomo”. (Da una omelia di Papa Francesco) Con questo episodio Luca sigla il suo essere il Vangelo della misericordia. Giunge qui al culmine un cammino, che aveva avuto le sue tappe principali e originali, rispetto agli altri vangeli, nel cap. 7, con l’episodio della peccatrice nella casa del fariseo e nel cap. 15, con le tre parabole dette appunto “della misericordia”. Oggi l’elargizione del perdono è al grado massimo, gratuita e non condizionata: il ladrone non può neanche fare proponimenti di ravvedimento e vita nuova, dal momento che la sua vita sta concludendosi; può solo affidarsi al “ricordo” che Gesù, una volta entrato nel suo regno, vorrà avere di lui. Inoltre c’è qui un segno ulteriore, in progresso, di questo amore di Dio per l’uomo peccatore, che ancora non era stato rivelato nelle occasioni precedenti: l’elargizione della misericordia non è fatta dall’alto di un Dio buono, ma ancora distante, bensì da un Dio che l’uomo peccatore trova inaspettatamente accanto a sé, “condannato alla stessa pena”. 92 Resta una sospensione d’animo per la sorte dell’altro ladrone, quello non “buono”; eppure, quel suo dire “salva te stesso e noi”, forse può essere inteso, pur nella rabbia e nell’offesa verso Gesù, un’estrema e inconfessata preghiera. (Don Francesco Scimè) Madre Elisabetta ci dice... I filoni principali della sua conversazione erano: generosità nei confronti di Dio e del prossimo, compreso quello ostile e nemico; amore per le croci e le sofferenze, che costituisce la più eleveta testimonianza di amore verso Dio; fiducia, senza limiti, nell'aiuto divino, nella persuasione che non viene mai a mancare, a chi lo invoca con fede; costante e fiduciosa preghiera per conoscere la volontà di Dio; vita nascosta; raccoglimento, mortificazione, ecc. Viene riferito che la Beata assisteva alcune famiglie particolarmente bisognose, che la sua carità si estendeva a chiunque avesse bisogno. Lei stessa realizzava così, pienamente, quanto aveva raccomandato alle consorelle: di procurare "sollievo o rimedio alla miseria umana". Fin dalla più giovane età, la serva di Dio, sentì un grande desiderio di lavorare per la gloria di Dio e la salute delle anime. Avrebbe voluto essere così piena di Lui per "poterlo dare a quelle povere anime che non conoscono il dono di Dio". Questo suo desiderio di donazione non rimase un semplice slancio di giovinezza, ma crebbe sempre più in lei, tanto che, all'età di ventisei anni, ribadì il proposito di attendere "non solo alla propria santificazione, ma a salvare altre anime ancora". (dalla Positio) 93 Per la riflessione personale ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ ........................................................................................................ 94 Preghiamo... L’autore del salmo ha fatto la gioiosa esperienza del perdono di Dio: "Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato". L'umiltà di ammettere il proprio peccato e chiederne perdono a Dio ottiene che la colpa venga tolta, ma anche "coperta", poiché l'umile con l'aiuto di Dio fa dimenticare agli uomini il proprio passato di peccato mediante la carità. Perciò è beato chi si è riconciliato con Dio. Preghiamo tutti insieme il salmo 31(32) Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato. Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto e nel cui spirito non è inganno. Tacevo e si logoravano le mie ossa, mentre ruggivo tutto il giorno. Giorno e notte pesava su di me la tua mano, come nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore. Ti ho fatto conoscere il mio peccato, non ho coperto la mia colpa. Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità” e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. Per questo ti prega ogni fedele nel tempo dell'angoscia; quando irromperanno grandi acque non potranno raggiungerlo. Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia, mi circondi di canti di liberazione: 95 “Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire; con gli occhi su dite, ti darò consiglio. Non siate privi d'intelligenza come il cavallo e come il mulo: la loro foga si piega con il morso e le briglie, se no, a te non si avvicinano”. Molti saranno i dolori del malvagio, ma l'amore circonda chi confida nel Signore. Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti! Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! Gloria al Padre... Presentiamo al Signore la nostra preghiera personale per la conversione di uno dei nostri cari oppure di un amico/a, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi: Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi. 96 APPENDICE 97 Corona dell’Addolorata Guida: Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Assemblea: Amen G.: Preghiamo. Signore, guarda questa tua famiglia, pellegrina nel tempo, e fa’ che, camminando con la Beata Vergine per la via della Croce, giunga alla piena conoscenza di Cristo, compimento di ogni speranza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. PRIMA STAZIONE Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone. Gesù segno di contraddizione. DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 2, 34-35) Simeone li benedisse e parlò a Maria sua madre: “Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli eterni, è giunta fino a noi l’acqua della vita, aiutaci ad accogliere 98 come dono ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c’è ragione che giustifichi il rifiuto. Non c’è violenza che legittimi violenza. Non c’è un programma che non possa saltare di fronte al miracolo di una vita che germoglia. Santa Maria, grazie perché, se Gesù l’hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo spirito. PREGHIAMO INSIEME : Ascoltaci, Signore. Sostieni e conforta coloro che soffrono a causa del tuo nome. Illumina coloro che non ti conoscono perché credano in te, unico Dio vivo e vero. Aiutaci ad accoglierti nell’ora del dolore e della prova. Fa’ che ti riconosciamo e ti incontriamo nelle membra sofferenti della Chiesa. ORAZIONE O Dio speranza degli uomini, che per mezzo di Simeone, uomo giusto, hai predetto alla Vergine Maria un’ora di tenebra e di dolore, concedici di mantenere salda la fede nel tempo del dubbio e della prova. Per Cristo nostro Signore. Amen SECONDA STAZIONE Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe. Gesù, perseguitato da Erode. DAL VANGELO SECONDO MATTEO (2. 13-14) “Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: ‘A1zati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo’. Giuseppe, destatosi, prese con sé il 99 bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Come una emigrante qualsiasi del Meridione. Anzi peggio, perché non deve passare la frontiera per motivi di lavoro, ma in cerca di asilo politico (...). Eccola lì sul confine. Da una parte, l’ultima terra rossa di Caanan. Dall’altra, la prima sabbia dei faraoni. Eccola lì, tremante come una cerva inseguita. Santa Maria donna di frontiera, noi siamo affascinati da questa tua collocazione che ti vede, nella storia della salvezza, perennemente attestata sulle linee di confine (...). Tu stai sui crinali che passano tra l’Antico e il Nuovo testamento. Tu sei l’orizzonte che congiunge le ultime propaggini della notte e i primi chiarori del giorno. Tu sei l’aurora che precede il Sole di giustizia. Tu sei la stella del mattino. PREGHIAMO INSIEME E DICIAMO: Ascoltaci, o Signore. Per i profughi di ogni guerra, perché il nostro cuore, prima ancora delle nostre strutture di frontiera sappia accoglierli riconoscendoti in ognuno di loro. Perché la Chiesa si riconosca Madre dei piccoli e degli ultimi che la malvagità umana ha reso schiavi. Per tutti i bambini perseguitati dal terrore e da ogni tipo di violenza, perché la nostra società sappia reagire custodendo la loro infanzia. Per le terre in cui visse Gesù, affinché, come un giorno lo accolsero come figlio del falegname, sappiano accoglierlo adesso come unico e vero Dio. ORAZIONE Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a 100 noi, ti preghiamo. di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. TERZA STAZIONE Maria cerca Gesù smarrito in Gerusalemme. Gesù intento a compiere la volontà del Padre. DAL VANGELO SECONDO LUCA (2, 42-45) “Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono (a Gerusalemme) secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di camminare al cospetto di Dio», fa’ che anche noi, come te, possiamo essere capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capire che solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anche quando egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere, liberaci dalle vertigini del vuoto e donaci la certezza che chi obbedisce al Signore non si schianta al suolo, come in un pericoloso spettacolo senza rete, ma cade sempre nelle sue braccia. PREGHIAMO INSIEME: Fa’ che cerchiamo la tua volontà o Signore. Per coloro che hai chiamato a servirti nel tuo Tempio Santo. Siano sempre fedeli alla tua chiamata e cerchino sempre e solo la tua volontà. 101 Per noi pellegrini su questa terra. Il nostro viaggio sia una continua ricerca della tua volontà. Per tutte le madri, affinché accolgano come dono la chiamata dei propri figli a fare la volontà del Padre. Per tutti i giovani che sono in ricerca. Sappiano riconoscere negli avvenimenti della vita la dolce presenza della Madre Celeste. ORAZIONE Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a noi, ti preghiamo, di cercare Cristo con generoso impegno e di scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. QUARTA STAZIONE Maria incontra Gesù sulla via del Calvario. Gesù, uomo dei dolori. DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 23, 26-27) “Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo 102 della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita, perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza. E allora confortati dal tuo respiro ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione noi cerchiamo rifugio Santa madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e benedetta.» PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci Signore. Per tutti gli ammalati, perché attraverso la nostra presenza e il nostro conforto sappiano accogliere la croce di Gesù. Per noi tutti che ogni giorno incontriamo la croce e la sofferenza affinché in essa sappiamo scorgere il volto del Crocifisso che mai ci abbandona. Per le madri che soffrono a causa delle scelte sbagliate dei figli, perché ricevano dalla nostra preghiera la forza per continuare il difficile cammino del calvario. ORAZIONE Padre Santo, sotto il cui sguardo d’amore tuo Figlio, servo obbediente, ha incontrato sulla via del Calvario la Madre addolorata, suscita in noi il sincero desiderio di seguire Cristo portando la nostra croce e di andare incontro al fratello che soffre. Per Cristo Nostro Signore. QUINTA STAZIONE Maria sta presso la croce del Figlio. Gesù, agnello immolato sulla croce. DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 25-27) “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua 103 madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco la tua madre!’. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte le madri della terra, prestaci un po’ della tua fortezza. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi, conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio. Ispira la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere; guida i passi delle madricoraggio perché scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. E quando suona la Diana di guerra, convoca tutte le figlie di Eva perché si mettano sulla porta di casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad ammazzare il fratello. PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore. Per tutte le madri che lottano per la sopravvivenza dei loro figli, perché siano consolate dalla materna dolcezza di Maria e confortate dalla sua intercessione. Per tutte le madri dei soldati morti o dispersi nelle guerre di questo secolo, perché il loro pianto e le loro sofferenza trovi consolazione in te o Dio. Per tutte le donne che soffrono perché ridotte in schiavitù, affinché la nostra società sappia reagire liberandole dalla sottomissione alla quale sono costrette. ORAZIONE O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla cro104 ce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa’ che, associati alla passione di Cristo, partecipiamo alla gloria della resurrezione. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. SESTA STAZIONE Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla croce. Gesù, vittima di riconciliazione. DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 27, 57-59) “Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera. PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore. Per i popoli vittime di atroci e ingiuste dittature, perché nell’unità trovino la chiave per risorgere e conquistarsi un futuro di pace e prosperità. Per i popoli in guerra, perché attraverso la mediazione di 105 uomini giusti sappiano ricomporre ogni divisione e iniziare un’autentica ricostruzione sociale e morale. Perché ogni cristiano sia segno di resurrezione e di vita in un mondo lacerato dalla divisione e dalla morte ORAZIONE Padre misericordioso, che nell’ora della prova hai consolato la madre desolata, donaci lo Spirito di consolazione, perché sappiamo consolare i fratelli che vivono nella solitudine o gemono nell’afflizione. Per Cristo Nostro Signore. Amen. SETTIMA STAZIONE Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù in attesa della resurrezione. Gesù primizia dei morti. DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 40-42a) “Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme ad oli aromatici, com’è usanza seppellire per i giudei. Ora nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro vuoto, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù.” Dagli scritti di mons. Tonino Bello. Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Santa Maria donna del sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di contatto con cielo... guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema. Ripetici che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni, 106 non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso; non c’è peccato che non trovi redenzione; non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore. Per coloro che sono senza speranza. La testimonianza viva di noi credenti diventi occasione per guardare in maniera nuova al futuro. Per i morti di tutti le guerre. La loro testimonianza ricordi al mondo che solo in Dio si trova la vera sorgente della Pace. Per chi si è macchiato di delitti di sangue. Il rimorso lasci spazio al vero pentimento e alla volontà di una vita nuova. Per chi nella morte vede la parola definitiva sulla vita, affinché guardando al Cristo Risorto riconosca il valore ultraterreno ed eterno della nostra esistenza. ORAZIONE O Dio, nel sepolcro vuoto - segno della terra vergine - hai posto il seme della nuova creazione: concedici di essere portatori di speranza e testimoni della vita nuova operata in noi da Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen. Litanie dell'Addolorata Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici Padre che sei nei cieli Figlio, Redentore del mondo abbi pietà di noi abbi pietà di noi 107 Spirito Santo Paraclito Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi abbi pietà di noi Madre del Crocifisso Madre dal cuore trafitto Madre del Redentore Madre dei redenti Madre dei viventi Madre dei discepoli Vergine obbediente Madre offerente Vergine fedele Vergine del silenzio Vergine del perdono Vergine dell'attesa Donna esule Donna forte Donna intrepida Donna del dolore Donna della nuova alleanza Donna della speranza Novella Eva Socia del Redentore Serva della riconciliazione Difesa degli innocenti Coraggio dei perseguitati Fortezza degli oppressi Speranza dei peccatori Consolazione degli afflitti Rifugio dei miseri Conforto degli esuli sostegno dei deboli Sollievo degli infermi prega per noi " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " " 108 Regina dei martiri Gloria della Chiesa Vergine della Pasqua " " " Agnello di Dio che togli i peccati del mondo Agnello di Dio che togli i peccati del mondo Agnello di Dio che togli i peccati del mondo perdonaci, Signore ascoltaci Signore abbi pietà di noi Preghiamo O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal mistero del dolore; concedici, ti preghiamo, di camminare con lei sulla via della Fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo, perché diventino occasione di grazia e strumento di salvezza. Per Cristo nostro Signore. Congedo Ci protegga la Vergine Maria e ci guidi benigna nel cammino della vita. Amen. 109 Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA Introduzione In questo breve momento di preghiera siamo chiamati a meditare sulle parole che pronunceremo quando rinnoveremo la Promessa. Chiediamo al Signore di vivere questo momento nel silenzio profondo del cuore per essere aperti ad ascoltarLo. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e di comprendere appieno cosa significa rinnovare la Promessa come Laico appartenente all’MPA. Invocazione allo Spirito Santo: VIENI SPIRITO SANTO, vieni ed insegnami a tacere, a fare del silenzio una preghiera, a lasciar crescere le radici del mio cuore, a diventare un albero che porta frutti per tutti gli uomini che hanno fame e sete d'amore. VIENI SPIRITO SANTO, donami la forza di fermarmi 110 per ascoltare il mormorio della Parola di Vita, lontano dalla droga del rumore, dalla danza delle parole; fa' di me un albero saldamente piantato, presso un corso d'acqua che porta molto frutto. VIENI SPIRITO SANTO, insegnami a radicare la vita nella preghiera, a raggiungere le sorgenti sotterranee del mio cuore, ad ascoltare la canzone segreta che tu ripeti affinché sappia accogliere il tuo amore capace di mantenere vivi i rami della mia vita. VIENI SPIRITO SANTO, e fortifica in me l'uomo interiore. Che Cristo abiti, per la fede, nel mio cuore; che Dio diventi, giorno dopo giorno, il terreno vitale da cui trarre la linfa necessaria affinché il frutto della mia vita abbia il gusto del Suo Amore! (Michel Hubaut) Meditiamo sulle parole della Promessa... Consapevole dell'infinito amore di Dio per tutte le sue creature,... “Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi… Egli ci ha amato per primo!” (Gv 4, 16-19). “...il tuo nome è scritto sul palmo delle mie mani” Signore, Dio di misericordia, che rinnovi incessantemente i pro111 digi del tuo amore verso il tuo popolo e anche verso di me, che non ti do ascolto, aiutami a far il vuoto nel mio io presuntuoso, perchè io possa riempirmi e saziarmi di te! Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse... Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena, da poterLo dare a quelle povere anime, che non conoscono il dono di Dio. (B.E.R) ... in forza della mia vocazione cristiana... “Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. (Mt 25,34) Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! (1 Gv 3,1) A volte mi sembra che un certo tipo di successo sia prerogativa dei prepotenti o dei disonesti... mi sembra che anche se ci sforziamo di seguire le vie del Signore, non facciamo altro che collezionare insuccessi… Signore, che hai proclamato beati i poveri in spirito e gli umili, aiutaci a superare i momenti di delusione e di scoraggiamento, aiutaci a cercare il regno di Dio nell’umiltà dell’attesa, confidando sempre nella forza del tuo amore che ci prende per mano! Schieriamoci umilmente tra gli imperfetti; stimiamoci piccole anime, che Dio debba sostenere ad ogni istante... (B.E.R) Quando tutto si intricava, quando il presente mi era così doloroso e l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli occhi e mi abbandonavo, come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli. (B.E.R) 112 ... alla presenza della Chiesa, nella persona del sacerdote celebrante, ... della Superiora Generale dell'Istituto delle Maestre Pie dell'Addolorata, Madre Carla Bertani, del Presidente del Movimento per l'Alleluia, Stefano Nanni,... “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 4-7) Nella sua sapienza infinita è Dio che sceglie i fondatori degli istituti religiosi. Egli distribuisce i suoi doni come a Lui piace e affida a chi vuole una particolare missione da compiere, per un’opera di servizio alla Chiesa nel piano divino di salvezza. Il carisma di un fondatore è una intensa e personale esperienza di Dio donata dallo Spirito, per la quale il fondatore interpreta il Vangelo e lo vive in modo originale e carismatico nella sequela di Cristo. In questo preciso tempo storico in cui stiamo vivendo, Dio ha scelto delle persone come garanti di unità e fedeltà a questo carisma: il Sacerdote ci assicura il legame e il riconoscimento della Chiesa, la Superiora Generale ci dà la garanzia di camminare secondo la spiritualità donata da Dio a Elisabetta Renzi, il Presidente è colui che svolge il servizio dell’autorità all’interno del movimento. ...io ..... , RINNOVO la promessa di vivere, con la forza donatami dallo Spirito Santo e per l'intercessione di Maria Santissima Addolorata, gli impegni del mio Battesimo secondo la spiritualità della Beata Elisabetta Renzi e in base a quanto espresso 113 nelle norme statutarie del Movimento per l'Alleluia. Il Battesimo ci fa’ membra del corpo di Cristo, ci incorpora alla Chiesa: “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25). I battezzati diventano “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1 Pt 2,5). Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, i cristiani vengono conformati a Cristo. Rigenerati per essere figli di Dio, i battezzati sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio. Poichè nel Battesimo hanno ricevuto “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), i battezzati “dopo essere stati illuminati” (Eb 10, 32) sono divenuti “figli della luce” (1 Ts 5,5) e “luce” essi stessi. (Ef 5,8) Perchè viva ancor sono io? Per conoscere, amare e servire Iddio, per amarti, o Gesù mio! (B.E.R) A tutti apparve un fragile velo che ricopriva Gesù (testimonianza sulla B.E.R) In questo momento di silenzio ognuno di noi rinnovi le proprie promesse battesimali, chiedendo anche alla Beata Elisabetta Renzi di sostenerci e aiutarci ad essere coerenti ad esse nel nostro quotidiano. Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo mi aiutino nell'affrontare, con allegrezza di spirito, ciò che la vita mi riserverà nelle varie realtà in cui sarò chiamato/a a testimoniare l'amore di Dio per me. “Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la 114 virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perchè l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. (Rm.5, 3-5) Signore Gesù, mia forza e mia salvezza, fa’ che con l’aiuto della tua grazia possa vincere il male col bene, testimoniando in ogni circostanza il tuo amore a quanti mi circondano! “Quando lavori, Gesù è lì per risparmiarti metà di pena, quando piangi Egli ti si avvicina per asciugarti le lacrime” (B.E.R) Certamente dovremo ancor molto e sempre patire, ma senza il Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua. L’Alleluia sta di casa al di là del Calvario. (B.E.R) La Beata Elisabetta Renzi mi sostenga in questo cammino di crescita nella fede, vissuta nel quotidiano, che si alimenta ai piedi di Cristo Gesù Crocifisso e Risorto, e interceda per me affinché: “Io me stia sempre sotto la grande visione di Dio!”. AMEN. Dammi un cuore aperto e generoso che non si fermi alle sue preoccupazioni, un cuore nobile, incapace di conservare rancore; un cuore forte che non ha paura delle ombre; un cuore incapace di chiusure. E donami la grazia di cercare in ogni uomo, senza mai stancarsi, la scintilla che tu vi hai posto quando lo hai creato a Tua immagine. 115 116 INDICE PREMESSA ................................................................................... 1 SVOLGIMENTO DEGLI INCONTRI MPA .............................................. 4 IL CAMMINO MPA ....................................................................... 7 SCHEMA DEGLI INCONTRI ............................................................... 9 Preghiere allo Spirito Santo ................................................... 10 Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo della misericordia .......................................................................................... 13 1° INCONTRO GESÙ E LA PECCATRICE ........................................................... 14 La Parola di Dio… ..................................................................... 14 Commento alla Parola di Dio ................................................... 15 La Parola della Chiesa .............................................................. 18 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 20 Per la riflessione personale ..................................................... 22 Preghiamo... ............................................................................ 24 2° INCONTRO LA PECORA SMARRITA ............................................................ 27 La Parola di Dio… ..................................................................... 27 Commento alla Parola di Dio ................................................... 27 La Parola della Chiesa .............................................................. 29 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 31 Per la riflessione personale ..................................................... 31 Preghiamo... ............................................................................ 33 3° INCONTRO LA DRAMMA PERDUTA ........................................................... 35 117 La Parola di Dio… ..................................................................... 35 Commento alla Parola di Dio ................................................... 35 La Parola della Chiesa .............................................................. 37 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 39 Per la riflessione personale ..................................................... 41 Preghiamo... ............................................................................ 43 4° INCONTRO IL FIGLIOL PRODIGO ............................................................... 45 La Parola di Dio… ..................................................................... 45 Commento alla Parola di Dio ................................................... 46 La Parola della Chiesa .............................................................. 49 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 51 Per la riflessione personale ..................................................... 53 Preghiamo... ............................................................................ 54 5° INCONTRO LASCIALO ANCORA PER QUEST’ANNO ......................................... 56 La Parola di Dio… ..................................................................... 56 Commento alla Parola di Dio ................................................... 56 La Parola della Chiesa .............................................................. 64 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 65 Per la riflessione personale ..................................................... 66 Preghiamo... ............................................................................ 67 6° INCONTRO LA PRESENZA DI GESÙ NELLA CASA DI ZACCHEO ............................ 71 La Parola di Dio… ..................................................................... 71 Commento alla Parola di Dio ................................................... 72 La Parola della Chiesa .............................................................. 73 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 75 Per la riflessione personale ..................................................... 75 Preghiamo... ............................................................................ 77 118 7° INCONTRO IL PERDONO DI GESÙ AI SUOI CARNEFICI ..................................... 80 La Parola di Dio… ..................................................................... 80 Commento alla Parola di Dio ................................................... 81 La Parola della Chiesa .............................................................. 82 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 85 Per la riflessione personale ..................................................... 86 Preghiamo... ............................................................................ 87 8° INCONTRO IL BUON LADRONE ................................................................. 90 La Parola di Dio… ..................................................................... 90 Commento alla Parola di Dio ................................................... 90 La Parola della Chiesa .............................................................. 91 Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 93 Per la riflessione personale ..................................................... 94 Preghiamo... ............................................................................ 95 APPENDICE .......................................................................... 97 Corona dell’Addolorata............................................................ 98 Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA .. 110 119 120