PREMESSA
Il Movimento Per l’Alleluia (MPA) è un gruppo di fedeli laici
chiamato da Dio a condividere il carisma della Fondatrice
dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata (MPdA) Beata Elisabetta
Renzi (E.R.) (Statuto art. 1).
Ha mosso i suoi primi passi nel 1993, ma solo dopo alcuni
anni la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica lo ha eretto canonicamente come Opera
propria dell’Istituto delle Maestre Pie dell’Addolorata e ne ha
approvato lo Statuto con Decreto Prot. n. R 30 – 1/99 del 21
aprile 1999.
I laici che rispondono alla chiamata del Signore ad aderire
al Movimento, si impegnano ad attualizzare nel quotidiano e secondo il proprio stato di vita nel mondo, l'amore per Cristo e a
vivere lo spirito di servizio incarnato dalla Beata E.R..
La sua finalità è: vivere la fede cristiana nella famiglia,
nell’ambiente di lavoro, nella comunità parrocchiale, attraverso
il carisma della Beata Elisabetta Renzi.
“Sii felice perché il buon Dio ti ama!” dice Madre Elisabetta;
lo stile di vita, quindi, proposto all’MPA, è una fede gioiosa, carica di fiducia, di speranza cristiana.
“La Croce! Essa ha dato la pace al mondo! E io l’amo.”:
l’amore a Cristo crocifisso è uno degli elementi fondanti la spiritualità della Beata.
“Io porto Colui che mi porta”: lo spirito di unione con Gesù
Crocifisso trova alimento e suggello nella partecipazione del dono eucaristico.
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Animati dalla stessa spiritualità, i laici MPA sono, perciò,
chiamati ad accogliere, custodire e vivere il carisma della Beata
Elisabetta Renzi nella quotidianità della vita.
Il cammino annuale dell’MPA viene scandito da un incontro
mensile nei singoli gruppi, dove si segue il programma predisposto dalla Commissione Formazione del Movimento per tutti i
gruppi, in Italia e all’estero.
La programmazione annuale segue, generalmente, le tematiche proposte dalla Chiesa e si armonizza con la spiritualità
della Beata.
La caratteristica del cammino sta soprattutto nel metodo,
che vuole favorire:
 l’accoglienza gioiosa di tutti i partecipanti
 l’ascolto della parola di Dio e della Chiesa intercalato dal canto
 la condivisione delle proprie risonanze di fede
 la preghiera comune
 il momento della fraternità
Frequentando regolarmente gli incontri, avremo occasione
di crescere in veri rapporti di amicizia dove potremo condividere
i nostri pensieri, il nostro agire, il nostro cammino personale di
santità con quella fede gioiosa, quella speranza e quella fiducia
in Dio che caratterizzò Madre Elisabetta e che è il fondamento di
una autentica fede cristiana.
Sapendo di poter essere sempre gioiosi, non perché tutto
va bene, ma perché Dio ci ama, siamo chiamati, per vocazione, a
diffondere amicizia, condivisione, cordialità, accoglienza e ci impegniamo a incarnare, nella vita quotidiana, i messaggi che lo
Spirito Santo trasmette al gruppo e ai singoli amici MPA.
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E’ impegno di ciascuno utilizzare personalmente il libretto,
per arrivare agli incontri avendo già letto e meditato
l’argomento che viene via via proposto.
E’ sollecitudine di ciascuno invitare nuovi amici a vivere un
cammino di santità secondo la spiritualità della Beata Elisabetta,
infondendo nei loro cuori pace, serenità e predisposizione
all’ascolto della Parola tenendo vive e presenti le parole di
Giovanni Paolo II: “Non temere di aprire il tuo cuore a Cristo”.
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SVOLGIMENTO DEGLI
INCONTRI MPA
1. Preparazione
Il tempo che intercorre tra un incontro e l’altro è un tempo
dedicato alla meditazione e riflessione personale.
Ogni settimana dedichiamo qualche minuto a leggere e
soffermarci su qualche riga di ciò che è riportato nel libretto,
per meditare, sottolineare quello che più ci ha colpito.
Iniziamo questo momento con un Segno di Croce e un Gloria, per metterci alla presenza del Padre, del Figlio e invocare
luce dallo Spirito Santo, chiedendo la grazia di comprendere la
parabola che andremo a meditare.
Leggiamo qualche riga, senza fretta, senza avere l’ansia di
leggere tutto ed arrivare in fondo, anzi tornando indietro più
volte, ed anche in tempi diversi, fermandoci in silenzio.
Concludiamo con l’invocazione: Beata Elisabetta Renzi,
prega per noi.
Questo meditare, che diventa preghiera, è ciò che cambia
e trasforma il nostro cuore, perchè è la Parola di Dio, è Dio
stesso che opera e ci cambia dal di dentro.
Per chi lo desidera, si possono anche leggere i riferimenti
ai passi paralleli della Parola di Dio nella Bibbia, o approfondire i temi nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nei documenti della Chiesa, oppure nella Positio che troviamo in ogni comunità Maestre Pie e che ogni responsabile di gruppo ha in
consegna.
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2. Accoglienza
Tempo: 20 minuti circa
L’incontro inizia sempre con il canto, segno di accoglienza
e di festa, di gioia nel ritrovarsi.
Anche il canto può darci spunti per una riflessione personale e di gruppo, crea un clima fraterno e gioioso.
E’ il momento in cui si può cogliere l’occasione per ascoltare e imparare un nuovo canto.
I gruppi che “fanno fatica a cantare”, possono aiutarsi con
audiocassette o cd o chiedere aiuto ad un membro della
Commissione Musica e canto.
3. Invocazione allo Spirito Santo
Al canto segue l’invocazione allo Spirito perchè sia luce alle
nostre menti e ai nostri cuori. Lo Spirito Santo ci doni la capacità di metterci in ascolto della Parola di Dio, di accogliere la
Sua Parola con animo aperto e docile.
4. Introduzione al tema
Tempo: 10-15 minuti circa
Segue l’introduzione al tema dell’incontro
dall’animatore o da una persona che si è preparata.
fatta
5. Condivisione
Tempo: 25-30 minuti circa
A questo punto ognuno è chiamato a condividere con gli
altri la ricchezza delle sue riflessioni. E’ questo un momento
importante e significativo perchè siamo chiamati a mettere in
comune quello che lo Spirito ha suscitato nei nostri cuori:
“...l’energia dello Spirito che è in uno passa contemporanea5
mente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio dono, ma lo si
moltiplica nel farne parte ad altri e si gode del frutto del dono
altrui come del proprio” (San Basilio).
La condivisione può essere fatta semplicemente leggendo
le frasi che hanno più colpito, oppure raccontando quale è
stato il cammino spirituale del mese e ciò che lo Spirito ha suscitato dentro.
6. Preghiera finale
Tempo: 10-15 minuti circa
Tutte le nostre riflessioni, condivisioni diventano preghiera. Insieme preghiamo con un salmo, preghiera di Cristo e della Chiesa. Essi ci aiutano a rivolgere la mente, il cuore a Dio, a
lodarlo, a ringraziarlo, a chiedergli ciò che riteniamo utile per
la nostra vita e quella dei nostri fratelli.
Terminiamo con la preghiera alla Beata Elisabetta Renzi,
presentando a Dio, per sua intercessione, ogni necessità nostra, delle nostre famiglie e del mondo intero, pregando anche
per ogni Laico MPA in Italia, Louisiana, Messico, Brasile, Bangladesh e Zimbabwe e per ogni Maestra Pia dell’Addolorata.
7. Momento di fraternità
Dopo aver condiviso riflessioni, preghiera... terminiamo
l’incontro con un momento fraterno di festa, di convivialità.
Anche questo momento è importante per favorire tra noi
rapporti aperti, sereni e di conoscenza reciproca.
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IL CAMMINO MPA
Il cammino di quest’anno ci aiuterà a riflettere sulle Parabole
della Misericordia tratte dal Vangelo di Luca.
Il nostro Papa Francesco ha indetto il Giubileo Straordinario
della Misericordia, che si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità
dell’Immacolata Concezione
Il dono che il Papa ci fa, ci ha confermato nella scelta che
avevamo già fatto di incentrare il nostro cammino sul tema della
misericordia, tema caro al Pontefice e che non perde occasione
di riprendere nei suoi discorsi e documenti.
Nella Bolla di indizione leggiamo: “Abbiamo sempre bisogno
di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di
serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia:
è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel
cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e
l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per
sempre nonostante il limite del nostro peccato.
Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo
chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. *…+
Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto
fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la
compassione e la misericordia. … In queste parabole, Dio viene
sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando
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perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto
vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono.
*…+
La parabola contiene un profondo insegnamento per ciascuno di noi. Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del
Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli.
Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi
per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per
noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere.
Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono
è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la
serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza
e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici. Accogliamo quindi l’esortazione dell’apostolo: «Non tramonti il sole
sopra la vostra ira» (Ef4,26). E soprattutto ascoltiamo la parola
di Gesù che ha posto la misericordia come un ideale di vita e come criterio di credibilità per la nostra fede: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7) è la beatitudine a
cui ispirarsi con particolare impegno in questo Anno Santo. *…+
Un Anno Santo straordinario, dunque, per vivere nella vita di
ogni giorno la misericordia che da sempre il Padre estende verso
di noi. In questo Giubileo lasciamoci sorprendere da Dio. Lui non
si stanca mai di spalancare la porta del suo cuore per ripetere
che ci ama e vuole condividere con noi la sua vita.” (Da Misericordiae Vultus, Bolla di Indizione del Giubileo Straordinario della
Misericordia, Francesco Vescovo Di Roma)
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SCHEMA DEGLI INCONTRI
Lo schema è quello ormai sperimentato: la Parola di Dio, segue un commento al brano, una riflessione tratta dalla Parola
della Chiesa o da autori vari, infine un approfondimento dalla vita e dagli scritti della beata Elisabetta Renzi.
Al termine di ogni incontro è lasciato uno spazio per la riflessio-ne personale, per annotare ciò che è il frutto della propria
medita-zione o preghiera sul testo fatta durante il mese precedente all’incontro. Questo aiuterà poi la condivisione all’interno
del grup-po durante l’incontro mensile.
Ogni incontro termina con la preghiera, che quest’anno è
meno strutturata, per lasciarla alla libera iniziativa e creatività
dei gruppi.
Per l’animazione degli incontri, per il momento di accoglienza e per la preghiera i gruppi possono farsi aiutare dal cd “Canti
MPA 2012-2013” o altri cd di canti religiosi.
Nella pagina seguente sono riportate alcune invocazioni allo
Spirito Santo, da utilizzare come preghiera all’inizio degli incontri
o nel momento che si ritiene più opportuno.
Inoltre abbiamo aggiunto la preghiera di Papa Francesco per
l’Anno della Misericordia.
Buon cammino spirituale e umano in questo anno vissuto
nella serenità e certezza della misericordia del Padre che ci permette di essere “allegri perché sappiamo che il buon Dio ci ama”
e di abbandonarci “come una creaturella, tra le braccia del Padre, che è nei Cieli” (cfr. Beata Elisabetta Renzi).
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PREGHIERE ALLO SPIRITO SANTO
Preghiera allo Spirito Santo
di Paolo VI
Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore puro, pronto ad
amare Cristo Signore con la
pienezza, la profondità e la
gioia che tu solo sai infondere.
Donami un cuore puro, come
quello di un fanciullo che non
conosce il male se non per
combatterla e fuggirlo.
Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore grande, aperto
alla tua parola ispiratrice e
chiuso ad ogni meschina ambizione.
Donami un cuore grande e
forte capace di amare tutti,
deciso a sostenere per loro
ogni prova, noia e stanchezza,
ogni delusione e offesa.
Donami un cuore grande, forte e costante fino al sacrificio,
felice solo di palpitare con il
cuore di Cristo e di compiere
umilmente, fedelmente e coraggiosamente la volontà di
Dio.
Amen.
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Preghiera allo Spirito Santo
di Giovanni Paolo II
Vieni, Spirito Santo,
vieni Spirito Consolatore,
vieni e consola il cuore di ogni
uomo
che piange lacrime di disperazione.
Vieni, Spirito Santo,
vieni Spirito della luce,
vieni e libera il cuore di ogni
uomo
dalle tenebre del peccato.
Vieni, Spirito Santo,
vieni Spirito di verità e di
amo-re,
vieni e ricolma il cuore di ogni
uomo
che senza amore e verità
non può vivere.
Vieni, Spirito Santo,
vieni, Spirito della vita e della
gioia,
vieni e dona ad ogni uomo la
piena comunione con te,
con il Padre e con il Figlio,
nella vita e nella gioia eterna,
per cui è stato creato e a cui è
destinato.
Amen.
Preghiera allo Spirito Santo
di Sant'Agostino
Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito di sapienza: donami lo
sguardo e l ’udito interiore,
per-ché non mi attacchi alle
cose materiali ma ricerchi
sempre le realtà spirituali. Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito dell’amore: riversa
sempre più la carità nel mio
cuore. Vieni in me, Spirito Santo,
Spirito di verità: concedimi di
pervenire alla conoscenza della
verità in tutta la sua pienezza.
Vieni in me, Spirito Santo,
acqua viva che zampilla per la
vita eterna: fammi la grazia di
giungere a contemplare il volto
del Padre nella vita e nella
gioia senza fine. Amen.
Preghiera allo Spirito Santo
di Santa Caterina da Siena
O Spirito Santo, vieni nel mio
cuore: per la tua potenza attira-lo a te, o Dio, e concedimi la
carità con il tuo timore. Liberami, o Cristo, da ogni mal
pensiero: riscaldami e infiammami
Preghiera allo Spirito Santo
di San Bernardo
O Spirito Santo, anima
dell’anima mia, in te solo posso
esclamare: Abbà, Padre. Sei tu,
o Spirito di Dio, che mi rendi
capace di chiedere e mi suggerisci che cosa chiedere. O Spirito d’amore, suscita in me il desiderio di camminare con Dio:
solo tu lo puoi suscitare. O Spirito di santità, tu scruti le profondità dell’anima nella quale
abiti, e non sopporti in lei neppure le minime imperfezioni:
bruciale in me, tutte, con il fuoco del tuo amore. O Spirito dolce e soave, orienta sempre più
la mia volontà verso la tua,
perché la possa conoscere
chiaramente, amare ardentemente e compiere efficacemente. Amen.
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del tuo dolcissimo amore,
così ogni pena mi sembrerà
leggera. Santo mio Padre, e
dolce mio Signore, ora aiutami
in ogni mia azione. Cristo amore, Cristo amore.
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INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
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Spirito Santo, vieni!
Spirito Santo, Tu che scendesti in Maria e la rendesti Madre
del Figlio di Dio, scendi nei nostri cuori e rendili fecondi,
perché il Cristo continui ad incarnarsi in ciascuno di noi.
Spirito Santo, vieni!
Spirito Santo, Tu che scendesti su Gesù al Giordano sotto
forma di colomba, scendi anche su ognuno di noi, perché il
Padre ci riconosca come figli suoi.
Spirito Santo, vieni!
Spirito Santo, Tu che scendesti sulla Chiesa nascente e trasformasti quegli uomini timorosi in intrepidi diffusori del
vangelo, scendi su di noi e rendici coraggiosi testimoni di
Gesù vivo e risorto in mezzo a noi.
Spirito Santo, vieni!
Spirito Santo, Tu che sei sceso anche su di noi il giorno del
Battesimo, in quello della Cresima e scendi ogni volta che
celebriamo la Riconciliazione e l’Eucaristia, rendici coerenti
con la fede che professiamo.
Spirito Santo, vieni!
Spirito Santo, che ci chiami a far parte del Movimento Laici
MPA, aiutaci a rispondere con coerenza a questa chiamata
del Signore a condividere il carisma della Fondatrice
dell’Istituto Maestre Pie dell’Addolorata, la Beata Elisabetta
Renzi, e ad attualizzare nel quotidiano l'amore per Cristo e
per i fratelli, specialmente verso i più deboli e bisognosi.
Spirito Santo, vieni!
Preghiera di Papa Francesco
per il Giubileo della misericordia
Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede lui.
Mostraci il tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro; l'adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in
una creatura; fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa' che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti
alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono
e la misericordia: fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di
te, suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch'essi rivestiti di debolezza
per sentire giusta compassione per quelli che sono nel l'ignoranza
e nell'errore; fa' che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso,
amato e perdonato da Dio.
Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione
perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri
il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà
e ai ciechi restituire la vista.
Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia
a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli
dei secoli.
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1° incontro
Gesù
e la peccatrice
La Parola di Dio (Lc 7, 36-50)
36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa
del fariseo e si mise a tavola. 37 Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo,
venne con un vasetto di olio profumato; 38 e fermatasi dietro si
rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva
di olio profumato.
39 A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se
costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei
che lo tocca: è una peccatrice». 40 Gesù allora gli disse: «Simone,
ho una cosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di' pure». 41 «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42 Non avendo essi da restituire, condonò il debito
a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?». 43 Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse
Gesù: «Hai giudicato bene». 44 E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e
tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i
piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non
mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha
cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non mi hai cosparso il capo di
olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47 Per
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questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha
molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco».
48 Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». 49 Allora i
commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che
perdona anche i peccati?». 50 Ma egli disse alla donna: «La tua
fede ti ha salvata; va' in pace!».
Commento alla Parola di Dio
Individuata tradizionalmente come «pubblica peccatrice
perdonata o pentita», la donna
del profumo è una delle tante
donne anonime che compaiono nel vangelo di Luca. Alcuni
la scambiano con Maria di Betania, la sorella di Marta e Lazzaro, o con Maria Maddalena,
dalla quale Gesù scacciò sette
demoni, o persino con la donna adultera che si trovò
nell’imminente pericolo di essere lapidata dai suoi accusatori. Per noi, invece, è semplicemente la donna del profumo, è colei che versò il contenuto del suo vaso di alabastro
sopra i piedi del maestro
Quello di Luca è il vangelo
che narra in maggior numero
storie di donne. Anche se nel
suo vangelo troviamo altre sto-
rie di donne che hanno la loro
parallela comparsa nei vangeli
di Marco e di Matteo, la nostra
protagonista (Lc 7, 36-50) è
l’unica donna che riceve il perdono di Gesù; è l’unica donna
che, senza chiederlo, è liberata
da una malattia, non del corpo
ma dello spirito. E Gesù, il pedagogo, il terapeuta, applica
un rimedio di efficacia istantanea. Perdona all’istante tutti i
suoi peccati.
I personaggi della scena sono Gesù, la donna peccatrice,
Simone il fariseo e gli altri
commensali. Tutti sono
coinvolti nel medesimo ordito,
in cui la logica della legge si
scontra con la logica dell’amore. Simone il fariseo e il suo
gruppo rappresentano la legge.
Gesù incarna l’amore. In mezzo
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è collocata la donna peccatri- po. Essa è sola. È peccatrice e
ce: Simone l’accusa, Gesù la lo sa. Gode di cattiva reputaperdona.
zione e lo sa. Non fa assegnamento su alcun gruppo di apAncora una volta Gesù ci poggio; neppure la legge la
sconcerta. Sconcertano le sue protegge. Ingaggia la sua riparole, i suoi gesti, i suoi
schiosa battaglia solamente
silenzi. Parole, gesti e silenzi con quello che ha: la sua umache usano un linguaggio inclu- nità e la sua tenerezza. È una
sivo. Vogliono abbracciare gli donna forte, capace di grande
emarginati della società, quelli amore disinteressato. E chi
che vivono alla periferia per- ama rischia per l’amato. Ed è
ché non hanno posto nella cit- questo che essa fa. Il poco che
tà, quelli che nessuno vede e ha, lo rischia per Gesù. Infranascolta, poiché non hanno né ge le norme e si addentra in
volto né voce, i mendicanti per recinti strettamente proibiti
necessità, poiché non hanno per lei. Tiene fronte agli sguardiritti, i piccoli, gli ammalati, le di d’accusa degli invitati; sopdonne…
porta il giudizio intransigente
La donna del profumo entra di Simone, l’umiliazione del diin scena in veste di emargina- sprezzo di tutti. Non prova a
ta, esclusa dal mondo sociale, giustificare con parole il suo
dal sistema religioso, dal ban- gesto altamente ambiguo. Essa
chetto, dalla tavola, dal dialo- ha rischiato tutto. Simone, da
go... Essa non ha nome, cultu- parte sua, preferisce il calcolo,
ra, prestigio, influenza, autori- la prudente acquiescenza: bità e, sicuramente, non dispone sogna che rimanga in buoni
neppure di molti mezzi eco- rapporti con Gesù senza infanomici.
stidire i suoi amici farisei.
La donna del profumo ha
La donna manifesta il suo
soltanto la temerità, l’audacia amore e riconoscenza verso
di sfidare le strutture più po- Gesù usando il linguaggio del
tenti della società del suo tem16
corpo. Le viene più facile
esprimersi così che con un discorso ben preparato. Essa non
ha bisogno di parole. Le bastano i suoi gesti di tenerezza: baciare i piedi di Gesù, bagnarli
con le sue lacrime, asciugarli
con i suoi capelli e ungerli con
il suo profumo. Gesti arbitrari,
non necessari, insoliti, se si
guardano con gli occhi della logica, della legge, degli strati
sociali. Ma la tenerezza rifiuta
di entrare nei parametri intellettuali, etici o sociali. La tenerezza non si apprende dalla
legge, ma dal cuore, non si valuta dalla legge, ma dal perdono; non si spiega partendo dal
di fuori, ma dal di dentro. Per
questo Simone manca di tenerezza. Come tanti altri deve
apprendere a guardare con occhi nuovi. Diversamente non
potrà mai essere in sintonia
con la dinamica inclusiva di
Gesù.
E che fa Gesù? Qual è il suo
atteggiamento verso la donna?
Anche Gesù travalica le strutture oppressive ed emarginanti
della sua società per concedere alla donna quella piena di-
gnità che Simone – rappresentante dei farisei – le ha senza
motivo negato. Gesù accoglie il
suo amore e riconoscenza, ne
accetta le carezze, ne aspira il
profumo, la guarda faccia a
faccia, parla con lei, ne loda il
gesto, ne perdona i peccati e le
ridona la pace del cuore. La
donna entra senza dignità e
senza sostegno nella casa del
fariseo e ne esce con il riconoscimento della sua dignità, con
il perdono.
L’atteggiamento inclusivo di
Gesù è profondamente umano
e liberante: da un lato spezza
tabù, infrange frontiere, smonta pregiudizi, relativizza leggi,
smaschera
l’ingiustizia;
dall’altro genera vicinanza, relazione, dialogo, intimità e
promuove l’incontro interpersonale autentico. Incontrarsi
con Gesù è sempre un punto di
partenza, una finestra aperta al
futuro, uno stimolo di speranza.
La donna del profumo non è
nel nostro vangelo l’unica
esclusa che riceve l’abbraccio
di Gesù. Altri esclusi ed escluse: l’emorroissa, il lebbroso ri17
conoscente o il cieco di Gerico
– vivranno la medesima esperienza. Gesù li accomiata tutti
con il medesimo elogio: «La
tua fede ti ha salvato».
La nostra storia ha inizio con
un fariseo che invita Gesù a
mangiare a casa sua e termina
con un fariseo che scompare in
silenzio dalla scena. La nostra
storia è iniziata con una donna
«pubblica peccatrice» che entra nella casa del fariseo piangendo sconsolata, e si conclude con una donna perdonata
che lascia il racconto con un
cuore florido e traboccante di
pace.
La parola della Chiesa
Il Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr Lc 7,36-50) ci apre un
cammino di speranza e di conforto. E’ bene sentire su di noi lo
stesso sguardo compassionevole di Gesù, così come lo ha percepito la donna peccatrice nella casa del fariseo. In questo brano
ritornano con insistenza due parole: amore e giudizio.
C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al
Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per
lei, che la spinge ad avvicinarsi. Il suo pianto di pentimento e di
gioia lava i piedi del Maestro, e i suoi capelli li asciugano con gratitudine; i baci sono espressione del suo affetto puro; e
l’unguento profumato versato in abbondanza attesta quanto Egli
sia prezioso ai suoi occhi. Ogni gesto di questa donna parla di
amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima! E Gesù le dà questa certezza: accogliendola le
dimostra l’amore di Dio per lei, proprio per lei, una peccatrice
pubblica! L’amore e il perdono sono simultanei: Dio le perdona
molto, le perdona tutto, perché «ha molto amato» (Lc 7,47); e
lei adora Gesù perché sente che in Lui c’è misericordia e non
condanna. Sente che Gesù la capisce con amore, lei, che è una
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peccatrice. Grazie a Gesù, i suoi molti peccati Dio se li butta alle
spalle, non li ricorda più (cfr Is 43,25). Perché anche questo è vero: quando Dio perdona, dimentica. E’ grande il perdono di Dio!
Per lei ora inizia una nuova stagione; è rinata nell’amore a una
vita nuova.
Questa donna ha veramente incontrato il Signore. Nel silenzio, gli ha aperto il suo cuore; nel dolore, gli ha mostrato il pentimento per i suoi peccati; con il suo pianto, ha fatto appello alla
bontà divina per ricevere il perdono. Per lei non ci sarà nessun
giudizio se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. Il protagonista di questo incontro è certamente
l’amore, la misericordia che va oltre la giustizia.
Simone, il padrone di casa, il fariseo, al contrario, non riesce
a trovare la strada dell’amore. Tutto è calcolato, tutto pensato…
Egli rimane fermo alla soglia della formalità. E’ una cosa brutta,
l’amore formale, non si capisce. Non è capace di compiere il passo successivo per andare incontro a Gesù che gli porta la salvezza. Simone si è limitato ad invitare Gesù a pranzo, ma non lo ha
veramente accolto. Nei suoi pensieri invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla
verità e non gli permette neppure di comprendere chi è il suo
ospite. Si è fermato alla superficie – alla formalità – non è stato
capace di guardare al cuore. Dinanzi alla parabola di Gesù e alla
domanda su quale servo abbia amato di più, il fariseo risponde
correttamente: «Colui al quale ha condonato di più». E Gesù non
manca di farlo osservare: «Hai giudicato bene» (Lc 7,43). Solo
quando il giudizio di Simone è rivolto all’amore, allora egli è nel
giusto.
Il richiamo di Gesù spinge ognuno di noi a non fermarsi mai
alla superficie delle cose, soprattutto quando siamo dinanzi a
una persona. Siamo chiamati a guardare oltre, a puntare sul cuore per vedere di quanta generosità ognuno è capace. Nessuno
può essere escluso dalla misericordia di Dio. Tutti conoscono la
19
strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, perché quanti
sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. Più è grande il peccato e maggiore dev’essere l’amore che la
Chiesa esprime verso coloro che si convertono. Con quanto
amore ci guarda Gesù! Con quanto amore guarisce il nostro cuore peccatore! Mai si spaventa dei nostri peccati. Pensiamo al figlio prodigo che, quando decide di tornare dal padre, pensa di
fargli un discorso, ma il padre non lo lascia parlare, lo abbraccia
(cfr Lc 15,17-24). Così Gesù con noi. “Padre, ho tanti peccati…” –
“Ma Lui sarà contento se tu vai: ti abbraccerà con tanto amore!
Non avere paura”... (Dall'omelia di Papa Francesco Basilica Vaticana, Venerdì, 13 marzo 2015)
Madre Elisabetta ci dice...
Elisabetta Renzi, nella sua, vita si regolò per acquistare quella carità, che in modo particolare usò con le sue figlie, in ogni
luogo e in ogni circostanza. Lo Zavoli nell'elogio funebre scrive,
riferendosi a Madre Elisabetta: "...Non si stancava di esservi sovente d'appresso e con le maniere più dolci, mettervi sott'occhio
quali cose dovevate fare, di quali mezzi conveniva vi serviste,
come era necessario vi comportaste con le compagne... Ella vi
persuadeva della necessità di essere sincere, schiette e leali, specialmente col confessore e con la vostra maestra: ella insomma
vi allenava con amore, il più tenero usando ogni diligenza, perchè nasceste alla pietà, al timor di Dio, al desiderio di fare del
bene alle fanciulle. E, quand'anche ne avesse trovata alcuna, la
quale non fosse stata tanto pronta ad apprendere ciò che essa
desiderava dalle sue istruzioni, dai suoi insegnamenti, allora fattasi anch'ella piccola con chi era piccola, si accomodava alla bassa intelligenza di quella, e quasi non avesse saputo fare diversa20
mente, con passi da fanciulla istruiva a correre, chi aveva appena
tanta lena da muovere un passo. ... Mi sapreste poi dire le cure,
le sollecitudini che la vostra superiora si prendeva, quando dato
le era di scorgere in voi qualche segno di poca salute?... Ella più
volte di sua mano vi serviva... Insomma il suo amore per ciascuna
di voi fu tale che ve la vedevate sempre piacevole, manierosa ed
affabile, né seppe mai usare severità se non quando ve la obbligava la sua coscienza, sempre ferma nel mantenere il proposito
fatto di accogliere le sue figliole con piacevolezza... di compatirne i difetti se non di fragilità, o causati da poca cognizione...
... Non si mostrò mai nemica ad alcuno ma bensì con tutte
manifestò un amore di madre, e parve che a lei Dio avesse dirette quelle parole che disse a Mosè quando gli insinuava l'amore
per il suo popolo - porta eos in sinu tuo sicut portare solet nutrix
infantulum - poichè sentì amore per tutte, vi amò sempre e verso
ciascuna ebbe affetto di amore senza aspettarne che per questo
le usaste gratitudine, del che ne aveva fatto speciale promessa:
“Amerò tutte per amore di Dio, tanto le buone quanto le difettose”.
Il suo zelo era sempre ardente, avrebbe voluto oltrepassare i
mari, accorrere per ogni dove in soccorso dei prossimi, ed oh!
quanto si compiacque, come cosa possibile ad effettuarsi, quando una giovane per trasporto di zelo, aveva composto una canzonetta, nella quale si figurava che uno stuolo di Maestre Pie
erano partite a fondare nuove case in Cina.
“Essere premurose più d'altrui che di se stesse è la caratteristica dei buoni. La nota dei santi!”. Ecco quanto scrisse una decina di giorni prima della morte, alla giovane nipote amatissima
Giuseppina Renzi. (Dalla Positio pag. 409,410,505)
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Per la riflessione personale
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Preghiamo…
Il Salmo 135 è una grandiosa composizione che celebra
l’amore di Dio per il creato e per l’uomo. La lode del Salmista è
tutta orientata ad evidenziare la grande ed infinita misericordia
di Dio. Misericordia che il Salmista ci descrive nella sua manifestazione e nelle sua grandezza attraverso una sintesi di tutte le
opere compiute da Dio dal giorno della creazione in poi. L’amore
di Dio è l’unica vera ricchezza dell’uomo, quella a cui dobbiamo
tendere tutti noi. Il nostro cuore è, invece, pieno di miseria ed
incapace di comprendere e realizzare in sé l’amore. Solo Dio, per
sua infinita bontà, può ricondurlo alla sua naturale funzione immettendo in esso il suo grande amore. Questo atto di misericordia pura ci restituisce quanto noi con le nostre stessi mani abbiamo distrutto e sciupato, permettendoci di stabilire una nuova
comunione con Dio. E’ Cristo il nostro Salvatore, è Lui la persona
a cui dobbiamo tutto.
Lodate il Signore perché è buono:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Lodate il Dio degli dèi: perché eterna è la Sua Misericordia.
Lodate il Signore dei signori: perché eterna è la Sua Misericordia.
Egli solo ha compiuto meraviglie:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Ha creato i cieli con sapienza:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Ha stabilito la terra sulle acque:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Ha fatto i grandi luminari: perché eterna è la Sua Misericordia.
Il sole per regolare il giorno: perché eterna è la Sua Misericordia.
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La luna e le stelle per regolare la notte:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Percosse l'Egitto nei suoi primogeniti:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Da loro liberò Israele: perché eterna è la Sua Misericordia.
Con mano potente e braccio teso:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Divise il mar Rosso in due parti:
perché eterna è la Sua Misericordia.
In mezzo fece passare Israele:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Travolse il faraone e il suo esercito nel mar Rosso:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Guidò il suo popolo nel deserto:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Percosse grandi sovrani perché eterna è la Sua Misericordia.
Uccise re potenti: perché eterna è la Sua Misericordia.
Seon, re degli Amorrei: perché eterna è la Sua Misericordia.
Og, re di Basan: perché eterna è la Sua Misericordia.
Diede in eredità il loro paese;
perché eterna è la Sua Misericordia.
In eredità a Israele suo servo:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Ci ha liberati dai nostri nemici:
perché eterna è la Sua Misericordia.
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Egli dà il cibo ad ogni vivente:
perché eterna è la Sua Misericordia.
Lodate il Dio del cielo: perché eterna è la Sua Misericordia.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli.
Amen.
Preghiamo: O Dio che hai guidato il tuo popolo dall'Egitto alla
terra promessa, ricordati di noi che siamo stati redenti dal tuo
Figlio; liberaci dai nemici e nutrici con il pane della vita, affinché
possiamo raggiungere la vera terra promessa, il paradiso. Per
Cristo nostro Signore. Amen.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre
intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
26
2° incontro
La pecora
smarrita
La Parola di Dio (Lc 15,1-7)
1 Si avvicinavano a lui
tutti i pubblicani e i peccatori
per ascoltarlo. 2 I farisei e gli
scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
3 Ed egli disse loro questa parabola: 4 «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto
e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?
5 Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle,
6 va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi
con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7 Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore
che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno
bisogno di conversione.
Commento alla Parola di Dio
Al Signore "non piace perdere", per questo "va e cerca"
la pecorella smarrita, e riportarla all'ovile è "la gioia di Dio".
Questo il commento che papa
Francesco ha fatto alle parabole della pecorella smarrita e
della moneta perduta.
Il Vangelo, ha evidenziato il
Papa, mostra l'atteggiamento
27
di scribi e farisei che si scandalizzavano delle cose che Gesù
faceva e mormoravano contro
di Lui: "Quest'uomo è un pericolo", pranza con i pubblicani e
i peccatori, "offende Dio, dissacra il ministero del profeta ...
per avvicinarsi a questa gente".
Gesù dice che questa "è la musica dell'ipocrisia" e "a questa
ipocrisia mormoratrice risponde con una parabola".
Il Papa ha sottolineato che
"alla mormorazione Lui risponde con una parabola gioiosa.
Quattro volte, in questo piccolo brano, viene la parola gioia o
allegria: tre volte gioia e una
allegria. 'E voi - come se lui dicesse - voi vi scandalizzate di
questo, ma mio Padre gioisce'.
Quello è il messaggio più profondo di questo: la gioia di Dio,
che è un Dio cui non piace perdere, non è un buon perdente
e per questo, per non perdere,
esce da sé e va, cerca. E' un Dio
che cerca: cerca tutti quelli che
sono lontani da Lui. Come il
pastore, che va a cercare la pecora smarrita".
Il lavoro di Dio è "andare a
cercare" per "invitare alla festa
28
tutti, buoni e cattivi". "Lui non
tollera perdere uno dei suoi.
Ma questa sarà anche la preghiera di Gesù, nel Giovedì
Santo: 'Padre, che non si perda
nessuno di quelli che Tu mi hai
dato'. E' un Dio che cammina
per cercarci e ha una certa debolezza d'amore per quelli che
si sono più allontanati, che si
sono perduti ... Va e li cerca. E
come cerca? Cerca sino alla fine, come questo pastore che
va nel buio, cercando, finché la
trova. Così cerca Dio. 'Ma questo figlio non lo perdo, è mio! E
non voglio perderlo'. Ma questo è nostro Padre: sempre ci
cerca".
Poi, "quando ha trovato la
pecorella" e la riporta nell'ovile
ponendola accanto alle altre
nessuno deve dire: "Tu sei persa", ma "Tu sei una di noi",
perché gli ridà tutta la dignità.
"Non c'è differenza" perché
Dio "risistema tutti quelli che
ha trovato. E quando fa questo
è un Dio che gioisce". "La gioia
di Dio non è la morte del peccatore, ma la sua vita: è la
gioia. Quanto lontano era questa gente che mormorava con-
tro Gesù, quanto lontano dal
cuore di Dio! Non lo conoscevano. Credevano che essere religiosi, che essere persone
buone fosse andare sempre
bene, anche educati e tante
volte fare finta di essere educati, no? Questa è l'ipocrisia
della mormorazione. Invece, la
gioia del Padre, Dio, è quella
dell'amore: ci ama. 'Ma, io sono un peccatore, ho fatto questo, questo, questo!' ...'Ma io ti
amo lo stesso e vado a cercarti
e ti porto a casa'. Questo è il
nostro Padre. Pensiamo".
(Dall’omelia di Papa Francesco,
7/11/2013)
La Parola della Chiesa
46. La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte.
Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol
dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso.
Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte
l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle
urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A
volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte
aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà.
47. La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del
Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si
incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre
porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte
della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto
quando si tratta di quel sacramento che è “la porta”, il Battesimo. L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso ri29
medio e un alimento per i deboli.[51] Queste convinzioni hanno
anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare
con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è
una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la
sua vita faticosa.
48. Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni. Però chi dovrebbe privilegiare? Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento
molto chiaro: non tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i
poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, «coloro che non hanno da ricambiarti» (Lc 14,14). Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano
questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, «i poveri sono i
destinatari privilegiati del Vangelo»,[52] e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un
vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli
mai soli.
49. Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo.
Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata,
ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una
Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle
proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il
centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la
forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la
paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili,
30
nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una
moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37). (Evangelii Gaudium)
Madre Elisabetta ci dice...
Quando poi veduto avesse o le fosse stato riferito che alcuna
delle sue maestre declinava alquanto da quella retta via, nella
quale ella le aveva introdotte, ne sentiva tutto il rammarico, ne
desiderava, ne voleva l’emenda; ma nel correggere, non si faceva
preoccupare dalla precipitazione alla quale, invece di fruttare
pace, ordine e rimedio, il più delle volte dà origine a disordini
maggiori del male cui si vuol mettere argine. Però aveva fatto al
Signore promessa di – non lasciare di far la correzione ma prima
raccomandarsi a Dio, e non farla in collera e di primo impeto. – A
correggere dunque con frutto attendeva la Renzi una occasione,
un tempo opportuno. (Dall’Elogio funebre, Positio pag. 407).
Per la riflessione personale
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Preghiamo...
Pregando il Salmo 147 lodiamo il Signore Buon Pastore, che nel
suo amore misericordioso, raduna i dispersi e guarisce le loro ferite.
È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele;
risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
33
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.
Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.
Intonate al Signore un canto di grazie,
sulla cetra cantate inni al nostro Dio.
Egli copre il cielo di nubi,
prepara la pioggia per la terra,
fa germogliare l’erba sui monti,
provvede il cibo al bestiame,
ai piccoli del corvo che gridano.
Non apprezza il vigore del cavallo,
non gradisce la corsa dell’uomo.
Al Signore è gradito chi lo teme,
chi spera nel suo amore.
Chiediamo al Signore, per intercessione della Beata Elisabetta
Renzi, il dono di una fiducia grande nella divina Misericordia:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
34
3° incontro
La
dramma
perduta
La Parola di Dio
(Lc 15, 8-10)
“O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la
ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che
avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio
per un solo peccatore che si converte”.
Commento alla Parola di Dio
Questa parabola, incentrata
sulla breve storia della moneta
perduta, ci descrive il comportamento normale delle donne
povere, che possono contare
sul poco che hanno. Questa
donna ha appena dieci monete
d'argento. Al tempo di Gesù
una dramma valeva un giorno
di lavoro, circa 1 denaro, la pa-
ga giornaliera di un bracciante.
Per coloro che sono povere,
dieci dramme costituiscono
molti soldi! Perciò, quando
perdono una di queste monete, si danno da fare per ritrovarla: accendono la luce, perché la dramma possa brillare e
farsi ritrovare, spazzano tutta
la casa e cercano attentamen35
te. Appena la ritrovano, godono una gioia immensa e sentono il bisogno di condividerla
con le amiche, con le vicine. La
donna della parabola, infatti, si
rallegra con loro e fa festa perché ha ritrovato il suo tesoro!
Noi potremmo obiettare che,
in fondo, lei ne aveva altre nove di dramme e, pur avendone
perduta una, si sarebbe potuta
accontentare, invece non si dà
pace finché non l’ha ritrovata,
perché per lei sono tutte importanti.
Gesù, raccontando questa
parabola, paragona la gioia
della donna per il ritrovamento
di ciò che per lei era tanto prezioso, alla gioia degli angeli di
Dio per un solo peccatore che
si converte. Per Dio ognuno di
noi è importante, è unico e irrepetibile e Lui non può fare
festa se anche uno solo si perde. Ci cerca, facendoci percepire i suoi “passi” talvolta in maniera silenziosa, altre volte servendosi della Parola, dei “suoi
Angeli”, delle persone che sono accanto a noi, di eventi piccoli o grandi, tristi o gioiosi.
Non “si dà pace” finché non ci
36
ha ritrovati: è il paradosso
dell’Amore infinito di Dio per
ogni sua creatura, per ogni suo
figlio. E noi, per avvertire il Suo
camminare verso di noi, che
cosa possiamo fare? Prima di
tutto è necessario che apriamo
le finestre del nostro cuore,
per fare entrare la Luce dello
Spirito Santo, che ha il potere
di illuminare la nostra anima,
la vera dramma; poi, conviene
che “spazziamo”, ripuliamo la
nostra casa, munendoci degli
strumenti più idonei che sono
la preghiera, i sacramenti,
l’impegno quotidiano nel lavoro, l’onestà, la solidarietà,
l’amore verso i fratelli, l’offerta
delle sofferenze e delle gioie
(che non mancano mai), la vita
cristiana vissuta testimoniando
i valori del Vangelo! Non è facile.
La logica umana potrebbe
portarci a ragionare diversamente, in un mondo dove domina l’individualismo, l’autoreferenzialità, il potere, l’apparire, il denaro, il successo, eppure la logica del Vangelo ci dice
che il Regno dei cieli si conquista con la lotta, con la conver-
sione, il sacrificio, la fatica di
ogni giorno, la mitezza,
l’altruismo, la preghiera, la carità. Sono questi i “segnali”, le
pietre miliari del percorso cristiano, che ci orientano con sicurezza, perché evitiamo lo
smarrimento nella ricerca della
nostra “preziosa dramma”
l’Amore infinito di Dio Padre.
Egli non smette mai di cammi-
narci accanto e di donarci la
sua Grazia, affinché rafforziamo la nostra Unione con Lui e
raggiungiamo la santità.
La “dramma” è questa meta
alla quale siamo chiamati: non
possiamo mancare, l’appuntamento è troppo indispensabile
e tutti insieme, santificati, dobbiamo fare festa.
La parola della Chiesa
Gesù, evangelizzando i suoi apostoli e la folla che lo seguiva,
spesso ha utilizzato come personaggio delle parabole e dei suoi
racconti la donna, ad esempio, nella “dramma perduta”.
Anche noi vogliamo riflettere su alcune verità che riguardano la donna, specialmente in questi tempi in cui spesso la donna
stessa, diventa oggetto drammatico di cronaca nera.
La Chiesa, tramite il prezioso gioiello dell’Enciclica di San
Giovanni Palo II “Mulieris dignitatem” ci offre spunti importanti
al riguardo:
“La dignità della donna si collega intimamente con l'amore
che ella riceve a motivo stesso della sua femminilità ed altresì
con l'amore che a sua volta dona. Viene così confermata la verità
sulla persona e sull'amore. Circa la verità della persona, si deve
ancora una volta ricorrere al Concilio Vaticano II: «L'uomo, il
quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se
stessa, non può ritrovarsi pienamente se non mediante un dono
sincero di sé». Questo riguarda ogni uomo, come persona creata
ad immagine di Dio, sia uomo che donna. Tale affermazione in37
dica anche la dimensione etica della vocazione della persona. La
donna non può ritrovare se stessa se non donando l'amore agli
altri.
La forza morale della donna, la sua forza spirituale si unisce
con la consapevolezza che Dio le affida in un modo speciale
l'uomo, l'essere umano. Naturalmente, Dio affida ogni uomo a
tutti e a ciascuno. Tuttavia, questo affidamento riguarda in modo speciale la donna - proprio a motivo della sua femminilità - ed
esso decide in particolare della sua vocazione.
La donna è forte per la consapevolezza dell'affidamento, forte per il fatto che Dio «le affida l'uomo», sempre e comunque,
persino nelle condizioni di discriminazione sociale in cui essa può
trovarsi. Questa consapevolezza e questa fondamentale vocazione parlano alla donna della dignità che riceve da Dio stesso, e
ciò la rende «forte» e consolida la sua vocazione. In questo modo, la «donna perfetta» (cf. Prv 31, 10) diventa un insostituibile
sostegno e una fonte di forza spirituale per gli altri, che percepiscono le grandi energie del suo spirito.
Nella nostra epoca i successi della scienza e della tecnica
permettono di raggiungere in grado finora sconosciuto un benessere materiale che, mentre favorisce alcuni, conduce altri
all'emarginazione. In tal modo, questo progresso unilaterale può
comportare anche una graduale scomparsa della sensibilità per
l'uomo, per ciò che è essenzialmente umano. In questo senso,
soprattutto i nostri giorni attendono la manifestazione di quel
«genio» della donna che assicuri la sensibilità per l'uomo in ogni
circostanza: per il fatto che è uomo! E perché «più grande è la
carità» (1 Cor 13, 13).
La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le donne e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate
a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri
umani, che attendono l'amore gratuito di un'altra persona; per
le donne che vegliano sull'essere umano nella famiglia, che è il
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fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande
responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne
«deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono
state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con
l'uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la
«patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di
pianto»; così come assumono, insieme con l'uomo, una comune
responsabilità per le sorti dell'umanità, secondo le quotidiane
necessità e secondo quei destini definitivi che l'umana famiglia
ha in Dio stesso, nel seno dell'ineffabile Trinità.
La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del «genio»
femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli
e Nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie
che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti
i frutti di santità femminile.” ( Cfr. n. 30 Mulieris dignitatem)
Madre Elisabetta ci dice...
Madre Elisabetta è l’immagine della donna della parabola.
Durante la sua vita di donazione totale a Dio e alle anime, ha
“cercato laboriosamente e trovato la sua dramma”. Gesù Eucaristia, l’unione intima con il Signore, la retta intenzione, la virtù
dell’umiltà sono stati alcuni degli strumenti preziosi che l’hanno
aiutata a raggiungere e a far risplendere senza mezze misure la
santità, la vera dramma di ogni battezzato, di ogni consacrato .
Davanti a Gesù Eucaristia, in contemplazione adorante,
amava ripetere: “Mio Dio, come qui vi amo bene per voi medesimo!”. E’ in questo connubio d’amore che ella comprende come
l’Eucaristia porti a radicali trasformazioni ed affermava: “Quan39
do un’anima ha degnamente ricevuto il sacramento
dell’Eucaristia nuota nell’amore; è umile, dolce, mortificata… non
è più quella di prima”. Era convinta che, se un’anima è compresa
del valore della Comunione, evita anche “ i più lievi mancamenti”, per questo incoraggiava ad unirsi spesso a Gesù, almeno spiritualmente, specie quando “rallentasi l’amore di Dio” per riprendere subito quota nel proprio itinerario spirituale.
Elisabetta aveva avvertito fin dalla giovinezza il fascino
dell’intimità divina e aveva scritto: “Vorrei che tutto il mio essere
tacesse e in me tutto adorasse e così penetrare ognor più in Lui”.
E il motivo dominante del suo agire, già da ragazza, fu la retta
intenzione, che la faceva pregare così: “Che io me ne stia sempre
sotto la grande visione di Dio”. Proprio la fedeltà a questo impegno la portò a dire, quando era più avanti negli anni: “Non fu
l’interesse che mi indusse a intraprendere una tale opera, ma
unicamente la Gloria di Dio e il bene del prossimo… la sola, solissima gloria di Dio”. A tale proposito scriveva alla nipote Giuseppina: “Se tu facessi cosa anche grandemente utile al prossimo
senza l’occhio della pura intenzione di piacere a Dio, a nulla ti
varrebbe per crescere nell’amore, per conoscere la grandezza del
divino amore”.
Riguardo alla virtù dell’umiltà, indispensabile per raggiungere la santità, scriveva nel III Regolamento: “L’umiltà è il compendio di tutta la vita religiosa, il fondamento della vita spirituale”. E
lei per prima la praticò fino al punto da fare il proposito di non
parlare mai in sua lode, di non ritenersi necessaria alla comunità,
ma di essere piuttosto di aggravio… (Cfr. Positio, doc. IX).
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Per la riflessione personale
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Preghiamo...
Pregando il salmo 63 anche noi vogliamo esprimere il nostro
grande desiderio di cercare Dio, il nostro Dio, poiché il Suo amore è l’unico e la sua Grazia vale più della vita.
Ripetiamo insieme ad ogni strofa: All’aurora ti cerco, o Dio.
O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
come terra deserta, arida, senz'acqua.
Così nel santuario ti ho cercato,
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
le mie labbra diranno la tua lode.
Così ti benedirò finché io viva,
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
43
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
A te si stringe l'anima mia
e la forza della tua destra mi sostiene.
Gloria al Padre…
Preghiamo insieme:
Gesù, tu sei la forza, la Luce, lo scopo unico della nostra vita.
Ti chiediamo di attirarci a Te quando la nostra testimonianza si
fa debole e insignificante. Fa’ risplendere nel nostro agire quotidiano la tua presenza silenziosa ed operante. Non permettere
mai che deviamo dal cammino che ci porta alla Santità, la
“dramma preziosa” che hai promesso di donarci, se viviamo nel
tuo Amore.
Amen.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre
intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
44
4° incontro
Il figliol
prodigo
La Parola di Dio
(Luca 15, 11-32)
11 Disse ancora: «Un
uomo aveva due figli. 12 Il
più giovane di loro disse al
padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". Ed
egli divise fra loro i beni. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più
giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano e
vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. 14 Quando ebbe
speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
15 Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale
lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. 16 Ed egli avrebbe
voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava.
17 Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti servi di mio padre
hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: 'Padre, ho peccato contro il
cielo e contro di te: 19 non sono più degno di essere chiamato
tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi'".
20 Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli
era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione;
corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: "Padre,
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ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di
essere chiamato tuo figlio". 22 Ma il padre disse ai suoi servi:
"Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un
anello al dito e dei calzari ai piedi; 23 portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è
stato ritrovato". E si misero a fare gran festa.
25 Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. 26 Chiamò
uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. 27 Quello gli
disse: "È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello
ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo".
28 Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo
pregava di entrare. 29 Ma egli rispose al padre: "Ecco, da tanti
anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei
amici; 30 ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello
ingrassato".
31 Il padre gli disse: "Figliolo, tu sei sempre con me e ogni
cosa mia è tua; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché
questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto
ed è stato ritrovato"».
Commento alla Parola di Dio
Ci possiamo chiedere perché Gesù ha raccontato questa
parabola, che noi siamo soliti
catalogare fra le tre parabole
della Misericordia.
46
Nei versetti precedenti Luca
ci riferisce che i farisei e gli
scribi mormoravano, perché
Gesù riceveva i peccatori e
mangiava con loro. Allora Egli
racconta questa parabola, i cui
protagonisti sono il figlio minore, il padre e il figlio maggiore.
Il figlio minore è il tipico ragazzo che, ad un certo punto
della sua giovane vita, pretende di essere autosufficiente, di
gestire la propria libertà, di
avere ciò che gli spetta dal padre, rompendo ogni giusto legame con la casa paterna per
andarsene lontano. Là arriva a
“toccare il fondo” della insana
autogestione della sua vita:
sciupa tutto e si riduce non solo in miseria, ma è costretto a
pascolare i porci, animali impuri; addirittura avrebbe mangiato anche le carrube per sopravvivere, ma nessuno gliene
dava. Così pensò di ritornare
dal padre, di chiedergli di accoglierlo almeno come servo…
Di fronte al rispetto ed al silenzio del padre, non aveva
avuto esitazione a chiedergli
ciò che gli spettava e se n’era
andato pensando di godere
pienamente della sua falsa libertà. Solo dopo avere annientato la propria dignità ritrova
una scintilla di luce che lo fa
rientrare in se stesso: ripensa
alla tranquillità della sua casa,
ai suoi servi che godono di una
vita migliore della sua e decide
di “ritornare”, sottoponendosi
ad ogni umiliazione. Il padre,
che da tempo attendeva quel
momento, gli va incontro, lo
accoglie decidendo di fare festa: non pensa al passato, gode
solo del ritorno del figlio sano
e salvo.
Il figlio maggiore, che è rimasto sempre a casa con il padre, tornando dai campi sente
far festa e ne chiede il motivo
ad un servo, poi si lamenta con
il padre, facendogli capire
l’ingiusta sua posizione nei
confronti di lui che non aveva
mai goduto di un simile trattamento. Il padre gli fa capire
che è tornato suo fratello e bisognava far festa, perché “era
perduto ed è stato ritrovato…”.
Lo prega di entrare in casa, di
unirsi a loro.
E’ a questo punto che il figlio maggiore si rivela ingrato
nei confronti di quel padre con
il quale era sempre vissuto,
purtroppo, solo fisicamente,
senza condividere sentimenti,
amore, dolore, vita. Dimostra
di avere nel cuore solo delle
47
pretese, dei diritti e si fa guidare dalla logica terrena della
giustizia senza amore.
Il padre dei due figli è un
padre rispettoso della libertà
dei suoi figli, silenzioso, aspetta che essi - ognuno secondo il
proprio errore - si ravveda. Attende, guarda da lontano per
scorgere il ritorno del figlio
“snaturato” e, finalmente, lo
vede tornare ed il suo cuore si
riempie di gioia: non guarda al
male che il figlio minore gli ha
procurato, dimentica, perdona
e fa festa. Purtroppo, la sua
gioia non può essere ancora
piena: il figlio maggiore, tanto
amato, non si rivela tale, perché non vuole condividere la
gioia del ritorno del fratello,
non vuole essere il figlio al
quale era stato dato tutto: purtroppo, nel cuore aveva maturato delle “pretese”, delle rivalità, dei rancori…
Ma la sua misericordia di
vero padre supera ogni pretesa
umana ingiusta: in cielo si fa
festa per la conversione di un
peccatore! Anche lui ha diritto
di fare festa per il figlio riavuto
salvo.
48
Ora capiamo il motivo per il
quale Gesù ha raccontato questa storia a chi lo ascoltava e lo
giudicava perché si faceva amico dei peccatori.
Noi, in questo anno del Giubileo della Misericordia ci vogliamo chiedere a quale dei
tre personaggi, così attuali, vogliamo assomigliare. Papa
Francesco ci invita spesso a
“uscire” per andare verso le
periferie delle città, verso le
periferie delle relazioni umane
per tessere rapporti, portare la
Parola di Gesù, la solidarietà
materiale, la comprensione
umana a chi è nel disagio, nella
malattia, nella povertà, nella
solitudine.
Vogliamo essere quel Padre
misericordioso che attende
andando incontro, che accoglie
anche chi lo ha fatto soffrire
ingiustamente, che fa festa per
un ritorno tanto sperato, che
perdona senza ricordare la sofferenza che gli è stata procurata, che ama nonostante
l’errore.
Potrebbe farci riflettere anche l’atteggiamento sia del fi-
glio minore che quello del figlio
maggiore. Il minore si mostra
un figlio pieno di pretese, ma
poi si umilia, si fa perdonare
per la sua consapevolezza di
aver sbagliato, si salva, trovando il coraggio di ritornare alla
sua casa.
Il figlio maggiore, che sembrava il più vicino al padre, il
più laborioso e il più equilibrato, si è dimostrato umanamente pieno di invidia e di freddezza, forse perché il suo era solo
un amore di “facciata”, scontato; forse si sentiva troppo sicu-
ro nella sua posizione di figlio
“a modo”, non gli era mancato
mai nulla. E l’atteggiamento di
perdono del padre nei confronti del figlio minore, che
aveva sbagliato, lo mette in
crisi, lo irrita, lo rivela un uomo
dal cuore chiuso e lascia anche
noi con degli interrogativi.
Il Vangelo non ci dice quale
decisione prende quando il
Padre gli spiega il motivo per
cui era giusto fare festa per il
ritorno del fratello. Gesù ci insegna a non giudicare mai!
La Parola della Chiesa
La misericordia - come l'ha presentata Cristo nella parabola
del figliol prodigo - ha la forma interiore dell'amore che nel Nuovo Testamento è chiamato «agápe». Tale amore è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto,
su ogni miseria morale, sul peccato. Quando ciò avviene, colui
che è oggetto della misericordia non si sente umiliato, ma come
ritrovato e «rivalutato». Il padre gli manifesta innanzitutto la
gioia che sia stato «ritrovato» e che sia «tornato in vita». Tale
gioia indica un bene inviolato: un figlio, anche se prodigo, non
cessa di esser figlio reale di suo padre; essa indica inoltre un bene ritrovato, che nel caso del figliol prodigo fu il ritorno alla verità su se stesso.
49
Ciò che si è verificato nel rapporto del padre col figlio nella
parabola di Cristo non si può valutare «dall'esterno». I nostri
pregiudizi sul tema della misericordia sono per lo più il risultato
di una valutazione soltanto esteriore. Alle volte, seguendo un tale modo di valutare, accade che avvertiamo nella misericordia
soprattutto un rapporto di diseguaglianza tra colui che la offre e
colui che la riceve. E, di conseguenza, siamo pronti a dedurre che
la misericordia diffama colui che la riceve, che offende la dignità
dell'uomo. La parabola del figliol prodigo dimostra che la realtà è
diversa: la relazione di misericordia si fonda sulla comune esperienza di quel bene che è l'uomo, sulla comune esperienza della
dignità che gli è propria. Questa comune esperienza fa sì che il
figliol prodigo cominci a vedere se stesso e le sue azioni in tutta
verità (tale visione nella verità è un'autentica umiltà); e per il
padre, proprio per questo motivo, egli diviene un bene particolare: il padre vede con così limpida chiarezza il bene che si è compiuto, grazie ad una misteriosa irradiazione della verità e dell'amore, che sembra dimenticare tutto il male che il figlio aveva
commesso.
La parabola del figliol prodigo esprime in modo semplice, ma
profondo, la realtà della conversione. Questa è la più concreta
espressione dell'opera dell'amore e della presenza della misericordia nel mondo umano. Il significato vero e proprio della misericordia non consiste soltanto nello sguardo, fosse pure il più
penetrante e compassionevole, rivolto verso il male morale, fisico o materiale: la misericordia si manifesta nel suo aspetto vero
e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le
forme di male esistenti nel mondo e nell'uomo. Così intesa, essa
costituisce il contenuto fondamentale del messaggio messianico
di Cristo e la forza costitutiva della sua missione. Allo stesso modo intendevano e praticavano la misericordia i suoi discepoli e
seguaci. Essa non cessò mai di rivelarsi, nei loro cuori e nelle loro
azioni, come una verifica particolarmente creatrice dell'amore
50
che non si lascia «vincere dal male», ma si vince «con il bene il
male». Occorre che il volto genuino della misericordia sia sempre nuovamente svelato. Nonostante molteplici pregiudizi, essa
appare particolarmente necessaria ai nostri tempi. (Cfr. n. 6, “Dives in Misericordia” G. P. II)
Madre Elisabetta ci dice...
La Beata Elisabetta ci può aiutare a concretizzare il messaggio della parabola commentata, esercitando la carità e la misericordia verso gli altri. Infatti, l’ardente carità verso Dio testimoniata in tanti momenti della sua vita, come si legge nei diversi
documenti della Positio, non poteva non manifestarsi in un profondo, concreto e continuo amore per il prossimo. Leggiamo in
“Relatio et vota”:
“Ricca e traboccante di ragioni soprannaturali, la benemerita Fondatrice comprese che, al tentativo di scristianizzare la società, bisognava opporre la educazione civile e religiosa della
gioventù. Il Catechismo fu la sua passione predominante nel
campo dell’apostolato e volle che le sue figlie fossero, innanzi
tutto, delle brave maestre di catechismo “per il quale non doveva
mai esservi vacanza”. Nel constatare il frutto del loro amore verso la gioventù non poteva non manifestarsi piena di santa letizia:
“Com’è consolante al mio cuore, com’è dolce vedere queste anime giovanili anelanti alla perfezione e all’apostolato educativo,
animate da uno stesso spirito, accese d’uno stesso fuoco, aventi
un identico intendimento”.
L’amore di Madre Elisabetta verso il prossimo arrivava
all’apice quando si trattava dei deboli e dei bambini. “Col cuore
infiammato dal divino amore, tanto e tanto santamente amò
l’infanzia: nella non breve giornata della sua vita terrena consacrò le sue energie per ricondurre a Cristo i fanciulli e le fanciulle e
51
quest’amore dell’infanzia e questa sete di apostolato lasciò in
eredità alle sue figlie spirituali”.
L’amore verso il prossimo non conosceva limiti quando si
trattava di chi aveva commesso qualche infrazione o mancanza.
Allora si sentiva veramente mamma e da mamma misericordiosa
correggeva con infinito amore senza mai approfondire le ferite.
“Aveva fatto al Signore promessa di non lasciare di far la
correzione, ma prima raccomandavasi a Dio, e non farla in collera e di primo impeto. A correggere dunque con frutto attendeva
la Renzi una occasione, un tempo opportuno; aspettava di cogliere la colpevole in sul fatto e col richiamarla di nome, e dire: - Che
cosa fate? -, tutto otteneva.
Con squisito tatto sapeva affrontare e rimediare le situazioni
più complicate sorte in comunità e dovunque. “Senza dar torto o
ragione, senza fare lunghi processi, con poche parole otteneva
ciò che desiderava, cioè la pace e la concordia…”( Cfr. “Relatio et
vota, voto IX) .
La Beata Elisabetta aveva timore della più piccola ombra di
peccato e cercava di emendarsi anche dalle semplici imperfezioni. Fin da fanciulla, scelse una buona compagna con cui fare a
gara chi più sapesse amare Dio e, per ottenere con più facilità lo
scopo, stabilirono di stimolarsi e correggersi a vicenda. Fece la
stessa cosa anche da religiosa, avendo scelto una consorella che
l’avvertisse e la correggesse di eventuali difetti. Nei suoi incontri
con le Suore non si stancava di sottolineare loro l’importanza di
una vita immune da colpa, con un’anima semplice e immacolata.
Lo Zavoli afferma che la Beata Elisabetta non aveva difficoltà a
domandare a tutte perdono in pubblico refettorio delle proprie
mancanze. E la Giovannini aggiunge che faceva pubbliche penitenze in riparazione delle colpe e dei difetti. Anzi, si dichiarava
disposta a soffrire qualunque pena piuttosto che commettere un
peccato veniale. (Cfr. “Summarium, p. 22)
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Per la riflessione personale
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Preghiamo...
Preghiamo con la preghiera di Papa Francesco per l’Anno della
Misericordia (a cori alterni)
Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi
come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede Lui.
Mostraci il tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore
liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;
l'adultera e la Maddalena
dal porre la felicità solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa' che ognuno di noi ascolti
come rivolta a sé la parola
che dicesti alla samaritana:
“Se tu conoscessi il dono di Dio!”
Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
del Dio che manifesta la sua onnipotenza
soprattutto con il perdono e la misericordia:
fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te,
54
suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch'essi
rivestiti di debolezza
per sentire giusta compassione
per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore;
fa' che chiunque si accosti a uno di loro
si senta atteso, amato e perdonato da Dio.
Manda il tuo Spirito e consacraci tutti
con la sua unzione
perché il Giubileo della Misericordia
sia un anno di grazia del Signore
e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo
possa portare ai poveri il lieto messaggio,
proclamare ai prigionieri e agli oppressi
la libertà e ai ciechi restituire la vista.
Lo chiediamo per intercessione
di Maria Madre della Misericordia
a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.
Amen
Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre
intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
55
5° incontro
Lascialo
ancora per
quest’anno
La Parola di Dio
(Lc 13, 6-9)
6 Ora diceva questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna e venne cercando frutto in esso e non trovò.
7 Ora disse al vignaiolo: "Ecco, da tre anni vengo cercando
frutto in questo fico e non trovo. Taglialo dunque via! A che scopo poi rende improduttiva la terra?”.
8 Egli rispondendo gli disse: “Signore, lascialo ancora per
quest’anno, finché gli scavi intorno e getti letame: 9 chissà che
faccia frutto nel futuro! Se no, lo taglierai via"».
Commento alla Parola di Dio
Il brano è molto semplice e
risponde ad una domanda: Gesù è il Messia? Diceva il Battista che con il Messia la scure è
posta alla radice, ogni albero
che non porta frutto verrà tagliato e bruciato, con il Messia
arriva il giudizio di Dio e final56
mente trionferà la giustizia sulla terra. Ora ci sono tre piccoli
problemi.
• Se Gesù è il Messia come
mai il male continua ancora?
• Come mai anche la storia va
avanti?
• Cosa fa Dio nel frattempo?
Va bene che ci dobbiamo
convertire, ma dovrà pur fare qualcosa anche Lui.
Questa parabola vuole dare
la risposta: Dio è tutto e solo
bene, in Dio non c’è male. Per
Lui la giustizia coincide con
l’amore, perché è tutto amore.
Davanti al male Dio cosa fa?
Avrebbe una soluzione molto
semplice (che è ciò che facciamo noi): estirpare tutte le canaglie della terra. Il salmo 14
dice che non c’è un uomo giusto, quindi dovrebbe far fuori
tutti.
Questa soluzione non è secondo Dio, quindi Dio non fa
giustizia in questo modo. Da
questo testo vediamo quale è
la giustizia che fa Dio, perché
oltre la giustizia c’è la misericordia che dice: “dai, ancora
per un anno, pazienta un anno
ancora”. La storia va avanti
sempre ancora per un anno in
attesa che tutti noi ci convertiamo, nel frattempo vediamo,
in questa parabola, cosa fa Dio.
Ora diceva questa parabo-
la: Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna e venne
cercando frutto in esso e non
trovò.
La vigna è simbolo di Israele paragonato alla vigna che il
Signore si è piantato, che coltiva. Il segno della vigna è simbolo del possesso della Terra
Promessa. Prima di avere la vigna bisogna avere il frumento,
le bestie, poi avere da vivere,
da mangiare, la casa e poi avere un pezzo di terreno molto
adatto esposto dalla parte giusta. Poi serve molto tempo per
scavare, per drenare il terreno,
per piantare la vigna, per
aspettare che cresca qualche
anno, per potarla, per lavorarci, per avere una cosa totalmente superflua che non è necessaria per vivere però rende
bella la vita! Il vino è simbolo
dell’amore, del di più necessario all’uomo che non è solo una
bestia che mangia. La vigna è il
segno del gratuito. La Scrittura
dice che il vino allieta il cuore
dell’uomo.
È
simbolo
dell’amore,
l’uomo è fatto per questo di
più. Dio ha piantato una vigna
57
perché porti frutto: il frutto
della vigna è appunto l’amore,
cioè Dio si è creato un popolo
che ha amato, a cui ha dato
tutto affinché questo popolo
testimoni a tutto il mondo che
Dio ama.
E che cosa vuole il Dio che è
amore? Vuole essere riamato.
Tutta la Bibbia ci narra la storia
sfortunata di Dio che fin dal
primo giorno va a cercare
l’uomo dopo averlo creato e
l’uomo si è subito nascosto per
paura: ne aveva subito combinata una e pensava che Dio
fosse cattivo.
Da allora inizia la storia della
Bibbia che è questo amore
sfortunato che va in cerca
dell’uomo che Dio ama come
suo figlio, anzi lo ama come
sua altra parte, come sua sposa mentre l’uomo fugge e non
trova mai il frutto.
Poiché Dio è amore se è
amato vive, se non è amato
muore. Il non amore dell’uomo
è il dramma di Dio e Dio che è
amore è presente dove è amato, dove non è amato muore.
Poiché è presente dappertutto dove non è amato è in
58
croce. Ricordate la parabola
dei vignaioli omicidi di Marco
12 dove la vigna è il suo popolo, manda i profeti a domandare i frutti e vengono picchiati,
ne manda altri che vengono
picchiati, ne manda ancora e
tagliano loro la testa e alla fine
manda il figlio di cui pensa
avranno rispetto. Invece quelli
hanno ammazzato anche lui
per tenersi la vigna. Tutta la
storia, tutta la Bibbia narra
l’amore fedele di Dio e la nostra scostante infedeltà.
Il Signore si paragona
all’agricoltore, al viticultore ed
ha la caparbietà del contadino,
del viticultore che lavora,
aspetta, è prossimo alla disperazione, ma non cede alla disperazione; è sempre speranzoso.
E fa fatica, perché questo
lavoro è faticoso, allora era fatto tutto a mano.
E nella vigna aveva un fico.
Il fico che fa questo frutto
dolce è proprio simbolo del
comando dell’amore che è così
dolce che Dio cerca solo questo dall’uomo. Si può produrre
in tutte le stagioni, primavera,
autunno e anche in inverno c’è
ancora un fico secco che è ancora più dolce di quello colto
d’estate. Gesù non trova niente e poi andrà a Gerusalemme:
quel fico maledetto richiama la
croce e sarà Lui che porterà
sulla croce la maledizione della
nostra sterilità.
Il Signore viene in questa vigna, cerca il frutto, “venne e
non trovò”.
Ma il Signore non viene volendo qualcosa per se stesso,
qualcosa di cui impossessarsi,
viene cercando e sperando che
ci sia qualcosa che a noi faccia
bene: non è per Lui, ma è per
noi.
7 Ora disse al vignaiolo: Ecco, da tre anni vengo cercando
frutto in questo fico e non trovo. Taglialo dunque via! A che
scopo poi rende improduttiva
la terra?
Non si sa bene a chi stia parlando questo vignaiolo che è
Dio; sta parlando con qualcuno
e dice guarda da tre anni vengo… e richiama i tre anni del
ministero di Gesù, che è stata
la sua venuta tra di noi.
Cosa faceva in questa venuta? Cercava il frutto che uscisse
dalla terra. Cosa ha mietuto
Gesù? Gli scribi che erano teologi dicevano “bestemmia”, altri dicevano “no, è indemoniato”, i suoi parenti prossimi dicevano “no, poverino, è buono
ma è pazzo”, gli erodiani e i
sadducei dicevano “va eliminato, perché è pericoloso”.
Che frutto ha mietuto?
Niente! Da tre anni vengo,
cerco frutto e non trovo. Se
non trovi ciò che cerchi, se non
trovi l’amore, la giustizia cosa
c’è da fare? Se una pianta non
produce bisogna tagliarla. Cosa
ci sta a fare a questo mondo se
gli uomini non fanno il bene? È
ciò che diceva il Battista: la
scure alla radice, il ventilabro
sull’aia, taglierà le piante improduttive, col ventilabro setaccerà il suo grano, la pula sarà bruciata, resteranno solo i
buoni.
Invece a Dio questo modo di
agire ripugna per due motivi: il
primo è che dovrebbe uccidere
i cattivi, il secondo è che non
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c’è nemmeno un buono. Perciò
Dio cosa dovrebbe fare? Sterminarci? Sarebbe una soluzione, ma non per Dio. L’aveva
proposta a Mosè come tentazione ti faccio fuori questo popolo e te ne do uno migliore.
Mosè gli ha risposto: Cancella
me dal libro della vita piuttosto. Mosè conosceva chi è Dio!
Lo spirito di Mosè sarà anche
lo spirito di Dio.
Come risponde Dio a questo
male che è la morte? Secondo
giustizia, si dice, taglialo, rende
improduttiva la terra; non solo
non produce frutto, ma succhia
anche la terra, fa ombra agli altri e impedisce agli altri di fare
frutto, quindi è meglio tagliarlo. Evidentemente c’è un senso
di giustizia che va sempre conservato e che dice che il male è
male (anche se noi non ce ne
accorgiamo, in quanto il male
non lo sente chi lo fa, ma lo
sente sempre chi lo subisce).
Se noi facciamo ingiustizia,
se noi rubiamo stiamo meglio;
è il derubato che sta male pur
non avendo fatto nulla di male
di per sé. Se noi insultiamo,
60
ammazziamo, affamiamo è
l’insultato, è l’ucciso, è
l’affamato che ha sofferto, noi
no. Come si fa allora a ristabilire la giustizia? Ammazziamo
chi ha ucciso? Ci sono due
morti! Non abbiamo risolto il
problema. È il dramma di Dio:
come fare ad uscire da questo
tunnel del male? Può Dio usare
la bacchetta magica? No.
Non può fare nulla con la
bacchetta magica in quanto
l’uomo è libero e responsabile,
non può togliergli la libertà
perché togliere la libertà è il
massimo male; ne abbiamo
avuto esperienza in sé come rivela il passato. Tutti i regimi
hanno tolto la libertà e oggi
forse non serve più nemmeno
toglierla, perché è già tolta dai
mass media. Quindi Dio non
può togliere la libertà, non può
uccidere le persone.
Dio è amore e non interesse. Se è interessato, essendo
amore, è interessato al nostro
bene, soffre nel dire il male,
ma non perché tocchi Lui alla
fine, ma perché tocca noi. Ama
il bene, Lui è il Bene Assoluto,
perché è il bene nostro. Nella
sua paternità Lui vuole che noi
viviamo da fratelli.
È la storia davvero, è il
dramma serio di Dio, perché
avendo fatto l’uomo libero,
(poiché l’uomo è fatto per essere come Dio che sa amare e
non può essere che libero,
perché se non è libero non sa
amare), se l’uomo non ama cosa può fare Dio? Se gli toglie la
libertà è peggio che ucciderlo.
Se lo uccide Dio entra in contraddizione, Dio è in tilt davanti al male, perché Lui che è innocente lo sente tutto; è come
una mamma che sente il male
del figlio che si droga o che fa
del male, mentre il figlio magari va avanti tranquillo.
Davvero Dio soffre tutto il
male del mondo, perché chi
ama soffre il male dell’amato
più che se fosse suo: preferisco
che tocchi a me! È quello che
risponde Mosè a Dio, che dirà
anche Paolo (Rm, 9, 3) dove dice vorrei infatti essere io stesso
anàtema, separato da Cristo
purché il popolo di Israele, il
mio popolo (che lo stava perseguitando) scopra il Signore
della vita.”
C’è allora questa istanza di
giustizia giusta: “tagliala” come diceva anche il Battista,
come quello che diciamo anche noi: “dai intervieni, fai fuori gli empi”.
8 Egli rispondendo gli disse:
Signore, lascialo ancora per
quest’anno, finché gli scavi intorno e getti letame: chissà
che faccia frutto nel futuro! 9
Se no, lo taglierai via.
Questo è un dialogo interno
a Dio tra la giustizia e la misericordia. Secondo giustizia dovrebbe tagliare, ma non può,
perché Lui è Dio, non è uomo.
La sua giustizia è amore, non
può far male a nessuno. Allora
la risposta è lascialo (che vuol
dire anche “perdona”) ancora
per un anno.
La storia va sempre avanti
ancora per un anno. Non sappiamo quando finirà, va sempre avanti ancora per un anno
in attesa che si porti frutto, in
attesa che ci convertiamo. Ma
in Dio vince sempre la misericordia: il tempo che abbiamo
è il tempo della pazienza di
Dio che sta aspettando che noi
61
ci convertiamo.
Allora ciò che vince è la misericordia. Se vince la misericordia cosa capita?
La prima cosa è quanto dice
la seconda lettera di Pietro al
capitolo 3, 9 dove dice: “Ci si
domanda dove è la promessa
di Dio, ma Dio non la mantiene, Dio ritarda.” Ma lui dice:
“Non è che Dio ritardi…”
“Non ritarda nell’adempiere
la sua promessa, ma usa pazienza verso di noi non volendo
che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi”
(2Pt 3,9).
Allora quanto durerà il
mondo se Dio ha pazienza e
aspetta che tutti ci convertiamo? Perché vuole che nessuno
perisca,
nessuno!
Anche
1Timoteo 2, 4 “Vuole che tutti
gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”. (1Tm 2, 4)
Allora se Dio è così misericordioso e ogni anno dice “ancora un altro anno, diamo una
proroga” cosa dobbiamo fare?
O facciamo quanto dice Ebrei
3, 13 e cioè affrettiamoci ad
62
entrare nella salvezza oggi
(perché la salvezza è oggi,
quest’oggi di Dio!), oppure
siamo come dice Giuda al versetto 4 della sua lettera dove
dice che non bisogna fare come gli empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella
grazia del nostro Dio.
Anche Rm 2,6 dice: O ti
prendi gioco della ricchezza
della sua bontà. La bontà di
Dio è per chiamarci a nostra
conversione, alla nostra responsabilità. Ancora Rm 3,8 dice perché non dovremmo fare
il male affinché venga il bene,
dato che Dio poi dopo perdona. Che soluzione avrà allora
Dio?
Innanzi tutto che rispetta
noi e pazienta. La storia va
avanti con tutto il male che c’è
e lui che cosa fa? Scava e getta
letame fino a finire Lui stesso
sotto terra e finirà Lui come letame, si fa maledizione e peccato, cioè porta su di sé tutto il
nostro male. La storia continua
e sarà annuncio della croce che
ci dice la passione di Dio per
l’uomo fino a quando l’uomo
capirà questo amore e finalmente diventerà responsabile
e risponderà a questo amore
con amore! Allora il mondo
sarà salvato!
Dio non può salvarci con la
bacchetta magica, altrimenti
poteva crearci morti invece di
farci vivere e invece ci vuole
vivi, perché viviamo da figli.
Non è che la mamma desidera
il figlio morto così non si fa male! Lo desidera vivo e che faccia bene, che risponda
all’amore e che cresca.
Diventiamo responsabili solo quando siamo davanti ad un
amore senza condizioni che ci
accetta come siamo, con tutto
il male che facciamo: “chissà
che in futuro porti frutto, chissà!” Dio ha una fede infinita
nell’uomo, “è mio figlio”.
Capiterà una cosa semplice:
che il legno verde sarà bruciato
al posto del legno secco, che
Gesù l’innocente, il giusto, porterà su di sé l’ingiustizia e sarà
quello che dà il dolce frutto
dell’amore del Padre, perché
ama totalmente il Padre e ama
totalmente i fratelli dando la
vita per i fratelli che lo uccidono. Quindi il frutto c’è nel futuro, c’è già stato e la storia sarà
l’annuncio ormai di questa salvezza già data, di questo amore infinito di Dio in modo che
tutti ci possiamo finalmente
convertire a questo amore.
Il male dell’uomo non è non
credere in Dio, non è questo il
problema: l’uomo non ci crede,
perché non crede in sé e non si
crede degno di un amore infinito da parte di Dio. È questo il
dubbio che ha l’uomo! Possibile che Dio ami me così? Non
abbiamo questa fiducia. Solo la
croce ci può dare la certezza
che siamo amati così!
Solo lì possono cadere tutte
le nostre schiavitù, le nostre
paure. Solo lì possiamo assumere la responsabilità, rispondere all’amore con l’amore che
è il desiderio di ogni uomo:
amare e vivere.
63
La Parola della Chiesa
Solo così ciascuno potrà comprendere, innanzitutto per sé,
che «Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e
viva» (cf. Ez 18,23; 33,11). Affinché questo sia ben chiaro, Gesù
narra la parabola del fico sterile, una parabola da lui vissuta in
prima persona. Dio, il padrone della vigna (cf. Sal 80; Is 5), pianta
in essa un fico; recatosi per tre lunghi anni a cercarvi frutti – quei
«frutti di conversione» (Lc 3,8), già richiesti da Giovanni il Battezzatore – non ne trova. Allora si rivolge a Gesù, il vignaiolo,
chiedendogli di tagliare questo fico, perché rischia di sfruttare
inutilmente il terreno.
Si tratta di una misura di giustizia, a cui però il vignaiolo risponde: «Lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e
vi metta il concime, e vedremo se in futuro porterà frutto». Gesù
non si limita a invocare una dilazione, ma intercede con forza,
chiedendo a Dio di desistere dal male minacciato, come avevano
fatto i profeti di Israele, da Mosè (cf. Es 34,9), ad Amos (cf. Am
7,2), a tanti altri. Nel fare questo egli si impegna a lavorare con
ancor più cura affinché sia fatto tutto il possibile per mettere la
pianta, ossia ciascuno di noi, in condizione di portare frutto. In
ogni caso, Gesù lascia a Dio la difficile decisione del giudizio ultimo: «Se non porta frutto, tu lo taglierai, non io».
In questa conclusione possiamo cogliere la grandezza della
misericordia e della pazienza di Gesù, colui che con tutta la sua
vita ci ha narrato il Dio che è «misericordioso e compassionevole, lento all’ira, grande nell’amore e nella fedeltà» (Es 34,5).
Ora, se Gesù non ha mai condannato nessuno, ma ha sempre offerto a tutti la possibilità e la speranza della conversione,
tanto meno spetta a noi ergerci a giudici della fecondità o sterilità degli altri! Ecco perché, come spesso accade nelle parabole,
anche questa resta aperta, quale appello a ciascuno di noi a portare frutti di conversione.
64
Gesù sapeva bene che «la misericordia ha sempre la meglio
nel giudizio» (Gc 2,13). Ed è proprio la conoscenza di questa misericordia di Dio, più forte dell’evidenza del nostro peccato, che
ci può spingere alla conversione. Sì, ogni giorno il cristiano dovrebbe dire con convinzione: «Oggi ricomincio, oggi posso ricominciare», senza mai porre limiti alla misericordia di Dio. (Enzo
Bianchi)
Madre Elisabetta ci dice...
«Confitemini Domino, quoniam bonus: quoniam in saeculum
misericordia ejus: date lode al Signore, perché Egli è buono; perché eterna è la misericordia di lui....» Così concluse la lettera con
la quale esponeva al padre la sua vocazione al chiostro, ed alla
quale segue il seguente poscritto:
«All’infuori di Dio, non v’è cosa solida, nessuna, nessuna al
mondo! Se è la vita, passa; se è la «ricchezza, sfugge; se è la salute, perdesi; se è la reputazione, la ci viene intaccata; ah: tutte
le cose se ne vanno, precipitano.
O Babbo, mi permetta che io attenda qui il premio di opere
buone, di buoni pensieri, di desiderii buoni, imperocchè Dio, che
solo è Buono, anche dei buoni desiderii tien conto. Dio mi fa tante offerte! Vuole dunque che non mi curi tosto della Sua amicizia,
che non faccia tosto gran caso delle Sue promesse?.... Babbo veneratissimo, glielo dico: ho un vivo desiderio di far del bene, di
pregare tanto per la gloria di Dio, anzi per la maggior gloria di
Dio.... nella Casa di Dio». (Giovannini pp.15-16)
65
Per la riflessione personale
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66
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Preghiamo...
Il Sal 103 (102) è un inno di benedizione di un peccatore che
ha fatto l’esperienza del perdono.
Nella liturgia ebraica, il Sal 103 è utilizzato per la festa del
Kippur, il giorno, appunto dell’espiazione e del perdono.
Nella liturgia monastica è cantato ai vespri del mercoledì,
impostati, anch’essi, sulla tematica del perdono.
La benedizione del peccatore che ha fatto esperienza della
misericordia di Dio, abbraccia, a mo’ d’inclusione, tutto il Salmo:
parte dall’intimo del singolo fedele, che si sente gratuitamente
perdonato (vv. 1-2), fino a coinvolgere Angeli e creature, in una
lode veramente cosmica (vv. 20-22).
67
Salmo 103 (102):
Benedici, anima mia,
il SIGNORE;
e tutto quello ch'è in me, benedica il suo santo nome.
Benedici, anima mia, il SIGNORE
e non dimenticare nessuno dei suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
risana tutte le tue infermità;
salva la tua vita dalla fossa,
ti corona di bontà e compassioni;
egli sazia di beni la tua esistenza
e ti fa ringiovanire come l'aquila.
Il SIGNORE agisce con giustizia
e difende tutti gli oppressi.
Egli fece conoscere le sue vie a Mosè
e le sue opere ai figli d'Israele.
Il SIGNORE è pietoso e clemente,
lento all'ira e ricco di bontà.
Egli non contesta in eterno,
né serba la sua ira per sempre.
Egli non ci tratta secondo i nostri peccati,
e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe.
Come i cieli sono alti al di sopra della terra,
così è grande la sua bontà verso quelli che lo temono.
Come è lontano l'oriente dall'occidente,
così ha egli allontanato da noi le nostre colpe.
68
Come un padre è pietoso verso i suoi figli,
così è pietoso il SIGNORE verso quelli che lo temono.
Poiché egli conosce la nostra natura;
egli si ricorda che siamo polvere.
I giorni dell'uomo sono come l'erba;
egli fiorisce come il fiore dei campi;
se lo raggiunge un colpo di vento esso non esiste più
e non si riconosce più il luogo dov'era.
Ma la bontà del SIGNORE è senza fine per quelli che
lo temono,
e la sua misericordia per i figli dei loro figli,
per quelli che custodiscono il suo patto
e si ricordano di mettere in pratica i suoi comandamenti.
Il SIGNORE ha stabilito il suo trono nei cieli,
e il suo dominio si estende su tutto.
Benedite il SIGNORE, voi suoi angeli,
potenti e forti, che fate ciò ch'egli dice,
ubbidienti alla voce della sua parola!
Benedite il SIGNORE, voi tutti gli eserciti suoi,
che siete suoi ministri, e fate ciò che egli gradisce!
Benedite il SIGNORE, voi tutte le opere sue,
in tutti i luoghi del suo dominio!
Anima mia, benedici il SIGNORE!
69
Preghiera Finale (insieme)
Grazie, Signore,
Tu, non ti fermi di fronte
alle nostre secchezze e infecondità.
Tu circondi con il Tuo amore,
con la Tua cura,
con la zappa e il concime,
il Tuo sorriso e la Tua speranza
l’alberello della nostra vita.
Tu sai attendere
le nostre stagioni migliori
come solo l’amore sa attendere e sperare.
Quante volte il "fico" della mia vita
sarebbe stato da tagliare
se Tu non mi avessi dato un altro tempo
per smuovere il mio cuore
e rivitalizzare le radici.
O Dio della mia vita, Dio del mondo:
insegnami a tenere insieme
urgenza e pazienza con me stesso
e con le persone con cui
cammino ogni giorno.
Amen.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre
intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
70
6° incontro
La presenza
di Gesù
nella casa
di Zaccheo
La Parola di Dio
(Luca 19, 1-10)
1 Entrato in Gerico,
attraversava la città. 2 Ed
ecco un uomo di nome
Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4 Allora
corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché
doveva passare di là.
5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse:
«Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
6 In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare
da un peccatore!». 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato
qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
9 Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa,
perché anch'egli è figlio di Abramo; 10 il Figlio dell'uomo infatti è
venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».”
71
Commento alla Parola di Dio
“Il tempo che il Signore mi
dona è una grande ricchezza di
cui a volte non ne ho coscienza. Il tempo è il luogo della decisione e dell’incontro, è il
tempo concessomi per la conversione.
Corro sempre il rischio di
impostare la vita in modo errato, su falsi binari "morti"; sperimento momenti di vuoto, insoddisfazione, prendo coscienza che tante risposte che finora
mi sono dato non sono più sufficienti. Potrei forse essere
tentato di arrestarmi, ormai
deluso, e non cercare più nulla,
tanto... tutto è vanità.
Ma se questa inquietudine
rimane mi chiedo allora se,
come Zaccheo, io debba andare ancora oltre ciò che finora
ho vissuto, visto, conosciuto,
sperimentato, al fine di comprendere di più, di conoscere il
mistero di quell’uomo, di approfondire quella che potrei
definire la mia inquietudine.
Una cosa è sicura: se resto
tra la folla e se pretendo di poter "vedere" con la piccola sta72
tura che ancor oggi mi ritrovo,
sono certo che non arriverò a
nulla, sarò solo trascinato.
Voglio riuscire a vedere
sempre
più
da
vicino
quell’uomo che ha detto di sé:
"Io sono la via, la verità e la vita". Voglio fare questo incontro.
Quest’incontro è però ostacolato da tante cose, come per
Zaccheo: un certo modo di gestire la mia vita segnato da cultura, moda, lettura della storia
e della realtà che ho assorbito
dal mondo senza accorgermi.
Mi riesce così difficile fare
silenzio e chiarezza dentro di
me: nel mio interno si agitano
tanti pensieri, desideri, bisogni,
a volte così contrastanti... c’è
parecchia folla, ovvero confusione in me.
Devo correre avanti, appostarmi per rendere possibile
l’incontro. Lui rispetta moltissimo la mia libertà; se non vede il mio desiderio di incontrarlo passa oltre: ne soffrirebbe
troppo ma passerebbe oltre,
lasciandomi così come sono.
Un sicomoro. Uno strumendentro di me e mi ostacola
to che fa’ proprio al caso e che
nell’incontro con Gesù che
mi ritrovo a portata di mano
solo può far rinascere in me
per raggiungere il mio scopo...
la vita;
innalzarmi per poterlo vede-  identificare il "sicomoro" di
re...
cui ho bisogno. E incominciare ad organizzare un proDevo far di tutto per identigramma di vita perché la
ficare il mio sicomoro: la natufolla non mi risucchi e trara? Il silenzio? Un amico? Una
scini lontano dal passaggio
Chiesa? La comunità? La predel Signore e il sicomoro sia
ghiera? I sacramenti?
realmente uno strumento al
Con una certezza però: che
quale ricorrere con costanla mia determinazione sarà la
za, perché al mio sguardo
via per questo incontro.
fisso su Gesù possa corriOccorre quindi:
spondere il suo invito a
 identificare con chiarezza la
scendere e a lasciarlo entra"folla" che crea confusione
re nella mia vita.”
La parola della Chiesa
“Gesù, nel suo cammino verso Gerusalemme, entra nella città di Gerico. Questa è l’ultima tappa di un viaggio che riassume
in sé il senso di tutta la vita di Gesù, dedicata a cercare e salvare
le pecore perdute della casa d’Israele. Ma quanto più il cammino
si avvicina alla meta, tanto più attorno a Gesù si va stringendo
un cerchio di ostilità.
Eppure a Gerico accade uno degli eventi più gioiosi narrati
da san Luca: la conversione di Zaccheo. Quest’uomo è una pecora perduta, è disprezzato e uno “scomunicato”, perché è un
pubblicano, anzi, è il capo dei pubblicani della città, amico degli
odiati occupanti romani, è un ladro e uno sfruttatore.
73
Impedito dall’avvicinarsi a Gesù, probabilmente a motivo
della sua cattiva fama, ed essendo piccolo di statura, Zaccheo si
arrampica su un albero, per poter vedere il Maestro che passa.
Questo gesto esteriore, un po’ ridicolo, esprime però l’atto interiore dell’uomo che cerca di portarsi sopra la folla per avere un
contatto con Gesù. Zaccheo stesso non sa il senso profondo del
suo gesto, non sa perché fa questo ma lo fa; nemmeno osa sperare che possa essere superata la distanza che lo separa dal Signore; si rassegna a vederlo solo di passaggio. Ma Gesù, quando
arriva vicino a quell’albero, lo chiama per nome: «Zaccheo,
scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5).
Quell’uomo piccolo di statura, respinto da tutti e distante da Gesù, è come perduto nell’anonimato; ma Gesù lo chiama, e quel
nome “Zaccheo”, nella lingua di quel tempo, ha un bel significato
pieno di allusioni: “Zaccheo” infatti vuol dire “Dio ricorda”.
E Gesù va nella casa di Zaccheo, suscitando le critiche di tutta la gente di Gerico, che diceva: – Ma come? Con tutte le brave
persone che ci sono in città, va a stare proprio da quel pubblicano? Sì, perché lui era perduto; e Gesù dice: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo» (Lc
19,9). In casa di Zaccheo, da quel giorno, entrò la gioia, entrò la
pace, entrò la salvezza, entrò Gesù.
Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o
crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal
cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda”, sempre, non
dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in
attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il
desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio,
anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il
cammino della conversione e del ritorno.” (Papa Francesco, Angelus del 3 novembre 2013)
74
Madre Elisabetta ci dice...
Al fratello scrisse: “Vorremmo vedere, comprendere … e non
abbiamo bastante fiducia in Colui che ci ricolma e circonda della
sua carità. Raccogliamo tutti i lumi della fede per salire in alto,
più in alto.”
Elisabetta diceva alle consorelle che dovevano sacrificarsi
per l’educazione della fanciullezza, “senza pretendere altra ricompensa, fuorché di veder Dio glorificato nel perfetto compimento dei suoi disegni”.
Devotissima del SS. Sacramento, disse che il giorno della sua
prima Comunione fu per lei un incontro di paradiso, perché santificato “dal contatto dell’immacolato suo sposo Gesù”. Meditava
giorno e notte di fronte al Tabernacolo e dopo essersi comunicata, rifletteva: “Io porto colui che mi porta”. La Beata, viveva
sempre alla presenza di Dio e per sentirselo più vicino recitava
fervorose giaculatorie.
Anche in chi avvicinava, inculcava l’amore alla presenza di
Dio. Prima di morire, incoraggiando le figlie a non sentirsi sole
dopo la sua morte, diceva loro: “Gesù è qui… Gesù è pur sempre
con voi”. (Dalla Positio, Summarium pag. XXXVIII)
Per la riflessione personale
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75
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76
Preghiamo...
Salmo 139
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, gia la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
77
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogne
e guidami sulla via della vita
Preghiamo insieme
È grande, Signore, la tua misericordia.
Arriva fino al cielo, è profonda più del mare.
Anch’io, Signore, come Zaccheo,
sperimento la solitudine.
78
Dentro casa mia, quattro mura troppo piene di me,
chiudo il mio cuore ai bisogni degli altri.
Fuori di casa, lungo le strade trafficate della mia città,
non mi accorgo di chi è sulla strada,
non ho tempo per niente e per nessuno.
Tu, invece, Signore Gesù,
mi guardi come non mi ha mai guardato nessuno:
come posasti lo sguardo su Zaccheo arrampicato sul
sicomoro,
così ora dall’alto dell’albero della croce, dove sei salito,
posi su di me i tuoi occhi
e in quello sguardo non trovo né condanna, né giudizio,
ma con grande sorpresa, trovo un amore
come mai ho visto negli occhi degli uomini.
Il mio cuore esplode di gioia, Signore,
per quel tuo sguardo ricco di misericordia.
Entra pure a casa mia, Signore,
perché sei tu il padrone, questa è casa tua.
Voglio vivere insieme a te
e voglio con la mia vita, salvata dalla tua croce,
raccontare a tutti il tuo amore e la tua salvezza.
Amen.
Presentiamo al Signore le nostre preghiere, esprimendo le nostre
intenzioni personali, e gli chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
79
7° incontro
Il perdono
di Gesù
ai suoi
carnefici
La Parola di Dio (Lc 23, 13-34)
13 Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo,
14 disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del
popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in
lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; 15 e neanche Erode,
infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti
la morte. 16 Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo
rilascerò». 17 18 Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A
morte costui! Dacci libero Barabba!». 19 Questi era stato messo
in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.
20 Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. 21 Ma
essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». 22 Ed egli, per la terza
volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato
nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi
lo rilascerò». 23 Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che
venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. 24 Pilato allora
decise che la loro richiesta fosse eseguita. 25 Rilasciò colui che
era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi
richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.
26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di
80
Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce
da portare dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran folla di popolo
e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di
Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse
e sui vostri figli. 29 Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate
le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che
non hanno allattato.
30 Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai
colli: Copriteci! 31 Perché se trattano così il legno verde, che
avverrà del legno secco?». 32 Venivano condotti insieme con lui
anche due malfattori per essere giustiziati.
33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui
e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. 34 Gesù
diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».
Commento alla Parola di Dio
Il Crocifisso di Luca non sta
in silenzio, ma parla: alle folle,
al Padre, al ladrone pentito. La
prima parola di Gesù è stata
per le donne, invitandole alla
conversione. La seconda parola
è per i suoi crocifissori: “Padre,
perdonali perché non sanno
quello che fanno” (23,34).
Gesù non solo perdona, ma
scusa. Non muore minacciando
il giudizio di Dio, ma
perdonando e scusando. Il
perdono non è certo solo
rivolto ai romani, ma anche
agli ebrei, a tutti. Questa
misericordia di Gesù non
sorprenda il lettore. Tutta la
passione secondo Luca è infatti
attraversata dalla misericordia:
il gesto di Gesù che guarisce
l’orecchio del servo del sommo
sacerdote, lo sguardo a Pietro
che lo rinnega, la parola del
perdono ai crocifissori.
Morire perdonando è un
tratto del martire cristiano.
Luca lo ricorderà negli Atti
81
degli Apostoli, raccontando il
martirio di Stefano (7,60).
Gesù sulla croce, però, non è
solo la figura del martire che
perdona,
ma
la
figura
dell’amore di Dio per l’uomo,
non semplicemente dell’amore
dell’uomo per Dio.
Ai piedi della croce ci sono il
popolo, i capi dei giudei e i
soldati. Ma l’attenzione non è
mai distolta dal Crocifisso: a lui
si guarda e di lui si parla, in
questione è sempre la sua
identità. Il popolo sta immobile
a guardare, un guardare
interessato,
partecipe
(theorein), non semplicemente
curioso o indifferente. I capi e
i soldati
lo
schernivano
ripetutamente. I verbi usati
sono di derisione per la sua
pretesa messianica e il suo
considerarsi amato da Dio con
amore
di
predilezione
(l’eletto). I soldati, invece,
canzonano per la sua pretesa
regalità. Collocato in questo
punto preciso, anche il cartello
con l’iscrizione della condanna
sembra enfatizzare lo scherno.
Così sulla croce Gesù è
raggiunto per l’ultima volta
dalla tentazione, che però non
è più Satana, ma dei capi, dei
soldati, e subito dopo anche
del malfattore crocifisso con
lui: se sei l’eletto di Dio, perché
non ti aiuta? Il suo silenzio non
è la prova del tuo errore? Il
fallimento
della
strada
dell’amore che hai percorso
non è il segno che la via di Dio
è un’altra? Ma a queste
domande il Crocifisso non
risponde. Il silenzio di Dio è il
segno di un altro modo di farsi
presente e di parlare.
La Parola della Chiesa
Mi sembra di grande rilievo che, come possiamo vedere in
questo capitolo, il soggetto dei verbi al plurale è stato sempre il
medesimo – “i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo” e
dunque con un’attribuzione collettiva dei fatti che vi si
compiono.
82
Tutti loro sono quelli che ora portano Gesù fino “sul luogo
chiamato cranio”. Tutti loro quelli che “crocifissero lui e i
malfattori”. Noi non possiamo certamente sentirci e dichiararci
esenti da questo coinvolgimento.
Ma tutto questo assume uno straordinario rilievo per quello
che Gesù dice al ver.34: “Padre, perdona loro perché non sanno
quello che fanno”.
Nella misura in cui noi ci lasciamo coinvolgere nel dramma
dei crocifissori, veniamo ora compresi tra coloro che “non sanno
quello che fanno”!
Nei nostri peccati sono sempre presenti due elementi di
enorme rilievo. Il primo è drammaticamente negativo, e viene
proclamato dal Salmo 50(51),6: “Contro di te, contro te solo ho
peccato, quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto…”.
Ogni peccato è contro il Signore. E ogni peccato, e questo è
il secondo elemento di rilievo, è nella richiesta di Gesù al Padre:
“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Questa affermazione verrà ripresa in Atti 3,17: “Ora, fratelli,
io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi”,
e comparirà sulle labbra di Stefano nel momento del suo
martirio in Atti 7,60: “Signore, non imputare loro questo
peccato”.
Nel peccato, e in ogni peccato, c’è sempre un’inevitabile
incomprensione del suo drammatico riferimento alla Persona
stessa di Dio.
E’ impressionante come Gesù sia il vero regista e l’assoluto
protagonista della sua passione. La sua passione è dunque
l’apice della sua azione di salvezza!
Vi sono sette parole pronunziate da Cristo sulla croce, delle
quali una è ricordata da Matteo, tre da Luca, e tre da Giovanni.
Tre furono rivolte a Dio suo Padre, e quattro a quelli che
circondavano la sua croce.
Nessun mormorio, nessuna minaccia, nessuna accusa,
83
nessun lamento, nessun grido per ottenere aiuto, nessuna
invocazione di vendetta, nessuna cura o preoccupazione di sé
stesso. Il suo primo atto fu una preghiera, le sue prime parole
furono una intercessione per i suoi uccisori, in cui comincia, ad
adempiersi, un'altra porzione della profezia d'Isaia intorno a lui.
(Da un commento di Don Giovanni Nicolini)
Isaia 53, 4-7;12
4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
6 Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi
tutti.
7 Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la bocca.
Come l'agnello condotto al mattatoio,
come la pecora muta davanti a chi la tosa,
egli non aprì la bocca.
12 Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
egli dividerà il bottino con i molti,
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perché ha dato se stesso alla morte
ed è stato contato fra i malfattori;
perché egli ha portato i peccati di molti
e ha interceduto per i colpevoli.
La sostanza della sua preghiera è il perdono del peccato, uno
dei più grandi benefici che l'uomo possa ottenere da Dio; senza il
quale, qualunque altra cosa riceviamo da Dio non è per noi un
beneficio.
Davide chiama beato quell'uomo «la cui trasgressione è
rimessa e il cui peccato è coperto» .
In poche parole viene riassunto il nodo centrale del
messaggio cristiano. Il comandamento dell’amore è qui espresso
all’ennesima potenza, Gesù prega perchè venga perdonato chi lo
calpesta a tal punto da condurlo alla morte. Oltre ai soldati è
presente il popolo che questa volta non grida, non osanna, non
piange. Gli atti verificatisi durante la via crucis qui cessano; il
popolo è attonito e stordito, osserva le speranze di ribellione
contro il dominio romano, svanire inchiodate a dei pezzi di
legno. I soldati prendono a deriderlo. L’aceto che negli altri
vangeli è offerto appena prima di morire come segno di pietà, si
fa qui simbolo di scherno. La stessa iscrizione postagli sul capo è
occasione di derisione. Un re spogliato, maltrattato, percosso e
messo in croce non ha nulla di regale … ma questo è solo quello
che sembra…
Quante volte anche noi ci fermiamo all’apparenza?... (Cfr.
Sinossi dei quattro Vangeli)
Madre Elisabetta ci dice...
Il suo Regolamento per le Povere del Crocifisso è prova della
sua esperienza che il Crocifisso è l'unica strada per arrivare alla
85
piena identificazione con Gesù Cristo. Questa convinzione le fa
esprimere: "La croce! Essa ha dato la pace al mondo! Ed io
l'amo... poiché l'unione dell'anima con Gesù Cristo si fa per
l'amore e la virtù della sua croce". È la "virtù" che scaturisce
dalla croce e dalla sofferenza, che è capace di far discendere nel
suo animo la pace e la forza, che le dà il coraggio "di bere il
calice sino alla feccia", perché è solo lì, ella diceva, che "vi si
trova Gesù Cristo e il suo soccorso".
È sua abitudine, in ogni situazione penosa, confrontarsi col
Crocifisso: "mi portai, quindi - scrive al vescovo - a considerarla
(la lettera) ai piedi del Crocifisso per ben ponderarla, ed anche
per ricevere un qualche conforto al dispiacere che mi cagionò la
medesima". Elisabetta Renzi vive la logica della croce con gioia,
sicura che l'alleluia sta al di là del calvario. (dalla Positio)
Per la riflessione personale
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Preghiamo...
Scrive la suora mistica polacca Faustina Kowalska: "Anche se
i nostri peccati fossero neri come la notte, la misericordia divina
è più forte della nostra miseria. Occorre una cosa sola: che il
peccatore socchiuda almeno un poco la porta del proprio
cuore... il resto lo farà Dio... Ogni cosa ha inizio nella Tua
misericordia e nella Tua misericordia finisce".
Preghiamo insieme il salmo 51, a cori alterni
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l'ho fatto:
così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
Ma tu gradisci la sincerità nel mio intimo,
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nel segreto del cuore mi insegni la sapienza.
Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro;
lavami e sarò più bianco della neve.
Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.
Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Tu non gradisci il sacrificio;
se offro olocausti, tu non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.
Nella tua bontà fa' grazia a Sion,
ricostruisci le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici legittimi,
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l'olocausto e l'intera oblazione;
allora immoleranno vittime
sopra il tuo altare.
Gloria al Padre....
"Quando mi sarò unito a te" (S. Agostino - Le confessioni, X, 28)
Quando mi sarò unito a te
con tutto il mio essere,
non sentirò più dolore o pena;
la mia sarà vera vita,
tutta piena di te.
Tu sollevi in alto colui che riempi di te;
io non sono ancora pieno di te,
sono un peso a me stesso.
Gioie di cui dovrei piangere contrastano in me
con pene di cui dovrei gioire,
e non so da che parte stia la vittoria.
Abbi pietà di me, Signore!
Non ti nascondo le mie ferite.
Tu sei il medico, io sono malato;
tu sei misericordioso, io infelice.
Presentiamo al Signore la nostra preghiera personale per la
conversione di uno dei nostri cari oppure di un amico/a, e gli
chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per
l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
89
8° incontro
Il buon ladrone
La Parola di Dio
(Lc 23, 39 - 43)
39 Uno dei malfattori appesi
alla croce lo insultava: «Non
sei tu il Cristo? Salva te stesso
e anche noi!». 40 Ma l'altro lo
rimproverava: «Neanche tu hai
timore di Dio e sei dannato alla
stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto
per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». 42
E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». 43 Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
Commento alla Parola di Dio
Per Luca Gesù è il misericordioso, colui che perdona sempre. Gesù è colui che sempre
“guarisce”, in ogni occasione.
Anche nel momento tragico
dell’arresto non pensa a se
stesso. La potenza che non usa
per salvare la propria persona,
la usa per salvare un nemico.
90
Alla violenza risponde con
l’amore e a chi gli fa del male,
risponde facendo del bene.
Gesù non è stato piegato dagli
uomini, ma dalla sua carità.
La frase che Gesù pronuncia
sulla croce è una promessa di
salvezza fatta dal Giudice
supremo ad un condannato.
Non si tratta di un perdono
temporaneo, ma della pace
eterna; non la vita che
continua sulla terra, ma il
regno di Dio e la risurrezione
per una nuova vita in cielo.
All'inizio i due malfattori
crocifissi con il Signore lo
insultavano. In seguito uno dei
due cambia atteggiamento.
Egli riconosce la sua colpa e
proclama l'innocenza di Gesù:
"Noi riceviamo la pena che ci
meritiamo per le nostre azioni;
ma questi non ha fatto nulla di
male". In quel momento
cruciale, è l'unico a rendersi
conto della perfezione di Gesù
e a pregarlo: "Gesù, ricordati di
me quando entrerai nel tuo
regno".
La risposta è immediata, la
promessa è certa: "Oggi tu
sarai con me in paradiso".
Nessuna
fase
transitoria,
nessuna minaccia di giudizio. Il
brigante condannato dagli
uomini è assolto da Dio e ciò
solo grazie al fatto che Gesù
avrebbe espiato le sue colpe
davanti a Dio. Egli riceve la
certezza di una salvezza
personale alla presenza del
Salvatore stesso. Avvenire
meraviglioso che condivideranno tutti coloro che si saranno
affidati a Cristo!
Gesù è il Salvatore di
qualunque vita rovinata.
Non disperarti a causa del
male che hai commesso. Gesù
è potente per salvare anche
oggi. Egli ha conosciuto la più
grande umiliazione, il più
profondo abbassamento, la
morte disonorevole della croce
per farci conoscere l'amore di
Dio suo Padre per l'eternità.
La Parola della Chiesa
“Fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso! Avete pensato alla pazienza di Dio, la pazienza che lui
ha con ciascuno di noi? Ci comprende ci attende, non si stanca di
perdonarci, se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito”.
91
“Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più
giusto. Abbiamo bisogno di capire bene la misericordia di Dio,
questo padre misericordioso che ha tanta pazienza. Il profeta
Isaia ricorda che se anche i nostri peccati fossero rossi come
scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve”.
“Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare…” il Papa si ferma e congiunge così le mani. Poi indica il
proprio petto: “Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”.
“Non ci stanchiamo mai di chiedere perdono, non ci stanchiamo mai. Lui è il padre amoroso, che ha il cuore di misericordia per perdonare tutti noi e anche noi impariamo a essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna,
che ha avuto nelle sue braccia la misericordia di Dio fatta uomo”.
(Da una omelia di Papa Francesco)
Con questo episodio Luca sigla il suo essere il Vangelo della
misericordia. Giunge qui al culmine un cammino, che aveva
avuto le sue tappe principali e originali, rispetto agli altri vangeli,
nel cap. 7, con l’episodio della peccatrice nella casa del fariseo e
nel cap. 15, con le tre parabole dette appunto “della
misericordia”. Oggi l’elargizione del perdono è al grado massimo,
gratuita e non condizionata: il ladrone non può neanche fare
proponimenti di ravvedimento e vita nuova, dal momento che la
sua vita sta concludendosi; può solo affidarsi al “ricordo” che
Gesù, una volta entrato nel suo regno, vorrà avere di lui.
Inoltre c’è qui un segno ulteriore, in progresso, di questo amore
di Dio per l’uomo peccatore, che ancora non era stato rivelato
nelle occasioni precedenti: l’elargizione della misericordia non è
fatta dall’alto di un Dio buono, ma ancora distante, bensì da un
Dio che l’uomo peccatore trova inaspettatamente accanto a sé,
“condannato alla stessa pena”.
92
Resta una sospensione d’animo per la sorte dell’altro
ladrone, quello non “buono”; eppure, quel suo dire “salva te
stesso e noi”, forse può essere inteso, pur nella rabbia e
nell’offesa verso Gesù, un’estrema e inconfessata preghiera.
(Don Francesco Scimè)
Madre Elisabetta ci dice...
I filoni principali della sua conversazione erano: generosità
nei confronti di Dio e del prossimo, compreso quello ostile e
nemico; amore per le croci e le sofferenze, che costituisce la più
eleveta testimonianza di amore verso Dio; fiducia, senza limiti,
nell'aiuto divino, nella persuasione che non viene mai a mancare,
a chi lo invoca con fede; costante e fiduciosa preghiera per
conoscere la volontà di Dio; vita nascosta; raccoglimento,
mortificazione, ecc.
Viene riferito che la Beata assisteva alcune famiglie
particolarmente bisognose, che la sua carità si estendeva a
chiunque avesse bisogno. Lei stessa realizzava così, pienamente,
quanto aveva raccomandato alle consorelle: di procurare
"sollievo o rimedio alla miseria umana".
Fin dalla più giovane età, la serva di Dio, sentì un grande
desiderio di lavorare per la gloria di Dio e la salute delle anime.
Avrebbe voluto essere così piena di Lui per "poterlo dare a quelle
povere anime che non conoscono il dono di Dio".
Questo suo desiderio di donazione non rimase un semplice
slancio di giovinezza, ma crebbe sempre più in lei, tanto che,
all'età di ventisei anni, ribadì il proposito di attendere "non solo
alla propria santificazione, ma a salvare altre anime ancora".
(dalla Positio)
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Per la riflessione personale
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Preghiamo...
L’autore del salmo ha fatto la gioiosa esperienza del perdono di
Dio: "Beato l'uomo a cui è tolta la colpa e coperto il peccato".
L'umiltà di ammettere il proprio peccato e chiederne perdono a
Dio ottiene che la colpa venga tolta, ma anche "coperta", poiché
l'umile con l'aiuto di Dio fa dimenticare agli uomini il proprio
passato di peccato mediante la carità. Perciò è beato chi si è
riconciliato con Dio.
Preghiamo tutti insieme il salmo 31(32)
Beato l'uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l'uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.
Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.
Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell'arsura estiva si inaridiva il mio vigore.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità”
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.
Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell'angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.
Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall'angoscia,
mi circondi di canti di liberazione:
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“Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su dite, ti darò consiglio.
Non siate privi d'intelligenza come il cavallo e come il mulo:
la loro foga si piega con il morso e le briglie,
se no, a te non si avvicinano”.
Molti saranno i dolori del malvagio,
ma l'amore circonda chi confida nel Signore.
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!
Gloria al Padre...
Presentiamo al Signore la nostra preghiera personale per la
conversione di uno dei nostri cari oppure di un amico/a, e gli
chiediamo di esaudirle, se è Sua volontà, anche per
l’intercessione della Beata Elisabetta Renzi:
Ti benedico... (3 Gloria). Beata Elisabetta Renzi. Prega per noi.
96
APPENDICE
97
Corona
dell’Addolorata
Guida: Nel Nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo.
Assemblea: Amen
G.: Preghiamo.
Signore, guarda questa tua famiglia, pellegrina nel tempo, e
fa’ che, camminando con la Beata Vergine per la via della
Croce, giunga alla piena conoscenza di Cristo, compimento
di ogni speranza. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.
PRIMA STAZIONE
Maria accoglie nella fede la profezia di Simeone.
Gesù segno di contraddizione.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 2, 34-35)
Simeone li benedisse e parlò a Maria sua madre: “Egli è qui per
la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te
una spada trafiggerà l’anima”.
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, fontana attraverso cui, dalle falde dei colli
eterni, è giunta fino a noi l’acqua della vita, aiutaci ad accogliere
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come dono ogni creatura che si affaccia a questo mondo. Non c’è
ragione che giustifichi il rifiuto. Non c’è violenza che legittimi violenza. Non c’è un programma che non possa saltare di fronte al
miracolo di una vita che germoglia.
Santa Maria, grazie perché, se Gesù l’hai portato nel grembo nove mesi, noi ci stai portando tutta la vita. Donaci le tue fattezze. Modellaci sul tuo volto. Trasfondici i lineamenti del tuo
spirito.
PREGHIAMO INSIEME : Ascoltaci, Signore.
 Sostieni e conforta coloro che soffrono a causa del tuo nome.
 Illumina coloro che non ti conoscono perché credano in te,
unico Dio vivo e vero.
 Aiutaci ad accoglierti nell’ora del dolore e della prova.
 Fa’ che ti riconosciamo e ti incontriamo nelle membra sofferenti della Chiesa.
ORAZIONE
O Dio speranza degli uomini, che per mezzo di Simeone, uomo
giusto, hai predetto alla Vergine Maria un’ora di tenebra e di dolore, concedici di mantenere salda la fede nel tempo del dubbio
e della prova. Per Cristo nostro Signore. Amen
SECONDA STAZIONE
Maria fugge in Egitto con Gesù e Giuseppe.
Gesù, perseguitato da Erode.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (2. 13-14)
“Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:
‘A1zati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e
resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il
bambino per ucciderlo’. Giuseppe, destatosi, prese con sé il
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bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Come una emigrante qualsiasi del Meridione. Anzi peggio,
perché non deve passare la frontiera per motivi di lavoro, ma in
cerca di asilo politico (...).
Eccola lì sul confine. Da una parte, l’ultima terra rossa di
Caanan. Dall’altra, la prima sabbia dei faraoni. Eccola lì, tremante come una cerva inseguita. Santa Maria donna di frontiera, noi
siamo affascinati da questa tua collocazione che ti vede, nella
storia della salvezza, perennemente attestata sulle linee di confine (...). Tu stai sui crinali che passano tra l’Antico e il Nuovo testamento. Tu sei l’orizzonte che congiunge le ultime propaggini
della notte e i primi chiarori del giorno. Tu sei l’aurora che precede il Sole di giustizia. Tu sei la stella del mattino.
PREGHIAMO INSIEME E DICIAMO: Ascoltaci, o Signore.
 Per i profughi di ogni guerra, perché il nostro cuore, prima
ancora delle nostre strutture di frontiera sappia accoglierli riconoscendoti in ognuno di loro.
 Perché la Chiesa si riconosca Madre dei piccoli e degli ultimi
che la malvagità umana ha reso schiavi.
 Per tutti i bambini perseguitati dal terrore e da ogni tipo di
violenza, perché la nostra società sappia reagire custodendo
la loro infanzia.
 Per le terre in cui visse Gesù, affinché, come un giorno lo accolsero come figlio del falegname, sappiano accoglierlo adesso come unico e vero Dio.
ORAZIONE
Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a
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noi, ti preghiamo. di cercare Cristo con generoso impegno e di
scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa. Egli vive e
regna nei secoli dei secoli. Amen.
TERZA STAZIONE
Maria cerca Gesù smarrito in Gerusalemme.
Gesù intento a compiere la volontà del Padre.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (2, 42-45)
“Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono (a Gerusalemme) secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo
tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in
cerca di lui a Gerusalemme.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di
camminare al cospetto di Dio», fa’ che anche noi, come te, possiamo essere capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capire che
solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anche quando
egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere, liberaci
dalle vertigini del vuoto e donaci la certezza che chi obbedisce al
Signore non si schianta al suolo, come in un pericoloso spettacolo
senza rete, ma cade sempre nelle sue braccia.
PREGHIAMO INSIEME: Fa’ che cerchiamo la tua volontà o Signore.
 Per coloro che hai chiamato a servirti nel tuo Tempio Santo.
Siano sempre fedeli alla tua chiamata e cerchino sempre e
solo la tua volontà.
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Per noi pellegrini su questa terra. Il nostro viaggio sia una
continua ricerca della tua volontà.
Per tutte le madri, affinché accolgano come dono la chiamata
dei propri figli a fare la volontà del Padre.
Per tutti i giovani che sono in ricerca. Sappiano riconoscere
negli avvenimenti della vita la dolce presenza della Madre
Celeste.
ORAZIONE
Padre Santo, con sapiente disegno hai disposto che la Beata Vergine sperimentasse il dolore dello smarrimento del Figlio e lo ritrovasse nel tempio intento a compiere la tua volontà; concedi a
noi, ti preghiamo, di cercare Cristo con generoso impegno e di
scoprirlo nella tua Parola e nel Mistero della Chiesa. Egli vive e
regna nei secoli dei secoli. Amen.
QUARTA STAZIONE
Maria incontra Gesù sulla via del Calvario.
Gesù, uomo dei dolori.
DAL VANGELO SECONDO LUCA (Lc 23, 26-27)
“Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene
che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza
morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo
esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei
disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo
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della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita, perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri
sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza. E allora confortati dal tuo respiro ti invocheremo con la preghiera più antica
che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione noi
cerchiamo rifugio Santa madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o
Vergine Gloriosa e benedetta.»
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci Signore.
 Per tutti gli ammalati, perché attraverso la nostra presenza e
il nostro conforto sappiano accogliere la croce di Gesù.
 Per noi tutti che ogni giorno incontriamo la croce e la sofferenza affinché in essa sappiamo scorgere il volto del Crocifisso che mai ci abbandona.
 Per le madri che soffrono a causa delle scelte sbagliate dei figli, perché ricevano dalla nostra preghiera la forza per continuare il difficile cammino del calvario.
ORAZIONE
Padre Santo, sotto il cui sguardo d’amore tuo Figlio, servo obbediente, ha incontrato sulla via del Calvario la Madre addolorata,
suscita in noi il sincero desiderio di seguire Cristo portando la
nostra croce e di
andare incontro al fratello che soffre. Per Cristo Nostro Signore.
QUINTA STAZIONE
Maria sta presso la croce del Figlio.
Gesù, agnello immolato sulla croce.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 25-27)
“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
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madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: ‘Donna, ecco il tuo figlio!’. Poi disse al discepolo: ‘Ecco
la tua madre!’. E da quel momento il discepolo la prese nella sua
casa.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia
sotto la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte
le madri della terra, prestaci un po’ della tua fortezza. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi, conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio.
Ispira la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi
di forza e dalle ideologie di potere; guida i passi delle madricoraggio perché scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. E
quando suona la Diana di guerra, convoca tutte le figlie di Eva
perché si mettano sulla porta di casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad ammazzare il fratello.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
 Per tutte le madri che lottano per la sopravvivenza dei loro
figli, perché siano consolate dalla materna dolcezza di Maria
e confortate dalla sua intercessione.
 Per tutte le madri dei soldati morti o dispersi nelle guerre di
questo secolo, perché il loro pianto e le loro sofferenza trovi
consolazione in te o Dio.
 Per tutte le donne che soffrono perché ridotte in schiavitù,
affinché la nostra società sappia reagire liberandole dalla sottomissione alla quale sono costrette.
ORAZIONE
O Dio, tu hai voluto che accanto al tuo Figlio, innalzato sulla cro104
ce, fosse presente la sua Madre Addolorata: fa’ che, associati alla passione di Cristo, partecipiamo alla gloria della resurrezione.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
SESTA STAZIONE
Maria accoglie nel suo grembo Gesù deposto dalla croce.
Gesù, vittima di riconciliazione.
DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 27, 57-59)
“Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli
andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò
che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che
nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le
ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle
guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze
dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo,
la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la
noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche
gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal
sole della primavera.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
 Per i popoli vittime di atroci e ingiuste dittature, perché
nell’unità trovino la chiave per risorgere e conquistarsi un futuro di pace e prosperità.
 Per i popoli in guerra, perché attraverso la mediazione di
105

uomini giusti sappiano ricomporre ogni divisione e iniziare
un’autentica ricostruzione sociale e morale.
Perché ogni cristiano sia segno di resurrezione e di vita in un
mondo lacerato dalla divisione e dalla morte
ORAZIONE
Padre misericordioso, che nell’ora della prova hai consolato la
madre desolata, donaci lo Spirito di consolazione, perché sappiamo consolare i fratelli che vivono nella solitudine o gemono
nell’afflizione. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
SETTIMA STAZIONE
Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù
in attesa della resurrezione.
Gesù primizia dei morti.
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (Gv 19, 40-42a)
“Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende insieme ad oli aromatici, com’è usanza seppellire per i giudei. Ora
nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro vuoto, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù.”
Dagli scritti di mons. Tonino Bello.
Dopo la sepoltura di Gesù, a custodire la fede sulla terra non
è rimasta che lei. Il vento del Golgota ha spento tutte le lampade, ma ha lasciato accesa la sua lucerna. Santa Maria donna del
sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno
si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l’ultimo punto di
contatto con cielo... guidaci per mano alle soglie della luce, di cui
la Pasqua è la sorgente suprema.
Ripetici che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni,
106
non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso; non c’è
peccato che non trovi redenzione; non c’è sepolcro la cui pietra
non sia provvisoria sulla sua imboccatura.
PREGHIAMO INSIEME: Ascoltaci, Signore.
 Per coloro che sono senza speranza. La testimonianza viva di
noi credenti diventi occasione per guardare in maniera nuova
al futuro.
 Per i morti di tutti le guerre. La loro testimonianza ricordi al
mondo che solo in Dio si trova la vera sorgente della Pace.
 Per chi si è macchiato di delitti di sangue. Il rimorso lasci spazio al vero pentimento e alla volontà di una vita nuova.
 Per chi nella morte vede la parola definitiva sulla vita, affinché guardando al Cristo Risorto riconosca il valore ultraterreno ed eterno della nostra esistenza.
ORAZIONE
O Dio, nel sepolcro vuoto - segno della terra vergine - hai posto il
seme della nuova creazione: concedici di essere portatori di speranza e testimoni della vita nuova operata in noi da Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Litanie dell'Addolorata
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre che sei nei cieli
Figlio, Redentore del mondo
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
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Spirito Santo Paraclito
Santa Trinità, unico Dio
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
Madre del Crocifisso
Madre dal cuore trafitto
Madre del Redentore
Madre dei redenti
Madre dei viventi
Madre dei discepoli
Vergine obbediente
Madre offerente
Vergine fedele
Vergine del silenzio
Vergine del perdono
Vergine dell'attesa
Donna esule
Donna forte
Donna intrepida
Donna del dolore
Donna della nuova alleanza
Donna della speranza
Novella Eva
Socia del Redentore
Serva della riconciliazione
Difesa degli innocenti
Coraggio dei perseguitati
Fortezza degli oppressi
Speranza dei peccatori
Consolazione degli afflitti
Rifugio dei miseri
Conforto degli esuli
sostegno dei deboli
Sollievo degli infermi
prega per noi
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Regina dei martiri
Gloria della Chiesa
Vergine della Pasqua
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Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo
perdonaci, Signore
ascoltaci Signore
abbi pietà di noi
Preghiamo
O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal
mistero del dolore; concedici, ti preghiamo, di camminare con lei
sulla via della Fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di
Cristo, perché diventino occasione di grazia e strumento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.
Congedo
Ci protegga la Vergine Maria e ci guidi benigna nel cammino della vita. Amen.
109
Preghiera
in preparazione
al rinnovo della
Promessa MPA
Introduzione
In questo breve momento di preghiera siamo chiamati a meditare sulle parole che pronunceremo quando rinnoveremo la Promessa. Chiediamo al Signore di vivere questo momento nel silenzio profondo del cuore per essere aperti ad ascoltarLo. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente e di comprendere appieno cosa significa rinnovare la Promessa come Laico appartenente all’MPA.
Invocazione allo Spirito Santo:
VIENI SPIRITO SANTO,
vieni ed insegnami a tacere,
a fare del silenzio una preghiera,
a lasciar crescere le radici del mio cuore,
a diventare un albero che porta frutti
per tutti gli uomini che hanno fame e sete d'amore.
VIENI SPIRITO SANTO,
donami la forza di fermarmi
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per ascoltare il mormorio della Parola di Vita,
lontano dalla droga del rumore, dalla danza delle parole;
fa' di me un albero saldamente piantato,
presso un corso d'acqua che porta molto frutto.
VIENI SPIRITO SANTO,
insegnami a radicare la vita nella preghiera,
a raggiungere le sorgenti sotterranee del mio cuore,
ad ascoltare la canzone segreta che tu ripeti
affinché sappia accogliere il tuo amore
capace di mantenere vivi i rami della mia vita.
VIENI SPIRITO SANTO,
e fortifica in me l'uomo interiore.
Che Cristo abiti, per la fede, nel mio cuore;
che Dio diventi, giorno dopo giorno,
il terreno vitale da cui trarre la linfa necessaria
affinché il frutto della mia vita
abbia il gusto del Suo Amore!
(Michel Hubaut)
Meditiamo sulle parole della Promessa...
Consapevole dell'infinito amore di Dio
per tutte le sue creature,...
“Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per
noi…
Egli ci ha amato per primo!” (Gv 4, 16-19).
“...il tuo nome è scritto sul palmo delle mie mani”
Signore, Dio di misericordia, che rinnovi incessantemente i pro111
digi del tuo amore verso il tuo popolo e anche verso di me, che
non ti do ascolto, aiutami a far il vuoto nel mio io presuntuoso,
perchè io possa riempirmi e saziarmi di te!
Vorrei che tutto il mio essere tacesse e in me tutto adorasse...
Vorrei penetrare ognor più in Lui ed esserne così piena,
da poterLo dare a quelle povere anime,
che non conoscono il dono di Dio. (B.E.R)
... in forza della mia vocazione cristiana...
“Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. (Mt 25,34)
Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli
di Dio,
e lo siamo realmente! (1 Gv 3,1)
A volte mi sembra che un certo tipo di successo sia prerogativa
dei prepotenti o dei disonesti... mi sembra che anche se ci sforziamo di seguire le vie del Signore, non facciamo altro che collezionare insuccessi…
Signore, che hai proclamato beati i poveri in spirito e gli umili,
aiutaci a superare i momenti di delusione e di scoraggiamento,
aiutaci a cercare il regno di Dio nell’umiltà dell’attesa, confidando sempre nella forza del tuo amore che ci prende per mano!
Schieriamoci umilmente tra gli imperfetti; stimiamoci piccole
anime, che Dio debba sostenere ad ogni istante... (B.E.R)
Quando tutto si intricava, quando il presente mi era così doloroso e l’avvenire mi appariva ancor più buio, chiudevo gli occhi e mi
abbandonavo, come una creaturella, tra le braccia del Padre, che
è nei Cieli. (B.E.R)
112
... alla presenza della Chiesa,
nella persona del sacerdote celebrante, ...
della Superiora Generale dell'Istituto delle Maestre Pie dell'Addolorata, Madre Carla Bertani,
del Presidente del Movimento per l'Alleluia, Stefano Nanni,...
“Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito;
vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore;
vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto
in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello
Spirito per l’utilità comune” (1 Cor 12, 4-7)
Nella sua sapienza infinita è Dio che sceglie i fondatori degli istituti religiosi. Egli distribuisce i suoi doni come a Lui piace e affida
a chi vuole una particolare missione da compiere, per un’opera
di servizio alla Chiesa nel piano divino di salvezza.
Il carisma di un fondatore è una intensa e personale esperienza
di Dio donata dallo Spirito, per la quale il fondatore interpreta il
Vangelo e lo vive in modo originale e carismatico nella sequela di
Cristo.
In questo preciso tempo storico in cui stiamo vivendo, Dio ha
scelto delle persone come garanti di unità e fedeltà a questo carisma: il Sacerdote ci assicura il legame e il riconoscimento della
Chiesa, la Superiora Generale ci dà la garanzia di camminare secondo la spiritualità donata da Dio a Elisabetta Renzi, il Presidente è colui che svolge il servizio dell’autorità all’interno del movimento.
...io ..... , RINNOVO la promessa di vivere, con la forza donatami dallo Spirito Santo e per l'intercessione di Maria Santissima
Addolorata, gli impegni del mio Battesimo secondo la spiritualità della Beata Elisabetta Renzi e in base a quanto espresso
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nelle norme statutarie del Movimento per l'Alleluia.
Il Battesimo ci fa’ membra del corpo di Cristo, ci incorpora alla
Chiesa: “Siamo membra gli uni degli altri” (Ef 4,25).
I battezzati diventano “pietre vive per la costruzione di un edificio
spirituale” (1 Pt 2,5).
Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, i cristiani vengono
conformati a Cristo.
Rigenerati per essere figli di Dio, i battezzati sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio. Poichè nel Battesimo hanno ricevuto “la luce vera che illumina ogni uomo” (Gv
1,9), i battezzati “dopo essere stati illuminati” (Eb 10, 32) sono
divenuti “figli della luce” (1 Ts 5,5) e “luce” essi stessi. (Ef 5,8)
Perchè viva ancor sono io? Per conoscere, amare e servire Iddio,
per amarti, o Gesù mio! (B.E.R)
A tutti apparve un fragile velo che ricopriva Gesù
(testimonianza sulla B.E.R)
In questo momento di silenzio ognuno di noi rinnovi le proprie
promesse battesimali, chiedendo anche alla Beata Elisabetta
Renzi di sostenerci e aiutarci ad essere coerenti ad esse nel nostro quotidiano.
Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo
mi aiutino nell'affrontare,
con allegrezza di spirito,
ciò che la vita mi riserverà
nelle varie realtà in cui sarò chiamato/a
a testimoniare l'amore di Dio per me.
“Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la
114
virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perchè
l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello
Spirito Santo che ci è stato dato”. (Rm.5, 3-5)
Signore Gesù, mia forza e mia salvezza, fa’ che con l’aiuto della
tua grazia possa vincere il male col bene, testimoniando in ogni
circostanza il tuo amore a quanti mi circondano!
“Quando lavori, Gesù è lì per risparmiarti metà di pena,
quando piangi Egli ti si avvicina per asciugarti le lacrime” (B.E.R)
Certamente dovremo ancor molto e sempre patire,
ma senza il Venerdì Santo non vi è il giorno di Pasqua.
L’Alleluia sta di casa al di là del Calvario. (B.E.R)
La Beata Elisabetta Renzi
mi sostenga in questo cammino
di crescita nella fede, vissuta nel quotidiano, che si alimenta ai
piedi di Cristo Gesù Crocifisso e Risorto, e interceda per me affinché:
“Io me stia sempre sotto la grande visione di Dio!”. AMEN.
Dammi un cuore aperto e generoso che non si fermi alle sue
preoccupazioni, un cuore nobile, incapace di conservare rancore;
un cuore forte che non ha paura delle ombre; un cuore incapace
di chiusure. E donami la grazia di cercare in ogni uomo, senza
mai stancarsi, la scintilla che tu vi hai posto quando lo hai creato
a Tua immagine.
115
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INDICE
PREMESSA ................................................................................... 1
SVOLGIMENTO DEGLI INCONTRI MPA .............................................. 4
IL CAMMINO MPA ....................................................................... 7
SCHEMA DEGLI INCONTRI ............................................................... 9
Preghiere allo Spirito Santo ................................................... 10
Preghiera di Papa Francesco per il Giubileo della misericordia
.......................................................................................... 13
1° INCONTRO
GESÙ E LA PECCATRICE ........................................................... 14
La Parola di Dio… ..................................................................... 14
Commento alla Parola di Dio ................................................... 15
La Parola della Chiesa .............................................................. 18
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 20
Per la riflessione personale ..................................................... 22
Preghiamo... ............................................................................ 24
2° INCONTRO
LA PECORA SMARRITA ............................................................ 27
La Parola di Dio… ..................................................................... 27
Commento alla Parola di Dio ................................................... 27
La Parola della Chiesa .............................................................. 29
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 31
Per la riflessione personale ..................................................... 31
Preghiamo... ............................................................................ 33
3° INCONTRO
LA DRAMMA PERDUTA ........................................................... 35
117
La Parola di Dio… ..................................................................... 35
Commento alla Parola di Dio ................................................... 35
La Parola della Chiesa .............................................................. 37
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 39
Per la riflessione personale ..................................................... 41
Preghiamo... ............................................................................ 43
4° INCONTRO
IL FIGLIOL PRODIGO ............................................................... 45
La Parola di Dio… ..................................................................... 45
Commento alla Parola di Dio ................................................... 46
La Parola della Chiesa .............................................................. 49
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 51
Per la riflessione personale ..................................................... 53
Preghiamo... ............................................................................ 54
5° INCONTRO
LASCIALO ANCORA PER QUEST’ANNO ......................................... 56
La Parola di Dio… ..................................................................... 56
Commento alla Parola di Dio ................................................... 56
La Parola della Chiesa .............................................................. 64
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 65
Per la riflessione personale ..................................................... 66
Preghiamo... ............................................................................ 67
6° INCONTRO
LA PRESENZA DI GESÙ NELLA CASA DI ZACCHEO ............................ 71
La Parola di Dio… ..................................................................... 71
Commento alla Parola di Dio ................................................... 72
La Parola della Chiesa .............................................................. 73
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 75
Per la riflessione personale ..................................................... 75
Preghiamo... ............................................................................ 77
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7° INCONTRO
IL PERDONO DI GESÙ AI SUOI CARNEFICI ..................................... 80
La Parola di Dio… ..................................................................... 80
Commento alla Parola di Dio ................................................... 81
La Parola della Chiesa .............................................................. 82
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 85
Per la riflessione personale ..................................................... 86
Preghiamo... ............................................................................ 87
8° INCONTRO
IL BUON LADRONE ................................................................. 90
La Parola di Dio… ..................................................................... 90
Commento alla Parola di Dio ................................................... 90
La Parola della Chiesa .............................................................. 91
Madre Elisabetta ci dice... ....................................................... 93
Per la riflessione personale ..................................................... 94
Preghiamo... ............................................................................ 95
APPENDICE .......................................................................... 97
Corona dell’Addolorata............................................................ 98
Preghiera in preparazione al rinnovo della Promessa MPA .. 110
119
120
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Libretto Formativo 2015/2016 - Maestre Pie dell`Addolorata