POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS
PERIODICO TELEMATICO A
CURA DELL'UFFICIO POLITICHE
PER LE DISABILITÀ CGIL
CORSO D'ITALIA, 25
00198 ROMA
NUMERO 1 - 2014
E-MAIL
[email protected]
NOTIZIE
LAVORO:
DA PAG.
4
SCUOLA:
DA PAG.
6
WELFARE:
DA PAG.
11
DAL TERRITORIO
DA PAG.
18
INTERNAZIONALE:
DA PAG.
24
VARIE
DA PAG.
26
1
INDICE
LAVORO
PAGINA
LE VITTIME DEL LAVORO A GOVERNO E PARLAMENTO PER RISTABILIRE PIÙ
EQUITÀ SOCIALE
4
DISABILITÀ, PIANO D'AZIONE IN GAZZETTA. IL NODO DELLE RISORSE
5
SCUOLA
PAGINA
CRESCONO GLI ALUNNI DISABILI NELLA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA: SONO
149 MILA
6
IL MINISTERO PAGHI IL SOSTEGNO ANCHE PER LE PARITARIE
7
SOSTEGNO, FINO A 3700 EURO PER UN CORSO. "DOCENTI COME BANCOMAT"
9
WELFARE
PAGINA
DONNE CON DISABILITÀ E SERVIZI SANITARI: QUANTI OSTACOLI!
11
NUOVO ISEE, FISH E FAND: "SENZA DI NOI SAREBBE ANDATA MOLTO PEGGIO"
15
PENSIONI, FINALMENTE ANCHE LA 104 C'È
NOTIZIE DAL TERRITORIO
17
PAGINA
IL PRIMO MUNICIPIO DI ROMA CHE RECEPISCE LA CONVENZIONE ONU
18
MARCHE: UNA PRIMA BATTAGLIA È STATA VINTA
19
SARDEGNA: UNA BEFFA PER 41.000 GIOVANI CON DISABILITÀ
20
INSIEME PER INFORMARE: LA CGIL DI LIVORNO AL DYMANO CAMP
21
PALERMO, LA LOTTA DEI PARCHEGGI GRATIS PER I DISABILI
22
ASL NA1, CONCORSO PER 74 ASSISTENTI AMMINISTRATIVI RISERVATO ALLE
CATEGORIE PROTETTE
23
2
INTERNAZIONALE
GÖTEBORG VINCE L’EDIZIONE 2014 DEL PREMIO PER LE CITTÀ ACCESSIBILI
VARIE
PAGINA
24
PAGINA
DISABILITÀ E POVERTÀ, L’ANFFAS: ''BISOGNA ROMPERE L’INVISIBILITÀ''
26
TROPPE BARRIERE ARCHITETTONICHE BENI CULTURALI NON ANCORA «PER
TUTTI»
28
3
LAVORO
LE VITTIME DEL LAVORO A GOVERNO E PARLAMENTO PER RISTABILIRE PIÙ
EQUITÀ SOCIALE
Rivedere le norme sull’ISEE elaborate dal Governo Monti e migliorare la previsione di
adeguamento delle prestazioni per le vittime del lavoro già approvate dal Senato sono le richieste
che il Consiglio Nazionale dell’ANMIL riunitosi a Roma rivolge a Parlamento e Governo
nell’imminenza del varo della legge di stabilità per il 2014
«In rappresentanza dei 400.000 iscritti all’ANMIL – sottolinea il Presidente dell’Associazione
Franco Bettoni – il nostro Consiglio Nazionale ha inteso rivolgere un appello forte a Parlamento e
Governo, pur apprezzando i segnali positivi che sono comunque giunti nella prima fase dell’esame
parlamentare della legge di stabilità, con l’obiettivo di sollecitare le forze politiche a compiere un
ulteriore piccolo sforzo per conseguire due risultati molto importanti sotto il profilo dell’equità
sociale».
«In particolare – spiega il Bettoni – il Senato, nell’accogliere le istanze del mondo imprenditoriale
ha previsto una riduzione dei premi assicurativi versati all’INAIL dalle aziende, pari ad un miliardo
nel 2014 per arrivare poi ad un miliardo e duecento milioni nel 2016, mentre per quello che riguarda
l’adeguamento periodico delle prestazioni per le vittime del lavoro ha previsto uno stanziamento di
50 milioni medi annui. Un segnale certamente positivo, ma che non ci sembra congruo rispetto al
fatto che queste prestazioni hanno perso dal 2000 ad oggi oltre il 21% del loro valore ed i 50 milioni
porterebbero soltanto ad un modesto recupero di tale perdita. Per questo chiediamo che la somma
stanziata venga aumentata almeno fino a coprire il 50% della perdita e che per il futuro le
prestazioni vengano adeguate automaticamente».
«Anche sul fronte dell’ISEE – prosegue Bettoni – il Consiglio Nazionale dell’ANMIL, che ha
espresso da subito e in modo fermo una posizione fortemente contraria alla previsione introdotta dal
Governo Monti (con l’art. 5 del decreto legge ‘Salva Italia’, convertito con legge n. 214 del 2011) di
inserire nell’ISEE anche le prestazioni legate alla condizione di disabilità pur se esenti da
imposizione fiscale, ha inteso lanciare a Parlamento e Governo un deciso appello in tal senso.
Infatti, sebbene a nostro giudizio l’impianto complessivo dell’ISEE è senza dubbio valido,
prevedere l’inserimento anche di queste prestazioni è un atto di enorme ingiustizia che non porta a
nulla sul fronte della lotta all’evasione ed alle discriminazioni, con l’unico odioso effetto di mettere
in ‘concorrenza’ persone, con o senza disabilità, che vivono condizioni di grave difficoltà e
svantaggio». «In ogni caso il Consiglio Nazionale dell’ANMIL – conclude il Presidente
dell’Associazione – ha già deliberato di impugnare in tutte le possibili sedi giurisdizionali il decreto
che ha approvato il nuovo ISEE».
(16 dicembre 2013)
Fonte: Vita.it
4
DISABILITÀ, PIANO D'AZIONE IN GAZZETTA. IL NODO DELLE RISORSE
Elaborato dall'Osservatorio nazionale e approvato nel febbraio 2013, a luglio il documento ha
scandito i temi della Conferenza nazionale. A settembre l'approvazione del Consiglio dei ministri, a
ottobre l'adozione del decreto del presidente Napolitano
ROMA – Il programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle
persone con disabilità è legge: è stato infatti pubblicato il 28 dicembre scorso il decreto del
presidente della Repubblica 4 ottobre 2013, con il quale è stato adottato il documento, predisposto
dall'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.
L'approvazione del Programma risale a quasi un anno fa: nel febbraio 2013, l'Osservatorio
nazionale, dopo aver lavorato all'elaborazione delle varie sezioni del documento, diviso in gruppi di
lavoro relativi alle diverse “linee d'intervento”, diede il via libera al Programma d'azione. Il 12 e 13
luglio, il Programma d'azione ha scandito i tempi e i temi della quarta Conferenza nazionale sulle
politiche della disabilità organizzata dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Due mesi
dopo, il 27 settembre, il documento è stato adottato dal Consiglio dei ministri. Pochi giorni dopo, il
4 ottobre, il presidente Napolitano ha emanato il decreto di adozione. Ora, la pubblicazione in
Gazzetta Ufficiale (n.303) rappresenta l'ultimo passaggio formale per l'entrata in vigore del
Programma d'azione.
Il Programma contiene l'insieme degli interventi che dovrebbero essere messi in pratica nei prossimi
due anni per migliorare la vita delle persone con disabilità e garantire pienamente i loro diritti. Una
cinquantina di pagine in cui, sulla traccia del dettato della Convenzione Onu sui diritti delle persone
con disabilità, vengono affrontati sette grandi questioni: si parla della revisione del sistema di
accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento
socio-sanitario; di lavoro e occupazione; di politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita
indipendente e l'inclusione nella società; di promozione e attuazione dei principi di accessibilità e
mobilità; dei processi formativi ed inclusione scolastica; di salute, diritto alla vita, abilitazione e
riabilitazione; e infine di cooperazione internazionale.
Va ricordato che a tutti questi impegni ”è da riconoscere carattere meramente programmatico”,
come precisa la relazione illustrativa arrivata in Consiglio dei ministri: le azioni richiamate nel
documento, infatti, sono “risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti, mentre gli
impegni assunti alla presentazione alle Camere di nuovi provvedimenti legislativi saranno
condizionati al rispetto della disciplina ordinaria in tema di programmazione finanziaria”. Pertanto,
“la sede nella quale saranno ponderate le diverse esigenze di settore è la Decisione di finanza
pubblica, sulla base della quale verrà definito il disegno di legge di stabilità”. E' questo uno dei nodi
critici che accompagna l'approvazione del programma e che ha suscitato le perplessità delle
associazioni, rinnovate nei giorni dell'approvazione della legge di stabilità.
(2 gennaio 2014)
Fonte: RedattoreSociale.it
5
SCUOLA
CRESCONO GLI ALUNNI DISABILI NELLA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA:
SONO 149 MILA
I dati Istat. Nell’anno scolastico 2012/2013 gli alunni disabili nelle scuole primarie e secondarie di
primo grado sono il 3,2 per cento del totale degli alunni e, in assoluto, sono 4 mila in più rispetto
all’anno precedente. Il 60 per cento maschi
ROMA - Nell’anno scolastico 2012-2013 sono circa 149 mila gli alunni con disabilità in Italia (il
3,2% del totale degli alunni), di cui circa 84 mila nella scuola primaria (pari al 3,0%) e poco più di
65 mila nella scuola secondaria di primo grado (il 3,7%). A rilevarlo è l’Istat, che pubblica un report
sull’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado,
statali e non statali. Crescono anche i docenti di sostegno (sono 2 mila in più).
Bolzano in testa. La percentuale più elevata si riscontra nella Provincia autonoma di Bolzano per
entrambi gli ordini scolastici (5,0% degli alunni della scuola primaria e 8,2% degli alunni della
scuola secondaria di primo grado), quella più bassa si registra in Basilicata (2,1% degli alunni della
scuola primaria e 2,6% di quelli della scuola secondaria di primo grado).
Quattromila in più. Rispetto all’anno precedente, l’aumento complessivo è di circa 4 mila alunni,
in entrambi gli ordini scolastici, proseguendo la tendenza crescente registrata negli ultimi 10 anni. I
maschi rappresentano più del 60% degli alunni con disabilità di entrambi gli ordini scolastici: 201
maschi ogni 100 femmine nella scuola primaria e 180 maschi ogni 100 femmine in quella
secondaria di primo grado.
(16 dicembre 2013)
Fonte: RedattoreSociale.it
6
IL MINISTERO PAGHI IL SOSTEGNO ANCHE PER LE PARITARIE
di Salvatore Nocera
È interessante una recente Ordinanza del Tribunale Civile di Roma, che condannando una scuola
paritaria a fornire il sostegno a un ragazzo con disabilità e il Ministero a coprire le spese relative,
affronta alcuni problemi riguardanti da una parte il diritto degli alunni con disabilità a non essere
discriminati rispetto ai compagni che frequentano le scuole statali, dall’altra l’obbligo delle scuole
paritarie di garantire l’integrazione
Con la recente Ordinanza 2122/13, emessa il 14 novembre scorso, il Tribunale Civile di Roma ha
accolto in via d’urgenza la richiesta di condanna per discriminazione, ai sensi della Legge 67/06
(Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), di una
scuola paritaria che aveva rifiutato l’iscrizione a un alunno con disabilità poiché la famiglia non
era
stata
disposta
a
pagare
le
spese
per
il
docente
di
sostegno.
Si tratta di un provvedimento decisamente interessante in quanto affronta una serie di problemi
circa il diritto degli alunni con disabilità a non essere discriminati rispetto ai compagni
frequentanti le scuole statali e l’obbligo delle scuole paritarie a garantire l’integrazione scolastica ai
sensi della Legge 62/00 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e
all’istruzione).
Ancor più interessante, però, è la motivazione con la quale il Tribunale ha stabilito che lo Stato è
tenuto a pagare il sostegno anche nelle scuole paritarie o a rimborsarlo se da esse anticipato.
Infatti, in base all’articolo 1, comma 4, lettera e, della citata Legge 62/00, la scuola paritaria è
obbligata ad accettare alunni con disabilità, offrendo loro tutto quanto necessario per l’esercizio del
loro diritto allo studio, adeguandosi a quanto previsto dalla Legge 104/92. Così si esprime
testualmente il Tribunale: «L’organizzazione dell’insegnamento di sostegno da parte delle scuole
paritarie, pertanto, costituisce un preciso obbligo di legge e rappresenta uno standard qualitativo
essenziale per ottenere il riconoscimento della parità». Altrettanto interessante è poi il passaggio
dell’Ordinanza concernente l’obbligo dello Stato di dover pagare il sostegno anche alle scuole
paritarie. Infatti, dopo aver citato l’articolo 1, comma 14 della Legge 62/00, contenente uno
stanziamento statale non eccessivo (circa 1.500-2.000 euro annui), per il pagamento del sostegno
alle scuole paritarie, l’Ordinanza così prosegue: «Dalla disposizione in questione si evince
chiaramente che il costo dell’insegnamento di sostegno è posto a carico dello Stato e giammai
potrebbe essere posto dagli istituti scolastici paritari a carico dei genitori degli alunni portatori di
handicap. In questa prospettiva, ove mai vi fossero dubbi interpretativi, si imporrebbe comunque
una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina alla luce dell’art. 33, comma 4°,
Costituzione, in base al quale “la legge […] deve assicurare ad esse [scuole paritarie] e ai loro
alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali», nonché alla
luce del fondamentale principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 comma 2°,
Costituzione». L’Ordinanza precisa infine che, qualora lo Stato non provveda immediatamente
all’atto della richiesta al pagamento del sostegno, la scuola paritaria è comunque obbligata a
fornirlo, fermo restando il suo diritto al rimborso dallo Stato di quanto ha dovuto anticipare. Ciò
onde evitare che con il pagamento del sostegno a carico dell’alunno con disabilità ,questi venga
discriminato rispetto ai compagni con disabilità delle scuole statali che per il sostegno non debbono
pagare nulla.
Da tutto ciò, pertanto, è derivata la condanna della scuola paritaria all’iscrizione dell’alunno,
all’immediata fornitura del sostegno e al pagamento dei danni non patrimoniali pari a 15.000 euro,
nonché alla rifusione delle spese di causa.
Qualche osservazione
Il provvedimento assunto dal Tribunale Civile di Roma è sostanzialmente la riprova dell’utilità della
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Legge 67/06 sulla non discriminazione, per una tutela rapida del diritto allo studio degli alunni
con disabilità, rispetto al diritto a non dover pagare il sostegno. Esistono già, infatti, dei precedenti
in tal senso, sempre da parte del medesimo Tribunale, come l’Ordinanza del 17 dicembre 2002, che
aveva riconosciuto sia «l’obbligo di una scuola non statale di accogliere una bambina con
disabilità», sia «l’obbligo del Ministero e, conseguentemente, del Provveditorato di Roma di
assumersi totalmente l’onere economico dell’insegnante di sostegno, rispettando così il diritto della
persona portatrice di handicap all’educazione, all’integrazione sociale e alla partecipazione alla vita
della comunità, nonché il diritto di crescere in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua
personalità e delle sue attitudini». Successivamente, la Sentenza 15389/08, espressa il 10 giugno
2008, aveva riconosciuto il diritto dell’Istituto Paritario delle Suore Marcelline al rimborso del costo
sostenuto per l’insegnante per il sostegno. Quei provvedimenti si basavano per altro su argomenti
di carattere generale, quali la libertà d’impresa delle scuole private e la libertà di scelta delle
famiglie tra scuola pubblica e privata. Così infatti si scriveva nella motivazione della Sentenza del
2008: «[…] nella scuola la presenza di persone disabili impone l’apprestamento di piani di
formazione e di sostegno dedicati e ciò tanto nella scuola pubblica che nella scuola privata.
Trattandosi, però, di prestazioni ulteriori rispetto all’insegnamento in senso proprio e
specificatamente finalizzato alla tutela della persona, esse non possono gravare sul bilancio della
scuola privata quale impresa. Ove così non fosse, la scuola privata si troverebbe ad affrontare costi
assolutamente imprevisti ed imprevedibili che rischierebbero di vanificare, e il concetto di parità tra
il pubblico e il privato e soprattutto, la libertà di scelta delle famiglie. Infatti se i costi del sostegno
del disabile dovessero essere sopportati dalla scuola privata essi dovrebbero essere “spalmati” sulle
rette pagate da tutte le famiglie. In tal modo la scuola privata finirebbe per essere meno competitiva
ed inevitabilmente uscirebbe dal mercato. Infine è da ribadire che il sostegno non è insegnamento in
sé, quanto piuttosto è il supporto per rendere l’insegnamento fruibile e tanto costituisce un ulteriore
argomento per ritenere che esso debba essere a carico dello Stato sia nelle scuole pubbliche che in
quelle private». Su motivazioni antidiscriminatorie si fonda invece l’Ordinanza prodotta il 6
settembre di quest’anno dal Tribunale Civile di Vigevano (Pavia), già da noi ampiamente
commentata su queste stesse pagine, la quale ha stabilito che siano a carico del Ministero le ore di
sostegno che devono essere fornite da una scuola paritaria.
Se quindi questo ultradecennale orientamento della Magistratura verrà confermato dalle decisioni di
merito e – in caso di appello e oltre contro l’ultima Ordinanza -, anche dalla Cassazione, esso
porterà a una tendenza del tutto nuova, producendo un notevole aggravio all’erario, proprio in un
momento in cui anche per la scuola statale si soffrono notevoli tagli finanziari.
(17 dicembre 2013)
Fonte: Superando.it
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SOSTEGNO, FINO A 3700 EURO PER UN CORSO. "DOCENTI COME BANCOMAT"
Al via i corsi per 6.400 posti. Gli atenei chiedono anche "fino a 200 euro per il test di accesso". La
più cara di tutte è l'università di Enna. Complessivamente ai precari sottratti oltre 20 milioni di
euro. Tabella di Anief con costi e scadenze per le domande
ROMA - Dopo una lunga attesa, sono ai nastri di partenza i corsi di specializzazione per diventare
insegnanti di sostegno. Con il nuovo anno si completeranno, infatti, le selezioni e subito dopo
l'inverno gli avvii della trentina di corsi, sparsi per il territorio nazione, che nella maggior parte dei
casi si concluderanno entro la metà del 2015. Però, come denuncia oggi l'associazione professionale
sindacale Anief, per arrivarci i docenti dovranno versare nelle casse delle Università cifre fuori
mercato: il record per accedere alla prova preselettiva e alla frequenza dei corsi è dell'Università di
Enna ‘Kore', dove ad ogni candidato vengono chiesti rispettivamente 200 e 3.700 euro. Nelle ultime
ore anche Palermo ha pubblicato il bando di concorso, indicando delle cifre non molto distanti: 150
euro per i quiz selettivi e 3.500 per partecipare a lezioni e tirocini. Anief rileva che "ancora una
volta i docenti della scuola, soprattutto se precari, diventano strumento per fare business, a
vantaggio dell'amministrazione organizzatrice. In questo caso degli atenei che, in uno dei periodi
più negativi sul fronte dei finanziamenti statali, con l'avallo degli Usr di competenza, trovano il
modo di fare entrare nei propri bilanci risorse economiche vive". Risorse, che, attacca Anief, "non
possono essere giustificate, come indicato nei bandi accademici, dalla presenza della tassa regionale
per il diritto allo studio, dal libretto, dall'assicurazione, dalla marca da bollo e dal contributo per
svolgere i tirocini".
Anief entra più in dettaglio: "Considerando che i posti complessivi che verranno messi a bando per
specializzarsi sul sostegno, in base al decreto ministeriale 706/13, sono 6.398 (1.285 riguardano la
scuola dell´infanzia, 1.826 la primaria, 1.753 la secondaria di primo grado e 1.534 quella di secondo
grado), alle università incaricate dal Miur di organizzare i corsi verrà corrisposta dagli aspiranti
docenti di sostegno una cifra complessiva vicina ai 20 milioni di euro (considerando 3.000 euro di
spesa a corsista). A questi vanno aggiunti almeno altri 3 milioni derivanti dal "contributo" richiesto
ai 20mila candidati (a tenersi "bassi", stimando il triplo dei candidati rispetto ai posti messi a
concorso) che tenteranno di accedere ai corsi attraverso i test: ad ogni aspirante alla frequenza del
corso di sostegno viene infatti chiesta una quota di partecipazione che va tra i 75 (Trento) e i 200
euro (‘Luspio' Roma, Macerata, ‘Carlo Bo' Urbino e ‘Kore' Enna). Che non verrà restituita in alcun
caso".
Già all'indomani della pubblicazione dei primi bandi di selezione per l'accesso ai corsi di
specializzazione l'Anief aveva messo in luce il business. "Il nostro sindacato - spiega Marcello
Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - aveva intuito che stava prendendo
corpo il tentativo di trasformare in bancomat i futuri docenti di sostegno dei nostri alunni con
bisogni speciali. Guarda caso, giusto qualche settimana dopo il varo da parte del Governo del
massiccio piano di assunzioni in ruolo di questa tipologia di insegnanti: nel prossimo triennio,
infatti, sono previste 27mila collocazioni degli attuali posti di sostegno in deroga nell'organico di
diritto. Con la successiva stabilizzazione di buona parte del personale specializzato che vi farà
parte".
Così, davanti ad una prospettiva di lavoro allettante, le università hanno pensato bene di alzare il
tiro delle richieste, certe che di fronte alla possibilità di essere assunti dallo Stato nessuno avrebbe
fatto resistenza. "E così sta andando, visto l'alto interesse per accedere ai corsi. "Per partecipare alle
selezioni per diventare insegnante di sostegno - conclude Pacifico - le università hanno deciso di
chiedere fino a quattro volte di quanto si chiede per diventare oggi magistrati, avvocati o notai: tutte
professioni, peraltro, non certo scevre dal business. Partecipare ai concorsi, dunque, è da ricchi. Si
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utilizzano i concorsi per fare cassa quando la Repubblica dovrebbe rimuovere ogni ostacolo anche
economico". Sul sito dell'Anief la tabella aggiornata dei bandi di selezione, dei costi di accesso e
delle scadenze di presentazione delle domande. (ep)
(19 dicembre 2013)
Fonte: SuperAbile.it
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WELFARE
DONNE CON DISABILITÀ E SERVIZI SANITARI: QUANTI OSTACOLI!
a cura del Coordinamento del Gruppo Donne UILDM
Presentiamo una nuova intervista a una donna con disabilità, che racconta tutte le sue difficoltà ad
accedere ai vari servizi sanitari e in particolare ad alcuni più specifici di altri. Anche in questo
caso la testimonianza è stata raccolta dal Coordinamento del Gruppo Donne UILDM (Unione
Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che aveva già curato, a suo tempo, un’interessante
indagine sull’accessibilità dei servizi di ginecologia e ostetricia
Continuiamo a presentare le testimonianze provenienti da alcune donne con disabilità,
sull’accessibilità dei servizi sanitari, contributi, questi, curati dal Coordinamento del Gruppo
Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), così come l’indagine intitolata
Accessibilità dei servizi di ginecologia e ostetricia alle donne con disabilità, da noi ampiamente
presentata qualche tempo fa. «Ringraziamo di cuore queste donne – scrivono dal Coordinamento
del Gruppo Donne UILDM – per avere accettato di condividere la loro esperienza con noi, e
segnaliamo che, per ragioni di riservatezza, tutti i loro nomi sono stati sostituiti da pseudonimi
scelti dalle stesse intervistate. Non aggiungiamo altro. Ogni donna, a suo modo, ha espresso il
proprio punto di vista partendo dal proprio vissuto. Si tratta solo di ascoltare la loro voce». Dopo
quindi la testimonianza di “Stella”, è la volta di quella di “Fiona”, non prima di ricordare ancora
che resta aperta, fino al 15 dicembre, la possibilità di collaborare alla raccolta di testimonianze,
scrivendo semplicemente a: [email protected].
Gentilissima Fiona, puoi raccontare qual è la tua età, il tuo titolo di studio, che tipo di lavoro
svolgi, e la tua disabilità? «Sono Fiona, sono italiana di nascita e di residenza, ho 44 anni e il
diploma di maturità commerciale. Nel ’92, poi, con un master biennale, mi sono specializzata come
quadro tecnico per l’amministrazione e la direzione aziendale. Lavoro part-time da ventidue anni
come impiegata presso l’ufficio spedizioni e insieme a tre colleghi dirigiamo il reparto di quindici
operai del magazzino di spedizioni merce di una grande industria alimentare locale. Soffro di
distrofia tipo FSHD (distrofia muscolare facio-scapolo-omerale) da quando avevo 11 anni e ho una
disabilità fisica grave. Attualmente uso la carrozzina elettrica, riesco a lavarmi e vestirmi in parte,
ma per il resto ho bisogno di assistenza. Posso pettinarmi, truccarmi, mangiare, scrivere, leggere e
usare il computer normalmente e in autonomia. Sono capace inoltre di cucinare, dipingere, guidare
l’automobile con la patente speciale. Vado a fare la spesa e anche altre commissioni di vario genere
quando gli uffici sono accessibili, altrimenti mi organizzo al telefono o al domicilio o con internet».
Puoi dire qual è la tua Regione di residenza, se vivi da sola o con altre persone, qual è il tuo
livello di autonomia nella tua abitazione e fuori casa? «Abito in Emilia Romagna, vivo da sola al
primo piano con ascensore. Al piano di sotto c’è l’appartamento di mio padre che mi offre
assistenza soprattutto alla sera per andare a letto. Al mattino, invece, usufruisco sia degli operatori
socio-assistenziali del Comune, sia di una badante/colf per due ore e sei giorni alla settimana, per
l’alzata, l’igiene, le pulizie e il rassetto della casa, oltreché per alcune terapie fisiche e per la
preparazione di parte dei pasti. Ho mantenuto, come dicevo, una certa autonomia guidando la mia
automobile, lavorando, cucinando e dipingendo, adattando il mio appartamento, e da tre anni ho
anche una vita sentimentale appagante con il mio compagno. Per andare al lavoro o espletare
incombenze varie, salgo e scendo in completa autonomia con la mia carrozzina elettrica sulla mia
auto adattata, guido e vado anche in piscina a fare qualche vasca di allenamento perché faccio parte
di un gruppo di pazienti che si stanno sottoponendo a una terapia sperimentale».
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Sei stata invitata a partecipare a qualche campagna di prevenzione sanitaria, come ad
esempio lo screening del carcinoma del collo dell’utero, che riguarda tutte le donne di età
compresa fra i 25 e i 64 anni? «Sì, da molti anni partecipo alla campagna per la prevenzione del
carcinoma del collo dell’utero perché già a 25 anni ho avuto un piccolo intervento per “bruciare” le
cellule danneggiate dall’HPV [papilloma virus umano, N.d.R.], e da allora ho fatto controlli
dapprima più frequenti, ma sempre con esito negativo, e ora partecipo solo alla campagna. Inoltre,
siccome mia madre è morta di recente a causa di un tumore al seno, ormai da quattro anni eseguo
annualmente anche la mammografia e l’ecografia al seno con visita, per prevenzione».
Il tuo presidio sanitario di riferimento è raggiungibile attraverso mezzi pubblici accessibili? E
nelle vicinanze di esso ci sono parcheggi riservati alle persone con disabilità? «Non ci sono
mezzi pubblici accessibili, ma abito vicino al presidio sanitario e, se fa bel tempo, vado con la
carrozzina elettrica, oppure con la mia automobile adattata. Ci sono alcuni parcheggi riservati».
Ti è mai capitato di recarti in un ospedale o in un ambulatorio, e di non riuscire a raggiungere
il luogo per la presenza di ostacoli lungo il percorso? Oppure di non riuscire a entrare
nell’ambulatorio perché inaccessibile? «Nel mio ospedale, il Centro Unico di Prenotazione (CUP)
e il Consultorio sono in uno stabile di recente edificazione, con un porticato a colonne infinito, ma
che ruba spazio alla costruzione e agli ambulatori interni. Esso ha percorsi esterni accessibili con
rampe, ma ha tutte le entrate a vetro strette con due porte a battente, una di fronte all’altra e distanti
tra loro circa un metro, con la molla durissima da aprire; ci vogliono quindi due persone per tenerle
aperte entrambe in modo tale che io possa entrare la carrozzina. Poi, una volta dentro al
Consultorio, la sala d’aspetto è minima e io con la carrozzina sono spesso d’intralcio a chi passa.
Infine, quando entro nell’Ambulatorio di Ginecologia, devo sempre far portare fuori le sedie perché
non ho spazio di manovra per arrivare alla scrivania del medico o al lettino della visita».
Ti è mai capitato di dover svolgere qualcuno di questi esami/visite: visita ginecologica, PAP
test, mammografia, ecografia pelvica, densitometria ossea, prove urodinamiche, colposcopia,
ecografia mammaria, isteroscopia? «Sì, tutte tranne le prove urodinamiche e l’isteroscopia».
E in relazione a queste visite, puoi illustrare come si è svolta la comunicazione col medico?
«Non sempre il medico mi comunica quello che sta per fare, specialmente in un ospedale pubblico
dove c’è fretta, e non c’è la necessità di instaurare un legame di clientela con il malato, come nel
privato. D’altro canto, sapendo anche dei tempi ristretti a mia disposizione, mi informo
personalmente prima sul tipo di esame che sto per fare, leggendo o cercando spiegazioni in internet.
Quindi, durante la visita, partecipo attivamente, esponendo le mie problematiche e facendo
domande o riflessioni a voce alta in modo da sollecitare il medico. Così, in molti casi, quando il
medico si rende conto che sono preparata e capace di intendere, allora si rapporta direttamente con
me, informandomi sempre sugli esiti della visita, o degli esami se disponibili subito, o di come
dovrò fare per ritirarli».
Nella fase preparatoria alla visita, hai potuto usufruire di uno spogliatoio accessibile? E in
generale, ti sei sentita rispettata nella tua riservatezza? «Nel mio ospedale non ho avuto né uno
spogliatoio privato, né la privacy perché non c’è spazio per poter stare almeno dietro un esile
paravento. Nel Policlinico della Provincia, invece, che è più grande, trovo più preparazione e spazi
più ampi e riservati».
Per quelle visite che comportano lo spostamento su un apposito lettino, ti è stato chiesto come
avresti voluto essere aiutata nello spostamento? Il lettino in questione era regolabile in
altezza? E c’era un sollevatore disponibile, o del personale formato in grado di aiutarti? Come
si sono svolte, infine, le manovre di spostamento per raggiungere il lettino (e viceversa)? «In
realtà, fino a 15 anni fa, camminavo con difficoltà, ma ero sufficientemente autonoma e avevo solo
bisogno di un piccolo aiuto nel salire sul lettino. Se poi non se ne rendevano conto, lo chiedevo io
senza timore e dunque non c’erano molti problemi. Dopo tanti anni, però, vedo che le cose non
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migliorano, e dato che sono in carrozzina e sono molto alta, devo farmi accompagnare tuttora da
mio padre, o da una donna forzuta, per farmi mettere sul lettino. Purtroppo al Consultorio c’è poco
spazio e il lettino non è accessibile facilmente. Quest’ultimo, pur essendo elettrico, va solo in alto a
partire da 70 centimetri, ma non si abbassa al di sotto di quella misura; pertanto, una persona bassa,
o chi è in carrozzina, non riesce a fare un trasferimento orizzontale agevole e quasi in autonomia.
Siccome continuano a non esserci aiuti, quest’anno ho provato a chiedere con due settimane di
anticipo al Consultorio se mi procuravano un sollevatore, ma mi hanno risposto che non era
possibile, e che non si poteva nemmeno prendere in prestito da altri reparti. Allora ho chiesto di
andare nel reparto interno all’ospedale di ostetricia, pensando che fosse più ampio e con ausili
migliori. Ho quindi telefonato anticipatamente per spiegare il mio problema, ma anche lì mi sono
sentita rifiutare il sollevatore; anzi, l’infermiera mi ha quasi deriso, dicendo che “loro sono
abituate alle emergenze”, e potevano mettere anche una persona svenuta sul lettino senza difficoltà,
quindi non dovevo preoccuparmi. Infatti, al mio arrivo, l’ambulatorio era così stretto che con le
ruote pestavo letteralmente i piedi della dottoressa; inoltre, ho dovuto far togliere la sedia e il
paravento rinunciando alla mia privacy. Il lettino era talmente malridotto che quei ferri che tengono
sollevate e divaricate le gambe erano bloccati e non più estraibili, cosicché era ancora più difficile
salire, mentre l’infermiera e la dottoressa non sapevano da che parte prendermi per mettermi sul
lettino stesso; sostenevano cioè di non esserne capaci (peso 63 chili!), e non hanno nemmeno
chiamato qualcuno del personale per farsi aiutare… (diversamente da quello che mi avevano
promesso al telefono). Io, spazientita, nuda e umiliata, ho chiamato per l’ennesima volta mio padre,
che aspettava fuori, perché mi prendesse in braccio e mi mettesse sul lettino. Così, con l’aiuto della
mia badante/colf che mi ha svestita e sistemata, ho fatto il PAP test e la visita ginecologica. La
stessa manovra è stata eseguita da papà e dalla badante per scendere dal lettino: con l’infermiera e
la dottoressa che guardavano e basta… anzi, facevano pure qualche stupido commento su quanto
fossi brava ad usare la carrozzina anche in così poco spazio… e chiaramente, essendo troppo
educata, non commentavo ad alta voce, ma mi concentravo sulle manovre faticose e pericolose, in
quelle condizioni di discesa dai trampolini e di vestizione!».
Per altri tipi di visite che comportano l’uso di apparecchiature particolari (ad esempio il
mammografo, l’apparecchio per eseguire la densitometria ossea ecc.), hai riscontrato anche lì
difficoltà nel dover utilizzare tali strumentazioni? «Purtroppo anche eseguire la mammografia è
una vera avventura e devo sempre andare con mio padre (grazie a Dio finché c’è lui, che alla bella
età di 75 anni è ancora molto capace!) perché il mammografo fa le analisi solo a persone che
stanno in piedi, e non si abbassa sufficientemente per chi è in carrozzina. Infatti, ogni volta che
vado, mi devo far prendere in braccio da mio padre che mi mette su una seggioletta girevole,
elevabile e con le ruotine, simile a quelle da ufficio, ma che non ha i freni di sicurezza, ha i poggioli
ai lati che non rendono facile il trasferimento, ha lo schienale basso che non dà stabilità a chi ha
poco controllo del tronco e ha un sottilissimo appoggio per i piedi che scivolano facilmente. Così
mio padre si deve mettere lo schermo per i raggi X, e deve rimanere a sorreggermi durante la
radiografia. Proprio in questo periodo dovrò tornare a farmi visitare, perché ho paura di
ammalarmi come mia madre, ma è così umiliante andare in un ospedale concepito solo per i malati
che camminano, e non anche per i malati che sono in carrozzina, che mi viene da piangere!».
Hai mai pensato di fare dei ricorsi? «Non ho mai fatto ricorso perché una volta sola mi sono
rivolta alla giustizia per i maltrattamenti che avevo subìto dal mio ex convivente, ma i poliziotti
erano tutti uomini e ho avuto paura. Così per me essere una donna davanti alla legge si è rivelato
come un ulteriore handicap, e mi ci è voluto molto tempo per recuperare un po’ di fiducia e
autostima. Quindi non credo molto nella giustizia, e in questo mondo di continui femminicidi, è
difficile farsi ascoltare. Avrei potuto probabilmente allearmi con altre donne che hanno il mio
stesso problema e utilizzano questo stesso ospedale, ma mentre prendevo coscienza che bisognava
fare qualcosa, mia madre si è appunto ammalata e per quasi sei anni abbiamo lottato, ma lei ci ha
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lasciato nel giugno di quest’anno. Infine, ho paura che se facessi causa all’ospedale, poi rischierei di
trovarmi di fronte a “medici nemici” o ad ulteriori ostacoli burocratici e le cose potrebbero
peggiorare ancora».
In generale e al di là delle tue difficili esperienze personali, qual è la tua impressione rispetto
all’accesso ai servizi sanitari da parte delle persone con disabilità? «Chiaramente non tutti gli
ospedali e le persone sono uguali e in genere nei grandi ospedali delle Province e dei capoluoghi di
Regione del Centro Nord c’è più accessibilità e personale preparato, anche se, oltre all’Emilia
Romagna, personalmente ho avuto modo di frequentare solo la Toscana, il Veneto e la Lombardia».
Vuoi aggiungere qualche altra considerazione che potrebbe essere utile a migliorare i servizi
sanitari? «In un periodo di crisi economica come questo, dove si parla continuamente di tagli alla
spesa e alla sanità pubblica, non vedo molti margini per implementare spazi ambientali,
accessibilità, ausili appositi, e per fare corsi di formazione che rendano il personale ospedaliero
capace di ricevere e supportare le esigenze di casi di disabilità grave come il mio. Purtroppo solo
alcune strutture specializzate per la cura o la riabilitazione hanno una buona capacità ricettiva, ma
dopo la rieducazione, il ritorno nella “società dei sani” è ancora pieno di insidie. Inoltre il
maschilismo, l’inciviltà e la mancanza di educazione nelle scuole non fanno intravvedere un
miglioramento in tempi brevissimi, perché prima devono cambiare le leggi e la mentalità che la
società ha sulle donne in generale, e poi, forse, cambierà l’atteggiamento verso le donne con
disabilità».
(9 dicembre 2013)
Fonte: Superando.it
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NUOVO ISEE, FISH E FAND: "SENZA DI NOI SAREBBE ANDATA MOLTO PEGGIO"
Le federazioni rispondono alle accuse della deputata Pd Ileana Argentin precisando di non aver
affatto dato il proprio assenso alla versione definitiva approvata di recente: E in ogni caso
abbiamo contribuito a migliorare le prime versioni del testo"
ROMA - "Un imbarazzante scivolone, che non solo l'attività delle due Federazioni, ma che ignora
anche nella sua interezza la vicenda Isee contribuendo alla disinformazione": così Fish e Fand,
rispondono, con una nota congiunta, al deputato Pd Idelana Argentin, che durante il recente incontro
pubblico alla Camera, le ha accusate di essersi "sedute al tavolo con la viceministra Guerra e hanno
dato il loro parere favorevole al nuovo Isee".
"Non fosse stato per le due federazioni - replicano Fish e Fand - un Isee ben peggiore di quello
approvato sarebbe già in vigore da un anno. Ma questo non significa affatto che l'Isee goda del
plauso di Fish e Fand, come Argentin lascia credere". Nella nota, vengono quindi ripercorsi i
capitoli della complessa storia della riforma dell'Isee.
Il decreto Salva Italia. Una storia che inizia nel 2011 e affonda le sue radici nel decreto Salva Italia,
"imposto dal Governo Monti sull'onda della psicosi derivata dall'avvitamento dello spread".
Nell'articolo 5 di quel decreto convertito in legge, infatti, sono contenute "le indicazioni per la
definizione del nuovo Isee" e, in particolare, "viene previsto di considerare come reddito anche le
provvidenze assistenziali (pensioni sociali, indennità di accompagnamento, assegni di cura ecc ...).
Contro quell'ipotesi - ricordano Fish e Fand - le federazioni hanno alzato la voce, subito! Nel
Parlamento (nemmeno dall'onorevole Argentin) non si è trovata sponda alcuna: in tre settimane
quella disposizione diviene legge".
La prima e la seconda bozza. La bozza del decreto per il nuovo Isee vede la luce nel febbraio 2012,
ad opera del ministero del Lavoro. "In linea con le prescrizioni che il Parlamento aveva stabilito, ne
escono regole e criteri secondo i quali chi ha in casa una persona con disabilità finisce per essere
trattato in modo molto più svantaggioso rispetto ad un nucleo familiare a parità di reddito. Le
federazioni lo contestano, dimostrano il paradosso con l'evidenza dei numeri delle prove e lo fanno
opportunamente sedendosi a quel tavolo di confronto. Le Federazioni informano anche l'esterno:
associazioni, giornali, parlamentari, accademici". Si arriva così a una seconda stesura: "Un quadro
comunque drammatico e con indicazioni paradossali - ribadiscono Fish e Fand - Le Federazioni
oppongono la richiesta di ulteriori correzioni sostanziali. Alcune vengono riprese, molte altre no".
La terza stesura. Vede così la luce la terza e ultima bozza del decreto, "su cui non c'è stato confronto
con le Federazioni": la bozza è infatti presentata alle Commissioni parlamentari per il parere non
vincolante previsto dalla norma. "Della Commissione parlamentare - osservano Fish e Fand - fa
parte anche Argentin. La Commissione esprime un generale apprezzamento, richiedendo però alcuni
aggiustamenti relativi alle persone con pluriminorazione e ai nuclei monoparentali". Ascoltate in
audizione, le federazioni però tornano a denunciare il "peccato originale" contenuto nel
del decreto salva Italia, "laddove prevede di considerare le provvidenze assistenziali alla stregua di
un reddito. Modificare il decreto salva Italia - precisano però le federazioni - è una prerogativa
parlamentare. Questo l'onorevole Argentin dovrebbe saperlo, eppure non ha mai avviato (nemmeno
come co-firmataria) alcuna attività legislativa in tal senso, né l'ha promossa presso il partito di cui è
responsabile - uscente - per la disabilità, preferendo più demagogicamente incontrare manifestanti o
diramare rari comunicati".
Le critiche a Ileana Argentin, però, non finiscono qui, visto che le federazioni rammentano quanto
lei stessa dichiarò nel luglio scorso: "I disabili ricchi non dovrebbero usufruire di sussidi statali. È
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una cosa che ho ribadito più volte sia in sede di partito che in aula.". "A prescindere
dall'approssimazione dei termini (sussidi statali) - osservano Fish e Fand - l'aforisma è frutto di
quello stesso brodo di coltura che ritiene l'indennità di accompagnamento un privilegio da correlare
al reddito, e che vorrebbe adottare un ‘universalismo selettivo' sui già miserabili importi delle
pensioni e delle indennità".
Fish e Fand, in definitiva, respingono al mittente le accuse di Ileana Argentin: le federazioni non
hanno dato il proprio assenso al nuovo Isee, ma "a quel tavolo si sono sedute e alcuni risultati li
hanno ottenuti. Senza la loro azione - osservano - probabilmente oggi l'Isee sarebbe applicato anche
all'indennità di accompagnamento, oggi non ci sarebbero franchigie per le diverse condizioni di
disabilità né vi sarebbe la possibilità di detrarre completamente le spese sostenute per l'assistenza
personale. E soprattutto l'Isee sarebbe già in vigore nella sua forma peggiore dall'inizio del 2013".
Per quanto riguarda infine il testo approvato, "rimangono paradossi e iniquità; lo strumento si basa
sulle stesse fonti che consentono evasione fiscale; i meccanismi gestionali sono di grande
complessità e complicazione: possono essere trovati artifizi e aggiustamenti, ma se il Parlamento
non interviene per modificare la norma originaria, non ci si può attendere che l'Isee sia uno
strumento davvero equo. Su questo l'impegno dei parlamentari, ad iniziare dal responsabile - anche
se uscente - per la disabilità del Pd, non dovrebbe limitarsi alle parole o alle dichiarazioni ad effetto,
ma trasformarsi in iniziativa politica e legislativa".
(12 dicembre 2013)
Fonte: SuperAbile.it
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PENSIONI, FINALMENTE ANCHE LA 104 C'È
di Sara De Carli
Con la legge di stabilità e il comma 327, anche i permessi ex lege 104 sono riconosciuti come
giornate effettive di lavoro. Stop alla penalizzazione dei genitori di disabili al momento della
pensione
La Camera con 350 voti favorevoli e 196 contrari ha votato oggi la questione di fiducia posta dal
Governo sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del
disegno di legge, già approvato dal Senato. In tarda serata l'Assemblea ha poi approvato la legge di
stabilità, con 258 voti favorevoli, 102 contrari, 3 astenuti, e ben 266 assenti. La legge di stabilità
torna però ora al Senato. Sta così per chiudersi la vicenda della disparità di trattamento
riservato al momento del prepensionamento ai lavoratori che hanno usufruito della legge 104,
per assistere un figlio disabile.
Il comma in questione è il 327, dell’unico articolo passato dal Senato alla Camera. Eccolo:
«All'articolo 6, comma 2-quater, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con
modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«nonché per i congedi e i permessi concessi ai sensi dell'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n.
104». Il comma è frutto di un emendamento che era stato portato a discussione dalla senatrice
Maria Grazia Gatti (Pd).
In sintesi, ricordiamo che la riforma Fornero ha introdotto una penalizzazione economica per i
lavoratori che chiedono la pensione avendo l’età contributiva richiesta ma prima di aver compiuto
62 anni. La penalizzazione non valeva in fase transitoria (ovvero da qui al 2017), ma solo per i
lavoratori che avevano l’anzianità contributiva derivante esclusivamente da «prestazione effettiva di
lavoro». La Fornero indicava poi esplicitamente che andavano considerati assimilati a prestazione
effettiva di lavoro la maternità obbligatoria, la malattia, l’infortunio, la cassa integrazione ordinaria
e il servizio militare: tutti gli altri istituti, non essendo citati, sono esclusi. Tra questi, i congedi
parentali, i permessi per la legge 104 e quelli per i donatori di sangue. Da settembre ad oggi le
tante polemiche hanno portato a sanare la questione prima per i donatori di sangue (già in
Commissione Bilancio della Camera, sul DL 101/2013), poi per i congedi parentali (la Camera
nella Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101). L’estensione della
definizione di “giornate effettive di lavoro” anche ai permessi per la legge 104 era stata
respinta per mancanza di copertura. La palla poi era passata al Senato, dove si è riusciti a
introdurre anche la 104. E ora la Camera ha detto il suo sì. Alla legge di stabilità manca però ancora
un nuovo passaggio in Senato.
(20 dicembre 2013)
Fonte: Vita.it
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NOTIZIE DAL TERRITORIO
IL PRIMO MUNICIPIO DI ROMA CHE RECEPISCE LA CONVENZIONE ONU
Si tratta del Municipio IX (ex XII) che con apprezzabile tempismo – ovvero in piena coincidenza
con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – ha annunciato appunto di avere
approvato una Risoluzione che impegna il Presidente del Municipio stesso a recepire e ad attuare
concretamente i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità
Con apprezzabile tempismo – in piena coincidenza cioè con la Giornata Internazionale delle
Persone con Disabilità -, Andrea Gargano, presidente del Consiglio e componente della
Commissione Politiche Sociali del Municipio IX (ex XII) di Roma, ha annunciato che quest’ultimo
è stato il primo Municipio della Capitale ad avere approvato una Risoluzione – da lui stesso
proposta e portata in Aula Consiliare – che fondandosi sulla Convenzione ONU sui Diritti delle
Persone con Disabilità (Legge 18/09 dello Stato Italiano), «pone come primo e indiscusso principio
– dichiara Gargano – quello della non discriminazione delle persone con disabilità. Si tratta infatti
di un tema che ho fortemente sostenuto e voluto sottolineare, in occasione della Giornata
Internazionale delle Persone con Disabilità 2013, un tema dalla portata culturale, storica e di
crescita senza eguali».
«Con i suoi cinquanta articoli – aggiunge Gargano – la Convenzione ONU si riferisce a tutti gli
aspetti relativi alla tutela e alla promozione dei diritti delle persone con disabilità, che pertanto
vengono considerati all’interno dei diritti umani, del diritto alla vita, all’integrità fisica, alla tutela
giuridica, alla sicurezza, alla protezione sociale e all’istruzione per la quale, sempre secondo il
Trattato approvato a New York nel 2006, “gli Stati si impegnano ad assicurare un sistema inclusivo
a tutti i livelli, come l’apprendimento a lungo termine”, garantendo che le persone con disabilità
non siano mai escluse, ma integrate in ogni processo». «È per questo – conclude – che ho ritenuto
doveroso adottare uno strumento come quello della Risoluzione, atto che impegna direttamente il
nostro Presidente di Municipio a recepire la Convenzione e ad attuarla in tutti i suoi fattivi aspetti di
coinvolgimento, partecipazione e collaborazione delle persone con disabilità»
(3 dicembre 2013)
Fonte: Superando.it
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MARCHE: UNA PRIMA BATTAGLIA È STATA VINTA
Infatti, la grande manifestazione di protesta del 26 novembre ad Ancona, contro quei provvedimenti
della Giunta Regionale marchigiana, riguardanti la regolamentazione dei servizi sociosanitari, e
accusati tra l’altro di voler tornare all’istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti, ha
portato alla sospensione delle Delibere discusse, ma il lavoro continua…
«Sospensione di quelle Delibere con atto formale comunicato all’ASUR [Azienda Sanitaria Unica
Regionale, N.d.R.] fino alla definizione della nuova regolamentazione; riapertura del confronto oltre
che sulla 1011 anche sulla 1195, riguardante gli oneri a carico della sanità e del sociale (utenti e
Comune). Sono risultati importanti quelli raggiunti dalla nostra Campagna». È questo il soddisfatto
commento dei promotori della campagna marchigiana Trasparenza e diritti, sui risultati della
grande manifestazione promossa il 26 novembre scorso ad Ancona, insieme al CAT Marche
(Comitato Associazioni Tutela) – organizzazioni cui aderiscono un’ottantina tra Associazioni,
Cooperative e anche Enti Locali – per ottenere il ritiro appunto di quelle contestatissime Delibere
prodotte nell’estate scorsa dalla Giunta Regionale (1011/13 e 1195/13) e per «battersi in generale
contro ogni forma di istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti», perché «la Sanità
Regionale non può fare cassa sui più deboli». «La Delibera 1011/13 – si leggeva in particolare nel
documento che aveva accompagnato il lancio della manifestazione – porta a un inaccettabile ritorno
al passato, proponendo come modello la creazione di grandi contenitori indifferenziati. Strutture da
non meno di venti posti (modulo) accorpate tra loro ed indifferentemente rivolte a persone con
demenza, disabili, anziani non autosufficienti, persone con disturbi mentali. Interessa la qualità di
vita, il rapporto con il territorio, una prospettiva inclusiva degli interventi? A cosa, o a chi, è utile la
concentrazione delle persone utenti dei servizi in strutture di questo tipo? La Delibera 1195/13
stabilisce poi che in alcuni servizi per persone con disabilità grave, anziani non autosufficienti e
persone con disturbi mentali, le tariffe a carico di utenti e Comuni siano aumentate, rispetto alle
indicazioni nazionali, con corrispondente diminuzione delle quote a carico della Sanità Regionale e
con il rischio concreto di rendere impossibile l’accesso a servizi essenziali. È accettabile una
prospettiva di questo tipo?». Si tratta di questioni, vale la pena ricordarlo, che hanno portato nei
mesi scorsi a dure prese di posizione anche ben oltre la stessa Regione Marche, ad esempio da parte
della FISH Nazionale (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) o da ENIL Italia
(European Network on Independent Living).
Ebbene, in occasione della protesta del 26 novembre, le organizzazioni avevano incontrato sia il
presidente della Regione Gian Mario Spacca, sia l’Assessore Regionale alla Sanità Almerino
Mezzolani, e quest’ultimo, come detto inizialmente, ha dichiarato che «i contenuti delle Delibere
1011 e 1195 non avranno efficacia fino all’entrata in vigore della nuova», ciò che dovrebbe anche
essere notificato attraverso una comunicazione formale a tutti i soggetti interessati dai
provvedimenti in questione. Da ultimo, ma non ultimo, la Regione ha anche assicurato la massima
disponibilità a prendere in considerazione le richieste della Campagna Trasparenza e diritti e del
CAT e ad approfondire l’argomento con tutte e sedici le Associazioni coinvolte nei Tavoli Regionali
di Confronto sulle aree della residenzialità extraospedaliera e sociosanitarie, per gli anziani, la
salute mentale e la disabilità, Tavoli istituiti tramite la Delibera 1260/13 del 9 settembre e già
avviati.
Soddisfazione, dicevamo dunque, per una prima “battaglia” vinta e tuttavia, come sottolineano con
forza da Trasparenza e diritti, «l’obiettivo finale resta il cambiamento del “modello assistenziale”
assunto dalla Delibera 1011/13 e la modifica della Delibera 1195/13 che carica per alcuni servizi
sociosanitari in maniera impropria oneri sanitari su utenti e Comuni. Pertanto, il lavoro continua!».
(9 dicembre 2013)
Fonte: Superando.it
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SARDEGNA: UNA BEFFA PER 41.000 GIOVANI CON DISABILITÀ
Insieme alla CGIL e alla Confindustria Regionali, la FISH Sardegna e la FAND Sardegna, ovvero
le Federazioni che rapppresentano la quasi totalità delle Associazioni di persone con disabilità e
delle loro famiglie, denunciano il blocco pressoché totale delle iniziative territoriali per
l’attivazione di tirocini e progetti per l’inserimento lavorativo dei giovani disoccupati con
disabilità e chiedono rapide azioni a livello regionale
«Questa è una vera e propria beffa per i 41.000 giovani con invalidità in cerca di esperienze e
percorsi professionalizzanti, disponibili all’acquisizione di competenze da utilizzare nel mercato del
lavoro, per avere un’occupazione e un impiego che garantisca pari dignità e partecipazione sociale».
Lo si legge in una nota congiunta di FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento
dell’Handicap), FAND Sardegna (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con
Disabilità), CGIL Sardegna e Confindustria Sardegna, a firma rispettivamente di Alfio Desogus,
Alessandro Sitzia, Marinora Di Biase e Giorgio Oggianu, che spiegano come «il 13 dicembre
scorso, nella riunione del Comitato Regionale per la Gestione dei Fondi per il Diritto al Lavoro
delle Persone con Disabilità, svoltasi alla presenza dell’Assessore Regionale al Lavoro della
Sardegna, sia emerso un pressoché totale blocco delle iniziative territoriali per l’attivazione di
tirocini e progetti per l’inserimento lavorativo dei giovani disoccupati con disabilità sardi». «Le
Amministrazioni Provinciali Sarde – viene infatti denunciato -, pur disponendo di cospicui
finanziamenti statali accumulati negli ultimi tre anni (1 milione e 800.000 euro) e accreditati dalla
Regione Autonoma Sardegna nel 2012, in tre casi non hanno provveduto alla predisposizione dei
bandi, in altri hanno impegnato risorse in percentuali irrisorie rispetto a quelle disponibili e nei
restanti territori hanno speso i contributi in maniera marginale (il 2,3%)». «In tal modo – si
sottolinea nella nota – vengono vanificate le scelte regionali e gli intendimenti delle organizzazioni
sociali che partecipano al Comitato Regionale e che, ancora una volta, hanno dovuto denunciare il
mancato rispetto della Legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.] da parte
delle aziende private, obbligate al rispetto delle assunzioni, ma anche l’inadempienza delle
Istituzioni pubbliche della Sardegna».
Di fronte perciò a tale situazione, le Federazioni che rappresentano le Associazioni di persone con
disabilità, insieme alle organizzazioni del lavoro, «auspicano una ferma, coerente e determinata
azione dell’Assessorato Regionale al Lavoro perché intraprenda tutte le azioni utili all’impiego di
preziose risorse prontamente spendibili e per attivare procedure che, recuperando le risorse giacenti
nelle casse delle Amministrazioni Provinciali, consentano l’organizzazione dei tirocini formativi,
secondo le linee condivise e adottate nel 2012 [Delibera di Giunta Regionale n. 28/8 del 26 giugno
2012, N.d.R.] e recentemente reiterate dall’Assessorato Regionale al Lavoro [Delibera della Giunta
Regionale Sarda n. 44/11 del 23 ottobre 2013, N.d.R.]». In tal senso, la richiesta all’Assessore
regionale competente è quella di convocare i responsabili provinciali, entro il prossimo mese di
gennaio, «per verificare l’assunzione di decisioni coerenti previste dalle loro competenze e adottare
le soluzioni tempestive e improcrastinabili per dare risposte ai giovani disoccupati con disabilità».
(18 dicembre 2013)
Fonte: Superando.it
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INSIEME PER INFORMARE: LA CGIL DI LIVORNO AL DYMANO CAMP
Insieme per informare: La Cgil di Livorno al Dynamo Camp. Anche quest’anno, il 3 gennaio,
l’Ufficio politiche per le Disabilità della Cgil di livorno sarà presente al Dyanmo Camp. Questo
progetto, denominato “Insieme per informare” è stato strutturato come un momento di scambio di
esperienze e informazioni fra i genitori dei bambini. Stefano Cionini e Maurizo Brotini per Cgil
Livorno risponderenno ai vari quesiti sul diritto e la legislazione che regola il mondo della
disabilità. Nel corso della giornata sarà distribuito del materiale informativo che illustra i principali
diritti delle persone con disabilità “Non lasciare i tuoi diritti solo sulla carta. Una volta in più si
vuole sottolineare che la conoscenza è la chiave che apre tantissime porte, anche quelle che,
teoricamente, dovrebbero essere già aperte”.
(28 dicembre 2013)
Fonte: CGIL Livorno.it
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PALERMO, LA LOTTA DEI PARCHEGGI GRATIS PER I DISABILI
L'azienda di trasporto ha chiesto al comune la revoca delle delibere che consentono alle persone
disabili di parcheggiare gratuitamente e senza limiti di tempo sulle strisce blu: "Ci costerebbe
troppo". Coordinamento H: "Non fatelo"
PALERMO - Parcheggio gratuito e senza limiti di tempo per tutte le persone con disabilità di
Palermo. E' quello che chiede la consigliera comunale Antonella Monastra dopo avere preso atto
che. una parte consistente parte de consiglio comunale ha intenzione di approvare una delibera di
revoca del permesso alle persone con disabilità, munite di regolare contrassegno H, di parcheggiare
gratuitamente e senza limiti di tempo negli stalli delle strisce blu. Tale intenzione nasce da una nota
inviata dall'Amat con la quale si chiede la revoca delle delibere che hanno sancito tale diritto alle
persone con disabilità poiché ciò determinerebbe una perdita di natura economica, che incide sul
bilancio e sul patrimonio stesso dell'azienda.
In una lettera aperta al sindaco il Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità
manifesta perplessità e preoccupazione al riguardo. "Se questa delibera fosse approvata sarebbe un
grave passo indietro - dice il coordinamento - che l'amministrazione comunale e, quindi, lo stesso
consiglio farebbero nell'attenzione riservata all'area della disabilità".
"Trovo moralmente inaccettabile che il sindaco Orlando - afferma la consigliera Antonella Monastra
-, conoscendone la sensibilità, possa permettere che per ragioni economiche si determini una lesione
dei diritti delle persone con handicap, che in questa città non godono nè di servizi nè della vivibilità
necessari (dall'abbattimento delle barriere architettoniche all'utilizzo dei mezzi pubblici, sprovvisti
delle apposite pedane)".
"Sorge il dubbio che ad agitare così tanto i consiglieri sia anche il ricorso presentato dalla Panormus
2000 nei confronti del Comune di Palermo - continua -, con richiesta di un profumato risarcimento
per una presunta violazione della convenzione relativa alla gratuità e senza limitazioni orarie della
sosta nelle zone blu per i disabili in possesso del contrassegno. E' importante ricordare che
Panormus 2000 è la società che ha dato in appalto ad Apcoa il mega business delle zone blu e dei
parcheggi a Palermo durante l'era Cammarata, che con colpo di bacchetta magica modificò il
contratto iniziale aumentando arbitrariamente le zone blu da circa 800 a più di 2700, il tutto per un
vantaggio economico per il Comune di Palermo pari allo zero".
"Se la preoccupazione dei consiglieri è quella di rispondere al disagio economico e patrimoniale
dell'Amat - conclude Monastra -, basta rimodulare la convenzione con Panormus 2000, come
peraltro essa stessa richiede con il ricorso al Tar. Bisogna ridurre il numero spropositato di stalli
concessi a Panormus (e quindi ad Apcoa) per restituirli ad Amat in modo da risollevare le sorti
economiche della ex municipalizzata senza che siano sempre i più deboli a dovere pagare i
problemi finanziari delle partecipate". (set)
(30 dicembre 2013)
Fonte: SuperAbile.it
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ASL NA1, CONCORSO PER 74 ASSISTENTI AMMINISTRATIVI RISERVATO ALLE
CATEGORIE PROTETTE
Il TAR della Campania accoglie il ricorso
NAPOLI - I ricorrenti, dopo aver partecipato alla procedura selettiva per 74 assistenti
amministrativi indetta nel 2010 dall’ASL NA1 venendo ammessi con altri – per un totale di più di
duecento candidati – si videro in maniera del tutto immotivata bloccato il concorso e non riuscirono
a “sbloccarlo” neanche a seguito di diffida (che è rimasta senza riscontro).
Per questa ragione si rivolsero all’ufficio Politiche disabilità della CGIL Campania/Napoli
lamentando l’ennesima ingiustizia sul diritto al lavoro delle persone con disabilità. Detto Ufficio,
assieme alla CGIL Funzione Pubblica Campania e Napoli e con il determinante supporto
dell’Ufficio Vertenze della CGIL, avvia un percorso sindacale per difendere i diritti delle persone a
partire da quello al lavoro.
Un primo risultato di questo percorso ci viene dato dalla Quinta Sezione del TAR della Campania
che, con sentenza definitiva, ha disposto l’obbligo dell’ASL NA1 “di provvedere con un atto
definitivo nel termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione (della sentenza nda)” inoltre,
“in mancanza, a richiesta di parte interessata, il Prefetto di Napoli – o funzionario delegato
provvederà, nella veste di Commissario ad acta di questo Tribunale, nel termine di ulteriori 90
(novanta) giorni, a tutto quanto necessario per la piena ottemperanza al presente giudicato.”
Questo importante risultato premia l’impegno e la sinergia tra la FP CGIL e l’ufficio Politiche
disabilità e prova a dare una prima risposta alle innumerevoli lotte quotidiane che le persone con
disabilità mettono in campo per difendere il diritto al lavoro.
Nei prossimi giorni studieremo le varie implicazioni che la sentenza comporta e ci confronteremo
con le persone protagoniste di questo percorso intrapreso per valutare le iniziative da intraprendere.
(31 dicembre 2013)
Fonte: CGIL Campania.it
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INTERNAZIONALE
GÖTEBORG VINCE L’EDIZIONE 2014 DEL PREMIO PER LE CITTÀ ACCESSIBILI
Dal 2010 la Commissione europea assegna questo riconoscimento alle città che più si impegnano
ad abbattere le barriere nei settori dell’ambiente urbano e degli spazi pubblici, dei trasporti,
dell’informazione e della comunicazione, dei servizi pubblici
ROMA - La città svedese Göteborg ha vinto l’edizione 2014 del premio per le città a misura di
disabili: lo annunciato il 3 dicembre la Commissione europea, organizzatrice del premio insieme al
Forum europeo delle persone disabili, in occasione della Giornata internazionale della disabilità,
durante la manifestazione “Turismo accessibile in Europa”. Il premio è stato creato nel 2010 per
sensibilizzare i cittadini ai problemi dei disabili e per promuovere iniziative per rendere le città
europee con più di 50 mila abitanti più accessibili. Il riconoscimento intende premiare l’impegno
nel garantire ai disabili pari opportunità di accesso a tutto ciò che costituisce la vita della città.
L’iniziativa mira anche a incoraggiare le città ad ispirarsi l’un l’altra e a scambiarsi buone pratiche.
Il premio viene assegnato alla città che abbia migliorato in maniera tangibile e sostenibile
l’accessibilità per quanto riguarda gli aspetti fondamentali della vita urbana e che stia progettando
concretamente ulteriori miglioramenti, in particolare nei settori dell’ambiente urbano e degli spazi
pubblici; dei trasporti e delle relative infrastrutture; dell’informazione e della comunicazione; delle
strutture e dei servizi pubblici.
Il premio è stato assegnato a Göteborg in riconoscimento dell’eccezionale impegno della città nel
migliorare l’accessibilità per i disabili e gli anziani: “Il motto di Göteborg”, ha dichiarato Viviane
Reding, vicepresidente e Commissaria europea per la giustizia , “è: Una città per tutti! Non si tratta
però solo di uno slogan e il fatto di aver vinto quest’anno il premio per le città a misura di disabili
ne è la dimostrazione. Göteborg si è aggiudicata il premio 2014 per l'impegno prodigato al fine di
favorire l’integrazione delle persone con ogni tipo di disabilità. Sono ancora troppi gli ostacoli che i
disabili si trovano a dover affrontare nella vita quotidiana, ma le città come Göteborg stanno
creando le condizioni per rendere la vita più accessibile per tutti. Congratulazioni a Göteborg!”.
L’impegno di Göteborg nel migliorare l’accessibilità ai mezzi di trasporto, agli alloggi e ai posti di
lavoro è un esempio di best practice che altre città europee potrebbero seguire in futuro. Quando si
rendono disponibili degli alloggi accessibili, viene data la precedenza ai disabili. Sul fronte
dell’occupazione, circa 300 posti di lavoro all’anno sono stati dotati di assistenza personalizzata.
Inoltre, la città si dedica instancabilmente anche al miglioramento delle infrastrutture pubbliche
intervenendo con azioni concrete per rendere i parchi di divertimento, le aree di gioco e i locali
dell’Università più accessibili.
Il secondo premio è stato attribuito alla francese Grenoble e il terzo alla polacca Poznan, città che si
sono distinte per i progressi realizzati per quanto riguarda l’accessibilità nella sfera dei trasporti,
dell’istruzione, delle abitazioni, del commercio e nei settori della cultura, dello sport, del turismo e
dell’occupazione.
La Commissione europea ha attribuito inoltre delle menzioni speciali alle città che si sono
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dimostrate pioniere nel rendersi accessibili: a Belfast, Regno Unito, per “l’ambiente urbano e gli
spazi pubblici”; a Dresda, Germania, per le “tecnologie dell’informazione e della comunicazione”; a
Burgos, Spagna, per i servizi pubblici e le infrastrutture; a Malaga, Spagna per i trasporti e le
relative infrastrutture. (Elisa Manici)
(7 dicembre 2013)
Fonte: RedattoreSociale.it
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VARIE
DISABILITÀ E POVERTÀ, L’ANFFAS: ''BISOGNA ROMPERE L’INVISIBILITÀ''
Statistiche, politiche e comunicazione non tengono in considerazione le condizioni delle persone
con disabilità e le loro famiglie, maggiormente esposte al rischio povertà. “Il Piano d’azione per
ora giace sui tavoli, speriamo produca strumenti concreti”
ROMA – “I dati elaborati dall’Istat sulle condizioni economiche delle famiglie con un componente
disabile rispecchiano una realtà che noi vediamo ogni giorno con i nostri occhi e denunciamo da
tempo: la maggior esposizione della disabilità al rischio povertà. Peccato che alla presa di coscienza
di questa situazione non corrispondano politiche capaci di dare una risposta”: Roberto Speziale,
presidente dell’Anffas, replica così alle dichiarazioni rilasciate a Redattore sociale da Linda Laura
Sabbadini (Istat) e ai dati elaborati dall’Istituto. In occasione della Giornata Onu sui diritti delle
persone con disabilità, è questa una delle questioni fondamentali cui occorre rivolgere l’attenzione.
“Siamo contenti che i dati ci siano – dichiara ancora Speziale – ma crediamo che servano a poco, se
non vengono resi noti attraverso un aggiornamento del sito internet dell’Istat. In secondo luogo .
aggiunge – noi continuiamo a chiedere che le condizioni delle persone disabili siano comprese nelle
indagini sulla popolazione in generale e non su ricerche specifiche riguardanti la disabilità. Ci
riferiamo principalmente al Rapporto Istat, che continua a non considerare la disabilità in famiglia:
una scelta tanto più assurda, se si è consapevoli del fatto che la disabilità rappresenta una
condizione di maggior rischio”.
Rispetto al “gap” esistente tra le condizioni economiche delle famiglie con disabilità e q1uelle
senza, confermato dai dati Istat, “servono urgentemente politiche che vadano a colmare questo gap.
Di fatto, però, le politiche degli ultimi anni nel migliore dei casi ignorano la disabilità; più
frequentemente, tentano di penalizzarla, attraverso tagli e riduzioni di servizi. Il Piano d’azione
recentemente approvato rappresenta un bel passo avanti, da cui però, finora, non derivano politiche
e risposte efficaci”.
Per quanto riguarda, in generale, le statistiche sulla disabilità e il livello di conoscenza delle reali
condizioni di vita di queste famiglie, “regna ancora l’invisibilità: non esistono dati sui bambini
disabili italiani da 0 a 6 anni, ma la disabilità resta anche ai margini nelle statistiche sul lavoro o
sulla disoccupazione. E se non veniamo contati, non contiamo!”. Infine, “le persone disabili sono
quasi sempre ignorate anche dal mondo della comunicazione, che difficilmente presta attenzione al
dramma quotidiano vissuto dalle famiglie”.
Dal privilegiato osservatorio di associazione con oltre 15 mila famiglie iscritte, l’Anffas registra
intanto “una crescente preoccupazione delle famiglie, anche per il continuo intervento nelle
politiche, che cercano di limitare i diritti. Troviamo quindi le famiglie più sulle difensive, impegnate
nella salvaguardia del poco che hanno e che sentono minacciato. Ultimamente, ci preoccupano
particolarmente le famiglie non collegate ad associazioni, perché spesso non hanno alcun punto di
riferimento, né piena coscienza dei propri diritti”.
Di positivo, in questo quadro a tinte fosche, c’è “la creatività delle associazioni, le esperienze e le
risorse che il movimento riesce a tirare fuori. Una vitalità a cui però spesso non corrispondono
politiche e risorse. Dalle nostre ricerche interne, è evidente che sempre più sono le famiglie a farsi
carico della disabilità: le mamme prima, i fratelli poi, come se la disabilità fosse un problema
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privato.
Ma 2013)
sappiamo benissimo che si tratta di un problema sociale. Chiediamo quindi, in
(3 dicembre
occasione di questa Giornata Onu, che si metta in pratica il Piano d’azione, a partire
Fonte:
RedattoreSociale.it
dall’applicazione
delle legge 328, innanzitutto per quel che riguarda il ‘progetto individuale’. E che
si mettano in campo strumenti concreti ed efficaci per eliminare quella forbice tra le condizioni
economiche delle famiglie con e senza disabilità, che in questi giorni l’Istat ha confermato”.
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TROPPE BARRIERE ARCHITETTONICHE BENI CULTURALI NON ANCORA «PER
TUTTI»
A 5 anni dalle Linee guida del Ministero per il superamento delle barriere architettoniche nei
luoghi di interesse artistico
Siti archeologici, scaloni monumentali di palazzi o scalinate di chiese, viuzze strette dei centri
storici: luoghi il più delle volte “vietati” per le persone con disabilità motorie o di altro tipo.
Indicazioni pratiche su come renderli accessibili, nel rispetto della loro conservazione, sono
contenute nelle «Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse
culturale», emanate nel 2008 dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e rivolte principalmente
a professionisti quali architetti, ingegneri, restauratori, funzionari di pubbliche amministrazioni. Ma,
a cinque anni di distanza, a che punto è la loro applicazione? Se ne è discusso nei giorni scorsi a
Roma, nel corso di un incontro organizzato dallo stesso Ministero, che ha coinvolto alcuni degli
esperti che hanno contribuito alla redazione delle Linee guida.
ANCORA MOLTO DA FARE - «Negli ultimi anni sono stati fatti progressi nel rendere accessibili
i beni culturali, ma resta ancora molto da fare - afferma Stefano D’Amico, direttore del Servizio
Tutela del Patrimonio architettonico del Ministero -. Per esempio, in alcuni casi gli stessi uffici
periferici del Ministero ancora non lo sono». È solo a partire dalla fine degli anni ‘80 che la
disciplina del restauro ha iniziato a confrontarsi col tema delle barriere architettoniche in seguito
all’approvazione della legge n. 13/‘89 e del suo regolamento di attuazione. Un ulteriore impulso,
poi, c’è stato con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.
PROGETTARE PER TUTTI - «Al di là della semplice ottemperanza delle norme, sta crescendo
la sensibilità sull’accessibilità - sottolinea D’Amico -. Ma, se in una nuova costruzione è un
requisito ormai quasi acquisito nell’ottica di “progettare per tutti”, nel caso di strutture e siti di
interesse culturale già esistenti, invece, gli interventi sono più impegnativi e devono confrontarsi
con la conservazione dei beni culturali - ricorda il dirigente dl Ministero -. Le soluzioni, però,
possono essere trovate nell’ambito di un “accomodamento ragionevole” come dimostra, per
esempio, l’eliminazione dei dislivelli ai giardini di Villa d’Este a Tivoli».
STRUMENTI ADEGUATI - «È necessario puntare di volta in volta su interventi idonei a
garantire la migliore accessibilità a quel determinato sito, tenendo conto della sua specificità aggiunge Giovanni Carbonara, direttore della Scuola di specializzazione in beni architettonici e del
paesaggio dell’Università La Sapienza di Roma -. Per esempio, mettere un ascensore nella torre di
Pisa non è possibile, occorre allora studiare altre soluzioni per rendere fruibile quel bene».
Maria Giovanna Faiella
(27 dicembre 2013)
Fonte: Corriere.it
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Rassegna stampa realizzata da
Ufficio Politiche per le Disabilità – CGIL Nazionale
A cura di Valerio Serino
Tel.: 06.8476514
E-mail: [email protected]
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