POLITICHE PER LE DISABILITÀ NEWS PERIODICO TELEMATICO A CURA DELL'UFFICIO POLITICHE PER LE DISABILITÀ CGIL CORSO D'ITALIA, 25 00198 ROMA NUMERO 1 - 2014 E-MAIL [email protected] NOTIZIE LAVORO: DA PAG. 4 SCUOLA: DA PAG. 6 WELFARE: DA PAG. 11 DAL TERRITORIO DA PAG. 18 INTERNAZIONALE: DA PAG. 24 VARIE DA PAG. 26 1 INDICE LAVORO PAGINA LE VITTIME DEL LAVORO A GOVERNO E PARLAMENTO PER RISTABILIRE PIÙ EQUITÀ SOCIALE 4 DISABILITÀ, PIANO D'AZIONE IN GAZZETTA. IL NODO DELLE RISORSE 5 SCUOLA PAGINA CRESCONO GLI ALUNNI DISABILI NELLA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA: SONO 149 MILA 6 IL MINISTERO PAGHI IL SOSTEGNO ANCHE PER LE PARITARIE 7 SOSTEGNO, FINO A 3700 EURO PER UN CORSO. "DOCENTI COME BANCOMAT" 9 WELFARE PAGINA DONNE CON DISABILITÀ E SERVIZI SANITARI: QUANTI OSTACOLI! 11 NUOVO ISEE, FISH E FAND: "SENZA DI NOI SAREBBE ANDATA MOLTO PEGGIO" 15 PENSIONI, FINALMENTE ANCHE LA 104 C'È NOTIZIE DAL TERRITORIO 17 PAGINA IL PRIMO MUNICIPIO DI ROMA CHE RECEPISCE LA CONVENZIONE ONU 18 MARCHE: UNA PRIMA BATTAGLIA È STATA VINTA 19 SARDEGNA: UNA BEFFA PER 41.000 GIOVANI CON DISABILITÀ 20 INSIEME PER INFORMARE: LA CGIL DI LIVORNO AL DYMANO CAMP 21 PALERMO, LA LOTTA DEI PARCHEGGI GRATIS PER I DISABILI 22 ASL NA1, CONCORSO PER 74 ASSISTENTI AMMINISTRATIVI RISERVATO ALLE CATEGORIE PROTETTE 23 2 INTERNAZIONALE GÖTEBORG VINCE L’EDIZIONE 2014 DEL PREMIO PER LE CITTÀ ACCESSIBILI VARIE PAGINA 24 PAGINA DISABILITÀ E POVERTÀ, L’ANFFAS: ''BISOGNA ROMPERE L’INVISIBILITÀ'' 26 TROPPE BARRIERE ARCHITETTONICHE BENI CULTURALI NON ANCORA «PER TUTTI» 28 3 LAVORO LE VITTIME DEL LAVORO A GOVERNO E PARLAMENTO PER RISTABILIRE PIÙ EQUITÀ SOCIALE Rivedere le norme sull’ISEE elaborate dal Governo Monti e migliorare la previsione di adeguamento delle prestazioni per le vittime del lavoro già approvate dal Senato sono le richieste che il Consiglio Nazionale dell’ANMIL riunitosi a Roma rivolge a Parlamento e Governo nell’imminenza del varo della legge di stabilità per il 2014 «In rappresentanza dei 400.000 iscritti all’ANMIL – sottolinea il Presidente dell’Associazione Franco Bettoni – il nostro Consiglio Nazionale ha inteso rivolgere un appello forte a Parlamento e Governo, pur apprezzando i segnali positivi che sono comunque giunti nella prima fase dell’esame parlamentare della legge di stabilità, con l’obiettivo di sollecitare le forze politiche a compiere un ulteriore piccolo sforzo per conseguire due risultati molto importanti sotto il profilo dell’equità sociale». «In particolare – spiega il Bettoni – il Senato, nell’accogliere le istanze del mondo imprenditoriale ha previsto una riduzione dei premi assicurativi versati all’INAIL dalle aziende, pari ad un miliardo nel 2014 per arrivare poi ad un miliardo e duecento milioni nel 2016, mentre per quello che riguarda l’adeguamento periodico delle prestazioni per le vittime del lavoro ha previsto uno stanziamento di 50 milioni medi annui. Un segnale certamente positivo, ma che non ci sembra congruo rispetto al fatto che queste prestazioni hanno perso dal 2000 ad oggi oltre il 21% del loro valore ed i 50 milioni porterebbero soltanto ad un modesto recupero di tale perdita. Per questo chiediamo che la somma stanziata venga aumentata almeno fino a coprire il 50% della perdita e che per il futuro le prestazioni vengano adeguate automaticamente». «Anche sul fronte dell’ISEE – prosegue Bettoni – il Consiglio Nazionale dell’ANMIL, che ha espresso da subito e in modo fermo una posizione fortemente contraria alla previsione introdotta dal Governo Monti (con l’art. 5 del decreto legge ‘Salva Italia’, convertito con legge n. 214 del 2011) di inserire nell’ISEE anche le prestazioni legate alla condizione di disabilità pur se esenti da imposizione fiscale, ha inteso lanciare a Parlamento e Governo un deciso appello in tal senso. Infatti, sebbene a nostro giudizio l’impianto complessivo dell’ISEE è senza dubbio valido, prevedere l’inserimento anche di queste prestazioni è un atto di enorme ingiustizia che non porta a nulla sul fronte della lotta all’evasione ed alle discriminazioni, con l’unico odioso effetto di mettere in ‘concorrenza’ persone, con o senza disabilità, che vivono condizioni di grave difficoltà e svantaggio». «In ogni caso il Consiglio Nazionale dell’ANMIL – conclude il Presidente dell’Associazione – ha già deliberato di impugnare in tutte le possibili sedi giurisdizionali il decreto che ha approvato il nuovo ISEE». (16 dicembre 2013) Fonte: Vita.it 4 DISABILITÀ, PIANO D'AZIONE IN GAZZETTA. IL NODO DELLE RISORSE Elaborato dall'Osservatorio nazionale e approvato nel febbraio 2013, a luglio il documento ha scandito i temi della Conferenza nazionale. A settembre l'approvazione del Consiglio dei ministri, a ottobre l'adozione del decreto del presidente Napolitano ROMA – Il programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità è legge: è stato infatti pubblicato il 28 dicembre scorso il decreto del presidente della Repubblica 4 ottobre 2013, con il quale è stato adottato il documento, predisposto dall'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. L'approvazione del Programma risale a quasi un anno fa: nel febbraio 2013, l'Osservatorio nazionale, dopo aver lavorato all'elaborazione delle varie sezioni del documento, diviso in gruppi di lavoro relativi alle diverse “linee d'intervento”, diede il via libera al Programma d'azione. Il 12 e 13 luglio, il Programma d'azione ha scandito i tempi e i temi della quarta Conferenza nazionale sulle politiche della disabilità organizzata dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Due mesi dopo, il 27 settembre, il documento è stato adottato dal Consiglio dei ministri. Pochi giorni dopo, il 4 ottobre, il presidente Napolitano ha emanato il decreto di adozione. Ora, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n.303) rappresenta l'ultimo passaggio formale per l'entrata in vigore del Programma d'azione. Il Programma contiene l'insieme degli interventi che dovrebbero essere messi in pratica nei prossimi due anni per migliorare la vita delle persone con disabilità e garantire pienamente i loro diritti. Una cinquantina di pagine in cui, sulla traccia del dettato della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, vengono affrontati sette grandi questioni: si parla della revisione del sistema di accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento socio-sanitario; di lavoro e occupazione; di politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società; di promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; dei processi formativi ed inclusione scolastica; di salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione; e infine di cooperazione internazionale. Va ricordato che a tutti questi impegni ”è da riconoscere carattere meramente programmatico”, come precisa la relazione illustrativa arrivata in Consiglio dei ministri: le azioni richiamate nel documento, infatti, sono “risultano finanziabili nei limiti degli stanziamenti previsti, mentre gli impegni assunti alla presentazione alle Camere di nuovi provvedimenti legislativi saranno condizionati al rispetto della disciplina ordinaria in tema di programmazione finanziaria”. Pertanto, “la sede nella quale saranno ponderate le diverse esigenze di settore è la Decisione di finanza pubblica, sulla base della quale verrà definito il disegno di legge di stabilità”. E' questo uno dei nodi critici che accompagna l'approvazione del programma e che ha suscitato le perplessità delle associazioni, rinnovate nei giorni dell'approvazione della legge di stabilità. (2 gennaio 2014) Fonte: RedattoreSociale.it 5 SCUOLA CRESCONO GLI ALUNNI DISABILI NELLA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA: SONO 149 MILA I dati Istat. Nell’anno scolastico 2012/2013 gli alunni disabili nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono il 3,2 per cento del totale degli alunni e, in assoluto, sono 4 mila in più rispetto all’anno precedente. Il 60 per cento maschi ROMA - Nell’anno scolastico 2012-2013 sono circa 149 mila gli alunni con disabilità in Italia (il 3,2% del totale degli alunni), di cui circa 84 mila nella scuola primaria (pari al 3,0%) e poco più di 65 mila nella scuola secondaria di primo grado (il 3,7%). A rilevarlo è l’Istat, che pubblica un report sull’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, statali e non statali. Crescono anche i docenti di sostegno (sono 2 mila in più). Bolzano in testa. La percentuale più elevata si riscontra nella Provincia autonoma di Bolzano per entrambi gli ordini scolastici (5,0% degli alunni della scuola primaria e 8,2% degli alunni della scuola secondaria di primo grado), quella più bassa si registra in Basilicata (2,1% degli alunni della scuola primaria e 2,6% di quelli della scuola secondaria di primo grado). Quattromila in più. Rispetto all’anno precedente, l’aumento complessivo è di circa 4 mila alunni, in entrambi gli ordini scolastici, proseguendo la tendenza crescente registrata negli ultimi 10 anni. I maschi rappresentano più del 60% degli alunni con disabilità di entrambi gli ordini scolastici: 201 maschi ogni 100 femmine nella scuola primaria e 180 maschi ogni 100 femmine in quella secondaria di primo grado. (16 dicembre 2013) Fonte: RedattoreSociale.it 6 IL MINISTERO PAGHI IL SOSTEGNO ANCHE PER LE PARITARIE di Salvatore Nocera È interessante una recente Ordinanza del Tribunale Civile di Roma, che condannando una scuola paritaria a fornire il sostegno a un ragazzo con disabilità e il Ministero a coprire le spese relative, affronta alcuni problemi riguardanti da una parte il diritto degli alunni con disabilità a non essere discriminati rispetto ai compagni che frequentano le scuole statali, dall’altra l’obbligo delle scuole paritarie di garantire l’integrazione Con la recente Ordinanza 2122/13, emessa il 14 novembre scorso, il Tribunale Civile di Roma ha accolto in via d’urgenza la richiesta di condanna per discriminazione, ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), di una scuola paritaria che aveva rifiutato l’iscrizione a un alunno con disabilità poiché la famiglia non era stata disposta a pagare le spese per il docente di sostegno. Si tratta di un provvedimento decisamente interessante in quanto affronta una serie di problemi circa il diritto degli alunni con disabilità a non essere discriminati rispetto ai compagni frequentanti le scuole statali e l’obbligo delle scuole paritarie a garantire l’integrazione scolastica ai sensi della Legge 62/00 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione). Ancor più interessante, però, è la motivazione con la quale il Tribunale ha stabilito che lo Stato è tenuto a pagare il sostegno anche nelle scuole paritarie o a rimborsarlo se da esse anticipato. Infatti, in base all’articolo 1, comma 4, lettera e, della citata Legge 62/00, la scuola paritaria è obbligata ad accettare alunni con disabilità, offrendo loro tutto quanto necessario per l’esercizio del loro diritto allo studio, adeguandosi a quanto previsto dalla Legge 104/92. Così si esprime testualmente il Tribunale: «L’organizzazione dell’insegnamento di sostegno da parte delle scuole paritarie, pertanto, costituisce un preciso obbligo di legge e rappresenta uno standard qualitativo essenziale per ottenere il riconoscimento della parità». Altrettanto interessante è poi il passaggio dell’Ordinanza concernente l’obbligo dello Stato di dover pagare il sostegno anche alle scuole paritarie. Infatti, dopo aver citato l’articolo 1, comma 14 della Legge 62/00, contenente uno stanziamento statale non eccessivo (circa 1.500-2.000 euro annui), per il pagamento del sostegno alle scuole paritarie, l’Ordinanza così prosegue: «Dalla disposizione in questione si evince chiaramente che il costo dell’insegnamento di sostegno è posto a carico dello Stato e giammai potrebbe essere posto dagli istituti scolastici paritari a carico dei genitori degli alunni portatori di handicap. In questa prospettiva, ove mai vi fossero dubbi interpretativi, si imporrebbe comunque una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina alla luce dell’art. 33, comma 4°, Costituzione, in base al quale “la legge […] deve assicurare ad esse [scuole paritarie] e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali», nonché alla luce del fondamentale principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 comma 2°, Costituzione». L’Ordinanza precisa infine che, qualora lo Stato non provveda immediatamente all’atto della richiesta al pagamento del sostegno, la scuola paritaria è comunque obbligata a fornirlo, fermo restando il suo diritto al rimborso dallo Stato di quanto ha dovuto anticipare. Ciò onde evitare che con il pagamento del sostegno a carico dell’alunno con disabilità ,questi venga discriminato rispetto ai compagni con disabilità delle scuole statali che per il sostegno non debbono pagare nulla. Da tutto ciò, pertanto, è derivata la condanna della scuola paritaria all’iscrizione dell’alunno, all’immediata fornitura del sostegno e al pagamento dei danni non patrimoniali pari a 15.000 euro, nonché alla rifusione delle spese di causa. Qualche osservazione Il provvedimento assunto dal Tribunale Civile di Roma è sostanzialmente la riprova dell’utilità della 7 Legge 67/06 sulla non discriminazione, per una tutela rapida del diritto allo studio degli alunni con disabilità, rispetto al diritto a non dover pagare il sostegno. Esistono già, infatti, dei precedenti in tal senso, sempre da parte del medesimo Tribunale, come l’Ordinanza del 17 dicembre 2002, che aveva riconosciuto sia «l’obbligo di una scuola non statale di accogliere una bambina con disabilità», sia «l’obbligo del Ministero e, conseguentemente, del Provveditorato di Roma di assumersi totalmente l’onere economico dell’insegnante di sostegno, rispettando così il diritto della persona portatrice di handicap all’educazione, all’integrazione sociale e alla partecipazione alla vita della comunità, nonché il diritto di crescere in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua personalità e delle sue attitudini». Successivamente, la Sentenza 15389/08, espressa il 10 giugno 2008, aveva riconosciuto il diritto dell’Istituto Paritario delle Suore Marcelline al rimborso del costo sostenuto per l’insegnante per il sostegno. Quei provvedimenti si basavano per altro su argomenti di carattere generale, quali la libertà d’impresa delle scuole private e la libertà di scelta delle famiglie tra scuola pubblica e privata. Così infatti si scriveva nella motivazione della Sentenza del 2008: «[…] nella scuola la presenza di persone disabili impone l’apprestamento di piani di formazione e di sostegno dedicati e ciò tanto nella scuola pubblica che nella scuola privata. Trattandosi, però, di prestazioni ulteriori rispetto all’insegnamento in senso proprio e specificatamente finalizzato alla tutela della persona, esse non possono gravare sul bilancio della scuola privata quale impresa. Ove così non fosse, la scuola privata si troverebbe ad affrontare costi assolutamente imprevisti ed imprevedibili che rischierebbero di vanificare, e il concetto di parità tra il pubblico e il privato e soprattutto, la libertà di scelta delle famiglie. Infatti se i costi del sostegno del disabile dovessero essere sopportati dalla scuola privata essi dovrebbero essere “spalmati” sulle rette pagate da tutte le famiglie. In tal modo la scuola privata finirebbe per essere meno competitiva ed inevitabilmente uscirebbe dal mercato. Infine è da ribadire che il sostegno non è insegnamento in sé, quanto piuttosto è il supporto per rendere l’insegnamento fruibile e tanto costituisce un ulteriore argomento per ritenere che esso debba essere a carico dello Stato sia nelle scuole pubbliche che in quelle private». Su motivazioni antidiscriminatorie si fonda invece l’Ordinanza prodotta il 6 settembre di quest’anno dal Tribunale Civile di Vigevano (Pavia), già da noi ampiamente commentata su queste stesse pagine, la quale ha stabilito che siano a carico del Ministero le ore di sostegno che devono essere fornite da una scuola paritaria. Se quindi questo ultradecennale orientamento della Magistratura verrà confermato dalle decisioni di merito e – in caso di appello e oltre contro l’ultima Ordinanza -, anche dalla Cassazione, esso porterà a una tendenza del tutto nuova, producendo un notevole aggravio all’erario, proprio in un momento in cui anche per la scuola statale si soffrono notevoli tagli finanziari. (17 dicembre 2013) Fonte: Superando.it 8 SOSTEGNO, FINO A 3700 EURO PER UN CORSO. "DOCENTI COME BANCOMAT" Al via i corsi per 6.400 posti. Gli atenei chiedono anche "fino a 200 euro per il test di accesso". La più cara di tutte è l'università di Enna. Complessivamente ai precari sottratti oltre 20 milioni di euro. Tabella di Anief con costi e scadenze per le domande ROMA - Dopo una lunga attesa, sono ai nastri di partenza i corsi di specializzazione per diventare insegnanti di sostegno. Con il nuovo anno si completeranno, infatti, le selezioni e subito dopo l'inverno gli avvii della trentina di corsi, sparsi per il territorio nazione, che nella maggior parte dei casi si concluderanno entro la metà del 2015. Però, come denuncia oggi l'associazione professionale sindacale Anief, per arrivarci i docenti dovranno versare nelle casse delle Università cifre fuori mercato: il record per accedere alla prova preselettiva e alla frequenza dei corsi è dell'Università di Enna ‘Kore', dove ad ogni candidato vengono chiesti rispettivamente 200 e 3.700 euro. Nelle ultime ore anche Palermo ha pubblicato il bando di concorso, indicando delle cifre non molto distanti: 150 euro per i quiz selettivi e 3.500 per partecipare a lezioni e tirocini. Anief rileva che "ancora una volta i docenti della scuola, soprattutto se precari, diventano strumento per fare business, a vantaggio dell'amministrazione organizzatrice. In questo caso degli atenei che, in uno dei periodi più negativi sul fronte dei finanziamenti statali, con l'avallo degli Usr di competenza, trovano il modo di fare entrare nei propri bilanci risorse economiche vive". Risorse, che, attacca Anief, "non possono essere giustificate, come indicato nei bandi accademici, dalla presenza della tassa regionale per il diritto allo studio, dal libretto, dall'assicurazione, dalla marca da bollo e dal contributo per svolgere i tirocini". Anief entra più in dettaglio: "Considerando che i posti complessivi che verranno messi a bando per specializzarsi sul sostegno, in base al decreto ministeriale 706/13, sono 6.398 (1.285 riguardano la scuola dell´infanzia, 1.826 la primaria, 1.753 la secondaria di primo grado e 1.534 quella di secondo grado), alle università incaricate dal Miur di organizzare i corsi verrà corrisposta dagli aspiranti docenti di sostegno una cifra complessiva vicina ai 20 milioni di euro (considerando 3.000 euro di spesa a corsista). A questi vanno aggiunti almeno altri 3 milioni derivanti dal "contributo" richiesto ai 20mila candidati (a tenersi "bassi", stimando il triplo dei candidati rispetto ai posti messi a concorso) che tenteranno di accedere ai corsi attraverso i test: ad ogni aspirante alla frequenza del corso di sostegno viene infatti chiesta una quota di partecipazione che va tra i 75 (Trento) e i 200 euro (‘Luspio' Roma, Macerata, ‘Carlo Bo' Urbino e ‘Kore' Enna). Che non verrà restituita in alcun caso". Già all'indomani della pubblicazione dei primi bandi di selezione per l'accesso ai corsi di specializzazione l'Anief aveva messo in luce il business. "Il nostro sindacato - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - aveva intuito che stava prendendo corpo il tentativo di trasformare in bancomat i futuri docenti di sostegno dei nostri alunni con bisogni speciali. Guarda caso, giusto qualche settimana dopo il varo da parte del Governo del massiccio piano di assunzioni in ruolo di questa tipologia di insegnanti: nel prossimo triennio, infatti, sono previste 27mila collocazioni degli attuali posti di sostegno in deroga nell'organico di diritto. Con la successiva stabilizzazione di buona parte del personale specializzato che vi farà parte". Così, davanti ad una prospettiva di lavoro allettante, le università hanno pensato bene di alzare il tiro delle richieste, certe che di fronte alla possibilità di essere assunti dallo Stato nessuno avrebbe fatto resistenza. "E così sta andando, visto l'alto interesse per accedere ai corsi. "Per partecipare alle selezioni per diventare insegnante di sostegno - conclude Pacifico - le università hanno deciso di chiedere fino a quattro volte di quanto si chiede per diventare oggi magistrati, avvocati o notai: tutte professioni, peraltro, non certo scevre dal business. Partecipare ai concorsi, dunque, è da ricchi. Si 9 utilizzano i concorsi per fare cassa quando la Repubblica dovrebbe rimuovere ogni ostacolo anche economico". Sul sito dell'Anief la tabella aggiornata dei bandi di selezione, dei costi di accesso e delle scadenze di presentazione delle domande. (ep) (19 dicembre 2013) Fonte: SuperAbile.it 10 WELFARE DONNE CON DISABILITÀ E SERVIZI SANITARI: QUANTI OSTACOLI! a cura del Coordinamento del Gruppo Donne UILDM Presentiamo una nuova intervista a una donna con disabilità, che racconta tutte le sue difficoltà ad accedere ai vari servizi sanitari e in particolare ad alcuni più specifici di altri. Anche in questo caso la testimonianza è stata raccolta dal Coordinamento del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), che aveva già curato, a suo tempo, un’interessante indagine sull’accessibilità dei servizi di ginecologia e ostetricia Continuiamo a presentare le testimonianze provenienti da alcune donne con disabilità, sull’accessibilità dei servizi sanitari, contributi, questi, curati dal Coordinamento del Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), così come l’indagine intitolata Accessibilità dei servizi di ginecologia e ostetricia alle donne con disabilità, da noi ampiamente presentata qualche tempo fa. «Ringraziamo di cuore queste donne – scrivono dal Coordinamento del Gruppo Donne UILDM – per avere accettato di condividere la loro esperienza con noi, e segnaliamo che, per ragioni di riservatezza, tutti i loro nomi sono stati sostituiti da pseudonimi scelti dalle stesse intervistate. Non aggiungiamo altro. Ogni donna, a suo modo, ha espresso il proprio punto di vista partendo dal proprio vissuto. Si tratta solo di ascoltare la loro voce». Dopo quindi la testimonianza di “Stella”, è la volta di quella di “Fiona”, non prima di ricordare ancora che resta aperta, fino al 15 dicembre, la possibilità di collaborare alla raccolta di testimonianze, scrivendo semplicemente a: [email protected]. Gentilissima Fiona, puoi raccontare qual è la tua età, il tuo titolo di studio, che tipo di lavoro svolgi, e la tua disabilità? «Sono Fiona, sono italiana di nascita e di residenza, ho 44 anni e il diploma di maturità commerciale. Nel ’92, poi, con un master biennale, mi sono specializzata come quadro tecnico per l’amministrazione e la direzione aziendale. Lavoro part-time da ventidue anni come impiegata presso l’ufficio spedizioni e insieme a tre colleghi dirigiamo il reparto di quindici operai del magazzino di spedizioni merce di una grande industria alimentare locale. Soffro di distrofia tipo FSHD (distrofia muscolare facio-scapolo-omerale) da quando avevo 11 anni e ho una disabilità fisica grave. Attualmente uso la carrozzina elettrica, riesco a lavarmi e vestirmi in parte, ma per il resto ho bisogno di assistenza. Posso pettinarmi, truccarmi, mangiare, scrivere, leggere e usare il computer normalmente e in autonomia. Sono capace inoltre di cucinare, dipingere, guidare l’automobile con la patente speciale. Vado a fare la spesa e anche altre commissioni di vario genere quando gli uffici sono accessibili, altrimenti mi organizzo al telefono o al domicilio o con internet». Puoi dire qual è la tua Regione di residenza, se vivi da sola o con altre persone, qual è il tuo livello di autonomia nella tua abitazione e fuori casa? «Abito in Emilia Romagna, vivo da sola al primo piano con ascensore. Al piano di sotto c’è l’appartamento di mio padre che mi offre assistenza soprattutto alla sera per andare a letto. Al mattino, invece, usufruisco sia degli operatori socio-assistenziali del Comune, sia di una badante/colf per due ore e sei giorni alla settimana, per l’alzata, l’igiene, le pulizie e il rassetto della casa, oltreché per alcune terapie fisiche e per la preparazione di parte dei pasti. Ho mantenuto, come dicevo, una certa autonomia guidando la mia automobile, lavorando, cucinando e dipingendo, adattando il mio appartamento, e da tre anni ho anche una vita sentimentale appagante con il mio compagno. Per andare al lavoro o espletare incombenze varie, salgo e scendo in completa autonomia con la mia carrozzina elettrica sulla mia auto adattata, guido e vado anche in piscina a fare qualche vasca di allenamento perché faccio parte di un gruppo di pazienti che si stanno sottoponendo a una terapia sperimentale». 11 Sei stata invitata a partecipare a qualche campagna di prevenzione sanitaria, come ad esempio lo screening del carcinoma del collo dell’utero, che riguarda tutte le donne di età compresa fra i 25 e i 64 anni? «Sì, da molti anni partecipo alla campagna per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero perché già a 25 anni ho avuto un piccolo intervento per “bruciare” le cellule danneggiate dall’HPV [papilloma virus umano, N.d.R.], e da allora ho fatto controlli dapprima più frequenti, ma sempre con esito negativo, e ora partecipo solo alla campagna. Inoltre, siccome mia madre è morta di recente a causa di un tumore al seno, ormai da quattro anni eseguo annualmente anche la mammografia e l’ecografia al seno con visita, per prevenzione». Il tuo presidio sanitario di riferimento è raggiungibile attraverso mezzi pubblici accessibili? E nelle vicinanze di esso ci sono parcheggi riservati alle persone con disabilità? «Non ci sono mezzi pubblici accessibili, ma abito vicino al presidio sanitario e, se fa bel tempo, vado con la carrozzina elettrica, oppure con la mia automobile adattata. Ci sono alcuni parcheggi riservati». Ti è mai capitato di recarti in un ospedale o in un ambulatorio, e di non riuscire a raggiungere il luogo per la presenza di ostacoli lungo il percorso? Oppure di non riuscire a entrare nell’ambulatorio perché inaccessibile? «Nel mio ospedale, il Centro Unico di Prenotazione (CUP) e il Consultorio sono in uno stabile di recente edificazione, con un porticato a colonne infinito, ma che ruba spazio alla costruzione e agli ambulatori interni. Esso ha percorsi esterni accessibili con rampe, ma ha tutte le entrate a vetro strette con due porte a battente, una di fronte all’altra e distanti tra loro circa un metro, con la molla durissima da aprire; ci vogliono quindi due persone per tenerle aperte entrambe in modo tale che io possa entrare la carrozzina. Poi, una volta dentro al Consultorio, la sala d’aspetto è minima e io con la carrozzina sono spesso d’intralcio a chi passa. Infine, quando entro nell’Ambulatorio di Ginecologia, devo sempre far portare fuori le sedie perché non ho spazio di manovra per arrivare alla scrivania del medico o al lettino della visita». Ti è mai capitato di dover svolgere qualcuno di questi esami/visite: visita ginecologica, PAP test, mammografia, ecografia pelvica, densitometria ossea, prove urodinamiche, colposcopia, ecografia mammaria, isteroscopia? «Sì, tutte tranne le prove urodinamiche e l’isteroscopia». E in relazione a queste visite, puoi illustrare come si è svolta la comunicazione col medico? «Non sempre il medico mi comunica quello che sta per fare, specialmente in un ospedale pubblico dove c’è fretta, e non c’è la necessità di instaurare un legame di clientela con il malato, come nel privato. D’altro canto, sapendo anche dei tempi ristretti a mia disposizione, mi informo personalmente prima sul tipo di esame che sto per fare, leggendo o cercando spiegazioni in internet. Quindi, durante la visita, partecipo attivamente, esponendo le mie problematiche e facendo domande o riflessioni a voce alta in modo da sollecitare il medico. Così, in molti casi, quando il medico si rende conto che sono preparata e capace di intendere, allora si rapporta direttamente con me, informandomi sempre sugli esiti della visita, o degli esami se disponibili subito, o di come dovrò fare per ritirarli». Nella fase preparatoria alla visita, hai potuto usufruire di uno spogliatoio accessibile? E in generale, ti sei sentita rispettata nella tua riservatezza? «Nel mio ospedale non ho avuto né uno spogliatoio privato, né la privacy perché non c’è spazio per poter stare almeno dietro un esile paravento. Nel Policlinico della Provincia, invece, che è più grande, trovo più preparazione e spazi più ampi e riservati». Per quelle visite che comportano lo spostamento su un apposito lettino, ti è stato chiesto come avresti voluto essere aiutata nello spostamento? Il lettino in questione era regolabile in altezza? E c’era un sollevatore disponibile, o del personale formato in grado di aiutarti? Come si sono svolte, infine, le manovre di spostamento per raggiungere il lettino (e viceversa)? «In realtà, fino a 15 anni fa, camminavo con difficoltà, ma ero sufficientemente autonoma e avevo solo bisogno di un piccolo aiuto nel salire sul lettino. Se poi non se ne rendevano conto, lo chiedevo io senza timore e dunque non c’erano molti problemi. Dopo tanti anni, però, vedo che le cose non 12 migliorano, e dato che sono in carrozzina e sono molto alta, devo farmi accompagnare tuttora da mio padre, o da una donna forzuta, per farmi mettere sul lettino. Purtroppo al Consultorio c’è poco spazio e il lettino non è accessibile facilmente. Quest’ultimo, pur essendo elettrico, va solo in alto a partire da 70 centimetri, ma non si abbassa al di sotto di quella misura; pertanto, una persona bassa, o chi è in carrozzina, non riesce a fare un trasferimento orizzontale agevole e quasi in autonomia. Siccome continuano a non esserci aiuti, quest’anno ho provato a chiedere con due settimane di anticipo al Consultorio se mi procuravano un sollevatore, ma mi hanno risposto che non era possibile, e che non si poteva nemmeno prendere in prestito da altri reparti. Allora ho chiesto di andare nel reparto interno all’ospedale di ostetricia, pensando che fosse più ampio e con ausili migliori. Ho quindi telefonato anticipatamente per spiegare il mio problema, ma anche lì mi sono sentita rifiutare il sollevatore; anzi, l’infermiera mi ha quasi deriso, dicendo che “loro sono abituate alle emergenze”, e potevano mettere anche una persona svenuta sul lettino senza difficoltà, quindi non dovevo preoccuparmi. Infatti, al mio arrivo, l’ambulatorio era così stretto che con le ruote pestavo letteralmente i piedi della dottoressa; inoltre, ho dovuto far togliere la sedia e il paravento rinunciando alla mia privacy. Il lettino era talmente malridotto che quei ferri che tengono sollevate e divaricate le gambe erano bloccati e non più estraibili, cosicché era ancora più difficile salire, mentre l’infermiera e la dottoressa non sapevano da che parte prendermi per mettermi sul lettino stesso; sostenevano cioè di non esserne capaci (peso 63 chili!), e non hanno nemmeno chiamato qualcuno del personale per farsi aiutare… (diversamente da quello che mi avevano promesso al telefono). Io, spazientita, nuda e umiliata, ho chiamato per l’ennesima volta mio padre, che aspettava fuori, perché mi prendesse in braccio e mi mettesse sul lettino. Così, con l’aiuto della mia badante/colf che mi ha svestita e sistemata, ho fatto il PAP test e la visita ginecologica. La stessa manovra è stata eseguita da papà e dalla badante per scendere dal lettino: con l’infermiera e la dottoressa che guardavano e basta… anzi, facevano pure qualche stupido commento su quanto fossi brava ad usare la carrozzina anche in così poco spazio… e chiaramente, essendo troppo educata, non commentavo ad alta voce, ma mi concentravo sulle manovre faticose e pericolose, in quelle condizioni di discesa dai trampolini e di vestizione!». Per altri tipi di visite che comportano l’uso di apparecchiature particolari (ad esempio il mammografo, l’apparecchio per eseguire la densitometria ossea ecc.), hai riscontrato anche lì difficoltà nel dover utilizzare tali strumentazioni? «Purtroppo anche eseguire la mammografia è una vera avventura e devo sempre andare con mio padre (grazie a Dio finché c’è lui, che alla bella età di 75 anni è ancora molto capace!) perché il mammografo fa le analisi solo a persone che stanno in piedi, e non si abbassa sufficientemente per chi è in carrozzina. Infatti, ogni volta che vado, mi devo far prendere in braccio da mio padre che mi mette su una seggioletta girevole, elevabile e con le ruotine, simile a quelle da ufficio, ma che non ha i freni di sicurezza, ha i poggioli ai lati che non rendono facile il trasferimento, ha lo schienale basso che non dà stabilità a chi ha poco controllo del tronco e ha un sottilissimo appoggio per i piedi che scivolano facilmente. Così mio padre si deve mettere lo schermo per i raggi X, e deve rimanere a sorreggermi durante la radiografia. Proprio in questo periodo dovrò tornare a farmi visitare, perché ho paura di ammalarmi come mia madre, ma è così umiliante andare in un ospedale concepito solo per i malati che camminano, e non anche per i malati che sono in carrozzina, che mi viene da piangere!». Hai mai pensato di fare dei ricorsi? «Non ho mai fatto ricorso perché una volta sola mi sono rivolta alla giustizia per i maltrattamenti che avevo subìto dal mio ex convivente, ma i poliziotti erano tutti uomini e ho avuto paura. Così per me essere una donna davanti alla legge si è rivelato come un ulteriore handicap, e mi ci è voluto molto tempo per recuperare un po’ di fiducia e autostima. Quindi non credo molto nella giustizia, e in questo mondo di continui femminicidi, è difficile farsi ascoltare. Avrei potuto probabilmente allearmi con altre donne che hanno il mio stesso problema e utilizzano questo stesso ospedale, ma mentre prendevo coscienza che bisognava fare qualcosa, mia madre si è appunto ammalata e per quasi sei anni abbiamo lottato, ma lei ci ha 13 lasciato nel giugno di quest’anno. Infine, ho paura che se facessi causa all’ospedale, poi rischierei di trovarmi di fronte a “medici nemici” o ad ulteriori ostacoli burocratici e le cose potrebbero peggiorare ancora». In generale e al di là delle tue difficili esperienze personali, qual è la tua impressione rispetto all’accesso ai servizi sanitari da parte delle persone con disabilità? «Chiaramente non tutti gli ospedali e le persone sono uguali e in genere nei grandi ospedali delle Province e dei capoluoghi di Regione del Centro Nord c’è più accessibilità e personale preparato, anche se, oltre all’Emilia Romagna, personalmente ho avuto modo di frequentare solo la Toscana, il Veneto e la Lombardia». Vuoi aggiungere qualche altra considerazione che potrebbe essere utile a migliorare i servizi sanitari? «In un periodo di crisi economica come questo, dove si parla continuamente di tagli alla spesa e alla sanità pubblica, non vedo molti margini per implementare spazi ambientali, accessibilità, ausili appositi, e per fare corsi di formazione che rendano il personale ospedaliero capace di ricevere e supportare le esigenze di casi di disabilità grave come il mio. Purtroppo solo alcune strutture specializzate per la cura o la riabilitazione hanno una buona capacità ricettiva, ma dopo la rieducazione, il ritorno nella “società dei sani” è ancora pieno di insidie. Inoltre il maschilismo, l’inciviltà e la mancanza di educazione nelle scuole non fanno intravvedere un miglioramento in tempi brevissimi, perché prima devono cambiare le leggi e la mentalità che la società ha sulle donne in generale, e poi, forse, cambierà l’atteggiamento verso le donne con disabilità». (9 dicembre 2013) Fonte: Superando.it 14 NUOVO ISEE, FISH E FAND: "SENZA DI NOI SAREBBE ANDATA MOLTO PEGGIO" Le federazioni rispondono alle accuse della deputata Pd Ileana Argentin precisando di non aver affatto dato il proprio assenso alla versione definitiva approvata di recente: E in ogni caso abbiamo contribuito a migliorare le prime versioni del testo" ROMA - "Un imbarazzante scivolone, che non solo l'attività delle due Federazioni, ma che ignora anche nella sua interezza la vicenda Isee contribuendo alla disinformazione": così Fish e Fand, rispondono, con una nota congiunta, al deputato Pd Idelana Argentin, che durante il recente incontro pubblico alla Camera, le ha accusate di essersi "sedute al tavolo con la viceministra Guerra e hanno dato il loro parere favorevole al nuovo Isee". "Non fosse stato per le due federazioni - replicano Fish e Fand - un Isee ben peggiore di quello approvato sarebbe già in vigore da un anno. Ma questo non significa affatto che l'Isee goda del plauso di Fish e Fand, come Argentin lascia credere". Nella nota, vengono quindi ripercorsi i capitoli della complessa storia della riforma dell'Isee. Il decreto Salva Italia. Una storia che inizia nel 2011 e affonda le sue radici nel decreto Salva Italia, "imposto dal Governo Monti sull'onda della psicosi derivata dall'avvitamento dello spread". Nell'articolo 5 di quel decreto convertito in legge, infatti, sono contenute "le indicazioni per la definizione del nuovo Isee" e, in particolare, "viene previsto di considerare come reddito anche le provvidenze assistenziali (pensioni sociali, indennità di accompagnamento, assegni di cura ecc ...). Contro quell'ipotesi - ricordano Fish e Fand - le federazioni hanno alzato la voce, subito! Nel Parlamento (nemmeno dall'onorevole Argentin) non si è trovata sponda alcuna: in tre settimane quella disposizione diviene legge". La prima e la seconda bozza. La bozza del decreto per il nuovo Isee vede la luce nel febbraio 2012, ad opera del ministero del Lavoro. "In linea con le prescrizioni che il Parlamento aveva stabilito, ne escono regole e criteri secondo i quali chi ha in casa una persona con disabilità finisce per essere trattato in modo molto più svantaggioso rispetto ad un nucleo familiare a parità di reddito. Le federazioni lo contestano, dimostrano il paradosso con l'evidenza dei numeri delle prove e lo fanno opportunamente sedendosi a quel tavolo di confronto. Le Federazioni informano anche l'esterno: associazioni, giornali, parlamentari, accademici". Si arriva così a una seconda stesura: "Un quadro comunque drammatico e con indicazioni paradossali - ribadiscono Fish e Fand - Le Federazioni oppongono la richiesta di ulteriori correzioni sostanziali. Alcune vengono riprese, molte altre no". La terza stesura. Vede così la luce la terza e ultima bozza del decreto, "su cui non c'è stato confronto con le Federazioni": la bozza è infatti presentata alle Commissioni parlamentari per il parere non vincolante previsto dalla norma. "Della Commissione parlamentare - osservano Fish e Fand - fa parte anche Argentin. La Commissione esprime un generale apprezzamento, richiedendo però alcuni aggiustamenti relativi alle persone con pluriminorazione e ai nuclei monoparentali". Ascoltate in audizione, le federazioni però tornano a denunciare il "peccato originale" contenuto nel del decreto salva Italia, "laddove prevede di considerare le provvidenze assistenziali alla stregua di un reddito. Modificare il decreto salva Italia - precisano però le federazioni - è una prerogativa parlamentare. Questo l'onorevole Argentin dovrebbe saperlo, eppure non ha mai avviato (nemmeno come co-firmataria) alcuna attività legislativa in tal senso, né l'ha promossa presso il partito di cui è responsabile - uscente - per la disabilità, preferendo più demagogicamente incontrare manifestanti o diramare rari comunicati". Le critiche a Ileana Argentin, però, non finiscono qui, visto che le federazioni rammentano quanto lei stessa dichiarò nel luglio scorso: "I disabili ricchi non dovrebbero usufruire di sussidi statali. È 15 una cosa che ho ribadito più volte sia in sede di partito che in aula.". "A prescindere dall'approssimazione dei termini (sussidi statali) - osservano Fish e Fand - l'aforisma è frutto di quello stesso brodo di coltura che ritiene l'indennità di accompagnamento un privilegio da correlare al reddito, e che vorrebbe adottare un ‘universalismo selettivo' sui già miserabili importi delle pensioni e delle indennità". Fish e Fand, in definitiva, respingono al mittente le accuse di Ileana Argentin: le federazioni non hanno dato il proprio assenso al nuovo Isee, ma "a quel tavolo si sono sedute e alcuni risultati li hanno ottenuti. Senza la loro azione - osservano - probabilmente oggi l'Isee sarebbe applicato anche all'indennità di accompagnamento, oggi non ci sarebbero franchigie per le diverse condizioni di disabilità né vi sarebbe la possibilità di detrarre completamente le spese sostenute per l'assistenza personale. E soprattutto l'Isee sarebbe già in vigore nella sua forma peggiore dall'inizio del 2013". Per quanto riguarda infine il testo approvato, "rimangono paradossi e iniquità; lo strumento si basa sulle stesse fonti che consentono evasione fiscale; i meccanismi gestionali sono di grande complessità e complicazione: possono essere trovati artifizi e aggiustamenti, ma se il Parlamento non interviene per modificare la norma originaria, non ci si può attendere che l'Isee sia uno strumento davvero equo. Su questo l'impegno dei parlamentari, ad iniziare dal responsabile - anche se uscente - per la disabilità del Pd, non dovrebbe limitarsi alle parole o alle dichiarazioni ad effetto, ma trasformarsi in iniziativa politica e legislativa". (12 dicembre 2013) Fonte: SuperAbile.it 16 PENSIONI, FINALMENTE ANCHE LA 104 C'È di Sara De Carli Con la legge di stabilità e il comma 327, anche i permessi ex lege 104 sono riconosciuti come giornate effettive di lavoro. Stop alla penalizzazione dei genitori di disabili al momento della pensione La Camera con 350 voti favorevoli e 196 contrari ha votato oggi la questione di fiducia posta dal Governo sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge, già approvato dal Senato. In tarda serata l'Assemblea ha poi approvato la legge di stabilità, con 258 voti favorevoli, 102 contrari, 3 astenuti, e ben 266 assenti. La legge di stabilità torna però ora al Senato. Sta così per chiudersi la vicenda della disparità di trattamento riservato al momento del prepensionamento ai lavoratori che hanno usufruito della legge 104, per assistere un figlio disabile. Il comma in questione è il 327, dell’unico articolo passato dal Senato alla Camera. Eccolo: «All'articolo 6, comma 2-quater, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché per i congedi e i permessi concessi ai sensi dell'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104». Il comma è frutto di un emendamento che era stato portato a discussione dalla senatrice Maria Grazia Gatti (Pd). In sintesi, ricordiamo che la riforma Fornero ha introdotto una penalizzazione economica per i lavoratori che chiedono la pensione avendo l’età contributiva richiesta ma prima di aver compiuto 62 anni. La penalizzazione non valeva in fase transitoria (ovvero da qui al 2017), ma solo per i lavoratori che avevano l’anzianità contributiva derivante esclusivamente da «prestazione effettiva di lavoro». La Fornero indicava poi esplicitamente che andavano considerati assimilati a prestazione effettiva di lavoro la maternità obbligatoria, la malattia, l’infortunio, la cassa integrazione ordinaria e il servizio militare: tutti gli altri istituti, non essendo citati, sono esclusi. Tra questi, i congedi parentali, i permessi per la legge 104 e quelli per i donatori di sangue. Da settembre ad oggi le tante polemiche hanno portato a sanare la questione prima per i donatori di sangue (già in Commissione Bilancio della Camera, sul DL 101/2013), poi per i congedi parentali (la Camera nella Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101). L’estensione della definizione di “giornate effettive di lavoro” anche ai permessi per la legge 104 era stata respinta per mancanza di copertura. La palla poi era passata al Senato, dove si è riusciti a introdurre anche la 104. E ora la Camera ha detto il suo sì. Alla legge di stabilità manca però ancora un nuovo passaggio in Senato. (20 dicembre 2013) Fonte: Vita.it 17 NOTIZIE DAL TERRITORIO IL PRIMO MUNICIPIO DI ROMA CHE RECEPISCE LA CONVENZIONE ONU Si tratta del Municipio IX (ex XII) che con apprezzabile tempismo – ovvero in piena coincidenza con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità – ha annunciato appunto di avere approvato una Risoluzione che impegna il Presidente del Municipio stesso a recepire e ad attuare concretamente i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità Con apprezzabile tempismo – in piena coincidenza cioè con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità -, Andrea Gargano, presidente del Consiglio e componente della Commissione Politiche Sociali del Municipio IX (ex XII) di Roma, ha annunciato che quest’ultimo è stato il primo Municipio della Capitale ad avere approvato una Risoluzione – da lui stesso proposta e portata in Aula Consiliare – che fondandosi sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Legge 18/09 dello Stato Italiano), «pone come primo e indiscusso principio – dichiara Gargano – quello della non discriminazione delle persone con disabilità. Si tratta infatti di un tema che ho fortemente sostenuto e voluto sottolineare, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2013, un tema dalla portata culturale, storica e di crescita senza eguali». «Con i suoi cinquanta articoli – aggiunge Gargano – la Convenzione ONU si riferisce a tutti gli aspetti relativi alla tutela e alla promozione dei diritti delle persone con disabilità, che pertanto vengono considerati all’interno dei diritti umani, del diritto alla vita, all’integrità fisica, alla tutela giuridica, alla sicurezza, alla protezione sociale e all’istruzione per la quale, sempre secondo il Trattato approvato a New York nel 2006, “gli Stati si impegnano ad assicurare un sistema inclusivo a tutti i livelli, come l’apprendimento a lungo termine”, garantendo che le persone con disabilità non siano mai escluse, ma integrate in ogni processo». «È per questo – conclude – che ho ritenuto doveroso adottare uno strumento come quello della Risoluzione, atto che impegna direttamente il nostro Presidente di Municipio a recepire la Convenzione e ad attuarla in tutti i suoi fattivi aspetti di coinvolgimento, partecipazione e collaborazione delle persone con disabilità» (3 dicembre 2013) Fonte: Superando.it 18 MARCHE: UNA PRIMA BATTAGLIA È STATA VINTA Infatti, la grande manifestazione di protesta del 26 novembre ad Ancona, contro quei provvedimenti della Giunta Regionale marchigiana, riguardanti la regolamentazione dei servizi sociosanitari, e accusati tra l’altro di voler tornare all’istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti, ha portato alla sospensione delle Delibere discusse, ma il lavoro continua… «Sospensione di quelle Delibere con atto formale comunicato all’ASUR [Azienda Sanitaria Unica Regionale, N.d.R.] fino alla definizione della nuova regolamentazione; riapertura del confronto oltre che sulla 1011 anche sulla 1195, riguardante gli oneri a carico della sanità e del sociale (utenti e Comune). Sono risultati importanti quelli raggiunti dalla nostra Campagna». È questo il soddisfatto commento dei promotori della campagna marchigiana Trasparenza e diritti, sui risultati della grande manifestazione promossa il 26 novembre scorso ad Ancona, insieme al CAT Marche (Comitato Associazioni Tutela) – organizzazioni cui aderiscono un’ottantina tra Associazioni, Cooperative e anche Enti Locali – per ottenere il ritiro appunto di quelle contestatissime Delibere prodotte nell’estate scorsa dalla Giunta Regionale (1011/13 e 1195/13) e per «battersi in generale contro ogni forma di istituzionalizzazione delle persone non autosufficienti», perché «la Sanità Regionale non può fare cassa sui più deboli». «La Delibera 1011/13 – si leggeva in particolare nel documento che aveva accompagnato il lancio della manifestazione – porta a un inaccettabile ritorno al passato, proponendo come modello la creazione di grandi contenitori indifferenziati. Strutture da non meno di venti posti (modulo) accorpate tra loro ed indifferentemente rivolte a persone con demenza, disabili, anziani non autosufficienti, persone con disturbi mentali. Interessa la qualità di vita, il rapporto con il territorio, una prospettiva inclusiva degli interventi? A cosa, o a chi, è utile la concentrazione delle persone utenti dei servizi in strutture di questo tipo? La Delibera 1195/13 stabilisce poi che in alcuni servizi per persone con disabilità grave, anziani non autosufficienti e persone con disturbi mentali, le tariffe a carico di utenti e Comuni siano aumentate, rispetto alle indicazioni nazionali, con corrispondente diminuzione delle quote a carico della Sanità Regionale e con il rischio concreto di rendere impossibile l’accesso a servizi essenziali. È accettabile una prospettiva di questo tipo?». Si tratta di questioni, vale la pena ricordarlo, che hanno portato nei mesi scorsi a dure prese di posizione anche ben oltre la stessa Regione Marche, ad esempio da parte della FISH Nazionale (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) o da ENIL Italia (European Network on Independent Living). Ebbene, in occasione della protesta del 26 novembre, le organizzazioni avevano incontrato sia il presidente della Regione Gian Mario Spacca, sia l’Assessore Regionale alla Sanità Almerino Mezzolani, e quest’ultimo, come detto inizialmente, ha dichiarato che «i contenuti delle Delibere 1011 e 1195 non avranno efficacia fino all’entrata in vigore della nuova», ciò che dovrebbe anche essere notificato attraverso una comunicazione formale a tutti i soggetti interessati dai provvedimenti in questione. Da ultimo, ma non ultimo, la Regione ha anche assicurato la massima disponibilità a prendere in considerazione le richieste della Campagna Trasparenza e diritti e del CAT e ad approfondire l’argomento con tutte e sedici le Associazioni coinvolte nei Tavoli Regionali di Confronto sulle aree della residenzialità extraospedaliera e sociosanitarie, per gli anziani, la salute mentale e la disabilità, Tavoli istituiti tramite la Delibera 1260/13 del 9 settembre e già avviati. Soddisfazione, dicevamo dunque, per una prima “battaglia” vinta e tuttavia, come sottolineano con forza da Trasparenza e diritti, «l’obiettivo finale resta il cambiamento del “modello assistenziale” assunto dalla Delibera 1011/13 e la modifica della Delibera 1195/13 che carica per alcuni servizi sociosanitari in maniera impropria oneri sanitari su utenti e Comuni. Pertanto, il lavoro continua!». (9 dicembre 2013) Fonte: Superando.it 19 SARDEGNA: UNA BEFFA PER 41.000 GIOVANI CON DISABILITÀ Insieme alla CGIL e alla Confindustria Regionali, la FISH Sardegna e la FAND Sardegna, ovvero le Federazioni che rapppresentano la quasi totalità delle Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie, denunciano il blocco pressoché totale delle iniziative territoriali per l’attivazione di tirocini e progetti per l’inserimento lavorativo dei giovani disoccupati con disabilità e chiedono rapide azioni a livello regionale «Questa è una vera e propria beffa per i 41.000 giovani con invalidità in cerca di esperienze e percorsi professionalizzanti, disponibili all’acquisizione di competenze da utilizzare nel mercato del lavoro, per avere un’occupazione e un impiego che garantisca pari dignità e partecipazione sociale». Lo si legge in una nota congiunta di FISH Sardegna (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), FAND Sardegna (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità), CGIL Sardegna e Confindustria Sardegna, a firma rispettivamente di Alfio Desogus, Alessandro Sitzia, Marinora Di Biase e Giorgio Oggianu, che spiegano come «il 13 dicembre scorso, nella riunione del Comitato Regionale per la Gestione dei Fondi per il Diritto al Lavoro delle Persone con Disabilità, svoltasi alla presenza dell’Assessore Regionale al Lavoro della Sardegna, sia emerso un pressoché totale blocco delle iniziative territoriali per l’attivazione di tirocini e progetti per l’inserimento lavorativo dei giovani disoccupati con disabilità sardi». «Le Amministrazioni Provinciali Sarde – viene infatti denunciato -, pur disponendo di cospicui finanziamenti statali accumulati negli ultimi tre anni (1 milione e 800.000 euro) e accreditati dalla Regione Autonoma Sardegna nel 2012, in tre casi non hanno provveduto alla predisposizione dei bandi, in altri hanno impegnato risorse in percentuali irrisorie rispetto a quelle disponibili e nei restanti territori hanno speso i contributi in maniera marginale (il 2,3%)». «In tal modo – si sottolinea nella nota – vengono vanificate le scelte regionali e gli intendimenti delle organizzazioni sociali che partecipano al Comitato Regionale e che, ancora una volta, hanno dovuto denunciare il mancato rispetto della Legge 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.] da parte delle aziende private, obbligate al rispetto delle assunzioni, ma anche l’inadempienza delle Istituzioni pubbliche della Sardegna». Di fronte perciò a tale situazione, le Federazioni che rappresentano le Associazioni di persone con disabilità, insieme alle organizzazioni del lavoro, «auspicano una ferma, coerente e determinata azione dell’Assessorato Regionale al Lavoro perché intraprenda tutte le azioni utili all’impiego di preziose risorse prontamente spendibili e per attivare procedure che, recuperando le risorse giacenti nelle casse delle Amministrazioni Provinciali, consentano l’organizzazione dei tirocini formativi, secondo le linee condivise e adottate nel 2012 [Delibera di Giunta Regionale n. 28/8 del 26 giugno 2012, N.d.R.] e recentemente reiterate dall’Assessorato Regionale al Lavoro [Delibera della Giunta Regionale Sarda n. 44/11 del 23 ottobre 2013, N.d.R.]». In tal senso, la richiesta all’Assessore regionale competente è quella di convocare i responsabili provinciali, entro il prossimo mese di gennaio, «per verificare l’assunzione di decisioni coerenti previste dalle loro competenze e adottare le soluzioni tempestive e improcrastinabili per dare risposte ai giovani disoccupati con disabilità». (18 dicembre 2013) Fonte: Superando.it 20 INSIEME PER INFORMARE: LA CGIL DI LIVORNO AL DYMANO CAMP Insieme per informare: La Cgil di Livorno al Dynamo Camp. Anche quest’anno, il 3 gennaio, l’Ufficio politiche per le Disabilità della Cgil di livorno sarà presente al Dyanmo Camp. Questo progetto, denominato “Insieme per informare” è stato strutturato come un momento di scambio di esperienze e informazioni fra i genitori dei bambini. Stefano Cionini e Maurizo Brotini per Cgil Livorno risponderenno ai vari quesiti sul diritto e la legislazione che regola il mondo della disabilità. Nel corso della giornata sarà distribuito del materiale informativo che illustra i principali diritti delle persone con disabilità “Non lasciare i tuoi diritti solo sulla carta. Una volta in più si vuole sottolineare che la conoscenza è la chiave che apre tantissime porte, anche quelle che, teoricamente, dovrebbero essere già aperte”. (28 dicembre 2013) Fonte: CGIL Livorno.it 21 PALERMO, LA LOTTA DEI PARCHEGGI GRATIS PER I DISABILI L'azienda di trasporto ha chiesto al comune la revoca delle delibere che consentono alle persone disabili di parcheggiare gratuitamente e senza limiti di tempo sulle strisce blu: "Ci costerebbe troppo". Coordinamento H: "Non fatelo" PALERMO - Parcheggio gratuito e senza limiti di tempo per tutte le persone con disabilità di Palermo. E' quello che chiede la consigliera comunale Antonella Monastra dopo avere preso atto che. una parte consistente parte de consiglio comunale ha intenzione di approvare una delibera di revoca del permesso alle persone con disabilità, munite di regolare contrassegno H, di parcheggiare gratuitamente e senza limiti di tempo negli stalli delle strisce blu. Tale intenzione nasce da una nota inviata dall'Amat con la quale si chiede la revoca delle delibere che hanno sancito tale diritto alle persone con disabilità poiché ciò determinerebbe una perdita di natura economica, che incide sul bilancio e sul patrimonio stesso dell'azienda. In una lettera aperta al sindaco il Coordinamento H per i diritti delle persone con disabilità manifesta perplessità e preoccupazione al riguardo. "Se questa delibera fosse approvata sarebbe un grave passo indietro - dice il coordinamento - che l'amministrazione comunale e, quindi, lo stesso consiglio farebbero nell'attenzione riservata all'area della disabilità". "Trovo moralmente inaccettabile che il sindaco Orlando - afferma la consigliera Antonella Monastra -, conoscendone la sensibilità, possa permettere che per ragioni economiche si determini una lesione dei diritti delle persone con handicap, che in questa città non godono nè di servizi nè della vivibilità necessari (dall'abbattimento delle barriere architettoniche all'utilizzo dei mezzi pubblici, sprovvisti delle apposite pedane)". "Sorge il dubbio che ad agitare così tanto i consiglieri sia anche il ricorso presentato dalla Panormus 2000 nei confronti del Comune di Palermo - continua -, con richiesta di un profumato risarcimento per una presunta violazione della convenzione relativa alla gratuità e senza limitazioni orarie della sosta nelle zone blu per i disabili in possesso del contrassegno. E' importante ricordare che Panormus 2000 è la società che ha dato in appalto ad Apcoa il mega business delle zone blu e dei parcheggi a Palermo durante l'era Cammarata, che con colpo di bacchetta magica modificò il contratto iniziale aumentando arbitrariamente le zone blu da circa 800 a più di 2700, il tutto per un vantaggio economico per il Comune di Palermo pari allo zero". "Se la preoccupazione dei consiglieri è quella di rispondere al disagio economico e patrimoniale dell'Amat - conclude Monastra -, basta rimodulare la convenzione con Panormus 2000, come peraltro essa stessa richiede con il ricorso al Tar. Bisogna ridurre il numero spropositato di stalli concessi a Panormus (e quindi ad Apcoa) per restituirli ad Amat in modo da risollevare le sorti economiche della ex municipalizzata senza che siano sempre i più deboli a dovere pagare i problemi finanziari delle partecipate". (set) (30 dicembre 2013) Fonte: SuperAbile.it 22 ASL NA1, CONCORSO PER 74 ASSISTENTI AMMINISTRATIVI RISERVATO ALLE CATEGORIE PROTETTE Il TAR della Campania accoglie il ricorso NAPOLI - I ricorrenti, dopo aver partecipato alla procedura selettiva per 74 assistenti amministrativi indetta nel 2010 dall’ASL NA1 venendo ammessi con altri – per un totale di più di duecento candidati – si videro in maniera del tutto immotivata bloccato il concorso e non riuscirono a “sbloccarlo” neanche a seguito di diffida (che è rimasta senza riscontro). Per questa ragione si rivolsero all’ufficio Politiche disabilità della CGIL Campania/Napoli lamentando l’ennesima ingiustizia sul diritto al lavoro delle persone con disabilità. Detto Ufficio, assieme alla CGIL Funzione Pubblica Campania e Napoli e con il determinante supporto dell’Ufficio Vertenze della CGIL, avvia un percorso sindacale per difendere i diritti delle persone a partire da quello al lavoro. Un primo risultato di questo percorso ci viene dato dalla Quinta Sezione del TAR della Campania che, con sentenza definitiva, ha disposto l’obbligo dell’ASL NA1 “di provvedere con un atto definitivo nel termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione (della sentenza nda)” inoltre, “in mancanza, a richiesta di parte interessata, il Prefetto di Napoli – o funzionario delegato provvederà, nella veste di Commissario ad acta di questo Tribunale, nel termine di ulteriori 90 (novanta) giorni, a tutto quanto necessario per la piena ottemperanza al presente giudicato.” Questo importante risultato premia l’impegno e la sinergia tra la FP CGIL e l’ufficio Politiche disabilità e prova a dare una prima risposta alle innumerevoli lotte quotidiane che le persone con disabilità mettono in campo per difendere il diritto al lavoro. Nei prossimi giorni studieremo le varie implicazioni che la sentenza comporta e ci confronteremo con le persone protagoniste di questo percorso intrapreso per valutare le iniziative da intraprendere. (31 dicembre 2013) Fonte: CGIL Campania.it 23 INTERNAZIONALE GÖTEBORG VINCE L’EDIZIONE 2014 DEL PREMIO PER LE CITTÀ ACCESSIBILI Dal 2010 la Commissione europea assegna questo riconoscimento alle città che più si impegnano ad abbattere le barriere nei settori dell’ambiente urbano e degli spazi pubblici, dei trasporti, dell’informazione e della comunicazione, dei servizi pubblici ROMA - La città svedese Göteborg ha vinto l’edizione 2014 del premio per le città a misura di disabili: lo annunciato il 3 dicembre la Commissione europea, organizzatrice del premio insieme al Forum europeo delle persone disabili, in occasione della Giornata internazionale della disabilità, durante la manifestazione “Turismo accessibile in Europa”. Il premio è stato creato nel 2010 per sensibilizzare i cittadini ai problemi dei disabili e per promuovere iniziative per rendere le città europee con più di 50 mila abitanti più accessibili. Il riconoscimento intende premiare l’impegno nel garantire ai disabili pari opportunità di accesso a tutto ciò che costituisce la vita della città. L’iniziativa mira anche a incoraggiare le città ad ispirarsi l’un l’altra e a scambiarsi buone pratiche. Il premio viene assegnato alla città che abbia migliorato in maniera tangibile e sostenibile l’accessibilità per quanto riguarda gli aspetti fondamentali della vita urbana e che stia progettando concretamente ulteriori miglioramenti, in particolare nei settori dell’ambiente urbano e degli spazi pubblici; dei trasporti e delle relative infrastrutture; dell’informazione e della comunicazione; delle strutture e dei servizi pubblici. Il premio è stato assegnato a Göteborg in riconoscimento dell’eccezionale impegno della città nel migliorare l’accessibilità per i disabili e gli anziani: “Il motto di Göteborg”, ha dichiarato Viviane Reding, vicepresidente e Commissaria europea per la giustizia , “è: Una città per tutti! Non si tratta però solo di uno slogan e il fatto di aver vinto quest’anno il premio per le città a misura di disabili ne è la dimostrazione. Göteborg si è aggiudicata il premio 2014 per l'impegno prodigato al fine di favorire l’integrazione delle persone con ogni tipo di disabilità. Sono ancora troppi gli ostacoli che i disabili si trovano a dover affrontare nella vita quotidiana, ma le città come Göteborg stanno creando le condizioni per rendere la vita più accessibile per tutti. Congratulazioni a Göteborg!”. L’impegno di Göteborg nel migliorare l’accessibilità ai mezzi di trasporto, agli alloggi e ai posti di lavoro è un esempio di best practice che altre città europee potrebbero seguire in futuro. Quando si rendono disponibili degli alloggi accessibili, viene data la precedenza ai disabili. Sul fronte dell’occupazione, circa 300 posti di lavoro all’anno sono stati dotati di assistenza personalizzata. Inoltre, la città si dedica instancabilmente anche al miglioramento delle infrastrutture pubbliche intervenendo con azioni concrete per rendere i parchi di divertimento, le aree di gioco e i locali dell’Università più accessibili. Il secondo premio è stato attribuito alla francese Grenoble e il terzo alla polacca Poznan, città che si sono distinte per i progressi realizzati per quanto riguarda l’accessibilità nella sfera dei trasporti, dell’istruzione, delle abitazioni, del commercio e nei settori della cultura, dello sport, del turismo e dell’occupazione. La Commissione europea ha attribuito inoltre delle menzioni speciali alle città che si sono 24 dimostrate pioniere nel rendersi accessibili: a Belfast, Regno Unito, per “l’ambiente urbano e gli spazi pubblici”; a Dresda, Germania, per le “tecnologie dell’informazione e della comunicazione”; a Burgos, Spagna, per i servizi pubblici e le infrastrutture; a Malaga, Spagna per i trasporti e le relative infrastrutture. (Elisa Manici) (7 dicembre 2013) Fonte: RedattoreSociale.it 25 VARIE DISABILITÀ E POVERTÀ, L’ANFFAS: ''BISOGNA ROMPERE L’INVISIBILITÀ'' Statistiche, politiche e comunicazione non tengono in considerazione le condizioni delle persone con disabilità e le loro famiglie, maggiormente esposte al rischio povertà. “Il Piano d’azione per ora giace sui tavoli, speriamo produca strumenti concreti” ROMA – “I dati elaborati dall’Istat sulle condizioni economiche delle famiglie con un componente disabile rispecchiano una realtà che noi vediamo ogni giorno con i nostri occhi e denunciamo da tempo: la maggior esposizione della disabilità al rischio povertà. Peccato che alla presa di coscienza di questa situazione non corrispondano politiche capaci di dare una risposta”: Roberto Speziale, presidente dell’Anffas, replica così alle dichiarazioni rilasciate a Redattore sociale da Linda Laura Sabbadini (Istat) e ai dati elaborati dall’Istituto. In occasione della Giornata Onu sui diritti delle persone con disabilità, è questa una delle questioni fondamentali cui occorre rivolgere l’attenzione. “Siamo contenti che i dati ci siano – dichiara ancora Speziale – ma crediamo che servano a poco, se non vengono resi noti attraverso un aggiornamento del sito internet dell’Istat. In secondo luogo . aggiunge – noi continuiamo a chiedere che le condizioni delle persone disabili siano comprese nelle indagini sulla popolazione in generale e non su ricerche specifiche riguardanti la disabilità. Ci riferiamo principalmente al Rapporto Istat, che continua a non considerare la disabilità in famiglia: una scelta tanto più assurda, se si è consapevoli del fatto che la disabilità rappresenta una condizione di maggior rischio”. Rispetto al “gap” esistente tra le condizioni economiche delle famiglie con disabilità e q1uelle senza, confermato dai dati Istat, “servono urgentemente politiche che vadano a colmare questo gap. Di fatto, però, le politiche degli ultimi anni nel migliore dei casi ignorano la disabilità; più frequentemente, tentano di penalizzarla, attraverso tagli e riduzioni di servizi. Il Piano d’azione recentemente approvato rappresenta un bel passo avanti, da cui però, finora, non derivano politiche e risposte efficaci”. Per quanto riguarda, in generale, le statistiche sulla disabilità e il livello di conoscenza delle reali condizioni di vita di queste famiglie, “regna ancora l’invisibilità: non esistono dati sui bambini disabili italiani da 0 a 6 anni, ma la disabilità resta anche ai margini nelle statistiche sul lavoro o sulla disoccupazione. E se non veniamo contati, non contiamo!”. Infine, “le persone disabili sono quasi sempre ignorate anche dal mondo della comunicazione, che difficilmente presta attenzione al dramma quotidiano vissuto dalle famiglie”. Dal privilegiato osservatorio di associazione con oltre 15 mila famiglie iscritte, l’Anffas registra intanto “una crescente preoccupazione delle famiglie, anche per il continuo intervento nelle politiche, che cercano di limitare i diritti. Troviamo quindi le famiglie più sulle difensive, impegnate nella salvaguardia del poco che hanno e che sentono minacciato. Ultimamente, ci preoccupano particolarmente le famiglie non collegate ad associazioni, perché spesso non hanno alcun punto di riferimento, né piena coscienza dei propri diritti”. Di positivo, in questo quadro a tinte fosche, c’è “la creatività delle associazioni, le esperienze e le risorse che il movimento riesce a tirare fuori. Una vitalità a cui però spesso non corrispondono politiche e risorse. Dalle nostre ricerche interne, è evidente che sempre più sono le famiglie a farsi carico della disabilità: le mamme prima, i fratelli poi, come se la disabilità fosse un problema 26 privato. Ma 2013) sappiamo benissimo che si tratta di un problema sociale. Chiediamo quindi, in (3 dicembre occasione di questa Giornata Onu, che si metta in pratica il Piano d’azione, a partire Fonte: RedattoreSociale.it dall’applicazione delle legge 328, innanzitutto per quel che riguarda il ‘progetto individuale’. E che si mettano in campo strumenti concreti ed efficaci per eliminare quella forbice tra le condizioni economiche delle famiglie con e senza disabilità, che in questi giorni l’Istat ha confermato”. 27 TROPPE BARRIERE ARCHITETTONICHE BENI CULTURALI NON ANCORA «PER TUTTI» A 5 anni dalle Linee guida del Ministero per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse artistico Siti archeologici, scaloni monumentali di palazzi o scalinate di chiese, viuzze strette dei centri storici: luoghi il più delle volte “vietati” per le persone con disabilità motorie o di altro tipo. Indicazioni pratiche su come renderli accessibili, nel rispetto della loro conservazione, sono contenute nelle «Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale», emanate nel 2008 dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e rivolte principalmente a professionisti quali architetti, ingegneri, restauratori, funzionari di pubbliche amministrazioni. Ma, a cinque anni di distanza, a che punto è la loro applicazione? Se ne è discusso nei giorni scorsi a Roma, nel corso di un incontro organizzato dallo stesso Ministero, che ha coinvolto alcuni degli esperti che hanno contribuito alla redazione delle Linee guida. ANCORA MOLTO DA FARE - «Negli ultimi anni sono stati fatti progressi nel rendere accessibili i beni culturali, ma resta ancora molto da fare - afferma Stefano D’Amico, direttore del Servizio Tutela del Patrimonio architettonico del Ministero -. Per esempio, in alcuni casi gli stessi uffici periferici del Ministero ancora non lo sono». È solo a partire dalla fine degli anni ‘80 che la disciplina del restauro ha iniziato a confrontarsi col tema delle barriere architettoniche in seguito all’approvazione della legge n. 13/‘89 e del suo regolamento di attuazione. Un ulteriore impulso, poi, c’è stato con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. PROGETTARE PER TUTTI - «Al di là della semplice ottemperanza delle norme, sta crescendo la sensibilità sull’accessibilità - sottolinea D’Amico -. Ma, se in una nuova costruzione è un requisito ormai quasi acquisito nell’ottica di “progettare per tutti”, nel caso di strutture e siti di interesse culturale già esistenti, invece, gli interventi sono più impegnativi e devono confrontarsi con la conservazione dei beni culturali - ricorda il dirigente dl Ministero -. Le soluzioni, però, possono essere trovate nell’ambito di un “accomodamento ragionevole” come dimostra, per esempio, l’eliminazione dei dislivelli ai giardini di Villa d’Este a Tivoli». STRUMENTI ADEGUATI - «È necessario puntare di volta in volta su interventi idonei a garantire la migliore accessibilità a quel determinato sito, tenendo conto della sua specificità aggiunge Giovanni Carbonara, direttore della Scuola di specializzazione in beni architettonici e del paesaggio dell’Università La Sapienza di Roma -. Per esempio, mettere un ascensore nella torre di Pisa non è possibile, occorre allora studiare altre soluzioni per rendere fruibile quel bene». Maria Giovanna Faiella (27 dicembre 2013) Fonte: Corriere.it 28 Rassegna stampa realizzata da Ufficio Politiche per le Disabilità – CGIL Nazionale A cura di Valerio Serino Tel.: 06.8476514 E-mail: [email protected] 29