La galera per una paletta
“Caro Generale,senta questa,C’e’ da buttarsi a terra dalle risate oppure bestemmiare per
l’ eternita’ per le procedure repressive che si inventano nell’arma per tenere il personale
con la testa bassa”
“Caro Gionata, sono curioso, mi racconti tutto”.
“Caro Generale, l’altro giorno mi facevo una passeggiata con un vecchio Appuntato dei
Carabinieri, non più in servizio, un vero leone, che non ha mai piegato la testa di fronte a
nessuno, in quei momenti in cui nell’Arma non ti facevano nemmeno respirare”.
“Caro Gionata, tempi duri per la truppa, che veniva considerata mera manovalanza per
soddisfare i capricci dei vertici dell’Arma e non di solo quelli. Eravate insomma carne da
macello, sino a quando il COCER del Quinto mandato nel 1989 non ha fatto capire a questi
cialtroni che la musica era finita. Con il suo documento “Sullo stato del morale e del
benessere del personale”, che in 39 punti accusava i superiori di soprusi di ogni genere,
apparso su tutti i giornali per 15 giorni in modo continuativo, il COCER ha messo il dito
nella piaga e i signori dell’Arma, più o meno occulti, che spadroneggiavano, hanno
cominciato a tremare”.
“Caro Generale, questo bravo Appuntato mi ha raccontato che un giorno furono denunciati
alla Procura Militare della Repubblica un Vicebrigadiere e un Appuntato perché avevano
smarrito una paletta stradale. Li volevano mandare in galera per una paletta che non
avevano restituito all’amministrazione al termine del servizio. La prego, non rida. Quei
due bravi ragazzi per molti giorni tremarono. Si videro costretti a pagare un avvocato,
che alla fine convinse i magistrati militari a restituire la denuncia al Comandante di Corpo
in quanto la pena era inferiore ai sei mesi di reclusione. E la competenza, solo
disciplinare, spettava a quest’ultimo”.
“Caro Gionata, li hanno fatto tremare per benino. Sapevano che la competenza era di loro.
Ma dovevano raggiungere il loro scopo perverso. E i Carabinieri continuano a stare agli
ordini di questi vertici senza organizzarsi una minima difesa, che solo un buon sindacato
può dare. E lo SCUDO mi creda non starà fermo, perché già molti carabinieri in servizio
si stanno rivolgendo a noi e, senza più pagare avvocati, ricevono una tutela più ampia”.
“Caro Generale, la storia non è finita lì, perché i due ragazzi sono stati trascinati davanti ad un
tribunale disciplinare che doveva irrogare la sanzione della consegna di rigore nei loro confronti.
Il nostro bravo Appuntato venne chiamato a difendere il collega appuntato. Prese la parola e così
disse:
“Signor Generale – rivolgendosi al Comandante di Corpo – mi consenta di difendere, più che
l’Appuntato, che non ha nulla da perdere, in quanto è arrivato al sommo della sua carriera, il
giovane Vicebrigadiere che, se punito, non raggiungerà il grado di maresciallo.
Lei dentro la sua uniforme ha un cuore e, siccome siamo in prossimità del Natale, domani si
presenterà ai suoi figlioli e potrà dire loro di aver fatto una buona azione.
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Questo Vicebrigadiere ha smarrito la paletta in un momento di massima confusione essendo il
traffico caotico e dovendo controllare più persone.
Noi due abbiamo i capelli bianchi e fra non molto tempo lasceremo il servizio attivo. Un giorno
questo giovane Vicebrigadiere la incontrerà per strada. A seconda di quello che lei oggi
deciderà, questo giovane potrà dire ai suoi colleghi: “Lo vedi questo generale dei carabinieri in
pensione? E’ una brava persona, oppure è una testa di cazzo”.
Faccia in modo che questo giovane si esprima nel modo con cui lei vorrebbe un giorno essere
ricordato”.
Il Generale rimase frastornato anche dal linguaggio duro dell’Appuntato. Alla fine punì il
brigadiere con un semplice rimprovero verbale aggiungendo: “Avvocato, sì la chiamo avvocato,
caro Appuntato, perché nessun avvocato, il più in gamba che ci sia, avrebbe potuto evitare la
consegna di rigore al Vicebrigadiere. Lei mi ha convinto. Non sarò severo con lui, ma lei, pur
apostrofandomi con una parolaccia, mi ha fatto capire che le giustizia non può essere
amministrata solo con il libretto in mano”.
“Caro Gionata, questo episodio dimostra che, anche nei tempi più duri dell’Arma, se la truppa
mostrava di avere le palle, otteneva rispetto e attenzioni. Ancora oggi, nonostante quella
relazione del COCER del Quinto mandato del 1989 vi sono carabinieri che continuano a fare i
pecoroni, anche in congedo, così permettendo a diversi cialtroni di calpestare la loro dignità”.
“Caro Generale, ancora non per molto tempo. Mi sono iscritto come simpatizzante allo SCUDO e,
come quell’Appuntato leone, sono pronto a resistere ad una scala gerarchia che usa i suoi mezzi
repressivi e coercitivi con eccesiva disinvoltura”.
“Caro Gionata, le garantisco che l’intero SCUDO sarà al suo fianco”.
Detto Gionata
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