L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
GUGLIELMO TELL
Melodramma tragico in quattro atti Musica: Gioachino Rossini Libretto: Étienne de Jouy e Hippolyte Bis Traduzione ritmica italiana di Calisto Bassi Prima rappresentazione Parigi, Opéra 3 agosto 1829 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
GUGLIELMO TELL
Oltre al libretto vi proponiamo alcune letture di approfondimento che potete trovare presso la Biblioteca del CRAL o reperire presso altre biblioteche: SULL’OPERA: SUL COMPOSITORE:
‐ Aldo Nicastro (a cura di), Guida al teatro d’opera, 2011, pagg. 411‐415 ‐ Piero Mioli, Invito all’ascolto di Gioachino Rossini, 2008, pagg. 202‐210 ‐ Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, 2007, pagg. 297‐307 ‐ Eduardo Rescigno, Una voce poco fa. 550 frasi celebri del melodramma italiano, 2007, pagg. 187‐188 ‐ Giorgio Pestelli, Gli immortali, 2004, pag. 204 ‐ Damien Colas, Rossini. L’opera e la maschera, 1999, pagg. 86‐
93 ‐ Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’opera, 1996 pagg. 582‐
586 ‐ Michele Porzio (a cura di), Dizionario dell’opera lirica, 1991, pagg. 224‐226 ‐ Riccardo Bacchelli, Rossini, 1945, pagg. 267‐287 ‐ Arnaldo Fraccaroli, Rossini, 1941, pagg. 256‐265; 279; 352‐
355 ‐ Giuseppe Radiciotti, Gioacchino Rossini, 1927, pagg. 42‐47 ‐ Piero Mioli, Invito all’ascolto di Gioachino Rossini, 2008 ‐ Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, 2007 ‐ Damien Colas, Rossini. L’opera e la maschera, 1999 ‐ Alberto Basso (diretto da), Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, Le biografie, vol. VI, 1988, pagg. 446‐465 ‐ René Leibowitz, L’opera romantica in Italia ‐ Gioacchino Rossini e L’opera buffa nel XIX secolo – Rossini e Donizetti in Storia dell’opera, 1966, pagg. 119‐124 e pagg. 155‐162 ‐ Riccardo Bacchelli, Rossini, 1945 ‐ Arnaldo Fraccaroli, Rossini, 1941 ‐ Giuseppe Radiciotti, Gioacchino Rossini, 1927 ‐ Stendhal, Vita di Rossini, 1992, a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, introduzione di Bruno Cagli http://sbam.erasmo.it http://bct.comperio.it/ TRA LE FONTI DEL LIBRETTO: ‐ Friedrich Schiller, Guglielmo Tell, 1989, a cura di Giuliano Baioni L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 1/9 Perché la leggenda di Guglielmo Tell? “Rossini si sente[…] sedurre da un dramma di Schiller: Guglielmo Tell. Ci pensa da tempo. Bisognerebbe farne un bel libretto potente, drammatico, che dal conflitto fra oppressori e oppressi faccia esplodere i sentimenti più alti più nobili ; I'amor di patria, di libertà, l'amor paterno, la passione amorosa, la riscossa di un popolo. Già in quell'anno 1828 s'è rappresentato un Guglielmo Tell di Pixérécourt, e l'Opéra Comique ha esumato l'altro Guglielmo Tell di Grétry su versi di Sedaine. Questo rifiorire di interesse per la leggenda dell'eroe svizzero è un segno del tempo. Vent'anni di dittatura napoleonica, e la reazione della Santa Alleanza, hanno scosso i popoli. Serpeggia un fermento di ribellione; si diffonde un acre amore di libertà che affratella gli spiriti più ardimentosi: e qua e là sono scoppiate sommosse, sanguinose repressioni, e le repressioni ancora più hanno aizzato gli audaci: moti del 1821 in Italia, tumulti in Polonia, inquietudine in Germania, sollevazione in Piemonte, complotti [e] società segrete nel Veneto in Lombardia in tutti gli staterelli d'Italia. Il movimento del romanticismo è alle porte. La parola schiude l'orizzonte a molte idee: romanticismo in arte, in politica, in tutto. Romanticismo è la bandiera di ribellione contro la tirannia : e comincia dalle ribalte dei teatri per avventarsi contro i gradini dei troni.” (1) A proposito del libretto del «Guillaume Tell» “La scelta era ricaduta su un libretto del vecchio e onorato Étienne de Jouy, prolisso ma scenicamente efficace, composto da qualche tempo e rimasto inutilizzato. La malferma salute del suo autore costringe a commissionare ad altri le dovute modifiche: l'emergente Hippolyte Bis, chiamato all'incarico, dovrà destreggiarsi fra il timore di suscitare il risentimento dell'anziano collega e le richieste pressanti del musicista, consapevole di giocare con la nuova opera una carta decisiva. “ (2) “Rossini non dovette essere molto soddisfatto del lavoro dei suoi librettisti. Lo si desume dalla prefazione al libretto stesso in cui gli autori giustificano la debolezza del testo con la necessità di ubbidire alle esigenze della musica.” (3) _____ (1) Arnaldo Fraccaroli, Rossini, A. Mondadori, 1941 (2) Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’opera, Baldini Castoldi Dalai, 2005 (3) Bruno Cagli, Guglielmo Tell in Gioacchino Lanza Tomasi (a cura di), Guida all’opera, Volume secondo, A.Mondadori, 1971 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 2/9 L’aiuto‐librettista Per scrivere in pace la musica [Rossini] si era ritirato nella casa di campagna dell'amico banchiere Aguado al Petit‐bourg. Una sera, dopo cena, Rossini si mostrava avvilito. ‐ Che avete? Il lavoro non procede bene? ‐, gli domandò Aguado. ‐ Procede, ma mi trovo alle prese con una scena che il libretto non mi presenta come io vorrei, come io sento. […] Pensate: mi trovo alla scena del giuramento. I delegati dei Tre Cantoni sono scesi dalle montagne per consultarsi, per opporre resistenza all'oppressore, per salvare il Paese, o morire piuttosto di rinunziare alla propria indipendenza. Ha da essere una scena di emozione, di ardente entusiasmo. E il libretto mi presenta pochi versi inconcludenti. […] Parole d’impeto e di fiamma mi occorrono: e invece mi trovo a dovermi baloccare con versi senza anima. Per questo mi vedete avvilito. Che miseria! Le parole del Maestro, dette con accorato fervore, fecero molta impressione, ma si passò poi a parlare d'altro. Ed ecco, mezz'ora più tardi, il Maestro vede accostarsi a lui un giovine: è il segretario del banchiere, e gli porge alcuni fogli. ‐ Che cosa sono? ‐ domanda il Maestro. Il giovine risponde: ‐ Vorrei che fossero veramente ciò che io ho sperato di fare. Vi prego di leggere, ma se non vi piace quello che ho scritto, vogliate perdonare la mia inesperienza e la mia audacia. Il Maestro comincia a leggere, e come procede il suo viso si illumina di gioia. Alla fine dà un grido. ‐ Ah, finalmente, ecco quello che cercavo ! Questo giovine ha messo in versi la scena come io la volevo, come ho tentato di spiegarvela un momento fa. È la mia salvezza. Amico, come ringraziarvi? Adesso potrò, per merito vostro, musicare la scena del giuramento come la sento io. Il giovine si chiamava Armand Marrast, e durante il lavoro di composizione aiutò il Maestro nell'animare e irrobustire i versi e le scene che più risultavano freddi e inespressivi.” (1) _____ (1) Arnaldo Fraccaroli, Rossini, A. Mondadori, 1941 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 3/9 «Guglielmo Tell»: da Schiller a Rossini “Rispetto alla tragedia di Schiller […] il personaggio di Guglielmo appare troppo sfocato, come giustamente osservò già il Radiciotti: «Una delle modificazioni di capitale importanza consiste nell'aver tolto al protagonista quel fare schietto e semplice che ha nell'originale, per prestargli un atteggiamento sostenuto, teatrale, quasi di posa. Era forse utile, dal punto di vista drammatico, correggere la storia per mezzo della leggenda, presentando subito Guglielmo su la scena, invece che alla fine del dramma, e facendolo capo del convegno dei Rütli in sostituzione di Stauffacher, che nell'originale è l'anima del dramma: ma non era punto necessario togliergli anche il carattere di dolcezza e di bonomia che ha, tanto nella storia quanto nel lavoro dello Schiller, per farne una figura dall'aria tetra e fatale»”. (1) “Il libretto utilizzato da Rossini è pieno di inviti alla vendetta più sanguinosa, mentre il Tell schilleriano raccomanda fin troppo la virtù e la moderazione e non rappresenta affatto l'esaltazione del tirannicidio, ma piuttosto la sua sofferta giustificazione. In questa distanza c'è tutta la problematica politica e morale di Schiller. Nell'opera di Rossini vive ancora il Tell giacobino, la figura dell'agitatore capopopolo. Nel dramma di Schiller, invece, l'eroe è buono solo nella misura in cui non è politico e il suo atto è giustificato solo in quanto non è compiuto per motivi di parte. Per questo Schiller, contro tutte le sue fonti, non fa partecipare Tell al giuramento del Rütli. Il suo eroe non deve essere un congiurato, non deve ricordare in nessun modo il Bruto giacobino. “ (2) _____ (1) Bruno Cagli, Guglielmo Tell in Gioacchino Lanza Tomasi (a cura di), Guida all’opera, Volume secondo, A. Mondadori, 1971
(2) Friedrich Schiller, Guglielmo Tell, Einaudi, 1989, a cura di Giuliano Baioni L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 4/9 La lunga gestazione dell’opera “All'apice della fama che lo consacra il più grande operista vivente, dal 1824 Rossini si stabilisce a Parigi, assumendo la carica di 'Directeur de la musique et de la scène du Théâtre Royal Italien', con l'obbligo di comporre anche nuovi titoli per il Théàtre de l'Académie Royale de Musique (l'Opéra Français). Ma la tanto sospirata partitura da scriversi espressamente per le scene parigine viene di anno in anno abilmente procrastinata, quasi Rossini sentisse il bisogno d'impadronirsi appieno dell'aura musicale francese prima d'esporsi a un passo professionale così atteso […].” (1) “Seguì il periodo compositivo, certo meno frenetico che per le opere italiane; poi le prove, che i giornali davano per certe a partire dal 1° novembre 1828; ma ecco sopraggiungere l'indisponibilità del soprano Laura Cinti, che col tenore Adolphe Nourrit ed il basso Nicholas‐Prosper Levasseur costituiva il nuovo terzetto favorito di Rossini: ai primi del gennaio 1829 i giornali annunciavano infatti che «la Signorina Cinti, col divenire Sig.ra Damoureau si è esposta a certi legittimi incomodi, la cui durata si può facilmente determinare»; ma i limiti artistici della sostituta prescelta sospinsero il teatro ad attendere il termine della gravidanza del valente soprano. Dall'inizio dell'estate, tutte le settimane i giornali assicurano il debutto come imminente, ma una raucedine della Damoreau costringe all'ultimo a ritirare i manifesti già affissi. “ (2) “L'editore parigino pensava che il tanto atteso Tell sarebbe finalmente andato in scena alla fine di luglio. Invece il debutto slittò ancora di qualche giorno, fino al 3 agosto. Le ultimissime prove subirono un nuovo rallentamento per lo stato di salute di Isabella: «Mia moglie è gravemente indisposta in questi giorni» scrisse improvvisamente, con maggior dolcezza del consueto, il musicista al direttore dell'Opéra alla vigilia stessa dell' esordio, «e la mia tenerezza coniugale che da voi è ben conosciuta, non mi permette di lasciarla. Siate dunque così buono, ve ne prego, di far provare domani nel Foyer. lo sarò con certezza alla prova di sabato». “ (3) _____ (1) Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’opera, Baldini Castoldi Dalai, 1996 (2) Marco Beghelli e Nicola Gallino (a cura di), Tutti i libretti di Rossini, Garzanti, 1991 (3) Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, Il Mulino, 2007 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 5/9 La prima del «Guillaume Tell» “Finalmente la sera di lunedì 3 agosto [1829] l'opéra‐monstre, l'opera già mitizzata prim' ancora di venire rappresentata e giudicata, andò in scena alla Salle Peletier, teatro dell'Académie royale de musique, davanti al pubblico più scelto che si potesse immaginare. Il Tout Paris aveva infatti rinviato le vacanze estive per assistere a quella «prima» rossiniana che tanta aspettativa aveva suscitato, per mesi e mesi, sulle gazzette e nei salotti. Non mancava proprio nessuno dei nomi più noti del mondo della musica, dell'arte, della cultura, della banca, dell'industria, dell' alta burocrazia, della mondanità. Il botteghino era chiuso: da giorni e giorni esponeva il cartello «biglietti esauriti». Qualsiasi entrata di favore era stata sospesa. Al mercato nero i pochi ingressi incettati dai bagarini vennero rivenduti a cifre da capogiro.” (1) La prima del Guglielmo Tell “non fu il successo che si sperava. Applausi misurati, chiamate non molto calorose. I musicisti, i competenti, gli amatori di musica, gli studiosi, furono conquistati dalla potenza drammatica, dalla originalità dello stile che recava l'impronta personale di Rossini, ma era un altro Rossini e segnava l'inizio di una nuova èra per l'opera di teatro […]. Per gli intenditori, serata di commozione, di indicibile entusiasmo. Ma la maggioranza del pubblico accolse l'opera con freddezza. Troppa aspettativa, eccessiva la lunghezza degli atti […], troppa sorpresa nel trovarsi dinanzi a un Rossini così profondamente diverso dal Rossini conosciuto […]: e troppa novità di stile, di musica […]. Rossini capì. Capì che la sua musica non era stata capita dalla folla. Ma non ne ebbe scoramento. […] Il tempo avrebbe fatto giustizia. […] Però, le insistenti acclamazioni che il pubblico per deferenza gli rivolse, e le invocazioni per salutarlo al proscenio, non lo smossero dalla sua decisione di non presentarsi. Il pubblico se ne andò, deluso di non averlo visto, ma sopra tutto deluso di non aver trovato l'opera che aspettava.” (2) _____ (1) Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, Il Mulino, 2007 (2) Arnaldo Fraccaroli, Rossini, A. Mondadori, 1941 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 6/9 Prime rappresentazioni in Italia “La prima italiana avvenne a Lucca, nel Teatro del Giglio, nel settembre del 1830. Alla Scala l'opera giunse soltanto, per motivi di censura, nel '37 col titolo mutato in Guglielmo Wallace. La traduzione italiana dell'opera fu curata da Calisto Bassi. Con questa traduzione, scadente e fatalmente inadeguata, l'opera è rimasta sempre in repertorio.” (1) La censura in Italia “Colpì fortemente [Berlioz] l'inno finale alla libertà, quella invocazione così calma e però così intensa: «Liberté redescends des cieux». Gioachino stesso, sotto la partitura riveduta due anni più tardi, scrisse a mo' di conclusione: «Victoire et liberté». Quella stessa libertà […] doveva peraltro contrariare e far armare di forbici i censori delle prime rappresentazioni italiane del Guillaume Tell. Ancora una volta, il moderato, il conservatore Rossini subiva, anzitutto nel suo infelice, oppresso paese di origine, la sorte di pericoloso cultore della libertà e quindi di potenziale eversore, dall'alto delle ribalte teatrali, dell'ordine costituito.” (2) Apprezzamenti del «Guglielmo Tell» “Opera sublime, «di una grandezza da inginocchiarcisi davanti» (Pizzetti), Guillaume Tell ricevette da Gaetano [Donizetti] ed estorse a Vincenzo [Bellini] i seguenti e rispettivi apprezzamenti: Il prim'atto e il terzo li ha scritti Rossini; il secondo Iddio!» (a proposito di un'edizione in tre atti) (Donizetti). lo reputo il Guglielmo Tell la nostra Divina Commedia, una vera epopea; né so comprendere come ognuno che ama e coltiva la musica non si prostri innanzi a questa più che sublime, divina creazione, a questo miracolo dell'arte (Bellini).” (3) _____ (1) Bruno Cagli, Guglielmo Tell in Gioacchino Lanza Tomasi (a cura di), Guida all’opera, Volume secondo, A. Mondadori, 1971 (2) Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, Il Mulino, 2007 (3) Piero Mioli, Invito all’ascolto di Gioachino Rossini, Mursia, 2008 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 7/9 Il leggendario «do di petto» “Si diffuse […] la leggenda (protrattasi fino ad oggi) di una nuova tecnica canora venuta in auge proprio in occasione di una ripresa parigina del Guillaume Tell, nel 1837, e che avrebbe da quel giorno rivoluzionato l'intero modo di cantare dei tenori: ne sarebbe stato artefice Gilbert Duprez, francese di nascita ma italiano di scuola, che tornando in patria dopo anni di assenza fece udire per primo ai francesi né più né meno che l'effetto della nuova vocalità italiana. A orecchie non use a tanta veemenza sonora ed espressiva, che si manifestava a discapito delle finezze vocali pur richieste dalla partitura, l'effetto sembrò quello di una vocalità totalmente 'di petto': ed ecco allora che, in rapporto alla nota più acuta raggiunta nella cabaletta dell'aria d'Arnold, si parlò di un portentoso 'do di petto', locuzione ancor oggi popolarissima e abusatissima, quanto scorretta, giacché individua un tipo di fonazione (la salita agli acuti estremi senza applicare il cosiddetto 'passaggio di registro’, da quello 'di petto' a quello 'di testa') ai limiti delle possibilità fisiologiche. Se anche mai Duprez sia stato capace di tanto, non lo è certo nessuno dei tenori che ancor oggi s'appropriano con disinvoltura di tale espressione, in quanto costretti ‐ da comuni mortali, quali sono ‐ ad emettere gli acuti estremi in 'registro di testa'.” (1) Ranz des vaches Nel «Guglielmo Tell» Rossini “volle […] che si mettesse in rilievo l'elemento pastorale, poiché egli intendeva realizzare un dramma musicale intimamente legato al paesaggio svizzero delle valli e dei monti, utilizzando anche quei temi popolari‐
pastorali, noti sotto il nome di ranz des vaches, che egli conosceva. “ (2) “Nel dialetto svizzero‐latino ranz vuol dire "sfilata" e anche "marcia", donde questi temi popolari, che prendono il nome dai differenti luoghi d'origine (ranz d'Appenzell, delle Gruyères, dei monti Jura e Pilato, di Zwinger, ecc.) dove i pastori richiamano dal piano le mandrie al pascolo delle alture, suonando con la cornamusa e talvolta cantando.." (2) _____ (1) Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’opera, Baldini Castoldi Dalai, 2005 (2) Luigi Rognoni, Gioacchino Rossini, ERI, 1968 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 8/9 Rossini e Leopardi “La donna del lago [era stata] tanto amata all'Argentina di Roma da Giacomo Leopardi, nella stagione di Carnevale del 1825 […]. Nel finale a più voci del Tell, in quel paesaggio grandioso, rarefatto, di luci e d'acque, egli [Rossini, ndr] aveva disegnato il proprio infinito. Leopardi e Rossini erano nati entrambi nelle limpide Marche (il poeta era di sei anni più giovane del musicista) e si erano nutriti, sia pure in modo diverso, di quel paesaggio dolce e severo, filtrato dai loro comuni modelli classici e neoclassici, che non consentiva ‐ almeno nelle opere da rendere pubbliche – eccessivi abbandoni. Entrambi erano immersi in quell'epoca di transizione verso nuovi approdi: tormentati, appassionanti, a volte confusi, comunque diversi. Entrambi non amavano certo la modernità.” (1) Vignette satiriche “Nelle varie versioni l'opera raggiunse una tale popolarità di massa che i vignettisti satirici francesi dovevano, in seguito, usarla sovente. Per esempio, durante la guerra franco‐prussiana del 1870 Napoleone III veniva effigiato alla ribalta quale novello Arnold che gridava: «Suivez‐moi!». E invece, sullo sfondo, si vedevano soltanto soldati francesi in fuga, mentre il personaggio femminile che rappresentava la Francia si appoggiava sconsolato alla buca del suggeritore. Evidentemente, un quarantennio dopo il suo debutto, le situazioni e i personaggi del Tell erano dati per ampiamente conosciuti in tutto il paese.” (1) _____ (1) Vittorio Emiliani, Il furore e il silenzio. Vite di Gioachino Rossini, Il Mulino, 2007 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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SPIGOLATURE 9/9 Dopo il «Tell» Rossini abbandona la scena “Se un cumulo di circostanze (i bassi intrighi, le offese al suo amor proprio di compositore, i danni recati ai suoi interessi dalla rivoluzione di luglio [1830], il cambiato gusto del pubblico, la nuova maniera di comporre del Meyerbeer, ecc.) concorse a generare nell’animo di lui il disgusto per il mondo teatrale, una sola causa lo determinò a perseverare per tutto il resto della vita nel proposito di non scrivere più per le scene: il desiderio di riposo, suscitato in lui, non tanto dalla naturale indolenza, quanto dalle condizione della sua salute. […] Le trentaquattro opere, tumultuariamente composte in Italia durante i tredici anni, in cui la necessità batteva alla sua porta, e la vita disordinata avevano indebolita la sua costituzione e soprattutto i suoi nervi. I sei mesi di lavoro, che gli costò la composizione del Tell, furono sei mesi d’insonnie, causate da sovreccitazione nervosa. Ormai egli non avrebbe potuto sobbarcarsi ad un lavoro lungo ed intenso senza grave scapito della sua salute. […] Per Enrico Heine il Pesarese, tacendo dopo compiuto il Tell, diede a vedere anche con quest’atto d’essere un genio. «Un artista» – scrive ‐ «che ha solamente del talento, conserva fino all’ultimo l’impulso d’impiegare questa sua dote: l’ambizione lo stimola, egli sente che si viene perfezionando sempre più, ed è spinto a raggiungere l’apogeo. Il genio invece, che ha già prodotta la sua massima creazione, se ne tiene pago, disprezza il mondo con le sue piccole ambizioni e va a Strafford sull’Avone, come Guglielmo Shakespeare, o passeggia sorridente e mordace sul Boulevard des Italiens come Gioacchino Rossini».” _____ ‐ Giuseppe Radiciotti, Gioacchino Rossini, Formaggini, 1927 L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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TRAMA 1/2 Atto I In un villaggio svizzero, ai primi del XIV secolo. Dinanzi alla sua abitazione, Guillaume Tell riflette sul triste destino della patria sotto il dominio straniero. Nel corso di una festa nuziale egli incontra il giovane Arnold e lo invita ad unirsi a lui e ad altri animosi per battersi contro l'oppressore e ad anteporre l'amore per la patria ad ogni altro sentimento. Arnold appare esitante: ama la sua terra, ma allo stesso tempo è legato a Mathilde, una principessa erede degli Asburgo, sebbene si renda conto che l'amata, di rango sociale molto più elevato del suo, porta lo stesso nome e lo stesso sangue dell'odiato tiranno. In quel momento sopraggiunge Leuthold, un vecchio pastore, inseguito dai soldati del governatore Gessler per avere egli ucciso un ufficiale austriaco che intendeva usare violenza a sua figlia. Leuthold chiede aiuto a Tell, che generosamente lo porta in salvo. I soldati per rappresaglia appiccano il fuoco al villaggio e trascinano via come ostaggio il padre di Arnold. Atto II In una vallata nei pressi del lago dei Quattro Cantoni. All'imbrunire Mathilde ed Arnold si incontrano e, di fronte ai dubbi ed alle esitazioni del giovane, la donna cerca di rassicurarlo e lo invita anzi ad arruolarsi nell' esercito di Gessler, poiché solo comportandosi da valoroso sul campo di battaglia riuscirà ad ottenere il consenso ad unirsi a lei. Allontanandosi Mathilde, Arnold ripiomba nelle sue riflessioni, ma è raggiunto da Guillaume che lo rimprovera con asprezza per le sue esitazioni. Quando però il giovane apprende che suo padre è stato trucidato dai soldati di Gessler, il desiderio di vendetta soffoca nel suo animo qualsiasi altro sentimento e lo spinge a schierarsi a fianco dei patrioti. Intanto il numero degli insorti si fa più fitto: da Unterwalden, da Uri, da Schwitz e da ogni lembo della Svizzera accorrono gli animosi che si impegnano a combattere e a morire per scacciare il nemico della patria. L’ITALIA IN OPERA 2013/2014
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TRAMA 2/2 Atto III Nella piazza di Altdorf, dove ha luogo una festa popolare alla presenza del governatore. Al termine delle danze, viene introdotto dai soldati Guillaume Tell con il figlio Jemmy, con l'accusa di aver favorito la fuga di Leuthold. Tell rifiuta di rendere omaggio al trofeo imperiale, suscitando l'ira di Gessler, il quale si vendica in maniera crudelmente raffinata: padre e figlio saranno posti in libertà a patto che Tell colpisca con la freccia, a parecchi passi di distanza, un pomo posto sul capo di Jemmy. Tell dapprima esita, temendo di fallire il bersaglio, poi si decide ed invoca Dio che gli tenga salde le braccia e sicura la mira; tende l'arco e coglie in pieno il pomo poi, vinto dall'emozione, perde i sensi, lasciando cadere a terra una seconda freccia con la quale avrebbe fatto giustizia del governatore qualora la prova fosse fallita. Per Guillaume viene decisa un'atroce fine: la morte fra i rettili del lago di Kusmac. Atto IV Quadro I Una capanna isolata dove si è rifugiato Arnold, che attende impaziente l'ora della vendetta; lo raggiungono alcuni patrioti ai quali egli si unisce per combattere il tiranno. Quadro II Sulle rive del lago dei Quattro Cantoni. Edwige, sposa di Guillaume, è in ansia per la sorte dei suoi cari, ma per l'intervento di Mathilde il figlio le viene riconsegnato; Guillaume invece, su una fragile imbarcazione, attende l'esecuzione della sentenza. Jemmy allora, dietro suggerimento del padre, induce gli uomini del villaggio ad accendere sui monti vicini i fuochi con cui dare il segnale della rivolta. Ai primi bagliori che arrossano il cielo, Guillaume riesce abilmente a. costeggiare la riva, quindi, balzando con mossa rapida su uno scoglio, respinge al largo l'imbarcazione e con una freccia colpisce a morte Gessler. Fra il tripudio del popolo giunge la notizia che la fortezza di Altdorf è caduta; sul suolo della Svizzera è finalmente sorta l'alba della libertà. _______
da: Aldo Nicastro (a cura di), Guida al teatro d’opera, Zecchini, 2011 
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