Un amico che tutti vorrebbero… Torino 10/13 agosto 2015 Unità pastorale Cristo Salvatore Quattro giorni per incontrare luoghi e testimoni di questo “Amico”, sperimentando che nei santi torinesi e in tanti giovani che anche oggi portano avanti il loro impegno e carisma, sono vere le parole di S. Giovanni Paolo 2° che ai giovani convenuti nel 2000 alla GMG di Roma diceva: “In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae……….. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna. Programma Lunedì 10 agosto Ore 7. Partenza da Denno – arrivo a Torino verso le 13.30. Museo del cinema. Mole. Tramvia Superga Sistemazione in hotel, cena Martedì 11 agosto - Cottolengo – pranzo Valdocco – S. messa in basilica, cena in hotel, serata con animatori. Mercoledì 12 agosto - Sermig – S. messa e pranzo Visita centro – visita museo e stadio Juventus Cena libera e rientro in hotel. Giochi. Giovedì 13 agosto -Colle don bosco – pranzo al sacco Partenza , sosta a sorpresa, rientro in serata a Denno Benvenuti al pellegrinaggio Torino 2015! In questi giorni ringraziamo il Signore per il dono della vita di San Giovanni Bosco, e celebriamo il bicentenario della sua nascita lì sui luoghi dove egli ha vissuto e ricevuto il carisma che oggi cerchiamo umilmente di incarnare. . Molti di voi hanno compiuto un lungo viaggio per essere qui, ma tutti, vicini o lontani, non siamo qui per caso. Il Signore si è servito di un invito personale per farti scoprire cosa la vita di Don Bosco dice alla tua vita personale: siamo qui per ripartire con un cuore nuovo. Questo Libretto contiene il materiale per approfondire il programma ed il tema del nostro incontro, per conoscere i luoghi che visiteremo a Torino e lungo la strada verso Colle Don Bosco. Fanne buon uso! Che il percorso di questi giorni sia davvero un itinerario spirituale, possa tu ripartire con un cuore nuovo e generoso, Chi è don Bosco… Giovanni Bosco nasce il 16 Agosto 1815 in una piccola frazione di Castelnuovo D'Asti, in Piemonte, chiamata «i Becchi». Ancora bambino sperimenta il dolore per la morte del padre. Trova però nella mamma Margherita, un esempio forte di vita cristiana che segna profondamente la sua vita. A nove anni fa un sogno profetico: gli sembra di essere in mezzo a una moltitudine di ragazzi impegnati a giocare, alcuni dei quali però, bestemmiano. Subito, Giovanni si getta sui bestemmiatori con pugni e calci per farli tacere; ma ecco farsi avanti un Personaggio che gli dice: «Non con le botte e i pugni, ma con la bontà e l'amore devi guadagnare questi tuoi amici... Io ti darò la Maestra sotto la cui guida puoi diventare sapiente, e senza la quale, ogni sapienza diviene stoltezza». Il personaggio è Gesù e la maestra la Madonna, alla cui guida si abbandona per tutta la vita e che onora con il nome di «Ausiliatrice (=aiuto) dei cristiani». E così Giovanni impara a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per poter attirare a se i compagni e tenerli lontani dal male. «Se stanno con me, dice alla mamma, evitano di cacciarsi nei guai». Decide di farsi prete e di dedicare tutta la sua vita ai ragazzi ma per far questo è costretto a fare molti sforzi: lavora di giorno e studia di notte finché all'età di vent'anni entra nel Seminario di Chieri e viene ordinato Sacerdote a Torino nel 1841, a ventisei anni. In quei tempi Torino è piena di poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a molti pericoli. Don Bosco comincia a radunarli la domenica, ora in una chiesa, ora in un prato, ora in una piazza per farli giocare e per insegnare loro il catechismo. Dopo cinque anni di enormi difficoltà, riesce a stabilirsi nel rione periferico di Valdocco e apre qui il suo primo Oratorio. Qui i ragazzi trovano vitto e alloggio, studiano o imparano un mestiere, ma soprattutto imparano ad amare il Signore: San Domenico Savio, è uno di loro. Don Bosco è amato dai suoi ragazzi fino all'inverosimile. Per loro sacrifica tutto quel poco denaro che possiede, il suo tempo, il suo ingegno, la sua salute. Per loro si fa santo. Stremato di forze per l'incessante lavoro, si ammala gravemente. Una delle ultime sue raccomandazioni è questa: «Dite ai giovani che li aspetto tutti in Paradiso...». Muore il 31 gennaio 1888, nella sua povera cameretta di Valdocco, all'età di 72 anni. Il 1 aprile 1934, Pio XI, che ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, lo proclama Santo. “COME DON BOSCO, CON I GIOVANI, PER I GIOVANI PREGHIERA A San Giovanni Bosco San Giovanni Bosco, Donami la tua stessa fiducia amico dei ragazzi e dei giovani, perché io faccia della mia vita una grande missione. aiutami a diventare grande Hai chiamato uomini e donne perché nel corpo e nell'anima, nell'intelligenza e nel cuore. ti aiutassero e hai creato una grande famiglia Tu hai sofferto vedendo per guidare i giovani nella vita. la miseria dei giovani. Rendimi attento soffrono, a coloro che a coloro che sono abbandonati o non sono amati. Voglio anch'io essere tuo amico e camminare come te sulle strade del Vangelo. Tu hai avuto fiducia in Dio, in Gesù e Maria. Essi ti hanno dato forza e coraggio per compiere tante meraviglie. Ringraziamo il Signore per queste giornate: • Grazie, Signore per questo viaggio lungo e divertente. Grazie per averci fatto arrivare fin qui • Grazie, Signore per gli amici, per i nostri animatori, per questa avventura che vivremo assieme • Ci chiedi, Signore di fare sul serio, hai fiducia in noi e noi non ti deluderemo! Dove andiamo? SERMIG - Servizio Missionario Giovani Il SERMIG nasce nel 1964: un gruppo di ragazzi e ragazze si uniscono attorno ad Ernesto Olivero, decisi a sconfiggere la fame nel mondo con opere di giustizia e di sviluppo. Il nome, Servizio Missionario Giovani, definisce bene l’obiettivo che i giovani vogliono perseguire. Da subito la sproporzione tra le forze reali e il grande sogno da realizzare è evidente, ma il non temerla diventerà una costante del Sermig. Negli anni ’70 sono nate le cene del digiuno, serate in cui si condivide con i poveri l’equivalente di una cena, si prega e si riflette. Si provano così sulla propria pelle gli stimoli della fame, anche se per un attimo. Un nuovo progetto che prende vita in quegli anni è condividere con i miseri l’equivalente in denaro di una giornata lavorativa. La proposta viene accolta da tantissime persone. Nasce anche l’impegno per sostenere interventi in situazioni drammatiche e per soccorrere popoli colpiti da calamità naturali. Nel 1976 all’interno del SERMIG il cammino di crescita si va radicando sempre più sulla spiritualità. Si capisce che tutta la vita, 24 ore su 24, può lasciarsi coinvolgere dai grandi ideali che vengono portati avanti e custoditi nel cuore E’ questo il cammino che ha portato alla nascita, nel 1981, del gruppo Re.Te., come risvolto pratico della restituzione. In questo modo l’attenzione alla mondialità che negli anni è stato coltivato ha trovato una casa e molti amici, che hanno aiutato sempre più a crescere nella commozione e nella capacità di trovare soluzioni utili per i più poveri. Nel 1987 il SERMIG dà vita alla CIS (Cooperativa Internazionale per lo Sviuppo) per gestire le attività in Terzo Mondo, sostenendo o facendo nascere comunità con una solida base spirituale che coordinassero sul posto i progetti. Nel 1991, a Salvador de Bahia, Giovanni Paolo II ha dato a Ernesto Olivero il mandato di “essere l’amico fedele di tutti i bambini del mondo”, rafforzando e sostenendo questo nostro impegno. E’ nata così l’iniziativa Vita ai Bambini, che ha promosso progetti per i bambini in condizioni di miseria soprattutto in Brasile, Georgia, Romania, Bangladesh. Dalla fine degli anni ’90, i giovani si sono accorti che oltre alla fame di pane, c’è sempre più fame di valori, di giustizia, di Dio. Per questo, tanti giovani che s’incontrano all’Arsenale della Pace hanno deciso di costituire un loro movimento, i Giovani della Pace, fatto di persone che condividono lo stesso sogno e che credono che la strada per cambiare il mondo e costruire la pace passi attraverso l’impegno di ognuno di loro. Il Cottolengo Torino al tempo del Cottolengo aveva molti istituti di beneficenza, ma erano in pochi ad usufruirne. Alcune categorie quali disabili psichici, epilettici o sordomuti non venivano considerati dalla società perché le istituzioni avevano regole rigide di accoglienza. In questo contesto si consuma il dramma di una mamma di tre bambini che, prossima alle doglie del parto, rifiutata da due ospedali, muore senza soccorso davanti al marito e ai figli, assistita dal canonico Giuseppe Cottolengo. Questo evento turba il suo animo che, al culmine di una crisi personale, nell’accogliere la sofferenza dell’altro, trova in sé una speciale vocazione al servizio della carità. A quattro mesi dall’accaduto, Giuseppe Cottolengo fonda il “Deposito de’ poveri infermi del Corpus Domini”, più tardi chiamato “Ospedaletto della Volta Rossa”, per l’accoglienza dei malati che non trovavano posto negli altri ospedali. Tale esperienza dura all’incirca quattro anni, fino a quando il Governo della città lo costringe alla chiusura. Dopo la chiusura forzata dell’ “Ospedaletto”, Giuseppe Cottolengo non si scoraggia e sempre a Torino, in zona Valdocco (l’attuale sede centrale), dà inizio alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”. Acquista alcuni locali per ospitare nuovi malati e, ogni volta che se ne presenta la necessità, accoglie le persone bisognose creando locali appositi, senza pensare assolutamente alla disponibilità di risorse per sostenerle, confidando solo nella Divina Provvidenza. È così che nascono numerosi gruppi che denomina “famiglie”: l’ospedale per i malati, la casa per uomini e donne anziani, le famiglie dei sordomuti, degli epilettici, dei disabili psichici detti “Buoni Figli” e “Buone Figlie”, ecc. Per il servizio dell’Opera, Cottolengo fonda diverse congregazioni religiose. Dopo la morte di Giuseppe Cottolengo la Piccola Casa, pur versando in precarie condizioni economiche, ha sempre continuato ad espandersi sotto la guida dei successori, rispondendo alle necessità del momento. A Torino nascono nuove “famiglie” e il numero degli ospiti sale fino a 4000 La Mole Antonelliana Progettata da Alessandro Antonelli su commissione della comunità ebraica di Torino, per essere una sinagoga, rischiò di non essere completata per il forte incremento dei costi in corso d’opera. Per difficoltà finanziarie, gli ebrei avevano dunque lasciato al municipio l’onere di condurre a termine l’impresa e la facoltà conseguente di avanzare le proposte. Una di queste era stata fatta anche a Don Bosco, il quale esaminava col teologo Murialdo il modo di venirne in possesso e l’uso a cui l’avrebbe potuta destinare. Don Bosco avrebbe dovuto aprire le trattative con l’offerta di 250.000 lire. L’ingegnere Antonelli pensava che la cosa fosse conveniente. Ma studiata la cosa per ogni verso, Don Bosco si convinse che non ne avrebbe potuto trarre un partito conforme ai suoi disegni e vi rinunciò definitivamente. Fu terminata solo nel 1889 e acquisita dal Comune di Torino che ne cambiò la destinazione e la trasformò in Monumento al Re come Museo del Risorgimento, che qui ebbe la sua prima sede. Dopo i lavori di consolidamento strutturale degli anni Venti, l’edificio passò in gestione ai Musei Civici di Torino. Negli anni Sessanta fu realizzato l’ascensore panoramico e, dopo essere stata sede di grandi mostre, la Mole venne destinata ad accogliere il Museo Nazionale del Cinema, aperto al pubblico nel 2000. Dall’alto dei suoi 167m di altezza, raggiungibili utilizzando l’ascensore panoramico, è possibile godere di un panorama mozzafiato che abbraccia tutta la città, incorniciata dalle vette alpine. , ORATORIO DI VALDOCCO – l’Oratorio di Don Bosco Storia dell’Oratorio È il primo Oratorio fondato da Don Bosco, che proprio qui a Torino - Valdocco iniziò la sua opera nel lontano 12 Aprile del 1846, Santa Pasqua di Resurrezione. Tra il 1852 e il 1910 l’Oratorio crebbe e si consolidò tanto che don Albera, secondo successore di don Bosco, ampliò il cortile e fece erigere lungo via Salerno, sul prolungamento del teatrino, una palestra con aule al piano superiore. Più tardi, sotto il rettorato di don Pietro Ricaldone, i poveri edifici su via Salerno vennero abbattuti e si costruì (nel 1934-1935), su progetto del Valotti, l’attuale Oratorio. Da don Bosco ad oggi il borgo di Valdocco, sempre ricco di popolazione giovanile, ha assicurato e continua ad assicurare un ampio afflusso di giovani che mantiene la prima opera di don Bosco ancora attuale e viva. La Spiritualità dell’Oratorio Sul modello del primo Oratorio di Valdocco, ogni oratorio, ed ogni casa salesiana è: Casa che accoglie, Cortile per incontrarsi da amici, Scuola che avvia alla vita Chiesa che evangelizza. Nella semplicità e nell’allegria del gioco, nella gioia dell’incontro, tipici di don Bosco, propone: • Una spiritualità a misura dei giovani, specialmente dei più poveri, perché in ciascuno, “c’è un punto accessibile al bene”, e Dio, è padrone dei cuori. • Una spiritualità del quotidiano, che propone la vita ordinaria come luogo d’incontro con Dio. • Una spiritualità pasquale della gioia nell’operosità, che sviluppa un atteggiamento positivo di speranza nelle risorse naturali e soprannaturali delle persone, e presenta la vita cristiana come un cammino di beatitudine. • Una spiritualità dell’amicizia e relazione personale con il Signore Gesù, conosciuto e frequentato nella preghiera, nell’Eucaristia e nella Parola. • Una spiritualità di comunione ecclesiale vissuta nei gruppi e soprattutto nella comunità educativa, che unisce giovani ed educatori in un ambiente di famiglia attorno ad un progetto di educazione integrale dei giovani. • Una spiritualità del servizio responsabile, che suscita in giovani e adulti un rinnovato impegno apostolico per la trasformazione cristiana del proprio ambiente fino all’impegno vocazionale. • Una spiritualità mariana, che si affida con semplicità e fiducia al materno aiuto della Madonna. Basilica di Maria Ausiliatrice Durante la sua vita, don Bosco volle costruire tre “monumenti” alla Madre di Dio, come dimostrazione forte e affettuosa della sua devozione per lei. Nel 1863 iniziò la costruzione della Basilica dedicata a Maria Ausiliatrice. Nel 1869 fonda una associazione di fedeli, che raduna molte persone devote a Maria: l’ “Associazione dei Devoti di Maria Ausilatrice” (ADMA). Nel 1872, nel fondare le suore “Figlie di Maria Ausiliatrice” vuole che siano un “monumento vivente” a Maria aiuto del Cristiani. Chiesa di San Francesco di Sales Il numero dei ragazzi dell’Oratorio continuava a crescere e la cappella “Pinardi“ divenne presto insufficiente ad accoglierli. Don Bosco costruì allora la Chiesa di san Francesco di Sales che fu benedetta il 20 giugno 1852. Possiamo definire questa chiesa la “porziuncola” salesiana, perchè fu il centro dell’attività salesiana per 16 anni, fino alla costruzione della Basilica avvenuto nel 1868. Molti sono gli episodi che rendono questa chiesa cara al mondo salesiano: in questa chiesa celebrò nel 1860 la sua prima messa il beato Michele Rua (questo avvenimento è ricordato con un affresco sulla parete destra) e due anni dopo di lui anche Giovanni Cagliero e Giovanni Battista Francesia. Qui don Bosco celebrava, predicava e confessava. Qui proponeva ai suoi ragazzi dei modelli di vita, a partire dalla Vergi¬ne Maria, San Luigi Gonzaga (che a quel tempo era il modello di santo “giovane”), san Giuseppe (la sua statua era collocata tra l’altare maggiore e quello di san Luigi) fino al protettore principale san Francesco di Sales dal quale don Bosco ha preso il nome per la sua congregazione. Qui, sotto la protezione della beata Vergine Maria (l’altare a destra) e imitando l’esempio di san Luigi Gonzaga (l’altare a sinistra) crescevano i ragazzi nella santità quotidiana. Alla destra di san Luigi si trova la tela dei suoi tre grandi imitatori: San Domenico Savio, Francesco Besucco e Michele Maggone. Tre giovani completamente diversi tra loro, che non si sono mai incontrati, che sono vissuti a Valdocco in anni diversi ma che, tutti, sono diventati d’esempi per gli altri. Don Bosco stesso scrisse subito dopo la loro morte le loro biografie e le diffondeva tra i ragazzi proponendoli come modelli di santità. Il Cortile del primo oratorio Davanti alla casa Pinardi, che don Bosco negli anni acquistò per farne la sua abitazione, le sale per la scuola, le camerate per i ragazzi, c’era il cortile, dove i ragazzi vivevano le ricreazioni e i numerosi momenti di svago e di divertimento. Oltre al terreno, calpestato dalle corse dei ragazzi, c’erano anche l’orto di mamma Margherita e la pompa d’acqua. L’orto di mamma Margherita Dietro la casa Filippi, in fondo al cortile, mamma Margherita si era fatta un piccolo orticello. Da buona massaia, pensando di dover dare da mangiare a tanti poveri ragazzotti scalmanati, metteva tutta la sua buona volontà nel seminare e coltivare insalata, aglio, cipolle, piselli, fagioli, carote, rape e molte altre verdure e spezie, come menta e salvia. Questo orto fu causa di molte gioie, ma anche di molte delusioni, per mamma Margherita, che doveva contendere il terreno con i ragazzi, desiderosi di ampliare il loro terreno di giochi. La basilica di Superga, nota anche come real basilica di Superga, sorge sull'omonimo colle ad est di Torino. Fu fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706. Il progetto è del messinese Filippo Juvarra e risale al 1715. Alla cappella, posta alla sommità dell'omonima collina, si può giungere attraverso strada o servendosi della tranvia Sassi-Superga. Colle don Bosco: Su questa collina (oggi nota come «Colle Don Bosco») nella borgata Becchi, in frazione Morialdo e comune di Castelnuovo (AT), il 16 agosto 1815 è nato san Giovanni Bosco. Visitare questi luoghi vuol dire riscoprire le origini della straordinaria personalità di Don Bosco e della sua opera diffusa in tutto il mondo. L’opera di Don Bosco I destinatari sono i ragazzi, specie i poveri e abbandonati; le strutture sono gli oratori per incontrare e aggregare in allegria e serenità, i laboratori per insegnare un lavoro onesto per vivere, le scuole per formare i giovani; le relazioni sono regolate dallo “spirito di famiglia”. Il motto è “Da mihi animas, coetera tolle” (Dammi le anime, toglimi tutto il resto).”.. Ascoltiamo adesso cosa ci dice don Bosco: «Miei cari Giovani io vi voglio bene con tutto il mio cuore. Mi basta sapere che siete giovane perché vi voglia molto bene. Nel vostro cuore portate il tesoro dell'amicizia del Signore. Se lo conserverete, sarete ricchissimi. Se lo perderete, diventerete persone infelici e povere. Signore sia sempre con voi, e lui vi aiuti a mettere in pratica i suggerimenti che vi darò. Se vi comporterete cosi, vi assicuro che Dio sarà contento di voi, e salverete l'anima vostra: la cosa più importante della vita. Dio vi regali una vita lunga e felice. L’amicizia del Signore sia sempre la vostra grande ricchezza nella vita terrena e nell'eternità. Sono il vostro amico Sacerdote Giovanni Bosco». (Dall’introduzione al "Giovane Provveduto", il libro di preghiere scritto da Don Bosco per i suoi giovani) Affidiamo questa giornata al Padre e chiediamo la sua benedizione su ognuno di noi: Padre Nostro… BEATI NOI GIOVANI… Se avremo il coraggio dell'autenticità quando falsità e compromesso sono più comodi: la verità ci renderà liberi. Se costruiremo la giovinezza nel rispetto della vita e nell'attenzione dell'uomo in un mondo malato d'egoismo: daremo testimonianza di amore. Se, in una società deturpata dall'odio e dalla violenza, sapremo accogliere e amare tutti: saremo costruttori e artigiani della pace: "I giovani e la pace camminano insieme". Se sapremo rimboccarci le maniche davanti al male, al dolore, alla disperazione: saremo, come Maria, presenza amica e discreta che si dona gratuitamente. Se avremo coraggio di dire in famiglia, nella scuola, tra gli amici che Cristo è la certezza: saremo sale della terra. (Comunità di Taizé) E PER FINIRE… IL TERMOMETRO… misuriamo la temperatura di questa quattro-giorni: 36° temperatura normale: niente di nuovo, tranqui! 37° un po’ alterato: mi è piaciuto, ma senza troppi entusiasmi 38° inizio ad essere particolarmente attirato da questa cosa 39° molto esaltante 40° Gasatissimo!!! Compagnia: Luoghi visitati: Giochi: Visita alla città: Pranzi/cene Momenti di Spiritualità: Il messaggio che mi lascia don Bosco è: ………………………………………………………………………………………………………………… Madre della Speranza Madre della speranza veglia sul nostro cammino, guida i nostri passi verso il Figlio tuo, Mari -a! Regina della pace, proteggi il nostro mondo; prega per questa umanità, Maria, Madre della speranza, Madre della speranza! Docile serva del Padre, piena di Spirito Santo, umile Vergine madre del Figlio di Di -o! Tu sei la Piena di Grazia, scelta fra tutte le donne, Madre di Misericordia, Porta del Cie -lo. Noi che crediamo alla vita, noi che crediamo all’amore sotto il tuo sguardo mettiamo il nostro doma -ni Quando la strada è più dura, quando più buia è la notte, Stella del giorno, risplendi sul nostro sentie -ro!