Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi 2007-2013 La governance locale delle politiche migratorie Il progetto PROV-INTEGRA: Linee Guida per l'attivazione di reti territoriali provinciali Il lavoro è stato curato da Loredana Zappalà (Università degli Studi di Catania). Si ringraziano, per la collaborazione, Alessandra Butera, Massimo Bonati e Federica Zanello. FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Sommario 1. Immigrati e mercato del lavoro: storia di un difficile processo di integrazione . 3 2. La governance locale delle politiche migratorie ................................................. 7 3. Principio di sussidiarietà e strumenti di raccordo esistenti ................................. 9 4. Il progetto Prov-Integra e l'esperienza del tavolo multi-attore e dei focus group ........................................................................................................................................ 11 5. Monitoraggio della situazione esistente e best practices .................................. 14 5.1. Alcuni dati sui Servizi per l’Impiego delle 15 Province partner di PROVINTEGRA.................................................................................................................... 18 6. Linee guida in materia di governance delle politiche migratorie ..................... 28 6.1. I soggetti da coinvolgere ............................................................................. 29 7. Le linee guida .................................................................................................... 32 7.1. Linea 1 - Migliorare l'occupabilità dei lavoratori immigrati....................... 33 7.1.1. Il ruolo dei Centri per l'Impiego ............................................................ 33 7.1.2. La creazione dello Sportello Immigrati all'interno dei Centri per l'Impiego ................................................................................................................... 35 7.1.3. L'istituzione in via permanente di un Servizio di mediazione linguisticoculturale presso i Centri per l’impiego. .................................................................... 37 7.1.4. Il rafforzamento dell'attività di assistenza alle imprese ........................ 39 7.1.5. Il ruolo dei Centri per l'Impiego nell'inserimento nel mercato del lavoro delle donne immigrate .............................................................................................. 41 7.1.6. Potenziamento dei raccordi con gli operatori privati ............................ 42 7.1.7. Strumenti per il potenziamento del ruolo dei Centri per l'Impiego....... 43 7.2. Linea 2 - Promuovere l'adozione di Piani provinciali mirati e la costituzione di un osservatorio provinciale sul mercato del lavoro degli immigrati ....................... 44 7.3. Linea 3 - Sviluppare l'auto imprenditorialità degli immigrati..................... 46 7.3.1. Lo sviluppo dello strumento del microcredito ...................................... 48 7.4. Linea 4 - Promuovere la costituzione all'interno dei CTI di apposite Commissioni lavoro..................................................................................................... 49 7.4.1. BOZZA DI PROTOCOLLO PER L'ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALL'INTERNO DEL CTI ......................................... 51 Riferimenti bibliografici........................................................................................ 56 2 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 1. Immigrati e mercato del lavoro: storia di un difficile processo di integrazione Il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona passa attraverso la capacità di promuovere l’occupazione di quelle categorie della popolazione che per ragioni diverse si trovano fuori dal mercato del lavoro, o se sono uscite, hanno maggiori difficoltà a rientrarvi, come nel caso degli immigrati. L'Unione Europea ha ritenuto fondamentale assicurare che gli immigrati in posizione regolare possano accedere senza essere discriminati al mercato del lavoro in funzione delle competenze e delle esperienze che vantano e abbiano la possibilità di partecipare pienamente alla vita socioeconomica, politica e culturale della società ospite1. In tal senso, per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 sono ritenute essenziali misure che garantiscano il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite e l’accesso non discriminatorio ai servizi sociali e occupazionali, assicurando al tempo stesso uno stretto coordinamento tra politiche di integrazione e di inclusione. Nel rapporto Oecd sulle migrazioni2 si afferma che l’esperienza del passato mostra come gli immigrati siano i più colpiti durante una fase di flessione del mercato del lavoro. Le ragioni sono molteplici. Gli immigrati tendono ad essere più numerosi in settori ciclicamente più sensibili (in quest’ultima crisi i settori più colpiti sono stati il manifatturiero e le costruzioni dove gli immigrati risultano sovra-rappresentati)3. Hanno una minore tutela contrattuale, con più lavori a carattere temporaneo o a tempo parziale. Sono numerosi in occupazioni meno specializzate dove il turnover della forza lavoro risulta più semplice. Le attività di proprietà di immigrati possono essere a più rischio di bancarotta. Infine affrontano una potenziale discriminazione per assunzioni e licenziamenti selettivi. 1 Programma di Stoccolma del 2 dicembre 2009, documento n. 17024/09 del Consiglio dell’Unione europea. 2 Oecd, International Migration Outlook, Special focus: managing labour migration beyond the crisis, Oecd, Paris, 2009. 3 Zanfrini L., Sociologia delle migrazioni, Laterza, Roma-Bari, 2004. 3 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Il rapporto sul mercato del lavoro tra il 2009 e il 2010 elaborato dal Cnel evidenza anche come rispetto ad un'ampia quota di immigrati nelle forze lavoro si potrebbe evitare il dilagare di una disoccupazione strutturale. Gli immigrati, caratterizzati da un salario di riserva più basso, difficilmente tendono a rimanere a lungo nella condizione di disoccupati essendo più disponibili ad accettare le condizioni di lavoro che si presentano. Un secondo fattore che potrebbe contribuire alla riduzione dello stock di disoccupati deriva dal fatto che il maggior peso degli immigrati nel mercato del lavoro potrebbe aumentare l’elasticità dell’offerta di lavoro. Una copiosa serie di indagini ha documentato come l’inclusione dei migranti nel mercato del lavoro italiano si sia realizzata grazie a canali di tipo informale, enfatizzando soprattutto il ruolo delle reti etniche e delle organizzazioni pro-immigrati (o “istituzioni facilitatrici”4), e assai più raramente – nonostante il basso livello delle qualifiche in genere ricoperte – attraverso le agenzie, pubbliche e private, istituzionalmente preposte all’intermediazione sul mercato del lavoro. Tra le comunità di immigrati valgono sovente dei meccanismi di “chiamata” legati a rapporti di conoscenza, o legami famigliari, che determinano arrivi legati anche al fatto che si prospettino opportunità di lavoro5. Questo potrebbe portare ad una decelerazione dell’offerta di lavoro durante la crisi e ridurre quindi anche la dimensione dello stock di disoccupati attenuando così le conseguenze sociali della crisi stessa6. In questo quadro, assume una nuova centralità il rilancio dei servizi finalizzati a favorire il reinserimento lavorativo di categorie svantaggiate. La nuova programmazione comunitaria del Fondo Sociale Europeo 2007-2013 attribuisce a questo aspetto una particolare rilevanza, identificando all’interno dell’Asse Occupabilità uno specifico obiettivo dedicato proprio alla costruzione di modelli e 4 Ambrosini M., Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Angeli, Milano, 1999; Reyneri E., Sociologia del mercato del lavoro, Il Mulino, Bologna, 1996. 5 Cfr. Caritas/Migrantes, Immigrazione, Dossier Statistico 2010, XX Rapporto, Idos edizioni, Roma, 2010. V. pure Zincone, G. (a cura di), Primo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2000; Zincone G., Secondo rapporto sulle politiche di integrazione degli immigrati in Italia, Il Mulino, Bologna, 2001. 6 Cnel, Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010, Roma, 2010, disponibile sul sito www.portalecnel.it. Cfr. pure Ministero del lavoro e delle politiche sociali, L'immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive, Rapporto 2011. 4 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI strumenti condivisi per accrescere l’occupabilità e l’efficacia dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, quali appunto i lavoratori immigrati. Il tema dell’integrazione dei lavoratori stranieri nel mercato del lavoro è, pertanto, uno degli argomenti oggi più dibattuti7 e fa ormai parte dell’agenda politica di molte istituzioni e amministrazioni locali che si vedono attribuire un ruolo primario nella governance dell’immigrazione sul proprio territorio. È comune convincimento, del resto, che gli immigrati non comunitari sono ormai una componente strutturale della popolazione residente in Italia, così come del mercato del lavoro locale, e proprio per questo gli aspetti dell’integrazione meritano un’attenzione non episodica bensì proiettata sul medio-lungo periodo. Nello studiare i fenomeni migratori, ciò che tuttavia colpisce è lo scarto tra l’imponenza del fenomeno e le modalità con cui si è, di fatto, finora realizzato: l’inserimento lavorativo degli immigrati è avvenuto, infatti, in maniera spontanea, silenziosa, residuale rispetto alle azioni delle varie istituzioni ed attori del mercato del lavoro. Ciò ha permesso che il fenomeno risultasse fortemente plasmato dall’attività dei canali di tipo informale, primi fra tutti le reti dei connazionali, che da una parte si sono mostrate alquanto efficaci nell’incanalare i nuovi arrivati verso gli impieghi disponibili, ma dall’altra hanno aggravato alcuni fenomeni negativi quali la segmentazione del mercato del lavoro, la specializzazione lavorativa su base etnica, la segregazione occupazionale di intere categorie (colf e assistenti agli anziani), il confinamento nelle occupazioni più dequalificate e gravose, la scarsa mobilità professionale verticale. Anche per questi motivi è importante approfondire la conoscenza dei percorsi occupazionali seguiti dagli immigrati stranieri dopo l’ingresso sul mercato del lavoro locale e capire come si configurano le problematiche legate alla stabilità lavorativa, alla disoccupazione, ai riflessi sulla regolarità amministrativa, alla possibilità di reinserimento lavorativo. 7 Cfr. Melotti U., Migrazioni internazionali e integrazione sociale: il caso italiano e le esperienze europee, in M. Delle Donne, U. Melotti e S. Petilli (a cura di), Immigrazione in Europa: solidarietà e conflitto, Cediss, Roma, 1993, pp. 29 ss.; Massey D. S., La ricerca sulle migrazioni nel XXI secolo, in A. Colombo e G. Sciortino (a cura di), Stranieri in Italia. Assimilati ed esclusi, Bologna, Il Mulino, 2002; Massey D. S., Arango J., Koucouci A., Pellegrino A. e Taylor J. E., Worlds in Motion: Understanding International Migration at the End of the Millennium, Oxford, Oxford University Press, 1998. 5 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Gli studi in materia dimostrano come la debolezza sul mercato del lavoro di molti lavoratori stranieri sia riconducibile a numerosi, ma ben definiti, fattori che interagendo fra loro contribuiscono a delineare un quadro di insicurezza (occupazionale, ma non solo) in cui anche l’esperienza della disoccupazione assume contenuti inattesi. Più che di disoccupazione in senso tradizionale, occorrerebbe parlare di una condizione di discontinuità occupazionale che costringe i lavoratori stranieri in circuiti lavorativi caratterizzati da incertezza e privi di un progetto di medio-lungo termine. A questo proposito, occorre sottolineare che il problema spesso non sembra risiedere tanto nell’assenza del lavoro, quanto nella condizione di insicurezza e di incertezza lavorativa, di aleatorietà delle prospettive circa il proprio inserimento nella società ospite, di mancata definizione dei progetti riguardanti la propria collocazione sociale ed il proprio avanzamento socio-professionale. Da qui l’importanza di intervenire per fornire supporti mirati e strumenti efficaci che possano orientare l’immigrato nelle sue scelte, guidarlo nel definire una progettualità più forte, nel valorizzare e sviluppare le competenze professionali e nell’individuare percorsi coerenti su di un mercato del lavoro che spesso si presenta difficile e poco trasparente. Il quadro in cui si delineano le difficoltà occupazionali dei lavoratori immigrati presenta anche alcuni riflessi speculari sul versante dei datori di lavoro che impiegano manodopera straniera. Pur non rientrando direttamente nel presente studio, il tema visto dal lato imprenditoriale ha avuto numerose conferme durante la realizzazione della ricerca-intervento. Il fenomeno di skills mismatch che caratterizza il collocamento dei lavoratori stranieri presenta numerosi e importanti effetti: difficoltà degli imprenditori a reperire forza-lavoro con un’adeguata qualificazione, difficoltà a riconoscere le competenze e le capacità dei lavoratori stranieri che intendono assumere, problematicità nell’attivare strumenti di sostegno allo sviluppo professionale dei dipendenti stranieri in relazione alle modificazioni aziendali e nel garantirsi una maggiore fidelizzazione all’impresa. Inoltre, anche per gli imprenditori è emersa con forza la fatica a muoversi nella complessità e nella frammentarietà delle normative che regolano i rapporti di lavoro fra imprese e lavoratori stranieri. 6 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 2. La governance locale delle politiche migratorie Come evidenziato dai principali studiosi delle migrazioni internazionali, i flussi migratori contemporanei si caratterizzano come processi complessi, dove i fattori di espulsione dai paesi di origine (povertà, disoccupazione, guerra, persecuzione politica ecc.) si intrecciano con quelli di attrazione nei paesi di arrivo (presenza di comunità di connazionali, richiesta di lavoro informale ecc.), e le scelte individuali si confondono con quelle di famiglie e reti amicali. Tale complessità rende estremamente difficili i tentativi di governo e gestione del fenomeno da parte delle istituzioni dei paesi di arrivo, che, al contrario degli anni Cinquanta e Sessanta, non si trovano più a regolare l’entrata di lavoratori stranieri richiamati da economie in espansione, ma piuttosto flussi spontanei e non programmati, il cui impatto sul sistema economico e sociale risulta decisamente più problematico. Se si concentra l’analisi sull’evoluzione più recente delle migrazioni internazionali, non sembra esagerato parlare dell’avvio di una nuova fase di “glocalizzazione” dei flussi, in cui, all’intensificarsi dell’interdipendenza tra i mercati e le società, si accompagna un processo di localizzazione della crescita produttiva in aree territoriali e settori economici specifici8. Ci troviamo di fronte a un contesto a dir poco antitetico rispetto a quello in cui si svilupparono i flussi degli anni Cinquanta e Sessanta. Da un lato, infatti, si assiste allo smantellamento definitivo del sistema di produzione fordista e all’imporsi di condizioni di lavoro flessibili, con modalità di impiego atipiche per periodi di tempo brevi e discontinui; dall’altro, perde rilevanza il governo centrale, che aveva giocato un ruolo cruciale nell’assecondare la richiesta di forza lavoro immigrata nel periodo della ricostruzione post-bellica e dell’espansione economica. In altre parole, nell’era della “glocalizzazione” non è più pensabile un sistema centralizzato di reclutamento, dato che ad imporsi sono le esigenze diverse e mutevoli di sistemi produttivi fortemente radicati sul territorio9. 8 Ambrosini M., Senza regia, ma non per caso:l’incontro tra immigrati e mercati del lavoro locali, paper presentato al Convegno AIS La regolazione concertata dell’economia globale/locale, 2002. 9 Cfr. Vandelli L., Il governo locale, Bologna, Il Mulino, 2000. 7 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Nuova rilevanza assume il livello di governo locale, chiamato non più a gestire esclusivamente problemi “derivati” di accoglienza sul territorio, ma anche a farsi interprete delle potenzialità di sviluppo espresse da attori sociali diversi, quali le imprese industriali in primo luogo, ma anche i servizi del terziario e le famiglie. Ma una simile ridefinizione del ruolo del governo locale non può che risultare incompatibile con una divisione istituzionale dei poteri di tipo gerarchico, in cui la ripartizione delle competenze e delle funzioni di policy procede linearmente dall’alto verso il basso. Appare più coerente, invece, con un modello di governance, basato cioè sul coordinamento tra attori diversi, pubblici e privati, su specifiche questioni di policy. L'obiettivo di una programmazione e gestione delle politiche sociali e del lavoro per gli immigrati è, dunque, divenuto di cruciale importanza. Gli interventi in tema di politiche di immigrazione, come è noto, hanno sempre privilegiato il livello nazionale, formalmente responsabile tanto della definizione delle condizioni di ingresso e soggiorno in un Paese, quanto delle politiche di integrazione e accesso alla cittadinanza. Solo dalla metà degli anni novanta, sulla spinta di alcuni progetti internazionali, si sono moltiplicate le ricerche sugli interventi delle amministrazioni locali, considerate non più come semplici attuatori di leggi e/o decisioni prese altrove, ma bensì come livelli di governo direttamente responsabili dell’inserimento sociale degli immigrati presenti sul territorio. Gli enti locali, quindi, in Italia come in altri Paesi europei e non, si caratterizzano sempre più come prima porta di ingresso nel sistema dei diritti di cittadinanza: è a livello locale, infatti, che gli immigrati esprimono bisogni, dalla casa all’assistenza sanitaria, all’istruzione, che mettono sotto pressione l’intero sistema di welfare municipale, e quindi, innanzitutto, il governo locale, attore cruciale nell’organizzazione e nell’erogazione dei servizi. Proprio per questo, le esperienze realizzate in questi anni hanno evidenziato la necessità di rafforzare la governance nazionale, regionale e provinciale nella programmazione delle politiche migratorie. Si è evidenziata l’importanza di rafforzare la capacità di programmazione sia a livello nazionale che a livello territoriale attraverso un coordinamento più intenso tra ministeri, amministrazioni centrali, parti sociali, regioni, province, sportelli unici, servizi per il lavoro, reti riconosciute di associazioni di 8 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI migranti e associazioni rappresentative degli interessi dei migranti. Accanto alle associazioni del "terzo settore" e di categoria, si collocano poi quegli attori pubblici che, sul territorio, si trovano a dover rispondere a problemi specifici legati all’immigrazione, dalle ASL per quanto riguarda l’accesso ai servizi sanitari, alle scuole statali per l’istruzione dei minori stranieri, ai Centri per l’impiego sulle questioni relative all’inserimento lavorativo, a questure e prefetture per le pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno, e molti altri soggetti ancora. La mancanza di un modello unitario - sia a livello europeo che a livello nazionale - nella creazione di una rete territoriale che vada a coordinare l’insieme degli attori coinvolti, ha lasciato spazio allo sviluppo di svariate esperienze. In tale situazione, dove spesso le reti informali prendono il sopravvento, diventa interessante, oltre che utile, guardare ai meccanismi sviluppati a livello provinciale, in particolare laddove è stata creata una rete “integrata” di servizi, fondata su una stretta collaborazione della totalità dei soggetti coinvolti, che operano attraverso un’attenta valutazione delle competenze e dei profili richiesti. 3. Principio di sussidiarietà e strumenti di raccordo esistenti Nell’ambito delle politiche migratorie, il principio di sussidiarietà ha assunto un ruolo chiave e si traduce sostanzialmente nel riconoscimento giuridico del ruolo cruciale assunto dagli attori più vicini ai problemi sollevati quotidianamente dalla questione immigrazione. La strategia che, dunque, sembra essere vincente per affrontare un fenomeno così complesso qual è quello delle politiche migratorie punta su un modello di governance multilivello, orientato ai problemi e basato su una rete diffusa di relazioni, sia di tipo verticale, tra governo centrale e istituzioni decentrate, che di tipo orizzontale, e cioè tra attori pubblici e privati. Al momento attuale, la legge prevede due strumenti principali di coordinamento tra questi diversi attori, e cioè gli Sportelli unici (art. 22 della legge n. 189/2002) e i 9 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Consigli territoriali per l’immigrazione (art. 3 del D. Lgs. 286/1998), che rappresentano tentativi diversi di istituzionalizzare la governance locale dell’immigrazione. Nel primo caso siamo di fronte essenzialmente al tentativo di instaurare un nuovo metodo organizzativo all'interno della sfera istituzionale pubblica, in cui enti diversi sono chiamati a collaborare per accelerare le pratiche di rilascio dei contratti di soggiorno; nel secondo caso, invece, l’obiettivo appare decisamente più ambizioso, in quanto i Consigli Territoriali (CT) dovrebbero costituire “organismi di analisi delle esigenze e di promozione degli interventi da attuare a livello locale”. In alcune realtà italiane l’attività di questi organismi non è stata tuttavia valorizzata per una serie di motivi tra cui la mancanza di risorse umane da dedicare, mancanza di tempo, poca partecipazione e ritorno da parte della rete territoriale. Nel quadro normativo attuale, diversi sono stati gli interventi ed i progetti finalizzati a rafforzare il citato sistema di governance. Ovviamente, il principio di sussidiarietà, nell’enfatizzare la rilevanza degli attori più vicini al problema, non si limita a considerare solo il versante del paese di arrivo, ma implica anche il riconoscimento della rilevanza delle comunità di origine degli immigrati. È evidente, infatti, che queste ultime possono giocare un ruolo tutt’altro che secondario nello sviluppo delle dinamiche migratorie, come evidenziato in un numero crescente di progetti di cooperazione (in particolare, di cooperazione “decentrata”, cioè promossa da governi locali), che danno attuazione concreta al principio di sussidiarietà promuovendo l’attivazione dal basso delle comunità e favorendo il consolidarsi di reti transnazionali di governance. In altre parole, la sussidiarietà implica la mobilitazione degli attori in vista della soluzione di problemi e la costruzione di reti che potremmo definire “a geometria variabile”, a seconda cioè del tipo e della complessità delle questioni sul tappeto. In particolare, si è preso atto del ruolo centrale che può essere assunto dalle Province nella governance delle politiche migratorie e si è pensato di valorizzare il livello provinciale come luogo idoneo a promuovere politiche efficaci di integrazione lavorativa degli immigrati. La scelta del livello interprovinciale è determinata infatti da due aspetti principali: è il livello più prossimo ai destinatari finali ed è il livello di coinvolgimento di tutti gli 10 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI interlocutori che intervengono nella gestione di interventi per gli immigrati. In particolare il coinvolgimento degli Sportelli unici e/o questure può avvenire solo a livello provinciale; inoltre il livello provinciale consente di coinvolgere direttamente i soggetti privati rispetto ad azioni di sostegno ai servizi per l’offerta specifica ai lavoratori immigrati. 4. Il progetto Prov-Integra e l'esperienza del tavolo multi-attore e dei focus group In quest'ottica, si inserisce il progetto PROV-INTEGRA con l’obiettivo di garantire e migliorare i processi di integrazione e inclusione sociale degli immigrati regolarmente soggiornanti in Italia, tramite l’offerta di percorsi di formazione teorico-pratica di lingua italiana, di orientamento civico e di formazione professionale, strettamente connessi alle esigenze occupazionali delle imprese dei territori coinvolti nel progetto e finalizzati a contribuire al miglioramento dell’occupabilità dei beneficiari finali del progetto. In particolare, il progetto è stato finalizzato a: Migliorare la governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’ integrazione degli immigrati regolari: produrre modalità efficaci di interazioni ed integrazioni sia a livello locale tra le Province (servizi lavoro, formazione e istruzione, ecc.) e il sistema territoriale delle associazioni datoriali, Camere di Commercio (CCIAA), associazioni di migranti, Consigli Territoriali per l’Immigrazione (CTI), ecc. nonché a livello interistituzionale tra le Province, le Regioni e il sistema nazionale (Ministero dell’ interno, Ministero del lavoro) . Rafforzare la capacità delle Province nel favorire l’occupabilità, il miglioramento e il riconoscimento delle competenze dei lavoratori immigrati residenti in Italia, nonché il consolidamento del ruolo dei servizi offerti dai CPI nei confronti di questi: • Sperimentare percorsi formativi a favore dei lavoratori immigrati e rendere visibili le loro competenze, per una migliore e produttiva coesione tra le esigenze delle imprese e le aspettative dei lavoratori in 11 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI grado di recepire le istanze del mondo produttivo (ed in particolare delle Piccole e Medie Imprese, PMI) da un lato e dei lavoratori migranti (soprattutto di quelli con i più bassi livelli di qualificazione) dall’altro. • Rafforzare il ruolo e la conoscenza dei Centri Per l’Impiego (CPI) in particolare nei confronti degli immigrati, per migliorarne la funzionalità e l’efficacia sia sul versante del recepimento dei bisogni delle PMI che del sostegno mirato e diversificato alle diverse categorie di immigrati. Nell'ambito del progetto PROV-INTEGRA si è prevista l'istituzione di un Tavolo di Lavoro Multi-attore al quale hanno partecipato i referenti del partenariato di progetto e di enti esterni (Province Partner, Ministero dell’Interno e Ministero del Lavoro) e presieduto da UPI in qualità di partner responsabile della supervisione nazionale del progetto e del partenariato interprovinciale ed esterno. Questo ha rappresentato un luogo di incontro, confronto, scambio di buone prassi, discussione di problematiche, elaborazione di proposte, ecc., la cui esperienza ha fornito degli spunti interessanti per la elaborazione di queste Linee Guida dirette a rafforzare il modello della governance locale. Attraverso una valorizzazione delle Province il progetto PROV-INTEGRA ha dunque avuto la finalità di rafforzare la capacità di detti enti intermedi nel favorire l’occupabilità e il miglioramento e il riconoscimento delle competenze dei lavoratori immigrati residenti in Italia, nonché il consolidamento del ruolo dei servizi offerti dai CPI nei confronti di questi. A tal fine si sono analizzati i possibili percorsi formativi a favore dei lavoratori immigrati, si è discusso dell’esigenza di rendere visibili le loro competenze, ma scopo fondamentale del Tavolo Multi-attore è stato anche quello di discutere sul possibile ruolo dei Centri Per l’Impiego (CPI) in particolare nei confronti degli immigrati, per migliorarne la funzionalità e l’efficacia sia sul versante del recepimento dei bisogni delle PMI che del sostegno mirato e diversificato alle diverse categorie di immigrati. Il lavoro del progetto PROV-INTEGRA si è svolto in costante collaborazione con Italia Lavoro che, parallelamente, cura l’organizzazione e la realizzazione del progetto “Programmazione e organizzazione dei servizi per il reimpiego degli immigrati” a valere sul PON FSE – Obiettivo Competitività Regionale e Occupazione 2007-2013. 12 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Entrambi i progetti, infatti, prendono origine dall’esigenza di dare maggiore coerenza e integrazione tra le politiche e le procedure in materia di immigrazione e le misure e gli interventi di politica del lavoro. Attraverso una sinergia fra i due progetti, nell’ottica di una azione di sistema, si è perseguito l’obiettivo di contribuire a definire su base territoriale una programmazione integrata delle politiche migratorie favorendo una più efficace cooperazione tra le istituzioni e i servizi locali, e, sul piano più operativo, promuovendo una riorganizzazione dei servizi sul territorio al fine di aumentare il numero di immigrati coinvolti in percorsi di politica attiva del lavoro e di reinserimento lavorativo sul territorio. Al fine di stimolare l'analisi sullo stato dell'arte dei servizi offerti a livello territoriale alle imprese finalizzati a favorire l'incontro fra la domanda e l'offerta di lavoro degli immigrati e i processi di integrazione socio-lavorativa degli immigrati sono, inoltre, stati avviati dei focus group, tenutisi a Roma e a Milano nel mese di giugno 2011. A tali incontri hanno partecipato imprese, amministratori provinciali, responsabili e operatori dei Centri per l'Impiego, parti sociali, discutendo sulle possibili strategie e le iniziative tese a favorire percorsi virtuosi di integrazione socio-economica dei lavoratori stranieri, ed evidenziando le best practices esportabili negli altri territori provinciali. Da tali incontri, inoltre, è emerso da parte delle imprese una crescente richiesta di servizi di supporto e di assistenza in materia di lavoro degli immigrati. Ciò riguarda sia le funzioni legate a un migliore e più efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro sia gli aspetti legati alla complessa normativa che regola l'ingresso e il soggiorno dei lavoratori stranieri. La complessità della normativa infatti complica l'espletamento di pratiche amministrative e rende difficile ai datori di lavoro e ai lavoratori stranieri stessi essere continuamente aggiornati sui cambiamenti apportati da leggi, delibere e prassi. In tale contesto, infine, è emerso anche che le Province, i Centri per l'Impiego, ma anche le agenzie di lavoro private, si pongono senza dubbio quali soggetti istituzionalmente competenti a fornire utili servizi alle imprese e, dunque, a porre in essere azioni di orientamento e di incrocio domanda/offerta, sperimentando azioni innovative rivolte all'utenza in senso largo (imprese e cittadini), al fine di rendere più efficace/efficiente il processo che conduce all'assunzione, attraverso un approccio fortemente territoriale. 13 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 5. Monitoraggio della situazione esistente e best practices Per capire, innanzitutto, la realtà esistente si è proceduto a somministrare alle diverse amministrazioni locali dei questionari: - sull'andamento del mercato del lavoro locale a livello provinciale; - sull'esistenza di modalità strutturate finalizzate a determinare il fabbisogno di manodopera straniera in relazione alla gestione dei flussi; - sull'esistenza di meccanismi di individuazione/determinazione – a medio lungo termine - della domanda di lavoro a livello provinciale; invitando altresì le Province a segnalare l'eventuale attivazione sul territorio di programmi specifici finalizzati all'integrazione degli immigrati nel territorio, nonché a segnalare le principali criticità riscontrate. Dai questionari sono emersi dati abbastanza interessanti: solo per citarne alcuni, per esempio, è emerso che solo nel 60% dei casi (9 province su 15) presso i Centri per l'Impiego è stato attivato uno specifico "Sportello Immigrati" e che quasi in nessuna Provincia si effettua un servizio di consulenza alle imprese in materia di immigrazione, né attività di supporto agli immigrati nei rapporti con le associazioni e i patronati di servizi per gli immigrati attivi sul territorio. E' pure emerso che solo nel 40% dei casi i CPI effettuano attività di supporto linguistico, che solo in alcuni casi esistono piani di comunicazione specifici per raggiungere il target di utenti, ma soprattutto che nell'80% dei casi le amministrazioni provinciali hanno evidenziato come non vi siano strumenti di condivisione informatica con altri soggetti quali la Prefettura, la Questura e la DPL. Ancora più significativi paiono i dati relativi al coinvolgimento degli altri soggetti territoriali coinvolti: solo nel 60% dei casi la Prefettura, solo nel 40% la Questura, solo nel 40% le associazioni di immigrati, nel 53% dei casi i sindacati. Fra le criticità riscontrate è emerso che spesso le attività del Consiglio Territoriale, la presenza di una Consulta di immigrati e di un Consigliere aggiunto nel Consiglio comunale non hanno inciso sulla concreta integrazione delle comunità straniere. 14 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Ma ci sono pure le esperienze positive, come nel caso della Provincia della Spezia nella quale, grazie all'Osservatorio del Mercato del Lavoro preposto all'analisi statistica del mercato del lavoro locale, si è provato ad attivare una modalità strutturata per determinare il fabbisogno di manodopera straniera in relazione alla gestione dei flussi, ma anche a forme di partenariato con diversi attori territoriali. Di particolare importanza è la stipula di appositi protocolli d'intesa, quale il Protocollo per la creazione di un "Tavolo dell'inclusione Sociale". Tale accordo si è proposto l’obiettivo di favorire una migliore e piena integrazione della persona nel contesto sociale ed economico nel quale è inserita. La logica che si è scelto di seguire è un approccio integrato che coinvolge gli Assessorati alla Formazione, alle Politiche Attive del Lavoro, alle Politiche Sociali, alle Pari Opportunità, all’Istruzione e gli altri attori istituzionali del territorio. In tale ambito, l'esperienza ha dimostrato che si è lavorato in modo congiunto per individuare un modello comune e condiviso, per concentrare le azioni, esplorare e sperimentare nuove modalità nella progettazione e realizzazione delle politiche per l'occupazione, la formazione e l'inclusione sociale, grazie alla collaborazione su uno stesso piano di tutti gli attori chiave. Attraverso una intensa attività di confronto e condivisione all'interno di “questa rete” è stato possibile sperimentare modalità innovative di intervento per aumentare la sostenibilità nel tempo degli inserimenti lavorativi delle persone in fascia debole, tra cui gli immigrati, così da assicurare le condizioni per una loro effettiva integrazione nella società. Come pure da segnalare è il Protocollo per l’accoglienza, la tutela, la formazione e l’educazione dei minori stranieri presenti sul territorio spezzino. Nell’ambito di questo protocollo la Provincia della Spezia, insieme agli altri sottoscrittori, si è impegnata a proseguire ed a rafforzare, per quanto di propria competenza nell’ambito degli istituti scolastici secondari di secondo grado e nei corsi sperimentali triennali, in eventuale collegamento e continuità con gli altri gradi di scuole, le attività rivolte all’inserimento, all’integrazione ed alla socializzazione degli studenti stranieri, nonché ad attivare e/o mantenere – in relazione alle fonti di finanziamento disponibili – percorsi dedicati e finalizzati alla realizzazione di pari opportunità di accesso e di successo formativo degli stessi, per una piena attuazione del diritto allo studio e per l’accompagnamento verso il mondo del lavoro. A tale riguardo è stato istituito il Tavolo permanente per l’integrazione dei minori stranieri, 15 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI coordinato dalla Prefettura, per realizzare una rete di servizi per l’inserimento scolastico dei minori stranieri10. Altra best practice da citare è l'esperienza della Provincia di Milano che, per esempio, ha sviluppato proprie iniziative per promuovere e sostenere le politiche dell’ accoglienza: con la Questura di Milano e con i Comuni della Provincia per il progetto “Prenotazione on-line dei permessi di soggiorno”; con la Prefettura e il Comune di Milano per decentrare le procedure del ricongiungimento familiare; con i Piani di Zona dei Comuni per il sostegno alla loro progettualità; con gli Sportelli per gli stranieri e con i Patronati per la formazione degli operatori e lo sviluppo della rete dei servizi; un Forum Immigrazione per offrire uno strumento di dialogo e condivisione a cittadini e operatori11. 10 Fra le best practices attivate presso la Provincia della Spezia è possibile pure annoverare il Progetto CHATWIN con il quale si è realizzata una attività di orientamento al lavoro rivolto alle persone immigrate e, dopo una parte formativa, l’avvio di un tirocinio in azienda con attestazione delle competenze in uscita. Il progetto, promuovendo il coinvolgimento diretto delle aziende, ha valorizzato l’esperienza di tirocinio come modalità di “apprendimento in situazione” di competenze professionali, riconoscibili e attestabili ai fini di una maggiore trasparenza e conseguente spendibilità nel mondo del lavoro per le persone immigrate che, difficilmente, possiedono pregresse esperienze formative e professionali riconosciute. Da segnalare è pure il Progetto EMMA (Esperienze mediazione multiculturale allargata) che ha perseguito le seguenti finalità: 1) creare un servizio stabile di mediazione culturale fruibile da tutti i soggetti pubblici e privati che a vario titolo si occupano di immigrazione; 2) consolidare il rapporto tra Servizi e territorio, tramite la condivisione degli strumenti operativi e valutativi dell'attività di mediazione; 3) sperimentare la circolarità delle informazioni sul servizio di mediazione attraverso l'azione di coordinamento svolto dalla Provincia. Il progetto ha visto la condivisione a livello provinciale di quattro assessorati: Assessorato alle Politiche Sociali, Assessorato alle Politiche Attive del Lavoro, Assessorato alla Pubblica Istruzione, Assessorato alla Formazione e un partenariato costituito da Scuole, CFP/ Enti di F.P., Sportelli Immigrazione, Questura, Servizi Sociali, Asl, Centri per l’impiego, Associazioni di impresa, Regione Liguria. La Provincia ha ricoperto il ruolo di coordinamento del gruppo di lavoro, utilizzando il servizio di mediazione nei settori di competenza. 11 Pure da segnalare è il progetto promosso dalla Provincia di Milano specificamente mirato all’utenza immigrata da paesi non comunitari. Il progetto è stato realizzato tramite il sostegno dell'Associazione Temporanea di Imprese costituita tra Ernst&Young Financial Business Advisors SpA, Ernst&Young Business School Srl, e CIES - Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo, ed ha sperimentato nuovi modelli di intervento finalizzati a rafforzare le azioni che i Centri per l'Impiego (Cpi) realizzano sul territorio, al fine di favorire l'inserimento lavorativo degli immigrati residenti e migliorare l'integrazione tra tutti i soggetti coinvolti: Servizi pubblici per l'impiego, immigrati, imprese. Della stessa Provincia, si segnala inoltre il Progetto pilota “Ricerca-intervento finalizzata alla conoscenza delle caratteristiche dei cittadini non comunitari iscritti alle liste di disoccupazione in Lombardia ed alla sperimentazione di nuovi servizi al lavoro per l’inserimento e reinserimento lavorativo”, avente come obiettivo il miglioramento della conoscenza sugli aspetti lavorativi e sul disagio occupazionale dei lavoratori immigrati non comunitari residenti sul territorio provinciale, nonché la sperimentazione di 16 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Ma anche l'esperienza del Piano Provinciale per l'immigrazione della provincia di Modena, nel quale si individuano le priorità di intervento, fra le quali nel 2010 gli interventi concordati sono stati l'alfabetizzazione degli stranieri, l' implementazione di un Osservatorio Provinciale per l'immigrazione, il consolidamento della rete provinciale degli sportelli per stranieri e del servizio di mediazione culturale. Come pure, infine, le numerose iniziative intraprese dalla Provincia di Roma, quale per esempio il Piano Provinciale Immigrazione 2010. Nell'esaminare la qualità e l’efficienza della totalità dei servizi offerti agli immigrati a livello locale, cercando di individuare tra questi alcune buone prassi, si sono riconosciuti i seguenti elementi come punti di forza dei servizi d’inserimento lavorativo: - la prossimità, ovvero la capacità di essere vicini al bisogno e, a volte, addirittura di farsi trovare dove il bisogno nasce (per strada, in questura, in carcere, a scuola…); - la facilità d’accesso, che consente a tutti, soprattutto ai più bisognosi e agli irregolari, di entrare in contatto con il servizio e di avere delle risposte; - la personalizzazione, ovvero la capacità di dare risposte individualizzate, costruite sullo specifico bisogno; - la capacità tra gli operatori di lavorare in rete, che permette la condivisione d’esperienze e professionalità finalizzata all’elaborazione di progettualità complesse; - la motivazione, il coinvolgimento, la professionalità, la disponibilità degli operatori; - la gratuità degli interventi. Le esperienze riportate, quindi, possono essere considerate dei punti di riferimento ai quali guardare per la creazione di reti integrate dirette a garantire l’inserimento lavorativo degli immigrati nel nostro sistema: elemento distintivo, punto di forza, fattore indispensabile per assicurare l’integrazione lavorativa è la cooperazione e sinergia della totalità dei soggetti interessati dal fenomeno, che parta dalla formazione e la qualificazione professionale, passi dalla valutazione delle competenze professionali e azioni innovative di orientamento e accompagnamento al lavoro mirate a cittadini non comunitari in stato di disoccupazione o in cerca di prima occupazione, nell’ottica della valorizzazione delle competenze professionali. 17 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI si concluda con l’inserimento in un contesto aziendale bisognoso di quella determinata manodopera. 5.1. Alcuni dati sui Servizi per l’Impiego delle 15 Province partner di PROV-INTEGRA 18 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 19 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 20 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 21 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 22 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 23 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 24 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 25 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 26 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 27 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 6. Linee guida in materia di governance delle politiche migratorie Per contrastare il radicamento di prassi tipiche della cd. “catena migratoria”, che favoriscono l’inserimento nel mercato del lavoro attraverso relazioni parentali o amicali, in un contesto nel quale la legge attribuisce un ruolo fondamentale ai Centri per l’Impiego, si sono analizzate alcune delle principali esperienze ad oggi realizzate a livello provinciale, cercando di valorizzare il ruolo della Provincia, in qualità di ente istituzionalmente preposto all’inserimento lavorativo degli immigrati; in particolare, si è cercato di verificare l’esistenza e la predisposizione di “reti integrate” a livello provinciale, caratterizzate da un percorso completo d’inserimento che preveda un nesso indissolubile tra formazione, lavoro ed impresa - sono state considerate le iniziative in questo senso promosse dalle Province analizzate, sia a livello di CPI che a livello di iniziative comunitarie, nelle quali le Province avessero un ruolo comunque propositivo ed attivo. In alcune realtà territoriali l’entità dei flussi, la domanda di manodopera e la crescente richiesta di stabilizzazione dei nuclei familiari ha determinato la necessità di dare risposte ai bisogni espressi dagli immigrati; in queste realtà, la domanda degli immigrati si è combinata con una cultura dell’offerta dei servizi d’accoglienza più consolidata e di maggiore qualità, determinando delle cd. risposte di “eccellenza”, che vedono le province svolgere un ruolo attivo e propulsivo in materia. Le esperienze individuate, seppur non trasferibili automaticamente, hanno però una loro importanza e la loro conoscenza può determinare un valido quadro di riferimento concettuale e pratico per ricalibrare interventi della stessa natura destinati ad altri contesti territoriali. Uno degli elementi di successo di questi servizi è rappresentato dalla loro capacità di costituire e di formalizzare una rete di partnership con gli altri soggetti pubblici e privati, istituzionali e non, che coesistono sullo stesso territorio e che si occupano di risolvere i problemi degli immigrati: far parte di una rete concentra gli sforzi su di un’unica iniziativa ed evita il pericolo di incorrere in dannose sovrapposizioni e duplicazioni. 28 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI L’elaborazione delle Linee Guida è la risultanza delle attività di monitoraggio e di mainstreaming, svolte sia al fine di migliorare la governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari, che al fine di produrre modalità efficaci di interazioni ed integrazioni a livello locale tra le Province (servizi lavoro, formazione e istruzione, ecc.) e il sistema territoriale delle associazioni datoriali, Camere di Commercio (CCIAA), associazioni di migranti, Consigli Territoriali per l’Immigrazione (CTI), ecc. nonché a livello interistituzionale tra le Province, le Regioni e il sistema nazionale (Ministero dell’Interno, Ministero del Lavoro)12. Tali Linee Guida aspirano a definire modalità di organizzazione dei servizi e di pianificazione di interventi che consentano di ampliare le opportunità e i soggetti che gestiscono azioni di reimpiego e di garantire coerenza e trasparenza nell’accesso al mercato del lavoro da parte dei lavoratori non comunitari presenti regolarmente nel nostro territorio. L’obiettivo generale è l’attivazione di un complesso di iniziative tese al re/inserimento sociale e professionale di lavoratori svantaggiati coinvolgendo tutti i potenziali attori competenti e/o interessati e utilizzando congiuntamente tutti gli strumenti disponibili di politica attiva del lavoro. 6.1. I soggetti da coinvolgere Brevemente è possibile evidenziare come i principali soggetti che, a diverso titolo, intervengono nelle gestione dei fenomeni migratori sono: ► la Direzione Provinciale del lavoro Lavoro (DPL), che - anche attraverso le attività di verifica e ispezione - contribuisce ad alimentare un mercato del lavoro più trasparente e coerente per quanto riguarda l’ingresso e il mantenimento al lavoro dei lavoratori immigrati. La DPL ha una conoscenza puntuale del sistema imprenditoriale locale e in particolare delle aziende che nel corso degli ultimi anni hanno presentato 12 Sugli effetti della creazione di reti cfr. Bellanca N., Cooperazione senza fiducia originaria. Gli effetti della rete come opportunità per le politiche locali, in “Stato e Mercato”, 2002, n. 3, il Mulino, Bologna, pp. 493- 519; Wihtol de Wenden C., Dispositivi istituzionali, azioni delle reti e modalità di inserimento economico: l’esperienza francese e il caso di Parigi, in Ambrosini M. e Abbatecola E. (a cura di), Immigrazione e metropoli. Un confronto europeo, F. Angeli, Milano, 2004, pp. 129-154. 29 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI domanda di nulla osta al lavoro e hanno assunto immigrati. Tale conoscenza potrebbe essere impiegata nelle azioni di reimpiego: − informare le aziende sulle opportunità e le risorse disponibili per chi assume immigrati disoccupati indirizzandole verso i soggetti che gestiscono le azioni di reimpiego (SpI, APL); − mettere a disposizione dei soggetti che gestiscono le azioni di reimpiego (servizi per il lavoro, operatori autorizzati e accreditati) le informazioni sulle aziende che hanno assunto immigrati; − avere contezza della situazione della disoccupazione tra gli immigrati anche al fine di contribuire alla programmazione dei flussi di ingresso in modo coerente con i fabbisogni di professionalità e di occupazione locali; − partecipare agli incontri di monitoraggio periodico delle azioni di reimpiego con i servizi per il lavoro pubblici e gli operatori privati autorizzati e accreditati. ► la Provincia, che è responsabile dell’organizzazione e della gestione dei servizi pubblici per il lavoro del territorio provinciale. Pianifica le risorse conferite dalla Regione per misure di politica attiva (emana bandi e avvisi per impegnare risorse). In diversi casi è Organismo Intermedio del POR FSE con attribuzione di risorse cospicua da dedicare a interventi di politica attiva (formazione professionale, formazione continua, incentivi all’occupazione, tirocini, ecc.). Rispetto alle azioni di reimpiego, quindi, svolge un ruolo centrale in termini di strategia e di programmazione (pianificazione risorse e interventi): − dispone delle informazioni e dei dati sui potenziali beneficiari delle azioni (bacini di immigrati disoccupati a rischio di diventare irregolari); − decide sull’organizzazione dei servizi per il lavoro pubblici; − attiva le risorse su misure e interventi di politica attiva pertinenti rispetto alle caratteristiche del bacino (interventi di riqualificazione, di insegnamento della lingua, ecc.); − aggiorna periodicamente i dati del bacino di immigrati disoccupati e condivide tali informazioni con i servizi per il lavoro pubblici e privati; − partecipa agli incontri di monitoraggio periodico delle azioni di reimpiego con i servizi per il lavoro pubblici e gli operatori privati autorizzati e accreditati; 30 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI − promuove insieme alla Prefettura i lavori della Commissione Lavoro. Fondamentale, all'interno delle Province, è il ruolo dei Centri territoriali per l'impiego, i quali costituiscono gli attori principali che operativamente gestiscono le azioni di reimpiego (eseguono le procedure amministrative previste, iscrizione alle liste di disponibilità al lavoro, DID per i percettori di mobilità, ecc.; informano i lavoratori della presenza delle opportunità sul territorio in termini di servizi di reimpiego (sia pubblici che privati) e li invita a presentarsi; gestiscono le azioni di reimpiego nei confronti dei lavoratori e delle imprese promosse dalla Provincia anche su programmi di carattere regionale e nazionale; accedono ai dati e informazioni sui lavoratori iscritti (ad esempio agli operatori privati autorizzati e accreditati); monitorano periodicamente le attività svolte e i risultati ottenuti rispetto alle politiche attive erogate (ricollocazione, formazione, riqualificazione, ecc.) ► la Prefettura UTG/Questura (Sportello unico per l’immigrazione), che è responsabile della gestione delle procedure amministrative per l’ingresso e per il rinnovo del permesso di soggiorno dei cittadini stranieri nel nostro paese insieme alla DPL. Coordina i lavori del Consiglio Territoriale dell’Immigrazione. In riferimento alle azioni di reimpiego tali soggetti possono cooperare con gli attori direttamente coinvolti nelle azioni, ad esempio − contribuiscono al completamento delle informazioni sugli immigrati disoccupati presenti sul territorio relative al permesso di soggiorno (durata, tipologia, ecc.); − abilitano gli enti privati e le associazioni ad accedere al sistema informativo SPI per la presentazione delle domande di nulla osta al lavoro nel caso di nuovi ingressi, e che saranno soggetti autorizzati alle attività di intermediazione domanda/offerta di lavoro (fare riferimento alle nuove convenzioni in via di definizione da parte del SUI); − promuovono insieme alla Provincia i lavori della Commissione Lavoro; − indirizzano gli stranieri che hanno un permesso di soggiorno di attesa occupazione presso i servizi che gestiscono le azioni di reimpiego (servizi pubblici, operatori privati e accreditati); 31 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI − diffondono le informazioni circa le attività di reimpiego realizzate a favore degli immigrati disoccupati del territorio presso i Consigli territoriali dell’Immigrazione. ► gli Operatori privati accreditati e autorizzati, che spesso gestiscono le azioni di reimpiego nei confronti dei lavoratori e delle imprese (accoglienza, bilancio di competenze, acquisizione vacancies, preselezione, incrocio domanda/offerta, ecc.) su programmi e interventi promossi con risorse provinciali, regionali, nazionali o con risorse proprie; ► le Associazioni datoriali e di categoria/ Associazioni di immigrati e terzo settore, che svolgono un ruolo fondamentale di rappresentanza del sistema datoriale e lavorativo e dell’immigrazione e nel sistema di azioni di reimpiego. Obiettivo essenziale è la creazione di un network e di partenariati diffusi a livello locale, legami in grado di contribuire al successo delle attività poste in essere sul territorio scelto e soprattutto capaci di poter proseguire autonomamente all’implementazione di politiche integrate ed efficaci. 7. Le Linee Guida Al fine di creare l'istituzionalizzazione di reti formali e informali fra i diversi attori, si propongono le seguenti linee guida: ► migliorare l'occupabilità dei lavoratori immigrati, tramite la realizzazione di progetti finalizzati a migliorare i servizi offerti dai Centri per l'Impiego nei confronti di tali lavoratori e nei confronti delle imprese, nonché tramite l'intensificazione di attività formative e di riqualificazione rivolte a tali lavoratori; ► migliorare le modalità \di intervento delle Province tramite la definizione di adeguati Piani Provinciali per l'Immigrazione e di un Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro degli immigrati, quali strumenti che, a partire da un’analisi approfondita dei bisogni della popolazione immigrata e delle risorse già utilizzate, e in continua dialettica con la programmazione locale, si pongono l’obiettivo di migliorare la capacità di orientare le risorse sia governate direttamente dalla Provincia sia di competenza degli altri attori del territorio provinciale e renderne maggiormente 32 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI adeguato il loro utilizzo per le politiche di inclusione sociale e lavorativa degli immigrati; ► sviluppare l'auto imprenditorialità degli immigrati, creando strutture di supporto e consulenza permanente per orientare i cittadini stranieri sulla legislazione e sulle procedure amministrative per creare un’impresa. ► promuovere la costituzione all'Interno dei CTI di apposite Commissioni Lavoro, quali strutture a "geometria variabile", che coinvolgono, di volta in volta, i diversi interlocutori interessati dalle tematiche affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati). 7.1. Linea 1 - Migliorare l'occupabilità dei lavoratori immigrati 7.1.1. Il ruolo dei Centri per l'Impiego Com’è noto, una delle parole chiave delle politiche del lavoro nella società contemporanea è l’occupabilità. È infatti opinione condivisa che se il diritto al lavoro non può più essere garantito a tutti e soprattutto non può essere più garantito una volta per tutte, la principale risorsa di cui i lavoratori dispongono per porsi ai ripari dal rischio della disoccupazione di lunga durata è precisamente il fatto di possedere un profilo personale e professionale facilmente “occupabile”, che cioè sia percepito dai potenziali datori di lavoro come produttivo e vantaggioso per l’azienda. L'obiettivo di tale linea di intervento è sviluppare, attraverso un’idonea rete di partner, interventi personalizzati volti all’occupazione e al reimpiego dei migranti, sul presupposto che, per essere efficace, l’intervento pubblico deve necessariamente differenziare i propri strumenti, riconoscendo che l’utenza immigrata non è un gruppo sociale uniforme ma un insieme alquanto eterogeneo di soggetti che richiedono una destandardizzazione dei servizi di aiuto. Per favorire l’inclusione di questo segmento del mercato del lavoro si dovrebbero attivare azioni di: - orientamento e formazione, soprattutto per quanto riguarda la corretta informazione sulle regole amministrative e gli adempimenti inerenti la regolarità del soggiorno in 33 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Italia, la formazione linguistica e culturale, l’orientamento al territorio ed ai servizi socio lavorativi, l’alfabetizzazione informatica, l’educazione alla salute e alla sicurezza in ambito di lavoro, la consapevolezza dei diritti di cittadinanza e di quelli dei minori, il riconoscimento di qualifiche professionali o di certificazione di competenze; - accompagnamento e avviamento al lavoro, mediante canali specifici per favorire l’incrocio tra la domanda e l’offerta, tirocini formativi per facilitare l’integrazione culturale e l’apprendimento professionale attraverso modalità di partecipazione attiva, servizi di tutorato specifici per facilitare la risoluzione di problemi socio-lavorativi. In questo quadro, fondamentale è il ruolo dei Centri per l'Impiego. Nella logica di sviluppo di una rete di servizi volta a migliorare l’accesso al lavoro degli immigrati, i Centri per l’Impiego assumono quindi un ruolo cruciale13, diventando un nodo sul quale far crescere le connessioni con diverse istituzioni deputate a facilitare i processi di integrazione, a partire da quelle preposte alla regolarizzazione dello status giuridico, al riconoscimento delle credenziali formative, fino a giungere alle organizzazioni del privato sociale che operano nel campo delle migrazioni. Una grossa fetta dell’utenza viene indirizzata al Centro per l’Impiego dalla rete familiare ed amicale ed il motivo è quasi sempre la ricerca di lavoro. Ciò riconferma come vi sia tra gli immigrati una diffusa aspettativa rispetto al ruolo del Centro per l’Impiego che viene visto come servizio di intermediazione domanda–offerta di lavoro. Da notare come questa particolare immagine della funzione dei Centri per l’Impiego sia presente anche nei servizi rivolti agli immigrati operanti sul territorio. Gli uffici della Questura orientano l’utenza immigrata verso i Centri per l’Impiego primariamente per l’ottenimento della documentazione necessaria al rinnovo del permesso di soggiorno, mentre l’invio da parte di altri enti pubblici quali Inps, e ASL sembra essere più coerente con le funzioni del Centro per l’Impiego legate 13 Baronio G., D’Onofrio M., Gli utenti e i Centri per l’impiego, Isfol, “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 3/2006; Baronio G., D’Emilione E., L’utenza extracomunitaria nei Centri per l’impiego. Una prima indagine sperimentale, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 2/2005; Brambilla M., Lo Verso L. (a cura di), Percorsi in trasparenza. Immigrati stranieri, mercato del lavoro e servizi per l’impiego, a cura di Provincia di Milano, Osservatorio Mercato del Lavoro. Quaderno 1, 2006, F. Angeli, Milano; Gilli D. Landi R. ( a cura di), Indagine campionaria sul funzionamento dei Centri per l’impiego 2005-2006, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 1/2007, Isfol, Roma. 34 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI all’ottenimento di benefit sociali. Il Centro per l’Impiego risulta dunque essere il nodo centrale di una rete ben più vasta di servizi usati dagli immigrati e per questa ragione diventa importante riconoscerne le funzioni in una logica di “messa in rete” con gli altri enti pubblici e privati deputati a facilitare i processi di integrazione. Si tratterebbe di promuovere e mettere a sistema una rete costituita da soggetti che attraverso azioni conoscitive e informative reciproche rendano possibile un orientamento multidirezionale dell’utente immigrato a seconda del bisogno da questi espresso. 7.1.2. La creazione dello Sportello Immigrati all'interno dei Centri per l'Impiego Una best practice da valorizzare potrebbe essere quella di promuovere l'attivazione dello Sportello Immigrati all’interno dei Centri per l’Impiego. In tale ambito, la creazione di un apposito Sportello implicherebbe un servizio che dovrebbe essere gestito da operatori già in forza presso i CPI coinvolti, appositamente formati, possibilmente affiancati da mediatori linguistico-culturali. Il Servizio di mediazione linguistico-culturale dovrebbe, in particolare, fornire interventi di traduzione e decodifica culturale dei messaggi, al fine di favorire la comunicazione tra le parti e impedire l’insorgere di conflitti e malintesi generati da differenti codici culturali. Il servizio dovrebbe essere attivo sia nella fase iniziale di prima verifica dei bisogni del soggetto sia lungo l’intero sviluppo dell’intervento, anche al fine di fornire indicazioni utili a rendere la permanenza sul territorio italiano più stabile e soddisfacente sotto aspetti che esulano dallo specifico ambito lavorativo ma che sono ad esso comunque strettamente correlati (permesso di soggiorno, soluzione alloggiativa, salute, ecc.). Lo Sportello Immigrati all'interno del CPI, pertanto, dovrebbe garantire un sistema informativo, consulenziale e di comunicazione volto a realizzare l’obiettivo dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; una gestione personalizzata degli interventi rivolti agli utenti; l’erogazione integrata delle singole attività (accoglienza, orientamento, misure di politica attiva del lavoro, percorsi di accompagnamento alla formazione ed al lavoro, ecc.). 35 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI In tale ottica, essenziale è pure il miglioramento del livello qualificazione delle risorse umane interne ai diversi uffici dei Centri per l’Impiego per consentire lo sviluppo di relazioni efficaci con l’utenza straniera. Si potrebbe così prevedere, come azione di sistema, la realizzazione periodica di brevi corsi di aggiornamento informativo/formativo centrati sulle tematiche migratorie, eventualmente da estendere anche agli operatori dei servizi formativi e dei servizi specialistici di orientamento e accompagnamento al lavoro collegati ai Centri per l’Impiego. A tale scopo si dovrebbe prevedere una particolare formazione per alcuni operatori o l’affidamento in convenzione del servizio a soggetti competenti in materia, presenti sul territorio. Obiettivi formativi per gli operatori dei Centri per l’Impiego: 2. Obiettivi di capacità 1. Obiettivi di conoscenza 1.1. Acquisire una conoscenza generale del 2.1. Saper riportare correttamente le fenomeno complessivo migratorio a livello informazioni formativo-professionali sulla scheda professionale. provinciale. 1.2. Comprendere in modo approfondito il 2.2. Saper individuare per ciascun utente proprio ruolo nell’ambito del CPI le caratteristiche formative e professionali relativamente agi utenti immigrati. necessarie per l'inserimento nel mercato 1.3. Essere in grado di effettuare un del lavoro. bilancio delle competenze professionali, 2.3. Saper proporre e presentare i fornendo supporto utile ad evidenziare le percorsi personalizzati. attitudini e aspirazioni per la costruzione di un progetto professionale del lavoratore. L’efficacia di tale servizio dipende infatti dalla competenza e dall’aggiornamento degli operatori che lo gestiscono, dalla loro capacità di reperire ed organizzare le informazioni, di suggerire interventi appropriati. 36 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Il servizio, una volta a regime e compatibilmente con le possibilità organizzative dell’Amministrazione, dovrebbe comprendere un’attività per la programmazione stabile di politiche attive, finalizzate all’inserimento lavorativo in un’ottica di empowerment del lavoratore, attraverso l’accordo con i datori di lavoro, il monitoraggio costante dei bisogni del mercato del lavoro locale e dei lavoratori disponibili, una strategia di rete. L’elaborazione di un percorso specifico permette di erogare all’immigrato i servizi tipici dell’ orientamento, dalla stesura del CV fino al bilancio di competenze. Ma per l’efficacia del servizio è fondamentale sia l’utilizzo del mediatore culturale sia la conoscenza da parte dell’operatore delle problematiche specifiche di questa categoria di utenti, sia un approccio dialogico e orientato alla soluzione del caso specifico. Lungi dallo svolgere una mera funzione amministrativa la funzione dello Sportello e quindi degli operatori che lo gestiscono, dovrebbe anche essere quella di rilevare le specifiche esigenze, anche formative, dell’utenza presentatasi sapendo individuare e suggerire, sia a livello interno che durante l’erogazione dei servizi, una strategia di intervento, proprio nell’ottica di quella necessaria attività di back-office, corrispondente alla programmazione di interventi diversi concordati con le parti datoriali per la formazione e l’inserimento lavorativo degli utenti. 7.1.3. L'istituzione in via permanente di un Servizio di mediazione linguistico-culturale presso i Centri per l’Impiego. A tal fine, potrebbe essere utile istituire in via permanente un Servizio di mediazione linguistico-culturale presso i Centri per l’Impiego. L’intervento dei mediatori dovrebbe essere caratterizzato in primo luogo in funzione dell’orientamento e dell’informazione sui servizi offerti dal Centro per l’Impiego. Come già accennato, il ruolo del Centro per l’Impiego, il suo funzionamento e le sue offerte risultano alquanto confusi ad una buona parte dell’utenza immigrata. Le aspettative di ottenere un lavoro con una certa rapidità grazie al Centro per l’Impiego sono piuttosto diffuse; l’intervento del mediatore, spesso realizzato nella lingua di origine, diventa in questo senso importante poiché permette una più chiara comprensione dei servizi e delle possibilità effettivamente offerte all’utenza. Inoltre, il supporto linguistico facilita la 37 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI compilazione della modulistica relativa alla dichiarazione di disponibilità al lavoro e ad altro tipo di documentazione richiesta, permettendo anche una più fluida comunicazione tra utente ed operatori agli sportelli: l’intervento di mediazione diventa qui importante per la costruzione di “ponti culturali”. Il servizio dovrebbe innanzitutto fornire agli immigrati che giungono al Centro per l’Impiego un primo orientamento all’utilizzo appropriato dei servizi per il lavoro e dovrebbe provvedere a un’attenta informazione per quei bisogni extralavorativi che richiedono un rinvio ad altri enti o servizi. I mediatori linguistico-culturali potrebbero inoltre fornire, quando richiesto, un supporto specifico ai colloqui di accoglienza e orientamento di base e affiancare gli operatori dei vari uffici del Centro per l’Impiego nei casi di utenza straniera con particolare difficoltà. Le azioni di accompagnamento e di sostegno dei mediatori linguistico-culturali rivolte all’utenza dovrebbero essere realizzate in differenti ambiti: • Affiancamento agli operatori incaricati dell’aggiornamento della scheda anagrafica e dell’illustrazione dei percorsi orientativi e formativi; • Affiancamento agli operatori del servizio di colloquio individuale info-orientativo, in cui vengono rilevate le informazioni curricolari e le propensioni professionali attraverso la compilazione della scheda professionale. In questo spazio dovrebbe essere effettuata una prima analisi dei bisogni sulla base delle caratteristiche socio-anagrafiche, professionali e formative e fornita un’informazione sui servizi offerti in modo mirato rispetto al bisogno rilevato. L’apporto del mediatore in questo ambito si dovrebbe concretizzare su due versanti: da una parte, infatti, dovrebbe rendere maggiormente comprensibili all’orientatore gli eventuali percorsi formativi e professionali svolti nel paese d’origine e dall’altra permettereall’utente straniero di comprendere a fondo le offerte proposte. • Affiancamento agli operatori nel servizio di preselezione dell’offerta di lavoro. • Accompagnamento dell’utente all’utilizzo della postazione di auto consultazione posta all’ingresso del Centro per l’Impiego e caratterizzata come servizio multilingue. In questo caso, la funzione del mediatore sarebbe quella di guidare e, si potrebbe dire, “educare” all’accesso all’informazione attraverso i nuovi strumenti tecnologici 38 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI automatizzati che non sempre risultano di immediata comprensione e di facile utilizzo per l’utenza, sia autoctona sia immigrata. Tra le funzioni del mediatore assume grande importanza quella di orientare l’utenza immigrata verso servizi adeguati a soddisfare i diversi bisogni, espliciti o impliciti, che spesso esulano dall’ambito di competenza della struttura in cui viene realizzato l’intervento. Peraltro, come sopra detto, per l’utenza immigrata il Centro per l’Impiego rappresenta un nodo nevralgico di una rete ben più vasta, composta da servizi e istituzioni deputate a garantire e facilitare i processi di integrazione. L’utenza che viene inviata verso il Centro per l’impiego da una moltitudine di soggetti istituzionali e non, dovrebbe trovare qui una struttura in grado di leggere adeguatamente i propri bisogni e di realizzare gli opportuni rinvii caso per caso. Il mediatore diventa il supporto di tale processo, ricostruendo e riproponendo costantemente la rete di servizi che sul territorio svolgono interventi di varia natura finalizzati all’integrazione dei migranti. 7.1.4. Il rafforzamento dell'attività di assistenza alle imprese Appare essenziale un rafforzamento dell'attività di assistenza alle imprese nelle procedure di assunzione di stranieri. I numerosi e complicati adempimenti previsti dalla normativa per l’assunzione e la gestione di un contratto di lavoro con un lavoratore non comunitario comportano spesso per le aziende numerose difficoltà. Un servizio dei CPI a loro favore potrebbe essere quello di riuscire a garantire informazioni corrette, nonché la modulistica e una consulenza legale sugli obblighi da assolvere. A tale fine risulta di importanza fondamentale qualificare gli operatori del servizio, mettere a disposizione degli utenti materiali informativi, opuscoli e guide, garantire assistenza nel reperimento e nella compilazione della modulistica necessaria alle relative procedure, assicurare un servizio di consulenza legale alle imprese sulle norme di permanenza dello straniero in Italia e le norme del loro accesso al lavoro. Tra i servizi alle imprese gli operatori dei CPI devono privilegiare nei confronti degli immigrati l’offerta dei seguenti servizi: - comunicazione alle imprese sull’esistenza di un servizio specifico per questo target; 39 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI - informazione e aggiornamento sulle novità normative e amministrative relative ai lavoratori stranieri; - sensibilizzazione e consulenza ad hoc sulle procedure riguardanti l’assunzione di lavoratori immigrati (in particolare dall’estero e stagionali) anche in funzione delle quote previste e programmabili; - rilevazione fabbisogni professionali aziendali; - assistenza alle imprese per il disbrigo delle procedure relative alla ricerca degli alloggi per i lavoratori stranieri (in questa ottica il CPI dovrebbe divenire il facilitatore tra aziende, comuni e le associazioni a ciò preposte, per implementare politiche per l’edilizia sociale); - incentivare la realizzazione di stage e tirocini ad hoc per lavoratori immigrati che tengano in considerazione i problemi legati agli orari (generalmente gli immigrati che svolgono stage possono svolgere contestualmente altri lavori per mantenersi) e prevedere agevolazioni specifiche per gli immigrati che gli consentano, ad esempio, di cumulare le ferie per utilizzarle tutte insieme per tornare nel paese d’origine per periodi medio – lunghi; - supportare e assistere l’azienda nell’espletamento delle procedure per l’ottenimento degli incentivi previsti dal Programma o degli incentivi previsti dalla normativa vigente; - offrire un servizio di assistenza alla creazione d’impresa (normativa, procedure, autorizzazioni, elaborazione di un’idea imprenditoriale, finanziamenti, agevolazioni, ecc). In questa ottica gli operatori potranno, anche, mappare l’imprenditoria immigrata, per sostenerla e incentivarla. Per l’erogazione dei servizi alle imprese è necessario prevedere la realizzazione di: - un piano di comunicazione alle imprese sull’esistenza e le specificità del servizio; - materiali informativi, quali: brochure inerenti le procedure di assunzione dei lavoratori straneri; - strumenti per la rilevazione dei fabbisogni aziendali di lavoratori immigrati (questionari ad hoc); - strumenti per il monitoraggio degli inserimenti. 40 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 7.1.5. Il ruolo dei Centri per l'Impiego nell'inserimento nel mercato del lavoro delle donne immigrate Una specifica attenzione dovrebbe poi essere dedicata al problema dell'inserimento nel mondo del lavoro delle lavoratrici extracomunitarie14. Per le donne immigrate potrebbe essere utile attivare percorsi sperimentali di accompagnamento al lavoro improntati al superamento della segregazione di genere (mainstreaming). Va detto, infatti, che negli ultimi anni si è assistito in Italia a una progressiva femminilizzazione del processo migratorio. La maggior parte delle donne immigrate, giunte tramite il ricongiungimento familiare o da sole in cerca di lavoro, pur se in possesso di elevati titoli di studio, sono impiegate principalmente nel settore domestico (cura della casa e assistenza alle persone), con marginali casi di affermazione imprenditoriale all’interno di servizi più qualificati. Il generale aumento della domanda di attività legata ai servizi alla persona concorre a spiegare l’attuale segregazione occupazionale nella quale si trovano molte donne immigrate, che rimangono spesso intrappolate in queste posizioni lavorative anche a causa delle difficoltà di acquisizione della cittadinanza e per la struttura segmentata del sistema economico italiano. A ciò bisogna aggiungere la diffidenza delle aziende a utilizzare manodopera femminile immigrata, un pregiudizio che rappresenta una forte barriera all’emancipazione lavorativa della donne migranti. L’operatore del CPI, pertanto, nel percorso di inserimento/reinserimento al lavoro della componente femminile straniera, deve intervenire su due livelli: - attivare strategie più incisive nel confronto con le aziende per tutelare e promuovere la figura della donna migrante nel mercato del lavoro, agendo da attore che decostruisce i vari stereotipi e pregiudizi legati al genere; - analizzare più approfonditamente le caratteristiche della componente femminile del fenomeno migratorio, per progettare azioni individuali di accompagnamento al lavoro che siano più rispondenti alle esigenze delle donne migranti, sperimentando azioni finalizzate a conciliare l'ingresso nel mercato del lavoro con il carico familiare. 14 De Filippo E., “La componente femminile dell’immigrazione”, in E. Pugliese, Rapporto immigrazione. Lavoro, sindacato società, Ediesse edizioni, 2000. 41 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Una specifica attenzione al problema delle donne immigrate dovrebbe essere ispirato ai seguenti obiettivi: Sviluppare nelle donne migranti una maggiore consapevolezza delle proprie competenze e capacità. Sostenere le donne migranti nell’acquisizione di nuove conoscenze e capacità tecniche, utili per l’accesso al mondo del lavoro. Dare alle donne migranti l’opportunità di avviare una attività imprenditoriale come alternativa alla ricerca dell’impiego. 7.1.6. Potenziamento dei raccordi con gli operatori privati Negli ultimi anni, il complesso delle istituzioni intervenienti nel mercato del lavoro ha subito profondi cambiamenti: oggigiorno diversi soggetti, di differente natura giuridica, hanno la possibilità di rispondere alle esigenze dell’utenza (imprese e lavoratori). All’interno del network di operatori privati attualmente legittimati ad operare troviamo, nello specifico, i cosiddetti intermediari speciali (Università, Scuole, Comuni, Camere di Commercio, Consulenti del lavoro, Parti sociali e loro Enti bilaterali), nonché le Agenzie per il lavoro (Apl), autorizzate a svolgere attività di somministrazione di lavoro, di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione professionale. Uno dei principali nodi della riforma del mercato del lavoro riguarda la coesistenza tra pubblico e privato. Tale coesistenza si realizza attraverso il rispetto di una logica di sussidiarietà orizzontale, dove il privato soddisfa bisogni della collettività attraverso servizi che il pubblico non potrebbe offrire. Ai servizi pubblici per l’impiego è demandata, comunque, la “regia” degli interventi, individuando forme di raccordo con i soggetti privati, nel rispetto della diversità delle funzioni e nell’ottica di una relazione collaborativa (non competitiva) a tutto vantaggio di chi cerca di inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro. In tale ambito, soprattutto in riferimento al lavoro degli immigrati, si avverte la necessità di: • individuare tra l’altro, forme di co-responsabilizzazione del privato rispetto ad obiettivi di tutela sociale, propri degli operatori pubblici; 42 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI • rendere il più possibile interconnesse le rispettive banche dati allo scopo di moltiplicare le opportunità e i vantaggi derivanti dall’integrazione delle informazioni. E', pertanto, auspicabile la stipula di accordi e/o protocolli di intesa tra le Province, Centri per l'Impiego e le agenzie di somministrazione e i soggetti autorizzati all’attività di intermediazione operanti nel territorio provinciale, finalizzati a favorire il raccordo tra tali soggetti al fine di stimolare ulteriormente le possibilità di incontro fra offerta e domanda di lavoro degli immigrati. 7.1.7. Strumenti per il potenziamento del ruolo dei Centri per l'Impiego Al fine di consentire al Centro per l’Impiego l’offerta di risposte specifiche alle diverse esigenze dell’utenza non comunitaria, potrebbero essere utilizzati i seguenti strumenti: • desk-research raccolta documentazione, ricerche internet, lettura testi specifici, ecc; • field-research incontri con responsabili e operatori dei Centri per l’Impiego, associazioni che si occupano di immigrati, associazioni datoriali, funzionari di Prefettura e Questura; • piano di comunicazione, elaborazione e diffusione di materiale informativo/ promozionale; • tavoli di coordinamento tematici, per la costituzione di una rete tra soggetti pubblici/privati, a supporto dello Sportello Immigrati, e precisamente: • Tavolo tecnico - Fabbisogni Domanda Provincia, DPL, Prefettura, Associazioni datoriali e sindacali; • Tavolo tecnico - Fabbisogni Offerta Provincia, Prefettura, Associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini stranieri, Comunità di stranieri; • affiancamento/formazione agli operatori, con lo scopo di trasferire le conoscenze basilari, inerenti alle normative sull’immigrazione; • visite – scambi – gemellaggi, al fine di acquisire informazioni e strumenti da rielaborare ed adattare nel corso della realizzazione della sperimentazione. 43 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 7.2. Linea 2 - Promuovere l'adozione di Piani provinciali mirati e la costituzione di un osservatorio provinciale sul mercato del lavoro degli immigrati Altra esperienza già percorsa da alcune Province che si ritiene da valorizzare è poi la creazione di appositi Piani Provinciali delle Politiche Migratorie, in cui individuare insieme ad una ampia sfera di soggetti da sentire in fase consultiva - le risorse e gli strumenti più idonei per supportare il ricollocamento degli immigrati. L'articolazione di Piani Provinciali per l'Immigrazione è determinata a seguito di specifiche deliberazioni regionali, approvate in applicazione del D.lgs. n. 286 del 1998. Il Testo Unico sull'Immigrazione, infatti, predispone all'art. 45 uno specifico Fondo Nazionale per le Politiche Migratorie, destinato al finanziamento delle iniziative di cui agli articoli 20, 38, 42 e 46, le quali devono essere inserite nei programmi annuali e pluriennali dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni. L'adozione di un apposito Piano Provinciale per le Politiche Migratorie deve essere finalizzato a strutturare le politiche a favore dei migranti in un’ottica di programmazione concertata, ponendo a fondamento della propria attività il concorso con tutti i possibili attori coinvolti nella gestione dei fenomeni migratori, tramite l'integrazione tra competenze e soggetti diversi. Il Piano dovrebbe, pertanto, essere lo strumento con cui, annualmente, la Provincia attraverso un percorso di condivisione, definisce in modo trasparente le proprie priorità di intervento e le conseguenti risorse necessarie a realizzarle, mirando a rispondere in modo unitario ai bisogni e alle esigenze dei cittadini presenti sul proprio territorio. Esso dovrebbe essere funzionale a elaborare e realizzare progetti orientati a qualificare e a sviluppare l’attuale rete dei servizi nell’ambito dell’integrazione tra competenze e soggetti diversi (pubblici e privati). Dovrebbe quindi: a. costruire relazioni positive; b. garantire pari opportunità di accesso e tutelare le differenze; c. assicurare i diritti della presenza legale. In questo ambito rientrano interventi che possono garantire pari opportunità di accesso all’istruzione, al mercato del lavoro, ai servizi. Ciò con particolare riferimento all’apprendimento della lingua italiana. Tra i progetti ascrivibili a questo obiettivo, si 44 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI sottolineano quelli inerenti l’avvio o l’implementazione di “centri specializzati per stranieri”. Per realizzare l'adozione di detto Piano è necessaria la creazione di una rete di collaborazione locale tra l’assessorato al lavoro provinciale, i CPI, la DPL, la PrefetturaUTG, la Questura e la Regione. Le azioni da mettere in campo sono: a) incontri con le diverse istituzioni e formalizzazione del Tavolo di coordinamento per l'adozione del piano; b) Realizzazione di un’analisi di contesto, interviste semistrutturate e focus group di approfondimento con ciascuna delle istituzioni coinvolte nel Tavolo di coordinamento. Il Piano Provinciale delle politiche migratorie (focus politiche del lavoro): 45 Pare inoltre utile promuovere l'istituzione, presso ogni Provincia, di un apposito Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Provincia, con il compito di raccogliere dati quantitativi e qualitativi riguardanti le caratteristiche e le dinamiche del mercato del lavoro della provincia medesima e restituire informazioni utili sullo stato e le dinamiche del mercato del lavoro agli attori interessati, quali decisori pubblici, aziende, sindacati, lavoratori, studenti, cittadini, ecc. Tale osservatorio potrebbe utilizzare i dati dei CPI della Provincia e le fonti ufficiali relative al mercato del lavoro, tra cui ISTAT, ISAE, Unioncamere. L’Osservatorio si FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI dovrebbe avvalere inoltre di fonti di natura amministrava, utilizzate sulla base di precisi accordi bilaterali o convenzioni, ed in particolar modo dei dati dell’INPS e INAIL con l’obiettivo di analizzare i segmenti del mercato del lavoro non analizzabili attraverso i dati dei Centri per l’Impiego e dovrebbe pubblicare periodicamente dei report di analisi. 7.3. Linea 3 - Sviluppare l'auto imprenditorialità degli immigrati L’accesso al lavoro rappresenta un fattore chiave al fine di promuovere l’empowerment dei gruppi più vulnerabili della popolazione. In particolare, la creazione di lavoro autonomo comporta un valore aggiunto, consistente nell’offrire all’individuo la possibilità di esercitare un’attività che stimoli e valorizzi le capacità personali e professionali. E' pertanto opinione consolidata che l'esperienza del lavoro autonomo degli immigrati, proprio per le sue caratteristiche intrinseche (progetto di investimento economico e umano a lunga durata, inserimento in una rete di rapporti di lavoro, conoscenza del mercato in cui si va ad operare) sia un elemento che facilita o potrebbe facilitare l'integrazione. Il fenomeno dell’imprenditoria immigrata ha assunto in Italia sempre più rilevanza negli ultimi 10 anni15 e da più parti sono state evidenziate le potenzialità che questo presenta sia in termini di integrazione sociale che come contributo alla creazione di ricchezza e di sviluppo locale. In generale, l’affermarsi della tendenza all’imprenditorialità da parte 15 Le attività praticate dagli imprenditori immigrati si concentrano su tre settori: nel 2009 oltre il 40% nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 27% nelle costruzioni e il 10% nelle attività manifatturiere. Rispetto a quanto osservato nel 2001 i primi due comparti sono in crescita in termini di quota sul totale, mentre la manifattura risulta in calo con un peso che passa dal 14,9% al 10%. Nel 2009 acquistano importanza i settori dell’alloggio e ristorazione e delle attività immobiliari e di noleggio. In termini di crescita media annua tra il 2001 e il 2006 la tendenza positiva accomuna tutti i settori con diverse intensità: più vivaci i primi due settori (le ditte di costruzioni crescono del 27,3% e quelle commerciali del 16,0% a cui si affianca una crescita rilevante nel trasporto e magazzinaggio (22,9%). Tra il 2007 e il 2009 alcuni settori risentono della congiuntura negativa e vedono un calo nel numero di imprese individuali. Questo soprattutto nel caso dei trasporti e magazzinaggio e delle attività manifatturiere che evidenziano una flessione del 20,8% e del 2,8% rispettivamente. I due settori più rilevanti crescono ma a ritmi blandi mentre è consistente l’aumento nell’alloggio e ristorazione (+38,5%), nelle attività immobiliari (+30,5%) e nei servizi pubblici e personali (+21,8%). In tal senso cfr. Ministero del lavoro e delle politiche sociali, L'immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive, Rapporto 2011, p. 98. 46 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI dei lavoratori immigrati è stata considerata sia come una risposta al venir meno dei tradizionali sbocchi occupazionali, sia come effetto della caduta di vincoli normativi che, in precedenza, osteggiavano il passaggio di lavoro autonomo, ovvero come una strategia compensativa delle difficoltà di carriera incontrate nel settore del lavoro dipendente16. Da una prima analisi si può affermare, infatti, che alla base della scelta per il lavoro autonomo vi è un processo di radicamento nel territorio. La valorizzazione e il sostegno all'imprenditorialità immigrata possono, dunque, essere considerate anche delle forme per contrastare i meccanismi discriminatori e dare visibilità ad aspetti dell'immigrazione non legati alle emergenze. L'obiettivo di tale linea di intervento è, quindi, di creare strutture di supporto e consulenza permanente per gli imprenditori immigrati, sia di front office, sia on line, tramite le quali le Province possano contribuire a sviluppare azioni quali, ad esempio: • mappature dell’imprenditorialità straniera nel territorio provinciale (tramite focus group e interviste approfondite a imprenditori individuati come “testimonial”); • realizzazione di “Servizi alle imprese immigrate” attraverso l’attivazione di uno sportello informativo presso i Centri per l’Impiego, in rete con le Associazioni di Categoria, per orientare i cittadini stranieri sulla legislazione e sulle procedure amministrative per creare un’impresa; in tal senso, sarebbe auspicabile dar vita a vita ad un servizio di informazione, tutoraggio, accompagnamento e consulenza individualizzata per i migranti con una idea imprenditoriale, interessati ad un supporto per definirla meglio e partecipare ad una valutazione qualificata da parte di esperti, preliminare alla presentazione ad una banca per la richiesta di finanziamento; • promozione di concorsi volto a premiare i migliori Business Plan elaborati da aspiranti imprenditori immigrati; • progettazione e realizzazione di corsi di formazione per gli operatori dei servizi all’immigrazione; • individuazione di risorse o strumenti destinati ad erogare microcrediti a sostegno dello sviluppo dell’imprenditorialità singola e/o associata, stipula di convenzioni con istituti bancari o enti promotori. 16 Cfr. Inps, Diversità culturale, identità di tutela. III° Rapporto su immigrati e previdenza negli archivi Inps, Roma, 2009, disponibile sul sito www.inps.it. 47 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 7.3.1. Lo sviluppo dello strumento del microcredito Al fine di favorire l’integrazione dei cittadini dei Paesi terzi sostenendone le capacità di lavoro autonomo, potrebbe essere, in particolare, opportuno diffondere lo strumento del microcredito. Il micro credito d'impresa è un prestito per l'avvio o il consolidamento di un'attività d’impresa che sia capace di generare un reddito sufficiente a migliorare le condizioni di vita dei beneficiari. Le caratteristiche principali sono: - è un prestito per aspiranti imprenditori o piccoli imprenditori con una forte necessità di risorse finanziarie per avviare o sviluppare un progetto di autoimpiego; - si tratta di importi di piccolo ammontare (il tetto massimo è previsto dalla normativa europea e nazionale in 25.000 euro); - è un credito concesso senza vincolo di garanzia reale fornita dal richiedente; - è uno strumento finanziario studiato per persone in condizioni di povertà o svantaggiate e finanziariamente vulnerabili, o comunque per varie ragioni escluse dal credito ordinario (giovani, donne, immigrati ecc.). Il microcredito può stimolare l’accesso alle opportunità esistenti, puntando alla individuazione di nuove modalità operative e di collaborazione tra pubblico e privato che consentano il superamento degli attuali limiti dello strumento e che favoriscano l’accesso al credito a segmenti di mercato che non sono in condizione di accedere a finanziamenti tramite il credito bancario tradizionale. Attingendo allo spirito ispiratore del microcredito per lavoro autonomo, che vuole sollevare le persone da una situazione di disagio ed esclusione sociale favorendo un accesso al credito altrimenti non possibile e dando loro la possibilità di realizzare le proprie capacità e professionalità, i Centri per l’Impiego appaiono come luoghi potenzialmente in grado di informare, avviare una prima selezione di persone/idee/progetti, accompagnare, con il supporto di professionisti di autoimprenditorialità e accesso al credito, gli aspiranti beneficiari fino alla valutazione da parte del sistema bancario. Data la complessità della linea di intervento finalizzata a promuovere l’imprenditoria immigrata, si ritiene fondamentale strutturare una solida e reale collaborazione con i diversi soggetti, istituzionali ed extra-istituzionali, che in qualche modo interagiscono nella loro quotidianità lavorativa, e principalmente la Camera di Commercio, la 48 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Direzione Provinciale del Lavoro, le associazioni datoriali, gli operatori economici che agiscono sul territorio (quali, per esempio, gli istituti bancari). 7.4. Linea 4 - Promuovere la costituzione all'interno dei CTI di apposite Commissioni Lavoro L'idea che si vuole promuovere è quella del più ampio coinvolgimento di diversi attori del territorio, sia di tipo istituzionale che non istituzionale, ciò attraverso l'istituzione di una apposita Commissione Lavoro all'interno dei Consigli Territoriali per l'Immigrazione delle Prefetture. Già la legge prevede l'articolazione dei Consigli Territoriali in sottocommissioni, ma da recenti indagini risulta che solo in rari casi all'interno di questi siano state create Commissioni ad hoc che si occupino delle questioni relative al reimpiego dei lavoratori immigrati. Questa Commissione dovrebbe, fra l'altro, essere pensata come una struttura a "geometria variabile", coinvolgendo, di volta in volta, i diversi interlocutori interessati nelle tematiche affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati). Tale Commissione dovrebbe poter svolgere in collaborazione con la Provincia anche un’attività informativa diretta agli immigrati, attraverso tutti gli strumenti della comunicazione (conferenze, seminari, comunicati stampa e radiotelevisivi, a mezzo di siti internet), per veicolare al meglio le novità legislative, le iniziative di rilievo e, in generale, le notizie di specifico interesse. Si rende necessario, quindi, valorizzare le caratteristiche dei Centri Territoriali come luogo di confronto e di elaborazione progettuale, utilizzando al meglio i quattro pilastri di cui si compone la sua struttura, rappresentati dalle Commissioni, per quanto attiene alla parte operativa, lasciando al Consiglio in sessione plenaria la competenza esclusiva a definire le politiche di gestione del fenomeno migratorio, anche al fine della determinazione dei “flussi d’ingresso” sul territorio provinciale, decisi poi a livello governativo. 49 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI In questo contesto, la Linea di intervento vuole promuovere l’attivazione della Commissione Lavoro/Sezione lavoro presso il Consiglio Territoriale dell’Immigrazione della Prefettura, come luogo di governance a cui partecipano gli attori istituzionali e i servizi pubblici e privati del territorio, dedicato alla trattazione delle tematiche relative al lavoro e all’immigrazione (reimpiego degli immigrati disoccupati, programmazione e previsione dei fabbisogni professionali, ecc.). Detta Commissione dovrebbe inoltre fungere da luogo di raccordo che potrebbe contribuire a individuare le procedure per la "tracciabilità" del lavoratore straniero dal momento in cui fa ingresso in Italia per tutta la durata del soggiorno nel nostro paese, mettendole a disposizione di diversi enti di responsabilità locali per una più coerente ed efficace pianificazione degli interventi e organizzazione dei servizi. Si ritiene, inoltre, di fondamentale importanza prevedere meccanismi chiari di raccordo e di interazione fra l'attività svolta da un tale tipo di Commissione e i CPI, al fine di supportare tali Centri nella rilevazione quali-quantitativa della domanda e dell’offerta di lavoro e così consentire al Centro per l’Impiego l’offerta di risposte specifiche alle diverse esigenze dell’utenza non comunitaria. Fondamentale è, dunque, la creazione di un rapporto preferenziale tra CPI e Prefettura-UTG per la gestione delle pratiche riguardanti i lavoratori immigrati e il loro successivo inserimento e per una migliore sinergia nella determinazione del fabbisogno di manodopera straniera da parte delle singole imprese. La costituzione di detta Commissione potrebbe essere preceduta da un apposito Protocollo di Intesa fra gli attori istituzionali pubblici e privati (DPL, Provincia, Prefettura UTG/Questura, CPI, operatori privati, associazioni datoriali e di categoria) finalizzato a individuare le finalità, le competenze e le modalità di costituzione della Commissione, nonché le strategie di coinvolgimento di tutti gli attori interessati (incontri tematici periodici, audizioni, ecc.). 50 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI 7.4.1. BOZZA DI PROTOCOLLO PER L'ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALL'INTERNO DEL CTI PROTOCOLLO D’INTESA per l'istituzione della Commissione Lavoro all'interno del Consiglio Territoriale Immigrazione L’anno 2011, il giorno … del mese di …….., presso la Prefettura di………., si sono riuniti i rappresentanti degli Enti di seguito indicati per la stipula di un protocollo d’intesa volto all'istituzione della Commissione Lavoro all'interno del Consiglio Territoriale Immigrazione Il presente protocollo d’intesa è sottoscritto da: Prefettura di…………… 51 Provincia di……………. Questura di …………….. Direzione Provinciale del Lavoro di……… Associazione di categoria….. Associazione sindacale…….. Associazione immigrati PREMESSO CHE - è stata evidenziata la necessità di rafforzare la governance nazionale, regionale e provinciale nella programmazione delle politiche migratorie; - le Province italiane svolgono un ruolo fondamentale di coordinamento e capitalizzazione del patrimonio di esperienze, conoscenze e competenze in ambiti di rilievo per il presente progetto, quali le politiche del lavoro, della formazione professionale, dell’ orientamento, sociali, della promozione culturale e cooperazione internazionale, assicurando una più ampia diffusione a livello territoriale dei risultati FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI raggiunti e una loro integrazione e messa a sistema rispetto alle politiche regionali, nazionali ed europee; - il livello provinciale è quello più prossimo ai destinatari finali ed è il livello di coinvolgimento di tutti gli interlocutori che intervengono nella gestione di interventi per gli immigrati; - la Provincia di ………… ha partecipato al progetto di rilievo nazionale PROVINTEGRA, promosso dall’Unione delle Province d’Italia (UPI), nell’ambito del Programma di finanziamento FEI (Fondo Europeo per l’Integrazione di Cittadini di Paesi Terzi 2007-2013), sulla base di una apposita convenzione siglata con il Ministero dell’Interno, e coordinato dalla Provincia della Spezia; - il progetto PROV-INTEGRA si pone il duplice obiettivo, da una parte di agevolare i processi di governance nella programmazione e gestione delle politiche per l’integrazione degli immigrati regolari sulla base delle competenze proprie delle Province come enti di coordinamento territoriale e, dall’altra, di favorire l’integrazione e l’occupabilità dei lavoratori immigrati residenti in Italia, attraverso percorsi di formazione di lingua italiana, orientamento civico e professionale; - nell'ambito del progetto PROV-INTEGRA sono state elaborate specifiche Linee Guida finalizzate a favorire l'istituzione di reti territoriali in grado di stimolare e promuovere interventi mirati al reinserimento lavorativo degli immigrati; - tra i partner sottoscrittori, a livello territoriale, sono già intercorse collaborazioni e intese finalizzate all’inclusione sociale e lavorativa degli immigrati; - al fine di creare l'istituzionalizzazione di reti fra i diversi attori si è proposta la costituzione all'interno dei CTI della Commissione Lavoro, quale struttura a "geometria variabile", che coinvolge, di volta in volta, i diversi interlocutori interessati nelle tematiche affrontate (quindi non solo attori istituzionali, operatori dei CPI, ma anche sindacati, associazioni di immigrati, associazioni datoriali, patronati); VISTI - l'art. 22 del d.lgs. n. 286 del 1998 che ha istituito i Consigli Territoriali per l'Immigrazione; 52 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI - il decreto …….. con il quale è istituito il Consiglio Territoriale per l'Immigrazione per la Provincia di ………….; - l'accordo sottoscritto il 12 marzo 2010 dal Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, finalizzato a favorire la cooperazione tra le istituzioni per inserire gli immigrati nel mondo del lavoro; CONSIDERATA - la necessità di perseguire obiettivi fondamentali quali una efficace semplificazione amministrativa delle procedure, una maggiore integrazione tra procedure amministrative, la lotta al sommerso, formazione e intervento nel reimpiego dei lavoratori in attesa di permesso di soggiorno, la valorizzazione del ruolo di coordinamento dei Consigli Territoriali dell’Immigrazione, la valorizzazione del ruolo delle Province in materia di lavoro degli immigrati, iniziative per l’inserimento al lavoro di cittadini extracomunitari, progetti destinati ai paesi d’origine per migliorare la gestione dei flussi e promuovere l’immigrazione legale; - l'opportunità di ottemperare a quanto suggerito nelle LineeGguida elaborate nell'ambito del progetto PROV-INTEGRA, cui la Provincia di …… ha partecipato in qualità di partner; SI CONVIENE QUANTO SEGUE: Art.1 La Prefettura UTG di …. si impegna a istituire presso il Consiglio Territoriale per l'Immigrazione apposita "Commissione Lavoro", la quale, sotto il coordinamento della Provincia, persegue le seguenti finalità: - aumentare le opportunità di inserimento lavorativo e di coinvolgimento nelle politiche attive da parte dei lavoratori stranieri; 53 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI - migliorare il coordinamento interistituzionale tra attori pubblici, privati e del terzo settore; - promuovere lo scambio di informazioni e buone prassi; - monitorare le iniziative in materia di immigrazione attivate a livello locale; - migliorare le possibilità di raccordo tra dati e informazioni indispensabili per la programmazione degli interventi e delle misure; - aumentare l’organizzazione dei servizi sul territorio per dare efficacia e tempestività alle azioni di reimpiego; - individuare interventi coerenti dal punto di vista quantitativo e qualitativo con il fenomeno della disoccupazione tra gli immigrati; - creare una "rete permanente" in grado di garantire un costante dialogo fra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti. Art. 2 54 Tutti i firmatari del presente Protocollo d’Intesa in coerenza con i compiti e i ruoli che ciascun attore esercita a livello locale si impegnano a: • collaborare alla costituzione e all'ottimale funzionamento della citata "Commissione Lavoro"; • favorire la più ampia diffusione di iniziative e buone prassi; • collaborare con la Commissione nella individuazione di problematiche derivanti dall'eventuale mancato raccordo o insufficiente "dialogo" fra tutti gli attori coinvolti nella gestione del fenomeno migratorio. A tal fine le parti assumono l’impegno di elaborare, promuovere, realizzare gli interventi sulla base delle rispettive competenze, relativamente alle singole attività programmate, anche collaborando con altri enti e associazioni presenti sul territorio, mettendo a disposizione dati, informazioni e risorse professionali, finanziarie e strumentali. Art. 3 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Al fine di realizzare l’azione di coordinamento degli interventi previsti, la "Commissione Lavoro", sotto il coordinamento della Provincia, ed in collaborazione con tutti i firmatari del presente Protocollo, dovrà organizzare periodicamente incontri o iniziative per: • promuovere, coordinare, valutare gli interventi e le azioni di rispettiva competenza; • approfondire la conoscenza relativa al funzionamento del mercato del lavoro degli immigrati a livello provinciale; • predisporre, almeno annualmente, un programma degli interventi e/o delle iniziative finalizzate ad aumentare le opportunità di inserimento lavorativo e di coinvolgimento nelle politiche attive da parte dei lavoratori stranieri da effettuare per l’anno di riferimento. FIRME ______________________ _______________________ _______________________ 55 FONDO EUROPEO PER L’INTEGRAZIONE DI CITTADINI DI PAESI TERZI Riferimenti bibliografici Ambrosini M., Senza regia, ma non per caso:l’incontro tra immigrati e mercati del lavoro locali, paper presentato al Convegno AIS La regolazione concertata dell’economia globale/locale, 2002. Ambrosini M., Utili invasori. L’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Angeli, Milano, 1999. Baronio G., D’Emilione E., L’utenza extracomunitaria nei Centri per l’impiego. Una prima indagine sperimentale, Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego, n. 2/2005. Baronio G., D’Onofrio M., Gli utenti e i Centri per l’impiego, Isfol, “Monografie sul Mercato del lavoro e le politiche per l’impiego”, n. 3/2006. Bellanca N., Cooperazione senza fiducia originaria. Gli effetti della rete come opportunità per le politiche locali, in “Stato e Mercato”, 2002, n. 3, il Mulino, Bologna, pp. 493- 519. 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