Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia CONTIENE I.P. LaVita dal 1897 G I O R N A L E C A T T O L I C O T O S C A N O 30 Anno 116 DOMENICA 28 LUGLIO 2013 e1,10 1,10 e Riconciliati con la natura U n mese di sospensione (almeno per i più fortunati), comunque un tempo prolungato di stacco dalle mansioni quotidiane, un periodo di riposo del corpo e dello spirito, un momento di ricarica. Il frastuono persistente sulle nostre strade, sulle spiagge affollate, perfino sui monti, non ci sarà per niente di aiuto perché la vacanza scorra sui suoi ritmi normali e conceda gli spazi necessari per un riposo proficuo e costruttivo. La vacanza ha bisogno di una premessa e di una preparazione, di un minimo di programma e di riflessione, per non arrivare alla conclusione più stanchi e più poveri di quando siamo partiti. L’alleato che non tradisce mai sarà, come sempre, la natura, che in questi giorni indistintamente per tutti si veste a festa e sfoggia gratuitamente le suggestioni più belle. Il verde dei prati, l’azzurro del cielo, le cime dei monti, lo splendore del mare, l’incanto dei piccoli paesi arroccati sui luoghi più sperduti, carichi di storie, di memorie, di poesia, gli stessi animali dei quali, nel turbinio convulso delle nostre città, abbiamo quasi perduto le tracce. Un panorama aperto dinanzi a noi, in cui rispecchiamo la nostra anima e ritroviamo la parte migliore di noi stessi. Il fanciullino che ciascuno di noi conserva gelosamente nella parte più nascosta del suo spirito gioisce e sussulta in seduta permanente, riconoscente e felice di un dono che si rinnova gratuitamente ogni anno. Una riconoscenza, la nostra, macchiata però e corrosa di rimorsi, perché, come figli degeneri e ingrati, più volte abbiamo alzato le mani avide e sacrileghe contro la terra che ci ha dato i natali, ci ha nutrito e cullato e ci attende per l’ultimo riposo. Da tempo ormai i richiami, gli allarmi, le minacce ci giungono ininterrottamente da ogni parte perché torniamo ad amare la terra, a coltivarla, a perfezionarla, ad abbellirla, a metterla in condizione di mostrarci le sue infinite ricchezze e invece il nostro egoismo continua a sfruttarla, spogliarla, depredarla, manometterla. Un vero e proprio tradimento, di cui a malapena ci accorgiamo e prendiamo coscienza ora che il danno da noi procurato sembra aver raggiunto i limiti della irreversibilità. Gli scienziati ne sono da tempo consapevoli, ma le loro grida sembrano scomparire nel vuoto della nostra disattenzione e del nostro disinteresse. Eppure di terre a disposizione ne abbiamo una sola: una terra che, nel piano di Dio, doveva essere al servizio di tutti coloro che oggi la abitano e di coloro che verranno domani. Le nostre aggressioni continue e inconsulte hanno privato dei suoi benefici parte dei suoi abitanti e minacciano la stessa esistenza degli abitanti futuri. Ce ne parlano le tragedie atmosferiche, i disastri alluvionali, il surriscaldamento del pianeta, le piogge acide, la scomparsa definitiva di tante specie vegetali e animali. Dovevamo arricchire la nostra millenaria dimora e invece l’abbiamo smisuratamente impoverita e continuiamo imperterriti e scriteriati a saccheggiarla. Così essa si vendica. Più di sempre, in questo caso la punizione non è qualcosa che sopraggiunge dall’esterno (da un Dio corrucciato e vendicatore, per esempio, come si tende normalmente a pensare), ma è conseguenza immediata, si direbbe necessaria, inevitabile, dei nostri atti criminali. Nemmeno un miracolo ci potrebbe salvare. La chiamata al senso di responsabilità si rinnova continuamente, in nome della scienza e, soprattutto, della fede. La terra è stata data all’uomo come un dono, un dono incompleto da conservare, anzi da portare al suo stato di perfezione. In quest’opera di completamento, l’uomo diventa il collaboratore di Dio, in modo che nel passaggio dalla prima alla seconda creazione questi assume il ruolo di vero e proprio protagonista. Un percorso lunghissimo che va dal primo giorno della creazione (il giorno della genesi) all’ultimo giorno (quello dell’apocalisse), che doveva procedere al ritmo di una marcia trionfale e che invece avanza al suono cadenzato e lugubre di una musica di ben altro genere. Responsabilità per il presente e per il futuro, per gli uomini di oggi e per gli uomini di domani, ai quali non possiamo consegnare una terra logora nelle sue energie, spogliata delle sue bellezze, prosciugata dalle sue risorse e dalle sue ricchezze. La terra è di tutti e dovremmo abituarci di più a dividerne insieme, fraternamente, i doni che essa ci offre. L’ecologia è anche un richiamo alla solidarietà, alla condivisione e alla fraternità. Ed è soprattutto un richiamo al rispetto di quel prodotto superiore e trascendente che si chiama persona umana: l’uomo, il re del creato, il punto di convergenza dell’intera storia cosmica, “ciò che c’è di più perfetto in tutta la natura”, l’immagine di Dio, l’unica creatura che Dio ha voluto per se stessa. Signore, ma non tiranno, artefice e non distruttore, partner e non nemico di Dio. Una riflessione che parte dalla terra e che arriva così al cielo. La meditazione estiva del cristiano, il quale non dovrebbe mai dimenticare queste verità, che stanno alla base della ragione e della fede. L’augurio di buona vacanza non può che percorrere queste strade. Giordano Frosini Con questo numero il nostro settimanale va in vacanza Uscirà di nuovo domenica 8 settembre Ai nostri lettori l’augurio di Buone Vacanze E state 2013 2 primo piano n. 30 28 luglio 2013 VERSO LA SETTIMANA TEOLOGICA DI SETTEMBRE/2 Vita La Sinodalità segno dei tempi di Giordano Frosini SEGUE DAL N. 29 Espressioni di sinodalità Da ricordare anche la possibilità riconosciuta soprattutto dal vecchio Codice del voto decisivo nei riguardi di alcune delibere del potere superiore. Ma c’è soprattutto da non dimenticare che l’elezione del vescovo di Roma, quindi del papa, è avvenuta da sempre per una libera votazione con maggioranza e minoranza da parte del clero della città eterna, oggi macchinosamente sostituito dai cardinali sparsi per il mondo. (Fra parentesi un collegio nel collegio, quello cardinalizio: è proprio necessario mantenerlo?). Non è vero, dunque, che nella chiesa non ci possono essere manifestazioni di vera e propria democrazia: il conclave è la più grossa smentita di questa supposizione. In più, un vero e proprio regime democratico è stato da sempre mantenuto all’interno degli ordini religiosi, in qualche caso, come per esempio nell’ordine benedettino, con un forte influsso anche sulla struttura della stessa società civile. Tutte considerazioni da raccogliere per misurare le possibilità che la comunità cristiana ha oggi nelle sue mani per una vera e propria partecipazione alla vita della sua chiesa. Perché ciò che fu non può essere di nuovo riportato alla luce? La voce del concilio Arriviamo così a volo d’aquila alle soglie del concilio Vaticano II, nei cui documenti la teologia trova esplicitate tutte le condizioni per la fondazione di una sinodalità, anche se il termine viene ignorato nelle sue pagine. Per la verità, questa ebbe una sua specifica e tormentata trattazione per quanto riguarda la collegialità, che stabilisce il rapporto fra il collegio episcopale e il vescovo di Roma. Un discorso rimasto sospeso, dopo che al Vaticano I aveva definito il primato di giurisdizione e l’infallibilità de papa, che doveva essere in tutti i modi completato. Ciò che di fatto avvenne con l’affermazione di due giurisdizioni complete nella chiesa, regolate anche con l’aggiunta di una Nota esplicativa previa, voluta e imposta personalmente da Paolo VI. Una sinodalità piena, che però non ha trovato ancora la sua completa realizzazione Ne sono in qualche modo vittime il sinodo dei vescovi, legato anch’esso al voto consultivo e all’ingerenza dei delegati direttamente voluti dal Vaticano e le conferenze episcopali nazionali o continentali, alle quali finora è stato negato un pieno ed effettivo riconoscimento. Un vero peccato perché queste avevano preso praticamente il posto dei concili provinciali che, dopo un loro glorioso passato, sono andati gradatamente scomparendo. Ai nostri giorni, il problema più importante riguarda l’individuazione della funzione specifica e insostituibile della gerarchia della chiesa, che individuiamo nella della trasmissione fedele della parola di Dio, cioè nella conservazione e nell’insegnamento di quanto fa parte della fede e della morale. Un compito che si colloca, secondo S. Dianich, all’interno del munus docendi, per diritto divino riservato direttamente al papa e ai vescovi e conferito col rito sacramentale dell’ordine sacro. Un dirittodovere che viene senza intermediari dall’alto e che, per questo, impedisce l’applicazione del concetto di una completa democrazia nei riguardi della chiesa. Della gerarchia i fedeli potranno arrivare, senza andare oltre, alle sue designazioni. Il problema però rimane quello di stabilire i limiti di questo potere, perché, si dice giustamente, non esiste potere o autorità senza i suoi confini, stabiliti dalla stessa formulazione del principio: ciò che è al di fuori di esso non cade, così sembra, sotto il potere della gerarchia, ma di per sé può essere trattato anche secondo le categorie della piena sinodalità o, se vogliamo, di una vera e propria democrazia. Anche la teologia dell’ultima parola, se ha valore nel caso contemplato dal principio di autorità, non è più da invocarsi in tutti i casi che esorbitano da esso. Non c’è da spaventarsi da un discorso come questo, anche se si tratta di un’applicazione di un vero e proprio rasoio di Occam, che elimina dall’esclusiva magisteriale tanti problemi e tante soluzioni; non si tratta però di un invito alla rivoluzione, ma semplicemente di un invito a rivedere coraggiosamente il diritto finora in uso all’interno della chiesa. (A proposito, perché, ci domandiamo in tanti, i giuristi si limitano a fare gli esegeti del codice, vanificando in tal modo il discorso dei teologi, e non lavorano invece sul fronte più rischioso del “de iure condendo”, mettendosi così anche loro a servizio del progresso della chiesa?). L’intero popolo cristiano, detentore del sacerdozio comune, dei carismi dello Spirito Santo, del sensus fidei, partecipe in nome del proprio battesimo all’esercizio dei tria munera, ha piena possibilità di prendere parte attiva alle tante questioni della vita della chiesa che non sono esclusive della gerarchia e di cui la stessa storia rimane indiscussa testimone. Certo, ci vorrà un’adeguata preparazione da non darsi affatto per scontata ai nostri giorni. Un impegno in più per la parte dirigenziale. Torna alla mente la vicenda di uno dei due grandi anticipatori dell’ecclesiologia contemporanea: John Henry Newman, il grande assertore del ruolo del laicato nella vita della comunità cristiana. La chiesa non solo non può fare a meno di loro (sarebbe ridicola, diceva), ma li deve valorizzare con piena fiducia e giusta speranza. Pure nel ruolo dell’insegnamento, non soltanto dell’evangelizzazione, anche se in questo campo alla gerarchia appartiene il diritto-dovere dell’ultima parola. Consultività e oltre Una parola va spesa per determinare meglio il significato dell’abusato termine di consiglio. Occorre rendere al termine la dignità che esso merita all’interno del vocabolario cristiano. Le parole desunte dal linguaggio umano non possono essere applicate in senso univoco alla chiesa, che non è una societas di bellarminiana memoria, ma mistero. Tutti i termini (democrazia, monarchia…), altrimenti si farebbe rientrare dalla finestra ciò che è stato messo fuori dalla porta. Il termine consiglio non fa eccezione alla regola: esso, si dice, ha soprattutto un significato negativo (dice cioè che i consultati non hanno il potere di decidere), non dice però che cosa significhi consultarsi fra persone tutte quante inabitate dallo Spirito Santo. Una cosa ben diversa dal funzionamento delle consulte dei sovrani illuminati del ‘700. C’è da ricordare a questo proposito due testi degli ultimi papi che aprono nuove possibilità oltre la semplice consultività: due aperture da valorizzare ai fini di una nuova impostazione dell’intera problematica. Nella Esortazione Christifideles laici, Giovanni Paolo II ha scritto:“Il recente sinodo ha chiesto in tal senso, che si favorisca la creazione dei Consigli pastorali diocesani, ai quali ricorrere secondo le opportunità. Si tratta, in realtà, della principale forma di collaborazione e di dialogo, come pure di discernimento, a livello diocesano. La partecipazione dei fedeli laici a questi consigli potrà ampliare il ricorso alla consultazione e il principio di collaborazione – che in certi casi è anche di decisione – verrà applicato in modo più esteso e forte” (n. 25). Benedetto XVI, in un suo intervento in occasione dell’anniversario della Mater et magistra (16 maggio 2011) aggiungeva che della dottrina sociale i laici non possono “essere solo fruitori ed esecutori passivi”, ma devono essere considerati come “protagonisti nel momento vitale della sua attuazione, come anche collaboratori preziosi dei pastori nella formulazione, grazia all’esperienza acquisita sul campo e alle proprie specifiche competenze”. Innegabili aperture, secondo la nostra tesi da estendersi fino all’intoccabile compito specifico della gerarchia, ricordato prima. Su questo terreno si innesta il tema della democrazia nella chiesa, anch’essa estensi- bile fino al limite ora richiamato. Per questo, sulla base di quanto detto prima, si deve parlare di democrazia in senso analogico, non però con tendenza al ribasso, ma, fatte tutte le debite considerazioni, sostanzialmente al rialzo. In altre parole, la chiesa non è una democrazia per il semplice motivo che si deve considerare una “super-democrazia” (A. Torres Queiruga). Tale nella vita diocesana coi suoi consigli e, soprattutto, col sinodo diocesano; tale nella vita parrocchiale, ancora coi suoi consigli promossi in un futuro prossimo al rango superiore. Ricordando che, oltre le istituzioni, c’è uno spirito che è sempre all’opera, che oltre il collegialis effectus, esiste, deve esistere, il collegialis affectus, che dà senso e consistenza al primo. Una chiesa diversa, che rimane oggi nel pensiero comune. Una chiesa dove ha libero corso l’opinione pubblica, secondo il desiderio espresso nel 1950 addirittura da Pio XII, un popolo attivo e responsabile su tutto il fronte della vita e della missione della chiesa, una comunità che persegue seriamente l’ideale ecumenico, portando celermente a compimento soprattutto quanto sul primato del romano pontefice hanno detto tutti i papi post-conciliari, accettando la distinzione fra principio ed esercizio. Un sogno? Ma se lo è, si tratta di un sogno acceso nella nostra fantasia dall’ultimo concilio della chiesa e dalla sensibilità diffusa nell’intera comunità cristiana. È il sogno della sinodalità, che merita di essere assecondato con tutte le nostre forze, in un momento particolarmente difficile della nostra storia. Abbiamo il diritto di ripetere le parole dell’Apocalisse: “Questo oggi lo Spirito Santo domanda alla sua chiesa”? Vita La 28 luglio 2013 Il vento? È rimasto il vento. Un vento lasco, raso terra, e il foglio (quel foglio di giornale) che il vento muove su e giù sul grigio dell’asfalto. Il vento e nient’altro. Questi versi, tratti dalla poesia “Dopo la notizia” di Giorgio Caproni, di cui Vincenzo Cerami fu amico, e che morì prima di lui, suonano come un necrologio postumo dell’amico. Oggi si svolgono i funerali del poeta, sceneggiatore, scrittore, giornalista morto dopo una lunga malattia. Innamorato in modo viscerale della vita, e ricambiato dalla stessa, non se ne staccherà mai, come Paolo e Francesca di dantesca memoria. Nel film “La tigre e la neve”, di cui ha scritto la sceneggiatura insieme all’amico fraterno Roberto Benigni, a un certo punto il protagonista dice: “Mi piacerà vivere anche da morto”. E Cerami c’è riuscito. Un artista è come un profeta: la veggenza che possiede gli consente di guardare avanti, oltre. Di sorridere anche sulla morte. La spiritualità di Vincenzo Cerami è qui: nell’amore viscerale per la vita. Un traguardo quotidiano e un punto di partenza. Una lotta. Come 3 n. 30 RITRATTO DELL’ANIMA Nell’amore per la vita la spiritualità di Vincenzo Cerami La figura di Cristo per lui era centrale. Rispose a Elsa Morante, malata, che gli chiedeva se davvero Gesù fosse risorto: “Un uomo come Gesù doveva per forza risorgere”. Lo scrittore aveva ricevuto da Papa Benedetto XVI il titolo onorifico di membro dell’Accademia Pontificia delle Belle Arti e Lettere dei Virtuosi del Pantheon di Alessandra Gaetani L’ultimo libro di Giorgio Ducceschi Era il 1945, avevo occhi di bambino… U di Leonardo Soldati n titolo suggestivo e carico di emozioni per l’ultimo libro del giornalista pistoiese Giorgio Ducceschi, “1945 Occhi di bambino”, un’opera questa volta disponibile anche in dvd ed edita dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Pistoia, che racconta l’ultimo periodo tragico della Seconda guerra mondiale ed il duro dopoguerra a Prunetta, con i ricordi dello scrittore allora bambino. Con delicatezza e sensibilità l’autore riporta il lettore a quel tempo, così diverso da quello odierno, difficile ma anche carico di umanità e di attenzione alla vita. Già dipendente di Poste Italiane ed in servizio soprattutto presso l’ufficio postale di Prunetta, corrispondente storico dalla Montagna Pistoiese del quotidiano “La Nazione” di Pistoia, Ducceschi da anni scrive libri di narrativa e storia locale, pubblicati negli ultimi anni soprattutto nella collana di ricordi e memorie locali “Per filo e per segno” promossa dall’Istituto Storico provinciale della Resistenza. Sono i ricordi il leit motiv di quest’opera, sui quali lo scrittore invita a soffermarsi, tenendoli stretti al cuore, utilizzandoli come “zaino” di esperienze per poter meglio affrontare il futuro, la vita che continua ad andare avanti. Immergersi nel passato per capire meglio noi stessi e il presente che ci circonda, come afferma nel volume il parroco di Prunetta, don Jarek. Per alcuni paesani di Prunetta quest’opera è un’occasione per conoscere per rivivere un’altra volta momenti della loro gioventù, per i giovani è una buona occasione per conoscere il passato e per riflettere sul loro percorso di vita, per quelli che non provengono originariamente dal paese di Prunetta e dai luoghi della Montagna Pistoiese «come me, questo libro serve ad avvicinarci all’atmosfera di queste case, di questi vicoli, per sentirci come fossimo a casa» osserva don Jarek. Lungo tutto il volume un dilemma si apre davanti al lettore: era meglio quel tempo passato o la vita di oggi? Meglio guerra e povertà ma anche la forte coesione sociale di quel tempo che fu, o la vita di oggi, dove nonostante la moderna e supertecnologica comunicazione di massa le persone si parlano tra loro molto meno di prima? Un dilemma che ognuno può affrontare con se stesso solo nell’intimità del proprio “io” leggendo il libro, come viene detto nella presentazione del volume, apprezzando però di nuovo, qualunque sia la propria scelta, le piccole cose di tutti i giorni: un sorriso, un saluto, i colori di un tramonto, il volo di una farfalla. Tanti i fatti e le figure narrate in “1945 Occhi di bambino”, la guerra, la vita quotidiana, la strada principale del paese, la scuola, la riapertura dell’ufficio postale di Prunetta, l’arrotino, il ricordo dell’eroico sacerdote don Mario Ghelardini, i pascoli delle pecore sulle verdi montagne, ma anche momenti ricreativi come i primi calci al pallone dopo gli eventi bellici, il gioco delle bocce, i balli in aie, piazze e sale. Contemporaneamente scorrono nel racconto eventi e personaggi nazionali, le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, le corse ciclistiche di Gino Bartali e Fausto Coppi che univano l’Italia divisa dalla guerra, le trasmissioni radiofoniche Rai con il presentatore senese Silvio Gigli, Alberto Sordi con il celebre personaggio “Mario Pio”, le voci emergenti dei cantanti Gianni Morandi, Iva Zanicchi o Orietta Berti. Il libro verrà presentato il prossimo 8 agosto presso la sede della Pro loco di Prunetta, alla presenza dell’autore, da non perdere né la presentazione né la lettura di questa emozionante opera. Leonardo Soldati quella di Giacobbe con l’Angelo. La spiritualità, nelle sue opere, è qualcosa di pervasivo, come la presenza di Dio. Con alcune tappe specifiche. Forse iniziò mentre lavorava come aiuto regista nel film “Il Vangelo secondo Matteo” diretto da Pier Paolo Pasolini. Pervadeva la sua voce nella lettura dell’Ecclesiaste, che ha portato anche nelle sinagoghe. Emerge nei dialoghi delle due madri protagoniste de “La Pietà Stabat mater”, un lavoro che ha le musiche dell’amico di sempre Nicola Piovani. La madre bianca piange il figlio morto per overdose. La madre nera piange il figlio morto per indigenza. Madri del nostro tempo che rimandano alla Madre di tutti i tempi, vittime dello stesso mondo. Questo passo dell’Ecclesiaste sembra riassumere l’interrogativo che Cerami starà passando nella sua testa. “Passai poi a contemplar la sapienza, gli errori, la stoltezza, ‘e che è l’uomo - dissi - da poter seguire il re suo creatore?’. E vidi che la sapienza è tanto superiore alla stoltezza quanto la luce alle tenebre. Il saggio ha occhi in testa, lo stolto cammina al buio, ma riconobbi che tutt’e due aspettan la medesima morte”. Lo scrittore aveva ricevuto da Papa Benedetto XVI un titolo onorifico come membro dell’Accademia Pontificia delle Belle Arti e Lettere dei Virtuosi del Pantheon. Possedeva una spiritualità concreta Vincenzo Cerami, come dimostrano le sue parole sulla tolleranza: Perché una persona deve essere tollerata? Quando si tollera vuol dire che si deve fare uno sforzo, mentre ogni uomo va accettato in quanto esistente, e non tollerato: io voglio essere accettato per quello che sono. Non vorrei essere tollerato”. Questo atteggiamento lo portava a esprimere la sua arte come un atto di fede. A vedervi la trascendenza. Per Cerami l’artista ha sempre qualcuno a cui rivolgersi, anche se si dice ateo “a prescindere dalla fede di appartenenza” disse. Se ne rese conto già il primo artista sulla Terra che individuò questa presenza nelle Muse ispira- trici e protettrici. Vincenzo Cerami avvertiva la presenza di Dio quando lavorava, quando a fine giornata si accorgeva che aveva scritto meno fogli di quanti credeva.Viveva la sua arte come una vocazione “che va coltivata, perché le vocazioni non sono date una volta per sempre. Siamo diversi da un anno all’altro. Quindi non possiamo fossilizzarci sulla stessa idea di fede che avevamo da ragazzi. E poi guai se la fede fosse qualcosa di cristallizzato, di morto”, come ha detto in un’intervista rilasciata a Mimmo Muolo nel 2012. “La Fede va dubitata: più si dubita, più si rinforza. L’artista e il credente percorrono la medesima via perché si pongono le stesse domande: il mistero della vita e della morte”. La figura di Cristo per Cerami era centrale. Rispose a Elsa Morante, malata, che gli chiedeva se davvero Gesù fosse risorto: “Un uomo come Gesù doveva per forza risorgere”. Amava tanto la vita Vincenzo Cerami. E Dio è Dio della vita. Poeti Contemporanei Il sasso nella mano Ho un sasso nella mano: sincero, piccolo frammento della materia tutta dell’universo intero che ruota intorno a me. La mia, la tua persona, e insieme ogni vivente, sono realtà diversa, ma certo assai più grande della materia tutta dell’universo intero che ruota intorno a noi. Giovanni Sguazzoni 4 attualità ecclesiale n. 30 28 luglio 2013 LA FESTA DELLA GIOVENTù A RIO DE JANEIRO Papa Francesco apre “l’immenso cuore del popolo brasiliano’’ Bergoglio sceglie un’utilitaria per dirigersi verso il palazzo del Governo. Nel saluto della presidente Rousseff la mano tesa alla chiesa cattolica nell’aiuto ai poveri L etteralmente un bagno di folla, gioioso, potente. Una grande festa come solo Rio de Janeiro e i giovani di tutto il mondo potevano realizzare. Papa Bergoglio è stato accolto in una esplosione di gioia al suo arrivo da Roma. Tifo da stadio, bandiere dispiegate a festa, entusiasmo incontenibile. Persone di tutte le età si sono dispiegate lungo tutto il percorso della papa mobile mentre migliaia di ragazzi volontari, in maglietta gialla, mano nella mano presidiavano sulla sicurezza delle transenne e il passaggio papale. La festa di Rio Il Papa che non smette di stupire il mondo, ha deciso di non usare la “Papamobile” super-corazzata, bensì un’utilitaria (Fiat Idea) per dirigersi verso il palazzo del Governo. Ma prima di salire sulla papa mobile scoperta, la macchina su cui era a bordo ha rallentato trovandosi inspiegabilmente bloccata nel traffico ed è stata letteralmente “assediata” dalla folla che voleva salutarlo. Una decina di minuti in cui guardie vaticane e addetti alla sicurezza brasiliani hanno faticano a riportare in sicurezza la situazione. Una decina di minuti in cui il Papa non ha mai alzato il finestrino continuando a salutare con il suo sorriso la gente. Eccolo Papa Francesco per le strade di Rio: migliaia di fogli bianchi sono stati lanciati dai palazzi in segno di saluto. Gente arrampicata sugli alberi, affacciata alla finestra. Commossa fino alla lacrime. E quando il Papa è scivolato via lungo la strada, la folla ha cominciato a seguirlo correndo. Nessuno voleva più andare via e così la festa è continuata sulla piazza del Theatro Mucipal, in Avenida rua Branco.“Ah, eu vi o Papa”, ho visto il Papa: gridavano tutti in coro. E ancora in spagnolo:“esa es la juventutd del Papa”. Un comune impegno per la lotta contro la povertà “Il Brasile e i suoi più di 50 milioni di giovani sono con le braccia aperte”: gli ha detto la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, aprendo il suo discorso di benvenuto. E non poteva trovare parole migliori per accogliere Bergoglio. Arriva in un Brasile fortemente scosso dalle recenti manifestazioni che hanno visto scendere in piazza migliaia di persone per una maggiore democrazia, giustizia e trasparenza. Non è un caso se nel suo saluto, la presidente abbia fatto riferimento al “comune” impegno per “dignità degli uomini”, parlando di chi soffre, di quanti non hanno lavoro, della violenza diffusa e della lotta alla povertà in Brasile. “Soprattutto - ha detto - lo facciamo insieme alla chiesa cattolica che cerca di fare il più possibile nei confronti dei più poveri, di quanti stanno per strada e nelle carceri”. Ha Vita La poi invocato una “alleanza di cooperazione” tra Brasile e chiesa cattolica per assicurare a tutto il popolo, specie ai più poveri, migliori condizioni di vita. “Nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa” “Sono venuto a incontrare giovani arrivati da ogni parte del mondo, attratti dalle braccia aperte del Cristo Redentore”, ha detto papa Francesco. Che ha aggiunto: “Essi vogliono trovare un rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino al suo cuore, ascoltare di nuovo la sua chiara e potente chiamata: ‘Andate e fate discepoli tutti i popoli’”. E mentre parlava le sue parole si diffondevano per tutta Rio lungo la immensa spianata di Copacabana dove sono stati allestiti maxi-schermo e il mega palco per la Messa di apertura, la cerimonia di accoglienza del Papa e la Via Crucis. Poi le parole più belle per questa terra così lontana da Roma:“dall’Amazzonia fino alla pampa, dalle regioni aride fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino alle metropoli, nessuno si senta escluso dall’affetto del Papa”. I l Papa “venuto dall’altra parte del mondo” torna a casa, in America Latina. C’era un’atmosfera di attesa a Rio de Janeiro dove lunedì scorso il Papa è atterrato e si è ritrovato nelle braccia aperte degli oltre 2 milioni di giovani venuti da tutto il mondo per vivere con lui la Giornata mondiale della Gioventù. Dopo i brasiliani, il gruppo più numeroso sono ovviamente quelli argentini che secondo le stime sarebbero più di 40mila. Appena atterrati a Rio, un’enorme baraccopoli accoglie il turista lungo la via che porta alla metropoli. È uno schiaffo di realtà. Eccolo, dunque, il Brasile che ha accolto il Papa: simbolo di tutte le contraddizioni e povertà ma anche di tutte le straordinarie risorse di questo continente. Il Brasile è stato travolto nel mese scorso da una serie di manifestazioni nate spontaneamente soprattutto dai giovani e sostenute dalla rete. È una reazione di risveglio di fronte a problemi non risolti e non affrontati, come la corruzione, l’impunità e la mancanza di trasparenza. “Ci troviamo in un momento cruciale”, dice monsignor Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico) e presidente del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). E “le sfide del cambiamento epocale in cui viviamo, esigono un ripensamento degli atteggiamenti, delle strutture e delle attività pastorali nella fedeltà a Cristo”. Nel pro- Esperienza di un’accoglienza straordinaria Un affetto che si era fatto visibile e tangibile poco prima, durante il tragitto dall’aeroporto alla Cattedrale metropolitana. A bordo di un’utilitaria Papa Francesco, con i finestrini abbassati, ha salutato la folla assiepata ai bordi della strada fino a rimanerne bloccato. “L’esperienza di un’accoglienza straordinaria” l’ha definita più tardi padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, in conferenza stampa,“da comprendere anche nei suoi errori. Non dobbiamo drammatizzare ma bisogna imparare a moderare un poco l’entusiasmo”. “Il Papa voleva avere un contatto diretto con le persone. È stata un’esperienza di un’accoglienza straordinaria” ha ribadito padre Lombardi che ha rivelato che “Papa Francesco sorrideva e non si è mai sentito in pericolo” al contrario “del suo segretario”. “Con lui risponderemo al cambiamento epocale del nostro continente” Il presidente della Conferenza episcopale latino americana, monsignor Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico) accoglie l’incontro col Papa come “una gioia inaspettata, un immenso dono di Dio per la Chiesa in America Latina”. E l’occasione per chiedere ai giovani di farsi protagonisti dell’evangelizzazione di Maria Chiara Biagioni gramma della sua partecipazione alla Gmg, Papa Francesco ha chiesto di poter partecipare domenica 28 luglio alla Riunione Generale di Coordinamento del Celam. Il Papa conosce perfettamente le sfide ecclesiali e sociali di questo continente perché le ha vissute sulla sua pelle. Per questo - dice monsignor Aguiar - per i 50 vescovi che compongono il Celam, “sarà di enorme interesse e importanza ascoltare la voce di Papa Francesco”. Lo abbiamo intervistato. Come avete accolto la notizia che il Papa voleva incontrarvi? “È una gioia del tutto inaspettata, è un immenso dono di Dio per la Chiesa in America Latina e nei Caraibi, è la prima volta che un Papa parteciperà alla riunione annuale di coordinamento del Celam. L’iniziativa l’ha presa lo stesso Santo Padre, è lui che vuole incontrarci, il che dimostra il suo grande interesse nel promuovere e incoraggiare la missione della Chiesa in America Latina. Il solo fatto di averlo con noi ci entusiasma e ci riempie di speranza”. Tra le tappe del viaggio del Papa a Rio ci sarà anche un pellegrinaggio al santuario di Aparecida. La Gmg si svolge in un periodo difficile per il Brasile e non solo a causa del dilagare della povertà. Di che cosa ha bisogno oggi il mondo latinoamericano? “Il mondo oggi sta vivendo un cambiamento epocale, vale a dire, soffre una crisi culturale di grande portata, in cui il consenso sui valori ha subito una frattura. In questo contesto, la trasmissione della fede alle nuove generazioni è un compito complesso e delicato. Occorre parlare il linguaggio dei giovani, rispondere ai loro interrogativi, utilizzare gli strumenti di comunicazione che loro usano, ed è particolarmente importante che i giovani stessi siano i principali evangelizzatori degli altri giovani. La Gmg rappresenta una grande opportunità per suscitare la coscienza dei giovani nel compito dell’evangelizzazione. L’incontro di massa suscita entusiasmo e fiducia, soprattutto nell’ascolto del Successore dell’Apostolo Pietro e nel rispondere alla sua chiamata per contribuire alla Missione della Chiesa”. Papa Bergoglio è un figlio del Latino America. Quale dono porterà il suo Magistero alla chiesa universale? “Abbiamo già notato la capacità di Papa Francesco nell’incontrare le folle e testimoniare la freschezza del Vangelo, vissuto nelle sue parole e soprattutto nel suo esempio, la realtà di vivere essendo amati da Dio e amando Dio negli altri, soprattutto nel più bisognosi”. Vita La 28 luglio 2013 Al lavoro otto esperti di “materie giuridiche, economiche, finanziarie e organizzative” Una prima riunione è prevista poco dopo il ritorno del Santo Padre dal Brasile di Luigi Crimella U n’altra piccola “rivoluzione” di Papa Francesco: con atto chirografo reso pubblico venerdì 19 luglio, ha istituito a sorpresa una “Pontificia commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-organizzativa della Santa Sede”. Ne fanno parte otto esperti di “materie giuridiche, economiche, finanziarie e organizzative”, già illustri consulenti o revisori di istituzioni economiche vaticane od ecclesiastiche. Questi i loro nomi: Joseph F.X. Zahra (Malta), presidente; mons. Lucio Angel Vallejo Balda (Segretario della Prefettura degli Affari Economici), segretario; Jean-Baptiste de Franssu (Francia); Enrique Llano (Spagna); Jochen Messemer (Germania); Francesca Immacolata Chaouqui (Italia); Jean VidelainSevestre (Francia); George Yeo (Singapore). Una curiosità che balza subito all’occhio è che l’unico ecclesiastico nella nuova commissione è il segretario mons. Vallejo Balda. Si spiega ancora che Il dott. Zahra e il dott. Messemer sono attualmente revisori internazionali della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Quanto ai compiti del nuovo organismo “referente”, il Papa nell’atto chirografo è molto chiaro. Spiega infatti in apertura che “le riflessioni di questi giorni sui positivi dati di Bilancio, comunicati dal Consiglio dei Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede: Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede e Bilancio Consuntivo del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano per l’anno 2012, Ci inducono, sentiti i pareri di Eminentissimi Cardinali, di Fratelli nell’Episcopato e di collaboratori consultati sul tema, a proseguire nell’opera di introduzione di riforme nelle Istituzioni della Santa Sede, finalizzata ad una semplificazione e razionalizzazione degli Organismi esistenti e ad una più attenta L Il ritornello al salmo responsoriale, «Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto», serve da titolo alla meditazione suggeritaci dai testi biblici della diciassettesima domenica del tempo ordinario, anno C. Essi ci parlano della preghiera e, soprattutto, delle “dritte” che Dio, suo destinatario e l’unico che le possa rispondere, ci fornisce per renderla irresistibile. Fatto davvero sorprendente: è come se un padre, all’apparenza severo, suggerisse sottobanco ai figli dei “trucchi” infallibili per aggirare questa severità e per obbligarlo ad essere condiscendente con loro! La seconda formula della colletta elenca le caratteristiche della preghiera a cui Dio non può resistere: la fiducia e la perseveranza. Ambedue sono efficacemente presentate nella prima lettura (Gen 18, 2032) e nella lettura evangelica (Lc 11,1-13). Nella prima lettura, Abramo, forte dell’amicizia e della stima che Dio gli ha dimostrato, si azzarda a sfidare la volontà di giustizia che Dio gli ha manifestato nel suo progetto di punizione per il peccato di Sòdoma e Gomorra. Ha addirittura il coraggio di rimproverare Dio per la sua eccessiva severità, come un amico metterebbe in guardia l’amico dal rischio di una eventuale brutta figura: ««Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Non è questo attualità ecclesiale n. 30 5 UNA COMMISSIONE PONTIFICIA Il Papa attende proposte di riforma programmazione delle attività economiche di tutte le Amministrazioni vaticane”. Il compito è “proporre riforme” Dietro il linguaggio austero del testo chirografo si intuisce la volontà del Papa di andare a fondo nella conoscenza non soltanto delle strutture interne del Vaticano, ma anche e soprattutto delle modalità operative, delle eventuali duplicazioni o sovrapposizioni di compiti e mandati, delle “barriere” che possono esserci tra - ad esempio - Governatorato, Prefettura degli Affari Economici, Apsa, Ior e altre realtà satelliti (ad esempio, Ospedale Bambino Gesù, ecc.). Nel testo, infatti, si precisa che la commissione raccoglierà informazioni, cooperando con il Consiglio dei Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, al fine di preparare riforme nelle istituzioni della Santa Sede, finalizzate - dice testualmente il chirografo - “ad una semplificazione e razionalizzazione degli Organismi esistenti e ad una più attenta programmazione delle attività economiche di tutte le Amministrazioni vaticane”. Il Papa prosegue specificando che tale lavoro consisterà nell’offrire “il supporto tecnico della consulenza specialistica ed elaborando soluzioni strategiche di miglioramento, atte ad evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, ad operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto”. Indagine “sistematica” senza “segreto d’ufficio” Accanto alla notazione che “la Commissione inizierà i suoi lavori al più presto, Una prima riunione è prevista poco dopo il ritorno del Santo Padre dal Brasile”, nel chirografo si precisa inoltre che “le funzioni istituzionali della Commissione non invadono l’ambito di competenza del governo e delle attività delle Amministrazio- La Parola e le parole 17ma Domenica del Tempo Ordinario Anno C un vero e proprio energico rimprovero? Lo straordinario è che Dio non solo non si indigna per questa autentica sfrontatezza di Abramo, ma, sotto sotto, sembra compiacersene e cede subito: « Rispose il Signore: “Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo”». Incoraggiato da questo primo successo, Abramo, avanza richieste progressivamente più ardite di larghezza, tutte puntualmente accolte, tanto che Dio, per accontentarlo, dai cinquanta giusti chiesti all’inizio scende fino a dieci. Abbiamo qui ben descritte, dunque, fiducia e insistenza che riescono a vincere Dio. Ma l’episodio contiene una terzo suggerimento, ovverosia la preghiera di intercessione di chi si accorge dei peccati che commettono i fratelli e del pericolo in cui, per questo, si trovano. Abramo prega per la salvezza di una città di depravati, mentre avrebbe potuto dire: «Stanno ricevendo quanto si meritano. Non sono fatti miei». Dio, evidentemente, apprezza la compassione di Abramo e, anche per questo, lo ascolta: un evidente invito per noi a non chiamarci fuori quando vediamo il nostro prossimo sbagliare. Abramo interviene solo con la preghiera, che non è l’ultimo dei rimedi, ma il primo e anche il più efficace. La vicenda di Sòdoma non si concluderà, però, positivamente: Abramo, nonostante il suo appassionato impegno, non riuscirà a salvare Sòdoma. Un monito contro l’illusione di poter peccare indefinitivamente senza conseguenze negative. Una comunità che, come Sòdoma, si dimentichi di Dio e dei valori contenuti nella sua santa legge è a rischio, non tanto di fuoco dal cielo, ma di autodistruzione, come lo dimostrano i fatti atroci che i mezzi di comunicazione ci mettono davanti ormai quasi tutti i giorni. A Sòdoma non furono trovati neppure dieci giusti e questo significò la fine della città. Ogni città ha bisogno davvero di questi “dieci giusti”. Secondo un antico detto, sono i monasteri (ma oggi potrebbero esserlo, per esempio, anche le parrocchie) i parafulmini, o, se vogliamo, i “dieci giusti” che salvano dall’ira di Dio la città in cui si trovano. A patto, naturalmente, che questi vivano «con Cristo sepolti nel battesimo e, con lui anche risorti» (seconda lettura, Col 2,12-14), secondo la prospettiva indicata dall’apostolo Paolo. Il momento privilegiato per esercitare l’intercessione è certamente la celebrazione dell’Eucarestia, infinitamente superiore, nella sua potente efficacia sul cuore di Dio, a quella della preghiera di Abramo. La lettura evangelica ribadisce l’insegnamento del racconto della Genesi: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve ni interessate, che sono tenute ad una sollecita collaborazione con la Commissione stessa. Il segreto d’ufficio ed altre eventuali restrizioni stabilite dall’ordinamento giuridico non inibiscono o limitano l’accesso della Commissione a documenti, dati e informazioni necessari allo svolgimento dei compiti affidati”. Il Papa quindi vuole essere informato con ampiezza di dettagli e lo precisa scrivendo che la stessa Commissione gli consegnerà gli esiti del lavoro di indagine svolto: “Essa è tenuta a depositarCi l’intero archivio cartaceo e digitale alla conclusione del suo mandato”. Ancora la Commissione potrà “avvalersi della collaborazione di esperti e di società di consulenza da individuare sia all’esterno, in tutto il mondo, che all’interno della Santa Sede che non si trovino in conflitto di interessi per l’esercizio di professioni, di funzioni o di incarichi connessi con le attività delle Amministrazioni vaticane”. Insomma, una vera “rivoluzione” perché per la prima volta viene avviata una indagine sistematica sulle strutture vaticane, senza che alcuno possa invocare - dice il Papa - “il segreto d’ufficio”. e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». Perché la nostra preghiera venga accolta, occorre seguire la “strategia” indicataci da Gesù: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt. 6, 7-8; 3233). Nell’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato troviamo la “scaletta” giusta delle richieste da fare: prima il regno di Dio, poi il necessario alla vita e, infine, il perdono dei peccati, per ottenere il quale bisogna però perdonare in anticipo. Anzi, nella versione del “Padre nostro” di Luca, più concisa di quella di Matteo, paradossalmente sembra addirittura che sia Dio a doverci imitare nel perdono: « Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore». Quando, infine, avvertiamo, come già i discepoli di Gesù, la nostra inadeguatezza nella preghiera, non dobbiamo vergognarci di rivolgergli con fiducia la loro stessa richiesta, meravigliosa nella sua semplicità, che egli dimostrò di gradire: «Signore, insegnaci a pregare». Don Umberto Pineschi 6 La formazione alla democrazia tra percorsi culturali e partecipativi di Massimo Gori U n titolo appropriato per tematiche di grande attualità quelle del seminario organizzato dall’Istituto Vittorio Bachelet e dal settore giovani di Azione cattolica che si è svolto sabato 8 giugno alla Domus Mariae a Roma. Il presidente nazionale Franco Miano ha evidenziato nel saluto iniziale come la nostra fede non sia da pensare solo in riferimento alla vita personale ma anche a quella comune, la vita dei cristiani si interseca con le vicende delle nostre città e dell’intero paese, questo richiede una costante formazione perché i laici siano cittadini degni del vangelo. La prima relazione è stata svolta da Francesco Occhetta S.I. scrittore de “La civiltà cattolica” . Dobbiamo considerare egli ha detto, che l’impegno politico del cristiano ha necessità di una vita spirituale e del sostegno della comunità. Se osserviamo la realtà vediamo che i partiti, intesi come strumenti di partecipazione alla vita democratica, in questi decenni si sono chiusi e sono diventati degli organismi tecnici, si è così incrinata la fiducia tra elettori Un episodio ignobile A nome dell’ Istituto storico della resistenza di Pistoia esprimo il più profondo sdegno per l’ignobile episodio dell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva, moglie di un oppositore al regime tirannico del Kazakistan, imprigionato e torturato nel suo paese, e di sua figlia di appena sei anni. Chi ha dato l’ordine ai numerosissimi agenti di polizia di compiere l’indegna operazione? Chi la ha avallata? Quale funzionario l’ha diretta e pianificata? Quale politico la ha approvata? Se nessuno del governo sapeva niente, come viene riferito, allora siamo di fronte ad un fatto ancora più grave, ad uno scollamento fra poteri che fa intravedere pericolosi orizzonti futuri. Cosa sarebbe successo se la Francia avesse espulso gli antifascisti fuoriusciti tra cui ad esempio tra gli altri Turati, Pertini,Valiani, Nenni, Gobetti e Amendola, questi ultimi moribondi a Parigi per le bastonate dei fascisti? Per i fratelli Rosselli non ci fu bisogno di chiedere l’estradizione, ci pensarono i pugnali dei sicari del duce. Siamo costretti ancora una volta a ricorrere alla costituzione italiana che, all’art. 26 ha, tra l’altro, disposto che nessuno può essere estradato per reati politici. Quale reato politico potevano aver fatto la moglie e la figlia di un dissidente? On. Roberto Barontini Cambia il clima Caro Direttore, la primavera 2013 è finita, piovosa, specie nel mese di maggio. Come nel 1956 e 1991. Con i dati certi, rilevati dal 1880, si può osservare una fase di riscaldamento della Terra con alcuni sbalzi termici. A partire dall’inizio dell’era industriale, 200 anni fa,“i cambiamenti climatici provocati dall’uomo inducono n. 30 28 luglio 2013 Azione Cattolica e Istituto Vittorio Bachelet Vita La Democratica-mente ed eletti, è venuto meno il vincolo di mandato e di conseguenza sembrano quasi esauriti. Andiamo verso uno stato liberale di democrazia liquida come il movimento di Grillo? E la democrazia diretta può consentire il recupero dei corpi intermedi? Occorre promuovere una cultura civica ed anche su questo la chiesa può dare un grosso contributo formativo. Riguardo agli effetti dei media digitali sulla società ne ha parlato Paolo Peverini docente alla Luiss. Tali strumenti pur avendo grandi potenzialità nell’ambito della politica, sono ad oggi utilizzati da un numero limitato di persone, dobbiamo inoltre riconoscere che essi annullano la mediazione attuata da specifiche realtà associative. Questi mezzi di comunicazione più evolvono e più semplificano il linguaggio, lo vediamo ad esempio nel passaggio da facebook a twitter per la brevità dei comunicati. In particolare twitter ha modificato il sistema dell’informazione e si sta rivelando un grande strumento di marketing. Teniamo in considerazione inoltre che i soggetti influenti su twitter sono pochissimi giornalisti, politici e blogger. Sarebbe auspicabile che i movimenti si organizzassero in maniera diversa rispetto a quanto sta avvenendo. Andrea Vecci si occupa di imprenditoria e cooperazione sociale. Queste esperienze egli ha detto, sono forme di prepolitica in quanto vengono gestite con logiche democratiche. Le cooperative sociali sono organizzazioni che creano lavoro e ridistribuiscono la ricchezza prodotta, si occupano di asili nido, minori, tossicodipendenti, anziani, ma anche di servizi quali lavanderia, pulizia, il verde. Tali imprese non hanno solo uno scopo mutualistico ma hanno anche una funzione civica, infatti promuovono un senso di responsabilità, sviluppano legami tra gli interessi dell’impresa e quelli del territorio ed inoltre riducono la spesa pubblica. A Molfetta è operativo un “Coordinamento di cittadini” la cui esperienza è stata riferita da Graziano Salvemini. Domandiamoci egli ha detto, come le nostre associazioni ecclesiali possono essere importanti per la città. Il nostro proposito è quello di formare alla partecipazione democratica, ad esempio prima della elezioni amministrative comunali e di quelle politiche abbiamo cercato di far recuperare il senso di un voto responsabile e libero. Abbiamo poi elaborato un codice etico per i partiti e gli elettori, ed effettuato una propaganda dal titolo “Io cambio! Il mio voto non lo scambio”. Le conclusioni sono state affidate a Lorenzo Caselli il quale ha delineato alcune indicazioni operative molto interessanti. Noi cristiani ha affermato, dovremmo porci come coscienza critica ed impegnarci a costruire un ethos condiviso capace di generare nuovi stili di vita. Importante è anche l’elaborazione culturale finalizzata alla costruzione di un pensiero politico e la presenza di un tessuto sociale strutturato nei corpi intermedi. Lettere in redazione una variazione della temperatura fino a cento volte più veloce di quella tipica dei cambiamenti climatici naturali… Oggi l’umanità consuma in un anno tanta energia fossile quanta la terra ne ha accumulata nel sotto suolo in un milione di anni.” Uno studio considerato opera di riferimento nel campo della’ sostenibilità compare nelle 478 pagine del volume “Futuro sostenibile” Wuppertal Institut, W.Sachs, M. Morosini. Sono enormi i progressi scientifici e tecnologici. In una pagina di un recente libro il Dalai Lama scrive:“Nel corso degli ultimi cinquemila anni, il nostro cervello non si è trasformato in modo significativo, mentre il mondo circostante è cambiato secondo modalità e ritmi straordinari.” Da altro libro (S. Kaza “Consapevolmente verdi”, 2010) annotiamo poche righe dal capitolo intitolato “Un’etica spirituale”… “ciò che deve cambiare non è l’aria o l’acqua, che non devono essere più inquinate, ma l’etica che ha permesso che l’inquinamento si verificasse…”. È noto il quadro del dissesto idrogeologico, della cementificazione, del degrado del paesaggio italiano. Nel 1976 un quotidiano riportava un piano di nuova legislazione sull’assetto del territorio citando l’ecologia. La crisi ristagna. Non eterna dura la bonaccia! Anche per “noi altri di Italia poveri, ambiziosi e vili” scriveva Machiavelli cinque secoli fa. Mentre il ciclo culturale mondiale sta ricordando l’opuscolo del segretario fiorentino possiamo infine fantasticare su… ecologia… di “uno nuovo principe”. Chissà quale fine e ambiguo sorriso, o sogghigno, avrebbe il Machiavelli osservando l’attuale villaggio terrestre affacciato nell’esplorazione del cosmo. Riproponendoci lettura di almeno il titolo del XXVI capitolo del suo capolavoro ci esorterebbe a smetterla di “voltolare un sasso” di antica sovranità nazionale per adeguare ai tempi dei nativi digitali gestione nuova europea nel mondo. Un mondo che, intero, abbisogna di ricostruzione (perestrojka è parola internazionale, ma intraducibile in altre lingue). Il tutto badando bene alla “continua lezione delle cose antiche” e “lunga esperienza delle cose moderne”. b.p. barni La riforma elettorale deve essere per l’uomo Si parla molto di legge elettorale. Lo fa il Capo dello Stato, Napolitano, pungolando parlamentari e partiti a procedere con sollecitudine alla riforma della legge, che fu definita da subito un “porcellum” dallo stesso parlamentare che l’aveva presentata. L’accordo sulla necessità e l’urgenza di questa riforma è praticamente generale. Eppure sono solo parole perché finora non si è ottenuto nulla. L’impressione che molti hanno è che i partiti e le forze politiche stiano considerando più i vantaggi e gli svantaggi che ricaverebbero dalle possibili modifiche dell’attuale normativa; l’interesse del Paese e quello della gente comune sembra essere un argomento estraneo alla vita del nostro Parlamento. Non voglio entrare in merito a proposte tecniche per le quali non ho competenza, ma vorrei provare a leggere con gli occhi del comune cittadino, dell’elettore quello che, forse utopicamente, mi aspetterei dalla nuova legge elettorale dello Stato Italiano. Non è difficile constatare che l’attuale rappresentanza politica non gode di quella rappresentatività dei problemi reali della gente e del territorio, che aveva caratterizzato la grande stagione della nascita della Repubblica e dell’esperienza parlamentare nel dopoguerra. Il difetto principale che si avverte nel sistema in vigore è che l’elettore non ha la possibilità di scegliere fra i candidati. L’elezione dei parlamentari dipende quindi completamente dalle decisioni dei partiti, col risultato che spesso gli eletti non hanno e non avranno alcun rapporto vero con il territorio di cui dovrebbero essere espressione. Il parlamentare imposto dai partiti, spesso scelto in base a meriti che non vanno oltre l’ossequio ai capi, sarà chiamato a rendere conto del proprio operato dagli stessi capi del partito e non dagli elettori che non sono mai coinvolti nella scelta del suo nome. In questo modo la “casta” dei politici semplicemente clona se stessa. E se la “casta” attuale non raccoglie molta stima difficilmente i suoi cloni potranno migliorare. Se prima l’uomo della strada generalmente sapeva più o meno chi fosse il referente politico da cui sentirsi rappresentato e a cui rivolgersi per avere attenzione, direttamente o attraverso i canali dei partiti e delle organizzazioni socio-politiche, oggi la gente si sente priva di riferimenti affidabili. Da non sottovalutare è, poi, il processo di personalizzazione della politica: non esistono più i valori sociali ed bagagli ideali delle forze politiche. In passato quando si leggeva PCI, PSI, DC, PRI, PLI, MSI, … si identificava subito il pensiero che stava dietro a queste sigle di partito; oggi tutto è stato sostituito dal nome del leader di turno. Non esiste più un pensiero politico o sociale, esiste È apprezzabile l’impegno concreto nel rinnovare la forma partito e nel trovare nuovi strumenti di partecipazione. Infine, il cattolicesimo prepolitico della tradizione democratica può dare un contributo alla democrazia italiana ed europea conferendole un’anima. Parole e pensieri espressi con competenza e frutto di approfondite analisi sulla realtà che possono orientare i fedeli laici impegnati negli ambiti della vita civile, politica e sociale delle nostre città. l’immagine del leader, che prende voti da tutte le parti del Paese per il fascino del suo nome, senza di fatto rappresentare il mondo reale degli elettori.Tutto questo è una limitazione ed una violazione della democrazia reale, perché il politico eletto non è tenuto a rappresentare i bisogni della gente, ma a tutelare e promuovere interessi personali o di gruppo più o meno influenti.Che cosa allora chiedere ai nostri parlamentari impegnati a riformare la legge elettorale? Alcuni punti mi sembrano chiari: • Si faccia di tutto perché i cittadini abbiano voce. • L’eletto sia uno vicino alla gente, in ascolto della vita reale, delle sofferenze e delle inadeguatezze del mondo del lavoro e della scuola, della vita familiare e dello stato sociale. • Il parlamentare si getti in politica per servire il popolo e non per servirsi del potere acquisito a vantaggio proprio o della casta. Tutto questo richiede che agli elettori venga restituita la possibilità di scegliere non solo fra bandiere (o immagini di leader) diverse, ma anche fra donne e uomini differenti, fra programmi personali e di gruppo che siano affidabili e verificabili attraverso il rapporto fra la base e gli eletti. Se da una parte ciò esige la presenza di candidati competenti, generosi, onesti, animati da forti tensioni ideali e da virtù non comuni, dall’altra domanda che il legislatore dia fiducia al popolo elettore nel saper discernere fra possibilità diverse e di sapersi affidare a chi è sentito più vicino alla gente per storia, passione, vocazione e missione. Solo così la politica non sarà più un affare su cui investire, quanto piuttosto una vocazione cui rispondere e una missione da svolgere e i politici saranno scelti per vocazione, non per affari, per missione, non per guadagno. E’ utopia tutto ciò? Spero proprio di no. Piero Pierattini Pistoia Sette N. 30 28 LUGLIO 2013 L a Settimana teologica della Diocesi di Pistoia – appuntamento che ormai per tradizione segna l’inizio del nuovo anno pastorale – si occuperà del tema della sinodalità. “La chiesa è di tutti. Partecipazione, corresponsabilità, sinodalità” è il suo titolo, è la sollecitazione che intende lanciare, è il messaggio che si impegna a trasmettere. “Sinodalità” come sinonimo appunto di assunzione di responsabilità da parte di ogni singolo cristiano circa il cammino, il comportamento e il destino della “sua” chiesa. La lezione inaugurale, dopo il consueto saluto del nostro Vescovo, sarà curata dal direttore stesso della Settimana Mons. Giordano Frosini. In quest’ultimo periodo, don Frosini si è molto occupato del tema, riconosciuto come uno dei segni dei tempi più forti e prolifici della stagione storica della chiesa e non solo, e ad esso ha dedicato la sua ultima fatica di ricerca ed elaborazione. Il testo di don Frosini sarà a disposizione nei giorni di svolgimento della Settimana teologica. Franco Garelli, poi, tornerà a Pistoia che già lo ha avuto apprezzato ospite in occasione della presentazione della sua indagine sulla particolare natura della “religiosità all’italiana”. Anche stavolta il sociologo si occuperà di fotografare, alla luce delle sue indefesse analisi, il fenomeno nel suo stato attuale e nelle sue linee di tendenza. Maria Teresa Fattori, il terzo gior- L a scuola di formazione teologica della diocesi di Pistoia, con la presentazione del nuovo calendario e del programma per la stagione 2013/2014, invita tutti coloro che hanno desiderio di approfondire e strutturare la propria fede a prendere in considerazione la partecipazione alle lezioni, magari sperimentando la frequenza di un singolo corso. Oltre agli incontri di teologia dei regolari tre anni che propongono una presentazione generale delle discipline teologiche fondamentali, il corso speciale (il cosiddetto IV anno) questa volta, anziché incentrarsi su una tematica specifica, spazierà lungo una ricognizione ad ampio raggio tra teologia, letteratura e filosofia. Saranno prese in considerazione ed analizzate voci particolarmente significative del panorama culturale recente e contemporaneo, soffermando l’attenzione anche su pagine di grandi autori che sono perni della letteratura mondiale e che hanno conquistato questa centralità proprio per il loro sapersi confrontare con le domande spirituali fondamentali. Il dialogo nella leggenda del grande inquisitore dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij o la ricerca del senso e la domanda sul male ne La peste di Camus sono due esempi di queste pagine di alta letteratura. Le voci di Etty Hillesum, Giorgio La Pira, Alda Merini, Martin Buber, Gianni Vattimo stimoleranno, no, mostrerà, in prospettiva storica, come il fenomeno della partecipazione all’interno della chiesa è venuto a svilupparsi. Il titolo del suo intervento ha come segnavia di partenza il discusso “concilio” di Gerusalemme di cui viene fatta menzione negli Atti degli Apostoli e, come ultimo margine, l’esempio di partecipazione offerto dal Concilio Vaticano II, il concilio che ha visto il più alto numero di partecipanti a vario titolo. Basilio Petrà (la quarta serata) ci stimolerà ad un interessante confronto tramite uno sguardo sul modo in cui la sinodalità è vissuta e realizzata all’interno delle chiese ortodosse, mentre Dario Vitali (il quinto giorno) affronterà il delicato argomento del modo in cui possa intendersi - e conciliarsi - il primato del papa nell’ottica di una concezione di chiesa come comunione e “democrazia”. L’ultima giorno sarà dedicato al tema della sinodalità nelle chiese locali. Il teologo Severino Dianich proporrà indicazioni sul modo e sulle misure in cui la partecipazione di tutti può essere attuata nel cuore della propria parrocchia. Sarà forse il tema che riguarderà maggiormente i laici che parteciperanno alla Settimana, avendo qui, infatti, suggerimento pratici (dopo averne ricevuti di storici e teorici) su come attuare il proprio ruolo di responsabilità e partecipazione. La prima esperienza ecclesiale, infatti, ogni cristiano la vive nella propria parrocchia e il consiglio pastorale è il XXVII SETTIMANA TEOLOGICA La chiesa è di tutti Da lunedì 2 settembre a sabato 7 settembre 2012 Seminario Vescovile Via Puccini, 36 – Pistoia Ore 17,15 INFO: Tel. 0573.976133 – 0573.308372 e-mail: [email protected] sito internet: www.diocesipistoia.it, www.settimanalelavita.it Durante le giornate saranno disponibili le pubblicazioni riguardanti gli argomenti trattati, in particolare quelle curate dai relatori, e delle Settimane teologiche del passato Lunedì 2 settembre 2013 Saluto del Vescovo Mons. Mansueto Bianchi GIORDANO FROSINI della Facoltà Teologica dell’Italia centrale La sinodalità un segno dei tempi Martedì 3 settembre 2013 Franco garelli dell’Università di Torino Una situazione in divenire primo luogo dove estrinsecare questo ruolo di collaborazione. Tra questioni di principio e suggerimenti pratici, dunque, avremo Mercoledì 4 settembre 2013 MARIA TERESA FATTORI della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna Dal “Concilio” di Gerusalemme al Vaticano II Giovedì 5 settembre 2013 BASILIO PETRà della Facoltà Teologica dell’Italia centrale La sinodalità delle chiese ortodosse Venerdì 6 settembre 2013 DARIO VITALI della Pontificia Università Gregoriana Primato e collegialità Sabato 7 settembre 2013 SEVERINO DIANICH della Facoltà Teologica dell’Italia centrale Sinodalità nella chiesa locale conclusioni Mons. Mansueto Bianchi Vescovo di Pistoia modo di riflettere sul nostro essere “popolo di Dio” e su come raccogliere la provocazione-sollecitazione che don Frosini, prima con il titolo di un suo libro e adesso con la denominazione di questa ventisettesima Settimana teologica, continua a rivolgersi, ovvero: “la chiesa siete voi!”. A.V. SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA Programma e calendario Le lezioni riprenderanno il 22 ottobre con la prolusione di monsignor Bianchi su “La storicità dei vangeli nel pensiero di Benedetto XVI” con i loro provocanti argomenti, altri momenti di riflessione e confronto. Avendo anche il fine di sollecitare lo studio e la serietà del percorso di studio con facoltativi esami intermedi e tesina per il diploma finale, quest’anno la Scuola di teologia ha organizzato anche una lezione di Metodologia, tenuta dalla prof.ssa Mariangela Maraviglia, specifica per la redazione del testo conclusivo scritto: una sorta di piccola guida su “come fare una tesina” ed una propedeutica geberale al metodo di studio. La lezione si svolgerà prima dell’inizio ufficiale delle lezioni. La prolusione ai corsi sarà tenuta martedì 22 ottobre 2013. Il nostro Vescovo aprirà ufficialmente le attività della Scuola con una lezione intorno a “La storicità dei Vangeli nel pensiero di Benedetto XII”. Appuntamento dunque alla lezione inaugurale. L’avvio ufficiale dei lavori della scuola sarà martedì 22 ottobre, alle 20.45, nei locali del Seminario di via Puccini: Prolusione “La storicità dei vangeli nel pensiero di Benedetto XVI” relatore Mons. Mansueto BIANCHI. Lunedì 28 ottobre alle 20,45 si terrà una lezione dI Mariangela Maraviglia di Metodologia per ricerca, bibliografia e note rivolta a tutti coloro che si apprestano a redarre la relazione per il diploma primo anno Martedì dalle ore 20,45 alle ore 22,15 Teologia Fondamentale Mons. G. Frosini (ottobre 29/novembre 5-12) Introduzione alla S. Scrittura Padre D. Aucone (novembre 19-26/dicembre 3-10) Introduzione alla Morale Don R. Breschi (dicembre 17/gennaio 14-21-28) Introduzione alla Liturgia Don L. Carlesi (febbraio 4-11-18-25) Storia della Chiesa/1 M. Maraviglia (marzo 4-11-18-25) Cristologia Mons. G. Frosini (aprile 1-8-29/maggio 6) L’uomo nella cultura contemporanea Don I. Marcantelli (maggio 13-20-27) SECONDO E TERZO anno Martedì dalle ore 20,45 alle ore 22,15 Sacra scrittura: Cantico dei cantici Don Cristiano D’Angelo (ottobre 29/novembre 5-12-19) Storia della Chiesa/2 M. Maraviglia (novembre 26/dicembre 3-10-17) Liturgia: Preghiera liturgica Don L. Carlesi (gennaio 14-21-28) Sacra Scrittura: Vangelo di Giovanni Mons. M. Bianchi (febbraio 4-11-18) Cristo rivelatore di Dio Mons. G. Frosini (febbraio 25/marzo 4-11) Patrologia Don I. Marcantelli (marzo 18-25/ aprile 1) Morale della vita fisica Don W. Lazzarini (aprile 8-29/maggio 6) Ecclesiologia Mons. G. Frosini (maggio 13-20-27) IV ANNO “VOCI E PAGINE TRA TEOLOGIA, LETTERATURA E FILOSOFIA” Lunedì dalle 20,45 alle 22,15 Etty Hillesum e la bellezza di camminare con Dio Beatrice Iacopini (novembre 11-18-25) Alda Merini. Percorsi teologici in frammenti di vita e poesia Edy Natali (dicembre 2-9-16) La risposta di Cristo al male ne “La leggenda del Grande inquisitore” di Dostoevskij Francesca Ricci (gennaio 13-20-27) Camus, un laico in ricerca Francesco Gaiffi (febbraio 3-10) Giorgio La Pira: preghiera e vita Don Diego Pancaldo (febbraio 17-24/ marzo 3) Martin Buber: filosofia e teologia Giovanni Ibba (marzo 10-17) Vattimo, il pensiero debole e la teologia Andrea Vaccaro (marzo 24-31) John Henry Newman il promotore del laicato, anticipatore del Concilio Mons. Giordano Frosini (aprile 7-28) 8 comunità ecclesiale PASTORALE TERZA ETA’ Ferragosto dell'anziano Venerdì 9 agosto, come ogni anno, il Centro Monteliveto organizza il “Ferragosto dell’anziano” giunto al suo ventunesimo appuntamento. Meta della gita di quest’anno sarà Montalcino, Sant’Antimo e Pienza. Sarà una giornata piena e interessante. La mattinata è come al solito soprattutto dedicata a o spirito, con la Messa e a visita ad un luogo che trasmette pace e serenità. Il pomeriggio invece ci porterà un arricchimento culturale, con la visita a Pienza, gioiello del Rinascimento, conosciuta in tutto mondo, edificata per volere del Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini). Oltre alle bellezze artistiche racchiuse nella piazza del Duomo, da ammirare anche il magnifico panorama della Va d'Orcia, dichiarato dall'Unesco “Patrimonio dell’umanità”. Questo il programma della giornata: Ore 7: partenza da via Puccini (per chi parte da Casalguidi, appuntamento alle 7 davanti alla palestra, zona Conad); ore 10: arrivo a Montalcino, dove sarà possibile fare colazione al bar e una breve visita all’interessante città, famosa per il vino Brunello; ore 11: trasferimento all'Abazia di Sant'Antimo (5 Km), per la celebrazione dell'Eucarestia; ore 12,30: trasferimento al ristorante; ore 15: partenza per Pienza; ore 15,45: visita della città; ore 17: partenza; ore 19,30: rientro a Pistoia. Il costo per persona è di euro 40,00 (pullman, pranzo, offerte). Confermare la prenotazione entro il 31 luglio a Paolo Gelli, tel 0573 527756 (ore pasti). Le prenotazioni verranno accettate fino ad esaurimento posti. Festa di San Bartolomeo Il 24 agosto ricorre la festa di San Bartolomeo e, come ogni anno, le celebrazioni nella chiesa di San Bartolomeo apostolo a Pistoia iniziano il giorno prima. Questo il programma UNZIONI Venerdì 23 agosto ore 19-24; sabato 24 agosto dalle 8 alle 9, dalle 10 alle 11, dalle 12 alle 13, dalle 15,30 alle 24; domenica 25 agosto dalle 9 alle 10 e dalle 11,30 alle 12,30. CELEBRAZIONI Venerdì 23 agosto ore 17,30:Vespri; ore 18: Messa; ore 19: Benedizione dell’olio Sabato 24 agosto ore 7: Messa; ore 9: Messa; ore 11: Messa presieduta da monsignor Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia. Durante la celebrazione della Messa le unzioni vengono sospese. Monastero delle Clarisse Appuntamenti Venerdì 2 agosto: Perdono d’Assisi ore 16: Messa celebrata da don Simone Amidei. Domenica 11 agosto: Solennità di Santa Chiara. La festa sarà preceduta da un triduo dove un biblista terrà alcune riflessioni. Vita La n. 30 28 luglio 2013 Ricordo di don Walter Pastacaldi M artedì 16 luglio 2013, il caro don Walter Pastacaldi è tornato nella sua Pieve di santa Maria a Limite per ricevere l’ultimo abbraccio dei suoi parrocchiani. Don Walter era nato a San Pierino Casa al vescovo il 5 gennaio 1933. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1956 e nominato cappellano nella chiesa di San Bartolomeo a Pistoia; poi, il 30 gennaio 1960, divenne parroco nella chiesa di San Miniato a Calamecca. Il 27 ottobre 1963 fu nominato parroco nella Pieve di S. Maria a Limite, dove è rimasto fino al 9 settembre 2012 e in quella data, gravemente ammalato, si è ritirato presso la casa dell’anziano a Pistoia, dove è morto santamente il 14 luglio 2013. La bara di don Walter, posata sul presbiterio, davanti l’altare, era coperta di fiori bianchi con la sua foto in abiti sacerdotali ben visibile a tutti. Insieme al vescovo, monsignor Mansueto Bianchi, al vicario, don Paolo Palazzi, e al parroco di Limite don Franco Sgrilli, concelebravano 25 sacerdoti. Nella chiesa gremita era presente il sindaco del Comune di Capraia e Limite, Enrico Sostegni, e sei suore Minime venute da Poggio a Caiano. Nell’omelia il vescovo ha com- Fu parroco a Limite sull’Arno dal 1963 al 2012 mentato il vangelo del chicco di grano, che dà frutto solo se marcisce e muore. Dopo il silenzio della morte resta solo l’amore e il bene che si è seminato e don Walter ha saputo farlo con la sua vita sacerdotale tutta spesa per il bene della chiesa e dei fratelli. Dopo la comunione alcuni collaboratori hanno ricordato il loro parroco, dicendo che don Walter è stato esemplare, ligio al suo dovere sacerdotale, attento alle direttive della chiesa, pastore buono per il suo popolo, sollecito, accogliente e impegnato verso tutti. Con la parola e con l’esempio ha insegnato a fuggire il male e le discordie e a ricercare solo il bene e l’unione. Con onestà e serietà ha educato i giovani all’amicizia sincera con Cristo e con i fratelli ed alla carità verso i poveri, che aveva messo al centro della sua attività pastorale. Ha avuto grande cura delle sue chiese della Pieve, della compagnia, di san Lorenzo, di Pulignano. Nel giorno della sua partenza per Pistoia gli fu presentata, a ricordo dei suoi meriti, una targa, che ora è affissa nella chiesa della Pieve, e lui si schermì con modestia, perché aveva la sincera e serena consapevolezza di aver compiuto solo il suo dovere. E sappiamo che anche dalla Casa dell’anziano egli aveva continuato a pensare ai suoi parrocchiani e a pregare per loro. Il sindaco ha ringraziato don Walter per il contributo che ha dato alla comunità in questi 50 anni. Ha detto che la morte lascia un forte silenzio, ma per don Walter parlano altrettanto forte tutte le cose che ha fatto e che ha lasciato per noi, mentre il suo affetto di parroco risuona ancora in questa chiesa. Alla fine della messa si è cantato l’inno alla patrona di Limite, la Madonna del Buon Consiglio, alla quale don Walter era profondamente legato. Quando partì per Pistoia, tutti insieme lo affidammo alla protezione di quella vergine santa e Maria, madre attenta e compassionevole, lo ha accolto e lo ha accompagnato alla casa del padre proprio nella seconda domenica di luglio, che per tradizione qui a Limite, è la festa annuale in suo onore. Chi scrive può dire di essere stata una delle prime persone a conoscere don Walter e a diventare stretta collaboratrice e amica, insieme a tutta la famiglia. La casa, dove la sua mamma sedeva a ricamare, era aperta e noi la consideravamo la nostra seconda residenza. Cinquanta anni di amicizia, di collaborazione, di impegno, suscitano profondi ricordi che sono racchiusi nel cuore ed è difficile rievocarli tutti; usciranno a far del bene nei momenti del bisogno. Posso dire che don Walter ci è sempre stato tanto vicino, sia nei momenti lieti che in quelli della prova. Dopo la morte della sua cara mamma, avvenuta più di sette anni fa, egli dimostrò ancora più affetto verso la mia anziana madre. L’8 dicembre 2011, quando ella compì 100 anni, don Walter fece pregare pubblicamente per lei durante la Messa e le fece avere la benedizione di Papa Benedetto. Quando la salute glielo permetteva don Walter veniva a trovarla, la baciava, si guardavano con tenerezza e pregavano insieme. Dopo che si era ritirato a Pistoia, ci sentivamo spesso e voleva sapere tutto di noi. Nell’ultima telefonata, con la poca voce che gli era rimasta, mi disse: “Ti benedico, benedico tutti!” Sì caro don Walter, ora che sei fra le braccia del Padre, continua a benedire: benedici tutti, benedici il tuo paese di Limite, dove la gente ti vuole bene e ti è grata. Lidia Tognetti Mati Chiesa di Treppio Messa in suffragio di Simone Scatizzi Concerto d'organo e canto con Elisa Teglia e Arianna Rinaldi I n memoria di monsignor Scatizzi nella ricorrenza del terzo anniversario della morte, martedì 27 agosto alle 18 in Cattedrale si terrà una messa in suffragio presieduta dal vescovo monsignor Mansueto Bianchi. Per l’occasione sono invitati i preti, i religiosi , i laici e tutti i fedeli Monsignor Simone Scatizzi, per venticinque anni vescovo di Pistoia, con i suoi libri e la sua vita di autentico cristiano, ha trasmesso l’amore per il prossimo; sempre disponibile per gli ultimi, pronto in qualsiasi momento a dare il suo contributo umano e spirituale mettendosi a disposizione di chi aveva bisogno. Di origini umili e pieno di sani principi che lo portarono, nella sua adolescenza, a consacrarsi a Dio; i suoi esempi e le sue parole sono state sempre orientate a creare un mondo migliore e più giusto vedendo nel vangelo il vero strumento per una vita sociale fatta di giustizia, di eguaglianza e di amore fraterno. Una delle sue tante poesie che ci ha lasciato e che qui riportiamo rappresenta tutti i suoi sentimenti di vero cristiano: “Signore, sentiamo in noi una profonda nostalgia e voglia di perdersi nell’altro, desiderio di appartenersi, gioia di amarci sempre di più e nostalgia di fedeltà totale. Signore,tu ci chiami alla fedeltà. Il tuo amore in noi è risorsa di fedeltà, il tuo Spirito in noi ci educa alla fedeltà profonda. Signore, quali stupori, quali entusiasmi, quali impegni si sviluppano in noi, dicono la nostra complicità nell’amore. Ma c’è pure la sofferenza della sconfitta, la delusione della rinuncia, l’ostinazione della pretesa, il fascino dell’evasione. Signore, non abbandonarci. Il nostro cuore respira in te. Aiutaci a ritrovare ogni giorno la forza del nostro si. Siamo sposi per la vita, nell’amore, nella fedeltà”. Questi sono i sentimenti che Simone esprimeva con i suoi scritti, con le sue poesie, ma ancor di più con la sua vita, con il suo esempio, con la sua accoglienza, sempre pronto per tutti e in qualsiasi momento della giornata. Un padre, un fratello, un amico, questo era i l nostro vescovo Simone. Giancarlo Caroli T orna a suonare l'antico organo Pietro Agati (1794) della Chiesa di Treppio. L'occasione è la festa annuale della locale Misericordia, domenica 11 agosto (ore 21.15). Ad esibirsi saranno l'organista Elisa Teglia e la mezzosoprano Arianna Rinaldi, che eseguiranno musiche di Mascagni, Franck, Puccini, Schubert, Stradella, Paisiello, Martini, Fauré, Beethoven e Mozart. Rinaldi (classe 1985) ha già ottenuto premi e riconoscimenti a importanti concorsi internazionali come il Lauri Volpi 2012 (finalista nelle sezioni Lirica e Musica da Camera), il Concorso Lirico Internazionale Città di Basciano 2012 (Premio Miglior Giovane). Nel 2010 Premio Speciale Giovani Talenti al Concorso Liederistico Internazionale Giulio Neri a Torrita di Siena; Primo Premio al Cobelli di Brescia (in duo con Lorenzo Orlandi, vincendo anche i premi miglior duo, premio giovani e premio speciale Radio Classica-Class Editori).Teglia, dopo la laurea al Dams di Bologna e un master in musicologia presso l’università di Paris IV, nel 2005 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in musicologia in co-tutela presso le università di Paris IV e Bologna: partecipa come relatrice a numerosi convegni di studi internazionali e ha scritto articoli di musicologia per riviste italiane, francesi, tedesche ed olandesi. Patrizio Ceccarelli Vita La La chiesa rivela le trasformazioni avvenute tra XVII e XVIII secolo; al XX secolo risale l’impianto di una nuova abside, ottenuto con l’ampliamento del presbiterio di Egidio Sarli N ella valle dell’Ombrone pistoiese e sulla fiancata d’oriente del Montalbano, lungo la via che da Carmignano varca quel monte passando per S. Giusto e dirigendosi verso Vinci, siede Mezzana con la parrocchiale dei santi Stefano e Cristina inscritta nel piviere di Carmignano (Emanuele Repetti nel “Dizionario corografico della Toscana”; Milano, stab. Giuseppe Civelli e c., 1855) e adagiata su colle racchiuso tra la piana pistoiese-fiorentina a settentrione e la pianura fiorentina d’Arno a mezzogiorno. Il modello di vita degli abitatori della preistoria fu soppiantato dalla cultura di un popolo che già nel VII secolo a. C. qui addusse civiltà, gli Etruschi, etnìa la cui esistenza si intrecciò nei secoli successivi con quella romana. Allorché le porte di Roma furono divelte dalla violenza barbarica, le sorti della penisola vacillarono; immane fu la devastazione inferta dall’impeto ferale di popolazioni rozze; pure, tra queste genti, talune sensibili al fascino spirituale irradiato da Roma furono capaci di ricreare un tessuto sociale vitalizzato dalla cultura e dal diritto della classicità: fu moto di rinascita che nell’alto medioevo creò una sorta di cultura barbarica (VIII-X secolo). Fu tempo nel quale ebbero innesto nel panorama sociale forme di potere il cui esercizio ebbe convergenza nelle mani di casate gentilizie e vescovadi fin quando ebbe avvento l’età dei liberi comuni (XII-XIII secolo); i propositi di autonomia di tali entità furono luci che, attraverso secoli di sofferta storia nel mosaico di staterelli italici, dettero vita all’unità della penisola (XIX sec.). La condizione di frontiera della catena del Montalbano fece sì che quest’area fosse teatro di scontri fra città (Pistoia, Prato, Firenze, Lucca) e signorìe (Guidi, Alberti, Cadolingi; oltre che famiglie come quelle dei Frescobaldi, Cancellieri, Lazzari): il ruolo strategico della zona è attestato dalla rete di castelli, che si era formata quantomeno dall’XI secolo; il settore di levante della dorsale (contado pistoiese) generava ambizioni di conquista da parte di Firenze (Natale Rauty, su “Bullettino storico pistoiese” del 1990. Giuliano Pinto, su “B. s. p.” del 2001) così che, con il decadere del potere di Pistoia sul finire del XIII secolo, l’influenza fiorentina sull’area si fece pressante finché all’inizio del secolo successivo il Montalbano perdette il carattere di frontiera. Già punteggiata di castelli, dall’alba del XIII secolo alla metà del XV le terre di Poggio a Caiano e di Carmignano vennero dotate di ville comunità ecclesiale n. 30 ITINERARIO STORICO FRA LE CHIESE DELLA DIOCESI 28 luglio 2013 9 Santa Cristina a Mezzana e riserve di caccia grazie a investitori fiorentini (Francesco Salvestrini ne “L’evoluzione del territorio fra Carmignano...”, su “B. s. p.” del 2001). La regione geografica si è rivelata nel tempo oasi di naturale splendore. Sono circa 400 gli abitanti sul territorio parrocchiale, una popolazione che un tempo era dedita all’agricoltura e alle attività legate alla pastura. Nella storia Attestata nel XIII secolo, la chiesa di santa Cristina a Mezzana ebbe il rettore Bindo fra i sottoscrittori del sinodo del vescovo Ermanno (1313) e quale procuratore del rettore Vanni di Santa Cristina in Pilli. Sino al principio del XVI secolo la titolazione della chiesa comprende i santi Stefano e Cristina (“Le chiese di Carmignano e Poggio a Caiano” di Claudio Cerretelli, Marco Ciatti, Maria Grazia Trenti Antonelli; Prato, Claudio Martini editore, 1994); all’inizio dello stesso secolo la chiesa è munita dell’altar maggiore e di altro altare votato a sant’Antonio e provvisto di un dipinto. Nel 1520 il patronato è ripartito tra famiglie ed enti, mentre nel 1553 pare competere ai Barducci; nel 1561 la chiesa è unita a quella di Bonistallo. Il portico antistante il tempio doveva esistere già nel XVI secolo, ben prima del 1634 (iscrizione visibile nel settore esaminato). Nel 1670 Mezzana è resa autonoma nei confronti di Bonistallo, e il patronato è dell’opera di san Jacopo di Pistoia. Sul finire del XVII secolo la navata è coperta con volta a botte, e la chiesa ancora si fregia della doppia titolazione (perdurante anche nell’aprirsi del XIX secolo quando, il 18 maggio 1852, fu concesso il fonte). La chiesa è il frutto dei rimaneggiamenti operati tra XVII e XVIII secolo. L’ampliamento della zona presbiterale, con l’innesto architettonico di una nuova abside, è facimento del 1943. Atti d’archivio La chiesa di santa Cristina a Mezzana è documentata nel XIII secolo, come soggetta alla pieve di Carmignano (decime del 1252). Essa ha attestazione nelle decime del 1376 ed ha registrazione, quale “ecclesia S. Crestine a Mezana”, negli atti di visita del 26 aprile 1447 (vescovo Donato de’ Medici;“III. R. 66. 3”) e del 2 luglio 1505 quando il sito è rilevato nella denominazione “Mezzana” (vicario Donato de Bochis; “III. R. 67. 3”). Come “ecclesia S. Cristinae a Mezzana” appare nelle carte di visita del 25 giugno 1549 (vescovo Pier Francesco da Galliano; “I. B. 1/12”), del 3 ottobre 1575 quando “S. Cristina” è trascritta “unita alla chiesa di Santa Maria di Bonistallo” (vescovo Ludovico Antinori; “I. B. 3/3”), e del 30 settembre 1581 (vescovo Lattanzio Lattanzi; “I. B. 3/7”). Alle dipendenze di Bonistallo, “S. Christinae a Mezzana” è luogo di ricognizione da parte del visitatore apostolico Angelo Peruzzi il 18 novembre 1582 (“I. B. 4”) quando viene riscontrata l’esistenza di un solo altare e della canonica. In “Chiese...” del 1699 è affermato che il rettore della chiesa di “S. Cristina e Stefano a Mezzana” è Giuseppe Piaggi, che il patronato è degli operai di s. Jacopo e che le anime sono 200. Nel diario di visita del 31 maggio 1735 (vescovo Federigo Alamanni; “I. B. 19”) si legge che la chiesa di santa Cristina (ss. Stefano e Cristina), prima congiunta a Bonistallo, è da quest’ultima disgiunta nel 1670, è dotata di patronato degli operai dell’opera “S. Jacopo a Pistoia”, e possiede un altare unico (con ciborio ligneo, mensa in pietra e tavola) situato sotto l’arco della tribuna. La fabbrica è piccola, ed è coperta a tetto; “la tribuna dietro l’altare fa da sacrestia”. La carta di visita del 12 maggio 1820 (vescovo Francesco Toli; “I. B. 23”) indica che la chiesa di santa Cristina (ss. Stefano e Cristina) gode di patronato di Ferdinando Guicciardini di Firenze. E’ annotata la presenza dell’altar maggiore, mentre è verbalizzata l’assenza del fonte... Nell’inventario n. 76/34 dell’11 dicembre 1711 si fa parola dell’altare provvisto della tavola dipinta in tela “S. Stefano,Vergine e santi”. L’altar maggiore, unica ara in chiesa, ha rilievo nell’inv. n. 77/120 del 26 febbraio 1771: è altare in pietra, con ciborio ligneo e alla romana. Nell’inv. n. 81/167 del 16 gennaio 1794 si legge che l’altare in pietra è ornato con il quadro “Vergine, Bambino, s. Stefano”. La chiesa ha composizione in “una sola navata con volterrana a lunette con capitelli che sostengono i peducci alla volta”: ciò si ricava dal testo d’inventario n. 85/14 del 15 aprile 1811, carta che fa descrizione del ciborio di marmo e del balaustro di pietra con cancello di noce. L’inv. n. 81/169 del 4 aprile 1816 presenta la chiesa “in volta a una sola navata”, e specifica che l’altar maggiore dispone del quadro figurante il santo titolare. Relazioni della metà del XX secolo sullo stato della parrocchia dei ss. Stefano e Cristina a Mezzana suggeriscono i confini della parrocchia (570 abitanti, 110 famiglie) fino ai limiti con le terre di Carmignano, San Martino in Campo, Verghereto, Bacchereto, puntualizzano la natura del patronato (regio, poi, di libera collazione). “E’ dubbio, continua un rapporto del luglio 1933, se a questo luogo o alla Mezzana di Prato debbasi applicare una pergamena del 9 aprile 766 relativa ad una donazione di beni lasciati alla chiesa di S. Maria a Piunte (al Ponte sull’Ombrone) da Winifredo fondatore di quella cappella allorché egli... donò una casa massarizia... in loco Cinquantula ad Mediana...” [il dubbio non sussiste poiché quel documento è attinente la chiesa di Mezzana di Prato].“S. Cristina” è nominata rettoria nel sinodo pistoiese del 1313, tempo dal quale la chiesa fu di patronato dei Lazzeri [o Lazzari] di Pistoia: ciò è avvalorato da uno strumento del 7 novembre 1385, formalizzato nella chiesa. Lo stesso documento del 1933 afferma che l’architettura del tempio ha caratteri del 1800: esso fu ampliato nel 1805; due are laterali in pietra furono erette nel 1919: una ebbe la statua del Sacro Cuore, l’altra fu fornita della statua “Divina Pastora”. Con il tabernacolo di marmo, è dato cenno del battistero, dell’armonium, di due confessionali, della via crucis, delle cinque o sei reliquie [dei santi Cristina e Stefano] donate dalle stimmatine, della sacrestia. Si dà poi conto del campanile a vela, del cimitero, della canonica unita alla chiesa. Tra le feste maggiori figurano quelle di santo Stefano e di santa Cristina. Con l’azione cattolica, sono presenti l’opera delle vocazioni, la misericordia, la congregazione Figlie di Maria... Successivi resoconti danno notizia degli agglomerati di Cisterna (53 anime), Sasso (80 unità), Fornaci (75 dimoranti), oltre che di case di coloni, e precisano che la popolazione è formata in gran parte da tessili e coloni. L’aspetto della chiesa ebbe forma nel settecento, e il tempio fu prolungato verso il 1800 ed ulteriormente allungato nel 1943 grazie alla costruzione dell’abside; la chiesa fu anche decorata, venne risanato il tetto e ricostruito il loggiato con la scalinata. Santa Cristina Appoggiata a costruzioni sulle due fiancate (a destra è la canonica), l’intonacata chiesa di Santa Cristina a Mezzana sorge su erta di colle. In struttura d’origine risalente al XIII secolo e preceduto da scaletta d’accesso, l’edificio presenta in facciata a capanna un loggiato coperto a travi, aperto lateralmente e sostenuto da due pilastri d’angolo anteriore: qui si osserva l’iscrizione “1634”, tempo in cui avvenne il rifacimento di trasformazione (attività rinnovata nel XIX e XX secolo). Nell’area del portico, sulla sinistra, è una croce in ferro che affianca il portale d’ingresso in chiesa, portale in pietra il cui architrave reca incisa l’indicazione d’anno “1622”; la lunetta superiore, coronata da arco in conci di pietra dipinti sul modello del bicromismo bianco-nero, custodisce la maiolica (robbiana moderna) rappresentante l’”Annunciazione”; due monofore si aprono sulle ali dell’ingresso. Un oculo domina nella zona di timpano al cui culmine è una croce. La muraglia di sinistra del tempio è forata da monofore, retrostante la sacra dimora ha campo l’abside a emiciclo incisa da tre monofore, e sul muro di destra si eleva il campanile a vela. Interno Lo spazio interno della chiesa di santa Cristina è aula unica, intonacata, voltata a botte (XVII-XVIII secolo) e fluente per arco trionfale in abside emiciclica (rifacimento del 1943). La retrofacciata è percorsa da oculo centrale, il cui vetro figura santo Stefano (contitolare della chiesa), e da due monofore con vetrate effigianti sant’Agnese (a sinistra) e santa Gemma (a destra). Nella stessa controfacciata sono infisse due acquasantiere di marmo ed ha collocazione un marmo posto l’11 febbraio 1937 a memoria del sacerdote Narciso Rigoli (16.4.1866 – 9.1.1937). In parete di destra, una nicchia affrescata con il “Battesimo di Gesù” (Giovanni Nuziati; 1944) ospita il fonte mentre, a fronte, analogo vano accoglie la tela ovale del XVII secolo “Madonna col Bambino”, reperto avvicinabile alla bottega fiorentina di Carlo Dolci (Firenze, 1616-1686) e opera di Giovan Pietro Naldini. Ancora sul lato di destra è l’altare minore in pietra con mensa, su volute e su piattaforma di base; disposta entro semipilastri e raccolta sotto architrave e timpano spezzato con cartiglio riproducente il simbolo del ss.mo Sacramento (IHS), la mostra superiore è sede per la statua “Divina Pastora”. L’ara fronteggia similare manufatto con la statua “S. Stefano”. E’ poi osservabile nella muraglia un confessionale al di sopra del quale è la tela “Madonna col Bambino, s. Giuseppe e s. Giovannino” (XVIII secolo, àmbito toscano). Frontalmente ha sede altro analogo confessionale, superiormente al quale è la tela “Deposizione” (Gesù, Madonna, pie donne, Giovanni, Giuseppe d’Arimatea) del XVII-XVIII sec. (bottega lombarda). In successione, una balaustra in pietra su scalino è linea d’accesso in presbiterio (con volta decorata) ove ha posa l’altar maggiore alla romana, in pietra su piattaforma, provvisto di ciborio di marmo e di crocifisso. Le monofore delle pareti presbiterali rappresentano (su vetro) san Giuseppe (a destra) e la Divina Pastora (a sinistra); sulla destra si apre un uscio che immette in sacrestia. L’abside è in volta, con dipinto a riquadri: vi è allogato uno stallo per il coro e vi giunge luce attraverso tre monofore i cui vetri raffigurano i santi Luigi, Cristina e Rocco. 10 comunità e territorio TRASLOCO OSPEDALE Un neonato il primo paziente trasferito al San Jacopo n. 30 28 luglio 2013 Palazzo Apollo Nuovo look per la sede storica di Avviato Confcommercio un concorso di idee per architetti, A Il sindaco Bertinelli: «Penso che questo nuovo inizio sia un buon auspicio per la città e per il territorio». Il Ceppo non sarà dismesso del tutto, alcuni ambulatori rimarranno nella vecchia sede di Patrizio Ceccarelli È stato un neonato il primo paziente trasferito nel nuovo ospedale San Jacopo di Pistoia. Il piccolo Davide, nato nel giorno dell’inaugurazione del nuovo nosocomio, è stato trasportato a bordo di una ambulanza munita di culla termica. Le operazioni di trasloco dal vecchio al nuovo ospedale sono iniziate alle 20 di sabato 20 luglio, e si sono concluse, prima del previsto e senza intoppi, domenica 21 alle 4 di mattina. «Penso che questo nuovo inizio sia un buon auspicio per la città e per il territorio». Così il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, ha commentato l’avvio delle operazioni di trasferimento dei degenti dal vecchio ospedale del Ceppo al nuovo nosocomio intitolato al santo patrono della città, San Jacopo. «Abbiamo rispettato i tempi - ha aggiunto - e questo è il segno di una sanità che funziona». Per le operazioni di trasferimento dei degenti, in tutto 91, sono stati impiegati oltre 500 volontari e altrettanti sanitari, oltre alle forze dell’ordine, polizia municipale, vigili del fuoco, servizi di vigilanza e corpo forestale dello stato. A conclusione del trasferimento dei pazienti la mattina di domenica 21 luglio al San Jacopo è stato effet- tuato il primo intervento chirurgico d’urgenza. Si è trattato di un delicato intervento di resezione intestinale ad una anziana ricoverata, eseguito dal responsabile dell’area chirurgica, dottor Sandro Giannessi e dalla sua equipe. Il blocco operatorio - ha riferito in conferenza stampa lo stesso dottor Giannessi - ha funzionato perfettamente in tutte le sue parti, anche quelle altamente tecnologiche. Nel corso dell’intervento è stato infatti sperimentato il sistema di visualizzazione delle immagini e dei referti attraverso i monitor che dialogano tra loro grazie ai collegamenti della rete informatica aziendale. Ma il Ceppo non sarà dismesso del tutto. Resteranno infatti attivi il punto prelievo per utenti esterni, il centro donazioni sangue, gli ambulatori della libera professione, la radioterapia e gli ambulatori della salute mentale infanzia e adolescenza. Rimangono inoltre temporaneamente aperte l’accettazione degli esami presso l’anatomia patologica e l’ambulatorio dietetico. Tratta Firenze Viareggio Salvate le piccole stazioni U n sentito ringraziamento all’assessore Ceccarelli per aver salvato le piccole stazioni sulla tratta ferroviaria Firenze/Viareggio. E’ questo in breve sintesi il commento del capogruppo di Più Toscana, il pistoiese Antonio Gambetta Vianna, alla conferma del sicuro salvataggio delle stazioni di Borgo a Buggiano, Serravalle Pistoiese, Montecarlo, Porcari, Tassignano di Capannori e Massarosa. “La risposta di Ceccarelli alla nostra interrogazione – ha spiegato Vianna – ci ha senz’altro tranquillizzati ma soprattutto siamo rimasti soddisfatti di come abbia incentrato il suo metodo di lavoro sul confronto a differenza di Ceccobao il suo predecessore che era molto più chiuso e con cui era molto più difficile aprire un dialogo. A questo punto cercheremo di monitorare la situazione soprattutto fino a che non sarà realizzato il raddoppio del binario con la speranza anche di salvare anche la stazione di Nozzano in provincia di Lucca.” Tutto iniziò lo scorso ottobre quando con la delibera 850 fu deciso la soppressione di queste piccole stazioni ferroviarie. Subito dopo iniziarono le proteste delle amministrazioni locali e fu aperto il tavolo di trattative con la Regione. A votare contro la chiusura anche il consiglio regionale all’unanimità che aveva chiesto di ritirare il provvedimento. Da allora l’assessorato ai trasporti ha incontrato periodicamente sindaci e comitato dei pendolari fino a che non siamo arrivati alla decisione finale di revocare il provvedimento. Avevamo preso l’impegno – com- menta l’assessore ai trasporti Ceccarelli – di approfondire con i territori e con i cittadini tutte le questioni e le criticità emerse a suo tempo e lo abbiamo mantenuto. Noi lavoriamo per garantire ai cittadini un servizio efficiente e razionale, partendo dall’idea che quello alla mobilità è un diritto fondamentale e facendo i conti responsabilmente con la realtà delle risorse disponibili”. Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Borgo a Buggiano Daniele Bettarini, tra i capofila nella difesa delle piccole stazioni: “ Una grande conquista per i Comitati e le Istituzioni che hanno lavorato insieme per questo risultato- ha scritto il sindaco su Facebook - adesso l’impegno si concentra sulla riorganizzazione di treni ed orari”. Edoardo Baroncelli Vita La ingegneri e designer 25 anni dall’inaugurazione del “Palazzo Apollo”, storica sede provinciale di Confcommercio, in Viale Adua 128, l’associazione ha deciso di investire in una ristrutturazione e radicale riorganizzazione degli spazi per garantire agli associati luoghi in linea con le loro esigenze e in grado di migliorare l’erogazione dei servizi. Confcommercio per operare questo intervento di radicale cambiamento della propria sede storica ha deciso di indire un concorso di idee realizzato in collaborazione con l’Ordine degli architetti di Pistoia e grazie al contributo di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia e con il patrocinio del Comune di Pistoia. Con questa iniziativa l’associazione adotta un approccio evoluto facendo proprio un metodo molto diffuso all’estero in cui si vuole premiare la proposta migliore e più innovativa valorizzando esclusivamente il merito. All’interno del bando sono stati previsti alcuni elementi di priorità per i professionisti più giovani. Conferme sulla riuscita dell’iniziativa sono già arrivate a pochi giorni dalla pubblicazione del bando del concorso. Sul sito web di Confcommercio Pistoia, infatti, sono già pervenute richieste di informazioni e approfondimenti da oltre 30 studi e professionisti italiani ed esteri. La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta ad architetti, ingegneri e designer. All’intero percorso verrà data ampia visibilità e i progetti finalisti, selezionati da una giuria esaminatrice, saranno esposti in un luogo pubblico e pubblicati sui siti di Confcommercio e dell’Ordine degli architetti di Pistoia. I progetti selezionati riceveranno, come previsto nel bando di concorso, un premio in denaro. L’organizzazione del concorso è stata sostenuta dalla Cassa di risparmio di Pistoia e della Lucchesia. Fondamentale anche il ruolo dell’Ordine degli architetti che ha messo a disposizione competenza, professionalità e supporto tecnico per la redazione del bando di concorso, che è consultabile sul sito www. confcommercio.pistoia.it nella sezione “progetti & eventi”. P.C. Commercio Partenza a rilento per i saldi Delusi gli operatori che adesso sperano di rifarsi nel mese di agosto P artenza a rilento per i saldi di fine stagione ma nel complesso i dati relativi alle vendite tengono rispetto allo stesso periodo del 2012 . Secondo i dati emersi da un’indagine effettuata da Confcommercio presso i propri associati del settore moda, in provincia di Pistoia la prima settimana di saldi ha fatto registrare un andamento in linea con lo scorso anno con alcune differenziazioni tra le varie zone della provincia. Non ci sono stati, quindi, particolari boom di acquisti, ma nemmeno un calo delle vendite rispetto all’anno passato nonostante un inizio stagione molto difficile per gli operatori del settore moda. Alla nota scarsa capacità di acquisto delle famiglie, infatti, questa primavera si sono aggiunte condizioni meteo che non hanno favorito la voglia di acquistare capi leggeri per cui durante il periodo di vendita tradizionale si sono registrati cali consistenti. Al momento i flussi turistici nei centri storici sembrano non aver influito molto sulle vendite o comunque in misura minore rispetto alla stagione estiva 2012 anche se è il mese di agosto quello che offre maggiori risposte rispetto ai dati sugli acquisti da parte di turisti italiani e stranieri. Si dovrà attendere quindi la fine del prossimo mese per poter avere un quadro più chiaro sull’incidenza degli acquisti da parte di questo target di clientela. “Non abbiamo assistito ad una corsa agli acquisti nei primi giorni dei saldi di fine stagione - afferma Sergio Tricomi, presidente Federcalzature – e anche le presenze turistiche al momento sembrano incidere meno rispetto allo scorso anno mentre registriamo un buon andamento delle vendite nelle serate di apertura straordinaria che riscuotono un successo in crescita ogni anno”. “La partenza dei saldi di fine stagione è stata lenta, commenta Enrico Ciardi, presidente Federabbligliamento - caratteristica tipica degli ultimi anni che si conferma anche nel 2013. Nei negozi c’è ancora un’ampia scelta di capi che determinerà un prolungamento del flusso delle vendite che in passato aveva durata più limitata. Rispetto alle categorie merceologiche abbiamo assistito fino ad oggi ad una maggiore richiesta di abbigliamento da donna”. Vita La comunità e territorio n. 30 MUSICA 28 luglio 2013 Torna Serravalle Jazz L’edizione di quest’anno, intitolata “Note con le gonne” è dedicata all’universo femminile 11 Al via la 37esima edizione del campionato italiano della bugia Vince chi la spara più grossa. Quest’anno la manifestazione durerà tre giorni. Ospite d’onore l’attore Ugo Conti D I l 25, 26 e 27 agosto nel borgo medievale di Serravalle Pistoiese si svolgerà la dodicesima edizione del festival Serravalle Jazz, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia in collaborazione con il Comune di Serravalle Pistoiese e la direzione artistica di Maurizio Tuci. Intitolato “Note con le gonne”, quest’anno il festival ha scelto come tema l’universo femminile del jazz, che si propone di esplorare attraverso i seminari pomeridiani presso l’Oratorio della Vergine Assunta e i concerti serali nella Rocca di Castruccio. In tutto dieci appuntamenti, tutti ad ingresso è libero. Musiciste e cantanti fuoriclasse dagli stili diversi si avvicenderanno sul palco nelle tre serate del festival. La pianista e compositrice Rita Marcotulli, dopo aver già estasiato la platea del Serravalle Jazz alcuni anni fa, ritorna in duo assieme al poliedrico fisarmonicista Luciano Biondini, con un concerto (27 agosto) che partendo da un’ispirazione cinematografica legata a Jean Renoir regista porterà l’ascoltatore in un cammino denso di significati, eseguendo brani che si fondono in un’unica forma di coloratissima e romantica bellezza. Carla Marciano, altosassofonista e compositrice salernitana considerata tra i migliori nuovi talenti italiani e non, e tra i principali musicisti che usano il raro sassofono sopranino, propone con il suo quartetto Stream of Consciousness (26 agosto) suoi brani originali, connotati da un linguaggio improvvisativo aperto ad ogni rischio per comunicare il proprio mondo interiore. La cantante fiorentina Claudia Tellini, con il pianista e compositore Mauro Grossi e il contrabbassista Nicola Vernuccio, farà sfoggio della plasticità della sua voce nel concerto Eden e altre storie (27 agosto), tra pezzi di Eden, ultimo lavoro del gruppo - tutte variazioni eclettiche sul song Nature Boy – ed altri composti per lei da Mauro Grossi. I concerti, doppi e tripli ogni sera, iniziano alle ore 21. Ogni pomeriggio, alle ore 18, l’appuntamento è con i seminari all’Oratorio della Vergine Assunta, scuole informali per la divulgazione storica del jazz. È previsto un servizio gratuito di bus navetta (parcheggio Masotti/ Serravalle Paese) per tutte e tre le serate dalle ore 20.30 alle ore 00.30. Patrizio Ceccarelli urerà tre giorni la trentasettesima edizione del Campionato Italiano della bugia, che si terrà a Le Piastre, il paesino della montagna pistoiese, da venerdì 2 a domenica 4 agosto prossimi. Lo hanno annunciato Emanuele Begliomini, magnifico rettore dell’Accademia della bugia, e il presidente dell’Accademia, Giancarlo Corsini. Durante la tre giorni è previsto un tributo a Carlo Monni, l’attore recentemente scomparso, nominato nel 2005 bugiardo ad honorem. Saranno i suoi amici Franco Casaglieri e i Gemelli Siamesi, cioè Emiliano Buttaroni e Raul Guidotti a salire sul palco per ricordarlo, venerdì 2 agosto. Sabato sera sono previsti un tributo a Giorgio Gaber e la premiazione della sezione letteraria (oltre 40 gli scrittori concorrenti da tutta Italia) e la consegna della laurea di bugiardo ad honorem allo scrittore Andrea Vitali. “Per la prima volta in 37 anni - dicono Begliomini e Corsini - offriremo al nostro pubblico ben tre serate, segno che il campionato è cresciuto ed ormai in grado di farsi festival della bugia e della cultura”. Ospite d’onore della giornata conclusiva e presidente della giuria che designerà il più bugiardo d’Italia rasa l’attore e comico Ugo Conti, protagonista di numerosi film di Gabriele Salvatores. A lui, che terra’ una lectio magistralis, verrà consegnata la patente di bugiardo. ‘’Nel corso del programma – concludono Begliomini e Corsini – premieremo anche il bambino più bugiardo d’Italia”. Per chi vuole partecipare come concorrente può iscriversi sul sito www.labugia.it. 12 n. 30 28 luglio 2013 concorso nazionale “Biblioteche in giallo” I l Comune di Pistoia, l’Associazione Amici del Giallo di Pistoia (organizzatrice del Festival del Giallo) e la Casa Editrice Atelier di Pistoia, in collaborazione con le Associazioni Amici della San Giorgio e Amici della Forteguerriana, istituiscono un premio letterario aperto a tutti i cittadini italiani ed europei per il miglior racconto giallo, thriller, mistery e noir ambientato in una biblioteca o in un archivio. Per la partecipazione al concorso, che ha il patrocinio dell’Associazione Italiana Biblioteche Sezione Toscana, non è prevista nessuna quota d’iscrizione. Il racconto deve essere scritto in lingua italiana e non superare la lunghezza massima di 18.000 caratteri, spazi inclusi. Il racconto deve appartenere al genere giallo nell’accezione più ampia (noir, mistery, thriller), essere inedito e mai pubblicato, neppure in formato elettronico. Il racconto deve essere obbligatoriamente ambientato in una biblioteca o in un archivio, senza vincoli di localizzazione geografica. Ogni concorrente può partecipare con un solo racconto. Ogni concorrente è responsabile di quanto contenuto nel testo inviato e autorizza la pubblicazione del proprio testo sia in versione digitale che in versione cartacea, accettando l’eventuale intervento di editing condotto dall’editore ai fini della pubblicazione. Ogni concorrente deve inviare 5 copie identiche a stampa del proprio racconto in plico chiuso al seguente indirizzo: Concorso “Biblioteche in giallo” c/o Biblioteca San Giorgio – via Pertini, 51100 Pistoia entro e non oltre il 30 novembre 2013. Le copie non debbono contenere riferimenti all’identità dell’autore, né riportare altri segni identificativi (sigle, carta intestata, etc.), pena l’esclusione dal concorso. Il plico deve contenere inoltre una busta più piccola, sigillata, con all’interno: una dichiarazione cartacea, autocertificata e sottoscritta in originale, di accettazione di tutte le regole del presente bando, preceduta dalle generalità anagrafiche e dai recapiti telefonici ed e-mail del concorrente; un CD-ROM contenente la versione elettronica del racconto, in almeno uno dei seguenti formati:.txt, .rtf, .doc e una breve scheda biografica dell’autore, scritta in terza persona, della lunghezza massima di 600 caratteri (spazi compresi), che potrà essere utilizzata a completamento della eventuale pubblicazione del racconto. Gli elaborati inviati non saranno restituiti. Gli elaborati pervenuti saranno giudicati da una Giuria presieduta da Giuseppe Previti, presidente dell’Associazione Amici del Giallo, e composta da rappresentanti della Casa Editrice Atelier e delle Associazioni Amici del Giallo,Amici della San Giorgio e Amici della Forteguerriana. Il giudizio della Giuria è insindacabile. Tutti i partecipanti riceveranno una comunicazione elettronica in merito all’esito della partecipazione al concorso entro il 31 dicembre 2013. La cerimonia di premiazione del concorso si svolgerà durante la 4° edizione del Festival del Giallo, in programma a febbraio 2014.Tutti i racconti finalisti saranno pubblicati in una antologia, che sarà presentata in occasione della cerimonia di premiazione. Gli autori dei racconti pubblicati riceveranno in omaggio una copia dell’antologia. Per ulteriori informazioni: contattare la segreteria del premio all’indirizzo [email protected] Alessandro Orlando Vita La FONDAZIONE BANCHE DI PISTOIA E VIGNOLE-MONTAGNA P.SE Lo scultore Giuseppe Gavazzi dona una sua opera U na poesia universale, capace di parlare direttamente al cuore dello spettatore: dietro un’apparente semplicità - capace di nascondere in realtà, come solo le opere dei grandi artisti sanno fare, una complessità realizzativa ed una profondità concettuale niente affatto comune - nei colori saturi e brillanti, così come nella selezione dei materiali e delle tecniche (sempre diverse “per rinnovarsi continuamente”), nonché nella scelta dei soggetti, delle loro forme e delle loro pose, le sculture di Giuseppe Gavazzi gridano al mondo tutta la gioia e la speranza di cui sono messaggere. Un’umanità innocente, malinconica e gioiosa al tempo stesso, dalle forme morbide e dalle intense cromie, ricavate, come in una bottega medievale, direttamente dalla terra, dalle pietre e dai pigmenti naturali: sono le madri che abbracciano teneramente i propri figli, sono i bambini spensierati e festosi intenti a giocare, sono gli animali che affollano i cortili della campagna toscana - i cavalli, i gatti ed i ciuchini, tanto amati dallo scultore pistoiese – i protagonisti assoluti di questa variopinta arte senza tempo, carica di pace, di stupore e di infinita poesia. Messaggi di amore, che da tempo illuminano e colorano le principali mostre e musei sia in Italia che all’estero. Non è da meno, ovviamente, anche la gioiosa figura femminile, che si apre al mondo e si offre allo sguardo - splendente nel suo vestito azzurro dai dettagli color oro - ritratta nella scultura in terracotta policroma dal titolo “Guardatemi tutti”. Questa l’opera con la quale l’artista pistoiese, tanto amato e celebrato da pubblico e critica, ha voluto omaggiare, sabato 22 giugno, la Fondazione Banche di Pistoia e Vignole-Montagna Pistoiese, il cui contributo aveva consentito, quest’inverno, la realizzazione della mostra “La maternità, i fanciulli, la poesia” al Museo Nazionale di Casa Giusti a Monsummano Terme. “Artisti come Gavazzi, espressioni illustri del nostro territorio, meritano di essere valorizzati e fatti conoscere ancor di più di quello che già non sono”, aveva dichiarato Franco Benesperi, presidente della Fondazione il 15 dicembre 2012, durante l’inaugurazione dell’esposizione, prorogata poi fino allo scorso 2 giugno per l’alta affluenza di pubblico. “L’attività della Fondazione va proprio in questa direzione e da un simile evento non possiamo che uscirne notevolmente arricchiti”, aveva ulteriormente spiegato il presidente della Fondazione, che adesso - nel rispetto delle proprie finalità statutarie ed istituzionali, ed in favore, quindi, della crescita e dello sviluppo del territorio di cui è espressione metterà l’opera donata a disposizione della cittadinanza, affinché ne benefici per mostre, pubblicazioni ed altre iniziative di carattere culturale. Silvia Mauro spor t pistoiese beach volley A Quarrata vince ancora l’entusiasmo U n successo consolidato. Il 19° “Beach Volley Città di Quarrata” va in archivio e ancora una volta tra applausi e unanimi consensi. Il torneo organizzato dal Blu Volley Quarrata in Piazza Fabbri e patrocinato dal Comune mobiliero e dal quotidiano La Nazione si conferma evento sportivo clou dell’estate della Piana pistoiese e non solo. Ogni anno che passa la manifestazione accresce di valore e prestigio ed è questa la vittoria più importante, al di là dei protagonisti d’annata. Quest’anno nel maschile si è imposto il Fashion Service, che ha avuto ragione con il punteggio di 3-1 (25-21, 25-23, 22-25, 25-21 i parziali) del Garten 3 al termine di una gara decisamente bella, chiusa da un punto di Niccolò Francini, alla fine risultato il miglior realizzatore della competizione maschile, seguito da Gabriele Fattorini e Simone Lombardi (Francini è stato premiato con una targa de La Nazione e un pallone da beach di Mb Sport di Agliana). Miglior giocatore è stato eletto Matteo Marchi, sempre del Fashion Service, insignito dal sindaco di Quarrata Marco Mazzanti e da Fabio Sinceri della Banca di Vignole, premiatori d’eccezione, di una targa de La Nazione e di un pensiero della Gioielleria Pelatti di Quarrata. Nel femminile affermazione del Revivo Volley (nella foto), che ha superato 3-1 (25-20, 22-25, 25-12, 25-19) l’Annarita Parrucchiera. Si è imposto dinnanzi a tanta gente, con pieno merito, su un rivale che ha avuto in Elisa Storni la sua bocca da fuoco principe (ma proprio in finale la pallavolista del Bagno a Ripoli si è leggermente infortunata, non giocando quindi da par suo). Ha vinto perché aveva in squadra Letizia Santini, premiata come miglior giocatrice (riconoscimento di Pelatti e de La Nazione) e miglior realizzatrice (pallone da beach di Mb Sport) con i suoi 103 punti complessivi, Giulia Cheli, seconda nella graduatoria delle marcatrici e sempre ficcante (Storni si è piazzata terza), una bravissima Pianorsi, neo acquisto del Blu Volley, e una fantastica Stefania Pollastrini, atleta lucchese, autentica regina del beach quarratino, capace di difendere come poche. Ma a trionfare è stata, come sempre, la manifestazione. Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari di Enzo Cabella P istoia e la Pistoiese stanno perdendo una grande opportunità: quella di essere promosse ‘a tavolino’ alla Seconda divisione di Lega Pro, quindi di tornare tra i professionisti, da sempre l’obiettivo di fondo di Orazio Ferrari sin da quando decise di acquistare il sodalizio arancione. Il presidente ha chiesto, una quindicina di giorni fa, un aiuto economico alla città per poter sostenere le spese necessarie all’iscrizione al campionato di Lega Pro, che sono di 100mila euro in contanti e di 700 euro (300 subito e 400 in un secondo tempo) in fideiussioni. Ferrari ha rivelato di non farcela da solo, quindi ha chiesto aiuto agli imprenditori, a nuovi soci. Il termine ultimo per l’iscrizione è il 29 luglio, ma fino ad ora nessuno si è fatto vivo e le speranze che possa accadere qualche fatto nuovo sono in verità pochissime, se non zero. “Voglio rendermi conto se ai pistoiesi interessa la Pistoiese — ha detto Ferrari —, il ripescaggio è una grande opportunità che ci permetterebbe di ottenere una promozione senza aver vinto il campionato. Ma vedo, purtroppo, che la Pistoiese non interessa e così andrò avanti io nel campionato di serie D”. Un amaro commento, una triste constatazione che non c’è nessuno a Pistoia interessato a rilevare il sodalizio arancione. Ferrari ha anche aggiunto che è disposto a farsi da parte per il bene della Pistoiese. “Se c’è qualcuno disposto a rilevare la società e a guidarla verso traguardi importanti, sarei ben lieto di lasciargli campo libero. Tornerei così ad essere un semplice ed appassionato tifoso dei colori arancioni”. Ma, come si è visto, nessuno si è presentato, nemmemo per dare un aiuto (relativamente) piccolo e così la Pistoiese dovrà disputare per il terzo anno consecutivo il campionato dilettanti di serie D. Poiché il nome è illustre e le ambizioni sono tante, dovrà recitare una parte di primo piano, anzi puntare alla promozione. Se la squadra riuscirà a centrare il difficile obiettivo, Ferrari si troverà però tra un anno nella stessa situazione di adesso, quindi con la necessità di essere aiutato per potersi iscrivere alla Seconda divisione. E allora? «In un anno possono accadere tante cose — ha detto fiducioso il presidente —, chissà che non ci sia qualcuno pronto a dare una mano”. Difficile ma possibile. Ma c’è una premessa da fare: la squadra dovrà vincere il prossimo campionato, che — abbiamo potuto constatarlo nella stagione appena passata — è un’impresa ardua per la presenza di diverse squadre che puntano allo stesso traguardo. Vita La L’economista Gianfranco Viesti: “In tutte le decisioni di politica economica va tenuto conto dell’effetto distributivo sulla popolazione. La gran parte di questi poveri, ad esempio, non sono proprietari di casa ma affittuari, dunque togliere l’Imu interviene su altre fasce di popolazione” di Luigi Crimella I n questa crisi economica che non accenna a finire, giorno dopo giorno sembra che a brutta notizia si aggiunga brutta notizia. Così mercoledì 17 luglio l’Istat (Istituto centrale di statistica) ha diffuso i dati sulla povertà delle famiglie, sollevando preoccupazioni ad ogni livello. Dice l’Istat che nel 2012 il 12,7% delle famiglie è risultato relativamente povero (per un totale di 3 milioni 232mila) e il 6,8% lo è stato in termini assoluti (1 milione 725mila). Le persone in povertà relativa sono il 15,8% della popolazione (9 milioni 563mila), quelle in povertà assoluta l’8% (4 milioni 814mila). Le rispettive soglie sono di un reddito di 990,88 euro per la povertà relativa di una famiglia di 2 componenti e di fasce variabili per quella assoluta, secondo le zone del Paese. Così per le aree metropolitane del nord Italia tale livello è di 806,78 euro mentre per un piccolo comune del sud è di 537,29 euro. L’Istat precisa che l’incidenza di povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 4,7% al 6,6%), quattro (dal 5,2% all’8,3%) e cinque o più componenti (dal 12,3% al 17,2%); tra le famiglie composte da coppie con tre o più figli, quelle in povertà assoluta passano dal 10,4% al 16,2%; se si tratta di tre figli minori, dal 10,9% si raggiunge il 17,1%. Quindi, una generale tendenza all’impoverimento delle famiglie, che colpisce soprattutto il sud (26,2% in povertà relativa) rispetto al nord (6,2%) e al centro (7,1%). Come uscire da questa spirale sempre più pesante? Lo abbiamo chiesto a Gianfranco Viesti, docente di economia applicata all’Università di Bari, e già consulente di Romano Prodi e Fabrizio Barca. Quasi 5 milioni di persone in povertà assoluta e quasi 10 in povertà relativa: che dire di fronte a cifre come queste? “Siamo di fronte a uno dei momenti più difficili da qualche decennio a questa parte e la durata della stagnazione economica non può non preoccupare. Nonostante la notoria capacità delle famiglie italiane di resistere alla crisi, attraverso la riduzione dei consumi, lo scambio di servizi, l’assistenza reciproca, il perdurare della crisi sta provocando un effetto che si rivela molto più pesante presso le persone e le famiglie meno abbienti”. Siccome da noi si parla tanto di “sommerso”, dobbiamo pensare che le cifre ufficiali in realtà non siano del tutto credibili e che il lavoro nero sostenga comunque le fasce più deboli? “Queste cifre elaborate dall’Istat derivano da metodologie consoli- 28 luglio 2013 dall’Italia n. 30 13 POVERTà DELLE FAMIGLIE Le più povere? Quelle senza casa di proprietà date. Ci può essere qualche piccola variazione, ma il fenomeno messo in luce dai dati è che siamo di fronte a una povertà monetaria e del resto questo tipo di indagini sono sulla capacità di spesa, non sui redditi. Quindi i livelli emersi sono legati alla capacità o incapacità di far fronte a eventi con denari che si hanno o non si hanno, indipendentemente che tali risorse finanziarie derivino da lavoro regolare o informale”. Cosa può fare lo Stato? C’è qualche spazio residuo per il welfare? “Lo Stato deve rendersi conto che la crisi non è uguale per tutti e colpisce fasce diverse di popolazione. In tutte le decisioni di politica economica va tenuto conto dell’effetto distributivo sulla popolazione. La gran parte di questi poveri, ad esempio, non sono proprietari di casa ma affittuari, dunque togliere l’Imu interviene su altre fasce di popolazione. In questo caso si fa pagare ai più poveri un beneficio di cui godono altri. Se si facesse un ‘buono affitti’, invece, sarebbe una misura adatta per questa fascia di popolazione più povera”. Cosa possono f a re le aziende? Assumere a stipendi bassi, ma assumere? Oppure tenere tutto fermo come stanno facendo ora, in attesa di tempi migliori? “Dovrebbero fare una cosa difficile: man mano che si manifesta una congiuntura appena migliore, dovrebbero trasformarla in nuovi posti di lavoro. È la cosa più difficile da fare perché sappiamo che, anche quando l’economia riprende, l’occupazione si mette in moto sempre più in ritardo. L’ideale sarebbe quindi anticipare tali assunzioni”. Cosa può fare il sindacato? Continuare a tenere duro sui contratti oppure favorire una certa deregulation così che le persone finalmente lavorino? “Non mi pare un tema centrale in Italia. Non siamo più alla situazione di 10 anni fa, oggi ci sono contratti differenziati. Si potrebbero fare piccoli ritocchi, intervenire sui tempi tra un contratto a tempo determinato e l’altro. Oggi non si crea lavoro perché non c’è domanda”. C’è una soluzione teorica da parte degli economisti? O anche la vostra categoria brancola nel buio? “Mi pare che l’Europa stia dimenticando la lezione che noi facciamo agli studenti al primo anno: e cioè che quando siamo in fase ciclica di bassa domanda, come abbiamo imparato dagli anni Venti del secolo scorso, deve intervenire qualcuno immettendo spesa nell’economia. Altrimenti, come Keynes aveva insegnato, l’economia stessa rimane intrappolata in una fase di stagnazione. Se la situazione è questa, occorrono quindi interventi di politica economica che stimolino la domanda, altrimenti la recessione rimane. Ciò ha tuttavia più a che fare con regole europee che con quelle nazionali”. ANALISI DEI DATI OCSE Non chiamate precari i lavori a termine altrimenti i giovani... Natale Forlani (direttore generale al ministero del Lavoro) invita a un cambiamento culturale: “In altri Paesi queste occupazioni fanno parte integrante del sistema economico e sono bene accette ‘culturalmente’ da parte di tutti gli attori sociali” di Luigi Crimella P arlare di cifre “disarmanti” forse è poco: gli ultimi dati Ocse (Organizzazione cooperazione e sviluppo economico) parlano di una disoccupazione in Italia che nel 2014 arriverà al 12,6% rispetto al 12,2% di quest’anno. Ci si potrebbe chiedere perché, mentre Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e altri Paesi dall’inizio della crisi hanno visto esplodere la disoccupazione, specie giovanile, al contrario in Germania, Cile, Turchia e Israele oggi la stessa disoccupazione risulta più bassa rispetto al 2008. Discrepanze fortissime, da cui emerge il dato forse più impressionante: nei Paesi più in crisi a soffrire di più sono appunto i giovani con aumenti della disoccupazione che arrivano al 37,5% in Italia, al 51,8% in Spagna e al 63,2% in Grecia. Si può forse parlare di una generazione perduta? Il Sir lo ha chiesto a Natale Forlani, esperto di politiche sociali e del lavoro, direttore generale dell’immigrazione e delle politiche d’integrazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Anzitutto come leggere questi dati dell’Ocse, soprattutto per quanto riguarda i giovani? “Intanto rilevando che da noi si è drasticamente abbassato il numero di quanti nella fascia di età 15-24 anni alternano studio e lavoro, mentre altrove il fenomeno è molto sviluppato e c’è quindi un diverso dinamismo lavorativo. In secondo luogo, da noi la scolarizzazione crescente si è via via allontanata dalle dinamiche reali del lavoro. In terzo luogo, la ‘cultura dei diritti’ continua a permeare la concezione del lavoro, come se toccasse alle normative creare buona qualità del lavoro. Il risultato di tutto questo è che le aziende non assumono più, non si fa quasi più apprendistato, non c’è raccordo tra scuola e lavoro, i giovani restano ‘fuori’ dalle grandi dinamiche internazionali e non hanno prospettive”. esperienze storiche di altre azioni, ad esempio i Paesi Bassi, si nota che i lavori a termine, o ‘precari’ sono più numerosi che da noi, ma in una situazione di quasi piena occupazione: cioè tali lavori fanno parte integrante del sistema economico e sono bene accetti ‘culturalmente’ da parte di tutti gli attori sociali. Da noi, no. Il risultato è che, rifiutando questi contratti, si è generato, da un lato, il fenomeno dell’assunzione di lavoratori stranieri per posti che gli italiani non vogliono e, dall’altro, che i giovani sempre più scolarizzati sembrano destinati a rimanere perennemente ai margini del mondo del lavoro”. Si tende a scaricare la “colpa” della crisi del lavoro giovanile sulla sua precarizzazione. È questa la causa? “Bisogna correggere, intanto, una distorsione culturale: tra il 1996 e il 2005, all’epoca della legge Biagi, si diceva che la crescita del lavoro ‘precario’ aveva iniziato a scuotere le fondamenta del sistema lavorativo. Invece proprio in quegli anni l’Italia aveva toccato il massimo storico di occupazione e al suo interno erano cresciuti sia i lavori a tempo indeterminato, sia - in percentuale più ampia - quelli a termine, ma c’era più lavoro per tutti, per gli uni e per gli altri. Guardando alle Ma, allora, davvero la nostra, rispetto al lavoro, è una generazione ‘perduta’ di giovani? “In un certo senso sì. Mi spiego: il tasso d’innovazione più forte, le genialità imprenditoriali, la creatività tecnologica e commerciale, di solito vengono dai giovani con spiccata vocazione creativa, proiezione internazionale, cultura aperta e dinamica. Ebbene, in Italia tutto questo è come se non ci fosse adeguatamente. Viene meno tra i ceti dei professionisti, sempre più appiattiti su figure obsolete. Non c’è più tra i quadri pubblici, di formazione ‘nazionale’, mentre negli altri Paesi si punta a una burocrazia internaziona- lizzata, aperta alle dinamiche mondiali. Non c’è tra i quadri tecnici, che vanno scomparendo con la penalizzazione o chiusura degli istituti tecnici. Risultato è che i lavori più ‘bassi’ li fanno gli immigrati, quelli più ‘alti’ i nostri giovani, anche laureati, non li sanno fare, perché non hanno la formazione adatta, non sanno le lingue, non conoscono il mondo. Da qui il blocco generazionale, la crisi”. Come se ne viene fuori? “Con politiche ‘attive’ del mercato del lavoro in cui imprese, parti sociali, Stato avviano veri percorsi di ‘placement’ dei giovani in giro per il mondo. Senza questo, tutto il resto è chiacchiera. Dobbiamo avere il coraggio di rompere con i vecchi schemi di cui siamo imbevuti, educare al mercato mondiale, formare a piattaforme produttive e commerciali globali. Altrimenti siamo finiti”. Quale sarebbe il mercato del lavoro ideale per l’Italia? “Quello che prende atto che ogni anno cambiano lavoro 6 milioni di persone, che si attivano 16-17 milioni di nuovi posti e ne scompaiono altrettanti. Un mercato dinamico, senza lacci e lacciuoli. D’accordo la difesa dei ‘diritti’, ma oggi le dinamiche sono diverse e anche l’approccio culturale deve esserlo, a partire dalla scuola, dalla università e dalla politica”. 14 dall’italia n. 30 28 luglio 2013 IL WELFARE CHE VERRà Il processo di indebitamento ci ha portati sulla soglia del crac di bilancio e ci ha resi sorvegliati speciali delle autorità europee. Con il rischio, concreto, di spericolate manovre speculative ai danni dell’intera area euro La ritirata strategica dello Stato dal mondo dei servizi di Nicola Salvagnin W elfare è un termine inglese che significa: benessere. E il welfare state è quel sistema sociale che vuole garantire a tutti i cittadini la fruizione dei servizi sociali ritenuti indispensabili. È un frutto del Novecento, quando lentamente le società europee passarono da uno stato di guerra continuo, a quello di crescita e sviluppo nella pace. Basta soldi ad eserciti ed armamenti: con le risorse pubbliche si finanziarono ospedali, scuole, pensioni. Un bel progresso, che ha portato diversi Paesi europei a vivere in uno stato di… benessere mai conosciuto prima nella storia, e poco o punto sperimentato dalle altre nazioni del mondo pure oggi. Anche in Italia lo Stato sociale si è rapidamente trasformato in welfare (ad un certo punto abbiamo denominato così pure un Ministero), cioè in un insieme di conquiste - qui le chiamiamo “diritti” - finanziate in tutto o in parte dal gettito fiscale. Quindi sanità semi-gratuita, farmaci calmierati, obbligo scolastico sempre più esteso, forze di pubblica sicurezza (dalla polizia ai vigili del fuoco), assistenza sociale agli inabili al lavoro, sostegno più o meno corposo alla previdenza individuale, ai redditi dei disoccupati, ecc. Insomma, lo “Stato”. Anche se poi si articola in diversi enti territoriali, o agisce con altre articolazioni. Tralasciando le esperienze di welfare di altri Paesi europei, concentriamoci sulla nostra: si sviluppa nella seconda metà del Novecento (prima c’era soprattutto tanta carità di matrice cattolica); ha un formidabile impulso tra gli anni Sessanta e Settanta. In pochi decenni siamo passati dal quasi niente pubblico ad un welfare assai simile a quelli nord europei, almeno in quantità di risorse impiegate. E qui sta il punto: non le avevamo le risorse. Insomma, non c’erano i soldi per fare tutte quelle belle cose che sono state fatte. Per averli, lo Stato ha lentamente ma progressivamente alzato le tasse, sia sul lavoro (Irpef) sia sui consumi (Iva, accise). Ma il fabbisogno era maggiore, e tra l’altro l’inclinazione a pagare le tasse (e a riscuoterle) molto bassa. Quindi, ci si è indebitati a rotta di collo. Se l’Italia dei primi anni Sessanta era un esempio di virtù economiche per l’intero mondo Vita La occidentale - e la lira vinceva l’Oscar delle monete -, già nel 1970 il debito pubblico partiva nel suo decollo: 14 miliardi di euro, il 40% del Pil italiano. Niente, in confronto ai 118 miliardi del 1980 (58% del Pil, comunque ancora dati sostenibilissimi) e soprattutto al disastro degli anni Ottanta. Che si concludono con un debito a 667 miliardi di euro e un’incidenza sul Pil del 94.8%. Quando la Prima repubblica naufraga - tra il 1992 e il 1993 -, siamo già a 850 miliardi e quota 100% già superata. Da lì inizia una maggiore attenzione ai nostri conti pubblici, cosa che non impedisce al debito pubbli- co italiano di raggiungere gli attuali 2mila miliardi di euro e il 127% del Pil. L’Europa - l’eurozona e i tedeschi in particolare - ci ha imposto di diventare virtuosi: va contenuto ai minimi il deficit di bilancio (cioè spendere più di quanto s’incassa); va ridotto a marce forzate il debito stesso. Lasciando stare le altre implicazioni di queste decisioni, rimane un dato di fatto: lo Stato non può più spendere soldi che non ha. Ma il fatto è che la sua struttura di spesa è tale per cui le sue risorse non bastano. Il precedente governo ha agito un po’ sul fronte delle uscite (la stretta sulle pensioni è stata radi- cale), molto su quello delle entrate: siamo al massimo livello di tassazione della nostra storia, un nodo scorsoio che non può essere stretto ulteriormente. Le soluzioni sono da scuola elementare: o ci si indebita di più, ma non ci è concesso; o si prelevano più soldi dalle tasche dei cittadini, ma le controindicazioni sono troppe e troppo importanti; o si taglia la spesa. Sherlock Holmes direbbe che l’unica strada percorribile è la terza. Ma “tagliare le spese” significa tagliare i servizi, arretrare il welfare italiano. In realtà - in modo convulso, disordinato, a macchia di leo- SOCIETà Più non profit, più felicità Dono, fiducia e cooperazione possono diventare contagiosi di Andrea Casavecchia I n dieci anni il Terzo settore è cresciuto in tutte le sue molteplici attività da quelle culturali e sportive a quelle di assistenza sociale o quelle di ricerca. Lo certifica l’Istat con la pubblicazione dei dati del Censimento 2011. In confronto al 2001 le istituzioni non profit sono aumentate del 20%; i volontari coinvolti nelle loro attività hanno superato quota 4 milioni e 700mila; i lavoratori nel settore sfiorano il milione con un incremento del 39,4% tra i dipendenti, del 130% dei lavoratori temporanei e del 106,8% di consulenti esterni. Un altro elemento della rilevazione degno di nota è l’omogeneità territoriale della crescita del Terzo settore. L’indicazione è significativa perché la presenza dei soggetti non profit è storicamente radicata nel Nord del Paese, sparuta nel Sud. Associazioni, cooperative, fondazioni si sono ampliate anche a seguito del “dimagrimento” dello Stato, a cui hanno contribuito da una parte la ricerca di riduzione dei costi della spesa pubblica, dall’altra parte l’applicazione del principio di sussidiarietà che, oltre a decentrare e ad avvicinare i servizi ai cittadini, richiede una re- sponsabilizzazione di una pluralità di soggetti. Però nella sostituzione è possibile intravedere il pericolo che il Terzo settore diventi un surrogato a basso prezzo dell’intervento pubblico, così invece di sussidiarietà si incontrerebbero improvvisazione e inefficienza. Ma la combinazione organizzativa tra volontariato e lavoro remunerato è una peculiarità del settore che tenta di combinare gratuità e professionalità, passione e regole. Alcuni risultati sono positivi perché mostrano la capacità di sostenere le pratiche di volontariato e di creare occupazione. Perciò il Terzo settore deve pardo - da tempo si sta cercando di razionalizzare la spesa. Si sono chiusi gli ospedali minori; sono stati introdotti ticket sempre più onerosi anche per dissuadere il fenomeno delle analisi mediche inutili; è stato bloccato il turn over dei dipendenti pubblici; ridotto il loro stipendio; è stata spostata l’età pensionabile di alcuni anni; soffocate le spese dei Comuni (che ora faticano a pagare i trasporti scolastici e le scuole d’infanzia). E altro ancora. Ma non è niente, rispetto a quello che il Governo - questo o un altro - dovrà fare da qui a poco. Per quanto circoscritta, la dinamica della spesa pubblica continua a crescere, anche perché ha una colpa originaria: lo Stato, in buona sostanza, non sa come spende i suoi soldi. Non lo sa. Mille rivoli che si sparpagliano tra ministeri, enti pubblici, enti territoriali e quant’altro, con modalità da far rizzare i capelli. Figuriamoci se lo Stato sa se quei soldi li spende bene, con profitto, con l’ottenimento degli obiettivi prefissati. Come si vede, di lavoro da fare ce n’è una valanga. E, a prescindere da questo, c’è da gestire una ritirata strategica (ora è solo tattica) dello Stato dal welfare, che in inglese significa anche: sussidio pubblico, e spesso in questo s’è trasformato. A questo punto sorge però un altro quesito, al di là di quanto debba spendere: ma è veramente necessario che sia lo Stato ad accollarsi il peso - e la gestione - del welfare italiano? Possono fare altri al posto suo? Possono fare meglio? E lui, lo Stato, lo permetterà? trovare il suo nome proprio, accanto a quello del pubblico e del mercato. Il passaggio è essenziale: l’economia civile ha ricavato il suo spazio nel sistema produttivo nazionale, ora è necessario che acquisisca la consapevolezza delle sue potenzialità culturali, perché possa trasmetterle agli attori del mondo profit e delle pubbliche amministrazioni, ormai cadute nel cortocircuito del profitto ad ogni costo. C’è bisogno di un processo di maturazione, perché ad una realtà sempre più importante non sarà sufficiente comunicare all’esterno, ma le servirà vivere nell’ordinario, i valori del dono, della fiducia, della cooperazione: tre ingredienti essenziali per riportare tutti i soggetti che operano nel sistema economico dentro coordinate di una società più umana. Come spiega Robert Putnam, “il risultato ricorrente in mezzo secolo di ricerche sui termini in correlazione con la soddisfazione per la vita… è che il miglior predittore della felicità degli individui è l’estensione e l’intensità delle relazioni sociali”, Vita La È andata avanti a lungo, facendo temere anche l’irreparabile, poi la protesta si è come assopita e il primo ministro Recep Tayyip Erdogan sembra aver ripreso le redini della situazione. Ma in Turchia si è aperto un varco, e ora sono numerosi coloro che, nel Paese, reclamano maggiori diritti per tutti, rivelando la profonda divisione della società. “Si tratta di una frattura in termini di stili di vita, che converge nella figura di Erdogan”, spiega Aysegul Bozan, docente all’Università di Istanbul. “Lui che nel 2002 rappresentava la rottura , relegando i suoi rivali a retrogradi – sottolinea – ha fatto tornare i vecchi demoni nazionali, adottando un atteggiamento di vittima che si trova di fronte a un complotto internazionale per destabilizzare il Paese”. Erdogan, osserva ancora Bozan, è entrato “in una nuova fase del potere: fino al 2011 il suo partito, l’Akp, si è dedicato a distruggere i diversi contropoteri, o a prenderne il controllo, come per l’esercito e la giustizia. Ora questa logica è praticamente finita”. L’Akp, ad esempio, ha messo fine all’indipendenza del potere giudiziario, stabilendo che i membri della Corte Costituzionale e quelli dell’Alto Consiglio dei giudici e dei procuratori vengono nominati dal governo. Insomma, in un Paese nel quale i contropoteri sono imbavagliati, e l’opposizione laica politicamente debole, l’Akp spinge per una nuova Costituzione, con l’obiettivo di imporre un sistema presidenziale o semipresidenziale. È una bizzarria tutta italiana - o almeno di buona parte di coloro che sono intervenuti sul caso di Alma Shalabayeva e della sua bambina di 6 anni - scoprire solo ora che il nostro Paese, al pari di tutti i Paesi occidentali, fa affari con il Kazakhstan. Ha ragione Stefano Costalli, quando ha scritto che “con i regimi autoritari è necessaria una dottrina di Stato”: “Chi ha dato il via all’azione, sapeva perfettamente che il Kazakhstan non è uno Stato qualunque per l’Italia, ma un partner economico strategico”. È questo il punto: un Paese democratico, può rinnegare i suoi valori, in nome dell’interesse nazionale? Le risorse naturali-minerarie del grande Paese asiatico sono composte da 5.004 giacimenti, il cui valore supposto è di circa 46 trilioni di dollari. È al primo posto al mondo per la riserva di tungsteno.Al secondo posto per le riserve di cromite e di minerali fosforici, al quarto per piombo e molibdeno, ottavo per le riserve di materiali ferrosi. Sono stati dall’estero n. 30 28 luglio 2013 Le molte incognite della primavera turca Ma adesso, visto il movimento di protesta nazionale, molti membri del partito raccomandano modifiche costituzionali più limitate e più in sintonia con le aspettative della società. Infatti, se il partito di governo ha continuato ad aumentare le sue percentuali elettorali dalla sua vittoria del 2002, mandato dopo mandato, rilevano gli osservatori, ha fatto uso della sua egemonia per tendere verso l’autocrazia. Lanciando Akp, l’ala riformista del Partito della prosperità, messo al bando a causa del suo presunto orientamento islamico, Erdogan voleva occupare una parte dello scacchiere politico. Per Bozan, “l’Akp ha approfittato dello screditamento dei partiti esistenti, attraendo non solo una gran parte delle masse elettorali che votavano diverse formazioni nella tradizione del movimento islamico, ma anche liberali o socialdemocratici che vi hanno visto il potere civile in grado di trasformare le opinioni della base popolare nella prospettiva di una democratizzazione del Paese”. D’altro canto è anche vero che se Erdogan è sopravvissuto a dieci anni di potere, è perché il suo bilancio vanta progressi importanti. L’economia ha raggiunto buoni risultati, l’inflazione è stata abbattuta, gli investimenti esteri sono passati in dieci anni da 1,2 miliardi a quasi 20 miliardi A giugno in migliaia hanno sfidato il governo denunciandone la deriva autoritaria di Angela Carusone di dollari, e le diseguaglianze sono state ridotte. Inoltre, il programma nazionale in vista dell’adesione all’Unione europea ha ampliato le libertà individuali e il processo di composizione della questione curda è riuscito a far fare marcia indietro ai nazionalismi più radicali. Infine, le riforme hanno anche permesso di abolire l’influenza dell’esercito, che aveva fatto cadere quattro governi a partire dal 1960.“Da quel momento – osservano gli analisti – il partito poteva proseguire la sua lotta contro la grande borghesia laica, e presentarla come uno scontro tra il popolo e l’elite”. Per una metà della popolazione, Erdogan personi- fica questa lotta di classe e questa promessa di una fine dell’esclusione. “I militanti dell’Akp lavorano per trasformare l’opinione pubblica e produrre soluzioni individuali ai problemi di ognuno – spiega Dilek Yankaya, ricercatrice universitaria –, si dà in funzione dei bisogni di ciascuno, e in cambio si ottengono i voti”. Ora però qualcosa sembra essersi inceppato in questo meccanismo. Il premier, che si è emancipato dai poteri economici e politici della grande borghesia di Istanbul e della casta militare, si è legato a una nuova generazione di imprenditori spesso originari delle zone rurali, e inseriti nella tradizione conservatrice KAZAKHISTAN Libertà religiosa e diritti umani traditi Un Paese le cui grandi ricchezze sono gestite da un regime autoritario che ha già subito la condanna del Parlamento europeo scoperti 160 giacimenti di petrolio e gas naturali e l’estrazione di petrolio dalle riserve ammonta a 2,7 miliardi di tonnellate. Si stima che esistano circa 300 giacimenti d’oro. Sono stati scoperti più di 100 giacimenti di carbone. Il Paese è ricco di risorse di depositi di sale potassico e di altri tipi di sale,. L’enorme riserva di pirite consente un’ampia organizzazione della produzione di acido solforico e di altri prodotti dell’industria chimica. Dispone di grandissime riserve di risorse per le industrie del vetro e della porcellana. Nel suo sottosuolo e nelle sue montagne sono custodite le pietre rare più preziose e una grande varietà di materiali da rivestimento e costruzione. Questa ricchezza di materie prime, produce denaro. Tanto denaro. Pro- duce anche interessi. Enormi, interni ed esterni. A tutto questo, fa da contraltare la situazione interna del Paese, descritta in questo modo dall’ultimo Rapporto dell’Associazione di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, in relazione alla libertà religiosa:“Negli ultimi anni, è aumentata la volontà del Governo di rafforzare il controllo statale su tutte le attività religiose e un passo in questa direzione è stata l’approvazione di due nuove leggi contenenti pesanti restrizioni legali alla libertà di religione. Varate il 13 ottobre 2011, esse mirano alla nazionalizzazione delle comunità religiose, seguendo il modello di controllo utilizzato in Cina. Considerate parte della tradizione, solo la Chiesa ortodossa russa e la comunità islamica kazaka, sono escluse da queste restrizioni; per sopravvivere a livello nazionale ed evitare sanzioni, le realtà non autoctone devono dimostrare di avere almeno 5mila membri”. Sul piano più generale dei diritti umani, una durissima Risoluzione del Parlamento europeo del 22 novembre 2012 manifesta, tra l’altro, “una profonda inquietudine per le detenzioni non giustificate da violazioni della legge, ma che potrebbero essere dettate da motivi politici, le quali evidenziano indifferenza nei confronti della risoluzione del 15 marzo 2012 del Parlamento con la quale veniva chiesto il rilascio di tutte le persone detenute per motivi politici”. Ancora: il rapporto di Amnesty International, pubblicato lo scorso 11 luglio, si occupa della repressione delle proteste e religiosa. E al tempo stesso risente della crisi europea (il 75 per cento degli investimenti realizzati in Turchia provengono dalla Ue), così che il tasso di disoccupazione – riferiscono in sindacati indipendenti – ha raggiunto il 17 per cento, e il potere d’acquisto dei salari è calato di quasi il 16 per cento dal 2002 al 2011. “La prosperità, e forse anche la pacificazione sociale – rilevano gli osservatori – potrebbe quindi passare per una riduzione più consistente delle diseguaglianze sociali, e per l’istituzione di una giustizia fiscale. Ma – avvertono – resta da convincere il governo a rischiare riforme impopolari tra gli imprenditori”. di Zhanaozen, nel 2011, quando almeno 15 persone furono uccise e altre 100 ferite gravemente dalla polizia. Decine di persone furono arrestate, imprigionate in celle sotterranee e torturate. Amnesty International, all’epoca, sollecitò il presidente Nazarbaev ad avviare un’inchiesta, che ha determinato la condanna solo di cinque dirigenti delle forze di sicurezza per “abuso d’ufficio” e nessun provvedimento è stato preso nei confronti di altri funzionari e di chi aveva pubblicamente ammesso di aver sparato ai manifestanti. Questi, e molti altri fatti, testimoniano come il Kazakhstan sia uno stato autoritario - tra l’altro retto da un Presidente che detiene il potere dal lontano 1989 - negatore dei diritti e delle libertà fondamentali. Uno Stato democratico che voglia avere rapporti con uno Stato di tal fatta, non può non porsi il problema di che cosa debba privilegiare. È certo che se badasse solo ai rapporti di carattere economico, rinuncerebbe ai suoi principi e alla sua identità. 15 Dal mondo Tra Balcani e Ue Nel riconoscere e apprezzare l’operato di Belgrado nel contesto della normalizzazione dei rapporti con il Kosovo, l’Unione europea ha decretato il via libera ai negoziati di adesione con la Serbia, paese che si è accordato con Pristina (Kosovo) per stabilizzare le relazioni di area balcanica, in pari tempo i 27 stati dell’Ue (28 dal 10 luglio, con la Croazia) hanno aperto le porte all’accordo di associazione e di stabilizzazione con il Kosovo, prima tappa sul percorso di una adesione all’Unione europea. Le trattative con la Serbia inizieranno entro gennaio prossimo: il negoziato contribuirà ad agevolare l’attuazione del processo di riforme in Serbia, la più grande fra le nazioni nate dalla dissoluzione della Jugoslavia. Giovani in Qatar Allo scopo di ringiovanire la guida del regno ed incoraggiare le nuove generazioni, l’emiro del Qatar Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani abdica lasciando i poteri al secondogenito, il trentatreenne principe della corona Sheikh Tanun bin Hamad al-Thani. Educato nel Regno Unito, cadetto all’accademia militare di Sandhurst, Tamin è comandante in capo delle forze armate e dirige il comitato olimpico preposto all’organizzazione dei mondiali di calcio del 2022 in Qatar. Al potere dal 1995 il sessantunenne emiro del piccolo regno ha impiegato le grandi risorse naturali per lo sviluppo del paese; nel ‘96 egli creò al-Jazeera, prima rete all-news del mondo arabo, lanciandone poi la versione in inglese. Contro la povertà Un rapporto dell’Onu sulla povertà afferma che l’obiettivo di dimezzare la percentuale di persone che patiscono la fame nel mondo, fra il 1990 e il 2015, è “a portata di mano” Al momento una persona su otto è denutrita in modo cronico, troppi bimbi non frequentano la scuola, e il traguardo di rendere universale l’educazione elementare rischia di non essere raggiunto. Gli “Obiettivi del Millennio” approvati nel 2000 si sono rivelati la spinta di maggiore successo nella storia, contro la povertà, si è avverato “il dimezzamento del numero di persone che vivono in stato di miseria”, calato di 700 milioni di unità fra il 1990 e il 20l0, ed è dIminuita la percentuale di denutriti dal 23 ,2% nel 1990-’92 al 14,9% nel 2010-’12. 16 buone vacanze I n origine, il mare per me era… il mare! un azzurro orizzonte , grande, lunghissimo, immenso tanto quanto potevo seguirlo con l’occhio al di là dei campi e delle piccole alture che lo separavano dal paese, ad appena una decina di chilometri. Inspiegabile anche come per l’illusione ottica della prospettiva esso potesse apparirmi alla vista a strapiombo, come un affresco alla parete. Mistero! Poi fu la volta che andai al mare: un grappolo di case che guardavano spaurite il mare, allora, isolato, muto, quasi triste. Adesso sono al mare: non c’è più un grappolo di case sperdute, ma un filare di abitazioni, di locali, di giostre, di bar, di pizzerie, ristoranti, atti a stordire la fantasia del villeggiante e un via vai di gente in costume e zoccolanti con RIFLESSIONE Il mare di Vincenzo Arnone l’infradito. Il mare diviene familiare e perde quasi le dimensioni poetiche, storiche, religiose, ambientali, mitiche. Si dice mare, ma si intende dire: la casa al mare, il locale al mare, l’aria del mare. Il mare vero, invece, è là sornione, addormentato, placido e tersissimo. Fu così che poco a poco ebbe inizio per me quasi un dialogo col mare, con le acque, con le onde, con l’immenso orizzonte. Mi fu quindi facile sognarlo e proiettarlo lontano in uno spazio meta-fisico e storico: il mare delle Origini, dell’Esodo, dei Numeri, il mare della salvezza e della distruzione, il mare dei salvati e degli annegati, dei naufraghi e degli esploratori, il mare di Giona, il mare-lago di Genezaret… il mare di Conrad, di Garcia Marquez, di Rafael Alberti, il mare di Hemingway, il mare di Verne; il mare di Valery dai reperti di alghe, di antiche memorie sepolte nei secoli, lunghi e sommersi come cimitero, il mare di Verga nella avventura della Provvidenza e della famiglia dei Malavoglia…. Il mare di Lampedusa, qui dove mi separa un lingua di… acqua e l’isola dei conigli è presa d’assalto da turisti, curiosi e Le parole di vissuto tutta la sua vita, dai primi anni di sacerdozio alla cattedra vescovile, con il cuore e gli occhi fissi sul Vangelo. Da lì traeva forza e convincimento; da lì veniva il suo impegno per la pace e la giustizia. Questa biografia, che attinge a piene mani ai suoi scritti, ce lo presenta pastore attento del suo gregge, pastore che “conosce le sue pecorelle una ad una”. La sua ricca spiritualità, mai separata dall’azione concreta, è un dono che ancora oggi continua a mostrare l’amore di Dio per l’umanità. Papa Francesco Infanzia nell’estate Non lasciatevi del sud rubare la A Francavilla nelle albe d’estate speranza quando gli uccelli si destano tra le foglie dei fichi pungenti il cielo scende ad annegare le case: una marea di aria lucente, allora le scalette di pietra e i balconi e le stradine di Francavilla silenziosamente navigano verso lontani incantati lidi. Tutto si desta nei mattini d’estate quando il sole spunta in cerchi d’oro nelle fresche fontane di Francavilla… Allora dai forni accesi per cuocere il pane l’odore delle fascine bruciate sparge nell’aria una felicità senza nome… Tutto si desta quando laggiù per la piana trottano i muli nella luce del primo sole della mia terra lontana… Ma dite ai galli di non cantare! A quei balconi di non navigare! Al fischio del treno di non portarmi lontano perché solo l’infanzia non si vuol più destare. Solo l’infanzia da allora non si è più destata. Anna Tassitano Vita La n. 30 28 LUGLIO 2013 Lib. ed. vaticana, 2013, euro 7 venditori ambulanti, il mare che vomita, poco alla volta, un pugno di immigrati alla ricerca… dell’isola del tesoro. Il mare di Lampedusa, approdo alla vita e alla morte, porto di avventura per immigrati; Il mare che divide l’Europa dall’Africa, un tempo al centro di tutte le attività commerciali del mondo allora conosciuto; qui dove la mitologia aveva ambientato eventi, viaggi, battaglie… adesso, nella sua struggente bellezza, è anche motivo di morte. Alle sue sponde il breve e significativo viaggio di Papa Francesco con l’eco delle parole del vangelo di Matteo al capitolo 25: ero straniero e mi avete accolto”; e il commento dello stesso pontefice:“In un mondo in cui si parla molto di diritti, quante volte viene di fatto calpestata la dignità umana! Sembra che l’unico che ha diritti sia il denaro”. Il mare, il mare! Daniele Bresciani Ti volevo dire Rizzoli, 2013, euro 17,00 Bur, anno 2013, euro 14 Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti. La vita non ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi! Papa Francesco, Udienza generale, 24 aprile 2013 Domenico Amato Tonino Bello, una biografia dell’anima Città Nuova, 2013, euro 16,00 Noto per il suo impegno in favore degli ultimi, don Tonino Bello ha Vaticanista argentina e intima amica della famiglia Bergoglio Evangelina Himitian è una delle persone più vicine a Jorge Bergoglio ed è tra i pochi ad aver seguito da presso lo straordinario percorso che lo ha portato fino al soglio di Pietro. Riportando per la prima volta le parole dei familiari e raccontando episodi decisivi che ci mostrano il cuore più autentico della scelta d’amore di papa Francesco, questa commovente biografia ne rivela il lato privato e meno conosciuto: la migrazione dei genitori dell’Italia all’Argentina, l’infanzia nei quartieri popolari di Buenos Aires, la passione per lo studio e i maestri giovanili, gli anni di formazione tra i gesuiti, la nomina a vescovo e la volontà di testimoniare quotidianamente il Vangelo prendendosi cura degli ultimi. LaVita Abbonamento 2013 Sostenitore 2013 Amico 2013 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. Evangelina Himitan Francesco, il Papa della gente Sostieni Le parole a volte si bloccano in gola e non vogliono più uscire. Viola è appena una ragazzina quando un giorno si alza e si veste, aspettando di sentire la voce assonnata del padre che la deve accompagnare a scuola. Ma quella mattina non si sveglia più e qualcosa in lei si ferma: mutismo selettivo, lo chiamano i medici e sua madre decide che starà meglio in una scuola svizzera, dove sarà seguita. Prima di partire Viola riceve da Fulvio, un vecchio amico di famiglia, un dono prezioso: un pacco di lettere, un libro antico e due agende che riemergono dal passato del padre. Per un intero inverno, nella sua stanza del collegio, le legge e rilegge. Compare più volte il nome di una donna mai sentito prima Claire: per lei Giacomo, all’inizio degli anni ottanta, si era trasferito a Londra con il sogno di iniziare una nuova vita.Viola non riesce a capire perché si siano separati ma avverte che, nella fine di quella relazione, è nascosto qualcosa di più: non solo un segreto custodito da Giacomo, ma forse anche l’antidoto al proprio dolore. In un romanzo intimo e profondo, Daniele Bresciani ci racconta come ognuno di noi si tenga stretto un pugno di frasi quelle che non riesce a confessare alle persone amate, fino a quando non diventa troppo tardi. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia GF Press Masotti IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 e-mail: [email protected] sito internet: www.settimanalelavita.it CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 23 LUGLIO 2013