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LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
T O S C A N O
30
Anno 116
DOMENICA
28 LUGLIO 2013
e1,10
1,10
e
Riconciliati con la natura
U
n mese di sospensione (almeno per i
più fortunati), comunque un tempo
prolungato di stacco dalle mansioni
quotidiane, un periodo di riposo del
corpo e dello spirito, un momento
di ricarica. Il frastuono persistente
sulle nostre strade, sulle spiagge affollate, perfino
sui monti, non ci sarà per niente di aiuto perché la
vacanza scorra sui suoi ritmi normali e conceda gli
spazi necessari per un riposo proficuo e costruttivo. La vacanza ha bisogno di una premessa e di
una preparazione, di un minimo di programma e
di riflessione, per non arrivare alla conclusione più
stanchi e più poveri di quando siamo partiti.
L’alleato che non tradisce mai sarà, come sempre, la natura, che in questi giorni indistintamente
per tutti si veste a festa e sfoggia gratuitamente le
suggestioni più belle. Il verde dei prati, l’azzurro
del cielo, le cime dei monti, lo splendore del mare,
l’incanto dei piccoli paesi arroccati sui luoghi più
sperduti, carichi di storie, di memorie, di poesia, gli
stessi animali dei quali, nel turbinio convulso delle
nostre città, abbiamo quasi perduto le tracce. Un
panorama aperto dinanzi a noi, in cui rispecchiamo
la nostra anima e ritroviamo la parte migliore di
noi stessi. Il fanciullino che ciascuno di noi conserva
gelosamente nella parte più nascosta del suo spirito
gioisce e sussulta in seduta permanente, riconoscente e felice di un dono che si rinnova gratuitamente
ogni anno.
Una riconoscenza, la nostra, macchiata però
e corrosa di rimorsi, perché, come figli degeneri e
ingrati, più volte abbiamo alzato le mani avide e
sacrileghe contro la terra che ci ha dato i natali, ci
ha nutrito e cullato e ci attende per l’ultimo riposo.
Da tempo ormai i richiami, gli allarmi, le minacce
ci giungono ininterrottamente da ogni parte perché
torniamo ad amare la terra, a coltivarla, a perfezionarla, ad abbellirla, a metterla in condizione di
mostrarci le sue infinite ricchezze e invece il nostro
egoismo continua a sfruttarla, spogliarla, depredarla, manometterla. Un vero e proprio tradimento, di
cui a malapena ci accorgiamo e prendiamo coscienza ora che il danno da noi procurato sembra aver
raggiunto i limiti della irreversibilità. Gli scienziati
ne sono da tempo consapevoli, ma le loro grida
sembrano scomparire nel vuoto della nostra disattenzione e del nostro disinteresse.
Eppure di terre a disposizione ne abbiamo una
sola: una terra che, nel piano di Dio, doveva essere
al servizio di tutti coloro che oggi la abitano e di
coloro che verranno domani. Le nostre aggressioni
continue e inconsulte hanno privato dei suoi benefici parte dei suoi abitanti e minacciano la stessa
esistenza degli abitanti futuri. Ce ne parlano le
tragedie atmosferiche, i disastri alluvionali, il surriscaldamento del pianeta, le piogge acide, la scomparsa definitiva di tante specie vegetali e animali.
Dovevamo arricchire la nostra millenaria dimora
e invece l’abbiamo smisuratamente impoverita e
continuiamo imperterriti e scriteriati a saccheggiarla. Così essa si vendica. Più di sempre, in questo
caso la punizione non è qualcosa che sopraggiunge
dall’esterno (da un Dio corrucciato e vendicatore,
per esempio, come si tende normalmente a pensare), ma è conseguenza immediata, si direbbe necessaria, inevitabile, dei nostri atti criminali. Nemmeno un miracolo ci potrebbe salvare.
La chiamata al senso di responsabilità si rinnova
continuamente, in nome della scienza e, soprattutto, della fede. La terra è stata data all’uomo come
un dono, un dono incompleto da conservare, anzi da
portare al suo stato di perfezione. In quest’opera
di completamento, l’uomo diventa il collaboratore
di Dio, in modo che nel passaggio dalla prima alla
seconda creazione questi assume il ruolo di vero e
proprio protagonista. Un percorso lunghissimo che
va dal primo giorno della creazione (il giorno della
genesi) all’ultimo giorno (quello dell’apocalisse), che
doveva procedere al ritmo di una marcia trionfale e
che invece avanza al suono cadenzato e lugubre di
una musica di ben altro genere.
Responsabilità per il presente e per il futuro,
per gli uomini di oggi e per gli uomini di domani,
ai quali non possiamo consegnare una terra logora
nelle sue energie, spogliata delle sue bellezze, prosciugata dalle sue risorse e dalle sue ricchezze. La
terra è di tutti e dovremmo abituarci di più a dividerne insieme, fraternamente, i doni che essa ci offre. L’ecologia è anche un richiamo alla solidarietà,
alla condivisione e alla fraternità. Ed è soprattutto
un richiamo al rispetto di quel prodotto superiore e
trascendente che si chiama persona umana: l’uomo,
il re del creato, il punto di convergenza dell’intera
storia cosmica, “ciò che c’è di più perfetto in tutta
la natura”, l’immagine di Dio, l’unica creatura che
Dio ha voluto per se stessa. Signore, ma non tiranno, artefice e non distruttore, partner e non nemico
di Dio.
Una riflessione che parte dalla terra e che arriva
così al cielo. La meditazione estiva del cristiano, il
quale non dovrebbe mai dimenticare queste verità, che stanno alla base della ragione e della fede.
L’augurio di buona vacanza non può che percorrere
queste strade.
Giordano Frosini
Con questo numero
il nostro settimanale
va in vacanza
Uscirà di nuovo
domenica
8 settembre
Ai nostri lettori l’augurio di
Buone Vacanze
E state 2013
2
primo piano
n. 30 28 luglio 2013
VERSO LA SETTIMANA TEOLOGICA DI SETTEMBRE/2
Vita
La
Sinodalità segno dei tempi
di Giordano Frosini
SEGUE DAL N. 29
Espressioni
di sinodalità
Da ricordare anche la possibilità riconosciuta soprattutto dal
vecchio Codice del voto decisivo
nei riguardi di alcune delibere del
potere superiore. Ma c’è soprattutto
da non dimenticare che l’elezione
del vescovo di Roma, quindi del
papa, è avvenuta da sempre per una
libera votazione con maggioranza e
minoranza da parte del clero della
città eterna, oggi macchinosamente
sostituito dai cardinali sparsi per il
mondo. (Fra parentesi un collegio
nel collegio, quello cardinalizio: è
proprio necessario mantenerlo?).
Non è vero, dunque, che nella chiesa
non ci possono essere manifestazioni di vera e propria democrazia:
il conclave è la più grossa smentita
di questa supposizione. In più, un
vero e proprio regime democratico
è stato da sempre mantenuto all’interno degli ordini religiosi, in qualche
caso, come per esempio nell’ordine
benedettino, con un forte influsso
anche sulla struttura della stessa
società civile.
Tutte considerazioni da raccogliere per misurare le possibilità che
la comunità cristiana ha oggi nelle
sue mani per una vera e propria
partecipazione alla vita della sua
chiesa. Perché ciò che fu non può
essere di nuovo riportato alla luce?
La voce
del concilio
Arriviamo così a volo d’aquila
alle soglie del concilio Vaticano II,
nei cui documenti la teologia trova
esplicitate tutte le condizioni per la
fondazione di una sinodalità, anche
se il termine viene ignorato nelle sue
pagine. Per la verità, questa ebbe una
sua specifica e tormentata trattazione per quanto riguarda la collegialità,
che stabilisce il rapporto fra il collegio episcopale e il vescovo di Roma.
Un discorso rimasto sospeso, dopo
che al Vaticano I aveva definito il primato di giurisdizione e l’infallibilità
de papa, che doveva essere in tutti
i modi completato. Ciò che di fatto
avvenne con l’affermazione di due
giurisdizioni complete nella chiesa,
regolate anche con l’aggiunta di una
Nota esplicativa previa, voluta e
imposta personalmente da Paolo VI.
Una sinodalità piena, che però non
ha trovato ancora la sua completa
realizzazione Ne sono in qualche
modo vittime il sinodo dei vescovi,
legato anch’esso al voto consultivo e
all’ingerenza dei delegati direttamente voluti dal Vaticano e le conferenze
episcopali nazionali o continentali,
alle quali finora è stato negato un
pieno ed effettivo riconoscimento.
Un vero peccato perché queste
avevano preso praticamente il posto
dei concili provinciali che, dopo un
loro glorioso passato, sono andati
gradatamente scomparendo.
Ai nostri giorni, il problema più
importante riguarda l’individuazione
della funzione specifica e insostituibile della gerarchia della chiesa, che
individuiamo nella della trasmissione
fedele della parola di Dio, cioè nella
conservazione e nell’insegnamento
di quanto fa parte della fede e della
morale. Un compito che si colloca,
secondo S. Dianich, all’interno del
munus docendi, per diritto divino
riservato direttamente al papa e ai
vescovi e conferito col rito sacramentale dell’ordine sacro. Un dirittodovere che viene senza intermediari
dall’alto e che, per questo, impedisce
l’applicazione del concetto di una
completa democrazia nei riguardi
della chiesa. Della gerarchia i fedeli
potranno arrivare, senza andare oltre,
alle sue designazioni.
Il problema però rimane quello di
stabilire i limiti di questo potere, perché, si dice giustamente, non esiste
potere o autorità senza i suoi confini,
stabiliti dalla stessa formulazione
del principio: ciò che è al di fuori di
esso non cade, così sembra, sotto il
potere della gerarchia, ma di per sé
può essere trattato anche secondo le
categorie della piena sinodalità o, se
vogliamo, di una vera e propria democrazia. Anche la teologia dell’ultima
parola, se ha valore nel caso contemplato dal principio di autorità, non
è più da invocarsi in tutti i casi che
esorbitano da esso. Non c’è da spaventarsi da un discorso come questo,
anche se si tratta di un’applicazione di
un vero e proprio rasoio di Occam,
che elimina dall’esclusiva magisteriale
tanti problemi e tante soluzioni; non
si tratta però di un invito alla rivoluzione, ma semplicemente di un invito
a rivedere coraggiosamente il diritto
finora in uso all’interno della chiesa.
(A proposito, perché, ci domandiamo
in tanti, i giuristi si limitano a fare
gli esegeti del codice, vanificando in
tal modo il discorso dei teologi, e
non lavorano invece sul fronte più
rischioso del “de iure condendo”,
mettendosi così anche loro a servizio del progresso della chiesa?).
L’intero popolo cristiano, detentore
del sacerdozio comune, dei carismi
dello Spirito Santo, del sensus fidei,
partecipe in nome del proprio battesimo all’esercizio dei tria munera,
ha piena possibilità di prendere parte
attiva alle tante questioni della vita
della chiesa che non sono esclusive
della gerarchia e di cui la stessa storia
rimane indiscussa testimone. Certo,
ci vorrà un’adeguata preparazione
da non darsi affatto per scontata ai
nostri giorni. Un impegno in più per
la parte dirigenziale.
Torna alla mente la vicenda di uno
dei due grandi anticipatori dell’ecclesiologia contemporanea: John Henry
Newman, il grande assertore del ruolo del laicato nella vita della comunità
cristiana. La chiesa non solo non può
fare a meno di loro (sarebbe ridicola,
diceva), ma li deve valorizzare con
piena fiducia e giusta speranza. Pure
nel ruolo dell’insegnamento, non
soltanto dell’evangelizzazione, anche
se in questo campo alla gerarchia
appartiene il diritto-dovere dell’ultima parola.
Consultività
e oltre
Una parola va spesa per determinare meglio il significato dell’abusato
termine di consiglio. Occorre rendere al termine la dignità che esso
merita all’interno del vocabolario
cristiano. Le parole desunte dal linguaggio umano non possono essere
applicate in senso univoco alla chiesa,
che non è una societas di bellarminiana memoria, ma mistero. Tutti i
termini (democrazia, monarchia…),
altrimenti si farebbe rientrare dalla
finestra ciò che è stato messo fuori
dalla porta. Il termine consiglio non
fa eccezione alla regola: esso, si dice,
ha soprattutto un significato negativo
(dice cioè che i consultati non hanno
il potere di decidere), non dice però
che cosa significhi consultarsi fra
persone tutte quante inabitate dallo
Spirito Santo. Una cosa ben diversa
dal funzionamento delle consulte dei
sovrani illuminati del ‘700.
C’è da ricordare a questo proposito due testi degli ultimi papi che
aprono nuove possibilità oltre la
semplice consultività: due aperture
da valorizzare ai fini di una nuova impostazione dell’intera problematica.
Nella Esortazione Christifideles laici,
Giovanni Paolo II ha scritto:“Il recente sinodo ha chiesto in tal senso, che
si favorisca la creazione dei Consigli
pastorali diocesani, ai quali ricorrere
secondo le opportunità. Si tratta, in
realtà, della principale forma di collaborazione e di dialogo, come pure di
discernimento, a livello diocesano. La
partecipazione dei fedeli laici a questi
consigli potrà ampliare il ricorso
alla consultazione e il principio di
collaborazione – che in certi casi è
anche di decisione – verrà applicato
in modo più esteso e forte” (n. 25).
Benedetto XVI, in un suo intervento in occasione dell’anniversario
della Mater et magistra (16 maggio
2011) aggiungeva che della dottrina
sociale i laici non possono “essere
solo fruitori ed esecutori passivi”,
ma devono essere considerati come
“protagonisti nel momento vitale
della sua attuazione, come anche collaboratori preziosi dei pastori nella
formulazione, grazia all’esperienza
acquisita sul campo e alle proprie
specifiche competenze”.
Innegabili aperture, secondo la
nostra tesi da estendersi fino all’intoccabile compito specifico della
gerarchia, ricordato prima. Su questo
terreno si innesta il tema della democrazia nella chiesa, anch’essa estensi-
bile fino al limite ora richiamato. Per
questo, sulla base di quanto detto
prima, si deve parlare di democrazia
in senso analogico, non però con
tendenza al ribasso, ma, fatte tutte le
debite considerazioni, sostanzialmente al rialzo. In altre parole, la chiesa
non è una democrazia per il semplice motivo che si deve considerare
una “super-democrazia” (A. Torres
Queiruga). Tale nella vita diocesana
coi suoi consigli e, soprattutto, col
sinodo diocesano; tale nella vita
parrocchiale, ancora coi suoi consigli
promossi in un futuro prossimo al
rango superiore. Ricordando che,
oltre le istituzioni, c’è uno spirito che
è sempre all’opera, che oltre il collegialis effectus, esiste, deve esistere,
il collegialis affectus, che dà senso e
consistenza al primo.
Una chiesa diversa, che rimane
oggi nel pensiero comune. Una chiesa
dove ha libero corso l’opinione pubblica, secondo il desiderio espresso
nel 1950 addirittura da Pio XII, un
popolo attivo e responsabile su tutto
il fronte della vita e della missione
della chiesa, una comunità che persegue seriamente l’ideale ecumenico,
portando celermente a compimento
soprattutto quanto sul primato del
romano pontefice hanno detto tutti
i papi post-conciliari, accettando la
distinzione fra principio ed esercizio.
Un sogno? Ma se lo è, si tratta di un
sogno acceso nella nostra fantasia
dall’ultimo concilio della chiesa e
dalla sensibilità diffusa nell’intera
comunità cristiana.
È il sogno della sinodalità, che
merita di essere assecondato con
tutte le nostre forze, in un momento
particolarmente difficile della nostra
storia. Abbiamo il diritto di ripetere
le parole dell’Apocalisse: “Questo
oggi lo Spirito Santo domanda alla
sua chiesa”?
Vita
La
28 luglio 2013
Il vento? È rimasto il vento.
Un vento lasco, raso terra, e il
foglio
(quel foglio di giornale) che il vento
muove su e giù sul grigio
dell’asfalto. Il vento
e nient’altro.
Questi versi, tratti dalla poesia “Dopo la notizia” di Giorgio
Caproni, di cui Vincenzo Cerami
fu amico, e che morì prima di lui,
suonano come un necrologio postumo dell’amico. Oggi si svolgono
i funerali del poeta, sceneggiatore,
scrittore, giornalista morto dopo
una lunga malattia.
Innamorato in modo viscerale
della vita, e ricambiato dalla stessa,
non se ne staccherà mai, come
Paolo e Francesca di dantesca
memoria. Nel film “La tigre e la
neve”, di cui ha scritto la sceneggiatura insieme all’amico fraterno
Roberto Benigni, a un certo punto
il protagonista dice: “Mi piacerà
vivere anche da morto”. E Cerami
c’è riuscito. Un artista è come un
profeta: la veggenza che possiede
gli consente di guardare avanti, oltre. Di sorridere anche sulla morte.
La spiritualità di Vincenzo Cerami
è qui: nell’amore viscerale per la
vita. Un traguardo quotidiano e un
punto di partenza. Una lotta. Come
3
n. 30
RITRATTO DELL’ANIMA
Nell’amore per la vita
la spiritualità
di Vincenzo Cerami
La figura di Cristo per lui era centrale.
Rispose a Elsa Morante, malata, che gli
chiedeva se davvero Gesù fosse risorto:
“Un uomo come Gesù doveva per forza
risorgere”. Lo scrittore aveva ricevuto da
Papa Benedetto XVI il titolo onorifico di
membro dell’Accademia Pontificia
delle Belle Arti e Lettere dei Virtuosi
del Pantheon
di Alessandra Gaetani
L’ultimo libro di Giorgio Ducceschi
Era il 1945, avevo occhi
di bambino…
U
di Leonardo Soldati
n titolo suggestivo e carico di emozioni
per l’ultimo libro del giornalista pistoiese Giorgio Ducceschi, “1945 Occhi
di bambino”, un’opera questa volta
disponibile anche in dvd ed edita dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di
Pistoia, che racconta l’ultimo periodo tragico della
Seconda guerra mondiale ed il duro dopoguerra a
Prunetta, con i ricordi dello scrittore allora bambino. Con delicatezza e sensibilità l’autore riporta
il lettore a quel tempo, così diverso da quello
odierno, difficile ma anche carico di umanità e di
attenzione alla vita.
Già dipendente di Poste Italiane ed in servizio
soprattutto presso l’ufficio postale di Prunetta,
corrispondente storico dalla Montagna Pistoiese
del quotidiano “La Nazione” di Pistoia, Ducceschi
da anni scrive libri di narrativa e storia locale, pubblicati negli ultimi anni soprattutto nella collana
di ricordi e memorie locali “Per filo e per segno”
promossa dall’Istituto Storico provinciale della Resistenza. Sono i ricordi il leit motiv di quest’opera,
sui quali lo scrittore invita a soffermarsi, tenendoli
stretti al cuore, utilizzandoli come “zaino” di esperienze per poter meglio affrontare il futuro, la vita
che continua ad andare avanti. Immergersi nel passato per capire meglio noi stessi e il presente che
ci circonda, come afferma nel volume il parroco di
Prunetta, don Jarek. Per alcuni paesani di Prunetta
quest’opera è un’occasione per conoscere per
rivivere un’altra volta momenti della loro gioventù,
per i giovani è una buona occasione per conoscere
il passato e per riflettere sul loro percorso di vita,
per quelli che non provengono originariamente dal
paese di Prunetta e dai luoghi della Montagna Pistoiese «come me, questo libro serve ad avvicinarci all’atmosfera di queste case, di questi vicoli, per
sentirci come fossimo a casa» osserva don Jarek.
Lungo tutto il volume un dilemma si apre davanti
al lettore: era meglio quel tempo passato o la vita
di oggi? Meglio guerra e povertà ma anche la forte
coesione sociale di quel tempo che fu, o la vita di
oggi, dove nonostante la moderna e supertecnologica comunicazione di massa le persone si parlano
tra loro molto meno di prima? Un dilemma che
ognuno può affrontare con se stesso solo nell’intimità del proprio “io” leggendo il libro, come viene
detto nella presentazione del volume, apprezzando
però di nuovo, qualunque sia la propria scelta, le
piccole cose di tutti i giorni: un sorriso, un saluto,
i colori di un tramonto, il volo di una farfalla. Tanti
i fatti e le figure narrate in “1945 Occhi di bambino”, la guerra, la vita quotidiana, la strada principale
del paese, la scuola, la riapertura dell’ufficio postale
di Prunetta, l’arrotino, il ricordo dell’eroico sacerdote don Mario Ghelardini, i pascoli delle pecore
sulle verdi montagne, ma anche momenti ricreativi
come i primi calci al pallone dopo gli eventi bellici,
il gioco delle bocce, i balli in aie, piazze e sale. Contemporaneamente scorrono nel racconto eventi
e personaggi nazionali, le bombe atomiche di
Hiroshima e Nagasaki, le corse ciclistiche di Gino
Bartali e Fausto Coppi che univano l’Italia divisa
dalla guerra, le trasmissioni radiofoniche Rai con il
presentatore senese Silvio Gigli, Alberto Sordi con
il celebre personaggio “Mario Pio”, le voci emergenti dei cantanti Gianni Morandi, Iva Zanicchi o
Orietta Berti. Il libro verrà presentato il prossimo
8 agosto presso la sede della Pro loco di Prunetta,
alla presenza dell’autore, da non perdere né la
presentazione né la lettura di questa emozionante
opera.
Leonardo Soldati
quella di Giacobbe con l’Angelo.
La spiritualità, nelle sue opere,
è qualcosa di pervasivo, come la
presenza di Dio. Con alcune tappe
specifiche. Forse iniziò mentre
lavorava come aiuto regista nel
film “Il Vangelo secondo Matteo”
diretto da Pier Paolo Pasolini.
Pervadeva la sua voce nella lettura
dell’Ecclesiaste, che ha portato
anche nelle sinagoghe. Emerge nei
dialoghi delle due madri protagoniste de “La Pietà Stabat mater”, un
lavoro che ha le musiche dell’amico
di sempre Nicola Piovani. La madre
bianca piange il figlio morto per
overdose. La madre nera piange il
figlio morto per indigenza. Madri
del nostro tempo che rimandano
alla Madre di tutti i tempi, vittime
dello stesso mondo. Questo passo
dell’Ecclesiaste sembra riassumere
l’interrogativo che Cerami starà
passando nella sua testa. “Passai poi
a contemplar la sapienza, gli errori,
la stoltezza, ‘e che è l’uomo - dissi
- da poter seguire il re suo creatore?’. E vidi che la sapienza è tanto
superiore alla stoltezza quanto la
luce alle tenebre. Il saggio ha occhi
in testa, lo stolto cammina al buio,
ma riconobbi che tutt’e due aspettan la medesima morte”.
Lo scrittore aveva ricevuto
da Papa Benedetto XVI un titolo
onorifico come membro dell’Accademia Pontificia delle Belle Arti e
Lettere dei Virtuosi del Pantheon.
Possedeva una spiritualità concreta
Vincenzo Cerami, come dimostrano le sue parole sulla tolleranza:
Perché una persona deve essere
tollerata? Quando si tollera vuol
dire che si deve fare uno sforzo,
mentre ogni uomo va accettato in
quanto esistente, e non tollerato:
io voglio essere accettato per
quello che sono. Non vorrei essere
tollerato”. Questo atteggiamento
lo portava a esprimere la sua arte
come un atto di fede. A vedervi la
trascendenza. Per Cerami l’artista
ha sempre qualcuno a cui rivolgersi,
anche se si dice ateo “a prescindere dalla fede di appartenenza”
disse. Se ne rese conto già il primo
artista sulla Terra che individuò
questa presenza nelle Muse ispira-
trici e protettrici.
Vincenzo Cerami avvertiva la
presenza di Dio quando lavorava,
quando a fine giornata si accorgeva che aveva scritto meno fogli
di quanti credeva.Viveva la sua
arte come una vocazione “che va
coltivata, perché le vocazioni non
sono date una volta per sempre.
Siamo diversi da un anno all’altro.
Quindi non possiamo fossilizzarci
sulla stessa idea di fede che avevamo da ragazzi. E poi guai se la fede
fosse qualcosa di cristallizzato, di
morto”, come ha detto in un’intervista rilasciata a Mimmo Muolo nel
2012. “La Fede va dubitata: più si
dubita, più si rinforza. L’artista e il
credente percorrono la medesima
via perché si pongono le stesse
domande: il mistero della vita e
della morte”. La figura di Cristo
per Cerami era centrale. Rispose a
Elsa Morante, malata, che gli chiedeva se davvero Gesù fosse risorto: “Un uomo come Gesù doveva
per forza risorgere”. Amava tanto
la vita Vincenzo Cerami. E Dio è
Dio della vita.
Poeti
Contemporanei
Il sasso
nella mano
Ho un sasso nella mano:
sincero, piccolo frammento
della materia tutta
dell’universo intero
che ruota intorno a me.
La mia, la tua persona,
e insieme ogni vivente,
sono realtà diversa,
ma certo assai più grande
della materia tutta
dell’universo intero
che ruota intorno a noi.
Giovanni Sguazzoni
4
attualità ecclesiale
n. 30 28 luglio 2013
LA FESTA DELLA GIOVENTù A RIO DE JANEIRO
Papa Francesco apre
“l’immenso cuore
del popolo brasiliano’’
Bergoglio sceglie
un’utilitaria per
dirigersi verso il
palazzo del Governo.
Nel saluto della
presidente Rousseff
la mano tesa alla
chiesa cattolica
nell’aiuto ai poveri
L
etteralmente un bagno
di folla, gioioso, potente.
Una grande festa come
solo Rio de Janeiro e i
giovani di tutto il mondo potevano
realizzare. Papa Bergoglio è stato
accolto in una esplosione di gioia
al suo arrivo da Roma. Tifo da
stadio, bandiere dispiegate a festa,
entusiasmo incontenibile. Persone di
tutte le età si sono dispiegate lungo
tutto il percorso della papa mobile
mentre migliaia di ragazzi volontari,
in maglietta gialla, mano nella mano
presidiavano sulla sicurezza delle
transenne e il passaggio papale.
La festa di Rio
Il Papa che non smette di stupire
il mondo, ha deciso di non usare la
“Papamobile” super-corazzata, bensì
un’utilitaria (Fiat Idea) per dirigersi
verso il palazzo del Governo. Ma prima
di salire sulla papa mobile scoperta,
la macchina su cui era a bordo ha
rallentato trovandosi inspiegabilmente
bloccata nel traffico ed è stata letteralmente “assediata” dalla folla che voleva
salutarlo. Una decina di minuti in cui
guardie vaticane e addetti alla sicurezza
brasiliani hanno faticano a riportare in
sicurezza la situazione. Una decina di
minuti in cui il Papa non ha mai alzato
il finestrino continuando a salutare
con il suo sorriso la gente. Eccolo Papa
Francesco per le strade di Rio: migliaia
di fogli bianchi sono stati lanciati dai
palazzi in segno di saluto. Gente arrampicata sugli alberi, affacciata alla
finestra. Commossa fino alla lacrime. E
quando il Papa è scivolato via lungo la
strada, la folla ha cominciato a seguirlo
correndo. Nessuno voleva più andare
via e così la festa è continuata sulla
piazza del Theatro Mucipal, in Avenida
rua Branco.“Ah, eu vi o Papa”, ho visto il
Papa: gridavano tutti in coro. E ancora in
spagnolo:“esa es la juventutd del Papa”.
Un comune impegno
per la lotta contro
la povertà
“Il Brasile e i suoi più di 50 milioni
di giovani sono con le braccia aperte”:
gli ha detto la presidente del Brasile,
Dilma Rousseff, aprendo il suo discorso
di benvenuto. E non poteva trovare
parole migliori per accogliere Bergoglio.
Arriva in un Brasile fortemente scosso
dalle recenti manifestazioni che hanno
visto scendere in piazza migliaia di
persone per una maggiore democrazia,
giustizia e trasparenza. Non è un caso
se nel suo saluto, la presidente abbia
fatto riferimento al “comune” impegno
per “dignità degli uomini”, parlando di
chi soffre, di quanti non hanno lavoro,
della violenza diffusa e della lotta alla
povertà in Brasile. “Soprattutto - ha
detto - lo facciamo insieme alla chiesa
cattolica che cerca di fare il più possibile
nei confronti dei più poveri, di quanti
stanno per strada e nelle carceri”. Ha
Vita
La
poi invocato una “alleanza di cooperazione” tra Brasile e chiesa cattolica per
assicurare a tutto il popolo, specie ai più
poveri, migliori condizioni di vita.
“Nessuno si senta
escluso
dall’affetto
del Papa”
“Sono venuto a incontrare giovani
arrivati da ogni parte del mondo, attratti
dalle braccia aperte del Cristo Redentore”, ha detto papa Francesco. Che
ha aggiunto: “Essi vogliono trovare un
rifugio nel suo abbraccio, proprio vicino
al suo cuore, ascoltare di nuovo la sua
chiara e potente chiamata: ‘Andate e
fate discepoli tutti i popoli’”. E mentre
parlava le sue parole si diffondevano
per tutta Rio lungo la immensa spianata di Copacabana dove sono stati
allestiti maxi-schermo e il mega palco
per la Messa di apertura, la cerimonia
di accoglienza del Papa e la Via Crucis.
Poi le parole più belle per questa terra
così lontana da Roma:“dall’Amazzonia
fino alla pampa, dalle regioni aride
fino al Pantanal, dai piccoli paesi fino
alle metropoli, nessuno si senta escluso
dall’affetto del Papa”.
I
l Papa “venuto dall’altra parte del mondo” torna a casa,
in America Latina. C’era
un’atmosfera di attesa a Rio
de Janeiro dove lunedì scorso il
Papa è atterrato e si è ritrovato
nelle braccia aperte degli oltre 2
milioni di giovani venuti da tutto il
mondo per vivere con lui la Giornata mondiale della Gioventù.
Dopo i brasiliani, il gruppo più
numeroso sono ovviamente quelli
argentini che secondo le stime
sarebbero più di 40mila. Appena
atterrati a Rio, un’enorme baraccopoli accoglie il turista lungo
la via che porta alla metropoli.
È uno schiaffo di realtà. Eccolo,
dunque, il Brasile che ha accolto
il Papa: simbolo di tutte le contraddizioni e povertà ma anche
di tutte le straordinarie risorse
di questo continente. Il Brasile è
stato travolto nel mese scorso da
una serie di manifestazioni nate
spontaneamente soprattutto dai
giovani e sostenute dalla rete. È
una reazione di risveglio di fronte a problemi non risolti e non
affrontati, come la corruzione,
l’impunità e la mancanza di trasparenza. “Ci troviamo in un momento cruciale”, dice monsignor
Carlos Aguiar Retes, arcivescovo
di Tlalnepantla (Messico) e presidente del Consiglio episcopale
latinoamericano (Celam). E “le
sfide del cambiamento epocale in
cui viviamo, esigono un ripensamento degli atteggiamenti, delle
strutture e delle attività pastorali
nella fedeltà a Cristo”. Nel pro-
Esperienza di
un’accoglienza
straordinaria
Un affetto che si era fatto visibile e
tangibile poco prima, durante il tragitto
dall’aeroporto alla Cattedrale metropolitana. A bordo di un’utilitaria Papa
Francesco, con i finestrini abbassati,
ha salutato la folla assiepata ai bordi
della strada fino a rimanerne bloccato.
“L’esperienza di un’accoglienza straordinaria” l’ha definita più tardi padre
Federico Lombardi, portavoce vaticano,
in conferenza stampa,“da comprendere
anche nei suoi errori. Non dobbiamo
drammatizzare ma bisogna imparare
a moderare un poco l’entusiasmo”. “Il
Papa voleva avere un contatto diretto
con le persone. È stata un’esperienza
di un’accoglienza straordinaria” ha
ribadito padre Lombardi che ha rivelato
che “Papa Francesco sorrideva e non si
è mai sentito in pericolo” al contrario
“del suo segretario”.
“Con lui risponderemo
al cambiamento epocale
del nostro continente”
Il presidente della Conferenza episcopale latino americana, monsignor Carlos Aguiar
Retes, arcivescovo di Tlalnepantla (Messico) accoglie l’incontro col Papa come “una
gioia inaspettata, un immenso dono di Dio per la Chiesa in America Latina”.
E l’occasione per chiedere ai giovani di farsi protagonisti dell’evangelizzazione
di Maria Chiara Biagioni
gramma della sua partecipazione
alla Gmg, Papa Francesco ha chiesto di poter partecipare domenica
28 luglio alla Riunione Generale
di Coordinamento del Celam. Il
Papa conosce perfettamente le
sfide ecclesiali e sociali di questo
continente perché le ha vissute
sulla sua pelle. Per questo - dice
monsignor Aguiar - per i 50 vescovi che compongono il Celam, “sarà
di enorme interesse e importanza
ascoltare la voce di Papa Francesco”. Lo abbiamo intervistato.
Come avete accolto la notizia che il Papa voleva incontrarvi?
“È una gioia del tutto inaspettata,
è un immenso dono di Dio per la
Chiesa in America Latina e nei Caraibi, è la prima volta che un Papa
parteciperà alla riunione annuale
di coordinamento del Celam. L’iniziativa l’ha presa lo stesso Santo
Padre, è lui che vuole incontrarci,
il che dimostra il suo grande
interesse nel promuovere e incoraggiare la missione della Chiesa
in America Latina. Il solo fatto di
averlo con noi ci entusiasma e ci
riempie di speranza”.
Tra le tappe del viaggio del
Papa a Rio ci sarà anche un
pellegrinaggio al santuario
di Aparecida. La Gmg si
svolge in un periodo difficile per il Brasile e non solo
a causa del dilagare della
povertà. Di che cosa ha bisogno oggi il mondo latinoamericano?
“Il mondo oggi sta vivendo un
cambiamento epocale, vale a dire,
soffre una crisi culturale di grande portata, in cui il consenso sui
valori ha subito una frattura. In
questo contesto, la trasmissione
della fede alle nuove generazioni è
un compito complesso e delicato.
Occorre parlare il linguaggio dei
giovani, rispondere ai loro interrogativi, utilizzare gli strumenti di
comunicazione che loro usano, ed
è particolarmente importante che
i giovani stessi siano i principali
evangelizzatori degli altri giovani.
La Gmg rappresenta una grande
opportunità per suscitare la coscienza dei giovani nel compito
dell’evangelizzazione. L’incontro
di massa suscita entusiasmo e fiducia, soprattutto nell’ascolto del
Successore dell’Apostolo Pietro
e nel rispondere alla sua chiamata
per contribuire alla Missione della
Chiesa”.
Papa Bergoglio è un figlio
del Latino America. Quale
dono porterà il suo Magistero alla chiesa universale?
“Abbiamo già notato la capacità di
Papa Francesco nell’incontrare le
folle e testimoniare la freschezza
del Vangelo, vissuto nelle sue parole e soprattutto nel suo esempio,
la realtà di vivere essendo amati
da Dio e amando Dio negli altri,
soprattutto nel più bisognosi”.
Vita
La
28 luglio 2013
Al lavoro otto esperti di “materie
giuridiche, economiche, finanziarie
e organizzative”
Una prima riunione è prevista
poco dopo il ritorno
del Santo Padre dal Brasile
di Luigi Crimella
U
n’altra piccola “rivoluzione” di Papa
Francesco: con atto chirografo
reso pubblico venerdì 19 luglio, ha
istituito a sorpresa una “Pontificia
commissione referente sull’organizzazione
della struttura economico-organizzativa della
Santa Sede”. Ne fanno parte otto esperti di
“materie giuridiche, economiche, finanziarie
e organizzative”, già illustri consulenti o revisori di istituzioni economiche vaticane od
ecclesiastiche. Questi i loro nomi: Joseph F.X.
Zahra (Malta), presidente; mons. Lucio Angel
Vallejo Balda (Segretario della Prefettura degli
Affari Economici), segretario; Jean-Baptiste
de Franssu (Francia); Enrique Llano (Spagna);
Jochen Messemer (Germania); Francesca
Immacolata Chaouqui (Italia); Jean VidelainSevestre (Francia); George Yeo (Singapore).
Una curiosità che balza subito all’occhio è che
l’unico ecclesiastico nella nuova commissione
è il segretario mons. Vallejo Balda. Si spiega
ancora che Il dott. Zahra e il dott. Messemer
sono attualmente revisori internazionali della
Prefettura degli Affari Economici della Santa
Sede. Quanto ai compiti del nuovo organismo
“referente”, il Papa nell’atto chirografo è molto
chiaro. Spiega infatti in apertura che “le riflessioni di questi giorni sui positivi dati di Bilancio,
comunicati dal Consiglio dei Cardinali per lo
studio dei problemi organizzativi ed economici
della Santa Sede: Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede e Bilancio Consuntivo
del Governatorato dello Stato della Città del
Vaticano per l’anno 2012, Ci inducono, sentiti
i pareri di Eminentissimi Cardinali, di Fratelli
nell’Episcopato e di collaboratori consultati sul
tema, a proseguire nell’opera di introduzione di
riforme nelle Istituzioni della Santa Sede, finalizzata ad una semplificazione e razionalizzazione
degli Organismi esistenti e ad una più attenta
L
Il ritornello al salmo responsoriale, «Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto», serve da
titolo alla meditazione suggeritaci
dai testi biblici della diciassettesima domenica del tempo ordinario, anno C. Essi ci
parlano della preghiera e, soprattutto, delle
“dritte” che Dio, suo destinatario e l’unico
che le possa rispondere, ci fornisce per
renderla irresistibile. Fatto davvero sorprendente: è come se un padre, all’apparenza severo, suggerisse sottobanco ai figli dei “trucchi” infallibili per aggirare questa severità
e per obbligarlo ad essere condiscendente
con loro! La seconda formula della colletta
elenca le caratteristiche della preghiera a
cui Dio non può resistere: la fiducia e la
perseveranza. Ambedue sono efficacemente
presentate nella prima lettura (Gen 18, 2032) e nella lettura evangelica (Lc 11,1-13).
Nella prima lettura, Abramo, forte dell’amicizia e della stima che Dio gli ha dimostrato,
si azzarda a sfidare la volontà di giustizia
che Dio gli ha manifestato nel suo progetto di punizione per il peccato di Sòdoma
e Gomorra. Ha addirittura il coraggio di
rimproverare Dio per la sua eccessiva severità, come un amico metterebbe in guardia
l’amico dal rischio di una eventuale brutta
figura: ««Davvero sterminerai il giusto con
l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella
città: davvero li vuoi sopprimere? E non
perdonerai a quel luogo per riguardo ai
cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano
da te il far morire il giusto con l’empio, così
che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra
non praticherà la giustizia?». Non è questo
attualità ecclesiale
n. 30
5
UNA COMMISSIONE PONTIFICIA
Il Papa attende
proposte di riforma
programmazione delle attività economiche di
tutte le Amministrazioni vaticane”.
Il compito è “proporre
riforme”
Dietro il linguaggio austero del testo chirografo si intuisce la volontà del Papa di andare
a fondo nella conoscenza non soltanto delle
strutture interne del Vaticano, ma anche e soprattutto delle modalità operative, delle eventuali duplicazioni o sovrapposizioni di compiti
e mandati, delle “barriere” che possono esserci
tra - ad esempio - Governatorato, Prefettura
degli Affari Economici, Apsa, Ior e altre realtà
satelliti (ad esempio, Ospedale Bambino Gesù,
ecc.). Nel testo, infatti, si precisa che la commissione raccoglierà informazioni, cooperando
con il Consiglio dei Cardinali per lo studio dei
problemi organizzativi ed economici della Santa
Sede, al fine di preparare riforme nelle istituzioni della Santa Sede, finalizzate - dice testualmente il chirografo - “ad una semplificazione
e razionalizzazione degli Organismi esistenti
e ad una più attenta programmazione delle
attività economiche di tutte le Amministrazioni
vaticane”. Il Papa prosegue specificando che
tale lavoro consisterà nell’offrire “il supporto
tecnico della consulenza specialistica ed elaborando soluzioni strategiche di miglioramento,
atte ad evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di
acquisizione di beni e servizi, a perfezionare
l’amministrazione del patrimonio mobiliare e
immobiliare, ad operare con sempre maggiore
prudenza in ambito finanziario, ad assicurare
una corretta applicazione dei principi contabili
ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza
sociale a tutti gli aventi diritto”.
Indagine “sistematica”
senza “segreto d’ufficio”
Accanto alla notazione che “la Commissione
inizierà i suoi lavori al più presto, Una prima
riunione è prevista poco dopo il ritorno del
Santo Padre dal Brasile”, nel chirografo si precisa
inoltre che “le funzioni istituzionali della Commissione non invadono l’ambito di competenza
del governo e delle attività delle Amministrazio-
La Parola e le parole
17ma Domenica del Tempo Ordinario
Anno C
un vero e proprio energico rimprovero?
Lo straordinario è che Dio non solo non si
indigna per questa autentica sfrontatezza di
Abramo, ma, sotto sotto, sembra compiacersene e cede subito: « Rispose il Signore:
“Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti
nell’ambito della città, per riguardo a loro
perdonerò a tutto quel luogo”». Incoraggiato da questo primo successo, Abramo, avanza richieste progressivamente più ardite di
larghezza, tutte puntualmente accolte, tanto
che Dio, per accontentarlo, dai cinquanta
giusti chiesti all’inizio scende fino a dieci.
Abbiamo qui ben descritte, dunque, fiducia
e insistenza che riescono a vincere Dio. Ma
l’episodio contiene una terzo suggerimento,
ovverosia la preghiera di intercessione di
chi si accorge dei peccati che commettono
i fratelli e del pericolo in cui, per questo, si
trovano. Abramo prega per la salvezza di
una città di depravati, mentre avrebbe potuto dire: «Stanno ricevendo quanto si meritano. Non sono fatti miei». Dio, evidentemente, apprezza la compassione di Abramo
e, anche per questo, lo ascolta: un evidente
invito per noi a non chiamarci fuori quando vediamo il nostro prossimo sbagliare.
Abramo interviene solo con la preghiera,
che non è l’ultimo dei rimedi, ma il primo e
anche il più efficace.
La vicenda di Sòdoma non si concluderà,
però, positivamente: Abramo, nonostante
il suo appassionato impegno, non riuscirà
a salvare Sòdoma. Un monito contro l’illusione di poter peccare indefinitivamente
senza conseguenze negative. Una comunità
che, come Sòdoma, si dimentichi di Dio e
dei valori contenuti nella sua santa legge è
a rischio, non tanto di fuoco dal cielo, ma
di autodistruzione, come lo dimostrano i
fatti atroci che i mezzi di comunicazione ci
mettono davanti ormai quasi tutti i giorni. A
Sòdoma non furono trovati neppure dieci
giusti e questo significò la fine della città.
Ogni città ha bisogno davvero di questi
“dieci giusti”. Secondo un antico detto,
sono i monasteri (ma oggi potrebbero
esserlo, per esempio, anche le parrocchie)
i parafulmini, o, se vogliamo, i “dieci giusti”
che salvano dall’ira di Dio la città in cui si
trovano. A patto, naturalmente, che questi
vivano «con Cristo sepolti nel battesimo e,
con lui anche risorti» (seconda lettura, Col
2,12-14), secondo la prospettiva indicata
dall’apostolo Paolo. Il momento privilegiato
per esercitare l’intercessione è certamente
la celebrazione dell’Eucarestia, infinitamente
superiore, nella sua potente efficacia sul
cuore di Dio, a quella della preghiera di
Abramo.
La lettura evangelica ribadisce l’insegnamento del racconto della Genesi: «Chiedete e vi
sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi
sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve
ni interessate, che sono tenute ad una sollecita
collaborazione con la Commissione stessa. Il
segreto d’ufficio ed altre eventuali restrizioni
stabilite dall’ordinamento giuridico non inibiscono o limitano l’accesso della Commissione
a documenti, dati e informazioni necessari allo
svolgimento dei compiti affidati”. Il Papa quindi
vuole essere informato con ampiezza di dettagli
e lo precisa scrivendo che la stessa Commissione gli consegnerà gli esiti del lavoro di indagine
svolto: “Essa è tenuta a depositarCi l’intero
archivio cartaceo e digitale alla conclusione
del suo mandato”. Ancora la Commissione
potrà “avvalersi della collaborazione di esperti
e di società di consulenza da individuare sia
all’esterno, in tutto il mondo, che all’interno
della Santa Sede che non si trovino in conflitto
di interessi per l’esercizio di professioni, di funzioni o di incarichi connessi con le attività delle
Amministrazioni vaticane”. Insomma, una vera
“rivoluzione” perché per la prima volta viene
avviata una indagine sistematica sulle strutture
vaticane, senza che alcuno possa invocare - dice
il Papa - “il segreto d’ufficio”.
e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un
pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?
O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto
più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito
Santo a quelli che glielo chiedono!».
Perché la nostra preghiera venga accolta,
occorre seguire la “strategia” indicataci da
Gesù: «Pregando, non sprecate parole come
i pagani: essi credono di venire ascoltati a
forza di parole. Non siate dunque come
loro, perché il Padre vostro sa di quali cose
avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Cercate invece, anzitutto, il regno di
Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose
vi saranno date in aggiunta» (Mt. 6, 7-8; 3233). Nell’unica preghiera che Gesù ci ha
insegnato troviamo la “scaletta” giusta delle
richieste da fare: prima il regno di Dio, poi il
necessario alla vita e, infine, il perdono dei
peccati, per ottenere il quale bisogna però
perdonare in anticipo. Anzi, nella versione
del “Padre nostro” di Luca, più concisa di
quella di Matteo, paradossalmente sembra
addirittura che sia Dio a doverci imitare nel
perdono: « Perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro
debitore».
Quando, infine, avvertiamo, come già i discepoli di Gesù, la nostra inadeguatezza nella
preghiera, non dobbiamo vergognarci di rivolgergli con fiducia la loro stessa richiesta,
meravigliosa nella sua semplicità, che egli
dimostrò di gradire: «Signore, insegnaci a
pregare».
Don Umberto Pineschi
6
La formazione alla
democrazia tra
percorsi culturali e
partecipativi
di Massimo Gori
U
n titolo appropriato per
tematiche di grande attualità quelle del seminario
organizzato dall’Istituto
Vittorio Bachelet e dal settore giovani di Azione cattolica che si è svolto
sabato 8 giugno alla Domus Mariae
a Roma.
Il presidente nazionale Franco
Miano ha evidenziato nel saluto iniziale come la nostra fede non sia da
pensare solo in riferimento alla vita
personale ma anche a quella comune, la vita dei cristiani si interseca
con le vicende delle nostre città e
dell’intero paese, questo richiede
una costante formazione perché i
laici siano cittadini degni del vangelo.
La prima relazione è stata svolta
da Francesco Occhetta S.I. scrittore
de “La civiltà cattolica” .
Dobbiamo considerare egli ha
detto, che l’impegno politico del
cristiano ha necessità di una vita spirituale e del sostegno della comunità.
Se osserviamo la realtà vediamo che
i partiti, intesi come strumenti di partecipazione alla vita democratica, in
questi decenni si sono chiusi e sono
diventati degli organismi tecnici, si è
così incrinata la fiducia tra elettori
Un episodio
ignobile
A nome dell’ Istituto storico della resistenza di Pistoia esprimo il più profondo
sdegno per l’ignobile episodio dell’espulsione dall’Italia di Alma Shalabayeva,
moglie di un oppositore al regime
tirannico del Kazakistan, imprigionato
e torturato nel suo paese, e di sua figlia
di appena sei anni. Chi ha dato l’ordine
ai numerosissimi agenti di polizia di
compiere l’indegna operazione? Chi
la ha avallata? Quale funzionario l’ha
diretta e pianificata? Quale politico la
ha approvata? Se nessuno del governo
sapeva niente, come viene riferito, allora
siamo di fronte ad un fatto ancora più
grave, ad uno scollamento fra poteri
che fa intravedere pericolosi orizzonti
futuri. Cosa sarebbe successo se la
Francia avesse espulso gli antifascisti
fuoriusciti tra cui ad esempio tra gli
altri Turati, Pertini,Valiani, Nenni, Gobetti
e Amendola, questi ultimi moribondi a
Parigi per le bastonate dei fascisti? Per
i fratelli Rosselli non ci fu bisogno di
chiedere l’estradizione, ci pensarono
i pugnali dei sicari del duce. Siamo
costretti ancora una volta a ricorrere
alla costituzione italiana che, all’art.
26 ha, tra l’altro, disposto che nessuno
può essere estradato per reati politici.
Quale reato politico potevano aver fatto
la moglie e la figlia di un dissidente?
On. Roberto Barontini
Cambia
il clima
Caro Direttore,
la primavera 2013 è finita, piovosa, specie nel mese di maggio. Come nel 1956
e 1991. Con i dati certi, rilevati dal
1880, si può osservare una fase di riscaldamento della Terra con alcuni sbalzi termici. A partire dall’inizio dell’era
industriale, 200 anni fa,“i cambiamenti
climatici provocati dall’uomo inducono
n. 30 28 luglio 2013
Azione Cattolica e Istituto Vittorio Bachelet
Vita
La
Democratica-mente
ed eletti, è venuto meno il vincolo di
mandato e di conseguenza sembrano
quasi esauriti. Andiamo verso uno
stato liberale di democrazia liquida
come il movimento di Grillo? E la
democrazia diretta può consentire
il recupero dei corpi intermedi? Occorre promuovere una cultura civica
ed anche su questo la chiesa può
dare un grosso contributo formativo.
Riguardo agli effetti dei media
digitali sulla società ne ha parlato
Paolo Peverini docente alla Luiss.
Tali strumenti pur avendo grandi
potenzialità nell’ambito della politica,
sono ad oggi utilizzati da un numero
limitato di persone, dobbiamo inoltre riconoscere che essi annullano
la mediazione attuata da specifiche
realtà associative.
Questi mezzi di comunicazione
più evolvono e più semplificano il
linguaggio, lo vediamo ad esempio nel
passaggio da facebook a twitter per
la brevità dei comunicati. In particolare twitter ha modificato il sistema
dell’informazione e si sta rivelando
un grande strumento di marketing.
Teniamo in considerazione inoltre che i soggetti influenti su twitter
sono pochissimi giornalisti, politici
e blogger. Sarebbe auspicabile che
i movimenti si organizzassero in
maniera diversa rispetto a quanto
sta avvenendo.
Andrea Vecci si occupa di imprenditoria e cooperazione sociale.
Queste esperienze egli ha detto,
sono forme di prepolitica in quanto
vengono gestite con logiche democratiche. Le cooperative sociali sono
organizzazioni che creano lavoro e
ridistribuiscono la ricchezza prodotta, si occupano di asili nido, minori,
tossicodipendenti, anziani, ma anche
di servizi quali lavanderia, pulizia, il
verde. Tali imprese non hanno solo
uno scopo mutualistico ma hanno
anche una funzione civica, infatti promuovono un senso di responsabilità,
sviluppano legami tra gli interessi
dell’impresa e quelli del territorio
ed inoltre riducono la spesa pubblica.
A Molfetta è operativo un “Coordinamento di cittadini” la cui esperienza è stata riferita da Graziano
Salvemini. Domandiamoci egli ha
detto, come le nostre associazioni
ecclesiali possono essere importanti
per la città. Il nostro proposito è
quello di formare alla partecipazione
democratica, ad esempio prima della
elezioni amministrative comunali e
di quelle politiche abbiamo cercato
di far recuperare il senso di un voto
responsabile e libero. Abbiamo poi
elaborato un codice etico per i partiti e gli elettori, ed effettuato una
propaganda dal titolo “Io cambio! Il
mio voto non lo scambio”.
Le conclusioni sono state affidate
a Lorenzo Caselli il quale ha delineato
alcune indicazioni operative molto
interessanti.
Noi cristiani ha affermato, dovremmo porci come coscienza
critica ed impegnarci a costruire un
ethos condiviso capace di generare
nuovi stili di vita. Importante è anche
l’elaborazione culturale finalizzata alla
costruzione di un pensiero politico
e la presenza di un tessuto sociale
strutturato nei corpi intermedi.
Lettere in redazione
una variazione della temperatura fino a
cento volte più veloce di quella tipica dei
cambiamenti climatici naturali… Oggi
l’umanità consuma in un anno tanta
energia fossile quanta la terra ne ha
accumulata nel sotto suolo in un milione
di anni.” Uno studio considerato opera di
riferimento nel campo della’ sostenibilità
compare nelle 478 pagine del volume
“Futuro sostenibile” Wuppertal Institut,
W.Sachs, M. Morosini. Sono enormi i
progressi scientifici e tecnologici. In una
pagina di un recente libro il Dalai Lama
scrive:“Nel corso degli ultimi cinquemila
anni, il nostro cervello non si è trasformato in modo significativo, mentre il
mondo circostante è cambiato secondo
modalità e ritmi straordinari.” Da altro
libro (S. Kaza “Consapevolmente verdi”,
2010) annotiamo poche righe dal capitolo intitolato “Un’etica spirituale”…
“ciò che deve cambiare non è l’aria
o l’acqua, che non devono essere più
inquinate, ma l’etica che ha permesso
che l’inquinamento si verificasse…”. È
noto il quadro del dissesto idrogeologico,
della cementificazione, del degrado
del paesaggio italiano. Nel 1976 un
quotidiano riportava un piano di nuova
legislazione sull’assetto del territorio
citando l’ecologia. La crisi ristagna. Non
eterna dura la bonaccia! Anche per
“noi altri di Italia poveri, ambiziosi e
vili” scriveva Machiavelli cinque secoli fa.
Mentre il ciclo culturale mondiale sta
ricordando l’opuscolo del segretario
fiorentino possiamo infine fantasticare
su… ecologia… di “uno nuovo principe”.
Chissà quale fine e ambiguo sorriso,
o sogghigno, avrebbe il Machiavelli
osservando l’attuale villaggio terrestre
affacciato nell’esplorazione del cosmo.
Riproponendoci lettura di almeno il titolo
del XXVI capitolo del suo capolavoro ci
esorterebbe a smetterla di “voltolare
un sasso” di antica sovranità nazionale
per adeguare ai tempi dei nativi digitali
gestione nuova europea nel mondo.
Un mondo che, intero, abbisogna di
ricostruzione (perestrojka è parola
internazionale, ma intraducibile in
altre lingue). Il tutto badando bene alla
“continua lezione delle cose antiche” e
“lunga esperienza delle cose moderne”.
b.p. barni
La riforma
elettorale
deve essere
per l’uomo
Si parla molto di legge elettorale. Lo fa
il Capo dello Stato, Napolitano, pungolando parlamentari e partiti a procedere
con sollecitudine alla riforma della legge,
che fu definita da subito un “porcellum”
dallo stesso parlamentare che l’aveva
presentata. L’accordo sulla necessità e
l’urgenza di questa riforma è praticamente generale. Eppure sono solo parole
perché finora non si è ottenuto nulla.
L’impressione che molti hanno è che i
partiti e le forze politiche stiano considerando più i vantaggi e gli svantaggi che
ricaverebbero dalle possibili modifiche
dell’attuale normativa; l’interesse del Paese e quello della gente comune sembra
essere un argomento estraneo alla vita
del nostro Parlamento.
Non voglio entrare in merito a proposte
tecniche per le quali non ho competenza,
ma vorrei provare a leggere con gli occhi
del comune cittadino, dell’elettore quello
che, forse utopicamente, mi aspetterei
dalla nuova legge elettorale dello Stato
Italiano. Non è difficile constatare che
l’attuale rappresentanza politica non
gode di quella rappresentatività dei
problemi reali della gente e del territorio, che aveva caratterizzato la grande
stagione della nascita della Repubblica e
dell’esperienza parlamentare nel dopoguerra. Il difetto principale che si avverte
nel sistema in vigore è che l’elettore non
ha la possibilità di scegliere fra i candidati. L’elezione dei parlamentari dipende
quindi completamente dalle decisioni dei
partiti, col risultato che spesso gli eletti
non hanno e non avranno alcun rapporto
vero con il territorio di cui dovrebbero
essere espressione. Il parlamentare
imposto dai partiti, spesso scelto in base
a meriti che non vanno oltre l’ossequio
ai capi, sarà chiamato a rendere conto
del proprio operato dagli stessi capi del
partito e non dagli elettori che non sono
mai coinvolti nella scelta del suo nome. In
questo modo la “casta” dei politici semplicemente clona se stessa. E se la “casta”
attuale non raccoglie molta stima difficilmente i suoi cloni potranno migliorare. Se
prima l’uomo della strada generalmente
sapeva più o meno chi fosse il referente
politico da cui sentirsi rappresentato e a
cui rivolgersi per avere attenzione, direttamente o attraverso i canali dei partiti
e delle organizzazioni socio-politiche,
oggi la gente si sente priva di riferimenti
affidabili. Da non sottovalutare è, poi,
il processo di personalizzazione della
politica: non esistono più i valori sociali
ed bagagli ideali delle forze politiche. In
passato quando si leggeva PCI, PSI, DC,
PRI, PLI, MSI, … si identificava subito il
pensiero che stava dietro a queste sigle
di partito; oggi tutto è stato sostituito
dal nome del leader di turno. Non esiste
più un pensiero politico o sociale, esiste
È apprezzabile l’impegno concreto nel rinnovare la forma partito
e nel trovare nuovi strumenti di
partecipazione.
Infine, il cattolicesimo prepolitico
della tradizione democratica può
dare un contributo alla democrazia
italiana ed europea conferendole
un’anima.
Parole e pensieri espressi con
competenza e frutto di approfondite analisi sulla realtà che possono
orientare i fedeli laici impegnati negli
ambiti della vita civile, politica e sociale delle nostre città.
l’immagine del leader, che prende voti da
tutte le parti del Paese per il fascino del
suo nome, senza di fatto rappresentare
il mondo reale degli elettori.Tutto questo
è una limitazione ed una violazione della
democrazia reale, perché il politico eletto
non è tenuto a rappresentare i bisogni
della gente, ma a tutelare e promuovere
interessi personali o di gruppo più o
meno influenti.Che cosa allora chiedere
ai nostri parlamentari impegnati a riformare la legge elettorale?
Alcuni punti mi sembrano chiari:
• Si faccia di tutto perché i cittadini
abbiano voce.
• L’eletto sia uno vicino alla gente, in
ascolto della vita reale, delle sofferenze
e delle inadeguatezze del mondo del
lavoro e della scuola, della vita familiare
e dello stato sociale.
• Il parlamentare si getti in politica per
servire il popolo e non per servirsi del
potere acquisito a vantaggio proprio o
della casta.
Tutto questo richiede che agli elettori
venga restituita la possibilità di scegliere
non solo fra bandiere (o immagini di
leader) diverse, ma anche fra donne e
uomini differenti, fra programmi personali e di gruppo che siano affidabili e
verificabili attraverso il rapporto fra la
base e gli eletti. Se da una parte ciò esige la presenza di candidati competenti,
generosi, onesti, animati da forti tensioni
ideali e da virtù non comuni, dall’altra
domanda che il legislatore dia fiducia al
popolo elettore nel saper discernere fra
possibilità diverse e di sapersi affidare
a chi è sentito più vicino alla gente per
storia, passione, vocazione e missione.
Solo così la politica non sarà più un
affare su cui investire, quanto piuttosto
una vocazione cui rispondere e una
missione da svolgere e i politici saranno
scelti per vocazione, non per affari, per
missione, non per guadagno.
E’ utopia tutto ciò? Spero proprio di no.
Piero Pierattini
Pistoia
Sette
N.
30
28 LUGLIO 2013
L
a Settimana teologica della
Diocesi di Pistoia – appuntamento che ormai per tradizione segna l’inizio del nuovo
anno pastorale – si occuperà del tema
della sinodalità. “La chiesa è di tutti.
Partecipazione, corresponsabilità, sinodalità” è il suo titolo, è la sollecitazione
che intende lanciare, è il messaggio che
si impegna a trasmettere. “Sinodalità”
come sinonimo appunto di assunzione
di responsabilità da parte di ogni singolo
cristiano circa il cammino, il comportamento e il destino della “sua” chiesa.
La lezione inaugurale, dopo il consueto saluto del nostro Vescovo, sarà curata dal direttore stesso della Settimana
Mons. Giordano Frosini. In quest’ultimo
periodo, don Frosini si è molto occupato
del tema, riconosciuto come uno dei
segni dei tempi più forti e prolifici della
stagione storica della chiesa e non solo, e
ad esso ha dedicato la sua ultima fatica
di ricerca ed elaborazione. Il testo di don
Frosini sarà a disposizione nei giorni di
svolgimento della Settimana teologica.
Franco Garelli, poi, tornerà a Pistoia
che già lo ha avuto apprezzato ospite in
occasione della presentazione della sua
indagine sulla particolare natura della
“religiosità all’italiana”. Anche stavolta
il sociologo si occuperà di fotografare,
alla luce delle sue indefesse analisi, il
fenomeno nel suo stato attuale e nelle
sue linee di tendenza.
Maria Teresa Fattori, il terzo gior-
L
a scuola di formazione
teologica della diocesi di
Pistoia, con la presentazione del nuovo calendario
e del programma per la stagione
2013/2014, invita tutti coloro che
hanno desiderio di approfondire e
strutturare la propria fede a prendere
in considerazione la partecipazione
alle lezioni, magari sperimentando la
frequenza di un singolo corso.
Oltre agli incontri di teologia dei
regolari tre anni che propongono
una presentazione generale delle
discipline teologiche fondamentali, il
corso speciale (il cosiddetto IV anno)
questa volta, anziché incentrarsi su
una tematica specifica, spazierà lungo una ricognizione ad ampio raggio
tra teologia, letteratura e filosofia.
Saranno prese in considerazione ed
analizzate voci particolarmente significative del panorama culturale recente e contemporaneo, soffermando
l’attenzione anche su pagine di grandi
autori che sono perni della letteratura
mondiale e che hanno conquistato
questa centralità proprio per il loro
sapersi confrontare con le domande
spirituali fondamentali. Il dialogo nella
leggenda del grande inquisitore dei
Fratelli Karamazov di Dostoevskij
o la ricerca del senso e la domanda
sul male ne La peste di Camus sono
due esempi di queste pagine di alta
letteratura. Le voci di Etty Hillesum,
Giorgio La Pira, Alda Merini, Martin
Buber, Gianni Vattimo stimoleranno,
no, mostrerà, in prospettiva storica,
come il fenomeno della partecipazione
all’interno della chiesa è venuto a svilupparsi. Il titolo del suo intervento ha
come segnavia di partenza il discusso
“concilio” di Gerusalemme di cui viene
fatta menzione negli Atti degli Apostoli
e, come ultimo margine, l’esempio di
partecipazione offerto dal Concilio
Vaticano II, il concilio che ha visto il più
alto numero di partecipanti a vario titolo.
Basilio Petrà (la quarta serata) ci
stimolerà ad un interessante confronto
tramite uno sguardo sul modo in cui la
sinodalità è vissuta e realizzata all’interno delle chiese ortodosse, mentre Dario
Vitali (il quinto giorno) affronterà il delicato argomento del modo in cui possa
intendersi - e conciliarsi - il primato del
papa nell’ottica di una concezione di
chiesa come comunione e “democrazia”.
L’ultima giorno sarà dedicato al
tema della sinodalità nelle chiese locali.
Il teologo Severino Dianich proporrà
indicazioni sul modo e sulle misure in
cui la partecipazione di tutti può essere
attuata nel cuore della propria parrocchia. Sarà forse il tema che riguarderà
maggiormente i laici che parteciperanno
alla Settimana, avendo qui, infatti, suggerimento pratici (dopo averne ricevuti
di storici e teorici) su come attuare il
proprio ruolo di responsabilità e partecipazione. La prima esperienza ecclesiale,
infatti, ogni cristiano la vive nella propria
parrocchia e il consiglio pastorale è il
XXVII SETTIMANA TEOLOGICA
La chiesa è di tutti
Da lunedì 2 settembre
a sabato 7 settembre 2012
Seminario Vescovile
Via Puccini, 36 – Pistoia Ore 17,15
INFO: Tel. 0573.976133 – 0573.308372
e-mail: [email protected]
sito internet: www.diocesipistoia.it,
www.settimanalelavita.it
Durante le giornate saranno disponibili
le pubblicazioni riguardanti gli argomenti trattati,
in particolare quelle curate dai relatori,
e delle Settimane teologiche del passato
Lunedì 2 settembre 2013
Saluto del Vescovo
Mons. Mansueto Bianchi
GIORDANO FROSINI
della Facoltà Teologica dell’Italia centrale
La sinodalità un segno dei tempi
Martedì 3 settembre 2013
Franco garelli dell’Università di Torino
Una situazione in divenire
primo luogo dove estrinsecare questo
ruolo di collaborazione.
Tra questioni di principio e suggerimenti pratici, dunque, avremo
Mercoledì 4 settembre 2013
MARIA TERESA FATTORI
della Fondazione per le scienze religiose
Giovanni XXIII di Bologna
Dal “Concilio” di Gerusalemme
al Vaticano II
Giovedì 5 settembre 2013
BASILIO PETRà
della Facoltà Teologica dell’Italia centrale
La sinodalità delle chiese ortodosse
Venerdì 6 settembre 2013
DARIO VITALI
della Pontificia Università Gregoriana
Primato e collegialità
Sabato 7 settembre 2013
SEVERINO DIANICH
della Facoltà Teologica dell’Italia centrale
Sinodalità nella chiesa locale
conclusioni
Mons. Mansueto Bianchi Vescovo di Pistoia
modo di riflettere sul nostro essere
“popolo di Dio” e su come raccogliere
la provocazione-sollecitazione che don
Frosini, prima con il titolo di un suo libro
e adesso con la denominazione di questa ventisettesima Settimana teologica,
continua a rivolgersi, ovvero: “la chiesa
siete voi!”.
A.V.
SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
Programma e calendario
Le lezioni riprenderanno
il 22 ottobre con la
prolusione di monsignor
Bianchi su “La storicità
dei vangeli nel pensiero
di Benedetto XVI”
con i loro provocanti argomenti, altri
momenti di riflessione e confronto.
Avendo anche il fine di sollecitare
lo studio e la serietà del percorso di
studio con facoltativi esami intermedi e tesina per il diploma finale,
quest’anno la Scuola di teologia ha
organizzato anche una lezione di
Metodologia, tenuta dalla prof.ssa
Mariangela Maraviglia, specifica per
la redazione del testo conclusivo
scritto: una sorta di piccola guida
su “come fare una tesina” ed una
propedeutica geberale al metodo di
studio. La lezione si svolgerà prima
dell’inizio ufficiale delle lezioni.
La prolusione ai corsi sarà tenuta
martedì 22 ottobre 2013. Il nostro
Vescovo aprirà ufficialmente le attività della Scuola con una lezione
intorno a “La storicità dei Vangeli nel
pensiero di Benedetto XII”.
Appuntamento dunque alla lezione inaugurale.
L’avvio ufficiale dei lavori della scuola
sarà martedì 22 ottobre, alle 20.45,
nei locali del Seminario di via Puccini: Prolusione “La storicità
dei vangeli nel pensiero di
Benedetto XVI” relatore Mons.
Mansueto BIANCHI.
Lunedì 28 ottobre alle 20,45 si
terrà una lezione dI Mariangela
Maraviglia di Metodologia per ricerca,
bibliografia e note rivolta a tutti
coloro che si apprestano a redarre
la relazione per il diploma
primo anno
Martedì dalle ore 20,45
alle ore 22,15
Teologia Fondamentale
Mons. G. Frosini
(ottobre 29/novembre 5-12)
Introduzione
alla S. Scrittura
Padre D. Aucone
(novembre 19-26/dicembre 3-10)
Introduzione alla Morale
Don R. Breschi
(dicembre 17/gennaio 14-21-28)
Introduzione alla Liturgia
Don L. Carlesi
(febbraio 4-11-18-25)
Storia della Chiesa/1
M. Maraviglia
(marzo 4-11-18-25)
Cristologia Mons. G. Frosini
(aprile 1-8-29/maggio 6)
L’uomo nella cultura
contemporanea
Don I. Marcantelli (maggio 13-20-27)
SECONDO E TERZO anno
Martedì dalle ore 20,45
alle ore 22,15
Sacra scrittura:
Cantico dei cantici
Don Cristiano D’Angelo
(ottobre 29/novembre 5-12-19)
Storia della Chiesa/2
M. Maraviglia
(novembre 26/dicembre 3-10-17)
Liturgia: Preghiera liturgica
Don L. Carlesi (gennaio 14-21-28)
Sacra Scrittura:
Vangelo di Giovanni
Mons. M. Bianchi (febbraio 4-11-18)
Cristo rivelatore di Dio
Mons. G. Frosini
(febbraio 25/marzo 4-11)
Patrologia
Don I. Marcantelli
(marzo 18-25/ aprile 1)
Morale della vita fisica
Don W. Lazzarini
(aprile 8-29/maggio 6)
Ecclesiologia Mons. G. Frosini
(maggio 13-20-27)
IV ANNO
“VOCI E PAGINE TRA
TEOLOGIA, LETTERATURA
E FILOSOFIA”
Lunedì dalle 20,45 alle 22,15
Etty Hillesum e la bellezza
di camminare con Dio
Beatrice Iacopini
(novembre 11-18-25)
Alda Merini. Percorsi
teologici in frammenti
di vita e poesia
Edy Natali (dicembre 2-9-16)
La risposta di Cristo al male
ne “La leggenda del Grande
inquisitore” di Dostoevskij
Francesca Ricci (gennaio 13-20-27)
Camus, un laico in ricerca
Francesco Gaiffi (febbraio 3-10)
Giorgio La Pira:
preghiera e vita
Don Diego Pancaldo
(febbraio 17-24/ marzo 3)
Martin Buber:
filosofia e teologia
Giovanni Ibba (marzo 10-17)
Vattimo, il pensiero debole
e la teologia
Andrea Vaccaro (marzo 24-31)
John Henry Newman
il promotore del laicato,
anticipatore del Concilio
Mons. Giordano Frosini
(aprile 7-28)
8
comunità ecclesiale
PASTORALE TERZA ETA’
Ferragosto
dell'anziano
Venerdì 9 agosto, come ogni anno,
il Centro Monteliveto organizza il
“Ferragosto dell’anziano” giunto al
suo ventunesimo appuntamento.
Meta della gita di quest’anno sarà
Montalcino, Sant’Antimo e Pienza.
Sarà una giornata piena e interessante. La mattinata è come al solito
soprattutto dedicata a o spirito,
con la Messa e a visita ad un luogo
che trasmette pace e serenità. Il
pomeriggio invece ci porterà un
arricchimento culturale, con la visita
a Pienza, gioiello del Rinascimento,
conosciuta in tutto mondo, edificata
per volere del Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini). Oltre alle bellezze
artistiche racchiuse nella piazza del
Duomo, da ammirare anche il magnifico panorama della Va d'Orcia,
dichiarato dall'Unesco “Patrimonio
dell’umanità”. Questo il programma
della giornata:
Ore 7: partenza da via Puccini (per
chi parte da Casalguidi, appuntamento alle 7 davanti alla palestra, zona
Conad); ore 10: arrivo a Montalcino,
dove sarà possibile fare colazione al
bar e una breve visita all’interessante
città, famosa per il vino Brunello;
ore 11: trasferimento all'Abazia di
Sant'Antimo (5 Km), per la celebrazione dell'Eucarestia; ore 12,30:
trasferimento al ristorante; ore 15:
partenza per Pienza; ore 15,45: visita della città; ore 17: partenza; ore
19,30: rientro a Pistoia.
Il costo per persona è di euro 40,00
(pullman, pranzo, offerte). Confermare la prenotazione entro il 31
luglio a Paolo Gelli, tel 0573 527756
(ore pasti). Le prenotazioni verranno
accettate fino ad esaurimento posti.
Festa di San
Bartolomeo
Il 24 agosto ricorre la festa di San
Bartolomeo e, come ogni anno, le
celebrazioni nella chiesa di San Bartolomeo apostolo a Pistoia iniziano il
giorno prima. Questo il programma
UNZIONI
Venerdì 23 agosto ore 19-24; sabato
24 agosto dalle 8 alle 9, dalle 10 alle
11, dalle 12 alle 13, dalle 15,30 alle
24; domenica 25 agosto dalle 9 alle
10 e dalle 11,30 alle 12,30.
CELEBRAZIONI
Venerdì 23 agosto
ore 17,30:Vespri; ore 18: Messa; ore
19: Benedizione dell’olio
Sabato 24 agosto
ore 7: Messa; ore 9: Messa; ore 11:
Messa presieduta da monsignor
Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia.
Durante la celebrazione della Messa
le unzioni vengono sospese.
Monastero
delle Clarisse
Appuntamenti
Venerdì 2 agosto:
Perdono d’Assisi
ore 16: Messa celebrata da don Simone Amidei.
Domenica 11 agosto:
Solennità di Santa Chiara.
La festa sarà preceduta da un triduo dove un biblista terrà alcune
riflessioni.
Vita
La
n. 30 28 luglio 2013
Ricordo di don Walter Pastacaldi
M
artedì 16 luglio 2013,
il caro don Walter
Pastacaldi è tornato
nella sua Pieve di santa Maria a Limite per ricevere l’ultimo
abbraccio dei suoi parrocchiani.
Don Walter era nato a San Pierino Casa al vescovo il 5 gennaio 1933.
Fu ordinato sacerdote il 29
giugno 1956 e nominato cappellano
nella chiesa di San Bartolomeo a Pistoia; poi, il 30 gennaio 1960, divenne
parroco nella chiesa di San Miniato
a Calamecca.
Il 27 ottobre 1963 fu nominato
parroco nella Pieve di S. Maria a Limite, dove è rimasto fino al 9 settembre
2012 e in quella data, gravemente
ammalato, si è ritirato presso la casa
dell’anziano a Pistoia, dove è morto
santamente il 14 luglio 2013.
La bara di don Walter, posata sul
presbiterio, davanti l’altare, era coperta di fiori bianchi con la sua foto
in abiti sacerdotali ben visibile a tutti.
Insieme al vescovo, monsignor
Mansueto Bianchi, al vicario, don
Paolo Palazzi, e al parroco di Limite
don Franco Sgrilli, concelebravano
25 sacerdoti.
Nella chiesa gremita era presente
il sindaco del Comune di Capraia e
Limite, Enrico Sostegni, e sei suore
Minime venute da Poggio a Caiano.
Nell’omelia il vescovo ha com-
Fu parroco a Limite sull’Arno dal 1963 al 2012
mentato il vangelo del chicco di
grano, che dà frutto solo se marcisce
e muore.
Dopo il silenzio della morte resta
solo l’amore e il bene che si è seminato e don Walter ha saputo farlo
con la sua vita sacerdotale tutta spesa
per il bene della chiesa e dei fratelli.
Dopo la comunione alcuni collaboratori hanno ricordato il loro
parroco, dicendo che don Walter è
stato esemplare, ligio al suo dovere
sacerdotale, attento alle direttive
della chiesa, pastore buono per il
suo popolo, sollecito, accogliente e
impegnato verso tutti.
Con la parola e con l’esempio
ha insegnato a fuggire il male e le
discordie e a ricercare solo il bene
e l’unione.
Con onestà e serietà ha educato i
giovani all’amicizia sincera con Cristo
e con i fratelli ed alla carità verso i
poveri, che aveva messo al centro
della sua attività pastorale.
Ha avuto grande cura delle sue
chiese della Pieve, della compagnia,
di san Lorenzo, di Pulignano.
Nel giorno della sua partenza per
Pistoia gli fu presentata, a ricordo
dei suoi meriti, una targa, che ora è
affissa nella chiesa della Pieve, e lui si
schermì con modestia, perché aveva
la sincera e serena consapevolezza
di aver compiuto solo il suo dovere.
E sappiamo che anche dalla Casa
dell’anziano egli aveva continuato
a pensare ai suoi parrocchiani e a
pregare per loro.
Il sindaco ha ringraziato don Walter per il contributo che ha dato alla
comunità in questi 50 anni.
Ha detto che la morte lascia un
forte silenzio, ma per don Walter
parlano altrettanto forte tutte le cose
che ha fatto e che ha lasciato per
noi, mentre il suo affetto di parroco
risuona ancora in questa chiesa.
Alla fine della messa si è cantato l’inno alla patrona di Limite, la
Madonna del Buon Consiglio, alla
quale don Walter era profondamente
legato.
Quando partì per Pistoia, tutti
insieme lo affidammo alla protezione
di quella vergine santa e Maria, madre
attenta e compassionevole, lo ha
accolto e lo ha accompagnato alla
casa del padre proprio nella seconda
domenica di luglio, che per tradizione
qui a Limite, è la festa annuale in suo
onore.
Chi scrive può dire di essere stata
una delle prime persone a conoscere
don Walter e a diventare stretta collaboratrice e amica, insieme a tutta
la famiglia.
La casa, dove la sua mamma
sedeva a ricamare, era aperta e noi
la consideravamo la nostra seconda
residenza.
Cinquanta anni di amicizia, di
collaborazione, di impegno, suscitano
profondi ricordi che sono racchiusi
nel cuore ed è difficile rievocarli tutti;
usciranno a far del bene nei momenti
del bisogno.
Posso dire che don Walter ci è
sempre stato tanto vicino, sia nei
momenti lieti che in quelli della prova.
Dopo la morte della sua cara
mamma, avvenuta più di sette anni
fa, egli dimostrò ancora più affetto
verso la mia anziana madre.
L’8 dicembre 2011, quando ella
compì 100 anni, don Walter fece pregare pubblicamente per lei durante la
Messa e le fece avere la benedizione
di Papa Benedetto.
Quando la salute glielo permetteva don Walter veniva a trovarla, la
baciava, si guardavano con tenerezza
e pregavano insieme.
Dopo che si era ritirato a Pistoia,
ci sentivamo spesso e voleva sapere
tutto di noi.
Nell’ultima telefonata, con la poca
voce che gli era rimasta, mi disse: “Ti
benedico, benedico tutti!”
Sì caro don Walter, ora che sei
fra le braccia del Padre, continua a
benedire: benedici tutti, benedici il
tuo paese di Limite, dove la gente ti
vuole bene e ti è grata.
Lidia Tognetti Mati
Chiesa di Treppio
Messa in suffragio
di Simone Scatizzi Concerto d'organo
e canto con Elisa
Teglia e Arianna
Rinaldi
I
n memoria di monsignor
Scatizzi nella ricorrenza
del terzo anniversario della
morte, martedì 27 agosto
alle 18 in Cattedrale si terrà una
messa in suffragio presieduta dal
vescovo monsignor Mansueto
Bianchi. Per l’occasione sono
invitati i preti, i religiosi , i laici e
tutti i fedeli
Monsignor Simone Scatizzi, per
venticinque anni vescovo di Pistoia, con i suoi libri e la sua vita di
autentico cristiano, ha trasmesso
l’amore per il prossimo; sempre
disponibile per gli ultimi, pronto
in qualsiasi momento a dare il suo
contributo umano e spirituale
mettendosi a disposizione di chi
aveva bisogno. Di origini umili e pieno di sani principi che lo portarono, nella
sua adolescenza, a consacrarsi a Dio; i suoi esempi e le sue parole sono state sempre orientate a creare un mondo migliore e più giusto vedendo nel
vangelo il vero strumento per una vita sociale fatta di giustizia, di eguaglianza
e di amore fraterno. Una delle sue tante poesie che ci ha lasciato e che qui
riportiamo rappresenta tutti i suoi sentimenti di vero cristiano:
“Signore, sentiamo in noi una profonda nostalgia e voglia di perdersi nell’altro,
desiderio di appartenersi,
gioia di amarci sempre di più e nostalgia di fedeltà totale. Signore,tu ci chiami
alla fedeltà. Il tuo amore in
noi è risorsa di fedeltà, il tuo Spirito in noi ci educa alla fedeltà profonda.
Signore, quali stupori, quali
entusiasmi, quali impegni si sviluppano in noi, dicono la nostra complicità
nell’amore. Ma c’è pure la
sofferenza della sconfitta, la delusione della rinuncia, l’ostinazione della pretesa,
il fascino dell’evasione.
Signore, non abbandonarci. Il nostro cuore respira in te. Aiutaci a ritrovare ogni
giorno la forza del nostro si.
Siamo sposi per la vita, nell’amore, nella fedeltà”.
Questi sono i sentimenti che Simone esprimeva con i suoi scritti, con le
sue poesie, ma ancor di più con la sua vita, con il suo esempio, con la sua
accoglienza, sempre pronto per tutti e in qualsiasi momento della giornata.
Un padre, un fratello, un amico, questo era i l nostro vescovo Simone.
Giancarlo Caroli
T
orna a suonare l'antico organo Pietro Agati (1794) della Chiesa
di Treppio. L'occasione è la festa annuale della locale Misericordia,
domenica 11 agosto (ore 21.15).
Ad esibirsi saranno l'organista Elisa Teglia e la mezzosoprano
Arianna Rinaldi, che eseguiranno musiche di Mascagni, Franck, Puccini,
Schubert, Stradella, Paisiello, Martini, Fauré, Beethoven e Mozart.
Rinaldi (classe 1985) ha già ottenuto premi e riconoscimenti a importanti
concorsi internazionali come il Lauri Volpi 2012 (finalista nelle sezioni Lirica
e Musica da Camera), il Concorso Lirico Internazionale Città di Basciano
2012 (Premio Miglior Giovane). Nel 2010 Premio Speciale Giovani Talenti al
Concorso Liederistico Internazionale Giulio Neri a Torrita di Siena; Primo
Premio al Cobelli di Brescia (in duo con Lorenzo Orlandi, vincendo anche
i premi miglior duo, premio giovani e premio speciale Radio Classica-Class
Editori).Teglia, dopo la laurea al Dams di Bologna e un master in musicologia
presso l’università di Paris IV, nel 2005 ha conseguito il titolo di dottore di
ricerca in musicologia in co-tutela presso le università di Paris IV e Bologna: partecipa come relatrice a numerosi convegni di studi internazionali
e ha scritto articoli di musicologia per riviste italiane, francesi, tedesche ed
olandesi.
Patrizio Ceccarelli
Vita
La
La chiesa rivela le
trasformazioni
avvenute tra XVII
e XVIII secolo;
al XX secolo risale
l’impianto di una
nuova abside,
ottenuto
con l’ampliamento
del presbiterio
di Egidio Sarli
N
ella valle dell’Ombrone
pistoiese e sulla fiancata
d’oriente del Montalbano, lungo la via che
da Carmignano varca quel monte
passando per S. Giusto e dirigendosi verso Vinci, siede Mezzana con
la parrocchiale dei santi Stefano e
Cristina inscritta nel piviere di Carmignano (Emanuele Repetti nel “Dizionario corografico della Toscana”;
Milano, stab. Giuseppe Civelli e c.,
1855) e adagiata su colle racchiuso
tra la piana pistoiese-fiorentina a
settentrione e la pianura fiorentina
d’Arno a mezzogiorno.
Il modello di vita degli abitatori
della preistoria fu soppiantato dalla
cultura di un popolo che già nel
VII secolo a. C. qui addusse civiltà,
gli Etruschi, etnìa la cui esistenza si
intrecciò nei secoli successivi con
quella romana. Allorché le porte di
Roma furono divelte dalla violenza
barbarica, le sorti della penisola vacillarono; immane fu la devastazione
inferta dall’impeto ferale di popolazioni rozze; pure, tra queste genti,
talune sensibili al fascino spirituale
irradiato da Roma furono capaci di
ricreare un tessuto sociale vitalizzato dalla cultura e dal diritto della
classicità: fu moto di rinascita che
nell’alto medioevo creò una sorta
di cultura barbarica (VIII-X secolo).
Fu tempo nel quale ebbero innesto nel panorama sociale forme di
potere il cui esercizio ebbe convergenza nelle mani di casate gentilizie
e vescovadi fin quando ebbe avvento
l’età dei liberi comuni (XII-XIII secolo); i propositi di autonomia di tali
entità furono luci che, attraverso secoli di sofferta storia nel mosaico di
staterelli italici, dettero vita all’unità
della penisola (XIX sec.).
La condizione di frontiera della
catena del Montalbano fece sì che
quest’area fosse teatro di scontri fra
città (Pistoia, Prato, Firenze, Lucca)
e signorìe (Guidi, Alberti, Cadolingi;
oltre che famiglie come quelle dei
Frescobaldi, Cancellieri, Lazzari): il
ruolo strategico della zona è attestato dalla rete di castelli, che si era
formata quantomeno dall’XI secolo;
il settore di levante della dorsale
(contado pistoiese) generava ambizioni di conquista da parte di Firenze
(Natale Rauty, su “Bullettino storico
pistoiese” del 1990. Giuliano Pinto,
su “B. s. p.” del 2001) così che, con
il decadere del potere di Pistoia
sul finire del XIII secolo, l’influenza
fiorentina sull’area si fece pressante
finché all’inizio del secolo successivo
il Montalbano perdette il carattere
di frontiera.
Già punteggiata di castelli, dall’alba del XIII secolo alla metà del XV
le terre di Poggio a Caiano e di
Carmignano vennero dotate di ville
comunità ecclesiale
n. 30
ITINERARIO STORICO FRA LE CHIESE DELLA DIOCESI
28 luglio 2013
9
Santa Cristina a Mezzana
e riserve di caccia grazie a investitori fiorentini (Francesco Salvestrini
ne “L’evoluzione del territorio fra
Carmignano...”, su “B. s. p.” del 2001).
La regione geografica si è rivelata
nel tempo oasi di naturale splendore.
Sono circa 400 gli abitanti sul territorio parrocchiale, una popolazione
che un tempo era dedita all’agricoltura e alle attività legate alla pastura.
Nella storia
Attestata nel XIII secolo, la chiesa di santa Cristina a Mezzana ebbe il
rettore Bindo fra i sottoscrittori del
sinodo del vescovo Ermanno (1313)
e quale procuratore del rettore
Vanni di Santa Cristina in Pilli.
Sino al principio del XVI secolo
la titolazione della chiesa comprende
i santi Stefano e Cristina (“Le chiese
di Carmignano e Poggio a Caiano”
di Claudio Cerretelli, Marco Ciatti,
Maria Grazia Trenti Antonelli; Prato,
Claudio Martini editore, 1994);
all’inizio dello stesso secolo la chiesa è munita dell’altar maggiore e di
altro altare votato a sant’Antonio e
provvisto di un dipinto. Nel 1520 il
patronato è ripartito tra famiglie ed
enti, mentre nel 1553 pare competere ai Barducci; nel 1561 la chiesa è
unita a quella di Bonistallo. Il portico
antistante il tempio doveva esistere
già nel XVI secolo, ben prima del
1634 (iscrizione visibile nel settore
esaminato).
Nel 1670 Mezzana è resa autonoma nei confronti di Bonistallo, e il
patronato è dell’opera di san Jacopo
di Pistoia. Sul finire del XVII secolo la
navata è coperta con volta a botte, e
la chiesa ancora si fregia della doppia titolazione (perdurante anche
nell’aprirsi del XIX secolo quando, il
18 maggio 1852, fu concesso il fonte).
La chiesa è il frutto dei rimaneggiamenti operati tra XVII e
XVIII secolo. L’ampliamento della
zona presbiterale, con l’innesto
architettonico di una nuova abside,
è facimento del 1943.
Atti
d’archivio
La chiesa di santa Cristina a Mezzana è documentata nel XIII secolo,
come soggetta alla pieve di Carmignano (decime del 1252). Essa ha
attestazione nelle decime del 1376
ed ha registrazione, quale “ecclesia S.
Crestine a Mezana”, negli atti di visita
del 26 aprile 1447 (vescovo Donato
de’ Medici;“III. R. 66. 3”) e del 2 luglio
1505 quando il sito è rilevato nella
denominazione “Mezzana” (vicario
Donato de Bochis; “III. R. 67. 3”).
Come “ecclesia S. Cristinae a
Mezzana” appare nelle carte di visita
del 25 giugno 1549 (vescovo Pier
Francesco da Galliano; “I. B. 1/12”),
del 3 ottobre 1575 quando “S. Cristina” è trascritta “unita alla chiesa di
Santa Maria di Bonistallo” (vescovo
Ludovico Antinori; “I. B. 3/3”), e del
30 settembre 1581 (vescovo Lattanzio Lattanzi; “I. B. 3/7”).
Alle dipendenze di Bonistallo,
“S. Christinae a Mezzana” è luogo
di ricognizione da parte del visitatore apostolico Angelo Peruzzi il 18
novembre 1582 (“I. B. 4”) quando
viene riscontrata l’esistenza di un
solo altare e della canonica.
In “Chiese...” del 1699 è affermato che il rettore della chiesa di
“S. Cristina e Stefano a Mezzana”
è Giuseppe Piaggi, che il patronato
è degli operai di s. Jacopo e che le
anime sono 200.
Nel diario di visita del 31 maggio
1735 (vescovo Federigo Alamanni; “I.
B. 19”) si legge che la chiesa di santa
Cristina (ss. Stefano e Cristina), prima
congiunta a Bonistallo, è da quest’ultima disgiunta nel 1670, è dotata di
patronato degli operai dell’opera “S.
Jacopo a Pistoia”, e possiede un altare
unico (con ciborio ligneo, mensa in
pietra e tavola) situato sotto l’arco
della tribuna. La fabbrica è piccola, ed
è coperta a tetto; “la tribuna dietro
l’altare fa da sacrestia”.
La carta di visita del 12 maggio
1820 (vescovo Francesco Toli; “I. B.
23”) indica che la chiesa di santa Cristina (ss. Stefano e Cristina) gode di
patronato di Ferdinando Guicciardini
di Firenze. E’ annotata la presenza
dell’altar maggiore, mentre è verbalizzata l’assenza del fonte...
Nell’inventario n. 76/34 dell’11
dicembre 1711 si fa parola dell’altare
provvisto della tavola dipinta in tela
“S. Stefano,Vergine e santi”.
L’altar maggiore, unica ara in chiesa, ha rilievo nell’inv. n. 77/120 del 26
febbraio 1771: è altare in pietra, con
ciborio ligneo e alla romana.
Nell’inv. n. 81/167 del 16 gennaio
1794 si legge che l’altare in pietra è
ornato con il quadro “Vergine, Bambino, s. Stefano”.
La chiesa ha composizione in
“una sola navata con volterrana a
lunette con capitelli che sostengono
i peducci alla volta”: ciò si ricava dal
testo d’inventario n. 85/14 del 15
aprile 1811, carta che fa descrizione
del ciborio di marmo e del balaustro
di pietra con cancello di noce.
L’inv. n. 81/169 del 4 aprile 1816
presenta la chiesa “in volta a una sola
navata”, e specifica che l’altar maggiore dispone del quadro figurante il
santo titolare.
Relazioni della metà del XX
secolo sullo stato della parrocchia
dei ss. Stefano e Cristina a Mezzana
suggeriscono i confini della parrocchia (570 abitanti, 110 famiglie) fino
ai limiti con le terre di Carmignano,
San Martino in Campo, Verghereto,
Bacchereto, puntualizzano la natura
del patronato (regio, poi, di libera
collazione). “E’ dubbio, continua un
rapporto del luglio 1933, se a questo
luogo o alla Mezzana di Prato debbasi applicare una pergamena del 9
aprile 766 relativa ad una donazione
di beni lasciati alla chiesa di S. Maria
a Piunte (al Ponte sull’Ombrone) da
Winifredo fondatore di quella cappella allorché egli... donò una casa
massarizia... in loco Cinquantula ad
Mediana...” [il dubbio non sussiste
poiché quel documento è attinente
la chiesa di Mezzana di Prato].“S. Cristina” è nominata rettoria nel sinodo
pistoiese del 1313, tempo dal quale
la chiesa fu di patronato dei Lazzeri
[o Lazzari] di Pistoia: ciò è avvalorato
da uno strumento del 7 novembre
1385, formalizzato nella chiesa. Lo
stesso documento del 1933 afferma
che l’architettura del tempio ha
caratteri del 1800: esso fu ampliato
nel 1805; due are laterali in pietra
furono erette nel 1919: una ebbe
la statua del Sacro Cuore, l’altra fu
fornita della statua “Divina Pastora”.
Con il tabernacolo di marmo, è dato
cenno del battistero, dell’armonium,
di due confessionali, della via crucis,
delle cinque o sei reliquie [dei santi
Cristina e Stefano] donate dalle
stimmatine, della sacrestia. Si dà poi
conto del campanile a vela, del cimitero, della canonica unita alla chiesa.
Tra le feste maggiori figurano quelle
di santo Stefano e di santa Cristina.
Con l’azione cattolica, sono presenti
l’opera delle vocazioni, la misericordia, la congregazione Figlie di Maria...
Successivi resoconti danno notizia degli agglomerati di Cisterna (53
anime), Sasso (80 unità), Fornaci (75
dimoranti), oltre che di case di coloni, e precisano che la popolazione
è formata in gran parte da tessili e
coloni. L’aspetto della chiesa ebbe
forma nel settecento, e il tempio fu
prolungato verso il 1800 ed ulteriormente allungato nel 1943 grazie
alla costruzione dell’abside; la chiesa
fu anche decorata, venne risanato il
tetto e ricostruito il loggiato con la
scalinata.
Santa
Cristina
Appoggiata a costruzioni sulle
due fiancate (a destra è la canonica),
l’intonacata chiesa di Santa Cristina a
Mezzana sorge su erta di colle.
In struttura d’origine risalente al
XIII secolo e preceduto da scaletta
d’accesso, l’edificio presenta in facciata a capanna un loggiato coperto a
travi, aperto lateralmente e sostenuto da due pilastri d’angolo anteriore:
qui si osserva l’iscrizione “1634”,
tempo in cui avvenne il rifacimento
di trasformazione (attività rinnovata
nel XIX e XX secolo). Nell’area del
portico, sulla sinistra, è una croce in
ferro che affianca il portale d’ingresso in chiesa, portale in pietra il cui
architrave reca incisa l’indicazione
d’anno “1622”; la lunetta superiore,
coronata da arco in conci di pietra
dipinti sul modello del bicromismo
bianco-nero, custodisce la maiolica
(robbiana moderna) rappresentante
l’”Annunciazione”; due monofore
si aprono sulle ali dell’ingresso. Un
oculo domina nella zona di timpano
al cui culmine è una croce. La muraglia di sinistra del tempio è forata
da monofore, retrostante la sacra
dimora ha campo l’abside a emiciclo
incisa da tre monofore, e sul muro
di destra si eleva il campanile a vela.
Interno
Lo spazio interno della chiesa di
santa Cristina è aula unica, intonacata, voltata a botte (XVII-XVIII secolo)
e fluente per arco trionfale in abside
emiciclica (rifacimento del 1943).
La retrofacciata è percorsa da
oculo centrale, il cui vetro figura
santo Stefano (contitolare della
chiesa), e da due monofore con
vetrate effigianti sant’Agnese (a
sinistra) e santa Gemma (a destra).
Nella stessa controfacciata sono
infisse due acquasantiere di marmo
ed ha collocazione un marmo posto
l’11 febbraio 1937 a memoria del
sacerdote Narciso Rigoli (16.4.1866
– 9.1.1937).
In parete di destra, una nicchia
affrescata con il “Battesimo di Gesù”
(Giovanni Nuziati; 1944) ospita il
fonte mentre, a fronte, analogo vano
accoglie la tela ovale del XVII secolo
“Madonna col Bambino”, reperto
avvicinabile alla bottega fiorentina di
Carlo Dolci (Firenze, 1616-1686) e
opera di Giovan Pietro Naldini.
Ancora sul lato di destra è l’altare minore in pietra con mensa, su volute e su piattaforma di base; disposta
entro semipilastri e raccolta sotto
architrave e timpano spezzato con
cartiglio riproducente il simbolo del
ss.mo Sacramento (IHS), la mostra
superiore è sede per la statua “Divina
Pastora”. L’ara fronteggia similare
manufatto con la statua “S. Stefano”.
E’ poi osservabile nella muraglia
un confessionale al di sopra del quale
è la tela “Madonna col Bambino, s.
Giuseppe e s. Giovannino” (XVIII secolo, àmbito toscano). Frontalmente
ha sede altro analogo confessionale,
superiormente al quale è la tela
“Deposizione” (Gesù, Madonna, pie
donne, Giovanni, Giuseppe d’Arimatea) del XVII-XVIII sec. (bottega
lombarda).
In successione, una balaustra in
pietra su scalino è linea d’accesso
in presbiterio (con volta decorata)
ove ha posa l’altar maggiore alla
romana, in pietra su piattaforma,
provvisto di ciborio di marmo e di
crocifisso. Le monofore delle pareti
presbiterali rappresentano (su vetro)
san Giuseppe (a destra) e la Divina
Pastora (a sinistra); sulla destra si
apre un uscio che immette in sacrestia. L’abside è in volta, con dipinto a
riquadri: vi è allogato uno stallo per
il coro e vi giunge luce attraverso
tre monofore i cui vetri raffigurano
i santi Luigi, Cristina e Rocco.
10 comunità e territorio
TRASLOCO OSPEDALE
Un neonato il primo
paziente trasferito
al San Jacopo
n. 30 28 luglio 2013
Palazzo Apollo
Nuovo look
per la sede storica
di Avviato
Confcommercio
un concorso di idee per architetti,
A
Il sindaco Bertinelli:
«Penso che questo
nuovo inizio sia un
buon auspicio per la
città e
per il territorio».
Il Ceppo non sarà
dismesso del tutto,
alcuni ambulatori
rimarranno nella
vecchia sede
di Patrizio Ceccarelli
È
stato un neonato il primo
paziente trasferito nel nuovo ospedale San Jacopo di
Pistoia. Il piccolo Davide,
nato nel giorno dell’inaugurazione
del nuovo nosocomio, è stato trasportato a bordo di una ambulanza
munita di culla termica. Le operazioni
di trasloco dal vecchio al nuovo
ospedale sono iniziate alle 20 di
sabato 20 luglio, e si sono concluse,
prima del previsto e senza intoppi,
domenica 21 alle 4 di mattina.
«Penso che questo nuovo inizio
sia un buon auspicio per la città e
per il territorio». Così il sindaco di
Pistoia, Samuele Bertinelli, ha commentato l’avvio delle operazioni di
trasferimento dei degenti dal vecchio
ospedale del Ceppo al nuovo nosocomio intitolato al santo patrono
della città, San Jacopo. «Abbiamo
rispettato i tempi - ha aggiunto - e
questo è il segno di una sanità che
funziona».
Per le operazioni di trasferimento dei degenti, in tutto 91, sono
stati impiegati oltre 500 volontari e
altrettanti sanitari, oltre alle forze
dell’ordine, polizia municipale, vigili
del fuoco, servizi di vigilanza e corpo
forestale dello stato.
A conclusione del trasferimento
dei pazienti la mattina di domenica
21 luglio al San Jacopo è stato effet-
tuato il primo intervento chirurgico
d’urgenza. Si è trattato di un delicato
intervento di resezione intestinale
ad una anziana ricoverata, eseguito
dal responsabile dell’area chirurgica,
dottor Sandro Giannessi e dalla sua
equipe. Il blocco operatorio - ha riferito in conferenza stampa lo stesso
dottor Giannessi - ha funzionato perfettamente in tutte le sue parti, anche
quelle altamente tecnologiche. Nel
corso dell’intervento è stato infatti
sperimentato il sistema di visualizzazione delle immagini e dei referti
attraverso i monitor che dialogano
tra loro grazie ai collegamenti della
rete informatica aziendale.
Ma il Ceppo non sarà dismesso
del tutto. Resteranno infatti attivi il
punto prelievo per utenti esterni,
il centro donazioni sangue, gli ambulatori della libera professione, la
radioterapia e gli ambulatori della
salute mentale infanzia e adolescenza.
Rimangono inoltre temporaneamente aperte l’accettazione degli
esami presso l’anatomia patologica
e l’ambulatorio dietetico.
Tratta Firenze Viareggio
Salvate le piccole stazioni
U
n sentito ringraziamento
all’assessore Ceccarelli per
aver salvato le piccole stazioni sulla tratta ferroviaria
Firenze/Viareggio. E’ questo in breve
sintesi il commento del capogruppo
di Più Toscana, il pistoiese Antonio
Gambetta Vianna, alla conferma del
sicuro salvataggio delle stazioni di
Borgo a Buggiano, Serravalle Pistoiese,
Montecarlo, Porcari, Tassignano di
Capannori e Massarosa.
“La risposta di Ceccarelli alla nostra interrogazione – ha spiegato Vianna – ci ha senz’altro tranquillizzati ma
soprattutto siamo rimasti soddisfatti
di come abbia incentrato il suo metodo di lavoro sul confronto a differenza
di Ceccobao il suo predecessore che
era molto più chiuso e con cui era
molto più difficile aprire un dialogo.
A questo punto cercheremo di monitorare la situazione soprattutto fino
a che non sarà realizzato il raddoppio
del binario con la speranza anche di
salvare anche la stazione di Nozzano
in provincia di Lucca.” Tutto iniziò lo
scorso ottobre quando con la delibera
850 fu deciso la soppressione di queste piccole stazioni ferroviarie. Subito
dopo iniziarono le proteste delle
amministrazioni locali e fu aperto il
tavolo di trattative con la Regione. A
votare contro la chiusura anche il consiglio regionale all’unanimità che aveva
chiesto di ritirare il provvedimento.
Da allora l’assessorato ai trasporti ha
incontrato periodicamente sindaci e
comitato dei pendolari fino a che non
siamo arrivati alla decisione finale di
revocare il provvedimento.
Avevamo preso l’impegno – com-
menta l’assessore ai trasporti Ceccarelli – di approfondire con i territori
e con i cittadini tutte le questioni e
le criticità emerse a suo tempo e lo
abbiamo mantenuto. Noi lavoriamo
per garantire ai cittadini un servizio efficiente e razionale, partendo
dall’idea che quello alla mobilità è un
diritto fondamentale e facendo i conti
responsabilmente con la realtà delle
risorse disponibili”. Soddisfazione è
stata espressa anche dal sindaco di
Borgo a Buggiano Daniele Bettarini,
tra i capofila nella difesa delle piccole
stazioni: “ Una grande conquista per
i Comitati e le Istituzioni che hanno
lavorato insieme per questo risultato- ha scritto il sindaco su Facebook
- adesso l’impegno si concentra sulla
riorganizzazione di treni ed orari”.
Edoardo Baroncelli
Vita
La
ingegneri e designer
25 anni dall’inaugurazione del
“Palazzo Apollo”, storica sede
provinciale di Confcommercio,
in Viale Adua 128, l’associazione ha deciso di investire in una ristrutturazione e radicale riorganizzazione degli
spazi per garantire agli associati luoghi
in linea con le loro esigenze e in grado
di migliorare l’erogazione dei servizi.
Confcommercio per operare questo
intervento di radicale cambiamento della
propria sede storica ha deciso di indire
un concorso di idee realizzato in collaborazione con l’Ordine degli architetti di Pistoia e grazie al contributo di Cassa di Risparmio di Pistoia
e della Lucchesia e con il patrocinio del Comune di Pistoia. Con questa
iniziativa l’associazione adotta un approccio evoluto facendo proprio un
metodo molto diffuso all’estero in cui si vuole premiare la proposta migliore e più innovativa valorizzando esclusivamente il merito. All’interno
del bando sono stati previsti alcuni elementi di priorità per i professionisti più giovani. Conferme sulla riuscita dell’iniziativa sono già arrivate
a pochi giorni dalla pubblicazione del bando del concorso. Sul sito web
di Confcommercio Pistoia, infatti, sono già pervenute richieste di informazioni e approfondimenti da oltre 30 studi e professionisti italiani ed
esteri. La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta ad architetti,
ingegneri e designer. All’intero percorso verrà data ampia visibilità e i
progetti finalisti, selezionati da una giuria esaminatrice, saranno esposti
in un luogo pubblico e pubblicati sui siti di Confcommercio e dell’Ordine degli architetti di Pistoia. I progetti selezionati riceveranno, come
previsto nel bando di concorso, un premio in denaro. L’organizzazione
del concorso è stata sostenuta dalla Cassa di risparmio di Pistoia e della
Lucchesia. Fondamentale anche il ruolo dell’Ordine degli architetti che
ha messo a disposizione competenza, professionalità e supporto tecnico
per la redazione del bando di concorso, che è consultabile sul sito www.
confcommercio.pistoia.it nella sezione “progetti & eventi”.
P.C.
Commercio
Partenza a rilento
per i saldi
Delusi gli operatori che adesso sperano di rifarsi nel
mese di agosto
P
artenza a rilento per i saldi di fine stagione ma nel complesso
i dati relativi alle vendite tengono rispetto allo stesso periodo
del 2012 . Secondo i dati emersi da un’indagine effettuata da
Confcommercio presso i propri associati del settore moda,
in provincia di Pistoia la prima settimana di saldi ha fatto registrare un
andamento in linea con lo scorso anno con alcune differenziazioni tra
le varie zone della provincia. Non ci sono stati, quindi, particolari boom
di acquisti, ma nemmeno un calo delle vendite rispetto all’anno passato
nonostante un inizio stagione molto difficile per gli operatori del settore
moda. Alla nota scarsa capacità di acquisto delle famiglie, infatti, questa
primavera si sono aggiunte condizioni meteo che non hanno favorito
la voglia di acquistare capi leggeri per cui durante il periodo di vendita
tradizionale si sono registrati cali consistenti. Al momento i flussi turistici nei centri storici sembrano non aver influito molto sulle vendite
o comunque in misura minore rispetto alla stagione estiva 2012 anche
se è il mese di agosto quello che offre maggiori risposte rispetto ai dati
sugli acquisti da parte di turisti italiani e stranieri. Si dovrà attendere
quindi la fine del prossimo mese per poter avere un quadro più chiaro
sull’incidenza degli acquisti da parte di questo target di clientela. “Non
abbiamo assistito ad una corsa agli acquisti nei primi giorni dei saldi di
fine stagione - afferma Sergio Tricomi, presidente Federcalzature – e anche le presenze turistiche al momento sembrano incidere meno rispetto
allo scorso anno mentre registriamo un buon andamento delle vendite
nelle serate di apertura straordinaria che riscuotono un successo in
crescita ogni anno”. “La partenza dei saldi di fine stagione è stata lenta, commenta Enrico Ciardi, presidente Federabbligliamento - caratteristica
tipica degli ultimi anni che si conferma anche nel 2013. Nei negozi c’è
ancora un’ampia scelta di capi che determinerà un prolungamento del
flusso delle vendite che in passato aveva durata più limitata. Rispetto alle
categorie merceologiche abbiamo assistito fino ad oggi ad una maggiore
richiesta di abbigliamento da donna”.
Vita
La
comunità e territorio
n. 30
MUSICA
28 luglio 2013
Torna Serravalle Jazz
L’edizione di quest’anno, intitolata “Note con le gonne”
è dedicata all’universo femminile
11
Al via la 37esima
edizione del
campionato italiano
della bugia
Vince chi la spara più grossa.
Quest’anno la manifestazione durerà tre giorni.
Ospite d’onore l’attore Ugo Conti
D
I
l 25, 26 e 27 agosto nel borgo
medievale di Serravalle Pistoiese si svolgerà la dodicesima
edizione del festival Serravalle
Jazz, organizzato dalla Fondazione
Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
in collaborazione con il Comune di
Serravalle Pistoiese e la direzione
artistica di Maurizio Tuci.
Intitolato “Note con le gonne”,
quest’anno il festival ha scelto come
tema l’universo femminile del jazz,
che si propone di esplorare attraverso i seminari pomeridiani presso
l’Oratorio della Vergine Assunta e
i concerti serali nella Rocca di Castruccio. In tutto dieci appuntamenti,
tutti ad ingresso è libero.
Musiciste e cantanti fuoriclasse
dagli stili diversi si avvicenderanno sul
palco nelle tre serate del festival. La
pianista e compositrice Rita Marcotulli,
dopo aver già estasiato la platea del
Serravalle Jazz alcuni anni fa, ritorna in
duo assieme al poliedrico fisarmonicista Luciano Biondini, con un concerto
(27 agosto) che partendo da un’ispirazione cinematografica legata a Jean
Renoir regista porterà l’ascoltatore
in un cammino denso di significati,
eseguendo brani che si fondono in
un’unica forma di coloratissima e romantica bellezza. Carla Marciano, altosassofonista e compositrice salernitana
considerata tra i migliori nuovi talenti
italiani e non, e tra i principali musicisti
che usano il raro sassofono sopranino,
propone con il suo quartetto Stream of
Consciousness (26 agosto) suoi brani
originali, connotati da un linguaggio improvvisativo aperto ad ogni rischio per
comunicare il proprio mondo interiore.
La cantante fiorentina Claudia
Tellini, con il pianista e compositore
Mauro Grossi e il contrabbassista
Nicola Vernuccio, farà sfoggio della
plasticità della sua voce nel concerto
Eden e altre storie (27 agosto), tra
pezzi di Eden, ultimo lavoro del gruppo - tutte variazioni eclettiche sul
song Nature Boy – ed altri composti
per lei da Mauro Grossi.
I concerti, doppi e tripli ogni sera,
iniziano alle ore 21. Ogni pomeriggio,
alle ore 18, l’appuntamento è con i
seminari all’Oratorio della Vergine
Assunta, scuole informali per la divulgazione storica del jazz.
È previsto un servizio gratuito
di bus navetta (parcheggio Masotti/
Serravalle Paese) per tutte e tre le
serate dalle ore 20.30 alle ore 00.30.
Patrizio Ceccarelli
urerà tre
giorni la trentasettesima
edizione del
Campionato Italiano della bugia, che si terrà a Le
Piastre, il paesino della
montagna pistoiese, da
venerdì 2 a domenica 4
agosto prossimi. Lo hanno
annunciato Emanuele Begliomini, magnifico rettore
dell’Accademia della bugia, e il presidente dell’Accademia, Giancarlo Corsini.
Durante la tre giorni è previsto un tributo a Carlo Monni, l’attore recentemente scomparso, nominato nel 2005 bugiardo ad honorem. Saranno i suoi
amici Franco Casaglieri e i Gemelli Siamesi, cioè Emiliano Buttaroni e Raul
Guidotti a salire sul palco per ricordarlo, venerdì 2 agosto. Sabato sera sono
previsti un tributo a Giorgio Gaber e la premiazione della sezione letteraria
(oltre 40 gli scrittori concorrenti da tutta Italia) e la consegna della laurea
di bugiardo ad honorem allo scrittore Andrea Vitali.
“Per la prima volta in 37 anni - dicono Begliomini e Corsini - offriremo
al nostro pubblico ben tre serate, segno che il campionato è cresciuto ed
ormai in grado di farsi festival della bugia e della cultura”. Ospite d’onore
della giornata conclusiva e presidente della giuria che designerà il più bugiardo
d’Italia rasa l’attore e comico Ugo Conti, protagonista di numerosi film di
Gabriele Salvatores. A lui, che terra’ una lectio magistralis, verrà consegnata
la patente di bugiardo.
‘’Nel corso del programma – concludono Begliomini e Corsini – premieremo anche il bambino più bugiardo d’Italia”. Per chi vuole partecipare
come concorrente può iscriversi sul sito www.labugia.it.
12
n. 30 28 luglio 2013
concorso nazionale
“Biblioteche
in giallo”
I
l Comune di Pistoia, l’Associazione Amici del Giallo di Pistoia (organizzatrice
del Festival del Giallo) e la Casa Editrice
Atelier di Pistoia, in collaborazione con
le Associazioni Amici della San Giorgio e Amici
della Forteguerriana, istituiscono un premio
letterario aperto a tutti i cittadini italiani ed
europei per il miglior racconto giallo, thriller,
mistery e noir ambientato in una biblioteca o in
un archivio. Per la partecipazione al concorso,
che ha il patrocinio dell’Associazione Italiana
Biblioteche Sezione Toscana, non è prevista
nessuna quota d’iscrizione. Il racconto deve
essere scritto in lingua italiana e non superare
la lunghezza massima di 18.000 caratteri, spazi
inclusi. Il racconto deve appartenere al genere
giallo nell’accezione più ampia (noir, mistery,
thriller), essere inedito e mai pubblicato, neppure in formato elettronico. Il racconto deve
essere obbligatoriamente ambientato in una
biblioteca o in un archivio, senza vincoli di localizzazione geografica. Ogni concorrente può
partecipare con un solo racconto. Ogni concorrente è responsabile di quanto contenuto
nel testo inviato e autorizza la pubblicazione
del proprio testo sia in versione digitale che
in versione cartacea, accettando l’eventuale
intervento di editing condotto dall’editore ai
fini della pubblicazione. Ogni concorrente deve
inviare 5 copie identiche a stampa del proprio
racconto in plico chiuso al seguente indirizzo:
Concorso “Biblioteche in giallo” c/o Biblioteca
San Giorgio – via Pertini, 51100 Pistoia entro
e non oltre il 30 novembre 2013. Le copie non
debbono contenere riferimenti all’identità
dell’autore, né riportare altri segni identificativi
(sigle, carta intestata, etc.), pena l’esclusione
dal concorso. Il plico deve contenere inoltre
una busta più piccola, sigillata, con all’interno:
una dichiarazione cartacea, autocertificata e
sottoscritta in originale, di accettazione di tutte
le regole del presente bando, preceduta dalle
generalità anagrafiche e dai recapiti telefonici
ed e-mail del concorrente; un CD-ROM contenente la versione elettronica del racconto, in
almeno uno dei seguenti formati:.txt, .rtf, .doc e
una breve scheda biografica dell’autore, scritta
in terza persona, della lunghezza massima di
600 caratteri (spazi compresi), che potrà essere
utilizzata a completamento della eventuale
pubblicazione del racconto. Gli elaborati inviati
non saranno restituiti. Gli elaborati pervenuti
saranno giudicati da una Giuria presieduta da
Giuseppe Previti, presidente dell’Associazione
Amici del Giallo, e composta da rappresentanti
della Casa Editrice Atelier e delle Associazioni
Amici del Giallo,Amici della San Giorgio e Amici
della Forteguerriana. Il giudizio della Giuria è
insindacabile. Tutti i partecipanti riceveranno
una comunicazione elettronica in merito all’esito della partecipazione al concorso entro il 31
dicembre 2013. La cerimonia di premiazione
del concorso si svolgerà durante la 4° edizione
del Festival del Giallo, in programma a febbraio
2014.Tutti i racconti finalisti saranno pubblicati
in una antologia, che sarà presentata in occasione della cerimonia di premiazione. Gli autori dei
racconti pubblicati riceveranno in omaggio una
copia dell’antologia. Per ulteriori informazioni:
contattare la segreteria del premio all’indirizzo
[email protected]
Alessandro Orlando
Vita
La
FONDAZIONE BANCHE DI PISTOIA
E VIGNOLE-MONTAGNA P.SE
Lo scultore
Giuseppe Gavazzi
dona una sua opera
U
na poesia universale, capace di parlare direttamente al cuore
dello spettatore: dietro un’apparente semplicità - capace di
nascondere in realtà, come solo le opere dei grandi artisti
sanno fare, una complessità realizzativa ed una profondità
concettuale niente affatto comune - nei colori saturi e brillanti, così
come nella selezione dei materiali e delle tecniche (sempre diverse
“per rinnovarsi continuamente”), nonché nella scelta dei soggetti, delle
loro forme e delle loro pose, le sculture di Giuseppe Gavazzi gridano al
mondo tutta la gioia e la speranza di cui sono messaggere.
Un’umanità innocente, malinconica e gioiosa al tempo stesso, dalle
forme morbide e dalle intense cromie, ricavate, come in una bottega
medievale, direttamente dalla terra, dalle pietre e dai pigmenti naturali:
sono le madri che abbracciano teneramente i propri figli, sono i bambini spensierati e
festosi intenti a giocare, sono gli animali che affollano i cortili della campagna toscana - i
cavalli, i gatti ed i ciuchini, tanto amati dallo scultore pistoiese – i protagonisti assoluti di
questa variopinta arte senza tempo, carica di pace, di stupore e di infinita poesia. Messaggi
di amore, che da tempo illuminano e colorano le principali mostre e musei sia in Italia che
all’estero.
Non è da meno, ovviamente, anche la gioiosa figura femminile, che si apre al mondo e si
offre allo sguardo - splendente nel suo vestito azzurro dai dettagli color oro - ritratta nella
scultura in terracotta policroma dal titolo “Guardatemi tutti”. Questa l’opera con la quale
l’artista pistoiese, tanto amato e celebrato da pubblico e critica, ha voluto omaggiare, sabato
22 giugno, la Fondazione Banche di Pistoia e Vignole-Montagna Pistoiese, il cui contributo
aveva consentito, quest’inverno, la realizzazione della mostra “La maternità, i fanciulli, la
poesia” al Museo Nazionale di Casa Giusti a Monsummano Terme.
“Artisti come Gavazzi, espressioni illustri del nostro territorio, meritano di essere
valorizzati e fatti conoscere ancor di più di quello che già non sono”, aveva dichiarato
Franco Benesperi, presidente della Fondazione il 15 dicembre 2012, durante l’inaugurazione
dell’esposizione, prorogata poi fino allo scorso 2 giugno per l’alta affluenza di pubblico.
“L’attività della Fondazione va proprio in questa direzione e da un simile evento non
possiamo che uscirne notevolmente arricchiti”, aveva ulteriormente spiegato il presidente
della Fondazione, che adesso - nel rispetto delle proprie finalità statutarie ed istituzionali,
ed in favore, quindi, della crescita e dello sviluppo del territorio di cui è espressione metterà l’opera donata a disposizione della cittadinanza, affinché ne benefici per mostre,
pubblicazioni ed altre iniziative di carattere culturale.
Silvia Mauro
spor t pistoiese
beach volley
A Quarrata vince
ancora l’entusiasmo
U
n successo consolidato. Il 19° “Beach Volley Città di Quarrata” va in archivio e ancora una volta tra applausi e unanimi consensi. Il torneo organizzato dal Blu Volley
Quarrata in Piazza Fabbri e patrocinato dal Comune mobiliero e dal quotidiano
La Nazione si conferma evento sportivo clou dell’estate della Piana pistoiese e
non solo. Ogni anno che passa la manifestazione accresce di valore e prestigio ed è questa
la vittoria più importante, al di là dei protagonisti d’annata. Quest’anno nel maschile si è imposto il Fashion Service, che ha avuto ragione con il punteggio di 3-1 (25-21, 25-23, 22-25,
25-21 i parziali) del Garten 3 al termine di una gara decisamente bella, chiusa da un punto
di Niccolò Francini, alla fine risultato il miglior realizzatore della competizione maschile, seguito da Gabriele Fattorini e Simone Lombardi (Francini è stato premiato con una targa de
La Nazione e un pallone da beach di Mb Sport di Agliana). Miglior giocatore è stato eletto
Matteo Marchi, sempre del Fashion Service, insignito dal sindaco di Quarrata Marco Mazzanti
e da Fabio Sinceri della Banca di Vignole, premiatori d’eccezione, di una targa de La Nazione
e di un pensiero della Gioielleria Pelatti di Quarrata. Nel femminile affermazione del Revivo
Volley (nella foto), che ha superato 3-1 (25-20, 22-25, 25-12, 25-19) l’Annarita Parrucchiera.
Si è imposto dinnanzi a tanta gente, con pieno merito, su un rivale che ha avuto in Elisa Storni la sua bocca da fuoco principe (ma proprio in finale la pallavolista del Bagno a Ripoli si è
leggermente infortunata, non giocando quindi da par suo). Ha vinto perché aveva in squadra
Letizia Santini, premiata come miglior giocatrice (riconoscimento di Pelatti e de La Nazione)
e miglior realizzatrice (pallone da beach di Mb Sport) con i suoi 103 punti complessivi, Giulia
Cheli, seconda nella graduatoria
delle marcatrici e sempre ficcante
(Storni si è piazzata terza), una
bravissima Pianorsi, neo acquisto
del Blu Volley, e una fantastica
Stefania Pollastrini, atleta lucchese,
autentica regina del beach quarratino, capace di difendere come poche. Ma a trionfare è stata, come
sempre, la manifestazione.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
di Enzo Cabella
P
istoia e la Pistoiese stanno perdendo una grande opportunità:
quella di essere promosse ‘a
tavolino’ alla Seconda divisione di
Lega Pro, quindi di tornare tra i professionisti, da sempre l’obiettivo di fondo di Orazio
Ferrari sin da quando decise di acquistare
il sodalizio arancione. Il presidente ha
chiesto, una quindicina di giorni fa, un aiuto
economico alla città per poter sostenere
le spese necessarie all’iscrizione al campionato di Lega Pro, che sono di 100mila
euro in contanti e di 700 euro (300 subito
e 400 in un secondo tempo) in fideiussioni.
Ferrari ha rivelato di non farcela da solo,
quindi ha chiesto aiuto agli imprenditori, a
nuovi soci. Il termine ultimo per l’iscrizione
è il 29 luglio, ma fino ad ora nessuno si è
fatto vivo e le speranze che possa accadere qualche fatto nuovo sono in verità
pochissime, se non zero. “Voglio rendermi
conto se ai pistoiesi interessa la Pistoiese
— ha detto Ferrari —, il ripescaggio è una
grande opportunità che ci permetterebbe
di ottenere una promozione senza aver
vinto il campionato. Ma vedo, purtroppo,
che la Pistoiese non interessa e così andrò
avanti io nel campionato di serie D”. Un
amaro commento, una triste constatazione
che non c’è nessuno a Pistoia interessato
a rilevare il sodalizio arancione. Ferrari ha
anche aggiunto che è disposto a farsi da
parte per il bene della Pistoiese. “Se c’è
qualcuno disposto a rilevare la società e a
guidarla verso traguardi importanti, sarei
ben lieto di lasciargli campo libero. Tornerei
così ad essere un semplice ed appassionato
tifoso dei colori arancioni”. Ma, come si è
visto, nessuno si è presentato, nemmemo
per dare un aiuto (relativamente) piccolo
e così la Pistoiese dovrà disputare per il
terzo anno consecutivo il campionato dilettanti di serie D. Poiché il nome è illustre e
le ambizioni sono tante, dovrà recitare una
parte di primo piano, anzi puntare alla promozione. Se la squadra riuscirà a centrare il
difficile obiettivo, Ferrari si troverà però tra
un anno nella stessa situazione di adesso,
quindi con la necessità di essere aiutato per
potersi iscrivere alla Seconda divisione. E
allora? «In un anno possono accadere tante
cose — ha detto fiducioso il presidente
—, chissà che non ci sia qualcuno pronto a
dare una mano”. Difficile ma possibile. Ma
c’è una premessa da fare: la squadra dovrà
vincere il prossimo campionato, che — abbiamo potuto constatarlo nella stagione
appena passata — è un’impresa ardua per
la presenza di diverse squadre che puntano
allo stesso traguardo.
Vita
La
L’economista Gianfranco
Viesti: “In tutte le
decisioni di politica
economica va tenuto conto
dell’effetto distributivo
sulla popolazione.
La gran parte di questi
poveri, ad esempio, non
sono proprietari di casa
ma affittuari, dunque
togliere l’Imu interviene
su altre fasce
di popolazione”
di Luigi Crimella
I
n questa crisi economica che
non accenna a finire, giorno
dopo giorno sembra che
a brutta notizia si aggiunga
brutta notizia. Così mercoledì 17
luglio l’Istat (Istituto centrale di
statistica) ha diffuso i dati sulla
povertà delle famiglie, sollevando
preoccupazioni ad ogni livello. Dice
l’Istat che nel 2012 il 12,7% delle
famiglie è risultato relativamente
povero (per un totale di 3 milioni
232mila) e il 6,8% lo è stato in termini assoluti (1 milione 725mila). Le
persone in povertà relativa sono il
15,8% della popolazione (9 milioni
563mila), quelle in povertà assoluta
l’8% (4 milioni 814mila). Le rispettive
soglie sono di un reddito di 990,88
euro per la povertà relativa di una
famiglia di 2 componenti e di fasce
variabili per quella assoluta, secondo
le zone del Paese. Così per le aree
metropolitane del nord Italia tale livello è di 806,78 euro mentre per un
piccolo comune del sud è di 537,29
euro. L’Istat precisa che l’incidenza
di povertà assoluta aumenta tra le
famiglie con tre (dal 4,7% al 6,6%),
quattro (dal 5,2% all’8,3%) e cinque o
più componenti (dal 12,3% al 17,2%);
tra le famiglie composte da coppie
con tre o più figli, quelle in povertà
assoluta passano dal 10,4% al 16,2%;
se si tratta di tre figli minori, dal
10,9% si raggiunge il 17,1%. Quindi,
una generale tendenza all’impoverimento delle famiglie, che colpisce
soprattutto il sud (26,2% in povertà
relativa) rispetto al nord (6,2%) e
al centro (7,1%). Come uscire da
questa spirale sempre più pesante?
Lo abbiamo chiesto a Gianfranco
Viesti, docente di economia applicata
all’Università di Bari, e già consulente
di Romano Prodi e Fabrizio Barca.
Quasi 5 milioni di persone
in povertà assoluta e quasi 10
in povertà relativa: che dire
di fronte a cifre come queste?
“Siamo di fronte a uno dei momenti
più difficili da qualche decennio a questa parte e la durata della stagnazione
economica non può non preoccupare.
Nonostante la notoria capacità delle
famiglie italiane di resistere alla crisi,
attraverso la riduzione dei consumi, lo
scambio di servizi, l’assistenza reciproca,
il perdurare della crisi sta provocando
un effetto che si rivela molto più pesante presso le persone e le famiglie
meno abbienti”.
Siccome da noi si parla
tanto di “sommerso”, dobbiamo pensare che le cifre ufficiali in realtà non siano del
tutto credibili e che il lavoro
nero sostenga comunque le
fasce più deboli?
“Queste cifre elaborate dall’Istat
derivano da metodologie consoli-
28 luglio 2013
dall’Italia
n. 30
13
POVERTà DELLE FAMIGLIE
Le più povere? Quelle
senza casa di proprietà
date. Ci può essere qualche piccola
variazione, ma il fenomeno messo in
luce dai dati è che siamo di fronte a
una povertà monetaria e del resto
questo tipo di indagini sono sulla
capacità di spesa, non sui redditi.
Quindi i livelli emersi sono legati alla
capacità o incapacità di far fronte a
eventi con denari che si hanno o non
si hanno, indipendentemente che tali
risorse finanziarie derivino da lavoro
regolare o informale”.
Cosa può fare lo Stato? C’è
qualche spazio residuo per il
welfare?
“Lo Stato deve rendersi conto che
la crisi non è uguale per tutti e colpisce
fasce diverse di popolazione. In tutte le
decisioni di politica economica va tenuto
conto dell’effetto distributivo sulla popolazione. La gran parte di questi poveri,
ad esempio, non sono proprietari di
casa ma affittuari, dunque togliere l’Imu
interviene su altre fasce di popolazione.
In questo caso si fa pagare ai più poveri
un beneficio di cui godono altri. Se si
facesse un ‘buono affitti’, invece, sarebbe
una misura adatta per questa fascia di
popolazione più povera”.
Cosa possono f a re le
aziende? Assumere a stipendi
bassi, ma assumere? Oppure
tenere tutto fermo come
stanno facendo ora, in attesa
di tempi migliori?
“Dovrebbero fare una cosa difficile:
man mano che si manifesta una congiuntura appena migliore, dovrebbero
trasformarla in nuovi posti di lavoro. È
la cosa più difficile da fare perché sappiamo che, anche quando l’economia
riprende, l’occupazione si mette in moto
sempre più in ritardo. L’ideale sarebbe
quindi anticipare tali assunzioni”.
Cosa può fare il sindacato?
Continuare a tenere duro sui
contratti oppure favorire una
certa deregulation così che le
persone finalmente lavorino?
“Non mi pare un tema centrale in
Italia. Non siamo più alla situazione
di 10 anni fa, oggi ci sono contratti
differenziati. Si potrebbero fare piccoli
ritocchi, intervenire sui tempi tra un
contratto a tempo determinato e l’altro.
Oggi non si crea lavoro perché non c’è
domanda”.
C’è una soluzione teorica
da parte degli economisti?
O anche la vostra categoria
brancola nel buio?
“Mi pare che l’Europa stia dimenticando la lezione che noi facciamo
agli studenti al primo anno: e cioè che
quando siamo in fase ciclica di bassa
domanda, come abbiamo imparato
dagli anni Venti del secolo scorso, deve
intervenire qualcuno immettendo spesa
nell’economia. Altrimenti, come Keynes
aveva insegnato, l’economia stessa rimane intrappolata in una fase di stagnazione. Se la situazione è questa, occorrono
quindi interventi di politica economica
che stimolino la domanda, altrimenti la
recessione rimane. Ciò ha tuttavia più
a che fare con regole europee che con
quelle nazionali”.
ANALISI DEI DATI OCSE
Non chiamate precari i lavori
a termine altrimenti i giovani...
Natale Forlani (direttore generale al ministero del Lavoro) invita a un cambiamento culturale:
“In altri Paesi queste occupazioni fanno parte integrante del sistema economico
e sono bene accette ‘culturalmente’ da parte di tutti gli attori sociali”
di Luigi Crimella
P
arlare di cifre “disarmanti” forse è poco: gli ultimi
dati Ocse (Organizzazione
cooperazione e sviluppo
economico) parlano di una disoccupazione in Italia che nel 2014 arriverà al
12,6% rispetto al 12,2% di quest’anno.
Ci si potrebbe chiedere perché, mentre
Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e altri
Paesi dall’inizio della crisi hanno visto
esplodere la disoccupazione, specie
giovanile, al contrario in Germania, Cile,
Turchia e Israele oggi la stessa disoccupazione risulta più bassa rispetto al
2008. Discrepanze fortissime, da cui
emerge il dato forse più impressionante:
nei Paesi più in crisi a soffrire di più
sono appunto i giovani con aumenti
della disoccupazione che arrivano al
37,5% in Italia, al 51,8% in Spagna e
al 63,2% in Grecia. Si può forse parlare
di una generazione perduta? Il Sir lo
ha chiesto a Natale Forlani, esperto di
politiche sociali e del lavoro, direttore generale dell’immigrazione e delle politiche
d’integrazione del ministero del Lavoro
e delle Politiche sociali.
Anzitutto come leggere questi
dati dell’Ocse, soprattutto per
quanto riguarda i giovani?
“Intanto rilevando che da noi si è drasticamente abbassato il numero di quanti
nella fascia di età 15-24 anni alternano
studio e lavoro, mentre altrove il fenomeno è molto sviluppato e c’è quindi un
diverso dinamismo lavorativo. In secondo
luogo, da noi la scolarizzazione crescente
si è via via allontanata dalle dinamiche
reali del lavoro. In terzo luogo, la ‘cultura dei diritti’ continua a permeare la
concezione del lavoro, come se toccasse
alle normative creare buona qualità del
lavoro. Il risultato di tutto questo è che
le aziende non assumono più, non si fa
quasi più apprendistato, non c’è raccordo
tra scuola e lavoro, i giovani restano ‘fuori’
dalle grandi dinamiche internazionali e
non hanno prospettive”.
esperienze storiche di altre azioni, ad
esempio i Paesi Bassi, si nota che i lavori
a termine, o ‘precari’ sono più numerosi
che da noi, ma in una situazione di quasi
piena occupazione: cioè tali lavori fanno
parte integrante del sistema economico
e sono bene accetti ‘culturalmente’ da
parte di tutti gli attori sociali. Da noi,
no. Il risultato è che, rifiutando questi
contratti, si è generato, da un lato, il
fenomeno dell’assunzione di lavoratori
stranieri per posti che gli italiani non
vogliono e, dall’altro, che i giovani sempre
più scolarizzati sembrano destinati a
rimanere perennemente ai margini del
mondo del lavoro”.
Si tende a scaricare la “colpa”
della crisi del lavoro giovanile
sulla sua precarizzazione. È
questa la causa?
“Bisogna correggere, intanto, una distorsione culturale: tra il 1996 e il 2005,
all’epoca della legge Biagi, si diceva che la
crescita del lavoro ‘precario’ aveva iniziato
a scuotere le fondamenta del sistema
lavorativo. Invece proprio in quegli anni
l’Italia aveva toccato il massimo storico di
occupazione e al suo interno erano cresciuti sia i lavori a tempo indeterminato,
sia - in percentuale più ampia - quelli a
termine, ma c’era più lavoro per tutti,
per gli uni e per gli altri. Guardando alle
Ma, allora, davvero la nostra,
rispetto al lavoro, è una generazione ‘perduta’ di giovani?
“In un certo senso sì. Mi spiego: il tasso
d’innovazione più forte, le genialità
imprenditoriali, la creatività tecnologica
e commerciale, di solito vengono dai
giovani con spiccata vocazione creativa,
proiezione internazionale, cultura aperta
e dinamica. Ebbene, in Italia tutto questo
è come se non ci fosse adeguatamente.
Viene meno tra i ceti dei professionisti,
sempre più appiattiti su figure obsolete.
Non c’è più tra i quadri pubblici, di formazione ‘nazionale’, mentre negli altri Paesi
si punta a una burocrazia internaziona-
lizzata, aperta alle dinamiche mondiali.
Non c’è tra i quadri tecnici, che vanno
scomparendo con la penalizzazione o
chiusura degli istituti tecnici. Risultato è
che i lavori più ‘bassi’ li fanno gli immigrati, quelli più ‘alti’ i nostri giovani, anche
laureati, non li sanno fare, perché non
hanno la formazione adatta, non sanno
le lingue, non conoscono il mondo. Da qui
il blocco generazionale, la crisi”.
Come se ne viene fuori?
“Con politiche ‘attive’ del mercato del
lavoro in cui imprese, parti sociali, Stato
avviano veri percorsi di ‘placement’ dei
giovani in giro per il mondo. Senza questo,
tutto il resto è chiacchiera. Dobbiamo
avere il coraggio di rompere con i vecchi
schemi di cui siamo imbevuti, educare
al mercato mondiale, formare a piattaforme produttive e commerciali globali.
Altrimenti siamo finiti”.
Quale sarebbe il mercato del
lavoro ideale per l’Italia?
“Quello che prende atto che ogni anno
cambiano lavoro 6 milioni di persone, che
si attivano 16-17 milioni di nuovi posti e
ne scompaiono altrettanti. Un mercato dinamico, senza lacci e lacciuoli. D’accordo
la difesa dei ‘diritti’, ma oggi le dinamiche
sono diverse e anche l’approccio culturale
deve esserlo, a partire dalla scuola, dalla
università e dalla politica”.
14 dall’italia
n. 30 28 luglio 2013
IL WELFARE CHE VERRà
Il processo di
indebitamento ci ha
portati sulla soglia
del crac di bilancio e
ci ha resi sorvegliati
speciali delle
autorità europee.
Con il rischio,
concreto, di
spericolate manovre
speculative ai danni
dell’intera area euro
La ritirata strategica
dello Stato dal mondo
dei servizi
di Nicola Salvagnin
W
elfare è un termine
inglese che significa: benessere. E il
welfare state è quel
sistema sociale che vuole garantire
a tutti i cittadini la fruizione dei
servizi sociali ritenuti indispensabili.
È un frutto del Novecento, quando
lentamente le società europee
passarono da uno stato di guerra
continuo, a quello di crescita e
sviluppo nella pace. Basta soldi
ad eserciti ed armamenti: con le
risorse pubbliche si finanziarono
ospedali, scuole, pensioni.
Un bel progresso, che ha portato diversi Paesi europei a vivere
in uno stato di… benessere mai
conosciuto prima nella storia, e
poco o punto sperimentato dalle
altre nazioni del mondo pure oggi.
Anche in Italia lo Stato sociale si è
rapidamente trasformato in welfare (ad un certo punto abbiamo
denominato così pure un Ministero), cioè in un insieme di conquiste
- qui le chiamiamo “diritti” - finanziate in tutto o in parte dal gettito
fiscale. Quindi sanità semi-gratuita,
farmaci calmierati, obbligo scolastico sempre più esteso, forze di
pubblica sicurezza (dalla polizia ai
vigili del fuoco), assistenza sociale
agli inabili al lavoro, sostegno più
o meno corposo alla previdenza
individuale, ai redditi dei disoccupati, ecc.
Insomma, lo “Stato”. Anche
se poi si articola in diversi enti
territoriali, o agisce con altre articolazioni.
Tralasciando le esperienze di
welfare di altri Paesi europei, concentriamoci sulla nostra: si sviluppa
nella seconda metà del Novecento
(prima c’era soprattutto tanta
carità di matrice cattolica); ha un
formidabile impulso tra gli anni
Sessanta e Settanta. In pochi decenni siamo passati dal quasi niente
pubblico ad un welfare assai simile
a quelli nord europei, almeno in
quantità di risorse impiegate.
E qui sta il punto: non le avevamo le risorse. Insomma, non
c’erano i soldi per fare tutte quelle
belle cose che sono state fatte. Per
averli, lo Stato ha lentamente ma
progressivamente alzato le tasse,
sia sul lavoro (Irpef) sia sui consumi (Iva, accise). Ma il fabbisogno era
maggiore, e tra l’altro l’inclinazione
a pagare le tasse (e a riscuoterle)
molto bassa.
Quindi, ci si è indebitati a rotta
di collo.
Se l’Italia dei primi anni Sessanta era un esempio di virtù
economiche per l’intero mondo
Vita
La
occidentale - e la lira vinceva
l’Oscar delle monete -, già nel 1970
il debito pubblico partiva nel suo
decollo: 14 miliardi di euro, il 40%
del Pil italiano. Niente, in confronto
ai 118 miliardi del 1980 (58% del
Pil, comunque ancora dati sostenibilissimi) e soprattutto al disastro
degli anni Ottanta. Che si concludono con un debito a 667 miliardi
di euro e un’incidenza sul Pil del
94.8%. Quando la Prima repubblica
naufraga - tra il 1992 e il 1993 -,
siamo già a 850 miliardi e quota
100% già superata.
Da lì inizia una maggiore attenzione ai nostri conti pubblici, cosa
che non impedisce al debito pubbli-
co italiano di raggiungere gli attuali
2mila miliardi di euro e il 127% del
Pil. L’Europa - l’eurozona e i tedeschi in particolare - ci ha imposto
di diventare virtuosi: va contenuto
ai minimi il deficit di bilancio (cioè
spendere più di quanto s’incassa);
va ridotto a marce forzate il debito stesso. Lasciando stare le altre
implicazioni di queste decisioni, rimane un dato di fatto: lo Stato non
può più spendere soldi che non ha.
Ma il fatto è che la sua struttura di
spesa è tale per cui le sue risorse
non bastano.
Il precedente governo ha agito
un po’ sul fronte delle uscite (la
stretta sulle pensioni è stata radi-
cale), molto su quello delle entrate:
siamo al massimo livello di tassazione della nostra storia, un nodo
scorsoio che non può essere stretto ulteriormente.
Le soluzioni sono da scuola elementare: o ci si indebita di più, ma
non ci è concesso; o si prelevano
più soldi dalle tasche dei cittadini,
ma le controindicazioni sono troppe e troppo importanti; o si taglia
la spesa. Sherlock Holmes direbbe
che l’unica strada percorribile è la
terza.
Ma “tagliare le spese” significa
tagliare i servizi, arretrare il welfare
italiano. In realtà - in modo convulso, disordinato, a macchia di leo-
SOCIETà
Più non profit,
più felicità
Dono, fiducia e cooperazione possono diventare contagiosi
di Andrea Casavecchia
I
n dieci anni il Terzo settore
è cresciuto in tutte le sue
molteplici attività da quelle
culturali e sportive a quelle
di assistenza sociale o quelle di
ricerca. Lo certifica l’Istat con la
pubblicazione dei dati del Censimento 2011.
In confronto al 2001 le istituzioni
non profit sono aumentate del
20%; i volontari coinvolti nelle
loro attività hanno superato quota 4 milioni e 700mila; i lavoratori
nel settore sfiorano il milione con
un incremento del 39,4% tra i dipendenti, del 130% dei lavoratori
temporanei e del 106,8% di consulenti esterni.
Un altro elemento della rilevazione degno di nota è l’omogeneità
territoriale della crescita del Terzo
settore. L’indicazione è significativa perché la presenza dei soggetti
non profit è storicamente radicata
nel Nord del Paese, sparuta nel
Sud.
Associazioni, cooperative, fondazioni si sono ampliate anche a
seguito del “dimagrimento” dello
Stato, a cui hanno contribuito da
una parte la ricerca di riduzione
dei costi della spesa pubblica,
dall’altra parte l’applicazione del
principio di sussidiarietà che, oltre a decentrare e ad avvicinare i
servizi ai cittadini, richiede una re-
sponsabilizzazione di una pluralità
di soggetti. Però nella sostituzione
è possibile intravedere il pericolo
che il Terzo settore diventi un
surrogato a basso prezzo dell’intervento pubblico, così invece di
sussidiarietà si incontrerebbero
improvvisazione e inefficienza.
Ma la combinazione organizzativa
tra volontariato e lavoro remunerato è una peculiarità del settore
che tenta di combinare gratuità e
professionalità, passione e regole.
Alcuni risultati sono positivi perché mostrano la capacità di sostenere le pratiche di volontariato e
di creare occupazione.
Perciò il Terzo settore deve
pardo - da tempo si sta cercando
di razionalizzare la spesa. Si sono
chiusi gli ospedali minori; sono stati
introdotti ticket sempre più onerosi anche per dissuadere il fenomeno
delle analisi mediche inutili; è stato
bloccato il turn over dei dipendenti
pubblici; ridotto il loro stipendio; è
stata spostata l’età pensionabile di
alcuni anni; soffocate le spese dei
Comuni (che ora faticano a pagare i
trasporti scolastici e le scuole d’infanzia). E altro ancora.
Ma non è niente, rispetto a
quello che il Governo - questo o
un altro - dovrà fare da qui a poco.
Per quanto circoscritta, la dinamica
della spesa pubblica continua a crescere, anche perché ha una colpa
originaria: lo Stato, in buona sostanza, non sa come spende i suoi
soldi. Non lo sa. Mille rivoli che si
sparpagliano tra ministeri, enti pubblici, enti territoriali e quant’altro,
con modalità da far rizzare i capelli.
Figuriamoci se lo Stato sa se quei
soldi li spende bene, con profitto,
con l’ottenimento degli obiettivi
prefissati.
Come si vede, di lavoro da fare
ce n’è una valanga. E, a prescindere
da questo, c’è da gestire una ritirata
strategica (ora è solo tattica) dello
Stato dal welfare, che in inglese
significa anche: sussidio pubblico, e
spesso in questo s’è trasformato.
A questo punto sorge però
un altro quesito, al di là di quanto
debba spendere: ma è veramente
necessario che sia lo Stato ad accollarsi il peso - e la gestione - del
welfare italiano? Possono fare altri
al posto suo? Possono fare meglio?
E lui, lo Stato, lo permetterà?
trovare il suo nome proprio, accanto a quello del pubblico e del
mercato. Il passaggio è essenziale:
l’economia civile ha ricavato il
suo spazio nel sistema produttivo
nazionale, ora è necessario che
acquisisca la consapevolezza delle
sue potenzialità culturali, perché
possa trasmetterle agli attori del
mondo profit e delle pubbliche
amministrazioni, ormai cadute nel
cortocircuito del profitto ad ogni
costo.
C’è bisogno di un processo di
maturazione, perché ad una realtà
sempre più importante non sarà
sufficiente comunicare all’esterno,
ma le servirà vivere nell’ordinario,
i valori del dono, della fiducia,
della cooperazione: tre ingredienti
essenziali per riportare tutti i
soggetti che operano nel sistema
economico dentro coordinate
di una società più umana. Come
spiega Robert Putnam, “il risultato
ricorrente in mezzo secolo di ricerche sui termini in correlazione
con la soddisfazione per la vita…
è che il miglior predittore della felicità degli individui è l’estensione
e l’intensità delle relazioni sociali”,
Vita
La
È
andata avanti a lungo, facendo temere
anche l’irreparabile,
poi la protesta si è
come assopita e il primo ministro Recep Tayyip Erdogan
sembra aver ripreso le redini
della situazione. Ma in Turchia
si è aperto un varco, e ora
sono numerosi coloro che,
nel Paese, reclamano maggiori diritti per tutti, rivelando
la profonda divisione della
società.
“Si tratta di una frattura in
termini di stili di vita, che converge nella figura di Erdogan”,
spiega Aysegul Bozan, docente
all’Università di Istanbul. “Lui
che nel 2002 rappresentava la
rottura , relegando i suoi rivali
a retrogradi – sottolinea – ha
fatto tornare i vecchi demoni
nazionali, adottando un atteggiamento di vittima che si
trova di fronte a un complotto
internazionale per destabilizzare il Paese”. Erdogan, osserva ancora Bozan, è entrato “in
una nuova fase del potere: fino
al 2011 il suo partito, l’Akp,
si è dedicato a distruggere i
diversi contropoteri, o a prenderne il controllo, come per
l’esercito e la giustizia. Ora
questa logica è praticamente
finita”. L’Akp, ad esempio, ha
messo fine all’indipendenza
del potere giudiziario, stabilendo che i membri della
Corte Costituzionale e quelli
dell’Alto Consiglio dei giudici
e dei procuratori vengono
nominati dal governo.
Insomma, in un Paese nel
quale i contropoteri sono
imbavagliati, e l’opposizione
laica politicamente debole,
l’Akp spinge per una nuova
Costituzione, con l’obiettivo
di imporre un sistema presidenziale o semipresidenziale.
È
una bizzarria
tutta italiana - o
almeno di buona
parte di coloro
che sono intervenuti sul
caso di Alma Shalabayeva
e della sua bambina di 6
anni - scoprire solo ora
che il nostro Paese, al pari
di tutti i Paesi occidentali,
fa affari con il Kazakhstan.
Ha ragione Stefano Costalli,
quando ha scritto che “con
i regimi autoritari è necessaria una dottrina di Stato”:
“Chi ha dato il via all’azione,
sapeva perfettamente che il
Kazakhstan non è uno Stato
qualunque per l’Italia, ma un
partner economico strategico”. È questo il punto: un
Paese democratico, può rinnegare i suoi valori, in nome
dell’interesse nazionale?
Le risorse naturali-minerarie
del grande Paese asiatico
sono composte da 5.004
giacimenti, il cui valore supposto è di circa 46 trilioni
di dollari. È al primo posto
al mondo per la riserva di
tungsteno.Al secondo posto
per le riserve di cromite e di
minerali fosforici, al quarto
per piombo e molibdeno,
ottavo per le riserve di
materiali ferrosi. Sono stati
dall’estero
n. 30
28 luglio 2013
Le molte incognite
della primavera turca
Ma adesso, visto il movimento
di protesta nazionale, molti
membri del partito raccomandano modifiche costituzionali
più limitate e più in sintonia
con le aspettative della società. Infatti, se il partito di
governo ha continuato ad
aumentare le sue percentuali
elettorali dalla sua vittoria del
2002, mandato dopo mandato,
rilevano gli osservatori, ha
fatto uso della sua egemonia
per tendere verso l’autocrazia.
Lanciando Akp, l’ala riformista del Partito della
prosperità, messo al bando a
causa del suo presunto orientamento islamico, Erdogan
voleva occupare una parte
dello scacchiere politico. Per
Bozan, “l’Akp ha approfittato
dello screditamento dei partiti
esistenti, attraendo non solo
una gran parte delle masse
elettorali che votavano diverse formazioni nella tradizione
del movimento islamico, ma
anche liberali o socialdemocratici che vi hanno visto il
potere civile in grado di trasformare le opinioni della base
popolare nella prospettiva di
una democratizzazione del
Paese”. D’altro canto è anche
vero che se Erdogan è sopravvissuto a dieci anni di potere,
è perché il suo bilancio vanta
progressi importanti. L’economia ha raggiunto buoni
risultati, l’inflazione è stata abbattuta, gli investimenti esteri
sono passati in dieci anni da
1,2 miliardi a quasi 20 miliardi
A giugno in migliaia
hanno sfidato il
governo denunciandone
la deriva autoritaria
di Angela Carusone
di dollari, e le diseguaglianze
sono state ridotte. Inoltre,
il programma nazionale in
vista dell’adesione all’Unione
europea ha ampliato le libertà
individuali e il processo di
composizione della questione
curda è riuscito a far fare
marcia indietro ai nazionalismi
più radicali. Infine, le riforme
hanno anche permesso di
abolire l’influenza dell’esercito,
che aveva fatto cadere quattro
governi a partire dal 1960.“Da
quel momento – osservano
gli analisti – il partito poteva
proseguire la sua lotta contro
la grande borghesia laica, e
presentarla come uno scontro
tra il popolo e l’elite”.
Per una metà della popolazione, Erdogan personi-
fica questa lotta di classe e
questa promessa di una fine
dell’esclusione. “I militanti
dell’Akp lavorano per trasformare l’opinione pubblica e
produrre soluzioni individuali
ai problemi di ognuno – spiega
Dilek Yankaya, ricercatrice
universitaria –, si dà in funzione
dei bisogni di ciascuno, e in
cambio si ottengono i voti”.
Ora però qualcosa sembra
essersi inceppato in questo
meccanismo. Il premier, che si
è emancipato dai poteri economici e politici della grande
borghesia di Istanbul e della
casta militare, si è legato a
una nuova generazione di
imprenditori spesso originari
delle zone rurali, e inseriti
nella tradizione conservatrice
KAZAKHISTAN
Libertà religiosa
e diritti umani traditi
Un Paese le cui grandi ricchezze sono gestite da un regime autoritario che ha già
subito la condanna del Parlamento europeo
scoperti 160 giacimenti di
petrolio e gas naturali e
l’estrazione di petrolio dalle
riserve ammonta a 2,7 miliardi di tonnellate. Si stima che
esistano circa 300 giacimenti
d’oro. Sono stati scoperti più
di 100 giacimenti di carbone.
Il Paese è ricco di risorse di
depositi di sale potassico e
di altri tipi di sale,. L’enorme
riserva di pirite consente
un’ampia organizzazione
della produzione di acido
solforico e di altri prodotti
dell’industria chimica. Dispone di grandissime riserve di
risorse per le industrie del
vetro e della porcellana. Nel
suo sottosuolo e nelle sue
montagne sono custodite
le pietre rare più preziose
e una grande varietà di materiali da rivestimento e costruzione. Questa ricchezza
di materie prime, produce
denaro. Tanto denaro. Pro-
duce anche interessi. Enormi,
interni ed esterni.
A tutto questo, fa da contraltare la situazione interna
del Paese, descritta in questo
modo dall’ultimo Rapporto
dell’Associazione di diritto
pontificio “Aiuto alla Chiesa
che Soffre”, in relazione alla
libertà religiosa:“Negli ultimi
anni, è aumentata la volontà
del Governo di rafforzare il
controllo statale su tutte le
attività religiose e un passo
in questa direzione è stata
l’approvazione di due nuove leggi contenenti pesanti
restrizioni legali alla libertà
di religione. Varate il 13 ottobre 2011, esse mirano
alla nazionalizzazione delle
comunità religiose, seguendo
il modello di controllo utilizzato in Cina. Considerate
parte della tradizione, solo
la Chiesa ortodossa russa e
la comunità islamica kazaka,
sono escluse da queste restrizioni; per sopravvivere a
livello nazionale ed evitare
sanzioni, le realtà non autoctone devono dimostrare di
avere almeno 5mila membri”.
Sul piano più generale dei
diritti umani, una durissima
Risoluzione del Parlamento
europeo del 22 novembre
2012 manifesta, tra l’altro,
“una profonda inquietudine
per le detenzioni non giustificate da violazioni della legge,
ma che potrebbero essere
dettate da motivi politici, le
quali evidenziano indifferenza nei confronti della risoluzione del 15 marzo 2012
del Parlamento con la quale
veniva chiesto il rilascio di
tutte le persone detenute
per motivi politici”. Ancora:
il rapporto di Amnesty International, pubblicato lo scorso
11 luglio, si occupa della
repressione delle proteste
e religiosa. E al tempo stesso
risente della crisi europea (il
75 per cento degli investimenti
realizzati in Turchia provengono dalla Ue), così che il tasso di
disoccupazione – riferiscono
in sindacati indipendenti – ha
raggiunto il 17 per cento, e il
potere d’acquisto dei salari è
calato di quasi il 16 per cento
dal 2002 al 2011.
“La prosperità, e forse
anche la pacificazione sociale
– rilevano gli osservatori –
potrebbe quindi passare per
una riduzione più consistente
delle diseguaglianze sociali, e
per l’istituzione di una giustizia
fiscale. Ma – avvertono – resta
da convincere il governo a
rischiare riforme impopolari
tra gli imprenditori”.
di Zhanaozen, nel 2011,
quando almeno 15 persone furono uccise e altre
100 ferite gravemente dalla
polizia. Decine di persone
furono arrestate, imprigionate in celle sotterranee e
torturate. Amnesty International, all’epoca, sollecitò
il presidente Nazarbaev ad
avviare un’inchiesta, che ha
determinato la condanna
solo di cinque dirigenti delle
forze di sicurezza per “abuso d’ufficio” e nessun provvedimento è stato preso nei
confronti di altri funzionari
e di chi aveva pubblicamente
ammesso di aver sparato
ai manifestanti. Questi, e
molti altri fatti, testimoniano
come il Kazakhstan sia uno
stato autoritario - tra l’altro
retto da un Presidente che
detiene il potere dal lontano
1989 - negatore dei diritti e
delle libertà fondamentali.
Uno Stato democratico che
voglia avere rapporti con
uno Stato di tal fatta, non
può non porsi il problema
di che cosa debba privilegiare. È certo che se badasse
solo ai rapporti di carattere
economico, rinuncerebbe
ai suoi principi e alla sua
identità.
15
Dal mondo
Tra Balcani
e Ue
Nel riconoscere e apprezzare l’operato di Belgrado
nel contesto della normalizzazione dei rapporti con
il Kosovo, l’Unione europea
ha decretato il via libera ai
negoziati di adesione con la
Serbia, paese che si è accordato con Pristina (Kosovo)
per stabilizzare le relazioni
di area balcanica, in pari
tempo i 27 stati dell’Ue (28
dal 10 luglio, con la Croazia)
hanno aperto le porte all’accordo di associazione e di
stabilizzazione con il Kosovo,
prima tappa sul percorso
di una adesione all’Unione
europea. Le trattative con
la Serbia inizieranno entro
gennaio prossimo: il negoziato contribuirà ad agevolare
l’attuazione del processo
di riforme in Serbia, la più
grande fra le nazioni nate
dalla dissoluzione della Jugoslavia.
Giovani
in Qatar
Allo scopo di ringiovanire la
guida del regno ed incoraggiare le nuove generazioni,
l’emiro del Qatar Sheikh
Hamad bin Khalifa al-Thani
abdica lasciando i poteri al
secondogenito, il trentatreenne principe della corona
Sheikh Tanun bin Hamad
al-Thani. Educato nel Regno
Unito, cadetto all’accademia
militare di Sandhurst, Tamin è comandante in capo
delle forze armate e dirige
il comitato olimpico preposto all’organizzazione dei
mondiali di calcio del 2022
in Qatar. Al potere dal 1995
il sessantunenne emiro del
piccolo regno ha impiegato
le grandi risorse naturali per
lo sviluppo del paese; nel ‘96
egli creò al-Jazeera, prima
rete all-news del mondo
arabo, lanciandone poi la
versione in inglese.
Contro
la povertà
Un rapporto dell’Onu
sulla povertà afferma che
l’obiettivo di dimezzare la
percentuale di persone che
patiscono la fame nel mondo, fra il 1990 e il 2015, è
“a portata di mano” Al momento una persona su otto
è denutrita in modo cronico,
troppi bimbi non frequentano la scuola, e il traguardo
di rendere universale l’educazione elementare rischia
di non essere raggiunto. Gli
“Obiettivi del Millennio”
approvati nel 2000 si sono
rivelati la spinta di maggiore
successo nella storia, contro
la povertà, si è avverato “il
dimezzamento del numero
di persone che vivono in stato di miseria”, calato di 700
milioni di unità fra il 1990
e il 20l0, ed è dIminuita la
percentuale di denutriti dal
23 ,2% nel 1990-’92 al 14,9%
nel 2010-’12.
16 buone vacanze
I
n origine, il mare per
me era… il mare! un
azzurro orizzonte ,
grande, lunghissimo,
immenso tanto quanto potevo seguirlo con l’occhio al
di là dei campi e delle piccole
alture che lo separavano dal
paese, ad appena una decina
di chilometri. Inspiegabile
anche come per l’illusione
ottica della prospettiva esso
potesse apparirmi alla vista a
strapiombo, come un affresco
alla parete. Mistero!
Poi fu la volta che andai al
mare: un grappolo di case
che guardavano spaurite il
mare, allora, isolato, muto,
quasi triste.
Adesso sono al mare: non
c’è più un grappolo di case
sperdute, ma un filare di abitazioni, di locali, di giostre, di
bar, di pizzerie, ristoranti, atti
a stordire la fantasia del villeggiante e un via vai di gente
in costume e zoccolanti con
RIFLESSIONE
Il mare
di Vincenzo Arnone
l’infradito.
Il mare diviene familiare e
perde quasi le dimensioni poetiche, storiche, religiose, ambientali, mitiche. Si dice mare,
ma si intende dire: la casa al
mare, il locale al mare, l’aria
del mare. Il mare vero, invece,
è là sornione, addormentato,
placido e tersissimo.
Fu così che poco a poco ebbe
inizio per me quasi un dialogo
col mare, con le acque, con le
onde, con l’immenso orizzonte. Mi fu quindi facile sognarlo
e proiettarlo lontano in uno
spazio meta-fisico e storico:
il mare delle Origini, dell’Esodo, dei Numeri, il mare della
salvezza e della distruzione,
il mare dei salvati e degli
annegati, dei naufraghi e degli
esploratori, il mare di Giona,
il mare-lago di Genezaret…
il mare di Conrad, di Garcia
Marquez, di Rafael Alberti, il
mare di Hemingway, il mare
di Verne; il mare di Valery dai
reperti di alghe, di antiche
memorie sepolte nei secoli,
lunghi e sommersi come cimitero, il mare di Verga nella
avventura della Provvidenza e
della famiglia dei Malavoglia….
Il mare di Lampedusa, qui dove
mi separa un lingua di… acqua
e l’isola dei conigli è presa
d’assalto da turisti, curiosi e
Le parole di
vissuto tutta la sua vita, dai primi
anni di sacerdozio alla cattedra
vescovile, con il cuore e gli occhi
fissi sul Vangelo. Da lì traeva forza e convincimento; da lì veniva
il suo impegno per la pace e la
giustizia. Questa biografia, che
attinge a piene mani ai suoi
scritti, ce lo presenta pastore
attento del suo gregge, pastore
che “conosce le sue pecorelle
una ad una”. La sua ricca spiritualità, mai separata dall’azione
concreta, è un dono che ancora
oggi continua a mostrare l’amore
di Dio per l’umanità.
Papa Francesco
Infanzia
nell’estate Non
lasciatevi
del sud
rubare la
A Francavilla
nelle albe d’estate
speranza
quando gli uccelli
si destano
tra le foglie
dei fichi pungenti
il cielo scende
ad annegare le case:
una marea
di aria lucente,
allora le scalette
di pietra
e i balconi
e le stradine
di Francavilla
silenziosamente
navigano verso
lontani
incantati lidi.
Tutto si desta
nei mattini d’estate
quando il sole spunta
in cerchi d’oro
nelle fresche fontane
di Francavilla…
Allora
dai forni accesi
per cuocere il pane
l’odore
delle fascine bruciate
sparge nell’aria
una felicità senza nome…
Tutto si desta
quando laggiù
per la piana
trottano i muli
nella luce del primo sole
della mia terra
lontana…
Ma dite ai galli
di non cantare!
A quei balconi
di non navigare!
Al fischio del treno
di non portarmi
lontano
perché solo l’infanzia
non si vuol più destare.
Solo l’infanzia
da allora
non si è più destata.
Anna Tassitano
Vita
La
n. 30 28 LUGLIO 2013
Lib. ed. vaticana, 2013, euro 7
venditori ambulanti, il mare
che vomita, poco alla volta,
un pugno di immigrati alla ricerca… dell’isola del tesoro. Il
mare di Lampedusa, approdo
alla vita e alla morte, porto
di avventura per immigrati;
Il mare che divide l’Europa
dall’Africa, un tempo al centro
di tutte le attività commerciali
del mondo allora conosciuto;
qui dove la mitologia aveva ambientato eventi, viaggi,
battaglie… adesso, nella sua
struggente bellezza, è anche
motivo di morte. Alle sue
sponde il breve e significativo
viaggio di Papa Francesco con
l’eco delle parole del vangelo
di Matteo al capitolo 25: ero
straniero e mi avete accolto”;
e il commento dello stesso
pontefice:“In un mondo in cui
si parla molto di diritti, quante
volte viene di fatto calpestata
la dignità umana! Sembra che
l’unico che ha diritti sia il denaro”. Il mare, il mare!
Daniele Bresciani
Ti volevo
dire
Rizzoli, 2013, euro 17,00
Bur, anno 2013, euro 14
Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli
ideali che allargano il cuore,
quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti.
La vita non ci è data perché la
doniamo. Cari giovani, abbiate
un animo grande! Non abbiate
paura di sognare cose grandi!
Papa Francesco, Udienza generale, 24 aprile 2013
Domenico Amato
Tonino
Bello, una
biografia
dell’anima
Città Nuova, 2013, euro 16,00
Noto per il suo impegno in favore
degli ultimi, don Tonino Bello ha
Vaticanista argentina e intima
amica della famiglia Bergoglio
Evangelina Himitian è una delle
persone più vicine a Jorge Bergoglio ed è tra i pochi ad aver
seguito da presso lo straordinario
percorso che lo ha portato fino
al soglio di Pietro. Riportando
per la prima volta le parole dei
familiari e raccontando episodi
decisivi che ci mostrano il cuore più autentico della scelta
d’amore di papa Francesco,
questa commovente biografia
ne rivela il lato privato e meno
conosciuto: la migrazione dei
genitori dell’Italia all’Argentina,
l’infanzia nei quartieri popolari
di Buenos Aires, la passione per
lo studio e i maestri giovanili, gli
anni di formazione tra i gesuiti,
la nomina a vescovo e la volontà
di testimoniare quotidianamente
il Vangelo prendendosi cura degli
ultimi.
LaVita
Abbonamento 2013
Sostenitore 2013
Amico 2013
euro
45,00
euro 65,00
euro 110,00
c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8
I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero
0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico
Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
Evangelina Himitan
Francesco,
il Papa
della gente
Sostieni
Le parole a volte si bloccano in
gola e non vogliono più uscire.
Viola è appena una ragazzina
quando un giorno si alza e si veste, aspettando di sentire la voce
assonnata del padre che la deve
accompagnare a scuola.
Ma quella mattina non si sveglia
più e qualcosa in lei si ferma:
mutismo selettivo, lo chiamano i
medici e sua madre decide che
starà meglio in una scuola svizzera, dove sarà seguita.
Prima di partire Viola riceve
da Fulvio, un vecchio amico di
famiglia, un dono prezioso: un
pacco di lettere, un libro antico e
due agende che riemergono dal
passato del padre.
Per un intero inverno, nella sua
stanza del collegio, le legge e
rilegge. Compare più volte il nome
di una donna mai sentito prima
Claire: per lei Giacomo, all’inizio
degli anni ottanta, si era trasferito
a Londra con il sogno di iniziare
una nuova vita.Viola non riesce a
capire perché si siano separati ma
avverte che, nella fine di quella
relazione, è nascosto qualcosa di
più: non solo un segreto custodito
da Giacomo, ma forse anche
l’antidoto al proprio dolore. In un
romanzo intimo e profondo, Daniele Bresciani ci racconta come
ognuno di noi si tenga stretto un
pugno di frasi quelle che non
riesce a confessare alle persone
amate, fino a quando non diventa
troppo tardi.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
Direttore responsabile:
Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia GF Press Masotti
IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia
FOTOCOMPOSIZIONE:
Graficamente Pistoia tel. 0573.308372
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Registrazione Tribunale di Pistoia
N. 8 del 15 Novembre 1949
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sito internet: www.settimanalelavita.it
CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 23 LUGLIO 2013
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n. 30 28 luglio