Poste italiane spa - spedizione in a. p. D.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, NE/VR
settimanale diretto da luigi amicone
anno 20 | numero 5 | 5 FEBBRAIO 2014 |  2,00
Uniformatevi
Come cambia la scuola italiana
con il maestro unico del gender
e la religione dell’Arcigay. Inchiesta
Nord e Infrastrutture. Lupi, Maroni e Squinzi a Milano, 8 febbraio con la Fondazione Tempi
EDITORIALE
NON CI ERAVAMO DETTI “MAI PIÙ”?
Di nuovo una teoria totalitaria
che si impone per via amministrativa
I
l 27 gennaio, Giorno della Memoria, ci siamo di nuovo impegnati per questo: perché non accada “mai più” che una teoria (nel caso, della “razza ariana”) definisca persone e gruppi sociali “sotto-uomini” (Untermenschen). “Mai più” una teoria che la Germania hitleriana impose al suo
interno con l’istruzione, la violenza, la propaganda di Stato. E all’esterno.
Ottenendo con le armi (ma anche senza, vedi caso Italia) la collaborazione
all’Olocausto. È ormai provato che lo sterminio degli ebrei venne eseguito
con la partecipazione attiva dei cittadini. Tedeschi e non solo tedeschi. E che
esso avvenne per “vie amministrative”, in un clima di “normalità” che si
stenta ancora oggi a credere. Ma che ancora ai nostri giorni riemerge perfino in uno degli ideatori delle teorie naziste e razziste, nelle lettere rimaste
fino ad oggi inedite del gerarca Himmler a sua moglie. «Himmler si recava
in visita di ispezione al campo di sterminio di Auschwitz con lo stesso spirito di un turista che si mette in viaggio», ha notato un commentatore. Come
è stato possibile perdere ogni cognizione del bene e del male? Come è potuto gli italiani sanno che accadere in Europa – non nell’Europa dagli asili Alle università
medievale, ma nell’Europa dei nostri PASSANDO PER TUTTE LE SCUOLE
nonni e degli Einstein – non “solo” lo L’IDEOLOGIA del gender è la sterminio di sei milioni di ebrei, ma an- nuova “verità” sull’Uomo?
che di centinaia di migliaia di persone
ritenute “inferiori”, malati mentali, incurabili, preti cattolici, zingari, testimoni di Geova, cristiani pentecostali, omosessuali?
Bisogna ricordarsi bene queste cose. E poi farsi domande tipo: ma di cosa
parlano oggi, anno 2014, certi “mantra” che suggeriscono di considerare gli
uomini il livello più basso di “madre natura”? Ma gli italiani sanno (e i popoli europei?) che a cominciare dagli asili e passando per tutte le scuole e le
università, la “teoria del gender” è la nuova “verità” sull’Uomo? Sanno, come apprendiamo nell’editoriale del New York Times in biasimo e disprezzo
delle resistenze dei cattolici polacchi, che «gli stati membri dell’Unione Europea sono obbligati a seguire la cosiddetta politica del “gender mainstreaming”», ovvero l’applicazione della “teoria del gender” alle politiche pubbliche? E da chi è stata resa “obbligatoria” tale “verità”? Qualcuno ha chiesto
il nostro parere? Avete votato voi qualcosa in proposito? È un’obbligatorietà impersonale. Procede per vie amministrative (direttive, raccomandazioni, pareri) che i funzionari prendono di peso da Bruxelles e altri funzionari applicano fin nella scuoletta di provincia, nell’iniziativa patrocinata dal
piccolo comune, nel programmino tv di bassa cucina nazional popolare. Così, teorie per lo meno discutibili diventano paradigmi indiscussi di una costruzione statale collettiva, a cui “il cittadino della strada” si adegua (anche
per non aver rogne da ddl Scalfarotto). E le leggi standard per l’eutanasia e
l’agenda gay, per l’eugenetica e l’aborto intesi come “diritti riproduttivi”, da
dove promanano? Dalle stesse “vie amministrative”. Dal medesimo processo
impersonale che si conclude con la ricezione, accettazione, implementazione a livello di nazione, città, borgo, scuoletta, delle “direttive”. “Ce lo dice l’Europa”? Mai più. Mettiamo in discussione questa Europa, prima
che questa Europa metta in discussione “persone e gruppi sociali”.
FOGLIETTO
Piatte opportunità.
Nella Francia ubriaca
di rivendicazioni Lgbt
ogni “buon padre di
famiglia” è un sessista
L
a smania dell’ideologia del
genere ha spesso l’aria della imposizione; talora assume quella
della pateticità. L’ultima dalla Francia
riguarda un progetto di legge in
discussione sulle pari opportunità, già
votato dal Parlamento, che cancella dal
Codice civile l’espressione “buon padre
di famiglia”, ritenuta sessista e obsoleta. Najat Vallaud-Belkacem, ministro
“dei diritti della donne” e portavoce del
governo, ha spiegato con sprezzo del
ridicolo che l’espulsione corrisponde
alla necessità di adeguare il linguaggio
giuridico alle pari opportunità. Chissà
se il ministro/ministra sa quanti anni
ha quella espressione; all’epoca in cui
fu coniata, Roma era all’apice del suo
splendore, mentre dalle parti di Parigi
i caschi con i quali si circolava erano
quelli di Asterix e Obelix. Certo, come
ha ricordato Eva Cantarella sul Corriere, il pater familias aveva un potere
interno al gruppo familiare incomparabile con quello degli ordinamenti
contemporanei; ma se la locuzione
dopo duemila anni è ancora presente
nei codici di nazioni di antica tradizione
giuridica – l’Italia la riprende all’articolo 1176 del codice civile – è perché
nonostante tutto continua ad avere un
senso. L’espressione completa è “diligenza del buon padre di famiglia” ed è
adoperata per richiamare, nell’adempimento di un contratto, il comportamento di una persona abituata a dare
seguito alle responsabilità che si è
assunta: come farebbe un padre, che
non mette a repentaglio l’onorabilità
propria e della propria famiglia per
disattendere doveri che gli spettano.
Dopo due millenni arriva la sbornia del
gender e butta dalla finestra un pezzo
di civiltà giuridica probabilmente nella
pratica desueto, ma che non dà fastidio
a nessuno: e che anzi lega, in continuità
storica, diritto ed etica dei comportamenti. Per sostituirlo con che cosa?
Alfredo Mantovano
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| 5 febbraio 2014 |
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SOMMARIO
06 PRIMALINEA I VERI PADRI DELL’ANTIPOLITICA | FELTRI
5
NUMERO
Poste italiane spa - spedizione in a. p. d.L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 1, ne/Vr
SeTTiManaLe direTTo da Luigi aMicone
anno 20 | nuMero 5 | 5 FeBBraio 2014 |  2,00
Uniformatevi
Come cambia la scuola italiana
con il maestro unico del gender
e la religione dell’Arcigay. Inchiesta
Nord e Infrastrutture. Lupi, Maroni e Squinzi a Milano, 8 febbraio con la Fondazione Tempi
Come cambia la scuola
italiana con il maestro
unico del gender
e la religione dell’Arcigay
LA SETTIMANA
20 COPERTINA L’ORA DI GAY PRIDE | FRIGERIO
Foglietto
Alfredo Mantovano...........3
Solo per i vostri occhi
Lodovico Festa........................ 13
Presa d’aria
Paolo Togni..................................... 38
Mamma Oca
Annalena Valenti............... 39
Post Apocalypto
Aldo Trento.................................. 44
Sport über alles
Fred Perri.......................................... 46
Cartolina dal Paradiso
Pippo Corigliano.................. 47
14 POLITICA LA RISCOSSA DEI
PARTITI EUROCRITICI
Mischia ordinata
Annalisa Teggi........................50
RUBRICHE
24 ESTERI EST CONTRO EST | VECCHIA
30 ESTERI SIRIA, ULTIMO ATTO? | CASADEI
L’Italia che lavora............... 34
Stili di vita........................................... 38
Per Piacere.........................................41
Motorpedia........................................42
Lettere al direttore.......... 46
Taz&Bao................................................48
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Anno 20 – N. 5 dal 30 gennaio al 5 febbraio 2014
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Se questo paese è destinato a fare i conti ancora a lungo con il suo
lato più pretenzioso e inconcludente, lo dobbiamo a Repubblica
e al Pci. Chi semina “questioni morali” raccoglie qualunquismo
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DI MATTIA FELTRI
Come ci siamo co
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| Foto: Corbis
MIGLIORI DI CHI?
Maledetti
o condannati alla sciagura antipolitica
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e con una diretta azione rivoluzionaria
(culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento
delle condizioni di vita delle classi diseredate, specialmente dei contadini e dei
servi della gleba». Lo è diventata – negativa – nel corso del secolo successivo, quello delle ideologie assassine (come scrisse Robert Conquest). Sono stati decenni durante i quali i leader hanno arricchito il populismo di un rapporto diretto e carismatico con le masse (orrenda
parola novecentesca in via d’estinzione),
consolate dall’esercizio facile e vibrante
dell’antipolitica.
Non erano apostoli dell’antipolitica i
rivoluzionari populisti russi ma lo erano,
in Occidente, Benito Mussolini e Adolf
Hitler. Questo perché senza democrazia non c’è antipolitica, mentre l’antipolitica è spesso servita, come appunto
in Italia e in Germania, per abbattere la
democrazia. Un bel paradosso. Chi ha letto due o tre opuscoli sull’alba del fascismo e del nazismo ricorderà che prosperarono sull’esasperazione dei cittadini
comodamente riversata sulle classi dirigenti. Mussolini era un trentenne nuovista, nemico delle lentezze parlamentari e del burocratismo ottocentesco, Hit-
Foto: Ansa
I
l populismo, secondo la definizione della Treccani online, è
l’«atteggiamento ideologico che, sulla base di princìpi
e programmi genericamente
ispirati al socialismo, esalta in
modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente
positivi». L’accezione negativa non è quella originaria, perché – ricorda sempre
la Treccani – il termine viene dal populismo russo che alla fine del XIX secolo
«si proponeva di raggiungere, attraverso
l’attività di propaganda e proselitismo
svolta dagli intellettuali presso il popolo
MIGLIORI DI CHI? PRIMALINEA
«Per noi comunisti la passione non è
finita. Ma per gli altri? Non voglio DAr
GIUDIZI, ma i fatti sono sotto gli occhi
di tutti. I partiti oggi sono soprattutto
macchine di potere e di clientela»
Luigi Berlinguer (Repubblica, 1981)
più semplici, proprio perché non impantanate nella melma schifosa del potere, a
produrre le idee migliori. Di conseguenza non coltiva rapporti nemmeno utilitaristici con altri partiti.
Foto: Ansa
Il populismo,
l’antipolitica e la
demagogia (che
piacciono tanto a
giornali e tv) nella
loro versione
contemporanea
sono nati nel 1981
con la celeberrima
intervista di
Eugenio Scalfari a
Enrico Berlinguer
sulla questione
morale: per la
prima volta – per la
prima volta da un
sacco di tempo – un
leader basa la sua
strategia politica
sull’assunto che
i partiti sono marci
e che esistono
i buoni e i cattivi
ler era il facile avversario dell’inconcludenza di Weimar, oltre che delle durissime condizioni di pace cui la Germania
era stata sottoposta a Versailles . Di leader
populisti ce ne sono stati a decine, nel
Novecento, che è stata non soltanto l’età
dei totalitarismi, ma anche del suffragio
universale, del consenso, dei nuovi mezzi di comunicazione – dalla radio fino a
internet – che fanno di ogni elettore una
persona unica, speciale, a cui rivolgersi
direttamente.
Oggi in Italia è difficile trovare un
capopartito immune dal populismo e da
un suicida esercizio dell’antipolitica. Tan-
to è vero che si danno dei populisti l’un
l’altro ed è difficile negare il populismo
di Beppe Grillo o di Silvio Berlusconi,
ma anche di Matteo Renzi, senz’altro di
Umberto Bossi e dell’intera stirpe leghista, e poi dei politici usciti dalla rivoluzione giudiziaria come Antonio Di Pietro e
Antonio Ingroia. I radicali non sono populisti e infatti non pigliano un voto. Grillo
è tanto populista – e lo è consapevolmente, anche se poi si arrabbia se lo si dipinge
così – da aver teorizzato che i parlamentari sono semplici portavoce del popolo, che
dà loro istruzioni via internet. In ogni suo
comizio, Grillo spiega che sono le persone
Gli onesti di qua, i ladri di là
Andando a rivedere gli esordi del 1994,
si scopre che i punti in comune fra quel
Berlusconi e questo Grillo sono spettacolari: Silvione rifiutava gli inviti in tv perché aveva orrore delle liti e sosteneva fosse sua missione parlare nelle piazze; come
Grillo, poi, inizialmente rifiutò il titolo di
onorevole, nel frattempo diventato disonorevole. Mani pulite e il 1992 erano questione dell’altroieri. Finalmente, grazie al
lavoro della magistratura milanese, avevamo scoperto perché eravamo tanto poveri, infelici e sottomessi. Veramente venivamo dal mezzo secolo più prospero della nostra storia, ma niente: la convinzione generalizzata, con il contributo dei
partiti di opposizione e della stampa, era
che spazzata via la nomenclatura primorepubblicana saremmo decollati verso le
terre della felicità. Abbiamo celebrato un
processo sommario e tolto di mezzo una
classe politica – ormai inetta e arrogante,
ma col merito piuttosto decisivo di averci
tenuto dalla parte giusta della storia.
Fu senz’altro un biennio di strepitoso populismo e di esuberante antipolitica: c’era il popolo dei fax, si lanciavano le monetine al capo socialista, si viveva nell’euforia (vista dal 2014 un po’ ridicola) di aver spezzato le catene. I successivi due decenni sono stati conseguenti. E oggi – sarà per via di internet che,
come una volta i cortei di strada, arma le
minoranze rumorose – il desiderio diffuso è di “mandarli tutti a casa”, come allora, e forse più di allora: mandarli tutti a
casa, a prescindere, anche in assenza di
un’alternativa; nel 1992-93 c’era desiderio di rinnovare la classe dirigente, oggi
c’è desiderio di rinnovare il sistema;
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PRIMALINEA MIGLIORI DI CHI?
allora si aveva una gran voglia di demo- di previdenza, le banche, le aziende pub- A quel punto, sostituito da Bettino Craxi
crazia, oggi della democrazia, così com’è, bliche, gli istituti culturali, gli ospeda- e constatata la fine della forza propulsiva
li, le università, la Rai TV, alcuni grandi dell’Urss, che resta da dire a Berlinguer se
non ci si fida più.
Il populismo, l’antipolitica e la dema- giornali». Tutto è stato lottizzato e spar- non: siamo migliori, dunque ci fanno fuogogia (che piacciono tanto a giornali e tv) tito, dice. E Scalfari allora fa la domanda ri? Che resta, quando si è tagliati fuori dai
nella loro versione contemporanea non giusta: ma se le cose stanno così, è perché giochi, se non chiudersi nella casamatta
sono però nati con Mani pulite. Sono nati agli italiani vanno bene, se no voterebbe- della propria pretesa virtù?
una decina d’anni prima, e precisamen- ro Pci. Risposta: «Si accorgono benissimo
te nel 1981 con la celeberrima intervista del mercimonio che si fa dello Stato, delle Dove comincia il declino
di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer sopraffazioni, dei favoritismi, delle discri- Certo, Enrico Berlinguer aveva ragione.
sulla questione morale. Quell’intervista minazioni. Ma gran parte di loro è sotto L’Italia (e lo è tuttora) era marcia, la polisegna un passaggio fondamentale per- ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari tica era corrotta ed onnivora, il paese aveché per la prima volta – per la prima vol- dovuti, ma ottenuti solo attraverso i cana- va a che fare con una devastante questiota da un sacco di tempo – un leader basa li dei partiti e delle loro correnti) o spera- ne morale. Pessimo – e cioè populista
la sua strategia politica sull’assunto che i no di riceverne, o temono di non ricever- e demagogico – fu aggiungere che delpartiti sono marci e che esistono i buoni ne più». Noi, aggiunge Berlinguer, «sia- lo sfacelo non aveva responsabilità il Pci
e i cattivi. L’inizio dell’intervista ha già un mo un partito diverso» e «se l’occasione né l’avevano gli italiani. Pessimo fu non
tono che è lecito sospettare di qualunqui- fa l’uomo ladro (…) le nostre occasioni le ammettere che il partito comunista, stansmo: «I partiti non fanno
co di aspettare una rivolupiù politica». Poi: «I partiPessimo fu non ammettere che il PCI, stanco zione proletaria che non
ti hanno degenerato e quedi aspettare una rivoluzione proletaria che sarebbe arrivata, e rimessta è l’origine dei malanso ai margini della politica
non sarebbe arrivata, e rimesso ai margini
ni d’Italia». Ancora: «Per
domestica, era nell’angodella politica domestica, era nell’angolo
noi comunisti la passiolo per motivi storici, e non
ne non è finita. Ma per gli
per santità. Che alla spartiper motivi storici, e non per santità
altri? Non voglio dar giuzione aveva partecipato e
dizi e mettere il piede in casa altrui, ma i abbiamo avute anche noi, ma ladri non non poco secondo il progetto dell’egemofatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. siamo diventati». Infatti lo sfascio morale nia culturale di Antonio Gramsci. Pessimo
I partiti di oggi sono soprattutto macchi- ha una «causa prima e decisiva: la discri- fu gettare le basi teoriche della superiorine di potere e di clientela: scarsa o misti- minazione contro di noi».
tà antropologica della sinistra, un concetficata conoscenza della vita e dei probleA questo punto serve un breve riassun- to quasi genetico della politica che non
mi della società e della gente, idee, idea- to: in Italia la politica è immorale e il pae- si vedeva dai tempi di Gottfried Feder, e
li, programmi pochi o vaghi, sentimenti e se va a fondo; chi fa eccezione è il Parti- sul quale (non solo, ma anche) si è inchiopassione civile, zero. Gestiscono interessi, to comunista che è diverso e naturalmen- data l’intera seconda Repubblica. Pessii più disparati, i più contraddittori, talvol- te i suoi elettori; gran parte degli italiani mo, particolarmente populista e particota anche loschi, comunque senza alcun sono buoni, ma non possono votare Pci larmente demagogico, fu dire agli italiarapporto con le esigenze e i bisogni uma- perché, poverini, sono sotto ricatto dei ni che loro non c’entravano niente, negani emergenti, oppure distorcendoli, sen- “boss” e delle “camarille” e non riescono re che le società si muovono tutte assieza perseguire il bene comune».
a liberarsi; in definitiva, è la ragione per me, crescono e declinano collettivamencui il Pci è escluso del governo: perché gli te, che il paese non funziona a cominciaIl potere degli altri
altri partiti possano continuare a rubare, re dai comportamenti quotidiani furbini e disonesti di tutti noi, e dall’esercizio
La questione morale – è stato specifica- a spartire, a taglieggiare il popolo.
Prima di concludere, un piccolo inci- pigro, inconsapevole o opportunistico del
to frequentemente – non era tanto nella corruzione, ma nell’occupazione del so: il Pci – lo sanno tutti – sarebbe entra- voto. Pessimo – e Berlinguer avrebbe avupotere. Ecco Berlinguer: «I partiti hanno to nel governo secondo il piano del com- to molti imitatori – fu in definitiva dire
occupato lo Stato e tutte le sue istituzio- promesso storico terribilmente interrotto agli italiani che erano vittime, e non corni. Hanno occupato gli enti locali, gli enti col sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. rei. Adesso tenetevela l’antipolitica. n
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SOLO PER
I VOSTRI OCCHI
di Lodovico Festa
C
intraprese dal MENTRE L’OFFENSIVA NICHILISTA SI INASPRISCE
quartier generale nichilista di Largo
Fochetti non possono non indurre chi
non ne condivide la protervia a difendere gli
aggrediti. Date un occhio alla Repubblica del
24 gennaio: una scomunica (addirittura dal
“punto di vista” del Vaticano) al cardinale Angelo Scola perché sceglie un comitato d’indirizzo dell’Istituto Toniolo composto da personalità, compreso Gianni Letta, lontane dalle
amate derive nichilistiche, un selvaggio attacco a chi protesta contro gli aspetti liberticidi
della cosiddetta legge sull’omofobia (compreso il povero Carlo Giovanardi nonostante si
sia distanziato da Berlusconi). Infine una difesa tous azimuts della marijuana, che “fa meimpetuosi (finanziarizzazione, globalizzazione, informatizzaziono male del vino”. Peraltro non ricordo alcune, tecnicizzazione, erotizzazione insieme dell’economia e delno dei molti miei amici che si sono fatti una
la vita) che rendono ardua ogni guida affidata alla pura ragione
canna che non amasse anche forti bevute.
scientifica: persino l’Economist scrive sulla complessità di assorÈ evidente dall’intensità delle accuse come la guerra “repubblicona” non preveda
bire la disoccupazione di tipo nuovo in tempi ragionevoli.
prigionieri. Non si analizzano posizioni diVa bene resistere, ma occorre anche proporre
vergenti per comprenderne le ragioni, criticarle e magari recuperarne elementi. Si
«E i tuoi bandi io non credei che tanta forza avessero da far sí che
spara sui nemici “nuole leggi dei Celesti, non scritte, ed incrollabili, potesse soverchiaDa esterno al mondo re un mortale: ché non adesso furon sancite, o ieri. Eterne vivovi crociati”, “antagonisti
del Papa”, “alleati dei bedella Chiesa fatico a no esse; e niuno conosce il dí che nacquero», dice Antigone (traoni contro la creatività”.
capire L’irritazionE duzione Romagnoli) a Creonte nella tragedia di Sofocle, che con
È proprio la voglia di anconservatricE verso la ricerca della saggezza di Socrate, l’amore di Platone e il bene
nichilimento dell’altro, la
BERGOGLIO che IN comune di Aristotele rappresenta la ragione classica che s’inconpretesa dell’omologaziotrerà con il pensiero cristiano costituendo il vero patrimonio geFONDO mi pare chieda netico di noi occidentali. Un sapere puramente positivo, senza
ne integrale, che spingono
di DIFENDERE i valori poggiare su ciò che «niuno conosce il dí che nacque», non basta
anche chi mantiene i suoi
che con RATZINGER a vivere bene, e ciò non solo quando la vita è semplice ma anche
bei dubbi, chi è preoccupato di certi toni sulle queha ribadito nella (e di più) quando diventa complessa: quando parole come vita,
stioni dell’omofobia perENCICLICA Lumen fidei famiglia, amore, figli, educazione, valore del lavoro, carità, diché si percorrono terreni
gnità devono rapidamente ritrovare il loro senso profondo pedelicati per la libertà, chi ha interesse alle posizioni di don Gino na la disgregazione.
Rigoldi su pene alternative per il piccolo spaccio di marijuana,
Da esterno al mondo della Chiesa cattolica faccio fatica a cachi segue da fuori e con naturale distacco le inevitabili discussio- pire certe irritazioni conservatrici verso papa Francesco che mi
ni nella Chiesa, a mobilitarsi in soccorso delle “vittime”.
pare chieda essenzialmente di combattere la battaglia per i valoPeraltro la posta in gioco non è solo la polemica politico-gior- ri che con Benedetto XVI ha ribadito nella Lumen fidei, con più
nalistica. L’attenzione di un grande filosofo erede della tradizio- apertura (magari con anche un po’ di gesuitica onesta dissimune critica della Scuola di Francoforte, Jürgen Habermas, per le lazione) e soprattutto il massimo di compassione. Ottimo viatiposizioni di Joseph Ratzinger sull’esigenza di ridare senso, par- co per chi ritiene necessario proseguire sui temi che danno sentendo dalla razionalità classica alleata alla cristiana, al mondo so all’esistenza con uno spirito accorato, di riaggregazione e non
contemporaneo fa ben intendere la qualità dei problemi in di- usandoli per minori scopi temporali. In questo senso lo scontro
scussione. Nel discorso al Bundestag del 2011 Benedetto XVI ha tra accelerazioni di una secolarizzazione che disprezza ogni lispiegato come il lungo percorso dalla Riforma alla Rivoluzione mite anche laico suggerito dalla morale naturale e la difesa laifrancese fino all’estrema secolarizzazione del XX secolo, sia stato ca e religiosa delle radici di una civiltà, deve acquisire maggiore
portatore di grandi conquiste conoscitive e diritti civili ma abbia spessore culturale e passione civile, non rinchiudersi in confini
lasciato irrisolti problemi di senso del percorso umano, provo- solo identitari e tanto meno diventare base per poterini personacando così nelle fasi di crisi – come è accaduto solo pochi de- li. Richiede innanzitutto di non limitarsi soltanto a resistere alcenni fa – esiti terrificanti. Oggi, poi, le spinte alla disgregazione la disgregazione nichilistica, ma proporre invece positivamente
non hanno neanche più i binari pur tragici dati dallo scontro tra modelli di vita buona. Contro l’alcolismo fecero più nel primo
comunismo e democrazie liberali, e sono alimentate da processi Novecento le leghe socialiste di qualsiasi tassa o legge.
erte sfrenate campagne
La battaglia dei vostri
due papi per il senso delle
cose non va sciupata
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13
POLITICA
14
| 5 febbraio 2014 |
LA PROSSIMA EUROPA
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L’Unione
euroscettica
Immigrazione, sovranità nazionale e messa in discussione
della partecipazione agli organi comunitari. In vista
delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo, ecco i temi
che interessano agli elettori. E questa volta a sventolarli
ci sono anche i partiti dell’establishment di Bruxelles
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DI RODOLFO CASADEI
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| 5 febbraio 2014 |
15
POLITICA LA PROSSIMA EUROPA
I
16
| 5 febbraio 2014 |
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IN FRANCIA, FINO A POCHI ANNI FA, IL FRONT NATIONAL ERA
CONSIDERATO UNA MINACCIA ALLA DEMOCRAZIA. CON MARINE
LE PEN OGGI è DATO AL 24 PER CENTO: IL PARTITO PIù VOTATO
critici stanno facendo razzia di voti nelle
loro file, agitando i temi dell’immigrazione, della sovranità nazionale e della messa in discussione della partecipazione alle
istituzioni comunitarie.
Contro le politiche di austerità
In Francia il Front National, fino a pochi
anni fa esorcizzato come una minaccia
alla democrazia, tale da spingere tutti i
partiti della destra e della sinistra a una
santa alleanza al secondo turno delle elezioni presidenziali per scongiurare la vittoria del suo leader Jean-Marie Le Pen
(2002), oggi sotto la guida della figlia Marine si appresta secondo i sondaggi a diventare il partito più votato di Francia, col 24
per cento dei suffragi alle prossime elezioni europee. In Gran Bretagna l’Ukip, Partito per l’indipendenza del Regno Unito che
meno di quattro anni fa aveva conquistato solo il 3 per cento dei voti alle elezioni
politiche ed era considerato un partito da
pub dotato di un programma fatto di un
solo punto (l’uscita di Londra dall’Unione
Europea), è accreditato di un 26 per cento alle europee che ne farebbe il secon-
do partito del paese davanti ai Conservatori del premier Cameron. In Olanda il
Partito della Libertà di Geert Wilders non
è più una sorpresa: nel 2009 il suo leader era un reprobo che le autorità britanniche dichiaravano “persona non gradita” e rispedivano in patria appena sceso
dall’aereo che lo aveva portato a Londra,
per timore che la sua islamofobia causasse
problemi di ordine pubblico; l’anno dopo
il partito conquistava il 15,5 per cento alle
elezioni politiche con un programma che
comprendeva lo stop all’immigrazione
dai paesi musulmani e l’uscita dall’euro,
e diventava determinante per la vita di un
governo di centrodestra che appoggiava
dall’esterno; successivamente il partito è
sceso al 10 per cento, ma un sondaggio del
23 dicembre scorso gli dà addirittura il 27
per cento delle intenzioni di voto in vista
delle europee, che lo farebbe essere primo
partito olandese con quattro punti di vantaggio sui socialisti.
Altri partiti euroscettici o eurocritici che i sondaggi danno in gran forma
sono l’Fpö, il Partito della libertà austriaco del defunto Jörg Haider, fino alla mor-
Foto: Ansa, Ansa/Abaca. Nelle pagine precedenti foto: Corbis
n Francia un ministro degli Interni socialista che fa prelevare
dalla polizia una studentessa rom kosovara per espellerla
dal paese insieme al resto della
famiglia mentre è in gita scolastica e che non perde occasione per dichiarare che l’integrazione dei nomadi nella
società francese è estremamente difficile e
che la cosa migliore sarebbe che facessero
ritorno nei paesi dell’Est europeo dai quali
provengono. In Inghilterra un primo ministro conservatore a capo di un governo di
coalizione che comprende i sinistrorsi liberaldemocratici il quale si propone di introdurre una legislazione in base a cui un cittadino di un paese dell’Unione Europea
potrà avere accesso al mercato del lavoro di un altro paese membro solo quando
il reddito pro capite della sua patria avrà
superato una certa soglia, e nel frattempo introduce in fretta e furia una nuova
legislazione che rende più difficile per gli
immigrati accedere al welfare britannico.
In Olanda un ministro degli Esteri laburista che organizza una conferenza multilaterale europea per cercare consenso su un
progetto di riduzione delle competenze e
delle norme dell’Unione e dei poteri della
Commissione Europea, a cominciare dalle
quote rosa nei consigli di amministrazione
delle società e dall’«omologazione forzata»
in materia di assistenza e sicurezza sociale (leggi: eccessi di generosità in materia
di congedi per maternità e di misure per
gli immigrati).
Cosa succede ai rispettabili dirigenti dei rispettabili governi espressione
del tradizionale establishment dei paesi dell’Unione Europea? No, Manuel Valls, David Cameron, Frans Timmermans e
altri politici come loro della destra e della sinistra moderate europee non sono
impazziti. È che hanno tutti lo stesso problema: all’approssimarsi delle elezioni per
il Parlamento europeo previste per la fine
di maggio, partiti euroscettici ed euro-
Foto: Ansa, Ansa/Abaca. Nelle pagine precedenti foto: Corbis
te sospettato di criptonazismo, che tutti
gli istituti danno fra il 25 e il 26 per cento delle preferenze, primo partito del paese davanti ai socialisti e ai popolari; in
Ungheria gli ultranazionalisti antisemiti
dello Jobbik, stimati al 17 per cento; in Italia il Movimento 5 Stelle che oscillerebbe
fra il 20 e il 22 per cento; in Grecia i neonazisti di Alba Dorata, nonostante gli arresti per accuse di natura criminale dei loro
massimi leader, sono costantemente sondati poco sopra il 10 per cento. Ad Atene
è di casa anche il più forte partito eurocritico di sinistra radicale di tutta l’Europa:
Syriza di Alexis Tsipras, che col 29-30 per
cento delle intenzioni di voto pare superare di un’incollatura Nea Dimokratia (centrodestra) del premier Antonis Samaras.
Il gruppo politico Sinistra unitaria europea – Sinistra verde nordica, al quale aderiscono vari partiti comunisti europei, la
Linke tedesca, Izquierda Unida spagnola
e il Sinn Féin nordirlandese, lo presenterà
come candidato presidente della Commissione Europea.
Tutto lascia presagire che il prossimo Parlamento europeo sarà affollato di
deputati di partiti radicalmente ostili alle
politiche di austerità degli ultimi cinque anni attribuite alle istituzioni comunitarie di Bruxelles, favorevoli all’uscita
del loro paese dall’area dell’euro o addirittura all’abbandono dell’Unione Europea come tale. Nessun analista politico,
però, ritiene che euroscettici ed eurocritici saranno in grado di bloccare i lavori del
Parlamento o di fare approvare provvedimenti volti alla disintegrazione dell’Unione. In Parlamento siederanno 766 eurodeputati e di questi gli eurocritici di destra
e di sinistra dovrebbero essere al massimo 200, cioè un po’ più di un quarto del
totale e circa il doppio di quanti erano nel
Parlamento uscente. Restano pur sempre
550-560 seggi che andrebbero a popolari, socialdemocratici e liberali, i tre gruppi principali del Parlamento europeo. Già
ora questi tre gruppi (che esprimono tutte le alte cariche europee: il presidente
uscente della Commissione Barroso, il presidente del Consiglio Van Rompuy, il presidente del Parlamento Schultz) votano
insieme i provvedimenti proposti al vaglio
parlamentare nel 70 per cento dei casi.
Il restante 30 per cento delle votazioni si
risolve la metà delle volte con decisioni
approvate da maggioranze di centrodestra
formate da popolari, liberali e conservatori, e l’altra metà da maggioranze di sinistra formate da socialdemocratici, liberali
e verdi. Quello che un’alta marea di deputati euroscettici al Parlamento europeo
provocherà, sarà verosimilmente un serrate le file dei tre gruppi europeisti: la percentuale di votazioni che vedrà convergere il Partito popolare europeo, l’Alleanza
progressista dei socialisti e dei democratici e l’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa aumenterà. Le logiche di
“grande coalizione” domineranno.
La frammentazione della destra
Gli euroscettici non peseranno in maniera determinante sui lavori del parlamento anche per un’altra ragione: diversamente dalla sinistra radicale, che è interamente riunita nel gruppo Sinistra unitaria europea di cui abbiamo parlato prima,
gli antieuropeisti di destra sono da sempre frammentati. Nella legislatura uscente sono organizzati in due gruppi distin|
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POLITICA LA PROSSIMA EUROPA
ti, e cioè Conservatori e riformisti europei (Cre) ed Europa della libertà e della democrazia (Eld) più una forte presenza fra i non iscritti. Per creare un gruppo
politico al Parlamento europeo sono necessari almeno 25 deputati in rappresentanza di almeno sette paesi. La destra radicale ha una lunga storia di gruppi che nascono e dopo poco muoiono o si trasformano. Il gruppo delle Destre europee, creato
da Jean-Marie Le Pen nel 1984, andò in crisi per le tensioni fra l’Msi italiano e i Republikaner tedeschi sulla questione dell’Alto
Adige. Nel 2007 il gruppo Identità, tradizione, sovranità è collassato per gli scontri
fra gli ultranazionalisti di Grande Romania e Alessandra Mussolini, eletta nella
lista di Alternativa sociale. Oggi troviamo
gli euroscettici moderati nel Cre, che comprende i conservatori britannici, i polacchi
del PiS (il partito dei gemelli Kaczinsky) e
l’Ods dell’ex presidente ceco Vaclav Klaus;
nell’Eld ci stanno la Lega Nord, l’Ukip britannico, i Veri finalndesi, il Partito popolare danese. Fra i non iscritti si incontrano
grossi pesci come il Front National francese, il Partito della libertà olandese, l’Fpö
austriaco, lo Jobbik ungherese, il Vlams
Belang belga (favorevole all’indipendenza
delle Fiandre). È probabile che nel prossimo Parlamento europeo si assisterà a una
scomposizione e ricomposizione di questi
gruppi, oppure al loro incremento da due
a tre. A dare il via alle grandi manovre è
stata Marine Le Pen, decisa a portare la sua
formazione fuori dai non iscritti: la partecipazione a un gruppo significa più uffici,
funzionari e interpreti a disposizione, partecipazione garantita in tutte le commissioni e più tempo di parola nei dibattiti
parlamentari. Le Pen e Wilders, che da soli
dovrebbero più che raddoppiare il numero dei loro eurodeputati che nel Parlamento uscente erano in tutto 7, si sono incontrati e hanno lanciato la creazione dell’Alleanza europea per la libertà, che oltre a
loro dovrebbe raccogliere l’Fpö austriaco,
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il Vlams Belang fiammingo, i Democratici
svedesi, l’Alternativa per la Germania (che
alle politiche tedesche ha preso il 4 per
cento) e due formazioni strappate all’Eld:
la Lega Nord e i lituani di Ordine e giustizia. Hanno rifiutato la proposta l’Ukip britannico, i popolari danesi e i Cinque stelle
italiani, verso i quali pure la Le Pen aveva
allungato le antenne. Sono stati tenuti fuori dal progetto perché troppo estremisti e
antisemiti lo Jobbik ungherese, Alba dorata greca e i bulgari di Ataka.
Quale sarà la mossa della Merkel?
I fatti diranno se il nuovo gruppo euroscettico sarà più coeso di quelli che lo hanno preceduto: secondo uno studio britannico l’Eld, il gruppo al quale apparteneva la Lega Nord, risulta essere di gran lunga il meno compatto fra quelli dell’europarlamento. Solo nel 40 per cento delle
votazioni i suoi 35 membri hanno votato tutti allo stesso modo. Negli altri gruppi il tasso di coesione nelle votazioni oscilla fra l’80 e il 95 per cento. Ma come si è
detto, agli euroscettici non importa troppo influire sulle decisioni del Parlamento europeo: il vero obiettivo è prendere il
potere nei loro paesi per attuare programmi che prevedono referendum per l’uscita
dall’euro o dall’Unione Europea; la denun-
cia degli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone; il blocco dei
negoziati sull’accesso della Turchia alla
Unione Europea. L’obiettivo di Marine Le
Pen è diventare la prima donna presidente di Francia nel giro di dieci anni; quello
di Geert Wilders di essere il prossimo capo
del governo olandese.
Alcuni commentatori, come José Ignacio Torreblanca su El Pais, scrivono che gli
euroscettici hanno vinto le elezioni europee e in un certo senso quelle nazionali
prima ancora che si svolgano, per le ragioni già evocate: i governanti si stanno muovendo nella direzione degli antieuropeisti.
Nel Regno Unito David Cameron si impegna a organizzare un referendum popolare che deliberi sull’appartenenza del paese all’Unione Europea, ovvero accede alla
ventennale richiesta di Nigel Farage leader
dell’Ukip; in Francia il governo socialista,
allarmato dai sondaggi che danno il Front
National come prima formazione politica,
studia ogni ostruzionismo possibile per
impedire l’entrata dei lavoratori di Romania e Bulgaria nel regime di totale apertura delle frontiere e dei mercati del lavoro.
Adesso ci manca solo che Angela Merkel
annunci l’uscita di Berlino dall’euro per
mettere in fuorigioco gli euroscettici di
Alternativa per la Germania. n
Foto: Ansa/Zuma
Nel Regno Unito David
Cameron si è impegnato
a organizzare un
referendum popolare
che deliberi sulla
appartenenza del paese
all’Unione Europea
INTERNI
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L’ORA DI GAY PRIDE
DI BENEDETTA FRIGERIO
Il sesso
(dis)insegnato
ai nostri figli
Il governo stanzia 10 milioni per mandare studenti e
prof a lezione di “genere”. Impareranno ad «aprirsi»
verso i temi cari agli attivisti Lgbt. E che l’azzurro e
il rosa sono colori «ghettizzanti». Meglio l’arcobaleno
È
Senza rumore, in punta di
piedi, il governo italiano ha dato il
via libera a un programma di istruzione degli studenti e di aggiornamento degli insegnanti secondo la visione che
della sessualità e dell’affettività hanno le
organizzazioni militanti sotto la bandiera gay. Si rischia di trasformare la scuola in una palestra di scontro, proselitismo e indottrinamento ideologico? Niente di tutto questo, sostengono gli “esperti”
ingaggiati nell’operazione. Si tratta solo
di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche lesbo, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt); favorire l’empowerment delle persone Lgbt nelle scuole, sia
tra gli insegnanti che tra gli alunni». E
in conseguenza di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori». Come si realizze-
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ufficiale.
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ranno questi obiettivi? Con «percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento
per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare
focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo
omofobico e transfobico (…). In particolare la formazione dovrà riguardare: lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente; l’educazione affettivo-sessuale; la conoscenza delle nuove realtà familiari».
Queste, all’epoca del governo Monti,
erano le “linee guida” che l’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, approvò sotto l’impegnativo titolo di “Strategia nazionale per
la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”.
Linee che vengono ora confermate e finanziate dal governo Letta. Ripetono in molti che questa “Strategia nazionale” si sia
resa necessaria per applicare una racco-
La “Strategia nazionale”,
RIPETONO, ERA DETTATA
DA una raccomandazione
europea del 2010. ChE PERÒ
DI PER SÉ «non è vincolante
e non ha conseguenze
sul piano giuridico»
Foto: Corbis
mandazione europea del 2010 (Cm/rec 5)
uscita dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Anche in quella sede, però,
viene precisato che «una raccomandazione non è vincolante e non ha conseguenze
sul piano giuridico», semplicemente «consente alle istituzioni europee di rendere
note le loro posizioni e di suggerire linee
di azione senza imporre obblighi giuridici». Dunque né un ministro né tantomeno i governi italiani erano vincolati a dar
seguito a “posizioni” elaborate negli uffici
di Bruxelles. Se ne poteva e doveva discutere pubblicamente in Italia, in parlamento,
nel mondo della scuola, visto che si tratta
di opinioni e non di direttive, invece che
porsi problemi e agire per default, “perché lo dice l’Europa”? Evidentemente sì.
Ma tant’è, a partire dal novembre 2013, il
governo Letta ha ereditato la famosa “Strategia” pensando bene di finanziarla con
10 milioni di euro dei contribuenti.
Il progetto pilota in Friuli
E chi attuerà concretamente tale “Strategia”? Per decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 20 novembre 2012,
essa verrà implementata nelle scuole grazie alle ventinove associazioni che hanno
partecipato alla stesura della stessa. Associazioni tutte rigorosamente di area Lgbt
e precisamente queste qui, secondo l’ordine in cui compaiono nel decreto del
governo Monti: Comitato provinciale Arcigay “Chimera Arcobaleno” Arezzo, Ireos Centro Servizi Autogestito Comunità
Queer, Arcigay, Comitato Provinciale Arcigay “Ottavio Mai” Torino, A.Ge.Do, Parks –
Liberi e Uguali, Equality Italia, Ala Milano
Onlus, Arci Gay Lesbica Omphalos, Polis
Aperta, Dì Gay Project, Circolo Culturale Omosessuale Mario Mieli, Gay Center,
Gay Help Line, Famiglie Arcobaleno, Arcilesbica Associazione Nazionale, Rete Genitori Rainbow, Shake Lagbte, Circolo Culturale Maurice, Associazione Icaro Onlus,
Circolo Pinkus, Cgil Nuovi Diritti, Mit
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Movimento Identità Transessuale, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i Diritti Lgbt Rete Lenford, Gay.net,
I Ken, Consultorio Transgenere, Libellula, Gay Lib.
Ora, secondo il decreto 104/2013 controfirmato dal presidente Napolitano, gli
insegnanti saranno tenuti a partecipare
a lezioni di aggiornamento per migliorare le loro competenze relative «all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al
superamento degli stereotipi di genere».
La “teoria del genere” diviene dunque ufficialmente materia scolastica (e guai a chi
pensa, discute e, eventualmente, contesta:
il ddl Scalfarotto sull’“omofobia” non è lì,
pronto per essere definitivamente approvato – questione di giorni, dicono in Senato – proprio per impedirlo?).
In effetti già nel 2011 il Friuli Venezia Giulia, allora governato dal centrodestra di Renzo Tondo, aveva lanciato un progetto pilota in materia. Il programma fu
premiato dal presidente della Repubblica
con un’onorificenza destinata alle iniziative ritenute particolarmente meritevoli.
E il plauso presidenziale spalancò le porte all’applicazione di quel modello pionieristico, promosso dai circoli gay e inizialmente chiamato “A scuola per conoscerci”.
Oggi, dopo l’elezione alla presidenza regionale della renziana Deborah Serracchiani,
quel modello è diventato un ben più impegnativo “Progetto regionale di prevenzione
e contrasto al fenomeno del bullismo omofobico: rilevazione del problema, strategie d’intervento e attività di formazione”.
Il compito di attuarlo spetta direttamente
all’Ufficio scolastico regionale, al dipartimento di Scienze della vita dell’Università
di Trieste e alle associazioni Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica Trieste e Gorizia, Arcigay Nuovi Passi di Udine e Pordenone e Arcilesbica Udine.
«Questo risultato è il frutto di più di
due anni di lavoro, svolto con costanza
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e in maniera gratuita dai volontari delle associazioni Lgbt», spiega la professoressa Giovanna Pelamatti, rappresentante dell’ateneo triestino per la raccolta dati
nelle scuole. «Abbiamo deciso di muoverci
sia sul fronte scientifico sia su quello educativo. E lo scorso dicembre il progetto è
stato approvato dall’assessorato del Lavoro, Formazione, Istruzione e Pari opportunità. Inizialmente la Regione ci ha assegnato solo cinquemila euro simbolici, ma
ci ha messo gratuitamente a disposizione
alcuni psicologi. Presto saranno stanziati i
fondi necessari per tutto il 2014».
Ma niente “teorie riparative”
Il programma, già avviato nei licei statali, coinvolge un campione di duemila
studenti rappresentativi di ogni tipologia di scuola superiore e di tutto il territorio regionale. «Ci occupiamo – racconta Pelamatti – di distribuire questionari a
studenti, docenti e personale amministrativo delle scuole per monitorare il livello
di omofobia». Domandiamo cosa si intende nei questionari distribuiti per “omofobia”. «Come “cosa si intende”? Chiediamo
quante volte alunni e docenti hanno assistito o partecipato a comportamenti fisici ma anche verbali offensivi nei confronti degli omosessuali e come hanno reagito». E se un alunno avesse sentito dire da
qualcuno, mettiamo in casa, che “l’omosessualità non è naturale”, avrebbe dovuto segnalarlo nei questionari come “comportamento omofobico”? «Certo. Il nostro
scopo è contrastare ed eliminare gli stereotipi. E abbiamo successo. Nelle scuole dove è già stata svolta un’attività educativa analoga alla nostra non c’è più
traccia di pensieri omofobici, neppure
tra gli studenti più refrattari alle regole.
Sono questi i risultati che hanno portato
il presidente Napolitano a premiare i circoli Arcigay. E altre Regioni, come l’Emilia Romagna, il Piemonte e la Basilicata,
a chiedere di esportare il progetto». Quali sono i contenuti essenziali? «Insegniamo la “teoria del genere”, tra i cui contenuti fondamentali c’è che, indipendentemente dal sesso biologico, si può e si deve
essere liberi di scegliere il proprio orientamento sessuale. Certamente poi moduliamo le lezioni, visto che riguardano un
pubblico di studenti compreso tra la terza media e l’ultimo anno di liceo». Nelle
classi, continua la professoressa, si affronta anche il tema «della flessibilità, per dire
che non siamo mai uguali a noi stessi e
possiamo cambiare», fino alla questione
delle «famiglie omosessuali e dell’adozione. Sempre in chiave di “normalità”, perché il nostro obiettivo, ripeto, è combattere l’omofobia».
Foto: AP/LaPresse
INTERNI L’ORA DI GAY PRIDE
Foto: AP/LaPresse
sessuali possono cambiarle. Nella conversazione con il nostro interlocutore a questo punto nasce un piccolo screzio. Perché
non spiegate anche le cosiddette “teorie
riparative”? Esiste anche una letteratura al
riguardo. Circolano testimonianze. Persone che provavano disagio nel vivere la propria omosessualità e che in seguito a un
certo approccio psicoanalitico sono cambiate. «Veramente non mi risulta. Comunque alcuni sanno già che cosa vogliono a
tredici anni, altri lo decidono più tardi».
Non le sembra rischioso questo determinismo? Si potrebbero confondere i ragazzi
nella fase delicata dell’adolescenza. «Ma come fa una
NEI CORSI SI AFFRONTA ANCHE IL
giornalista a parlare ancora
TEMA DELLE FAMIGLIE OMOSESSUALI
così? Si vergogni!».
E DELL’ADOZIONE. «Sempre in chiave
Anche a Roma l’assessodi “normalità”, perché il nostro
rato alla Scuola ha approvaobiettivo è combattere l’omofobia» to per l’anno scolastico in
corso la campagna “LecoA delineare nel dettaglio questo tipo di secambiano@Roma”, con il fine di coninsegnamento è il responsabile della for- trastare il bullismo omofobico tra gli stumazione del progetto, il professor Davide denti delle superiori. E anche in questo
Zotti, presidente del Circolo Arcobaleno caso sono stati stanziati fondi per ricerche
Arcigay e Arcilesbiche di Trieste e Gorizia: sul fenomeno “omofobia” e programmati
«Spieghiamo che l’identità sessuale è una incontri formativi con la partecipazione
costruzione frutto di diversi dati. C’è quel- di esponenti del mondo della cultura, del
lo relativo al sesso biologico, per cui una cinema, del teatro e della medicina. Fra
persona nasce maschio o femmina. C’è gli altri spiccano i nomi di Serena Dandil’identità di genere, che può essere diver- ni, ex madrina del Gay Pride, di Maria Sole
sa da quella biologica, perché una perso- Tognazzi, firmataria della lettera inviana può non riconoscersi in essa. Esiste poi ta al sindaco Marino per invitarlo «a chieil ruolo di genere, quello che ci è impo- dere agli insegnanti di parlare di omosessto dalla società e dalla cultura attraverso sualità, di bisessualità e transessualità», di
il cliché secondo cui i maschi hanno cer- Francesca Vecchioni, che nel 2012 venne
te caratteristiche diverse dalle femmine. E immortalata sulla copertina del settimapoi c’è l’orientamento sessuale, che inclu- nale Chi insieme alla sua compagna e alle
de l’attrazione verso le persone del pro- due gemelline concepite con fecondazioprio sesso e che è naturale, innato: sfatia- ne eterologa in Olanda.
mo il mito che sia un problema derivante
Il Comune di Venezia si distingue inveda vissuti particolari o da traumi».
ce per un “Piano di formazione 2013-2014”
Ovviamente però, continua Zotti, non riservato alle “educatrici e insegnanti dei
saranno presentati i percorsi legati alle servizi per l’infanzia comunali” che ha
cosiddette “teorie riparative”, che dimo- «l’obiettivo di aumentare le informazioni
strano che le persone con emozioni omo- relative alle nuove tipologie di famiglia in
Italia» e «di accrescere la conoscenza sulle famiglie omogenitoriali e sui loro bambini». Tiziana Agostini, assessore alle Politiche educative, spiega a Tempi che «tutto è nato dal fatto che nelle nostre scuole
abbiamo famiglie omogenitoriali. Quindi
il progetto mira alla formazione delle educatrici per la comunicazione e all’apertura verso le famiglie omosessuali».
Quegli sguardi sessisti
Nell’ordinamento legale italiano, però,
non esiste una tale tipologia di famiglia.
“Rispetto della legalità”. O no? «Io parto da
quello che è la realtà e che bisogna accettare per non creare disordini», replica Agostini. Ma secondo questa linea del “non
creare disordini”, quante cose illegali e
reali che ci sono in giro dovremmo accettare? Non potrebbe, questa logica dell’ineluttabile, accendere un disordine ancora più grande nei bambini piccolissimi?
«Io non posso farci niente se i fatti stanno
così. E come assessore con delega alla Cultura delle differenze mi spetta di agire:
qui ci dobbiamo preoccupare che sia tutto ben ordinato e rassicurante per i nostri
bimbi. Questo è il ruolo che mi è stato
assegnato. Ed è quello che ci richiede una
società pluralista e laica». Ma è rassicurante un’enfasi psicologista che – sono le
parole usate nel progetto formativo – suona così: «Succede talvolta che gli sguardi e
le parole che gli adulti rivolgono ai bambini veicolino una valorizzazione o una svalutazione legate al maschile e al femminile che si insinua negli esempi, nei giochi e
nei giocattoli, nei libri letti, nelle filastrocche e nelle fiabe, nei modi di dire»? L’assessore rincara: «Se è per questo anche parlare di colori “maschili” e colori “femminili” non è rassicurante e serve solo a ipostatizzare i bambini e a ghettizzarli in stereotipi». Il rosa e l’azzurro ipostatizzano e
ghettizzano? «Certo. È per causa di questi
steccati ideologici che poi la società è divisa e frammentata». n
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ESTERI
EST CONTRO EST
Grosso guaio
in Estremo Oriente
Dopo il miracolo economico, la lunga corsa agli
armamenti. E così i rapporti tra Cina, Giappone
e le due Coree sono tornati ai minimi storici.
Il rischio di una guerra nel Pacifico è limitato
dagli interessi comuni, ma non è più da escludere
|
da bangkok STEFANO VECCHIA
La decisione del governo
nipponico di acquisire
alcune isole dell’arcipelago
Senkaku/Diaoyu ha scatenato
la fase più acuta della crisi
tra Giappone e Cina
ESTERI EST CONTRO EST
F
ino a non molti anni fa, “Estremo Oriente” era sinonimo di
miracolo economico. Trainato dal Giappone, poi con il
prepotente arrivo sulla scena del colosso cinese e infine, nell’ultimo decennio, della Corea del
Sud. Una catena di eventi-fotocopia all’apparenza. Oggi, in una situazione in cui
queste nazioni si trovano su un piano di
maggiore equilibrio economico, emergono con evidenza le tensioni storiche e
nascono nuove prospettive di conflitto
accentuate da una corsa agli armamenti
che ha pochi uguali al mondo.
Mercoledì 22 gennaio, a Davos, nel
suo discorso in occasione del World Economic Forum, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha chiesto al mondo di
evitare una corsa agli armamenti in Asia
per non rischiare un conflitto regionale
dalle conseguenze catastrofiche. «I benefici della crescita asiatica non devono
essere sprecati nell’espansionismo militare», ha avvisato Abe, senza però menzionare la Cina che Tokyo ritiene stia minacciando in modo crescente il suo paese e
altri vicini. Pretattica in vista dell’intervento di due giorni dopo del ministro
degli Esteri cinese nella stessa sede, ma
allo stesso tempo una problematica reale, che ha al centro i rapporti tra le due
potenze continentali con ampie capacità militari, ma che riguardano anche
altri attori regionali. Due dei protagonisti, Giappone e Corea del Sud, sono tra
i più fedeli alleati degli Stati Uniti nello
scacchiere Asia-Pacifico, gli unici a mantenere sul loro territorio ampi contingenti e mezzi americani. E anche se ridimensionati, gli Stati Uniti non sono certo attori passivi nelle dispute territoriali
emergenti che coinvolgono, in particolare, due aree: quelle che per Pechino sono
il Mar cinese orientale e meridionale. Nella prima sono le isole Senkaku/Diaoyu e
le Tokdo/Takeshima a essere al centro di
contenziosi territoriali; nella seconda le
Spratly/Nansha e le Paracel. Un discorso
a parte vale per la Corea del Nord, maggiore focolaio di tensione nell’area, che
utilizza verso i vicini e gli alleati il ricatto del suo vasto potenziale convenzionale
e le velleità nucleari per sostenere la sua
dinastia comunista.
In ambito regionale la Cina è sempre
più in una posizione di forza, anche se
non sempre riesce a imporsi. Pragmatismo e necessità pratiche, non più l’ideologia, guidano le scelte internazionali di
Pechino. Come conferma Bernard Geoxavier, ricercatore presso la John Hopkins
University e specialista delle proiezioni
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internazionali della situazione interna Mercoledì 22 gennaio, a
cinese: «Va ricordato che la controversia Davos, nel suo discorso
con il Giappone sulle isole Senkaku/Dia- in occasione del World
Economic Forum,
oyu ha fornito al partito una possibilità il primo ministro
di sviare l’attenzione dai problemi inter- giapponese Shinzo Abe
ni, ma anche posto i leader nella condi- (nella foto, a destra)
zione di confrontarsi in modo intransi- ha chiesto al mondo
gente riguardo il contenzioso sulle isole, di evitare una corsa
agli armamenti in Asia,
rivendicandone la sovranità. Per la stes- per non rischiare
sa logica, il confronto con le Filippine una guerra regionale
o il Vietnam nel Mar Cinese meridiona- le cui conseguenze
le potrebbe riaccendersi con conseguen- sarebbero catastrofiche
ze drammatiche se il paese non troverà il
modo di cooperare con le nazioni vicine
per risolvere le controversie».
Giocare la carta del nazionalismo può
essere anche utile ma certamente non
contribuisce ad alleggerire il sospetto di
molti paesi indispensabili per la diplomazia e l’economia cinesi. Il commercio
bilaterale tra Cina e Giappone, seconda e terza potenza
«LA CINA HA SPESE MILITARI
planetaria, vale 345 miliardi
ALMENO DOPPIE delle nostre
di dollari e se la Cina è il primo partner commerciale del
E SECONDE SOLO AGLI USA.
Giappone, questo è il terzo per
la Cina. Nonostante la storia
negli ultimi VENTI anni, in
difficile e i frequenti contramodo NON trasparente,
sti attuali, tra Pechino e Tokyo c’è una forte interdipenle ha aumentate di oltre
denza che sfiora l’indispensail 10 per cento all’anno»
bilità: il Giappone ha bisogno
del vasto mercato cinese e della sua classe media per sostenere il suo cinese orientale, accusando di “irresponexport; la Cina ritiene ancora indispensa- sabilità” i paesi che rifiutano di comunibili investimenti e tecnologie giapponesi care i loro piani di volo al controllo aereo
e il sofisticato mercato nipponico. Tutta- cinese. L’iniziativa applicata senza previa, per i cinesi, la territorialità delle iso- avviso il 23 novembre scorso ha portato
le, poco più di scogli o banchi di sabbia a reazioni contrastanti. Da un lato Giapcircondati però da mari pescosi che nei pone e Stati Uniti hanno attuato azioni
fondali potrebbero ospitare vasti giaci- dimostrative facendo passare propri velimenti di petrolio e gas, resta centrale e voli militari sopra l’area definita da PechiPechino continua a giocare a rimpiatti- no e che include le Senkaku/Diaoyu e lo
no con la difesa costiera nipponica come stesso hanno fatto velivoli militari sudcocon quella assai più modesta filippina, reani e taiwanesi. Allo stesso tempo, però,
inviando quasi quotidianamente navi e Washington e le altre diplomazie regioaerei ai limiti o all’interno di acque isola- nali hanno accettato il principio della
ne che considera proprie.
Zona e chiesto alla loro aviazione civile di
tenerne conto.
La mossa di Pechino
C’è anche una terza mossa che risaA difesa di quelli che ritiene interes- le al primo gennaio di quest’anno e che
si inalienabili, la Repubblica popolare riguarda l’imposizione di proprie regocinese ha fatto lo scorso anno due mos- le di pesca nel Mare cinese meridionale.
se di rilievo. La prima è stata la consegna Una mossa che secondo Pechino conferalle Nazioni Unite della richiesta forma- ma la situazione preesistente e che anche
le di attribuzione degli arcipelaghi conte- in questo caso non implica limitazioni
si, dopo avere proceduto a registrarne le alla navigazione e alla pesca; ma che non
coordinate sulle proprie mappe e a dare ha convinto Vietnam e Filippine, che hanun nome cinese a tutti i grumi di roc- no aperto un contenzioso formale.
Nel gioco che si va sviluppando ai
cie sparse in quello che considera Mare
Nostrum per geografia e storia. La secon- confini dell’Asia, esiste anche un paeseda, la creazione di un’Area di identifica- outsider. La Corea del Nord sorprende
zione della difesa aerea (Adiz) sul Mar per la vitalità del suo regime nonostante
DAL FINANCIAL TIMES A NOURIEL ROUBINI
Inquietanti analogie con il 1914
Foto: Ansa/Zuma, Ansa. Nelle pagine precedenti: Corbis
Il 2014, con le tensioni tra Cina e Giappone, secondo diversi
osservatori presenta inquietanti analogie con il 1914, anno dello scoppio della Grande Guerra. Il primo a parlarne è stato Gideon Rachman
sul Financial Times seguito pochi giorni fa dal “guru” Nouriel Roubini.
«Né Abe Shinzo né un influente analista cinese possono escludere un
confronto militare tra la Cina e il Giappone», ha scritto su Twitter l’unico economista che aveva previsto con largo anticipo la crisi attuale. Lo
stesso premier nipponico avrebbe dichiarato che Cina e Giappone si
trovano in condizioni simili a quelle di Inghilterra e Germania alla vigilia del 1914. Poi è arrivata una rettifica, ma la frittata ormai era fatta.
la condizione di paria per la maggior parte delle diplomazie globali, l’isolamento reale e la crescente insofferenza cinese verso un alleato sempre più scomodo, che nemmeno il ricordo del conflitto
combattuto insieme contro Sud, Onu e
Stati Uniti nel 1950-1953 basta più a contenere. Per Pechino la dinastia comunista
dei Kim è sempre più un fardello da sopportare (anche se è meglio dello tsunami di profughi che si riverserebbero nelle regioni cinesi in caso di crollo del regime di Pyongyang). I rapporti con la Cina
si sono ancor più incrinati nel mese di
dicembre, quando il dittatore Kim Jong-
un ha fatto eliminare alcuni alti esponenti del partito, tra cui Jang Song-thaek, zio e tutore del leader supremo. La
fine di Jang, considerato un interlocutore
primario dalla Cina, ha reso ancora più
incerti i rapporti con Pechino, isolando
ulteriormente e e accentuando la bellicosità della Nord Corea.
Tensione al 38esimo parallelo
Non solo, perché nelle ultime settimane
è aumentata anche la tensione a ridosso del 38° parallelo. Con l’enfasi abituale, il portavoce del Comitato per la riunificazione pacifica della Corea (nordco-
reano) ha chiesto a «Stati Uniti e Corea
del Sud di fermare le pericolose esercitazioni militari che potrebbero spingere
la situazione della penisola e dei rapporti Nord-Sud verso la catastrofe». Aggiungendo anche che la Corea del Nord ritiene l’iniziativa «poco meno di un confronto nucleare totale». Dinamiche non nuove, ancor più a fronte dell’irrigidimento
della presidente sudcoreana Park Geunhye, che più volte in campagna elettorale aveva teso la mano al Nord, salvo trovarsi poche settimane dopo l’avvio del
suo mandato, il 26 febbraio 2013, davanti all’ennesima crisi con minaccia di
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ESTERI EST CONTRO EST
Per Pechino la dinastia
comunista dei Kim
è sempre più un fardello
da sopportare. I rapporti
con la Corea del Nord si
sono ancor più incrinati
da quando il dittatore
Kim Jong-un ha fatto
eliminare alcuni alti
esponenti del partito,
tra cui Jang Song-thaek,
considerato interlocutore
primario dalla Cina
La posizione di Washington
Nel settembre dello scorso anno il diplomatico a capo della politica americana
in Asia orientale, Kurt Campbell, ha definito le Senkaku sotto amministrazione
giapponese e quindi coperte dal trattato
sulla sicurezza che impegna Washington
a difendere l’alleato giapponese in caso
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di attacco. Allo stesso tempo, Campbell,
mentre ribadiva che gli Stati Uniti «non
prendono posizione sulla sovranità ultima delle isole», rinnovava l’invito a una
soluzione diplomatica del contenzioso
tra Tokyo e Pechino, segnalando come la
situazione potrebbe danneggiare la pace
e la stabilità della regione.
Oggi il vincolo più forte a manifestazioni concrete, interventiste o espansioniste del rinascente nazionalismo nipponico viene dall’interno del paese, dall’articolo 9 della sua costituzione che resta
in vigore anche se assediato. In un paese
pacifista per legge, le Forze di autodifesa
impiegano 250 mila professionisti, sono
potentemente armate, tecnologicamente all’avanguardia, fucina di tecnologia
pronta all’esportazione qualora passasse la modifica costituzionale che è tra le
priorità del premier Shinzo Abe. L’accordo sollecitato da Ankara per fornire motori Mitsubishi ai nuovi carri armati pesanti turchi è significativa del “nuovo corso” nipponico. E il fatto che i tank sarebbero coprodotti con i sudcoreani segnala anche come i rapporti tra i due vicini
estremo-orientali siano forse tesi ma ben
lontani dalla rottura.
È comunque la Repubblica popolare cinese a creare i maggiori problemi al
paese del Sol Levante. Da un lato il premier Shinzo Abe segnala il rapporto con
Pechino come «uno dei più importanti
per il Giappone» e insiste per il dialogo,
dall’altro non nasconde la preoccupazione per la crescente forza militare cinese.
«Ci troviamo davanti a un vicino le cui
spese militari sono almeno doppie delle
nostre e seconde soltanto a quelle americane. La Cina ha aumentato le sue spese militari, in modo tutt’altro che trasparente, di oltre il 10 per cento all’anno negli ultimi due decenni», ha ricordato Shinzo Abe in un discorso a New York
nel settembre 2013.
Il paradosso di Pyongyang
Potrebbe la situazione sfociare in conflitto aperto? Le potenzialità di uno scontro
tra Giappone e Cina sono limitate dagli
interessi comuni e dal comune impegno internazionale, con Pechino sempre più intenzionata a dare un’immagine di autorevolezza e ragionevolezza, di
fermezza e rivendicazioni storiche e Tokyo a compattare il paese verso un rilancio
economico e di ruolo globale. Uno scontro scaturirebbe probabilmente da un
incidente e sarebbe delimitato dalle sue
stesse prospettive, anche per il futuro dei
paesi coinvolti. Più possibile, ma allo stesso tempo più limitato nei rischi di escalation, è uno scontro inter-coreano con il
coinvolgimento degli Stati Uniti.
Il paradosso, in questo caso, è che un
regime forte a Pyongyang garantisce stabilità alla regione. Mentre molti si augurano che il sistema crolli, tutti temono che una crisi possa far detonare un
conflitto che, anche portato solo con le
armi convenzionali da parte di uno degli
apparati militari più potenti del continente e quarto come effettivi al mondo,
potrebbe devastare il Sud prima dell’inevitabile sconfitta. n
Foto: AP/LaPresse
cannoneggiamento contro Seul, lancio
di tre missili sperimentali e chiusura di
ogni dialogo in corso.
Le tensioni in questa regione sono
dovute anche al continuo gioco a rimpiattino tra Giappone e Cina sull’arcipelago
conteso di Senkaku/Diaoyu. A inizio gennaio, con una mossa certamente destinata ad aggravare i contrasti con Repubblica popolare cinese e Corea del Sud, Tokyo
ha deciso di indagare sull’appartenenza
di 280 isole e isolotti in regioni periferiche delle sue acque territoriali e di registrarle come proprie. Un passo che in un
contesto diverso sarebbe apparso del tutto legittimo, ma in queste aree marittime assume il significato di un’ulteriore provocazione. Dare il nome alle isole
non è solo un gioco intellettuale o burocratico. Non per l’orgoglio cinese, almeno. Le Senkaku/Diaoyu sono infatti registrate sulle mappe cinesi dal XIV secolo.
Incluse anche successivamente sulle rotte che percorrevano i vascelli carichi di
tributi inviati dai sovrani delle Ryukyu
all’imperatore cinese durante le dinastie
Ming e Qing. Perfino il geografo giapponese Hayashi Shihei, in una sua mappa
del 1785, le include con i loro nomi cinesi
come parte del Celeste Impero. Il sospetto è che la decisione del governo di Tokyo
di acquisire a fine 2012 dal privato che le
possedeva quattro isole non ancora parte
del demanio, scatenando la fase più acuta
di crisi nei rapporti bilaterali, sia dovuta
al timore che una rivendicazione cinese
sulle Senkaku, se accettata, avrebbe potuto aprirne una verso Okinawa.
ESTERI LA TERZA VIA DELLA PACE
La secessione
forzata
della Siria
Le torture del regime o le violenze jihadiste? La
conferenza di Ginevra cosa deciderà per il futuro
della nazione? Dall’esterno qualcuno suggerisce la
spartizione del paese, un “modello Bosnia” come
soluzione a lungo termine più stabile e umanitaria
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DI RODOLFO CASADEI
P
eggio di così i negoziati di Ginevra per
mettere fine alla guerra civile in
Siria non potevano cominciare. A
parte gli scambi di invettive fra le due delegazioni siriane, quella governativa e quella
dei ribelli della Coalizione nazionale siriana (Cns), le notizie che l’hanno preceduta e
accompagnata sembravano studiate apposta sia per rendere impossibile qualunque
compromesso fra i due fronti, sia per gettare nello sconforto e nell’imbarazzo l’Onu
e i paesi che hanno organizzato la conferenza, cioè America e Russia. Al punto di
far apparire come la sola via d’uscita e un
male minore l’ipotesi alla quale tutti, nelle sedi internazionali come a livello siriano, si dicono contrari, ma che i fatti stanno configurando ogni giorno di più come
la più probabile: lo smembramento e la
spartizione della Siria in piccoli stati etnici e confessionali.
La vigilia del primo faccia a faccia,
quello di Montreux, è stata preceduta dalla diffusione di foto che sarebbero state
scattate presso i centri di detenzione segreti del regime. Immagini orribili di cadaveri recanti segni di torture e denutrizione, insieme alla denuncia da parte di un
disertore che gli oppositori e i ribelli uccisi durante la prigionia sarebbero stati 11
mila nei tre anni della guerra. Contemporaneamente sono giunte notizie dalla provincia di Raqqa, da tempo controllata dai
combattenti di Stato islamico dell’Iraq e
del Levante (Al Qaeda), che informano dei
decreti emessi dai terroristi per governare
la popolazione. A partire dal 23 gennaio le
donne sono obbligate a portare in pubblico il niqab (che nasconde completamente corpo e volto) e i guanti neri, gli uomini devono partecipare alle cinque preghiere canoniche obbligatoriamente, i negozi debbono abbassare le serrande durante
tali preghiere, non si possono esporre fotografie di persone nelle vetrine dei negozi,
è vietato suonare e ascoltare musica profana, vendere cd e strumenti musicali,
Foto: Corbis |
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ESTERI LA TERZA VIA DELLA PACE
fumare sigarette o la shisha (la pipa ad
acqua). Chi dovesse violare queste regole,
sarà punito a norma della sharia. E infine
quello che può essere considerato il bacio
della morte all’opposizione anti-Assad
sostenuta dai paesi occidentali: l’appello di Ayman Al Zawahiri, il leader supremo di Al Qaeda, perché tutti i ribelli, jihadisti e non jihadisti, cessino di battersi fra
di loro come accade da molte settimane e
ricomincino a combattere insieme contro
il regime di Damasco.
Porre fine alla carneficina
Insomma, se augurarsi la vittoria di Assad
è augurarsi il successo di un sistema abituato a torturare e giustiziare gli avversari, fiancheggiare i ribelli della Cns significa sostenere gente che non riesce a impedire ad Al Qaeda di governare città e territori siriani o che sembra destinata a riconciliarsi coi terroristi. Da qui la suggestione
di una terza soluzione, presentata come
l’unica maniera per mettere fine a una carneficina che ha già causato 130 mila morti, 2 milioni e mezzo di profughi, 9 milioni
di sfollati interni e danni materiali incalcolabili: la spartizione del paese fra le forze che da tre anni se lo contendono. Come
ha scritto pochi giorni fa augurandosi un
rapido armistizio David Owen, l’ex ministro degli Esteri britannico architetto insieme all’americano Cyrus Vance del piano di
pace che nel 1993 cercò (invano) di mettere fine alla guerra per la Bosnia dividendola in dieci cantoni amministrati rispettivamente da serbi, croati e musulmani,
«le linee del fronte che esistono al momento di concordare un cessate il fuoco tendono a convertirsi in permanenti, e la situazione sfocia con grandissima frequenza in
una partizione di fatto, come accadde in
Bosnia Erzegovina, o nell’apparizione di
un nuovo stato, come in Kosovo».
In Siria nessuno è fautore di una soluzione del genere, anzi le parti in lotta si
rilanciano l’accusa di voler distruggere
l’unità della nazione. Entrambe sono ancora convinte di poter vincere la guerra con
una sconfitta totale dell’avversario e quindi di poter prendere, ovvero riprendere, il
potere su tutto il territorio nazionale. Invece chi guarda da fuori comincia a considerarla probabile, alla luce di alcune considerazioni ragionevoli. I governativi hanno recuperato un po’ di terreno e consolidato le loro posizioni a partire dal maggio scorso, ma non appaiono in grado di
riconquistare quella metà circa di territorio nazionale, ad alta densità di popolazione sunnita, occupato dai vari gruppi ribelli; questi ultimi hanno perso lo slancio del
2012 e dei primi mesi del 2013 e si stanno
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pure combattendo fra loro: dunque non
appaiono in grado di sconfiggere Assad;
a loro volta però non possono essere spazzati dalla scena a motivo del loro numero
(100 mila uomini) e dei limiti logistici delle forze governative. Un intervento militare arabo-turco-occidentale a loro favore com’è stato in passato prefigurato non
appare più all’ordine del giorno, da quando gli Stati Uniti si sono convinti che esso
consegnerebbe la Siria del dopo-Assad non
alla democrazia multipartitica, ma a una
guerra fra bande sunnite di diversa tendenza e obbedienza e a uno stato di anarchia che avvantaggerebbe i terroristi di Al
Qaeda. Anche l’eventuale uscita di scena di Assad e della sua
le parti in lotta non
nomenklatura, che continua
vogliono la spartizione.
a essere la richiesta numero
uno della Cns e degli Stati Unisi rilanciano l’accusa di
ti, è chiaro a tutti che non porterebbe per incanto la stabilivoler distruggere l’unità
tà nel paese. Come ha scritto
nazionale. Entrambe
l’analista americano Michael
O’Hanlon, «la deposizione di
sono ancora convinte di
Assad non metterebbe fine alla
poter vincere la guerra
guerra in Siria più di quanto
la deposizione di Saddam Hussein nel 2003 ha portato stabilità all’Iraq»: stiani e drusi preferirebbero una qualche
gli alawiti, di cui Assad è un esponente, forma di secessione o di estremo decentracontinuerebbero a combattere spalle al mento piuttosto che l’incerto esito di un
muro, convinti che in caso di resa sarebbe- governo di maggioranza, che sarebbe quaro passati per le armi a migliaia o costretti si sicuramente islamista, soprattutto se
a fuggire dal paese.
tale soluzione significasse una fine immiEcco allora che, come ha scritto l’edito- nente dei combattimenti».
rialista del New York Times nonché ex corrispondente da Beirut Thomas Friedman, Le critiche alla separazione
«la partizione potrebbe essere la soluzio- Per la Siria non sarebbe una novità: al temne a lungo termine più stabile e umanita- po del mandato francese negli anni Venti
ria». Essa comporterebbe «una zona alawi- e Trenta era stata divisa in regioni ammita lungo la costa, una zona curda nel nord- nistrative concepite come veri stati di una
est e una zona sunnita nel resto del paese». federazione, e cioè lo stato di Damasco, lo
Altri commentatori sono più dettagliati. stato di Aleppo, lo stato alawita, il Gebel
Gary Gambill, del Foreign Policy Research druso e il Sangiaccato di Alessandretta.
Institute, vede una Siria dove «una molteLe critiche alla soluzione spartitoria
plicità di ribelli sunniti arabi controllano sottolineano che si tratterebbe di un ritorampi tratti del nord e dell’est, mentre il no ai tempi del colonialismo. Poi ci sono
regime è dominante nella capitale e nel- le obiezioni di tipo pratico. La prima è
le principali città, nelle province costiere che, diversamente dalle guerre balcanidove i sunniti sono pochi, e in un corrido- che degli anni Novanta, il conflitto siriaio che collega questi territori. I curdi con- no ha mescolato le popolazioni anziché
trollano piccole aree di confine nell’estre- separarle: gran parte dei 9 milioni di sfolmo nord-est. I drusi, fortemente concentra- lati interni è rappresentato da sunniti arati nel sud-ovest della Siria, hanno formato bi che si sono dovuti trasferire nelle promilizie». Per O’Hanlon la Bosnia è il model- vince costiere (alawite), nel nord-est curlo di soluzione che bisogna ricercare per do e cristiano, nell’enclave drusa del sud.
la Siria perché «offre la migliore chance di Inoltre le principali città (Damasco, Alepevitare un bagno di sangue su base confes- po, Homs e Hama) erano e restano multisionale in futuro». E Gary Gambill sostiene confessionali. La pulizia etnica ha colpito
che «benché l’auspicio esplicito di una par- solamente villaggi di campagna e di montizione, volontaria o forzata, sia un argo- tagna. È vero che molti sunniti sono fuggimento tabù in Siria, risulta che gran parte ti all’estero da zone sotto controllo goverdegli alawiti, quasi tutti i curdi e molti cri- nativo e che molti non sunniti hanno
Distribuzione delle comunità in Siria e Libano
TURCHIA
Hassakeh
Aleppo
Raqqa
Idlib
Latakia
IRAQ
Mediterraneo
Der Ezzor
Hama
Tartus
Horns
Tripoli
Damasco
Minoranze sunnite
ISRAELE
Minoranze non sunnite
Deraa
GIORDANIA
abbandonato le zone occupate dai ribelli.
Il principale problema, però, è un
altro: «La dissoluzione della Siria significherebbe la fine dell’assetto Sykes-Picot,
metterebbe in moto la dissoluzione di tutti gli stati artificiali creati dopo la Prima
Guerra mondiale», ha lanciato l’allarme
l’ex capo della Cia Michael Hayden alludendo all’accordo franco-britannico che
nel 1916 tracciò i confini degli attuali stati mediorientali. E il romanziere e oppositore siriano Mustafa Khalifa: «Le conseguenze più negative nel caso di una spartizione della Siria sarebbero specialmente
per Libano, Turchia e Iraq. Si creerebbe un
precedente sul quale potrebbero appog-
Alawiti
Arabi
Drusi
Curdi
Sciiti
Turcomanni
Ismaeliti
Zone poco popolate
Cristiani
Zona non verificata
giarsi altri gruppi interessati all’esperienza siriana di partizione».
La lunga scia di violenza
Per Hayden una vittoria finale di Assad è
preferibile al collasso della Siria, perché
meno destabilizzante. Resta comunque un
problema di fondo che le critiche storiche e pratiche all’ipotesi secessionista non
possono risolvere, e che Fabrice Balanche,
orientalista dell’università di Lione, riassume così: «I regimi nati con le indipendenze
non sono riusciti a realizzare l’unità nazionale. L’unità territoriale funziona solo grazie all’autoritarismo. Di conseguenza, la
messa in discussione dell’autoritarismo
interroga l’avvenire delle costruzioni statali esistenti. Il paradosso è che, quando si
evoca la riscrittura della mappa del Medio
Oriente, quegli stessi dirigenti accusano
l’Occidente di una nuova impresa coloniale. Ci si può tuttavia legittimamente porre
la questione della sostenibilità delle entità statali attuali in Medio Oriente, della
delimitazione di nuove frontiere che forse
avrebbero più senso per le popolazioni. Ma
bisogna essere coscienti della scia di violenza che ciò comporterebbe. Si tratta di
una tappa necessaria per ottenere una stabilità durevole nel futuro? Il processo non
è già cominciato in Iraq e in Siria?». Per ora
gli interrogativi sono senza risposta. n
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L’ITALIA
CHE LAVORA
Tutta un’altra
musica
Una vita già programmata che prende una direzione
inattesa. Un viaggio in Florida che si trasforma
in un’idea imprenditoriale di successo. La sfida
di Guido Falck si chiama hi-Fun, l’azienda con cui
ha conquistato il mercato estero (e Vasco Rossi)
T
rentatré anni, un cognome di quelli importanti e una vita che ha preso direzioni inaspettate. Guido Nanni Falck è il figlio dell’imprenditore Giorgio Falck e dell’attrice Rosanna Schiaffino. Del suo passato ricorda le immagini «da inferno dantesco» dei forni e delle colate delle acciaierie di famiglia e la sensazione che la sua vita fosse tutta programmata e avesse una destinazione ben precisa: «Avevo dodici anni e fino
a quel momento avevo sempre saputo che avrei lavorato nel settore siderurgico come le
precedenti cinque generazioni della mia famiglia. Poi mio padre lasciò l’azienda e da
quell’istante la mia vita non ebbe più un programma predefinito».
Nell’arco di quasi un ventennio molte cose sono cambiate: il padre Giorgio è scomparso prematuramente, la madre si è spenta dopo aver lottato a lungo contro una terribile malattia e Guido ha ricominciato la sua vita a sud di Milano, in un’area periferica che gode di una seconda giovinezza grazie ad alcuni interventi di riqualificazione sociale. In via Bonaventura Zumbini c’è il quartier generale di hi-Fun, l’azienda che Guido ha fondato assieme ad alcuni amici nel 2008: «Non ho scelto a caso
di venire qui. Quando io e i miei amici abbiamo fondato hi-Fun la sede operativa
era a casa mia. Ma a un certo punto non ci stavamo più ed era arrivato il momento di avere un vero quartier generale, così siamo venuti
in periferia. Oggi, tra le vie dove un tempo si poteva scorgere Vallanzasca in visita alla madre, c’è un parco giochi per i bimbi e un asilo
nido per madri in difficoltà. È un bel posto dove cominciare, no?».
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A destra, Guido
Falck nella sede
di hi-Fun.
Sotto, hi-Edo,
le cuffie Bluetooth
per smartphone
Nel bello e colorato open space Guido e il team
che lo affianca mandano avanti un progetto imprenditoriale che, come ogni bella idea, è nato per caso:
«Nel 2007 ero in viaggio con la mia ragazza dell’epoca in Florida. Ci siamo fermati lungo la strada perché
uno dei nostri amici doveva comprare un caricatore
per il cellulare. La mia ragazza vide un cuscino con
lo speaker, se ne innamorò e ne comprò un paio, con
l’idea di vedere se fosse possibile commercializzarlo
da noi». Tornati in Italia, Guido e alcuni amici decidono di darsi un anno di tempo per cercare di mettere
in piedi un’azienda tutta loro, «prima di cedere a un
lavoro impiegatizio». L’idea era produrre zaini, mentre la sua ragazza avrebbe sviluppato l’idea del cuscino con lo speaker: «È bastato un mese per farci capire che era meglio abbandonare il progetto degli zaini, perché era un business molto complicato e all’interno di un mercato stagnante, dominato da grandi
marchi molto ben piazzati. Il mercato degli accessori legati ad Apple, invece, era in espansione e dava la
possibilità ad aziende giovani d’inserirsi. Così in tre
settimane abbiamo deciso di investire in questo business. All’epoca l’iPhone era appena uscito in America,
in Italia invece si assisteva al boom degli iPod e quindi
concentrammo i nostri sforzi nella produzione di tre
accessori legati al lettore musicale di Apple: un cuscino musicale, uno speaker a forma di bomba che produciamo ancora e un mattoncino che faceva da cassa
per l’iPod». Le idee di Guido e soci riscuotono un suc-
cesso inaspettato: «Fondammo ufficialmente l’azienda il 31 marzo del 2008 e alla fine di quell’anno raggiungemmo un fatturato di cinquecentomila euro.
Mica male per un progetto nato dal niente».
All’interno di hi-Fun lavorano circa venti amici under 35: «Niccolò lo conosco dalla terza media
come Alberto, il mio socio. Amerigo è con me dalla
prima elementare, Valerio dai tempi dell’università.
Lavorare con gli amici è bello e complicato. Conosco
aziende solide che sono naufragate a causa dei dissidi tra i soci, che oltre a perdere il lavoro hanno perso
anche diverse amicizie. Noi siamo fortunati da questo punto di vista, perché capita di litigare ma senza
arrivare al punto di non ritorno. Ho scelto di lavorare
con i miei amici di una vita perché avevo voglia di circondarmi di persone di cui mi fido ciecamente, perché non si può sempre pensare di fare ogni cosa con
un notaio alle spalle».
Il successo oltre i confini
Amicizia, impegno costante e orgoglio italiano,
sono questi i tre capisaldi che hanno portato hiFun al successo, nazionale e internazionale: «E
pensare che molti ancora adesso non sospettano la
provenienza tutta italiana dei nostri prodotti. Questo per due motivi: il primo è chiaro, il nome straniero. L’abbiamo scelto perché sin dai nostri primi
passi abbiamo lavorato con l’obiettivo di diventare
un’azienda operativa anche nel mercato interna|
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L’ITALIA CHE LAVORA
Il team under 35 di hi-Fun.
A destra, hi-Call Leather,
il guanto telefonico
Bluetooth
c’è nel nostro Dna. Non dimentichiamo che gli italiani hanno inventato quasi tutto, le autostrade, le banche, le assicurazioni... E poi lavorare tra amici ti permette di divertirti un po’. Alcuni nostri prodotti sono
nati da uno scherzo». Un esempio? «Un giorno ho preso due dei nostri cuscini, me li sono messi sulle orecchie e ho detto al mio socio Alberto: “Dai, facciamo
un paraorecchie gigante!”. Da lì è nato hi-Ear, il paraorecchie musicale che oggi è un bestseller».
Se il primo fan diventa il Blasco
Tra gli estimatori dei prodotti hi-Fun c’è la rockstar
italiana per eccellenza, Vasco Rossi. Un suo autografo è esposto come un trofeo nella sede di via Zumbini: «Un paio d’anni fa il Blasco fu ricoverato in ospedale e si parlò di una malattia gravissima. Il rocker
pubblicava alcuni clippini sulla sua pagina Facebook e un giorno presentò ai fan il primario dell’ospedale che lo aveva in cura e lì mi si accese una lampadina: cercai il nome del primario su Google, scoprii
l’indirizzo della clinica e spedii a Vasco una lettera a nome
«Spesso si pensa che un’azienda che si occupa
di tutto il team in cui gli audi tecnologia non possa essere italiana, ma
guravamo una pronta guarimolti dimenticano che il primo produttore
gione e gli inviavamo alcuni
di computer al mondo è stata l’Olivetti»
nostri prodotti per strappargli un sorriso. Tre giorni dopo
zionale e un nome italiano forse avrebbe avuto ci chiamò la sua segretaria personale dicendoci
minore risalto rispetto a un nome inglese». Il se- che Vasco era entusiasta dei nostri prodotti e che
condo motivo è più culturale: «Spesso si pensa che ne avrebbe comprati alcuni. Noi non accettammo
un’azienda che si occupa di elettronica e tecnolo- alcun pagamento ma gli mandammo altre creagia non possa essere italiana, ma molti dimentica- zioni che indossò nei clippini successivi, facendoci
no che il primo produttore di computer al mondo una pubblicità pazzesca. Qualche settimana dopo
ci fece recapitare in azienda un pacco con il suo auè stata l’Olivetti».
Oggi il mercato estero garantisce la sopravvi- tografo e alcuni suoi gadget. Che emozione».
venza e la crescita dell’azienda: «Purtroppo i goverIl presente è fatto di lavoro sodo, di successi e di
ni degli ultimi anni non hanno fatto altro che mas- un mercato che, nonostante le difficoltà, regala qualsacrare la domanda interna e distruggere il potere che soddisfazione. Il futuro? «Spero che hi-Fun cond’acquisto delle famiglie, costringendo gli imprendi- tinui a crescere e a consolidare la sua posizione. Mi
tori a volgere lo sguardo all’estero per riuscire a gal- sono dato dieci anni di tempo, al termine dei qualeggiare. Fortunatamente essere italiani rappresen- li spero di lasciare la mia “creatura” nelle mani di
ta un valore aggiunto non indifferente sui mercati un giovane manager pronto a portare le sue idee e
internazionali». Hi-Fun è arrivata in Germania, Rus- le sue innovazioni. Sono passati quasi sei anni dalla
sia, America, Francia, Portogallo, Turchia, Giappone, fondazione, poco più della metà del percorso, ma c’è
Australia e Hong Kong, dove ha la sister company che ancora molto da fare per insegnare a questa azienda
si occupa della produzione. Un mercato globale che a camminare sulle proprie gambe».
apprezza oggetti originali, «frutto della creatività che
Paola D’Antuono
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STILI DI VITA
CINEMA
SE IL LINGUAGGIO DIVENTA VIOLENZA
Il delicato potere dei giudici
PRESA D’ARIA
di Paolo Togni
V
su altra persona o cosa atti tesi a causare
danni, a provocare vantaggi ingiusti a sé o ad altri, ad impedire l’esercizio di
un diritto. Ritengo però che si possa parlare correttamente di violenza anche
quando non il comportamento, ma l’atteggiamento di una determinata persona,
tenda a intimidire una o più persone, a esprimere disprezzo verso di esse o a determinare disistima da parte di terzi. Secondo questa definizione allargata, il linguaggio politico degli ultimi vent’anni è un linguaggio di violenza, usato in maniera maliziosa e/o irresponsabile da giornalisti e operatori dei media oltre e anche più che
da politici. Grave se quest’uso fosse volontario o strumentale; ancor più grave in caso contrario, per l’insipienza e l’incoscienza che sottolineerebbe.
È evidente che chi usi espressioni esplicitamente o implicitamente offensive si
accolla le conseguenti responsabilità, innanzitutto morali, anche se è altrettanto
chiaro che una frase offensiva determina una responsabilità di grado inferiore rispetto a quella di chi compie un atto violento. Ogni atto di violenza, ogni espressione violenta, sono determinati da disprezzo per l’interlocutore e mancata sopportazione dei suoi successi, cioè dall’invidia.
Disprezzo e invidia per la stessa persona? Potrebbe sembrare un paradosso, eppure è una combinazione di
sentimenti tutt’altro che rara
CERTE AFFERMAZIONI POSSONO
da riscontrare. Ambedue i senPROVOCARE AL DESTINATARIO
timenti nascono dal confronto
DANNI ASSAI GRAVI,
tra gli obiettivi raggiunti dall’inSPECIALMENTE SE CHI LE USA HA
vidiato e quelli propri, effettivaPOTERE DI INFLUIRE SULLA VITA
mente inferiori o ritenuti tali;
ne consegue invidia e, a breve
DEL DESTINATARIO, O SE SONO
volgere, disprezzo, originato dalINSERITE IN ATTI PUBBLICI
la spiegazione giustificatoria: ha
raggiunto risultati migliori dei miei perché è un mascalzone che usa metodi inaccettabili per raggiungere i suoi obiettivi. La violenza verbale è dichiarazione di complesso di inferiorità e manifestazione di impotenza.
La gravità delle affermazioni violente va naturalmente misurata dall’effetto che
esse determinano, dalla qualità personale di chi le pronunzia e dal contesto nel quale sono inserite; ve ne sono talune che possono provocare al destinatario danni anche assai gravi, specialmente se chi le usa ha potere di influire sulla vita del destinatario, o se inserite in atti pubblici. Sto parlando anche della magistratura? No,
certamente; però di alcuni magistrati sì: funzionari che portano discredito all’esercizio di un delicato potere dello Stato. I loro nomi possono essere conosciuti facilmente esaminandone gli atti. E così saprete tutti di chi sto parlando.
[email protected]
iolenza è quando qualcuno perpetra
L’INCONTRO
Quali infrastrutture
per lo sviluppo
del Nord e del paese?
Da settimane vengono segnalati
timidi segnali di ripresa. E nessuno oggi può permettersi di sottovalutare qualsiasi indizio positivo.
È per questo che viene a riproporsi il vecchio tema del Nord lo-
38
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comotiva d’Italia. Come può riprendersi il nostro paese se non si
mette in condizione di farlo nemmeno quella parte che ha in sé
conoscenze, capacità, tradizioni
per poter ripartire? E come si può
operare positivamente se non
mettendo a fuoco i fattori strutturali su cui oggi viaggia ogni
possibile scenario di futuro? Tutto questo verrà affrontato e discusso sabato 8 febbraio alle ore
10.30 presso il Grand Hotel Villa Torretta a Sesto San Giovanni,
nel convegno “Quali infrastrutture
per lo sviluppo del Nord?”, volu-
to da Fondazione Tempi in collaborazione con Fondazione Costruiamo il Futuro e che vedrà la
presenza del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Mauri-
The Counselor –
Il procuratore,
di Ridley Scott
Un pasticcio con
gente in gamba
Un avvocato alle prese con
un affare illecito.
Pasticciaccio brutto brutto
in cui è coinvolta tanta gente in gamba, da Ridley Scott
alla regia a Cormac McCarthy sceneggiatore passando per un cast all star (Diaz,
Fassbender, Pitt, Cruz, Bardem). Tanta bella gente impegnata in una storia che ricorda un altro film tratto
da McCarthy, ma ben più riuscito, Non è un paese per
vecchi: c’è Javier Bardem
interprete dell’ennesimo
ruolo maledetto e una sen-
HOME VIDEO
Emperor,
di Peter Webber
Dramma storico
Dopo la resa del Giappone, il generale MacArthur è sul punto
di accusare di crimini di guerra
l’imperatore Hirohito.
Dramma storico con al centro la
ricostruzione del Giappone devastato delle bombe atomiche degli Stati Uniti. Film complesso
ed elegante, da un punto di vista
storico equidistante tra vincitori e vinti, è segnato dalla parola
speranza e da un bel finale in cui
il generale MacArthur rompe gli
indugi per prendere una decisione fondamentale per lo scenario
politico di allora.
L’incontro di
Fondazione Tempi
con Maurizio Lupi,
Roberto Maroni
e Giorgio Squinzi
zio Lupi, del presidente di Regione
Lombardia Roberto Maroni e del
presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Per il Nord, e quindi per l’intero paese, è necessario
tornare a riflettere in modo programmatico sul tema delle reti infrastrutturali (ferrovie, autostrade, cablaggi), magari all’interno
di un nuovo contesto, quello della
Macroregione del Nord, che sappia dare nuova forza a un serio
impegno politico a favore dello
sviluppo del paese. Per partecipare all’incontro iscrivetevi su
www.fondazionetempi.org.
HO VISTO BEAUTIFUL
sazione di male cupo che avvolge la vicenda. Scott dirige con la mano sinistra una
sceneggiatura non proprio
fluida ma cura in modo adeguato la confezione. Quel
che manca è l’empatia con
almeno uno dei personaggi: Cameron Diaz, dark lady
un po’ zoccola, è troppo so-
pra le righe e poi prende per
fessi troppa gente e in modo
troppo semplice. E anche la
coppia Bardem-Fassbender è
poca roba sia in termini di carisma sia per quanto riguarda
la loro caratterizzazione, stereotipata e poco verosimile. visti da Simone Fortunato
SPORTELLO INPS
In collaborazione con
DOMANDA & RISPOSTA
Tutto quello che
bisogna sapere
Requisiti per la pensione
Sono disoccupato dal 21 ottobre
2013. Precedentemente ho lavorato per 38 anni, dal 20/10/1975
al 21/10/2013 per un’azienda ora
fallita. Ho quindi 38 anni di contributi (gli ultimi 5 di cassa integrazione), e secondo i calcoli del
Caf sarei dovuto andare in pensione nell’ottobre del 2018. Vi-
invia il tuo quesito a
[email protected]
Brooke Logan
in menopausa?
Il regista
Ridley Scott
MAMMA OCA
di Annalena Valenti
E
bbene sì, Mammaoca, alle volte, invece di Peppa Pig vede Beautiful, più o meno una puntata l’anno per tenersi aggiornata. E proprio
una puntata che ha scatenato il web e
l’ira dei fans. Morta Stephanie, la matriarca che dopo 25 anni probabilmente non ne poteva più del marito fedifrago; uscito di scena il mascellone Ridge,
che pare si reincarnerà; per fortuna ci
rimane Brooke Logan. Ma la notizia ferale da una telenovela seria come Beautiful non si è mai pronti a riceverla. Brooke è in menopausa. La donna che “s’è
fatta una famiglia”, nel senso che avete
capito, in menopausa? Già solo il pronunciare una parola che appartiene solo al mondo di noi comuni mortali, e
senza alcuna fama, pare eresia. La più
famosa soap del mondo, in onda da 25
anni, da milioni di spettatori al giorno
che scommettono sui destini di Ridge e
Brooke (si lasciano o si risposano?), che
sbanda su una parola così lontana dalla per sempre fertile Logan? Che anche
in questa puntata è appena stata a letto col marito della sorella e per la centomilionesima volta si giustifica in tal
modo che si tende a fare il tifo per lei. Il
mondo si divide tra sostenitori e detrattori, siti e pagine fb a lei dedicati, in bene e in male. Ecco, questa Brooke è in
menopausa? C’è solo una piccola speranza, che riporterà la soap là dove deve stare, nei cieli lontani dalla infertilità dei mortali: l’unica volta col cognato
non ci riserverà qualche sorpresa?
mammaoca.wordpress.com
sta la quasi impossibilità di trovare lavoro, soprattutto per l’età che
mi cataloga come esodato, mi domandavo se fosse possibile fare la
domanda di pensione anticipata e
versare i contributi scalandoli dalla pensione stessa.
Franco R.
Purtroppo non possono essere
versati contributi volontari per i
periodi successivi alla data di decorrenza della pensione. (D.P.R.
31 dicembre 1971, n. 1432).
Sono un pensionato e sto ricevendo la pensione dal mese di aprile 2013, sono in possesso del pin
per l’accesso alla mia posizione
sul sito dell’Inps, ma non riesco a
vedere e a stampare i miei cedolini mensili della pensione in quanto fino a oggi non ho mai ricevuto
nessun cedolino.
Walter B.
Può visualizzare il proprio cedolino accedendo al sito internet
www.inps.it e dopo aver inserito il pin deve seguire il seguente
percorso: servizi per il cittadino
- cassetto previdenziale - prestazioni - pagamenti ex-ipost.
In “pagamenti ex-ipost” troverà
tutti i dati della sua pensione e
potrà anche stamparli.
La pensione di reversibilità spetta
dal momento della morte o il coniuge deve aspettare i 60 anni?
Agata V.
La pensione ai superstiti spetta dal mese successivo a quello
del decesso, l’età del coniuge non
c’entra. I requisiti richiesti quando la pensione deriva da un lavoratore attivo sono due e alternativi tra loro: che il deceduto
abbia versato contributi per almeno 15 anni in tutta la vita lavorativa, oppure sia stato assicurato per almeno 5 anni e abbia
versato 3 anni di contribuzione
nell’ultimo quinquennio.
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39
Tempi
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Meluzzi: «Il M5S è una setta
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era il gruppo. Come nella
Nazionale di quest’anno»
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di religione
spread, ormai è una guerra
Giannino: Altro che debiti e
PER PIACERE
SORA LELLA, ROMA
Che morbidezza la coratella
e che bomba i tonnarelli
IN BOCCA ALL’ESPERTO
AMICI MIEI
LIBRI/1
Elena Amisano,
la Dottora
ritrovata da Dio
Elena Amisano, classe 1917, è
stata una delle prime donne
lombarde a lavorare con coraggioso impegno innovativo nelle
strutture di assistenza psichiatrica. Laureata in medicina e
chirurgia con specializzazione in
neuropsichiatria, si è dedicata
a quest’attività per quasi sessant’anni. Una vita ritrovata da
Dio (Edizioni Kolbe, 158 pagine,
15 euro) è la sua autobiografia.
La Dottora – così la chiamavano
– si era allontanata dalla Chiesa
durante gli anni universitari, fino
all’incontro con padre Emmanuel
che comprese il suo dramma
e trovò le parole giuste per
invitarla a un gesto semplice:
la confessione. Elena accettò.
La sua conversione avvenne
il 21 gennaio 1958, giorno
da lei celebrato ancor più del
compleanno. È difficile trovare
persone così intelligenti che siano sempre tese al Bene; eppure,
Elena Amisano apparteneva a
tale cerchia e ha costruito una
grande opera, nelle trame di
rapporti con tanti che a lei si
rivolgevano. «È stato il più bel
dono che padre Emmanuel ha
fatto a Comunione e Liberazione», disse don Giussani nel 1989.
«È una santa, come solo alcuni
convertiti adulti possono essere;
non mi sono mai trovato in
disaccordo con lei, anche davanti
ai casi più difficili».
LIBRI/2
Il bene quotidiano
descritto da Etty
Il 30 settembre 1942, ad Amsterdam, una ragazza di 28 anni
scriveva di fretta su un quaderno a righe, con una grafia veloce e minuta: «E, là dove si è, es-
di Tommaso Farina
A
volte è pericoloso rivisitare i miti. Più spesso di quanto si vor-
rebbe, si rivelano caduchi e decaduti, ormai deludenti. Sora Lella no. Sora Lella è un mito, e oggi, nel 2013, è in piena salute. Sora Lella sarebbe un notissimo ristorante di Roma,
dall’incantevole posizione sull’isola Tiberina. Sora Lella è anche il
nome di una cara vecchia attrice, che molti conoscono perché ha
interpretato due film con Verdone; in realtà partecipò, decenni
prima, a pellicole ancor più divertenti: Elena Fabrizi, giunonica
caratterista, sorella minore del sommo Aldo Fabrizi. E non è una
coincidenza: il ristorante Sora Lella era davvero di Lella. Oggi c’è
ancora la sua famiglia al desco: il figlio Aldo Trabalza, che lavora
qui dal 1959, da quando terminò la naja, e la relativa discendenza, sempre pronta alle bandiere. Il locale è pulito, bello, ospitale,
con i piatti di ceramica che recano le più divertenti esclamazioni
della matriarca, peraltro riportate anche sui menù.
I menù, per l’appunto, sono devoti alla cucina romana, e contemplano alcune vecchie invenzioni della Sora Lella. Per esempio, le polpette in umido che si mangiano d’antipasto sono una
sua variazione della tradizione. Buoni anche i “supplì di Aldo”,
nonché la sapida crocchetta di baccalà e gamberi. Di primo, i classici: rigatoni alla carbonara, gnocchi all’amatriciana, pasta e fagioli. E gli spunti di Lella: i tonnarelli alla cuccagna, con uovo,
guanciale, salsiccia e noci. Una bomba, ma equilibratissima e di
una bontà tremendamente efficace. E le fettuccine alla tiberina,
con funghi secchi, prosciutto e sugo di carne.
Per pietanza, la morbidezza della coratella d’abbacchio ai carciofi; la sicurezza della coda alla vaccinara; l’abbacchio in rollé o
alla cacciatora; la trippa; il baccalà in umido. Di dolce, la torta di
ricotta o il mitico gelato di ricotta con le visciole.
Cantina di notevole ampiezza, con parecchie annate storiche.
Conto di circa 50 euro per quattro piatti. E colpo d’occhio assicurato. “Fatece un giretto”.
Per informazioni
Sora Lella
www.soralella.com
Via di Ponte Quattro Capi, 16 – Roma
Tel. 06 6861601
Aperto tutti i giorni
serci al cento per cento. Il mio
“fare” consisterà nel’“essere”».
Quasi un anno più tardi, il 7 settembre 1943, anche lei sarebbe salita sul treno per Auschwitz
assieme ai genitori e a un fratello, e là sarebbe morta il 30 novembre dello stesso anno. Etty
Hillesum, studentessa di lingue e
letterature slave, durante l’occupazione nazista dell’Olanda consegnò a un diario i propri pensieri, nell’incalzare tragico degli
avvenimenti. Pubblicato solo nel
1981, il Diario fu presto tradotto
in diciotto lingue, consacrando
Etty non solo come straordinaria protagonista e testimone del-
la Shoah, ma anche e soprattutto come una delle vette spirituali
dell’intero Novecento. A cento anni dalla sua nascita (1914)
l’editore San Paolo propone Il
bene quotidiano (6,9 euro, 100
pagine), un breviario degli scritti
(1941-1942) che mostrano Etty
come non l’avete mai vista.
LIBRI/3
Lettera a Edith Stein
Una benedettina dei nostri giorni
scrive a una santa figlia del carmelo che, da ebrea per nascita e
atea per formazione, si fece cri-
stiana e visse i giorni drammatici della Shoah come duplice atto
d’amore verso l’umanità e verso
Cristo, senza perdere le sue radici ebraiche. È nato così Lettera a Edith Stein (San Paolo, 61
pagine, 6,90 euro) di Anna Maria Cànopi, abbadessa dell’abbazia benedettina Mater Ecclesiae
sull’isola di San Giulio (Novara). Nell’introduzione, monsignor
Renato Curi scrive che «Questa
corrispondenza offre una meditazione cristiana idonea a far
splendere la fiamma della speranza dentro l’oscurità».
LIBRI/4
La Costituzione
che fa sorridere
Contestare e ridere nello stesso tempo. Evidenziare le cose
che non funzionano mantenendo un sorriso amaro che prende atto in modo cinico e irriverente delle tante realtà ormai
lontane dall’essere un modello di efficienza. Marcello Troiani,
abruzzese di nascita e romano
d’adozione, è un avvocato che ha
deciso di cominciare a scrivere
partendo dal caposaldo della Repubblica: la Costituzione. Ma rivista in modo satirico. Ecco dunque il libricino di Aliberti editori,
La vera Costituzione Italiana.
L’autore ha riscritto gli articoli facendo attenzione a non seguire una deriva populista. Il risultato è soddisfacente e il testo
risulta simpatico e intelligente
anche se, qua e là, ci sono piccole scivolatine delicatamente demagogiche. I proventi della vendita saranno devoluti al Comune
di L’Aquila per contribuire alla ricostruzione del teatro andato distrutto con il sisma del 2009.
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41
motorpedia
WWW.RED-LIVE.IT
A CURA DI
DUE RUOTE IN MENO
MV Agusta Turismo Veloce
Rivoluzione per MV Agusta, che amplia la gamma con
un’originale interpretazione del concetto di Granturismo: sportiva sì ma in grado di assicurare un apprezzabile comfort anche su distanze medio-lunghe. L’intuizione che fa la differenza, sul piano funzionale e del
design, riguarda le borse rigide: quando sono montate,
la Turismo Veloce ha un look da tourer, ma non appena vengono sganciate si trasforma in un’accattivante
stradale, brillante grazie al tre cilindri 800. Da settem[em]
bre nelle concessionarie. 42
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Arriverà a settembre
la nuova MV Agusta
Turismo. Sportiva ma
allo stesso tempo in
grado di assicurare un
apprezzabile comfort su
distanze medio-lunghe
comfort, eleganza, dotazione
al vertice e un aspetto che piace
L’esuberanza
di Kia Sportage
L’
offensiva Kia continua: sono sempre di
più, infatti, le auto di questo marchio
che convincono per design, affidabilità, motorizzazioni e complessiva qualità del
progetto e della sua realizzazione. La Sportage non fa eccezione, a partire proprio dai motori: i 2 litri di cilindrata sono al vertice della
gamma, sia con alimentazione Diesel sia benzina, capaci rispettivamente di 184 e 136 cavalli, ma è possibile anche scegliere cubature inferiori (benzina 1.600 da 135 cavalli e 1.7
Diesel da 115 cavalli).
La versione Rebel con motorizzazione 2.0 CRDi 184 cavalli accoppiata alla trazione sulle
quattro ruote, al climatizzatore automatico
bizona e al Kia Navigation System, tutte dotazioni di serie, è stata la protagonista di un test
che l’ha portata lungo autostrade e tangenziali, in città, sulle colline e persino fuoristrada.
Questa versione si distingue dalle altre Sportage grazie alle piastre inferiori (skid plate) davanti e dietro, oltre che per le modanature laterali di colore grigio satinato.
Le dimensioni della Sportage sono importanti
ma non imponenti, al punto che le manovre
di parcheggio non presentaLE DIMENSIONI SONO no particolarità. In compenIMPORTANTI MA NON so lo spazio nell’abitacolo è
IMPONENTI. NON è abbondante, a vantaggio di
IMPOSSIBILE TROVARE almeno 4 passeggeri, che sulPARCHEGGIO. ALLO la Rebel si accomodano su seSTESSO TEMPO dili rivestiti in pelle e tessuI PASSEGGERI SONO to, in un ambiente davvero
DAVVERO COMODI raffinato e completo: il merito va anche alla dotazione
molto ricca, oltre che alla cura riservata alle
finiture, a partire dall’aspetto delle plastiche.
Sul piano dinamico la Rebel sfoggia un assetto equilibrato, a dispetto della massa di circa
1.700 chilogrammi: assetto che permette un
approccio sportivo, favorito dall’ottima elasticità del motore e dalla funzionalità del cambio automatico a 6 rapporti. Il sistema di trazione integrale permanente si chiama T.O.D.
(Traction On Demand) e si avvale della gestione elettronica completamente automatica. Il
risultato è degno di nota: comfort, eleganza,
dotazione al vertice e un aspetto che piace, come si può facilmente verificare cogliendo gli
sguardi dei passanti.
Edoardo Margiotta
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| 5 febbraio 2014 |
43
POST
APOCALYPTO
DOV’è FINITA LA VOSTRA FEMMINILITà?
Quel desiderio di essere
donna, moglie, madre che
nel mondo sta svanendo
C
aro padre Aldo, sono una semplice mamma divisa tra casa e lavoro. Sono una persona inquieta, creativa, sempre alla ricerca di qualcosa, con grandi ideali nel cuore e desiderio infinito di maternità perché dopo la nascita della mia bambina, che adesso ha quasi quattro
anni, ho scoperto la mia vera vocazione di mamma e di donna e farei anche dieci figli!! Purtroppo la situazione attuale, a causa dei ben noti motivi sociali e psicologici di cui leggiamo ogni giorno
sui giornali, non è favorevole a questo mio desiderio profondamente naturale.
Soffro. Come soffrono tante mamme represse, frustrate, spesso (come me, non mi vergogno a
dirlo) un po’ isteriche e sempre di corsa. La cosa più brutta (almeno per la mia sensibilità) è che le
donne che lavorano negli uffici come me perdono quella dolcezza e quel senso materno, gratuito
e infinitamente paziente che le caratterizza (o almeno dovrebbe) per natura: portare i soldi a casa
come un uomo, avere le stesse responsabilità e le stesse preoccupazioni economiche, lottare per
difendere i propri diritti sul posto di lavoro fa indurire il cuore e il carattere, sfianca e toglie energie positive delle quali la mamma per antonomasia è custode in una casa. Oggi noi mamme/mogli siamo nervose e aggressive perché non troviamo più il nostro posto nella casa e nel focolare.
La casa è vuota, spoglia, disordinata e quando alla sera si rientra è tutta una corsa. Il marito, se è
comprensivo come il mio, sa che non può chiedere di più.
Ma chi fa la mamma adesso? Chi fa la moglie? Le nonne: cucinano, stirano, puliscono, tengono i
bambini… Uno o due al massimo, di più non si può, perché costano, sono faticosi. La mamma è ridotta a una “macchina” da lavoro. E i padri fanno la spesa e telefonano alle nonne per sapere se le
camicie sono pronte… Io non permetto né a mia suocera né a mia madre di stirare al mio posto, di
cucinare, di lavarmi i panni... Il risultato è che mio marito va al lavoro con le camicie non stirate. E
chi mi cresce la figlia? La cresce la nonna, la maestra, la tv… e io fatico tantissimo a fare la mamma. Ma alla fine ci riesco. Anche grazie all’aiuto di mio marito. Sono un po’ all’antica, forse, ho un
temperamento creativo e forse soffro più di altri a non poter gestire in autonomia il mio tempo.
Ma per me non è una questione di energie, è una questione di ruoli che oggi sono tutti invertiti: i
problemi che vivo a livello educativo con mia
figlia vengono tutti da qui.
«IO SONO AL LAVORO
Concretamente non posso lamentarmi perché
TUTTO IL GIORNO.
il Signore nella sua infinita misericordia mi ha
comunque aiutata: lavoro a un passo da casa,
MIO MARITO FA LA
sono aiutata dalle nonne e mio marito è una
SPESA E LE NONNE
persona presente che mi aiuta ed è un bravo
padre. Non è un uomo di fede, non frequenta
CRESCONO MIA FIGLIA.
la Chiesa. Sebbene abbia avuto un’educazione
VORREI LICENZIARMI,
cattolica un po’ superficiale, ha ricevuto tutti i sacramenti, ma non è praticante. Vive la reRINUNCIARE A UN PO’
ligione come una costrizione e un’imposizione,
DELLA MIA INDIPENDENZA
con una certa indifferenza se non proprio con
un po’ di opposizione e pregiudizio.
PUR DI FARE LA MAMMA.
La cosa non mi dava fastidio quando ci siamo
È SBAGLIATO DESIDERARE
conosciuti. La accettavo rispettosa dei tempi e
fiduciosa che le cose sarebbero cambiate. So
UNA COSA DEL GENERE?»
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Monumento
a Dante
e Beatrice
nei giardini
di villa Melzi
d’Eril a Bellagio
(Como)
cosa significa essere lontani da Dio e anche se
ho sempre avuto una fede viva e sono cresciuta tra parrocchia, scuola e università cattolica,
non ho mai pensato che fosse importante condividere la fede nel matrimonio. Mi sbagliavo e
ora questo mi pesa tantissimo perché nei nostri progetti di vita per lui prevale sempre l’utile, per me prevale sempre l’ideale.
Decidere in base ai calcoli
Sono certa che il Signore opera nel nostro cuore e ho fiducia che il buono che vi abita vincerà. Davvero mio marito è una brava persona, si
sacrifica e lotta per il nostro benessere. Per lui
è più un benessere materiale, per me un benessere spirituale. Anche lui vorrebbe una vita diversa, fare non dico dieci bambini ma almeno
dare un fratello o una sorella alla nostra piccola. Adesso in base ai suoi calcoli non si può e
non si deve fare. In questo stato attuale di cose non sarebbe possibile.
E allora? Allora voglio cambiare le cose. Posso? Qual è la volontà di Dio? Questa differenza di fede tra me e mio marito incide molto.
Lui ha altre priorità e, rispetto a me, programma tutto, non accetta imprevisti. Ho una possibilità, ma non so se è quella giusta. Ne abbiamo parlato, ma non so se metto a repentaglio
l’equilibrio della mia relazione coniugale e della
mia famiglia. Io sono abituata ai cambiamenti,
li cerco. Ma mio marito no, li subirebbe e forse
di Aldo Trento
li rifiuterebbe al minimo intoppo. Insomma, la
possibilità sarebbe quella di lasciare il lavoro e
tornare a vivere in campagna dai miei genitori; loro al piano di sotto e noi al piano di sopra.
Rinunciare al lavoro mi consentirebbe di avere
altri figli, sono giovane e piena di energie, e non
mi spaventa la prospettiva di fare tante rinunce e di vivere una vita un po’ più scomoda.
È un atto di coraggio? Di incoscienza? Un desiderio di ribellione al sistema? Mio marito sta
bene così, mia figlia è serena. Sono io che non
sto bene, perché mi sembra che le nostre rinunce non riguardino le cose banali, ma quelle più importanti. Scalpito. Sono nervosa. Lo
so, con la fede si può vivere una vita piena anche in carcere, ma noi ancora possiamo scegliere qualcosa, ancora possiamo provare a realizzare i nostri sogni! Mentre invece il carcere
che vivo me lo costruisco io giorno per giorno
quando rinuncio a essere quella che sono: una
figlia di Dio creata per amore e fatta per amare! Mi tormenta il fatto che questi sono solo i
miei sogni, i miei ideali, che la volontà di Dio è
solo un atto di affidamento e che questa smania è una semplice inquietudine personale.
La fede a volte mi suggerisce di seguire il cuore e dentro di me penso che dovrei seguire
questo ideale senza troppe paure, con la certezza che andrà tutto bene perché ogni scelta che facciamo per Amore e con Amore è una
scelta che gode della protezione di Dio! Può
essere capriccio desiderare un figlio, una vita semplice, desiderare di fare la mamma e
la moglie in pienezza? Lei, padre, potrebbe rispondermi che già adesso potrei essere mamma e moglie in pienezza, anche se lavoro a
tempo pieno e ho molte difficoltà. Il tempo
passa, tra qualche anno non potrò più avere figli. Per una donna che ha scelto la vita coniugale, non è possibile delegare ad altri la crescita dei figli e la cura della casa, le attenzioni
per il marito. È sbagliato questo ragionamento? Sono confusa e al momento ho il rifiuto per
tutto e per tutti. So che così non va bene.
Lettera firmata
C
arissima, ti ringrazio della bellissima
lettera che descrive il dramma di una
donna, di una sposa, di una mamma che
vorrebbe essere se stessa fino in fondo. Sono
commoventi le tue parole perché sono umane,
vere. E lo sono anche i tuoi desideri nonostante tu viva in un mondo che ti obbliga a preoccuparti solo del lavoro, della carriera, del successo. Rare volte in Italia ho incontrato donne
autenticamente femminili. Ho visto donne vanitose, orgogliose, preoccupate per il lavoro, per
le vacanze. Ma quante poche volte ho ascoltato donne come te, che parlano di ciò che fa della donna una donna, che raccontano della bellezza della maternità, della gioia di avere un
marito che condivide qualcosa della vita. È una
grande grazia il tuo desiderio infinito di maternità. Amica, questa è la donna vera, quella che
è uscita dalle mani di Dio, questa è la posizione
che la Madonna ci insegna e di cui è modello.
Come Beatrice per Dante
Ti auguro di vivere sempre più intensamente
questa drammatica posizione, perché il mondo
ha bisogno di ritrovare la bellezza della femminilità, quella bellezza che accompagna Dante e
Leopardi. Quella femminilità che rende meno
feroce il mondo, quella femminilità che quando la incontri, com’è accaduto nella mia vita, ti
fa respirare con i polmoni di Dio. Femminilità e
maternità camminano sempre insieme perché
la bellezza è fatta in parti uguali da gioia e dolore. La bellezza femminile trova nella maternità la sua espressione più autentica. Non preoccuparti se chi sta al tuo fianco è lontano da
questa posizione. La tua drammaticità, la coscienza che hai di te (ti supplico, non lasciartela portare via dalla barbarie culturale in cui viviamo) aiuteranno tuo marito a percepire ciò
di cui sei segno. Ricorda ciò che è stata Beatrice per Dante. E ricorda anche cosa dice la Genesi: «E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li
creò». È un’unità ontologica che non ha nulla
a che fare con il male. Una complementarietà
nella diversità. Questo è l’amore.
[email protected]
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45
LETTERE
AL DIRETTORE
Pur non essendo noi
renziani non possiamo
non dirci “forza Renzi”
“A
lezione di verità”:
prendendo sul serio l’orgoglioso occhiello che in Tempi n. 3/2014 invita alla lettura di un’intervista a Pierdomenico
Perata aperta dal sobrio titolo “Il mostro è l’ignoranza anti-Ogm”, vorrei fare qualche osservazione sul tema. In sostanza la questione Ogm sì/Ogm no è prima di tutto storicamente superata. Ormai gli Ogm ci sono, e il loro impiego
alla scala planetaria è una realtà tanto innegabile quanto irrefrenabile. (...). In ogni caso resta ancora da affrontare il problema della loro convenienza
non solo economica ma anche sociale
e culturale. Una volta però che viene
portato a questo cruciale livello, oggi
nel nostro paese il dibattito purtroppo si degrada subito in modo preoccupante. Cedendo a tentazioni uguali e contrarie a quelle che Perata vede
dilagare nel mondo della politica, molti accademici, andando ben oltre il loro ruolo di scienziati, se favorevoli agli
Ogm accusano coloro che li vedono di
mal occhio di voler affamare il mondo;
se invece sfavorevoli agli Ogm accusano coloro che li sostengono di farlo
solo perché sono al soldo delle multinazionali che dominano il mercato
mondiale delle sementi. È urgente a
mio avviso liberarsi da questo… scontro fra estremisti di opposte tendenze. Ognuno di questi due modi di coltivare la terra per produrre alimenti
ha un suo spazio, un suo attuale mercato e un suo futuro. Non conviene a
nessuno, tanto meno a noi, glorificare
l’uno e dannare l’altro. Lasciamo che
siano il tempo e i consumatori a de-
cidere quale ruolo e quali dimensioni assegnare – dico semplificando – al
mondo del McDonald’s, dei cibi pronti
surgelati e della soia, e rispettivamente a quello di Slow Food, di Papillon e
della Fondazione Gino Girolomoni (con
tutte le loro rispettive e rilevanti differenze). Mi auguro che Tempi dia un
efficace contributo in questo senso.
Robi Ronza
Lo stiamo facendo. Non si fa il bene
comune istigando l’ignoranza per finanziare “markette” a prodotti biologici (potenzialmente più pericolosi
per la salute di qualunque prodotto che abbia subìto un trattamento
industriale per la buona conservazione del prodotto stesso). Non si fa
l’interesse dei consumatori inventando sulle confezioni dei prodotti di largo consumo avvertenze anti-Ogm. D’accordo: viva “i sapori” di
Slow Food. Ma la politica agricola e
di Fred Perri
BENVENUTO IN ITALIA, ET
I
è, nel suo piccolo, un problema che ci riguarda tutti. È un problema che nasconde i guai di tutti i posti dove non c’è una risposta chiara alla domanda: ma chi comanda? Noi
italiani ci troviamo in queste condizioni precarie perché nessuno ha il coraggio di prendere decisioni spiacevoli, perché per stare a galla bisogna accontentare
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l problema dell’Inter
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tutti. Nella vita c’è sempre qualcuno che non la pensa
come te, che ha il tweet facile. La Tav la facciamo? Sì,
ma a rilento. Perché così i no Tav non si arrabbiano. E
i costi salgono.
Prendere decisioni, comandare, è oneroso. Però
qualcuno deve fare il lavoro sporco e non si può stare
ad ascoltare la curva, il tifoso vip o il ras provinciale. E
Foto: Ansa
Il problema dell’Inter
in fondo è lo stesso della Tav
[email protected]
agroindustriale è un’altra cosa: non
si fa con le filiere di lobby e associazioni di signori “Bio”. Che se la cantano e se la incassano.
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I seguaci di Gramsci dovrebbero essere più che contenti della presenza di
scuole di orientamento diverso. Scriveva Gramsci che la presenza di scuole religiose o altro serve ad arricchire
gli scambi interculturali. Adesso i suoi
più accesi fan lo sconfessano? Guglielmo Gandolfi via internet
L’articolo di Matteo Rigamonti,
scritto con l’intelligenza e l’esperienza di chi sa (Matteo è stato allievo del liceo Don Gnocchi di Carate Brianza), ha per oggetto l’unica
cosa che vale più della vita: il diritto
alla libertà di cercare il senso della vita. Se la scuola non è anzitutto
questo cos’è? È una caserma.
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Merita approfondire la rabbia che
buona parte della sinistra sta esprimendo verso Renzi, colpevole di parlare-collaborare-legittimare Berlusconi. La questione del “pregiudicato” è
del tutto pretestuosa, ovvio che pure
senza la sentenza del 1° agosto la rabbia e l’accusa sarebbero state uguali. Il dato essenziale è che chiunque
rappresenta una parte considerevole
di italiani non può mancare nel tavolo delle riforme di fondo, status a suo
tempo riconosciuto anche a Togliatti che pure era stato connivente con
l’uccisione di centinaia di italiani (comunisti) in Russia. Riflettano i molti centristi e cattolici ormai “sposati”
GESÙ E I SUOI UOMINI «DI BASSO PROFILO»
La salvezza del mondo passa
per le nostre vite ordinarie
CARTOLINA DAL PARADISO
di Pippo Corigliano
O
gni intervento del Papa è pieno di significati e spunti di riflessione. Domenica scorsa
ha osservato che Gesù comincia la sua missione dalla Galilea, «un luogo decentrato», e con uomini «di basso profilo»: non «si rivolge alle scuole degli scribi
e dei dottori della legge» ma a persone umili e semplici. «Gesù va a chiamarli là dove lavorano». Il Papa traccia un quadro di normalità e, all’interno di questa normalità (della vita di tutti i giorni come la mia), Gesù passa. «Anche oggi in questo momento, qui, il Signore passa per la piazza», dice il Papa e indica la piazza sottostante. Più
chiaro di così! Il Papa, il dolce Cristo in terra, chiama noi come faceva Gesù.
Ognuno ha la propria vocazione e Dio mi chiama a viverla pienamente, volando
con le ali che Lui mi ha dato, non altre. Nella mia vita ordinaria sono chiamato a vivere un amore straordinario. Se faccio una fotografia della mia vita attuale ho il quadro della mia vocazione. Non il quadro dei motivi per lamentarmi: se le cose stessero
diversamente, allora! No: guardando quella foto ho l’orizzonte in cui Dio mi vuole e
aspetta che io corrisponda col cuore. È Lui che mi dà la forza: le circostanze avverse
sono la croce che posso portare agevolmente se lascio fare a Gesù. Mi hanno educato come se tutto dipendesse da me. In realtà tutto dipende dalla mia preghiera. I santi sono stati allegri e fiduciosi. Hanno fatto grandi cose perché si son lasciati guidare
dalla fiducia nella Provvidenza. È qui e ora che Gesù passa.
con la sinistra, su quanto la sua pancia
– il suo dna – richieda odio esiziale per
il nemico, oggi come ieri contro Craxi, Fanfani, De Gasperi, cioè tutti coloro che efficacemente la contrastano.
Accusare di parlare col nemico quindi
di legittimarlo, esprime la vera concezione della democrazia di quei signori,
cosa intendono per normale dialettica tra maggioranze e opposizioni o tra
forze democratiche, del resto si ricordi cosa dicono da vent’anni del popo-
lo che non vota come piace loro e cosa
dicevano del popolo che votava democristiano. È doveroso temere per Renzi, prenda tutte le dovute precauzioni.
Luigi Fressoia Perugia
Smentendo certi nostri iniziali dubbi, Matteo si sta dimostrando un ragazzo tosto. Mi pare che non abbia
bisogno di consigli: ha capito che o
fa questa svolta di legge elettorale
o se lo mangiano. Forza Renzi!
Foto: Ansa
SPORT ÜBER ALLES
soprattutto a comandare deve essere uno. Il povero ET
piovuto dall’Indonesia pensa di essere arrivato in un
posto normale. Non è così. Come ho già detto, quando
si cambia, si cambia. Mandi via tutti e metti gli uomini di tua fiducia nei posti chiave. Gente di cui ti fidi.
L’affare Vucinic-Guarin non era così scandaloso: Guarin alla Juve avrebbe faticato a trovare spazio, Vucinic
all’Inter avrebbe giocato sempre. Era l’Inter la più bisognosa in questo baratto, la forma più antica di commercio umano, tornata in auge in tempi di crisi. L’affare è saltato perché all’Inter comandano tutti e non
comanda nessuno. Compagni e amici interisti, prima
di un attaccante, ora avete bisogno di un capo.
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taz&bao
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| Honoré-Victorin Daumier, Gargantua (1831), Parigi, Bibliothèque nationale de France
L’evasore
e il magnaccione
«Guardi che l’Italia è molto più libera di quel
che voi credete, grazie al mercato nero e
all’evasione fiscale. Il mercato nero, Napoli,
e l’evasione fiscale hanno salvato il vostro
Paese, sottraendo ingenti capitali al controllo
delle burocrazie statali. E per questo io ho
più fiducia nell’Italia di quel che si possa avere dalle statistiche, che sono pessimiste. Il vostro mercato nero è un modello di efficienza.
Il governo un modello di inefficienza. In certe
situazioni un evasore è un patriota. Ci sono
tasse immorali. Non facciamo moralismi, un
conto è rubare o uccidere, un conto evadere
le tasse. (…) Siete un grande Paese. Grande
tradizione di mercato, voi inventate banche
e contabilità. Allora dovete passare dal 50 per
cento dell’economia controllata dallo stato al
10 per cento. Ecco come: 1) Privatizzare.
2) Privatizzare. 3) Privatizzare. (…) 4) Dopo la privatizzazione, tagliate la spesa
pubblica e tagliate le tasse. Infischiatevene
del deficit, il deficit sono tasse. Conta ridurre
la spesa. Se spendete 100 e ricavate 50 in tasse, da dove vengono le altre 50 lire? Da tasse
nascoste, comunque, mica crederà in Babbo
Natale? 5) Abrogate ogni tariffa e controllo, le
quote sulle automobili, i computer, i prodotti
giapponesi. State alla larga dalle burocrazie
europee e dai serpenti monetari».
Milton Friedman
premio Nobel per l’economia nel 1976,
intervistato da Gianni Riotta
per il Corriere della Sera, 30 maggio 1994
MISCHIA
ORDINATA
L’ALLUVIONE NELLA TERREMOTATA EMILIA
La tenacia di quel popolo
doppiamente ferito
di Annalisa Teggi
«Non vedi tu la morte che ’l combatte/ su la fiumana ove ’l mar non ha vanto?» (Inferno, canto 2)
P
roprio mentre scadeva il termine per pa-
gare mini-Imu e Tares, abbiamo sentito parlare molto dei 1.243 immobili
romani di proprietà di Angiola Armellini, indagata dalla guardia di finanza per una presunta evasione fiscale di oltre due miliardi
di euro. In quegli stessi giorni si è parlato
molto meno di Giuseppe Oberdan Salvioli,
l’uomo disperso durante l’alluvione che ha
colpito la provincia di Modena lo scorso 19
gennaio. Chi abita nella zona
dice che l’argine del fiume Sec- UNA ragazza HA SCRITTO su fACEBOOK: «panni sporchi
chia si è letteralmente sfascia- E BAGNATI, lavatrici ROTTE». È ARRIVATA GENTE
to, provocando un’ondata di CHE SI è PORTATA A CASA QUEI VESTITI DA LAVARE
acqua e fango che in alcune località ha raggiunto i due metri di altezza.
rate, e piegano il capo sotto il piede brutale
La storia di Giuseppe racconta in modo dei sopravvegnenti». Ci ricordò che quando
eclatante le ferite e la tenacia di quella fet- l’umano si trova a essere in qualche modo
ta di terra: 43 anni e una figlia di 19, è stato travolto, bisogna fare come hanno fatto i viinghiottito dall’acqua mentre tentava di soc- gili del fuoco per evacuare gli alluvionati,
correre i vicini ed era, come tanti altri, tra si passa di casa in casa e si ascolta la voce di
quelli a cui il terremoto del 2012 aveva tol- chi ha l’acqua alla gola.
to l’unica casa. A questa vittima si aggiungoUn anziano, vedendoli arrivare col gomno centinaia di evacuati, circa 2.500 ettari mone in suo soccorso mentre l’acqua arrivadi campi devastati (le floride terre del Lam- va poco sotto il suo terrazzo al primo piano,
brusco) e numerosissime attività industriali ha detto loro: «Ho finito il vino». Il vigile gli
e commerciali in ginocchio. Eppure più che ha risposto: «Per quello non siamo attrezzadelle persone, si è parlato delle nutrie.
ti». E il messaggio tra i due non poteva esCome spesso accade, una supposta pole- sere più chiaro, cioè: avanti, che ne usciamica fa più rumore della nudità dei fatti. Ed mo. Una ragazza più giovane ha propagato
è una svista tremenda, e pure controprodu- la sua voce via web, ricevendone una rispocente; non solo per chi è vittima di eventi sta tutt’altro che virtuale: dopo aver pubblitragici come questo, ma anche per noi tut- cato su facebook alcune foto con la didascati. Perché proprio quando c’è in gioco la so- lia «qui abbiamo panni bagnati e sporchi,
pravvivenza, la semplice cronaca delle azio- ma le lavatrici non funzionano», ha visto arni umane dichiara che la vita non è mera rivare gente in macchina pronta a portare a
sopravvivenza. Un occhio attento avrà sem- casa propria quella roba da lavare. Gli osserpre da dire più cose di una lingua sciolta. vatori non solo si sono dati una mossa, ma
Ce lo lasciò detto Giovanni Verga nella pre- in seguito si sono anche premurati di manfazione ai Malavoglia: «Solo l’osservatore, dare un sms fantastico: «Per la giacca di lana
travolto anch’esso dalla fiumana, guardan- ho usato un lavaggio che non la infeltrisse
dosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai ed è venuta proprio bene». L’amore alla perdeboli che restano per via, ai fiacchi che si sona può passare anche attraverso la cura a
lasciano sorpassare dall’onda per finire più quel vestito che tornerà a portare, una volta
presto, ai vinti che levano le braccia dispe- passato il guado.
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