Rinunzia avanti a nodaro alYIndice degli autori citati del
Grande Dizionario della Lingua Italiana*
Cum sit: il Grande Dizionario della Lingua Italiana,1 mentre e
appena apparso il vol. XIX, compie 40 anni dalTawio dell'intrapresa,
e ne avrä giusto altrettanti Fanno 2001, per il quäle e annunciato l'ultimo volume. sogno di Salvatore Battaglia e di quanti, dopo la sua
morte, hanno lavorato duramente per dare alTItalia un vocabolario
storico moderno e di adeguato impianto sta per compiersi, dunque.
Giä da ora si puö dire ehe, se il presupposto iniziale, quasi un'utopia,
di Battaglia fu di redigere la nuova Crusca (e bisogna avere l'onestä
di dirlo, fu oggettivamente fortemente osteggiato e sovente quasi deriso nel suo proposito da una parte considerevole deü'accademia italiana), quelTassunto iniziale non fu fondato sulla sabbia. Chi vorrä
avere la cura di raccontare questi 40 anni di lessicografia dovrä necessariamente partire dai principi di base del vocabolario per narrarne
la storia ed illustrarne, col metodo e le sue evoluzioni, il progresso.
Fu una scelta letteraria, e non filologica e documentale a ispirare
Battaglia: e sufficiente lo stacco anomale tra i primi e gli ultimissimi
volumi, in termini di vastita e varieta della documentazione, per
averne conto. Oggi, del resto, non solo gli Studiosi chiedono a un
dizionario il massimo rigore scientifico, ma anche gli occasionali
utenti pretendono una documentazione chiara, affidabile ed esaustiva.
L'idea primitiva fu presumibilmente quella di emendare la Crusca da
inattuali Ideologie linguistiche,2 dai vizi di forma e di sostanza, dal
* Per la bibliografia, quando non definita tradizionalmente, si utilizzano le
sigle consuete del LEI, Supplemente bibliografico con la coUaborazione di R.
Coluccia, D. Hauck, H. Hauck, G. Tancke. Ancdisi, progettazione infonnatica
ed elaborazione dati a cura di M. Linciano, Wiesbaden 1991.
1
S. Battaglia, Grande Dizionario della Lingua Italiana, Torino 1961 e segg.
(dal vol. 8, 1973, diretto da G. Bärberi Squarotti, giä coordinatore della «squadra»
redazionale deU'UTET).
2
In realtä dovremmo dire il Tommaseo-Bellini, cf. F. Bruni, La preparazione
del Grande dizionario della lingua italiana nel carteggio tra Salvatore Battaglia
e Carlo Verde, in Medioevo Romanzo 17 (1992), p. 99-133, a p. 104: «l'UTET
intendeva affidargli inizialmente un aggiornamento del Tommaseo ... ma Battaglia propose di fare unOpera nuova e autonoma. Peraltro il rapporto con i vocabolari della tradizione ... si imponeva: la lessicografia recente, tardo-ottocentesca e novecentesca, aveva lasciato allo scoperto il territorio della lingua moderna... A questa circostanza oggettiva va aggiunta poi la predilezione di Battaglia per la letteratura moderna».
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non documentato e non documentabile, e, aggiornandone metodo e
supporto bibliografico, realizzare finalmente l'opera da un secolo attesa (ben sappiamo ehe per le ultime lettere delTalfabeto ancor oggi
dobbiamo ricorrere al TB come unico strumento lessicografico «moderno»). Uofficina del B e stata ottimamente illustrata da Luca Terzolo qualche anno fa,3 e mi auguro ehe egli vorrä anche üluminarne
la vicenda alla fme della fatica, atto di fondamentale rilevanza, perche
essa e, insieme alla storia interna del dizionario, anche la storia delle
mode, dei progressi, delle convinzioni scientifiche culturali e letterarie dell'Italia del dopoguerra. Sara anche un utile esercizio collettivo,
sia in vista dell'auspicabile appendice ai primi volumi, per piü aspetti
segnati dal tempo, sia per possibili comuni riflessioni oggettive e profonde sui rapporti tra lessicografia e filologia, tra lessicografia e societä, e sulla lessicografia come specchio del tempo. In questo senso
B mostra spesso i suoi anni, rispetto almeno agli anni della formazione, ehe so bene essere stati solitari e confusi, condizionati anche
da un budget iniziale ridottissimo. Ma e una trama soprattutto messa a
nudo dalla ineluttabilita di alcuni principi di fondo della lessicografia
storica: per esempio dal fatto ehe la fortuna d'essa e determinata dalla
qualita delle fonti citate e dalla loro trasparenza, cosi come, ma solo
in parte, dalla sua neutralita ideologica.4
Quello della qualita delle fonti e stato uno dei limiti maggiori di B,
e tale resta, sia per la gran mole di materiali giä pubblicati, sia per la
loro confluenza probabile anche nei volumi ehe mancano alla fine.
Su questo ampiamente scrisse Paolo Zolli, per esempio criticando:
«quando nella tavola dei citati del Batt. vedo ehe sotto S. Agostino
volgar. (datato alla seconda meta del sec. XIV) figurano ben nove testi
o edizioni diverse, e per lo piü di opere diverse, mi chiedo sgomento
(ma soprattutto vorrei chiederlo agli esperti di testi antichi) se sia
lecito ricondurre ad un unico nome opere diverse, e soprattutto ehe
affidamento diano non tanto le edizioni (ehe essendo quasi tutte setteottocentesche non ne danno alcuna), quanto rattribuzione a
quest'epoca di tutta questa congerie di testi».5 Ancora piü radicale
Höfler, RLiR 50, 432, quando sostiene ehe «les indications historiques
3
L. Terzolo, R punto sul grande Dizionario deUa Lingua Italiana, in: «Lessicografia, filologia e critica». Atti del Convegno Intemazionale di Studi (Catania-Siracusa, 26-28 aprile 1985), Firenze 1986, p. 45-53.
4
Si pensi, ad esempio, come l'estremo baluardo della toscanocentricita trecentista e purista, pur giovando alla causa letteraria e deH'Accademia stessa
della Crusca, per quanto attraverso una sorta di terrorismo linguistico, abbia
segnato in questi medesimi limiti la sua fine, a causa dei violenti condizionamenti
all'evoluzione della lingua, e la soppressione dei momenti documentali di base
della sua storia periferica.
5
Cf. Zolli, LessFilCrit 163.
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Antonio Lupis
des dictionnaires ne repondent ni au point de vue philologique ni au
point de vue linguistique, aux exigences de notre temps». II fatto e
ehe la qualitä delle fonti e, per usare un parallele matematico, una
funzione storica, la quäle prende in considerazione una variabile indipendente legata alla ricostruibilita del testo di riferimento, ed una
variabile dipendente ehe risiede nello stato del testo alTepoca dello
spoglio lessicografico. Funzione ehe e inversamente proporzionale al
tempo (distanza cronologica del testo dallo spoglio, proliferazione di
copie e stampe, esistenza di piu edizioni critiche). Ora, se dal punto
di vista lessicografico si deve affermare ehe non esiste nulla fuori del
testo (quello della verita relativa e del testo come rispecchiamento
sociale e un problema della filologia),6 un dizionario storico dovrebbe
in linea di principio progressivamente adeguare allo stato dell'opera
le proprie schedature, sostituendo man mano le edizioni «usurate»
con quelle piu aggiornate metodologicamente. Ma non potrebbe mal
sostituire gli spogli a ritroso nel tempo, quelli cioe giä entrati nelle
voci ormai stampate. Ne e pensabile ehe una grande impresa lessicografica possa essere contenuta nelTarco temporale di pochissimi anni
(penso al FEW, al LEI, ma anche al TLF, e a tutti quei dizionari ancora
in corso di stampa, tra i quali appunto B). E piu si dilatano i tempi
di redazione del vocabolario, piu si realizza una sorta di progressiva
stratificazione degli assetti testuali, le fonti a cui esso si abbevera,
ove quelli trascorsi sono via via sempre piu precari, ma probabilmente
rappresentando, ciascuno d'essi, lo stato piu avanzato della ricerca al
momento del primo utilizzo.7 Tutti questi strati soprawivono, owia6
Per quanto, poi, le migliori bibliografie critiche non siano in fondo quelle
allegate dai dizionari storici, ma quelle dei dizionari etimologici, proprio perche
partono dal presupposto della definzione del testo e, contemporaneamente del
«rispetto» delle varianti accumulatesi nel tempo e del loro significato culturale.
Oltre ehe, s'intende, dalla massima precisione nei riferimenti, nei rinvii, nelle
datazioni di singoli documenti. Si veda, come modello esemplare, il Complement
etymologique 1993 del Dictionnaire 6tymologique de VAncien Frangais, dovuto a F. Mohren, Tübingen 1993: a proposito delle sigle, scrive Mohren (p. VIII)
ehe «les sigles du DEAF assurent l'identification des sources, tout comme les
abreviations du TL par exemple. Mais ... le Systeme du DEAF permet, en principe, de percevoir certains groupements de textes, de versions, de variations
manuscrites d'un texte. ... Les sigles sont en principe univoque». E cf. anche F.
Mohren, Edition et lexicographie, in: M.-D. Gießgen / F. Lebsanft (edd.), Alte
und neue Philologie, Tübingen 1997, p. 153-166.
7
Per esempio, s.v. arco 14 TB accoglie il citato da Dante, Paradiso 26,24 (per
errore assegnato a Purgatorio) «Chi drizzo l'arco tuo a tal bersaglio», contro la
forma berzaglio dell'edizione Petrocchi e di EncDant. Perö piu avanti TB, citando dalla Crusca, istituisce anche il lemma berzaglio, sempre sul medesimo
contesto, il ehe significa una doppia entrata su differenti fonti spogliate, cioe su
differenti strati dell'operazione lessicografica. Qual e il testo per TB? Entrambi,
volta a volta, direi, ma il filologo ehe ne pensa? Ancora TB propone per una
medesima citazione in Teseida VII. 110.5/7, ehe oggi va letta sulla base di S. Bat-
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mente, ed anzi sono ancor piü evidenti, anche nella bibliografia ehe
accompagna una grande opera lessicografica, accavallandosi e generando, poi, quelle polemiche questioni poste da Zolli, sul grado di
affidabilitä delle fonti.8 Resta comunque difficile accettare, preche
poi, ove sia questa la causa di una simile moltiplicazione dei testi, il
lettore non venga awertito delle ragioni. Ma non e detto, in fondo,
ehe di ragioni ve ne siano ... Perche in B Loffo Bonaguida e preso
anche sotto Nofifo Bonaguida? Tommaso Buzzuola anche sotto Tommaso da Faenza? Documento pistoiese (1259) anche come Quaderno dei capitali? Claudio Della Valle anche sotto Nicio Eritreo? Perche la Filii di Sciro di Bonarelli e la Calandria dei Bibbiena sono
spogliati ciascuno da tre diverse edizioni? Si dirä ehe solo col tempo
si perviene a trovare la miglior edizione, o, solo tardivamente rispetto
ad altri spogli appare un'edizione critica (e in definitiva il problema
ehe hanno tutti i dizionari, anche il LEI, quando le schedature sono
fatte da fonti dirette): ma si e mal accorto B della assoluta inutilitä,
per esempio, di lasciare in giro le schede dei Viaggio settentrionale
di Negri tratte dall'antologia curata da Falqui,9 essendo il testo non
taglia, Teseida delle nozze d'Emilia, Firenze 1938 «... sopra li quali [gradi] le
genti sedeno / a rimirar gli arenarii diri / o altri ehe facesser alcun gioco», la
doppia lemmatizzazione come arenari e come arenanti Siri. Le due occorrenze
si giustificano con Taccoglimento di una doppia tradizione: la prima delle quali
e assicurata dalTautografo laurenziano (ms. Laur. Doni e acquisti 325), mentre
contro di essa coincidono alcurü codici piü tardi e la fortuna della tradizione,
ehe per secoli ha privilegiato la scelta arenanti Siri. L'autorita delTautografo
sembra comunque indubitabile, anche perche il luogo in oggetto e accompagnato
dalle chiose interlineari autografe «[diri:] crudeli» e «Arenarii sono uomini i
quali fanno un certo giuoco molto crudele sopra la rena». Resta comunque il
dato della doppia registrazione in TB. Anche qui: quäl e il testo?
8
Del resto, per piü alimentare le perplessitä di Zolli sul S. Agostino volgar,
tanto vale aggiungere anche ü fatto ehe lo stesso G. De Luca, Prosatori minori
dei Trecento, Milano-Napoli 1954, unica fönte «moderna» spogliata da B, a sua
volta citi da un'altra edizione ancora, cioe daWAntico volgarizzamento delle
Confessioni di Sant 'Agostino, edito la prima volta ... dal P. Nicola Mattioli
agostiniano, Roma 1888 commentando poi, a p. 459, in modo abbastanza ellittico, ehe il libro «riproduce quasi diplomaticamente, senza peraltro un criterio
filologico o anche soltanto uniforme, un manoscritto, la cui trascrizione porta la
data dei 20 maggio 1453 ... La versione, forse deirultimo Trecento, parrebbe
opera d'un trecentista senese ... lo non escluderei i primi dei Quattrocento, se
per alcune riprove il manoscritto, quäle almeno lo riproduce il p. Mattioli, non mi
sembrasse con certezza una copia di altro precedente». Strati su strati, dunque, e
senza possedere edizioni affidabili e, ciö ehe piü conta, il testo. Su questa, e altre
questioni della stessa natura, cf. A. Lupis, II mestiere di un revisore, LEI (Lessico Etimologico Italiano) Kolloquium Saarbrücken 21.4.1992, Akademie der
Wissenschaften u. der Literatur - Mainz, Abhandlungen der Geistes- u. sozialwissenschaftlichen Klasse, 1993 - 7, Stuttgart, Steiner, 1993, p. 15-36.
9
Antologia della prosa scientifica italiana dei Seicento, a cura di E. Falqui,
Firenze 1943, p. 567-575.
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Antonio Lupis
solo parzialissimo, quanto in perfetta corrispondenza con le altre due
edizioni citate (una delle quali proprio di Falqui)? O dell'altrettanto
inutile schedatura del Trattato di scienza d'arme con un dialogo di
filosofia, di Camillo Agrippa (siglato Agrippa XCII- - ), tratto dalle
pp. 190-207 della silloge curata da Bascetta,10 visto ehe giä da tempo
era entrata in B la stampa primitiva, Roma 1553, la medesima da cui
cita Bascetta? Identico U discorso per Antonio Scaino: cambiano solo
U nome delTopera, Trattato del giuoco della palla, Venezia 1555, e le
pp. 278-323, delTantologia di Bascetta. Per centinaia di volte. Non
intendo parlarne qui, ma almeno in nota un unico spesso esempio
vorrei farlo, anche perche non e chiaro, in certi casi, se B sia a conoscenza della assoluta identitä dei materiali spogliati, o ritenga di avere
a ehe fare con opere distinte.11 Naturalmente non sempre dei testi
10
Cf. Sport e giuochi. Trattati e scritti dal XV al XVIII secolo, a cura di C.
Bascetta, vol. 2, Milano 1978.
11
Gli esempi sono qui tutti relativi ad autori ed opere contenute in un'unica
antologia, Prosatori minori del Trecento, cit., sempre siglato in B con la cifra
XXI-1. A fronte le opere integrali sulle quali De Luca basa la sua silloge, e ehe B
tempestivamente schedö. Come segue: Abate Isaac volgar. XXI-1 = 1-1 (ma De
Luca utilizza il ms. Chigiano 2458 (L. IV. 124), sec. XTV, ff. 5v-6v; e, parzialmente,
la Cottazione deWabate Isaac sia nell'ed. di Firenze 1720, sia nell'altra di Roma
1845, ehe e quella segnata 1-1 in B); Bartolomeo da S. Concordio XXI-1 = 1-1
e 1-1-1 (= TLIO 154; Ammaestramenti degli Antichi, a c. di D. M. Manni, Firenze
1734, p. 80-135: il testo e il medesimo edito dal Nannucci, Firenze 1840, p. 157243, ma De Luca lo rifiuta, ritenendo la lezione «sospetta di dotti arbitrii» a
confronto di «quella tanto piu piana e tanto meno estrosa del Manni»); Coscienza, XXI-1 = B s. S. Bernardo volgar. 3-1 (dal volgarizzamento deirapocrifo
di San Bernardo: Tractatus de interiori domo seu de conscientia aedificanda
(Migne, P. L., 184, 507-552) [dal ms. della Bibl. Naz. di Roma, Fondi Minori 26
(San Pantaleo 111), sec. XTV]; B non comprende trattarsi dello stesso testo, in
quest'ultimo caso basato sulla stampa dello Zanotti, Verona, Rossi, 1828, cf. anche Crusca 1963 e TB s. S. Bern. Cosc., e lo spoglia come due diverse opere e
due diversi autori); Dottrina del vivere volgar. XXI-1 = B s. S. Bernardo volgar.
9-1; 13-1; 14-1 (da: «Pistola, la quäle el reverendissimo dottore messer santo
Bernardo scrisse, e mandö a uno suo grandissimo e devoto amico, nome messer
Raimondo»; ms. Vat. Barberiniano lat. 4118, f. CXLI recto e verso. II testo, ehe,
celeberrimo nel Medio-Evo, ricevette un grandissimo numero di rifacimenti e
volgarizzamenti, sembra dovuto a un Bernardus Silvaticus o di Tours - cf. Ch.V. Langlois, Maitre Bernard, «Bibl. de l'Ecole de Chartes», LIV (1893), 224-250).
Di qui la confusione di molti editori, e la falsa attribuzione, con San Bernardo,
nelle cui Epistole volgarizzate e quasi sempre confluita la Dottrina del vivere.
Owiamente sbagliano B, Crusca e TB a inserire questo volgarizzamento con gli
altri di San Bernardo, e sbaglia B a distinguere sotto distinte voci questo testo
sotto Dottrina del vivere volgar. e S. Bernardo volgar. 9-1; 13-1 e 14-1. Expl.:
«Finis. Amen. a.d. XVIII di novembre 1392. La sopradetta epistola di san Bernardo fu recata di latino in volgare per lo egregio dottore di dicretali e calönaco
di Siena Antonio di Tano da Chianciano, nel 1391 a di 27 di dicembre, a preghiera
e istanzia di me, Meio d'Antonio di Meio Buonfigli; lo quäle di mia mano
qui
scritta»; Guglielmo di Saint Thierry volgar. XXI-1 = B s. S. Bernardo volgar.
3-1 (da: Pistola di san Bernardo a' frati del Monte di Dio, a c. di P. Fanfani,
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identici; ed e il vero cruccio, scorrendo la bibliografia di B, come fu
il cruccio di Zolli, perche ad un lessicografo puö interessare esclusivamente il testo, non tante stampe della stessa opera.
Allora, se nulla esiste fuori del testo e, nel tempo, ciascuna fönte e
vera, quäl e in B il testo?12 La veritä e ehe, pur valoroso filologo,
Salvatore Battaglia ben conosceva i limiti oggettivi esterni alla redazione del dizionario, dalTassenza di un tesoro delle origini italiano
filologicamente affidabile, cui finalmente inizia adesso a porre efficace rimedio il TLIO13 presso la Crusca, alTassenza di edizioni critiche
adeguate non soltanto degli autori antichi, ma anche di quelli piü recenti e moderni, ai criteri stessi della scelta di opere da spogliare di
scrittori viventi. Battaglia, come ho subito detto, preferi porsi un
obiettivo piü limitato, ma in quel momento quasi «scandaloso»: scrivere la nuova Crusca degli italiani, aperta ad ogni contributo, anche
alla piü avanzata innovazione linguistica e ai dialetti; e infatti, mentre
fino al 1961 nessun dizionario della lingua aveva registrato forme di
provenienza dialettale, giä alle prime pagine del primo volume in B si
incontrano voci come abbaccare (attestazioni da Viani e Pea), abbacchio (fino a Moravia), abbiacchire e abbiacchito (Viani), abboddare e
abboddüo (Viani), abbqffare (Moravia). Ma in ogni caso - questa fu
Bologna 1867, p. 127-191 - capitoli 27-39 - [si tratta dell'Epistola adfratres
de Monte Dei, seu Tractatus de vita solitaria (P L., p. 184, 307-354, dove e
sotto il nome di Guigo I), di Guglielmo di Saint-Thierry. «Sia detto tra parentesi:
il Fanfani non ha capito molto del testo ehe ha pubblicato», De Luca p. 667); S.
Bernardo volgar. XXI-1 = due epistole di San Bernardo volgarizzate [dal ms.
della Bibl. Naz. di Roma, Fondi Minori 26 (San Pantaleo 111), sec. XIV, ff. 108112. testo lat. = Migne, P. L, CLXXXII, 253-255], De Luca p. 699-702; e ancora,
e ancora, per tutti i seguenti rimandi siglati XXI-1: Cassiano volgar. = I-l-(l);
Cavalca XXI-1 = 10-1 e 16-1-1 (Vita di S. Antonio}, Colombini XXI-1 = 1-1;
Costantino da Orvieto volgar. XXI-1 = Leggenda di S. Domenico volgar.; S.
Bonaventura volgar. XXI-1 = l e 1-1 e inoltre presi anche sotto Meditazioni
sopra la vita di Gesü Cristo; Domenico da Montecchiello XXI-1 = 2-1; S. Giovanni Crisostomo volgar. XXI-1 = 2-1; Filippo degli Agazzari XXI-1 = l (edito
da De Luca con travisamentü); Girolamo da Siena XXI-1 = 1-1; S. Gregorio
Magno volgar. XXI-1 = 1-1-1 (anche sotto Cavalca!); Libro di Tobia volgar.
XXI-1 = anche Storia di Tobia; Anonimo XXI-1 = anche Storia di fra Michele.
12
Un solo esempio per tutti: come decidere, delle varianti riportate dai differenti dizionari, vista la medesima contestualizzazione, tra it.a. badilischi m.pl.
'basilischi' (ante 1294, Latini, B) vs. badalischi (Tramater - TB)? E ancora tra
basalischio m. eid.' (ante 1292, Giamboni, GlossCrusca) vs. basilischio TB; badaLicchio (ante 1400ca., Sacchetti, Tramater) vs. badalichio (GlossCrusca e TB) e
badalischio B; o infine bavalischio (1504, Machiavelli, B) vs. basalischio TB?
13
Si vedano, coordinati da Pietro G. Beltrami, il Bollettino dellOpera del
Vocabolario Italiano, Firenze 1997 e segg., destinato anche a raccogliere le voci
del Tesoro della lingua italiana delle origini, del quäle e appena apparso il
terzo numero, e rampia Bibliografia dei testi in volgarefino al 1375 preparati
per lo spogli lessicale, Firenze 1972, progressivamente integrato in Internet
(http://w\vw.csovi.fi.cnr.it).
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Antonio Lupis
la scelta iniziale - purche forme di provenienza letteraria, in quanto
da autorevoli fonti affermate. Quasi nessuno spazio a documenti d'altra natura, a spogli d'origine diversa. Lo si deduce leggendo il repertorio bibliografico, ma anche solo sfogliando i primissimi volumi del
dizionario. E certi limiti, per cosi dire, filologici, connaturati alTimpianto stesso di B, erano ostacolo non trascurabile, ma certo secondario, a fronte di una grande impresa nazionale, nata ed esordita tra
polemiche e preoccupazioni per il futuro. Un fatto e certo: non ci fu
con Tuscita del primo volume di B, e certo non ci sarä im novello
Alesandro Verri ehe vorrä rinunziare avanti a notaio a una simile altra
Cruscal,14 oltre tutto non prescrittiva ...
Va comunque detto ehe mancate schedature di autori ritenuti letterariamente «secondari», o la non schedatura in opere antologiche di
documenti non «letterari», o di testi editi solo parzialmente a scopo
lessicografico (ben presenti in DELI), ha generato una serie troppo
grande di rinunce e di non lemmatizzazioni, a tutto svantaggio della
continuita documentaria o della raccolta in un arco di tempo ben
precisabile delle attestazioni di una forma. Certo: si dove scegliere, e
in un senso oggi non piü condiviso dallo stesso B, ma per tale scelta
si e pagato un duro prezzo. Anche perche, poi, tra le «occasioni perdute» dagli schedatori di B, rientrano, alzando il conto di queste elisioni, alcune scelte misteriose: per esempio, e accolto tra gli autori
Malatesta Fiordiano: del cinquecentesco riminese, perö, B spoglia non
Tampio poema piscatorio (ciö ehe avrebbe prodotto uno straordinario
arricchimento della sezione ittionimica del dizionario),15 ma, ulteriore
testificazione della scelta letteraria e non documentale delTassunto
iniziale di Battaglia, solo un sonetto,16 del 1551, in lode di Gaspara
Stampa e dedotto dalTedizione a cura di Salza17 delle Rime d'essa e
di Veronica Franco. Non m'e riuscito, devo perö dire, di riscontrare
dei pochi versi del Fiordiano alcuna schedatura utilizzata in B (se non
m'e sfuggita, la ritroveremo forse nei prossimi volumi): ma e certo
ehe lo spoglio del sonetto omette tra l'altro di considerare l'attestato
basalisco erettile favoloso, dotato di virtü magiche3 ehe costituisce l'ultima attestazione nota della Variante d'area toscana di basüisco. Con14
Cf. Rinunzia avanti notaio degli autori del presente foglio periodico al
Vocabolario della Crusca; in: R caffe, ossia brevi e vari discorsi distribuiti in
fogli periodici, a cura di S. Romagnoli, Milano 1960, p. 39-40.
15
Un'ampia schedatura dal Fiordiano e confluita in A. Rossi, Inomi dei pesci,
dei crostacei e dei molluschi nei trattati cinquecenteschi in volgare di culinaria, dietetica e medicina, SLel 6 (1984), p. 67-232. E cf. anche Lupis, MemZolli
243-257.
16
Inizia «Si dolci sä il mio sol tesser gl'inganni», ed e cavato dalle Rime di
diversi ecceüentissimi autori neüa lingua volgare, Bologna 1551, p. 306.
17
G. Stampa e V. Franco, Rime, a cura di A. Salza, Bari 1913.
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seguentemente, anche U LEI deve rinunciarvi, chiudendo le proprie
attestazioni per it. basalisco tra il sec. ΧΙΠ, StefProtonotaro [ms. Vat.
Barb. 3963], Monaci 89/1,29 e 1524, BottaRossi.18 Per converso,
mentre da un lato cita, ma non si vede come utilizzi, il sonetto di
Fiordiano, B rinunzia a qualunque spoglio d'ogni composizione d'incerto o ignoto autore ehe nella medesima raccolta di rime affianchi i
canzonieri delle due celebri cortigiane. E cosi si perdono numerose
forme di forte rilievo lessicografico. Fra queste voglio citarne una
sola, come per gioco, deducibile dal sonetto d'ignoto autore Epitaffio
infamante contro Gaspara Stampa «Fermati, viator, se saper vuoi»:19
si tratta della forma verbale inestiami cinnestami3, ehe costituisce ultima attestazione del senso osceno, ed e l'unica della piccola serie
con la desinenza ampliata in -iare [*inestiare vs. innestare]. Pruderia
redazionale? Pu essere, ma non credo, giacche poi, proprio sotto la
sigla Incerto autore 1-1 si spoglia l'equivoco sonetto tardo-secentesco
TA ΚΑΤΑΜΗΝΙΑ, titolo sostitutivo apposto dal Croce in forma eufemizzante alla p. 214 della sua raccolta di marinisti.20 Altra «occasione
perduta» ehe qui cito solo perche pone la questione di quali testi,
alTinterno di raccolte antologiche, siano poi stati realmente spogliati
da B, e in qu l modo, la ricavo dal Carteggio inedito d'artisti I-l:21 a
p. 296 del vol. I si incontra la locuzione mant.a. lavorar alla gagliarda
lavorare di lena3, contenuta in una richiesta di denaro degli operai di
S. Andrea di Mantova a Francesco Gonzaga, del 15 settembre 1490. B
non accoglie l'attestazione, e fa partire le datazioni della locuzione it.
lavorare alla gagliarda, s. v. gagliarda, dalla Guerra di Fiandra di
18
Cf. LEI BASILISCUS IV, 1707, 37-41.
«Fermati viator, se saper vuoi / l'essito de la mia vita meschina: / Gaspara
Stampa fui, donna e reina / di quante unqua puttane f r tra voi. / M'ebbe vergine
il Gritti, ed ho da poi / fatto di nulle e pi cazzi ruina; / vissi sempre di furto e
di rapina, / m'uccise un cazzo con gli £mpiti suoi. / Vergai carte d'amor con
l'altrui Stile, / ehe per quel fatto i versi mi facea / il Fortunio, compare mio
gentile. / Va' in pace, e, per temprar mia pena rea, / inestiami col membro tuo
virile, / ehe sol quel, mentre vissi, mi piacea». Π sonetto e citato da Salza, traendolo dal ms. 115 della Bibl. Trivulziana, dov'e trascritto di mano del marchese
G. G. Trivulzio, ehe lo fece precedere da queste parole: «In un libro ms. ehe fu
gi di Alessandro Padoani, contenente varie poesie, eranvi XXI sonetti contro
Gaspara Stampa, ma tutti erano stati lacerati, eccetto l'ultimo, ehe qui si trascrive, e ehe non subi la sorte degli altri, ma solamente fu in qualche parola
cancellato», e seguito dall'explicit della serie infamante: «II fine dei XXI. So: /
sopra Mad. Gas / para Stampa» (cf. Salza, p. 375).
20
Sonetto tratto dal ms. della Bibl. Vittorio Emanuele di Roma 487 (671-629),
f. 121 «dove ha un titolo piu volgare» (Lirici marinisti, a cura di B. Croce, Bari
1910, p. 553).
21
Carteggio inedito di artisti dei secoli XIV, XV e XVI, pubblicato da G.
Gaye, 3 vol., Firenze, 1839-1840. Controlli effettuati su esemplare in possesso
della Biblioteca Nazionale di Bari.
19
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Antonio Lupis
Guido Bentivoglio (1632-1639). Peccato la perdita della prima attestazione, ma ciö rientra nel destino di ogni dizionario, ehe non puö
sempre raccoglier tutto e qualcosa smarrisce, o sceglie di smarrire.
Qui invece la questione e altra, ed e tutta nella prima fase del dizionario, quella della scelta dei testi: in realta, alla prova dei fatti, delle
centinaia di testimonianze, lettere, documenti, testamenti, registri e
dichiarazioni di beni posseduti pubblicati da Gaye, ben pochi (come
si vedrä piü avanti) sono quelli schedati da B, e quasi soltanto statuti
di corporazioni o lettere di artisti o ad artisti dirette. E, in ogni caso,
al di la della singola forma non accolta nel dizionario, la verita e ehe
non sapremo mai quali siano i testi realmente spogliati da B, nell'arco
di tre secoli, pur essendo evidente ehe qualcosa deve essere stato
schedato, o non avrebbe senso alcuno il rimando Carteggio inedito
d'artisti 1-1, relativo a tutti i tre volumi, e rassegnandoci comunque fin
d'ora ad accettare ehe, quando rintracceremo un rinvio sotto questa
codifica, non riusciremo ugualmente mai a sapere a chi e a quando
relativa, ricorrendo al solo Indice.
Anche per via di quest'ultima considerazione non mi occuperö in
questa sede di questioni d'ordine filologico, ma documentario, trattando solo della coerenza e della qualita delle fonti nel rapporto tra
tavola bibliografica di B e lo stesso B, lasciando ai redattori del dizionario, ehe sono i migliori giudici di se stessi e dell'opera, la cura di
individuare il modello piü avanzato possibile di lessicografia füologica cui giustamente tutti insieme tendiamo. E voglio occuparmi inol·
tre del problema della trasparenza delle fonti, anch'esso, come ho
detto, determinante della fortuna di un dizionario storico, e centrale
per la sua interpretabilita. Fondamentalmente esso consiste nella reperibilita delle fonti citate, nella riscontrabilita delle attestazioni,22 ma
anche nella chiara loro identificabilita.23 Direi ehe oggi, quanto ai
22
il problema della fruttuosa utilizzabilitä di molti dizionari, per esempio
Bergantini 1745 o Acc 1941 o DEI (quest'ultimo con l'aggravante ehe non opera
distinzioni tra documentazioni semivolgari o medio latine e «italiane»), ehe seguono il principio del generico rimando ad un autore, piü o meno noto, senza
altra indicazione ehe consenta ulteriori controlli. Ma e questione ehe tocca anche
vocabolari recentissimi come il DELI, ehe, non contestualizzando mai le forme,
ne flettendole (per esempio gli agg. sono tutti al maschile, i verbi mai pronom.
o rifl.)i genera sovente equivoci nei redattori del LEI, ehe sono portati a domandarsi se per caso non si tratti di materiali altri e diversi quelli in possesso dei
due dizionari, fino alTistituzione errata, a volte, di una doppia entrata nel LEI,
per i generi m. e f., o, per i verbi, intr. e rifl., a fronte, in realta, di un'unica
scheda iperlemmatizzata dal DELI e fornita priva di contesto al lettore.
23
A parte il citato Bergantini 1745, ehe e caso a parte, si pensi ehe permangono ancora misteriose centinaia di sigle utilizzate in TB per assenza di riscontro
nella tavola degli autori citati, malgrado altrettante ne siano state identificate e
riscontrate da Poggi, SMLV 27, 183-230, Ragazzi, SLel 6, 285-333, da me stesso,
occasionalmente, nel lavoro di redazione per il LEI, e soprattutto da Zolli, SMLV
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Rinunzia avanti a nodaro sll'Indice degli autori citati
519
primi punti, e obbligatorio da parte degli utilizzatori di unOpera di
vaste dimensioni Tesercizio di uno spiccato atteggiamento fideistico:
quanto piü materiale viene spogliato per un dizionario, tanto piü s'allontana la possibilita di un controllo «fisico» delle attestazioni; sono
lontani i tempi in cui D'Annunzio poteva permettersi il lusso di tentar
di raccogliere alla Capponcina tutte le opere utilizzate dalla Crusca
(e poi disperse tra i creditoii, insieme agli arredi, durante il volontario
«esilio» francese) ... Oggi e impensabile ehe anche una grossa biblioteca possa raccoglier tutti, ma proprio tutti, i testi schedati in B; anche perche non basterebbe possedere una qualunque stampa delle
opere, se non quella precisa edizione servita per gli spogli: in assenza,
qualunque riscontro sarebbe praticamente impossibile.
Identificabilita delle fonti significa, a sua volta, ehe ogni singola
citazione deve essere attribuita in un dizionario storico ad unOpera e
ad un autore, chiaramente identificati da un indice bibliografico, e
deve essere immediatamente correttamente databile. In assenza,
come fanno il LEI, il DELI, il DEI (e quasi tutti i dizionari) diventa
obbligatoria la citazione dell'anno di morte delTautore la cui attestazione cerchiamo di datare. Ma il ricorso all'anno di morte dell'autore,
o l'indicazione di secolo o sua parte, quali limiti post quem non, devono infatti essere l'estrema risorsa lessicografica, il segno di un ineludibile e onestamente dichiarato fallimento. Anche perche, in una
catena di attestazioni, 1'anno di morte di un autore rischia di allungare
il limite Ultimo di vita di una forma, o, addirittura, di elidere una miglior datazione d'altra fönte, non accolta perche precedente la data di
morte di quelTaltro autore (e, in ogni caso, estrema risorsa comunque
meno distorcente del sistema in B di elencare le attestazioni per data
di nascita degli autori, giacche e in fondo molto piü logico ritenere
ehe un autore abbia smesso di scrivere con la propria morte ehe iniziato a scrivere al momento della nascita). Ma si deve purtroppo riconoscere ehe le tracce della frustrazione provocata da simili fallimenti
e apertamente awertibile sfogliando il LEI, ehe, tra le fonti secondarie, dipende in larghissima misura da B. Le indicazioni «ante ...» o
quelle altrettanto generiche «sec. ...» sono purtroppo una costante
nel LEI, proprio per la scarsa trasparenza e la non identificabilitä della
maggior parte delle sigle di B, non sufficientemente chiarite dalla «tavola» degli autori spogliati. AI punto da rendere le piü volte quasi
virtuale Tesistenza di un rinvio dall'attestazione alTindice bibliografico, vista rimpossibilitä di una completa decifrazione.
25, 201-241, ZoUi, SLel 3, 97-166, e Zolü, SLel 9. Quasi tutte le opere cosi
decodificate da Zolli sono opportunamente successivamente entrate tra gli spogli
diB.
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Antonio Lupis
A questo proposito una distinzione fondamentale va fatta tra il sistema di codifiche di B e quello degli altri dizionari storici; ed e ehe
li dove Crusca, TB e gli altri vocabolari ottocenteschi utilizzano sigle
ehe puntano sempre e solo ad opera specifica di un autore, B, quasi
sempre (e comunque per altissima percentuale), utilizza codifiche ehe
si volgono non a unOpera direttamente ma ad un autore: e cioe ad
un'antologia, piü o meno completa, delle opere di un autore, o a brani
di opere di un autore eavati da un'antologia (per soggetto, genere,
epoca). E ancora altre volte, limite condiviso coi dizionari storici ottocenteschi, il riferimento e ad opere precise, ma non e decidibile la
sicura datazione, perche, per esempio, la data della stampa e successiva alla morte delTautore. Oltretutto con Taggravante in B, altro debito negativo contratto con Tispirazione letteraria del dizionario, ehe
il tentativo a volte messo in atto nelTIndice degli autori schedati di
meglio circoscrivere la data di un particolare testo, non e quello di
definire il momento di oggettiva produzione del testo (ciö ehe per un
filologo vuol dire la sua stampa o la concreta esistenza e databilitä
di un manoscritto), ma quello della composizione,24 ideazione, prima
edizione (quasi mal coincidente con la realta del testo spogliato),25
prima rappresentazione di unOpera teatrale (quasi sempre, poi, andata in scena, come a volte possiamo dimostrare, sulla base di un
testo totalmente difforme da quello della stampa spogliata).26
24
B ad esempio cita sotto Giovanni Marradi 1-1 l'ed. delle Poesie, Firenze
1920, con la precisazione «composte a partire dal 1875». Questa edizione, settima
e ultima vivente l'autore, riunisce precedenti raccolte: ma e ben noto come Marradi intervenisse continuamente con emendamenti e ritocchi su ogni edizione.
In realta, le uniche composizioni databili a prima del 1920 sono: dalntima storia
la raccolta giovanile Cinerarium, giä apparsa presso Zanichelli, Bologna 1879
sotto il titolo Canzoni moderne-, e la seconda, Fantasie moderne (Pistoia 1881),
poi ristampate da Sommaruga nel 1883 in un solo volume «corretto, potato e
sfrondato». In questa 7a ed. la scelta fu ulteriormente «emendata con nuove eure
di stile, affinche, almeno dal lato formale, non abbia a stonare col rimanente del
libro». Da Vecchi afßreschi la sola lirica databile e Ricordi goliardici (1884). Da
Märe toscano la sola lirica databile e In Piroscafo (scritta in quarantena a bordo
della Liguria, durante Tepidemia colerica del 1884). E cosi via ...
25
In qualche caso l'Indice raccoglie anche evidenti errori, come per esempio
l'indicazione «la ed. 1966» per le Resultanze in merito atta vita e al carattere di
GinoBianchi, Firenze 1966, chiarasvistatipograficaper «1915», ehe e la veradata
dell'opera prima di Jahier; oppure quando data al 1790 la la ed. del Viaggio settentrionale di Francesco Negri, ehe invece apparve la prima volta a Padova, TCpografia del Seminario, nel 1700 (esemplare nella Bibl. Univ. di Padova). Si puö correggere anche la data della la ed. di Alpinisti cidbattoni di Achille Giovanni Cagna
con 1887 (poi ristampato identico a Torino, Gobetti, 1925) in luogo di 1888.
26
Per esempio non si puö datare 1606, data di la rappresentazione, la Filii
di Sciro del Bonarelli, come fa B, con testo non pervenuto, ma ehe le cronache
dicono affatto diverso dalla la ed., del 1607; ne la CaLandria puö esser datata
del 1513, giacche l'edizione definitiva apparve postuma (dopo il 1520, cioe; cf.
La CaLandria, Siena 1521: miglior ediz. condotta su questa stampa, con inter-
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Rinunzia avanti a nodaro alYIndice degli autori citati
521
Talvolta, ma e assai raro, si e detto, la prima edizione coincide con
quella su cui e stato compiuto lo spoglio: come per Le sei giomate di
Sebastiane Erizzo, ehe B cita sotto Erizzo l nelTedizione di Milano
1814, specificando poi la data del 1567, prima edizione. Ebbene, la
stampa milanese e la la ed. di Venezia 1567 sono perfettamente comparabili,27 se non per qualche ammodernamento nünimo (p.es. -tione
> -zione)\ mentre purtroppo si perdono alcune varianti grafofonetiche
(p.es. doppo reso con dopo, e, al contrario, mezo reso con mezzö).
Ma anche troppe volte e una pratica sbagliata, quando non addirittura
«tendenziosa», giacche induce ü lettore a ritenere il testo spogliato
come equivalente (altro pregiudizio di natura letteraria) a quello della
prima edizione. E il caso delTopera piü nota di Cesare Abba, Da
Quarto al Volturno, il diario dell'esperienza garibaldina delTautore: B
indica, subito dopo ü riferimento bibliografico dei suoi spogli, «la ed.
1880»; il ehe e vero, ma viene taciuto ehe l'edizione definitiva del
lavoro, riveduta e arricchita di nuovi altri fogli di diario, e solo del
1891, ed e dalFedizione definitiva ehe B cita, non dalla prima. In tutta
questa serie di indicazioni ehe rinviano alla prima edizione, e ehe
sembrano affatto prescrittive, rischiano di inciampare anche i lessicografi ehe utilizzano B, come il LEI, ehe ha finora sempre datato Abba
con 1880, ed ha rinviato, prima di awiare controlli diretti, al Panzini
1905 voci ehe sono entrate in quel vocabolario solo molto piü tardi,
come osservö giustamente Zolli.28 Per esempio, sono questo genere
di pericolosi «scogli sommersi» i Ritratti di Isabella Teotochi Albrizzi,
ehe videro la luce a Brescia la prima volta il 1807, ma l'edizione quarta
e definitiva, la sola realmente adoperata in B, e quella di Pisa 1826.29
La sigla Alessandro Adimari IH-1 rimanda alla scelta di marinisti curata da Getto:30 B assicura ehe la prima edizione delle Rime dell'Adimari e del 1628. E vero, ma il fatto e ehe i pochi versi accolti da Getto
venti sulla base delle edizioni veneziane 1526 «tratta dallo originale del proprio
autore» e 1554, in Commedie del Cinquecento, a cura di I. Sanesi, vol. l, Bari
1912, p. 1-82; la data di prima rappresentazione, 1513, con prologo del Castiglione e solo convenzionale); ne la commedia GH Ingannati puö essere assegnata al 1531, ma al 1537; ne R Pedante di Francesco Belo puö andar sotto la data
del 1529, ma sotto quella di la ed., ehe e del 1538; ne e pensabile di ristabilire e
datare al 1490 il testo della Festa de Paradixo del Bellincioni sulla base della
relazione ehe ne fece Giacomo Trotti (cf. Teatro del Quattrocento. Le corti padane, a cura di A. Tissoni Benvenuti e M. P. Mussini Sacchi, Torino 1983, p. 736737, in B s. Documenti sul teatro nelle corti padane, CVI-1).
27
Entrambe le stampe controllate presso la Bibl. Naz. di Bari: Milano 1814,
70 Z 265/2; Venezia 1567, 8 C 17.
28
Cf. P. Zolli, recensione a M. Pfister, LEI. Lessico Etimologico Italiano, fasc.
75, 16 e 17(volume //)..., Paideia 43 (1988), 60-69.
29
Sia nell'ediz. a cura di T. Bozza, Roma 1946, sia nei brevi estratti da: Memorialisti dellOttocento, vol. l, a cura di G. Trombatore, Milano/Napoli 1953, p. 5-14.
30
Marinisti, a cura di G. Getto, Torino 1954.
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Antonio Lupis
sono invece tratti dalla Calliope, Firenze 1641. Sotto Marino 1-1 B
sembra rinviare alla prima edizione di Torino 1831 di Della fortuna
detteparole, Torino 1868: sarebbe rischioso accogliere l'invito, perche,
mentre la prima edizione corrisponde, ma non del tutto, alla successiva, sempre di Torino 1834, la piü recente, quella del 1868, va citata
cosi come e, poiche reca numerose aggiunte postume (Tautore premori di pochi mesi alla stampa; secondo il sistema LEI, perciö, le
eventuali citazioni devono dichiarare «ante 1868, Manno, B»).31 Altre
presunte databilita con le prime edizioni, invece, mi costringono a
riaprire per un attimo un discorso delicato, ehe e quello dei rapporti
tra lessicografia e filologia, e ehe mi sembra, anche attraverso i tre
soli allegati ehe esibirö, chiarisca definitivamente le scelte di natura
letteraria di Battaglia, ehe a lungo hanno governato il Grande Dizionario. Partiamo da un caso intermedio fra le varie possibili tipologie:
B sotto Soffici 5-1 cita le raccolte di scritti di Ardengo Soffici, Selva Arte, Firenze 1943, postillando ehe si tratta di «scritti dal 1930 al
1942». E' vero: e coerentemente a questo, nelTampio inutile elenco
riassuntivo sotto V-l-1, Opere, 6 vol., Firenze 1959-1965, quando
giunge a Selve - Arte data il blocco di scritti «1943», convinto e purtroppo convincendo anche il lettore ehe si tratti pur sempre della
medesima raccolta di Firenze 1943. Non e cosi: perche, per Tesattezza
nel vol. 5, p. 145-384, sotto il titolo Selva I sono raccolti scritti dal
1930 al 1942, giä apparsi U 1943, e quindi, a seguire, p. 385-575, sotto
Selva II - Arte gli altri scritti, dal 1929 al 1961, solo in parte compresi
nella prima edizione fiorentina. Prendiamo ora la sigla Comisso 11: essa sembrerebbe relativa alTedizione di Treviso 1953 de AI vento
deWAdriatico appunto di Giovanni Comisso; B precisa ehe la prima
edizione, sotto il titolo R porto deWamore, e del 1924 (ecco di nuovo
l'apparente prescrittivita del rimando). La realta, invece, e molto piü
complessa. Ed e ehe la la ed. apparve nel 1924; la successiva nel 1928,
ma ampliata dei capitoli 6, 7 e delFultimo; nel 1929 Comisso aggiunse,
infine, il 4° capitolo. In questa veste definitiva e poi apparso il testo
nelle 121 pagine del 1953 ed e stato spogliato da B: un corretto sistema di datazioni dovrebbe riferire le singole pagine, si legga i diversi
capitoli, ad una differente cronologia, ehe non e se non per poche
pagine riferibile al 1924, per altre poche al 1928, per altre pochissime
al 1929, e mai al 1953, data della stampa spogliata. Terzo esempio,
costituito dagli scritti entrati in B di Cardarelli: col metodo di schedature multiple e stratificate delle stesse opere, B elenca nelTIndice
sotto Cardarelli l l'edizione delle Opere complete curata da G. Raimondi, Milano 1962; di seguito poi, come 1-1, le Poesie, Milano 1954;
31
Tutti gli esemplari nelle edizioni citate, e l'altra del 1866, sotto Manno 2-1
in B, sono riscontrabili presso la Bibl. Naz. di Bari.
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Rinunzia avanti a nodaro all'/raiice degli autori citati
523
3-1 II cielo suUe citla, Milano 1949; 4-1 R sole a picco, Milano 1952.
Probabilmente il ricorso alla accuratissima edizione integrale di Raimondi, vista la data di pubblicazione del volume, e la ragione per la
quäle permangono nella bibliografia le opere individuali, sulle quali
furono effettuati i primi spogli. Di queste tre ehe ho su riportato B
fornisce anche la rispettiva data di prima edizione, 1936 per le Poesie,
1939 per II cielo suüe citla, 1928 per R sole a picco. Ma non e cosi:
infatti, l'assetto definitivo delle Poesie risale alla la ed. mondadoriana
del 1942, a sua volta differente da quella del 1954, e, naturalmente,
anche da quella delle Opere complete per numerose aggiunte e varianti; la la ediz. del Cielo suüe citta mancava del capitolo «Vita delle
tombe etrusche» e delTintera III parte: «Roma della mia giovinezza»;
l'ediz. 1952 spogliata da B de TZ sole a picco, ehe e la seconda, e
profondamente diversa da quella del 1929, perche incorpora tutti gli
scritti di Villa Tarantola (ulteriormente, direi inutilmente schedato a
parte da B sotto 6-1 nella ediz. di Milano 1948), e il racconto Astrid,
temporale d'estate, racconto ehe, comunque, apparve la prima volta
sul settimanale «Tempo», n. 98, nelTaprile 1941. Come faccia a districarsi il lettore di B in questa selva non so, non solo per l'esplicito
invito a datare con la prima edizione tutte le attestazioni cardarelliane, ma anche perche si trascurano, come sempre, le necessitä di
trasparenza e di nitore filologico delle attestazioni stesse. Basta moltiplicare per grossi numeri i problemi posti da questi soli esempi per
comprendere la fondamentale inutilita delTindice bibliografico di B, e
addirittura la sua potenziale pericolosita.
La trasparenza vorrebbe dunque ehe, nel caso di schedature delTopera omnia di un autore si dessero le coordinate della collocazione
di ogni singolo testo per volume e pagine occupate da quel testo.
Elencare tra parentesi dopo le opere le date di composizione di molte,
non tutte, le commedie o lettere o poesie di Goldoni, come fa B, a
ehe serve se non possiedo i 14 volumi delTedizione spogliata? Diverso
sarebbe stato se, nella medesima parentesi, fossero stati anche indicati il volume e le pagine occupate da ogni testo. Cosi e per la oltretutto scadente sconosciuta edizione di Manzoni l (ove poi nell'Indice
le opere non sono tutte indicate e sono elencate in disordine rispetto
alla successione nel volume schedato); cosi e per i cinque tomi dell'opera di Grazia Deledda; cosi e per le Poesie di Ada Negri, Milano 1956
(ove e anche da correggere il pericoloso errore di stampa ehe data
Fatalitä del 1922 e non 1892); cosi e per Collodi l Opere (anche qui
e da emendare la data per Pinocchio con 1883 rispetto al riportato
1880);32 cosi e sempre. Per esempio: l'unica traccia, ai fini della ricognizione della datazione e dell'opera schedata in B di Luigi Martini
32
Cf. Zolli, LessFilCrit 165.
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Antonio Lupis
(Mussummano, seconda metä del sec. XVIII) e la siglatura II-l, la
quäle perö non rinvia ad uno scritto specifico del Martini, ma al 11°
vol. dei Giacobini italiani curato da D. Cantimori e R. De Felice per
la barese Laterza nel 1965. E naturalmente impossibile, non possedendo e consultando quella determinata antologia, e nella medesima
edizione, meglio datare Fesempio ed attribuirlo ad un preciso componimento del Martini. Li dove, essendo U 1799 Tesatta datazione dei
Dialoghi fra un curato di campagna e un contadino suo popolano
relativi al nuovo ordine politico della Toscana con una lettera dello
stesso curato a un altro parroco, raccolti tra le p. 401-422 delTantologia laterziana, e subito chiaro come B privi di fatto il suo utente di
dati preziosi per la consultazione e la utilizzazione delle sue proprie
fonti. In questo caso, piü opportunamente, la Crusca o TB avrebbero,
per ipotesi, fatto ricorso a un codice piü o meno del tipo L. Märt.
Dial. 412 per indicare in modo piü trasparente, sia pure senza fornire
una datazione sicura, autore opera e pagina da cui l'esempio e tratto.
Allo stesso modo le Speculationi di musica, Bologna 1670, di Pietro Mengoli (Bologna 1626 - 1686) sono identificabili e databili da un
esempio in B - unico rinvio Mengoli 1-1 - solo a condizione di rintracciare e consultare la rara, e non affidabilissima, citata antologia a
cura di E. Falqui,33 tra le p. 467-470. Dalla stessa antologia si puö
sciogliere la sigla Lana34 1-1 sia riferendola alle p. 471-483, sia alTopera di attinenza alTedizione e alla data, ehe sono il Prodromo, overo
Saggio di alcune inventioni nuove premesso aWArte maestra, Brescia 1670 (corrispondente alla successiva ed. di Brescia 1674). Incomprensibile e, perö, la ragione della doppia schedatura della medesima
opera (anzi in questo caso di un piccolo brandello) traendo esempi
dalla süloge curata da Falqui e daU'originale stesso, in B sotto Lana
1. Assolutamente esplicito e invece TB, ehe, sotto codifiche plurime
(Lan. Prodr.; La.; Pitt; Lana, Canoc.; Lana, Pitt.), rimanda in ogni caso
alTedizione bresciana.
Cosi come un qualunque brano di G. B. Marino e riconoscibile e
databile sulla base del rinvio Marino l in B solo a patto di possedere
o controllare le Opere scelte, a cura di G. Getto, Torino 1949. E in tal
caso si resterebbe probabilmente, come me, perplessi scoprendo la
sostanziale superfluita di questa schedatura antologica, visto ehe la
scelta curata da Getto sarebbe stata totalmente rimpiazzabile col diretto rimando alle opere di Marino in piü accettabile edizione, giä
alTepoca dei primi spogli condotti da Battaglia.
E ancora qualche notizia in piü sul generico rinvio all'Epistolario
di G. B. Marino, a cura di A. Borzelli e F. Nicolini, 2 vol., Bari 1912 del
33
34
Antologia deUa prosa scientifica italiana del Seicento, cit.
Francesco Lana (Brescia, 1631-1687).
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Rinunzia avanti a nodaro slYIndice degli autori citati
525
codice Mascardi II-l,35 puö essere dedotta solo dalla consultazione
diretta dell'epistolario mariniano alle p. 196-203: si prenderebbe cosi
atto trattarsi non di una presumibile lettera del Mascardi al Marino, o
viceversa, ma di una epistola del Mascardi airAchillini del 1630: la
stessa peraltro schedata in B sotto Mascardi 4-1 e tratta direttamente
dairoriginale di Due lettere Vuna del Mascardi alVAchillini Valtra
delVAchillini al Mascardi, Bologna 1630. Anche qui, non e il caso di
riproporre ancora il quesito sul senso logico, letterario e filologico di
questa e tante altre doppie schedature della medesima opera... Ci
sono poi autori rispetto ai quali i rimandi sono tutti puntati non ad
opere, ma ad antologie, anche quando non strettamente necessario,
essendo ben reperibile Topera originale e completa. Cosi e di Giovanni Costa (Roma, 1826 - Marina di Pisa, 1903), il cui principale
lavoro, Quel ehe vidi e quel ehe intesi, Milano 1927, e citato in B,
sempre e solo per brevi estratti, da ben tre diverse antologie, ognuna
delle quali, a sua volta, cita dalToriginale edizione milanese postuma.36 Cosi e di Giuseppe Compagnoni (Lugo, Ravenna, 1754 - Milano, 1833), sei spogli del quäle sono confluiti in B, e tutti da raccolte
antologiche, senza la trasparente possibilita, dunque, di poter meglio
datare le opere schedate.37 E anche possibile incontrare in B spogli
da raccolte di autori condotti non sulla migliore delle stampe possibili, cioe la piü antica d'esse (e parlo di stampe ehe si susseguono
inalterate nel tempo, non di edizioni critiche, e chiaro ...), ma su
quelTunica evidentemente rinvenuta ai fini dello spoglio, impedendo
la databilita di tutti o di gran parte dei testi in essa contenuti. Cosi e,
sotto la sigla Mascardi 2-1 per le Prose volgari, aggiuntovi i Saggi
accademici dati in Roma neWAccademia del Serenissimo prencipe
cardinal di Savoia da diversi nobilissimi ingegni, Venezia 1676, di
Angelo Mascardi: se si fosse cercato meglio, si sarebbero rintracciate
altre identiche stampe della medesima opera, successive, e due prece35
Agostino Mascardi (Sarzana, 1590-1640).
E cioe: Costa, 11-723/745, in: Memorialisti dell'Ottocento, vol. l, a cura di
G. Trombatore, Milano/Napoli 1953; Costa, LX-177/230, in: Memorie romane
dell'Ottocento, a c. di G. Orioli, Bologna 1963; Costa, Vü-180/189, in: Racconti e
novelle dett'Ottocento, a cura di P. Pancrazi, Firenze 1954.
37
E cioe: Compagnoni, 1-3/21, da: Epicarmo ossia lo spartano (1797), in:
Giacobini italiani, vol. l, a cura di D. Cantimori, Bari 1956; Compagnoni, I-22/
96, da: Elementi di diritto costituzionale democratico (1797), ib.; Compagnoni,
LV-364/366, da: Pensieri sui circoli costituzionali (16 magg. 1798) (dal: «Monitore cisalpino» di Milano: 25 apr.-22 ag. 1798); in: / giornali giacobini italiani,
a c. di R. De Felice, Müano 1962; Compagnoni, LV-368/373, da: R direttore cisalpino (n° 26, giu.-lugl. 1798), ib.; Compagnoni, LV-476/490, da: II vocabolario
democratico (18 magg. 1798) ib.; Compagnoni, XL-519/547, la data e: 1791, da:
Notizie del mondo (1779-1812), estratto pubblicato a Venezia dal Graziosi; in:
Giornali veneziani del Settecento, a cura di M. Berengo, Milano 1962.
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Antonio Lupis
denti,38 la prima delle quali, ci consente di non datare «ante 1640»
queste prose di almeno cinque anni. Ma ciö vale pure per gli altri
«nobilissimi ingegni» raccolti insieme alle prose del Mascardi: e allora datiamo meglio Galeotto Baldi degli Oddi l (B «sec. XVII») Che
ciascuno e fabbro a se medesimo della propria Ventura] Agazio Di
Somma (morto U 1672) Discorso delVorigine dell'Anno Santo, p. 102111; Giuliano Fabrici (B «sec. XVII») Discorso dell'ambizione del letterato, p. 71-90; Virgilio Malvezzi (morto il 1654) Ragioni per le quali
i letterati credono non potere awantaggiarsi neüa corte, p. 13-35;
Sforza Pallavicino (morto il 1667) Discorso se sia piü nobile Vintelletto o la volonta, p. 50-70 (ragioni interne ed esterne portano la composizione del Discorso accademico ancora indietro fino al 1630ca.);
Pier Francesco Paoli (B «prima del 1642») Esser verissimo ehe vexatio dat intellectum, p. 112-119; Alfonso Pandolfi (morto il 1648)
Discorso ehe nella divina Scrittura si contengono tutte le scienze,
p. 131-143; Matteo Peregrini (morto il 1652) Che il dir male non e
tanto male, p. 155-164 (composto e recitato il 1634); Girolamo Rocco
(B «sec. XVII») Della cognizione di se medesimo, p. 120-130; Giulio
Rospigliosi (B «sec. XVII») Discorso dello scoruccio, p. 1-12. Solo
TAleandro ed il Giovanetti restan fuori dalla retrodatabilitä dei rispettivi Discorsi, in quanto giä morti al momento della stampa veneziana
del 1635. B non scheda, infine, il discorso accademico di im quondam
Caroli sanese, p. 181-196.
Per non tornare ancora e conclusivamente sulla questione, di clamorosa evidenza, di autori interamente o quasi affatto spogliati con questo
metodo: Manzoni, Goldoni, D'Annunzio, Pascoli, Ada Negri, Deledda,
Gozzano, Carducci, Galilei, Machiavelli, ma anche De Amicis, De Märchi, Volta, Oriani, Bacchelli, Palazzeschi, Pirandello, Ojetti, Beltramelli,
Verga e tanti altri. O di numerosi casi limite, quali le sigle Lamenti dei
secoli XTV e XV l,39 o Lamenti storici I-l,40 o Carteggio inedito di artisti
I-l,41 owero, infine, la piü recente entrata Guerre in ottava rima H.42
38
Prose volgari, aggiuntovi i Saggi accademici dati in Roma neWAccademia del Serenissimo prencipe cardinal di Savoia da diversi nobilissimi ingegni, di A. Mascardi, Venezia 1635 (Bari, Bibl. Naz., 165 E 10/1-2), e Venezia
1646 (Bari, Bibl. Naz., 3 U 23/1-2).
39
Lamenti dei secoli XIV e XV, a cura di A. Medin, Firenze 1883.
40
Lamenti storici dei secoli XIV, XV e XVI, 4 vol., a cura di A. Medin e L.
Frati, Bologna 1887-1894. Controlli effettuati da esemplare (n. 101 su 202) nella
mia biblioteca, proveniente dalla Biblioteca privata Caproni/Vizzola, con dedica
a penna degli autori ad Alessandro D'Ancona e postille e correzioni a margine
autografe del Medin.
41
Carteggio inedito di artisti dei secoli XIV, XV e XVI, cit.
42
Supplemente att'Indice degli autori citati. Autori, opere, edizioni ehe
compaiono nei volumi XVI e XVII per la prima volta ..., Torino 1994, p. 6:
«Guerre in ottava rima, 4 vol., Modena 1989; Guerre d'Italia (1483-1527), a cura
di M. Beer, D. Diamanti e C. Ivaldi ( -l); Guerre d'Italia (1528-1559) (III-l);
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Rinunzia avanti a nodaro dlVIndice degli autori citati
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Quest'ultima accoglie tutta una serie di testi poetici, celebrativi o
di compianto, riprodotti in facsimile direttamente dal documento di
riferimento, manoscritto o a stampa. Poiche sovente il componimento
e pervenuto a noi in piü esemplari, la scelta editoriale, ben esplicata
nel primo volume di indici, e di proporne uno soltanto, non sempre il
piü significativo filologicamente, beninteso accompagnato da tutte le
indicazioni codicologiche. Accade cosi, riproponendo anche i problemi di natura testuale cui all'inizio ho accennato (e ehe come detto
non intendo affrontare in questa sede), ehe si riproduca il fenomeno
di doppie schedature del medesimo testo, per esempio giä spogliato
dagli appena citati Lamenti storici, senza alcuna possibilita di raffronto e distinzione, oltre ehe soprattutto di corretta titolazione e datazione. Naturalmente e giä un passo avanti una databilitä contenuta
neirarco di un trentennio (e pazienza per la mancata assegnazione ad
un eventuale autore o almeno ad un titolo ...), ma certo non e il
massimo sforzo verso quella «lessicografia filologica» ehe deve essere
l'obiettivo ideale di ogni grande impresa: e un passo avanti, per lo
meno sapendo ehe, per i trascorsi spogli, ogni attestazione dai Lamenti storici e passibile di una databilitä tra il XIV ed il XVI secolo,
esattamente come e per gli spogli del Carteggio inedito di artisti.43
Accade, a volte, ehe qualche sporadica scheda da quest'ultima fönte
sia finalmente attribuita a un autore, sia pur tardivamente rispetto
all'entrata originale della sigla neirindice di B: p.es. sotto Acciaiuoli
XCI-I-1,44 owiamente non con esattezza datati, sono concentrati gli
spogli di una lettera del 1355 da Napoli di Niccolö al fratello lacopo
(pp. 57-58), e, di seguito, di altre lettere tra il febbraio ed il luglio del
1356, da Melfi, Barletta e Bari: la localizzazione linguistica e fior.a.
Sotto Filarete45 XCI-I-1 si spoglia la dedicatoria del Trattato di architettura, ma senza l'awiso ehe e esibita nella lezione del ms. Palatino
372, rivolta a Francesco Sforza duca di Milano, in opposizione alla piü
corrente versione, dedicata a Piero de' Medici, quäle e contenuta nel
codice magliabechiano (la corretta datazione e qui problematica).
Con Statuto dell'Arte dei pittori fiorentini XCI-II-1 (1339, fior.a.) B si
riferisce a spogli del documento utilizzato anche in TLIO 1955. Gli
Statuti degli orafi senesi XCI-I-1 (1361, sen.a.) sono schedati, o utilizzati a partire dal X vol. di B.46 Dal vol.
lo Statuto dell'Arte dei
pittori senesi (1355, sen.a.). E poco altro ... Pochissimo, almeno riGuerre contro i Turchi (1543-1570) (IV-1). II vol. l contiene il repertorio bibliografico e gli indici».
43
Ma anche per molti altri, per esempio quelli compresi sotto le codifiche
Lamenti dei secoli XTV e XV 1; Lamenti storici pisani 1.
44
Niccolö Acciaiuoli (Monte Gufino in Val di Pesa, 1310 - Napoli, 1365).
45
Antonio di Pietro Averlino, detto il Filarete (Firenze, 1400 -?, dopo il 1465).
46
Supplemente aWIndice, cit, Torino 1984, p. 25.
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Antonio Lupis
spetto aüa congerie di interessantissime altre testimonianze, racchiuse nei tre secoli (esattamente tra il 1355, primo dei documenti
non latini citati dal Gaye, e l'ultimo d'essi, del 1672, Testamente del
Sustermans), probabilmente tutte spogliate ed in parte utilizzate da
B, ma sempre sotto la cifratura complessiva di Carteggio inedito di
artisti, senza altro riferimento certo. Basti pensare ehe, dalle sole
prime 295 pagine del I volume delTopera del Gaye, quindi senza tener
conto ne degli Ultimi 50 documenti, ne delTappendice, ne dei testi
latini, sono raccolti ben altri 83 testi, tra una lettera di Bartolo Fredi47
alla Signoria di Siena delTaprile 1362 (sen.a.; = TLIO 146) e la Lettera
della Signoria di Siena al Duca d'Urbino del 22 agosto 1490.
Quanto ai Lamenti storici, si tratta di alcune decine di componimenti poetici, di vario autore, diversa epoca e differenti volgari, ehe
vanno dai due noti «Lamenti» di Antonio Pucci a quello del Conte di
Poppi alla «Barzelletta» di Brescia. Cosi a Pucci sono da accreditare
il Lamento di Firenze per la perdita di Lucca (il celebre «Nuovo
lamento di pietä rimato»; 1342, fior.a., = TLIO 1732) ed il Lamento del
Duca d'Atene48 (1343, fior.a.): probabilmente le due composizioni
sono spogliate in B s. Pucci, ma non e possibile dedurne traccia. A
Francesco da Battifolle, conte di Poppi, sembrerebbe da Medin e Frati
attribuito il Lamento ehe va sotto il suo nome (1440, ita.),49 presumibilmente schedato da B sotto i Lamenti storici, e in tal caso schedato
due volte, dal momento ehe al conte di Poppi e dedicato da B il rinvio
alTantologia curata da A. Lanza di poeti toscani del Quattrocento, entrata piü tardi tra gli spogli del Grande Dizionario.™ Di Michele della
Vedova da Pola e il Lamento di Costantinopoli (1453ca., pol.a.)51
47
Vol. l, p. 70. Notizie sull'autore delle tavole dipinte e conservate nella Sagrestia di San Francesco a Montalcino e d'altre opere perdute sono attingibili solamente tra il 1358 e il 1388.
48
Che e il sermintese dall'apografo pucciano «AI nome di Colui ch'e sommo
bene», vol. l, p. 23-32.
49
L'edizione si basa sulle tre famiglie individuate dai curatori: tutti i mss.
appartengono al sec. XV, tra 1440 e fine del secolo. Essa parrebbe voler attribuire
il Lamento a Francesco da Battifolle conte di Poppi, cf. B s. Francesco da Battifolle LXXXVIII-II-1, segnalando comunque, a p. 19 del vol. 2, come sia «degno di
nota in F [ms. Riccardiano 1091], bei codice e importante e scritto con gran
diligenza, la didascalia: 'Lamento del conte di poppi fatto per don pellegrino da
chastiglioni arretino monaco'. AI Lamento segue la Risposta colla didascalia:
e
Morale di don pellegrino da Chastiglioni in risposta dellamento del conte di
poppi'».
50
Sotto la sigla LXXXVHI-II-1, in: Lirici toscani del Quattrocento, a cura di
A. Lanza, vol. 2, Roma 1975.
51
Edizione basata sul ms. della Bibl. Univ. di Padova 578, integrato per gli
Ultimi 53 versi sul ms. Canoniciano 263 della Bibl. Bodleiana di Oxford.
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Rinunzia avanti a nodaro all'Indice degli autori citati
529
mentre anonimo e il Lamento di Genova (1464, gen.a.),52 cosi come
il Lamento di Brescia (1512, ven.a. > ita.).53 II Lamento di Rodi
(1523, it.a.) e opera di Giorgio Falconetti da Candia,54 ed il compianto
per il signore d'Amboise e da attribuire ad un Simeone di Lite da
Milano (1511, it.sett.a.).55 E cosi via ...; peccato ehe il metodo seguito
dalTIndice di B non dia conto di tutto questo, appiattendo ed elidendo, insieme alla fondamentale serie di dati tecnici esterni ai testi,
anche tutta la messe importantissima delle coordinate culturali ehe
ogni singolo documento di lingua reca con se. Una tecnica ed un sistema di rinvii ehe in B si riproducono per centinaia e centinaia di
volte (in percentuale, ehe ho stabilita per campionatura, del 67% dei
casi delTintero Indice).
Ma accade anche ehe a fuorviare l'utilizzatore di B sia una sorta
di principio generale operative dei redattori dell'indice bibliografico:
l'assunto editoriale sulla base del quäle, se di un autore e impossibile
fornire le coordinate biografiche, questi vada comunque datato, definendo i presunti limiti biografici nelTarco dei cinquantennii immediatamente precedente e successivo alla data del documento schedato,
con effetti, a tratti anche umoristici, ehe possono lasciar interdetti i
consultatori, in ogni caso regolarmente messi fuori strada circa la
possibile o sicura corretta databilita dei testi (e penso ancora al LEI,
e allo stesso DELI, ehe datano, in assenza di elementi certi sulTopera,
con la data o il periodo di morte dell'autore, ma anche allo stesso B,
ehe si trova a dover utilizzare una solo presunta data di nascita).56
52
«da uno dei registri di missive ducali esistente nell'Archivio di Milano, dove
fu copiato fra il 25 e il 27 febbraio 1464 da qualcuno dei cancellieri ... sopra
l'originale certamente spedito da Genova, ed oggi perduto insieme alla lettera di
accompagnamento. ... AI copista, forse piü ehe all'autore, va data la colpa delle
rime ehe non tornano e de' versi ehe zoppicano», Frati, vol. 2, p. 233-234; 237.
53
La barzelletta-lamento «Bressa son ch'fe posta in pianto» segue alla Historia Nova della Ruina de1 Venetiani cum lo / processo delli mali contracti ehe
farano: Et una Barzeletta de Bressa ehe / se lamenta de la grande desgratia
occorsa in essa citä. Cose belle e da piacere - Finis; s.l. ne d. (ma 1512).
54
El lacrimoso lamento chefa el grau / Mastro de Rodi con li soi Ca/ualieri
a tutti liprincipi de/la Christianita ne la/Suapartita daRodi\ segue amano
«De ano 1523», data ripetuta nell'ultima carta, ove appare lo Stampato in la
Inclita citta de / Saona per Joseph. Berrue / rio de la inclita Citta del Mondeui
commorante / in Saona sotto pa / lacio in piassa / de Herbe. / Finis.
55
Questo e uno lamento novamente composto per misere Simeone di Lite
dicto da Milano, in nel quäl tracta de la morte de lo illustrissimo Signore
Monsignore Carlo d'Ambosia admiralio de la märe, Monsignore de Chiamone,
gran marescal de Franza, gran maestro e logotenente de la Maestä del Re de
qua de monte. Uano el mezo e'l di nove e morto. Lamento per Carlo d'Amboise
e contenuto in un rarissimo opuscolo di 4 carte, all'epoca in possesso deU'allora
re d'Italia, impressum in monteregalli dal tipografo Vincenzo Berruerio.
56
A meno ehe B, nei fatti, non operi in modo per cosi dire «dissociato», e
cioe collocando, quando ne e a conoscenza, i citati nel corretto ordine di succes-
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Antonio Lupis
Come si puö decidere, e sulla base di quäle autoritä, la biografia di
Battista Della Palla, ehe B circoscrive nei convenzionali generici termini di «seconda meta del sec. XV - prima meta del sec. XVI», ma
ehe di fatto si conosce ed e noto in B sotto la cifra 1-VI-l per essere
autore soltanto di una lettera a Niccolö Machiavelli del 26 aprile
1520?57 Oppure, per restare tra i corrispondenti di Machiavelli, come
ha potuto B attribuire (sempre sotto la sigla numerica 1-VI-l) i medesimi riferimenti temporali a Giuliano Della Valle, anch'egli noto per
una sola lettera del 25 agosto 1510?58 E sempre senza mai fornire
l'unico dato certo: la data della lettera ... Anche Michelangelo Giacomelli e assegnato alla «prima meta del sec. XVIII»: in realta fu operoso
ben oltre questo indeciso limite, essendo morto il 1797.59 Dello stesso
anno 1797, invece, e lo scritto di Giovanni Labus, unico raccolto in B,
Ai liberi italiani (3 giu. 1797), da: « Giornale degli amici della liberta italiana» di Mantova:60 B data Labus «fine del sec. XVIII - meta
del sec. XIX». Naturalmente neppure di Labus B indica la data deU'articolo. E un modello di comportamento ehe, portato alle estreme conseguenze, riesce, rasentando Tassurdo logico, a produrre effetti di involontaria comicita: tra i tanti «Anonimo», ehe compaiono nelTIndice
di B, se ne incontra uno, siglato Anonimo 1-1-1, da riferire quindi al
vol. I del carteggio michelangiolesco:61 si tratta infatti delTanonimo
autore di una, si perdoni il bisticcio, appunto «lettera anonima» datata
da Firenze del 10 novembre 1513, ed inviata al Buonarroti a Roma per
metterlo in guardia contro i fratelli, diffidandolo dalTaiutarli ad aprire
una bottega, visto ehe «e' quali disengnano ehe, se apri loro detta
bottegha, ehe mai non rivega ne guadangno ne chapitale». Non c'e
ombra di dubbio ehe sia questo TAnonimo di B, giacche e, di tutto
Tepistolario, l'unico corrispondente indecifrabile di Michelangelo; ma,
comunque sia: come puö essere mai ehe B rintracci gli estremi biograsione (quindi sulla base della data effettiva delTopera spogliata), ma disinformando la sua utenza nelTIndice bibliografico, col fornirle non l'elemento certo la data dell'opera volta a volta schedata -, ma l'ipotetico arco temporale della
vita del suo autore: ciö ehe mi parrebbe un tradimento ingiusto dei lettori.
57
Cf. MachiavelliLettereGaeta, p. 387-390 (notizie sugli affari di Donato del
Corno. Buone disposizioni del pontefice verso il Machiavelli. Saluti da parte del
card. Bibbiena).
58
Cf. MachiavelliLettereGaeta, p. 214-215 (notizie sui preparativi guerreschi
del pontefice e sulle contromisure di Firenze. Notizie degli Svizzeri e dei Veneziani).
59
Cf. Zolli, SLel 3, 125, a proposito della sigla in TB Giacomelli, Senof. Dett.
memor. (= / quattro libri di Senofonte dei detti memorabili di Socrate. Nuova
traduzione dal greco di M. A. Giacomelli, con note e variazioni di Alessandro
Verri, Milano 1852, opera pubblicata postuma la prima volta nel 1806).
60
Cf. I giornali giacobini italiani, cit, p. 332-334.
61
Cf. Carteggio, di Michelangelo Buonarroti, ed. postuma di G. Poggi, a cura
di P. Barocchi e R. Ristori, vol. l, Firenze 1965, p. 146-147.
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Rinunzia avanti a nodaro slYIndice degli autori citati
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fiel di uri änonimo (sempre gli stessi, «seconda metä del sec. XV prima metä del sec. XVI»), il quäle per sua propria definizione e natura non puö possedere, ne il nome, e neppure una biografia? Perche,
dal momento ehe la lettera e stata schedata, non si prowide a identificarla nell'unico modo possibile per un anonimo, cioe direttamente
con la sola data, ehe e poi di quanto veramente necessita il lettore?
Altrettanto umoristicamente ambiguo e il contenitore biografico sotto
Leonardi Conc., M, ove un Giuseppe Leonardi e detto esser vissuto
tra gli «ultimi decenni del sec. XVIII» e la «prima metä del sec. XIX»:
passi per il secondo limite, ma il primo e talmente, nella sua vaghezza,
specifico, da lasciar presupporre una sicura, seppur indecisa, attendibilita. AI riscontro, il vol. I del Conciliatore dal quäle lo spoglio e
tratto,62 ci documenta sulla natura del testo e, assai meno, anzi per
nulla in veritä, sul suo autore: si tratta di una «lettera al Conciliatore»,
dal titolo Della sostituzione di una tromba pneumatica al soffietto
di Chaptal nel tramuto de1 vini, e apparsa sul numero del 17 dicembre 1818, immagino per sollecitazione del Porro-Lambertenghi (ehe si
giovö del ritrovato). SulTautore, s'e detto, mdla, se non l'unica altra
notizia in mio possesso e cioe ehe il Leonardi era «meccanico idraulico ... abitante sul piazzale di S. Vittore al teatro di questa citta»
(ehe e owiamente Milano). Direi ehe neppure i registri parrocchiali
potrebbero aiutarci, se altro non appare, magari trasversalmente e di
seconda mano: e come abbia fatto il redattore delTIndice non solo a
inquadrare biograficamente l'autore, ma addirittura a restringere il
primo termine agli «Ultimi decenni del sec. XVIII» e per me destinato
a restare un mistero;63 ehe tale poi non e, dal momento, viste le centi62
Cf. II Conciliatore, a cura di V. Branca, 3 vol., Firenze 1948-1954; vol. l,
p. 492-495.
63
A infittire il quäle, vero o presunto ehe sia, prowede lo stesso B, quando
poi, s.v. brenta 'grosso bigoncio per il trasporto di mosto e di vino', nel citare un
passo della lettera del Leonardi, non rinvia, come sarebbe legittimo attendersi, al
Leonardi appunto, ma a Conciliatore 1-493 (ehe, come s'e detto, e il contenitore
della Lettera sul soffietto di Chaptal). Che senso abbia rarbitraria traballante
ricostruzione biografica deH'artiere meneghino, se poi non viene citato quando
occorra, veramente non so ... Specie se si pensa ad altri «tradimenti» a suo
danno operati da B: per cui, dato il breve contesto dalla sua Lettera (p. 492) «H
soffietto da tramutare i vini... non vale ad elevare il liquido oltre quattro braccia milanesi, perche la pressione ... a tale altezza vale pur troppo bene a sfiancare il cuoio, massimamente presso le connessure», dei quattro termini tecnici
B non raccoglie affatto sfiancare v.tr. efar cedere, sfondare3 (attestato solo come
v.rifl. e pron.); ne accetta il ghiotto connessure ehe avrebbe anticipato esattamente di un secolo la prima attestazione (ante 1917, Boine; una seconda e in B
tratta da R sigiüo d'amore - 1926 - della Deledda; il DEI assegna la prima
datazione a Pastonchi, morto il 1953); mentre sempre B attribuisce lo stesso
identico contesto (s.v. braccio) per braccia milanesi al Confalonieri (per confusione con la firma «Federico Confalonieri» apposta, immediatamente prima, al
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Antonio Lupis
naia di altri casi consimili, ehe risponde ad una logica, sia pur solo
editoriale, mirante, spesso contro la realta, a collocare sempre le composizioni databili di un autore della cui vita poco o nulla si conosca
centralmente rispetto alla sua speranza di vita. In questo caso B ha
ulteriormente precisato, ritenendo, evidentemente, ehe l'etä di un
«meccanico idraulico» scopritore di nuove metodologie e tecniche
enologiche dovesse essere tale da consentirgli una capacitä manuale
e imprenditoriale, ehe, al 1818, data della lettera, non poteva assentire
ad un'eta avanzata (intorno ai 50 anni). E se si dovesse partire invece
da un precoce talento, cosa avrebbe scritto l'Indice di B? Forse «fine
del sec. XVin»? O da un talento tardivo? Puö sembrare critica dura,
ma non lo e, ed anzi vuole essere umile suggerimento per la revisione
generale del repertorio bibliografico di B: si abbandoni ogni ipotesi,
se non si possiedono dati sia pur elementari a conforto, e si proceda
lungo la strada maestra della datazione diretta delle fonti, ehe e l'unica garanzia tanto per il lessicografo quanto per il filologo, come per
chi il dizionario usa ogni tanto ...
Ho detto ehe si tratta di un modello di comportamento: vediamone
le conseguenze. Prendiamo, tra i tanti esempi possibili, la sigla Paolucci XXI-I-I;64 essa e relativa ad Alfonso Paolucci (fine del sec. XV prima meta del sec. XVI), secondo le indicazioni delTIndice di B. Ma,
controllando il testo spogliato nelTedizione Borlenghi, p. 973-978, ci
si accorge ehe si tratta di una lettera al duca Alfonso I d'Este in Ferrara dell'8 marzo 1519: Borlenghi non riesce a fornire alcun dato biografico del Paolucci; dove ravrä trovato B? Certo meglio sarebbe
stato citare gli estratti direttamente con la data 1519. Altra volta B
esibisce maggior concretezza o esprime qualche filologico dubbio: e
il caso di Niccolö Volpi,65 per i cui estremi biografici B appone un
dubitoso «sec. XIV?»: ed e giusto dubbio, pur se non comprendo come
originato in B, dal momento ehe Frati, tentando una sommaria ricognizione biografica, ci fa sapere del Volpi ehe fu «vicentino, ehe ebbe
fra i suoi scolari Nicolö Perotti, fu lettore di Grammatica, retorica e
poesia dal 1440 al 1459-60». Meglio sarebbe stato, mi pare, datare
«Vicenza, notizie tra il 1440 e il 1460». E comunque, anche con la
puntuale definizione di date precise si deve esser cauti: la Risposta
del VII Dalai-Lama, LXH-2-IV-1 e con certezza databile, come fa B, del
1738.66 Si tratta della Risposta del VII Dalai-Lama ad una scrittura
precedente articolo «Gli ami»). Finalmente, s.v. sqffietto, giustizia e fatta, e il
contesto e restituito al Leonardi.
64
In: Commedie del Cinquecento, a cura di A. Borlenghi, vol. l, Milano 1959.
65
Citato da: Le rime del codice isoldiano, a cura di L. Frati, 2 vol., Bologna
1913. Anche le note biografiche sono nella introduzione al vol. l, p. XVIIL
66
In: TZ nuovo Ramusio, vol. 2, parte IV (non VI, come scrive B), a cura di L.
Petech, Roma 1953, p. 146.
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Rinunzia avanti a nodaro slYIndice degli autori citati
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apologetica dei Cappuccini missionari nel Tibet, portata a conoscenza
del Papa e del Padre generale dell'ordine. In realta, perö, B effettua
lo spoglio di una traduzione ehe non e, come ritiene, del 1738, ma,
come la stessa lingua del testo italiano avrebbe dovuto mostrar chiaramente ai suoi schedatori o ai revisori, del curatore del volume del
Nuovo Ramusio o di altri, non noto, e cioe del 1953 o poco prima. La
sola «risposta» autentica e pubblicata in originale e facsimile, ma e in
lingua dbu-can, alle pp. 145-146, ed e, appunto, del 1738. Peraltro ne
esiste una «vera» traduzione, questa si del 1738, conservata presso
gli archivi di «Propaganda Fide», e ehe e allegata in appendice alla
Rappresentanza del 1738 (cf. B s. Della Penna LXII-2- - ),67 ma non
pubblicata nel Nuovo Ramusio, e dunque owiamente non schedabile
da B.68 O prendiamo, quäle macrotipo, la giä citata edizione dei canzonieri di Gaspara Stampa e Veronica Franco,69 ove sono raccolti anche
i versi di quanti poetarono sopra le due donne ed in loro lode. Tutti
questi verseggiatori (Torquato Bembo, Giorgio Benzone, Collaltino di
Collalto, Leonardo Emo, Ippolita Mirtilla, Girolamo Molino, Baldassarre Stampa - fratello di Gaspara -, Giulio Stufa, Marco Veniero,
Vinciguerra di Collalto, Carlo Zancaruolo, mentre, come giä detto, non
son schedati gli incerti autori) sono datati in B «sec. XVI»: cosa vera,
67
Rappresentanza de' Padri Cappuccini missionarij dello stato presente
della medesima [missione del Gran Tibet] e de} provedimenti per mantenerla
ed accrescerla [anonima, ma dovuta alla collaborazione del P. Francesco Orazio
della Penna, autore delle notizie sul Tibet, cioe del grosso del lavoro; e di Mons.
Filippo Monti, segretario di Propaganda]; in: R nuovo Ramusio, vol. 2, parte III,
a cura di L. Petech, Roma 1953, p. 118-174.
68
Non e comunque il solo infortunio «linguistico» nelTIndice di B: per tutti si
veda il rinvio Strada IV-1 (unica entrata per Famiano Strada, Roma, 1572-1649),
a spogli da Politici e moralisti (non memorialisti, come qui e anche, p.es., per
Settala IV-1) del Seicento, a cura di B. Croce e S. Caramella, Bari 1930. Ma mi
pare impossibile ehe possiamo incontrare in B anche solo una attestazione da
Strada, poiche l'opera dichiarata spogliata e in latino (e B non accoglie entrate
latinc): Prolusiones Academicae, Roma 1617. Oppure, ma questa volta, purtroppo, le schede sono entrate nel Grande Dizionario, gli spogli effettuati sulla
mia edizione del ricettario mistilingue Petrus de VAstore, Bari 1979: le ricette
sono volta a volta latine, volgari, occitaniche. Gli schedatori di B in questo caso
non si awedono di schedare, col materiale volgare, anche testi occitanici, per
cui B accoglie numerose prime attestazioni o hapax ehe tali sono proprio in
quanto non italiani: p.es. s.v. perongere 'ungersf («quant Fausel si peronge, el
si pren a la lenga»); s.v. persegero epesco' («folge de persegiez»}; s.v. piumare
2 («demens ch'el plumara»); s.v. piumaggio la forma plumage; e ancora polmo
c
polmone', poUa iove 'pollastro5 e il deriv. pollecta-, s.v. putente il sintagma alena
pudent-, e tanti altri, tra i quali Tattestazione unica prun aw. epiu', definito «dial.»
(«un girfauc [non girfanc come B] o un austor grant en vorria plus; o un sparvier,
o un smirle n'aura prun de la mitat»), e poirida f. eprodotto della putrefazione',
ehe reca l'indicazione «Provenz. Ant», ma e accolto ugualmente.
69
G. Stampa e V. Franco, Rime, cit.
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534
Antonio Lupis
ma imprecisa. Se, infatti, si cerca d'essi nelle note editoriali e storiche
ehe seguono i canzonieri, sono tutti databili, e, soprattutto, sono databili le loro opere.70 Cosi nelTordine: Bembo, p. 189-190, dai sonetti
«Or ne rendi al Tirreno il corso e l'onde» e «Se Ί veder e Tudir splendor e canto», in lode di Gaspara Stampa, tratti dall'ed. di Venezia 1554
delle Rime della Stampa; Benzone, p. 194, dal sonetto «Ben e d'alta
vaghezza U mondo scarco», in lode e memoria di Gaspara Stampa, ib.;
Collaltino di Collalto, p. 215-216, sonetti, da Rime diverse di molti
eccettentissimi autori, Venezia, Giolito, 1545; id., p. 217-220, sonetti,
da Rime diverse di molti eccettentissimi autori, Venezia, Giolito,
1549 (ristampa delTed. del 1545); Emo, p. 190, dal sonetto «Qual sacro
ingegno o 'n prosa sciolta o 'n rima», in lode di Gaspara Stampa, tratto
dalTed. di Venezia 1554 delle Rime della Stampa; Mirtilla, p. 187, dal
sonetto «O sola qui tra noi del ciel fenice», edito da L. Domenichi in
Rime diverse d'alcune nobilissime et virtuosissime donne, Lucca
1559, p. 83; Molino, p. 191, dal sonetto «Alto colle famoso, al ciel gradito», in lode della Stampa, dalle Rime di m. Molino, nuovamente
venute in luce, Venezia 1573, c. 104a (non ulteriormente meglio databile); Stampa, p. 197-214: le rime dello sfortunato fratello della poetessa, morto giovanissimo a Padova, i primi mesi del 1544, mentre
«forse attendeva ancora agli studi» (Salza, p. 377), sono tratte da varie
stampe; quasi tutte, dunque, da antedatare a B al 1544, mentre sono
databili sicuramente del 1543 i soli sonetti IX «Occhi, ehe la virt
vostra serena», XIV «Cura, ehe sempre vigilante e desta», XVI «Ιο
provo giorni tenebrosi e rei», XXXIV «Di dolcezza e d'amor Fanirna
pieno», ehe seguono il Dialogo amoroso di messer Giuseppe Betussi,
Venezia 1543, alle cc. 37b-38a; Stufa, p. 193, dal sonetto «Ben e ragion, Varchi gentil, s'avampa», a Benedetto Varchi, in lode di Gaspara
Stampa, tratto dalTedizione di Venezia 1554 delle Rime di G. Stampa;
Veniero, p. 231-236, da: Terze rime per Veronica Franco,71 databili
editorialmente 1575; Vinciguerra II di Collalto, p. 221-223, sonetti, nel
sesto libro delle Rime di diversi eccellenti autori, Venezia, al segno
70
Tutte le opere ehe seguono, ove sono contenuti i versi dei qui nominati
autori, sono consultabili, alcuni anche in edizioni successive e diverse da quelle
qui citate, presso la Bibl. Naz. Marciana di Venezia. Le rime della Mirtilla nell'ediz. di Domenichi del 1559, e in successiva del 1563, presso la Bibl. Naz. di
Firenze e quella Comunale di Siena.
71
Salza collaziona le rime su tutte le fonti disponibili, ma fondamentalmente
segue Fimpressione del 1575 (da me non ancora controllata su esemplare probabilmente nella Biblioteca del Museo Correr di Venezia) della Stampa; due soli
esemplari recano il nome dell'autore, mentre il terzo esemplare conosciuto indica il capitolo come di incerto autore. «Secondo il Foscarini, dei capitoli non
scritti dalla Franco, vari sono gli autori; il Degli Agostini, seguito dal Cicogna,
riteneva invece ehe fossero tutti da attribuire al Veniero: ci ehe a me pare
meno probabile», Salza, p. 381-382.
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Rinunzia avanti a nodaro sll'Indice degli autori citati
535
del Pozzo, 1553, ff. 258b-259b; id., p. 224, dal sonetto ad A. G. Corso,
in Stanze pastorali / Del conte Baldesar / Castiglione e del si / gnor
Cesare Gonzaga / Con le Rime di m. Anton / Giacomo Corso. //Aldi
filii ... / in Vinegia M.D.LIII, c. lila; id., p. 225-227, dalla canzone in
lode di Venezia «Fortunata citta, beato märe», tratta dalle Rime di
diversi illustri signori napoletani, Venezia, Giolito, 1555, p. 428 s.;
Zancaruolo, p. 188, dal sonetto «Donna, ne' cui belTocchi alberga e
regna», in lode della «divinissima e bellissima Madonna Gasparina
Stampa», tratto dal Ragionamento di M. Francesco Sansovino nel
quäle brevemente s'insegna a' giovani huomini la beUa arte d'amore,
Mantova 1535, c. 16b. Perche s'e preferito un oscuro e problematico
sec. XVI non comprendo, li dove e invece evidente ehe piü pazienti e
curate indagini avrebbero sicuramente reso piü scientifico il supplemento bibliografico e fruttuosa la sua consultazione. Pochi altri
esempi fra i tanti: B data Giovanni Canale «inizio del sec. XVII», ehe
non e solo generico, ma errato, visto ehe i dati biografici sono «Cava
de' Tirreni, Salerno, meta del sec. XVII - dopo il 1722»;72 Sigismondo
Cantelmo e solo datato «Ultimi decenni del sec. XV», mentre sappiamo ehe nacque forse ad Alvito il 1455 e mori a Ferrara il 1519: e
in ogni caso e citato solo per una lettera al duca di Ferrara Ercole I
del 23 febbraio 150l.73 La data di nascita di Baldassarre Taccone e
nota ed e il 1461 ca., non il generico «seconda meta del sec. XV» ehe
appare in B; inoltre possiamo meglio precisare la data di edizione
dell'unica sua opera schedata, ehe e 1496.74 Onorato Claretti e assegnato al «sec. XVIII», probabile errore per XVII, dal momento ehe i
dati relativi sono «Nizza, Ultimo decennio del sec. XVI - Torino,
1673», utilizzato da B sotto la sigla -l per una lettera al Marino del
1624 dal citato Epistolario, vol. 2, p. 99. Vincenzo Di Grazia e assegnato al sec. XVII, ma possiamo precisare con certezza la datazione
delFopera spogliata sotto I-l,75 cioe le Considerazioni intorno al discorso di Galileo Galilei circa le cose ehe stanno su Vacqua o ehe in
quelle si muovono, Bologna, Dozza, 1655 (da anticipare ulteriormente
tra il 1612 e il 1615).76 Dalla medesima antologia sono estratti, p. 77572
Per 1-1 da: L'anno festivo overo Ifasti sacri, poema, Venezia 1674; I-469/
481 da Poesie, divise in morali, varie, eroiche, di lodi, funebri, sagre, Napoli
1694 [la prima e seconda parte erano giä state pubblicate a Venezia, 1667], in:
Lirici marinisti, a cura di B. Croce, Bari 1910; III-423/426 id., in: Marinisti, a
cura di G. Getto, Torino 1954.
73
Sotto la sigla XXI-I-1, in Commedie del Cinquecento, cit, vol. l, p. 957-960.
74
Relativa alla Comedia di Danae [ms. Sessoriano 413, Bibl. Vittorio Emanuele di Roma]; in: Teatro del Quattrocento, cit, p. 298-334.
75
In: Antologia della prosa scientifica italiana del Seicento, cit., p. 87-92.
76
Cf. B. Castelli, Risposta alle opposizioni del s. Lodovico Delle Colombe e
del s. Vincentio Di Grazia, Flrenze 1615 (copia della Bibl. Alessandrina).
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Antonio Lupis
776, una lettera a un cavaliere francese77 di Giuseppe del Papa (nato
per la precisione a Empoli e non il 1649, come B, ma il 1648, e morto
a Firenze il 1735), soltanto databile «ante 1735» e, p. 777-783, i Consulti medici, Roma 1733. E inoltre il databilissimo Discorso contro il
moto della terra, del 1610-1611, di Lodovico Delle Colombe, ehe B
fa morire nella prima meta del sec. XVII, da precisare in «prima del
1635». Giovambattista Nazari e assegnato al sec. XVII, ehe e un po'
stretto in cima, visto ehe B scheda di M sotto 1-1 Detta trasmutazione
metaUica. Sogni tre, nelTedizione di Brescia 1609; e ehe e addirittura
insufficiente, giacche Zolli, SLel 3, 141, nelTinterpretare la sigla non
sciolta in TB Naz. Ros. de' Filos., trova la giustificazione in una precedente stampa della medesima opera del 1599, sempre in Brescia.78
Agostino Ricchi viene datato «sec. XVI», ma le sue coordinate esatte
sono «Lucca, 1512-1564», mentre l'opera schedata sotto XXV-I-1 e I
tre Tiranni, Venezia 1533.79 Di Piero Dini B ci fa sapere ehe visse la
seconda meta del sec. XVI, ehe possiamo emendare specificando ch'egli fu fiorentino e ehe si spense a Fermo, Ancona, il 1625: l'unica
opera di lui schedata in B e databile col 10 agosto 1597, ed e la Cicalata sopra la nimicizia deWacqua e del vinof0 a lui, infine, e diretta
una lettera di Galilei del 23 marzo 1614, anch'essa spogliata dalla piü
volte citata Antologia curata da E. Falqui, p. 154-155. Di Durante Duranti l'Indice di B ci awerte solo ehe fu nativo di Brescia e ehe visse
il sec. XVIII, mentre possiamo precisare le date di nascita e di morte
in «1718-1780». Inoltre, possiamo migliorare il precario «sec. XVI»
per Benedetto Egio con «Spoleto, ?-?, 1567». L'ultimo esempio ci consente di datare «ante 1566» e non «sec. XVI» le opere di Lucio Fauno
non meglio riconoscibili, e cioe sia quella sotto la sigla Fauno
[Biondo] l, Le historie del Biondo, da la declinatione de Vimperio di
Roma, infino al tempo suo (ehe vi corsero circa mille anni) ridotto
in compendio da Papa Pio, e tradotto ...in buona lingua volgare,
s.L, s.d., sia Faltra cifrata Fauno [Platina], XXXI-1, ehe e a sua volta
un volgarizzamento del Platina.81
In moltissime altre circostanze non la solerzia sembra esser venuta
meno agli estensori delTIndice, ma la cura nella revisione delle bozze
77
Scrive Falqui, p. 804: «ci siamo giovati di un'Antologia andata malauguratamente dispersa».
78
La sigla si spiega col fatto ehe il testo Della tramutatione metaUica contiene anche nella stampa del 1599 una Concordantia de Filosofi, & loro Prattica,
detta anche Rosario defilosofi, aggiunta alle p. 169-231 (esemplare controllato
della Bibl. Univers, di Padova 115 a 178).
79
In: Commedie del Cinquecento, cit, vol. 2, p. 163-310.
80
In: Prose fiorentine, parte III, vol. 2, Firenze 1716 ss.
81
In: Prosatori latini del Quattrocento, a cura di E. Garin, Milano/Napoli
1952.
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Rinunzia avanti a nodaro dll'Indice degli autori citati
537
(anche se va detto ehe non si e mai piü rimediato agli errori di
stampa,82 successivamente): di alcuni di questi ha dato ragione Zolli,
e d'altri io stesso,83 quando, subdolamente, si sono inseriti in modo
convincente nella bibliografia, insidiando la correttezza dei rilievi degli utilizzatori di B, inclusi i redattori di DELI e LEI, e menando alle
estreme conseguenze la perpetuazione di banali errori di stampa. Alcune false lezioni sono di facile immediata rilevazione, e perciö vediamone pochissime, a solo titolo di campionatura: Bernardo medico
non puö certo esser nato la seconda metä del sec. XVI, per morire
nel primo trentennio del sec. XV (ma nelTemendare quel XVI in XTV,
possiamo anche migliorare la data di morte, ehe e prima del 1440 ca.).
Paolo Minio e detto esser vissuto a Venezia nel sec. XVI, ma poi si
precisa ehe la sua relazione al senato veneto e del 1620 (resta naturalmente il problema di decidere se e errata la data della relazione o
l'arco biografico, o, infine, l'autore e un omonimo). Altro ambasciatore veneto fu Alvise Mocenigo, sempre sec. XVI, la cui relazione e
addirittura datata del 1632. Ancora altro ambasciatore Giovanni Soranzo la cui biografia B riassume in «Venezia, 1600-1665»: possibile,
ma allora come puö poi datare la di lui relazione 1558? Qui il problema e piü complesso, perche le ipotesi sono tre: si tratta d'altro
Giovanni Soranzo; si tratta di errore di stampa (ma quäle? 1558 invece
di 1658?); non di Giovanni, ma di Girolamo Soranzo (Venezia, c.
1500-1569), si tratta, relatore al Senato di Venezia e anch'egli schedato in B. Giovanni Mario Crescimbeni non puö essere l'autore dei /
giuochi olimpici, Roma 1525 essendo nato a Macerata il 1663, oppure
quella data e sbagliata.»84 Owiamente Nacchio di Pacchio non puö
82
Naturalmente, non intendo dar qui conto delle centinaia di piccoli e grandi
errori di stampa: e questione ehe riguardava e in prospettiva riguarderä i correttori di bozze. Qui ne cito solo tre, perche indicativi e «pericolosi»: sotto D'Annunzio XCIII-1, Carteggio D'Annunzio - Ojetti, 1849-1936, va corretto 1936 con
1937, come in realta nel titolo (e nei fatti: rultimo bigliettino di D'Annunzio e
l'ultima lettera di Ojetti sono entrambi, appunto, del 1937, p. 327-328); sotto
Pucci Giambattista 1-1 si rinvia BlYAntologia deüa prosa scientifica italiana del
Seicento di Falqui, cit, mentre si tratta di sonetti daHa Raccolta di sonetti d'autori diversi ed ecceUenti deWeta nostra, di Giacomo Guaecimanni da Ravenna,
Ravenna 1623, nei Lirici marinisti, di B. Croce, cit., p. 183-184; infine l'autore
dello studio cui si rimanda sotto Landolfo di Lamberto non e Rosaria Coluccia,
ma il caro amico e collega Rosario Coluccia.
83
Riassuntivamente, p.es. in Zolli, LessFüCrit 172 ss. o Zolli, LN 39, 83, o A.
Lupis, II mestiere, cit, p. 25-27.
84
Com'e. Nella mia biblioteca, provenienti da antiquario torinese, figurano
(«probabilmente unica ediz. di questa curiosa e interessante operetta», cf. Vinciana 2412) / giuochi olimpici / Celebrati in Arcadia nett'Olimpiade DCXXI /
in lode/degli Arcadi defunti/epubblicati/da/Gio: Mario de' Crescimbeni /
Custode della medesima Arcadia / in Roma MDCCV / Nella Stamperia di Antonio de Rossi alla Piazza di Ceri. E un opuscolo di 127 pagine, rilegato insieme
ad altre due parti, anch'esse curate dal fondatore delTArcadia (del 1701 e 1710).
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Antonio Lupis
appartenere al sec. XV ma al precedente (TLIO 0292 data alTinizio del
sec. XIV), vista anche la fönte da cui si cita, ehe e Fedizione del cod.
Vat. lat. 3793, curata da D'Ancona e Comparetti, vol. 3, Bologna 1884;
la prima edizione delle Lettere sopra VInghilterra, la Scozia e VOlanda di Luigi Angiolini non puö essere datata 1750 (ehe e l'anno di
nascita delTautore), e va emendata in 1790, data d'impressione dei
due volumi delTedizione fiorentina (in questo caso B sbaglia trascinato da un refuso del curatore delTantologia da cui sono estratti i
brani spogliati,85 il quäle, a p. 301, scrive proprio «1750»: ma la svista
avrebbe dovuto balzare immediata agli occhi dei curatori delTIndice,
mi pare). I Viaggi di Pietro Della Valle non possono essere stati stampati in 3 vol. a Venezia il 1591, perche la prima parte della prima
edizione dei Viaggi di Pietro Della Valle il Pellegrino, con minuto
ragguaglio di tutte le cose notabili osservate in essi apparve in Roma
solo nel 1650, ma soprattutto perche il viaggiatore in questione nacque a Roma il 1586 (come correttamente anche B), cioe appena 5 anni
prima della pretesa stampa veneziana.86 Giovanni Bernardo Gualandi
non fu autore del sec. XV, ma del successivo, come conferma l'unica
opera schedata da B, ehe e del 1566, ma soprattutto il commento di
Zolli, SMLV 25, 223, relativo ad altra opera del traduttore fiorentino.87
Domenico da Montecchiello naturalmente fu volgarizzatore del sec.
XTV (per l'esattezza ante 1367 ca., cf. anche TLIO 699), non del successivo. Come sä B, ehe recupera le coordinate giuste nei supplementi
alTIndice, anche se resta incomprensibile come non s'aweda ehe la
sua schedatura, appunto tarda, della Teologia mistica attribuita a
San Bonaventura, sotto Domenico da Montecchiello 2-188 sia la
Questa del 1705 e la descrizione della cerimonia tenutasi nel giardino del principe Giustiniani in onore degli arcadi defunti (Redi, Maggi, Bellini, Menzini,
ecc.)·
85
Cf. Viaggiatori del Settecento, a cura di L. Vincenti, Torino 1950, p. 263301.
86
Che sarä invece del 1691? Non sono perö riuscito a rintracciarla.
87
Com'e. Nella mia biblioteca, provenienti da antiquario torinese, figurano
(«probabilmente unica ediz. di questa curiosa e interessante operetta», cf. Vinciana 2412) / giuochi olimpici / Celebrati in Arcadia neWOlimpiade DCXXI /
in lode / degli Arcadi defunti / e pubblicati / da / Gio: Mario de1 Crescimbeni /
Custode della medesima Arcadia / in Roma MDCCV / Nella Stamperia di Antonio de Rossi alla Piazza di Ceri. E un opuscolo di 127 pagine, rilegato insieme
ad altre due parti, anch'esse curate dal fondatore dell'Arcadia (del 1701 e 1710).
Questa del 1705 e la descrizione della cerimonia tenutasi nel giardino del
principe Giustiniani in onore degli arcadi defunti (Redi, Maggi, Bellini, Menzini,
ecc.).
88
Trattato deüe monete e Valuta loro, ridotte dal costume antico, att'uso moderno, di M. Guglielmo Budeo. Tradotto per M. Giovan Bernardo Gualandi
fiorentino, Fiorenza 1562 (schede in TB sotto la sigla Gual. Monet. Bud., sciolta
appunto da Zolli).
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Rinunzia avanti a nodaro alYIndice degli autori citati
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stessa cosa giä accolta sotto Ugo di Balma volgar. XXI-1 precedentemente, e giustamente assegnata al sec. XIV, ma non riconosciuta come
opera del medesimo volgarizzatore. Le Satire di Bartolomeo Dotto
non furono stampate a Ginevra il 1797, ma, in prima edizione il 1757:
sarä questa la stampa spogliata in B? Difficile dirlo, ma poiche altre
non ne ho trovate di ginevrine e di quell'anno 1797, parrebbe di si. I
Diurnali del Duca di Monteleone cui rinvia B89 non sono del 1885,
ehe e la data dell'ediz. napoletana curata dal Faraglia, ma chiaro errore di stampa: la data giusta e «fine del sec. XV». Altrettanto owiamente Alfonso Varano non avrebbe potuto mai metter mano alle sue
Visioni sacre e morali (B s. Varano 1) il 1794, ma il 1749 - per terminare il 1766 -, perche U 1794 era giä morto da sei anni. Ad Antonio
Gazzoletti B allunga la vita di 20 anni, e lo fa morire il 1886 (due volte,
in due diversi e successivi indici degli autori citati):90 peccato ch'egli
fosse giä ineluttabilmente scomparso il 1866, come anche la commemorazione affidata a Francesco DallOngaro91 ci costringe a credere.
A Cesare Betteloni B toglie invece a singolare compensazione ugualmente 20 anni, anticipandone la scomparsa al 1838: strano ehe nessun
revisore abbia notato e corretto, perche al mediocre poeta veronese,
morto dolorosamente suicida, segue nella lista di B proprio il nome
del figlio Vittorio, ehe sarebbe cosi nato due anni dopo l'affrettata e
volontaria uscita di scena del padre, laddove quasi tutti ben sanno del
tenero amore ehe Cesare nutri per il figlio, dal quäle prese drammatico commiato la sera della morte e verso il quäle, allora diciottenne,
rivolse Testremo pensiero, con raffidarne le sorti in un Ultimo scritto
all'amico e poeta Rapisardi. E infatti Vittorio Betteloni divenne, anche
per le assidue eure tutorie, poeta meno incerto del padre, e del padre
89
Edita a cura di B. Sorio in Opere ascetiche di San Bonaventura, Verona
1852 (= TLIO 700).
90
E ehe contengono interessantissime notizie sulla vita quotidiana delTultimo
duca di Calabria, dalle frequenti crisi addominali, le cui sofferenze erano alleviate solo dalle visite del Sannazaro in Castello ehe per l'occasione gli recitava
le sue farse napoletane, alTabituale piacere nell'esercizio del tirar d'arco, alle
gite in brigata fuori citta ed ai ritorni da quelle con Tintorciate ... L'errore di
datazione non e stato corretto neppure nel piü recente riassuntivo Supplemente
aWIndice degli autori citati ... ehe compaiono nei volumi XIII, XIV, XV, XVI,
XVII e XVIII per la prima volta, Torino 1996, p. 11.
91
La seconda volta nel Supplemento aWIndice degli autori citati. Autori,
opere, edizioni ehe compaiono nei volumi X, XI e XII per la prima volta ...,
Torino 1984. Anche per questo poeta va ripetuto ehe non si riesce a comprendere
perche lo si schedi ben due volte da differenti fonti e per di piü per la medesima
breve poesia, «La patria delTitaliano», sia da Poeti minori deUOttocento, a cura
di L. Baldacci e G. Innamorati, vol. 2, Milano-Napoli 1963, p. 1069-1070, sia da
Poeti minori deUOttocento, a cura di G. Petronio, Torino 1959, p. 386-388.
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Antonio Lupis
fu custode accorto e curatore amorevole della raccolta, postuma, dei
versi.92
Se Pietro Carnesecchi fosse morto, seguendo B, il 1657, avrebbe
raggiunto una eta oggettivamente ragguardevole, essendo nato il 1508:
ed e chiaro refuso, in quanto risulta invece esser stato giustiziato il
1567 (per la cronaca, avendo rifiutato ogni abiura, fu, come usava in
quei tempi severi, dannato a morte due volte, e dunque prima decapitato e poi condotto al rogo: ma poiche piowe, quel giorno, la legna
non bruciö bene e fumava, onde lo spettacolo, ci dicono, ne fu guasto). Anche Adriano de' Rossi non puö esser nato la seconda meta
del sec. XVI e morto dopo il 1400: sarebbe troppo owio («XVI» va
rettificato in «XIV»). II luogo di morte di Pietro Busenello non fu,
come in B, Legnano, ma Legnaro, nella marca di Padova. Altra lectio
facüior e S. Antonio, in provincia di Treviso, per S. Antonino, vero
luogo natale di Luigi Pinelli. Silvio Pellico nacque il 1789 e non il 1798.
Giulio Carcano non pare esser morto il 1882 ma il 1884. E sicuramente
Francesco Maria Gianni mori, in avanzatissima eta, il 1821 e non il
1801, cosa confermata dall'esser stato egli notoriamente attivissimo
piü ehe novantenne ancor poco prima di morire, e soprattutto dalla
schedatura in B di tre suoi scritti ehe si conservano autografi, tra il
1804 e il 1805 (successivamente, quindi, alla sua morte presunta).93
Fu un fattore elevato di pedissequita o di inerzia inspiegabili ad
impedire riscontri di assoluta owieta? O piuttosto la dissociazione
tecnica tra curatori degli spogli, redattori, revisori e responsabili della
redazione della bibliografia? E difficile dirlo, oggi, ma la piccola corona di esempi ehe seguono chiarisce bene, credo, la qualitä e la portata del fenomeno. In questo modo B riesce a schedare anche autori
inesistenti: come un Francesco Lapaccini, ehe avrebbe potuto essere
un verseggiatore toscano del sec. XV, se fosse esistito, o almeno incluso nella grossa antologia curata da Lanza: ma non c'e ... E possibile ehe io non abbia saputo ben cercare, ma di Lapaccini nei due
tomi schedati ho solo trovato il fiorentino Filippo, ugualmente citato
da B, autore di composizioni, tra le quali (prima del 1484) il sonetto
rivolto a Feo Belcari «Spirto gentile, ingegno ornato e divo».94 Oppure
B riesce a schedare un autore due volte: sempre dalla stessa edizione,
B istituisce il rinvio Maestro Andrea da Pisa LXXXVni- - , datando
92
E stampata poi il 1867, cf. Poeti minori dett'Ottocento, a cura di G. Petronio, cit, p. 386.
93
Cf. C. Betteloni, Poesie, con prefazione e a cura di V. Betteloni, Verona
1874.
94
Cf. s. Gianni XVHI-3-1 Discorso suipoveri [1° maggio 1804], in: HLuministi
italiani, vol. 3, a cura di F. Venturi, Milano/Napoli 1958, p. 1003-1027; Ricordi
sidla costituzione di governo ... [20 maggio 1805], ib., p. 1038-1064; Meditazione sul dispotismo [5 agosto 1804], ib., p. 1065-1075.
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alla seconda metä del sec. XIV l'autore della canzone (ehe e del 1425)
per la nascita di Bianca Visconti «Se per cantar piü alto ancor mi
lice»;95 come del sonetto (del 1382) a Franco Sacchetti «Maggior virtute in maggior corpo cape»;96 il poeta aveva nome Andrea Vettori
(Pisa, notizie tra il 1382 e il 1425), e Maestro Andrea da Pisa compare
nella didascalia del codice edito da Lanza ad accompagnamento delle
composizioni. E B infatti accoglie all'Indice anche il rimando ad Andrea Vettori, dalla medesima raccolta: cautela? non credo, visto ehe
lo data «Pisa, fine del sec. XIV -?, inizio del sec. XV». Semplicemente
non s'awede della doppia schedatura, creando un falso rimando,
come se si trattasse di due differenti poeti, anche biograficamente
diversi. Ancora dalTedizione Lanza B ricava un Anonimo bolognese
LXXXVIII-II-1 e un Sonetto bolognese LXXXVIIHI-1: ma si tratta entrambe le volte del sonetto a Comedio Venuti «Suol con vaghezza
l'uom tutto gentile».97 Sempre cavandolo dalTedizione di Lanza, B
crea il rinvio Sigismondo Malatesta (Rimini, Forli, 1417-1468):98 ma
e molto probabilmente un falso rinvio, sulla base del titulus del «Sonetto del magnifico signore Malatesta da Pesaro, per lo quäle in vice
d'Italia chiama lo imperadore Sigismondo»99 «Invittissimo re, Cesar
novello»,100 diretto a Domenico da Prato. E soprattutto aggiungendo
ehe il Malatesta fu corrispondente poetico di Roberto de1 Rossi, attivo
prima del 1432, a sua volta corrispondente di Domenico da Prato, e
ehe Tinvocazione a Sigismondo imperatore non puö esser stata composta ehe dopo la fine del Concilio di Costanza, ma non oltre il 31
maggio 1433:101 a parte le altre circostanze citate, sembra difficile
pensare al «Signore Malatesta da Pesaro» signore e poeta bambino
«in vice d'Italia». Anche lacopo da Benvenuto volgar. e falso rimando
in B, dal momento ehe si tratta di lacopo da Benevento,102 il cui Viri95
Lirici toscani del Quattrocento, cit., vol. l, p. 234; vol. 2, p. 1-20.
Ibid., vol. 2, p. 755-758.
97
Ibid., p. 759, cui, ibid., rispose il Sacchetti con «S'io fosse quel ehe' n vostra
rnente cape»: il sonetto, awerte J'apografo Martini, fu attribuito al Pucci, cf. C.
Allacci, Poeti antichi, Napoli 1661, p. 44; e l'ed. delle Rime, di F. Sacchetti, a
cura di A. Chiari, Bari 1936, p. 265.
98
Ibid., p. 740.
99
Sue sono le rime accolte in B (con le altre di Batista Malatesta «Domine
Baptiste de Pensauro contra Romam cantio», p. 70-72) tratte da Le rime del
codice isoldiano, cit., vol. 2, p. 55 «Dominus Malatesta ariminensis», p. 57 «Eiusdem ad Isottam», p. 116 «Domino Sigismundo de Malatestis Ariminensi carmina».
100
Nome dell'Imperatore Sigismondo I, forse all'origine dell'equivoco.
101
Ibid., vol. l, p. 537-538.
102
L'imperatore Sigismondo I (1361-1437) fu a lungo invocato universalmente - tranne ehe dai Boemi a causa del tradimento del Concilio di Costanza quäle Imperatore dei Romani, e unico punto di riferimento politico europeo. In
Italia fu tra la visita a Milano del 1431 e l'incoronazione quäle re d'Italia a Roma,
96
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Antonio Lupis
darium consolationis fu probabilmente volgarizzato dal Cavalca, e
per tale e per la seconda volta dato in B sotto Cavalca 5-1, sulla base
della stampa curata dal Tassi,103 ehe e la medesima adoperata da De
Luca, cui rinvia B sotto Terronea sigla lacopo da Benvenuto volgar.
XXI-1.104 A Giovanni Balducci 1-1-1 (Firenze, c. 1560 - Napoli, dopo
U 1631) e attribuita una corrispondenza con Michelangelo Buonarroti.105 Detto il Cosci, nato da Bastiano di Marco, fu questo Balducci
pittore e dunque collega di Michelangelo, ma non pervenne ad essergli
amico, ne mal a dirigergli anche una sola lettera; e come avrebbe
potuto, visto ehe il Buonarroti mori il 1564? Se invece gli spogliatori
del carteggio michelangiolesco avessero prestato cura anche all'edizione del supplemento bibliografico, avrebbero potuto immediatamente rinviare tutte le lettere (ehe sono poi due, una per dolersi della
«fuga» da Roma delTartista, diffidente e deluso della corte papale, il
9 maggio, e Taltra, anche da Roma, del 14 agosto, ed entrambe del
1506),106 ad un diverso Balducci ehe questo. E, infatti, un altro era il
fiorentino Giovanni Balducci conispondente di Michelangelo, e cioe
il rappresentante a Roma del banco di Jacopo Gallo, non so ancora
dire se e in quäle modo imparentato con quel Baldassarre Balducci,
titolare deU'omonimo banco fiorentino (consociato ai Chigi), dei cui
uffici si servi il Buonarroti intorno al 1530, ed il cui rappresentante
romano fu Metello Vari, anch'egli tra i corrispondenti nei volumi seguenti del carteggio.107 Anche un Soderini fu conispondente di Michelangelo. Ma non il cardinal Francesco (Firenze, 1453-1524), come dal
rinvio 1-1 di B, bensi il piü celebre gonfaloniere a vita di Firenze Piero
(Firenze, 1452 - Roma, 1522),108 U quäle, dall'esilio di Roma, U 7 agosto 1516 scriveva a Michelangelo in Firenze in accompagnamento a
lettere di presentazione della consorte Argentina Malaspina al di lei
fratello Lorenzo, marchese di Fosdinovo (in quelTepoca il Buonarroti
da parte di Eugenio IV il 31 maggio 1433. La composizione del Malatesta deve
inquadrarsi in questo periodo. All'epoca Sigismondo da Rimini non era forse
troppo giovane per combattere (fu comandante d'esercito a 18 anni), ma non
possedeva alcun potere politico, ne credo la forza poetica per invocare il Novello
Cesare Sigismondo I.
103
Sul quäle cf. G. De Luca, Prosatori minori del Trecento, cit., p. 845.
104
Giardino di consolazione, in: Della miseria dett'uomo, Giardino di consolazione, Introduzione alle virtu di Bono Giamboni, aggiuntavi la Scala dei
Claustrali, a cura di F. Tassi, Firenze, Piatti, 1836, p. 161-176 (= Crusca 1863 s.
Giamb. Tratt. mor.; = TB s. Giard. Consol.).
105
Ibid., p. 847-855. De Luca veramente dubita delTattribuzione a Giamboni:
«Uascrizione al Giamboni non e provata ne sembra probabile», p. 845, contro
l'opinione di TLJO 840 (fior.a., ante 1292, Giamboni).
106
In: Carteggio, di Michelangelo Buonarroti, cit, vol. l, Firenze 1965.
107
Alle pp., rispettivamente, 15 e 17 del citato Carteggio.
108
Cf. Carteggio, di Michelangelo Buonarroti, cit, vol. 3, Firenze 1965, p. 219
(7 aprile 1526); 407, 415-416, 423-424 (anno 1532).
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era alla cexca di marmi pregiati per i suoi impegni romani e necessitava di cornmendazioni presso i cavatori).109
Sotto il nome di Ercole Bentivoglio (Mantova, 1507 - Venezia,
1573) compare il rinvio 1-VI-l, ehe e il consuetudinario codice delTepistolario di Machiavelli.110 Dal punto di vista cronologico la data di
nascita del Bentivoglio sembrerebbe compatibile con quella di morte
del «segretario fiorentino» (1527): sarebbe stato cioe biograficamente
possibile uno scambio epistolare tra i due personaggi. Ma ehe dire se
poi alla p. 144 dell'edizione del carteggio si apprende ehe lo spoglio
di B e relativo ad un'unica lettera, datata 25 febbraio 1506, ehe sarebbe dunque stata redatta un anno prima della propria nascita dal
Bentivoglio a Machiavelli, in ringraziamento ed apprezzamento delTinvio del Decennale Primot Naturalmente si tratta di un omonimo, il
ben noto awenturoso capitano generale dei fiorentini (Bologna,
1459 -?, dopo il 1506), del quäle si perse ogni traccia dopo lo sfortunato assedio di Pisa del 1505 (awersato dai politici fiorentini, ma
intrapreso sull'onda dei precedenti successi militari del Bentivoglio).
Per ulteriore precisazione, questa lettera costituisce Tultima notizia
storica ehe di lui, ormai in disgrazia, ci rimanga.
Ancora un altro tipo di falso rinvio: sotto la sigla Angelo Maria Ricci
(Mopolino, L'Aquila, 1776-Rieti, 1850), sono poi raccolte tre opere
tutte della prima metä del '700.111 Cosa possa legare i dati biografici
del classicista-romantico bibliotecario di Gioacchino Murat a opere
prenategli e inafferrabile. Non solamente, per altro, per l'owia inconciliabilita della cosa, quanto per il fatto ehe sia pur sporadica, qualche
notizia suiromonimo Angiol Maria Ricci realmente spogliato in B gli
schedatori l'avrebbero raccolta, quanto meno leggendo i titoli delle
opere prescelte, o le dedicatorie, o i loro Imprimatur. Cosi dalla Calligrafia plautina e terenziana, Firenze (Tartini e Franchi) 1735, importante Studio non utilizzato da B, ma ehe compare nelle tavole delle
abbreviazioni di TB e Gher (sotto le sigle rispettivamente Rico. Calligr. e Ricc. A. M. Cattigr.) si sarebbe desunto ehe l'autore era all'epoca «pubblico professore nelTUniversita di Firenze». Le medesime
ed altre notizie sono deducibili anche dalTedizione veneziana del 1739
e dalla relativa licenza concessa allo stampatore Pitteri il 23 giugno
1737, e dalla successiva identica edizione veneziana del 175l.112 Altri
109
Accolto, come l'altro Soderini, in B, pure quäle corrispondente del Machiavelli sotto la sigla 1-VI-l.
110
Cf. Carteggio, di Michelangelo Buonarroti, cit, vol. l, Firenze 1965, p. 188.
111
Cf. N. Machiavelli, Lettere, a cura di F. Gaeta, Milano 1961.
112
1-1 = Tre fondamenti di vera sapienza, trovati in tre nobilissimi ragionamenti di Plutarco, S. Basilio e S. Gregorio Nazianzeno, tradotti dal greco,
Firenze 1731; 2-1 = Omelie scelte di S. Basilio Magno tradotte, Firenze 1732;
3-1 = La guerra dei ranocchi e de' topi, tradotto in rime anacreontiche con
altri ameni volgarizzamenti e un'appendice di piacevoli poesie, Firenze 1741.
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Antonio Lupis
brandelli biografici sono negli archivi e nelle biblioteche fiorentini:
andrebbero collazionati...
Un esempio di pedissequita d'altra ragione e neirindice sotto De
Filiis 1-1, U cui nome di battesimo e dato per Anastasio. Questi fu tra
i fondatori delTAccademia dei Lincei e personaggio ben noto nel
mondo politico e della scienza del primissimo Seicento, cui correttamente corrispondono i dati biografici sommari di B (Terni, 15771608). Lo spoglio e stato effettuato sulla base di un lacerto, non datato, del Discorso sulle macchie solari, cosi come pubblicato da E.
Falqui.113 nome di Anastasio De Filiis ed i suoi dati biografici precedono, a p. 43 delTantologia, il testo. Passivamente i dati sono poi passati alTIndice di B. Ma, evidentemente, chi ha curato lo spoglio in
passato, non si e reso conto ehe nel corpo del testo si danno per
compiute le Dimostrazioni intorno alle macchie solari del Galilei
(ehe datano del 1612-1613): ed anzi tutto il testo e una sorta di apologia in difesa anche del primato cronologico delle osservazioni galileiane, con citazioni di dimostrazioni pubbliche compiute nell'ottobre
del 1611, contro le tesi del cosiddetto «Finto Apelle» (p. 46). Evidentemente uno scritto risalente al piü al 1611 non poteva essere ascritto
a un De Filiis morto il 1608 ... E infatti, il brano pubblicato da Falqui
va assegnato ad Angelo De Filiis (1583-1624), bibliotecario dei Lincei
e fratello di Anastasio, essendo tratto dalla dedica a Filippo Salviati e
prefazione, appunto di Angelo De Filiis, alla Istoria e dimostrazioni
intorno alle macchie solari, e loro accidenti di Galileo Galilei, Roma
1613.114 In questo caso, dunque, Terrore e generato da un effetto di
trascinamento dalla fönte direttamente alTIndice, ma, in ogni caso,
senza ehe dubbio alcuno assalisse durante l'opera il curatore delTIndice o gli schedatori.
Altre volte, invece, B si emenda nel tempo, ma senza awisi d'espunzione di quanto precedente alTemendato per il lettore. Era, per esempio, di immediata evidenza come non fosse possibile attribuire a Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494) la codifica 13-II-1, relativa
alla missiva indirizzata il 1517 a Francesco Guicciardini; per Tesattezza il 17 gennaio, e contenente notizie circa il passaggio presso Mirandola del Duca d'Urbino, ehe si accingeva al tentativo di riacquistare i suoi territori. Non di Giovanni poteva trattarsi, dunque: e di
fatti, come peraltro ben specificato nel carteggio in questione,115 il
comspondente del Guicciardini era Giovanfrancesco Pico (14691533), signore della Mirandola, da lui perduta e riacquisita dal 1514 al
113
Esemplari consultati presso la Biblioteca Nazionale di Bari.
In Antologia della prosa scientifica italiana del Seicento, cit., p. 43-47.
Testo da me riscontrato sull'esemplare posseduto dalla Biblioteca dell'Accademia.
114
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1533, e prottagonista col Bembo il 1511 del famoso dibattito sulTimitazione dei classici. B si emenda, nel tempo, e a p. 21 del Supplemente
1984116 riporta al giusto Pico la citazione, ma non cassa la precedente
attribuzione, mantenendo in vita Tequivoco. In questi casi, anche se e
chiaro ehe il prevedibile futuro repertorio generale della bibliografia
di B prowederä a siffatti aggiustamenti, la sua comparsa e ancora
talmente lontana nel tempo ehe sarebbero state opportune precise
indicazioni.
Penso ehe basti ... Almeno per capire quali insidie si nascondano
nella bibliografia di unOpera fondamentale per la storia non della sola
lingua e della letteratura italiana. Non ho dubbi: il Grande Dizionario
torinese sarä, e giä ancora incompleto e, la Crusca del secolo ineunte.
Ma come puö unOpera monumentale degnamente e pienamente collocarsi sul meritato podio, se una base solo apparentemente secondaria
e non solo inaffidabile, ma frustrante ed eversiva? Lo esigono anche
giuste esigenze di mercato e di diffusione, non solo le nostre istanze
scientifiche. Certo, l'intero elenco occuperebbe forse qualche migliaio
di pagine, ma ne vale la pena. Ho terminato, dopo otto anni di lavoro,
e molti di piü di riflessioni, il riscontro totale e diretto di tutte le fonti
della lessicografia storica italiana, e dunque anche di B: sono convinto
ehe, quando prossimamente sarä pubblicato, anche in modalita tecnologicamente avanzata, con la correzione degli errori e soprattutto il
fondamentale corredo di tutti gli spogli omessi da B, o non comunicati ai lettori, anche il Grande Dizionario sarä veramente terminato.
Non prima. Intanto, e fino a quel giorno, se fossi Alessandro Verri,
certamente non abiurerei il «Battaglia», ma una convinta e ferma Rinunzia avanti a nodaro al suo repertorio bibliografico correrei a sottoscriverla.
Bari
ANTONIO LUPIS
116
Carteggi di Francesco Guicciardini, a cura di R. Palmarocchi, vol. 2, Bologna 1939, p. 10-11.
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