Politiche per le disabilità news
Numero 28 - Febbraio
Periodico telematico a cura
dell'Ufficio Politiche per le
Disabilità CGIL Corso
d'Italia, 25
00198 Roma
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NOTIZIA PRINCIPALE
Disabilità:
Daita (Cgil), programma ora si traduca in piano concreto
Pag. 4
ALTRE NOTIZIE
1
•
Welfare: da pag. 5
•
Varie: da pag. 10
Eventi speciali
Pag. 27
WELFARE
(AGENPARL) - Roma, 13 dic - "Il primo Programma d’azione italiano per la promozione dei diritti Pag 5
e l’integrazione delle persone con disabilità è stato approvato ieri dall’Osservatorio Nazionale
sulla condizione delle persone con disabilità....
Parte lo sportello mobile dell’Inps: lavoratori non vedenti aiutano gli invalidi ultra 80enni
Pag. 6
Pensioni: invalidita'; Mastrapasqua, per ora nulla cambia
in attesa sentenza cassazione garantiamo regime piu' favorevole
Pag 7
Fondo non autosufficienza, il ministero: ''il 30 per cento ai disabili gravi''
Pag 8
Approvato il riparto del fondo per la non autosufficienza
Pag 9
VARIE
Chiediamo la rimozione di quel delegato alla disabilità
Pag 10
Elezioni, voto consapevole per oltre 200 persone con sindrome di down
Pag 11
Linguaggio facile da leggere e da capire per i disabili intellettivi: oggi anche in Italia
Pag 12
L'Anffas presenta i risultati della formazione permanente
Pag 13
Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità
approvato il primo programma d’azione italiano
Pag 14
Disabilità: Daita (Cgil), programma ora si traduca in piano concreto
Pag 15
Accertamento della disabilità, presto si cambia
Pag 16
Approvato il programma d’azione italiano sulla disabilità
Pag 18
L'osservatorio nazionale approva il primo programma di azione per la promozione dei diritti
Pag 19
Auser e Uildm, insieme per valorizzare il capitale umano
Pag 20
Omniroma-disabili, unica Cgil: comune appalta a privati e leva lavoro a taxi
Pag 21
Omniroma-trasporto disabili, Cgil: bus-sharing non può sostituire tpl
Pag 22
Disabilità intellettiva: imparare a lavorare
Pag 23
2
Notizie dal territorio
La Voce di Rovigo: Pensioni, le nuove regole penalizzano molto persone che hanno lavorato
tutta la vita.
Pag. 25
La Voce di Rovigo: Pensioni – calcolo contributivo.
3
Pag. 26
Disabilità: Daita (Cgil), programma ora si traduca in piano concreto
(U.S. Cgil) Roma , 13 feb - L'approvazione da parte dell'Osservatorio Nazionale del primo Programma
d'azione italiano per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità rappresenta ''un
importante primo passo''. E' il commento di Nina Daita, responsabile dell'ufficio Politiche per la disabilità della
Cgil, che auspica ''una maggiore attenzione del prossimo governo ai bisogni e ai diritti delle persone con
disabilità e alle loro famiglie''.
''Le buone politiche però - sottolinea Daita - devono essere accompagnate da congrue risorse, e non come
l'ultima finanziaria che ha azzerato il fondo nazionale per il lavoro delle persone con disabilità. L'auspicio –
conclude - è che il piano nazionale che ha visto l'impegno delle parti sociali si traduca in un piano concreto di
azioni positive verso le persone svantaggiate''.
4
(AGENPARL) - Roma, 13 dic - "Il primo Programma d’azione italiano per la promozione dei diritti e
l’integrazione delle persone con disabilità è stato approvato ieri dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione
delle persone con disabilità, che ha sede presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
L’approvazione del Programma segna un importante risultato nel campo delle politiche a favore delle
persone con disabilità e arriva dopo l’invio, lo scorso mese di novembre, del primo Rapporto italiano alle
Nazioni Unite sulla implementazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità nel nostro
Paese". Così in una nota il Ministero del Lavoro. "Il programma, che ha respiro biennale, individua le aree
prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione e la tutela dei diritti delle persone con
disabilità, in una prospettiva coerente e unitaria, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi
generali della Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e della Convenzione ONU ratificata dall’Italia nel
2009. Il testo dovrà essere sottoposto a lettura nel Consiglio dei Ministri e al parere della Conferenza
Unificata, per poi essere adottato come Decreto del Presidente della Repubblica". “Esprimiamo vivo
apprezzamento per il risultato conseguito – hanno commentato il Ministro del Lavoro e alle politiche sociali
Elsa Fornero e il Sottosegretario Maria Cecilia Guerra – in primo luogo per il clima di grande collaborazione
che ha caratterizzato il lavoro di esponenti delle amministrazioni, rappresentanti delle parti sociali e delle
federazioni e delle associazioni delle persone con disabilità”.
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PARTE LO SPORTELLO MOBILE DELL’INPS: LAVORATORI NON VEDENTI AIUTANO GLI INVALIDI
ULTRA 80ENNI
Dal primo marzo disponibile per oltre 600 mila cittadini titolari di indennità di accompagnamento un servizio
che rende più facile usufruire di alcuni servizi: a fornire aiuto sono lavoratori ipovedenti o non vedenti
ROMA – Dal 1° marzo sarà più facile per oltre 600 mila cittadini, per lo più invalidi civili ultraottantenni titolari
di indennità di accompagnamento, usufruire di alcuni servizi erogati dall’Inps: ad aiutarli a farlo sarà una
squadra di lavoratori con disabilità (in particolare ciechi e ipovedenti) che l’Istituto ha indirizzato al servizio di
Sportello Mobile, già attivo in forma sperimentale e che ora si rafforza.
Lo Sportello Mobile – informa una nota dell’Inps – è stato previsto per l’erogazione agevolata di prodotti
istituzionali ai cittadini che potrebbero trovare difficoltà nell’uso dei canali di contatto ordinariamente messi a
disposizione degli utenti”. In una prima fase, il servizio sarà destinato a circa 605 mila invalidi civili, sordi e
ciechi civili ultraottantacinquenni titolari delle indennità di accompagnamento, speciale e di comunicazione.
Per accedere al servizio si deve telefonare ad alcuni numeri dedicati e identificarsi attraverso un codice
personalizzato: sia i primi sia il secondo non sono pubblici ma vengono comunicati direttamente con una
lettera che l’Inps sta inviando in questi giorni a tutti gli interessati. Per favorire una migliore integrazione
socio-lavorativa, come detto, il servizio Sportello Mobile verrà svolto nelle sedi Inps principalmente da
personale centralinista disabile (in particolare ipovedenti e non vedenti).
Fra i servizi erogabili dallo Sportello Mobile ci sono: variazioni di indirizzo; deleghe a riscuotere (previo
accesso domiciliare); variazione ufficio pagatore; trasferimenti ad altra sede; rilascio estratti contributivi non
certificativi; rilascio modello CUD; rilascio ObisM; rilascio PIN cittadino dispositivo; comunicazione ICRICC;
iscrizione, variazione e cancellazione colf e badanti - stampa Mav; comunicazione per eliminazione da
decesso; attivazione Agenda appuntamenti; informazioni sullo stato di lavorazione delle pratiche Inv Civ.
Lo Sportello Mobile nasce dall’esperienza del “Servizio mobile per disabili ed anziani”, progetto sperimentale
premiato nel 2010 con l’United Nations Public Service Award delle Nazioni Unite, il più prestigioso
riconoscimento all’eccellenza nel servizio pubblico, istituito nel 2003 dall’Onu per premiare le amministrazioni
che si distinguono con progetti altamente innovativi.
27 febbraio
Fonte: redattore sociale
6
PENSIONI: INVALIDITA'; MASTRAPASQUA, PER ORA NULLA CAMBIA
IN ATTESA SENTENZA CASSAZIONE GARANTIAMO REGIME PIU' FAVOREVOLE
(ANSA) - ROMA, 15 FEB - Su possibili limiti reddituali nuovi per le pensioni di invalidità civile "Stiamo
aspettando una sentenza della cassazione che alcune anticipazioni fanno intendere in modo diverso rispetto
a quello che stato l'orientamento dell'Inps dopo un intervento del ministero". E' quanto ha detto presidente
dell'Inps Antonio Mastrapasqua a Prima di tutto, su Rai radio 1. "Aspettiamo e vedremo cosa dice la
sentenza, poi questo dossier dovrà essere risolto dal Governo, l'Inps si limita ad attenersi alle disposizioni.
Fino a quando non ce ne saranno delle nuove l'Inps garantirà lo stato attuale che è quello più favorevole agli
invalidi civili", ha concluso Mastrapasqua.
15 febbraio
Fonte: ANSA
7
FONDO NON AUTOSUFFICIENZA, IL MINISTERO: ''IL 30 PER CENTO AI DISABILI GRAVI''
Roma - La Conferenza unificata ha approvato oggi la proposta di riparto del Fondo nazionale per le politiche
sociali e del Fondo per le non autosufficienze. Complessivamente verranno quindi distribuiti fra le Regioni i
575 milioni di euro destinati dalla legge di stabilita' per il 2013 al sociale. "Si tratta di un primo importante
segnale di inversione di rotta dopo che, dal 2008 , questi fondi erano stati sistematicamente tagliati fino ad
essere sostanzialmente azzerati". È quanto si legge in una nota del ministero del Lavoro che ricorda: "In via
prioritaria e in ogni caso per non meno del 30 per cento del suo ammontare il Fondo per le non
autosufficienze dovra' essere destinato a favorire la permanenza a domicilio delle persone con disabilita'
gravissime, ivi compresi i malati di Sla". (DIRE)
11 febbraio
Fonte: redattore sociale
8
APPROVATO IL RIPARTO DEL FONDO PER LA NON AUTOSUFFICIENZA
Per il 2013 275 milioni di Euro saranno destinati al fondo per la non autosufficienza, che sarà ripartito tra le
singole regioni. Di questo, il 30% è destinato all'assistenza domiciliare dei disabili gravissimi
Infine l'intesa si è trovata. Stiamo parlando del riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali e del Fondo
per le non autosufficienze, su cui si è espressa la Conferenza unificata Stato-Regioni nei giorni scorsi.
E' stata dunque approvata la proposta che vede al Fondo nazionale per le politiche sociali 300milioni di
Euro, e al Fondo per le non autosufficienze 275milioni. Saranno quindi un totale di 575 milioni di euro che
per il 2013 saranno distribuiti tra le varie regioni per welfare e sociale nel 2013, come previsto dalla legge di
stabilità.
Come leggiamo dal documento, i criteri utilizzati per il riparto per l'anno 2013 sono basati sui seguenti
indicatori della domanda potenziale di servizi per la non autosufficienza:
a) popolazione residente, per regione, d'età pari o superiore a 75 anni, nella misura del 60%;
b) criteri utilizzati per il riparto del Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 20, comma 8, della
legge 8 novembre 2000, n. 328, nella misura del 40%.
FONDI PER LA SLA - Dei 275 milioni per le non autosufficienze, almeno il 30% sarà destinato in via
prioritaria a favorire la permanenza a domicilio delle persone con disabilità gravissime, ivi compresi i malati
di Sla. Ricordiamo che per condizione di disabilità gravissima, ai soli fini di questo specifico decreto, si
intendono le persone in condizione di dipendenza vitale da assistenza continua e vigile 24 ore su 24.
Sui fondi destinati alle disabilità gravissime e ai malati di sclerosi laterale amiotrofica molto si era discusso,
anche a seguito della mobilitazione che nei mesi scorsi aveva visto l'estrema protesta e i sit in dei disabili
gravissimi del Comitato 16 novembre onlus. In particolare, recentemente, c'era stato anche uno scambio di
lettere tra il Sottosegretario Maria Cecilia Guerra e Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca
sul coma dell'associazione "Gli amici di Luca".
-75% FONDI SOCIALI IN 5 ANNI - Un primo passo avanti, insomma, è stato fatto, anche se 275 milioni di
euro non sono senz'altro sufficienti a far fronte alle necessità per la non autosufficienza. A fare un bilancio
nero su bianco dei fondi nazionali destinati al sociale, è lo Spi Cigl, il Sindacato Pensionati Italiani, secondo
le cui stime i Fondi nazionali per gli interventi sociali hanno perso negli ultimi 5 anni il 75% delle risorse
complessivamente stanziate dallo Stato. Secondo lo studio, la situazione a livello locale non è migliore. Nei
Comuni italiani si è infatti registrata una diminuzione della spesa per i servizi sociali in senso stretto nel 2012
del 3,6%. Secondo quanto riportato, la diminuzione di risorse stanziate per il welfare allargato (servizi sociali,
istruzione, sport e tempo libero) è stata del 6,8%, con punte dell'11% rilevate in diverse zone del sud Italia.
WELFARE E CAMPAGNA ELETTORALE - Il 2012 è stato un annus horribilis per il sociale, che ha visto
sostanzialmente una continuità di taglio alle risorse al welfare, taglio che aveva caratterizzato il precedente
governo Berlusconi. Sarà nel 2013 che l'impatto di queste contrazioni si farà sentire maggiormente sui
singoli cittadini. E alle porte delle prossime consultazioni elettorali, ci si chiede come sia possibile che il
welfare non rappresenti una delle prioritarie voci per i candidati che si propongono alla guida del Paese.
8 febbraio
Fonte: disabili.com
9
CHIEDIAMO LA RIMOZIONE DI QUEL DELEGATO ALLA DISABILITÀ
ROMA. «Non si era mai visto, in nessuna parte d’Italia, una carica istituzionale attaccare direttamente,
strumentalmente e in modo violento un’organizzazione dell’impegno civile, solo per il fatto che questa
esprime critiche all’operato di un Comune»: è quanto meno dura la risposta di Pietro Barbieri, presidente
nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), dopo la nota diffusa anche in
Facebook da Michele Colangelo, delegato del Sindaco di Roma alle Politiche per la Disabilità, nella quale
vengono espresse sin dal titolo (FISH, Legacoop e AGCI unite nel contestare il controllo sui servizi
domiciliari: una vergogna!!!!!) una serie di accuse alla FISH Lazio, ritenute dalla Federazione «violente e
infondate».
Non entra nel merito dei contenuti, la FISH Nazionale, pur ritenendoli «facilmente smentibili, conoscendo le
vicende più recenti»; quel che preme alla Federazione, invece, è rivendicare «la propria storia e le
innumerevoli prese di posizione a favore dell’inclusione delle persone con disabilità». In tal senso, si legge
nel comunicato diffuso oggi, «l’attacco dimostra da un lato l’inadeguatezza di Colangelo alla carica che
ricopre, dall’altro l’imbarazzo dello stesso per la fallimentare gestione dell’Ufficio che ricopre da qualche
mese».
Chi entra invece nel merito dei contenuti – dopo essere stato direttamente chiamato in causa – è Dino
Barlaam, presidente della FISH Lazio, secondo il quale «l’ennesima esternazione del collaboratore del
Sindaco per i problemi della disabilità, nei confronti delle posizioni della FISH Lazio, rappresenta il tentativo
sterile di delegittimare un’organizzazione impegnata e riconosciuta da moltissime amministrazioni a livello
nazionale. Il collaboratore non riesce a riconoscere le evidenti inefficienze della sua funzione. Da quando si
è insediato, infatti, ha sostenuto una serie di iniziative discutibili».
In tal senso, il Presidente della FISH Lazio, in una lettera aperta, si sofferma ad esempio sul «riordino
dell’assistenza domiciliare che, accompagnata dalla scarsità delle risorse, rischia di penalizzare molte
persone con disabilità finanche arrivando al rischio della sospensione dei servizi nel corso dell’anno 2013».
Ma anche sulla «modifica del servizio di trasporto [se ne legga già anche nel nostro giornale, N.d.R.],
decisione presa senza alcuna consultazione con le organizzazioni delle persone disabili», «un nuovo
sistema che il collaboratore del Sindaco non riesce a far partire», pur avendo egli affermato «che
aumenteranno i fruitori del trasporto taxi».
«Forse è colpa della FISH Lazio – aggiunge poi Barlaam -, se l’Assessorato per le Politiche Sociali ha
investito sei milioni di euro per la “Carta Roma” che darà 25 euro al mese ad alcune persone, mentre le
persone disabili in assistenza indiretta non ricevono il finanziamento? E forse è colpa della FISH Lazio, se il
collaboratore del Sindaco ha promesso che più persone disabili avrebbero avuto assistenza, mentre
probabilmente tutti avranno meno?». E ancora: «Forse è colpa della FISH Lazio, se le organizzazioni delle
persone disabili svolgono da sempre un ruolo di stimolo, spesso critico, nei confronti delle amministrazioni,
per contrastare la cultura della discriminazione e della marginalità?». «Se queste sono le colpe della FISH
Lazio – si conclude la lettera aperta – come presidente posso essere considerato colpevole. Preferisco
essere colpevole anziché complice di tante scelte discutibili, sulla pelle delle persone disabili e dei loro
familiari».
Tornando infine alla durissima reazione del Presidente Nazionale della FISH, a quelle che vengono definite
«le scomposte accuse del Delegato del Sindaco», essa si concretizza in una richiesta di intervento allo
stesso Sindaco della Capitale. «Il sindaco Alemanno – dichiara infatti Barbieri – e l’assessore Belviso [Sveva
Belviso, assessore del Comune di Roma alle Politiche Sociali e ai Servizi alla Persona, N.d.R.] devono
comprendere che il loro Delegato è assolutamente inadeguato alla carica che gli viene affidata. Non
chiediamo, pertanto, solo una censura delle offensive dichiarazioni di Colangelo, ma di procedere
velocemente alla revoca del suo incarico, quale segno di rispetto per i Cittadini con disabilità e per le
organizzazioni dell’impegno civile che, ben lungi dal saper valorizzare, il Delegato del Sindaco ha preferito
denigrare pubblicamente». (S.B.)
23 febbraio
Fonte: superando.it
10
ELEZIONI, VOTO CONSAPEVOLE PER OLTRE 200 PERSONE CON SINDROME DI DOWN
ROMA. Alle prossime elezioni politiche oltre 200 persone con sindrome di Down esprimeranno il proprio voto
in maniera più consapevole dopo aver partecipato alle iniziative della campagna “Il mio voto conta!”, lanciata
dall’Associazione italiana persone down (Aipd) per affermare il diritto di voto alle persone con disabilità
intellettiva. Attraverso incontri, attività e simulazioni svolte con l’aiuto degli operatori, questi elettori (che
domenica o lunedì entreranno da soli in cabina elettorale per esprimere la propria preferenza) “hanno
partecipato - spiega Anna Contardi, coordinatrice nazionale Aipd - con entusiasmo agli incontri di formazione
per un voto consapevole, sono stati motivati, interessati e partecipi”. Deludente invece per l’associazione la
risposta dei partiti politici: “Pur sollecitati – sottolinea Contardi – nessuno si è poi impegnato concretamente
nella stesura a livello nazionale di un programma ad alta compren! sibilità, anche se avevamo offerto il
nostro supporto e aiuto per espletare tale gesto di civiltà e di rispetto per tutti i cittadini, disabili e non.
Sicuramente sono stati più lenti delle persone con sindrome di Down nel cogliere il cambiamento”.
A partecipare agli incontri sono state 186 persone maggiorenni con sindrome di Down a Roma, cui se ne
aggiungono 15 che sono stati coinvolti dalla sezione Aipd di Caserta e 40 che hanno approfondito la materia
a Pisa. In modo particolare, nella città toscana sono stati organizzati incontri di formazione nel corso dei
quali si sono tradotti in linguaggio ad alta comprensibilità i programmi politici delle due formazioni (Partito
democratico e Scelta civica con Monti per l’Italia) i cui candidati locali hanno accettato di incontrare le
persone con sindrome di Down per illustrare e discutere con loro il programma elettorale. In entrambi i casi,
sono stati individuati dieci temi sotto forma di affermazioni o slogan sintetici, a ciascuno dei quali sono state
aggiunte alcune righe di commento per una maggiore comprensione dei contenuti elettorali. Il lavoro è stato
completato con l’aggiunta, per ogni tema, di fotografie o illustrazioni utili allo scopo.
22 febbraio
Fonte: redattore sociale
11
LINGUAGGIO FACILE DA LEGGERE E DA CAPIRE PER I DISABILI INTELLETTIVI: OGGI ANCHE IN
ITALIA
ROMA. “Il linguaggio facile da leggere fa bene a tutti e non fa male a nessuno”: si potrebbe sintetizzare così
il principio su cui si radica il progetto “Pathways 2. Creazione di percorsi di apprendimento permanente per
adulti con disabilità intellettiva”, presentato questa mattina a Roma dall'Anffas. L'iniziativa, finanziata
dall'Unione Europea, è realizzata dalla rete “Inclusion Europe” con otto associazioni di altrettanti paesi
membri: Croazia, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna e Ungheria,
oltre all'Italia, rappresentata appunto dall'Anffas. Scopo del progetto è diffondere il cosiddetto “linguaggio
facile da leggere e da capire”, elaborato per le persone con disabilità intellettiva, ma soprattutto insieme a
loro, per facilitare e sostenere l'inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità intellettiva e
relazionale.
Dal punto di vista operativo, il progetto fa seguito a “Pathways 1”, realizzato nel 2009, che ha visto la
realizzazione, da parte di altri paesi europei, di documenti e materiale per l'elaborazione e la promozione di
questo linguaggio: tra questi, le Linee guida. Ora, la seconda fase del progetto, prevede l'allargamento della
platea di paesi coinvolti, attraverso la traduzione e l'adattamento del materiale, la realizzazione di iniziative
formative e, di conseguenza, la diffusione di questo metodo comunicativo all'interno del maggior numero
possibile di contesti. “Per produrre un'informazione facile da capire, sono state elaborate, insieme alle
persone con disabilità intellettiva, semplici regole, che però devono essere seguite con una certa attenzione
– ha spiegato Roberta Speziale, responsabile della comunicazione dell'Anffas nazionale e formatrice
nazionale del progetto – Parlare lentamente, o scrivere brevi periodi, usare parole semplici e spiegare quelle
più c! omplesse, evitare concetti difficili, oppure ripetere i passaggi più impegnativi: sono solo alcune delle
indicazioni messe a appunto e che abbiamo iniziato ad adottare in molti contesti,anche al di fuori del
progetto. Il seminario di oggi, per esempio, come pure gli opuscoli prodotti e i documenti diffusi, sono tutti
facili da leggere e da capire”.
Il progetto, iniziato nel novembre 2011, si concluderà nel novembre 2013 ma, assicura Roberta Speziale,
“continueremo sempre a utilizzare questo linguaggio, cercando di portarlo nelle scuole, nelle istituzioni, nelle
informazioni che i cittadini ogni giorno ricevono”. Tra giugno e settembre 2012 sono state realizzate sei
giornate formative per dieci “formatori dei formatori”, che proprio oggi pomeriggio riceveranno l'attestato di
“formatore nazionale Pathways per l'Italia”, che certifica ufficialmente questa nuova figura. Entro il prossimo
luglio, ogni coppia di formatori realizzerà 4 incontri formativi, di cui 2 indirizzati a persone con disabilità
intellettiva (8 alunni per ogni corso) e 2 a operatori (15 per ogni corso). “Alcune associazioni in Europa
producono, in questo linguaggio, opuscoli informativi, documenti politici e istituzionali, leggi, programmi
elettorali, informazioni pratiche e culturali, notizie, siti ecc. Noi speriamo di riuscire a diffonde! re anche in
Italia questo strumento fondamentale per l'inclusione sociale delle persone con disabilità intellettiva e
relazionale”.
Entusiasta del progetto il presidente nazionale dell'Anffas, Roberto Speziale: “Per la prima volta, le persone
con disabilità intellettiva diventano protagoniste di un processo che mira alla loro piena realizzazione – ha
detto – Si tratta di uno strumento fondamentale per concretizzare due temi centrali della Convenzione Onu:
l'autodeterminazione e l'autorappresentazione delle persone con disabilità. Obiettivi difficili, a cui però non
dobbiamo rinunciare, soprattutto come genitori. Fino a 50 anni fa – ha detto ancora Speziale – anche le
persone prive di vista e quelle prive di udito quasi non avevano strumenti per accedere alle informazioni.
Oggi, con la diffusione del Braille e della Lis, le loro condizioni sono cambiate. Le persone con disabilità
intellettiva, invece, continuano a non avere uno strumento di accesso alla comunicazione: è quello che,
tramite questo progetto, intendiamo diffondere: una chiave per aprire un varco straordinario e che potrebbe
camb! iare la storia dell'affermazione piena e compiuta delle persone con disabilità intellettiva”. (cl)
22 febbraio
Fonte: redattore sociale
12
L'ANFFAS PRESENTA I RISULTATI DELLA FORMAZIONE PERMANENTE
ROMA. Sara' presentato a Roma il prossimo 22 febbraio 2013, alle ore 09.30 presso la sala eventi dell'Hotel
Eurostars Saint John in via Matteo Boiardo 30, "Pathways II - Creazione di percorsi di apprendimento
permanente per adulti con disabilita' intellettiva", il progetto promosso da Inclusion Europe (Associazione
Europea di persone con disabilita' intellettiva e delle loro famiglie), finanziato dal Programma per
l'apprendimento permanente dell'Unione Europea, e portato avanti per l'Italia da Anffas Onlus, avente come
finalita' quella di promuovere la formazione permanente per gli adulti con disabilita' intellettiva e/o relazionale
ed il linguaggio "facile da leggere", strumento indispensabile per avere reali pari opportunita' nella nostra
societa'.
Attraverso l'uso del linguaggio facile da leggere, infatti, e' possibile rendere accessibili alle persone con
disabilita' intellettiva e/o relazionale le informazioni che ci circondano, nel pieno rispetto dell'art. 9 della
Convenzione Onu sui diritti delle Persone con Disabilita', eliminando cosi' la grave discriminazione relativa
alla formazione ed informazione. Il 22 febbraio, quindi, saranno illustrati e condivisi i risultati ottenuti da
Anffas Onlus dopo una prima fase di studio, approfondimento e formazione durata piu' di un anno,
esperienze entusiasmanti che hanno visto protagonisti in prima persona anche le persone con disabilita'
intellettiva e/o relazionale, divenute ufficialmente dei "formatori". (DIRE)
20 febbraio
Fonte: redattore sociale
13
OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA CONDIZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ
APPROVATO IL PRIMO PROGRAMMA D’AZIONE ITALIANO
Il primo Programma d’azione italiano per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità
è stato approvato ieri dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, che ha sede
presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’approvazione del Programma segna un importante
risultato nel campo delle politiche a favore delle persone con disabilità e arriva dopo l’invio, lo scorso mese di
novembre, del primo Rapporto italiano alle Nazioni Unite sulla implementazione della Convenzione ONU sui
diritti delle persone con disabilità nel nostro Paese.
Il programma, che ha respiro biennale, individua le aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per
la promozione e la tutela dei diritti delle persone con disabilità, in una prospettiva coerente e unitaria, al fine
di contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali della Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e
della Convenzione ONU ratificata dall’Italia nel 2009.
Il testo dovrà essere sottoposto a lettura nel Consiglio dei Ministri e al parere della Conferenza Unificata, per
poi essere adottato come Decreto del Presidente della Repubblica.
“Esprimiamo vivo apprezzamento per il risultato conseguito - hanno commentato il Ministro Elsa Fornero e il
Sottosegretario Maria Cecilia Guerra - in primo luogo per il clima di grande collaborazione che ha
caratterizzato il lavoro di esponenti delle amministrazioni, rappresentanti delle parti sociali e delle federazioni
e delle associazioni delle persone con disabilità”.
14 febbraio
Fonte: lavoro.gov.it
14
DISABILITÀ: DAITA (CGIL), PROGRAMMA ORA SI TRADUCA IN PIANO CONCRETO
(U.S. Cgil) Roma , 13 feb - L'approvazione da parte dell'Osservatorio Nazionale del primo Programma
d'azione italiano per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità rappresenta ''un
importante primo passo''. E' il commento di Nina Daita, responsabile dell'ufficio Politiche per la disabilità della
Cgil, che auspica ''una maggiore attenzione del prossimo governo ai bisogni e ai diritti delle persone con
disabilità e alle loro famiglie''.
''Le buone politiche però - sottolinea Daita - devono essere accompagnate da congrue risorse, e non come
l'ultima finanziaria che ha azzerato il fondo nazionale per il lavoro delle persone con disabilità. L'auspicio –
conclude - è che il piano nazionale che ha visto l'impegno delle parti sociali si traduca in un piano concreto di
azioni positive verso le persone svantaggiate''.
13 febbraio
Fonte: ufficio stampa Cgil
15
ACCERTAMENTO DELLA DISABILITÀ, PRESTO SI CAMBIA
L'Osservatorio sulla disabilità ha approvato ieri il Piano d'azione biennale sulla disabilità, il primo per l'Italia.
Al primo posto c'è la necessità di rivedere l'intero sistema di accertamento. «Un punto di non ritorno», dice
Matilde Leonardi
Per la prima volta nella storia l’Italia ha un Piano d’Azione biennale per la promozione dei diritti delle persone
con disabilità. Lo ha approvato ieri l’Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità, un organismo
previsto dalla Convenzione Onu, in carica dal 16 dicembre 2010. Si tratta a onor del vero di un documento
che dovrà poi passare dal Consiglio dei Ministri e dalla Conferenza Unificata, per poi essere adottato come
Decreto del Presidente della Repubblica, ma poiché all’Osservatorio (diversamente da quel che accade in
analoghi soggetti di altri Paesi) sono già presenti tutti gli stakeholder coinvolti, l’agreement raggiunto ieri è
senza dubbio un punto di non ritorno.
Il Programma d’azione nasce dal lavoro di sei gruppi di lavoro e segue l’analisi della situazione italiana fatta
per monitorare l’attuazione della Convenzione ONU in Italia, dettagliato in un report inviato all’Onu a
dicembre 2012. Sicuramente il Piano d’Azione parte da un nuovo approccio culturale: «Passando da un
modello medico/individuale, che vedeva nelle persone con disabilità “dei malati e dei minorati”, a cui doveva
essere garantita solo protezione sociale e cura, ad un modello biopsico- sociale della condizione di disabilità
basata sul rispetto dei diritti umani, la CRPD valorizza le diversità umane – di genere, di orientamento
sessuale, di cultura, di lingua, di condizione psico-fisica e così via – e rileva che la condizione di disabilità
non deriva da qualità soggettive delle persone, bensì dalla relazione tra le caratteristiche delle persone e le
modalità attraverso le quali la società organizza l’accesso ed il godimento di diritti, ben! i e servizi», dice la
premessa.
Matilde Leonardi è la presidente del Comitato Tecnico Scientifico di questo Osservatorio e del traguardo
raggiunto è «assolutamente orgogliosa».
Perché, in particolare?
Perché l’Osservatorio aveva due compiti: redigere il report per l’Onu e scrivere il Piano d’azione. Abbiamo
fatto entrambe le cose e le abbiamo in tempi molto più brevi del previsto: era assolutamente importante per
noi consegnare al nuovo Governo un lavoro finito. Il Governo che verrá, qualunque sarà, non potrà
prescindere da questo importante lavoro. Poi si tratta di un Piano per il Paese, non per il Ministero della
Salute o per quello del Welfare. Infine, ma importantissimo, è un documento che è stato ampiamente
partecipato, condiviso e concordato.
Quali sono le novità?
Nello stendere il Piano ci siamo appoggiati sul monitoraggio effettuato per il report sulla Convenzione Onu,
quindi la prima novità discende proprio dalla Convenzione Onu, che prevede che tutte le politiche e tutte le
azioni vengano reimpostate sui diritti. Per questo l’elemento che attraversa tutto il Piano è la necessità di
rivedere i criteri e i processi per l’accertamento e la certificazione della disabilità, una cosa che condiziona
tutto il resto. Un secondo elemento trasversale è la necessità di raccogliere dati statistici in maniera più
completa e organica, perché quelli che abbiamo adesso non consentono di fare una lettura compiuta della
situazione. Le faccio un esempio: sappiamo con certezza quanti disabili lavorano, ma non sappiamo che
percentuale siano, né quanti potrebbero lavorare ma non lavorano… è evidente che avere un quadro
completo influenzerebbe l’approccio politico. Poi ci sono novità che derivano direttamente dalla Convenzione
Onu, come ! la creazione di «PUA-Punti unici di accesso».
Piani nazionali in altri settori ce ne sono, ma poi restano quasi sempre dei libri dei sogni… Per esempio
questo Piano ha o avrà un finanziamento?
No, le azioni indicate dovranno essere finanziate nel limite degli stanziamenti già previsti, rimodulando i soldi
che già ci sono. Però di certo non sarà un libro dei sogni. Un elemento di forza è che diamo proposte e
creaimo una cornice di riferimento per tutti i livelli di governance, andando a dettagliare – un po’ come fa il
Piano Infanzia – azioni, obiettivi, interventi e soggetti coinvolti. Quello che abbiamo fatto è “operazionalizzare
un diritto”. Mi spiego: alla persona disabile non interessa il diritto al lavoro, ma un lavoro: bene, noi abbiamo
indicato i percorsi operativi per rendere questo diritto esigibile. Diciamo che abbiamo lavorato più sulla
giustizia che sulla bontà. E comunque il fatto di aver raggiunto un agreement sulla necessità di riforma del
sistema dell’invalidità è un grandissimo risultato, non era così scontato. Tutti i principi dell’ICF sono stati
introdotti.
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Quali sono le macro-aree su cui avete lavorato?
Il Piano d’Azione prevede sei aree di priorità: revisione del sistema di accesso, riconoscimento e
certificazione della disabilità; lavoro e occupazione; vita indipendente; accessibilità; inclusione scolastica;
salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione. In più c’è un settimo punto sulla cooperazione
internazionale, in collaborazione con il Mae. Vorrei sottolineare ancora una cosa: il primo problema delle
persone con disabilità oggi è la solitudine. È ovvio che la coesione sociale non si può imporre in un piano
d’azione, però ogi volta che ci è stato possibile abbiamo messo a tema questo tema.
13 febbraio
Fonte: vita.it
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APPROVATO IL PROGRAMMA D’AZIONE ITALIANO SULLA DISABILITÀ
Bene l’approvazione del Programma d’Azione Italiano per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle
Persone con Disabilità, da parte dell’Osservatorio Nazionale che tutela, monitora e promuove i princìpi della
Convenzione ONU, ma ora – come è stato rilevato – sarà opportuno che il prossimo Governo dedichi
maggiore attenzione – e congrue risorse – ai bisogni e ai diritti delle persone con disabilità e delle loro
famiglie
Dopo l’invio, nel novembre scorso, del primo Rapporto Italiano alle Nazioni Unite, sull’implementazione nel
nostro Paese della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, da parte dell’Osservatorio
Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità – organismo previsto dalla Legge 18/09 di ratifica
della Convenzione, che ne tutela, monitora e promuove i princìpi – l’Osservatorio stesso ha prodotto ora il
primo Programma d’Azione Italiano per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità.
«Il Programma – come si legge in una nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, presso il quale
ha sede l’Osservatorio – ha respiro biennale e individua le aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e
interventi per la promozione e la tutela dei diritti delle persone con disabilità, in una prospettiva coerente e
unitaria, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali della Strategia Europea sulla Disabilità
2010-2020 e della Convenzione ONU ratificata dall’Italia nel 2009».
Il testo dovrà ora essere sottoposto a lettura nel Consiglio dei Ministri e al parere della Conferenza Unificata
(sede congiunta della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza Stato-Città ed Autonomie Locali), per poi
essere adottato come Decreto del Presidente della Repubblica.
«Vivo apprezzamento per il risultato conseguito» viene espresso sia dal ministro Elsa Fornero che dal
sottosegretario Maria Cecilia Guerra, «in primo luogo per il clima di grande collaborazione che ha
caratterizzato il lavoro di esponenti delle amministrazioni, rappresentanti delle parti sociali e delle federazioni
e delle associazioni delle persone con disabilità».
Un primo commento arriva anche da Nina Daita, responsabile dell’Ufficio Politiche per la Disabilità della
CGIL, secondo la quale «l’approvazione del Programma rappresenta un importante primo passo». Al tempo
stesso, tuttavia, Daita chiede «una maggiore attenzione, da parte del prossimo Governo, ai bisogni e ai diritti
delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ricordando soprattutto che le buone politiche devono essere
accompagnate da congrue risorse, e non come è accaduto con l’ultima Legge di Stabilità, che ha ad
esempio azzerato il Fondo Nazionale per il Lavoro delle Persone con Disabilità».
«L’auspicio – conclude l’esponente sindacale – è che questo Programma, che ha visto l’impegno delle parti
sociali, si traduca in un piano concreto di azioni positive verso le persone svantaggiate». (S.B.)
13 febbraio
Fonte: superando.it
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L'OSSERVATORIO NAZIONALE APPROVA IL PRIMO PROGRAMMA DI AZIONE PER LA PROMOZIONE
DEI DIRITTI
C'è il via libera dell'Osservatorio sulla condizione delle persone con disabilità al testo del programma di
azione biennale che individua le aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione e
la tutela dei diritti delle persone disabili. Il documento passa all'esame del Consiglio dei ministri. Fornero: "Un
successo frutto del clima di collaborazione tra i soggetti coinvolti"
un globo sorretto da alcune mani
ROMA - Il primo Programma d'azione italiano per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con
disabilità è stato approvato ieri dall'Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, che
ha sede presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. L'approvazione del Programma segna un
importante risultato nel campo delle politiche a favore delle persone con disabilità e arriva dopo l'invio, lo
scorso mese di novembre, del primo Rapporto italiano alle Nazioni Unite sulla implementazione della
Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità nel nostro Paese.
Il programma, che ha respiro biennale, individua le aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per
la promozione e la tutela dei diritti delle persone con disabilità, in una prospettiva coerente e unitaria, al fine
di contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali della Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e
della Convenzione ONU ratificata dall'Italia nel 2009. Il testo dovrà essere sottoposto a lettura nel Consiglio
dei Ministri e al parere della Conferenza Unificata, per poi essere adottato come Decreto del Presidente della
Repubblica.
"Esprimiamo vivo apprezzamento per il risultato conseguito - hanno commentato il Ministro del Lavoro e alle
politiche sociali Elsa Fornero e il Sottosegretario Maria Cecilia Guerra - in primo luogo per il clima di grande
collaborazione che ha caratterizzato il lavoro di esponenti delle amministrazioni, rappresentanti delle parti
sociali e delle federazioni e delle associazioni delle persone con disabilità".
13 febbraio
Fonte: superabil.it
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AUSER E UILDM, INSIEME PER VALORIZZARE IL CAPITALE UMANO
Le associazioni Auser e UILDM insieme per implementare le attività sul territorio in favore di anziani e disabili
Diffondere una cultura dell’attività di volontariato; sostenere le persone, migliorarne la qualità della vita e
delle relazioni, orientarle all’esercizio della solidarietà; difendere e sviluppare le capacità conoscitive e
attive, anche residue, delle persone grazie al continuo scambio di esperienze, conoscenze e di abilità
individuali;promuovere la cittadinanza attiva favorendo la partecipazione responsabile delle persone alla vita
e ai servizi della comunità locale.
Sono alcuni degli scopi dell'intesa tra l'associazione UILDM e Auser. Forti della decennale esperienza nel
volontariato, i due soggetti mettono a disposizione la propria esperienza, e il proprio sapere, coinvolgendo i
volontari delle due Associazioni.
Insieme, cercheranno di valorizzare sempre più il capitale umano per sviluppare una collaborazione diretta
tra le due realtà attraverso un continuo scambio relazionale.
11 febbraio
Fonte: vita.it
20
Omniroma-DISABILI, UNICA CGIL: COMUNE APPALTA A PRIVATI E LEVA LAVORO A TAXI
(OMNIROMA) Roma, 06 FEB - "Il vicesindaco il 4 febbraio scorso ha informato le parti sociali solo dopo aver
preso unilateralmente la decisione di spostare la quasi totalità del servizio ad altro vettore (non pubblico).
Per questo chiediamo l'immediata sospensione della delibera, che comporta un evidente danno verso
l'economia già precaria della categoria. Un delibera che, tra l’altro, non tiene minimamente conto del disagio
che comporta agli stessi disabili, utenza già fragile che necessita di un trasporto personalizzato e capillare".
Così in una nota Marco Morana dell'Unica Taxi Filt Cgil.
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Omniroma-TRASPORTO DISABILI, CGIL: BUS-SHARING NON PUÒ SOSTITUIRE TPL
(OMNIROMA) Roma, 06 FEB - "In merito alla vicenda della riorganizzazione del servizio di trasporto del
comune di Roma destinato alle persone con disabilità, ribadiamo la necessità di garantire la fruizione
universale del servizio di trasporto pubblico locale a tutta l’utenza, come ribadito fra l’altro nella Convenzione
ONU dei diritti delle persone con disabilità. Servizi come il bus-sharing non devono essere infatti considerati
sostitutivi del trasporto pubblico locale che va essere reso accessibile a chiunque grazie a un massiccio
intervento di abbattimento delle barriere architettoniche". Così in una nota Roberto Giordano e Silvia Ioli,
segretari della Cgil di Roma e del Lazio. "Pur ritenendo necessario l’efficientamento del servizio al fine di
abbattere le liste di attesa, la Cgil proseguirà nella tutela delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nella
vicenda - aggiungono - Occorre intervenire concretamente conciliando le esigenze occupazionali con la più
ampia fruibilità e accessibilità. Il problema delle liste d’attesa è noto da moltissimi anni e, nonostante i ripetuti
appelli delle associazioni e dei singoli utenti, non è stato mai stato attivato un tavolo di discussione che
prevedesse il coinvolgimento di tutti i soggetti per il superamento di una situazione che di fatto impedisce il
diritto alla libera mobilità di migliaia di persone".
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DISABILITÀ INTELLETTIVA: IMPARARE A LAVORARE
Intervista a Carlo Lepri a cura del Gruppo Solidarietà
Psicologo e formatore, docente a contratto nell’Università di Genova, Carlo Lepri – che ha acquisito
un’esperienza ultratrentennale in materia di inserimento lavorativo delle persone con disabilità,
prevalentemente di tipo intellettivo – ha partecipato qualche mese fa al seminario di Jesi (Ancona),
denominato Lavoro e disabilità intellettiva. È così difficile?, incontro organizzato dal Gruppo Solidarietà, che
lo ha intervistato su alcuni temi approfonditi anche durante quello stesso seminario, al quale avevamo dato a
suo tempo ampio spazio.
Nell’incontro dello scorso anno a Jesi, lei hai affermato che «l’essere adulti è il tema ed il lavoro è uno
strumento per vivere questa condizione. Non il contrario». Ci aiuta a capire meglio?
«Nella mia attività professionale mi sono occupato prevalentemente di inserimento lavorativo di persone con
una difficoltà di funzionamento di tipo intellettivo. Come è noto, uno dei tratti caratteristici di questa
“categoria”, accanto ai deficit cognitivi, è quella di presentare una certa immaturità relazionale. Si tratta di
quella caratteristica che per molto tempo ha fatto sì che si pensasse a queste persone come a degli “eterni
bambini”, dei “Peter Pan” da accudire in luoghi appositamente dedicati a loro. I processi di integrazione
scolastica e nel mondo del lavoro hanno dimostrato invece che nel momento in cui cambiano i contesti,
cambiano anche le aspettative verso le persone e con esse le rappresentazioni che noi abbiamo della
disabilità. Nello specifico ci siamo resi conto che anche le persone con disabilità intellettive possono
diventare adulte e non solo anagraficamente. Quindi, poter vivere una vita adulta, con i diritti e i doveri che
questo co! mporta, è diventato un obiettivo possibile anche per queste persone.
Come sappiamo, il lavoro è uno dei mezzi che caratterizzano la vita delle persone adulte. Esso offre
autonomia economica, ma è anche un potente strumento identitario e di socializzazione. Questo è vero in
generale e lo è a maggior ragione per persone che possono avere qualche difficoltà aggiuntiva proprio sul
piano della identità e delle relazioni sociali. Tuttavia il lavoro è uno strumento per accedere a questa
condizione di adultità e non può trasformarsi nel fine. Ciò significa che non possiamo proporre percorsi
lavorativi in modo generalizzato poiché in alcuni casi il lavoro potrebbe non essere coerente con i bisogni di
una persona disabile. In più il lavoro non può essere proposto in modo “astorico” a una persona. Occorre
infatti che la possibilità di “diventare grande”, attraverso il lavoro faccia parte di un progetto educativo che
deve avere inizio prima possibile».
Lei dice che per le persone con disabilità intellettiva non si tratta tanto di imparare un lavoro ma di imparare
a lavorare. Perché e come si riesce ad “imparare a lavorare”?
«In effetti su questi temi, a volte, si commettono errori grossolani. Ovviamente si tratta di una distinzione
molto schematica poiché questi due processi, imparare a lavorare e imparare un lavoro, sono sempre
intimamente connessi. E tuttavia, mentre l’imparare un lavoro fa riferimento all’apprendimento di una serie di
compiti spesso riducibili a delle sequenze operative, imparare a lavorare fa riferimento a qualcosa di più
complesso, che ha a che vedere con la capacità di “introiettare” il ruolo lavorativo. In altre parole alla
capacità di fare proprie, di “mettersi dentro”, tutta una serie di regole, norme, criteri che hanno a che vedere
con ciò che gli altri si aspettano che io faccia in quel contesto lavorativo. Quello che in termini tecnici viene
definito come il role taking, cioè proprio la capacità di assumere il ruolo lavorativo. Questo apprendimento
può essere particolarmente complesso, soprattutto se una persona non è stata abituata a confrontars! i con i
ruoli e con le aspettative che li accompagnano».
L’esperienza genovese del Centro Studi dell’ASL 3 ha sostanzialmente fatto nascere i Servizi di Integrazione
Lavorativa (SIL) in Italia. Il radicale cambiamento del mondo del lavoro, che ripercussioni ha avuto e ha sul
lavoro dei SIL?
«Credo che l’esperienza genovese, anche grazie all’azione di Enrico Montobbio, abbia avuto due meriti. Il
primo è quello di avere proposto una metodologia innovativa e di averla sperimentata con coraggio. Dico con
coraggio perché ricordo che quando abbiamo avviato le prime esperienze, la Legge 482/68 [“Disciplina
generale delle assunzioni obbligatorie presso le pubbliche amministrazioni e le aziende private”, N.d.R.],
allora vigente, prevedeva espressamente che le persone con disabilità psichica e intellettiva non potessero
essere inserite al lavoro. La nostra azione, per lungo tempo, è stata pertanto “ai margini”, se non “contro” la
legge. E questo mi pare dimostri ancora una volta che le cose veramente innovative nascono sempre da una
qualche deviazione dalla norma.
Il secondo è quello di aver cercato di mantenere una memoria di ciò che si faceva attraverso la
pubblicazione di saggi e di libri. Ciò ha dato una certa visibilità al nostro lavoro e per un lungo periodo
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l’esperienza di Genova è stata al centro dell’attenzione sia a livello nazionale che internazionale. Alcuni di
noi hanno così contribuito, attraverso l’attività formativa, alla nascita di numerosi Servizi di Integrazione
Lavorativa in diverse parti del nostro Paese. Questi Servizi, attraverso la loro azione, sono stati dei
precursori nell’attuazione del “collocamento mirato e mediato” che, com’è noto, è oggi alla base della Legge
68/99, dimostrando concretamente l’efficacia di questo principio.
Oggi, i cambiamenti nel mondo del lavoro a cui stiamo assistendo – o forse sarebbe più corretto dire che
stiamo subendo – stanno avendo numerose ripercussioni anche sull’azione dei SIL. Mi limito ad indicare due
aspetti: uno qualitativo e l’altro quantitativo.
Sul piano qualitativo stiamo assistendo a un’impressionante delocalizzazione dei siti produttivi tradizionali,
con l’eliminazione o lo spostamento in altri Paesi di gran parte della produzione labour intensive. Questo
penalizza molto le persone disabili che proprio in questo tipo di lavori trovavano una loro collocazione più
agevole. L’altro aspetto, banalmente quantitativo, è legato al fatto che il lavoro scarseggia sempre di più,
mettendo tra l’altro in concorrenza tra loro soggetti appartenenti a diverse fasce deboli.
In questo difficile scenario, l’unico elemento rassicurante è che le metodologie messe a punto dai SIL, sia in
termini di strumenti di mediazione che di sostegno psicoeducativo, risultano davvero efficaci. Quando
possono essere attuate».
Crede che la Legge 68/99 abbia un po’ tradito le aspettative che in essa erano state riposte?
«Personalmente credo di no. Continuo a pensare alla Legge 68/99 come a una buona legge. Il problema
semmai riguarda la sua piena applicazione. Sappiamo che esiste un’applicazione cosiddetta “a pelle di
leopardo”. In alcune Regioni è stato fatto uno sforzo importante di messa in rete dei servizi già esistenti
prima della 68 e di attivazione dei servizi mancanti. Il tutto creando un sistema che garantisse, allo stesso
tempo, servizi alle persone disabili e servizi alle aziende sottoposte agli obblighi. Laddove si è fatto questo, i
risultati non sono mancati. Dove, invece, le persone disabili e le aziende non sono sostenute e non si
facilitano i processi di mediazione, può accadere che la legge venga disattesa oppure che si preferiscano
pagare le multe. Ma ciò non mi pare sia imputabile alla struttura della legge quanto, appunto, alla sua
applicazione concreta.
Direi infine che – grazie agli ampi margini nell’individuazione delle persone disabili da assumere che la legge
riconosce alle aziende – sempre più vengono inserite “categorie” specifiche di disabilità. E questo mi sembra
un problema poiché nonostante nella legge siano presenti alcuni facilitazioni per le aziende che assumono
persone con una “disabilità complessa” queste “doti” non sembrano sufficienti per garantire l’inserimento
lavorativo anche a persone con maggiori difficoltà. Ma su questo aspetto alcuni SIL hanno messo a punto
sperimentazioni interessanti che in alcune Regioni hanno già trovato importanti supporti sul piano
istituzionale».
Carlo Lepri è psicologo e formatore, oltreché docente a contratto nell’Università di Genova. La presente
intervista è l’estratto, con lievi riadattamenti, di un più ampio servizio apparso nel numero 1/2013 di «Appunti
sulle Politiche Sociali», periodico del Gruppo Solidarietà, alla cui redazione rimandiamo gli interessati alla
versione integrale ([email protected]).
5 febbraio
Fonte: suprando.it
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Rassegna stampa realizzata da Luciano Necco
Ufficio Politiche per le disabilità – Cgil Nazionale
tel. 068476230
[email protected]
[email protected]
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