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La seduta comincia alle 16.35.
(La Commissione approva il processo
verbale della seduta precedente).
Audizione di una delegazione
del COCER-Interforze.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno
reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva
su episodi di violenza e qualità della vita
nelle caserme delle forze armate, l’audizione di una delegazione del COCERInterforze. Il punto di partenza per l’indagine che vogliamo svolgere riguarda la
sussistenza, i limiti e le condizioni dell’affermarsi del fenomeno del nonnismo:
dalle diverse esperienze che voi rappresentate ci aspettiamo un valido contributo
al nostro lavoro.
Vi ringrazio e do la parola al 1o
caporal maggiore Alessandro Mosti.
ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. Poiché l’argomento dell’indagine conoscitiva avviata da questa Commissione è
stato esteso alla qualità di vita delle
caserme, parlando come categoria C e
come rappresentante del COCER dell’omonima categoria – comprendente i
volontari in ferma breve e in servizio
permanente – ribadisco che il fenomeno
nonnismo continua ad esistere, sia pur in
forma più lieve, essendo legato ai rapporti
gerarchici, al potere del « comandare »; a
ciò va aggiunto il disagio che si vive
all’interno delle strutture che risultano
decadenti specie quelle adibite ad alloggi
per i militari. Due sono i fattori preponderanti, l’ambiente che impedisce la corretta vivibilità ed il sistema gerarchico che
da qualcuno è inteso nel senso di dominare, di comandare in senso stretto.
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Parlo da volontario in servizio permanente (mi sono arruolato nel 1993 come
militare di leva) la cui visione forse può
risultare differente per qualche aspetto da
quella dei ragazzi di leva, ai quali cedo la
parola. La ringrazio, signor presidente.
DANIELE FONTANELLI, Soldato. Il
fenomeno del nonnismo è abbastanza
complesso e non so a quale particolare
aspetto sia interessata la Commissione;
quale militare di leva dico che bisognerebbe concentrare l’attenzione sulla prevenzione che, secondo noi, è la chiave per
la soluzione del problema nonnismo. Prevenzione con particolare riferimento a
quanto accade nelle caserme fuori dall’orario di servizio, ossia dalle 16.30 in
poi: questo è il punto di partenza per
analizzare il fenomeno del nonnismo,
perché dalle 16.30 in poi il militare di leva
è abbandonato a sé stesso dato che manca
ogni forma di controllo.
Le tradizioni, le usanze, i costumi, la
goliardia, le prevaricazioni – definiamole
come vogliamo – si ripetono e si tramandano nel tempo dato che nessuno educa il
personale di leva che, tra l’altro, è molto
variegato perché c’è il ragazzo di basso
livello sociale e con minore istruzione ed
il laureato, il che contribuisce a sviluppare
contrasti riguardo al modo di pensare,
all’ideologia, alle convenzioni e quant’altro. Prevale la legge del più forte in certi
casi, di qui il nonnismo.
Bisogna risalire alla causa che scatena
il fenomeno, dunque occorre prevenire
istruendo il militare alla vita di caserma,
ciò che purtroppo viene fatto molto poco.
In questo anche la rappresentanza dovrebbe attivarsi ed essere più presente e
più forte. Inoltre ci vuole un controllo
che, ripeto, nelle caserme attualmente
manca. I comandanti, o chi per loro, alle
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IV COMMISSIONE
16,30 finiscono la propria attività di servizio, come previsto dal regolamento militare, e il militare torna in camerata.
Sono laureato in ingegneria chimica e
prima di essere eletto nel COCER ho
vissuto tre mesi in una caserma di Portogruaro, in provincia di Venezia, dove
non si sono avuti atti di nonnismo violento ma scherzi goliardici, che se non
controllati possono degenerare, rispetto ai
quali è difficile attribuire colpe o responsabilità.
Ribadisco che vi è necessità di controllare e prevenire.
GIANLUCA FARINA, Soldato. Tutti i
militari di leva concordano unanimemente
nell’affrontare il fenomeno del nonnismo
che ancora esiste in alcune caserme, non
dappertutto: non parliamo di forze armate come del Bronx ! Ripeto, siamo
d’accordo nell’affrontare il fenomeno, ma
non nella maniera che lor signori propongono, perché un’indagine svolta in
questo modo non ha senso di esistere,
assolutamente. Non vogliamo individuare
il caporale o il sergente che non hanno
sorvegliato il reparto, perché oggi la presenza degli ufficiali e dei sottufficiali non
è più prevista; né vogliamo punire il
soldato che, stando in fila per fare la
doccia – magari l’unica per tutto il
reparto – ha sopraffatto il commilitone
che gli stava davanti. Per noi bisogna
innanzitutto formare il giovane di leva che
si presenta in caserma, che ha un basso
livello di scolarizzazione, che ha lasciato
la famiglia, il suo ambiente, le sue abitudini (fattori che possono influire dal
punto di vista psicologico). All’interno
delle caserme non è mai esistita una
cultura del militare, una formazione morale, sociale, civica; finora nessun organismo ha analizzato la formazione culturale
del militare di leva, cioè quello che fanno
i laureati rispetto ai diplomati o le azioni
di chi non ha alcun titolo di studio. Nelle
caserme nessuno ha mai spiegato i motivi
della missione dei soldati italiani in Kosovo o a Timor Est, nessuno ha mai
illustrato né spiegato la Costituzione !
Nessuno mai ha spiegato perché la for-
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mazione, quando viene svolta, viene fatta
fuori dell’orario di servizio nelle ore in cui
il militare preferirebbe uscire o andare a
casa: tutti sappiamo che cosa si fa per
avere un permesso di libera uscita, figuriamoci se il militare di leva vuole seguire
le lezioni fuori dell’orario di servizio !
Non ci sentiamo tutelati all’interno
della struttura militare, infatti abbiamo
sposato pienamente la tesi dell’onorevole
Romano Carratelli perché solo un organismo esterno può obiettivamente verificare quanto avviene all’interno delle caserme, come viene svolto e che tipo di
cultura è impartita. Questo è il messaggio
che vogliamo lanciare, riprendendo le
dichiarazioni del capo di stato maggiore
dell’esercito, generale Cervoni, che in un
documento trasmesso ai comandanti ha
indicato la necessità di aprire la struttura
militare al mondo esterno, ai giornalisti,
realizzando una politica della trasparenza.
Vi ringrazio.
DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo
ordinario. Intervenendo sarò cauto, come
si dice ci andrò con i piedi di piombo
perché quando ho parlato di nonnismo
sono stato indagato, come il presidente
Spini sa.
Tratterò del nonnismo con una visione
a 360 gradi, spiegando che cos’è, come è
nato e soprattutto che cosa è diventato.
Purtroppo siamo abituati a definire nonnismo l’atto estremo, la parte finale di
un’azione, l’evento che può sfociare in un
ferimento o in una morte, mentre il
nonnismo nelle forze armate deve essere
considerato ripercorrendo la sua storia.
Il nonnismo è nato per distrarre le
unità impiegate sul fronte, giochini tra
commilitoni per rendere meno dura la
vita al fronte; è entrato nella cultura
dell’esercito, si è evoluto fino quasi a
scomparire e poi è ricomparso. Analizzando l’evoluzione del fenomeno si può
constatare che esso non esisteva quando il
personale, inteso come leva e quadri
(ufficiali, sottufficiali e truppa) avevano
un tenore di vita proporzionato (attenzione, non dico ottimo) agli standard di un
normale impiegato. Se oggi parliamo di
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nonnismo è perché nelle forze armate si
avvertono problemi particolarmente rilevanti.
Il collega della leva si è soffermato
sulla mancanza di personale: ciò si verifica perché il comandante non è in
condizione di gestire il personale, né di
dare in cambio qualcosa. Il comandante
alle 16.30 manda via gli ufficiali e i
sottufficiali non perché non voglia tutelare
i militari di leva, ma perché non ha i
mezzi per retribuire, in termini economici
o di tempo, le unità che impiega. Inoltre
tutta la struttura dell’esercito, dell’aeronautica e della marina è retta gerarchicamente da norme che fanno pensare al
nonnismo. Le leggi nn. 196 e 198 rappresentano di fatto degli atti di nonnismo nei
confronti dei sottufficiali e dei volontari,
considerata la posizione assunta dagli stati
maggiori (nel caso specifico dell’esercito),
perché la gestione del personale da parte
del comandante su basa su due strumenti,
le note caratteristiche, da noi definite note
umoristiche, e la minaccia del trasferimento. Dunque, da un lato il comandante
non riesce a gestire perché non ha disposizione il potenziale economico e finanziario, né una struttura efficiente per
rispondere alle esigenze del personale,
dall’altro ci sono uomini sono sempre più
demotivati che non si fermano mezzora in
più nella caserma perché le otto ore non
sono adeguatamente retribuite, contrariamente a quanto avveniva fino a qualche
anno fa quando lo stipendio era proporzionato ad un tenore di vita normale e
l’addestramento svolto e le « potenzialità »
a disposizione spingevano il militare a
seguire di più, a parlare con gli altri, a
dialogare, ad affrontare i problemi.
È un errore limitarsi a considerare il
risultato di un atto di nonnismo; il nonnismo va represso e il compito spetta a
noi quadri, ufficiali e sottufficiali, ma
« pretendiamo » (lo dico tra virgolette) un
riconoscimento. La mia non è una minaccia nel senso che se vengo pagato controllo, non lo è nel modo più assoluto; è
un’osservazione per dire che se ci mettete
nella condizione di controllare, lo faremo,
anche se gli ufficiali o i sottufficiali non
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possono tutelare il soldato come fa un
genitore. Lo dico perché della mia organizzazione – sottolineo mia perché sono
un quadro – può far parte un soggetto
che è in grado di cambiare i destini di un
paese, perché vota, che è il massimo dei
diritti ed io ho il dovere di mettere a
disposizione del giovane tutto quello che
ho; se lo controllo, lo offendo, quindi devo
offrirgli una struttura in cui riesca a
muoversi, a produrre, a dare. Ma per
offrire tutto questo, c’è bisogno di personale motivato, rispettato, che non ricorra
al nonnismo per gestirsi, perché il nonnismo è utilizzato all’interno delle forze
armate alla stregua di un principio di
gestione del personale. Se lor signori
decideranno di mettere sul piatto questi
fattori, ossia la condizione, la posizione e
i compiti del militare a partire dal soldato
di leva per arrivare ai generali, saremo
pronti a discutere; se invece vorrete soltanto dati e numeri, noi li forniremo e
aspetteremo l’ennesima nostra sconfitta
nei confronti dell’opinione pubblica e di
voi parlamentari. Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Credo che l’onorevole
Rizzi intenda rivolgervi qualche domanda.
CESARE RIZZI. Tutti concordate nel
dire che il nonnismo esiste, nonostante il
ministro Scognamiglio continui a chiamarlo bullismo; il soldato Fontanelli ha
affermato che la chiave per risolvere il
problema sta nella prevenzione, ma che
cosa significa prevenire ? Lo stesso soldato
Fontanelli dice che dalle 16.30 non vi sono
controlli a livello di superiori, ma i
colonnelli, i capitani, gli ufficiali dove
vanno ?
DOMENICO LEGGIERO,
ordinario. A casa.
Maresciallo
CESARE RIZZI. E se loro non ci sono,
in caserma ne succedono di tutti i colori
come sapete meglio di me; non è la prima
volta che ci scappa il morto, anche se li
definiscono suicidi ! Ma a mio avviso non
è cosı̀.
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DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo
ordinario. Colgo l’occasione per esprimere
le nostre condoglianze per l’ennesimo
volontario defunto, anche se la morte non
è imputabile ad atti di nonnismo, si tratta
sempre di un giovane defunto.
CESARE RIZZI. Certo. Sono seriamente preoccupato da quanto ho ascoltato; mi rendo conto che tra i militari vi
è il contadino e il laureato che possono
avere comportamenti diversi, però non si
può lasciare una caserma allo sbando. Va
condannato il ministro e i generali, i quali
devono impartire ordini precisi per la
gestione delle caserme. Se in caserma
dopo le 16.30 non vi è più nessuno è una
questione da rivedere in sede politica, è
un compito di noi politici e personalmente
mi attiverò in questo senso.
Il nonnismo esiste ancora nonostante
qualcuno dica il contrario; secondo me i
casi sono aumentati e dunque bisogna
cominciare a capire le cause.
FILIPPO ASCIERTO. Ringrazio i delegati del COCER per avere aperto uno
squarcio sulle problematiche relative alla
leva e al nonnismo. Prima di tutto va fatta
a mio avviso una differenza tra nonnismo
e bullismo. La violenza è figlia della
nostra società, la osserviamo quotidianamente per le strade e tra la gente – l’Italia
non è il far west eppure ogni giorno si
verificano conflitti e sparatorie nei piccoli
centri come nelle grandi città –; e si
trasferisce all’interno delle forze armate
attraverso i giovani.
Desidero rivolgere i miei complimenti
ai ragazzi di leva. Trovare oggi un ragazzo
che sceglie di servire la patria è un fatto
raro, come si deduce dal numero di
obiettori di coscienza, e coloro che coltivano questo valore meritano l’apprezzamento di tutti noi.
Il nonnismo esiste, ne sono convinto, e
si tratta di un fenomeno diametralmente
opposto al bullismo. Ricordo alcuni episodi capitati anche nella mia vita, come il
gavettone al momento di montare in
servizio, scherzi qualificabili come atti di
goliardia. Anche in altri ambienti, del
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resto, la goliardia è ricorrente. Vivo a
Padova tre giorni alla settimana ed in
quella città si verificano episodi di goliardia talvolta preoccupanti; un anno fa un
neolaureato è stato gettato nel mese di
gennaio in una fontana ed ha accusato
malori, ma non per questo si è pensato
che imputare la responsabilità al rettore
dell’università di Padova e non si è quindi
provveduto a sostituire tutto il quadro
docente dell’ateneo ! Considerato che la
goliardia è un fenomeno culturale da
ricondurre ad una certa normalità, che
non deve implicare la violenza, e convinto
che il nonnismo sparirà con la professionalizzazione delle forze armate, desidero
sottolineare un dato richiamato in questa
sede, quello della formazione sociale e
professionale di coloro che prestano servizio nelle forze armate.
A giovani motivati, talvolta laureati,
che scelgono di fare il servizio militare,
dobbiamo garantire la possibilità di essere formati. So che in questa direzione si stanno facendo passi avanti;
esistono corsi finanziati dalla Comunità
europea per la formazione dei militari
e stiamo studiando con le regioni la
possibilità di riconoscere attestati di
qualificazione. La formazione deve essere la risposta all’attuale abbandono
dei ragazzi nelle caserme, che altrimenti contribuisce al verificarsi degli
episodi di bullismo. Prendo tra l’altro
atto della gravità di episodi che si verificano a fronte di un controllo non
adeguato (un controllo che comunque
esiste) da parte dei responsabili gerarchici; un controllo che è venuto meno
nel pubblico impiego nel suo complesso:
dagli orari di servizio che secondo gli
accordi contrattuali vanno rispettati a
tutto il resto. È indubbio che senza
stanziamenti per lo straordinario non è
possibile esercitare il controllo gerarchico fino in fondo.
Quando le donne entreranno nelle caserme porteranno sicuramente una ventata nuova e sotto vari profili è vero che
stiamo imboccando una strada nuova.
Apprezzo anche il fatto che consideriate
determinante una commissione esterna
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che controlli quanto avviene nel mondo
della leva e delle forze armate in genere.
Che tipo di rapporti vorreste che tale
commissione avesse con la leva e con le
gerarchie ? Potrebbero per esempio farne
parte sociologi e psicologi. Cosa pensate
inoltre del fatto – che io reputo grave –
che la responsabilità venga scaricata sul
comandante ? A Pisa si è verificato un
grave episodio, a seguito del quale è stato
destituito il comandante per responsabilità riflessa...
PRESIDENTE. Non credo sia il caso di
rivolgere queste domande a loro, che
possono invece rendere testimonianze dirette sulla vita nelle caserme.
FILIPPO ASCIERTO. Chiederò allora:
come avete vissuto la destituzione del
vostro comandante ? Inoltre vorrei sapere
dai carabinieri di leva se anche tra di loro
esistono fenomeni di nonnismo. Ritenete
che possa considerarsi nonnismo anche
l’ordine di svolgere servizi che non rientrano tra quelli stabiliti per il pubblico
impiego e per l’arma dei carabinieri ?
MARIA CELESTE NARDINI. Ritengo
estremamente utile lo svolgimento di questa audizione, che ci consente di dialogare
direttamente con i nostri interlocutori.
Tutto questo sarà utile se sapremo fare
tesoro di quanto avete detto senza scelte
a priori rispetto alla situazione. Ho infatti
il timore che ci si possa dividere tra
quanti ritengono che il nonnismo esiste e
quanti non lo credono e sono convinti che
possa essere definito come goliardia.
Siamo tutti adulti e consapevoli del fatto
che il nonnismo è un fatto serio e non
riguarda solo il singolo evento drammatico e tragico che può verificarsi, ma la
condizione di vita nelle caserme. Come in
tutte le società si caricano sui più deboli
i pesi maggiori. In caserma questa pratica
si chiama nonnismo, altrove potrà chiamarsi, per esempio, competizione spinta.
Concordo con quanto hanno detto i
soldati Farina e Fontanelli a proposito
della formazione, della quale hanno peraltro parlato tutti. È un tema a me molto
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caro perché sono convinta che la formazione nelle caserme manchi a tutti i livelli.
La formazione non va rivolta solo ai
militari di leva; di formazione permanente, proprio perché dobbiamo operare
un cambiamento, hanno bisogno tutti. Le
forze armate non possono rimanere quelli
di 20-30 anni fa ed è necessario un
profondo cambiamento, una riforma democratica delle forze armate, che tarda a
venire. Le caserme, come altre realtà,
sono lo specchio della società; si tratta
però di una particolare società, che basa
il proprio modo di essere sulla forza. È
evidente quello che ciò può comportare in
presenza di un profondo malessere.
Ho colto da parte vostra un’attenzione
particolare ai militari di leva. Ferma
restando, come in ogni realtà, la responsabilità di chi comanda, mi interessa
sapere se in presenza di atti di nonnismo
dirigenti o ufficiali abbiano taciuto senza
intervenire o abbiano assorbito tacitamente gli eventi. Non mi interessano nomi
o luoghi ma sapere se fenomeni del genere
si sono verificati e se i superiori siano
parte di questa cultura. Ritengo di sı̀, ma
vorrei essere confortata o smentita in
questa convinzione.
PIERO RUZZANTE. Ringrazio i delegati del COCER per le parole chiare e
precise che hanno utilizzato. Prenderemo
attentamente visione del resoconto stenografico per poter svolgere le valutazioni
politiche necessarie; non dobbiamo infatti
dimenticare che l’obiettivo della nostra
indagine conoscitiva è di tradurre in atti
legislativi quello che emerge dalle dichiarazioni rese in questa sede. Non è la
prima volta che ci occupiamo di indagini
conoscitive sulla materia e sono a vostra
disposizione i documenti sulla riforma
della leva alla quale abbiamo lavorato in
Commissione fin dall’inizio della legislatura. Oggi ci siamo voluti soffermare sugli
episodi di violenza e la qualità della vita
nelle caserme che solo apparentemente
sembrano distinti e distanti: quello della
qualità della vita è un problema di carattere generale mentre gli atti di violenza, che hanno causato anche la morte
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di alcuni ragazzi, sono di competenza
della magistratura (le indagini sono tuttora in corso).
Questa legislatura si è anche caratterizzata per i profondi elementi di trasformazione e di riforma nelle forze armate.
È stata ricordata l’introduzione delle
donne nelle forze armate, ma non dobbiamo dimenticare anche il libero accesso
dei parlamentari nelle caserme, altro atto
legislativo che va nella direzione da voi
auspicata. Tre sono attualmente i punti
sui quali il Parlamento ed in particolare la
nostra Commissione si sta concentrando:
la riforma della leva, la professionalizzazione delle forze armate e la riforma della
rappresentanza.
Può apparire una contraddizione parlare di riforma della leva in vista dell’obiettivo della professionalizzazione delle
forze armate, ma cosı̀ non è.
Come potrete constatare dalla lettura
degli atti parlamentari, se la professionalizzazione delle forze armate entrerà a
regime nei prossimi cinque anni all’interno delle nostre caserme transiterà circa
un milione di ragazzi, ai quali dobbiamo
assicurare il massimo della qualità sotto
tutti i punti di vista.
Non mi soffermo sulla riforma della
rappresentanza, in discussione al Senato,
nel cui ambito vi sono alcune novità per
il COCER – leva, come l’attribuzione di
una maggiore autonomia e la possibilità di
sviluppare un dialogo con i COER e i
COBAR.
Mi interessa conoscere la vostra opinione circa l’introduzione di un difensore
civico – cosı̀ era definito nella proposta di
legge presentata dai Democratici di sinistra – oggi trasformato in garante, ossia
un soggetto esterno alle forze armate, e di
una linea verde per una maggiore tutela
dei militari di leva; il che però è insufficiente se non interverranno modifiche al
codice penale militare di pace, specificatamente all’articolo 260 per superare il
blocco del rapporto gerarchico nella presentazione della querela; ritengo che questa possibilità, combinata con la presenza
del garante, consentirà dei passi in avanti
rispetto alla denuncia ed ai suoi risultati.
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Mi riferisco anche ai risultati perché se
questi non si raggiungessero chi chiede
tutela rischierebbe una punizione.
In argomento il procuratore militare
Block ha ipotizzato anche l’inserimento
nel codice penale militare di pace un’aggravante nei casi di nonnismo compiuto
da più militari e della fattispecie di reato
di violenza privata presente nel codice
penale comune.
Un altro elemento da non sottovalutare
è la noia che caratterizza la naja, che
secondo me è il tema centrale sul quale
riflettere, alla quale vanno aggiunti l’educazione civica, la conoscenza della Costituzione della Repubblica italiana (i giovani non sanno che cosa significhi servire
la patria), i corsi di formazione che
possono essere utili sia alle forze armate
in senso stretto, sia ai ragazzi per la
ricerca di un posto di lavoro. Infine
l’istituzione di questionari da compilare
all’inizio e al termine del servizio militare
(che il COCER-leva in verità aveva predisposto autonomamente e dal quale erano
emersi dati interessanti); tali questionari
anonimi dovrebbero essere compilati, lo
ripeto, all’inizio e al termine del servizio
militare perché se limitati all’inizio della
vita militare rischiano di essere una rappresentazione delle aspettative, mentre
più importante è avere, dalla diretta
esperienza degli interessati, segnalazioni
circa disfunzioni e disparità di trattamento, oppure suggerimenti, critiche, proposte al fine di migliorare la qualità della
vita.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI.
Credo debba essere rimarcata la circostanza che voi partecipate ad un’audizione
della Commissione difesa, che è un organo
del Parlamento e come tale dotato di
poteri dal punto di vista legislativo; non
state svolgendo una semplice discussione
tra di voi, è un incontro che può incidere
sull’attività della Commissione con proposte o leggi. Lo dico perché mi sembra che
qualcuno di voi sottovaluti l’incontro che
non è, lo ripeto, un semplice scambio di
idee. Si verbalizzano interventi che
avranno delle conseguenze, nel senso che
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determineranno scelte in grado di incidere
nella vita del paese.
FILIPPO ASCIERTO. Speriamo !
DOMENICO ROMANO CARRATELLI.
L’indagine conoscitiva sugli episodi di
violenza e che la qualità della vita nelle
caserme che abbiamo voluto svolgere scaturisce dall’ultimo atto di nonnismo verificatosi quest’estate, il cui impatto emozionale è stato molto forte. Sul nonnismo
ognuno ha espresso la propria opinione,
voi compresi, perciò chiedo: è possibile
secondo voi individuare una linea di
demarcazione tra la goliardia e il nonnismo vero e proprio ? Sareste disposti ad
accettare fatti di goliardia ? Ho frequentato l’università anch’io e so cosa vuol dire
goliardia, atti più o meno simpatici ma
tollerabili: vi sono episodi che interessano
la vita nelle caserme che possono essere
qualificati come goliardia ? Oppure si qualifica goliardia un comportamento o un
atto che in effetti è nonnismo nel tentativo
di sminuirlo, di ovattarlo, di frantumarlo ?
Sulla qualità di vita nelle caserme non
avete avanzato proposte ed io vi invito a
farlo. Qualità di vita significa rapporto
gerarchico, ma anche rapporto con la
struttura e con gli strumenti che lo Stato
mette a vostra disposizione.
ROBERTO LAVAGNINI. Mi limiterò a
piccole riflessioni su quanto dichiarato dai
nostri ospiti. Si è detto che manca il
controllo nelle caserme: ho prestato il
servizio militare nel 1956 ed all’epoca vi
era l’ufficiale di picchetto, il corpo di
guardia, il sottufficiale di servizio e la
ronda che rappresentano una forma di
controllo. Esistono ancora ?
Si è detto che è necessario formare il
ragazzo di leva moralmente, socialmente,
civicamente: sono d’accordo, ma ritengo
che questa formazione debba cominciare
a livello scolastico, nelle famiglie, prima di
entrare nelle caserme. Che poi all’interno
delle caserme vi sia un corso che formi il
giovane alla vita nella struttura militare
sono d’accordo, ma il problema fonda-
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mentale è il degrado sociale della gioventù
che purtroppo si manifesta nella scuola,
nell’università, nelle caserme.
Premesso che considero strumentalizzante combattere il nonnismo a tutti i
costi come hanno fatto gli organi di
stampa e alcune forze politiche, ritengo
sia più pagante combattere per far crescere i valori: sono convinto che la formazione darebbe risultati diversi e forse il
nonnismo non sarebbe cosı̀ presente.
Maresciallo Leggiero, sono d’accordo
con lei quando afferma che nelle forze
armate i ragazzi sono demotivati, ma ciò
non dovrebbe incidere sul venir meno di
determinati principi di relazione gerarchica. Vi ringrazio.
PIETRO MITOLO. Condividendo molte
considerazioni espresse dai colleghi che
mi hanno preceduto, in particolare quelle
dell’onorevole Lavagnini, mi limiterò a
porre una domanda. Mi sono arruolato il
21 luglio 1940 ... è passato qualche tempo...
FILIPPO ASCIERTO. Con una battuta
si può dire che anche tu sei un nonno !
PIETRO MITOLO. ... Le consuetudini
erano diverse, ma ho subı̀to anch’io il
gavettone, l’attenti e via dicendo, scherzi
di carattere goliardico. Si è più volte
precisato che ad una certa ora cessa il
servizio e la caserma è abbandonata a sé
stessa: ai miei tempi c’era il servizio di
guardia e quello d’ispezione, c’era in
sostanza chi provvedeva a controllare:
esiste ancora oppure no ?
ALESSIO ANSELMI, Capitano di corvetta. Innanzitutto una precisazione: posso
assicurare che in marina nelle caserme e
sulle unità navali dopo il « cessa lavori »
(ossia al termine delle attività quotidiane
dopo le 16.30 sino alla mattina successiva
alle 8) vi è un servizio di sorveglianza alle
infrastrutture ed al personale oltre al
servizio di sorveglianza medica.
Nella marina militare il nonnismo esiste nelle caserme a terra, non sulle unità
navali e negli enti dove vi è l’impiego
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operativo, e non interessa solo il personale
di leva perché viene subı̀to anche dai
volontari specie nelle scuole di formazione.
I ragazzi che prestano servizio nelle
caserme a terra esercitano e subiscono
atti di nonnismo a differenza degli enti
dove c’è l’impiego operativo e sulle unità
navali dove – ripeto – non abbiamo atti
di nonnismo. Ecco perché sostengo che il
nonnismo è un fatto sociale legato all’uomo e all’età dei ragazzi. Sono i nostri
stessi figli, sui quali siamo pronti a mettere la mano sul fuoco, che vanno allo
stadio a tirare le bottiglie di coca cola: è
il branco che li porta agli atti di nonnismo
e alle prevaricazioni.
Se la Commissione difesa decide davvero di agire deve analizzare il nonnismo
come un fatto sociale. L’onorevole Rizzi
ha sollevato il problema, che ogni tanto
riaffiora nelle caserme, dei suicidi. Ho
analizzato il tema cominciando a leggere
Durkeim; si tratta di un fenomeno che si
è iniziato a studiare alla fine del secolo
scorso ed è ancora attuale, anch’esso
legato a mio avviso all’ambiente e all’età.
In conclusione invito la Commissione
più che a cercare artifici per intervenire
sul nonnismo ad analizzare il fatto sociale
alla luce dei diversi ambienti e dell’età di
coloro che lo praticano.
DANILO CORTOSI, Carabiniere ausiliario. Nell’ambito del COCER abbiamo predisposto un documento, del quale darò
lettura.
« Onorevoli deputati, vi ringraziamo di
cuore per questa importante audizione,
che affronta il delicato e tanto chiacchierato problema del nonnismo che, inteso
come forma di sopraffazione del più forte
o del più anziano, è vario nelle forze
armate. Infatti, all’interno dell’Arma dei
carabinieri, non esistono eclatanti fenomeni di nonnismo. Tuttavia il personale di
leva impiegato in servizio subisce alcune
ingiustizie che è doveroso segnalare a
codesta Commissione.
Al carabiniere ausiliario non sempre
è garantito il rispetto della pari dignità
con il personale effettivo con cui,
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fianco a fianco, svolge analoghi servizi
istituzionali.
I giovani militari di leva vengono impiegati dal personale effettivo in quei
servizi ritenuti meno gratificanti.
C’è una totale mancanza di tutela per
il personale di leva, che di fronte ad un
incidente in servizio con conseguente
lunga infermità viene abbandonato a se
stesso, senza il riconoscimento di alcuna
agevolazione o risarcimento, anzi viene
restituito in fanteria al pari di quei
carabinieri che riportano gravi mancanze
disciplinari.
Ai carabinieri ausiliari è stato ridotto,
ormai da tempo, lo stipendio, creandosi
cosı̀ una ingiustificata quanto iniqua disparità di trattamento rispetto al personale effettivo, considerato che entrambi
sono inquadrati nella stessa qualifica di
agente di polizia giudiziaria e hanno le
stesse funzioni e responsabilità nello svolgimento dei servizi istituzionali.
Al militare, che si trova a dover protrarre il proprio servizio oltre l’orario
previsto, non viene corrisposta una adeguata retribuzione (2.400 lire circa), e
senza la possibilità di poter convertire le
ore straordinarie in giorni di riposo compensativo, per presunte ragioni di carenza
di organico, cosa che non avviene per il
personale effettivo, che potendo percepire
una retribuzione straordinaria maggiore,
viene spesso lasciato a casa.
Ai carabinieri ausiliari non è garantita
la tutela personale durante i servizi di
ordine pubblico perché, a differenza del
personale della polizia e della guardia di
finanza, non gli è consentito usare idonei
strumenti (manganelli, scudi, eccetera) a
difesa della propria incolumità« .
La risposta all’onorevole Ascierto è
dunque che anche nell’Arma dei carabinieri si verificano episodi di nonnismo.
FILIPPO ASCIERTO. Sono stati sollevati problemi di una certa entità da parte
degli ausiliari dei carabinieri. Mi risulta
che il loro presidente sia responsabile
degli ausiliari a livello nazionale. Potremmo iniziare ad affrontare e risolvere
i problemi dal COCER; me ne farò carico
personalmente.
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ROBERTO PAPA, Marinaio comune di
1 classe. Si è cercato di rimarcare la
differenza, qualora fosse possibile, tra
nonnismo e goliardia. Il nonnismo non
può essere limitato ad alcuni atteggiamenti bullistici; penso si tratti invece di
un fenomeno ben organizzato. La giovane
recluta ha tutto il tempo di imparare, nei
primi mesi di servizio militare, per dare
vita in seguito ad atti di nonnismo con la
giustificazione, più volte enunciata, che
quello che è stato fatto prima deve essere
ripetuto. Il nonnismo viene interpretato
come una ruota, qualcosa che va subito
per poi acquisire il diritto di praticarlo.
Va poi ricordato che molte volte i comandanti non hanno la possibilità di vivere la
vita di caserma giorno per giorno e
possono essere solo parzialmente a conoscenza di eventuali fenomeni che si verifichino al loro interno. Una maggiore
possibilità di conoscenza va sicuramente
attribuita ai sottufficiali che alcune volte,
più o meno consapevolmente, venuti a
sapere di determinati fatti, possono non
renderli manifesti o reprimerli nella giusta misura. Quando per la recluta manca
la possibilità di un punto di riferimento,
qualcuno cui rivolgersi per rivendicare i
propri diritti, si genera disorientamento
che porta con sé i fenomeni di omertà.
È stato detto che si è parlato poco
della qualità della vita nelle caserme. Noto
invece che i problemi posti relativamente
al benessere dei militari sono quasi sempre gli stessi da anni; si parla per esempio
degli stipendi dei militari di leva, effettivamente esigui per il servizio che viene
loro richiesto. Un marinaio di leva che
vive a Napoli e presta il proprio servizio
a 300 chilometri di distanza (non sempre
la regola viene applicata) con lo stipendio
che percepisce non ha la possibilità di
tornare a casa, né può uscire per condurre la vita di tutti i giovani; vivendo in
caserma cerca cosı̀ di impiegare il proprio
tempo compiendo atti che iniziare come
scherzi goliardici ma che, indirizzati verso
i più deboli e ripetuti, possono portare a
fenomeni ben più gravi.
a
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PASQUALE PICOZZI, Aviere scelto. Ho
sentito che si vuole investire sulle risorse
umane con particolare riferimento ai soldati di leva. Dal mio punto di vista
occorrerebbe invece investire nei quadri
permanenti, soprattutto i marescialli, che
hanno i maggiori contatti con i militari di
leva. Noi siamo gestiti da loro e veniamo
spesso trattati come esseri senza diritti. Il
mio intervento è un po’ provocatorio, ma
non ho capito perché dobbiamo essere
comandati da marescialli che, permessi e
permessini permettendo, ci fanno fare una
serie di cose... Occorre investire nella
formazione del personale permanente affinché sappia comandare. Per effetto di
raccomandazioni varie si verificano situazioni per cui un ragazzo deve svolgere un
servizio e un altro no, magari perché figlio
o nipote di un maresciallo e questo fa sı̀
che si crei tra di noi una certa invidia.
Altro intervento fondamentale è fare
conoscere ai militari di leva i propri
diritti. Quando mi sono incorporato non
conoscevo i miei diritti. Sul regolamento
militare è scritto che abbiamo gli stessi
diritti di un altro cittadino, ma questo
non è vero ! Nelle caserme io mi sentivo
senza diritti ! Senza il diritto di dire
« no ». Non sapevo che se un generale mi
avesse comandato di stare sull’attenti
avrei dovuto farlo solo per quattro minuti,
superati i quali avevo il diritto di mettermi sul riposo. Nelle caserme CAR
dovrebbe essere diffuso un opuscolo, magari a fumetti visto che molti soldati non
hanno lunghi studi alle spalle, nel quale
vengano spiegati i diritti delle reclute.
Da anni si parla delle stesse cose. Io
penso che faccia comodo disporre di
ragazzi che non conoscono i propri diritti.
Fa comodo che il ragazzo non sappia che
prevedere quattro ore di servizio e quattro
di smontante è illegale; la differenza tra
me ed il mio collega qui accanto è un
foglio di carta: lui ha un contratto ed io
no. Di questo bisogna parlare. Perché
quando c’è da fare lo straordinario viene
chiamato un soldato di leva e non un
quadro permanente ? Perché noi non dobbiamo essere pagati ! Sappiate che guardare un cancello dalle quattro alle otto di
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mattina con un fucile in mano è un lavoro
(l’ho fatto due settimane fa) con tutti gli
oneri di un servizio che prevede ventiquattro ore in cui non si può dormire, ma
solo riposare e per fare questo si viene
pagati 5.400 lire al giorno !
Il soldato di leva è una grande risorsa
umana a disposizione dello Stato per un
anno, ma non viene formato in alcun
modo. Vi sono ragazzi che hanno titoli di
studio dalla terza media fino alla laurea
che non hanno un compito confacente alle
loro capacità e caratteristiche. Mi rendo
conto di quanto sia difficile gestire la
massa, ma se si vuole valorizzare la
società bisogna anche tenere conto della
necessità di riconoscere il diritto allo
studio ed un tempo maggiore per la
formazione. Anche chi mette firma rimane con lo stesso grado di istruzione che
aveva in partenza. Un ragazzo che mette
firma a diciotto anni non studia più, per
lui non sono previsti corsi e magari finisce
a fare atti di nonnismo.
Parlando dei diritti del militare di leva
vi è una norma che equipara gli obiettori
ai militari di leva, ma gli obiettori hanno
molte più possibilità di formarsi e di
rimanere a contatto con il mondo civile.
Perché l’obiettore fa trenta ore di servizio
e noi arriviamo fino a cinquanta ?
Sono molto deluso di aver fatto il
servizio di leva; ne sono pentito – penso
infatti di aver solo perso un anno – e la
mia delusione deve essere un rammarico
vostro, non mio.
DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo
ordinario. Non intendevo assolutamente
mettere in dubbio la gerarchia militare
che anzi, secondo me, rappresenta la
prima tutela per salvaguardare la struttura militare, se applicata e osservata
correttamente.
Sono stati toccati dagli onorevoli Ruzzante e Romano Carratelli due argomenti
che credo siano alla base della prevenzione del nonnismo; in particolare l’onorevole Ruzzante si è dichiarato favorevole
al testo in discussione al Senato che per
noi è una minaccia: è la versione più
pericolosa e obbrobriosa...
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PRESIDENTE. Si sta lavorando ad un
altro testo.
DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo
ordinario. ... Tant’è che abbiamo suggerito
alcuni emendamenti. Sinceramente le dichiarazioni dell’onorevole Ruzzante mi
hanno meravigliato.
Non capisco cosa si intenda per trasformazione delle forze armate, forse significa trasferimento di 9.498 unità di cui
82 per cento con carico di famiglia (che
non è stata tutelata) – parliamo di ufficiali e sottufficiali dell’esercito, cioè a
3.364 unità di cui il 77 con carico di
famiglia – ? Per noi trasformazione significa professionalità, investimenti, cultura e
formazione, solo cosı̀ il nonnismo sarà
definitivamente eliminato.
Onorevole Romano Carratelli, prendo
atto dei poteri di questa Commissione e
spero che sia cosı̀ perché da quando si è
avviata l’opera di ristrutturazione delle
forze armate la risoluzione n. 700567
approvata dalla vostra Commissione non è
stata mai tenuta in considerazione dallo
stato maggiore dell’esercito.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI.
Nemmeno le leggi vengono prese in considerazione !
DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo
ordinario. Lei ci invita a presentare proposte concrete, ma con questi presupposti
che proposte possiamo avanzare ?
PRESIDENTE. La risoluzione contiene
un impegno al Governo a fare qualcosa, è
sua la responsabilità.
ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. L’onorevole Ascierto chiede con
quale stato d’animo abbiamo vissuto la
destituzione del comandante, della scuola:
la perplessità, perché la responsabilità, se
esiste, non è solo del comandante: non ci
si deve limitare, come si dice, a prendere
lo spaventapasseri, a dargli fuoco ed a far
finta che non sia successo nulla. Ripeto,
grande perplessità per quella scelta.
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FILIPPO ASCIERTO. Anche perché
non è stato trovato un responsabile.
cendo che se i piatti non li lavano loro, lo
facciamo noi militari di leva.
ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. Sono in corso indagini.
PRESIDENTE. In un contesto diverso,
però.
PRESIDENTE. Naturalmente si tratta
di un’opinione personale.
ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. Non è un’opinione personale, ho
solamente risposto ad una domanda.
Onorevole Romano Carratelli, ho già
detto in premessa che le caserme si
trovano in una situazione di degrado,
viviamo in condizioni simili a quelle dei
barboni della stazione Termini: lo potrete
constatare di persona se verrete a visitare
la nostra caserma. Sono stati predisposti
piani con cadenza ventennale e nel frattempo rischiamo di veder crollare il soffitto. E poiché il degrado influisce sul
morale delle persone, possono esserci fenomeni quali il nonnismo; se si vive male
i comportamenti non possono essere corretti e civili.
Quanto alla destinazione dei fondi, gli
stati maggiori e gli organi politici non
hanno ancora assunto una posizione precisa sulla formazione del militare, che
deve progredire non regredire il che vale
anche per l’impiego dei militari. Se un
volontario in servizio permanente viene
messo a lavare i piatti, vuol dire che non
abbiamo capito niente, utilizzo il verbo al
plurale intendendo chi si è arruolato e chi
ha fatto le leggi. Questo vale sia per il
personale di leva, si per i massimi gradi:
non si possono mettere a lavare i piatti i
militari in servizio permanente – posso
testimoniarlo personalmente –, perché
non si sono arruolati per far questo ! Si
cerca di mandare avanti la baracca nonostante la mancanza di fondi e tutto
questo porta al disagio che, a sua volta,
porta al nonnismo a tutti i gradi, senza
distinzione. Nonnismo non è l’omicidio
compiuto, è anche altro e non ci può
essere una soglia tra goliardia e nonnismo. Vi ringrazio.
GIANLUCA FARINA, Soldato. Rispondo innanzitutto al mio collega di-
GIANLUCA FARINA, Soldato. I piatti
vengono lavati dai laureati e dal ragazzo
diciottenne chiamato alle armi.
PIETRO MITOLO. Una volta ci lavavamo le gavette e non mangiavamo a
mensa.
GIANLUCA FARINA, Soldato. Questo
avveniva una volta, come lei ha detto,
onorevole.
Rispondendo all’onorevole Ascierto
dico che questa Commissione ha il compito di accertare la tanto conclamata
formazione culturale e sociale impartita ai
militari di leva e capire che cosa si è
assimilato in dieci mesi di vita militare e
che cosa si è ricevuto.
L’onorevole Lavagnini sostiene che la
formazione deve iniziare in famiglia: è
vero, ma se lei allo stadio riceve una
bottiglietta in testa, torna a casa, se invece
quella stessa bottiglietta la riceve in caserma, non se ne può andare, o si adegua
o assume altri comportamenti. È sufficiente una mela bacata per far marcire
anche le altre. Ecco perché vogliamo un
organismo esterno che collabori con la
rappresentanza militare e sia sganciato
dallo stato maggiore della difesa. Grazie.
DANIELE FONTANELLI, Soldato. Mi
piacerebbe rispondere a tutti gli onorevoli
intervenuti, ma il tempo è tiranno. L’onorevole Romano Carratelli quando esorta a
parlare della qualità della vita all’interno
delle caserme « invita la lepre a correre »
come si dice, ma non è questa l’occasione.
PRESIDENTE. Visiteremo qualche caserma.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI.
Potete inviarci anche dei documenti
scritti.
Camera dei Deputati
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DANIELE FONTANELLI, Soldato. Ben
volentieri, anche perché la nostra rappresentanza si è sempre battuta per la
qualità della vita nelle caserme, sono
tematiche che vengono riproposte da anni.
Un altro punto che mi preme sottolineare concerne il passaggio tra la goliardia e l’atto di nonnismo; onorevole
Ascierto, lo scherzo goliardico dell’università – che anch’io ho vissuto – si distingue
dall’atto di nonnismo per il fattore tempo,
la goliardia si vive una volta all’anno e
semel in anno licet insanire; in caserma
invece il fattore tempo è discriminante
perché si tratta di dieci mesi di permanenza all’interno di una struttura con
poche possibilità di uscire a causa della
paga. Non voglio innescare polemiche, ma
con cinque mila lire al giorno si esce poco
la sera. Non avete idea del giro di
prestasoldi che esiste all’interno delle caserme per pagarsi una pizza. Se uno è in
buona fede e si mostra di manica larga in
tre giorni rimane senza una lira: è
un’esperienza che ho vissuto sulla mia
pelle. Non ridete, è una cosa seria, perché
il ragazzo non abbiente è costretto a
rimanere in caserma e la goliardia, che è
alla base dell’atto che nasce come scherzo,
si ripete. Due sono i possibili soggetti su
cui fa presa: l’individuo più debole che,
accettando passivamente, è vittima del
gruppo, ci prende gusto ed insiste, e
quello che si chiude a riccio, non accetta
l’atto e viene preso ancor più di mira.
L’onorevole Nardini chiede come il
fenomeno sia vissuto a livello di comandanti. Personalmente non conosco comandanti o sottocomandanti che abbiano accettato il fenomeno del nonnismo, semmai
critica è la fase di rilevazione e di
denuncia tanto che, in alcuni casi, si è
fatto in modo che il fenomeno non emergesse, lo posso testimoniare.
In merito al controllo all’interno delle
caserme, ricordo che l’ufficiale di picchetto è alla porta e la ronda gira senza
entrare nelle camerate; l’ufficiale di ispezione c’è e dovrebbe fare il giro, ma su
superfici di centinaia di metri quadri o
addirittura di chilometri, come quella
della mia caserma per esempio, la visita
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alle batterie avviene una volta alla settimana. Quindi non c’è controllo rispetto a
quello che succede all’interno della camerata.
Siamo d’accordo sul numero verde ed
abbiamo sposato in pieno le iniziative
avviate, ma ancora una volta si è agito a
cose avvenute, una volta accaduto il fatto
è già tardi. Torno dunque alla prevenzione che significa spendere un po’ di
tempo per parlare con i ragazzi in batteria, spiegando le conseguenze degli atti
compiuti perché spesso si ignorano le
conseguenze di un’azione considerata un
semplice scherzo. Grazie.
ANTONIO CURATOLO, Sottotenente
dei carabinieri. Appoggio pienamente il
documento presentato dal carabiniere ausiliario Cortosi, aggiungo anche che alcuni
carabinieri ausiliari sono utilizzati per
servire il pranzo agli ufficiali e alle loro
famiglie in salette riservate... E poi ci si
lamenta che mancano i carabinieri e che
aumenta la criminalità.
Per quanto riguarda l’igiene, si vive in
condizioni disastrose: quando passo a
controllare i bagni o le docce ho paura
anche a respirare perché la sporcizia è
ovunque, sembra quasi sia sospesa in aria.
Si è parlato di controllo preventivo per
sconfiggere il nonnismo, però servirebbe
anche la repressione; finché i carabinieri
saranno in ogni corpo dell’esercito, svolgeranno funzioni di polizia militare alle
dirette dipendenze del comandante di
quel corpo – è lui a compilare le note
caratteristiche che sono alla base della
carriera – le indagini possono essere
pilotate, uso un termine pesante.
Signor presidente, se mi permette, leggerei un appunto che poi le consegnerò.
« Il COCER dei carabinieri si auspica che
il Parlamento approvi al più presto la
legge di riordino dell’Arma che ponendo i
carabinieri, quale forza unica di polizia
militare, direttamente alle dipendenze del
capo di stato maggiore della difesa, e
tramite lui dell’autorità politica, consentirà di riorganizzare la polizia militare
evitando che il controllore sia alle dipendenze del controllato ».
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PRESIDENTE. Abbiamo tutta l’intenzione di procedere nell’esame della legge
di riordino.
FABRIZIO PANIZZA, Finanziere ausiliario. Nella Guardia di finanza non esistono atti di nonnismo; frequentiamo un
corso di quattro mesi durante il quale i
comandanti di squadra hanno dei colloqui
con gli allievi. Se si verificassero atti di
nonnismo, sarebbe sufficiente parlarne
con il maresciallo per far scattare una
sanzione che impedisce la ferma: di qui la
mancanza di atti di nonnismo. Alla fine
del corso, siamo mandati per otto mesi al
reparto. Grazie.
UMBERTO FAVA, Generale. Signor
presidente, esprimo i ringraziamenti miei
e del COCER a lei e agli onorevoli
componenti la Commissione per la sensibilità e la passione con la quale hanno
seguito le esposizioni dei delegati del
COCER. Non intendo intervenire, a meno
che non vogliate rivolgermi qualche quesito, perché ritengo che in un’aula parlamentare che è l’espressione massima della
democrazia di un paese, il presidente del
COCER, il quale è anche un generale,
debba dare la dimostrazione pratica della
democrazia che presiede l’attività delle
forze armate. Grazie.
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PRESIDENTE. Prima di concludere il
nostro incontro, avverto che sono a disposizione i volumi che raccolgono le
audizioni svolte nell’ambito delle indagini
conoscitive sulla riforma del servizio militare e sulla dismissione dei beni immobili della difesa, nonché i resoconti degli
incontri con i procuratori militari e delle
altre audizioni svolte nell’ambito di questa
indagine conoscitiva su episodi di violenza
e qualità di vita nelle caserme.
Poiché in questa legislatura abbiamo
già approvato parecchie leggi, ma altre
sono in procinto di essere licenziate dal
Parlamento, vorremmo avere una possibilità di contatto con voi fermo restando
che i nostri lavori possono essere seguiti
su Internet.
Vi ringrazio per la partecipazione e
dichiaro chiusa l’audizione.
La seduta termina alle 18.
IL CONSIGLIERE CAPO DEL SERVIZIO
STENOGRAFIA
DOTT. VINCENZO ARISTA
Licenziato per la stampa
dal Servizio Stenografia il 9 novembre 1999.
STABILIMENTI TIPOGRAFICI CARLO COLOMBO
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