Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 3 IV COMMISSIONE La seduta comincia alle 16.35. (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente). Audizione di una delegazione del COCER-Interforze. PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca, nell’ambito dell’indagine conoscitiva su episodi di violenza e qualità della vita nelle caserme delle forze armate, l’audizione di una delegazione del COCERInterforze. Il punto di partenza per l’indagine che vogliamo svolgere riguarda la sussistenza, i limiti e le condizioni dell’affermarsi del fenomeno del nonnismo: dalle diverse esperienze che voi rappresentate ci aspettiamo un valido contributo al nostro lavoro. Vi ringrazio e do la parola al 1o caporal maggiore Alessandro Mosti. ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. Poiché l’argomento dell’indagine conoscitiva avviata da questa Commissione è stato esteso alla qualità di vita delle caserme, parlando come categoria C e come rappresentante del COCER dell’omonima categoria – comprendente i volontari in ferma breve e in servizio permanente – ribadisco che il fenomeno nonnismo continua ad esistere, sia pur in forma più lieve, essendo legato ai rapporti gerarchici, al potere del « comandare »; a ciò va aggiunto il disagio che si vive all’interno delle strutture che risultano decadenti specie quelle adibite ad alloggi per i militari. Due sono i fattori preponderanti, l’ambiente che impedisce la corretta vivibilità ed il sistema gerarchico che da qualcuno è inteso nel senso di dominare, di comandare in senso stretto. Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 Parlo da volontario in servizio permanente (mi sono arruolato nel 1993 come militare di leva) la cui visione forse può risultare differente per qualche aspetto da quella dei ragazzi di leva, ai quali cedo la parola. La ringrazio, signor presidente. DANIELE FONTANELLI, Soldato. Il fenomeno del nonnismo è abbastanza complesso e non so a quale particolare aspetto sia interessata la Commissione; quale militare di leva dico che bisognerebbe concentrare l’attenzione sulla prevenzione che, secondo noi, è la chiave per la soluzione del problema nonnismo. Prevenzione con particolare riferimento a quanto accade nelle caserme fuori dall’orario di servizio, ossia dalle 16.30 in poi: questo è il punto di partenza per analizzare il fenomeno del nonnismo, perché dalle 16.30 in poi il militare di leva è abbandonato a sé stesso dato che manca ogni forma di controllo. Le tradizioni, le usanze, i costumi, la goliardia, le prevaricazioni – definiamole come vogliamo – si ripetono e si tramandano nel tempo dato che nessuno educa il personale di leva che, tra l’altro, è molto variegato perché c’è il ragazzo di basso livello sociale e con minore istruzione ed il laureato, il che contribuisce a sviluppare contrasti riguardo al modo di pensare, all’ideologia, alle convenzioni e quant’altro. Prevale la legge del più forte in certi casi, di qui il nonnismo. Bisogna risalire alla causa che scatena il fenomeno, dunque occorre prevenire istruendo il militare alla vita di caserma, ciò che purtroppo viene fatto molto poco. In questo anche la rappresentanza dovrebbe attivarsi ed essere più presente e più forte. Inoltre ci vuole un controllo che, ripeto, nelle caserme attualmente manca. I comandanti, o chi per loro, alle Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 4 IV COMMISSIONE 16,30 finiscono la propria attività di servizio, come previsto dal regolamento militare, e il militare torna in camerata. Sono laureato in ingegneria chimica e prima di essere eletto nel COCER ho vissuto tre mesi in una caserma di Portogruaro, in provincia di Venezia, dove non si sono avuti atti di nonnismo violento ma scherzi goliardici, che se non controllati possono degenerare, rispetto ai quali è difficile attribuire colpe o responsabilità. Ribadisco che vi è necessità di controllare e prevenire. GIANLUCA FARINA, Soldato. Tutti i militari di leva concordano unanimemente nell’affrontare il fenomeno del nonnismo che ancora esiste in alcune caserme, non dappertutto: non parliamo di forze armate come del Bronx ! Ripeto, siamo d’accordo nell’affrontare il fenomeno, ma non nella maniera che lor signori propongono, perché un’indagine svolta in questo modo non ha senso di esistere, assolutamente. Non vogliamo individuare il caporale o il sergente che non hanno sorvegliato il reparto, perché oggi la presenza degli ufficiali e dei sottufficiali non è più prevista; né vogliamo punire il soldato che, stando in fila per fare la doccia – magari l’unica per tutto il reparto – ha sopraffatto il commilitone che gli stava davanti. Per noi bisogna innanzitutto formare il giovane di leva che si presenta in caserma, che ha un basso livello di scolarizzazione, che ha lasciato la famiglia, il suo ambiente, le sue abitudini (fattori che possono influire dal punto di vista psicologico). All’interno delle caserme non è mai esistita una cultura del militare, una formazione morale, sociale, civica; finora nessun organismo ha analizzato la formazione culturale del militare di leva, cioè quello che fanno i laureati rispetto ai diplomati o le azioni di chi non ha alcun titolo di studio. Nelle caserme nessuno ha mai spiegato i motivi della missione dei soldati italiani in Kosovo o a Timor Est, nessuno ha mai illustrato né spiegato la Costituzione ! Nessuno mai ha spiegato perché la for- Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 mazione, quando viene svolta, viene fatta fuori dell’orario di servizio nelle ore in cui il militare preferirebbe uscire o andare a casa: tutti sappiamo che cosa si fa per avere un permesso di libera uscita, figuriamoci se il militare di leva vuole seguire le lezioni fuori dell’orario di servizio ! Non ci sentiamo tutelati all’interno della struttura militare, infatti abbiamo sposato pienamente la tesi dell’onorevole Romano Carratelli perché solo un organismo esterno può obiettivamente verificare quanto avviene all’interno delle caserme, come viene svolto e che tipo di cultura è impartita. Questo è il messaggio che vogliamo lanciare, riprendendo le dichiarazioni del capo di stato maggiore dell’esercito, generale Cervoni, che in un documento trasmesso ai comandanti ha indicato la necessità di aprire la struttura militare al mondo esterno, ai giornalisti, realizzando una politica della trasparenza. Vi ringrazio. DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo ordinario. Intervenendo sarò cauto, come si dice ci andrò con i piedi di piombo perché quando ho parlato di nonnismo sono stato indagato, come il presidente Spini sa. Tratterò del nonnismo con una visione a 360 gradi, spiegando che cos’è, come è nato e soprattutto che cosa è diventato. Purtroppo siamo abituati a definire nonnismo l’atto estremo, la parte finale di un’azione, l’evento che può sfociare in un ferimento o in una morte, mentre il nonnismo nelle forze armate deve essere considerato ripercorrendo la sua storia. Il nonnismo è nato per distrarre le unità impiegate sul fronte, giochini tra commilitoni per rendere meno dura la vita al fronte; è entrato nella cultura dell’esercito, si è evoluto fino quasi a scomparire e poi è ricomparso. Analizzando l’evoluzione del fenomeno si può constatare che esso non esisteva quando il personale, inteso come leva e quadri (ufficiali, sottufficiali e truppa) avevano un tenore di vita proporzionato (attenzione, non dico ottimo) agli standard di un normale impiegato. Se oggi parliamo di Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 5 IV COMMISSIONE nonnismo è perché nelle forze armate si avvertono problemi particolarmente rilevanti. Il collega della leva si è soffermato sulla mancanza di personale: ciò si verifica perché il comandante non è in condizione di gestire il personale, né di dare in cambio qualcosa. Il comandante alle 16.30 manda via gli ufficiali e i sottufficiali non perché non voglia tutelare i militari di leva, ma perché non ha i mezzi per retribuire, in termini economici o di tempo, le unità che impiega. Inoltre tutta la struttura dell’esercito, dell’aeronautica e della marina è retta gerarchicamente da norme che fanno pensare al nonnismo. Le leggi nn. 196 e 198 rappresentano di fatto degli atti di nonnismo nei confronti dei sottufficiali e dei volontari, considerata la posizione assunta dagli stati maggiori (nel caso specifico dell’esercito), perché la gestione del personale da parte del comandante su basa su due strumenti, le note caratteristiche, da noi definite note umoristiche, e la minaccia del trasferimento. Dunque, da un lato il comandante non riesce a gestire perché non ha disposizione il potenziale economico e finanziario, né una struttura efficiente per rispondere alle esigenze del personale, dall’altro ci sono uomini sono sempre più demotivati che non si fermano mezzora in più nella caserma perché le otto ore non sono adeguatamente retribuite, contrariamente a quanto avveniva fino a qualche anno fa quando lo stipendio era proporzionato ad un tenore di vita normale e l’addestramento svolto e le « potenzialità » a disposizione spingevano il militare a seguire di più, a parlare con gli altri, a dialogare, ad affrontare i problemi. È un errore limitarsi a considerare il risultato di un atto di nonnismo; il nonnismo va represso e il compito spetta a noi quadri, ufficiali e sottufficiali, ma « pretendiamo » (lo dico tra virgolette) un riconoscimento. La mia non è una minaccia nel senso che se vengo pagato controllo, non lo è nel modo più assoluto; è un’osservazione per dire che se ci mettete nella condizione di controllare, lo faremo, anche se gli ufficiali o i sottufficiali non Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 possono tutelare il soldato come fa un genitore. Lo dico perché della mia organizzazione – sottolineo mia perché sono un quadro – può far parte un soggetto che è in grado di cambiare i destini di un paese, perché vota, che è il massimo dei diritti ed io ho il dovere di mettere a disposizione del giovane tutto quello che ho; se lo controllo, lo offendo, quindi devo offrirgli una struttura in cui riesca a muoversi, a produrre, a dare. Ma per offrire tutto questo, c’è bisogno di personale motivato, rispettato, che non ricorra al nonnismo per gestirsi, perché il nonnismo è utilizzato all’interno delle forze armate alla stregua di un principio di gestione del personale. Se lor signori decideranno di mettere sul piatto questi fattori, ossia la condizione, la posizione e i compiti del militare a partire dal soldato di leva per arrivare ai generali, saremo pronti a discutere; se invece vorrete soltanto dati e numeri, noi li forniremo e aspetteremo l’ennesima nostra sconfitta nei confronti dell’opinione pubblica e di voi parlamentari. Vi ringrazio. PRESIDENTE. Credo che l’onorevole Rizzi intenda rivolgervi qualche domanda. CESARE RIZZI. Tutti concordate nel dire che il nonnismo esiste, nonostante il ministro Scognamiglio continui a chiamarlo bullismo; il soldato Fontanelli ha affermato che la chiave per risolvere il problema sta nella prevenzione, ma che cosa significa prevenire ? Lo stesso soldato Fontanelli dice che dalle 16.30 non vi sono controlli a livello di superiori, ma i colonnelli, i capitani, gli ufficiali dove vanno ? DOMENICO LEGGIERO, ordinario. A casa. Maresciallo CESARE RIZZI. E se loro non ci sono, in caserma ne succedono di tutti i colori come sapete meglio di me; non è la prima volta che ci scappa il morto, anche se li definiscono suicidi ! Ma a mio avviso non è cosı̀. Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 6 IV COMMISSIONE DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo ordinario. Colgo l’occasione per esprimere le nostre condoglianze per l’ennesimo volontario defunto, anche se la morte non è imputabile ad atti di nonnismo, si tratta sempre di un giovane defunto. CESARE RIZZI. Certo. Sono seriamente preoccupato da quanto ho ascoltato; mi rendo conto che tra i militari vi è il contadino e il laureato che possono avere comportamenti diversi, però non si può lasciare una caserma allo sbando. Va condannato il ministro e i generali, i quali devono impartire ordini precisi per la gestione delle caserme. Se in caserma dopo le 16.30 non vi è più nessuno è una questione da rivedere in sede politica, è un compito di noi politici e personalmente mi attiverò in questo senso. Il nonnismo esiste ancora nonostante qualcuno dica il contrario; secondo me i casi sono aumentati e dunque bisogna cominciare a capire le cause. FILIPPO ASCIERTO. Ringrazio i delegati del COCER per avere aperto uno squarcio sulle problematiche relative alla leva e al nonnismo. Prima di tutto va fatta a mio avviso una differenza tra nonnismo e bullismo. La violenza è figlia della nostra società, la osserviamo quotidianamente per le strade e tra la gente – l’Italia non è il far west eppure ogni giorno si verificano conflitti e sparatorie nei piccoli centri come nelle grandi città –; e si trasferisce all’interno delle forze armate attraverso i giovani. Desidero rivolgere i miei complimenti ai ragazzi di leva. Trovare oggi un ragazzo che sceglie di servire la patria è un fatto raro, come si deduce dal numero di obiettori di coscienza, e coloro che coltivano questo valore meritano l’apprezzamento di tutti noi. Il nonnismo esiste, ne sono convinto, e si tratta di un fenomeno diametralmente opposto al bullismo. Ricordo alcuni episodi capitati anche nella mia vita, come il gavettone al momento di montare in servizio, scherzi qualificabili come atti di goliardia. Anche in altri ambienti, del Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 resto, la goliardia è ricorrente. Vivo a Padova tre giorni alla settimana ed in quella città si verificano episodi di goliardia talvolta preoccupanti; un anno fa un neolaureato è stato gettato nel mese di gennaio in una fontana ed ha accusato malori, ma non per questo si è pensato che imputare la responsabilità al rettore dell’università di Padova e non si è quindi provveduto a sostituire tutto il quadro docente dell’ateneo ! Considerato che la goliardia è un fenomeno culturale da ricondurre ad una certa normalità, che non deve implicare la violenza, e convinto che il nonnismo sparirà con la professionalizzazione delle forze armate, desidero sottolineare un dato richiamato in questa sede, quello della formazione sociale e professionale di coloro che prestano servizio nelle forze armate. A giovani motivati, talvolta laureati, che scelgono di fare il servizio militare, dobbiamo garantire la possibilità di essere formati. So che in questa direzione si stanno facendo passi avanti; esistono corsi finanziati dalla Comunità europea per la formazione dei militari e stiamo studiando con le regioni la possibilità di riconoscere attestati di qualificazione. La formazione deve essere la risposta all’attuale abbandono dei ragazzi nelle caserme, che altrimenti contribuisce al verificarsi degli episodi di bullismo. Prendo tra l’altro atto della gravità di episodi che si verificano a fronte di un controllo non adeguato (un controllo che comunque esiste) da parte dei responsabili gerarchici; un controllo che è venuto meno nel pubblico impiego nel suo complesso: dagli orari di servizio che secondo gli accordi contrattuali vanno rispettati a tutto il resto. È indubbio che senza stanziamenti per lo straordinario non è possibile esercitare il controllo gerarchico fino in fondo. Quando le donne entreranno nelle caserme porteranno sicuramente una ventata nuova e sotto vari profili è vero che stiamo imboccando una strada nuova. Apprezzo anche il fatto che consideriate determinante una commissione esterna Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 7 IV COMMISSIONE che controlli quanto avviene nel mondo della leva e delle forze armate in genere. Che tipo di rapporti vorreste che tale commissione avesse con la leva e con le gerarchie ? Potrebbero per esempio farne parte sociologi e psicologi. Cosa pensate inoltre del fatto – che io reputo grave – che la responsabilità venga scaricata sul comandante ? A Pisa si è verificato un grave episodio, a seguito del quale è stato destituito il comandante per responsabilità riflessa... PRESIDENTE. Non credo sia il caso di rivolgere queste domande a loro, che possono invece rendere testimonianze dirette sulla vita nelle caserme. FILIPPO ASCIERTO. Chiederò allora: come avete vissuto la destituzione del vostro comandante ? Inoltre vorrei sapere dai carabinieri di leva se anche tra di loro esistono fenomeni di nonnismo. Ritenete che possa considerarsi nonnismo anche l’ordine di svolgere servizi che non rientrano tra quelli stabiliti per il pubblico impiego e per l’arma dei carabinieri ? MARIA CELESTE NARDINI. Ritengo estremamente utile lo svolgimento di questa audizione, che ci consente di dialogare direttamente con i nostri interlocutori. Tutto questo sarà utile se sapremo fare tesoro di quanto avete detto senza scelte a priori rispetto alla situazione. Ho infatti il timore che ci si possa dividere tra quanti ritengono che il nonnismo esiste e quanti non lo credono e sono convinti che possa essere definito come goliardia. Siamo tutti adulti e consapevoli del fatto che il nonnismo è un fatto serio e non riguarda solo il singolo evento drammatico e tragico che può verificarsi, ma la condizione di vita nelle caserme. Come in tutte le società si caricano sui più deboli i pesi maggiori. In caserma questa pratica si chiama nonnismo, altrove potrà chiamarsi, per esempio, competizione spinta. Concordo con quanto hanno detto i soldati Farina e Fontanelli a proposito della formazione, della quale hanno peraltro parlato tutti. È un tema a me molto Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 caro perché sono convinta che la formazione nelle caserme manchi a tutti i livelli. La formazione non va rivolta solo ai militari di leva; di formazione permanente, proprio perché dobbiamo operare un cambiamento, hanno bisogno tutti. Le forze armate non possono rimanere quelli di 20-30 anni fa ed è necessario un profondo cambiamento, una riforma democratica delle forze armate, che tarda a venire. Le caserme, come altre realtà, sono lo specchio della società; si tratta però di una particolare società, che basa il proprio modo di essere sulla forza. È evidente quello che ciò può comportare in presenza di un profondo malessere. Ho colto da parte vostra un’attenzione particolare ai militari di leva. Ferma restando, come in ogni realtà, la responsabilità di chi comanda, mi interessa sapere se in presenza di atti di nonnismo dirigenti o ufficiali abbiano taciuto senza intervenire o abbiano assorbito tacitamente gli eventi. Non mi interessano nomi o luoghi ma sapere se fenomeni del genere si sono verificati e se i superiori siano parte di questa cultura. Ritengo di sı̀, ma vorrei essere confortata o smentita in questa convinzione. PIERO RUZZANTE. Ringrazio i delegati del COCER per le parole chiare e precise che hanno utilizzato. Prenderemo attentamente visione del resoconto stenografico per poter svolgere le valutazioni politiche necessarie; non dobbiamo infatti dimenticare che l’obiettivo della nostra indagine conoscitiva è di tradurre in atti legislativi quello che emerge dalle dichiarazioni rese in questa sede. Non è la prima volta che ci occupiamo di indagini conoscitive sulla materia e sono a vostra disposizione i documenti sulla riforma della leva alla quale abbiamo lavorato in Commissione fin dall’inizio della legislatura. Oggi ci siamo voluti soffermare sugli episodi di violenza e la qualità della vita nelle caserme che solo apparentemente sembrano distinti e distanti: quello della qualità della vita è un problema di carattere generale mentre gli atti di violenza, che hanno causato anche la morte Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 8 IV COMMISSIONE di alcuni ragazzi, sono di competenza della magistratura (le indagini sono tuttora in corso). Questa legislatura si è anche caratterizzata per i profondi elementi di trasformazione e di riforma nelle forze armate. È stata ricordata l’introduzione delle donne nelle forze armate, ma non dobbiamo dimenticare anche il libero accesso dei parlamentari nelle caserme, altro atto legislativo che va nella direzione da voi auspicata. Tre sono attualmente i punti sui quali il Parlamento ed in particolare la nostra Commissione si sta concentrando: la riforma della leva, la professionalizzazione delle forze armate e la riforma della rappresentanza. Può apparire una contraddizione parlare di riforma della leva in vista dell’obiettivo della professionalizzazione delle forze armate, ma cosı̀ non è. Come potrete constatare dalla lettura degli atti parlamentari, se la professionalizzazione delle forze armate entrerà a regime nei prossimi cinque anni all’interno delle nostre caserme transiterà circa un milione di ragazzi, ai quali dobbiamo assicurare il massimo della qualità sotto tutti i punti di vista. Non mi soffermo sulla riforma della rappresentanza, in discussione al Senato, nel cui ambito vi sono alcune novità per il COCER – leva, come l’attribuzione di una maggiore autonomia e la possibilità di sviluppare un dialogo con i COER e i COBAR. Mi interessa conoscere la vostra opinione circa l’introduzione di un difensore civico – cosı̀ era definito nella proposta di legge presentata dai Democratici di sinistra – oggi trasformato in garante, ossia un soggetto esterno alle forze armate, e di una linea verde per una maggiore tutela dei militari di leva; il che però è insufficiente se non interverranno modifiche al codice penale militare di pace, specificatamente all’articolo 260 per superare il blocco del rapporto gerarchico nella presentazione della querela; ritengo che questa possibilità, combinata con la presenza del garante, consentirà dei passi in avanti rispetto alla denuncia ed ai suoi risultati. Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 Mi riferisco anche ai risultati perché se questi non si raggiungessero chi chiede tutela rischierebbe una punizione. In argomento il procuratore militare Block ha ipotizzato anche l’inserimento nel codice penale militare di pace un’aggravante nei casi di nonnismo compiuto da più militari e della fattispecie di reato di violenza privata presente nel codice penale comune. Un altro elemento da non sottovalutare è la noia che caratterizza la naja, che secondo me è il tema centrale sul quale riflettere, alla quale vanno aggiunti l’educazione civica, la conoscenza della Costituzione della Repubblica italiana (i giovani non sanno che cosa significhi servire la patria), i corsi di formazione che possono essere utili sia alle forze armate in senso stretto, sia ai ragazzi per la ricerca di un posto di lavoro. Infine l’istituzione di questionari da compilare all’inizio e al termine del servizio militare (che il COCER-leva in verità aveva predisposto autonomamente e dal quale erano emersi dati interessanti); tali questionari anonimi dovrebbero essere compilati, lo ripeto, all’inizio e al termine del servizio militare perché se limitati all’inizio della vita militare rischiano di essere una rappresentazione delle aspettative, mentre più importante è avere, dalla diretta esperienza degli interessati, segnalazioni circa disfunzioni e disparità di trattamento, oppure suggerimenti, critiche, proposte al fine di migliorare la qualità della vita. DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Credo debba essere rimarcata la circostanza che voi partecipate ad un’audizione della Commissione difesa, che è un organo del Parlamento e come tale dotato di poteri dal punto di vista legislativo; non state svolgendo una semplice discussione tra di voi, è un incontro che può incidere sull’attività della Commissione con proposte o leggi. Lo dico perché mi sembra che qualcuno di voi sottovaluti l’incontro che non è, lo ripeto, un semplice scambio di idee. Si verbalizzano interventi che avranno delle conseguenze, nel senso che Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 9 IV COMMISSIONE determineranno scelte in grado di incidere nella vita del paese. FILIPPO ASCIERTO. Speriamo ! DOMENICO ROMANO CARRATELLI. L’indagine conoscitiva sugli episodi di violenza e che la qualità della vita nelle caserme che abbiamo voluto svolgere scaturisce dall’ultimo atto di nonnismo verificatosi quest’estate, il cui impatto emozionale è stato molto forte. Sul nonnismo ognuno ha espresso la propria opinione, voi compresi, perciò chiedo: è possibile secondo voi individuare una linea di demarcazione tra la goliardia e il nonnismo vero e proprio ? Sareste disposti ad accettare fatti di goliardia ? Ho frequentato l’università anch’io e so cosa vuol dire goliardia, atti più o meno simpatici ma tollerabili: vi sono episodi che interessano la vita nelle caserme che possono essere qualificati come goliardia ? Oppure si qualifica goliardia un comportamento o un atto che in effetti è nonnismo nel tentativo di sminuirlo, di ovattarlo, di frantumarlo ? Sulla qualità di vita nelle caserme non avete avanzato proposte ed io vi invito a farlo. Qualità di vita significa rapporto gerarchico, ma anche rapporto con la struttura e con gli strumenti che lo Stato mette a vostra disposizione. ROBERTO LAVAGNINI. Mi limiterò a piccole riflessioni su quanto dichiarato dai nostri ospiti. Si è detto che manca il controllo nelle caserme: ho prestato il servizio militare nel 1956 ed all’epoca vi era l’ufficiale di picchetto, il corpo di guardia, il sottufficiale di servizio e la ronda che rappresentano una forma di controllo. Esistono ancora ? Si è detto che è necessario formare il ragazzo di leva moralmente, socialmente, civicamente: sono d’accordo, ma ritengo che questa formazione debba cominciare a livello scolastico, nelle famiglie, prima di entrare nelle caserme. Che poi all’interno delle caserme vi sia un corso che formi il giovane alla vita nella struttura militare sono d’accordo, ma il problema fonda- Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 mentale è il degrado sociale della gioventù che purtroppo si manifesta nella scuola, nell’università, nelle caserme. Premesso che considero strumentalizzante combattere il nonnismo a tutti i costi come hanno fatto gli organi di stampa e alcune forze politiche, ritengo sia più pagante combattere per far crescere i valori: sono convinto che la formazione darebbe risultati diversi e forse il nonnismo non sarebbe cosı̀ presente. Maresciallo Leggiero, sono d’accordo con lei quando afferma che nelle forze armate i ragazzi sono demotivati, ma ciò non dovrebbe incidere sul venir meno di determinati principi di relazione gerarchica. Vi ringrazio. PIETRO MITOLO. Condividendo molte considerazioni espresse dai colleghi che mi hanno preceduto, in particolare quelle dell’onorevole Lavagnini, mi limiterò a porre una domanda. Mi sono arruolato il 21 luglio 1940 ... è passato qualche tempo... FILIPPO ASCIERTO. Con una battuta si può dire che anche tu sei un nonno ! PIETRO MITOLO. ... Le consuetudini erano diverse, ma ho subı̀to anch’io il gavettone, l’attenti e via dicendo, scherzi di carattere goliardico. Si è più volte precisato che ad una certa ora cessa il servizio e la caserma è abbandonata a sé stessa: ai miei tempi c’era il servizio di guardia e quello d’ispezione, c’era in sostanza chi provvedeva a controllare: esiste ancora oppure no ? ALESSIO ANSELMI, Capitano di corvetta. Innanzitutto una precisazione: posso assicurare che in marina nelle caserme e sulle unità navali dopo il « cessa lavori » (ossia al termine delle attività quotidiane dopo le 16.30 sino alla mattina successiva alle 8) vi è un servizio di sorveglianza alle infrastrutture ed al personale oltre al servizio di sorveglianza medica. Nella marina militare il nonnismo esiste nelle caserme a terra, non sulle unità navali e negli enti dove vi è l’impiego Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 10 IV COMMISSIONE operativo, e non interessa solo il personale di leva perché viene subı̀to anche dai volontari specie nelle scuole di formazione. I ragazzi che prestano servizio nelle caserme a terra esercitano e subiscono atti di nonnismo a differenza degli enti dove c’è l’impiego operativo e sulle unità navali dove – ripeto – non abbiamo atti di nonnismo. Ecco perché sostengo che il nonnismo è un fatto sociale legato all’uomo e all’età dei ragazzi. Sono i nostri stessi figli, sui quali siamo pronti a mettere la mano sul fuoco, che vanno allo stadio a tirare le bottiglie di coca cola: è il branco che li porta agli atti di nonnismo e alle prevaricazioni. Se la Commissione difesa decide davvero di agire deve analizzare il nonnismo come un fatto sociale. L’onorevole Rizzi ha sollevato il problema, che ogni tanto riaffiora nelle caserme, dei suicidi. Ho analizzato il tema cominciando a leggere Durkeim; si tratta di un fenomeno che si è iniziato a studiare alla fine del secolo scorso ed è ancora attuale, anch’esso legato a mio avviso all’ambiente e all’età. In conclusione invito la Commissione più che a cercare artifici per intervenire sul nonnismo ad analizzare il fatto sociale alla luce dei diversi ambienti e dell’età di coloro che lo praticano. DANILO CORTOSI, Carabiniere ausiliario. Nell’ambito del COCER abbiamo predisposto un documento, del quale darò lettura. « Onorevoli deputati, vi ringraziamo di cuore per questa importante audizione, che affronta il delicato e tanto chiacchierato problema del nonnismo che, inteso come forma di sopraffazione del più forte o del più anziano, è vario nelle forze armate. Infatti, all’interno dell’Arma dei carabinieri, non esistono eclatanti fenomeni di nonnismo. Tuttavia il personale di leva impiegato in servizio subisce alcune ingiustizie che è doveroso segnalare a codesta Commissione. Al carabiniere ausiliario non sempre è garantito il rispetto della pari dignità con il personale effettivo con cui, Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 fianco a fianco, svolge analoghi servizi istituzionali. I giovani militari di leva vengono impiegati dal personale effettivo in quei servizi ritenuti meno gratificanti. C’è una totale mancanza di tutela per il personale di leva, che di fronte ad un incidente in servizio con conseguente lunga infermità viene abbandonato a se stesso, senza il riconoscimento di alcuna agevolazione o risarcimento, anzi viene restituito in fanteria al pari di quei carabinieri che riportano gravi mancanze disciplinari. Ai carabinieri ausiliari è stato ridotto, ormai da tempo, lo stipendio, creandosi cosı̀ una ingiustificata quanto iniqua disparità di trattamento rispetto al personale effettivo, considerato che entrambi sono inquadrati nella stessa qualifica di agente di polizia giudiziaria e hanno le stesse funzioni e responsabilità nello svolgimento dei servizi istituzionali. Al militare, che si trova a dover protrarre il proprio servizio oltre l’orario previsto, non viene corrisposta una adeguata retribuzione (2.400 lire circa), e senza la possibilità di poter convertire le ore straordinarie in giorni di riposo compensativo, per presunte ragioni di carenza di organico, cosa che non avviene per il personale effettivo, che potendo percepire una retribuzione straordinaria maggiore, viene spesso lasciato a casa. Ai carabinieri ausiliari non è garantita la tutela personale durante i servizi di ordine pubblico perché, a differenza del personale della polizia e della guardia di finanza, non gli è consentito usare idonei strumenti (manganelli, scudi, eccetera) a difesa della propria incolumità« . La risposta all’onorevole Ascierto è dunque che anche nell’Arma dei carabinieri si verificano episodi di nonnismo. FILIPPO ASCIERTO. Sono stati sollevati problemi di una certa entità da parte degli ausiliari dei carabinieri. Mi risulta che il loro presidente sia responsabile degli ausiliari a livello nazionale. Potremmo iniziare ad affrontare e risolvere i problemi dal COCER; me ne farò carico personalmente. Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — IV COMMISSIONE ROBERTO PAPA, Marinaio comune di 1 classe. Si è cercato di rimarcare la differenza, qualora fosse possibile, tra nonnismo e goliardia. Il nonnismo non può essere limitato ad alcuni atteggiamenti bullistici; penso si tratti invece di un fenomeno ben organizzato. La giovane recluta ha tutto il tempo di imparare, nei primi mesi di servizio militare, per dare vita in seguito ad atti di nonnismo con la giustificazione, più volte enunciata, che quello che è stato fatto prima deve essere ripetuto. Il nonnismo viene interpretato come una ruota, qualcosa che va subito per poi acquisire il diritto di praticarlo. Va poi ricordato che molte volte i comandanti non hanno la possibilità di vivere la vita di caserma giorno per giorno e possono essere solo parzialmente a conoscenza di eventuali fenomeni che si verifichino al loro interno. Una maggiore possibilità di conoscenza va sicuramente attribuita ai sottufficiali che alcune volte, più o meno consapevolmente, venuti a sapere di determinati fatti, possono non renderli manifesti o reprimerli nella giusta misura. Quando per la recluta manca la possibilità di un punto di riferimento, qualcuno cui rivolgersi per rivendicare i propri diritti, si genera disorientamento che porta con sé i fenomeni di omertà. È stato detto che si è parlato poco della qualità della vita nelle caserme. Noto invece che i problemi posti relativamente al benessere dei militari sono quasi sempre gli stessi da anni; si parla per esempio degli stipendi dei militari di leva, effettivamente esigui per il servizio che viene loro richiesto. Un marinaio di leva che vive a Napoli e presta il proprio servizio a 300 chilometri di distanza (non sempre la regola viene applicata) con lo stipendio che percepisce non ha la possibilità di tornare a casa, né può uscire per condurre la vita di tutti i giovani; vivendo in caserma cerca cosı̀ di impiegare il proprio tempo compiendo atti che iniziare come scherzi goliardici ma che, indirizzati verso i più deboli e ripetuti, possono portare a fenomeni ben più gravi. a 11 Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 PASQUALE PICOZZI, Aviere scelto. Ho sentito che si vuole investire sulle risorse umane con particolare riferimento ai soldati di leva. Dal mio punto di vista occorrerebbe invece investire nei quadri permanenti, soprattutto i marescialli, che hanno i maggiori contatti con i militari di leva. Noi siamo gestiti da loro e veniamo spesso trattati come esseri senza diritti. Il mio intervento è un po’ provocatorio, ma non ho capito perché dobbiamo essere comandati da marescialli che, permessi e permessini permettendo, ci fanno fare una serie di cose... Occorre investire nella formazione del personale permanente affinché sappia comandare. Per effetto di raccomandazioni varie si verificano situazioni per cui un ragazzo deve svolgere un servizio e un altro no, magari perché figlio o nipote di un maresciallo e questo fa sı̀ che si crei tra di noi una certa invidia. Altro intervento fondamentale è fare conoscere ai militari di leva i propri diritti. Quando mi sono incorporato non conoscevo i miei diritti. Sul regolamento militare è scritto che abbiamo gli stessi diritti di un altro cittadino, ma questo non è vero ! Nelle caserme io mi sentivo senza diritti ! Senza il diritto di dire « no ». Non sapevo che se un generale mi avesse comandato di stare sull’attenti avrei dovuto farlo solo per quattro minuti, superati i quali avevo il diritto di mettermi sul riposo. Nelle caserme CAR dovrebbe essere diffuso un opuscolo, magari a fumetti visto che molti soldati non hanno lunghi studi alle spalle, nel quale vengano spiegati i diritti delle reclute. Da anni si parla delle stesse cose. Io penso che faccia comodo disporre di ragazzi che non conoscono i propri diritti. Fa comodo che il ragazzo non sappia che prevedere quattro ore di servizio e quattro di smontante è illegale; la differenza tra me ed il mio collega qui accanto è un foglio di carta: lui ha un contratto ed io no. Di questo bisogna parlare. Perché quando c’è da fare lo straordinario viene chiamato un soldato di leva e non un quadro permanente ? Perché noi non dobbiamo essere pagati ! Sappiate che guardare un cancello dalle quattro alle otto di Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 12 IV COMMISSIONE mattina con un fucile in mano è un lavoro (l’ho fatto due settimane fa) con tutti gli oneri di un servizio che prevede ventiquattro ore in cui non si può dormire, ma solo riposare e per fare questo si viene pagati 5.400 lire al giorno ! Il soldato di leva è una grande risorsa umana a disposizione dello Stato per un anno, ma non viene formato in alcun modo. Vi sono ragazzi che hanno titoli di studio dalla terza media fino alla laurea che non hanno un compito confacente alle loro capacità e caratteristiche. Mi rendo conto di quanto sia difficile gestire la massa, ma se si vuole valorizzare la società bisogna anche tenere conto della necessità di riconoscere il diritto allo studio ed un tempo maggiore per la formazione. Anche chi mette firma rimane con lo stesso grado di istruzione che aveva in partenza. Un ragazzo che mette firma a diciotto anni non studia più, per lui non sono previsti corsi e magari finisce a fare atti di nonnismo. Parlando dei diritti del militare di leva vi è una norma che equipara gli obiettori ai militari di leva, ma gli obiettori hanno molte più possibilità di formarsi e di rimanere a contatto con il mondo civile. Perché l’obiettore fa trenta ore di servizio e noi arriviamo fino a cinquanta ? Sono molto deluso di aver fatto il servizio di leva; ne sono pentito – penso infatti di aver solo perso un anno – e la mia delusione deve essere un rammarico vostro, non mio. DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo ordinario. Non intendevo assolutamente mettere in dubbio la gerarchia militare che anzi, secondo me, rappresenta la prima tutela per salvaguardare la struttura militare, se applicata e osservata correttamente. Sono stati toccati dagli onorevoli Ruzzante e Romano Carratelli due argomenti che credo siano alla base della prevenzione del nonnismo; in particolare l’onorevole Ruzzante si è dichiarato favorevole al testo in discussione al Senato che per noi è una minaccia: è la versione più pericolosa e obbrobriosa... Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 PRESIDENTE. Si sta lavorando ad un altro testo. DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo ordinario. ... Tant’è che abbiamo suggerito alcuni emendamenti. Sinceramente le dichiarazioni dell’onorevole Ruzzante mi hanno meravigliato. Non capisco cosa si intenda per trasformazione delle forze armate, forse significa trasferimento di 9.498 unità di cui 82 per cento con carico di famiglia (che non è stata tutelata) – parliamo di ufficiali e sottufficiali dell’esercito, cioè a 3.364 unità di cui il 77 con carico di famiglia – ? Per noi trasformazione significa professionalità, investimenti, cultura e formazione, solo cosı̀ il nonnismo sarà definitivamente eliminato. Onorevole Romano Carratelli, prendo atto dei poteri di questa Commissione e spero che sia cosı̀ perché da quando si è avviata l’opera di ristrutturazione delle forze armate la risoluzione n. 700567 approvata dalla vostra Commissione non è stata mai tenuta in considerazione dallo stato maggiore dell’esercito. DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Nemmeno le leggi vengono prese in considerazione ! DOMENICO LEGGIERO, Maresciallo ordinario. Lei ci invita a presentare proposte concrete, ma con questi presupposti che proposte possiamo avanzare ? PRESIDENTE. La risoluzione contiene un impegno al Governo a fare qualcosa, è sua la responsabilità. ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. L’onorevole Ascierto chiede con quale stato d’animo abbiamo vissuto la destituzione del comandante, della scuola: la perplessità, perché la responsabilità, se esiste, non è solo del comandante: non ci si deve limitare, come si dice, a prendere lo spaventapasseri, a dargli fuoco ed a far finta che non sia successo nulla. Ripeto, grande perplessità per quella scelta. Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 13 IV COMMISSIONE Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 FILIPPO ASCIERTO. Anche perché non è stato trovato un responsabile. cendo che se i piatti non li lavano loro, lo facciamo noi militari di leva. ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. Sono in corso indagini. PRESIDENTE. In un contesto diverso, però. PRESIDENTE. Naturalmente si tratta di un’opinione personale. ALESSANDRO MOSTI, 1o caporal maggiore. Non è un’opinione personale, ho solamente risposto ad una domanda. Onorevole Romano Carratelli, ho già detto in premessa che le caserme si trovano in una situazione di degrado, viviamo in condizioni simili a quelle dei barboni della stazione Termini: lo potrete constatare di persona se verrete a visitare la nostra caserma. Sono stati predisposti piani con cadenza ventennale e nel frattempo rischiamo di veder crollare il soffitto. E poiché il degrado influisce sul morale delle persone, possono esserci fenomeni quali il nonnismo; se si vive male i comportamenti non possono essere corretti e civili. Quanto alla destinazione dei fondi, gli stati maggiori e gli organi politici non hanno ancora assunto una posizione precisa sulla formazione del militare, che deve progredire non regredire il che vale anche per l’impiego dei militari. Se un volontario in servizio permanente viene messo a lavare i piatti, vuol dire che non abbiamo capito niente, utilizzo il verbo al plurale intendendo chi si è arruolato e chi ha fatto le leggi. Questo vale sia per il personale di leva, si per i massimi gradi: non si possono mettere a lavare i piatti i militari in servizio permanente – posso testimoniarlo personalmente –, perché non si sono arruolati per far questo ! Si cerca di mandare avanti la baracca nonostante la mancanza di fondi e tutto questo porta al disagio che, a sua volta, porta al nonnismo a tutti i gradi, senza distinzione. Nonnismo non è l’omicidio compiuto, è anche altro e non ci può essere una soglia tra goliardia e nonnismo. Vi ringrazio. GIANLUCA FARINA, Soldato. Rispondo innanzitutto al mio collega di- GIANLUCA FARINA, Soldato. I piatti vengono lavati dai laureati e dal ragazzo diciottenne chiamato alle armi. PIETRO MITOLO. Una volta ci lavavamo le gavette e non mangiavamo a mensa. GIANLUCA FARINA, Soldato. Questo avveniva una volta, come lei ha detto, onorevole. Rispondendo all’onorevole Ascierto dico che questa Commissione ha il compito di accertare la tanto conclamata formazione culturale e sociale impartita ai militari di leva e capire che cosa si è assimilato in dieci mesi di vita militare e che cosa si è ricevuto. L’onorevole Lavagnini sostiene che la formazione deve iniziare in famiglia: è vero, ma se lei allo stadio riceve una bottiglietta in testa, torna a casa, se invece quella stessa bottiglietta la riceve in caserma, non se ne può andare, o si adegua o assume altri comportamenti. È sufficiente una mela bacata per far marcire anche le altre. Ecco perché vogliamo un organismo esterno che collabori con la rappresentanza militare e sia sganciato dallo stato maggiore della difesa. Grazie. DANIELE FONTANELLI, Soldato. Mi piacerebbe rispondere a tutti gli onorevoli intervenuti, ma il tempo è tiranno. L’onorevole Romano Carratelli quando esorta a parlare della qualità della vita all’interno delle caserme « invita la lepre a correre » come si dice, ma non è questa l’occasione. PRESIDENTE. Visiteremo qualche caserma. DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Potete inviarci anche dei documenti scritti. Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 14 IV COMMISSIONE DANIELE FONTANELLI, Soldato. Ben volentieri, anche perché la nostra rappresentanza si è sempre battuta per la qualità della vita nelle caserme, sono tematiche che vengono riproposte da anni. Un altro punto che mi preme sottolineare concerne il passaggio tra la goliardia e l’atto di nonnismo; onorevole Ascierto, lo scherzo goliardico dell’università – che anch’io ho vissuto – si distingue dall’atto di nonnismo per il fattore tempo, la goliardia si vive una volta all’anno e semel in anno licet insanire; in caserma invece il fattore tempo è discriminante perché si tratta di dieci mesi di permanenza all’interno di una struttura con poche possibilità di uscire a causa della paga. Non voglio innescare polemiche, ma con cinque mila lire al giorno si esce poco la sera. Non avete idea del giro di prestasoldi che esiste all’interno delle caserme per pagarsi una pizza. Se uno è in buona fede e si mostra di manica larga in tre giorni rimane senza una lira: è un’esperienza che ho vissuto sulla mia pelle. Non ridete, è una cosa seria, perché il ragazzo non abbiente è costretto a rimanere in caserma e la goliardia, che è alla base dell’atto che nasce come scherzo, si ripete. Due sono i possibili soggetti su cui fa presa: l’individuo più debole che, accettando passivamente, è vittima del gruppo, ci prende gusto ed insiste, e quello che si chiude a riccio, non accetta l’atto e viene preso ancor più di mira. L’onorevole Nardini chiede come il fenomeno sia vissuto a livello di comandanti. Personalmente non conosco comandanti o sottocomandanti che abbiano accettato il fenomeno del nonnismo, semmai critica è la fase di rilevazione e di denuncia tanto che, in alcuni casi, si è fatto in modo che il fenomeno non emergesse, lo posso testimoniare. In merito al controllo all’interno delle caserme, ricordo che l’ufficiale di picchetto è alla porta e la ronda gira senza entrare nelle camerate; l’ufficiale di ispezione c’è e dovrebbe fare il giro, ma su superfici di centinaia di metri quadri o addirittura di chilometri, come quella della mia caserma per esempio, la visita Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 alle batterie avviene una volta alla settimana. Quindi non c’è controllo rispetto a quello che succede all’interno della camerata. Siamo d’accordo sul numero verde ed abbiamo sposato in pieno le iniziative avviate, ma ancora una volta si è agito a cose avvenute, una volta accaduto il fatto è già tardi. Torno dunque alla prevenzione che significa spendere un po’ di tempo per parlare con i ragazzi in batteria, spiegando le conseguenze degli atti compiuti perché spesso si ignorano le conseguenze di un’azione considerata un semplice scherzo. Grazie. ANTONIO CURATOLO, Sottotenente dei carabinieri. Appoggio pienamente il documento presentato dal carabiniere ausiliario Cortosi, aggiungo anche che alcuni carabinieri ausiliari sono utilizzati per servire il pranzo agli ufficiali e alle loro famiglie in salette riservate... E poi ci si lamenta che mancano i carabinieri e che aumenta la criminalità. Per quanto riguarda l’igiene, si vive in condizioni disastrose: quando passo a controllare i bagni o le docce ho paura anche a respirare perché la sporcizia è ovunque, sembra quasi sia sospesa in aria. Si è parlato di controllo preventivo per sconfiggere il nonnismo, però servirebbe anche la repressione; finché i carabinieri saranno in ogni corpo dell’esercito, svolgeranno funzioni di polizia militare alle dirette dipendenze del comandante di quel corpo – è lui a compilare le note caratteristiche che sono alla base della carriera – le indagini possono essere pilotate, uso un termine pesante. Signor presidente, se mi permette, leggerei un appunto che poi le consegnerò. « Il COCER dei carabinieri si auspica che il Parlamento approvi al più presto la legge di riordino dell’Arma che ponendo i carabinieri, quale forza unica di polizia militare, direttamente alle dipendenze del capo di stato maggiore della difesa, e tramite lui dell’autorità politica, consentirà di riorganizzare la polizia militare evitando che il controllore sia alle dipendenze del controllato ». Camera dei Deputati XIII LEGISLATURA — — 15 IV COMMISSIONE PRESIDENTE. Abbiamo tutta l’intenzione di procedere nell’esame della legge di riordino. FABRIZIO PANIZZA, Finanziere ausiliario. Nella Guardia di finanza non esistono atti di nonnismo; frequentiamo un corso di quattro mesi durante il quale i comandanti di squadra hanno dei colloqui con gli allievi. Se si verificassero atti di nonnismo, sarebbe sufficiente parlarne con il maresciallo per far scattare una sanzione che impedisce la ferma: di qui la mancanza di atti di nonnismo. Alla fine del corso, siamo mandati per otto mesi al reparto. Grazie. UMBERTO FAVA, Generale. Signor presidente, esprimo i ringraziamenti miei e del COCER a lei e agli onorevoli componenti la Commissione per la sensibilità e la passione con la quale hanno seguito le esposizioni dei delegati del COCER. Non intendo intervenire, a meno che non vogliate rivolgermi qualche quesito, perché ritengo che in un’aula parlamentare che è l’espressione massima della democrazia di un paese, il presidente del COCER, il quale è anche un generale, debba dare la dimostrazione pratica della democrazia che presiede l’attività delle forze armate. Grazie. Indagine conoscitiva — 5 — — SEDUTA DEL 27 OTTOBRE 1999 PRESIDENTE. Prima di concludere il nostro incontro, avverto che sono a disposizione i volumi che raccolgono le audizioni svolte nell’ambito delle indagini conoscitive sulla riforma del servizio militare e sulla dismissione dei beni immobili della difesa, nonché i resoconti degli incontri con i procuratori militari e delle altre audizioni svolte nell’ambito di questa indagine conoscitiva su episodi di violenza e qualità di vita nelle caserme. Poiché in questa legislatura abbiamo già approvato parecchie leggi, ma altre sono in procinto di essere licenziate dal Parlamento, vorremmo avere una possibilità di contatto con voi fermo restando che i nostri lavori possono essere seguiti su Internet. Vi ringrazio per la partecipazione e dichiaro chiusa l’audizione. La seduta termina alle 18. IL CONSIGLIERE CAPO DEL SERVIZIO STENOGRAFIA DOTT. VINCENZO ARISTA Licenziato per la stampa dal Servizio Stenografia il 9 novembre 1999. STABILIMENTI TIPOGRAFICI CARLO COLOMBO