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Atti Parlamentari
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01.
FORNATA DI GIOVEDÌ 27 GIUGNO 1889
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE BIAN0HER1.
SOMMARIO. Il deputato Bettolio interpella il ministro dei lavori pubblici sulle anormalità del servizio sui treni 1 e 4 nelle stazioni di Genova Piazza Brignole e di Sestri Levante — Risposta del
ministro dei lavori pubblici. = Il deputato Zeppa interpella il ministro dei lavori pubblici intorno
alla vertenza fra le due Società, Adriatica e Mediterranea, per la costruzione della Viterbo-Roma
— Risposta del ministro dei lavori pubblici. = Approvasi il disegno di legge per maggiore spesa
sid bilancio delle poste e dei telegrafi. — Discussione sul disegno di legge relativo alla restituzione
della tassa di fabbricazione — Discorrono i deputati Faina Nicolosi, il relatore deputato Levi ed il
presidente del Consiglio. =- Seguito della discussione del disegno di legge per opere portuali —
Parlano il presidente del Consiglio, i deputati Grossi, Nasi, Nicolosi, Berio, De Zerbi, Vollaro
Plebano, Cucchi, il relatore deputato Papa ed il ministro dei lavori pubblici. — Intorno al disegno
di legge relativo ali* tassa sugli spiriti parlano i deputati Colombo e Carnazza Amari. — Il deputato Baccelli presenta alla Camera la relazione sul disegno di legge per la tutela dei monumenti
nella zona meridionale di Roma e ne domanda l'urgenza. — Osservazioni del deputato Colombo sull'ordine dei lavori parlamentari alle quali risponde il presidente della Camera. — Il presidente
comunica il risultamento delle votazioni sui seguenti disegni di legge : Approvazione di maggiore
spesa sul bilancio del Ministero delle finanze 1888-89 per restituzione di tasse di fabbricazione;
Trasporti di fondi e maggiore spesa sul bilancio del Ministero delle poste e dei telegrafi per l'esercizio finanziario 1889-90; Autorizzazione di spese straordinarie per la costruzione di nuove opere
marittime e lacuali nel dodicennio 1890-91, 1901-1902. — Comunica altresì una interrogazione
dell' onorevole Ferrari Luigi.
}
f
La seduta comincia alle 2.25 pomeridiane,
stabilita dall'articolo 9 del disegno di legge sulla
revisione
dei fabbricati, sia estesa a tutti i fab(Quartieri, segretario, dà lettura del processo
bricati
rimasti
sfitti per qualsiasi tempo.
verbale della seduta di ieri, che è approvato;
quindi legge il seguente sunto di una
Svolgimento di interpellanze dirette al ministro
dei lavori pubblici.
Petizione.
Presidente. L'ordine del giorno reca lo svol4533. La Camera di commercio di Treviso si gimento della seguente interpellanza :
associa alla petizione (n. 4519) dèlia Camera di
Domandiamo d'interpellare il ministro dei
commercio di Torino, per ottenere che l'esenzione, lavori pubblici sulle anormalità del servizio sui
m
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treni diretti 1 e 4 nelle stazioni di Genova Piazza
Brignole, e di Sestri Levante.
" Bertollo e L. Farina. „
L'onorevole Bertollo ha facoltà di svolgerla.
Bertollo. L'argomento che io devo trattare non
è nuovo per la Camera. Esso fece oggetto d' una
speciale interpellanza l'anno scorso ; interpellanza
da me firmata, e svolta dall' onorevole Tortarolo.
In quell'occasione l'onorevole collega espose i
danni che derivavano dal non permettersi che i
treni diretti si fermassero alle stazioni di Genova Piazza Brignole, e di Sestri Levante.
Passerò sopra alle considerazioni speciali svolte
dall'onorevole Tortarolo, le quali fecero tale impressione al ministro dei lavori pubblici di allora,
onorevole Saracco, che esso dovette riconoscerne
la giustezza con queste parole:
u
Ho dichiarato già che in parta riconosco
fondati i desiderii espressi, e su questi spero di
poter dare una sodisfazione ai reclami che mi
furono espressi, in modo da corrispondere alle
oneste esigenze di quelle popolazioni. „
La conseguenza di queste dichiarazioni del
Governo fu che i treni diretti 1 e 4 doveano
fermarsi a far servizio alle stazioni di Piazza
Brignole e di Sestri Levante ; e di questo io non
poteva dirmi che perfettamente sodisfatto.
Ma ora sorge la questione seria, la vera questione; che, dopo che il Governo ha fatto giustizia ai reclami delle popolazioni, la Società
esercente viene ad annullare tutto quanto.
Infatti, come si provvide per la stazione di
Piazza Brignole? Con un ordine, che ammetteva
quella stazione al servizio dei viaggiatori per la
Spezia ed oltre, con biglietti a tariffa intera, e
senza registrazione di bagaglio.
Per Sestri la cosa fu molta diversa. Con un
semplice avviso si disse che la stazione di Sestri
Levante era autorizzata a distribuire biglietti, a
tariffa intera, per Genova-Piazza Principe ed oltre da una parte, e per Sarzana ed oltre dall'altra, senza registrazione di bagaglio.
Questa è la presente condizione delle cose.
Quali le conseguenze? Che la stazione di Genova, Piazza Brignole, si rifiuta di lasciar salire
sul treno 1 i viaggiatori con biglietto di ritorno,
e solo ammette i viaggiatori che hanno biglietti
di ritorno della stazione di piazza Principe. Aggiungasi che le fermate dei treni 1 e 4 ; che sono
quelli cui tale ordinanze sarebbero applicate, non
sono indicate nell'orario; ragione per cui il pubblico ignora completamente che i treni diretti
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sopra indicati vi facciano servizio e vi abbiano
fermata. I viaggiatori poi che si presentano alla
stazione di piazza Brignole, stazione importantissima, e che ha un movimento, come diceva il
mio collega Tortarolo, che supera quello di molte
delle principali città d'Italia, non possono ottenere il biglietto che alle condizioni speciali imposte dagli ordini impartiti dalla Società esercente.
A Sestri Levante poi succede questo. Sestri
Levante è una stazione balnearia, e i viaggiatori che vi si recano, naturalmente portano con
se del bagaglio. Ma la Società esercente, con gli
ordini speciali impartiti, non concede la distribuzione di biglietti per le brevi percorrenze e
nega la registrazione del bagaglio per le lunghe
percorrenze. Ma come? pretendete che il viag- .
giatore non abbia bagaglio, per andare a Roma,
per andare a Milano, a Torino? Questo, secondo
me, è un controsenso.
Siccome poi neppure questa fermata non è segnata nell'orario, tutte le stazioni si rifiutano
di distribuire biglietti per Sestri Levante con
quei treni, anche a tariffa intera. E noto, ad esempio di ciò, questo fatto. Il sindaco di Sestri
Levante si presentò alla stazione di Genova,
Piazza Principe, abilitata a dar biglietti per
Sestri, secondo le istruzioni speciali ; ebbene, per
quella ragione, dovette prendere un biglietto per
Chiavari (notate bene che per Chiavari c'è una
percorrenza minore che per Sestri), per potere
andare al suo paese.
Ora, se il Ministero ha fatto giustizia ai nostri
reclami, benché in menoma parte, concedendoci
appena la fermata dei treni diretti 1 e 4, domando perchè ciò non debba essere una realtà,
ma debba essere annullato per via delle istruzioni speciali della Società ?
Ecco la ragione che mi ha spinto a presenfare una interpellanza.
Forse ho commesso un grave errore col non
essermi inchinato prima agli autocrati della Società; ma siccome io ho un carattere molto diverso da quello d'altri, ho creduto di dover tirar
diritto per la mia strada. L'articolo 24 del capitolato delle convenzioni è così espresso:
" Gli orari dei treni viaggiatori e misti, e la
classificazione dei treni stessi, saranno determinati dal Ministero dei lavori pubblici, sentite
le proposte e le osservazioni del concessionario. „
Dunque, in forza di questo articolo delle Convenzioni ho creduto che fosse dover mio rivol-
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germi al ministro dei lavori pubblici, il quale,
come ho detto, aveva fatto ragione ai reclami di
quelle popolazioni. Ma gli agenti della Società
concessionaria pare ché sistematicamente, disconoscendo gli interessi loro e i doveri che hanno
verso il pubblico, non facciano altro che intralciare il movimento.
Quindi io prego l'onorevole ministro dei lavori
pubblici, che mantenga ciò che è stato riconosciuto giusto, cioè che quelle due stazioni importanti abbiano il servizio almeno di una coppia di
treni diretti per Roma ; e che le fermate siano
indicate nell'orario, onde evitare difficoltà e opposizioni per parte degli impiegati nella distribuzione dei biglietti. Ciò credo che sia un dovere
per la Società esercente; e non posso accettarlo
in modo assoluto come una concessione od un
favore da parte della stessa.
Chiedo inoltre che si tolga, almeno per la stazione di Sestri Levante, il divieto della registrazione dei bagagli, che è veramente assurdo.
Potrei domandare questo anche per la stazione
di Genova, Piazza Brignole, per ragioni di equità.
Infatti la Società delle Meridionali fa il servizio
dei treni diretti per la città di Verona, tanto pei
passeggieri come pei bagagli, alle due stazioni
di Porta Nuova e di Porta Vescovo.
Ora io credo che la città di Verona, sia un
punto importantissimo di commercio e di transito;
ma non che Genova le sia niente affatto inferiore.
E, se le condizioni della città nostra sono tali
che portino la necessità di avere un doppio servizio, perchè ci dovrà esser negato?
Parmi che le mie considerazioni siano abbastanza serie da meritare l'attenzione del ministro
dei lavori pubblici; e perciò confido che la sua
risposta sarà tale che io potrò dichiararmi sodisfatto. {Bravo!)
Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole
ministro dei lavori pubblici.
Finali, ministro dei lavori pubblici. Anche l'anno
scorso intorno a questo argomento fu fatta una
interpellanza al ministro dei lavori pubblici; e i
provvedimenti che ne seguirono pare che abbiano sodisfatto mediocremente quegli interessi
dei quali il deputato Tortarolo si era reso interprete.
Nel fatto bisogna distinguere la questione della
fermata a Sestri-Levante, da quella della fermata
a Piazza Brignole..
Quanto ha detto l'onorevole Bertolio di Verona è vero; i treni si fermano tanto a Porta
Vescovo quanto a Porta Nuova, ma non se ne
potrebbe fare a meno perchè alla stazione meno
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importante, a quella di Porta Nuova, si riattacca
la strada del Brennero. Ma anche altrove succede, in città che hanno più di una stazione,
che in esse si fermano tutti i treni. Per esempio,
ciò avviene a Torino per Porta Nuova e per
Porta Susa; a Firenze per la stazione centrale,
e per quella di Porta alla Croce. Qui però non
si fermano i treni alla partenza da Firenze, ma
si fermano soltanto all'arrivo.
Io riconosco che affluendo a Piazza Brignole
molti interessi; ed essendo come il centro di una
numerosa popolazione, questa stazione richiama la
attenzione del Governo e la sua sollecitudine.
Non credo però che richieda la sollecitudine
del Governo in egual grado la fermata dei treni
diretti, alia stazione di Sestri-Levante.
Non è esatto, e non l ' h a neppure affermato
l'onorevole Bertolio, che nessun treno diretto si
fermi alla stazione di Sestri-Levante; un treno
diretto, quello che viene da Pisa e va a Pisa si
ferma alla stazione di Sestri-Levante.
Ora i treni diretti hanno bisogno di avere
meno formate che sia possibile; nuoce a SestriLevante di essere troppo vicino a Chiavari, poiché dista meno di sette chilometri. E poi Sestri-Levante non è capoluogo'di provincia ne di
circondario; non è che capoluogo di mandamento,
e per ordinario quelli che conoscono il movimento
delle ferrovie italiane sanno che i treni diretti
all'infuori dei capoluoghi di provincia e di circondario non sogliono avere fermate. Quindi ripeto, che, nella interpellanza dell'onorevole Bertolio quella parte che riguarda la fermata di
Piazza Brignole ha maggiore importanza, e merita maggiore sollecitudine che non la fermata
a Sestri-Lefante.
Io pertanto richiamerò la Società Mediterranea
su questi due punti; per vedere di rendere efficaci ed utili le disposizioni date in seguito alla
interpellanza dell'anno scorso.
Certamente quando una fermata non è scritta
in orario riesce di poca soddisfazione a quelli che
hanno bisogno di partire o di arrivare a quella
stazione. Con questa subordinazione però dell'una
all'altra questione, in ragione della loro relativa
importanza, dichiaro all'onorevole Bertolio che
cercherò di ottenere la miglior soluzione possibile.
E vero che l'articolo 24 dei capitolati ricordati
da lui dice essere il Governo che determina gli
orari ed i treni, sentito però la Società; ma in
pratica avviene il contrario.
Difatti gii orari già da 4 anni sono sempre
stabiliti e firmati dalle direzioni delle Società;
ma il Governo è chiamato ad approvarli.
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È certo clie secondo l'articolo 24 del capitolato, la facoltà della determinazione degli orari
è nel Governo. Il ministro dei lavori pabblici di
questo si ricorderà, nel rinnuovare le sue trattative con ¡a Società delle Mediterranee, cercando di
dar sodisfazione ai voti espressi dall'onorevole
Bertollo.
Presidente. L'onorevole Bertollo ha facoltà di
dichiarare se sia o no sodisfatto.
Bertollo. Io non avevo altro desiderio che quello
di dichiararmi sodisfatto della risposta del ministro; ma confesso francamente che, con tutta la
buona volontà immaginabile, ciò non mi è possibile.
Egli ammette il reclamo per la stazione di Genova, Piazza Brignole, e non l'ammette per quella
di Sestri-Levante.
Ma io ho una dichiarazione del suo antecessore, nell'occasione che si fece lo svolgimento
della interpellanza dell'onorevole Tortarolo, che
la stazione di Sestri-Levante, dava una media di 4
viaggiatori per ogni treno diretto. E un argomento questo che non ho tratto fuori io; ma è una
ragione portata dal ministro ; tanto è vero che egli
aggiunse che riconosceva fondate le domande fatte.
Ora, non posso ammettere che questo centro
importante, sia privato di una comunicazione diretta con la capitale. Il treno diretto, che ora ha,
si ferma a Pisa per andare a Firenze.
È giusto che 50,000 abitanti cui deve servire
la stazione di Sestri (perchè Sestri-Levante non
vi contribuisce che per un una minima parte, essendo essa lo sbocco delle due vallate di Yareze e '
del Bracco) è giusto, dico, che questa popolazione
non possa venire a Roma ne andare a Milano o
a Torino con un treno diretto? Ma nt)i ci siamo
acquetati ad un treno da e per Roma; non vi
domandiamo di più; ma vi domandiamo che non
sia illusoria la vostra favorevole decisione. Vi domandiamo che la Società non venga con delle disposizioni speciali a rendere perfettamente inutile la fermata che mostrate concederci. Ecco la
nostra domanda; e l'onesta coscienza del ministro
credo non possa disconoscerne la giustezza.
L'onorevole ministro dice che Sestri non è capoluogo. Ma i treni diretti si fermano a Massa e ad
Avenza. Avenza che cos'è? E capoluogo? la distanza fra Massa ed Avenza è forse maggiore di
quella che vi sia fra Scstri e Chiavari? Ecco ciò
che domando.
Dunque non si può cercare la condizione di
capoluogo di circondario, perchè questa condizione vale relativamente. Voi dovete esaminare
la condizione locale, l'affluenza speciale dei viag-
giatori; e questa risponde al movimento generale. Ora dirò di più. Sì, io ritengo che la Società per fas o per nefas voglia sopprimere la
fermata di Sestri, e per' arrivare a questo ha
messo delle condizioni tali che non è più possibile prendere un biglietto a Sestri per i treni
diretti; e verrà da qui ad un paio d'anni a dire:
La stazione di Sestri non ha movimento; dobbiamo sopprimerla.
Questo, permetta onorevole ministro, non è il
modo di difendere gli interessi della nazione e
del movimento dei passeggieri. Io dico: lasciate
le cose nel modo, in cui debbono essere; e se per
necessità dovrete sopprimere questa fermata, sia
pure. Ma sopprimerla con modi indiretti per sodisfare le passioni di Tizio e di Caio impiegati
delle ferrovie (non dico dello Stato perchè son
sicuro che in questo lo Stato non partecipa) non
è giusto; nè ciò può essere approvato dal Governo, che è tutore degli interessi generali.
Ecco quello che ho creduto di dover dire. Accetto le dichiarazioni dell'onorevole ministro riguardo alla stazione di Genova, Piazza Brignole;
ma nello stesso tempo non disconosca egli il diritto,
l'obbligo anzi assoluto, di dare ad un centro,
come Sestri Levante, almeno una fermata di
treno diretto per Roma e da Roma; e veda che
questo servizio sia reale.
Può sembrare a lui ed alla Camera che io
tratti degli interessi locali; eppur non è.
In questo argomento c'è qualche cosa di più ;
c'è che la Società crede di poter fare quello che
vuole; e pretende che il pubblico sia, mani e
piedi legati, nelle sue mani.
Presidente. L'onorevole ministro ha facoltà di
parlare.
Finali, ministro dei lavori pubblici. Prego l'onorevole Bertollo di considerare, che io non ho detto
di voler trascurare la questione da lui sollevata
rispetto alla stazione di Sestri-Levante.
Io ho detto soltanto che, a mio giudizio, la
sua interpellanza, per quanto riguarda la stazione
di Sestri Levante è meno importante, che per
quanto riguarda la stazione di Piazza Brignole.
Egli ha ricordato poi promesse del mio onorevole predecessore, il quale sarebbe stato molto
più generoso di me.
Bertollo. Ma non le ha mantenute!
Finali, ministro dei lavori pubblici. Ma mi consenta di leggere quello, che disse l'onorevole Saracco.
" Ma questi bisogni sono proprio così grandi,
come esponeva l'onorevole Tortarolo ? Niente
affatto.
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" Signori, lo stazione di Sestri-Levante, se la sione di quel collegio non venga ritardata, con
memoria non mi tradisce, ha ancora nientemeno grave danno delle popolazioni interessate, le
che 7 treni in partenza per Genova. Ora, in nome quali attendono da venti o trent'anni la sodidi Dio, quali sono le altre stazioni, le quali go- sfazione di un vero bisogno. Confido che l'onodono di un tale beneficio ? „
revole ministro vorrà accogliere benevolmente
questa preghiera ed anticipatamente lo ringrazio.
Bertollo. Non c'è il treno con la capitale!
Ma essa non era lo scopo della mia interpelFinali, ministro dei lavori pubblici. " Vi sono
stazioni di grande importanza, che si baciano le lanza; la quale assorge ad un concetto d'intemani, quando possono avere tre treni in par- resse generale.
tenza al giorno. „
La legge sulle Convenzioni, all'articolo 106,
Ho citato queste parole perchè m'è parso che dichiara che, quando una delle parti non si
l'onorevole Bertollo volesse mettere in contradi- acqueti al giudizio degli arbitri, possa ricorrere
zione l'onorevole Saracco con me, quasi che egli alla Corte d'appello ed a quella di cassazione,
fosse stato più generoso nel promettere.
ed è facile immaginare che, contendenti sì facolIn quanto a Massa e ad Avenza l'onorevole tosi come le Società ferroviarie, vorranno esauBertollo volle dimenticare che Massa è capoluogo rire tutte le vie possibili prima di arrendersi.
di provincia, e che da Avenza si dirama una
Ora, siccome innanzi ai tribunali, le cause si
strada ferrata per Carrara; mentre nessuna strada trascinano per anni ed anni, io domando all'onoferrata si dirama da Sestri-Levante. Non so poi revole ministro: durante il tempo in cui le due
come l'onorevole interpellante abbia potuto chia- Società disputeranno intorno la preferenza della
marla testa di linea-, ciò fu solo durante la perfo- costruzione della linea Roma Viterbo, o il diritto
razione delle gallerie della Biassa e del Mesco.
all'indennizzo, dovrà rimanere sospesa la costruBertollo. Ci sono 50,000 abitanti.
zione della linea? Se l'onorevole ministro fosse
d'opinione
che l'articolo 106 delle Convenzioni
Finali, ministro dei lavori pubblici. Io non so
poi come si possa immaginare che si cerchi di debba interpretarsi così, a me signori dorrebbe
sopprimere la stazione Sestri Levante. Non com- ancora una volta di aver votato quella legge
prenderei neanche come la Società, curante i delle Convenzioni ( Commenti) perchè mi parrebbe
propri interessi, potrebbe avere un così stolido un'enormità, che l'interesse pubblico dovesse riconcetto. So poi di certo, che il Governo non la manere subordinato ad una contesa privata.
seconderebbe quando l'avesse.
Se fatalmente la legge veramente volesse così,
domando al ministro: ha Ella qualche espediente,
Presidente. Così è esaurita l'interpellanza delha qualche mezzo per ovviare ai danni che posl'onorevole Bertollo.
Viene ora quella dell'onorevole Zeppa. Ne do sono derivare a popolazioni che, lo ripeto, attendono la costruzione di quelle linea da oltre 20
lettura :
anni?
E si noti che, sebbene si tratti di una linea
" II sottoscritto chiede interpellare il ministro che tutti
i ministri, dall'onorevole Genala all'onodei lavori pubblici intorno alla vertenza fra le revole Saracco
parlo dell'onorevole ministro
due Società, Adriatica e Mediterranea, per la co- Finali, il quale (non
naturalmente
essendo stato prestruzione della linea Viterbo Roma. „
sidente del consorzio di questa linea, ben sa apL'onorevole Zeppa ha facoltà di svolgere la sua prezzarne il carattere) considerarono degna di
essere compresa, nella prima categoria, i comuni
interpellanza.
interessati hanno dovuto fare enormi sacrifici per
Zeppa. Ho appreso dai giornali la notizia, confermatami poi gentilmente dal ministro dei la- ottenerne la costruzione; circa sei milioni deve
vori pubblici, che la Società della rete Adriatica spendere il consorzio per la costruzione di questa
ha sollevato pretese non so bene se di prelazione linea...
o di indennizzo contro la concessione accordata
Finali, ministro dei lavori pubblici. No, quattro
dal Governo alla Mediterranea per la costruzione e un quarto !
della linea Viterbo-Roma.
Zeppa. Ebbene quattro e un quarto! E con
Ignoro se l'onorevole ministro abbia deferito, ai tutto questo, oggi ci troviamo di fronte a diftermini della legge sulle Convenzioni, la contro- ficoltà, che rendono quasi impossibile, ancora per
versia al collegio degli arbitri ; ma se, come ri- quattro o cinque anni, la costruzione di questa
tengo, ha preso simile determinazione, comincio linea. Ora io domando, se è serio che si sia fatta
col rivorgergli una preghiera caldissima perchè j una legge per la quale non si possa costruire
voglia usare della sua autorità affinchè la deci- ! una linea per eccesso di costruttori; mentre la
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Camera dei Deputati
LEGISLATURA SVI — 3 SESSIONE — DISCUSSIONI ™r TORNATA DEL 2 7 GIUGNO 1 8 8 9
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linea fu ritardata tanto per difetto di chi volesse costruirla !
Io prego dunque l'onorevole ministro di far sì
che il collegio degli arbitri prenda presto una
decisione. Il consorzio è perfettamente indifferente a che la costruzione sia affidata all'uno o
all'altro dei litiganti, ma ha interesse che si
faccia presto, e che, se mai una delle parti intendesse di ricorrere ai tribunali ordinari, si
trovi una soluziono la quale, pur tutelando gli
interessi delle Società, non ritardi la costruzione
della linea.
E specialmente su questo ultimo punto che io
attendo una risposta dall'onorevole ministro dei
lavori pubblici.
Presidente L'onorevole ministro dei lavori pubblici ha facoltà di parlare.
Finali, ministro dei lavori pubblici. Quando nel
1879 si discuteva intorno all'ordinamento definitivo delle linee ferroviarie italiane, e si discorreva distintamente di una linea Viterbo - Attagliano, che va verso il Nord, e di una linea
Viterbo-Roma, che si dirige al Sud, sarebbe
parso impossibile concepire che queste due linee
un giorno sarebbero state chiamate concorrenti !
Ma il fatto è così ; ed ora si disputa sulla concorrenza che la linea Roma-Viterbo, può fare
alla linea Viterbo Attigliano, e non mi vi soffermo, perchè si tratta di una questione che deve
essere definita dalle autorità giudiziarie competenti.
La concessione della ferrovia Roma Viterbo fu
accordata al Consorzio omonimo, e per esso alla
società Mediterranea; ma la società Adriatica, che
dapprima pareva volesse reclamare la prelazione
dell'esercizio, o della costruzione e dell'esercizio
insieme di questa linea, all'ultimo momento ha
detto al Governo : siccome voi, in offesa al mio
diritto di prelazione avete fatto una concessione
alla Mediterranea, indennizzatomi dei danni materiali, e ha aggiunto anche morali.
Questa questione, non dal Ministero, ma dalla
società Adriatica è stata sottoposta al collegio arbitrale, di cui bisognerà attendere il responso.
Io non ricuso di adoperarmi affinchè questo
responso sia dato (s'intende "dopo maturo esame)
iì più sollecitamente possibile. L'onorevole Zeppa
poi, che di queste cose se ne intende bene, mi domanda che cosa avverrà se dopo il giudizio arbitrale, che egli suppone contrario alle pretese della
Società Adriatica, questa ricorrerà in Appello o in
Cassazione. Si farà quello che secondo le disposizioni generali della legge conviene fare. Non
è il Governo che deve costruire questa linea; è !
una Società; ora crederebbe 1' onorevole Zeppa
cosa prudente, in pendenza di una questione
giudiziaria, per quanto si possa essere persuasi
del buon esito, di procedere come se la vertenza
non vi fosse?
Io ne dubito e credo che la stessa Società
concessionaria non vorrebbe assumere la costruzione in pendenza del giudizio; e fa appunto per
questo che, invece di stabilire un termine fisso
per il cominciamento dei lavori, fu convenuto
che i lavori si comincieranno e compieranno nel
termine di quatiro anni dal giorno, in che sarà
finito l'eventuale procedimento sospensivo,
Presidente L' onorevole Zeppa ha facoltà di
dichiarare se sia o no sodisfatto.
Zeppa. Dichiararmi sodisfatto mi pare sia
impossibile. Come posso esserlo dal momento
che l'onorevole ministro mi dice che non sa che
cosa farà ?
Finali, ministro dei lavori pubblici L'ho detto
quello che si farà.
Zeppa. Si, ha detto che la costruzione della
linea rimane sospesa.
Finali, ministro dei lavori pubblici. E naturale !
Zeppa. E pare a lei che il legislatore abbia
voluto consentire una simile offesa agli intereesi
generali? E se crede che la legge disponga così,
come mai non si sente la, forza di venire alla
Camera a proporre una modificazione a questa
legge ?
Questo è il primo caso che si presenta, ma se
ne presenteranno altri, ed io non credo che si
vorrà sempre subordinare l'interesse del paese
al beneplacito delle Società; se la legge è fatta
male, si può correggere, ma non posso ammettere che non sia possibile di porvi rimedio:
perchè all'interesse particolare deve prevalere
l'interesse generale, l'interesse.pubblico.
E se l'onorevole ministro non crede di poter
presentare una legge per modificare e chiarire
l'articolo 1U6 della legge sulle convenzioni, dichiaro che a novembre la presenterò io stesso.
Presidente. L'onorevole ministro ha facoltà di
parlare.
Filiali, ministro dei lavori pubblici. Io veramente, che non ho votato le convenzioni, dovrei
aspettarmi che quelli, che le hanno votate, ne
parlassero meglio di quel che fanno. (Ha ragione,
ha ragione /) Io mi attengo ad esse, e procuro che
siano rettamente eseguite. Ho cercato di far capire
all'onorevole Zeppa e alla Camera come stanno le
cose; ma ora procurerò di spiegarmi meglio.
Non si tratta di una questione fra le due Società; la Società Adriatica all'ultimo momento ha
Atti Parlam,eMari
LEGISLATURA XVI —
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3 a SESSIONE —
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DISCUSSIONI —
abbandonato questa forma di azione ; e si è invece
rivolta al Governo dicendogli:
Sta bene, avete fatto una concessione, eseguitela
pure; ma rifatemi i danni.
E vuole che il Governo, dia corso all'esecuzione della concessione, prima che la questione
sia definita dall'autorità competente? Io non sono
di questo parere; per quanto prenda il più vivo
interesse alla costruzione di questa linea.
Presidente. Così è esaurita l'interpellanza dell'onorevole Zeppa.
Approvazione di un disegno di legge per maggiori
spese sui bilancio delle poste e dei telegrafi.
Presidente. L'ordine del giorno reca: Discussione del disegno di legge per trasporti di fondi
e maggiore spesa sul bilancio del Ministero delle
poste e dei telegrafi per l'esercizio finanziario
1889-90.
Si dia lettura del disegno di legge.
Quartieri, segretario, legge. (Vedi Stampato
n . 109-A).
Presidente. La discussione generale è aperta su
questo disegno di legge. (Pausa).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendovi
oratori inscritti, passeremo alla discussione degli
articoli.
Art. 1. E autorizzato il trasporto della somma
di lire 190,000 dal capitolo n. 48, " Crediti della
Società u Eastern Telegrafili „ per telegrammi internazionali riguardanti gli uffici del Mar Rosso „
al capitolo n. 47 " Crediti di amministrazioni
estere per telegrammi internazionali„ del bilancio
della spesa del Ministero delle poste e dei telegrafi
per l'esercizio finanziario 1888-89.
{È approvato).
Art. 2. E approvata la maggiore spesa di lire
125,000 in aggiunta al fondo stanziato al capitolo n. 73 " Rimborsi alle amministrazioni postali estere ,, del bilancio predetto.
(È approvato).
Si procederà fra breve alla votazione a scrutinio segreto di questo disegno di legge.
Discussione del disegno di legge per maggiore
spesa sui bilancio delle finanze.
Presidente. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Approvazione di maggiore spesa sul bilancio del Ministero delle finanze 1888 89 per restituzione di tasse di fabbricazione.
Cam,era dei
TORNATA DEL 2 7 GIUGNO
Deputati
1889
L'onorevole Faina ha facoltà di parlare.
. Faina. Propongo che questo disegno di legge
venga iscritto nell'ordine del giorno dopo il numero sei, cioè dopo i due disegni di legge riguardanti, uno la revisione delle tasse sugli spiriti e l'altro la convalidazione del regio decreto 7
settembre 1887; giacche questi tre disegni di
legge sono sì connessi tra di loro che a me pare
impossibile si possano utilmente separare, e discutendo questo dopo gli altri due se ne avvantaggerebbe l'economia della discussione.
Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole
relatore.
Levi, relatore. Pregherei l'onorevole Faina di
voler desistere dalla sua proposta, perchè qui si
tratta di una spesa già fatta, di una semplice
misura amministrativa. Se nella relazione è fatta
menzione della importanza dell'argomento, è soltanto perchè la Giunta generale del bilancio si è
preoccupata della massima stabilita, che pregiudica
l'avvenire. La questione della restituzione della
tassa degli spiriti è grave e si connette col reggimento degli spiriti. Ma questo disegno di legge
riguarda una misura, amministrativa, come è detto
anche nella relazione. La Giunta generale del bilancio ha osservato che era importantissimo preoccuparsene, ma sospese ogni deliberazione perchè
pende davanti alia Camera un disegno di legge che
prende in considerazione la cosa e tale disegno è
corredato dalia relazione della Commissione d'inchiesta, nominata nel dicembre 1888. Qui si tratta
quindi, di una semplice misura amministrativa;
di una somma che deve esser messa in aumento
di un fondo già stanziato neJ capitolo 62 del bilancio del quale è stato relatore l'onorevole amico
e collega Lucca; ed io pregherei l'onorevole Faina
di voler desistere dalia sua proposta. La questione si tratterà a suo luogo.
Presidente Insiste, onorevole Faina, nella sua
proposta?
Faina. La mantengo. Questa spesa è la conseguenza non di una legge, ma di una facoltà concessa al ministro delle finanze relativamente alla
determinazione del grado alcoolico naturale dei
vini; quindi, a me pare che non si tratti di una
pura e semplice spesa d'ordine, da passarsi senza
discussione.
Ma se non si vuol discuterla ora, ed anche a
me parrebbe ora inopportuna la discussione, rimandiamola dopo la legge sulla revisione della
tassa sugli spiriti; sulla quale verrà risoluta la
questione relativa a questa facoltà che si è concessa al Governo.
Il progetto presentato dal ministro delle finanze
Atti
LEGISLATURA XVI —
Camera dei Deputati
— 3086
Parlamentari
3
a
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
fa alcune osservazioni su questa restituzione di
tassa, e fa delle proposte che non sono state accettate dalla Commissione. Ora, è evidente che l'approvare o no una data spesa, dipende dal sapere
quale sarà per l'avvenire la opinione del Governo.
Se, per l'avvenire, la opinione del Governo
sarà nel senso che intendo io, sarò lietissimo di
approvarla*, se no, mi permetterò di fare le mie
osservazioni.
Crispí, presidente del Consiglio. Chiedo di parlare.
Presidente. Parli pure.
Crispi, presidente del Consiglio. Anzitutto bisogna che l'onorevole Faina ricordi che il presidente aprì la discussione generale su questo disegno
di legge e tutti possono chiedere di parlare...
Presidente. Permetta, onorevole presidente del
Consiglio, si tratta di un altro disegno di legge.
Questo non fu ancor letto.
Crispi, presidente del Consiglio. Ha ragione, ho
equivocato.
Comunque sia il Ministero desidera che la legge
sugli spiriti sia discussa e votata prima che la Camera si aggiorni. Quando si discuterà cotesta legge
l'onorevole Faina farà tutte quelle osservazioni che
vorrà e dirà le sue ragioni. Ma la legge che andremo a discutere, non ha nessun legame con quella:
sono due leggi che stanno ciascuna da se, e non
credo che nell'approvare questa si pregiudichino le
risoluzioni che possa prendere la Camera sull'altra.
Quello che si deve ritenere è questo : che non
si prorogherà la sessione (lo ripeto ancora) senza
che la legge sugli spiriti sia discussa e votata.
Noi desideriamo che quel disegno di legge diventi legge dello Stato in questi giorni.
Presidente- Onorevole Faina, mi pare che Ella
possa fare le sue riserve sulla questione di principio, non trattandosi ora che di autorizzare la
maggiore spesa.
Faina. La Camera è padrona di far quello
che crede; ma io non sono convinto che il metodo che si vuol seguire sia buono : a me pare che
non si possa lasciar passare questa legge senza
discussione.
Presidente. Ma si può ben discutere. Ha facoltà
di parlare l'onorevole relatore.
Levi, relatore. Io credo che in ogni caso si
debba attendere che siano presenti gli onorevoli
ministri delle finanze e del tesoro.
Ma io pregherei l'onorevole Faina di desistere
dalla sua proposta.
Qui ripeto non si tratta dell'avvenire, ma del
passato; si tratta di una spesa già fatta in conseguenza di vari decreti sulla importanza dei quali
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
1889
la Commissione generale del bilancio, ha richiamato l'attenzione della Camera, senza per altro
spingere oltre le sue osservazioni appunto perchè
è pendente innanzi alla Camera una legge presentata dal Governo e corredata da una elaboratissima relazione di una Commissione d'inchiesta.
L'approvare questo disegno non pregiudica per
nulla l'avvenire, ne la discussione che dovrà farsi ;
è semplicemente una misura amministrativa, ed
anzi di un aumento di stanziamento già discusso
e approvato.
In conseguenza io pregherei di nuovo l'onorevole Faina a desistere dalla sua proposta e di
accettare che venga discussa la massima alla quale
si connette questo disegno di legge allorquando
si discuterà la legge sugli spiriti.
Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole
Nicolosi.
Nicolosi. Qui si tratta d'impegni assunti dal
Governo, e molti commercianti in virtù di questo
efficacissimo provvedimento hanno fatte molte
spedizioni. Da qualche tempo giungono reclami
per il ritardo dei pagamenti ; figuratevi che cosa
avverrebbe se rimandassimo ancora l'approvazione della legge? Quindi, siccome non si tratta
che del passato, io prego l'onorevole Faina di non
volere insistere nella sua proposta.
Levi, relatore. Tutti lo pregano, perchè non si
arrende ?
Faina- Io non sono punto convinto delle ragioni dettemi; d'altra parte però, se la maggioranza della Camera la intende così, così sia,
recedo dalla mia proposta.
Presidente. Sta bene. Si dia lettura del disegno di legge.
Quartieri, segretario, legge. (Vedi
Stampato
n. 110-A.)
Presidente. La discussione generale è aperta
su questo disegno di legge.
Se niuno chiede di parlare, non essendovi
oratori inscritti, rileggo l'articolo unico:
E approvato l'aumento di un milione di lire
al capitolo n. 62 - Restituzione di tasse di fabbricazione e di vendita indebitamente percepite, restituzione della tassa sullo spirito, sulla birra, sulle
acque gazzose e sulla cicoria esportate, e restituzione della tassa sullo spirito e sull'acido acetico
adoperati nell'industria come materia prima - dello
stato di previsione della spesa del Ministero delle
finanze per l'esercizio 1888-89. „
(È approvato).
Procederemo fra breve alla votazione a scrutinio segreto di questo disegno di legge.
u
Atti Parlam&ntarì
LEGISLATURA XVI —
— 3087 —
3
a
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
Seguito della discussione del disegno di legge 1
per lavori portuali.
Presidente. L'ordine del giorno reca il seguito
della discussione del disegno di legge: Autorizzazione di spese straordinarie per la costruzione
di nuove opere marittime e lacuali nel dodicennio 1890-91, 190Ì-1902.
L a Camera rammenta che la discussione rimase ieri sospesa agli articoli aggiuntivi che f u rono proposti sull'articolo secondo.
Il primo articolo aggiuntivo è il seguente:
u
11 Governo del Re è autorizzato a prelevare,
dal fondo di lire 6,077,000 stanziato al n. 38
della tabella, la cifra di lire 500,000 per costruire
rifugi ai naviganti a Scilla ed a Lipari, o in altro
punto dove i naufragi sieno più frequenti, purché
la costruzione del rifugio non oltrepassi, a carico
dello Stato, la spesa di lire 200,000.
a
E autorizzato altresì a prelevare lire 600,000
dallo stesso fondo, per quei lavori che sieno riconosciuti più urgenti nei due porti di Oneglia e
di Gallipoli, non contemplati nella presente legge.
" De Zerbi, Di Sant'Onofrio, Berio,
Massabò, Carrozzini, Bertana,
Grassi, De Biasio Vincenzo. „
Poi segue questo emendamento:
u
I sottoscritti propongono emendarsi l'articolo
aggiuntivo firmato dagli onorevoli De Zerbi e
colleghi, includendovi il progetto di una nuova
banchina pel porto di Trapani.
u
Nasi, De Cristofaro, Bufardeci, Finocchiaro-Aprile, Di San Giuseppe, Saporito, Bonajuto, Carnazza-Àmari, Filì-Astolfone, Indelicato. „
Poi vi è un altro articolo aggiuntivo dell'onorevole Grossi ed altri così concepito :
w
II Governo del Re è autorizzato a prelevare
dalle impreviste del presente disegno di legge la
somma di' lire quattrocentomila per provvedere
alla costruzione del porto di Formia già classificato, e per cui le ultime pratiche amministrative non sono complete.
" Grossi, Visocchi, Rosano,
Buonomo. „
Testa,
In quest' articolo aggiuntivo dell' onorevole
Grossi ed altri, l'onorevole Nicolosi propone che,
dopo le parole del porto di Formia, si aggiungano
quelle, e del porto di Riposto.
Camera dei
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
Infine la Commissione propone questo articolo s
u
Sul fondo degli imprevisti di cui al numero 38
della tabella annessa alla presente legge, ii Governo del Re è autorizzato di prelevare fino alla
somma di un milione di lire allo scopo di costruire
un rifugio pei naviganti a Scilla, e di provvedere
a quelle opere più urgenti che si presentassero in
altri porti; fermo sempre il concorso degli enti
locali a' sensi di legge. „
Ha facoltà di parlare l'onorevole presidente
del Consiglio.
Crispí, presidente del Consiglio. Ieri pregai
la Camera di soprassedere alla votazione dei
vari articoli aggiuntivi; ed ora dichiaro che il
Governo accetta quello della Commissione con
lievi emendamenti.
L'articolo dovrebbe modificarsi così :
u
Sul fondo degli imprevisti di cui al n. 38
della tabella annessa alla presente legge il Governo del Re è autorizzato di prelevare fino alla
somma di un milione di lire allo scopo di costruire un rifugio per naviganti a Scilla e a Lipari, e di provvedere alle opere più urgenti del
porto di Oneglia, fermo sempre il concorso degli enti locali ai sensi della legge. „
Il Governo vedrà se sia possibile di sodisfare
i desiderii manifestati per Gallipoli, Tràpani,
Formia e Riposto, ma conviene che gli si dia
tempo di esaminare e studiare; non potendosi
sorpassare il milione che è stabilito nell'articolo
della Commissione, emendato dal Governo.
Noi studieremo, ripeto, ed alla ripresa dei lavori parlamentari vedremo se si possa presentare uno speciale disegno di legge.
Grossi Udite le dichiarazioni dell'onorevole presidente del Consiglio, io, in lui fidando, ritiro
l'articolo aggiuntivo anche a nome dei miei colleghi.
Presidente. Onorevole Nasi?
Nasi. Anch'io ritiro il mio, ma non posso dichiararmi sodisfatto di quello che ha detto l'onorevole presidente del Consiglio, perchè, invero,
rimane più grave la disparità di trattamento, includendo nel disegno di legge, oltre al porto di
Scilla, quello di Oneglia.
Non mi duole che questo vantaggio sia reso
a quel porto, faccio anzi le mie congratulazioni
all'onorevole Berio, che è riuscito a entrare nelle
buone grazie del Governo.
Però, io credo che uguale considerazione si
i potesse e si dovesse accordare al porto di Tra-
Alti Parlamentari
L E G I S L A T U R A XVI —
— 3088 —
3a
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
pani, che ha un'importanza ben maggiore degli
altri. Non mi resta quindi che di protestare con
la parola e col voto.
Presidente. Onorevole De Zerbi ?
Solo pregherei la Commissione ed il Governo
di voler accogliere un emendamento di forma;
dove dice: u altri porti; fermo sempre il concorso n dopo la parola " pori i „ c'è un punto e
virgola...
Crìspì, presidente del Consiglio. Quelle parole
sono state levate, e l'articolo finisce così: w e
delle opere più urgenti d'Oneglia, fermo sempre
il concorso degli enti morali. „
Oe Zerbi» ... Bene, dopo " Oneglia „ vorrei che
ci fosse una virgola e non un punto e virgola.
{Sì ride).
Crispi, presidente del Consiglio.
Zerbi, e' è la virgola.
Onorevole De
De Zerbi. Allora sta bene.
Presidente. Dunque l'articolo aggiuntivo presentato dalla Commissione ed emendato dai Governo, suona così:
1889
Art. 3. Nei bilanci dell'entrata corrispondenti agli esercizi nei quali saranno stanziate le
spese, saranno inscritte sotto apposito capitolo le
quote dovute a'termini di legge dalle provincie e
dai comuni interessati nelle opere dei singoli
porti. „
(E
approvato).
Art. 4. L'appalto delle opere dalla presente
legge autorizzato potrà venir fatto a licitazione
privata. „
u
1
De Zerbi. Mi associo perfettamente all'articolo
aggiuntivo formulato dalla Commissione ed emendato dal Governo, e ritiro il mio articolo aggiuntivo.
GIUGNO
Deputati
u
Micologi. Ritiro il mio emendamento, e prendo
atto delle dichiarazioni dell'onorevole presidente
del Consiglio. Mi permetto solamente di osservare, che il municipio di Riposto ha solennemente deliberato di chiedere la costruzione del
porto, mostrandosi disposto ad anticipare l'intera
spesa salvo il rimborso del concorso governativo
entro 14 anni; sicché mi pare che il Governo
possa accettare questa proposta.
Berlo. Ringraziando la Commissione ed il Governo, ritiro la mia proposta.
TORNATA DEL 2 7
dei
Ora procederemo negli altri articoli.
Presidente. Onorevole Nicolosi?
Presidente. Onorevole Berio?
Camera
(È
approvato).
Art. 5. Il Governo del Re è autorizzato a
stipulare col municipio di Palermo una convenzione in base al verbale, 19 aprile 1885 alla presente legge allegato, portante gli accordi fra i
rappresentanti le amministrazioni interessate
in ordine ai lavori di generale sistemazione di
quel porto. „
u
(È
approvato).
u Art. 6. È autorizzatala spesa di lire 500,000
a carico del bilancio del Ministero della marina
per la costruzione del fabbricato dei passeggieri
da erigersi sul ponte sporgente da costruirsi nel
porto di Napoli a cura del Ministero dei lavori'
pubblici, indicato al n. 9 ter della annessa tabella. Detta sómma verrà stanziata in due rate
eguali negli anni 1892-93 e 1893-94. „
(È
approvato).
" Art. 7. Qualora le provincie e i comuni interessati, provvedano nelle forme di legge e con
approvazione del ministro dei lavori pubblici, ai
mezzi di anticipare la costruzione delle opere
contemplate dalla presente legge, potrà loro essere assicurato il rimborso, senza interessi, delle
quote spettanti allo Stato a carico degli esercizi
indicati nei precedenti articoli. „
Ha facoltà di parlare l'onorevole Vollaro, il
quale propone il seguente articolo sostitutivo :
a Sul fondo degli imprevisti di cui al numero 38
della tabella annessa alla presente legge, il Gow GJi enti interessati, provincie o comuni riuverno del Re è autorizzato di prelevare fino alla
somma di un milione di lire, allo scopo di co- niti in consorzio, possono anticipare le somme
struire un rifugio pei naviganti a Scilla e a L i - necessarie affine di eseguire, senza attendere il
pari, e di provvedere alle opere più urgenti nel dodicennio di che all'articolo secondo, le rispetporto di Oneglia, fermo sempre il concorso degli | tive opere marittime, restando invariati gli imenti locali a' sensi di legge. „
i pegni dello Stato come in detto articolo e nelle
! singole quote o stanziamenti annuali per capiEssendo stati ritirati tutti gli altri emenda- ! tali, come al terzo alinea del suddetto articolo
menti, pongo a partito l'articolo agi^iuntivo.
! secondo.
(È
approvato).
!
" Però gli enti consorziati potranno delegare
Atti
-
Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
3 a SESSIONE —
BÓ89
-
DISCUSSIONI —
Oamera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 GIUGNO
1889
dette quote ai terzi interessati per l'anticipo | ancora i malcontenti; ma x sodisfatti, voglio dire
delle somme necessarie come sopra, senza inte- quelli che sono persuasi della bontà della legge,
sono più numerosi ; quindi la legge sarà approressi. „
u
Vollaro, Carrelli, Filì-Astolfone, vata.
L'onorevole De Zerbi, da questa che si può
Sani, Gallo, Berio, Mellusi, Del
dire
certezza della approvazione della legge, traeva
Giudice, Morelli, De Cristofaro,
ieri
la
conseguenza, che conveniva allargarla un
Guglielmini. „
pochino di più. Io mi permetterò di trarne una
Vollaro. Quando si discusse la tabella dei conseguenza diversa, e cioè, poiché la legge si
porti ho omesso di porgere ringraziamenti al deve votare, vediamo che sia il meno possibile
ministro per la dotazione del porto di Reggio esiziale all'erario.
di Calabria, perchè mi riservavo di farlo a proOra io temo, lo dico proprio con franchezza,
posito di quest'articolo modificativo da sostituirsi
che quest'articolo 7 apra l'adito ad un pericolo
a quello della Commissione.
gravissimo per l'erario.
Infatti Reggio ha dato l'esempio invocando dal
L'esperienza ci ha già mostrato che cosa sia
Parlamento, insieme con Catania, una legge spel'anticipazione
contenuta in quest'articolo, perchè
ciale ed anticipò nientemeno che due milioni
una
disposizione
identica a questa avevamo nella
per le opere necessarie al suo porto,
legge
delle
ferrovie.
Ma si dovette addossare il peso di un inteOra che cosa è avvenuto ognuno lo sa ; e che
resse delF8.40 per cento in oro più la tassa di
circolazione e di ricchezza mobile a suo carico. cosa accadrà qui ? Accadrà che, tutti i porti che
hanno delle velleità, ed anche lo ammetto, dei
Erano le condizioni del tempo e le subì!
Ma se fin d'allora le fosse stata assicurata la bisogni che nelle piccole località si sentono più
libera disposizione della quota parte del concorso vivi, di avere certi lavori, si affretteranno a
dello Stato, avrebbe potuto ottenere assai mi- chiedere l'anticipazione ai Governo, che non avrà
forza di rifiutarla. Ma poi siccome, senza dubgliori condizioni.
bio,
le spese stanziate in questa tabella non sono
Ed è appunto per agevolare le opere che si
le
spese
totali, perchè non è stanziato qui realautorizzano con questa legge che ho proposto di
mente
quanto
occorrerà per fare le varie spese
emendare l'articolo settimo.
di cui si tratta; ne verrà che il Governo, senza
In sostanza la mia proposta è conforme a
volerlo, si troverà precipitosamente e necessaria«
quella della Commissione, ma con questa diffemente spinto in un baratro di spese grandissime
renza, che per essa riuscirà più facile ottenere
che oggi nessuno è in grado di prevedere.
buone condizioni e compiere le opere più solleIo non aggiungo altro, perchè mi pare che l'idea
citamente, potendosi impegnare il concorso del
sia
chiara.
Governo se fosse un titolo effettivo.
Non posso rivolgere alla Commissione la preIl mio emendamento non aggrava per nulla
ghiera
di abbandonare questo articolo ; perchè fu
l'onere dello Stato, e quindi non credo che possa
essa
che
lo ha proposto e certamente non mi faincontrare opposizione.
rebbe la cortesia di ritirarlo. Vorrei permettermi
L'articolo è chiaro; esso consiste in una magdi rivolgere invece questa preghiera agli onoregiore facilitazione per gì'interessati i quali posvoli ministri, e principalmente all'onorevole misono procurarsi il denaro necessario, e spero che
niatro delle finanze, che ho il piacere divedere
la Camera vorrà, nell' interesse dei comuni delle
al suo posto.
P r o v i n c i e di questi consorziati nell'interesse del
Comprendo però che una preghiera che viene
commercio, accoglierle, favorendo così gli enti
da
me non può avere molta probabilità di essere
singoli o consorziati in questa benedetta opera
accolta
dal Governo...
di costruzione dei porti che ormai è reclamata da
Voci. Perchè?!
un ventennio.
Plebano. ...ma infine, per quanto ci siano fra
Presidente. Ha facoltà di parlare l'onorevole
noi delle divergenze, è certo che 1' miento mio,
Plebano.
Plebano. Evidentemente questa legge sarà ac- come quello del Governo, è lo stesso, cioè di salcolta dalla Camera. Dopo la calorosa difesa che vaguardare, per quanto è possibile, gl'interessi
ne fecero il relatore e il ministro e anche in con- della finanza, che in fondo in fondo, sono gì' inteseguenza e per effetto della lunga tabella di spesa ressi veri del paese.
che vi è unita non vi può esser dubbio. Yi sono J
E quindi, se io potessi lusingarmi che questa
Atti Pariarmniari
LEGISLATURA X V I —
— 3090 —
SESSIONE
3a —
DISCUSSIONI —
Camera
TOBNATA B E L
27
GIUGNO
dei
Deputati
Ì889
mia preghiera potesse arrivare fino al pensiero stanziamenti del disegno di legge si protraggono
degli onorevoli ministri, la farei...
per dodici, anzi per tredici, perchè non cominciano
che col 1890-91. Ora se tra i comuni interessati
V o l t a r e . Chiedo di parlare.
Plebano. Se però, come è molto probabile, i mi- a sollecitare i lavori dei loro porti, ci sono di quelli
nistri diranno che non la possono accogliere, mi che si trovano in grado di anticipare le spese necessarie per eseguirli, perchè volete voi negar ad
ritirerò in buon ordine e non la farò.
P r e s i d e n t e . Ha facoltà d i parlare l ' o n o r e v o l e essi questo beneficio, togliere questa facoltà? L a
spesa dello Stato è sempre la stessa, e gli stanziaVolìaro.
Vollaro. Veramente non comprendo perchè l'ono- menti stabiliti nella tabella non ne vengono per
revole Plebano abbia voluto fare una carica po- nulla aumentati; non vedo, quindi, quale ragione
ci sia, nell'interesse del Governo, di respingere
stuma alla legge...
questo articolo aggiuntivo.
Plebano. L ' h o detto il perchè!
L'onorevole Plebano teme che ne possano venire
Vollaro. Qui la finanza non è per niente comdelle tristi conseguenze per 1' erario. Io davvero
promessa.
non ne so comprendere il perchè. Se in addietro
Che cosa dice l'articolo?
Dice questo: se i comuni e le provincie o questi qualche inconveniente è accaduto, vuol dire che
in consorzio sono in grado di versare l'intera quota l'esperienza del passato sarà una ragione di più.
loro spettante nelle casse dello Stato, si concede acciocché gli errori non si ripetano. Prego quindi
loro la facoltà di delegare le somme che rappre- la Camera di volere accogliere l'articolo 7 così
sentano le quote che deve pagare ratealmente ed come è proposto dalla Commissione.
annualmente lo Stato.
In quanto all' articolo sostitutivo proposto dalIo comprendo le economie, ma ricordo che l'onorevole Vollaro, esso consta di due parti. L a
prima non è che la ripetizione dell'articolo della
l'onorevole Plebano, non ha pensato sempre così.
Commissione e quindi è superfluo mutarlo. C'è
Plebano. Sempre!
poi
la seconda parte concepita in questi termini :
dollaro. Onorevole Plebano, Ella altre volte ha
u Però gli enti consorziati potranno delegare dette
approvato leggi che portavano molti milioni di
quote ai terzi interessati per l'anticipo delle somme
spesa.
P l e b a n o . Ma cerchi prima, e poi parli. Io vorrei necessarie come sopra, senza interesse. „
Ora io faccio osservare all'onorevole Vollaro che,
qui tutto il Bollettino delle nostre leggi.
anche a prescindere dalla inopportunità di restrinVollaro. Ella è diventato dopo così economico.
gere la disposizione ai soli consorzi, sul merito
P l e b a n o . E me ne vanto.
Vollaro. E io le faccio plauso. Ma si ricordi, della disposizione stessa, la Commissione non
onorevole Plebano, Ella così mite, così buono, che avrebbe difficoltà di accettarla come emendaci sono economie che si debbono fare, ed eco- mento al proprio articolo 7; ma io ritengo che
nomie da non doversi fare. Per esempio, ieri ho l'aggiunta sarebbe addirittura superflua, perchè
dato il mio voto favorevole per il bacino di care- ia facoltà di delegare o di cedere ad altri un ognaggio di Ancona, tanto calorosamente difeso getto o .una somma qualsiasi, spetta ad ogni citdall'onorevole Elia, perchè quando una città come tadino o corpo morale, in virtù del diritto comune,
Ancona, dà un provento di venti milioni all'anno e non c'è bisogno che questa facoltà sia riconodi introiti doganali, ha ben diritto di avere un sciuta da una legge speciale.
V o l l a r o . Chiedo di parlare.
bacino di carenaggio.
Presidente.
Ha facoltà di parlare l'onorevole
Ma io credo che non si debbano adoperare due
Vollaro.
pesi e due misure. Qui non è questione ne del
Vollaro. Io accetto di ritirare la prima parte
Mezzogiorno nè del Nord. E come si è approvata
quella disposizione ri sguardante Oneglia, così do- del mio articolo aggiuntivo, e di aggiungere a
vrebbe approvarsi questa della quale ho tenuto quello della Commissione la seconda parte che
spiega quale sia il concetto dal quale sono
parola.
P r e s i d e n t e . Ha facoltà d i parlare 1' onorevole partito.
Presidente. I l a facoltà di parlare 1' onorevole
relatore.
ministro
dei lavori pubblici.
P a p a , relatore.
Io prego 1' onorevole Plebano
Finali,
ministro dei lavori pubblici. Io ho posto
di non insistere nella sua proposta, poiché non
molta
attenzione
al discorso dell'onorevole Volmi pare che V interessa dello Stato entri affatto in
laro
quando
rendeva
ragione dell'una e dell'altra
questa faccenda.
parte
dell'articolo
da
lui proposto; ma dichiaro
L ' onorevole Plebano deve riflettere, che gli
Atti
Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
— 3091 —
3
a
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
che, forse per non avere afferrato bene tutte le
sue parole, non ho compreso bene la ragione della
seconda parte dell'articolo stesso.
Ivi, infatti, è detto: u Però gli enti consorziali... „
¥o!Saro. No; si deve dire consorziati.
Finali, ministro dei lavori pubblici. ... a Però
gli enti consorziati potranno delegare dette quote
ai terzi interessati per l'anticipo delle somme ne'cessarie come sopra, senza interessi. „
Ora, nella mia mente si affacciano dei dubbi.
Anche a prescindere dalla considerazione fatta
dall'onorevole relatore, che cioè la facoltà di
delegare è diritto comune e che quindi non c' è
bisogno di concederla con legge speciale ; perchè
mai devesi dire enti consorziati ì
E se Consorzio non esiste, come si provvede'?
Vollaro. Ha ragione.
Finali, ministro dei lavori pubblici. Inoltre, chi
sono i terzi interessati, ai quali si possono concedere queste delegazioni? Saranno forse i sovventori dei fondi?
Vollaro. No! no!
Finali, ministro dei lavori -pubblici. Non arrivo a
capirlo. Prego quindi l'onorevole Vollaro di favorire qualche schiarimento.
P r e s i d e n t e . L ' o n o r e v o l e Vollaro ha facoltà di
parlare.
Voiiaro. Per errore, nella seconda parte del
mio articolo sostitutivo a quello della Commissione, ho parlato di enti consorziati, dimenticando
di aggiungere comuni e provineie, perchè si può
appunto dare il caso che ci siano provinole e comuni e non Consorzi,
L ' o n o r e v o l e ministro mi ha fatto l'onore di
dirigermi la domanda: chi sono questi terzi interessati? Ora io gli rispondo che non senza un
perchè ho parlato del porto di Reggio e della
prima parte che si è costruita, e del prestito che
si è contratto per mettere in esecuzione la^egge
del 1872.
I terzi interessati di cui parlo, saranno i banchieri che forniranno i capitali, saranno i possessori di fondi che li presteranno ai comuni e
alle provineie e ai Consorzi per poter versare
nelle casse delio Stato le somme necessarie per
fare l'opera. Perciò ho detto terzi ; essi sono terzi
tra lo Stato e i comuni o gli enti consorziati; sono
coloro che dànno i fondi, che possono fare all'uopo
contratti con gli enti, versando allo Stato, anticipando per cónto dei comuni o provineie o dei
Consorzi di questi le somme necessarie; e lo potrebbero fare anche invito debitore, perchè lo Stato
Camera dei
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
diventa alla sua volta debitore delle quote annuali.
Riconosco che, veramente, avrei dovuto dire
cedere e non delegare, ma io non ho usato quella
parola per rispetto allo Stato.
Spero con queste brevi parole di avere bene
spiegato il mio concetto all'onorevole ministro.
Presidente. La Commissione dunque non accetta
l'articolo sostitutivo proposto dall'onorevole Vollaro,
Papa, relatore, Io prego nuovamente l'onorevole Vollaro di considerare, che la sua aggiunta
è assolutamente superflua; lo scopo che egli si
propone con essa, è pienamente raggiunto con
l'articolo proposto dalla Commissione ; gli ripeto
quindi la preghiera di non insistere, unicamente
per non includere nella legge una disposizione che
potrebbe essere criticata dal lato scientifico e
letterario.
L'onorevole Voiiaro rifletta che la facoltà di
delegare o cedere un credito è di diritto comune.
Ora, una volta che il Governo, in seguito ai voti
espressi dai comuni e dalle provineie ha stabilito
in bilancio le quote...
Voiiaro Ma se l'ha accettata!...
Presidente. Ma non è lei, onorevole Vollaro,
che deve dichiararlo.
Papa, relatore. Quando, in seguito alle deliberazioni dei comuni e delle provineie,"il Governo
ha stabilito e assicurato il pagamento delle quote
assegnate ai lavori di un determinato porto, ed
ha iscritto nel bilancio le somme relative, queste costituiscono un credito, che il comune o la
provincia possono liberamente cederò in pagamento a chicchessia, senza bisogno che una legge
speciale venga a dichiararlo; c'è il Codice che
dispone in proposito. Quest'aggiunta, adunque,
sarebbe superflua, tanto più dopo le dichiarazioni dell'onorevole ministro dei lavori pubblici.
Presidente. Il Governo accetta quest'articolo
aggiuntivo dell'onorevole Vollaro?
Finali, ministro dei lavori pubblici. Siccome
si tratta di dare una facoltà che viene dal diritto comune, giacché ciascuno può delegare altri
a pagare una somma, di cui si dichiara debitore, ad una data epoca, io proprio non capisco
la ragione sufficiente dell'insistere in quest'aggiunta. Il concetto esprèsso dall'onorevole Vollaro
è giusto ; ma non occorre un provvedimento legislativo.
Presidente, Se l'onorevole Vollaro insiste metterò a partito il suo articolo aggiuntivo,
Voiiaro. Chiedo di parlare.
Atti
Parlamentari
LEGISLATUBA XVI
— 3092 -
Camera dei Deputati
3 SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 GIUGNO 1 8 8 9
a
Presidente. È la quinta volta che parla onoPlebano. Io ringrazio l'onorevole relatore della
revole Vollaro.
cortesia che ebbe di rispondere alle mie osservaVoliaro. Onorevole presidente, se io non avessi
zioni.
avuto l'esempio del mio paese che, per la manMa la mia proposta e le mie osservazioni
canza di queste dichiarazioni esplicite, non ha erano dirette non alla Commissione, ma al Gotrovato capitali che al nove per cento, io non in- verno ; e speravo dalla cortesia del Governo che,
sisterei. Io ho detto le mie ragioni ; e la Commis- pure non accettando le mie idee, mi desse una
sione aveva accettato il mio articolo.
risposta qualunque, una qualunque ragione.
Voci al banco della Commissione. No! no!
Ignoro se anche in questa circostanza il Governo
crede di rispondere col sistema del siVollaro. La Commissione ed il Governo ora mi
(dicono che la mia proposta è superflua, dicono : lenzio, sistema che ho visto applicare altre volte.
Quod petis intus abes. Quando pure si voglia am- Ma in tal caso desidererei saperlo per mia norma,
mettere che sia superflua, certo non danneggia, e in ogni caso per ritirare la mia proposta.
10 sto per il noto adagio: Melius abundare, quam
Finali, ministro dei lavori pubblici. Ma quale
•dejicere videtur, perchè le leggi son fatte pei cit- proposta?
tadini; e molti, se non sono chiare, non le caPresidente. Onorevole Plebano, qua! è la sua
piscono. E vero che ci sono le mie dichiarazioni proposta ?
e quelle dell'onorevole ministro, di cui prendo atto.
Plebano. Quella di sopprimere l'articolo agMa chi dà i danari vuol veder chiaro nei fatti giuntivo.
suoi. Ecco perchè ho parlato di delegazione, e
Ma una proposta soppressiva equinon d? cessione. E se vogliamo favorire queste valePresidente.
a
votar
contro.
opere, io dico al ministro che è buon patriota:
L'onorevole ministro ha facoltà di parlare.
fate in modo .che non si paghi il nove per cento,
Finali, ministro dei lavori pubblici. Quando
mentre si può pagare soltanto il cinque. Ecco la
l'onorevole
relatore ha risposto, e il ministro
questione.
consente
nelle
idee da lui espresse, non vedo che
Presidente. La prima parte dell'emendamento
sia
proprio
di
necessità ripetere le stesse cose.
dell'onorevole Vollaro è uguale all'articolo della
Plebano. Ah! Va bene!
Commissione. Rimane la seconda parte che è una
Finali, ministro dei lavori pubblici. Ma poiché
aggiunta; e che la Commissione dichiara di non
ho udito che l'onorevolissimo nostro presidente
accettare.
ha accennato ad un emendamento dell'onorevole
L'articolo 7 dice:
Cucchi Luigi, dichiaro che il Governo non poQualora le provincie e i comuni interessati, trebbe accettarlo.
provvedano nelle forme di legge e con approvaCapisco la gravità delle osservazioni fatte nella
zione del ministro dei lavori pubblici, ai mezzi di discussione generale intorno alla facoltà che al
anticipare la costruzione delle opere contemplate Governo compete, quanto alla classificazione di
dalla presente legge, potrà loro essere assicurato queste opere in ordine al tempo; di guisa che
11 rimborso, senza interessi, delle quote spettanti alcuni domandavano che fosse stabilita una taalio Stato a carico degli esercizi indicati nei pre- bella graduata per anni, come si è fatto per altre
cedenti articoli.
spese di pubblici lavori.
Ma non capisco perchè tale facoltà, invece che
L'onorevole Cucchi Luigi propone che, invece
di potrà, si dica : dovrà, ma di questo emenda- al Governo, che deve ispirarsi a concetti generali,
mento parleremo a suo tempo. Ora parliamo del- debba essere data ai comuni e alle provincie.
Senza dubbio si dovrà tener conto anche dello
l'aggiunta dell'onorevole Vollaro.
spirito
di abnegazione che ispira comuni e proQuesta aggiunta suona così: Però gli enti
vincie
ad
anticipare le spese senza interessi ; ma
consorziali...
l'acconsentire alla sostituzione della parola doVollaro. Onorevole presidente, ho detto: Però
i comuni, le provincie o gli enti consorziati. „ vrà „ all'altra potrà „ sarebbe lo stesso che
rendere arbitri dell'ordine dei lavori gl'interessati
Presidente. " Però i comuni, le provincie o gli
enti consorziati potranno delegare dette quote ai all'infuori dell'azione del Governo. Dimodoché
terzi interessati per l'anticipo delle somme ne- l'emendamento in apparenza semplice, in sostanza
è molto grave, ed io non potrei acconsentirvi.
cessarie come sopra, senza interessi. „
Presidente. Insiste o no l'onorevole Cucchi Luigi?
Plebano. Chiedo di parlare.
i
Cucchi Luigi. Dirò una cosa sola.
Presidente. Ha facoltà di parlare.
u
n
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n
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u
Aiti
Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
— 3093 —
3 a SESSIONE —
Camera
DISCUSSIONI —
A me pare eccessiva la pretesa del Governo
come è formulata in questo articolo.
Nella terza riga dell'artìcolo è detto che il ministro dei lavori pubblici deve dare la sua approvazione; ora, quando un ente consorziato, un
comune od una provincia hanno ottenuto dal Governo l'approvazione di anticipare le quote per
Costruire queste opere, ma come è possibile poi che
al Governo debba anche spettare l'altra facoltà di
potere non accordare il rimborso ? Perchè se l'articolo dice u il Governo potrà „ vuol dire che il
rimborso può o non può essere assicurato. Ma una
volta che c'è il vostro assenso, la vostra approvazione come volete pretendere ancora la facoltà di
assicurare o non assicurare il rimborso? È evidente che deve ritenersi assicurato questo rimborso, e tanto più ciò è evidente inquantochè
nella proposta della Commissione sul disegno di
legge dell'onorevole Saracco si diceva: " resta
loro assicurato „ perchè appunto tale rimborso
diventa assicurato di diritto fin da quando il ministro dei lavori pubblici ha dato il suo beneplacito. A me pare eccessiva veramente la preponderanza che in questo caso il Governo verrebbe
ad avere: e perciò pregherei l'onorevole ministro,
anche per u n giusto equilibrio che deve essere
nella legge, dì voler consentire che, quando gli
enti interessati hanno ottenuto il suo assenso e
fatto ciò che a lui piacque, non possa più essere
negato a loro il diritto di avere il rimborso.
E se vuole compiacersi di considerare queste
mie osservazioni, io spero vorrà consentire alla
sostituzione delle parole " dovrà loro essere assicurato „ in sostituzione di quelle " potrà loro essere
assicurato „ come dice il disegno di legge.
Presidente. Prego la Commissione di esprimere
il suo avviso intorno alla proposta dell'onorevole
Cucchi,
Papa, relatore. Anche l'emendamento proposto
dall'onorevole Cucchi pare a me non necessario.
È vero che con quest'articolo si concede in certo
qual modo al Governo una duplice facoltà, cioè,
di approvare le deliberazioni dei Consigli provinciali e comunali; e di assicurare in appresso
il rimborso delle somme stanziate in bilancio. Ma,
onorevole Cucchi, se noi bene riflettiamo, apparisce di leggieri, che questa facoltà duplice in
apparenza, si risolve poi in u n a sola. Difatti,
quando il ministro dichiara di approvare le domande di anticipazione fatte dai comuni e dalle
Provincie, deve senza dubbio riflettere, che in
questa approvazione è implicitamente compresa
l'assicurazione del rimborso delie quote poste a
carico dello Stato ; altrimenti sarebbe strano che
TOEHATA DEL 2 7 GIUGNO
dei
Deputati
1880
si approvassero le deliberazioni con cui le P r o vincie o comuni domandano di anticipare la costruzione delle opere, e poi si rifiutasse iì diritto
del rimborso, che è la condizione indispensabile
per eseguire le opere stesse.
D u n q u e io prego l'onorevole Cucchi di non
insistere nel suo emendamento, il quale a primo
aspetto potrebbe sembrare opportuno, ma che s
bene considerato, non è punto necessario p e r
chiarire il concetto dell'articolo proposto dalla
Commissione.
Presidente. Onorevole Cucchi, mantiene o ri-»
tira il suo emendamento?
Cucchi Luigi. Non ci tengo, e lo ritiro.
P r e s i d e n t e . Allora non rimane che l'aggiunta
proposta dall'onorevole Vollaro. Onorevole Vollaro, la mantiene o la r i t i r a ?
Voiiaro. L a ritiro, lascio stare le cose come
sono, ed i comuni non faranno niente.
Presidente. Allora pongo a partito l'articolo 7,
che ho già letto. Chi lo approva si alzi.
(È
approvato).
Votazione a scrutinio segreto.
Presidente. Ora si procederà alla votazione per
scrutinio segreto dei seguenti disegni di legge:
1° Autorizzazione di spese straordinarie per
la costruzione di nuove opere marittime e lacuali
nel dodicennio 1890-91, 1901-1902.
2° Approvazione di maggiore spesa sul bilancio del Ministero delle finanze 1888-89 per
restituzione di tasse di fabbricazione.
3° Trasporti di fondi, e maggiore spesa sul
bilancio del Ministero delle poste e dei telegrafi
per l'esercizio finanziario 1889-90.
Quartieri, segretario, f a la chiama.
Prendono
parte
alla votazione :
Adamoli — Amadei — Araldi — A r b i b —
Armirotti.
Baccelli Guido — Badaloni — Baldini — Bal e n a n o — Balsamo — Barsanti — Benedini —
Berio — Bertana — Bertollo —- Billi — Bobbio
•— Bonajuto — Bonasi — Borgatta — Borrelli
— Borromeo — Bo selli — Branca — BrigantiBellini — Brin — Brunicardi — Bufardeci.
Caetani — C a m b r a y - D i g n y — Capilongo —Carcano — Cardarelli — Carnazza-Amari —- C a r relli — Carrozzini — Cavalletto — Cavalli —
Cefaly — Ghiaia — Chiapusso — Chiaradia —
Chinaglia — Cipelli — Cocco-Ortu — Colombo
— Compagna —• Compans — Corvetto — Costa
Andrea — Costantini — Crispi — Cucchi F r a n
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
— 3094 —
3 a SESSIONE
DISCUSSIONI —
cesco — Cucchi Luigi — Caccia — Curati —
Curcio.
D'Ayala-Valva — De Bernardis — De Biasio
Luigi — De Biasio Vincenzo — De Cristofaro —
Del Balzo — Del Giudice — De Lieto — Della
Rocca — Della Valle — Delvecchio — De Riseis
— De Seta — De Zerbi — Di Baucina — Di
Belmonte — Di Biasio Scipione — Diligenti —
Di San Donato — Di San Giuseppe.
Elia — Ellena.
Faina — Falsone — Fani — Farina Luigi —
Fazio — Ferrari Luigi — Ferraris Maggiorino
— Ferri — Filì-Astolfone — Finocchiaro Aprile
— Flauti — Fortis — Fortunato — Franceschini.
Gagliardo — Galimberti — Galli — Gamba
— Garavetfi — Garibaldi Menotti — Garibaldi
Ricciotti — Gatti Casazza — Genala — Geymet — Gherardini — Giolitti — Giordano Apostoli — Giordano Ernesto — Giovanetti —
Grassi Paolo — Grassi-Pasini — Grossi —
Guglielmini — Guicciardini* •
Indelicato — Indelli — laviti.
Lacava —• Lanzara — La Porta — Lazzaro
— Levi — Lorenzini — Lovito — Lucca —
Lucchini Giovanni — Luzi — Luzzatti.
Maffi — Maldini — Marcatili — Marchiori —
Marni — Mariotti Filippo — Mariotti Ruggero
— Marzin — Maurogònato — Mei ~~ Meli usi —
Meyer — Miceli — Mocenni — Mordini — Mo^relli.
Narducci — Nasi — Nicolosi — Nicotera —
Nocito.
Orsini-Baroni.
Pais Serra — Panattoni — Panizza — Pantano
— Panunzio — Papa — Papadopoli — Paroncilli — Pascolato — Passerini — Patamia -—
Pavoncelli — Pellegri — Pellegrini — Penserini
— Petroni Gian Domenico — Piacentini — Pianciani —• Placido — Plebano — Poli — Pompili
— Pugliese Giannone.
Quartieri.
Randaccio — Reale — Ricci Vicenzo — Righi
— Rinaldi Antonio — Rizzo — Rocco — Romanin Jacur — Roncalli — Rosano —• Rubichi
Rubini.
Salandra — Sani — Saporito — Sardi —
Scarselli — Seismit Doda — Serra Vittorio •—
Silvestri — Sola — Solimbergo — Solinas Apostoli —- Sonnino — Suardo — Summonte.
Taverna — Testa — Teti — Tornassi —
Trompeo — Tubi — Turbiglio.
Ungaro.
Camera dei Deputati
TORNATA DEL 2 7 GIUGNO
1889
Vaccaj — Valle — Vastarini-Cresi —• Vendramini — Vigoni — Visocchi — Vollàro.
Zainy — Zanardelli — Zeppa — Zuccaro —
Zucconi.
Sono in congedo :
Alario — Andolfato — Angeloni — Antoci —
Arcoleo — Arnaboldi — Auriti.
Badini — Barazzuoli — Basteris — Bastogi
— Bonardi — Boneschi — Bruschettini — Buonomo.
Calciati — Caldesi — Campi — Canevaro —
Ganzi — Capoduro — Carmine — Casati — Castelli — Cavalieri — Cerruti — Chiesa — Cittadella —- Clementi — Cocozza :— Comini —
Conti — Cordopatri — Costa Alessandro — Cremonesi.
D'Adda — De Bassecourt — De Pazzi — De
Renzi — De Renzis Francesco — De Rolland —
De Simone — Di Belgioioso — Di Breganze —
Di Collobiano — Di Groppello — Dini — Di
Rudinì.
Episcopo — Ercole.
Fabbriconi — Fabris — Fabrizj — Falconi
— Faldella — Figlia — Filopanti — Franchete — Franzi — Franzosini.
Gabelli — Gallotti — Gandolfi — Garelli —
Gentili — Gerardi — Ginori — Giovannini —
Giudici Giuseppe — Giusso — Gorio.
Imperatrice.
Lagasi — Luciani — Lunghini — Luporini.
Magnati — Maranca Antinori — Marcora —
Marselli — Martini Ferdinando — Martini G.
Battista — Meardi — Melodia — Merzario —- Miniscalchi — Morini — Moscatelli.
Nanni.
Oddone.
Pandolfi — Parona — Parpaglia — Peirano
— Pelosini — Picardi — Pierotti — Plastino
— Pullè.
Racchia — Ricci Agostino — Rinaldi Pietro
— Riola — Rizzardi — Romano — Rossi —
Ruspoli.
Sacchetti —- Santi — Sanvitale — Sciacca
della Scala — Senise — Sigismondi — Simeoni.
Tabacchi — Tedeschi — Tegas — Toaldi —
Tommasi-Crudeli — Torrigiani — Toseanelli.
Velini — Villa — Villani.
Sono in missione:
Morana —- Morra.
Atti
3095
Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
3 a SESSIONE —
DISCUSSIONI —
JSO?ÌO
ammalati:
Anziani.
Gagnola — Cairoli — Carboni — Coccapieller.
Demaria — Di Broglio — Di San Giuliano.
Ferracciù — Fornaciari,
Mattei — Mosca.
Palitti — Pavesi.
Spaventa.
Tenani — Tittoni.
V&yra — Vigna.
Presidente. Lasceremo ìe urne aperte e intanto
procederemo nell'ordine del giorno il quale reca:
Riscossione del disegno di legge: Recisione
delie tasse sugli spirili e conversione in legge
del regio decreto 8 maggio 1889, n. 60S2,
serie 3% che sopprime l a concessione dello
sgravio sulla tassa dello spirito a favore delle
industrie delle vernici.
Presidente. Onorevole ministro, accetta che la
discussione si apra sul disegno di legge della
Commissione?
Seismit-Doda, ministro delle finanze. Accetto«
Presidente. Si dà lettura del disegno di leggeQuartieri, segretario, legge. (Vedi
Stampato
n . 87-A 96-A).
Presidente. La discussione generale è aperta
su questo disegno di legge.
Spetta di parlare all'onorevole Colombo primo
iscritto a parlare contro.
Colombo. Ho il dovere di parlare in questa
discussione come relatore della Commissione di
inchiesta che l'onorevole Magliani ha nominato
nello scorso dicembre, per studiare i mezzi di
provvedere alla crisi dell'industria degli spiriti;
ma sento anche il dovere di parlare come deputato, avendo l'intima convinzione che questa
legge, se verrà votata come fu presentata dal Governo e modificata dalla Commissione, sarà disastrosa par la finanza italiana.
Noi stiamo per discutere un disegno di legge
il auale dovrebbe riordinare tutta la materia
delia tassazione degli spiriti, compromessa da una
serie di provvedimenti poco felici dei ministri
precedenti; invece io credo che la legge non raggiungerà gli scopi che si volevano ottenere e
porterà una diminuzione notevole nei proventi
dell'erario.
La legge, che stiamo discutendo, non è in realtà
una legge di revisione della tassa sugli spiriti,
ma è piuttosto una legge destinata a proteggere
l'industria vinicola danneggiata dall'ultima crisi.
Lasciamo da parte gli eufemismi e diciamo le
cose come sono.
Camera dei
TORNATA DEL 2 7 GIUGNO
Deputati
1889
. Io domando : non sarebbe stato più leale dichiarare addirittura che si voleva fare una legge
per venire in aiuto alle condizioni deplorevoli,
nelle quali si trova la viticoltura?
Salandra. E detto nella relazione.
Colombo. Ma questo non è il titolo della legge.
Era sufficiente un solo articolo di legge nel quale
fosse detto che in Italia non b permesso fare altro che lo spirito dal vino e dalle vinaccie ; così
era raggiunto lo scopo di alleviare una crisi, che
è realmente grave, ma transitoria.
Ma proposta così la legge, par© a me che comprometta stabilmente e per un tempo indefinito
gli interessi dell' erario.
In altri paesi la tassa sugli spiriti getta centinaia di milioni ; in Italia ha gettato in un anno,
poco lontano dal momento presente, un massimo
di 40,000,000.
Ma fu un lampo passaggerò.
Ora, l'introito della tassa, che è adesso poco più
della metà di quella massima cifra, che ho citato,
con la legge, che stiamo discutendo, scenderà, a
parer mio, ancora al disotto di quella metà.
Per ottenere lo scopo, che la legge, nella mente
della Commissione parlamentare, deve raggiungere, si è detto innanzitutto: la distillazione dei
cereali! ecco il nemico.
Già alcuni piccoli fabbricanti, già alcuni grossi
negozianti ed importatori di spirito l'avevano
detto e scritto pubblicamente: bisogna uccidere
le distillerie dei cereali. E la relazione dell'onorevole Pantano n' è l'eco fedele. Queste distillerie dei cereali costituiscono pure in paese una
industria fiorente; avevano pure dato all'erario
la massima parte degP introiti che l'erario ha
avuto dalla tassa sugli spiriti.
Ora dovrebbero scomparire per cedere alla prevalenza di nuovi interessi, ed aggiungo questo :
di interessi male interpretati.
Eppure la distillazione dei cereali è innocente
di tutte le colpe che alcuni scrittori, i Cantamessa,
i Castiglioni e dopo di loro il relatore Pantano,
le hanno voluto attribuire. La distilleria dei cereali può vantarsi invece di a^er reso dei servizi
allo Stato.
Lo sapeva l'onorevole Sella quando istituì la
tassa sugli spiriti; lo sapeva l'onorevole Magliani
quando fondò precisamente su queste distillerie
le speranze di maggiori proventi della tassa. Ed
anzi siccome le distillerie di prima categoria si
prestavano troppo bene a fornire denaro allo
Stato, l'onorevole Magliani, volendo spremerle
troppo, oltrepassò la misura, e l'istromento gli si
ruppe fra le mani.
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
— 3096 -—
3a
SESSIONE —
DISCUSSIONI
Io credo non difficile di dimostrare che noi faremmo opera poco saggia, poco previdente esponendo queste distillerie a cedere la prevalenza ad
altre fabbriche che si vogliono favorire oltremisura con la legge in discussione.
Ma intanto bisogna che io spazzi il terreno da
alcuni sofismi economici, da alcune inesattezze
aritmetiche che si leggono nella relazione dell'onorevole Pantano.
Anzitutto però io devo dire che farò quello che
potrò; inquantochè sono stato tacciato pubblicamente di una grande inesperienza, sono stato tacciato pubblicamente di favorire in modo esagerato
gli interessi dell'agricoltura. E chi me ne ha fatto
carico? Un distillatore di seconda categoria. In
una lettera aperta, indirizzata due mesi fa alla
Camera e al Governo, questo fabbricante ha detto
di me le seguenti parole : " L'onorevole Colombo
(allora era appena pubblicata la relazione della
Commissione d'inchiesta sulla tassa degli spiriti)
l'onorevole Colombo si atteggia a protettore degli
agricoltori; ed accecato da questo suo amore distrugge le fabbriche industriali. Alle eresie economiche di cui egli fa sfoggio, non v' ha altra attenuante che la sua inesperienza. „ Io mi trovo
a d u n q u e in questa, non so se dire poco o molto invidiabile posizione: di essere ritenuto dagli uni un
difensore esagerato dell'agricoltura, dagli altri un
difensore esagerato della distillazione dei cereali.
Se non altro questo mi permette di dire, senza
falsa modestia, che ho cercato di esser sempre
imparziale e che ho cercato di far sempre il mio
dovere di deputato, difendendo non gl'interessi
particolari ma gl'interessi dell'industria e della
finanza italiana.
Quanto all'inesperienza, so pur troppo di averne
molta, e quindi non posso lamentarmi di questa
taccia che mi si fa.
Torniamo alle cifre ed ai calcoli dell'onorevole
relatore. L'onorevole relatore, volendo tagliare la
testa senz'altro alle distillerie di cereali, ha creduto di dimostrare con cifre due cose.
Primo, che le distillerie di cereali hanno fatto
perdere all'economia nazionale una somma ingente, diecine e diecine di milioni. L a somma
che l'economia nazionale perderebbe, secondo
l'onorevole relatore, per causa di queste distillerie si eleverebbe a 3,430,000 lire all'anno.
Questa è la prima parte della sua dimostrazione.
Seconda parte. Egli dice: anche l'erario perde.
In causa di queste povere distillerie di cereali,
perde 3,816,000 lire. Dunque perdita annua
dell'erario e dell'economia nazionale 7,246,000
lire: una cifra veramente straordinaria. Ma bi-
Carrièra dei
—
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
sogna analizzarle le cose e vedere su quali criteri questi calcoli sono basati.
Cominciamo dal primo calcolo: perdita della
economia nazionale. Il ragionamento che fa il
relatore è questo: la differenza fra il costo di
fabbricazione dell'alcool in Italia, fatto coi cereali, e quello fatto in Austria è di lire 25,50,
perchè in Italia costa 52 lire, in Austria 26,50 :
differenza 25,50.
Ma, onorevole Pantano, se Ella invece di essere, com' è, un proprietario di vigneti al piano
e al monte, fosse un industriale, rimarrebbe a
bocca aperta, sentendo dire che la differenza nel
costo di fabbricazione della medesima merce,
fatta con la medesima materia in due paesi vicini, si eleva nientemeno che al 50 per cento.
Pantano, relatore. Lo dicono i fabbricanti di
alcool !
C o l o m b o . Come sa lei questo? Io sono andato a
rintracciare l'origine della cifra che Ella cita e
1' ho - trovata in un opuscolo noto, di cui si è parlato molto.
Pantano, relatore. La petizione dei fabbricanti
di prima categoria?
Colombo. No ; quella si riferisce unicamente a l
prezzo dell'alcool fatto in Italia. In un opuscolo,
io diceva, di un negoziante di spiriti.
L' onorevole Pantano ha trovato in quell'opuscolo che il costo dell'alcool austriaco alla frontiera è fra 26 e 27 lire, e allora ha fatto la media
aritmetica e ha detto : 26,50, come se questa fosse
una cifra immutabile per il corso dei secoli.
Ma, onorevole Pantano, se Elia avesse letto lo
stesso opuscolo, tre pagine avanti, avrebbe visto
che l'autore, che è persona versata in materia,
dice precisamente queste parole:
Ora dobbiamo ritenere che il prezzo medio
al momento attuale dell'alcool austriaco sia di 30
lire; se non che è bene avvertire che questo
prezzo è eccezionalmente basso e, non ci peritiamo
a dirlo, affatto transitorio. Perciò noi baseremo
i nostri calcoli sulla media dei prezzi dell'alcool
dell'ultimo quinquennio. „
E viene a dare i seguenti risultati:
" Austria-Ungheria: alcool di cereali, barba«
bietole e patate, lire 40 ;
a Germania:
alcool di barbabietole e patate,
lire 42.
Francia: spirito di barbabietole, lire 50. „
u
Dunque credo che noi possiamo benissimo attenerci a questa media del quinquennio, perchè,
osservi bene l'onorevole Pantano, sul prezzo di
una merce molte cause esercitano una influenia,
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
— 3097 —
SVI
—
3 a SESSIONE —
DISCUSSIONI
Vi sono momenti nei quali per far concorrenza
si ribassa la merce, fino al disotto del prezzo
di fabbricazione, Ma pensi lei che cosa avverrebbe se cessasse la concorrenza fatta in Italia
dai nostri spiriti di cereali, pensi lei se i fabbricanti austriaci non ne approfitterebbero per
elevare i loro prezzi, e invece delle 40 lire non
li porterebbero a 42,45 e anche al di sopra.
In Austria si dà un premio agli spiriti che
vengono esportati. Ma l'Austria, che è accorta,
non ha dato un premio indefinito, ma ha limitato ad un milione di fiorini la somma che intende spendere, e da notizie che mi sono pervenute non intenderebbe più neanche di mantenere
questa cifra.
Dunque, onorevole Pantano, in ogni modo,
Ella vede che la base di quel suo primo calcolo, cioè che la differenza fra il costo di un ettolitro di alcool di cereali fabbricato in Italia, e
quello di un ettolitro di alcool fabbricato in Austria, che lei valuta a 25 lire e mezzo, si riduce a
poche lire, perchè prendendo sempre lo stesso autore, noi troviamo che egli valuta a lire 42 il
costo dell'alcool fatto coi cereali in Italia, col grano
turco a 13 lire il quintale. Con due quintali e
70 di grano turco por fare un ettolitro di spirito, si viene ad avere la cifra di 35 lire, più
7 lire per la tassa di fabbricazione, si arriva a
42; ma mettiamo pure 45 lire. Quindi la differenza nel prezzo di costo, fra l'alcool fabbricato
da noi e quello austriaco, sarebbe sempre di poche lire, 4, 5 o 6 lire. Allora tutta quella differenza
di 3,430,000 lire si cambia invece in una differenza a vantaggio dell'economia nazionale, in
500,000 o 600,000 lire che l'industria nazionale
verrebbe a guadagnare.
E ciò non è neppure esatto; poiché Ella moltiplica 180,000 ettolitri per la differenza, e poi ci
mette contro che cosa ? Ci mette contro la mano
d'opera,
Ma, onorevole relatore, crede Ella che il vantaggio che porta un' industria al paese risieda
solamente nella mano d'opera, nel pane che l'industria dà agli operai ed agli impiegati? Ma
gl' interessi e gli utili dei capitali impiegati non
li conta? Come fa a dire che l'utile sta tutto
negli stipendi, nelle paghe del personale? Ma
questo è un errore economico.
Prima di tutto comincio col dirle che Ella
s'inganna di molto, ritenendo che le fabbriche
di prima categoria abbiano solo 500 operai.
Quando ho letto questa cifra, Ella lo sa, mi sono
meravigliato, e mi sono meravigliato tanto più
quando ho visto che prima ne av'eva messi 90.
Gargara dei
—
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
Sono andato a rintracciare la causa di quest'errore singolare.
L'onorevole Pantano ha domandato al Ministero
qua!' era il numero degli operai di queste fabbriche, ed il Ministero credendo che si trattasse degli operai della Direzione delle gabelle addetti
alle fabbriche di prima categoria, ha risposto che
erano 90; Ella prese questa cifra come base del
suo calcolo.
Pantano, relatore. Sono 90 per le fabbriche di
prima categoria.
Colombo. Sono 90 per le prime, ma 400 o 500
in tutto.
Le osservo che invece le sole due fabbriche di
Milano hanno questo numero di operai.
Ripeto che bisogna tener conto, non solo dell'utile che risulta dagli stipendi, dalle paghe degli operai e degli impiegati, ma anche degli interessi e degli utili del capitale impiegato. Ora
il capitale impiegato in queste fabbriche di prima
categoria ascende a diecine di milioni. Dunque
interessi ed utili si possono calcolare almeno a
qualche milione.
Dunque non solamente 1' economia nazionale
non ci perde, come Ella dice, ma ci guadagna 500
o 600 mila lire solamente in conto degli stipendi
agli operai. Ma il guadagno che queste prime
categorie davano al paese, si deve sommare non a
centinaia di migliaia di lire ma a milioni, in causa
delle osservazioni testé fatte. Non tengo neppur
conto del grano avariato che prendono in paese,
non tengo conto dei residui che dànno all'agricoltura; non me ne curo. Guardo solo all'utile industriale.
Seconda parte : Perdite dell'Erario. Il ragionamento del relatore è il seguente :
u
Se in cambio di produrre in paese l'alcool
dei cereali lo si comprasse all'estero, sopra 180
mila ettolitri l'Erario incasserebbe, ogni anno, per
dazio doganale (lire 14 l'ettolitro)
la cifra di . . . . . . . .
L. 2,520,000
" Inoltre non rimborserebbe
alle fabbriche, per abbuono, il 10
per cento. E ammesso pure, come
assicurano i fabbricanti «di l a
categoria nella loro petizione, che
il 4 per cento rappresenti una
perdita effettiva, la economia del
rimanente 6 per cento, su 180
mila ettolitri con la tassa a 120
lire, importerebbe per l'Erario
un risparmio annuo effettivo di „ 1,296,000
" In tutto perdita per l'Erario L. 3,816,000 „
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
— 3098 —
3a
SESSIONE —
DISCUSSIONI •— TORNATA DEL 2 7
Ma, onorevole Pantano, vuol vedere che io, ripetendo il suo ragionamento tale e quale con le
sue parole, Le dimostro che la distillazione del
vino in Italia costerebbe all' Erario 9 milioni all'anno ?.
Ecco qui :
u Se in cambio di produrre in paese l'alcool
di vino lo si comprasse all'estero, sopra 180 mila
ettolitri r Erario incasserebbe ogni anno per daaio doganale 2,520,000 lire. Inoltre non rimborserebbe alle fabbriche, per abbuono, il 35 per
cento. E , ammesso pure che il 5 per cento (non
dico il 4) rappresenti una perdita effettiva, la
economia del rimanente 30 per cento su 180 mila
ettolitri con la tassa a 120 lire, importerebbe
per 1' Erario un risparmio annuo di 6,480,000
lire. In tutto perdita per l'Erario 9 milioni „
Io mi guarderei bene dal fare un simile ragionamento, ma Ella vede che esso condurrebbe
precisamente alla dimostrazione opposta.
Ed o chiaro, perchè non era questo il ragionamento che si doveva fare per dimostrare se e
quanto perderebbe l'Erario con l'adozione di una
determinata industria.
Io mi sono preso la libertà di analizzare le deduzioni dell'onorevole relatore per quanto riguarda la parte economica. Ora chiedo il permesso di discutere la relazione dell'onorevole
Pantano come chimico ed igienista.
L'onorevole Pantano sembra credere che le
sostanze tossiche che si trovano negli spiriti dipendano esclusivamente dalle materie con le
quali sono fatte $ e allora egli fa la sua scala
di tossicità sulla quale naturalmente, per sostenere la sua tesi, gli alcool di cereali sono alla
sommità, mentre gli alcool di vino, di vinaccie
e di frutta sono nell'infimo della scala come i
meno tossici e i più igienici.
Ma, onorevole Pantano, Ella è in gravissimo
errore. Tutte le materie che si distillano e che
danno alcool alla prima distillazione, forniscono
dell'alcool buono, unitamente a sostanze che sono
tossiche; tutte, nessuna eccettuata: 1 alcool di cereali, come quello di barbabietole, come quello
di patate, come quello di vino, come quello di
vinaccie 0 di frutta. Ed io non cito la mia autorità, perchè sarebbe molto poco attendibile, ma
citerò gli stessi oratori citati dall'onorevole relatore-, citerò un brano della memoria di Leon
Say, brano che v a l l a pena di essere citato. Ecco
cosa dice nella parte igienica del suo rapporto :
" Esperienze numerose hanno dimostrato che
gli alcool superiori (sono chiamati così gli alcool
tossici) e per conseguenza tossici, s'incontrano
Camera dei Deputati
GIUGNO
1889
nei vini e nell'acquavita ottenuta con la distillazione dai vini, dalle vinaccie, dalle feccie e dalle
frutta. „
Dunque veda, onorevole relatore, che anche
queste materie contengono sostanze tossiche.
P a n t a n o , relatore. Lo dico anch'io nella mia
relazione.
C o l o m b o . Ciò che toglie la tossicità, ciò che
depura gli alcool, e li riduce a quell'alcool etilico, che Ella giustamente predilige, è la raffinazione, per mezzo' della quale si espellono i principii più volatili dell'alcool etilico e quelli meno
volatili, e se ne trae questo alcool etilico che è
ritenuto igienicamente buono.
Ecco il modo con cui si ottiene l'alcool puro.
Ma questo alcool etilico può farsi con tutte le
materie che producono alcool: tanto coi cereali
quanto con le barbabietole, quanto con le patate,
quanto col vino, quanto con le vinaccie. Anzi, mi
rincresce molto di doverle dire una cosa che
è precisamente contraria a quella che Ella asserisce: vale a dire che gli alcool di vinaccie sono
assolutamente i peggiori. E sono anche cattive
quelle acquavite di vinaccie e di frutta miste insiemi1, che vengono generalmente dal Mezzogiorno,
por essere rettificate nell'Alta Italia: perchè,
quando c' entra l'acquavite di vinaccie, i principii
estranei sono difficilissimi da espellere, cosicché
è difficilissimo che l'alcool di vinaccie si conservi
senza odore e senza un sapore caratteristico.
Laonde, fra tutti gli alcool, quelli che meno si
prestano ad essere perfettamente depurati, sono
precisamente quelli che Ella mette nella parte
della sua scala, dove si trovano gli alcool migliori. Su ciò non c'è alcun dubbio.
Io potrei citarle ancora un'altra osservazione
di Léon Say, che appunto dice la stessa cosa.
Gli alcool che veramente si posson dire alcool
puri, sono gli alcool industriali, quando sono raffinati a 94 0 95 gradi della scala centesimale. Ne
vuole le prove?
Prima prova. Guardi le mercuriali ; da noi,
per esempio, vedrà che gli alcool di cereali, a
94 0 95, sono valutati 5 0 6 lire più di tutti gli
alcool ricavati dalle vinaccie. Questo si vede,
tutti i giorni, sui bollettini commerciali.
Altra prova. Quando i chimici hanno bisogno
di alcool purissimo, alcool che proprio non contenga tracce di materie straniere, ali' infuori di
alcool etilico, cosa fanno ? Vanno a comprare a
Vienna 0 in Germania l'alcool industriale depurato a 97 0 98 gradi.
E l'alcool più puro che si conosca.
Potrei addurre un'altra prova: potrei dirle
Atti Parlamentari
— 3099 —
Carnerc^^J^^L
LEGISLATURA XVI — 3 SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 GIUGNO 1 8 8 9
a
che nella Commissione d'inchiesta un nostro onorevole collega (che non ho il piacere di vedere)
che è al tempo stesso uomo politico eminente e
grande produttore di vini, ha dichiarato che per
l'alcoolizzazione dei vini gli alcool industriali
raffinati a 95° valgono altrettanto quanto lo spirito di vino.
E finalmente dirò di più: dirò una cosa che
dispiacerà all'onorevole Pantano, come dispiace
a me, come dispiacerà a tutti. Ed è questa: che
nella mia convinzione è prossimo il momento in
cui anche i famosi cognac saranno fabbricati con
ì'alcool etilico industriale, e saranno preferiti pel
prezzo ai cognac di vino.
Le cito in prova solamente questo fatto che Ella
può accertare coi propri occhi: che da qualche
tempo ad Amburgo si mettono in commercio dei cognac fatti con alcool industriale purissimo; e questi
coguac sono eccellenti e fanno concorrenza a quelli
di Francia fatti col vino... (Interruzione dell'onorevole relatore) ... dove del resto ora si fanno anche cogli alcool industriali. E se vuole trovarne
la prova legga la Revue scientifique del 1° maggio, e vedrà che un autore francese si impensierisce vivamente della concorrenza di questi
cognac fatti con alcool industriale, i quali sono
equivalenti in sapore e in tutte le altre qualità
ai migliori cognac di vini francesi.
Onorevole Pantano, Ella vorrebbe nella sua
relazione che si facessero in Italia 250,000 ettolitri di alcool di vinaccie e di feccie.
Dio ne liberi !
Se noi inondassimo tutta Italia con 250,000 ettolitri di alcool ricavato dalie vinaccie, avveleneremmo il paese. E glie lo dico con tanto maggior sicurezza, in quanto lo dice anche per la
Francia Léon Say nel suo noto rapporto. Difatti
l'illustre economista francese dice prima di tutto
che bisogna mettere nella categoria degli alcool
impuri tutte le flemme e le acquavite ottenute
nelle distillerie agricole; e quindi concorda con
quello che io stesso ebbi a dire sulla impurità
eccessiva dell'alcool di vinaccie ; e poi aggiunge
anche questo: " è una fortuna che in Francia si
producano solamente 90,000 ettolitri di spiriti di
vinaccie e di vino (questa era la produzione del
1884, adesso è ancora meno) mentre si fanno
1,800,000 ettolitri di alcool di barbabietole, patate e cereali; perchè, siccome l'alcool industriale
offre la più gran garanzia di purezza, così la
salute pubblica non correrà gran rischio, se si
aggiunge alla consumazione la piccola quantità
di quelle cattive acquavite. „
Detto questo, parmi quasi inutile fare osserva-
zioni sugli accenni che l'onorevole Pantano fa
nella parte statistica della sua relazione, vale a
dire sulla influenza della cattiva qualità degli
alcool. L'onorevole Pantano cita le statistiche
francesi o per dir meglio cita le statistiche che
un senatore francese, il signor Claude des Vosges,
ha creduto di presentare in sostegno della sua
tesi. Già si sa che il più delle volte le statistiche
son fatte per sostenere delle tesi, ed è per ciò
che io nella statistica ho sempre avuto poca fede,
non per la scienza in sè, ma per il cattivo uso
che ne fanno gli uomini.
E l'onorevole Pantano ha citato appunto coloro che della statistica hanno fatto cattivo uso...
Pantano, relatore. Ma del Claude des Yosges
ne ha fatto tesoro anche lei!
Colombo. Si, ho accennato nella mia relazione
al lavoro del Claude des Vosges ma non mi
sono servito delle sue statistiche.
Ella comincia a dire che in Francia i danni
dell'alcoolismo sono maggiori nel Nord dove si
beve alcool di barbabietole, che nei Sud, dove
si consuma l'alcool di vinaccie; dunque ecco la
prova evidente che questi spiriti di barbabietole e di patate sono esiziali.
Ma, onorevole Pantano, non sa lei, che al
Nord si beve più spirito che al Sud? Che le
popolazioni meridionali sono assai più sobrie di
quelle settentrionali ?
Ella cita la Normandia, come il paese in cui i
danni dell'alcoolismo sono maggiori perchè ivi si
beve spirito di barbabietole, e di frutta...
Pantano, relatore. Ho citate lo conseguenze
dell'uso ed abuso.
Colombo ...e dove dànno da bare lo spirito perfino ai bambini.
Ma domando io, se i bambini invece del latte
materno succhiano degli spiriti, fossero anche spiriti fatti coli'-alcool etilico puro prediletto dall'onorevole Pantano, come è possibile che non riman*
gano alcoolizz&ti fin dalle fasce?
Dunque non insistiamo sopra questioni che
sono tutt'altro che risolute, non serviamoci di
dati così vaghi per sostenere una tesi; bisogna corredarla di dati positivi, bisogna citare
cifre esatte, bisogna fare calcoli che abbiano una
probabilità, che presentino un serio fondamento,
per sostenere una tesi, che del resto, mi permetta di dirlo, onorevole relatore, è poco felice;
a qual fine screditare in una relazione parlamentare un' industria che ha reso all'Italia tanti
servizi ?
Perchè screditare gli alcool industriali che in
?
Atti
^
Parlamentari
LEGISLATURA
XVI —
3*
SESSIONE
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3100 —
DISCUSSIONI —
Camera dei
TORNATA
DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
tutta Europa son considerati migliori degli alcool fatto questa proposta appoggiata alle deposizioni
di vinaccie, e li soverchiano in enorme misura? I ed ai ragionamenti fatti da persone competenti in
Anche la Francia (l'ho letto poc'anzi, e le cifre materia, da persone interessate al progresso delstatistiche ultime sono ancor più chiare) in Fran- l' industria nazionale.
cia si producono 50 a 60 mila ettolitri di alcool
Torno a ripetere che la Commissione aveva
di vino e vìnaccie, produzione ufficiale.
creduto di fare cosa veramente lodevole.
Pantano, relatore, 23,000.
Io non verrò a ridire ora le ragioni per le quali
Colombo. ... 50 a 60 mila ettolitri d'alcool di siamo venuti a questo risultato per non far pervino e di vinaccie, ed un milione e 800,000 di al- dere tempo alla Camera; la Camera può sempre,
cool industriale. Mettiamo anche che i bouilleurs se ne ha desiderio, studiare queste ragioni nella
de GTU distillino in frode anche 500 mila ettolitri, mia relazione sui lavori della Commissione d'income vogliono alcuni, sarà sempre la produzione chiesta. Dirò soltanto questo: che non credendo
degli alcool dai vini e dalle vinaccie, in confronto di essere competente, ma consultando gli autori
a quella industriale, come 1 a 4. Dunque Ella vede che parlano di questa materia, trovo che quando
che questa distillazione dei cereali è una industria si fabbrica lo spirito insieme al cremore di tardi grandissima importanza.
taro,, quando le fabbriche sono buone, la distilQuanto poi al nostro paese, le distillerie di ce- lazione delle vinaccie è rimuneratrice anche con
reali hanno sempre progredito. Una ventina di fab- un abbuono pari a quello dato ai cereali. Non
briche perfettamente montate, hanno dato dal 1871 citerò che il professore Comboni, il quale ha
al 1888 all'erario, nientemeno che 150 milioni! scritto un libro interessante, in cui si legge queQuanti ne hanno dati le altre distillerie ? L e altre sto conto: che distillando le vinaccie e cavandone
distillerie ne hanno dati solamente 28. In un anno il cremore di tartaro, pagando le vinaccie 3 lire
buono, nel 1885, le distillerie di prima categoria, il quintale, il distillatore può realizzare un guasono riuscite a produrre 261 mila ettolitri d'alcool, dagno di lire 4. 55 per quintale di vinaccie.
le altre fabbriche di 2 a categoria 23 mila solamente.
Non vado più in là; citai un autore, e ne
In quell'anno le distillerie di l a categoria hanno potrei citare degli altri, ma non voglio dilungarmi
dato 24 milioni all'erario; le altre invece hanno di troppo in questo argomento.
dato due milioni e 235 mila lire. Come vedete la
E però un fatto assodato, che, quando si uniproduzione ed il contributo della distillazione dei scono le due operazioni, quando le fabbriche sono
cereali è stato più che decuplo di quello di tutte le ben montate, con buoni apparecchi e buona dialtre. Mi pare quindi che queste distillerie di rezione, allora il trattamento delle vinaccie è ricereali meritassero un trattamento un po' più muneratore.
umano. Anche se si vogliono distruggere, come
Invece una gran parte di queste fabbriche di
pare, almeno che l'orazione funebre non sia una seconda categoria si trovano in una cattiva conmaledizione!
dizione e per conseguenza debbono lottare con gravi
Io ho detto: si vogliono distruggere; e qual'è difficoltà economiche, per inerzia, per difetto di
la causa per cui si distruggono?
cognizioni, per difetto di capitali.
L'onorevole ministro nel suo disegno di legge
Cosa fanno allora queste fabbriche ?
ha proposto di fare una differenza nelP abbuono
Si indirizzano al Governo, il padre di tutti, e
sulla tassa di fabbricazione, fra le distillerie di domandano un abbuono speciale. Perchè? Per
cereali a quelle di vinaccie, dando un abbuono poter continuare nella inerzia, per poter far senza
di 10 per cento alle prime, di 20 per cento alle di cognizioni o di capitali.
seconde, e riproducendo quello stato di cose, che
E questo è tanto vero che quel tale distillafu nell'anno precedente la causa, od almeno una tore di seconda categoria, che mi ha fatto l'onore
fra le principali cause» per le quali le fabbriche di trovarmi molto inesperto di questa materia, ha
di prima categoria hanno dovuto chiudere. Ora dichiarato pubblicamente che non ha bisogno di
10 debbo entrare per pochi istanti in questo argo- favori speciali.
mento.
E d allora i suoi concorrenti gli hanno rispoL a Coipmissione d'inchiesta, della quale ho sto, sempre pubblicamente, che non si meraviavuto l'onore di essere il relatore, aveva, credo, gliavano che non cercasse favori speciali, poiché
fatto un passo veramente importante nella grave I egli aveva apparecchi perfetti.
materia degli spiriti; aveva, cioè, proposto che j
Domando io se questa è una ragione per fasi pareggiassero tutte le materie distillatoli, salvo j vorire queste distillerie di seconda categoria,
11 vino per ragioni speciali del momento; ed aveva I quando si trovano in condizioni così deplorevoli.
Atti Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
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3 a SESSIONE —
DISCUSSIONI —
Onorevole ministro, è la immobilità industriale,
è l'inerzia, qhe Ella vuol premiare col suo disegno
di legge.
La Commissione d'inchiesta sapeva bene il risultato a cui avrebbe condotto il sistema del pareggiamento delle categorie.
È evidente quello che sarebbe avvenuto: sarebbe
avvenuto che le piccole fabbriche, con cattivi apparecchi, .con scarsi capitali, mal dirette, sarebbero cadute; e che sarebbero rimaste in piedi le
vere fabbriche, quelle dotate dei mezzi e del materiale necessario, le fabbriche veramente industriali.
Per me che ho vissuto lungo tempo nelle industrie,
è precisamente questo l'ideale a cui si deve sempre
mirare.
Non bisogna avere troppo sentimentalismo per
i deboli nel campo industriale; è la legge del più
forte che vi impera. Bisogna naturalmente che scompaiano alcuni per far posto ad altri. Sono gli esseri
più vitali che rimangono in piedi, gli altri cadono,
a meno che non si mettano anche essi nella condizione di vincere nella lotta per la vita.
Ora, quale è la conseguenza del sistema proposto dall'onorevole ministro ed accettato dalla Commissione? La conseguenza è questa. Adesso ci
sono alcune centinaia di queste fabbriche, e la
legge dice che si dovrà applicare il misuratore
il quale, come sì sa, impedisce qualunque frode.
Ma ora che le piccole distillerìe si trovano di
nuovo poste in condizioni di lavorare, anche sacrificando una parte del prodotto con apparecchi
cattivi, è chiaro che cresceranno di numero.
Nell'elenco pubblicato dal Ministero delle finanze
queste fabbriche industriali di seconda categoria
sono 3000 circa, con 4000 lambicchi. Non voglio
credere che questi si riattiveranno tutti ; ma supponendo che se ne riattiveranno un qualche migliaio, come vorrà Ella, onorevole ministro, provvedere per mettere il misuratore a tutte queste
fabbriche? Crede Ella di poterlo fare, non dirò
subito, ma neppure fra tre, fra quattro, fra cinque
anni, durante i quali bisognerà pure riscuotere la
tassa col sistema indiziario ? E non vede, allora
a quali frodi andrà incontro? Questo pericolo è
molto grave per l'erario, ed unito ad un altro che
accennerò fra breve fa sì che nel mio modo di vedere, l'esito della tassa non sarà che molto inferiore all'aspettazione.
»
Ma, si dice, che volete: è un'industria paesana;
è un' industria naturale italiana ! Ma se è un' industria naturale italiana, perchè si domandano
favori speciali per tenerla in piedi? Perchè
bisogna abbattere delle altre industrie per farle
Camera dei
TORNATA DEL 2 7 GIUGNO
Deputa^
1889
posto? È questo il criterio economico di un Governo saggio?
Facciamo l'ipotesi che l'alcool in Italia non
paghi tassa e che tutte le materie possano essere
impiegate a fare alcool. Orbene, sanzionerebbe
la Camera una legge che accordasse un premio
di 12 lire all'ettolitro per gli alcool fatti con le
vinaccie, negandolo agli alcool fatti con altre
materie? Evidentemente no. Ora se questo non
è, perchè si dovrebbe fare un trattamento diverso alle diverse fabbriche che producono dello
spirito ?
Ed ora vengo ad un altro argomento che è
molto delicato e di molta importanza: è la questione della distillazione del vino.
Io ho detto poo' anzi la mia opinione, che il
difetto principale che io trovo nella legge è
questa sperequazione fra le distillerie di cereali
e le distillerie di vinaccie. Ora devo dire che
sperequazione c ' è anche rispetto al vino^ ma
tatto dipende dal modo di risolvere la questione.
La Commissione d1 inchiesta aveva fatto un programma, uno dei punti principali del quale era un
abbuono speciale per il vino. Francamente questo
era un divergere da quello massime generali alle
quali, fino ad un certo punto,la Commissione d'inchiesta si era attenuta. Ma e' è un'attenuante veramente seria, ed è la crisi gravissima che travaglia le provincìe meridionali. A questa crisi, o
permanentemente o transitoriamente, bisognava
trovare un rimedio, almeno per attenuai la in
qualche modo.
Dunque la Commissione ha fatto questo ragionamento che mi permetto di ripetere, perchè mi
pare importante. Ha detto : il vino non va considerato come materia da fare spirito, perchè sarebbe
un errore economico fare spirito con una materia
la quale darebbe un prodotto che costerebbe due,
volte e m.egia o tre volte quello fatto con altre
materie ; .perchè meno di 100 o 120 lire all'ettolitro non- costerebbe lo spìrito fatto* col vino,
anche pagando il vino appena appena al prezzo
del costo. Il vino deve essere considerato come
bevanda di diretto consumo. E quindi gli sforzi
dei paese devono essere diretti, a sostenere, a migliorare l'industria della fabbricazione dei vini
in maniera che si possa fare un prodotto il più
che è possibile perfetto.
Ma siccome non è possibile evitare che ci siano
vini deboli e scadenti, non buoni nè come vini
da taglio, nè come vini da pasto ; siccome non si
può evitare soprattutto, per le condizioni infelici
in cui si trovano certe provincie meridionali,
mancanti di cantine, mancanti di fusti, ecc., che
Atti Parlamentari
— 3102 —
Camera dei
Debutati
LEGISLATURA XVI — 3 SESSIONE — DISCUSSIONI — TONNATA DEL 27 GIUGNO 1889
a
ci siano dei vini guasti o prossimi a guastarsi,
così offriamo il mezzo di utilizzare questo scarto ;
oflfriamo il mezzo di poterlo convertire in alcool,
affinchè arrivi a compensare almeno le spese di
produzione del vino.
Saiandra. No; non ci arriva!
Colombo. Presso a poco!
In tutti i modi, scusi, se sono scarti, si possono pagare anche la metà. E io le posso citare
quel nostro collega, di cui ho parlato poco fa, che
ha venduto alcune migliaia di ettolitri di vini a
un prezzo ancora più basso di quello a cui si potrebbe vendere con l'abbuono che la Commissione
d'inchiesta proponeva."
Saiandra. Un bel guadagno ! S' è arricchito !
Colombo. Ma sono scarti, in nome del c i e l o !
Onorevole Saiandra, ma lei vuol vendere dunque
gli scarti al prezzo del vino buono!
Gli scarti ho sempre visto in tutte le industrie
che si vendono come si può, o si buttano via.
Del
resto,
questa sua
interruzione
non è
neanche...
Saiandra.
Colombo.
Domando scusa.
Oh no ! dico che non è neanche esatta
in questo senso, che la Commissione d'inchiesta
proponeva presso a poco quello che propone la
Commissione parlamentare, perchè l'abbuono si
faceva sopra una tassa di 150 lire, mentre ora
si farebbe sopra una tassa di 120.
Non parliamo del vino, che può essere impiegato a far cognac; quella è un'altra cosa, perchè
in questo caso, i prodotti alcoolici che si ottengono, acquavite fine o cognac, hanno un prezzo
abbastanza ©levato per compensare il costo del
vino, anche direi, indipendentemente, o con poca
dipendenza dalla questione dell'abbuono.
Ecco i concetti della Commissione d'inchiesta.
L'onorevole ministro ha accettato queste proposte.
Senonchè, siccome la tassa di fabbricazione è ridotta a 120 lire, l'abbuono, non in rapporto, ma
numericamente parlando, era divenuto minore;
e allora la Commissione parlamentare ha proposto 35 per cento per sempre e 4 0 per cento per
un anno; il che vuoJ dire un abbuono di 42 e
4 8 lire in confronto delle 4 5 che proponeva la
Commissione d'inchiesta.
Ma è il concetto che è diverso, e il concetto
diverso si rivela, non in questa cifra del 35 o
4 0 per cento, ma in altre disposizioni e favori
speciali, nel magazzinaggio del cognac, nelle distillerie cooperative, e soprattutto nell'aver reso
stabile ciò che prima era temporaneo, cioè il favore accordato all'alcoolizzazione dei vini, e aggiungo anche il sistema e la misura del drawback. 1
Adesso si è detto : noi abbiamo una esuberanza,
uno stock di vini. Questo stock è destinato ad aumentare, perchè si sa che deve aumentare la produzione.
Cosa se ne f a ? Convertiamolo in alcool.E non
solamente i vini di scarto, i vini deboli, i vini
guasti, ma convertiamo in alcool anche quelli,
che non possiamo vendere come vini. Noi distruggeremo la prima categoria, non avremo più
concorrenza fuorché con gli alcool forestieri, e
quindi potremo riempire l'Italia di alcool di vino
o di vinaccie, anzi, chi sa, finiremo anche col farne
una larga esportazione.
Ora io temo, onorevoli colleghi, che qui stiamo
per commettere un errore economico colossale,
uno di quegli errori, che o non si riparano più,
oppure bisogna scontare a carissimo prezzo. Noi
produciamo adesso 35 o 36 milioni di ettolitri
di vino. F r a poco saranno 40, e fra 10 anni arriveremo a 50.
Credete sul serio di poter convertire in alcool
tutta la massa di vino che esubera ?
Credete sul serio di poter smerciarlo, di trovare gli sbocchi?
Badiamo bene. Noi abbiamo piantato molta vigna, ma la Francia ha restaurato il suo antico vigneto, la Spagna ha accresciuto il suo, nuovi paesi
entrano in lizza per produrre vini; la Tunisia,
l'Algeria, fra gli altri.
Oh! non era più saggio di non incoraggiare
l'aumento ulteriore della produzione, di frenarla
piuttostochè stimolarla? Perchè venir a dire:
andate pure avanti, noi vi forniremo il mezzo di
convertire il vostro vino in alcool ?
Perchè, non facciamoci illusioni, con la produzione di 40 milioni di ettolitri di vino, detratti i
25 o 26 milioni di ettolitri che servono pel consumo interno; detratti pure 4 o 5 milioni d'esportazione, se sarà possibile di arrivare a tanto, rimarranno sempre 10 milioni d'ettolitri; orbene
volete convertirli tutti in alcool ?
Ma dove poi collochorete il milione di spirito
anidro, od i 2 milioni d'acquavite che produrrete con questi 10 milioni d'ettolitri di vino?
Io vi ho già detto poc' anzi che lo spirito di
vino perde già il credito che aveva avuto finora.
Voi facendo constare, come dovrebbe constare secondo il disegno di legge, che i cognac italiani
sono cognac di vino, credete con ciò di conquistare il mercato europeo; io invece nutro un
gravissimo dubbio su questo punto.
Perchè quando si fanno già dei cognac perfetti con dell'alcool etilico puro, per un prezzo che
è la metà o la terza parte di quello che occorrerebbe
Atti
— 3103 —
Parlamentari
Camera dei Deputati
LEGISLATURA XVI — 3 SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 GIUGNO 1 8 8 9
a
per fabbricarli col vino, è evidente che il pnbblico
prenderà questi cognac, e lascierà da parte quelli
di vino. E una convinzione la vostra che va diventando oramai un pregiudizio.
Badiamo bene di non andare incontro a quella
maledizione dell'industria moderna che è l'eccesso
di produzione, che ha creato tanti e così tremendi
disastri nella vita economica delle nazioni.
C' è una merce che si crede possa trovare favorevole accoglienza, che possa trovare uno sbocco ;
ebbene immediatamente tutti si mettono a produrla. E allora che ne vien«? Allora viene la
crisi : e queste crisi sono sempre spaventevoli
perchè annientano di un tratto una massa enorme
di valori.
Badate di non correre cotesto pericolo ; badate
che 1' Europa è già piena, è inondata di spiriti
e soprattutto di spiriti industriali.
Veramente io comincio a nutrire un dubbio
che non so se sia fondato ; io comincio a credere che la riprovazione pubblica, le Società di
temperanza e le disposizioni legislative possano
temperare l'uso dell'alcool; io lo ripeto, è una mia
opinione, opinione che è avvalorata da una statistica curiosa ed è questa: il consumo di spirito in Inghilterra per Brandy, Rhum, Cognac, Whisky,
ed altri liquori, fu accertato nel 1878 in 475
mila ettolitri, mentre nel 1887 è disceso a 350
mila ettolitri; 100 mila ettolitri di meno. Questa
statistica varrà quello che varrà... (.Interruzione
dell'onorevole Ellena).
L'onorevole Ellena dice che è esatta; tanto
meglio. Questo viene a corroborare un'opinione,
che desumo da molti piccoli fatti, cioè che si
potrà arrivare a frenare l'alcoolismo, che si potrà
arrivare a diminuire questa piaga sociale che minaccia di estendersi tanto.
Quindi da una parte abbiamo probabile diminuzione di consumo, dall'altra un'inondazione di
alcool industriale che costa molto meno di quelli
di vino e di vinaccie. Dunque come potreste sperare di collocare tanto alcool quanto pretendete
di produrne? E per questo bel risultato voi volete distruggere delle fabbriche fiorenti?
Quando vi saranno caduto le scaglie dagli occhi; quando vi meraviglierete voi stessi di aver
commesso un errore così grande; quando deplorerete i capitali, gli sforzi spesi per sostenere
una industria impossibile; allora forse vi verrà
in mente di ripristinare quelle fabbriche che
adesso voi volete far cadere sotto la preponderanza delle distillerie di vini e di vinaccie.
Un'altra questione nella quale parmi che si crei
per l'erario un grave pericolo, è quella delle di-
m
stillerie agrarie. E qui devo fare una confessione:
io non sono molto tenero delle distillerie agrarie.
La Commissione d'inchiesta le ha ammesse, ed
io, benché non fossi del modo suo di vedere, ho
aderito alla opinione della maggioranza della
Commissione; ma le opinioni mie personali si ritrovano nella mia relazione, e sono conformi alle
mie convinzioni in materia di economia industriale.
Per me, la distilleria agraria è un controsenso
economico. Promuoverla vuol dire andare indietro, perchè la tendenza evidente dell'industria
è questa: che ognuno abbia il suo campo d'azione;
che l'agricoltore produca quel che sa produrre,
come i cereali, le materie tessili, l'uva, o il vino;
e che invece l'industriale prenda questa materia
prima, la confezioni e ne faccia oggetto d'immediato consumo, farina e pane, filati e tessuti, vino
commerciale od alcool. Ed è bene che sia così ;
poiché ognuno deve fare ciò che può e sa fare,
coi mezzi adeguati allo scopo. E evidente che
un distillatore agrario distillerà sempre peggio
di un distillatore industriale, il quale possiede
apparecchi perfetti, lavora su grandi masse, e ha
dei capitali ed una clientela nota e sicura.
In tutti gli altri paesi si mira sempre al grande,
si mira a costituire robustamente le industrie.
Noi invece miriamo al piccolo, noi mettiamo
nell'andar indietro la stessa energia che in altri
paesi si mette nell'andar avanti.
E notiamo bene che se i grandi stabilimenti
industriali sono la forma più recente dell' industria moderna, non ne sono ancora 1' ultima
forma; una forma ancora più vasta si va inaugurando : la forma dei sindacati, dei trusts americani.
Non si tratta più di opifici isolati e indipendenti, si tratta della coalizione degli stabilimenti...
Salandra. E il monopolio dei grandi capitalisti!
Colombo. Bene o male che sia, io non lo giudico.
De RiseSs, Ellena, Salandra. Male, male!
Colombo... Prima di tutto è un fatto. Ma mi permetta l'onorevole Salandra, mi permetta l'onorevole Ellena che osservi che se è vero che queste
coalizioni creano il monopolio...
Salandra. Informi il sindacato del rame!
Colombo. Onorevole Salandra, vede, quella è la
prova migliore che possa darsi contro di Lei: appunto quando esagerano il monopolio, queste coalizioni cadono!
Ma io volevo dire che è vero che questi sindacati hanno il difetto di tendere a monopolizzare la produzione; ma hanno però il vantaggio
che possono procurarsi le materie prime a prezzi
1
Atti
LEGISLATURA XVI —
Camera dei
— 3104 —
Parlamentari
3 a SESSIONE —
DISCUSSIONI —
molto inferiori. Mi rincresce di non poter portare '
delle cifre ; ma ci sono gli esempi dedotti appunto
dall'esperienza americana di questi ultimi anni,
dove si vede che alcune materie si son potute
produrre al 20 per cento di meno, solamente per
quei sindacati.
In ogni modo questa è una digressione clie
lascio per tornare al mio assunto.
Dunque io dicevo semplicemente che l'industria moderna si basa (o bene o male che sia)
sul principio dei grandi stabilimenti-, anzi va avviandosi verso una forma ancora più vasta.
E noi invece torniamo indietro, noi torniamo
alle piccole fabbriche, torniamo alle forme indù
striali di cento anni fa.
Ma almeno se queste distillerie agricole fossero
contenute entro i limiti nei quali la Commissione
d'inchiesta le aveva mantenute; cioè che non si
potessero mettere insieme molti proprietari, che
ci fosse un limite oltre al quale non potrebbero
essere considerate come agricole e quindi non potrebbero godere dello speciale abbuono, che fu
loro assegnato. In tal caso non sarebbero certamente state molto numerose, e non avrebbero
potuto portare un gran danno all'erario in causa
dell'accertamento indiziario.
Il pericolo grave invece è stato creato dalla
Commissione parlamentare, anzi dall'onorevole
relatore, il quale ne è il vero padrino, colle distillerie agricole cooperative. Ora questa forma di distillerie agricole cooperative nasconde delle vere
distillerie industriali; e notate bene la contradizione! Nel disegno di legge è proposto che solamente le cooperative abbiano lo speciale abbono
del 5 per cento. Ma come? Voi negate questo
speciale abbono alle piccole distillerie dove il
povero agricoltore distilla il suo piccolo contingente di vino e di vinacce e lo concedete a queste distillerie cooperative che sono vere fabbriche industriali?! Ma questo è contrario anche
alla giustizia la più elementare. Il fatto però è
che in questa maniera noi verremo a creare un
altro ente, che recherà un molto maggior danno
all'erario; poiché, siccome queste distillerie agricole favorite in questo modo diventeranno presto
molto numerose, sarà anche qui impossibile di
applicare a tutte il misuratore.
Quindi è che in sostanza questo accertamento
indiziario tanto combattuto l'anno scorso e che
in tutte le forme dice vasi dovesse cacciarsi per
sostituirgli da per tutto l'accertamento col misuratore (ciò che è possibile solo, ripeto, quando
il numero delle fabbriche è limitato) prenderà
ora su tutta la linea il sopravvento.
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
Così per lunghissimo tempo si andrà avanti
col sistema indiziario ed allora lo Stato, creda
a me, onorevole ministro, perderà, a dir poco, almeno la metà della tassa.
E dico la metà non senza intenzione, perchè
se noi guardiamo le cifre degli anni indietro troviamo che quelle piccole fabbriche che lavoravano negli anni scorsi doveano frodare assai se
volevano guadagnare; perchè si trova, per esempio, che le antiche fabbriche di seconda categoria
avevano una produzione media annua per fabbrica (nel 1886 87) 'di undici ettolitri, e le distillerie agrarie la produzione media di tre ettolitri
per fabbrica.
Ora credete voi, che delle fabbriche le quali
lavoravano per produrre tre ettolitri di spirito del
valore di lire 150, avrebbero potuto vivere se non
si fossero aiutate con la frode, cioè producendo
quattro, cinque, sei volte tanto quanto era stabilito
nell'accertamento indiziario?
Dunque vede, onorevole ministro, che quando
dico che con l'accertamento indiziario che diventerà per lungo tempo la regola con questa legge,,
si perderà metà della tassa, credo, torno a ripetere, di essere molto moderato.
E mentre si corre rischio di subire questa grave
perdita noi vediamo allargarsi sempre più, lo abbiamo veduto oggi, quella voragine nella quale
il Governo ha gettato ora cinque milioni, senza
poterla riempire; intendo alludere al rimborso
della tassa quando si esportano gli alcool sia in
forma naturale, sia nei vini e nei liquori.
Ciò che impensierisce di più in questa questione del drawback è la scala crescente dei rimborsi per lo spirito contenuto nel vino che si
esporta.
Nel 1882, per i vini s' intende, si pagarono
di drawback 363,000 lire; 422,000 nei 1883;
1,080,000 nel 1884; 550,000 nel 1885; 801,000
nel 1886 ; 900,000 nel 1887 (parlo s'intende dell'anno solare non dell'anno finanziarioj e 1,115,000
nel 1888.
Or bene, nell'esercizio 1888-89, ho rilevato stamattina dalla relazione dell'onorevole Levi, negli
allegati, che in 11 mesi si rimborsarono 2,668,620
lire; il che vuol dire che arriveremo a 2,900,0u0
lire per tutto l'anno, supponendo l'esportazione
uguale. Ma questo è anche poco. Vediamo il rapporto fra il drawback e la quantità di vino esportato.
Per esempio nel 1887, l'esportazione fu di ettolitri 3,603,000, e si pagarono 900,000 lire di
drawback. Nel 1888, e qui comincia a vedersi
la anomalia, nel 1888 furono esportati 1,829,000
Atti
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Parlamentari
Camera dei Deputatìi
LEGISLATURA XVI — 3 SESSIONE — DISCUSSIONI — TORNATA DEL 2 7 GIUGNO 1 8 8 9
a
ettolitri e si pagarono 1,115,000 lire; quest'anno,
cioè nel 1888 89 (lo rilevo sempre dalla relaz i o n e dell'onorevole Levi) si esportarono in 11
mesi 1,318,113 ettolitri e si pagarono 2,668,620
lire di drawback. Fatto il calcolo, si trova che
nel periodo 1882-88 la media del drawback per
ettolitro esportato fu di centesimi 33 1(2; negli
11 mesi di quest'anno, la media fu di 2 lire e
qualche cosa per ettolitro. Mi limito a citare senza
commentare. Ma intanto io dico: come dobbiamo
noi lasciare andare avanti questo sistema? E se
lo lasciamo andare avanti, che cosa succederà
dell'introito netto della tassa? Perchè si tratta di
somme che vanno crescendo, anche ad onta che
sia diminuita l'esportazione dei vini. Ma cosa
sarà, quando la esportazione del vino come desideriamo tutti, aumenterà?
E notiamo che la legge in discussione lascia sussistere questo grave pericolo, perchè è detto dall'onorevole relatore ed è detto anche nella legge,
che il rimborso sulla base degli 11 gradi di graduazione alcoolica dei vini italiani si deve continuare finché perdurano le cause, che hanno determinato questo decreto. Ora è una frase così elastica
questa, che equivale a dire che durerà sempre.
Ed allora, domando io, se la esportazione cresce,
come noi speriamo, che cosa diventerà questo
drawback f E mentre si dà questo drawback così
elevato all'esportazione del vino, perchè l'onorevole ministro lesina la misura del draioback ai
liquori, che costituiscono una notevole industria e
sono oggetto di una esportazione assai importante?
Noi troviamo 700,000 lire circa nell'allegato dell'onorevole Levi per questo titolo; dunque è una
esportazione di un certo valore. Ora perchè dobbiamo restituire soltanto il 90 per cento ai liquori, mentre restituiamo integralmente la tassa
sui vini esportati?
Pigliamo un vino a 14 gradi naturali; mettiamo che per certe esportazioni si aggiungano
2 gradi di alcool, che abbia pagato la tassa, perchè se non la paga è peggio. Per questo vino lo
Stato è obbligato a restituire lire 4.50 per ettolitro
di vino esportato; che sarebbero 6 lire se si alcoolizzasse con alcool in frode.
Quindi per ogni milione di ettolitri di questo
tipo di vino che si esporti occorrono 4 milioni
e mezzo di lire da restituire agli esportatori.
Sono cifre che dànno assai a pensare; perchè non
si può a meno di temere che c'entrino la speculazione e la frode. E spaventevole pensare quanto
potrebbe guadagnare uno speculatore disonesto
alle spalle dei contribuenti, solamente con questa
semplice operazione, E gli speculatori, statene
certi, hanno già cominciato il loro triste lavoro;
tutti lo sanno.
Anche in Austria si dà un premio di esportazione, ma si limita la somma del premio, per
quanto grande possa essere l'esportazione ; più
di un milione di fiorini non si restituisce, cioè
circa 2 milioni di lire; noi invece siamo arrivati ad una cifra superiore alla quale non c'è
limite.
Ora, domando io, (e questa è una proposta che
incidentalmente avevo fatta anche nella Commissione d'inchiesta) perchè non diamo un premio di esportazione ai vini? Diamo un premio
di esportazione, ma non sotto questa forma del
drawback, la quale favorisce i vini molto alcoolici e non favorisce punto i vini poco alcoolici.
Tutti i vini siciliani, e l'onorevole Pantano,
che ne produce, lo sa perfettamente, sono al di
sopra del grado alcoolico medio di 11, stabilito
per tutta Italia, mentre i vini piemontesi, ne.
sono al disotto.
Dunque, io diceva, fissiamo un premio di
esportazione e fissiamolo pure alto ; io voterei
volentieri 2, 3, 4 milioni in premi di esportazione ad un tanto per ettolitro prodotto da qualunque paese d'Italia.
Io lo voterei volentieri, perchè, almeno, saprei di che male siamo destinati a morire; ma
poniamo un termine a questa ipocrisia del drawback, fondato sopra un grado alcoolico determinato.
Io mi riassumo.
Io credo, dopo quello che ho detto, che l'avvenire dalla tassa sugli spiriti, come viene stabilita con la nuova legge, è tutt'altro che lieto.
Io mi faccio un triste quadro dell'avvenire
prossimo.
Dopo l'applicazione della legge le distillerie
dei cereali non potranno sostenere la concorrenza
delle distillerie di vinacce e di vino; dunque si
chiuderanno, o si convertiranno, parlo di quelle
dell'Alta Italia, in opifici di rettificazione; poiché è naturale che noi non possiamo nell'Alta
Italia far venire i vini dall' Italia meridionale,
giacché il trasporto importerebbe un aumento
troppo grande di spesa.
Al contrario le fabbriche di prima categoria
meridionali, quelle di Napoli, per esempio, possono distillare il vino, ma in condizioni certo
meno felici delle distillerie industriali dell'antica seconda categoria, delle fabbriche agricole,
e, soprattutto, di quelle distillerie cooperative,
che è l'istituzione nuova dovuta alla Commissione parlamentare.
Atti
— 3106 —
Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
3 * SESSIONE —
DISCUSSIONI
Per questo io credo che l'onorevole ministro non
può piti contare sopra il vistoso introito che davano le distillerie di cereali, introito che ha sempre ammontato in media ai 7[8 dell'intera tassa
pagata. Vengono le altre. Io ho già detto qui
che queste fabbriche di spirito di vino e vinac
eie, con le facilitazioni che la legge accorda loro,
pulluleranno; da centinaia diventeranno migliaia,
perchè già ce ne sono 10,000 esistenti, ma che
non lavorano. Dunque pulluleranno in grandissima quantità, a migliaia; ed allora Lei, onorevole ministro, non potrà applicare a tutte il misuratore ; e con l'accertamento indiziario perderà
gran parte dell' inti*oito della tassa.
Quanto perderà non si può dire esattamente. Io
ho detto poc'anzi che riteneva che si perda la metà.
Se anche il paese producesse 400,000 ettolitri che
è il limite massimo ritenuto da alcuni per la produzione italiana; calcolando la media fra gli abboni del 20 per cento, del 35 e del 40 per cento ;
calcolando la perdita dovuta all'accertamento indiziario, lo Stato incasserebbe da 16 a 17 milioni.
Siccome io non credo che si produrranno 400,000
ettolitri di alcool, meno se ne produrranno, e minore sarà ancora l'introito della tassa Ma io voglio anche largheggiare e ammettere che se ne
producano 400,000 ettolitri. Voglio ammettere
che si incassino 17 e, se volete, persino 20 milioni,
ma dovete pur dedurre il drawback che minaccia
di diventare sempre più gravoso, ed allora io credo,
onorevole ministro, che Ella non potrà più contare
sopra un introito maggiore di una quindicina di
milioni.
Saranno dunque 25 milioni che si perderanno
sul massimo incassato negli anni scorsi, e si perderanno perchè la legislazione sugli alcools è
sempre stata estremamente incerta, estremamente
mutevole, e, devo dirlo, non è sempre stata razionale.
L'onorevole Magliani, che aveva trovata la
tassa beli'e impiantata dai ministri precedenti,
vedeva giusto nel modo di applicarla. Ma non
ha mai lasciato posa a questa povera industria
degli spiriti, finché ha finito per paralizzarla del
tutto, con lo spingere all' eccesso le gravezze e
le fiscalità.
L'onorevole Seismit Doda aveva uno splendido
compito. Egli poteva ristaurare completamente
questa tassa, mettendola sopra basi razionali.
Egli poteva abbassare, come ha fatto, la quota
della tassa, poteva pareggiare le categorie, sopprimere tutti i privilegi, sopprimere tutte le
sperequazioni, ammettendo anche, ciò che credo,
torno a dirlo, onesto e giusto, ammettendo anche
Camera dei
—
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
un abbuono particolare ai vini, meglio se in
forma transitoria, finche la crisi avesse durato.
Invece l'onorevole ministro ha dato ascolto a interessi del momento... (Segni di diniego dell'onorevole ministro).
Ma sì! E per conseguenza Ella ha sacrificato
un' industria fiorente per consacrare lo spareggiamento che esisteva, per creare spareggiamenti
nuovi. Ha sacrificato così un'industria che dava
molto all'erario. E perchè? Per un'illusione; per
fare una legge che io credo non gioverà nemmeno alla stessa produzione che mira a sollevare, giacché io son sicuro che dopo la crisi del
vino avremo la crisi degli alcool.
Mentre il paese non vuole più imposte nuove,
e del resto non le potrebbe più tollerare ; mentre la Camera, per quanto si dica, è sempre propensa a votare spese nuove, e 1' abbiamo visto
oggi quando si votò la legge sui porti, noi^ abbiamo il diritto di domandare al Governo che
tuteli almeno l'integrità dei proventi che esistono, che conservi le imposte esistenti, che cerchi di migliorarle. Ma se il Governo invece dà
ascolto a interessi momentanei, se sacrifica una
gran parte dell'introito di una tassa, che era così
importante, se in certa guisa viene a darci in
questo modo una seconda edizione, in minore
scala, dell'abolizione del macinato, io dichiaro
che la responsabilità sarà sua...
Seismit-Doda, ministro delle finanze. Che c'entra questo?
Colomba. ... e che io non potrei approvare
questo sistema.
Quindi io scongiuro vivamente la Camera, nell'interesse dei contribuenti, a voler ben riflettere, prima di approvare il sistema che viene
inaugurato col presente disegno di legge. {Bravo!
Benissimo !)
Presentazione di una relazione.
Presidente. Invito l'onorevole Baccelli Guido a
recarsi alla tribuna per presentare una relazione.
Baccelli Guido. Mi onoro di presentare alla Camera la relazione sul disegno di legge che ha per
titolo : Tutela dei monumenti nella zona meridionale di Roma. Prego la Camera di decretarne
l'urgenza, per la scadenza dei termini che è imminente.
Presidente. Questa relazione sarà stampata e
distribuita.
L'onorevole Baccelli, a nome della Commissione,
chiede che questo disegno di legge sia dichiarato
d'urgenza.
Atti
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Parlamentari
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SESSIONE —
DISCUSSIONI —
Se non vi seno opposizióni, l'urgenza s'intenderà ammessa.
(È dichiarato
-
d'urgenza).
H a facoltà di parlare l'onorevole CarnazzaAmari.
Carnazza-Amari. Onorevoli signori, io non divido affatto l'opinione di quello scrittore, citato
dall'onorevole Colombo, che attribuiva a lui poca
esperienza e che lo giudicava sostenitore degl'interessi agricoli. A me pare che quello scrittore
non abbia letto nulla, non sappia nulla, e non
conosca abbastanza l'onorevole Colombo, il quale
ha larga cognizione di queste materie, maggiormente accresciuta dallo studio speciale che egli,
come relatore della Commissione d'inchiesta, ha
dovuto farne, e che, per le opinioni che nei
suoi scritti e qui ha manifestato, anziché sostenitore degli interessi agricoli, è propugnatore di
quelli industriali.
L'onorevole Colombo dice che questa legge è
disastrosa, perchè ha lo scopo di venire in aiuto
dei nostri vini. Ma veramente crede l'onorevole
Colombo che sia disastro venire in aiuto della
principale, della più larga, della più interessante
produzione nazionale?
Io credo invece che sia disastroso il non venire in aiuto di questa produzione, come si è
fatto finora, e legge disastrosa è quella che finora ha imperato, la quale agevolando lo spirito
industriale, è stata sempre sfayorevole, anzi esiziale all'agricoltura.
L'onorevole Colombo ha detto che in altri
Stati si produce l'alcool in grande quantità per
quanto dà all'erario parecchie centinaia di milioni, mentre in Italia ha dato al massimo 40
milioni.
Ebbene qual prova migliore che la legge che
finora ha imperato è stata contraria alla produzione dello spirito? Poiché è naturale che in un
paese dove è così abbondante la produzione del
vino e delle vinaccie, la fabbricazione dello spirito avrebbe dovuto prendere un grandissimo
sviluppo. Invece malgrado queste condizioni favorevoli, e con tutta questa materia prima, la
produzione dello spirito è piccolissima, e le vinaccie e i residui del vino vengono adoperati per
concime o per bruciarli.
Non vede dunque l'onorevole Colombo che
questa industria, che dovrebbe fiorire, non fiorisce, appunto perchè è artifiziosamente contrastata, e l'artifizio consiste appunto nel sistema
daziario che essendo favorevole allo spirito in-
Camera dei
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GIUGNO
Deputati
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dustriale che non è industria nazionale, non può
che produrre questa conseguenza?
Ed è tanto vero che l'industria straniera ha
soppiantato quella nazionale; per quanto noi ci
troviamo tanta qualità di materia prima per l'alcool vinoso, lo stesso onorevole Colombo ha dovuto confessare che lo spirito industriale, in 10
anni, ha dato 150 milioni di lire all'erario, e
quello di vino o di vinaccie ha dato semplicemente 28 milioni.
Dunque dalla materia che noi possediamo non
si trae il provento della tassa, quindi non si produce l'alcool, e dal granone che è materia straniera, come sarò per dimostrare, si produce l'alcool in una abbondanza relativa, per quanto
lo stato disagiato dell'industria nazionale possa
comportarlo, e dà un reddito maggiore che egli
poi disse rappresentare i sette ottavi della tassa
e perciò della produzione.
Ha soggiunto che ci sono 10,000 distillerie di
seconda categoria la maggior parte chiuse, ed
invece vivono rigogliose le 10 o 20 distillerie di
prima categoria, cioè sono chiuse le distillerie di
materie vinose o di vino e fiorenti quelle di granone. Ora questi fatti non possono altrimenti spiegarsi se non ammettendo che la legislazione che
sinora ha governato la materia degli alcool è disastrosa. E quel disastro che l'onorevole Colombo
teme nella nuova legge, sembra che, con gli stessi
suoi dati, si trovi evidente nella legge che sinora
ha governato.
L'onorevole Colombo ammette, insieme al Comboni, come sarò per dire in appresso, che lo spi
rito che potrebbe trarsi in Italia dalle vinaccie
potrebbe raggiungere i 250,000 ettolitri, e poi è
obbligato a dire : u non si comprende bene quindi
quale sia la causa per cui non si dovrebbe estendere l'utilizzazione delle vinaccie assai più di
quello che non sia estesa in Italia, dove dal 1880
al 1887 la media quantità di vinaccia dichiarata
per la distillazione non fu che di circa 800 mila
quintali all'anno. „ Egli conviene che la produzione
che può trarsi dalle nostre uve in Italia raggiungerebbe 5 o 6 milioni di quintali, ed invece di distillarsene 5 o 6 milioni o qualcosa di meno, se ne
distillano semplicemente 800 mila, vale a dire il
6° o il 7° della produzione. E poi l'onorevole Colombo con la sua alta mente e la sua perspicacia non sa spiegarsene la ragione. Ma è evidente. E la vigente legislazione che deve essere
mutata dalle basi col progetto sottoposto alle
nostre deliberazioni.
L'onorevole Colombo dice: ma voi agevolando
la produzione dello spiritò vinoso, eccitate la
Atti
— 3108 —
Parlamentari
LEGISLATURA XVI —
3
a
SESSIONE —
DISCUSSIONI —
cultura di una materia che vi rovescierà sul
mercato tale quantità di produzione per quanto
si verificherà la pletora dello spirito. Ma, onorevole Colombo, se vi ha un eccitamento a
questa produzione, questo avvenne quando noi
potevamo esportare il nostro vino all'estero,
quando i 4, 5 milioni di ettolitri di eccedenza
nella nostra produzione potevano essere esportati. Oggi questa esportazione è finita, si è verificata l'eccedenza, e l'eccedenza crescerà non per
eccitamento di alcuno, ma perchè i vigneti già
creati sotto quelle condizioni economiche non hanno
ancora dato intero il loro frutto, e alcuni devono
crescerlo immensamente, sicché fra 5, 6, 8, 10
anni ammetto con l'onorevole Pantano che noi
andremo a 50 milioni di ettolitri.
Dice l'onorevole Colombo: ma voi volete allora distillare tutto questo vino?
Ma se abbiamo questa materia, perchè non
distillarla, se non c' è altro mezzo di usarne? Ma
allora voi avrete l'eccesso dell'alcool. Sta bene,
ma ora noi abbiamo l'eccesso del vino, e quando
noi ne faremo alcool, con quest'alcool, noi potremo migliorare i nostri vini; allora una parte
di quest' alcool sarà consumata a questo scopo,
i vini così migliorati potranno essere più facilmente esportati di quello che non lo siano attualmente; alcolizzandoli, potremo migliorarli,
conservarli, invecchiarli e così presentare una
produzione migliore di quella che abbiamo attualmente.
L'onorevole Colombo disse che lo spirito di
sostanze amidacie ben rettificato diviene assolutamente igienico, anzi etilico, e perciò uguale a
quello del vino; che lo spirito di vinacce contiene sostanze tossiche, e quasi quasi non ne con
tiene, o ne contiene meno, lo spirito tratto dal
granturco, dalle patate e dalle barbabietole; che
qualunque sia la sostanza da cui gli spiriti sono
ricavati, mediante la rettificazione possono ridursi
ad un tipo unico ed essere tutti igienici; e mentre
questo afferma, d'altra parte non esita a dire:
Dio non voglia, che noi non avessimo sul mercato 250 milioni d'ettolitri di spirito di vinacce
che avvelenerebbero il paese. Come! onorevole
Colombo, secondo la sua opinione, gli spiriti,
qualunque sia la sostanza da cui si ricavano, rettificandoli, diventano tutti igienici, e poi vuole
che lo spirito di vinacce debba avvelenare?
Ora mi soggiunge che le macchine possono facilmente rettificare lo spirito industriale, ma non
riescono a rettificare quello delle vinaccie. Onorevole Colombo, io non sono un chimico, nò un
Camera dei
TORNATA DEL 2 7 GIUGNO
Deputati
1889
meccanico, ma dico francamente che questo non
mi persuade.
Se rettificare significa separare l'alcool da elementi estranei nocivi: se la macchina rettificatrice riesce a fare questa separazione, io non
arrivo a comprendere come sullo spirito di granone questa separazione si faccia agevolmente,
e non si possa fare sullo spirito di vinacce. Onorevole Colombo, Lei lo dice, ed io noia lo nego :
perchè non ho mezzo di negarlo; come a lei
manca quello di affermarlo, però il buon senso naturale, istintivo mi spinge a non potere accettare
in alcun modo questa idea, la quale potrebbe
piuttosto trovar ragione nel bisogno in cui è lei
di giustificare la sua asserzione: cioè che si possa
portar la salute col granone e le patate, e invece
con le vinacce si avveleni il paese.
Ma è vero poi che lo spirito industriale sia
più igienico dell'altro? Senta c ' è qualcuno- in
cui mi permetterò di avere un pò più di fiducia,
che in Lei. Intendo parlare del professor Cannizzaro; il quale in un allegato che ho veduto
adesso qui nella relazione, dice :
u
Non vi ha dubbio che lo spirito che più si
presta alla alcoolizzazione dei vini è quello appunto che si estrae dal vino. La ragione di questo è che gli alcool, che si ottengono dai cereali,
per esempio, sono più ricchi, a parità di rettificazione e di purificazione, di altre sostanze di
cattivo gusto e nocive alla salute di quello che
non sono gli spiriti ottenuti dal vino, o anche da
altre bevande fermentate.
a
Ordinariamente questi spiriti sono più ricchi
di eteri speciali, i quali, nel caso che si tratti di
spirito di vino e di alcoolizzare, tornano piuttosto
a vantaggio e sono invece meno ricchi di alcool
superiori, i quali specialmente si crede siano nocivi alla salute.
u
Quanto al grado di rettificazione che deve
avere l'alcool per potere costituire una bevanda
igienica, è una questione che in questo momento
è pendente davanti al Consiglio superiore di sanità e per conseguenza credo di dovere astenermi
dal formulare un giudizio preciso in proposito. „
Dunque quanto al grado di rettificazione non
da giudizio; ma consente e dichiara che l'alcool
tratto dal granone, l'alcool industriale, anche
dopo di essere stato rettificato contiene materie
nocive alla salute maggiormente di quante ne abbiano il vino e le altre sostanze fermentate, e
perciò le vinacce.
L'onorevole Colombo crede che dovrà diminuire
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anche il consumo dello spirito; e sapete perchè?
per effetto delle Società di temperanza.
Io vorrei dividere questa sua felice opinione;
ma a dir vero mi pare che pecchi alquanto di
un certo ottimismo.
Ne mi scuote quella statistica che egli ha presentato nel suo splendido discorso, anzitutto perchè disse anch'egli che con la statistica si prova
tutto ciò che si vuole ; poi perchè si riferisce ad
una specie sola di liquori, e non a tutti, e riflette una sola provincia dell'Inghilterra e non
l'intera nazione.
Ora io non posso sapere che cosa avvenga
nelle altre provincie inglesi, e negli altri paesi ;
non posso conoscere se nella provincia da lui citata invece di quei liquori se ne consumino ora
degli altri in maggior quantità.
Quello che generalmente tutti sappiamo e vediamo è che l'uso dell'alcool è in aumento, anziché in diminuzione, e lo stesso onorevole Colombo ha dichiarato che nei paesi nordici le nutrici dànno a bere spirito anche ai lattanti.
E poi, onorevole Colombo, l'alcool è una materia che non serve esclusivamente come bevanda; ma serve anche a molti altri usi della
vita, ed a molte industrie, i quali sono cresciuti
anziché diminuiti e crescono ancora.
Di guisa che non si può dedurre da un fatto
transitorio, limitato ad una provincia e ad una
sola specie di liquori, la conseguenza che dovrà
diminuire il consumo dell'alcool.
L'onorevole Colombo dice che l'ultimo portato
della scienza economica sono le coalizioni fra le
grandi fabbriche, le grandi industrie.
Io potrei convenire in parte in questa sua
teoria; ma non sono un economista, nè voglio entrare in questa questione, per altro estranea al
tema in discussione. Ma se egli ammette l'associazione per le grandi distillerie, perchè la combatte per le distillerie agrarie?
Vuole la coalizione pei forti che sono le grandi
distillerie, e la combatte pei deboli che sono le
piccole distillerie, quelle che veramente hanno
bisogno della cooperazione e della associazione?
Ma non le pare, onorevole Colombo, che in questo modo Ella cambi i principii e le teorie secondo
i casi e secondo i suoi desiderii, i quali una
volta lo portano ad una conseguenza ed un'altra volta ad un'altra? Se la coalizione è da accettarsi per le grandi fabbriche, a fortiori si
dovrà ammettere per le piccole distillerie dappoiché i forti non hanno bisogno di unirsi, ma i
piccoli hanno bisogno di questa unione per potersi
sostenere. Onorevole Colombo, è mestieri che lo
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si sappia: l'avvenire agricolo industriale d'Italia
è nel vino e non nelle patate, nelle barbebietole
e nel grano che viene dall'estero. Il vino è la maggiore, la principale 'produzione su cui si fonda
l'avvenire d'Italia.
I cereali in Italia sono in decadenza, perchè non
possiamo sostenere la concorrenza con i prodotti
che ci rovescia l'America e l'Asia, gli agrumeti non
possono sperare che poco o nulla, avendo attecchito nel nuovo mondo, gli olii hanno lo
stesso destino, e se ne restringe ogni giorno
più l'usò, soppiantati dai nuovi elementi che la
scienza ha saputo sostituirvi. E la vite adunque
la pianta sulla quale deve essere rivolta la speranza e perciò l'attenzione del paese.
Noi come principale produzione abbiamo quello
che ci dà la terra e il sole : l'una produce e l'altro feconda. Il giorno in cui noi volessimo diventare industriali come l'Inghilterra, in allora
noi verremmo a contraddire alle nostre inclinazioni ed alle nostre condizioni naturali ed economiche, insulteremmo il nostro suolo e il nostro
sole, e ci faremmo strada alla miseria ed al- fallimento.
Ora che cosa rappresentano le vinacce in Italia? Si è detto che esse possono avere il valore
di qualche milione; mi pare che l'onorevole Colombo nella sua relazione dica che possono dare
50 o 60 milioni di ettolitri di alcool. Io credo di
poter rispondere a questa affermazione con l'autorità dello scrittore che Commissione d'inchiesta,
Ministero e Commissione parlamentare e l'onorevole Colombo stesso hanno citato, il Comboni.
Egli dice : " Conuna produzione di vino che oggi,
raggiunge la media di 35,000,000 di ettolitri, supponendo una rendita in vinaccia ben compressa di
chilogrammi 15 per quintale di vino prodotto, si
avrebbero quintali 5,250,000 di vinaccia che potrebbero alimentare oltre 100 grandi distillerie
atta ciascuna allo smaltimento di circa 50,000
quintali di questa materia.
u
D'ordinario la vinaccia bene comperata, e
conservata contiene una quantità di alcool che
ridotto a litri-gradi corrisponde circa alla metà
della ricchezza alcoolica che ha il vino da cui
proviene. Facendo una media per la vinaccia
meridionale e quella settentrionale, si potrebbe
fissare al 5 per cento la loro ricchezza in alcool
assoluto, laonde dai 5,250,000 quintali, si avrebbero circa chilogrammi 262,500 di alcool assoluto,
nel caso che apparecchi bene costruiti e diretti
ne permettessero la completa utilizzazione.
tt
A questa quantità di vinaccia vuol essere aggiunta la feccia umida di circa quintali 1,750,000,
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Ma questo nello interesse del distillatore, ma
nello interesse nazionale, il valore delle vinacce
del lavoro per raccolta e trasporto, per interessi
di capitali, ecc., sono a beneficio della economia
nazionale, perciò i 72 milioni ed il valore dei
residui restano a beneficio dell'economia nazionale, a vantaggio della quale si devono imputare
quasi tutti i 78,250,000 lire.
Adunque è egli possibile che noi, con questa quantità di prodotto, in vinacce, che rappresenta un
valore in 78 milioni, con la produzione attuale
di 35 milioni di ettolitri di vino, e dovrà sicuramente raggiungere i 100 milioni, quando
anderemo a quei 50 milioni di ettolitri, a cui
si accenna anche dall' onorevole Colombo, dovremo lasciare tutto questo prodotto senza trarne
quella utilità che può venirne al paese, per garantire 18 0 20 fabbriche industriali che ci sono
in Italia? Io credo che questa convinzione, non
possa entrare facilmente nella mente di alcuno.
E se al prodotto delle vinacce si aggiunge lo
spirito che può trarsi dai vini guasti 0 scadenti
che sorpassano i 5 milioni di ettolitri, noi potremmo produrre ancora altri 500,000 ettolitri
di alcool che uniti a quello che si tira dalle vinacce e ai vicini e prossimi aumenti di produzione di vino, ci metterebbe in condizione di rovesciare sul mercato oltre un milione di ettolitri
di spirito, il quale non solo emanciperebbe la
patria dallo straniero, ma la metterebbe in grado
di spargere nei mercati esteri un' immensa quantità di alcool con grande benefizio della economia nazionale.
10 ho detto che lo spirito industriale, non è
una
industria nazionale. Mi servo anche delle
Totale. . L."78,'¿50,000
cifre
date dall'onorevole Pantano nella sua bel" Dunque le vinacce rappresentano un valore
lissima
relazione.
di 78,250,000 lire che noi lasciamo perdere, distilDa
queste
cifre resulta, che le fabbriche di
lando solamente, come disse l'onorevole Colombo,
spirito
industriale
(e lo chiamo industriale per
800 quintali.
Ma si dirà che questa partita attiva da cui deve distinguerlo da quello che deriva dalle vinacce,
togliersi il passivo, il quale, secondo lo stesso Com- dalle sostanze fermentate e dal vino, perchè rico
nosco con l'onorevole Colombo che anche questo
boni sarebbe il seguente :
è industriale), hanno impiegato dal 1881 al 1888
Vinaccia 0 feccia quintali 7 milioni
a lire 3
L. 21,000,000 tonnellate 333,980 di grano, di cui 229,221 importate in franchigia dall'estero.
Spesa di raccolto, trasporto, conseiOra io domando: quanta spesa è costata allo
vazione e cali a lire 0,25. . . „ 1,750,000
Stato
l'introduzione di questa materia esente da
Spese di lavorazione completa a
tassa?
lire 2
„ 14,000,000
11 conto è presto fatto : moltiplicando 229,221
Interessi del capitale, affitti, amper
14, quanto è il dazio che avrebbe dovuto
mortamenti e riparazioni a lire 0,50 „ 3,500,000
pagare al confine, il grano entrato in franchigia^
Totale passività
„ 40,250,000 '
si ha la cifra di lire 3,209,094, che si sono perdute
che confrontate con l'attività . . „ 72,250,000
per agevolare poche fabbriche di spirito indulasciano al distillatore un utile di L. 32,000,000 striale. Le residuali tonnellate 104,759 dovettero
calcolando un rendimento di chilogrammi 5 per
chili di vino prodotto; la quale feccia umida,
rendendo in media il 4 per cento di alcool permetterebbe di aggiungere altri chili 70,000 a
quello fornito dalla vinaccia-. Ma questo non è iì
solo prodotto che può dare la feccia, e la vinaccia;
queste contengono dal 2 al 5 per cento di cremore
di tartaro, variando la ricchezza del sale da regione a regione.
" Supponendo che la media utilizzabile sia del
tre per cento, si avrebbero quintali 177,500 di
cremore greggio, che al prezzo medio di lire 200
per quintale darebbero la somma di 35,500,000
lire.
" A questa media di rendimento in cremore ci
arriviamo, tenendo conto che le vinacce meridionali sono più ricche in sale e che la loro media
del 4 per cento compensa quella poco inferiore
della vinaccia settentrionale. Aggiungendo al cremore di vinaccia ancora quello delle fecce, le
quali allo stato umido hanno una ricchezza media
del 5 per cento, si avrebbero altri quintali
87,500,000. Tenendo conto del valore che ha la
vinaccia dopo che venne distillata, sia questa
considerata come foraggio o come concime, i
7 milioni di quintali di materia prima rappresenterebbero una ricchezza lorda di 72,250,000
lire così ripartite:
Alcool, chilogrammi 332,500 a
lire 50 .
L. 1,662,500
Cremore, quintali 265,000 a lire
200 .
„ 53,000,000
Residui, quintali 5,250,000 a centesimi 50
. „ 2 625,000
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necessariamente far parte della quantità di grano
tnreo ritirato dall'estero nel paese per altri scopi,
che raggiunse la cifra di tonnellate 202,982. L'industria adunque dello spirito di grano si alimenta
sopra un prodotto che viene dall'estero, il qual
prodotto in tanto è distillato in quanto ha avuto
l'agevolazione dell'entrata senza tassa, mentre per
i bisogni economici del paese si è tassato il grano
che serve di cibo per il povero; e poi si esenta
quello che serve all'industria dell'alcool relativo
alle 10 o 20 fabbriche che sono in Italia.
Ne si dica che con questa industria si alimentano operai, che se non sono 500, come afferma
il relatore, i lavoranti nelle fabbriche di spirito
industriale, saranno qualche cosa di più, ma non
potranno mai essere calcolati di fronte al numero
degli operai che vivrebbero nelle 10,000 fabbriche di spirito vinoso, che attualmente sono chiuse
nella più parte, che con la legge proposta saranno riaperte quadruplicate, e a 10 operai per
ogni fabbrica, darebbero pane a più centinaia di
migliaia di lavoranti.
Non ripeto i calcoli che ha fatto l'onorevole
Pantano nella sua relazione e che l'onorevole
Colombo ha combattuti, dicendo che questi calcoli fatti per l'alcool industriale possono applicarsi all'alcool naturale. Ma questa è una pura e
semplice affermazione, che avrebbe dovuto essere provata. E , in ogni caso, quando si soccorre
l'alcool naturale, si soccorre un'industria nazionale, si utilizza il prodotto che maggiormente
noi formiamo; invece quando si aiuta l'alcool
industriale, si soccorre il prodotto che viene dall'estero.
Queste considerazioni credo che sieno bastevoli per dimostrare che l'alcool industriale è a
beneficio dello straniero e a danno della produzione
nazionale, e per ciò è un' industria straniera.
A ciò si aggiunga che gli stessi industriali offrono la prova della inutilità economica della loro
industria. Essi affermano che a produrre un ettolitro di spirito industriale devono spendere lire
52; lo spirito estero al confine costa lire 40.50,
togli lire 14 di dazio, resta un valore netto di
lire 26.50; segue da ciò che lo spirito industriale italiano costa lire "25.50 più di quello
estero. Or ammettendo che il consumo dell'alcool con la nuova legge torni alla quantità normale che, negli anni 1880-85 raggiunse uni, media di 180,000 ettolitri, e moltiplicando quésta
cifra per 25.50, si ha una differenza di 4 3 590,000
lire annuali di danno alla economia nazionale. Ed
io allora domando : se non ci fosse altro spirito in
Italia, varrebbe la pena di perdere ogni anno
427
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TORNATA DEL 2 7
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4,590,000 lire per mantenere in piedi le 10 o
20 fabbriche industriali? Ecco a quali conseguenze conduce voler agevolare una industria
che non ha base nazionale.
Aggiungerò che, riscontrando tutti gli igienisti
non è dubbio come l'alcool industriale contenga
maggior quantità di materie tossiche di quello
che ne contenga l'alcool vinoso o di vino.
Ciò è tanto vero che in Francia l'alcoolismo
crebbe con l'oidium o la fillossera, perchè essendo »
diminuito il prodotto del vino, allo spirito naturale
fu sostituito quello industriale. In effetti dal 1840
al 1850 si producevano in Francia 553,983 ettolitri di spirito di vino annuali, nel 1869, 553,989,
dal 1874 al 1885 la produzione dello spirito di
vino fu ridotta alla esigua cifra di 23j940 ettolitri.
Laurier dimostrò come i reati riferibili a bevande
alcooliche aumentarono in Francia, come crebbe
l'uso dello spirito industriale. Nella Scandinavia
che si usa alcool industriale l'alcoolismo è al più
alto grado ; per conseguenza anche sotto il punto
di vista igienico l'alcool naturale deve esser preferito a quello industriale. L a qual cosa prova ancora che se una agevolazione deve esser data, si
deve piuttosto dare all'alcool naturale, e non a quello
artificiale.
Ma io, veramente, non credo che si debba parlare, in occasione di questa legge, di favori piuttosto ad una industria che ad un'altra. Il prodotto naturale dell'Italia è il vino e la vinaccia ;
questi non si sono potuti distillare nella debita
quantità perchè c' è stato un ostacolo artificiale
nel sistema daziario, che li ha governati. Dovete
levare questo ostacolo; poi del resto, fate che
ogni cosa corra, secondo che dalla natura è destinato.
Con questo non credo si faccia il danno di queste 20 grandi fabbriche, poiché anche queste possono distillare il vino e le vinacce una volta che t
come l'onorevole Colombo, il Ministero e la Commissione hanno proposto, saranno abolite le categorie. Queste fabbriche, invece di impiegare 5 o
600 operai, non so quanti siano, nel distillare un
prodotto estero, possono impiegarli per distillare
un prodotto nazionale.
Ne ci dica l'onorevole Colombo che le spese
per trasportare le vinacce alle grandi fabbriche
sarebbero assai gravi, poiché, essendo l'Italia
circondata dal mare, si può effettuare il trasporlo
per mare con piccola spesa. E anche volendosi
servire per questi trasporti della ferrovia, con le
tariffe differenziali, con i ribassi speciali, che
esistono, e con altri ribassi, che si potrebbero
ottenere, questi vini e queste vinacce possono an-
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Camera dei Deputati
LEGISLATURA XVI — 3 SESSIONE — DISCUSSIONI —- TOSTATA DEL 2 7 GIUGNO 1 8 8 9
a
dare, senza molta spesa, in quei posti, dove possono meglio essere distillati, Nelle condizioni attuali del paese nostro non ci sono più distanze.
Ci sono per le persone che vogliono arrivare più
presto al luogo a cui debbono arrivare, ma non
per le merci, per le quali un giorno di più o di
meno di viaggio non porta alcuna conseguenza.
La facilità dei viaggi, l'eseguità dei trasporti,
risolvono benissimo qualsiasi problema.
Dunque, onorevole Colombo, in quale condizione noi ci troviamo?
Voi volete sostenere, secondo pare a me, una
industria, che è alimemtata dall'estero, io invece
sostengo l'industria nazionale la quale può anche
alimentare quelle fabbriche di cui giustamente
siamo tutti caldi sostenitori.
Fatte queste dichiarazioni per quanto riguarda
in genere la legge, ho bisogno di dire qualche
parola in ordine ai particolari della stessa.
Presidente. Permetta.
Intanto dichiaro chiuse le votazioni ed invito
i segretari a procedere alla numerazione dei voti.
Continui il suo discorso, onorevole Carnazza.
Carnazza-Amari. Io convengo con l'onorevole
Colombo che la distinzione fatta con la legge attuale fra distillerie di prima e di seconda categoria è una distinzione ingiusta e dirò anche
antieconomica, perchè a buon conto questa distinzione mira a fare una posizione di favore
alle piccole distillerie fornite di strumenti imperfetti di lavorazione; in modo da costituire
una protezione a beneficio di coloro che non
hanno mezzi abbastanza perfetti per la produzione dell'alcool, e a danno di coloro che questi
mezzi possiedono.
Adunque non ci sono più categorie. Ogni distinzione fondata su questa base è illogica, è ingiusta. Ma l'onorevole Colombo ammise e credo
giustamente un'altra distinzione. Egli affermò:
Si è già detto che non è razionale far dipendere la misura dell'abbuono dalla categoria della
fabbrica, mentre l'unico sistema logico è quello
di commensurarlo secondo la matera che si distilla. Infatti qual'è lo scopo dell'abbuono? Il
primo abbuono del 10 per cento concesso pei cali
e dispersioni, dalla legge del 1879, aveva ragione
specifica tanto in linea tecnica quanto per considerazioni internazionali. Partendo dunque da
questa base, è evidente che l'abbuono non deve
considerarsi altrimenti che come un mezzo di purificare nel costo di produzione le diverse materie distillate non capaci di dare un positivo
vantaggio dell'economia nazionale; di compensare
cioè il maggior costo della materia prima quando
u
è utile per l'economia nazionale che questa materia si possa distillare e questo se non c' inganniamo è un principio equo e fecondo da introdursi
nella legislazione sugli spiriti „
Dunque il principio equo, giusto da introdursi
nella legislazione degli spiriti è quello di parificare la condizione dei vari alcool in proporzione del costo della materia prima.
Ora è provato in primo luogo come le spese
di acquisto per quanto riguarda le vinacce siano
maggiori di quelle che non siano per lo spirito
dei cereali. Di più i cali e le dispersioni sono maggiori nello spirito industriale di quanto non siano
in quello di vinacce. Seguite l'uno e l'altro alcool
nel tempo e troverete come le perdite dello spirito industriale siano minori di quelle che subisce l'alcool naturale.
E poiché la tassa non colpisce la fabbricazione
che è un modo di riscossione, ma colpisce semplicemente lo spirito che si consuma, e questo
spirito si trova in quantità minore in quello derivato dalle vinacce e maggiore in quello derivato
dal grano, è una conseguenza logica e necessaria,
che l'abbuono per le vinacce deve esser maggiore.
À questo si aggiunge che il costo di produzione delle vinacce è maggiore, e perciò, secondo
la teoria dell'onorevole Colombo, maggiore deve
essere l'abbuono.
Non mi pare adunque che sia una conclusione
esatta quella a cui viene l'onorevole Colombo,
cioè, che muovendo da questo principio, si debba
parificare l'abbuono tanto per lo spirito industriale, che per lo spirito naturale al 10 per cento.
E adesso io mi rivolgo alla Commissione e al
Ministero e dico che non sia neanche accettabile
la differenza del 10 che c'è, col sistema proposto, fra l'abbuono per le vinacce, che è del 20,
e l'abbuono per lo spirito naturale, che è del 10.
Infatti la proporzione è questa: il 10 per cento
sopra una tassa di 180 lire, come quella vigente,
dà l'abbuono di 18 lire; invece il 10 per cento
sopra una tassa di 120, come è quella proposta,
dà l'abbuono di 12 lire.
Dunque voi avete diminuito l'abbuono attuale,
che pure non è riuscito a sostenere la distillazione delle vinacce! Per conseguenza, questa
legge che dovrebbe essere riparatrice, mi pare
che andrebbe allo scopo opposto, inquantochè non
solo non aumenta l'abbuono, ma lo diminuisce.
Segue da ciò che l'abbuono dovrebbe per lo meno
essere elevato al 25 per cento, come è proposto
dalla generalità delle Camere di commercio e
dalle persone competenti nella materia.
In quanto all'abbuono del vino il Ministero e
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l'onorevole Colombo propongono il 30 per cento;
la Commissione propone il 35 in modo definitivo, e il 40 transitoriamente per un anno.
Ora credo che tanto il Ministero quanto la
Commissione vengano a ridurre l'abbuono, che
viene consentito anche dall'onorevole Colombo,
perchè l'onorevole Colombo ammette l'abbuono
del 30 per cento, ma sopra una tassa di 150 lire,
ciò che fa una riduzione di 45 lire; il Ministero
ammettendo lo stesso abbuono del 30 per cento
sopra una tassa di 120 lire, riduce l'abbuono a 36
lire, con una differenza in meno di lire nove,
di quello che propone l'onorevole Colombo. E lo
stesso 35 per cento proposto dalla Commissione,
non raggiunge ancora la cifra dell'onorevole Colombo, perchè egli andava al 45, e voi andate
solo al 42 per cento, ossia 3 di meno.
Quindi è evidente che voi dovete necessariamente elevare questo abbuono, e seguendo il principio stabilito dall'onorevole Colombo che io non
voglio sviluppare per non tediare la Camera la
differenza di costo tra l'alcool industriale e quello
di vino sarebbe di lire 62. Dimodoché regolarmente voi dovreste accettare la proposta fatta da
quasi tutte le Camere di commercio, da tutte
le persone competenti, di stabilire cioè l'abbuono
al 50 per cento. Senza di questo chi volete che
vada a distillare il vino, quando per ottenere un
ettolitro di alcool avete bisogno di 10 o 11 ettolitri
di vino, e quando questo ettolitro di alcool vi viene
a costare quasi lire 100, mentre lo spirito industriale potete averlo a lire 50 ?
E necessario dunque che l'abbuono sia elevato,
altrimenti la legge non potrà raggiungere lo
scopo.
In quanto alle distillerie agrarie io non verrò
a dire le ragioni che stanno in favore della mia
tesi. Ma se dovessi guardare a quello che vedevo
nei miei paesi, dove il proprietario nella sua cantina teneva accanto al vino il suo lambicco, e
quando il vino eccedeva o era scadente o guasto, lo
distillava e così acconciava l'altro suo vino, proporrei l'esenzione assoluta della tassa per le distillerie agrarie. Ma mi sarebbero lanciate tutte le
censure che sono fatte in Francia contro i builleurs eie, cru ; le quali censure, anche sostenute da
Leon Say, non sono valse a far abolire quelle distillerie, il che mostrerebbe che queste sono riconosciute ancora utili e convenienti. Questa però è
una condizione di cose che non posso sperare che
sia accolta, e perciò accetto le distillerie agrarie
quali sono proposte dalla Commissione.
Vengo ora ai rimborsi, al drawback.
L'onorevole Colombo si è alquanto preoccupato
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GIUGNO
Deputati
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dell'interesse della finanza, dei danni che possono
scaturire dal drawback. E qui accennò alle cifre
che lo Stato ha dovuto restituire, le quali sono di
qualche rilievo, cioè:
1886 tasse restituite L .
1887
„
1888
„
1889 già si toccano i . „
1,230,000
1,760,000
1,920,000
2,000,000
Però io pregherei di osservare che, per quanto
riguarda l'86, l'87 e l'88, queste cifre si riferiscono
ad un'epoca di produzione abbondante: quelle del
corrente anno si riferiscono ad un'epoca in cui,
non potendo smaltirsi il vino dentro il paese, per
fare opera di esportarlo, si è dovuto alcoolizzare,
e quindi s'è impiegata grande quantità di alcool:
perciò quei rimborsi che si sono fatti quest'anno,
sono rimborsi d'alcool che veramente si è consumato per l'alcoolizzazione del vino medesimo.
Noi in Sicilia, quando era vigente il trattato
con la Francia, non ci curavamo dell'alcool che
conteneva il vino; ma adesso perchè il vino si
possa esportare bisogna che si accresca la quantità
dell'alcool. Queste sono adunque cifre transitorie,
che rimborsandole, si è restituito quello che si è
esatto con la differenza che si è esatto il cento per
cento, e si è restituita una somma minore.
Infine l'onorevole Colombo ha detto: ma leviamo la maschera, il drawback è una forma larvata contro il principio del libero scambio, è un
premio alla esportazione dei vini. Ammetto che
ciò sia vero, ma in parte, convengo con lui che
la protezione e i premi non siano economicamente
ammissibili, quando il libero scambio si adotti da
tutti gli Stati. Ma in un'epoca invece, nella quale
tutti mettono dazi protettori e danno premi (l'Austria premia l'esportazione dell'alcool) è possibile
che noi seguiamo il principio astratto del libero
scambio ?
L'Austria fa pagare al nostro vino lire 50 al
quintale, la Germania 30, la Russia 85, la R u melia 100, la Grecia 160; la Francia lire 20
l'ettolitro, l'Inghilterra da 32 a 82 secondo il
grado alcoolico, il Belgio 23, la Danimarca 40,
l'Olanda 42, la Svezia, 21, la Norvegia da 16 a
50, il Portogallo 28, gli Stati Uniti 68, 42, e
noi per amore della scienza ci vogliamo cullare
col libero scambio?
I sostenitori del libero scambio, anche più puri
e più severi ammettono che quando ci è la protezione per un prodotto, questa deve essere gradatamente ridotta.
Noi siamo stati pel vino sotto un regime equivalente protezione. Noi mandavamo da 2 a 3 mi-
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Parlamentari
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DISCUSSIONI —
lioni dì ettolitri di vino in Francia, il che riduceva la quantità di vino da smaltirsi dentro il
paese e per ciò si poteva vendere tanto all'estero,
quanto all'interno a maggior prezzo.
Ora questo sbocco è chiuso, e perciò è cessata
questa specie di protezione o almeno questo fatto
equivalente nei suoi effetti alla protezione, per
conseguenza ò necessaria qualche cosa che parzialmente e se volete transitoriamente sia sostituita a quella condizione di cose, poco importa
che si chiami premio o altro, è certo che è necessario e legittimo.
Infine se, come ho dimostrato, l'alcool del vino
e della vinaccia è un'industria nazionale e naturale, che trovasi in condizioni miserevoli per circostanze transitorie ed artificiali, parrai che sia
necessario mettere tutto in opera per rialzarla,
sino a quando sarà messa in grado di riconquistare quelle condizioni naturali che le sono state
tolte dall'artificio. Sotto queste condizioni gli economisti sono tutti concordi nel ritenere legittimi
e necessari i premi.
L'onorevole Colombo'finiva dicendo : ma se volete veramente il premio pel vino, datelo per tutti
i vini.
Ma, onorevole Colombo, noi ci troviamo in
tema di alcool e non di vini, noi dobbiamo trovare il modo come smaltire l'alcool e non il vino.
E poi come si fa a distinguere quale vino debba
essere premiato e quale no? Manterrete dei saggiatori per vedere quale lo meriti e quale no?
Allora ne verrà che il vino cattivo sì manderà
fuori col premio e il buono resterà nel mercato
per vendersi a basso prezzo. Per queste considerazioni credo sia in massima da mantenere le
condizioni che stabilisce la legge attuale per
quanto riguarda il rimborso della tassa.
Conchiudo: riduzione delle tasse di fabbricazione per lo meno a lire 120 e quelle di vendita
a lire 20 ; abolizione della esenzione di tasse per
il grano occorrente per lo spirito industriale;
cessazione della esenzione di tassa per lo spirito
inserviente alle vernici e al cloroformio e simili ;
mantenimento della esenzione per lo spirito da
impiegare per la enocianina, l'aceto ed il vino;
abolizione delle categorie; abbuono del 10 per
cento per lo spirito estratto dalle sostanze amidacie, del 25 per quello delle vinaccie, del 50
per quello del vino; regolamento delle distillerie
agrarie e dei depositi secondo le proposte della
Commissione; mantenimento del drawback nelle
condizioni attuali, è così credo sarà fatto un gran
bene al paese.
TORNATA DEL 2 7
GIUGNO
Deputati
1889
Erano queste le poche idee che voleva sottomettere alla Camera, che ringrazio della benevola
attenzione di cui mi ha onorato. (Bravo! Bene!
— Varii deputati vanno a stringere la mano aiVoratore).
Discussione sull'ordine del giorno.
P r e s i d e n t e . Avverto la Camera che domani
mattina ci sarà seduta alle ore 10, Essendo stata
distribuita la relazione sul disegno di lègge per
la proroga al 30 giugno 1890 del corso legale
dei biglietti degli istituti d'emissione ed essendo
un progetto d'urgenza, lo iscriverò nell'ordine del
giorno di domani mattina, insieme con quello per
modificazione di alcuni articoli della legge comunale e provinciale e con l'altro relativo all'applicazione agli agenti consolari diplomatici e consolari delle leggi 11'ottobre 1863 e 14 luglio 1887.
C o l o m b o . Chiedo di pai-lare.
Presidente. Ne ha facoltà.
C o l o m b o . Io voleva pregare l'onorevole presidente di mettere nell'ordine del giorno delle sedute
mattutine, se non di domani, almeno di un'altra
seduta, il disegno di legge relativo ai telefoni.
P r e s i d e n t e . Permetta, questo disegno di legge
è già iscritto nell'ordine del giorno. Ora se la Camera, esaurita la discussione del disegno di legge
sugli spiriti, continuerà i suoi lavori, anche il disegno di legge di cui Ella parla potrà essere discusso. Però quel disegno di legge non è tale da
potersi discutere nelle sedute mattutine.
Quindi appena sarà finita la legge sugli spiriti, se l'onorevole Colombo farà la proposta che
quel disegno di legge sia discusso immediatamente,
potrò interrogare la Camera.
Comunicasi il risiili,amento delle voi azioni a scrutinio segreto.
P r e s i d e n t e . Dichiaro chiuse le votazioni ed invito i segretarii a numerare i voti.
[I segretarii Adamoli,
numerano i voti).
Fortunato
e De Seta
Annunzio alla Camera il risultamento delle votazioni a scrutinio segreto sui seguenti disegni
di legge:
Autorizzazione di spese straordinarie per la
Atti Parlamentari
LEGISLATURA
Camera dei Deputati
— 3115 —
XVI —
3*
SESSIONE
—
DISCUSSIONI —
«ostruzione di opere marittime e lacuali nel dodicennio 1890 91, 1901-902.
Presenti e votanti
221
Maggioranza
Ili
Voti favorevoli . . . 142
Voti contrari . . . . 79
(La Camera approva).
Approvazione di maggiore spesa sul bilancio
del Ministero delle finanze 1888-89 per la restituzione di tasse di fabbricazione.
Presenti e votanti . . . . . . 219
Maggioranza
110
Voti favorevoli . . . 174
Voti c o n t r a r i . . . . 45
{La Camera approva).Trasporti di fondi e maggiore spesa sul bilancio del Ministero delle poste e dei telegrafi
per l'esercizio finanziario 1888-89.
Presenti e votanti
220
Maggioranza
Ili
Voti favorevoli . . . 177
Voti contrari . . . . 43
{La Camera approva).
Comunicasi una domanda d'interrogazione del
deputato Ferrari Luigi.
Presidente. L'onorevole Ferrari Luigi ha presentato questa domanda d'interrogazione:
II sottoscritto chiede d'interrogare il ministro dei lavori pubblici, sui criteri che guidano
il Governo nel partecipare alla Conferenza internazionale di Berna, pel valico del Sempione.
Prego gli onorevoli ministri che son presenti,
di comunicare questa domanda d'interrogazione
al loro collega dei lavori pubblici.
Giolitti, ministro del tesoro. La comunicherò.
Presidente. Domani seduta pubblica, alle 10
antimeridiane ed alle 2 pomeridiane.
Avverto che la relazione sulla domanda di
autorizzazione a procedere contro l'onorevole
Perroni-Paladini è stata distribuita oggi, e che
la discussione sulla domanda stessa verrà inscritta
nel principio dell'ordine del giorno di sabato.
La seduta termina alle 7,10.
a
n
TORNATA D E L
2 7
GIUGNO
1 8 8 9
Ordine del giorno per le tornate di domani.
Seduta antimeridiana.
1. Proroga del corso legale dei biglietti degli
Istituti di emissione. (120)
2. Modificazioni agli articoli 235 e 269 della
legge comunale e provinciale 1° febbraio 1889.
(117)
3. Applicazione agli agenti diplomatici e consolari delle leggi 11 ottobre 1863 n. 1500 e 14
luglio 1887 n. 4711, (serie 3 ). (i)8)
a
Seduta pomeridiana.
1. Seguito della discussione del disegno di legge:
Revisione delle tasse sugli spiriti e conversione in
legge del regio decreto 5 maggio 1889, n. 6052,
serie 3 , che sopprime la concessione dello sgravio
sulla tassa dello spirito a favore delle industrie
delle vernici. (87 96)
Discussione dei disegni di legge :
2. Convalidazione del regio decreto 7 settembre
1887, n. 4920, riguardante 1' applicazione della
tassa sugli spiriti delle fabbriche di seconda categoria, (58)
3. Sul personale di pubblica sicurezza. (5)
4. Cessione dei regi teatri di Napoli a quel
municipio. (17)
5. Modificazioni alla circoscrizione giudiziaria
e miglioramento degli stipendi della magistratura. (95)
6. Sul servizio telefonico. (10)
7. Sulle istituzioni pubbliche di beneficenza.
(65)
8. Conversione in legge del decreto reale 24
gennaio 1886, n. 3637, (serie 3 ) costitutivo del
Consiglio delle tariffe delle strade ferrate. (75)
a
a
PROF. A v v .
LUIGI
RAVANI
Capo dell'ufficio di revisione.
Roma, 1889. — Tip. della Camera dei Deputati
(Stabilimenti del Fibreno)