Le sette sorelle
VENEZIA
Conoscersi, giocando,
attraversando il web
Oltre 250
studenti
in provincia
di Venezia,
altrettanti
in provincia
di Pesaro
in gara per
imparare
la solidarietà.
Nel veneziano
l’alloro va
a San Donà.
I
l momento apice del progetto “Incontriamoci giocando” è stato raggiunto il 12 febbraio con la premiazione delle IV superiori che hanno partecipato, gareggiando tra loro, al gioco via web “Blood’s Adventure”.
Creato da Laura Elia, dell’Avis provinciale di Venezia, il
progetto ha visto moltissimi partecipanti a Mestre, presso la sede della Cassa di Risparmio di via Torino.
Accompagnati da insegnanti e presidi, i ragazzi hanno
avuto la possibilità di sentir parlare, ancora una volta, di
solidarietà e di donazione di sangue, anche attraverso il
divertente intrattenimento della cabarettista Paola
Brolati e della sua performance “Bagarre. Tutti di corsa:
per vincere cosa?”. Ma come si è giunti a questa splendida giornata insieme?
A novembre dello scorso anno, 253 ragazzi delle
scuole superiori della provincia di Venezia, in contemporanea ad altrettanti della provincia di Pesaro-Urbino,
si sono avventurati via web tra maghi, guerrieri, golem
e nani alla ricerca del bene sul male, acquisendo importantissime nozioni sul sangue, sul suo utilizzo in caso di
trasfusioni, incidenti e malattie. Un modo per parlare ai
giovani e far parlare tra loro i giovani usando il loro
Sopra, la classe vincitrice; in alto altri premiati dal Presidente provinciale Avis di Pesaro Giovanni
Pelonghini, a destra il folto pubblico presente il 12 febbraio. Il 26 si è poi replicato a Pesaro.
22
linguaggio, attraverso le moderne tecnologie. La classe
vincitrice della provincia di Venezia, la IV BS dell’Istituto
“Scarpa” di San Donà di Piave, che ha completato il
gioco nel miglior tempo, ha vinto una gita premio di
una settimana nei territori marchigiani.
Viceversa, la classe che il 26 febbraio ha vinto tra le
classi marchigiane sarà invece ospite tra aprile e maggio
nei territori della provincia veneziana, per una settimana. Ora l’equipe di lavoro, creatasi all’Avis provinciale di
Venezia, lavorerà affinché la permanenza dei ragazzi
risulti piacevole e interessante. Anche grazie alla collaborazione di alcuni sponsor come le Cantine Paladin
(che offriranno una visita alle strutture e un pranzo),
l’Aprilia (che offrirà una visita agli impianti e un pranzo),
l’hotel Villa Ducale di Dolo (che ospiterà a cena i ragazzi), alberghi e ristoranti noalesi, una ditta che offrirà una
gita in barcone nella laguna e altro ancora.
L’ennesima dimostrazione che il gioco è un ottimo
strumento per promuovere la donazione. Blood’s
Adventure è il terzo gioco prodotto da Laura in tre anni
e un quarto, rivolto alle classi medie, è in cantiere per il
prossimo anno scolastico. Tutti questi progetti sono stati
realizzati grazie al duro lavoro di molte persone,
provenienti da tutte le Avis comunali e grazie alla
partecipazione ai bandi per il finanziamento di
progetti sulla solidarietà, promossi dai vari Enti.
Crediamo che il volontariato, assieme alle scuole
e alle istituzioni, indipendentemente dal loro
schieramento politico, possano davvero mettere
a disposizione risorse economiche, energie e
personale per costruire, sempre più e sempre
meglio, un mondo migliore.
Prœmio Samaritano per i ‘niños de rua’
I
l “Prœmio Samaritano”, promosso dall’Avis provinciale di Venezia, è giunto a novembre scorso alla sua
nona edizione. Non è un concorso né un premio, ma un
proemio, un annuncio, un messaggio, come ricorda il
suo ideatore, Andrea Zilio. L’Avis infatti non si propone
di indicare dei vincitori, ma dei messaggeri, degli
annunciatori, degli ambasciatori che con il loro esempio
trasmettino ai giovani, meglio di qualunque discorso, la
necessità di darsi una mano, di aiutare chi ne ha bisogno, anche di donare il sangue. La prima commissione
del Proemio si è riunita presso la sede dell’Avis della
Riviera del Brenta ed ha designato cinque “samaritani”:
Luciano Turati di Ostiglia (Mantova) per il suo impegno
a favore delle opere missionarie nello Stato del Benin in
Africa; Doriana Benvegnù di Chirignago (Ve) per il suo
impegno a favore di una famiglia di immigrati moldavi;
Tommaso Polo ed i coniugi Giovanni Cassandro e Lucia
Masato di Sambruson di Dolo, per il loro impegno a
favore dei Meninos de rua di San Paolo do Brasil; Paolo
Moretti di Ortona (Ch), per aver coinvolto i gelatai della
sua città a devolvere un contributo volontario a sostegno del progetto “Una vacanza al mare per i bambini
malati di leucemia”; Maria Cristina Gandolfi di Sassuolo
(Mo) per il suo impegno nel campo del volontariato,
nonostante le sue difficoltà di salute. La settimana
successiva, trenta studenti delle scuole superiori di
Dolo, in rappresentanza del Liceo “G. Galilei”,
dell’Istituto Tecnico Commerciale “M. Luzzati” e
dell’Istituto Professionale “C. Musatti”, si sono riuniti
per conoscere ed analizzare le cinque storie e per
scegliere quella che, a loro parere, poteva essere la più
meritevole. La storia che più ha colpito i ragazzi è un
intreccio di vite, quelle di Tommaso, Lucia e Giovanni
con i “Meninos de rua” brasiliani. Tommaso, nel 2001,
aveva vent’anni. Dopo aver partecipato ad un ritiro di
spiritualità organizzato da una comunità missionaria,
incentrato sulla conoscenza delle condizioni economico-sociali di alcune popolazioni dell’America centromeridionale, rimane turbato. Si rende conto dell’enorme divario che c’è tra la società del benessere e quella
delle povertà. Decide allora di rimboccarsi le maniche
svolgendo per molto tempo il lavoro di “sucateiro”, di
raccoglitore di materiali riciclabili, andando casa per
casa a raccogliere bottiglie, scatole, carta, ferro e cartone e tutti i materiali riciclabili. Ha vissuto all’interno di
una sterminata baraccopoli a ridosso di San Paulo,
senza luce, acqua e servizi igienici, con le fognature a
cielo aperto, le strade melmose e le case realizzate con
fango e legno. Accanto alla San Paulo della ricchezza e
dell’ingiustizia! Tommaso impara quanto, in questo
mondo di emarginati, la vita abbia un valore molto relativo o non ne abbia proprio. Tommaso vive due mesi in
Brasile, per poi tornare in Italia, dove non fatica a trovare un lavoro e a riprendere la vita normalmente. Ma la
sofferenza condivisa con i disperati delle favelas lo
tormenta e Tommaso decide di tornare in Brasile. La vita
accanto ai miserabili della terra, ai bambini della strada
e ai senza tetto, si fa sempre più profonda e condivisa.
Tommaso incontra vite, conosce storie, cerca di fare di
tutto per togliere dalla droga e dalla prostituzione tanti
piccoli. “E’ atroce - racconta - vedere che per moltissimi bambini l’unico conforto della vita è un misero
sacchetto di colla (mastice da scarpe) da cui respirare
vapori con cui stordirsi e dimenticare la propria infelicità”. Tommaso torna in Italia, ma l’amore per queste
creature brasiliane e quello per una giovane infermiera
lo legheranno sempre a quel Paese. Tommaso è oggi
ancora laggiù, a vivere vicino agli ultimi, ma noi preferiamo chiamarli primi della Terra. La storia di Tommaso
s’intreccia con quella di Lucia e Giovanni di Sambruson
perché i due hanno trasformato la loro stalla in un
centro di raccolta e smistamento di materiale da inviare
a Tommaso per i bambini brasiliani. Da allora, tutto il
paese di Sambruson è stato contagiato dall’altruismo
della coppia e coperte, lavatrici, scarpe, vestiti, materiale elettrico e tanto altro vengono regolarmente inscatolati ed inviati in Brasile. Samaritani capaci di lavorare in
silenzio, come tante formiche, ma con nel cuore una
grande certezza: l’idea che questo mondo possa essere
cambiato, lasciato migliore di come lo si è trovato!
Laura Elia
L’albero di ‘Porto’
E
' ormai il terzo anno che l’Avis di Portogruaro
addobba questo albero alto 25 metri per le feste di
Natale. L'albero in via Abbazzia a Portogruaro è nei
giardinetti pubblici nel centro cittadino su un incrocio
trafficato. I tubi illuminati danno nel buio delle lunghe
notti invernali un visibilissimo messaggio di presenza.
La scritta AVIS, posta come tronco dell'albero luminoso sta a significare quanto la nostra associazione sia
portatrice di un concreto messaggio di solidarietà. Un
ringraziamento al socio ed amico Maurizio Paro ed al
presidente Gianfranco Furlanis che, su di una gabbia a
25 metri di altezza, hanno provveduto all'allestimento
dell'albero. Naturalmente con il valido supporto...
morale di parte dei consiglieri, prudentemente a terra,
con il naso all'insù.
Floriano Florean
23
IL BELLO DEL VENETO
Padova: poesia di Praglia e ‘Carceri’
Fra chiostri
ed abbazie
A sud di
Padova, fra
Brasseo ed Este,
alla scoperta
di due gioielli
del XII secolo.
24
D
ue perle incastonate nel diadema dei Colli Euganei:
l’abbazia benedettina di Santa Maria Assunta di
Praglia e l’abbazia di Santa Maria di Carceri. Da Padova,
percorrendo l’antichissima strada che conduce ad Este,
ci appare in tutta la sua maestosità la millenaria abbazia
di Praglia (da pratalea = località tenuta a prati).
Arriviamo, nel primo pomeriggio, con alcuni amici avisini del luogo, e ad accoglierci c’è don Biagio che ci farà
da guida nella visita al monastero. Entrando, la prima
cosa che viene spontanea è abbassare il tono di voce:
tutto qui è silenzio, preghiera e contemplazione.
Percorrendo i vari chiostri, quello rustico, quello botanico e il chiostro pensile, don Biagio ci riassume brevemente la storia dell’abbazia dalle origini (XI secolo) ai
tempi nostri. Varie sono le vicissitudini che si sono susseguite in questo millennio, momenti di decadenza e altri
di splendore con l’apogeo nel 1460 e la realizzazione
dell’attuale grandioso complesso abbaziale completato
nel 1550. Il chiostro rustico, già riservato alle attività
agricole, è oggi foresteria per chi decide di trascorrere
qualche giorno nella meditazione e nella preghiera, ed
anche centro per attività culturali e congressuali, ed ha
al centro un pregevole pozzo in trachite. Il chiostro
botanico era destinato alla coltivazione delle piante officinali per i medicamenti preparati nell’antica farmacia, e
oggi presenta il giardino all’italiana. Nel lato sud si trova
il laboratorio di restauro del libro antico. Il chiostro
pensile fungeva da impluvio per la raccolta delle acque
piovane che confluivano nel pozzo cisterna, collocato in
posizione centrale e collegato con i vari ambienti della
vita comunitaria; segue uno sguardo alla sala capitolare, punto di ritrovo per pregare e prendere decisioni
importanti. Si passa poi al refettorio monumentale, al
quale si accede da un portale in pietra d’Istria: all’interno affreschi del Montagna e tempere dello Zelotti e lo
splendido arredo ligneo intarsiato (in noce e radica). Ad
est c’è la loggetta belvedere detta “del Fogazzaro” da
cui la vista spazia sui Colli Euganei e sull’orto che forni-
sce le erbe medicinali all’attuale erboristeria. Sulla sinistra l’edificio di clausura riservato ai monaci con le celle
e un doppio ordine di arcate molto bello. Il gioiello del
complesso è, però, la biblioteca, monumento nazionale
che conta oltre centomila volumi, con sala arricchita da
affreschi e opere lignee pregevoli. Infine la chiesa abbaziale, vero monumento alla religiosità e alla preghiera,
dove negli orari previsti è possibile assistere alle funzioni dei benedettini e apprezzare la misticità del canto
gregoriano. Ringraziamo don Biagio e il padre Priore,
don Norberto Valle e, poiché il tempo è tiranno, ci avviamo lungo la strada dei Colli, a Carceri, dove ad attenderci c’è don Roberto Garavello, parroco e responsabile
dell’altra abbazia. Seguirlo nella descrizione del
complesso è entusiasmante, sentire dalla sua viva voce
il racconto di mille e più anni di storia è come immergersi in un mondo completamente diverso da quello
attuale. Ogni particolare dell’edificio testimonia le vicissitudini di questa realtà che, grazie all’interessamento e
alla costanza di don Roberto, sta ritornando ai primitivi splendori. Anche per Carceri ci vorrebbero ben
più di poche righe per raccontarne la storia, ma una
giornata trascorsa in questo splendido e mistico
luogo può farci comprendere, in parte, quale ruolo
abbia avuto nell’arco di mille anni il monumentale
complesso, passando dalla spiritualità claustrale alla
vita agreste e padronale, pur mantenendo la sua
peculiarità di abbazia. Dal 1951 gli ultimi proprietari
hanno ceduto la proprietà alla parrocchia di Carceri
che, grazie anche all’intervento della soprintendenza, sta riportando il tutto alla bellezza iniziale. Da visitare l’ingresso con la torre, la grande foresteria con il
pozzo del 1300, la chiesa parrocchiale, il battistero
con affreschi del ‘400 e un fonte battesimale che è
un vero gioiello, la villa Carminati, il chiostrino del
1200 con la fontana del 1300 e il grande chiostro
con il pozzo ottagonale, al primo piano la sala degli
affreschi e la biblioteca e centro culturale. Altro
gioiello da ammirare è il museo della civiltà contadina che occupa un vastissimo spazio dell’ex convento,
dove sono raccontati momenti di vita contadina
attraverso l’esposizione di centinaia di attrezzi ormai
in disuso, ma che permettono di immergersi nel
mondo agricolo dei tempi passati. Ora è tempo di
lasciare questi luoghi “Belli del Veneto” veramente
unici, non prima però, di aver raccolto informazioni
sui locali enogastronomici del posto: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ringraziando don Roberto per
l’ospitalità, con un po’ di tristezza lasciamo questi
luoghi, ripromettendoci di tornare con un po’ più di
tempo a disposizione ed invitando voi lettori a visitarli.
Ottaviano Cereser
A sinistra due vedute della Chiesa di S. Maria in Carceri e dello splendido chiostro dell’Abbazia. In alto, invece, due immagini dell’Abbazia
di S. Maria Assunta di Praglia.
Nel colonnino a destra l’immancabile foto ricordo dei due “ciceroni”
don Biagio (Praglia) e Don Roberto (Carceri) con il nostro periodico. Un
invito a tutti voi ad andarli a trovare.
Per visite di gruppo alle Abbazie i numeri di telefono sono questi:
049 9999300 (Abbazia di Praglia), 0429 619777 (Abbazia di Carceri).
25
Le sette sorelle
PADOVA
Almeno due donazioni a testa
Ancora
un appello
del Presidente
Provinciale
agli avisini:
“Uno sforzo
da parte di tutti
e Padova
ce la farà!”
C
arissimi Avisini, in nome di Colui che ci ha dato la vita,
in nome dell’amore che è intrinseco nell’intimo di
ognuno di noi, in nome di tutti coloro che soffrono:
“doniamo e facciamo donare”. E’ indispensabile raggiungere la media di almeno due donazioni pro capite all’anno, nei limiti delle nostre possibilità. Se ognuno di noi con
un po’ di sacrificio lo facesse, raggiungeremmo in provincia di Padova la quota donazioni di 42.000 unità. Sarebbe
un importante traguardo che potremmo raggiungere già
nel 2005; sicuramente avremmo i ringraziamenti taciti,
ma riconoscenti, da parte degli ammalati e ciò gratificherebbe la nostra Avis in tutta la provincia. Vi chiederete,
amici Avisini, il perché di questo forte messaggio! Perché
nella scaletta delle donazioni la nostra provincia, sebbene
nel 2004 abbia avuto un aumento del 4,13% rispetto al
2003, è di gran lunga inferiore ad altre province. E questo
non è da noi, gente padovana, abituata a dare, nel rispetto di tutti i valori della nostra tradizione di volontariato, di
solidarietà e del voler bene. Questi i dati provvisori 2003-
2004, senza bisogno di ulteriori commenti. Leggo con
piacere sulla stampa, sempre più spesso, di donazioni di
organi e interventi di alta chirurgia, effettuati nella nostra
Azienda ospedaliera di Padova con il raggiungimento di
lusinghieri obiettivi, e di questo l’Avis è orgogliosa. Però
non si dice mai che per effettuare trapianti e altre tipologie d’intervento, è necessaria la disponibilità di tanti
donatori di sangue. Sarebbe un disastro se non ci fossero
i donatori di sangue, e tante persone bisognose e sofferenti non avrebbero l’opportunità di poter sorridere al
proprio futuro. Sappiano i giornalisti, e anche qualche
bravo ed encomiabile professore, al quale va il nostro
plauso, che per l’avvenire si dovrà tenerne sempre più
conto. Ritengo che ognuno di noi donatori sarà in grado
di fare la propria parte, tenendo conto che possiamo ritenerci fortunati, e che con il nostro aiuto altre persone
potranno diventarlo. Vi saluto e vi abbraccio tutti.
Il presidente Avis provinciale
Sergio Zambon
Andamento province Veneto Donazioni/consumi emazie (stime 2004)
Padova
Vicenza
Treviso
Venezia
Verona
Rovigo
Belluno
Donazioni 2003
31.001
33.674
34.649
41.355
48.032
15.269
10.320
Donazioni 2004
32.280
35.287
35.746
42.444
49.651
16.059
10.889
Consumi 2004 Differenza Donaz./consumi
42.205
- 9.925
28.031
+7.256
30.985
+4.761
34.907
+7.537
44.644
+5.007
10.651
+5.408
8.059
+2.830
%+/-31%
+21%
+13%
+18%
+10%
+34%
+26%
Montegrotto: una corale Avis piena di successi
G
rande soddisfazione per la Corale Avis “Aldo
Martin” di Montegrotto Terme che, dopo l’esibizione al 40° anniversario della sua Avis comunale e al
Tempio del Donatore di Pianezze (a Valdobbiadene), sta
ricevendo apprezzamenti e numerosi inviti. Il Coro,
diretto dal maestro Gianni Scalco, desidera ringraziare
tutti attraverso “Dono & Vita”. “Saremo lieti di essere
ospiti di altre Avis – spiega il maestro – perché anche il
nostro, come gli altri impegni ricreativi, è un modo per
far conoscere e testimoniare il clima di amicizia e fratellanza dell’Avis. L’importante è che ci contattiate per
tempo perchè il nostro calendario di concerti, diventa
sempre più fitto”.
A sinistra il coro Avis “Aldo Martin”
26
Mille di corsa, per mille chilometri
T
orna il 16 giugno l’appuntamento con la staffetta
1000 x 1000. Non solo una lunga corsa ininterrotta
per 4 giorni e 3 notti, ma soprattutto una gran festa di
solidarietà e comunione. Una corsa lunga 1000 metri
per 1000 persone? Non stiamo parlando del famoso
“Forrest Gump”, ma della staffetta che dal 1980 si
organizza ogni dieci anni presso il Patronato SS.
Redentore di Este per festeggiare l’anniversario della
fondazione di uno dei più grossi centri cattolici ricreativi. Da quest’anno gli organizzatori hanno deciso di
rinnovarsi e di dimezzare i tempi d’attesa per questo
magico evento, regalando così a tutti coloro che desiderano condividere momenti di gioco e divertimento
quattro giorni e tre notti di ininterrotti festeggiamenti.
Ma cos’è la Staffetta 1000x1000? L’idea di realizzare
una manifestazione importante e simbolica per celebrare l’anniversario di uno dei più grossi centri giovanili del
territorio estense, venne 25 anni fa a Don Bruno Cogo
allora responsabile del Patronato. L’intento era quello di
organizzare delle attività che unissero il divertimento di
una gran festa al simbolismo educativo. Si ritenne che
alla musica, gli stand, il teatro, il cinema i giochi e a tutti
i divertimenti, si dovesse unire qualcosa di significativo,
che esplicasse i valori di testimonianza e di condivisione,
di solidarietà e comunione propri del luogo. Nacque
così la “staffetta 1000 x 1000”, come esemplificazione
pratica del lungo cammino compiuto dal Patronato dal
1900 fino ad allora: un percorso comune e ininterrotto,
in cui tutti i partecipanti sono di fondamentale importanza per giungere al traguardo, anche di fronte alle
difficoltà e alle intemperie della vita, dove non ci si può
fermare mai, e nel quale il passaggio del testimone più
che un gesto sportivo, si trasforma nella necessità di
partecipazione e cooperazione per il conseguimento di
un obiettivo comune. Torna così il 16 giugno la 4°
edizione di questa gran festa alla quale la sezione Avis
dell’estense, ormai dalla scorsa edizione, ha deciso di
prestare il suo sostegno, e da quest’anno numerose
altre associazione aderiranno attivamente a questi giorni di divertimento e d’incontro. Il calendario delle attività organizzate a contorno della lunga staffetta è quasi
pronto e numerose sorprese attendono tutti coloro che
intenderanno parteciparvi. Come in ogni edizione la
staffetta sarà aperta dal Direttore del Patronato. E per il
secondo anno Don Federico Fortin, che detiene anche il
miglior tempo religioso della gara, darà il via alla gara.
A seguire si cimenteranno nel chilometro di corsa i
ragazzi della Scuola Morini Pedrina che a loro volta
passeranno il testimone agli anziani della casa di riposo.Tutti sono invitati a partecipare a questa manifestazione, - le iscrizioni verranno aperte dopo Pasqua presso il Patronato SS. Redentore – e magari potranno
contribuire a far entrare la “Staffetta 1000x1000” nel
famoso libro del “Guinnes dei Primati”. Infatti, proprio
in questi giorni, un’apposita commissione sta valutando
se la corsa può diventare una corsa da primato. Ad ogni
modo, il fatto di riuscire ad unire con un’unica manifestazione persone di ogni età, di ogni etnia, di diverso
credo e cultura senza nessun tipo di discriminazione
può già definirsi un record.
Ad Este
una staffetta
che “rischia”
di entrare
nel “Guinness
dei Primati”.
Appuntamento
il 16 giugno.
Ragazzi, è sempre l’ora di donare
L
’Avis comunale di Este ha chiuso un
anno record per quanto riguarda il
numero di donazioni. Ha raggiunto infatti
oltre il 10% di aumento, toccando le
3.633 unità. Tuttavia, per non perdere lo
slancio e il trend positivo, ha deciso di
lanciare una nuova campagna promozionale rivolta ai giovani con lo slogan
“Donare il sangue, un gioco da ragazzi.”
Grandi manifesti verranno affissi nelle
scuole e, grazie ad un recente accordo,
anche in tutte le autoscuole di Este e
dintorni. A questo, che é già un grosso
impegno per la comunale, è stata abbinata un’altra simpatica idea: l’orologio da
polso “firmato” Avis. Un orologio personalizzato sarà regalato infatti da giugno a
dicembre 2005 a tutti i giovani che doneranno per la prima volta. Basterà guardarlo per ricordarsi che è ora di donare!
Pure nel Montagnanese
monumento al donatore
A
lla vigilia del suo mezzo secolo di vita, l’Avis del
Montagnanese ha inaugurato, con Aido e
Admo, un monumento ai donatori che renda omaggio a chi compie la scelta di dare qualcosa di sé al
prossimo che soffre. Che si tratti di sangue, midollo
osseo o organi. Alla presenza di molte autorità
anche dei comuni limitrofi, l’Avis del Montagnanese
e il suo presidente, Italo Albertin, hanno ringraziato
il Comune di Megliano San Fidenzio che ospita il
monumento e la Pro Loco di Nanto che ha procurato l’opera in pietra, di uno scultore armeno.
27
Le sette sorelle
ROVIGO
Fondatrici Avis premiate al Galà
A quattro
“moschettiere”
dell’Avis
di Porto Viro,
sempre attive
nel sociale, un
riconoscimento
del Comune.
N
on sono sicuramente
superstiziose le componenti della Commissione per
le Pari Opportunità di Porto
Viro, cittadina dell’interland
rodigino, che hanno scelto un
venerdì 17 per il “Galà della
donna 2004”. L’evento, giunto alla sesta edizione, ha
ormai superato di molto i
confini locali, tanto che anche
la Regione Veneto ha proposto una sua candidata. Una
segnalazione che ha fatto
assumere un respiro più
ampio al premio. “Il Galà della
donna” si propone di dare un
riconoscimento alle signore
distintesi nella vita sociale, culturale ed imprenditoriale
segnalate dalle amministrazioni comunali. Come già
accade da qualche anno, durante l’evento l’Avis partecipa per la raccolta fondi a favore di Telethon. Nel 2004
l’associazione ha voluto candidare al premio alcune
fondatrici dell’Avis locale: Bruna Marangon, Emilia
Laurenti, Rina Zanellato e Gabriella Laurenti che, su
sollecitazione dei medici della Casa di Cura di Contarina
(ora Porto Viro), il 5 giugno 1954 fondarono
l’Associazione insieme ad una decina di uomini. Tutte
persone ancora attive nel sociale. Il riconoscimento è
stato consegnato dal sindaco e dall’assessore al bilancio
regionale, Isi Coppola, in una cornice di emozione e
prestigio che ha dato all’Avis locale una spinta in più di
visibilità, indispensabile per un’azione di promozione al
dono. Con l’elegante serata si è aggiunto un ulteriore
tassello alle manifestazioni che l’Avis già propone o alle
quali partecipa come la mostra del libro, la gara podistica attraverso la pineta e tante altre.
Avis Porto Viro
E’ nata l’Avis Comunale di Rosolina
E su nove
consiglieri
ben quattro
sono le donne.
28
D
a gruppo di Adria, l’Avis di Rosolina, che conta ormai
164 iscritti, diventa a tutti gli effetti Comunale autonoma. Così ha deciso l'assemblea degli iscritti a febbraio.
Vi ha partecipato anche il sindaco Luciano Mengoli. Gli
avisini rosolinesi si sono riuniti in una pizzeria di Rosolina
Mare per avallare le proposte del direttivo del gruppo,
fino ad allora dipendente dalla Comunale di Adria. Oltre
agli altri adempimenti statutari, infatti, all'ordine del giorno il tema “clou” era l'istituzione della "Comunale di
Rosolina" ed il conseguente rinnovo delle cariche sociali.
Dalle votazioni è quindi uscito il direttivo della sezione:
Sofia Barison (presidente uscente, che ha ricevuto il
suffragio unanime), Alessandra De Lazzari, Doriano
Umilio, Matteo Dissette, Alberto Finotello, Clelia Giolo,
Gabriele Marzolla, Marta Ghezzo e Stefano Zanini. I
supplenti, sono: Domenico Furlan, Stefano Moretto,
Domenico Fonsato ed Andrea Mantoan.
A tutti i nuovi dirigenti ed a tutti i soci della “nuova” nata
della grande famiglia Avis gli auguri della nostra redazione e di tutte le “consorelle” venete. Buon lavoro.
Le sette sorelle
VICENZA
Cresciamo puntando sui giovani
L
e donazioni di sangue in provincia di Vicenza sono
aumentate del 5,22% arrivando, nel 2004, a 10.739
unità. E sono aumentati del 6,3% i donatori effettivi,
“volati” a 6.699. Sono questi i dati che, con viva soddisfazione, il presidente provinciale uscente Gianfranco
Zilio, intervenendo all’assemblea dell’Avis di Schio, la
più grossa comunale del vicentino. Un’Avis attiva
soprattutto sul fronte immigrati e scuola, come sottolineato dal suo presidente Gianfranco Sottoriva. “Un
rapporto particolare è stato instaurato con l’Istituto
comprensivo statale “Monte Pasubio” - ha spiegato che ha visto impegnate le classi seconde e terze medie
delle sedi di Torre e Valli”. Gli alunni hanno trattato in
classe gli argomenti relativi al sangue, seguiti dagli insegnanti di scienze ed hanno incontrato il dott. Sardella
del Centro trasfusionale di Schio. Ne sono nati disegni,
slogan e ricerche, premiati durante l’assemblea con una
segnalazione particolare per Martina Filippi, della 3^ B
di Torrebelvicino. Altri rapporti sono intercorsi, inoltre,
con le scuole di Santorso e San Vito di Leguzzano, nella
convinzione che siano i giovani l’importante risorsa per
l’Avis del futuro. E proprio per avvicinare i giovani e la
popolazione l’associazione patrocinia da cinque anni il
torneo di volley dell’amicizia di San Vito, supporta il
gruppo marciatori Avis di Schio, è presente alla sagra di
Torrebelvicino e di San Rocco, alla giornata della solidarietà di Santorso, ha promosso la realizzazione delle
magliette per la squadra di pallavolo maschile serie B e
dei borsoni sportivi per la squadra giovanile di calcio
Torrebelvicino. Ancora ha fatto stampare il logo Avis sui
cartellini portanome del meeting internazionale giovanile di nuoto, tenutosi a maggio, ha organizzato il primo
concerto Avis ad Arsiero, ed ha distribuito volantini nei
luoghi frequentati dai giovani. Ma è forse sul fronte
degli immigrati che l’Avis di Schio più si distingue, data
la presenza nel territorio di molti lavoratori stranieri. “E’
ormai impossibile non affrontare il tema di una donazione di sangue multietnica – ha evidenziato Sottoriva –
e un primo confronto l’abbiamo reso possibile organizzando il convegno del 9 ottobre. Ci auguriamo che l’iniziativa, per noi necessaria, sia stata un utile contributo
ad una tematica che (noi qui lo avvertiamo forte) dovrà
trovare concrete risposte a livello nazionale”.
All’assemblea
della Comunale
di Schio presentati anche i dati
provinciali.
In tutta
la provincia
avisina berica
l’aumento
dei donatori
effettivi è stato
pari al 6,3%.
A sinistra alcuni dei ragazzi
premiati in occasione
dell’assemblea dell’Avis di Schio.
Malo aumenta del 10% e adotta due orfani sudamericani
L
’Avis di Malo e Monte di Malo ha spento 37 candeline!
E nello stesso giorno, il 30 gennaio, ha tenuto l’assemblea dei soci. Interessante quanto emerso dalla relazione
morale del Consiglio Direttivo uscente e del presidente
Franco Cavion. Parecchi sono stati infatti i risultati
raggiunti, frutto di una buona collaborazione tra i consiglieri, di una grande sinergia con il Centro Trasfusionale e
di un forte impegno di informazione e di sensibilizzazione nel territorio locale. Anche i rapporti con le altre associazioni, con le pubbliche istituzioni, con la scuola, con le
altre Avis sono migliorati. Tutti risultati che hanno dato
frutti in termini di nuovi iscritti e quindi numero di donazioni. Nel 2004 si sono registrati ben 61 nuovi donatori e
quasi tutti di giovane età, grazie alla campagna “Porta un
amico all’Avis”, mentre sono state 1.210 le unità tra
sangue, plasma e piastrine (risultato questo mai raggiunto) donate, con un incremento pari a circa il 10% rispetto al 2003. I soci totali sono 810. Rinunciando al pranzo
sociale del 2003 abbiamo quindi adottato a distanza due
ragazzini che vivono in Perù e in Bolivia, grande soddisfazione per tutta la nostra associazione. Il primo di questi
due “nuovi avisini onorari” si chiama Oliver ed ha 8 anni.
E’ orfano di padre e la mamma ha gravi problemi di salute, quindi non è in grado di badare a lui. Attualmente vive
in un centro per ragazzi in difficoltà. L’altro nostro nuovo
amico invece è Pablo, ha 10 anni e vive a Santa Cruz
all’Hogar Don Bosco; la parola Hogar significa “focolare
domestico” e rappresenta un eufemismo per indicare un
orfanotrofio. In città ce ne sono quasi un centinaio.
Anche la storia del piccolo Pablo non è una delle migliori: la sua breve esistenza è stata caratterizzata da percosse, maltrattamenti con l’inevitabile fuga da casa e la vita
in strada con tutte le sue terribili incognite. L’Avis di Malo
e Monte di Malo, vivace e attiva, spera di aiutare questi
ragazzi a crerasi un futuro migliore.
Rinunciando
al pranzo
sociale del 2003
l’Avis di Malo
ha adottato
a distanza
due ragazzi in
Perù e Bolivia.
Diego Bortolotto
29
Le sette sorelle
BELLUNO
Faccia in torta
con... Primario
Una simpatica
sorpresa
del Consiglio
Abvs al primario
Caloprisco
diventa
occasione
anche di fare
il punto
sul nuovo
Centro
Trasfusionale.
Tutte le novità
che ci aspettano
in questo 2005.
30
I
l Consiglio provinciale dell’Abvs ha fatto visita al Sit di
Belluno per portare gli auguri natalizi dei donatori a
tutto il personale impegnato nella raccolta del sangue.
Nata da un’idea della nostra presidente, Gina Bortot, è
comparsa una torta con l’effige del primario, dott.
Gaetano Caloprisco che i collaboratori hanno potuto
addentare prendendosi forse una piccola soddisfazione
senza “pericolo di ritorsioni”. In quell’occasione abbiamo scambiato alcune battute con il primario in merito
alla sede del nuovo Centro trasfusionale e alla disposizione dei locali. Attualmente l’ingresso al Ct è dal lato
nord-ovest dell’ospedale cittadino, a fianco dell’entrata
del pronto soccorso e occupa il secondo piano di questa
nuova palazzina.
Quando saranno terminati i lavori, il Ct riprenderà
possesso anche dei vecchi locali rimodernati, mentre i
laboratori di analisi sono stati spostati definitivamente ai
piani inferiori liberando così ulteriore spazio. Il nuovo
Centro avrà una decina di lettini per i prelievi di sangue
intero, tre o quattro postazioni per la “multicomponent” e sicuramente una sala d’aspetto più confortevole per i donatori. Verranno installate pure una macchina
automatica per il controllo della pressione (già visibile)
ed una per l’autocontrollo dell’emoglobina senza bisogno di fare la fastidiosa puntura al dito. Per l’uso di
questi macchinari ci sarà per un periodo un tecnico, ma
si spera che in seguito gli stessi donatori possano istruirsi a vicenda, permettendo così di utilizzare personale
infermieristico per altre attività con l’obiettivo di accelerare le varie operazioni riducendo i tempi d’attesa per i
donatori. Altro personale potrebbe essere fornito in
convenzione dalla nostra associazione, ma al momento
manca una qualsiasi forma di accordo, pertanto questa
idea tale rimane. Un’ulteriore innovazione potrebbe
essere la prenotazione obbligatoria con l’orario di
presentazione: in questo modo si dovrebbero evitare le
lunghe attese o gli arrivi alle 7 del mattino.
Un’idea molto concreta è invece quella di continuare a
inviare il sangue raccolto in provincia verso zone carenti. A tale proposito sono stati presi accordi con il primario del Centro Trasfusionale di Cagliari, accordi di cui è
stato informato il Crcc del Veneto. La popolazione della
Sardegna infatti soffre particolarmente, in percentuale
ed in numeri assoluti, di anemia mediterranea, malattia
che costringe chi ne è colpito a continue trasfusioni
salva vita. Per far fronte a quest’emergenza, ormai divenuta quotidianità, faremo anche noi la nostra parte
spedendo nel periodo estivo, a cadenza quindicinale, 50
unità di sangue per un totale di 350 sacche. Il sangue
sappiamo che non è di un solo tipo e, per onor di cronaca, precisiamo che al 29 settembre 2005, data dell’ultima spedizione, le percentuali saranno, grosso modo le
seguenti: Rh – 15%, Rh + 85%, O 55%, A 35%, B
10%. altre 1.500 unità raggiungeranno Padova, ma la
raccolta di queste verrà organizzata solamente in primavera. Intanto gli occhi sono puntati sul nuovo Ct.
Nicola Boito
In alto la “torta
Caloprisca”;
sotto, personale
del Ct e dirigenti Abvs divertiti;
a destra la
presidente
Bortot controlla
il solenne taglio
da parte del
primario.
Storia di un vigile urbano,
da Bologna a Longarone
N
el 41° anniversario della sua prematura
scomparsa, avvenuta con la tragedia
del Vajont, l’Abvs di Longarone “Attilio
Marogna” ha ricordato il donatore e suo
segretario Gino Ferranti. Il corpo di Gino,
che era vigile urbano, non fu mai ritrovato
e nel cimitero di San Pietro in Casale (Bo),
sua terra natìa, c’è solo una lapide che lo
ricorda come disperso. Furono invece recuperati i corpi dei figlioletti Giorgio e Maria
Grazia e della moglie Luisa Bonarini.
Proprio per la moglie, colpita da una grave
malattia, ci fu nel ‘54 una grande gara di
generosità da parte dei donatori bellunesi
che le assicurarono ben 52 trasfusioni. Fu
uno dei primi grandi impegni concreti della
sezione di Longarone cui anche la stampa
diede risalto.
Questa famiglia e i molti altri soci rimasti sotto il
fango e le macerie in quel tragico 9 ottobre del ’63,
sono stati ricordati dalla sezione nel corso della giornata del donatore, il 17 ottobre. L’idea di una commemorazione particolare è stata dell’attuale segretario, Elvio
Bez, anch’egli vigile urbano a Longarone. Si è aperta
con la visita ai cippi della famiglia Ferranti ed è proseguita con un discorso tenuto nel Municipio di
Longarone, che ha fortemente commosso tutti i presen-
ti. Il mandamento di Longarone, nato nel 1951 unitamente alle sezioni di Belluno e di Sedico, fu prontamente ricostituito grazie soprattutto alla tenacia di
Attilio Marogna, che vi si dedicò fino alla sua scomparsa, avvenuta nel ’91. Sette anni dopo l’Abvs di
Longarone è stata dedicata a lui. Alla cerimonia in
memoria di Gino Ferranti presenti anche i labari di Avis
e Advs-Fidas del suo paese di origine, San Pietro in
Casale in provincia di Bologna.
Un momento della giornata
dedicata dall’Abvs Longarone
ai soci vittime del Vajont.
Donatori sulla neve: un trofeo da vincere tre volte
L
a pista di Forcella Aurine (Gosaldo) ha ospitato il 23
gennaio la manifestazione “Donatori sulla Neve
2005”, quest’anno organizzata dalle sezioni Agordine
dell’Abvs. La giornata si è snodata in una entusiasmante gara di slalom gigante aperta a tutti, sia donatori che
ex donatori, familiari e simpatizzanti, in uno spirito di
puro divertimento. La partecipazione è stata molto
buona ed ha visto alla partenza oltre cento concorrenti
in rappresentanza di 18 sezioni dell’Abvs.
La gara è iniziata quasi in perfetto orario e si è svolta regolarmente partendo dai ragazzi più giovani, continuando con gli atleti meno giovani e chiudendo con i
seniores. Si sono sfidati sulla neve atleti di diversa esperienza, da chi è avvezzo all’agonismo a chi ha messo gli
sci ai piedi per la prima volta in questa stagione. La gara
è terminata a mezzogiorno e in attesa della premiazione è stato allestito un piccolo rinfresco.
Oltre ai primi tre classificati per ogni categoria, sono
stati premiati il bambino e la bambina più giovani:
Andrea Corvanese, anno 1999 di Bolzano Bellunese e
Arianna Cini, anno 1998 di Forno di Zoldo, il partecipante meno giovane, Giorgio Favero, anno 1939 di
Agordo e la sezione più numerosa, risultata quella di
Bolzano Bellunese. Da quest’anno il trofeo per la migliore sezione è messo in palio dalla Provinciale dell’Abvs e
verrà assegnato definitivamente a chi se lo aggiudiche-
rà per tre volte. Questa volta l’ha spuntata Bolzano
Bellunese con 582 punti seguita da Col di Cugnan 375,
Cencenighe 370, La Valle Agordina 367 e Forno di
Zoldo 320.
La squadra di Bolzano Bellunese,
vincitrice di “Donatori
sulla neve” 2005”
31
Le sette sorelle
TREVISO
Siamo donne, con noi l’Avis fa di più
Con 350 mila
opuscoli
le donne avisine
entrano in tutte
le case della
Marca fornendo
informazioni
utili assieme alla
Commissione
pari opportunità
di Treviso.
S
ta entrando in tutte le case della Marca trevigiana il
vademecum “Femminile plurale: la Marca per le
donne” realizzato dalla Commissione donne dell’Avis
provinciale. 350 mila nuclei familiari stanno infatti per
ricevere il frutto di un interessante lavoro che per un
paio d’anni ha impegnato la Commissione “in gonnella” dell’Avis e quella delle Pari Opportunità del Comune
di Treviso Si tratta di un manuale che fornisce indirizzi
e numeri di telefono di tutte le strutture pubbliche e di
tutte le associazioni di volontariato che nel territorio
trevigiano si occupano di salute, famiglia, istruzione,
tempo libero, ed immigrazione. Uno spazio, in particolare, è dedicato alle strutture che possono aiutare le
ragazze madri, le donne single, le donne che hanno
subito violenza, che vivono una situazione familiare
difficile, che hanno anziani da seguire, ma anche madri
che vogliono confrontarsi con altre madri, saperne di
più sull’allattamento al seno, sulla propria sessualità.
Così come si possono trovare informazioni sulle cooperative di lavoro femminile, sugli asili, sui corsi di ginnastica, sulle associazioni che aiutano l’integrazione delle
straniere. Ma sono solo degli esempi. Le donne, infatti,
si occupano di così tante cose (figli, anziani parenti,
casa, lavoro, volontariato…) che aiutarle nella loro
quotidianità è stato sin dalla sua nascita obiettivo della
Commissione donne dell’Avis. Lo scorso anno, ad esempio, avevano organizzato una serata su “Riscoprirsi a 50
anni tra corpo e mente” con la nota ginecologa e
sessuologa Alessandra Graziottin. Quest’anno hanno
dato vita al vademecum, realizzato assieme alla
Commissione delle Pari Opportunità. Un gruppo di lavoro tutto al femminile, che ha avuto il sostegno delle Ulss
7, 8 e 9 e la collaborazione del Coordinamento delle
associazioni di volontariato della provincia, dell’Avis
regionale, del CdS Volontari Insieme e del Comune di
Treviso. L’iniziativa è stata patrocinata della Regione,
mentre fondamentale è stato il supporto economico di
Ascotrade, del gruppo Ascopiave e della Pilota Green
che ha realizzato gratuitamente il progetto grafico. La
commissione “Donne in Avis” è nata sei anni fa ed ha
sede presso l’Avis provinciale (tel. 0422/405077). “Le
nostre finalità sono la promozione del dono del sangue
al femminile, ma anche la sensibilizzazione delle donne
alla prevenzione ed alla salute – spiega la sua responsabile, Wanda Pradal – per questo stiamo monitorando i
dati relativi all’incidenza ed al tipo di tumori che colpiscono le donne della provincia di Treviso. Sulla base di
questi risultati e su quelli che ricaveremo da un questionario alle donatrici, cercheremo di organizzare delle
iniziative mirate”.
Michela Rossato
La Provinciale va nelle scuole contro gli incidenti stradali
L
’Avis provinciale si è unita all’Amministrazione provinciale di Treviso
per entrare nelle scuole con una campagna di prevenzione degli incidenti stradali. L’iniziativa-concorso, che ha coinvolto scuole di ogni ordine e grado della Marca, prevedeva la realizzazione da parte degli studenti di una sorta di guida alla sicurezza stradale tramite Cd-rom, opuscolo,
depliant, videocassetta, manifesto, cartellone o quant’altro.
Alla cerimonia di premiazionie dei migliori lavori è intervenuto il
presidente dell’Avis provinciale, Diego Sala. “E’ un momento importante
– ha detto – perché obiettivo dell’associazione è sensibilizzare i giovani e
far capire loro che la velocità, la guida in stato di ebbrezza e al di fuori
delle regole provoca grandi spargimenti di sangue e tante vittime sulle
nostre strade”. Sala ha spiegato ai ragazzi l’importanza di garantire
sangue agli ospedali, sottolineando che per ogni incidente possono esse-
32
re necessarie decine, a volte anche un centinaio e più di sacche di sangue
e che dietro ad ogni sacca c’è un donatore”.
Numeri che hanno molto impressionato gli studenti, dettisi in molti
interessati a diventare donatori. L’Ipsia (Istituto professionale per l’industria e l’artigianato) di Vittorio Veneto, che ha vinto una fotocamera digitale, ha proposto un messaggio fotografico, mentre il Centro territoriale
permanente di Mogliano, che ha ricevuto un maxischermo con lettore
Dvd, è stato premiato per il lavoro svolto nell’ambito della sicurezza stradale con il coinvolgimento degli immigrati. I premi ai vincitori sono stati
donati dall’Avis provinciale, mentre a tutti gli studenti partecipanti la
Provincia ha regalato un minietilometro, una coppia di bracciali riflettenti, un cappellino, adesivi, penne e spille.
Laura Tuveri
Più donazioni, ma l’uso del sangue lievita
S
uperate le più rosee previsioni all’Avis provinciale.
Che ha chiuso il 2004 con quasi 44mila donazioni.
Quelle complessive, infatti, sono esattamente 43.938
con un incremento del 4,58% rispetto all’anno precedente. “Numeri importanti che dimostrano la grande
generosità dei nostri donatori - sottolinea Diego Sala,
presidente uscente della Provinciale - ma che dovranno
crescere ancora di più nel 2005 per far fronte ai consumi che continuano a salire. Un ulteriore sforzo ci è chie-
sto anche dal reparto di onco-ematologia del Ca’
Foncello di Treviso, aperto da un paio d’anni ed inaugurato a febbraio dal Ministro della Sanità, Gerolamo
Sirchia - finora abbiamo assicurato 1.200 donazioni di
piastrine all’anno - conclude Sala - ma questo numero
dovrà essere aumentato. Così come il numero dei nuovi
donatori: con l’impegno di tutti, iniziative e idee sempre
nuove. Quest’anno le sacche di piastrine necessarie
potrebbero anche arrivare a 3.000”.
Il più 4,5%
è bastato solo
a far fronte
alle richieste
in crescita.
A Montebelluna si mobilita la Protezione Civile
L
i chiamano “angeli” perché sono vicini alla popolazione, vegliano sulla loro sicurezza sempre pronti dove c’è
bisogno. A dicembre, tutti in divisa, l’appellativo se lo
sono meritato ancor più. Ventidue membri del
Nucleo Protezione civile di Montebelluna, gran
parte giovani, si sono resi disponibili a diventare
donatori recandosi tutti al Centro Trasfusionale.
Il gruppo è guidato da Daniele Tiozzo, conta una
cinquantina di componenti, tra dipendenti,
obiettori e volontari, un’età che va dai 16 ai 70
anni, molte donne e già due donatori.
Accogliendo il folto gruppo, il presidente
dell’Avis di Montebelluna, Bruno Marini, il dott.
Renzo Risato e gli altri medici del Centro hanno
spiegato perché ci sia tanta necessità di donatori volontari, a chi va sangue, plasma e piastrine
donate, e come funziona il meccanismo della
donazione. Dopo aver compilato il questionario
informativo, gli “angeli” si sono quindi trasferiti
in sala prelievi. “Con il vostro gesto date un
segnale forte alla gente, alle altre associazioni, a
tante persone che, pur potendo, non pensano al
prossimo - ha detto il presidente provinciale,
Diego Sala – ora anche voi darete un contributo importante per l’autosufficienza di sangue. La vostra presenza
qui è segno di responsabilità e sensibilità”.
M.R.
Col logo Avis alla Treviso Marathon Anche il rugby in ‘campo’
uattromila persone hanno partecipato, magliette, striscioni, depliant e gazebo.
Q
il 6 marzo, alla seconda edizione della
“Treviso Marathon”. La manifestazione ha
dato notevole visibilità all’Avis presente su
Sul prossimo numero ve ne daremo resoconto.
Nella foto l’edizione 2004.
A
ndrea Gritti e Simon Picone, rugbysti del
Benetton, si sono detti disponibili a fare da
testimonial dell’Avis provinciale. Ed hanno cominciato piuttosto bene, intervenendo ad alcuni importanti momenti di promozione dell’Associazione.
Sono stati infatti ospiti sia della Giornata del donatore al Tempio di Pianezze, sia al convegno oragnizzato il 14 dicembre all’Università di Treviso, in occasione della presentazione del progetto internazionale “Blood-med” che vede coinvolti gli studenti
universitari nella promozione del dono gratuito del
sangue nei Paesi del Mediterraneo. I due rugbisti,
ammirati dai giovani, oltre a fare sensibilizzazione
all’esterno stanno cercando di coinvolgere il mondo
dello sport, a partire dalla propria squadra, pluricampione d’Italia. Il 4 dicembre, presente buona
parte dell’Esecutivo provinciale, hanno ospitato
l’Avis alla partita contro la squadra inglese Bath.
33
Le sette sorelle
VERONA
Inarrestabile crescita della Polizia che dona
P
aolo Zanotto, sindaco di Verona, ha premiato per la
seconda volta il “Gruppo Avis Polizia di Stato” della
Comunale di Verona per aver realizzato il maggior incre-
mento di donatori nell’anno 2003. Un bis per il gruppo,
che anche nel 2002 aveva ottenuto il medesimo risultato. La cerimonia si è svolta a novembre nella Sala Arazzi
del comune di Verona alla presenza di molti rappresentanti delle istituzioni locali e dell’Amministrazione
comunale, di numerosi donatori di sangue, (appartenenti a vari gruppi della città), e di altre associazioni di
donatori.
Su concessione del Questore di Verona, Luigi
Merolla, il simbolo di questo riconoscimento è stato
affisso in un luogo in cui possa essere ben visibile a tutti
gli appartenenti alla Polizia veronese, ma anche a tutti
i cittadini che per qualsiasi motivo debbano recarsi nei
locali della Questura.
Questi gesti di riconoscenza, espressi da un’autorità
istituzionale, come il Sindaco della nostra città, servono
certamente a dare nuovo impulso a quanti donano già
il sangue e contribuiscono sicuramente a stimolare la
sensibilità di nuovi potenziali donatori, per indurli ad
unirsi anche loro a quanti compiono un atto di solidarietà così importante
Franco Bulgarini
Quando un gruppo Avis diventa Comunale
Nata la nuova
Avis comunale
nella comunità
di Concamarise.
I
l gruppo Avis Concamarise è diventato Comunale
grazie al nuovo statuto dell’Avis nazionale. Il direttivo,
facente parte dell’Avis comunale di Legnago, dopo aver
proposto la novità all’assemblea dei soci donatori si è
deciso per il grande passo. Perché di gran passo si tratta per un paese di 1.100 abitanti... Il gruppo donatori di
Concamarise è nato nel 1974 su iniziativa di don Mario
Panozzo, allora parroco, con l’aiuto di alcune persone
volonterose del paese. Ha fatto parte del gruppo
Francescano fino al 1977, quando si è unito all’Avis
E Sala diventò Cavaliere
I
l Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha insignito con la “Croce di Cavaliere al merito della
Repubblica Italiana” Luigi Sala, valido componente
del consiglio direttivo e dell’esecutivo dell’Avis
provinciale di Verona. Alpino della Tridentina e donatore di sangue dal 1964, da anni opera in associazioni, iniziative e attività di volontariato sia a
Lugagnano (è tra i fondatori di SOS, Servizio operativo sanitario) dove vive, che a Verona. In Avis collabora con la provinciale, della quale è stato anche vice
presidente e segretario. A Luigi le più vive congratulazione dei donatori.
34
comunale di Legnago. I donatori iscritti erano una
cinquantina. Alla fine degli anni ’80, per svariati motivi,
il gruppo ha iniziato un lento declino. Sono calati i
donatori, il direttivo ha perso entusiasmo, si è rischiato
il passaggio ad un altro gruppo limitrofo. Ma nel 1993
la svolta grazie a dei nuovi donatori che sono entrati nel
direttivo portando una ventata di entusiasmo e idee. Si
è cominciato a puntare sui giovani con iniziative sportive, tornei, gite in montagna, e persino la nascita di un
“Fans club dei Nomadi”, che ancora esiste. Tutte scelte
azzeccate: oggi, su un totale di 120 donatori, il 75% ha
meno di 35 anni. Il 31 ottobre del 2004, nel suo 30°
anniversario, il gruppo è diventato Avis comunale di
Concamarise. “Un sogno che diventa realtà – ci dice
Claudio Bresciani, presidente di questa nuova Avis - Il
nostro non deve essere un traguardo, ma un punto di
partenza perché di sangue c’è tanto bisogno e il numero dei donatori va incrementato”. Molti donatori Avis
sono iscritti anche all’Aido e intenzione della neonata
Avis è di continuare questa collaborazione, creandone
di nuove con altre associazioni di volontariato. Oltre che
continuare il rapporto con l’Avis di Legnago a cui il
gruppo è legato in modo particolare. “Un ringraziamento anche a Luigi Piva, nostro presidente provinciale
- conclude Bresciani - che ci ha incoraggiato e aiutato
ad intraprendere questa nuova avventura”.
Roberto Zorzella
Avis & TeleThon: Verona ci crede
H
a superato se stesso anche quest’anno l’impegno
dell’Avis veronese nella gara di solidarietà promossa
dalla Fondazione TeleThon, mirata alla raccolta di fondi
destinati alla ricerca scientifica per le malattie genetiche
e la distrofia muscolare.
“Iniziata nel 2001, la partnership con la nostra
Associazione – ci confida il Coordinatore provinciale
Avis per TeleThon, Francesco Joppi – siamo partiti con
l’adesione di sole 4 Comunali che hanno raccolto 19
milioni delle vecchie lire, e nel 2002 abbiamo quadruplicato grazie all’adesione di 16 Avis”. La crescita è
continuata anche nel 2003 sia in termini di adesioni che
di somme raccolte: 23 le Comunali aderenti e oltre
29mila gli euro raccolti, segno di condivisione dell’iniziativa il cui lo slogan, “L’importante è donare”, non
poteva trovar migliore espressione.
I donatori dell’Avis sono sensibili da sempre alle
necessità di chi soffre e per loro la cultura della solidarietà è una missione. L’edizione 2004 ci ha visto far
ancora meglio del passato: sono state 31 le Avis che
hanno dato la propria adesione (quasi il 50% delle
strutture della provincia) mobilitando oltre 300 donatori che hanno presidiato i vari “centri raccolta” allestiti
sulle piazze, davanti al sagrato della chiesa, nei centri
commerciali della provincia.
Si sono contati complessivamente 40.576 euro: un
risultato senza precedenti che ha meritato il plauso delle
massime istituzioni associative! “Un’opportunità unica
per dare ulteriore visibilità alla nostra associazione –
conclude Joppi - ma soprattutto occasione singolare per
mettere insieme i mezzi economici a favore della ricerca
scientifica. Tanto più che i fondi raccolti nel 2004 saranno destinati a finanziare quattro progetti speciali relativi alle malattie rare del sangue”.
‘Corida’ Avis: donatori allo sbaraglio
“ orida Avis: Avisini allo sbaraglio” è il titolo della
La serata è stata un grande evento di solidarietà e
La “Corida”
prima edizione di una simpatica iniziativa organiz- di divertimento. Si sono alternati una ventina di “artiC
dell’Avis
zata dall’Avis Intercomunale “Mino Trevisoi”, il 20 sti” locali, molti dei quali donatori, che si sono esibiti chi
novembre al teatro di San Bonifacio. L’Intercomunale è
composta da 14 Avis dell’est veronese: Albaredo,
Arcole, Belfiore, Bonaldo, Brognoligo-Costalunga,
Gazzolo, Locara, Lobia, Prova, San Bonifacio, Santo
Stefano, San Gregorio-Veronella, Terrosa di Roncà e
Volpino che svolgono manifestazioni comuni.
cantando, chi suonando e ballando, incoraggiati e
seguiti da un pubblico di più di 900 persone che ha
riempito il teatro. Non sono mancati gli interventi del
presidente dell’Intercomunale, Olivo Zampieri, e del
vicepresidente provinciale, Francesco Joppi, che hanno
spiegato l’importanza della donazione del sangue e
ringraziato il pubblico per la
partecipazione. La vittoria
finale della “Corida”, decretata dal pubblico, è stata
assegnata all’artista chiamato “l’aquila della Lessinia”
che ha cantato il brano
“Gloria”, mentre quanto
raccolto dalle offerte libere
all’ingresso è stato devoluto
in beneficenza.
Sono stati realizzati un video
ed un cd rom con tutte le
foto dell’evento che si possono scaricare dal sito internet
www.avisminotrevisoi.it o
richiedere inviando una e-mail
ad [email protected]
Intercomunale
“Mino Trevisoi”:
dilettanti
e... avisini
fanno divertire
novecento
spettatori.
Umberto Panarotto
35
Le sette sorelle
VERONA
Pesci all’amo senza l’aiuto di Papà
Decine di novelli
“Sampei”
vanno a pesca
con l’Avis.
E la più piccola
aveva soltanto
tre anni.
I
n una apposita pescheria di Castel d’Azzano, i Gruppi
Lavoratori ZAI Ex Tabacchi e Glaxo dell’Avis comunale
di Verona hanno organizzato lo scorso autunno il 2°
“Raduno dei Piccoli Sampei”, che si è svolto in una
splendida giornata di sole. E’ stata una gara di pesca
rigorosamente riservata ai giovanissimi dai 3 ai 12 anni,
durante la quale i “grandi”
(genitori, fratelli o amici) potevano dare solo verbalmente la
loro consulenza, senza mai
prendere in mano la canna. Al
massimo, potevano aiutare ad
innescare l’amo. La gara si è
svolta in due fasi: il mattino era
riservato ai più piccoli (dai 3 ai 7
anni), la sera ai più grandicelli.
L’entusiasmo dei partecipanti è
stato altissimo, sia per la speranza di pescare molto più degli
altri, sia per la sola gioia di
partecipare a questa iniziativa
che ha richiamato moltissimi
spettatori, all’insegna di quello
spirito di solidarietà che l’Avis
propone sempre. Hanno vinto
tutti! Il Comune di Castel d’Azzano ha consegnato una
targa ai diversi Gruppi presenti, ma il concorrente che
tutti hanno applaudito maggiormente è stato il più
piccolo. Ma sarebbe meglio dire la più piccola: è
Cristina Tarocco, 3 anni appena compiuti.
Mario Luchi
Sport e donazione: anche gli agonisti possono donare
Un interessante
convegno
a Garda
organizzato
da ‘Donare Avis’.
36
G
iornata intensa a Garda per gli avisini. Dopo una
mattinata di incontri con il mondo della scuola e la
presentazione di Portfolio, l’Associazione “Donare
Avis” ha infatti organizzato anche il convegno sul tema
“Donazione di sangue e attività sportiva”. Moderatore
è stato il dottor Giuseppe Aprili, presidente nazionale
Simti e primario del Servizio Trasfusionale dell’Azienda
ospedaliera di Verona. Relatori la dott.ssa Loredana
Martinelli, responsabile del Centro trasfusionale di
Bussolengo, Ulss 22, e il dottor Eugenio Cavallo, specialista in endocrinologia e medicina interna dell’Ulss 20.
Particolarmente interessante, a proposito
del binomio sportdonazione, quanto
evidenziato dal dott.
Giampaolo Perini,
direttore U.O. di
cardiologia dell’Ulss
22 di BussolengoVillafranca: “Non c’è
alcun problema per
un donatore - ha
detto - nel praticare qualsiasi sport anche a livello
agonistico” come confermato dagli atleti che sono
intervenuti al dibattito. Daniela Castellani, campionessa
italiana di softball, Maurizio Marogna, campione di ciclismo che pratica lo sci ed è laureato in scienze motorie,
Fabiana Comin, portiere della nazionale italiana di
calcio e portacolori del calcio femminile di Bardolino,
militante in serie A e Vladi Panato, più volte campione
del mondo di canoa. Non è mancata una qualificante
testimonianza della categoria degli arbitri con l’avisino
Luciano Ramanzini di Vigasio, giunto ad oltre 120
donazioni. Ma il momento più emozionante è stato
quando il dottor Perini ha presentato due suoi pazienti
trapiantati di cuore: Ezio Pietropoli e Germano Seghetti.
Ezio di 56 anni, operato a Padova sedici anni fa dal dott.
Perini con l’equipe del prof. Gallucci, muratore di
Caselle di Sommacampagna, è diventato campione
europeo (di categoria) di ciclismo a Dublino nel 2004.
Germano di 58 anni di Zevio, operato a Verona dal dott.
Perini nove anni fa, è maestro di sci a Santa Cristina.
Visibilmente commossi, entrambi hanno ringraziato i
donatori di sangue: senza di loro oggi non vivrebbero
una vita normale.
Ottaviano Cereser
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