Le sette sorelle VENEZIA Conoscersi, giocando, attraversando il web Oltre 250 studenti in provincia di Venezia, altrettanti in provincia di Pesaro in gara per imparare la solidarietà. Nel veneziano l’alloro va a San Donà. I l momento apice del progetto “Incontriamoci giocando” è stato raggiunto il 12 febbraio con la premiazione delle IV superiori che hanno partecipato, gareggiando tra loro, al gioco via web “Blood’s Adventure”. Creato da Laura Elia, dell’Avis provinciale di Venezia, il progetto ha visto moltissimi partecipanti a Mestre, presso la sede della Cassa di Risparmio di via Torino. Accompagnati da insegnanti e presidi, i ragazzi hanno avuto la possibilità di sentir parlare, ancora una volta, di solidarietà e di donazione di sangue, anche attraverso il divertente intrattenimento della cabarettista Paola Brolati e della sua performance “Bagarre. Tutti di corsa: per vincere cosa?”. Ma come si è giunti a questa splendida giornata insieme? A novembre dello scorso anno, 253 ragazzi delle scuole superiori della provincia di Venezia, in contemporanea ad altrettanti della provincia di Pesaro-Urbino, si sono avventurati via web tra maghi, guerrieri, golem e nani alla ricerca del bene sul male, acquisendo importantissime nozioni sul sangue, sul suo utilizzo in caso di trasfusioni, incidenti e malattie. Un modo per parlare ai giovani e far parlare tra loro i giovani usando il loro Sopra, la classe vincitrice; in alto altri premiati dal Presidente provinciale Avis di Pesaro Giovanni Pelonghini, a destra il folto pubblico presente il 12 febbraio. Il 26 si è poi replicato a Pesaro. 22 linguaggio, attraverso le moderne tecnologie. La classe vincitrice della provincia di Venezia, la IV BS dell’Istituto “Scarpa” di San Donà di Piave, che ha completato il gioco nel miglior tempo, ha vinto una gita premio di una settimana nei territori marchigiani. Viceversa, la classe che il 26 febbraio ha vinto tra le classi marchigiane sarà invece ospite tra aprile e maggio nei territori della provincia veneziana, per una settimana. Ora l’equipe di lavoro, creatasi all’Avis provinciale di Venezia, lavorerà affinché la permanenza dei ragazzi risulti piacevole e interessante. Anche grazie alla collaborazione di alcuni sponsor come le Cantine Paladin (che offriranno una visita alle strutture e un pranzo), l’Aprilia (che offrirà una visita agli impianti e un pranzo), l’hotel Villa Ducale di Dolo (che ospiterà a cena i ragazzi), alberghi e ristoranti noalesi, una ditta che offrirà una gita in barcone nella laguna e altro ancora. L’ennesima dimostrazione che il gioco è un ottimo strumento per promuovere la donazione. Blood’s Adventure è il terzo gioco prodotto da Laura in tre anni e un quarto, rivolto alle classi medie, è in cantiere per il prossimo anno scolastico. Tutti questi progetti sono stati realizzati grazie al duro lavoro di molte persone, provenienti da tutte le Avis comunali e grazie alla partecipazione ai bandi per il finanziamento di progetti sulla solidarietà, promossi dai vari Enti. Crediamo che il volontariato, assieme alle scuole e alle istituzioni, indipendentemente dal loro schieramento politico, possano davvero mettere a disposizione risorse economiche, energie e personale per costruire, sempre più e sempre meglio, un mondo migliore. Prœmio Samaritano per i ‘niños de rua’ I l “Prœmio Samaritano”, promosso dall’Avis provinciale di Venezia, è giunto a novembre scorso alla sua nona edizione. Non è un concorso né un premio, ma un proemio, un annuncio, un messaggio, come ricorda il suo ideatore, Andrea Zilio. L’Avis infatti non si propone di indicare dei vincitori, ma dei messaggeri, degli annunciatori, degli ambasciatori che con il loro esempio trasmettino ai giovani, meglio di qualunque discorso, la necessità di darsi una mano, di aiutare chi ne ha bisogno, anche di donare il sangue. La prima commissione del Proemio si è riunita presso la sede dell’Avis della Riviera del Brenta ed ha designato cinque “samaritani”: Luciano Turati di Ostiglia (Mantova) per il suo impegno a favore delle opere missionarie nello Stato del Benin in Africa; Doriana Benvegnù di Chirignago (Ve) per il suo impegno a favore di una famiglia di immigrati moldavi; Tommaso Polo ed i coniugi Giovanni Cassandro e Lucia Masato di Sambruson di Dolo, per il loro impegno a favore dei Meninos de rua di San Paolo do Brasil; Paolo Moretti di Ortona (Ch), per aver coinvolto i gelatai della sua città a devolvere un contributo volontario a sostegno del progetto “Una vacanza al mare per i bambini malati di leucemia”; Maria Cristina Gandolfi di Sassuolo (Mo) per il suo impegno nel campo del volontariato, nonostante le sue difficoltà di salute. La settimana successiva, trenta studenti delle scuole superiori di Dolo, in rappresentanza del Liceo “G. Galilei”, dell’Istituto Tecnico Commerciale “M. Luzzati” e dell’Istituto Professionale “C. Musatti”, si sono riuniti per conoscere ed analizzare le cinque storie e per scegliere quella che, a loro parere, poteva essere la più meritevole. La storia che più ha colpito i ragazzi è un intreccio di vite, quelle di Tommaso, Lucia e Giovanni con i “Meninos de rua” brasiliani. Tommaso, nel 2001, aveva vent’anni. Dopo aver partecipato ad un ritiro di spiritualità organizzato da una comunità missionaria, incentrato sulla conoscenza delle condizioni economico-sociali di alcune popolazioni dell’America centromeridionale, rimane turbato. Si rende conto dell’enorme divario che c’è tra la società del benessere e quella delle povertà. Decide allora di rimboccarsi le maniche svolgendo per molto tempo il lavoro di “sucateiro”, di raccoglitore di materiali riciclabili, andando casa per casa a raccogliere bottiglie, scatole, carta, ferro e cartone e tutti i materiali riciclabili. Ha vissuto all’interno di una sterminata baraccopoli a ridosso di San Paulo, senza luce, acqua e servizi igienici, con le fognature a cielo aperto, le strade melmose e le case realizzate con fango e legno. Accanto alla San Paulo della ricchezza e dell’ingiustizia! Tommaso impara quanto, in questo mondo di emarginati, la vita abbia un valore molto relativo o non ne abbia proprio. Tommaso vive due mesi in Brasile, per poi tornare in Italia, dove non fatica a trovare un lavoro e a riprendere la vita normalmente. Ma la sofferenza condivisa con i disperati delle favelas lo tormenta e Tommaso decide di tornare in Brasile. La vita accanto ai miserabili della terra, ai bambini della strada e ai senza tetto, si fa sempre più profonda e condivisa. Tommaso incontra vite, conosce storie, cerca di fare di tutto per togliere dalla droga e dalla prostituzione tanti piccoli. “E’ atroce - racconta - vedere che per moltissimi bambini l’unico conforto della vita è un misero sacchetto di colla (mastice da scarpe) da cui respirare vapori con cui stordirsi e dimenticare la propria infelicità”. Tommaso torna in Italia, ma l’amore per queste creature brasiliane e quello per una giovane infermiera lo legheranno sempre a quel Paese. Tommaso è oggi ancora laggiù, a vivere vicino agli ultimi, ma noi preferiamo chiamarli primi della Terra. La storia di Tommaso s’intreccia con quella di Lucia e Giovanni di Sambruson perché i due hanno trasformato la loro stalla in un centro di raccolta e smistamento di materiale da inviare a Tommaso per i bambini brasiliani. Da allora, tutto il paese di Sambruson è stato contagiato dall’altruismo della coppia e coperte, lavatrici, scarpe, vestiti, materiale elettrico e tanto altro vengono regolarmente inscatolati ed inviati in Brasile. Samaritani capaci di lavorare in silenzio, come tante formiche, ma con nel cuore una grande certezza: l’idea che questo mondo possa essere cambiato, lasciato migliore di come lo si è trovato! Laura Elia L’albero di ‘Porto’ E ' ormai il terzo anno che l’Avis di Portogruaro addobba questo albero alto 25 metri per le feste di Natale. L'albero in via Abbazzia a Portogruaro è nei giardinetti pubblici nel centro cittadino su un incrocio trafficato. I tubi illuminati danno nel buio delle lunghe notti invernali un visibilissimo messaggio di presenza. La scritta AVIS, posta come tronco dell'albero luminoso sta a significare quanto la nostra associazione sia portatrice di un concreto messaggio di solidarietà. Un ringraziamento al socio ed amico Maurizio Paro ed al presidente Gianfranco Furlanis che, su di una gabbia a 25 metri di altezza, hanno provveduto all'allestimento dell'albero. Naturalmente con il valido supporto... morale di parte dei consiglieri, prudentemente a terra, con il naso all'insù. Floriano Florean 23 IL BELLO DEL VENETO Padova: poesia di Praglia e ‘Carceri’ Fra chiostri ed abbazie A sud di Padova, fra Brasseo ed Este, alla scoperta di due gioielli del XII secolo. 24 D ue perle incastonate nel diadema dei Colli Euganei: l’abbazia benedettina di Santa Maria Assunta di Praglia e l’abbazia di Santa Maria di Carceri. Da Padova, percorrendo l’antichissima strada che conduce ad Este, ci appare in tutta la sua maestosità la millenaria abbazia di Praglia (da pratalea = località tenuta a prati). Arriviamo, nel primo pomeriggio, con alcuni amici avisini del luogo, e ad accoglierci c’è don Biagio che ci farà da guida nella visita al monastero. Entrando, la prima cosa che viene spontanea è abbassare il tono di voce: tutto qui è silenzio, preghiera e contemplazione. Percorrendo i vari chiostri, quello rustico, quello botanico e il chiostro pensile, don Biagio ci riassume brevemente la storia dell’abbazia dalle origini (XI secolo) ai tempi nostri. Varie sono le vicissitudini che si sono susseguite in questo millennio, momenti di decadenza e altri di splendore con l’apogeo nel 1460 e la realizzazione dell’attuale grandioso complesso abbaziale completato nel 1550. Il chiostro rustico, già riservato alle attività agricole, è oggi foresteria per chi decide di trascorrere qualche giorno nella meditazione e nella preghiera, ed anche centro per attività culturali e congressuali, ed ha al centro un pregevole pozzo in trachite. Il chiostro botanico era destinato alla coltivazione delle piante officinali per i medicamenti preparati nell’antica farmacia, e oggi presenta il giardino all’italiana. Nel lato sud si trova il laboratorio di restauro del libro antico. Il chiostro pensile fungeva da impluvio per la raccolta delle acque piovane che confluivano nel pozzo cisterna, collocato in posizione centrale e collegato con i vari ambienti della vita comunitaria; segue uno sguardo alla sala capitolare, punto di ritrovo per pregare e prendere decisioni importanti. Si passa poi al refettorio monumentale, al quale si accede da un portale in pietra d’Istria: all’interno affreschi del Montagna e tempere dello Zelotti e lo splendido arredo ligneo intarsiato (in noce e radica). Ad est c’è la loggetta belvedere detta “del Fogazzaro” da cui la vista spazia sui Colli Euganei e sull’orto che forni- sce le erbe medicinali all’attuale erboristeria. Sulla sinistra l’edificio di clausura riservato ai monaci con le celle e un doppio ordine di arcate molto bello. Il gioiello del complesso è, però, la biblioteca, monumento nazionale che conta oltre centomila volumi, con sala arricchita da affreschi e opere lignee pregevoli. Infine la chiesa abbaziale, vero monumento alla religiosità e alla preghiera, dove negli orari previsti è possibile assistere alle funzioni dei benedettini e apprezzare la misticità del canto gregoriano. Ringraziamo don Biagio e il padre Priore, don Norberto Valle e, poiché il tempo è tiranno, ci avviamo lungo la strada dei Colli, a Carceri, dove ad attenderci c’è don Roberto Garavello, parroco e responsabile dell’altra abbazia. Seguirlo nella descrizione del complesso è entusiasmante, sentire dalla sua viva voce il racconto di mille e più anni di storia è come immergersi in un mondo completamente diverso da quello attuale. Ogni particolare dell’edificio testimonia le vicissitudini di questa realtà che, grazie all’interessamento e alla costanza di don Roberto, sta ritornando ai primitivi splendori. Anche per Carceri ci vorrebbero ben più di poche righe per raccontarne la storia, ma una giornata trascorsa in questo splendido e mistico luogo può farci comprendere, in parte, quale ruolo abbia avuto nell’arco di mille anni il monumentale complesso, passando dalla spiritualità claustrale alla vita agreste e padronale, pur mantenendo la sua peculiarità di abbazia. Dal 1951 gli ultimi proprietari hanno ceduto la proprietà alla parrocchia di Carceri che, grazie anche all’intervento della soprintendenza, sta riportando il tutto alla bellezza iniziale. Da visitare l’ingresso con la torre, la grande foresteria con il pozzo del 1300, la chiesa parrocchiale, il battistero con affreschi del ‘400 e un fonte battesimale che è un vero gioiello, la villa Carminati, il chiostrino del 1200 con la fontana del 1300 e il grande chiostro con il pozzo ottagonale, al primo piano la sala degli affreschi e la biblioteca e centro culturale. Altro gioiello da ammirare è il museo della civiltà contadina che occupa un vastissimo spazio dell’ex convento, dove sono raccontati momenti di vita contadina attraverso l’esposizione di centinaia di attrezzi ormai in disuso, ma che permettono di immergersi nel mondo agricolo dei tempi passati. Ora è tempo di lasciare questi luoghi “Belli del Veneto” veramente unici, non prima però, di aver raccolto informazioni sui locali enogastronomici del posto: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ringraziando don Roberto per l’ospitalità, con un po’ di tristezza lasciamo questi luoghi, ripromettendoci di tornare con un po’ più di tempo a disposizione ed invitando voi lettori a visitarli. Ottaviano Cereser A sinistra due vedute della Chiesa di S. Maria in Carceri e dello splendido chiostro dell’Abbazia. In alto, invece, due immagini dell’Abbazia di S. Maria Assunta di Praglia. Nel colonnino a destra l’immancabile foto ricordo dei due “ciceroni” don Biagio (Praglia) e Don Roberto (Carceri) con il nostro periodico. Un invito a tutti voi ad andarli a trovare. Per visite di gruppo alle Abbazie i numeri di telefono sono questi: 049 9999300 (Abbazia di Praglia), 0429 619777 (Abbazia di Carceri). 25 Le sette sorelle PADOVA Almeno due donazioni a testa Ancora un appello del Presidente Provinciale agli avisini: “Uno sforzo da parte di tutti e Padova ce la farà!” C arissimi Avisini, in nome di Colui che ci ha dato la vita, in nome dell’amore che è intrinseco nell’intimo di ognuno di noi, in nome di tutti coloro che soffrono: “doniamo e facciamo donare”. E’ indispensabile raggiungere la media di almeno due donazioni pro capite all’anno, nei limiti delle nostre possibilità. Se ognuno di noi con un po’ di sacrificio lo facesse, raggiungeremmo in provincia di Padova la quota donazioni di 42.000 unità. Sarebbe un importante traguardo che potremmo raggiungere già nel 2005; sicuramente avremmo i ringraziamenti taciti, ma riconoscenti, da parte degli ammalati e ciò gratificherebbe la nostra Avis in tutta la provincia. Vi chiederete, amici Avisini, il perché di questo forte messaggio! Perché nella scaletta delle donazioni la nostra provincia, sebbene nel 2004 abbia avuto un aumento del 4,13% rispetto al 2003, è di gran lunga inferiore ad altre province. E questo non è da noi, gente padovana, abituata a dare, nel rispetto di tutti i valori della nostra tradizione di volontariato, di solidarietà e del voler bene. Questi i dati provvisori 2003- 2004, senza bisogno di ulteriori commenti. Leggo con piacere sulla stampa, sempre più spesso, di donazioni di organi e interventi di alta chirurgia, effettuati nella nostra Azienda ospedaliera di Padova con il raggiungimento di lusinghieri obiettivi, e di questo l’Avis è orgogliosa. Però non si dice mai che per effettuare trapianti e altre tipologie d’intervento, è necessaria la disponibilità di tanti donatori di sangue. Sarebbe un disastro se non ci fossero i donatori di sangue, e tante persone bisognose e sofferenti non avrebbero l’opportunità di poter sorridere al proprio futuro. Sappiano i giornalisti, e anche qualche bravo ed encomiabile professore, al quale va il nostro plauso, che per l’avvenire si dovrà tenerne sempre più conto. Ritengo che ognuno di noi donatori sarà in grado di fare la propria parte, tenendo conto che possiamo ritenerci fortunati, e che con il nostro aiuto altre persone potranno diventarlo. Vi saluto e vi abbraccio tutti. Il presidente Avis provinciale Sergio Zambon Andamento province Veneto Donazioni/consumi emazie (stime 2004) Padova Vicenza Treviso Venezia Verona Rovigo Belluno Donazioni 2003 31.001 33.674 34.649 41.355 48.032 15.269 10.320 Donazioni 2004 32.280 35.287 35.746 42.444 49.651 16.059 10.889 Consumi 2004 Differenza Donaz./consumi 42.205 - 9.925 28.031 +7.256 30.985 +4.761 34.907 +7.537 44.644 +5.007 10.651 +5.408 8.059 +2.830 %+/-31% +21% +13% +18% +10% +34% +26% Montegrotto: una corale Avis piena di successi G rande soddisfazione per la Corale Avis “Aldo Martin” di Montegrotto Terme che, dopo l’esibizione al 40° anniversario della sua Avis comunale e al Tempio del Donatore di Pianezze (a Valdobbiadene), sta ricevendo apprezzamenti e numerosi inviti. Il Coro, diretto dal maestro Gianni Scalco, desidera ringraziare tutti attraverso “Dono & Vita”. “Saremo lieti di essere ospiti di altre Avis – spiega il maestro – perché anche il nostro, come gli altri impegni ricreativi, è un modo per far conoscere e testimoniare il clima di amicizia e fratellanza dell’Avis. L’importante è che ci contattiate per tempo perchè il nostro calendario di concerti, diventa sempre più fitto”. A sinistra il coro Avis “Aldo Martin” 26 Mille di corsa, per mille chilometri T orna il 16 giugno l’appuntamento con la staffetta 1000 x 1000. Non solo una lunga corsa ininterrotta per 4 giorni e 3 notti, ma soprattutto una gran festa di solidarietà e comunione. Una corsa lunga 1000 metri per 1000 persone? Non stiamo parlando del famoso “Forrest Gump”, ma della staffetta che dal 1980 si organizza ogni dieci anni presso il Patronato SS. Redentore di Este per festeggiare l’anniversario della fondazione di uno dei più grossi centri cattolici ricreativi. Da quest’anno gli organizzatori hanno deciso di rinnovarsi e di dimezzare i tempi d’attesa per questo magico evento, regalando così a tutti coloro che desiderano condividere momenti di gioco e divertimento quattro giorni e tre notti di ininterrotti festeggiamenti. Ma cos’è la Staffetta 1000x1000? L’idea di realizzare una manifestazione importante e simbolica per celebrare l’anniversario di uno dei più grossi centri giovanili del territorio estense, venne 25 anni fa a Don Bruno Cogo allora responsabile del Patronato. L’intento era quello di organizzare delle attività che unissero il divertimento di una gran festa al simbolismo educativo. Si ritenne che alla musica, gli stand, il teatro, il cinema i giochi e a tutti i divertimenti, si dovesse unire qualcosa di significativo, che esplicasse i valori di testimonianza e di condivisione, di solidarietà e comunione propri del luogo. Nacque così la “staffetta 1000 x 1000”, come esemplificazione pratica del lungo cammino compiuto dal Patronato dal 1900 fino ad allora: un percorso comune e ininterrotto, in cui tutti i partecipanti sono di fondamentale importanza per giungere al traguardo, anche di fronte alle difficoltà e alle intemperie della vita, dove non ci si può fermare mai, e nel quale il passaggio del testimone più che un gesto sportivo, si trasforma nella necessità di partecipazione e cooperazione per il conseguimento di un obiettivo comune. Torna così il 16 giugno la 4° edizione di questa gran festa alla quale la sezione Avis dell’estense, ormai dalla scorsa edizione, ha deciso di prestare il suo sostegno, e da quest’anno numerose altre associazione aderiranno attivamente a questi giorni di divertimento e d’incontro. Il calendario delle attività organizzate a contorno della lunga staffetta è quasi pronto e numerose sorprese attendono tutti coloro che intenderanno parteciparvi. Come in ogni edizione la staffetta sarà aperta dal Direttore del Patronato. E per il secondo anno Don Federico Fortin, che detiene anche il miglior tempo religioso della gara, darà il via alla gara. A seguire si cimenteranno nel chilometro di corsa i ragazzi della Scuola Morini Pedrina che a loro volta passeranno il testimone agli anziani della casa di riposo.Tutti sono invitati a partecipare a questa manifestazione, - le iscrizioni verranno aperte dopo Pasqua presso il Patronato SS. Redentore – e magari potranno contribuire a far entrare la “Staffetta 1000x1000” nel famoso libro del “Guinnes dei Primati”. Infatti, proprio in questi giorni, un’apposita commissione sta valutando se la corsa può diventare una corsa da primato. Ad ogni modo, il fatto di riuscire ad unire con un’unica manifestazione persone di ogni età, di ogni etnia, di diverso credo e cultura senza nessun tipo di discriminazione può già definirsi un record. Ad Este una staffetta che “rischia” di entrare nel “Guinness dei Primati”. Appuntamento il 16 giugno. Ragazzi, è sempre l’ora di donare L ’Avis comunale di Este ha chiuso un anno record per quanto riguarda il numero di donazioni. Ha raggiunto infatti oltre il 10% di aumento, toccando le 3.633 unità. Tuttavia, per non perdere lo slancio e il trend positivo, ha deciso di lanciare una nuova campagna promozionale rivolta ai giovani con lo slogan “Donare il sangue, un gioco da ragazzi.” Grandi manifesti verranno affissi nelle scuole e, grazie ad un recente accordo, anche in tutte le autoscuole di Este e dintorni. A questo, che é già un grosso impegno per la comunale, è stata abbinata un’altra simpatica idea: l’orologio da polso “firmato” Avis. Un orologio personalizzato sarà regalato infatti da giugno a dicembre 2005 a tutti i giovani che doneranno per la prima volta. Basterà guardarlo per ricordarsi che è ora di donare! Pure nel Montagnanese monumento al donatore A lla vigilia del suo mezzo secolo di vita, l’Avis del Montagnanese ha inaugurato, con Aido e Admo, un monumento ai donatori che renda omaggio a chi compie la scelta di dare qualcosa di sé al prossimo che soffre. Che si tratti di sangue, midollo osseo o organi. Alla presenza di molte autorità anche dei comuni limitrofi, l’Avis del Montagnanese e il suo presidente, Italo Albertin, hanno ringraziato il Comune di Megliano San Fidenzio che ospita il monumento e la Pro Loco di Nanto che ha procurato l’opera in pietra, di uno scultore armeno. 27 Le sette sorelle ROVIGO Fondatrici Avis premiate al Galà A quattro “moschettiere” dell’Avis di Porto Viro, sempre attive nel sociale, un riconoscimento del Comune. N on sono sicuramente superstiziose le componenti della Commissione per le Pari Opportunità di Porto Viro, cittadina dell’interland rodigino, che hanno scelto un venerdì 17 per il “Galà della donna 2004”. L’evento, giunto alla sesta edizione, ha ormai superato di molto i confini locali, tanto che anche la Regione Veneto ha proposto una sua candidata. Una segnalazione che ha fatto assumere un respiro più ampio al premio. “Il Galà della donna” si propone di dare un riconoscimento alle signore distintesi nella vita sociale, culturale ed imprenditoriale segnalate dalle amministrazioni comunali. Come già accade da qualche anno, durante l’evento l’Avis partecipa per la raccolta fondi a favore di Telethon. Nel 2004 l’associazione ha voluto candidare al premio alcune fondatrici dell’Avis locale: Bruna Marangon, Emilia Laurenti, Rina Zanellato e Gabriella Laurenti che, su sollecitazione dei medici della Casa di Cura di Contarina (ora Porto Viro), il 5 giugno 1954 fondarono l’Associazione insieme ad una decina di uomini. Tutte persone ancora attive nel sociale. Il riconoscimento è stato consegnato dal sindaco e dall’assessore al bilancio regionale, Isi Coppola, in una cornice di emozione e prestigio che ha dato all’Avis locale una spinta in più di visibilità, indispensabile per un’azione di promozione al dono. Con l’elegante serata si è aggiunto un ulteriore tassello alle manifestazioni che l’Avis già propone o alle quali partecipa come la mostra del libro, la gara podistica attraverso la pineta e tante altre. Avis Porto Viro E’ nata l’Avis Comunale di Rosolina E su nove consiglieri ben quattro sono le donne. 28 D a gruppo di Adria, l’Avis di Rosolina, che conta ormai 164 iscritti, diventa a tutti gli effetti Comunale autonoma. Così ha deciso l'assemblea degli iscritti a febbraio. Vi ha partecipato anche il sindaco Luciano Mengoli. Gli avisini rosolinesi si sono riuniti in una pizzeria di Rosolina Mare per avallare le proposte del direttivo del gruppo, fino ad allora dipendente dalla Comunale di Adria. Oltre agli altri adempimenti statutari, infatti, all'ordine del giorno il tema “clou” era l'istituzione della "Comunale di Rosolina" ed il conseguente rinnovo delle cariche sociali. Dalle votazioni è quindi uscito il direttivo della sezione: Sofia Barison (presidente uscente, che ha ricevuto il suffragio unanime), Alessandra De Lazzari, Doriano Umilio, Matteo Dissette, Alberto Finotello, Clelia Giolo, Gabriele Marzolla, Marta Ghezzo e Stefano Zanini. I supplenti, sono: Domenico Furlan, Stefano Moretto, Domenico Fonsato ed Andrea Mantoan. A tutti i nuovi dirigenti ed a tutti i soci della “nuova” nata della grande famiglia Avis gli auguri della nostra redazione e di tutte le “consorelle” venete. Buon lavoro. Le sette sorelle VICENZA Cresciamo puntando sui giovani L e donazioni di sangue in provincia di Vicenza sono aumentate del 5,22% arrivando, nel 2004, a 10.739 unità. E sono aumentati del 6,3% i donatori effettivi, “volati” a 6.699. Sono questi i dati che, con viva soddisfazione, il presidente provinciale uscente Gianfranco Zilio, intervenendo all’assemblea dell’Avis di Schio, la più grossa comunale del vicentino. Un’Avis attiva soprattutto sul fronte immigrati e scuola, come sottolineato dal suo presidente Gianfranco Sottoriva. “Un rapporto particolare è stato instaurato con l’Istituto comprensivo statale “Monte Pasubio” - ha spiegato che ha visto impegnate le classi seconde e terze medie delle sedi di Torre e Valli”. Gli alunni hanno trattato in classe gli argomenti relativi al sangue, seguiti dagli insegnanti di scienze ed hanno incontrato il dott. Sardella del Centro trasfusionale di Schio. Ne sono nati disegni, slogan e ricerche, premiati durante l’assemblea con una segnalazione particolare per Martina Filippi, della 3^ B di Torrebelvicino. Altri rapporti sono intercorsi, inoltre, con le scuole di Santorso e San Vito di Leguzzano, nella convinzione che siano i giovani l’importante risorsa per l’Avis del futuro. E proprio per avvicinare i giovani e la popolazione l’associazione patrocinia da cinque anni il torneo di volley dell’amicizia di San Vito, supporta il gruppo marciatori Avis di Schio, è presente alla sagra di Torrebelvicino e di San Rocco, alla giornata della solidarietà di Santorso, ha promosso la realizzazione delle magliette per la squadra di pallavolo maschile serie B e dei borsoni sportivi per la squadra giovanile di calcio Torrebelvicino. Ancora ha fatto stampare il logo Avis sui cartellini portanome del meeting internazionale giovanile di nuoto, tenutosi a maggio, ha organizzato il primo concerto Avis ad Arsiero, ed ha distribuito volantini nei luoghi frequentati dai giovani. Ma è forse sul fronte degli immigrati che l’Avis di Schio più si distingue, data la presenza nel territorio di molti lavoratori stranieri. “E’ ormai impossibile non affrontare il tema di una donazione di sangue multietnica – ha evidenziato Sottoriva – e un primo confronto l’abbiamo reso possibile organizzando il convegno del 9 ottobre. Ci auguriamo che l’iniziativa, per noi necessaria, sia stata un utile contributo ad una tematica che (noi qui lo avvertiamo forte) dovrà trovare concrete risposte a livello nazionale”. All’assemblea della Comunale di Schio presentati anche i dati provinciali. In tutta la provincia avisina berica l’aumento dei donatori effettivi è stato pari al 6,3%. A sinistra alcuni dei ragazzi premiati in occasione dell’assemblea dell’Avis di Schio. Malo aumenta del 10% e adotta due orfani sudamericani L ’Avis di Malo e Monte di Malo ha spento 37 candeline! E nello stesso giorno, il 30 gennaio, ha tenuto l’assemblea dei soci. Interessante quanto emerso dalla relazione morale del Consiglio Direttivo uscente e del presidente Franco Cavion. Parecchi sono stati infatti i risultati raggiunti, frutto di una buona collaborazione tra i consiglieri, di una grande sinergia con il Centro Trasfusionale e di un forte impegno di informazione e di sensibilizzazione nel territorio locale. Anche i rapporti con le altre associazioni, con le pubbliche istituzioni, con la scuola, con le altre Avis sono migliorati. Tutti risultati che hanno dato frutti in termini di nuovi iscritti e quindi numero di donazioni. Nel 2004 si sono registrati ben 61 nuovi donatori e quasi tutti di giovane età, grazie alla campagna “Porta un amico all’Avis”, mentre sono state 1.210 le unità tra sangue, plasma e piastrine (risultato questo mai raggiunto) donate, con un incremento pari a circa il 10% rispetto al 2003. I soci totali sono 810. Rinunciando al pranzo sociale del 2003 abbiamo quindi adottato a distanza due ragazzini che vivono in Perù e in Bolivia, grande soddisfazione per tutta la nostra associazione. Il primo di questi due “nuovi avisini onorari” si chiama Oliver ed ha 8 anni. E’ orfano di padre e la mamma ha gravi problemi di salute, quindi non è in grado di badare a lui. Attualmente vive in un centro per ragazzi in difficoltà. L’altro nostro nuovo amico invece è Pablo, ha 10 anni e vive a Santa Cruz all’Hogar Don Bosco; la parola Hogar significa “focolare domestico” e rappresenta un eufemismo per indicare un orfanotrofio. In città ce ne sono quasi un centinaio. Anche la storia del piccolo Pablo non è una delle migliori: la sua breve esistenza è stata caratterizzata da percosse, maltrattamenti con l’inevitabile fuga da casa e la vita in strada con tutte le sue terribili incognite. L’Avis di Malo e Monte di Malo, vivace e attiva, spera di aiutare questi ragazzi a crerasi un futuro migliore. Rinunciando al pranzo sociale del 2003 l’Avis di Malo ha adottato a distanza due ragazzi in Perù e Bolivia. Diego Bortolotto 29 Le sette sorelle BELLUNO Faccia in torta con... Primario Una simpatica sorpresa del Consiglio Abvs al primario Caloprisco diventa occasione anche di fare il punto sul nuovo Centro Trasfusionale. Tutte le novità che ci aspettano in questo 2005. 30 I l Consiglio provinciale dell’Abvs ha fatto visita al Sit di Belluno per portare gli auguri natalizi dei donatori a tutto il personale impegnato nella raccolta del sangue. Nata da un’idea della nostra presidente, Gina Bortot, è comparsa una torta con l’effige del primario, dott. Gaetano Caloprisco che i collaboratori hanno potuto addentare prendendosi forse una piccola soddisfazione senza “pericolo di ritorsioni”. In quell’occasione abbiamo scambiato alcune battute con il primario in merito alla sede del nuovo Centro trasfusionale e alla disposizione dei locali. Attualmente l’ingresso al Ct è dal lato nord-ovest dell’ospedale cittadino, a fianco dell’entrata del pronto soccorso e occupa il secondo piano di questa nuova palazzina. Quando saranno terminati i lavori, il Ct riprenderà possesso anche dei vecchi locali rimodernati, mentre i laboratori di analisi sono stati spostati definitivamente ai piani inferiori liberando così ulteriore spazio. Il nuovo Centro avrà una decina di lettini per i prelievi di sangue intero, tre o quattro postazioni per la “multicomponent” e sicuramente una sala d’aspetto più confortevole per i donatori. Verranno installate pure una macchina automatica per il controllo della pressione (già visibile) ed una per l’autocontrollo dell’emoglobina senza bisogno di fare la fastidiosa puntura al dito. Per l’uso di questi macchinari ci sarà per un periodo un tecnico, ma si spera che in seguito gli stessi donatori possano istruirsi a vicenda, permettendo così di utilizzare personale infermieristico per altre attività con l’obiettivo di accelerare le varie operazioni riducendo i tempi d’attesa per i donatori. Altro personale potrebbe essere fornito in convenzione dalla nostra associazione, ma al momento manca una qualsiasi forma di accordo, pertanto questa idea tale rimane. Un’ulteriore innovazione potrebbe essere la prenotazione obbligatoria con l’orario di presentazione: in questo modo si dovrebbero evitare le lunghe attese o gli arrivi alle 7 del mattino. Un’idea molto concreta è invece quella di continuare a inviare il sangue raccolto in provincia verso zone carenti. A tale proposito sono stati presi accordi con il primario del Centro Trasfusionale di Cagliari, accordi di cui è stato informato il Crcc del Veneto. La popolazione della Sardegna infatti soffre particolarmente, in percentuale ed in numeri assoluti, di anemia mediterranea, malattia che costringe chi ne è colpito a continue trasfusioni salva vita. Per far fronte a quest’emergenza, ormai divenuta quotidianità, faremo anche noi la nostra parte spedendo nel periodo estivo, a cadenza quindicinale, 50 unità di sangue per un totale di 350 sacche. Il sangue sappiamo che non è di un solo tipo e, per onor di cronaca, precisiamo che al 29 settembre 2005, data dell’ultima spedizione, le percentuali saranno, grosso modo le seguenti: Rh – 15%, Rh + 85%, O 55%, A 35%, B 10%. altre 1.500 unità raggiungeranno Padova, ma la raccolta di queste verrà organizzata solamente in primavera. Intanto gli occhi sono puntati sul nuovo Ct. Nicola Boito In alto la “torta Caloprisca”; sotto, personale del Ct e dirigenti Abvs divertiti; a destra la presidente Bortot controlla il solenne taglio da parte del primario. Storia di un vigile urbano, da Bologna a Longarone N el 41° anniversario della sua prematura scomparsa, avvenuta con la tragedia del Vajont, l’Abvs di Longarone “Attilio Marogna” ha ricordato il donatore e suo segretario Gino Ferranti. Il corpo di Gino, che era vigile urbano, non fu mai ritrovato e nel cimitero di San Pietro in Casale (Bo), sua terra natìa, c’è solo una lapide che lo ricorda come disperso. Furono invece recuperati i corpi dei figlioletti Giorgio e Maria Grazia e della moglie Luisa Bonarini. Proprio per la moglie, colpita da una grave malattia, ci fu nel ‘54 una grande gara di generosità da parte dei donatori bellunesi che le assicurarono ben 52 trasfusioni. Fu uno dei primi grandi impegni concreti della sezione di Longarone cui anche la stampa diede risalto. Questa famiglia e i molti altri soci rimasti sotto il fango e le macerie in quel tragico 9 ottobre del ’63, sono stati ricordati dalla sezione nel corso della giornata del donatore, il 17 ottobre. L’idea di una commemorazione particolare è stata dell’attuale segretario, Elvio Bez, anch’egli vigile urbano a Longarone. Si è aperta con la visita ai cippi della famiglia Ferranti ed è proseguita con un discorso tenuto nel Municipio di Longarone, che ha fortemente commosso tutti i presen- ti. Il mandamento di Longarone, nato nel 1951 unitamente alle sezioni di Belluno e di Sedico, fu prontamente ricostituito grazie soprattutto alla tenacia di Attilio Marogna, che vi si dedicò fino alla sua scomparsa, avvenuta nel ’91. Sette anni dopo l’Abvs di Longarone è stata dedicata a lui. Alla cerimonia in memoria di Gino Ferranti presenti anche i labari di Avis e Advs-Fidas del suo paese di origine, San Pietro in Casale in provincia di Bologna. Un momento della giornata dedicata dall’Abvs Longarone ai soci vittime del Vajont. Donatori sulla neve: un trofeo da vincere tre volte L a pista di Forcella Aurine (Gosaldo) ha ospitato il 23 gennaio la manifestazione “Donatori sulla Neve 2005”, quest’anno organizzata dalle sezioni Agordine dell’Abvs. La giornata si è snodata in una entusiasmante gara di slalom gigante aperta a tutti, sia donatori che ex donatori, familiari e simpatizzanti, in uno spirito di puro divertimento. La partecipazione è stata molto buona ed ha visto alla partenza oltre cento concorrenti in rappresentanza di 18 sezioni dell’Abvs. La gara è iniziata quasi in perfetto orario e si è svolta regolarmente partendo dai ragazzi più giovani, continuando con gli atleti meno giovani e chiudendo con i seniores. Si sono sfidati sulla neve atleti di diversa esperienza, da chi è avvezzo all’agonismo a chi ha messo gli sci ai piedi per la prima volta in questa stagione. La gara è terminata a mezzogiorno e in attesa della premiazione è stato allestito un piccolo rinfresco. Oltre ai primi tre classificati per ogni categoria, sono stati premiati il bambino e la bambina più giovani: Andrea Corvanese, anno 1999 di Bolzano Bellunese e Arianna Cini, anno 1998 di Forno di Zoldo, il partecipante meno giovane, Giorgio Favero, anno 1939 di Agordo e la sezione più numerosa, risultata quella di Bolzano Bellunese. Da quest’anno il trofeo per la migliore sezione è messo in palio dalla Provinciale dell’Abvs e verrà assegnato definitivamente a chi se lo aggiudiche- rà per tre volte. Questa volta l’ha spuntata Bolzano Bellunese con 582 punti seguita da Col di Cugnan 375, Cencenighe 370, La Valle Agordina 367 e Forno di Zoldo 320. La squadra di Bolzano Bellunese, vincitrice di “Donatori sulla neve” 2005” 31 Le sette sorelle TREVISO Siamo donne, con noi l’Avis fa di più Con 350 mila opuscoli le donne avisine entrano in tutte le case della Marca fornendo informazioni utili assieme alla Commissione pari opportunità di Treviso. S ta entrando in tutte le case della Marca trevigiana il vademecum “Femminile plurale: la Marca per le donne” realizzato dalla Commissione donne dell’Avis provinciale. 350 mila nuclei familiari stanno infatti per ricevere il frutto di un interessante lavoro che per un paio d’anni ha impegnato la Commissione “in gonnella” dell’Avis e quella delle Pari Opportunità del Comune di Treviso Si tratta di un manuale che fornisce indirizzi e numeri di telefono di tutte le strutture pubbliche e di tutte le associazioni di volontariato che nel territorio trevigiano si occupano di salute, famiglia, istruzione, tempo libero, ed immigrazione. Uno spazio, in particolare, è dedicato alle strutture che possono aiutare le ragazze madri, le donne single, le donne che hanno subito violenza, che vivono una situazione familiare difficile, che hanno anziani da seguire, ma anche madri che vogliono confrontarsi con altre madri, saperne di più sull’allattamento al seno, sulla propria sessualità. Così come si possono trovare informazioni sulle cooperative di lavoro femminile, sugli asili, sui corsi di ginnastica, sulle associazioni che aiutano l’integrazione delle straniere. Ma sono solo degli esempi. Le donne, infatti, si occupano di così tante cose (figli, anziani parenti, casa, lavoro, volontariato…) che aiutarle nella loro quotidianità è stato sin dalla sua nascita obiettivo della Commissione donne dell’Avis. Lo scorso anno, ad esempio, avevano organizzato una serata su “Riscoprirsi a 50 anni tra corpo e mente” con la nota ginecologa e sessuologa Alessandra Graziottin. Quest’anno hanno dato vita al vademecum, realizzato assieme alla Commissione delle Pari Opportunità. Un gruppo di lavoro tutto al femminile, che ha avuto il sostegno delle Ulss 7, 8 e 9 e la collaborazione del Coordinamento delle associazioni di volontariato della provincia, dell’Avis regionale, del CdS Volontari Insieme e del Comune di Treviso. L’iniziativa è stata patrocinata della Regione, mentre fondamentale è stato il supporto economico di Ascotrade, del gruppo Ascopiave e della Pilota Green che ha realizzato gratuitamente il progetto grafico. La commissione “Donne in Avis” è nata sei anni fa ed ha sede presso l’Avis provinciale (tel. 0422/405077). “Le nostre finalità sono la promozione del dono del sangue al femminile, ma anche la sensibilizzazione delle donne alla prevenzione ed alla salute – spiega la sua responsabile, Wanda Pradal – per questo stiamo monitorando i dati relativi all’incidenza ed al tipo di tumori che colpiscono le donne della provincia di Treviso. Sulla base di questi risultati e su quelli che ricaveremo da un questionario alle donatrici, cercheremo di organizzare delle iniziative mirate”. Michela Rossato La Provinciale va nelle scuole contro gli incidenti stradali L ’Avis provinciale si è unita all’Amministrazione provinciale di Treviso per entrare nelle scuole con una campagna di prevenzione degli incidenti stradali. L’iniziativa-concorso, che ha coinvolto scuole di ogni ordine e grado della Marca, prevedeva la realizzazione da parte degli studenti di una sorta di guida alla sicurezza stradale tramite Cd-rom, opuscolo, depliant, videocassetta, manifesto, cartellone o quant’altro. Alla cerimonia di premiazionie dei migliori lavori è intervenuto il presidente dell’Avis provinciale, Diego Sala. “E’ un momento importante – ha detto – perché obiettivo dell’associazione è sensibilizzare i giovani e far capire loro che la velocità, la guida in stato di ebbrezza e al di fuori delle regole provoca grandi spargimenti di sangue e tante vittime sulle nostre strade”. Sala ha spiegato ai ragazzi l’importanza di garantire sangue agli ospedali, sottolineando che per ogni incidente possono esse- 32 re necessarie decine, a volte anche un centinaio e più di sacche di sangue e che dietro ad ogni sacca c’è un donatore”. Numeri che hanno molto impressionato gli studenti, dettisi in molti interessati a diventare donatori. L’Ipsia (Istituto professionale per l’industria e l’artigianato) di Vittorio Veneto, che ha vinto una fotocamera digitale, ha proposto un messaggio fotografico, mentre il Centro territoriale permanente di Mogliano, che ha ricevuto un maxischermo con lettore Dvd, è stato premiato per il lavoro svolto nell’ambito della sicurezza stradale con il coinvolgimento degli immigrati. I premi ai vincitori sono stati donati dall’Avis provinciale, mentre a tutti gli studenti partecipanti la Provincia ha regalato un minietilometro, una coppia di bracciali riflettenti, un cappellino, adesivi, penne e spille. Laura Tuveri Più donazioni, ma l’uso del sangue lievita S uperate le più rosee previsioni all’Avis provinciale. Che ha chiuso il 2004 con quasi 44mila donazioni. Quelle complessive, infatti, sono esattamente 43.938 con un incremento del 4,58% rispetto all’anno precedente. “Numeri importanti che dimostrano la grande generosità dei nostri donatori - sottolinea Diego Sala, presidente uscente della Provinciale - ma che dovranno crescere ancora di più nel 2005 per far fronte ai consumi che continuano a salire. Un ulteriore sforzo ci è chie- sto anche dal reparto di onco-ematologia del Ca’ Foncello di Treviso, aperto da un paio d’anni ed inaugurato a febbraio dal Ministro della Sanità, Gerolamo Sirchia - finora abbiamo assicurato 1.200 donazioni di piastrine all’anno - conclude Sala - ma questo numero dovrà essere aumentato. Così come il numero dei nuovi donatori: con l’impegno di tutti, iniziative e idee sempre nuove. Quest’anno le sacche di piastrine necessarie potrebbero anche arrivare a 3.000”. Il più 4,5% è bastato solo a far fronte alle richieste in crescita. A Montebelluna si mobilita la Protezione Civile L i chiamano “angeli” perché sono vicini alla popolazione, vegliano sulla loro sicurezza sempre pronti dove c’è bisogno. A dicembre, tutti in divisa, l’appellativo se lo sono meritato ancor più. Ventidue membri del Nucleo Protezione civile di Montebelluna, gran parte giovani, si sono resi disponibili a diventare donatori recandosi tutti al Centro Trasfusionale. Il gruppo è guidato da Daniele Tiozzo, conta una cinquantina di componenti, tra dipendenti, obiettori e volontari, un’età che va dai 16 ai 70 anni, molte donne e già due donatori. Accogliendo il folto gruppo, il presidente dell’Avis di Montebelluna, Bruno Marini, il dott. Renzo Risato e gli altri medici del Centro hanno spiegato perché ci sia tanta necessità di donatori volontari, a chi va sangue, plasma e piastrine donate, e come funziona il meccanismo della donazione. Dopo aver compilato il questionario informativo, gli “angeli” si sono quindi trasferiti in sala prelievi. “Con il vostro gesto date un segnale forte alla gente, alle altre associazioni, a tante persone che, pur potendo, non pensano al prossimo - ha detto il presidente provinciale, Diego Sala – ora anche voi darete un contributo importante per l’autosufficienza di sangue. La vostra presenza qui è segno di responsabilità e sensibilità”. M.R. Col logo Avis alla Treviso Marathon Anche il rugby in ‘campo’ uattromila persone hanno partecipato, magliette, striscioni, depliant e gazebo. Q il 6 marzo, alla seconda edizione della “Treviso Marathon”. La manifestazione ha dato notevole visibilità all’Avis presente su Sul prossimo numero ve ne daremo resoconto. Nella foto l’edizione 2004. A ndrea Gritti e Simon Picone, rugbysti del Benetton, si sono detti disponibili a fare da testimonial dell’Avis provinciale. Ed hanno cominciato piuttosto bene, intervenendo ad alcuni importanti momenti di promozione dell’Associazione. Sono stati infatti ospiti sia della Giornata del donatore al Tempio di Pianezze, sia al convegno oragnizzato il 14 dicembre all’Università di Treviso, in occasione della presentazione del progetto internazionale “Blood-med” che vede coinvolti gli studenti universitari nella promozione del dono gratuito del sangue nei Paesi del Mediterraneo. I due rugbisti, ammirati dai giovani, oltre a fare sensibilizzazione all’esterno stanno cercando di coinvolgere il mondo dello sport, a partire dalla propria squadra, pluricampione d’Italia. Il 4 dicembre, presente buona parte dell’Esecutivo provinciale, hanno ospitato l’Avis alla partita contro la squadra inglese Bath. 33 Le sette sorelle VERONA Inarrestabile crescita della Polizia che dona P aolo Zanotto, sindaco di Verona, ha premiato per la seconda volta il “Gruppo Avis Polizia di Stato” della Comunale di Verona per aver realizzato il maggior incre- mento di donatori nell’anno 2003. Un bis per il gruppo, che anche nel 2002 aveva ottenuto il medesimo risultato. La cerimonia si è svolta a novembre nella Sala Arazzi del comune di Verona alla presenza di molti rappresentanti delle istituzioni locali e dell’Amministrazione comunale, di numerosi donatori di sangue, (appartenenti a vari gruppi della città), e di altre associazioni di donatori. Su concessione del Questore di Verona, Luigi Merolla, il simbolo di questo riconoscimento è stato affisso in un luogo in cui possa essere ben visibile a tutti gli appartenenti alla Polizia veronese, ma anche a tutti i cittadini che per qualsiasi motivo debbano recarsi nei locali della Questura. Questi gesti di riconoscenza, espressi da un’autorità istituzionale, come il Sindaco della nostra città, servono certamente a dare nuovo impulso a quanti donano già il sangue e contribuiscono sicuramente a stimolare la sensibilità di nuovi potenziali donatori, per indurli ad unirsi anche loro a quanti compiono un atto di solidarietà così importante Franco Bulgarini Quando un gruppo Avis diventa Comunale Nata la nuova Avis comunale nella comunità di Concamarise. I l gruppo Avis Concamarise è diventato Comunale grazie al nuovo statuto dell’Avis nazionale. Il direttivo, facente parte dell’Avis comunale di Legnago, dopo aver proposto la novità all’assemblea dei soci donatori si è deciso per il grande passo. Perché di gran passo si tratta per un paese di 1.100 abitanti... Il gruppo donatori di Concamarise è nato nel 1974 su iniziativa di don Mario Panozzo, allora parroco, con l’aiuto di alcune persone volonterose del paese. Ha fatto parte del gruppo Francescano fino al 1977, quando si è unito all’Avis E Sala diventò Cavaliere I l Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ha insignito con la “Croce di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana” Luigi Sala, valido componente del consiglio direttivo e dell’esecutivo dell’Avis provinciale di Verona. Alpino della Tridentina e donatore di sangue dal 1964, da anni opera in associazioni, iniziative e attività di volontariato sia a Lugagnano (è tra i fondatori di SOS, Servizio operativo sanitario) dove vive, che a Verona. In Avis collabora con la provinciale, della quale è stato anche vice presidente e segretario. A Luigi le più vive congratulazione dei donatori. 34 comunale di Legnago. I donatori iscritti erano una cinquantina. Alla fine degli anni ’80, per svariati motivi, il gruppo ha iniziato un lento declino. Sono calati i donatori, il direttivo ha perso entusiasmo, si è rischiato il passaggio ad un altro gruppo limitrofo. Ma nel 1993 la svolta grazie a dei nuovi donatori che sono entrati nel direttivo portando una ventata di entusiasmo e idee. Si è cominciato a puntare sui giovani con iniziative sportive, tornei, gite in montagna, e persino la nascita di un “Fans club dei Nomadi”, che ancora esiste. Tutte scelte azzeccate: oggi, su un totale di 120 donatori, il 75% ha meno di 35 anni. Il 31 ottobre del 2004, nel suo 30° anniversario, il gruppo è diventato Avis comunale di Concamarise. “Un sogno che diventa realtà – ci dice Claudio Bresciani, presidente di questa nuova Avis - Il nostro non deve essere un traguardo, ma un punto di partenza perché di sangue c’è tanto bisogno e il numero dei donatori va incrementato”. Molti donatori Avis sono iscritti anche all’Aido e intenzione della neonata Avis è di continuare questa collaborazione, creandone di nuove con altre associazioni di volontariato. Oltre che continuare il rapporto con l’Avis di Legnago a cui il gruppo è legato in modo particolare. “Un ringraziamento anche a Luigi Piva, nostro presidente provinciale - conclude Bresciani - che ci ha incoraggiato e aiutato ad intraprendere questa nuova avventura”. Roberto Zorzella Avis & TeleThon: Verona ci crede H a superato se stesso anche quest’anno l’impegno dell’Avis veronese nella gara di solidarietà promossa dalla Fondazione TeleThon, mirata alla raccolta di fondi destinati alla ricerca scientifica per le malattie genetiche e la distrofia muscolare. “Iniziata nel 2001, la partnership con la nostra Associazione – ci confida il Coordinatore provinciale Avis per TeleThon, Francesco Joppi – siamo partiti con l’adesione di sole 4 Comunali che hanno raccolto 19 milioni delle vecchie lire, e nel 2002 abbiamo quadruplicato grazie all’adesione di 16 Avis”. La crescita è continuata anche nel 2003 sia in termini di adesioni che di somme raccolte: 23 le Comunali aderenti e oltre 29mila gli euro raccolti, segno di condivisione dell’iniziativa il cui lo slogan, “L’importante è donare”, non poteva trovar migliore espressione. I donatori dell’Avis sono sensibili da sempre alle necessità di chi soffre e per loro la cultura della solidarietà è una missione. L’edizione 2004 ci ha visto far ancora meglio del passato: sono state 31 le Avis che hanno dato la propria adesione (quasi il 50% delle strutture della provincia) mobilitando oltre 300 donatori che hanno presidiato i vari “centri raccolta” allestiti sulle piazze, davanti al sagrato della chiesa, nei centri commerciali della provincia. Si sono contati complessivamente 40.576 euro: un risultato senza precedenti che ha meritato il plauso delle massime istituzioni associative! “Un’opportunità unica per dare ulteriore visibilità alla nostra associazione – conclude Joppi - ma soprattutto occasione singolare per mettere insieme i mezzi economici a favore della ricerca scientifica. Tanto più che i fondi raccolti nel 2004 saranno destinati a finanziare quattro progetti speciali relativi alle malattie rare del sangue”. ‘Corida’ Avis: donatori allo sbaraglio “ orida Avis: Avisini allo sbaraglio” è il titolo della La serata è stata un grande evento di solidarietà e La “Corida” prima edizione di una simpatica iniziativa organiz- di divertimento. Si sono alternati una ventina di “artiC dell’Avis zata dall’Avis Intercomunale “Mino Trevisoi”, il 20 sti” locali, molti dei quali donatori, che si sono esibiti chi novembre al teatro di San Bonifacio. L’Intercomunale è composta da 14 Avis dell’est veronese: Albaredo, Arcole, Belfiore, Bonaldo, Brognoligo-Costalunga, Gazzolo, Locara, Lobia, Prova, San Bonifacio, Santo Stefano, San Gregorio-Veronella, Terrosa di Roncà e Volpino che svolgono manifestazioni comuni. cantando, chi suonando e ballando, incoraggiati e seguiti da un pubblico di più di 900 persone che ha riempito il teatro. Non sono mancati gli interventi del presidente dell’Intercomunale, Olivo Zampieri, e del vicepresidente provinciale, Francesco Joppi, che hanno spiegato l’importanza della donazione del sangue e ringraziato il pubblico per la partecipazione. La vittoria finale della “Corida”, decretata dal pubblico, è stata assegnata all’artista chiamato “l’aquila della Lessinia” che ha cantato il brano “Gloria”, mentre quanto raccolto dalle offerte libere all’ingresso è stato devoluto in beneficenza. Sono stati realizzati un video ed un cd rom con tutte le foto dell’evento che si possono scaricare dal sito internet www.avisminotrevisoi.it o richiedere inviando una e-mail ad [email protected] Intercomunale “Mino Trevisoi”: dilettanti e... avisini fanno divertire novecento spettatori. Umberto Panarotto 35 Le sette sorelle VERONA Pesci all’amo senza l’aiuto di Papà Decine di novelli “Sampei” vanno a pesca con l’Avis. E la più piccola aveva soltanto tre anni. I n una apposita pescheria di Castel d’Azzano, i Gruppi Lavoratori ZAI Ex Tabacchi e Glaxo dell’Avis comunale di Verona hanno organizzato lo scorso autunno il 2° “Raduno dei Piccoli Sampei”, che si è svolto in una splendida giornata di sole. E’ stata una gara di pesca rigorosamente riservata ai giovanissimi dai 3 ai 12 anni, durante la quale i “grandi” (genitori, fratelli o amici) potevano dare solo verbalmente la loro consulenza, senza mai prendere in mano la canna. Al massimo, potevano aiutare ad innescare l’amo. La gara si è svolta in due fasi: il mattino era riservato ai più piccoli (dai 3 ai 7 anni), la sera ai più grandicelli. L’entusiasmo dei partecipanti è stato altissimo, sia per la speranza di pescare molto più degli altri, sia per la sola gioia di partecipare a questa iniziativa che ha richiamato moltissimi spettatori, all’insegna di quello spirito di solidarietà che l’Avis propone sempre. Hanno vinto tutti! Il Comune di Castel d’Azzano ha consegnato una targa ai diversi Gruppi presenti, ma il concorrente che tutti hanno applaudito maggiormente è stato il più piccolo. Ma sarebbe meglio dire la più piccola: è Cristina Tarocco, 3 anni appena compiuti. Mario Luchi Sport e donazione: anche gli agonisti possono donare Un interessante convegno a Garda organizzato da ‘Donare Avis’. 36 G iornata intensa a Garda per gli avisini. Dopo una mattinata di incontri con il mondo della scuola e la presentazione di Portfolio, l’Associazione “Donare Avis” ha infatti organizzato anche il convegno sul tema “Donazione di sangue e attività sportiva”. Moderatore è stato il dottor Giuseppe Aprili, presidente nazionale Simti e primario del Servizio Trasfusionale dell’Azienda ospedaliera di Verona. Relatori la dott.ssa Loredana Martinelli, responsabile del Centro trasfusionale di Bussolengo, Ulss 22, e il dottor Eugenio Cavallo, specialista in endocrinologia e medicina interna dell’Ulss 20. Particolarmente interessante, a proposito del binomio sportdonazione, quanto evidenziato dal dott. Giampaolo Perini, direttore U.O. di cardiologia dell’Ulss 22 di BussolengoVillafranca: “Non c’è alcun problema per un donatore - ha detto - nel praticare qualsiasi sport anche a livello agonistico” come confermato dagli atleti che sono intervenuti al dibattito. Daniela Castellani, campionessa italiana di softball, Maurizio Marogna, campione di ciclismo che pratica lo sci ed è laureato in scienze motorie, Fabiana Comin, portiere della nazionale italiana di calcio e portacolori del calcio femminile di Bardolino, militante in serie A e Vladi Panato, più volte campione del mondo di canoa. Non è mancata una qualificante testimonianza della categoria degli arbitri con l’avisino Luciano Ramanzini di Vigasio, giunto ad oltre 120 donazioni. Ma il momento più emozionante è stato quando il dottor Perini ha presentato due suoi pazienti trapiantati di cuore: Ezio Pietropoli e Germano Seghetti. Ezio di 56 anni, operato a Padova sedici anni fa dal dott. Perini con l’equipe del prof. Gallucci, muratore di Caselle di Sommacampagna, è diventato campione europeo (di categoria) di ciclismo a Dublino nel 2004. Germano di 58 anni di Zevio, operato a Verona dal dott. Perini nove anni fa, è maestro di sci a Santa Cristina. Visibilmente commossi, entrambi hanno ringraziato i donatori di sangue: senza di loro oggi non vivrebbero una vita normale. Ottaviano Cereser