ANNO n - (XVII) - N. 6 - GIUGNO '84
ALLA RECITA DEL «REGINA COELI»
DAL PALAZZO DEI PAPI
Il Papa invita ad onorare
la Vergine ed a pregare
per le vocazioni
Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,
è l'ora di onorare la Vergine Maria con la recita
del *Regina Coeli». Vorrei che la lode mariana
che stiamo per innalzare fosse anzitutto un fervido ringraziamento a Colei che la Chiesa venera
come la Madre Santissima del Redentore; a Colei che la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, considera anche come propria Madre; a Colei che in
Viterbo ha lasciato nei secoli tanti segni della
sua materna, amorevole protezione.
Le cronache viterbesi narrano che nell'agosto
del 1467 tutta l'Etruria meridionale fu colpita dal
flagello della peste. Trentamila persone si radunarono in Campo Graziano ed invocarono la protezione della Vergine Maria sulla città di Viterbo. La peste cessò e non molti giorni dopo quarantamila persone tornarono a ringraziare. Quale segno visibile di riconoscenza, sorse il Santuario della Quercia tanto venerato ed onorato dai
fedeli di questa regione ed anche dai Sommi Pontefici.
Ho voluto evocare questo evento storico per
sottolineare come anche Viterbo sia e si riconosca quale Città mariana, per cui desidero esortarvi ad intensificare la vostra devozione a Maria
Santissima, scudo e difesa anche contro i mali
della società odierna. Essa vi accompagni e vi
protegga.
Vi invito a mettere nelle sue mani anche le vocazioni sacerdotali e religiose della vostra Città e
Diocesi. So che sono presenti le Famiglie dei Seminaristi del viterbese. Nel salutarle, a nome
della Chiesa ringrazio questi genitori che consentono ai loro figli di seguire la divina chiamata
e li esorto a sostenerli con la preghiera e l'esempio fino alla mèta del Sacerdozio ed ancora oltre.
Nello stesso tempo estendo alle Comunità di Tuscania, Montefiascone, Acquapendente e Bagnoregio l'invito a rivolgersi a Maria «Regina
degli Apostoli» perché illumini, protegga e difenda le Famiglie cristiane, da cui le vocazioni
sacerdotali e religiose traggono la prima linfa
vitale.
La Chiesa intera ha bisogno di anime generose che accettino di spendere interamente le proprie energie per il Vangelo. E un problema grave
che coinvolge tutti, perché è soprattutto dalla
loro presenza che dipende l'animazione cristiana della società. E un problema fondamentale
per la Chiesa, la cui soluzione rappresenta la
verifica della sua vitalità spirituale e d insieme la
condizione stessa di tale vitalità; la condizione
della sua missione e del suo sviluppo.
Nella gioia pasquale, contempliamo Maria
« Regina del Cielo» accanto al suo Figlio glorificato; preghiamoLa oggi e dopo per le Vocazioni
nelle vostre Comunità e in tutta la Chiesa: le
susciti numerose ed ottenga per esse i lumi dello
Spirito Santo.
Regina Coeli...
Via Trento.4 - Tel. 86050 - Montefiascone
Sped. in abb. postale gr. 111 - N. 144 - inf. 70%
La visita del Papa a Viterbo
l'antica «città dei Papi»
Il Papa riceve l'omaggio di Montefiascone da parte del Sindaco Belardi
Grazie,
Santo
Padre!
Sei
per
per
per
venuto in mezzo a noi
permetterci di vedere Cristo nella Tua Persona
farci ascoltare Cristo nella Tua Parola
donarci Cristo nel Sacramento.
Ciò che abbiamo vissuto ci ha fatto crescere nello spirito
e nell'amore alla Chiesa, perché per mezzo Tuo ci siamo
sentiti uniti a tutti i cristiani della terra.
Riconoscenza ed amore a Te, Santo Padre,
e, in Te e per Te, amore a Cristo
che vive con il Padre e lo Spirito Santo
per i secoli etemi. Amen.
LA VOCE
pag. 2
Dove acquistare i biglietti
dell'A.CO.TRA.L.
Gentilissimo Direttore,
non c'è dubbio che oggi giorno il trasporto
pubblico è diventato un servizio di rilevante importanza quasi da assumere un carattere di indispensabilità per lo sviluppo socio - economico
della collettività.
L'utilizzazione del mezzo privato per i continui aumenti dei prodotti petroliferi sta diventando sempre meno alla portata di coloro che giornalmente, peresigenzedi lavoro e di studio, sono
costretti a fare i pendolari.
Lo Stato attraverso le Regioni, i Comuni (vedi
servizio di scuolabus) ed altri enti preposti, ha
compiuto un notevole sforzo economico operando grandi investimenti nel settore.
In realtà se è vero che il servizio di trasporto
pubblico, rispetto a qualche anno fà è migliorato,
perlomeno sotto l'aspetto dei collegamenti tra i
vari centri, è anche vero che esistono tutt'oggi
evidenti disfunzioni, incomprensibili carenze organizzative che potrebbero essere evitate con
opportuni interventi da parte dei funzionari responsabili e delle autorità competenti.
E qui mi corre l'obbligo di elencare alcuni fatti
che contribuiscono in maniera determinante a
creare malcontento, tra gli utenti del servizio A.
CO.TRA.L., nel Comune di Montefiascone e
precisamente:
l'abbonamento mensile per usufruire del mezzo
pubblico può essere effettuato soltanto nei giorni
di venerdì e sabato dalle ore 7,30 alle ore 13,30
presso l'Hotel Vittoria.
Quando tali giorni non coincidono con il primo
giorno del mese, gli utenti del servizio sono costretti a viaggiare senza l'apposito documento
rischiando salate multe, oppure ad acquistare il
biglietto presso l'unica rivendita autorizzata dall'A. CO.TRA.L.
Adottando quest'ultima soluzione però i viaggiatori vengono a pagare una seconda volta lo
stesso servizio.
Essendo il punto di rivendita dei biglietti unico
(sui mezzi deil'A.CO.TRA.L. da qualche giorno
non esistono più fattorini) è diventato assai problematico dotarsi dei biglietti stessi.
Gli abitanti delle frazioni sono quelli che risentono di più di tale situazione, in quanto sono costretti, con enormi disagi, a recarsi a piedi (anche
oltre 3 Km. di percorso) al centro per acquistare
il biglietto della corsa.
Sono pervenute molte proteste a questo proposito da numerosi cittadini ed anche da forestieri che hanno dovuto rinunciare ad utilizzare il
mezzo pubblico per la impossibilità di premunirsi dell'apposito documento.
La stazione ferroviaria non è collegata adeguatamente con il centro ed il più delle volte il passeggero è costretto ad aspettare ore ed ore prima
di avere una corsa a disposizione.
È opportuno che venga anche predisposta una
fermata in prossimità della sede dell' Istituto Tecnico Commerciale per evitare agli studenti che
vengono dai paesi limitrofi Bolsena, Grotte e via
di seguito, di compiere un lungo e pericoloso
percorso a piedi sulla Statale Cassia.
Di tale fermata potrebbero usufruire anche coloro che si recano alla U.S.L. VT-1, sede del
comprensorio, essendo nelle immediate vicinanze.
Spero che i responsabili deil'A.CO.TRA.L.
vogliano prendere atto di tale situazione esistente nel Comune di Montefiascone
RINGRAZIAMENTO
Mi è gradito esprimere, tramite il periodico
«La Voce», il più sentito ringraziamento al Sindaco di Montefiascone, agli Assessori, ai Consiglieri, al Presidente ed ai componenti il «Centro
di Iniziative Culturali» ed a quanti hanno voluto
organizzare e presenziare la conferenza sul tema
«Il mito Prometeo oggi - Etica della pubblica responsabilità» tenuta il 30 aprile dal Sig. Wolfgang
Majer Koenig presso la sede comunale che lo ha
gentilmente accolto. Il Sig. Koenig, mio gradito
ospite in Viterbo, è un sincero amico di Montefiascone e della Tuscia (ha di recente fornito preziose notizie sui rapporti dell'Ordine Teutonico
con il Viterbese, già riportate dal «Tempo», dall'«Altolazio» ed a cura del Prof. Volpini dalla
«Voce») e mi incarica di esternare la sua gratitudine per la cordiale accoglienza riservatagli.
All'illustre ospite, già segretario del Cancelliere austriaco Kreiski e docente all'Università di
Linz, procuratore della più grande impresa edile
d'Austria, editore del periodico letterario internazionale «LOG», autore di numerosi libri e saggi storici. Croce d'Onore per la scienza e l'arte, è
stato assegnato, domenica 29 aprile a Palazzo
Valentini in Roma, il «Prometeo d'oro 1983» per
meriti culturali.
Prima di ripartire per Vienna, il Sig. Koenig mi
ha pregato di ringraziare ancora gli amici falisci
per la calda accoglienza dimostratagli, assicurando peraltro il suo intervento presso la stampa
di lingua tedesca allo scopo di divulgare precise
notizie sulle bellezze naturali ed artistiche di
Montefiascone, indicandola ai suoi connazionali
come interessante meta per le loro vacanze.
LUIGI CATTF.RUCC'IA
PERSONAGGIO DEL MESE
GIULI AVO
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LA sorpresa
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ALDO PAOL.IN1
IL NOSTRO COMUNE
SI AGGIORNA
I certificati elettorali per le prossime consultazioni europee sono stati preparati dal Centro Meccanografico Comunale. Il merito, e quindi la
gratitudine di tutti, va alla sig.ra
Maria Luisa Manzi e al sig. Giuseppe Menghini, soprannominato bonariamente «il m...», dagli amici del
Comune.
-LA VOCE»
Mensile di Montefiascone
Direttore
AGOSTINO BALLAROTTO
Responsabile
A N G E L O GARGIULI
Direzione. Redazione, Amministrazione:
01027
Montefiascone.
Via Trento. 4 - Tel. 86050 - c.c.p.
12158010 intestato a: Parrocchia di S. Margherita 01027 Montefiascone
- Viterbo.
Autorizz.ne Trib.le Viterbo n. 272 del 4-12-1982
Tipografia - Litografia «S. Pellico» s.d.f.
C.so Cavour, 62 - Montefiascone (VT)-Tel.86297
In preparazione
l'estate falisca
Si avvicina l'estate e quella Falisca è alquanto
breve, ma per renderla più gaia, ci sono dei nostri
volenterosi concittadini che si stanno già interessando per i tradizionali festeggiamenti e le varie
manifestazioni. Per dare le eventuali notizie al
riguardo ho recentemente avuto incontri con i
Presidenti: Giuseppe Ferlizzi, del Comitato per i
festeggiamenti di S. Margherita, con l'Assessore
Franco Marsiantonio, della Pro-Loco, con Massimo Iacoponi ed il Preside Prof. Pietro Volpini,
per il Corteo Storico. I predetti sono animati di
tanta buona volontà, ma delusi per la mancanza
di fattivi collaboratori e per i modesti contributi
da parte dei vari Enti e della cittadinanza. Per
organizzare dei festeggiamenti e manifestazioni,
specialmente di questi tempi, ci vogliono soldi e
molti! Tutti siamo pronti alla critica, ma a collaborare e a dare, pochi! Io, ad esempio e sprone,
per la festa di S. Margherita invio già il mio modesto contributo. Ho letto con piacere gli interessanti articoli, pubblicati da «La Voce», del Dr.
Busà e quello recente del giovane Filippo Catasca. Le loro idee e suggerimenti sono da prendersi in considerazione ma, per attuarli, ci vuole
tempo e denaro, nonché anche la loro fattiva collaborazione.
Per S. Margherita, che quest'anno il 20 luglio è
di venerdì, ci potrebbero essere 3 giorni di festeggiamenti con una caratteristica banda musicale,
con tombola, corsa di cavalli (possibilmente da
farsi in Via O. Borghesi, più lunga e spaziosa di
Via del Fosso), chiudendo con un suggestivo e
prolungato fuoco pirotecnico con altisonanti bombe aeree ed altre.
La Fiera del Vino, siamo alla XXVIma Edizione, avrà luogo come di consueto al Prato Giardino, si svolgerà dal primo al quindici agosto, e se
possibile, con l'inaugurazione il 28 luglio. Il Presidente Marsiantonio sta elaborando un vario ed
interessante programma, con concerti musicali
da camera ed organo nella Basilica di S. Flaviano, gare sportive e, se non vi saranno ostacoli
tecnici e finanziari, ci sarà una grande manifestazione di lancio promozionale di paracadutisti con
la partecipazione della Pattuglia Acrobatica della
Scuola Militare di Paracadutismo di Pisa e della
Banda musicale di ordinanza delle Aviotruppe.
Anche la Pro-Loco necessita di sostenitori e di
un comitato che possa collaborare prima e durante il periodo della Fiera, poiché, nei decorsi
anni, hanno aiutato il Presidente pochissime persone, tra cui da mensionare il dinamico e attivissimo Roberto Francia, Ruggero Montebove ed il
giovane Massimo Ceccarelli di Radio Montefiascone. Infine parliamo dell'ormai affermata manifestazione del Corteo Storico Falisco: il Comitato intende per la prossima edizione inserire - se
possibile - un altro Gruppo Rionale e soprattutto
abbellire e rinnovare i costumi, le armature e le
attrezzature, molti dei quali risentono del logorio
del tempo. Le bandiere del Gruppo Sbandieratori sono tutte nuove, come i costumi e le calze maglia forniti gratuitamente dal Dott. Astorre Caporali dello stabilimento «Etnisca». La riuscita della manifestazione è condizionata da due fattori: il
finanziamento (lo scorso anno da parte della Banca Cattolica e dal Comune) e la partecipazione di
giovani. Il prossimo corteo si svolgerà domenica
12 agosto, con la partecipazione di altri cortei
storici. A tempo opportuno, a mezzo stampa e
manifesti, saranno resi noti i vari programmi.
ALFREDO GADDI
LA VOCE
VECCHIE FOTO
pag. 3
Aspasia Onofri, Amalia Tortorella, Anna Pronti, Romoli, Antonietta Liverziani, Checchina
Bellatreccia, Rita Volpini, Manetta Lampani, Margherita Liverziani, Ines Ricca, Veturia
Basili, Attilia Castellani, Assunta Terilli, una forestiera, Madre
Rosalia, Agatina Cernitori, Olga
Pronti e Felicetta Lampani.
La foto risale al 1920 e sono
ritratte quelle che ora sono le
nostre nonne.
Alcune sono salite in cielo.
Che effetto strano vedere nelle nostre nonne le bambine e ragazze d'un tempo!
«Ruit inexorabile tempus!»
Questi i loro nomi a cominciare dalla fila in alto a sinistra:
DUE FAMOSE BOLLE PAPALI
(seconda parte)
gherita del predetto Castello decoLa Bolla pontificia, che riveste la randola con il titolo della dignità emaggiore importanza per la nostra piscopale e abbiamo creato Città lo
città, è senz'altro la «Cum illius» e- stesso Castello di Montefiascone
manata da Viterbo il 31 agosto 1369 come luogo insigne, devoto, adatto
dal papa Urbano V, il quale ripor- e conveniente e lo abbiamo insignitando la sede pontificia da Avigno- to del titolo di Città e vogliamo che
ne a Roma aveva soggiornato du- essa sia sempre in futuro chiamata
rante tre estati nella Rocca falisca, col nome di Città di Montefiascone).
oggetto della devozione e della feIl papa poi dispone che nella nuodeltà dei nostri antenati. Per ricam- va Cattedrale «vi siano otto canonibiare questi sentimenti, Urbano V ci con prebenda, componenti il Cavolle dare un attestato tangibile del- pitolo, di cui uno sia il decano che
la sua gratitudine, concedendo a dopo il Vescovo sia a capo degli alMontefiascone un dono degno della tri Canonici e delle persone della
sua dignità e della sua bontà.
detta Chiesa e abbia il primo posto
Nella Bolla il papa scrive che e la prima voce nel coro, nel capito«considerando da qualche tempo e lo e nella chiesa e un altro sia il
ripensando entro il chiuso del cuore sacrista, incaricato di suonare le
ció che i diletti figli del Comune di campane e di custodire i vasi sacri, i
Montefiascone, che allora era un paramenti, i libri e gli altri oggetti
castello della diocesi di Bagnoregio, della detta Chiesa
E inoltre vi
avevano fatto tra gli altri fedeli d'I- siano nella stessa Chiesa sei captalia nei riguardi nostri e dei Ponte- pellani perpetui e due chierici, che
fici romani nostri predecessori e del- siano chiamati coreri o ceroferari
la Chiesa Romana
dietro cone due canonici e due cappellani,
siglio degli stessi nostri fratelli e con ordinati nel sacerdozio, della detta
la pienezza della potestà apostolica Chiesa di Montefiascone prestino
a lode e gloria del nome di Dio, ad servizio continuamente nella chiesa
esaltazione della Chiesa e a profitto parrocchiale di S. Flaviano».
delle anime» ho preso questa deliLa Bolla poi precisa quali devono
berazione: «Ecclesiam Beate Mar- essere i redditi per i canonici e gli
gherite castri predicti in cathedralem altri beneficiati: «invero il citato deereximus cum dignitatis episcopalis cano percepirà ed avrà per il suo
titulo decorantes, nec non ipsum ca- decanato e per la sua prebenda 65
strimi Montisflasconis, tamquam lo- fiorini ogni anno, mentre il sacrista
cura insignem, devotum, aptum et per la sua sacrestia e la sua prebencongruum civitatem constituimus, et da 50 fiorini annui. Gli altri sei cacivitatis vocabulo insignivimus, eam- nonici poi avranno 25 fiorini ciaque civitatis Montisflasconis volu- scuno, ognuno dei cappellani 15,
mus perpetuis futuris temporibus ciascuno dei due chierici 12 fiorini
nuncupari» (abbiamo eretto a Cat- all'anno
»; successivamente statedrale la chiesa della Beata Mar- bilisce le dotazioni per il Vescovo
(500 fiorini all'anno) e per il Capitolo (400). Viene poi delimitata la nuova diocesi, precisando i castelli, i
luoghi, i territori, i monasteri, le residenze e tutte le altre cose esistenti: «videlicet Valentani, Graduli,
Cryptarum Sancti Laurentii, nec
non Bisenti et Capitismontis cum eorum territoriis castra et insuper locum Insule Mariane infra lacum de
Bolsena consistentis, Marthe etiam
quod prope dictum locum consistit,
Cornosi et Castelleri, Celleni et Fiorentini castra cum eorum territoriis
Castrens, Urbevetan, Viterbien et
Balneoregien» (ossia ¡castellidi talentano, Gradoli, Grotte, S. Lorenzo, nonché di Bisenzio e di Capodimonte con i loro territori, ed inoltre
il luogo dell'Isola Mariana che si
trova nel Lago di Bolsena, e anche i
castelli di Marta, che sorge presso
il detto lago, di Cornosse e Castellerò di Celleno e Fiorentino con i
loro territori (già appartenenti alle
diocesi) di Castro, Orvieto, Viterbo
e Bagnoregio).
Alla nuova Chiesa Cattedrale falisca vengono poi assegnati altri beni e benefici: «ipsam Ecclesiam Sancti Stephani et ruralem prioratum
nuncupatum Sancti Benedirti Balneoregen dioc.» (la stessa chiesa di
S. Stefano e il priorato rurale chiamato di S. Benedetto nella diocesi
di Bagnoregio)
«et insuper fructus redditus et proventus Abbatie seu
Monastherii Sancti Petri de Alliano»
(e inoltre i frutti, le rendite e i proventi dell'Abbazia o Monastero di
S.Pietro di Alliano), nonché quelli
dei beni «in districtum et tenemento
Castri Canini» (nel distretto e terri-
torio del castello di Canino) ed inoltre le rendite e ¡proventi che la Camera ricava nel castello di Bolsena
(in Castro de Bulsena) e nel suo territorio e nel luogo chiamato Burgo
al Sesto (in loco vocato Burgi ad Sextum) ed in quello chiamato della
Quarta Valle del Lago (vocato Quarte Vallis I.acus)» ed infine i redditi
provenienti nella città di Montefiascone «dai poderi della signora Avinente e dal signor Bertoldo (domini
Avinentis et Sr. Berthold!)» e nei castelli di Marta, Grotte e Centocelle.
Urbano V conclude la sua Bolla
nel modo seguente: «Nulli ergo omnino hominum hanc paginam nostrarum limitationis, unionis, annexionum, incorporationum, concessionum, deputationum, assignationum,
voluntatis et constitutionis huius modi infingere vel ei ausu temerario contraire. Si quis autem hoc attemptare
presumpserit, indignationem omnipotentis Dei et beatorum Petri et Pauli
apostolorum eius se noverit incursurum. Dat. Viterbii II Kal. Septembres, Pontificatus nostri anno septimo» (A nessuno assolutamente sia
dunque lecito violare questa pagina
della nostra delimitazione, unione,
annessioni, incorporazioni, concessioni, deputazioni, assegnazioni e
di tale volontà e costituzione o ad
essa temerariamente
contrastare.
Se poi qualcuno avrà presunto di
attentare a ciò, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro
e Paolo. Dato a Viterbo il 31 agosto, settimo anno del nostro pontificato).
PIETRO VOLPINI
di C H E C C O PRKSCIUTTINI
(dal numero
precedente)
...«Lui stesso uscì dalla caserma per
controllare, e mentre si avviava anche
lui verso la piazza si trovò a camminare
una ventina di passi dietro a un individuo
che, visto di spalle, a occhio e croce
poteva anche essere il brigante
atteso.
Vista più avanti una guardia
comunale,
davanti alla quale l'uomo doveva per
forza passare, l'ufficiale le fece cenno di
fermarlo, e l'agente, che era all'oscuro
di tutto, si avvicinò per chiedergli le generalità cosi come si chiede un fiammifero. Subito adombratosi, l'uomo si liberò
della guardia con uno strattone e tornò
indietro di corsa come se avesse visto il
diavòlo, andando quasi a cadere in braccio al tenente che lo tallonava e che riuscì a trattenerlo
attaccandoglisi
alla
giubba. E mentre lo stesso
(individuo),
dibattendosi cercava di prendere un col-
tello -... noi (il temente) gli ammenammo
due fendenti con la sciabola
procurandogli due distinte ferite alla mano sinistra
...e continuando lo stesso a dibattersi,
noi giungemmo a soggiogarlo cadendo a
terra entrambi, esso sotto e noi sopra. E
sopraggiunta la guardia a sciabola sguainata, potè cooperare acciocché lo sconosciuto non avesse ad Offenderci - ...
giunsero i militari dell'arma i quali avvinsero inferri detto individuo che venne
riconosciuto per il ricercato
Nazzareno
Ghilardelli...
-»
Se c ' e r a n o volute quattro persone per
aver ragione di un uomo ferito, solo al
tenente fu concessa la menzione onorevole al valor militare, e più tardi, la medaglia di bronzo, per un altro positivo
intervento contro un pericoloso malfattore. Tradotto in caserma gli furono vuotate le numerose tasche, che conteneva-
• no più roba di quelle di un prestigiatore.
Curiosità sorprendente: tra le molteplici
cose toltegli, c ' e r a n o cinque immaginette sacre. E poi si dice che i briganti siano
senza timor di Dio, anzi dei «santini!».
Ma nonostante tutto fu condannato a 25
anni di lavori forzati, e non si sa dove e
come finì i suoi brillanti giorni.
Le famiglie più bersagliate furono,
manco a dirlo, i Bacchi e i Mimmi di
Montefiascone. possidenti di vaste proprietà e, ovviamente, pieni di quattrini.
Tali famiglie ebbero il dispiacere di conoscere anche « Sante Pozzi detto Caccasigari ... uno zoticone di S. Michele in
Teverina. dove era nato nel 1853 ... campagnolo, nullatenente, analfabeta, pregiudicato - ... Nel giugno del 1882 uscì
dal carcere di Soriano dopo avervi trascorso 3 anni e 20 giorni... Per due anni
ancora avrebbe dovuto fare il bravo, co-
me ogni sottoposto a sorveglianza speciale, ma egli anziché recarsi al Comune
di S. Michele in Teverina, ...e presentarsi al sindaco come gli era ingiunto nel
foglio di via obbligatorio, preferì vagare
per le campagne di Viterbo e dei vicini
Comuni e vivere estorcendo ai possidenti di quei territori alimenti e denari, incutendo gravi timori e con minacce o facendosi vedere e credere
accompagnato
da altri malfattori ed armato ...» Anche
lui, brigante dalla b minuscola, finì male i
suoi giorni, come in fondo tutti i briganti.
E così sia... anche per quelli del nostro
tempo, pur cristianamente augurando loro di cambiar vita, per il bene di tutti,
prima di concluderla miseramente.
FONTE: Antonio Mattei «Brigantaggio
sommerso» - Scipioni Editori 1981 - Via S.
Martino della Battaglia, 31 - Roma.
LA VOCE
pag. 4
ANCHE MONTEFIASCONE
IL METANODOTTO
AVRA
BUONE NUOVE
PER IL METANO
Buone notizie sul «fronte» del metano a Montefiascone. In questi ultimi giorni erano circolate,
sempre più insistenti, notizie forse diffuse ad arte,
circa l'esclusione del territorio di Montefiascone
dall'allacciamento con il Metanodotto algerino
che la SNAM, società del gruppo ENI, sta costruendo lungo tutto il dorsale della penisola con
«bretelle» che servono zone relativamente lontane dal gasdotto principale. Unadi queste «bretelle» riguarda la provincia di Viterbo ed è già programmata per fornire il metano ad utenze industriali e civili, sia nel capoluogo che ad Orte.
Civitacastellana, Tarquinia ecc.. In un primo momento, effettivamente, il comune di Montefiascone risultava escluso da questo allacciamento tanto che nella prima convenzione fra Regione Lazio e SNAM il nome di Montefiascone non appare affatto. Successivamente, però grazie anche
ad una nostra serie di interventi su questa pagina,
il sindaco Belardi concluse degli accordi aggiuntivi alla convenzione che permisero l'introduzione del territorio falisco nella rete di distribuzione
del metano. Malgrado questo, lo scetticismo diffusosi tra una buona parte di Montefiascone, non
è svanito del tutto, anzi, come abbiamo accennato sopra si è rafforzato in questi giorni lino al
punto che si dava per certa la definitiva esclusione della cittadina falisca dall'allacciamento. È di
oggi invece la buona notizia che fuga ogni dubbio
ed ogni scetticismo e conferma invece che Montefiascone avrà la sua bella rete di distribuzione
del gas metano. Il comune sta infatti predisponendo una convenzione con la società Fstigas.
sempre del gruppo ENI, che provvederà alla costili/ione dell'impianto di distribuzione del gas
nel territorio comunale ed alla sua gestione
L'inizio dei lavori, come si legge in una nota
della Fstigas (prot. n. 2183 RAES-VII. del 30-4
1984), avverrà nell'autunno di quest'anno e l'inizio dell'erogazione entro dieci giorni dalla resa
disponibilità del gas da parte della SNAM, il che
dovrebbe avvenire, salvo intoppi, entro la fine
del prossimo anno.
UMBERTO RICCI
Abusivismo edilizio sul lago
Il Pretore di Montefiascone ha disposto il sequestro di
un cantiere edile che stava sorgendo in prossimità delle
rive del lago di Bolsena. a ridosso di una collina, nel
territorio del comune Falisco. L'azione della Magistratura è scaturita da una precisa denuncia da parte del sindaco di Montefiascone, Belardi, cui era pervenuta la segnalazione documentata di certi sbancamenti effettuati sul
declivio di una collina prospiciente il lago nel territorio,
per intendersi adiacente la trattoria «Morano». Ad effettuare i lavori di scavo, con l'intento di costruirvi un
immobile pare sia stato il figlio del guardiano delle barche
che fa rimessaggio in uno specchio d'acqua non distante
dal luogo dove stava sorgendo il cantiere sequestrato dal
Pretore. In comune affermano che gli scavi non erano
stati autorizzati e che nessuna licenza edilizia sia stata
rilasciata in relazione a quella ubicazione ricadente in
zona vincolata dal P.R.G. del comune e dalle leggi sulla
salvaguardia del paesaggio. Mancherebbero fra l'altro i
presupposti della distanza dalla riva del lago stabiliti in
almeno 150 metri. È certo comunque che in riva al lago è
tassativamente proibito costruire immobili per civile abitazione. Deroghe sembrano essere previste sia per insediamenti turistici regolati da precisi piani particolareggiati che per costruzioni adibite a ristoranti ed alberghi.
I.'autore dello sbancamento Carlo Estampi. tiene comunque a precisare che non è sua intenzione costruire
una casa in riva al lago, ma soltanto un magazzino di 200
mq. che lui definisce «piccolo». Inoltre Estampi sostiene
di aver ottenuto dal comune una regolare licenza per
quello scavo con una delibera precisa. Il sindaco sostiene
che una concessione a livellare il terreno fu accordata, ma
non si poteva prevedere che dietro la richiesta c'era l'intenzione di costruire un immobile, sia esso destinato a
civile abitazione o altro.
MALAPENNA
I lavori eseguiti nella Basilica di S. Flaviano
Come già comunicato alla cittadinanza, il 10
giugno sarà riaperta al culto, con varie e solenni
cerimonie, la nostra vetusta chiesa di S. Flaviano
M., chiusa per i lavori di restauro fin dal marzo
1980. Tali necessari ed importanti lavori per togliere l'infiltrazione delle acque nelle mura e nel
pavimento, si sono potuti eseguire con la sovvenzione da parte della Sovrintendenza ai Monumenti del Lazio. L'umidità che era salita un po'
ovunque aveva messo in serio pericolo la stabilità e la conservazione degli affreschi della Scuola
Giottesca, Toscana e Umbra.
Non appena vennero rimosse le prime parti del
pavimento si trovò immediatamente un numero
rilevante di tombe, piccole e grandi, piene di cadaveri. Erano fosse comuni e sepolture familiari,
ciascuna conteneva una ventina di salme. In qualcuna se ne contarono più di 100. Tutti i resti
mortali di questi nostri antenati sono stati trasportati al Cimitero Comunale ed ivi sepolti.
Complessivamente sono state rimosse circa
3.000 salme: moltissime di giovani, molte di bambini. Ogni tomba aveva una sua apertura in pietra
con un anello in mezzo per aprirla e chiuderla
secondo necessità. Ogni tomba era profonda circa tre metri. Nella seconda Cappella a sinistra
chiamata della Crocifissione, è venuto alla luce
un pozzo intonicato profondo alcuni metri. Sarà
visibile ai visitatori illuminato. Tutto il sottosuolo della Basilica è ricco di lapillo. Nell'aprile '83,
dopo circa tre anni di sosta, sono stati ripresi i
lavori di restauro. Il pavimento è stato tutto rifatto con mattoni di terracotta fiorentina di forma
quadrata o rettangolare. L'altare del 1932 è stato
demolito, perché non consono allo stile della chiesa e ne è stato fatto un altro gemello di quello
esistente nella parte superiore. Sarà consacrato
la sera del 7 giugno. Sotto è rimasto un complesso di vani e corridoi, ove circola aria per evitare
«LA VOCE» CITATA
IN UN'OPERA STORICA
Il nostro periodico «La Voce», il compianto
Mons. Latino Salotti e il sottoscritto, sono citati
nelle note di una recente opera storica, dovuta
alla penna di Astorre Baglioni, un sensibile scrittore, di nobile origine perugina. Il testo, dal titolo
«Talamone, pagine di storia, di poesia, d'arte, di
vita» va ad aggiungersi ai molti libri scritti da
questo discendente di Malatesta Baglioni. signore di Perugia del Rinascimento, oggetto, insieme
alla sua casata di un poderoso volume che Astorre ha dato alle stampe alcuni anni fa.
Nell'opera su Talamone a pag. 162, nel capitolo sulla sosta nel porto maremmano, della flotta
di Urbano V, che ritornava da Avignone a Roma,
l'autore così si esprime: «... Anche Montefiascone, il Monte Falisco, dove Urbano V dimorò più
volte, gli deve speciale riconoscenza: fra l'altro per
averla elevata al grado di città e di vescovato». F.
quindi in un richiamo a piè di pagina, leggiamo
ancora: «Mons. Latino Salotti, 'Il papa Urbano V
a Montefiascone', Viterbo 1943. Nel 1968, l'amico
Umberto G. Ricci ha pubblicato nel periodico locale «La Voce» due articoli dal titolo particolarmente significativo: 'Urbano V, Papa falisco': falisco non di origine ma per paterno affetto e benemerenza.» La citazione di Astorre Baglioni è per
me motivo di soddisfazione, ma più lo è per il
nostro giornale, anche perché è una riprova delle
attenzioni che, persone della levatura spirituale e
culturale di Baglioni, hanno per esso. Occorre
dire che Astorre Baglioni vive, oltre che nell'-atavico castello di Torgiano. presso Perugia, anche
a Talamone e spesso è venuto a contatto con la
nostra terra, specie durante l'amministrazione
apostolica della diocesi di Sovana e Pitigliano. da
parte del nostro Vescovo Luigi Boccadoro.
Fu nel lontano 1968 che lo incontrai per la prima volta e la nostra amicizia si è ormai consolidata nel tempo. Sincero ammiratore di Don Virginio Manzi per i suoi coraggiosi «fondi» su «La
Voce», Astorre è assiduo lettore del nostro giornale. E autore di vite dei santi quali: S. Caterina da
Siena, S. Bruno della Certosa, la Beata Colomba
da Rieti: testi nei quali Astorre ha infuso oltre
alla sua maestria di narratore, anche la ricchezza
oella sua fede cristiana.
U M B E R T O G . RICCI
IL GRUPPO GIOVANI
DEL «CORPUS DOMINI^
l'umidità. È stato restaurato anche il tetto con
criteri moderni, in maniera che non filtri più né
acqua né vento. Il bellissimo Fonte Battesimale
del 1200 a forma ottagonale è stato posto in maggiore evidenza nella parte destra delle absidi.
Anche l'impianto elettrico è stato rinnovato e
l'illuminazione attuale è veramente soffusa e delicata. Centro del Borgo Antico, S. Flaviano sta
tornando il centro vivo di una grande comunità
cristiana, si pensi alla grande espansione edilizia
attorno a questo nostro meraviglioso monumento.
Se esso è stato salvato dalla rovina e dall'erosione del tempo lo si deve al fattivo interessamento del zelantissimo Parroco D. Biagio Governatori, cui deve andare la riconoscenza ed il
plauso di tutta la popolazione falisca. Si fa presente inoltre che quanto prima saranno anche
restaurati gli affreschi da personale altamente
qualificato per riportarli all'antico splendore.
ALFREDO GADDI
Con l'occasione della festa di S. Pancrazio abbiamo
avvicinato alcune di queste giovani tutte piene di entusiasmo e di altruismo per la loro missione: «Facciamo
parte del coro parrocchiale,
diamo animazione alle
Messe domenicali con letture e canti, alcune di noi
insegnano il catechismo ai bambini delle elementari e
ai giovanetti delle medie, visitiamo gli anziani della
Casa di Riposo (ex O.N.P.I.), organizziamo incontri di
preghiera, partecipiamo alle iniziative diocesane, campi scuola ecc., siamo tutte iscritte alla Azione Cattolica».
Ecco l'elenco delle giovanette:
Coordinatrice: Vanich Suor Emanuela
I Organista: Manzi Kim
II Organista: Trapè Lucia
Nicolai Simonetta
Malucci Antonella
Melaragni Luciana
Ceccariglio Vania
Donati Assunta
Mancini Anna Rita
Notazio Loredana
Mancini Carla
Tofanicchio Stefania
Notazio Angela
Capaldini Luigina
Ricci Maria Teresa
Saraca Lia
Ceccarelli Nardina
Moscetti Paola
Cartoni Fernanda
Chiricotto Sonia
Maietto M. Caterina
Biancalana Anna Rira
Maccafeo M. Loretta
Auguri ragazze e speriamo che il vostro lavoro sia
imitato da altre e il numero delle appartenenti al Gruppo
aumenti.
V.A.
LA VOCE
N O T E DI AGRICOLTURA
*
Ma è p r o p r i o ^
necessario concimare?
Avrete notato che appena si lascia un terreno incolto,
si riempie in modo incredibile di vegetazione spontanea
di ogni specie. Anche nei boschi crescono alberi grandi
e tanti che alcuni si toccano l'un l'altro e poi la vegetazione del sottobosco è tale da diventare un muro insuperabile. Perché, invece, quando si semina il grano, il
granturco, gli ortaggi, oppure durante le lavorazioni
annuali di vigneti e oliveti, se non si concima in modo
più che abbondante non si raccoglie niente o molto
p o c o ? Il concime costa tanto e costa pure spanderlo sul
terreno. Ma allora è proprio necessario concimare?
A questo punto cerchiamo di capire come stanno le
cose. Circa un secolo fa, un certo Sig. Liebig, grande
chimico tedesco scoprì il modo in cui si nutrono le
piante e quali sono le sostanze di cui hanno bisogno ed
inoltre, la loro provenienza. Poiché le piante non hanno
né mani né bocca, né tantomeno piedi per andarsi a
cercare il cibo, Liebig scoprì che esse si nutrono assorbendo con le radici il cibo, dall'acqua del sottosuolo,
chiamata dai tecnici soluzione circolante. Le sostanze
che assorbono sono l'idrogeno, l'ossigeno, il fosforo, il
potassio, il calcio, il ferro, il magnesio, lo zolfo e tante
altre sostanze in piccolissime parti; soltanto una sostanza l'assorbono dall'aria: in altre parole è come se respirassero. A questo punto rimane ancora da capire da
dove provengono queste sostanze. In natura, cioè nei
terreni non coltivati dall'uomo e dove cresce spontaneamente la vegetazione, tutte le sostanze che le piante
assorbono dal terreno per alimentarsi, vi ritornano con
la caduta delle foglie, dei frutti e più tardi con la morte
della pianta. Nei terreni coltivati dall'uomo, invece, le
piante assorbono le sostanze del terreno per alimentarsi, ma i frutti, le paglie, i rami ecc., vengono portate via
dall'uomo sotto forma di grano, olive, uva, legna ecc.
con la conseguenza di causare l'impoverimento del terreno. Per l'azoto c ' è da aggiungere, inoltre, che una
parte viene trasformata in gas e quindi si disperde nell'aria ed una parte viene dilavata dalle piogge o penetra
nel terreno tanto profondamente da non essere più alla
portata delle radici.
A tutte queste cause d'impoverimento c ' è solo un
modo di rimediare: mettere mano al portafoglio e comprare i concimi. Altrimenti sarebbe troppo facile! Esiste, però anche un meccanismo naturale di arricchim e n t o dei terreni coltivati, attraverso vari fenomeni.
U n o è la lenta e continua disgregazione e decomposizione delle rocce e minerali presenti nel terreno. La
causa di ciò sono l'acqua, il ghiaccio, il sole con le
relative dilatazioni e contrazioni. Inoltre c ' è da considerare la parte erosiva del vento. La pioggia ha un
effetto notevole quando scioglie l'anidride carbonica
dell'atmosfera e quindi arriva sul terreno sotto forma di
acido carbonico il quale attacca alcuni minerali. Fra i
microrganismi risultano particolarmente utili gli azoto fissatori, cioè che fissano l'azoto atmosferico nelle radici delle leguminose. Le piante, con il sovescio, portano tutte le parti del loro corpo, gli animali, infine, arricchiscono il terreno con lo stabbio. Quasi tutte le sostanze nutritive per le piante, sono trattenute dal potere
assorbente del terreno, l'azoto, invece, è facilmente
dilavabile; perciò va distribuito sul terreno «in copertura», cioè al momento stesso in cui le piante sono pronte
per utilizzarlo.
Gimberto
pag. 5
Prevenzione dei tumori L'angolo del
Risparmiatore
alla mammella
m
a t u r a di F r a n c e s c o ( e t e r e
Si è visto che la malattia tende all'aumento con
un tasso di 70 - 80 casi* ogni 100.000 donne per
anno, per cui appare di importanza primaria la
diagnosi precoce.
Secondo esperienze di altri Paesi si può ottenere una riduzione di mortalità, tenendo sempre
conto del numero maggiore di casi - 35-40% nella donna al di sopra dei 50 anni.
I fattori di rischio principali sono:
1- familiarità: madri o sorelle affette da tumore
della mammella o altri familiari con tumori in
sedi diverse;
2- prima mestruazione precoce, prima gravidanza in età avanzata, menopausa tardiva, assenza di gravidanza;
3- avere delle lesioni che predispongono al tumore come alcune malattie della mammella, nonché essere state affette da tumore dell'utero e
dell'ovaio;
4- essere in sovrappeso;
5- il consumo di contraccettivi orali (pillola) favorisce lo sviluppo di quelle malattie della
mammella che predispongono al tumore.
DIAGNOSI
L'autopalpazione della mammella ha un valore non assoluto, ma contribuisce in misura significativa sia alla identificazione precoce sia alla
diffusione di pratiche di autogestione della salute
e di conoscenza del proprio corpo. Va eseguita
almeno una volta al mese nel periodo post - mestruale, onde evitare false positività legate alla
tensione pre - mestruale. La donna a dorso nudo
si mette di fronte ad uno specchio ed osserva i
due seni nella loro consistenza ed allineamento
dei capezzoli, prima mettendo le mani sui fianchi
e quindi sollevando le braccia in modo da notare
eventuali differenze nello spostamento delle
mammelle. Si mette, quindi, sdraiata sul letto ed
inizia quindi la palpazione cominciando dall'ascella verso i capezzoli, prima in posizione supina e poi laterale (per notare la mobilità di eventuali noduli).
In piedi prosegue la palpazione con la mano
aperta iniziando dalla zona intorno al capezzolo
e proseguendo verso l'esterno.
La tecnica va insegnata con cura ed allo scopo
vanno impiegati opuscoli con disegni.
All'inizio potranno esservi molti falsi allarmi
ma la mano esperta di un chirurgo e di un ginecologo (possibilmente sempre lo stesso) può contribuire a ridurre preoccupazioni non giustificate.
L'autopalpazione non sempre è accettata della
donna od eseguita correttamente, per cui in ogni
caso il medico di base dovrebbe almeno due volte all'anno, in occasione di visite per altri motivi,
praticarla con cura: il sospetto diagnostico va
immediatamente chiarito con la mammografia
che in associazione con l'esame clinico riesce ad
identificare tali noduli in una fase molto precoce.
Qualcuno va incontro al tuo lavoro, risparmia del tempo prezioso!
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dicevo in uno dei primi numeri de «La Voce» circa la
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La termografia: consiste in una radiografia a
raggi infrarossi che mette in evidenza le diverse
temperature della pelle attraverso diversità del
colore (azzurro - rosso); essa serve come orientamento per palpazione, mammografia ed eventuali prelievi di tessuto da esaminare (biopsia); in
Italia non è molto diffusa mentre presenta il vantaggio della non esposizione a raggi X.
La diafanoscopia: indagine che si effettua con
il principio della transilluminazione della mammella con luce «fredda» per non provocare ustioni. L'aumento di questo tumore, comporta il
problema di far si che iniziando con le donne a
rischio vi sia una effettiva ripetizione periodica
degli esami mammografia - termografici e ciò
può attuarsi con una corretta opera di educazione sanitaria.
Per concludere, nella nostra USL, la donna
che intenda sottoporsi a tali indagini deve consultare prima il proprio medico di fiducia il quale
provvederà aventualmente al suo invio presso
l'ambulatorio chirurgico e ginecologico dell'Ospedale.
Il Direttore
Serv. Igiene Pubblica
Dr. SILIO TASCIOTTI
LA VOCE
pag. 6
«LA VOCE» È GRATA AI SUOI
SOSTENITORI: Bellatreccia Giovanna, Trapè
Americo, Bologna Vincenzo, Zabeo Ricca Giuliana, Ricca Flaviana, Panichi Paolo, Ist. Divino
Amore. Focarelli Dino, Trapè Aminto, Fortini
Leucio, Bologna Maria, Santucci Maria, Berna
Mario, Giraldo Vincenzina, Cicoria Luigi, Antonuzzi Francesca.
A C U R A D I UGO C A R I N I
Campionati assoluti provinciali di Judo
29 - 4 - 1984
Ai primi assoluti provinciali è stato espresso
da tutti i partecipanti notevole sviluppo tecnico e
massiccia partecipazione sia di dirigenti, tecnici
ed atleti. Si è assistito ad incontri spesso alla pari
dati i gradi di cintura tino alla blu. per alcuni
atleti, ma ricchi di entusiasmo agonistico suscitato da atleti alle prime esperienze; vanno ricordati
i giovani Notazio Renato del FANUM e. Pistola
dello YAMA BUSCHI.
Tra i big del Judo viterbese che hanno dato
prova di contrastare con le loro tecniche atleti di
elevatura nazionale si sono distinti in modo eccezionale Magna che ha vinto per le leve (FANUM), Perazzino ha vinto per Uchi - Mata (FANUM), Ligi Bruno finalista della Coppa Italia
1983 ha dominato con il suo Morote - Gari (LIBFRTAS Tarquinia) ed infine Cevolo Stefano
l'unica cintura nera in gara si esprimeva con il
suo Harai - Goshi (FANUM).
Al campionato assoluto ha partecipato anche il
settore femminile con le rappresentanti di Viterbo, Tarquinia e Bagnoregio: era presente De Simone Cristina prima classificata alla Coppa Italia
1983. Il delegato provinciale F.I.L.P.J. per il settembre, ottobre, novembre e dicembre ha in prò
gramma sempre a Viterbo e Montefiascone 2 tornei a squadre e 2 per categorie, sempre inerente
al programma di divulgazione e propaganda di
questo sport nel viterbese che grazie a pochi ad-
AMICI: Chicchirichì - Nunziati, Maurizi Pietro,
Pascarella D. Giacinto, Crocetti Flaviano, Durantini Francesco, Bellamarini Franco, Radicati
Vittorio, Acciari Iolanda, Marziali Luigi, famiglia Guerrini, Pezzato Pietro, Rossetti Lorenzo,
Bacchiarti Giuseppe. Margiotta Antonietta, Carbonaro Vincenzo, Fanti Angela, Crocetti Augusto, Borghetti Maria, Cricco Antonio, Bartoli Anita e Anna Vittoria, Stefanoni Settimio, Iacoponi Cesare, Vaggi Ginther Anna, Onofri Giuseppe, Cappuccini Luigia, Mezi Marcella, Don Giuseppe Trapè, Nevi Americo, Zampetta Enrico,
Limiti Attilio, Chiodo Gerardo, signora Pesci,
Piergiovanni Vittorio, Moisè Cesare, Cicoria
Flaviano, Cicoria Giovanni, Cicoria Giuseppe,
Leonetti Leone, Bracoloni Angelo, Pietropaoli
Vincenzo, Vittorini Gino, Salmistraro Pierluigi.
detti ha dato e produce ottimi risultati.
Questi i risultati nelle varie categorie (n. 7cat.):
«AMICI DELLA
FEMMINILE
1. classific.:
De Simone Cristina, Valentini Simona.
Fabianelli Lucia, Bartoloni Luisa. Catarcione Sonia. Pompei Claudia.
Gigliozzi Serenella.
Pompei Claudia.
2. classific.:
3. classific.:
MASCHILE
1. classific.:
2. classific.:
3. classific.:
1.
2.
3.
4.
Vallarani Gianfranco, Magna Marco.
Perazzino Fabio, Ligi Bruno. Calisti Roberto. Cevolo Stefano.
Mariani Ernesto, Calcavento, Pistola.
Ceri Francesco, Notazio Renato. Rulli
Amedeo.
Rezzonico, Ciavattini Marco, Ruspantini Riccardo, Speranza Fulvio. Brinchi
Pierangelo.
CLASSIFICA PER SOCIETÀ
FANUM JUDO CLUB - VT
LIBF.RTAS TARQUINIA
J U D O BAGNOREGIO
JAMA BUSCHI
punti 9X
punti 52
punti 25
punti 14
Hanno diretto la gara il presidente di giuria ed
un arbitro della F.I.L.P.J. -C.O.N.I., Soc. organizzatrice FANUM JUDO CLUB, assistenza
medica Dott. Bernardo Gianbattista.
Il Delegato Provinciale
(EGIDIO CALISTRONI)
Circolo Bocciofilo «Le Mosse»: una bella realtà
In un'epoca come la nostra, nella quale fanno
notizia prevalentemente i valori negativi dell'uomo, fa piacere parlare di una realtà quale quella
che rappresenta il Circolo Bocciofìlo delle «Mosse». La giovialità e il buon umore dei mossaroli.
è notorio e ben si addice a questo sport.
Il gioco delle bocce non è prerogativa delle
persone di una certa età. con l'unico intento di
passare una giornata, ma si sta diffondendo un
po' in tutta Italia, come sport di massa da praticare con assiduità. Testimonianza se ne è avuta
alla fine del mese di aprile, quando si è svolto
presso il Bocciodromo «S. Giuseppe» la gara
provinciale di specialità
«Individuale».
Il presidente sig. Celestini Celestino a tal proposito ci dice: «Come di consueto, la partecipazione è stata massiccia, hanno infatti gareggiato
ben 142 giocatori, provenienti da tutte le Provincie laziali, nonché di Terni e Perugia.»
«Questa manifestazione quale svolgimento ha
avuto?»
«La gara denominata II Trofeo Fioretti si è
articolata in tre gironi composti da otto giocatori
di categoria A. quattro gironi di B e undici di C.
Nella mattinata si è gareggiato su 18 campi del
BENEMERITI: lacoponi Mario, Solazzi Francesco, Pezzato Giuseppe. Sennini Agata, Femminella Maria Luisa, Giraldo Giuseppe.
viterbese, nel pomeriggio i vincitori dei gironi si
sono ritrovati a disputare la finale sui campi del
Circolo. Al termine di una appassionante gara,
la classifica finale redatta dall'arbitro provinciale sig. Graziani di Viterbo vedeva: I classificato
il sig. Funari del Civitonico, Il classificato il sig.
Galli di Blera, 111 il sig. Bizzarri del D.L.F. Viterbo e cosi via; i nostri Maurizi e Sarapa dovevano
accontentarsi di un buon piazzamento, rispettivamente limo e 16mo. Seguiva in un clima di
festa la premiazione. »
« Quale scopo vi siete prefissi nel portare avanti questa attività?»
«L'impegno del Circolo per questo sport è indirizzato alla sua affermazione, innanzitutto tra i
giovani, per la sua carica di sana competizione.
Al pari di altri sport è utile sia sotto il profilo
psichico che psicologico, facendo convivere persone di diversa estrazione sociale. Nel salutare
tutti i lettori del vostro mensile, ricordo che la
prossima gara provinciale si svolgerà il 29 - 7 1984 prossimo.»
Bene sig. Presidente, non mancheremo di partecipare a questa simpatica
manifestazione.
U.C.
CATTEDRALE»
Sono entrati a far parte degli «Amici della Cattedrale»: Bacchiarri Giuseppe. Ferii/zi Alba.
Mons. Luigi Mocini, Frigo Giusto. Bendia Eleonora, Rocchi Antonino. Roncella Vittoria. Cicoria Mirco, i familiari in suffragio di Menghini Felice, di Crocetti Giuseppe e di Battoli Alessandro.
ANAGRAFE CITTADINA
NATI: Laura Moscetti di Luigi e Mara Zampetta.
Federico Alterni di Roberto e Bartoloni Anna Rita, Caterina Pallini di Luciano e Foti Giuseppa,
Francesca Bacchiarri di Flaviano e Bianchi Marina. Fabio Filiè di Fausto e Falcioni Miria.
MATRIMONI: Domenico Mocini e Rosa Pennello, Umberto Ciampicotto e Silvana Maria Pacciani. Massimo Zuffi e Giuliana Giannini, Gianfranco Vittori e Marina Tabarrini, Massimo Astemi e Lina Ranaldi, Gianfranco Fiocchetti e
Carla Moisè, Roberto Saracae Patrizia Coscetti,
Alfiero Baldo e Morena Trapè.
MORTI: Giuseppe Crocetti 1917; Lorenzo Bra
chino 1900: Iolanda Cacalloro 1904; Assunta
Barbini 1904.
La S.S. del Montefiascone
chiude i battenti
Il Consiglio Direttivo della S.S. Montefiascone
riunitosi il 2 - 5 -1984 dopo aver preso in esame la
situazione, aver vagliato le realtà positive e gli
errori commessi è giunto alla conclusione, per il
bene del calcio locale, di non mettere più il nome
del Montefiascone nella disgraziata situazione dell'annata passata. Si era cercato in tutte le maniere
di poter ricostruire, sulle ceneri delle vecchie esperienze, una squadra che potesse giungere al traguardo senza grossi scossoni.
La realtà è stata quella che tutti conoscono; pertanto il Consiglio e il Presidente, hanno rassegnato
le dimissioni nelle mani degli sportivi nella speranza che coloro a cui stanno a cuore le sorti della
compagine Falisca, si facciano avanti per poter
sperare in un pronto riscatto. Altrimenti la gloriosa S.S. del Montefiascone dopo ben 24 anni cesserebbe di vivere.
U.C.
pag. 7
LA VOCE
II Vescovo Mons. Boccadoro
ha rivolto al Papa il seguente
discorso all'inizio della Messa
Beatissimo
Padre,
la Chiesa locale, pellegrina fra l'Armata e
il Cimino, con le sue città illustri e antichissime di Acquapendente,
Bagnoregio, Montefìascone, Tuscania, con i suoi Santi in Cielo, i suoi giusti sopra la terra e tutti ¡fedeli,
bisognosi di riconciliazione, saluta in Voi il
Vicario di Cristo, felice di farlo qui in Viterbo, ove il Papa è a casa sua, nella storia,
nella monumentalità
cittadina, ma soprattutto nella mente e nei cuori, nell'animo della gente sempre fedele al Papa perché consapevole cattolicamente,
da S. Rosa ad oggi, che ove è il Papa, quivi è il Salvatore
Gesù.
Avete ripercorso stamane le orme, ancor
vive, dei Vostri Predecessori:
nella Cattedrale e nelle tre Chiese ad essi familiari, di
S. Rosa, di S. Maria della Quercia, della
Madonna Liberatrice, che sono i perni della
nostra vita religiosa.
Su questa Piazza del Sacrario, dei Martiri
di Ungheria, i Papi non c' erano stati perché
essa non c'era. Toccava a Voi, quarantasettesimo, giungervi e lasciare, anche qui una
impronta che resterà indelebile. E la Piazza
degli arrivi e partenze da e per Viterbo, ristrutturata con eleganza per questa felice
occasione dall'Amministrazione
Comunale.
Pregate, Santo Padre, perché chi vi giun
ge, vi giunga con animo schietto,
sorretto
sempre da retta intenzione e fiducioso.
Echi
se ne parte, parta edificato dal comportamento cristiano della Comunità de! Centro.
Pregate anche perché i Sacerdoti novelli che
celebrano con Voi e i nuovi Diaconi che Vi
stanno attorno, abbiano a ricopiare il Vostro zelo ardente e universale.
Su questa piazza, dunque, fuori delle mura e protesa verso lo spazio infinito, quasi
segno, per la Vostra presenza, di quella universale Chiesa che è senza frontiere,
fatta
anche tempio per la Vostra preghiera; Voi
compirete per noi il Vostro primo ufficio, di
confermarci nella fede con la Parola di Dio
che in Voi, lo Spirito, ha reso cosi forte,
efficace e chiara.
Che lo stesso Spirito conceda a noi, auspice Maria, di ascoltarla con la medesima
intensità con cui verrà pronunciata! Ci farà
più convinti che Voi siete il fondamento e la
corona della Chiesa, il centro dell'unità - chi
è unito a Voi è unito a Cristo - luce dei popoli
- lampada viva sul lucerniere - la vigile sentinella c o n t r o ogni errore - maestro infallibile di verità - questo Vostro magistero, anche
di fatto così universale, è la voce sacerdotale unica il cui suono si sparge su tutta la
terra, in ogni angolo del mondo.
Consacrerete
poi, come sacerdote
sommo, il pane e quando lo eleverete in alto, un
solo grido si eleverà dalle menti e dai cuori:
Tu, o Cristo, sei il Signore! Vedremo allora
in Voi una sola persona con Lui e guardandovi uniti, contempleremo
la Chiesa intera,
la Chiesa di tutto il mondo e di tutta l'eternità. Elevando l'Ostia santa pregate che la
familiarità eucaristica, domenicale e feriale,
dia a questa Chiesa locale la forza della
testimonianza.
Per questa Parola: - Tu sei
Pietro! - e per quest'altra: - Conferma i tuoi
fratelli nella fede! - per questo Vostro atto
di magistero e per questo gesto di consacrazione del Pane, che ci fa conoscere Cristo in
Voi e Voi in Cristo, ci affidiamo alla Vostra
sicura guida, pronti sempre ad ascoltarvi, a
seguirVi.
Amen.
Cristo è il «metro» più perfetto
della nostra condotta
O m e l i a del P a p a p r o n u n c i a t a d u r a n t e la S . M e s s a in P . z z a Martiri d ' U n g h e r i a
Il Papa e il Vescovo durante la concelebrazione
« A Te si prostri tutta la terra, - a Te canti inni,
canti al Tuo nome. - Venite e vedete le opere di
Dio, - mirabile nel suo agire sugli uomini» (Sai.
65,66 - 4-5).
La Chiesa adora Dio con il Salmo Responsoriale della sua liturgia, e in questo Salmo si
riflette la profonda gioia del tempo pasquale.
L'opera di Dio: l'opera mirabile che Egli ha
compiuto in mezzo agli uomini. E l'ha compiuta
in Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto. Dio l'ha
compiuta per mezzo di Lui, che si è fatto obbediente fino alla morte di Croce (Fi7. 2,8). e con
questa obbedienza nata dall'amore verso il Padre e verso gli uomini vinse la morte e rivelò la
vita in tutta la sua definitiva verità e realtà.
Quest'opera è stata compiuta da Dio e Cristo
Signore sotto gli occhi dei testimoni. E proprio la
loro voce, unitamente al grido del Salmo, che
invita tutti a venire e a guardare l'opera della
resurrezione e della redenzione. Tutti sono chiamati a partecipare al mistero pasquale di Cristo.
Tutta la terra e tutto il creato narrano in un modo
nuovo la gloria di Dio: anche la terra e le creature
partecipano alla Resurrezione di Cristo.
La Chiesa è portavoce e servitrice di questa
gloria. Essa è «salmista» delle cose mirabili che
Dio ha fatto tra gli uomini. E contemporaneamente la Chiesa, nell'odierna domenica pasquale, legge con attenzione gli Atti degli Apostoli per
ricordare, ancora una volta, come la Resurrezione di Cristo ha prodotto i suoi primi effetti in
mezzo agli uomini. Ecco, leggiamo che il diacono Filippo ha predicato Cristo in Samaria, confermando con i segni la verità dell'insegnamento
annunziato. E così Samaria accolse la parola di
Dio. Sulle orme di Filippo si sono incamminati
verso quella città gli apostoli Pietro e Giovanni
per imporre le mani, nel nome del Signore Gesù,
sui battezzati e su quelli che ricevevano lo Spirito
Santo (cfr. At 8,5-8. 14-17).
Oggi, mi è dato di ricordare a Viterbo quest'avvenimento che gli Atti degli Apostoli riferiscono
come accaduto nei primi giorni della Chiesa, la
storia della Chiesa si snoda di generazione e di
secolo in secolo, sia dai tempi apostolici. E anche la
vostra città, cari Fratelli e Sorelle, ha scritto uno
specifico capitolo di questa storia, che dai tempi
dei santi apostoli Pietro e Paolo è legata in modo
particolare a Roma e anche a tutta l'Italia.
Come sappiamo, infatti, la vostra illustre Città è
storicamente legata al Papato: per alcuni decenni
del secolo XIII, fu la sede del Successore di Pietro.
Vi si tennero anche alcuni conclavi, da uno dei
quali uscì eletto un Papa poi proclamato beato,
Gregorio X. In quel periodo la presenza della corte
papale portò la Citta ad un notevole sviluppo, sia
dal punto di vista urbanistico, che commerciale e
culturale. Ma al di la di tutto ciò, va notato come la
vostra Città, che pochi anni prima era stata illuminata dalla presenza evangelica di S. Rosa, ospitando la Sede apostolica, dette una nuova, preziosa testimonianza di fede cristiana e di comunione
ecclesiale, che giustamente viene ricordata nei secoli.
«Acclamate a Dio da tutta la terra» (Sai 65-661). Lo acclamino le città e le nazioni.
AcclamaLo tu, città di Viterbo, sede medievale dei successori di Pietro. RingraziaLo per le
opere che Dio ha compiuto in mezzo ai tuoi Antenati mediante il ministero dei Vescovi di Roma; e
che continua a compiere.
Nell'odierna domenica la Chiesa, colma di gioia pasquale, preparandosi all'Ascenzione del Signore, vive al tempo stesso la promessa di un
altro Consolatore»: lo «Spirito di verità» (Gv. 14,
16-17).
Cristo Signore, promettendo, alla vigilia della
Passione, lo Spirito Santo che avrebbe mandato,
dice agli Apostoli:« Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (Gv.14,18). Noi ci prepariamo come
ogni anno, alla Pentecoste. In questa preparazione è racchiusa la gioia di una nuova Venuta di
Cristo stesso. Egli, risorto e glorificato, dimorando nel Padre, viene, al tempo stesso, a noi
nello Spirito Santo, nel Consolatore, nello Spirito di verità. E in questa sua nuova venuta si rivela la nostra unione col Padre: * Voi saprete che io
sono nel Padre e voi in me e io in voi» (Gvl4,20).
La Chiesa oggi vede se stessa come il Popolo di
Dio unito al Padre in Gesù mediante la potenza
(continua
a pag. 8)
pag. 8
Ida pag. 7)
dello Spirito Santo. E la Chiesa gioisce di questa
verità, di questa realtà. La Chiesa trova in essa,
sempre di nuovo, la fonte inesauribile della sua
missione e della sua aspirazione alla santità.
La missione della Chiesa, la sua aspirazione
alla Santità, si realizza mediante l'amore.
Cristo dice nel Vangelo di oggi: «Chi accoglie
i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama.
Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anche io
10 amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21).
Così dunque l'amore ci introduce nella più profonda conoscenza di Cristo. L'amore apre davanti al cuore umano il mistero di questa unione
col Padre in Cristo mediante la potenza dello
Spirito Santo, operante in noi. E perciò l'amore è
11 più grande comandamento del Vangelo. In esso
si compiono tutti i comandamenti e i consigli.
Esso è «il vincolo della perfezione» (Col 3.14).
Quale gioia è per me, cari viterbesi, poter ritardare oggi alcune meravigliose figure deI passato lontano e vicino che qui, nella vostra Città,
hanno corrisposto generosamente alla chiamata
vangelica dell'amore. Quale grande risposta d'amore troviamo in quella meravigliosa giovanetta
che fu la vostra S. Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancora oggi come
modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a fondo, nella loro vita, l'Assoluto di Dio in una piena donazione d'amore al
di la di ogni rispetto umano! Nella presente circostanza, ricordiamo anche S. Giacinta Marescotti, proveniente da un ceto sociale assai diverso, vissuta in un altro clima storico e culturale, eppure, legata da tante affinità con la vergine
Rosa! Come questa. Giacinta fu fortemente sensibile al fatto che il consacrarsi a Dio e l'amore
perfetto che lo fonda comportano una dedizione
al bene comune sia della Chiesa che della società.
E queste due donne eccezionali, con la forza dello Spirito, riuscirono a realizzare quell'ideale in
un modo ancor oggi esemplare.
Ricordiamo poi anche S. Crispino, che io ebbi
la gioia di canonizzare : simpatica figura di fratello laico cappuccino, vissuto qualche secolo
fa, ma il cui esempio è anch'esso estremamente
attuale: l'esempio di un cristianesimo vissuto in
una santa letizia, la quale, come ardua conquista interiore, è servizio squisito reso al prossimo
che si trova bisognoso di pace e di consolazione.
Con questo atteggiamento gioviale e bonario,
seppe essere un vero «pescatore di uomini», attirando le anime all'amore della Croce di Cristo e
alla ricerca della santità. «Acclamate a Dio da
tutta la terra»,
L A VOCE-:
AcclamaLo, o Città di Viterbo, guardando le
opere che Dio ha compiuto in mezzo ai tuoi antenati. Questa opera sono gli uomini viventi, nei
quali il mistero pasquale di Cristo ha trovato la
sua piena espressione nella santità della loro vita.
Ed, infine ascoltate ancora le parole di S. Pietro. Si potrebbe dire che mediante il vostro passato, voi, o viterbesi, siete legati in modo speda
le alla figura dell'Apostolo, che ha fondato la
Sede romana. Ecco che cosa dice Pietro apostolo nella sua prima Lettera, da cui è tratta la seconda lettura dell'odierna liturgia: «Adorate il
Signore, Cristo nei vostri cuori, - pronti sempre a
rispondere a chiunque vi domandi ragione della
speranza che è in voi...!» (1 Pt 3,15).
Vi è qui un primo invito: ad una fede lucida,
consapevole, coraggiosa. Tale fede richiede da
noi il Cristo Crocifisso e Risorto, anche nei nostri tempi. In essa prende anche inizio tutta la
speranza cristiana. Ecco poi le ulteriori parole
dell'apostolo: « Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza... è meglio, infatti, se così vuole Dio, soffrire operando
il bene piuttosto che fare il male» (I Pt 3,15-17).
Il secondo invito: che dalla fede scaturiscano
le opere ! Che la fede formi le coscienze! Il Cristo
Crocifisso e Risorto è il «metro» più perfetto della nostra condotta. Cari Fratelli e Sorelle! È per
me motivo di gioia essere qui a Viterbo in occasione del cinquantesimo de! sacerdozio del vostro zelante Vescovo. Insieme con lui vi dico:
cari Fratelli e Sorelle, accogliete questi inviti di
S. Pietro apostolo. Meditateli. Adattateli alle necessità e alle esigenze della vostra vita quotidiana! Che ciascuno di Voi continui a scrivere quel
capitolo di storia della Chiesa, che qui ha un cosi
ricco passato! Sia con Voi Cristo Risorto e lo
Spirito Santo Paraclito: lo Spirito di verità.
In alto i cuori! Sursum corda! Amen.
Il Papa
agli ammalati
Come di consueto, anche nella città di Viterbo,
un momento della visita del Papa è stato dedicato
agli ammalati. L'incontro ha avuto luogo nel chiostro del convento degli Agostiniani, intitolato alla Santissima Trinità, adiacente il santuario di
Santa Maria Liberatrice. Il Santo Padre è giunto
nel convento a piedi, proveniente dalla vicina
Università dove aveva avuto luogo l'incontro con
il mondo della cultura. Nel chiostro erano ad
attenderlo circa trecento ammalati, la maggioranza dei quali erano seduti su carrozzelle e distesi su lettighe. Li assistevano i volontari della
sezione viterbese dell'Unitalsi.
Il Papa rispondendo all'indirizzo di omaggio
rivoltogli da un ammalato, ha pronunciato il seguente discorso:
Vi saluto con grande affetto carissimi ammalati che siete venuti cosi numerosi ad incontrare il Papa in questo chiostro,
accanto
al quale sorge il magnifico Santuario, dedicato a Maria Santissima
Liberatrice.
Durante le settimane del tempo di Pasqua
che sta per concludersi, abbiamo
approfondito, nella Liturgia, i vari aspetti del Mistero
della Redenzione, che è annuncio di vita, di
speranza, di liberazione. Abbiamo
riflettuto
sull'Amore Misericordioso di Dio, che offre
a tutti la possibilità di essere liberati dal
male, e dalla sua radice che è il peccato.
Dobbiamo quindi avere fiducia nell'amore misericordioso
di Dio ed in pari tempo
riconoscere
con sincerità la nostra condizione di poveri e di peccatori. E il primo
passo per poter ottenere la liberazione che si
ottiene solo nell'incontro con il Cristo Crocifìsso e Risorto.
In questo cammino di liberazione dal male e dal peccato, nell'incontro con Cristo,
abbiamo una guida straordinaria ed un aiuto potente in Colei che, in modo unico, è
stata associata all'Opera della Redenzione:
Maria Santissima, Madre del Redentore e
Madre nostra. La Beata Vergine Maria è
invocata dalla Chiesa con vari titoli, tra i
quali è particolarmente
significativo
quello
di «Liberatrice»,
con cui ifedeli da secoli si'
rivolgono a Lei nel Santuario che abbiamo
qui accanto.
A Lei ricorrono con questa speranza tutti
coloro che sono afflitti dal male. A Lei domandano aiuto, conforto, speranza.
Per
mezzo suo offrono a Dio, i dolori, le sofferenze, le Croci, che non mancano mai nella
vita di ogni persona. A Lei, Liberatrice,
chiedono di intercedere presso Colui che
solo può togliere il male e il peccato.
Sì, carissimi ammalati che qui siete convenuti sotto il peso della Croce, a voi fedeli
tutti, che li accompagnate
portando il vostro cuore oppresso dal peso
dell'afflizione:
sappiate che Maria Santissima, Madre nostra vuole condurci all'incontro con Cristo
Liberatore. Guidati dalla sua mano materna, giorno dopo giorno, siete chiamati a
sempre rinnovati incontri con il Cristo che
libera dal male. Come dice la Lettera agli
Ebrei «rialzate le vostre mani stanche, fortificate le vostre ginocchia indebolite, camminate su strade diritte, così che il piede
zoppicante
non diventi storpio, ma guarisca» (Ebr. 12,12).
Carissimi ammalati, a Maria
Santissima
Liberatrice chiedete la grazia di comprendere, e di aiutare chi vi sta vicino a capire
che ogni liberazione è effimera e illusoria, se
non ci si libera dalla radice del male e della
morte che è il peccato.
Mentre implorate la salute del corpo e
dell'anima, sappiate offrire, mediante Maria Santissima, le vostre sofferenze al Cristo
della Pasqua, affinché anche voi possiate
diventare, assieme a Lui, strumenti di liberazione da ogni forma di male che opprime
l'uomo e il mondo.
La Vergine Santissima sia sempre la vostra luce, la vostra speranza, e indirizzi i
vostri pensieri verso quella Patria, in cui
non esiste più nè male nè morte.
In pegno di tali voti, di cuore imparto a
voi, carissimi ammalati, ed ai fedeli tutti qui
riuniti la mia
Benedizione.
pag. 9
LA VOCE
Ai carcerati: vengo a mani vuote
ma vi porto la libertà di Cristo
La mia prima parola, appena giunto in questa
amata città di Viterbo, è per voi, cari fratelli e
sorelle. Ho accolto volentieri l'invito rivoltomi e
sono lieto di questo mio incontro con voi.
Resteremo insieme solo per pochi minuti. Lo
dico con un po' di amarezza, perché desidererei
avere più tempo per fermarmi, per salutarvi singolarmente. per ascoltare anche la storia di ognuno di voi.
Mi sia consentito, almeno, rivolgere a tutti un
saluto pieno di affetto, nel desiderio che esso
giunga all'animo di ognuno, insieme col mio ringraziamento per avermi manifestato, con il vostro entusiasmo, che siete contenti della mia presenza. Ho ascoltato con viva emozione le sentite
parole che uno di voi, a nome di tutti, mi ha
rivolto: siate certi che mi resteranno scolpite nell'animo. Che cosa posso dirvi, figli carissimi?
Sono venuto con le mani vuote, ma con il cuore
pieno.
Le mie mani, purtroppo, sono vuote. Infatti,
come vedete, non ho nulla di ciò che pur avrei
desiderato portarvi in questo momento e a cui il
vostro pensiero corre con maggiore frequenza.
Come ben sapete, non vi posso donare la libertà:
sono dolente di non poter fare nulla in questo
senso.
Ma se le mie mani sono vuote, il cuore è pieno.
Pieno di affetto, pieno di sentimenti di amicizia e
di cordialità, soprattutto carico di tutta la carità
del Signore. Si, fratelli, la mia ricchezza è questa. ed è dolcissima e sconvolgente insieme. Sono venuto nel nome di Dio e intendo rivolgermi a
voi come Lui in persona vi parlerebbe. Accogliete quindi questa mia parola come un dono del
Signore stesso.
Innanzitutto una parola di speranza. Certo,
sembra a prima vista una parola fuori posto.
Quest'ambiente e l'esperienza sofferta che vivete sembrano parlarvi tutt'altro linguaggio. Eppure io sento l'audacia di dirvi che dovete, che
potete sperare. Parlo della speranza cristiana,
quella che nasce dalla certezza che Dio ama noi
creature, che è Padre di misericordia, che ha
inviato suo Figlio Gesù perché noi tutti fossimo
salvati. Voi sapete che Gesù è stato vicino soprattutto ai sofferenti e ai tribolati: ricordate che
non ha esitato a identificarsi con un prigioniero:
«ero in prigione e siete venuti a trovarmi» (Mi
26,36).
Ed io sono qui per esortarvi a sperare, a credere che il Signore ha un messaggio per ognuno; a
guardare alla vita con occhi nuovi, a pensare
anche che qualcuno vi vuol bene e vi attende.
Con la speranza, ecco il dono della fiducia.
Fiducia in Dio, innanzitutto; e, grazie a Lui. fiducia in voi stessi e negli altri uomini. Come
vorrei convincervi che il Signore per primo crede
e ha fiducia in voi! Insieme con Lui, anch'io ho
fiducia nelle vostre possibilità di bene, che sono
tante e forse più grandi di quanto voi stessi pensate; sono certo che saprete sviluppare tutte le
potenzialità e le disposizioni buone che conservate nel cuore. Qualunque sia il passato e per
quanto si preannunci difficile il futuro, sappiate
che il Signore non vi abbandonerà, ma vi sta
accanto e vi sostiene.
E, infine, una parola di liberazione. Se non mi
è possibile donarvi la libertà fisica, vi posso annunciare il segreto della liberazione spirituale e
morale. Anche questa libertà, che tocca il profondo del cuore umano, si trova in Gesù, il nostro
Liberatore. Egli si presentò proprio come Colui
che proclamava «la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri» (Is61,l). Con tale missione, non intese soppiantare gli ordinamenti costituiti. Egli mirava ad una liberazione più profonda e più vera, quella interiore. Voleva, e vuole, condurre l'uomo dalla schiavitù di se stesso,
dell'egoismo, della cattiveria e dell'ingiustizia,
alla liberazione autentica, cioè alla capacità di
Il Santo Padre pronuncia il discorso del «Regina ("celi» in Piazza del Duomo
cambiare, di rinnovarsi interiormente, di «rinascere», di diventare persona nuova. Questo è
possibile, può avvenire in qualsiasi circostanza,
potrebbe essere il miracolo dell'attuale vostra
permanenza in questa casa.
Sono certo, figli cari, che accoglierete con
cuore aperto questo mio augurio.
Con esso vi lascio, mentre saluto le autorità
carcerarie, i cappellani, tutto il personale e mentre esprimo la mia gratitudine a quanti hanno
collaborato a rendere possibile questo incontro.
A tutti la mia Benedizione.
INCONTRO CON IL CLERO SECOLARE
E RELIGIOSO NEL SANTUARIO DELLA QUERCIA
Il Papa ammira la Macchina di S. Rosa
O Vergine Santissima!
Proteggi la Chiesa in cammino su questa terra
tra pericoli e insidie. Fà che essa sia sempre
segno e strumento della Redenzione operata dal
tuo Figlio!
Proteggi questa città e i suoi abitanti da tutti i
mali, ma in particolare dal male del peccato, che
separa dal Tuo Figlio divino, il quale si è incarnato. è morto ed è risorto per la nostra salvezza!
Proteggi i Sacerdoti, questi Sacerdoti!
Fà che giorno per giorno, nella fede e nella
preghiera, il dono di Dio, che hanno ricevuto per
l'imposizione delle mani del Vescovo (cfr. 2 Tm
1,6); che siano sempre lieti ed infaticabili testimoni e ministri della Redenzione!
Proteggi i Religiosi, questi Religiosi!
Fà che, mediante la gioiosa realizzazione dei
consigli evangelici della castità, povertà ed obbedienza, diano qui in terra una credibile testimonianza dei cieli nuovi e della terra nuova, che
attendiamo nella fede e nella speranza cristiane
(cfr. Is 65,17; 2 Pt 3,13).
Proteggi i Seminaristi, questi Seminaristi, che
si preparano al Sacerdozio!
Fà che si aprano sempre docilmente alla Parola del Tuo Figlio, il quale li ha chiamati alla Sua
sequela.
Suscita nei giovani di oggi, che sono alla ricerca di ideali e di valori autentici, la disponibilità a
servire Dio con tutto lo slancio della loro età!
O Madonna della Quercia, fà che i Popoli e le
Nazioni vivano nella concordia, nella giustizia,
nella pace! Amen!
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LA VOCE
Alunni delle Scuole Elementari di Montefìascone
IN VISITA AL QUIRINALE
pag. 11
i
PIfgÌÌÌpÉSÉ
di Orazio Manente
A seguito di spontanee e graziose letterine inviate al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, è giunto, assai gradito, l'invito, per i bambini
delle quarte classi, a presentarsi al Quirinale per
essere ricevuti dal Capo dello Stato.
Gioia grande per i piccoli per un avvenimento
tanto singolare quanto desiderato.
Giovedì mattina, 17 maggio, in una delle più
belle giornate di primavera che quest'anno è tardata ad arrivare, su di un pullman di gran turismo,
gli alunni hanno potuto raggiungere Roma ed appagare un desiderio da tanto agognato.
Ad accompagnare le scolaresche, circa cinquanta bambini, erano il Direttore Didattico Prof.
Primo Filiè e gli insegnanti Valeri Concetta. Marsiantonio Annamaria, Sacca Vittoria, Manente
Orazio e la rappresentante delle famiglie Sig.ra
Pugliese Luciana. Alle ore 9 siamo entrati nel
Palazzo del Quirinale, dopo aver ammirato il colossale gruppo dei Dioscuri che troneggia nella
piazza della sede presidenziale. Attraverso il vasto cortile porticato e lo scalone che sale al piano
nobile, siamo arrivati allo stesso piano ed abbiamo
iniziato la visita ai vari saloni, veramente splendidi ed imponenti per costruzione, perornamenti
e per gli oggetti di arte varia che fanno spicco
sulle consolle di pregiatissimo legno.
Un funzionario del Quirinale, dai modi gentili
e dalla esposizione precisa ed impeccabile, ha
guidato il gruppo attraverso i saloni che precedono lo studio del Presidente. Gli scolari sono
stati attratti dalla maestosità dei saloni ed hanno
ammirato gli arazzi ed i magnifici soffitti dorati, i
superbi stucchi, i vasi cinesi finemente lavorati
ed i vari oggetti di squisita fattura.
Si è giunti cosi nel salone delle udienze dove
hanno preso posto i nostri bambini ed altri gruppi
di ragazzi della scuola elementare e media, in
numero di circa ottocento unità. Sono giunti da
ogni regione d'Italia, allegri e gioiosi, in trepidante attesa del Presidente Pertini; molti gruppi nei
costumi folkloristici della propria regione, altri in
graziose tute multicolori, tutti però composti ed
in perfetto ordine. In gran numero gli insegnanti
accompagnatori. Nel salone regnava un'atmosfera festosa e si sentiva un sommesso vociare di
bimbi e di giovanetti in attesa del grande evento.
Alle 10 circa ha fatto ingresso nel salone il
Presidente, tra uno scrosciante applauso e tra gli
evviva più caldi e più sentiti. Il Presidente ha
salutato gli intervenuti iniziando il suo dire con
un grazie caloroso ed esprimendo la gioia di poter accogliere, come fa da tempo, gruppi di centinaia di giovani che lo rendono felice e con i
quali intesse il più bello ed aperto colloquio per
sentire e rispondere ad ogni domanda che gli viene rivolta. Per ogni gruppo uno o due rappresenta
tanti sono stati felicissimi di rivolgere domande
sulla sua vita, sulla scuola, su argomenti vari che
più travagliano la vita del nostro paese. E il Capo
A primavera
dall'orafo
sbocciano fiori d'oro
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FRANCO MENICHELLI
di D. DOMENICO CRUCIANI
Il Presidente Pertini a colloquio con la bambina Michela Silvestri.
dello Stato sempre gioviale, a volte commosso, a
volte scherzoso, si fermava, accarezzava, baciava i piccoli volti degli interlocutori.
Giunto al nostro gruppo riceveva l'omaggio di
un libro sulla storia di Montefìascone e del buon
vino, e, dicendo di conoscere bene la nostra cittadina, apriva subito il dialogo con la bambina
Michela Silvestri che gli poneva questa domanda: «Signor Presidente, quando fabbricano le
bombe atomiche e i missili perché non pensano a
noi bambini?».
Il Presidente ha guardato la bambina, poi si è
rivolto a tutti facendo capire l'originalità e la semplicità della domanda, ed, accarezzando la piccola si è dilungato a ribadire i soliti suoi concetti
sulla necessità di richiamare l'attenzione dei governanti alla pace alla liberta secondo giustizia,
al benessere di ogni popolo. Molti sono stati gli
applausi. L'altra bambina, Letizia Santini, rivolgeva a Pertini la domanda: «Crede, Lei, che la
scuola di oggi sia maestra di vita?» «Ho tanta
fiducia nella scuola - era la risposta - negli insegnanti che stimo moltissimo ed in voi, alunni, che
se impegnati, farete bene nella vita; ma dovete
ascoltare i vostri maestri e professori perché vi
educano alla vita e vi insegnano cose utili e necessarie per il vostro domani.»
Ancora qualche domanda e risposta ed il Capo
dello Stato prendeva congedo da tutti salutando
gli intervenuti, tra gli applausi più calorosi e tra il
sorriso dei piccoli. Era stato quasi due ore in
mezzo a noi. Usciti dal Quirinale, siamo andati
ad ammirare monumenti e piazze famose di Roma, dal Campidoglio all'Altare della Patria, ai
Fori Imperiali, al Colosseo e a Villa Borghese per
una breve sosta. Nel pomeriggio una minuziosa
visita alla Basilica di S. Pietro, accompagnati da
una signora che ha voluto far da guida agli scolaretti fornendo le spiegazioni più dettagliate e rispondendo alle curiosità dei piccoli visitatori.
E stata una giornata intensa che i bambini e gli
insegnanti non potranno dimenticare.
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Le bugie - proverbio sempre antico e senpre nuovo hanno le gambe corte e il naso lungo. Ne sa qualche
cosa il povero Pinocchio: per ogni bugia un palmo di
naso. Cosi crescendo le bugie cresceva il naso. E pensare che in fin dei conti erano bugie da poco, monellate
piuttosto. Ma tant'è il naso cresceva puntualmente.
Buon per lui che pensarono i corvi ad aggiustargli il
naso a furia di beccate. A bugie, in genere, i politici non
sono da meno del nostro Pinocchio eccenzion fatta per
la moltitudine e la magnitudine. Se il loro naso si allungasse in proporzione delle bugie e delle fanfaronate, ne
v e d r e m m o delle belle: specialmente ora in questo tempo di elezione. Nasi lunghi e sottili come uno spiedo,
nasi duri e mastodontici come di elefante, nasi arditi e
rincagnati come di rinoceronte. Insomma un vero assortimento di nasi di tutti i colori e di tutte le dimensioni
e di tutte le durezze.
Per contemplare un così singolare spettacolo non
occorre volare sulle ali della fantasia per i parlamenti
europei per le televisioni nazionali. Basta ben poco:
recarsi in un punto di osservazione adatto alla rassegna,
nel momento in cui i politici di casa nostra se ne escono
ben sonnati da un acceso dibattito su problemi scottanti. Andiamo dunque all'appuntamento: qualche esperto
in materia non mancherà di illuminarci sul mistero dei
nasi. A A A. l'esercizio sfila. Che colpo d'occhio! Nasi,
nasini, nasoni per ogni dove. Ad ogni gesto di capo
nasate dappertutto: a destra, a sinistra al centro. Un
vero campionario: alcuni però fra tutti spiccano fuor
dell'ordinario. Quel naso lucido, novello, vibrante, di
chi è? Facile scoprirlo, è di quello che ha tenuto l'ultimo
discorso, discorso coi fiocchi, da far restare di stucco.
Ma come quell'altro là non ha parlato, eppure se ne esce
pettoruto con un naso non menò ammirabile. Quello lì.
è vero, non ha parlato, le bugie non le ha dette, però le
ha pensate per dirle quando sarà il suo turno. Il naso
cresce ugualmente e per le bugie dette e per le bugie non
dette, ma pensate.
Q u a n d ' è così, si salvi chi può. E dimmi, quel naso
veramente unico, scottante, viscido, rettrattile come la
lingua di un giovane camaleonte, di chi è? È di uno che
sforna bugie a più non posso e poi se le rimangia. Buon
appetito e buona digestione! Grazioso a sapersi.
E quei due nasi insieme ugualmente rispettabili, chi
ne sarà il padrone? Quello lì è il naso doppiamente
fecondo perché è di uno che dice contemporaneamente
due utili bueie. una personale per sé e una per il suo
partito. È un bel mezzo per farsi largo, per far carriera:
chi lo fa a furia di gomitate e chi a furia di nasate.
Provare per credere. Osserva, ora viene il bello: è la
volta dei capoccioni, di quelli che contano di più. Mi
dispiace, ma per oggi basta. Dei nasi uno alla volta, far
troppo il ficcanaso si corre il rischio di contagiarsi e di
vedere con sorpresa allungarsi i nostri nasi: altra virtù
del naso è di crescere con l'uso. Le occasioni non
mancheranno. Intanto per concludere possiamo veramente dire che i politici sono si dei venditori di fumo,
ma sono anche uomini di naso. Ciao. F. impara.
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pag. 12
LA VOCE
UN SOGNO DIVENUTO REALTÀ
di Vittorio Apolloni
La riapertura della Chiesa del Corpus Domini ha
coinciso con la festa di S. Pancrazio. Venerdì 12 maggio
alle ore 21, provenienti da tutte le frazioni giovani con
fiaccole si sono concentrati sul sagrato della Chiesa.
Dalla baracca, dove per 20 anni sono state celebrate
tutte le funzioni religiose è uscita una processione con
in testa la Croce, il Santissimo e la statua di S. Pancrazio sorretta dai parrocchiani. Era il trasferimento delle
Sacre Immagini alla Chiesa restaurata. Fra due ali di
fiaccole e fedeli Don Giuseppe Fucili, che aveva vissuto
momenti di tensione, sconforto e speranza, sembrava
un altro, con il volto pallido, disteso e sorridente procedeva salmoniando. Giunto all'altare e dette le preghiere
di rito pronunciava parole di letizia con il suo parlare
confidenziale poi salutava i parrocchiani con un amichevole «Buona notte, vi aspetto tutti domani».
La mattina di domenica la Chiesa era piena dalle
prime ore e quando a'Ie 9 precise Mons. Boccadoro
varcava la soglia era salutato da uno scroscio di applausi. Dall'Altare il Presule ricordava questi 20 anni di
attese, di amarezze, ripetizioni, ricordava la fede dei
parrocchiani e quella del sacerdote che guida questa
parrocchia e infine la gioia di tutti per la avvenuta restaurazione.
Mons. Boccadoro ha voluto precisare che la Chiesa è
la casa del Signore e dei parrocchiani, è un luogo d'incontro. di pace, e che il Signore attende questo incontro
ogni domenica. Il Vescovo ha terminato con queste
parole: «Questa Chiesa la chiameremo Casa Domenica e qui ogni domenica siete invitati a santificare le
feste ed accostarvi alla Santa
Comunione».
È poi iniziata la cerimonia della Cresima: ragazzi e
ragazze, precedentemente preparati da Suor Emanuela
e da Don Giuseppe e dalle catechiste hanno sfilato,
accompagnati dalle madrine davanti al Vescovo che li
ha segnati sulla fronte e percossi con un leggero schiaffetto segno della confermazione.
Terminata la cerimonia Mons. Boccadoro si è intrattenuto sul sagrato a colloquio con i parrocchiani. La
mattinata è terminata con la Messa Solenne celebrata
ancora da Mons. Vescovo, sono intervenuti il sindaco
Belardi e le autorità del comune. Meritano un particolare elogio per i servizi impeccabili la Banda dei ragazzi
dell'Istituto Italiano Bartolo Longo di Pompei, che ha
dato un tono di allegria a tutta la festa e la Schola Cantorum «Cicola Canora» di Bergamo che ha eseguito in
modo impeccabile la «Pontificalis» di Perosi durante la
Messa Solenne, ed ha tenuto un concerto la sera dello
stesso giorno, impostato soprattutto sui canti popolari
bergamaschi. Bravi! Don Giuseppe gongolava dalla gioia. anche se la voce ormai se n'era andata!!
Molto abbiamo detto su questa Chiesa e molto ci sarà
ancora da dire. Nel chiudere questa giornata tutti volgono affettuosi ringraziamenti a coloro che con Don Giuseppe Fucili hanno collaborato alla realizzazione di
questo magnifico sogno.
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LA SPIA
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Una voce dal poggio: Tomassooo!!!
Tomasso: Che vòeee?
La voce: C'è '1 falco!
Tomasso: (alla moglie Lucia) Sbrighete a lastrellà su 'sta gramegna che adeccolo...
Lucia: Chi?
Tomasso: La spia!
Lucia: Madonna santissama, 'sti liste a sodo, si
se n'accorge...
Tomasso: Speramo che nun se fèrmarà, sinnò
so' cavele...
Lucia: Mira che camicia bianca, pare 'n cane
de 'n signore, te potesse nun fa' notte!
Tomasso: Altro che un cane, pare 'na tigara,
'na vienna! Omo malidetto, che, ancagno de nascia omo, potìa nascia vipra così almeno se potìa
ammazzà a bastonate... 'sto manna a cattanno
fameje !
La spia: (arriva sculettando con l'occhio torvo
e la bocca sorridente) Toma, bongiorno! Sò fatte,
sò fatte 'sti fiche?
Tomasso: Bongiorno, Piè! Pietro caro, questo
anno le frutte hanno sbirbeàto: io le fiche l'arimediarò, un po' si e 'n po' no, un capagnolo pel
patrone.
La spia: Iò pe la valle 'nvece ce sónno. A le
piantate, mellì da le Spadine, fiche e pornelle se
sgarrono. Ma nun te lamenta, veggo che pure tu
ce l'hae, Sammartino! Quello mellassù nun adè
un pomello?
Tomasso: Si, un pornelletto a coscia de monica; anze quello un poche ce l'ha!
La spia: Ce l'ha, ce l'ha! Ce l'ara 'na soma...
Tomasso: 'Na soma, no; dimo 'n capagno...
La spia: Le vennareste pe' 'n capagno?
Tomasso: Madonna, lassamo annà 'n capagno,
ma mica sò tante di più...
La spia: (guardando in tralice verso i filari) Che
fa, che fa de bello la Lucia?
Tomasso: Vedé, Piè, stà a lastrellà 'na manciata de robbaccia secca che mo jé volìomo dà fòco... Emo mesto mano a rifrescà...
La spia: Ma quella adè gramegna mica robbaccia secca! E come te s'è ansemita tutta 'sta gran
gramegna là pe' la vigna? Ma nu' la cape?
Tomasso: Pare tanta, ma adè poca sape, Piè:
sarà diece file de gramegna, quell'altro adè tutto
pancastrello e sugamèle.
La spia: E dimme 'n po', Tomà, a ùa stae bene !? Ma però veggo 'n po' de bolle de malina. Ma
nun pompe, Tomà? Nun te le da '1 ramato '1 patrone? Pompa pompa si fregato che ciàe 'na bella
riccolta. Veggo 'n sò che arbolo che paté d'asciutta, butteje là 'n bigonzo d'acqua.
Tomasso: Magara ce fusse stata, '1 pozzo adè
vóto e pe' pompà me tócca annà pe' l'acqua a
Cunicchio. Si nun piòe come dòere quest'anno
s'asciuttamo pure noe.
La spia: Me sbaio o qui liste su sopra al limoto
sò a sodo?
Tomasso: C'era l'erbone ma si nun piòe nun se
segnono.
La spia: Imbè certo, pòe pure tu sè solo a laorà
e 'I monno adè tanto che manco le rie tutto...
Tomasso: Pietro caro, a dilla ma voe, che tanto
sete n omo che nun parlate, che nun v'ampicciate, che n'ariportate gnente ma le patrone, io Pietro caro, nun gne lacao più! Ciò 'I socioro allettato, la mi' ma' ceca, le fije cicine, quello più granne, che mò me potìa comencià a aggiutà, l'hanno
tòcco le fantijole, diteme voe come ho da fa'!
L'ho tutte mecchì su sti spalle e me pesono come
un colpo Pietro caro! La moie curre, curre, nun
fa altro che da la casa a la vigna e da la vigna a la
casa, abbinila abbirilla e quann'è notte a la sera
nun ha cavato un ragno da 'n buco. Io anco' laoro
laoro ma ciò du' mano sole e sa quante volte
cantono le starne e anco' sò là pe l'arboleto che
zappo...
La spia: Piuttosto dimme 'n po': la somara do'
l'hae?
Tomasso: Sotto a quel piantone mellassù... che
lo stabbia. Morse crepata 'sto maggio co' 'na
frusticajene. Mo pe' San Battolomeo vorrebbe
proàafalla 'n'antra, ma costono care;jé lacavarò
La spia: Si te potìo aggiutà io, l'arèbbe fatto co'
tutto 'I core, ma io nco' le sae che sollazzà nun
sollazzo...
Tomasso: V'aringrazio del bon core, Piè! Voe
le sò che sete stato sempre 'n omo bòno... Sentarò le mi' fratelle si me potessono da' 'n'anseppitella...
La spia: Tomà, "I porco ce l'hae pe' daje tutte
le barbabbietele de 'sto listino?
Tomasso: Un porchetto ce l'ho, ma le barbabbietele nu' le magna che nache jé fanno allegà le
dente...
La spia: Madonna, Tomà, l'è tarde! Io m'abbalòcco con ti e '1 sole adè annimerzo al cielo. Io,
Tomà, te saluto, che nache allicce verso 'I paese
ch'ho da strigà 'na frega de cosette...
Tomasso: M'ariccommanno. Piè, mosca de
quello che v'ho ditto...
La spia: Tomà, quello ch'emo ditto emo ditto,
eiolo là per terra e mellì resta! Tomà. e allora
ciao, sa. Ce vedemo a le fòche!
Tomasso: Ce vedemo siddiole e in bona salute,
Piè.
La spia si allontana di fretta mentre la Lucia
raggiunge il marito e:
Lucia: Avvisate ma Cencio che Pietraccio va
su a la volta sua; ejolo vedé!
Tomasso: Cencio, o Ce'!?
Cencio: (da lontano) Ahooo!!
Tomasso: C'è 'I falcooo!!
Tomasso, dopo alcuni giorni nell'ufficio del padrone:
Padrone: Tutte m'hanno portato un capagnoletto de fichi e tu, perdiose, gnente! Ciài pure
quel pomello a coscia de monica che se sgarra e
nun me ne porte manco una...
Tomasso: Sor patro", le fiche nun ce sónno e le
pornelle nun so' fatte qui poche ch'hanno allegato...
Padrone: Ma ciàe fichi e ciàe pornelle, solo che
no lo so perché nun me le vòe portà! Eeeee comunque, perdiose, io l'aspetto, ha' capito Tomà?
E dimme 'n po', Tomà: dice che la vigna è un
gramigneto e poi, perdiose, dice ch'è quasi tutta
a sodo, e poi dice che la malina sfonna e tu nun
pompe e io 'I ramato pe' pompà te lo do!
Tomasso: Sor patro', ce sarà 'na libbra de gramegna in tutta la vigna e a sodo ce sónno du' sole
listarèlle do' adèra l'erbone che nun se segnono
manco col picchione. La malina, sor patro', c'è
un sò che bolla come mall'altre vigne, un affare
de poco...
Padrone: Dice, perdiose, fatte conto, che t'ho
da di', dice insomma che a lavora se' rimasto
solo...
Tomasso: No, sor patro', semo io e la mi' moiePadrone: Du' noce in un sacco fanno poco rumore, perdiose! La vigna è tanta e in quattro
braccia jé fate un po'poco!
Tomasso: Sor patro', mo se faranno granne le
fije...
Padrone: Campa cavallo, perdiose...
Tomasso: Si quello più granne nun me l'ìono
tòcco le fantijòle da mo che laoràva...
Padrone: E dimme 'n po': la tu' ma'?
Tomasso: La mi' ma': a quel"mò adèra e a quel
mò adè ! Santa Lucia benedetta l'ha vol#uta gastigà a nun veda più la luce del sole! Adà le catarattele sbassate...
Padrone: Ma me dicono che, perdiose, lajanna
l'ariccoje!
Tomasso: Si, l'ariccoje a tasto: ma porta a casa
più pallucquele che janna, sor patro'!
Padrone: E '1 tu' socero è sempre vivo?
Tomasso: Adè allettato: magna, bee, nun ha
gnun dolore e le sapete, sor patro'? nun hagnuna
idea de morì!
Padrone: Certo, perdiose, là per casa tua 'na
svecchiata t'aristorerebbe!
Tomasso: E le so da mi, sor patro'! Ma'1 Signore nun vo' veda lume...
Padrone: Tomà, che t'ho da dì, perdiose, a me
la vigna me preme e se tu me la fae diventà un
camposanto, io, che t'ho da dì, me tócca a levattala...
Tomasso: Me roinaressara, quela conijata de
fije, qui vecchie, morgaressamara tutte de fame... Per carità, sor patro'! Durate a èssa de bòn
core come anfinanta a oje...
Padrone: Tu le sae che io caccià via nun ho
cacciato via mae nessuno, ma vede 'n po', perdiose, de fatte magari aiutà da qualcuno, un po'
de cambie, che t'ho da dì, qualche òpra, insomma, perdiose, la vigna la vojo vedé custodita...
Tomasso: Veggarete, sor patro'-, che mo ce
penso io a fa le cose parecchio mejo! Poi mo
aricrompo la somara. Mo pe' San Battolomeo!
Padrone: Aho, dico, perdiose, la somara pe'
carreggia mica p'attaccaje lagoltrina?! Nun vojo
goltrine là pe' la vigna che io ciò ancora voja de
beve '1 vino. Guarda un po' questoro de le S.,
hanno sradicato tutte le ceppe co' quella goltrinaccia, che la vigna traluce...
Tomasso: Voe, sor patro', state sicuro, che la
somara là pe' la vigna nun ce la veggarete mae.
all'infòra che pe' carreà 'sto vaco d'ùa...
Padrone: E va bene! Chiudemo 'I discorso...
Tomasso: Chiudetolo contento, sor patro'. Veggarete che avarete tutte le suddisfazzione che
volete. Abbasta che me posso aripijà 'n po". Poe
mo la stagione darà de vòlta, iène novembere,
pure qui vecchie accapace che calche verso lo
pijaranno... e allora la mi moje 'nco' sarebbe più
disponibbele...
Padrone: Speramo, caro, sarebbe ben per te! E
dimme 'n po', adesso, Tomà: sente do' me va la
testa, c'è quest'anno '1 lepre su pe' la macchietta?
Tomasso: Ce n'è uno grosso come 'na somara...
Padrone: Tiello da conto che quanno s'apre la
caccia lo vengo a ammazzà!
Tomasso: Nun dubbitate, ce penso io, sor patirò', a costo de rimettello mall'arèllo!
Padrone: Tomà, va a casa, caro, ch'è tardi.
Guarda: passa giù da le serve che t'hanno ammannite un fagottello... Ciao Tomà, perdiose, e
stamme bene e me raccomando, fa le cose con
giudizzio!
Tomasso: Bòna sera, sor patro' e dielmerete de
tutto...
Tornato a casa:
Lucia: Imbè, che volìa '1 patrone?
Tomasso: La spia jà riccontato nicòsa...
Lucia: Donqua ce lèa la vigna?!
Tomasso: M'ha predecato 'n po' ma la vigna
nun ce le lèa...
Lucia: Nò che '1 patrone gattio 'n adè, la spia,
Dio le fulmene, adè gattìa... Ma 'sto fagottello
che c'ete?
Tomasso: Nu' le so', me l'ha dato '1 patrone,
sgruppa 'n po'...
Lucia: Ce sónno un bel par de calzone a goffo.
Mira che tamante calzone, que nache adèrono
del pòro sor Nazzareno, ch'adìa la panza come
'n porco ammazzareccio. Co' que le sapete che
ce famo? Le guastamo e le damo a cucì ma la
Preta, che ce fa scappà le calzoncèlle man tutte le
fije, la polacca per mi, 'n corpettino per voi e le
borzacche pe' tutta la fameja!
pag. 14
LA VOCE
VIVIAMO L'EUROPA
CcmunitÀ
Il 17 giugno in dieci Paesi europei (Italia, Francia, Germania Occ.
Be.Ne.Lux, Gran Bretagna, Rep. Irlanda, Grecia e Danimarca) si
torna alle urne per eleggere il nuovo Parlamento europeo, che ha sede
a Strasburgo. Purtroppo gli Stati Uniti d'Europa sono ancora una
realtà lontana nel tempo; finora la comunità europea si è limitata alla
unità economica e monetaria e non ha trovato sempre unanimità di
consensi per i persistenti interessi nazionalistici. Comunque, tra alti e
bassi, la politica delia cooperazione europea va avanti, perché questa
sarà la immancabile realtà del futuro.
Tra le due superpotenze (Stati Uniti d'America e Unione Sovietica)
la Comunità Europea deve far sentire il suo peso e la sua voce, anche a
salvaguardia della pace mondiale e non solo dello sviluppo economico.
Bisogna pertanto andare a votare, perché un fallimento elettorale
dovuto ad una eccessiva astensione potrebbe costituire un infelice
regresso, come anche è indispensabile che il nuovo Parlamento Europeo sia formato da europeisti convinti e non rappresentanti o collegati
a livello continentale con altre forze, non certo favorevoli a portare a
fuHOfeA
rompimento una vera costruzione europea.
Non crediamo che ci sia bisogno di nominare espressamente i partiti
che osteggiano questa soluzione: tra questi non vi è certamente la
Democrazia Cristiana che, fin dai tempi di Alcide De Gas peri, è stata
protagonista attiva, convinta e consapevole di scelte europeistiche
sincere e coerenti e si è sempre battuta con i suoi deputati europei
perché le decisioni del Parlamento europeo fossero appropriate e
tempestive e ottenessero la propria attuazione da parte di ognuno dei
Paesi membri.
Non bisogna pertanto far mancare alla Democrazia Cristiana i
nostri consensi, perché un Parlamento europeo, composto in maggioranza da cristiani e democratici, rafforzerebbe le speranze accese dal
recente progetto di unione politica europea votato a Strasburgo e
indebolirebbe le persistenti inclinazioni nazionalistiche che ancora
l'osteggiano.
Alle urne dunque, per un'Europa cristiana e democratica, libera e
competitiva, pacifica e sicura!
HANNO TREMATO I VETRI AL CONSIGLIO COMUNALE
Non era terremoto ma la dialettica dei Consiglieri
Bevilacqua e Scoponi
di Vittorio Apolloni
Mercoledì 23 maggio riunione del Consiglio Comunale; appuntamento ore 15,00, inizio ore 15,45 circa (la puntualità è il forte di molti
consiglieri).
Nel Transatlantico (vedi corridoio) i presenti si contano fra di loro
e le domande volano da un capo all'altro particolarmente da parte
del pubblico: «ci sarà la maggioranza?» «Passerà il bilancio 1984?»
«Il Sindaco è arrivato?» Le domande e i commenti relativi sono
motivo di discussioni e di pronostici più avventati di quelli del
Totocalcio.
Finalmente con circa tre quarti d'ora di ritardo sipuò iniziare con
ventidue presenti all'appello, presenti che diventeranno poi ventinove durante i lavori. Ma prima di iniziare l'ordine del giorno vi sono
una serie di domande e precisazioni per questioni relative il verbale
della riunione passata, e qui particolarmente l'opposizione si fa
sentire. L'esame dei lavori a verbale inizia solo alle 17,40; abbiamo
già perso due ore e quaranta minuti per fare un poco di scena e di
passerella, come dice il consigliere Bevilacqua, anche se lui di
passerella ne fa abbastanza.
Molte delibere vengono approvate all'unanimità, fra le quali vi
segnaliamo: relazione sul piano particolareggiato di Pian di Monetto
esposto dall'ing. Piacentini; assunzione di mutui per fognature,
prolungamento dell'acquedotto potabile nella zona lago; elettrificazione primaria comprensorio Bucarozza; assestamento bilancio
1983; rettifica regolamento Vigili Urbani; approvazione diritto di
superficie alla Cooperativa Agricola di Montefiascone; ecc.
Motivi di discussione: aumento del 13% sulla tassa raccolta rifiuti,
tutti si sono lamentati dello scadimento del servizio che all'inizio era
ottimo, la mozione viene approvata con 17 voti favorevoli e 9
contrari; variante costruzione di loculi cimiteriali: 17 voti favorevoli
e 8 contrari. Determinazione delle tariffe e contributi dei servizi
pubblici a domanda 16 voti favorevoli e 10 contrari.
Infine il consigliere e assessore De Angelis espone la relazione sul
bilancio preventivo 1984 (la approvazione è in ritardo di oltre tre
mesi) la relazione dimostra che il bilancio è stato redatto con oculatezza e competenza e non si riesce a comprendere perché non
poteva essere esposto ed approvato a febbraio.
11 documento tratta opere da effettuare del massimo interesse:
illuminazione, rete fognaria, rete idrica, manutenzione strade, turismo, sport, Casa di Riposo e anche la costruzione di un porticciolo
turistico sulla riva del lago di Bolsena nella nostra zona.
Quando si stava per votare il gruppo EXT chiede un rinvio di
almeno dieci giorni per un più attento esame dei mutui da accendere
e la loro precisa collocazione. (Tre mesi non sono stati sufficienti).
Discussioni, interventi e infine si rinvia l'approvazione del bilancio al prossimo Consiglio che dovrà essere riunito tra breve.
Basteranno dieci giorni? Non si protrarrà oltre questa annosa
questione? Vi è coerenza in questa richiesta? Noi non giudichiamo,
aspettiamo.
Ed ora il titolo: perché hanno tremato i vetri della Sala Comunale?
La dialettica di Bevilacqua, sempre forte e talvolta pesante ha
attaccato il consigliere Scoponi che si è difeso ed ha rintuzzato le
parole grosse, la voce era tanto potente da far tremare i vetri,
qualcuno ha pensato ad una scossa di terremoto. Ma udite: dopo
poco i contendenti erano amici come prima!
L'immenso cielo
Una parola, amare, un ricordo,
un gesto che riaffiora dall'estate dei nostri sogni
che sa di nostalgia, di un alito di cielo;
quante volte ho chiamato un nome di vento
che porta una scia di desideri
alle porte del cuore, alle porte dell'anima
dove ogni sospiro è una gioia che trema
alle soglie del mondo.
Forse tu, proprio tu, che mi ascolti
al di là del silenzio
non riuscirai a comprendere
il segreto che ti dono
per dirti che il sole sorge ovunque,
che ogni sguardo che incontrerai
è lo specchio di un'anima,
che si arriva a chiamare
«fratello»
anche chi guarda dal basso «l'immenso
cielo».
Loredana Notazio
NOTA BENE:
Alcune persone si risentono perché capita talvolta di
tralasciare nomi di defunti o di nati.
Assicuriamo tutti che non c'è alcun motivo di dubitare della nostra buona fede. Per quanto cerchiamo di
riportare tutto, talvolta ci sfugge qualche nome.
Saremo veramente grati a quanti ce lo faranno notare c ci segnaleranno quei nomi da noi, involontariamente, dimenticati.
LA VOCE
pag. 15
DOMENICA 10 GIUGNO FESTA DI PENTECOSTE
VISITA PASTORALE
nella Parrocchia di S. Margherita
Cos'è la Visita Pastorale?
La visita pastorale è uno dei modi, anzi quello particolare, mediante il quale il Vescovo, favorisce i
contatti pastorali con il clero ed i
fedeli del popolo di Dio, per conoscerli e dirigerli, per esortarli alla
fede e all'esercizio della vita cristiana, e per sperimentare, di persona,
e valutare se le strutture e i mezzi
che sono destinati al servizio pastorale si trovino nella loro vera efficienza.
La carità pastorale è come l'anima della visita; suo fine è il bene
della comunità e delle istituzioni
della Chiesa. La visita pastorale è
un'opera apostolica, un evento di
grazia che si configura su quella visita singolare e del tutto mirabile,
mediante !a quale «il principe dei
pastori» (I Pt. 5,4). il Vescovo delle
mime nostre (I Pt. 2.25) Cristo Geìù ha visitato e operato la redenzione del suo popolo (Le. 1.68).
Il Vescovo, mediante la visita pastorale, si presenta in modo speciale come visibile e fondamento della
unità della Chiesa particolare che
gli è stata affidata.
La visita pastorale, poiché riguarda tutta la diocesi nelle sue varie
associazioni, luoghi sacri, strutture
ed istituzioni, offre al Vescovo una
buona occasione per lodare, stimolare, confortare gli operai evangelici, per vedere con i propri occhi le
difficoltà dell'evangelizzazione e
dell'apostolato, per indagare e soppesare, ancora una volta, l'efficacia
della pastorale organica, per venire
a contatto con il cuore dei fratelli, e
per eccitare le energie casualmente
illanguidite, per richiamare, infine, i
fratelli ad una nuova coscienza di sé
e ad una più diligente azione apostolica.
Si visitino soprattutto le persone
sia singole che associate, in partico-
lare quelle che collaborano nell'apostolato. La visita tende più all'aiuto che al giudizio dei sacri ministri.
(S. Congr. Vescovi. Directorium de
pastorali ministerio Episcoporum,
N. 166).
«Il Catechismo degli adolescenti
(post - Cresima), dei giovani, degli
adulti, avranno avuto in ogni comunità un loro inizio, una loro collocazione, un loro metodo. Il Vescovo
viene per edificarsi di tutto questo e
oggetto della sua ansia apostolica,
mediata dai parroci nelle comunità,
sarà appunto questa: la gioventù e
la catechesi per gli adolesc enti,
giovani, gli adulti {famiglie).
Poiché non c'è catechesi che tenga se non è fatta valere e resa adulta dalla frequenza ai due Sacramenti
della Riconciliazione e della Eucarestia. occorrerà rendersi conto del
progresso liturgico attuato. » (Istruzione- Indizione visita pastorale, 3 I
Luglio 1983)
Orario Sante Messe feriali
nella parrocchia
della Cattedrale
Da lunedì a giovedì:
ore 7,30 - 9: Cattedrale:
ore 18: Divino Amore.
Venerdì e sabato:
ore 7 , 3 0 - 8 - 9 : Cattedrale:
ore 18: S. Andrea (prò defunctis).
Ogni giorno:
ore 7: Divino Amore:
ore 7,30: S. Pietro, Bendettine.
PROGRAMMA DELLA VISITA
Giovedì 7 giugno
Domenica 10 giugno
Ore 19 - in Cattedrale:
Triduo di preparazione. Sono invitate soprattutto le catechiste.
Esposizione del sacramento.
Coroncina de! Sacro Cuore.
Adorazione eucaristica e Benedizione.
Venerdì 8 giugno
Ore 19 - in Cattedrale:
Liturgia penitenziale con inizio nella chiesa di S. Flaviano. trasporto della S. Pietra
del miracolo eucaristico di Bolsena alla
Cattedrale.
Confessioni.
Benedizione eucaristica.
Ore 9:
Messa del Vescovo per il popolo (chiesa
di S. Francesco).
Ore 10,30:
Messa per la Cresima in Cattedrale.
Ore 12:
Messa nella chiesa di S. Lucia.
Ore 18:
In S. Fiaviano: Vespri solenni. Incoronazione della Madonna delle Grazie. Consacrazione della città alla Madonna. Processione eucaristica fino alla Cattedrale. Canto del TE DEUM. Benedizione eucaristica,
presenzierà il Card. AGNOLO ROSSI.
Sabato 9 giugno
In Cattedrale:
Giornata eucaristica.
Esposizione del SS. Sacramento alle ore 9.
Reposizione alle ore 18,45.
Seguirà la celebrazione della S. Messa valevole per il precetto festivo ore 19.
Tutti gli altri adempimenti della visita parale interessano soprattutto il parroco e i sacerdoti.
Si tengano pronti per la Messa delle ore 10,30 tutti i
ragazzi della Scuola della Dottrina Cristiana con le
loro catechiste, il Consiglio Pastorale e il Consiglio
Amministrativo.
Corpus Domini e Processione Eucaristica
24 giugno
Ore 10 - in Cattedrale:
S. Messa celebrata dal sacerdote novello D. Fabio Fabene.
Ore 10,30:
Inizio della Solenne Processione Eucaristica
con il seguente percorso: Cattedrale - Via Trento - Rocca - V. Piave - Piazza - V. Bixio - V. Garibaldi - V. Butinale - Corso Cavour - V. S.L. Filippini - Cattedrale.
Al termine della Processione, celebrazione della
ultima S. Messa.
Can. 944, 1 - Ove, a giudizio del Vescovo diocesano, è possibile, si svolga, quale pubblica testimonianza di venerazione verso la SS. Eucarestia e specialmente nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo, la processione condotta attraverso le pubbliche vie.
E questa l'unica processione dove la gente ci
partecipa con fede e devozione. Sarebbe un vero peccato non incrementarla e non potenziarla. Sono invitate a parteciparvi tutte le Autorità cittadine. Peccato
che non vi sia più la possibilità della Banda cittadina.
Orario festivo estivo
SANTE MESSE
Ore 7:
S. Maria delle Gra/ie-S.
Maria del Giglio-Chiesa
Divino Amore.
Ore 7.30: CATTEDRALE
S
MARCHF.RITA-S. Giuseppe-Corpus Domini.
Ore 8:
Chiesa S. Pietro i Benedettinel-Convento Padri Cappuccini.
Ore 9:
S. FRANCESCO.
Ore 9.15: S. Maria del Giglio.
Ore 9.30: S. Flaviano-Corpus Domini.
Ore 10:
CATTEDRALE
S
MARGHERITA.
Ore 10.30: Convento Padri C'ap
Puccini.
Ore II:
CATTEDRALI
MARGHERITA
S.
Ore 11,30: S. Flaviano-S. Maria del
Giglio- Corpus DominiOre 12:
Ore 18:
Ore 20:
S. Giuseppe.
CATTEDRALE
MARGHERITA.
S. Flaviano.
S. Andrea.
S.
MESSA VESPERTINA DEI. SABATO valevole per il precetto festivi»:
Ore 19:
Cattedrale S.
GHERITA.
MAR
PRO DEFUNCTIS
15
16
22
23
giugno:
giugno:
giugno:
giugno:
29 giugno:
30 giugno:
6 luglio:
Felicita Castellani;
Gina Ramaglioni;
Giuseppe Crocetti;
Anna Maria e Domenico Del Vecchio;
Maddalena Zerbini.
Isidoro Mocini;
Alessandro Battoli.
pag. 16
LA VOCE
UNA LETTERA GRADITA
Gent.mo Don Agostino,
in questi tristi giorni che seguono la
morte di mia madre, il mio pensiero
va ai suoi ultimi desiseri. Era sempre felice di ricevere il Vostro giornale che la univa a quel paese dove
aveva passato gli anni più intensi e
laboriosi della sua vita e desiderava
che la sua morte fosse annunciata
così, che coloro che l'hanno conosciuta la ricordassero un pochino.
Don Fabio Fabene
sacerdote
«SEMO O NON SEMO
MODERNE?»»
Don Fabio - sabato 26 maggio - nella Cattedrale di S. Lorenzo in
Viterbo - è stato consacrato sacerdote da Sua Ecc.za Mons. Vescovo,
che celebrava il cinquantesimo della sua Ordinazione Sacerdotale.
«Ora il sacerdote 'uomo di chiesa ' con missione e potestà speciali
che gli sono state concesse da Dio tramite la Chiesa, compie diversi
atti che trasmettono in ogni cosa una virtù benefica al di fuori delle
leggi della natura.
Atti che vanno dalla semplice benedizione degli oggetti, fino al
grande mistero sacramentale dell'Eucarestia.»
(Dalla «Lettera del
V e s c o v o sul significato della visita del Santo Padre» 26 maggio
1984).
Paoli Maria in Fioretti nata il 21 5 - 1911, morta 18 - 4 - 1984, moglie
laboriosa, madre eccezionale, nonna
dolcissima.
La ringrazio fin da ora e La prego
di accettare il piccolo contributo per
il suo giornale così carico di umanità e di ricordi anche per me. Vi sarei
grata se continuaste ad inviarmelo.
Lina Fioretti Asoni
50mo - 25mo e Imo
ANNO DI MATRIMONIO
Il 29 aprile hanno festeggiato il
loro cinquantesimo di matrimonio
Serafino Morincasa e Desolina Diosi
nella chiesa di S. Giuseppe alle Mosse. Erano contorniati dai figli e nipoti nonché dai loro parenti.
Il 9 maggio nella chiesina di S.
Maria in Arce alla Rocca hanno rinnovato fedeltà e amore dopo 25 anni
di vita trascorsi insieme Antonino
Rocchi e Vittoria Roncella. Facevano corona agli sposi la figlia Maria
Letizia, parenti ed amici.
Nel mese di febbraio l'ing. Paolo
Nervi e la sig.ra Chiara Antonelli
hanno festeggiato le nozze d'argento. Ai cari sposi, giovani nonni di
due meravigliosi bambini: Pietro e
Maria i più affettuosi auguri e felicitazioni.
Il 20 maggio si sono giurati fedeltà
per sempre Alfiero Baldo e Morena
Trapè, circondati oltre che dai genitori, fratelli e sorelle da parenti ed
amici.
Porgiamo le nostre più sincere
congratulazioni a tutti gli sposi, a
quelli di primo canto come a quelli
del cinquantesimo e auguriamo a
tutti vita felice, allietata da figli, nipoti e pronipoti.
FIOCCO ROSA
E AZZURRO
Eleonora è la bella bambina che è
venuta a portare gioia a papà Leonardo Bendia e della mamma Delia
Manzi, nonché ai nonni patemi e
materni.
Mirco invece è il primo giovanot-
tone di Roberto Cicoria e di Silvia
Ceccarelli ai quali rivolgiamo i nostri
complimenti, da estendersi ai quattro nonni ancora molto giovani. Che
effetto fa sentirsi chiamare nonni in
giovane età?!
Il Papa si intrattiene amabilmente con D. Fabio e D. Alfredo
Il rito, durante il quale sono stati consacrati altri due sacerdoti,
uno dei quali Don Alfredo Cento, vicerettore del Seminario falisco e
cinque diaconi: Don Giuseppe Bordini, Don Tancredi Muccioli, Don
Alessandro Panzeri, Don Maurizio Pfarola, Don Flavio Valeri, è stato
stupendo sia per l'omelia pronunciata dal Vescovo, sia per i canti
eseguiti dalla «Schola Cantorum» diretta da Don Elio Forti, sia per
le cerimonie eseguite in modo impeccabile dai nostri seminaristi.
Fra tutti spiccava il nostro Don Fabio, più alto degli altri, indossante la bella pianeta di seta donatagli dalla Comunità di S. Margherita, protetto in modo invisibile ma concreto dai suoi genitori Dante
e Carolina, che palpitavano e lo seguivano con occhi lucidi, mediante il cuore e gli occhi di suo fratello Antonio, dei suoi zii e parenti e di
tutti gli amici di Montefiascone.
Don Fabio ha avuto la gioia di concelebrare con il papa Giovanni
Paolo II, domenica 27 maggio, in Piazza dei Martiri d'Ungheria a
Viterbo. E domenica, 3 giugno, nella Cattedrale di S. Margherita,
che l'ha visto bambino, ragazzo, giovane, che è la chiesa dove è
stato battezzato e cresimato, Don Fabio, circondato da un popolo
che lo ama e lo stima, ha celebrato la sua prima Messa solenne.
Don Fabio, che vieni ad aggiungerti a molti altri sacerdoti provenienti da questa chiesa locale, prega il Signore perché conceda
ancora al nostro popolo d'avere la gioia di altre vocazioni sacerdotali e religiose !
(Nel prossimo numero i particolari delle due cerimonie).
«Lo Scalo falisco sta diventando, dopo la sua elettrificazione, sempre più alla
avanguardia coi tempi che corrono: collegamenti perfino con la capitale, sempre
più ripartiti secondo le più recenti tecnologie; illuminazione interna che si sta improntando ecc. Tutto ciò non è positivo,
ma ottimo. Tuttavia restano dei... ma
che andrebbero risolti quanto prima, nell'interesse dello stesso Scalo.
Adesso vorrei chiedere ai lettori di fare un piccolo sforzo e d'immedesimarsi
nei panni di un semplice viaggiatore che
scende alla nostra stazione. Gli capita di
allontanarsi un po' e... cosa gli succede?... Non crede ai suoi occhi: dov'è
tutto quel fasto di luci appena lasciato?...
I suoi occhi restano un po' «abbacinati» da un improvvisa semioscurità... dov ' è capitato il poverino: da un mondo
che sembrava già proiettato nel futuro,
agli albori del secolo?... Così si chiede
mestamente arrancando per la salita che
porta su... a Zepponami! È circondato
quasi dal buio rotto da lampade ormai assolutamente inadeguate. Ora immaginiamo lo stesso ipotetico viaggiatore in una
torrida giornata di luglio che pure deve
andare vèrso Zepponami. Mentre cammina non una pianta dove fare una «posatella». Non sa il meschino che, in quelle zone c ' è gente che, senza scrupoli taglia quanto capita loro sotto mano. Poi
chi ci rimette? Occorre, per concludere:
cambiare l'illuminazione della Stazione
e quella tra la stessa e la frazione; occorre installare infine nuove piante.
Si rivolge con fiducia il discorso alle
persone ed Enti interessati al riguardo e
nel frattempo si saluta cordialmente.
Paparello Gianluigi
GITA IN TRENO
PER GLI ALUNNI
DELLE COSTE
Veramente singolare quest'anno la gita scolastica per gli alunni della I e li
elementare delle «Coste». Le due insegnanti, rispettivamente sig.ra Lucilla
Mari e Lucia Saraca, hanno avuto la simpatica idea di condurre i propri alunni in
gita con un mezzo che, seppure conosciuto attraverso il piccolo schermo, tuttavia non avevano mai avuto l'opportunità di vedere dal vero e soprattutto di
usare come mezzo di trasporto: il treno.
La gita è stata breve: Montefiascone Viterbo e ritorno, ma sufficiente a destare nei bambini infinita gioia ed entusiasmo. Il capostazione di Montefiascone
sig. Enrico Lanzi, con la gentilezza che
gli è consueta, è stato prodigo di interessanti notizie tecniche sulle ferrovie e sull'utilità dei vecchio ma sempre valido
mezzo di trasporto. Al ritorno a scuola i
bambini hanno eseguito simpatici disegnini raffiguranti il treno in corsa con
loro stessi affacciati al finestrino.
«D treno pareva che stesse fermo e tutte
le cose giravano. Era così bello che sono
rimasta a bocca aperta», così alcuni alunni hanno scritto nella didascalia.
Ci auguriamo che l'iniziativa, di indubbio valore pratico e didattico, possa
estendersi ad altri plessi del Circolo di
Montefiascone.
GIÒ
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La visita del Papa a Viterbo l`antica «città dei Papi»