EDITORIALE
Biblioteche & dintorni /1
"CERCO GARIBALDI !"
BIBLIOTECHE E RICERCHE SCOLASTICHE
di Romualdo Luzi
Chi, tra i nostri bibliotecari, non si è visto arrivare, affannato, un qualche piccolo lettore spinto a
recarsi in biblioteca per le solite ricerche scolastiche e chiedere di "trovargli" personaggi illustri, pittori, fatti storici, paesi e città del mondo, saggi sull'ambiente, sulla droga, sul razzismo, sulla violenza... e potremmo continuare all'infinito elencando, tutto o quasi, il contenuto della Classificazione
Dewey?
Le "ricerche scolastiche", eterna e continua "croce" dei ragazzi e... soprattutto del bibliotecario
costretto a cercare, trovare, segnalare, dettare, correggere, disegnare, cancellare, prestare (gomma,
matite, penna, foglio, pennarello, riga, forbici, colla, colori...), suggerire, riprendere (far star zitti i
gruppi è impresa titanica), pulire (al termine del lavoro di gruppo il tavolo porta i segni del passaggio
operativo di questi giovani ricercatori) e... finalmente prestare qualche libro ai più attenti e a quelli che
hanno voglia di approfondire un argomento spesso riportato nei loro appunti o nei "cartelloni" come
un "copiaticelo", a volte incomprensibile anche perché qualche ragazzo si intestardisce a voler consultare voci di enciclopedie (generali, tecniche o storiche) di livello superiore alle loro capacità e non è
ascoltato il consiglio del bibliotecario a servirsi dei libri più specifici della "sezione ragazzi".
2 / Biblioteche & dintorni
EDITORIALE
E arriviamo ad un altro nodo: le fotocopie! Oggi le ricerche si fanno con le fotocopie, altro che perdere tempo a scrivere e disegnare! Qualcuno penserà: "D'accordo, poi le fotocopie serviranno per la
ricerca a casa". No, cari colleghi bibliotecari, oggi alcuni insegnanti accettano le fotocopie, magari
incollate sulle pagine dei quadernoni o sui "cartelloni" delle ricerche di gruppo.
Di fronte a questo costume, sempre più invadente c'è da chiedersi se vale la pena, in questi casi, svolgere ancora il servizio di fotocopia nelle nostre biblioteche. Se non sia diseducante per i lettori questo
comportamento che non dovrebbe essere consentito dai docenti (ci sono occasioni di "ricerche di gruppo" guidate in classe e, allora, il supporto delle fotocopie può essere utile non potendosi certamente
prestare mezza biblioteca, anche perché ogni ragazzo vorrebbe avere il "suo " libro da portare a scuola).
L'esperienza di molti bibliotecari insegna che le "ricerche", almeno per le prime volte, dovrebbero
essere guidate, insieme, dall' insegnante e dal bibliotecario. Una visita in biblioteca - nelle ore di scuola - di una classe con i propri docenti è senza dubbio il momento più significativo e qualificante per
consentire una crescita culturale corretta ed "educativa ".
Un primo approccio al vero metodo della ricerca, che non può basarsi su una banale "copiatura "
indiscriminata di dati e notizie, è quello di attivare quei processi cognitivi quali la riflessione, la comprensione, la curiosità e la motivazione a trovare risposte e domande.
Le "fatidiche ricerche ", ormai tradizione consolidata di una scuola che stenta a mettere in atto percorsi formativi fondati su di una corretta metodologia della ricerca, sono forse, paradossalmente,
responsabili dell'inibizione nei ragazzi della passione di conoscenza, di istruzione, di studio.
Per evitare che la ricerca diventi solo un momento del percorso formativo privo di significato occorre
attivare una proficua collaborazione tra scuola e biblioteca e pervenire ad una "comune progettualità "
che può nascere anche dai "progetti di lettura " oggi proposti dallo stesso Ministero.
Qualche volta, ed è un 'esperienza positiva, il bibliotecario nello spirito di questa basilare collaborazione, potrà presentare in classe i libri posseduti su di un particolare argomento. Ciò consentirà un
diretto approccio di ricerca e di studio nella maniera la più completa e interdisciplinare possibile e un
ulteriore invito agli "scolari" a recarsi in biblioteca. Cosicché non sarà soltanto "Maometto-lettore"
ad andare alla "montagna-biblioteca ", ma il contrario.
D'altronde non va dimenticato che i ragazzi di oggi, se adeguatamente seguiti, saranno i lettori di
domani e costituiranno quel necessario "patrimonio umano" che farà di un "ambiente pieno di libri"
una "biblioteca viva ", aperta in prospettiva a divenire quel centro culturale a cui una comunità, specialmente se non di grandi dimensioni, non può e non deve rinunciare.
Non dimentichiamo che proprio una piccola comunità ha, spesso, nella biblioteca forse l'unico luogo
di aggregazione, il polo culturale, il centro di documentazione della storia e delle tradizioni locali.
Alcuni "anziani" lettori, cresciuti in biblioteca fin da bambini, e per lunghi anni frequentatori "amorosi" di questa "loro" struttura, ricordano proprio le "ricerche scolastiche" come i primi approcci con
il libro, dapprima strumento "uso-ricerca", poi di crescita culturale, quindi di "piacere".
Frequentare la biblioteca, scorrere i libri disposti sugli scaffali, saggiarne qua e là qualche pagina,
qualche brano è quello che vediamo fare ai "vecchi" affezionati lettori mai sazi di novità e suggeritori,
essi stessi, di valide proposte di acquisto a cui si deve prestare adeguata attenzione.
Fa piacere intessere allora con questi, ormai "smaliziati" lettori, quel confronto che li vede "critici"
sulle scelte della biblioteca, sulla valenza o meno di certi autori, sull'aggiornamento globale del patrimonio librario.
Tutto questo non è certo il punto di arrivo... Nuovi "smaliziati" lettori sono già alla porta e, questa
volta, sono direttamente i giovani che chiedono, che vogliono... La necessità di studio (e gli universitari, sempre più numerosi, ne sono la testimonianza più diretta e immediata) fa sì che la biblioteca diventi
un necessario supporto di "ricerca scolastica" ormai ad altri e alti livelli!
VITA IN BIBLIOTECA
Biblioteche & dintorni / 3
1994-1996
DALL'ASSOCIAZIONE
AL SISTEMA BIBLIOTECARIO
DEL "LAGO DI BOLSENA"
a cura di Romualdo Luzi
La crescita globale delle biblioteche dell'area del
Lago di Bolsena è certamente il dato più qualificante
di questi tre anni di vita, riassunti in questo bollettino.
Un dato che emerge e va sottolineato è la volontà
dei Comuni del comprensorio di aver voluto adeguare
la primitiva Associazione alla normativa della legge
sulle autonomie locali (art. 24 della Legge 142/90) e
per questo, in data 3 ottobre 1995, i legali rappresentanti dei nove Comuni hanno sottoscritto l'apposita
"Convenzione" per la nascita e la gestione del
"Sistema Bibliotecario del Lago di Bolsena".
La convenzione sostanzia l'accordo associativo e
riconosce nel Sistema la struttura sovracomunale e
intercomunale della cooperazione tra Enti locali per
raggiungere una dimensione ottimale per la gestione e
il coordinamento dei servizi culturali.
Ovviamente nella "convenzione" vengono stabilite
le finalità del Sistema, determinati i suoi compiti e le
strutture organizzative delle singole biblioteche e
dello stesso Sistema.
A distanza di appena qualche anno si può dire che il
Sistema certamente non ha risolto i problemi delle
biblioteche dell'area, ma le strutture sono certamente
cresciute nella loro composizione, sia unitaria che
comprensoriale e, soprattutto, si è sviluppato in senso
positivo quel clima di collaborazione (scambio di
libri, audiovisivi, informazioni bibliografiche,
approfondimento degli schemi di catalogazione ISISTECA) che è basilare per una struttura di questo tipo.
La stessa pubblicazione di questo bollettino (pur se
diluita nel tempo) consente di fare il punto della situazione e, soprattutto, di portare a conoscenza degli
utenti la situazione della biblioteche, i loro patrimoni
librari e audiovisivi, lo svolgimento di attività culturali.
Circa il patrimonio librario (vedi Tab. "A") si può
vedere come lo stesso abbia registrato un incremento
globale di circa 5.000 volumi l'anno e quindi i 47.919
volumi posseduti dalle 9 biblioteche al 31 dicembre
1993, risultano 62-875 alla fine del 1996.
TAB. "A" - PATRIMONIO LIBRARIO
BIBLIOTECA
ACQUAPENDENTE
BOLSENA
CAPODIMONTE
GRADOLI
GROTTE DI CASTRO
ISCHIA DI CASTRO
MARTA
MONTEFIASCONE
VALENTANO
TOTALI
Diff. Annuale
* Nuovo dato non comunicato
POPOLAZ.
CENS.
1991
5.886
4.064
1.693
1.548
3.187
2.609
3.372
12.656
2.923
37.938
VOLUMI
AL
31.12.94
9.973
9.460
3.685
3.115
4.674
4.593
2.273
3.497
11.226
52.496
+ 4.577
VOLUMI
AL
31.12.95
10.622
10.292
3.694
3.875
5.447
5.261
2.404
5.208
12.037
58.840
+ 6.344
VOLUMI
AL
31.12.96
11.018
10.826
3.694*
4.019
5.687
5.570
3.260
5.877
12.924
62.875
+ 4.035
PERIODICI
CORRENTI
1996
45
33
21
10
12
3
—
—
53
177
+ 24
VITA IN BIBLIOTECA
4 / Biblioteche & dintorni
Anche gli abbonamenti a giornali e periodici
appaiono aumentati e risultano globalmente n. 177
con l'aumento di 24 unità.
Un dato (vedi Tab. "B") viene qui presentato per la
prima volta e si riferisce al patrimonio audiovisivo
delle biblioteche (dischi e C.D., audiocassette, videocassette, fotografie e diapositive, filmati). E' già un
fondo considerevole e in via di ampliamento in quanto le singole biblioteche tendono a fornirsi del materiale relativo alla sezione tematica specializzata per
cui si eviteranno inutili sprechi con l'acquisto di
materiale identico (ovviamente esisterà in ogni biblioteca un fondo di base per tutte le specializzazioni).
Un altro discorso riguarda la foto-diateca (i dati
conosciuti sono riferiti alle Biblioteche di Acquapendente, Bolsena, Grotte di Castro e Valentano,
anche se certamente simili materiali sono posseduti
dalle altre strutture). Questo fondo riguarda principalmente la documentazione dell'ambiente locale (struttura urbana, monumenti rilevanti, opere d'arte, persone e "personaggi", momenti della storia e del folklore
locale, ecc.). Si tratta di archivi di una importanza
notevole e insostituibile e, in questo, si vede già il
cammino delle biblioteche che non privilegiano esclusivamente il libro ma sanno essere quel "centro di
documentazione" che ogni comunità può e deve
avere.
Detto del patrimonio delle biblioteche si deve
necessariamente scendere a considerare lo sviluppo
del servizio di lettura (in sede e di prestito) delle singole biblioteche. I prospetti statistici (Tab. "C" per gli
anni 1994, 1995 e 1996) presentano situazioni altalenanti anche perché non si hanno i dati di
Montefiascone per il 1994 (biblioteca chiusa per lavori di restauro e ristrutturazione) e quelli di
Capodimonte per il 1996 (biblioteca chiusa in attesa
di nomina del personale) mentre per qualche altra
biblioteca si tratta di dati presunti o parziali in quanto
le biblioteche hanno funzionato soltanto in alcuni
mesi dell'anno.
Comunque il dato dei lettori in sede è in costante
aumento (+ 2.651 per il 1994; 4.390 per il 1995 e
5.256 per il 1996). Per gli iscritti al prestito si registra
un calo nel 1994 (-1.045) peraltro compensato da un
maggior numero di volumi prestati (+108); un aumento per il 1995 (+ 205 iscritti, + 1.056 prestiti) e per il
1996 (+ 163 iscritti, +1.312 prestiti).
I dati consentono di poter affermare che comunque,
malgrado le difficoltà che ogni biblioteca deve affrontare, il trend globale (patrimonio bibliografico e
audiovisivo, lettori in sede, servizio di prestito) è certamente positivo e foriero di un migliore avvenire per
le biblioteche (specialmente quando si saranno definite le assunzioni di personale di ruolo addetto ai servizi bibliotecari a cui spesso le amministrazioni affiancano personale straordinario con i sistema dei cantieri-scuola).
Va dato atto alle amministrazioni comunali interessate al Sistema che, spesso, non limitano il proprio
intervento finanziario dei propri bilanci al "minimo"
richiesto dalle direttive della Regione Lazio, ma operano con molta disponibilità verso questo servizio
specialmente quando si tratta di assicurare alla biblioteca alcune "rarità" bibliografiche relative ai singoli
paesi, messe in vendita da librerie antiquarie a prezzi... di vera e propria rarità.
TAB. "B" - PATRIMONIO AUDIOVISIVO POSSEDUTO AL 31.12.1996
BIBLIOTECA
ACQUAPENDENTE
BOLSENA
CAPODIMONTE
GRADOLI
GROTTE DI CASTRO
ISCHIA DI CASTRO
MARTA
MONTEFIASCONE
VALENTANO
TOTALI
POPOLAZ.
CENS.
1991
5.886
4.064
1.693
1.548
3.187
2.609
3.372
12.656
2.923
37.938
DISCHI AUDIO- VIDEO- FOTO E
E
C.D. CASSETTE CASSETTE DIAPOSIT.
28
426
7.000
6
8
111
575
15
0
0
0
0
233
0
419
0
884
265
1.317
78
87
0
73
0
45
60
0
2
0
0
36
0
485
4.800
138
110
13.692
1.365
269
1.875
0
9
0
0
0
0
1
3
3
16
VITA IN BIBLIOTECA
Biblioteche & dintorni / 5
ALL. "C" - LETTORI E PRESTITI - PROSPETTO STATISTICO 1994
SERVIZIO PRESTITI
POPOL. LETTOVOLUMI PRESTATI
ISCRITTI
BIBLIOTECA
CENS. RI IN
SEDE Ragazzi Adulti
91
TOT.
TOT. Ragazzi Adulti
614
2.067 3.695
ACQUAPENDENTE
5.886
5.705
246
368
1.628
1.612
424
632
980
BOLSENA
4.064
6.641
158
266
61*
621
87
708
CAPODIMONTE
1.693 1.100* 108*
169*
307
847
406
1.253
GRADOLI
1.870
147
160
1.548
312
463
1.031
GROTTE DI CASTRO 3.187
2.130
143
568
169
174
397
848
ISCHIA DI CASTRO
104
451
2.609 1.350*
70
94
544
450
MARTA
3.372
1.871
100*
50*
150*
BIBLIOTECA CHIUSA PER LAVORI RESTAURO
MONTEFIASCONE
12.656
454
2.230 2.961
298
731
VALENTANO
2.923
3.791
156
2.604 5.928
6.724 12.652
1.450
TOTALI
37.938 24.458 1.154
-424 + 108
-814 -1.045 + 532
Differenze rispetto al 1993
+ 2.651 -231
* Dati presunti
ALL. "C" - LETTORI E PRESTITI - PROSPETTO STATISTICO 1995
SERVIZIO PRESTITI
POPOL. LETTOVOLUMI PRESTATI
ISCRITTI
BIBLIOTECA
CENS. RI IN
SEDE Ragazzi Adulti
91
TOT.
TOT. Ragazzi Adulti
384
2.183 3.836
ACQUAPENDENTE
264
648
1.653
5.886
6.115
1.671
266
461
723
948
BOLSENA
4.064
6.738
195
172*
81
629
63*
548
CAPODIMONTE
1.693 1.035*
109*
371
1.151
176
335
780
GRADOLI
1.548
2.087
159
497
902
151
288
405
GROTTE DI CASTRO 3.187
2.345
137
152
272
851
610
1.461
ISCHIA DI CASTRO
2.815
120
2.609
60*
260
47
307
MARTA (16/1-31/5/95)
3.372
30*
30*
1.255
612
72
540
60*
60*
120*
MONTEFIASC. (da marzo '95) 12.656
2.600
121
332
453
528
2.611 3.139
VALENTANO
2.923
3.858
1.614
2.809 5.820
7.888 13.708
TOTALI
37.938 28.848 1.195
+ 41
+ 164 + 205
-108 + 1.164 + 1.056
Differenze rispetto al 1994
+ 4.390
* Dati presunti
VITA IN BIBLIOTECA
6 / Biblioteche & dintorni
ALL. "C" - LETTORI E PRESTITI - PROSPETTO STATISTICO 1996
SERVIZIO PRESTITI
POPOL. LETTOVOLUMI PRESTATI
ISCRITTI
BIBLIOTECA
CENS. RI IN
SEDE Ragazzi Adulti
91
TOT.
TOT. Ragazzi Adulti
2.047
2.197 4.244
340
407
747
ACQUAPENDENTE
5.886 7.500*
4.064
5.632
267
446
671
1.220
1.891
BOLSENA
179
CAPODIMONTE
1.693 DATI NON COMUNICATI - BIBLIOTECA NON FUNZIONANTE
367
749
646
1.395
GRADOLI
1.548
2.243
118
249
702
274
1.251
GROTTE DI CASTRO 3.187
3.028
129
145
549
312
990
ISCHIA DI CASTRO
112
200
680
1.670
2.609
3.128
171
3.372
70*
189
360
MARTA
2.698
40*
30*
500*
130*
250*
439*
939
MONTEFIASCONE
12.656
5.400
120*
147
506
700
2.570 3.270
VALENTANO
2.923
4.475
359
1.787
2.972 6.024
8.996 15.020
TOTALI
37.938 34.104 1.185
+ 5.256
-10
+ 173 + 163 + 204 +1.108 + 1.312
Differenze rispetto al 199
* Dati presunti
ATTIVITÀ CULTURALI 1994-1996
Le biblioteche del Sistema, ormai da tempo, costituiscono non solo il "deposito" dei libri e dei documenti, ma sono spesso il punto di riferimento insostituibile del lavoro di documentazione storico-artisticoetnografico relativo alle proprie comunità. Quindi lo
svolgimento di attività culturali costituisce il veicolo
e lo strumento con cui la biblioteca si propone ai propri utenti e al proprio paese.
L'elenco delle attività svolte in questo triennio è
necessariamente sommario e indicativo e vuole solo
offrire uno spaccato, parziale, di questo lavoro.
ACQUAPENDENTE
1994: Rassegna di poesia; corso di disegno, ceramica
e arte applicata; concorso di lettura. Mostre: sul
Carnevale "Al rintocco del Campanone"; arte contemporanea; "Trevinano: un valore salvato". Convegno su
Girolamo Fabrizio.
1995: Inaugurazione nuova sede della Biblioteca e
mostra delle attività culturali. Rassegna di poesia;
corso di disegno, ceramica e arte applicata; concorso
di lettura; conferenza: Tiburzi senza leggenda. Mostra
micologica.
1996: Corso di disegno, ceramica e arte applicata.
Concorso di lettura. Piazzetta dell'arte. Corso di lingua inglese per adulti. IV festival "Casti". Mostra:
"Con gli occhi di Leonardo".
BOLSENA
1994-1995: Corsi di lingue straniere; conferenze; presentazione di libri e documentari: iniziative con le
scuole; cinefórum. Pubblicazione del Bollettino.
1996: Corso di lingua tedesca. Conferenze, presentazione di libri, iniziative in collaborazione con le scuole; cinefórum. Pubblicazione bollettino.
VITA IN BIBLIOTECA
CAPODIMONTE
1994: Mostra sulla Piroga preistorica. Conferenze di
archeologia, Mostre d'arte. 40 concerti di musica
classica, corali e bandistici; videoproiezioni: mostra
astrofotografica.
1995: Mostre e conferenze di archeologia. Concerti
musica classica, corali e bandistici. Concorso infiorata. Mostre d'arte.
GRADOLI
1994: Corso di arte decorativa.
1995: 3° concorso di lettura; 2° corso di arte decorativa.
1996: 4° concorso di lettura.
GROTTE DI CASTRO
1994: Corsi di scuola di musica. Concerti di musica,
sinfonici e bandistici. Mostre d'arte.
1995: Corsi di scuola di musica. Concerti di musica,
sinfonici e bandistici. Mostra di pittura e scultura.
Conferenza sul pittore Francesco Nasini.
1996: Mostre di pittura e fotografica. Concerto per
Organo. Ciclo di conferenze in collaborazione con il
Circolo Culturale "L'Idea". Corso di guida alla lettura
e laboratorio di scrittura con la Scuola Media.
ISCHIA DI CASTRO
1994: Visite guidate al Museo. Presentazione fondi
rari ed antichi della "Biblioteca T. Lotti". Corsi di lingua inglese per ragazzi. Concerti per l'iniziativa
"Estate Farnesiana".
1995: Visite al Museo e alla Biblioteca per classi scolastiche. Conferenze storia locale. In collaborazione
con le Scuole : presentazione libri per ragazzi con
produzione di elaborati e disegni.
1996: Visite al Museo e alla Biblioteca per classi scolastiche. Realizzazione e presentazione del Video
"Ischia di Castro - L'erede della città perduta".
Presentazione del volume di poesie e filastrocche
"L'erba novella", raccolta prodotta dai bambini della
scuola elementare. Riscrittura in dialetto e rappresentazione della commedia "La Locandiera" di C.
Goldoni.
Biblioteche & dintorni / 7
MARTA
1994-1995: Biblioteca in ristrutturazione.
1996: Mostra di attrezzi agricoli. Mostra cartoline
d'epoca. Corsi di inglese. Corso di latino per ragazzi
III media e superiore. Concerti di musica classica.
MONTEFIASCONE
1994: Conferenze e mostre d'arte.
1995: Conferenze di carattere storico e produzione
dell'opuscolo "Conoscere il libro nella Biblioteca".
1996: Conferenze. Corso di lingua inglese. Convegno
e pubblicazione volumi: "Piante della Rocca" e "Gli
amministratori dal 1946 al 1955".
VALENTANO
1994: Conferenze e videoproiezioni di Archeologia
preistorica, classica, medievale e moderna.
Collaborazione stampa e presentazione del volume
"Campane e Cannoni" di V. M. Cruciani sulla
Seconda Guerra Mondiale a Valentano. Rassegne e
mostre d'arte. Rappresentazione de "Gli intrichi d'amore" di T. Tasso con R. Vannuccini.
1995: Rappresentazione teatrale "Romeo e Giulietta"
con R. Vannuccini; Recital per Giulia Farnese con
testi di C. Fornari. Incontri con l'autore. A. La Bella e
R. Mecarolo per "La Venere papale" (Giulia Farnese);
Mostra con pubblicazione "Valentano: Luoghi e
tempi del sacro" in collaborazione con il Gruppo
Archeologico "Verentum". Mostra fotografica "Sport
e sportivi a Valentano" in collaborazione con la S.S.
Valentano. Mostre d'arte.
1996: Mostra fotografica "Rocca Farnese- Cronaca di
un restauro". Spettacoli teatrali: "La ballata del vecchio marinaio" di S.T. Colleridge (gruppo La sveglia)
e "Alceo" di A. Ongaro (Teatrostudio di R.
Vannuccini). "Lectura Dantis" con D. Albano.
Rappresentazione "Doppiette e Rosari" per l'anno
Tiburziano. Convegno su Paolo Ruffini con le
Università di Modena e di Viterbo. Mostra documenti
e libri. Pubblicazione di fascicolo-catalogo.
8 / Biblioteche & dintorni
VITA IN BIBLIOTECA
TRA SCUOLA E BIBLIOTECA... PER UN LIBRO DI GUSTO!
A margine di un progetto "animazione-lettura"
di Antonio Quattranni
Nell'epoca della scolarizzazione cosidetta "di
massa" e di un incremento del diffondersi delle
biblioteche pubbliche, per aspetti e con motivi inquietanti, più che paradossali, ad indagare tra alunni e studenti, sembra che leggere non sia più moderno e tanto
meno utile. Anche per tale ragione forse, in questa
società del "benessere" (che vuole sempre unire al
piacere l'utile) il lavoro scolastico e le campagne di
sensibilizzazione e diffusione della lettura, ovvero del
piacere di leggere, non danno quei risultati che ci si
aspetterebbe. Oltre quindi a non capire bene l'utilità
di coltivare l'abitudine della lettura dopo aver imparato a decifrare i segni dell'alfabeto, i ragazzi moderni,
almeno la maggior parte, non avvertono neppure lontanamente la piacevolezza delle ore trascorse leggendo un libro.
In sintesi, siamo passati da una opinione comune
che considerava il LEGGERE come fattore di
emancipazione personale e sociale verso una società
più moderna, alla diffusa convinzione che si può fare
a meno di leggere e avere successo, che si fa strada
nella vita anche senza aver mai letto un libro. Inoltre,
come scrive F. Rotondo su un recente numero di
Sfoglialibro, "il non leggere non si connette più a
analfabetismo, ignoranza, povertà e degrado sociale,
ma è espressione di modernità", dunque si viene sempre più evidenziando un problema che "riguarda l'immagine sociale della lettura e del lettore."
Tutto ciò è vero, ma non basta più affermare che
"solo modificando questa immagine nella scuola si
può incidere sulla formazione dei lettori prima che
diventino ex lettori" e non è più tanto vero neppure
che la scuola sia "specializzata nel collocare la lettura
nell'area del dovere e a promuovere una forte e negativa identificazione tra lettura e studio." Il problema è
a nostro avviso più complesso e riguarda l'intero contesto socio-culturale nel quale sono naturalmente
comprese la scuola e la biblioteca. In realtà, stiamo
andando sempre più verso una "cultura del nonlibro", ci troviamo ormai in contesti di velocità massmediologica e computeristica che fanno apparire la
lettura una pratica non più "economica" e quindi eludibile anche nella formazione.
Anche per questo, da più parti ci si interroga sul
ruolo, sulla "missione" della biblioteca. Oltre che
sulla capacità di formare lettori da parte della scuola
nell'ambito didattico, ci si deve chiedere come può la
biblioteca contribuire a mantenerli tali nel contesto
socio-culturale generale di oggi e del prossimo futuro.
Per tentare di dare una risposta a questi problemi, ere-
VITA IN BIBLIOTECA
Biblioteche & dintorni / 9
diamo si debba consolidare la pratica di instaurare
rapporti collaborativi, con fisionomia propria, tra
scuola e biblioteca.
Questo oggi avviene purtroppo in modo soltanto
occasionale, sia pure con l'obiettivo di affrontare
insieme, scuola e biblioteca, i propri "disagi" nelle
rispettive funzioni istituzionali riguardanti l'educazione e la pratica della lettura. Attraverso tali esperienze
diviene automatico constatare che come è difficile passare dalla scuola pubblica alla scuola "di tutti", lo è
altrettanto per far sì che la biblioteca pubblica divenga
nella sostanza "per tutti". La biblioteca pubblica ha
una sua utenza naturale che ancora oggi la caratterizza
come "luogo privilegiato di una tradizione selettiva",
mentre per arrivare alla biblioteca "per tutti" essa deve
costruirsi una struttura operativa con una articolazione
semplice ed efficace finalizzata allo scopo.
alla costruzione delle abilità connesse con l'uso (e
per la pratica) della biblioteca, per formare i lettori
sia necessario che essi siano prima di tutto "educati" al libro: alla sua forma-prodotto culturale, al suo
"stile" comunicativo, ai suoi tempi lenti e coinvolgenti, alla sua "immaterialità", ecc. Abituarsi al
libro impone un esercizio mentale e fisico che è
base indispensabile per l'ottenimento del "piacere
di leggere". È questo un punto da tenere sempre
presente: promuovere la lettura affinchè diventi
un'abitudine consolidata e piacevole non può prescindere dalla creazione di un rapporto di "confidenza" con il libro. Il percorso del progetto animazione-lettura, in cui sono state unite le forze della
scuola e della biblioteca, ha mirato alla costruzione
di queste fondamenta, perchè su di esse si regge il
futuro da "lettore"... che legge con gusto!
Queste considerazioni hanno dato il via (e trovato
anche qualche conferma) all'iniziativa che è stata
attuata nel comune di Bolsena in collaborazione tra le
scuole materna ed elementare e la biblioteca comunale. È stato infatti promosso un progetto denominato
"Animazione-Lettura", col quale si è inteso aiutare a
sviluppare nei bambini, attraverso la frequentazione
della biblioteca, l'abitudine alla lettura cercando di
caratterizzarla come supporto e pretesto per attività di
espressione personale.
L'avventura con i lettori "cuccioli" è stata condotta appunto in biblioteca e si è sviluppata con l'ausilio della bibliotecaria e di una una animatrice che
hanno guidato i bambini attraverso alcuni libri.
Successivamente il contenuto dei libri è stato trasformato in immagini e oggetti realizzati dai piccoli
"lettori" che, infine, li hanno ricomposti in nuovi
libri autoprodotti. Le ore passate nell'ambientebiblioteca, trasformato in piccolo laboratorio, hanno
consentito ai bambini e agli alunni di instaurare un
rapporto soggettivo e "pre-istituzionale" con il
"luogo dei libri" e con i libri stessi. Alla base di
questo procedimento c'è la convinzione che, oltre
"Potrei passar sotto silenzio Bolsena, stazione e
luogo miserabile, se una cosa non ne chiedesse qualche rapporto, e si è un miracolo accaduto con una
Ostia sotto il papa Urbano IV, che allora vi risiedeva,
e che contribuì molto alla fondazione del Corpus
Domini, del quale Giov. Diestemio Blaer parla così...
Da indi, camminando verso Bolsena, si va sempre
costeggiando il lido d'un lago leggiadrissimo dello
stesso nome, di quaranta miglia di circonferenza, nel
quale sono due isole assai grandi, che al tempo di
Plinio furono nuotanti, ora terra ferma e stabile. Si
vedono ancor più laghi in questa strada, ma cercai
inutilmente quello che rassomiglia ad un teatro."
Bibliografìa di riferimento
Johann Caspar Goethe, Viaggio in Italia (1740), a
cura di Arturo Farinelli, Voi. 1°, Roma, Reale
Accademia d'Italia, 1932, pp. 288-289.
Goethe in Italia - Disegni e Acquerelli da Weimar, a
cura di Roberto Venuti, Artemide Edizioni, Roma,
1995.
10 / Biblioteche & dintorni
VITA IN BIBLIOTECA
IL FONDO "LOTTI"
DELLA BIBLIOTECA COMUNALE DI ISCHIA DI CASTRO
di Anna Laura
Nel 1986, per concessione delle eredi, il Comune di
Ischia di Castro, potè acquistare la biblioteca privata
di Turiddo Lotti, illustre concittadino, appassionato e
studioso di storia ed archeologia locale, persona di
profonda cultura ed umanità.
Venne così realizzato un progetto di grande validità
sociale e culturale, che, oltre ad evitare l'inevitabile
smembramento di una raccolta tanto preziosa ed interessante per lo studio e la ricostruzione della storia
locale, ne consentì la fruizione pubblica e permise l'istituzione della Biblioteca Comunale, formatasi proprio grazie a questo primo, prestigioso fondo.
Arricchitasi nel tempo per una laboriosa ed instancabile opera di ricerca bibliografica, la biblioteca
Lotti, riflette senz'altro il grande interesse che il suo
creatore ebbe come bibliofilo e come estimatore di
ogni aspetto culturale connesso alle civiltà succedutesi nella Tuscia e nella Maremma. In particolare, grande fascino esercitò su di lui la ricerca storico-archeologica, passione questa certo ereditata dallo zio, lo
storico Mons. Eraclio Stendardi, che per primo seppe
dare impulso e stimolo a questo genere di indagine
scientifica nel territorio del Comune, svolgendo
un'incessante opera di scoperta e valorizzazione del
patrimonio archeologico e di divulgazione dei dati
storici, ed in questo costituì un modello per il nipote,
che ne raccolse il testimone.
Numerosi furono gli intellettuali ed insigni studiosi
che frequentarono la casa e la biblioteca del Lotti, dei
quali, oltre che assiduo collaboratore, divenne amico.
Tra questi i professori Rittatore Vonwiller, Pallottino,
Cardini, il Soprintendente all'Etruria Meridionale
Moretti, il Principe Vittorio Massimo, i ceramologi
Francesco Liverani e Galeazzo Cora.
Assidua fu la consultazione da parte di studenti e
laureandi, verso i quali il Lotti mostrò sempre una
particolare cordialità.
Attualmente la raccolta Lotti, circa 2.200 opere,
risulta articolata in 6 sezioni, in base ad un criterio di
selezione di carattere geografico, tipologico e disciplinare. Ogni sezione è ordinata secondo la classificazione Dewey.
Numerosi i libri di antiquariato, le rarità editoriali, i
libri di pregio.
Il settore più cospicuo è costituito da opere di carattere generale, anche se, come si è accennato in precedenza, prevale l'argomento storico-archeologico.
Tra le opere più ragguardevoli, "Storia dei Papi" di
Ludovico Von Pastor, di cui i primi tre volumi, rilegati
in pergamena, editi a Trento, Tip. Artigianelli, rispettivamente nel 1890, 1891, 1896, gli altri, editi a Roma
per i tipi della Desclée, in un arco di tempo che va dal
1921 al 1926;
"Vite dei Pontefici", del Platina, un'edizione veneziana del 1703;
LE VITE DE'PONTEFICI
DI BARTOLOMEO
PCLR EAM TO NIENS E A,
DAL SALVATOR NOSTRO FINO A CLEMENTE XI.
D A
ONOFRIO PANVINIO, [ABUAAMO BZOVIO,
G I O V A N N I S T R I N G A , I A N T O N I O B A G A T T A Benacenfe.
A N T O N I O C I C A R E L L I , | EdatCar.GIROL.BRUSONI.eJaaltri
Con le Annotationi delPanvinio, e con la Cronologia Ecclcfiaftic»
dello fteflb, ampliata da Bartolomeo Dionigi, da Lauro Tefta,
da Fraocefco Tomafuccio, dal Bagatta, e dal Cav.Girolant) Brufoni, e da altri fìnoall'anno M. DCCIII.
¿Igeiuntavianco
ia quell'ultima
la yita
drl Platina /cri
élSis-TÌ_lCOr
^il^GULO Impresone
C^tFEH_H_r
Rpmano,
C o n i Nomi iCognomi, e Patriedi tutti li Cardinali, ctre coptofeTavole ; una
d:' Pipij la feconda de' Cardinali, e la terza delle cofe Notabili.
JGL' IL LU ST R ISSIMI
SIGNORI
NICOLO » G I O V E R L A .
OSTILIO
> E SCIPIONE
Conti Vprlacti , Nobili Vicentini, &c.
1
I I VENETIA
» M. DCCIIL
ApprefTo Antonio Bortoli.
ON LICENZA
DE' SUPERIORI,
E
PRIVILEGIO.
"Annali d'Italia" del Muratori, Milano, Pasquali,
1744/1749;
"Annales Ecclesiastici. Tomus primus" di Cesare
Baronio, opera pubblicata a Roma, presso la tipografia Donangeli, nel 1591;
"Dizionario Geografico Fisico Storico della
Toscana" di Emanuele Repetti, una ristampa anastatica dell'edizione pubblicata a Firenze, presso Tofani,
tra il 1833 e il 1846.
VITA IN BIBLIOTECA
Biblioteche & dintorni / 11
ANNALI
D ITALIA
DAL P RINCIPl O
DELL'ERA VOLGARE
mm
S I N O ALI' A N N O 1500.
C O M P I L A T I
DA LODOVICO ANTONIO
MURATORI
Bibliotecario del SERENISSIMO
D U C A DI M O D E N A .
TOMO
PRIMO
Dall'Anno primo dell'ERA volgarefinoall'Anno zzi.
ANNALES
ECCLESIASTICI
AVCTORE
CAESARE BARONIO
SORANO,
CONGRE GATIONIS
OR ATOR.I I
PRESBYTERO .
Tomus Primus.
R O M AE
IixTypogl
?tphiaMscani[
ronytìiDo a angeli ciò-
Pi'£TPA EXALTAVTI' ME. ET NVNC EXALIAVIT CAPVT MEVM SVFH* W
I MCIOS MEO
Pregevoli i volumi "Ritratti et Elogi di Capitani
Illustri", Roma, P. Totti, 1635, opera in 4° antico, con
128 incisioni in rame, ed "Analisi della carta coroRITRATTI, ET ELOGII DI CAPITANI ILLVSTRI
cheueTeccli moderni hannogloriofamenteguerreggiato.
grafica del Patrimonio di S. Pietro...", di Giuseppe
Morozzo, Roma, Stamperia Giunchina, 1791, testo
corredato da una carta di formato 120x83.
A N A L I S I
DELLA
CARTA
COROGRAFICA
D E L P A T R I M O N I O D I S. P I E T R O
C O R R E D A T A DI ALCUNE MEMORIE S T O R I C H E
ED E C O N O M I C H E
di
m o u s i g x o k
GIUSEPPE
MOROZZO
GOVERNATORE DI CIVITA VECCHIA.
FEDERIGO M M P
| E D E R I G O Primo Barbaforti fu elettoImperadore,dopo la morie di Corrado filo Zio,
lòtto cui militando valorolàmente in Afia_i,
era diuenuto celebre Cintano, e di chiariifimo nome . Dopo ia iua elettione, fi come egli in gioventù vigoroià hauea feroce ingegno, & eccitato aili_,
A
gloria
tlELLA STAMPERIA
GIUNCH1ANA*
ici pcrmefio de' Superiori.
12 / Biblioteche & dintorni
VITA IN BIBLIOTECA
Di considerevole consistenza la bibliografia sull'archeologia italiana ed estera. Particolare menzione
merita il settore di Etruscoologia.
La sezione locale è articolata in tre raccolte, inerenti
a diverse realtà geografiche: il territorio di Ischia di
Castro, con particolari riferimenti alla Città di Castro
ed alla Famiglia Farnese, materia principale dei testi
di questo settore; Viterbo ed i centri della Provincia;
la Maremma Toscana Meridionale, con la quale il
nostro territorio forma una realtà storico-culturale
abbastanza omogenea.
Da segnalare alcune opere rappresentative della
divisione Castrense - Farnesiana.
I bandi e gli statuti che regolavano la vita del
Ducato di Castro:
"Sanctiones Municipales Statuum Castri et
Roncilionis editae per Sereniss, quondam Dominum
Ducem Octavium Farnesium anno dominicae salutis
MDLVIII..., Roncilione, ac Lucae, expensis Dominici
Antonii Zenti Bobliopolae Viterbii, Typis Salvatoris et
Jo. Dominici Marescandoli, 1752"\
"Bandi generali colle tasse delle mercedi da osservarsi tanto dalli Signori Giudici, Podestà, Notarji,
Avvocati, Procuratori, quanto dalli Barigelli Balji
delli Stati di Castro e Ronciglione", Ronciglione,
Mercuri, 1647;
SANCTIONES
M U N I C I P A L E S
STATUUM C A S T R I , E T R O N C I L I O N I S
EDIT JE TER SEIEMSS. QUONDAM DOMINUM
DUCEM OCTAVIUM FARNESIUM
Anno Dominici Salutis MDLVIII. novis Typis demandate
REGNANTE
RAYNUCCIO
HUJIJS
HOMINIS
Ï L A C E N T U ,
SERENISSIMO
BANDI
G E N E R A L I
Con le Taffc delle mercedi da offeruarfi tanto dalli signori Giudici, Podcfti, Notarij, Auocati, & Procuratori, quanto dalli Barigelli,
& Bali; dcili Stati di Caltro, & Ronciglione.
F.Alti per ordine delgià Ser. ( f Eminen. Signor Prencipe Cardinale
ODOARDO
FARNESE-
Et nouamentc riftampati per commiflìonedeirilluflrifs. Signor Dot.Pietro
Antonio Morandi Nobil Piacentino, & al prcfentc Auditore
Generalenelli medeitìi Sczti perii SercnifsSDon
RANVCCIO
FARNESE,
Di Quello nome il 11. hoggidi Duca regnante nelli Stati
di Piacenza, Parma, Caftro, &c.
Confaloniero Perpetuo di S.ChieJìi.
I N
R O N C I G L I O
N E,
Per II Mercuri). 1547Con licenia de Superiori.
fìMìm
o
"Bando per il buon regolamento dello Stato di
Castro e Ducato di Ronciglione", Roma, Stamperia
R.C.A., 1770;
B A N D O
TER
IL BUON REGOLAMENTO
Dello Stato di Caftro, e Ducato
di Ronciglione.
FARNESIO
SECUNDO
F A R M M,
ET EORUMDEM STATUUM, &c.
D U C E
VIL
Km* demm «• bac noviflìm* Editiate Taxa Parnefiana fer txtenfum accedila
R O N C I L I O N E , AC L U C JE, M D C C L I I .
Expcnfis Dominici Antonii Zenti Bibliopoli Viterbii.
Typis Salvator» > & Jo. Dominici Marefcandoli.
Superiorum Permi flit*
I N ROMA; M.DCCLXX.
Nella Stamparla della Rev.Camera Ajpoftolica,
Biblioteche & dintorni / 13
VITA IN BIBLIOTECA
DOMINICI ANGELI,
Caßrenßs,
DE
B R E V E DISCORSO
NON
MEN CVRIOSO,
CHE
BELLO
Sopra lafalubrità dell'Aria della Città di Caftro :
Contra l'eilimation Volgare,
DEPRiEDATIONE
CASTRENSIUM,
ET
SUiE P A T R I j E
HEditioI nuncS exManufcriptoprirmim
T O R I A.edita,accurata,
cum Indice Copio/o.
Dell Eccellente Dottore Mariano Ghezzì di Sinalonga
Fisico in quella Città :
A cui s'aggiunge nel fine la vera, e rcal Cronica della f a m o f j , iv
antichiifima Circi di Bulcia, ouero Volcia .
Et del Vefcouado transferito,e ridotto doppò la ruina di ejpi in Cajìro.
Con vn breue trattato fopta le marauigliofe
IN R O N C I G L I O NE,
LUGDUNI BATAVORUM,
Sumptibus P E T R I VANDERAa,
Bibliopolte, &Typoj>raphi/lcademia atque Civitatis.
La cronaca del saccheggio di Castro, avvenuta nel
1527, raccontata dal cittadino castrense Domenico
Angeli nel volume "De depredatione Castrensium et
DELLE
LETTERE
f a m i l i a r i
DEL
COMMENDATORE
ANNIBAL CARO
VOLUME
PRIMO.
Corrette, ed illufirate, come pub vederji nelU
fedente
"Prefittone
a
Lettori.
EDIZIONE SECONDA
Divifa in tre Volumi.
I N P A D O V A . CID13 CCXXXIV.
Presso
GIUSEPPE
COMINO.
Con Licenza de* Superiori ,
E col Privilegio dell' Eccellentifs. Senato Veneto per Anni X.
vir: ù del Fum.ìio!n.
Appreßo Domenico Domenici. M ' X -
Con licenza ¿¿'Superiori.
suae patriae istoriae " Leida, Peter Van der Aa, 1750
circa;
La "Vera e sincera relazione delle ragioni del Duca
I
B A G N I
DI S A N CASCI
L I B R I OVE-
ANO*
Di Mariano Ghezzi da Sinalonga Dotttoro
Medico, e Filoiòfo.
O P E R A ABSOI. V T I S S I MA , ET O R N A T I S S I M A ,
Ne la quale fi /piegano ciaccamente la N a t u r a , l'Efficacia, c
gl'tfiVcci legnai j ci di quei Fonti Febei.
curio*!,
Con le Cautele deftinte di olfcniarfi netl'vfo dell'Acque, e con efpoCdon: dei '
Dubbi; più
e delle Queilioui più graui.
Ville non mena ai Bigntioli, che ncccffan» <t i Mediti, che ¡tinnitila.
A cui s'aggiunge nel line vn Difcorfo, fopra il Fumaiolo della Città di Caltro,
e de i marauigliofi Tuoi t f i c a i .
SN
RONCSGLIONI.
Appreflo Gli Hcredi di Domenico Dominici.
M OC. X V I I .
CON IICENZA DE'SvrtRIORI
14 / Biblioteche & dintorni
VITA IN BIBLIOTECA
di Parma contro la presente occupazione del Ducato
di Castro", pubblicata nel 1641 circa, epoca della
Prima Guerra di Castro;
L'apologia di Mariano Ghezzi, che decanta la
purezza dell'aria di Castro nelle due opere "Breve
discorso non men curioso che bello sopra la salubrità
dell'Aria della Città di Castro...", Ronciglione,
Domenici, 1610 e "Discorso sopra il Fumaiolo della
Città di Castro...", Ronciglione, Domenici, 1617;
Le "Lettere familiari..." di Annibal Caro, Padova,
Cornino, 1734/'35;
"Relazione del già seguito disseccamento dell'antica palude denominata il Paglieto posta nel territorio
del Piano dell'Abbadia dello Stato di Castro...", di
Pietro Paolo Qualeatti, Roma, Lazzarini, 1778, con
allegata una tavola incisa di formato 90x63 cm.
"I Farnesi Duchi di Parma. Famiglia estinta nel
1731", di Federico Odorici, pubblicato nel 1860 nella
collana di Pompeo Litta, con illustrazioni incise di
monumenti, ritratti, monete di soggetto farnesiano;
"Gli Archivi Farnesiani. Loro formazione e vicende", di Giovanni Drei, Parma, Fresching, 1930.
Tra la grande varietà di titoli della sezione periodici
ed emeroteca, possiamo segnalare:
" Bulle ttino degli Annali dell' Istituto di
Corrispondenza Archeologica", annate 1829/1884;
"Annali dell' Istituto di
Archeologica", annate 1829/1884;
Corrispondenza
articolo intitolato "Antichità Etrusche", riguardante
reperti provenienti da una tomba etnisca di Ischia di
Castro, poi pubblicato in "Bullettino dell'Istituto di
Corrispondenza Archeologica", n. 12 - dicembre
1849, pp. 179/183.
La connotazione prettamente storica del fondo
Lotti, ha determinato la scelta della disciplina riguardante la sezione tematica della Biblioteca Comunale,
al suo ingresso nel Sistema Bibliotecario del Lago di
Bolsena. Negli ultimi anni l'incremento di tale settore
qualificante, è stato rilevante e continuo, stimolato
soprattutto dall'interesse crescente degli utenti per
pubblicazioni che ampliano ed approfondiscono temi
ed aspetti propri alla cultura che geograficamente più
ci riguarda. La raccolta non è certo riservata agli adulti, ma con sempre maggiore evidenza risulta essere un
prezioso strumento informativo e formativo anche per
bambini e giovani studenti, costituendo un utile tramite per l'approccio verso il libro antico e le discipline
storiche.
RELAZIONE
Del già feguito difeccamento dell' antica Palude
denominata il PAGLIETO pofta nel Territorio
del Piano dell'Abbadia Stato di Caftro
A SVA
EMINENZA
IL
SIGNOR
CARDINALE PALLOTTA
PRO-TESORIERE
DI N O S T R O
GENERALE
SIGNORE
PIO PAPA SESTO
GLORIOSAMENTE
REGNANTE
"Lazio ieri ed oggi", annate 1965/1985;
"Latina Gens", annate 1929/1941;
"Bollettino della Società Storica Maremmana",
annate 1924/1936 - 1960/1963 - 1964/1983.
Preziosa la raccolta dei manoscritti, che contiene
due lettere datate 1646, firmate da Ranuccio II
Farnese e dalla Duchessa Margherita di Parma e 4
pagine autografe di Francesco Orioli. Si tratta di un
IN ROMA
MDCCLXXVIII.
Presso i Lazzarini.
Con licenza de' Superiori.
AMBIENTE
Biblioteche & dintorni /15
IL LAGO COME ECOSISTEMA
di Massimiliano Celaschi
irraggiamento), di cui una parte U viene escreta e la
restante parte A viene assimilata per mantenere le
funzioni vitali. Dell'energia assimilata, una parte R
(energia di respirazione) viene utilizzata per il mantenimento dell'organismo, mentre il resto P (energia di
produzione) consente l'accrescimento di materiale
organico (a cui ci si riferisce con il termine di biomassa, e la cui misura può essere utilizzata in luogo dell'energia), tramite accrescimento dell'individuo o
riproduzione.
Gli organismi di un ecosistema vengono quindi
classificati in gruppi, chiamati livelli trofici, definiti
dal livello di utilizzo dell'energia, in cui una specie
attribuita ad un livello si nutre di alcune specie del
livello precedente e serve da nutrimento ad altre
appartenenti al successivo , e tali livelli formano gli
anelli della catena alimentare.
Al primo livello trofico si trovano gli organismi
vegetali, che, essendo in grado di fissare direttamente
l'energia solare incidente sull'ecosistema sintetizzando materiale inorganico, vengono definiti produttori .
I vegetali vengono consumati da organismi animali,
come gli erbivori, che costituiscono i consumatori
primari, i quali sono a loro volta il nutrimento di predatori, che costituiscono i consumatori di livello superiore, che possono suddividersi in pi" livelli (specie
predatrici possono essere predate da altre), dividendosi in secondari, terziari, etc. Il materiale organico formato da organismi morti o da rifiuti entra nel ciclo
alimentare dei detritivori, tra cui i decompositori.
L'influenza di alcune specie può essere distribuita su
più livelli trofici: per esempio alcuni onnivori agiscono sia come consumatori primari che come predatori.
Sommario. È ormai frequente trovare, anche in
pubblicazioni promozionali, riferimenti a "stati di
salute " di un ecosistema, e a loro indici di valutazione. La situazione che tali indici descrivo è talvolta
complessa, e rappresenta una opportuna specializzazione del contesto generale di un ecosistema.
Il lago, nonostante spesso fornisca l'impressione di
una regolare omogeneità, costituisce un sistema variegato e complesso; sia nelle proprietà generali che
nelle interazioni che si stabiliscono tra le specie
viventi che lo abitano. La scienza dedicata all'approfondimento delle caratteristiche dei laghi, la
Limnologia, nell'intento di conseguire una visione
unitaria di un lago ne considera le caratteristiche di
ecosistema sotto diversi punti di vista, propri di diversi campi, che spaziano dalla biologia alla geologia,
dall'idrodinamica all'analisi dei sistemi.
Le considerazioni sullo stato di un ecosistema non
sono banali anche limitandosi ad aspetti specifici (per
esempio, la consistenza delle varie specie che lo
popolano, stimata per censimento o per campionamento); mediare poi questi dettagli per acquisire una
visione complessiva, ed adattare inoltre il significato
di questa "media" ad una classe più ampia possibile
di ecosistemi, a scopi comparativi, richiede la possibilità di utilizzare descrizioni di valore generale.
Descrivere il bilancio energetico di un essere vivente
ed il suo effetto sull'ambiente può essere utile: le
leggi che regolano le variazioni dell'energia sono di
uso generale e di validità universale.
Un singolo essere vivente è un sistema in cui viene
immessa una determinata energia I (nutrimento o
Energia escreta
1
2
Respirazione
U
R
4 — •
*
1
Mi
Energia immessa
Energia assimilata
A
Produzione
__
P
Figura 1
Schema di bilancio energetico in un essere vivente
AMBIENTE
16/ Biblioteche & dintorni
Energia solare
detritivori
produttori
Figura 2 - Rappresentazione schematica dei livelli trofici in una catena alimentare
Un esempio di suddivisione in livelli trofici di alcune specie caratteristiche di un lago potrebbe essere la
seguente:
livello trofico
tipi
produttori
vegetali
consumatori primari plancton, erbivori
consumatori secondari planctofagi
consumatori terziari predatori
detritivori
esempi
alghe (in prevalenze planctoniche)
protozoi, larve di organismi vari
tinca, coregone, alborella
luccio,trota, pesce persico
batteri decompositori
Nel considerare il bilancio energetico per livelli trofici è necessario considerare l'energia d che viene
perduta per morte dei singoli individui e l'energia p
che viene persa per fuoriuscita degli individui dall'ecosistema, per esempio attraverso un emissario o a
causa dei predatori esterni. Il bilancio energetico di un
livello trofico può essere espresso come
|-U = A = R + P + d + p
La fonte primaria di energia è la radiazione solare
incidente sull'ecosistema, che è proporzionale alla
superficie esposta dell'ecosistema, ed una variabile
conveniente risulta spesso l'energia media per unità di
superficie, misurata in kcal/m .
2 3
kcal/m
I
U A R P d p M R/A
118.872 118.752 120 30 19,6 70,4 - 0,1% 25%
2
produttori
consumatori
primari
• 19,6 2,8 16,8 6,4 3,4 7,0 - 86% 38%
consumatori
3,4 0,3 3,1 1,8 0,0 1,3 - 91% 58%
secondari
Tabella 1 - Esempio di bilancio energetico per livelli trofici in un
ecosistema lacustre ([2])
Anche altre grandezze sono adeguate a rappresentare determinati aspetti della gerarchia di consumo dei
livelli trofici: in figura 3 sono visualizzate in forma
piramidale per livelli trofici la biomassa e la produttività (l'energia convertita in biomassa). Risulta evidente, oltre all'importanza dei vegetali in un ecosistema,
quanto piccola sia la percentuale di energia solare
convertita in materiale organico.
AMBIENTE
Biblioteche & dintorni /17
A
h
11
fi 37
809 g/m
1
I
5
2
[
c
c
c
p
s
| /J
biomassa
480
118872
g/cal/cm Vanno \
\
produttività
Figura 3 - Alcune delle rappresentazioni piramidali delle grandezze caratteristiche di un ecosistema
(C=consumatori, P=produttorì, S=energia solare)
Le interazioni che si stabiliscono tra gli esseri
viventi, ed in particolare tra i consumatori superiori,
sono in realtà assai più complessi dello schema piramidale riportato, che comunque si rivela adeguato per
la maggior parte delle descrizioni di un ecosistema. In
realtà, come esposto in seguito, nel caso di un lago
spesso la sola stima del primo livello trofico rappresenta un utile livello di conoscenza.
Si può inoltre osservare che l'esame del flusso energetico tra livelli trofici non è altro che una formulazione del principio di conservazione dell'energia, ed è
noto che la sua applicazione richiede che il sistema
sia isolato, o la possibilità di valutare gli scambi con
l'esterno. Una tale conoscenza non è in generale facile da conseguire, a causa della difficoltà di stabilire un
contorno netto del sistema. Si pensi ad esempio ad un
bosco e ai diversi modi con cui la materia organica
può essere immessa o sottratta. Un corso d'acqua può
rappresentare un confine naturale attraverso cui il
flusso di energia può essere più facilmente stimato, e
in effetti la caratterizzazione di ecosistemi forestali
viene è stata spesso effettuata in aree il cui contorno è
delimitato da corsi d'acqua (vd. per esempio [5]).
Questo limite diventa ancora più forte nel caso di un
lago: la differenza tra l'ambiente acquatico e quello
terrestre e la presenza di un netto confine (la riva) permettono di accentrare l'attenzione sulle interazioni tra
gli organismi che vivono al suo interno rispetto a
quelle si stabiliscono verso l'esterno.
Gli scambi di materiale con l'esterno possono essere ridotti a due tipi di base: puntuali, cioè ben localizzati, come fiumi affluenti o defluenti o canali di scarico, e diffuse, come l'apporto di fertilizzanti agricoli
dispersi nei terreni circostanti (specialmente nel bacino imbrifero, ovvero l'area di convogliamento delle
acque piovane nel lago) da parte delle acque di dilavamento. Nel primo caso è possibile intervenire con
misure dirette e dettagliate, nel secondo ci si deve
accontentare di stime campionarie.
Ogni lago ha poi caratteristiche peculiari; per esempio nel caso del lago di Bolsena alcune ulteriori considerazioni vanno tenute in conto:
- il lago non ha affluenti, il suo rifornimento idrico
dipende da fonti subacquee il cui apporto energetico
è sensibilmente inferiore a quello di acque correnti
superficiali (tra l'altro, l'assenza di un vasto bacino
superficiale di affluenza è una delle principali condizioni che hanno limitato il degrado del lago),
- il bacino imbrifero del lago è determinato, con
buona precisione, dall'orlo craterico, e pur avendo
estensione limitata è intensamente popolato da specie vegetali ed animali, e contiene zone coltivate, e
l'apporto di materiale organico delle acque delle
acque di dilavamento non sarà probabilmente trascurabile,
- le aree circostanti sono intensamente popolate, e
parte degli scarichi fognari dei paesi limitrofi finiscono nel lago, alterando sensibilmente il suo bilancio energetico.
La dipendenza della temperatura dalla profondità ha
caratteristiche comuni a molti laghi: in estate l'irraggiamento riscalda una parte superficiale (i primi 5-6
metri), che viene detta epilimnio, delle acque, in cui
superano anche i 20°C; segue una regione intermedia,
chiamata mesolimnio o zona del termoclinio, caratterizzata da un elevato gradiente di temperatura, al di
sotto della quale si trova Vipolimnio, in cui la temperatura varia di poco, ed è costante durante tutte le stagioni (nel lago di Bolsena circa 7°C). In inverno invece le acque superficiali si raffreddano e la temperatura
non varia molto con la profondità.
Questo ciclo stagionale ha un'influenza profonda
sull'ecologia del lago: le alghe proliferano ovviamente nella zona raggiunta dalla luce, detta zona eufotica,
e l'attività fotosintetica, che arricchisce l'acqua di
ossigeno, è limitata a questa zona. Durante l'estate
l'elevato gradiente termico ostacola le correnti tra epi-
|
18 / Biblioteche & dintorni
EDITORIALE
limnio ed ipolimnio, e l'ossigeno dell'ipolimnio, che
viene consumato per i processi di decomposizione,
non viene reintegrato dalla ricombinazione delle
acque, e la sua concentrazione di conseguenza diminuisce. Durante l'inverno invece, la temperatura delle
acque è uniforme, rendendo possibili le correnti di
ricombinazione, per esempio sotto l'azione del vento,
e l'ipolimnio viene rifornito di ossigeno (la sua concentrazione in questa zona è una delle variabili usate
per rilevare lo stato generale di un lago).
bacino
stagione, e dato che la massima attività fotosintetica,
cui l'aumento di biomassa vegetale è collegata, ha
luogo durante la stagione estiva, si conviene di considerare significative le profondità di visibilità misurate
in questa stagione .
Sono quindi stati stabiliti due punti: il primo è che lo
stato trofico di un ecosistema può essere determinato
dalla sua popolazione algale, che costituisce il livello
trofico fondamentale, la seconda è che la consistenza di
questa popolazione può essere determinata tramite un
4
imbrifero
Figura 4 - Zone fondamentali di un lago ed andamento tipico della temperatura nella stagione estiva
La concentrazione di alghe planctoniche è determinante per lo stato di un lago; tenendo conto che nelle
"piramidi ecologiche" gli ordini di grandezza dei
valori rappresentati (energia o biomassa) sono essenzialmente costanti, lo stato trofico di un lago può
essere determinato direttamente dalla misura di questa
variabile. La popolazione algale è inoltre la principale
responsabile dell'eventuale torbidità delle acque: gli
organismi rimangono infatti in sospensione le particelle minerali tendono a sedimentare, ed una sua crescita eccessiva tenderebbe a ridurre la zona eufotica, e
quindi la produzione totale di ossigeno.
La misurazione della torbidità delle acque è stata
spesso, e talvolta viene tuttora, effettuata mediante il
disco di Secchi, che consiste nell'immergere in acqua
un disco di materiale chiaro e rilevare la profondità a
cui non risulta più visibile, permettendo di correlare
la misura effettuata con la densità di biomassa. È
importante definire con precisione anche le condizioni
di misurazione, come l'intensità di illuminazione e la
semplice metodo visivo. Queste considerazioni hanno
portato a definire un indice di valutazione dello stato
trofico (TSI, trophic state index, o indice di Carlson)
che dipende direttamente dalla profondità misurata con
il disco di Secchi durante la stagione estiva.
Se le acque sono limpide, se ne deduce che la popolazione algale è relativamente ridotta (ed è costituita
prevalentemente da diatomee) e la densità di ossigeno
nelle acque è prossima al valore di saturazione. Si
dice che il lago è in condizioni di oligotrofia, ed esiste
la possibilità di sostentare le specie "nobili" (le più
pregiate e ricercate per scopi alimentari, come i salmonidi).
Le acque torbide sono invece indice di un aumento
di della popolazione algale ed di un calo dell'attività
fotosintetica, con conseguente diminuzione della percentuale di ossigeno, specialmente nell'ipolimnio, e la
decomposizione anaerobia ed il ciclo alimentare dei
detritivori diventano prevalenti. Il lago è allora in condizioni di eutrofia: le diatomee vengono sostituite da
5
AMBIENTE
Biblioteche & dintorni /19
TSI disco di Secchi stato caratteristiche
(mt)
trofico
0-r40
64-1-4
oligotrofia - acque limpide
- densità di ossigeno prossima
alla saturazione
- popolazione algale di diatomee
- presenza di specie ittiche
più pregiate
- prevalenza della decomposizione aerobia nell'ipolimnio
4-f2
mesotrofìa
40T50
i
<2
eutrofia - acque torbide
>50
- diminuzione della densità
di ossigeno (specialmente
nell'ipolimnio),
- prevalenza crescita della
decomposizione anaerobia
nell'ipolimnio
- prevalenza del ciclo alimentare
dei detritivori,
- popolaziona algale di cianofite
- specie ittiche meno pregiate
Tabella 2 - Schema delle condizioni relative agli stati trofici
specie più dannose ai consumatori di livello superiore
(cianofite), e aumentano le specie ittiche più adatte ad
acque torbide (e.g. ciprinidi), di norma meno pregiate.
Non è raro che a questa evoluzione spesso si accompagni l'emissione di sostanze sgradevoli (idrogeno
solforato o metano), che rendono il lago meno propizio allo sfruttamento ricreativo ed alimentare.
L'evoluzione di un lago dallo stato oligotrofico a
quello eutrofico, detta eutrofizzazione, è comunque
un processo naturale, che richiede generalmente
tempi dell'ordine delle migliaia di anni, ma l'intervento umano può comprimerlo (si parla allora di
eutrofizzazione artificiale o culturale) in poche decine di anni.
I ricercatori hanno eseguito molte misure e formulato numerose teorie per determinare le cause elementari del processo di eutrofizzazione. Attualmente il
fosforo viene considerato il principale elemento limitante per la crescita algale, ed un suo elevato carico
(cioè la quantità di elemento in ingresso nel lago, rapportata alla superficie ed all'unità tempo, misurata in
g/m /anno) viene considerato sintomo di un elevato
indice trofico. Questo criterio non tiene però conto del
ricambio delle acque di un lago, dovuto all'affluenza
dalle sorgenti o dagli immissari: un lago in cui le
acque vengono rinnovate in un periodo limitato può
mantenere condizioni di oligotrofia con un carico di
fosforo più alto rispetto ad uno con acque più persistenti. In un modello sviluppato dal limnologo svizzero R. Vollenweider, schematizzato in figura 5, il carico di fosforo è stato correlato con un particolare indice di trofia , definito dal rapporto tra la profondità
media z del lago ed il tempo teorico di rinnovo tw\
delle acque per definire le condizioni che determinano
la tendenza all'eutrofia.
Alla fine di questa rapida carrellata è naturale chiedersi come il lago di Bolsena possa essere classificato
secondo questi criteri.
È opportuno premettere che sebbene la deduzione
di un modello teorico sia un procedimento plausibile
ed elegante, la sua applicazione ad un caso pratico
può essere assai più difficile, in quanto i rilevamenti
2
6
indice di trofìa secondo Vollenweider (z /r)
Figura 5 - Schema della relazione tra lo stato trofico di un lago
il carico di fosforo e l'indice di trofia secondo Vollenweider
20 / Biblioteche & dintorni
forniscono in genere informazioni frammentarie e
quindi non molto precise.
Per esempio nella letteratura si trova un perfetto
accordo sulla profondità media del lago (81 mt); un
po' meno invece per quanto riguarda il tempo teorico
di rinnovo delle acque: [8] e [12] forniscono valori
molto vicini (rispettivamente 120,6 e 121 anni), mentre [9] riporta un valore di 128 anni.
I valori riportati dai primi sono probabilmente più
precisi, ed in base a questi il modello di Vollenweider
prevede un carico specifico massimo di fosforo pari a
161 mg/m /anno, e considerando il valore della superficie del lago (113 km ) il carico, totale ammissibile
risulta essere poco più di 18.000 kg/anno di fosforo.
La produzione di fosforo all'interno del bacino è sicuramente superiore, ma risulta difficile stimare la percentuale che effettivamente finisce nel lago, e di conseguenza i diversi studi definiscono lo stato trofico del
lago con un certo intervallo di incertezza, sul confine
tra l'oligotrofia e la mesotrofia, anche se le misurazioni della trasparenza superficiale effettuate con il disco
di Secchi sembrerebbero fornire stime leggermente
più ottimistiche (distanza di visibilità del disco molto
variabile, tra i 6 ed i 13 mt), con un indice di Carlson
poco superiore a 30.
In effetti, sebbene lo stato delle acque può essere
definito discreto, il punto delicato per l'equilibrio ecologico del lago è rappresentato dal lungo tempo teorico di rinnovo delle acque, che rende difficile lo smaltimento di eventuali eccessi di elementi nutritivi e rallenta un recupero dello stato iniziale. Come termine
di paragone, il lago di Vico ha una minore trasparenza
superficiale, ma essendo caratterizzato un tempo teorico di rinnovo decisamente inferiore (circa 17 anni),
oltre ad essere soggetto ad un minor carico di fosforo,
mostra una maggiore stabilità.
:
EDITORIALE
valori. Comunque, nonostante siano ormai disponibili metodi più
raffinati, basati su fotometri, il disco di Secchi è ancora, per la sua
semplicità, un metodo usato per la misurazione della limpidezza
delle acque.
'L'indice di stato trofico è definito dalla relazione
TSI = /0(6-log L)
dove L è la profondità di visibilità misurata con in disco di
Secchi. L'indice è definito in modo che il valore 0 corrisponda ad
una profondità di visibilità di 64 metri, valore che non è mai stato
misurato (il valore massimo misurato si aggira sui 40 metri), e che
un dimezzamento di L (causato approssimativamente dal raddoppio della popolazione algale) provochi un aumento di 10 dell'indice stesso.
Nel modello di Vollenweider la relazione viene data da
2
6
2
Note
Più precisamente si intende per livello trofico l'insieme degli
organismi il cui nutrimento è ottenuto dai produttori vegetali
attraverso lo stesso numero di passi.
Gli elementi inorganici necessari allo sviluppo di biomassa algale sono vari, e tra questi carbonio, fosforo, azoto e zolfo. Non è
ancora chiaro quali di questi elementi costituiscano il principale
fattore limitante per la crescita della popolazione batterica. In
genere viene considerato il fosforo, in alcune esposizioni si suppone che la loro importanza dipenda anche dal rapporto tra le loro
concentrazioni (in particolare il valore N/P, relativo a azoto e
fosforo). E inoltre noto che esistono diverse specie di batteri specializzati per ciascuno di questi elementi, che vengono quindi
chiamati ferrobatteri, nitrobatteri, solfobatteri e così via.
'Una kcal è l'energia necessaria ad elevare la temperatura di un litro
d'acqua da 14,5 a 15,5°C. In molte applicazioni in realtà si usano
unità di misura più intuitive, per esempio la densità di materiale,
misurata in mg/1, specialmente quando non è necessario stabilire una
relazione diretta tra la biomassa e l'energia solare incidente.
Le misure vengono eseguite anche con dischi di materiale e colore diverso, per evitare che condizioni specifiche forniscano falsi
1
2
4
z
L = k — (1 +Vftv).
tw
Si parla di tempo teorico di rinnovo in quanto si tratta di un
periodo di tempo calcolato sulla base delle proprietà generali del
lago, e non dedotto, o perlomeno estrapolato, da misure dirette.
7
Bibliografia
1. G. Morandini, Limnologia, in Scienze Biologiche,
De Agostini 1972.
2. G. Bonomi, I. Ferrari, M. Gerletti, E. Grimaldi, L.
Tonolli, Limnologia biologica, in Scienze
Biologiche, De Agostini 1972.
3. J.M. Anderson, L'eutrofizzazione dei laghi, in
Verso un equilibrio globale, EST Mondadori 1973.
4. J. Maynard Smith, L'ecologia e i suoi modelli,
EST Mondadori 1975.
5. J.R. Gosz, R.T. Holmes, G.E. Likens, F.H.
Bormann, Il flusso di energia nell'ecosistema di
una foresta, Le Scienze, 117, 64-74 (1978).
6. P. Cordella, I laghi italiani e il problema dell'eutrofizzazione, Le Scienze, 157, 24-33 (1981).
7. L. Barbanti, A. Carollo, Lago di Bolsena: rilevamento batimetrico e note morfologiche, Memorie
dell'Istituto Italiano di Idrobiologia, 20, 133-151
(1966).
8. A. Carollo, L. Barbanti, M.Gerletti, G.Chiaudani,
I. Ferrari, A.M. Nocentini, G.Bonomi, D. Ruggiu,
L. Tonolli, Indagini limnologiche sui laghi di
Bolsena, Bracciano, Vico e Trasimeno, Quaderni
dell'Istituto di Ricerca sulle Acque, 17 (1974).
9. P.Martini, Relazione generale, in "Il Lago di
Bolsena: ieri, oggi, domani", Atti del Convegno,
Bolsena 1982.
10. G.Pagano, S.Tamantini, G.Bruti, Il complesso
idrogeologico vulsino, in "Il Lago di Bolsena:
ieri, oggi, domani".
11. A.Celant, Attività umane ed inquinamento: il lago
di Bolsena, in "Il Lago di Bolsena: ieri, oggi,
domani ".
12. R.Pagnotta, E.RolIe, Caratteristiche attuali e possibile evoluzione della qualità delle acque del
lago di Bolsena, in "Il Lago di Bolsena: ieri,
oggi, domani".
MUSEI
Biblioteche & dintorni / 21
LA CULTURA COME INTEGRAZIONE ECONOMICA:
una mostra per il progetto di allestimento del Museo Civico di Grotte di Castro
di Pietro Tamburini
Questo scritto può essere considerato il seguito di
un mio precedente intervento pubblicato nei nn. 5-6
di Biblioteche & dintorni dal titolo "L'istituzione del
Museo Civico di Grotte di Castro". Nel frattempo
molti passi sono stati fatti verso l'inaugurazione di
questo nuovo istituto culturale, concretizzatosi soprattutto grazie all'interessamento dell'Amministrazione
Comunale ed ai finanziamenti erogati dalla Regione
Lazio attraverso il proprio Ufficio Musei, un organismo estremamente attivo nell'ambito dell'Assessorato
regionale alla cultura.
Torno ora volentieri a parlare del Museo Civico
Archeologico e delle Tradizioni Popolari di Grotte di
Castro (questa è la sua esatta definizione) trattando
del suo primo nucleo, allestito sotto forma di una
mostra permanente che è già stata oggetto di visita da
parte di un folto pubblico, costituito non soltanto di
Grottani. Ma a questo proposito vorrei aprire una
breve digressione di carattere generale, per far meglio
comprendere il valore di questa come di altre iniziative analoghe già portate a termine o in corso d'opera
nel circondario del lago di Bolsena.
Tutti i Comuni dell'Alto Viterbese posseggono
naturalmente notevoli potenzialità, garantite dalle
cospicue risorse ambientali e dalle numerose tracce
lasciate da un intenso passato storico. Affiché queste
risorse possano avere una ricaduta positiva sia sul
piano educativo sia sul piano turistico e, quindi, economico, è necessario inquadrarle nell'ambito di
opportune iniziative di carattere squisitamente culturale, ma di tipo non effimero o, comunque, non soltanto effimero.
Molti Comuni si sono mossi in questo senso negli
ultimi anni, sollecitati anche dai finanziamenti messi a
disposizione dagli organi periferici del Ministero dei
Beni Culturali e Ambientali e, soprattutto, dalla
Regione Lazio, mentre altri (pochi per fortuna) hanno
dimostrato di accontentarsi dei proventi economici e
culturali (talvolta di tipo medievale) ereditati dalle
generazioni precedenti, senza tentare di rimetterli in
discussione e, di conseguenza, senza cercare di
aggiornarli alle esigenze della società contemporanea.
Neil'affrontare o meno questo tentativo e nel portarlo avanti più o meno bene giocano, ovviamente, un
ruolo fondamentale le Amministrazioni Comunali, sia
con il loro potere decisionale (in quanto delegate dai
cittadini alla gestione del territorio) sia con l'autore-
volezza della loro opera di programmazione (come
prime espressioni del coordinamento delle varie attività che sul territorio vengono svolte). Ma quando
un'Amministrazione Comunale dedica tutto il suo
impegno solo ai problemi più contingenti, tenendo
d'occhio in primo luogo le immediate esigenze del
proprio elettorato (che, agendo così, prima o poi si
perderà comunque), la prima a rimetterci è la cultura,
in tutti i suoi molteplici aspetti. E questa forma di
miopia gestionale, in genere provocata o da una incolpevole incapacità degli amministratori o, molto peggio, da pseudo-contrasti ideologici di vecchio stampo
partitico, è inevitabilmente destinata, a lungo andare,
al guasto della qualità della vita e, di conseguenza,
alla crisi stessa delle istituzioni comunali, soprattutto
in una zona depressa come la nostra.
Ma per fortuna possiamo contare vari esempi positivi di Amministrazioni Comunali dell'Alto Viterbese
che, guardando oltre il presente, si sono impegnate
nella riscoperta e nella valorizzazione della storia
locale, portando avanti iniziative culturali di vario
genere. Questo felice evento si è verificato soprattutto
in quei Comuni dotati di un Assessorato alle attività
culturali seriamente impegnato nel proprio compito e
conscio della necessità di avvalersi della collaborazione di personale specializzato, talvolta affiancato da
volontari del luogo. L'Associazione delle biblioteche
ed il Sistema museale del lago di Bolsena sono due
dei più evidenti risultati di questo rinnovato e lungimirante atteggiamento verso la valorizzazione della
cultura dell'Alto Viterbese.
Grotte di Castro è uno dei Comuni/cardine di questi
due sistemi. Oltre al museo, di cui parlerò più avanti,
ha già promosso una serie di altre iniziative che si
propongono in primo luogo di integrare con le notevoli potenzialità turistiche del territorio l'attuale regime economico, finora basato essenzialmente sulle
risorse agricole e su forme di micro-terziario che difficilmente, da sole, potrebbero in prospettiva portare
ad uno sviluppo della zona,oltre l'attuale. Tra le molte
iniziative ricordo: il ciclo di conferenze dal titolo
"Storia ed archeologia dell'Alto Viterbese", di cui si
sono già tenute due sessioni presso la Biblioteca
comunale, con la partecipazione di affermati specialisti delle singole discipline storiche; l'Ufficio
Informazioni, dotato di un software multimediale in
grado di guidare piacevolmente il visitatore nel centro
abitato e nel territorio; i percorsi storici attrezzati, due
22 / Biblioteche & dintorni
PASSATO
Gli scopi che, a suo tempo, ci siamo prefissi attraverso questa mostra sono stati essenzialmente due: in
primo luogo rendere partecipe in tempi brevi la cittadinanza degli importanti risultati conseguiti nella
ricerca archeologica grazie alla stretta collaborazione
tra l'apparato istituzionale, i professionisti ed il
volontariato locale, cercando al tempo stesso di sensibilizzare la pubblica opinione verso il rispetto dei
beni culturali; in secondo luogo anticipare quelli che
sarebbero stati la forma ed il contenuto della sezione
archeologica del museo, oggi ulteriormente ampliata
con l'esposizione di altri corredi funerari recuperati
nelle necropoli di Pianezze e, ancora, di Vigna la
Piazza.
In conclusione dobbiamo essere certi che la scommessa sulla cultura, vista soprattutto in chiave di valorizzazione della storia locale, sia l'unica carta vincente per far uscire il Viterbese dagli angusti limiti di
quell'economia agricola che è stata sempre e soltanto
integrata da un turismo estivo caotico e poco attento
ai nostri valori storici ed ambientali.
individuati all'interno del nucleo abitato più antico
(percorsi medievale e rinascimentale) e due tracciati
nel circondario, diretti verso le principali aree archeologiche e naturalistiche.
Ma l'iniziativa più importante resta senz'altro quella in rapporto all'apertura della sezione archeologica
del Museo Civico, in vista della quale (come accennavo all'inizio) il 19 agosto 1993 è stata inaugurata una
mostra didattica sulle nuove scoperte effettuate nel
territorio di Grotte dalla Soprintendenza Archeologica
per l'Etruria Meridionale, in collaborazione con i
volontari della locale sezione d e l l ' A r c h e o c l u b
d'Italia.
Il perno di questa esposizione (Fig. 1), da cui ha
avuto origine l'allestimento, completato di recente,
dell'intero piano superiore del Museo Civico (Fig. 2),
era costituito dal corredo funerario della tomba VLP7
della necropoli di Vigna La Piazza (la più antica tra
quelle della Civita di Grotte di Castro), scampato fortunosamente all'attenzione dei tombaroli grazie al
crollo del soffitto della tomba che, pur provocando la
frantumazione di alcuni oggetti, li ha inglobati e
nascosti, garantendone così la conservazione.
PASSATO
E PRESENTE
Biblioteche & dintorni / 23
IL MUSEO NATURALISTICO DEL FIORE DI ACQUAPENDENTE
a cura di Gianluca Forti"'
Nel giugno 1995 è stato inaugurato il primo museo
naturalistico della Provincia di Viterbo: il Museo del
Fiore. Questa struttura è stata realizzata dal comune
di Acquapendente all'interno della Riserva Naturale
Monte Rufeno, presso il casale Giardino, uno dei fabbricati rurali ristrutturati di quest'area protetta, e rappresenta uno dei poli del nascente Sistema Museale
Regionale del Lago di Bolsena.
Il Museo è stato concepito come un racconto che si
avvale di un'ampia gamma di mezzi di comunicazione, prestando particolare attenzione agli strumenti
interattivi, ludici e multimediali, con l'ausilio di
immagini, testi, suoni, profumi e oggetti tridimensionali, tali da coinvolgere maggiormente ed direttamente il visitatore1.
L'idea di un museo tematico sul fiore nasce dal
profondo legame dello stesso con la cultura e la tradizione locale, che vuole un evento miracoloso del
1166, la fioritura di un ciliegio secco, a dare il segnale
per la cacciata dell'imperatore Federico Barbarossa.
Da allora in primavera, nella terza domenica di maggio, questo evento è ricordato con infiorate e soprattutto nella sfilata dei Pugnaloni, grandi mosaici di
petali di fiori, ispirati al tema della libertà dalle
oppressioni 2 .
Il fiore del resto è anche l'elemento caratterizzante
la Riserva Naturale Monte Rufeno, il cui territorio è
contraddistinto da notevoli fioriture e da una elevata
ricchezza floristica, in un contesto di elevata naturalità.
La f l o r a l o c a l e è stata o g g e t t o di r e c e n t i ed
approfonditi studi, realizzati in collaborazione con
l'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo 36 . Tali
ricerche hanno evidenziato la presenza di oltre 900
specie e sottospecie di piante, tra cui molte specie rare
e vulnerabili, presentanti nella riserva le sole stazioni
rinvenibili nella Regione Lazio. Tra le specie vegetali
più rappresentative ritroviamo la rarissima erba scopina (Ottonia palustris), presente per l'Italia centrale in
una sola "troscia", specchio d'acqua temporaneo
caratteristico che si forma nei boschi dell'area, la rara
crespolina etrusca (Santolina etrusca), endemica
dell'Antiappennino tosco-laziale, il giglio martagone
(Lilium Martagón), il giaggiolo susinaro (Iris gramínea), il melo ibrido (Malus florentina),
i narcisi
(Narcisus poeticus e N. tazetta) il dittamo (Dictamnus
albus) ed altre piante rare, oltre alcune che qui raggiungono il limite del loro areale, come il brugo
(Callunna vulgaris) e il farnetto (Quercus frainetto).
Altra peculiarità sono le fioriture di orchidee spontanee, di cui son segnalate ben 39 specie, tra cui la rara
Ofrys insectifera1*. Il numero di specie stesso è considerevolmente alto in rapporto alla non grande estensione della Riserva e alla relativa omogeneità del territorio; tale ricchezza può essere interpretabile in funzione dell'uso storico e recente del territorio operato
da popolazioni dedite ad attività agro-silvo-pastorali e
del suo successivo abbandono 9 .
L ' o b i e t t i v o d e l l a scelta t e m a t i c a del M u s e o
Naturalistico del Fiore nasce quindi da tali considerazioni e nell'impegno a valorizzare questa ricchezza
botanica peculiare, che trova legami molto stretti con
la tradizione culturale di quest'area10"".
24 / Biblioteche & dintorni
La struttura museale è stata progettata secondo i più
moderni criteri museologici, con l'obiettivo di favorire al massimo la ricettività e il protagonismo del visitatore, privilegiando il taglio didattico dell'esposizione. Ogni sezione rappresenta il capitolo di un viaggio
che, oltre ad affrontare i diversi temi inerenti del fiore,
consente di effettuare un approfondimento dei concetti trattati e fornisce gli stimoli per una continua verifica da parte del visitatore.
L'esposizione si sviluppa lungo i tre piani del casale
e per il futuro è prevista una sezione esterna tramite la
r e a l i z z a z i o n e di un G i a r d i n o B o t a n i c o e di un
Sentiero Natura del Fiore, al fine di stimolare all'osservazione diretta della natura, con l'aiuto delle chiavi
di lettura offerte. All'esterno è già presente un'area di
sosta attrezzata, da potenziare al fine di rendere ancor
più piacevole la permanenza al museo per un'intera
giornata; del resto il programma di visita può essere
completato con un'escursione, anche breve, lungo il
sentiero "La Scialimata" partendo direttamente dal
museo, oppure si può raggiungere il vicino bosco
monumentale del Sasseto, uno dei siti di maggiore
valore naturalistico dell'Italia centrale9*1213.
Il museo si avvale di diverse strutture di supporto: la
sala proiezioni, per poter visionare filmati sulla riserva, utilizzabile anche per seminari e corsi; il laboratorio didattico-scientifico, dotato di microscopio e binoculari per la visione delle strutture vegetali, oltre a
modellini tridimensionali componibili di fiori e personal computer e CD-TV con programmi di simulazione o di verifica a domanda e risposta; la ludoteca, in
via di allestimento con giochi didattici di società e di
manipolazione su tematiche ambientali; il laboratorio
dei Pugnaloni, dove è possibile sperimentare la
costruzione degli stessi.
Il percorso si apre con la prima sezione, situata al
piano terra, INTRODUZIONE AL MONDO DEI FIORI,
dove con l'ausilio di pannelli si anticipa sia l'importanza del fiore per l'adattamento delle piante a tutti gli
ambienti, anche i più estremi, come il deserto, la lava
solidificata o l'alta quota, sia i rapporti che lo legano
all'uomo nelle tradizioni locali; una postazione video
inoltre consente di vedere un filmato sulle fioriture
della riserva.
Proseguendo troviamo la sezione I FIORI DELLA
RISERVA NATURALE MONTE RUFENO, dove è conservata la collezione museale, attualmente costituita
da oltre 300 campioni di piante essicate, rappresentativi della flora locale, esposti in un erbario didattico a
schede estraibili, raggruppate in otto ambienti contraddistinti da colori diversi. Una legensa di color
bianco all'inizio di ogni ambiente e, soprattutto, un
sistema informatico interattivo consentono una semplice e rapida consultazione o ricerche di approfondimento sulla flora o sulle singole piante. Nelle due sale
PASSATO
troviamo pannelli che illustrano l'importanza edi
metodi di realizzazione di un erbario, oltre ad un plastico della riserva indicante i sentieri escursionistici,
le strutture ricettive e soprattutto gli ambienti stessi
della riserva (vegetazione igrofila, boschi misti mesofili, querceti, rimboschimenti, pascoli e incolti, macchia di tipo mediterraneo), rappresentati su altrettanti
pannelli riportanti per ciascuno alcune delle piante
più significative.
Salendo al primo piano troviamo la sezione L'EVOLUZIONE DELLE PIANTE con pannelli luminosi interattivi sull'origine e le caratteristiche della vita, assieme ad un modello tridimensionale di una cellula ed
un pannello sulla comparsa del fiore illustrante le
principali linee evolutive delle specie vegetali a partire dalle alghe fino alle piante con veri fiori (le angiosperme).
La successiva sezione LA MORFOLOGIA DEL
FIORE illustra l'evoluzione delle piante a fiore e la
peculiarità di tale struttura riproduttiva, attraverso
pannelli specifici e la ricostruzione tridimensionale
dell'albero dell'evoluzione floreale che descrive l'evoluzione della strùttura fiorale dalle specie più primitive come la magnolia e quelle più evolute come le
orchidee. La sezione si chiude con un gioco sulle
infiorescenze realizzato con un pannello interattivo
luminoso con lo scopo di far abbinare ad una foro di
fiori il corrispondente tipo di infiorescenza.
PASSATO
E PRESENTE
La successiva sezione INSETTI E FIORI occupa la
restante parte del primo piano ed inizia con due pannelli, ristoranti floreali, che illustrano con vignette la
capacità dei fiori di attrarre gli insetti tramite messaggi olfattivi e visivi. Anche la pianta delle piante,
modello tridimensionale animato al centro della stanza, affronta il tema della corrispondenza, a volte sclusiva, tra piante a fiore e i vari impollinatori (insetti,
uccelli, chirotteri). All'esterno, su una terrazza, sono
collocati dei pannelli in ceramica che spiegano e
descrivono, il ruolo delle api nell'impollinazione delle
piante e la singolare forma di comunicazione utilizzata per indicare alle altre api la posizione delle fonti di
nutrimento (polline e nettare). Nella sala è presente
un camino che viene utilizzato per far ascoltare storie
e leggende, testimonianza della cultura contadina
locale appartenente ad un passato non troppo lontano.
Alcuni pannelli mostrano con analogie come gli insetti abbiano nelle zampe delle strutture simili i nostri
utensili, altri illustrano la spirale perversa dell'agricoltura intensiva che elimina, tra l'altro, gra parte
degli impollinatori utili all'uomo, e la necessità rendere più ricchi e stabili gli agroecosistemi attraverso
le siepi. I temi dominanti illustrato divengono ora i
rapporti coevolutivi tra animali e fiori che hanno
indotto questi ultimi a selezionare forme e colori in
grado di attirare gli impollinatori i quali, a loro volta,
hanno sviluppato organi per guidarli sul bersaglio,
fino al sottile effetto ingannatore delle orchidee, che
attirano i pronubi fingendosi una femmina dell'insetto. Nell'ultima sala del piano si trova la grande pedana del gioco del pronubo che, sulla falsariga del gioco
dell'oca, consente di focalizzare importanti nozioni di
ecologia e verificare quanto appreso sulla coevoluzione tra piante e animali.
Salendo all'ultimo piano incontriamo subito, nella
sezione LE CURIOSITÀ NEI FIORI, il box dei profumi
che spiega come viene prodotto il profumo delle piante, le materie prime che compongono un profumo
naturale e come si estrae l'essenza. Il box, tramite
manopole estraibili, permette di apprezzare gli odori
Biblioteche & dintorni / 25
di 15 essenze vegetali dalla lavanda all'arancio, dal
gelsomino alla mimosa. Vari pannelli inoltre illustrano l'importanza della conservazione delle specie in
via d'estinzione, esempi di fiori degli ambienti proibiti, le forme floreali particolari ed infine l'orologio dei
fiori, ullustrante come diverse specie si aprano in
determinati momenti del giorno e della notte.
Il cuore dell'ultima sezione, I FIORI E L'UOMO, è
rappresentato da una margherita informatica composta da banche dati multimediali tematiche disposte su
ogni petalo: il fiore nella storia, il fiore nella religione
e nella mitologia, il fiore nel cinema, il fiore nell'araldica, il fiore nell'arte, il fiore nella medicina ed erboristeria. Dialogando con il computer, tramite un semplice sistema di finestre accessibile a tutti, è possibile
effettuare diversi percorsi approfondendo gli argomenti che interessano scegliendo tra le opzioni visualizzate.
L'ultima parte del museo è dedicata ai Pugnaloni, i
grandi pannelli realizzati con petali di fiori e foglie
eseguiti da gruppi di giovani del paese in competizione e che sfilano nella tradizionale Processione della
Madonna del Fiore. Si ripropone qui la ricostruzione
di un laboratorio per la realizzazione dei Pugnaloni,
cercando di coinvolgere il visitatore nell'atmosfera
che si respira nel periodo della festa di Mezzomaggio,
utilizzando anche una postazione video con un filmato. La sezione è completata da un'ultima banca dati su
26 / Biblioteche & dintorni
l'uomo ed il folklore, i Pugnaloni realizzati negli anni
precedenti, la storia degli stessi e le tecniche di realizzazione; un ultimo pannello interattivo intitolato "il
gioco dei colori" fornisce lo spunto per una verifica di
quanto appreso.
Il percorso museale illustrato consente un approccio
diretto con la biodiversità ed i meccanismi che la
determinano, favorisce la conoscenza degli ambienti
ma soprattutto degli aspetti biologici ed ecologici del
mondo del fiore, i suoi rapporti con il mondo animale
ed infine con il mondo dell'uomo, con le tradizioni ed
il folklore locale. Gli accorgimenti tecnici utilizzati
consentono alla struttura museale una continua evoluzione, con la possibilità di effettuare continui aggiornamenti sugli argomenti trattati e sulle nuove ricerche
in corso di svolgimento.
La ricchezza di elementi nel percorso museale e la
sua versatilità consentono di progettare diversi itinerari di visita, specifici all'interesse del visitatore. È da
sottolineare inoltre che l'intera struttura è accessibile
a disabili, con la possibilità di calibrare percorsi specifici per diversi handicap.
Tutti questi strumenti saranno sicuramente utili per
un museo che si pone come stimolo culturale per la
comunità, con le sue potenzialità per promuovere
mostre, seminari e corsi di aggiornamento su tematiche ambientali, al fine di valorizzare i valori del territorio e promuovere un atteggiamento sensibile verso
le tematiche ambientali.
Note Bibliografiche
1. Pelosi M., 1993 - Il Museo Naturalistico del Fiore
di Acquapendente (Viterbo, Italia centrale): un
esempio di museo interattivo. Atti 3° Congresso
AVICOM "Comunicare Avicom 93". Avicom,
Pordenone, pp. 99-105.
PASSATO
2. S t r a p p a f e l c i E., 1990 - I Pugnaloni
di
Acquapendente.
C o m u n e di A c q u a p e n d e n t e ,
Tipolitografia La Commerciale, Acquapendente,
pp. 47.
3. Scoppola A., Filesi L., 1993 -1 boschi di latifoglie
della Riserva Naturale Regionale Monte Rufeno
(VT). Ann. Bot. (Roma), 51 suppl. 10: 241-278.
4. Scoppola A., Picarella M.E., 1994 - Hottonia
palustris L. (Primulaceae) can stili be found in
Latium. Giorn. Bot. Ital., 128 (I): 316.
5. Scoppola A., Pelosi M., 1995 - I pascoli della
Riserva Naturale Regionale Monte Rufeno (VT,
Italia Centrale). Fitosociologia, 30 123-143.
6. Scoppola A., 1995 - Piante minacciate, vulnerabili o molto rare della Provincia
di Viterbo.
Amministrazione Provinciale di Viterbo, 159 pp.
7. I n t o p p a F., Rossi W., 1983 - Su
alcune
Orchidaceae del Lazio settentrionale. Atti Soc.
Tose. Sci. Nat., Mem., Serie B, 90: 43-88.
8. Rossi W., Intoppa F., 1988 - Andiamo, è tempo di
ammirare. Gardenia, 53: 86-90.
9. Scoppola A., Avena G., 1992 - La vegetazione
della Riserva Naturale Monte Rufeno. In: Olmi
M., Zapparoli M. (a cura di), "L'ambiente nella
Tuscia laziale. Aree protette di interesse naturalistico della Provincia di Viterbo ". Università degli
Studi della Tuscia, Union Printing Edizioni,
Viterbo, pp. 111-118.
10. Amici L., Bardelli A., Crisanti S., D'Orazio M.,
G u g l i e l m i A., La M a s a A., O b l i t e s c h i A.,
Paganucci B., Pieri N., Sugaroni L., 1991 - I
Semplici, rimedi popolari aquesiani. Comune di
Acquapendente, Aemme Grafica, Viterbo, pp. 32.
11. C o m u n e di A c q u a p e n d e n t e , D.R.I., Riserva
Naturale Monte Rufeno, 1993 - L'anne che se
vedeva solo macchia e cielo. La vita contadina nel
territorio della Riserva Naturale Monte Rufeno
nella t e s t i m o n i a n z a di un secolo di storia.
Ciclostile della Mostra, Acquapendente (VT).
12. Colletti L., 1996 - Nota sulla flora del bosco
monumentale del Sasseto (Viterbo), in: Monti e
Boschi, 47 (1): 19-22.
13. S c o p p o l a A., 1996 - Boschi della
Riserva
Naturale Monte Rufeno. In: Dinelli A., Guarrera
P M . (a cura di), 1996 - Ambienti di particolare
interesse naturalistico del Lazio. Quaderno n. 2.
Regione Lazio, Ass. Cultura; Dip. di Biologia
Vegetale, Univ. "la Sapienza", Roma.
(1) Museo Naturalistico del Fiore, Comune di Acquapendente, P.zza G. Fabrizio 17, 01021 Acquapendente (VT).
PASSATO E PRESENTE
Biblioteche & dintorni
/27
PREISTORIA E PROTOSTORIA NEL TERRITORIO DI VALENTANO
di Bonafede
Nella nostra Provincia sono attivi tredici gruppi
archeologici aderenti ai Gruppi Archeologici d'Italia
(G.A.I). Il numero è destinato però a salire qualora si
considerino altre associazioni quali gli Archeoclub o
associazioni cittadine. Una realtà questa complessa,
sottovalutata, talora sospetta, ma comunque preziosa,
se non insostituibile, e che accomuna un volontariato
cui è caro il proteggere e valorizzare il proprio patrimonio storico-archeologico nella consapevolezza, trasmessaci da Ludovico Magrini, che «il cemento ideale di una comunità è formato dalla coscienza della
propria cultura e dalla capacità che abbiamo di conservarla ed accrescerla». Tutti i gruppi G.A.I. collaborano con le autorità preposte e svolgono attività che
non sono in contrasto o in opposizione con le disposizioni legislative che regolano la materia in Italia.
Il Gruppo Archeologico Verentum (G.A.V.) di
Valentano, costituitosi nel 1986, riprende una precedente esperienza di una locale sezione del Gruppo
Archeologico Romano. L'associazione, che conta 35
soci, è nata con la finalità di valorizzazione, difendere, il patrimonio archeologico, monumentale, artistico
e culturale esistente del territorio. Di qui la necessità
di affiancare l'attività archeologica tradizionale con
studi circa l'ambiente sociale, religioso, economico,
alfine di un ampliamento delle conoscenze della storia
della comunità di Valentano. Le fonti archivistiche
hanno consentito di acquisire dati inediti circa la presenza di alcuni artisti in Valentano a partire soprattutto dal XVII secolo (Pietro Locatelli, Gaetano Vaselli
di Orvieto, Giuseppe Landi, Giuseppe Fransosi,
Pietro Padroni, Giuseppe M. Antolini) come anche il
recupero di una pregevole scultura lignea policroma
della Vergine Maria (prima metà del XVII sec.),
appartenente alla confraternita della Coroncina, la
identificazione della casa natia di Paolo Ruffini in Via
Carlo Alberto già Via della Ripa.
Le ricognizioni e raccolta dei materiali di superficie
-previo accordo con la competente Soprintendenza
Archeologica-, costituiscono però le principali attività
del gruppo cui seguono la pulitura, classificazione e
catalogazione dei materiali archeologici recuperati. Le
ricognizioni si avvalgono di un modello determinato
dalla cultura oggetto di indagine. A seconda cioè della
cultura in esame, determinate aree non vengono ricognite poiché ritenute geograficamente e topograficamente inadatte a quel tipo di economia o sistema. Con
la identificazione del sito, inizia la raccolta sistematica
o per campione del materiale archeologico, intervento
questo che comporta già un primo esame dei manufatti
in base alle tecniche, ai materiali, alle tipologie.
Le sistematiche ricognizioni hanno consentito di
Mancini
tracciare una dettagliata mappa dei siti archeologici
esistenti nel territorio di Valentano. I dati delle ricerche sono divenute infine oggetto di mostre e pubblicazioni alfine di valorizzare il territorio e il comune
patrimonio. La divulgazione, che impegna anche economicamente l'associazione, non sarebbe però facilmente attuabile senza l'apporto ed il sostegno del
C o m u n e , d e l l a B i b l i o t e c a e d e l l a Pro L o c o di
Valentano in quanto, fare cultura, appare sempre più
un lusso non più alla portata del volontariato: il
panem et circenses risultano più affidabili... in borsa.
Tra le attività attuate meritano di essere ricordate le
due mostre archeologiche allestite nelle sale della
Rocca Farnese di Valentano. La prima (ag. 1989), dal
titolo Valentano: Messaggi dal Passato - Presenze preistoriche sul territorio-, presentò e segnalò l'esistenza di
materiali litici e ceramici nel territorio di Valentano
provenienti da siti preistorici fino ad allora sconosciuti.
Parte di questi dati e materiali (gli insediamenti dell'età
del Bronzo dei Poggi del Mulino e Monte Saliette)
sono in confluiti nella successiva mostra: Vulcano a
Mezzano -Insediamento e produzioni artigianali nella
Media Valle del Fiora durante l'Età del Bronzo - (maggio-agosto 1993) la cui direzione è spettata alla dott.sa
Patrizia Petitti della Soprintendenza Archeologica per
l'Etruria Meridionale. La mostra ha impegnato il
Gruppo nell'assistenza e nella realizzazione di riproduzioni sperimentali (M. Franci, S. Pacchiarelli, L.
Rosati). La redazione del catalogo, dall'omonimo titolo
della mostra, ha visto il G.A.V. impegnato in più settori: dai disegni dei materiali (L. Albieri Zappatore) alla
fotografia (G. Ciucci), ai contributi scientifici (B.
Mancini, R. Luzi).
Una collaborazione questa che conferma, più in
generale, la validità dei gruppi archeologici e che qualifica come prezioso l'operato del G.A.V. poiché i dati
da esso forniti hanno permesso di ricostruire in modo
più vasto il contesto entro cui si è sviluppato l'abitato
dell'età del Bronzo di Mezzano. Non minore è apparso il supporto garantito in occasione della recente
apertura del Museo della Preistoria della Tuscia e
della Rocca Farnese, altrettanto significativa è stata la
decennale opera di sensibilizzazione della comunità ai
contenuti del patrimonio archeologico.
Si forniscono ora i dati sintetici di alcuni dei siti ed
insediamenti preistorici localizzati dal G.A.V. nel territorio di Valentano. Si precisa che per l'approfondimento dei contenuti analitici relativi agli insediamenti
Eneolitici e del Bronzo si rinvia al catalogo della
mostra: Vulcano a Mezzano (A. Maria Conti, B.
Mancini, C. Persiani, P. Petitti, Ricerche nel territorio
del lago di Mezzano, Viterbo, 1993, p. 45-61).
28 / Biblioteche & dintorni
PASSATO E PRESENTE
Tav. 1 - Ceramica raccolta in superficie nei vari siti della zona dei Poggi del Mulino (Valentano - VT).
1-4 Poggio Fiore; 5-10Tumuli; 11-14 Quota401; 15-17 Casale Moscini. Scala 1:2.
PASSATO E PRESENTE
Biblioteche & dintorni / 29
Tav. 2 - Monte Saliette: ceramica rinvenuta durante le ricerche novembre 1992.
1-6 raccolta posizionata; 7 saggio P US 4; 8-12 saggio U US 2. Scala 1:2.
30 / Biblioteche & dintorni
Appare utile ricordare che 1' età Eneolitica viene
compresa tra il 3000 e il 2000 a.C., quella del Bronzo,
con le sue particolari suddivisioni in Bronzo Antico,
Medio, Recente, Finale, tra il 1900 ed il 900 a. C.
Gli insediamenti e i siti di maggiore interesse sono
ubicati ai Poggi del Mulino, a Monte Saliette, al
Vallone, sul Monte Stamina. Dalla sommità di questo
ultimo sito (620 m. sul l.m.), appena in prossimità dell'abitato di Valentano, provengono una macina in pietra
a cuneo, una cuspide in selce verde, alcuni frammenti
ceramici decorati ascrivibili al Bronzo Finale.
L'area dei Poggi del Mulino, (408 m. sul l.m.) si
estende nella parte Est del territorio verentano su una
serie di colli sovrastanti la caldera di Latera (393 m. sul
l.m.) e lambiti dall'Olpeta. L 'insieme dei poggi, che si
estende per circa 1 kmq, presenta gran parte dei terreni
ad uso seminativo alternati ad incolti. I lavori di aratura, non molto frequenti e poco profondi, hanno fatto
concentrare le ricognizioni soprattutto in coincidenza
della rotazione dei fondi da pascolo a seminativo. I
materiali ceramici e litici, perlopiù in quota, dimostrano che l'intervento di bonifica operato negli ultimi
trent'anni con i mezzi meccanici non ha disperso in
modo significativo i resti degli antichi insediamenti.
Tra i materiali recuperati nell'area vanno segnalati
alcuni pendenti e/o vaghi di collana (Tumuli), il frammento di una figurina plastica zoomorfa (Castellano),
frammenti di lingotti in rame (Casale Moscini), asce in
pietra verde, lamelle in ossidiana.
Il primo sito localizzato, indicato come Quota 401,
venne segnalato nel 1988 e consentì il recupero del
f r a m m e n t o di un colatoio attribuibile all'età del
Bronzo. Il manufatto fittile, seppure di modeste dimensioni, appare utile in quanto consente di meglio precisare quale tipo di economia fosse praticata sul posto.
Nei successivi anni l'area di ricognizione venne estesa
ai contigui Tumuli, Poggio Fiore, Casale Moscini.
I Tumuli presentano una forte concentrazione di
materiali ceramici in due aree circoscritte. In particolare nell' area più a monte del terreno coltivato, sono stati
recuperati grossi e consistenti frammenti di concotto e
battuto di capanna. In associazione con questi resti è
stata raccolta una ragguardevole quantità di materiali
ceramici attribuibili al Bronzo Medio e Finale.
Poggio Fiore ha restituito un repertorio simile alla
contigua area dei Tumuli. Si notano comunque frammenti ceramici attribuibili al Bronzo Antico e Finale.
Un frammento, con cordoni plastici sovrapposti, può
essere riconducibile alla ceramica a squame tipica
dell'Eneolitico e del Bronzo Antico. Quest'ultima età è
confermata anche dal frammento di un'olla con labbro
ingrossato e decorato da una fila di ditate.
Casale Moscini è ubicato sul poggio di fronte all'area dei Tumuli ad una altezza di circa 406 m.
L'insediamento, ricognito la prima volta nell'estate
1988, sebbene presentasse il terreno incolto, permise
ugualmente la raccolta di due cuspidi in selce. Nella
ricognizione del marzo 1989, dopo la semina del
fondo, venne recuperato il frammento di una panella o
lingotto di rame, del tipo a calotta. Nelle successive
PASSATO E PRESENTE
ricognizioni furono recuperate anche una fusaiola in
metallo e, nel gennaio 1993, il frammento di una valva
di fusione in arenaria. Frammenti di panelle e lamine in
bronzo sono emerse anche nelle più recenti uscite del
1995. I frammenti ceramici più significativi sono tutti
riconducibili al Bronzo Finale (ansa a falso tortiglione
e frammento di tazza con costolature diagonali sulla
carena) e sono importanti poiché costituiscono il riferimento cronologico più diretto per gli elementi di metallurgia rinvenuti nel sito. (Cfr., E. Pellegrini, Aspetti
della Metallurgia
nel comprensorio
del Lago di
Mezzano [...], in: Vulcano a Mezzano, cit.)
Le ricognizioni sui Poggi del Mulino hanno rivelato
anche l'esistenza in loco di numerosi siti che dal
Paleolitico Medio si spingono fino all'Epigravettiano.
Le ricerche, ultimamente estese anche all'area sottostante i Poggi del Mulino, hanno consentito di individuare tre siti di età paleolitica (P. Superiore) i cui dati
confermerebbero l'ipotesi che la caldera di Latera, fino
all'ultima glaciazione, fosse antropizzata: l'area sarebbe divenuta poi luogo inospitale e quindi abbandonata
a seguito dell'innalzamento dei livelli delle acque
dovuto al clima più mite. Da questi siti provengono,
oltre alcuni nuclei piramidali, numerose lame e lamelle
in selce.
Vallone. Una ricognizione del 1987 localizzò, ai
piedi del crinale che delimita a ponente la strada statale
Castrense, un sito ascrivibile al Bronzo Antico (due
prese a bugna, il frammento di una tazza con un'ansa
ad ascia espansa). Il terreno seminato da poco mostrava
una macchia scura ben visibile nella quale si notavano
una abbondante e circoscritta quantità di frammenti
ceramici. Consistente anche la quantità dei materiali
litici che erano riconducibili per la maggior parte al
Paleolitico Superiore. Nelle successive escursioni
(1989) furono recuperati un nucleo in selce, ascrivibile
al Paleolitico Medio, ed una piccola ascia in pietra
verde di probabile età neolitica.
Monte Saliette. Il sito era noto dalla segnalazione di
V. D'Ercole ed M. Pennacchioni (Cfr. Sorgenti della
Nova, C.N.R. Roma, 1981, p. 83). Le prime ricognizione, iniziate nel 1986, non permisero alcun rinvenimento poiché il terreno lasciato a pascolo non consentiva la visibilità dei materiali. Osservazione che è
invece diventata chiara a partire dal 1990 allorché nel
fondo fu iniziata la coltura a grano. Le ricognizioni
del novembre 1992 consentirono il recupero di grossi
frammenti di concotto, ceramica con decorazione di
tipo appenninico, una macina in pietra. La tempestiva
segnalazione alla Soprintendenza Archeologica per
l'Etruria Meridionale fu seguita da uno scavo volto a
verificare la consistenza del sito. L'indagine fu condotta a fine novembre 1992 dalla Coop. ARX di
Roma unitamente al G.A.V. sotto la direzione della
dott.ssa Patrizia Petitti, archeologa, coordinatrice del
Settore Preistoria della Soprintendenza Archeologica
per l'Etruria Meridionale.
I dati relativi alla raccolta posizionata ed allo scavo
hanno evidenziato come lo spazio cronologico dell'abitato vada dall'Eneolitico al Bronzo Medio tardo.
Biblioteche & dintorni / 31
PASSATO E PRESENTE
UN AFFRESCO DELLA BASILICA DI S.FLAVIANO A MONTEFIASCONE:
"L'incontro dei tre vivi e dei tre morti"
di Giancarlo Breccola
Tra i tanti affreschi che compongono il complesso
pittorico della basilica di s. Flaviano ne esiste uno di
particolare interesse per la storia dell'iconografia
escatologica cristiana (1).
Si tratta dell 'Incontro dei tre Vivi e dei tre Morti,
realizzato nel corso del XIV secolo da un pittore di
scuola toscana.
Il dipinto, collocato nella lunetta della prima campata a sinistra entrando, era stato genericamente interpretato, fino ad alcuni anni fa, come una rappresentazione del Trionfo della Morte (2).
Recentemente invece, grazie anche alle analisi ed
alle ricerche effettuate in occasione dei restauri pittorici del 1984-1986, è stato identificato con maggiore
precisione (3).
Nell'arte figurativa italiana del medioevo si possono
rilevare tre soggetti fondamentali riguardanti la morte:
l'Incontro dei tre Vivi con i tre Morti; la Danza
Macabra e il Trionfo della Morte.
Sorti in epoca relativamente tarda, questi temi scaturivano dalla nuova concezione di una morte patetica
ed individuale, codificata dalle esigenze di quell'ars
moriendi che si andava allora diffondendo in tutta la
comunità cristiana.
Nel primo di questi soggetti tre giovani principi,
tornando da una caccia al falcone, s'incontrano con
tre defunti ormai putrefatti che dalle loro bare li
minacciano: "Eravamo quali voi siete, sarete quelli
che siamo". Il tema, tratto da una leggenda di origi-
32 / Biblioteche & dintorni
PASSATO E PRESENTE
ne orientale, si diffonde in occidente nel corso del
secolo XIII, attraverso i poemi di Baudoin de Condé
e di Nicolas de Margival, diventando uno dei soggetti preferiti dai predicatori francescani e domenicani.
Questa forma iconografica compare per la prima
volta in Italia nel corso del XIII secolo.
A M e l f i , p r e s s o F o g g i a , nella c h i e s a di s.
Margherita si trova un affresco del 1225 che già lo
propone (4).
Il numero dei personaggi raffigurati non è sempre
costante, qualche volta, come nella cattedrale di Atri,
si riduce a due (la datazione di questi affreschi oscilla
tra il 1250 ed il 1280).
Forse l'iconografia della cavalcata dei Magi contribuì a fissare il numero di tre, dato che, durante il XV
secolo, i Vivi sono sempre raffigurati come tre nobili
cavalieri.
Anche i tre Morti, concepiti come alter ego dei tre
personaggi, sono spesso coronati.
Talvolta essi rimangono distesi nelle loro bare, altre
volte assumono atteggiamenti minacciosi come nell'affresco di La Ferté- Loupière, nel Libro di Casa di
Hausbuchmeister, in una immagine esistente ad Hai
in Belgio ed in una miniatura delle Très Riches
Heures del duca di Berry.
I pittori italiani introducono nel gruppo l'anacoreta
egiziano s. Macario che addita ai giovani cacciatori i
tre morti. La figura dell'eremita risulta significativa in
quanto costituisce un quarto incontro che, pur sottolineando l'ammonimento, con il suo invito alla riflessione tranquillizza l'anima e lascia intravedere la possibilità della salvezza.
La scelta dell'anacoreta s. Macario è dovuta all'episodio che lo vede intento a far parlare un teschio toccandolo con la mano, quindi già dedicato a simili
esperienze; ed inoltre l'idea di raffigurare dei corpi in
stato di putrefazione appartiene a quel tipo di religione pi" austera, riferibile all'ascetismo cristiano, che
disprezza la vita ed è ostile alla bellezza ed alla felicità.
Nell'affresco del cimitero di Pisa i tre cadaveri
mostrano ognuno un diverso grado di decomposizione, secondo gli stadi conosciuti in oriente già da
tempo: il primo, morto da tre giorni, non sembrerebbe
un defunto se non mostrasse un ventre gonfio di gas;
il secondo, morto da tre mesi, appare sfigurato, marcescente, e ancora coperto da brandelli di carne; il
terzo, morto da tre anni, risulta ormai ridotto allo
stato di scheletro mummificato.
3) Battistelli, Cristina, Alcuni affreschi della chiesa
inferiore
di s. Flaviano
a
Montefiascone.
Contributo per la pittura Romana del principio del
Trecento, in A n n u a r i o d e l l ' I s t i t u t o di Storia
dell'Arte, Università degli Studi di Roma "La
Sapienza", a.a. 1981-1982; Tiberia, Vitaliano, La
B a s i l i c a di San F l a v i a n o a M o n t e f i a s c o n e Restauri di affreschi: ipotesi, conferme, Todi,
1987.
Facendo ora riferimento all'affresco di s. Flaviano,
purtroppo parzialmente distrutto nel XV secolo da
un'aggiunta architettonica, possiamo trarre delle conclusioni.
4) Ciasca, Raffaele, La rappresentazione della Vita e
della Morte nella "Laura" di Santa Margherita
sul Vulture, in II dolore e la morte nella spiritualità
dei secoli XII e XIII, Todi, 1967.
Il soggetto rappresentato corrisponde in tutti i particolari alla forma iconografica de l'Incontro dei tre
Vivi con i tre Morti: s. Macario, l'ammonimento nel
cartiglio PENSATE QUOD ESTIS ET QUOD NON
VITARE PODESTIS, i tre nobili, i tre cavalli, il falcone, e i due cadaveri visibili raffigurati a differenti
livelli di decomposizione; purtroppo liimmagine del
terzo morto, probabilmente giacente nella bara, è stata
distrutta con la relativa parte d'affresco.
Concludo dando alcune indicazioni sull'iconografia
degli altri due temi appartenenti all'escatologia cristiana in Italia e cioè sulla Danza macabra e sul
Trionfo della morte.
Verso la fine del medioevo il tema dei tre vivi e dei
tre morti si espande nella "Danza macabra" dove,
alternati a cadaveri decomposti, si tengono per mano i
rappresentanti di tutte le classi sociali, uniti nel tragico ballo che li accomuna.
Il Trionfo della Morte, successiva evoluzione dello
stesso soggetto, presenta 1' apocalittica scena di un
cadavere che, in sella ad uno scheletrico cavallo, travolge al galoppo una moltitudine di personaggi simboleggianti l'umanità, con evidenti riferimenti all'iconografia dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse.
Note
1) Ariès, Philippe, L'uomo e la morte dal Medioevo a
oggi, Laterza, 1985; Réau, Louis, ESCATOLO- v
GIÀ: Il mondo cristiano, in AAVV, Enciclopedia
Universale dell'Arte, voi. IV, Firenze, 1971.
2) Van Marie, Raimond, Paintings of the begginning
of the fourteenth
century in the church of s.
Flaviano at Montefiascone,
in Art Studies, 3,
1925; Cao, Piero, La c h i e s a l o m b a r d a di s.
Flaviano a Montefiascone, Viterbo, 1938.
PASSATO E PRESENTE
Biblioteche & dintorni / 33
GOETHE E IL VIAGGIO IN ITALIA...
PASSANDO PER IL LAGO DI BOLSENA
di Antonio
Quattranni
Del suo Viaggio in Italia, oltre alla ben nota versione scritta, Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) ci ha
lasciato una vastissima documentazione iconografica
costituita dai suoi numerosissimi schizzi e disegni di
panorami, scorci e monumenti che costituiscono una
ricca antologia di immagini italiane. Pare siano oltre
millecinquecento i fogli con "disegni eseguiti a sud
delle Alpi". In essi troviamo la testimonianza dello
sforzo di ricerca e raccolta del dato reale dell'occasione visiva offerta dal viaggio. Il paesaggio, che lo
avvolge caldo e inebriante, è visto e fermato nelle sue
forme reali, contornato da un insieme di linee che al
tempo stesso sono esercizio e studio di quella "linea
italiana" che particolarmente affascinava lo spirito
artistico del viaggiatore.
Anche nelle lettere che l'autore del Werther scrisse
principalmente durante i primi mesi del soggiorno in
Italia, ritorna costantemente il tema del rapporto tra
arte e natura e di esso lo colpisce l'armoniosa sintesi.
Questo aspetto divenne praticamente la chiave di lettura della "bellezza" dell'Italia.
Con ogni p r o b a b i l i t à d u n q u e , nel r e d i g e r e il
Viaggio, oltre al suo taccuino di appunti, Goethe rivisitò l'Italia (si potrebbe dire la sua Italia) sfogliando
proprio quelle immagini che aveva colto in maniera
diretta soprattutto durante il soggiorno romano.
Vissuto come fuga e ansia culturale allo stesso
tempo, il passaggio delle Alpi, verso la solarità e la
classicità mediterranea, fu dal poeta stesso ritenuto
una vera e propria "rinascita". Eppure, benché la partenza da Karlsbad, il 3 settembre 1786, fosse avvenuta improvvisamente e nel gran segreto (aveva anche
un passaporto falso), Goethe già da qualche anno
meditava il viaggio italiano, tant'è che già alla fine
del 1783 aveva chiesto all'amica Charlotte von Stein
"carte geografiche dell'Italia". Egli era già un letterato di successo e, a soli 37 anni, rivestiva cariche di
grande rilievo nel ducato di Weimar essendo consigliere segreto del duca e presidente della camera, ma
una profonda crisi esistenziale mista all'insoddisfazione, forse per le numerose opere letterarie avviate e
non ancora concluse, lo spingeva alla romantica
avventura del viaggio; più alla ricerca di stimoli
fecondi che di serenità. Più che itinerario, il viaggio si
trasformò in un lungo soggiorno italiano.
Nel viaggio di andata, dopo aver visto Venezia e
Firenze, attraversò l'Umbria dove percorse a piedi il
tratto da Assisi a Foligno, proseguendo poi per Civita
Castellana. Goethe giunse a Roma il 29 ottobre e si
J.W. Goethe
fermò nella città eterna per circa quattro mesi prima
di proseguire per il sud della penisola.
Dopo aver visitato la Campania e la Sicilia con una
lunga serie di spostamenti compiuti durante quasi
tutto il 1787, ritornò a Roma da dove ripartì per la
Germania, dopo circa dieci mesi, all'alba del 24 aprile
1788. Al ritorno Goethe seguì invece il percorso della
Cassia. Così, dopo Monterosi e Ronciglione giunse a
Viterbo. Il giorno seguente, 25 aprile, giunto a
Montefiascone si scoprì alla sua vista il panorama del
lago di Bolsena.
Arrivato a Bolsena, egli vi si fermò per una breve
sosta e disegnò alcuni scorci del borgo medievale, in
particolare il suo estro pittorico fu attratto dalla slanciata rocca Monaldeschi della Cervara che sovrasta
l'abitato. Oltre ai disegni, non abbiamo annotazioni
letterarie riguardanti il lago. Da Bolsena proseguì
quindi per Acquapendente e poi, passato il ponte sul
Paglia, la Toscana. Il 27 era a Siena e per arrivare a
Firenze impiegò altri due giorni. Il percorso si concluse con il rientro a Weimar il 18 giugno 1788.
Nel viaggio di ritorno Goethe era accompagnato da
un suo amico, il compositore e virtuoso pianista
Cristoph Kayser. Alla conclusione dell'esperienza italiana, periodo in cui aveva disegnato moltissimo,
Johann Wolfgang Goethe riconobbe però, come egli
stesso scrisse, che il suo "vero destino è quello di
scrittore". Una riflessione che colpisce in proposito la
troviamo verso la fine del suo Viaggio in Italia quando scrive: "Nei dieci anni che saranno tutt'al più concessi al mio lavoro, dovrò dunque coltivare questa
capacità e produrre qualcos'altro di buono, dappoiché
il giovanile ardore mi ha permesso di raggiungere
senza molto studio qualche risultato. Dal mio lungo
soggiorno a Roma avrò tratto il vantaggio d'aver
rinunciato definitivamente all'esercizio delle arti figurative".
PASSATO E PRESENTE
34 / Biblioteche & dintorni
UN PIATTO, UNA STORIA: IL "TUKORY"
di Sergio Simiele
Quasi per caso ho l'occasione di avere tra le mani
un piatto di ceramica bianca, decorato con figure
scure, produzione di una nota fabbrica di Gien, cittadina francese situata sulla riva destra della Loira, premiata con medaglia d'oro all'esposizione universale
di Parigi del 1855.
Il piatto, del diametro di 20 cm, ha l'orlo finemente
decorato con motivi floreali ed a trofei (cannoni, spade,
pistole, asce, tamburi, trombe, ecc.). Sul fondino in alto
appare la scritta Garibaldi e, sotto, Combat de Milazzo Le vapeur TUKERY faitfeu sur la cavalerie napoietaine
- N° 6. Nel centro è quindi raffigurato un episodio dell'impresa dei Mille e precisamente la conquista della città
di Milazzo, avvenuta il 20 luglio 1860. Probabilmente
l'artefice si ispirato al disegno pubblicato a pag. 130 del
periodico Illustration del 1 settembre 1860.
PASSATO E PRESENTE
Verso del piatto, marca di fabbrica.
Oltre che su questo piatto anche su dipinti e litografie dell'epoca, che rappresentano questa battaglia,
appare sempre una nave. Ma, viene spontaneo domandarsi: "Che nave era?"
Era una corvetta in legno con propulsore a ruote,
armata di otto cannoni, che aveva servito sotto la
Marina Napoletana col nome di "Veloce". Questa
unità, al comando del C.F. Amilcare Anguissola (di
famiglia piacentina trapiantata a Napoli), dopo aver
scortato il vapore francese "Bresil" con 800 uomini
del I Reggimento di linea di rinforzo alla guaringione
di Milazzo, che dava segni di infedeltà, diresse su
Palermo. Entrò in rada, avendo all'albero di trinchetto
"bandiera di parlamento": era il 10 luglio 1860.
Il conte Anguissola d'Altos si presentò a bordo del
"Maria Adelaide" all'ammiraglio Persano, per mettersi sotto il suo comando e poter così inalberare la bandiera italiana. Il Persano spiegò che, purtroppo, non
poteva ricevere lui e la sua nave, senza compromettere il proprio governo e lo consigliò di offrire il
"Veloce" a Garibaldi, assicurandogli che "sarebbe
stato ricevuto con l'accoglienza dovuta al gran sacrificio c h ' e i stava per c o m p i e r e in prò d e l l ' I t a l i a "
(Persano C. di Pellion, Diario privato politico-militare dell'ammiraglio Carlo di Persano nella campagna
navale 1860-61, Voi. 1, Torino, 1869, p.77).
Garibaldi, è ovvio, fu assai soddisfatto; salì a bordo
e fece subito issare la bandiera sarda prescritta per le
unità della Marina siciliana, si complimentò con gli
ufficiali, abbracciò il comandante e tenne un discorso
all'equipaggio, garantendo, a chi lo avvesse preferito,
la possibilità di ritornare a Napoli. Quasi tutti gli ufficiali rimasero; della bassa forza, invece, 138 partirono
e 41 restarono.
Al "Veloce" Garibaldi cambiò nome ribattezzandolo "Tukory" in ricordo del giovane eroe ungherese
Biblioteche & dintorni / 35
Luigi Tukory, deceduto a seguito delle ferite riportate
nella conquista di Palermo.
Era la seconda volta che quella nave si trovava a
militare con forze rivoluzionarie siciliane perché,
acquistata in Inghilterra nel 1849 dal governo rivoluzionario siciliano dell'epoca che le aveva cambiato il
primo nome di "Wectis" in "Indipendenza", era stata
successivamente sequestrata a Marsiglia e consegnata
al governo borbonico, nella cui flotta venne iscritta
col nome di "Veloce". '
Dopo la defezione dell'Anguissola, i suoi fratelli,
ufficiali nell'esercito napoletano, chiesero con una
patetica lettera, ma invano, di riscattare l'onta caduta
sul loro nome servendo, come semplici soldati, a
Milazzo. Di fatto, però, Francesco II, dopo l'abbandono del conte Anguissola, non ebbe più fiducia nella
flotta e richiamò precipitosamente le unità dislocate in
Sicilia, facilitando in tal modo a Garibaldi prima il
fatto d'arme di Milazzo, poi la traversata dello stretto.
L' 11 luglio la "Tukory" effettuò la sua prima missione catturando due piccole navi mercantili: il "Duca
di Calabria" e 1' "Elba" a bordo delle quali si trovò
scarso materiale e di poca importanza, inoltre gli
equipaggi non vollero passare con i garibaldini.
Neil'organizzare i movimenti delle truppe e lo
schieramento per la battaglia di Milazzo, Garibaldi
tenne presente che le caratteristiche specifiche del
luogo permettevano di valorizzare anche un apporto
Luigi Tuckory,
dell'Ammiraglio.
ungherese,
caduto combattendo
al
(Civica Raccolta delle Stampe, Milano).
Ponte
36 / Biblioteche & dintorni
dal mare al combattimento. Decise, perciò, di servirsi
delle artiglierie del "Tukory" per sostenere l'estrema
sinistra del proprio schieramento: la nave "doveva
impedire coi suoi fuochi qualunque sortita da Milazzo
dal lato del mare" (Così il Medici in un suo rapporto
pubblicato da Agrati, C., Da Palermo al Volturno,
Milano, 1937).
In questa posizione la "Tukory", comandata dal
Tenente di Vascello Dionisio Liparaghi, un vecchio
ufficiale della Marina veneta del '48, aveva una propria funzione dovuta alla mobilità che offrivano le
artiglierie di bordo.
Ebbe inizio la battaglia, le cui sorti furono a lungo
incerte e mentre i garibaldini subivano gravi perdite
(circa 800 tra morti e feriti contro i 300 dei Borboni),
le truppe nemiche erano in moto lungo la riva del
mare sul golfo accidentato di Milazzo dove, appunto,
si trovava la corvetta. Garibaldi, con l'intuito di stratega che lo caratterizzava, vide in questa nave l'apportatrice di vittoria. Affidò i suoi uomini al comando del
generale Giacomo Medici e, recatosi a bordo del
"Tukory", fece dirigere il fuoco contro una colonna di
cavalleria e fanteria borbonica riuscendo a scompigliarla. Quindi ordinò che l'unità si portasse all'ingresso del porto per sostenere l'assalto finale delle
truppe di terra ed opporsi ad un eventuale attacco dal
mare, in aiuto al colonnello Bosco, comandante il presidio di Milazzo.
Quest'ordine, però, venne disatteso, non sappiamo
se per mala volontà dell'equipaggio e per il parere
contrario degli ufficiali, o per l'effettiva impossibilità
di eseguirlo a causa dello sfondamento di uno dei due
cilindri della macchina motrice, che comportò la perdita di molto vapore e la conseguente riduzione di
potenza e manovrabilità. Al rientro che, secondo
quanto narra il Medici, avvenne la sera stessa quando
la città era stata già conquistata, ci fu un violento
scontro tra Garibaldi, che non voleva sentire ragioni, e
il Liparaghi, accusato di non aver eseguito l'ordine
PASSATO E PRESENTE
ricevuto. Solo tre successivi consigli di guerra salvarono quest'ultimo dalla fucilazione.
Dopo quel 20 luglio, il "Tukory" restò immobilizzato nel porto di Milazzo per i danni subiti all'apparato motore; parte dei suoi cannoni vennero sbarcati nel
timore di perderli con la nave. Poi l'unità tornò a
Palermo e, sotto la guida del nuovo comandante, T.V.
Giuseppe Piola della Marina Sarda, fu riparata ed
armata con nuovi cannoni venuti da Genova; le macchine, però, erano rimaste nelle stesse condizioni.
Tuttavia si ebbe l'ardire di tentare una sorpresa notturna in una base nemica: la cattura del vascello
"Monarca" nel porto di Castellammare di Stabia. A
mezzanotte del 13 agosto il "Tukory" era innanzi al
porto nemico. Una serie di imprevisti e di cambiamenti impedì il successo della spericolata operazione,
ma la fortuna fece sì che la corvetta potesse riprendere la via di Palermo, pur con morti e feriti a bordo.
L'impresa di Castellammare di Stabia non fu un
completo insuccesso perché si concluse senza la perdita della nave e con un grande effetto morale sui
Borboni: la guerra veniva a bussare alle porte di
Napoli.
Troviamo, infine, il "Tukory" a Napoli nel rapporto
che il C.F. B a l d i s o t t o , d i r e t t o r e dei R. Legni
dell'Amministrazione siciliana, faceva in data 23
ottobre 1860 all'Ammiraglio Persano sulla composizione della flotta siciliana. Infatti tale unità risulta
ancorata nel porto di Napoli sotto riparazioni per aver
guasto il fondo del cilindro destro.
U n ' u l t i m a curiosità: parte d e l l ' e q u i p a g g i o del
"Tukory" fu imbarcato sull' "Ercole", un piroscafo
appartenuto alla Marina Napoletana, che naufragò la
notte del 5 marzo 1861 con a bordo 87 persone, tra le
quali il g r a n d e I p p o l i t o Nievo, v i c e i n t e n d e n t e
dell'Intendenza Garibaldina di Palermo.
Come si vede le "vie" della storia sono davvero...
infinite: basta anche un piatto, un semplice piatto!
Cavalieri napoletani, messi in fuga dal bombardamento della nave Tuckóry. (Disegno dal vero dell' Illustration).
PASSATO E PRESENTE
Biblioteche & dintorni / 37
PER VITERBO... AL VIRTUALE GRAFFIO DOPO GRAFFIO,
REALTÀ RACCONTATA E RIPRODOTTA
di Chiara Balestra
ncidere dei segni con uno strumento
appuntito, su una superficie liscia, è
pratica antichissima dell'uomo di "sempre". E' probabilmente il primo mezzo
d'espressione, il primitivo tentativo di
comunicazione che l'uomo ha utilizzato. Ad incisione o graffito sono state eseguite la maggior parte delle figurazioni preistoriche su ossa, pietra
o pareti di grotte; inciso è spesso il disegno di supporto alla decorazione policroma, come nei vasi greci a
figure nere o i motivi decorativi della ceramica. Lo
"stilare" è tecnica ricorrente anche nella pittura vascolare e parietale del mondo antico e in età Romana e
Medievale, quando si scriveva e si disegnava indifferentemente con "penne" su pergamena o con uno stilo
su tavolette d'argilla o cera.
Poi, con la decorazione dei manufatti in metallo,
l'arte dell'incisione si manifesta in tutte le sue molte-
plici possibilità tecnico-espressive; va infatti considerata alla base delle tecniche di lavorazione della
toreutica antica e della oreficeria medievale come il
bulino, il cesello, l'agemina, il niello e le varie applicazioni policrome, come lo smalto e l'intarsio, tecniche che con il tempo si affinano e si perfezionano.
Ciste, vasi, specchi, armi, venivano decorati a sbalzo,
a cesello a niello, ma frequentissima era anche la sola
decorazione a bulino di complesse ed articolate composizioni, come sul retro degli specchi etruschi, dove
malgrado la difficoltà e la limitatezza del "mezzo"
che consente il solo disegno a tratto tracciato scavando nel metallo, le scene raffigurate rivelano una stupefacente sicurezza e scioltezza di mano. L'arte tardo
Ellenistica e poi la Bizantina saranno depositarie di
questo patrimonio tecnico che rifluirà in occidente
con l'attività delle officine Carolinge ed Ottoniane,
specializzate nella lavorazione dei metalli.
1. Picasso, "Cavaliere e nudo" incisione su lastra di terracotta, 1968 (Vallauris, Galerie Madoura). Così come i preistorici, l'artista ripete i
gesti per "documentare" una immagine-messaggio.
38 / Biblioteche & dintorni
PASSATO E PRE
2. "Il Matto, l ' E r e m i t a , La
C a s a di D i o " , c a r t e da
g i u o c o ( " T a r o c c h i di
Carlo VI"), del sec. XV.
Parigi, Biblioteca Nazionale.
La conoscenza delle tecniche metallurgiche fa dell'oreficeria l'arte per eccellenza di tutto il Medioevo,
fondamentale per il tirocinio dell'artista, svolto in una
bottega diretta quasi sempre da un maestro orafo; non
a caso grandi protagonisti del Rinascimento come
Ghiberti, Brunelleschi, Donatello o Cellini si sono
formati alla scuola di maestri orafi; importante per lo
sviluppo dell'arte rinascimentale è stato infatti il recupero e l'affinamento dei mezzi e dei procedimenti tecnici relativi alla lavorazione dei metalli, dallo sbalzo
alla fusione a cera perduta, al cesello e al niello.
Proprio dalla pratica del niello, consistente nell' incidere a Bulino il disegno sul metallo e nel riempire
poi il solco con una pasta nerastra composta da rame,
piombo, argento, borace e zolfo detta "nigellum" con
lo scopo di decorare i metalli, sembra sia nata l'arte
dell'incisione calcografica.
Si pensa a prime fortuite e un po' casuali esperienze
di bottega analogamente a quanto sarebbe accaduto al
fiorentino Maso Finiguerra a cui il Vasari attribuisce
l'invenzione dell'incisione calcografica, avvenuta,
stando alla versione un po' aneddotica dello storico
aretino per caso, infatti, una lavandaia avrebbe suggerito all'artista l'idea di trasferire su carta l'impronta
dei suoi nielli per verificarne l'effetto, versione questa
non confermata da una precedente diffusione di stampe nordiche, ma non si può certo escludere la possibilità che la "scoperta" sia avvenuta indipendentemente
in tempi e luoghi diversi; la presenza di incisioni è
infatti documentata anche a Viterbo già dal 1379, si
tratta di carte utilizzate per il gioco, per Firenze la
data è più tarda, ma sembra fossero già precedentemente diffuse a Venezia e in alcune città tedesche.
Vasari comunque conferma e sottolinea la filiazione
di una tecnica dall'altra, ricerca e sperimentazione,
sviluppo dell'arte per accumulo di esperienze, caratte-
r i s t i c h e t i p i c h e d e l l ' a r t i s t a i t a l i a n o del p r i m o
Rinascimento.
Strettamente connessa con la tecnica dell'incisione
è l'impiego di forme e matrici riutilizzabili, che si
serve dell'intaglio, un'incisione più profonda con
asportazione di materiale, per ricavare forme in rilievo, positive o in cavo, negative, atte a produrre
impronte o impressioni identiche su oggetti distinti;
tra questi il più antico è forse quello dello stampo,
ricavato in materia refrattaria o nella pietra, per la
fusione di oggetti in metallo pieno; stampini con disegno di ornato in sequenze ritmiche erano destinati alla
decorazione ripetuta nella ceramica; stampi e punzoni
servivano invece a marcare anfore, vasi, tegole e mattoni, di determinate produzioni; un'altra tecnica finalizzata alla riutilizzazione della stessa matrice è quella
del sigillo, forma intagliata in negativo su piccoli
cilindri di pietra dura, sostituita poi da legno o metallo, utilizzata anche come anelli e timbri.
Procedimenti questi che non possono considerarsi
precedenti dell'arte della stampa calcografica che è
tecnica di produzione e non di riproduzione, ma certamente possono arricchire il patrimonio di esperienze
di cui si avvarrà l'arte incisoria nello sperimentare
nuove tecniche.
Sembra che già gli uomini del periodo Neolitico
usassero imprimersi sulla pelle disegni geometrici
mediante una tavoletta di legno intagliato, a matrici
lignee venivano eseguite dagli Egizi alcune decorazioni a motivo ricorrente su sarcofagi; ancora più diffuso era l'utilizzo nella decorazione delle stoffe, ma a
partire dalla fine del XIV secolo il procedimento a
impressione mediante matrici lignee viene applicato
ad un nuovo supporto, la carta, prodotta in Cina intorno il 105 d . C . ' , d i f f u s a s i solo alla metà del
Quattrocento probabilmente proprio per soddisfare gli
PASSATO E PRESENTE
sviluppi dell'arte grafica. Nasce così e si sviluppa presto specialmente in Germania la nuova arte della silografia, all'origine di tutte le successive applicazioni
della grafica moderna. Vengono rappresentate in prevalenza immagini sacre, usate come mezzo di devozione, ma non mancano figure profane e satiriche, tra
i primi e più diffusi prodotti della stampa silografia
sono le carte da gioco, i cosiddetti "naibj". L'elevato
numero di esemplari ottenibile dalla stessa matrice
garantiva un prezzo modico, idoneo a soddisfare la
vasta richiesta popolare, ed una ampia diffusione.
L'uso di queste carte da gioco è confermata a Viterbo
da una cronaca manoscritta ancora conservata negli
archivi: «Anno 1379, fu recato in Viterbo el gioco
delle carte che venne de Serasinia e chiamarsi tra loro
Naib..2» Il cronista è Giovanni di Iuzzo di Covelluzzo
e ci propone Viterbo come tappa importante della
lunga storia delle immagini e della rappresentazione,
un punto cardine di un viaggio che ancora oggi continua a rinnovarsi ed evolversi tecnicamente ed iconograficamente. Purtroppo rari e tardi sono gli esemplari
conservati in Italia.
Alle sole raffigurazioni, verranno accostati brevi
testi didascalici, in seguito si intaglieranno singoli
caratteri tipografici, riutilizzabili singolarmente in
contesti diversi, i cosiddetti "caratteri mobili".
Ciò che determinò alla metà del Quattrocento l'invenzione della stampa, non fu una "nuova scoperta",
ma un originale applicazione tecnica, attuata gradualmente, l'uso della carta, lo sviluppo della silografia,
l'introduzione del torchio e i caratteri mobili sono le
tappe di un percorso che porteranno anche a Magonza
dove nel 1455 Gutenberg 3 stampa la sua celebre
Bibbia4.
Tanti sono i vari "Maestro" a noi noti per le loro
incisioni spesso identificabili proprio in relazione alle
caratteristiche delle loro opere, come molti sono
anche i grandi artisti che si sono avvalsi di questa
"nuova" tecnica espressiva, come Durer, Botticelli,
Mantegna, Picasso, Munch, De Chirico e tanti altri.
Alla stampa "d'invenzione" che infrange il concetto
di unicità dell'opera d'arte, segue quella di "traduzione", che anticipa di quattro secoli la fotografia e permette di riprodurre in più copie con procedimento
meccanico, la traduzione grafica di un originale artistico. La differenza tra stampa "d'invenzione" e di
"traduzione" è sintetizzabile in un passo del Vasari,
dove rivela l'importanza del nuovo mezzo che ha consentito la divulgazione: "di molte storie et opere di
maestri, e dato comodità di vedere le diverse invenzioni e maniere de' pittori". La battaglia di Cascina
che il Cellini definisce "scuola del mondo", purtroppo
andata perduta, è a noi nota solo grazie a riproduzioni
di incisori che come Marcantonio Raimondi, "traduttore", vedevano in Michelangelo un modello indiscusso e insuperabile di stile; Jaques Callot traccia un
ritratto completo della Firenze di Cosimo II, tramandandoci visivamente, in circa trecento lastre grazie ad
un segno scattante, sottile e delicato usi e costumi di
Biblioteche & dintorni / 39
3. "Viterbino", moneta medievale viterbese (incisione da: G.
Coretini, Brevi notizie della città di Viterbo, Roma, 1774).
una corte toscana del Seicento, così l'incisione assume anche caratteristiche proprie della documentazione.
L'incisione non rappresenta una pratica artigianale
o di supporto alla pittura, ma si sviluppa autonomamente ed ha rapida diffusione in una fase di grande
impulso della sperimentazione tecnica; nasce soprattutto dalla costante e appassionata applicazione all'esercizio del disegno, fenomeno caratterizzante l'attività artistica del Cinquecento, è un "disegno" che va
considerato come momento creativo, manifestazione
completa dell'idea. L'incisione vive nel "segno", e
tende tramite innovazioni ad adeguare le proprie
capacità espressive alla sempre più elaborata forma
grafica e pittorica, divenendo spesso mezzo proprio
del pittore-incisore per la divulgazione delle sue idee.
Radici antichissime per un'arte che risponde ad esigenze proprie della cultura moderna come informazione, divulgazione e illustrazione. Al compito divulgativo accosta quello elaborativo di nuove forme ed
introduce nuove tematiche ampliando il comune patrimonio iconografico.
Rappresentare, produrre, proporre esigenze dell'uomo sensibile e creativo, che sperimenta prova inventa
nuove "tecniche", rincorrendo "virtute et conoscenza". Graffire, incidere stilare, fissare, un'immagine
riproducendola, o comunque esprimere una sua visione, un attimo di realtà, rappresentata al meglio, com'è
stata vista. Nel lungo cammino dell'arte ci sono stati
momenti in cui gli artisti hanno scoperto e sperimentato mezzi per riportare con esattezza, sulla tela, sul
muro, nella pietra, nei metalli o nel legno le emozioni
spaziali ricevute dalla realtà.
Riportare su una superficie piatta un qualcosa di
consistente tridimensionale è un'esigenza antica;
tappa importante è l'incontro con le leggi scientifiche
che guidavano l'occhio e la mano dell'artista come
Piero della Francesca un Cristo6, flagellato sul fondo e
figure in primo piano scandiscono ritmi e volumi. Già
Giotto istintivamente aveva intuito il fluire delle linee,
un gioco di equilibri tra staticità e dinamismo, forme
vere, c h i a r o s c u r i sapienti; I giganti 7 , di Giulio
Romano ci travolgono nel loro turbine; e Paolo
Uccello ne la Battaglia di S. Romano8 propone magistralmente un racconto colto da diversi punti prospettici, visione reale in un'atmosfera irreale dove cavalli
40 / Biblioteche & dintorni
4. Marca tipografica delle note edizioni volpi-cominiane di
Padova del 1700.
e cavalieri sono quasi robots autonomi pur nell'azione
comune dello scontro, dove anche noi ora siamo partecipi; Andrea Mantegna nella camera degli sposi 9
dilata, sfonda illusionisticamente, le nuvole sul cielo
a z z u r r o ci r i l a s s a n o ; sulla volta a botte 1 0 di
Sant'Ignazio, Andrea Pozzo sconfina verso il cielo
"moltiplicando" lo spazio, costruendo pittoricamente
finte architetture, trascinando nel vortice dell'esaltazione lo spettatore, con un effetto coinvolgente e bizzarro tipico del Barocco.
L'uomo-artista ha inventato strumenti, macchine per
meglio capire la collocazione delle cose nello spazio e
nella luce fra osservatore e linea d'orizzonte, ha prestato particolare attenzione alle variazioni cromatiche
luce-colore, a supporto della finzione tridimensionale,
come nell'arte fiamminga, e come nel Cenacolo, di
Leonardo dove l'effetto reale-tridimensionale è avvolgente, le finestre aperte sul fondo e la tavolata in
primo piano spingono e coinvolgono.
Sempre realtà reale nella rappresentazione pittorica
dell'uomo artista sensibile e attento, è infatti realistico
e presente il "toro" delle grotte di Lascaux' 2 dove è
stato immortalato 20.000 anni fa con tutta la sua
essenza fisica.
Immagine realistica nella riproduzione fedele e
verosimile, ma reale è anche l'impressione di un
momento degli impressionisti di fine ottocento, dove
nel verde si respira il profumo dell'erba o come nelle
pennellate fatte di colore di Van Gogh' 3 che ci immergono nel campo di grano o ci portano nella sua camera e ci siamo quasi seduti sulle arancioni sedie di
paglia intrecciata; e la polverosa atmosfera e la pacata
commozione del Quarto Stato14 di Pelizza da Volpedo
è destinato a superare i limiti del quadro e giungere
altrove; e negli spigoli deformati del Guernica15
abbiamo sofferto con Picasso, che e arrivato ad estrapolato il gesto dalla forma della realtà, il suo segno è
anche una scia luminosa un "segno dal fuoco", e ci
fanno un po' male i tagli16 di Fontana.
Impressioni, sensazioni, espressioni reali... uomo,
mezzi e macchine.
PASSATO E PRE
A n c o r a un grande salto... scatola nera, lastra
impressionata, taumatropio", le immagini si muovono, singole e in rapida successione...arriva il cinematografo con i Lumière' 8 una banda di celluloide porta
l'immagine che viaggia, si muove... e l'impronta di
Armstrong è nelle nostre case, piccoli passi, la diretta
televisiva ci trasmette la contemporaneità degli avvenimenti, l'occhio della telecamera è il nostro occhio,
moltiplica le immagini; la video-registrazione e gli
spot pubblicitari propongono e impongono messaggi
e immagini create-ricreate verosimilmente appositamente per dato input, riprese "incise" su un nastro e
riproposte da uno schermo piatto, ripetute e trasmesse
via etere, via satellite, e antenne captano onde che
sono immagini.
Il quadro, la tela, l'affresco diventano video, ancora
una superficie liscia e vuota, ancora sperimentazioni,
ecco che i mezzi e le tecniche si moltiplicano nella
mente e nelle mani dell'uomo in un rinnovarsi ed
evolversi frenetico e irrefrenabile, si crea, si inventa;
il segno rivive n e l l ' e n e r g i a nuova e il sogno di
Marconi supera il reale, dal video, nel video la realtà
simulata è verosimile; così cambiano i meccanismi di
5. "Sacra famiglia", incisione del romano M. Schedel da un dipinto del viterbese Domenico Corvi. Illustrazione da: Uffizio della
Settimana Santa del v a l e n t a n e s e A. M a z z i n e l l i ( R o m a ,
Salvioni, 1794).
PASSATO E PRESENTE
Biblioteche & dintorni / 41
5
1504, per la Sala del Consiglio a Palazzo Vecchio, Firenze.
Flagellazione, 1455. Urbino, Palazzo Ducale.
7
La caduta dei Giganti, Mantova, Palazzo del Té 1524-35 ca.,..
8
1456 ca.. Firenze Uffizi.
9
1471-74, Mantova, Palazzo Ducale.
10
Gloria del Santo, 1691-94. Roma, chiesa di.
11
1495-97. Milano, refettorio del convento di S. Maria delle
Grazie.
12
Profili di animali, dipinti e graffiti su pareti e roccia, Dordogna,
Francia.
13
La camera da letto di Vincent, 1888. Chicago, Art Institute.
Campo di grano con corvi, 1890. Amsterdam, Rijksmuseum
Vicent van Gogh.
14
1901. Milano Galleria Civica d'Arte Moderna.
15
1937. New York, Museum of Modem Art.
16
Tavoletta graffito. 1931. Roma, Coli. C. Panicalli. Concetto
spaziale: attesa. 1963. Roma, Galleria Marlborough.
17
Concepito da un inglese, il fisiologo Paris nel 1827, è costituito
da un disco di cartone dove sono riprodotte due immagini diverse.
18
Georges e Luis, proiezione ufficiale si ebbe a Parigi al Gran
Café del Boulevard des Capucines, il 22 marzo 1895.
6
Bibliografìa
Massari S., F. Negri Arnoldi, Arte e scienza dell'incisione. Da Maso Finiguerra a Picasso, Roma,
1992.
De Carlo V., La meravigliosa storia del libro, La
Spiga, 1994.
Maldonado T., Reale e virtuale, Milano, Feltrinelli.
6. Volti di lirici incisi da G. Rossi a corredo del libo: Scelta di
poesie liriche dal primo secolo fino al 1700, Firenze, Le
Monnier, 1839.
trasferimento e moltiplicazione dell'informazione.
Fotografia, fotocopia, tv, fax hanno antenati lontani
nel tempo, e ancora incise, a laser sono le informazioni su un Chip, o su un CD.
Realtà virtuale, altissima definizione, grafica computerizzata interattiva, per sentirla, per entrarci ci si
infila un casco con visore tridimensionale e guanti
elettronici poi si sceglie sul computer, un po' compagno di viaggio, la destinazione; non resta che navigare, internet collegamenti in rete, effetti speciali a 3D,
Cyberspazio, lo scenario da visitare: una stanza, una
città, un museo o un pianeta non importa, non ci sono
limiti, sembra di trovarsi davvero li coinvolti e attivi.
Reale è l'irreale il nulla è tangibile, percepito fruibile.
Ma l'uomo del futuro è l'uomo di sempre.
Note
1
105 d.C., Tsai-Lun, un membro della corte Imperiale di Pechino,
fabbricò per la prima volta della carta, dalla Cina l'uso si estese in
Asia e nel resto del mondo.
2
Enciclopedia Italiana, Voi. XVIII, p.221; cfr. pure: Cronache di
Viterbo e di altre città scritte da Niccola della Tuccia... in:
Cronache e Statuti della Città di Viterbo, Firenze, Cellini, 1872,
p. 39.
3
Johann Gensflish, la famiglia proveniva da Gutenberg
4
"delle 42 righe", considerato il primo vero libro a stampa con
caratteri mobili uscito da un torchio, nasce in occidente.
7. Ex libris. Incisione anonima, inizi sec. XX (Biblioteca comunale di Valentano).
#
"Cielo e terra, astri e alberi, grandine e fulmini, fuoco, acqua, metalli, insomma la natura
_
tutta, si riflette e vive nel folklore come in un com¿^y
piuto mondo che ha una sua propria fisionomia.
a^Sv'
Qui veramente è dato cogliere in atto quel continuo
^ ^
processo della fantasia popolare la quale trasforma la
realtà in mito, diremo meglio interpreta la realtà col mito
P. Toschi, Tradizioni popolari italiane, Torino, ERI, 1967
INFIORATE E CANZONI
NELLE FESTE DI PRIMAVERA DELL'ALTATUSCIA
di Bonafede Mancini
MAGGIO
Fig. 1 - Rappresentazione del mese di "Maggio" dal Calendario dei Pastori, Parigi, 1491.
Biblioteche & dintorni / 43
SPECIALE FOLKLORE
Questa ricerca intende presentare alcuni rituali connessi all'uso dei fiori e delle piante nell'area dell'Alta Tuscia nel ciclo calendariale della primavera. Considerata la notorietà della
Barabbata di Marta, dei Pugnaloni di Acquapendente come anche dell' Infiorata del Corpus
Domini di Bolsena, ho ritenuto conveniente non inserire, se non marginalmente, i dati relativi
a queste manifestazioni, per altro sufficientemente documentati, ed offrire invece maggiore
attenzione e spazio ad altri centri o elementi... floreali finora poco considerati.
Lo studio, condotto soprattutto nei centri di Acquapendente, Latera, Montefiascone, Onano,
Valentano, è stato suddiviso in due sezioni la prima delle quali tratta delle funzioni svolte dai
fiori e dalle erbe profumate nelle infiorate del Calendimaggio e del Corpus Domini -funzioni
riconducibili perlopiù al corteggiamento, alla dichiarazione d'amore... uranica o tellurica che
sia-, mentre la seconda (oggetto di studio nel prossimo numero di Biblioteca & Dintorni) presenterà le piante e le erbe nelle ritualità propiziataci, lustrali, magiche (fig. 1).
Espongo ora i dati relativi alle infiorate del mese di maggio e del Corpus Domini (festa
mobile) cominciando proprio dalle infiorate profane del Calendimaggio per continuare con
quelle sacre di tipo devozionale locale dei patroni e concludere con la itinerante infiorata della
solennità del SS.mo Corpo e Sangue di Cristo.
Nelle notti dell'intero mese di maggio, di nascosto, i giovani erano soliti appendere o stendere davanti l'uscio della loro amata un tappeto di fiori e/o erbe profumate. L' usanza di piantare (appendere) alle abitazioni delle ragazze nubili rami di Scopa (Cytisus Scoparius), denominati Maggio per l'intero periodo della loro fioritura, era detta infiorata o fiorata (fig. 2).
Dal fatto che il Maggio veniva appeso agli stipiti delle porte è derivata l'espressione di
«piantare il Maggio», il cui motto, in tutti i centri sopra ricordati, oltre al significato letterale,
ha assunto anche una valenza allegorica con la quale si indica, in modo meno eufemistico, l'azione di piantare il fallo, di congiungersi. L'espressione è ancora viva in molte parlate
dell'Alta Tuscia e della contigua Toscana e nonostante l'infiorata sia scomparsa da circa
mezzo secolo, questo criptico lessico floreale, trova riscontro anche nella lingua italiana dove
il termine deflorare, appare mutato dal lessico dei fiori .
L'infiorata indicava alla comunità che la giovane era stata corteggiata da uno o più anonimi
spasimanti. La richiesta avanzata sottintendeva comunque un più o meno velato consenso, o
disappunto, tra l'innamorato e la sua preferita, tanto che il giovane respinto, o meglio per la
sgambata ricevuta, vale a dire per il rifiuto subito, non esitava a disseminare o sporcare l'uscio
della giovane con cartacce, calce, ortica. A Valentano il rifiuto veniva indicato con l'espressione "Ja dato le fave!". (R. Luzi, ci. 1944).
Quest'ultima infiorata, non certo floreale e cortese, assumeva talvolta anche un valore di protesta
verso talune famiglie o istituzioni, tanto che una vivace musa dialettale mi raccontava che alcuni
arditi giovani onanesi non esitarono a imbrattare con ogni sorta di immondizia la porta della locale
sede del Partito Nazionale Fascista al punto che le autorità locali, per evitare che si ripetesse l'oltraggioso gesto dal chiaro contenuto politico, furono costrette a far sorvegliare, per l'intero mese di
maggio, la sede del Fascio e l'abitazione del podestà, con risultati peraltro poco felici .
1
2
La voce deflorare, di derivazione dal latino ecclesiastico, è presente nella lingua italiana fin dal XIV secolo e
significa letteralmente togliere il fiore, accezione questa presente anche nella lingua greca: apopartheneusis =
sfiorare. Cfr., Grande Dizionario della Lingua Italiana, UTET; anche: C. Battisti, G. Alessio, Dizionario
Etimologico Italiano, Firenze, Barbera, 1968.
« La Fiorata.
Era l'usansa vecchia e tramannata
Dai Nonni ai Padri aifigghie giovinone
Dé Maggio gni anno a falla la fiorata
De rose e gigghie, a sabboto la notte:
Neil 'uscio a le regazze da marito
Da tutte quest'omaggio era gradito,
Anche con l'erbe e fiore profumate
Tante famegghie so moddo onorate.
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SPECIALE FOLKLORE
Fig. 2 - Marta. Casa ornata con rami di maggio
durante la festa della Barabbata.
Fig. 3 - Acquapendente.
Piatto sec. XIV. Particolare
SPECIALE FOLKLORE
Biblioteche & dintorni / 45
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SPECIALE FOLKLORE
In questo centro, fino a tutto il XVII secolo, è certo che si cantasse il Maggio e, sebbene non
è stato finora possibile documentarne il testo, sappiamo che le Serenate rivolte alle giovani
seguivano anch'esse un loro codice e che riconosceva all'esecuzione di una sola canzone il
significato di semplice amicizia, due di dispetto, tre di amore (Annunziata Ferrantini, ci.
1931).
L'offerta del Maggio appare raffigurata in un pregevolissimo bacile ceramico della seconda
metà del XIV secolo, recuperato in Acquapendente dalla locale sezione dell'Archeoclub. La
figurazione, estremamente ricca di contenuti simbolici, presenta nella parte centrale un giovane che invita la sua dama ad accettare il dono del maggio. La elegante e vivace scena è accompagnata dalla dicitura «Tolle questa frascha per mio amore...» (fig. 3).
Infiorate all'amata, più in generale, appaiono documentate già in età classica. Ovidio, apostrofando la fugacità della bellezza femminile, annota che col sopraggiungere degli anni nessuna donna dovrà più liberarsi dai numerosi corteggiatori, tantomeno la porta della sua abitazione verrà più infranta da risse notturne, né «... al mattino troverà la soglia della sua porta
cosparsa di rose ».
Nonostante fossero diffusi anche in Francia, Germania e Inghilterra, l'infiorata e l'innalzamento dell'albero del Maggio, erano molto comuni nell'Italia centrale del XV e XVI secolo, è
proprio a partire dall'età rinascimentale che tali usanze sono documentate in Acquapendente e
Montefiascone.
Pietro Paolo Biondi nelle Croniche di Acquapendente (1588) scrive che nella sua città ancor
prima del XVI secolo, allorché si cavavano li priori, per il magio e giugno, si eleggevano
anche otto giovani (due per ogni quartiere) chiamati Conestavoli che dovevano provvedere, in
occasione della festa di Mezzomaggio, al maggior lustro ed onore della loro contrada. La fonte
precisa che i «Conestavoli cominciavano la prima notte di magio a far festa, con ornare ciascuno il suo quartiero di fiori di scope o di ginestra, sì per la strada come per le porte, et
muri; et il quartiero di Santa Maria, che solo fa la verdura, s'ornava con tutto di frasche et
rami verdi, et facevano molto trionfo in quella notte con tamburi, suoni et canti. Et il podestà
de bifolci ancora sòie, in quella mattina dell'entrata di magio, far portare tre arbori grandi et
alti, scortecciati, con li bovi et con la ciaramella innanti, uno de quali lo rizza in piazza,
attaccandoci una cimata verde con cerchio pieno di biscotti, merangoli, limoni et altre cose
da mangiare, et un altro simile avante a casa sua, et un altro in simil modo lo dà alli frati
della Madonna drizzandolo presso la chiesa, et questi si dicono maggi, ma in detta terra si
dicano calamai*».
Per non prolungarci in questa interessante descrizione del notaio aquesiano che fornisce
anche utili indicazioni sulla origine della festa del Mezzomaggio (15 maggio), in particolare
intorno al miracolo del ciliegio fiorito (1166) -prodigio questo dal quale trarrebbero origine i
pugnaloni e l'inizio della rivolta della città alla tirannia di Federico I il Barbarossa-, aggiun1
jj;
Sciabboletta l'Impero l'ha sognato
Chiamonno diece classe a fa e soddato
La Guerra nel quaranta è dichiarata
Così finì pè sempre la fiorata!»
Onano, anno 1940, Gaspare Ferrantini.
* Sciabbolletta soprannome col quale veniva indicato Vittorio Emanuele III.
Ovidio, Ars Amandi, 3.69 e segg. «... Tempus erit, quo tu, quae nunc excludis amantes/frigida deserta nocte
iacebis anus,/nec tua frangetur nocturna ianua rixa,/sparsa nec invenies limina mane rosa.»
Pietro Paolo Biondi, Croniche di Acquapendente -Descrittione della terra d'Acquapendente con la sua antiquità, nobiltà, governo, usanze et altre cose- ms., 1588, p. 66 e segg., (ed. a stampa, Acquapendente, 1984).
3
4
SPECIALE FOLKLORE
Biblioteche & dintorni / 47
giamo che ad interrompere tale clima gioioso fu la proibizione della uccisione del toro emanata da Pio V (1566-1572) (fig. 4).
La notizia che in Acquapendente si cantasse il Maggio già prima del XVI secolo, ci viene
confermata da Angelo Poliziano (1454-1494). Nella primavera 1484 il poeta, sostando nella cittadina Altolaziale, comunicava a Lorenzo dé Medici «... Siamo tutti allegri e facciamo buona
cena, e becchiamo per tutta la via di qualche "rappresaglia" e "canzon di Calendimaggio"
che mi sono parute più fantastiche qui in Acquapendente, alla romanesca », giudizio questo
che dovrebbe essere ben valutato se lo stesso Poliziano è annoverato tra gli esponenti maggiori
della letteratura italiana del XV secolo noto tra l'altro anche per la ballata Ben Venga Maggio.
Infiorate e canzoni all'innamorata erano in uso anche a Montefiascone. Dal lungo Capitolo
IV dello statuto della Comunità del 1471, Quod nullus post tertium sonum campane Comunis
vadat per civitatem sine lumine, siamo informati che a persona alcuna, dopo il terzo suono
della campana della sera era consentito aggirarsi per la città senza lume (tizzone), né oltrepassare la propria abitazione per lo spazio di 4 case. La pena prevista per tale inadempienza era di
5 soldi ma, qualora il contravventore fosse stato di mala condizione e fama, poteva essere carcerato nonché bandito dalla città.
Il divieto, senza eccezione, era esteso anche a coloro che, facendo baldoria, avrebbero voluto
aggirarsi per le vie della città nel tempo delle loro nozze e, ciò che a noi più interessa, a persona alcuna era consentito «ire per civitatem cum Instrumentis sonantibus, et cantibus adfaciendum mattina tam cum lumine vel sine, nec ante domum alicuius Civis, et habitatoris diete
Civitatis in cantilenis, et aliis verbis aliquid inhonestum dicere seu cantare nec flores seu flondes ante domum alicuius proicere seu proie facere seu ponere aliquid turpe vel inhonestum
sub pena et ad penam quinque librarum sine diminutione solvedarum per contrafacientem
cuius pene tertia pars sit accusatoris, tertia potestatis, et alia tertia Comunis ».
Sebbene nel Capitolo non sia espressamente indicato il mese di maggio, essendo il divieto
esteso all'intero anno, possiamo ritenere che gli spasimanti fossero più arditi durante tale
periodo. Tale sospetto si fonda sul successivo Cap. 60 dal quale siamo informati che la
Comunità falisca, per prevenire eventuali illeciti, stabiliva che «nulla domna seu Iuvenis, et
Iuvencula cuiuscumque status, gradus, et conditionis existat, audeat vel presumat infuturum
petere aliqualem pecuniam nec aliquod munus alicui homini tam Civibus quam forensibus in
Civitate MontisFlasconis, et eius districtu a kalendii Mai vel aliis temporibus, nec congregationes facere in aliquo loco videlicet Cannicule seu Figliate ad penam XXV librarum » indicandoci che a partire dal primo di maggio (Calendimaggio) i doni richiesti dalle giovani falische ai loro corteggiatori non si limitavano al semplice e gentile omaggio floreale.
Un interessante documento dell'ultimo decennio del XV secolo (1489 ca.), proveniente dal
fondo notarile di Montefiascone, ci consente di conoscere il testo della canzone El gioioso fiorito, versi scritti dal notaio Lancellotto Ricciarelli a completamento della prima redazione dell'omonimo ballo.
La inedita canzone, ad una sola strofa, fa parte di una piva cioè di una danza veloce in tempo
ternario (saltello), descritta dal notaio in ogni suo movimento coreografico e già documentata
da Quirino Galli, studioso al quale, la errata rilegatura delle carte del bastardello nella fase di
restauro, non ha consentito di cogliere la unità tra la canzone ed il ballo del Gioioso fiorito :
intreccio pantomimico per altro ritenuto essenziale dallo stesso studioso.
5
6
1
8
Ivi, p. 67. A ricordo della liberazione dal Barbarossa la comunità aquesiana decretò di fare ogni anno una solenne festa a Mezzomaggio (15 maggio). Il tema della libertà è il contenuto dei Pugnaloni, vale a dire in grandi pannelli disegnati e poi interamente ricoperti di petali di fiori, foglie e altri materiali vegetali.
G. Lise, Cinquanta personaggi storici per Acquapendente, Acquapendente, La Commerciale, 1973, p. 32.
Copia Statuti Veteris ( 1471 ) Civitatis Montis Falisci, quam ego Fabritius Bisentius transcripsi Anno Domini
1715, L. IV, Cap. IV, c. 236 e 237. Fotoc., collezione privata.
Ibidem, c. 278.
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Il contenuto della canzone, seppure reso difficoltoso dal cattivo stato di conservazione della
carta 17 retto e dalla mancanza della punteggiatura, è chiaro nella sua trama. Il giovane si
rivolge alla sua dama apostrofandola che non può durare (continuare a ballare) poiché stanco,
la giovane a sua volta lo lusinga ed in questo intreccio amoroso il cavaliere è pressoché obbligato a continuare non senza averle però prima dichiarato che se morte deve provare che sia
almeno dovuta all'amore e non alla fatica del ballo. Ecco ora l'intreccio così come appare
nelle parole dei protagonisti:
« Durare non posso più si non con forza
O Signore mio l'ardor che per te sento
Madonna l'ochii tuoi me dan la morte
El gran dolore me fa far tal lamento
Non posse ad tanto fuoco esserci forza
Io me consumo e sempre per voi tanto
Cognoscoci et non faccio per lodarti
Ad non pater ch'io mora per amarti ».
La canzone non può certo direttamente condursi alle maggiolate ma la danza, soprattutto in
età rinascimentale, attraverso i movimenti, gli inchini, la scelta della compagna, «si riduce a
essere linguaggio d'amore », metafora dell'atto d'amore (fig. 5).
Vere gare di ballo, in occasione del maggio, sono comunque documentate nella vicina
Acquapendente nel 1588; i premi destinati alle coppie vincitrici venivano però assegnati alle
sole donne".
Interessante risulta anche il corteggiamento floreale presente nella Barabbata di Marta dove
sono però le giovani a offrire fiori al prediletto. E' noto come durante il percorso processionale
di andata e ritorno alla chiesina della Madonna del Monte il corteo, al quale sono ammessi i
soli uomini, viene accompagnato con lancio di petali di fiori (maggio e rose) dai balconi e
dalle finestre. Il gettito viene intensificato sul sacerdote ufficiarne e sui famigliari più stretti
ma il cortese gesto viene ripetuto dalle innamorate anche sul preferito tanto che nel passato,
come ha riferito Lucia Ovidi (ci. 1916), le finestre poste lungo il percorso processionale potevano essere anche «pagate», vale a dire affittate per poter usufruire di tali vantaggi (fig. 6).
Il gettito di fiori da parte delle ragazze seguiva talora l'infiorata che i giovani rivolgevano
loro poco prima del passaggio del tamburino (Piero Sassara, ci. 1909). La combinazione di
questo reciproco corteggiamento in codice floreale consentiva al giovane di verificare l'accet9
l0
12
Archivio di Stato di Viterbo, arch. notarile di Montefiascone, Lancellotto Ricciarelli prot. 11 (1468-1505), c. 17.
La collocazione delle carte del bastardello, a seguito delle nuove conoscenze, è così da intendersi: la carta 15retto
e 15verso, già documentata da Quirino Galli, va completata con la inedita carta 18r poiché questa continua la
coreografia della precedente carta 15r e 15v; a sua volta la carta 17r, contenente appunto la canzone, è l'atto conclusivo della danza a coppia. Si precisa inoltre che nella numerazione delle carte del bastardello manca la carta
16r e 16v mentre la carta 18r e 18v, al contrario, è stata numerata due volte, la prima delle quali contiene parte
della coreografia non documentata dal Galli. Sembra possibile che al momento del restauro del bastardello la collocazione e la numerazione delle carte sia stata errata.
Per la conoscenza ed approfondimento delle tre coreografie del Gioioso fiorito, vedi: Q. Galli, Una danzografia
in un protocollo notarile a Montefiascone nella seconda metà del XV secolo, sta in: Arte e Accademia, Viterbo,
tip. Quatrini, 1990, pp. 121-143.
G. D'Aronco, Storia della danza popolare e d'arte, Firenze, Olschki, 1962, p. 131.
" Pietro Paolo Biondi, Croniche di Acquapendente [...], cit., p. 65 «... et si fanno ballare a doi a doi, et una coppia per volta, et si da il dono alle donne et non all' homini; et di mano in mano a quella che ha ballato meglio si
porta il cerchio de doni et li si lascia staccare quel dono che vole; et il palio, che sòie essere moccaiale, o saia di
colore per fare un paro di maniche, si dà a quella che ha ballato meglio di tutte».
Paola de Sanctis Ricciardone, La Madonna e l'aratro [...], Roma, 1982, p. 187. «Io da quann'ero regazzétta
che m'è piaciuto sempre a buttò r maggio, a ggettà r maggio dalla finestra, da quanno ci avevo r fidanzatino,
che c'évo ifidanzato allora... Usàvomo a mette, se faceva na bbèlla canestrina de rose, quanno jé piacéva sto
fidanzato, che Ile stava appresso, nzomma... più mmeno jé se tirava pure la canestrina de le rose, a le fiore più
pregiate... e po' a la Madonna doppo, quanno passava l'prete...».
9
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SPECIALE FOLKLORE
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SPECIALE FOLKLORE
tazione delle sue intenzioni: nel caso di Marta si poteva istituire una biunivoca corrispondenza
di amorosi sensi tra le parti il cui tramite galeotto era l'infiorata e/o il gettito.
Superfluo sottolineare che il rituale di corteggiamento sia marginale rispetto alla Barabbata
per la cui comprensione si rimanda a più autorevoli studi ; in questa sede si ricorderà che i
fiori, nel clima della festa e nella solennità dei decori come anche nel rituale della semina del
Maggio da parte dei sementerelli, possono riconoscersi come il miglior attore non protagonista dell'intera manifestazione.
Abbiamo sopra ricordato come lo statuto di Montefiascone puniva chiunque facesse le infiorate, vediamo ora come tale usanza fosse mal tollerata, se non vietata, anche in epoca a noi più
vicina. Atti processuali della Pretura di Orte ci informano che il Governatore di quella città,
Giuseppe Garampi, in data 15 maggio 1833, esaminò il caso di un giovane che era stato
denunciato per Ellerata ovvero per infiorata. La denuncia, mossa da Francesco Ralli vede
come imputato Luigi Bellioni, detto il Fabretto, il quale nei precedenti giorni 7 o 8 maggio
aveva fatto l'infiorata a Caterina, figlia del suddetto Francesco. Il Ralli nell'esporre i fatti
denuncia che Luigi Bellioni e Alessandro Simonetti «... non so per qual motivo si sono fatti
leciti di fare la così detta ellerata dalla porta della mia casa fino a quella della mia bottega
posta in questa pubblica Piazza, composta di edera, di ortica, di sambuco e di altre erbe. Ciò
deve nascere dal contegno tenuto da Caterina, mia figlia all'occasione, che trovandosi a
Bassanello per la festa di San Lanno venisse salutata dal Bellioni, e non gli corrispondesse il
saluto, come ne sono stato avveduto da Sante Sconocchia».
Dopo le deposizioni di alcuni testimoni (Francesco Veramici e Sante Sconocchia) il
Governatore, in data 30 maggio, emise il verdetto a carico del Bellioni. Nella sentenza si legge
che l'inquisito venne assolto poiché trattavasi di una ragazzata, ma il giudice diffidò il giovane di «astraersi da casi simili» per non incorrere nella pena di carcerazione.
Dalla dichiarazione del Veramici (21 maggio) siamo meglio informati dell'accaduto: «...il
detto Bellioni si cacciava dalla saccoccia dei calzoni dell'erba, e la buttava avanti la porta di
detta bottega. Dopo vollero che li seguissi verso al chiesa di Sant'Agostino e passando avanti
la casa del Ralli il nominato Bellioni vi buttò dell'altra erba, che aveva involta dentro di un
fazzoletto messo dentro il cappello. Giunti poi in questa Piazza raccolse il Bellioni un rametto
di quell'erba che serve per la porchetta, dico meglio il Bellioni tornò alla detta bottega e fissò
in quella porta alcuni rami di erba come ortica pazza e dicendomi poi che averebbe presa
tutta l'erba che serve per la porchetta, e che stava nella solita Pietra di questa Piazza e l'averebbe buttata per la strada vicino alla casa del Ralli, io li lasciai ed altro non è a mia notizia
su questo fatto soltanto il giorno appresso mi raccontò il Simonetti che dopo li ebbi lasciati
essi due tornassero in campagna a fare dell' altra erba, e che la buttassero avendo così fatta
una buona infiorata ».
Non molto diverso appariva anche il divieto contenuto nell'editto del vescovo di Montefiascone e Corneto mons. Bonaventura Gazola, del 26 luglio 1814, nel cui Cap. XV si regolava: «E siccome è ordinario segno di sregolatezza, e d'indole depravata l'andare di notte
suonando e cantando Canzoni profane, ed è insieme cosa, che tende a sovvertire l'incauta
gioventù; perciò sotto le medesime pene, ed altre a nostro arbitrio proibiamo a tutte singole
persone di qualsivoglia sesso e, condizione il fare simili bagordi in tempo di Festa, sì di giorno, come di notte, con andar cantando, e suonando per la Città, e Terre della nostra Diocesi,
13
14
Oltre al ricordato studio di P. De Sanctis Riceiardone, solo in via di orientamento si citano: P. Perali in:
Introduzione alle Associazioni giovanili e feste antiche loro origine, (G. C. Pola Falletti Villafalletto, Milano,
Bocca, 1939, vol.I; P. Toschi, Le origini del teatro italiano, Torino, Boringhieri, 1969, pp. 326-333; Q. Galli, La
Barabbata di Marta. Saggio su un rito spettacolo, Viterbo, tip. Quatrini, 1982; L. Tarquini, Appunti di storia
della festa della Madonna del Monte, in La Barabbata: Marta e le sue Passate [...], Viterbo, tip. Quatrini, 1988.
Archivio di Stato di Viterbo, arch. della Pretura di Orte, prot. 129, fase. 18, cc. 1-25.
13
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Fig. 11-12 - Onano. Infiorata "Corpus Domini"
1995 e Processione con le Confraternite.
Fig. 13 - Valentano. Infiorata del Corpus
Domini con i simboli dell'Eucarestia.
Fig. 14 - Valentano. Preparazione del "verde"
per l'infiorata.
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SPECIALE FOLKLORE
o soli, o accompagnati che sieno: riserbandoci di procedere contro i medesimi anche per
inquisizione ».
L'esistenza di canzoni del Maggio o più semplicemente, Maggiolate, ad Orte o nei vicini
centri di Sant'Angelo, di Roccalvecce e Bassano in Teverina è stata documentata dal Gruppo
Interdisciplinare per lo studio della cultura tradizionale dell'Alto Lazio diretto da Quirino
Galli . La ricerca, oltre a documentare le infiorate e il Piantamaggio, ha raccolto anche i testi
di 4 canti di questua.
Le Maggiolate erano diffuse anche ad Acquapendente ed Onano e se nel primo centro sono
documentate dal Poliziano, nel secondo si confermano tramite don Bernardino Luzi: purtroppo di queste maggiolate non sono a noi giunti versi alcuni. Alessandro Marsiliani, alla fine del
secolo scorso, documenta invece a Latera l'esistenza della «Canzona del Maggio» e, seppure
privo della corrispondente trascrizione musicale, il testo risulta ugualmente interessante poiché in esso appaiono come sovrapposti la Maggiolata profana e quella religiosa (Maggio del
Purgatorio) con una netta supremazia della prima sulla seconda: al testo più antico sembrano
infatti essere stati aggiunti solo la quartina iniziale di lode alla Vergine e quella finale che invita l'intera corte celeste e gli uomini a cantare la gioia del maggio .
Molte canzoni del Maggio erano diffuse anche ad Onano e sebbene non si è potuto stabilire
con esattezza se si trattasse di maggiolate o di canzoni del Maggio del Purgatorio, è ugualmente certo che alla fine del XVII secolo erano esse patrimonio culturale di quella comunità.
Dalla laconica comunicazione di don Bernardino Luzi: «cominciarono ad andare a cattare
per la terra di Onano con suoni e con orazioni e con alcune zitelle cantando il maggio. ,. »
siamo comunque portati a ritenere che si trattasse di canzoni del Maggio religioso in quanto il
ricavato dei canti di questua, promossi nel 1688 da Annibale Luzi e Francesco de Angelis, fu
utilizzato per la erezione della locale confraternita del Purgatorio.
Nella festa della Madonna SS.ma del Monte (II domenica di maggio) i bambini comunicandi
di Valentano si recavano processionalmente alla chiesina della Vergine cantando l'inno Alla
Madonna del Monte il cui contenuto, tramite l'allegoria dei fiori, esprime l'impegno e la virtù
che i comunicandi offrono alla Vergine .
La trasformazione delle infiorate e delle maggiolate profane in infiorate alla Vergine (altarini del mese mariano) e in Maggio delle Anime Purganti è maturata nel corso del XVII secolo
allorché in ogni diocesi si cercò di eseguire i nuovi dettami del Concilio di Trento (1545l5
16
17
18
19
15
7.
Bonaventura Gazola, Editto per la santificazione delle feste, Montefiascone, Stamperia del Seminario, 1814, p.
Gruppo Interdisciplinare, Rito e Spettacolo, Viterbo, Quatrini, 1983, pp. 80-103.
A. Marsiliani, Canti Popolari dei dintorni del lago di Bolsena [...], Orvieto, 1886, p. 86-87, num. 227.
Alla prima quartina della Canzona del Maggio, «Vergine del rosario,/ Vergine gloriosa,/Di Gesù Cristo madre,/
Di Cristo sposa»», seguono nella quinta e sesta, dopo l'invocazione a Cupido, «Ecco la primavera,/ Ecco prati
fioriti,/ Alberi ingioveniti/ Cò le fronde//A chi vuò prender moglie,/ Signor, se la volete,/ Acciò che la prendete/
In vostro modo;//Prima di scioglie il nodo/ Cerca d'esser contento../» per chiudere nuovamente con contenuto
sacro/profano «Ancora il Padre eterno/ Fa festa, e li profeti:/ Tutti contenti e lieti/ Accanto a maggio.»
Il Marsiliani documenta canzoni anche per Montefiascone ma queste, seppure presentino temi amorosi, non possono esplicitamente considerarsi Maggiolate.
Archivio Parrocchiale di Onano, B. Luzi, Cabreo delle chiese di Onano, ms., 1695, c. 54.
La confraternita del Purgatorio, o anche di Maria SS.ma del Suffragio, venne ufficialmente eretta in Onano il 29
dicembre 1694. La pia società, tra le confraternite maschili ancora esistenti nel centro (San Giovanni Battista,
San Nicola da Tolentino, Santissimo Sacramento), risulta quella di più recente fondazione; vd., B. Mancini, ...Et
lascio alle confraternite di Onano, Grotte di Castro, tip. Ceccarelli, 1996.
B. Mancini, R. Luzi, Valentano: Luoghi e Tempi del Sacro, Grotte di Castro, tip. Ceccarelli, 1995, p. 104 e
105. «Ecco di nuovo, Madre,/ i tuoi diletti figli/ che t'ojfron rose e gigli/ dinnanzi al tuo bel pié/ che t'offron rose
e gigli/dinnanzi al tuo bel pié. Rit.: Le porporine rose/sian pegno dell'amore,/e segno del candore/i gigli siano
per te».
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SPECIALE FOLKLORE
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54 / Biblioteche & dintorni
SPECIALE FOLKLORE
1563) determinato ad eliminare tutte quelle manifestazioni che non apparivano più come semplici e tollerabili superstizioni ma come altra religione rispetto a quella ufficiale. La delicata
missione dell'inserimento e penetrazione del culto ufficiale nelle tradizioni popolari delle
campagne venne affidata a predicatori gesuiti, i quali, come strategia, attuarono il principio di
adattamento all'ambiente o più correttamente di accomodamento già sperimentato con successo fuori d'Europa. In merito A. Prosperi scrive che i gesuiti, pur tollerando tali superstizioni,
le sostituirono con altre non incriminabili, simili alle prime nella forma ma modificate nel
senso dell'ortodossia ufficiale. Così nelle campagne italiane si cristianizzarono, senza abolirle,
le feste stagionali «l'offerta di fiori e di fronde del Calendimaggio, tradizionale rito del corteggiamento, rimase nel culto dell'albero della Croce. E il mese dell'amore terreno diventò il
mese mariano (...), fu così che la religione tridentina (...) strinse alleanza con la cultura delle
classi popolari che doveva durare a lungo ».
Gli effetti della Controriforma non tardarono a mancare anche nelle nostre contrade considerato anche che fu estremamente rapido l'insegnamento della Dottrina Cristiana del
Bellarmino come altrettanto efficace la missione operata dai padri gesuiti tra le nostre genti. In
questo nuovo clima anche le piante ed i fiori, per le loro connotazioni simboliche, non vennero
risparmiati tanto che ad alcune piante fu persino cambiato il nome: il giusquiamo, nell'antichità classica conosciuto col nome di herba Apollinaris, fu ribattezzato col nome di erba di
Santa Apollonia.
Con la cristianizzazione delle erbe e dei fiori, opera promossa da padre Antonio Canali nel
1609, veniva meno il magismo cosmico del mondo agrario, il panteismo dei filosofi rinascimentali. Le infiorate risentirono così della nuova sensibilità promossa dalla Chiesa, e se continuarono ad essere mal tollerate quelle profane, maggior lustro venne sollecitato e concesso a
quelle sacre.
Di queste infiorate, com'è noto, sono a noi giunte solo quelle delle solennità maggiori
(<Corpus Domini) ma è altresì certo che le comunità erano solite predisporle anche nei culti
devozionali locali. Così a Grotte di Castro il patrono san Flavio, fino a metà del secolo scorso
(1860), veniva festeggiato il 7 maggio con «la consueta infiorata nella Chiesa, festoni ed
altro». La consueta infiorata fondava la sua origine nel 1657 allorquando il capitano Leonardo
Cordelli, in data 3 aprile, presentò al Consiglio della Comunità proposta di far ogni anno la
festa del martire Flavio con una solenne processione e con l'innalzamento di un Arco trionfale
nella piazza antistante la chiesa Collegiata di San Giovanni Battista (ora titolata basilica di
Maria SS.ma del Suffragio). In esecuzione della licenza concessa dal vescovo di
Montefiascone Gaspare Cecchinelli, in data 4 aprile 1657, che regolava anche il percorso «per
vias nobiliores dictae Terrae» e le modalità relative al decoro della solennità (confraternite,
suono delle campane, gran quantità luminarium, di canti e musica) sappiamo che a Grotte in
quell'anno furono alzati «non meno di sei archi trionfali ».
Allo stesso modo da Andrea Pennazzi (1725) conosciamo che a Bolsena, il giorno della festa
di Santa Cristina dei Fiori o della Dedicazione (10 maggio), la popolazione, per uso antico,
portava in dono alla Patrona «... due grandi macchine artificiosamente composte di fiori, rappresentanti con meraviglie fogliami, rabeschi, festoni, gerogrifici ed Armi », anche in questo
caso l'uso antico risaliva al XVII secolo, più correttamente all'anno 1677.
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A. Camera, R. Fabietti, L'Età Moderna, Bologna, Zanichelli, 1979, p. 337.
Archivio della Curia Vescovile di Montefiascone, Grotte di Castro, voi. II, fase. 2 {Feste: san Flavio), cc. n. nn.
M. Moscini, Il miracolo di Bolsena -Eventi e tradizioni-, Bolsena, tip. Ambrosini, 1987, p. 216.
Dallo stesso Moscini siamo informati che a partire dall'anno 1677, la solennità della Dedicazione (10 maggio),
fu detta anche di "S. Christina delle Fiore" «....forse perché la ricorrenza cadeva in Primavera quindi legata al
rifiorire della natura e alla sua fecondità, o più semplicemente perché si usava realizzare delle macchine completamente decorate con elementi floreali, forse gli stessi ceri la cui decorazione pittorica venne sostituita con
fiori», vedi M. Moscini, Cristina di Bolsena culto e iconografia, Viterbo, tip. Agnesotti, 1986, p. 48.
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Biblioteche & dintorni / 55
SPECIALE FOLKLORE
Diffusa era anche la tradizione degli altarini alla Madonna la cui devozione venne formalizzata nel 1725 dal gesuita Dionisi con la pubblicazione del Mese di Maria. Per le vie del paese,
per l'intero mese di maggio, venivano allestiti degli altarini con una serie di santini. In alto o
al centro veniva collocata una grande immagine della Vergine. Sotto si disponeva un piccolo
altare (costituito talvolta da una semplice mensola) coperto con una tovaglia o con una stoffa
su cui venivano posti vasi di fiori e candele. La sera, dinanzi a questi altarini, veniva recitato il
Rosario e si cantavano inni alla Madonna.
L'usanza è scomparsa alla fine degli anni '60 ma ancora oggi in alcuni centri (Valentano,
Onano) il sacerdote recita il Rosario alle Madonnelle (edicole sacre sparse per le vie del
paese) (fig. 7).
L'età barocca non poteva certo sottovalutare le infiorate devozionali tanto che proprio a questa età, secondo uno studio di L. Faranda e A. Milillo, è assegnabile il passaggio dalle infiorate
antiche a quelle moderne. Tale passaggio, secondo le due studiose, dovrebbe essere cronologicamente collocabile intorno al 1625 mentre il centro di diffusione dovrebbe riconoscersi in
Roma. Così se inizialmente le infiorate devozionali erano realizzate senza creare disegni o
forme e semplicemente spargendo fiori e foglie lungo il percorso processionale, ora, col
barocco, i tappeti floreali assumono contenuti artistici come veri e propri quadri. L'allegoria di
questi quadri floreali, particolarmente efficaci nella solennità del Corpus Domini, trasformò i
fiori da misteriose ierofanie vegetali in «Heroi del Cielo». Il concetto espresso venne esplicitamente formulato dal gesuita senese Giovanni Battista Ferrari nel suo trattato De Florum
Cultura, stampato a Roma nel 1633 con i tipi di Stefano Paulinus, opera questa nella quale il
sacerdote fornisce pratici suggerimenti anche circa l'uso dei fiori per ottenerne particolari
tonalità cromatiche nei disegni poiché i fiori: «Ad usi più nobili gli stessi fiori, sfrondati e sminuzzati, si trasferiscono (... ) ad emulatione dell'opera del mosaico (....) contraffanno le più
nobili pitture nei colori e nel resto dell'apparenza™».
Queste indicazioni, stimolate e sollecitate dai vescovi, furono seguite anche nei nostri centri.
Dal registro della confraternita del Santissimo Sacramento di Valentano conosciamo le spese
sostenute nel 1711 dalla pia società per l'acquisto dello spago utilizzato «per intrecciare festoni
per la festa del Corpus Domini, baiocchi 4» come anche la somma (baiocchi 5) corrisposta dalla
stessa confraternita al sacrestano «per andare a cogliere la Verdura » (figg. 8-9-10-11-12).
Tali interventi, come ricordato, erano promossi e rafforzati dall'autorità dei vescovi che, con
opportuni decreti, sottraevano sempre più spazio alla libera iniziativa popolare ritenuta poco
rispettosa dei canoni ufficiali. I sinodi diocesani, come anche i decreti dei vescovi, provano
abbondantemente come tali solleciti venissero promossi e regolati ma anche talora elusi.
Il sinodo diocesano falisco del 1710 del cardinale Sebastiano Pompilio Bonaventura, al Cap.
IV, Rub. IV, al fine di dare maggiore pompa alla solennità del Corpus Domini, ordinava: «....
Religiosus sit tamen semper apparatus: emundentur viae, et floribus inspergantur, easque
Ceremoniarum Magistri inspiciant semitas, per quas incessura est Processio, ne in illarum
apparatu aliquid esset indecorum, aut minus grave... ». Allo stesso modo quello di Sovana
del 1706, al Cap. 28, Rub. 13, regolava: «In processione Sanctissimi in solemnitate Corporis
Christi, omnino tollatur usus de fenestris, vel ab alio loco proiiciendi flores, aut fructus, aut
aliquid aliud, dum transit processio. Hortamur tamen fidelis ad ornandum tali tempore vias in
reverentiam tanti Sanctissimi Misterii et ne fiant repraesentationes nisifiguris depictis ».
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L. Faranda, A. Milillo, Spunti per una lettura critica delle infiorate, sta in: Riti Feste Primaverili e il Lago di
Bolsena, Viterbo, Quatrini, 1988, pp.37-49.
Archivio Parrocchiale di Valentano, voi. Santissimo Sagramento -Rendiconti (1674-1715)-, c. 161.
Sebastiano Pompilio Bonaventura, Synodus Diocesana, 16, 17 et 18 Junii MDCCX, Montefiascone, Tip. del
Seminario, 1714, p. 284.
Domenico Maria Della Ciaia, Suanensis Dioecesanae Synodi, 4 et 5 Maii 1706, Montefiascone, Tip. del
Seminario, 1707, p. 72. Il riferimento al Sinodo Diocesano di Sovana non è fuori luogo poiché i due centri
Altolaziali di Onano e Proceno sono appartenuti alla diocesi della città Toscana fino al 1785 allorché, con la permuta di Capalbio e Manciano, i due centri furono inseriti nella diocesi di Acquapendente.
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56 / Biblioteche & dintorni
SPECIALE FOLKLORE
Nella grande solennità del Corpus Domini, come ricordano alcuni editti, venivano parate
(ornate) non solo le strade ma anche i balconi e le finestre poste lungo il percorso processionale con le più belle lenzuola del corredo familiare o con apposite paratine che recavano, e
tutt'ora recano, l'ostensorio o il calice come decorazione (fig. 13).
A Valentano venivano stesi a terra anche i rotoli (tessuti di canapa o lino) dei corredi matrimoniali bordati da ramoscelli e foglie di verde (bosso, alloro) (fig. 14).
La solennità del Corpus Domini -della quale disponiamo di una ampia testimonianza di decori
floreali per Orvieto nel 1338 e Viterbo nel 1461 - , fulcro della dottrina cattolica contro l'eresia
protestante , costituiva e tutt'ora conserva grande forza spirituale presso le nostre genti le
quali, accanto al culto ufficiale, hanno mantenuto elementi estranei alla ortodossia (figg. 1516-17). Così ad Onano, nei fiori e nelle erbe profumate stese lungo il percorso processionale,
ritroviamo la forza apotropaica e propiziatoria riconosciutagli dalla tradizione più antica. Nel
centro è ancora viva 1' abitudine di raccogliere in mazzetti le erbe e i fiori sui quali è passato il
Santissimo (il sacerdote ufficiante con l'ostensorio) per appenderli nei vigneti. Questi fiori e
erbe profumate o sempreverdi (noce, salvia, menta, rosmarino, bosso, rose, maggio) sono
infatti ritenuti propiziatrici di ottimi raccolti ed efficaci rimedi contro ogni calamità, funzione questa che li avvicina agli
oscilla dei romani. I piccoli mazzetti venivano bruciati anche all'interno delle case
il giorno di sant'Anna (26 luglio) in quanto si riteneva che i suffumigi liberassero le
abitazioni da ogni animale non gradito.
Se in questo centro le infiorate del
Corpus Domini sono ancora parate con
fiori ed erbe profumate, nei vicini centri,
vanno sempre più affermandosi decori
fatti con altri materiali. A Valentano, la
segatura artificialmente colorata, sostituisce parte dei fiori nel percorso processionale (fig. 18). Con questo cambiamento,
giustificato da esigenze di carattere estetico e pratico, è venuto meno il magismo
che la cultura popolare, inconsciamente,
riconosceva alle piante ed alle erbe, funzione che, sebbene scomparsa nella solennità del Corpus Domini, si è conservata
nella preparazione dell'acqua di San
Giovanni della cui usanza, tra le più diffuse in Europa, si dirà però nel prossimo
lavoro.
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Fig. 18 - Valentano. Infiorata con ausilio di segatura colorata.
B. Mancini, R. Luzi, Valentano: Luoghi e Tempi del Sacro, cit., p. 111.
Cfr., M. Moscini, Il Miracolo di Bolsena -Eventi e tradizioni-, cit, p. 197-203.
Focolai di eresia sono testimoniati in Onano intorno al 1561 quando il conte Luca Monaldeschi di Gentile II
della Cervara, signore del castello, fu privato dei suoi beni poiché ritenuto colpevole di aver introdotto nel centro
l'eresia luterana. Ben più clamorosa l'accusa mossa nei confronti del card. Reginald Pole, presente in Viterbo in
qualità di Legato del Patrimonio a partire dal 1541.
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SEZIONE LOCALE
Biblioteche & dintorni / 57
ANDAR PER LIBRI
a cura di Romualdo Luzi
Tutti i giorni, o quasi, sui giornali leggiamo la segnalazione
dell'uscita di nuovi libri storici,
saggi, di romanzi e poesie.
Credeteci, anche il bibliotecario
più attento e più puntuale, spesso
non riesce a stare dietro a una
così vasta produzione libraria.
Cosicché, con tutte le manchevolezze che questo breve scritto
può avere (i saggi storico-artistici e folklorici sono riportati nella
rubrica della SEZIONE LOCALE), mi proverò a "navigare"
qua e là per raccontare questi
incontri in biblioteca e fuori con
autori noti e meno noti, curiosità
e... quanto altro possa interessare questo mondo di bibliofili con
la passione dello "scrittore locale", non inteso certo in senso
riduttivo, ma per le radici in questa nostra provincia.
E' doveroso segnalare il giovane critico viterbese Massimo
Onofri che, giorno dopo giorno,
va sempre più affermando il suo
talento in campo letterario. Ne
abbiamo seguito il percorso critico-letterario in articoli e nella
cura di diverse opere apparse nei
cataloghi di grandi editori italiani. Tre suoi libri, invece, assumono particolare valenza e le proponiamo perché non manchino
nelle biblioteche del viterbese.
Ponderosa e documentata è la
Storia di Sciascia, apparsa nella
Biblioteca di Cultura Moderna
Laterza (1994, 293 p.) a cui ha
fatto seguito, nel 1995 per le edizioni Bompiani, un altro saggio
sempre legato alla Sicilia, Tutti a
cena da Don
Mariano.
Letteratura e mafia nella Sicilia
della nuova Italia (249 p.). Nello
stesso anno Theoria gli pubblicava Ingrati Maestri. Discorso
sulla crìtica da Croce ai contemporanei (175 p.), un saggio che
ha trovato ampia risonanza in
riviste specializzate e non.
Ricordo, in modo particolare, che
mi colpì il servizio di Roberto
Barbolini apparso su Panorama
del 23 giugno 1995, dal titolo
provocatorio e con doppiosenso
"E io vi metto in Croce!", premesso dall'occhiello: "Guerre
Critiche / Il saggio di Massimo
Onofri rilancia le polemiche contro gli "ingrati Maestri".
Alfredo Romano, apprezzato
bibliotecario di Civita Castellana,
pubblica per Congedo ed.
(Galatina, 94 p.) il volume Ci sono
notti che io. Poesie d'amore con
una lettera ad Amedeo Martorelli.
Illustrazioni di Maria Berto.
Fabio Gregori da Graffignano,
classe 1960, si propone con due
brevi scritti che si leggono tutto
d'un fiato anche se completamente diversi. Il romanzo Diario di
un desiderio di fuga (S.
Gimignano, ed. Bellucci, 1992, p.
108) ripercorre l'intimità del proprio essere alla scoperta di noi
stessi. Una scoperta che avviene
come l'apertura di una porta dietro cui c'è il timore e il rischio di
ritrovarsi diversi da come ogni
giorno ci si sforza di apparire.
"Questo libro è per coloro che
questa porta l'hanno aperta da
sempre, ma soprattutto per coloro
che qualche volta hanno la tentazione, ma non il coraggio di
farlo". Il secondo libro è costituito da una raccolta di novelle
dal titolo Una penna in tasca ad
un vagabondo (Firenze, Ed.
Centro Culturale Firenze-Europa.
1993). Illustrato dal pittore Pier
Luigi Viti con disegni particolarmente incisi. Il libro si impone
per l'immediatezza e la freschezza di racconti fantastici ove la
"penna" è l'interprete principale
di strane e mirabolanti avventure
che ogni ragazzo potrebbe rivivere. Libro breve, chiaro, si chiude a
pagina 51 con la parola "fine"
volutamente barrata da un segno
di correzione e, quindi - scrive
l'autore: "Questo libro non ha
una fine, come non ha un inizio:
SEZIONE LOCALE
58 / Biblioteche & dintorni
aprilo dove vuoi e leggi, scegli la
penna che più ti piace, prendila
idealmente in mano; vedrai che
traccerà un arcobaleno che corre
verso sud, verso un altro emisfero dove un popolo soffre per
vivere, dove i bambini sperano in
un futuro fatto di sorrisi...".
Occorre dire che i due libri
hanno ricevuto significativi riconoscimenti: il romanzo ha avuto
una segnalazione d'onore al
Premio internazionale "Fiorino
d'oro", Firenze 1992 e il 1° premio della Sezione narrativa al
21° premio internazionale "I
migliori dell'anno". Il libro di
novelle ha ricevuto il "Fiorino
d'oro" al Premio internazionale
del 1992 e quindi l'opera è stata
edita dal Centro Culturale
Firenze-Europa.
Antonello Ricci si propone
invece, nella collana "Les Poetes
Nouveau" delle Ed. Amadeus
(Cittadella, 1995, 45 p.) con il
saggio DI NOTTE [LIBRO]
svolto tra prosa e poesia ove la
sua personalissima scrittura ci
appare come qualcosa di irrituale
in un "rito", invece, che nasce
proprio dallo stesso scrivere e dal
partecipare il suo mondo agli
altri: ["noi siamo Libro, in / noi
si narra ogni storia. / tutto si fa,
si riconta eterna- / mente, / qua
dentro, / fuori dal cielo della
carta nostra / niente accade / e,
in vero, / non c 'è nemmeno, un
"fuori ". / se una mano esterna /
un dio ci fecero / noi non se sappiamo nulla / non ne abbiamo /
memoria alcuna.].
Francesco Mattioli, viterbese,
già assessore alla Cultura della
nostra Provincia, titolare della
cattedra di Sociologia dei gruppi
presso l'Università della
Sapienza, è l'autore di un saggio
sul lavoro minorile e del lavoro
illegale dei fanciulli in Italia, dal
titolo Iqbal Masih non era italiano. Percorsi e strategie del lavoro
infantile nell'Italia postindustriale ( Roma, Ed. Seam, 1996,
173 p.). Il libro, partendo dalla
vicenda del dodicenne pakistano
Iqbal Masih, caduto per sottrarre i
suoi coetanei del terzo mondo alla
violenza e allo sfruttamento, ci
dimostra che quel "terzo mondo"
infantile non lo abbiamo soltanto
alle porte ma, troppo spesso, è
proprio nel nostro paese...
Il prof. Desmond O' Grady
dell'Università di Salisburgo pubblica una antologia poetica,
Trawling Tradition. Translations 1954-1994 (University of
Salzburg, 1994, 606 p.) ove presenta un vasto panorama che dalla
poesia della Grecia antica giunge
fino ai contemporanei di tutto il
mondo. E' comunque singolare
vedere come questo studioso
riservi ai poeti moderni la maggiore attenzione e, soprattutto, le
pagine più numerose sono dedicate proprio agli italiani da
Giacomo Leopardi in poi. Ci ha
fatto piacere leggere, tra
Campana, Ungaretti e Montale per citare solo qualcuno - anche il
"cornetano" Vincenzo Cardarelli
(di cui traduce ben 21 poesie) e,
cosa che ci ha piacevolmente sorpresi - ma potevamo aspettarcelo
perché apprezziamo profondamente l'opera di due nostri contemporanei e conterranei - la presentazione di Ennio De Santis (7
poesie) e Massimo Lippi ( 5 poesie). Le parole di commento che
accompagnano le liriche di questi
due artisti ci confortano ancora di
più sulla valenza delle loro produzioni così valorizzate anche all'estero.
E, visto che parliamo di poesia,
non possiamo non sottolineare
come un intero paese si proponga
da tempo alla nostra attenzione.
Piansano vede uscire, con ritmi
quasi stagionali, le opere dei suoi
tanti poeti che, in ottava rima,
quartine o versi sciolti, cantano il
loro paese, i loro sentimenti, i
loro affetti, il loro mondo.
All'antologia Musa Piansanese,
raccolta di poesie curata da Diana
Falesiedi (Grotte C., tip.
Ceccarelli, 1995, 128 p, ili.) che
presenta oltre quindici artisti,
segnaliamo la prima opera di
Ireneo Moscatelli, Piansano, la
sua gente, le mie poesie (Grotte
di C., tip. Ceccarelli, 1996, 143
p.) e la seconda pubblicazione di
Anchise Cordeschi, Sentimenti e
Poesia (Grotte di C., tip.
Ceccarelli, 1996, 182 p.).
Con Signore aumenta la mia
fede. Poesie - Riflessioni Preghiere (Montefiascone, tip. S.
Pellico, 1996, 179 p. fig.) Sr.
Lidia Brizi, Maestra Pia Filippini, affida il suo messaggio poetico-spirituale a quanti l'hanno
conosciuta ed amata nel suo peregrinare fra i tanti paesi della
Diocesi ove ha insegnato e testimoniato nelle scuole di S. Lucia
Filippini. E' solo il caso di
aggiungere che Sr. Lidia è
anch'essa di Piansano.
Per le edizioni Calderon di
Fabrica di Roma , dopo il bel
libro Cavalli di Canne di Gualdo
Anselmi (1991), appaiono altre
due raccolte poetiche: Canzoniere d'amore e di morte (Poesie
1918-1940), di Decio Malatesta
(1993, 78 p., prefazione di G.
Anselmi) e La fine del mondo ed
altre poesie d'amore e d'occasione, di Ruggero Cencelli (1994,
110 p., prefazione di Pietro
Scelfo).
i^f^
SEZIONE LOCALE
Con II porto nascosto (Valentano, 1996, 106 p. copertina di
M. Balestra), Mario Fratini presenta la sua quinta raccolta di
liriche. Come sottolinea nella
prefazione al libro Antonietta
Scipio, il nostro poeta è "alla
costante ricerca di un porto
nascosto che, come miraggio,
appare nell'arida realtà-deserto... La freschezza espressiva, la
raffinatezza dei sentimenti, i ritmi
che si percepiscono come respiri
nel tentativo di tradursi in versi,
l'incompiutezza talvolta di tali
respiri, comunicano in maniera
costante il messaggio che a non
tutti è dato conoscere la verità
sempre latente e straordinaria
dell'amore. L'amore, infatti, è
prerogativa del poeta o è forse
l'esperienza dell' amore che
diventa necessariamente inesauribile fonte poetica ? ".
E ancora di poesia "salvata" si
può parlare nel presentare la raccolta postuma / giardini dell'anima. Poesie, di Ciro
Tarantello, uomo e poeta di
Capodimonte, di cui quel
Comune ha patrocinato la stampa
(Grotte di C:, Tip. Ceccarelli,
1996, p. 318). Un poeta scomparso e che "sarà ricordato nel
tempo - come scrive Giovanni
Mezzabarba - per la profondità
del suo pensiero, per la sottile
ironia, per la musicalità del suo
verso, per i messaggi di bontà di
Uomo semplice, perbene e sempre coerente".
Una vasta antologia (Civitavecchia, lit. Mondo Nuovo,
1994, 494 p. ili.) è stata curata da
un comitato delle Scuole Elementari e Medie di Montalto di
Castro. Sotto il titolo: Gocce di
Poesia - Raccolta di poesie delle
scuole elementari e medie della
Biblioteche & dintorni / 59
provincia di Viterbo, sono presentate le poesie delle edizioni
provinciali del 1991-92-93. Una
iniziativa a cui ha collaborato il
Provveditorato agli Studi di
Viterbo, gli insegnanti M.V.
Brunozzi, M. Delmirani, O.
Mattei, P. Grani, G. Piccioni, il
giornalista e poeta G. C.
Camertoni; lo psicologo V.
Meschini; l'artista U. Ventura; il
professore in lettere O. Bagaglini.
Per iniziativa del Gruppo
Caritas di Arlena di Castro sono
state edite due interessanti raccolte di poesie e prose dei ragazzi di
questo grazioso paese che hanno
affrontato temi sociali particolarmente sentiti: Un canto indefinibile. Poesie sulla "famiglia" dei
ragazzi di Arlena, (1995, stampa
in proprio, 77 p.) e Ogni volta
che. Le opere di misericordia dei
ragazzi di Arlena (Grotte di C.,
Gigli, 1996, 152 p.).
Con Erba novella - Raccolta di
Poesie e Filastrocche della
Scuola Elementare di Ischia di
Castro (Grotte di C., Ceccarelli,
1996, 140 p. figg. col.) i ragazzi
di Ischia hanno iniziato un percorso creativo di particolare interesse anche perché ai componimenti poetici hanno affiancato
significativi disegni ove fantasia e
realtà presentano a "colori" il loro
mondo.
Da Capodimonte il premiatissimo Antonio laschi, torna con
un'altra delle sue raccolte poetiche, Onde tempestose (Ed. speciali "Il Messaggio", 1996, 42 p.).
Alessandro Fucini è nato a
Marta nel 1942. Si apre alla letteratura con Perché non sono animali, un romanzo-verità che
rispecchia la sua travagliata esperienza di un viaggio in Brasile. Il
romanzo (Viterbo, Agnesotti,
1994, 190 p.) appare vergato, sull'onda dei ricordi e della memoria, come pagine di un diario
scandito sì dal trascorrere dei
giorni, ma dagli incontri con la
gente, soprattutto con la piccola
Isaura, che assumono il filo conduttore e rilevante del racconto.
Emerge, in tutta la sua drammaticità, la terribile realtà delle condizioni di vita dei poveri di questo paese, e il libro diviene così
denuncia e volontà di far conoscere queste lontane ma scomode
verità.
Dalla conoscenza deve nasce la
forza per aiutare, per non coprirsi
gli occhi. Non basterà la gioia e
la spensieratezza di un giorno di
Carnevale brasiliano per cancellare la tanta amarezza che resta in
fondo al cuore per quei ragazzi
che vanno aiutati "perché non
sono animali".
Ci piace chiudere con l'arte e
segnalare il voluminoso e splendido catalogo-saggio che Eugenio
Miccini (con un contributo di
Sarenco) ha dedicato ad uno degli
artisti viterbesi più affermati:
FRANCESCO NARDUZZI,
nella collana Le scritture e le
opere dell'editrice Rara International.
I saggi introduttivi ma, soprattutto, le curatissime riproduzioni
a colori delle opere del maestro di
Monteromano, suscitano in noi
primigeni sentimenti e sensazioni
per quell'inventiva, profonda e
intensa, del tutto personalissima
di questo artista, amico della terra
di Tuscia di cui percepisce e trasmette, nelle sue opere, lo stesso
antichissimo respiro.
SEZIONE LOCALE
60 / Biblioteche & dintorni
1994
AGNESOTTI, Marta, Viterbo e la
Tuscia. Attualità & cultura, storia &
arte, natura & tradizioni, Roma, Ape
Romana ed., 1994, 130 p. fig. Collana
Voci della città.
BOVE,
Gennaro,
Il
Francescanesimo
nel
Lazio.
Tradizioni, Memorie, Ricordi, Roma,
Ed. EMP 3000, 1994, 95 p. ili. col.
Un capitolo è dedicato a "Le memorie di S. Francesco nel Viterbese", 5766 p.
CERAMICHE (Le) di Roma e del
Lazio in età medievale e moderna. Atti
del I convegno di studi (Roma 19-20
marzo 1993) a cura di Elisabetta De
Minicis, presentazione di Letizia Pani
Ermini, Roma, Ed. Kappa, 1994, 212
PCIPRINI, Gianfranco, Montefiascone e la Madonna della Quercia,
Viterbo, Quatrini, 1994, 55 p. ili.
A spese di Mons. Emilio Marinelli
nel 5o° di sacerdozio.
CORDOVANI, Rinaldo, Il
Monastero delle Monache Benedettine
di San Pietro in Montefiascone,
Montefiascone, Centro di Iniziative
Culturali, 1994, 100 p. ili.
CRABA, Maria Giovanna, Civita
Castellana 1789-1815. Dalla rivoluzione francese alla restaurazione pontificia: grandezze e miserie di una
comunità agli albori del suo processo
industriale, Civita Castellana, ed.
Biblioteca Comunale, 1994, (Ninfeo
rosa. 1), 167 p.
CRUCIANI, Vincenzo Mario,
Campane e Cannoni, Siena, Il Leccio,
1994, 343 p.
Il libro nasce come romanzo per
raccontare le vicende avvenute a
Valentano negli anni quaranta e, in
particolare, nel momento della conclusione della Seconda Guerra mondiale e
del passaggio delle truppe a
Valentano. Il libro è introdotto da una
nota storica di R. Luzi.
GH1RINGH1R1NGOLA. Valentano:
antichi giochi, conte e filastrocche dentro le mura, Valentano, Gruppo
Archeologico Verentum, 1994, 64 p. ili.
LANCONELLI, Angela, La terra
buona. Produzione, tecniche e rapporti
di lavoro nell'agro viterbese fra Due e
Trecento, Bologna, Ed. CLUEB, 1994,
(Biblioteca di storia agraria medievale.
11), 219 p.
MATTEI, Antonio, Terra Planzani.
Epopea contadina di una comunità
dell'Altolazio negli ultimi due secoli,
Grotte di C. Ceccarelli, 1994, 291 p.
Si tratta della seconda edizione,
ampliata, già edita nel 1980.
MAZZINELLI,
Alessandro,
Istruzione per regolamento delle
Scuole della Dottrina Cristiana delle
Maestre Pie Filippini, Viterbo, Aemme
grafica, 1994, 192,43 p.
Si tratta della ristampa dell'edizione
del 1717, Montefiascone,
tip.
Seminario.
MUSEO di Preistoria e Protostoria.
Mandano, Firenze, Octavo F. Cantini,
1994, 156 p. ili. b.n. e col.
OLIO (L') da Atene a Canino, Roma,
ed. EBE, 1994,55 p.
ONOFRI, Massimo, Gatti e Tignosi.
Dizionarietto dei viterbesi degni, indegni, comunque memorandi, Viterbo,
ed. Sette Città, 1994, (Il Sole a picco.
1), 110 p.
PAOLO RUFFIN1. Il celebre matematico e la scuola a lui intitolata,
fascicolo realizzato nel 1994 (20 p.)
dalla Scuola Media Statale "Paolo
Ruffini" di Modena. Stampato presso il
Centro Stampa del Comune di Modena.
PARCO (II) archeologico subacqueo
nel Lago di Bolsena, a cura di Roberta
Postiglioni e Angela Scocca, Catalogo
della Mostra di Bolsena 24 aprile - 8
maggio 1994, Roma, ed. Kappa, 1994,
51 p. ili.
PITTURE Etrusche Tarquiniesi. La
sala delle tombe dipinte nel Museo
Archeologico Nazionale di Tarquinia,
testi a cura di Claudio Bettini, Novara,
IGDA, 1994, 64 p. ili.,
sul front.: Comune di Tarquinia,
Soprintendenza Archeologica per
l'Etruria Meridionale, Regione LazioAssessorato alla Cultura.
RANUCCI, Giovanni - RANUCCI,
Francesco, Cultura giuridica e società
civile a Valentano (VT) nel 1.500,
Castelmadama, De Rossi, 1994,415 p.
SALMI, Ainzara, Per non dimenticare, Grotte di Castro, Ceccarelli, 1994,
98 p. ili.
Si tratta dei ricordi della Prima
Guerra Mondiale legati alla cittadina
lacuale.
SCONCI, Maria Selene - LUZI,
Romualdo, La spezieria di San
Benedetto a Montefiascone.
Dalle
Collezioni di Palazzo Venezia in Roma,
Ferrara, Belriguardo, 1994, 181 p. ili.
b.n. e col.
TARSETTI BARZELLOTTI, Maria
Assunta M., Per non dimenticare. 5
giugno 1944 - 5 giugno 1994,
Acquapendente, Ambrosini, 1994, 206
p. fig. Collana: Fidelitas. Quaderni
della Biblioteca Comunale di Soriano
nel Cimino.
SEZIONE LOCALE
TEI, Luigi, Tuscania ricorda i suoi
figli. Festa delle Forze Armate 1994,
Tuscania, Città di Tuscania, 1994, 18
p. ili.
TOMASSINI, Maria Assunta,
Scritti di una Suora Francescana
Viterbese Lilia Maria del SS.mo
Crocefisso. 25 luglio 1689 - 12 febbraio 1773, Viterbo, Agnesotti, 1994,
175 p.
LAGO (Un), una Storia, un Paese.
San Lorenzo Nuovo, Realizzato dai
bambini e dalle bambine della scuola
dell'infanzia e della scuola elementare
di San Lorenzo Nuovo, Grotte di C.,
Ceccarelli, 1994, 82 p. ili.
VITERBO ricorda... A 50 anni dai
bombardamenti,
Acquapendente,
Ambrosini, 1994, 127 p. ili.
1995
ANGELONE, Pietro, Non è poi
molto tempo: sembra un'era, Viterbo,
Union Printing, 1995, 94 p. fig.
Singolare antologia "poetico-etnografica" sul mondo agricolo e della
Maremma che, per la vivacità dei temi
trattati e per l'uso di un vernacolo
ormai dimenticato si propone come un
"museo itinerante della memoria collettiva e singola ".
ARCHEOLOGIA & 100 anni di
cinema, a cura di Salvatore Sutera,
[Firenze], Ed. Coop. Archeologica,
1995, 70 p. ili. (Libri d'arte. 1) collana
del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro".
Si tratta del catalogo della Mostra di
Montalto di Castro, 1995, organizzata
da Arethusa S.R.L., Consorzio di
ricerca e sviluppo.
BONELLI, Laura P. - BONELLI,
Massimo G:, Chiesa di San Sisto.
Viterbo, Viterbo, Betagamma ed.,
1995, (Chiese, Monumenti e Città. 1),
48 p. ili.
Biblioteche & dintorni / 61
CANINO. Immagini di ieri, Viterbo,
Union Printing, 1995, 23 p. ili.
CAPRAROLA, Caprarola, Comune,
1995, 13 + 21 n.n. ili.
La piccola guida, oltre alle immagini
di Palazzo Farnese e della Cittadina,
offre lo scritto di P. Portoghesi,
Caprarola, il suo territorio, l'area protetta del lago di Vico.
CAROSI, A. - ANDREAE, B. MAROCCHINI, B. - EMILIOZZI, A. RAUSA, F., Il sarcofago romano dal
monumento rinascimentale della Bella
Galiano a Viterbo, Viterbo, Agnesotti,
1995, 99 p. ili., XIII tav. f.t. b.n. e col.,
1 tav. grande allegata.
CECCANI, Vito, C'erano una volta,
Montefiascone, tip. S. Pellico, 1995, 63
p. ili. n. 1 di Memorie. Collana di cronaca, storia, racconto, gente, luoghi di
Castiglione in Teverina. In testa al
front.: Amministrazione Comunale di
Castiglione in Teverina.
CERAMICHE (Le) di Roma e del
Lazio in età medievale e moderna, II.
Atti del II convegno di studi (Roma 6-7
maggio 1994) a cura di Elisabetta De
Minicis, Roma, Ed. Kappa, 1995, 292
PCIVITA CASTELLLANA. Studi / I,
Civita Castellana, Biblioteca
Comunale, 1995, (Ninfeo Rosa. 2), 132
p. ili.
Con scritti di A. Ciarrocchi, L.
Cimarra, G. Felini, L. Creti, S.
Boscolo, C. Mastelloni.
DE ROMANIS, Alessandra, Il
Palazzo di Tiberio Crispo a Bolsena,
Roma, De Luca, 1995, (Produzione
artistica e committenza nel territorio
romano-secolo XVI), Vili, 48 p. ili.
FESTA della Madonna del Fiore. I
Pugnaloni 1995 "Le relazioni",
Acquapendente, Comune e Ass. Pro
Loco, 1995,56 p. ili.
BRECCOLA, Giancarlo - MARI,
Marcello, Montefiascone. Immagini e
testimonianze, Montefiascone, Ed.
Graffietti, 1995, 141 p. ili.
GALLI, Quirino, "Et pacifico stato
delli Signori". Statuto di Castel del
Piero del 1579. Con una nota giuridica
di Alessandro Pascolini, Montefiascone,
Graffietti, 1995, (Quaderni di storia e
cronache locali. 3), 349 p.
CANINO. "San Francesco". Una
Chiesa antica (1484). Una nuova
Parrocchia (1986), a cura di D. Igino
Belardi, Grotte di C., Ceccarelli, 1995,
30 p. fig.
INNI d'onor. Antologia poetica dedicata alla Madonna Assunta per la festa
di Valentano 1817-1995, a cura di
Romualdo Luzi, Grotte di C.
Ceccarelli, 1995, 40 p.
LABORATORIO provinciale di
restauro. Mostra di Restauri, Catalogo,
Viterbo,
Betagamma ed., [1995], 48 p.
figMANNA, Elisabetta, Il cantiere pittorico del nuovo San Lorenzo, Grotte
di C., Ceccarelli, 1995, 32 p. fig. Sul
front.. Comune di San Lorenzo Nuovo.
Si tratta della ristampa dello speciale apparso già su questo Bollettino,
anno 1993.
MANCINI, Bonafede - LUZI,
Romualdo, Valentano. Luoghi e tempi
del sacro, collaborazione di Sabrina
Radicati, Valentano, Gruppo
Archeologico Verentum, 1995, 143 p.
ili.
1945 - 1995. 50 anni dalla fine della
guerra. San Lorenzo
ricorda...
Testimonianze
Immagini
Documenti, San Lorenzo N., Scuola
Media Statale, 1995, 32 p. ili.
MONALDESCHI (I) nella storia
della Tuscia, Atti della giornata di studio di Bolsena 24 giugno 1994, a cura
di Antonio Quattranni, Bolsena,
Biblioteca Comunale, 1995, 206 p.
figgScritti di: L. Riccetti, B. Barbini, R.
Chiovelli, A. Quattranni, B. Mancini,
R. Pepparulli, G.B. Crocoli, A. Satolli,
F.T. Fogliari Zeni Buchichio, L.
Catteruccia, D. McLellan.
PANNUCCI, Ersilia, Presentii I
caduti di Capodimonte nella Seconda
Guerra Mondiale, Grotte di C.,
Ceccarelli, 1995, 192 p. ili.
POLEGGI, Piergiuseppe, Una città
falisca di frontiera:
Vignanello
dall'VIII al III secolo avanti Cristo,
Viterbo, Agnesotti, 1995, 59 p. ili., in
testa al front: Comune di Vignanello.
QUANNO anco'nun c'era lo Deritto,
Commedia in un atto interpretata dagli
alunni delle classi IIIA, IIIB, IVA,
IVB, IVC nell'anno scolastico 199495, presentata dal "Laboratorio" della
Compagnia Teatro Popolare "P.
Liuzzi" di Caprarola, Roma, ed.
Manfredi, 1995,45 p. fig.
QUATTRO passi nel passato.
Cronache ottocentesche delle feste
patronali nella
Delegazione di Viterbo (1854-1870),
Viterbo, Quatrini, [1996], 90 p. fig.
Collana: Tra scuola e Archivio Quaderno 4. In testa al front.: Archivio
62 / Biblioteche & dintorni
di Stato di Viterbo Sezione Didattica II Circolo Didattico di Viterbo. Anno
scolastico 1994-95.
PREISTORIA e Protostoria in
Etruria. Atti del Secondo Incontro di
Studi. Farnese 21-23 maggio 1983.
Tipologia delle necropoli e rituali di
deposizione. Ricerche e Scavi, A cura
di Nuccia Negroni Catacchio, Milano,
Ed. ET, 1995,2 voli., 384, 309 p. ili.
SCOPPOLA, Anna, Piante minacciate, vulnerabili o molto rare della
Provincia di Viterbo, Viterbo,
Agnesotti, 1995, 159 . fig. col. A cura
dell'Amministrazione Provinciale di
Viterbo, Assessorato all'Ambiente.
PURI, Antonietta, Bolsena. 163 ili.
a col. 17 dis. in b.n. pianta topografica, Firenze, Bonechi "Il Turismo",
1995, 96 p. ili.
La guida, incentrata su Bolsena,
spazia comunque anche sui centri di
Montefiascone, Marta, Isola Mariana,
Isola Bisentina,
Capodimonte,
Gradoli, San Lorenzo
Nuovo,
Valentano, Grotte di Castro, oltre a
note di gastronomia, turismo intorno
al lago e una guida alle escursioni
giornaliere.
TARSETTI BARZELLOTTI, Maria
Assunta M., Soriano nel Cimino:
Fascismo, Antifascismo, Resistenza,
Viterbo, Agnesotti, 1995, 255 p. fig.
Collana: Fidelitas. Quaderni della
Biblioteca Comunale di Soriano nel
Cimino.
1996
AL RINTOCCO del campanone.
Flash sul Carnevale di Acquapendente, a cura di Marcello Rossi,
Acquapendente, Biblioteca Comunale,
1996, 40 p. ili.
ARCHEOLOGIA e didattica. I bambini "raccontano" Vulci", Firenze,
Ed. Coop. Archeologica, 1996, 78 p.
ili. (Contributi turistici e didattici. 3)
collana del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
ARCHEOLOGIA e tecnologia. A
cura di Susanna Bianchi, Mony
Campolongo, Salvatore Sutera,
Firenze, Ed. Coop. Archeologica,
1996, 153 p. ili., (Studi e Saggi per la
Conservazione. 4) collana del
SEZIONE LOCALE
"Progetto Scuola Cantiere Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
COMMEDIE e commedianti. Sei
testi in dialetto canepinese, Canepina,
Gruppo Spontaneo Canepinese, 1996,
383 p. ili.
ATLANTE storico-politico del Lazio,
Roma-Bari, Laterza, 1996, 169 p. ili.,
in testa al front. Regione Lazio Assessorato alla Cultura; Coordinamento degli Istituti Culturali del
Lazio.
... CON L'INTERCESSIONE
di
Santa Rosa. I miracoli, catalogo della
mostra documentaria 3-10 settembre
1996 a cura di Mauro Galeotti, Viterbo,
Consorzio Biblioteche, 1996, 16 p. ili.
DEL CIUCO, Salvatore, Viterbo
"Città Fulgente", Viterbo, Studio
Pubblicitario Viterbese, 1996, 357 p.
ili.
BAGGIOSSI, Italo, Montalto di
Castro. Comune "di frontiera",
Tarquinia, Mondo Nuovo, [1996], p.
158.
BENI CULTURALI e storia del territorio: conoscenza, musealizzazione e
didattica, a cura di Antonio Quattranni,
Bolsena, Museo Territoriale del Lago
di Bolsena, 1996, 79 p.
GOLETTI, Angela V. - SERRONE,
Giuseppe, San Giovenale e il Castello
di Chia, Città del Vaticano, Libreria
Ed. Vaticana, 1996, (Fidelitas Quaderni della Biblioteca Comunale di
Soriano nel Cimino), 192 p. ili.
BERNARDINI, Tommaso - TANZELLA, Angelo, Onore al merito.
Protagonisti, fatti, ricordi della Prima
e Seconda Guerra
Mondiale,
Montefiascone, Tip. S. Pellico, 1996,
47 p. ili.. In testa al front.: Comune di
Graffignano.
GUIDA alla Selva del Lamone, a cura
di Carlo Casi. Testi, ricerche, elaborazioni grafiche e fotografiche di G. Antonio
Baragliu, Carlo Casi, Mariagrazia
Celuzza, Lara Ciambella, Fabio Detti,
Luciano Frazzoni, Fabio Pomarè, Siena,
Nuova Immagine Ed., 1996, 115 p. ili.
BIAGINI, Diamante, Alessandro
Mazzinelli.
1671-1741,
Roma,
Pontificio Istituto Maestre Pie
Filippini, 1996, 64 p. ili.
EUROFORM.
Formazione
e
Conservazione, a cura di Paolo
Crisostomi, Firenze, Ed. Coop.
Archeologica, 1996, 175 p. ili., (Studi e
Saggi per la conservazione. 1) collana
del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
BRANDI, Cesare, In situ. La Tuscia
1946-1976: restauri, interventi-ricordi,
a cura di Paolo Antinucci, Viterbo,
Sette città, 1996, 188 p.
CAMERANO, Alessandra - FORDINI SONNI, Massimo - MACCULI,
Giancarlo, Feudi e fortificazioni della
Teverina.Trasformazioni
urbane e
potere familiare, Viterbo, Gescom,
1996, 161 p. fig., Collana di storia, tradizione, folklore. 4. In testa al front.:
Regione Lazio Assessorato alla Cultura
- Associazione Intercomunale della
Teverina per la Cultura.
CASACCIA, Mauro, Il Museo territoriale del Lago di Bolsena, Viterbo,
Betagamma ed., 1996,48 p. ili.
CASACCIA, Mauro, Landesmuseum
des Bolsenasees in der Monaldeschiburg der Cervara, Viterbo,
Betagamma ed., 1996, 48 p. ili.
CATI, Vittorio, Castel Sant'Elia.
Natura - storia - arte - religione, Vinci,
Maggiorelli Grafica, 1996, 134 p. ili.
b.n. e col.
FOTOGRAFIA e beni culturali, a cura
di Lorenzo Scaramella e Elizabeth Jane
Shepherd, Firenze, Ed. Coop.
Archeologica, 1996, 34 p. ili., (Libri
d'Arte. 2) collana del "Progetto Scuola
Cantiere Archeologica nel territorio di
Vulci e Montalto di Castro", Arethusa
S.R.L., Consorzio di ricerca e sviluppo.
GENNARI SANTORI, Flaminia ROBERT, Sabina - VICARELLI,
Francesca, Decorazioni farnesiane nei
palazzi di Valentano, Capodimonte e
Gradoli, Roma, De Luca, 1996,
(Produzione artistica e committenza nel
territorio romano-secolo XVI), Vili,
159 p. ili.
ITINERARI a Vulci.
Storia.
Paesaggio. Testimonianze, Firenze, Ed.
Coop. Archeologica, 1996, 76 p. ili.
(Contributi turistici e didattici. 1) collana del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
SEZIONE LOCALE
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
ITINERARIES in Vulci. History.
Landscape. Remainders, , [Firenze],
Ed. Coop. Archeologica, 1996, 76 p.
ili. (Contributi turistici e didattici. 2)
collana del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
Biblioteche & dintorni / 63
MICHETTI, Laura M., Corchiano ed
il territorio falisco
nell'antichità,
Viterbo, Union Printing, 1996, 24 p. ili.
PALAZZI, Osvaldo, Ronciglione.
Documenti
inediti del
'500,
Ronciglione, Assoc. Cultur. M. Virgili,
1996, XX, 132 p., 16 tav. f.t. n.n.
JE DEVIENS antiquaire en diable! Io Sthendal, console a
Civitavecchia e "cavatesori" (18311842), Catalogo della mostra fotografica a cura di Sara Nardi, Tarquinia,
Società Tarquiniense di Arte e Storia,
1996, 78 p. ili.
PASSEGGIANDO, passeggiando... un
giardino da scoprire, Montefiascone, tip.
S. Pellico, 1996.48 p. ili.
Si tratta, come detto in copertina, di
una Guida al giardino della Rocca di
Montefiascone realizzata dalle Classi 1
C e 1 F della Scuola Media "A.
Manzoni", pubblicata con la collaborazione del Comune e della Biblioteca
Comunale.
"LEZIONI" di conservazione e
restauro archeologico, a cura di Paolo
Crisostomi, Firenze, Ed. Coop.
Archeologica, 1996, 71 p. ili., (Studi e
Saggi per la conservazione. 2) collana
del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
PETRANGELI PAPINI, Francesco,
Rapporti della città di Bagnoregio con
Orvieto e con i Monaldeschi nel Medio
Evo, Roma, Scalia, 1996, 285 p.
Monografia scritta dall'A. tra il 1944
e il 1947. Rimasta inedita, l'opera
viene riproposta a cura dei figli in
ricordo del centenario della nascita di
questo grande figlio di Bagnoregio.
LOZZI, Mario, Il gatto magone. I
misteri dell'occulto, Montefiascone,
ed. Casti, 1996, 221 p.
Nel racconto le credenze popolari
tradizionali di Montefiascone.
PIACENTINI, Ernesto - GUANCINI, Bernardo, Meminisse juvabit. A 50
anni dai bombardamenti di Viterbo (S.
Francesco alla Rocca, Distretto
Militare, Autostazione
Garbini),
Viterbo, 1996.
LUZI, Romualdo - ALLEGRETTI,
Maurizio, Farnese. 100 anni di immagini e memorie 1896-1996, Farnese,
Banca di Credito Cooperativo, (stampa
Primaprint - Viterbo), 1996, 149 p. fig.
LUZI, Romualdo - MANCINI,
Bonafede - NATALI, Vincenzo SEBASTIANI, Alessandra, collab.
RADICATI, Sabrina, Valentano.
Contadini, terre e pane, Valentano,
Gruppo Archeologico Verentum,
1996, 64 p. ili.
MANCINI, Bonafede, ... Et lascio
alle Confraternite di Onano, Grotte di
C., Gigli, 1996, 191 p. ili., Collana di
Studi Storici del Comune di Onano. 2,
sul front.: Comune di Onano - Assoc.
"Pro Loco".
MAREMMA (La) laziale. Tra Storia,
Arte e Natura, Firenze, Ed. Coop.
Archeologica, 1996, 79 p. ili.
(Contributi turistici e didattici. 6) collana del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
PIFERI, Maria Elena, Montefiascone.
Città e territorio, Viterbo, Betagamma
Ed., 1996, (Chiese, monumenti e città. 8),
48 p. ili.
PROIETTI, Candido, Mi riconoscerà
Peppino? Eravamo ragazzi a Civita di
Bagnoregio, Viterbo, Quatrini, 1996,
142 p. ili.
Nel racconto autobiografico l'A. riesce a "narrare" e "documentare" la
vita della Bagnoregio dei suoi tempi
come sottolineato dalle presentazioni
di B. Barbini, Q. Galli e L. Catteruccia
premesse al volume.
RAPPRESENTAZIONE (La) del territorio di Montalto di Castro. Mostra
cartografica, bibliografica, documentaria. Montalto di Castro, 29 ottobre - 7
novembre 1996. A cura di Laura
Romeo e Paolo Emilio Urbanetti.
Presentazione di Piero Innocenti,
Firenze, Ed. Coop. Archeologica,
1996, 82 p. ili., (Libri d'Arte 1) collana
del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
RICCI, Antonello, La zona grigia.
Viterbo: cronache, ferite, fantasmi,
Viterbo, Sette Città, 1996, 104 p.
RUOPPOLO, Vincenzo, (P.
Germano di san Stanislao, venerabile),
Sant'Eutizio di Ferento sacerdote e
martire del III secolo. 1496 - 14 aprile
- 1996, Roma, G ADI, 1996, 109 p. fig.
Collana: Fidelitas. Quaderni della
Biblioteca Comunale di Soriano nel
Cimino.
Si tratta della traduzione italiana,
curata da Francesca Santi, dell'opera
Saint Eutychius de Ferentum, prêtre et
martyr au Ille siècle, apparsa per G.
Ferrier, Tonneins, 1886.
SCAVO (Lo): primi interventi di
restauro e conservazione. Atti del
Convegno Montalto di Castro, 30 e 31
Ottobre 1996, a cura di Paolo
Crisostomi, Firenze, Ed. Coop.
Archeologica, 1996, 235 p. ili., (Studi e
Saggi per la conservazione. 3) collana
del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
SISTEMA locale e distretto industriale. Il Caso di Civica Castellana, di
Paolo Calza Bini, Maria Carmela
Bosco, Cristina Oteri, Daniela Pieri,
Civita Castellana, Ed. Biblioteca
Comunale, 1996, 172 p, 19 fig. f.t. col.
e b.n. n. 3 della Collana "Ninfeo
Rosa".
STAMPERIE Carte e Cartiere nella
Ronciglione del XVII e XVIII secolo. Atti
della giornata di studio di Ronciglione
26 ottobre 1991, a cura di Francesco M.
D'Orazi, Ronciglione, Centro Ricerche e
Studi, 1996, 196 p. ili.
SUL FILO dei ricordi. Immagini d'epoca su Gradoli e la sua gente, a cura
di ELENA Agostini, Grotte di C.,
Ceccarelli, 1996, 324 p. ili. In testa al
front.: Comune di Gradoli. Trattasi del
I volume.
"TEMPUS NOVUM" omaggio a
Giuseppe Cesetti, Catalogo della
Mostra di vari artisti a cura di A.
Calabrese, Convento S. Bernardino di
Viterbo, Viterbo, EPT, 1996 (suppl.
1/1996, rivista Tuscia".
TURISMO (II) Turismo nella Bassa
Maremma. Il segmento
culturale,
SEZIONE LOCALE
64 / Biblioteche & dintorni
Firenze, Ed. Coop. Archeologica,
1996, 47 p. ili. (Contributi turistici e
didattici. 4) collana del "Progetto
Scuola Cantiere Archeologica nel territorio di Vulci e Montalto di Castro",
Arethusa S.R.L., Consorzio di ricerca
e sviluppo.
TURISMO (II) Turismo nella Bassa
Maremma. I risultati dell'indagine
statistica, Firenze, Ed. Coop.
Archeologica, 1996, 235 p. ili.,
(Contributi turistici e didattici. 5) collana del "Progetto Scuola Cantiere
Archeologica nel territorio di Vulci e
Montalto di Castro", Arethusa S.R.L.,
Consorzio di ricerca e sviluppo.
VALENTANO ricorda Paolo Ruffini.
Matematico - Medico - Scienziato
(Valentano 1765 - Modena 1822),
Grotte di Castro, Ceccarelli, 1996, 4
n.n., VIII p. figg. Copertina di M.
Balestra. Scritti di R. Luzi - B.
Mancini.
Fascicolo edito in occasione dello
scoprimento della targa sulla casa
natale del Ruffini con la ristampa,
all'interno, dello Speciale su Paolo
Ruffini apparso su Scaffale Aperto n.
27/88 a cura di P. Maria Fossati.
VECCHI, Maurizio, Caprarola. Il
sogno farnesiano, Caprarola, M.
Vecchi Ed., 1996, 64 p. ili. col. In
testa al front.: Comune di Caprarola.
VITELLESCHI (I): fonti, realtà,
mito, Tarquinia, Comune di Tarquinia,
40 p. ili. col.
VITELLESCHI, Bartolomeo, Il passaggio e gli altri scritti del 1463,
Introduzione, testo latino a fronte, traduzione e note a cura di Giovanni
Insolera, Civitavecchia, La
Litografica, 1996, (Quaderni della
Biblioteca e dell'Archivio Storico del
Comune di Tarquinia) 236 p., 16 tav.
col. f.t.
VITERBO, la nostra città: ve la raccontiamo così..., Viterbo, ed. AB,
1996, 151 p. ili.
Trattasi di una guida turistica.
PERIODICI
Si fornisce notizia sommaria delle
annate uscite relative ai periodici interessanti il Viterbese nel triennio 19941996:
BIBLIOTECA & società. Rivista del
Consorzio per la gestione delle
Biblioteche Comunale degli Ardenti e
Provinciale "Anselmo Anselmi" di
Viterbo, XIII, n. 1, 1994, 32 p ili. +
suppl. n. 19.
BIBLIOTECA & società. Rivista del
Consorzio per la gestione delle
Biblioteche Comunale degli Ardenti e
Provinciale "Anselmo Anselmi" di
Viterbo, XIII, n. 2, 1994, 36 p ili. +
suppl. n. 20.
BIBLIOTECA & società. Rivista del
Consorzio per la gestione delle
Biblioteche Comunale degli Ardenti e
Provinciale "Anselmo Anselmi" di
Viterbo, XIII, n. 3, 1994, 32 p ili. +
suppl. n. 21.
BIBLIOTECA & società. Rivista del
Consorzio per la gestione delle
Biblioteche Comunale degli Ardenti e
Provinciale "Anselmo Anselmi" di
Viterbo, XIII, n. 4, 1994, 32 p ili. +
suppl. n. 22.
BIBLIOTECA & società. Rivista del
Consorzio per la gestione delle
Biblioteche Comunale degli Ardenti e
Provinciale "Anselmo Anselmi" di
Viterbo, XIV, n. 1-4, 1995, 36 p ili. +
suppl. n. 23.
BIBLIOTECA & società. Rivista del
Consorzio per la gestione delle
Biblioteche Comunale degli Ardenti e
Provinciale "Anselmo Anselmi" di
Viterbo, XV, n. 1-4, 1996, 88 p ili. +
suppl. n. 24.
BOLLETTINO della Società Storica
Maremmana, Grosseto, XXXV, voi.
64-65, 1994, 167 p.
BOLLETTINO di studi e ricerche a
cura della Biblioteca Comunale di
Bolsena, Anno IX, 1994, 240 p. ili.
Bollettino monografico con gli atti
del II Seminario di Geoarcheologia
"Forma Lacus Antiqui ".
BOLLETTINO di studi e ricerche a
cura della Biblioteca Comunale di
Bolsena, Anno X, 1995, 69 p. ili.
BOLLETTINO di studi e ricerche a
cura della Biblioteca Comunale di
Bolsena, Anno XI, 1996, 78 p. ili.
DOCTOR Seraphicus. Bollettino
d'informazioni del centro di studi
Bonaventuriani, Bagnoregio, XL-XLI,
1993-94, 238 p.
Monografico su: Esse e Deus? Natura e scrittura.
DOCTOR Seraphicus. Bollettino
d'informazioni del centro di studi
Bonaventuriani, Bagnoregio, XLII,
1995, 98 p.
Monografico su: Santa Chiara, San
Bonaventura e la mistica medioevale
dell'amore.
DOCTOR Seraphicus. Bollettino
d'informazioni del centro di studi
Bonaventuriani, Bagnoregio, XLIII,
1996, 96 p.
Monografico su: Il tempo di San
Bonaventura e la cultura araba..
INFORMAZIONI. Periodico del
Centro di Catalogazione dei Beni
Culturali, Viterbo, Amministrazione
Provinciale, III, n. 10, 1994, 112 p. ili.
INFORMAZIONI. Periodico del
Centro di Catalogazione dei Beni
Culturali, Viterbo, Amministrazione
Provinciale, III, n. 11, 1994, 128 p. ili.
INFORMAZIONI. Periodico del
Centro di Catalogazione dei Beni
Culturali, Viterbo, Amministrazione
Provinciale, V, n. 12, 1996, 128 p. ili.
QUADERNI (I) di Gradoli.
Bollettino del Centro di studi e ricerche sul territorio farnesiano, n. 10,
Gradoli- Palazzo Farnese, 1994.
A questo bollettino, ai precedenti e
ai seguenti, si rinviano gli studiosi e gli
appassionati per le segnalazioni specifiche di storia farnesiana.
RIVISTA Storica del Lazio, Regione
Lazio - Cangemi Ed., anno II, 1994, n.
2, 413 p. ili.
RIVISTA Storica del Lazio, Regione
Lazio - Cangemi Ed., anno III, 1995, n.
3, 366 p. ili.
RIVISTA Storica del Lazio, Regione
Lazio - Cangemi Ed., anno IV, 1996, n.
4, 380 p. ili.
RIVISTA Storica del Lazio, Regione
Lazio - Cangemi Ed., anno IV, 1996, n.
5, 456 p. ili.
SOCIETÀ' Tarquiniense di arte e
storia. Bollettino 1994, n. 23, 251 p. ili.
SOCIETÀ ' Tarquiniense di arte e
storia. Bollettino 1995, n. 24, 275 p. ili.
SOCIETÀ' Tarquiniense di arte e
storia. Bollettino 1996, n. 25, 404 p. ili.