Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Comune Informa srl - società unipersonale
Via Cipro, 1 - Brescia
P. Iva 02135590350
Testata: Guida del Cittadino
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 17 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: Dicembre 2015
Aggiornamento: Marzo 2016
Aggiornamento: ........ 2015
INI001147
2
Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 3
Accessibilità
pagina 4
Partecipazione
pagina 8
Uguaglianza
pagina 14
Occupazione
pagina 18
Istruzione e Formazione
pagina 21
Protezione Sociale
pagina 25
Salute
pagina 28
Attuazione
pagina 34
Strategia Europea
Diritti delle Persone con disabilità
tà di reddito, i rischi di povertà
ed esclusione sociale ai quali
sono esposti i disabili. In questo
contesto, è necessario valutare
le prestazioni e la sostenibilità
dei sistemi di protezione sociale, compresi i sistemi pensionistici, i programmi di alloggio
sociale e l’accesso ai servizi di
base. La strategia incoraggia
l’utilizzo dei fondi strutturali e
l’adozione di misure nazionali
adattate.
Strategia europea sulla
disabilità 2010-2020
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare di una piena partecipazione
alla società e all'economia
europea.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale. Per garantire questo
principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo
accessibile ed essere adeguati
alle necessità specifiche delle
persone. Inoltre, particolare
attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori
disabili.
Le aree di intervento
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Accessibilità
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
Partecipazione
Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente
i loro diritti fondamentali legati
alla cittadinanza dell'Unione.
Questa strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili, in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici e politici;
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
Uguaglianza
Occorre attuare una serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli
Stati
membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare,
della
direttiva
2000/78/CE a favore della parità
di trattamento in materia di
occupazione e di lavoro.
Occupazione
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
3
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità del lavoro.
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo.
Inoltre, occorre informare
meglio i disabili in merito alle
possibilità di formazione e di
mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in
movimento e della strategia
Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le dispari-
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità
Forum
Europeo
sulla
Disabilità
Il Forum Europeo sulla Disabilità
(EDF) è un’ Organizzazione non
Governativa indipendente che
rappresenta gli interessi di 80
milioni di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone
con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma
leader per i diritti dei disabili e
si propone per dare voce alle
persone con disabilità in
Europa.
EDF è stato creato nel 1996 per
essere sicuri che le decisioni
riguardanti le persone disabili
siano prese “con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato
sul web (inclusi quelli per apparecchi mobili) che sia facile da
utilizzare, semplice da trovare,
essenziale nel funzionamento e
nella interattività, il cui uso sia
sicuro e possa essere utilizzato in
modo indipendente anche da
chi è disabile, garantendo quindi
la dignità di una persona disabile
in ogni circostanza, inclusi i casi di
emergenza. Questo non esclude
l’uso di dispositivi di supporto e
di comunicazione alternativa per
consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con disabilità qundo questo sia necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Non Vedenti ed
Internet: le tecnologie
assistive
IL DISPLAY BRAILLE
Il display braille è una periferica
aggiuntiva che viene connessa
alla porta seriale del PC e che
consente all’utente non vedente di leggere le informazioni
Accessibilità al Web
visualizzate sullo schermo riga
per riga.
PROGRAMMI DI SINTESI
VOCALE
La sintesi vocale è un sistema
che permette ai non vedenti, di
ascoltare e quindi leggere ogni
tipo di testo semplicemente
usando il computer; i contenuti, riconosciuti da un apposito
scanner, vengono automaticamente tradotti in suoni grazie al
software. La sintesi viene effettuata tramite la concatenazione
di unità fonetiche elementari,
dette difoni, realizzate seguendo le regole di pronuncia della
lingua italiana. La registrazione
diretta dei difoni, e non quindi
la loro generazione artificiale,
consente di ottenere un suono
chiaro, pulito e molto comprensibile. Un sofisticato algoritmo
presiede alla corretta accentazione delle parole lette, mentre
le abbreviazioni vengono lette
per esteso. La sintesi della voce
può essere controllata in modo
da variare a piacere, l'espressività, l'altezza, la velocità ed il
volume dal software.
Il software di sintesi vocale della
Microsoft è gratuito e facilmente reperibile sul sito e disponibile in diverse lingue; inoltre si
integra perfettamente con
Windows. Il software è costituito dal server Agent, dal modulo
di sintesi vocale TextToSpeech
della L&A, di un software di
riconoscimento vocale.
Maggiori informazioni sul sito
Microsoft:
http://msdn.microsoft.com/workshop/imedia/agent/default.asp
SCREEN READER
Uno screen reader è un software che "legge" il contenuto di
numerosi tipi di file supportati.
Jaws (Job Access With Speek),
ad esempio, abbinato ad un
software sintesi vocale, legge e
vocalizza tutto il testo che
appare sullo schermo ed interpreta anche i piccoli simboli grafici. Sul sito dell'IBM è possibile
scaricare una una versione trial di
Home Page Reader 3 (http://www3.ibm.com/able/hpr.html); que-
4
sto innovativo prodotto, estremamente semplice e di facile
impiego, consente a un non
vedente di navigare in modo
chiaro e comprensibile.
Come parte integrante del sistema operativo Suse Linux 7.0 è
stato sviluppato lo Screen reader Suse Blinux, un software
che permette alle persone non
vedenti e ipovedenti di lavorare
comodamente con Linux. Suse
Blinux non è una parte indipendente o una patch del software, ma piuttosto un cosiddetto
programma che lavora in sottofondo. Un vantaggio di ciò è
che Suse Blinux non compromette in alcun modo il funzionamento del sistema e gli utilizzatori non vedenti e ipovedenti dispongono dell'uso illimitato
di tutte le applicazioni che
lavorano sulla console di Linux
in modalità testo. Per ulteriori
informazioni:
http://www.suse.com.
INGRANDITORI DI SCHERMO
Ci sono in circolazione dei programmi ingrandenti veramente
validi come ZoomText, Magic,
LPWin, Lunar, in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di un utente ipovedente.
Un ingranditore di schermo è
un software che permette di
creare una finestra "lente" sullo
schermo delle dimensioni volute e riposizionabile. Tale finestra ingrandisce le zone dello
schermo che l´utente attraversa
con il mouse. Tutti gli ingranditori di nuova generazione
hanno una vasta gamma di strumenti di navigazione, ingrandiscono i caratteri con l´effetto
"smoothing" (levigando e raccordando le curve), dispongono di una sintesi vocale per aiutare la consultazione di lunghe
pagine testuali. E si tratta di
prodotti inseriti nel nomenclatore tariffario, e quindi assolutamente gratuiti per l´utente finale.
GLI E-BOOK PER NON VEDENTI
Gli e-book per non vedenti
sono device di lettura capaci di
"tradurre" i testi in formati accessibili, come la sintesi vocale o il
Braille. Fino ad oggi il problema
maggiore è rimasto il prezzo;
macchine di questo tipo, o
comunque
sufficientemente
avanzate, possono arrivare a
costare sul mercato americano
fino a 15mila dollari. Da tempo al
centro dell'attenzione di diversi
produttori, anche Microsoft, che
già investe pesantemente nel
settore degli ebook, ha iniziato
a lavorare nella "nicchia" degli
ebook contando di mettere in
commercio uno strumento il cui
Accessibilità
Accessibilità al Web
prezzo finale si aggiri attorno ai
3-4mila dollari.
(Fonte:www.aib.it)
LIA, ebook store per
non - e ipovedenti
Immergersi nella lettura è uno dei
piaceri del tempo libero, ma
quando la vista è compromessa,
trovare libri accessibili anche alle
persone non vedenti e ipovedenti diventa piuttosto complicato. A dare una mano a chi soffre
di disabilità visiva arriva il progetto
LIA,
realizzato
dall’Associazione italiana editori
in collaborazione con il Ministero
per i beni e le attività culturali.
CHE COS’È LIA
LIA – Libri Italiani Accessibili è una
piattaforma online, o negozio
online di libri digitali, con un catalogo di partenza di oltre 2.500
libri, tutti accessibili a ciechi e ipovedenti. Su LIA si trovano libri di
tutti i generi e per tutti i gusti,
romanzi, esordienti, saggi e
bestseller, grazie all’accordo stipulato dall’AIE con una quarantina di marchi editoriali italiani. I
libri contrassegnati con il bollino
LIA sono presenti non solo sul sito
del progetto, ma sulle più importanti librerie in rete, dove i libri
accessibili sono appunto distinguibili tramite l’apposito simbolo.
(Fonte: www.disabili-lavoro-casa.it)
LIS: on line il primo
video dizionario delle
lingue dei segni
Per le persone sorde, ma non
solo, è disponibile on line in
forma accessibile e gratuita il
primo “dizionario” di traduzione
in lingua dei segni, con parole,
lettere ed espressioni in 24 diverse lingue. Quella dei Segni è una
lingua che serve alle persone
sorde per andare oltre le barriere
della incomunicabilità e riuscire
ad esprimersi, capendo e facendosi capire, attraverso canali differenti da quello verbale.
Quello che forse è meno noto, è
che le lingue dei segni sono
diverse da Paese a Paese, tanto
che LIS sta infatti per Lingua
Italiana dei Segni. Le diverse lingue dei segni – con quindi differenti sistemi di segni - afferiscono infatti alle singole comunità
sorde dei vari Paesi di appartenenza.
Come conoscere e
imparare, quindi, le lingue dei
segni straniere? Da oggi a disposizione di tutti (sordi e non) c’è
il video-dizionario online delle
lingue dei segni. Il progetto si
chiama Spread the Sign, ed è
frutto di un lavoro a respiro
internazionale portato avanti,
per la parte italiana, da linguisti
e interpreti del Dipartimento di
studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari
Venezia. Il progetto, dicevamo,
5
ha respiro internazionale, avendo visto la collaborazione di
interpreti e studiosi rappresentanti di oltre 24 lingue straniere,
coprendo così un vastissimo
bacino di lingue. 200mila i video
già disponibili, per il sito on line
che ne ospita 10 mila solo nella
lingua dei segni italiana (la LIS,
appunto), con l’obiettivo di arrivare ai 15mila nel giro di tre
anni. Frasi di uso comune, numeri, parole sono tradotte quindi in
segni per riuscire a comunicare
oltre le differenze linguistiche.
Dello strumento si sottolinea,
oltre alla gratuità e accessibilità,
il fatto che può essere consultato ovunque, dato che chiunque
si può connettere a Spread the
Sign attraverso il proprio smar-
tphone, scaricandone la app,
quindi accedendone all’uso in
caso di bisogno.
La schermata di Spread the Sign
è estremamente pulita ed intuitiva. Tramite una stringa di ricerca
è possibile digitare la parola o la
frase e cliccare poi sulla bandierina identificativa della lingua
richiesta. Appare quindi dopo
pochi secondi la parola o
l’epressione “segnata” da un traduttore. Oltre alle parole e a singole frasi ed espressioni, si può
poi accedere all’alfabeto per
conoscere come si segnano le
singole lettere negli alfabeti
delle diverse lingue.
(Fonte: www.disabili.com)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Manifesto per la
Promozione del
Turismo Accessibile
In attuazione dell’art 30 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità ratificata
con Legge n. 18 del 24/2/09
1. La persona nella sua accezione più completa, con i suoi specifici bisogni derivanti da condizioni personali e di salute (ad
esempio: disabilità motorie,
sensoriali, intellettive, intolleranze alimentari, ecc.) è un cittadino ed un cliente che ha
diritto a fruire dell’offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati e commisurati a un giusto
rapporto qualità prezzo.
2. L’accessibilità comporta il
coinvolgimento di tutta la filiera
turistica a livello nazionale e
locale, a partire da:
a. il sistema dei trasporti;
b. la ricettività;
c. la ristorazione;
d. la cultura, il tempo libero e lo
sport
3. L’accessibilità dei luoghi non
deve determinare la scelta della
vacanza: si deve poter scegliere
una meta o struttura turistica
perché piace e non perché essa
è l’unica accessibile.
4. È necessario pensare l’accessibilità come accesso alle esperienze di vita, ovvero andare
oltre il concetto dello “standard” valorizzando invece la
centralità della persona/cliente
con bisogni specifici.
5. L’informazione sull’accessibilità non può ridursi a un simbolo,
ma deve essere oggettiva, dettagliata e garantita, onde per-
mettere a ogni persona di valutare in modo autonomo e certo
quali strutture e servizi turistici
sono in grado di soddisfare le
sue specifiche esigenze.
6. E’ necessario promuovere
una comunicazione positiva,
che eviti l’uso di termini discriminanti. Essa va diffusa in formati fruibili per tutti, e attraverso
tutti i canali informativi e promozionali del mondo turistico.
7. Poiché l’accessibilità riguarda
non solo aspetti strutturali e
infrastrutturali, ma anche i servizi
offerti ai turisti, occorre promuovere la qualità dell’accoglienza
per tutti, ovvero incentivare un
cambiamento culturale che
generi profondi mutamenti dei
modelli organizzativi e gestionali, ancora prima che strutturali.
8. E’ necessario incentivare la
formazione delle competenze e
delle professionalità, basata sui
principi dello Universal Design e
che coinvolga tutta la filiera delle
figure professionali turistiche e
tecniche: manager, impiegati,
aziende, imprese pubbliche e
private. Occorre inoltre aggiornare i programmi di studio degli
Istituti per il Turismo, Tecnici,
Universitari, dei Master e dei
Centri Accademici a tutti i livelli.
9. Le Autonomie Locali, ognuna
per le proprie competenze e
vocazioni, hanno il compito di
implementare
l’accessibilità
urbana, degli edifici pubblici e
dei trasporti locali, pianificando
inoltre periodiche azioni di verifica e di promozione delle proposte turistiche per tutti.
10. Per realizzare e promuovere
il turismo accessibile in una logica di sistema si auspica la fattiva
collaborazione tra gli Operatori
6
turistici, le Autonomie Locali, gli
Enti Pubblici, le Associazioni
delle persone con disabilità e le
Organizzazioni del turismo
sociale.
I principi ispiratori del Manifesto
sono approfonditi nel documento “Istruzioni per l’uso del
Manifesto per la Promozione
del Turismo Accessibile”.
(Fonte: www.governo.it)
Vacanze per tutti con
V4A®- Village for All
“A ciascuno la sua vacanza” è
l’obiettivo primario di Village for
all – V4A® Marchio Qualità
Internazionale
Ospitalità
Accessibile.
Tramite il portale di Village for all
(www.villageforall.net) è infatti
possibile reperire tutte le informazioni utili in merito alle strutture ricettive e non, che offrono
servizi per portatori di disabilità
di ogni genere: permanente o
temporanea, motoria, limitazioni sensoriali (ciechi e/o sordi),
allergie e intolleranze alimentari, anziani, diabetici, dializzati,
persone obese, ecc...Insomma
una vacanza a portata di tutti al
mare o in montagna, in hotel,
appartamento o agriturismo, in
visita ad un museo o presso uno
stabilimento balneare...
Le strutture proposte hanno
ottenuto il marchio di qualità e
sono oltre quaranta da scegliere in Italia e in Croazia.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet di V4A®-Village for All
www.villageforall.net)
Diversamente Agibile
Il progetto “Diversamente
Agibile” nasce dalla mente di
Maximiliano Ulivieri, 39 anni e
affetto da distrofia muscolare
fin da piccolo. L’idea parte dal
presupposto che nessuno
meglio di chi ne usufruisce può
recensire un servizio. Nei suoi
viaggi è capitato di ricercare sul
web strutture accessibili ai disabili, come hotel per il pernottamento, oppure informazioni sui
luoghi della città da visitare che
non abbiano barriere architettoniche, musei, attrazioni turistiche, bar e ristoranti, tutto ciò
che un normale turista deve
sapere prima del viaggio.
Le informazioni in internet ci
sono ma spesso risultano
dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette. La
dispersione dipende dal fatto
che non c’è un “luogo” comune
in rete dove recuperare certe
informazioni, ci sono blog di
ragazzi disabili che raccontano
il suo viaggio, come il suo personale, oppure nei siti specializzati in hotel e turismo dove al
suo interno puoi fare una ricerca specifica per portatori di
handicap. Tutte queste informazioni tuttavia sono solo degli
spazi, non un contesto organizzato, competente e ottimizzato soltanto al tipo di servizio. In
più spesso le informazioni non
sono ben precise e povere di
foto dimostrative dell’agibilità
sicura di una struttura. Non
raramente capita di leggere
“accessibile a disabile” e dopo
breve conversazione telefonica
rendersi conto che così non
era. L’accessibilità poi richiede
molte cose e capita che siano
Turismo Accessibile
Accessibilità
soggettive, non sempre una
struttura che va bene a un disabile può andar bene a un altro,
ma soprattutto il miglior giudizio che si può ricercare in questi casi è proprio quello del
disabile stesso, che certamente
ha una capacità di analisi superiore, essendone l’utilizzatore.
Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di
trasporto ecc. Ecco l’idea di
realizzare un sito/blog in cui
raccogliere tutte le esperienze
di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati
dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri
disabili che vogliono frequentare la stessa città. Così facendo si potrà aiutare a capire se
l’accessibilità dei luoghi o delle
strutture “recensite” può andar
bene per la propria disabilità
oppure necessita di maggiori
informazioni.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Autismo Friendly
Beach
La riviera romagnola si è attivata, prima in Italia, nel progetto
Friendly
Autismo
Beach.
L’intento primario è quello di
offrire a tutte le famiglie con
soggetti autistici di vivere serenamente il proprio soggiorno in
Romagna. A tale scopo si è
creata una rete di strutture (stabilimenti balneari, alberghi, parchi tematici, uffici pubblici, centri
sportivi, ecc) preparate e formate per l’accoglienza delle persone con autismo e attrezzate di
conseguenza. Parte del personale coinvolto è inoltre rappresentato proprio da persone affette
da tale disturbo, appropriatamente formate dall’associazione
Rimini Autismo.
Il progetto mette a disposizione
anche un team di educatori
disponibili ad ore per il sollievo
delle famiglie. Tramite il sito internet www.riminiautismo.it è così
possibile organizzare la propria
vacanza scegliendo non solo l’al-
bergo di Rimini e Riccione aderente al progetto, ma anche lo
stabilimento balneare e contattare un educatore.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet www.riminiautismo.it)
Volare in aereo:
regole, diritti e doveri
del viaggiatore
disabile
Facciamo il punto su legislazione e regolamentazione in merito a viaggi aerei e viaggiatori
con disabilità o mobilità ridotta.
La materia è disciplinata da un
documento, e precisamente il
Regolamento CE n. 1107/2006
del 5 luglio 2006 valido in tutta
Europa. Questo fornisce indicazioni precise sull’assistenza a
terra e su quella in volo.
Vediamo più nel dettaglio quali
sono i punti da tenere a mente
per chi intende affrontare un
volo aereo:
• RICHIESTA ASSISTENZA: il viaggiatore deve far richiesta di
assistenza entro le 48 ore
prima della partenza, direttamente alla compagnia aerea,
o alla agenzia di viaggio o al
tour operator al quale si è
appoggiato. Sarà quindi cura
di questi soggetti darne
comunicazione al gestore
degli aeroporti di arrivo, di
transito e di eventuale partenza, che provvederà a fornire assistenza in aeroporto.
Secondo il regolamento, i
negati imbarchi o prenotazioni
di volo possono verificarsi solo
in casi eccezionali, ovvero
quando non ci sia più posto
per persona disabile nell'aeromobile, oppure per problemi
legati alla sicurezza.
In alcuni casi il viaggiatore deve
presentare il MEDIF (Medical
Information Form), ovvero il
nulla osta del medico curante a
viaggiare.
• ARRIVO IN AEROPORTO: una
volta prenotata l'assistenza,
sarà cura del viaggiatore presentarsi in aeroporto entro
l'orario comunicato dalla
7
compagnia. Nel caso in cui
non ci siano state comunicazioni di questo tipo, bisogna
presentarsi al punto di chiamata 2 ore prima del volo, o
un'ora se si va direttamente al
check-in. L'assistenza in aeroporto viene fornita dal personale del gestore aeroportuale, che verrà a prendere la
persona al punto di chiamata
appositamente predisposto,
all'interno e all'esterno dell'aeroporto.
L'assistente,
all'occorrenza, potrà aiutare il
disabile anche nelle operazioni di check-in, fino alla
porta d'imbarco.
• CARROZZINA, CANI DA ASSITENZA, AUSILI IN AEREO: IL
REGOLAMENTO: il regolamento prevede che sia possibile
imbarcare gratuitamente fino
a due attrezzature per la
mobilità. Occorre tuttavia
informare almeno 48 ore
prima la compagnia delle specifiche relative alle dimensioni
del dispositivo, al suo peso,
ecc...
Anche nel caso del cane da assistenza occorre avvisare preventivamente
la
compagnia.
L’animale potrà fare il viaggio
con voi in cabina. E’ tuttavia
necessario informarsi bene sulle
condizioni imposte ai viaggiatori
con cane guida/assistenza, che
possono andare dall'obbligo di
certificato veterinario a quello di
una fascetta identificativa standard. Per qualunque necessità
si consiglia in ogni caso, primi
di affrontare un viaggio in
aereo, di consultare i siti delle
singole compagnie aerre per
verificare oggettivamente i servizi previsti per le persone
disabili, a mobilità ridotta, o
con esigenze speciali.
Partecipazione
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in
uno stato membro europeo
possono essere vendute in un
altro stato membro a certe
condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.
Le persone disabili non hanno
le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti
incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel
viaggiare, nel ricevere merci o
servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Mobilità Solidale
La Costituzione Italiana, all’art.3
stabilisce che:
“Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge […] È’ compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona
umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica
e sociale del Paese.”
Libertà di movimento
La libertà di movimento è una
delle incombenze di cui lo
Stato dovrebbe farsi carico al
fine di garantire la piena autonomia della persona. Non sempre tuttavia le istituzioni pubbliche sono in grado di gestire ed
organizzare servizi di trasporto
destinati ai cittadini disabili.
Il progetto di “Mobilità Solidale”
prevede la fornitura gratuita agli
enti pubblici di autoveicoli per
la mobilità dei cittadini diversamente abili.
Il servizio ha pertanto il duplice
obiettivo di andare incontro
alle necessità delle istituzioni
pubbliche e a quelle del cittadino con disabilità, impossibilitato
all’utilizzo di un mezzo proprio
o di un trasporto pubblico.
L’ente pubblico usufruisce di un
servizio realmente gratuito ed
esonerato da qualsiasi onere
estraneo alla semplice conduzione e al rifornimento dei
mezzi.
La partecipazione al progetto
delle imprese locali tocca il
cuore dei cittadini e dei fruitori
del servizio, dando alla pubblicità veicolata dai mezzi di trasporto un particolare valore
etico e sociale. Il progetto
“Mobilità Solidale” crea così ricchezza morale nei soggetti
coinvolti nel suo sviluppo, soddisfacendo le esigenze di bilancio della pubblica amministrazione e quelle dei cittadini in
difficoltà.
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013). Rientrano tra queste
spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad
esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per
8
la realizzazione di strumenti
che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro
mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di
handicap grave (articolo 3,
comma 3, L. 104/1992). La
detrazione per l’eliminazione
delle barriere architettoniche
non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione
del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari
al sollevamento del disabile. La
detrazione del 19%, pertanto,
spetta soltanto sulla eventuale
parte di spesa eccedente la
quota già agevolata con la
detrazione del 36% (o del
50%).
Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori,
è inoltre applicabile l’aliquota
Iva agevolata del 4%, anziché
quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e
i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti
di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento
o alla tipologia di elementi
costruiti dall'uomo. Le barriere
architettoniche sono quindi
qualcosa di strettamente legato
al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale
per la valutazione della qualità
di vita di chiunque. Negli ultimi
anni la legislazione nazionale
ed europea è stata pian piano
migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una
serie di enti pubblici e privati a
questi principi di libertà di
movimento. Uno degli strumenti
più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di
miniascensori o montascale (o
servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le
scale o a superare ostacoli.
I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per
quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI).
Queste indicazioni normative
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza
alla comparsa sul mercato dei
primi prodotti e ausili dedicati
all'abbattimento delle barriere.
La prima norma UNI in materia è
infatti del 1991, sostituita nel
Libertà di movimento
Partecipazione
2009 da una norma più recente. La UNI EN 81-40:2009, versione ufficiale in lingua inglese
della norma europea EN 81-40,
specifica i requisiti di sicurezza
per la costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione
e lo smontaggio di servoscala
elettrici fissati alla struttura di
un edificio.
Nella legislazione italiana il
riferimento normativo per gli
aspetti edilizi dei montascale
è contenuto nel DM 236/89,
"Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità,
l'adattabilità e la visitabilità
degli edifici privati e di edilizia
residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del
superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche".
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che contengono le specifiche tecniche.
L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che
sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge
9 gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le categorie che hanno
diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento
della barriere.
Tali norme valgono per la pro-
Un montascale, ausilio
indispensabile alla libertà
di movimento
gettazione ed installazione di
ogni tipo di montascale, del
tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per
persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi
costituita dai montascale mobili, ovvero privi di installazione
fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare
per il superamento di gradini o
dislivelli.
I montascale si confermano
quindi un indispensabile ausilio
per garantire a tutti una piena
libertà di movimento.
(Fonte: www.disabili.com)
Genny, la prima e
unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente
libere le mani. Abbiamo intervistato Paolo Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia esigenza, io sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da
allora sono sempre alla ricerca
di una maggiore autonomia.
Da anni vedo il Segway, quel
geniale mezzo che permette ad
un uomo di spostarsi in piedi su
due ruote parallele, un giorno
mi sono domandato: se è in
grado di portare in sicurezza un
uomo in piedi su due ruote, perché non potrebbe fare lo stesso
con un uomo seduto? Quindi
oltre un anno mezzo fa, non
avendo trovato nulla in commercio di simile ne ho acquistato
uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigenze, con tutte
le sicurezze e le modifiche
necessarie che mi permettano di
fermarmi di salire e scendere,e
dopo oltre un anno di lavoro è
nata Genny, oggi la mia compagna inseparabile.
9
Genny è un mezzo che mi ha
letteralmente cambiato la vita
ed ho capito immediatamente
che avrebbe potuto cambiare
la vita a molti altri disabili.
In cosa consiste la grande
novità di questa carrozzina a
due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie e per quali attività è
stata testata Genny?
La novità è pressoché unica,
poiché si passa per la prima
volta nella storia da quattro
ruote a due ruote, e questo
non è solo un fattore estetico,
il quale ha la sua importanza, ma
è soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia
auto-bilanciante di Segway ed
in particolare al principio dei
giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio
su due ruote. Questo comporta la possibilità di spostarsi su
qualsiasi terreno come la sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico di incastrarsi con le ruote
anteriori. Essendo già questo di
per sé una novità assoluta per
una sedia a rotelle, la sua caratteristica più incredibile è data
dal fatto che non è dotata ne
di acceleratore ne di freni, ma
è semplicemente con minimi
spostamenti del corpo/busto
avanti e indietro che si crea il
movimento, mi verrebbe da
dire che Genny si muove praticamente con il pensiero, una
vera magia. Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo
che sia la prima volta al mondo
che un disabile si possa spostare su una sedia a rotelle avendo le mani libere lasciando la
libertà quindi di telefonare,
tenere la fidanzato/a per
mano, mangiare un gelato,
bere, tenere un ombrello, e
perché no giocare a pallone...
con la massima libertà di riscoprire e di inventarsi cose
nuove. Un altro lato che sto
scoprendo utilizzando Genny
tutti i giorni, credo da non sottovalutare, è lo stupore che
vedo nel viso delle persone
che mi domandano coma faccia a stare in piedi su due ruote
e non chiedendomi più, come
succedeva solitamente prima,
che cosa mi fossi fatto, quindi
questo mi induce a pensare
che non sia sparita la mia disabilità ma che sia sparito il collegamento mentale che spesso si
fa tra disabile e sedia a rotelle.
Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di
eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace
soprattutto di eliminare le
barriere mentali.
Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità,
siamo in corso di valutazione.
L'utilizzo di questa carrozzina
permetterà probabilmente di
eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e
per l'esterno, per quali fondi
stradali è particolarmente indicata Genny? La mia invenzione,
Genny, è piaciuta moltissimo al
Direttore Marketing di Segway
Italia "Tiziano Centulani" che
avendo sposato in pieno la mia
causa mi ha fornito la disponibilità di un Segway I2 con una
larghezza notevolmente inferiore al modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di
realizzare a breve,una sedia
con larghezza simile alle sedie
a rotelle convenzionali. Genny
è commercializzata e si possono trovare tutte le informazioni
a
riguardo
sul
sito:
http://www.gennymobility.com
(Fonte: www.disabili.com)
Centri di mobilità FIAT
Autonomy
Sono strutture che offrono a
tutti i clienti disabili un aiuto
concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una
vettura adattata alle proprie
capacità. In ogni Centro il
cliente può testare le proprie
capacità motorie residue tramite speciali simulatori, prendere confidenza con i veicoli
modificati e chiedere il parere
di medici e fisioterapisti e degli
operatori dei centri stessi.
I Centri di Mobilità realizzati da
Partecipazione
Fiat
Group
Automobiles
vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la
possibilità di testare e migliorare la qualità del proprio movimento.
I clienti disabili hanno a propria disposizione simulatori di
guida per valutare con precisione la propria capacità motoria
residua e vetture modificate per
provare la guida per la prima
volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti. Frequentando un Centro
di Mobilità il disabile può ottenere un attestato che può facilitare il compito di valutazione
della Commissione medica locale durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli
arti superiori.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy
Tel. 011 0037456
(Fonte: www.fiatautonomy.com)
EasyWay - L’app per
segnalare i luoghi
accessibili a tutti
Molte strutture di pubblica utili-
Libertà di movimento
tà e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove
opportunità per superarle. Per
decidere se andare o meno in
un determinato luogo, le persone con disabilità devono
sapere prima se la loro meta è
accessibile oppure no.
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità. In questa
prima fase sono state fatte delle
rilevazioni partendo dalle città
di Roma e Milano ma possiamo
coprire tutta l'Italia. Il progetto
infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito,
due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a
uno o più punti di interesse.
Affidiamo l'inserimento delle
valutazioni di accessibilità alla
comunità degli utenti: ciascuno
può diventare protagonista e
attivarsi in prima persona per
aumentare e migliorare il numero di informazioni.
Per ogni punto di interesse che
vuoi segnalare (ad esempio un
ristorante, un albergo, un
museo ecc), puoi esprimere sia
una valutazione di accessibilità
10
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno. Oggi chi vuole
consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella
città e leggere la valutazione di
accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità,
dei loro familiari, amici e operatori si attivi in prima persona
per arricchire le mappe di un
numero via via crescente di
valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
Montagna accessibile:
gli ausili
IL MONOSCI
Il monosci consente allo sciatore di essere completamente
indipendente: lo skilift, la seggiovia e persino le piste più difficili diventano accessibili.
SportABILI ha in dotazione
monosci di diverse misure e per
tutte le età: sia per adulti che
per bambini.
IL BISCI
Il bisci, importato direttamente
da SportABILI dagli Stati Uniti,
rappresenta un valido strumento che permette di sciare a
tutti, grandi e bambini, con le
più varie disabilità. L'uso del
bisci è indicato per i disabili agli
arti inferiori e superiori (tetraplegici, tetraparetici, distrofia
muscolare, nanismo, atassia,
displegia, sclerosi multipla, afasia, atrofia spinale, diparesi,
cerebrolesi, disabili fisici e mentali gravi, ecc.) che comunque
superino una lesione di D5.
Il bisci è dotato di un semplice
meccanismo di sollevamento
automatico che rende semplice
la salita in seggiovia.
Manubrio e redini
Il manubrio e le redini vengono
usate dall'istruttore oltre che
per controllare la velocità e fermare il bisci, per impostare o
correggere l'angolo, per i movimenti di rotazione e quelli di
stabilizzazione dello sciatore.
Stabilizzatori
Gli stabilizzatori possono compensare il deficit d'equilibrio,
offrendo due punti aggiuntivi di
contatto con la neve.
IL DUALSKI
Il dualski, per le sue particolari
caratteristiche – un monosci
con due sci – si adatta bene, a
Partecipazione
seconda delle capacità funzionali, a diversi tipi di disabilità
agli arti inferiori e superiori.
La seduta permette ad ogni
persona di trovare la miglior
posizione. Lo schienale della
seduta è regolabile in altezza a
seconda della gravità dell'handicap. La differente rigidità e
regolazione degli elementi permette un più alto grado di supporto del corpo e aiuta i movimenti della parte alta dello
stesso. Lo schienale mobile
permette allo sciatore di regolare il proprio angolo di seduta
in avanti o indietro usando un
pratico e resistente strap.
Gli ammortizzatori, con una
sospensione con molla intercambiabile disegnata appositamente per questo apparecchio, possono essere adattati a
seconda del peso dello sciatore. Ciò favorirà l'uso dell' apparecchio da parte di molte persone. Il loro grande comfort
anche su terreni accidentati è
da attribuirsi alla loro flessibilità.
GLI STABILIZZATORI
Gli stabilizzatori sono indicati
per amputati, post polio, ecc.
Questo ausilio garantisce la stabilità e l'equilibrio durante le
discese.
LA SLITTA PER IL FONDO
La slitta per il fondo è indicata
per disabili fisici seduti, come
per il monosci (paraplegici,
post polio, spina bifida, amputazioni arti inferiori, ecc,) che
comunque non superino una
lesione di D5. L'ausilio per lo sci
da fondo è ideale per godere la
montagna ed un salutare sport
sulla neve. Il telaio è superleggero. L'inclinazione dello schienale e della seduta si può regolare secondo le esigenze del
disabile garantendo così un
comfort di marcia. I bastoncini
sono leggermente piegati per
un maggior contatto con la
neve.
Libertà di movimento
Il Powerchair Football è letteralmente il calcio per disabili in
carrozzina a motore elettrico. E’
uno sport ancora poco conosciuto e diffuso nel nostro
Paese. Sport&Smile Eventi
Sportivi di Montelupone (Mc) è
l’unica realtà italiana impegnata
nell’organizzazione di manifestazioni dedicate a questa disciplina. E’ grazie a loro che si possono reperire informazioni sul
gioco.
Le regole sono le stesse del calcio classico per normodotati; si
gioca in 4 contro 4 e si deve
fare gol nelle due porte larghe 3
mt. Uniche differenze sono che
non esiste il fuorigioco e non vi
deve essere mai il 2 vs 1 a meno
di 3 mt. dal punto ove si trova il
pallone. Si gioca su carrozzine a
quattro ruote tarate ad una
velocità non superiore ai 10
Km/h, che devono essere dota-
(Fonte:www.predazzo.sportabili.org
)
te, oltre che di speciale cintura
di sicurezza, anche di "guardfoot " per poter consentire al giocatore di colpire,condurre,
orientare la palla.
Il pallone misura 13 pollici, sempre in cuoi come quello da calcio. Si può giocare all'interno
(palestre o palazzetti), o
comunque in qualsiasi spazio ci
sia un campo da basket, poiché
le misure del campo sono quelle del parquet da pallacanestro.
Le squadre comprendono un
minimo di 6 giocatori (3 più un
portiere) e possono includere
sia uomini che donne di ogni
età e grado di disabilità - chiaramente non cognitiva. E'
necessario essere in grado
almeno di muovere il collo,
anche leggermente, per poter
agire con la vista periferica del
gioco (orientarsi e capire cosa
accade intorno). Per quanto
riguarda l'età , ci si può avvicinare al Powerchair Football già
dai 14 anni, fino ai 50-55.
(Fonte: www.sportsmile.it)
Il diritto di voto e
l'accessibilità dei
Il Powerchair Football
11
seggi elettorali
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli
affetti da paralisi o da altro
impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore. La
Legge n. 17 del 5 febbraio
2003 ha precisato che non è
necessario che l'elettore che
risulta quale accompagnatore
sia iscritto nelle liste elettorali
dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto
per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello della
iscrizione nelle liste elettorali di
un qualsiasi comune italiano.
Qualora la disabilità non sia evidente, oppure non sia nota al
presidente di seggio, deve
Partecipazione
essere richiesto uno specifico
certificato rilasciato da medici
designati dall'Azienda Usl. Tale
documento deve precisare che
"l'infermità fisica impedisce
all'elettore di esprimere il voto
senza l'aiuto di altro elettore".
Questi certificati devono essere
rilasciati immediatamente, gratuitamente e in esenzione a
qualsiasi diritto o applicazione
di marche. Il certificato viene
poi allegato agli atti della sezione elettorale. Nel caso dell'elettore cieco può essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto "libretto di
pensione" dal quale si evince la
cecità accertata. È utile precisare che chi necessita di essere
accompagnato solo fino alla
cabina elettorale, ma poi è in
grado di esercitare autonomamente il voto, non occorre che
presenti alcun certificato.
Nessun elettore può esercitare
la funzione di accompagnatore
per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata un'apposita annotazione dal presidente
del seggio nel quale egli ha
assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico
in modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione
elettorale sia inaccessibile, il
disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione può
votare presso un'altra sezione,
del proprio comune, priva di
barriere architettoniche. Nei
comuni ripartiti in più collegi
(senatoriali, collegi uninominali,
collegi provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi
circoscrizionali, la sezione scelta per la votazione deve appartenere al medesimo collegio o
alla medesima circoscrizione,
nei quali è compresa la sezione
nelle cui liste l'elettore stesso è
iscritto. Per sapere se la sezione scelta corrisponde a questi
requisiti è possibile rivolgersi
all'Ufficio
elettorale
del
Comune o al presidente della
sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
Partecipazione politica
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di
guida speciale, purché dalla
documentazione esibita risulti
l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga
di alcuna certificazione oppure
nell'ipotesi in cui dalla certificazione non sia possibile evincere con chiarezza che sussiste
un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita
all'Azienda Usl di competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista
elettorale della sezione e di
prenderne nota nel verbale.
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali devono essere disposti in modo da
permettere agli elettori non
deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei
candidati, di votare in assoluta
segretezza, nonché di svolgere
anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove
lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere
predisposta almeno una cabina
per consentire agevolmente
l'accesso agli elettori e deve
essere previsto un secondo
piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa
ottanta centimetri, o un tavolo
munito di ripari che garantisca
la stessa segretezza. I seggi
debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove
deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della
12
carrozzina, tramite percorsi
accessibili. I comuni devono
provvedere al censimento delle
barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono
intervenire di conseguenza allo
scopo di evitare che si ripresenti la stessa situazione nelle
future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa
non precisa se l'intervento
debba per forza consistere
nella rimozione delle barriere
architettoniche o nella scelta di
altra sede accessibile da adibire alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio 2009, n. 46, prevede la
possibilità di esercitare il diritto
di voto presso il proprio domicilio per alcune categorie di
persone affette da grave disabilità. Possono, ad oggi, votare al
proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi di
cui all'articolo 29 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, cioè
siano
“intrasportabili”.
Il
Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio
non possa essere richiesto solo
perchè non c’è alcun servizio di
accompagnamento al seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da
impedirne l’allontanamento
dall’abitazione in cui dimorano;
in questo caso la sottolineatura
è sulla dipendenza continuativa
e quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede il possesso di certificati di
handicap (art. 3, Legge
104/1992) o di invalidità. Ci si
riferisce strettamente a infermità gravi e, quindi, a situazioni
sanitarie anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie
con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere
un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado la
quota di famiglie meridionali che
ha fatto ricorso per le ore di
sostegno è circa il doppio
rispetto a quella del Nord (nella
scuola primaria rispettivamente
12,7% e 6%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 11,5% e 4,3%). (Fonte:
Istat 2013, “L’integrazione degli
alunni con disabilità nelle scuole
primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”). Al fine
della realizzazione del progetto
individuale è molto importante
garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno
e alunno con disabilità. Rispetto
all’anno scolastico precedente
hanno cambiato insegnante di
sostegno il 41,7% degli alunni
con disabilità della scuola primaria e il 39,3% di quelli della
scuola secondaria di primo
grado. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”). Il supporto didattico fornito dall’insegnante di
sostegno dovrebbe essere
accompagnato dalla presenza di
figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia del singolo. Gli alunni con
disabilità totalmente non autonomi ricevono al Nord un numero medio di ore settimanali di
Partecipazione
assistenza educativa culturale o
ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato
nel Mezzogiorno (nella scuola
primaria rispettivamente 12,3%
e 5,1%; nella scuola secondaria
di primo grado rispettivamente
13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”). Il processo d’inclusione scolastica
dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività della classe, anche se tale
partecipazione potrebbe implicare a volte una maggiore complessità organizzativa. Nelle
scuole primarie e secondarie di
primo grado quasi la metà degli
alunni con disabilità non partecipa alle attività extrascolastiche
Partecipazione scolastica
organizzate dalla scuola, e tale
fenomeno assume una maggiore
consistenza nel Mezzogiorno.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
Scuolabile
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti. La disabilità è ben
presente nella nostra società,
tanto da coinvolgere il 15%
delle famiglie italiane, costrette
a traumatiche e sostanziali
variazioni nello stile di vita; ma
la disabilità è anche ricchezza
ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare
una fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambi-
no che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre
nelle fiabe si incontra spesso il
tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come
Pollicino, oppure sciocchi e
incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato. Continuando su
questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti
scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il
mondo della diversità.
Ecco allora ScuolABILE, il primo
progetto completo che vuole
coinvolgere i bambini delle
scuole elementari, gli insegnanti
e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su
misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per
ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto.
(www.disabili.com)
13
Uguaglianza
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITA'
Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della
popolazione mondiale, circa
470 milioni di persone in età
lavorativa.
Negli stati Uniti, nel 2007, il reddito medio di una persona con
disabilità con un lavoro a tempo
pieno tutto l'anno era di 34.200
dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI
Le disuguaglianze salariali tra
uomini e donne persistono, per
non parlare della gravidanza e
della maternità che continuano
ad essere viste come un grave
impedimento.
Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei
confronti dei lavoratori migranti
che sono spesso esclusi dal
sistema di protezione sociale,
oltre che discriminati nell'accesso al lavoro.
In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per
orientamento sessuale.
Discriminazioni sul lavoro
contrastare la discriminazione:
la promozione della ratifica universale e dell'applicazione
delle due Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la
non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della
discriminazione nell'impiego e
nelle professioni; lo sviluppo
delle capacità istituzionali dei
costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto
fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che
si occupano di uguaglianza.
La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del 1951 e la
Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate
rispettivamente da 168 e 169
Stati, su un totale di 183 Stati
membri dell'ILO. L'obiettivo è la
ratifica universale.
L'ILO
Organizzazione Internazionale
del Lavoro, è l'agenzia della
Nazioni Unite specializzata nel
promuovere la giustizia sociale,
i diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti.
Formula gli standard minimi
internazionali delle condizioni
di lavoro e dei diritti del lavoratore attraverso la stipula di
Convenzioni
e
Raccomandazioni.
Libertà di associazione, diritto
di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi
obiettivi.
(Fonte: www.disabili.com)
I PROVVEDIMENTI
Il Rapporto denuncia che
durante i periodi di recessione
economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa
dell'assenza di dati.
Per questo l'ILO raccomanda
alcune misure indispensabili a
Un impegno attivo per
la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile
sia inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile.
14
Eppure, basterebbe un piccolo
aiuto aggiuntivo per far entrare,
o rientrare, milioni di europei
disabili nel mercato del lavoro.
La strategia riveduta di Lisbona
per la crescita e l’occupazione
è tesa in modo particolare ad
aumentare i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei
disabili in Europa.
Gli Stati membri predispongono
le proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti
della strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno
riferiscono alla Commissione in
merito alle iniziative adottate in
materia di occupazione, tra cui
quelle riguardanti le persone
disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale,
l’assistenza sanitaria e i servizi
sociali, dando in tal modo ai
disabili maggiori possibilità di
trovare e mantenere il lavoro.
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI
DISABILI, unico nel suo genere,
è nato nel 1999 per volontà di
Anffas Onlus e della Nazionale
italiana Magistrati. Persegue lo
scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed
alle loro famiglie.
Il Tribunale è divenuto negli anni
una realtà tangibile, un appuntamento importante ed atteso,
che dà un contributo autorevole e concreto affinché, anche
per le persone con disabilità,
l'uguaglianza dei diritti e la pari
dignità sociale siano condizioni
pienamente raggiunte e non
meri dettami legislativi.
Il Tribunale affronta, attraverso
pubblici dibattimenti che si
svolgono sul modello di quelli
reali, situazioni effettivamente
accadute in cui sono stati violati i diritti delle persone con disabilità e la loro dignità sociale.
Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni anno centinaia di altre
situazioni particolari, svolgendo
Uguaglianza
un lavoro costante e quotidiano di consulenza tecnica.
L’ICT: lavoro
e integrazione
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza anche
sulla società. Il fatto di avere un
handicap, non esclude che la
persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità.
Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e
contribuiscono alla realizzazione della persona disabile.
Il ruolo delle tecnologie ICT
dovrebbe iniziare nelle scuole
con la formazione degli studenti disabili.
Il lavoro degli insegnanti e dei
professionisti si dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per ogni esigenza individuale dello studente
disabile. Le tecnologie ICT sono
strumenti nell’ambiente lavorativo delle aziende. Nel 2008 è
stato realizzato uno studio dal
Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione
ASPHI Onlus per avere una
visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili,
delle applicazioni ICT nelle
aziende.
L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e grandi
aziende. Sono stati esaminati
Discriminazioni sul lavoro
due aspetti: organizzazione
aziendale per favorire l’inserimento dipendenti disabili e
livello di accessibilità dei sistemi
informativi.
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni tramite il collocamento mirato.
I dipendenti assunti hanno
varie condizioni di disabilità ed
è stata rilevata una predominanza di persone con disabilità
motorie. I dipendenti disabili
sono gerarchicamente dipendenti dai responsabili risorse
umane o dai capi del personale
e hanno limitati rapporti con i
responsabili del settore informatico.
Non è stata riscontrata una
massiccia presenza di politiche
aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile
nell’ambito lavorativo.
È stato dichiarato dalle aziende
un livello paritario tra lavoratori
nell’accesso agli strumenti ICT,
con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT
per favorire l’utilizzo da parte
dei lavoratori disabili.
La presenza di un sistema informativo con un tale elevato livello di accessibilità può avere
anche una spiegazione diversa.
Le persone disabili assunte
hanno capacità tecniche che
permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda,
senza particolari interventi,
15
oppure i dipendenti disabili
svolgono mansioni che non
richiedono l’utilizzo di tali strumenti.
In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e
si sottovaluta la necessità del
dipendente disabile. Sono stati
riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da
parte dell’azienda e di reali
interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema
informativo.
La conferma della presenza di
una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da
un’analisi di 1060 PMI.
(Fonte: meetinability.net)
Tutela dei diritti e
delle libertà delle
persone con disabilità
a livello internazionale
L'Unione europea è membro
della convenzione delle Nazioni
Unite che deve garantire il
rispetto dei diritti e delle libertà
delle persone con disabilità.
Tale convenzione deve inoltre
assicurare il loro benessere
sociale e la loro protezione giuridica.
ATTO
Decisione 2010/48/CE del
Consiglio, del 26 novembre
2009, relativa alla conclusione,
da parte della Comunità europea, della convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
SINTESI
L'Unione europea (UE) ha aderito alla convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
Questa convenzione internazionale mira a garantire che le
persone con disabilità godano
di tutti i diritti umani e delle
libertà fondamentali.
A tal fine, la convenzione si
basa su una serie di principi:
• il rispetto per la dignità, l'autonomia e l'indipendenza
delle persone;
• la non discriminazione;
• la partecipazione e l'inclusione nella società;
• il rispetto per la differenza e
l'accettazione delle persone;
• la parità di opportunità;
• l'accessibilità, soprattutto dei
trasporti, dell'informazione e
delle comunicazioni, delle
apparecchiature e dei servizi
pubblici nelle aree urbane e
rurali;
• la parità tra uomini e donne;
• il rispetto per l'identità dei
minori con disabilità e per lo
sviluppo delle loro capacità.
Gli Stati che hanno aderito alla
convenzione adottano tutte le
misure necessarie per garantire
il progressivo rispetto di questi
principi. Essi si impegnano inoltre ad agire a favore dei diritti
economici, sociali e culturali
delle persone con disabilità.
Inoltre, le persone con disabilità devono essere consultate
durante l'elaborazione e l'attuazione della legislazione e
delle politiche che le riguarda-
Uguaglianza
Discriminazioni culturali
no.
Protezione contro le discriminazioni
Ogni forma di discriminazione
fondata sulla disabilità è vietata,
e le persone con disabilità ricevono una protezione giuridica
effettiva sulla base dell'uguaglianza con le altre persone.
La convenzione contiene disposizioni specifiche relativamente
a due gruppi di popolazione:
• le donne con disabilità, che
sono soggette a discriminazioni multiple. Devono essere
adottate misure per garantire
il loro pieno sviluppo e la loro
indipendenza;
• i minori con disabilità, che
hanno diritto alla protezione
del loro superiore interesse in
caso di decisioni che li riguardano e godono anche del
diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e di
ricevere un aiuto adeguato.
Gli Stati parti alla convenzione
si impegnano a combattere gli
stereotipi e a fare conoscere
meglio le capacità delle persone con disabilità.
Diritti riconosciuti dalla
convenzione
La convenzione afferma una
serie di diritti e di libertà che
devono essere riconosciuti alle
persone con disabilità. Si tratta
in particolare:
• del diritto alla vita;
• della protezione in situazioni
di rischio e di emergenza
umanitaria;
• del riconoscimento della personalità e della capacità giuridica, soprattutto al fine di
accedere alla proprietà e alla
libera gestione finanziaria,
sempre restando protetti
dagli abusi;
• dell'accesso alla giustizia
attraverso accomodamenti
procedurali;
• della libertà e della sicurezza;
• del diritto di non essere sottoposti a tortura, a pene o
trattamenti crudeli inumani o
degradanti;
• del diritto di non essere sottoposti a sfruttamento, violenza e maltrattamenti;
• della protezione dell'integrità
fisica e mentale;
• del diritto di circolare liberamente, di scegliere il luogo di
residenza e la nazionalità;
• della vita indipendente e dell'inclusione nella società;
• della mobilità personale, in
particolare attraverso apparati e tecnologie di supporto
alla mobilità;
• della libertà di espressione e
di accesso all'informazione;
• del rispetto della vita privata;
• del rispetto del domicilio e
della vita familiare;
• del diritto all'istruzione;
• dell'accesso ai servizi sanitari,
• dell'abilitazione e della riabili-
tazione, attraverso la piena
realizzazione del potenziale
fisico, mentale, sociale e professionale;
• del diritto al lavoro, senza
discriminazioni e in condizioni eque e favorevoli;
• del diritto ad adeguati livelli
di vita e alla protezione
sociale;
• della partecipazione alla vita
politica e pubblica, comprese
le votazioni e le elezioni;
• della partecipazione alla vita
culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport.
Applicazione della convenzione
Azioni di cooperazione internazionale possono essere condotte a favore delle persone
con disabilità, in particolare in
partenariato con le organizzazioni internazionali e regionali
competenti. Gli Stati prevedono uno o più punti di contatto
nazionali per informare il pubblico circa la convenzione. Essi
istituiscono un meccanismo
indipendente di monitoraggio
dell'attuazione della convenzione. La società civile deve
essere pienamente coinvolta
nel processo di monitoraggio
delle azioni. Infine, ogni Stato
deve presentare un rapporto
dettagliato sulle misure prese
per adempiere ai propri obblighi, entro due anni dalla sua
adesione alla convenzione.
Contesto
La Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea vieta qualsiasi discriminazione basata sulla
disabilità
(articolo
21).
Riconosce inoltre il diritto delle
persone con disabilità all'autonomia, all'inclusione sociale e
professionale e alla partecipazione alla vita della comunità
(articolo 26). Il trattato di
Lisbona attribuisce alla Carta lo
stesso valore giuridico dei trattati (articolo 6 del trattato sull'UE).
(Fonte: http://europa.eu)
Donna e disabile,
discriminazione
multipla
Restano ancora molte, troppe,
le facce della discriminazione
che le donne con disabilità si
trovano a dover affrontare dalla
nascita o a causa di una malattia
invalidante, di un incidente sul
lavoro (...).
In un mondo costruito per
16
Uguaglianza
uomini e gestito da uomini,
essere donna e avere una disabilità comporta una vita di
discriminazione multipla. Le
donne disabili sono sempre e
comunque donne, ma non sono
mai riconosciute come tali. Non
bisogna credere che in Italia la
condizione di vita delle donne
con disabilità sia sicuramente
migliore rispetto ad altri Stati, né
che la povertà economica e culturale in cui sono segregate le
donne disabili sia tipica dei Paesi
in via di sviluppo", denuncia
Luisella Bosisio Fazzi, consigliere
della Ledha (Lega per i diritti
delle persone con disabilità).
L'associazione sta progettando
l'apertura di un Centro di tutela
antidiscriminatoria, a sostegno
anche dell'universo femminile, in
grado di diventare punto di riferimento regionale e nazionale
raccogliendo segnalazioni e
richieste, offrendo informazioni
e consulenze.
"I dati ci dicono che le donne
disabili trovano con più difficoltà lavoro, spesso devono rinunciare al desiderio di maternità e,
in generale, subiscono più
discriminazioni rispetto ai
maschi. Sono invisibili perché le
politiche di genere non influenzano la loro condizione e le
politiche sulla disabilità non
tengono conto del genere",
insiste
Bosisio
Fazzi.
Evidenziando che raramente le
donne disabili sono "considerate in relazione alla femminilità,
alla maternità, alla genitorialità,
alla bellezza. Detengono il più
alto tasso di non impiego, sono
più spesso escluse dai sistemi
educativi; normalmente vengono dissuase dall'avere figli.
Spetta a loro la percentuale più
elevata di violenze e abusi subiti, soprattutto alle donne con
malattie psichiatriche, disabilità
sensoriali e intellettive".
Un quadro sconfortante. Per
questo la Ledha offre da tempo
un servizio legale. "Anche a
causa della scarsa informazione
sul tema, le persone con disabilità e in particolar modo le
donne, sono ancora spesso vittime di violenza», fa notare l'av-
Discriminazioni culturali
vocato Gaetano De Luca, che
ha supportato la famiglia di una
ragazza milanese con una disabilità di tipo intellettivo vittima
di violenza sessuale da parte
dell'autista che l'accompagnava
a scuola e al centro diurno:
"Comprensibile la difficoltà dei
genitori nel dover affrontare un
processo e nel vedere la propria figlia subire tutta una serie
di attività di indagine volte ad
accertarne la credibilità e la
reale capacità di poter percepire e rendersi conto di quanto le
è accaduto. L'imputato infatti,
durante il processo, ha più
volte negato gli addebiti, ma
dopo il dibattimento è stato
condannato a una pena di sei
anni".
Se circa il 16 per cento delle
donne europee è disabile, un
rapporto
del
Parlamento
dell'Unione denuncia che circa
l'80 per cento di quelle istituzionalizzate sono esposte al rischio
di violenza, spesso compiuta
proprio dalle persone che
dovrebbero prendersi cura di
loro. E nella civilissima Germania
uno studio commissionato dal
ministero per la Famiglia rivela
che migliaia di donne con disabilità intellettiva, rinchiuse in istituti, hanno subito abusi sessuali.
Al di là dei casi di cronaca, i
diritti violati pongono l'urgenza
di un cambiamento culturale, di
una sterzata decisa nella mentalità comune. Perché i pregiudizi
sono duri a morire. Approvata
nel dicembre 2006, la
Convenzione delle Nazioni
Unite sui diritti delle persone
con disabilità (ratificata da una
ventina di Paesi della Ue) auspica che le donne non siano più
vittime della "discriminazione
multipla". Un concetto "reso
noto dagli studi di Kimberly W.
Crenshaw in riferimento alle
esperienze di discriminazione
vissute dalle donne nere in
America, che si è progressivamente esteso in altri ambiti",
spiega la psicologa valdostana
Laura Elke D'Apolito, autrice di
una recente ricerca sulle donne
disabili: "In una società come la
nostra, dove la sessualità è l'og-
17
getto più frequente della comunicazione di massa, l'invisibilità
a cui sono costrette le donne
disabili in qualche modo è una
forma di negazione del loro
diritto alla sessualità. Sono
quasi invisibili all'interno dei
media, poiché il loro corpo è
percepito dalla società come
‘poco desiderabile'". (Laura
Badaracchi)
(Fonte: www.superabile.it)
"Abilità diverse. Stessa
voglia di vita"
Prosegue
l’attività
del
Dipartimento Italiano per le Pari
Opportunità per informare e
sensibilizzare le cittadine e i cittadini sul tema della disabilità.
In occasione della giornata
internazionale dei diritti delle
persone con disabilità parte,
infatti, la nuova edizione della
campagna di comunicazione
dal titolo “Abilità diverse.
Stessa voglia di vita”. Università,
lavoro e sport sono i contesti
all’interno dei quali i protagonisti dello spot partecipano alla
vita sociale di tutti i giorni. La
coinvolgente familiarità delle
situazioni non lascia spazio agli
stereotipi e ai pregiudizi secondo i quali l’esistenza delle persone con disabilità ruota solo
ed esclusivamente intorno alla
diversità.
Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei bambini
della campagna ancor prima di
intuire la loro condizione di
disabilità percepiamo la stessa
voglia di vita al di là delle barriere architettoniche o culturali
esistenti.
Diffondere i temi legati alla disabilità, sensibilizzare l’opinione
pubblica sui concetti di dignità,
diritti e benessere delle persone disabili, accrescere la consapevolezza dei benefìci che possono derivare dall’integrazione
delle disabilità in ogni aspetto
della vita sociale sono i princìpi
ispiratori
della
Giornata
Internazionale dei diritti delle
persone con disabilità e devo-
no entrare a far parte della vita
di tutti.
“Dobbiamo creare delle società
che valorizzino la diversità e
l’inclusione”. (estratto del messaggio in occasione del 3
dicembre 2012 del Segretario
Generale dell’ONU Ban KiMoon).
(www.pariopportunita.gov.it)
Percorsi accessibili
sugli alberi
Un percorso sospeso tra gli
alberi interamente accessibile,
un
giardino
terapeutico,
un'area giochi senza barriere e
una ludoteca pensata appositamente per i bambini disabili e i
loro genitori. A Bologna il divertimento per gli under 18 è assicurato, e in buona parte per
merito dell'Aias e della sanità
locale: un'esperienza raccontata nel numero 11 del magazine
SuperAbile. Nel capoluogo emiliano, l'Associazione italiana
assistenza spastici e l'Ausl
hanno infatti sollecitato l'amministrazione cittadina per ottenere quello che volevano. In
poco più di dieci anni sono nati
così il giardinetto Acerbi, pensato per tutti i bambini, la
Stanza dei giochi, una ludoteca
con angoli morbidi e giocattoli
adattati per essere fruita dai più
piccoli (anche quelli con disabilità), un parco terapeutico con
indicazioni multisensoriali, cartelli in braille e diffusori acustici
sparsi tra i cespugli, oltre a un
percorso accessibile sospeso a
quattro metri d'altezza. Queste
ultime due esperienze, in realtà, fanno parte di Corte Roncati,
il polo multifunzionale per la
disabilità dell'Ausl di Bologna,
dove la onlus collabora solo per
la gestione dell'Ausilioteca. Per
dondolare sospesi tra gli alberi
bisogna chiedere l'autorizzazione ai servizi sociosanitari o far
parte di un percorso di riabilitazione specifico. Inoltre, è
necessario che sia presente un
istruttore del Montepizzo
Adventure park.
(Fonte: www.superabile.it)
Lavoro per i disabili
Occupazione
L'inserimento
lavorativo dei disabili
Per promuovere l'inserimento e
l'integrazione lavorativa delle
persone disabili nel mondo del
lavoro la legge prevede una
serie di servizi di sostegno e di
collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un
insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto
adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli enti
pubblici che assumono disabili
con determinate percentuali di
invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove
opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti
pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano
soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'oc-
cupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono
iscriversi al collocamento obbligatorio presso il Centro per l'impiego competente per territorio, nell'apposito elenco costituito da un'unica graduatoria.
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
Lavoratori disabili:
doveri e agevolazioni
per le aziende che
assumono
Per le aziende tenute ad assumere lavoratori appartenenti alle
categorie protette sono previste
agevolazioni fiscali.
Si stima che nel nostro paese
solo il 16% dei disabili abbia un
lavoro. Questo significa che il
74% delle persone con disabilità
non ha una occupazione, per
circa 700 mila persone iscritte
alle liste di collocamento obbligatorio.
Non manca anche la tirata
d'orecchi che l'Europa ha fatto
all'Italia su questo fronte, dove
abbiamo ricevuto la bocciatura
della Corte di Giustizia UE, la
quale ritiene insufficienti gli strumenti messi in campo dal nostro
paese per favorire l'occupazione
delle persone con disabilità ,
come realizzazione dei diritti di
uguaglianza e integrazione.
Premesso che la situazione e la
congiuntura economica senz'altro non aiutano, con un panora-
18
ma desolante per tutti, è importante che le aziende sappiano
che è tra i loro doveri quello di
assumere persone appartenenti
alle categorie protette, come
pure che sono previsti sgravi e
agevolazioni.
Ci sembra quindi utile ricordare
quali sono questi obblighi e
questi diritti, attingendo anche ai
contenuti di una utile guida che
abbiamo trovato sul web:
Categorie protette- un grande
potenziale pubblicata da Page
Personnel.
OBBLIGHI DELLE AZIENDE - La
legge 68/99 stabilisce che le
aziende con più di 15 dipendenti debbano assumere almeno un
lavoratore appartennete alle
categorie protette. La normativa
prevede un crescendo di queste
assunzioni, con l'aumentare dei
dipendenti. Da 15 a 35 dipendenti prevede l'assunzione di
una persona disabile, dai 36 ai 50
di due, da 51 a 150 in una percentuale del 7% più uno ecc. E'
quindi fondamentale, per l'azienda, capire quante persone disabili sia tenuto ad assumere. Per
farlo, va calcolata la percentuale,
tenendo conto che nel computo
vanno inseriti tutti lavoratori
assunti con vincolo di subordinazione (compresi quelli con contratto a tempo determinato fino
a 9 mesi). Ci sono alcune eccezioni, come i lavoratori tramite
cooperative, i dirigenti, ecc.
INCENTIVI PER LE AZIENDE Assumendo un lavoratore appartenete alle categorie protette,
oltre a inserire nel suo organico
una risorsa produttiva, l'azienda
ha diritto di accedere ad alcune
agevolazioni previste dalla legge
(art. 13 legge 68/99). Tra queste
c'è la fiscalizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali
per l'assunzione di lavoratori
disabili con ridotta capacità lavorativa superiore al 79% fino a un
massimo di 8 anni; stesso dicasi
per l'assunzione di lavoratori con
handicap intellettivo e psichico
indipendentemente dalla percentuale
di
invalidità
.
Abbassandosi la percentuale di
capacità lavorativa tra il 67 e
79%, la fiscalizzazione arriva al
50% per un massimo di 5 anni.
Va ricordato inoltre che, nel caso
in cui l'azienda debba sostenere
costi per facilitare l'inserimento
lavorativo o il lavoro stesso della
persona disabile (con invalidità
superiore al 50%), è previsto un
rimborso parziale forfetario. Può
trattarsi di interventi per eliminare le barriere architettoniche, ma
anche per l'acquisto di tecnologie per facilitare il telelavoro del
soggetto.
SANZIONI - Per le aziende che
Occupazione
non rispettano l'obbligo di
assunzione di lavoratori disabili
sono previste delle sanzioni di
tipo amministrativo, stabilite dalle
direzioni provinciali del lavoro.
Le sanzioni constano di:
- 635,11 Euro (maggiorati di Euro
30,76 per ogni giorno di ritardo) in caso di ritardo nell'inviare il prospetto informativo che
riporta il numero di lavoratori
totali e i nominativi di quanti
appartenenti alle categorie
protette (ricordiamo che il prospetto va inviato entro il 31
gennaio di ogni anno, ndr).
- Euro 62,77 al giorno per ogni
lavoratore non occupato, a
partire dal 61 esimo giorno dall'obbligo di assunzione, in caso
di mancato adeguamento alla
norma.
CHI HA DIRITTO AL COLLOCAMENTO MIRATO - I soggetti che
possono essere iscritti alle categorie protette, indi accedere al
collocamento mirato, devono
essere in possesso di una certificazione che attesti e descriva le
capacità residue al lavoro (la
riduzione della capacità lavorativa deve essere almeno del 45%).
L'attestazione viene rilasciata
dalla commissione per l'accertamento delle capacità lavorative
residue operante in tutte le ASL,
ai sensi della Legge 68/1999.
Hanno altresì diritto le persone
invalide del lavoro con grado di
invalidità superiore al 33%; persone non vedenti, persone non
udenti; invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per
servizio, vedove, orfani, profughi
ed equiparati ad orfani, nonché i
soggetti individuati dalla legge
407 del 1998 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata).
Lavoro per i disabili
che e personali. Dopo il lancio
del nuovo Job Disabili, trasformazione del più vecchio progetto
"Agenzia Lavoro Disabili", Daniele
Regolo, l'imprenditore non
udente di Macerata, spiega a
SuperAbile.it il percorso fin qui
fatto e le aspettative per il futuro.
Già premiato nel 2012 nell'ambito dell'Italian round della Global
Social Venture Competition
(Gsvc), premio internazionale
ideato dalla Università di Berkeley
per sviluppare idee imprenditoriali a forte rilevanza sociale e
basso impatto ambientale, Job
Disabili guarda al futuro con umiltà ma anche con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è stato
garantire l'accessibilità del sito. La
Legge Stanca, benché avanzata,
non è applicata a pieno.
Mancano buoni esempi cui affidarsi. La prima esperienza di Job
Disabili non era pienamente
accessibile. Mesi di lavoro per la
seconda versione ci dicono
quanto sia difficile l'accessibilità.
Il punto di un buon sito non è la
grafica, ma il suo funzionamento.
La strada è questa: lo scopo
infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda e
offerta di lavoro". "In termini di
aspettative - ha poi continuato -,
ci muoviamo dalla nostra prima
esperienza: oltre 2.900 contatti
di candidature personali e 70
(Fonte: www.disabili.com)
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere
un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con disabilità una piattaforma all'interno
della quale orientarsi e orientare
per trovare il posto di lavoro più
vicino alle proprie esigenze fisi-
19
aziende
accreditate.
L'aspettativa è quella di superare
l'idea di un sito che sostituisca un
Ufficio di collocamento; vogliamo
che Job Disabili diventi un punto
di riferimento. Anche per il collocamento. Raggiungere, cioè, il
limbo di chi non viene mai chiamato".
Ma cos'è Job Disabili e perché si
arriva ad un'idea del genere è
quello che ci ha sempre reso
curiosi di questo progetto. "Job
Disabili - ha spiegato Regolo - sintetizza tutte le mie esperienze
fallimentari in tema di lavoro.
Questo progetto ha dato sostanza a tutti i miei fallimenti: lavoravo in Asl a tempo indeterminato.
Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo
sportello. Io, non udente, allo
sportello? Mi sono licenziato. La
prima scelta adulta della mia vita.
Sono diventato facilitatore e
questo desidero essere. Job
Disabili vuole facilitare appunto la
vita di chi, a prescindere dalla
disabilità, ha voglia di mettersi in
gioco.
Da disabile so quanto è difficile
lavorare e farlo in ufficio, sia esso
pubblico o privato: regole e procedure non aiutano a inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento europeo. Oggi siamo una Srl. La squadra è in ampliamento, ma tutto
funzionerà come un incubatore: i
migliori professionisti con disabilità si adopereranno con noi per
arrivare ad un obiettivo comune.
Ovvero, insistere sulla qualità
delle persone in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità: il cambio
di visione è esemplare. E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque l'ambiente,
in questo caso di lavoro, ad essere più accogliente e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con
disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno
cercato di dare attuazione nel
corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile
rivolgersi ai Centri per l’Impiego
territoriali o chiedere supporto
ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella
Lavoro per i disabili
Occupazione
tutela e nella promozione dei
diritti dei disabili. Queste tematiche vengono trattate anche
da "SuperAbile", il Portale
dell'Inail che coniuga sezioni
documentali costantemente
aggiornate a servizi di consulenza attraverso il call center
800.810.810. Superabile è un
"Contact Center Integrato"
costituito principalmente da un
portale di informazione e di
documentazione sulle tematiche della disabilità, aggiornato
quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza
telefonica, il call center
SuperAbile 800.810.810.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Aggravamento della
disabilità. Cosa dice
la legge
Vediamo cosa dice la legge
rispetto al rapporto di lavoro tra
dipendenti con disabilità e datore di lavoro, in caso di aggravamento delle condizioni di salute
o riorganizzazione aziendale.
La legge 68/99 sul cosiddetto
collocamento obbligatorio prevede una serie di strumenti per
tutelare il lavoratore con disabilità nell’accesso a una occupazione. La norma si applica a persone in età lavorativa affette da
minorazioni fisiche, psichiche o
sensoriali e ai disabili intellettivi,
che comportino una riduzione
della capacità lavorativa superiore al 45 per cento; alle persone
invalide del lavoro con un grado
di invalidità superiore al 33 per
cento; a quelle non vedenti o
sorde; e agli invalidi di guerra,
invalidi civili di guerra e per servizio.
Oltre a regolamentare la questione delle quote di assunzioni
obbligatorie (i datori di lavoro
pubblici e privati sono tenuti ad
assumere un numero di lavoratori con disabilità a quote scaglionate, secondo il numero totale
di dipendenti), la legge definisce
anche le eventuali variazioni di
mansione, di ruolo o azienda a
seguito di cambiamento nelle
condizioni di salute dell’interessato o dell’organizzazione interna. A questo proposito, cosa
succede se subentra un aggravamento nelle condizioni del
dipendente assunto tramite le
categorie protette, tale da non
essere più idoneo a quella mansione? Si deve ripassare per il
collocamento mirato o l’azienda
ha obbligo di assegnarmi ad altra
posizione? E se l’azienda non lo
può fare?
Ci aiuta a inquadrare la situazione il nostro Esperto Avvocato, il
dottor Roberto Colicchia, che
nella sua rubrica in disabili.com
l’Avvocato Risponde, in una
risposta al quesito di un lettore
affronta l’argomento.
Il nodo della questione, ricorda
l’avvocato Colicchia, è all’art. 10
comma 3 della l. 68/99 il quale
dice che “…nel caso di aggravamento delle condizioni di salute
… il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le
condizioni di salute del disabile
per verificare se, a causa delle
sue minorazioni, possa continuare ad essere utilizzato presso
l'azienda. … Gli accertamenti
sono effettuati dalla commissione di cui all'articolo 4 della legge
5 febbraio 1992, n. 104, integrata a norma dell'atto di indirizzo e
20
coordinamento di cui all'articolo
1, comma 4, della presente
legge …. La richiesta di accertamento e il periodo necessario
per il suo compimento non
costituiscono causa di sospensione del rapporto di lavoro. Il
rapporto di lavoro può essere
risolto nel caso in cui, anche
attuando i possibili adattamenti
dell'organizzazione del lavoro, la
predetta commissione accerti la
definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda...” Questo significa che
il rapporto di lavoro può essere
interrotto nel caso in cui venga
accertata dalle commissioni
competenti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda. Inoltre si sottolinea che spetta al datore
l'onere della prova della non
ricollocabilità del lavoratore inabile. Continua l’avvocato:
“Secondo giurisprudenza, sia nel
caso di aggravamento dello stato
di salute che di riorganizzazione
aziendale, è necessario verificare
se il disabile possa essere adibito ad una diversa attività equivalente alle mansioni già assegnate
o anche a mansioni inferiori,
attribuendo al datore di lavoro il
cd. onere di repechage”. A questo proposito riporta il contenuto di una recente pronuncia
della Cassazione che, pur non
riferendosi alle assunzioni ex
legge 68/99, ha ritenuto che “…II
licenziamento
dell'invalido
assunto in base alla normativa sul
collocamento
obbligatorio
segue la generale disciplina normativa e contrattuale sol quando
è motivato dalle comuni ipotesi
di giusta causa e giustificato
motivo, mentre quando è determinato dall'aggravamento dell'infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legitti-
mo solo in presenza delle condizioni previste dall'art. 10, legge
n. 482/1968, ossia la perdita
totale della capacità lavorativa o
la situazione di pericolo per la
salute e l'incolumità degli altri
lavoratori o per la sicurezza degli
impianti, accertati dall'apposita
commissione medica; nel caso in
cui all'invalido risulti una capacità
lavorativa, inoltre, sussiste in
capo al datore di lavoro l'obbligo di adibirlo a mansioni equivalenti o anche inferiori compatibili con il nuovo stato dell'infermità, se la struttura organizzativa
dell'azienda e la situazione dell'organico aziendale consentono…”
Il lavoratore, dunque, potrà
essere licenziato solo qualora la
Commissione accerti la definitiva
impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'impresa,
nonostante gli adattamenti tentati da quest’ultima alla propria
organizzazione produttiva.
Qualora quindi anche la soluzione di un ricollocamento in azienda non possa essere messa in
atto, il lavoratore licenziato
viene avviato presso altra azienda senza dover nuovamente
essere inserito nella graduatoria,
come indicato nell'art. 8 della
legge 68/99 al cui comma 5 è
stabilito che “ lavoratori disabili,
licenziati per riduzione di personale o per giustificato motivo
oggettivo, mantengono la posizione in graduatoria acquisita
all'atto dell'inserimento nell'azienda”.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale
della persona handicappata. Lo
si rimarca in diversi punti della
legge 104/92.
L'articolo 8, ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di
adeguate dotazioni didattiche
e tecniche, prove di valutazione, e personale qualificato per
garantire alla persona con handicap il diritto allo studio.
Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte
extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla
scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo
dinamico-funzionale. Questo,
sulla base delle caratteristiche
fisiche, psichiche, sociali ed
affettive dell'alunno, mette in
rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione
di handicap, sia le possibilità di
recupero, oltre alle capacità
individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e
della famiglia, il profilo viene
Diritto all’Istruzione
aggiornato al termine delle
scuole materna, elementare e
media, come pure periodicamente durante le scuole superiori. Per gli studenti in età scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di classi ordinarie quali
sezioni staccate della scuola
statale. L'articolo 13, ribadendo
l'importanza del coordinamento tra scuole, servizi sanitari,
socio-assistenziali, ricreativi e
culturali, cita poi due casi in
particolare: l'integrazione nelle
università e negli asili nido. Nel
caso degli atenei, si stabilisce la
programmazione di interventi
adeguati sia al bisogno della
persona che al piano di studio
individuale. Si sottolinea anche
l'importanza degli interpreti per
venire incontro agli studenti
sordi. Sussidi tecnici, didattici e
servizi di tutorato vengono poi
previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle
risorse destinate alla copertura
di queste attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per
avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei
bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce
anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati.
La loro presenza, comunque,
21
deve essere garantita nelle
scuole di ogni ordine e grado,
come sottolinea l'articolo in più
punti. Proprio al ruolo degli
insegnanti di sostegno e alle
loro attività è dedicato l'articolo
14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento
costante in materia di handicap,
come pure di un confronto tra
docenti del ciclo inferiore e
superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente
disabile. Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui
piani di studio che gli aspiranti
docenti devono seguire per
essere abilitati all'attività didattica di sostegno.
Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didatti-
co e negli istituti di scuola
secondaria di primo e secondo
grado. I membri di questi gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate
per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per
quanto riguarda la valutazione
dello studente, l'articolo 16 stabilisce che nel piano educativo
individualizzato devono essere
indicati per quali discipline
siano stati usati criteri didattici
particolari, e le eventuali attività
integrative e di sostegno.
Lo stesso articolo si sofferma
poi sugli esami del rendimento
dello studente. Nella scuola
dell'obbligo, si prevedono
prove corrispondenti agli insegnamenti impartiti e in grado di
valutare il progresso dell'alunno
in rapporto al suo livello iniziale. Nella scuola secondaria di
Istruzione e Formazione
secondo grado, sono consentite prove equipollenti e, nel
caso di quelle scritte, tempi più
lunghi. L'alunno, poi, può contare sulla presenza di assistenti
per l'autonomia e la comunicazione, e può utilizzare gli ausili
necessari. All'università prove
equipollenti, tempi più lunghi e
mezzi tecnici sono consentiti
previa intesa con il docente
della materia d'esame e con
l'ausilio del servizio di tutorato.
Scuola come avvio al lavoro: è
quanto succede in particolare
con la formazione professionale. A questo tema è dedicato
l'articolo 17, che sottolinea
come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in
considerazione le diverse capacità ed esigenze degli alunni
handicappati. Se questi non
possono seguire gli ordinari
metodi di apprendimento,
devono essere garantite loro
attività specifiche, sulla base
anche del piano educativo individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Dislessia, strumenti
tecnologici di supporto
alla didattica
In tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia.
Diritto all’Istruzione
Non sono affetti da alcuna patologia, non hanno bisogno di cure
mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano in modo
diverso. In Italia la loro specificità
è stata riconosciuta dalla L.
170/10 e riguarda il 5% della
popolazione scolastica. Ancora
più alta è la percentuale nei Paesi
anglosassoni. La nostra è infatti
una lingua con pochi grafemi e
fonemi e fra la fonologia e l'ortografia la sovrapposizione è pressoché totale; nell'Inglese, invece,
a fronte di 40 fonemi, vi sono
1.120 grafemi; si tratta perciò una
lingua complessa per chi ha problemi con la lettura. Il disturbo
sembra essere dovuto ad una
neurodiversità, che consente di
leggere e scrivere solo impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere
in maniera automatica, chi ha tale
disturbo si stanca rapidamente,
commette errori, rimane indietro,
non impara.
Occorre pertanto che sia seguito
in modo attento.
Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità
di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi
psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante e con
competenze diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
22
Centri per l’autismo
presto in tutta Italia
Si chiamano "centri per l'autismo" e presto ci saranno in ogni
regione italiana: sono una delle
risorse messe in campo dal ministero dell'Istruzione per favorire
l'inclusione scolastica degli
alunni autistici, attraverso il
lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi.
"Al primo sportello aperto a
Vicenza, entro il 31 dicembre se
ne affiancheranno altri 6 o 7 in
altrettante città: Palermo, Bari,
Napoli, Roma, Prato, Bergamo e
Torino si affiancano quelli di
Palermo, Roma e Torino. A partuire da gennaio, tutti gli altri",
annuncia Giovanna Boda,
responsabile della Direzione
generale dello studente del
Miur.
Obiettivo di questi sportelli è
favorire la condivisione delle
conoscenze e delle buone pratiche in materia di autismo, a
partire dalle esperienze maturate dagli insegnanti e a favore di
altri docenti, ma anche studenti
e famiglie.
"Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano gli
insegnanti stessi - spiega Boda Sembra un gioco di parole, ma
è così: il tutoraggio tra insegnanti è una risorsa preziosa e
da valorizzare. Ed è una delle
risposte che diamo ai problemi
della scuola in materia di inclusione: non può essere certo
l'unica, ma è indubbiamente un
buon punto di partenza".
Ma come funziona, praticamente, uno sportello autismo? Un
gruppo di insegnanti con una
particolare esperienza e conoscenza sull'autismo fa capo ad
un Cts (Centro Territoriale di
Supporto all'handicap), aggiungendosi al gruppo di due o tre
operatori specializzati che già
prestano lì servizio. Ciascuno di
loro si rende disponibile per un
certo numero di ore a settimana
o al mese. Quando giunge una
richiesta di aiuto da una scuola,
perché un collega ha difficoltà a
gestire una situazione problematica, due insegnanti del centro si recano lì, affiancano il
docente, svolgono insieme
un'osservazione sistematica e
individuano soluzioni operative
molto semplici e mirate.
Rimangono poi in contatto con
il collega, assistendolo con consulenze e, se necessario, ritornando
sul
posto.
Successivamente, l'attività di
sportello potrà rivolgersi anche
alle famiglie, divenendo un
punto di riferimento e di raccordo per la scuola, i genitori e
i servizi socio-sanitari. In altri
termini, l'obiettivo è creare, in
ogni regione, "pool" di insegnanti specializzati nell'autismo,
che possano divenire punto di
riferimento per i colleghi o le
scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati.
Lo sportello di Vicenza. Mentre
si lavora per diffondere in tutta
Italia l'esperienza dei centri per
l'autismo, il primo nato, quello
di Vicenza, registra risultati incoraggianti: coinvolge come operatori una ventina di insegnanti
e offre consulenza a circa 80
consigli di classe, corrispondenti ad oltre il 30% del totale degli
alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio. Lo sportello ha costi molto
contenuti (qualche migliaia di
euro l'anno), tutti coperti con
fondi ordinari.
Istruzione e Formazione
La storia inizia con i Cts.
L'esperienza degli sportelli
nasce all'interno di quella dei
Centri territoriali di supporto
(Cts), nati nel 2006 con il progetto "Nuove tecnologie e disabilità": oggi questi centri sono
106, hanno una diffusione a
livello provinciale e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Ciascuno di essi ha ricevuto, lo scorso nano, un finanziamento di circa 11 mila euro
Hanno sede presso scuole polo
e vi operano, in media, due
docenti specializzati nel campo
delle nuove tecnologie per la
didattica inclusiva. Obiettivo
generale dei Cts è la creazione
di una rete territoriale permanente, che consenta di raccogliere e diffondere le conoscenze e le risorse per la didattica
inclusiva attraverso le nuove
tecnologie. I Cts, inoltre, promuovono iniziative di formazione sull'uso corretto delle tecnologie rivolte gli insegnanti e agli
altri operatori scolastici, ai genitori e agli stessi alunni disabili.
(Fonte: www.superabile.it)
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è
un momento importante nel
quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita di
classe senza esserne separati,
Diritto all’Istruzione
abituarsi a condividere attività
ludiche e formative con i compagni con disabilità, è il modo
più naturale di crescere con la
consapevolezza che la diversità
fa parte della vita. Fanno parte
di questi momenti anche le gite
scolastiche, piccoli eventi che
nel vissuto della classe danno la
possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori dell’aula scolastica. Considerato ciò, va detto
che talvolta succede che proprio le gite scolastiche siano
gravate di problemi di gestione
pratica dell’alunno disabile, tali
da impedirgli di prendere parte
a questo importante momento
formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta,
pur di non far perdere al figlio
l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola.
Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità, quanto alle
gite scolastiche? Cosa deve
garantire la scuola in merito a
questo importante momento
relazionale dell’alunno e di
tutta la classe? E’ necessario
che lo studente sia accompagnato da un famigliare?
L’eventuale costo aggiuntivo
per il suo trasporto è a carico
dell’intera classe? Su questo
torna utile un approfondimento
del servizio legale della Ledha Lega per i diritti delle persone
con disabilità-, che proprio su
23
questo mette in chiaro alcuni
elementi. In primis l’appello
all'art. 3 della Costituzione
Italiana e del principio di integrazione scolastica, ribadendo
il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di
istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli altri compagni, sulla base del principio di
uguaglianza. Come fare, quindi,
a garantire parità di diritti a tutti
gli studenti, anche nel corso
della
gita
scolastica?
Innanzitutto partendo da una
organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle
difficoltà dell’alunno con disabilità. Ricordiamo infatti che è la
singola scuola a decidere circa
le gite d’istruzione, quindi sarà
necessaria una seria valutazione
circa il luogo da visitare, ma
anche il trasporto da utilizzarsi,
il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi.
E’ quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di
tutti gli accorgimenti necessari
(c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con
handicap possa partecipare al
viaggio d’istruzione. Se così non
fosse, si entrerebbe in contrasto con l’articolo 2 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone disabili, configurandosi come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo
subito che, come ricordato dal
testo di Ledha, la scuola non
può in alcun caso subordinare il
diritto di partecipazione di un
alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare che lo
accompagni. Questo significa
che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad
accompagnare l’alunno. Può
essere un familiare, ma non è
obbligatorio. Spetta infatti agli
organi collegiali della scuola
designare un accompagnatore
qualificato che può essere un
qualunque membro della
comunità scolastica (docenti,
personale ausiliario, o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Sostegno: quando e
come richiederlo
E’ infatti sempre compito della
scuola presentare richiesta di
personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili,
individuando le ore necessarie
per ciascun allievo. In caso di
nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo consenso formale
da parte dei genitori, tale
richiesta sarà attivata quantificando le ore in base alla diagnosi presentata dalla famiglia
ed alle indicazioni contenute in
essa. In caso di allievi già certificati in precedenza, essa si baserà sulla documentazione già
Istruzione e Formazione
acquisita e, se vi è stato rinnovo,
terrà conto delle indicazioni
fornite dalla diagnosi più recente. In questi ultimi casi, nella stesura di tale richiesta, gli insegnanti forniscono indicazioni
utili sulla classe di appartenenza, sulle difficoltà dell’alunno e
sui percorsi di integrazione attivati, in modo da individuare le
ore di sostegno necessarie. Sarà
poi compito del dirigente scolastico inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo
agli uffici scolastici di competenza.
Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in
ritardo, se vi sono nuovi iscritti,
se cambia il numero delle classi
o vi sono modifiche nella diagnosi? Dopo la fine delle lezioni, di solito a luglio, la scuola
può eventualmente presentare
una rinnovata richiesta di risorse all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già assegnate complessivamente.
Essa dev’essere motivata, indicando il cambiamento dei dati
presentati nella prima fase. In
questi casi, l’amministrazione
valuta le richieste sulla base del
contingente provinciale di cui
dispone e assegna eventualmente ulteriori risorse di sostegno. Come orientarsi nel caso in
cui le ore di sostegno assegnate
siano infine non sufficienti? Le
norme hanno nel tempo individuato diversi parametri cui attenersi, fino all’assegnazione
media di un insegnante ogni
due alunni. Oggi questo criterio
non è sempre rispettato,
soprattutto nei casi di disabilità
di grado lieve o medio. La Corte
Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non rispondente
all’esercizio del diritto allo studio per gli alunni con disabilità
di particolare rilievo e, pertanto, ha stabilito il diritto all’assegnazione di ore in deroga. Negli
ultimi anni, pertanto, sono state
numerose le famiglie che hanno
scelto di rivolgersi ai tribunali
amministrativi per ottenere o
riottenere le ore di sostegno
Diritto all’Istruzione
non assegnate. I tribunali si
sono in tutti casi pronunciati
accogliendo le loro richieste e,
pertanto, le diverse circolari
sugli organici che si sono susseguite, si sono ormai adeguate a
tale disposizione.
Al momento, pertanto, gli allievi con grave disabilità hanno
diritto all’assegnazione di un
docente per tutte le ore del
suo servizio che, ricordiamo,
sono
25
nella
Scuola
dell’Infanzia, 22 nella Scuola
Primaria e 18 nella Scuola
Secondaria.
(Fonte: www.disabili.com)
Universitari con
disabilità, 10.000
in più in dieci anni
Da 4.816 a 14.171: è una vera e
propria impennata, la crescita del
numero di studenti iscritti alle università italiane dal 2000/2001 al
2010/2011: il dato arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferi-
24
to alcuni mesi fa, in occasione del
seminario nazionale sull'inclusione
scolastica. Un dato che non compare nelle rilevazioni ufficiale degli
iscritti all'università, in cui da alcuni
anni la variabile disabilità non è
compresa. Sarebbero comunque
in costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano alle
porte egli atenei: merito soprattutto della legge 17/1999, che impone
alle università di adottare un
approccio di tipo sistematico in
materia di integrazione e supporto
agli studenti disabili, garantendo
sussidi tecnici e didattici specifici,
tutorato specializzato, un docente
delegato dal rettore per funzioni di
coordinamento, monitoraggio e
supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami
universitari. In base a questi criteri,
secondo una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le migliori
università italiane per studenti disabili sono il Politecnico di Milano, il
Politecnico di Torino e l'Università di
Modena e Reggio Emilia. Agli ultimi
posti, tre atenei del Sud: l'Università
Parthenope e l'Orientale (entrambe
di Napoli) e l'Università del Salento.
La valutazione è stata fatta sulla
base dei dati Miur, Almalaurea,
Stella e Istat. A guidare la classifica,
è quindi il Politecnico di Milano,
dove è stato costituito un gruppo
di lavoro composto da professionisti capaci di intervenire in ogni
momento del percorso formativo,
offrendo agli studenti in situazioni
di disabilità supporto personalizzato e servizi tecnici e didattici. Nelle
graduatorie annuali per l'assegnazione di alloggi, viene inoltre riconosciuta una priorità agli studenti
con invalidità non inferiore al 66%,
i quali sono anche esonerati dalla
tassa d'iscrizione e dai contributi
universitari. Al secondo posto, c'è il
Politecnico di Torino, seguito
dall'Università di Modena e Reggio
Emilia. Maglia nera invece per le università di Napoli (Partenope e
l'Orientale) e del Salento, dove i
servizi di accoglienza e tutoraggio
per gli studenti disabili faticano a
decollare.
Le buone prassi e le esperienze
innovative, tuttavia, si stanno diffondendo nei singoli atenei, su tutto il
territorio nazionale.
(Fonte: www.superabile.it)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così.
Per assistenza s’intende una
rete di interventi che, utilizzati
anche in modo integrato tra
loro, siano di suppor to ad
un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a
causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni
di svantaggio.
Con il termine assistenza sociale
ci si riferisce, quindi, all’insieme
delle attività e dei servizi volti a
prevenire o ridurre situazioni di
bisogno connesse all’età, a stati
di svantaggio fisico e psichico o
ad altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare un’effettiva integrazione
delle persone handicappate nel
quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture
residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi
di accompagnamento in sedi
informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e
educativi, ecc.), interventi per
particolari situazioni di disagio
economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione
alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma. Mentre si discute di
prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento,
mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età
media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente
alzandosi, grazie anche alle
sempre maggiori conoscenze in
campo medico e riabilitativo.
In una cultura contadina e in un
sistema di famiglie patriarcali,
c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio
ad una civiltà industriale e
postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o comunque difficile, imponendo per
questi casi soluzioni “sociali”.
Se in passato, per molti giovani
disabili giunti all’età adulta, la
scelta dell’istituzione chiusa, del
manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente
obbligata, oggi la battaglia per
la deistituzionalizzazione dà i
suoi frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi.
La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita
della realtà e dei soggetti sui
quali si va ad incidere, sono
elementi fondamentali di un
approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario
Nazionale dovrebbero adottare come schema di riferimento
per una politica corretta in
tema di handicap. L'intervento
personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso
educativo finalizzato al raggiungimento di una ragionevole
25
autonomia, sono delle linee di
tendenza valide in assoluto, e
propedeutiche, in ogni caso,
alla programmazione e alla
gestione della vita nell’età adulta. La svolta nella politica dell'handicap può venire solo dalla
formazione, dall'educazione,
dall'informazione dell'opinione
pubblica, da una strategia corretta e mirata che non può
cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per
gradi, con un processo di maturazione dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap
consolidatosi nel decennio
precedente (scuole speciali,
laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene messo in
discussione e violentemente
attaccato.
Parallelo e separato rispetto al
circuito per la “normalità”, tale
sistema di servizi viene contestato in nome di una concezione della riabilitazione che non
punta più sul versante igienicosanitario, ma su quello sociale:
quello che conta è la socializzazione che ha come mezzo
principale, e come fine, l’inserimento nei luoghi e nelle istituzioni della vita quotidiana, luoghi e istituzioni che devono
cambiare sotto il profilo delle
strutture come della cultura per
adattarsi e accogliere chi fino a
quel momento era stato escluso in quanto ritenuto e vissuto
come “diverso”. Inizialmente
tali centri hanno faticato a trovare un nome: centro gravi,
centro diurno, centro medico
sociale, centro socioriabilitativo
e tante altre etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo
hanno assunto, pur nella originalità di ciascuno, alcuni punti
di continuità. Attualmente i
centri diurni sono strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore diurne
soggetti handicappati mediogravi in età post-scolare, allorché si ritiene superata la fase
evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e
Politiche sociali
Protezione Sociale
pertanto abbiano bisogno di
continua assistenza e per i quali
non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o
"protetto"; nei centri diurni
sono, quindi, ammessi i soggetti con disabilità tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali
siano stati esperiti tutti gli interventi di tipo riabilitativosanitario e psico- sociale atti a garantire un reale inserimento in
strutture rivolte alla generalità
delle persone. In esse si cerca
di assicurare il proseguimento
dell'iter socio - riabilitativo,
attraverso un insieme organico
di attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato.
Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”,
l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet
tiva di una progressiva e
costante socializzazione per
sviluppare, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi, le
capacità residue e di operare al
massimo per il mantenimento
dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non
diventi meta definitiva per chi vi
entra; aperta, affinché tutta la
vita non si esaurisca all’interno,
ma si ricerchino le forme possibili di esperienze e di collega-
mento esterni; è, infine, una
struttura di appoggio alla vita
familiare
particolarmente
necessaria per consentire di
mantenere al proprio interno la
persona handicappata.
Tali strutture devono essere
dotate di diverse figure professionali stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi
tutelari, infermieri, medici, che
concorrono, nell’ambito delle
proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella loro globalità, avendo come momento unificante delle loro specifiche
prestazioni il progetto mirato e
personalizzato. Per esigenze
diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di altri servizi del
territorio. Le prestazioni socioeducative- assistenziali sono
assicurate dagli educatori i
quali, nel rispetto del principio
dell’individualizzazione
del
processo educativo, orientano
i loro interventi a raggiungere
un più adeguato rappor to
della persona handicappata
con se stessa, con gli altri e con
l’ambiente, e ad acquisire, per
quanto ad ognuno è possibile,
compor tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i
giorni. L’azione educativa deve
coinvolgere anche il nucleo
familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte
attiva nel realizzarlo.
Si possono individuare più aree
in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfa-
26
re i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al
mantenimento e allo sviluppo
delle capacità residue e
potenziali dell’utente nell’autonomia personale;
- attività educative con significato prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato prevalentemente occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori,
il numero degli utenti non
dovrebbe superare le 20 unità.
Così come si è visto per l’assi-
stenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il soggetto handicappato nel suo
contesto socio- ambientale.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Babuska - Il nuovo
mondo dell'assistenza
domiciliare
Nasce da un progetto LaTo
Verde, associazione non profit
toscana fondata da Laura Togni,
un'idea pratica ed originale per
aiutare tutti coloro che, per se
stessi o per un familiare, devono avere a che fare con la ricerca di qualcuno che si occupi di
assisterli a domicilio.
Babuska.it è infatti il nuovo portale che vuole fare da connettore tra coloro che cercano un
assistenza domestica e le
Politiche sociali
Protezione Sociale
badanti in cerca di un impiego.
Oltre a questo Babuska fornisce, sempre completamente
gratis, informazioni, notizie,
consigli, riferimenti legislativi e
legali nel delicato settore dell'assistenza domiciliare.
Il contesto tutto italiano in cui è
nato il portale, è quello di un
paese in cui le persone bisognose di cura e sostegno sono in
aumento, mentre diminuisce la
possibilità dei familiari di prendersi direttamente cura dei propri cari. Nel nostro paese è infatti in crescita la percentuale di
popolazione non completamente autosufficiente per motivi legati a stati di malattia, anzianità o
handicap, in un contesto sociale
in cui, il contemporaneo aumento delle famiglie monofamiliari,
porta a dover delegare la cura di
persone care che possono avere
queste difficoltà di autosufficienza temporanee o permanenti. Di
fronte a questo fenomeno il settore dell'assistenza domiciliare in
Italia si presenta ancora frammentato e destrutturato.
Babuska nasce dall'incontro tra
l'idea di LaTo Verde e le competenze della software house
bolognese CreativeIT, con
l'obiettivo di mettere a disposizione uno strumento specializzato, avanzato, di facile accesso ed utilizzo, consultabile
direttamente ed in autonomia,
in qualsiasi momento e luogo.
Mission del portale è infatti quella di applicare metodo e pratica
manageriale ad un progetto che
ha l'ambizione di contribuire
socialmente in modo importante
in un ambito dove il margine di
miglioramento è sicuramente di
rilievo.
Babuska.it non è soltanto un
sito, ma un nuovo mondo dove
s'incontrano domanda ed offerta di lavoro per l'assistenza
domiciliare in Italia, il tutto completamente gratuito. Il portale è
aperto alle famiglie per una facile registrazione con possibilità
di specificare il tipo di prestazione ricercata e a badanti che
possono, non soltanto registrarsi per rispondere a offerte di
impiego, ma anche seguire tutte
le novità e le informazioni
importanti del settore.
È inoltre realizzato con un sistema avanzato di programmazione e si avvale delle funzionalità
BAM
Snc
tipiche dei siti più diffusi come,
ad esempio, la messaggistica
interna, moduli di registrazione
pratici e veloci, un'interfaccia
gradevole ed intuitiva e un
potente motore di ricerca interno, myBabuska, che permette
di selezionare profili che
rispondono ai propri criteri di
ricerca attingendo da un database di informazioni chiare,
confrontabili, dettagliate ed
essenziali allo stesso tempo. In
questo modo, la ricerca di personale adatto alle proprie
necessità diventa più agile e
mirata ed al contempo è possibile offre un servizio a coloro
che cercano lavoro come
badanti.
Per informazioni:
www.babuska.it
(Fonte: www.disabili.com)
Per una disabilità
sostenibile
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo,
legata a menomazioni fisiche
e/o mentali. Per tale motivo le
persone con disabilità sono
state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo
socio-economico basato su criteri di “normalità”.
A partire dalle prime riflessioni
sociologiche degli anni 60 e
grazie alle spinte innovative dei
movimenti organizzati delle
persone disabili il rapporto fra
società e disabilità ha subìto
una rimodulazione progressiva.
Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale,
che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di
valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita
sociale.
Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta
un’eccellenza solo in pochi
campi.
L’Italia rimane agli ultimi posti tra
i Paesi europei per risorse destinate alla tutela e all’inclusione
sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro
pro-capite annui contro i 531
della media europea, ben lontani dai 754 del Regno Unito.
Al di là del dato economico
puro, lo stato delle condizioni
di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è dato dai
livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli ambienti di vita
e dalla fruibilità dei servizi che,
come mostrano le indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee.
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
GIANNINI
27
Diritto alla salute
Salute
On line la guida ai
diritti e alle
prestazioni sanitarie
e socio sanitarie
Un breve opuscolo per orientarsi rispetto al proprio diritto
alla salute, per quanto riguarda
l’accesso alle cure e alle prestazioni socio sanitarie, anche di
tipo residenziale.
"La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. L’articolo 32 della
Costituzione Italiana pone quindi la salute tra i diritti fondamentali, diritto erogato attraverso l’assistenza del Servizio
Sanitario Nazionale, per tramite
delle Regioni e delle Aziende
sanitarie locali. Diritti, appunto,
che però talvolta i cittadini non
conoscono, e che per questo
possono incontrare difficoltà
difficoltà nell’accesso alle cure
e alle prestazioni socio sanitarie, anche di tipo residenziale.
E’ il caso ad esempio di famiglie
con persone anziane o non
autosufficienti che, una volta
dimesse dall’ospedale, non
sanno come orientarsi per far sì
che il diritto alle cure sia garantito al loro congiunto nelle
forme previste dalla legge
(ricordiamo che la cura può
avvenire a casa, in ospedale, in
strutture di riabilitazione e lungodegenza o in residenze sanitarie non ospedaliere o sociosanitarie come le RSA anziani).
Per fare luce su ciò che spetta
di diritto ai cittadini, è stata
aggiornata la Guida ai diritti e
alle prestazioni sanitarie e
sociosanitarie redatta da un
gruppo di associazioni di volontariato della regione Marche.
L’opuscolo contiene le normative nazionali e regionali che
regolamentano l’organizzazione e la modalità di erogazione
degli interventi, che possono
aiutare a orientarsi.
LEGGI E SALUTE - L’opuscolo
parte dalla legislazione italiana,
ricordando che dagli anni 50 lo
Stato garantisce la cura di
malattie croniche e acute.
Si riporta uno stralcio della
legge 4 agosto 1955, n. 692 che
cita: «l’assistenza sanitaria deve
essere fornita, indipendentemente dalla sua durata, alle persone colpite da malattie specifiche della vecchiaia» e successivamente altre norme: Decreto
del Ministri del lavoro del 21
febbraio 1956; Legge 12 febbraio 1968 n. 132, articolo 29;
legge 13 maggio 1978, n. 180.
Si sottolinea, nell’opuscolo, che
la legge 23 dicembre 1978, spe-
28
cifica che le ASL sono obbligate
a provvedere alla «tutela della
salute degli anziani, anche al
fine di prevenire e di rimuovere
le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Le prestazioni devono
essere fornite agli anziani, come
a tutti gli altri cittadini, qualunque siano «le cause, la fenomenologia e la durata» delle malattie. La legge finanziaria 2003,
all’articolo 54, ha confermato i
livelli essenziali di assistenza
indicati dal Decreto del
Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 novembre 2001, rilevando al comma 2 che “Le prestazioni riconducibili ai suddetti
livelli di assistenza e garantite
dal Servizio sanitario nazionale
sono quelle individuate dall’allegato 1” ovvero anche gli interventi di riabilitazione e di lungo
degenza, nonché quelli relativi
alle attività sanitarie e socio
sanitarie rivolte alle persone
anziane non autosufficienti.
DIMISSIONI E CONTINUITA’ DELLE
CURE – Ricordando il diritto alle
cure che possono essere erogate non solo in strutture ospedaliere, nell’opuscolo ci si sofferma sul caso di dimissioni dall’ospedale di persone non
autosufficienti, raccomandando
di valutare con attenzione soprattutto nel caso di instabili-
tà clinica, malattie croniche o
invalidanti – le proposte formulate dalla struttura ospedaliera
per garantire la continuità di
cura al malato. Segnala l’opuscolo che “nel caso in cui venga
proposto il rientro al domicilio
o in strutture residenziali sociali
o sociosanitarie ritenute inadeguate a garantire le cure necessarie (strutture che in tutto o in
parte chiedono il pagamento
della retta di degenza) (…) ci si
può opporre alle dimissioni o al
trasferimento in altra struttura
che appaia chiaramente inadeguata. Se l’ospedale o la casa di
cura convenzionata insiste, ci si
può opporre inviando ai
responsabili sanitari una lettera
raccomandata”. La guida illustra
poi le differenze tra ricovero
ospedaliero in riabilitazione e
lungodegenza (quelle, per
intenderci, per la fase post
acuta della malattia) – le quali
possono essere pubbliche o
private – e strutture residenziali extraospedialiere sanitarie e
sociosanitarie, sanitarie assistenziali e residenze protette.
Su queste si specifica la regola-
Diritto alla salute
Salute
mentazione per quanto riguarda il pagamento della retta.
Per informazioni: www.grusol.it
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute dei
disabili: una Carta
La cooperativa sociale "Spes
contra spem" ha redatto una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale. Il Policlinico Gemelli di
Roma è stato il primo in Italia ad
adottarla.
Da un'esperienza vissuta, da una
storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carattere universale.
Da un caso di malasanità, o
meglio di Sanità che non riesce a
tenere in considerazione le
necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che deve essere garantito a tutti per un principio di giustizia, come sancito
dalla Costituzione italiana. 2
milioni e 600 mila persone. Il 4,8
per cento della popolazione.
Sono gli italiani con disabilità
che, secondo l'Istat, vivono in
famiglia. 190 mila sono invece le
persone ricoverate in istituto.
Quasi la metà di loro ha più di 80
anni, ma i nosocomi italiani non
prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale
il doppio delle volte delle persone senza disabilità.
Eppure un ospedale a misura di
disabile sarebbe un ospedale
aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di
ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la
cooperativa sociale "Spes contra
spem" nella redazione di una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale, che per la prima volta
è stata adottata in Italia dal
Policlinico universitario Gemelli
di Roma.
(Fonte: www.famigliacristiana.it)
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili vanno
in ospedale il doppio delle
volte rispetto a quelle senza
disabilità, ma i nosocomi italiani,
tranne iniziative isolate, non
prevedono percorsi di cura
personalizzati. Secondo i più
recenti dati Istat, il 24,2% delle
persone disabili effettuano
almeno un esame diagnostico
contro l'11,3% dei non disabili.
E il 46% ha fatto una visita specialistica a fronte del 23% dei
non disabili. La mancanza di
percorsi di cura ad hoc rende
più difficile diagnosticare le
malattie, con gravi conseguenze
sulla salute e sulla qualità della
vita di queste persone che in
Italia rappresentano il 4,8%
della popolazione (cioè sono
circa 2 milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone
con disabilità il pieno diritto alle
cure ospedaliere e rendere le
strutture sanitarie adeguate alle
loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima
Carta dei diritti delle persone
con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale
Spes Contra Spem e adottata
per la prima volta in Italia dal
Policlinico
Gemelli
dell'Università Cattolica di
Roma, dove è stata presentata il
7 marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce
dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi
dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo
aiutare il sistema sanitario
nazionale a fornire le giuste e
concrete risposte per tutte le
persone
con
disabilità.
Auspichiamo che questa Carta
venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttura sanitaria deve essere in
grado di predisporre misure e
percorsi che siano a misura di
disabili». Il documento è stato
sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish,
Duchenne parent project,
Sibilings, ABC-Bambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione persone Down e Disabili visivi) che
hanno aderito all'iniziativa e ha
ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della
Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati
all’accesso in ospedale, agli
standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti dei
servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la
consapevolezza dei maggiori
bisogni di mediazione, empatia,
privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di
disabilità e malattia, guarda alla
necessità della formazione del
personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili
rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa
sugli stessi diritti formulati nella
Carta europea dei diritti del
malato per sottolineare che
non esistono diritti speciali per
le persone con disabilità, ma
che le loro limitazioni hanno
bisogno di strumenti e percorsi
adeguati per essere rimosse.
«Nello spirito della convenzione
Onu - chiosa Nicola Panocchia,
medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi
diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei
fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità.
Un diritto che deve essere
garantito, per un principio di
giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di
disabile è un ospedale a misura
di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
29
Diritto alla salute
Salute
Il Punto Unico di
Accesso (PUA)
ll Punto Unico di Accesso (PUA)
fornisce informazioni e raccoglie
segnalazioni di necessità di assistenza sanitaria o sociale per
disabili o non autosufficienti.
Il Servizio sanitario nazionale
assicura l’assistenza sanitaria e
socio sanitaria alle persone con
disabilità, fragilità e non autosufficienza. Quando le condizioni cliniche del soggetto lo
permettono e il nucleo familiare
può garantire adeguata disponibilità di presenza e comfort
ambientale, le cure sono offerte
prioritariamente a domicilio; in
alternativa, gli assistiti sono
ospitati in strutture residenziali
o semiresidenziali, accreditate
dal Servizio sanitario regionale
per l’erogazione delle prestazioni di cui hanno bisogno.
Questo tipo di assistenza è, il
più delle volte, integrata con
prestazioni sociali.
Disabilità e non autosufficienza
sono le definizioni più comuni
per indicare la condizione delle
persone che presentano gravi
difficoltà a interagire con il proprio ambiente a causa della perdita permanente, totale o parziale, delle abilità fisiche, psichiche, sensoriali, cognitive o relazionali necessarie a svolgere le
azioni essenziali della vita quoti-
diana senza l’aiuto di altri. Con il
termine di “fragilità” si definisce
una condizione di salute instabile e precaria, anche per la
presenza di più patologie, che
può rapidamente deteriorarsi a
causa di eventi stressanti, fisici o
psicologici e trasformarsi in non
autosufficienza.
PUNTO UNICO DI
ACCESSO (PUA)
L’assistenza alle persone disabili
e non autosufficienti ha subìto
negli ultimi tempi una evoluzione che si è concretizzata nel
passaggio dal “curare” al “prendersi cura” della persona, nella
complessità e globalità dei suoi
bisogni, con un'attenzione particolare anche alla famiglia e al
contesto sociale di riferimento.
È nato così il Punto Unico di
Accesso (PUA), in alcune
Regioni è chiamato anche Punto
Unico di Accesso Socio
Sanitario (PUASS), che può
essere collocato presso il
Distretto sanitario oppure in
locali messi a disposizione dal
Comune (ex Segretariato sociale), ed è il luogo a cui ogni cittadino può rivolgersi per ottenere qualsiasi informazione
relativa alle prestazioni sanitarie
erogate dalla Asl e ai servizi
sociali erogati dal Comune, o
per segnalare la necessità di
assistenza sanitaria e/o sociale.
(Fonte: www.salute.gov.it)
30
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri. E' questo
quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli
ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità
prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che
l'ammalato sente con una urgenza di poco inferiore a quella
della cura. In sostanza, riportare
Diritto alla salute
Salute
al centro il paziente, così come
è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una
ricerca che ha rilevato la qualità
dei servizi di accoglienza delle
strutture ospedaliere italiane,
pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione
Civica
di
Cittadinanzattiva, che hanno
portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la
valutazione e il miglioramento
della qualità dei servizi sanitari,
era quello di valutare la situazione attuale nel panorama
nazionale, per poi declinare il
concetto di "empowerment
organizzativo" per quello che
concerne la partecipazione dei
cittadini a un processo di cambiamento. La ricerca, pubblicata nel numero 32 di Monitor, la
rivista di Agenas, evidenzia
subito la disomogeneità tra
struttura e struttura, con differenze da zone e zone, pur confermando valutazioni media-
mente positive. Scopriamo
quindi - o ne abbiamo la conferma - che il nostro paese presenta una condizione molto differenziata, quanto a umanizzazione delle strutture di ricovero. La ricerca ha esaminato 54
strutture ospedaliere di 16
regioni italiane, per lo più ospedali pubblici, e si è servita di
110 organizzazioni di cittadini
per la rilevazione, tramite questionario, del livello di qualità e
31
umanizzazione dei servizi,
dando un voto da 1 a 10 rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e
alla specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni,
semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica,
vivibilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso
alle prestazioni , 8,26 per
l'orientamento e segnaletica dei
percorsi. Ma i punti deboli non
mancano. Ad esempio, per ciò
che riguarda il basilare rapporto
col paziente, per il quale gli
intervistati hanno indicato in
media appena la sufficienza;
malissimo per ciò che concerne
il rispetto delle specificità linguistiche (4,62) e poco meglio per
le esigenze di culto (6,12).
Insufficiente la semplificazione
di uno dei processi più importanti, come quello delle modalità di prenotazione, per le quali
Diritto alla salute
Salute
il voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21,
poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il
divario tra le "eccellenze" - con
strutture che, ad esempio alla
voce "accessibilità fisica…"
hanno raggiunto un 8,7 - e
altre, piombate a un impietoso
3,6. Un dato su cui sembra utile
soffermarsi, quello del fattore di
"Cura della relazione con il
paziente e con il cittadino". Si
potrebbe dire l'abc, il rapporto
umano. Ebbene, in questo caso
il voto medio è stato poco più
che sufficiente (6,89), con picchi degli estremi che vanno da
10 a 2,1. Interessante notare
come la valutazione più alta
all'interno di questa categoria
se la sia aggiudicata la voce
"assunzione di impegni nei confronti del cittadino", mentre la
maggiore carenza sia proprio al
punto "accoglienza e contatto
col cittadino". Ora, al di là dei
dati, la cosa su cui concentrarsi
è senz'altro la promozione del
cittadino come soggetto attivo
in questo processo di valutazione. Un cittadino che, esprimendosi, diventa parte attiva di
quella cittadinanza che è destinataria e al contempo motore
principale dei processi di organizzazione e mobilitazione volti
alla messa in atto di azioni strategie differenziate per il bene
comune.
(Fonte: www.disabili.com)
Animali terapeuti
Il termine pet therapy indica
una serie complessa di utilizzi
del rapporto uomo-animale in
campo medico e psicologico.
Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune
categorie di malati e di disabili
fisici e psichici il contatto con
un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali)
e recuperare alcune abilità che
queste persone possono aver
perduto.
La soddisfazione di tali bisogni,
necessaria per il mantenimento
di un buon equilibrio psico-fisico, è uno degli scopi della pet
therapy che offre, attraverso
alcune Attività Assistite dagli
Animali (AAA), soprattutto
quelli detti d'affezione o da
compagnia, cui si riferisce il termine pet nella lingua inglese,
una possibilità in più per migliorare la qualità della vita e dei
rapporti umani.
La pet therapy può anche contribuire, affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali, al miglioramento dello
stato di salute di chi si trova in
particolari condizioni di disagio,
attraverso Terapie Assistite dagli
Animali (TAA), interventi mirati
a favorire il raggiungimento di
funzioni fisiche, sociali, emotive
e/o cognitive.
È stato infatti rilevato da studi
condotti già negli scorsi decenni e oggi comprovati da sempre
più numerose esperienze, che il
contatto con un animale, oltre
a garantire la sostituzione di
affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i
contatti inter-personali offrendo spunti di conversazione, di
ilarità e di gioco, l'occasione,
cioè, di interagire con gli altri
per mezzo suo. Può svolgere la
funzione di ammortizzatore in
particolari condizioni di stress e
di conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per
pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o
anziani, ma anche per chi soffre
di alcune forme di disabilità e di
ritardo mentale e per pazienti
psichiatrici. Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio
dalla vicinanza di un animale: è
stato, infatti, dimostrato che
accarezzare un animale, oltre
ad aumentare la coscienza
della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella
riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare
la frequenza cardiaca.
Che si tratti di un coniglio, di un
cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di
32
programmi di pet therapy, la
sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a
contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di
relazioni affettive e canali di
comunicazione privilegiati con il
paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di
cui è portatore.
I bambini ricoverati in ospedale,
ad esempio, soffrono spesso di
depressione, con disturbi del
comportamento, del sonno,
dell'appetito e dell'enuresi
dovuti ai sentimenti di ansia,
paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di
salute, e dal fatto di essere
costretti al ricovero, lontani dai
loro familiari, dalla loro casa,
dalle loro abitudini. Alcune
recenti esperienze, condotte in
Italia su bambini ricoverati in
reparti pediatrici nei quali si è
svolto un programma di Attività
Assistite dagli Animali, dimostrano che la gioia e la curiosità
manifestate dai piccoli pazienti
durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla
degenza, tanto da rendere più
sereno il loro approccio con le
terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e
ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli
animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per
accarezzarli e coccolarli hanno
lo scopo di riunire i bambini,
farli rilassare e socializzare tra
loro in modo da sollecitare
contatti da mantenere durante
il periodo più o meno lungo di
degenza, migliorare, cioè la
qualità della loro vita in quella
particolare contingenza.
Altre esperienze di Attività
Assistite dagli Animali riguardano anziani ospiti di case di riposo. Si è osservato che a periodi
di convivenza con animali è
corrisposto un generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza,
contatti più facili con i terapisti.
Un miglioramento nello stato
generale di benessere per chi
spesso, a causa della solitudine
e della mancanza di affetti, si
chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali.
Nel campo delle Terapie
Assistite dagli Animali, dove le
prove di un effettivo miglioramento dello stato di salute di
alcuni pazienti si stanno accumulando nella letteratura scientifica, la pet therapy propone
co-terapie dolci da affiancare
alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso protocollo terapeutico, è diretta a
pazienti colpiti da disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West,
autismo, demenze senili di vario
genere e grado, patologie psicotiche, ma anche a quanti
necessitano di riabilitazione
motoria come chi è affetto da
sclerosi multipla o reduce da
lunghi periodi di coma.
L’intervento degli animali, scelti
tra quelli con requisiti adatti a
sostenere un compito così
importante, è mirato a stimolare
l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal punto di vista
comunicativo che emozionale,
a favorire il rilassamento e a
controllare ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità
anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la
mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando
l’animale, o di quelli inferiori
attraverso la deambulazione
con conduzione dell’animale la
cui presenza rende gli esercizi
riabilitativi meno noiosi e più
stimolanti.
Le attività di Pet Therapy sono
caratterizzate, tuttavia, da una
grande eterogeneità, sia per
quanto riguarda il percorso formativo degli operatori, sia per la
tipologia degli utenti e le metodologie adottate.
Il crescente interesse in materia
e la mancanza di strumenti legislativi che regolino le terapie
svolte con l’ausilio degli animali,
ha fatto sorgere la necessità di
effettuare da parte dell'Istituto
Superiore di Sanità una ricogni-
Diritto alla salute
Salute
zione delle attività svolte a livello nazionale.
Il rapporto include i risultati di
un censimento delle terapie e
attività assitite in alcune regioni
italiane e presenta alcuni esempi di attività svolte sul campo.
Vengono esaminati i problemi
etici legati all’utilizzo degli animali a fini terapeutici e di assistenza e suggerite linee guida
per una corretta pratica di queste attività.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Realtà virtuale per la
riabilitazione
La realtà virtuale a servizio della
riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non
troppo lontano anche una persona con ridotta o nessuna
capacità motoria potrebbe
bere un bicchiere d'acqua
senza dover ringraziare nessuno, se non un robot alter-ego
che esegue i comandi del suo
cervello, senza neppure il bisogno di un battito di ciglia. È a
questo ambizioso progetto che
sta lavorando il gruppo diretto
dal professor Salvatore Maria
Aglioti, presso la Fondazione
Santa Lucia di Roma, una di
quelle eccellenze italiane
all'avanguardia nella ricerca e
nella riabilitazione delle persone che hanno subito lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del laboratorio
di Neuroscienze sociali e cognitive attivato dalla Fondazione
Santa Lucia in collaborazione
con l'Università La Sapienza di
Roma fa parte del progetto
europeo
Vere
(Virtual
Embodiment and Robotic ReEmbodiment): attraverso una
Camera di realtà virtuale immer-
33
siva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a
lesioni spinali possano gestire
un avatar mediante l'attività del
proprio cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna di
Pisa abbiamo costruito un 'cave'
dove studiare tutte le sensazioni visive e somatiche che portano alla possibilità di immedesimarsi in un avatar e - successivamente - un robot", racconta
Aglioti, che è professore di
Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e ricercatore della Fondazione Santa
Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coinvolto circa 20 persone, tra cui alcune con lesioni
alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a
muovere le gambe e le braccia.
"Le persone si immergono nella
realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere attraverso la sola
attività cerebrale - prosegue il
ricercatore -. Oggi imparano a
muovere un avatar ma la speranza è che, alla fine del percorso,
il personaggio virtuale verrà
sostituito da un robot". Un assistente personale, appunto, che
potrebbe prendere un bicchiere d'acqua, accendere il televisore o scacciare una mosca in
luogo di un uomo o di una
donna da cui verrà diretto con il
solo atto del pensiero.
Insomma, l'obiettivo futuribile è
quello di arrivare a usare l'attività cerebrale per sopperire a
gravi problemi di mobilità. Un
progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il ricercatore,
anche perché basato su una
"tecnologia non invasiva", che
non usa elettrodi, ma la sola
forza del pensiero. Insomma,
un'utopia che potrebbe diventare realtà a patto - naturalmente - che la ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un
campo di applicazione della
realtà virtuale a dir poco sterminato: si va dal contrasto alla violenza sulle donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al
"giornalismo immersivo", che
consente soprattutto ai reporter diretti in zone di guerra di
testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le proprie reazioni di
fronte ai pericoli. "Ma sono solo
alcuni esempi - conclude Aglioti
-. Perché l'uso della realtà virtuale immersiva presenta davvero un ventaglio incredibile di
possibilità".
(Fonte: www.superabile.it)
Attuazione
Disabilità e non
autosufficienza
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo della
disabilità sono finalizzate, in
particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari
opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una "società per tutti",
anche attraverso la rimozione
delle cause che impediscono o
limitano l'accessibilità ai diversi
ambiti della vita delle persone.
Tali iniziative sono definite
anche in attuazione della normativa nazionale e degli impegni assunti in sede comunitaria
ed internazionale.
Le principali attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e
coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione
delle persone con disabilità,
alla promozione dell’accesso
a tutto per tutti, alla partecipazione attiva nello sviluppo
sociale nonché a diffondere
una nuova cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e
delle pari opportunità per
tutti.
Legislazione e attuazione
• Assicurare la piena attuazione
della normativa in materia di
disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5
febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, alla
legge 8 novembre 2000, n.
328, alla disciplina sulla tutela
giuridica anche attraverso
attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle
normative.
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche
al fine di verificare adeguati
standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere
analisi e rapporti sulla condizione delle persone con disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, con le organizzazioni di
volontariato, delle parti sociali, e con le formazioni della
cittadinanza attiva per la promozione e il coordinamento
di interventi in favore delle
persone con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo
con le regioni e gli enti locali,
in materia di integrazione
34
delle persone con disabilità,
assistenza, progetti innovativi
per la vita indipendente,
“dopo di noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea,
dal Consiglio d'Europa, dalle
Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo
della disabilità anche in collaborazione con le competenti
istituzioni di altri Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Jobs Act: arrivano le
“ferie solidali”
La Commissione Lavoro del
Senato ha approvato l’emendamento presentato dalla Lega
Nord al testo del “Jobs Act” che
prevede che ciascun lavoratore
possa cedere i giorni di riposo
in più al collega, madre o
padre, che ha un figlio minore
malato o disabile.
I giorni ceduti, prevede il testo,
saranno eccedenti a quelli pre-
visti dal contratto nazionale. Il
testo dell'emendamento prevede il "riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi
settimanali e alle ferie annuali
retribuite, della possibilità di
cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di
lavoro di tutti o parte dei giorni
di riposo aggiuntivi spettanti in
base al contratto collettivo
nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore
con necessità di presenza fisica
e cure costanti per le particolari condizioni di salute".
Il provvedimento consentirà
quindi a tutti i dipendenti, sia
del pubblico che del privato, di
regalare giorni di riposo, ad
esempio, ad un collega con un
figlio affetto da una grave patologia o da handicap.
Due quindi i “requisiti” richiesti
per accedere a questa nuova
possibilità, ispirata al modello
francese: per il “donatore”, la
condizione è che abbia ferie
“eccedenti” rispetto al contratto nazionale di riferimento; per
il “ricevente”, che abbia un
figlio minorenne gravemente
malato o disabile e bisognoso
di cure costanti”. Se in Italia le
ferie solidali rappresentano un
inedito, altrove sono già realtà.
È il caso per esempio dei nostri
vicini transalpini, che pochi mesi
fa ha introdotto nel suo ordinamento una norma praticamente
identica. In Francia, la cosiddetta Legge Mathys, è nata in
omaggio ad un bambino di 10
anni malato di tumore.
I colleghi del papà di Mathys
Germain, che aveva esaurito
tutte le sue ferie e i permessi
per curarlo, organizzarono una
colletta dei giorni di riposo
arretrati per permettergli di
stare accanto al figlio fino all'ul-
Attuazione
timo. Mathys morì il 31 dicembre del 2009. Ma anche in Italia
c'è stato un precedente: in
Toscana una donna, conducente di autobus in provincia di
Pisa, che aveva terminato ferie e
permessi a causa di una grave
malattia, si è vista regalare dai
suoi colleghi oltre 250 giornate
retribuite che le hanno permesso di curarsi fino al suo rientro la
primavera scorsa.
(Fonte: www.disabili.com)
I permessi lavorativi da
legge 104 per assistere
un familiare disabile
Riassumiamo per punti gli elementi principali che la norma
prevede in merito al diritto di
beneficiare di permessi retribuiti dal lavoro per assistere un
familiare con handicap grave.
In occasione della recente
risposta del Ministero del Lavoro
(interpello n. 19 del 26 giugno
2014) a un quesito posto dalle
associazioni Anquaq e Cida,
relativo ai permessi retribuiti per
assistere un familiare con handicap in situazione di gravità,
riprendiamo l’argomento riassumendo cosa sono i permessi
lavorativi retribuiti da Legge n.
104/1992, chi può usufruirne, e
come si applicano.
Cosa sono e come fare per
ottenere i permessi retribuiti,
secondo la Legge n.104/1992
per assistere un familiare con
grave handicap?
I permessi retribuiti per assistere
un familiare con handicap sono
una agevolazione prevista dall’articolo 33 della Legge
104/1992.Consistono in tre
giorni di permesso mensile.
Legislazione e attuazione
La persona disabile oggetto di
assistenza deve essere in possesso di certificazione di handicap con anche connotazione di
gravità (articolo 3, comma 3,
della Legge 104/1992), che
viene
accertata
dalla
Commissione Medica dell’ASL di
competenza. Non è quindi sufficiente la sola attestazione di
invalidità
(anche
totale).
Condizione per la concessione
dei permessi lavorativi, è che la
persona non sia ricoverata in
una struttura a tempo pieno
(eccezione fatta per i casi in cui
l’assistito debba sottoporsi a
visite e terapie al di fuori della
struttura, che non le eroga).
Chi può richiedere i permessi
retribuiti per assistere un familiare disabile?
I permessi possono essere
richiesti da un genitore, dal
coniuge o familiare che assista
un parente o affine entro il
secondo grado di parentela, o
entro il terzo grado qualora i
genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto
i sessantacinque anni di età
oppure siano anche essi affetti
da patologie invalidanti o siano
deceduti o mancanti.
Chi sono i parenti e affini entro
il secondo e terzo grado che
rientrano nei beneficiari dei
permessi?
I parenti entro il secondo grado
sono genitori, figli, fratello e
sorella, nonni e nipoti (diretti).
L’affinità è il vincolo che si crea
tra il coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (es. suoceri, nuora
e genero, cognati).
I parenti entro il terzo grado
sono i nipoti figli di fratelli/sorelle, zii/e sia paterni che materni,
bisnipoti e bisnonni. Gli affini
35
sono gli zii/e del coniuge.
Possono fruire più persone di
permessi per assistere lo stesso familiare disabile?
Il “referente unico” (vedi art. 24
Legge 4 novembre 2010, n.
183) prevede che non possano
essere erogati permessi a più
persone, per assistere lo stesso
familiare, con eccezione per i
genitori – anche adottivi, i quali
possono fruire dei permessi
alternativamente, per lo stesso
figlio. Il referente può essere
cambiato, presentando specifica domanda.
Può un lavoratore beneficiare
di permessi per assistere due
familiari con handicap grave?
Il lavoratore può chiedere permessi per assistere più congiunti con handicap grave, solo nel
caso in cui si tratti di coniuge o
parenti/affini entro il primo
grado o entro il secondo
grado, se i genitori o il coniuge
della persona disabile abbiano
compiuto 65 anni di età oppure siano affetti da patologie
invalidanti o siano deceduti o
mancanti.
Abbiamo quindi appurato che i
permessi lavorativi possono
essere utilizzati per prestare
assistenza ai familiari con disabilità in stato di gravità
Alcune incombenze legate
all’assistenza del familiare con
disabilità possono non richiedere ore, ma minor tempo. E’ quindi possibile utilizzare i premessi
dal lavoro ex legge 104/1992 in
frazioni di ore? Su questo è tornata proprio recentemente la
Ledha, Lega per i diritti delle
persone con disabilità, ricordando che la normativa vigente non
preveda né escluda tale possibi-
Attuazione
lità, che è invece disciplinata
dagli enti previdenziali con circolari proprie, l'interpretazione
delle quali è, però, spesso contrastante.
Interpellata sul caso, il Servizio
Legale LEDHA, nelle figure
dell’Avv. Laura Abet e Avv.
Giulia Grazioli hanno quindi
esaminato la questione, desumendone che non risulta conforme allo spirito dell'art. 33
della Legge 104/1992 porre, a
priori, un limite alla fruizione dei
permessi
retribuiti
senza
ammettere la fruibilità anche
per frazioni di ora.
(Fonte: www.disabili.com)
Agevolazioni e
semplificazioni per
persone disabili:
novità 2014
Il decreto legge n.90 del 24 giugno 2014 insieme alla circolare
n.11 del 21 maggio 2014
dell’Agenzia dell’Entrate hanno
introdotto importanti novità in
relazione alle persone con disabilità. Tali novità vanno dalla
semplificazione amministrativa
ad agevolazioni sul piano fiscale.
PERMESSI E CONGEDI
LAVORATIVI
In tema di permessi lavorativi la
normativa prevede la necessità
della presentazione del verbale
dello stato di handicap con connotazione di gravità.
Il decreto legge succitato ha
ridotto da 90 a 45 giorni il
tempo per ottenere la relativa
certificazione, autorizzando
altresì le commissioni mediche a
rilasciare il certificato provvisorio
già a fine visita (previa richiesta
motivata dell’interessato e se
siano decorsi i 45 giorni dalla
presentazione della domanda);
inoltre, estende la validità del-
Legislazione e attuazione
l’accertamento
provvisorio
anche ai congedi retribuiti di
due anni.
MINORI INVALIDI
Il decreto legge dispone che il
minore titolare di indennità di
accompagnamento o di indennità di comunicazione, al compimento della maggiore età, deve
limitarsi a presentare una
domanda amministrativa senza
che sia più necessario una nuova
valutazione dell’invalidità civile.
CONCORSI PUBBLICI
Lo stesso decreto dispone che
in caso di concorsi pubblici una
persona con disabilità superiore
o uguale all’80%, non è tenuta a
sostenere la prova pre-selettiva
eventualmente prevista.
AGEVOLAZIONI AUTO
La circolare n.11/2014 del
Ministero dell’Interno prevede
l’aliquota del 4% di Iva anche
nel caso in cui le persone con
disabilità debbano acquistare
una nuova auto prima della scadenza dei quattro anni in caso
di furto.
La normativa accorda agevolazioni fiscali per i veicoli destinati
al trasporto di persone con
disabilità, come l’IVA al 4% al
momento dell’acquisto, la
detrazione dell’IRPEF di parte
della spesa sostenuta e l’esenzione dal pagamento del bollo
auto. La circolare summenziona-
36
ta chiarisce che la persona con
disabilità può avvalersi di
entrambe le agevolazioni (sia
IVA che IRPEF) a patto che al
concessionario vengano esibite
la denuncia di furto del veicolo
e il documento di registrazione
della perdita di possesso effettuata dal PRA.In caso di acquisto
di auto diretto al trasporto di
una persona con disabilità, in
particolare minorenni, era previsto l’obbligo di adattare il veicolo. La recente circolare stabilisce
invece che nel caso di un minore con disabilità non è più obbligatorio adattare l’auto per poter
accedere agli incentivi; l’adattamento rimane obbligatorio per i
maggiorenni con disabilità , nonché per i titolari di patenti speciali con obbligo di adattamento
alla guida.
PATENTI E RINNOVI
Il Decreto Legge n.90/2014 prevede che nel caso in cui la
Commissione Medica patenti speciali certifica che il conducente
presenta una condizione di salute stabilizzata, i successivi rinnovi
di validità della patente di guida
possono essere attuati senza passare per l’accertamento della
Commissione. La durata della
patente tutta via rimane della validità massima di 5 anni. Novità rilevante è che nelle Commissioni
Mediche vi sarà per la prima volta
un rappresentante designato
dalle Associazioni di persone di
invalidità esperto in materia.
MOBILITÀ: PARCHEGGI
Il decreto legge modifica l’articolo 381 del Codice della
Strada nella parte riguardante la
gratuità dei parcheggi. La nuova
disposizione stabilisce che i
Comuni debbano prevedere,
anche nell’ambito delle aree
destinate al parcheggio al pagamento gestite in concessione,
un numero di posti destinati alla
sosta gratuita delle auto di persone con disabilità munite di
contrassegno. Tale indicazione
in precedenza costituiva solo
una facoltà e non un obbligo
come lo è ora.
(Fonte: www.invalidi-disabili.it)
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Diritti delle Persone con disabilità 3