Rassegna stampa Alcol e Guida del 19 novembre UN’INTERVISTA AL PROF. EMENUELE SCAFATO IN MERITO ALLA RICERCA DEL PROFESSOR DAVID NUTT. © NEWSFOOD.com L'alcol è la peggiore delle droghe: è la sostanza psicoattiva più diffusa, una drogaponte Intervista al professor Emanuele Scafato, della Società Italiana di Alcologia, in merito alla ricerca del professor David Nutt 18/11/2010 L'impatto sociale dell'alcol è maggiore di quello delle droghe "L'alcol è la sostanza psicoattiva più diffusa e le nuove modalità del bere lo hanno assimilato ad una droga-ponte". Hanno riacceso il dibattito nella comunità scientifica i risultati pubblicati su Lancet secondo cui l'alcol è, tra le droghe, quella che determina il maggior danno sociale. Dichiarazioni da parte di scienziati che reputano un'assurdità tali affermazioni e altri che invece si dichiarano persuasi della validità dei risultati presentati da David Nutt. Tra questi ultimi quelle della Società Italiana di Alcologia (SIA) e del suo Presidente , il professor Emanuele Scafato a cui abbiamo rivolto alcune domande. Quale è la riflessione che la Società Italiana di Alcologia pone sui dati pubblicati? Numerose osservazioni e gli stessi dati italiani rilevano che il modello culturale legato all'uso di sostanze psicoattive è oggi fortemente caratterizzato da un comportamento che privilegia un utilizzo preliminare, spesso rituale o comunque ricreazionale dell'alcol. Il consumo rischioso o dannoso di bevande alcoliche, il binge drinking caratterizzato da un iniziale uso euforizzante e disinibente di modeste quantità che spianano la strada, per l'abbassamento della percezione del rischio, all'abuso di alcol, favorisce il "traghettamento" verso l'uso di droghe illegali, con fenomeni di sostituzione e integrazione delle diverse sostanze che sono utilizzate secondo ben consolidati fenomeni di poliassunzione. Le valutazioni di David Nutt non stupiscono gli addetti ai lavori; consolidate evidenze scientifiche mostrano, infatti, che l'alcol rappresenta oggi per molti una gateway drug, ovvero la "droga ponte" che facilita e favorisce il consumo di droghe illegali di sempre maggior riscontro nei contesti ricreazionali e di aggregazione giovanile. La teoria del gateway drug, basata sul concetto di escalation dell'uso di sostanze è un'evidenza ben confermata in numerosi Paesi del mondo, inclusa l'Italia ribadendo l'assoluta indispensabilità e importanza di interventi di prevenzione che riguardino tutti i tipi di sostanze psicoattive e in grado di determinare dipendenza non escludendo l'alcol. Quindi, secondo lei Emanuele Scafato, in qualità di Presidente SIA, anche il bere in modo moderato è a rischio di gateway? Quali sono le soglie di rischio? I limiti oltre i quali la comunità scientifica considera a rischio il consumo alcolico sono oggettivamente bassi: 1 bicchiere al giorno di qualunque bevanda alcolica (contenuto medio 12 grammi di alcol) per donne, anziani ultra65enni e giovani dai 16 ai 20 anni circa, 2 bicchieri per i maschi; sotto i 15 anni qualunque consumo, pur minimo è considerato a rischio. Il consumo rischioso di alcol, che in Italia caratterizza oltre 9 milioni di persone, interessa nel mondo tutte le fasce d'età, inclusi gli adolescenti, ed è associato a una serie di conseguenze a breve e a lungo termine. A questo riguardo, l'alcol alla guida rappresenta la prima causa di morte tra i giovani e non sempre a seguito di massicce ingestioni di alcol. Non ci vuole molto a capire che basta interpretare male una sola volta il bere per ritrovarsi esposti, anche in presenza di moderate quantità di alcol, a rischi esponenziali non trascurabili e che hanno sollecitato, ad esempio, il livello zero di alcol alla guida per quanti hanno meno di 21 anni. Perché allora alcuni si dichiarano stupiti e contrariati dalle "assurdità" dello studio di Nutt ? Emanuele Scafato: Tutte le opinioni si rispettano anche se non si condividono ma devono comunque sempre essere supportate nel merito scientifico, sostanziate da evidenze coerenti di pari peso e da elementi scientifici e di giudizio che non mirano solo a contestare ma a motivare tali contestazioni per poter convincere. Se si ritiene che ci siano grossolani errori metodologici in uno studio è uso e consuetudine scrivere, motivando, all'autore chiedendo eventuali controrepliche ben consapevoli che Lancet non è solita offrire spazi alle "assurdità". Riguardo al merito delle contestazioni c'è da rilevare che se si sceglie di citare le evidenze dell'effetto di protezione di un bicchiere di alcolico sulla mortalità coronarica o sul diabete, su cui c'è consenso e non si discute da anni, si ha anche l'onere di completare l'informazione, come ribadisce l'OMS. La considerazione è che allo stesso livello si rileva un aumentato rischio per 60 patologie e 12 tipi di cancro, motivo per il quale non è considerato cauto a livello di popolazione incoraggiare neppure la moderazione che in questo caso verrebbe proposta come improbabile soluzione ideale della prevenzione e della promozione della salute attuata attraverso l'uso di una sostanza comunque psicoattiva, tossica, cancerogena. In Italia, come in Europa e nel resto del mondo, è molto bassa la percezione del rischio legato al consumo rischioso di alcol rispetto a quello delle droghe: questo il tema dominante dell'articolo di David Nutt . Secondo l'autore, le attuali iniziative e azioni di prevenzione non sono adeguate né coerenti e l'attenzione degli investimenti pubblici è sbilanciata sulle droghe illegali, nonostante l'alcol abbia un impatto sociale di gran lunga più evidente, oggi ben documentato a integrazione dei dati pubblicati da Nutt due anni fa sull'impatto sanitario sul danno e sul rischio alcol correlato. La chiave di lettura finale fornita dai dati è che la ridefinizione delle politiche di prevenzione dovrebbe tener conto della bassa percezione sociale e individuale del bere piuttosto che alla valutazione del pericolo dell'uso di droghe, e dovrebbe contribuire a ridefinire le prospettive dei ruoli della prevenzione, dell'identificazione e della gestione dei problemi connessi all'uso di alcol e droghe. Dunque oltre al danno fisico, anche quello sociale non è certo da trascurare? Negli adolescenti, il consumo di alcol (e non solo quello rischioso) è associato a numerosi comportamenti a rischio come attività sessuale precoce, assenze scolastiche ingiustificate e riduzione delle prestazioni scolastiche, violenza, bullismo e possesso di armi. Inoltre, il consumo di alcol interferisce con il normale sviluppo cognitivo, emotivo e delle competenze sociali degli adolescenti: l'abuso è legato a una serie di disordini psichiatrici e al fenomeno della delinquenza giovanile. Inoltre, coloro che iniziano a bere prima dei 15 anni di età hanno un rischio 4 volte maggiore di sviluppare alcol-dipendenza in età adulta rispetto a coloro che posticipano il consumo di bevande alcoliche all'età di 21 anni. Negli adulti, oltre all'impatto delle patologie in termini di malattia, disabilità e mortalità prematura, risulta sotto stimato ma imponente il peso di condizioni sociali individuali attribuibili all'alcol in misura maggiore che per le droghe e determinanti la riduzione del reddito, la perdita del lavoro, la riduzione delle prestazioni lavorative, problemi con la giustizia per disturbi della quiete o dell'ordine pubblico, problematiche o perdite affettive, familiari, separazioni solo per citarne alcuni. Ma gli effetti negativi si estendono alla collettività e anche in questo caso l'alcol ha il sopravvento sulle droghe in termini di impatto relativamente a incidenti stradali, domestici, lavorativi, atti criminali come rapine, aggressioni alle forze dell'ordine, furti, violenze, danni alle cose e all'ambiente, maltrattamenti ai minori o al coniuge. Il lavoro di Nutt conclude che si tratta di fatti ordinari, di comune esperienza quotidiana, di cui non sempre si ha consapevolezza, collegati più al consumo rischioso di alcol che a quello di droghe. Interrompere la spirale che conduce dal consumo rischioso per la salute a quello della dipendenza, favorita dalla assunzione di alcol come sostanza "ponte", è evidente dai dati trasmessi sia dal ministero della Salute nella Relazione annuale al Parlamento (legge 125/2001), sia dalla Relazione annuale del dipartimento delle Politiche Antidroga. Entrambi concordano sul fatto che l'alcol sia la sostanza psicoattiva più diffusa e disponibile nella società e che il suo basso costo sia favorito dalle promozioni al bere. Il consumo di alcol, infatti, costituisce una pericolosa e oramai consolidata esperienza nei luoghi di aggregazione giovanile con rischi evidenti non solo in termini di salute dell'individuo, ma anche di sicurezza per la collettività. Professor Emanuele Scafato, cosa si può fare per diminuire l'impatto dell'alcol su salute e società? Intercettare precocemente stili impropri di consumo alcolico e comportamenti a rischio è la strategia che a livello internazionale europeo e nazionale è scientificamente dimostrato avere il più basso costo e la massima efficacia. Dalle evidenze sinora riportate emerge urgente la necessità di: - un'azione cardine rivolta alla identificazione precoce del rischio e del danno; - intercettare i giovani e gli adolescenti che possono giovarsi di interventi di formazione, sensibilizzazione, informazione; - incrementare la consapevolezza; apportare interventi brevi nelle forme e nelle modalità attualmente validate e adottate a livello internazionale. Interventi di popolazione che richiedono i finanziamenti di cui l'alcol da anni non dispone nella ricerca, nella programmazione e nella prevenzione e che, alla luce delle evidenze scientifiche, si qualificano come investimenti di breve, media e lunga durata, il cui valore aggiunto si estende oltre l'individuo e ricomprende l'intera società. Prof. Emanuele Scafato Direttore Reparto Salute della Popolazione e suoi Determinanti Direttore Centro Collab. Organizzazione Mondiale della Sanità per la Ricerca e la Promozione della Salute su Alcol e Problematiche Alcolcorrelate Direttore Osservatorio Nazionale ALCOL - CNESPS Presidente Società Italiana di Alcologia Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA' L'intervista al professor Emanuele Scafato non vuole essere una crociata contro il consumo di alcol ma dare gli elementi necessari per un uso consapevole e moderato. In particolare a quelle fasce che invece, forse inconsapevolmente, abusano e largamente vanno oltre i limiti di guardia. Il loro comportamento è un rischio per loro stessi ma ha anche una ricaduta altamente negativa per tutta la società, in termini di vittime e di costi economici e sociali. Meglio quindi un buon bicchiere di vino buono che una bottiglia di intrugli vari(*). Giuseppe Danielli Newsfood.com Salute&Benessere (*)Nota: se avesse ascoltato bene le parole del dott. Scafato, avrebbe capito che anche un bicchiere di vino buono “aumenta il rischio per 60 patologie e 12 tipi di cancro, motivo per il quale non è considerato cauto a livello di popolazione incoraggiare neppure la moderazione che in questo caso verrebbe proposta come improbabile soluzione ideale della prevenzione e della promozione della salute attuata attraverso l'uso di una sostanza comunque psicoattiva, tossica, cancerogena.” UN’ALTRA INTERESSANTE INTERVISTA AL DOTT. EMANUELE DELL’OSSERVATORIO ALCOL DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ SCAFATO DIRETTORE IL MESSAGGERO Alcol, il tasso si paga caro. L'esperto: due ore di stop dopo un bicchiere di vino di Carla Massi Questo è scritto in una nota della Questura di Roma d’inizio autunno: «La parola d’ordine che accompagnerà la Polizia di Stato nei prossimi controlli resta sempre la stessa: tolleranza zero verso alcol, droga e velocità, comportamenti incompatibili con la sicurezza stradale». Eppure, come dimostrano le statistiche sulle sanzioni, le patenti ritirate e i punti decurtati, si continua a guidare pur avendo bevuto più del limite. Un allarme sociale che riguarda soprattutto i giovani. I nuovi bevitori: uno su tre ha meno di 24 anni. Ecco che cosa rivela l’ultimo rapporto nazionale dell’Istituto superiore di sanità. Secondo i dati, il 56,7% degli adulti tra i 18 e i 69 anni può essere considerato bevitore e il 18% è un consumatore a rischio perché beve alcol al di fuori dei pasti oppure lo consuma in singoli episodi di “binge drinking”, quando cioè si prendono sei o più “unità” alcoliche (pari ad una lattina di birra o a un bicchiere di vino) in una sola serata. Il 36% di quelli che hanno dai 18 ai 24 anni è a rischio, la percentuale scende tra i 25 e i 34 anni. «Siamo arrivati a questa situazione - commenta Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità - perché non si è tenuto conto delle mode e delle strategie di mercato che le sostengono. E, così, ai nostri giovani, è stato reso più economico e conveniente il consumo di alcol». Lei va spesso nelle scuole a spiegare ai ragazzi perché va limitato l’alcol, soprattutto quando ci si mette al volante. Che cosa suggerisce? «Dico che rifiutare, spesso, è molto più facile di quanto si pensi. E che si deve essere in grado di affrontare anche una presa in giro». I ragazzi hanno conoscenze in materia? Capiscono, per esempio, che esistono differenze negli effetti tra uomini e donne? «Sanno poco. Ad un uomo adulto bastano due o tre bicchieri per arrivare al limite di tasso alcolico. Ad una donna, un bicchiere e mezzo per far diventare rosso il palloncino del test». Questo vuol dire che dopo tre bicchieri un uomo non può mettersi al volante? «Possiamo dire che sono sufficienti anche due o tre lattine di birra oppure due o tre bicchierini di superalcolico per lui. Mentre per lei il limite si raggiunge con una o due lattine e uno o due bicchierini». Quanto tempo si deve aspettare per guidare dopo aver bevuto? «Almeno due ore per ogni bicchiere bevuto oltre il limite, dal momento che l’organismo smaltisce circa 6 grammi di alcol all’ora. Ricordiamo che un bicchiere ne contiene 12 grammi». I giovani sono i maggiori protagonisti degli incidenti da eccesso di alcol ma, è vero che sono anche coloro che meno riescono a smaltirlo? «Il sistema enzimatico per lo “smaltimento” di chi ha meno di 21 anni non è a pieno regime. Ha maggiori difficoltà a liberarsi dell’alcol. In questo, ci sono profonde differenze tra i giovanissimi e gli adulti». Si deve fermare anche chi si sente perfettamente lucido e in forma? «Certo. L’alcol, anche in basse quantità, fa diminuire la percezione del rischio. Come dire che quello che si sente non è attendibile». Superare il limite di tolleranza che significa per il fisico? «Si riduce il campo visivo, si abbassa la percezione degli stimoli sonori, luminosi e uditivi». Può essere una buona idea portarsi dietro un test e farlo prima di decidere di salire in macchina? «Il test costa poco. Farlo prima di guidare è un’ottima idea. Perché non tenerlo nel portabagagli come il triangolo o il gilet fosforescente?». IL CODICE DELLA STRADA PUNISCE LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA CHE E’ MOLTO DIVERSO DALLO STATO DI UBRIACHEZZA. DOBBIAMO INOLTRE TENERE PRESENTE CHE GIA’ A MODICHE QUANTITA’, CIOE’ GIA’ CON LO 0,2 GRAMMI PER LITRO DI ALCOLEMIA I RIFLESSI RALLENTANO ED E’ RISCHIOSO METTERSI ALLA GUIDA, QUINDI “CHI GUIDA NON BEVE E CHI BEVE NON GUIDA” http://www.trentinoweb.it Alcol test, basta con il terrorismo Sette decimi in due, non è ubriachezza. Inserito da Tiziano Bianchi il 18 novembre 2010 Alcol test obbligatorio: per una volta produttori di vino, ristoratori, forze dell’ordine e amministratori locali sono d’accordo. La norma entrata in vigore sabato scorso che impone gli esercenti di locali pubblici (con chiusura dopo la mezzanotte) di mettere a disposizione dei loro clienti un dispositivo di rilevazione del tasso alcolico, può diventare un’opportunità per tutti: “Può essere la volta buona – ha spiegato il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, presidente della casa del vino di Isera – per sfatare la leggenda metropolitana secondo la quale l’alcol test sia sinonimo di tolleranza zero. Se i clienti impareranno ad accostarsi ad una misurazione seria del loro tasso alcolico, capiranno che qualche bicchiere si può anche bere. Ciò che davvero è dannoso è questo clima di terrorismo”. Gli fa eco il titolare del locale di Isera, Luca Bini, da qualche anno impegnato seriamente su questo fronte: “A pasto una bottiglia in due la si può bere tranquillamente, abbiamo fatto centinaia di rilevazioni fra i nostri clienti e i dati sperimentali ci danno ragione”. Insomma pare proprio che a questo punto, dopo che la sterzata repressiva che è arrivata persino ad imporre l’obbligo della misurazione nei locali pubblici, gli operatori del settore facciano buon viso a cattiva sorte. Perché, diciamolo pure, in questi anni il calo del consumo di alcol negli esercizi pubblici – e questi sono dati statistici – si è attestato attorno ad un 30% secco. Che non è poco. “Anzi è tanto – sostiene il marchese Guerrieri Gonzaga padre del San Leonardo uno dei top wine mondali – perché dietro al mondo del vino c’è un’economia e ci sono tante famiglie che lavorano. E poi perché il vino se consumato moderatamente è fa soprattutto bene”. Di questo, se ne è parlato ieri mattina nell’enoteca di Isera, consorzio che raggruppa oltre 20 produttori e numerose municipalità lagarine. A questo punto quindi, entrata a regime la legge, il problema diventa un altro e riguarda soprattutto la sua applicazione: “La norma prevede che ristoratori ed esercenti si dotino di un misuratore chimico o elettronico. Sul mercato se ne trovano anche da 15 euro – ha spiegato il comandante dei vigili urbani della destra Adige Nicola Mazzucchi -. Il rischio è che molti si affidino a dispositivi non idonei, creando confusione fra i consumatori. Il consiglio, quindi, è quello di affidarsi a strumenti sicuri. Solo così la loro azione di sensibilizzazione e di prevenzione nei locali pubblici potrà essere di aiuto anche a noi forze dell’ordine”. Della stessa opinione anche Bini, della Casa del Vino: “Su questo noi abbiamo fatto un lavoro durato due anni, i risultati sono a disposizione gratuitamente sul nostro sito. Ma ci siamo dotati di uno strumento idoneo in linea con quello usato dalle forze dell’ordino. Mi aspetto che da parte dei miei colleghi ci sia una uguale attenzione su questo tema. Siamo pronti anche ad aiutarli. Perché solo in questo modo possiamo trasformare questo obbligo in un’opportunità; e far capire che tre bicchieri consumati a pasto, magari mettendosi alla guida dopo una mezz’ora dall’ultimo bicchiere, si possono bere tranquillamente. La cosa importante è essere seri ed investire molto sulla professionalità, anche la nostra”. A fianco di produttori e forze dell’ordine anche le municipalità lagarine che conoscono bene quanto l’economia dei loro territori sia legata alla viticoltura. E ieri mattina lo ha spiegato il vicesindaco di Isera Franco Nicolodi: “Noi abbiamo sempre fiancheggiato queste iniziative perché, se da una parte abbiamo a cuore il problema sicurezza, dall’altra sappiamo che è sbagliato far passare un messaggio totalmente repressivo e terroristico. Questo obbligo, se interpretato con competenza da tutti gli attori, non deve essere vissuto come uno strumento repressivo ma come uno modo per rilanciare il consumo moderato del vino senza inutili e dannosi terrorismi”. Per una volta, insomma, attorno ad un obbligo, volentieri o malvolentieri, sono tutti d’accordo. Manca solo la voce dei consumatori, ma quello è tutto un altro paio di maniche. VEDIAMO CHE I LIMITI DI ALCOLEMIA PER GUIDARE ED I CONTROLLI HANNO DATO I LORO FRUTTI: PERCHE’ PARLARE DI TERRORISMO? DATI ACI-ISTAT SUGLI INCIDENTI STRADALI L’ARENA Vittime della strada, -200 in un anno È nel Veneto il calo record 18/11/2010 Venezia. In Veneto c’è stato un forte decremento degli incidenti stradali, passati tra il 2007 e il 2009 da un totale di 18.378 sinistri a 15.643, da 25.327 feriti a 21.683, ma soprattutto da 538 morti a 339. «Duecento persone si sono salvate, come un grande condominio o un paesino di montagna», dice il comandante dei vigili Luigi Altamura, commentando i dati Aci-Istat relativi agli incidenti stradali con lesioni e decessi. «Se in Italia si sono registrati 488 morti in meno tra il 2008 (4.725) e il 2009 (4.237)», dice, «il dato più evidente relativo al decremento di morti sulle strade urbane, extraurbane e autostrade riguarda proprio il Veneto, zona dove molte sono state le polemiche sui controlli delle forze dell’ordine e sull’alcol». «Nessuna regione d’Italia ha avuto un decremento simile», secondo Altamura. «Un quarto di tutti i morti "risparmiati" sulle strade tra il 2008 e il 2009 si è "salvato" in Veneto». L’impressione notata dagli addetti ai lavori, conclude, «è che molti prima di mettersi alla guida sappiano ormai che la possibilità di essere controllati è molto elevata: spesso alla guida si trova il cosidetto "guidatore designato" o "bob", cioè colui che per quella sera non ha bevuto neppure un goccio d’alcol, per riportare tutti sani e salvi a casa». ASAPS Incidenti stradali Ottimi i risultati della provincia di Forlì - Cesena nel 2009 Record storico nel calo delle vittime, per la prima volta scese sotto quota 40 -11,7% gli incidenti, -27,8% i morti con 39 vittime, - 10,8% i feriti Risultati migliori della media nazionale e regionale Forlì, lì 19 novembre 2010 Non sono tante le occasioni per dare belle notizie quando si parla di incidenti stradali, ma questa volta dobbiamo proprio fare un’eccezione. Dall’analisi dei dati diffusi il 17 novembre scorso dall’Istat e dall’Aci sugli incidenti del 2009 in Italia, che hanno fatto segnare un buon calo della mortalità pari al 10,3%, emerge un quadro complessivo decisamente positivo per la nostra provincia, con risultati nettamente migliori rispetto alla media nazionale e anche regionale. Nella provincia di Forlì – Cesena gli incidenti rilevati dalle forze di polizia nel 2009 si sono fermati a quota 1.799 con un calo dell’11,7% rispetto ai 2.038 del 2008, i morti per la prima volta da tantissimi anni sono scesi sotto quota 40. Mai accaduto da quando l’Asaps tiene la conta della sinistrosità. Con 39 vittime (che, sia chiaro, sono sempre tante!) il calo è del 27,8% con 15 lenzuoli bianchi in meno stesi sulle nostre strade rispetto ai 54 morti del 2008. Una diminuzione percentuale nettamente superiore al dato nazionale -10,3% e anche all’ottima riduzione della mortalità regionale -20,2%. I feriti sono stati 2.407 con una diminuzione del 10,8% rispetto al 2008 quando furono 2.700 e con 293 ingressi in meno ai pronto soccorso della provincia: la media nazionale si è fermata a 1,1, quella regionale a -5,7%. Certo le buone notizie si fermano qui perché per il 2010, l’Osservatorio il Centauro – Asaps ha già registrato alla data odierna la minacciosa cifra di 37 vittime della strada (10 automobilisti, 14 motociclisti, 7 ciclisti e 6 pedoni) e l’anno non è finito. Aggiungiamo anche che dal 1999 al 2009 nella nostra provincia si sono contati ben 640 morti (record nel 2002 con 75 vittime) e 35.618 feriti in 26.210 incidenti. Se però nel 2009 ci siamo fermati a quota 39 vittime con una diminuzione record del 27,8%, vuol dire che si è imboccata una strada più virtuosa con un ruolo determinante delle varie amministrazioni pubbliche dello Stato e locali e il contributo determinante delle nostre forze dell’ordine e al buon senso della nostra gente. Questi numeri vogliono dire tante spese in meno e un calo notevole nel dolore di molte famiglie. La soddisfazione vale anche per noi dell’Asaps che il prossimo anno celebreremo i 20 del nostro impegno a favore della sicurezza. E qualcosa si comincia a vedere. Giordano Biserni Presidente Asaps AGENPARL ROMA: A PALAZZO MEDICI I RISULTATI DELL’INDAGINE 'INCIDENTI STRADALI, ALCOOL E GIOVANI' - Roma, 19 nov - Lunedì 22 novembre è il giorno dedicato alla prevenzione per la sicurezza stradale. A Roma e a Firenze sono in programma due importanti iniziative. Nella Sala delle Colonne presso la Camera dei Deputati, si svolgerà la Giornata Mondiale del Ricordo delle Vittime della Strada, organizzata dalla Fondazione Luigi Guccione. Su questo tema l’Italia è ancora in forte ritardo rispetto al resto d’Europa, collocandosi al decimo posto con una tragica statistica di 15 morti ogni 100.000 abitanti. Anche la Provincia di Firenze dedica al tema della sicurezza stradale un convegno organizzato dall’assessorato alle Politiche Sociali e Sicurezza che si svolgerà alle ore 9 nella sala Pistelli di Palazzo Medici Riccardi. In particolare si discuterà di “Incidenti stradali, alcool e giovani”. L’Assessore Antonella Coniglio, insieme ai rappresentanti di alcune Province e Comuni del territorio toscano discuteranno i risultati di un’indagine realizzata dall’Azienda Sanitaria di Firenze che ha coinvolto più di 1250 soggetti ricoverati ai pronto soccorso per incidente stradale. Il progetto è stato finanziato dalla Provincia di Firenze e ha visto la partecipazione dell'Azienda Sanitaria di Firenze, l'Azienda Ospedaliera di Careggi, Ina Vita-Assitalia e Aci. “Il mio Assessorato - dice Antonella Coniglio intende promuovere delle azioni sul territorio provinciale, in sinergia con le altre province toscane, per valutare l’efficacia che hanno avuto le politiche di informazione, educazione e sensibilizzazione che sono state realizzate finora”. Intanto la Provincia di Firenze rende noti i dati parziali del 2010 relativi agli incidenti rilevati finora sulle strade del territorio (alla data del 30 settembre): 3266 incidenti, che hanno causato 3877 feriti e 33 vittime. “La Provincia di Firenze – afferma a questo proposito Laura Cantini, Vicepresidente con delega alle infrastrutture - è al 5° posto in Italia per numero di incidenti, dopo Milano, Roma, Torino e Napoli, mentre è al 30° posto per il numero di incidenti mortali. Proprio queste analisi stanno confermando che i diversi interventi effettuati hanno permesso di ridurre decisamente il numero degli incidenti in determinati punti della rete stradale. E laddove la riduzione degli incidenti è stata meno evidente, si è assistito ad un drastico calo della loro gravità”. CONSEGUENZE DEL CONSUMO DI VINO, BIRRA ED ALTRI ALCOLICI OMICIDI LA GAZZETTA DI MANTOVA Drogato al volante l’amico morì tra le lamiere: patteggia la Gazzetta di Mantova — 18 novembre 2010 pagina 14 sezione: CRONACA In corpo aveva alcol, cocaina e anfetamina. La velocità e l’asfalto bagnato avevano fatto il resto. Nel terribile scontro d’auto accaduto la mattina del 29 marzo dell’anno scorso sul lungolago di viale Mincio aveva perso la vita il ventiduenne di Borgoforte Matteo Panza, figlio del gestore del circolo Arci Cinciana, mentre altre quattro persone erano rimaste ferite. Ieri, a distanza di un anno e mezzo dalla tragedia, nel tribunale di via Poma il responsabile del tragico incidente, Federico Segala, ventiquattro anni, di Bigarello ha patteggiato la pena: due anni e tre mesi di reclusione. Il giovane, benché non avesse precedenti con la giustizia, non ha ottenuto la sospensione della pena. Vista la gravità di ciò che ha commesso, dovrà scontare l’intero periodo. Anche se in parte l’ha già fatto: poco dopo l’incidente è entrato in un centro di recupero per tossicodipendenti nel Milanese e tuttora si trova in una comunità, stavolta in provincia di Mantova. Torniamo all’incidente. Quella mattina, una domenica piovosa, Segala aveva offerto all’amico e alla sua fidanzata un passaggio in auto verso la città, dal bar di Porto in cui si erano fermati a bere qualcosa. Più di un testimone, compresa la ragazza che era seduta dietro, aveva riferito della condotta di guida sconsiderata di Segala. Un automobilista aveva raccontato ai carabinieri di aver visto sfrecciare la Punto in corsia di sorpasso, nonostante l’asfalto viscido per la pioggia. La Punto di Segala proveniva da Porta Mulina. Persa aderenza sull’asfalto bagnato, all’usjcita da una semicurva l’auto aveva sbandato verso sinistra e, tagliata la carreggiata, era piombata sulla corsia opposta mentre sopraggiungeva una Mercedes. Lo scontro era stato violentissimo. La Punto, dopo aver capottato, s’era fermata ruote all’aria a cavallo dell’argine. Dalle analisi fatte all’ospedale era emerso che il giovane alla guida era positivo al test sugli stupefacenti. Per l’amico che gli sedeva accanto nessuna speranza: era morto dopo cinque giorni di coma. Non gravi le condizioni della fidanzata della vittima e dei due passeggeri a bordo della Mercedes. DENUNCE LA GAZZETTA DI MANTOVA Maxi servizio dei carabinieri Controllate 180 persone la Gazzetta di Mantova — 18 novembre 2010 pagina 31 sezione: PROVINCIA GONZAGA. Denunce, patenti ritirate, multe. Sono solo alcuni dei risultati raggiunti dalla Compagnia dei carabinieri di Gonzaga, che negli ultimi tre giorni hanno compiuto un servizio coordinato sul territorio controllato dalle undici Stazioni che compongono la Compagnia insieme al personale della Radiomobile, del Nor e della centrale operativa. In tutto sono stati impiegati 59 militari con 27 automezzi. E’ stato arrestato un marocchino, Hamza El Mroussi, 24 anni, perché, già espulso, non ha lasciato l’Italia; così pure è stato denunciato A.B., 28 anni, slavo, clandestino. Poi è stato denunciato C.M., 51 anni, di Gonzaga per guida sotto l’effetto dell’alcol: l’uomo, fermato a bordo di una Lancia Lybra, è risultato avere un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi/litro e la patente gli è stata ritirata. In tutto, i controlli hanno riguardato 180 persone, tra cui 127 stranieri; 14 le persone sottoposte a misure restrittive (arresti domiciliari, obbligo di dimora, ecc.); controllati pure 12 locali pubblici e 159 veicoli in transito. Le multe non sono state moltissime, 114 euro il valore complessivo delle contravvenzioni elevate; una patente ritirata e quattro le perquisizioni compiute. DELIRIO ALCOLICO MILANOBLOGOSFERE Consiglieri Pdl e Lega ubriachi in chiesa, il video impazza su Youtube Venerdì 19 Novembre 2010, 13:00 in Milano cronaca Se sei un consigliere comunale ad Opera e per rilassarti con i tuoi amici a Monaco di Baviera non trovi di meglio da fare, nel delirio alcolico, che andare nella CATTEDRALE a far caciara, abbi almeno la furbizia di NON FILMARTI, e soprattutto, di NON METTERE IL VIDEO DI YOUTUBE. Fabrizio Dalcerri, capogruppo leghista e Antonio Stefano Buono, consigliere Pdl, erano "solo un po' ubriachi" nel video che sta facendo il giro della rete. "Quella di Monaco è stata una pessima goliardata" ha detto sempre Dalcerri. Alla faccia! Non riusciamo a capire come diavolo sia saltata in mente una cosa del genere. La bravata è incommentabile. Nel video si sente anche una bestemmia, ma Dalcerri ha precisato (e nel video si vede) che "a bestemmiare non sono stato io e neppure l'altro consigliere". INIZIATIVE DI PREVENZIONE E DI INFORMAZIONE SUI PROBLEMI ALCOLCORRELATI YOI FREE PRESS “Dico NO alla Droga” e “Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga” di nuovo a Cremona: si sente forte il problema alcol. Autore: Debora Geraci 18 NOV I volontari della campagna “Dico NO alla Droga” (coordinata dalla Chiesa di Scientology), in collaborazione con la “Fondazione per un Mondo Libero dalla Droga”, sono tornati a Cremona, continuando l’impegno di prevenzione alle droghe iniziato nel 1999. La bella giornata, tregua dalle piogge, ha spronato maggiormente i volontari che hanno, come di consueto ormai, fatto tappa in varie parti di Cremona distribuendo gli opuscoli di prevenzione (circa 500) “La verità sulle droghe” e “La verità sull’alcol” e intervistato i cremonesi per conoscere ancora meglio come aiutare la città nella sua lotta alla droga. Non senza il piacevole stupore di essere conosciuti e così apprezzati, i volontari sono stati più volte fermati per la città con richieste di vari opuscoli, soprattutto quello intitolato “La verità sull’alcol”, che è stato il più gettonato della giornata. Nel raccogliere i consueti pareri tra la gente, il motivo di questo è diventato più evidente. “Molte persone hanno espresso preoccupazione per i molti giovani e non che fanno uso eccessivo di alcol”, ha detto Giuseppe Galuppini, portavoce dei volontari, “anche perché l’alcol è più facilmente reperibile e non considerato così fuorilegge”. Ma molti hanno anche chiesto opuscoli diversi, come “La verità sulle droghe” che riporta brevemente i pericoli legati a molte droghe tra cui l’alcol, o “La verità sugli inalanti”, sostanze che purtroppo vengono spesso usate nelle discoteche, accompagnate da cocktail alcolici. Una scolaresca si è avvicinata ai volontari chiedendo addirittura tutta la serie di opuscoli, ai quali Galuppini ha aggiunto il DVD “La verità sulle droghe: persone vere, vere storie”, da poter mostrare a tutti gli alunni. E quest’oggi la lezione più sorprendete è venuta da un extracomunitario, un ragazzo africano, che nelle sue parole ha sembrato incarnare le parole di Ron Hubbard che sono motto per i volontari, dicendo: “Sono molto contro le droghe e anche gli eccessi di alcol. So che molti miei connazionali sono i primi a cadere in queste cose, ma io sono contro perché so che fare uso di droghe ti porta via tutto, anche quel poco di felicità che ti potresti costruire” La giornata di distribuzione opuscoli di prevenzione dei volontari, si è conclusa all’interno del mercato dove è continuato l’impegno a eliminare la droga attraverso l’istruzione sui pericoli ad essa connessi. Tutto il materiale distribuito è scaricabile al sito: www.drugfreeworld.org e si auspica un uso massiccio dello stesso. MESSAGGERO VENETO Domani sera a Passons nella casa degli alpini si discuterà di alcol e guida Messaggero Veneto — 18 novembre 2010 pagina 08 sezione: UDINE PASIAN DI PRATO. Si parlerà di sicurezza sulla strada domani sera a Passons, nella casa degli alpini. L’appuntamento è organizzato dall’Acat di Passons in collaborazione con l’amministrazione e prenderà il via alle 20.30. In particolare nel corso della serata ci si concentrerà sui cambiamenti introdotti dal nuovo codice della strada con un’attenzione particolare alla responsabilità di chi viaggia. Il programma prevede l’intervento di Efrem Degano, ispettore capo della stradale di Udine e Sandro Gerussi psicoterapeuta. Attenzione particolare sarà rivolta alla guida in stato di ebbrezza. Il codice ha introdotto misure ancora più dure per chi viene sorpreso al volante ubriaco e anche per i bar è stato necessario munirsi di etilometri e tabelle informative. IL CENTRO Alcol tra i giovani, progetto per contrastare il fenomeno il Centro — 18 novembre 2010 pagina 10 sezione: L'AQUILA SULMONA. Cresce l’abuso di alcool tra i giovanissimi e il Sert cittadino organizza un progetto rivolto a docenti e studenti per prevenire le tossicodipendenze. «Dagli ultimi monitoraggi» sostiene la dirigente del Sert cittadino Elia Dora Di Ciano «tra i giovani sta aumentando l’abuso di alcol. Si tratta di un fenomeno da monitorare con attenzione e senza mai abbassare la guardia. È necessario, quindi, coinvolgere anche la scuola e le famiglie». Il progetto denominato «Unplugged Eu-Dap» (promosso dalla Commissione europea e consigliato dal Dipartimento nazionale antidroga), ha preso il via ieri pomeriggio con un primo incontro (in totale sono cinque) tra medici, psicologi e docenti e si rivolge agli Istituti comprensivi di Valle Peligna, Valle del Sagittario- Valle Subequana. In una seconda fase saranno coinvolte 41 classi per un totale di circa mille alunni (di età compresa tra 12 e 14 anni) a cui sarà consegnato un piccolo manuale, un set di card per il lavoro in classe e un quaderno di esercitazione. Al riguardo, la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila ha investito 3mila e 600 euro per la realizzazione dei kit didattici da fornire agli studenti. «L’obiettivo» riprende la dirigente «è investire sul futuro, per questo l’iniziativa si rivolge ai giovanissimi e entra nelle scuole. Il metodo utilizzato si basa sull’influenza della società, quindi famiglia e scuola, nella formazione delle nuove generazioni». Gli incontri formativi si svolgono nella scuole medie di Pratola Peligna e nell’istituto Capograssi di Sulmona. I docenti impegnati sono i tre psicologi del Sert cittadino, Annalisa Antonucci , Annalisa Vagnozzi e Michele Giammarco , l’organizzazione e la responsabilità scientifica è affidata alla dirigente Di Ciano.- Chiara Buccini IL CORRIERE DELLE ALPI Gli agonisti di Ondablu a caccia di nuovi successi il Corriere delle Alpi — 18 novembre 2010 pagina 22 sezione: PROVINCIA SANTA GIUSTINA. La squadra agonisti dell’Ondablu è pronta a scendere in acqua per affrontare la lunga stagione di gare a livello regionale e interregionale. Rinforzata nei numeri grazie al lavoro del settore tecnico e con piscine più confortevoli grazie alla collaborazione delle amministrazioni di Santa Giustina e Pedavena, la squadra diretta dal tecnico Alberto Cassol è pronta a confermare e se possibile migliorare i risultato brillanti ottenuti nella stagione 2009/2010. Ad affiancare Cassol, adesso ci sono gli allenatori Mattia De Paoli e Luca Marchet, la responsabile del settore agonistico Emanuela Bittante e il medico sociale Luigi Bullian. Il presidente Angelo Marchet ha dato carta bianca alla struttura tecnica, per centrare i migliori risultati agonistici, spingendo però a svolgere anche un’azione educativa e non solo meramente sportiva. Ecco quindi la serata in sala Guarnieri che qualche giorno fa ha coinvolto i tesserati, i genitori e gli allenatori, e che è stata dedicata ai problemi delle dipendenze giovanili come l’alcol e la droga. Temi sempre attuali e che vanno di pari passo con lo sport. Ora gli allenamenti procedono regolarmente in attesa delle prime uscite ufficiali. Questo l’elenco Esordienti B: Silvia Di Martino, Davide Gorza. Esordienti A: Giada Andinolfi, Mary Basso, Camilla Burlon, Alberto Dal Sasso, Aiscia D’Osep, Francesca Gobbo, Francesca Gorza, Marco Impera, Lara Marchet, Maria Minella. Ragazzi: Chiara Pauletti, Beatrice Paulin, Giovanni Perotto, Matteo Rossa, Didier Sacchet, Riccardo Sanvido, Bianca Tanasa, Maria Tonin, Sabrina Vultaggio, Andrea Canal, Nadia Canzan, Mattia Cossalter, Angelica Costa, Irene D’Arsiè, Martina Fregona, Alessandra Gasperin, Tommaso Kelemina, Silvia Marchet, Federica Rento, Francesca Righetto, Giulia Salton, Silvia Viezzer, Marco Zandomeneghi. Juniores: Elena Baldasso, Fabio Bonsembiante, Andrea Castiglia, Gianni Corso, Anna De Gol, Giorgia Garlet, Greta Loss, Davide Raveane, Daniele Rento, Vanessa Tonet. Cadetti: Michela Curto, Giada Nicolaetto, Giulia Possamai, Eleonora Pradegan, Giulia Possamai, Nicola Scopel, Vanessa Tonet. Seniores: Martina Budel. POSITANONEWS SALERNO ON MOVIDA SICURA - CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE 18/11/2010 Si sono da poco concluse le riprese del videoclip musicale "MOVIDA", in cui la musica del giovane Dj Simone Pisapia e la ritmica vocale di Jonathan La Lokura lasciano ancora una volta stupore dopo il successo della Hit estiva “Mira”. A curare la realizzazione del video, al quale partecipa un cast artistico composto da 350 comparse, ci hanno pensato la Models Milano Management (Milano), ObiettivoNotte.com (Cava de' Tirreni), Corrado Boni discografico produttore Saifam Group (Varese), Paolo Mantero regista Armonica Film (Genova) e Marilanda Maiello presidente Five Stars (Napoli). Il disco si prospetta già la Hit Parade di questo inverno (uscirà solo per fine Novembre) se si pensa che ha già una grande richiesta nel web, oltre 750.000 visite nella traccia di un minuto ascoltata in Italia, Francia e Svizzera. Ma perchè proprio questo titolo, "MOVIDA"? Perchè richiama quello che è un altro importante progetto del Gruppo ObiettivoNotte.com, "Movida Sicura", una campagna di sensibilizzazione dedita al contrasto dell'abuso di alcool e sostanze stupefacenti nei locali notturni. La necessità che spinge un gruppo di giovani che “vive nella Movida” a proporre un progetto di questo genere trae origine innanzitutto dal bisogno di informare i giovani sugli effetti e i rischi conseguenti all'uso di psicotrope. Si tratta dunque della prevenzione di certi comportamenti a rischio pericolosi per sé stessi e per gli altri. Il Progetto prevede l’opportunità, tramite l’uso di volantini, materiale di promozione, nonché l’allestimento di postazioni nelle piazze e direttamente nei locali interessati e ora anche attraverso un VideoClip musicale e una pagina ufficiale sul social network più noto, FaceBook, di dare informazioni corrette sulle principali cause di incidenti stradali e sugli effetti che alcool e droghe hanno sul corpo, soprattutto per chi si mette alla guida dopo aver passato delle ore tra le luci e il rumore delle Disco. Niente di meglio per riuscire a raggiungere il popolo della notte, quei giovani e meno giovani che animano le serate alla ricerca del Puro Divertimento, quello privo di sostanze stupefacenti, che alterano i livelli di attenzione, modificano la capacità visiva e portano alla perdita del controllo dei propri limiti. L’obiettivo di questo Progetto sarà quello di rendere le persone più consapevoli dei rischi collegati alla circolazione (gli incidenti stradali provocano in Italia ogni anno più di seimila morti, sono la prima causa di morte per i giovani al di sotto dei 26 anni e sono spesso legati all’uso di sostanze psicoattive, alcool e droghe) e fare in modo che maturino un atteggiamento positivo verso la sicurezza. Il videoclip della hit di Simone Pisapia e Jonathan La Lokura è dunque il punto di inizio dal quale ObiettivoNotte.com farà partire la sua nuova strada nella Movida salernitana...e perchè non oltre?!!! USO DISTORTO DEI KIT: UN’USANZA GIA’ ACCERTATA ANCHE DURANTE LE USCITE CON GAZEBO ED ETILOMETRO NELLE FESTE CAMPESTRI IL PICCOLO Operazione anti-alcol nei bar ma i kit scarseggiano il Piccolo — 18 novembre 2010 pagina 03 sezione: GORIZIA di TIZIANA CARPINELLI Qualcuno se li tiene ben stretti, vicino al registratore di cassa. Altri, dei kit monouso, hanno fatto incetta correndo fino a Udine, perché in città non se ne trovavano più. Ma c’è perfino chi, per togliersi il pensiero una volta per tutte, ha messo mano al portafoglio e acquistato invece il dispositivo elettronico a gettoni. Insomma, la piccola rivoluzione anti-alcol nei locali è partita, seppur nell’incertezza totale. Baristi, osti e ristoratori si sono attrezzati, come hanno potuto, alla nuova normativa introdotta dal Codice della strada, la quale impone agli esercenti che svolgono l’attività dopo le 24 di esporre le tabelle alcolemiche (per la precisione tre: una all’ingresso, una all’uscita e una all’interno del locale) e di munirsi di apparecchi per la rilevazione del tasso di alcol nel sangue, da mettere a disposizione dei clienti che lo richiedano. E la raccomandazione è a mettersi in regola, perché altrimenti son mazzate: la sanzione per la mancata esibizione dei cartelli o dotazione dei kit anti-alcol va dai 300 ai 1.200 euro. Vale anche per circoli, agriturismi, chioschi, camion e baracchini, enoteche, alberghi, fiere, sagre e feste varie. Davanti a tanta solerzia, tuttavia, la clientela ha fatto spallucce: di fatto in pochi, nel fine settimana, sono ricorsi al test per misurare lo stato di ebbrezza. Per contro si è assistito a un fenomeno decisamente negativo: giovani che facevano a gara a chi beve di più, ricorrendo proprio a questi dispositivi come metro di giudizio. Tornando al recepimento della nuova norma, subito sono emerse in città le prime difficoltà: di carattere informativo innanzitutto, dato che qualcuno ieri seraficamente ammetteva di «non conoscere bene la normativa» o di aver posto un minor numero di tabelle rispetto a quanto prescritto, ma non solo. Lo scoglio più grande è a tutt’oggi rappresentato dall’approvvigionamento: parecchi esercenti, nonostante le circolari emesse dall’Ascom e dagli organismi di categoria, sono caduti dalle nuvole all’entrata in vigore del nuovo Codice della strada, avvenuta lo scorso 13 novembre. E così a ridosso della data - anziché per tempo - si sono messi a caccia dei kit per rilevare la presenza di alcol. Di qui il primo ostacolo: le farmacie, per non trovarsi come avvenuto la passata estate con grandi quantitativi di “precursori” - così si chiamano i dispositivi monouso - sul groppone (hanno una scadenza e dunque vanno buttati in caso di mancata vendita), hanno potuto rispondere solo in parte alle richieste degli esercenti. Chi si è deciso all’acquisto di uno strumento elettronico, invece, ha dovuto attendere i tempi di consegna, perché chiaramente la produzione di simili apparecchiature non è su larga scala. E pare, secondo quanto trapelato ieri dalle associazioni di categoria, che tutto il Nord-Italia manifesti la carenza. Il bello, si fa per dire, è che davanti alla ”rincorsa al kit” degli esercenti la richiesta della clientela è risultata praticamente inesistente. Spesso il kit monouso viene infatti venduto al pubblico a 3 euro: in pratica il costo di una birra o di uno spritz. E in tempi di magra, si sa, uno preferisce la consumazione. Non c’è, in fondo, un’abitudine radicata ad avvalersene. Si assiste, anzi, a un uso distorto delle strumentazioni: i ragazzi impiegano i kit per fare a gara a chi ha bevuto di più. Mentre invece i ”precursori” dovrebbero servire a scoraggiare l’automobilista a mettersi alla guida in caso di elevato tasso alcolemico. «Putroppo è vero - ammettono all’Ascom - abbiamo anche questi cattivi esempi: uno strumento che dovrebbe servire a tenere sotto controllo lo stato di ebbrezza, viene invece utilizzato dai più giovani per discutibili competizioni». Certo, il legislatore, non aveva previsto questi ”effetti collaterali”, ma tant’è. ALCOL E LAVORO: LUCI ED OMBRE PUNTOSICURO.IT Convegno a Rovigo su alcol e droga negli ambienti di lavoro 18.11.10 Alcol e Droga - Come accertarne l’abuso negli ambienti di lavoro e fare informazione: il seminario gratuito di Polistudio previsto per il 17 dicembre. Appurato l’obbligo da parte del datore di lavoro di valutare anche i rischi legati all’uso e abuso di sostanze stupefacenti e di alcolici, è opportuno individuare le corrette procedure atte a svolgere una buona azione di prevenzione e protezione. Cosa può fare il datore di lavoro? E come deve comportarsi in presenza di tossicodipendenze e alcool-dipendenze? Inserito in un contesto normativo che ancora richiede un approfondimento, il rischio legato all’uso di alcool e droga è tema di grande attualità e va affrontato con metodo e consapevolezza dei ruoli che i diversi attori chiamati in causa sono tenuti a ricoprire. Datore di lavoro e medico competente in primis, ma anche il lavoratore con la sua partecipazione alle iniziative, sono i principali deputati alla gestione di questo rischio. Il datore di lavoro attraverso l’individuazione di quelle mansioni a rischio legato dall’uso di sostanze che possano alterare le facoltà mentali e fisiche, attraverso la nomina del medico competente per la sorveglianza sanitaria e attraverso l’adozione di quelle procedure che portino al rispetto dei divieti. Il medico competente svolgendo i dovuti accertamenti sull’uso di sostanze psicotrope seguendo le apposite linee guida e sottoponendo i lavoratori all’alcol test là dove sia ritenuto necessario e il lavoratore assoggettandosi alla visita di controllo qualora sia richiesta e programmata. In che modo si può accertare l’abuso di sostanze stupefacenti a alcol nei luoghi di lavoro? “Per prima cosa è bene non confondere i controlli sull’uso di alcool e droga nei luoghi di lavoro con quelli effettuati dalle Forze dell’Ordine” spiega Francesca Maffione, tecnico di Polistudio. “Sarebbe opportuno che il datore di lavoro accertasse la presenza o meno di una tossicodipendenza o alcol-dipendenza. Anche se la normativa vieta tassativamente l’assunzione di tali sostanze durante le ore di lavoro e l’eventuale alterazione dovuta a un’assunzione nelle immediate ore precedenti, è solo in caso di dipendenza che ci troviamo di fronte a una vera e propria malattia.” Di quali strumenti dispone il datore di lavoro? “Il datore di lavoro può vigilare affinché venga rispettato il divieto di somministrazione di alcool durante le ore di lavoro e richiedere al medico competente di effettuare l’alcool test qualora sia motivato da un dubbio consapevole, mentre non è ancora chiaro a livello legislativo come accertare una dipendenza.” Previste per il 31 dicembre 2009, le modalità per l’accertamento della tossicodipendenza e dell’alcol-dipendenza non sono state ancora enunciate. Un ritardo questo che spinge le Regioni a regolarsi autonomamente. La regione Veneto, diversamente da quanto accaduto per la Toscana e per il Lazio, che hanno dato il via libera ai controlli da parte del medico competente, non è fra quelle che hanno maturato una scelta e dato indicazioni in merito. In attesa di una traccia da seguire il datore di lavoro deve impegnarsi in una campagna di formazione e informazione con l’obiettivo di sensibilizzare, fare prevenzione e preparare il lavoratore all’eventuale tipo di test al quale verrà sottoposto. Al fine di fornire qualche spunto in merito, Polistudio dedica un intero seminario sul tema. Inserito nell’ambito del ciclo i Venerdì di Polistudio, il seminario che si svolgerà il 17/12/2010 sarà occasione per fare luce sugli aspetti più controversi in materia e sui contenuti di quella formazione e informazione che potrà risultare così importante ai fini della prevenzione e protezione dai rischi in azienda. ALCOL E SPORT: UN MATRIMONIO CHE NON S’HA DA FARE! E CHE INVECE ANCHE MOLTE CASE PRODUTTRICI NE RICAVANO LAUTI GUADAGNI! AGRIGENTONEWS Successo della podistica “Per San Martino correndo bevo vino” 19.11.10 Laura Granvillano, Maria Ilva Ciccarelli e Liliana Scibetta tra le donne mentre Massimo Bianca, Adolfo Sgammeglia e Angelo Curto Pelle fra i maschi, si sono aggiudicati le prime tre posizioni nella tradizionale manifestazione “podistica- enologica” denominata “Per San Martino correndo bevo il vino”, manifestazione organizzata dalla Pro Sport Ravanusa con la collaborazione dei comitati provinciali dell’ACSI e della FIDAL . Alla manifestazione hanno partecipato una cinquantina di atleti, che in tenuta sportiva si sono cimentati sui 7 giri e mezzo di pista, con fermata obbligatoria per fare un assaggio di vino ogni giro. La fatica alla fine della manifestazione veniva ripagata con un bel panino con salsiccia e naturalmente un bel bicchiere di vino. Come di consueto prima della gara “enologica-sportiva” si è svolto un meeting riservato alle categorie esordienti ragazzi e cadetti, grande prestazione fra i cadetti del ravanusano Gioacchino Tornambene che ha fermato i cronometri nei 1000 metri in 3’07’’ seguito dall’altro ravanusano Davide Tornambene e dal gelese Salvatore Morselli. In gara per il sodalizio ravanusano della Pro Sport Ravanusa, anche Maria Chiara Savarino, Gaspare Gangarossa e Gianluca Cascina. Alla fine premiazione per tutti i partecipanti. ALCOL E SCI: ALTRO MATRIMONIO DA NON CELEBRARE LA TRIBUNA DI TREVISO Arriva la neve, prime sciate Istruzioni per evitare guai la tribuna di Treviso — 18 novembre 2010 pagina 47 sezione: SPORT Ogni anno sulle piste di sci italiane si verificano più di 30mila incidenti, il 75% è dovuto a caduta accidentale individuale e solo un incidente su 8 ad uno scontro con altri sciatori. La maggior parte degli incidenti si verifica nel week-end (37%), in particolare la domenica. Addirittura quasi il 20% degli interventi di soccorso avviene nelle due settimane a cavallo di Natale e Capodanno. Non c’è rapporto con le condizioni meteo sfavorevoli, né con l’affollamento delle piste. Vengono coinvolti di più gli arti inferiori, con distorsioni prevalentemente a carico delle ginocchia (più frequenti nelle donne che hanno muscolatura meno tonica), seguono contusioni, fratture, lussazioni e ferite. Il cranio è coinvolto nel 13% dei casi e le conseguenze possono essere gravi: di qui il consiglio di usare il casco, obbligatorio per i minori di 14 anni, vivamente raccomandato a tutti gli altri, soprattutto a chi pratica lo snowboard. Ora che la stagione sciistica è alle porte, perché una bella vacanza rimanga tale, basta attivare alcuni piccoli accorgimenti. Lo sci è uno sport come tutti gli altri e richiede una adeguata preparazione. Chi ha seguito un corso di ginnastica pre-sciistica ha messo in atto il massimo della prevenzione, chi pratica altri sport è sufficientemente protetto, ma tutti gli altri? Casalinghe, impiegati, sedentari, devoti della triade tavola-tv-divano e studenti tutti playstation e snack cosa possono fare per arrivare minimamente preparati ai primi appuntamenti con la neve? Ci sono alcuni esercizi basilari che si possono eseguire anche a casa, per tonificare tutto il corpo (corsa o bici), ma soprattutto per rinforzare le gambe, gli addominali e la schiena: esercizi di rotazione del busto, flessioni della colonna, piegamenti sulle ginocchia, flesso-estensione delle braccia. Per chi non è abituato a fare ginnastica, anche un breve corso di uno-due mesi in palestra, due volte la settimana, può essere la soluzione. Ultimi due consigli: impariamo a conoscere i nostri limiti e affrontiamo le piste adatte alle nostre possibilità. Le ottime grappe dei rifugi riserviamole per la sera davanti al caminetto: in pista l’alcol fa disperdere più calore e riduce i riflessi aumentando i rischi. (Medicina sportiva-Ulss 8) - Fulvio Susanna I CLUB ALCOLOGICI TERRITORIALI INCONTRANO LA COMUNITA’ LA NUOVA SARDEGNA Uso di alcol, un incontro la Nuova Sardegna — 18 novembre 2010 pagina 24 sezione: SASSARI AL TEATRO DI ITTIRI Uso di alcol, un incontro L’associazione Club alcolisti in Trattamento “Camminiamo Insieme” di Sassari, col patrocinio dell’assessorato ai Servizi Sociali di Ittiri, organizza, per sabato nel Teatro Comunale-Centro per le Arti di via XXV luglio, con inizio alle 16, un incontro di sensibilizzazione sulle problematiche legate all’uso di alcol. «Il Club nella Comunità, per un cambiamento di stile di vita», questo l’argomento che verrà dibattuto nel corso dell’incontro che si aprirà con il saluto del sindaco Tonino Orani dell’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ittiri, Giovanna Scanu, e del presidente dell’Associazione G. Gaetano. Seguiranno una serie di letture e testimonianze dirette delle famiglie, dei servitori insegnanti di club e un dibattito finale. (vi.ma.) IL TIRRENO ALCOLISMO(*) il Tirreno — 18 novembre 2010 pagina 12 sezione: LUCCA CASTELNUOVO. I pazienti di salute mentrale della Valle del Serchio hanno partecipato al 19º congresso nazionale club degli alcolisti in trattamento, sul tema “Vivere il cambiamento nella famiglia, nel club e nella comunità locale”. Le famiglie dei club della Garfagnana e di tutta Italia hanno compiuto proprio in questo periodo un fondamentale passaggio rispetto alla metodologia utilizzata. Il nome dell’associazione è infatti oggi club alcologici territoriali metodo Hudolin. I pazienti sono stati accompagnati dall’infermiera professionale Franca Verdigi. Come è stato ribadito l’alcol può causare gravi problemi ed è quindi importante è che i servizi socio-sanitari siano pronti e preparati per la prevenzione e la cura delle patologie correlate. (*)Nota: questo articolo crea un po’ si confusione sulla natura dei Club Alcologici Territoriali. I Club sono costituiti da famiglie con problemi di alcol che si incontrano settimanalmente per cercare una soluzione al loro problema attraverso la crescita e la maturazione di tutta la famiglia. Nei Club non ci sono né pazienti, né infermiere ma solo delle famiglie che cercano di cambiare il loro stile di vita. “I servizi socio-sanitari e la cura delle patologie correlate” non fanno parte del mondo dei Club Alcologici Territoriali. L’ALTRO GIORNO ABBIAMO PUBBLICATO QUESTO ARTICOLO ED OGGI ARRIVA LA RISPOSTA DA ASSOBIBE ASCA SALUTE: CONSUMATORI BEVANDE ENERGETICHE A RISCHIO DIPENDENZA ALCOL (ASCA) - Roma, 17 nov - Chi beve molti energy drink corre maggiori rischi di sviluppare tendenza all'alcolismo: a sostenerlo e' uno studio guidato da Amelia Arria dell' University of Maryland School of Public Health secondo cui i ragazzi che consumano non meno di un energy drink a settimana bevono quantita' maggiori di alcol. Lo studio, che verra' pubblicato a febbraio su Alcoholism: Clinical & Experimental Research ha intervistato piu' di 1000 studenti universitari sul loro consumo di bevande energetiche e alcoliche negli ultimi 12 mesi, rilevando che chi beveva piu' bevande energetiche aveva piu' probabilita' di ubriacarsi in eta' giovane, di bere di piu', e di sviluppare la dipendenza dall'alcol rispetto ai non bevitori. noe/mcc/rob ECCO LA RISPOSTA… ASCA SALUTE: ASSOBIBE, ENERGY DRINK NON CAUSANO DIPENDENZA ALCOL (ASCA) - Roma, 19 nov - Il consumo di energy drink non causa la dipendenza dall'alcol. Assobibe, l'Associazione dei produttori italiani di bevande analcoliche, risponde cosi' allo studio ''Energy Drink Consumption and Increased Risk for Alcohol Dependance'' della University of Maryland School of Public Health, riportato da molti organi di stampa, secondo cui gli energy drink contengono quantita' elevate di caffeina e possono incrementare il rischio di dipendenza da alcol: ''Lo studio sostiene una possibile relazione tra il consumo di energy drink e altri comportamenti di consumo, ma non dimostra in alcun modo l'esistenza di un nesso causale tra il consumo di energy drink e la dipendenza dall'alcol - si legge in una nota -. Gli stessi autori della ricerca ritengono siano necessarie ulteriori ricerche a riguardo''. ''Lo studio in questione fa riferimento agli energy drink alla caffeina, senza alcun riferimento alla taurina, come erroneamente riportato da alcuni organi di stampa italiani'', continua la nota, che spiega: ''Gli energy drink prodotti dalle aziende aderenti ad Assobibe non contengono alcol, e la quantita' di caffeina nella maggior parte degli energy drink in commercio in Italia (lattina da 250 ml) e' simile a quella presente in una tazzina di caffe'''. ''In ogni caso continua la nota - numerosi Enti di controllo in tutto il mondo hanno valutato i rischi di assunzione di caffeina e stabilito che entro il limite di 300 mg/giorno tale consumo e' sicuro per tutti''. ''Gli ingredienti contenuti negli energy drink in commercio sono sicuri e conformi alla legislazione vigente in materia - dichiara David Dabiankov, direttore di Assobibe -. Il contenuto di caffeina e' sempre e chiaramente indicato in etichetta, al fine di consentire scelte consapevoli da parte dei consumatori''. noe/sam/bra NOTIZIA CURIOSA CHI MI RICORDA UN MINISTRO DELLE FINANZE GIAPPONESE… IL VENERDI’ vino a fiumi: tokyo argina le ambasciate di Silvio Piersanti TOKYO. "A tutto c'è un limite"ha esclamato il ministro degli Esteri giapponese Seiji Maehara quando gli è stato comunicato che, negli ultimi sette mesi, 51 ambasciate e relativi uffici consolari avevano messo in cantina almeno trentaquattromila bottiglie di vino pregiato da circa duecento euro l'una. Così, passata la sorpresa, ha immediatamente ordinato la sospensione di nuovi acquisti, stabilendo che la riserva annuale di ogni ambasciata non deve superare di tre volte il numero di bottiglie stappate e degustate in pranzi e cene ufficiali nel corso dell'anno. A fare partire l'"indagine" era stato il caso che aveva coinvolto la delegazione nipponica presso l'Oecd (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Questo organismo ha sede a Parigi: facile capire che la tentazione fosse grande. Ma i membri della delegazione giapponese si sono lasciati prendere la mano e così, mentre si occupavano dello sviluppo economico mondiale, sviluppavano anche la ricchezza della loro cantina, riempiendola con 7.896 bottiglie pregiate, cioè trenta volte il numero di bottiglie aperte nell'anno fiscale 2009. L'inchiesta ha anche accertato che l'ufficio consolare giapponese di New York ha dovuto gettare nella spazzatura 198 bottiglie perché "andate a male": uno scandalo aggravato dal fatto che erano costate ventimila euro. Secondo la linea dettata dal ministero, le ambasciate che, alla luce del nuovo regolamento, si ritroveranno in cantina un numero di bottiglie superiore al consentito, dovranno spedire le eccedenze ad altre sedi e consolati e persino organizzare delle vendite ai privati. Sarà quindi presto possibile andare all'ambasciata giapponese non solo per avere un visto, ma anche per acquistare una buona bottiglia a prezzo di saldo. CAMPAGNE SOLO PER PROMUOVERE IL BERE ED INCREMENTARE LE VENDITE DI VINO Amref (si) racconta per OFF: l'importanza del bere in modo consapevole e sano. Se ne parla al San Giovenale Sabato 20 novembre alle ore 13, presso il ristorante "Al San Giovenale" di Orvieto si terrà l’incontro AMREF (si) racconta, inserito nel programma della manifestazione Orvieto Food Festival& Wine, rassegna di enogastronomia, cultura e solidarietà internazionale. In occasione dell’incontro, che sarà condotto dal giornalista e blogger Maurizio Pescari e che vedrà la partecipazione di Gabriella Guido (Responsabile Produzioni AMREF Italia) e di Angelo Di Gennaro (attore e testimonial per AMREF Campania), l’enologo Maurilio Chioccia e lo psicoterapeuta Stefano Pieri parleranno dell’importanza del bere in modo consapevole e sano(*). L’intervento del dott. Chioccia avrà soprattutto lo scopo di spiegare le caratteristiche positive del vino, presentandolo come un insieme di emozioni importanti che sono il prodotto dell’unione di ambiente, cultura e impegno lavorativo: il vino è una bevanda antichissima e al tempo stesso moderna che, se assunta nelle giuste quantità, provoca degli effetti benefici sull’organismo, e può altresì rappresentare non solo un piacere per il corpo ma anche il simbolo di uno stile di vita corretto e rispettoso verso la salute. I produttori vinicoli sono consapevoli del fatto che esiste una percentuale della popolazione che fa dell’alcol un uso sbagliato e dannoso: a questo proposito, il comparto del vino è deciso a impegnarsi a fondo per educare i consumatori ad avere un rapporto positivo e non distruttivo con il vino, attraverso l’incoraggiamento di modelli di consumo ragionevoli e responsabili. L’intervento del dott. Pieri, che è impegnato da molto tempo in attività di carattere psicosociale indirizzate soprattutto al mondo della scuola, sarà incentrato sul concetto di dipendenza: il dott. Pieri parlerà innanzitutto del concetto di dipendenza affettiva, che secondo lui è la causa della maggior parte delle difficoltà psicologiche cui si va incontro, e da qui prenderà le mosse per parlare del rapporto patologico di dipendenza che si può instaurare con il vino e gli altri alcolici, che sono spesso visti come strumenti nevrotici che servono ad affogare solo momentaneamente le proprie difficoltà arrivando ad arrecare danni pure gravi all’organismo, e purtroppo sempre di più quest’uso sbagliato viene messo in pratica da ragazzi e ragazze anche giovanissimi. Secondo il dott. Pieri, per prevenire e combattere efficacemente i vari tipi di dipendenza è necessario agire sulle loro radici, sul disagio sottile che sta a monte e che nasce dalle difficoltà della sfera emotivo-affettiva dell’individuo: sarebbe necessario attuare una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta ai giovani, che faccia capire loro come una sfera emotivo-affettiva equilibrata sia il presupposto fondamentale per il conseguimento dell’autostima e dell’autonomia necessarie a evitare di cadere nella trappola delle dipendenze, e a intraprendere così il cammino che porta verso il benessere personale. A questo proposito, il dott. Pieri sta portando da anni in giro per le scuole il suo progetto "Il vino per amare", il cui obiettivo è educare i giovani ad avere un rapporto corretto con il vino e gli altri alcolici, facendo capire loro che il bere deve essere un piacere equilibrato di soddisfare mente e corpo e non uno strumento di allontanamento dalla realtà.(**) (*)Nota: il bere consapevole e sano “aumenta il rischio per 60 patologie e 12 tipi di cancro, motivo per il quale non è considerato cauto a livello di popolazione incoraggiare neppure la moderazione che in questo caso verrebbe proposta come improbabile soluzione ideale della prevenzione e della promozione della salute attuata attraverso l'uso di una sostanza comunque psicoattiva, tossica, cancerogena.” (**)NOTA: PER FAVORE FERMATELO PRIMA CHE FACCIA TROPPI DANNI!!!