Progetto "Enfrentamento à Violência
contra as Mulheres"
Relazione sulla situazione di lotta alla
violenza contro le donne in Argentina,
Brasile, Italia e Uruguay
Premessa
Il progetto
“Enfrentamento à violência contra as
mulheres” si pone come obiettivo generale l’incremento e
lo sviluppo dei programmi
e delle attività delle
politiche pubbliche di contrasto alla violenza nei
confronti delle donne e rappresenta lo sforzo congiunto
di un gruppo di partner italiani e latino americani di
rafforzare
le
reti
e
le
azioni
di
cooperazione
decentrata tra istituzioni e amministrazioni pubbliche
mantenendo quale tematica principale i diritti delle
donne.
Nella prima fase del progetto sono state raccolte e
mappate le attività ed i programmi che i servizi
pubblici dei governi locali hanno attivato sui propri
territori con l’intento di stilare un rapporto comune
sugli strumenti messi in campo dai diversi paesi.
Questo rapporto rappresenta lo sforzo congiunto dei
partners di presentare luci ed ombre delle politiche,
intraprese dai diversi territori, di prevenzione e
contrasto della violenza nei confronti delle donne,
evidenziando certamente le differenze esistenti ma
soprattutto cercando di sottolineare come gli interventi
realizzati siano tutti rivolti al sostegno delle donne,
all’affermazione dei loro diritti e soprattutto al loro
rafforzamento
e
reinserimento
nella
vita
socio
lavorativa
.
1. Introduzione: situazione culturale nei quattro paesi partners.
Nella
definizione
della
Convenzione
di
Belém
del
Pará,
“Convenzione Interamericana per Prevenire, Punire e Sradicare la
Violenza Contro la Donna”, adottata dall’Organizzazione degli
Stati Americani nel 1994, la violenza contro la donna è definita
come “qualsiasi atto o condotta basata sul genere, che causi
morte, danno o sofferenza fisica, sessuale o psicologica alla
donna, tanto nella sfera pubblica che in quella privata” e, più
avanti, viene specificato: “La violenza contro le donne è una
manifestazione delle relazioni di potere storicamente diseguali
tra uomini e donne che hanno portato alla dominazione e alla
discriminazione contro le donne da parte degli uomini, che
impedisce il pieno miglioramento della condizione delle donne...”.
Similmente, il Consiglio d’Europa, nella Raccomandazione 2002 del
Consiglio dei Ministri agli Stati Membri, definisce la violenza di
genere come “qualsiasi atto o condotta basata sul genere che causi
o possa causare alle donne, danni di natura fisica, sessuale o
psicologica, incluso le minacce di mettere in atto tali azioni, la
restrizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvenga
nella vita pubblica che in quella privata”.
La violenza è quindi definita non dal comportamento in quanto tale
(qualsiasi azione), ma dalla finalità dell’aggressore (restringere
e/o privare della libertà), in virtù del sesso della vittima,
senza nessuna rilevanza per il contesto in cui avviene la
prevaricazione (vita pubblica o privata).
La differenza di genere, diventa l’elemento di classificazione
categoriale per un modello di distribuzione dei ruoli all’interno
della famiglia e, in generale, della società.
Il termine “genere” si riferisce alla divisione tra maschile e
femminile, dovuta a due costruzioni culturali che influiscono
sulla nostra visione dell’uomo socialmente approvato e della donna
socialmente approvata. Questi modelli impongono, agli uomini e
alle donne reali, ruoli che possono essere in forte contraddizione
con le loro necessità, i loro diritti ed i loro desideri.
Tutti e quattro i paesi che partecipano al progetto hanno una
matrice culturale di origine cattolica, di conseguenza, ancora
oggi, mantengono un sistema di valori patriarcale, che impone una
gerarchia di superiorità del maschile sul femminile, cosa che a
sua volta si riflette nel modo di educare i bambini e le bambine.
Mentre i maschietti sono incentivati a valorizzare l’aggressività,
la forza fisica, l’azione, la dominazione ed il soddisfacimento
dei propri desideri, inclusi quelli sessuali, le femminucce sono
valorizzate per bellezza, delicatezza, seduttività, sottomissione,
dipendenza, sentimentalismo,
cura degli altri.
passività
e
capacità
di
prendersi
Il modello proposto è subito dalle donne che, relegate in una
dimensione “privata”, sono costrette a incarnare ruoli (come
quelli di sposa e madre), concepiti e disegnati dagli uomini, che
le pongono in una condizione di supposta inferiorità. Tali ruoli
sono considerati naturali e perciò trasmessi come tali, ad essi
sono associati diritti e doveri, specifici e differenti a seconda
del genere. Tali diritti e doveri sono, non a caso, a vantaggio
del maschio, in quanto imposti nel corso dei secoli dalla legge
del più forte.
La
violenza
di
genere
è,
pertanto,
il
risultato
della
disuguaglianza tra uomini e donne, espressa nell’ambito politico,
sociale, economico, lavorativo e famigliare.
L’ostacolo alla partecipazione politica, la diseguaglianza nella
distribuzione della ricchezza, la difficoltà nell’accesso a beni e
servizi, agli incarichi di potere, al lavoro regolare e, pertanto,
all’assistenza sanitaria, le restrizioni nella possibilità di
usufruire dei propri diritti sessuali e riproduttivi, così come la
violenza all’interno della famiglia, hanno costretto le donne a
godere soltanto di una cittadinanza ristretta.
Negli ultimi anni sono stati compiuti dai governi statali grandi
passi avanti per sradicare la violenza domestica, ma ancora non è
sufficiente. Il modello patriarcale che permea le nostre culture
continua a giustificare e a far ritenere naturale la violenza da
parte degli uomini, colpevolizzando le donne per le situazioni di
sopraffazione alle quali sono sottoposte.
2. Alcuni dati statistici sulla violenza contro le donne nei
quattro paesi
Si stima che più della metà delle donne che ha subito violenza
soffra in silenzio e non chieda aiuto, per la donna infatti è
difficile porre fine a quella situazione. Tutte provano vergogna e
molte dipendono emotivamente o finanziariamente dall’aggressore;
altre si consolano convincendosi che si sia trattato di un
episodio sporadico, del quale, sovente, si ritengono addirittura
colpevoli. Le ragioni che portano le donne a non denunciare o
addirittura
a
non
raccontare
nulla
dell’accaduto
sono
innumerevoli, le principali riguardano la presenza dei figli, il
timore di scatenare nuove violenze e anche
quello di mettere in
difficoltà il proprio aggressore, che sovente risulta essere il
partner.
In Brasile esiste addirittura un detto: “male con lui, ma peggio
senza di lui”.
Quando le donne chiedono aiuto, in generale, si rivolgono ad
un’altra donna della famiglia, come la madre o la sorella, o
magari una cara amica, una vicina o collega di lavoro. Il numero
di donne che si rivolge alla polizia è ancora assai limitato.
2.1 Argentina
Quando l’Argentina fece ritorno ad un regime democratico nel 1983,
ebbe inizio un processo di ricostruzione istituzionale che ebbe
come priorità il tema dei Diritti Umani, tra i quali quelli delle
donne. In quest’ambito furono istituite e/o si resero visibili una
serie di Ong, che lavoravano da qualche tempo nel campo dei
diritti delle donne. Uno dei temi prioritari fu appunto quello
della violenza contro le donne.
In accordo con il resoconto di “La casa del encuentro”, Ong di
Buenos Aires, nel 2008, sono state 208 le donne e le bambine che
sono morte a causa di violenza di genere. Secondo la stessa
organizzazione, nei primi sei mesi del 2009, 82 donne e 6 bambine
sono state vittima di femminicidio.
Un altro studio realizzato da una Ong di Rosario, Indeso Mujer,
riporta che ogni 36 ore in Argentina avviene un femminicidio, ogni
giorno e mezzo, quindi, una donna viene assassinata per mano di un
conoscente diretto. In 93 casi su 100, il crimine è commesso da un
partner o da un ex-compagno e il 46% delle donne assassinate aveva
tra i 15 e i 34 anni. In totale, nei primi 10 mesi del 2009 sono
avvenuti 204 femminicidi.
Entrambe le ONG hanno realizzato le proprie ricerche basandosi sui
dati pubblicati su riviste e siti internet riguardanti notizie
provenienti da tutte le province del paese.
Il “Settore di violenza domestica” della Suprema Corte di
Giustizia ha registrato durante i suoi primi quattro mesi di
attività (settembre 2008-gennaio 2009) 2072 denunce per casi di
violenza, dei quali il 90% sono di natura psicologica, il 70%
fisica, il 32% economica e il 18% sessuale. Sul totale delle
denuncie, in 1718 casi l’aggressore è un uomo mentre solo in 248
casi l’aggressore è un’altra donna.
Poiché mancano statistiche ufficiali, tali ricerche contribuiscono
a fornire delle informazioni sull’ampiezza del fenomeno della
violenza contro le donne in Argentina. Le percentuali sono,
pertanto, parziali e presumibilmente nella realtà risultano essere
maggiori.
L’imprecisione dell’informazione statistica sulla violenza contro
le donne e, in particolare, sulla violenza sessuale in Argentina,
è preoccupante. La mancanza di un registro unificato ufficiale dei
dati statistici rende impossibile conoscere l’estensione del
problema all’interno del paese e costituisce uno dei principali
ostacoli alla creazione ed implementazione di politiche pubbliche
adeguate.
2.2 Brasile
In Brasile, secondo i dati del IBGE (Istituto Brasiliano di
Geografia e Statistica) le donne rappresentano il 51% della
popolazione, poichè il 46% di esse è di colore, la discriminazione
di genere è ulteriormente accentuata, specialmente per quanto
riguarda il mondo del lavoro. Infatti la disuguaglianza a livello
salariale porta a registrare per gli uomini uno stipendio quasi
doppio rispetto a quello ricevuto dalle donne a parità di grado
d’istruzione, inoltre il 69% delle donne afro-discendenti vive in
condizione di vulnerabilità economica e povertà.
La violenza contro le donne si manifesta con maggior frequenza
all’interno delle mura domestiche. La ricercha della Fondazione
“Perseu Abramo” realizzata nell’anno 2001 riporta quanto segue: il
32% delle donne prese come campione ammette di essere stata
vittima di violenza fisica, il 24% di essere stata minacciata con
un’arma; il 22% di essere stata aggredita e picchiata, il 13% di
essere stata stuprata o di aver subito violenza sessuale. Infine
il 27% delle donne è stata vittima di violenza psicologica.
Tra le forme di violenza più gravi subite dalle donne si possono
elencare le seguenti: traffico di giovani, adolescenti e donne
adulte per il commercio sessuale, abuso sessuale di minorenni,
omicidio per mano del partner.
2.3 Italia
L'ultima ricerca dell'Eures, relativa al 2004 (rapporto 2005
"L'omicidio volontario in Italia" curato da Eures ed Ansa),
dimostra che un omicidio su quattro in Italia avviene in famiglia,
tra le mura domestiche. Il 70% delle vittime sono donne,
soprattutto casalinghe, uccise quasi unicamente per ragioni
passionali o in seguito a liti e difficoltà in famiglia.
Gli omicidi in famiglia (187 su un totale di 710 nel 2004, con una
percentuale del 26,7%) avvengono soprattutto al centro (47,6%) e
al nord (38,2), mentre solo il 16% al sud. Il maggior numero di
omicidi domestici avviene nel Nord Italia (83, pari al 44,4%)
contro i 64 del Sud (34,2%) ed i 40 del Centro (21,4%).
In 7 casi su 10 la vittima è una donna e in 8 su 10 l'autore è un
uomo. Il maggior numero di omicidi domestici avviene nel nord
Italia (il 44,4%) contro il 34,2 del sud e il 21,4% del Centro.
L’Istat, nel 2007 ha svolto un’indagine sull’intero territorio
italiano interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e
sessuale
contro
le
donne.
Il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, i dati
descrivono un panorama allarmante: sono stimabili in un numero
pari a 6 milioni e 743.000 le donne in età compresa tra i 16 e i
70 anni che, almeno una volta nel corso della loro vita, sono
state vittime di violenza fisica o sessuale. Tra queste, quasi 4
milioni di donne hanno subito violenza fisica e circa 5 milioni
hanno subito violenza sessuale. Un milione di donne se si
considerano solo lo stupro e il tentato stupro.
La violenza fisica
Considerando più nel dettaglio le diverse forme di violenza fisica
emerge che nella maggior parte dei casi le donne hanno subito
strattonamenti o spinte (56,7 % di tutte le violenze fisiche),
minacce di violenza che le hanno seriamente spaventate (52,0 %),
sono state prese a schiaffi, a calci o a pugni (36,1 per cento),
sono state colpite con un oggetto (24,6 %), sono state minacciate
o colpite con armi (8,0 per cento) o hanno subito ustioni o
tentativi di strangolamento (5,3 %) (Figura 1.3).
Il confronto delle diverse forme di violenza fisica per tipo di
autore
evidenzia
che
il
partner
mette
in
atto
violenze
generalmente più gravi.
Le tipologie di violenza per autore si distribuiscono piuttosto
uniformemente in termini geografici.
La violenza sessuale
La violenza sessuale quando l’autore è un uomo non partner è
prevalentemente caratterizzata dalle molestie sessuali (92,5 %),
mentre quando l’autore è il partner dai rapporti sessuali
indesiderati e subiti per paura di ritorsioni (70,5 %).
Nel 2006: il 96,3 % delle vittime da non partner ha subito
molestie sessuali, mentre il 79,2 % delle donne vittime di un
partner ha subito rapporti sessuali indesiderati.
La violenza psicologica
Tre milioni 477 mila donne nel corso di una relazione hanno subito
dal partner, sempre o spesso, qualche forma di violenza
psicologica. Questa cifra arriva a 7 milioni 134 mila se si
considerano anche le donne che hanno subito meno di frequente
questi comportamenti.
I comportamenti prevalenti sono quelli che tendono ad isolare la
donna - in cui, ad esempio, il partner cerca di limitare i
rapporti della donna con la famiglia o con gli amici, le impedisce
o cerca di impedirle di lavorare, le impedisce o cerca di
impedirle di studiare - che interessano il 46,7 %
delle vittime
di violenza psicologica, ma anche i comportamenti di controllo (il
partner le impone come vestirsi o pettinarsi, la segue e controlla
i suoi spostamenti, si arrabbia se parla con un altro uomo)
riguardano un consistente 40,7 % delle vittime. Le violenze
economiche (le impedisce di conoscere il reddito famigliare,
controlla costantemente quanto e come spende, le impedisce di
utilizzare il proprio denaro) sono subite dal 30,7 %delle vittime
e le svalorizzazioni (la umilia di fronte ad altre persone, la
critica per il suo aspetto, per come si occupa della casa o dei
figli, la insulta, la ignora) dal 23,8 % di loro. Infine, le forme
più gravi di violenza psicologica rappresentate da vere e proprie
intimidazioni e ricatti (danneggia le sue cose, fa del male o
minaccia di farlo ai suoi figli, a persone a lei vicine, ai suoi
animali, minaccia di uccidersi) riguardano una quota minore delle
vittime (il 7,8 %).
Lo stalking
Nel nostro Paese le donne che hanno subito qualcuno di questi
comportamenti persecutori dal marito, dal convivente o dal
fidanzato quando si stavano separando da lui o dopo la separazione
sono 2 milioni 77 mila.
Fra le donne vittime di stalking, oltre il 68 per cento ha subito
dal partner ripetute richieste di parlare con lei, il 61,8 per
cento insistenti richieste di appuntamenti, il 57,0 per cento ha
trovato più volte l’ex partner ad aspettarla fuori casa,
all’uscita dal lavoro o da scuola, il 55,5 per cento ha ricevuto
ripetutamente messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali
indesiderati e il 40,8 per cento è stata seguita e spiata
Un tratto comune a tutte le forme di violenza è la mancata
denuncia. Le percentuali di sommerso sono infatti elevatissime per
tutte le tipologie, pressoché indipendentemente dall’autore (sia
esso partner, ex-partner o non partner): 90,1% di sommerso nei
casi di violenza fisica, 97,8% in quelli di violenza sessuale,
93,3% nei casi di stupro o tentato stupro, a dimostrazione di come
in realtà la percezione della violenza sia nettamente inferiore
all’effettiva rilevanza del fenomeno.
Per
quanto
concerne
specificamente
la
violenza
domestica,
complessivamente due milioni e 938.000 donne hanno subìto uno o
più atti di violenza da parte di un partner o di un ex-partner. Di
queste violenze il 70,3% si consuma tra le mura di casa (partner
attuale o ex-partner). Analizzando l’autopercezione in quanto
vittime, è ulteriormente opportuno sottolineare che tra le donne
comprese nella fascia di età tra i 16 e i 70 anni, che hanno
subìto violenza sessuale da un partner o ex-partner nel corso
della vita, solo il 18,2% lo considera un reato, il 44% lo reputa
‘qualcosa di sbagliato ma non un reato’ e ben il 36% ‘solamente
qualcosa che è accaduto’. La gravità percepita del fatto è nel
21,5% dei casi ‘poca’ e nel 13,9 % ‘nulla’.
Dalla ricerca emerge inoltre il desiderio da parte delle donne che
hanno denunciato la violenza subìta dal partner di ricevere
maggiore ascolto e appoggio al momento della denuncia (18,8%) e
una protezione e un aiuto maggiori nel lasciare la propria
abitazione (16,3%). Il senso di insicurezza percepito dalle donne
è anche collegato alla circostanza che solo nel 27,9 % dei casi i
partner denunciati sono stati imputati e di questi il 45,3% è
stato condannato.
I dati raccolti negli ultimi anni – dall’indagine Istat su La
violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la
famiglia (2007) alle rilevazioni dell’Osservatorio Le voci segrete
della violenza 2007 e 2008 di Telefono Rosa e SWG – mostrano che,
ben lungi dal diminuire, i casi di violenza di genere si vanno
intensificando. Ciò può essere interpretato in parte come il
risultato di una maggiore propensione delle donne a denunciare i
propri persecutori (strategia determinata a sua volta dalla
maggiore consapevolezza che le vittime vanno acquisendo riguardo
ai propri diritti), in parte come il risultato di una crescita
assoluta del numero delle violenze.
2.3.1 In Piemonte
Secondo l’indagine statistica sulla violenza alle donne in
Piemonte “Ti amo da morire?” nel periodo considerato (2005-2007),
le denunce di violenza sulle donne sono state 19.656. Più della
metà (il 58,3 %) sono state raccolte nella sola provincia di
Torino.
La maggior parte di esse sono denunce per minacce, per ingiurie e
per lesioni (l’88 % del totale): all’interno di questo dato, le
prime incidono per il 38,3 %, le ingiurie per il 28,6, le lesioni
per il 33,1 %.; nel restante 12 % sono compresi i reati più
violenti (tentati o consumati) e, tra questi, gli stupri, i
maltrattamenti e le molestie. Omicidi e tentati omicidi, assieme
non raggiungono l’1 per cento (rispettivamente 0,16 e 0,34 per
cento).
Le donne con oltre 40 anni hanno presentato il maggior numero di
denunce riguardanti l’intero complesso dei reati: il 41,3 %;
risulta al contempo che alla stessa fascia di età faccia
riferimento la percentuale più bassa in ordine alla tentata
violenza, alla violenza consumata, ai maltrattamenti e alle
molestie: il 19,6 %; riguardo a questa tipologia di reati, la
fascia di età a maggior rischio, sempre sulla base delle denunce
presentate, è risultata essere quella compresa tra i 20 e i 30
anni: 30,3 % delle denunce.
Il
36,2
%
delle
tentate
violenze,
delle
violenze,
dei
maltrattamenti e delle molestie maturano in un ambito famigliare,
il 33,1 % tra conoscenti e nel 30,7 % dei casi a compiere
l’aggressione è un estraneo.
Per quanto riguarda invece minacce, ingiurie e lesioni, nella
maggior parte dei casi l’aggressore è un conoscente (43,2 %), per
il 37,7 % è un famigliare, per il 19,1 % è, infine, una persona
estranea.
L’ultima valutazione riguarda la provenienza dell’aggressore (se
italiana o straniera). Sul totale dei reati denunciati nel periodo
2005-2007, nell’84,1 % dei casi l’aggressione è stata compiuta da
cittadini italiani. Anche disaggregando il dato in base alla
tipologia di reato resta sempre alta la percentuale di aggressioni
compiute da italiani: l’81,3 % nel caso di violenze, tentate
violenze, molestie e maltrattamenti; l’84,5 % nel caso di lesioni,
minacce e ingiurie.
2.3.2 In Lombardia
Secondo l’Osservatorio Donna istituito nel 2000 dalla Provincia di
Milano
In
totale,
nell'anno
2006,
si
sono
rivolte
alle
associazioni e ai servizi della Lombardia 1737 donne.
Dai dati raccolti dai servizi si segnala che molte donne hanno
dichiarato di subire contemporaneamente più tipi di maltrattamento
(maltrattamenti plurimi). Il più frequente è quello di tipo
psicologico 38,2%, poi quello fisico 31,2% ed economico 14,8%.
Nel 6,7% dei casi il maltrattamento riguarda anche i figli o altre
persone (0,2%). Nel 7,9% dei casi la donna ha subito o subisce
violenza sessuale. I dati dei servizi evidenziano che la maggior
parte delle vittime (il 38,2%) ha subito violenza psicologica
seguita da quella fisica (31,2%), dalle violenze sessuali (7,9%) e
dallo stalking (0,6%). Per quel che concerne le denunce e gli
esposti, dai dati dei servizi, è più alta la
percentuale delle donne che non hanno denunciato il fatto (53,9%),
anche se le persone che hanno, invece, denunciato non sono una
percentuale irrisoria, infatti il 46% delle donne che si sono
rivolte ai centri antiviolenza hanno denunciato il maltrattamento.
Lo stato civile delle donne prevalentemente è quello di coniugata
56,2%, a seguire troviamo le separate (14,7%), le nubili (13,2%) e
le conviventi (11,5%). Le rimanenti donne sono divorziate o vedove
(rispettivamente nel 3% e nel 1,4% dei casi).
La professione più diffusa tra le donne vittime di violenza è di
impiegata (21,6%), seguono le casalinghe (19,4%), le operaie
(14,1%), le colf (11,6%), le artigiane/commercianti (4,7%), le
pensionate (9,5%), le insegnanti (7,1%), le dirigenti (3,1%), le
studentesse (2,7%).
I servizi registrano anche una serie di fattori di vulnerabilità
relative alla vittima, da cui emerge che il 74,8% non ha alcun
problema, mentre il 15,1% risulta avere dei problemi di carattere
psichiatrico, il 2,5% (in media) è dipendente da alcool o droga.
Spostando l'attenzione sull'autore di maltrattamento e violenza, i
servizi rilevano che si tratta del marito nel 75,1% dei casi e del
convivente nel 4,1% dei casi.
Dai dati dell'Osservatorio Donna risulta che la nazionalità del
maltrattatore è nella maggioranza dei casi italiana (84,7%), della
percentuale restante di stranieri è maggiore quella di migranti
(14% circa).
Alcuni fattori di rischio registrati per gli autori di violenza
sono: problemi pregressi di alcolismo (nel 26,1% dei casi),
disturbi
psichiatrici
(nel
12,1%dei
casi),
problemi
di
tossicodipendenza (nel 10,6% dei casi), gioco (3,6%), precedenti
penali (2%). Il 39% degli autori, invece, non presenta problemi
specifici.
2.4 Uruguay
Nelle ultime due decadi del secolo XX i movimenti delle donne e
quelli femministi hanno fatto irruzione
come un uragano
innovatore in un paese addormentato dalla dittatura militare.
La lidership esercitata dalle donne nel processo di apertura, ha
mostrato come fossero una forza politico-sociale e non fosse più
possibile continuare ad ignorarle. L’autoriconoscimento come forza
politica ha spinto le donne a cercare delle soluzioni ai propri
problemi.
La Repubblica Orientale dell’Uruguay ha tre milioni di abitanti,
vi sono 112 donne ogni 100 uomini e tale differenza è più
accentuata dopo i 50 anni d’età.
Soltanto 3 famiglie con figli su 10 sono biparentali. Le famiglie
monoparentali rappresentano il 12% del totale e quelle in cui il
capo famiglia è una donna sono dieci volte di più di quelle dove
il capo famiglia è un uomo.
L’aspettativa di vita alla nascita è di 79,6 anni per le donne e
di 72,3 anni per gli uomini.
Le donne hanno più copertura sanitaria che gli uomini (42 contro
37%), il 31% delle donne non ha proprie entrate, ma dipende da
sussidi statali o dal reddito di coniugi e compagni.
Il tasso di disoccupazione è sceso considerevolmente negli ultimi
6 anni, riducendo la disuguaglianza tra uomini e donne. La
disoccupazione maschile raggiunge il 6,3%, quella femminile il
12,4%. Le donne sono più propense a lavorare in nero o in
condizioni sfavorevoli, soprattutto quando si tratta di donne sole
con figli.
Le donne rivestono uno spazio limitato nelle cariche politiche,
specialmente
negli
incarichi
decisionali.
Dopo
un
loro
significativo aumento numerico, registrato durante il mandato
legislativo del governo anteriore, nel governo attuale si sta di
nuovo retrocedendo, arrivando appena al 12% di presenza femminile.
Ogni l0 giorni un uomo uccide o cerca di uccidere una donna, una
bambina od un’adolescente. Le donne rappresentano l’86% delle
vittime, del restante l4% la maggior parte corrisponde ai suicidi
in seguito all’assassinio della donna.
In accordo con l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale su
violenza e crimine del Ministero dell’Interno 2008-2009, la
violenza domestica è il crimine più riportato dopo il furto ed è
il crimine contro la persona più denunciato. Si ricevono 35
segnalazioni di violenza domestica al giorno, il che significa una
ogni 40 minuti.
La popolazione sottolinea il sentimento di insicurezza pubblica,
dando enfasi principalmente ai crimini contro la proprietà
commessi da sconosciuti, lasciando nell’invisibilità i crimini
commessi tra le mura di casa contro le donne, le bambine, le
adolescenti e le anziane. Nello stesso modo si tende ad ignorare
lo sfruttamento al quale sono sottomesse le donne di tutte le
fasce d’età e si presume che le donne scomparse da casa lo abbiano
fatto volontariamente e non a causa della tratta finalizzata allo
sfruttamento sessuale e al trapianto di organi in altri paesi.
2.4.1 Dipartimento di Canelones.
Si è constatato che nel 46% delle case del Dipartimento avviene un
qualche tipo di maltrattamento contro le donne adulte, adolescenti
o bambine. Dopo Montevideo, Canelones è il dipartimento con il
maggior numero di denunce di violenza domestica e, data la
distribuzione della popolazione, detiene l’indice più alto di
denunce negli ultimi anni.
È presente una Polizia Comunitaria specificatamente addestrata ad
affrontare le situazioni di violenza domestica, ma il personale è
scarso e non riesce a sopperire alle necessità della popolazione.
Sono presenti dei tribunali specializzati in questioni inerenti la
famiglia, nelle città di Canelones, Las Piedras, Ciudad de la
Costa e Pando, ma
non sono ancora stati creati dei tribunali
specializzati sulla violenza domestica. La popolazione suburbana e
rurale ricorre principalmente ai Tribunali di Pace Sezionale, che
non hanno una formazione specifica e si occupano di vari temi
(diritto civile, occupazionale, penale, etc).
L‘accesso alla giustizia nelle aree più remote è difficile a causa
delle distanze, della mancanza di mezzi e dell’impossibilità di
ricevere assistenza legale. Le stesse difficoltà si presentano nel
caso dell’accesso ai servizi di orientamento ed attenzione per la
violenza domestica.
Nel caso poi della popolazione rurale, si deve tenere in conto
un’ulteriore difficoltà da parte delle donne nel porre fine alle
situazioni di violenza: la famiglia non rappresenta soltanto il
nucleo affettivo, ma anche quello produttivo. Le donne, benchè
invisibili, sono allo stesso tempo padrone di casa, madri,
casalinghe, lavoratrici, imprenditrici che fabbricano vari tipi di
prodotti (dolci, conserve, vestiti, etc.), compiendo così turni di
lavoro giornalieri doppi o tripli.
Nella maggior parte dei casi lavorano in nero e conseguentemente
non hanno accesso a forme di credito per le proprie piccole
imprese, non godono dell’assistenza sociale, mentre l’abitazione
ed altri beni di valore, come le macchine agricole, sono a nome
dei coniugi e dei partners. Nella maggior parte dei casi, questi
beni sono gravati da prestiti concessi a questi ultimi e la donna
non ha alcuna possibilità di disporre di essi.
Anche nei casi delle donne nelle zone urbane o suburbane, il
lavoro è caratterizzato dall’informalità e dalla sottoccupazione.
Il turismo costituisce l’industria più importante del dipartimento
e coinvolge principalmente l’area della Costa de Oro. A causa
della costruzione di hotel a 5 stelle, di grandi centri
commerciali e di locali notturni, questa zona potrebbe divenire
un’area di cooptazione di donne giovani ed adolescenti per il
mercato della prostituzione.
L’impossibilità di controllo dei locali notturni e degli hotel da
parte del INAU (Istituto Uruguaiano dell’Infanzia e Adolescenza),
così come la mancanza di una formazione specifica dei funzionari,
sia in questi esercizi che all’interno della polizia, che tra
l’altro soffre varie limitazioni nelle possibilità di azione
relative alle/ai minori, ed infine l’impossibilità di disporre di
strumenti adeguati a rilevare le situazioni di cooptazione e
sfruttamento, esige delle soluzioni immediate.
3. Legislazione internazionale e nazionale
Il tema che riguarda il sistema legislativo si può dire
fondamentale, al punto da risultare trasversale anche alle altre
sezioni: è infatti spesso richiamato in causa, segno della
rilevanza attribuita alla condivisione con la collettività dei
valori
e
delle
azioni
conseguenti
che
suscita
un’azione
legislativa.
La violenza contro le donne è la violazione dei diritti umani più
diffusa, senza limiti geografici, economici o sociali. Oltre
all’assenza di limiti geografici, benché con differenti gradi di
intensità e con modalità diverse a seconda dei territori di
riferimento, la violenza di genere ha caratterizzato tutte le
epoche e molto spesso gli aggressori sono i familiari stessi
(mariti, padri, amici, vicini di casa o persone prossime). È ovvio
che quando ci troviamo di fronte a comportamenti persistenti nel
tempo e nello spazio, la legge non può fornire soltanto degli
strumenti repressivi, ma deve, presupponendo una conoscenza della
problematica nelle sue varie implicazioni, garantire l’adozione di
mezzi, strategie, soluzioni che, a medio e lungo termine,
orientino la popolazione, culturalmente e socialmente. A breve
termine, è necessario offrire alle vittime, da parte di personale
qualificato, degli interventi concreti che le diano la possibilità
di modificare la situazione di violenza che stanno vivendo e, in
un secondo tempo, fornire strumenti appropriati affinché divengano
capaci di affermare la propria personalità senza restrizioni.
3.1 Internazionale
•
CEDAW – Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di
Discriminazione contro la Donna (1979)
Approvata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1979, è
entrata in vigore soltanto nel 1981. La CEDAW è stata ratificata
dal governo brasiliano nel 1984 e dal governo italiano nel 1985.
La Convenzione si fonda sull’obbligatorietà, da parte degli Stati,
di assicurare l’uguaglianza tra uomini e donne ed eliminare tutti
i tipi di discriminazione contro la donna.
• Convenzione Europea dei Diritti Umani (1993)
La prima volta che la violenza contro le donne è stata
riconosciuta come un problema non “privato” o “nazionale” da parte
di un’istituzione internazionale importante, è stato durante la
Conferenza sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, tenutasi a
Vienna. A seguito di una petizione, firmada da mezzo milione di
persone, presentata dalle organizzazioni delle donne di tutto il
mondo, nel corso della Conferenza di Vienna, venne redatta la
Dichiarazione di Vienna, all’interno della quale si afferma che
gli atti di violenza contro le donne costituiscono una violazione
dei Diritti Umani, anche quando sono perpetrati nella, cosiddetta,
sfera privata. “I diritti umani delle donne e delle bambine sono
inalienabili, parte integrante e indivisibile dei Diritti Umani
Universali [...]. La violenza di genere e tutte le forme di abuso
sessuale e sfruttamento, incluso quelle risultanti da abitudini
culturali ed il traffico internazionale, sono incompatibili con la
dignità e, ancor di più, con il valore dell’essere umano, e devono
pertanto essere eliminate.”
La Dichiarazione stabilisce, per la prima volta, una definizione
amplia del concetto di violenza: "qualsiasi atto o condotta basata
sul genere, che causi morte, danno o sofferenza fisica, sessale o
psicologica alla donna, tanto nella sfera pubblica che in quella
privata".
•
Convenzione
di
Belém
del
Pará
(1994)
Convenzione
Interamericana per Prevenire, Punire e Sradicare la Violenza
Contro la Donna.
La Convenzione di Belém si ispira alla Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani dell’ONU, affermando che la violenza contro la
donna costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà
fondamentali, inoltre limita per la donna il riconoscimento
dell’esercizio di tali diritti, quindi l’eliminazione della
violenza contro la donna costituisce una condizione indispensabile
al suo sviluppo individuale e sociale e alla sua piena uguaglianza
e partecipazione in tutti i campi della vita.
• Assemblea del Millennio (2000)
La lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro il
traffico di esseri umani è divenuta una tematica sempre più
importante all’interno dell’agenda politica dell’Unione Europea.
L’attenzione si è diretta principalmente verso il traffico di
donne e minori finalizzato allo sfruttamento sessuale. Tale tema è
stato discusso molte volte, fino all’Assemblea del Millennio
dell’ONU avvenuta nel 2000, la quale, nella dichiarazione finale,
colloca la lotta contro la violenza nei confronti delle donne come
uno dei principali obiettivi dell’Organizzazione.
I dibattiti che trattano i vari aspetti di questa problematica
sono nummerosi e riguardano sia la possibilità di includerla tra i
diritti umani, sia la responsabilità degli Stati rispetto alle
azioni compiute da soggetti privati sia, infine, le profonde
divergenze riguardanti il come riconoscere, prevenire e punire
questa forma di violenza.
La Raccomandazione Rec (2002)5 del Comitato dei Ministri agli
Stati Membri sulla protezione delle donne dalla violenza, adottata
il 30 aprile 2002, è stato il primo strumento internazionale per
proporre una strategia globale per prevenire la violenza e
proteggere le vittime, e tuttora costituisce una delle misure
legislative fondamentali a livello europeo in questo ambito.
Nel 2006, inoltre, è stata istituita la Task Force del Consiglio
d’Europa per combattere la Violenza contro le Donne, inclusa la
Violenza Domestica, che ha il compito di valutare i progressi
conseguiti a livello nazionale durante l’implementazione della
suddetta Campagna. L’insieme delle numerose dichiarazioni che
difendono i diritti umani inalienabili delle donne e delle bambine
come parte integrante dei diritti umani universali, hanno favorito
il riconoscimento della gravità del problema e della necessità di
un impegno da parte degli Stati e delle Comunità nella lotta
contro di esso, molti passi avanti sono stati fatti, ma il cammino
da percorrere è ancora molto lungo.
Il programma d’azione dell’ONU per il decennio internazionale di
promozione di una cultura della non violenza e della pace ha
proposto tra i campi d’azione anche quello di assicurare
l’uguaglianza tra donne e uomini. Il 30 aprile del 2008
l’Assemblea Parlamentare ha approvato la Dichiarazione di Vienna
“Stop alla violenza domestica” e nel settembre dello stesso anno è
stato presentato un rapporto, seguito dalla raccomandazione
"Contrastare la violenza contro le donne: per una convenzione del
Consiglio d’Europa".
3.2 Argentina
La Costituzione Nazionale della Repubblica Argentina, attraverso
la
sua
ultima
riforma
del
1994,
ha
riconosciuto
la
costituzionalità
delle
dichiarazioni,
convenzioni
e
patti
internazionali, tra i quali la Convenzione sull’Eliminazione di
Tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna, la Carta dei
Diritti Umani di San José in Costa Rica e la Convenzione dei
Diritti dell’Infanzia.
La promulgazione nel 1994 della Legge nazionale 24.417 di
Protezione contro la Violenza Famigliare, ha rappresentato un
importante passo avanti nella lotta contro questo problema,
facilitando e motivando una maggior quantità di denunce, grazie al
fatto di aver reso più disponibili ed accessibili gli organi
specializzati in tale funzione. Senza dubbio la legge presenta
alcune limitazioni. La principale consiste nel fatto di non
prevedere alcuna sanzione. Conseguentemente il giudice non può
impedire all’aggressore, allontanato da casa, di continuare a
tentare di recarvisi o vi farvi ritorno per mezzo della forza.
Similmente
non
prevede
alcuna
sanzione
nel
caso
in
cui
l’aggressore non si presenti alle udienze o non partecipi ai
programmi educativi o ai trattamenti terapeutici prescritti dalla
normativa. È necessario sottolineare che una precentuale molto
alta di donne, morte a causa di violenza, avevano esposto denuncia
contro il proprio aggressore e, benchè avessero ottenuto delle
misure cautelari di protezione, proprio a causa dell’assenza di
sanzioni, sono comunque divenute vittima di femminicidio. In
questo senso, purtroppo, neanche le leggi provinciali, prevedono
sanzioni.
Nel 2006 è stata promulgata la Legge Nazionale 24.632, di
Approvazione della Convenzione InterAmericana per Prevenire,
Sanzionare e Combattere la Violenza contro la Donne (Convenzione
di Belém del Pará). Nello stesso anno, la Camera dei Deputati
della Nazione, ha deciso l’approvazione del Protocollo Facoltativo
della Convenzione su Tutte le Forme di Discriminaziome contro le
Donne.
Nel 2008 è stata promulgata la Legge Nazionale 26.364 di
Prevenzione e Sanzione contro il Traffico di Persone e Assistenza
delle Vittime. La promulgazione di questa legge è avvenuta in
seguito ad un ampio dibattito e numerose Ong
hanno espresso il
proprio disaccordo nei confronti di vari suoi punti. In generale,
comunque, è stata accolta positivamente, poiché costituisce uno
strumento indispensabile.
Nel 2009 è stata promulgata la Legge Integrale per Sanzionare,
Prevenire e Combattere la Violenza di Genere nell’ambito delle
relazioni internazionali, legge nazionale Nº 26.485.
Al di là della legislazione nazionale, le province promulgano le
proprie leggi, in conformità con lo spirito generale della Legge
24.417.
Le leggi provinciali esistenti, quindi, non differiscono molto né
tra loro né dalla legislazione nazionale. Sono leggi sulla
violenza domestica e non specificamente sulla violenza contro le
donne.
Inoltre permane un enorme ostacolo all’applicazione di queste
leggi, che consiste nell’assenza di sanzione per gli Enti che non
seguono i provvedimenti legislativi previsti.
3.3 Brasile
Il Brasile è firmatario di varie leggi, trattati e convenzioni
internazionali che, conseguentemente, hanno potere di legge
all’interno del paese. Vi è un ampio quadro normativo a livello
nazionale ed una legge specifica in tema di contrasto alla
violenza di genere. Esiste un Piano nazionale di implementazione
delle politiche, a livello federale e municipale, e sono state
create strutture giuridiche specializzate in tema di violenza
domestica e famigliare.
Sono significative le leggi che rafforzano la cittadinanza delle
donne, per questo citiamo di seguito alcune delle leggi che
modificano la condizione subalterna delle donne.
Nella Costituzione Federale:
•
Articolo 5°/I (Discriminazione per motivi di sesso)
La Costituzione Federale (articolo 5º/I) dichiara che siamo
tutti uguali, donne e uomini hanno gli stessi diritti e gli
stessi doveri. E l’articolo 7º/XXX proibisce la differenza di
salario, di esercizio di funzioni e di criterio di ammissione
per motivi di sesso, età, colore o stato civile.
•
Articolo 8°/226 (Impedire la violenza intrafamigliare)
“Lo stato assicurerà l’assistenza alla famiglia, nella
persona di tutti quelli che la costituiscono, creando
meccanismi per impedire la violenza nell’ambito delle
relazioni”.
Leggi:
• Legge nº9.520 (1997), revoca la disposizione che impediva il
diritto di querela da parte delle donne sposate, senza il
consenso del coniuge;
• Legge N°10.224, del 15/05/01 (Molestie sessuali sul luogo di
lavoro)
Altera il Decreto-Legge nº2.848, del 7 dicembre del 1940 –
Codice Penale, per disporre sul crimine di molestia sessuale.
La Legge nº 10.224 definisce la molestia sessuale come:
“costringere qualcuno, con l’intenzione di ottenere favori o
prestazioni sessuali, avvalendosi della propria condizione di
superiorità gerarchica o influenza inerente l’esercizio della
professione, l’incarico o posizione”. La sanzione per tale
crimine è da 1 a 2 anni di detenzione. Nel caso di condanna
dell’autore, la vittima potrà anche presentare richiesta di
risarcimento,
regolata
dal
Codice
Civile.
La pena potrà essere aumentata nel caso in cui il crimine sia
stato commesso col concorso di due o più persone, se l’autore
è
parente,
marito,
padre
adottivo,
patrigno,
tutore,
precettore o datore di lavoro della vittima o se ha una
qualche autorità su di lei. La vittima deve denunciare
l’accaduto, preferibilmente presso un Ufficio di Polizia
Specializzata in Attenzione alla Donna (DEAM) e raccontare il
tutto a persone che possano fungere da testimoni.
• Legge
nº10.455
(2002),
sull’allontanamento
del
marito
aggressore;
• Legge N°10.778 de 24/11/03 (Notifica obbligatoria dei servizi
di salute).
Stabilisce l’obbligo di notifica dei casi di violenza contro
una donna giunti all’attenzione dei servizi di salute,
pubblici o privati, su tutto il territorio nazionale. Il
Decreto nº 5.099, del 03/06/04 regolamenta la Legge nº
10.778, del 24/11/03, e istituisce i servizi di riferimento
sentinella, per la registrazione delle notifiche. La notifica
all’autorità sanitaria dei casi di violenza contro la donna
avrà carattere segreto.
• Legge nº11.340, chiamata Legge “Maria da Penha”, promulgata
nell’agosto del 2006, entrata in vigore a partire dal 22
settembre
del
2006,
ponendo
enfasi
sulla
punizione
dell’agressore quando preso in flagrante dalla polizia o in
presenza di testimoni, permette l’arresto e, in caso di
minaccia all’integrità fisica della donna, permette l’arresto
preventivo; inoltre la legge prevede misure cautelari e di
protezione per le donne minacciate o che corrono il rischio di
essere vittima di violenza.
PRIMA DELLA LEGGE MARIA DA PENHA
ATTUALMENTE GRAZIE ALLA LEGGE
MARIA DA PENHA
Non esisteva una legge specifica sulla violenza La Legge M.da P. tipifica e definisce la violenza
domestica contro la donna.
domestica e famigliare contro la donna.
La legge precedente non riguardava le relazioni La Legge M.da P. definisce la violenza
tra persone dello stesso sesso.
domestica contro la donna indipendentemente
dall’orientamento sessuale.
Per i casi di violenza domestica veniva applicata La Legge M.da P. revoca ai Tribunali Speciali
la Legge dei Tribunali Speciali Criminali, i quali Criminali la competenza di giudicare i crimini di
giudicano i crimini con pena inferiore ai due anni violenza domestica contro la donna.
(minor potenziale offensivo).
La legge precedente permetteva l’applicazione di La Legge M.da P. proibisce l’applicazione di
pene pecuniarie come le ceste basiche e le multe. queste pene.
La donna poteva desistere dalla denuncia presso La Legge M.da P. prevede che la donna possa
gli organi di polizia.
desistere dalla denuncia soltanto di fronte al
giudice.
La legge precedente non prevedeva la prigione in
caso di arresto in flagrante dell’aggressore.
La legge precedente non prevedeva la prigione
preventiva per i crimini di violenza domestica.
La Legge M.da P. rende possibile la prigione per
l’aggressore in caso di arresto in flagrante.
La Legge M.da P. altera il Codice di Processo
Penale affinchè il giudice possa stabilire la
prigione preventiva nei casi di rischio per
l’integrità física della donna.
La donna vittima di violenza domestica, in La Legge M.da P. prevede che la donna sia
generale, si recava alle udienze non accompagnata dall’avvocato o dal difensore a
accompagnata né dall’avvocato né dal difensore tutti gli atti processuali.
pubblico .
La pena per il crimine di violenza domestica era La Legge M.da P. predispone che la pena per il
da 6 mesi ad 1 anno.
crimine di violenza domestica passi ad essere da
3 mesi a 3 anni.
La legge precedente non prevedeva aggravio La Legge M.da P. dispone che, se la violenza
della pena per i casi di violenza domestica contro domestica è commessa contro una donna
donne portatrici di handicap.
portatrice di handicap, la pena sia aumentata di
1/3.
Con l’avvento della Legge Maria da Penha, sancita nel 2006, è
stata riconosciuta la violenza domestica e famigliare contro la
donna, modificando il Codice Penale Brasiliano e tipificando come
crimine la violenza domestica e famigliare. La legge ha carattere
punitivo, educativo, preventivo e orientatore.
Nonostante l’ampio ventaglio normativo però restano molti gli
ostacoli da superare, in primo luogo l’atteggiamento fortemente
conservatore che permea la società brasiliana, oltre alla
burocrazia lenta, alla ristretta diffusione delle informazioni tra
la popolazione relative all’esistenza della normativa e, in
maniera più specifica per la Legge Maria da Penha, alla mancanza
di inserimento di in termine temporale per l’istituzione dei
“juizados”.
3.4 Italia
L’Italia non ha una legislazione nazionale e gli stessi interventi
realizzati sono stati meno efficaci, poiché non integrati in una
strategia globale a livello di tutto il paese. In realtà in Italia
manca un piano d’azione nazionale in grado di collocare le azioni,
a volte anche molto rilevanti, realizzate in diversi territori,
dentro un’ottica di sistema. Si tratta di un panorama normativo
che sotto certi aspetti contrasta con l’attenzione posta da oltre
un ventennio dal movimento delle donne sul tema della violenza di
genere e con gli elementi di originalità che proprio la storia di
quel movimento politico ha determinato sia sul piano teorico che
su quello pratico, dando vita a centri di ascolto e accoglienza,
case rifugio, fino a creare una rete nazionale dei centri
antiviolenza, un movimento dal basso diffuso e plurale che troppo
spesso non ha avuto sufficiente ascolto e riscontro nelle
istituzioni centrali.
VIOLENZA DOMESTICA
In Italia nonostante i principi in un certo senso “rivoluzionari”
contenuti nella Costituzione, le istituzioni di riferimento sulla
donna e sul suo ruolo all’interno della famiglia erano normati nel
codice civile e nel codice penale, da codici antecedenti alla
Carta, le normative di riferimento mutarono dunque solo a distanza
d’anni ed in particolare il diritto di famiglia è stato riformato
interamente dalla legge 19 maggio 1975 n.151 (cd. riforma del
diritto di famiglia).
Con la riforma costituzionale del 2001 all’art.51 si aggiunge un
secondo comma: “A tale fine la Repubblica promuove con appositi
provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. E
all’art.117 si prevede che: “Le leggi regionali rimuovono ogni
ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne
nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità
di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”.
La normativa mediante la legge n.154 del 5 aprile 2001 “Misure
contro la violenza nelle relazioni familiari”, interviene sul tema
modificando l’art.291 del codice di procedura penale, introducendo
nel nostro ordinamento un efficace strumento di tutela per le
donne che sono state vittime di violenza da parte del coniuge, ma
anche del convivente o di altro famigliare: “l’ordine di
allontanamento del maltrattatore dalla famiglia”. Paradossalmente
è sempre stata la donna, spesso con i figli, a dover lasciare il
domicilio famigliare. Con questa norma, invece, è il maltrattatore
ad essere, anche se temporaneamente, allontanato dal domicilio
famigliare.
Il giudice potrà anche prescrivere al maltrattatore di non
avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona che
ha presentato il ricorso, nonché la corresponsione di un assegno a
favore
delle
persone
conviventi
che,
per
effetto
dell’allontanamento, rimangano prive di mezzi adeguati, fissando
modalità e termini di versamento.
È importante sottolineare che la durata dell’ordine di protezione
non può essere superiore a sei mesi e che non può essere richiesto
quando sia già stata depositata domanda di separazione o divorzio.
L’ordine di protezione sanziona non solo la violenza fisica, ma
anche
quella
psicologica,
quando
causi
grave
pregiudizio
all’integrità fisica o morale del coniuge o del convivente.
La legge nasce come reazione alla violenza contro le donne in
ambito domestico ed è particolarmente importante anche sotto altri
aspetti: ampia la tutela predisposta anche alla convivente di
fatto, parlando di convivente senza alcun riferimento al sesso
della coppia, e prevede il ricorso del giudice ai centri di
mediazione famigliare.
Le novità consistono non nella delineazione della fattispecie
sostanziale ma nel rito, sia civile che penale, ed in effetti
viene normato quanto già nella prassi i giudici compivano. È
importante notare come il comportamento violento tipizzato non
debba per forza riferirsi alla violenza fisica, mentre critico
rimane il fatto che la misura interdittiva sia comunque a tempo
determinato e che quindi il provvedimento risulti temporaneo. Ma
la novità più importante è indubbiamente rappresentata dalla
previsione
della
possibilità
dell’azione
civile
che
viene
qualificata come ordine di protezione (art. 342 bis e ter c.c.).
Il giudice deve valutare se il comportamento dell’aggressore abbia
leso i diritti della persona offesa ed in particolare la sua
capacità di autodeterminazione, tenendo conto della possibilità
che venga reiterato.
All’art. 736 bis cod. proc. civ. è poi previsto che il ricorso al
giudice possa essere effettuato anche direttamente dalla parte
offesa senza l’ausilio legale.
Nello stesso anno (2006) vengono approvate la Legge n. 60/01 e
la legge sul patrocinio a spese dello Stato, che offrono alle
donne violentate e maltrattate senza mezzi economici, uno
strumento fondamentale per difendersi e far valere i loro diritti,
in
collaborazione
con
i
centri
anti-violenza
e
i
tribunali. L’impatto sociale della messa in atto di un problema
tanto intimo ha permesso l’aumento delle denuncie e la possibilità
di trovare soluzioni e strategie di uscita dalla violenza.
AMBITO PENALE
Anche il codice penale italiano tutela la donna che può essere
vittima di violenze che rappresentano veri e propri reati.
Reato di Maltrattamento in Famiglia
L’art. 572 dispone che «chiunque maltratta una persona della
famiglia (...), è punito con la reclusione da 1 a 5 anni». Sono,
inoltre, previsti degli aumenti di pena se dal fatto deriva una
lesione personale grave o gravissima o addirittura la morte1.
Il reato di maltrattamenti in famiglia sussiste quando la condotta
è abituale ed è motivata da un’intenzione criminosa di ledere il
soggetto passivo. Nella nozione di maltrattamenti rientrano tutti
i fatti lesivi dell’integrità fisica e psicologica.
Il reato sussiste:
anche nei confronti della donna convivente more uxorio2
anche nel caso di coniugi separati3
Il reato di maltrattamenti è un reato perseguibile d’ufficio;
pertanto è sufficiente che l’Autorità Giudiziaria venga a
conoscenza del fatto, perché proceda.
Violazione degli Obblighi di Assistenza Famigliare
L’art. 570 punisce chi viola gli obblighi non solo di assistenza
materiale ed economica, ma anche di assistenza morale e affettiva.
Il reato sussiste quando uno dei coniugi si allontana senza
giustificazione dalla casa coniugale, provocando volutamente
l’inadempimento degli obblighi di assistenza famigliare, morale e
materiale.
Non è reato dunque l’abbandono del tetto coniugale, a meno che non
sia accompagnato dall’inadempienza degli obblighi di assistenza.
Il reato è perseguibile solo a seguito di querela della vittima.
Reato di “lesione personale”
Nel caso la violenza sia occasionale, è possibile comunque fare
denuncia per Lesione personale prevista dall’art 582 che recita:
“chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale
1
Art. 572, c.p. c. 11 “Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se
ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a
venti anni”.
2
In questo caso «viene a crearsi quel rapporto stabile di comunità famigliare che il legislatore ha ritenuto di dover
tutelare» (Cass. 3/3/1993; 3/10/1997).
3
Lo stato di separazione legale, «pur dispensando i coniugi dagli obblighi di convivenza e di fedeltà, lascia tuttavia
integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione» (Cass. del
22/11/1996).
deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la
reclusione da tre mesi a tre anni”.
È importante sottolineare che il reato è perseguibile d’ufficio
solo se: la malattia ha una durata superiore ai venti giorni
concorre alcuna delle circostanze aggravanti4
Sempre in ambito penale nel 1996 è stata approvata la Legge 66
“Norme contro la Violenza Sessuale”, secondo cui la violenza
sessuale è reato contro la persona punibile con la reclusione da
cinque a dieci anni.
Tranne in casi particolari (1. la vittima sia minore di 14 anni;
2. il violentatore sia una delle figure di riferimento per la cura
e l’educazione; 3. la violenza sia opera gruppo), il reato è
perseguibile solo a seguito di querela della vittima che ha 6 mesi
di tempo per presentarla. La querela è irrevocabile.
È importante recarsi il prima possibile al Pronto Soccorso per
certificare
la
violenza
e
raccogliere
le
prove
contro
l’aggressore.
Il 22 aprile il Senato ha approvato in via definitiva la
conversione del decreto-legge del 23 febbraio 2009, n.11, recante
“misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto
alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”.
Il reato è configurato nei suoi elementi costitutivi come:
“minacce reiterate o molestie con atti tali da creare nella
vittima un perdurante stato di ansia o paura, o un fondato timore
per l’incolumità propria o di persona a lei cara”.
La legge è stata presentata come risposta efficace per contrastare
le violenze sessuali, ma, in realtà dagli studi e dalle ricerche
in materia, lo stalking si presenta come fatto peculiare, non
sempre con le caratteristiche proprie della violenza sessuale o
domestica, di cui non si tiene conto, soprattutto in relazione ad
eventuali aspetti di prevenzione e non solo di repressione del
fenomeno.
Nelle riforme viste, muta la prospettiva che aveva guidato la
redazione del disegno di legge Pollastrini. Le misure cd.
culturali di sensibilizzazione, educazione, specializzazione degli
operatori
vengono
meno
e
si
adotta
un
punto
di
vista
essenzialmente
repressivo,
in
netta
controtendenza
con
le
4
previste dagli articoli 583 e 585 c.p.
Lesioni personali gravi: pericolo per la vita; malattia o incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un
tempo superiore ai quaranta giorni; indebolimento permanente di un senso o di un organo.
Lesioni gravissime: malattia certamente o probabilmente insanabile; perdita di un senso; perdita di un arto o una
mutilazione che renda l’arto inservibile; perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare; permanente e
grave difficoltà della favella; deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso.
Circostanze aggravanti: utilizzo di armi o sostanze corrosive.
direttive di cui alla risoluzione del Consiglio dei Ministri del
Consiglio d’Europa e soprattutto con gli studi e le analisi di
settore sino ad oggi effettuati.
TUTELA LEGALE DELLA DONNA
Qualora la donna venga a trovarsi in una delle situazioni sopra
esaminate può tutelarsi rivolgendosi all’Autorità Giudiziaria,
mediante il deposito di una denuncia-querela o di un esposto. In
particolare, si raccomanda alla donna nel caso in cui abbia
riportato delle lesioni di rivolgersi immediatamente a un Pronto
Soccorso, in modo da documentare quanto accaduto.
Denuncia-Querela
La querela rappresenta il mezzo con cui la persona offesa comunica
all’Autorità Giudiziaria l’avvenuto compimento di un fatto-reato.
Per i reati non perseguibili d’ufficio, la querela della persona
offesa costituisce una condizione senza la quale il processo non
può essere iniziato.
La querela deve essere presentata entro 3 mesi (6 mesi per
violenza sessuale) dal giorno in cui si è verificato il fattoreato oppure da quando si è avuta conoscenza di esso.
La querela, tranne quella per reati procedibili d’ufficio, può
essere ritirata, anche nel corso del processo, sempre che vi sia
l’accettazione dell’altra parte. In tal caso il reato si estingue
e la querela non può più essere ripresentata per i medesimi fatti.
Perché la querela sia valida, è necessario che sia manifesta la
volontà di punire il colpevole.
Esposto
L’esposto è l’atto con cui si portano a conoscenza dell’Autorità
Giudiziaria determinati fatti o ragioni; a differenza della
querela, nell’esposto ci si limita a descrivere i fatti, senza,
però, manifestare la volontà di punire il colpevole.
IL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO
È bene ricordare che lo Stato prevede il diritto per ogni
cittadino non abbiente (italiano, straniero o apolide con
residenza in Italia) ad avere l’assistenza legale gratuita.
Per poter ottenere l’assistenza legale gratuita, il reddito
imponibile nell’ultima dichiarazione fiscale non deve superare
9.723,84 euro. Il reddito complessivo è costituito dalla somma dei
redditi di ogni componente il nucleo famigliare, escluso quello
della persona cui si intenta causa.
I procedimenti con il patrocinio a carico dello Stato, siano essi
civili o penali, sono esenti da marche, tassazioni e contributi e
possono prevedere anche la nomina di consulenti tecnici, medici,
notai e pubblici ufficiali.
L’avvocato nominato dal beneficiario verrà scelto tra quelli di un
elenco predisposto dal Consiglio dell’ordine degli avvocati e non
potrà accettare alcun tipo di compenso o somma di pagamento dal
beneficiario difeso, salvo commettere illecito professionale.
Verrà, alla fine della sua attività difensiva, pagato dallo Stato.
La procedura per la richiesta del beneficio è molto semplice: la
richiesta deve essere presentata in carta libera personalmente, o
a mezzo raccomandata a.r., al Consiglio dell’ordine degli avvocati
presso il giudice competente. L’istanza dovrà contenere esplicita
richiesta di ammissione al patrocinio dello Stato, indicare il
processo a cui si riferisce, enunciare brevemente i fatti,
dichiarare le generalità dell’interessato e del nucleo famigliare.
Alla richiesta si dovrà poi allegare una autocertificazione
attestante la sussistenza delle condizioni del reddito previsto
per l’ammissione, con la specificazione di ciascun reddito dei
conviventi, e l’impegno a comunicare ogni anno, per tutta la
durata del procedimento, il reddito per l’anno precedente.
Poiché si tratta di un’autocertificazione, la cittadina straniera
dovrà far vidimare l’istanza dal proprio consolato.
Entro 10 giorni dal ricevimento dell’istanza, il Consiglio
dell’ordine
degli
avvocati
competente
dovrebbe,
verificata
l’ammissibilità, ammetterla in via anticipata e provvisoria. Se il
Consiglio dell’ordine degli avvocati respingesse l’istanza o la
dichiarasse
inammissibile,
il
richiedente
potrà
nuovamente
avanzarla davanti al giudice competente che deciderà direttamente
unitamente alla decisione finale.
In molti Tribunali è stato attivato uno sportello a cui rivolgersi
per chiedere informazioni, ritirare i moduli e presentare la
domanda.
PARI OPPORTUNITÀ
Nel 1997 con la direttiva Prodi-Finocchiaro (D.P.C.M. del 27 marzo
1997), “Azioni volte a promuovere l’attribuzione di poteri e
responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di
scelta e qualità sociale a donne e uomini”, si prende atto dei
risultati e delle acquisizioni metodologiche registrate nella cd.
Piattaforma di Pechino approvata dalla IV Conferenza mondiale
sulle donne del 1995, e vengono indicati percorsi per contrastare
le forme di violenza fisica, sessuale e psicologica. Nella
Direttiva si prende atto dell’importanza della metodologia di
indagine sui fenomeni per la rilevazione e la formazione di
statistiche per far emergere la questione.
Alla direttiva però non hanno fatto seguito gli interventi
normativi previsti, anche se viene acquisita sul tema della
violenza di genere la necessità di programmare, estendere ed
implementare gli interventi politici a livello locale e nazionale.
Nel frattempo, grazie al movimento delle donne, incominciano a
sorgere in diverse aree del paese centri antiviolenza che, negli
anni successivi, potranno diventare il polo di aggregazione di
iniziative in rete fra associazioni e istituzioni territoriali,
attività spesso definita dalla firma di Protocolli operativi che
coinvolgono istituzioni e società civile a livello locale.
3.5 Uruguay
I progressi più significativi riguardanti la violenza contro le
donne sono stati realizzati come conseguenza degli impegni
internazionali presi dallo Stato. Nel 1995, la legge 16.707 “Legge
di
Sicurezza
Cittadina”,
ha
modificato
il
codice
penale
riconoscendo il crimine di violenza domestica. Benchè tale legge
sia stata molto poco utilizzata dai giudici, a causa della
difficoltà di condanna in quest’area, dovuta alla mancanza di
prove trattandosi di crimini “dietro le porte”, le si riconosce
una grande importanza poiché include tale problematica all’interno
dell’ambito della sicurezza pubblica.
Nel luglio del 2002, è stata promulgata la Legge 17.514, per la
prevenzione, detenzione preventiva, attenzione e sradicamento
della
violenza
domestica.
Basata
fondamentalmente
sulla
Convenzione di Belém del Pará, tale normativa coinvolge tutti i
settori dello Stato che hanno in qualche modo a che vedere con la
questione: le forze dell’ordine, la giustizia, la sanità,
l’educazione, l’Istituto dell’Infanzia e Adolescenza e la società
civile rappresentata dalla “Rete Uruguaiane di lotta contro la
violenza domestica e sessuale“ e prevede l’approccio giudiziario
per le questioni penali e della famiglia e permette l’adozione di
misure cautelari quali la protezione dei diritti delle vittime, il
loro trattamento e la riabilitazione degli aggressori.
Questa legge ha avuto varie difficoltà di implementazione, dovute
a: mancanza di giudici, di pubblici ministeri ed avvocati di
difesa specializzati, mancanza di coordinamento tra i Tribunali
Criminali, applicazione meccanica delle misure cautelari, numero
esorbitante di processi e scarsità di tempo, strumentazione
tecnica con insufficenza di risorse umane e materiali, mancanza di
tribunali specializzati in tutti i dipartimenti, mancanza di
garanzie sul compimento delle misure cautelari, non compimento dei
termini stabiliti dalla legge.
Nel 2009, dopo vari anni di dibattito sociale, si è ottenuta
l’approvazione parlamentare della legge in difesa del diritto alla
salute sessuale e riproduttiva attraverso la depenalizzazione
dell’aborto fino alla 12 settimana di gestazione, per volontà
della donna. Tale legge ha però subito il veto presidenziale ed è
stata promulgata senza gli articoli riferenti l’aborto, mettendo
seriamente in questione la laicità dello Stato, tenendo conto del
fatto che tale progetto godeva dell’approvazione del 63% della
cittadinanza.
Sempre nel 2009, è stata approvata la legge 18.561, contro le
molestie sessuali sul luogo di lavoro (che possono essere estese
anche all’ambito scolastico), definite come “una grave forma di
discriminazione e negazione del rispetto per la dignità umana”.
Tale legge permette di denunciare, predisponendo sanzioni per i
datori di lavoro, gli impiegati ed i superiori, così come per gli
insegnanti. Fornisce garanzie ai denuncianti e ai testimoni e
regola sia il settore pubblico che quello privato.
3.6 Analisi SWOT della legislazione nei quattro paesi partners
L'Analisi SWOT è uno strumento di analisi riguardante l'ambiente
interno (forza e debolezza) ed esterno (opportunità e minacce) di
un dato oggetto d’analisi. In questo caso si è tentato di
analizzare la legislazione inerente la violenza di genere, nei
quattro paesi partners.
Si è tentato di analizzare il sistema legislativo secondo i
seguenti punti:
• forza: le caratteristiche interne dell’oggetto analizzato che
rappresentano dei punti di forza.
• debolezza: le caratteristiche interne dell’oggetto analizzato
che rappresentano dei punti di debolezza, ovvero che sono
dannose
perché
ostacolano
l’oggeto
nel
raggiungimento
dell'obiettivo (in questo caso l’obiettivo sarebbe rappresentato
dal fatto di avere una legislazione contro la violenza di genere
efficace).
• opportunità: condizioni esterne che sono utili a raggiungere
l'obiettivo
• minacce condizioni esterne che potrebbero recare danni alla
performance
Analisi dei punti di forza e di debolezza
In generale si può premettere che il riferimento al sistema
legislativo è richiamato spesso anche nell’analisi dei temi che
illustreremo successivamente (servizi per donne in situazione di
violenza, rete dei servizi e formazione degli operatori), segno
dell’impatto rilevante che la presenza di una legislazione
adeguata ha sull’efficacia di tutte le azioni volte a combattere
la violenza di genere.
Dalla
comparazione
della
legislazione
presente
nei
4
paesi
emergono sfumature legislative diverse, che vanno dalla legge
specifica sulla violenza di genere (Brasile), alla legge sulle
molestie sessuali, passando al piano di protezione della donna o
all’uguaglianza uomo e donna.
Per quanto riguarda le debolezze interne, l’elemento più evidente
è la mancanza di una specifica legge contro la violenza sulle
donne in Italia.
La mancanza di fondi e finanziamenti per realizzare quelle
indicazione legislative importanti è condiviso da Argentina e
Uruguay.
Una pratica della legge parziale (mancanza di regole, tempi
imprecisi, informazione incompleta) compromette la legge stessa.
Infine emerge l’atteggiamento conservatore (rappresentanza delle
donne in politica, giurisprudenza lenta e scarsa) e la mancanza di
sanzioni a quegli enti che non danno seguito ai provvedimenti
legislativi previsti.
ITALIA
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
Esistenza di un
ampio quadro
normativo:
legislazione che
amplia il
concetto di
violenza di
genere
Esistenza di una
Legge specifica
sulla violenza
di genere (Lei
Maria Da Penha)
Legge approvata
di recente in
caso di violenza
contro donne con
deficit mentale
Norma
legislativa
derivante
dalla
Costituzione
Creazione del
consiglio
nazionale dei
diritti delle
donne
Esistenza di un
Piano Nazionale
di
implementazione
delle politiche
(statale,
nazionale,
municipale)
Primo caso di
punizione per
sfruttamento
sessuale con 10
anni di prigione
Esistenza di
una Legge
specifica e
esistenza
del Piano
per la
protezione
delle donne
Legge di
uguaglianza
di uomini e
donne
Forze Interne
Legislazione
di genere
dell'unione
europea
Prevista
dalla
Costituzione
l’uguaglianza
tra uomo e
donna (art.3,
29, 37, 51)
Leggi e
provvedimenti
locali
(Regione)
Creazione di
strutture
giuridiche
specializzate
sulla violenza
domestica e
famigliare
Esiste un ampio
quadro
legislativo
Legge sulle
molestie
sessuali sul
luogo di
lavoro
Forte
articolazion
e tra stato
e societa’
civile
organizzata
ITALIA
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
Debolezze
Interne
Assenza della
legislazione
elettorale e
scarsa
rappresentanz
a delle donne
in politica
Visione limitata
e conservatrice
del sistema
giudiziario che
limita
l’implementazion
e della legge
Non c’è un
registro
nazionale dei
casi di
violenza,
nonostante la
legge lo preveda
Mancanza di
fondi per
portare a
termine gli
interventi
previsti
dalla
normativa
Mancanza di
diffusione
dell’informazion
e alla
popolazione
Mancanza di
sanzioni per gli
enti (serv.
sanitario, etc)
che rilevano la
violenza, ma pur
avendo l'obbligo
di denuncia, non
lo fanno
Manca
regolamenteazion
e della legge
Manca una
legge
nazionale
contro la
violenza
sulle donne
La legge non
prevede un
termine
temporale per
l’istituzione
del “juizado”
Mancanza di
finanziamento
della Legge
Analisi delle opportunità e delle minacce
Un buon apparato legislativo generale (lavoro, famiglia,..) e lo
stato di diritto risulta l’opportunità che fa da sfondo.
Il recente Governo (Uruguay) e l’attivazione dell’apparato
legislativo, anche sostenuto dai media e dalla società civile
(Brasile e Argentina).
Il confronto con altri paesi in Europa (Italia) risulta uno
stimolo importante.
Per quanto riguarda le minacce si notano: la non attuazione
normativa in modo capillare (in tutti i municipi), ed il fatto che
combattere la violenza contro le donne pare un tema in secondo
piano nelle agende politiche, cosa che avvalla una parità formale,
ma poco sostenuta dal bilancio pubblico.
Infine, Brasile, Uruguay e Argentina confermano la mancanza di una
legge che permetta l’aborto su richiesta della donna.
ITALIA
Opportunità esterne
Utilizzo
dell'esperienza
degli altri
paesi dell'UE
Road Map 200610
Buon apparato
legislativo
stato di
diritto
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
Forte presenza
della
problematica
nell’agenda
politica
L'apparato
legislativo si
è attivato solo
recentemente in
ambito di
violenza di
genere, ma
l'attenzione
sociale e dei
media relativa
al problematica
della violenza
è crescente
Cambio di
Governo
ITALIA
Minacce esterne
Scarso
interesse
governativo
alle politiche
di genere
Politiche
fragili
la normativa
prevede
un'uguaglianza
formale e non
sostanziale e
carenza di
risorse
economiche
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
Mancanza di
strutture di
sicurezza
(centri di
polizia) per la
donna in tutti
i municipi,
resistenza alla
denuncia
Manca una legge
che permetta
l’aborto su
richiesta delle
donne
Manca una legge
che permetta
l’aborto su
richiesta delle
donne
Manca una
legge che
permetta
l’aborto su
richiesta
delle donne
Conservatori
smo del
potere
giuridico
decentrato e
della
polizia
Cambio di
Governo
4. Istituzioni di genere e politiche pubbliche
4.1 Argentina
In Argentina, la prevenzione ed i servizi di attenzione alla
violenza contro le donne sono frammentati e disarticolati, sia per
quanto riguarda gli organi specifici che si occupano di tale
problematica, sia all’interno dei servizi di salute pubblica.
Non esiste un piano nazionale di azione per prevenire, punire e
combattere la violenza contro le donne.
Il Consiglio Nazionale della Donna è l’organo responsabile di
fornire gli strumenti per implementare le politiche di genere e
per realizzare l’accompagnamento dell’attuazione, in Argentina,
della Convenzione di Belém del Pará, della Convenzione contro
tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna e della
Piattaforma di Pechino ma, come detto, non è ancora riuscita a
mettere in pratica tale coordinamento.
Si rende tuttavia necessario precisare che il Consiglio Nazionale
della Donna ha subito una riduzione dell’80,3% del proprio budget
tra il 2005 ed il 2007, oltre ad essere stato oggetto di un
processo di indebolimento istituzionale. Infatti, possiede una
struttura tecnica fragile e per realizzare concretamente politiche
ed attività di leadership su questa tematica, dovrebbe rafforzarsi
politicamente, rafforzare le proprie strutture ed aumentare il
proprio budget specifico per quest’attività.
Nel 2006 il Ministero della Giustizia, Sicurezza e Diritti Umani
della Nazione, ha creato il programma “Vittime contro le
Violenze”, che fornisce assistenza alle vittime di crimini
sessuali, violenza famigliare, abuso e sfruttamento sessuale
infantile. Pur trattandosi di un programma nazionale, la sua area
di applicazione si è limitata, fin dalla sua creazione, alla Città
di Buenos Aires.
Il Programma mette a disposizione delle Pattuglie Mobili di
Emergenza, integrate da psicologi/e e operatori/trici sociali, che
insieme alle forze dell’ordine entrano in azione immediatamente
dopo che la vittima ha sporto denuncia di aggressione. Le
Pattuglie hanno l’obiettivo di aiutare la donna in situazione di
violenza e sostenerla, evidenziando l’importanza di portare avanti
la propria denuncia.
Dal settembre 2008, grazie a questo Programma, lo studio della
violenza famigliare è stato incluso nel curriculum di formazione
degli ufficiali di polizia, ufficiali subalterni e cadetti della
Polizia Federale.
Nel settembre 2008 è stato inaugurato il “Laboratorio sulla
Violenza Domestica” creato dalla Corte Suprema di Giustizia della
Nazione, con l’obiettivo di fornire un servizio di attenzione
specializzato 24 ore su 24. Anche tale servizio, benchè abbia
competenza nazionale, funziona soltanto nella Città di Buenos
Aires, come progetto pilota. Tale programma fornisce assistenza
giuridica, medica, psicologica e sociale grazie a sette squadre
interdisciplinari.
Nella Città di Buenos Aires è presente una Direzione Generale di
Attenzione e Assistenza alle Vittime, che dipende dalla Direzione
Generale della Donna. I Centri Integrati della Donna offrono
orientamento e sostegno psicosociale, giuridico e assistenza
legale. Forniscono anche un Servizio Pubblico di Attenzione
Integrata alla Violenza Domestica e Sessuale e promuovono il
Programma “Fidanzamenti non Violenti”, che consta di una linea
telefonica gratuita e offre servizi per ragazze e ragazzi tra i 13
ed i 21 anni e per le loro famiglie.
Sempre nella Città di Buenos Aires esiste un Centro di
Orientamento della Vittima, creato nel 1991, che attualmente
dipende
dalla
Direzione
Generale
delle
Operazioni
della
Sovraintendenza di Sicurezza Metropolitana della Polizia Federale,
che offre assistenza, attenzione ed orientamento verso i servizi
competenti.
Nella Provincia di Buenos Aires sono stati inaugurati nel 1998
vari Centri di Assistenza alla Vittima (CAV), grazie alla riforma
del Codice di Processo Penale. Tali Centri sono dotati di equipes
multidisciplinari, formate da avvocati/esse, assistenti sociali e
psicologi/e.
La Provincia di Buenos Aires consta di 25 Commissariati della
Donna, che dipendono dalla Direzione Generale di Coordinamento
delle Politiche di Genere del Ministero di Sicurezza Provinciale.
Questi Commissariati offrono assistenza integrata alle donne in
situazione di violenza, attraverso equipes multidisciplinari.
La Provincia di Cordoba gestisce un Programma di Violenza
Famigliare, che dipende dalla Direzione di Assistenza alle Vittime
di Crimini e Violenza Famigliare e dalla Segreteria di Giustizia.
Si tratta di 12 Commissariati della Donna che dispongono di
equipes multidisciplinari formate da avvocati/esse, psicologi/e ed
assistenti sociali in grado di offrire assistenza diretta alle
persone in situazione di violenza.
In seguito alla Legge 11.202 è stato creato nella Provincia di
Santa Fé, il Centro di Assistenza alla Vittima e al Testimone, che
ha alcune sedi nelle città di Santa Fé e Rosario. La Provincia di
Santa Fé possiede anche alcuni Centri di Orientamento alle Vittime
di Violenza Sessuale e Famigliare. Nel 2008 è stato creato, nella
stessa provincia, la Direzione Provinciale delle Donne, con sedi
nelle città di Santa Fé e Rosario, quest’organo porta avanti
progetti di prevenzione e articolazione con vari servizi presenti
nei municipi, progetti che costituiscono una risorsa strategica di
assistenza.
Nella Città di Mendoza, nella Provincia che porta lo stesso nome,
esiste il Dipartimento di Prevenzione e Assistenza alla Violenza
Famigliare, che dipende dalla Direzione di Assistenza Sociale,
Segreteria di Governo. La Città di Rosario (Provincia di Santa Fé)
gestisce il Programma di Prevenzione ed Attenzione alla Violenza
di Genere, che dipende dall’Area della Donna della Segreteria di
Promozione Sociale della Municipalità, che dal 2010 prende in
carico anche i casi di fidanzamento violenti. Tale Programma di
Attenzione, durante il 2009, ha rilevato i seguenti dati:
telefonate al numero gratuito (Telefono Verde), 2.314 totali,
delle quali in 2.048 casi la vittima è una donna, 146 telefonate
sono causate da conflitti familiari e 353 sono telefonate per
denunciare violenza contro minori ed adolescenti. In relazione al
grado di parentela con l’aggressore, nell’80,5% dei casi si tratta
del compagno o ex-partner. È necessario sottolineare che su 290
casi ricevuti nei distretti municipali, il 98% delle volte
l’aggressore è il compagno o ex-partner. Tale differenza è dovuta
al fatto che il Telefono Verde si occupa di un ampia tipologia di
problemi, mentre le richieste che arrivano alle linee dei
distretti già corrispondono ad un intervento specifico di secondo
grado. Inoltre, attraverso il Programma Fidanzamenti non Violenti,
che ha iniziato la propria attività quest’anno, si è risposto a 38
casi di donne adolescenti che vivono relazioni violente, alcune
delle quali molto gravi.
Nella città di Bahía Blanca (Provincia di Buenos Aires) è attivo
il Servizio di Assistenza e Prevenzione alla Violenza Famigliare e
ai
Maltrattamenti
Infantili,
che
dipende
dal
Dipartimento
dell’Infanzia della Segreteria di Promozione Sociale della
Municipalità.
Si può quindi notare come, nei differenti livelli statali, ci sia
una diversità di programmi e servizi di attenzione alle donne in
situazione di violenza. Bisogna inoltre tenere presente che
esistono numerose Ong che forniscono servizi di sostegno e
consulenza. Tale gamma di istituzioni lavorano senza un’adeguata
articolazione territoriale e con modalità di approccio alle
problematiche spesso non omogenee o addirittura in conflitto.
4.2 Brasile
In Brasile, le politiche pubbliche di lotta alla violenza contro
le donne hanno acquisito vigore a partire dal governo Lula, nel
2003, grazie alla creazione della Segreteria Speciale delle
Politiche per le Donne (SPM). Nel 2004 è stato lanciato il Piano
Nazionale di Politiche per le Donne (PNPM), incentrato sulla
creazione
di
politiche
pubbliche
volte
al
rafforzamento
dell’autonomia e della cittadinanza delle donne. Grazie al
potenziamento dei servizi di presa in carico e supporto delle
donne in situazione di violenza, alla formazione e qualificazione
professionale finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro, al
miglioramento
dell’accompagnamento
da
parte
della
pubblica
giustizia, attraverso la creazione ed il rafforzamento dei servizi
(ad esempio: il Nucleo di Presa in carico delle Donne, la
“Difensoria5” Pubblica, le “Promotorie6” della Donna, dipendenti
dal Ministero Pubblico, i Tribunali Specializzati sulla Violenza
Contro le Donne). Nel 2008 è stato lanciato il II PNPM che funge
da referenza per l’implementazione delle politiche.
Le Iitituzioni coinvolte nelle politiche pubbliche per le donne
sono:
• “Coordenadoria” Speciale di Politiche per le Donne (CEPOM):
organo gestore di politiche per le donne vincolato ad una
Segreteria Municipale.
•
5
6
“Delegacia” delle Donne: é un’unità di polizia stabile per
l’attenzione al pubblico, coordina alcune operazioni di
polizia, investigazioni criminali e detenzione temporanea dei
sospetti e dei soggetti presi in flagranza di reato.
Ruolo della Polizia. La legge Maria da Penha prevede un
capitolo specifico per l’attenzione da parte delle autorità
di polizia per i casi di violenza domestica contro la donna:
- Permette alle forze dell’ordine di arrestare l’aggressore
in flagrante, in qualsiasi caso di violenza domestica contro
la donna.
- Registra la notifica alla polizia (B.O. boletim de
ocorrência)
e
apre
l’indagine
di
polizia
(inquérito
policial),
formata
dalle
deposizioni
della
vittima,
dell’aggressore, dei testimoni e delle prove consistenti in
documenti e perizie.
- Manda l’indagine di polizia al Ministero Pubblico.
Ufficio di assistenza giuridica che mette a disposizione pubblici avvocati di difesa (vedi oltre)
Organo di difesa giuridica (idem)
- Può richiedere al giudice, entro le 48h, che siano concesse
diverse misure protettive d’urgenza per proteggere la donna a
rischio di un’ulteriore violenza.
- Sollecita al giudice il mandato di arresto preventivo in
base alla nuova legge che modifica il codice di processo
penale.
•
“Promotoria” della Giustizia: la promotoria è l’organo di
accusa in un processo penale, responsabile per legge di
presentare una causa contro i soggetti sospettati di reato. I
promotori
sono
componenti
del
Pubblico
Ministero,
responsabili di difendere l’ordinamento giuridico, dispongono
della facoltà di poter dare inizio, privatamente, all’azione
penale pubblica (processi penali in cui il delitto è
considerado sufficientemente grave da richiedere una verifica
della
colpevolezza
indipendentemente
dalla
volontà
o
dall’iniziativa della parte offesa).
•
“Defensoria” della Donna: la “Defensoria” Pubblica ha la
responsabilità di fornire assistenza legale a coloro che non
possono pagare i servizi di un avvocato, inoltre fornisce
consulenza legale, ovvero informazioni riguardanti i diritti
ed i doveri di coloro che ricevono assistenza.
Cambiamenti avvenuti nel processo penale dovuti alla Legge
Maria da Penha:
- il giudice potrà concedere, nell’arco di 48h, misure
protettive
d’urgenza
(sospensione
del
porto
d’armi
dell’aggressore,
allontanamento
dell’aggressore
dal
domicilio, allontanamento della vittima, etc.), a seconda
della gravità di rischio che la vittima corre.
- il giudice del tribunale di Violenza Domestica e Famigliare
Contro la Donna avrà la facoltà di giudicare il reato ed i
casi relativi a problemi familiari (pensione, separazione,
affidamento dei figli etc.).
- il Ministero Pubblico presenterà denuncia al giudice e
potrà proporre sanzioni, quali la detenzione da un minimo di
3 mesi ad un massimo di 3 anni, mentre la decisione e
sentenza finale sarà facoltà del giudice.
Nell’agosto del 2007, il Presidente della Repubblica Lula Ignacio
da Silva, ha promulgato il Patto Nazionale di Lotta alla Violenza
Contro la Donna, un programma che riflette un buon lavoro di
articolazione federale scaturito da una politica coordinata tra i
vari ministeri e che ha reso possibile il sostegno, da parte del
governo federale, del finanziamento di progetti rivolti alla lotta
contro la violenza di genere in tutto il paese. I 27 stati della
federazione, siglando tale documento, si sono assunti l’impegno di
attuare gli obiettivi previsti dal programma. Uno dei primi stati
firmatari è stato il Minas Gerais nel novembre del 2008,
facilitato dall’esistenza a livello statale di una rete molto
ampia di istituzioni e servizi rivolti alle donne in situazione di
violenza, attiva fin dal giugno 2006. Tale rete comprende il
Ministero Pubblico, la “Defensoria” Pubblica, la “Promotoria”
della Donna, la “Delegacia” di Protezione della Donna, la Polizia
Militare, il Consglio Statale della Donna, le “Coordenadorie” di
Politiche per le Donne Statali e Municipali, i Centri di
Riferimento ed Attenzione alle Donne.
In molti municipi brasiliani, dove non è presente una Segreteria
di Politiche per le Donne, sono state create delle “Coordenadorie”
Municipali di Politiche per le Donne, organismi sostitutivi
responsabili di coordinare i Centri di Riferimento e Attenzione
alle Donne in Situazione di Violenza e di far rete con i vari
servizi presenti sul territorio e con i Consorzi Regionali delle
Donne. Tali istituzioni forniscono informazioni sulle differenti
forme di violenza, sostegno e consulenza legale, sociale e
psicologica, ed indirizzano le donne utenti verso gli altri
servizi presenti sul territorio. La finalità di questi servizi è
quindi quella di sostenere le donne violentate nei propri diritti,
contribuendo al rafforzamento dell’autonomia e al riscatto della
cittadinanza femminile, grazie al coinvolgimento di tutta la rete
di servizi disponibili. Tali istituzioni rappresentano una risorsa
fondamentale affinchè gli interventi degli enti locali non si
riducano ad essere azioni isolate.
I Consorzi Regionali di Promozione della Cittadinanza sono altri
enti pubblici la cui funzione è quella di articolare in rete le
azioni di lotta alla violenza contro le donne, svolgendo un ruolo
importante
nella
pianificazione,
nella
creazione
e
nell’implementazione di azioni e programmi condivisi da varie
città, appartenenti alla stessa area metropolitana o regione, e
finalizzati a favorire l’emancipazione femminile e l’inserimento
delle donne nel tessuto comunitario. La metodologia operativa
utilizzata dai Consorzi cerca di essere caratterizzata dalla
partecipazione e dalla sostenibilità, al fine di prevenire ed
affrontare in modo più efficace tutte le forme di violenza contro
le donne, realizzando anche iniziative di prevenzione, educazione,
formazione e formazione professionale volte ad incrementare
l’autonomia e l’integrazione delle utenti.
I Consorzi devono essere ben articolati affinchè gli interessi
politici e di partito non ostacolino l’attuazione; l’affinità di
concezione politica, tra gli enti locali che compongono il
Consorzio, è infatti fondamentale per un’attuazione funzionale
delle azioni, in caso contrario, può essere sufficiente un
fraintendimento tra gli enti consorziati per provocare l’abbandono
da parte di uno di questi, minando conseguentemente la forza e la
capillarità delle azioni del Consorzio.
4.3 Italia
In un contesto nazionale certamente problematico si è andata
delineando la necessità, da parte delle Regioni, di legiferare sul
tema
della
violenza
contro
le
donne.
La
legislazione
sostanzialmente si orienta in due direzioni, la prima consiste
nell’emanazione di un atto specifico relativo
alla costituzione
dei Centri e alla violenza di genere, mettendo il “fuoco” delle
finalità a volte sul sostegno ai Centri, altre sul contrasto alla
violenza. Il secondo orientamento consiste in un atto legislativo
“trasversale” fra settori, all’interno dei quali la presenza dei
Centri e delle loro azioni, viene riconosciuta come una delle
articolazioni di un sistema integrato di interventi e servizi,
sociali e di base, coordinati tra loro.
La violenza contro le donne rappresentava fino a pochi anni fa
ancora per le istituzioni nazionali e locali un tema marginale
d’intervento, e non assumeva ancora nelle politiche di governo e
sviluppo del territorio una dimensione prioritaria e strategica,
per cui le misure adottate erano e sono in parte tuttora
occasionali e frammentarie. A partire dal 2000, in Italia molti
enti locali (regioni, province e comuni) ed istituzioni sanitarie
hanno inserito nella loro programmazione azioni specifiche contro
la violenza verso le donne ed i minori. La programmazione
territoriale aveva evidenziato la mancanza di un quadro nazionale
d’intervento, ovviandovi con la promozione di piani specifici di
intervento,
leggi
ad
hoc,
introduzione
di
misure
nella
programmazione regionale e nei piani sanitari.
Ogni ente si è mosso in base alla propria sensibilità e
disponibilità, senza linee guida comuni o orientamenti complessivi
volti a far sì che si costruisse un quadro armonico di azioni,
prevedendo la necessaria concertazione con chi lavorava sul
terreno e conosceva sia il fenomeno che i bisogni. La legge n.
328/2000, che prevede il riordino dei servizi socio-sanitari, non
ha introdotto il tema tra quelli da prevedere nella programmazione
dei Piani di Zona con i necessari livelli di interazione del
sistema socio sanitario, lasciando alle regioni o ai distretti
socio sanitari la scelta di inserire tra le priorità di intervento
anche la violenza di genere, il che ha determinato, nei fatti, la
quasi totale esclusione da questo livello di programmazione delle
azioni volte alla prevenzione ed al contrasto della violenza verso
le donne. Va comunque sottolineato che alcune regioni si sono
dotate di misure di intervento specifico, o nei Piani Operativi
(ad es. Sicilia e Puglia sul maltrattamento e la violenza,
Piemonte sul traffiking), o nei Piani di attuazione della legge n.
328/2000 (Toscana, Emilia Romagna, Sicilia, Campania, e molte
altre), con però un’accentuazione specifica sulla violenza verso i
minori, così come previsto per l’integrazione normativa con la
legge n.285, o tra gli Accordi di Programma Quadro (anche se è
solo la Sicilia a prevedere uno specifico Accordo che rispetto al
tema Pari Opportunità ha inserito la violenza verso le donne coma
area di azione per l’avvio di servizi di genere specializzati).
Altre regioni hanno messo a punto leggi specifiche sul problema
della violenza e dei servizi necessari per contrastarla (Friuli,
Puglia, Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano) o sono in
procinto di vararle.
La legge finanziaria 2007, però, ha previsto la formulazione di un
Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking,
finanziato dalla legge finanziaria 2008 attraverso l'istituzione
di uno specifico Fondo; Il Piano è stato varato, ma non ancora
entrato in vigore, in attesa di registrazione da parte della Corte
dei conti. Il piano è volto al contrasto della violenza contro le
donne, a individuare risorse economiche adeguate per la copertura
del piano e per la rete dei centri antiviolenza e delle case
rifugio, a definire una politica di prevenzione, formazione ed
informazione e a porre in essere misure di tutela delle vittime
della violenza.
4.3.1 Piano della Regione Piemonte
La Regione Piemonte ha avviato una strutturata e capillare azione
di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza di genere
con l’approvazione di un Piano Regionale contro la Violenza sulle
Donne, frutto del lavoro congiunto di otto Assessorati, alle Pari
Opportunità, Lavoro e Welfare, Salute, Istruzione e Formazione,
Casa, Sicurezza, Enti Locali e Politiche Giovanili, e della
concertazione con il territorio.
Tale piano regionale, approvato dalla Giunta nel 2008, ha
raggiunto tutti gli obiettivi prefissati per l’anno 2009, con un
investimento totale di oltre 8 milioni di euro, di cui 3 stanziati
dall’Assessorato alle Pari Opportunità:
• L’attivazione del Centro di Coordinamento Regionale.
• Lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per la creazione ed il
sostegno agli sportelli di ascolto e sostegno alle vittime,
ripartiti tra le province piemontesi. Ad Alessandria e a
Biella, dove non esistevano servizi dedicati, apertura di un
centro anti-violenza ex-novo; specializzazione di sportelli
precedentemente generici (cioè non specificamente rivolti alle
vittime di violenza) ad Asti dove sono presenti 4 servizi e a
Vercelli dov’è attivo un servizio; potenziamento dei servizi
già esistenti, 5 a Cuneo, 12 a Torino, 5 a Novara e 2 nel VCO.
• La creazione della Rete Sanitaria: 300mila euro per la
formazione di 950 operatori sanitari e socio-sanitari. Ogni
prontosoccorso regionale ha oggi un referente specializzato
nei casi di violenza sulle donne e, a Torino, l’ospedale
Sant’Anna
ha
potenziato
il
“Centro
Soccorso
Violenza
Sessuale”, mirato all’accoglienza in emergenza delle vittime,
24 ore su 24, per 365 giorni all’anno e dotato, anche, di un
ambulatorio pediatrico specialistico per visite sui minori in
caso di sospetto abuso e maltrattamento. È stato realizzato,
anche, uno specifico approfondimento per medici di base ed è
stato prodotto materiale informativo in diverse lingue da
diffondere negli ambulatori dei medici, nelle farmacie,
all’interno dei servizi sociali. È stato previsto anche
materiale informativo e un corso di formazione sulle
mutilazioni genitali femminili.
• Lo stanziamento di 1 milione di euro per il patrocinio legale
gratuito alle vittime (L.R.11/08). Più di 160 gli avvocati
iscritti all’elenco e ai quali è possibile rivolgersi.
• Lo stanziamento di 1 milione di euro, per il biennio 2009-2010
per il sostegno alle “case rifugio” previste dalla Legge
Regionale 16/09, di cui è stato approvato il regolamento
attuativo il 16 novembre 2009.
• Lo
stanziamento
di
732mila
euro
ai
Consorzi
socioassistenziali per 35 progetti di pronto intervento a favore
delle donne, sole e con figli, vittime di violenza.
• Lo stanziamento di 3.600.000 euro per progetti innovativi di
riorganizzazione dei Consultori familiari, con particolare
attenzione alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della
violenza e del maltrattamento intra-famigliare ed extrafamigliare, ai danni delle donne e dei minori.
• Primo corso sperimentale, rivolto alle Forze dell’Ordine, sul
tema della violenza domestica e sessuale contro le donne.
• Inserimento delle donne vittime di violenza tra i destinatari
del primo bando sperimentale di “social housing”.
• Autorizzazione ai Comuni a destinare alloggi di Edilizia
Residenziale pubblica a comunità che accolgono donne vittime
di violenza e attenzione specifica al tema nei futuri
programmi del Piano Casa.
• Focus groups con insegnanti e genitori sulle pari opportunità
e sulla prevenzione della violenza sulle donne.
• Sottoscrizione di un protocollo d’intesa triennale, di
contrasto al fenomeno del bullismo, con l’Ufficio Scolastico
Regionale, le Questure dei capoluoghi di Provincia e il
Comando Carabinieri “Piemonte e Valle d’Aosta” per la
realizzazione di azioni di sensibilizzazione e di formazione
nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, oltre alla
realizzazione delle pubblicazioni “Bulli e bulle? No grazie!”,
rivolte ad alunni/e e ad insegnanti.
Molte azioni del Piano sono mirate al contrasto della violenza
domestica, si sta agendo, però, anche sul fronte della sicurezza
urbana, con la realizzazione del manuale “La Città Si*Cura”,
finalizzato ad indirizzare l’attività concreta di amministratori
locali e progettisti verso interventi urbani attenti alle
condizioni base della sicurezza per le fasce più deboli, come
donne, anziani e bambini.
I contenuti delle leggi regionali riguardano principalmente il
ruolo attivo della Regione nella promozione dell’istituzione e nel
funzionamento di Centri antiviolenza con Case segrete, in grado di
assicurare alle donne in difficoltà, oltre all’accoglienza,
percorsi di autonomia e di superamento del disagio.
A tal fine, la Regione eroga finanziamenti per la costituzione o
la gestione dei Centri. Questi Centri, offrono, attraverso
l’istituzione di luoghi riservati denominati “Case Segrete”,
accoglienza ed ospitalità temporanea a donne sole o con figli/e,
garantendo sostegno pratico e aiuto per problemi psicologici,
esistenziali, sanitari e assistenziali e implementando azioni per
il reinserimento sociale e lavorativo delle ospiti.
I
centri
esercitano
anche
azioni
di
sensibilizzazione
dell’opinione pubblica sulle violenze che le donne subiscono
all’interno della famiglia e della società; promuovono indagini
sulle caratteristiche della violenza contro le donne e le/i
minori, ricerche finalizzate all’individuazione di strategie di
prevenzione
dei
comportamenti
violenti,
raccolta
di
dati
statistici al fine di approfondire i contesti in cui la violenza è
esercitata e subita.
Vengono inoltre predisposti, in base alle modalità stabilite in
sede regionale, progetti di formazione permanente e organizzano
corsi per coloro che operano nelle strutture e per il personale
esterno che, per ragioni di lavoro, è a contatto con situazioni di
violenza.
La Regione Piemonte, inoltre:
• in collaborazione con le sedi universitarie regionali, cura,
nell’ambito della formazione permanente del personale, la
formazione professionale degli operatori socio-sanitari ai
fini di una corretta diagnosi precoce dei problemi psicofisici
derivanti dai maltrattamenti;
• istituisce, finanzia e sostiene, all’interno dei Pronto
Soccorso dei Presidi Ospedalieri, specifici Centri di Soccorso
per Violenza Sessuale;
• esercita il controllo di qualità dei Centri, aggiornandone gli
standard e i metodi di applicazione in collaborazione con il
personale operante nei centri e nei servizi esterni;
• definisce un Sistema Unico di Registrazione dei casi di
violenza;
• istituisce l’Osservatorio Regionale sulla Violenza contro le
Donne a supporto della programmazione delle politiche di
contrasto alla violenza e dell’adeguamento e implementazione
dei Centri e dei servizi che si occupano del problema;
• promuove, in collaborazione con le Amministrazioni provinciali
e comunali e con i Centri, campagne di sensibilizzazione e di
informazione sul problema della violenza contro le donne.
4.4 Uruguay
L’organo gestore delle politiche di genere, l’Istituto delle
Donne, ha elaborato il primo Piano Nazionale di Uguaglianza di
Opportunità e Diritti, da implementarsi nel periodo 2007-2011,
attraverso la promulgazione della legge 18.l04, il cui obiettivo è
“Costruire l’uguagluanza di opportunità e diritti e la non
discriminazione delle donne, attraverso uno strumento integrato ed
integrante che permetta l’articolazione delle istituzioni e delle
politiche pubbliche nella società uruguaiana”.
Il
piano
stabilisce
cinque
aree
di
intervento:
l’Uruguay
Democratico, l’Uruguay
Sociale, l’Uruguay Produttivo, l’Uruguay
Innovatore
e
l’Uruguay
Integrato,
in
modo
da
favorire
l’interrelazione
tra
le
politiche
pubbliche,
attraverso
l’articolazione dei vari enti responsabili.
Il capitolo sull’Uruguay Democratico prevede azioni finalizzate
allo sradicamento della violenza di genere:
• modifica della legislazione nazionale in conformità con la
legislazione internazionale in favore dell’uguaglianza delle
donne (Legge 1);
• sviluppo di strumenti per ottenere la piena partecipazione
delle donne (legge 2);
• sviluppo di strategie per ottenere l’uguaglianza e la non
discriminazione di tutti i/le dipendenti pubblici/che (legge
3);
• sviluppo di misure volte ad integrare trasversalmente la
tematica
di
genere
attraverso
l’aggiornamento
dell’amministrazione pubblica (legge 4);
• sviluppo
di
strumenti
istituzionali
volti
ad
ottenere
l’uguaglianza e la non discriminazione (legge 5);
• inserimento della tematica di genere nel bilancio nazionale
(legge 6);
• sviluppo di misure volte a promuovere la conoscenza e
l’esercizio dei diritti di cittadinanza delle donne e il loro
accesso alla giustizia (legge 7);
• sviluppo di strategie per la promozione di città sicure,
rafforzando gli sforzi di prevenzione e protezione (legge 8);
• implementazione effettiva del piano nazionale di lotta contro
la violenza domestica (legge 9).
Bisogna tener conto del fatto che l’Uruguay non sta cominciando da
zero, ma che vi erano già un corpo di conoscenze, azioni
intraprese e servizi forniti dalla società civile e da alcune
istituzioni statali, anteriori all’approvazione del Piano.
Il Comitato Dipartimentale di Lotta alla Violenza Domestica
funziona dal dicembre 2005, riunendosi mensilmente, è presieduto
dall’Area di Genere ed Uguaglianza, rappresenta il Sindaco, ma la
partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte
risulta scarsa. Partecipano attivamente il Ministero dell’Interno,
dell’Educazione,
della
Salute,
la
società
civile
e
le
rappresentanti di genere di INMUJERES (Istituto Nazionale delle
Donne).
Soltanto
sporadicamente
riescono
a
partecipare
i
rappresentanti del sistema giuridico, a causa dei frequenti
trasferimenti di incaricho.
Il principale obiettivo del Comitato Dipartimentale consiste nella
realizzazione del Piano Nazionale di Lotta contro la Violenza
Domestica.
Che prevede le seguenti azioni:
• Campagne di sensibilizzazione in tutte le regioni del
dipartimento.
• Formazione e sensibilizzazione della polizia di quartiere e
femminile.
• Formazione di professori/esse, alunne/i della scuola di
formazione per insegnanti.
• Campagne di divulgazione dei diritti attraverso vari strumenti
audiovisivi.
• Articolazione permanente con il Ministero dello Sviluppo
Sociale, la Direzione Dipartimentale di Salute Pubblica, le
autorità dell’istruzione primaria, secondaria, tecnica e
superiore.
4.4.1 Istituzioni di genere nel "Comune Canario" (Municipalità di Canelones).
Da qualche tempo i governi dipartimentali stanno compiendo
un’opera di ridefinizione delle proprie aree di intervento, come
risposta alle necessità di una cittadinanza che reclama azioni più
incisive nel proprio territorio. Tali azioni non riguardano
soltanto i servizi quali l’illuminazione, la pavimentazione o la
rete fognaria, la cittadinanza esige un intervento municipale sui
temi
concernenti
le
questioni
sociali,
come
la
salute,
l’educazione, la cultura, il miglioramento della qualità della
vita ed la piena fruibilità dei diritti umani.
A tal proposito, sono state le donne e, in particolare, le donne
organizzate, a pretendere l’adozione di misure volte a favorire
l’uguaglianza di genere all’interno del municipio.
L’intento è quello di creare, all’interno del governo cittadino,
uno spazio
in grado di rappresentare i diritti delle donne
costrette, fino ad allora, nel silenzio e nell’invisibilità. Uno
spazio capace di concretizzare le politiche pubbliche nazionali
adattandole alle realtà territoriali attraverso un dialogo
permanente con la società civile.
La creazione, per Decreto Governativo, dell’Area di Genere ed
Uguaglianza, è stata una delle conquiste più importanti ottenute
dalle donne canarie. Tale area, pur subordinata all’Assessorato
allo Sviluppo Sociale, e disponendo di un esiguo bilancio, è
riuscita a realizzare molti progetti a favore delle donne.
Proprio come l’Istituto Nazionale delle donne a livello statale,
grazie all’attiva partecipazione della società civile, l’Area di
Genere ha messo a punto un Piano Canario di Uguaglianza di
Opportunità e Diritti.
Sulla scia del Piano Nazionale, il Piano Canario tiene conto
dell’enorme diversità della popolazione, con tutte le sue
particolarità e soggettività, mettendo in luce come le donne
provenienti dalle differenti regioni apportino idee differenti e
necessità
similari,
realizzando
proposte
di
un’inestimabile
ricchezza.
In conseguenza della partecipazione agli incontri, le donne
iniziano a sentirsi ascoltate e comprese, rafforzate sia come
donne che come cittadine, generando aspettative che difficilmente
potranno essere realizzate durante un unico periodo di governo.
4.4.2 Piano Canario
E’ nell’ambito del Piano Canario, che si realizzano le differenti
azioni volte a
rendere la
prospettiva di
genere un’area
trasversale alle varie segreterie municipali:
• Creazione di una Commissione di Genere formata da tutte le
Segreterie.
• Elaborazione
di
un
programma
di
salute
sessuale
e
riproduttiva.
• Realizzazione di una campagna di divulgazione dei diritti.
• Realizzazione di una campagna per l’utilizzo di un linguaggio
includente, ovvero che tiene conto di entrabi i generi, e non
sessista.
• Realizzazione di una campagna di prevenzione della violenza di
genere.
La Commissione di Genere, si riunisce mensilmente, illustrando le
azioni realizzate, grazie alla trasversalità di genere, volte al
consolidamento dell’uguaglianza:
• Propone le/i candidate/i per gli incarichi ufficiali,
includendo le donne nelle professioni non tradizionali.
• Favorisce l’utilizzo di messaggi di sensibilizzazione
sulla violenza nelle entrate fiscali
• Favorisce l’utilizzo di un linguaggio non sessista dentro
e fuori del municipio.
• Propone la creazione di piazze e spazi verdi che tengano
conto delle necessità legate alle persone anziane, alle
differenze di genere e alle persone portatrici di
handicap.
• Realizza la campagna di informazione sui diritti sessuali
e riproduttivi, sull’HIV e le DSTs (malattie sessualmente
trasmissibili).
• Offre
garanzie
alle/ai
dipendenti
municipali
per
denunciare i casi di molestie sessuali sul luogo di
lavoro.
In particolare la Commissione di Genere ha sottolineato come sia
di fondamentale importanza contrastare l’utilizzo del linguaggio
sessista che sussiste in particolare nelle pubblicità cittadine.
Canelones, come altri municipi essenzialmente turistici, dovrebbe
adottare politiche che contemplino la prospettiva di genere anche
in questo importante ambito.
5. Articolazione con la società civile e creazione di reti
Tutti gli studi e le raccomandazioni internazionali in tema di
violenza nelle relazioni di intimità evidenziano come l’intervento
e gli sforzi per combattere la violenza non possono limitarsi alla
realizzazione di servizi di sostegno alle vittime (Centri
antiviolenza, Telefoni di aiuto, Case rifugio), ma debbano essere
estesi alla sensibilizzazione, alla formazione e messa in rete
degli enti/istituzioni/servizi operanti sul territorio e debbano
dirigersi anche agli uomini che commettono atti di violenza.
Soltanto uno sforzo complessivo e coordinato può prefigurare un
intervento effettivo, che offra alle vittime strumenti efficaci di
uscita dalla violenza, promuovendo al contempo, sul versante degli
aggressori, percorsi di responsabilizzazione per le violenze
esercitate.
5.1 America del Sud
La Rete di Mercocidades, creata nel 1999, è una rete formata da
più di 200 municipi appartenenti ad Argentina, Brasile, Bolivia,
Cile, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela, tutti membri del
Mercato Comune del Sud (MERCOSUR).
Citiamo in particolare il lavoro che sta svolgendo l’Unità
Tematica di Genere e Municipi (UTGyM), la quale funge da polo di
scambio, formazione e ricerca tra i vari municipi appartenenti
alla rete, costituendosi come uno spazio dinamico, dove è
possibile formulare e monitorare le politiche pubbliche di genere
e integrazione regionale.
L’obiettivo generale della UTGyM è quello di riuscire ad
introdurre nell’agenda pubblica municipale le politiche di
uguaglianza di genere volte al rafforzamento della governance e
alla costruzione di una maggiore cittadinanza delle donne.
Risultati ottenuti finora:
• Promozione delle donne all’interno degli enti locali.
• Relazioni e scambi tra le città per la realizzazione di
progetti comuni.
• Rafforzamento dell’attenzione per le tematiche di genere
all’interno delle amministrazioni.
• Creazione di uno spazio di formazione permanente e di scambio
per i funzionari pubblici partecipanti.
I temi prioritari che dovranno essere rafforzati sono:
•
•
•
•
•
•
Città sicure
Bilanci sensibili alle questioni di genere(PSG)
Violenza di Genere
Politiche di impiego per le donne
Partecipazione politica delle donne
Traffico di persone
L’Area della Donna della città di Rosario, appartenente a
Mercocidades, partecipa al progetto INNOVA, progetto di formazione
metodologica e di divulgazione delle buone prassi del MERCOSUR,
che si occupa di progetti di integrazione regionale con attenzione
alle questioni di genere.
Possiamo anche menzionare la Rete Donne e Habitat dell’America
Latina. Tale rete è formata dalle istituzioni e dalle donne
coinvolte
nella
promozione
dei
diritti
femminili
e
nella
costruzione di un’uguaglianza di genere più profonda nell’ambito
dell’habitat.
È
presieduta
da
un
organismo
regionale
di
coordinamento, formato dai rappresentanti istituzionali di vari
paesi dell’America Latina e da componenti individuali.
La Rete Donne e Habitat è iscritta alla Coalizione Internazionale
per l’Habitat-HIC e partecipa alle riunioni di articolazione
regionale e internazionale come la Commissione Huarirou, rete di
reti, il cui obiettivo è quello di rafforzare le organizzazioni di
donne per promuovere comunità sostenibili e riunire gli sforzi per
portare a termine gli impegni dei governi nei confronti delle
donne.
Fin dalla sua formazione nel 1989, questa rete ha fornito
conoscenze ed implementato azioni inerenti due temi principali:
• Diritti di cittadinanza delle donne
• Habitat e diritti umani
La rete ha realizzato programmi regionali, quali ad esempio “Città
Sicure:
Violenza
contro
le
Donne
e
Politiche
Pubbliche“,
realizzato nella città di Rosario in collaborazione con l’Ong
Ciscsa e con l’Area Municipale della Donna.
5.2 Argentina
Un altro esempio di rete, questa volta a livello nazionale, è
RIMA, Rete Informativa d’Argentina.
Rima è un’iniziativa autofinanziata grazie alle donazioni delle
persone iscritte alla rete, che attualmente sono 1.100; gestisce
un portale di discussione internet, un blog ed una pagina web con
20.000 accessi giornalieri provenienti da tutte le parti del
mondo.
Gli obiettivi di Rima sono:
• Promuovere l’utilizzo da parte delle donne delle nuove
tecnologie di informazione e comunicazione, NTIC.
• Produrre e divulgare informazione orientata in prospettiva di
genere.
• Promuove l’utilizzo di un linguaggio non sessista e della sua
applicazione
pratica
nella
produzione
di
notizie,
nell’elaborazione
delle
leggi
e
nelle
campagne
di
sensibilizzazione.
Rima
è
formata
da:
legislatori
nazionali,
provinciali
e
municipali, attiviste femministe di associazioni in favore dei
diritti delle donne, comunicatori/trici sociali, specialisti/e in
tematiche di genere, membri di Ong o persone che abbiano incarichi
di governo inerenti le tematiche di genere, studenti/esse di varie
discipline, artisti/e sensibili a tali questioni, sia provenienti
dall’Argentina che da altri paesi.
5.3 Brasile
E’ evidente l’importanza di articolare tra loro le politiche
pubbliche attraverso la costituzione di reti volte alla gestione
delle politiche di promozione dell’uguaglianza e di valorizzazione
delle diversità. Un esempio sono le reti di lotta alla violenza
contro le donne, che implementano azioni di formazione per
migliorare il flusso e l’integrazione dei servizi.
Le reti che finora si son dimostrate più efficaci sono state
quelle che attraverso progetti ampi, ad esempio con il Governo
Federale, sono riuscite ad articolare relazioni tra le numerose
istituzioni coinvolte, in modo differente, in questa tematica.
In Brasile molte azioni di prevenzione della violenza contro le
donne sono articolate a livello municipale, alcune delle quali
rafforzate grazie a reti statali, ma non tutte, cosa che ci pone
di fronte alla sfida di cercare nuove forme di soluzione ai
problemi locali.
Inoltre è da notare che, benchè le azioni realizzate dai municipi
brasiliani, nel campo della formazione e della sensibilizzazione,
siano incentrate sui diritti e sull’empowerment delle donne, non
tutte le municipalità dispongono di un’articolazione interna a
livello delle sfere degli organi di gestione, che garantisce
l’intersettorialità di tali azioni. Tale realtà mette in luce come
l’intersettorialità volta all’inclusione di genere, come politica
di governo, sia ancora ostacolata dai/lle dirigenti che non
prendono parte al progetto di formazione della cittadinanza e alla
costruzione di nuovi valori ed identità sociali.
Conseguentemente, la sfida di pensare iniziative di formazione per
la società, i gruppi di donne, i/le giovani, comporta anche la
necessità di articolare e coinvolgere l’amministrazione pubblica
nella sua totalità.
5.4 Italia
L’Italia per ragioni storiche e sociali, per la debolezza del suo
sistema di Welfare e il ritardo nell’affrontare il fenomeno della
violenza alle donne, è una realtà molto diversa da quei paesi
europei che, dall’inizio degli anni novanta, per un’attenzione
forte al problema, hanno sviluppato dei modelli di cooperazione
intersettoriale in forma di iniziative con obiettivi comuni,
costruendo
gruppi
composti
da
organismi
pubblici
e
dalle
associazioni verso le quali si rivolgono le donne per ottenere un
aiuto ed un sostegno.
In Italia, alla metà degli anni novanta iniziano le prime
esperienze di costituzione di reti locali, in genere a carattere
comunale, per garantire una più efficace modalità di intervento.
Reti che generalmente si costituiscono intorno agli interventi
attuati dai Centri antiviolenza e che producono informazione e
sensibilizzazione verso gli operatori sociali, sanitari e delle
forze dell’ordine che sono a contatto con le donne che subiscono
violenza. Resta comunque all’oggi una specificità tutta italiana,
quella che ha permesso lo strutturarsi di servizi di accoglienza e
di ospitalità ad opera quasi esclusiva delle associazioni di
donne, determinando così un’influenza diretta sulle politiche
locali (laddove vi erano le condizioni affinché si strutturassero
partenariati
o
livelli
di
concertazione
e
negoziazione
sufficienti) ed il nascere, crescere e consolidarsi di esperienze
rilevanti in alcune città o regioni italiane, legate ad un forte
protagonismo delle associazioni e di quelle donne e uomini che
lavorano in enti locali sensibili allo sviluppo di nuovi servizi
alla persona ed al tema della violenza verso le donne. Processo
che si è affiancato sino alla fine degli anni novanta ad una
“sordità” delle istituzioni nazionali, producendo l’assenza di una
reale interlocuzione tra chi lavora sul terreno e chi ha il
compito di definire i sistemi di intervento socio-sanitari o le
politiche di pari opportunità a livello nazionale, in assenza di
linee di indirizzo anche per quelle regioni e per quei comuni dove
non vi siano le condizioni ottimali per lo sviluppo di servizi
gender oriented rivolti alle donne vittime di violenza.
Il progetto Rete Antiviolenza tra le città Urban Italia
Il progetto, coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità
della Presidenza del Consiglio dei Ministri, prende il via dopo la
Direttiva Prodi – Finocchiaro del (7/3/1997)1997, primo documento
del Governo italiano che pone il problema della violenza alle
donne come priorità delle azioni di governo.
Il progetto Rete Antiviolenza tra le città Urban Italia è la prima
indagine che focalizza quale area conoscitiva quella della
violenza intrafamigliare, non solo con l’intento della misurazione
dei fenomeni, ma anche con quello della comprensione centrata
sulla percezione e sulla tolleranza del fenomeno.
Obiettivo prioritario della prima fase del progetto consisteva
nell’acquisizione di conoscenze sulla percezione e sull’entità
fenomenologica della violenza contro le donne, mettendo a fuoco il
grado
di
sicurezza
avvertito
dalla
popolazione
in
zone
riconosciute come “socialmente problematiche” e la valutazione
degli stereotipi associati al fenomeno. L’azione si proponeva di
sostenere una rete tra città “pilota” già sedi di azioni in grado
diverso significative di contrasto della violenza alle donne, di
promuovere le opportunità per nuove iniziative dai territori, di
aiutare l’avvio di nuove reti locali, attraverso metodologie
comuni di approccio di genere nel campo della riflessione, della
ricerca e degli interventi antiviolenza.
La seconda fase ha permesso di ampliare i parteneriati a più città
italiane e gli obiettivi:
• ricerca, attraverso differenti fasi e tipologie di indagine;
• creazione e l’implementazione di reti locali, attraverso il
coinvolgimento dei servizi presenti nel territorio in un percorso
seminariale di sensibilizzazione e di costituzione di gruppi di
rete, che coinvolgano e si lascino orientare dalla metodologia di
lavoro messa a punto dai Centri antiviolenza a livello nazionale
ed internazionale;
• lo scambio di informazioni, strumenti e pratiche a livello
nazionale ed internazionale.
Numero verde Antiviolenza Donna - 1522
Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha attivato, a partire dal
2006, un'ampia azione di sistema per l'emersione e il contrasto
del fenomeno della violenza intra ed extra famigliare a danno
delle donne.
L'obiettivo del progetto è quello di realizzare una "Rete
Nazionale Antiviolenza" sostenuta da un numero telefonico di
pubblica utilità 1522, un servizio pubblico pensato e nato
esclusivamente nell'intento di fornire ascolto e sostegno alle
donne
vittime
di
violenza.
Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è
accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da
rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue
italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici
telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai
bisogni delle donne vittime di violenza, offrendo informazioni
utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e
privati
presenti
a
livello
locale.
Il
servizio
mediante
l'approccio telefonico sostiene l'emersione della domanda di
aiuto, consentendo un avvicinamento graduale ai servizi da parte
delle donne con l'assoluta garanzia dell'anonimato.
L'iniziativa, basata sulla metodologia del lavoro "di rete",
intende realizzare una Rete Nazionale Antiviolenza. Tale rete è
pensata soprattutto come strumento per recepire e diffondere a
livello nazionale le azioni realizzate dalle reti antiviolenza a
livello locale, chiamate a contrastare il fenomeno della violenza
di genere, garantendone, al contempo, i necessari raccordi tra le
Amministrazioni
Centrali
competenti
nel
campo
giudiziario,
sociale, sanitario, della sicurezza e dell'ordine pubblico.
I "nodi" della Rete antiviolenza nazionale sono i territori
pilota. Si tratta di aree territoriali, Comuni o province, con le
quali il Dipartimento per le Pari Opportunità stipula un
Protocollo
d'intesa
al
fine
di
promuovere
azioni
di
sensibilizzazione e contrasto alla violenza di genere, di
promuovere la costituzione o il rafforzamento di reti locali atte
a contrastare gli episodi di violenza sulle donne, di facilitare
l'integrazione del servizio nazionale 1522 con le strutture sociosanitarie presenti in ambito territoriale e, infine, di realizzare
seminari tematici pubblici sul tema della violenza di genere.
Strumento informativo, di approfondimento e di comunicazione è il
portale www.antiviolenzadonna.it, che offre un'area aperta di
scambio e di confronto, oltre a fornire materiali, studi, contatti
e informazioni periodicamente aggiornate.
L'associazione D.i.Re: nel dicembre 2008 i centri antiviolenza di
tutta Italia hanno costituito l’Associazione D.i.Re, Donne in Rete
contro la Violenza.
L’Associazione raccoglie in un unico progetto 58 associazioni di
donne che affrontano il tema della violenza maschile sulle donne
secondo l’ottica della differenza di genere.
5.5 Uruguay
Consiglio Consultivo Nazionale.
La legge sulla violenza domestica prevede la creazione di un
Consiglio Consultivo Nazionale di Lotta alla Violenza Domestica,
formato da rappresentanti del: Ministero dello Sviluppo Sociale,
Istituto
Nazionale
delle
Donne
in
qualità
di
presidente,
Magistratura, Ministero degli Interni, Ministero della Salute
Pubblica, Ministero dell’Istruzione e della Cultura, Istituto
dell’Infanzia
e
dell’Adolescenza,
Amministrazione
Nazionale
dell’Istruzione
Pubblica,
Congresso
dei
Sindaci
e
tre
rappresentanti della società civile appartenenti alla Rete
Uruguaiana contro la Violenza Domestica e Sessuale.
Tra i vari mandati, il Consiglio Consultivo Nazionale ha avuto il
compito di redigere il Piano Nazionale di Lotta contro la Violenza
Domestica 2004-2010, approvato il 10 giungo 2004. Tale piano
cominciò
ad
essere
implementato
attraverso
iniziative
di
formazione delle dipendenti del sistema pubblico ed azioni di
sostegno alle donne in situazione di violenza e di integrazione
della prospettiva di genere all’interno dei differenti ministeri.
Inoltre vennero create delle Commissioni Dipartimentali di Lotta
alla Violenza Domestica in 19 Municipi.
Tra le varie azioni realizzate dagli organismi responsabili per
l’implementazione del Piano di Lotta alla Violenza Domestica,
vogliamo sottolineare:
• La creazione di quattro Tribunali Specializzati in VD
(Violenza Domestica) nel dipartimento di Montevideo, composti
da Giudici, Pubblici Ministeri ed avvocati/esse di difesa,
appositamente
formati,
e
da
un’equipe
tecnica
multidisciplinare.
• La disposizione di turni legali in tutto il paese per
affrontare le situazioni d’emergenza.
• La formazione, con focus sul sistema giuridico, degli/lle
operatori/trici del sistema pubblico, della polizia e del
sistema
di
salute,
svolta
sotto
la
responsabilità
dell’Istituto Nazionale delle Donne, attraverso il Progetto:
“Rafforzamento
delle
Istituzioni
della
Giustizia
in
prospettiva di Genere per uno Sviluppo Equo”.
• Il sostegno alle strutture sanitarie da parte del Ministero
della Salute Pubblica (MSP), per l’attuazione della normativa
sulla violenza domestica in campo sanitario.
• Il disegno del piano di appoggio alla divulgazione e
all’attuazione della normativa attraverso il PNSMyG (Piano
•
•
•
•
•
•
•
•
Nazionale di Salute della Donna e Genere) del MSP (Ministero
della Salute Pubblica). Iniziativa che comprende gli enti che
offrono sevizi sanitari pubblici e privati;
Inserimento della questione della violenza domestica come
problema di salute pubblica, nei confronti delle autorità,
delle istituzioni e del personale sanitario, sviluppando
azioni basate su di una metodologia partecipativa volta
all’elaborazione della normativa e alla programmazione del
protocollo di attuazione in campo di VD (Violenza Domestica)
per le equipes sanitarie. Alcune azioni sono state realizzate
in collaborazione con l’Istituto Nazionale delle Donne.
Osservatorio Nazionale sulla Violenza e Criminalità, Ministero
degli Interni, 2006.
Pubblicazione da parte del MSP di una Guida di Sviluppo per la
presa in carico dei casi di violenza domestica nelle
istituzioni sanitarie che si occupano del primo livello di
assistenza.
Sviluppo di azioni di sensibilizzazione e formazione delle
autorità locali e del personale sanitario da parte del MSP per
affrontare le situazioni di violenza domestica contro le
donne.
Regolamentazione della Legge sulla Violenza Domestica contro
la Donna per il Settore Sanitario con base nel Decreto
Presidenziale
(2006)
che
stabilisce
l’obbligo
per
le
istituzioni sanitarie di includere tra i propri servizi
l’attenzione e presa in carico dei casi di violenza domestica
contro la donna, in accordo con gli impegni presi nella Guida
di Sviluppo. A partire dall’entrata in vigore del decreto, è
stato realizzato un formulario con domande per indagare
l’esistenza di situazioni di violenza domestica e con
indicazioni per il personale sanitario. Tale modulo viene
compilato dalle equipes sanitarie ed allegato alle cartelle
cliniche delle donne con più di 15 anni.
Articolazione di varie azioni tra il Ministero degli Interni e
l’Istituto Nazionale delle Donne al fine di migliorare
l’approccio ai casi di violenza domestica da parte delle forze
dell’ordine, collocando la questione come una delle priorità
all’interno delle politiche di genere.
Elaborazione di una Mappa delle Rotte per riconoscere ed
intervenire nelle situazioni di violenza domestica.
Progetto Pilota di Attenzione Integrale per la Donna in
Situazione di Violenza Domestica, che prevede l’azione
congiunta del MIDES (Ministero dello Sviluppo Sociale) e del
MVOTMA (Ministero dell’Abitazione, Pianificazione Territoriale
e dell’Ambiente) per l’assegnazione di 100 soluzioni abitative
per donne in situazione di violenza domestica. Il programma è
volto a facilitare le condizione di accesso all’abitazione,
fornendo garanzie di affitto e 2 anni di sussidi.
Nonostante le azioni realizzate, il Consiglio Consultivo Nazionale
di Lotta contro la Violenza Domestica e le sue commissioni
dipartimentali, incontrano alcune difficoltà che ostacolano il
loro funzionamento ed il compimento dei propri obiettivi:
• I
rappresentanti
degli
enti
pubblici
designati
non
corrispondono alle “gerarchie superiori” come previsto dalla
normativa e quindi hanno scarso potere decisionale.
• La maggior parte dei partecipanti non ha l’autorità per
influire sulle decisioni del proprio ente.
• Mancano le risorse umane e materiali per realizzare le
attività previste dal Piano di Lotta contro la VD.
• Poca o nessuna articolazione tra gli organi coinvolti.
• Commissioni dipartimentali che non riconoscono o confondono la
propria funzione e che agiscono come una rete comunitaria.
• Poca o nessuna partecipazione da parte del Potere Giuridico,
dovuta all’eccessivo monte ore, ai trasferimenti e promozioni
dei giudici e alla loro non immediata sostituzione.
5.6 Analisi SWOT delle reti di servizi nei quattro paesi partners
Analisi dei punti di forza e di debolezza
Punto di forza della “rete” nell’erogazione dei servizi alle donne
vittime di violenza, evidenziato in 3 paesi su 4, è senz’altro il
coordinamento tra i soggetti pubblici-istituzionali e quelli
associativi del privato sociale. Da un lato questo coordinamento,
attraverso spazi codificati di elaborazione congiunta, consente la
discussione e la proposta di nuove politiche pubbliche, da un
altro consente invece di utilizzare tutte le competenze e le
risorse per far fronte alle richieste del territorio
In molti dei paesi in esame questa metodologia di lavoro in rete
tra pubblico e privato è frutto di una pratica consolidata, è
applicata in molti settori e, in alcuni casi, è normata da Leggi
che
prevedono
anche
programmi
attuativi,
metodologie
e
finanziamenti.
È stato valorizzato il fatto che le reti nazionali sono a loro
volta inserite in reti internazionali, come nel caso della rete
”Mercocidades”,
perché
questo
ne
aumenta
la
capacità
di
coordinamento e di elaborazione di campagne internazionali.
Per qanto riguarda le debolezze, invece, quella più sentita per
quanto riguarda tutti e quattro i paesi è la difficoltà a
formalizzare le reti in senso giuridico: non sempre infatti la
legislazione del paese assicura il coinvolgimento effettivo e
vincolante dei soggetti istituzionali che aderiscono dunque in
forma dissimile e discontinua.
In molti casi, inoltre, non esiste una legislazione nazionale che
regolamenta l’istituzione delle reti e neanche una forma di
finanziamento stabile; questo, oltre a creare difficoltà nel
reperire sufficienti risorse per il funzionamento della rete,
espone
la
continuità
dell’azione
alla
volontà
delle
amministrazioni locali nel rinnovare l’impegno politico nel
sostegno a questa metodologia di lavoro.
ITÁLIA
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
Una nuova
istituzionalità
e adeguamento a
partire dal
quadro
legislativo di
riferimento
Consenso
nell’articolazione
dei ruoli: lo stato
si occupa della
presa in carico e
la società civile
della
sensibilizzazione,
prevenzione e
formazione
Rete interistituzionale
con
partecipazione
della società
civile
Forze Interne
Frutto di
un’articolazione
tra la società
civile e le
istituzioni
Potere di
orientare le
politiche
pubbliche e il
finanziamento
pubblico
Articolazione
dei servizi di
presa in carico
e aumento
dell’afflusso
agli stessi.
La rete è
articolata in
alcune regioni,
con leggi,
programmi e
piani.
ITÁLIA
Appoggio della
tematica da parte
della rete di
Mercociudades
Molte donne che
partecipano alla
rete hanno una
formazione in
prospettiva di
genere
Esperienza di
lavoro in rete
in tutti gli
spazi e
tematiche
Lavoro in rete
della società
civile
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
- Difficoltà
d’articolazione,
fragilità nel
coinvolgimento
delle istituzioni
e azioni
disarticolate
- Manca una
rete integrata
a livello
nazionale in
relazione ai
servizi
- Sovrapposizione
delle reti, le
stesse persone sono
presenti in più
reti
Debolezze Interne
- Non esiste
una rete
formalizzata a
livello
nazionale
- Non esiste
una
legislazione
nazionale sulla
rete di lotta
alla violenza
- Mancano i
finanziamenti
per
l’implementazi
one ed il
sostenimento
delle reti
- Non tutte le reti
hanno un quadro
legislativo di
riferimento
- Mancanza di
finanziamenti
adeguati per
assicurare la
continuità delle
reti
Analisi delle opportunità e delle minacce
Malgrado i limiti evidenziati nella pratica dei rispettivi paesi,
il modello a rete presenta indubbie opportunità per i soggetti
impegnati nel contrasto alla violenza contro le donne.
In Italia viene evidenziato come altre reti costituite con
l’obiettivo di coordinare iniziative per favorire lo sviluppo
locale, che vedono la partecipazione delle parti sociali, possano
diventare ambiti in cui promuovere anche politiche sul tema
interessato dall’analisi.
Per quanto riguarda le minacce al buon funzionamento delle reti si
concorda sulla difficoltà a reperire risorse, soprattutto per le
reti informali, e sullo scarso coordinamento tra reti, causa di
sovrapposizioni di azioni simili. Viene anche evidenziato il
rischio di inattività quando la rete finisce per essere elemento
sostitutivo dei singoli soggetti operativi.
In
generale
l’agire
in
rete
rappresenta
opportunità
di
partecipazione politica, diffusione della tematica coinvolgendo
sempre nuovi soggetti e ricerca di finanziamenti a livello locale
e internazionale.
ITÁLIA
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
- Creazione di
una nuova
istituzionalità
di genere
-Un’apertura
man mano
maggiore sulla
tematica di
genere in
tutta la
regione del
Mercosul
-Diversificare gli
attori e le attrici
che partecipano
alle reti, affinchè
non siano sempre le
stesse persone
Opportunità esterne
- Rete di
sviluppo locale
alla quale
partecipano
associazioni di
lavoratori e
sindacali
- Ricerca di
risorse
internazionali
e nazionali per
le attività
- Ricerca di
risorse
internazionali e
nazionali per le
attività
- Ricerca di
risorse
internazionali
e nazionali
per le
attività
- Ricerca di
risorse
internazionali e
nazionali per le
attività
ITÁLIA
BRASILE
ARGENTINA
URUGUAY
-Le reti
informali hanno
difficoltà nel
reperire i
finanziamenti
- A causa
della mancanza
di risorse,
gli stessi
sono
utilizzati per
le situazioni
di emergenza
- Sovrapposizione
della rete minaccia
la continuità del
lavoro
Minacce Esterne
- Mancanza di
articolazione
delle reti
esistenti che
rende difficile
e disarticola
le azioni già
messe in atto
-Cambiamento
amministrativo
che rende
difficile la
continuità delle
azioni
6. Sensibilizzazione e prevenzione
La prevenzione ricopre un ruolo fondamentale se si vuole
modificare il modello delle relazioni sociali su cui è imperniata
la nostra società, al fine di consolidare il diritto di
cittadinanza delle donne. Questo obiettivo, a lungo termine,
richiede che tutta la società nel suo complesso divenga
consapevole della necessità di un cambiamento nel modello di
relazioni sociali tra uomini e donne, soprattutto nell’ambito
degli affetti. Inizialmente, tale modifica dovrà contribuire a
generare una nuova attitudine nei confronti della violenza di
genere.
Le iniziative di sensibilizzazione hanno l’obiettivo di fornire
alla società gli strumenti di conoscenza necessari a riconoscere
le situazioni di violenza, le condizioni che fanno sorgere tale
tipo di relazione tra uomo e donna e quale ruolo stanno svolgendo,
questi ultimi, come aggressore e come vittima. È necessario
aumentare il livello di coinvolgimento della società, nella cui
mentalità comune le relazioni di coppia rientrano negli stretti
limiti della vita privata, dove qualsiasi intervento esterno è
considerato in termini di “ingerenza nella sfera privata”. Il
diritto alla cittadinanza implica che tutti i cittadini e tutte le
cittadine godano degli stessi diritti e che qualsiasi violazione
di tali diritti sia rifiutata e condannata dalla società. In
questo senso, la violenza di genere, per essere compresa nelle sue
molteplici forme e sfaccettature, esige un complesso lavoro di
rieducazione della mentalità comune e degli stereotipi culturali.
6.1 Campagne di sensibilizzazione
La comunicazione ricopre un ruolo fondamentale nella trasmissione
di valori e principi che, invece di favorire la persistenza di
stereotipi
discriminatori,
contribuiscano
effettivamente
a
combattere la mentalità maschilista e patriarcale che si trova
alla radice del fenomeno della violenza contro le donne. È
necessario
un lungo e costante lavoro di sensibilizzazione che
dia visibilità alla realtà della violenza di genere, in modo da
rendere la società cosciente del fatto che tale problematica non
riguarda la sfera privata, ma che si tratta di un problema di
ordine pubblico, che mina il nostro sistema di valori e pregiudica
in particolare i giovani ed i gruppi più svantaggiati.
È quindi necessario che i mezzi di comunicazione siano coinvolti
su larga scala, affinchè siano utilizzati i mezzi più adeguati per
offrire un’informazione accessibile a tutte le categorie sociali.
Le iniziative di sensibilizzazione più diffuse nei quattro paesi
coinvolti nel progetto sono le seguenti:
• Organizzazione
di
eventi,
spettacoli
ed
iniziative
di
promozione del tema del rispetto;
• Elaborazione di guide e opuscoli, in varie lingue, per
divulgare in modo continuo i diritti delle donne e le risorse
disponibili sul territorio;
• pubblicazione regolare di statistiche locali e nazionali
sull’evoluzione del fenomeno della violenza;
• campagne di informazione e sensibilizzazione permanenti e
comprensibili a tutte le fasce sociali, capaci di descrivere
il fenomeno della violenza in tutte le sue sfaccettature e di
sottolineare la gravità del problema, focalizzandosi sulla
violazione dei diritti fondamentali e sul crimine che la
violenza contro le donne implica;
• campagne di informazione e sensibilizzazione permanenti e
facilmente
comprensibili,
dirette
agli/alle
adolescenti
affinchè divengano capaci di identificare le situazioni di
violenza fin dalle prime manifestazioni.
6.2 Argentina
Fin dal ritorno della democrazia, nel 1983, le organizzazioni di
donne ed altre organizzazioni miste hanno sviluppato un’ampia
attività di sensibilizzazione sociale, influenzando le politiche
pubbliche, sulle questioni relative alle varie forme di violenza
di genere, inclusa quella sessuale.
Quasi tutti gli enti ed i programmi che offrono servizi di
attenzione e presa in carico, organizzano, anche, iniziative di
sensibilizzazione e prevenzione nelle comunità di appartenenza.
A livello nazionale, però, i contributi in questo senso, sono meno
numerosi, a causa della difficoltà di articolazione di strategie
comuni e alla frammentazione e disarticolazione dei servizi di
attenzione.
A titolo di esempio possiamo menzionare gli Incontri Nazionali
delle Donne, manifestazioni annuali organizzate da ormai 24 anni.
Nel 2009 gli incontri sono avvenuti nella città di Tucumán e vi
hanno partecipato tra le 10.000 e 12.000 donne provenienti da
tutta
l’Argentina
e
dai
paesi
vicini.
Questi
incontri
autoconvocati
sono
realizzati
grazie
ad
una
Commissione
Organizzatrice formata da varie rappresentanti, tra le quali donne
di
differente
età
e
formazione,
alcune
funzionarie
di
organizzazioni sociali o, semplicemente, donne interessate a
parteciparvi.
Vengono organizzati corsi su vari argomenti legati ai diritti
delle donne, attualmente tali corsi sono più di 60 e quando il
numero di partecipanti supera le 30 persone vengono replicati. I
più frequentati sono: violenza famigliare, molestie sessuali,
salute sessuale e riproduttiva, strategie per l’accesso legale e
gratuito all’aborto, traffico di persone, donne e lavoro, donne e
sindacalismo, lavoro sessuale e prostituzione, e molti altri.
Tale manifestazione dura 3 giorni, è autofinanziata ed i momenti
di maggior partecipazione sono l’inaugurazione, la marcia che si
svolge il secondo giorno e la cerimonia di conclusione, durante la
quale vengono lette le conclusioni redatte durante ogni corso ed è
votata la città sede per l’anno successivo. Nel 2010 gli Incontri
Nazionali delle Donne si sono svolti nella città di Paraná,
provincia di Entre Ríos.
Un altro esempio di sensibilizzazione a livello nazionale è la
Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e
Gratuito.
Questa campagna è espressione del movimento delle donne e di
quello femminista, grazie al suo carattere federale organizza
iniziative su tutto il territorio nazionale ed è guidata da
un’alleanza nazionale formata da più di 200 organizzazioni di:
donne, femministe, associazioni che difendono i diritti umani,
studenti/esse, personale dell’ambito accademico, dei movimenti
sociali, culturali, politici e sindacali. Tale campagna è stata
creata nel 2005, nel 2006 si è impegnata ad esigere il compimento
dell’articolo 86 del Codice Penale Argentino, in favore dei casi
di aborto non punibile, di fronte alla non necessaria persecuzione
ed incriminazione di casi concreti di aborto legale.
Nel 2007 ha presentato un Progetto che propone la depenalizzazione
e la legalizzazione dell’aborto volontario fino alla 12° settimana
di gestazione e senza limiti di tempo nei casi di stupro, rischio
per la salute o la vita della gestante, o gravi malformazioni
fetali.
Nel 2008 tale Progetto ha ricevuto l’approvazione da parte di 22
deputati/e nazionali e l’anno si è concluso con un Festival in
favore della salute e della vita delle donne.
Nel 2009, come iniziativa principale, la campagna è scesa in
piazza per raccogliere firme di sostegno, sensibilizzare la
popolazione e mettere in evidenza la necessità di una normativa
che permetta l’aborto, concludendo l’anno con una grande marcia
federale.
Il 26 di settembre è considerato il giorno in onore della Lotta in
favore del diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito, e per
questo, ogni anno, in questa ricorrenza la Campagna organizza
iniziative di sensibilizzazione in tutte le città componenti.
Slogan
della
Campagna:
“Educazione
sessuale
per
decidere,
anticoncezionali per non abortire, aborto legale per non morire”.
A livello locale possiamo menzionare la Campagna MAR, Donne
Autoconvocate di Rosario, che realizzano, da alcuni anni, un
tentativo di articolazione delle differenti organizzazioni, delle
donne e dei/lle giovani sensibili al tema della lotta contro la
violenza di genere. Durante l’anno organizzano varie iniziative
cittadine, in occasione dei giorni importanti del calendario della
donna.
Anche il Programma di Attenzione e Prevenzione della Violenza di
Genere e la Direzione Provinciale della Donna, organizzano
attività
di
sensibilizzazione
e
responsabilizzazione
sull’esistenza del flagello della violenza contro le donne, nelle
ricorrenze del calendario della donna.
Citiamo anche l’Ong “A casa do encontro” (La casa dell’incontro)
di Buenos Aires, che svolge attività basate principalmente sulle
denunce dei casi di femminicidio e che ha stilato numerosi
rapporti annuali su tale tema, oltre ad organizzare marce e
interventi nelle città per denunciare e rendere visibile la
scomparsa di numerose donne dovuta al traffico di esseri umani.
Nella provincia di Cordoba opera “Mujeres Habitadas”, associazione
in favore della cultura della non violenza, che nel 2007 ha
realizzato la campagna di sensibilizzazione “Una vita libera dalla
violenza contro le donne, una lotta di tutti e di tutte”, che ha
previsto un sondaggio per misurare gli stereotipi maschilisti,
dalla distribuzione di opuscoli, da iniziative nelle strade e da
vari spots radiofonici.
Come questi esempi ce ne sarebbero molti altri in tutto il paese,
ma è molto difficile creare un registro unificato capace di
descrivere l’ampiezza di tutte queste iniziative. Sfortunatamente
la maggior parte di queste campagne non è adeguatamente divulgata
dai mezzi d’informazione e finisce per rimanere un’azione isolata,
contemporaneamente però, grazie al processo di democratizzazione
in atto nel paese e alla diffusione delle nuove tecnologia di
comunicazione(TICS), si è resa possibile una divulgazione maggiore
rispetto al passato.
6.3 Brasile
Nello stato del Minas Gerais possiamo menzionare, in particolare,
le iniziative di sensibilizzazione e prevenzione promosse dal
Consorzio Regionale di Promozione della Cittadinanza delle Donne:
“Mulheres das Gerais”, che articola tra loro numerose azioni sia
di sensibilizzazione e di prevenzione, che di formazione e
creazione di rete. Il Consorzio organizza corsi per sensibilizzare
non
solo
le
donne
ma
anche
i/le
giovani
delle
regioni
metropolitane più vulnerabili e con maggior indice di violenza di
genere. L’obiettivo prioritario è quello di sensibilizzare e
formare i/le giovani, su tematiche che hanno attinenza con la
questione di genere, quali il protagonismo giovanile ed i diritti
umani, stimolandoli/e nella risoluzione delle problematiche locali
della
propria
comunità,
focalizzando
l’attenzione
sulla
prevenzione e sulla lotta alla violenza di genere. Tra le varie
iniziative organizzate dal Consorzio, il progetto “Juventude
Fazendo Gênero” (Gioventù Facendo gener) è stato premiato tra i
finalisti alla terza edizione del Premio Obiettivi del Millennio
promosso dalla Presidenza della Repubblica.
Le campagne di sensibilizzazione dispongono di numerosi strumenti
per raggiungere l’attenzione della popolazione, i più comunemente
utilizzati sono le mostre di fotografia, pittura, scultura ed
altre forme d’arte, proiezioni di video, cortometraggi e films,
organizzazione di spettacoli teatrali, incontri pubblici e
manifestazioni.
Insieme alla sensibilizzazione e prevenzione della violenza di
genere e sessuale, alcuni programmi si occupano anche della
problematica legata alle malattie sessualmente trasmissibili
(DSTs) e all’AIDS. La metodologia spesso utilizzata consiste nella
formazione
e
formazione
dei/lle
leaders
comunitari
e
di
partecipanti ai movimenti delle donne affinchè divengano agenti
moltiplicatori/trici
di
prevenzione
di
queste
patologie
all’interno delle comunità d’appartenenza.
Infine, un altro tipo di iniziativa di sensibilizzazione diffusa
in Brasile consiste nelle politiche pubbliche di educazione di
genere e sessualità, che hanno l’obiettivo ultimo di modificare i
valori culturali e di prevenire ogni tipo di violenza e di
discriminazione di genere. Tali politiche pubbliche realizzano
progetti ed azioni intersettoriali nelle scuole municipali,
affrontando argomenti quali le questioni di genere e la sessualità
e cercando di combattere il sessismo, l’omofobia e il maschilismo,
con una prospettiva volta a difendere e garantire i diritti umani
di tutti/e i/le cittadini/e.
6.4 Italia
In questi ultimi anni le ricerche ed i progetti di intervento e
sensibilizzazione
si
sono
moltiplicati,
anche
grazie
ai
finanziamenti dell’Unione Europea che ha istituito uno specifico
programma di ricerca-azione
– Programma di iniziativa comunitaria Daphne operativo dal 1997 –
ed ha inserito la possibilità di strutturare attività attraverso i
piani ed i programmi di azione sui temi delle pari opportunità.
Campagna Europea di Sensibilizzazione contro la violenza alle
Donne
Nel 1999-2000 la Commissione Europea in seguito alla Risoluzione
del Parlamento Europeo che suggeriva "l'esigenza di manifestare
una tolleranza zero verso ogni forma di violenza contro le donne"
realizza una campagna di sensibilizzazione dei cittadini europei
al fenomeno della violenza contro le donne, facendo particolare
riferimento alla violenza domestica. Questa campagna esprime la
volontà e l'impegno della Commissione per integrare la dimensione
delle pari opportunità fra le donne e gli uomini in tutte le
politiche e le azioni.
Molti enti e istituzioni italiane hanno aderito alla Campagna del
fiocco bianco (White Ribbon Campaign), che rappresenta la più
vasta azione al mondo condotta da uomini che operano per porre
fine alla violenza degli uomini sulle donne. Le campagne sono
portate avanti sia da uomini che da donne, nonostante l’attenzione
principale sia posta sull’educazione degli uomini e dei ragazzi. Si
tratta di un’azione decentralizzata, nel senso che chiunque
condivida gli obiettivi e la filosofia della Campagna del Fiocco
Bianco può dar vita a un’azione.
Il 25 novembre del 2008 è partita
da Niscemi in Sicilia, la
Staffetta contro la violenza sulle donne. Le protagoniste sono
tutte donne che hanno aderito alle iniziative nelle diverse città,
da
singole
o
con
le
loro
associazioni.
L'iniziativa promossa dall'Unione Donne Italiane (UDI) aveva
quale testimone un'anfora,
nella
quale
le
donne
mettevano,
passandoseli di mano in mano, dei bigliettini con su scritte le
proprie parole: denunce e testimonianze, messaggi e progetti di
vita.
Le parole delle donne e il gesto che le accompagnava avevano
l’obiettivo di sollecitare i governi, anche attraverso le
Istituzioni
che
avevano
scelto
di
sostenere
l'iniziativa,
accogliendo
le
parole
delle
donne
affidate
all'anfora.
Dal 12 al 18 ottobre 2009 in tutte le scuole italiane si è tenuta
la prima edizione della "Settimana contro la violenza", per
iniziativa del Ministero per le Pari Opportunità e del Ministero
dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Istituita con un Protocollo d'intesa tra i Ministri Carfagna e
Gelmini, la Settimana è nata con l'obiettivo di creare un momento
di riflessione sui temi del rispetto, della diversità e della
legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e che metta a
sistema le buone pratiche che molte scuole già offrono.
Dal lunedì al sabato, gli istituti scolastici hanno organizzato
iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla
prevenzione della violenza fisica e psicologica, compresa quella
fondata sull'intolleranza razziale, religiosa e di genere, con
approfondimenti ed eventi dedicati, avvalendosi anche della
partecipazione di esperti di Carabinieri, Polizia Postale, Polizia
di Stato, Telefono Azzurro e altre associazioni.
Per promuovere e divulgare questa iniziativa nel corso di tutto
l'anno scolastico, i due Ministeri hanno indetto un concorso per
realizzare una campagna di comunicazione sul tema "Io dico NO alla
violenza" per il 2010.
In quest'ottica si inserisce anche il progetto "Campus NonViolenza",rivolto agli studenti del quinto anno delle scuole
superiori e alle matricole delle Università. L'obiettivo è quello
di promuovere nei ragazzi una presa di coscienza delle regole che
sono
alla
base
della
convivenza
civile,
del
rispetto
e
dell'integrazione. Il tutto attraverso il viaggio, il contatto con
realtà e contesti diversi dal proprio.Grazie ad un accordo tra
Unar e Ostelli della Gioventù, i ragazzi coinvolti hanno avuto la
possibilità di trascorre tre giorni in una città italiana.
Il 4 settembre 2009 è partita la campagna di comunicazione
"Respect women Respect the world": il 9 e 10 settembre il Ministro
per le Pari Opportunità ha invitato gli italiani a manifestare
solidarietà a tutte le donne vittime di abusi e violenze,
indossando qualcosa di bianco, in occasione della Conferenza
internazionale
sulla
violenza
contro
le
donne.
Lo Sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile è stato
avviato dalla Provincia di Torino nel 2009, in collaborazione con
l’associazione di volontariato “Il Cerchio degli Uomini” e con il
contributo
economico
della
Regione
Piemonte.
Il servizio oltre a garantire la più completa riservatezza, offre
la possibilità di partecipare a gruppi di condivisione, formati da
7/10 persone (di soli uomini
e misti), finalizzati alla
prevenzione della violenza e alla realizzazione di un percorso di
consapevolezza e cambiamento per coloro che si trovano in
situazioni di disagio famigliare e relazionale.
La Regione Piemonte, nel 2009, ha organizzato una grande campagna
di informazione e sensibilizzazione sul fenomeno della violenza
domestica contro le donne: “Voci nel Silenzio. La violenza nega
l’esistenza”. Tale campagna, partita l’8 marzo da Torino, ha fatto
il giro delle province piemontesi, portando letteralmente “in
piazza” uno dei fenomeni più tragici e taciuti dei nostri tempi.
Sono stati più di 1.600 gli studenti che hanno preso parte ai
laboratori didattici, più di 500 i lettori che hanno prestato la
propria voce a 60 ore di maratona di letture e oltre 300 le storie
vere raccontate dalle sagome viola e bianche di “Voci nel
Silenzio”.
6.5 Uruguay
Nel 2001 la “Rete Uruguaiana di Lotta contro la Violenza Domestica
e Sessuale”, organizzazione della società civile a livello
nazionale, ha dato inizio ad un’azione di sensibilizzazione per
portare la questione della violenza domestica all’interno dei
dibattiti dell’opinione pubblica e nell’agenda politica.
Campagna nei media.
• 2001, la Rete ha diffuso la prima campagna con lo slogan
“Rompere il silenzio è il primo passo”, alla quale hanno
partecipato uomini e donne del mondo artistico, professionale
e televisivo. Tale campagna pubblicitaria è stata diffusa a
livello nazionale fino al 2005.
• 2005,
creazione
della
campagna
televisiva
“Elettrocardiogramma” e di due campagne radiofoniche il cui
obiettivo è stato quello di definire e diffondere il concetto
di violenza domestica.
• 2006,
realizzazione
e
diffusione
della
campagna
di
sensibilizzazione e denuncia “I giovani, prendiamo la parola”.
A questa campagna hanno partecipato e collaborato uomini e
donne giovani dell’ambito televisivo e radiofonico.
• 2008, produzione e divulgazione della campagna “C’è una legge
che ti protegge” incentrata sulla promozione dei diritti delle
vittime e sulla diffusione della normativa esistente in
proposito.
• 2009, con lo slogan “Mi impegno”, all’interno della campagna
di l6 giorni di lotta contro la violenza domestica lanciata
dalle Nazioni Unite, si è promosso l’impegno nei confronti di
tale problematica da parte di tutta la cittadinanza,
simbolizzato dall’utilizzo di un fiocco lilla sui vestiti.
Attivismo.
Il 25 novembre, nel calendario internazionale della donna, è il
giorno della lotta alla violenza di genere, per questo ogni anno,
in ricorrenza di questa data, vengono realizzate manifestazioni
organizzate dalla società civile.
• Nel 2003 sono state realizzate manifestazioni insieme alle
donne
associate,
nell’ambito
della
commemorazione
del
decentramento di Montevideo.
• Nel 2004 la manifestazione è avvenuta in Piazza del Entrevero
nella capitale ed è stata ripetuta l’anno successivo.
• Nel 2006 è stata organizzata una Marcia degli uomini contro la
violenza sulle donne, in sostegno alle iniziative organizzate
dalla municipalità di Montevideo. Tale marcia è stata guidata
dal Sindaco Ricardo Ehrlich e vi hanno preso parte più di 500
uomini provenienti dal mondo politico, culturale, accademico,
scolastico, sindacale, operaio e studentesco. La marcia,
partita dalla Camera Municipale, ha raggiunto Plaza Libertad,
dove le organizzazioni appartenenti alla Rete Uruguaiana di
lotta contro la violenza domestica e le donne associate hanno
formalmente ricevuto la promessa, da parte dei partecipanti,
di impegnarsi nella causa comune.
• Nel 2009, in ricorrenza del 8 di marzo, il Collettivo
Femminista “Donne in Nero” ha inaugurato la mostra fotografica
“Nella tua pelle”, nella quale persone provenienti dal mondo
dell’arte, della politica e della televisione, hanno prestato
la propria immagine per incarnare la figura di donne
maltrattate. All’ingresso della mostra si trovava un enorme
specchio, di modo che la prima cosa da vedersi, entrando,fosse
l’immagine riflessa di sé stessi. La chiarezza del messaggio
ed il forte impatto emotivo delle fotografie hanno avuto un
effetto impressionante sulla popolazione, le richieste di
esporre la mostra anche nelle zone interne del paese sono
state immediate e l’esposizione ha fatto il giro di tutta la
nazione. A tal fine sono state mobilitate le commissioni
regionali, le scuole, le reti locali, persino i comitati di
quartiere,
seguendo
però
sempre
il
criterio
delle
organizzatrici
secondo
il
quale
era
utile
presentare
l’esposizione nei luoghi dove erano attivi dei servizi di
attenzione, pubblici o privati, che potessero prendere in
carico le donne che, identificandosi nella mostra, chiedevano
poi aiuto.
Materiale cartaceo, tavole rotonde e seminari.
Oltre alle campagne televisive e radiofoniche, la “Rete Uruguaiana
di lotta contro la violenza domestica e sessuale” crea, stampa e
distribuisce materiale grafico su tutto il territorio nazionale,
fornendolo alle organizzazioni della società civile che lavorano
in tale campo e agli enti pubblici (Municipi, Segreterie, scuole,
università, ospedali, cliniche, etc.). Inoltre organizza seminari
nazionali, internazionali e tavole rotonde.
• 2002, anno di approvazione della legge sulla violenza
domestica, la Rete presenta il manuale “Aprire gli occhi.
Concetti principali riguardanti la legge sulla violenza
domestica”.
• 2006, la Rete organizzò una riunione con i mezzi di
comunicazione
intitolata
“Crimini
passionali?”,
per
sensibilizzare la stampa e trovare le modalità migliori per
divulgare le notizie relative ai fatti di cronaca di violenza
domestica.
• Nel 2006 ha organizzato una conferenza stampa per lanciare il
manuale “Violenza Domestica e Influenza nelle Politiche
Pubbliche”.
• Nel 2007 ha organizzato il seminario “dopo 5 anni di legge
17.514 sulla violenza domestica” con l’obiettivo di analizzare
i punti di forza e di debolezza nell’implementazione di tale
legge che compiva 5 anni dalla sua approvazione. Vi hanno
partecipato rappresentanti degli organismi statali implicati
nell’applicazione della legge e specialisti provenienti da
Argentina, Cile e Paraguay.
• Nel 2008 la Rete Uruguaiana ha organizzato l’iniziativa
“Ateneo di Scambio: abuso sessuale, l’approccio dei media”, un
interessante dibattito a cui hanno partecipato specialisti
delle organizzazioni civili e più di 30 giornalisti della
televisione, della radio e della stampa, dando vita ad un
significativo scambio di idee ed esperienze.
•
Ogni anno infine vengono pubblicati opuscoli di informazione
e sensibilizzazione generale della popolazione.
Nell’ultimo periodo di governo, è stato invece lo Stato,
attraverso l’Istituto Nazionale delle Donne, a farsi carico delle
campagne di sensibilizzazione contro la violenza domestica,
realizzando numerose iniziative:
• Lancio della campagna “Vivere seza violenza è molto bello”,
realizzata lungo la Rambla di Punta Carretas, dove venivano
distribuiti aquiloni per farli volare collettivamente.
• Adesione alla campagna lanciata dall’ONU “Uniti per mettere
fine alla violenza contro le donne” (febbraio 2008).
• Lancio della campagna “Uomini Uniti per la Fine della Violenza
contro le Donne” (26 novembre 2008).
• Lancio della campagna “Non accettare ciò che è abituale come
qualcosa di naturale” nei mezzi di comunicazione di massa.
• Distribuzione di opuscoli alle donne intitolati “Ci sono
risposte”, contenenti informazioni sui servizi che INMUJERES
(Istituto Nazionale delle Donne) offre nelle varie parti del
paese (novembre 2009).
• Elaborazione di un rapporto annuale 2008 riguardante i
progressi compiuti in materia dalle varie istituzioni che
compongono il Consiglio Consultivo Nazionale e consegna del
documento al Parlamento Nazionale.
7. Servizi dedicati alle donne in situazione di violenza
E’ solo attraverso uno spazio, un luogo appositamente destinato ed
una persona professionalmente formata per ascoltarle, che le donne
trovano il coraggio di cercare una via d’uscita alla situazione di
violenza nella quale vivono. Il principio che guida il lavoro con
le donne che soffrono violenza, è l’impegno, grande e costante, di
sostenere e promuovere i diritti di tutte le donne ed il loro
empowerment, affinchè possano condurre una vita libera dalla
violenza, indipendente e degna.
7.1 Servizi di attenzione e presa in carico
In tutti i paesi partners i modi di intervenire sulla violenza
sono molto simili, per non dire uguali, e laddove interviene
qualche differenza, questa è dovuta alla legislazione nazionale,
regionale e locale, al maggiore/minore finanziamento delle
strutture, al coordinamento con i servizi sociali dei territori,
alle reti costruite dagli enti pubblici e/o dalle associazioni.
I centri antiviolenza svolgono un ruolo fondamentale nella lotta
alla violenza contro le donne, le loro funzioni infatti vanno ben
al di là dell’offrire semplicemente un rifugio od un posto dove
stare, hanno infatti l’obiettivo di accogliere, prendersi carico e
fornire orientamento giuridico, sociale e psicologico alle donne
che vivono situazioni di violenza ed inoltre indirizzano i casi
verso gli altri servizi presenti sul territorio, a seconda delle
necessità delle utenti.
In un centro antiviolenza le donne e i/le loro figli/e ricevono
sostegno psicologico specializzato volto ad aiutarle a superare le
esperienze traumatiche, mettere fine alle situazioni di violenza,
recuperare la propria autostima e ricostruire le basi di una vita
indipendente e autonoma. I centri antiviolenza forniscono sostegno
nelle situazioni di crisi, percorsi di presa in carico ed
orientamento, e tentano di fornire aiuto in tutti i campi
relazionati all’esperienza della violenza (informazione giuridica,
ricerca di un’abitazione ed un impiego, corsi professionali,
percorsi psicoterapeutici). Tali centri vogliono essere dei luoghi
di condivisione dove le donne possano imparare a vivere in maniera
differente.
Dal punto di vista delle attività di presa in carico offerte, i
centri antiviolenza possono offrire i seguenti servizi:
- sostegno telefonico: quando le donne sono accolte soltanto
attraverso l’ascolto telefonico.
Centri
di
accoglienza:
quando
l’ascolto
telefonico
è
accompagnato dalla possibilità di avere dei colloqui di sostegno,
una presa in carico da parte di un’equipe multidisciplinare.
- Case rifugio: quando oltre all’ascolto telefonico e agli
incontri con l’equipe multidisciplinare, sono offerti alloggi
temporanei e segreti alle donne e ai/lle loro figli/e che si
trovano in situazione di rischio per la propria incolumità fisica.
I servizi offerti alle donne in situazione di violenza sono
molteplici, tra i più diffusi vi sono i centri di accoglienza
psicologica e giuridica dove l’accompagnamento e l’orientamento
verso gli altri servizi presenti sul territorio, avviene per mezzo
di un colloquio con un’equipe multidisciplinare qualificata.
Attraverso l’assistenza psicologica vengono forniti alle donne gli
strumenti per elaborare la propria problematica, al fine di
renderle più forti e di offrirle una vita migliore.
Il sostegno psicologico, molto spesso non è soltanto individuale,
ma, dopo un certo periodo e a seconda dei casi, può venire
accompagnato da terapie di gruppo, inoltre alcuni centri si
avvalgono anche di altri strumenti educativi che possono essere di
supporto al lavoro psicologico, aiutando le donne nel loro
processo di reinserimento sociale. La formazione sulle tematiche
di genere, ad esempio, occasioni di dibattito, spettacoli teatrali
e la proiezione di cortometraggi o films, possono offrire
situazioni di confronto e di risoluzione congiunta dei problemi
quotidiani a cui le donne dovranno fare fronte progressivamente.
Il sostegno vicendevole sia da un punto di vista psicologico sia
pratico, facilita il riscatto dell’autostima, poiché attraverso il
gruppo di terapia le donne hanno la possibilità di condividere
emozioni,di elaborare le esperienze traumatiche e di conoscere
altre persone che stanno vivendo le stesse difficoltà o che hanno
cominciato a modificare la proprie vite.
Un’altra tipologia di servizio diffusa in Brasile e in Italia e
presente anche in Argentina, sono le case rifugio, che hanno la
funzione di garantire l’incolumità fisica delle donne con i/le
loro figli/e, che vivono situazioni o relazioni familiari
pericolose.
Le case rifugio hanno indirizzo segreto e le donne possono
permanervi per qualche tempo, insieme ai figli a carico, con
differenze a seconda del paese. Ogni casa rifugio ha le sue
regole, in linea di massima si rispetta il tempo di raggiungimento
dell’autonomia della donna, innanzitutto emotiva e, quando è
possibile, economica. L’obiettivo che si cerca di raggiungere è
quello di fornire alla donna gli strumenti per trovare e mantenere
una soluzione abitativa indipendente ed un lavoro.
In Brasile, ad esempio, le donne possono risiedere nelle case
rifugio per un periodo massimo di 90 giorni, tempo che può essere
esteso a seconda delle necessità.
Le città di Belo Horizonte, Betim, Contagem e Sabará gestisconil
servizio delle case rifugio a livello regionale, attraverso il
Consorzio Regionale della Promozione della Cittadinanza delle
Donne delle Gerais. Pertanto, la gestione del servizio è svolta
dalle quattro città, mentre le azioni di formazione, prevenzione e
reintegrazione delle donne sono articolate congiuntamente dalle
città coinvolte.
7.2 Argentina
Servizi telefonici
Il servizio telefonico per donne vittime di violenza famigliare
della città di Buenos Aires, che dipende dalla Direzione Generale
della Donna del Governo della città, è diventato una importante
alternativa
che
attraverso
l’ascolto
specializzato
e
personalizzato offre orientamento e presa in carico delle donne
che decidono di denunciare questo problema. Nel primo semestre del
1997 questo servizio ha ricevuto 15.060 chiamate. Il Rapporto
Nazionale dell’Argentina sulla Violenza di Genere, preparato nel
1998 in occasione della Campagna Interagenziale contro la Violenza
nei confronti delle Donne, segnala che nel 1997 sono stati
registrate 13.376 chiamate al telefono “Ti Aiuto”.
Settore
Sottosegreteria
1998
di Diritti Umani.
Ministero
dell’Interno
1995
Ministero di
Salute e Azione
Sociale
Politica Programma Progetto
Programma Donna e Diritti
Umani (PROMUDE)
Azioni
Linea Telefonica di Consulenza
(25 novembre 1998)
Programma nazionale di
Violenza
Programma Pilota di
Prevenzione e Assistenza alla
Violenza intra-famigliare
Ministero
dell’Educazione
Programma Nazionale di
Promozione dell’Uguaglianza
di Opportunità per la donna
in area educativa
Manuale pensato come uno
strumento destinato a fornire
orientamenti teorici e
metodologici basici per
l’intervento in situazioni di
violenza contro la donna nelle
relazioni intra-famigliari.
1999
Consiglio
Provinciale della
Donna di Buenos
Aires
Commissariati della Donna
Commissariati della Famiglia
Secretaría del
Ministero di
Sicurezza e
Giustizia
Direzione di
Promozione e
Protezione della
Educazione per la Salute
Scuole Promotrici di Satute
Prevenzione della Violenza
Famigliare
Piana Nazionale di e Formazione,
Settore
Salute
Politica Programma Progetto
Consiglio
Nazionale della
Donna
Direzione
Generale della
Donna - Governo
della Città di
Buenos Aires
(DGMUJ)
Province e
Municipi
In diverse provincie e
municipi esistono programmi
locali di attenzione e
sostegno alle donne che
subiscono violenza
Azioni
Assistenza Tecnica e
Sensibilizzazione sul tema della
Violenza contro la Donna
Centrale unica di attenzione
telefonica. Alcune delle cui
linee sono: Violenza
Intrafamigliare (Progrmama di
attenzione, sostegno e assistenza
alla Donna vittima di violenza
famigliare); Linea “Ti Aiuto” per
il Maltrattamento infantogiovanile: Programma di
assistenza al Maltrattamento e
all’abuso sessuale infantile.
7.3 Brasile
I servizi pubblici di accoglienza per donne
I centri di riferimento e presa in carico, sono un punto di
riferimento per le donne che hanno bisogno di supporto psicologico
e consulenza giuridica e sociale. Il centro di riferimento è
considerato uno strumento strategico nella rete dei servizi di
lotta alla violenza, nonostante ciò, nella maggior parte dei casi,
il suo agire si limita a fornire ascolto e orientamento. Ciò è
causato dalla mancanza di politiche pubbliche locali articolate,
che siano in grado di offrire risposte efficaci per le donne che
si trovano in situazione di violenza.
I centri di riferimento svolgono, all’interno della rete di presa
in caricco, varie funzioni, prima di tutto quella di promuovere
l’“ascolto” integrale della donna che vive e/o ha vissuto
situazioni di violenza. La seconda importante funzion dei centri è
quella di fornire orientamento, ovvero inviare le donne agli altri
servizi presenti sul territorio, predisposti a rispondere alle
specifiche necessità del caso. In generale si cerca di offrire
consulenza psicologica, sociale e giuridica; in alcuni casi,
alcuni centri, dispongono di professionisti quali terapeuti
occupazionali
e
pedagogi.
I
colloqui
possono
essere
sia
individuali, sia, solitamente in seguito al primo colloquio, anche
di gruppo.
Il lavoro sviluppato dal centro di riferimento dovrebbe avere un
carattere processuale, nel senso che ha il fine di interviene nel
“ciclo della violenza”, all’interno del quale sono imprigionate
gran parte delle donne che si rivolgono ai centri.
Uno dei problemi affrontati dal Centro di Riferimento mette in
luce le difficoltà concrete per le donne che desiderano rompere la
relazione: poiché si tratta di un servizio pubblico, la maggior
parte delle donne utenti provengono da fascie sociali emarginate o
di basso reddito. Il dramma delle utenti si svolge quindi
nell’intreccio di, per lo meno, due assi di esclusione – genere e
classe sociale, quando non anche raziale, nel caso delle donne di
colore. Per questa popolazione la rottura di una relazione
coniugale prevede una serie di ostacoli: per esempio, la
disoccupazione e/o l’informalità del lavoro del compagno e/o della
donna stessa; e/o le condizioni precarie dell’abitazione - in
generale ceduta o imprestata, molto
spesso costruita su terreni
illegali o di proprietà dei familiari del compagno.
In alcune località i centri di riferimento hanno offerto sostegno
anche a uomini attori di violenza, o hanno creato servizi di
mediazione dei conflitti tra le coppie. Ma, se da un lato questo
tipo di proposte ha supplito alla carenza della rete nell’offrire
questi servizi specifici, dall’altro esiste il rischio di de-
caratterizzare questo spazio, dove le donne devono poter vivere il
proprio processo di riposizionamento senza nessuna pressione o
minaccia.
“Delegacias” specializzate in presa in carico della donna (DEAMs)
– Grazie ad una politica pubblica pioniera in Brasile e in America
Latina, nella lotta alla violenza contro la donna, la prima DEAM è
stata realizzata nel 1985,
a San Paolo.
Le “delegacias”
rappresentano la porta d’ingresso delle donne nella rete dei
servizi, assolvendo al compito di investigare, elaborare e
tipificare i crimini di violenza contro la donna. Le DEAMs sono
vincolate ai sistemi di sicurezza pubblica statali.
“Defensorias” Pubbliche della Donna - Le “Defensorias” Pubbliche
di presa in carico della donna rappresentano una politica pubblica
innovatrice
e
recente, e hanno permesso di ampliare l’accesso
alla giustizia da parte delle donne, garantendo una consulenza
giuridica adeguata e l’accompagnamento durante tutti i processi.
Case Rifugio – Fino al 2002, la Casa Rifugio era ritenuta essere
una delle politiche prioritarie nella lotta alla violenza conto la
donna, rappresentando, molte volte, l’unico strumento disponibile
in alcuni municipi brasiliani. Tuttavia, nella valutazione della
Segreteria di Politiche Pubbliche per le Donne, l’implementazione
di questa politica risulta avere poca sostenibilità e bassa
efficacia se non accompagnata da altri strumenti. In questo senso,
la SPM è passata a dare priorità a progetti di Case Rifugio che
coprano micro-regioni, dove già esistono altri servizi, fornendo,
in questo modo, una rete minima di presa in carico.
La prima casa rifugio del paese è stata creata nel 1986 nello
Stato di San Paolo, dalla Segreteria di Sicurezza Pubblica.
A partire dal 1997, per iniziativa del Consiglio Nazionale dei
Diritti della Donna, e con il finanziamento del Ministero della
Giustizia, si è assistito ad un movimento crescente di creazione
di case rifugio in tutto il territorio nazionale. Oggi, sono più
di 70 – numero, per altro, ancora insufficiente per la realtà
brasiliana.
7.4 Italia
I servizi pubblici di accoglienza per donne
In Italia è alla fine degli anni ottanta che numerose associazioni
di donne avviano esperienze dapprima di conoscenza ed accoglienza
delle domande di aiuto di donne vittime di violenza, e
successivamente aprono servizi che si specializzano nell’aiuto
alle donne in difficoltà ed ai minori. I Centri antiviolenza e le
case rifugio, sia ad indirizzo segreto che pubblico, per donne e
ragazze iniziano a funzionare in quegli anni ed in questo
ventennio si moltiplicano, anche con il finanziamento
di enti locali ed attraverso convenzioni con gli organismi
pubblici al fine di gestire accoglienza ed ospitalità a donne e
bambine/i vittime di violenza.
La violenza di genere verso le donne diviene comunque, con il
passare del tempo, da tabù o problema essenzialmente privato,
sempre più questione sociale e politica, che pone la necessità
della messa in atto di una serie di misure complesse.
7.5 Uruguay
7.5.1 Servizi telefonici
A partire dalla decade degli anni 80, quando il tema della
violenza domestica uscì dalla sfera della vita privata per entrare
in quella pubblica, le organizzazioni della società civile
cominciarono ad offrire vari servizi di attenzione alle donne.
La scarsità di risorse economiche e la crescente domanda, così
come la mancanza di una normativa in proposito, costituivano gli
ostacoli
che
le
organizzazioni
dovettero
affrontare,
sia
attraverso la pubblicazione di studi e ricerche sul tema, sia
attraverso corsi di formazione professionale rivolti alle altre
organizzazioni e istituzioni presenti sul territorio nazionale.
La prima Istituzione ad impegnarsi in questa direzione è stata la
Municipalità di Montevideo, con l’attivazione della Segreteria
della Donna, che si fece carico di realizzare diverse iniziative
rivolte alle donne in situazione di violenza emanando numerose
risoluzioni.
Nel 1992, venne istituito nella capitale, in collaborazione con la
fondazione PLEMUU (Plenario de Mujeres de Uruguay), un servizio
telefonico gratuito per fornire informazioni alle donne che
subivano violenza, funzionante durante le 24 ore del giorno, tutti
i giorni dell’anno. Gestito da personale tecnico appositamente
formato, durante il primo anno si è dato risposta a più di 8.000
chiamate.
Il risultato più importante è stato quello di rompere il muro di
silenzio ed isolamento che imprigionava le donne maltrattate,
offrendo loro sostegno ed informazione.
Nel 2001, grazie ad un accordo tra il Congresso dei Sindaci e
l’ANTEL (Amministrazione Nazionale delle Telecomunicazioni), il
servizio è stato ampliato a tutto il territorio nazionale,
centralizzando gli uffici nella Municipalità di Montevideo. Nel
2009 il servizio venne esteso anche alla telefonia mobile grazie
ad un accordo con le imprese ANCEL e MOVISTAR, attraverso il
numero gratuito *4141.
Attualmente però, tale servizio ha subito ingenti tagli economici,
che lo hanno portato a ridurre della metà il personale impiegato e
l’orario di lavoro e, conseguentemente, anche il numero di donne
soccorse è considerevolmente diminuito.
La scarsa partecipazione e la mancanza di un impegno formale da
parte degli altri l8 municipi del paese, costituisce un grave
rischio per la continuità del servizio. Una soluzione a tale
situazione potrebbe essere rappresentata dall’incorporazione del
servizio all’interno di un organo di gestione delle politiche di
genere: l’Istituto Nazionale delle Donne.
7.5.2 I servizi pubblici di attenzione per donne
La Segreteria della Donna della Municipalità di Montevideo è stata
la prima ad offrire servizi di attenzione e presa in carico delle
donne in situazione di violenza. Tale istituzione, opera in
collaborazione con le Ong presenti sul territorio, fornendo
servizi gratuiti di attenzione multidisciplinare, ma, purtroppo, i
servizi in grado di offrire anche consulenza legale si sono
rilevati numericamente scarsi. L’Istituto Nazcionale della Donna
ha creato, durante l’ultimo periodo di governo, 14 servizi
specializzati in Attenzione alle Donne in Situazione di Violenza
Domestica nella capitale e nell’interno. I servizi offerti sono
forniti da un’equipe multidisciplinare formata da psicologi/he,
assistenti sociali e avvocati/esse). Nell’interno del paese i
servizi sono offerti per mezzo di accordi con le organizzazioni
della società civile specializzata nella problematica, si tratta
di servizi gratuiti e rivolti alle donne con più di 18 anni d’età.
Rimangono quindi escluse da tali servizi statali gratuiti le donne
con meno di 18 anni, che dovrebbero rientrare della sfera d’azione
dell’Istituto dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Ne consegue, quindi, una mancanza di servizi espressamente
dedicati alle donne con meno di 18 anni già coinvolte in relazioni
di coppia violente e che, spesso, hanno anche figli a carico.
Nella maggior parte dei dipartimenti dell’interno, infatti, non
sono presenti servizi di attenzione per minori ed adolescenti,
sopperiti solo in parte dalla presenza di due o tre professionali,
espressamente formati per offrire un sostegno occasionale. Nella
stessa città di Montevideo, i servizi gestiti dalle Ong sono
sovraccaricati di richieste ed incapaci di soddisfare la domanda.
Nel 2009 è stata aperta la prima casa rifugio, di breve
permanenza, nel dipartimento di Salto. La necessità di creare case
rifugio specializzate è sottolineata dalla società civile da più
di 25 anni. Nei casi estremi, infatti, si ricorre a sistemazioni
transitorie che non sono in grado di offrire le condizioni di
sicurezza di cui le donne necessitano.
Nell’opinione pubblica è in atto un grande dibattito incentrato
sulla questione se siano le donne in situazione di violenza a
dover abbandonare il proprio lavoro, l’abitazione, il quartiere,
le amicizie e la famiglia, o se invece sia l’aggressore a dover
essere allontanato, tale disputa ostacola l’apertura e diffusione
del servizio delle case rifugio, impedendo così di fornire una
soluzione, per quanto parziale, alla complessità delle situazioni
di rischio vissute dalle vittime, alle quali quindi non è
possibile offrire nessuna sicurezza.
Benchè l’apertura di una casa rifugio di breve permanenza
rappresenti una importante passo avanti, tale iniziativa dovrebbe
essere estesa a tutto il territorio nazionale, inoltre dovrebbe
disporre di personale tecnico appositamente formato non solo per
rispondere alle necessità delle donne maltrattate, ma anche a
quelle dei/lle loro figli/e, per questo motivo, l’articolazione
con l’Istituto dell’Infanzia attraverso il SIPIAV (Sistema
Integrale di Protezione dei Bambini, delle Bambine e degli
Adolescenti contro le Violenza) risulta imprescindibile.
7.5.3 Soluzioni abitative
Per quanto riguarda le soluzioni abitative, l’Istituto delle
Donne, in collaborazione con il MVOTMA (Ministero dell’Abitazione,
della Pianificazione Territoriale e dell’Ambiente) ha messo a
punto un programma per venire incontro alle necessità delle donne
in
situazione
di
violenza
domestica,
nei
dipartimenti
di
Canelones, Montevideo e Salto. Grazie a tale iniziativa, le donne
che si trovano in procinto di lasciare la propria abitazione o il
luogo in cui sono ospitate, purchè dispongano di entrate proprie,
possono ottenere un alloggio il cui affitto sarà pagato dallo
Stato per un periodo prestabilito, durante il quale la donna dovrà
cercare di reinserirsi nel mondo del lavoro.
È evidente, che tale soluzione risolve le necessità di una minima
parte soltanto delle donne che si trovano in situazione di
violenza, la maggior parte delle quali, infatti, è disoccupata a
causa della mentalità ancora patriarcale del paese e della
assoluta mancanza di reti sociali e famigliari di supporto.
Inoltre, per accedere a tale servizio, la normativa stabilisce che
la donna debba essersi separata dall’aggressore da almeno 6 mesi.
È evidente l’esigenza di creare case rifugio di lunga permanenza,
luoghi dove le donne abbiamo la possibilità di rafforzarsi e
formarsi professionalmente.
In questo senso sarebbe utile il sostegno da parte dei municipi,
attraverso accordi con imprese private, che prevedano ad esempio
agevolazioni fiscali per le imprese che offrono sistemazioni
transitorie alle donne in situazione di violenza.
Tutti i servizi pubblici seguono principi etici e teorici volti a
salvaguardare l’integralità dei diritti delle donne:
- la Violenza Domestica è inaccettabile in tutti i casi;
- la VD è ingiustificabile;
- la VD è responsabilità di chi la esercita ed il suo esercizio
implica una sanzione;
- la VD costituisce una violazione dei DDHH (Diritti Umani);
- la protezione
operatori.
dei
DDHH
è
una
priorità
irrinunciabile
degli
Questi principi vengono trasmessi durante le iniziative di
formazione dirette agli operatori del settore e realizzate al fine
di unificare i criteri di approccio alla problematica e di evitare
di vittimizzare ulteriormente le donne.
Nel corso del primo anno di funzionamento, la Commissione
Dipartimentale di Canelones ha istituito i Comitati Regionali di
Lotta contro la Violenza Domestica nelle città di Las Piedras,
Pando, Ciudad de la Costa e Atlantida. Si tratta di iniziative
aperte ai contributi degli enti locali e della società civile
organizzata,
con
la
funzione
di
monitorare
la
situazione
dipartimentale, per fornire una conoscenza più approfondita del
fenomeno e delle modalità con le quali è affrontato a livello
locale.
Purtroppo però, l’autonomia dei Comitati Locali e la mancanza di
uniformità ideologica dei gestori, si ripercuotono negativamente
sul loro operato, minando la capacità di lavorare in modo
integrato e conseguentemente mettendo a repentaglio il compimento
dei obiettivi. Sarebbe quindi necessario un lavoro di revisione
dell’efficacia dei Comitati, adottando criteri d’azione coerenti
ed integrati tra loro, in modo da uniformare e velocizzare il suo
operato.
7.6 Analisi SWOT dei servizi nei 4 paesi partners
In generale si possono evidenziare quattro fattori fondamentali
per l'efficacia dei servizi, in tutti e quattro i paesi:
• il lavoro di rete, il coordinamento (sia nazionale che
internazionale), lo scambio di esperienze e l'appoggio da
parte dei governi;
• il finanziamento e la possibilità di avere a disposizione
risorse costanti nel tempo che diano durabilità ai servizi e
permettano la programmazione;
• la
rappresentanza
politica
delle
donne
e
l'impegno
nell'associazionismo;
• l'esistenza
di
legislazioni
nazionali
e
accordi
internazionali;
• la sensibilizzazione dell'intera cittadinanza per aumentare
responsabilità e consapevolezza al problema.
Analisi dei punti di forza
Analizzando i servizi coinvolti nella lotta alla violenza sulle
donne, il lavoro delle donne impegnate nell’associazionismo
risulta un punto di forza costante per tutti i paesi coinvolti.
L'efficacia
dei
servizi
è
direttamente
influenzata
dalle
legislazioni, per questo per l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay
si riconosce l’importanza di avere una legge nazionale, che
risulta essere un punto debole dove manca (Italia). Per l’Italia
però si valuta positivamente la presenza nel territorio di leggi
di protezione contro la violenza sessuale, anche se è evidente la
necessità di una legge a livello nazionale.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione della cittadinanza sul
tema, per l’Argentina e l’Uruguay si riconosce il valido impegno
da parte governo, mentre per il Brasile il punto di forza è il
lavoro di rete. Per l'Uruguay si riconosce come positivo il
coordinamento tra donne femministe con cariche politiche.
In Argentina si evidenzia come positiva la dipendenza dei servizi,
coinvolti nella lotta alla violenza sulle donne, dal Ministero
della Giustizia. In Brasile un elemento positivo è la costanza nel
tempo dei finanziamenti da parte del Governo, mentre in Italia è
la possibilità di ottenere finanziamenti privati.
Inoltre l’Italia indica come punto forza l’efficienza e la
validità dei centri antiviolenza presenti nel territorio.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
- Legge nazionale
- Buona
esperienza
centri
antiviolenza
- Legge nazionale
Forze Interne
- Legge
nazionale
- I servizi
dipendono da
ministero della
giustizia
- Impegno del
governo nel
sensibilizzare
la cittadinanza
- Forza
dell’associazio
nismo femminile
- Costanza dei
finanziamenti
- Lavoro in rete
per la
sensibilizzazione
- Forza
dell’associazioni
smo femminile
- Leggi
protezione,
violenza
sessuale
- Possibilità
di
finanziamenti
privati
- Impegno del
governo nel
sensibilizzare la
cittadinanza
- Forza
dell’associazionism
o femminile,
- Coordinamento tra
donne femministe
con cariche
politiche
- Forza
dell’associazi
onismo
femminile
Analisi delle debolezze
La
forte
presenza
di
una
diffusa
cultura
maschilista
è
riconosciuta come una difficoltà nella lotta alla violenza sulle
donne da tutti e quattro i paesi.
Argentina e Urugua trovano di fronte ad un finanziamento da parte
del governo limitato e non sufficiente per realizzare i servizi
necessari, mentre in Italia si evidenzia il problema della
precarietà dei progetti finanziati dal governo, che non permettono
la programmazione a lungo termine.
Per l’Argentina si segnala la mancanza di coordinamento tra
servizi e enti a livello nazionale, mentre in Brasile il governo
non riesce a garantire tutti i servizi necessari ad affrontare il
problema, così come in Uruguay, dove non sono garantite le case
rifugio per donne vittime di violenza.
In Italia si riscontra un’applicazione delle leggi in materia di
violenza sessuale troppo lenta e scarsa da parte degli organi
giudiziari.
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
- Scarsità di
finanziamenti
- Cultura
maschilista
- Manca una
legge
nazionale
- Scarsità di
finanziamenti
- Cultura
maschilista
- Rigidità della
legge
- Difficoltà di
coordinamento a
livello
nazionale
- Non sono
garantiti tutti i
serivizi
ARGENTINA
Debolezze Interne
- Cultura
maschilista
- Non c’è
garanzia di
finanziamenti
- Cultura
maschilista
- Non sono
garantite le case
rifugio
- Scarsa e
lenta
applicazione
delle leggi
Analisi delle opportunità
Per quanto riguarda l’Argentina e l'Italia si ritiene che in
queste realtà sia fondamentale diffondere tra la cittadinanza una
maggiore responsabilità e consapevolezza sulla problematica, per
far sì che diventi un attore capace di esercitare una maggiore
pressione sullo stato; quindi si riconosce un ruolo fondamentale
alla sensibilizzazione per far sì che la cittadinanza abbia la
possibilità di conoscere il problema e maturi una maggiore
consapevolezza.
Per l'Argentina le iniziative internazionali, come la Convenzione
Interamericana per Prevenire, Sanzionare e Sradicare la Violenza
contro la Donna (Convenzione Belém do Pará), possono rappresentare
una risorsa per realizzare una lotta alla violenza sulle donne più
efficace.
In Brasile, per potenziare la lotta contro la violenza sulle
donne, sarebbe necessario formalizzare e rafforzare la rete tra
servizi e enti. Così come in Italia, dove sarebbe utile poter
conoscere e condividere le esperienze, sia a livello regionale che
a livello europeo, e valorizzare quelle che hanno un impatto più
efficace sul territorio (per es. la legge della Regione Piemonte).
Per l’Uruguay sarebbe importante un maggior coinvolgimento delle
autorità nell’implementazione dei servizi che già esistono e nella
creazione di servizi necessari all’assistenza delle vittime di
violenza;
inoltre
per
ottenere
maggiori
finanziamenti
si
dovvorebbero studiare delle soluzioni per poter coinvolgere
maggiormente il mondo dell’imprenditoria.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
Formalizzare
e rinforzare
la rete
- Valorizzare
esperienze
periferiche (es
legge regione
piemonte)
- Maggior
coinvolgimento
delle autorità per
l’implementazione
dei servizi
esistenti e la
creazione di nuovi.
Opportunità Esterne
- Maggior
consapevolezza
presso la
cittadinanza per
fare maggiori
pressioni sullo
stato
- Convenzione
inter-americana
sui diritti
umani
- Essere trainati
dalla esperienza
europea
- Maggior
consapevolezza e
sensibilizzazione
della cittadinanza
- Maggior
coinvolgimento del
mondo
dell’imprenditoria
per ottenere
finanziamenti
Analisi delle minacce
Per quanto riguarda i rischi che possono compromettere le azioni
rivolte a combattere la violenza contro le donne, le minacce sono
comuni ai quattro paesi:
• la scarsa presenza di donne all’interno dei luoghi decisionali;
• la mancanza di un coordinamento a livello nazionale che regoli
il funzionamento dei servizi garantiti;
• l’elevata
responsabilizzazione
lasciata
alle
donne
nell’affrontare il problema.
• il fatto che le problematiche considerate come priorità del
paese siano altre rispetto alla violenza contro le donne.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
- Scarsa presenza
di donne nei
luoghi
decisionali
- Scarsa
presenza di
donne nei
luoghi
decisionali
- Manca un
coordinamento
nazionale sul
funzionamento
e di
regolamento
dei servizi
garantiti alle
donne vittime
di violenza
- Altre priorità
per il paese
Minacce Esterne
- Scarsa
presenza di
donne nei
luoghi
decisionali
- Manca un
coordinamento
nazionale sul
funzionamento e
di regolamento
dei servizi
garantiti alle
donne vittime
di violenza
- Iperresponsabilizza
zione delle
donne
- Manca un
coordinamento
nazionale sul
funzionamento e
di regolamento
dei servizi
garantiti alle
donne vittime di
violenza
- Iperresponsabilizzazi
one delle donne
- Iperresponsabilizz
azione delle
donne
- Scarsa presenza
di donne nei luoghi
decisionali
- Manca un
coordinamento
nazionale sul
funzionamento e di
regolamento dei
servizi garantiti
alle donne vittime
di violenza.
8. Formazione operatori
Medici, assistenti sociali e forze dell’ordine sono molto
sensibili al tema dei maltrattamenti contro le donne e hanno una
buona conoscenza del fenomeno della "violenza di genere", ma la
difficoltà maggiore continua ad essere il come relazionarsi con le
vittime e con gli altri operatori dell’equipe. Per questo è di
fondamentale
importanza
una
formazione
adeguata
e
la
collaborazione
di
tutte
le
persone
coinvolte
nella
prima
accoglienza delle vittime. La formazione è necessaria affinchè
ogni operatore e ogni servizio al quale le donne si rivolgono
sappia qual è il proprio ambito di attuazione e quali sono i
servizi presenti sul territorio ai quali le donne possono essere
indirizzate.
È importante garantire che gli operatori e le operatrici della
rete abbiano una formazione adeguata, affinchè possano agire
efficacemente nel campo della prevenzione, dell’individuazione
precoce dei casi, dell’assistenza alle donne in situazione di
violenza e della riabilitazione degli aggressori. Al fine di
migliorare i corsi di formazione e l’empowerment è necessario
incrementare la ricerca e l’elaborazione di materiale didattico
specifico, che illustri le situazioni di maggior rischio di
violenza domestica e di genere e che aiuti a trovare delle
soluzioni alle numerose difficoltà di accesso ai servizi, alle
quali le donne in situazione di violenza vanno incontro.
8.1 Giustizia
La formazione in ambito di uguaglianza di genere per gli/le
operatori/trici
della
giustizia
constituisce
uno
strumento
efficace per neutralizzare la violenza di genere, per questo
risulta imprescindibile se si vuole ottenere una vera uguaglianza
tra uomini e donne. Si tratta di una formazione pianificata,
continua e progressiva, costituita da moduli rivolti ai/alle
figure professionali del campo del diritto, che lavorano nei
tribunali in cui si giudica la violenza contro le donne.
Questi
moduli
sono
accompagnati
da
approfondimenti
sulla
valutazione globale delle situazioni di violenza di genere e dallo
studio di protocolli comuni che standardizzino le attività dei
medici, affinché questi ultimi raccolgano i dati da includere nei
rapporti da inviare al Pubblico Ministero e al giudice.
8.2 Sicurezza
Le forze di polizia e gli organi di sicurezza statale sono, in
molte occasioni, i primi operatori ad entrare in contatto con i
casi di violenza di genere, per questo motivo è fondamentale che
dispongano di una formazione professionale adeguata affinchè
possano operare più efficacemente nel monitoraggio e nella
prevenzione degli episodi di violenza. Con le forze dell’ordine è
cruciale sviluppare un lavoro orientato, in particolare, a fare in
modo che queste siano in grado dia fornire sicurezza e garanzie di
assistenza e protezione alle donne che si trovano in situazione, o
potenzialmente in situazione, di violenza. È necessaria l’adozione
di criteri comuni per la formazione di tutti i funzionari.
Un esempio molto diffuso è l’utilizzo del metodo S.A.R.A. per
analizzare e prevenire i rischi di violenza recidiva all’interno
del matrimonio. S.A.R.A. è un acronimo inglese che significa
‘Sposual Assault Risk Assessment' ossia ‘Rischio di violenza
recidiva in ambito coniugale'.
8.3 Sanità
La violenza esercitata contro la donna constituisce, in primo
luogo, un attacco alla sua salute fisica e psicologica, per questo
gli operatori che lavorano in quest’area svolgono un ruolo di
fondamentale importanza sia nell’identificazione dei casi di
violenza domestica, sia, ovviamente, nell’assistenza alle vittime.
La formazione degli operatori del sistema sanitario richiede
necessariamente l’adozione di criteri comuni sia per la formazione
di base, sia per quella specializzata.
Inoltre risulta imprescindibile un’azione di coordinamento dei
servizi di salute, di modo che agiscano in maniera integrata, sia
tra di loro sia in collaborazione con le altre istituzioni
coinvolte nella soluzione della problematica.
8.4 Servizi sociali
I servizi sociali hanno la funzione di garantire alle donne in
situazione di violenza il diritto all’assistenza integrale, per
questo motivo è necessaria una formazione specializzata degli
operatori affinchè possano offrire un intervento professionalmente
adeguato. Anche per le figure professionali dei servizi sociali è
necessario che la formazione adotti dei criteri comuni ed omogenei
in materia di uguaglianza dei diritti tra uomini e donne e di
violenza di genere. Per favorire l’assistenza sociale integrata è
necessario promuovere progetti che contribuiscano a rafforzare
l’autonomia delle donne (impiego e alloggio). Tali progetti
dovranno,
necessariamente,
tenere
conto
delle
situazioni
specifiche delle donne, quali, ad esempio, la disabilità,
l’immigrazione, l’anzianità, l’appartenenza a zone rurali o a
minoranze etniche, etc.
8.5 Educazione
È fondamentale educare le giovani generazioni all’uguaglianza tra
uomini e donne, al rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali, a partire dall’infanzia fino all’età adulta,
coinvolgendo i genitori, gli insegnanti e, in particolare, gli
organi direttivi degli istituti scolastici. A sua volta, risulta
fondamentale fornire gli strumenti adeguati all’identificazione
precoce dei casi di violenza di genere che avvengono sia in
famiglia sia nell’ambiente scolastico. Per questo è necessario
sviluppare programmi di formazione degli insegnanti includendo la
formazione in materia di uguaglianza di genere e risoluzione
pacifica dei conflitti e sviluppando un modulo di formazione
specifica sulla violenza di genere per fornire strumenti educativi
che promuovano l’uguaglianza concreta tra uomini e donne.
Il riconoscimento precoce dei casi di violenza in ambito
famigliare è infatti fondamentale affinchè gli interventi possano
essere davvero efficaci.
8.6 Analisi SWOT della situazione della formazione in prospettiva di
genere (in particolare degli operatori) nei 4 quattro paesi partners.
Analisi dei punti di forza
Dall’analisi degli elementi caratterizzanti i punti di forza della
formazione, seppur siano emerse peculiarità che sostanzialmente
differenziano tra loro i singoli paesi, si evidenzia un elemento
comune: la creazione di percorsi formativi differenziati e
specifici per la pluralità di attori che vengono a trovarsi a
contatto direttamente od indirettamente con le politiche di
genere.
L’elemento accumunante di Brasile, Italia ed Uruguay risulta
infatti essere la capacità di raggiungere, in modo diversificato e
specifico - in base alle diverse professionalità – operatori,
professionisti, gestori pubblici ed istituzionali operanti nel
settore. Inoltre, è da evidenziare come in Italia il ventaglio dei
soggetti per i quali viene attivato un percorso formativo si ampli
ulteriormente, promuovendo la formazione di operatori che non si
occupano direttamente della tematica, ma che, considerata la
globalità ed estensione del fenomeno legato alla violenza,
necessitano nell’ambito dello svolgimento delle singole funzioni,
di competenze proprie in materia (ad es. Forze dell’ordine ed
operatori sanitari).
Per quanto concerne l’Argentina è emerso quale elemento di forza
la disponibilità di Masters post-universitari in prospettiva di
genere, che garantiscono l’immissione nel mercato del lavoro di
operatori con una formazione adeguata.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
Pluralità di
azioni di
formazione
- Formazione
diretta anche
agli operatori
di settori che
non si
occupano
direttamente
della tematica
- Tutti gli
operatori del
settore sono
formati
- Formazione
specifica in
base alle
diverse
professionalit
à
- Formazione
offerta dallo stato
Forze Interne
Master in
prospettiva di
genere
- Formazione ai
gestori
istituzionali
- Formazione
specifica ai
gestori
pubblici
Analisi delle debolezze
Dalla valutazione dei punti di debolezza è emerso un denominatore
che risulta essere comune a tutti i paesi analizzati, ossia la non
obbligatorietà di partecipazione ai corsi di formazione da parte
degli operatori.
Questa criticità, non solo rende vano l’operato delle strutture
che si occupano di promuovere ed implementare l’offerta formativa
in ottica di genere, ma costituisce elemento di contrasto alla
crescita qualitativa dei servizi stessi.
Oltre a questo primo elemento è da considerarsi, ad esempio nel
caso del
Brasile, come la carenza di fondi non permetta la
strutturazione di corsi di formazione e ne limiti la possibilità
di implementazione da parte delle amministrazioni, decretando
inoltre la focalizzazione dell’offerta formativa unicamente nei
grandi centri urbani, come nel caso dell’Uruguay.
Dalla situazione di Argentina ed Italia emerge per la prima, una
sostanziale carenza di corsi in ottica di genere, mentre per la
seconda la mancanza di coordinamento e di condivisione dei
programmi a livello nazionale causano la frammentarietà delle
iniziative.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
- Formazione non
obbligtoria
- Iniziative
sono
frammentate e
non c’è
coordinamento
e condivisione
a livello
nazionale
- A livello
universitario non
ci sono corsi a
tematica di genere
(tranne che nel
corso di laurea di
servizio sociale)
Debolezze Interne
- Formazione
degli operatori
professionali
non
obbligatoria
- Mancanza di
corsi in ottica
di genere
- Carenza di
fondi per la
formazione
- Non sempre le
amministrazioni
pubbliche
implementano
l’offerta
formativa
- Formazione
non
obbligatoria
- Offerta formativa
focalizzata solo
nei grandi centri
Analisi delle opportunità
In Argentina si prospetta quale opportunità di rilievo, la
possibilità di implementare la normativa che regola l’inserimento
dell’educazione sessuale nei programmi scolastici, al fine di
promuovere
la
cultura
legata
alla
non-violenza
sin
dall’adolescenza e nel tentativo di estirpare il problema alla
radice.
Per il Brasile, l’aggregazione di più attori operanti in ambito di
contrasto alla violenza sulle donne, attraverso la costituzione di
“Consorzi”, favorisce l’opportunità di garantire un livello
omogeneo di formazione per tutti gli operatori.
In l’Italia, la formazione congiunta degli operatori dei diversi
servizi può contribuire alla definizione di uno standard operativo
comune che permetta di offrire un sostegno qualificato alle
vittime di violenza durante tutte le fasi del percorso di
assistenza (denuncia, assistenza sanitaria, servizi di protezione,
riabilitazione, reinserimento sociale e lavorativo).
Inoltre,
assume particolare rilievo il servizio di formazione
degli
operatori
che
si
occupano
della
presa
in
carico
dell’aggressore, servizio che tra i paesi analizzati, risulta
attivo unicamente in Italia.
Nella realtà Uruguayana, un’opportunità di rafforzamento della
formazione è rappresentata dalla possibilità di istituire corsi
universitari specifici in materia di genere.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
- La formazione
di uomini e donne
incide nel
cambiamento della
cultura sociale
- Presa in
carico
dell’aggressor
e
Realizzzazione di
corsi universitari
specifici in
materia di genere
Opportunità Esterne
Implementazione
della legge
sull’educazione
sessuale
- Il lavoro in
consorzio
facilita la
formazione
- Formazione
congiunta
degli
operatori dei
diversi
servizi
Analisi delle minacce
I cambi di governo rappresentano un possibile minaccia comune a
tutti i paesi, in quanto influiscono sulla continuità dei
programmi e sulla destinazione delle risorse economiche necessari
a garantire il servizio stesso. Infatti, per il Brasile, la
carenza di risorse economiche incide notevolmente sulla gestione,
programmazione ed estensione dell’offerta formativa, così come per
l’Uruguay si evidenzia l’impossibilità di renderla accessibile a
tutta la popolazione.
In Italia la mancanza di indirizzi a livello nazionale fa si che
la formazione di genere venga lasciata alla libera iniziativa dei
governi locali creando condizioni di disequità di offerta e
fruibilità del servizio da Regione a Regione.
ARGENTINA
BRASILE
ITALIA
URUGUAY
Scarsità delle
risorse
economiche
Formazione di
genere
lasciata alla
libera
iniziativa dei
governi locali
- La formazione non
raggiunge tutta la
popolazione
Minacce Esterne
Cambi di
governo
potrebbero non
dare continuità
ai programmi
- Manca formazione
ai decisori
politici
9. Conclusioni
Concludiamo sottolineando, in accordo con la maggior parte delle
organizzazioni che lavorano con la problematica della violenza
contro le donne, come risulti fondamentale l’appoggio delle
strutture istituzionali.
Si dimostra inanzitutto imprescindibile la presenza di un quadro
normativo che regolamenti e punisca i casi di violenza contro le
donne, in particolare di violenza domestica. La presenza di una
legge in materia non è però sufficiente, poichè spesso la mancanza
di risorse e finanziamenti per l’applicazione della legge, causa,
nella pratica, la non applicazione della stessa, creando così una
grossa divergenza tra ciò che la legge prescrive e ciò che nella
realtà avviene. Per superare tale problema, riteniamo che sia
fondamentale la creazione di organi municipali di politiche
pubbliche per le donne.
A loro volta, però, tali enti devono possedere la forza politica,
tecnica e finanziaria per poter esercitare una leadership reale,
che gli permetta di coordinare le varie istituzioni coinvolte
nella gestione della problematica. Abbiamo notato, di fatto, come
la creazione di una rete tra i servizi di attenzione e presa in
carico delle donne in situazione di violenza costituisca una
risorsa importante per poter offrire dei servizi adeguati e
capillari su tutto il territorio. Per q uesto
motivo
dovrebbero
essere gli enti statali e municipali di politiche per le donne a
gestire le reti dei servizi a livello sia locale che nazionale.
Solo grazie alla creazione di un programma intersettoriale ed
interdisciplinare capace di affrontare il problema in tutto il
paese, lo Stato potrebbe infatti riuscire a garantire il diritto
delle donne ad una vita senza violenza.
Inoltre possiamo sostenere che la rete funziona in maniera
efficiente soltanto se ogni attore ed ogni servizio al quale le
donne sono, molto spesso, obbligate a rivolgersi, conosce bene il
proprio ambito di intervento e gli altri servizi presenti sul
territorio verso cui le donne possono essere indirizzate.
È inoltre evidente come, a causa della delicatezza delle
situazioni che si presentano in questo campo, sia fondamentale che
tutti gli operatori coinvolti nella rete abbiano una formazione
adeguata.
Per
quanto
riguarda
i
servizi,
tutti
gli
studi
e
le
raccomandazioni internazionali sul tema della violenza nelle
relazioni intime hanno evidenziato come l’intervento e gli sforzi
per combattere la violenza non possano limitarsi alla creazione di
servizi di sostegno alle vittime (Centri antiviolenza, linee
telefoniche d’aiuto, case rifugio), ma debbano comprendere
iniziative di sensibilizzazione, formazione e creazione di rete
tra gli enti/istituzioni/servizi che operano sul territorio, oltre
che di riabilitazione degli uomini aggressori.
Soltanto un lavoro coordinato ed intersettoriale può rappresentare
un intervento effettivo ed efficace per fornire alle donne gli
strumenti necessari per poter uscire dalla situazione di violenza
nella
quale
vivono,
promuovendo
simultaneamente,
per
gli
aggressori, percorsi di responsabilizzazione e riabilitazione per
le violenze esercitate.
Sempre riguardo i servizi vorremmo mettere in risalto il fatto che
questi ultimi non possono ridursi all’intervento nelle situazioni
di emergenza, ma devono essere in grado di accompagnare le donne
lungo tutto il percorso che le condurrà all’indipendenza.
Si è reso evidente, a partire dalle esperienze riportate dai
quattro paesi coinvolti nel progetto, come, molto spesso, una
delle motivazioni che ostacola la donna nella decisione di
modificare
la
propria
situazione
di
violenza,
sia
dovuta
all’impossibilità di mantenersi con le proprie forze. Riteniamo,
quindi, che sia fondamentale che tra i vari servizi offerti vi
siano anche dei corsi di formazione e qualificazione professionale
e di accompagnamento all’inserimento nel mondo del lavoro.
A loro volta, però, tali servizi devono essere accompagnati da
politiche pubbliche che facilitino l’accesso all’abitazione per
queste donne svantaggiate.
Infine è fondamentale la sensibilizzazione della società come
strumento di prevenzione della violenza di genere. Abbiamo
precedentemente sottolineato come la violenza contro le donne,
soprattutto
in
ambito
domestico,
sia
legata
alla
cultura
maschilista e patriarcale che ancora permea le nostre società, per
questo la sensibilizzazione ha un ruolo insostituibile se si vuole
ottenere un cambiamento dei modelli che reggono le relazioni
sociali. Tale obiettivo, a lungo termine, esige che tutta la
società
venga
sensibilizzata,
a
partire
dalle
scuole
per
l’infanzia, sulla necessità di tale cambiamento nei rapporti tra
uomini e donne, soprattutto nell’ambito degli affetti e delle
relazioni
intime,
se
si
vuole
davvero
progredire
nel
consolidamento del pieno diritto di cittadinanza delle donne.
Inizialmente, tale cambiamento culturale dovrà contribuire a
creare una nuova attitudine nei confronti della violenza di
genere, ma solo quando la violenza di genere sarà considerata da
tutti come un grave affronto dei diritti umani delle donne, avremo
messo realmente le basi per un cambiamento duraturo delle nostre
società.
10. ANESSO ELENCO LEGISLATIVO
10.1 Argentina
LEGISLACIÓN NACIONAL
Ley 23.179 Aprobación de la Convención sobre la Eliminación de
Todas las Formas de Discriminación contro la Mujer
Ley 24.632 Aprobación de la Convención Interamericana para
Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contro la Mujer.
Convención de Belém do Pará
Ley 24.417 De Protección contro la Violencia Famigliar
Dec. 235/96 Reglamentario de la Ley 24.417 de Protección contro la
Violencia Famigliar
Ley 25.087 Delitos contro la integridad sexual
Ley 26.634 Prevención y sanción de la trata de Personas y
Asistencia a sus víctimas
Ley 26.485 Ley Integral para Sancionar, Prevenir y Erradicar la
Violencia contro la Mujer
LEGISLACIÓN PROVINCIAL
Buenos Aires
Ley 11.243 Código de Procedimiento Penal, incorporación del
Capítulo V – Medida Cautelar
Ley 12.569 Violencia Famigliar
Ley 13.138 Conmemoración del Día de la No Violencia contro la
Mujer
Res. 4570/90 Creación de las Comisarías de la Mujer en la
Provincia de Buenos Aires
Res. 304/07 Creación del Programa Provincial de la salud para la
Prevención de la Violencia famigliar y sexual y la asistencia a
las víctimas
Catamarca
Ley 4.943 Violencia Famigliar
Chaco
Ley 4.175 Violencia Famigliar
Ley 4.377 Creación del Programa Provincial de Prevención y
Asistencia Integral a las Víctimas de la Violencia Famiglia
Dec. 620/97 Reglamentario de la Ley 4.377 de Creación del Programa
Provincial de Prevención y Asistencia Integral a las Víctimas de
la Violencia Famiglia
Ley 5.492 Adhesión provincial a la Ley Nacional 24.632 de
aprobación
de
la
Convención
Interamericana
para
Prevenir,
Sancionar y Erradicar la Violencia contro la Mujer. Convención de
Belem do Pará
Chubut
Ley 4.031 Creación del Servicio de Asistencia a la Víctima del
Delito
Ley 4.118 Violencia Famiglia
Ley 4.405 Competencia de Juzgados Procesales en Casos de Violencia
Famigliar
Ciudad de Buenos Aires
Ley 24.417 Ley Nacional de Protección contro la Violencia
Famigliar
Ley 1.688 Prevención y Asistencia a las Víctimas de Violencia
Famigliar y Doméstica
Córdoba
Ley 9.283 Ley de Violencia Famigliar
Dec. 1340 Creación del Programa “Nueva Vida”
Corrientes
Ley 5.019 Violencia Famigliar
Dec. 3.015/98 Reglamentario de la Ley 5.019 sobre Violencia
Famigliar
Dec. 945/99 Modificación del Dec. 3.015/98
Ley 5.464 Adhesión provincial a la Ley Nacional 24.632 de
aprobación
de
la
Convención
Interamericana
para
Prevenir,
Sancionar y Erradicar la Violencia contro la Mujer. Convención de
Belem do Pará.
Ley 5.563 Creación del Programa de Prevención y Asistencia
Integral de las Personas Víctimas de Violencia Famigliar
Entre Ríos
Ley 9.198 Prevención
Asistencia
Integral
Problemática
de
de
la Violencia Famigliar: Protección y
las
Personas
Involucradas
en
la
Formosa
Ley 1.160 Violencia Famigliar: Tribunal del Famiglia
Ley 1.191 Modificación de la Ley 1.1.60 de Violencia Famiglia:
Tribunal de Famiglia
Jujuy
Ley 5.107 Atención Integral a la Violencia Famigliar
Dec. 2.965/01
Reglamentación de la Ley 5.107 de Atención Integral a la Violencia
Famigliar.
La Pampa
Ley 1.081 Servicio Especial para
Famigliar
Ley 1.327 Creación del Servicio de
Ley 1.333 Creación del Servicio de
Ley 1.918 Prevención y Protección
en la Escuela
la Erradicación de la Violencia
Apoyo para Víctimas de Delitos
Ayuda al Niño Maltratado
contro la Violencia Doméstica y
La Rioja
Ley 6.580 Violencia Famigliar
Dec. 1.039/99 Reglamentario de la Ley 6.580 de Violencia Famigliar
Mendoza
Ley 6.080 Código Procesal Penal: Derechos de la Víctima
Ley 6.182 Violencia Famigliar: Código Procesal Penal
Ley 6.672 Violencia Famigliar
Misiones
Ley 3.325 Violencia Famigliar
Dec. 1,686/99 Franco Profiláctico para Trabajadores/as
Departamento de Prevención de la Violencia Famigliar
del
Neuquén
Ley 2.152 Creación del Centro de Atención a la Víctima de Delito
Dec. 981/98 Reglamentario de la Ley 2.152 de Creación del Centro
de Atención a la Víctima de Delito
Ley 2.212 Protección y Asistencia contro los Actos de Violencia
Famigliar
Dec. 3.168/98 Reglamentario de la Ley 2.212 de Protección y
Asistencia contro los Actos de Violencia Famigliar
Río Negro
Ley 3.040 Violencia Famigliar
Ley 3.205 Viviendas del Instituto de Planificación y Promoción de
las Viviendas Destinadas a Centros de Atención Integral de
Violencia Famigliar
Dec. 656/02 Creación de la Unidad Ejecutora Provincial para la
Atención Integral a la Violencia Famigliar
Dec. 475/03 Ratificación del Convenio de Cooperación y Asistencia
Técnica entre el Poder Judicial y el Ministerio de Salud y
Desarrollo Social de la Provincia de Río Negro sobre la Atención
Integral a la Violencia Famigliar.
Dec. 909/03 Reglamentación de la Ley 3.040 de Violencia Famigliar
Salta
Ley 7.202 Protección de Víctimas de Violencia Famigliar
San Juan
Ley 6.542 Prevención de la Violencia contro la Mujer
Dec. 281/96 Reglamentario de la Ley 6.542 de Prevención de la
Violencia contro la Mujer
Ley 6.918 Modificación de la Ley 6.542 de Prevención de la
Violencia contro la Mujer
San Luis
Ley 1.0009-2004 (5477*R) Violencia Famigliar
Santa Cruz
Ley 2.088 Creación del Centro de Asistencia a
Delitos
Ley 2.466 Protección contro la Violencia Famigliar
la
Víctima
de
Santa Fe
Ley 11.529 Protección contro la Violencia Famigliar
Dec. 1745/01 Reglamentación de la Ley 11.529 de Protección contro
la Violencia Famigliar
Ley 11.202 Creación del Centro de Asistencia a la Víctima y al
Testigo
Santiago del Estero
Ley 6.308 Violencia Famigliar
Dec. 1.701/97 Puesta en Funcionamiento de la Comisaría del Menor y
la Mujer
Tierra del Fuego
Ley de: Creación del Servicio Provincial de Prevención y
Asistencia a la Víctimas de Violencia Famigliar
Ley de: Violencia Famigliar: Creación de un Procedimiento Judicial
Especial para la Protección a Víctimas de la misma
Ley de: Obligatoriedad de Publicación del Procedimiento de
Denuncia de Maltrato en Dependencias Públicas y Sitios Privados.
10.2 Brasile
CONSTITUIÇÃO FEDERAL (1988)
• ARTIGO 5º/I (DISCRIMINAÇÃO POR MOTIVO DE SEXO)
A Constituição Federal (artigo 5º/I) diz que somos todos iguais,
mulheres e homens têm os mesmos direitos e as mesmas obrigações.
E o artigo 7º/XXX proíbe diferença de salários, de exercício de
funções e critério de admissão por motivo de sexo, idade, cor ou
estado civil.
• ARTIGO 8 º⁄226 (COIBIR VIOLENCIA INTRAFAMIGLIAR)
“O Estado assegurará a assistência à família, na pessoa de cada
um dos que a integram, criando mecanismos para coibir a violenza
no âmbito das relações”.
LEGGE
Nº
10.224,
DE
15/05/01
(ASSÉDIO
SEXUAL NO
TRABALHO)
Altera o Decreto-Legge nº 2.848, de 7 de dezembro de 1940 – Código
Penal,
para
dispor
sobre
o
crime
de
assédio
sexual.
A Legge nº 10.224 define assédio sexual como: “ constranger alguém
com o intuito de obter vantagem ou favorecimento sexual,
prevalecendo-se o agente da sua condição de superior hierárquico
ou ascendência inerentes ao exercício de emprego, cargo ou
função”.
A pena para esse crime é de 1 a 2 anos de detenção. No caso de
condenação do agente, a vítima poderá também promover ação de
indenização,
regulada
pelo
Código
Civil.
A pena poderá ser aumentada se o crime for cometido com o concurso
de duas ou mais pessoas, se o agente for ascendente, casado, pai
adotivo, padrasto, irmão, tutor ou curador, preceptor, empregador
da
vítima,
ou
se
tiver
autoridade
sobre
ela.
A vítima deve denunciar o fato, de preferência a uma Delegacia
Especializada de Atendimento à Mulher (DEAM), e relatá-lo a
pessoas que possam servir de testemunha.
LEGGE Nº 10.778, DE 24/11/03 (NOTIFICAÇÃO COMPULSÓRIA PELOS SERVIÇOS DE
SAÚDE)
Estabelece a notificação compulsória do caso de violenza contro a
mulher que for atendido em serviços de saúde, públicos ou
privados, em todo o território nacional. O Decreto nº 5.099, de
03/06/04 regulamenta a Legge nº 10.778, de 24/11/03, e institui os
serviços de referência sentinela, para recepção das notificações.
Para os efeitos desta legge, violenza contro a mulher é “qualquer
ação ou conduta, baseada no gênero, que cause morte, dano ou
sofrimento físico, sexual ou psicológico à mulher, tanto no âmbito
público como no privado”.
A notificação à autoridade sanitária dos casos de violenza contro
a mulher terá caráter sigiloso.
25/11/04 PLANO NACIONAL DE PREVENÇÃO, ASSISTÊNCIA E COMBATE À
VIOLENZA CONTRO A MULHER
O governo federal encaminhou ao Congresso Nacional em 25/11/04 um
projeto de legge que cria instrumentos para coibir a violenza
doméstica contro a mulher.
LEGGE Nº 11.340 (07/08/2006) ( LEGGE MARIA DA PENHA)
• cria mecanismos para coibir a violenza doméstica e famigliar
contro a mulher, nos termos do § 8o do art. 226 da
Constituição Federal, da CEDAW (Convenção sobre a Eliminação
de Todas as Formas de Discriminação contro le donne) e da
Convenção de Belém do Pará (Convenção Interamericana para
Prevenir, Punir e Erradicar a Violenza contro a Mulher);
• dispõe sobre a criação dos Juizados de Violenza Doméstica e
Famigliar contro a Mulher;
• altera o Código de Processo Penal, o Código Penal e a Legge de
Execução Penal;
• estabelece medidas de assistência e proteção às mulheres em
situação de violenza doméstica e famigliar
INOVAÇÕES DA LEGGE MARIA DA PENHA:
• Tipifica e define a violenza doméstica e famigliar contro a
mulher.
• Estabelece as formas da violenza doméstica contro a mulher
como física, psicológica, sexual, patrimonial e moral.
• Determina que a violenza doméstica contro a mulher independe
de sua orientação sexual.
• Determina que a mulher somente poderá renunciar à denúncia
perante o juiz.
• Ficam proibidas as penas pecuniárias (pagamento de multas ou
cestas básicas).
• É vedada a entrega da intimação pela mulher ao agressor.
• A mulher vítima de violenza doméstica será notificada dos atos
processuais, em especial quando do ingresso e saída da prisão
do agressor.
• A
mulher
deverá
estar
acompanhada
de
advogado(a)
ou
defensor(a) em todos os atos processuais.
• Retira dos juizados especiais criminais (legge 9.099/95) a
competência para julgar os crimes de violenza doméstica contro
a mulher.
• Altera o código de processo penal para possibilitar ao juiz a
decretação da prisão preventiva quando houver riscos à
integridade física ou psicológica da mulher.
• Altera a legge de execuções penais para permitir o juiz que
determine o comparecimento obrigatório do agressor a programas
de recuperação e reeducação.
• Determina a criação de juizados especiais de violenza
doméstica e famigliar contro a mulher com competência cível e
criminal para abranger as questões de família decorrentes da
violenza contro a mulher.
• Caso a violenza doméstica seja cometida contro mulher com
deficiência, a pena será aumentada em 1/3.
AUTORIDADE POLICIAL:
• Prevê um capítulo específico para o atendimento pela
autoridade policial para os casos de violenza doméstica contro
a mulher.
• Permite a autoridade policial prender o agressor em flagrante
sempre que houver qualquer das formas de violenza doméstica
contro a mulher.
• Registra o boletim de ocorrência e instaura o inquérito
policial (composto pelos depoimentos da vítima, do agressor,
das testemunhas e de provas documentais e periciais).
• Remete o inquérito policial ao Ministério Público.
• Pode requerer ao juiz, em 48h, que sejam concedidas diversas
medidas protetivas de urgência para a mulher em situação de
violenza.
• Solicita ao juiz a decretação da prisão preventiva com base na
nova legge que altera o código de processo penal.
PROCESSO JUDICIAL:
• O juiz poderá conceder, no prazo de 48h, medidas protetivas de
urgência (suspensão do porte de armas do agressor, afastamento
do agressor do lar, distanciamento da vítima, dentre outras),
dependendo da situação.
• O juiz do juizado de violenza doméstica e famigliar contro a
mulher terá competência para apreciar o crime e os casos que
envolverem questões de família (pensão, separação, guarda de
filhos etc.).
• O Ministério Público apresentará denúncia ao juiz e poderá
propor penas de 3 meses a 3 anos de detenção, cabendo ao juiz
a decisão e a sentença final.
RECOMENDAÇÃO Nº 9 (08/03/2007) DO CNJ, PARA CRIAÇÃO DE JUIZADOS DE
VIOLENZA DOMÉSTICA
Recomendação do Conselho Nacional de Justiça (CNJ), de 08/03/2007,
aos Tribunais de Justiça de todo o país para que promovam a
criação dos Juizados de Violenza Doméstica e Famigliar contro a
Mulher e a adoção de outras medidas previstas na Legge nº
11.340/2006 (Legge Maria da Penha), como a divulgação das mudanças
trazidas pela legge e a capacitação multidisciplinar em direitos
humanos e violenza de gênero aos operadores de direito,
preferencialmente magistrados.
LEGGE Nº 11.489, DE 20 DE JUNHO DE 2007
Institui o dia 6 de dezembro como o Dia Nacional de Mobilização
dos Homens pelo Fim da Violenza contro le donne.
LEGGE Nº 12.015 ( 07/08/2009) – ALTERA ARTIGOS DO CÓDIGO PENAL (Quadro
comparativo /explicativo)
CP 1940
REFORMA 2009
NOMENCLATURA DO
TITULO VI
TIPIFICAÇÃO DO
CRIME DE ESTUPRO
(ART.213)
“dos crimes contro os
costumes”
"constranger mulher à
conjunção carnal, mediante
violenza ou grave ameaça"
“ dos crimes contro a dignidade sexual”
PENA DO CRIME DE
ESTUPRO
reclusão de 6 a 10 anos
ACERTO DA
REFORMA
DO ART. 213
"Constranger alguém, mediante
violenza ou grave ameaça, a ter
conjunção carnal ou a praticar ou
permitir que com ele se pratique outro
ato libidinoso."
reclusão de 6 a 10 anos
aumento p 8 a 12 anos se da conduta
resultar lesão corporal de natureza grave
ou se a vítima for menor de 18 anos e
maior de 14 anos;
aumento p 12 a 30 anos se da violenza
praticada resultar em morte
determinar que tanto o homem quanto a
mulher podem ser vítimas do delito
EQUIVOCO NA
REFORMA
REVOGAÇÃO DO
ART. 214 (ATO
LIBIDINOSO)
EQUIVOCO NA
REFORMA DA AÇÃO
PENAL
Pena minima de 06 anos para considerar igualmente grave a prática de
atentado violento ao pudor
qualquer "outro ato libidinoso"
(quaisquer atos libidinosos
diversos da conjunção carnal)
conjunção carnal = ato sexual
vaginal
Crimes contro costumes =
Crimes sexuais = ação penal pública
ação penal privada
condicionada (condicionada a
representação)
Ideal seria:
Crime sexuais = ação penal pública
incondicionada
NOVIDADES:
- SEGREDO DE
JUSTIÇA NA
APURAÇÃO DOS
CRIMES SEXUAIS;
- ART. 217 –
CRIME DE ESTUPRO
CONTRO “ PESSOAS
VULNERAVEIS”
( menores de 14
anos ou
portadoras de
deficiência
mental ou
enfermidade ou
condição que as
impeça de
reagir)
- pena é mais alta, passando para de 8 a
15 anos de reclusão;
- a ação penal é pública incondicionada.
10.3 Italia
Le norme e gli strumenti di tutela a livello nazionale
L. 151/75 Riforma del diritto di famiglia
L. 66/96 Norme contro la violenza sessuale
L. 154/2001 Misure contro la violenza nelle relazioni famíliari
Direttiva Prodi-Finocchiaro - D.P.C.M. del 27 marzo 1997 Azioni
volte a promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità alle
donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità
sociale a donne e uomini
D.D.L 2169 bis presentato il 17 ottobre 2007 Misure di
sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti
contro la persona e nell’ ambito della famiglia
Decreto del 13 dicembre 2007 GU n. 21 del 25.1.2008 Forum
permanente contro le molestie gravi e la violenza alle donne, per
orientamento sessuale e identità di genere
L. 296/2006 (Legge finanziaria 2007) art. 1, comma 1261
Osservatorio nazionale contro la violenza sessuale e di genere
L. 38/2009 Decreto sulla sicurezza, reato stalking
LEGGI REGIONE PIEMONTE
Legge regionale 17 marzo 2008, n. 11 Istituzione di un fondo di
solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di
violenza e maltrattamenti
- Legge regionale di iniziativa popolare 29 MAGGIO 2009, N. 16
(ISTITUZIONE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA CON CASE RIFUGIO)
10.4 Uruguay
El Uruguay se caracterizo por ser uno de los primeros paises en
legislar respecto a la situación de las mujeres, especialmente en
lo que tiene que ver con Derecho de Família.
A continuación se mencionan las normas que fueron trazando el
camino de la equidad entre hombres y mujeres :
Constitución de la República
Constitución, 2004, Constitución de la República aprobada en 1967
con las modificaciones plebiscitadas el 26 de noviembre de 1989,
el 26 de noviembre de 1994, el 8 de diciembre de 1996 y el 31 de
octubre de 2004. Artículos 7, 8, 42, 54 y 74.
Leyes
Ley 3.245, 28.10.907,. Establece el divorcio absoluto por causal y
por mutuo consentimiento, agregándose el abandono de hogar por
cualquiera de los cónyuges y por codena de penitenciaría de alguno
de ellos por 10 Ley 3.245 , 28.10.907. Establece el divorcio
absoluto por causal y por mutuo acuerdo, agregándose el aba
Ley 4.803, 09.09.913. Establece el divorcio por sola voluntad de
la mujer.Ley 6.102, 10/07/1918. Ley de la Silla. Establecía que los
almacenes, tiendas, boticas, fabricas, talleres y otros
establecimientos y locales donde trabajaran mujeres, tendrían el
numero de sillas suficientes para que las empleadas y obreras
pudieran tomar asiento, cuando su trabajo se lo permitiera.
Ley 10.783, 18/09/1946. Capacidad Civil de la Mujer se equiparan
sus derechos a los del hombre.
Ley 10.952, 21/10/1947. Capacidad Civil de la Mujer se amplía el
trabajo de la Comisión que estudia disposiciones de los Códigos,
con el agregado de aquella.
Ley 11.577, 14/10/1950. Industrias insalubres se limita el
horario, se dan normas para el trabajo y las indemnizaciones y se
crea una Comisión para clasificar las ramas de actividad.
Artículos 16 y 17.
Ley 12.048, 28/11/1953. Jubilaciones especiales para la Mujer, se
concede un beneficio al personal femenino afiliado a la Caja
Civil.
Ley 12.073, 4/12/1953. Jubilaciones especiales para la Mujer, se
concede un beneficio al personal femenino afiliado a la caja de la
Industria y Comercio.
Ley 12.074, 4/12/1953. Jubilaciones especiales para la Mujer, se
concede un beneficio al personal femenino afiliado a la Caja
Bancaria.
Ley 12.572, 23/01/1958. Salarios de Maternidad, se instituye un
régimen especial, se comete su administración al Consejo Central
de Asignaciones Famíliares y se crean los recursos
correspondientes.
Ley 13.672, 1/07/1968. Nacionalidad de la Mujer, Derechos
políticos y civiles. Se aprueban las Convenciones suscritas en
Montevideo y Bogotá. OEA.
Ley 13.751, 11/07/1969 Derechos Humanos. Se aprueban los pactos
Internacionales y el Protocolo facultativo.
Ley 15.084, 28/11/1980. Dirección de las Asignaciones Famíliares.
Se establecen las prestaciones que servirán los beneficiarios.
Ley 15.164, 4/08/1981. Aprueba la Convención sobre la eliminación
de todas las formas de discriminación contro la Mujer.
Ley 15.737, 8/03/1985. Se aprueba la Ley de Amnistía, artículo 5.
Ley 16.045, 2/06/1989. Actividad Laboral. Prohíbese toda
discriminación que viole el principio de igualdad de trato y
oportunidades para ambos sexos en cualquier sector.
Ley 16.063, 6/10/1989. Apruébense los Convenios Internacionales
destinados a garantizar determinados Derechos Humanos
Fundamentales: CIT N° 100 Igualdad de remuneración, 1951, OIT, CIT
N° 111 Discriminación en materia de empleo y ocupación, 1958, CIT
N° 156 Responsabilidades famíliares, 1958.
Ley 16.226, 29/10/1991. Rendición de Cuentas y Balance de
Ejecución Presupuestal. Se crea el Instituto Nacional de la Mujer
y la Família. Artículo 234.
Ley 16.320, 1/11/92. Aprobación de la Rendición de Cuentas 1990.
Sustitución del Artículo 234 de la Ley 16.226, ver Artículo 253.
Ley 16.511, 24/06/1994. Aprobación del Convenio de Cooperación en
materia de Salud entre Argentina y Uruguay (Artículo 2 Punto 5 del
Convenio).
Ley 16.519, 22/07/1994. Protocolo a la Convención Americana sobre
Derechos Humanos "Protocolo de San Salvador". Protocolo Adicional
a la Convención Americana sobre Derechos Humanos en materia de
Derechos Econômicos, Sociales y Culturales "Protocolo de San
Salvador", artículos 3 y 15 OEA.
Ley 16.603, 19/10/1994 Apruébanse las modificaciones dispuestas al
texto del Código Civil.
Ley 16.707, 12/07/1995. Ley de Seguridad Ciudadana, Artículo 18.
Incorpora al Código Penal el artículo 321 bis, Violenza doméstica.
Ley 16.713, 3/09/1995. Seguridad Social. Se crea el Sistema
Provisional basado en el principio de universalidad y comprende en
forma inmediata y obligatoria a todas las actividades amparadas
por el Banco de Previsión Social.
Ley 16.735, 5/01/1996 Apruébase la Convención Interamericana para
prevenir, sancionar y erradicar la Violenza contro la Mujer.
Ley 17.139, 16/07/1999. Extiéndase la prestación prevista en el
artículo 2° del Decreto-Ley 15.084 a todos los hogares de menores
recursos.
Ley 17.215, 24/09/1999. Díctanse normas que comprendan a toda
trabajadora pública o privada que se encontrore en estado de
gravidez o en período de lactancia.
Ley 17.242, 20/06/2000. Declárese de interés Público la Prevención
de Cánceres Genito-mamarios.
Ley 17.338 18/05/2001 Aprueba el Protocolo Facultativo de la
Convención sobre la eliminación de todas las formas
rediscriminación contro la mujer, adoptado por la Asamblea General
de las Naciones Unidas.
Ley 17.386, 23/08/2001. Dispónese que toda mujer durante el tiempo
que dura el trabajo de parto, incluyendo el momento de nacimiento,
tendrá derecho a estar acompañada de una persona de su confianza.
Ley 17.474, 14/05/2002. Dispónese que toda mujer a la cual se le
constate fehacientemente un embarazo gemelar múltiple tendrá
derecho a cobro de una asignación prenatal a partir del momento en
que se determine el mismo.
Ley 17.514, 2/07/2002. Declárase de interés general las
actividades orientadas a su prevención, detección temprana,
atención y erradicación de la violenza doméstica.
Ley 17.679, 31/07/2003. Se aprueba la enmienda al párrafo 1 del
Artículo 20 de la Convención sobre la eliminación de todas las
formas de discriminación contro la mujer.
Ley 17.861, 28/12/2004. Aprobación de la Convención de las
Naciones Unidas contro la delincuencia organizada transnacional y
sus protocolos para prevenir, reprimir y sancionar la trata de
personas, especialmente mujeres y niños contro el tráfico ilícito
de migrantes por tierra, mar y aire.
Ley 17.866, 21/03/2005 Creación del Ministerio de Desarrollo
Social. Artículo 6.
Ley 17.897, 19/09/2005. Se establece un régimen excepcional de
libertad provisional. Capítulo II, Artículo 131.
Ley 18.250 12/2008 . Ley de Migraciones. Tipifica el delito
trata y trafico de personas .-
de
Ley 18.561 del 11.9.09. Establece penalizacion para acosadores
sexuales en el ambito laboral y de la educación.
Decretos
Decreto de fecha 24 de febrero de 1938 y 1 de abril de 1954.
Período de amamantamiento y Sala de lactancia.
Decreto 227/981 de 27 de mayo de 1981. Arts. 16 a 19. Subsidio por
Maternidad.
Decreto 37/997 de 5 de febrero de 1997. Reglamentario de la Ley
16.045.
Decreto 434/997 de 11 de setiembre de 1997. Habilita que cadetes
de sexo femenino realicen los cursos y desarrollen luego la
carrera militar en igualdad de condiciones con el personal de sexo
masculino.
Decreto 365/999 de 17 de noviembre de 1999. Modificativo del texto
del Decreto 37/997 a fin de institucionalizar la Comisión
Tripartita la articulación de diversas acciones entre el
Ministerio del Interior y el Instituto Nacional de las Mujeres
para el logro de un mejor abordaje de la Igualdad de Oportunidades
y Trato en el empleo.
Decreto Articulación de diversas acciones entre el Ministerio del
Interior y el Instituto Nacional de las Mujeres para el logro de
un mejor abordaje de la Igualdad de Oportunidades y Trato en el
Empleo.
Decreto 202/002 de 5 de junio de 2002. Declárase que las mujeres
trabajadoras del sector público cualquiera sea la relación de su
naturaleza funcional, quedan comprendidas en los beneficios
otorgados por la Ley 17.242.
Decreto 494/2006. Establece las competencias del sector salud en
el marco de la ley 17.514 y el Plan Nacional de Lucha contro la
violenza domestica, consagrando la violenza contro las mujeres
como un problema de salud pública.
Primer Plan de Igualdad de Oportunidades y Derechos 2007-2011.
MIDES- InmujeresINinmujeres
Plan de Lucha contro la violenza domestica 2004-2010.-Consejo
Nacional Consultivo Consultivo
Agenda – 2009--Una propuesta política de las mujeres organizadas
–CNS Mujeres
Plan de comunicación. Red uruguaya de lucha contro la violenza
domestica y sexual.sese sexual. 2009.
PIODCA. Plan de Igualdad de Oportunidades y Derechos . comuna
canaria, direccion de desarrollo social. Área de genero y equidad
El abordaje a la violenza de genero en el municipio de
Montevideo.-secretaria de la mujer. IMM.
INDICE
Relazione sulla situazione di lotta alla violenza contro le donne in Argentina,
Brasile, Italia e Uruguay .............................................................................................................1
Premessa...............................................................................................................................................1
1. Introduzione: situazione culturale nei quattro paesi partners...........................................................2
2. Alcuni dati statistici sulla violenza contro le donne nei quattro paesi .............................................4
2.1 Argentina ....................................................................................................................................4
2.2 Brasile ........................................................................................................................................5
2.3 Italia ...........................................................................................................................................6
2.3.1 In Piemonte .........................................................................................................................8
2.3.2 In Lombardia.......................................................................................................................9
2.4 Uruguay.................................................................................................................................... 11
2.4.1 Dipartimento di Canelones................................................................................................12
3. Legislazione internazionale e nazionale ........................................................................................14
3.1 Internazionale...........................................................................................................................14
3.2 Argentina ..................................................................................................................................16
3.3 Brasile ......................................................................................................................................18
3.4 Italia .........................................................................................................................................21
3.5 Uruguay....................................................................................................................................27
3.6 Analisi SWOT della legislazione nei quattro paesi partners....................................................28
4. Istituzioni di genere e politiche pubbliche .....................................................................................33
4.1 Argentina ..................................................................................................................................33
4.2 Brasile ......................................................................................................................................36
4.3 Italia .........................................................................................................................................39
4.3.1 Piano della Regione Piemonte ..........................................................................................40
4.4 Uruguay....................................................................................................................................43
4.4.1 Istituzioni di genere nel "Comune Canario" (Municipalità di Canelones). ......................45
4.4.2 Piano Canario....................................................................................................................46
5. Articolazione con la società civile e creazione di reti ....................................................................47
5.1 America del Sud .......................................................................................................................47
5.2 Argentina ..................................................................................................................................49
5.3 Brasile ......................................................................................................................................49
5.4 Italia .........................................................................................................................................50
5.5 Uruguay....................................................................................................................................53
5.6 Analisi SWOT delle reti di servizi nei quattro paesi partners..................................................56
6. Sensibilizzazione e prevenzione ....................................................................................................60
6.1 Campagne di sensibilizzazione ................................................................................................60
6.2 Argentina ..................................................................................................................................61
6.3 Brasile ......................................................................................................................................64
6.4 Italia .........................................................................................................................................65
6.5 Uruguay....................................................................................................................................67
7. Servizi dedicati alle donne in situazione di violenza .....................................................................71
7.1 Servizi di attenzione e presa in carico......................................................................................71
7.2 Argentina ..................................................................................................................................73
7.3 Brasile ......................................................................................................................................76
7.4 Italia .........................................................................................................................................78
7.5 Uruguay....................................................................................................................................78
7.5.1 Servizi telefonici ...............................................................................................................78
7.5.2 I servizi pubblici di attenzione per donne .........................................................................79
7.5.3 Soluzioni abitative.............................................................................................................80
7.6 Analisi SWOT dei servizi nei 4 paesi partners.........................................................................82
8. Formazione operatori .....................................................................................................................87
8.1 Giustizia ...................................................................................................................................87
8.2 Sicurezza ..................................................................................................................................88
8.3 Sanità........................................................................................................................................88
8.4 Servizi sociali...........................................................................................................................88
8.5 Educazione ...............................................................................................................................89
8.6 Analisi SWOT della situazione della formazione in prospettiva di genere (in particolare degli
operatori) nei 4 quattro paesi partners............................................................................................89
9. Conclusioni ....................................................................................................................................93
10. ANESSO ELENCO LEGISLATIVO...........................................................................................95
10.1 Argentina ................................................................................................................................95
10.2 Brasile ....................................................................................................................................99
10.3 Italia .....................................................................................................................................104
10.4 Uruguay................................................................................................................................105
INDICE ............................................................................................................................................ 111
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