Progetto "Enfrentamento à Violência contra as Mulheres" Relazione sulla situazione di lotta alla violenza contro le donne in Argentina, Brasile, Italia e Uruguay Premessa Il progetto “Enfrentamento à violência contra as mulheres” si pone come obiettivo generale l’incremento e lo sviluppo dei programmi e delle attività delle politiche pubbliche di contrasto alla violenza nei confronti delle donne e rappresenta lo sforzo congiunto di un gruppo di partner italiani e latino americani di rafforzare le reti e le azioni di cooperazione decentrata tra istituzioni e amministrazioni pubbliche mantenendo quale tematica principale i diritti delle donne. Nella prima fase del progetto sono state raccolte e mappate le attività ed i programmi che i servizi pubblici dei governi locali hanno attivato sui propri territori con l’intento di stilare un rapporto comune sugli strumenti messi in campo dai diversi paesi. Questo rapporto rappresenta lo sforzo congiunto dei partners di presentare luci ed ombre delle politiche, intraprese dai diversi territori, di prevenzione e contrasto della violenza nei confronti delle donne, evidenziando certamente le differenze esistenti ma soprattutto cercando di sottolineare come gli interventi realizzati siano tutti rivolti al sostegno delle donne, all’affermazione dei loro diritti e soprattutto al loro rafforzamento e reinserimento nella vita socio lavorativa . 1. Introduzione: situazione culturale nei quattro paesi partners. Nella definizione della Convenzione di Belém del Pará, “Convenzione Interamericana per Prevenire, Punire e Sradicare la Violenza Contro la Donna”, adottata dall’Organizzazione degli Stati Americani nel 1994, la violenza contro la donna è definita come “qualsiasi atto o condotta basata sul genere, che causi morte, danno o sofferenza fisica, sessuale o psicologica alla donna, tanto nella sfera pubblica che in quella privata” e, più avanti, viene specificato: “La violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente diseguali tra uomini e donne che hanno portato alla dominazione e alla discriminazione contro le donne da parte degli uomini, che impedisce il pieno miglioramento della condizione delle donne...”. Similmente, il Consiglio d’Europa, nella Raccomandazione 2002 del Consiglio dei Ministri agli Stati Membri, definisce la violenza di genere come “qualsiasi atto o condotta basata sul genere che causi o possa causare alle donne, danni di natura fisica, sessuale o psicologica, incluso le minacce di mettere in atto tali azioni, la restrizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvenga nella vita pubblica che in quella privata”. La violenza è quindi definita non dal comportamento in quanto tale (qualsiasi azione), ma dalla finalità dell’aggressore (restringere e/o privare della libertà), in virtù del sesso della vittima, senza nessuna rilevanza per il contesto in cui avviene la prevaricazione (vita pubblica o privata). La differenza di genere, diventa l’elemento di classificazione categoriale per un modello di distribuzione dei ruoli all’interno della famiglia e, in generale, della società. Il termine “genere” si riferisce alla divisione tra maschile e femminile, dovuta a due costruzioni culturali che influiscono sulla nostra visione dell’uomo socialmente approvato e della donna socialmente approvata. Questi modelli impongono, agli uomini e alle donne reali, ruoli che possono essere in forte contraddizione con le loro necessità, i loro diritti ed i loro desideri. Tutti e quattro i paesi che partecipano al progetto hanno una matrice culturale di origine cattolica, di conseguenza, ancora oggi, mantengono un sistema di valori patriarcale, che impone una gerarchia di superiorità del maschile sul femminile, cosa che a sua volta si riflette nel modo di educare i bambini e le bambine. Mentre i maschietti sono incentivati a valorizzare l’aggressività, la forza fisica, l’azione, la dominazione ed il soddisfacimento dei propri desideri, inclusi quelli sessuali, le femminucce sono valorizzate per bellezza, delicatezza, seduttività, sottomissione, dipendenza, sentimentalismo, cura degli altri. passività e capacità di prendersi Il modello proposto è subito dalle donne che, relegate in una dimensione “privata”, sono costrette a incarnare ruoli (come quelli di sposa e madre), concepiti e disegnati dagli uomini, che le pongono in una condizione di supposta inferiorità. Tali ruoli sono considerati naturali e perciò trasmessi come tali, ad essi sono associati diritti e doveri, specifici e differenti a seconda del genere. Tali diritti e doveri sono, non a caso, a vantaggio del maschio, in quanto imposti nel corso dei secoli dalla legge del più forte. La violenza di genere è, pertanto, il risultato della disuguaglianza tra uomini e donne, espressa nell’ambito politico, sociale, economico, lavorativo e famigliare. L’ostacolo alla partecipazione politica, la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, la difficoltà nell’accesso a beni e servizi, agli incarichi di potere, al lavoro regolare e, pertanto, all’assistenza sanitaria, le restrizioni nella possibilità di usufruire dei propri diritti sessuali e riproduttivi, così come la violenza all’interno della famiglia, hanno costretto le donne a godere soltanto di una cittadinanza ristretta. Negli ultimi anni sono stati compiuti dai governi statali grandi passi avanti per sradicare la violenza domestica, ma ancora non è sufficiente. Il modello patriarcale che permea le nostre culture continua a giustificare e a far ritenere naturale la violenza da parte degli uomini, colpevolizzando le donne per le situazioni di sopraffazione alle quali sono sottoposte. 2. Alcuni dati statistici sulla violenza contro le donne nei quattro paesi Si stima che più della metà delle donne che ha subito violenza soffra in silenzio e non chieda aiuto, per la donna infatti è difficile porre fine a quella situazione. Tutte provano vergogna e molte dipendono emotivamente o finanziariamente dall’aggressore; altre si consolano convincendosi che si sia trattato di un episodio sporadico, del quale, sovente, si ritengono addirittura colpevoli. Le ragioni che portano le donne a non denunciare o addirittura a non raccontare nulla dell’accaduto sono innumerevoli, le principali riguardano la presenza dei figli, il timore di scatenare nuove violenze e anche quello di mettere in difficoltà il proprio aggressore, che sovente risulta essere il partner. In Brasile esiste addirittura un detto: “male con lui, ma peggio senza di lui”. Quando le donne chiedono aiuto, in generale, si rivolgono ad un’altra donna della famiglia, come la madre o la sorella, o magari una cara amica, una vicina o collega di lavoro. Il numero di donne che si rivolge alla polizia è ancora assai limitato. 2.1 Argentina Quando l’Argentina fece ritorno ad un regime democratico nel 1983, ebbe inizio un processo di ricostruzione istituzionale che ebbe come priorità il tema dei Diritti Umani, tra i quali quelli delle donne. In quest’ambito furono istituite e/o si resero visibili una serie di Ong, che lavoravano da qualche tempo nel campo dei diritti delle donne. Uno dei temi prioritari fu appunto quello della violenza contro le donne. In accordo con il resoconto di “La casa del encuentro”, Ong di Buenos Aires, nel 2008, sono state 208 le donne e le bambine che sono morte a causa di violenza di genere. Secondo la stessa organizzazione, nei primi sei mesi del 2009, 82 donne e 6 bambine sono state vittima di femminicidio. Un altro studio realizzato da una Ong di Rosario, Indeso Mujer, riporta che ogni 36 ore in Argentina avviene un femminicidio, ogni giorno e mezzo, quindi, una donna viene assassinata per mano di un conoscente diretto. In 93 casi su 100, il crimine è commesso da un partner o da un ex-compagno e il 46% delle donne assassinate aveva tra i 15 e i 34 anni. In totale, nei primi 10 mesi del 2009 sono avvenuti 204 femminicidi. Entrambe le ONG hanno realizzato le proprie ricerche basandosi sui dati pubblicati su riviste e siti internet riguardanti notizie provenienti da tutte le province del paese. Il “Settore di violenza domestica” della Suprema Corte di Giustizia ha registrato durante i suoi primi quattro mesi di attività (settembre 2008-gennaio 2009) 2072 denunce per casi di violenza, dei quali il 90% sono di natura psicologica, il 70% fisica, il 32% economica e il 18% sessuale. Sul totale delle denuncie, in 1718 casi l’aggressore è un uomo mentre solo in 248 casi l’aggressore è un’altra donna. Poiché mancano statistiche ufficiali, tali ricerche contribuiscono a fornire delle informazioni sull’ampiezza del fenomeno della violenza contro le donne in Argentina. Le percentuali sono, pertanto, parziali e presumibilmente nella realtà risultano essere maggiori. L’imprecisione dell’informazione statistica sulla violenza contro le donne e, in particolare, sulla violenza sessuale in Argentina, è preoccupante. La mancanza di un registro unificato ufficiale dei dati statistici rende impossibile conoscere l’estensione del problema all’interno del paese e costituisce uno dei principali ostacoli alla creazione ed implementazione di politiche pubbliche adeguate. 2.2 Brasile In Brasile, secondo i dati del IBGE (Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica) le donne rappresentano il 51% della popolazione, poichè il 46% di esse è di colore, la discriminazione di genere è ulteriormente accentuata, specialmente per quanto riguarda il mondo del lavoro. Infatti la disuguaglianza a livello salariale porta a registrare per gli uomini uno stipendio quasi doppio rispetto a quello ricevuto dalle donne a parità di grado d’istruzione, inoltre il 69% delle donne afro-discendenti vive in condizione di vulnerabilità economica e povertà. La violenza contro le donne si manifesta con maggior frequenza all’interno delle mura domestiche. La ricercha della Fondazione “Perseu Abramo” realizzata nell’anno 2001 riporta quanto segue: il 32% delle donne prese come campione ammette di essere stata vittima di violenza fisica, il 24% di essere stata minacciata con un’arma; il 22% di essere stata aggredita e picchiata, il 13% di essere stata stuprata o di aver subito violenza sessuale. Infine il 27% delle donne è stata vittima di violenza psicologica. Tra le forme di violenza più gravi subite dalle donne si possono elencare le seguenti: traffico di giovani, adolescenti e donne adulte per il commercio sessuale, abuso sessuale di minorenni, omicidio per mano del partner. 2.3 Italia L'ultima ricerca dell'Eures, relativa al 2004 (rapporto 2005 "L'omicidio volontario in Italia" curato da Eures ed Ansa), dimostra che un omicidio su quattro in Italia avviene in famiglia, tra le mura domestiche. Il 70% delle vittime sono donne, soprattutto casalinghe, uccise quasi unicamente per ragioni passionali o in seguito a liti e difficoltà in famiglia. Gli omicidi in famiglia (187 su un totale di 710 nel 2004, con una percentuale del 26,7%) avvengono soprattutto al centro (47,6%) e al nord (38,2), mentre solo il 16% al sud. Il maggior numero di omicidi domestici avviene nel Nord Italia (83, pari al 44,4%) contro i 64 del Sud (34,2%) ed i 40 del Centro (21,4%). In 7 casi su 10 la vittima è una donna e in 8 su 10 l'autore è un uomo. Il maggior numero di omicidi domestici avviene nel nord Italia (il 44,4%) contro il 34,2 del sud e il 21,4% del Centro. L’Istat, nel 2007 ha svolto un’indagine sull’intero territorio italiano interamente dedicata al fenomeno delle violenza fisica e sessuale contro le donne. Il campione comprende 25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, i dati descrivono un panorama allarmante: sono stimabili in un numero pari a 6 milioni e 743.000 le donne in età compresa tra i 16 e i 70 anni che, almeno una volta nel corso della loro vita, sono state vittime di violenza fisica o sessuale. Tra queste, quasi 4 milioni di donne hanno subito violenza fisica e circa 5 milioni hanno subito violenza sessuale. Un milione di donne se si considerano solo lo stupro e il tentato stupro. La violenza fisica Considerando più nel dettaglio le diverse forme di violenza fisica emerge che nella maggior parte dei casi le donne hanno subito strattonamenti o spinte (56,7 % di tutte le violenze fisiche), minacce di violenza che le hanno seriamente spaventate (52,0 %), sono state prese a schiaffi, a calci o a pugni (36,1 per cento), sono state colpite con un oggetto (24,6 %), sono state minacciate o colpite con armi (8,0 per cento) o hanno subito ustioni o tentativi di strangolamento (5,3 %) (Figura 1.3). Il confronto delle diverse forme di violenza fisica per tipo di autore evidenzia che il partner mette in atto violenze generalmente più gravi. Le tipologie di violenza per autore si distribuiscono piuttosto uniformemente in termini geografici. La violenza sessuale La violenza sessuale quando l’autore è un uomo non partner è prevalentemente caratterizzata dalle molestie sessuali (92,5 %), mentre quando l’autore è il partner dai rapporti sessuali indesiderati e subiti per paura di ritorsioni (70,5 %). Nel 2006: il 96,3 % delle vittime da non partner ha subito molestie sessuali, mentre il 79,2 % delle donne vittime di un partner ha subito rapporti sessuali indesiderati. La violenza psicologica Tre milioni 477 mila donne nel corso di una relazione hanno subito dal partner, sempre o spesso, qualche forma di violenza psicologica. Questa cifra arriva a 7 milioni 134 mila se si considerano anche le donne che hanno subito meno di frequente questi comportamenti. I comportamenti prevalenti sono quelli che tendono ad isolare la donna - in cui, ad esempio, il partner cerca di limitare i rapporti della donna con la famiglia o con gli amici, le impedisce o cerca di impedirle di lavorare, le impedisce o cerca di impedirle di studiare - che interessano il 46,7 % delle vittime di violenza psicologica, ma anche i comportamenti di controllo (il partner le impone come vestirsi o pettinarsi, la segue e controlla i suoi spostamenti, si arrabbia se parla con un altro uomo) riguardano un consistente 40,7 % delle vittime. Le violenze economiche (le impedisce di conoscere il reddito famigliare, controlla costantemente quanto e come spende, le impedisce di utilizzare il proprio denaro) sono subite dal 30,7 %delle vittime e le svalorizzazioni (la umilia di fronte ad altre persone, la critica per il suo aspetto, per come si occupa della casa o dei figli, la insulta, la ignora) dal 23,8 % di loro. Infine, le forme più gravi di violenza psicologica rappresentate da vere e proprie intimidazioni e ricatti (danneggia le sue cose, fa del male o minaccia di farlo ai suoi figli, a persone a lei vicine, ai suoi animali, minaccia di uccidersi) riguardano una quota minore delle vittime (il 7,8 %). Lo stalking Nel nostro Paese le donne che hanno subito qualcuno di questi comportamenti persecutori dal marito, dal convivente o dal fidanzato quando si stavano separando da lui o dopo la separazione sono 2 milioni 77 mila. Fra le donne vittime di stalking, oltre il 68 per cento ha subito dal partner ripetute richieste di parlare con lei, il 61,8 per cento insistenti richieste di appuntamenti, il 57,0 per cento ha trovato più volte l’ex partner ad aspettarla fuori casa, all’uscita dal lavoro o da scuola, il 55,5 per cento ha ricevuto ripetutamente messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati e il 40,8 per cento è stata seguita e spiata Un tratto comune a tutte le forme di violenza è la mancata denuncia. Le percentuali di sommerso sono infatti elevatissime per tutte le tipologie, pressoché indipendentemente dall’autore (sia esso partner, ex-partner o non partner): 90,1% di sommerso nei casi di violenza fisica, 97,8% in quelli di violenza sessuale, 93,3% nei casi di stupro o tentato stupro, a dimostrazione di come in realtà la percezione della violenza sia nettamente inferiore all’effettiva rilevanza del fenomeno. Per quanto concerne specificamente la violenza domestica, complessivamente due milioni e 938.000 donne hanno subìto uno o più atti di violenza da parte di un partner o di un ex-partner. Di queste violenze il 70,3% si consuma tra le mura di casa (partner attuale o ex-partner). Analizzando l’autopercezione in quanto vittime, è ulteriormente opportuno sottolineare che tra le donne comprese nella fascia di età tra i 16 e i 70 anni, che hanno subìto violenza sessuale da un partner o ex-partner nel corso della vita, solo il 18,2% lo considera un reato, il 44% lo reputa ‘qualcosa di sbagliato ma non un reato’ e ben il 36% ‘solamente qualcosa che è accaduto’. La gravità percepita del fatto è nel 21,5% dei casi ‘poca’ e nel 13,9 % ‘nulla’. Dalla ricerca emerge inoltre il desiderio da parte delle donne che hanno denunciato la violenza subìta dal partner di ricevere maggiore ascolto e appoggio al momento della denuncia (18,8%) e una protezione e un aiuto maggiori nel lasciare la propria abitazione (16,3%). Il senso di insicurezza percepito dalle donne è anche collegato alla circostanza che solo nel 27,9 % dei casi i partner denunciati sono stati imputati e di questi il 45,3% è stato condannato. I dati raccolti negli ultimi anni – dall’indagine Istat su La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia (2007) alle rilevazioni dell’Osservatorio Le voci segrete della violenza 2007 e 2008 di Telefono Rosa e SWG – mostrano che, ben lungi dal diminuire, i casi di violenza di genere si vanno intensificando. Ciò può essere interpretato in parte come il risultato di una maggiore propensione delle donne a denunciare i propri persecutori (strategia determinata a sua volta dalla maggiore consapevolezza che le vittime vanno acquisendo riguardo ai propri diritti), in parte come il risultato di una crescita assoluta del numero delle violenze. 2.3.1 In Piemonte Secondo l’indagine statistica sulla violenza alle donne in Piemonte “Ti amo da morire?” nel periodo considerato (2005-2007), le denunce di violenza sulle donne sono state 19.656. Più della metà (il 58,3 %) sono state raccolte nella sola provincia di Torino. La maggior parte di esse sono denunce per minacce, per ingiurie e per lesioni (l’88 % del totale): all’interno di questo dato, le prime incidono per il 38,3 %, le ingiurie per il 28,6, le lesioni per il 33,1 %.; nel restante 12 % sono compresi i reati più violenti (tentati o consumati) e, tra questi, gli stupri, i maltrattamenti e le molestie. Omicidi e tentati omicidi, assieme non raggiungono l’1 per cento (rispettivamente 0,16 e 0,34 per cento). Le donne con oltre 40 anni hanno presentato il maggior numero di denunce riguardanti l’intero complesso dei reati: il 41,3 %; risulta al contempo che alla stessa fascia di età faccia riferimento la percentuale più bassa in ordine alla tentata violenza, alla violenza consumata, ai maltrattamenti e alle molestie: il 19,6 %; riguardo a questa tipologia di reati, la fascia di età a maggior rischio, sempre sulla base delle denunce presentate, è risultata essere quella compresa tra i 20 e i 30 anni: 30,3 % delle denunce. Il 36,2 % delle tentate violenze, delle violenze, dei maltrattamenti e delle molestie maturano in un ambito famigliare, il 33,1 % tra conoscenti e nel 30,7 % dei casi a compiere l’aggressione è un estraneo. Per quanto riguarda invece minacce, ingiurie e lesioni, nella maggior parte dei casi l’aggressore è un conoscente (43,2 %), per il 37,7 % è un famigliare, per il 19,1 % è, infine, una persona estranea. L’ultima valutazione riguarda la provenienza dell’aggressore (se italiana o straniera). Sul totale dei reati denunciati nel periodo 2005-2007, nell’84,1 % dei casi l’aggressione è stata compiuta da cittadini italiani. Anche disaggregando il dato in base alla tipologia di reato resta sempre alta la percentuale di aggressioni compiute da italiani: l’81,3 % nel caso di violenze, tentate violenze, molestie e maltrattamenti; l’84,5 % nel caso di lesioni, minacce e ingiurie. 2.3.2 In Lombardia Secondo l’Osservatorio Donna istituito nel 2000 dalla Provincia di Milano In totale, nell'anno 2006, si sono rivolte alle associazioni e ai servizi della Lombardia 1737 donne. Dai dati raccolti dai servizi si segnala che molte donne hanno dichiarato di subire contemporaneamente più tipi di maltrattamento (maltrattamenti plurimi). Il più frequente è quello di tipo psicologico 38,2%, poi quello fisico 31,2% ed economico 14,8%. Nel 6,7% dei casi il maltrattamento riguarda anche i figli o altre persone (0,2%). Nel 7,9% dei casi la donna ha subito o subisce violenza sessuale. I dati dei servizi evidenziano che la maggior parte delle vittime (il 38,2%) ha subito violenza psicologica seguita da quella fisica (31,2%), dalle violenze sessuali (7,9%) e dallo stalking (0,6%). Per quel che concerne le denunce e gli esposti, dai dati dei servizi, è più alta la percentuale delle donne che non hanno denunciato il fatto (53,9%), anche se le persone che hanno, invece, denunciato non sono una percentuale irrisoria, infatti il 46% delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza hanno denunciato il maltrattamento. Lo stato civile delle donne prevalentemente è quello di coniugata 56,2%, a seguire troviamo le separate (14,7%), le nubili (13,2%) e le conviventi (11,5%). Le rimanenti donne sono divorziate o vedove (rispettivamente nel 3% e nel 1,4% dei casi). La professione più diffusa tra le donne vittime di violenza è di impiegata (21,6%), seguono le casalinghe (19,4%), le operaie (14,1%), le colf (11,6%), le artigiane/commercianti (4,7%), le pensionate (9,5%), le insegnanti (7,1%), le dirigenti (3,1%), le studentesse (2,7%). I servizi registrano anche una serie di fattori di vulnerabilità relative alla vittima, da cui emerge che il 74,8% non ha alcun problema, mentre il 15,1% risulta avere dei problemi di carattere psichiatrico, il 2,5% (in media) è dipendente da alcool o droga. Spostando l'attenzione sull'autore di maltrattamento e violenza, i servizi rilevano che si tratta del marito nel 75,1% dei casi e del convivente nel 4,1% dei casi. Dai dati dell'Osservatorio Donna risulta che la nazionalità del maltrattatore è nella maggioranza dei casi italiana (84,7%), della percentuale restante di stranieri è maggiore quella di migranti (14% circa). Alcuni fattori di rischio registrati per gli autori di violenza sono: problemi pregressi di alcolismo (nel 26,1% dei casi), disturbi psichiatrici (nel 12,1%dei casi), problemi di tossicodipendenza (nel 10,6% dei casi), gioco (3,6%), precedenti penali (2%). Il 39% degli autori, invece, non presenta problemi specifici. 2.4 Uruguay Nelle ultime due decadi del secolo XX i movimenti delle donne e quelli femministi hanno fatto irruzione come un uragano innovatore in un paese addormentato dalla dittatura militare. La lidership esercitata dalle donne nel processo di apertura, ha mostrato come fossero una forza politico-sociale e non fosse più possibile continuare ad ignorarle. L’autoriconoscimento come forza politica ha spinto le donne a cercare delle soluzioni ai propri problemi. La Repubblica Orientale dell’Uruguay ha tre milioni di abitanti, vi sono 112 donne ogni 100 uomini e tale differenza è più accentuata dopo i 50 anni d’età. Soltanto 3 famiglie con figli su 10 sono biparentali. Le famiglie monoparentali rappresentano il 12% del totale e quelle in cui il capo famiglia è una donna sono dieci volte di più di quelle dove il capo famiglia è un uomo. L’aspettativa di vita alla nascita è di 79,6 anni per le donne e di 72,3 anni per gli uomini. Le donne hanno più copertura sanitaria che gli uomini (42 contro 37%), il 31% delle donne non ha proprie entrate, ma dipende da sussidi statali o dal reddito di coniugi e compagni. Il tasso di disoccupazione è sceso considerevolmente negli ultimi 6 anni, riducendo la disuguaglianza tra uomini e donne. La disoccupazione maschile raggiunge il 6,3%, quella femminile il 12,4%. Le donne sono più propense a lavorare in nero o in condizioni sfavorevoli, soprattutto quando si tratta di donne sole con figli. Le donne rivestono uno spazio limitato nelle cariche politiche, specialmente negli incarichi decisionali. Dopo un loro significativo aumento numerico, registrato durante il mandato legislativo del governo anteriore, nel governo attuale si sta di nuovo retrocedendo, arrivando appena al 12% di presenza femminile. Ogni l0 giorni un uomo uccide o cerca di uccidere una donna, una bambina od un’adolescente. Le donne rappresentano l’86% delle vittime, del restante l4% la maggior parte corrisponde ai suicidi in seguito all’assassinio della donna. In accordo con l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale su violenza e crimine del Ministero dell’Interno 2008-2009, la violenza domestica è il crimine più riportato dopo il furto ed è il crimine contro la persona più denunciato. Si ricevono 35 segnalazioni di violenza domestica al giorno, il che significa una ogni 40 minuti. La popolazione sottolinea il sentimento di insicurezza pubblica, dando enfasi principalmente ai crimini contro la proprietà commessi da sconosciuti, lasciando nell’invisibilità i crimini commessi tra le mura di casa contro le donne, le bambine, le adolescenti e le anziane. Nello stesso modo si tende ad ignorare lo sfruttamento al quale sono sottomesse le donne di tutte le fasce d’età e si presume che le donne scomparse da casa lo abbiano fatto volontariamente e non a causa della tratta finalizzata allo sfruttamento sessuale e al trapianto di organi in altri paesi. 2.4.1 Dipartimento di Canelones. Si è constatato che nel 46% delle case del Dipartimento avviene un qualche tipo di maltrattamento contro le donne adulte, adolescenti o bambine. Dopo Montevideo, Canelones è il dipartimento con il maggior numero di denunce di violenza domestica e, data la distribuzione della popolazione, detiene l’indice più alto di denunce negli ultimi anni. È presente una Polizia Comunitaria specificatamente addestrata ad affrontare le situazioni di violenza domestica, ma il personale è scarso e non riesce a sopperire alle necessità della popolazione. Sono presenti dei tribunali specializzati in questioni inerenti la famiglia, nelle città di Canelones, Las Piedras, Ciudad de la Costa e Pando, ma non sono ancora stati creati dei tribunali specializzati sulla violenza domestica. La popolazione suburbana e rurale ricorre principalmente ai Tribunali di Pace Sezionale, che non hanno una formazione specifica e si occupano di vari temi (diritto civile, occupazionale, penale, etc). L‘accesso alla giustizia nelle aree più remote è difficile a causa delle distanze, della mancanza di mezzi e dell’impossibilità di ricevere assistenza legale. Le stesse difficoltà si presentano nel caso dell’accesso ai servizi di orientamento ed attenzione per la violenza domestica. Nel caso poi della popolazione rurale, si deve tenere in conto un’ulteriore difficoltà da parte delle donne nel porre fine alle situazioni di violenza: la famiglia non rappresenta soltanto il nucleo affettivo, ma anche quello produttivo. Le donne, benchè invisibili, sono allo stesso tempo padrone di casa, madri, casalinghe, lavoratrici, imprenditrici che fabbricano vari tipi di prodotti (dolci, conserve, vestiti, etc.), compiendo così turni di lavoro giornalieri doppi o tripli. Nella maggior parte dei casi lavorano in nero e conseguentemente non hanno accesso a forme di credito per le proprie piccole imprese, non godono dell’assistenza sociale, mentre l’abitazione ed altri beni di valore, come le macchine agricole, sono a nome dei coniugi e dei partners. Nella maggior parte dei casi, questi beni sono gravati da prestiti concessi a questi ultimi e la donna non ha alcuna possibilità di disporre di essi. Anche nei casi delle donne nelle zone urbane o suburbane, il lavoro è caratterizzato dall’informalità e dalla sottoccupazione. Il turismo costituisce l’industria più importante del dipartimento e coinvolge principalmente l’area della Costa de Oro. A causa della costruzione di hotel a 5 stelle, di grandi centri commerciali e di locali notturni, questa zona potrebbe divenire un’area di cooptazione di donne giovani ed adolescenti per il mercato della prostituzione. L’impossibilità di controllo dei locali notturni e degli hotel da parte del INAU (Istituto Uruguaiano dell’Infanzia e Adolescenza), così come la mancanza di una formazione specifica dei funzionari, sia in questi esercizi che all’interno della polizia, che tra l’altro soffre varie limitazioni nelle possibilità di azione relative alle/ai minori, ed infine l’impossibilità di disporre di strumenti adeguati a rilevare le situazioni di cooptazione e sfruttamento, esige delle soluzioni immediate. 3. Legislazione internazionale e nazionale Il tema che riguarda il sistema legislativo si può dire fondamentale, al punto da risultare trasversale anche alle altre sezioni: è infatti spesso richiamato in causa, segno della rilevanza attribuita alla condivisione con la collettività dei valori e delle azioni conseguenti che suscita un’azione legislativa. La violenza contro le donne è la violazione dei diritti umani più diffusa, senza limiti geografici, economici o sociali. Oltre all’assenza di limiti geografici, benché con differenti gradi di intensità e con modalità diverse a seconda dei territori di riferimento, la violenza di genere ha caratterizzato tutte le epoche e molto spesso gli aggressori sono i familiari stessi (mariti, padri, amici, vicini di casa o persone prossime). È ovvio che quando ci troviamo di fronte a comportamenti persistenti nel tempo e nello spazio, la legge non può fornire soltanto degli strumenti repressivi, ma deve, presupponendo una conoscenza della problematica nelle sue varie implicazioni, garantire l’adozione di mezzi, strategie, soluzioni che, a medio e lungo termine, orientino la popolazione, culturalmente e socialmente. A breve termine, è necessario offrire alle vittime, da parte di personale qualificato, degli interventi concreti che le diano la possibilità di modificare la situazione di violenza che stanno vivendo e, in un secondo tempo, fornire strumenti appropriati affinché divengano capaci di affermare la propria personalità senza restrizioni. 3.1 Internazionale • CEDAW – Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna (1979) Approvata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1979, è entrata in vigore soltanto nel 1981. La CEDAW è stata ratificata dal governo brasiliano nel 1984 e dal governo italiano nel 1985. La Convenzione si fonda sull’obbligatorietà, da parte degli Stati, di assicurare l’uguaglianza tra uomini e donne ed eliminare tutti i tipi di discriminazione contro la donna. • Convenzione Europea dei Diritti Umani (1993) La prima volta che la violenza contro le donne è stata riconosciuta come un problema non “privato” o “nazionale” da parte di un’istituzione internazionale importante, è stato durante la Conferenza sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, tenutasi a Vienna. A seguito di una petizione, firmada da mezzo milione di persone, presentata dalle organizzazioni delle donne di tutto il mondo, nel corso della Conferenza di Vienna, venne redatta la Dichiarazione di Vienna, all’interno della quale si afferma che gli atti di violenza contro le donne costituiscono una violazione dei Diritti Umani, anche quando sono perpetrati nella, cosiddetta, sfera privata. “I diritti umani delle donne e delle bambine sono inalienabili, parte integrante e indivisibile dei Diritti Umani Universali [...]. La violenza di genere e tutte le forme di abuso sessuale e sfruttamento, incluso quelle risultanti da abitudini culturali ed il traffico internazionale, sono incompatibili con la dignità e, ancor di più, con il valore dell’essere umano, e devono pertanto essere eliminate.” La Dichiarazione stabilisce, per la prima volta, una definizione amplia del concetto di violenza: "qualsiasi atto o condotta basata sul genere, che causi morte, danno o sofferenza fisica, sessale o psicologica alla donna, tanto nella sfera pubblica che in quella privata". • Convenzione di Belém del Pará (1994) Convenzione Interamericana per Prevenire, Punire e Sradicare la Violenza Contro la Donna. La Convenzione di Belém si ispira alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, affermando che la violenza contro la donna costituisce una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, inoltre limita per la donna il riconoscimento dell’esercizio di tali diritti, quindi l’eliminazione della violenza contro la donna costituisce una condizione indispensabile al suo sviluppo individuale e sociale e alla sua piena uguaglianza e partecipazione in tutti i campi della vita. • Assemblea del Millennio (2000) La lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro il traffico di esseri umani è divenuta una tematica sempre più importante all’interno dell’agenda politica dell’Unione Europea. L’attenzione si è diretta principalmente verso il traffico di donne e minori finalizzato allo sfruttamento sessuale. Tale tema è stato discusso molte volte, fino all’Assemblea del Millennio dell’ONU avvenuta nel 2000, la quale, nella dichiarazione finale, colloca la lotta contro la violenza nei confronti delle donne come uno dei principali obiettivi dell’Organizzazione. I dibattiti che trattano i vari aspetti di questa problematica sono nummerosi e riguardano sia la possibilità di includerla tra i diritti umani, sia la responsabilità degli Stati rispetto alle azioni compiute da soggetti privati sia, infine, le profonde divergenze riguardanti il come riconoscere, prevenire e punire questa forma di violenza. La Raccomandazione Rec (2002)5 del Comitato dei Ministri agli Stati Membri sulla protezione delle donne dalla violenza, adottata il 30 aprile 2002, è stato il primo strumento internazionale per proporre una strategia globale per prevenire la violenza e proteggere le vittime, e tuttora costituisce una delle misure legislative fondamentali a livello europeo in questo ambito. Nel 2006, inoltre, è stata istituita la Task Force del Consiglio d’Europa per combattere la Violenza contro le Donne, inclusa la Violenza Domestica, che ha il compito di valutare i progressi conseguiti a livello nazionale durante l’implementazione della suddetta Campagna. L’insieme delle numerose dichiarazioni che difendono i diritti umani inalienabili delle donne e delle bambine come parte integrante dei diritti umani universali, hanno favorito il riconoscimento della gravità del problema e della necessità di un impegno da parte degli Stati e delle Comunità nella lotta contro di esso, molti passi avanti sono stati fatti, ma il cammino da percorrere è ancora molto lungo. Il programma d’azione dell’ONU per il decennio internazionale di promozione di una cultura della non violenza e della pace ha proposto tra i campi d’azione anche quello di assicurare l’uguaglianza tra donne e uomini. Il 30 aprile del 2008 l’Assemblea Parlamentare ha approvato la Dichiarazione di Vienna “Stop alla violenza domestica” e nel settembre dello stesso anno è stato presentato un rapporto, seguito dalla raccomandazione "Contrastare la violenza contro le donne: per una convenzione del Consiglio d’Europa". 3.2 Argentina La Costituzione Nazionale della Repubblica Argentina, attraverso la sua ultima riforma del 1994, ha riconosciuto la costituzionalità delle dichiarazioni, convenzioni e patti internazionali, tra i quali la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna, la Carta dei Diritti Umani di San José in Costa Rica e la Convenzione dei Diritti dell’Infanzia. La promulgazione nel 1994 della Legge nazionale 24.417 di Protezione contro la Violenza Famigliare, ha rappresentato un importante passo avanti nella lotta contro questo problema, facilitando e motivando una maggior quantità di denunce, grazie al fatto di aver reso più disponibili ed accessibili gli organi specializzati in tale funzione. Senza dubbio la legge presenta alcune limitazioni. La principale consiste nel fatto di non prevedere alcuna sanzione. Conseguentemente il giudice non può impedire all’aggressore, allontanato da casa, di continuare a tentare di recarvisi o vi farvi ritorno per mezzo della forza. Similmente non prevede alcuna sanzione nel caso in cui l’aggressore non si presenti alle udienze o non partecipi ai programmi educativi o ai trattamenti terapeutici prescritti dalla normativa. È necessario sottolineare che una precentuale molto alta di donne, morte a causa di violenza, avevano esposto denuncia contro il proprio aggressore e, benchè avessero ottenuto delle misure cautelari di protezione, proprio a causa dell’assenza di sanzioni, sono comunque divenute vittima di femminicidio. In questo senso, purtroppo, neanche le leggi provinciali, prevedono sanzioni. Nel 2006 è stata promulgata la Legge Nazionale 24.632, di Approvazione della Convenzione InterAmericana per Prevenire, Sanzionare e Combattere la Violenza contro la Donne (Convenzione di Belém del Pará). Nello stesso anno, la Camera dei Deputati della Nazione, ha deciso l’approvazione del Protocollo Facoltativo della Convenzione su Tutte le Forme di Discriminaziome contro le Donne. Nel 2008 è stata promulgata la Legge Nazionale 26.364 di Prevenzione e Sanzione contro il Traffico di Persone e Assistenza delle Vittime. La promulgazione di questa legge è avvenuta in seguito ad un ampio dibattito e numerose Ong hanno espresso il proprio disaccordo nei confronti di vari suoi punti. In generale, comunque, è stata accolta positivamente, poiché costituisce uno strumento indispensabile. Nel 2009 è stata promulgata la Legge Integrale per Sanzionare, Prevenire e Combattere la Violenza di Genere nell’ambito delle relazioni internazionali, legge nazionale Nº 26.485. Al di là della legislazione nazionale, le province promulgano le proprie leggi, in conformità con lo spirito generale della Legge 24.417. Le leggi provinciali esistenti, quindi, non differiscono molto né tra loro né dalla legislazione nazionale. Sono leggi sulla violenza domestica e non specificamente sulla violenza contro le donne. Inoltre permane un enorme ostacolo all’applicazione di queste leggi, che consiste nell’assenza di sanzione per gli Enti che non seguono i provvedimenti legislativi previsti. 3.3 Brasile Il Brasile è firmatario di varie leggi, trattati e convenzioni internazionali che, conseguentemente, hanno potere di legge all’interno del paese. Vi è un ampio quadro normativo a livello nazionale ed una legge specifica in tema di contrasto alla violenza di genere. Esiste un Piano nazionale di implementazione delle politiche, a livello federale e municipale, e sono state create strutture giuridiche specializzate in tema di violenza domestica e famigliare. Sono significative le leggi che rafforzano la cittadinanza delle donne, per questo citiamo di seguito alcune delle leggi che modificano la condizione subalterna delle donne. Nella Costituzione Federale: • Articolo 5°/I (Discriminazione per motivi di sesso) La Costituzione Federale (articolo 5º/I) dichiara che siamo tutti uguali, donne e uomini hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. E l’articolo 7º/XXX proibisce la differenza di salario, di esercizio di funzioni e di criterio di ammissione per motivi di sesso, età, colore o stato civile. • Articolo 8°/226 (Impedire la violenza intrafamigliare) “Lo stato assicurerà l’assistenza alla famiglia, nella persona di tutti quelli che la costituiscono, creando meccanismi per impedire la violenza nell’ambito delle relazioni”. Leggi: • Legge nº9.520 (1997), revoca la disposizione che impediva il diritto di querela da parte delle donne sposate, senza il consenso del coniuge; • Legge N°10.224, del 15/05/01 (Molestie sessuali sul luogo di lavoro) Altera il Decreto-Legge nº2.848, del 7 dicembre del 1940 – Codice Penale, per disporre sul crimine di molestia sessuale. La Legge nº 10.224 definisce la molestia sessuale come: “costringere qualcuno, con l’intenzione di ottenere favori o prestazioni sessuali, avvalendosi della propria condizione di superiorità gerarchica o influenza inerente l’esercizio della professione, l’incarico o posizione”. La sanzione per tale crimine è da 1 a 2 anni di detenzione. Nel caso di condanna dell’autore, la vittima potrà anche presentare richiesta di risarcimento, regolata dal Codice Civile. La pena potrà essere aumentata nel caso in cui il crimine sia stato commesso col concorso di due o più persone, se l’autore è parente, marito, padre adottivo, patrigno, tutore, precettore o datore di lavoro della vittima o se ha una qualche autorità su di lei. La vittima deve denunciare l’accaduto, preferibilmente presso un Ufficio di Polizia Specializzata in Attenzione alla Donna (DEAM) e raccontare il tutto a persone che possano fungere da testimoni. • Legge nº10.455 (2002), sull’allontanamento del marito aggressore; • Legge N°10.778 de 24/11/03 (Notifica obbligatoria dei servizi di salute). Stabilisce l’obbligo di notifica dei casi di violenza contro una donna giunti all’attenzione dei servizi di salute, pubblici o privati, su tutto il territorio nazionale. Il Decreto nº 5.099, del 03/06/04 regolamenta la Legge nº 10.778, del 24/11/03, e istituisce i servizi di riferimento sentinella, per la registrazione delle notifiche. La notifica all’autorità sanitaria dei casi di violenza contro la donna avrà carattere segreto. • Legge nº11.340, chiamata Legge “Maria da Penha”, promulgata nell’agosto del 2006, entrata in vigore a partire dal 22 settembre del 2006, ponendo enfasi sulla punizione dell’agressore quando preso in flagrante dalla polizia o in presenza di testimoni, permette l’arresto e, in caso di minaccia all’integrità fisica della donna, permette l’arresto preventivo; inoltre la legge prevede misure cautelari e di protezione per le donne minacciate o che corrono il rischio di essere vittima di violenza. PRIMA DELLA LEGGE MARIA DA PENHA ATTUALMENTE GRAZIE ALLA LEGGE MARIA DA PENHA Non esisteva una legge specifica sulla violenza La Legge M.da P. tipifica e definisce la violenza domestica contro la donna. domestica e famigliare contro la donna. La legge precedente non riguardava le relazioni La Legge M.da P. definisce la violenza tra persone dello stesso sesso. domestica contro la donna indipendentemente dall’orientamento sessuale. Per i casi di violenza domestica veniva applicata La Legge M.da P. revoca ai Tribunali Speciali la Legge dei Tribunali Speciali Criminali, i quali Criminali la competenza di giudicare i crimini di giudicano i crimini con pena inferiore ai due anni violenza domestica contro la donna. (minor potenziale offensivo). La legge precedente permetteva l’applicazione di La Legge M.da P. proibisce l’applicazione di pene pecuniarie come le ceste basiche e le multe. queste pene. La donna poteva desistere dalla denuncia presso La Legge M.da P. prevede che la donna possa gli organi di polizia. desistere dalla denuncia soltanto di fronte al giudice. La legge precedente non prevedeva la prigione in caso di arresto in flagrante dell’aggressore. La legge precedente non prevedeva la prigione preventiva per i crimini di violenza domestica. La Legge M.da P. rende possibile la prigione per l’aggressore in caso di arresto in flagrante. La Legge M.da P. altera il Codice di Processo Penale affinchè il giudice possa stabilire la prigione preventiva nei casi di rischio per l’integrità física della donna. La donna vittima di violenza domestica, in La Legge M.da P. prevede che la donna sia generale, si recava alle udienze non accompagnata dall’avvocato o dal difensore a accompagnata né dall’avvocato né dal difensore tutti gli atti processuali. pubblico . La pena per il crimine di violenza domestica era La Legge M.da P. predispone che la pena per il da 6 mesi ad 1 anno. crimine di violenza domestica passi ad essere da 3 mesi a 3 anni. La legge precedente non prevedeva aggravio La Legge M.da P. dispone che, se la violenza della pena per i casi di violenza domestica contro domestica è commessa contro una donna donne portatrici di handicap. portatrice di handicap, la pena sia aumentata di 1/3. Con l’avvento della Legge Maria da Penha, sancita nel 2006, è stata riconosciuta la violenza domestica e famigliare contro la donna, modificando il Codice Penale Brasiliano e tipificando come crimine la violenza domestica e famigliare. La legge ha carattere punitivo, educativo, preventivo e orientatore. Nonostante l’ampio ventaglio normativo però restano molti gli ostacoli da superare, in primo luogo l’atteggiamento fortemente conservatore che permea la società brasiliana, oltre alla burocrazia lenta, alla ristretta diffusione delle informazioni tra la popolazione relative all’esistenza della normativa e, in maniera più specifica per la Legge Maria da Penha, alla mancanza di inserimento di in termine temporale per l’istituzione dei “juizados”. 3.4 Italia L’Italia non ha una legislazione nazionale e gli stessi interventi realizzati sono stati meno efficaci, poiché non integrati in una strategia globale a livello di tutto il paese. In realtà in Italia manca un piano d’azione nazionale in grado di collocare le azioni, a volte anche molto rilevanti, realizzate in diversi territori, dentro un’ottica di sistema. Si tratta di un panorama normativo che sotto certi aspetti contrasta con l’attenzione posta da oltre un ventennio dal movimento delle donne sul tema della violenza di genere e con gli elementi di originalità che proprio la storia di quel movimento politico ha determinato sia sul piano teorico che su quello pratico, dando vita a centri di ascolto e accoglienza, case rifugio, fino a creare una rete nazionale dei centri antiviolenza, un movimento dal basso diffuso e plurale che troppo spesso non ha avuto sufficiente ascolto e riscontro nelle istituzioni centrali. VIOLENZA DOMESTICA In Italia nonostante i principi in un certo senso “rivoluzionari” contenuti nella Costituzione, le istituzioni di riferimento sulla donna e sul suo ruolo all’interno della famiglia erano normati nel codice civile e nel codice penale, da codici antecedenti alla Carta, le normative di riferimento mutarono dunque solo a distanza d’anni ed in particolare il diritto di famiglia è stato riformato interamente dalla legge 19 maggio 1975 n.151 (cd. riforma del diritto di famiglia). Con la riforma costituzionale del 2001 all’art.51 si aggiunge un secondo comma: “A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”. E all’art.117 si prevede che: “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. La normativa mediante la legge n.154 del 5 aprile 2001 “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”, interviene sul tema modificando l’art.291 del codice di procedura penale, introducendo nel nostro ordinamento un efficace strumento di tutela per le donne che sono state vittime di violenza da parte del coniuge, ma anche del convivente o di altro famigliare: “l’ordine di allontanamento del maltrattatore dalla famiglia”. Paradossalmente è sempre stata la donna, spesso con i figli, a dover lasciare il domicilio famigliare. Con questa norma, invece, è il maltrattatore ad essere, anche se temporaneamente, allontanato dal domicilio famigliare. Il giudice potrà anche prescrivere al maltrattatore di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona che ha presentato il ricorso, nonché la corresponsione di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dell’allontanamento, rimangano prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento. È importante sottolineare che la durata dell’ordine di protezione non può essere superiore a sei mesi e che non può essere richiesto quando sia già stata depositata domanda di separazione o divorzio. L’ordine di protezione sanziona non solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica, quando causi grave pregiudizio all’integrità fisica o morale del coniuge o del convivente. La legge nasce come reazione alla violenza contro le donne in ambito domestico ed è particolarmente importante anche sotto altri aspetti: ampia la tutela predisposta anche alla convivente di fatto, parlando di convivente senza alcun riferimento al sesso della coppia, e prevede il ricorso del giudice ai centri di mediazione famigliare. Le novità consistono non nella delineazione della fattispecie sostanziale ma nel rito, sia civile che penale, ed in effetti viene normato quanto già nella prassi i giudici compivano. È importante notare come il comportamento violento tipizzato non debba per forza riferirsi alla violenza fisica, mentre critico rimane il fatto che la misura interdittiva sia comunque a tempo determinato e che quindi il provvedimento risulti temporaneo. Ma la novità più importante è indubbiamente rappresentata dalla previsione della possibilità dell’azione civile che viene qualificata come ordine di protezione (art. 342 bis e ter c.c.). Il giudice deve valutare se il comportamento dell’aggressore abbia leso i diritti della persona offesa ed in particolare la sua capacità di autodeterminazione, tenendo conto della possibilità che venga reiterato. All’art. 736 bis cod. proc. civ. è poi previsto che il ricorso al giudice possa essere effettuato anche direttamente dalla parte offesa senza l’ausilio legale. Nello stesso anno (2006) vengono approvate la Legge n. 60/01 e la legge sul patrocinio a spese dello Stato, che offrono alle donne violentate e maltrattate senza mezzi economici, uno strumento fondamentale per difendersi e far valere i loro diritti, in collaborazione con i centri anti-violenza e i tribunali. L’impatto sociale della messa in atto di un problema tanto intimo ha permesso l’aumento delle denuncie e la possibilità di trovare soluzioni e strategie di uscita dalla violenza. AMBITO PENALE Anche il codice penale italiano tutela la donna che può essere vittima di violenze che rappresentano veri e propri reati. Reato di Maltrattamento in Famiglia L’art. 572 dispone che «chiunque maltratta una persona della famiglia (...), è punito con la reclusione da 1 a 5 anni». Sono, inoltre, previsti degli aumenti di pena se dal fatto deriva una lesione personale grave o gravissima o addirittura la morte1. Il reato di maltrattamenti in famiglia sussiste quando la condotta è abituale ed è motivata da un’intenzione criminosa di ledere il soggetto passivo. Nella nozione di maltrattamenti rientrano tutti i fatti lesivi dell’integrità fisica e psicologica. Il reato sussiste: anche nei confronti della donna convivente more uxorio2 anche nel caso di coniugi separati3 Il reato di maltrattamenti è un reato perseguibile d’ufficio; pertanto è sufficiente che l’Autorità Giudiziaria venga a conoscenza del fatto, perché proceda. Violazione degli Obblighi di Assistenza Famigliare L’art. 570 punisce chi viola gli obblighi non solo di assistenza materiale ed economica, ma anche di assistenza morale e affettiva. Il reato sussiste quando uno dei coniugi si allontana senza giustificazione dalla casa coniugale, provocando volutamente l’inadempimento degli obblighi di assistenza famigliare, morale e materiale. Non è reato dunque l’abbandono del tetto coniugale, a meno che non sia accompagnato dall’inadempienza degli obblighi di assistenza. Il reato è perseguibile solo a seguito di querela della vittima. Reato di “lesione personale” Nel caso la violenza sia occasionale, è possibile comunque fare denuncia per Lesione personale prevista dall’art 582 che recita: “chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale 1 Art. 572, c.p. c. 11 “Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni”. 2 In questo caso «viene a crearsi quel rapporto stabile di comunità famigliare che il legislatore ha ritenuto di dover tutelare» (Cass. 3/3/1993; 3/10/1997). 3 Lo stato di separazione legale, «pur dispensando i coniugi dagli obblighi di convivenza e di fedeltà, lascia tuttavia integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione» (Cass. del 22/11/1996). deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni”. È importante sottolineare che il reato è perseguibile d’ufficio solo se: la malattia ha una durata superiore ai venti giorni concorre alcuna delle circostanze aggravanti4 Sempre in ambito penale nel 1996 è stata approvata la Legge 66 “Norme contro la Violenza Sessuale”, secondo cui la violenza sessuale è reato contro la persona punibile con la reclusione da cinque a dieci anni. Tranne in casi particolari (1. la vittima sia minore di 14 anni; 2. il violentatore sia una delle figure di riferimento per la cura e l’educazione; 3. la violenza sia opera gruppo), il reato è perseguibile solo a seguito di querela della vittima che ha 6 mesi di tempo per presentarla. La querela è irrevocabile. È importante recarsi il prima possibile al Pronto Soccorso per certificare la violenza e raccogliere le prove contro l’aggressore. Il 22 aprile il Senato ha approvato in via definitiva la conversione del decreto-legge del 23 febbraio 2009, n.11, recante “misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”. Il reato è configurato nei suoi elementi costitutivi come: “minacce reiterate o molestie con atti tali da creare nella vittima un perdurante stato di ansia o paura, o un fondato timore per l’incolumità propria o di persona a lei cara”. La legge è stata presentata come risposta efficace per contrastare le violenze sessuali, ma, in realtà dagli studi e dalle ricerche in materia, lo stalking si presenta come fatto peculiare, non sempre con le caratteristiche proprie della violenza sessuale o domestica, di cui non si tiene conto, soprattutto in relazione ad eventuali aspetti di prevenzione e non solo di repressione del fenomeno. Nelle riforme viste, muta la prospettiva che aveva guidato la redazione del disegno di legge Pollastrini. Le misure cd. culturali di sensibilizzazione, educazione, specializzazione degli operatori vengono meno e si adotta un punto di vista essenzialmente repressivo, in netta controtendenza con le 4 previste dagli articoli 583 e 585 c.p. Lesioni personali gravi: pericolo per la vita; malattia o incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni; indebolimento permanente di un senso o di un organo. Lesioni gravissime: malattia certamente o probabilmente insanabile; perdita di un senso; perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile; perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare; permanente e grave difficoltà della favella; deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso. Circostanze aggravanti: utilizzo di armi o sostanze corrosive. direttive di cui alla risoluzione del Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa e soprattutto con gli studi e le analisi di settore sino ad oggi effettuati. TUTELA LEGALE DELLA DONNA Qualora la donna venga a trovarsi in una delle situazioni sopra esaminate può tutelarsi rivolgendosi all’Autorità Giudiziaria, mediante il deposito di una denuncia-querela o di un esposto. In particolare, si raccomanda alla donna nel caso in cui abbia riportato delle lesioni di rivolgersi immediatamente a un Pronto Soccorso, in modo da documentare quanto accaduto. Denuncia-Querela La querela rappresenta il mezzo con cui la persona offesa comunica all’Autorità Giudiziaria l’avvenuto compimento di un fatto-reato. Per i reati non perseguibili d’ufficio, la querela della persona offesa costituisce una condizione senza la quale il processo non può essere iniziato. La querela deve essere presentata entro 3 mesi (6 mesi per violenza sessuale) dal giorno in cui si è verificato il fattoreato oppure da quando si è avuta conoscenza di esso. La querela, tranne quella per reati procedibili d’ufficio, può essere ritirata, anche nel corso del processo, sempre che vi sia l’accettazione dell’altra parte. In tal caso il reato si estingue e la querela non può più essere ripresentata per i medesimi fatti. Perché la querela sia valida, è necessario che sia manifesta la volontà di punire il colpevole. Esposto L’esposto è l’atto con cui si portano a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria determinati fatti o ragioni; a differenza della querela, nell’esposto ci si limita a descrivere i fatti, senza, però, manifestare la volontà di punire il colpevole. IL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO È bene ricordare che lo Stato prevede il diritto per ogni cittadino non abbiente (italiano, straniero o apolide con residenza in Italia) ad avere l’assistenza legale gratuita. Per poter ottenere l’assistenza legale gratuita, il reddito imponibile nell’ultima dichiarazione fiscale non deve superare 9.723,84 euro. Il reddito complessivo è costituito dalla somma dei redditi di ogni componente il nucleo famigliare, escluso quello della persona cui si intenta causa. I procedimenti con il patrocinio a carico dello Stato, siano essi civili o penali, sono esenti da marche, tassazioni e contributi e possono prevedere anche la nomina di consulenti tecnici, medici, notai e pubblici ufficiali. L’avvocato nominato dal beneficiario verrà scelto tra quelli di un elenco predisposto dal Consiglio dell’ordine degli avvocati e non potrà accettare alcun tipo di compenso o somma di pagamento dal beneficiario difeso, salvo commettere illecito professionale. Verrà, alla fine della sua attività difensiva, pagato dallo Stato. La procedura per la richiesta del beneficio è molto semplice: la richiesta deve essere presentata in carta libera personalmente, o a mezzo raccomandata a.r., al Consiglio dell’ordine degli avvocati presso il giudice competente. L’istanza dovrà contenere esplicita richiesta di ammissione al patrocinio dello Stato, indicare il processo a cui si riferisce, enunciare brevemente i fatti, dichiarare le generalità dell’interessato e del nucleo famigliare. Alla richiesta si dovrà poi allegare una autocertificazione attestante la sussistenza delle condizioni del reddito previsto per l’ammissione, con la specificazione di ciascun reddito dei conviventi, e l’impegno a comunicare ogni anno, per tutta la durata del procedimento, il reddito per l’anno precedente. Poiché si tratta di un’autocertificazione, la cittadina straniera dovrà far vidimare l’istanza dal proprio consolato. Entro 10 giorni dal ricevimento dell’istanza, il Consiglio dell’ordine degli avvocati competente dovrebbe, verificata l’ammissibilità, ammetterla in via anticipata e provvisoria. Se il Consiglio dell’ordine degli avvocati respingesse l’istanza o la dichiarasse inammissibile, il richiedente potrà nuovamente avanzarla davanti al giudice competente che deciderà direttamente unitamente alla decisione finale. In molti Tribunali è stato attivato uno sportello a cui rivolgersi per chiedere informazioni, ritirare i moduli e presentare la domanda. PARI OPPORTUNITÀ Nel 1997 con la direttiva Prodi-Finocchiaro (D.P.C.M. del 27 marzo 1997), “Azioni volte a promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di scelta e qualità sociale a donne e uomini”, si prende atto dei risultati e delle acquisizioni metodologiche registrate nella cd. Piattaforma di Pechino approvata dalla IV Conferenza mondiale sulle donne del 1995, e vengono indicati percorsi per contrastare le forme di violenza fisica, sessuale e psicologica. Nella Direttiva si prende atto dell’importanza della metodologia di indagine sui fenomeni per la rilevazione e la formazione di statistiche per far emergere la questione. Alla direttiva però non hanno fatto seguito gli interventi normativi previsti, anche se viene acquisita sul tema della violenza di genere la necessità di programmare, estendere ed implementare gli interventi politici a livello locale e nazionale. Nel frattempo, grazie al movimento delle donne, incominciano a sorgere in diverse aree del paese centri antiviolenza che, negli anni successivi, potranno diventare il polo di aggregazione di iniziative in rete fra associazioni e istituzioni territoriali, attività spesso definita dalla firma di Protocolli operativi che coinvolgono istituzioni e società civile a livello locale. 3.5 Uruguay I progressi più significativi riguardanti la violenza contro le donne sono stati realizzati come conseguenza degli impegni internazionali presi dallo Stato. Nel 1995, la legge 16.707 “Legge di Sicurezza Cittadina”, ha modificato il codice penale riconoscendo il crimine di violenza domestica. Benchè tale legge sia stata molto poco utilizzata dai giudici, a causa della difficoltà di condanna in quest’area, dovuta alla mancanza di prove trattandosi di crimini “dietro le porte”, le si riconosce una grande importanza poiché include tale problematica all’interno dell’ambito della sicurezza pubblica. Nel luglio del 2002, è stata promulgata la Legge 17.514, per la prevenzione, detenzione preventiva, attenzione e sradicamento della violenza domestica. Basata fondamentalmente sulla Convenzione di Belém del Pará, tale normativa coinvolge tutti i settori dello Stato che hanno in qualche modo a che vedere con la questione: le forze dell’ordine, la giustizia, la sanità, l’educazione, l’Istituto dell’Infanzia e Adolescenza e la società civile rappresentata dalla “Rete Uruguaiane di lotta contro la violenza domestica e sessuale“ e prevede l’approccio giudiziario per le questioni penali e della famiglia e permette l’adozione di misure cautelari quali la protezione dei diritti delle vittime, il loro trattamento e la riabilitazione degli aggressori. Questa legge ha avuto varie difficoltà di implementazione, dovute a: mancanza di giudici, di pubblici ministeri ed avvocati di difesa specializzati, mancanza di coordinamento tra i Tribunali Criminali, applicazione meccanica delle misure cautelari, numero esorbitante di processi e scarsità di tempo, strumentazione tecnica con insufficenza di risorse umane e materiali, mancanza di tribunali specializzati in tutti i dipartimenti, mancanza di garanzie sul compimento delle misure cautelari, non compimento dei termini stabiliti dalla legge. Nel 2009, dopo vari anni di dibattito sociale, si è ottenuta l’approvazione parlamentare della legge in difesa del diritto alla salute sessuale e riproduttiva attraverso la depenalizzazione dell’aborto fino alla 12 settimana di gestazione, per volontà della donna. Tale legge ha però subito il veto presidenziale ed è stata promulgata senza gli articoli riferenti l’aborto, mettendo seriamente in questione la laicità dello Stato, tenendo conto del fatto che tale progetto godeva dell’approvazione del 63% della cittadinanza. Sempre nel 2009, è stata approvata la legge 18.561, contro le molestie sessuali sul luogo di lavoro (che possono essere estese anche all’ambito scolastico), definite come “una grave forma di discriminazione e negazione del rispetto per la dignità umana”. Tale legge permette di denunciare, predisponendo sanzioni per i datori di lavoro, gli impiegati ed i superiori, così come per gli insegnanti. Fornisce garanzie ai denuncianti e ai testimoni e regola sia il settore pubblico che quello privato. 3.6 Analisi SWOT della legislazione nei quattro paesi partners L'Analisi SWOT è uno strumento di analisi riguardante l'ambiente interno (forza e debolezza) ed esterno (opportunità e minacce) di un dato oggetto d’analisi. In questo caso si è tentato di analizzare la legislazione inerente la violenza di genere, nei quattro paesi partners. Si è tentato di analizzare il sistema legislativo secondo i seguenti punti: • forza: le caratteristiche interne dell’oggetto analizzato che rappresentano dei punti di forza. • debolezza: le caratteristiche interne dell’oggetto analizzato che rappresentano dei punti di debolezza, ovvero che sono dannose perché ostacolano l’oggeto nel raggiungimento dell'obiettivo (in questo caso l’obiettivo sarebbe rappresentato dal fatto di avere una legislazione contro la violenza di genere efficace). • opportunità: condizioni esterne che sono utili a raggiungere l'obiettivo • minacce condizioni esterne che potrebbero recare danni alla performance Analisi dei punti di forza e di debolezza In generale si può premettere che il riferimento al sistema legislativo è richiamato spesso anche nell’analisi dei temi che illustreremo successivamente (servizi per donne in situazione di violenza, rete dei servizi e formazione degli operatori), segno dell’impatto rilevante che la presenza di una legislazione adeguata ha sull’efficacia di tutte le azioni volte a combattere la violenza di genere. Dalla comparazione della legislazione presente nei 4 paesi emergono sfumature legislative diverse, che vanno dalla legge specifica sulla violenza di genere (Brasile), alla legge sulle molestie sessuali, passando al piano di protezione della donna o all’uguaglianza uomo e donna. Per quanto riguarda le debolezze interne, l’elemento più evidente è la mancanza di una specifica legge contro la violenza sulle donne in Italia. La mancanza di fondi e finanziamenti per realizzare quelle indicazione legislative importanti è condiviso da Argentina e Uruguay. Una pratica della legge parziale (mancanza di regole, tempi imprecisi, informazione incompleta) compromette la legge stessa. Infine emerge l’atteggiamento conservatore (rappresentanza delle donne in politica, giurisprudenza lenta e scarsa) e la mancanza di sanzioni a quegli enti che non danno seguito ai provvedimenti legislativi previsti. ITALIA BRASILE ARGENTINA URUGUAY Esistenza di un ampio quadro normativo: legislazione che amplia il concetto di violenza di genere Esistenza di una Legge specifica sulla violenza di genere (Lei Maria Da Penha) Legge approvata di recente in caso di violenza contro donne con deficit mentale Norma legislativa derivante dalla Costituzione Creazione del consiglio nazionale dei diritti delle donne Esistenza di un Piano Nazionale di implementazione delle politiche (statale, nazionale, municipale) Primo caso di punizione per sfruttamento sessuale con 10 anni di prigione Esistenza di una Legge specifica e esistenza del Piano per la protezione delle donne Legge di uguaglianza di uomini e donne Forze Interne Legislazione di genere dell'unione europea Prevista dalla Costituzione l’uguaglianza tra uomo e donna (art.3, 29, 37, 51) Leggi e provvedimenti locali (Regione) Creazione di strutture giuridiche specializzate sulla violenza domestica e famigliare Esiste un ampio quadro legislativo Legge sulle molestie sessuali sul luogo di lavoro Forte articolazion e tra stato e societa’ civile organizzata ITALIA BRASILE ARGENTINA URUGUAY Debolezze Interne Assenza della legislazione elettorale e scarsa rappresentanz a delle donne in politica Visione limitata e conservatrice del sistema giudiziario che limita l’implementazion e della legge Non c’è un registro nazionale dei casi di violenza, nonostante la legge lo preveda Mancanza di fondi per portare a termine gli interventi previsti dalla normativa Mancanza di diffusione dell’informazion e alla popolazione Mancanza di sanzioni per gli enti (serv. sanitario, etc) che rilevano la violenza, ma pur avendo l'obbligo di denuncia, non lo fanno Manca regolamenteazion e della legge Manca una legge nazionale contro la violenza sulle donne La legge non prevede un termine temporale per l’istituzione del “juizado” Mancanza di finanziamento della Legge Analisi delle opportunità e delle minacce Un buon apparato legislativo generale (lavoro, famiglia,..) e lo stato di diritto risulta l’opportunità che fa da sfondo. Il recente Governo (Uruguay) e l’attivazione dell’apparato legislativo, anche sostenuto dai media e dalla società civile (Brasile e Argentina). Il confronto con altri paesi in Europa (Italia) risulta uno stimolo importante. Per quanto riguarda le minacce si notano: la non attuazione normativa in modo capillare (in tutti i municipi), ed il fatto che combattere la violenza contro le donne pare un tema in secondo piano nelle agende politiche, cosa che avvalla una parità formale, ma poco sostenuta dal bilancio pubblico. Infine, Brasile, Uruguay e Argentina confermano la mancanza di una legge che permetta l’aborto su richiesta della donna. ITALIA Opportunità esterne Utilizzo dell'esperienza degli altri paesi dell'UE Road Map 200610 Buon apparato legislativo stato di diritto BRASILE ARGENTINA URUGUAY Forte presenza della problematica nell’agenda politica L'apparato legislativo si è attivato solo recentemente in ambito di violenza di genere, ma l'attenzione sociale e dei media relativa al problematica della violenza è crescente Cambio di Governo ITALIA Minacce esterne Scarso interesse governativo alle politiche di genere Politiche fragili la normativa prevede un'uguaglianza formale e non sostanziale e carenza di risorse economiche BRASILE ARGENTINA URUGUAY Mancanza di strutture di sicurezza (centri di polizia) per la donna in tutti i municipi, resistenza alla denuncia Manca una legge che permetta l’aborto su richiesta delle donne Manca una legge che permetta l’aborto su richiesta delle donne Manca una legge che permetta l’aborto su richiesta delle donne Conservatori smo del potere giuridico decentrato e della polizia Cambio di Governo 4. Istituzioni di genere e politiche pubbliche 4.1 Argentina In Argentina, la prevenzione ed i servizi di attenzione alla violenza contro le donne sono frammentati e disarticolati, sia per quanto riguarda gli organi specifici che si occupano di tale problematica, sia all’interno dei servizi di salute pubblica. Non esiste un piano nazionale di azione per prevenire, punire e combattere la violenza contro le donne. Il Consiglio Nazionale della Donna è l’organo responsabile di fornire gli strumenti per implementare le politiche di genere e per realizzare l’accompagnamento dell’attuazione, in Argentina, della Convenzione di Belém del Pará, della Convenzione contro tutte le Forme di Discriminazione contro la Donna e della Piattaforma di Pechino ma, come detto, non è ancora riuscita a mettere in pratica tale coordinamento. Si rende tuttavia necessario precisare che il Consiglio Nazionale della Donna ha subito una riduzione dell’80,3% del proprio budget tra il 2005 ed il 2007, oltre ad essere stato oggetto di un processo di indebolimento istituzionale. Infatti, possiede una struttura tecnica fragile e per realizzare concretamente politiche ed attività di leadership su questa tematica, dovrebbe rafforzarsi politicamente, rafforzare le proprie strutture ed aumentare il proprio budget specifico per quest’attività. Nel 2006 il Ministero della Giustizia, Sicurezza e Diritti Umani della Nazione, ha creato il programma “Vittime contro le Violenze”, che fornisce assistenza alle vittime di crimini sessuali, violenza famigliare, abuso e sfruttamento sessuale infantile. Pur trattandosi di un programma nazionale, la sua area di applicazione si è limitata, fin dalla sua creazione, alla Città di Buenos Aires. Il Programma mette a disposizione delle Pattuglie Mobili di Emergenza, integrate da psicologi/e e operatori/trici sociali, che insieme alle forze dell’ordine entrano in azione immediatamente dopo che la vittima ha sporto denuncia di aggressione. Le Pattuglie hanno l’obiettivo di aiutare la donna in situazione di violenza e sostenerla, evidenziando l’importanza di portare avanti la propria denuncia. Dal settembre 2008, grazie a questo Programma, lo studio della violenza famigliare è stato incluso nel curriculum di formazione degli ufficiali di polizia, ufficiali subalterni e cadetti della Polizia Federale. Nel settembre 2008 è stato inaugurato il “Laboratorio sulla Violenza Domestica” creato dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione, con l’obiettivo di fornire un servizio di attenzione specializzato 24 ore su 24. Anche tale servizio, benchè abbia competenza nazionale, funziona soltanto nella Città di Buenos Aires, come progetto pilota. Tale programma fornisce assistenza giuridica, medica, psicologica e sociale grazie a sette squadre interdisciplinari. Nella Città di Buenos Aires è presente una Direzione Generale di Attenzione e Assistenza alle Vittime, che dipende dalla Direzione Generale della Donna. I Centri Integrati della Donna offrono orientamento e sostegno psicosociale, giuridico e assistenza legale. Forniscono anche un Servizio Pubblico di Attenzione Integrata alla Violenza Domestica e Sessuale e promuovono il Programma “Fidanzamenti non Violenti”, che consta di una linea telefonica gratuita e offre servizi per ragazze e ragazzi tra i 13 ed i 21 anni e per le loro famiglie. Sempre nella Città di Buenos Aires esiste un Centro di Orientamento della Vittima, creato nel 1991, che attualmente dipende dalla Direzione Generale delle Operazioni della Sovraintendenza di Sicurezza Metropolitana della Polizia Federale, che offre assistenza, attenzione ed orientamento verso i servizi competenti. Nella Provincia di Buenos Aires sono stati inaugurati nel 1998 vari Centri di Assistenza alla Vittima (CAV), grazie alla riforma del Codice di Processo Penale. Tali Centri sono dotati di equipes multidisciplinari, formate da avvocati/esse, assistenti sociali e psicologi/e. La Provincia di Buenos Aires consta di 25 Commissariati della Donna, che dipendono dalla Direzione Generale di Coordinamento delle Politiche di Genere del Ministero di Sicurezza Provinciale. Questi Commissariati offrono assistenza integrata alle donne in situazione di violenza, attraverso equipes multidisciplinari. La Provincia di Cordoba gestisce un Programma di Violenza Famigliare, che dipende dalla Direzione di Assistenza alle Vittime di Crimini e Violenza Famigliare e dalla Segreteria di Giustizia. Si tratta di 12 Commissariati della Donna che dispongono di equipes multidisciplinari formate da avvocati/esse, psicologi/e ed assistenti sociali in grado di offrire assistenza diretta alle persone in situazione di violenza. In seguito alla Legge 11.202 è stato creato nella Provincia di Santa Fé, il Centro di Assistenza alla Vittima e al Testimone, che ha alcune sedi nelle città di Santa Fé e Rosario. La Provincia di Santa Fé possiede anche alcuni Centri di Orientamento alle Vittime di Violenza Sessuale e Famigliare. Nel 2008 è stato creato, nella stessa provincia, la Direzione Provinciale delle Donne, con sedi nelle città di Santa Fé e Rosario, quest’organo porta avanti progetti di prevenzione e articolazione con vari servizi presenti nei municipi, progetti che costituiscono una risorsa strategica di assistenza. Nella Città di Mendoza, nella Provincia che porta lo stesso nome, esiste il Dipartimento di Prevenzione e Assistenza alla Violenza Famigliare, che dipende dalla Direzione di Assistenza Sociale, Segreteria di Governo. La Città di Rosario (Provincia di Santa Fé) gestisce il Programma di Prevenzione ed Attenzione alla Violenza di Genere, che dipende dall’Area della Donna della Segreteria di Promozione Sociale della Municipalità, che dal 2010 prende in carico anche i casi di fidanzamento violenti. Tale Programma di Attenzione, durante il 2009, ha rilevato i seguenti dati: telefonate al numero gratuito (Telefono Verde), 2.314 totali, delle quali in 2.048 casi la vittima è una donna, 146 telefonate sono causate da conflitti familiari e 353 sono telefonate per denunciare violenza contro minori ed adolescenti. In relazione al grado di parentela con l’aggressore, nell’80,5% dei casi si tratta del compagno o ex-partner. È necessario sottolineare che su 290 casi ricevuti nei distretti municipali, il 98% delle volte l’aggressore è il compagno o ex-partner. Tale differenza è dovuta al fatto che il Telefono Verde si occupa di un ampia tipologia di problemi, mentre le richieste che arrivano alle linee dei distretti già corrispondono ad un intervento specifico di secondo grado. Inoltre, attraverso il Programma Fidanzamenti non Violenti, che ha iniziato la propria attività quest’anno, si è risposto a 38 casi di donne adolescenti che vivono relazioni violente, alcune delle quali molto gravi. Nella città di Bahía Blanca (Provincia di Buenos Aires) è attivo il Servizio di Assistenza e Prevenzione alla Violenza Famigliare e ai Maltrattamenti Infantili, che dipende dal Dipartimento dell’Infanzia della Segreteria di Promozione Sociale della Municipalità. Si può quindi notare come, nei differenti livelli statali, ci sia una diversità di programmi e servizi di attenzione alle donne in situazione di violenza. Bisogna inoltre tenere presente che esistono numerose Ong che forniscono servizi di sostegno e consulenza. Tale gamma di istituzioni lavorano senza un’adeguata articolazione territoriale e con modalità di approccio alle problematiche spesso non omogenee o addirittura in conflitto. 4.2 Brasile In Brasile, le politiche pubbliche di lotta alla violenza contro le donne hanno acquisito vigore a partire dal governo Lula, nel 2003, grazie alla creazione della Segreteria Speciale delle Politiche per le Donne (SPM). Nel 2004 è stato lanciato il Piano Nazionale di Politiche per le Donne (PNPM), incentrato sulla creazione di politiche pubbliche volte al rafforzamento dell’autonomia e della cittadinanza delle donne. Grazie al potenziamento dei servizi di presa in carico e supporto delle donne in situazione di violenza, alla formazione e qualificazione professionale finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro, al miglioramento dell’accompagnamento da parte della pubblica giustizia, attraverso la creazione ed il rafforzamento dei servizi (ad esempio: il Nucleo di Presa in carico delle Donne, la “Difensoria5” Pubblica, le “Promotorie6” della Donna, dipendenti dal Ministero Pubblico, i Tribunali Specializzati sulla Violenza Contro le Donne). Nel 2008 è stato lanciato il II PNPM che funge da referenza per l’implementazione delle politiche. Le Iitituzioni coinvolte nelle politiche pubbliche per le donne sono: • “Coordenadoria” Speciale di Politiche per le Donne (CEPOM): organo gestore di politiche per le donne vincolato ad una Segreteria Municipale. • 5 6 “Delegacia” delle Donne: é un’unità di polizia stabile per l’attenzione al pubblico, coordina alcune operazioni di polizia, investigazioni criminali e detenzione temporanea dei sospetti e dei soggetti presi in flagranza di reato. Ruolo della Polizia. La legge Maria da Penha prevede un capitolo specifico per l’attenzione da parte delle autorità di polizia per i casi di violenza domestica contro la donna: - Permette alle forze dell’ordine di arrestare l’aggressore in flagrante, in qualsiasi caso di violenza domestica contro la donna. - Registra la notifica alla polizia (B.O. boletim de ocorrência) e apre l’indagine di polizia (inquérito policial), formata dalle deposizioni della vittima, dell’aggressore, dei testimoni e delle prove consistenti in documenti e perizie. - Manda l’indagine di polizia al Ministero Pubblico. Ufficio di assistenza giuridica che mette a disposizione pubblici avvocati di difesa (vedi oltre) Organo di difesa giuridica (idem) - Può richiedere al giudice, entro le 48h, che siano concesse diverse misure protettive d’urgenza per proteggere la donna a rischio di un’ulteriore violenza. - Sollecita al giudice il mandato di arresto preventivo in base alla nuova legge che modifica il codice di processo penale. • “Promotoria” della Giustizia: la promotoria è l’organo di accusa in un processo penale, responsabile per legge di presentare una causa contro i soggetti sospettati di reato. I promotori sono componenti del Pubblico Ministero, responsabili di difendere l’ordinamento giuridico, dispongono della facoltà di poter dare inizio, privatamente, all’azione penale pubblica (processi penali in cui il delitto è considerado sufficientemente grave da richiedere una verifica della colpevolezza indipendentemente dalla volontà o dall’iniziativa della parte offesa). • “Defensoria” della Donna: la “Defensoria” Pubblica ha la responsabilità di fornire assistenza legale a coloro che non possono pagare i servizi di un avvocato, inoltre fornisce consulenza legale, ovvero informazioni riguardanti i diritti ed i doveri di coloro che ricevono assistenza. Cambiamenti avvenuti nel processo penale dovuti alla Legge Maria da Penha: - il giudice potrà concedere, nell’arco di 48h, misure protettive d’urgenza (sospensione del porto d’armi dell’aggressore, allontanamento dell’aggressore dal domicilio, allontanamento della vittima, etc.), a seconda della gravità di rischio che la vittima corre. - il giudice del tribunale di Violenza Domestica e Famigliare Contro la Donna avrà la facoltà di giudicare il reato ed i casi relativi a problemi familiari (pensione, separazione, affidamento dei figli etc.). - il Ministero Pubblico presenterà denuncia al giudice e potrà proporre sanzioni, quali la detenzione da un minimo di 3 mesi ad un massimo di 3 anni, mentre la decisione e sentenza finale sarà facoltà del giudice. Nell’agosto del 2007, il Presidente della Repubblica Lula Ignacio da Silva, ha promulgato il Patto Nazionale di Lotta alla Violenza Contro la Donna, un programma che riflette un buon lavoro di articolazione federale scaturito da una politica coordinata tra i vari ministeri e che ha reso possibile il sostegno, da parte del governo federale, del finanziamento di progetti rivolti alla lotta contro la violenza di genere in tutto il paese. I 27 stati della federazione, siglando tale documento, si sono assunti l’impegno di attuare gli obiettivi previsti dal programma. Uno dei primi stati firmatari è stato il Minas Gerais nel novembre del 2008, facilitato dall’esistenza a livello statale di una rete molto ampia di istituzioni e servizi rivolti alle donne in situazione di violenza, attiva fin dal giugno 2006. Tale rete comprende il Ministero Pubblico, la “Defensoria” Pubblica, la “Promotoria” della Donna, la “Delegacia” di Protezione della Donna, la Polizia Militare, il Consglio Statale della Donna, le “Coordenadorie” di Politiche per le Donne Statali e Municipali, i Centri di Riferimento ed Attenzione alle Donne. In molti municipi brasiliani, dove non è presente una Segreteria di Politiche per le Donne, sono state create delle “Coordenadorie” Municipali di Politiche per le Donne, organismi sostitutivi responsabili di coordinare i Centri di Riferimento e Attenzione alle Donne in Situazione di Violenza e di far rete con i vari servizi presenti sul territorio e con i Consorzi Regionali delle Donne. Tali istituzioni forniscono informazioni sulle differenti forme di violenza, sostegno e consulenza legale, sociale e psicologica, ed indirizzano le donne utenti verso gli altri servizi presenti sul territorio. La finalità di questi servizi è quindi quella di sostenere le donne violentate nei propri diritti, contribuendo al rafforzamento dell’autonomia e al riscatto della cittadinanza femminile, grazie al coinvolgimento di tutta la rete di servizi disponibili. Tali istituzioni rappresentano una risorsa fondamentale affinchè gli interventi degli enti locali non si riducano ad essere azioni isolate. I Consorzi Regionali di Promozione della Cittadinanza sono altri enti pubblici la cui funzione è quella di articolare in rete le azioni di lotta alla violenza contro le donne, svolgendo un ruolo importante nella pianificazione, nella creazione e nell’implementazione di azioni e programmi condivisi da varie città, appartenenti alla stessa area metropolitana o regione, e finalizzati a favorire l’emancipazione femminile e l’inserimento delle donne nel tessuto comunitario. La metodologia operativa utilizzata dai Consorzi cerca di essere caratterizzata dalla partecipazione e dalla sostenibilità, al fine di prevenire ed affrontare in modo più efficace tutte le forme di violenza contro le donne, realizzando anche iniziative di prevenzione, educazione, formazione e formazione professionale volte ad incrementare l’autonomia e l’integrazione delle utenti. I Consorzi devono essere ben articolati affinchè gli interessi politici e di partito non ostacolino l’attuazione; l’affinità di concezione politica, tra gli enti locali che compongono il Consorzio, è infatti fondamentale per un’attuazione funzionale delle azioni, in caso contrario, può essere sufficiente un fraintendimento tra gli enti consorziati per provocare l’abbandono da parte di uno di questi, minando conseguentemente la forza e la capillarità delle azioni del Consorzio. 4.3 Italia In un contesto nazionale certamente problematico si è andata delineando la necessità, da parte delle Regioni, di legiferare sul tema della violenza contro le donne. La legislazione sostanzialmente si orienta in due direzioni, la prima consiste nell’emanazione di un atto specifico relativo alla costituzione dei Centri e alla violenza di genere, mettendo il “fuoco” delle finalità a volte sul sostegno ai Centri, altre sul contrasto alla violenza. Il secondo orientamento consiste in un atto legislativo “trasversale” fra settori, all’interno dei quali la presenza dei Centri e delle loro azioni, viene riconosciuta come una delle articolazioni di un sistema integrato di interventi e servizi, sociali e di base, coordinati tra loro. La violenza contro le donne rappresentava fino a pochi anni fa ancora per le istituzioni nazionali e locali un tema marginale d’intervento, e non assumeva ancora nelle politiche di governo e sviluppo del territorio una dimensione prioritaria e strategica, per cui le misure adottate erano e sono in parte tuttora occasionali e frammentarie. A partire dal 2000, in Italia molti enti locali (regioni, province e comuni) ed istituzioni sanitarie hanno inserito nella loro programmazione azioni specifiche contro la violenza verso le donne ed i minori. La programmazione territoriale aveva evidenziato la mancanza di un quadro nazionale d’intervento, ovviandovi con la promozione di piani specifici di intervento, leggi ad hoc, introduzione di misure nella programmazione regionale e nei piani sanitari. Ogni ente si è mosso in base alla propria sensibilità e disponibilità, senza linee guida comuni o orientamenti complessivi volti a far sì che si costruisse un quadro armonico di azioni, prevedendo la necessaria concertazione con chi lavorava sul terreno e conosceva sia il fenomeno che i bisogni. La legge n. 328/2000, che prevede il riordino dei servizi socio-sanitari, non ha introdotto il tema tra quelli da prevedere nella programmazione dei Piani di Zona con i necessari livelli di interazione del sistema socio sanitario, lasciando alle regioni o ai distretti socio sanitari la scelta di inserire tra le priorità di intervento anche la violenza di genere, il che ha determinato, nei fatti, la quasi totale esclusione da questo livello di programmazione delle azioni volte alla prevenzione ed al contrasto della violenza verso le donne. Va comunque sottolineato che alcune regioni si sono dotate di misure di intervento specifico, o nei Piani Operativi (ad es. Sicilia e Puglia sul maltrattamento e la violenza, Piemonte sul traffiking), o nei Piani di attuazione della legge n. 328/2000 (Toscana, Emilia Romagna, Sicilia, Campania, e molte altre), con però un’accentuazione specifica sulla violenza verso i minori, così come previsto per l’integrazione normativa con la legge n.285, o tra gli Accordi di Programma Quadro (anche se è solo la Sicilia a prevedere uno specifico Accordo che rispetto al tema Pari Opportunità ha inserito la violenza verso le donne coma area di azione per l’avvio di servizi di genere specializzati). Altre regioni hanno messo a punto leggi specifiche sul problema della violenza e dei servizi necessari per contrastarla (Friuli, Puglia, Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano) o sono in procinto di vararle. La legge finanziaria 2007, però, ha previsto la formulazione di un Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking, finanziato dalla legge finanziaria 2008 attraverso l'istituzione di uno specifico Fondo; Il Piano è stato varato, ma non ancora entrato in vigore, in attesa di registrazione da parte della Corte dei conti. Il piano è volto al contrasto della violenza contro le donne, a individuare risorse economiche adeguate per la copertura del piano e per la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio, a definire una politica di prevenzione, formazione ed informazione e a porre in essere misure di tutela delle vittime della violenza. 4.3.1 Piano della Regione Piemonte La Regione Piemonte ha avviato una strutturata e capillare azione di prevenzione e contrasto al fenomeno della violenza di genere con l’approvazione di un Piano Regionale contro la Violenza sulle Donne, frutto del lavoro congiunto di otto Assessorati, alle Pari Opportunità, Lavoro e Welfare, Salute, Istruzione e Formazione, Casa, Sicurezza, Enti Locali e Politiche Giovanili, e della concertazione con il territorio. Tale piano regionale, approvato dalla Giunta nel 2008, ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati per l’anno 2009, con un investimento totale di oltre 8 milioni di euro, di cui 3 stanziati dall’Assessorato alle Pari Opportunità: • L’attivazione del Centro di Coordinamento Regionale. • Lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per la creazione ed il sostegno agli sportelli di ascolto e sostegno alle vittime, ripartiti tra le province piemontesi. Ad Alessandria e a Biella, dove non esistevano servizi dedicati, apertura di un centro anti-violenza ex-novo; specializzazione di sportelli precedentemente generici (cioè non specificamente rivolti alle vittime di violenza) ad Asti dove sono presenti 4 servizi e a Vercelli dov’è attivo un servizio; potenziamento dei servizi già esistenti, 5 a Cuneo, 12 a Torino, 5 a Novara e 2 nel VCO. • La creazione della Rete Sanitaria: 300mila euro per la formazione di 950 operatori sanitari e socio-sanitari. Ogni prontosoccorso regionale ha oggi un referente specializzato nei casi di violenza sulle donne e, a Torino, l’ospedale Sant’Anna ha potenziato il “Centro Soccorso Violenza Sessuale”, mirato all’accoglienza in emergenza delle vittime, 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno e dotato, anche, di un ambulatorio pediatrico specialistico per visite sui minori in caso di sospetto abuso e maltrattamento. È stato realizzato, anche, uno specifico approfondimento per medici di base ed è stato prodotto materiale informativo in diverse lingue da diffondere negli ambulatori dei medici, nelle farmacie, all’interno dei servizi sociali. È stato previsto anche materiale informativo e un corso di formazione sulle mutilazioni genitali femminili. • Lo stanziamento di 1 milione di euro per il patrocinio legale gratuito alle vittime (L.R.11/08). Più di 160 gli avvocati iscritti all’elenco e ai quali è possibile rivolgersi. • Lo stanziamento di 1 milione di euro, per il biennio 2009-2010 per il sostegno alle “case rifugio” previste dalla Legge Regionale 16/09, di cui è stato approvato il regolamento attuativo il 16 novembre 2009. • Lo stanziamento di 732mila euro ai Consorzi socioassistenziali per 35 progetti di pronto intervento a favore delle donne, sole e con figli, vittime di violenza. • Lo stanziamento di 3.600.000 euro per progetti innovativi di riorganizzazione dei Consultori familiari, con particolare attenzione alla prevenzione e al contrasto del fenomeno della violenza e del maltrattamento intra-famigliare ed extrafamigliare, ai danni delle donne e dei minori. • Primo corso sperimentale, rivolto alle Forze dell’Ordine, sul tema della violenza domestica e sessuale contro le donne. • Inserimento delle donne vittime di violenza tra i destinatari del primo bando sperimentale di “social housing”. • Autorizzazione ai Comuni a destinare alloggi di Edilizia Residenziale pubblica a comunità che accolgono donne vittime di violenza e attenzione specifica al tema nei futuri programmi del Piano Casa. • Focus groups con insegnanti e genitori sulle pari opportunità e sulla prevenzione della violenza sulle donne. • Sottoscrizione di un protocollo d’intesa triennale, di contrasto al fenomeno del bullismo, con l’Ufficio Scolastico Regionale, le Questure dei capoluoghi di Provincia e il Comando Carabinieri “Piemonte e Valle d’Aosta” per la realizzazione di azioni di sensibilizzazione e di formazione nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, oltre alla realizzazione delle pubblicazioni “Bulli e bulle? No grazie!”, rivolte ad alunni/e e ad insegnanti. Molte azioni del Piano sono mirate al contrasto della violenza domestica, si sta agendo, però, anche sul fronte della sicurezza urbana, con la realizzazione del manuale “La Città Si*Cura”, finalizzato ad indirizzare l’attività concreta di amministratori locali e progettisti verso interventi urbani attenti alle condizioni base della sicurezza per le fasce più deboli, come donne, anziani e bambini. I contenuti delle leggi regionali riguardano principalmente il ruolo attivo della Regione nella promozione dell’istituzione e nel funzionamento di Centri antiviolenza con Case segrete, in grado di assicurare alle donne in difficoltà, oltre all’accoglienza, percorsi di autonomia e di superamento del disagio. A tal fine, la Regione eroga finanziamenti per la costituzione o la gestione dei Centri. Questi Centri, offrono, attraverso l’istituzione di luoghi riservati denominati “Case Segrete”, accoglienza ed ospitalità temporanea a donne sole o con figli/e, garantendo sostegno pratico e aiuto per problemi psicologici, esistenziali, sanitari e assistenziali e implementando azioni per il reinserimento sociale e lavorativo delle ospiti. I centri esercitano anche azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle violenze che le donne subiscono all’interno della famiglia e della società; promuovono indagini sulle caratteristiche della violenza contro le donne e le/i minori, ricerche finalizzate all’individuazione di strategie di prevenzione dei comportamenti violenti, raccolta di dati statistici al fine di approfondire i contesti in cui la violenza è esercitata e subita. Vengono inoltre predisposti, in base alle modalità stabilite in sede regionale, progetti di formazione permanente e organizzano corsi per coloro che operano nelle strutture e per il personale esterno che, per ragioni di lavoro, è a contatto con situazioni di violenza. La Regione Piemonte, inoltre: • in collaborazione con le sedi universitarie regionali, cura, nell’ambito della formazione permanente del personale, la formazione professionale degli operatori socio-sanitari ai fini di una corretta diagnosi precoce dei problemi psicofisici derivanti dai maltrattamenti; • istituisce, finanzia e sostiene, all’interno dei Pronto Soccorso dei Presidi Ospedalieri, specifici Centri di Soccorso per Violenza Sessuale; • esercita il controllo di qualità dei Centri, aggiornandone gli standard e i metodi di applicazione in collaborazione con il personale operante nei centri e nei servizi esterni; • definisce un Sistema Unico di Registrazione dei casi di violenza; • istituisce l’Osservatorio Regionale sulla Violenza contro le Donne a supporto della programmazione delle politiche di contrasto alla violenza e dell’adeguamento e implementazione dei Centri e dei servizi che si occupano del problema; • promuove, in collaborazione con le Amministrazioni provinciali e comunali e con i Centri, campagne di sensibilizzazione e di informazione sul problema della violenza contro le donne. 4.4 Uruguay L’organo gestore delle politiche di genere, l’Istituto delle Donne, ha elaborato il primo Piano Nazionale di Uguaglianza di Opportunità e Diritti, da implementarsi nel periodo 2007-2011, attraverso la promulgazione della legge 18.l04, il cui obiettivo è “Costruire l’uguagluanza di opportunità e diritti e la non discriminazione delle donne, attraverso uno strumento integrato ed integrante che permetta l’articolazione delle istituzioni e delle politiche pubbliche nella società uruguaiana”. Il piano stabilisce cinque aree di intervento: l’Uruguay Democratico, l’Uruguay Sociale, l’Uruguay Produttivo, l’Uruguay Innovatore e l’Uruguay Integrato, in modo da favorire l’interrelazione tra le politiche pubbliche, attraverso l’articolazione dei vari enti responsabili. Il capitolo sull’Uruguay Democratico prevede azioni finalizzate allo sradicamento della violenza di genere: • modifica della legislazione nazionale in conformità con la legislazione internazionale in favore dell’uguaglianza delle donne (Legge 1); • sviluppo di strumenti per ottenere la piena partecipazione delle donne (legge 2); • sviluppo di strategie per ottenere l’uguaglianza e la non discriminazione di tutti i/le dipendenti pubblici/che (legge 3); • sviluppo di misure volte ad integrare trasversalmente la tematica di genere attraverso l’aggiornamento dell’amministrazione pubblica (legge 4); • sviluppo di strumenti istituzionali volti ad ottenere l’uguaglianza e la non discriminazione (legge 5); • inserimento della tematica di genere nel bilancio nazionale (legge 6); • sviluppo di misure volte a promuovere la conoscenza e l’esercizio dei diritti di cittadinanza delle donne e il loro accesso alla giustizia (legge 7); • sviluppo di strategie per la promozione di città sicure, rafforzando gli sforzi di prevenzione e protezione (legge 8); • implementazione effettiva del piano nazionale di lotta contro la violenza domestica (legge 9). Bisogna tener conto del fatto che l’Uruguay non sta cominciando da zero, ma che vi erano già un corpo di conoscenze, azioni intraprese e servizi forniti dalla società civile e da alcune istituzioni statali, anteriori all’approvazione del Piano. Il Comitato Dipartimentale di Lotta alla Violenza Domestica funziona dal dicembre 2005, riunendosi mensilmente, è presieduto dall’Area di Genere ed Uguaglianza, rappresenta il Sindaco, ma la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte risulta scarsa. Partecipano attivamente il Ministero dell’Interno, dell’Educazione, della Salute, la società civile e le rappresentanti di genere di INMUJERES (Istituto Nazionale delle Donne). Soltanto sporadicamente riescono a partecipare i rappresentanti del sistema giuridico, a causa dei frequenti trasferimenti di incaricho. Il principale obiettivo del Comitato Dipartimentale consiste nella realizzazione del Piano Nazionale di Lotta contro la Violenza Domestica. Che prevede le seguenti azioni: • Campagne di sensibilizzazione in tutte le regioni del dipartimento. • Formazione e sensibilizzazione della polizia di quartiere e femminile. • Formazione di professori/esse, alunne/i della scuola di formazione per insegnanti. • Campagne di divulgazione dei diritti attraverso vari strumenti audiovisivi. • Articolazione permanente con il Ministero dello Sviluppo Sociale, la Direzione Dipartimentale di Salute Pubblica, le autorità dell’istruzione primaria, secondaria, tecnica e superiore. 4.4.1 Istituzioni di genere nel "Comune Canario" (Municipalità di Canelones). Da qualche tempo i governi dipartimentali stanno compiendo un’opera di ridefinizione delle proprie aree di intervento, come risposta alle necessità di una cittadinanza che reclama azioni più incisive nel proprio territorio. Tali azioni non riguardano soltanto i servizi quali l’illuminazione, la pavimentazione o la rete fognaria, la cittadinanza esige un intervento municipale sui temi concernenti le questioni sociali, come la salute, l’educazione, la cultura, il miglioramento della qualità della vita ed la piena fruibilità dei diritti umani. A tal proposito, sono state le donne e, in particolare, le donne organizzate, a pretendere l’adozione di misure volte a favorire l’uguaglianza di genere all’interno del municipio. L’intento è quello di creare, all’interno del governo cittadino, uno spazio in grado di rappresentare i diritti delle donne costrette, fino ad allora, nel silenzio e nell’invisibilità. Uno spazio capace di concretizzare le politiche pubbliche nazionali adattandole alle realtà territoriali attraverso un dialogo permanente con la società civile. La creazione, per Decreto Governativo, dell’Area di Genere ed Uguaglianza, è stata una delle conquiste più importanti ottenute dalle donne canarie. Tale area, pur subordinata all’Assessorato allo Sviluppo Sociale, e disponendo di un esiguo bilancio, è riuscita a realizzare molti progetti a favore delle donne. Proprio come l’Istituto Nazionale delle donne a livello statale, grazie all’attiva partecipazione della società civile, l’Area di Genere ha messo a punto un Piano Canario di Uguaglianza di Opportunità e Diritti. Sulla scia del Piano Nazionale, il Piano Canario tiene conto dell’enorme diversità della popolazione, con tutte le sue particolarità e soggettività, mettendo in luce come le donne provenienti dalle differenti regioni apportino idee differenti e necessità similari, realizzando proposte di un’inestimabile ricchezza. In conseguenza della partecipazione agli incontri, le donne iniziano a sentirsi ascoltate e comprese, rafforzate sia come donne che come cittadine, generando aspettative che difficilmente potranno essere realizzate durante un unico periodo di governo. 4.4.2 Piano Canario E’ nell’ambito del Piano Canario, che si realizzano le differenti azioni volte a rendere la prospettiva di genere un’area trasversale alle varie segreterie municipali: • Creazione di una Commissione di Genere formata da tutte le Segreterie. • Elaborazione di un programma di salute sessuale e riproduttiva. • Realizzazione di una campagna di divulgazione dei diritti. • Realizzazione di una campagna per l’utilizzo di un linguaggio includente, ovvero che tiene conto di entrabi i generi, e non sessista. • Realizzazione di una campagna di prevenzione della violenza di genere. La Commissione di Genere, si riunisce mensilmente, illustrando le azioni realizzate, grazie alla trasversalità di genere, volte al consolidamento dell’uguaglianza: • Propone le/i candidate/i per gli incarichi ufficiali, includendo le donne nelle professioni non tradizionali. • Favorisce l’utilizzo di messaggi di sensibilizzazione sulla violenza nelle entrate fiscali • Favorisce l’utilizzo di un linguaggio non sessista dentro e fuori del municipio. • Propone la creazione di piazze e spazi verdi che tengano conto delle necessità legate alle persone anziane, alle differenze di genere e alle persone portatrici di handicap. • Realizza la campagna di informazione sui diritti sessuali e riproduttivi, sull’HIV e le DSTs (malattie sessualmente trasmissibili). • Offre garanzie alle/ai dipendenti municipali per denunciare i casi di molestie sessuali sul luogo di lavoro. In particolare la Commissione di Genere ha sottolineato come sia di fondamentale importanza contrastare l’utilizzo del linguaggio sessista che sussiste in particolare nelle pubblicità cittadine. Canelones, come altri municipi essenzialmente turistici, dovrebbe adottare politiche che contemplino la prospettiva di genere anche in questo importante ambito. 5. Articolazione con la società civile e creazione di reti Tutti gli studi e le raccomandazioni internazionali in tema di violenza nelle relazioni di intimità evidenziano come l’intervento e gli sforzi per combattere la violenza non possono limitarsi alla realizzazione di servizi di sostegno alle vittime (Centri antiviolenza, Telefoni di aiuto, Case rifugio), ma debbano essere estesi alla sensibilizzazione, alla formazione e messa in rete degli enti/istituzioni/servizi operanti sul territorio e debbano dirigersi anche agli uomini che commettono atti di violenza. Soltanto uno sforzo complessivo e coordinato può prefigurare un intervento effettivo, che offra alle vittime strumenti efficaci di uscita dalla violenza, promuovendo al contempo, sul versante degli aggressori, percorsi di responsabilizzazione per le violenze esercitate. 5.1 America del Sud La Rete di Mercocidades, creata nel 1999, è una rete formata da più di 200 municipi appartenenti ad Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela, tutti membri del Mercato Comune del Sud (MERCOSUR). Citiamo in particolare il lavoro che sta svolgendo l’Unità Tematica di Genere e Municipi (UTGyM), la quale funge da polo di scambio, formazione e ricerca tra i vari municipi appartenenti alla rete, costituendosi come uno spazio dinamico, dove è possibile formulare e monitorare le politiche pubbliche di genere e integrazione regionale. L’obiettivo generale della UTGyM è quello di riuscire ad introdurre nell’agenda pubblica municipale le politiche di uguaglianza di genere volte al rafforzamento della governance e alla costruzione di una maggiore cittadinanza delle donne. Risultati ottenuti finora: • Promozione delle donne all’interno degli enti locali. • Relazioni e scambi tra le città per la realizzazione di progetti comuni. • Rafforzamento dell’attenzione per le tematiche di genere all’interno delle amministrazioni. • Creazione di uno spazio di formazione permanente e di scambio per i funzionari pubblici partecipanti. I temi prioritari che dovranno essere rafforzati sono: • • • • • • Città sicure Bilanci sensibili alle questioni di genere(PSG) Violenza di Genere Politiche di impiego per le donne Partecipazione politica delle donne Traffico di persone L’Area della Donna della città di Rosario, appartenente a Mercocidades, partecipa al progetto INNOVA, progetto di formazione metodologica e di divulgazione delle buone prassi del MERCOSUR, che si occupa di progetti di integrazione regionale con attenzione alle questioni di genere. Possiamo anche menzionare la Rete Donne e Habitat dell’America Latina. Tale rete è formata dalle istituzioni e dalle donne coinvolte nella promozione dei diritti femminili e nella costruzione di un’uguaglianza di genere più profonda nell’ambito dell’habitat. È presieduta da un organismo regionale di coordinamento, formato dai rappresentanti istituzionali di vari paesi dell’America Latina e da componenti individuali. La Rete Donne e Habitat è iscritta alla Coalizione Internazionale per l’Habitat-HIC e partecipa alle riunioni di articolazione regionale e internazionale come la Commissione Huarirou, rete di reti, il cui obiettivo è quello di rafforzare le organizzazioni di donne per promuovere comunità sostenibili e riunire gli sforzi per portare a termine gli impegni dei governi nei confronti delle donne. Fin dalla sua formazione nel 1989, questa rete ha fornito conoscenze ed implementato azioni inerenti due temi principali: • Diritti di cittadinanza delle donne • Habitat e diritti umani La rete ha realizzato programmi regionali, quali ad esempio “Città Sicure: Violenza contro le Donne e Politiche Pubbliche“, realizzato nella città di Rosario in collaborazione con l’Ong Ciscsa e con l’Area Municipale della Donna. 5.2 Argentina Un altro esempio di rete, questa volta a livello nazionale, è RIMA, Rete Informativa d’Argentina. Rima è un’iniziativa autofinanziata grazie alle donazioni delle persone iscritte alla rete, che attualmente sono 1.100; gestisce un portale di discussione internet, un blog ed una pagina web con 20.000 accessi giornalieri provenienti da tutte le parti del mondo. Gli obiettivi di Rima sono: • Promuovere l’utilizzo da parte delle donne delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione, NTIC. • Produrre e divulgare informazione orientata in prospettiva di genere. • Promuove l’utilizzo di un linguaggio non sessista e della sua applicazione pratica nella produzione di notizie, nell’elaborazione delle leggi e nelle campagne di sensibilizzazione. Rima è formata da: legislatori nazionali, provinciali e municipali, attiviste femministe di associazioni in favore dei diritti delle donne, comunicatori/trici sociali, specialisti/e in tematiche di genere, membri di Ong o persone che abbiano incarichi di governo inerenti le tematiche di genere, studenti/esse di varie discipline, artisti/e sensibili a tali questioni, sia provenienti dall’Argentina che da altri paesi. 5.3 Brasile E’ evidente l’importanza di articolare tra loro le politiche pubbliche attraverso la costituzione di reti volte alla gestione delle politiche di promozione dell’uguaglianza e di valorizzazione delle diversità. Un esempio sono le reti di lotta alla violenza contro le donne, che implementano azioni di formazione per migliorare il flusso e l’integrazione dei servizi. Le reti che finora si son dimostrate più efficaci sono state quelle che attraverso progetti ampi, ad esempio con il Governo Federale, sono riuscite ad articolare relazioni tra le numerose istituzioni coinvolte, in modo differente, in questa tematica. In Brasile molte azioni di prevenzione della violenza contro le donne sono articolate a livello municipale, alcune delle quali rafforzate grazie a reti statali, ma non tutte, cosa che ci pone di fronte alla sfida di cercare nuove forme di soluzione ai problemi locali. Inoltre è da notare che, benchè le azioni realizzate dai municipi brasiliani, nel campo della formazione e della sensibilizzazione, siano incentrate sui diritti e sull’empowerment delle donne, non tutte le municipalità dispongono di un’articolazione interna a livello delle sfere degli organi di gestione, che garantisce l’intersettorialità di tali azioni. Tale realtà mette in luce come l’intersettorialità volta all’inclusione di genere, come politica di governo, sia ancora ostacolata dai/lle dirigenti che non prendono parte al progetto di formazione della cittadinanza e alla costruzione di nuovi valori ed identità sociali. Conseguentemente, la sfida di pensare iniziative di formazione per la società, i gruppi di donne, i/le giovani, comporta anche la necessità di articolare e coinvolgere l’amministrazione pubblica nella sua totalità. 5.4 Italia L’Italia per ragioni storiche e sociali, per la debolezza del suo sistema di Welfare e il ritardo nell’affrontare il fenomeno della violenza alle donne, è una realtà molto diversa da quei paesi europei che, dall’inizio degli anni novanta, per un’attenzione forte al problema, hanno sviluppato dei modelli di cooperazione intersettoriale in forma di iniziative con obiettivi comuni, costruendo gruppi composti da organismi pubblici e dalle associazioni verso le quali si rivolgono le donne per ottenere un aiuto ed un sostegno. In Italia, alla metà degli anni novanta iniziano le prime esperienze di costituzione di reti locali, in genere a carattere comunale, per garantire una più efficace modalità di intervento. Reti che generalmente si costituiscono intorno agli interventi attuati dai Centri antiviolenza e che producono informazione e sensibilizzazione verso gli operatori sociali, sanitari e delle forze dell’ordine che sono a contatto con le donne che subiscono violenza. Resta comunque all’oggi una specificità tutta italiana, quella che ha permesso lo strutturarsi di servizi di accoglienza e di ospitalità ad opera quasi esclusiva delle associazioni di donne, determinando così un’influenza diretta sulle politiche locali (laddove vi erano le condizioni affinché si strutturassero partenariati o livelli di concertazione e negoziazione sufficienti) ed il nascere, crescere e consolidarsi di esperienze rilevanti in alcune città o regioni italiane, legate ad un forte protagonismo delle associazioni e di quelle donne e uomini che lavorano in enti locali sensibili allo sviluppo di nuovi servizi alla persona ed al tema della violenza verso le donne. Processo che si è affiancato sino alla fine degli anni novanta ad una “sordità” delle istituzioni nazionali, producendo l’assenza di una reale interlocuzione tra chi lavora sul terreno e chi ha il compito di definire i sistemi di intervento socio-sanitari o le politiche di pari opportunità a livello nazionale, in assenza di linee di indirizzo anche per quelle regioni e per quei comuni dove non vi siano le condizioni ottimali per lo sviluppo di servizi gender oriented rivolti alle donne vittime di violenza. Il progetto Rete Antiviolenza tra le città Urban Italia Il progetto, coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, prende il via dopo la Direttiva Prodi – Finocchiaro del (7/3/1997)1997, primo documento del Governo italiano che pone il problema della violenza alle donne come priorità delle azioni di governo. Il progetto Rete Antiviolenza tra le città Urban Italia è la prima indagine che focalizza quale area conoscitiva quella della violenza intrafamigliare, non solo con l’intento della misurazione dei fenomeni, ma anche con quello della comprensione centrata sulla percezione e sulla tolleranza del fenomeno. Obiettivo prioritario della prima fase del progetto consisteva nell’acquisizione di conoscenze sulla percezione e sull’entità fenomenologica della violenza contro le donne, mettendo a fuoco il grado di sicurezza avvertito dalla popolazione in zone riconosciute come “socialmente problematiche” e la valutazione degli stereotipi associati al fenomeno. L’azione si proponeva di sostenere una rete tra città “pilota” già sedi di azioni in grado diverso significative di contrasto della violenza alle donne, di promuovere le opportunità per nuove iniziative dai territori, di aiutare l’avvio di nuove reti locali, attraverso metodologie comuni di approccio di genere nel campo della riflessione, della ricerca e degli interventi antiviolenza. La seconda fase ha permesso di ampliare i parteneriati a più città italiane e gli obiettivi: • ricerca, attraverso differenti fasi e tipologie di indagine; • creazione e l’implementazione di reti locali, attraverso il coinvolgimento dei servizi presenti nel territorio in un percorso seminariale di sensibilizzazione e di costituzione di gruppi di rete, che coinvolgano e si lascino orientare dalla metodologia di lavoro messa a punto dai Centri antiviolenza a livello nazionale ed internazionale; • lo scambio di informazioni, strumenti e pratiche a livello nazionale ed internazionale. Numero verde Antiviolenza Donna - 1522 Il Dipartimento per le Pari Opportunità ha attivato, a partire dal 2006, un'ampia azione di sistema per l'emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra famigliare a danno delle donne. L'obiettivo del progetto è quello di realizzare una "Rete Nazionale Antiviolenza" sostenuta da un numero telefonico di pubblica utilità 1522, un servizio pubblico pensato e nato esclusivamente nell'intento di fornire ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza. Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle donne vittime di violenza, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti a livello locale. Il servizio mediante l'approccio telefonico sostiene l'emersione della domanda di aiuto, consentendo un avvicinamento graduale ai servizi da parte delle donne con l'assoluta garanzia dell'anonimato. L'iniziativa, basata sulla metodologia del lavoro "di rete", intende realizzare una Rete Nazionale Antiviolenza. Tale rete è pensata soprattutto come strumento per recepire e diffondere a livello nazionale le azioni realizzate dalle reti antiviolenza a livello locale, chiamate a contrastare il fenomeno della violenza di genere, garantendone, al contempo, i necessari raccordi tra le Amministrazioni Centrali competenti nel campo giudiziario, sociale, sanitario, della sicurezza e dell'ordine pubblico. I "nodi" della Rete antiviolenza nazionale sono i territori pilota. Si tratta di aree territoriali, Comuni o province, con le quali il Dipartimento per le Pari Opportunità stipula un Protocollo d'intesa al fine di promuovere azioni di sensibilizzazione e contrasto alla violenza di genere, di promuovere la costituzione o il rafforzamento di reti locali atte a contrastare gli episodi di violenza sulle donne, di facilitare l'integrazione del servizio nazionale 1522 con le strutture sociosanitarie presenti in ambito territoriale e, infine, di realizzare seminari tematici pubblici sul tema della violenza di genere. Strumento informativo, di approfondimento e di comunicazione è il portale www.antiviolenzadonna.it, che offre un'area aperta di scambio e di confronto, oltre a fornire materiali, studi, contatti e informazioni periodicamente aggiornate. L'associazione D.i.Re: nel dicembre 2008 i centri antiviolenza di tutta Italia hanno costituito l’Associazione D.i.Re, Donne in Rete contro la Violenza. L’Associazione raccoglie in un unico progetto 58 associazioni di donne che affrontano il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della differenza di genere. 5.5 Uruguay Consiglio Consultivo Nazionale. La legge sulla violenza domestica prevede la creazione di un Consiglio Consultivo Nazionale di Lotta alla Violenza Domestica, formato da rappresentanti del: Ministero dello Sviluppo Sociale, Istituto Nazionale delle Donne in qualità di presidente, Magistratura, Ministero degli Interni, Ministero della Salute Pubblica, Ministero dell’Istruzione e della Cultura, Istituto dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Amministrazione Nazionale dell’Istruzione Pubblica, Congresso dei Sindaci e tre rappresentanti della società civile appartenenti alla Rete Uruguaiana contro la Violenza Domestica e Sessuale. Tra i vari mandati, il Consiglio Consultivo Nazionale ha avuto il compito di redigere il Piano Nazionale di Lotta contro la Violenza Domestica 2004-2010, approvato il 10 giungo 2004. Tale piano cominciò ad essere implementato attraverso iniziative di formazione delle dipendenti del sistema pubblico ed azioni di sostegno alle donne in situazione di violenza e di integrazione della prospettiva di genere all’interno dei differenti ministeri. Inoltre vennero create delle Commissioni Dipartimentali di Lotta alla Violenza Domestica in 19 Municipi. Tra le varie azioni realizzate dagli organismi responsabili per l’implementazione del Piano di Lotta alla Violenza Domestica, vogliamo sottolineare: • La creazione di quattro Tribunali Specializzati in VD (Violenza Domestica) nel dipartimento di Montevideo, composti da Giudici, Pubblici Ministeri ed avvocati/esse di difesa, appositamente formati, e da un’equipe tecnica multidisciplinare. • La disposizione di turni legali in tutto il paese per affrontare le situazioni d’emergenza. • La formazione, con focus sul sistema giuridico, degli/lle operatori/trici del sistema pubblico, della polizia e del sistema di salute, svolta sotto la responsabilità dell’Istituto Nazionale delle Donne, attraverso il Progetto: “Rafforzamento delle Istituzioni della Giustizia in prospettiva di Genere per uno Sviluppo Equo”. • Il sostegno alle strutture sanitarie da parte del Ministero della Salute Pubblica (MSP), per l’attuazione della normativa sulla violenza domestica in campo sanitario. • Il disegno del piano di appoggio alla divulgazione e all’attuazione della normativa attraverso il PNSMyG (Piano • • • • • • • • Nazionale di Salute della Donna e Genere) del MSP (Ministero della Salute Pubblica). Iniziativa che comprende gli enti che offrono sevizi sanitari pubblici e privati; Inserimento della questione della violenza domestica come problema di salute pubblica, nei confronti delle autorità, delle istituzioni e del personale sanitario, sviluppando azioni basate su di una metodologia partecipativa volta all’elaborazione della normativa e alla programmazione del protocollo di attuazione in campo di VD (Violenza Domestica) per le equipes sanitarie. Alcune azioni sono state realizzate in collaborazione con l’Istituto Nazionale delle Donne. Osservatorio Nazionale sulla Violenza e Criminalità, Ministero degli Interni, 2006. Pubblicazione da parte del MSP di una Guida di Sviluppo per la presa in carico dei casi di violenza domestica nelle istituzioni sanitarie che si occupano del primo livello di assistenza. Sviluppo di azioni di sensibilizzazione e formazione delle autorità locali e del personale sanitario da parte del MSP per affrontare le situazioni di violenza domestica contro le donne. Regolamentazione della Legge sulla Violenza Domestica contro la Donna per il Settore Sanitario con base nel Decreto Presidenziale (2006) che stabilisce l’obbligo per le istituzioni sanitarie di includere tra i propri servizi l’attenzione e presa in carico dei casi di violenza domestica contro la donna, in accordo con gli impegni presi nella Guida di Sviluppo. A partire dall’entrata in vigore del decreto, è stato realizzato un formulario con domande per indagare l’esistenza di situazioni di violenza domestica e con indicazioni per il personale sanitario. Tale modulo viene compilato dalle equipes sanitarie ed allegato alle cartelle cliniche delle donne con più di 15 anni. Articolazione di varie azioni tra il Ministero degli Interni e l’Istituto Nazionale delle Donne al fine di migliorare l’approccio ai casi di violenza domestica da parte delle forze dell’ordine, collocando la questione come una delle priorità all’interno delle politiche di genere. Elaborazione di una Mappa delle Rotte per riconoscere ed intervenire nelle situazioni di violenza domestica. Progetto Pilota di Attenzione Integrale per la Donna in Situazione di Violenza Domestica, che prevede l’azione congiunta del MIDES (Ministero dello Sviluppo Sociale) e del MVOTMA (Ministero dell’Abitazione, Pianificazione Territoriale e dell’Ambiente) per l’assegnazione di 100 soluzioni abitative per donne in situazione di violenza domestica. Il programma è volto a facilitare le condizione di accesso all’abitazione, fornendo garanzie di affitto e 2 anni di sussidi. Nonostante le azioni realizzate, il Consiglio Consultivo Nazionale di Lotta contro la Violenza Domestica e le sue commissioni dipartimentali, incontrano alcune difficoltà che ostacolano il loro funzionamento ed il compimento dei propri obiettivi: • I rappresentanti degli enti pubblici designati non corrispondono alle “gerarchie superiori” come previsto dalla normativa e quindi hanno scarso potere decisionale. • La maggior parte dei partecipanti non ha l’autorità per influire sulle decisioni del proprio ente. • Mancano le risorse umane e materiali per realizzare le attività previste dal Piano di Lotta contro la VD. • Poca o nessuna articolazione tra gli organi coinvolti. • Commissioni dipartimentali che non riconoscono o confondono la propria funzione e che agiscono come una rete comunitaria. • Poca o nessuna partecipazione da parte del Potere Giuridico, dovuta all’eccessivo monte ore, ai trasferimenti e promozioni dei giudici e alla loro non immediata sostituzione. 5.6 Analisi SWOT delle reti di servizi nei quattro paesi partners Analisi dei punti di forza e di debolezza Punto di forza della “rete” nell’erogazione dei servizi alle donne vittime di violenza, evidenziato in 3 paesi su 4, è senz’altro il coordinamento tra i soggetti pubblici-istituzionali e quelli associativi del privato sociale. Da un lato questo coordinamento, attraverso spazi codificati di elaborazione congiunta, consente la discussione e la proposta di nuove politiche pubbliche, da un altro consente invece di utilizzare tutte le competenze e le risorse per far fronte alle richieste del territorio In molti dei paesi in esame questa metodologia di lavoro in rete tra pubblico e privato è frutto di una pratica consolidata, è applicata in molti settori e, in alcuni casi, è normata da Leggi che prevedono anche programmi attuativi, metodologie e finanziamenti. È stato valorizzato il fatto che le reti nazionali sono a loro volta inserite in reti internazionali, come nel caso della rete ”Mercocidades”, perché questo ne aumenta la capacità di coordinamento e di elaborazione di campagne internazionali. Per qanto riguarda le debolezze, invece, quella più sentita per quanto riguarda tutti e quattro i paesi è la difficoltà a formalizzare le reti in senso giuridico: non sempre infatti la legislazione del paese assicura il coinvolgimento effettivo e vincolante dei soggetti istituzionali che aderiscono dunque in forma dissimile e discontinua. In molti casi, inoltre, non esiste una legislazione nazionale che regolamenta l’istituzione delle reti e neanche una forma di finanziamento stabile; questo, oltre a creare difficoltà nel reperire sufficienti risorse per il funzionamento della rete, espone la continuità dell’azione alla volontà delle amministrazioni locali nel rinnovare l’impegno politico nel sostegno a questa metodologia di lavoro. ITÁLIA BRASILE ARGENTINA URUGUAY Una nuova istituzionalità e adeguamento a partire dal quadro legislativo di riferimento Consenso nell’articolazione dei ruoli: lo stato si occupa della presa in carico e la società civile della sensibilizzazione, prevenzione e formazione Rete interistituzionale con partecipazione della società civile Forze Interne Frutto di un’articolazione tra la società civile e le istituzioni Potere di orientare le politiche pubbliche e il finanziamento pubblico Articolazione dei servizi di presa in carico e aumento dell’afflusso agli stessi. La rete è articolata in alcune regioni, con leggi, programmi e piani. ITÁLIA Appoggio della tematica da parte della rete di Mercociudades Molte donne che partecipano alla rete hanno una formazione in prospettiva di genere Esperienza di lavoro in rete in tutti gli spazi e tematiche Lavoro in rete della società civile BRASILE ARGENTINA URUGUAY - Difficoltà d’articolazione, fragilità nel coinvolgimento delle istituzioni e azioni disarticolate - Manca una rete integrata a livello nazionale in relazione ai servizi - Sovrapposizione delle reti, le stesse persone sono presenti in più reti Debolezze Interne - Non esiste una rete formalizzata a livello nazionale - Non esiste una legislazione nazionale sulla rete di lotta alla violenza - Mancano i finanziamenti per l’implementazi one ed il sostenimento delle reti - Non tutte le reti hanno un quadro legislativo di riferimento - Mancanza di finanziamenti adeguati per assicurare la continuità delle reti Analisi delle opportunità e delle minacce Malgrado i limiti evidenziati nella pratica dei rispettivi paesi, il modello a rete presenta indubbie opportunità per i soggetti impegnati nel contrasto alla violenza contro le donne. In Italia viene evidenziato come altre reti costituite con l’obiettivo di coordinare iniziative per favorire lo sviluppo locale, che vedono la partecipazione delle parti sociali, possano diventare ambiti in cui promuovere anche politiche sul tema interessato dall’analisi. Per quanto riguarda le minacce al buon funzionamento delle reti si concorda sulla difficoltà a reperire risorse, soprattutto per le reti informali, e sullo scarso coordinamento tra reti, causa di sovrapposizioni di azioni simili. Viene anche evidenziato il rischio di inattività quando la rete finisce per essere elemento sostitutivo dei singoli soggetti operativi. In generale l’agire in rete rappresenta opportunità di partecipazione politica, diffusione della tematica coinvolgendo sempre nuovi soggetti e ricerca di finanziamenti a livello locale e internazionale. ITÁLIA BRASILE ARGENTINA URUGUAY - Creazione di una nuova istituzionalità di genere -Un’apertura man mano maggiore sulla tematica di genere in tutta la regione del Mercosul -Diversificare gli attori e le attrici che partecipano alle reti, affinchè non siano sempre le stesse persone Opportunità esterne - Rete di sviluppo locale alla quale partecipano associazioni di lavoratori e sindacali - Ricerca di risorse internazionali e nazionali per le attività - Ricerca di risorse internazionali e nazionali per le attività - Ricerca di risorse internazionali e nazionali per le attività - Ricerca di risorse internazionali e nazionali per le attività ITÁLIA BRASILE ARGENTINA URUGUAY -Le reti informali hanno difficoltà nel reperire i finanziamenti - A causa della mancanza di risorse, gli stessi sono utilizzati per le situazioni di emergenza - Sovrapposizione della rete minaccia la continuità del lavoro Minacce Esterne - Mancanza di articolazione delle reti esistenti che rende difficile e disarticola le azioni già messe in atto -Cambiamento amministrativo che rende difficile la continuità delle azioni 6. Sensibilizzazione e prevenzione La prevenzione ricopre un ruolo fondamentale se si vuole modificare il modello delle relazioni sociali su cui è imperniata la nostra società, al fine di consolidare il diritto di cittadinanza delle donne. Questo obiettivo, a lungo termine, richiede che tutta la società nel suo complesso divenga consapevole della necessità di un cambiamento nel modello di relazioni sociali tra uomini e donne, soprattutto nell’ambito degli affetti. Inizialmente, tale modifica dovrà contribuire a generare una nuova attitudine nei confronti della violenza di genere. Le iniziative di sensibilizzazione hanno l’obiettivo di fornire alla società gli strumenti di conoscenza necessari a riconoscere le situazioni di violenza, le condizioni che fanno sorgere tale tipo di relazione tra uomo e donna e quale ruolo stanno svolgendo, questi ultimi, come aggressore e come vittima. È necessario aumentare il livello di coinvolgimento della società, nella cui mentalità comune le relazioni di coppia rientrano negli stretti limiti della vita privata, dove qualsiasi intervento esterno è considerato in termini di “ingerenza nella sfera privata”. Il diritto alla cittadinanza implica che tutti i cittadini e tutte le cittadine godano degli stessi diritti e che qualsiasi violazione di tali diritti sia rifiutata e condannata dalla società. In questo senso, la violenza di genere, per essere compresa nelle sue molteplici forme e sfaccettature, esige un complesso lavoro di rieducazione della mentalità comune e degli stereotipi culturali. 6.1 Campagne di sensibilizzazione La comunicazione ricopre un ruolo fondamentale nella trasmissione di valori e principi che, invece di favorire la persistenza di stereotipi discriminatori, contribuiscano effettivamente a combattere la mentalità maschilista e patriarcale che si trova alla radice del fenomeno della violenza contro le donne. È necessario un lungo e costante lavoro di sensibilizzazione che dia visibilità alla realtà della violenza di genere, in modo da rendere la società cosciente del fatto che tale problematica non riguarda la sfera privata, ma che si tratta di un problema di ordine pubblico, che mina il nostro sistema di valori e pregiudica in particolare i giovani ed i gruppi più svantaggiati. È quindi necessario che i mezzi di comunicazione siano coinvolti su larga scala, affinchè siano utilizzati i mezzi più adeguati per offrire un’informazione accessibile a tutte le categorie sociali. Le iniziative di sensibilizzazione più diffuse nei quattro paesi coinvolti nel progetto sono le seguenti: • Organizzazione di eventi, spettacoli ed iniziative di promozione del tema del rispetto; • Elaborazione di guide e opuscoli, in varie lingue, per divulgare in modo continuo i diritti delle donne e le risorse disponibili sul territorio; • pubblicazione regolare di statistiche locali e nazionali sull’evoluzione del fenomeno della violenza; • campagne di informazione e sensibilizzazione permanenti e comprensibili a tutte le fasce sociali, capaci di descrivere il fenomeno della violenza in tutte le sue sfaccettature e di sottolineare la gravità del problema, focalizzandosi sulla violazione dei diritti fondamentali e sul crimine che la violenza contro le donne implica; • campagne di informazione e sensibilizzazione permanenti e facilmente comprensibili, dirette agli/alle adolescenti affinchè divengano capaci di identificare le situazioni di violenza fin dalle prime manifestazioni. 6.2 Argentina Fin dal ritorno della democrazia, nel 1983, le organizzazioni di donne ed altre organizzazioni miste hanno sviluppato un’ampia attività di sensibilizzazione sociale, influenzando le politiche pubbliche, sulle questioni relative alle varie forme di violenza di genere, inclusa quella sessuale. Quasi tutti gli enti ed i programmi che offrono servizi di attenzione e presa in carico, organizzano, anche, iniziative di sensibilizzazione e prevenzione nelle comunità di appartenenza. A livello nazionale, però, i contributi in questo senso, sono meno numerosi, a causa della difficoltà di articolazione di strategie comuni e alla frammentazione e disarticolazione dei servizi di attenzione. A titolo di esempio possiamo menzionare gli Incontri Nazionali delle Donne, manifestazioni annuali organizzate da ormai 24 anni. Nel 2009 gli incontri sono avvenuti nella città di Tucumán e vi hanno partecipato tra le 10.000 e 12.000 donne provenienti da tutta l’Argentina e dai paesi vicini. Questi incontri autoconvocati sono realizzati grazie ad una Commissione Organizzatrice formata da varie rappresentanti, tra le quali donne di differente età e formazione, alcune funzionarie di organizzazioni sociali o, semplicemente, donne interessate a parteciparvi. Vengono organizzati corsi su vari argomenti legati ai diritti delle donne, attualmente tali corsi sono più di 60 e quando il numero di partecipanti supera le 30 persone vengono replicati. I più frequentati sono: violenza famigliare, molestie sessuali, salute sessuale e riproduttiva, strategie per l’accesso legale e gratuito all’aborto, traffico di persone, donne e lavoro, donne e sindacalismo, lavoro sessuale e prostituzione, e molti altri. Tale manifestazione dura 3 giorni, è autofinanziata ed i momenti di maggior partecipazione sono l’inaugurazione, la marcia che si svolge il secondo giorno e la cerimonia di conclusione, durante la quale vengono lette le conclusioni redatte durante ogni corso ed è votata la città sede per l’anno successivo. Nel 2010 gli Incontri Nazionali delle Donne si sono svolti nella città di Paraná, provincia di Entre Ríos. Un altro esempio di sensibilizzazione a livello nazionale è la Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito. Questa campagna è espressione del movimento delle donne e di quello femminista, grazie al suo carattere federale organizza iniziative su tutto il territorio nazionale ed è guidata da un’alleanza nazionale formata da più di 200 organizzazioni di: donne, femministe, associazioni che difendono i diritti umani, studenti/esse, personale dell’ambito accademico, dei movimenti sociali, culturali, politici e sindacali. Tale campagna è stata creata nel 2005, nel 2006 si è impegnata ad esigere il compimento dell’articolo 86 del Codice Penale Argentino, in favore dei casi di aborto non punibile, di fronte alla non necessaria persecuzione ed incriminazione di casi concreti di aborto legale. Nel 2007 ha presentato un Progetto che propone la depenalizzazione e la legalizzazione dell’aborto volontario fino alla 12° settimana di gestazione e senza limiti di tempo nei casi di stupro, rischio per la salute o la vita della gestante, o gravi malformazioni fetali. Nel 2008 tale Progetto ha ricevuto l’approvazione da parte di 22 deputati/e nazionali e l’anno si è concluso con un Festival in favore della salute e della vita delle donne. Nel 2009, come iniziativa principale, la campagna è scesa in piazza per raccogliere firme di sostegno, sensibilizzare la popolazione e mettere in evidenza la necessità di una normativa che permetta l’aborto, concludendo l’anno con una grande marcia federale. Il 26 di settembre è considerato il giorno in onore della Lotta in favore del diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito, e per questo, ogni anno, in questa ricorrenza la Campagna organizza iniziative di sensibilizzazione in tutte le città componenti. Slogan della Campagna: “Educazione sessuale per decidere, anticoncezionali per non abortire, aborto legale per non morire”. A livello locale possiamo menzionare la Campagna MAR, Donne Autoconvocate di Rosario, che realizzano, da alcuni anni, un tentativo di articolazione delle differenti organizzazioni, delle donne e dei/lle giovani sensibili al tema della lotta contro la violenza di genere. Durante l’anno organizzano varie iniziative cittadine, in occasione dei giorni importanti del calendario della donna. Anche il Programma di Attenzione e Prevenzione della Violenza di Genere e la Direzione Provinciale della Donna, organizzano attività di sensibilizzazione e responsabilizzazione sull’esistenza del flagello della violenza contro le donne, nelle ricorrenze del calendario della donna. Citiamo anche l’Ong “A casa do encontro” (La casa dell’incontro) di Buenos Aires, che svolge attività basate principalmente sulle denunce dei casi di femminicidio e che ha stilato numerosi rapporti annuali su tale tema, oltre ad organizzare marce e interventi nelle città per denunciare e rendere visibile la scomparsa di numerose donne dovuta al traffico di esseri umani. Nella provincia di Cordoba opera “Mujeres Habitadas”, associazione in favore della cultura della non violenza, che nel 2007 ha realizzato la campagna di sensibilizzazione “Una vita libera dalla violenza contro le donne, una lotta di tutti e di tutte”, che ha previsto un sondaggio per misurare gli stereotipi maschilisti, dalla distribuzione di opuscoli, da iniziative nelle strade e da vari spots radiofonici. Come questi esempi ce ne sarebbero molti altri in tutto il paese, ma è molto difficile creare un registro unificato capace di descrivere l’ampiezza di tutte queste iniziative. Sfortunatamente la maggior parte di queste campagne non è adeguatamente divulgata dai mezzi d’informazione e finisce per rimanere un’azione isolata, contemporaneamente però, grazie al processo di democratizzazione in atto nel paese e alla diffusione delle nuove tecnologia di comunicazione(TICS), si è resa possibile una divulgazione maggiore rispetto al passato. 6.3 Brasile Nello stato del Minas Gerais possiamo menzionare, in particolare, le iniziative di sensibilizzazione e prevenzione promosse dal Consorzio Regionale di Promozione della Cittadinanza delle Donne: “Mulheres das Gerais”, che articola tra loro numerose azioni sia di sensibilizzazione e di prevenzione, che di formazione e creazione di rete. Il Consorzio organizza corsi per sensibilizzare non solo le donne ma anche i/le giovani delle regioni metropolitane più vulnerabili e con maggior indice di violenza di genere. L’obiettivo prioritario è quello di sensibilizzare e formare i/le giovani, su tematiche che hanno attinenza con la questione di genere, quali il protagonismo giovanile ed i diritti umani, stimolandoli/e nella risoluzione delle problematiche locali della propria comunità, focalizzando l’attenzione sulla prevenzione e sulla lotta alla violenza di genere. Tra le varie iniziative organizzate dal Consorzio, il progetto “Juventude Fazendo Gênero” (Gioventù Facendo gener) è stato premiato tra i finalisti alla terza edizione del Premio Obiettivi del Millennio promosso dalla Presidenza della Repubblica. Le campagne di sensibilizzazione dispongono di numerosi strumenti per raggiungere l’attenzione della popolazione, i più comunemente utilizzati sono le mostre di fotografia, pittura, scultura ed altre forme d’arte, proiezioni di video, cortometraggi e films, organizzazione di spettacoli teatrali, incontri pubblici e manifestazioni. Insieme alla sensibilizzazione e prevenzione della violenza di genere e sessuale, alcuni programmi si occupano anche della problematica legata alle malattie sessualmente trasmissibili (DSTs) e all’AIDS. La metodologia spesso utilizzata consiste nella formazione e formazione dei/lle leaders comunitari e di partecipanti ai movimenti delle donne affinchè divengano agenti moltiplicatori/trici di prevenzione di queste patologie all’interno delle comunità d’appartenenza. Infine, un altro tipo di iniziativa di sensibilizzazione diffusa in Brasile consiste nelle politiche pubbliche di educazione di genere e sessualità, che hanno l’obiettivo ultimo di modificare i valori culturali e di prevenire ogni tipo di violenza e di discriminazione di genere. Tali politiche pubbliche realizzano progetti ed azioni intersettoriali nelle scuole municipali, affrontando argomenti quali le questioni di genere e la sessualità e cercando di combattere il sessismo, l’omofobia e il maschilismo, con una prospettiva volta a difendere e garantire i diritti umani di tutti/e i/le cittadini/e. 6.4 Italia In questi ultimi anni le ricerche ed i progetti di intervento e sensibilizzazione si sono moltiplicati, anche grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea che ha istituito uno specifico programma di ricerca-azione – Programma di iniziativa comunitaria Daphne operativo dal 1997 – ed ha inserito la possibilità di strutturare attività attraverso i piani ed i programmi di azione sui temi delle pari opportunità. Campagna Europea di Sensibilizzazione contro la violenza alle Donne Nel 1999-2000 la Commissione Europea in seguito alla Risoluzione del Parlamento Europeo che suggeriva "l'esigenza di manifestare una tolleranza zero verso ogni forma di violenza contro le donne" realizza una campagna di sensibilizzazione dei cittadini europei al fenomeno della violenza contro le donne, facendo particolare riferimento alla violenza domestica. Questa campagna esprime la volontà e l'impegno della Commissione per integrare la dimensione delle pari opportunità fra le donne e gli uomini in tutte le politiche e le azioni. Molti enti e istituzioni italiane hanno aderito alla Campagna del fiocco bianco (White Ribbon Campaign), che rappresenta la più vasta azione al mondo condotta da uomini che operano per porre fine alla violenza degli uomini sulle donne. Le campagne sono portate avanti sia da uomini che da donne, nonostante l’attenzione principale sia posta sull’educazione degli uomini e dei ragazzi. Si tratta di un’azione decentralizzata, nel senso che chiunque condivida gli obiettivi e la filosofia della Campagna del Fiocco Bianco può dar vita a un’azione. Il 25 novembre del 2008 è partita da Niscemi in Sicilia, la Staffetta contro la violenza sulle donne. Le protagoniste sono tutte donne che hanno aderito alle iniziative nelle diverse città, da singole o con le loro associazioni. L'iniziativa promossa dall'Unione Donne Italiane (UDI) aveva quale testimone un'anfora, nella quale le donne mettevano, passandoseli di mano in mano, dei bigliettini con su scritte le proprie parole: denunce e testimonianze, messaggi e progetti di vita. Le parole delle donne e il gesto che le accompagnava avevano l’obiettivo di sollecitare i governi, anche attraverso le Istituzioni che avevano scelto di sostenere l'iniziativa, accogliendo le parole delle donne affidate all'anfora. Dal 12 al 18 ottobre 2009 in tutte le scuole italiane si è tenuta la prima edizione della "Settimana contro la violenza", per iniziativa del Ministero per le Pari Opportunità e del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Istituita con un Protocollo d'intesa tra i Ministri Carfagna e Gelmini, la Settimana è nata con l'obiettivo di creare un momento di riflessione sui temi del rispetto, della diversità e della legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e che metta a sistema le buone pratiche che molte scuole già offrono. Dal lunedì al sabato, gli istituti scolastici hanno organizzato iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione sulla prevenzione della violenza fisica e psicologica, compresa quella fondata sull'intolleranza razziale, religiosa e di genere, con approfondimenti ed eventi dedicati, avvalendosi anche della partecipazione di esperti di Carabinieri, Polizia Postale, Polizia di Stato, Telefono Azzurro e altre associazioni. Per promuovere e divulgare questa iniziativa nel corso di tutto l'anno scolastico, i due Ministeri hanno indetto un concorso per realizzare una campagna di comunicazione sul tema "Io dico NO alla violenza" per il 2010. In quest'ottica si inserisce anche il progetto "Campus NonViolenza",rivolto agli studenti del quinto anno delle scuole superiori e alle matricole delle Università. L'obiettivo è quello di promuovere nei ragazzi una presa di coscienza delle regole che sono alla base della convivenza civile, del rispetto e dell'integrazione. Il tutto attraverso il viaggio, il contatto con realtà e contesti diversi dal proprio.Grazie ad un accordo tra Unar e Ostelli della Gioventù, i ragazzi coinvolti hanno avuto la possibilità di trascorre tre giorni in una città italiana. Il 4 settembre 2009 è partita la campagna di comunicazione "Respect women Respect the world": il 9 e 10 settembre il Ministro per le Pari Opportunità ha invitato gli italiani a manifestare solidarietà a tutte le donne vittime di abusi e violenze, indossando qualcosa di bianco, in occasione della Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne. Lo Sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile è stato avviato dalla Provincia di Torino nel 2009, in collaborazione con l’associazione di volontariato “Il Cerchio degli Uomini” e con il contributo economico della Regione Piemonte. Il servizio oltre a garantire la più completa riservatezza, offre la possibilità di partecipare a gruppi di condivisione, formati da 7/10 persone (di soli uomini e misti), finalizzati alla prevenzione della violenza e alla realizzazione di un percorso di consapevolezza e cambiamento per coloro che si trovano in situazioni di disagio famigliare e relazionale. La Regione Piemonte, nel 2009, ha organizzato una grande campagna di informazione e sensibilizzazione sul fenomeno della violenza domestica contro le donne: “Voci nel Silenzio. La violenza nega l’esistenza”. Tale campagna, partita l’8 marzo da Torino, ha fatto il giro delle province piemontesi, portando letteralmente “in piazza” uno dei fenomeni più tragici e taciuti dei nostri tempi. Sono stati più di 1.600 gli studenti che hanno preso parte ai laboratori didattici, più di 500 i lettori che hanno prestato la propria voce a 60 ore di maratona di letture e oltre 300 le storie vere raccontate dalle sagome viola e bianche di “Voci nel Silenzio”. 6.5 Uruguay Nel 2001 la “Rete Uruguaiana di Lotta contro la Violenza Domestica e Sessuale”, organizzazione della società civile a livello nazionale, ha dato inizio ad un’azione di sensibilizzazione per portare la questione della violenza domestica all’interno dei dibattiti dell’opinione pubblica e nell’agenda politica. Campagna nei media. • 2001, la Rete ha diffuso la prima campagna con lo slogan “Rompere il silenzio è il primo passo”, alla quale hanno partecipato uomini e donne del mondo artistico, professionale e televisivo. Tale campagna pubblicitaria è stata diffusa a livello nazionale fino al 2005. • 2005, creazione della campagna televisiva “Elettrocardiogramma” e di due campagne radiofoniche il cui obiettivo è stato quello di definire e diffondere il concetto di violenza domestica. • 2006, realizzazione e diffusione della campagna di sensibilizzazione e denuncia “I giovani, prendiamo la parola”. A questa campagna hanno partecipato e collaborato uomini e donne giovani dell’ambito televisivo e radiofonico. • 2008, produzione e divulgazione della campagna “C’è una legge che ti protegge” incentrata sulla promozione dei diritti delle vittime e sulla diffusione della normativa esistente in proposito. • 2009, con lo slogan “Mi impegno”, all’interno della campagna di l6 giorni di lotta contro la violenza domestica lanciata dalle Nazioni Unite, si è promosso l’impegno nei confronti di tale problematica da parte di tutta la cittadinanza, simbolizzato dall’utilizzo di un fiocco lilla sui vestiti. Attivismo. Il 25 novembre, nel calendario internazionale della donna, è il giorno della lotta alla violenza di genere, per questo ogni anno, in ricorrenza di questa data, vengono realizzate manifestazioni organizzate dalla società civile. • Nel 2003 sono state realizzate manifestazioni insieme alle donne associate, nell’ambito della commemorazione del decentramento di Montevideo. • Nel 2004 la manifestazione è avvenuta in Piazza del Entrevero nella capitale ed è stata ripetuta l’anno successivo. • Nel 2006 è stata organizzata una Marcia degli uomini contro la violenza sulle donne, in sostegno alle iniziative organizzate dalla municipalità di Montevideo. Tale marcia è stata guidata dal Sindaco Ricardo Ehrlich e vi hanno preso parte più di 500 uomini provenienti dal mondo politico, culturale, accademico, scolastico, sindacale, operaio e studentesco. La marcia, partita dalla Camera Municipale, ha raggiunto Plaza Libertad, dove le organizzazioni appartenenti alla Rete Uruguaiana di lotta contro la violenza domestica e le donne associate hanno formalmente ricevuto la promessa, da parte dei partecipanti, di impegnarsi nella causa comune. • Nel 2009, in ricorrenza del 8 di marzo, il Collettivo Femminista “Donne in Nero” ha inaugurato la mostra fotografica “Nella tua pelle”, nella quale persone provenienti dal mondo dell’arte, della politica e della televisione, hanno prestato la propria immagine per incarnare la figura di donne maltrattate. All’ingresso della mostra si trovava un enorme specchio, di modo che la prima cosa da vedersi, entrando,fosse l’immagine riflessa di sé stessi. La chiarezza del messaggio ed il forte impatto emotivo delle fotografie hanno avuto un effetto impressionante sulla popolazione, le richieste di esporre la mostra anche nelle zone interne del paese sono state immediate e l’esposizione ha fatto il giro di tutta la nazione. A tal fine sono state mobilitate le commissioni regionali, le scuole, le reti locali, persino i comitati di quartiere, seguendo però sempre il criterio delle organizzatrici secondo il quale era utile presentare l’esposizione nei luoghi dove erano attivi dei servizi di attenzione, pubblici o privati, che potessero prendere in carico le donne che, identificandosi nella mostra, chiedevano poi aiuto. Materiale cartaceo, tavole rotonde e seminari. Oltre alle campagne televisive e radiofoniche, la “Rete Uruguaiana di lotta contro la violenza domestica e sessuale” crea, stampa e distribuisce materiale grafico su tutto il territorio nazionale, fornendolo alle organizzazioni della società civile che lavorano in tale campo e agli enti pubblici (Municipi, Segreterie, scuole, università, ospedali, cliniche, etc.). Inoltre organizza seminari nazionali, internazionali e tavole rotonde. • 2002, anno di approvazione della legge sulla violenza domestica, la Rete presenta il manuale “Aprire gli occhi. Concetti principali riguardanti la legge sulla violenza domestica”. • 2006, la Rete organizzò una riunione con i mezzi di comunicazione intitolata “Crimini passionali?”, per sensibilizzare la stampa e trovare le modalità migliori per divulgare le notizie relative ai fatti di cronaca di violenza domestica. • Nel 2006 ha organizzato una conferenza stampa per lanciare il manuale “Violenza Domestica e Influenza nelle Politiche Pubbliche”. • Nel 2007 ha organizzato il seminario “dopo 5 anni di legge 17.514 sulla violenza domestica” con l’obiettivo di analizzare i punti di forza e di debolezza nell’implementazione di tale legge che compiva 5 anni dalla sua approvazione. Vi hanno partecipato rappresentanti degli organismi statali implicati nell’applicazione della legge e specialisti provenienti da Argentina, Cile e Paraguay. • Nel 2008 la Rete Uruguaiana ha organizzato l’iniziativa “Ateneo di Scambio: abuso sessuale, l’approccio dei media”, un interessante dibattito a cui hanno partecipato specialisti delle organizzazioni civili e più di 30 giornalisti della televisione, della radio e della stampa, dando vita ad un significativo scambio di idee ed esperienze. • Ogni anno infine vengono pubblicati opuscoli di informazione e sensibilizzazione generale della popolazione. Nell’ultimo periodo di governo, è stato invece lo Stato, attraverso l’Istituto Nazionale delle Donne, a farsi carico delle campagne di sensibilizzazione contro la violenza domestica, realizzando numerose iniziative: • Lancio della campagna “Vivere seza violenza è molto bello”, realizzata lungo la Rambla di Punta Carretas, dove venivano distribuiti aquiloni per farli volare collettivamente. • Adesione alla campagna lanciata dall’ONU “Uniti per mettere fine alla violenza contro le donne” (febbraio 2008). • Lancio della campagna “Uomini Uniti per la Fine della Violenza contro le Donne” (26 novembre 2008). • Lancio della campagna “Non accettare ciò che è abituale come qualcosa di naturale” nei mezzi di comunicazione di massa. • Distribuzione di opuscoli alle donne intitolati “Ci sono risposte”, contenenti informazioni sui servizi che INMUJERES (Istituto Nazionale delle Donne) offre nelle varie parti del paese (novembre 2009). • Elaborazione di un rapporto annuale 2008 riguardante i progressi compiuti in materia dalle varie istituzioni che compongono il Consiglio Consultivo Nazionale e consegna del documento al Parlamento Nazionale. 7. Servizi dedicati alle donne in situazione di violenza E’ solo attraverso uno spazio, un luogo appositamente destinato ed una persona professionalmente formata per ascoltarle, che le donne trovano il coraggio di cercare una via d’uscita alla situazione di violenza nella quale vivono. Il principio che guida il lavoro con le donne che soffrono violenza, è l’impegno, grande e costante, di sostenere e promuovere i diritti di tutte le donne ed il loro empowerment, affinchè possano condurre una vita libera dalla violenza, indipendente e degna. 7.1 Servizi di attenzione e presa in carico In tutti i paesi partners i modi di intervenire sulla violenza sono molto simili, per non dire uguali, e laddove interviene qualche differenza, questa è dovuta alla legislazione nazionale, regionale e locale, al maggiore/minore finanziamento delle strutture, al coordinamento con i servizi sociali dei territori, alle reti costruite dagli enti pubblici e/o dalle associazioni. I centri antiviolenza svolgono un ruolo fondamentale nella lotta alla violenza contro le donne, le loro funzioni infatti vanno ben al di là dell’offrire semplicemente un rifugio od un posto dove stare, hanno infatti l’obiettivo di accogliere, prendersi carico e fornire orientamento giuridico, sociale e psicologico alle donne che vivono situazioni di violenza ed inoltre indirizzano i casi verso gli altri servizi presenti sul territorio, a seconda delle necessità delle utenti. In un centro antiviolenza le donne e i/le loro figli/e ricevono sostegno psicologico specializzato volto ad aiutarle a superare le esperienze traumatiche, mettere fine alle situazioni di violenza, recuperare la propria autostima e ricostruire le basi di una vita indipendente e autonoma. I centri antiviolenza forniscono sostegno nelle situazioni di crisi, percorsi di presa in carico ed orientamento, e tentano di fornire aiuto in tutti i campi relazionati all’esperienza della violenza (informazione giuridica, ricerca di un’abitazione ed un impiego, corsi professionali, percorsi psicoterapeutici). Tali centri vogliono essere dei luoghi di condivisione dove le donne possano imparare a vivere in maniera differente. Dal punto di vista delle attività di presa in carico offerte, i centri antiviolenza possono offrire i seguenti servizi: - sostegno telefonico: quando le donne sono accolte soltanto attraverso l’ascolto telefonico. Centri di accoglienza: quando l’ascolto telefonico è accompagnato dalla possibilità di avere dei colloqui di sostegno, una presa in carico da parte di un’equipe multidisciplinare. - Case rifugio: quando oltre all’ascolto telefonico e agli incontri con l’equipe multidisciplinare, sono offerti alloggi temporanei e segreti alle donne e ai/lle loro figli/e che si trovano in situazione di rischio per la propria incolumità fisica. I servizi offerti alle donne in situazione di violenza sono molteplici, tra i più diffusi vi sono i centri di accoglienza psicologica e giuridica dove l’accompagnamento e l’orientamento verso gli altri servizi presenti sul territorio, avviene per mezzo di un colloquio con un’equipe multidisciplinare qualificata. Attraverso l’assistenza psicologica vengono forniti alle donne gli strumenti per elaborare la propria problematica, al fine di renderle più forti e di offrirle una vita migliore. Il sostegno psicologico, molto spesso non è soltanto individuale, ma, dopo un certo periodo e a seconda dei casi, può venire accompagnato da terapie di gruppo, inoltre alcuni centri si avvalgono anche di altri strumenti educativi che possono essere di supporto al lavoro psicologico, aiutando le donne nel loro processo di reinserimento sociale. La formazione sulle tematiche di genere, ad esempio, occasioni di dibattito, spettacoli teatrali e la proiezione di cortometraggi o films, possono offrire situazioni di confronto e di risoluzione congiunta dei problemi quotidiani a cui le donne dovranno fare fronte progressivamente. Il sostegno vicendevole sia da un punto di vista psicologico sia pratico, facilita il riscatto dell’autostima, poiché attraverso il gruppo di terapia le donne hanno la possibilità di condividere emozioni,di elaborare le esperienze traumatiche e di conoscere altre persone che stanno vivendo le stesse difficoltà o che hanno cominciato a modificare la proprie vite. Un’altra tipologia di servizio diffusa in Brasile e in Italia e presente anche in Argentina, sono le case rifugio, che hanno la funzione di garantire l’incolumità fisica delle donne con i/le loro figli/e, che vivono situazioni o relazioni familiari pericolose. Le case rifugio hanno indirizzo segreto e le donne possono permanervi per qualche tempo, insieme ai figli a carico, con differenze a seconda del paese. Ogni casa rifugio ha le sue regole, in linea di massima si rispetta il tempo di raggiungimento dell’autonomia della donna, innanzitutto emotiva e, quando è possibile, economica. L’obiettivo che si cerca di raggiungere è quello di fornire alla donna gli strumenti per trovare e mantenere una soluzione abitativa indipendente ed un lavoro. In Brasile, ad esempio, le donne possono risiedere nelle case rifugio per un periodo massimo di 90 giorni, tempo che può essere esteso a seconda delle necessità. Le città di Belo Horizonte, Betim, Contagem e Sabará gestisconil servizio delle case rifugio a livello regionale, attraverso il Consorzio Regionale della Promozione della Cittadinanza delle Donne delle Gerais. Pertanto, la gestione del servizio è svolta dalle quattro città, mentre le azioni di formazione, prevenzione e reintegrazione delle donne sono articolate congiuntamente dalle città coinvolte. 7.2 Argentina Servizi telefonici Il servizio telefonico per donne vittime di violenza famigliare della città di Buenos Aires, che dipende dalla Direzione Generale della Donna del Governo della città, è diventato una importante alternativa che attraverso l’ascolto specializzato e personalizzato offre orientamento e presa in carico delle donne che decidono di denunciare questo problema. Nel primo semestre del 1997 questo servizio ha ricevuto 15.060 chiamate. Il Rapporto Nazionale dell’Argentina sulla Violenza di Genere, preparato nel 1998 in occasione della Campagna Interagenziale contro la Violenza nei confronti delle Donne, segnala che nel 1997 sono stati registrate 13.376 chiamate al telefono “Ti Aiuto”. Settore Sottosegreteria 1998 di Diritti Umani. Ministero dell’Interno 1995 Ministero di Salute e Azione Sociale Politica Programma Progetto Programma Donna e Diritti Umani (PROMUDE) Azioni Linea Telefonica di Consulenza (25 novembre 1998) Programma nazionale di Violenza Programma Pilota di Prevenzione e Assistenza alla Violenza intra-famigliare Ministero dell’Educazione Programma Nazionale di Promozione dell’Uguaglianza di Opportunità per la donna in area educativa Manuale pensato come uno strumento destinato a fornire orientamenti teorici e metodologici basici per l’intervento in situazioni di violenza contro la donna nelle relazioni intra-famigliari. 1999 Consiglio Provinciale della Donna di Buenos Aires Commissariati della Donna Commissariati della Famiglia Secretaría del Ministero di Sicurezza e Giustizia Direzione di Promozione e Protezione della Educazione per la Salute Scuole Promotrici di Satute Prevenzione della Violenza Famigliare Piana Nazionale di e Formazione, Settore Salute Politica Programma Progetto Consiglio Nazionale della Donna Direzione Generale della Donna - Governo della Città di Buenos Aires (DGMUJ) Province e Municipi In diverse provincie e municipi esistono programmi locali di attenzione e sostegno alle donne che subiscono violenza Azioni Assistenza Tecnica e Sensibilizzazione sul tema della Violenza contro la Donna Centrale unica di attenzione telefonica. Alcune delle cui linee sono: Violenza Intrafamigliare (Progrmama di attenzione, sostegno e assistenza alla Donna vittima di violenza famigliare); Linea “Ti Aiuto” per il Maltrattamento infantogiovanile: Programma di assistenza al Maltrattamento e all’abuso sessuale infantile. 7.3 Brasile I servizi pubblici di accoglienza per donne I centri di riferimento e presa in carico, sono un punto di riferimento per le donne che hanno bisogno di supporto psicologico e consulenza giuridica e sociale. Il centro di riferimento è considerato uno strumento strategico nella rete dei servizi di lotta alla violenza, nonostante ciò, nella maggior parte dei casi, il suo agire si limita a fornire ascolto e orientamento. Ciò è causato dalla mancanza di politiche pubbliche locali articolate, che siano in grado di offrire risposte efficaci per le donne che si trovano in situazione di violenza. I centri di riferimento svolgono, all’interno della rete di presa in caricco, varie funzioni, prima di tutto quella di promuovere l’“ascolto” integrale della donna che vive e/o ha vissuto situazioni di violenza. La seconda importante funzion dei centri è quella di fornire orientamento, ovvero inviare le donne agli altri servizi presenti sul territorio, predisposti a rispondere alle specifiche necessità del caso. In generale si cerca di offrire consulenza psicologica, sociale e giuridica; in alcuni casi, alcuni centri, dispongono di professionisti quali terapeuti occupazionali e pedagogi. I colloqui possono essere sia individuali, sia, solitamente in seguito al primo colloquio, anche di gruppo. Il lavoro sviluppato dal centro di riferimento dovrebbe avere un carattere processuale, nel senso che ha il fine di interviene nel “ciclo della violenza”, all’interno del quale sono imprigionate gran parte delle donne che si rivolgono ai centri. Uno dei problemi affrontati dal Centro di Riferimento mette in luce le difficoltà concrete per le donne che desiderano rompere la relazione: poiché si tratta di un servizio pubblico, la maggior parte delle donne utenti provengono da fascie sociali emarginate o di basso reddito. Il dramma delle utenti si svolge quindi nell’intreccio di, per lo meno, due assi di esclusione – genere e classe sociale, quando non anche raziale, nel caso delle donne di colore. Per questa popolazione la rottura di una relazione coniugale prevede una serie di ostacoli: per esempio, la disoccupazione e/o l’informalità del lavoro del compagno e/o della donna stessa; e/o le condizioni precarie dell’abitazione - in generale ceduta o imprestata, molto spesso costruita su terreni illegali o di proprietà dei familiari del compagno. In alcune località i centri di riferimento hanno offerto sostegno anche a uomini attori di violenza, o hanno creato servizi di mediazione dei conflitti tra le coppie. Ma, se da un lato questo tipo di proposte ha supplito alla carenza della rete nell’offrire questi servizi specifici, dall’altro esiste il rischio di de- caratterizzare questo spazio, dove le donne devono poter vivere il proprio processo di riposizionamento senza nessuna pressione o minaccia. “Delegacias” specializzate in presa in carico della donna (DEAMs) – Grazie ad una politica pubblica pioniera in Brasile e in America Latina, nella lotta alla violenza contro la donna, la prima DEAM è stata realizzata nel 1985, a San Paolo. Le “delegacias” rappresentano la porta d’ingresso delle donne nella rete dei servizi, assolvendo al compito di investigare, elaborare e tipificare i crimini di violenza contro la donna. Le DEAMs sono vincolate ai sistemi di sicurezza pubblica statali. “Defensorias” Pubbliche della Donna - Le “Defensorias” Pubbliche di presa in carico della donna rappresentano una politica pubblica innovatrice e recente, e hanno permesso di ampliare l’accesso alla giustizia da parte delle donne, garantendo una consulenza giuridica adeguata e l’accompagnamento durante tutti i processi. Case Rifugio – Fino al 2002, la Casa Rifugio era ritenuta essere una delle politiche prioritarie nella lotta alla violenza conto la donna, rappresentando, molte volte, l’unico strumento disponibile in alcuni municipi brasiliani. Tuttavia, nella valutazione della Segreteria di Politiche Pubbliche per le Donne, l’implementazione di questa politica risulta avere poca sostenibilità e bassa efficacia se non accompagnata da altri strumenti. In questo senso, la SPM è passata a dare priorità a progetti di Case Rifugio che coprano micro-regioni, dove già esistono altri servizi, fornendo, in questo modo, una rete minima di presa in carico. La prima casa rifugio del paese è stata creata nel 1986 nello Stato di San Paolo, dalla Segreteria di Sicurezza Pubblica. A partire dal 1997, per iniziativa del Consiglio Nazionale dei Diritti della Donna, e con il finanziamento del Ministero della Giustizia, si è assistito ad un movimento crescente di creazione di case rifugio in tutto il territorio nazionale. Oggi, sono più di 70 – numero, per altro, ancora insufficiente per la realtà brasiliana. 7.4 Italia I servizi pubblici di accoglienza per donne In Italia è alla fine degli anni ottanta che numerose associazioni di donne avviano esperienze dapprima di conoscenza ed accoglienza delle domande di aiuto di donne vittime di violenza, e successivamente aprono servizi che si specializzano nell’aiuto alle donne in difficoltà ed ai minori. I Centri antiviolenza e le case rifugio, sia ad indirizzo segreto che pubblico, per donne e ragazze iniziano a funzionare in quegli anni ed in questo ventennio si moltiplicano, anche con il finanziamento di enti locali ed attraverso convenzioni con gli organismi pubblici al fine di gestire accoglienza ed ospitalità a donne e bambine/i vittime di violenza. La violenza di genere verso le donne diviene comunque, con il passare del tempo, da tabù o problema essenzialmente privato, sempre più questione sociale e politica, che pone la necessità della messa in atto di una serie di misure complesse. 7.5 Uruguay 7.5.1 Servizi telefonici A partire dalla decade degli anni 80, quando il tema della violenza domestica uscì dalla sfera della vita privata per entrare in quella pubblica, le organizzazioni della società civile cominciarono ad offrire vari servizi di attenzione alle donne. La scarsità di risorse economiche e la crescente domanda, così come la mancanza di una normativa in proposito, costituivano gli ostacoli che le organizzazioni dovettero affrontare, sia attraverso la pubblicazione di studi e ricerche sul tema, sia attraverso corsi di formazione professionale rivolti alle altre organizzazioni e istituzioni presenti sul territorio nazionale. La prima Istituzione ad impegnarsi in questa direzione è stata la Municipalità di Montevideo, con l’attivazione della Segreteria della Donna, che si fece carico di realizzare diverse iniziative rivolte alle donne in situazione di violenza emanando numerose risoluzioni. Nel 1992, venne istituito nella capitale, in collaborazione con la fondazione PLEMUU (Plenario de Mujeres de Uruguay), un servizio telefonico gratuito per fornire informazioni alle donne che subivano violenza, funzionante durante le 24 ore del giorno, tutti i giorni dell’anno. Gestito da personale tecnico appositamente formato, durante il primo anno si è dato risposta a più di 8.000 chiamate. Il risultato più importante è stato quello di rompere il muro di silenzio ed isolamento che imprigionava le donne maltrattate, offrendo loro sostegno ed informazione. Nel 2001, grazie ad un accordo tra il Congresso dei Sindaci e l’ANTEL (Amministrazione Nazionale delle Telecomunicazioni), il servizio è stato ampliato a tutto il territorio nazionale, centralizzando gli uffici nella Municipalità di Montevideo. Nel 2009 il servizio venne esteso anche alla telefonia mobile grazie ad un accordo con le imprese ANCEL e MOVISTAR, attraverso il numero gratuito *4141. Attualmente però, tale servizio ha subito ingenti tagli economici, che lo hanno portato a ridurre della metà il personale impiegato e l’orario di lavoro e, conseguentemente, anche il numero di donne soccorse è considerevolmente diminuito. La scarsa partecipazione e la mancanza di un impegno formale da parte degli altri l8 municipi del paese, costituisce un grave rischio per la continuità del servizio. Una soluzione a tale situazione potrebbe essere rappresentata dall’incorporazione del servizio all’interno di un organo di gestione delle politiche di genere: l’Istituto Nazionale delle Donne. 7.5.2 I servizi pubblici di attenzione per donne La Segreteria della Donna della Municipalità di Montevideo è stata la prima ad offrire servizi di attenzione e presa in carico delle donne in situazione di violenza. Tale istituzione, opera in collaborazione con le Ong presenti sul territorio, fornendo servizi gratuiti di attenzione multidisciplinare, ma, purtroppo, i servizi in grado di offrire anche consulenza legale si sono rilevati numericamente scarsi. L’Istituto Nazcionale della Donna ha creato, durante l’ultimo periodo di governo, 14 servizi specializzati in Attenzione alle Donne in Situazione di Violenza Domestica nella capitale e nell’interno. I servizi offerti sono forniti da un’equipe multidisciplinare formata da psicologi/he, assistenti sociali e avvocati/esse). Nell’interno del paese i servizi sono offerti per mezzo di accordi con le organizzazioni della società civile specializzata nella problematica, si tratta di servizi gratuiti e rivolti alle donne con più di 18 anni d’età. Rimangono quindi escluse da tali servizi statali gratuiti le donne con meno di 18 anni, che dovrebbero rientrare della sfera d’azione dell’Istituto dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Ne consegue, quindi, una mancanza di servizi espressamente dedicati alle donne con meno di 18 anni già coinvolte in relazioni di coppia violente e che, spesso, hanno anche figli a carico. Nella maggior parte dei dipartimenti dell’interno, infatti, non sono presenti servizi di attenzione per minori ed adolescenti, sopperiti solo in parte dalla presenza di due o tre professionali, espressamente formati per offrire un sostegno occasionale. Nella stessa città di Montevideo, i servizi gestiti dalle Ong sono sovraccaricati di richieste ed incapaci di soddisfare la domanda. Nel 2009 è stata aperta la prima casa rifugio, di breve permanenza, nel dipartimento di Salto. La necessità di creare case rifugio specializzate è sottolineata dalla società civile da più di 25 anni. Nei casi estremi, infatti, si ricorre a sistemazioni transitorie che non sono in grado di offrire le condizioni di sicurezza di cui le donne necessitano. Nell’opinione pubblica è in atto un grande dibattito incentrato sulla questione se siano le donne in situazione di violenza a dover abbandonare il proprio lavoro, l’abitazione, il quartiere, le amicizie e la famiglia, o se invece sia l’aggressore a dover essere allontanato, tale disputa ostacola l’apertura e diffusione del servizio delle case rifugio, impedendo così di fornire una soluzione, per quanto parziale, alla complessità delle situazioni di rischio vissute dalle vittime, alle quali quindi non è possibile offrire nessuna sicurezza. Benchè l’apertura di una casa rifugio di breve permanenza rappresenti una importante passo avanti, tale iniziativa dovrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale, inoltre dovrebbe disporre di personale tecnico appositamente formato non solo per rispondere alle necessità delle donne maltrattate, ma anche a quelle dei/lle loro figli/e, per questo motivo, l’articolazione con l’Istituto dell’Infanzia attraverso il SIPIAV (Sistema Integrale di Protezione dei Bambini, delle Bambine e degli Adolescenti contro le Violenza) risulta imprescindibile. 7.5.3 Soluzioni abitative Per quanto riguarda le soluzioni abitative, l’Istituto delle Donne, in collaborazione con il MVOTMA (Ministero dell’Abitazione, della Pianificazione Territoriale e dell’Ambiente) ha messo a punto un programma per venire incontro alle necessità delle donne in situazione di violenza domestica, nei dipartimenti di Canelones, Montevideo e Salto. Grazie a tale iniziativa, le donne che si trovano in procinto di lasciare la propria abitazione o il luogo in cui sono ospitate, purchè dispongano di entrate proprie, possono ottenere un alloggio il cui affitto sarà pagato dallo Stato per un periodo prestabilito, durante il quale la donna dovrà cercare di reinserirsi nel mondo del lavoro. È evidente, che tale soluzione risolve le necessità di una minima parte soltanto delle donne che si trovano in situazione di violenza, la maggior parte delle quali, infatti, è disoccupata a causa della mentalità ancora patriarcale del paese e della assoluta mancanza di reti sociali e famigliari di supporto. Inoltre, per accedere a tale servizio, la normativa stabilisce che la donna debba essersi separata dall’aggressore da almeno 6 mesi. È evidente l’esigenza di creare case rifugio di lunga permanenza, luoghi dove le donne abbiamo la possibilità di rafforzarsi e formarsi professionalmente. In questo senso sarebbe utile il sostegno da parte dei municipi, attraverso accordi con imprese private, che prevedano ad esempio agevolazioni fiscali per le imprese che offrono sistemazioni transitorie alle donne in situazione di violenza. Tutti i servizi pubblici seguono principi etici e teorici volti a salvaguardare l’integralità dei diritti delle donne: - la Violenza Domestica è inaccettabile in tutti i casi; - la VD è ingiustificabile; - la VD è responsabilità di chi la esercita ed il suo esercizio implica una sanzione; - la VD costituisce una violazione dei DDHH (Diritti Umani); - la protezione operatori. dei DDHH è una priorità irrinunciabile degli Questi principi vengono trasmessi durante le iniziative di formazione dirette agli operatori del settore e realizzate al fine di unificare i criteri di approccio alla problematica e di evitare di vittimizzare ulteriormente le donne. Nel corso del primo anno di funzionamento, la Commissione Dipartimentale di Canelones ha istituito i Comitati Regionali di Lotta contro la Violenza Domestica nelle città di Las Piedras, Pando, Ciudad de la Costa e Atlantida. Si tratta di iniziative aperte ai contributi degli enti locali e della società civile organizzata, con la funzione di monitorare la situazione dipartimentale, per fornire una conoscenza più approfondita del fenomeno e delle modalità con le quali è affrontato a livello locale. Purtroppo però, l’autonomia dei Comitati Locali e la mancanza di uniformità ideologica dei gestori, si ripercuotono negativamente sul loro operato, minando la capacità di lavorare in modo integrato e conseguentemente mettendo a repentaglio il compimento dei obiettivi. Sarebbe quindi necessario un lavoro di revisione dell’efficacia dei Comitati, adottando criteri d’azione coerenti ed integrati tra loro, in modo da uniformare e velocizzare il suo operato. 7.6 Analisi SWOT dei servizi nei 4 paesi partners In generale si possono evidenziare quattro fattori fondamentali per l'efficacia dei servizi, in tutti e quattro i paesi: • il lavoro di rete, il coordinamento (sia nazionale che internazionale), lo scambio di esperienze e l'appoggio da parte dei governi; • il finanziamento e la possibilità di avere a disposizione risorse costanti nel tempo che diano durabilità ai servizi e permettano la programmazione; • la rappresentanza politica delle donne e l'impegno nell'associazionismo; • l'esistenza di legislazioni nazionali e accordi internazionali; • la sensibilizzazione dell'intera cittadinanza per aumentare responsabilità e consapevolezza al problema. Analisi dei punti di forza Analizzando i servizi coinvolti nella lotta alla violenza sulle donne, il lavoro delle donne impegnate nell’associazionismo risulta un punto di forza costante per tutti i paesi coinvolti. L'efficacia dei servizi è direttamente influenzata dalle legislazioni, per questo per l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay si riconosce l’importanza di avere una legge nazionale, che risulta essere un punto debole dove manca (Italia). Per l’Italia però si valuta positivamente la presenza nel territorio di leggi di protezione contro la violenza sessuale, anche se è evidente la necessità di una legge a livello nazionale. Per quanto riguarda la sensibilizzazione della cittadinanza sul tema, per l’Argentina e l’Uruguay si riconosce il valido impegno da parte governo, mentre per il Brasile il punto di forza è il lavoro di rete. Per l'Uruguay si riconosce come positivo il coordinamento tra donne femministe con cariche politiche. In Argentina si evidenzia come positiva la dipendenza dei servizi, coinvolti nella lotta alla violenza sulle donne, dal Ministero della Giustizia. In Brasile un elemento positivo è la costanza nel tempo dei finanziamenti da parte del Governo, mentre in Italia è la possibilità di ottenere finanziamenti privati. Inoltre l’Italia indica come punto forza l’efficienza e la validità dei centri antiviolenza presenti nel territorio. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY - Legge nazionale - Buona esperienza centri antiviolenza - Legge nazionale Forze Interne - Legge nazionale - I servizi dipendono da ministero della giustizia - Impegno del governo nel sensibilizzare la cittadinanza - Forza dell’associazio nismo femminile - Costanza dei finanziamenti - Lavoro in rete per la sensibilizzazione - Forza dell’associazioni smo femminile - Leggi protezione, violenza sessuale - Possibilità di finanziamenti privati - Impegno del governo nel sensibilizzare la cittadinanza - Forza dell’associazionism o femminile, - Coordinamento tra donne femministe con cariche politiche - Forza dell’associazi onismo femminile Analisi delle debolezze La forte presenza di una diffusa cultura maschilista è riconosciuta come una difficoltà nella lotta alla violenza sulle donne da tutti e quattro i paesi. Argentina e Urugua trovano di fronte ad un finanziamento da parte del governo limitato e non sufficiente per realizzare i servizi necessari, mentre in Italia si evidenzia il problema della precarietà dei progetti finanziati dal governo, che non permettono la programmazione a lungo termine. Per l’Argentina si segnala la mancanza di coordinamento tra servizi e enti a livello nazionale, mentre in Brasile il governo non riesce a garantire tutti i servizi necessari ad affrontare il problema, così come in Uruguay, dove non sono garantite le case rifugio per donne vittime di violenza. In Italia si riscontra un’applicazione delle leggi in materia di violenza sessuale troppo lenta e scarsa da parte degli organi giudiziari. BRASILE ITALIA URUGUAY - Scarsità di finanziamenti - Cultura maschilista - Manca una legge nazionale - Scarsità di finanziamenti - Cultura maschilista - Rigidità della legge - Difficoltà di coordinamento a livello nazionale - Non sono garantiti tutti i serivizi ARGENTINA Debolezze Interne - Cultura maschilista - Non c’è garanzia di finanziamenti - Cultura maschilista - Non sono garantite le case rifugio - Scarsa e lenta applicazione delle leggi Analisi delle opportunità Per quanto riguarda l’Argentina e l'Italia si ritiene che in queste realtà sia fondamentale diffondere tra la cittadinanza una maggiore responsabilità e consapevolezza sulla problematica, per far sì che diventi un attore capace di esercitare una maggiore pressione sullo stato; quindi si riconosce un ruolo fondamentale alla sensibilizzazione per far sì che la cittadinanza abbia la possibilità di conoscere il problema e maturi una maggiore consapevolezza. Per l'Argentina le iniziative internazionali, come la Convenzione Interamericana per Prevenire, Sanzionare e Sradicare la Violenza contro la Donna (Convenzione Belém do Pará), possono rappresentare una risorsa per realizzare una lotta alla violenza sulle donne più efficace. In Brasile, per potenziare la lotta contro la violenza sulle donne, sarebbe necessario formalizzare e rafforzare la rete tra servizi e enti. Così come in Italia, dove sarebbe utile poter conoscere e condividere le esperienze, sia a livello regionale che a livello europeo, e valorizzare quelle che hanno un impatto più efficace sul territorio (per es. la legge della Regione Piemonte). Per l’Uruguay sarebbe importante un maggior coinvolgimento delle autorità nell’implementazione dei servizi che già esistono e nella creazione di servizi necessari all’assistenza delle vittime di violenza; inoltre per ottenere maggiori finanziamenti si dovvorebbero studiare delle soluzioni per poter coinvolgere maggiormente il mondo dell’imprenditoria. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY Formalizzare e rinforzare la rete - Valorizzare esperienze periferiche (es legge regione piemonte) - Maggior coinvolgimento delle autorità per l’implementazione dei servizi esistenti e la creazione di nuovi. Opportunità Esterne - Maggior consapevolezza presso la cittadinanza per fare maggiori pressioni sullo stato - Convenzione inter-americana sui diritti umani - Essere trainati dalla esperienza europea - Maggior consapevolezza e sensibilizzazione della cittadinanza - Maggior coinvolgimento del mondo dell’imprenditoria per ottenere finanziamenti Analisi delle minacce Per quanto riguarda i rischi che possono compromettere le azioni rivolte a combattere la violenza contro le donne, le minacce sono comuni ai quattro paesi: • la scarsa presenza di donne all’interno dei luoghi decisionali; • la mancanza di un coordinamento a livello nazionale che regoli il funzionamento dei servizi garantiti; • l’elevata responsabilizzazione lasciata alle donne nell’affrontare il problema. • il fatto che le problematiche considerate come priorità del paese siano altre rispetto alla violenza contro le donne. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY - Scarsa presenza di donne nei luoghi decisionali - Scarsa presenza di donne nei luoghi decisionali - Manca un coordinamento nazionale sul funzionamento e di regolamento dei servizi garantiti alle donne vittime di violenza - Altre priorità per il paese Minacce Esterne - Scarsa presenza di donne nei luoghi decisionali - Manca un coordinamento nazionale sul funzionamento e di regolamento dei servizi garantiti alle donne vittime di violenza - Iperresponsabilizza zione delle donne - Manca un coordinamento nazionale sul funzionamento e di regolamento dei servizi garantiti alle donne vittime di violenza - Iperresponsabilizzazi one delle donne - Iperresponsabilizz azione delle donne - Scarsa presenza di donne nei luoghi decisionali - Manca un coordinamento nazionale sul funzionamento e di regolamento dei servizi garantiti alle donne vittime di violenza. 8. Formazione operatori Medici, assistenti sociali e forze dell’ordine sono molto sensibili al tema dei maltrattamenti contro le donne e hanno una buona conoscenza del fenomeno della "violenza di genere", ma la difficoltà maggiore continua ad essere il come relazionarsi con le vittime e con gli altri operatori dell’equipe. Per questo è di fondamentale importanza una formazione adeguata e la collaborazione di tutte le persone coinvolte nella prima accoglienza delle vittime. La formazione è necessaria affinchè ogni operatore e ogni servizio al quale le donne si rivolgono sappia qual è il proprio ambito di attuazione e quali sono i servizi presenti sul territorio ai quali le donne possono essere indirizzate. È importante garantire che gli operatori e le operatrici della rete abbiano una formazione adeguata, affinchè possano agire efficacemente nel campo della prevenzione, dell’individuazione precoce dei casi, dell’assistenza alle donne in situazione di violenza e della riabilitazione degli aggressori. Al fine di migliorare i corsi di formazione e l’empowerment è necessario incrementare la ricerca e l’elaborazione di materiale didattico specifico, che illustri le situazioni di maggior rischio di violenza domestica e di genere e che aiuti a trovare delle soluzioni alle numerose difficoltà di accesso ai servizi, alle quali le donne in situazione di violenza vanno incontro. 8.1 Giustizia La formazione in ambito di uguaglianza di genere per gli/le operatori/trici della giustizia constituisce uno strumento efficace per neutralizzare la violenza di genere, per questo risulta imprescindibile se si vuole ottenere una vera uguaglianza tra uomini e donne. Si tratta di una formazione pianificata, continua e progressiva, costituita da moduli rivolti ai/alle figure professionali del campo del diritto, che lavorano nei tribunali in cui si giudica la violenza contro le donne. Questi moduli sono accompagnati da approfondimenti sulla valutazione globale delle situazioni di violenza di genere e dallo studio di protocolli comuni che standardizzino le attività dei medici, affinché questi ultimi raccolgano i dati da includere nei rapporti da inviare al Pubblico Ministero e al giudice. 8.2 Sicurezza Le forze di polizia e gli organi di sicurezza statale sono, in molte occasioni, i primi operatori ad entrare in contatto con i casi di violenza di genere, per questo motivo è fondamentale che dispongano di una formazione professionale adeguata affinchè possano operare più efficacemente nel monitoraggio e nella prevenzione degli episodi di violenza. Con le forze dell’ordine è cruciale sviluppare un lavoro orientato, in particolare, a fare in modo che queste siano in grado dia fornire sicurezza e garanzie di assistenza e protezione alle donne che si trovano in situazione, o potenzialmente in situazione, di violenza. È necessaria l’adozione di criteri comuni per la formazione di tutti i funzionari. Un esempio molto diffuso è l’utilizzo del metodo S.A.R.A. per analizzare e prevenire i rischi di violenza recidiva all’interno del matrimonio. S.A.R.A. è un acronimo inglese che significa ‘Sposual Assault Risk Assessment' ossia ‘Rischio di violenza recidiva in ambito coniugale'. 8.3 Sanità La violenza esercitata contro la donna constituisce, in primo luogo, un attacco alla sua salute fisica e psicologica, per questo gli operatori che lavorano in quest’area svolgono un ruolo di fondamentale importanza sia nell’identificazione dei casi di violenza domestica, sia, ovviamente, nell’assistenza alle vittime. La formazione degli operatori del sistema sanitario richiede necessariamente l’adozione di criteri comuni sia per la formazione di base, sia per quella specializzata. Inoltre risulta imprescindibile un’azione di coordinamento dei servizi di salute, di modo che agiscano in maniera integrata, sia tra di loro sia in collaborazione con le altre istituzioni coinvolte nella soluzione della problematica. 8.4 Servizi sociali I servizi sociali hanno la funzione di garantire alle donne in situazione di violenza il diritto all’assistenza integrale, per questo motivo è necessaria una formazione specializzata degli operatori affinchè possano offrire un intervento professionalmente adeguato. Anche per le figure professionali dei servizi sociali è necessario che la formazione adotti dei criteri comuni ed omogenei in materia di uguaglianza dei diritti tra uomini e donne e di violenza di genere. Per favorire l’assistenza sociale integrata è necessario promuovere progetti che contribuiscano a rafforzare l’autonomia delle donne (impiego e alloggio). Tali progetti dovranno, necessariamente, tenere conto delle situazioni specifiche delle donne, quali, ad esempio, la disabilità, l’immigrazione, l’anzianità, l’appartenenza a zone rurali o a minoranze etniche, etc. 8.5 Educazione È fondamentale educare le giovani generazioni all’uguaglianza tra uomini e donne, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, a partire dall’infanzia fino all’età adulta, coinvolgendo i genitori, gli insegnanti e, in particolare, gli organi direttivi degli istituti scolastici. A sua volta, risulta fondamentale fornire gli strumenti adeguati all’identificazione precoce dei casi di violenza di genere che avvengono sia in famiglia sia nell’ambiente scolastico. Per questo è necessario sviluppare programmi di formazione degli insegnanti includendo la formazione in materia di uguaglianza di genere e risoluzione pacifica dei conflitti e sviluppando un modulo di formazione specifica sulla violenza di genere per fornire strumenti educativi che promuovano l’uguaglianza concreta tra uomini e donne. Il riconoscimento precoce dei casi di violenza in ambito famigliare è infatti fondamentale affinchè gli interventi possano essere davvero efficaci. 8.6 Analisi SWOT della situazione della formazione in prospettiva di genere (in particolare degli operatori) nei 4 quattro paesi partners. Analisi dei punti di forza Dall’analisi degli elementi caratterizzanti i punti di forza della formazione, seppur siano emerse peculiarità che sostanzialmente differenziano tra loro i singoli paesi, si evidenzia un elemento comune: la creazione di percorsi formativi differenziati e specifici per la pluralità di attori che vengono a trovarsi a contatto direttamente od indirettamente con le politiche di genere. L’elemento accumunante di Brasile, Italia ed Uruguay risulta infatti essere la capacità di raggiungere, in modo diversificato e specifico - in base alle diverse professionalità – operatori, professionisti, gestori pubblici ed istituzionali operanti nel settore. Inoltre, è da evidenziare come in Italia il ventaglio dei soggetti per i quali viene attivato un percorso formativo si ampli ulteriormente, promuovendo la formazione di operatori che non si occupano direttamente della tematica, ma che, considerata la globalità ed estensione del fenomeno legato alla violenza, necessitano nell’ambito dello svolgimento delle singole funzioni, di competenze proprie in materia (ad es. Forze dell’ordine ed operatori sanitari). Per quanto concerne l’Argentina è emerso quale elemento di forza la disponibilità di Masters post-universitari in prospettiva di genere, che garantiscono l’immissione nel mercato del lavoro di operatori con una formazione adeguata. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY Pluralità di azioni di formazione - Formazione diretta anche agli operatori di settori che non si occupano direttamente della tematica - Tutti gli operatori del settore sono formati - Formazione specifica in base alle diverse professionalit à - Formazione offerta dallo stato Forze Interne Master in prospettiva di genere - Formazione ai gestori istituzionali - Formazione specifica ai gestori pubblici Analisi delle debolezze Dalla valutazione dei punti di debolezza è emerso un denominatore che risulta essere comune a tutti i paesi analizzati, ossia la non obbligatorietà di partecipazione ai corsi di formazione da parte degli operatori. Questa criticità, non solo rende vano l’operato delle strutture che si occupano di promuovere ed implementare l’offerta formativa in ottica di genere, ma costituisce elemento di contrasto alla crescita qualitativa dei servizi stessi. Oltre a questo primo elemento è da considerarsi, ad esempio nel caso del Brasile, come la carenza di fondi non permetta la strutturazione di corsi di formazione e ne limiti la possibilità di implementazione da parte delle amministrazioni, decretando inoltre la focalizzazione dell’offerta formativa unicamente nei grandi centri urbani, come nel caso dell’Uruguay. Dalla situazione di Argentina ed Italia emerge per la prima, una sostanziale carenza di corsi in ottica di genere, mentre per la seconda la mancanza di coordinamento e di condivisione dei programmi a livello nazionale causano la frammentarietà delle iniziative. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY - Formazione non obbligtoria - Iniziative sono frammentate e non c’è coordinamento e condivisione a livello nazionale - A livello universitario non ci sono corsi a tematica di genere (tranne che nel corso di laurea di servizio sociale) Debolezze Interne - Formazione degli operatori professionali non obbligatoria - Mancanza di corsi in ottica di genere - Carenza di fondi per la formazione - Non sempre le amministrazioni pubbliche implementano l’offerta formativa - Formazione non obbligatoria - Offerta formativa focalizzata solo nei grandi centri Analisi delle opportunità In Argentina si prospetta quale opportunità di rilievo, la possibilità di implementare la normativa che regola l’inserimento dell’educazione sessuale nei programmi scolastici, al fine di promuovere la cultura legata alla non-violenza sin dall’adolescenza e nel tentativo di estirpare il problema alla radice. Per il Brasile, l’aggregazione di più attori operanti in ambito di contrasto alla violenza sulle donne, attraverso la costituzione di “Consorzi”, favorisce l’opportunità di garantire un livello omogeneo di formazione per tutti gli operatori. In l’Italia, la formazione congiunta degli operatori dei diversi servizi può contribuire alla definizione di uno standard operativo comune che permetta di offrire un sostegno qualificato alle vittime di violenza durante tutte le fasi del percorso di assistenza (denuncia, assistenza sanitaria, servizi di protezione, riabilitazione, reinserimento sociale e lavorativo). Inoltre, assume particolare rilievo il servizio di formazione degli operatori che si occupano della presa in carico dell’aggressore, servizio che tra i paesi analizzati, risulta attivo unicamente in Italia. Nella realtà Uruguayana, un’opportunità di rafforzamento della formazione è rappresentata dalla possibilità di istituire corsi universitari specifici in materia di genere. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY - La formazione di uomini e donne incide nel cambiamento della cultura sociale - Presa in carico dell’aggressor e Realizzzazione di corsi universitari specifici in materia di genere Opportunità Esterne Implementazione della legge sull’educazione sessuale - Il lavoro in consorzio facilita la formazione - Formazione congiunta degli operatori dei diversi servizi Analisi delle minacce I cambi di governo rappresentano un possibile minaccia comune a tutti i paesi, in quanto influiscono sulla continuità dei programmi e sulla destinazione delle risorse economiche necessari a garantire il servizio stesso. Infatti, per il Brasile, la carenza di risorse economiche incide notevolmente sulla gestione, programmazione ed estensione dell’offerta formativa, così come per l’Uruguay si evidenzia l’impossibilità di renderla accessibile a tutta la popolazione. In Italia la mancanza di indirizzi a livello nazionale fa si che la formazione di genere venga lasciata alla libera iniziativa dei governi locali creando condizioni di disequità di offerta e fruibilità del servizio da Regione a Regione. ARGENTINA BRASILE ITALIA URUGUAY Scarsità delle risorse economiche Formazione di genere lasciata alla libera iniziativa dei governi locali - La formazione non raggiunge tutta la popolazione Minacce Esterne Cambi di governo potrebbero non dare continuità ai programmi - Manca formazione ai decisori politici 9. Conclusioni Concludiamo sottolineando, in accordo con la maggior parte delle organizzazioni che lavorano con la problematica della violenza contro le donne, come risulti fondamentale l’appoggio delle strutture istituzionali. Si dimostra inanzitutto imprescindibile la presenza di un quadro normativo che regolamenti e punisca i casi di violenza contro le donne, in particolare di violenza domestica. La presenza di una legge in materia non è però sufficiente, poichè spesso la mancanza di risorse e finanziamenti per l’applicazione della legge, causa, nella pratica, la non applicazione della stessa, creando così una grossa divergenza tra ciò che la legge prescrive e ciò che nella realtà avviene. Per superare tale problema, riteniamo che sia fondamentale la creazione di organi municipali di politiche pubbliche per le donne. A loro volta, però, tali enti devono possedere la forza politica, tecnica e finanziaria per poter esercitare una leadership reale, che gli permetta di coordinare le varie istituzioni coinvolte nella gestione della problematica. Abbiamo notato, di fatto, come la creazione di una rete tra i servizi di attenzione e presa in carico delle donne in situazione di violenza costituisca una risorsa importante per poter offrire dei servizi adeguati e capillari su tutto il territorio. Per q uesto motivo dovrebbero essere gli enti statali e municipali di politiche per le donne a gestire le reti dei servizi a livello sia locale che nazionale. Solo grazie alla creazione di un programma intersettoriale ed interdisciplinare capace di affrontare il problema in tutto il paese, lo Stato potrebbe infatti riuscire a garantire il diritto delle donne ad una vita senza violenza. Inoltre possiamo sostenere che la rete funziona in maniera efficiente soltanto se ogni attore ed ogni servizio al quale le donne sono, molto spesso, obbligate a rivolgersi, conosce bene il proprio ambito di intervento e gli altri servizi presenti sul territorio verso cui le donne possono essere indirizzate. È inoltre evidente come, a causa della delicatezza delle situazioni che si presentano in questo campo, sia fondamentale che tutti gli operatori coinvolti nella rete abbiano una formazione adeguata. Per quanto riguarda i servizi, tutti gli studi e le raccomandazioni internazionali sul tema della violenza nelle relazioni intime hanno evidenziato come l’intervento e gli sforzi per combattere la violenza non possano limitarsi alla creazione di servizi di sostegno alle vittime (Centri antiviolenza, linee telefoniche d’aiuto, case rifugio), ma debbano comprendere iniziative di sensibilizzazione, formazione e creazione di rete tra gli enti/istituzioni/servizi che operano sul territorio, oltre che di riabilitazione degli uomini aggressori. Soltanto un lavoro coordinato ed intersettoriale può rappresentare un intervento effettivo ed efficace per fornire alle donne gli strumenti necessari per poter uscire dalla situazione di violenza nella quale vivono, promuovendo simultaneamente, per gli aggressori, percorsi di responsabilizzazione e riabilitazione per le violenze esercitate. Sempre riguardo i servizi vorremmo mettere in risalto il fatto che questi ultimi non possono ridursi all’intervento nelle situazioni di emergenza, ma devono essere in grado di accompagnare le donne lungo tutto il percorso che le condurrà all’indipendenza. Si è reso evidente, a partire dalle esperienze riportate dai quattro paesi coinvolti nel progetto, come, molto spesso, una delle motivazioni che ostacola la donna nella decisione di modificare la propria situazione di violenza, sia dovuta all’impossibilità di mantenersi con le proprie forze. Riteniamo, quindi, che sia fondamentale che tra i vari servizi offerti vi siano anche dei corsi di formazione e qualificazione professionale e di accompagnamento all’inserimento nel mondo del lavoro. A loro volta, però, tali servizi devono essere accompagnati da politiche pubbliche che facilitino l’accesso all’abitazione per queste donne svantaggiate. Infine è fondamentale la sensibilizzazione della società come strumento di prevenzione della violenza di genere. Abbiamo precedentemente sottolineato come la violenza contro le donne, soprattutto in ambito domestico, sia legata alla cultura maschilista e patriarcale che ancora permea le nostre società, per questo la sensibilizzazione ha un ruolo insostituibile se si vuole ottenere un cambiamento dei modelli che reggono le relazioni sociali. Tale obiettivo, a lungo termine, esige che tutta la società venga sensibilizzata, a partire dalle scuole per l’infanzia, sulla necessità di tale cambiamento nei rapporti tra uomini e donne, soprattutto nell’ambito degli affetti e delle relazioni intime, se si vuole davvero progredire nel consolidamento del pieno diritto di cittadinanza delle donne. Inizialmente, tale cambiamento culturale dovrà contribuire a creare una nuova attitudine nei confronti della violenza di genere, ma solo quando la violenza di genere sarà considerata da tutti come un grave affronto dei diritti umani delle donne, avremo messo realmente le basi per un cambiamento duraturo delle nostre società. 10. ANESSO ELENCO LEGISLATIVO 10.1 Argentina LEGISLACIÓN NACIONAL Ley 23.179 Aprobación de la Convención sobre la Eliminación de Todas las Formas de Discriminación contro la Mujer Ley 24.632 Aprobación de la Convención Interamericana para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contro la Mujer. Convención de Belém do Pará Ley 24.417 De Protección contro la Violencia Famigliar Dec. 235/96 Reglamentario de la Ley 24.417 de Protección contro la Violencia Famigliar Ley 25.087 Delitos contro la integridad sexual Ley 26.634 Prevención y sanción de la trata de Personas y Asistencia a sus víctimas Ley 26.485 Ley Integral para Sancionar, Prevenir y Erradicar la Violencia contro la Mujer LEGISLACIÓN PROVINCIAL Buenos Aires Ley 11.243 Código de Procedimiento Penal, incorporación del Capítulo V – Medida Cautelar Ley 12.569 Violencia Famigliar Ley 13.138 Conmemoración del Día de la No Violencia contro la Mujer Res. 4570/90 Creación de las Comisarías de la Mujer en la Provincia de Buenos Aires Res. 304/07 Creación del Programa Provincial de la salud para la Prevención de la Violencia famigliar y sexual y la asistencia a las víctimas Catamarca Ley 4.943 Violencia Famigliar Chaco Ley 4.175 Violencia Famigliar Ley 4.377 Creación del Programa Provincial de Prevención y Asistencia Integral a las Víctimas de la Violencia Famiglia Dec. 620/97 Reglamentario de la Ley 4.377 de Creación del Programa Provincial de Prevención y Asistencia Integral a las Víctimas de la Violencia Famiglia Ley 5.492 Adhesión provincial a la Ley Nacional 24.632 de aprobación de la Convención Interamericana para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contro la Mujer. Convención de Belem do Pará Chubut Ley 4.031 Creación del Servicio de Asistencia a la Víctima del Delito Ley 4.118 Violencia Famiglia Ley 4.405 Competencia de Juzgados Procesales en Casos de Violencia Famigliar Ciudad de Buenos Aires Ley 24.417 Ley Nacional de Protección contro la Violencia Famigliar Ley 1.688 Prevención y Asistencia a las Víctimas de Violencia Famigliar y Doméstica Córdoba Ley 9.283 Ley de Violencia Famigliar Dec. 1340 Creación del Programa “Nueva Vida” Corrientes Ley 5.019 Violencia Famigliar Dec. 3.015/98 Reglamentario de la Ley 5.019 sobre Violencia Famigliar Dec. 945/99 Modificación del Dec. 3.015/98 Ley 5.464 Adhesión provincial a la Ley Nacional 24.632 de aprobación de la Convención Interamericana para Prevenir, Sancionar y Erradicar la Violencia contro la Mujer. Convención de Belem do Pará. Ley 5.563 Creación del Programa de Prevención y Asistencia Integral de las Personas Víctimas de Violencia Famigliar Entre Ríos Ley 9.198 Prevención Asistencia Integral Problemática de de la Violencia Famigliar: Protección y las Personas Involucradas en la Formosa Ley 1.160 Violencia Famigliar: Tribunal del Famiglia Ley 1.191 Modificación de la Ley 1.1.60 de Violencia Famiglia: Tribunal de Famiglia Jujuy Ley 5.107 Atención Integral a la Violencia Famigliar Dec. 2.965/01 Reglamentación de la Ley 5.107 de Atención Integral a la Violencia Famigliar. La Pampa Ley 1.081 Servicio Especial para Famigliar Ley 1.327 Creación del Servicio de Ley 1.333 Creación del Servicio de Ley 1.918 Prevención y Protección en la Escuela la Erradicación de la Violencia Apoyo para Víctimas de Delitos Ayuda al Niño Maltratado contro la Violencia Doméstica y La Rioja Ley 6.580 Violencia Famigliar Dec. 1.039/99 Reglamentario de la Ley 6.580 de Violencia Famigliar Mendoza Ley 6.080 Código Procesal Penal: Derechos de la Víctima Ley 6.182 Violencia Famigliar: Código Procesal Penal Ley 6.672 Violencia Famigliar Misiones Ley 3.325 Violencia Famigliar Dec. 1,686/99 Franco Profiláctico para Trabajadores/as Departamento de Prevención de la Violencia Famigliar del Neuquén Ley 2.152 Creación del Centro de Atención a la Víctima de Delito Dec. 981/98 Reglamentario de la Ley 2.152 de Creación del Centro de Atención a la Víctima de Delito Ley 2.212 Protección y Asistencia contro los Actos de Violencia Famigliar Dec. 3.168/98 Reglamentario de la Ley 2.212 de Protección y Asistencia contro los Actos de Violencia Famigliar Río Negro Ley 3.040 Violencia Famigliar Ley 3.205 Viviendas del Instituto de Planificación y Promoción de las Viviendas Destinadas a Centros de Atención Integral de Violencia Famigliar Dec. 656/02 Creación de la Unidad Ejecutora Provincial para la Atención Integral a la Violencia Famigliar Dec. 475/03 Ratificación del Convenio de Cooperación y Asistencia Técnica entre el Poder Judicial y el Ministerio de Salud y Desarrollo Social de la Provincia de Río Negro sobre la Atención Integral a la Violencia Famigliar. Dec. 909/03 Reglamentación de la Ley 3.040 de Violencia Famigliar Salta Ley 7.202 Protección de Víctimas de Violencia Famigliar San Juan Ley 6.542 Prevención de la Violencia contro la Mujer Dec. 281/96 Reglamentario de la Ley 6.542 de Prevención de la Violencia contro la Mujer Ley 6.918 Modificación de la Ley 6.542 de Prevención de la Violencia contro la Mujer San Luis Ley 1.0009-2004 (5477*R) Violencia Famigliar Santa Cruz Ley 2.088 Creación del Centro de Asistencia a Delitos Ley 2.466 Protección contro la Violencia Famigliar la Víctima de Santa Fe Ley 11.529 Protección contro la Violencia Famigliar Dec. 1745/01 Reglamentación de la Ley 11.529 de Protección contro la Violencia Famigliar Ley 11.202 Creación del Centro de Asistencia a la Víctima y al Testigo Santiago del Estero Ley 6.308 Violencia Famigliar Dec. 1.701/97 Puesta en Funcionamiento de la Comisaría del Menor y la Mujer Tierra del Fuego Ley de: Creación del Servicio Provincial de Prevención y Asistencia a la Víctimas de Violencia Famigliar Ley de: Violencia Famigliar: Creación de un Procedimiento Judicial Especial para la Protección a Víctimas de la misma Ley de: Obligatoriedad de Publicación del Procedimiento de Denuncia de Maltrato en Dependencias Públicas y Sitios Privados. 10.2 Brasile CONSTITUIÇÃO FEDERAL (1988) • ARTIGO 5º/I (DISCRIMINAÇÃO POR MOTIVO DE SEXO) A Constituição Federal (artigo 5º/I) diz que somos todos iguais, mulheres e homens têm os mesmos direitos e as mesmas obrigações. E o artigo 7º/XXX proíbe diferença de salários, de exercício de funções e critério de admissão por motivo de sexo, idade, cor ou estado civil. • ARTIGO 8 º⁄226 (COIBIR VIOLENCIA INTRAFAMIGLIAR) “O Estado assegurará a assistência à família, na pessoa de cada um dos que a integram, criando mecanismos para coibir a violenza no âmbito das relações”. LEGGE Nº 10.224, DE 15/05/01 (ASSÉDIO SEXUAL NO TRABALHO) Altera o Decreto-Legge nº 2.848, de 7 de dezembro de 1940 – Código Penal, para dispor sobre o crime de assédio sexual. A Legge nº 10.224 define assédio sexual como: “ constranger alguém com o intuito de obter vantagem ou favorecimento sexual, prevalecendo-se o agente da sua condição de superior hierárquico ou ascendência inerentes ao exercício de emprego, cargo ou função”. A pena para esse crime é de 1 a 2 anos de detenção. No caso de condenação do agente, a vítima poderá também promover ação de indenização, regulada pelo Código Civil. A pena poderá ser aumentada se o crime for cometido com o concurso de duas ou mais pessoas, se o agente for ascendente, casado, pai adotivo, padrasto, irmão, tutor ou curador, preceptor, empregador da vítima, ou se tiver autoridade sobre ela. A vítima deve denunciar o fato, de preferência a uma Delegacia Especializada de Atendimento à Mulher (DEAM), e relatá-lo a pessoas que possam servir de testemunha. LEGGE Nº 10.778, DE 24/11/03 (NOTIFICAÇÃO COMPULSÓRIA PELOS SERVIÇOS DE SAÚDE) Estabelece a notificação compulsória do caso de violenza contro a mulher que for atendido em serviços de saúde, públicos ou privados, em todo o território nacional. O Decreto nº 5.099, de 03/06/04 regulamenta a Legge nº 10.778, de 24/11/03, e institui os serviços de referência sentinela, para recepção das notificações. Para os efeitos desta legge, violenza contro a mulher é “qualquer ação ou conduta, baseada no gênero, que cause morte, dano ou sofrimento físico, sexual ou psicológico à mulher, tanto no âmbito público como no privado”. A notificação à autoridade sanitária dos casos de violenza contro a mulher terá caráter sigiloso. 25/11/04 PLANO NACIONAL DE PREVENÇÃO, ASSISTÊNCIA E COMBATE À VIOLENZA CONTRO A MULHER O governo federal encaminhou ao Congresso Nacional em 25/11/04 um projeto de legge que cria instrumentos para coibir a violenza doméstica contro a mulher. LEGGE Nº 11.340 (07/08/2006) ( LEGGE MARIA DA PENHA) • cria mecanismos para coibir a violenza doméstica e famigliar contro a mulher, nos termos do § 8o do art. 226 da Constituição Federal, da CEDAW (Convenção sobre a Eliminação de Todas as Formas de Discriminação contro le donne) e da Convenção de Belém do Pará (Convenção Interamericana para Prevenir, Punir e Erradicar a Violenza contro a Mulher); • dispõe sobre a criação dos Juizados de Violenza Doméstica e Famigliar contro a Mulher; • altera o Código de Processo Penal, o Código Penal e a Legge de Execução Penal; • estabelece medidas de assistência e proteção às mulheres em situação de violenza doméstica e famigliar INOVAÇÕES DA LEGGE MARIA DA PENHA: • Tipifica e define a violenza doméstica e famigliar contro a mulher. • Estabelece as formas da violenza doméstica contro a mulher como física, psicológica, sexual, patrimonial e moral. • Determina que a violenza doméstica contro a mulher independe de sua orientação sexual. • Determina que a mulher somente poderá renunciar à denúncia perante o juiz. • Ficam proibidas as penas pecuniárias (pagamento de multas ou cestas básicas). • É vedada a entrega da intimação pela mulher ao agressor. • A mulher vítima de violenza doméstica será notificada dos atos processuais, em especial quando do ingresso e saída da prisão do agressor. • A mulher deverá estar acompanhada de advogado(a) ou defensor(a) em todos os atos processuais. • Retira dos juizados especiais criminais (legge 9.099/95) a competência para julgar os crimes de violenza doméstica contro a mulher. • Altera o código de processo penal para possibilitar ao juiz a decretação da prisão preventiva quando houver riscos à integridade física ou psicológica da mulher. • Altera a legge de execuções penais para permitir o juiz que determine o comparecimento obrigatório do agressor a programas de recuperação e reeducação. • Determina a criação de juizados especiais de violenza doméstica e famigliar contro a mulher com competência cível e criminal para abranger as questões de família decorrentes da violenza contro a mulher. • Caso a violenza doméstica seja cometida contro mulher com deficiência, a pena será aumentada em 1/3. AUTORIDADE POLICIAL: • Prevê um capítulo específico para o atendimento pela autoridade policial para os casos de violenza doméstica contro a mulher. • Permite a autoridade policial prender o agressor em flagrante sempre que houver qualquer das formas de violenza doméstica contro a mulher. • Registra o boletim de ocorrência e instaura o inquérito policial (composto pelos depoimentos da vítima, do agressor, das testemunhas e de provas documentais e periciais). • Remete o inquérito policial ao Ministério Público. • Pode requerer ao juiz, em 48h, que sejam concedidas diversas medidas protetivas de urgência para a mulher em situação de violenza. • Solicita ao juiz a decretação da prisão preventiva com base na nova legge que altera o código de processo penal. PROCESSO JUDICIAL: • O juiz poderá conceder, no prazo de 48h, medidas protetivas de urgência (suspensão do porte de armas do agressor, afastamento do agressor do lar, distanciamento da vítima, dentre outras), dependendo da situação. • O juiz do juizado de violenza doméstica e famigliar contro a mulher terá competência para apreciar o crime e os casos que envolverem questões de família (pensão, separação, guarda de filhos etc.). • O Ministério Público apresentará denúncia ao juiz e poderá propor penas de 3 meses a 3 anos de detenção, cabendo ao juiz a decisão e a sentença final. RECOMENDAÇÃO Nº 9 (08/03/2007) DO CNJ, PARA CRIAÇÃO DE JUIZADOS DE VIOLENZA DOMÉSTICA Recomendação do Conselho Nacional de Justiça (CNJ), de 08/03/2007, aos Tribunais de Justiça de todo o país para que promovam a criação dos Juizados de Violenza Doméstica e Famigliar contro a Mulher e a adoção de outras medidas previstas na Legge nº 11.340/2006 (Legge Maria da Penha), como a divulgação das mudanças trazidas pela legge e a capacitação multidisciplinar em direitos humanos e violenza de gênero aos operadores de direito, preferencialmente magistrados. LEGGE Nº 11.489, DE 20 DE JUNHO DE 2007 Institui o dia 6 de dezembro como o Dia Nacional de Mobilização dos Homens pelo Fim da Violenza contro le donne. LEGGE Nº 12.015 ( 07/08/2009) – ALTERA ARTIGOS DO CÓDIGO PENAL (Quadro comparativo /explicativo) CP 1940 REFORMA 2009 NOMENCLATURA DO TITULO VI TIPIFICAÇÃO DO CRIME DE ESTUPRO (ART.213) “dos crimes contro os costumes” "constranger mulher à conjunção carnal, mediante violenza ou grave ameaça" “ dos crimes contro a dignidade sexual” PENA DO CRIME DE ESTUPRO reclusão de 6 a 10 anos ACERTO DA REFORMA DO ART. 213 "Constranger alguém, mediante violenza ou grave ameaça, a ter conjunção carnal ou a praticar ou permitir que com ele se pratique outro ato libidinoso." reclusão de 6 a 10 anos aumento p 8 a 12 anos se da conduta resultar lesão corporal de natureza grave ou se a vítima for menor de 18 anos e maior de 14 anos; aumento p 12 a 30 anos se da violenza praticada resultar em morte determinar que tanto o homem quanto a mulher podem ser vítimas do delito EQUIVOCO NA REFORMA REVOGAÇÃO DO ART. 214 (ATO LIBIDINOSO) EQUIVOCO NA REFORMA DA AÇÃO PENAL Pena minima de 06 anos para considerar igualmente grave a prática de atentado violento ao pudor qualquer "outro ato libidinoso" (quaisquer atos libidinosos diversos da conjunção carnal) conjunção carnal = ato sexual vaginal Crimes contro costumes = Crimes sexuais = ação penal pública ação penal privada condicionada (condicionada a representação) Ideal seria: Crime sexuais = ação penal pública incondicionada NOVIDADES: - SEGREDO DE JUSTIÇA NA APURAÇÃO DOS CRIMES SEXUAIS; - ART. 217 – CRIME DE ESTUPRO CONTRO “ PESSOAS VULNERAVEIS” ( menores de 14 anos ou portadoras de deficiência mental ou enfermidade ou condição que as impeça de reagir) - pena é mais alta, passando para de 8 a 15 anos de reclusão; - a ação penal é pública incondicionada. 10.3 Italia Le norme e gli strumenti di tutela a livello nazionale L. 151/75 Riforma del diritto di famiglia L. 66/96 Norme contro la violenza sessuale L. 154/2001 Misure contro la violenza nelle relazioni famíliari Direttiva Prodi-Finocchiaro - D.P.C.M. del 27 marzo 1997 Azioni volte a promuovere l’attribuzione di poteri e responsabilità alle donne, a riconoscere e garantire libertà di scelte e qualità sociale a donne e uomini D.D.L 2169 bis presentato il 17 ottobre 2007 Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell’ ambito della famiglia Decreto del 13 dicembre 2007 GU n. 21 del 25.1.2008 Forum permanente contro le molestie gravi e la violenza alle donne, per orientamento sessuale e identità di genere L. 296/2006 (Legge finanziaria 2007) art. 1, comma 1261 Osservatorio nazionale contro la violenza sessuale e di genere L. 38/2009 Decreto sulla sicurezza, reato stalking LEGGI REGIONE PIEMONTE Legge regionale 17 marzo 2008, n. 11 Istituzione di un fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti - Legge regionale di iniziativa popolare 29 MAGGIO 2009, N. 16 (ISTITUZIONE DEI CENTRI ANTIVIOLENZA CON CASE RIFUGIO) 10.4 Uruguay El Uruguay se caracterizo por ser uno de los primeros paises en legislar respecto a la situación de las mujeres, especialmente en lo que tiene que ver con Derecho de Família. A continuación se mencionan las normas que fueron trazando el camino de la equidad entre hombres y mujeres : Constitución de la República Constitución, 2004, Constitución de la República aprobada en 1967 con las modificaciones plebiscitadas el 26 de noviembre de 1989, el 26 de noviembre de 1994, el 8 de diciembre de 1996 y el 31 de octubre de 2004. Artículos 7, 8, 42, 54 y 74. Leyes Ley 3.245, 28.10.907,. Establece el divorcio absoluto por causal y por mutuo consentimiento, agregándose el abandono de hogar por cualquiera de los cónyuges y por codena de penitenciaría de alguno de ellos por 10 Ley 3.245 , 28.10.907. Establece el divorcio absoluto por causal y por mutuo acuerdo, agregándose el aba Ley 4.803, 09.09.913. Establece el divorcio por sola voluntad de la mujer.Ley 6.102, 10/07/1918. Ley de la Silla. Establecía que los almacenes, tiendas, boticas, fabricas, talleres y otros establecimientos y locales donde trabajaran mujeres, tendrían el numero de sillas suficientes para que las empleadas y obreras pudieran tomar asiento, cuando su trabajo se lo permitiera. Ley 10.783, 18/09/1946. Capacidad Civil de la Mujer se equiparan sus derechos a los del hombre. Ley 10.952, 21/10/1947. Capacidad Civil de la Mujer se amplía el trabajo de la Comisión que estudia disposiciones de los Códigos, con el agregado de aquella. Ley 11.577, 14/10/1950. Industrias insalubres se limita el horario, se dan normas para el trabajo y las indemnizaciones y se crea una Comisión para clasificar las ramas de actividad. Artículos 16 y 17. Ley 12.048, 28/11/1953. Jubilaciones especiales para la Mujer, se concede un beneficio al personal femenino afiliado a la Caja Civil. Ley 12.073, 4/12/1953. Jubilaciones especiales para la Mujer, se concede un beneficio al personal femenino afiliado a la caja de la Industria y Comercio. Ley 12.074, 4/12/1953. Jubilaciones especiales para la Mujer, se concede un beneficio al personal femenino afiliado a la Caja Bancaria. Ley 12.572, 23/01/1958. Salarios de Maternidad, se instituye un régimen especial, se comete su administración al Consejo Central de Asignaciones Famíliares y se crean los recursos correspondientes. Ley 13.672, 1/07/1968. Nacionalidad de la Mujer, Derechos políticos y civiles. Se aprueban las Convenciones suscritas en Montevideo y Bogotá. OEA. Ley 13.751, 11/07/1969 Derechos Humanos. Se aprueban los pactos Internacionales y el Protocolo facultativo. Ley 15.084, 28/11/1980. Dirección de las Asignaciones Famíliares. Se establecen las prestaciones que servirán los beneficiarios. Ley 15.164, 4/08/1981. Aprueba la Convención sobre la eliminación de todas las formas de discriminación contro la Mujer. Ley 15.737, 8/03/1985. Se aprueba la Ley de Amnistía, artículo 5. Ley 16.045, 2/06/1989. Actividad Laboral. Prohíbese toda discriminación que viole el principio de igualdad de trato y oportunidades para ambos sexos en cualquier sector. Ley 16.063, 6/10/1989. Apruébense los Convenios Internacionales destinados a garantizar determinados Derechos Humanos Fundamentales: CIT N° 100 Igualdad de remuneración, 1951, OIT, CIT N° 111 Discriminación en materia de empleo y ocupación, 1958, CIT N° 156 Responsabilidades famíliares, 1958. Ley 16.226, 29/10/1991. Rendición de Cuentas y Balance de Ejecución Presupuestal. Se crea el Instituto Nacional de la Mujer y la Família. Artículo 234. Ley 16.320, 1/11/92. Aprobación de la Rendición de Cuentas 1990. Sustitución del Artículo 234 de la Ley 16.226, ver Artículo 253. Ley 16.511, 24/06/1994. Aprobación del Convenio de Cooperación en materia de Salud entre Argentina y Uruguay (Artículo 2 Punto 5 del Convenio). Ley 16.519, 22/07/1994. Protocolo a la Convención Americana sobre Derechos Humanos "Protocolo de San Salvador". Protocolo Adicional a la Convención Americana sobre Derechos Humanos en materia de Derechos Econômicos, Sociales y Culturales "Protocolo de San Salvador", artículos 3 y 15 OEA. Ley 16.603, 19/10/1994 Apruébanse las modificaciones dispuestas al texto del Código Civil. Ley 16.707, 12/07/1995. Ley de Seguridad Ciudadana, Artículo 18. Incorpora al Código Penal el artículo 321 bis, Violenza doméstica. Ley 16.713, 3/09/1995. Seguridad Social. Se crea el Sistema Provisional basado en el principio de universalidad y comprende en forma inmediata y obligatoria a todas las actividades amparadas por el Banco de Previsión Social. Ley 16.735, 5/01/1996 Apruébase la Convención Interamericana para prevenir, sancionar y erradicar la Violenza contro la Mujer. Ley 17.139, 16/07/1999. Extiéndase la prestación prevista en el artículo 2° del Decreto-Ley 15.084 a todos los hogares de menores recursos. Ley 17.215, 24/09/1999. Díctanse normas que comprendan a toda trabajadora pública o privada que se encontrore en estado de gravidez o en período de lactancia. Ley 17.242, 20/06/2000. Declárese de interés Público la Prevención de Cánceres Genito-mamarios. Ley 17.338 18/05/2001 Aprueba el Protocolo Facultativo de la Convención sobre la eliminación de todas las formas rediscriminación contro la mujer, adoptado por la Asamblea General de las Naciones Unidas. Ley 17.386, 23/08/2001. Dispónese que toda mujer durante el tiempo que dura el trabajo de parto, incluyendo el momento de nacimiento, tendrá derecho a estar acompañada de una persona de su confianza. Ley 17.474, 14/05/2002. Dispónese que toda mujer a la cual se le constate fehacientemente un embarazo gemelar múltiple tendrá derecho a cobro de una asignación prenatal a partir del momento en que se determine el mismo. Ley 17.514, 2/07/2002. Declárase de interés general las actividades orientadas a su prevención, detección temprana, atención y erradicación de la violenza doméstica. Ley 17.679, 31/07/2003. Se aprueba la enmienda al párrafo 1 del Artículo 20 de la Convención sobre la eliminación de todas las formas de discriminación contro la mujer. Ley 17.861, 28/12/2004. Aprobación de la Convención de las Naciones Unidas contro la delincuencia organizada transnacional y sus protocolos para prevenir, reprimir y sancionar la trata de personas, especialmente mujeres y niños contro el tráfico ilícito de migrantes por tierra, mar y aire. Ley 17.866, 21/03/2005 Creación del Ministerio de Desarrollo Social. Artículo 6. Ley 17.897, 19/09/2005. Se establece un régimen excepcional de libertad provisional. Capítulo II, Artículo 131. Ley 18.250 12/2008 . Ley de Migraciones. Tipifica el delito trata y trafico de personas .- de Ley 18.561 del 11.9.09. Establece penalizacion para acosadores sexuales en el ambito laboral y de la educación. Decretos Decreto de fecha 24 de febrero de 1938 y 1 de abril de 1954. Período de amamantamiento y Sala de lactancia. Decreto 227/981 de 27 de mayo de 1981. Arts. 16 a 19. Subsidio por Maternidad. Decreto 37/997 de 5 de febrero de 1997. Reglamentario de la Ley 16.045. Decreto 434/997 de 11 de setiembre de 1997. Habilita que cadetes de sexo femenino realicen los cursos y desarrollen luego la carrera militar en igualdad de condiciones con el personal de sexo masculino. Decreto 365/999 de 17 de noviembre de 1999. Modificativo del texto del Decreto 37/997 a fin de institucionalizar la Comisión Tripartita la articulación de diversas acciones entre el Ministerio del Interior y el Instituto Nacional de las Mujeres para el logro de un mejor abordaje de la Igualdad de Oportunidades y Trato en el empleo. Decreto Articulación de diversas acciones entre el Ministerio del Interior y el Instituto Nacional de las Mujeres para el logro de un mejor abordaje de la Igualdad de Oportunidades y Trato en el Empleo. Decreto 202/002 de 5 de junio de 2002. Declárase que las mujeres trabajadoras del sector público cualquiera sea la relación de su naturaleza funcional, quedan comprendidas en los beneficios otorgados por la Ley 17.242. Decreto 494/2006. Establece las competencias del sector salud en el marco de la ley 17.514 y el Plan Nacional de Lucha contro la violenza domestica, consagrando la violenza contro las mujeres como un problema de salud pública. Primer Plan de Igualdad de Oportunidades y Derechos 2007-2011. MIDES- InmujeresINinmujeres Plan de Lucha contro la violenza domestica 2004-2010.-Consejo Nacional Consultivo Consultivo Agenda – 2009--Una propuesta política de las mujeres organizadas –CNS Mujeres Plan de comunicación. Red uruguaya de lucha contro la violenza domestica y sexual.sese sexual. 2009. PIODCA. Plan de Igualdad de Oportunidades y Derechos . comuna canaria, direccion de desarrollo social. Área de genero y equidad El abordaje a la violenza de genero en el municipio de Montevideo.-secretaria de la mujer. IMM. INDICE Relazione sulla situazione di lotta alla violenza contro le donne in Argentina, Brasile, Italia e Uruguay .............................................................................................................1 Premessa...............................................................................................................................................1 1. Introduzione: situazione culturale nei quattro paesi partners...........................................................2 2. Alcuni dati statistici sulla violenza contro le donne nei quattro paesi .............................................4 2.1 Argentina ....................................................................................................................................4 2.2 Brasile ........................................................................................................................................5 2.3 Italia ...........................................................................................................................................6 2.3.1 In Piemonte .........................................................................................................................8 2.3.2 In Lombardia.......................................................................................................................9 2.4 Uruguay.................................................................................................................................... 11 2.4.1 Dipartimento di Canelones................................................................................................12 3. Legislazione internazionale e nazionale ........................................................................................14 3.1 Internazionale...........................................................................................................................14 3.2 Argentina ..................................................................................................................................16 3.3 Brasile ......................................................................................................................................18 3.4 Italia .........................................................................................................................................21 3.5 Uruguay....................................................................................................................................27 3.6 Analisi SWOT della legislazione nei quattro paesi partners....................................................28 4. Istituzioni di genere e politiche pubbliche .....................................................................................33 4.1 Argentina ..................................................................................................................................33 4.2 Brasile ......................................................................................................................................36 4.3 Italia .........................................................................................................................................39 4.3.1 Piano della Regione Piemonte ..........................................................................................40 4.4 Uruguay....................................................................................................................................43 4.4.1 Istituzioni di genere nel "Comune Canario" (Municipalità di Canelones). ......................45 4.4.2 Piano Canario....................................................................................................................46 5. Articolazione con la società civile e creazione di reti ....................................................................47 5.1 America del Sud .......................................................................................................................47 5.2 Argentina ..................................................................................................................................49 5.3 Brasile ......................................................................................................................................49 5.4 Italia .........................................................................................................................................50 5.5 Uruguay....................................................................................................................................53 5.6 Analisi SWOT delle reti di servizi nei quattro paesi partners..................................................56 6. Sensibilizzazione e prevenzione ....................................................................................................60 6.1 Campagne di sensibilizzazione ................................................................................................60 6.2 Argentina ..................................................................................................................................61 6.3 Brasile ......................................................................................................................................64 6.4 Italia .........................................................................................................................................65 6.5 Uruguay....................................................................................................................................67 7. Servizi dedicati alle donne in situazione di violenza .....................................................................71 7.1 Servizi di attenzione e presa in carico......................................................................................71 7.2 Argentina ..................................................................................................................................73 7.3 Brasile ......................................................................................................................................76 7.4 Italia .........................................................................................................................................78 7.5 Uruguay....................................................................................................................................78 7.5.1 Servizi telefonici ...............................................................................................................78 7.5.2 I servizi pubblici di attenzione per donne .........................................................................79 7.5.3 Soluzioni abitative.............................................................................................................80 7.6 Analisi SWOT dei servizi nei 4 paesi partners.........................................................................82 8. Formazione operatori .....................................................................................................................87 8.1 Giustizia ...................................................................................................................................87 8.2 Sicurezza ..................................................................................................................................88 8.3 Sanità........................................................................................................................................88 8.4 Servizi sociali...........................................................................................................................88 8.5 Educazione ...............................................................................................................................89 8.6 Analisi SWOT della situazione della formazione in prospettiva di genere (in particolare degli operatori) nei 4 quattro paesi partners............................................................................................89 9. Conclusioni ....................................................................................................................................93 10. ANESSO ELENCO LEGISLATIVO...........................................................................................95 10.1 Argentina ................................................................................................................................95 10.2 Brasile ....................................................................................................................................99 10.3 Italia .....................................................................................................................................104 10.4 Uruguay................................................................................................................................105 INDICE ............................................................................................................................................ 111