Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Editrice Europea srl - società unipersonale
Via Lima, 7 - Roma (Parioli) - Fax 06 23329455
Centro Uffici Time for Business
Via Guicciardi, 7 - 42122 Reggio Emilia (sede legale)
P. Iva 12173350153
Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 7
Accessibilità
pagina 8
Partecipazione
pagina 14
Uguaglianza
pagina 22
Occupazione
pagina 26
Istruzione e Formazione
pagina 30
Protezione Sociale
pagina 34
Salute
pagina 37
Attuazione
pagina 43
Testata: Guida del Cittadino
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 18 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: giugno 2015
2
Ente Beneficiario
Fondazione ANT Italia Onlus,
nata nel 1978 per iniziativa
dell’oncologo Franco Pannuti, è il più grande ospedale gratuito a domicilio in
Italia. Fornisce assistenza ai
malati di tumore e organizza
attività di prevenzione oncologica. La sua missione si ispira all’Eubiosia (dal greco
antico “la buona vita”) perché la dignità della vita va
preservata anche durante la
malattia e fino all’ultimo
istante di vita. Dal 1985 la
Fondazione ANT ha portato
nelle case di oltre 106.000
Malati di tumore in 9 diverse
regioni italiane un’assistenza
socio-sanitaria gratuita, completa, continuativa e integrata. Le persone sono assistite
ogni giorno a domicilio da
20 équipes di operatori sanitari che garantiscono cure di
tipo ospedaliero e socioassistenziale.
I volontari
Sono circa 400 - tra medici,
infermieri, psicologi, nutrizionisti, assistenti sociali,
fisioterapisti, farmacisti, operatori – i professionisti che
lavorano per la Fondazione.
L’assistenza ai malati di
tumore è offerta 365 giorni
l’anno, 24 ore su 24, incluse
le festività. Per rispondere a
tutte le esigenze del Malato,
al lavoro dei medici si affianca un servizio socio-assistenziale che prevede - sulla
base delle risorse disponibili
sul territorio - cure igieniche,
cambio biancheria, biblioteca e cineteca domiciliare,
trasporto del paziente da
casa all’ospedale per svolgere esami strumentali che non
possono essere eseguiti a
domicilio. La Fondazione
Ant e la formazione
conta inoltre sull’operato di
oltre 2.000 Volontari iscritti
nel registro ANT, che consentono alle 120 Delegazioni
ANT presenti in Italia di organizzare l’attività di raccolta
fondi e la logistica.
Delegazione Castel
San Pietro Terme
La diagnosi precoce
ANT porta inoltre avanti progetti di diagnosi precoce del
melanoma, delle neoplasie
tiroidee, ginecologiche e
mammarie. Dal loro inizio
sono state visitate più di
104.000 persone in 70 province italiane (dati aggiornati
al 31 dicembre 2014). Le
campagne di prevenzione si
effettuano negli ambulatori
ANT di Bologna, Brescia,
Porto Sant’Elpidio e Pesaro,
presso strutture sanitarie
messe a disposizione della
Fonda-zione in modo gratuito, e infine sul Bus della
Prevenzione, l’Ambulatorio
Mobile dotato di strumentazione diagnostica all’avanguardia (mammografo digitale, ecografo e videodermatoscopio) che consente di
eseguire sul territorio le visite di prevenzione dei vari
progetti portati avanti.
Anche la formazione e la
ricerca sono in cima all’agenda ANT. Dal 2002 la
Fondazione organizza corsi
rivolti a medici, infermieri e
psicologi (per il conseguimento di crediti ECM) agli
Operatori Sanitari e ai
Volontari, ai Familiari dei
Malati di tumore (corsi per
caregivers). Inoltre nelle
scuole di ogni ordine e
grado, ANT sensibilizza insegnanti e alunni ai temi della
salute, della prevenzione,
della solidarietà e del volontariato. Alcuni temi della
3
ricerca ANT sono i benefici
delle cure palliative, gli effetti della nutrizione artificiale,
caregiving e distress emozionale. La Fondazione è infine
inserita in due progetti europei rispettivamente su invecchiamento attivo e in salute
e strategie di miglioramento
per incrementare la qualità
delle cure palliative.
Non solo assistenza.
Ant Cultura
La Fondazione ANT non è solo
assistenza e prevenzione:
Eubiosia vuol dire vita in dignità
e "la vita è più dignitosa quando
si fa cultura insieme". Questa è
l'idea di ANT Cultura, la dimensione
culturale
della
Fondazione che porta avanti
attività e progetti non solo rivolti ai suoi assistiti, ma a tutti coloro che sono appassionati di
arte, letteratura e cinema.
Tra i servizi offerti ai Malati di
Bologna e provincia troviamo
ad esempio Bibliotec'ANT, la
biblioteca con oltre 3.000 volumi disponibili alla consegna gratuita direttamente presso il
domicilio dell'assistito. Dal 2010
inoltre la Fondazione, in collaborazione con la Cineteca del
Comune di Bologna, ha dato
vita al progetto Cineteca per
ANT allo scopo di portare a
casa dei Malati di tumore e
delle loro famiglie alcuni tra i
più noti titoli del cinema italiano
e mondiale.
Oltre alle attività culturali rivolte
specificatamente ai malati, ANT
apre i propri spazi culturali a
tutti coloro che vogliono
approfondire e discutere insieme di libri e cinema. Nella
Biblioteca di Via Jacopo di
Paolo 36 si tengono infatti
incontri di lettura, mentre l'aula
magna ospita il consueto
appuntamento mensile con il
Cineforum della Formica.
Con oltre 11.300 ore erogate
complessivamente nel solo
2014, la formazione acquista un
ruolo sempre crescente tra le
mission di Fondazione ANT,
principale realtà in Italia per l’assistenza medico-sanitaria domiciliare e la prevenzione gratuite.
L’Unità Operativa di Formazione
e Aggiornamento della Fondazione è costantemente impegnata nella progettazione e
coordinamento di tutte le attività di sensibilizzazione, formazione e addestramento sui temi
della prevenzione oncologica,
delle cure palliative, della solidarietà e del volontariato rivolte in particolare agli operatori
sanitari che lavorano per ANT, ai
volontari che li affiancano e agli
allievi delle scuole di ogni ordine e grado.
Nel corso del 2014 sono stati
effettuati training individuali e
personalizzati che hanno consentito l'inserimento di 18
medici e 9 infermieri negli organici delle 20 équipe medicosanitarie al lavoro per ANT in 9
regioni italiane.
Tirocini e stage in convenzione
sono stati attivati anche nel
2014 con numerose realtà
accademiche e Atenei.
Dieci i seminari accreditati ECM
per Medici e Infermieri, 5 anche
per Psicologi e 1 per farmacisti,
organizzati da Fondazione ANT
a Bologna nell’ambito del programma di aggiornamento mensile.
Due infine i convegni organizzati nella sede nazionale di
Bologna nell’ambito delle cure
palliative: A Milano il Pain Free
Day – evento che ha visto la partecipazione di alcuni tra i maggiori esperti in questo campo –
e Cure palliative domiciliari: la
sfida dei prossimi decenni a
Vignola che ha affrontato le
tematiche cliniche e politicosanitarie strettamente connesse
col tema delle cure palliative
domiciliari.
(Fonte: www.ant.it)
SEDE Castel San Pietro T.
Via San Martino 4
40024 (Bologna)
Rassegna Stampa
Nuova auto per Fondazione ANT
a Castel San Pietro
(articolo del 25 gennaio 2015 sul sito www.ant.it)
A Castel San Pietro Terme Fondazione ANT avrà
un nuovo veicolo a supporto delle proprie attività
sul territorio.
Fondazione ANT Italia Onlus, Servizi di Utilità
Sociale e imprenditori di Castel San Pietro Terme
(BO) si sono uniti insieme per la mobilità a supporto dei cittadini meno fortunati. L’importante progetto sociale di mobilità gratuita, in corso di realizzazione, mette in sinergia pubblico e privato a favore
di chi ha bisogno. Grazie a questa iniziativa la
Fondazione ANT - principale realtà non profit nel
campo dell’assistenza domiciliare gratuita ai malati
di tumore e della prevenzione oncologica - riceverà
in comodato d’uso gratuito un veicolo attrezzato,
adatto anche per il trasporto di sedia a rotelle, da
utilizzare a supporto delle proprie attività sul territorio di Castel San Pietro Terme.
L’iniziativa è promossa dalla società Servizi di Utilità
Sociale, che consegnerà ad ANT un Fiat Doblò con
caratteristiche tecniche (passo lungo e tetto alto) idonee al trasporto di 4 passeggeri oltre all’autista. Il
4
finanziamento del progetto e la conseguente attivazione del servizio avverranno grazie all’intervento degli
imprenditori locali che, solidali nei confronti della
propria comunità, contribuiranno a sostenere i costi
del veicolo sul quale compare il loro logo.
Servizi di Utilità Sociale si occupa della gestione del
progetto: dalla sensibilizzazione delle attività che
rendono possibile il finanziamento del progetto di
mobilità gratuita, alla fornitura del mezzo.
La Fondazione ANT usufruirà quindi di un servizio
gratuito ed esonerato da qualsiasi onere estraneo
alla semplice conduzione e al rifornimento del
mezzo.
Questo importante progetto sociale crea ricchezza
morale nei soggetti coinvolti e va incontro sia alle
esigenze di bilancio delle pubbliche amministrazioni
sia a quelle dei cittadini in difficoltà. Le attività economiche che fossero interessate ad aderire a tale
progetto possono contattare direttamente Servizi di
Utilità Sociale al numero verde gratuito 800 968
982.
Brevi cenni sul comune
Dati di fatto
• ALTITUDINE: 75 mt s.l.m.
• SUPERFICIE: 148,48 kmq
• ABITANTI: 20.821
(aggiornato a dicembre 2014)
• COMUNI CONTIGUI:
Casalfiumanese, Castel Guelfo
di Bologna, Dozza, Medicina,
Monterenzio, Ozzano
dell'Emilia
• CAP: 40024
• PREFISSO TELEFONICO: 051
• CODICE ISTAT: 037020
• NOME ABITANTI: castellani
• SANTO PATRONO: Madonna
del Rosario
• GIORNO FESTIVO: 7 ottobre
Come arrivare
• IN TRENO:
Castel San Pietro Terme è dotato di due stazioni ferroviarie:
una sulla linea Bologna - Rimini
(Ravenna), posta ad un chilometro dalla città, ed una situata
a Varignana.
• IN AUTO:
Dall’Autostrada A14 si esce
direttamente al casello di Castel
San Pietro.
Il comune è inoltre servito dalla
Statale 9 via Emilia che lo attraversa, collegandolo a Bologna e
a Faenza.
• IN AEREO:
L’aeroporto più vicino è quello
di Bologna “G. Marconi”.
Un po’ di storia
Posto sulla riva sinistra del
Sillaro, Castel San Pietro Terme
affonda le proprie origini in
epoche molto lontane. La zona,
infatti, fu interessata da insediamenti villanoviani e romani.
Dell’abitato castellano si hanno
tuttavia notizie solo a partire
dalla fine del XII secolo, quando
venne innalzato il castello da
cui deriva anche parte del
toponimo.
Per quanto riguarda la dedicazione a San Pietro, invece, è
presumibile vi sorgesse un’anti-
ca chiesa dedicata al Santo.
“Terme”, infine, deriva dalla presenza nel territorio di acque
minerali che in tempi recenti
hanno favorito lo sviluppo di un
centro di cure balneo-termali di
particolare prestigio.
Tornando al periodo medioevale, con la fortificazione del
borgo, il luogo acquisì una certa
importanza politica, amministrativa e religiosa, rimanendo
comunque fortemente legato al
vicino comune di Bologna.
Alla fine del Duecento Castel
San Pietro si trovò coinvolto
nella guerra tra Ferraresi e
Romagnoli contro i Bolognesi,
nella seconda metà del secolo
successivo in quella tra
Bolognesi e Milanesi, durante la
quale il castello venne assediato da Bernabò Visconti e saccheggiato dall’Acuto.
Nel 1434 venne occupato
prima dai Veneziani del
Gattamelata ed in seguito dai
Milanesi di Niccolò Piccinino;
nove anni dopo fu preso dal
milanese Dal Verme.
All’inizio del XVI secolo venne
occupato dal duca Valentino e
poco dopo dalle truppe di
papa Giulio II.
Il passaggio di soldatesche si
protrasse per tutto il Seicento,
fino alla prima metà del
Settecento.
Nel giugno del 1779 il paese
venne colpito da un terribile
terremoto: scampato il pericolo, gli abitanti decisero di innalzare, nel centro della piazza
principale, una colonna votiva
dedicata alla Madonna del
Rosario, per l’evento elevata a
Patrona della città.
Con l’arrivo dell’esercito francese di Napoleone sul finire dello
stesso secolo, le sorti di Castel
San Pietro non furono diverse
da tante località del nord Italia.
L’amore dei castellani per la
patria si confermò con la partecipazione di alcuni di essi alle
guerre di indipendenza.
Il 12 giugno 1859 la città poté
far sventolare definitivamente il
tricolore.
Castel San Pietro subì gravi perdite soprattutto durante il
5
Castel San Pietro Terme, la piazza
secondo conflitto mondiale,
quando il luogo venne scelto
dai tedeschi quale base militare: molte costruzioni vennero
distrutte e tutti gli alberi dei
parchi e dei viali furono abbattuti per farne travi destinate alle
opere militari.
Luoghi di interesse
IL CASSERO
Costruzione massiccia, ornata
da merli ghibellini. Rimaneggiato
più volte, fu coperto da un tetto
e trasformato in teatro nel 1830
e riportato alle strutture primitive negli anni che seguirono la
Prima Guerra Mondiale. Oggi il
Cassero ospita una struttura
polivalente con circa 200 posti a
sedere. Vi si tengono rappresentazioni teatrali e musicali, conferenze e mostre artistiche.
LA TORRE DELL’OROLOGIO
Nella parte sovrastante al
Cassero vi è la Torre dell’Orologio, della quale se ne ha notizia
certa nel 1300. In origine non
aveva né cupolino né campane,
perché la cima serviva per i fuochi ad uso militare in tempo di
guerra. Nel 1784 vennero
aggiunti l’orologio e le campane.
LA CHIESA E I CONVENTO DEI
FRATI CAPPUCCINI
Risalgono al 1600. La chiesa
propone pregevoli dipinti del
Sansone, del Calvi, del Crespi, e
la pala dell’altare maggiore è
opera del Massari, allievo del
Carracci.
LA CHIESA DELL’ANNUNZIATA, in
via Mazzini, è originaria del
1300 e conserva una bella
Annunciazione ed un crocifisso
ligneo del Quattrocento. Coeva
è anche la Cappella Scania,
dedicata alla Madonna della
Neve, in via Scania.
L’ex Chiesa di San Bartolomeo,
in via Matteotti 99, oggi trasformata in cinema, è originaria del
1344, e dell’epoca mantiene un
bel portale ed una colonna
votiva.
Tra gli altri monumenti che si
possono visitare ricordiamo la
Parrocchiale di Santa Maria
Maggiore, le cui fondamenta
furono gettate unitamente a
quelle del castello, con ultimazione presunta dei lavori nel
1209. Il campanile fu eretto
intorno al 1364. Nel 1649 fu
costruita la Cappella della
Vergine del Rosario, mentre l’attuale Cappella Maggiore fu
costruita nel 1699.
Il Santuario del S.S. Crocifisso,
che si affaccia sulla centrale
Piazza XX Settembre, fu costruito dalla Compagnia del
Santissimo nel 1741 per ospitare l’immagine del S.S. Crocifisso,
un’immagine donata alla città
nel 1543 e da allora venerata.
Il Sociale a Castel San Pietro Terme
Sportello sociale
La Regione Emilia-Romagna con
legge regionale n° 2/2003 - art.
7 ha previsto l’istituzione degli
sportelli sociali quali strumenti
garanti dell’accesso al sistema
locale dei servizi sociali a rete,
attivati dai Comuni, singoli o associati, in raccordo con le
Aziende usl, anche avvalendosi
di altri soggetti.
Lo sportello sociale professionale si configura come una
struttura che gestisce informazioni dettagliate, aggiornate e
personalizzate sulle risorse sociali presenti nel territorio nonché sulle procedure e modalità
per accedervi. Finalità primaria
del servizio di sportello sociale
è quindi di garantire il diritto all’informazione di tutti i cittadini,
nel rispetto del principio di
semplificazione, in conformità
con la logica universalistica sottesa al nostro sistema di welfare. Le funzioni essenziali che
caratterizzano gli sportelli sociali sono:
• informazione: sulle risorse disponibili in un dato territorio e
sulle modalità di accesso ai
servizi esistenti, partendo dall’ascolto delle richieste e dei
bisogni del cittadino; la funzione informativa può contemplare anche l’orientamento verso
il canale per ottenerla;
• promozione sociale: prevede
la promozione all’esterno di
un servizio e la sua visibilità
sul territorio, assicura il corretto utilizzo del sistema integrato dei servizi sociali e sociosanitari; promuove forme
di collaborazione, reti di partenariato e di empowerment
territoriale;
• accompagnamento, orientamento ai servizi: funzione più
avanzata rispetto alle precedenti, indirizza attivamente
l’utente verso altre strutture
erogatrici di servizi (servizio sociale professionale). L'affiancamento della persona nella prima fase dell’accesso non coincide con la presa in carico.
• osservatorio: consiste nella
raccolta dati sulla domanda e
il bisogno espresso dai cittadini. Funzione fondamentale
per l’analisi della domanda e
per il monitoraggio, la valutazione e la programmazione
dei servizi in ambito distrettuale.
Associazioni
di volontariato
AVOD
Associazione Volontari
in Ospedale “Paolo Regoli”.
Assistenza e compagnia durante l'orario dei pasti, ai pazienti
dei reparti di lungodegenza e
geriatria negli ospedali di Imola
e Castel San Pietro Terme
Imola (sede legale): c/o Ospedale Nuovo, Via Montericco 4
Castel San Pietro Terme: c/o
Ospedale, Viale Oriani, 1
[email protected]
ASSOCIAZIONE VOLONTARI
PUBBLICA ASSISTENZA E PROTEZIONE CIVILE ONLUS di Castel
San Pietro T.
Viale Oriani, 29 - Castel S. Pietro
T. sede operativa
Tel. e fax - segreteria telefonica
051 6951464
www.pubblicaassistenzacastello.it
[email protected]
SENTIERI DI PACE
Via Emilia Ponente, 6479
Castel San Pietro Terme
Finalità dell'Associazione:
a. promuovere l'educazione alla pace
b. promuovere l'educazione alla civile e solidale convivenza,
al riconoscimento reciproco tra
le persone di diverse storie,
culture e religioni
c. fornire sostegno, anche economico, a iniziative di associa-
6
zioni locali e internazionali che
riconoscono gli stessi fini.
d. promuovere forme di scambio culturale nazionali e internazionali per attivare reciproche conoscenze e condividere
attività finalizzate alla promozione della pace
e. investire nella pace come
unica soluzione per il futuro
della società umana, avendo
particolare attenzione alle giovani generazioni
f. attivarsi per progetti che riguardano l'infanzia, la sua protezione e la sua formazione con
particolare attenzione alle zone
in via di sviluppo fornendo supporto a specifiche finalità quali
istruzione, sostegno alimentare,
case di accoglienza, prevenzione dell'abbandono, recupero
sociale dei ragazzi di strada.
g. utilizzare ogni forma di divulgazione per far conoscere i
progetti dell'Associazione, le
attività avviate per la ricerca dei
finanziamenti e l'organizzazione di forme di aggregazione
quali spettacoli, escursioni, riunioni conviviali.
h. organizzare incontri di informazione e formazione, seminari, convegni con particolare attenzione alla divulgazione della
dottrina sociale della Chiesa sui
temi della pace, solidarietà accoglienza e giustizia sociale.
i. sostenere iniziative per favorire il dialogo interculturale e interreligioso sia in Italia sia in
paesi esteri con particolare attenzione alla cura del dialogo
con le Chiese dell'Est europeo.
www.sentieridipace.it
[email protected]
LA TENDE DI ABRAHAM
La Tenda di Abraham" è una comunità di famiglie che condividono la vita, sostenendosi reciprocamente e aprendo la loro
casa a chi si trova in difficoltà.
Via Stanzano, 3117
Castel San Pietro Terme
www.tendadiabraham.it
[email protected]
CENTRO SOCIALE SCARDOVI
Nato nel 1987 per mettere a
disposizione degli anziani del
borgo della città un punto di ri-
ferimento per lo svago ed il
tempo libero. E' un luogo di ritrovo/aggregazione per anziani
autogestito.
Via Mazzini, 29
Castel San Pietro Terme
Tel. e fax: 051 941126
[email protected]
AIDO - Associazione Italiana
Donatori Organi
Via Ugo Foscolo, 39
Castel San Pietro Terme
www.aido.it
[email protected]
CAMMINANDO INSIEME
Associazione di promozione
culturale e sociale
Via Tiziano, 2/3 Castel S. Pietro T.
[email protected]
Facebook: “associazione camminando insieme”
VOLONTARIATO DI SERVIZIO
Via San Martino, 49
Castel San Pietro Terme
Centro di ascolto: via San Martino, 58
Tel. 051 941183 - fax 051 948060
[email protected]
Numeri utili
AUSL - OSPEDALE
Viale Oriani, 1
Castel San Pietro Terme
Tel. 051 695 5111
SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE
c/o Ospedale - Casa della Salute, v.le Oriani, 1 - Castel S. Pietro Terme.
Tel. 051/6955331
Fax 051/6955332
e-mail: [email protected]
Orari: dal lunedì al venerdì ore
8.30/12.30, martedì pomeriggio
ore 15.00/17.45.
Strategia Europea
Strategia europea sulla
disabilità 2010-2020
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare di una piena partecipazione
alla società e all'economia
europea.
Le aree di intervento
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Accessibilità
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
Partecipazione
Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente
Diritti delle Persone con disabilità
i loro diritti fondamentali legati
alla cittadinanza dell'Unione.
Questa strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili, in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici e politici;
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
Uguaglianza
Occorre attuare una serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli
Stati
membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare,
della
direttiva
2000/78/CE a favore della parità
di trattamento in materia di
occupazione e di lavoro.
Occupazione
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’acces-
sibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità
del
lavoro.
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo.
Inoltre, occorre informare
meglio i disabili in merito alle
possibilità di formazione e di
mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in
movimento e della strategia
Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà
ed esclusione sociale ai quali
sono esposti i disabili. In questo
contesto, è necessario valutare
le prestazioni e la sostenibilità
dei sistemi di protezione sociale, compresi i sistemi pensionistici, i programmi di alloggio
sociale e l’accesso ai servizi di
base. La strategia incoraggia
l’utilizzo dei fondi strutturali e
l’adozione di misure nazionali
adattate.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale. Per garantire questo
principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo
accessibile ed essere adeguati
alle necessità specifiche delle
7
persone. Inoltre, particolare
attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori
disabili.
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità al Web
Accessibilità
Forum
Europeo
sulla
Disabilità
Il Forum Europeo sulla Disabilità
(EDF) è un’ Organizzazione non
Governativa indipendente che
rappresenta gli interessi di 80
milioni di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone
con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma
leader per i diritti dei disabili e
si propone per dare voce alle
persone con disabilità in
Europa.
EDF è stato creato nel 1996 per
essere sicuri che le decisioni
riguardanti le persone disabili
siano prese “con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato sul web (inclusi quelli per
apparecchi mobili) che sia facile da utilizzare, semplice da
trovare, essenziale nel funzionamento e nella interattività, il
cui uso sia sicuro e possa essere utilizzato in modo indipendente anche da chi è disabile,
garantendo quindi la dignità di
una persona disabile in ogni circostanza, inclusi i casi di emergenza. Questo non esclude
l’uso di dispositivi di supporto e
di comunicazione alternativa
per consentire l’accessibilità a
particolari gruppi di persone
con disabilità qundo questo sia
necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Non Vedenti ed
Internet: le tecnologie assistive
IL DISPLAY BRAILLE
Il display braille è una periferica
aggiuntiva che viene connessa
alla porta seriale del PC e che
consente all’utente non vedente di leggere le informazioni
visualizzate sullo schermo riga
per riga.
PROGRAMMI DI SINTESI
VOCALE
La sintesi vocale è un sistema
che permette ai non vedenti, di
ascoltare e quindi leggere ogni
tipo di testo semplicemente
usando il computer; i contenuti, riconosciuti da un apposito
scanner, vengono automaticamente tradotti in suoni grazie al
software. La sintesi viene effettuata tramite la concatenazione
di unità fonetiche elementari,
dette difoni, realizzate seguendo le regole di pronuncia della
lingua italiana. La registrazione
diretta dei difoni, e non quindi
la loro generazione artificiale,
consente di ottenere un suono
chiaro, pulito e molto comprensibile. Un sofisticato algoritmo presiede alla corretta
accentazione delle parole
lette, mentre le abbreviazioni
vengono lette per esteso. La
sintesi della voce può essere
controllata in modo da variare a
piacere, l'espressività, l'altezza,
la velocità ed il volume dal software.
Il software di sintesi vocale
della Microsoft è gratuito e
8
facilmente reperibile sul sito e
disponibile in diverse lingue;
inoltre si integra perfettamente
con Windows. Il software è
costituito dal server Agent, dal
modulo di sintesi vocale
TextToSpeech della L&A, di un
software di riconoscimento
vocale.
Maggiori informazioni sul sito
Microsoft:
http://msdn.microsoft.com/wor
kshop/imedia/agent/default.asp
SCREEN READER
Uno screen reader è un software che "legge" il contenuto di
numerosi tipi di file supportati.
Jaws (Job Access With Speek),
ad esempio, abbinato ad un
software sintesi vocale, legge e
vocalizza tutto il testo che
appare sullo schermo ed interpreta anche i piccoli simboli
grafici. Sul sito dell'IBM è possibile scaricare una una versione
trial di Home Page Reader 3
( h t t p : / / w w w 3.ibm.com/able/hpr.html); questo innovativo prodotto, estremamente semplice e di facile
impiego, consente a un non
vedente di navigare in modo
chiaro e comprensibile.
Come parte integrante del
sistema operativo Suse Linux
7.0 è stato sviluppato lo Screen
reader Suse Blinux, un software
che permette alle persone non
vedenti e ipovedenti di lavorare comodamente con Linux.
Suse Blinux non è una parte
indipendente o una patch del
software, ma piuttosto un
cosiddetto programma che
lavora in sottofondo. Un vantaggio di ciò è che Suse Blinux
non compromette in alcun
modo il funzionamento del
sistema e gli utilizzatori non
vedenti e ipovedenti dispongono dell'uso illimitato di tutte le
applicazioni che lavorano sulla
console di Linux in modalità
testo. Per ulteriori informazioni:
http://www.suse.com.
INGRANDITORI DI SCHERMO
Ci sono in circolazione dei programmi ingrandenti veramente
validi come ZoomText, Magic,
LPWin, Lunar, in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di un utente ipovedente.
Un ingranditore di schermo è
un software che permette di
creare una finestra "lente" sullo
schermo delle dimensioni volute e riposizionabile. Tale finestra ingrandisce le zone dello
schermo che l´utente attraversa
con il mouse. Tutti gli ingranditori di nuova generazione
hanno una vasta gamma di strumenti di navigazione, ingrandiscono i caratteri con l´effetto
"smoothing" (levigando e raccordando le curve), dispongono di una sintesi vocale per aiutare la consultazione di lunghe
pagine testuali. E si tratta di
prodotti inseriti nel nomenclatore tariffario, e quindi assolutamente gratuiti per l´utente
finale.
GLI E-BOOK PER NON VEDENTI
Gli e-book per non vedenti
sono device di lettura capaci di
"tradurre" i testi in formati
accessibili, come la sintesi vocale o il Braille. Fino ad oggi il problema maggiore è rimasto il
prezzo; macchine di questo
tipo, o comunque sufficientemente avanzate, possono arri-
Accessibilità
Accessibilità al Web
vare a costare sul mercato americano fino a 15mila dollari. Da
tempo al centro dell'attenzione
di diversi produttori, anche
Microsoft, che già investe pesantemente nel settore degli
ebook, ha iniziato a lavorare
nella "nicchia" degli ebook contando di mettere in commercio
uno strumento il cui prezzo finale si aggiri attorno ai 3-4mila dollari.
(Fonte:www.aib.it)
LIA, ebook store per
non - e ipovedenti
Immergersi nella lettura è uno
dei piaceri del tempo libero, ma
quando la vista è compromessa,
trovare libri accessibili anche alle
persone non vedenti e ipovedenti diventa piuttosto complicato. A dare una mano a chi soffre di disabilità visiva arriva il progetto
LIA,
realizzato
dall’Associazione italiana editori
in collaborazione con il
Ministero per i beni e le attività
culturali.
CHE COS’È LIA
LIA – Libri Italiani Accessibili è
una piattaforma online, o negozio online di libri digitali, con un
catalogo di partenza di oltre
2.500 libri, tutti accessibili a ciechi e ipovedenti. Su LIA si trovano libri di tutti i generi e per tutti
i gusti, romanzi, esordienti, saggi
e bestseller, grazie all’accordo
stipulato dall’AIE con una quarantina di marchi editoriali italiani. I libri contrassegnati con il
bollino LIA sono presenti non
solo sul sito del progetto, ma
sulle più importanti librerie in
rete, dove i libri accessibili sono
appunto distinguibili tramite
l’apposito simbolo.
(Fonte: www.disabili-lavoro-casa.it)
LIS: on line il primo
video dizionario delle
lingue dei segni
Per le persone sorde, ma non
solo, è disponibile on line in
forma accessibile e gratuita il
primo “dizionario” di traduzione
in lingua dei segni, con parole,
lettere ed espressioni in 24
diverse lingue. Quella dei Segni
è una lingua che serve alle persone sorde per andare oltre le
barriere della incomunicabilità e
riuscire ad esprimersi, capendo
e facendosi capire, attraverso
canali differenti da quello verbale.
Quello che forse è meno noto, è
che le lingue dei segni sono
diverse da Paese a Paese, tanto
che LIS sta infatti per Lingua
Italiana dei Segni. Le diverse lingue dei segni – con quindi differenti sistemi di segni - afferiscono infatti alle singole comunità
sorde dei vari Paesi di appartenenza.
Come conoscere e
imparare, quindi, le lingue dei
segni straniere? Da oggi a disposizione di tutti (sordi e non) c’è
il video-dizionario online delle
9
lingue dei segni. Il progetto si
chiama Spread the Sign, ed è
frutto di un lavoro a respiro
internazionale portato avanti,
per la parte italiana, da linguisti
e interpreti del Dipartimento di
studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari
Venezia. Il progetto, dicevamo,
ha respiro internazionale, avendo visto la collaborazione di
interpreti e studiosi rappresentanti di oltre 24 lingue straniere,
coprendo così un vastissimo
bacino di lingue. 200mila i video
già disponibili, per il sito on line
che ne ospita 10 mila solo nella
lingua dei segni italiana (la LIS,
appunto), con l’obiettivo di arrivare ai 15mila nel giro di tre
anni. Frasi di uso comune, numeri, parole sono tradotte quindi in
segni per riuscire a comunicare
oltre le differenze linguistiche.
Dello strumento si sottolinea,
oltre alla gratuità e accessibilità,
il fatto che può essere consultato ovunque, dato che chiunque
si può connettere a Spread the
Sign attraverso il proprio smartphone, scaricandone la app,
quindi accedendone all’uso in
caso di bisogno.
La schermata di Spread the Sign
è estremamente pulita ed intuitiva. Tramite una stringa di ricerca
è possibile digitare la parola o la
frase e cliccare poi sulla bandierina identificativa della lingua
richiesta. Appare quindi dopo
pochi secondi la parola o
l’epressione “segnata” da un traduttore. Oltre alle parole e a singole frasi ed espressioni, si può
poi accedere all’alfabeto per
conoscere come si segnano le
singole lettere negli alfabeti
delle diverse lingue.
(Fonte: www.disabili.com)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Manifesto per la
Promozione del
Turismo Accessibile
In attuazione dell’art 30 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità ratificata
con Legge n. 18 del 24/2/09
1. La persona nella sua accezione più completa, con i suoi specifici bisogni derivanti da condizioni personali e di salute (ad
esempio: disabilità motorie,
sensoriali, intellettive, intolleranze alimentari, ecc.) è un cittadino ed un cliente che ha
diritto a fruire dell’offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati e commisurati a un giusto
rapporto qualità prezzo.
2. L’accessibilità comporta il
coinvolgimento di tutta la filiera
turistica a livello nazionale e
locale, a partire da:
a. il sistema dei trasporti;
b. la ricettività;
c. la ristorazione;
d. la cultura, il tempo libero e lo
sport
3. L’accessibilità dei luoghi non
deve determinare la scelta della
vacanza: si deve poter scegliere
una meta o struttura turistica
perché piace e non perché essa
è l’unica accessibile.
4. È necessario pensare l’accessibilità come accesso alle esperienze di vita, ovvero andare
oltre il concetto dello “standard” valorizzando invece la
centralità della persona/cliente
con bisogni specifici.
5. L’informazione sull’accessibilità non può ridursi a un simbolo,
ma deve essere oggettiva, dettagliata e garantita, onde permettere a ogni persona di valutare in modo autonomo e certo
quali strutture e servizi turistici
sono in grado di soddisfare le
sue specifiche esigenze.
6. E’ necessario promuovere
una comunicazione positiva,
che eviti l’uso di termini discriminanti. Essa va diffusa in formati fruibili per tutti, e attraverso
tutti i canali informativi e promozionali del mondo turistico.
7. Poiché l’accessibilità riguarda
non solo aspetti strutturali e
infrastrutturali, ma anche i servizi
offerti ai turisti, occorre promuovere la qualità dell’accoglienza
per tutti, ovvero incentivare un
cambiamento culturale che
generi profondi mutamenti dei
modelli organizzativi e gestionali, ancora prima che strutturali.
8. E’ necessario incentivare la
formazione delle competenze e
delle professionalità, basata sui
principi dello Universal Design e
che coinvolga tutta la filiera delle
figure professionali turistiche e
tecniche: manager, impiegati,
aziende, imprese pubbliche e
private. Occorre inoltre aggiornare i programmi di studio degli
10
Istituti per il Turismo, Tecnici,
Universitari, dei Master e dei
Centri Accademici a tutti i livelli.
9. Le Autonomie Locali, ognuna
per le proprie competenze e
vocazioni, hanno il compito di
implementare
l’accessibilità
urbana, degli edifici pubblici e
dei trasporti locali, pianificando
inoltre periodiche azioni di verifica e di promozione delle proposte turistiche per tutti.
10. Per realizzare e promuovere
il turismo accessibile in una logica di sistema si auspica la fattiva
collaborazione tra gli Operatori
turistici, le Autonomie Locali, gli
Enti Pubblici, le Associazioni
delle persone con disabilità e le
Organizzazioni del turismo
sociale.
I principi ispiratori del Manifesto
sono approfonditi nel documento “Istruzioni per l’uso del
Manifesto per la Promozione
del Turismo Accessibile”.
(Fonte: www.governo.it)
Vacanze per tutti con
V4A®- Village for All
“A ciascuno la sua vacanza” è
l’obiettivo primario di Village for
all – V4A® Marchio Qualità
Internazionale
Ospitalità
Accessibile.
Tramite il portale di Village for all
(www.villageforall.net) è infatti
possibile reperire tutte le informazioni utili in merito alle strutture ricettive e non, che offrono
Accessibilità
servizi per portatori di disabilità
di ogni genere: permanente o
temporanea, motoria, limitazioni sensoriali (ciechi e/o sordi),
allergie e intolleranze alimentari, anziani, diabetici, dializzati,
persone obese, ecc...Insomma
una vacanza a portata di tutti al
mare o in montagna, in hotel,
appartamento o agriturismo, in
visita ad un museo o presso uno
stabilimento balneare...
Le strutture proposte hanno
ottenuto il marchio di qualità e
sono oltre quaranta da scegliere in Italia e in Croazia.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet di V4A®-Village for All
www.villageforall.net)
Diversamente Agibile
Il progetto “Diversamente
Agibile” nasce dalla mente
di Maximiliano Ulivieri, 39
anni e affetto da distrofia
muscolare fin da piccolo.
L’idea parte dal presupposto
che nessuno meglio di chi
ne usufruisce può recensire
un servizio. Nei suoi viaggi è
capitato di ricercare sul web
strutture accessibili ai disabili, come hotel per il pernottamento, oppure informazioni sui luoghi della città
da visitare che non abbiano
barriere
architettoniche,
musei, attrazioni turistiche,
bar e ristoranti, tutto ciò
che un normale turista deve
sapere prima del viaggio.
Le informazioni in internet ci
sono ma spesso risultano
dispersive e alcune volte
fuorvianti e non sempre corrette. La dispersione dipende dal fatto che non c’è un
“luogo” comune in rete
dove recuperare certe informazioni, ci sono blog di
ragazzi disabili che raccontano il suo viaggio, come il
Turismo Accessibile
suo personale, oppure nei
siti specializzati in hotel e
turismo dove al suo interno
puoi fare una ricerca specifica per portatori di handicap. Tutte queste informazioni tuttavia sono solo
degli spazi, non un contesto
organizzato, competente e
ottimizzato soltanto al tipo
di servizio. In più spesso le
informazioni non sono ben
precise e povere di foto
dimostrative dell’agibilità
sicura di una struttura. Non
raramente capita di leggere
“accessibile a disabile” e
dopo breve conversazione
telefonica rendersi conto
che
così
non
era.
L’accessibilità poi richiede
molte cose e capita che
siano soggettive, non sempre una struttura che va
bene a un disabile può
andar bene a un altro, ma
soprattutto il miglior giudizio che si può ricercare in
questi casi è proprio quello
del disabile stesso, che certamente ha una capacità di
analisi superiore, essendone
l’utilizzatore.
Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi
di trasporto ecc. Ecco l’idea
di realizzare un sito/blog in
cui raccogliere tutte le
esperienze di persone disabili, con reportage scritti,
fotografici e filmati dei loro
viaggi, in modo da fornire
informazioni utili ad altri
disabili che vogliono frequentare la stessa città. Così
facendo si potrà aiutare a
capire se l’accessibilità dei
luoghi o delle strutture
“recensite” può andar bene
per la propria disabilità
oppure necessita di maggiori informazioni.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
11
Autismo Friendly
Beach
La riviera romagnola si è attivata, prima in Italia, nel progetto
Friendly
Autismo
Beach. L’intento primario è
quello di offrire a tutte le
famiglie con soggetti autistici di vivere serenamente il
proprio
soggiorno
in
Romagna. A tale scopo si è
creata una rete di strutture
(stabilimenti balneari, alberghi, parchi tematici, uffici
pubblici, centri sportivi,
ecc) preparate e formate
per l’accoglienza delle persone con autismo e attrezzate di conseguenza. Parte
del personale coinvolto è
inoltre rappresentato proprio da persone affette da
tale disturbo, appropriatamente formate dall’associazione Rimini Autismo.
Il progetto mette a disposizione anche un team di educatori disponibili ad ore per
il sollievo delle famiglie.
Tramite il sito internet
www.riminiautismo.it è così
possibile organizzare la propria vacanza scegliendo non
solo l’albergo di Rimini e
Riccione aderente al progetto, ma anche lo stabilimento
balneare e contattare un
educatore.
(Per maggiori informazioni consultare il sito internet www.riminiautismo.it)
Volare in aereo:
regole, diritti e
doveri del viaggiatore
disabile
Facciamo il punto su legislazione e regolamentazione in
merito a viaggi aerei e viaggiatori con disabilità o mobilità ridotta.
La materia è disciplinata da
un documento, e precisamente il Regolamento CE n.
1107/2006 del 5 luglio 2006
valido in tutta Europa.
Questo fornisce indicazioni
precise sull’assistenza a
terra e su quella in volo.
Vediamo più nel dettaglio
Turismo Accessibile
Accessibilità
quali sono i punti da tenere
a mente per chi intende
affrontare un volo aereo:
• RICHIESTA ASSISTENZA: il viaggiatore deve far richiesta di
assistenza entro le 48 ore
prima della partenza, direttamente alla compagnia aerea,
o alla agenzia di viaggio o al
tour operator al quale si è
appoggiato. Sarà quindi cura
di questi soggetti darne
comunicazione al gestore
degli aeroporti di arrivo, di
transito e di eventuale partenza, che provvederà a fornire assistenza in aeroporto.
Secondo il regolamento, i
negati imbarchi o prenotazioni
di volo possono verificarsi solo
in casi eccezionali, ovvero
quando non ci sia più posto
per persona disabile nell'aeromobile, oppure per problemi
legati alla sicurezza.
In alcuni casi il viaggiatore deve
presentare il MEDIF (Medical
Information Form), ovvero il
nulla osta del medico curante a
viaggiare.
• ARRIVO IN AEROPORTO: una
volta prenotata l'assistenza,
sarà cura del viaggiatore presentarsi in aeroporto entro
l'orario comunicato dalla
compagnia. Nel caso in cui
non ci siano state comunicazioni di questo tipo, bisogna
presentarsi al punto di chiamata 2 ore prima del volo, o
un'ora se si va direttamente al
check-in. L'assistenza in aeroporto viene fornita dal personale del gestore aeroportuale, che verrà a prendere la
persona al punto di chiamata
appositamente predisposto,
all'interno e all'esterno del-
l'aeroporto.
L'assistente,
all'occorrenza, potrà aiutare il
disabile anche nelle operazioni di check-in, fino alla
porta d'imbarco.
• CARROZZINA, CANI DA ASSITENZA, AUSILI IN AEREO: IL
REGOLAMENTO: il regolamento prevede che sia possibile
imbarcare gratuitamente fino
a due attrezzature per la
mobilità. Occorre tuttavia
informare almeno 48 ore
prima la compagnia delle specifiche relative alle dimensioni
del dispositivo, al suo peso,
ecc...
Anche nel caso del cane da assistenza occorre avvisare preventivamente
la
compagnia.
L’animale potrà fare il viaggio
con voi in cabina. E’ tuttavia
12
necessario informarsi bene sulle
condizioni imposte ai viaggiatori
con cane guida/assistenza, che
possono andare dall'obbligo di
certificato veterinario a quello di
una fascetta identificativa standard. Per qualunque necessità
si consiglia in ogni caso, primi
di affrontare un viaggio in
aereo, di consultare i siti delle
singole compagnie aerre per
verificare oggettivamente i servizi previsti per le persone
disabili, a mobilità ridotta, o
con esigenze speciali.
APP gratuita per
viaggiatori disabili
in volo
Da gennaio 2013, l’Enac - l’Ente
Nazionale per l’Aviazione Civile,
ha reso disponibile per i passeggeri disabili o con mobilità ridotta una app per avere sempre a
portata di mano le principali
informazioni sui regolamenti
aerei. E’ possibile scaricarla gratuitamente su tre diversi sistemi
operativi
mobile:
Apple,
Android e Windows Phone, in
italiano, inglese, spagnolo e francese. Si tratta di una sorta di
guida multimediale dove trovare
risposte alle domande e alle
situazioni più frequenti da
affrontare quando si viaggia,
ovvero:
• Cosa è l’assistenza speciale e
a chi è rivolta ?
• Chi sono i passeggeri a mobilità ridotta (PRM)?
• A chi e quando si deve richie-
Turismo Accessibile
Accessibilità
dere l’assistenza?
• Chi fornisce l’assistenza in
aeroporto e in volo?
• Cosa accade se l’assistenza
non è stata richiesta?
• Cosa fare in caso di assistenza
negata o non adeguata.
Non resta che augurarvi buon
viaggio!
Viaggiare in treno:
assistenza alle persone
con disabilità o
mobilità ridotta
RFI - Rete Ferroviaria Italiana ha
attivato per i viaggiatori con
disabilità o mobilità ridotta una
rete di servizi di assistenza atti
a rispondere in modo sempre
più efficace alle necessità di
questa tipologia di utenti.
Tali servizi, presenti in 264 stazioni e attivi 24 ore su 24, sono
gestiti attraverso 14 punti di
accoglienza, le cosiddette Sale
Blu. Queste, presenti nelle
principali stazioni italiane,
sono aperte tutti i giorni dalle
6:45 alle 21:30. Qui è possibile
reperire informazioni e materiale illustrativo sul servizio di
assistenza ed effettuare la prenotazione del servizio di assistenza.
Le Sale Blu assicurano anche la
guida in stazione e l'accompagnamento al treno, l’accoglienza in treno all’arrivo in stazione
e la guida all’uscita della stazione o al binario per prendere
una coincidenza.
Su richiesta esse provvedono
inoltre a disporre sedie a rotel-
le e a gestire la salita e la
discesa dal treno con carrelli
elevatori. Possono richiedere i
servizi di assitenza:
• persone che si muovono su
sedia a rotelle
• persone con problemi agli
arti, anche temporanei, o
persone con difficoltà di
deambulazione
• persone non vedenti o con
disabilità visive
• persone non udenti o con
disabilità uditive
• persone anziane
• donne in gravidanza
In caso di non autosufficienza
del viaggiatore per cui sono
richiesti i servizi di assistenza,
questi potrebbero essere
subordinati alla presenza di un
assistente personale in stazione
o di un accompagnatore durante il viaggio.
alle Sale Blu recandovisi direttamente, oppure inviando una
mail o telefonando dalle ore
6:45 alle 21:30 tutti i giorni,
festivi inclusi. E’ inoltre disponibile un numero verde gratuito
800 90 60 60 raggiungibile da
telefono fisso e un numero
unico nazionale 199 30 30 60
raggiungibile da telefono mobi-
Modalità di prenotazione
Il servizio di assistenza può
essere richiesto direttamente
13
le e fisso.Ulteriori informazioni
sono disponibili sul sito di RFI
www.rfi.it.
Annullamento
E’ possibile annullare il servizio
prenotato comunicandolo alla
Sala Blu almeno quattro ore
prima della prevista partenza.
(Fonte: www.rfi.it)
Partecipazione
Libertà di movimento
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in
uno stato membro europeo
possono essere vendute in un
altro stato membro a certe
condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.
Le persone disabili non hanno
le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti
incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel
viaggiare, nel ricevere merci o
servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Mobilità Solidale
La Costituzione Italiana, all’art.3
stabilisce che:
“Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge […] È’ compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona
umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica
e sociale del Paese.”
La libertà di movimento è una
delle incombenze di cui lo
Stato dovrebbe farsi carico al
fine di garantire la piena autonomia della persona. Non sempre tuttavia le istituzioni pubbliche sono in grado di gestire ed
organizzare servizi di trasporto
destinati ai cittadini disabili.
Il progetto di “Mobilità Solidale”
prevede la fornitura gratuita agli
enti pubblici di autoveicoli per
la mobilità dei cittadini diversamente abili.
Il servizio ha pertanto il duplice
obiettivo di andare incontro
alle necessità delle istituzioni
pubbliche e a quelle del cittadino con disabilità, impossibilitato
all’utilizzo di un mezzo proprio
o di un trasporto pubblico.
L’ente pubblico usufruisce di un
servizio realmente gratuito ed
esonerato da qualsiasi onere
estraneo alla semplice conduzione e al rifornimento dei
mezzi.
La partecipazione al progetto
delle imprese locali tocca il
cuore dei cittadini e dei fruitori
del servizio, dando alla pubblicità veicolata dai mezzi di trasporto un particolare valore
etico e sociale. Il progetto
“Mobilità Solidale” crea così ricchezza morale nei soggetti
coinvolti nel suo sviluppo, soddisfacendo le esigenze di bilancio della pubblica amministrazione e quelle dei cittadini in
difficoltà.
14
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013). Rientrano tra queste
spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad
esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per
la realizzazione di strumenti
che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro
mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di
handicap grave (articolo 3,
comma 3, L. 104/1992). La
detrazione per l’eliminazione
delle barriere architettoniche
non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione
del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari
al sollevamento del disabile. La
detrazione del 19%, pertanto,
spetta soltanto sulla eventuale
parte di spesa eccedente la
quota già agevolata con la
detrazione del 36% (o del
50%).
Per le prestazioni di servizi rela-
tive all’appalto di questi lavori,
è inoltre applicabile l’aliquota
Iva agevolata del 4%, anziché
quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e
i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti
di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento
o alla tipologia di elementi
costruiti dall'uomo. Le barriere
architettoniche sono quindi
qualcosa di strettamente legato
al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale
per la valutazione della qualità
di vita di chiunque. Negli ultimi
anni la legislazione nazionale
ed europea è stata pian piano
migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una
Partecipazione
serie di enti pubblici e privati a
questi principi di libertà di movimento. Uno degli strumenti più
spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di miniascensori o montascale (o servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le
scale o a superare ostacoli.
I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per
quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI).
Queste indicazioni normative
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza
alla comparsa sul mercato dei
primi prodotti e ausili dedicati
all'abbattimento delle barriere.
La prima norma UNI in materia è
infatti del 1991, sostituita nel
2009 da una norma più recente.
Libertà di movimento
La UNI EN 81-40:2009, versione
ufficiale in lingua inglese della
norma europea EN 81-40, specifica i requisiti di sicurezza per
la costruzione, fabbricazione,
installazione, manutenzione e
lo smontaggio di servoscala
elettrici fissati alla struttura di un
edificio.
Nella legislazione italiana il
riferimento normativo per gli
aspetti edilizi dei montascale è
contenuto nel DM 236/89,
"Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità,
l'adattabilità e la visitabilità
degli edifici privati e di edilizia
residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del
superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche".
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che conten-
gono le specifiche tecniche.
L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che
sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge 9
gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le categorie che hanno
diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento
della barriere.
Tali norme valgono per la progettazione ed installazione di
ogni tipo di montascale, del
tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per
persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi
costituita dai montascale mobili,
ovvero privi di installazione
fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare
per il superamento di gradini o
dislivelli.
I montascale si confermano
quindi un indispensabile ausilio
per garantire a tutti una piena
libertà di movimento.
(Fonte: www.disabili.com)
Genny, la prima e unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente libere le mani. Abbiamo intervistato
Paolo Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia
esigenza,
io
sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da
allora sono sempre alla ricerca di
una maggiore autonomia.
Da anni vedo il Segway, quel
geniale mezzo che permette ad
un uomo di spostarsi in piedi su
due ruote parallele, un giorno mi
sono domandato: se è in grado
di portare in sicurezza un uomo
in piedi su due ruote, perché
non potrebbe fare lo stesso con
Un montascale, ausilio indispensabile alla libertà di movimento
15
un uomo seduto? Quindi oltre
un anno mezzo fa, non avendo
trovato nulla in commercio di
simile ne ho acquistato uno ed
ho cominciato ad adattarlo alle
mie esigenze, con tutte le sicurezze e le modifiche necessarie
che mi permettano di fermarmi
di salire e scendere,e dopo oltre
un anno di lavoro è nata Genny,
oggi la mia compagna inseparabile.
Genny è un mezzo che mi ha
letteralmente cambiato la vita
ed ho capito immediatamente
che avrebbe potuto cambiare
la vita a molti altri disabili.
In cosa consiste la grande
novità di questa carrozzina a
due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie e per quali attività è stata
testata Genny?
La novità è pressoché unica,
poiché si passa per la prima
volta nella storia da quattro
ruote a due ruote, e questo
non è solo un fattore estetico, il
quale ha la sua importanza, ma è
soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia
auto-bilanciante di Segway ed
in particolare al principio dei
giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio
su due ruote. Questo comporta
la possibilità di spostarsi su
qualsiasi terreno come la sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico di incastrarsi con le ruote
anteriori. Essendo già questo di
per sé una novità assoluta per
una sedia a rotelle, la sua caratteristica più incredibile è data
dal fatto che non è dotata ne di
acceleratore ne di freni, ma è
semplicemente con minimi spostamenti del corpo/busto avanti e indietro che si crea il movimento, mi verrebbe da dire che
Genny si muove praticamente
con il pensiero, una vera magia.
Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo che sia la
prima volta al mondo che un
disabile si possa spostare su
una sedia a rotelle avendo le
mani libere lasciando la libertà
quindi di telefonare, tenere la
Partecipazione
fidanzato/a per mano, mangiare un gelato, bere, tenere un
ombrello, e perché no giocare
a pallone... con la massima
libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove. Un altro lato
che sto scoprendo utilizzando
Genny tutti i giorni, credo da
non sottovalutare, è lo stupore
che vedo nel viso delle persone che mi domandano coma
faccia a stare in piedi su due
ruote e non chiedendomi più,
come succedeva solitamente
prima, che cosa mi fossi fatto,
quindi questo mi induce a
pensare che non sia sparita la
mia disabilità ma che sia sparito
il collegamento mentale che
spesso si fa tra disabile e sedia
a rotelle.
Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di
eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace
soprattutto di eliminare le
barriere mentali.
Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità,
siamo in corso di valutazione.
L'utilizzo di questa carrozzina
permetterà probabilmente di
eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e
per l'esterno, per quali fondi
stradali è particolarmente indicata Genny? La mia invenzione,
Genny, è piaciuta moltissimo al
Direttore Marketing di Segway
Italia "Tiziano Centulani" che
avendo sposato in pieno la mia
causa mi ha fornito la disponibilità di un Segway I2 con una larghezza notevolmente inferiore
al modello da me utilizzato,
questo, mi permetterà di realizzare a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle convenzionali. Genny è commercializzata e si possono trovare tutte le informazioni a
riguardo
sul
sito:
http://www.gennymobility.com
(Fonte: www.disabili.com)
Centri di mobilità FIAT
Autonomy
Sono strutture che offrono a
Libertà di movimento
tutti i clienti disabili un aiuto
concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una
vettura adattata alle proprie
capacità. In ogni Centro il
cliente può testare le proprie
capacità motorie residue tramite speciali simulatori, prendere
confidenza con i veicoli modificati e chiedere il parere di
medici e fisioterapisti e degli
operatori dei centri stessi.
I Centri di Mobilità realizzati da
Fiat Group Automobiles vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la possibilità di testare e migliorare la
qualità del proprio movimento.
I clienti disabili hanno a propria
disposizione simulatori di guida
per valutare con precisione la
propria capacità motoria residua e vetture modificate per
provare la guida per la prima
volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti. Frequentando un Centro di
Mobilità il disabile può ottenere
un attestato che può facilitare il
compito di valutazione della
Commissione medica locale
durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli
arti superiori.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy
Tel. 011 0037456
(Fonte: www.fiatautonomy.com)
EasyWay - L’app per
segnalare i luoghi
accessibili a tutti
Molte strutture di pubblica utilità e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove
16
opportunità per superarle. Per
decidere se andare o meno in
un determinato luogo, le persone con disabilità devono sapere
prima se la loro meta è accessibile oppure no.
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità. In questa
prima fase sono state fatte delle
rilevazioni partendo dalle città
di Roma e Milano ma possiamo
coprire tutta l'Italia. Il progetto
infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito,
due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno
o più punti di interesse.
Affidiamo l'inserimento delle
valutazioni di accessibilità alla
comunità degli utenti: ciascuno
può diventare protagonista e
attivarsi in prima persona per
aumentare e migliorare il numero di informazioni.
Per ogni punto di interesse che
vuoi segnalare (ad esempio un
ristorante, un albergo, un
museo ecc), puoi esprimere sia
una valutazione di accessibilità
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carroz-
zina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno. Oggi chi vuole
consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella
città e leggere la valutazione di
accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità, dei
loro familiari, amici e operatori
si attivi in prima persona per
arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
Montagna accessibile:
gli ausili
IL MONOSCI
Il monosci consente allo sciatore di essere completamente
indipendente: lo skilift, la seggiovia e persino le piste più difficili diventano accessibili.
SportABILI ha in dotazione
monosci di diverse misure e per
tutte le età: sia per adulti che
per bambini.
IL BISCI
Il bisci, importato direttamente
da SportABILI dagli Stati Uniti,
rappresenta un valido strumento che permette di sciare a tutti,
grandi e bambini, con le più
varie disabilità. L'uso del bisci è
indicato per i disabili agli arti
Partecipazione
inferiori e superiori (tetraplegici,
tetraparetici, distrofia muscolare, nanismo, atassia, displegia,
sclerosi multipla, afasia, atrofia
spinale, diparesi, cerebrolesi,
disabili fisici e mentali gravi,
ecc.) che comunque superino
una lesione di D5.
Il bisci è dotato di un semplice
meccanismo di sollevamento
automatico che rende semplice
la salita in seggiovia.
Manubrio e redini
Il manubrio e le redini vengono
usate dall'istruttore oltre che
per controllare la velocità e fermare il bisci, per impostare o
correggere l'angolo, per i movimenti di rotazione e quelli di
stabilizzazione dello sciatore.
Stabilizzatori
Gli stabilizzatori possono compensare il deficit d'equilibrio,
offrendo due punti aggiuntivi di
contatto con la neve.
IL DUALSKI
Il dualski, per le sue particolari
caratteristiche – un monosci
con due sci – si adatta bene, a
seconda delle capacità funzionali, a diversi tipi di disabilità agli
arti inferiori e superiori.
La seduta permette ad ogni persona di trovare la miglior posizione. Lo schienale della seduta
è regolabile in altezza a seconda della gravità dell'handicap.
La differente rigidità e regolazione degli elementi permette
un più alto grado di supporto
del corpo e aiuta i movimenti
della parte alta dello stesso. Lo
schienale mobile permette allo
sciatore di regolare il proprio
angolo di seduta in avanti o
indietro usando un pratico e
resistente strap.
Gli ammortizzatori, con una
sospensione con molla intercambiabile disegnata appositamente per questo apparecchio,
possono essere adattati a
seconda del peso dello sciatore. Ciò favorirà l'uso dell' apparecchio da parte di molte persone. Il loro grande comfort
anche su terreni accidentati è
da attribuirsi alla loro flessibilità.
Libertà di movimento
Gli stabilizzatori sono indicati
per amputati, post polio, ecc.
Questo ausilio garantisce la stabilità e l'equilibrio durante le
discese.
LA SLITTA PER IL FONDO
La slitta per il fondo è indicata
per disabili fisici seduti, come
per il monosci (paraplegici, post
polio, spina bifida, amputazioni
arti inferiori, ecc,) che comunque non superino una lesione di
D5. L'ausilio per lo sci da fondo
è ideale per godere la montagna
ed un salutare sport sulla neve. Il
telaio
è
superleggero.
L'inclinazione dello schienale e
della seduta si può regolare
secondo le esigenze del disabile garantendo così un comfort di
marcia. I bastoncini sono leggermente piegati per un maggior
contatto con la neve.
(Fonte:www.predazzo.sportabili.org)
Il Powerchair Football
Il Powerchair Football è letteralmente il calcio per disabili in carrozzina a motore elettrico. E’
uno sport ancora poco conosciuto e diffuso nel nostro
Paese. Sport&Smile Eventi
Sportivi di Montelupone (Mc) è
l’unica realtà italiana impegnata
nell’organizzazione di manifestazioni dedicate a questa disciplina. E’ grazie a loro che si possono reperire informazioni sul
gioco.
Le regole sono le stesse del calcio classico per normodotati; si
gioca in 4 contro 4 e si deve fare
gol nelle due porte larghe 3 mt.
Uniche differenze sono che non
esiste il fuorigioco e non vi deve
essere mai il 2 vs 1 a meno di 3
mt. dal punto ove si trova il pallone. Si gioca su carrozzine a
GLI STABILIZZATORI
17
quattro ruote tarate ad una
velocità non superiore ai 10
Km/h, che devono essere dotate, oltre che di speciale cintura
di sicurezza, anche di "guardfoot " per poter consentire al giocatore di colpire,condurre,
orientare la palla.
Il pallone misura 13 pollici, sempre in cuoi come quello da calcio. Si può giocare all'interno
(palestre o palazzetti), o
comunque in qualsiasi spazio ci
sia un campo da basket, poiché
le misure del campo sono quelle del parquet da pallacanestro.
Le squadre comprendono un
minimo di 6 giocatori (3 più un
portiere) e possono includere
sia uomini che donne di ogni
età e grado di disabilità - chiaramente non cognitiva. E' necessario essere in grado almeno di
muovere il collo, anche leggermente, per poter agire con la
vista periferica del gioco (orientarsi e capire cosa accade intorno). Per quanto riguarda l'età ,
ci si può avvicinare al
Powerchair Football già dai 14
anni, fino ai 50-55.
(Fonte: www.sportsmile.it)
Albatros Progetto
Paolo Pinto
L’Associazione “Albatros pro-
getto Paolo Pinto” nasce per
commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di
nuoto di gran fondo, autore di
epiche traversate.
Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati
principalmente al miglioramento
della vita di non vedenti e ipovedenti nonché alla loro integrazione sociale.
In quest'ottica l'incontro con
l'istruttore subacqueo Manrico
Volpi e le reciproche affinità di
intenti in questo campo hanno
permesso di ideare, sviluppare
e mettere a punto il progetto
di elaborazione di una nuovissima metodologia didattica per
l'insegnamento dell'immersione
subacquea ai non vedenti.
Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione ormai consolidato - con
tanto di standard, supporti
didattici, manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari, Gallipoli, Pulsano,
Venezia, nel pieno successo di
tutti i partecipanti, comprese
immersioni particolari, come
quelle sotto i ghiacci, ecc. –
che ne ha messo in luce tutta
l’efficacia. La novità radicale di
questa metodologia, rispetto
alla quale tutte le altre appaiono rimaste ferme ai pionieristi-
Partecipazione
Libertà di movimento
ci primordi di svariati anni fa operatore didattico, perfino
(come testimoniano gli stessi nel suo comune lavoro coi sub
protagonisti non vedenti) con- normodotati.
siste essenzialmente in un'im- Oggi a sancire tutto questo
postazione rivoluzionaria che con un'adeguata formazione
del corpo docente - riesce a
soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al
contempo,
di
autentica
“conoscenza ambientale” da
parte sua.
In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considerare il non vedente non più Paolo Badano, inventore
solo trasportabile passivamen- di Genny
te sott'acqua, bensì protagonista assoluto di sé stesso in
arriva il prestigioso riconosciimmersione, con l'apporto del
mento della Cmas, ottenuto da
suo accompagnatore limitato
Albatros come ideale sigillo di
al solo ruolo che il cane-guida
qualità e innovazione. Inoltre
ha nella vita di tutti i giorni. In
Albatros ha siglato un protosintesi non più un disabile
collo d'intesa con Federparchi
bensì un subacqueo a tutti gli
finalizzato a rendere sempre
effetti, che può effettuare turi- più accessibili per i non vedensmo subacqueo ed immergersi ti le aree protette.
in ogni mare del mondo.
(Fonte: www.albatros-scubaSi tratta di un approccio e una blindinternational.it)
filosofia estendibili a livello
internazionale, come lo sono Disabile? Anch'io
le problematiche della disabilifaccio sport estremo!
tà, che non conoscono confini
e si assomigliano sotto qualsiaL’Associazione
sportiva
si latitudine, al pari delle
dilettantistica Free White Ski
opportunità che offrono.
Team insieme a FIAT organizTra cui quella di un contenuto
zano giornate di sport per
dallo straordinario potere forfar vivere alle persone con
mativo dal punto di vista psicodisabilità
fisico-motoria
pedagogico, anche per l'agl'esperienza della montagna
giornamento di un qualunque
18
senza barriere. Da 17 anni il
programma Autonomy di
Fiat realizza soluzioni tecniche per chi ha ridotte capacità motorie, in modo da
permettergli di utilizzare
qualunque modello di vettura o veicolo commerciale
(Fiat, Lancia, Alfa Romeo,
Abarth,
Jeep
e
Fiat
Professional).
Il programma, lanciato in
Italia e successivamente
esteso al Brasile, opera
attraverso 21 Centri di
Mobilità, gestiti in collaborazione con associazioni
locali e centri di riabilitazione motoria, autorità sanitarie e con la Motorizzazione
Civile. I centri offrono una
vasta gamma di servizi, dalla
consulenza e supporto per
affrontare l’iter burocratico,
legale e tecnico alla prevalutazione dell’idoneità al
conseguimento della patente speciale, alle prove su
strada e alle pratiche per il
rinnovamento della patente
per diversamente abili. I
centri offrono, inoltre, simulatori di guida per la misura-
La disabilità
vista con gli occhi di una bambina
"Phoebe, crescendo a un ritmo diverso".
È questo il titolo di una video-inchiesta che mostra la
realtà della disabilità attraverso la storia di una bambina spagnola
di 9 anni con deficit di attenzione e iperattività.
Nei 5 minuti di video Phoebe Martinez, questo il nome della protagonista, racconta come passa le giornate, quello che le piace fare, chi
sono i suoi amici. Vengono mostrate immagini dei suoi incontri nello
studio medico che la segue, ma anche riprese di una gita al parco o in
spiaggia in compagnia dei suoi cari. Oltre alla testimonianza di
Phoebe, che ha potuto superare problemi di udito e disabilità fisiche
che la colpivano fin da neonata, nel cortometraggio si può ascoltare
anche la voce del della zia, sua tutrice legale, e della psicologa.
Testimonianze che aiutano a comprendere meglio l'intensa vita di
questa sorridente bambina.
Frutto di un progetto dell'associazione spagnola Verdiblanca, il video
non vuole mostrare solo gli ostacoli, le preoccupazioni e i bisogni quotidiani dei bambini disabili. Vuole rendere visibile l'invisibile, evidenziando le motivazioni che i ragazzi come Phoebe hanno dentro e
quello che possono offrire a coloro che li circondano.
Partecipazione
zione delle capacità residue
e vetture multi-allestite per
prove dinamiche.
Autonomy, inoltre, organizza
annualmente
eventi
destinati alla promozione
dello sport per dare a tutti,
e non solo ai campioni, la
possibilità di soddisfare la
propria passione sportiva.
Per info: www.freewhite.eu
(fonte: www.fiatspace.com)
Palestra per tutti il fitness accessibile
Aumento della forza e della
resistenza muscolare, maggiore
mobilità, fiducia in se stessi,
contrasto all'ansia e allo stress:
sono solo alcuni dei benefici
del fitness. Se poi a praticare
attività fisica è una persona
disabile, allora i vantaggi crescono in modo esponenziale.
Così come crescono, in Italia, le
esperienze nate per offrire l'accesso a palestre con strutture e
spazi adeguati a chi ha una disabilità. Non si tratta solo di eliminare le barriere architettoniche,
ma soprattutto di offrire strumenti e personale preparato in
modo da rispondere alle esigenze e valorizzare le potenzialità di ognuno. Insomma, luoghi
in cui far lavorare il corpo, ma
dove è anche possibile favorire
le relazioni interpersonali e
superare diffidenze e pregiudizi. Il fitness per tutti trova un
alleato anche in un grande marchio come quello dei centri
Virgin Active, che hanno lanciato il primo progetto di attività
fisica adattata per le persone
con sclerosi multipla. L'iniziativa
nasce da una collaborazione
con l'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) e coinvolge
tutti i 25 centri fitness della
Penisola, offrendo corsi specifici sviluppati appositamente, a
seconda del livello di disabilità,
che includono training con
musica e programmi di esercizi
standard a circuito. "È il primo
progetto in assoluto per l'intera
Europa", sottolineano gli organizzatori. Niente è lasciato
Libertà di movimento
all'improvvisazione: per garantire la massima preparazione
degli istruttori sono stati avviati
corsi di formazione ad hoc per
il personale. "La sclerosi multipla è una malattia cronica che
genera nelle persone bisogni
vari, non solo nell'ambito fisico,
ma anche in quello psicologico
e sociale - spiega Laura Lopes,
coordinatrice nazionale dei servizi di riabilitazione Aism e
direttore sanitario del servizio
di riabilitazione Aism Liguria -.
L'attività fisica adattata può
essere una risposta efficace alla
prevenzione dei danni dell'immobilità". Inoltre la partnership
tra Aism e Virgin Active prevede
per tutto il 2012 l'organizzazione di momenti di sensibilizzazione e informazione all'interno
dei villaggi fitness.
Nella partita del "fitness per
tutti" si inseriscono anche alcune amministrazioni comunali,
impegnate a offrire luoghi adeguati ai cittadini disabili. A Chieti
è stato lanciato il progetto
Barrier free living, che prevede
la realizzazione della prima area
di verde pubblico attrezzata
per favorire l'attività sportiva
delle persone disabili.
(Fonte: www.superabile.it)
Alla scoperta di Roma,
una guida turistica ad
alta comprensibilità
Ci sono il Colosseo, Castel
Sant'Angelo, piazza Navona,
ma anche il Gianicolo e Ponte
Milvio fra i monumenti scelti
dai sei redattori con sindrome
di Down che hanno realizzato
una Guida turistica di Roma in
alta comprensibilità. Il volume,
realizzato
dall'Aipd
(Associazione Italiana Persone
Down) all'interno del progetto
europeo Smart Tourism in col-
laborazione con le associazioni di persone con sindrome di
Down di Lisbona e di Dublino,
è stato presentato oggi a
Roma nei locali dell'associazione Binario 95 alla stazione
Termini.
Cento pagine con foto, testi e
colori che forniscono in linguaggio semplice e immediato
informazioni generali sulla
città e sui mezzi di trasporto:
c'è la sezione "10 cose da
vedere", che oltre ai luoghi già
citati prende in considerazione anche San Pietro, Campo
de' fiori, il Pantheon, Fontana
di Trevi, piazza di Spagna e i
Musei capitolini), con tutte le
informazioni utili per la visita.
Sono proposti anche due
diversi itinerari a piedi (il
primo con partenza da largo
Argentina, il secondo da piazza Trilussa) e una gita fuori
città (ad Ostia Antica).
"Nella guida- ha spiegato
Moira Oliverio, redattrice con
sindrome di Down - abbiamo
deciso di mettere informazioni
concrete: che tipo di prese
elettriche ci sono nel nostro
paese, quanto costa il biglietto per i trasporti, cosa sono
bar, pizzerie a taglio, pub,
paninoteche. Per i dieci
monumenti che abbiamo scel-
to come i più belli abbiamo
dato informazioni su come
arrivarci e quanto costa visitarli. La guida è facile da usare e
da leggere, la possono usare
tutti, se venite a Roma portatela con voi e divertitevi!". Il
linguaggio utilizzato nella
guida - ha invece spiegato
Carlotta Leonori, Operatrice
Aipd e co-responsabile del
progetto Smart Tourism - è
frutto di uno specifico progetto di semplificazione, per rendere il testo fruibile a persone
con disabilità intellettiva, a
bambini o a chi parla poco la
nostra lingua: "Abbiamo utilizzato diversi accorgimenti
come scrivere con parole semplici, frasi brevi, stampare in
carattere grande e maiuscolo,
differenziare gli argomenti per
colore, affiancare foto alla
parte scritta per una maggiore
immediatezza, non andare mai
accapo con le parole, indicare
chiaramente i numeri e gli
orari precisando, per il tempo,
se parlavamo di mattina o
pomeriggio. Questi sono solo
alcuni degli accorgimenti
seguiti per la promozione del
movimento in città in autonomia e della conoscenza attiva
del territorio".
(Fonte: www.superabile.it)
Spiagge per tutti: regalatevi il mare del Salento
Il mare, risorsa preziosa che dona immancabilmente vigore, benessere e relax.
Sono note fin dall’antichità le qualità terapeutiche dell’acqua ed è importante che questo
patrimonio inestimabile sia condiviso da tutti e con tutti, senza divieti,
complicazioni e barriere. In molte spiagge e lidi del Salento, grazie al progetto Spiagge per Tutti, sono
disponibili le sedie “JOB”: impermeabili, sicure e fruibili gratuitamente.
Consentono ai disabili motori di stare a galla in acqua in modo agevole e in autonomia e di muoversi
sulla sabbia senza bisogno di passerelle. È prevista inoltre la presenza di operatori specializzati, appositamente formati e coordinati dall’Associazione SFIDA, secondo un piano che prevede, nelle spiagge
libere, orari differenziati e postazioni sparse su tutto il litorale salentino.
19
Partecipazione
Il diritto di voto e
l'accessibilità dei
seggi elettorali
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore. La
Legge n. 17 del 5 febbraio 2003
ha precisato che non è necessario che l'elettore che risulta
quale accompagnatore sia
iscritto nelle liste elettorali dello
stesso comune dell'assistito.
L'unico requisito richiesto per
l'accompagnatore dell'elettore
disabile è quello della iscrizione
nelle liste elettorali di un qualsiasi comune italiano. Qualora la
disabilità non sia evidente,
oppure non sia nota al presidente di seggio, deve essere
richiesto uno specifico certificato rilasciato da medici designati
dall'Azienda Usl. Tale documento deve precisare che "l'infermità fisica impedisce all'elettore di
esprimere il voto senza l'aiuto
di altro elettore". Questi certificati devono essere rilasciati
immediatamente, gratuitamente
e in esenzione a qualsiasi diritto
o applicazione di marche. Il certificato viene poi allegato agli
atti della sezione elettorale. Nel
caso dell'elettore cieco può
essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto
"libretto di pensione" dal quale
si evince la cecità accertata. È
utile precisare che chi necessita
di essere accompagnato solo
fino alla cabina elettorale, ma
poi è in grado di esercitare
autonomamente il voto, non
Partecipazione politica
occorre che presenti alcun certificato. Nessun elettore può
esercitare la funzione di accompagnatore per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata
un'apposita annotazione dal
presidente del seggio nel quale
egli ha assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico in
modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione elettorale sia inaccessibile, il disabile con difficoltà o impedimenti
alla deambulazione può votare
presso un'altra sezione, del
proprio comune, priva di barriere architettoniche. Nei comuni ripartiti in più collegi (senatoriali, collegi uninominali, collegi
provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi circoscrizionali, la sezione scelta per la
votazione deve appartenere al
medesimo collegio o alla medesima circoscrizione, nei quali è
compresa la sezione nelle cui
liste l'elettore stesso è iscritto.
Per sapere se la sezione scelta
corrisponde a questi requisiti è
possibile rivolgersi all'Ufficio
elettorale del Comune o al presidente della sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di guida
speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga di
alcuna certificazione oppure
nell'ipotesi in cui dalla certificazione non sia possibile evincere
con chiarezza che sussiste
un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita
all'Azienda Usl di competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
20
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista
elettorale della sezione e di
prenderne nota nel verbale.
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione
delle sezioni elettorali devono
essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto
contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere
anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante
di lista e di assistere, ove lo
vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere
predisposta almeno una cabina
per consentire agevolmente
l'accesso agli elettori e deve
essere previsto un secondo
piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa
ottanta centimetri, o un tavolo
munito di ripari che garantisca
la stessa segretezza. I seggi
debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove
deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della
carrozzina, tramite percorsi
accessibili. I comuni devono
provvedere al censimento delle
barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono
intervenire di conseguenza allo
scopo di evitare che si ripresenti la stessa situazione nelle future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa non
precisa se l'intervento debba
per forza consistere nella rimozione delle barriere architettoniche o nella scelta di altra sede
accessibile da adibire alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio
2009, n. 46, prevede la possibilità di esercitare il diritto di voto
presso il proprio domicilio per
alcune categorie di persone
affette da grave disabilità.
Possono, ad oggi, votare al proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi di
cui all'articolo 29 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, cioè
siano
“intrasportabili”.
Il
Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio
non possa essere richiesto solo
perchè non c’è alcun servizio di
accompagnamento al seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature
elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano; in questo caso la sottolineatura è sulla
dipendenza continuativa e
quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede
il possesso di certificati di handicap (art. 3, Legge 104/1992)
o di invalidità. Ci si riferisce
strettamente a infermità gravi e,
quindi, a situazioni sanitarie
anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
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Partecipazione
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie
con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere
un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado la
quota di famiglie meridionali che
ha fatto ricorso per le ore di
sostegno è circa il doppio
rispetto a quella del Nord (nella
scuola primaria rispettivamente
12,7% e 6%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 11,5% e 4,3%). (Fonte:
Istat 2013, “L’integrazione degli
alunni con disabilità nelle scuole
primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”). Al fine
della realizzazione del progetto
individuale è molto importante
garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno
e alunno con disabilità. Rispetto
Partecipazione scolastica
all’anno scolastico precedente
hanno cambiato insegnante di
sostegno il 41,7% degli alunni
con disabilità della scuola primaria e il 39,3% di quelli della
scuola secondaria di primo
grado. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”). Il supporto didattico fornito dall’insegnante di
sostegno dovrebbe essere
accompagnato dalla presenza di
figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia del singolo. Gli alunni con
disabilità totalmente non autonomi ricevono al Nord un numero medio di ore settimanali di
assistenza educativa culturale o
ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato
nel Mezzogiorno (nella scuola
primaria rispettivamente 12,3%
e 5,1%; nella scuola secondaria
di primo grado rispettivamente
13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”). Il processo d’inclusione scolastica
dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività della classe, anche se tale
partecipazione potrebbe implicare a volte una maggiore complessità organizzativa. Nelle
scuole primarie e secondarie di
primo grado quasi la metà degli
21
alunni con disabilità non partecipa alle attività extrascolastiche
organizzate dalla scuola, e tale
fenomeno assume una maggiore
consistenza nel Mezzogiorno.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
Scuolabile
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti. La disabilità è ben
presente nella nostra società,
tanto da coinvolgere il 15%
delle famiglie italiane, costrette
a traumatiche e sostanziali
variazioni nello stile di vita; ma
la disabilità è anche ricchezza
ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare
una fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre
nelle fiabe si incontra spesso il
tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come
Pollicino, oppure sciocchi e
incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato. Continuando su
questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti
scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il
mondo della diversità.
Ecco allora ScuolABILE, il primo
progetto completo che vuole
coinvolgere i bambini delle
scuole elementari, gli insegnanti
e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su
misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per
ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto.
(www.disabili.com)
Uguaglianza
Discriminazioni sul lavoro
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITA'
Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della
popolazione mondiale, circa
470 milioni di persone in età
lavorativa.
Negli stati Uniti, nel 2007, il reddito medio di una persona con
disabilità con un lavoro a tempo
pieno tutto l'anno era di 34.200
dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI
Le disuguaglianze salariali tra
uomini e donne persistono, per
non parlare della gravidanza e
della maternità che continuano
ad essere viste come un grave
impedimento.
Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei
confronti dei lavoratori migranti
che sono spesso esclusi dal
sistema di protezione sociale,
oltre che discriminati nell'accesso al lavoro.
In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per
orientamento sessuale.
contrastare la discriminazione:
la promozione della ratifica universale e dell'applicazione
delle due Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la
non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della
discriminazione nell'impiego e
nelle professioni; lo sviluppo
delle capacità istituzionali dei
costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto
fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che
si occupano di uguaglianza.
La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del 1951 e la
Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate
rispettivamente da 168 e 169
Stati, su un totale di 183 Stati
membri dell'ILO. L'obiettivo è la
ratifica universale.
I PROVVEDIMENTI
Il Rapporto denuncia che
durante i periodi di recessione
economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa
dell'assenza di dati.
Per questo l'ILO raccomanda
alcune misure indispensabili a
L'ILO
Organizzazione Internazionale
del Lavoro, è l'agenzia della
Nazioni Unite specializzata nel
promuovere la giustizia sociale,
i diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti.
Formula gli standard minimi
internazionali delle condizioni
di lavoro e dei diritti del lavoratore attraverso la stipula di
22
Convenzioni
e
Raccomandazioni.
Libertà di associazione, diritto
di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi
obiettivi.
(Fonte: www.disabili.com)
Un impegno attivo per
la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile
sia inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile.
Eppure, basterebbe un piccolo
aiuto aggiuntivo per far entrare,
o rientrare, milioni di europei
disabili nel mercato del lavoro.
La strategia riveduta di Lisbona
per la crescita e l’occupazione
è tesa in modo particolare ad
aumentare i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei
disabili in Europa.
Gli Stati membri predispongono
le proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti
della strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno
riferiscono alla Commissione in
merito alle iniziative adottate in
materia di occupazione, tra cui
quelle riguardanti le persone
disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale,
l’assistenza sanitaria e i servizi
sociali, dando in tal modo ai
disabili maggiori possibilità di
trovare e mantenere il lavoro.
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI
DISABILI, unico nel suo genere,
è nato nel 1999 per volontà di
Anffas Onlus e della Nazionale
italiana Magistrati. Persegue lo
scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed
alle loro famiglie.
Il Tribunale è divenuto negli anni
una realtà tangibile, un appuntamento importante ed atteso,
che dà un contributo autorevole e concreto affinché, anche
per le persone con disabilità,
l'uguaglianza dei diritti e la pari
dignità sociale siano condizioni
pienamente raggiunte e non
meri dettami legislativi.
Il Tribunale affronta, attraverso
pubblici dibattimenti che si
svolgono sul modello di quelli
reali, situazioni effettivamente
accadute in cui sono stati viola-
Uguaglianza
ti i diritti delle persone con disabilità e la loro dignità sociale.
Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti
tra i più significativi, la segreteria
giuridica del Tribunale esamina
ogni anno centinaia di altre
situazioni particolari, svolgendo
un lavoro costante e quotidiano
di consulenza tecnica.
L’ICT: lavoro
e integrazione
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza anche
sulla società. Il fatto di avere un
handicap, non esclude che la
persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità.
Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e
contribuiscono alla realizzazione della persona disabile.
Il ruolo delle tecnologie ICT
dovrebbe iniziare nelle scuole
con la formazione degli studenti disabili.
Il lavoro degli insegnanti e dei
professionisti si dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per ogni esigenza
individuale dello studente disabile. Le tecnologie ICT sono
strumenti nell’ambiente lavorativo delle aziende. Nel 2008 è
stato realizzato uno studio dal
Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione
ASPHI Onlus per avere una
visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili,
delle applicazioni ICT nelle
aziende.
L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e grandi
aziende. Sono stati esaminati
due aspetti: organizzazione
aziendale per favorire l’inserimento dipendenti disabili e
livello di accessibilità dei sistemi
informativi.
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni
tramite il collocamento mirato.
I dipendenti assunti hanno varie
condizioni di disabilità ed è
stata rilevata una predominanza
di persone con disabilità moto-
Discriminazioni sul lavoro
rie. I dipendenti disabili sono
gerarchicamente dipendenti dai
responsabili risorse umane o dai
capi del personale e hanno limitati rapporti con i responsabili
del settore informatico.
Non è stata riscontrata una massiccia presenza di politiche
aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile
nell’ambito lavorativo.
È stato dichiarato dalle aziende
un livello paritario tra lavoratori
nell’accesso agli strumenti ICT,
con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT
per favorire l’utilizzo da parte
dei lavoratori disabili.
La presenza di un sistema informativo con un tale elevato livello di accessibilità può avere
anche una spiegazione diversa.
Le persone disabili assunte
hanno capacità tecniche che
permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda,
senza particolari interventi,
oppure i dipendenti disabili
svolgono mansioni che non
richiedono l’utilizzo di tali strumenti.
In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e
si sottovaluta la necessità del
dipendente disabile. Sono stati
riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da
parte dell’azienda e di reali
interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema
informativo.
La conferma della presenza di
una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da
un’analisi di 1060 PMI.
(Fonte: meetinability.net)
Il progetto
Diversitalavoro
Diversitalavoro, promossa da
People, Fondazione Sodalitas,
UNAR e Fondazione Adecco
per le Pari Opportunità , è
un'iniziativa unica del suo genere in Italia.
Diversitalavoro nasce infatti con
l'obiettivo di facilitare fattivamente l'inserimento lavorativo
per persone con disabilità, alle
persone di origine straniera e
alle persone transgender coin-
23
volgendo aziende ed istituzioni
sensibili a valori come diversità
e inclusione sociale. Come partecipare:
- Registrati a Diversitalavoro
attraverso il pulsante "Annunci
di lavoro" a destra in altro in
home page
- Invia la tua candidatura agli
annunci pubblicati
- Le persone selezionate dalle
aziende riceveranno l'invito a
partecipare ai colloqui, o presso le aziende o in occasione
degli eventi Diversitalavoro.
Ogni
anno,
attraverso
Diversitalavoro, si moltiplicano
le opportunità di informarsi, di
orientarsi e di incontrare personalmente i responsabili del personale di grandi aziende italiane
ed internazionali. Nell'ottica di
coinvolgimento del mondo produttivo, Diversitalavoro diviene
un momento di incontro itinerante con scenario la sede stessa delle aziende partecipanti,
che in tal modo hanno la possibilità di valorizzare le buone
pratiche messe in atto per promuovere le Pari Opportunità.
Tra le iniziative Diversitalavoro
segnaliamo: il Career Forum
Diversitalavoro, offre la possibilita' di incontrare personalmente
i manager aziendali, presentando il proprio cv e sostenendo
colloqui di lavoro. Per essere
selezionati e invitati all'evento,
occorre inviare la propria candidatura, attraverso l'apposito
tasto presente sul sito.
Portale Web www.diversitalavoro.it: il sito ufficiale di
Diversitalavoro attraverso il
quale è possibile raccogliere
informazioni sulle iniziative,
consultare le opportunità di
lavoro disponibili e candidarsi
direttamente inviando il proprio
cv e preparando la propria par-
tecipazione al Career Forum
Diversitalavoro.
Seminari e Workshop gratuiti: i
promotori
del
progetto
Diversitalavoro
organizzano
degli incontri dedicati:
- ai candidati (persone con
disabilita' e persone con origine
straniera) per fornire una preparazione che possa prepararli
ad affrontare al meglio i colloqui di selezione che si tengono
in occasione del Career Forum
Diversitalavoro e piu' in generale nella ricerca del lavoro.
- ai recruiter aziendali. Gli
incontri sono coordinati da
Fondazione Sodalitas coinvolgendo istituzioni ed enti che
operano sui temi dell'integrazione lavorativa delle persone
con disabilita', delle persone di
origine straniera e delle persone LGBT, non trascurando di
approfondire gli aspetti normativi.
(Fonte: diversitalavoro.it)
Immersione
di vitalità
per non udenti
e disabili motori
Su iniziativa della Pro Loco di
Lecce, accesso per tutti alle
profondità marine. Curato
dall’Associazione nazionale
istruttori subacquei (Anis),
che mette a disposizione i suoi
istruttori, il servizio è rivolto
a subacquei udenti, non udenti e/o con difficoltà motorie, in
possesso di brevetto per immersione.
I sub interessati hanno la possibilità di scegliere il punto
della costa in cui desiderano
immergersi.
Il servizio prevede la disponibilità della sedia Job e, su
richiesta, dell’attrezzatura
necessaria all’immersione.
www.anis.it
Uguaglianza
Discriminazioni culturali
Tutela dei diritti e
delle libertà delle
persone con disabilità
a livello internazionale
L'Unione europea è membro
della convenzione delle Nazioni
Unite che deve garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle
persone con disabilità.
Tale convenzione deve inoltre
assicurare il loro benessere
sociale e la loro protezione giuridica.
ATTO
Decisione 2010/48/CE del
Consiglio, del 26 novembre
2009, relativa alla conclusione,
da parte della Comunità europea, della convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
SINTESI
L'Unione europea (UE) ha aderito alla convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
Questa convenzione internazionale mira a garantire che le
persone con disabilità godano
di tutti i diritti umani e delle
libertà fondamentali.
A tal fine, la convenzione si
basa su una serie di principi:
• il rispetto per la dignità, l'autonomia e l'indipendenza
delle persone;
• la non discriminazione;
• la partecipazione e l'inclusione nella società;
• il rispetto per la differenza e
l'accettazione delle persone;
• la parità di opportunità;
• l'accessibilità, soprattutto dei
trasporti, dell'informazione e
delle comunicazioni, delle
apparecchiature e dei servizi
pubblici nelle aree urbane e
rurali;
• la parità tra uomini e donne;
• il rispetto per l'identità dei
minori con disabilità e per lo
sviluppo delle loro capacità.
Gli Stati che hanno aderito alla
convenzione adottano tutte le
misure necessarie per garantire
il progressivo rispetto di questi
principi. Essi si impegnano inol-
tre ad agire a favore dei diritti
economici, sociali e culturali
delle persone con disabilità.
Inoltre, le persone con disabilità devono essere consultate
durante l'elaborazione e l'attuazione della legislazione e delle
politiche che le riguardano.
Protezione contro le discriminazioni
Ogni forma di discriminazione
fondata sulla disabilità è vietata,
e le persone con disabilità ricevono una protezione giuridica
effettiva sulla base dell'uguaglianza con le altre persone.
La convenzione contiene disposizioni specifiche relativamente
a due gruppi di popolazione:
• le donne con disabilità, che
sono soggette a discriminazioni multiple. Devono essere
adottate misure per garantire
il loro pieno sviluppo e la loro
indipendenza;
• i minori con disabilità, che
hanno diritto alla protezione
del loro superiore interesse in
caso di decisioni che li riguardano e godono anche del
diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e di
ricevere un aiuto adeguato.
Gli Stati parti alla convenzione
si impegnano a combattere gli
stereotipi e a fare conoscere
meglio le capacità delle persone con disabilità.
Diritti riconosciuti dalla
convenzione
La convenzione afferma una
serie di diritti e di libertà che
24
devono essere riconosciuti alle
persone con disabilità. Si tratta
in particolare:
• del diritto alla vita;
• della protezione in situazioni
di rischio e di emergenza
umanitaria;
• del riconoscimento della personalità e della capacità giuridica, soprattutto al fine di
accedere alla proprietà e alla
libera gestione finanziaria,
sempre restando protetti
dagli abusi;
• dell'accesso alla giustizia
attraverso accomodamenti
procedurali;
• della libertà e della sicurezza;
• del diritto di non essere sottoposti a tortura, a pene o
trattamenti crudeli inumani o
degradanti;
• del diritto di non essere sottoposti a sfruttamento, violenza e maltrattamenti;
• della protezione dell'integrità
fisica e mentale;
• del diritto di circolare liberamente, di scegliere il luogo di
residenza e la nazionalità;
• della vita indipendente e dell'inclusione nella società;
• della mobilità personale, in
particolare attraverso apparati e tecnologie di supporto
alla mobilità;
• della libertà di espressione e
di accesso all'informazione;
• del rispetto della vita privata;
• del rispetto del domicilio e
della vita familiare;
• del diritto all'istruzione;
• dell'accesso ai servizi sanitari,
• dell'abilitazione e della riabilitazione, attraverso la piena
realizzazione del potenziale
fisico, mentale, sociale e professionale;
• del diritto al lavoro, senza
discriminazioni e in condizioni eque e favorevoli;
• del diritto ad adeguati livelli
di vita e alla protezione
sociale;
• della partecipazione alla vita
politica e pubblica, comprese
le votazioni e le elezioni;
• della partecipazione alla vita
culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport.
Applicazione della convenzione
Azioni di cooperazione internazionale possono essere condotte a favore delle persone
con disabilità, in particolare in
partenariato con le organizzazioni internazionali e regionali
competenti. Gli Stati prevedono uno o più punti di contatto
nazionali per informare il pubblico circa la convenzione. Essi
istituiscono un meccanismo
indipendente di monitoraggio
dell'attuazione della convenzione. La società civile deve
essere pienamente coinvolta
nel processo di monitoraggio
delle azioni. Infine, ogni Stato
deve presentare un rapporto
dettagliato sulle misure prese
per adempiere ai propri obblighi, entro due anni dalla sua
adesione alla convenzione.
Uguaglianza
Contesto
La Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea vieta qualsiasi discriminazione basata sulla
disabilità
(articolo
21).
Riconosce inoltre il diritto delle
persone con disabilità all'autonomia, all'inclusione sociale e
professionale e alla partecipazione alla vita della comunità
(articolo 26). Il trattato di
Lisbona attribuisce alla Carta lo
stesso valore giuridico dei trattati (articolo 6 del trattato sull'UE).
(Fonte: http://europa.eu)
Donna e disabile,
discriminazione
multipla
Restano ancora molte, troppe,
le facce della discriminazione
che le donne con disabilità si
trovano a dover affrontare dalla
nascita o a causa di una malattia
invalidante, di un incidente sul
lavoro (...).
In un mondo costruito per
uomini e gestito da uomini,
essere donna e avere una disabilità comporta una vita di
discriminazione multipla. Le
donne disabili sono sempre e
comunque donne, ma non sono
mai riconosciute come tali. Non
bisogna credere che in Italia la
condizione di vita delle donne
con disabilità sia sicuramente
migliore rispetto ad altri Stati, né
che la povertà economica e culturale in cui sono segregate le
donne disabili sia tipica dei Paesi
in via di sviluppo", denuncia
Luisella Bosisio Fazzi, consigliere
della Ledha (Lega per i diritti
delle persone con disabilità).
L'associazione sta progettando
l'apertura di un Centro di tutela
antidiscriminatoria, a sostegno
anche dell'universo femminile, in
grado di diventare punto di riferimento regionale e nazionale
raccogliendo segnalazioni e
richieste, offrendo informazioni
e consulenze.
"I dati ci dicono che le donne
disabili trovano con più difficoltà lavoro, spesso devono rinunciare al desiderio di maternità e,
in generale, subiscono più
Discriminazioni culturali
discriminazioni rispetto ai
maschi. Sono invisibili perché le
politiche di genere non influenzano la loro condizione e le
politiche sulla disabilità non
tengono conto del genere",
insiste
Bosisio
Fazzi.
Evidenziando che raramente le
donne disabili sono "considerate in relazione alla femminilità,
alla maternità, alla genitorialità,
alla bellezza. Detengono il più
alto tasso di non impiego, sono
più spesso escluse dai sistemi
educativi; normalmente vengono dissuase dall'avere figli.
Spetta a loro la percentuale più
elevata di violenze e abusi subiti, soprattutto alle donne con
malattie psichiatriche, disabilità
sensoriali e intellettive".
Un quadro sconfortante. Per
questo la Ledha offre da tempo
un servizio legale. "Anche a
causa della scarsa informazione
sul tema, le persone con disabilità e in particolar modo le
donne, sono ancora spesso vittime di violenza», fa notare l'avvocato Gaetano De Luca, che
ha supportato la famiglia di
una ragazza milanese con una
disabilità di tipo intellettivo vittima di violenza sessuale da
parte dell'autista che l'accompagnava a scuola e al centro
diurno: "Comprensibile la difficoltà dei genitori nel dover
affrontare un processo e nel
vedere la propria figlia subire
tutta una serie di attività di
indagine volte ad accertarne la
credibilità e la reale capacità
di poter percepire e rendersi
conto di quanto le è accaduto. L'imputato infatti, durante il
processo, ha più volte negato
gli addebiti, ma dopo il dibattimento è stato condannato a
una pena di sei anni".
Se circa il 16 per cento delle
donne europee è disabile, un
rapporto del Parlamento
dell'Unione denuncia che circa
l'80 per cento di quelle istituzionalizzate sono esposte al
rischio di violenza, spesso
compiuta proprio dalle persone che dovrebbero prendersi
cura di loro. E nella civilissima
Germania uno studio commis-
25
sionato dal ministero per la
Famiglia rivela che migliaia di
donne con disabilità intellettiva, rinchiuse in istituti, hanno
subito abusi sessuali.
Al di là dei casi di cronaca, i
diritti violati pongono l'urgenza di un cambiamento culturale, di una sterzata decisa nella
mentalità comune. Perché i
pregiudizi sono duri a morire.
Approvata nel dicembre 2006,
la Convenzione delle Nazioni
Unite sui diritti delle persone
con disabilità (ratificata da una
ventina di Paesi della Ue)
auspica che le donne non
siano più vittime della "discriminazione multipla". Un concetto "reso noto dagli studi di
Kimberly W. Crenshaw in riferimento alle esperienze di
discriminazione vissute dalle
donne nere in America, che si
è progressivamente esteso in
altri ambiti", spiega la psicologa valdostana Laura Elke
D'Apolito, autrice di una
recente ricerca sulle donne
disabili: "In una società come
la nostra, dove la sessualità è
l'oggetto più frequente della
comunicazione di massa, l'invisibilità a cui sono costrette le
donne disabili in qualche
modo è una forma di negazione del loro diritto alla sessualità. Sono quasi invisibili all'interno dei media, poiché il loro
corpo è percepito dalla società come ‘poco desiderabile'".
(Laura Badaracchi)
i contesti all’interno dei quali i
protagonisti dello spot partecipano alla vita sociale di tutti
i giorni. La coinvolgente familiarità delle situazioni non
lascia spazio agli stereotipi e ai
pregiudizi secondo i quali l’esistenza delle persone con disabilità ruota solo ed esclusivamente intorno alla diversità.
Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei bambini della campagna ancor prima
di intuire la loro condizione di
disabilità percepiamo la stessa
voglia di vita al di là delle barriere architettoniche o culturali esistenti.
Diffondere i temi legati alla
disabilità, sensibilizzare l’opinione pubblica sui concetti di
dignità, diritti e benessere
delle persone disabili, accrescere la consapevolezza dei
benefìci che possono derivare
dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita
sociale sono i princìpi ispiratori della Giornata Internazionale
dei diritti delle persone con
disabilità e devono entrare a
far parte della vita di tutti.
“Dobbiamo creare delle società che valorizzino la diversità e
l’inclusione”. (estratto del
messaggio in occasione del 3
dicembre 2012 del Segretario
Generale dell’ONU Ban KiMoon).
(www.pariopportunita.gov.it)
(Fonte: www.superabile.it)
Berlino, la città
accessibile
"Abilità diverse.
Stessa voglia di vita"
Berlino vince il
premio 2013 come città europea
più accessibile per i disabili.
La capitale tedesca si è aggiudicata il riconoscimento in occasione della Giornata Internazionale dedicata ai potatori di
handicap, concorrendo in-sieme
ad altre 98 municipalità provenienti da 20 Stati membri. La
giuria ne ha riconosciuto l'efficienza dei trasporti e delle
infrastrutture, l'impegno nel
garantire servizi accessibili e
sostenibili, la costanza nell'incoraggiare altre realtà europee
nell'adottare le mi-gliori pratiche esistenti. Nantes (Francia) e
Stoccolma (Svezia) le altre due
finaliste.
Prosegue
l’attività
del
Dipartimento Italiano per le
Pari Opportunità per informare
e sensibilizzare le cittadine e i
cittadini sul tema della disabilità. In occasione della giornata
internazionale dei diritti delle
persone con disabilità parte,
infatti, la nuova edizione della
campagna di comunicazione
dal titolo “Abilità diverse.
Stessa
voglia
di
vita”.
Università, lavoro e sport sono
Lavoro per i disabili
Occupazione
L'inserimento
lavorativo dei disabili
Per promuovere l'inserimento e
l'integrazione lavorativa delle
persone disabili nel mondo del
lavoro la legge prevede una
serie di servizi di sostegno e di
collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un
insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto
adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli enti
pubblici che assumono disabili
con determinate percentuali di
invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove
opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti
pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano
soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'oc-
cupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono
iscriversi al collocamento obbligatorio presso il Centro per l'impiego competente per territorio, nell'apposito elenco costituito da un'unica graduatoria.
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
Lavoratori disabili:
doveri e agevolazioni
per le aziende che
assumono
Per le aziende tenute ad assumere lavoratori appartenenti
alle categorie protette sono
previste agevolazioni fiscali.
Si stima che nel nostro paese
solo il 16% dei disabili abbia un
lavoro. Questo significa che il
74% delle persone con disabilità non ha una occupazione, per
circa 700 mila persone iscritte
alle liste di collocamento obbligatorio.
Non manca anche la tirata
d'orecchi che l'Europa ha fatto
all'Italia su questo fronte, dove
abbiamo ricevuto la bocciatura
della Corte di Giustizia UE, la
quale ritiene insufficienti gli
strumenti messi in campo dal
nostro paese per favorire l'occupazione delle persone con
disabilità , come realizzazione
dei diritti di uguaglianza e integrazione.
Premesso che la situazione e la
congiuntura economica senz'al-
26
tro non aiutano, con un panorama desolante per tutti, è
importante che le aziende sappiano che è tra i loro doveri
quello di assumere persone
appartenenti alle categorie protette, come pure che sono previsti sgravi e agevolazioni.
Ci sembra quindi utile ricordare
quali sono questi obblighi e
questi diritti, attingendo anche
ai contenuti di una utile guida
che abbiamo trovato sul web:
Categorie protette- un grande
potenziale pubblicata da Page
Personnel.
OBBLIGHI DELLE AZIENDE - La
legge 68/99 stabilisce che le
aziende con più di 15 dipendenti debbano assumere almeno un lavoratore appartennete
alle categorie protette. La normativa prevede un crescendo
di queste assunzioni, con l'au-
mentare dei dipendenti. Da 15 a
35 dipendenti prevede l'assunzione di una persona disabile,
dai 36 ai 50 di due, da 51 a 150
in una percentuale del 7% più
uno ecc. E' quindi fondamentale, per l'azienda, capire quante
persone disabili sia tenuto ad
assumere. Per farlo, va calcolata
la percentuale, tenendo conto
che nel computo vanno inseriti
tutti lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (compresi
quelli con contratto a tempo
determinato fino a 9 mesi). Ci
sono alcune eccezioni, come i
lavoratori tramite cooperative, i
dirigenti, ecc.
INCENTIVI PER LE AZIENDE Assumendo un lavoratore
appartenete alle categorie protette, oltre a inserire nel suo
organico una risorsa produttiva,
l'azienda ha diritto di accedere
Lavoro per i disabili
Occupazione
ad alcune agevolazioni previste
dalla legge (art. 13 legge
68/99). Tra queste c'è la fiscalizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali per l'assunzione di lavoratori disabili
con ridotta capacità lavorativa
superiore al 79% fino a un massimo di 8 anni; stesso dicasi per
l'assunzione di lavoratori con
handicap intellettivo e psichico
indipendentemente dalla percentuale di invalidità .
Abbassandosi la percentuale di
capacità lavorativa tra il 67 e
79%, la fiscalizzazione arriva al
50% per un massimo di 5 anni.
Va ricordato inoltre che, nel
caso in cui l'azienda debba
sostenere costi per facilitare
l'inserimento lavorativo o il
lavoro stesso della persona
disabile (con invalidità superiore al 50%), è previsto un rimborso parziale forfetario. Può
trattarsi di interventi per eliminare le barriere architettoniche,
ma anche per l'acquisto di tecnologie per facilitare il telelavoro del soggetto.
SANZIONI - Per le aziende che
non rispettano l'obbligo di
assunzione di lavoratori disabili
sono previste delle sanzioni di
tipo amministrativo, stabilite dalle
direzioni provinciali del lavoro.
Le sanzioni constano di:
- 635,11 Euro (maggiorati di
Euro 30,76 per ogni giorno di
ritardo) in caso di ritardo nell'inviare il prospetto informativo che riporta il numero di
lavoratori totali e i nominativi
di quanti appartenenti alle
categorie protette (ricordiamo che il prospetto va inviato
entro il 31 gennaio di ogni
anno, ndr).
- Euro 62,77 al giorno per ogni
lavoratore non occupato, a
partire dal 61 esimo giorno
dall'obbligo di assunzione, in
caso di mancato adeguamento alla norma.
CHI HA DIRITTO AL COLLOCAMENTO MIRATO - I soggetti che
possono essere iscritti alle categorie protette, indi accedere al
collocamento mirato, devono
essere in possesso di una certificazione che attesti e descriva
le capacità residue al lavoro (la
riduzione della capacità lavorativa deve essere almeno del
45%). L'attestazione viene rilasciata dalla commissione per
l'accertamento delle capacità
lavorative residue operante in
tutte le ASL, ai sensi della Legge
68/1999. Hanno altresì diritto le
persone invalide del lavoro con
grado di invalidità superiore al
33%; persone non vedenti,
persone non udenti; invalide di
guerra, invalide civili di guerra e
invalide per servizio, vedove,
orfani, profughi ed equiparati
ad orfani, nonché i soggetti
individuati dalla legge 407 del
1998 (vittime del terrorismo e
della criminalità organizzata).
(Fonte: www.disabili.com)
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con
disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e
orientare per trovare il posto di
lavoro più vicino alle proprie
esigenze fisiche e personali.
Dopo il lancio del nuovo Job
Disabili, trasformazione del più
vecchio progetto "Agenzia
Lavoro Disabili", Daniele Regolo,
l'imprenditore non udente di
Macerata, spiega a SuperAbile.it
il percorso fin qui fatto e le
aspettative per il futuro. Già
premiato nel 2012 nell'ambito
dell'Italian round della Global
Social Venture Competition
(Gsvc), premio internazionale
ideato dalla Università di
Berkeley per sviluppare idee
imprenditoriali a forte rilevanza
sociale e basso impatto
ambientale, Job Disabili guarda
al futuro con umiltà ma anche
con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è
stato garantire l'accessibilità del
sito. La Legge Stanca, benché
avanzata, non è applicata a
pieno. Mancano buoni esempi
cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di lavo-
27
ro per la seconda versione ci
dicono quanto sia difficile l'accessibilità. Il punto di un buon
sito non è la grafica, ma il suo
funzionamento.
La strada è questa: lo scopo
infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda e
offerta di lavoro". "In termini di
aspettative - ha poi continuato
-, ci muoviamo dalla nostra
prima esperienza: oltre 2.900
contatti di candidature personali e 70 aziende accreditate.
L'aspettativa è quella di superare l'idea di un sito che sostituisca un Ufficio di collocamento;
vogliamo che Job Disabili
diventi un punto di riferimento.
Anche per il collocamento.
Raggiungere, cioè, il limbo di
chi non viene mai chiamato".
Ma cos'è Job Disabili e perché si
arriva ad un'idea del genere è
quello che ci ha sempre reso
curiosi di questo progetto. "Job
Disabili - ha spiegato Regolo sintetizza tutte le mie esperienze fallimentari in tema di lavoro.
Questo progetto ha dato
sostanza a tutti i miei fallimenti:
lavoravo in Asl a tempo indeterminato. Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo sportello. Io, non
udente, allo sportello? Mi sono
licenziato. La prima scelta adulta della mia vita. Sono diventato
facilitatore e questo desidero
essere. Job Disabili vuole facilitare appunto la vita di chi, a
prescindere dalla disabilità, ha
voglia di mettersi in gioco.
Da disabile so quanto è difficile
lavorare e farlo in ufficio, sia
esso pubblico o privato: regole
e procedure non aiutano a
inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento
europeo. Oggi siamo una Srl. La
squadra è in ampliamento, ma
tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti
con disabilità si adopereranno
con noi per arrivare ad un
obiettivo comune. Ovvero, insistere sulla qualità delle persone
in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità: il
cambio di visione è esemplare.
E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque
l'ambiente, in questo caso di
lavoro, ad essere più accogliente e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con
disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno
cercato di dare attuazione nel
corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
Lavoro per i disabili
Occupazione
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per
l’Impiego territoriali o chiedere
supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili.
Queste tematiche vengono
trattate anche da "SuperAbile",
il Portale dell'Inail che coniuga
sezioni documentali costantemente aggiornate a servizi di
consulenza attraverso il call
center
800.810.810.
Superabile è un "Contact
Center Integrato" costituito
principalmente da un portale di
informazione e di documentazione sulle tematiche della
disabilità, aggiornato quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza telefonica,
il call center SuperAbile
800.810.810.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Aggravamento della
disabilità. Cosa dice
la legge
Vediamo cosa dice la legge
rispetto al rapporto di lavoro
tra dipendenti con disabilità e
datore di lavoro, in caso di
aggravamento delle condizioni
di salute o riorganizzazione
aziendale.
La legge 68/99 sul cosiddetto
collocamento obbligatorio prevede una serie di strumenti per
tutelare il lavoratore con disabilità nell’accesso a una occupazione. La norma si applica a
persone in età lavorativa affette
da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai disabili
intellettivi, che comportino una
riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento;
alle persone invalide del lavoro
con un grado di invalidità superiore al 33 per cento; a quelle
non vedenti o sorde; e agli
invalidi di guerra, invalidi civili di
guerra e per servizio.
Oltre a regolamentare la questione delle quote di assunzioni obbligatorie (i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad assumere un numero di
lavoratori con disabilità a quote
scaglionate, secondo il numero
totale di dipendenti), la legge
definisce anche le eventuali
variazioni di mansione, di ruolo
o azienda a seguito di cambiamento nelle condizioni di salute dell’interessato o dell’organizzazione interna. A questo
proposito, cosa succede se
subentra un aggravamento
nelle condizioni del dipendente assunto tramite le categorie
protette, tale da non essere più
idoneo a quella mansione? Si
deve ripassare per il collocamento mirato o l’azienda ha
obbligo di assegnarmi ad altra
posizione? E se l’azienda non
lo può fare?
Ci aiuta a inquadrare la situazione il nostro Esperto Avvocato, il
dottor Roberto Colicchia, che
nella sua rubrica in disabili.com
l’Avvocato Risponde, in una
risposta al quesito di un lettore
affronta l’argomento.
Il nodo della questione, ricorda
l’avvocato Colicchia, è all’art.
10 comma 3 della l. 68/99 il
quale dice che “…nel caso di
aggravamento delle condizioni
di salute … il datore di lavoro
può chiedere che vengano
accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se,
a causa delle sue minorazioni,
possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda. … Gli
accertamenti sono effettuati
dalla commissione di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio
1992, n. 104, integrata a norma
dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1,
comma 4, della presente legge
…. La richiesta di accertamento
e il periodo necessario per il
suo compimento non costituiscono causa di sospensione del
rapporto di lavoro. Il rapporto
28
di lavoro può essere risolto nel
caso in cui, anche attuando i
possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la predetta commissione accerti la
definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda...” Questo significa
che il rapporto di lavoro può
essere interrotto nel caso in cui
venga accertata dalle commissioni competenti la definitiva
impossibilità di reinserire il
disabile all'interno dell'azienda. Inoltre si sottolinea che
spetta al datore l'onere della
prova della non ricollocabilità
del
lavoratore
inabile.
Continua l’avvocato: “Secondo
giurisprudenza, sia nel caso di
aggravamento dello stato di
salute che di riorganizzazione
aziendale, è necessario verificare se il disabile possa essere
adibito ad una diversa attività
equivalente alle mansioni già
assegnate o anche a mansioni
inferiori, attribuendo al datore
di lavoro il cd. onere di repechage”. A questo proposito
riporta il contenuto di una
recente
pronuncia
della
Cassazione che, pur non riferendosi alle assunzioni ex legge
68/99, ha ritenuto che “…II
licenziamento
dell'invalido
assunto in base alla normativa
sul collocamento obbligatorio
segue la generale disciplina
normativa e contrattuale sol
quando è motivato dalle comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre quando è determinato dall'aggravamento dell'infermità che ha
dato luogo al collocamento
obbligatorio, è legittimo solo in
presenza delle condizioni previste dall'art. 10, legge n.
482/1968, ossia la perdita totale della capacità lavorativa o la
situazione di pericolo per la
salute e l'incolumità degli altri
lavoratori o per la sicurezza
degli impianti, accertati dall'apposita commissione medica; nel
caso in cui all'invalido risulti una
capacità lavorativa, inoltre, sussiste in capo al datore di lavoro
l'obbligo di adibirlo a mansioni
equivalenti o anche inferiori
compatibili con il nuovo stato
dell'infermità, se la struttura
organizzativa dell'azienda e la
situazione dell'organico aziendale consentono…”
Il lavoratore, dunque, potrà
essere licenziato solo qualora
la Commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire
il disabile all'interno dell'impresa, nonostante gli adattamenti
tentati da quest’ultima alla propria organizzazione produttiva.
Qualora quindi anche la soluzione di un ricollocamento in
azienda non possa essere
messa in atto, il lavoratore
licenziato viene avviato presso
altra azienda senza dover nuovamente essere inserito nella
graduatoria, come indicato nell'art. 8 della legge 68/99 al cui
comma 5 è stabilito che “ lavoratori disabili, licenziati per
riduzione di personale o per
giustificato motivo oggettivo,
mantengono la posizione in
graduatoria acquisita all'atto
dell'inserimento nell'azienda”.
(Fonte: www.disabili.com
Lavoro per i disabili
Occupazione
Centralinisti
non vedenti
La normativa sull'inserimento
lavorativo dei non vedenti, e in
particolare dei centralinisti telefonici, costituita essenzialmente
dalla legge 29 marzo 1985, n.
113 richiede da tempo un adeguamento alle nuove esigenze
del mercato del lavoro e al progresso tecnologico intervenuto
nell'ambito della comunicazione. Infatti, nel settore che costituisce uno dei più importanti
bacini occupazionali per le persone che soffrono di minorazioni visive, hanno inciso negativamente molteplici fattori, di ordine legislativo, economico e
sociale.
L'evoluzione delle tecnologie
ha comportato radicali modificazioni alle postazioni dei centralini telefonici.
Il tradizionale posto operatore
è stato sostituito da dispositivi
passanti o, comunque, da sistemi di connessione automatica,
con la conseguente notevole
contrazione di possibilità di
impiego per i centralinisti.
La Legge 17 maggio 1999, n.
144, all'art. 45, comma 12, ha
affidato al Ministro del Lavoro il
compito di individuare con proprio decreto qualifiche equipollenti a quella del centralinista
telefonico, idonee al collocamento dei lavoratori non
vedenti in base alla legge n.
113/1985.
Con tale disposizione il legislatore ha voluto estendere ai
possessori di qualifica equipollente a quella di centralinista
non vedente la stessa tutela
normativa riconosciuta ai centralinisti non vedenti iscritti
all'apposito Albo nazionale, in
conformità alle nuove esigenze
del mercato del lavoro, sempre
più improntate alla utilizzazione
di tecnologie avanzate nel settore della comunicazione telefonica.
Il Ministero del Lavoro con
decreto 10 gennaio 2000, ha
riconosciuto come equipollenti
a quella del centralinista telefonico non vedente le seguenti
qualifiche professionali:
operatore telefonico
addetto alle informazioni alla
clientela e agli uffici relazioni col
pubblico;
operatore telefonico
addetto alla gestione e all'utilizzazione di banche dati;
operatore telefonico
addetto ai servizi di telemarketing e telesoccorso.
La Legge 17 maggio 1999, n.
144, all'art. 45, comma 12 e il
Decreto del Ministero del
Lavoro e della Previdenza
Sociale del 10 gennaio 2000
prevedono che possono essere
individuate ulteriori qualifiche
equipollenti a quella di centralinista telefonico non vedente
rispetto a quelle già indicate nel
suddetto decreto. Infatti, il
Ministero del Lavoro con un
nuovo decreto dell'11 luglio
2011 ha stabilito l'equipollenza
tra la figura del centralinista
telefonico e quella di operatore
amministrativo
segretariale
estendendo ai soggetti non
vedenti che conseguono il
diploma di operatore ammini-
29
strativo segretariale la stessa
tutela normativa oggi riconosciuta ai centralinisti non vedenti dalla legge 29 marzo 1985, n.
113 iscritti nell'apposito Albo
nazionale.
Si ricorda che la vigente normativa sulla istruzione e formazione professionale riconduce, alla
nuova qualifica di operatore
amministrativo segretariale, il
diploma di qualifica professionale di centralinista telefonico
non vedente.
(Fonte: www.superabile.it)
La ricerca del lavoro
viaggia sul web
Inflazione che incombe, imposte
che non lasciano tregua, e disoccupazione incalzante. E’ questo il
panorama dei nostri giorni, ed è
per questo che è fondamentale
affilare tutte le frecce al nostro
arco, per trovare lavoro. Diversi
sono gli strumenti che permettono a chi sta cercando una occupazione, di emergere. A questo
proposito, si stanno diffondendo
alcuni siti internet che hanno la
funzione di mettere in comunicazione domanda ed offerta.
Uno di questi è Experteer, portale
adatto alla ricerca di lavoro in Italia
ed Europa. La cosa che lo differenzia da altri siti simili, è il fatto di
essere progettato specificamente
per persone che cercano lavoro
con una qualifica superiore e
background accademico: si rivolge quindi a professionisti manager
e dirigenti. Se sei un candidato,
puoi dunque iscriverti in maniera
gratuita, per accedere alle oltre
90.000 offerte di lavoro inserite
da responsabili delle risorse
umane, nelle quali sono comprese le richieste di personale appartenete alle categorie protette.
Qui puoi effettuare una ricerca
delle offerte, in base al tipo di
mansione o alla città, alla funzione, all’azienda o al settore.
Se sei in cerca di lavoro, la cosa
fondamentale è poi “metterti in
vetrina”. E su Experteer è proprio
quello che puoi fare: inserendo il
proprio profilo è possibile quindi
venire contattati direttamente da
Head hunter che siano interessati
alle tue qualifiche. I base agli
obiettivi di carriera inseriti, puoi
essere informato via e-mail sulla
presenza di offerte di lavoro che
possano fare al caso tuo. La funzione benchmark retributivi ti permette poi di calcolare lo stipendio
medio di una certa posizione e
confrontarlo con quello che guadagni.
ASSUNZIONI DISABILI - Questi,
dunque, gli strumenti. Ma quanto
al lavoro? Gli ultimi dati ci dicono
che negli anni è migliorata la percezione della persona con disabilità al lavoro, e gli sforzi ne hanno
prodotto un maggiore accesso al
mercato
occupazionale.
Maggiore accesso, quindi, ma per
meno tempo. Secondo i dati di
un sondaggio Isfol del 2012, gli
avviamenti al lavoro sono sì
aumentati, ma la tipologia prevalente di contratti vede rapporti a
tempo determinato.
COLLOCAMENTO MIRATO Ricordiamo che la legge di riferimento è la 68/99, la quale prevede l’inserimento lavorativo di persone disabili e delle categorie
protette tramite collocamento
mirato. In particolare, le aziende
da 15 dipendenti in su sono tenute ad assumere all’interno del loro
organico almeno un lavoratore
disabile. Le tranche di assunzione
seguono poi in questo modo:
due lavoratori per un organico dai
36 ai 50, e il 7% del totale dei
lavoratori quando si superano i 50
dipendenti. La legge prevede
delle esenzioni a questo obbligo,
e riguarda le aziende con procedure di mobilità, cassa integrazione o che stanno effettuando procedure di ristrutturazioni industriali. Per poter accedere al collocamento mirato e ai suoi servizi, la
persona disabile deve essere
iscritta presso dei registri provinciali presentando le opportune
certificazioni rilasciate dalle autorità preposte.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale
della persona handicappata. Lo
si rimarca in diversi punti della
legge 104/92.
L'articolo 8, ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di
adeguate dotazioni didattiche
e tecniche, prove di valutazione, e personale qualificato per
garantire alla persona con handicap il diritto allo studio.
Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte
extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla
scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo
dinamico-funzionale. Questo,
sulla base delle caratteristiche
fisiche, psichiche, sociali ed
affettive dell'alunno, mette in
rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione
di handicap, sia le possibilità di
recupero, oltre alle capacità
individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e
della famiglia, il profilo viene
Diritto all’Istruzione
aggiornato al termine delle
scuole materna, elementare e
media, come pure periodicamente durante le scuole superiori. Per gli studenti in età scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di classi ordinarie quali
sezioni staccate della scuola
statale. L'articolo 13, ribadendo
l'importanza del coordinamento tra scuole, servizi sanitari,
socio-assistenziali, ricreativi e
culturali, cita poi due casi in
particolare: l'integrazione nelle
università e negli asili nido. Nel
caso degli atenei, si stabilisce la
programmazione di interventi
adeguati sia al bisogno della
persona che al piano di studio
individuale. Si sottolinea anche
l'importanza degli interpreti per
venire incontro agli studenti
sordi. Sussidi tecnici, didattici e
servizi di tutorato vengono poi
previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle
risorse destinate alla copertura
di queste attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per
avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei
bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce
anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati.
La loro presenza, comunque,
30
deve essere garantita nelle
scuole di ogni ordine e grado,
come sottolinea l'articolo in più
punti. Proprio al ruolo degli
insegnanti di sostegno e alle
loro attività è dedicato l'articolo
14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento
costante in materia di handicap,
come pure di un confronto tra
docenti del ciclo inferiore e
superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente
disabile. Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui
piani di studio che gli aspiranti
docenti devono seguire per
essere abilitati all'attività didattica di sostegno.
Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didatti-
co e negli istituti di scuola
secondaria di primo e secondo
grado. I membri di questi gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate
per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per
quanto riguarda la valutazione
dello studente, l'articolo 16 stabilisce che nel piano educativo
individualizzato devono essere
indicati per quali discipline
siano stati usati criteri didattici
particolari, e le eventuali attività
integrative e di sostegno.
Lo stesso articolo si sofferma
poi sugli esami del rendimento
dello studente. Nella scuola
dell'obbligo, si prevedono
prove corrispondenti agli insegnamenti impartiti e in grado di
valutare il progresso dell'alunno
in rapporto al suo livello iniziale. Nella scuola secondaria di
Istruzione e Formazione
secondo grado, sono consentite prove equipollenti e, nel
caso di quelle scritte, tempi più
lunghi. L'alunno, poi, può contare sulla presenza di assistenti
per l'autonomia e la comunicazione, e può utilizzare gli ausili
necessari. All'università prove
equipollenti, tempi più lunghi e
mezzi tecnici sono consentiti
previa intesa con il docente
della materia d'esame e con
l'ausilio del servizio di tutorato.
Scuola come avvio al lavoro: è
quanto succede in particolare
con la formazione professionale. A questo tema è dedicato
l'articolo 17, che sottolinea
come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in
considerazione le diverse capacità ed esigenze degli alunni
handicappati. Se questi non
possono seguire gli ordinari
metodi di apprendimento,
devono essere garantite loro
attività specifiche, sulla base
anche del piano educativo individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Dislessia, strumenti
tecnologici di supporto
alla didattica
In tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia.
Diritto all’Istruzione
Non sono affetti da alcuna patologia, non hanno bisogno di cure
mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano in modo
diverso. In Italia la loro specificità
è stata riconosciuta dalla L.
170/10 e riguarda il 5% della
popolazione scolastica. Ancora
più alta è la percentuale nei Paesi
anglosassoni. La nostra è infatti
una lingua con pochi grafemi e
fonemi e fra la fonologia e l'ortografia la sovrapposizione è pressoché totale; nell'Inglese, invece,
a fronte di 40 fonemi, vi sono
1.120 grafemi; si tratta perciò una
lingua complessa per chi ha problemi con la lettura. Il disturbo
sembra essere dovuto ad una
neurodiversità, che consente di
leggere e scrivere solo impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere
in maniera automatica, chi ha tale
disturbo si stanca rapidamente,
commette errori, rimane indietro,
non impara.
Occorre pertanto che sia seguito
in modo attento.
Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità
di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi
psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante e con
competenze diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
31
Centri per l’autismo
presto in tutta Italia
Si chiamano "centri per l'autismo" e presto ci saranno in ogni
regione italiana: sono una delle
risorse messe in campo dal ministero dell'Istruzione per favorire
l'inclusione scolastica degli
alunni autistici, attraverso il
lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi.
"Al primo sportello aperto a
Vicenza, entro il 31 dicembre se
ne affiancheranno altri 6 o 7 in
altrettante città: Palermo, Bari,
Napoli, Roma, Prato, Bergamo e
Torino si affiancano quelli di
Palermo, Roma e Torino. A partuire da gennaio, tutti gli altri",
annuncia Giovanna Boda,
responsabile della Direzione
generale dello studente del
Miur.
Obiettivo di questi sportelli è
favorire la condivisione delle
conoscenze e delle buone pratiche in materia di autismo, a
partire dalle esperienze maturate dagli insegnanti e a favore di
altri docenti, ma anche studenti
e famiglie.
"Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano gli
insegnanti stessi - spiega Boda Sembra un gioco di parole, ma
è così: il tutoraggio tra insegnanti è una risorsa preziosa e
da valorizzare. Ed è una delle
risposte che diamo ai problemi
della scuola in materia di inclusione: non può essere certo
l'unica, ma è indubbiamente un
buon punto di partenza".
Ma come funziona, praticamente, uno sportello autismo? Un
gruppo di insegnanti con una
particolare esperienza e conoscenza sull'autismo fa capo ad
un Cts (Centro Territoriale di
Supporto all'handicap), aggiungendosi al gruppo di due o tre
operatori specializzati che già
prestano lì servizio. Ciascuno di
loro si rende disponibile per un
certo numero di ore a settimana
o al mese. Quando giunge una
richiesta di aiuto da una scuola,
perché un collega ha difficoltà a
gestire una situazione problematica, due insegnanti del centro si recano lì, affiancano il
docente, svolgono insieme
un'osservazione sistematica e
individuano soluzioni operative
molto semplici e mirate.
Rimangono poi in contatto con
il collega, assistendolo con consulenze e, se necessario, ritornando
sul
posto.
Successivamente, l'attività di
sportello potrà rivolgersi anche
alle famiglie, divenendo un
punto di riferimento e di raccordo per la scuola, i genitori e
i servizi socio-sanitari. In altri
termini, l'obiettivo è creare, in
ogni regione, "pool" di insegnanti specializzati nell'autismo,
che possano divenire punto di
riferimento per i colleghi o le
scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati.
Lo sportello di Vicenza. Mentre
si lavora per diffondere in tutta
Italia l'esperienza dei centri per
l'autismo, il primo nato, quello
di Vicenza, registra risultati incoraggianti: coinvolge come ope-
Istruzione e Formazione
ratori una ventina di insegnanti
e offre consulenza a circa 80
consigli di classe, corrispondenti ad oltre il 30% del totale degli
alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio. Lo sportello ha costi molto
contenuti (qualche migliaia di
euro l'anno), tutti coperti con
fondi ordinari.
La storia inizia con i Cts.
L'esperienza degli sportelli
nasce all'interno di quella dei
Centri territoriali di supporto
(Cts), nati nel 2006 con il progetto "Nuove tecnologie e disabilità": oggi questi centri sono
106, hanno una diffusione a
livello provinciale e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Ciascuno di essi ha ricevuto, lo scorso nano, un finanziamento di circa 11 mila euro
Hanno sede presso scuole polo
e vi operano, in media, due
docenti specializzati nel campo
delle nuove tecnologie per la
didattica inclusiva. Obiettivo
generale dei Cts è la creazione
di una rete territoriale permanente, che consenta di raccogliere e diffondere le conoscenze e le risorse per la didattica
inclusiva attraverso le nuove
tecnologie. I Cts, inoltre, promuovono iniziative di formazione sull'uso corretto delle tecnologie rivolte gli insegnanti e agli
altri operatori scolastici, ai genitori e agli stessi alunni disabili.
Diritto all’Istruzione
(Fonte: www.superabile.it)
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è
un momento importante nel
quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita di
classe senza esserne separati,
abituarsi a condividere attività
ludiche e formative con i compagni con disabilità, è il modo
più naturale di crescere con la
consapevolezza che la diversità
fa parte della vita. Fanno parte
di questi momenti anche le gite
scolastiche, piccoli eventi che
nel vissuto della classe danno la
possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori dell’aula scolastica. Considerato ciò, va detto
che talvolta succede che proprio le gite scolastiche siano
gravate di problemi di gestione
pratica dell’alunno disabile, tali
da impedirgli di prendere parte
a questo importante momento
formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta,
pur di non far perdere al figlio
l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola.
Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità, quanto alle
gite scolastiche? Cosa deve
garantire la scuola in merito a
questo importante momento
relazionale dell’alunno e di
32
tutta la classe? E’ necessario
che lo studente sia accompagnato da un famigliare?
L’eventuale costo aggiuntivo
per il suo trasporto è a carico
dell’intera classe? Su questo
torna utile un approfondimento
del servizio legale della Ledha Lega per i diritti delle persone
con disabilità-, che proprio su
questo mette in chiaro alcuni
elementi. In primis l’appello
all'art. 3 della Costituzione
Italiana e del principio di inte-
grazione scolastica, ribadendo
il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di
istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli altri compagni, sulla base del principio di
uguaglianza. Come fare, quindi,
a garantire parità di diritti a tutti
gli studenti, anche nel corso
della
gita
scolastica?
Innanzitutto partendo da una
organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle
difficoltà dell’alunno con disabi-
Istruzione e Formazione
lità. Ricordiamo infatti che è la
singola scuola a decidere circa
le gite d’istruzione, quindi sarà
necessaria una seria valutazione
circa il luogo da visitare, ma
anche il trasporto da utilizzarsi,
il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi. E’
quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di
tutti gli accorgimenti necessari
(c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con
handicap possa partecipare al
viaggio d’istruzione. Se così non
fosse, si entrerebbe in contrasto
con
l’articolo 2 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone disabili, configurandosi come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo
subito che, come ricordato dal
testo di Ledha, la scuola non
può in alcun caso subordinare il
diritto di partecipazione di un
alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare che lo
accompagni. Questo significa
che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad
accompagnare l’alunno. Può
essere un familiare, ma non è
obbligatorio. Spetta infatti agli
organi collegiali della scuola
designare un accompagnatore
qualificato che può essere un
qualunque membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Sostegno: quando e
come richiederlo
E’ infatti sempre compito
della
scuola
presentare
richiesta di personale specializzato per l’integrazione
degli allievi disabili, individuando le ore necessarie per
ciascun allievo. In caso di
nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo consenso formale da parte dei genitori,
tale richiesta sarà attivata
quantificando le ore in base
alla diagnosi presentata dalla
famiglia ed alle indicazioni
Diritto all’Istruzione
contenute in essa. In caso di
allievi già certificati in precedenza, essa si baserà sulla
documentazione già acquisita
e, se vi è stato rinnovo, terrà
conto delle indicazioni fornite dalla diagnosi più recente.
In questi ultimi casi, nella stesura di tale richiesta, gli insegnanti forniscono indicazioni
utili sulla classe di appartenenza, sulle difficoltà dell’alunno e sui percorsi di integrazione attivati, in modo da
individuare le ore di sostegno
necessarie. Sarà poi compito
del dirigente scolastico inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo agli
uffici scolastici di competenza.
Cosa accade se diagnosi e
certificazione vengono prodotte in ritardo, se vi sono
nuovi iscritti, se cambia il
numero delle classi o vi sono
modifiche nella diagnosi?
Dopo la fine delle lezioni, di
solito a luglio, la scuola può
eventualmente presentare
una rinnovata richiesta di
risorse all’ufficio scolastico, di
integrazione delle ore già
assegnate complessivamente.
Essa dev’essere motivata,
indicando il cambiamento dei
dati presentati nella prima
fase. In questi casi, l’amministrazione valuta le richieste
sulla base del contingente
provinciale di cui dispone e
assegna eventualmente ulteriori risorse di sostegno.
Come orientarsi nel caso in
cui le ore di sostegno assegnate siano infine non sufficienti? Le norme hanno nel
tempo individuato diversi
parametri cui attenersi, fino
all’assegnazione media di un
insegnante ogni due alunni.
Oggi questo criterio non è
sempre rispettato, soprattutto nei casi di disabilità di
grado lieve o medio. La Corte
Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto
questo criterio non rispondente all’esercizio del diritto
allo studio per gli alunni con
disabilità di particolare rilievo
33
e, pertanto, ha stabilito il
diritto all’assegnazione di ore
in deroga. Negli ultimi anni,
pertanto, sono state numerose le famiglie che hanno scelto di rivolgersi ai tribunali
amministrativi per ottenere o
riottenere le ore di sostegno
non assegnate. I tribunali si
sono in tutti casi pronunciati
accogliendo le loro richieste
e, pertanto, le diverse circolari sugli organici che si sono
susseguite, si sono ormai adeguate a tale disposizione.
Al momento, pertanto, gli
allievi con grave disabilità
hanno diritto all’assegnazione
di un docente per tutte le ore
del suo servizio che, ricordiamo, sono 25 nella Scuola
dell’Infanzia, 22 nella Scuola
Primaria e 18 nella Scuola
Secondaria.
(Fonte: www.disabili.com)
Tagliate le tecnologie
didattiche per non
vedenti
Gli allievi con bisogni educativi
speciali hanno diritto ad ausili
e sussidi che possano favorire
il loro apprendimento e la loro
integrazione. Nel caso della
disabilità visiva, però, si riscontrano molte carenze: troppo
spesso i testi scolastici elettronici arrivano in ritardo, gli insegnanti di sostegno non hanno
una preparazione specifica e
spesso non conoscono il
Braille, mancano le condizioni
perché gli alunni ciechi o ipovedenti possano praticare le
attività sportive. A tali carenze
si aggiungono spesso oggi
quelle relative alla inaccessibilità delle nuove tecnologie,
nonché lo spazio sempre più
esiguo che la scuola può riservare alla musica, unica forma
d’arte totalmente accessibile
ai non vedenti. Eppure, esistono oggi applicazioni informatiche e software ad hoc, pensati proprio per agevolare i musicisti non vedenti, con spartiti
informatizzati e dotati di
comandi vocali che possono
aiutare i giovani a leggere la
musica anche se non vedenti.
Purtroppo, a scuola come in
altre agenzie educative, il rigore imposto dalla crisi economica sta imponendo molti sacrifici ed oggi numerosi centri di
riferimento sono addirittura a
rischio chiusura, a causa dei
tagli dei fondi governativi,
come ad esempio il Centro di
consulenza tiflodidattico di
Firenze, frequentato da decine di ragazzi ipovedenti e non
vedenti. Si tratta di strutture
fondamentali per facilitare la
comprensione del bisogno,
dei limiti e delle potenzialità
del bambino minorato della
vista, per orientare la programmazione dell’itinerario educativo, sia in famiglia sia a scuola,
per guidare la scelta dei sussidi didattici più opportuni e,
più in generale, per coadiuvare il lavoro educativo svolto a
casa e a scuola. Si tratta perciò
di realtà che hanno svolto e
svolgono un lavoro importante
per l’integrazione scolastica
dei giovani con disabilità visiva
e che rischiano significativi
dimensionamenti. I ciechi e gli
ipovedenti hanno imparato a
convivere con la loro disabilità, ma per poter condurre una
vita agevole e dignitosa hanno
bisogno di efficienza, di servizi, di competenze dedicate.
Non solo, però. Occorre che
anche la comunità impari a
convivere con loro. E’ stata
inoltre sottolineata la tematica
del volontariato in compagnia
dei membri dell’Unione italiana volontari pro ciechi, che
hanno raccontato l’importanza del loro ruolo, sollecitando
i ragazzi a mettersi in gioco,
per poter aiutare i non vedenti, anche solo per una commissione o per una passeggiata. E’
importante, infatti, rafforzare
l’avvicinamento tra i giovani e
la diversità, perché essa possa
essere realmente inclusa nella
società.
(Fonte: www.disabili.com)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così.
Per assistenza s’intende una
rete di interventi che, utilizzati
anche in modo integrato tra
loro, siano di suppor to ad
un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a
causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni
di svantaggio.
Con il termine assistenza sociale
ci si riferisce, quindi, all’insieme
delle attività e dei servizi volti a
prevenire o ridurre situazioni di
bisogno connesse all’età, a stati
di svantaggio fisico e psichico o
ad altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare un’effettiva integrazione
delle persone handicappate nel
quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture
residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi
di accompagnamento in sedi
informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e
educativi, ecc.), interventi per
particolari situazioni di disagio
economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione
alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma. Mentre si discute di
prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento,
mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età
media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente
alzandosi, grazie anche alle
sempre maggiori conoscenze in
campo medico e riabilitativo.
In una cultura contadina e in un
sistema di famiglie patriarcali,
c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio
ad una civiltà industriale e
postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o comunque difficile, imponendo per
questi casi soluzioni “sociali”.
Se in passato, per molti giovani
disabili giunti all’età adulta, la
scelta dell’istituzione chiusa, del
manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente
obbligata, oggi la battaglia per
la deistituzionalizzazione dà i
suoi frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi.
La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita
della realtà e dei soggetti sui
quali si va ad incidere, sono
elementi fondamentali di un
approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario
Nazionale dovrebbero adottare come schema di riferimento
per una politica corretta in
tema di handicap. L'intervento
personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso
educativo finalizzato al raggiungimento di una ragionevole
autonomia, sono delle linee di
tendenza valide in assoluto, e
34
propedeutiche, in ogni caso,
alla programmazione e alla
gestione della vita nell’età adulta. La svolta nella politica dell'handicap può venire solo dalla
formazione, dall'educazione,
dall'informazione dell'opinione
pubblica, da una strategia corretta e mirata che non può
cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per
gradi, con un processo di maturazione dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap
consolidatosi nel decennio
precedente (scuole speciali,
laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene messo in
discussione e violentemente
attaccato.
Parallelo e separato rispetto al
circuito per la “normalità”, tale
sistema di servizi viene contestato in nome di una concezione della riabilitazione che non
punta più sul versante igienicosanitario, ma su quello sociale:
quello che conta è la socializzazione che ha come mezzo
principale, e come fine, l’inserimento nei luoghi e nelle istituzioni della vita quotidiana, luoghi e istituzioni che devono
cambiare sotto il profilo delle
strutture come della cultura per
adattarsi e accogliere chi fino a
quel momento era stato escluso in quanto ritenuto e vissuto
come “diverso”. Inizialmente
tali centri hanno faticato a trovare un nome: centro gravi,
centro diurno, centro medico
sociale, centro socioriabilitativo
e tante altre etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo
hanno assunto, pur nella originalità di ciascuno, alcuni punti
di continuità. Attualmente i
centri diurni sono strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore diurne
soggetti handicappati mediogravi in età post-scolare, allorché si ritiene superata la fase
evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e
pertanto abbiano bisogno di
continua assistenza e per i quali
non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o
"protetto"; nei centri diurni
sono, quindi, ammessi i sogget-
Politiche sociali
Protezione Sociale
ti con disabilità tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali
siano stati esperiti tutti gli interventi di tipo riabilitativosanitario e psico- sociale atti a garantire un reale inserimento in
strutture rivolte alla generalità
delle persone. In esse si cerca
di assicurare il proseguimento
dell'iter socio - riabilitativo,
attraverso un insieme organico
di attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato.
Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”,
l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet
tiva di una progressiva e
costante socializzazione per
sviluppare, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi, le
capacità residue e di operare al
massimo per il mantenimento
dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non
diventi meta definitiva per chi vi
entra; aperta, affinché tutta la
vita non si esaurisca all’interno,
ma si ricerchino le forme possibili di esperienze e di collegamento esterni; è, infine, una
struttura di appoggio alla vita
familiare
particolarmente
necessaria per consentire di
mantenere al proprio interno la
persona handicappata.
Tali strutture devono essere
dotate di diverse figure professionali stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi
tutelari, infermieri, medici, che
concorrono, nell’ambito delle
proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella loro globalità, avendo come momento unificante delle loro specifiche
prestazioni il progetto mirato e
personalizzato. Per esigenze
diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di altri servizi del
territorio. Le prestazioni socioeducative- assistenziali sono
assicurate dagli educatori i
quali, nel rispetto del principio
dell’individualizzazione
del
processo educativo, orientano
i loro interventi a raggiungere
un più adeguato rappor to
della persona handicappata
con se stessa, con gli altri e con
l’ambiente, e ad acquisire, per
quanto ad ognuno è possibile,
compor tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i
giorni. L’azione educativa deve
coinvolgere anche il nucleo
familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte
attiva nel realizzarlo.
Si possono individuare più aree
in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfare i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al
mantenimento e allo sviluppo
delle capacità residue e
potenziali dell’utente nell’autonomia personale;
- attività educative con significato prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato prevalentemente occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni ade-
guate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori,
il numero degli utenti non
dovrebbe superare le 20 unità.
Così come si è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il soggetto handicappato nel suo
contesto socio- ambientale.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Babuska - Il nuovo
mondo dell'assistenza
domiciliare
Nasce da un progetto LaTo
Verde, associazione non profit
toscana fondata da Laura Togni,
un'idea pratica ed originale per
aiutare tutti coloro che, per se
NALDI
IMPIANTI SRL
35
Politiche sociali
Protezione Sociale
Per informazioni:
www.babuska.it
(Fonte: www.disabili.com)
Per una disabilità
sostenibile
stessi o per un familiare, devono avere a che fare con la ricerca di qualcuno che si occupi di
assisterli a domicilio.
Babuska.it è infatti il nuovo portale che vuole fare da connettore tra coloro che cercano un
assistenza domestica e le
badanti in cerca di un impiego.
Oltre a questo Babuska fornisce, sempre completamente
gratis, informazioni, notizie,
consigli, riferimenti legislativi e
legali nel delicato settore dell'assistenza domiciliare.
Il contesto tutto italiano in cui è
nato il portale, è quello di un
paese in cui le persone bisognose di cura e sostegno sono
in aumento, mentre diminuisce
la possibilità dei familiari di
prendersi direttamente cura dei
propri cari. Nel nostro paese è
infatti in crescita la percentuale
di popolazione non completamente autosufficiente per motivi legati a stati di malattia, anzianità o handicap, in un contesto
sociale in cui, il contemporaneo
aumento delle famiglie monofamiliari, porta a dover delegare
la cura di persone care che possono avere queste difficoltà di
autosufficienza temporanee o
permanenti. Di fronte a questo
fenomeno il settore dell'assistenza domiciliare in Italia si
presenta ancora frammentato e
destrutturato.
Babuska nasce dall'incontro tra
l'idea di LaTo Verde e le competenze della software house
bolognese CreativeIT, con
l'obiettivo di mettere a disposizione uno strumento specializzato, avanzato, di facile accesso ed utilizzo, consultabile
direttamente ed in autonomia,
in qualsiasi momento e luogo.
Mission del portale è infatti
quella di applicare metodo e
pratica manageriale ad un progetto che ha l'ambizione di
contribuire socialmente in
modo importante in un ambito
dove il margine di miglioramen-
36
to è sicuramente di rilievo.
Babuska.it non è soltanto un
sito, ma un nuovo mondo dove
s'incontrano domanda ed offerta di lavoro per l'assistenza
domiciliare in Italia, il tutto completamente gratuito. Il portale è
aperto alle famiglie per una facile registrazione con possibilità
di specificare il tipo di prestazione ricercata e a badanti che
possono, non soltanto registrarsi per rispondere a offerte di
impiego, ma anche seguire tutte
le novità e le informazioni
importanti del settore.
È inoltre realizzato con un sistema avanzato di programmazione e si avvale delle funzionalità
tipiche dei siti più diffusi come,
ad esempio, la messaggistica
interna, moduli di registrazione
pratici e veloci, un'interfaccia
gradevole ed intuitiva e un
potente motore di ricerca interno, myBabuska, che permette
di selezionare profili che
rispondono ai propri criteri di
ricerca attingendo da un database di informazioni chiare,
confrontabili, dettagliate ed
essenziali allo stesso tempo. In
questo modo, la ricerca di personale adatto alle proprie
necessità diventa più agile e
mirata ed al contempo è possibile offre un servizio a coloro
che cercano lavoro come
badanti.
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo,
legata a menomazioni fisiche
e/o mentali. Per tale motivo le
persone con disabilità sono
state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo
socio-economico basato su criteri di “normalità”.
A partire dalle prime riflessioni
sociologiche degli anni 60 e
grazie alle spinte innovative dei
movimenti organizzati delle
persone disabili il rapporto fra
società e disabilità ha subìto
una rimodulazione progressiva.
Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale,
che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di
valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita
sociale.
Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta
un’eccellenza solo in pochi
campi.
L’Italia rimane agli ultimi posti tra
i Paesi europei per risorse destinate alla tutela e all’inclusione
sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro
pro-capite annui contro i 531
della media europea, ben lontani dai 754 del Regno Unito.
Al di là del dato economico
puro, lo stato delle condizioni
di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è dato dai
livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli ambienti di vita
e dalla fruibilità dei servizi che,
come mostrano le indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee.
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
Diritto alla salute
Salute
On line la guida ai
diritti e alle
prestazioni sanitarie
e socio sanitarie
Un breve opuscolo per orientarsi rispetto al proprio diritto
alla salute, per quanto riguarda
l’accesso alle cure e alle prestazioni socio sanitarie, anche di
tipo residenziale.
"La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. L’articolo 32 della
Costituzione Italiana pone quindi la salute tra i diritti fondamentali, diritto erogato attraverso l’assistenza del Servizio
Sanitario Nazionale, per tramite
delle Regioni e delle Aziende
sanitarie locali. Diritti, appunto,
che però talvolta i cittadini non
conoscono, e che per questo
possono incontrare difficoltà
difficoltà nell’accesso alle cure
e alle prestazioni socio sanitarie, anche di tipo residenziale.
E’ il caso ad esempio di famiglie
con persone anziane o non
autosufficienti che, una volta
dimesse dall’ospedale, non
sanno come orientarsi per far sì
che il diritto alle cure sia garantito al loro congiunto nelle
forme previste dalla legge
(ricordiamo che la cura può
avvenire a casa, in ospedale, in
strutture di riabilitazione e lungodegenza o in residenze sanitarie non ospedaliere o sociosanitarie come le RSA anziani).
Per fare luce su ciò che spetta
di diritto ai cittadini, è stata
aggiornata la Guida ai diritti e
alle prestazioni sanitarie e
sociosanitarie redatta da un
gruppo di associazioni di volontariato della regione Marche.
L’opuscolo contiene le normative nazionali e regionali che
regolamentano l’organizzazione e la modalità di erogazione
degli interventi, che possono
aiutare a orientarsi.
LEGGI E SALUTE - L’opuscolo
parte dalla legislazione italiana,
ricordando che dagli anni 50 lo
Stato garantisce la cura di
malattie croniche e acute.
Si riporta uno stralcio della
legge 4 agosto 1955, n. 692 che
cita: «l’assistenza sanitaria deve
essere fornita, indipendentemente dalla sua durata, alle persone colpite da malattie specifiche della vecchiaia» e successivamente altre norme: Decreto
del Ministri del lavoro del 21
febbraio 1956; Legge 12 febbraio 1968 n. 132, articolo 29;
legge 13 maggio 1978, n. 180.
Si sottolinea, nell’opuscolo, che
la legge 23 dicembre 1978, specifica che le ASL sono obbligate
a provvedere alla «tutela della
salute degli anziani, anche al
37
fine di prevenire e di rimuovere
le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Le prestazioni devono
essere fornite agli anziani, come
a tutti gli altri cittadini, qualunque siano «le cause, la fenomenologia e la durata» delle malattie. La legge finanziaria 2003,
all’articolo 54, ha confermato i
livelli essenziali di assistenza
indicati dal Decreto del
Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 novembre 2001, rilevando al comma 2 che “Le prestazioni riconducibili ai suddetti
livelli di assistenza e garantite
dal Servizio sanitario nazionale
sono quelle individuate dall’allegato 1” ovvero anche gli interventi di riabilitazione e di lungo
degenza, nonché quelli relativi
alle attività sanitarie e socio
sanitarie rivolte alle persone
anziane non autosufficienti.
DIMISSIONI E CONTINUITA’ DELLE
CURE – Ricordando il diritto alle
cure che possono essere erogate non solo in strutture ospedaliere, nell’opuscolo ci si sofferma sul caso di dimissioni dall’ospedale di persone non
autosufficienti, raccomandando
di valutare con attenzione soprattutto nel caso di instabilità clinica, malattie croniche o
invalidanti – le proposte formulate dalla struttura ospedaliera
per garantire la continuità di
cura al malato. Segnala l’opuscolo che “nel caso in cui venga
proposto il rientro al domicilio
o in strutture residenziali sociali
o sociosanitarie ritenute inadeguate a garantire le cure necessarie (strutture che in tutto o in
parte chiedono il pagamento
della retta di degenza) (…) ci si
può opporre alle dimissioni o al
trasferimento in altra struttura
che appaia chiaramente inadeguata. Se l’ospedale o la casa di
cura convenzionata insiste, ci si
può opporre inviando ai
responsabili sanitari una lettera
raccomandata”. La guida illustra
poi le differenze tra ricovero
ospedaliero in riabilitazione e
lungodegenza (quelle, per
intenderci, per la fase post
acuta della malattia) – le quali
possono essere pubbliche o
private – e strutture residenziali extraospedialiere sanitarie e
sociosanitarie, sanitarie assistenziali e residenze protette.
Su queste si specifica la regolamentazione per quanto riguarda il pagamento della retta.
Per informazioni: www.grusol.it
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
dei disabili: una Carta
La cooperativa sociale "Spes
contra spem" ha redatto una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale. Il Policlinico Gemelli di
Roma è stato il primo in Italia ad
adottarla.
Da un'esperienza vissuta, da una
storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carattere universale.
Da un caso di malasanità, o
meglio di Sanità che non riesce a
tenere in considerazione le
necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che deve essere garantito a tutti per un principio di giustizia, come sancito
dalla Costituzione italiana. 2
milioni e 600 mila persone. Il 4,8
per cento della popolazione.
Sono gli italiani con disabilità
che, secondo l'Istat, vivono in
famiglia. 190 mila sono invece le
persone ricoverate in istituto.
Quasi la metà di loro ha più di 80
anni, ma i nosocomi italiani non
prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale
il doppio delle volte delle persone senza disabilità.
Eppure un ospedale a misura di
disabile sarebbe un ospedale
aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di
ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la
cooperativa sociale "Spes contra
spem" nella redazione di una
Diritto alla salute
Salute
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale, che per la prima volta
è stata adottata in Italia dal
Policlinico universitario Gemelli
di Roma.
(Fonte: www.famigliacristiana.it)
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili vanno
in ospedale il doppio delle
volte rispetto a quelle senza
disabilità, ma i nosocomi italiani,
tranne iniziative isolate, non
prevedono percorsi di cura
personalizzati. Secondo i più
recenti dati Istat, il 24,2% delle
persone disabili effettuano
almeno un esame diagnostico
contro l'11,3% dei non disabili.
E il 46% ha fatto una visita specialistica a fronte del 23% dei
non disabili. La mancanza di
percorsi di cura ad hoc rende
più difficile diagnosticare le
malattie, con gravi conseguenze
sulla salute e sulla qualità della
vita di queste persone che in
Italia rappresentano il 4,8%
della popolazione (cioè sono
circa 2 milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone
con disabilità il pieno diritto alle
cure ospedaliere e rendere le
strutture sanitarie adeguate alle
loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima
Carta dei diritti delle persone
con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale
Spes Contra Spem e adottata
per la prima volta in Italia dal
Policlinico
Gemelli
dell'Università Cattolica di
Roma, dove è stata presentata il
7 marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce
dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi
dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo
aiutare il sistema sanitario
nazionale a fornire le giuste e
concrete risposte per tutte le
persone
con
disabilità.
Auspichiamo che questa Carta
venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttura sanitaria deve essere in
grado di predisporre misure e
percorsi che siano a misura di
disabili». Il documento è stato
sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish,
Duchenne parent project,
Sibilings, ABC-Bambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione persone Down e Disabili visivi) che
hanno aderito all'iniziativa e ha
ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della
Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati
all’accesso in ospedale, agli
standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti dei
servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la
consapevolezza dei maggiori
bisogni di mediazione, empatia,
privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di
disabilità e malattia, guarda alla
necessità della formazione del
personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili
rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa
sugli stessi diritti formulati nella
Carta europea dei diritti del
malato per sottolineare che
non esistono diritti speciali per
le persone con disabilità, ma
che le loro limitazioni hanno
bisogno di strumenti e percorsi
adeguati per essere rimosse.
«Nello spirito della convenzione
Onu - chiosa Nicola Panocchia,
medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi
diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei
fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità.
Un diritto che deve essere
garantito, per un principio di
giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di
disabile è un ospedale a misura
di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
Il Punto Unico di
Accesso (PUA)
ll Punto Unico di Accesso (PUA)
fornisce informazioni e raccoglie
segnalazioni di necessità di assistenza sanitaria o sociale per
disabili o non autosufficienti.
Il Servizio sanitario nazionale
assicura l’assistenza sanitaria e
socio sanitaria alle persone con
disabilità, fragilità e non autosufficienza. Quando le condizioni cliniche del soggetto lo
permettono e il nucleo familiare
può garantire adeguata disponibilità di presenza e comfort
ambientale, le cure sono offerte
prioritariamente a domicilio; in
alternativa, gli assistiti sono
ospitati in strutture residenziali
o semiresidenziali, accreditate
dal Servizio sanitario regionale
per l’erogazione delle prestazioni di cui hanno bisogno.
Questo tipo di assistenza è, il
più delle volte, integrata con
prestazioni sociali.
Disabilità e non autosufficienza
sono le definizioni più comuni
per indicare la condizione delle
persone che presentano gravi
difficoltà a interagire con il proprio ambiente a causa della
perdita permanente, totale o
parziale, delle abilità fisiche,
psichiche, sensoriali, cognitive o
relazionali necessarie a svolgere
le azioni essenziali della vita
quotidiana senza l’aiuto di altri.
Con il termine di “fragilità” si
definisce una condizione di
salute instabile e precaria,
anche per la presenza di più
patologie, che può rapidamente deteriorarsi a causa di eventi
stressanti, fisici o psicologici e
trasformarsi in non autosufficienza.
PUNTO UNICO DI
ACCESSO (PUA)
L’assistenza alle persone disabili
e non autosufficienti ha subìto
negli ultimi tempi una evoluzione che si è concretizzata nel
passaggio dal “curare” al “prendersi cura” della persona, nella
complessità e globalità dei suoi
bisogni, con un'attenzione particolare anche alla famiglia e al
contesto sociale di riferimento.
È nato così il Punto Unico di
Accesso (PUA), in alcune
Regioni è chiamato anche Punto
Unico di Accesso Socio
Sanitario (PUASS), che può
essere collocato presso il
Distretto sanitario oppure in
AUTOFFICINA
CARROZZERIA
NEW CAR
38
Diritto alla salute
Salute
locali messi a disposizione dal
Comune (ex Segretariato sociale), ed è il luogo a cui ogni cittadino può rivolgersi per ottenere qualsiasi informazione
relativa alle prestazioni sanitarie
erogate dalla Asl e ai servizi
sociali erogati dal Comune, o
per segnalare la necessità di
assistenza sanitaria e/o sociale.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri. E' questo
quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli
ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità
prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che
l'ammalato sente con una
urgenza di poco inferiore a
quella della cura. In sostanza,
riportare al centro il paziente,
così come è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una ricerca che ha rilevato la qualità dei
servizi di accoglienza delle
strutture ospedaliere italiane,
pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione
Civica
di
Cittadinanzattiva, che hanno
portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la
valutazione e il miglioramento
della qualità dei servizi sanitari,
era quello di valutare la situazione attuale nel panorama
nazionale, per poi declinare il
concetto di "empowerment
organizzativo" per quello che
concerne la partecipazione dei
cittadini a un processo di cambiamento. La ricerca, pubblicata nel numero 32 di Monitor, la
rivista di Agenas, evidenzia subito la disomogeneità tra struttura
e struttura, con differenze da
zone e zone, pur confermando
valutazioni mediamente positive. Scopriamo quindi - o ne
abbiamo la conferma - che il
nostro paese presenta una condizione molto differenziata,
quanto a umanizzazione delle
strutture di ricovero. La ricerca
ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane,
per lo più ospedali pubblici, e si
è servita di 110 organizzazioni
di cittadini per la rilevazione,
tramite questionario, del livello
di qualità e umanizzazione dei
servizi, dando un voto da 1 a 10
rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e
alla specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni,
semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica,
39
vivibilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso
alle prestazioni , 8,26 per
l'orientamento e segnaletica dei
percorsi. Ma i punti deboli non
mancano. Ad esempio, per ciò
che riguarda il basilare rapporto
col paziente, per il quale gli
intervistati hanno indicato in
media appena la sufficienza;
malissimo per ciò che concerne
il rispetto delle specificità linguistiche (4,62) e poco meglio per
le esigenze di culto (6,12).
Insufficiente la semplificazione
di uno dei processi più importanti, come quello delle modalità di prenotazione, per le quali
il voto non raggiunge la suffi-
cienza, attestandosi su un 5,21,
poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il divario tra le "eccellenze" - con strutture che, ad esempio alla voce
"accessibilità fisica…" hanno raggiunto un 8,7 - e altre, piombate
a un impietoso 3,6. Un dato su
cui sembra utile soffermarsi,
quello del fattore di "Cura della
relazione con il paziente e con il
cittadino". Si potrebbe dire
l'abc, il rapporto umano.
Ebbene, in questo caso il voto
medio è stato poco più che sufficiente (6,89), con picchi degli
estremi che vanno da 10 a 2,1.
Interessante notare come la
valutazione più alta all'interno di
questa categoria se la sia aggiu-
Diritto alla salute
Salute
dicata la voce "assunzione di
impegni nei confronti del cittadino", mentre la maggiore
carenza sia proprio al punto
"accoglienza e contatto col cittadino". Ora, al di là dei dati, la
cosa su cui concentrarsi è senz'altro la promozione del cittadino come soggetto attivo in
questo processo di valutazione.
Un cittadino che, esprimendosi,
diventa parte attiva di quella
cittadinanza che è destinataria
e al contempo motore principale dei processi di organizzazione e mobilitazione volti alla
messa in atto di azioni strategie
differenziate per il bene comune.
(Fonte:
www.disabili.com)
Animali terapeuti
Il termine pet therapy indica
una serie complessa di utilizzi
del rapporto uomo-animale in
campo medico e psicologico.
Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune
categorie di malati e di disabili
fisici e psichici il contatto con
un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali)
e recuperare alcune abilità che
queste persone possono aver
perduto.
La soddisfazione di tali bisogni,
necessaria per il mantenimento
di un buon equilibrio psico-fisico, è uno degli scopi della pet
therapy che offre, attraverso
alcune Attività Assistite dagli
Animali (AAA), soprattutto
quelli detti d'affezione o da
compagnia, cui si riferisce il termine pet nella lingua inglese,
una possibilità in più per miglio-
40
rare la qualità della vita e dei
rapporti umani.
La pet therapy può anche contribuire, affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali, al miglioramento dello
stato di salute di chi si trova in
particolari condizioni di disagio,
attraverso Terapie Assistite dagli
Animali (TAA), interventi mirati a
favorire il raggiungimento di
funzioni fisiche, sociali, emotive
e/o cognitive.
È stato infatti rilevato da studi
condotti già negli scorsi decenni e oggi comprovati da sempre
più numerose esperienze, che il
contatto con un animale, oltre a
garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offrendo
spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l'occasione, cioè,
Diritto alla salute
Salute
di interagire con gli altri per
mezzo suo. Può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di
conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o
anziani, ma anche per chi soffre
di alcune forme di disabilità e di
ritardo mentale e per pazienti
psichiatrici. Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio
dalla vicinanza di un animale: è
stato, infatti, dimostrato che
accarezzare un animale, oltre
ad aumentare la coscienza
della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella
riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare
la frequenza cardiaca.
Che si tratti di un coniglio, di un
cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di
programmi di pet therapy, la
sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a
contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di
relazioni affettive e canali di
comunicazione privilegiati con il
paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di
cui è portatore.
I bambini ricoverati in ospedale,
ad esempio, soffrono spesso di
depressione, con disturbi del
comportamento, del sonno,
dell'appetito e dell'enuresi
dovuti ai sentimenti di ansia,
paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di
salute, e dal fatto di essere
costretti al ricovero, lontani dai
loro familiari, dalla loro casa,
dalle loro abitudini. Alcune
recenti esperienze, condotte in
Italia su bambini ricoverati in
reparti pediatrici nei quali si è
svolto un programma di Attività
Assistite dagli Animali, dimostrano che la gioia e la curiosità
manifestate dai piccoli pazienti
durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla
degenza, tanto da rendere più
sereno il loro approccio con le
terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e
ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli
animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per
accarezzarli e coccolarli hanno
lo scopo di riunire i bambini,
farli rilassare e socializzare tra
loro in modo da sollecitare
contatti da mantenere durante
il periodo più o meno lungo di
degenza, migliorare, cioè la
qualità della loro vita in quella
particolare contingenza.
Altre esperienze di Attività
Assistite dagli Animali riguardano anziani ospiti di case di riposo. Si è osservato che a periodi
di convivenza con animali è
corrisposto un generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza,
contatti più facili con i terapisti.
Un miglioramento nello stato
generale di benessere per chi
spesso, a causa della solitudine
e della mancanza di affetti, si
chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali.
Nel campo delle Terapie
Assistite dagli Animali, dove le
prove di un effettivo migliora-
41
mento dello stato di salute di
alcuni pazienti si stanno accumulando nella letteratura scientifica, la pet therapy propone
co-terapie dolci da affiancare
alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso
protocollo terapeutico, è
diretta a pazienti colpiti da
disturbi dell’apprendimento,
dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e
depressive, sindrome di Down,
sindrome di West, autismo,
demenze senili di vario genere
e grado, patologie psicotiche,
ma anche a quanti necessitano
di riabilitazione motoria come
chi è affetto da sclerosi multipla o reduce da lunghi periodi
di coma. L’intervento degli animali, scelti tra quelli con requisiti adatti a sostenere un compito così importante, è mirato
a stimolare l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal
punto di vista comunicativo
che emozionale, a favorire il
rilassamento e a controllare
ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità anche per
chi ha limitate capacità di
movimento, a favorire la mobilitazione degli arti superiori,
ad esempio accarezzando
l’animale, o di quelli inferiori
attraverso la deambulazione
con conduzione dell’animale
la cui presenza rende gli esercizi riabilitativi meno noiosi e
più stimolanti. Le attività di Pet
Therapy sono caratterizzate,
tuttavia, da una grande eterogeneità, sia per quanto riguarda il percorso formativo degli
operatori, sia per la tipologia
degli utenti e le metodologie
adottate. Il crescente interesse in materia e la mancanza di
strumenti legislativi che regolino le terapie svolte con l’ausilio degli animali, ha fatto sorgere la necessità di effettuare
da parte dell'Istituto Superiore
di Sanità una ricognizione
delle attività svolte a livello
nazionale. Il rapporto include i
risultati di un censimento delle
terapie e attività assitite in
alcune regioni italiane e presenta alcuni esempi di attività
svolte sul campo. Vengono
esaminati i problemi etici legati all’utilizzo degli animali a fini
terapeutici e di assistenza e
suggerite linee guida per una
corretta pratica di queste attività.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Diritto alla salute
Salute
Realtà virtuale per la
riabilitazione
La realtà virtuale a servizio
della riabilitazione. Sembra
fantascienza, ma lo è solo in
apparenza. Perché in un
futuro non troppo lontano
anche una persona con
ridotta o nessuna capacità
motoria potrebbe bere un bicchiere d'acqua senza dover ringraziare nessuno, se non un
robot alter-ego che esegue i
comandi del suo cervello, senza
neppure il bisogno di un battito
di ciglia. È a questo ambizioso
progetto che sta lavorando il
gruppo diretto dal professor
Salvatore Maria Aglioti, presso la
Fondazione Santa Lucia di
Roma, una di quelle eccellenze
italiane all'avanguardia nella
ricerca e nella riabilitazione
delle persone che hanno subito
lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del
laboratorio di Neuroscienze
sociali e cognitive attivato dalla
Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l'Università La
Sapienza di Roma fa parte del
progetto europeo Vere (Virtual
Embodiment and Robotic ReEmbodiment): attraverso una
Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a
lesioni spinali possano gestire
un avatar mediante l'attività del
proprio cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna di
Pisa abbiamo costruito un 'cave'
dove studiare tutte le sensazioni visive e somatiche che portano alla possibilità di immedesimarsi in un avatar e - successivamente - un robot", racconta
Aglioti, che è professore di
Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e ricercatore della Fondazione Santa
42
Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coinvolto circa 20 persone, tra cui alcune con lesioni
alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a
muovere le gambe e le braccia.
"Le persone si immergono nella
realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere attraverso la sola
attività cerebrale - prosegue il
ricercatore -. Oggi imparano a
muovere un avatar ma la speranza è che, alla fine del percorso,
il personaggio virtuale verrà
sostituito da un robot". Un assistente personale, appunto, che
potrebbe prendere un bicchiere d'acqua, accendere il televisore o scacciare una mosca in
luogo di un uomo o di una
donna da cui verrà diretto con il
solo atto del pensiero.
Insomma, l'obiettivo futuribile è
quello di arrivare a usare l'attività cerebrale per sopperire a
gravi problemi di mobilità. Un
progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il ricercatore,
anche perché basato su una
"tecnologia non invasiva", che
non usa elettrodi, ma la sola
forza del pensiero. Insomma,
un'utopia che potrebbe diventare realtà a patto - naturalmente - che la ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un
campo di applicazione della
realtà virtuale a dir poco sterminato: si va dal contrasto alla violenza sulle donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al
"giornalismo immersivo", che
consente soprattutto ai reporter diretti in zone di guerra di
testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le proprie reazioni di
fronte ai pericoli. "Ma sono solo
alcuni esempi - conclude Aglioti
-. Perché l'uso della realtà virtuale immersiva presenta davvero un ventaglio incredibile di
possibilità". (Fonte: www.supera-
Attuazione
Disabilità e non
autosufficienza
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo della
disabilità sono finalizzate, in particolare, alla tutela e promozione
dei diritti e delle pari opportunità per tutti, al raggiungimento
della piena inclusione sociale e
della costruzione di una "società
per tutti", anche attraverso la
rimozione delle cause che impediscono o limitano l'accessibilità
ai diversi ambiti della vita delle
persone. Tali iniziative sono definite anche in attuazione della
normativa nazionale e degli
impegni assunti in sede comunitaria ed internazionale.
Le principali attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e coordinare progetti ed iniziative
finalizzate all’inclusione delle
persone con disabilità, alla promozione dell’accesso a tutto
per tutti, alla partecipazione
attiva nello sviluppo sociale
nonché a diffondere una
nuova cultura della disabilità,
fondata sul riconoscimento
della pari dignità e delle pari
opportunità per tutti.
• Assicurare la piena attuazione
della normativa in materia di
disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104 e successive
Legislazione e attuazione
modificazioni, alla legge 8
novembre 2000, n. 328, alla
disciplina sulla tutela giuridica
anche attraverso attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle normative.
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche
al fine di verificare adeguati
standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere
analisi e rapporti sulla condizione delle persone con disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative
delle persone con disabilità,
con le organizzazioni di volontariato, delle parti sociali, e con
le formazioni della cittadinanza
attiva per la promozione e il
coordinamento di interventi in
favore delle persone con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo
con le regioni e gli enti locali, in
materia di integrazione delle
persone con disabilità, assistenza, progetti innovativi per
la vita indipendente, “dopo di
noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea, dal
Consiglio d'Europa, dalle
Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo
della disabilità anche in collaborazione con le competenti
istituzioni di altri Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Jobs Act: arrivano le
“ferie solidali”
La Commissione Lavoro del
Senato ha approvato l’emendamento presentato dalla Lega
Nord al testo del “Jobs Act” che
prevede che ciascun lavoratore
possa cedere i giorni di riposo in
più al collega, madre o padre,
che ha un figlio minore malato o
disabile.
I giorni ceduti, prevede il testo,
saranno eccedenti a quelli previsti dal contratto nazionale. Il
testo dell'emendamento prevede il "riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi
settimanali e alle ferie annuali
retribuite, della possibilità di cessione fra lavoratori dipendenti
dello stesso datore di lavoro di
tutti o parte dei giorni di riposo
aggiuntivi spettanti in base al
contratto collettivo nazionale in
favore del lavoratore genitore di
figlio minore con necessità di
presenza fisica e cure costanti
per le particolari condizioni di
salute".
Il provvedimento consentirà
quindi a tutti i dipendenti, sia del
pubblico che del privato, di
regalare giorni di riposo, ad
esempio, ad un collega con un
figlio affetto da una grave patologia o da handicap.
Due quindi i “requisiti” richiesti
per accedere a questa nuova
possibilità, ispirata al modello
francese: per il “donatore”, la
condizione è che abbia ferie
“eccedenti” rispetto al contratto
nazionale di riferimento; per il
“ricevente”, che abbia un figlio
minorenne gravemente malato o
disabile e bisognoso di cure
costanti”. Se in Italia le ferie solidali rappresentano un inedito,
altrove sono già realtà.
È il caso per esempio dei nostri
vicini transalpini, che pochi mesi
fa ha introdotto nel suo ordinamento una norma praticamente
identica. In Francia, la cosiddetta
Legge Mathys, è nata in omaggio
ad un bambino di 10 anni malato
di tumore.
I colleghi del papà di Mathys
Germain, che aveva esaurito
tutte le sue ferie e i permessi per
curarlo, organizzarono una colletta dei giorni di riposo arretrati
per permettergli di stare accanto
al figlio fino all'ultimo. Mathys
morì il 31 dicembre del 2009. Ma
anche in Italia c'è stato un precedente: in Toscana una donna,
conducente di autobus in provincia di Pisa, che aveva terminato ferie e permessi a causa di una
grave malattia, si è vista regalare
dai suoi colleghi oltre 250 giornate retribuite che le hanno permesso di curarsi fino al suo rientro la primavera scorsa.
(Fonte: www.disabili.com)
43
Attuazione
I permessi lavorativi
da legge 104 per assistere un familiare disabile
Riassumiamo per punti gli elementi principali che la norma
prevede in merito al diritto di
beneficiare di permessi retribuiti
dal lavoro per assistere un familiare con handicap grave.
In occasione della recente risposta del Ministero del Lavoro
(interpello n. 19 del 26 giugno
2014) a un quesito posto dalle
associazioni Anquaq e Cida, relativo ai permessi retribuiti per assistere un familiare con handicap
in situazione di gravità, riprendiamo l’argomento riassumendo
cosa sono i permessi lavorativi
retribuiti da Legge n. 104/1992,
chi può usufruirne, e come si
applicano.
Cosa sono e come fare per ottenere i permessi retribuiti,
secondo la Legge n.104/1992
per assistere un familiare con
grave handicap?
I permessi retribuiti per assistere
un familiare con handicap sono
una agevolazione prevista dall’articolo
33
della
Legge
104/1992.Consistono in tre giorni
di permesso mensile.
La persona disabile oggetto di
assistenza deve essere in possesso di certificazione di handicap
con anche connotazione di gravità (articolo 3, comma 3, della
Legge 104/1992), che viene
accertata dalla Commissione
Medica dell’ASL di competenza.
Non è quindi sufficiente la sola
attestazione di invalidità (anche
totale). Condizione per la concessione dei permessi lavorativi,
è che la persona non sia ricoverata in una struttura a tempo
pieno (eccezione fatta per i casi
in cui l’assistito debba sottoporsi
a visite e terapie al di fuori della
struttura, che non le eroga).
Chi può richiedere i permessi
retribuiti per assistere un familiare disabile?
I permessi possono essere richiesti da un genitore, dal coniuge o
Legislazione e attuazione
familiare che assista un parente o
affine entro il secondo grado di
parentela, o entro il terzo grado
qualora i genitori o il coniuge
della persona con handicap in
situazione di gravità abbiano
compiuto i sessantacinque anni
di età oppure siano anche essi
affetti da patologie invalidanti o
siano deceduti o mancanti.
Chi sono i parenti e affini entro
il secondo e terzo grado che
rientrano nei beneficiari dei
permessi?
I parenti entro il secondo grado
sono genitori, figli, fratello e
sorella, nonni e nipoti (diretti).
L’affinità è il vincolo che si crea tra
il coniuge ed i parenti dell’altro
coniuge (es. suoceri, nuora e
genero, cognati).
I parenti entro il terzo grado
sono i nipoti figli di fratelli/sorelle,
zii/e sia paterni che materni,
bisnipoti e bisnonni. Gli affini
sono gli zii/e del coniuge.
Possono fruire più persone di
permessi per assistere lo stesso
familiare disabile?
Il “referente unico” (vedi art. 24
Legge 4 novembre 2010, n. 183)
prevede che non possano essere
erogati permessi a più persone,
per assistere lo stesso familiare,
con eccezione per i genitori –
anche adottivi, i quali possono
fruire dei permessi alternativamente, per lo stesso figlio. Il referente può essere cambiato, presentando specifica domanda.
Può un lavoratore beneficiare di
permessi per assistere due familiari con handicap grave?
Il lavoratore può chiedere permessi per assistere più congiunti
con handicap grave, solo nel
caso in cui si tratti di coniuge o
parenti/affini entro il primo grado
o entro il secondo grado, se i
genitori o il coniuge della persona disabile abbiano compiuto 65
anni di età oppure siano affetti
da patologie invalidanti o siano
deceduti o mancanti.
Abbiamo quindi appurato che i
permessi lavorativi possono
essere utilizzati per prestare
assistenza ai familiari con disabilità in stato di gravità
Alcune incombenze legate all’as-
44
sistenza del familiare con disabilità possono non richiedere ore,
ma minor tempo. E’ quindi possibile utilizzare i premessi dal lavoro ex legge 104/1992 in frazioni
di ore? Su questo è tornata proprio recentemente la Ledha,
Lega per i diritti delle persone
con disabilità, ricordando che la
normativa vigente non preveda
né escluda tale possibilità, che è
invece disciplinata dagli enti previdenziali con circolari proprie,
l'interpretazione delle quali è,
però, spesso contrastante.
Interpellata sul caso, il Servizio
Legale LEDHA, nelle figure
dell’Avv. Laura Abet e Avv. Giulia
Grazioli hanno quindi esaminato
la questione, desumendone che
non risulta conforme allo spirito
dell'art. 33 della Legge 104/1992
porre, a priori, un limite alla fruizione dei permessi retribuiti
senza ammettere la fruibilità
anche per frazioni di ora.
(Fonte: www.disabili.com)
Agevolazioni e
semplificazioni per
persone disabili:
novità 2014
Il decreto legge n.90 del 24 giugno 2014 insieme alla circolare
n.11 del 21 maggio 2014
dell’Agenzia dell’Entrate hanno
introdotto importanti novità in
relazione alle persone con disabilità. Tali novità vanno dalla semplificazione amministrativa ad
agevolazioni sul piano fiscale.
PERMESSI E CONGEDI
LAVORATIVI
In tema di permessi lavorativi la
normativa prevede la necessità
della presentazione del verbale
dello stato di handicap con connotazione di gravità.
Il decreto legge succitato ha
ridotto da 90 a 45 giorni il tempo
per ottenere la relativa certificazione, autorizzando altresì le
commissioni mediche a rilasciare
il certificato provvisorio già a fine
visita (previa richiesta motivata
dell’interessato e se siano decorsi i 45 giorni dalla presentazione
della domanda); inoltre, estende la validità dell’accertamento
provvisorio anche ai congedi
retribuiti di due anni.
MINORI INVALIDI
Il decreto legge dispone che il
minore titolare di indennità di
accompagnamento o di indennità di comunicazione, al compimento della maggiore età, deve
limitarsi a presentare una doman-
Attuazione
da amministrativa senza che sia
più necessario una nuova valutazione dell’invalidità civile.
CONCORSI PUBBLICI
Lo stesso decreto dispone che in
caso di concorsi pubblici una
persona con disabilità superiore
o uguale all’80%, non è tenuta a
sostenere la prova pre-selettiva
eventualmente prevista.
AGEVOLAZIONI AUTO
La circolare n.11/2014 del
Ministero dell’Interno prevede
l’aliquota del 4% di Iva anche nel
caso in cui le persone con disabilità debbano acquistare una
nuova auto prima della scadenza
dei quattro anni in caso di furto.
La normativa accorda agevolazioni fiscali per i veicoli destinati
al trasporto di persone con disabilità, come
l’IVA al 4% al
momento dell’acquisto, la detrazione dell’IRPEF di parte della
spesa sostenuta e l’esenzione dal
pagamento del bollo auto. La circolare summenzionata chiarisce
che la persona con disabilità può
avvalersi di entrambe le agevolazioni (sia IVA che IRPEF) a patto
che al concessionario vengano
esibite la denuncia di furto del
veicolo e il documento di registrazione della perdita di possesso effettuata dal PRA.
In caso di acquisto di auto diretto al trasporto di una persona
con disabilità, in particolare
minorenni, era previsto l’obbligo
Legislazione e attuazione
di adattare il veicolo.
La recente circolare stabilisce
invece che nel caso di un minore
con disabilità non è più obbligatorio adattare l’auto per poter
accedere agli incentivi; l’adattamento rimane obbligatorio per i
maggiorenni con disabilità , nonché per i titolari di patenti speciali con obbligo di adattamento
alla guida.
PATENTI E RINNOVI
Il Decreto Legge n.90/2014 prevede che nel caso in cui la
Commissione Medica patenti
speciali certifica che il conducente presenta una condizione di
salute stabilizzata, i successivi rinnovi di validità della patente di
guida possono essere attuati
senza passare per l’accertamento della Commissione.
La durata della patente tutta via
rimane della validità massima di 5
anni. Novità rilevante è che nelle
Commissioni Mediche vi sarà per
la prima volta un rappresentante
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designato dalle Associazioni di
persone di invalidità esperto in
materia.
MOBILITÀ: PARCHEGGI
Il decreto legge modifica l’articolo 381 del Codice della Strada
nella parte riguardante la gratuità
dei parcheggi. La nuova disposizione stabilisce che i Comuni
debbano prevedere, anche nel-
l’ambito delle aree destinate al
parcheggio al pagamento gestite
in concessione, un numero di
posti destinati alla sosta gratuita
delle auto di persone con disabilità munite di contrassegno.
Tale indicazione in precedenza
costituiva solo una facoltà e non
un obbligo come lo è ora.
(Fonte: www.invalidi-disabili.it)
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