Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Comune Informa srl - società unipersonale
Via Cipro, 1 - Brescia
P. Iva 02135590350
Testata: Guida del Cittadino
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 5 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: marzo 2015
Aggiornamento: Febbraio 2016
Aggiornamento: ........ 2015
INI000924
2
Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 3
Accessibilità
pagina 4
Partecipazione
pagina 8
Uguaglianza
pagina 14
Occupazione
pagina 19
Istruzione e Formazione
pagina 22
Protezione Sociale
pagina 25
Salute
pagina 27
Attuazione
pagina 32
Strategia Europea
Strategia europea sulla
disabilità 2010-2020
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare di una piena partecipazione
alla società e all'economia
europea.
Le aree di intervento
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Accessibilità
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
Partecipazione
Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente
i loro diritti fondamentali legati
alla cittadinanza dell'Unione.
Questa strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili, in qualità di individui, con-
Diritti delle Persone con disabilità
sumatori, studenti, attori economici e politici;
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
Uguaglianza
Occorre attuare una serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli
Stati
membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare,
della
direttiva
2000/78/CE a favore della parità
di trattamento in materia di
occupazione e di lavoro.
Occupazione
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità del lavoro.
3
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo.
Inoltre, occorre informare
meglio i disabili in merito alle
possibilità di formazione e di
mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in
movimento e della strategia
Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà
ed esclusione sociale ai quali
sono esposti i disabili. In questo
contesto, è necessario valutare
le prestazioni e la sostenibilità
dei sistemi di protezione sociale, compresi i sistemi pensionistici, i programmi di alloggio
sociale e l’accesso ai servizi di
base. La strategia incoraggia
l’utilizzo dei fondi strutturali e
l’adozione di misure nazionali
adattate.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale. Per garantire questo
principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo
accessibile ed essere adeguati
alle necessità specifiche delle
persone. Inoltre, particolare
attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori
disabili.
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità al Web
Accessibilità
Forum Europeo
sulla Disabilità
Il Forum Europeo
sulla
Disabilità
(EDF)
è
un’
Organizzazione
non Governativa
indipendente che
rappresenta gli interessi di 80
milioni di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea
messa in piedi da persone con
disabilità e dalle loro famiglie. Il
Forum è una piattaforma leader
per i diritti dei disabili e si propone per dare voce alle persone
con disabilità in Europa. EDF è
stato creato nel 1996 per essere
sicuri che le decisioni riguardanti
le persone disabili siano prese
“con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato
sul web (inclusi quelli per apparecchi mobili) che sia facile da
utilizzare, semplice da trovare,
essenziale nel funzionamento e
nella interattività, il cui uso sia
sicuro e possa essere utilizzato
in modo indipendente anche da
chi è disabile, garantendo quindi
la dignità di una persona disabile in ogni circostanza, inclusi i
casi di emergenza. Questo non
esclude l’uso di dispositivi di
supporto e di comunicazione
alternativa per consentire l’accessibilità a particolari gruppi di
persone con disabilità qundo
questo sia necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Non Vedenti ed
Internet: le tecnologie
assistive
IL DISPLAY BRAILLE
Il display braille è una periferica
aggiuntiva che viene connessa
alla porta seriale del PC e che
consente all’utente non vedente di leggere le informazioni
visualizzate sullo schermo riga
per riga.
PROGRAMMI DI SINTESI
VOCALE
La sintesi vocale è un sistema
che permette ai non vedenti, di
ascoltare e quindi leggere ogni
tipo di testo semplicemente
usando il computer; i contenuti,
riconosciuti da un apposito
scanner, vengono automaticamente tradotti in suoni grazie al
software. La sintesi viene effettuata tramite la concatenazione
di unità fonetiche elementari,
dette difoni, realizzate seguendo le regole di pronuncia della
lingua italiana. La registrazione
diretta dei difoni, e non quindi
la loro generazione artificiale,
consente di ottenere un suono
chiaro, pulito e molto comprensibile. Un sofisticato algoritmo
presiede alla corretta accentazione delle parole lette, mentre
le abbreviazioni vengono lette
per esteso. La sintesi della voce
può essere controllata in modo
da variare a piacere, l'espressività, l'altezza, la velocità ed il
volume dal software.
Il software di sintesi vocale della
Microsoft è gratuito e facilmente reperibile sul sito e disponibile in diverse lingue; inoltre si
integra perfettamente con
Windows. Il software è costituito dal server Agent, dal modulo
di sintesi vocale TextToSpeech
della L&A, di un software di
riconoscimento vocale.
Maggiori informazioni sul sito
Microsoft:
http://msdn.microsoft.com/workshop/imedia/agent/default.asp
SCREEN READER
Uno screen reader è un software che "legge" il contenuto di
numerosi tipi di file supportati.
Jaws (Job Access With Speek),
ad esempio, abbinato ad un
software sintesi vocale, legge e
vocalizza tutto il testo che
appare sullo schermo ed interpreta anche i piccoli simboli grafici. Sul sito dell'IBM è possibile
scaricare una una versione trial di
Home Page Reader 3 (http://www3.ibm.com/able/hpr.html); que-
4
sto innovativo prodotto, estremamente semplice e di facile
impiego, consente a un non
vedente di navigare in modo
chiaro e comprensibile.
Come parte integrante del sistema operativo Suse Linux 7.0 è
stato sviluppato lo Screen reader Suse Blinux, un software
che permette alle persone non
vedenti e ipovedenti di lavorare
comodamente con Linux. Suse
Blinux non è una parte indipendente o una patch del software, ma piuttosto un cosiddetto
programma che lavora in sottofondo. Un vantaggio di ciò è
che Suse Blinux non compromette in alcun modo il funzionamento del sistema e gli utilizzatori non vedenti e ipovedenti
dispongono dell'uso illimitato di
tutte le applicazioni che lavorano sulla console di Linux in
modalità testo. Per ulteriori
informazioni:
http://www.suse.com.
INGRANDITORI DI SCHERMO
Ci sono in circolazione dei programmi ingrandenti veramente
validi come ZoomText, Magic,
LPWin, Lunar, in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di un utente ipovedente.
Un ingranditore di schermo è un
software che permette di creare una finestra "lente" sullo
schermo delle dimensioni volute e riposizionabile. Tale finestra
ingrandisce le zone dello schermo che l´utente attraversa con il
mouse. Tutti gli ingranditori di
nuova generazione hanno una
vasta gamma di strumenti di
navigazione, ingrandiscono i
caratteri con l´effetto "smoothing" (levigando e raccordando le curve), dispongono di
una sintesi vocale per aiutare la
consultazione di lunghe pagine
testuali. E si tratta di prodotti
inseriti nel nomenclatore tariffario, e quindi assolutamente gratuiti per l´utente finale.
GLI E-BOOK PER NON VEDENTI
Gli e-book per non vedenti
sono device di lettura capaci di
"tradurre" i testi in formati
accessibili, come la sintesi
vocale o il Braille. Fino ad oggi il
problema maggiore è rimasto il
prezzo; macchine di questo
tipo, o comunque sufficientemente avanzate, possono arrivare a costare sul mercato americano fino a 15mila dollari. Da
tempo al centro dell'attenzione
di diversi produttori, anche
Microsoft, che già investe
pesantemente nel settore degli
ebook, ha iniziato a lavorare
nella "nicchia" degli ebook contando di mettere in commercio
uno strumento il cui prezzo
finale si aggiri attorno ai 3-4mila
dollari.
(Fonte:www.aib.it)
LIA, ebook store per
non - e ipovedenti
Immergersi nella lettura è uno
dei piaceri del tempo libero,
ma quando la vista è compromessa, trovare libri accessibili
anche alle persone non vedenti e ipovedenti diventa piuttosto complicato. A dare una
mano a chi soffre di disabilità
visiva arriva il progetto LIA, realizzato dall’Associazione italiana editori in collaborazione
con il Ministero per i beni e le
attività culturali.
CHE COS’È LIA
LIA – Libri Italiani Accessibili è
una piattaforma online, o
negozio online di libri digitali,
con un catalogo di partenza di
oltre 2.500 libri, tutti accessibili a ciechi e ipovedenti. Su LIA
si trovano libri di tutti i generi e
per tutti i gusti, romanzi, esordienti, saggi e bestseller, grazie
all’accordo stipulato dall’AIE
con una quarantina di marchi
editoriali italiani.
I libri contrassegnati con il bollino LIA sono presenti non solo
sul sito del progetto, ma sulle
più importanti librerie in rete,
dove i libri accessibili sono
appunto distinguibili tramite
l’apposito simbolo.
(Fonte: www.disabili-lavoro-casa.it)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Manifesto per la
Promozione del
Turismo Accessibile
In attuazione dell’art 30 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità ratificata
con Legge n. 18 del 24/2/09
1. La persona nella sua accezione più completa, con i suoi specifici bisogni derivanti da condizioni personali e di salute (ad
esempio: disabilità motorie,
sensoriali, intellettive, intolleranze alimentari, ecc.) è un cittadino ed un cliente che ha
diritto a fruire dell’offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati e commisurati a un giusto
rapporto qualità prezzo.
2. L’accessibilità comporta il
coinvolgimento di tutta la filiera
turistica a livello nazionale e
locale, a partire da:
a. il sistema dei trasporti;
b. la ricettività;
c. la ristorazione;
d. la cultura, il tempo libero e lo
sport
3. L’accessibilità dei luoghi non
deve determinare la scelta della
vacanza: si deve poter scegliere
una meta o struttura turistica
perché piace e non perché essa
è l’unica accessibile.
4. È necessario pensare l’accessibilità come accesso alle esperienze di vita, ovvero andare
oltre il concetto dello “standard” valorizzando invece la
centralità della persona/cliente
con bisogni specifici.
5. L’informazione sull’accessibilità non può ridursi a un simbolo,
ma deve essere oggettiva, dettagliata e garantita, onde permettere a ogni persona di valutare in modo autonomo e certo
quali strutture e servizi turistici
sono in grado di soddisfare le
sue specifiche esigenze.
6. E’ necessario promuovere
una comunicazione positiva,
che eviti l’uso di termini discriminanti. Essa va diffusa in formati fruibili per tutti, e attraverso
tutti i canali informativi e pro-
mozionali del mondo turistico.
7. Poiché l’accessibilità riguarda
non solo aspetti strutturali e
infrastrutturali, ma anche i servizi
offerti ai turisti, occorre promuovere la qualità dell’accoglienza
per tutti, ovvero incentivare un
cambiamento culturale che
generi profondi mutamenti dei
modelli organizzativi e gestionali, ancora prima che strutturali.
8. E’ necessario incentivare la
formazione delle competenze e
delle professionalità, basata sui
principi dello Universal Design e
che coinvolga tutta la filiera delle
figure professionali turistiche e
tecniche: manager, impiegati,
aziende, imprese pubbliche e
private. Occorre inoltre aggiornare i programmi di studio degli
Istituti per il Turismo, Tecnici,
Universitari, dei Master e dei
Centri Accademici a tutti i livelli.
9. Le Autonomie Locali, ognuna
per le proprie competenze e
vocazioni, hanno il compito di
implementare
l’accessibilità
urbana, degli edifici pubblici e
dei trasporti locali, pianificando
inoltre periodiche azioni di verifica e di promozione delle proposte turistiche per tutti.
10. Per realizzare e promuovere
il turismo accessibile in una logica di sistema si auspica la fattiva
collaborazione tra gli Operatori
turistici, le Autonomie Locali, gli
Enti Pubblici, le Associazioni
delle persone con disabilità e le
Organizzazioni del turismo
sociale.
I principi ispiratori del Manifesto
sono approfonditi nel documento “Istruzioni per l’uso del
Manifesto per la Promozione
del Turismo Accessibile”.
(Fonte: www.governo.it)
Vacanze per tutti con
V4A®- Village for All
“A ciascuno la sua vacanza” è
l’obiettivo primario di Village for
all – V4A® Marchio Qualità
Internazionale
Ospitalità
Accessibile.
Tramite il portale di Village for all
(www.villageforall.net) è infatti
5
possibile reperire tutte le informazioni utili in merito alle strutture ricettive e non, che offrono
servizi per portatori di disabilità
di ogni genere: permanente o
temporanea, motoria, limitazioni sensoriali (ciechi e/o sordi),
allergie e intolleranze alimentari, anziani, diabetici, dializzati,
persone obese, ecc...Insomma
una vacanza a portata di tutti al
mare o in montagna, in hotel,
appartamento o agriturismo, in
visita ad un museo o presso uno
stabilimento balneare...
Le strutture proposte hanno
ottenuto il marchio di qualità e
sono oltre quaranta da scegliere in Italia e in Croazia.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet di V4A®-Village for All
www.villageforall.net)
Diversamente Agibile
Il progetto “Diversamente
Agibile” nasce dalla mente di
Maximiliano Ulivieri, 39 anni e
affetto da distrofia muscolare
fin da piccolo. L’idea parte dal
presupposto che nessuno
meglio di chi ne usufruisce può
recensire un servizio. Nei suoi
viaggi è capitato di ricercare sul
web strutture accessibili ai disabili, come hotel per il pernottamento, oppure informazioni sui
luoghi della città da visitare che
non abbiano barriere architettoniche, musei, attrazioni turistiche, bar e ristoranti, tutto ciò
che un normale turista deve
sapere prima del viaggio.
Le informazioni in internet ci
sono ma spesso risultano
dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette. La
dispersione dipende dal fatto
che non c’è un “luogo” comune
in rete dove recuperare certe
informazioni, ci sono blog di
ragazzi disabili che raccontano
il suo viaggio, come il suo personale, oppure nei siti specializzati in hotel e turismo dove al
suo interno puoi fare una ricerca specifica per portatori di
handicap. Tutte queste informazioni tuttavia sono solo degli
spazi, non un contesto organizzato, competente e ottimizzato soltanto al tipo di servizio. In
più spesso le informazioni non
sono ben precise e povere di
foto dimostrative dell’agibilità
sicura di una struttura. Non
raramente capita di leggere
“accessibile a disabile” e dopo
breve conversazione telefonica
rendersi conto che così non
era. L’accessibilità poi richiede
molte cose e capita che siano
soggettive, non sempre una
struttura che va bene a un disabile può andar bene a un altro,
ma soprattutto il miglior giudizio che si può ricercare in questi casi è proprio quello del
disabile stesso, che certamente
ha una capacità di analisi superiore, essendone l’utilizzatore.
Turismo Accessibile
Accessibilità
Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di
trasporto ecc. Ecco l’idea di
realizzare un sito/blog in cui
raccogliere tutte le esperienze
di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati
dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri
disabili che vogliono frequentare la stessa città. Così facendo si
potrà aiutare a capire se l’accessibilità dei luoghi o delle
strutture “recensite” può andar
bene per la propria disabilità
oppure necessita di maggiori
informazioni.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Autismo Friendly
Beach
La riviera romagnola si è attivata, prima in Italia, nel progetto
Friendly
Autismo
Beach.
L’intento primario è quello di
offrire a tutte le famiglie con
soggetti autistici di vivere serenamente il proprio soggiorno in
Romagna. A tale scopo si è
creata una rete di strutture (stabilimenti balneari, alberghi, parchi tematici, uffici pubblici, centri
sportivi, ecc) preparate e formate per l’accoglienza delle persone con autismo e attrezzate di
conseguenza.
Parte del personale coinvolto è
inoltre rappresentato proprio da
persone affette da tale disturbo,
appropriatamente formate dall’associazione Rimini Autismo.
Il progetto mette a disposizione
anche un team di educatori
disponibili ad ore per il sollievo
delle famiglie. Tramite il sito internet www.riminiautismo.it è così
possibile organizzare la propria
vacanza scegliendo non solo l’albergo di Rimini e Riccione aderente al progetto, ma anche lo
stabilimento balneare e contattare un educatore.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet www.riminiautismo.it)
Volare in aereo:
regole, diritti e doveri
del viaggiatore
disabile
Facciamo il punto su legislazione e regolamentazione in merito a viaggi aerei e viaggiatori
con disabilità o mobilità ridotta.
La materia è disciplinata da un
documento, e precisamente il
Regolamento CE n. 1107/2006
del 5 luglio 2006 valido in tutta
Europa. Questo fornisce indicazioni precise sull’assistenza a
terra e su quella in volo.
Vediamo più nel dettaglio quali
sono i punti da tenere a mente
per chi intende affrontare un
volo aereo:
• RICHIESTA ASSISTENZA: il viaggiatore deve far richiesta di
assistenza entro le 48 ore
prima della partenza, direttamente alla compagnia aerea,
o alla agenzia di viaggio o al
tour operator al quale si è
appoggiato. Sarà quindi cura
di questi soggetti darne
comunicazione al gestore
degli aeroporti di arrivo, di
transito e di eventuale partenza, che provvederà a fornire
assistenza in aeroporto.
Secondo il regolamento, i negati imbarchi o prenotazioni di
volo possono verificarsi solo in
casi eccezionali, ovvero quando non ci sia più posto per persona disabile nell'aeromobile,
6
oppure per problemi legati alla
sicurezza.
In alcuni casi il viaggiatore deve
presentare il MEDIF (Medical
Information Form), ovvero il
nulla osta del medico curante a
viaggiare.
• ARRIVO IN AEROPORTO: una
volta prenotata l'assistenza,
sarà cura del viaggiatore presentarsi in aeroporto entro
l'orario comunicato dalla
compagnia. Nel caso in cui
non ci siano state comunicazioni di questo tipo, bisogna
presentarsi al punto di chiamata 2 ore prima del volo, o
un'ora se si va direttamente al
check-in. L'assistenza in aeroporto viene fornita dal personale del gestore aeroportuale, che verrà a prendere la
persona al punto di chiamata
appositamente predisposto,
all'interno e all'esterno dell'aeroporto.
L'assistente,
all'occorrenza, potrà aiutare il
disabile anche nelle operazioni di check-in, fino alla porta
d'imbarco.
• CARROZZINA, CANI DA ASSITENZA, AUSILI IN AEREO: IL
REGOLAMENTO: il regolamento prevede che sia possibile
imbarcare gratuitamente fino
a due attrezzature per la
mobilità. Occorre tuttavia
informare almeno 48 ore prima
la compagnia delle specifiche
relative alle dimensioni del
dispositivo, al suo peso, ecc...
Anche nel caso del cane da assistenza occorre avvisare preventivamente
la
compagnia.
L’animale potrà fare il viaggio con
voi in cabina.
E’ tuttavia necessario informarsi
bene sulle condizioni imposte ai
viaggiatori con cane guida/assistenza, che possono andare dall'obbligo di certificato veterinario a quello di una fascetta identificativa standard.
Per qualunque necessità si
consiglia in ogni caso, primi di
affrontare un viaggio in aereo,
di consultare i siti delle singole
compagnie aerre per verificare
oggettivamente i servizi previsti
per le persone disabili, a mobilità ridotta, o con esigenze
speciali.
APP gratuita per
viaggiatori disabili
in volo
Da gennaio 2013, l’Enac - l’Ente
Nazionale per l’Aviazione Civile,
ha reso disponibile per i passeggeri disabili o con mobilità ridotta una app per avere sempre a
portata di mano le principali
informazioni sui regolamenti
aerei. E’ possibile scaricarla gratuitamente su tre diversi sistemi
operativi mobile: Apple, Android
e Windows Phone, in italiano,
inglese, spagnolo e francese. Si
Turismo Accessibile
Accessibilità
• donne in gravidanza
In caso di non autosufficienza
del viaggiatore per cui sono
richiesti i servizi di assistenza,
questi potrebbero essere
subordinati alla presenza di un
assistente personale in stazione
o di un accompagnatore durante il viaggio.
tratta di una sorta di guida multimediale dove trovare risposte
alle domande e alle situazioni più
frequenti da affrontare quando si
viaggia, ovvero:
• Cosa è l’assistenza speciale e
a chi è rivolta ?
• Chi sono i passeggeri a mobilità ridotta (PRM)?
• A chi e quando si deve richiedere l’assistenza?
• Chi fornisce l’assistenza in
aeroporto e in volo?
• Cosa accade se l’assistenza
non è stata richiesta?
• Cosa fare in caso di assistenza
negata o non adeguata.
Non resta che augurarvi buon
viaggio!
questa tipologia di utenti.
Tali servizi, presenti in 264 stazioni e attivi 24 ore su 24, sono
gestiti attraverso 14 punti di
accoglienza, le cosiddette Sale
Blu. Queste, presenti nelle
principali stazioni italiane,
sono aperte tutti i giorni dalle
6:45 alle 21:30. Qui è possibile
reperire informazioni e materiale illustrativo sul servizio di
assistenza ed effettuare la prenotazione del servizio di assistenza.
Le Sale Blu assicurano anche la
guida in stazione e l'accompagnamento al treno, l’accoglienza in treno all’arrivo in stazione
e la guida all’uscita della stazio-
Viaggiare in treno:
assistenza alle persone
con disabilità o
mobilità ridotta
RFI - Rete Ferroviaria Italiana ha
attivato per i viaggiatori con
disabilità o mobilità ridotta una
rete di servizi di assistenza atti
a rispondere in modo sempre
più efficace alle necessità di
7
ne o al binario per prendere
una coincidenza.
Su richiesta esse provvedono
inoltre a disporre sedie a rotelle e a gestire la salita e la
discesa dal treno con carrelli
elevatori. Possono richiedere i
servizi di assitenza:
• persone che si muovono su
sedia a rotelle
• persone con problemi agli
arti, anche temporanei, o
persone con difficoltà di
deambulazione
• persone non vedenti o con
disabilità visive
• persone non udenti o con
disabilità uditive
• persone anziane
Modalità di prenotazione
Il servizio di assistenza può
essere richiesto direttamente
alle Sale Blu recandovisi direttamente, oppure inviando una
mail o telefonando dalle ore
6:45 alle 21:30 tutti i giorni,
festivi inclusi.
E’ inoltre disponibile un numero
verde gratuito 800 90 60 60
raggiungibile da telefono fisso e
un numero unico nazionale
199 30 30 60 raggiungibile da
telefono mobile e fisso.
Ulteriori informazioni
sono
disponibili sul sito di RFI
www.rfi.it.
Annullamento
E’ possibile annullare il servizio
prenotato comunicandolo alla
Sala Blu almeno quattro ore
prima della prevista partenza.
(Fonte: www.rfi.it)
Partecipazione
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in
uno stato membro europeo
possono essere vendute in un
altro stato membro a certe
condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.
Le persone disabili non hanno
le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti
incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel
viaggiare, nel ricevere merci o
servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Mobilità Solidale
La Costituzione Italiana, all’art.3
stabilisce che:
“Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge […] È’ compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona
umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica
Libertà di movimento
e sociale del Paese.”
La libertà di movimento è una
delle incombenze di cui lo
Stato dovrebbe farsi carico al
fine di garantire la piena autonomia della persona. Non sempre tuttavia le istituzioni pubbliche sono in grado di gestire ed
organizzare servizi di trasporto
destinati ai cittadini disabili.
Il progetto di “Mobilità Solidale”
prevede la fornitura gratuita agli
enti pubblici di autoveicoli per
la mobilità dei cittadini diversamente abili.
Il servizio ha pertanto il duplice
obiettivo di andare incontro
alle necessità delle istituzioni
pubbliche e a quelle del cittadino con disabilità, impossibilitato
all’utilizzo di un mezzo proprio
o di un trasporto pubblico.
L’ente pubblico usufruisce di un
servizio realmente gratuito ed
esonerato da qualsiasi onere
estraneo alla semplice conduzione e al rifornimento dei
mezzi.
La partecipazione al progetto
delle imprese locali tocca il
cuore dei cittadini e dei fruitori
del servizio, dando alla pubblicità veicolata dai mezzi di trasporto un particolare valore
etico e sociale. Il progetto
“Mobilità Solidale” crea così ricchezza morale nei soggetti
coinvolti nel suo sviluppo, soddisfacendo le esigenze di bilancio della pubblica amministrazione e quelle dei cittadini in
difficoltà.
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013). Rientrano tra queste
spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad
8
esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per
la realizzazione di strumenti
che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro
mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di
handicap grave (articolo 3,
comma 3, L. 104/1992). La
detrazione per l’eliminazione
delle barriere architettoniche
non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione
del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari
al sollevamento del disabile. La
detrazione del 19%, pertanto,
spetta soltanto sulla eventuale
parte di spesa eccedente la
quota già agevolata con la
detrazione del 36% (o del
50%).
Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori,
è inoltre applicabile l’aliquota
Iva agevolata del 4%, anziché
quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e
i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti
di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento
o alla tipologia di elementi
costruiti dall'uomo. Le barriere
architettoniche sono quindi
qualcosa di strettamente legato
al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale
per la valutazione della qualità
di vita di chiunque. Negli ultimi
anni la legislazione nazionale
ed europea è stata pian piano
Libertà di movimento
Partecipazione
migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una
serie di enti pubblici e privati a
questi principi di libertà di
movimento. Uno degli strumenti
più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di
miniascensori o montascale (o
servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le
scale o a superare ostacoli.
I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per
quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI).
Queste indicazioni normative
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza alla comparsa sul mercato
dei primi prodotti e ausili
dedicati
all'abbattimento
delle barriere. La prima norma
UNI in materia è infatti del
1991, sostituita nel 2009 da
una norma più recente. La UNI
EN 81-40:2009, versione ufficiale in lingua inglese della
norma europea EN 81-40, specifica i requisiti di sicurezza
per la costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione e lo smontaggio di servoscala elettrici fissati alla
struttura di un edificio.
Nella legislazione italiana il
riferimento normativo per gli
aspetti edilizi dei montascale
è contenuto nel DM 236/89,
"Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità,
l'adattabilità e la visitabilità
degli edifici privati e di edilizia
residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del
superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche".
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che contengono le specifiche tecniche.
L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che
sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge 9
gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le categorie che hanno
diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento
della barriere.
Tali norme valgono per la progettazione ed installazione di
ogni tipo di montascale, del
tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per
persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi
costituita dai montascale mobili, ovvero privi di installazione
fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare
per il superamento di gradini o
dislivelli.
I montascale si confermano
quindi un indispensabile ausilio
per garantire a tutti una piena
libertà di movimento.
(Fonte: www.disabili.com)
Genny, la prima e unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente
libere le mani.
Abbiamo intervistato Paolo
Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia esigenza, io sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da
allora sono sempre alla ricerca di
una maggiore autonomia.
Da anni vedo il Segway, quel
geniale mezzo che permette ad
un uomo di spostarsi in piedi su
due ruote parallele, un giorno mi
sono domandato: se è in grado
di portare in sicurezza un uomo
9
in piedi su due ruote, perché
non potrebbe fare lo stesso con
un uomo seduto?
Quindi oltre un anno mezzo fa,
non avendo trovato nulla in
commercio di simile ne ho
acquistato uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigenze, con tutte le sicurezze e le
modifiche necessarie che mi permettano di fermarmi di salire e
scendere,e dopo oltre un anno
di lavoro è nata Genny, oggi la
mia compagna inseparabile.
Genny è un mezzo che mi ha
letteralmente cambiato la vita
ed ho capito immediatamente
che avrebbe potuto cambiare
la vita a molti altri disabili.
In cosa consiste la grande
novità di questa carrozzina a
due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie e per quali attività è stata
testata Genny?
La novità è pressoché unica,
poiché si passa per la prima
volta nella storia da quattro
ruote a due ruote, e questo
non è solo un fattore estetico,
il quale ha la sua importanza, ma
è soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia
auto-bilanciante di Segway ed
in particolare al principio dei
giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio
su due ruote.
Questo comporta la possibilità
di spostarsi su qualsiasi terreno
come la sabbia, la neve e su
strade dissestare, senza il problema classico di incastrarsi con
le ruote anteriori. Essendo già
questo di per sé una novità
assoluta per una sedia a rotelle,
la sua caratteristica più incredibile è data dal fatto che non è
dotata ne di acceleratore ne di
freni, ma è semplicemente con
minimi
spostamenti
del
corpo/busto avanti e indietro
che si crea il movimento, mi
verrebbe da dire che Genny si
muove praticamente con il
pensiero, una vera magia.
Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo che sia la
prima volta al mondo che un
disabile si possa spostare su
una sedia a rotelle avendo le
mani libere lasciando la libertà
quindi di telefonare, tenere la
fidanzato/a per mano, mangiare
un gelato, bere, tenere un
ombrello, e perché no giocare
a pallone... con la massima
libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove. Un altro lato
che sto scoprendo utilizzando
Genny tutti i giorni, credo da
non sottovalutare, è lo stupore
che vedo nel viso delle persone che mi domandano coma
faccia a stare in piedi su due
ruote e non chiedendomi più,
come succedeva solitamente
prima, che cosa mi fossi fatto,
quindi questo mi induce a
pensare che non sia sparita la
Partecipazione
mia disabilità ma che sia sparito
il collegamento mentale che
spesso si fa tra disabile e sedia
a rotelle.
Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace soprattutto di eliminare le barriere
mentali.
Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità,
siamo in corso di valutazione.
L'utilizzo di questa carrozzina
permetterà probabilmente di
eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e
per l'esterno, per quali fondi
stradali è particolarmente indicata Genny?
La mia invenzione, Genny, è
piaciuta moltissimo al Direttore
Marketing di Segway Italia
"Tiziano Centulani" che avendo
sposato in pieno la mia causa
mi ha fornito la disponibilità di
un Segway I2 con una larghezza notevolmente inferiore al
modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di realizzare
a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle
convenzionali. Genny è commercializzata e si possono trovare tutte le informazioni a
riguardo
sul
sito:
http://www.gennymobility.com
Libertà di movimento
no garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la possibilità di testare e migliorare la
qualità del proprio movimento.
I clienti disabili hanno a propria
disposizione simulatori di guida
per valutare con precisione la
propria capacità motoria residua e vetture modificate per
provare la guida per la prima
volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti. Frequentando un Centro di
Mobilità il disabile può ottenere
un attestato che può facilitare il
compito di valutazione della
Commissione medica locale
durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli
arti superiori.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy
Tel. 011 0037456
(Fonte: www.fiatautonomy.com)
(Fonte: www.disabili.com)
Centri di mobilità FIAT
Autonomy
Sono strutture che offrono a
tutti i clienti disabili un aiuto
concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una
vettura adattata alle proprie
capacità. In ogni Centro il cliente può testare le proprie capacità motorie residue tramite
speciali simulatori, prendere
confidenza con i veicoli modificati e chiedere il parere di
medici e fisioterapisti e degli
operatori dei centri stessi.
I Centri di Mobilità realizzati da
Fiat Group Automobiles voglio-
EasyWay - L’app per
segnalare i luoghi
accessibili a tutti
Molte strutture di pubblica utilità e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove
opportunità per superarle. Per
decidere se andare o meno in
un determinato luogo, le persone con disabilità devono sapere
prima se la loro meta è accessibile oppure no.
10
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità. In questa
prima fase sono state fatte delle
rilevazioni partendo dalle città
di Roma e Milano ma possiamo
coprire tutta l'Italia. Il progetto
infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito,
due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno
o più punti di interesse.
Affidiamo l'inserimento delle
valutazioni di accessibilità alla
comunità degli utenti: ciascuno
può diventare protagonista e
attivarsi in prima persona per
aumentare e migliorare il numero di informazioni.
Per ogni punto di interesse che
vuoi segnalare (ad esempio un
ristorante, un albergo, un
museo ecc), puoi esprimere sia
una valutazione di accessibilità
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno.
Oggi chi vuole consultare le
informazioni presenti nella
banca dati, può cercare un
punto di interesse nella città e
leggere la valutazione di accessibilità che gli è stata attribuita
da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità, dei
loro familiari, amici e operatori
si attivi in prima persona per
arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
Montagna accessibile:
gli ausili
IL MONOSCI
Il monosci consente allo sciatore di essere completamente
indipendente: lo skilift, la seggiovia e persino le piste più difficili diventano accessibili.
SportABILI ha in dotazione
monosci di diverse misure e per
tutte le età: sia per adulti che
per bambini.
IL BISCI
Il bisci, importato direttamente
da SportABILI dagli Stati Uniti,
Partecipazione
Libertà di movimento
avanti o indietro usando un pratico e resistente strap.
Gli ammortizzatori, con una
sospensione con molla intercambiabile disegnata appositamente per questo apparecchio,
possono essere adattati a
seconda del peso dello sciatore. Ciò favorirà l'uso dell' apparecchio da parte di molte persone. Il loro grande comfort
anche su terreni accidentati è
da attribuirsi alla loro flessibilità.
GLI STABILIZZATORI
Gli stabilizzatori sono indicati
per amputati, post polio, ecc.
Questo ausilio garantisce la stabilità e l'equilibrio durante le
discese.
rappresenta un valido strumento che permette di sciare a tutti,
grandi e bambini, con le più
varie disabilità. L'uso del bisci è
indicato per i disabili agli arti
inferiori e superiori (tetraplegici, tetraparetici, distrofia
muscolare, nanismo, atassia,
displegia, sclerosi multipla, afasia, atrofia spinale, diparesi,
cerebrolesi, disabili fisici e mentali gravi, ecc.) che comunque
superino una lesione di D5.
Il bisci è dotato di un semplice
meccanismo di sollevamento
automatico che rende semplice
la salita in seggiovia.
Manubrio e redini
Il manubrio e le redini vengono
usate dall'istruttore oltre che
per controllare la velocità e fermare il bisci, per impostare o
correggere l'angolo, per i movimenti di rotazione e quelli di
stabilizzazione dello sciatore.
IL DUALSKI
Il dualski, per le sue particolari
caratteristiche – un monosci
con due sci – si adatta bene, a
seconda delle capacità funzionali, a diversi tipi di disabilità
agli arti inferiori e superiori.
La seduta permette ad ogni
persona di trovare la miglior
posizione. Lo schienale della
seduta è regolabile in altezza a
seconda della gravità dell'handicap. La differente rigidità e
regolazione degli elementi permette un più alto grado di supporto del corpo e aiuta i movimenti della parte alta dello stesso. Lo schienale mobile permette allo sciatore di regolare il
proprio angolo di seduta in
Stabilizzatori
Gli stabilizzatori possono compensare il deficit d'equilibrio,
offrendo due punti aggiuntivi di
contatto con la neve.
11
LA SLITTA PER IL FONDO
La slitta per il fondo è indicata
per disabili fisici seduti, come
per il monosci (paraplegici,
post polio, spina bifida, amputazioni arti inferiori, ecc,) che
comunque non superino una
lesione di D5.
L'ausilio per lo sci da fondo è
ideale per godere la montagna
ed un salutare sport sulla neve. Il
telaio
è
superleggero.
L'inclinazione dello schienale e
della seduta si può regolare
secondo le esigenze del disabile garantendo così un comfort
di marcia. I bastoncini sono leggermente piegati per un maggior contatto con la neve.
(Fonte:www.predazzo.sportabili.org)
Il Powerchair Football
Il Powerchair Football è letteralmente il calcio per disabili in
carrozzina a motore elettrico.
E’ uno sport ancora poco conosciuto e diffuso nel nostro
Paese. Sport&Smile Eventi
Sportivi di Montelupone (Mc) è
l’unica realtà italiana impegnata
nell’organizzazione di manifestazioni dedicate a questa disciplina. E’ grazie a loro che si possono reperire informazioni sul
gioco. Le regole sono le stesse
del calcio classico per normodotati; si gioca in 4 contro 4 e si
deve fare gol nelle due porte
larghe 3 mt. Uniche differenze
sono che non esiste il fuorigioco
e non vi deve essere mai il 2 vs 1
a meno di 3 mt. dal punto ove si
trova il pallone. Si gioca su carrozzine a quattro ruote tarate
ad una velocità non superiore ai
10 Km/h, che devono essere
dotate, oltre che di speciale cintura di sicurezza, anche di
"guardfoot " per poter consentire al giocatore di colpire,condurre, orientare la palla.
Il pallone misura 13 pollici, sempre in cuoi come quello da calcio. Si può giocare all'interno
(palestre o palazzetti), o
comunque in qualsiasi spazio ci
sia un campo da basket, poiché
le misure del campo sono quelle del parquet da pallacanestro.
Le squadre comprendono un
minimo di 6 giocatori (3 più un
portiere) e possono includere
sia uomini che donne di ogni
età e grado di disabilità - chiaramente non cognitiva.
E' necessario essere in grado
almeno di muovere il collo,
anche leggermente, per poter
agire con la vista periferica del
gioco (orientarsi e capire cosa
accade intorno). Per quanto
riguarda l'età , ci si può avvicinare al Powerchair Football già dai
14 anni, fino ai 50-55.
(Fonte: www.sportsmile.it)
Partecipazione
Il diritto di voto e
l'accessibilità dei
seggi elettorali
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore. La
Legge n. 17 del 5 febbraio
2003 ha precisato che non è
necessario che l'elettore che
risulta quale accompagnatore
sia iscritto nelle liste elettorali
dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto
per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello della
iscrizione nelle liste elettorali di
un qualsiasi comune italiano.
Qualora la disabilità non sia evidente, oppure non sia nota al
presidente di seggio, deve
essere richiesto uno specifico
certificato rilasciato da medici
designati dall'Azienda Usl. Tale
documento deve precisare che
"l'infermità fisica impedisce
all'elettore di esprimere il voto
senza l'aiuto di altro elettore".
Questi certificati devono essere
rilasciati immediatamente, gratuitamente e in esenzione a
qualsiasi diritto o applicazione
di marche. Il certificato viene
poi allegato agli atti della sezione elettorale. Nel caso dell'elettore cieco può essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto "libretto di
pensione" dal quale si evince la
cecità accertata. È utile precisa-
Partecipazione politica
re che chi necessita di essere
accompagnato solo fino alla
cabina elettorale, ma poi è in
grado di esercitare autonomamente il voto, non occorre che
presenti alcun certificato.
Nessun elettore può esercitare
la funzione di accompagnatore
per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata un'apposita annotazione dal presidente
del seggio nel quale egli ha
assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico
in modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
nell'ipotesi in cui dalla certificazione non sia possibile evincere con chiarezza che sussiste
un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita
all'Azienda Usl di competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista
elettorale della sezione e di
prenderne nota nel verbale.
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione
elettorale sia inaccessibile, il
disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione può
votare presso un'altra sezione,
del proprio comune, priva di
barriere architettoniche. Nei
comuni ripartiti in più collegi
(senatoriali, collegi uninominali,
collegi provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi
circoscrizionali, la sezione scelta per la votazione deve appartenere al medesimo collegio o
alla medesima circoscrizione,
nei quali è compresa la sezione
nelle cui liste l'elettore stesso è
iscritto. Per sapere se la sezione scelta corrisponde a questi
requisiti è possibile rivolgersi
all'Ufficio
elettorale
del
Comune o al presidente della
sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di
guida speciale, purché dalla
documentazione esibita risulti
l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga
di alcuna certificazione oppure
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali devono essere disposti in modo da
permettere agli elettori non
deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei
candidati, di votare in assoluta
segretezza, nonché di svolgere
anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove
lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere
predisposta almeno una cabina
per consentire agevolmente
l'accesso agli elettori e deve
essere previsto un secondo
piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa
ottanta centimetri, o un tavolo
munito di ripari che garantisca
la stessa segretezza. I seggi
debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove
deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della
carrozzina, tramite percorsi
accessibili. I comuni devono
provvedere al censimento delle
barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono
intervenire di conseguenza allo
scopo di evitare che si ripre-
12
senti la stessa situazione nelle
future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa
non precisa se l'intervento
debba per forza consistere
nella rimozione delle barriere
architettoniche o nella scelta di
altra sede accessibile da adibire alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio 2009, n. 46, prevede la
possibilità di esercitare il diritto
di voto presso il proprio domicilio per alcune categorie di
persone affette da grave disabilità. Possono, ad oggi, votare al
proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi di
cui all'articolo 29 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, cioè
siano
“intrasportabili”.
Il
Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio non possa essere richiesto
solo perchè non c’è alcun servizio di accompagnamento al
seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da
impedirne l’allontanamento
dall’abitazione in cui dimorano;
in questo caso la sottolineatura
è sulla dipendenza continuativa
e quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede il possesso di certificati di
handicap (art. 3, Legge
104/1992) o di invalidità. Ci si
riferisce strettamente a infermità gravi e, quindi, a situazioni
sanitarie anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
Partecipazione
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie
con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere
un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado la
quota di famiglie meridionali
che ha fatto ricorso per le ore
di sostegno è circa il doppio
rispetto a quella del Nord (nella
scuola primaria rispettivamente
12,7% e 6%; nella scuola
secondaria di primo grado
rispettivamente 11,5% e 4,3%).
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Al fine della
realizzazione del progetto individuale è molto importante
garantire la continuità del rapporto tra insegnante di soste-
Partecipazione scolastica
gno e alunno con disabilità.
Rispetto all’anno scolastico precedente hanno cambiato insegnante di sostegno il 41,7%
degli alunni con disabilità della
scuola primaria e il 39,3% di
quelli della scuola secondaria di
primo grado. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il supporto
didattico fornito dall’insegnante
di sostegno dovrebbe essere
accompagnato dalla presenza
di figure professionali che supportino la socializzazione e
l’autonomia del singolo. Gli
alunni con disabilità totalmente
non autonomi ricevono al Nord
un numero medio di ore settimanali di assistenza educativa
culturale o ad personam (AEC)
circa doppio rispetto a quello
registrato nel Mezzogiorno
(nella scuola primaria rispettivamente 12,3% e 5,1%; nella
scuola secondaria di primo
grado rispettivamente 13,2% e
5,5%). (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il processo
d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere una completa
partecipazione dell’alunno con
disabilità a tutte le attività della
classe, anche se tale partecipazione potrebbe implicare a
volte una maggiore complessità
organizzativa. Nelle scuole pri-
marie e secondarie di primo
grado quasi la metà degli alunni
con disabilità non partecipa alle
attività extrascolastiche organizzate dalla scuola, e tale fenomeno assume una maggiore
consistenza nel Mezzogiorno.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
Scuolabile
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti. La disabilità è ben
presente nella nostra società,
tanto da coinvolgere il 15%
delle famiglie italiane, costrette
a traumatiche e sostanziali
variazioni nello stile di vita; ma
la disabilità è anche ricchezza
ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare
una fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre
nelle fiabe si incontra spesso il
tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come
Pollicino, oppure sciocchi e
incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato. Continuando su
questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti
scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il
mondo della diversità.
Ecco allora ScuolABILE, il primo
progetto completo che vuole
coinvolgere i bambini delle
scuole elementari, gli insegnanti
e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su
misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per
ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto.
(www.disabili.com)
13
Uguaglianza
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITA'
Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della
popolazione mondiale, circa
470 milioni di persone in età
lavorativa. Negli stati Uniti, nel
2007, il reddito medio di una
persona con disabilità con un
lavoro a tempo pieno tutto l'anno era di 34.200 dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI
Le disuguaglianze salariali tra
uomini e donne persistono, per
non parlare della gravidanza e
della maternità che continuano
ad essere viste come un grave
impedimento. Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei
confronti dei lavoratori migranti
che sono spesso esclusi dal
sistema di protezione sociale,
oltre che discriminati nell'accesso al lavoro. In crescita
anche la discriminazione per
Discriminazioni sul lavoro
motivi religiosi e per orientamento sessuale.
I PROVVEDIMENTI
Il Rapporto denuncia che
durante i periodi di recessione
economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa
dell'assenza di dati.
Per questo l'ILO raccomanda
alcune misure indispensabili a
contrastare la discriminazione:
la promozione della ratifica universale e dell'applicazione
delle due Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la
non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della
discriminazione nell'impiego e
nelle professioni; lo sviluppo
delle capacità istituzionali dei
costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto
fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che
si occupano di uguaglianza.
La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del 1951 e la
Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate
rispettivamente da 168 e 169
Stati, su un totale di 183 Stati
membri dell'ILO. L'obiettivo è la
ratifica universale.
L'ILO
Organizzazione Internazionale
del Lavoro, è l'agenzia della
14
Nazioni Unite specializzata nel
promuovere la giustizia sociale, i
diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti. Formula gli standard minimi
internazionali delle condizioni di
lavoro e dei diritti del lavoratore
attraverso
la
stipula
di
Convenzioni e Raccomandazioni.
Libertà di associazione, diritto di
organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato,
uguaglianza di opportunità e di
trattamento sono i suoi obiettivi.
reali, situazioni effettivamente
accadute in cui sono stati violati i diritti delle persone con disabilità e la loro dignità sociale.
Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni anno centinaia di altre
situazioni particolari, svolgendo
un lavoro costante e quotidiano di consulenza tecnica.
(Fonte: www.disabili.com)
L’ICT: lavoro
e integrazione
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI
DISABILI, unico nel suo genere,
è nato nel 1999 per volontà di
Anffas Onlus e della Nazionale
italiana Magistrati. Persegue lo
scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed
alle loro famiglie.
Il Tribunale è divenuto negli anni
una realtà tangibile, un appuntamento importante ed atteso,
che dà un contributo autorevole e concreto affinché, anche
per le persone con disabilità,
l'uguaglianza dei diritti e la pari
dignità sociale siano condizioni
pienamente raggiunte e non
meri dettami legislativi.
Il Tribunale affronta, attraverso
pubblici dibattimenti che si
svolgono sul modello di quelli
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza anche
sulla società. Il fatto di avere un
handicap, non esclude che la
persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità.
Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e
contribuiscono alla realizzazione della persona disabile.
Il ruolo delle tecnologie ICT
dovrebbe iniziare nelle scuole
con la formazione degli studenti disabili. Il lavoro degli insegnanti e dei professionisti si
dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per
ogni esigenza individuale dello
studente disabile. Le tecnologie
ICT sono strumenti nell’ambiente lavorativo delle aziende. Nel
Uguaglianza
2008 è stato realizzato uno studio dal Politecnico di Milano in
collaborazione
con
la
Fondazione ASPHI Onlus per
avere una visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone
disabili, delle applicazioni ICT
nelle aziende. L’analisi ha considerato un campione di 165
responsabili risorse umane di
medie e grandi aziende. Sono
stati esaminati due aspetti:
organizzazione aziendale per
favorire l’inserimento dipendenti disabili e livello di accessibilità
dei
sistemi
informativi.
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni
tramite il collocamento mirato.
I dipendenti assunti hanno
varie condizioni di disabilità ed
è stata rilevata una predominanza di persone con disabilità
motorie. I dipendenti disabili
sono gerarchicamente dipendenti dai responsabili risorse
umane o dai capi del personale
e hanno limitati rapporti con i
responsabili del settore informatico. Non è stata riscontrata
una massiccia presenza di politiche aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile nell’ambito lavorativo.
È stato dichiarato dalle aziende
un livello paritario tra lavoratori
nell’accesso agli strumenti ICT,
con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particola-
Discriminazioni sul lavoro
ri interventi sugli strumenti ICT
per favorire l’utilizzo da parte
dei lavoratori disabili.
La presenza di un sistema informativo con un tale elevato livello di accessibilità può avere
anche una spiegazione diversa.
Le persone disabili assunte
hanno capacità tecniche che
permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda,
senza particolari interventi,
oppure i dipendenti disabili
svolgono mansioni che non
richiedono l’utilizzo di tali strumenti. In entrambi i casi non si
permette di far emergere il problema e si sottovaluta la necessità del dipendente disabile.
Sono stati riscontrati casi, invece, di consapevolezza della
situazione da parte dell’azienda
e di reali interventi per arrivare
a un’elevata accessibilità del
sistema informativo.
La conferma della presenza di
una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da
un’analisi di 1060 PMI.
(Fonte: meetinability.net)
Un impegno attivo per
la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile
15
sia inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile.
Eppure, basterebbe un piccolo
aiuto aggiuntivo per far entrare,
o rientrare, milioni di europei
disabili nel mercato del lavoro.
La strategia riveduta di Lisbona
per la crescita e l’occupazione
è tesa in modo particolare ad
aumentare i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei
disabili in Europa.
Gli Stati membri predispongono
le proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti
della strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno
riferiscono alla Commissione in
merito alle iniziative adottate in
materia di occupazione, tra cui
quelle riguardanti le persone
disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale,
l’assistenza sanitaria e i servizi
sociali, dando in tal modo ai
disabili maggiori possibilità di
trovare e mantenere il lavoro.
Uguaglianza
Discriminazioni culturali
Tutela dei diritti e
delle libertà delle
persone con disabilità
a livello internazionale
L'Unione europea è membro
della convenzione delle Nazioni
Unite che deve garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle
persone con disabilità.
Tale convenzione deve inoltre
assicurare il loro benessere
sociale e la loro protezione giuridica.
ATTO
Decisione 2010/48/CE del
Consiglio, del 26 novembre
2009, relativa alla conclusione,
da parte della Comunità europea, della convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
SINTESI
L'Unione europea (UE) ha aderito alla convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
Questa convenzione internazionale mira a garantire che le
persone con disabilità godano
di tutti i diritti umani e delle
libertà fondamentali.
A tal fine, la convenzione si
basa su una serie di principi:
• il rispetto per la dignità, l'autonomia e l'indipendenza
delle persone;
• la non discriminazione;
• la partecipazione e l'inclusio-
ne nella società;
• il rispetto per la differenza e
l'accettazione delle persone;
• la parità di opportunità;
• l'accessibilità, soprattutto dei
trasporti, dell'informazione e
delle comunicazioni, delle
apparecchiature e dei servizi
pubblici nelle aree urbane e
rurali;
• la parità tra uomini e donne;
• il rispetto per l'identità dei
minori con disabilità e per lo
sviluppo delle loro capacità.
Gli Stati che hanno aderito alla
convenzione adottano tutte le
misure necessarie per garantire
il progressivo rispetto di questi
principi. Essi si impegnano inoltre ad agire a favore dei diritti
economici, sociali e culturali
delle persone con disabilità.
16
Inoltre, le persone con disabilità devono essere consultate
durante l'elaborazione e l'attuazione della legislazione e delle
politiche che le riguardano.
Protezione contro le discriminazioni
Ogni forma di discriminazione
fondata sulla disabilità è vietata,
e le persone con disabilità ricevono una protezione giuridica
effettiva sulla base dell'uguaglianza con le altre persone.
La convenzione contiene disposizioni specifiche relativamente
a due gruppi di popolazione:
• le donne con disabilità, che
sono soggette a discriminazioni multiple. Devono essere
adottate misure per garantire
il loro pieno sviluppo e la loro
indipendenza;
• i minori con disabilità, che
hanno diritto alla protezione
del loro superiore interesse in
caso di decisioni che li riguardano e godono anche del
diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e di
ricevere un aiuto adeguato.
Gli Stati parti alla convenzione
si impegnano a combattere gli
stereotipi e a fare conoscere
meglio le capacità delle persone con disabilità.
Diritti riconosciuti dalla
convenzione
La convenzione afferma una
serie di diritti e di libertà che
devono essere riconosciuti alle
persone con disabilità. Si tratta
in particolare:
• del diritto alla vita;
Uguaglianza
• della protezione in situazioni
di rischio e di emergenza
umanitaria;
• del riconoscimento della personalità e della capacità giuridica, soprattutto al fine di
accedere alla proprietà e alla
libera gestione finanziaria,
sempre restando protetti
dagli abusi;
• dell'accesso alla giustizia
attraverso accomodamenti
procedurali;
• della libertà e della sicurezza;
• del diritto di non essere sottoposti a tortura, a pene o
trattamenti crudeli inumani o
degradanti;
• del diritto di non essere sottoposti a sfruttamento, violenza e maltrattamenti;
• della protezione dell'integrità
fisica e mentale;
• del diritto di circolare liberamente, di scegliere il luogo di
residenza e la nazionalità;
• della vita indipendente e dell'inclusione nella società;
• della mobilità personale, in
particolare attraverso apparati e tecnologie di supporto
alla mobilità;
• della libertà di espressione e
di accesso all'informazione;
• del rispetto della vita privata;
• del rispetto del domicilio e
della vita familiare;
• del diritto all'istruzione;
• dell'accesso ai servizi sanitari,
• dell'abilitazione e della riabilitazione, attraverso la piena
realizzazione del potenziale
fisico, mentale, sociale e professionale;
• del diritto al lavoro, senza
discriminazioni e in condizioni eque e favorevoli;
• del diritto ad adeguati livelli
di vita e alla protezione
sociale;
• della partecipazione alla vita
politica e pubblica, comprese
le votazioni e le elezioni;
• della partecipazione alla vita
culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport.
Discriminazioni culturali
con disabilità, in particolare in
partenariato con le organizzazioni internazionali e regionali
competenti. Gli Stati prevedono uno o più punti di contatto
nazionali per informare il pubblico circa la convenzione. Essi
istituiscono un meccanismo
indipendente di monitoraggio
dell'attuazione della convenzione. La società civile deve
essere pienamente coinvolta
nel processo di monitoraggio
delle azioni. Infine, ogni Stato
deve presentare un rapporto
dettagliato sulle misure prese
per adempiere ai propri obblighi, entro due anni dalla sua
adesione alla convenzione.
Contesto
La Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea vieta qualsiasi discriminazione basata sulla
disabilità
(articolo
21).
Riconosce inoltre il diritto delle
persone con disabilità all'autonomia, all'inclusione sociale e
professionale e alla partecipazione alla vita della comunità
(articolo 26). Il trattato di
Lisbona attribuisce alla Carta lo
stesso valore giuridico dei trattati (articolo 6 del trattato sull'UE).
(Fonte: http://europa.eu)
Donna e disabile,
discriminazione
multipla
Restano ancora molte, troppe,
le facce della discriminazione
che le donne con disabilità si
trovano a dover affrontare dalla
nascita o a causa di una malattia
invalidante, di un incidente sul
lavoro (...).
In un mondo costruito per
Applicazione della convenzione
Azioni di cooperazione internazionale possono essere condotte a favore delle persone
17
uomini e gestito da uomini,
essere donna e avere una disabilità comporta una vita di
discriminazione multipla. Le
donne disabili sono sempre e
comunque donne, ma non sono
mai riconosciute come tali. Non
bisogna credere che in Italia la
condizione di vita delle donne
con disabilità sia sicuramente
migliore rispetto ad altri Stati, né
che la povertà economica e culturale in cui sono segregate le
donne disabili sia tipica dei Paesi
in via di sviluppo", denuncia
Luisella Bosisio Fazzi, consigliere
della Ledha (Lega per i diritti
delle persone con disabilità).
L'associazione sta progettando
l'apertura di un Centro di tutela
antidiscriminatoria, a sostegno
anche dell'universo femminile, in
grado di diventare punto di riferimento regionale e nazionale
raccogliendo segnalazioni e
richieste, offrendo informazioni
e consulenze.
"I dati ci dicono che le donne
disabili trovano con più difficoltà lavoro, spesso devono rinunciare al desiderio di maternità e,
in generale, subiscono più
discriminazioni rispetto ai
maschi. Sono invisibili perché le
politiche di genere non influenzano la loro condizione e le
politiche sulla disabilità non
tengono conto del genere",
insiste
Bosisio
Fazzi.
Evidenziando che raramente le
donne disabili sono "considerate in relazione alla femminilità,
alla maternità, alla genitorialità,
alla bellezza. Detengono il più
alto tasso di non impiego, sono
più spesso escluse dai sistemi
educativi; normalmente vengono dissuase dall'avere figli.
Spetta a loro la percentuale più
elevata di violenze e abusi subiti, soprattutto alle donne con
malattie psichiatriche, disabilità
sensoriali e intellettive".
Un quadro sconfortante. Per
questo la Ledha offre da tempo
un servizio legale. "Anche a
causa della scarsa informazione
sul tema, le persone con disabilità e in particolar modo le
donne, sono ancora spesso vittime di violenza», fa notare l'avvocato Gaetano De Luca, che
ha supportato la famiglia di una
ragazza milanese con una disabilità di tipo intellettivo vittima
di violenza sessuale da parte
Uguaglianza
dell'autista che l'accompagnava
a scuola e al centro diurno:
"Comprensibile la difficoltà dei
genitori nel dover affrontare un
processo e nel vedere la propria figlia subire tutta una serie
di attività di indagine volte ad
accertarne la credibilità e la
reale capacità di poter percepire e rendersi conto di quanto le
è accaduto. L'imputato infatti,
durante il processo, ha più
volte negato gli addebiti, ma
dopo il dibattimento è stato
condannato a una pena di sei
anni". Se circa il 16 per cento
delle donne europee è disabile,
un rapporto del Parlamento
dell'Unione denuncia che circa
l'80 per cento di quelle istituzionalizzate sono esposte al rischio
di violenza, spesso compiuta
proprio dalle persone che
dovrebbero prendersi cura di
loro. E nella civilissima Germania
uno studio commissionato dal
ministero per la Famiglia rivela
che migliaia di donne con disabilità intellettiva, rinchiuse in istituti, hanno subito abusi sessuali.
Al di là dei casi di cronaca, i
diritti violati pongono l'urgenza
di un cambiamento culturale, di
una sterzata decisa nella mentalità comune. Perché i pregiudizi
sono duri a morire. Approvata
nel dicembre 2006, la
Convenzione delle Nazioni
Unite sui diritti delle persone
con disabilità (ratificata da una
ventina di Paesi della Ue) auspica che le donne non siano più
vittime della "discriminazione
multipla". Un concetto "reso
noto dagli studi di Kimberly W.
Crenshaw in riferimento alle
esperienze di discriminazione
vissute dalle donne nere in
Discriminazioni culturali
America, che si è progressivamente esteso in altri ambiti",
spiega la psicologa valdostana
Laura Elke D'Apolito, autrice di
una recente ricerca sulle donne
disabili: "In una società come la
nostra, dove la sessualità è l'oggetto più frequente della comunicazione di massa, l'invisibilità
a cui sono costrette le donne
disabili in qualche modo è una
forma di negazione del loro
diritto alla sessualità. Sono
quasi invisibili all'interno dei
media, poiché il loro corpo è
percepito dalla società come
‘poco desiderabile'". (Laura
Badaracchi)
(Fonte: www.superabile.it)
"Abilità diverse.
Stessa voglia di vita"
Prosegue
l’attività
del
Dipartimento Italiano per le Pari
18
Opportunità per informare e
sensibilizzare le cittadine e i cittadini sul tema della disabilità.
In occasione della giornata
internazionale dei diritti delle
persone con disabilità parte,
infatti, la nuova edizione della
campagna di comunicazione
dal titolo “Abilità diverse.
Stessa voglia di vita”. Università,
lavoro e sport sono i contesti
all’interno dei quali i protagonisti dello spot partecipano alla
vita sociale di tutti i giorni. La
coinvolgente familiarità delle
situazioni non lascia spazio agli
stereotipi e ai pregiudizi secondo i quali l’esistenza delle persone con disabilità ruota solo
ed esclusivamente intorno alla
diversità.
Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei bambini
della campagna ancor prima di
intuire la loro condizione di
disabilità percepiamo la stessa
voglia di vita al di là delle barriere architettoniche o culturali
esistenti.
Diffondere i temi legati alla disabilità, sensibilizzare l’opinione
pubblica sui concetti di dignità,
diritti e benessere delle persone disabili, accrescere la consapevolezza dei benefìci che possono derivare dall’integrazione
delle disabilità in ogni aspetto
della vita sociale sono i princìpi
ispiratori
della
Giornata
Internazionale dei diritti delle
persone con disabilità e devono entrare a far parte della vita
di tutti. “Dobbiamo creare delle
società che valorizzino la diversità e l’inclusione”. (estratto del
messaggio in occasione del 3
dicembre 2012 del Segretario
Generale dell’ONU Ban KiMoon).
(www.pariopportunita.gov.it)
Lavoro per i disabili
Occupazione
L'inserimento
lavorativo dei disabili
piego competente per territorio, nell'apposito elenco costituito da un'unica graduatoria.
Per promuovere l'inserimento e
l'integrazione lavorativa delle
persone disabili nel mondo del
lavoro la legge prevede una
serie di servizi di sostegno e di
collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un
insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto
adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli enti
pubblici che assumono disabili
con determinate percentuali di
invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove
opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti
pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano
soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'occupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono
iscriversi al collocamento obbligatorio presso il Centro per l'im-
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
Lavoratori disabili:
doveri e agevolazioni
per le aziende che
assumono
Per le aziende tenute ad assumere lavoratori appartenenti
alle categorie protette sono
previste agevolazioni fiscali.
Si stima che nel nostro paese
solo il 16% dei disabili abbia un
lavoro. Questo significa che il
74% delle persone con disabilità non ha una occupazione, per
circa 700 mila persone iscritte
alle liste di collocamento obbligatorio.
Non manca anche la tirata
d'orecchi che l'Europa ha fatto
all'Italia su questo fronte, dove
abbiamo ricevuto la bocciatura
della Corte di Giustizia UE, la
quale ritiene insufficienti gli
strumenti messi in campo dal
nostro paese per favorire l'occupazione delle persone con
disabilità , come realizzazione
dei diritti di uguaglianza e integrazione.
Premesso che la situazione e la
congiuntura economica senz'altro non aiutano, con un panorama desolante per tutti, è
importante che le aziende sappiano che è tra i loro doveri
quello di assumere persone
appartenenti alle categorie protette, come pure che sono previsti sgravi e agevolazioni.
19
Ci sembra quindi utile ricordare
quali sono questi obblighi e
questi diritti, attingendo anche
ai contenuti di una utile guida
che abbiamo trovato sul web:
Categorie protette- un grande
potenziale pubblicata da Page
Personnel.
OBBLIGHI DELLE AZIENDE - La
legge 68/99 stabilisce che le
aziende con più di 15 dipendenti debbano assumere almeno un lavoratore appartennete
alle categorie protette. La normativa prevede un crescendo
di queste assunzioni, con l'aumentare dei dipendenti. Da 15 a
35 dipendenti prevede l'assunzione di una persona disabile,
dai 36 ai 50 di due, da 51 a 150
in una percentuale del 7% più
uno ecc. E' quindi fondamentale, per l'azienda, capire quante
persone disabili sia tenuto ad
assumere. Per farlo, va calcolata
la percentuale, tenendo conto
che nel computo vanno inseriti
tutti lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (compresi
quelli con contratto a tempo
determinato fino a 9 mesi). Ci
sono alcune eccezioni, come i
lavoratori tramite cooperative, i
dirigenti, ecc.
INCENTIVI PER LE AZIENDE Assumendo un lavoratore
appartenete alle categorie protette, oltre a inserire nel suo
organico una risorsa produttiva,
l'azienda ha diritto di accedere
ad alcune agevolazioni previste
dalla legge (art. 13 legge
68/99). Tra queste c'è la fiscalizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali per l'assunzione di lavoratori disabili
con ridotta capacità lavorativa
superiore al 79% fino a un massimo di 8 anni; stesso dicasi per
l'assunzione di lavoratori con
Lavoro per i disabili
Occupazione
handicap intellettivo e psichico
indipendentemente dalla percentuale di invalidità .
Abbassandosi la percentuale di
capacità lavorativa tra il 67 e
79%, la fiscalizzazione arriva al
50% per un massimo di 5 anni.
Va ricordato inoltre che, nel
caso in cui l'azienda debba
sostenere costi per facilitare
l'inserimento lavorativo o il
lavoro stesso della persona
disabile (con invalidità superiore al 50%), è previsto un rimborso parziale forfetario. Può
trattarsi di interventi per eliminare le barriere architettoniche,
ma anche per l'acquisto di tecnologie per facilitare il telelavoro del soggetto.
SANZIONI - Per le aziende che
non rispettano l'obbligo di
assunzione di lavoratori disabili
sono previste delle sanzioni di
tipo amministrativo, stabilite dalle
direzioni provinciali del lavoro.
Le sanzioni constano di:
- 635,11 Euro (maggiorati di
Euro 30,76 per ogni giorno di
ritardo) in caso di ritardo nell'inviare il prospetto informativo che riporta il numero di
lavoratori totali e i nominativi
di quanti appartenenti alle
categorie protette (ricordiamo che il prospetto va inviato
entro il 31 gennaio di ogni
anno, ndr).
- Euro 62,77 al giorno per ogni
lavoratore non occupato, a
partire dal 61 esimo giorno
dall'obbligo di assunzione, in
caso di mancato adeguamento alla norma.
CHI HA DIRITTO AL COLLOCAMENTO MIRATO - I soggetti che
possono essere iscritti alle categorie protette, indi accedere al
collocamento mirato, devono
essere in possesso di una certificazione che attesti e descriva
le capacità residue al lavoro (la
riduzione della capacità lavorativa deve essere almeno del
45%). L'attestazione viene rilasciata dalla commissione per
l'accertamento delle capacità
lavorative residue operante in
tutte le ASL, ai sensi della Legge
68/1999. Hanno altresì diritto le
persone invalide del lavoro con
grado di invalidità superiore al
33%; persone non vedenti,
persone non udenti; invalide di
guerra, invalide civili di guerra e
invalide per servizio, vedove,
orfani, profughi ed equiparati
ad orfani, nonché i soggetti
individuati dalla legge 407 del
1998 (vittime del terrorismo e
della criminalità organizzata).
(Fonte: www.disabili.com)
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con
disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e
orientare per trovare il posto di
lavoro più vicino alle proprie
esigenze fisiche e personali.
Dopo il lancio del nuovo Job
Disabili, trasformazione del più
vecchio progetto "Agenzia
Lavoro Disabili", Daniele Regolo,
l'imprenditore non udente di
Macerata, spiega a SuperAbile.it
il percorso fin qui fatto e le
aspettative per il futuro. Già
premiato nel 2012 nell'ambito
dell'Italian round della Global
Social Venture Competition
(Gsvc), premio internazionale
ideato dalla Università di
Berkeley per sviluppare idee
imprenditoriali a forte rilevanza
sociale e basso impatto
ambientale, Job Disabili guarda
al futuro con umiltà ma anche
con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è
stato garantire l'accessibilità del
sito. La Legge Stanca, benché
avanzata, non è applicata a
pieno. Mancano buoni esempi
cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di lavoro per la seconda versione ci
dicono quanto sia difficile l'accessibilità. Il punto di un buon
sito non è la grafica, ma il suo
funzionamento.
La strada è questa: lo scopo
infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda e
offerta di lavoro". "In termini di
aspettative - ha poi continuato
20
-, ci muoviamo dalla nostra
prima esperienza: oltre 2.900
contatti di candidature personali e 70 aziende accreditate.
L'aspettativa è quella di superare l'idea di un sito che sostituisca un Ufficio di collocamento;
vogliamo che Job Disabili
diventi un punto di riferimento.
Anche per il collocamento.
Raggiungere, cioè, il limbo di
chi non viene mai chiamato".
Ma cos'è Job Disabili e perché si
arriva ad un'idea del genere è
quello che ci ha sempre reso
curiosi di questo progetto. "Job
Disabili - ha spiegato Regolo sintetizza tutte le mie esperienze fallimentari in tema di lavoro.
Questo progetto ha dato
sostanza a tutti i miei fallimenti:
lavoravo in Asl a tempo indeterminato. Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo sportello. Io, non
udente, allo sportello? Mi sono
licenziato. La prima scelta adulta della mia vita. Sono diventato
facilitatore e questo desidero
essere. Job Disabili vuole facilitare appunto la vita di chi, a
prescindere dalla disabilità, ha
voglia di mettersi in gioco.
Da disabile so quanto è difficile
lavorare e farlo in ufficio, sia
esso pubblico o privato: regole
e procedure non aiutano a
inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento
europeo. Oggi siamo una Srl. La
squadra è in ampliamento, ma
tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti
con disabilità si adopereranno
con noi per arrivare ad un
obiettivo comune. Ovvero, insistere sulla qualità delle persone
in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità: il
cambio di visione è esemplare.
E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque
l'ambiente, in questo caso di
lavoro, ad essere più accogliente e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con
disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno
cercato di dare attuazione nel
corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile
rivolgersi ai Centri per l’Impiego
territoriali o chiedere supporto
ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella
tutela e nella promozione dei
diritti dei disabili. Queste tematiche vengono trattate anche
da "SuperAbile", il Portale
dell'Inail che coniuga sezioni
documentali costantemente
aggiornate a servizi di consulenza attraverso il call center
800.810.810. Superabile è un
"Contact Center Integrato"
costituito principalmente da un
portale di informazione e di
documentazione sulle tematiche della disabilità, aggiornato
quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza telefonica, il call center SuperAbile
800.810.810.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Aggravamento della
disabilità. Cosa dice la
legge
Vediamo cosa dice la legge
rispetto al rapporto di lavoro
tra dipendenti con disabilità e
datore di lavoro, in caso di
aggravamento delle condizioni
di salute o riorganizzazione
aziendale.
La legge 68/99 sul cosiddetto
collocamento obbligatorio pre-
Occupazione
vede una serie di strumenti per
tutelare il lavoratore con disabilità nell’accesso a una occupazione. La norma si applica a
persone in età lavorativa affette
da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai disabili
intellettivi, che comportino una
riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento;
alle persone invalide del lavoro
con un grado di invalidità superiore al 33 per cento; a quelle
non vedenti o sorde; e agli invalidi di guerra, invalidi civili di
guerra e per servizio.
Oltre a regolamentare la questione delle quote di assunzioni
obbligatorie (i datori di lavoro
pubblici e privati sono tenuti ad
assumere un numero di lavoratori con disabilità a quote scaglionate, secondo il numero
totale di dipendenti), la legge
definisce anche le eventuali
variazioni di mansione, di ruolo
o azienda a seguito di cambiamento nelle condizioni di salute
dell’interessato o dell’organizzazione interna. A questo proposito, cosa succede se subentra un aggravamento nelle condizioni del dipendente assunto
tramite le categorie protette,
tale da non essere più idoneo a
quella mansione? Si deve ripassare per il collocamento mirato
o l’azienda ha obbligo di assegnarmi ad altra posizione? E se
l’azienda non lo può fare?
Lavoro per i disabili
Ci aiuta a inquadrare la situazione il nostro Esperto Avvocato, il
dottor Roberto Colicchia, che
nella sua rubrica in disabili.com
l’Avvocato Risponde, in una
risposta al quesito di un lettore
affronta l’argomento.
Il nodo della questione, ricorda
l’avvocato Colicchia, è all’art. 10
comma 3 della l. 68/99 il quale
dice che “…nel caso di aggravamento delle condizioni di salute … il datore di lavoro può
chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del
disabile per verificare se, a
causa delle sue minorazioni,
possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda. … Gli
accertamenti sono effettuati
dalla commissione di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio
1992, n. 104, integrata a norma
dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1,
comma 4, della presente legge
…. La richiesta di accertamento
e il periodo necessario per il
suo compimento non costituiscono causa di sospensione del
rapporto di lavoro. Il rapporto
di lavoro può essere risolto nel
caso in cui, anche attuando i
possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la predetta commissione accerti la
definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda...” Questo significa
che il rapporto di lavoro può
21
essere interrotto nel caso in cui
venga accertata dalle commissioni competenti la definitiva
impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda.
Inoltre si sottolinea che spetta
al datore l'onere della prova
della non ricollocabilità del
lavoratore inabile. Continua
l’avvocato: “Secondo giurisprudenza, sia nel caso di aggravamento dello stato di salute che
di riorganizzazione aziendale,
è necessario verificare se il
disabile possa essere adibito
ad una diversa attività equivalente alle mansioni già assegnate o anche a mansioni inferiori,
attribuendo al datore di lavoro
il cd. onere di repechage”. A
questo proposito riporta il contenuto di una recente pronuncia della Cassazione che, pur
non riferendosi alle assunzioni
ex legge 68/99, ha ritenuto che
“…II licenziamento dell'invalido
assunto in base alla normativa
sul collocamento obbligatorio
segue la generale disciplina normativa e contrattuale sol quando è motivato dalle comuni ipotesi di giusta causa e giustificato
motivo, mentre quando è
determinato dall'aggravamento
dell'infermità che ha dato luogo
al collocamento obbligatorio, è
legittimo solo in presenza delle
condizioni previste dall'art. 10,
legge n. 482/1968, ossia la perdita totale della capacità lavora-
tiva o la situazione di pericolo
per la salute e l'incolumità degli
altri lavoratori o per la sicurezza
degli impianti, accertati dall'apposita commissione medica; nel
caso in cui all'invalido risulti una
capacità lavorativa, inoltre, sussiste in capo al datore di lavoro
l'obbligo di adibirlo a mansioni
equivalenti o anche inferiori
compatibili con il nuovo stato
dell'infermità, se la struttura
organizzativa dell'azienda e la
situazione dell'organico aziendale consentono…”
Il lavoratore, dunque, potrà
essere licenziato solo qualora la
Commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il
disabile all'interno dell'impresa,
nonostante gli adattamenti tentati da quest’ultima alla propria
organizzazione produttiva.
Qualora quindi anche la soluzione di un ricollocamento in
azienda non possa essere
messa in atto, il lavoratore licenziato viene avviato presso altra
azienda senza dover nuovamente essere inserito nella graduatoria, come indicato nell'art.
8 della legge 68/99 al cui
comma 5 è stabilito che “ lavoratori disabili, licenziati per
riduzione di personale o per
giustificato motivo oggettivo,
mantengono la posizione in
graduatoria acquisita all'atto
dell'inserimento nell'azienda”.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale
della persona handicappata. Lo
si rimarca in diversi punti della
legge 104/92.
L'articolo 8, ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di
adeguate dotazioni didattiche
e tecniche, prove di valutazione, e personale qualificato per
garantire alla persona con handicap il diritto allo studio.
Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte
extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla
scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo
dinamico-funzionale. Questo,
sulla base delle caratteristiche
fisiche, psichiche, sociali ed
affettive dell'alunno, mette in
rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione
di handicap, sia le possibilità di
recupero, oltre alle capacità
individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e
della famiglia, il profilo viene
aggiornato al termine delle
scuole materna, elementare e
media, come pure periodicamente durante le scuole superiori. Per gli studenti in età scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di classi ordinarie quali
sezioni staccate della scuola
statale. L'articolo 13, ribadendo
l'importanza del coordinamento tra scuole, servizi sanitari,
socio-assistenziali, ricreativi e
culturali, cita poi due casi in
particolare: l'integrazione nelle
università e negli asili nido. Nel
caso degli atenei, si stabilisce la
programmazione di interventi
Diritto all’Istruzione
adeguati sia al bisogno della
persona che al piano di studio
individuale. Si sottolinea anche
l'importanza degli interpreti per
venire incontro agli studenti
sordi. Sussidi tecnici, didattici e
servizi di tutorato vengono poi
previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle
risorse destinate alla copertura
di queste attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per
avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei
bambini con handicap.
A questo obiettivo contribuisce
anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati.
La loro presenza, comunque,
deve essere garantita nelle
scuole di ogni ordine e grado,
come sottolinea l'articolo in più
punti. Proprio al ruolo degli
insegnanti di sostegno e alle
loro attività è dedicato l'articolo
14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento
costante in materia di handicap,
come pure di un confronto tra
docenti del ciclo inferiore e
superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente
disabile. Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui
piani di studio che gli aspiranti
docenti devono seguire per
essere abilitati all'attività didattica di sostegno.
Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didattico e negli istituti di scuola
secondaria di primo e secondo
grado. I membri di questi gruppi hanno il compito di collabo-
22
rare nelle attività organizzate
per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per
quanto riguarda la valutazione
dello studente, l'articolo 16 stabilisce che nel piano educativo
individualizzato devono essere
indicati per quali discipline
siano stati usati criteri didattici
particolari, e le eventuali attività
integrative e di sostegno.
Lo stesso articolo si sofferma
poi sugli esami del rendimento
dello studente. Nella scuola
dell'obbligo, si prevedono
prove corrispondenti agli insegnamenti impartiti e in grado di
valutare il progresso dell'alunno
in rapporto al suo livello iniziale. Nella scuola secondaria di
secondo grado, sono consentite prove equipollenti e, nel
caso di quelle scritte, tempi più
lunghi.
L'alunno, poi, può contare sulla
presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione, e
può utilizzare gli ausili necessari. All'università prove equipollenti, tempi più lunghi e mezzi
tecnici sono consentiti previa
intesa con il docente della
materia d'esame e con l'ausilio
del servizio di tutorato.
Scuola come avvio al lavoro: è
quanto succede in particolare
con la formazione professionale. A questo tema è dedicato
l'articolo 17, che sottolinea
come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in
considerazione le diverse capacità ed esigenze degli alunni
handicappati. Se questi non
possono seguire gli ordinari
metodi di apprendimento,
devono essere garantite loro
attività specifiche, sulla base
anche del piano educativo individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Diritto all’Istruzione
Dislessia, strumenti
Centri per l’autismo
tecnologici di supporto presto in tutta Italia
alla didattica
In tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia.
Non sono affetti da alcuna patologia, non hanno bisogno di cure
mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano in modo
diverso. In Italia la loro specificità è stata riconosciuta dalla L.
170/10 e riguarda il 5% della
popolazione scolastica. Ancora
più alta è la percentuale nei
Paesi anglosassoni.
La nostra è infatti una lingua con
pochi grafemi e fonemi e fra la
fonologia e l'ortografia la
sovrapposizione è pressoché
totale; nell'Inglese, invece, a
fronte di 40 fonemi, vi sono
1.120 grafemi; si tratta perciò
una lingua complessa per chi ha
problemi con la lettura. Il
disturbo sembra essere dovuto
ad una neurodiversità, che consente di leggere e scrivere solo
impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere in maniera automatica, chi ha tale disturbo si
stanca rapidamente, commette
errori, rimane indietro, non
impara.
Occorre pertanto che sia seguito in modo attento.
Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità di un corretto approccio
terapeutico, che preveda interventi psicologici, di ambito
specialistico e didattico, in
modo da creare un contesto
motivante e con competenze
diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
Si chiamano "centri per l'autismo" e presto ci saranno in
ogni regione italiana: sono una
delle risorse messe in campo
dal ministero dell'Istruzione
per favorire l'inclusione scolastica degli alunni autistici, attraverso il lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi.
"Al primo sportello aperto a
Vicenza, entro il 31 dicembre
se ne affiancheranno altri 6 o 7
in altrettante città: Palermo,
Bari, Napoli, Roma, Prato,
Bergamo e Torino si affiancano
quelli di Palermo, Roma e
Torino. A partuire da gennaio,
tutti gli altri", annuncia
Giovanna Boda, responsabile
della Direzione generale dello
studente del Miur.
Obiettivo di questi sportelli è
favorire la condivisione delle
conoscenze e delle buone
pratiche in materia di autismo,
a partire dalle esperienze
maturate dagli insegnanti e a
favore di altri docenti, ma
anche studenti e famiglie.
"Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano
gli insegnanti stessi - spiega
Boda - Sembra un gioco di
parole, ma è così: il tutoraggio
tra insegnanti è una risorsa preziosa e da valorizzare. Ed è una
delle risposte che diamo ai
problemi della scuola in materia di inclusione: non può essere certo l'unica, ma è indubbiamente un buon punto di partenza".
Ma come funziona, praticamente, uno sportello autismo?
Un gruppo di insegnanti con
una particolare esperienza e
23
conoscenza sull'autismo fa
capo ad un Cts (Centro
Territoriale di Supporto all'handicap), aggiungendosi al gruppo di due o tre operatori specializzati che già prestano lì
servizio. Ciascuno di loro si
rende disponibile per un certo
numero di ore a settimana o al
mese. Quando giunge una
richiesta di aiuto da una scuola, perché un collega ha difficoltà a gestire una situazione
problematica, due insegnanti
del centro si recano lì, affiancano il docente, svolgono insieme un'osservazione sistematica
e individuano soluzioni operative molto semplici e mirate.
Rimangono poi in contatto con
il collega, assistendolo con
consulenze e, se necessario,
ritornando
sul
posto.
Successivamente, l'attività di
sportello potrà rivolgersi anche
alle famiglie, divenendo un
punto di riferimento e di raccordo per la scuola, i genitori e
i servizi socio-sanitari. In altri
termini, l'obiettivo è creare, in
ogni regione, "pool" di insegnanti specializzati nell'autismo, che possano divenire
punto di riferimento per i colleghi o le scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati.
Lo sportello di Vicenza.
Mentre si lavora per diffondere
in tutta Italia l'esperienza dei
centri per l'autismo, il primo
nato, quello di Vicenza, registra risultati incoraggianti: coinvolge come operatori una ventina di insegnanti e offre consulenza a circa 80 consigli di classe, corrispondenti ad oltre il
30% del totale degli alunni con
autismo che frequentano le
scuole del territorio. Lo sportello ha costi molto contenuti
(qualche migliaia di euro l'anno), tutti coperti con fondi
ordinari.
La storia inizia con i Cts.
L'esperienza degli sportelli
nasce all'interno di quella dei
Centri territoriali di supporto
(Cts), nati nel 2006 con il progetto "Nuove tecnologie e
disabilità": oggi questi centri
sono 106, hanno una diffusione a livello provinciale e sono
distribuiti su tutto il territorio
nazionale. Ciascuno di essi ha
ricevuto, lo scorso nano, un
finanziamento di circa 11 mila
euro Hanno sede presso scuole polo e vi operano, in media,
due docenti specializzati nel
campo delle nuove tecnologie
per la didattica inclusiva.
Obiettivo generale dei Cts è la
creazione di una rete territo-
Istruzione e Formazione
Diritto all’Istruzione
riale permanente, che consenta di raccogliere e diffondere
le conoscenze e le risorse per
la didattica inclusiva attraverso
le nuove tecnologie. I Cts, inoltre, promuovono iniziative di
formazione sull'uso corretto
delle tecnologie rivolte gli insegnanti e agli altri operatori scolastici, ai genitori e agli stessi
alunni disabili.
(Fonte: www.superabile.it)
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è
un momento importante nel
quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita
di classe senza esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche e formative con i
compagni con disabilità, è il
modo più naturale di crescere
con la consapevolezza che la
diversità fa parte della vita.
Fanno parte di questi momenti
anche le gite scolastiche, piccoli eventi che nel vissuto della
classe danno la possibilità di
rafforzarne l’unione, con la
condivisione di esperienze al
di fuori dell’aula scolastica.
Considerato ciò, va detto che
talvolta succede che proprio le
gite scolastiche siano gravate
di problemi di gestione pratica
dell’alunno disabile, tali da
impedirgli di prendere parte a
questo importante momento
formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta,
pur di non far perdere al figlio
l’esperienza, si attivano per
colmare le carenze della scuola. Ma quali sono i diritti degli
studenti con disabilità, quanto
alle gite scolastiche? Cosa deve
garantire la scuola in merito a
questo importante momento
relazionale dell’alunno e di
tutta la classe?
E’ necessario che lo studente
sia accompagnato da un famigliare? L’eventuale costo
aggiuntivo per il suo trasporto
è a carico dell’intera classe? Su
questo torna utile un approfondimento del servizio legale
della Ledha - Lega per i diritti
delle persone con disabilità-,
che proprio su questo mette in
24
chiaro alcuni elementi. In primis l’appello all'art. 3 della
Costituzione Italiana e del principio di integrazione scolastica, ribadendo il diritto degli
alunni con disabilità a partecipare a viaggi di istruzione e
visite guidate, esattamente
come tutti gli altri compagni,
sulla base del principio di
uguaglianza. Come fare, quindi,
a garantire parità di diritti a
tutti gli studenti, anche nel
corso della gita scolastica?
Innanzitutto partendo da una
organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle
difficoltà dell’alunno con disabilità. Ricordiamo infatti che è
la singola scuola a decidere
circa le gite d’istruzione, quindi sarà necessaria una seria
valutazione circa il luogo da
visitare, ma anche il trasporto
da utilizzarsi, il programma di
visite e l’accessibilità di spazi e
servizi relativi.
E’ quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di
tutti gli accorgimenti necessari
(c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con
handicap possa partecipare al
viaggio d’istruzione. Se così
non fosse, si entrerebbe in
contrasto con l’articolo 2 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone disabili, configurandosi come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo
subito che, come ricordato dal
testo di Ledha, la scuola non
può in alcun caso subordinare
il diritto di partecipazione di
un alunno con disabilità alla
presenza di un suo familiare
che lo accompagni.
Questo significa che la scuola
non può pretendere che ci sia
un famigliare ad accompagnare
l’alunno.
Può essere un familiare, ma
non è obbligatorio. Spetta
infatti agli organi collegiali della
scuola designare un accompagnatore qualificato che può
essere un qualunque membro
della comunità scolastica
(docenti, personale ausiliario,
o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così.
Per assistenza s’intende una
rete di interventi che, utilizzati
anche in modo integrato tra
loro, siano di suppor to ad
un’azione di integrazione
sociale per quei cittadini che, a
causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni
di svantaggio.
Con il termine assistenza sociale ci si riferisce, quindi, all’insieme delle attività e dei servizi
volti a prevenire o ridurre situazioni di bisogno connesse
all’età, a stati di svantaggio fisico e psichico o ad altre condizioni di emarginazione.
Un’adeguata rete territoriale di
servizi sociali è una condizione
necessaria per realizzare un’effettiva integrazione delle persone handicappate nel quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture
residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi
di accompagnamento in sedi
informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e
educativi, ecc.), interventi per
particolari situazioni di disagio
economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione
alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma.
Mentre si discute di prevenzione, di diagnosi precoce, di
recupero, di inserimento, mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto
dell’età media di un’ampia
fascia di questi soggetti va progressivamente alzandosi, grazie
anche alle sempre maggiori
conoscenze in campo medico
e riabilitativo.
In una cultura contadina e in
un sistema di famiglie patriarcali, c’era la possibilità di una
gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio ad una civiltà industriale
e postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso
questa pratica impossibile, o
comunque difficile, imponendo per questi casi soluzioni
“sociali”.
Se in passato, per molti giovani
disabili giunti all’età adulta, la
scelta dell’istituzione chiusa,
del manicomio, della clinica
specializzata era stata praticamente obbligata, oggi la battaglia per la deistituzionalizzazione dà i suoi frutti, anche se crea
inevitabilmente dei problemi
diversi.
La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita
della realtà e dei soggetti sui
quali si va ad incidere, sono
elementi fondamentali di un
approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario
Nazionale dovrebbero adottare come schema di riferimento
per una politica corretta in
tema di handicap. L'intervento
personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso
educativo finalizzato al raggiun-
25
gimento di una ragionevole
autonomia, sono delle linee di
tendenza valide in assoluto, e
propedeutiche, in ogni caso,
alla programmazione e alla
gestione della vita nell’età adulta. La svolta nella politica dell'handicap può venire solo dalla
formazione, dall'educazione,
dall'informazione dell'opinione
pubblica, da una strategia corretta e mirata che non può
cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per
gradi, con un processo di maturazione dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap
consolidatosi nel decennio
precedente (scuole speciali,
laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene messo in
discussione e violentemente
attaccato. Parallelo e separato
rispetto al circuito per la “normalità”, tale sistema di servizi
viene contestato in nome di
una concezione della riabilitazione che non punta più sul
versante igienicosanitario, ma
su quello sociale: quello che
conta è la socializzazione che
ha come mezzo principale, e
come fine, l’inserimento nei
luoghi e nelle istituzioni della
vita quotidiana, luoghi e istituzioni che devono cambiare
sotto il profilo delle strutture
come della cultura per adattar-
si e accogliere chi fino a quel
momento era stato escluso in
quanto ritenuto e vissuto come
“diverso”. Inizialmente tali centri hanno faticato a trovare un
nome: centro gravi, centro
diurno, centro medico sociale,
centro socioriabilitativo e tante
altre etichette che definivano
organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo hanno
assunto, pur nella originalità di
ciascuno, alcuni punti di continuità. Attualmente i centri diurni sono strutture territoriali non
residenziali previste per ospitare in ore diurne soggetti handicappati medio-gravi in età
post-scolare, allorché si ritiene
superata la fase evolutiva, che
presentino condizioni di non
autosufficienza e pertanto
abbiano bisogno di continua
assistenza e per i quali non sia
stato possibile l'inserimento al
lavoro "normale" o "protetto";
nei centri diurni sono, quindi,
ammessi i soggetti con disabilità
tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e
per i quali siano stati esperiti
tutti gli interventi di tipo riabilitativosanitario e psico- sociale
atti a garantire un reale inserimento in strutture rivolte alla
generalità delle persone. In
esse si cerca di assicurare il proseguimento dell'iter socio - riabilitativo, attraverso un insieme
organico di attività evitando
l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato.
Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”,
l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet
tiva di una progressiva e
costante socializzazione per
sviluppare, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi, le
capacità residue e di operare al
massimo per il mantenimento
dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non
diventi meta definitiva per chi vi
entra; aperta, affinché tutta la
vita non si esaurisca all’interno,
ma si ricerchino le forme possi-
Politiche sociali
Protezione Sociale
bili di esperienze e di collegamento esterni; è, infine, una
struttura di appoggio alla vita
familiare
particolarmente
necessaria per consentire di
mantenere al proprio interno la
persona handicappata.
Tali strutture devono essere
dotate di diverse figure professionali stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi
tutelari, infermieri, medici, che
concorrono, nell’ambito delle
proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella loro globalità, avendo come momento unificante delle loro specifiche
prestazioni il progetto mirato e
personalizzato. Per esigenze
diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di altri servizi del
territorio. Le prestazioni socioeducative- assistenziali sono
assicurate dagli educatori i
quali, nel rispetto del principio
dell’individualizzazione
del
processo educativo, orientano
i loro interventi a raggiungere
un più adeguato rappor to
della persona handicappata
con se stessa, con gli altri e con
l’ambiente, e ad acquisire, per
quanto ad ognuno è possibile,
compor tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i
giorni. L’azione educativa deve
coinvolgere anche il nucleo
familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte
attiva nel realizzarlo.
Si possono individuare più aree
in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfare i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al
mantenimento e allo sviluppo
delle capacità residue e
potenziali dell’utente nell’autonomia personale;
- attività educative con significato prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato prevalentemente occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori,
il numero degli utenti non
dovrebbe superare le 20 unità.
Così come si è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il soggetto handicappato nel suo
contesto socio- ambientale.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Babuska - Il nuovo
mondo dell'assistenza
domiciliare
Nasce da un progetto LaTo
Verde, associazione non profit
toscana fondata da Laura Togni,
un'idea pratica ed originale per
aiutare tutti coloro che, per se
stessi o per un familiare, devono avere a che fare con la ricerca di qualcuno che si occupi di
assisterli a domicilio.
Babuska.it è infatti il nuovo portale che vuole fare da connettore tra coloro che cercano un
assistenza domestica e le
badanti in cerca di un impiego.
Oltre a questo Babuska fornisce, sempre completamente
gratis, informazioni, notizie,
consigli, riferimenti legislativi e
legali nel delicato settore dell'assistenza domiciliare.
Il contesto tutto italiano in cui è
nato il portale, è quello di un
paese in cui le persone bisognose di cura e sostegno sono in
aumento, mentre diminuisce la
possibilità dei familiari di prendersi direttamente cura dei propri cari. Nel nostro paese è infatti in crescita la percentuale di
popolazione non completamente autosufficiente per motivi legati a stati di malattia, anzianità o
handicap, in un contesto sociale
in cui, il contemporaneo aumento delle famiglie monofamiliari,
porta a dover delegare la cura di
persone care che possono avere
queste difficoltà di autosufficienza temporanee o permanenti. Di
fronte a questo fenomeno il settore dell'assistenza domiciliare in
26
Italia si presenta ancora frammentato e destrutturato.
Babuska nasce dall'incontro tra
l'idea di LaTo Verde e le competenze della software house
bolognese CreativeIT, con
l'obiettivo di mettere a disposizione uno strumento specializzato, avanzato, di facile accesso ed utilizzo, consultabile
direttamente ed in autonomia,
in qualsiasi momento e luogo.
Mission del portale è infatti quella di applicare metodo e pratica
manageriale ad un progetto che
ha l'ambizione di contribuire
socialmente in modo importante
in un ambito dove il margine di
miglioramento è sicuramente di
rilievo. Babuska.it non è soltanto
un sito, ma un nuovo mondo
dove s'incontrano domanda ed
offerta di lavoro per l'assistenza
domiciliare in Italia, il tutto completamente gratuito. Il portale è
aperto alle famiglie per una facile registrazione con possibilità
di specificare il tipo di prestazione ricercata e a badanti che
possono, non soltanto registrarsi per rispondere a offerte di
impiego, ma anche seguire tutte
le novità e le informazioni
importanti del settore.
È inoltre realizzato con un sistema avanzato di programmazione e si avvale delle funzionalità
tipiche dei siti più diffusi come,
ad esempio, la messaggistica
interna, moduli di registrazione
pratici e veloci, un'interfaccia
gradevole ed intuitiva e un
potente motore di ricerca interno, myBabuska, che permette
di selezionare profili che
rispondono ai propri criteri di
ricerca attingendo da un database di informazioni chiare,
confrontabili, dettagliate ed
essenziali allo stesso tempo. In
questo modo, la ricerca di personale adatto alle proprie
necessità diventa più agile e
mirata ed al contempo è possibile offre un servizio a coloro
che cercano lavoro come
badanti.
Per informazioni:
www.babuska.it
Per una disabilità
sostenibile
(Fonte: www.disabili.com)
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo,
legata a menomazioni fisiche
e/o mentali. Per tale motivo le
persone con disabilità sono
state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo
socio-economico basato su criteri di “normalità”.
A partire dalle prime riflessioni
sociologiche degli anni 60 e
grazie alle spinte innovative dei
movimenti organizzati delle
persone disabili il rapporto fra
società e disabilità ha subìto
una rimodulazione progressiva.
Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale,
che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di
valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita
sociale. Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza solo in
pochi campi. L’Italia rimane agli
ultimi posti tra i Paesi europei
per risorse destinate alla tutela
e all’inclusione sociale delle
persone con disabilità. Si spendono 438 euro pro-capite
annui contro i 531 della media
europea, ben lontani dai 754
del Regno Unito. Al di là del
dato economico puro, lo stato
delle condizioni di vita delle
persone con disabilità nel
nostro Paese è dato dai livelli
occupazionali, dall’accessibilità
a tutti gli ambienti di vita e dalla
fruibilità dei servizi che, come
mostrano le indagini esistenti,
non sono ancora adeguati alle
direttive europee.
Diritto alla salute
Salute
On line la guida ai
diritti e alle
prestazioni sanitarie
e socio sanitarie
Un breve opuscolo per orientarsi rispetto al proprio diritto
alla salute, per quanto riguarda
l’accesso alle cure e alle prestazioni socio sanitarie, anche di
tipo residenziale.
"La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. L’articolo 32 della
Costituzione Italiana pone quindi la salute tra i diritti fondamentali, diritto erogato attraverso l’assistenza del Servizio
Sanitario Nazionale, per tramite
delle Regioni e delle Aziende
sanitarie locali. Diritti, appunto,
che però talvolta i cittadini non
conoscono, e che per questo
possono incontrare difficoltà
difficoltà nell’accesso alle cure
e alle prestazioni socio sanitarie, anche di tipo residenziale.
E’ il caso ad esempio di famiglie
con persone anziane o non
autosufficienti che, una volta
dimesse dall’ospedale, non
sanno come orientarsi per far sì
che il diritto alle cure sia garantito al loro congiunto nelle
forme previste dalla legge
(ricordiamo che la cura può
avvenire a casa, in ospedale, in
strutture di riabilitazione e lungodegenza o in residenze sanitarie non ospedaliere o sociosanitarie come le RSA anziani).
Per fare luce su ciò che spetta
di diritto ai cittadini, è stata
aggiornata la Guida ai diritti e
alle prestazioni sanitarie e
sociosanitarie redatta da un
gruppo di associazioni di volontariato della regione Marche.
L’opuscolo contiene le normati-
ve nazionali e regionali che
regolamentano l’organizzazione e la modalità di erogazione
degli interventi, che possono
aiutare a orientarsi.
LEGGI E SALUTE - L’opuscolo
parte dalla legislazione italiana,
ricordando che dagli anni 50 lo
Stato garantisce la cura di
malattie croniche e acute.
Si riporta uno stralcio della
legge 4 agosto 1955, n. 692 che
cita: «l’assistenza sanitaria deve
essere fornita, indipendentemente dalla sua durata, alle persone colpite da malattie specifiche della vecchiaia» e successivamente altre norme: Decreto
del Ministri del lavoro del 21
febbraio 1956; Legge 12 febbraio 1968 n. 132, articolo 29;
legge 13 maggio 1978, n. 180.
Si sottolinea, nell’opuscolo, che
la legge 23 dicembre 1978, specifica che le ASL sono obbligate
a provvedere alla «tutela della
salute degli anziani, anche al
fine di prevenire e di rimuovere
le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Le prestazioni devono
essere fornite agli anziani, come
a tutti gli altri cittadini, qualunque siano «le cause, la fenomenologia e la durata» delle malattie. La legge finanziaria 2003,
all’articolo 54, ha confermato i
livelli essenziali di assistenza
indicati dal Decreto del
Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 novembre 2001, rilevando al comma 2 che “Le prestazioni riconducibili ai suddetti
livelli di assistenza e garantite
dal Servizio sanitario nazionale
sono quelle individuate dall’allegato 1” ovvero anche gli interventi di riabilitazione e di lungo
degenza, nonché quelli relativi
alle attività sanitarie e socio
sanitarie rivolte alle persone
27
anziane non autosufficienti.
DIMISSIONI E CONTINUITA’ DELLE
CURE – Ricordando il diritto alle
cure che possono essere erogate non solo in strutture ospedaliere, nell’opuscolo ci si sofferma sul caso di dimissioni dall’ospedale di persone non
autosufficienti, raccomandando
di valutare con attenzione soprattutto nel caso di instabilità clinica, malattie croniche o
invalidanti – le proposte formulate dalla struttura ospedaliera
per garantire la continuità di
cura al malato. Segnala l’opuscolo che “nel caso in cui venga
proposto il rientro al domicilio
o in strutture residenziali sociali
o sociosanitarie ritenute inadeguate a garantire le cure necessarie (strutture che in tutto o in
parte chiedono il pagamento
della retta di degenza) (…) ci si
può opporre alle dimissioni o al
trasferimento in altra struttura
che appaia chiaramente inadeguata. Se l’ospedale o la casa di
cura convenzionata insiste, ci si
può opporre inviando ai
responsabili sanitari una lettera
raccomandata”. La guida illustra
poi le differenze tra ricovero
ospedaliero in riabilitazione e
lungodegenza (quelle, per
intenderci, per la fase post
acuta della malattia) – le quali
possono essere pubbliche o
private – e strutture residenziali extraospedialiere sanitarie e
sociosanitarie, sanitarie assistenziali e residenze protette.
Su queste si specifica la regolamentazione per quanto riguarda il pagamento della retta.
Per informazioni: www.grusol.it
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute dei
disabili: una Carta
La cooperativa sociale "Spes
contra spem" ha redatto una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale. Il Policlinico Gemelli di
Roma è stato il primo in Italia ad
adottarla.
Da un'esperienza vissuta, da una
storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carat-
Diritto alla salute
Salute
tere universale.
Da un caso di malasanità, o
meglio di Sanità che non riesce a
tenere in considerazione le
necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che deve essere garantito a tutti per un principio di giustizia, come sancito
dalla Costituzione italiana. 2
milioni e 600 mila persone. Il 4,8
per cento della popolazione.
Sono gli italiani con disabilità
che, secondo l'Istat, vivono in
famiglia. 190 mila sono invece le
persone ricoverate in istituto.
Quasi la metà di loro ha più di 80
anni, ma i nosocomi italiani non
prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale
il doppio delle volte delle persone senza disabilità.
Eppure un ospedale a misura di
disabile sarebbe un ospedale
aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di
ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la
cooperativa sociale "Spes contra
spem" nella redazione di una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale, che per la prima volta
è stata adottata in Italia dal
Policlinico universitario Gemelli
di Roma.
(Fonte: www.famigliacristiana.it)
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili vanno
in ospedale il doppio delle
volte rispetto a quelle senza
disabilità, ma i nosocomi italiani,
tranne iniziative isolate, non
prevedono percorsi di cura
personalizzati. Secondo i più
recenti dati Istat, il 24,2% delle
persone disabili effettuano
almeno un esame diagnostico
contro l'11,3% dei non disabili.
E il 46% ha fatto una visita specialistica a fronte del 23% dei
non disabili. La mancanza di
percorsi di cura ad hoc rende
più difficile diagnosticare le
malattie, con gravi conseguenze
sulla salute e sulla qualità della
vita di queste persone che in
Italia rappresentano il 4,8%
della popolazione (cioè sono
circa 2 milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone
con disabilità il pieno diritto alle
cure ospedaliere e rendere le
strutture sanitarie adeguate alle
loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima
Carta dei diritti delle persone
con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale
Spes Contra Spem e adottata
per la prima volta in Italia dal
Policlinico
Gemelli
dell'Università Cattolica di
Roma, dove è stata presentata il
7 marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce
dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi
dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo
aiutare il sistema sanitario
nazionale a fornire le giuste e
concrete risposte per tutte le
persone
con
disabilità.
Auspichiamo che questa Carta
venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttura sanitaria deve essere in
grado di predisporre misure e
percorsi che siano a misura di
disabili». Il documento è stato
sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish,
Duchenne parent project,
28
Sibilings, ABC-Bambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione persone Down e Disabili visivi) che
hanno aderito all'iniziativa e ha
ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della
Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati
all’accesso in ospedale, agli
standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti dei
servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la
consapevolezza dei maggiori
bisogni di mediazione, empatia,
privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di
disabilità e malattia, guarda alla
necessità della formazione del
personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili
rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa
sugli stessi diritti formulati nella
Carta europea dei diritti del
malato per sottolineare che
non esistono diritti speciali per
le persone con disabilità, ma
che le loro limitazioni hanno
bisogno di strumenti e percorsi
adeguati per essere rimosse.
«Nello spirito della convenzione
Onu - chiosa Nicola Panocchia,
medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi
diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei
fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità.
Un diritto che deve essere
garantito, per un principio di
giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di
disabile è un ospedale a misura
di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
Il Punto Unico di
Accesso (PUA)
ll Punto Unico di Accesso (PUA)
fornisce informazioni e raccoglie segnalazioni di necessità di
assistenza sanitaria o sociale
per disabili o non autosufficienti.Il Servizio sanitario nazionale assicura l’assistenza sanitaria e socio sanitaria alle persone
con disabilità, fragilità e non
autosufficienza. Quando le condizioni cliniche del soggetto lo
permettono e il nucleo familiare
può garantire adeguata disponibilità di presenza e comfort
ambientale, le cure sono offerte
prioritariamente a domicilio; in
alternativa, gli assistiti sono
ospitati in strutture residenziali
o semiresidenziali, accreditate
dal Servizio sanitario regionale
per l’erogazione delle prestazioni di cui hanno bisogno.
Questo tipo di assistenza è, il
più delle volte, integrata con
prestazioni sociali.
Disabilità e non autosufficienza
sono le definizioni più comuni
per indicare la condizione delle
persone che presentano gravi
difficoltà a interagire con il pro-
Diritto alla salute
Salute
prio ambiente a causa della perdita permanente, totale o parziale, delle abilità fisiche, psichiche, sensoriali, cognitive o relazionali necessarie a svolgere le
azioni essenziali della vita quotidiana senza l’aiuto di altri. Con il
termine di “fragilità” si definisce
una condizione di salute instabile e precaria, anche per la presenza di più patologie, che può
rapidamente deteriorarsi a
causa di eventi stressanti, fisici o
psicologici e trasformarsi in non
autosufficienza.
PUNTO UNICO DI
ACCESSO (PUA)
L’assistenza alle persone disabili
e non autosufficienti ha subìto
negli ultimi tempi una evoluzione che si è concretizzata nel
passaggio dal “curare” al “prendersi cura” della persona, nella
complessità e globalità dei suoi
bisogni, con un'attenzione particolare anche alla famiglia e al
contesto sociale di riferimento.
È nato così il Punto Unico di
Accesso (PUA), in alcune
Regioni è chiamato anche Punto
Unico di Accesso Socio
Sanitario (PUASS), che può
essere collocato presso il
Distretto sanitario oppure in
locali messi a disposizione dal
Comune (ex Segretariato sociale), ed è il luogo a cui ogni cittadino può rivolgersi per ottenere qualsiasi informazione
relativa alle prestazioni sanitarie
erogate dalla Asl e ai servizi
sociali erogati dal Comune, o
per segnalare la necessità di
assistenza sanitaria e/o sociale.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri. E' questo
quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli
ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità
prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che
l'ammalato sente con una
urgenza di poco inferiore a
quella della cura. In sostanza,
riportare al centro il paziente,
così come è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una
ricerca che ha rilevato la qualità
dei servizi di accoglienza delle
strutture ospedaliere italiane,
pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione
Civica
di
Cittadinanzattiva, che hanno
portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la
valutazione e il miglioramento
della qualità dei servizi sanitari,
era quello di valutare la situazione attuale nel panorama
nazionale, per poi declinare il
concetto di "empowerment
organizzativo" per quello che
29
concerne la partecipazione dei
cittadini a un processo di cambiamento.
La ricerca, pubblicata nel numero 32 di Monitor, la rivista di
Agenas, evidenzia subito la
disomogeneità tra struttura e
struttura, con differenze da
zone e zone, pur confermando
valutazioni mediamente positive. Scopriamo quindi - o ne
abbiamo la conferma - che il
nostro paese presenta una condizione molto differenziata,
quanto a umanizzazione delle
strutture di ricovero. La ricerca
ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane,
per lo più ospedali pubblici, e si
è servita di 110 organizzazioni
di cittadini per la rilevazione,
tramite questionario, del livello
di qualità e umanizzazione dei
servizi, dando un voto da 1 a 10
rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e
alla specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni,
semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica,
vivibilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso
alle prestazioni , 8,26 per
l'orientamento e segnaletica dei
percorsi. Ma i punti deboli non
mancano. Ad esempio, per ciò
che riguarda il basilare rapporto
col paziente, per il quale gli
intervistati hanno indicato in
media appena la sufficienza;
malissimo per ciò che concerne
il rispetto delle specificità linguistiche (4,62) e poco meglio per
le esigenze di culto (6,12).
Insufficiente la semplificazione
di uno dei processi più importanti, come quello delle modalità di prenotazione, per le quali
il voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21,
poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il
divario tra le "eccellenze" - con
strutture che, ad esempio alla
voce "accessibilità fisica…"
hanno raggiunto un 8,7 - e altre,
piombate a un impietoso 3,6.
Diritto alla salute
Salute
Un dato su cui sembra utile soffermarsi, quello del fattore di
"Cura della relazione con il
paziente e con il cittadino". Si
potrebbe dire l'abc, il rapporto
umano. Ebbene, in questo caso
il voto medio è stato poco più
che sufficiente (6,89), con picchi degli estremi che vanno da
10 a 2,1. Interessante notare
come la valutazione più alta
all'interno di questa categoria
se la sia aggiudicata la voce
"assunzione di impegni nei confronti del cittadino", mentre la
maggiore carenza sia proprio al
punto "accoglienza e contatto
col cittadino". Ora, al di là dei
dati, la cosa su cui concentrarsi
è senz'altro la promozione del
cittadino come soggetto attivo
in questo processo di valutazione. Un cittadino che, esprimendosi, diventa parte attiva di
quella cittadinanza che è destinataria e al contempo motore
principale dei processi di organizzazione e mobilitazione volti
alla messa in atto di azioni strategie differenziate per il bene
comune.
(Fonte: www.disabili.com)
Animali terapeuti
Il termine pet therapy indica
una serie complessa di utilizzi
del rapporto uomo-animale in
campo medico e psicologico.
Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune
categorie di malati e di disabili
fisici e psichici il contatto con
un animale può aiutare a soddi-
sfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali)
e recuperare alcune abilità che
queste persone possono aver
perduto.
La soddisfazione di tali bisogni,
necessaria per il mantenimento
di un buon equilibrio psico-fisico, è uno degli scopi della pet
therapy che offre, attraverso
alcune Attività Assistite dagli
Animali (AAA), soprattutto
quelli detti d'affezione o da
compagnia, cui si riferisce il termine pet nella lingua inglese,
una possibilità in più per migliorare la qualità della vita e dei
rapporti umani.
La pet therapy può anche contribuire, affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali, al miglioramento dello
stato di salute di chi si trova in
particolari condizioni di disagio,
attraverso Terapie Assistite dagli
Animali (TAA), interventi mirati a
favorire il raggiungimento di
funzioni fisiche, sociali, emotive
e/o cognitive.
È stato infatti rilevato da studi
condotti già negli scorsi decenni e oggi comprovati da sempre
più numerose esperienze, che il
contatto con un animale, oltre a
garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offrendo
spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l'occasione, cioè,
di interagire con gli altri per
mezzo suo. Può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di
conflittualità e può rappresen-
30
tare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o
anziani, ma anche per chi soffre
di alcune forme di disabilità e di
ritardo mentale e per pazienti
psichiatrici. Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio
dalla vicinanza di un animale: è
stato, infatti, dimostrato che
accarezzare un animale, oltre
ad aumentare la coscienza della
propria corporalità, essenziale
nello sviluppo della personalità,
interviene anche nella riduzione
della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.
Che si tratti di un coniglio, di un
cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di
programmi di pet therapy, la
sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a
contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di
relazioni affettive e canali di
comunicazione privilegiati con il
paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli
più accettabile il disagio di cui è
portatore.
I bambini ricoverati in ospedale,
ad esempio, soffrono spesso di
depressione, con disturbi del
comportamento, del sonno,
dell'appetito e dell'enuresi
dovuti ai sentimenti di ansia,
paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di salute,
e dal fatto di essere costretti al
ricovero, lontani dai loro familiari, dalla loro casa, dalle loro
abitudini. Alcune recenti espe-
rienze, condotte in Italia su
bambini ricoverati in reparti
pediatrici nei quali si è svolto un
programma di Attività Assistite
dagli Animali, dimostrano che la
gioia e la curiosità manifestate
dai piccoli pazienti durante gli
incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di
disagio dovuti alla degenza,
tanto da rendere più sereno il
loro approccio con le terapie e
con il personale sanitario. Le
attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo
stimolo degli animali, il dare
loro da mangiare, il prenderli in
braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire
i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere
durante il periodo più o meno
lungo di degenza, migliorare,
cioè la qualità della loro vita in
quella particolare contingenza.
Altre esperienze di Attività
Assistite dagli Animali riguardano anziani ospiti di case di riposo. Si è osservato che a periodi
di convivenza con animali è corrisposto un generale aumento
del buon umore, una maggiore
reattività e socievolezza, contatti più facili con i terapisti. Un
miglioramento nello stato generale di benessere per chi spesso, a causa della solitudine e
della mancanza di affetti, si
chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali.
Nel campo delle Terapie
Assistite dagli Animali, dove le
prove di un effettivo miglioramento dello stato di salute di
Diritto alla salute
Salute
alcuni pazienti si stanno accumulando nella letteratura scientifica, la pet therapy propone
co-terapie dolci da affiancare
alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso protocollo terapeutico, è diretta a
pazienti colpiti da disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West,
autismo, demenze senili di vario
genere e grado, patologie psicotiche, ma anche a quanti
necessitano di riabilitazione
motoria come chi è affetto da
sclerosi multipla o reduce da
lunghi periodi di coma.
L’intervento degli animali, scelti
tra quelli con requisiti adatti a
sostenere un compito così
importante, è mirato a stimolare
l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal punto di vista
comunicativo che emozionale,
a favorire il rilassamento e a
controllare ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità
anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la
mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando
l’animale, o di quelli inferiori
attraverso la deambulazione
con conduzione dell’animale la
cui presenza rende gli esercizi
riabilitativi meno noiosi e più stimolanti.
Le attività di Pet Therapy sono
caratterizzate, tuttavia, da una
grande eterogeneità, sia per
quanto riguarda il percorso formativo degli operatori, sia per la
tipologia degli utenti e le metodologie adottate.
Il crescente interesse in materia
e la mancanza di strumenti legislativi che regolino le terapie
svolte con l’ausilio degli animali,
ha fatto sorgere la necessità di
effettuare da parte dell'Istituto
Superiore di Sanità una ricognizione delle attività svolte a livello nazionale.
Il rapporto include i risultati di
un censimento delle terapie e
attività assitite in alcune regioni
italiane e presenta alcuni esempi di attività svolte sul campo.
Vengono esaminati i problemi
etici legati all’utilizzo degli animali a fini terapeutici e di assistenza e suggerite linee guida
per una corretta pratica di queste attività.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Realtà virtuale per la
riabilitazione
La realtà virtuale a servizio della
riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non
troppo lontano anche una persona con ridotta o nessuna
capacità motoria potrebbe
bere un bicchiere d'acqua
senza dover ringraziare nessuno, se non un robot alter-ego
che esegue i comandi del suo
cervello, senza neppure il bisogno di un battito di ciglia. È a
questo ambizioso progetto che
sta lavorando il gruppo diretto
dal professor Salvatore Maria
Aglioti, presso la Fondazione
31
Santa Lucia di Roma, una di
quelle eccellenze italiane
all'avanguardia nella ricerca e
nella riabilitazione delle persone che hanno subito lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del laboratorio
di Neuroscienze sociali e cognitive attivato dalla Fondazione
Santa Lucia in collaborazione
con l'Università La Sapienza di
Roma fa parte del progetto
europeo
Vere
(Virtual
Embodiment and Robotic ReEmbodiment): attraverso una
Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a
lesioni spinali possano gestire
un avatar mediante l'attività del
proprio cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna
di Pisa abbiamo costruito un
'cave' dove studiare tutte le
sensazioni visive e somatiche
che portano alla possibilità di
immedesimarsi in un avatar e successivamente - un robot",
racconta Aglioti, che è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e
ricercatore della Fondazione
Santa Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coinvolto circa
20 persone, tra cui alcune con
lesioni alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a muovere le gambe e le
braccia. "Le persone si immergono nella realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio
che provano a muovere attraverso la sola attività cerebrale prosegue il ricercatore -. Oggi
imparano a muovere un avatar
ma la speranza è che, alla fine
del percorso, il personaggio virtuale verrà sostituito da un
robot". Un assistente personale,
appunto, che potrebbe prendere un bicchiere d'acqua,
accendere il televisore o scacciare una mosca in luogo di un
uomo o di una donna da cui
verrà diretto con il solo atto del
pensiero. Insomma, l'obiettivo
futuribile è quello di arrivare a
usare l'attività cerebrale per
sopperire a gravi problemi di
mobilità. Un progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il
ricercatore, anche perché basato su una "tecnologia non invasiva", che non usa elettrodi, ma
la sola forza del pensiero.
Insomma,
un'utopia
che
potrebbe diventare realtà a
patto - naturalmente - che la
ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un campo di
applicazione della realtà virtuale a dir poco sterminato: si va
dal contrasto alla violenza sulle
donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al "giornalismo immersivo", che consente
soprattutto ai reporter diretti in
zone di guerra di testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le
proprie reazioni di fronte ai
pericoli. "Ma sono solo alcuni
esempi - conclude Aglioti -.
Perché l'uso della realtà virtuale
immersiva presenta davvero un
ventaglio incredibile di possibilità".
(Fonte: www.superabile.it)
Attuazione
Disabilità e non
autosufficienza
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo della
disabilità sono finalizzate, in
particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari
opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una "società per tutti",
anche attraverso la rimozione
delle cause che impediscono o
limitano l'accessibilità ai diversi
ambiti della vita delle persone.
Tali iniziative sono definite
anche in attuazione della normativa nazionale e degli impegni assunti in sede comunitaria
ed internazionale. Le principali
attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e
coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione
delle persone con disabilità,
alla promozione dell’accesso
a tutto per tutti, alla partecipazione attiva nello sviluppo
sociale nonché a diffondere
una nuova cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e delle
pari opportunità per tutti.
• Assicurare la piena attuazione
della normativa in materia di
disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5
febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, alla
legge 8 novembre 2000, n.
328, alla disciplina sulla tutela
giuridica anche attraverso
attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle
normative.
Legislazione e attuazione
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche
al fine di verificare adeguati
standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere
analisi e rapporti sulla condizione delle persone con disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, con le organizzazioni di
volontariato, delle parti sociali, e con le formazioni della
cittadinanza attiva per la promozione e il coordinamento
di interventi in favore delle
persone con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo
con le regioni e gli enti locali,
in materia di integrazione
delle persone con disabilità,
assistenza, progetti innovativi
per la vita indipendente,
“dopo di noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea,
dal Consiglio d'Europa, dalle
Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo
della disabilità anche in collaborazione con le competenti
istituzioni di altri Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Jobs Act: arrivano le
“ferie solidali”
La Commissione Lavoro del
Senato ha approvato l’emendamento presentato dalla Lega
32
Nord al testo del “Jobs Act” che
prevede che ciascun lavoratore
possa cedere i giorni di riposo
in più al collega, madre o
padre, che ha un figlio minore
malato o disabile.
I giorni ceduti, prevede il testo,
saranno eccedenti a quelli previsti dal contratto nazionale. Il
testo dell'emendamento prevede il "riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi
settimanali e alle ferie annuali
retribuite, della possibilità di
cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di
lavoro di tutti o parte dei giorni
di riposo aggiuntivi spettanti in
base al contratto collettivo
nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore
con necessità di presenza fisica
e cure costanti per le particolari condizioni di salute". Il provvedimento consentirà quindi a
tutti i dipendenti, sia del pubblico che del privato, di regalare giorni di riposo, ad esempio,
ad un collega con un figlio affetto da una grave patologia o da
handicap. Due quindi i “requisiti” richiesti per accedere a questa nuova possibilità, ispirata al
modello francese: per il “donatore”, la condizione è che
abbia ferie “eccedenti” rispetto
al contratto nazionale di riferimento; per il “ricevente”, che
abbia un figlio minorenne gravemente malato o disabile e bisognoso di cure costanti”. Se in
Italia le ferie solidali rappresentano un inedito, altrove sono già
realtà. È il caso per esempio dei
nostri vicini transalpini, che
pochi mesi fa ha introdotto nel
suo ordinamento una norma
praticamente identica. In
Francia, la cosiddetta Legge
Mathys, è nata in omaggio ad un
bambino di 10 anni malato di
tumore. I colleghi del papà di
Mathys Germain, che aveva
esaurito tutte le sue ferie e i permessi per curarlo, organizzarono una colletta dei giorni di
riposo arretrati per permettergli
di stare accanto al figlio fino
all'ultimo. Mathys morì il 31
dicembre del 2009. Ma anche in
Italia c'è stato un precedente: in
Toscana una donna, conducente di autobus in provincia di
Pisa, che aveva terminato ferie e
permessi a causa di una grave
malattia, si è vista regalare dai
suoi colleghi oltre 250 giornate
retribuite che le hanno permesso di curarsi fino al suo rientro la
primavera scorsa.
(Fonte: www.disabili.com)
I permessi lavorativi da
legge 104 per assistere
un familiare disabile
Riassumiamo per punti gli elementi principali che la norma
prevede in merito al diritto di
beneficiare di permessi retribuiti dal lavoro per assistere un
familiare con handicap grave.
In occasione della recente
risposta del Ministero del Lavoro
(interpello n. 19 del 26 giugno
2014) a un quesito posto dalle
associazioni Anquaq e Cida,
relativo ai permessi retribuiti per
assistere un familiare con handicap in situazione di gravità,
riprendiamo l’argomento riassumendo cosa sono i permessi
Attuazione
lavorativi retribuiti da Legge n.
104/1992, chi può usufruirne, e
come si applicano.
Cosa sono e come fare per
ottenere i permessi retribuiti,
secondo la Legge n.104/1992
per assistere un familiare con
grave handicap?
I permessi retribuiti per assistere
un familiare con handicap sono
una agevolazione prevista dall’articolo 33 della Legge
104/1992.Consistono in tre
giorni di permesso mensile.
La persona disabile oggetto di
assistenza deve essere in possesso di certificazione di handicap con anche connotazione di
gravità (articolo 3, comma 3,
della Legge 104/1992), che
viene
accertata
dalla
Commissione Medica dell’ASL di
competenza. Non è quindi sufficiente la sola attestazione di
invalidità
(anche
totale).
Condizione per la concessione
dei permessi lavorativi, è che la
persona non sia ricoverata in
una struttura a tempo pieno
(eccezione fatta per i casi in cui
l’assistito debba sottoporsi a
visite e terapie al di fuori della
struttura, che non le eroga).
Chi può richiedere i permessi
retribuiti per assistere un familiare disabile?
I permessi possono essere
richiesti da un genitore, dal
coniuge o familiare che assista
un parente o affine entro il
secondo grado di parentela, o
entro il terzo grado qualora i
genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto
i sessantacinque anni di età
oppure siano anche essi affetti
da patologie invalidanti o siano
deceduti o mancanti.
Chi sono i parenti e affini entro
il secondo e terzo grado che
rientrano nei beneficiari dei
permessi?
I parenti entro il secondo grado
sono genitori, figli, fratello e
sorella, nonni e nipoti (diretti).
L’affinità è il vincolo che si crea
tra il coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (es. suoceri, nuora
e genero, cognati).
I parenti entro il terzo grado
sono i nipoti figli di fratelli/sorelle, zii/e sia paterni che materni,
bisnipoti e bisnonni. Gli affini
sono gli zii/e del coniuge.
Legislazione e attuazione
Possono fruire più persone di
permessi per assistere lo stesso familiare disabile?
Il “referente unico” (vedi art. 24
Legge 4 novembre 2010, n.
183) prevede che non possano
essere erogati permessi a più
persone, per assistere lo stesso
familiare, con eccezione per i
genitori – anche adottivi, i quali
possono fruire dei permessi
alternativamente, per lo stesso
figlio. Il referente può essere
cambiato, presentando specifica domanda.
Può un lavoratore beneficiare
di permessi per assistere due
familiari con handicap grave?
Il lavoratore può chiedere permessi per assistere più congiunti con handicap grave, solo nel
caso in cui si tratti di coniuge o
parenti/affini entro il primo
grado o entro il secondo
grado, se i genitori o il coniuge
della persona disabile abbiano
compiuto 65 anni di età oppure siano affetti da patologie
invalidanti o siano deceduti o
mancanti.
Abbiamo quindi appurato che i
permessi lavorativi possono
essere utilizzati per prestare
assistenza ai familiari con disabilità in stato di gravità
Alcune incombenze legate
all’assistenza del familiare con
disabilità possono non richiedere ore, ma minor tempo. E’ quindi possibile utilizzare i premessi
dal lavoro ex legge 104/1992 in
frazioni di ore? Su questo è tornata proprio recentemente la
Ledha, Lega per i diritti delle
persone con disabilità, ricordando che la normativa vigente non
preveda né escluda tale possibilità, che è invece disciplinata
dagli enti previdenziali con circolari proprie, l'interpretazione
delle quali è, però, spesso contrastante.
Interpellata sul caso, il Servizio
Legale LEDHA, nelle figure
dell’Avv. Laura Abet e Avv.
Giulia Grazioli hanno quindi
esaminato la questione, desumendone che non risulta conforme allo spirito dell'art. 33
della Legge 104/1992 porre, a
priori, un limite alla fruizione dei
permessi
retribuiti
senza
ammettere la fruibilità anche
per frazioni di ora.
(Fonte: www.disabili.com)
33
Agevolazioni e
semplificazioni per
persone disabili
Il decreto legge n.90 del 24 giugno 2014 insieme alla circolare
n.11 del 21 maggio 2014
dell’Agenzia dell’Entrate hanno
introdotto importanti novità in
relazione alle persone con disabilità. Tali novità vanno dalla
semplificazione amministrativa
ad agevolazioni sul piano fiscale.
PERMESSI E CONGEDI
LAVORATIVI
In tema di permessi lavorativi la
normativa prevede la necessità
della presentazione del verbale
dello stato di handicap con connotazione di gravità. Il decreto
legge succitato ha ridotto da 90
a 45 giorni il tempo per ottenere
la relativa certificazione, autorizzando altresì le commissioni
mediche a rilasciare il certificato
provvisorio già a fine visita (previa richiesta motivata dell’interessato e se siano decorsi i 45
giorni dalla presentazione della
domanda); inoltre, estende la
validità dell’accertamento provvisorio anche ai congedi retribuiti di due anni.
MINORI INVALIDI
Il decreto legge dispone che il
minore titolare di indennità di
accompagnamento o di indennità di comunicazione, al compimento della maggiore età, deve
limitarsi a presentare una
domanda amministrativa senza
che sia più necessario una nuova
valutazione dell’invalidità civile.
CONCORSI PUBBLICI
Lo stesso decreto dispone che
in caso di concorsi pubblici una
persona con disabilità superiore
o uguale all’80%, non è tenuta a
sostenere la prova pre-selettiva
eventualmente prevista.
AGEVOLAZIONI AUTO
La circolare n.11/2014 del
Ministero dell’Interno prevede
l’aliquota del 4% di Iva anche
nel caso in cui le persone con
disabilità debbano acquistare
una nuova auto prima della scadenza dei quattro anni in caso
di furto. La normativa accorda
agevolazioni fiscali per i veicoli
destinati al trasporto di persone
con disabilità, come
l’IVA al
4% al momento dell’acquisto, la
detrazione dell’IRPEF di parte
della spesa sostenuta e l’esenzione dal pagamento del bollo
auto. La circolare summenzionata chiarisce che la persona con
disabilità può avvalersi di
entrambe le agevolazioni (sia
IVA che IRPEF) a patto che al
concessionario vengano esibite
la denuncia di furto del veicolo
e il documento di registrazione
della perdita di possesso effettuata dal PRA. In caso di acquisto di auto diretto al trasporto
di una persona con disabilità, in
particolare minorenni, era previsto l’obbligo di adattare il veicolo. La recente circolare stabilisce
invece che nel caso di un minore con disabilità non è più obbligatorio adattare l’auto per poter
accedere agli incentivi; l’adattamento rimane obbligatorio per i
maggiorenni con disabilità , nonché per i titolari di patenti speciali con obbligo di adattamento
alla guida.
PATENTI E RINNOVI
Il Decreto Legge n.90/2014 prevede che nel caso in cui la
Commissione Medica patenti speciali certifica che il conducente
presenta una condizione di salute stabilizzata, i successivi rinnovi
di validità della patente di guida
possono essere attuati senza passare per l’accertamento della
Commissione. La durata della
patente tutta via rimane della validità massima di 5 anni. Novità rilevante è che nelle Commissioni
Mediche vi sarà per la prima volta
un rappresentante designato
dalle Associazioni di persone di
invalidità esperto in materia.
MOBILITÀ: PARCHEGGI
Il decreto legge modifica l’articolo 381 del Codice della
Strada nella parte riguardante la
gratuità dei parcheggi. La nuova
disposizione stabilisce che i
Comuni debbano prevedere,
anche nell’ambito delle aree
destinate al parcheggio al pagamento gestite in concessione,
un numero di posti destinati alla
sosta gratuita delle auto di persone con disabilità munite di
contrassegno.
Tale indicazione in precedenza
costituiva solo una facoltà e non
un obbligo come lo è ora.
(Fonte: www.invalidi-disabili.it)
Scarica

Diritti delle Persone con disabilità 3