SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA
FACOLTÀ DI MEDICINA/PSICOLOGIA E FILOSOFIA
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE
IN PEDAGOGIA E SCIENZE DELL'EDUCAZIONE E DELLA FORMAZIONE
Studentessa
Martina Scriboni
Matricola
1129633
Chiar.mo prof.
Nicola Siciliani de Cumis
Chiar.ma prof.ssa
Giordana Szpunar
MUHAMMAD YUNUS E LA GRAMEEN BANK
Pedagogia, antipedagogia, sviluppo
Anno Accademico
2010 – 2011
Composizione grafica a cura dell’Autrice
Premessa
L’elaborato che segue rientra nell’ambito di un’esercitazione di ricerca intitolata Documentazione e ricerca pedagogica 2010-2011, curata dal Professor Nicola Siciliani de Cumis e dalla Professoressa Giordana Szpunar.
Si tratta di un’esercitazione che, in onore dei 150 anni dell’Unità d’Italia,
ha incentrato l’argomento del corso sul “Risorgimento e i Risorgimenti
altri” che hanno caratterizzato la storia non solo italiana, ma anche e soprattutto straniera. Il riferimento ai “Risorgimenti” implica il fatto che
l’attenzione degli studenti non si è soffermata solo sulla storia d’Italia e
sul periodo che ha visto il nostro Paese risorgere attraverso il raggiungimento di un’identità unitaria, ma è andata oltre; oltre i confini temporali e spaziali propriamente risorgimentali. A tal proposito, a ciascuno
studente è stata assegnata, sulla base dei propri interessi di ricerca, una
tesi di laurea di vecchio o nuovo ordinamento da analizzare e recensire
sulla base delle osservazioni e riflessioni elaborate nel corso delle lezioni.
Nel caso di mia competenza il tema affrontato ha visto come protagonista il Premio Nobel per la Pace 2006 Muhammad Yunus e l’istituto
di credito da lui fondato nel 1983, la Grameen Bank (banca rurale), la
banca del “banchiere dei poveri”1.
Ebbene, a chi mi chiedesse cosa Yunus abbia a che fare con il Risorgimento, risponderei che la storia di Yunus è di per sé la storia di
un’idea rivoluzionaria, la storia di una rinascita, di una liberazione. Oltre al periodo storico in cui Yunus si trova ad operare, la guerra
d’Indipendenza del Bangladesh dal Pakistan del 1971, mi preme ricordare e puntare l’attenzione sulle vere protagoniste della liberazione; su coloro che hanno visto risorgere i loro diritti; che hanno guadagnato, dopo
secoli di soprusi e sottomissioni, uno spiraglio di indipendenza: le donne; le donne di Yunus; le donne della Grameen Bank.
Partendo da questo presupposto, il presente lavoro si articola in tre
parti:
− una prima parte nella quale viene presentata la scheda informativa della tesi assegnatami: MUHAMMAD YUNUS E LA GRAMEEN BANK. Pedagogia, antipedagogia, sviluppo. Tesi laurea di
Francesca Festa. Facoltà di Lettere e Filosofia – Corso di laurea in
1 M. YUNUS, Il Banchiere dei poveri. Con la collaborazione di A. Jolis. Nuova edizione ampliata. Trad. di E. Dornetti, Milano, Feltrinelli, 2008.
VI
Premessa
Lettere, Relatore: Prof. Nicola Siciliani de Cumis; Correlatore:
Prof. Pietro Lucisano, a. a. 2002-2003.
− una seconda parte nella quale viene esposta la recensione della
tesi precedentemente menzionata;
− una terza parte caratterizzata dall’intervista all’autrice della tesi,
la Dott.ssa Francesca Festa.
MUHAMMAD YUNUS E LA GRAMEEN BANK.
Pedagogia, antipedagogia, sviluppo
1.1. Recensione
MUHAMMAD YUNUS E LA GRAMEEN BANK. Pedagogia, antipedagogia, sviluppo. Questo è il titolo della tesi di laurea discussa dalla
candidata Francesca Festa il 6 maggio 2002 presso la Facoltà di Lettere e
Filosofia dell’Università di Roma «La Sapienza». Una tesi brillante, viva,
originale, a metà strada tra didattica e ricerca; una tesi che lascia trasparire, pagina dopo pagina, immagine dopo immagine, una passione recondita ma nello stesso tempo ardente, una passione alimentata e sostenuta nel tempo fino ad esplodere in tutta la sua intensità nel momento in
cui ci si inoltra in quello che è il cuore pulsante della tesi. L’argomento
trattato affronta, mostrando l’elevato grado di maturità letteraria e scientifica raggiunto dalla Dott.ssa Festa, la nascita, la crescita e la diffusione
della Grameen Bank – letteralmente «banca rurale» -, la banca dei poveri
fondata da Muhammad Yunus nel 1983.
Frutto di un percorso e di una lotta durata ben nove anni, la Grameen
Bank vide la luce allorché Yunus rendendosi conto della miseria,
dell’estrema povertà, della fame che imperversavano in Bangladesh
all’indomani della terribile carestia del 1974, capì che era necessario
scendere dalla cattedra, abbandonare quelle posizioni accademiche che
l’avevano accompagnato durante gli anni di insegnamento all’Università
di Chittagong. Le sterili e vuote teorie economiche insegnate apparivano, infatti, impotenti di fronte a tanta fame e miseria: occorreva agire, incontrare la gente del villaggio per comprendere effettivamente il modo
di vivere delle persone, per studiare direttamente la realtà. Fu così che
Jobra, villaggio alle porte dell’Università, divenne per lui «sia il suo laboratorio che la sua via per Damasco»2.
Partendo dal concetto di “sviluppo” e di “educazione allo sviluppo”,
inteso come luogo di incontro delle diversità, come strumento di liberazione da un approccio «“occidentalocentrico”»3, di apertura all’altro,
«The Express», Londra, 29 ottobre 1998, in Muhammad Yunus e la Grameen Bank.
Pedagogia, antipedagogia, sviluppo. Tesi di laurea di Francesca Festa, Facoltà di Lettere
e Filosofia – Corso di laurea in Lettere, Relatore: Prof. Nicola Siciliani de Cumis;
Correlatore: Prof. Pietro Lucisano, a. a. 2002-2003, p. 78.
3 F. FESTA, op. cit., p. III.
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Parte prima – Recensione
raggiungibile solo attraverso il dialogo, l’educazione alla pace, alla comprensione reciproca e al rispetto, la tesi si articola in cinque capitoli, cinque appendici, bibliografia, indice delle tematiche ricorrenti, indice dei
nomi e delle sigle, indice delle immagini, indice delle tabelle e dei grafici.
Nel primo capitolo, dopo un’attenta analisi del termine “sviluppo” al
fine di fornire una precisa chiave di lettura della tesi, in un’ottica di nonesclusione, e semmai, di propensione alle problematiche dei Paesi cosiddetti sottosviluppati rispetto ai Paesi sviluppati, viene ripercorsa la
storia di tale concetto, dalle origini ai nostri giorni. Dove il dibattito intorno alla nozione di “sviluppo” ha seguito nuove direzioni, finendo per
declinarsi nei concetti di “sviluppo sostenibile” e di “sviluppo umano”,
con un occhio di riguardo all’ambito ecologista e ai valori di solidarietà,
giustizia sociale, equità intergenerazionale e intragenerazionale. Alla
questione delle donne.
Il secondo capitolo si apre con un’ampia panoramica sul Bangladesh,
il “paese dei fiumi”, così chiamato in quanto se da una parte l’acqua ne
costituisce l’elemento, la risorsa fondamentale, dall’altra ne rappresenta
una grandiosa, tragica e costante minaccia: tristemente noto è, infatti, il
fenomeno delle alluvioni. Segue un esame della dimensione della povertà raggiunta in questo paese e ne viene sottolineato il livello di criticità,
nonché il volto prevalentemente femminile.
Con il terzo capitolo la dottoressa Festa entra nel vivo della questione
affrontando il tema dell’economia e della sua inadeguatezza
nell’approccio con la povertà. Nell’ottica di Yunus il concetto di “sviluppo” andrebbe completamente rivisto e modificato:
Occorre smascherare l’assunto che a un ripresa dell’economia nazionale corrisponda necessariamente un miglioramento della vita dei poveri: lo sviluppo
deve essere concepito come un diritto dell’uomo, non come un fatto di crescita
del prodotto nazionale lordo4.
In tal senso, il termine “sviluppo” per Yunus assume il significato di
“sviluppo rurale”: il che vuol dire essenzialmente concentrare la propria
attenzione non sulla cima della piramide, convinti che i benefici si propaghino poi verso la base, ma puntare anche, direttamente, sulle masse
più povere del paese, sui landless (senza terra) e sulle donne. La donna,
4
M. YUNUS, op. cit., p. 28.
MUHAMMAD YUNUS E LA GRAMEEN BANK
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Pedagogia, antipedagogia, sviluppo
pertanto, secondo la posizione di Yunus, diventa il soggetto privilegiato
dello sviluppo:
Relativamente parlando, la fame e la povertà sono questioni che riguardano
più le donne che gli uomini. L’esperienza che le donne hanno della fame e della
povertà assume intensità maggiore rispetto a quella degli uomini. Le donne, per
tradizione, devono stare a “casa” e prendersi cura delle famiglie, pur non avendo praticamente nulla con cui tirare avanti. Se un membro della famiglia deve
soffrire la fame, per una legge non scritta, sarà la madre. Sono le madri a dover
affrontare nei periodi di carestia e di miseria l’esperienza scioccante di non essere in grado di nutrire i propri figli5.
Ebbene, è proprio partendo da questa considerazione che prende le
mosse la Grameen Bank. Grazie a Yunus le donne assistono alla propria
rinascita, al proprio risveglio, al proprio “risorgimento”, e tutto ciò perché il nostro Banchiere dà loro fiducia, speranza, credito, in tutti i sensi;
sa che i soldi riposti nelle loro mani saranno ben spesi: spesi per la famiglia, per l’istruzione dei figli; saranno, in poche parole, soldi ben investiti.
Quella del microcredito, per dirla con le parole della Dott.ssa Festa, è
la storia di una rivoluzione; di «un’idea rivoluzionaria»6; un’idea che,
fondamentalmente, vede sovvertiti i principi, i presupposti che animano
le banche tradizionali nonché le politiche di cooperazione internazionale. Queste ultime, infatti, rivelandosi come programmi di mero assistenzialismo, considerano i poveri semplici “contenitori da riempire”, riproducendo sul piano internazionale il meccanismo della carità che «non
solo non è utile ma è veramente dannosa»7 in quanto rende l’uomo «passivo e incline ad una mentalità parassitaria»8.
Il quarto capitolo rappresenta il nucleo centrale della tesi ed è il capitolo che, meglio di ogni altro, argomenta, con l’enfasi e il giusto entusiasmo manifestato dalla Dott.ssa Festa e dichiarato da lei stessa nel corso
dell’intervista effettuata dalla scrivente, quanto preannunciato nel titolo.
Credit for Self-Employment: A Fundamental Human Right, Dhaka, Grameen Bank,
1987, p. 6, in F. FESTA, op. cit., p. 63.
6 F. FESTA, op. cit., p. 77.
7 M. YUNUS, op. cit., p. 32.
8 Ivi, p. 33.
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Parte prima – Recensione
L’esperienza della Grameen Bank nel suo complesso rappresenta, nello stesso tempo, […] una proposta innovativa nell’ambito della riflessione sullo sviluppo, un metodo rivoluzionario per il sistema bancario mondiale, e un nuovo
strumento di lotta alla povertà. Ma non solo. Il contributo di Muhammad Yunus infatti ha una valenza pedagogica.
Valenza pedagogica, sì, nonostante il ruolo marginale che, ad una
prima lettura di Il Banchiere dei poveri, il Nostro sembrerebbe attribuire
all’educazione nell’ambito del suo progetto teso alla costruzione di un
mondo senza povertà. Ruolo marginale, ma soprattutto critico; critico
nei confronti dei programmi di formazione per i poveri; critico nei confronti del sapere libresco, consolidato una volta per tutte e avulso dai
problemi reali; critico del mondo universitario, dell’università, da lui
considerato una «torre d’avorio, dove pochi intellettuali si ingegnano a
raggiungere vette sempre più alte di conoscenza, senza mai condividerla
con il mondo che preme ai suoi confini»9. Un atteggiamento antipedagogico − potremmo dire − ma solo nel momento in cui la pedagogia si configura come costrizione e frustrazione delle proprie capacità.
Un’antipedagogia pedagogica, quindi,
perché al di qua dell’apparente negazione dell’istruzione come mezzo di sviluppo personale e collettivo, Yunus formula al riguardo un’esplicita professione di
fede […]. La fiducia nel ruolo dell’istruzione come affrancamento dalla povertà
si rivela, quindi, una scelta cosciente, e, come sempre in Yunus, il principio diventa pensiero ed azione10.
Ed ecco allora giungere all’apoteosi del microcredito attraverso
l’analisi di quelli che sono i concetti chiave della pedagogia yunusiana,
concetti che tanto stanno a cuore alla Dott.ssa Festa: fiducia, liberazione
del potenziale umano, creatività, dimensione collettiva e responsabilizzazione. Il tutto in un crescendo di valori volto a sottolineare la componete umana, la ricchezza umana «cuore del meccanismo che fa funzionare la Grameen Bank»11, e a valorizzare quello che si rivela essere un vero
e proprio “credo”, una filosofia di vita.
Ivi, p. 61.
F. FESTA, op. cit., pp. 123-124.
11 M. YUNUS, Un mondo senza povertà. Con la collaborazione di K. Weber. Trad. di
P. Anelli, Milano, Feltrinelli, p. 73.
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MUHAMMAD YUNUS E LA GRAMEEN BANK
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Pedagogia, antipedagogia, sviluppo
Non si tratta perciò di rendere la formazione obbligatoria pensando che i
poveri ne abbiano bisogno; semmai, si tratta di creare il terreno perché siano i
poveri a sentirne l’esigenza. Allora saranno disposti anche a pagare per ottenerla, e pagheranno per avere ciò che realmente desiderano. Perché il problema è
proprio questo: chi paga ha il diritto di dire che cosa dev’essere insegnato12.
Nella stessa ottica, con l’obiettivo di restituire la parola al popolo, al
povero, all’oppresso, Francesca Festa dedica un ampio paragrafo alla
pedagogia del brasiliano Paulo Freire, accomunato, sotto numerosi punti
di vista, al nostro banchiere dei poveri. Per entrambi è una scelta di vita
quella che li spinge a muovere i loro primi passi, una scelta che si realizza in una comunione con l’oppresso/povero.
Comunione nel senso reciproco del termine. Non si può affermare che qualcuno libera qualcuno, o che qualcuno si libera da solo, ma che gli uomini si liberano in comunione.
Su queste basi si fonda la pedagogia di Freire, o meglio, anche in questo caso
la sua antipedagogia13.
Un’antipedagogia che vede la luce nel rifiuto dell’antitesi educatore/educando; nella critica rivolta agli atteggiamenti educativi incapaci di
riconoscere il valore dell’oppresso/povero; nel tentativo di rifuggire da
ogni intellettualismo e teoricismo, rifiutando quella torre d’avorio tanto
disapprovata dallo stesso Yunus e rivolgendo invece l’invito affinché
l’azione dell’educatore sia «impregnata di fede profonda negli uomini.
Fede nel loro potenziale creatore»14.
Il quinto capitolo, a dimostrazione di quanto la preparazione raggiunta dalla Dott.ssa Festa si sia sviluppata e completata sotto tutti i
punti di vista del sapere pedagogico, ospita una ricerca di carattere statistico/sperimentale, sull’impatto del microcredito sui livelli di scolarizzazione dei figli dei clienti della Grameen Bank. La ricerca risulta di particolare interesse in quanto ben si integra con il resto della tesi e con il suo
più alto obiettivo: dimostrare l’importanza del ruolo giocato
dall’istruzione nell’ambito di un generale processo di sviluppo, sia a livello globale che individuale.
Ivi, Il banchiere dei poveri, cit., pp. 217-218.
F. FESTA, op. cit., p. 163.
14 P. FREIRE, La pedagogia degli oppressi, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 2002, edizione italiana a cura di Linda Bindi, p. 62, in F. FESTA, op. cit., p. 169.
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13
12
Parte prima – Recensione
Con la presentazione di questa tesi, degna conclusione di un ciclo di
studi lungo ma fruttuoso, si vuole rendere merito a una studentessa che
ha visto, anno dopo anno, maturare la propria capacità critica e letteraria
insieme alla materia di studio di cui si è fatta portavoce.
Bancaria di professione, è stata condotta per mano, grazie ai saggi
consigli del Professor Siciliani de Cumis, nei meandri di un argomento a
lei quasi del tutto sconosciuto, un argomento nuovo per quegli anni parliamo del 2002-2003 - quando il fenomeno Yunus era ancora agli esordi. Una volta, entrata nel vivo dell’argomento, però, la Dott.ssa Festa
non ne è più uscita, come del resto lei stessa ha riferito. La sua è stata un
passione che si è alimentata nel tempo, che ha risvegliato in lei un entusiasmo, una voglia di fare, di agire, di creare. Lei stessa definisce il suo
prodotto finale «una creatura da curare e quasi da coccolare».
Un’esperienza di crescita e di slancio, dunque, di fermento, di vivacità
culturale; un’esperienza che le ha consentito di coltivare il suo sogno anche dopo la laurea attraverso un master conseguito a Bologna e organizzato dalla vice Presidentessa della Grameen Bank Italia, la Dott.ssa Brunori. Un sogno che, dopo una periodo di pausa, ha ripreso ultimamente
a volare alto.
Parte seconda
Intervista
2.1. Premessa
Quello che segue è il risultato di un’intervista posta dalla scrivente alla Dott.ssa Francesca Festa, al fine di completare, attraverso il racconto
del vissuto, dello stato emotivo, delle esperienze della Dottoressa e degli
aneddoti che hanno accompagnato il giorno della sua laurea, il quadro
informativo ricavato su di lei mediante la lettura e analisi della tesi di
laurea.
L’intervista, semistrutturata, caratterizzata da domande in parte formulate in accordo con i partecipanti all’esercitazione di ricerca, in parte
aperte, si è tramutata, dopo un primo momento di imbarazzo, in una
conversazione libera − sempre secondo un filo conduttore stabilito, prefissato in partenza − su argomenti cari ad entrambe.
Le risposte alle domande, inerenti il percorso di studi, il percorso lavorativo, le emozioni e le circostanze che hanno favorito l’incontro della
Dott.ssa Festa con il Banchiere dei poveri, sono state successivamente riviste e rielaborate in maniera tale da poterle presentare in una forma più
consona allo scritto in questione.
INTERVISTA
Ciao Francesca, innanzitutto mi preme chiederti quali sono stati gli
eventi, le circostanze e le motivazioni che ti hanno portato alla scelta di
questo argomento, un argomento nuovo per quegli anni (facciamo riferimento agli anni 2002-2003), un argomento mai affrontato prima di allora nelle tesi di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione, e
del resto innovativo rispetto allo stesso Corso di laurea. In poche parole, come è nato in te l’”amore”, la passione per Yunus?
Cara Martina, comincerò il racconto parlandoti della mia esperienza
universitaria, in quanto l’incontro con il Banchiere dei poveri è stato il
frutto di una serie di esami che mi hanno avvicinato, passo dopo passo,
anno dopo anno, a quella che sostanzialmente è la “filosofia” di vita di
Muhammad Yunus. Potrei paragonarti la mia avventura, il mio percorso
universitario ad un cerchio che si apre, si chiude, per poi riaprirsi nuovamente.
Il primo passo verso la pedagogia yunusiana lo feci attraverso
l’esame di Pedagogia con il Professor Pietro Lucisano. Il tema del corso
era incentrato sulla figura e sul pensiero di Dewey, il grande pedagogista statunitense, il quale, attraverso i concetti di esperienza, di apprendimento per prove ed errori, fu inconsapevolmente la prima tappa del
mio lungo viaggio. Lo stesso Yunus infatti afferma che, nell’intento di
migliorare il progetto della Grameen Bank, è cresciuto facendo leva sui
propri errori; ha imparato dai propri sbagli, attraverso il fare, l’agire, lo
sperimentare.
Un altro importante ricordo riguarda l’esame di Letterature comparate con il Professor Armando Gnisci. Si trattava di un percorso monografico sul personaggio di Pinocchio, visto come metafora della conoscenza,
dell’incontro con l’altro, altro tema ricorrente della filosofia yunusiana e
del resto molto caro allo stesso Yunus.
Seguì l’esame più rappresentativo del mio percorso: l’esame di seconda annualità con il Professor Nicola Siciliani de Cumis. Il lavoro consisteva nello scrivere una tesina, risultato di una lunga e fruttuosa ricerca di archivio effettuata presso una ONG (Organizzazione Non Governativa), il CIES. Il titolo della tesina era Educare allo sviluppo: lineamenti di
una organizzazione non governativa per l’educazione allo sviluppo. Un lavoro
a metà strada tra didattica e ricerca, quindi, ma soprattutto una splendida occasione per approfondire nozioni come “educazione allo svilup-
Intervista
15
po/educazione agli sviluppi”, “sviluppo umano”, “sviluppo sostenibile”,
“eurocentrismo”; un approccio differente, pertanto, ai concetti di sviluppo e di educazione. Al termine del lavoro provai però un grande senso di
insoddisfazione e di amarezza: leggendo i documenti mi resi conto, infatti, della volontà, propria dell’organizzazione, di voler apportare un
contributo esterno ad una realtà già delineata, già formata, quasi a considerare le persone come “recipienti vuoti” da riempire. Veniva trascurato, pertanto, un assunto fondamentale per lo sviluppo interculturale e le
relazioni internazionali, vale a dire la posizione di critica che i paesi industrializzati dovrebbero assumere nei confronti del proprio operato in
favore dei paesi meno sviluppati.
Quindi, attraverso Dewey da una parte, le Letterature comparate (già
il termine “comparate” rende bene l’idea del confronto tra i diversi)
dall’altra, e poi tramite il lavoro con il professor Siciliani de Cumis, abbiamo creato – e parlo al plurale in quanto il Professor Siciliani da questo punto di vista ha giocato un ruolo da protagonista − un terreno fertile a quello che è stato l’incontro con Yunus, incontro del tutto casuale.
Ricordo di aver sentito parlare di Yunus già due, tre anni prima di
quando con il Professor Siciliani affrontammo seriamente l’argomento,
durante un corso, tenuto presso un’associazione, sul consumo critico. Un
anno dopo circa, in una bottega del commercio equo trovai il libro15 di
questo misterioso e intrigante personaggio e decisi di comprarlo, ma non
lo lessi subito. Lo feci un anno e mezzo dopo allorché, parlando con il
Professore della possibile tesi, non mi fu ventilata l’idea di scriverla proprio su di lui, il Banchiere dei poveri. In realtà il Professore ci pensò sulla base del mio lavoro – allora io già lavoravo in banca − e sulla base del
mio curriculum universitario. Non nego che un grande peso in merito
ebbe proprio la tesina preparata per l’esame di Pedagogia generale: ripresi allora in mano tutti i discorsi, che tanto mi avevano affascinato,
sullo sviluppo, sugli sviluppi, sulle relazioni interculturali tra i Paesi del
Nord e i Paesi del Sud del mondo. L’idea, tutta del Professore, venne da
me accolta a braccia aperte. Yunus fu una vera e propria rivelazione; fu
lui che confermò le mie idee sull’inconsistenza, sull’inadeguatezza dei
progetti di educazione allo sviluppo, dando nel contempo anche una risposta ai mille quesiti sorti in me, una risposta propositiva alle numerose critiche da me individuate.
Un altro tassello di questo grande “puzzle” può essere individuato
anche in un corso seguito presso la Facoltà di Psicologia. Si trattava del
15
M. YUNUS, Il banchiere dei poveri, cit.
16
Parte seconda – Intervista
corso di Psicologia evolutiva tenuto dal Professor Gerard Lutte, autore
del libro Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala16. Le lezioni vertevano sul tema dei ragazzi di strada del Brasile, i meniños de rua, sul
concetto di speranza − chiave di volta della pedagogia yunusiana −, sul
concetto di progetto di vita; concetti questi totalmente assenti nei ragazzi
di Lutte, ma vivi e ardenti invece in Yunus e nei suoi bambini. Assenti
solo inizialmente, perché quando il Professor Lutte, al fine di scrivere il
suo libro, decise di avvicinare questi giovani dall’aria sbandata per intervistarli, notò che in loro si nascondevano delle grandi capacità, capacità di trovare soluzioni pratiche, concrete ai loro problemi, soluzioni per
andare avanti, per sopravvivere, per migliorarsi un po’. Uno Yunus in
chiave moderna; uno Yunus dei nostri giorni.
In ultimo, ma non per importanza, potrei citarti anche l’esame di Antropologia, vista però sempre come una disciplina dalla parte dei Paesi
industrializzati, come una disciplina tipica dei paesi del Nord, i quali,
ponendosi al di là della cattedra, cominciano a studiare dall’alto le caratteristiche degli altri popoli, classificandole, catalogandole. Ultimamente
anche l’Antropologia si è sottoposta a una sorta di autocritica che l’ha
indotta a liberarsi da quell’atteggiamento egocentrico che l’aveva caratterizzata per così tanto tempo.
Nella tua tesi fai riferimento, tra gli altri, al libro di Muhammad Yunus Il banchiere dei poveri17, testo che citi frequentemente. Ebbene, cosa
ti ha maggiormente affascinato della “filosofia” di Yunus e del suo modo di concepire l’educazione e l’istruzione? Cosa pensi del suo atteggiamento ostile nei confronti del sapere consolidato una volta per tutte e
appannaggio solo di una determinata casta di persone?
Potrei riassumerti i concetti che maggiormente mi sono rimasti dentro, che maggiormente mi hanno colpito e affascinato della filosofia di
Yunus, citandoti il quarto capitolo della mia tesi, La pedagogia del credito,
capitolo che ho avuto modo di rileggere proprio stamattina, e nel quale
compaiono frequentemente parole come fiducia, liberazione del potenziale
umano, creatività, dimensione collettiva e responsabilizzazione: concetti chiave che meglio di ogni altro rappresentano il suo pensiero. Pochi termini,
ma pregnanti, significativi, a dimostrazione che quello di Yunus è un
16
G. LUTTE, Principesse e sognatori nelle strade in Guatemala, Roma, ed. Kappa,
1994.
17
M. YUNUS, Il banchiere dei poveri, cit.
Intervista
17
credo; la sua scelta di prestar fede nelle potenzialità delle persone è una
scelta ideologica; non è solo uno strumento di crescita; è una decisione,
un modus operandi, un modus vivendi. Nel corso della sua vita e della sua
esperienza in seno alla Grameen Bank, Yunus non ha mai chiuso le porte
a nessuno, nemmeno alla Banca Mondiale, che in un certo senso impersona il “Male”. Anche nella situazione in cui si trova adesso, ora che il
potere l’ha estromesso, sicuramente riuscirà a trovare una soluzione.
Questo in sostanza è ciò che mi ha maggiormente colpito di Yunus: la
sua scelta, la scelta di credere nelle persone, nelle capacità, nelle potenzialità degli uomini − e donne − tutti. Anche la decisione di non dare indicazioni ai poveri su come utilizzare il credito vuol dire portare avanti
la sua scelta sempre e comunque, al fine di formare uomini migliori e
completi.
Ti sarà capitato nell’ultimo periodo di seguire le vicende di Yunus, le
accuse che gli sono state rivolte e la crescente ostilità nei suoi confronti.
Cosa ne pensi?
Ti riferisci all’accusa di aver sottratto denaro donato alla Grameen
Bank?
Sì. Nel 2010 un documentario norvegese dal titolo “Fanget i Mikrogjeld” (“Intrappolato nel Microcredito”18), accusò il Premio Nobel di
aver sottratto 96 milioni di dollari donati dalla Norvegia all’istituto di
microcredito da lui fondato, la Grameen Bank, per alimentare altre banche del gruppo. In seguito, Yunus venne discolpato dalla Norvegia, ma il
primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina, lo accusò di “succhiare
il sangue dei poveri”19; fu così che il governo aprì un’inchiesta. Per mancanza di prove la decisione del governo norvegese venne considerata
“definitiva”20 dal Bangladesh. Non furono trovate nemmeno prove a
supporto delle accuse secondo cui la Grameen Bank avrebbe fatto pagare tassi d’interesse eccessivi ai poveri.
18
http://www.avvenire.it/Mondo/Il+Nobel+Yunus+sotto+accusa_201012020846016400
000.htm [Ultima consultazione: 7 giugno 2011].
19 Ibidem.
20 Ibidem.
18
Parte seconda – Intervista
Si è trattato, quindi, solo di un pretesto. Del resto la Banca centrale
questo fa, e io lo so bene. Lavoro in Banca Italia e il compito della Banca
centrale del Paese è proprio quello di controllare e di dare indicazioni
sulla governance delle altre banche.
Le ostilità nei confronti di Yunus, purtroppo, ci sono sempre state, sin
dall’inizio della sua attività, e non sono mai cessate. Il suo in effetti è un
progetto ambizioso, ma con dei limiti; e per questo facilmente attaccabile
sotto vari punti di vista.
Ma torniamo alla tua tesi. Che ricordi hai del periodo che ha preceduto la tua discussione? Ci sono stati episodi significativi dei quali
conservi un bel ricordo?
Certo! Ricordo soprattutto un grande periodo di estro, di creatività, di
vitalità e tutto questo mi è stato trasmesso dal Professor Siciliani de Cumis e dalla sua inesauribile capacità di appassionarsi, di infervorarsi per
i progetti più disparati.
In quel periodo sentivo la tesi come un mio prodotto, come qualcosa
da curare e quasi da “coccolare”. Avevo preso un mese di congedo dal
lavoro proprio per potermici dedicare con continuità e con passione. Ricordo che l’inizio è stato drammatico: non riuscivo a scrivere nulla, ero
in crisi. Avevo deciso di cominciare dal capitolo sui dati, sulla ricerca
statistica; si trattava di un lavoro più tecnico e quindi anche più facile da
impostare. Nonostante le difficoltà dovute alla mancanza di competenze
in materia, mi ero profondamente appassionata alla ricerca, anche per il
suo taglio, la sua impostazione pedagogica: scopo della ricerca era, infatti, l’analisi del livello di alfabetizzazione dei figli delle clienti di Grameen. Superato il blocco, il resto della tesi è poi venuto da sé. Certo, sono
tornata più volte sul mio scritto, ma questo è dipeso soprattutto dal mio
carattere, dal mio modo di lavorare, dalla mia testardaggine e della mia
estrema precisione. Avevo anche deciso di andare in Bangladesh poiché
ero convinta che se non avessi visitato il posto, se non avessi conosciuto
personalmente il progetto, non avrei mai potuto realizzare un lavoro di
una certa importanza. Dovetti rinunciare al mio proposito, ma riuscii
comunque ad usufruire del materiale documentario (opuscoli, brochures, articoli) messomi a disposizione dalla collega Chiara Ludovisi, la
quale invece in Bangladesh era andata eccome!
Intervista
19
Questi documenti mi sono stati di grande aiuto anche perché disponevo solo del libro di Yunus, Il banchiere dei poveri21, che pur costituendo
la base della mia tesi, rimaneva pur sempre ben poca cosa di fronte al
lavoro che mi attendeva.
E rispetto al giorno della discussione, che ricordo hai? Hai memoria
di qualche aneddoto simpatico?
La discussione di per sé è stata un po’ deludente, ma questo è da addebitare solo a me, alla mia emotività, alla mio essere eccessivamente
ansiosa. Premetto che non feci entrare nessuno dei miei parenti se non il
mio compagno, e questo oggi un po’ mi dispiace, ma quel giorno ero nel
panico più totale. Anche il Professor Siciliani lo notò: non riuscii ad improntare la discussione in maniera interessante mostrando, manifestando tutto l’entusiasmo che mi aveva guidato in quel lungo cammino; in
questo non resi giustizia al grande lavoro che si nascondeva dietro la
mia tesi. L’ansia e il timore si smorzarono non appena vidi Giordana
Szpunar tra i Professori facenti parte della commissione, Professori che
non conoscevo e che mostrarono scarso interesse nei confronti della materia da me trattata. Con lei mi sentii subito a casa, anche perché avevamo stretto un bel legame essendo state compagne nel corso del Professor
Lucisano. E poi devo ringraziare il Professor Siciliani −vera anima della
tesi − il quale, al termine della discussione, uscì a salutare i miei genitori,
restituendo in tal modo un po’ di umanità a quel momento.
Per quanto riguarda gli aneddoti, un caro pensiero va rivolto a mio
padre il quale, il giorno prima della discussione, visitò tutti i negozi
bengalesi di Roma alla ricerca di un portafortuna che si collegasse in
qualche modo a Yunus. Alla fine mi comprò una sciarpa proveniente da
un’azienda tessile del Bangladesh, sciarpa che indossai il giorno della
laurea.
Quali erano le tue aspettative rispetto alla tesi di laurea? Si sono rivelate tali o hai avuto qualche rimpianto?
Devo dire che in realtà il risultato finale è stato migliore di quanto
pensassi e credessi possibile. Ricordo, infatti, che al termine della stesura
della mia tesi provavo un’incredibile insoddisfazione; non ero contenta
del prodotto che avevo “partorito”, del risultato che avevo raggiunto: il
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M. YUNUS, Il banchiere dei poveri, cit.
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Parte seconda – Intervista
lavoro che si nascondeva dietro la tesi era stato arduo, faticoso, ma la tesi non rendeva giustizia alla fatica intrapresa. Ero convinta di non aver
apportato assolutamente niente di nuovo, di originale rispetto agli elaborati, agli scritti sui quali mi ero basata per realizzare la mia tesi e questo, in parte, fu motivo di scoraggiamento e causa della mia incapacità di
riferire l’esperienza intrapresa in seduta di laurea.
Quale è stato l’apporto del relatore e del correlatore nella stesura
della tesi di laurea?
Parlare di apporto del relatore è molto riduttivo; il Professor Siciliani
è stata la mente, il braccio, l’ideatore, l’entusiasmo, la costanza che mi
hanno guidato in questo lungo e talvolta difficile percorso. Devo dire
che in realtà l’impatto con il Professore non fu poi così felice, anzi mi mise addirittura in crisi: non mi diede indicazioni da seguire, nessun suggerimento; mi disse soltanto di riprendere in mano la tesina che avevo
fatto per il suo esame di Pedagogia generale e di leggere il libro di Yunus Il banchiere dei poveri. Sulla base di questi testi avrei dovuto presentare un indice, o perlomeno una bozza di indice. Ne presentai più di uno
nel corso della mia “avventura”, modificandolo di volta in volta. Lì per
lì mi sembrava addirittura che il rapporto con il Professore non si fosse
ben istaurato, ma non perché non mi sentissi seguita − anzi, il Professore
aveva sempre tutto sotto controllo −, semplicemente perché il fatto di
non ricevere suggerimenti o idee per me era devastante. In realtà, anche
questo era un insegnamento yunusiano: il lavoro era il mio, ed ero io
che, sotto la sua guida, avrei dovuto svilupparlo e portarlo avanti. Solo
ora, a distanza di tempo, comprendo in pieno la valenza pedagogica del
suo operato: è stato proprio lui che di volta in volta grazie ai suoi stimoli
continui, ai suoi imput, alle sue riflessioni, ha fatto sì che la mia tesi si
portasse a compimento, realizzandosi nella sua completezza.
Il Professor Lucisano lo proposi io come correlatore in quanto, volendo affrontare l’argomento anche da un punto di vista sperimentale, avevo bisogno di qualcuno competente in materia, di qualcuno che mi infondesse sicurezza. In realtà, l’intenzione iniziale era quella di rivolgermi al Professore di Letterature comparate in qualità di correlatore, ma
dato che il Professor Siciliani non aveva mai collaborato con il Professor
Gnisci, e dato che avrei rischiato di allontanarmi troppo dal progetto iniziale, decisi di affidarmi al Professor Lucisano. L’apporto del Professore, però, si limitò soltanto alla correzione del capitolo di carattere statistico, senza andare oltre. Tra l’altro non poté nemmeno presenziare alla
Intervista
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mia discussione, lasciando al suo posto una relazione scritta nella quale
si limitava a convalidare il mio lavoro.
Il lavoro svolto per la tua tesi è stato poi spendibile in ambio professionale? Come hai utilizzato, lavorativamente parlando, l’esperienza
fatta? Ti faccio questa domanda perché so che anche tu sei in un certo
senso una “banchiera”…
Per un certo periodo della mia esperienza lavorativa ho svolto la professione di dirigente sindacale. Fu proprio in quel periodo che ebbi
l’occasione di portare il microcredito, ancora del tutto sconosciuto, in
ambito sindacale e bancario. Organizzai un convegno invitando personaggi illustri nel settore del microcredito tra i quali la Prof.ssa Luisa Brunori, vice presidente della fondazione Grameen Italia nonché curatrice
del master da me seguito presso la Facoltà di Psicologia dell’Università
di Bologna, dal titolo Psicodinamica dei gruppi: tra normalità, devianza,
marginalità; un’esponente della Fondazione Risorsa Donna, fondazione
che opera in favore di donne immigrate non comunitarie residenti nella
regione Lazio, e un esponente della Banca Etica. Avevo portato in banca
una realtà nuova, sconosciuta; una realtà che ha sempre messo in crisi le
regole bancarie, anche quelle italiane. Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non avessi avuto questo tipo di formazione universitaria.
Nell’ambito della posizione lavorativa attuale, invece, non ho avuto
l’opportunità di far valere il titolo conseguito, soprattutto a causa di una
mia carenza dal punto di vista economico e finanziario. È stato un peccato, perché se fossi riuscita ad approfondire questi aspetti, sicuramente
avrei potuto sfruttare meglio le competenze nel settore del microcredito,
un settore in continua crescita, anche in ambito bancario.
Ebbene, quale è stato il rapporto che ha legato e lega ancora la “banchiera” Francesca Festa al “Banchiere dei poveri” Muhammad Yunus?
Tu, Martina, sei il mio legame attuale con Yunus. Spero, grazie a te e
al Professor Siciliani, di rimanere legata ancora a lungo al banchiere dei
poveri; perché Yunus in fondo ha anche questo merito: una volta entrato
nella tua vita, difficilmente ne esce.
A lezione ci stiamo occupando degli aspetti risorgimentali (non solo
in senso stretto, ma anche in senso lato − in proposito il Professor Siciliani ha parlato di “Risorgimenti alti”−) rintracciabili nelle tesi di lau-
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Parte seconda – Intervista
rea assegnateci. Secondo te, quali sono gli elementi che in qualche modo
legano Yunus al Risorgimento o ai “Risorgimenti”?
Quando Yunus decise di tornare in Bangladesh per prendere parte attiva alla guerra di indipendenza dal Pakistan, ha dato una svolta alla sua
vita; sarebbe potuto rimanere in America a svolgere la professione accademica, di professore universitario. E invece no; l’occasione di rinascita
del suo Paese gli ha consentito di guardarsi dentro, di capire che quello
era il suo mondo, con le sue difficoltà, con i suoi problemi, con i suoi
poveri; il suo posto era là. È stata questa la vera e propria chiave di volta
che ha dato l’avvio al progetto della Grameen Bank.
E poi le donne; le donne di Grameen; la loro liberazione, la loro “rinascita”…quale miglior esempio di Risorgimento si potrebbe citare?
L’esperienza di studio ti è stata di stimolo per curare e approfondire i
tuoi interessi culturali anche da un punto di vista personale?
Inizialmente mi sentivo molto stimolata, piena di idee, di creatività e
di obiettivi, e questo accade soprattutto quando si studia e si approfondisce un argomento che affascina, coinvolge, appassiona. Poi, purtroppo, tutti i miei progetti sono sfumati, ma è rimasto sempre questo sfondo
di creatività e di voglia di fare.
Ritieni che il titolo di laurea conseguito ti abbia fatto progredire culturalmente? Hai notato un cambiamento, un crescita rispetto all’inizio
del tuo percorso universitario?
Sicuramente sì. Premetto che avevo iniziato l’Università completamente priva di metodo e di basi, e quindi è stato piuttosto faticoso intraprendere questo percorso. Più che altro posso parlare di varie occasioni
di crescita, non di un percorso continuativo di crescita. Purtroppo non
tutti gli esami ti fanno crescere, e non tutti i Professori danno ai propri
studenti l’occasione di progredire.
L’impatto con il Professor Lucisano e con il Professor Gnisci è stato
forte ma costruttivo. E poi in assoluto l’incontro con il Professor Siciliani.
È stato grazie al Professore che sono riuscita a trovare il mio metodo di
studio; grazie ai suoi stimoli, al suo atteggiamento yunusiano, di fiducia
nelle potenzialità dei suoi allievi, di interessi per ogni singolo argomento
a lui presentato, il Professore aiuta gli studenti a trovare la propria strada, a centrare i propri obiettivi, ad approfondire i propri interessi.
Intervista
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Un grande merito spetta anche alle esercitazioni di ricerca, grazie alle
quali ogni ragazzo riusciva a sviluppare la capacità di parlare in pubblico, di presentare di fronte ad un vasto uditorio il lavoro svolto. E poi le
tesine; la capacità di formalizzare, di sviluppare in forma scritta il proprio argomento di interesse.
Ebbene, tutte queste occasioni mi hanno fatto crescere, mi hanno fatto
maturare; hanno fatto sì che diventassi la Francesca che sono ora, ma
soprattutto hanno fatto sì che si presentassero, anche dopo il conseguimento della laurea, nuove occasioni di crescita, nuove prospettive di sviluppo.
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Documentazione e ricerca pedagogica 2010