Allegato 2 SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE ALL’ESTERO ENTE 1) Ente proponente il progetto: ASSOCIAZIONE COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII 2) Codice di accreditamento: 3) Albo e classe di iscrizione: NZ00394 NAZIONALE 1 CARATTERISTICHE PROGETTO 4) Titolo del progetto: CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE 2014 – EURASIA 5) Settore e area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3): Settore: F, Servizio civile all’estero Area di intervento: 07 – Assistenza 11 – Educazione e promozione culturale 6) Descrizione del contesto socio politico ed economico del paese o dell’area geografica dove si realizza il progetto; precedente esperienza dell’ente proponente il progetto nel paese o nell’area geografica anche in relazione alla propria mission; presentazione dei partner esteri: 1 L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII presenta 11 progetti di servizio civile all’estero, che interessano i seguenti paesi: Albania, Australia, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cile, Croazia, Francia, Georgia, Haiti, Paesi Bassi, Romania, Russia, Sri Lanka, Svizzera, Zambia. Si ritiene utile richiamare il carattere unitario della proposta, che si rifà al modello di Servizio civile all’estero denominato “Servizio Civile in missioni umanitarie e corpi civili di pace – Caschi Bianchi” , elaborato dagli enti aderenti alla Rete Caschi Bianchi (Focsiv, Caritas Italiana, Gavci, oltre all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII) e depositato presso l’UNSC. Il carattere unitario che si intende sottolineare deriva dal fatto che alla base delle specifiche progettualità c’è una storia e una metodologia di intervento comuni - caratterizzata dal desiderio di “abitare i conflitti”, esplorarli e favorirne una possibile trasformazione positiva con modalità nonviolente. I contesti in cui si realizzano i progetti denominati con il prefisso Caschi bianchi sono accomunati da conflittualità e da violazioni di diritti umani e concorrono alla realizzazione di finalità condivise, iscrivibili nelle finalità sancite dall’ art. 1 della legge 64/01. Al fine di rendere più agevole la comprensinoe ed il senso della proposta contenuta nel singolo progetto si ravvede la necessità di elencare alcuni elementi caratteristici del Modello di servizio civile a cui si rifanno. GLOBALIZZAZIONE E NUOVO CONCETTO DI DIFESA: La proposta progettuale non può essere avulsa dalla lettura della società attuale con particolar attenzione ai fenomeni globali che l’attraversano. Sempre più i destini delle persone e dei popoli sono legati fra loro ed interconnessi. Tale interconnessione inevitabilmente si trasforma in interdipendenza ma ancor di più produce contaminazione reciproche dal punto di vista sociale e culturale. Diversi studiosi hanno teorizzato ciò, non solo recentemente, ma oggi tale situazione è quanto mai palpabile. Il contesto in cui sempre più ci si trova ad operare è una società in cui è impensabile attuare politiche avulse dal contesto europeo e mondiale, perché ogni nostra azione ha delle ricadute anche in luoghi lontani: non solo nel “macro”, attraverso interventi di politica estera o scelte economiche, ma anche nel “micro”, attraverso le implicazioni delle varie filiere economiche e commerciali. Per tale ragione la prospettiva che ciascun progetto denominato Caschi Bianchi cerca di realizzare è senza dubbio definibile con il termine “Glocale”, sviluppandosi in contesti territorialmente definiti e con specifiche proprie, ma al tempo stesso frutto di un’analisi che cerca di considerare i legami fra essi e le varie dimensioni regionali e mondiale. Quanto finora descritto riafferma la necessità di promuovere una cittadinanza planetaria, basata su principi di solidarietà, di cooperazione, di promozione di una cultura di pace. Un’idea di cittadinanza che favorisca la realizzazione di quanto sancito nella Costituzione Italiana, Europea ma anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Un esercizio di cittadinanza attiva che possa contribuire, a partire da servizi civile, a rafforzare il legame fra cittadino ed Istituzioni. Tale esercizio di cittadinanza riassume, in parte la necessità di declinare la Difesa della Patria in impegno concreto anche nei paesi più poveri. Ecco perché riteniamo che abbia senso intervenire, in un’ottica di difesa della Patria, sia nei territori del Sud del Mondo, consapevoli che le nostre scelte economiche, politiche, ecc. hanno delle conseguenze anche in questi paesi; sia nel primo mondo, al fine di mettere in evidenza le contraddizioni e le povertà presenti anche nei paesi sviluppati, e nell’ottica di sensibilizzare su stili di vita alternativi. Il concetto di difesa della patria, pertanto si declina come difesa della società globale dal rischio del degrado, della povertà, dell’esclusione e della contrapposizione, attraverso progetti che si innestino in processi di 2 prevenzione e trasformazione dei conflitti attraverso la costruzione di relazioni nonviolente basate sul dialogo e la mediazione. I progetti Caschi Bianchi tendono quindi alla costruzione di una comunità/società solidale, capace di gestire e trasformare le conflittualità sia di tipo personale che di tipo comunitario- con metodi nonviolenti. Ciò riguarda non solo le comunità dei luoghi di realizzazione dei progetti, ma in termini più generali la società nel suo insieme, con attenzione quella di provenienza dei volontari. RIFERIMENTI STORICI DEL MODELLO “CASCHI BIANCHI” Il termine “Caschi Bianchi” richiama volutamente la denominazione data dall’ONU per la “partecipazione di volontari in attività delle Nazioni Unite nel campo dell'aiuto umanitario, riabilitazione e cooperazione tecnica per lo sviluppo”. Anche se non immediatamente riconducibile al profilo previsto dall’ONU per tali corpi, il modello “caschi bianchi” richiama in parte il ruolo previsto dal mandato dei corpi civili di pace, in quanto: si tratta di un’occasione privilegiata di formazione dei giovani, protagonisti della costruzione di una cultura di pace vissuta in prima persona; prevede l’inserimento di giovani in specifici progetti di intervento realizzati all’estero in situazioni di conflitto armato o di violenza strutturale, caratterizzate da condizioni socio economiche disagiate, dall’impoverimento e dalla violazione dei principali diritti fondamentali, politici o di cittadinanza; prevede la realizzazione di processi di coscientizzazione, educazione, informazione dal basso e relazioni basate su un confronto empatico, sul dialogo, secondo una metodologia nonviolenta; si tratta di un modello che sperimenta forme di difesa civile non armata e nonviolenta. Il percorso dei Caschi Bianchi italiani inizia nei primi anni novanta con la guerra nel Golfo persico e successivamente attraverso una campagna di “disobbedienza civile” durante il conflitto nei Balcani, condotta dagli “obiettori al servizio della pace”. Tale percorso ha contribuito alla realizzazione della riforma legislativa in materia di obiezione di coscienza, l’art. 9 della legge 230/1998, che per prima ha sancito la possibilità di svolgere servizio civile all’estero. Molti sono gli enti che hanno contribuito a questo percorso. Fra questi , anche grazie alle richieste da parte dell'UNSC di un soggetto unitario come interlocutore sulla materia, vi sono all’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, Caritas Italiana, Volontari nel Mondo - FOCSIV, GAVCI di Bologna che insieme costituiscono la Rete Caschi Bianchi. Molti sono i fatti che hanno determinato e continuano a determinare l’evoluzione di questa esperienza, ormai pluriennale, fra questi: la fase sperimentale avviata in collaborazione con la Regione Emilia Romagna nel 1999-2000, che prevedeva l’intervento in Kossovo e Albania; cfr. ass. Adusu, Caschi Bianchi difensori dei diritti umani e atti del convegno “Servire la Pace, difendere i diritti umani” 2003; la partecipazione ai bandi regionali per la valorizzazione dei progetti di servizio civile e la nascita della Rete Caschi Bianchi nel 2001; la sottoscrizione di un accordo specifico da parte della Rete Caschi Bianchi e l’elaborazione di un progetto generale di “Servizio civile in missioni umanitarie e corpi civili di pace – Caschi Bianchi”, depositato presso l’UNSC 3 nel 2001 e aggiornato nel 2007 dal documento “Caschi Bianchi e Rete Caschi Bianchi, un modello di servizio civile”. Il documento redatto dal Comitato per la difesa civile non armata e nonviolenta-2005 : Criteri e requisiti per la valutazione di progetti sperimentali di servizio civile all'estero nell'ambito della DCNAN; Il progetto sperimentale di servizio civile Caschi Bianchi oltre le Vendette conclusosi nel 2012; La pubblicazione della ricerca Caschi Bianchi oltre le vendette, sperimentare il Servizio civile e la DCNAN per conoscere e trasformare i conflitti nel corso del 2013; Il convegno “La miglior difesa è la Pace “ febbraio 2014 Diversi sono i documenti internazionali che legittimano il modello di servizio civile “Caschi Bianchi [..]” oltre la normativa relativa al Servizio Civile. Fra questi il rapporto “Un’Agenda per la pace” (1992/95) del Segretario Generale delle Nazioni Unite, la già citata risoluzione ONU n. 49/139/B (1994),il documento del Segretario generale dell’ONU (1995) inviato al Consiglio Economico e Sociale, il rapporto del Segretario Generale dell’ONU (1997). Per quanto riguarda nello specifico l’esperienza dell’Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII con il progetto Caschi Bianchi, in seguito all’esperienza nei Balcani, e alle prime sperimentazioni in Kosovo e Albania, l’Ass. ha in seguito inviato Caschi Bianchi anche in contesti di violenza strutturale -primi fra tutti Zambia e Cile- oltre che di conflitto armato- nei Territori Palestinesi. Nel corso degli anni e con l’avvento della legge 64 del 2001, l’esperienza si è allargata ad altre destinazioni, prevalentemente caratterizzate da violenza strutturale (Bolivia, Brasile, Bangladesh, Tanzania, Kenya, Venezuela, Russia, Albania), oltre che da situazioni di conflitto (Palestina) o post- conflitto (Kossovo). Dopo i primi gruppi sperimentali di obiettori, il numero di caschi bianchi che ogni anno aderisce ai progetto Caschi Bianchi è aumentato nel corso degli anni fino a raggiungere il numero di 50 negli ultimi anni. Infine, nel corso dell’anno 2012 si è realizzato il progetto sperimentale “Caschi Bianchi Oltre le vendette”, nell’ambito dei conflitti legati alle vendette di sangue e al Kanun in Albania. Nei circa 15 anni di intervento dei Caschi Bianchi, si sono potuti riscontrare importanti risultati: Contributo al sostanziale miglioramento delle condizioni generali di vita delle persone incontrate nelle aree di intervento; Accresciuta attività di informazione e sensibilizzazione nelle comunità di destinazione ma anche nella comunità di provenienza dei giovani, in grado di sviluppare un bacino di attenzione rispetto alle problematiche riscontrate; Il risveglio nei giovani di un senso di responsabilità e di partecipazione che li spinge ad adoperarsi per rimuovere le cause che generano le ingiustizie; Contributo alla promozione di una sensibilità diffusa, in una dimensione di lungo periodo, rispetto ad attività connesse alla prevenzione dei conflitti e alla costruzione della pace, con particolare riferimento alla tutela dei diritti umani, alla mobilitazione umanitaria, alle attività di ricostruzione e alle politiche di cooperazione allo sviluppo. Contributo alla definizione di un modello di intervento di servizio civile riconducibile alla DCNAN applicato a situazioni di conflitto. Contributo nel favorire il dialogo in contesti internazionali di giovani in servizio civile e giovani locali, che sperimentano la decostruzione di pregiudizi e 4 stereotipi, il decentramento del punto di vista, l’empatia e l’accoglienza reciproca fra culture; GEORGIA La Georgia è uno stato transcaucasico costituitosi nel ‘91 dopo il crollo dell’U.R.S.S. situato ad est del Mar Nero, confinante a nord con la Russia, a sud con la Turchia e l'Armenia, a est con l'Azerbaigian e a ovest col Mar Nero. Nome Ufficiale Lingua Ufficiale Capitale Popolazione Superficie Forma di Governo Valuta Data dell’Indipendenza dall’URSS Georgia საქართველო Georgiano Tbilisi 4,935,880 69,700 km2 Repubblica Semi-Presidenziale Lari Georgiano 25 Dicembre 1991 CONTESTO POLITICO In base alla costituzione la Georgia è una repubblica democratica semipresidenziale. A dispetto dei considerevoli progressi fatti dalla rivoluzione delle Rose non è ancora una vera e propria democrazia. La struttura politica instabile e in continua evoluzione viene considerata dagli osservatori come una conseguenza della mancanza di dialogo tra gli interlocutori politici del paese. Nei 10 anni di governo del presidente Saakashvili il paese era dipinto dall’opposizione come un repubblica Dittatoriale. Il 2 Ottobre 2012 Bidzina Ivanishvili con il suo partito “Sogno Georgiano” si impose sul partito dell’ex presidente Saakashvili “Movimento Nazionale Unito”, riuscendo ad unire le forze di opposizione contrarie al governo Saakashvili, formando un polo politico alternativo sui temi delle riforme sociali, sulla mancanza di un sistema giudiziario indipendente e garantista, ma anche sulla denuncia delle ingiustizie ai danni delle istituzioni democratiche compiute dal governo in carica, e le pressioni politiche su soggetti ritenuti vicini alle forze di opposizione. CONTESTO SOCIOECONOMICO I Georgiani sono poco più dell’80 % della popolazioni, i restanti gruppi etnici includono gli azeri con il 6,5% della popolazione, armeni 5,7%, russi 1,5% e piccole minoranze di abcasi, e osseti. Nel paese vivono anche altre piccole minoranze etniche, 5 come Assiri, Ceceni, Cinesi, Ebrei Georgiani (una delle più antiche al mondo), Greci, Curdi, Tatari, Turchi e Ucraini. Pur avendo come lingua ufficiale il Georgiano (parlata dal 71% della popolazione), l’area presenta una significativa diversità linguistica, con il 9% che parla russo, il 7% armeno, il 6% azero, e il 7% altre lingue. Ad oggi 80 % della popolazione pratica il Cristianesimo della Chiesa Ortodossa Georgiana; vi sono poi delle minoranze, il 10 % di mussulmani, Apostolici Armeni (3,9%), Russi Ortodossi (2,0%), Cattolici (0,8 %). Nonostante la lunga storia di tolleranza religiosa in Georgia, nel recente passato si sono verificati episodi di violenza e discriminazione contro le minoranze religiose, soprattutto rispetto i testimoni di Geova e Mussulmani. Nonostante il paese attraversi una fase di relativa incertezza, la crescita economica perdura vicina al 2,5 %, ben lontana dal boom che portò la Georgia a registrare una crescita superiore al 9 % nel periodo 2004-2008. Peraltro la Georgia annualmente vede il suo debito estero aumentare, al 2013 vicino i 4,5 miliardi di dollari (22 % del PIL cifra con un trend in continuo aumento), questo perché la crescita economica in continua involuzione, legata anche alla situazione di crisi economica globale, porta lo stato Georgiano a richiedere continuamente prestiti agli istituti finanziari internazionali. Ciò fa della Georgia una delle più povere Repubbliche dell’ex Unione Sovietica, con un reddito pro capite di soli 6100 $ ben quattro volte minori rispetto a quello italiano. Alcuni dati stimano intorno al 10 % la popolazione che vive sotto la soglia di povertà, tuttavia ONG che operano sul territorio ritengono che le stime debbano essere riviste. Fonte (www.indexmundi.com) La Georgia è composta da due territori autonomi Abkhazia e l’Ossezia del sud, formatisi da conflitti interni. Le conseguenze di questi conflitti sono ancora molto presenti nella quotidianità dello stato, specialmente l’Ossezia del Sud che nel periodo dal 7 al 15 Agosto 2008 è stata scenario di pesanti scontri tra l’esercito Georgiano e milizie Ossete, supportate da un ingente spiegamento di forze militari Russe che nel frattempo avevano occupato un’ampia parte dei territori indipendentisti. Una missione diplomatica il 15 Agosto ha portato alla firma di un cessate il fuoco che ha impegnato la Russia ad un ritiro dal territorio Georgiano e la Georgia alla rinuncia all'uso della forza contro l'Ossezia e l'Abkhazia. Il 26 Agosto dello stesso anno la Russia, dopo aver sottoscritto accordi militari con le due regioni autonome, le riconosce di fatto indipendenti dal territorio nazionale Georgiano. La limitatissima possibilità da parte dei mezzi d’informazione ma degli stessi funzionari pubblici, di libera espressione e associazione, condiziona significativamente la mediazione politica che quasi mai risulta imparziale in questi territori, ma anche a livello nazionale. (Rapporto Amnesty 2013) Conseguenza dei conflitti degli anni 90 e 2008 ha portato in Georgia, il 6% della popolazione, approssimativamente 257.000 persone, ad appartenere alla categoria dei rifugiati interni; di questi, circa il 40% vive tutt’ora all’interno dei campi profughi. Il governo dopo la guerra dei primi anni ’90, cercò di fornire soluzioni abitative adeguate alle centinaia di migliaia di profughi che vivevano precariamente nei campi profughi. Tuttavia la contestata modalità d’assegnazione degli alloggi, ha poi costretto chi rimasto escluso a l’occupazione di case abbandonate. La risposta del Governo si è concretizzata attraverso numerosi sgomberi forzati violando di fatto i diritti internazionali dei rifugiati. Tra le varie categorie i minori sono coloro che vedono i propri diritti violati quotidianamente. Dopo un attento studio dell’Unicef è emerso che 1 su 4 dei tutori di questi minori usa regolarmente la forza per imporre una qualsiasi regola educativa, inoltre si evidenzia il fatto che il 18 % dei minori presenti negli istituti ha subito violenze sessuali di vario tipo. Le violenze domestiche in 6 Georgia sono ancora un argomento tabù, dove tutt’oggi le istituzione non riescono ad avere un’incisività nell’affrontare il problema. ESPERIENZA DELL’ENTE PROPONENTE IL PROGETTO L’Associazione Papa Giovanni XXIII opera sul territorio georgiano dal 2007, da quando un gruppo di operatori dell’ente ha avviato una realtà di accoglienza in pianta stabile nella città di Batumi. La necessità era quella d’avere una struttura d’accoglienza che rispondesse ai bisogni di minori e adolescenti provenienti da famiglie in situazioni di disagio sociale ed economico. In alcune occasioni sono state accolte nella struttura addirittura interi nuclei familiari, che necessitavano di un appoggio momentaneo. Dal 2009 si sono iniziate attività di sostegno alle famiglie sfollate presenti nel campo profughi, cittadini dell’Abkhazia esiliati dal governo dopo la guerra del 1992. Ben presto il campo è diventato una vera e propria baraccopoli che ospita la popolazione più povera della città e della regione. I primi interventi dell’ente consistevano, quindi, nell’offrire un sostegno materiale a queste persone. In seguito l’ente ha avviato una serie di attività a favore dei minori della baraccopoli, che maggiormente risentono delle condizioni di vita precarie. Recentemente è stato costituito un gruppo di sostegno domiciliare rivolto ai minori in condizioni familiari disagiate presenti sul territorio di Batumi. Recentemente, dopo aver riscontrato durante le visite domiciliari come non vi siano risposte adeguate ai bisogni dei disabili, nel 2013, è stata aperta una nuova struttura di accoglienza per disabili psichiatrici. PARTNERS L’Associazione Papa Giovanni XXIII collabora dal 2007 con la Caritas Georgiana presente a Batumi, che essendo molto diffusa sul territorio tenta di dare risposta a diverse tipologie di soggetti svantaggiati come senza tetto, disabili, famiglie in difficoltà ma in particolare bambini. Oltretutto fornisce in comodato d’uso una delle due strutture d’accoglienza dell’ente. In cooperazione con Caritas vengono implementati diversi progetti d’accoglienza e sostegno sul territorio cittadino rivolti a minori e portatori di handicap. Rispetto all’individuazione e segnalazione di casi a rischio, la collaborazione con i servizi sociali e la polizia locale è essenziale, così da formalizzare le varie richieste di accoglienza. L’ente collabora con la parrocchia locale che attraverso l’oratorio individua alcune situazione di criticità del minore che poi vengo segnalate all’ente. ROMANIA CONTESTO POLITICO SOCIALE ECONOMICO DEL PAESE La Romania è una Repubblica Democratica, prodotto di un gran numero di identità diverse, legate in alcuni casi ai vicini popoli slavi e in altri casi alla Grecia, alla Turchia, alla Germania sassone, all’Unione Sovietica e all’Ungheria. Per quanto riguarda la popolazione, i romeni costituiscono l’89.5% dei 21,729,871milioni di abitanti del paese. Vi sono, inoltre, delle notevoli minoranze ungheresi (6.1%) e, in misura minore, rom (3.1%), ucraine (soprattutto nelle regioni settentrionali, 0.3% della popolazione totale del paese), tedesche (0.2%), turche e tartare (0.23%) o anche russi-lipoveni (0.11%) e serbe (0.11%)(Istituto di Statistica Nazionale Rumeno, Censimento 2011, CIA Factbook, luglio 2014). Attualmente la Romania sta attraversando una fase di sviluppo e di cambiamento straordinariamente rapida. Il Paese, con una base industriale 7 obsoleta ed un modello di produzione non corrispondente alle reali esigenze, ha iniziato nel 1989 il passaggio dal comunismo al liberalismo. Al di la delle questioni di politica interna, l’obiettivo perseguito negli ultimi anni dal governo romeno è stato l’ingresso e l’integrazione nell’Unione Europea e negli altri organismi internazionali. Negli anni precedenti e successivi all’ingresso nell’UE l’economia della Romania ha registrato qualche miglioramento, seguito da una rapida espansione economica. I principali passi in avanti sono stati il rafforzamento del lei rispetto all’euro, la nascita della classe media ed uno straordinario boom edilizio che ha attirato investitori da ogni parte del mondo. La rassicurante presenza del sigillo d’approvazione europea ha catapultato inoltre la Romania ai primi posti della classifica dei paesi in cui le aziende di tutto il mondo trasferiscono le loro strutture produttive per ridurne i costi. L’ingresso della Romania nell’Unione Europea, avvenuto nel 2007, ha avuto effetti contrastanti: se infatti ha determinato diversi effetti positivi, tra cui il miglioramento delle infrastrutture, dei servizi e l’avvio di riforme economiche, non si può negare che abbia anche avuto qualche ripercussione negativa (ad esempio un’elevata inflazione a breve termine). Nonostante la crescita economica del paese, l’entrata nell’UE e la diminuzione del tasso di disoccupazione (oggi al 7.3%, fonte: Cia World Factbook 2014) sono comunque ancora molto diffuse situazioni di povertà e disparità tra uomo e donna, che portano queste ultime a cercare altrove nuove prospettive e vie di fuga, diventando facilmente vittime dello sfruttamento sessuale. Molti abitanti del Paese continuano ad emigrare in cerca di lavoro negli Stati Uniti, in Spagna, in Italia o nel Regno Unito. L’indice di sviluppo umano, secondo Human Development reports 2013 è pari allo 0,786: la Romania è al 56° posto, tra i paesi classificati come alto sviluppo umano, ma comunque al di sotto dell’Italia (al 25° posto) e sotto molti paesi dell’ Est Europa (Lituania, Ungheria, Estonia, Polonia) e poco sopra la Bulgaria. La Romania è il secondo paese più povero dell’Unione, con il 40,3% della popolazione che vive al limite della soglia di povertà. Secondo l’UE una persona viene considerata povera se il suo guadagno è al di sotto del 60% del guadagno medio nazionale. L'Istituto nazionale di statistica romeno (INS) ha recentemente riportato che il guadagno medio nazionale dell'ultimo trimestre dell'anno scorso è stato di 884 lei procapite, equivalenti a circa 200 euro. Oltre 8 milioni e mezzo di romeni vivono con meno di 100 euro al mese. E quindi al di sotto della soglia di povertà secondo i criteri UE. Anche chi lavora non è al sicuro, infatti secondo il ministero del lavoro rumeno il rischio di povertà fra le persone che lavorano supera il 17,3% (Osservatorio Balcani, 2012). Oggi Il 22.2% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà ( Cia World Factbook 2014) Il 28% della popolazione, secondo dati dell’Unicef, non ha accesso a servizi igienici adeguati. Il 97.7% della popolazione risulta essere alfabetizzata anche se è molto diffusa la corruzione all’interno del sistema scolastico rumeno. Dopo la caduta del comunismo i salari degli insegnanti non sono aumentati quanto il costo della vita. Non avendo grossi strumenti per far pressione sul governo, gli insegnanti si sono trovati a proporre lezioni private ai propri alunni. Il passo successivo è stato veloce, oggi infatti secondo una ricerca del 8 quotidiano Adevarul, esisterebbe un vero e proprio sistema di regali a favore dei professori. Si va dal semplice mazzo di fiori all'I-pod. Il ventaglio è molto ampio: pacchetti di caffè, gioielli in oro, profumi di alta gamma, servizi da tavola, vasi in cristallo, tende, apparecchi elettronici. A questo si aggiungono buste con contanti, 400-500 euro a classe o più, soldi raccolti da uno dei genitori con ciascuno nella classe che versa dai 10 ai 50 euro (Osservatorio Balcani, 2014). Le pressioni esercitate dall’UE su questioni quali inquinamento, corruzione e indigenza dei contadini non hanno ancora ottenuto risultati decisivi e Bruxelles considera la Romania uno dei paesi più corrotti dell’UE. Nel 2006 l’Ufficio Statistico Romeno calcolò che il PIL della Romania era cresciuto del 7.7% (uno dei tassi più alti registrati in Europa). Dopo aver segnato uno stupefacente incremento dell’8.9% nei primi nove mesi del 2008, la Romania è stata colpita, come ogni altro paese del mondo, dalla crisi finanziaria globale, che ha riportato il potere d’acquisto e la disoccupazione a condizioni critiche spingendo Bucarest a cercare un pacchetto di emergenza e assistenza di 26 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Unione Europea e da altri istituti di credito internazionali. Nel settembre 2013, le autorità romene, il Fondo Monetario Internazionale e l'UE hanno approvato un accordo di standby, del valore di 5,4 miliardi dollari, per continuare con le riforme, anche se Bucarest ha annunciato che non intende adempiere all'accordo. La crescita economica ha accelerato nel 2013, spinto da forti esportazioni industriali e un ottimo raccolto agricolo; nel dicembre 2013 l'inflazione è scesa ad un tasso annuo minimo storico del 1,6%; e il disavanzo delle partite correnti si è ridotto notevolmente. Tuttavia, i progressi sulle riforme strutturali è irregolare e l'economia è ancora vulnerabile agli shock Secondo il Rapporto annuale di Amnesty 2013, ci sono state delle tensioni a marzo 2012 in seguito all’introduzione di un nuovo codice del lavoro che cancella la tutela dei diritti sindacali e nega la rappresentanza sindacali a un gran numero di lavoratori. Nel corso del 2012, il governo è caduto due volte. A febbraio2012, dopo settimane di proteste contro le misure d’austerità, il gabinetto di Emil Boc (Partito democratico liberale) si è dimesso. Ad aprile 2012, dopo un’altra ondata di proteste, un voto di sfiducia ha costretto alle dimissioni il gabinetto del primo ministro Mihai Razvan Ungureanu. Il presidente della Repubblica ha nominato un primo ministro ad interim, Victor Ponta, il cui partito ha in seguito conquistato la maggioranza dei seggi nelle elezioni parlamentari di dicembre. Con un voto di impeachment, a luglio 2012 il parlamento ha sospeso il presidente della Repubblica. Il voto era seguito alle accuse del governo secondo cui il presidente aveva violato la costituzione. Il successivo referendum popolare sulla sua sospensione è stato invalidato dalla bassa affluenza di votanti e il presidente è rimasto in carica. A luglio 2012, la Commissione europea ha espresso gravi preoccupazioni sul rispetto dello stato di diritto e l’indipendenza della magistratura in Romania (Rapporto Annuale Amnesty, 2013). Il sistema sanitario ha risentito delle misure di austerità introdotte nel 2009: nel 2011 sono stati chiusi 67 ospedali, suscitando preoccupazione rispetto l’accesso alle cure mediche. Nell’ambito dell’assistenza psichiatrica in particolare sono stati riscontrati dei casi di maltrattamento: sono state 9 richieste indagini sulle condizioni di vita e il trattamento di pazienti ricoverati in istituti di salute mentale. Sono state infine registrate forme di discriminazione dei rom da parte di esponenti del governo, avvezzi all’utilizzo di stereotipi etnici negativi. Il Reports on Human Rights Practices 2014 evidenzia come anche minori rom siano stati oggetto di discriminazione all’interno degli istituti scolastici. Infatti a ottobre 2013, il Comitato consultivo della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa ha stabilito che i bambini rom erano ancora inseriti in scuole per minori disabili e in scuole o classi separate. (Rapporto Annuale Amnesty, 2013) Pe quanto riguarda la violazioni dei diritti dei minori, durante i primi sei mesi del 2013, i servizi di assistenza ai minori hanno identificato 5.956 casi di abusi sui minori, di cui 545 abuso fisico; 719 abuso emotivo; 347 abusi sessuali; 115 sfruttamento del lavoro; 31 sfruttamento sessuale; 35 di sfruttamento per commettere reati; e 4.164 abbandono. Tra i casi segnalati, 2.852 erano per i ragazzi e 3.104 erano ragazze. La maggior parte dei casi di abuso, 5566, si sono verificati in famiglia. In generale l’abuso e l’abbandono di minori sono problemi largamente diffusi e inoltre finora il governo non ha istituito un meccanismo per identificare i bambini abusati e abbandonati e le loro famiglie (Country Reports on Human Rights Practices, 2013). Secondo la ricerca “Misurare la povertà tra i bambini e gli adolescenti” redatta dal Centro di Ricerca Innocenti dell’Unicef, in Romania il 25.5% dei bambini vive in famiglie con un reddito equivalente inferiore al 50% del reddito mediano nazionale. Per quanto riguarda i diritti della donna diverse sono le violazioni. Difficilmente vengono portati a termine con successo processi legati a casi di stupro. Secondo le statistiche della polizia, durante i primi 11 mesi del 2012, ci sono stati 1857 casi di violenza domestica , e di questi 697 erano casi di stupro. 440 sono state le persone inviate a processo per questo reato(Country Reports on Human Rights Practices, 2013). Ogni due minuti in Romania una donna viene picchiata. Queste le statistiche di una società dove la violenza si impara innanzitutto in famiglia e dove la prima causa di atteggiamenti violenti è rappresentata dall’alcolismo. La violenza in famiglia, secondo varie Ong che si occupano del problema, non conosce differenze di classe sociale, visto che le donne sono aggredite, picchiate e umiliate al di là dello status socioeconomico e culturale. Alle radici della violenza, infatti, c’è spesso un problema di autorità e esercizio del controllo. Molti casi di violenza sulle donne sono raccapriccianti: svegliate dal sonno e prese a pugni e calci, minacciate con coltello, tutto davanti ai bambini che a loro volta subiscono traumi psicologici, ma anche fisici destinati a segnarli per tutta la vita (Osservatorio Balcani, 2010). La violenza contro le donne continua ad essere un caso serio, come confermano anche le ONG che intervengono in questo ambito. Nonostante il codice penale preveda sanzioni severe per chi commette violenza domestica, di fatto vengono raramente applicate. A volte sono le vittime stesse che ritirano le accusano e che si riconciliano col coniuge. Un sondaggio del 2008 rivelava che gli uomini diventano violenti dopo cinque anni di matrimonio, mentre nel 16% dei casi i primi casi di violenza compaiono 10 addirittura prima del matrimonio. Il 26% delle donne non prendeva alcuna misura contro il marito violento, il 17% si limitava a sperare in un futuro miglioramento della situazione, mentre il 14% delle intervistate dichiarava di essere ancora innamorata dell’aggressore (Osservatorio Balcani, 2010). 59 centri hanno offerto alloggio e protezione alle vittime di abusi, ma sono pochi e distribuite male nel territorio, e 23 quelli invece che hanno offerto un servizio di supporto e consulenza (Country Reports on Human Rights Practices, 2013). Alcune donne, in particolare Rom, hanno avuto difficoltà ad accedere a servizi legati alla salute riproduttiva, per vari motivi tra cui la mancanza di informazioni, la discriminazione etnica, la mancanza di assicurazione sanitaria, e la povertà. Di fatto la discriminazione legata al sesso è ancora frequente e il governo stesso non dedica particolare attenzione ai problemi delle donne. Tra i paesi europei, la Romania, e in modo particolare Bucarest, rappresenta una delle principali mete turistiche per chi pratica turismo sessuale. Nella maggior parte dei casi, le prime vittime sono i bambini di strada. Si calcola che il 5% dei bambini senza patria (come rom e nomadi) in Romania sono coinvolti forzatamente nello sfruttamento sessuale. Di recente, a fronte di questo fenomeno, si è registrato un aumento degli arresti e delle condanne di cittadini stranieri incriminati di questo reato. In Romania, lo sfruttamento di donne e bambini ai fini della prostituzione ha sempre rappresentato un grave problema. La legge emanata nel 2001 contro il dilagare del traffico di persone non ha condotto a nessun miglioramento rilevante. Donne e bambini rumeni continuano a essere trafficati in vari paesi europei, sia dell’est che dell’ovest, per poi essere sfruttati sessualmente. Chi viene maggiormente attirato dalle false promesse di questi trafficanti sono soprattutto i bambini di strada. Negli ultimi anni è stato osservato che molti di loro vengono avviati al giro della prostituzione di Amburgo, Berlino e Amsterdam, per citare solo alcuni esempi. La Romania funge anche da paese di transito per molte vittime provenienti da numerosi altri paesi, come la Turchia e la Tailandia, e dirette in altri stati europei (http://www.child-hood.com). Nella Romania inoltre c'è una piaga che non si riesce proprio a curare, nonostante il dichiarato impegno delle autorità. È il dramma dei bambini di strada ( in rumeno copiii strazii), che passano la loro vita soggetti ad abusi di ogni genere, mendicando un pezzo di vita alla giornata. Sono migliaia. Le statistiche dell'Autorità nazionale per la tutela del bambino indicano una diminuzione del fenomeno e riportano il numero di 1395 bambini di strada a ottobre 2007 (dieci mesi dopo l'adesione della Romania all'UE) rispetto ai 2500 rilevati nel 2000. Tuttavia, secondo uno studio del 2009 elaborato dall'organizzazione Save the Children, solo nella capitale Bucarest vivono circa 1270 minori di strada. Lo studio prende in esame anche altre due grandi città come Costanza, con oltre 230 bambini, e Brasov, dove sono tra 97 e 177 i bambini 11 che chiedono l'elemosina. Queste cifre necessariamente approssimative non riescono a offrire un panorama completo del dramma, difficilmente spiegabile a parole, di migliaia di bambini per i quali la casa è la strada o un posto nelle fogne, quando d'inverno ci si riesce a riscaldare tra i tubi, dimenticando il dolore drogandosi con la colla. Una giungla che, a parte l'età anagrafica, non ha più niente in comune con l'infanzia. Lo studio conclude che l'età media dei bambini e dei giovani di strada è di 18 anni a Bucarest (con un 48% sotto questa soglia), 15 anni a Brasov (con un 65% di minorenni) e 13 anni a Costanza (85% di minorenni). In tutte e tre le città la maggioranza di questi ragazzi sono i maschi (circa il 70% nella capitale). Ci sono bambini che vivono in strada con la famiglia, minori che vivono senza famiglia e altri mandati precocemente a lavorare. Sono circa 436 nella capitale i bambini per cui la strada è l'unica realtà. Alcune centinaia hanno ricevuto assistenza nei centri sociali: un pasto caldo, la possibilità di lavarsi o di studiare. Ma poi tornano sempre per strada. Non ci sono ancora ricette vincenti per un loro totale recupero. Ci sono tentativi, in gran parte dovuti alle numerose organizzazioni non governative e alle chiese cattolica e ortodossa, nonostante quest'ultima sia stata spesso criticata per non essere abbastanza coinvolta nel sociale, anche se ultimamente sembra aver indirizzato parte delle sue risorse in questo campo(Osservatorio Balcani e Caucaso, 2009). Nonostante le autorità di Bucarest che dichiarano sforzi e progressi nella tutela dei bambini, di tutti i bambini, devono comunque ammettere che i bambini di strada esistono ancora, si vedono sulle scale della metropolitana, dappertutto, e spesso finiscono sulla stampa internazionale, cosa che non fa piacere alle autorità locali. Spesso i bambini vengono allontanati anche con la forza dai gendarmi. Alcuni raccontano di essere stati brutalmente picchiati. A loro volta rispondono con la violenza attaccando i passanti che non offrono soldi. È un quadro dipinto di violenza. Non è di sicuro facile recuperare questi bambini. Ma un paese dell'Ue e l'Ue stessa dovrebbero poterli salvare. Dopo centinaia di programmi, progetti e fondi europei, si parla ancora di migliaia di bambini che vivono per strada per un periodo medio di 9 anni. Dopo l'entrata della Romania nell'Ue nel 2007 in alcuni paesi europei è cresciuto il numero di bambini romeni abbandonati a se stessi che mendicano per strada. Reti criminali li hanno portati in altri paesi, sfruttati e abusati. Sopravvivono mendicando, scippando o prostituendosi in cambio di cibo. È cresciuto anche il numero degli immigrati romeni che a volte lasciano in patria i loro bambini, affidati a parenti che spesso li sfruttano, li costringono a mendicare. Una legge recente obbliga i genitori ad indicare a chi affidano i bambini prima di lasciare il paese. Anche oltre confine, il numero dei bambini di strada ha raggiunto quote allarmistiche. Solo in Italia ci sono circa 2500 minori romeni non accompagnati. E c'è anche un accordo tra i due stati, firmato nel giugno del 2008, che ne prevede il rimpatrio. L'Italia si impegna a fornire alle rappresentanze diplomatiche tutte le informazioni sui bambini romeni non accompagnati e a rimpatriarli. Una volta arrivati in Romania, saranno affidati ad istituti oppure alle cosiddette "assistenti maternali" (educatrici pagate dallo stato), o forse ritorneranno nella propria famiglia (Osservatorio Balcani e Caucaso, 2009). 12 a. Bucarest ESPERIENZA DELL’ENTE PROPONENTE IL PROGETTO L’Associazione Comunità Papa Giovanni è presente in Romania a Bucarest e Mătăsari dal 2004 circa dapprima attraverso campi estivi di un paio di settimane rivolti a minori dei quartieri più poveri della città. Durante i campi estivi venivano proposte attività ludico-ricreative e di socializzazione per 8h giornaliere con il coinvolgimento di un gruppo di circa 20 volontari dall’Italia. La realizzazione dei campi estivi ha permesso di creare gradualmente una serie di contatti con associazioni del territorio, fino a portare all’avvio di una presenza e vera e propria da parte dell’ente a Bucarest nel 2009. Dopo una prima fase di approfondimento dei bisogni del territorio, grazia anche ai contatti pre-esistenti, è stata aperta una casa famiglia per l'accoglienza di persone adulte (maschi) con disabilità fisica "lieve" o mentale, a volte anche abbastanza grave. Dal Gennaio 2014 è stata aperta una nuova casa sempre a Bucarest, che attualmente non viene usata per le accoglienze di adulti in situazione di disagio, ma dall’estate 2014 sarà utilizzata per l’accoglienza di gruppi di volontari durante il periodo estivo che supportano l’ente nell’organizzano e realizzazione di campi estivi, dopo alcuni anni di sospensione di queste attività. PARTNERS Sono diverse le associazioni con cui l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII collabora. Le principali sono: “Acuma" (significa: "adesso") associazione che si rivolge alle famiglie disagiate del comune di Chitila, periferico alla citta di Bucarest, con attività di supporto materiale, accanto a interventi di sostegno educativo e sociale. Con Acuma l’ente collabora nell’orrire sostegno a due mamme zingare rispettivamente una con tre e una con quattro figli; inoltre una volta a settimana viene realizzato un doposcuola nel piccolo centro urbano di Chitila, alle porte di Bucarest, dove ci sono soprattutto bambini di etnia rom; l’ente collabora inoltre con i "frati missionari della Carità" nella realizzazione di un servizio di strada per senza fissa dimora, in particolare adulti. Spesso i frati inviano alla struttura adulti in situazione di disagio perché siano accolti; l’ente collabora anche con i frati maristi di Bucarest, che spesso inviato richieste di accoglienza. collabora con FDP, un associazione che si occupa di inserimenti lavorativi per adulti provenienti da situazioni di disagio. Spesso gli accolti delle strutture dell’ente vengono inseriti nelle attività di composizione di mosaici. Infine, collabora anche con Parada, l’associazione più strutturata per quanto riguarda interventi integrati a favore dei minori e delle famiglie che vivono nelle fogne di Bucarest. Alcune richieste di accoglienza arrivano proprio da Parada, che a sua volta provvede agli inserimenti lavorativi degli accolti dell’ente. b. Timisoara ESPERIENZA DELL’ENTE PROPONENTE PRESENTAZIONE PARTNER ESTERO IL PROGETTO – L’Associazione Papa Giovanni XXIII collabora da diversi anni con l’ONG 13 romena Generatie Tanara, che funge da sede del progetto, attraverso un accordo tramite il quale si impegna a sostenere, a vario livello, le attività della ONG, in particolare quelle relative al programma di reintegrazione e protezione della vittime di tratta e sfruttamento provenienti dai paesi terzi, dall’Italia o fermate dalla polizia di frontiera rumena. Generatie Tanara è un'organizzazione non governativa, apolitica, non religiosa e senza scopo di lucro fondata a Timisoara nel 2001. Opera in favore della tutela dei diritti dei minori, delle vittime della tratta di esseri umani e dei rifugiati politici e richiedenti asilo, attraverso programmi di accoglienza, assistenza sanitaria e legale, reinserimento socio-professionale e prevenzione e sensibilizzazione. Generatie opera sull’intero territorio nazionale rumeno e ha al suo interno tre uffici: ufficio reintegrazione vittime (reintegrazione sociale, educativa, professionale, famigliare e comunitaria); ufficio assistenza sociale per le vittime (servizi socio-assistenziali per le vittime che si trovano nelle strutture protette); ufficio assistenza sociale e giuridica per i richiedenti asilo e per i rifugiati. Dal 2001 Generatie Tanara si occupa di vittime della tratta, su vari livelli: offre assistenza alle vittime tramite i centri di accoglienza, provvedendo alle cure sanitarie; sostiene le vittime nel reinserimento socio-professionale; attua una campagna di prevenzione e sensibilizzazione sulla tratta. Sempre dal 2001 l’Associazione interviene nell’ambito dei minori vittime della tratta e minori non accompagnati che si trovano fuori dal paese: dopo averli individuati, provvede, con l’aiuto dei partner esteri- tra cui l’Associazione Papa Giovanni XXIII- al loro reinserimento nella famiglia naturale o allargata, alla creazione di programmi di reinserimento sociale e professionale con il governo o partner non governativi. Da marzo 2012 l’ONG ha cominciato a offrire protezione alle donne vittime di violenza. Oltre a queste attività legate alla tutela delle donne vittime di violenza e di sfruttamento sessuale, l’associazione opera in altri ambiti di intervento: Tra il 2005 e 2006 Generatie Tanara è diventata partner operativo dell’ UNHCR e ha offerto assistenza a 440 profughi uzbeki che sono stati regolarizzati a Timisoara. Nel 2007, quando l’UNHCR apre a Timisoara un campo di transizione per l’accoglienza di rifugiati- il primo in Europa-, Generatie continua la collaborazione offrendo sostegno ai richiedenti asilo e ai rifugiati, al fine di valutare la corretta ed efficace applicazione di asilo (tenendo conto anche dell'età e del sesso della ricorrente), e di tutelare i loro diritti. Dal 2008 inoltre l’associazione interviene anche nell’ambito della tutela dei diritti delle persone di etnia rom con cittadinanza rumena. 14 La sede principale della ONG si trova nella città di Timisoara dove è presente l’Ufficio reintegrazione sociale delle vittime, ma l’organizzazione da qualche anno svolge attività anche nelle città di Recas, dove sviluppa attività di prevenzione e sensibilizzazione contro la tratta rivolte a minori. Recentemente Generatie, pur continuando a intervenire a sostegno delle vittime di tratta, sta potenziando le attività di prevenzione a favore dei minori dai 3 ai 12 anni, soprattutto i minori che vivono in condizioni familiari ed economiche precarie, maggiormente esposti al rischio della tratta. In quest’ottica si stanno avviando due centri per minori nelle città di Calacea e Carani, a pochi km da Timisoara. I due centri offrono sia accoglienza ai minori, sia attività educative e ludiche. Sempre a Calacea è stata recentemente avviata una cooperativa agricola dove inserire vittime di tratta, ma anche rifugiati o richiedenti asilo. PARTNERS Per quanto riguarda i partner, Generatie Tanara ha sviluppato collaborazioni con diversi soggetti istituzionali sia a livello nazionale che internazionale. Grazie alla stretta collaborazione con queste organizzazioni internazionali è nata una fitta rete di rapporti ed una collaborazione transfrontaliera che permette di trasferire informazioni in tempo reale della situazione dei casi identificati nei singoli paesi in relazione a vittime rumene o di altra nazionalità e di organizzare i rimpatri. A livello nazionale , per quanto riguarda la lotta al traffico di esseri umani, Generatie collabora con la Polizia Romena (Dipartimento per il Contrasto alla Criminalità Organizzata), la Polizia di Frontiera di tutti i distretti amministrativi del Paese, l’Agenzia Nazionale contro il Traffico di Persone, il Dipartimento Protezione dei Minori di tutti i distretti amministrativi del Paese, i comuni di tutti i distretti amministrativi del Paese e altre associazione che si occupano di tratta. Sono questi soggetti a richiedere l’inserimento delle vittime nei progetti di protezione dell’ONG e collaborano nella gestione dei programmi di protezione. A livello internazionale Generatie Tanara collabora con il Segretario Generale dei Servizi Sociali Internazionale con sede a Ginevra e con le sue sedi europee, statunitensi, canadesi, australiane. In particolare collabora con i Servizi Sociali italiani, francesi e tedeschi, nel tentativo di organizzare il rimpatrio delle vittime e/o i ricongiungimenti familiari e di costituire una rete internazionale attiva soprattutto nei confronti del fenomeno del traffico di esseri umani. Generatie Tanara è partner operativo dell'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in collaborazione con il quale gestisce dal 2005 l’assistenza e la regolarizzazione di profughi di diverse etnie e dal 2007 il campo di transizione per l’accoglienza dei rifugiati. Oltre all’UNHCR, per l’accoglienza dei rifugiati all’interno del campo Generatie collabora anche con ORI (Ispettorato generale per l’Immigrazione)- che interviene nei settori della migrazione, dell'asilo e l'integrazione degli stranieri - e OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni)- il principale 15 organismo intergovernativo in ambito migratorio-.. Partner della ONG per quanto riguarda le attività di prevenzione con i minori sono inoltre: Save the Children Moldova; OFII (Ufficio per l’Immigrazione francese); Unga Liv Sweden (associazione che si occupa della tutela dei minori e delle ragazze vittime della tratta della prostituzione) e Fondazione King Baudouin (associazione di difesa della democrazia e per il rispetto delle diversità). Recentemente GTR ha firmato un partenariato pubblico-privato con la Direzione Generale di Assistenza Sociale e Protezione del Bambino della provincia di Timis che prevede l’inserimento dei minori del territorio di Recas all’interno del centro di Generatie allo scopo di sviluppare progetti per bambini in situazioni di rischio. Per la realizzazione del Centro Generatie ha collaborato con l’associazione americana Bob Gass, che ne ha finanziato la ristrutturazione. RUSSIA La Federazione Russa, così denominata dopo il crollo dell’U.R.S.S. è uno Stato situato nell'emisfero Nord, che si estende dall’ Europa e all’Asia settentrionale. La vastità del territorio oltre ai 9 fusi orari che la spezzettano ha dato vita a quella multiculturalità che ad oggi comprende sul territorio ben 190 gruppi etnici. Nome ufficiale Российская Федерация Lingua Ufficiale Capitale Popolazione Superficie Forma di Governo Valuta Data dell’Indipendenza dall’URSS Federazione Russa Russo Mosca 11,551,930 142,470,272 ab. (stima aprile 2014) 17,098,242 Repubblica presidenziale federale Rublo Russo 26 Dicembre 1991 CONTESTO POLITICO La Federazione Russa è composta (dopo l’annessione della Crimea) da ben 85 soggetti federali politici: 16 22 repubbliche; 9 Kraj край (cioè territori al confine); 46 province; 3 città federali (Mosca e San Pietroburgo dal marzo 2014 inclusa anche Sebastopoli città della Crimea); 4 distretti federali autonomi; 1 provincia autonoma (Jewish Autonomous Oblast); Dopo la dissoluzione dell’ U.R.S.S., il primo presidente della Russia fu Boris El’Cin, il quale, eletto per due mandati consecutivi, finisce il suo mandato lasciando il 31 Dicembre 1999 un’economia in rovina, corruzione pubblica in aumento e crisi militari sempre più aspre. Al suo posto succede Vladimir Putin tutt’oggi Capo di Stato per la terza volta, e figura predominante della scena politica da oramai più di un decennio; oltretutto grazie alla nuova legge elettorale il suo mandato è stato prolungato da 4 a 6 anni. L’assetto decisionale è suddiviso in potere esecutivo e potere legislativo, il primo esercitato principalmente dalla figura del Presidente della Federazione o altresì da quella del Primo Ministro, mentre quello legislativo viene gestito dall’Assemblea Federale. Quest’ultima è composta dal Consiglio Federale (camera Alta) e dalla Duma di Stato (camera Bassa): la Duma ha la facoltà di ratificare o meno la nomina del Primo Ministro e, nel caso in cui dovesse essere respinta per ben tre volte l’assegnazione, il Presidente avrebbe la facoltà di sciogliere l’Assemblea Federale. C’è da sottolineare il fatto che il Presidente è anche capo delle Forze Armate e del Consiglio Nazionale di Sicurezza, con potere decisionale di approvazione di decreti legge senza il consenso dell’Assemblea Federale. Motivi questi che hanno determinato una definizione del modello di governo russo come “Presidenzialistico”. Recentemente la vicina Ucraina è stata teatro di proteste e scontri che hanno portato l’ex Primo Ministro Yanukovych alla deposizione avvenuta il 22 febbraio, con la fuga in Russia.. A seguito di queste altalene politiche il 27 17 febbraio la Federazione Russa interviene militarmente in Crimea (penisola a sud dell’Ucraina) rivendicando l’appartenenza del territorio, occupando di fatto gli edifici del governo locale. Il 6 marzo il parlamento della Crimea si pronuncia all’unanimità per l’adesione alla Federazione Russa staccandosi così dall’Ucraina, il 16 marzo questa decisione viene ratificata dai cittadini attraverso il referendum che con il 96 % di voti a favore di fatto ufficializza la Crimea come nuova realtà costituente russa. Nei giorni seguenti si registrano scontri a fuoco in varie città della Crimea, che portano la morte di alcuni soldati filo-russi e ucraini. Il 21 Marzo Vladimir Putin dichiara ufficialmente che la Crimea è parte della Federazione Russa, a questo punto lo stato Ucraino ordina lo sgombero di tutte le basi militari occupate da i propri soldati. Dopo l’annessione illegittima secondo l’Europa, il 24 Marzo la Federazione Russa viene esclusa dal G8. CONTESTO ECONOMICO - CONTESTO SOCIALE L’economia della Federazione Russa al momento della sua istituzione era praticamente al collasso. Purtroppo dal 1992 al 1998 subì un costante indebolimento, dovuto all’incapacità del governo di implementare riforme economiche adeguate al rilancio dell’economia. Il picco più basso fu toccato durante la crisi finanziaria asiatica, fattore che portò al deprezzamento del Rublo con conseguente default del debito pubblico. Incidentalmente proprio la debolezza monetaria frenò le importazioni, incoraggiando la produzione manifatturiera locale. Dopo anni di crisi è iniziato un trend in crescita vicino al 7 % annuo, che continua tutt’oggi con previsioni che si attestano al 4 %. La Russia è un paese ricco di risorse minerarie ed energetiche, che costituiscono l’80 % dell’export, e non a caso è il primo produttore mondiale di gas, il secondo per petrolio e carbone. Inoltre vengono estratti grandi quantità di altri minerali come uranio, ferro, manganese, diamanti, oro e platino. Le risorse sono parte fondamentale di sostentamento dell’economia russa, queste però condizionano molto i rapporti di cooperazione e scambio internazionale, in particolare con l’UE e gli stati confinanti dell’Asia Centrale. Anche il settore primario è parte integrante dell’economia grazie principalmente ad aiuti statali che hanno supportato privati e grandi Farms Corporation. Grazie a questi input la produzione di cereali è aumentata, come anche l’allevamento di bestiame che in 10 anni è aumentato del 50 %, senza tralasciare che la Federazione Russia è il maggior produttore di pesce al mondo. Questo crescita ha creato un’evidente disparità che caratterizza la società Russa, difatti è presente una classe composta da ricchi e super ricchi, solitamente facenti parte della sfera politica o affini, ed un’ampia fascia della popolazione che vive vicina o sotto la soglia di povertà. Come noto è alquanto discutibile il rapporto diretto che lega le sfere politiche ai fedelissimi Oligarchi: 110 persone controllano il 35 % della ricchezza nazionale, principalmente attraverso la gestione delle maggiori industrie energetiche. Questa forte disuguaglianza è evidente se si fa una comparazione trail reddito pro capite russo e quello italiano, che risulta più alto del 70% rispetto al primo Secondo gli ultimi dati risalenti al 2013 la percentuale di russi che vive sotto la soglia di povertà nazionale si attesta al 11 % (16 milioni circa), dati che 18 secondo fonti autorevoli dovrebbero essere riviste al rialzo. La situazione dal punto di vista politico è delicata, secondo l’Indice di percezione della corruzione, che definisce “l'abuso di pubblici uffici per il guadagno privato” la Federazione Russa risulta tra i paesi più corrotti, attestandosi al 154° posto su 178 paesi. Elemento questo che conferma la scarsa democraticità già denunciata da molte Associazioni Locali ed Internazionali dovuto alla politica del Presidente Vladimir Putin, che pur cambiando incarichi né oramai alla guida del paese da più di un decennio. Dubbi e perplessità sono stati avanzate rispetto alla trasparenza delle tornate elettorali degli ultimi anni, che hanno visto il semplice alternarsi di nomi tra la figura di Primo Ministro e Capo di Stato (portando un unico partito al potere). A questo si aggiunge il monopolio quasi dittatoriale dei mezzi di comunicazione (tv e carta stampata), ottenuto imponendo misure restrittive-repressive e limitando ampiamente la libertà d’espressione. Gli attivisti, giornalisti e avvocati che denunciano le violazioni di diritti umani dal Caucaso del Nord alla Crimea e in molti altri luoghi, hanno subito intimidazioni e minacce da parte di funzionari di polizia, ed alcuni addirittura sono stati uccisi. L’uso della forza, congiunto con le prassi di tortura e maltrattamenti utilizzato dalle autorità di polizia, apparentemente per immobilizzare i detenuti o sospetti criminali, da poi modo agli investigatori di negare ai fermati l’accesso ad avvocati di propria scelta e di favorire avvocati d’ufficio di nomina statale, noti per ignorare i segni delle torture. Nella Federazione Russa si stima che il 9 % (13 milioni) delle persone sia disabile. La disabilità è una problematica inesistente agli occhi dello Stato e degli stessi cittadini, di conseguenza non si investe in politiche adatte a garantire i diritti fondamentali delle persone con handicap. I diritti di accesso all’istruzione e al lavoro da parte di quest’ultimi, non vengono legiferate affatto. Specchio di ciò i soli 20 soggetti federali su 85 che godono di facilitazioni educative per soggetti disabili. Statistiche del Ministero dell’Educazione Russo stimano la presenza di almeno un milione e mezzo di bambini con bisogni specifici in età scolare, di questi solo 500,000 vengono reputati ufficialmente disabili. Sempre rispetto ai report del Ministero dell’Educazione, solo 200,000 di questi minori frequentano normalmente la scuola, più di 30,000 ricevono un’educazione approssimativa a casa e altri 70,000 siano inseriti in scuole speciali. Rimane esclusa una fascia di quasi 200,000 che non ricevono nessun accesso a strutture scolastiche o formative di nessun tipo. La povertà è un problema molto diffuso nelle zone urbane russe che all’inizio degli anni ’90 ha avuto un boom del fenomeno legato ai senza fissa dimora, il crollo dell’Unione Sovietica a svuotato di ogni potere lo stato permettendo di fatto una spinta verso la privatizzazione del mercato immobiliare, condizionando di fatto l’accesso abitativo con costi contenuti ad un gran numero di persone. Questo richiesta di assistenza secondo le stime riguarda più di 5 milioni di persone, che viene affrontata da parte dello stato con un nulla di fatto lasciando nelle sole mani di ONG ed Enti caritatevoli la responsabilità di fronteggiare il problema. 19 ESPERIENZA DELL’ENTE PROPONENTE IL PROGETTO L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in Russia dal 1992 in seguito ad un invito della Caritas Italiana per dare un sostegno a famiglie con minori e adulti portatori di Handicap cognitivo, sensoriale o fisico causa di pregiudizi sociali che non facilita l’integrazione scolastica e sociale. Attualmente, gli operatori dell’Associazione realizzano interventi in tre diverse realtà cittadine (Volgograd, Astrakhan, Elista), la presenza si traduce nei vari programmi di accoglienza, in particolar modo a sostegno di disabili fisici e psichici, persone senza fissa dimora e minori in situazioni di povertà. Essendo problemi invisibili agli occhi delle istituzioni e della società, l’intervento a sostegno di questi soggetti è pressoché inesistente. Nello specifico l’Associazione Papa Giovanni XXIII gestisce: 1 struttura Casa Famiglia a Volgograd (dal 2002), che accoglie senza fissa dimora; 2 strutture Casa Famiglia ad Astrakhan (dal 2008 e dal 2009) per senza fissa dimora e minori in situazione di disagio; 1 struttura Casa Famiglia ad Elista dal (2007) che accoglie persone con disabilità. Negli ultimi anni, l’accoglienza di persone con disabilità nella struttura di Elista e l’approfondimento delle problematiche connesse all’essere disabile in Russia, ha spinto l’associazione ad aprire un centro disabili ad Elista (dal 2009) che, attraverso la creazione di oggettistica e la realizzazione di laboratori ludico ricreativi, ha l’obiettivo di valorizzare le potenzialità delle persone con disabilità. Il centro ha anche l’obiettivo di sensibilizzare la comunità locale rispetto ai diritti dei disabili e alla loro integrazione nella società. Dal 1995 l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII esercita un’azione di monitoraggio e assistenza dei senza fissa dimora sul territorio attraverso progetti di Unità di Strada. PARTNERS In Russia la collaborazione tra istituzioni locali ed Enti di stampo cattolico è resa complicata dalla diffidenza e il timore da parte dello Stato al legame che si può creare con movimenti religiosi o enti associazionisti. Nonostante ciò, l’ente ad Astrakan collabora con la Parrocchia Locale nell’offerta di servizi a supporto dei senza fissa dimora. Sul territorio è presente anche un Centro di Adattamento Sociale, che anche attraverso le attività dell’Ente, compie un monitoraggio e documenta le varie tipologie di disagio (adulto, dell’infanzia e disabilità). A Volgograd l’ente collabora con la Caritas Diocesana Tedesca, a sostegno e assistenza alle famiglie in situazione di povertà estrema presenti in città. La Caritas oltretutto invia annualmente nella struttura dell’ente un volontario a sostegno delle attività svolte. Ad Elista l’ente collabora con “l’Associazione dei disabili locale” di Elisa e l’Associazione della Repubblica di Calmucchia” che attraverso il Ministero dello Sport organizza per i ragazzi portatori di handicap delle giornate di sport con gare e tornei sia a livello regionale che nazionale, a cui partecipano anche i disabili del centro diurno dell’ente. Inoltre il Ministero della Salute segnala all’ente eventuali casi critici di 20 persone con disabilità, richiedenti aiuto sia economico che d’integrazione nel tessuto sociale: l’ente di volta in volta valuta l’eventuale accoglienza nella propria struttura di Elista o l’inserimento nel centro diurno. Infine collabora con il gruppo giovani della parrocchia locale che occasionalmente invia volontari per svolgere attività con i disabili nel centro diurno. 7) Descrizione dell’area di intervento e del contesto territoriale entro il quale si realizza il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante indicatori misurabili; identificazione dei destinatari e dei beneficiari del progetto: GEORGIA CONTESTO TERRITORIALE,SETTORIALE E DEI BISOGNI SPECIFICI Le attività del progetto si sviluppano nella città di Batumi, capoluogo della regione dell’Ajara, situata a sud-ovest e confinante con Turchia e Mar Nero. La città ad oggi conta una popolazione di 190,000 abitanti. Prima della caduta del comunismo, Batumi era una città economicamente stabile, le fabbriche di thè, le segherie e le piccole medie imprese oltre all’esportazione di prodotti agricoli come agrumi e vini rendevano possibile un benessere collettivo. Dopo la caduta del comunismo, molte fabbriche sono state chiuse, aziende agricole abbandonate e quel livello di benessere ha lasciato il posto gradualmente in estrema povertà. Questa contesto ha costretto molti capi famiglia ad emigrare nella vicina Europa o in Turchia, in cerca di un lavoro che potesse permettere alle loro famiglie di soddisfare le necessità essenziali. La città di Batumi è uno dei due principali porti Georgiani sul Mar Nero. Punto di snodo per le petroliere provenienti dall’occidente che caricano il greggio proveniente dall’oleodotto dell’Azerbaijan. Per la sua natura di luogo di frontiera e crocevia portuale, Batumi è una città dove hanno trovato rifugio parecchie persone provenienti da Paesi di confine, componente che non aiuta la stabilità socio-politica del territorio. Inoltre la città presenta altri problemi e mancanze strutturali: gli ospedali e le scuole sono ospitati in edifici decadenti come d'altronde le infrastrutture obsolete e inadeguate. Oltre a questo un elevato numero di persone vive sotto la soglia di povertà, i dati ufficiali parlano di un 10 % a livelli Nazionale (www.indexmundi.com). Rispetto al contesto territoriale di Batumi, questo dato risulta sottostimato: non essendoci dati ufficiali le associazioni che operano in loco, tra i cui la Caritas Diocesana e l’ente stesso, evidenziano che circa il 20 % della popolazione di Batumi vive sotto la soglia di povertà. Questa povertà ricade chiaramente sulla fascia debole dei nuclei familiari, i minori. A Batumi il 27% dei minori vive in queste condizioni disagiate, in abitazioni che spesso non hanno acqua corrente; in contesti familiari che non sempre riescono a garantire un’educazione adeguata. Particolarmente grave è la condizione di vita circostanze che si concretizzano principalmente in un territorio abbandonato della città, dove diverse famiglie hanno costruito baracche di legno e lamiera. Attualmente questa zona conta 500 baracche, prive di ogni servizio igienico sanitario, acqua potabile e solo nell’ultimo anno si è provveduto ad un collegamento con la rete elettrica. L’ente ogni anno entra in contatto con 120 minori, provenienti da famiglie che 21 vivono in gravi situazioni di povertà. Generalmente si tratta di nuclei familiari numerosi composti da 3-4 minori, i quali non vedono soddisfatti i bisogni primari, ovvero un’adeguata alimentazione ed un accesso a cure sanitarie e di base. Gli operatori dell’Ente, nel corso del 2013 hanno portato avanti diversi interventi rivolti a ridimensionare questi disagi: accoglienza di 10 minori, nelle strutture residenziali dell’ente; 150 minori incontrati e sostenuti proveniente dalle famiglie disagiate delle baraccopoli di Batumi; 2 volte a settimana attività di tutoraggio scolastico per gli accolti nella struttura dell’ente; attività assistenziali quotidiane rivolte ai minori accolti nelle strutture; 2 volte a settimana attività di doposcuola rivolte ai 30 minori presenti nella baraccopoli; 2 volte a settimana attività ludico-ricreative indirizzate ai 30 minori svantaggiati della baraccopoli; 10 visite di sostegno settimanali rivolte a famiglie con minori vulnerabili; 3 pomeriggi la settimana interventi educativi e ludico-ricreativi all’interno della baraccopoli. BISOGNI SPECIFICI Il sostegno offerto dall’ente ai minori in situazione di estrema povertà accolti e supportati dalle progettualità attuali non è sufficiente per rispondere ai bisogni educativi e di socializzazione dei minori stessi. DESTINATARI 10 minori accolti attualmente nelle strutture residenziali dell’Ente a Batumi; 150 minori a cui durante l’anno viene offerto sostegno per quanto riguarda il soddisfacimento dei bisogni primari (alimentazione, cure di base, educazione); 30 minori destinatari degli interventi educativi e ludico-ricreativi dell’ente all’interno della baraccopoli. BENEFICIARI le famiglie delle persone accolte nelle strutture dell’Ente a Batumi, sostenendole nelle loro funzioni genitoriali ed educative; le famiglie dei minori sostenuti dall’ente, in quanto supportate nel garantire ai minori i bisogni primari e indirettamente beneficiarie degli aiuti economici; la società civile beneficiaria della progressiva diminuzione della povertà territoriale; le istituzioni, che attraverso le attività dell’ente hanno un ulteriore strumento di monitoraggio dei bisogni delle famiglie e dei minori sul territorio; DOMANDA DEI SERVIZI ANALOGHI Per quanto riguarda la condizione dei minori, da un’approfondita analisi del territorio, si possono rilevare i seguenti bisogni, oltre a quelli educativi e di socializzazione già evidenziati: non esistono politiche di 'crescita condivisa', che si concretizzano in una scarsa programmazione d’attività che relegano ancora di più i minori in situazioni di estrema povertà; 22 non esiste un reale interesse da parte delle istituzioni nel tutelare le famiglie che vivono in estrema povertà, dal momento che non sono previste opportunità di usufruire di prestazioni mediche libere; le significative carenze a livello statale si traducono in meccanismi di previdenza sociale insufficienti rispetto alla necessità d’implementare programmi di tutela della salute dei minori, ma in particolar modo di attività pre-scuola per i minori che hanno un limitato accesso all’istruzione; l’abbandono familiare molto diffuso, non trova risposta nella ridotta offerta di case famiglia che riescono ad accogliere minori in situazioni disagiate. L’elevato numero di famiglie in situazione di povertà estrema sottolinea l’importanza di attuare interventi di assistenza, finalizzati a una fattibile autonomia che favorisca la soddisfazione dei bisogni basilari dei minori, rivolgendo l’attenzione rispetto alla creazione di una rete sociale che proponga a quest’ultimi contesti protetti di socializzazione e sviluppo delle capacità cognitive. Sono richiesti interventi di assistenza e accoglienza per soggetti devianti, con problemi di dipendenza e donne vittime di tratta. Un supporto sostanziale viene richiesto per inserimenti lavorativi di soggetti più deboli. OFFERTA DEI SERVIZI ANALOGHI La decisione da parte dello stato di chiudere gradualmente gli istituti per minori in tutta la Georgia, ha promosso la politica dell’affido familiare, di gran lunga economicamente più sostenibile rispetto agli Istituti. Le consistenti entrate economiche legate all’affido rappresentano il rapido diffondersi dell’accoglienza nelle famiglie Georgiane. Sempre a Batumi opera anche l’associazione Step Forward che offre assistenza sanitaria e spazi per attività ricreative a bambini residenti nell'area montagnosa fuori Batumi. Nella città di Kutaisi “SoS Villaggi dei Bambini” offre accoglienza a gruppi famiglia composti dalla sola figura genitoriali materne con 4-5 bambini. Sos ha programmi di sostegno alle famiglie bisognose che prevedono la distribuzione di beni alimentari e materiale scolastico. Con l’obiettivo di evitare l’abbandono o sfruttamento dei propri figli, vengono organizzati momenti di formazione per i genitori, consulenza pedagogica e aiuto sociale. “La casa dei liberi giornalisti” è un’associazione di Batumi che offre un inserimento lavorativo all’interno di un bar/libreria per ragazzi con problemi familiari e sociali. Organizza inoltre momenti di animazione e socializzazione per bambini e giovani, prevedendo anche formazioni e sensibilizzazioni della popolazione rispetto alle problematiche sociali del territorio. A Batumi non ci sono altre associazioni che offrono sostegno ai minori attraverso interventi domiciliari finalizzati a supportare le famiglie nelle loro funzioni genitoriali, oltre all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, né tanto meno associazioni che promuovono attività educative all’interno della baraccopoli dove l’ente opera. INDICATORI DI CONTESTO n. minori individuati dall’ente che necessitano di supporto educativo; n. di minori accolti nelle strutture residenziali dell’Ente; n. attività di tutoraggio scolastico a favore dei minori accolti nelle strutture dell’ente; 23 n. visite di sostegno ai minori delle famiglie supportate; n. interventi educativi e ludico-ricreativi all’interno della baraccopoli; n. attività assistenziali rivolte ai minori. ROMANIA a. Bucarest CONTESTO TERRITORIALE E SETTORIALE DI RIFERIMENTO E INDIVIDUAZIONE DEI BISOGNI SPECIFICI Il contesto territoriale in cui avviene l’intervento dell’ente è quello della città di Bucarest e dintorni, capitale e città più popolata della Romania con ben 1 883 425 abitanti (Ufficio di statistica nazionale, 2011) , 2,1 milioni con l'area metropolitana. Situata a sud del Paese, è il maggiore centro industriale e commerciale del paese. Dal 1989 ha conosciuto un rapido sviluppo urbano e le zone che prima erano rurali, hanno lasciato spazio a nuovi quartieri intorno alla città. Le zone periferiche a Nord (Pipera, Băneasa) sono più ambite dalla ristretta fascia più ricca della popolazione, mentre nelle zone a Sud vivono soprattutto i cittadini a basso reddito. L’economia di Bucarest produce da sola il 21% del PIL del paese, essendo la zona più sviluppata e industrializzata dell'Europa dell'est. La città possiede un quarto della produzione industriale del paese. Anche dal punto di vista dei trasporti, Bucarest è il più importante nodo ferroviario, stradale ed aereo del paese. IL suo progresso economico è legato in particolare allo sviluppo e alla costruzione di centri immobiliari e commerciali. Dai primi anni del 2000 si sono diffusi velocemente i grandi ipermercati cui Carrefour e Metro AG, oltre a numerosi centri commerciali. Questo quadro economico apparentemente molto positivo potrebbe far pensare a un paese sviluppato, dominato dal progresso e dal benessere. In realtà, l’economia di Bucarest, così come quella rumena in generale, negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo impetuoso che ha generato squilibri sociali e, di conseguenza, esclusioni e problematiche sociali. La forbice sociale tra chi possiede e chi invece non ha niente continua ad aumentare con l’aumentare della crisi attuale. L’ambito di intervento del progetto è quello dei disagio legato alla vita di strada, che colpisce adulti, minori, a volte anche famiglie. Dopo la caduta di Ceausescu negli anni ’90, molti minori, la maggior parte orfani, hanno cominciato a vivere nelle fogne e nei cunicoli di Bucarest. Molti di loro oggi sono adulti, a loro volta hanno avuto dei figli che vivono nelle stesse precarie condizioni. I cunicoli e le fogne della città, a partire dalla zona della stazione, sono ormai al collasso. D’inverno, infatti, i bambini di strada si rifugiano nel sottosuolo, nelle stanze sotterranee progettate per la manutenzione dei canali del riscaldamento centralizzato della città. Qui dormono aggrappati alle tubature, per combattere il freddo. Centinaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, popolano questi luoghi, in una situazione che si fa esplosiva anche sul piano sanitario. Lo Stato tende a nascondere questa grave problematica, diffondendo cifre poco veritiere che tendono a minimizzare il fenomeno. Le stime realizzate, invece, da Parada, la principale associazione che interviene con i ragazzi e gli adulti di strada a Bucarest- contano circa 2.500 persone –tra minori, adulti e a volte famiglie- che vivono in strada. Molti di quanti vivono in strada hanno gravi problemi di salute, in quanto 24 esposti a pericoli, senza avere alcun accesso alle cure sanitarie: gli ospedali a volte si rifiutano di ricoverarli. Spesso sono malati di Aids. E’ comune tra i senza tetto anche l’uso di droghe: se nei primi anni del fenomeno si trattava di colla da sniffare, oggi si è notevolmente diffuso il consumo di eroina e droghe sintetiche che inalate, frastornano e provocano allucinazioni, in casi estreme gravi danni cerebrali. L’unica attività consiste nel raccogliere materiali riciclabili, per ricevere qualche misero compenso dal comune. Nei sotterranei, poi, dominano le bande, che controllano i posti al riparo dal freddo, il traffico di droga, il controllo della prostituzione ecc., Finiscono in strada i ragazzi che fuggono da famiglie difficili e traumatizzanti, quelli che scappano dagli Istituti, o i figli di quanti vivono in strada dagli anni ’90. Sul totale di bambini e giovani che vivono sulla strada, oltre il 65% non hanno terminato le scuole primarie e circa il 25% non sono mai andati a scuola, essendo quindi analfabeti. Soltanto il 5% ha finalizzato le scuole dell’obbligo. Questa situazione fa si che i giovani non possano accedere alla formazione professionale, che prevede appunto la conclusione del ciclo scolastico dell’obbligo. Il fenomeno dei minori in strada è strettamente legato alle opportunità educative a loro offerte, che spesso sono molto scadenti. Le autorità non intervengono più di tanto, lo stesso vale per i servizi sociale, soprattutto in seguito ai recenti tagli sul sociale a causa della crisi economica. (http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014 ehttp://piattaformainfanzia.org/dalleuropa/bambini-di-strada-abucarest/2012) BISOGNO SPECIFICO 1 DEL TERRITORIO: Nella città di Bucarest le stime di Parada, confermate dalle altre associazioni, parlano di 2500 soggetti, tra adulti e minori, che vivono nelle fogne della città. La povertà di strada è correlata a varie forme di disagio, quali povertà, dipendenze, disabilità fisiche o psichiatriche, malattie, che causano emarginazione sociale. Il territorio necessita quindi di interventi di supporto materiale, psicologico per uscire dalla strada, in quanto gli interventi già esistenti non sono sufficienti, e di proposte educative capaci di ridurre i rischi di finire in strada. Nel corso dei 2013 la struttura ha accolto in totale 9 adulti, di cui 5 tuttora inseriti nella casa. Si tratta di adulti in situazione di disagio di vario tipo: chi con problematiche fisiche, chi con problematiche mentali, chi con problemi di dipendenza. Tutti questi accolti arrivano da esperienze di strada, e le patologie fisiche e a volte mentali che riportano sono strettamente legate a questa esperienza provante. Vengono inoltre supportati materialmente e psicologicamente 3 nuclei familiari in situazione di estrema povertà, composti da 3 mamme con 9 bambini. Di seguito le attività svolte nel 2013: Attività di assistenza e di sviluppo delle autonomie per gli accolti nella struttura 3h per 3 volte la settimana; Un Servizio di strada per senza fissa dimora, una volta la settimana, in collaborazione con i frati missionari della Carità: durante ogni uscita vengono supportati almeno 60 soggetti tra adulti e minori, in tutto l’anno vengono supportati circa 250 persone di strada; Un servizio di doposcuola per 4 h la settimana per 25 minori di una scuola di Chitila, in periferia di Bucarest, in collaborazione con 25 l’associazione Acuma 4 inserimenti lavorativi con l’appoggio di Parada e FDP. DESTINATARI 5 adulti in situazione di disagio accolti nella struttura dell’ente: un uomo di 58 anni, senza un polmone e con un passato da alcolista, accolto dal 2009; un uomo di 54 anni con vari problemi di salute, diabetico e cardiopatico e con un lieve ritardo mentale; un ragazzo di 19 anni, con una paraparesi spastica agli arti inferiori; un adulto ipocondriaco di 33 anni, accolto diverse volte; infine, un adulto con disabilità psichica medio-lieve. A questi vanno aggiunte almeno altre 5 accoglienze, per un totale di 10 accoglienze tra quelle attuali e future. 3 famiglie mononucleari supportate dall’ente: 3 mamme rom con i rispettivi figli, in totale 9; a questi vanno aggiunti almeno 3 nuovi nuclei familiari, per un totale di 6 gruppi familiari; Si stima di supportare almeno 500 persone di strada- minori, adulti, famiglie- destinatari del servizio di strada che verrà avviato in autonomia dall’ente; 25 minori a Chiliti a cui vengono indirizzate attività di sostegno scolastico ed educativo; BENEFICIARI Le famiglie dei 25 minori di Chitila a cui viene realizzato il doposcuola, le quali sono supportate dall’ente nell’esercizio della loro genitorialità, delle responsabilità educative e della tutela dei minori stessi; Le altre associazioni del territorio con cui l’ente collabora, in quanto le sue azioni supportano anche interventi di queste associazioni, tra cui in particolare Parada, FDP, Acuma e i frati Missionari della Carità; la società civile, in quanto l’intervento dell’associazione ha delle ricadute positive in termini di supporto sociale, e di fatto porta indirettamente alla diminuzione della criminalità, del traffico di drogra, ecc.; la società civile, in quanto sensibilizzata dall’intervento e dallo stile dell’ente: la presenza di figure che volontariamente accolgono persone con varie problematicità diventa una testimonianza e una provocazione per cittadinanza stessa, rispetto ai temi della solidarietà sociale e della tolleranza. La scuola di Chitila, che viene supportata dall’ente per quanto riguarda l’offerta formativa rivolta ai 25 minori del doposcuola; DOMANDA DI SERVIZI ANALOGHI Rispetto al target previsto dal progetto, ovvero minori e adulti che vivono in strada, con tutti i disagi che questa comporta, si possono individuare, oltre agli interventi dell’ente, la seguente richiesta di servizi analoghi: interventi di assistenza sanitaria, considerando che la vita di strada, nelle fogne di Bucarest porta a uno stato di abbandono fisico e di esposizione alle rigidità del clima, causa di numerose malattie. Oltretutto, sembra che tra i minori e gli adulti di strada sia molto diffusa l’HIV; campagna di prevenzione sull’HIV rivolte a minori e adulti che vivono in strada; campagna di prevenzione e sensibilizzazione rispetto alla dipendenza da droghe e alcool, considerando che molti destinatari hanno problema di dipendenze; percorsi di riabilitazione per quanti sono dipendenti da droghe e alcool; interventi di inserimento lavorativo per gli adulti che escono dalla 26 strada e pertanto vanno accompagnati nel difficile percorso di reinserimento sociale; politiche di sostegno alle famiglie, in particolare quelle a basso reddito, maggiormente esposte al rischio di finire in strada; potenziare i servizi educativi a favore dei minori, in quanto è dimostrato che il fenomeno dei bambini di strada va a colpire maggiormente minori con un livello di istruzione molto basso; servizi che favoriscono il reinserimento dei minori che escono dalla strada a scuola; attività di socializzazione e di integrazione sociale per gli adulti e minori che escono dalla strada e che devono reinserirsi nel tessuto sociale; interventi educativi di comunità, per responsabilizzare la comunità rispetto alle situazioni di emarginazione e di disagio sociale, e per diffondere una contro-cultura fondata sulla solidarietà sociale e la tolleranza. OFFERTA DI SERVIZI ANALOGHI Per quanto riguarda le offerte di servizi rivolti a minori e adulti e famiglie che vivono in strada, i principali interventi sono quelli di Parada, il cui scopo è proprio quelli di portare i minori e gli adulti “fuori dalla strada” , e lavorare per un loro reinserimento sociale. Parada prevede una serie di interventi diversificati e complementari: l’unità mobile notturna per realizzare un primo incontro e fornire un primo aiuto (cibo, assistenza sociale e sanitaria) ai ragazzi e alle famiglie che vivono nelle strade di Bucarest; il centro diurno, frequentato quotidianamente da circa 25-30 ragazzi, bambini, e famiglie contattati dagli operatori che lavorano sulla strada, che offre servizi di igiene personale, pasti caldi, assistenza medica e sociale e differenti attività educative e ricreative volte ad un piano di intervento personalizzato; attività artistiche e spettacoli che rappresentano un’occasione di reiserimento sociale; una comunità alloggio per il reinserimento socio-professionale dei giovani; un centro educativo rivolto a 80 minori con attività di tipo educativoscolastico, e di sostegno psicologico. Oltre a Parada, vi sono poi associazioni quali: la già citata Acuma, associazione che si rivolge alle famiglie disagiate di Chitila, periferica alla citta di Bucarest, con attività di supporto materiale, accanto a interventi di sostegno educativo e sociale. i "frati missionari della Carità" che hanno implementato un servizio di strada per minori e adulti; l’associazione FDP che organizza attività occupazionali rivolte soprattutto a soggetti emarginati; Caritas Bucarest che è presente nel territorio attraverso la struttura accoglienza per minori orfani e abbandonati "Casa S.Giovanni"; l'organizzazione Save the children Romania che prevede in diverse città della Romania, tra cui Bucarest, programmi educativi, di protezione, di assistenza sociale e medica, riconoscimento i diritti dei minori; l’Associazione Serviciul APEL che dal 2001 interviene a Bucarest con un servizio di Formazione e Integrazione Professionale per giovani di Bucarest che vivono in situazione di grave emarginazione sociale. Nel territorio di Bucarest, come si può constatare da questo breve excursus, ci sono diverse associazioni che intervengono rispetto alla problematica del disagio di strada, tuttavia nessuna associazione offre un contesto familiare agli 27 utenti, come invece fa l’ente. Inoltre, la maggior parte degli interventi sono sbilanciati a favore dei minori, mentre secondari sono gli interventi per gli adulti e per le famiglie. A dimostrazione del fatto che la domanda di questi servizi non è per nulla soddisfatta, si consideri che Parada stessa, che pur prevede numerose progettualità, chiede supporto all’associazione per quanto riguarda l’accoglienza. INDICATORI UTILIZZATI PER MISURARE IL CONTESTO n. accolti nelle strutture dell’ente; n. famiglie supportate dall’ente; n. Attività di assistenza e di sviluppo delle autonomie per gli accolti nella struttura; n. inserimenti lavorativi degli accolti; n. unità di strada per senza fissa dimora attivate; n. persone di strada (minori e adulti) destinatari del servizio di strada; n. ore di doposcuola settimanali realizzate per i minori di una scuola di Chitila; n. minori destinatari degli interventi educativi; b. Timisoara CONTESTO TERRITORIALE E SETTORIALE INDIVIDUAZIONE DEI BISOGNI SPECIFICI DI RIFERIMENTO E Il contesto territoriale in cui si realizza il progetto è circoscritto alla città di Timisoara e ad alcuni paesi nei pressi di Timosoara, ovvero Carani, Calacea. Città di confine tra i più importanti poli urbani del paese, Timisoara conta 307.347 abitanti e si trova a nel distretto di Timis, nella parte più occidentale della Romania, a pochi chilometri dalla Serbia. Per questa sua collocazione di confine tra Europa Occidentale e Europa Orientale, è stata al centro di varie influenze, dall’impero ottomano all’impero austro-ungarico, in un via-vai continuo di persone e di popoli. Questo crogiolo di culture nelle varie epoche storiche ha reso questa città un polo urbano moderno e un vivace centro culturale nella regione storica del Banato. Questo aspetto si riflette anche nell’urbanistica, come mostrano i palazzi storici, che vanno dallo stile Secessionista al Barocco, dall’Art Nouveau del periodo austro-ungarico (per cui è chiamata la “piccola Vienna”) agli agglomerati di cemento edificati sia in centro che in periferia da Ceaucescu. Dopo la caduta del regime comunista, nonostante il declino di alcuni settori economici tradizionali, sostituiti da attività industriali più moderne, la città ha conosciuto una fase di rinascita. Il settore industriale continua ad assicurare più del 3% della produzione industriale nazionale, mentre il terziario è in continua espansione. Negli ultimi anni l'economia di Timişoara ha conosciuto una crescita economica significativa, dovuta agli investimenti di diverse imprese straniere delocalizzate, in particolare tedesche, statunitensi e anche italiane. Fra le maggiori industrie presenti si possono citare il produttore di pneumatici Continental, la compagnia americana Solectron(telefonia, elettronica), Draexelmaier (componenti auto per BMW e Audi), Linde Gas (gas industriali), Procter & Gamble (detergenti), Nestlè, Siemens e molte altre. Lo sviluppo industriale ha prodotto stipendi e nuovi consumatori; non da meno sono le rimesse degli emigrati, presenti quasi in ogni famiglia timisoreana, che alimentano i consumi locali. Tuttavia, nonostante la crescita economica e l’entrata della Romania nell’Unione Europea nel 2007, situazioni di povertà ed emarginazione sono ancora diffuse, con conseguenze a volte pesanti per quanto riguarda le fasce più deboli della società, ovvero donne , bambini, immigrati e rom. 28 Coloro che sono ai margini possono però essere riciclati nel circuito perverso di una società che affronta le contraddizioni legate a un pesante cambiamento, cadendo in situazioni ancor peggiori. Sono proprio questi emarginati a diventare spesso vittima del traffico di essere umani. Nelle zone rurali vicino a Timisoara, dove ancora l’economia è prevalentemente agricola, le famiglie vivono in condizioni di povertà. In particolare nei vicini villaggi di Calacea, Carani, dove l’associazione interviene con dei centri per minori, le famiglie vivono ancora in condizioni spesso precarie. A 25 km da Timisoara si trova la città di Calacea nel distretto di Timiş, Banat, in Romania. Appartiene al comune di Ortisoara ed ha una popolazione di 674 abitanti (2004). Si tratta di una città termale in parziale declino. L’economia del villaggio dipende soprattutto dal petrolio e dal gas. La città di Carani, confina con Calacea, dista circa 18 km da Timisoara, e conta circa 1794 abitanti. Almeno il 50% delle famiglie di Calacea e Carani vive in condizioni di povertà, con ricadute notevoli rispetto all’accesso all’istruzione e all’esposizione ai rischi legati al traffico di esseri umani, soprattutto per quanto riguarda i minori. L’intervento di Generatie Tanara a Timisoara e nei villaggi vicini si articola in due livelli: programmi di protezione a favore delle vittime di tratta; programmi di prevenzione rivolti ai minori dei territorio di Calacea e Carani. I minori sono le principali vittime del traffico di esseri umani, pertanto l’attività di prevenzione è fondamentale per rimuovere le cause del fenomeno. Le vittime vengono da situazioni di povertà e da situazioni familiari destrutturate. Possono essere orfani, o minori che vivono con parenti che spesso faticano a seguirli, mentre i genitori lavorano all’estero; a volte nonostante vivano con i genitori, non hanno la possibilità di ricevere le cure e le attenzioni necessarie, perché i genitori sono fuori casa tutto il giorno per mantenere la famiglia. Ci sono casi di giovani vittime proveniente da famiglie in situazioni di disagio sociale: genitori divorziati e risposati, a volte protagonisti di atti di violenza domestica (botte, abusi sessuali, ecc..), casi di madri o padri alcolisti, promiscuità ecc.. Spesso le problematiche si intrecciano, tanto da poter parlare di famiglie multiproblematiche. Questi minori sono maggiormente esposti al traffico di esseri umani. Nonostante ci sia una legge che sancisce le misure per la prevenzione e la lotta al traffico di persone, i criminali sfuggono spesso alle autorità e ricevono protezione dalle organizzazioni mafiose a cui appartengono. Nel 2013 a livello nazionale sono state identificate 896 vittime della tratta, secondo le informazioni disponibili nel sito ufficiale dell’ Agenzia Nazionale contro la Tratta di Esseri Umani. Ne sono state assistite presso GRT 56, di cui 25 minorenni e 31 adulti. Inoltre l’associazione ha assistito 32 vittime di violenza domestica, di cui 23 minorenni. Nei primi mesi del 2014 – fino a giugno- sono state assistite 23 vittime di tratta, tra adulti e minori. Le vittime spesso vengono maltrattate, malnutrite, violentate. A tutte è stata garantita assistenza e sono state inserite in programmi individuali di reintegrazione sociale all’interno delle sedi di Timisoara, Recas (che si trova a 20 km circa da Timisoara), Calacea e Carani. 29 Si tratta per la maggior parte di minori di età compresa tra i 14 e i 16 anni ( anche se ve ne sono alcune maggiorenni), la maggior parte delle quali sono state “sfruttate” in Romania, all’interno dei centri urbani, in mano alla criminalità organizzata. Alcune invece sono finite all’estero, e rimpatriate una volta rintracciate dalla polizia. Tutte provengono dalle zone rurali, appartenenti a famiglie in condizioni di povertà; molte sono state abbandonate. Dopo essere state identificate dalla polizia, sono state portate a Generatie, dove hanno intrapreso il percorso di reintegrazione sociale. GTR fornisce alle vittime della violenza domestica un supporto iniziale, in caso d`emergenza, quindi per un peridio limitato. Nel 2013 sono stati implementati 56 programmi di protezione delle vittime di tratta, e 23 nel primo semestre del 2014. I programmi di protezione prevedono: Il rimpatrio delle vittime e laddove possibile la reintegrazione nelle famiglie d’origine; Attività quotidiane di assistenza: offerta di vitto, materiale di supporto (abbigliamento, prodotti per la cura personale, ecc), accompagnamenti alle varie attivitò previste; Supporto sanitario e psicologico alle vittime; Supporto nella preparazione dei documenti d’ identità; Supporto nell’inserimento nei percorsi scolastici o professionali; Servizi di mediazione tra la vittima e la famiglia fatti da un mediatore autorizzato. Consulenza professionale: identificazione del datore di lavoro, preparazione CV per evidenziare le abilità e competenze ed il supporto necessario per preparazione dei documenti necessari per l’assunzione; Inoltre l’associazione, in collaborazione con i Servizi Sociali delle comunità di Calacea e Carani, sta avviando due centri destinati all’accoglienza da lunedì e venerdì di minori tra i 3 e i 12 anni esposti al rischio della tratta. Oltre a offrire un contesto protetto e familiare, i centri avvieranno attività di prevenzione finalizzare allo sviluppo della personalità sociale dei minori, e che si articoleranno in attività di sostegno scolastico, educative, ludico ricreative. Le attività sono attualmente in fase di programmazione e saranno implementate tra il 2014- e gli inizi del 2015. BISOGNO SPECIFICO DEL TERRITORIO 2: L’associazione ha individuato a Calacea e Carani almeno 40 minori tra i 3 e 12 anni particolarmente esposti al rischio di cadere nel traffico di esseri umani, a causa delle condizioni di povertà in cui vivono, dell’assenza di punti di riferimento stabili- vedi destrutturazione delle famiglie-, e delle conseguenti carenze educative. A questi si aggiungono i circa 50 minori provenienti da tutto il territorio nazionale, che in media ogni anno vengono segnalati a GT dalle istituzioni locali in quanto già vittime di tratta e di violenza domestica che necessitano di programmi di protezione e di reinserimento sociale. DESTINATARI 40 minori a rischio tra i 3 e i 12 anni individuati da GT nel territorio di Calacea e Carani, che verranno accolti nel Centro e a cui verranno indirizzate attività educative e ricreative; Circa 50 minori vittime di tratta o di violenza domestica che verranno inseriti nei programmi di protezione e di reinserimento sociale dell’ONG 30 nel 2015 BENEFICIARI Le famiglie delle vittime di tratta, con le quali avviene il ricongiungimento delle vittime e che possono contare su una rete sociale nella quale trovare un sostegno reale di fronte alle difficoltà relative alle problematiche economiche e alla cura ed educazione dei figli; le istituzioni nazionali ed internazionali di settore e quelle che interagiscono con l’Ente, affiancate nel compito di protezione, assistenza e re-inserimento sociale delle vittime di tratta e di violenza domestica; la società civile, in quanto l’intervento dell’associazione opera una contro-cultura che promuove il riconoscimento della dignità e il rispetto dell’essere umano e della donna in particolare; le famiglie e i parenti dei minori destinatari delle attività di prevenzione a Calacea e a Carani, che sono sostenute dall’ONG nella responsabilità educativa e possono affidare i figli a figure educative di fiducia; DOMANDA DI SERVIZI ANALOGHI L’intervento di GT è integrato, e incide sui diversi livelli e bisogni del minore: bisogni materiali, istruzione, cure sanitarie, alimentazione adeguata. Gli interventi di prevenzione, infatti, vanno a incidere sulle cause della tratta, che sono legate a diversi fattori. Oltre agli interventi di prevenzione, il target di riferimento del progetto, ovvero i minori, necessitano: di cure sanitarie adeguate, per quanto riguarda in particolare i minori disabili: Amnesty International, Centre for Legal Resources e Save the Children-Romania sostengono che in Romania molti disabili psichici non ricevano cure adeguate e che molti ospedali, essendo sotto organico e non dotati di personale specializzato, non rispettino gli standard internazionali sui diritti umani. Del diritto a non essere discriminati dai coetanei e dalla comunità locale: vi sono infatti problemi di di discriminazione contro i rom, che continuano a veder loro negata parità di accesso all’istruzione, all’abitazione, ai servizi sanitari e all’impiego. E’ necessario implementare sul territorio percorsi di coscientizzazione sui diritti della donna e dei minori e programmi di protezione per le vittime di violenza. È necessario sostenere le famiglie nell’esercizio della genitorialità, per preservare il diritto del minore alla famiglia. È necessario qualificare l’offerta formativa, in particolare quella formale. Per quanto riguarda le vittime, oltre al supporto offerto dall’associazione, necessiterebbero ancora: Di una rete sociale capace di sostenerle e di favorire la loro reintegrazione; Di un tutoraggio delle attività professionali, anche al termine del programma protettivo dell’ente; Di una famiglia capace di valorizzarle e di favorire il loro reinserimento sociale. A questo proposito i familiari stessi avrebbero bisogno di un sostegno formativo, e di un accompagnamento nell’esercizio della loro genitorialità. OFFERTA DI SERVIZI ANALOGHI Per quanto riguarda la tratta, ci sono diverse ONG presenti sul territorio, tuttavia Generatie Tanara è una delle poche davvero attive in termini di 31 identificazione e trattamento delle vittime di tratta. In particolare Generatie Tanara monitora e gestisce casi di vittime del traffico di esseri umani segnalate dalla polizia all’interno del paese, ma anche quelle che vengono individuate nei paesi esteri, grazie alle collaborazioni con istituzioni e associazioni internazionali, tra le quali l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII o “Save the Children” per quanto riguarda la Moldavia. Tra le principali associazioni che si occupano di tratta ci sono: ADPARE (Association for Developing Alternative Practices for Reintegration and Education): associazione presente a Bucarest, che offre diversi servizi alle vittime di tratta, tra i quali assistenza sociale, legale, medica, sostegno psicologico e terapia di gruppo, terapia occupazionale, art therapy, inserimenti professionali; Associazione “Reaching out” a Pitesti, che presenta uno shelter con soggiorno medio di un anno per le vittime di tratta, a cui viene offerta terapia occupazionale, assistenza, formazione professionale; L’associazione “Betania” a Bacau, che tra le varie strutture presenta un centro per l'inserimento e l'integrazione dei giovani che sono stati protetti dalla Direzione Generale della previdenza sociale e la protezione dei bambini di Bacau previdenza sociale e la protezione dei bambini, e altri soggetti a rischio, tra cui vittime del traffico di esseri umani. Il centro mette a disposizione 22 posti in 3 case di tipo familiare. “Fundatia Filantropia” a Timisoara che offre assistenza e programmi di protezione alle vittime di tratta e integrazione socio-professionale. Per quanto riguarda le attività per minori a rischio, nel territorio è presente una Direzione dei Servizi Sociali/Assistenza Sociale, che dovrebbe erogare servizi di prevenzione per tutelare i minori e, laddove possibile, evitare di separarli dalle loro famiglie. Tuttavia per realizzare questi interventi, i Servizi non possono fare a meno della collaborazione dell’ONG, come conferma il partenariato realizzato a Recas. Oltre a GT, sono poi presenti: “Save the Children”, che sviluppa progetti di prevenzione e intervento su abusi, counseling per bambini e famiglie, informazioni sull‟abuso sui media e durante vari eventi organizzati per professionisti e gente comune. La Caritas della Chiesa cattolica a Timisoara, che fornisce un ambiente sicuro grazie all‟accoglienza in strutture di alloggio di donne e bambini vittime di violenza. Nonostante la presenza di altre organizzazioni che operano sul territorio, continuano ad arrivare a GT ogni anno tra le 60 e le 90 richieste di accoglienze di vittime di tratta –minori e adulti- da parte della polizia locale e dei servizi sociali e di programmi di prevenzione rivolti ai minori, su sollecitazione dei Servizi stessi del territorio. I Servizi stessi hanno appena stretto un partenariato a Recas, e sono in collaborazione con l’ente anche a Carani e Calacea, chiedendo all’associazione un supporto concreto nella prevenzione con i minori, in quanto gli interventi istituzionali e delle altre associazioni, non sono sufficienti. INDICATORI UTILIZZATI PER MISURARE IL CONTESTO N. domande di accoglienza di vittime di tratta e di violenza domestica da parte delle istituzioni N. di minori a rischio individuati a Carani e Calacea N. di programmi di protezione attivati 32 RUSSIA In Russia l’Ente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII sul territorio di Elista opera prioritariamente con persone aventi problemi di disabilità, attraverso l’accoglienza residenziale in strutture di multiutenza, e promuovendo attività educative all’interno di un centro diurno. CONTESTO TERRITORIALE BISOGNO SPECIFICO E SETTORIALE E DESCRIZIONE DEL L’intervento del progetto dell’ente si sviluppa nella città di Elista, (100,000 ab. circa), capitale della Calmucchia, regione situata nella Russia sud-occidentale, nella pianura prossima al mar Caspio. Formatasi come cittadina nel 1865 da sole 15 case, nel 1920 è diventata un centro amministrativo autonomo. La repubblica di Calmucchia (290.000 ab circa) si estende su una superficie di 76,100 km2; oltre il 44 % della popolazione vive in contesti urbani, con una densità di circa 3,8 km2. Storicamente la predominanza degli abitanti è di provenienza mongola (60%), Russi (30%) ed il 10% di altre popolazioni che migrarono in questo territorio. I Calmucchi essendo in prevalenza Buddisti hanno creato un contesto territoriale dall’aspetto insolito rispetto alle realtà territoriali circostanti, che in prevalenza è influenzata da una cultura Cristiano Ortodossa e Mussulmana. (fonte Kalmykia.eu) Come si può notare osservare dai dati quasi il 50% della popolazione della Calmucchia risiede ad Elista, dove lo sviluppo urbano ed economico cittadino si basa principalmente sulla raffinazione di materie minerali e sull’estrazione di oli combustibili, fattore che purtroppo non si traduce nella sufficiente creazione di significative opportunità lavorative. La disabilità in Russia è una condizione che le istituzioni e la società civile non considerano. Lo stato Russo attraverso i suoi attori istituzionali e sociali non è mai riuscito a creare una reale integrazione sociale dei soggetti disabili, basata sull’inserimento delle diverse identità in un contesto all’interno del quale non siano presenti discriminazioni. Proprio lo scarso interesse da parte delle istituzioni verso i bisogni e le problematiche delle persone con disabilità fa sì che non siano reperibili stime ufficiali, soprattutto a livello locale. I dati utilizzati, pertanto, sono stati elaborati dall’ente e dalle associazioni che operano da anni nel territorio e che raccolgono i dati delle persone accolte nelle strutture, inserite nelle progettualità o che semplicemente prendono contatto per esplicitare un bisogno. Gli operatori dell’Ente presenti sul territorio di Elista stimano la presenza di persone con disabilità vicina al 10 % della popolazione locale, dato in linea con la media nazionale. I servizi statali e associativi rivolti a soggetti con disabilità ad Elista - come 33 nella regione della Calmucchia sono molto limitati. Il percorso di sensibilizzazione della società nei confronti della disabilità è ancora agli inizi. L’indifferenza rispetto a questa tipologia di persone è evidente se si considera l’assenza di programmi scolastici e ricreativi sul territorio che rispondano ai bisogni dei disabili. L’emarginazione ha inizio già sui banchi di scuola, dove i bambini con disabilità vengono inseriti in strutture ad hoc (non in classe con bambini normodotati), dato che solo il 3 % delle scuole russe adotta programmi specifici per persone con disabilità. Si cerca di rispondere a questa problematica attraverso lezioni svolte via internet o attraverso lezioni a domicilio da parte degli insegnanti, limitando la già scarsa opportunità d’inserimento sociale dei soggetti con disabilità. Nell’ultimo anno un piccolo passo è stato fatto dalle istituzioni, attraverso alcuni inserimenti nelle scuole pubbliche di persone con disabilità, anche se di fatto non è stata implementata nessuna progettualità annuale che incida in modo significativo sulla problematica. Anche le infrastrutture cittadine condizionano significativamente la vita dei disabili: vi sono numerose barriere architettoniche, dai trasporti alle strade dissestate, incrementando oltremodo quell’emarginazione sociale che già porta i disabili e recludersi nelle proprie abitazioni. Oltremodo emblematico nella Federazione Russa il tasso di Istituzionalizzazione delle persone con disabilità, soprattutto minori, che secondo i dati dell’Unicef è tra i più alti al mondo. L’Associazione comunità Papa Giovanni XXIII interviene ad Elista nell’ambito della disabilità attraverso l’accoglienza residenziale in una casa famiglia e l’inserimento diurno in un centro aperto ai disabili presenti sul territorio. L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ad Elista offre: Accoglienza residenziale a 5 adulti con disabilità, 3 con invalidità fisica, 2 con sindrome di Down. Inserimento di 20 disabili nel centro diurno di Elista; Nel corso del 2013 ha realizzato le seguenti attività:-Attività di sviluppo delle autonomie 2 volte a settimana per i disabili accolti e quelli inseriti nel centro diurno; Attività ludico ricreative e di socializzazione 2 volte al mese per i disabili accolti (gite nei musei, cinema, passeggiate) e per quelli del centro diurno; 1 volta la settimana laboratori manuali con attività di lavorazione della cartapesta e creazione di oggettistica (candele, lavorazione a maglia, bigliettini, braccialetti) per i disabili del centro; Attività sportive nella palestra statale 1 volta a settimana, e ogni 2 mesi organizzazione di eventi sportivi per i disabili del centro; 2 volte a settimana corso di lingua italiana per 10 ragazzi disabili esterni alle attività del centro; Eventi ed attività con banchetti di sensibilizzazione e promozione sul territorio finalizzati alla creazione di una cultura della solidarietà 3 volte l’anno. BISOGNI SPECIFICI Le occasioni di socializzazione offerte dalla struttura e dal centro non sono sufficienti a far uscire dall’isolamento sociale gli utenti. Tale isolamento è aggravato dalla scarsa autonomia degli utenti stessi e dall’assenza di una rete sociale capace di valorizzare e integrare chi è disabile. 34 DESTINATARI 20 disabili coinvolti nelle attività del centro diurno; 5 disabili accolti in modalità residenziale nelle strutture dell’ente; BENIFICIARI le 20 famiglie dei disabili accolti quotidianamente o per eventi nel centro diurno di Elista, orientandole allo sviluppo di una mentalità d’integrazione e riconoscimento della diversità come valore positivo; la popolazione di Elista, che attraverso i servizi forniti dall’ente viene sensibilizzata e coinvolta nello spirito di solidarietà e rispetto dei più deboli, in particolare dei disabili; gli attori istituzionali e sociali locali, destinatari del lavoro d’integrazione sociale e lavoro coordinato in rete fatto dall’ente. DOMANDA DEI SERVIZI ANALOGHI Per quanto riguarda il target del progetto, ovvero i disabili, si possono individuare i seguenti bisogni e quindi la conseguente richiesta di intervento: lo scarso inserimento nel contesto sociale e l’accesso pressoché inesistente ad attività educative o ricreative; la noncuranza delle famiglie, che si materializza con l’abbandono delle persone con disabilità. E’ necessario un sostegno alle famiglie che fanno fatica a crescere figli disabili per problemi economici o culturali; la diffusione di una cultura che si basi sul rispetto delle differenze, sia nei contesti educativi formali, che in quelli non formali e informali; lo stato Russo per legge prevede posti di lavoro destinati a soggetti svantaggiati, che però solitamente si tramuta in un nulla di fatto. Sarebbe necessaria l’applicazione della normativa prevista; sarebbe necessario affrontare l’istituzionalizzazione e la reclusione in contesti casalinghi di questi soggetti attraverso un piano annuale che coinvolga i disabili in attività lavorative e ricreative, volte ad un’integrazione sociale reale; manca l’informazione e sensibilizzazione dei disabili e delle famiglie stesse dei propri diritti. OFFERTA DEI SERVIZI ANALOGHI Riguardo la situazione che presentano dei disabili, il ministero del lavoro e dello Sviluppo sociale, interviene su quei soggetti disabili a quali viene diagnosticato un grado elevato di handicap mentale o fisico. Le forme di accoglienza più diffuse di accoglienza sono i cosiddetti “Dom Rebyonka”, che principalmente accolgono minori disabili fino a 4 anni, per poi essere trasferiti nei “Dom Dyetskii” dove posso rimanere sino alla maggiore età, nei quali però molto spesso subiscono maltrattamenti e violenza di vario genere. Dopo la maggiore età l’unica opportunità per i disabili che non hanno nessun tipo di sostegno familiare, sono gli istituti psichiatrici, dove le molte mancanze strutturali (sia educative che ambientali) non riescono a rispondere alle necessità dei disabili accolti. Il ministero del Lavoro e dello Sviluppo sociale, 35 dopo aver individuato i soggetti disabili e le criticità rispetto la loro situazioni, viene previsto per legge un loro inserimento in contesti lavorativi adeguati, che permettano un inserimento sociale, e un aumento delle proprie autonomie. Pur essendo legge, è molto raro veder implementato questo programma d’inserimento. INDICATORI DI CONTESTO: n. n. n. n. n. n. disabili inseriti nelle strutture dell’ente; attività di sviluppo delle autonomie realizzate; attività ludico-ricreative realizzate; laboratori realizzati; attività sportive realizzate; eventi ed attività di sensibilizzazione e promozione sul territorio 8) Obiettivi del progetto: L’obiettivo generale è la realizzazione di un modello di intervento integrato a più livelli, finalizzato a rimuovere le cause del disagio e della marginalità sociale con una metodologia nonviolenta. Tale modello si realizza attraverso la condivisione diretta con vive situazioni di disagio. A partire dalle relazioni concrete, dalla lettura condivisa dei contesti e dei conflitti che li caratterizzano, vengono sviluppate azioni di educazione, sensibilizzazione, informazione, finalizzate alla promozione di una cultura di solidarietà e pace e cooperazione tra i popoli. Tale obiettivo generale si coniuga in due obiettivi trasversali e comuni a tutti i progetti denominati Caschi Bianchi oltre che in specifici obiettivi per ciascun progetto e per ogni territorio: Obiettivo Trasversale 1: Incrementare la realizzazione e la diffusione di materiale informativo attraverso il sito www.antennedipace.org e gli strumenti informativi ad esso collegati utili a sensibilizzare la società civile italiana sulle conflittualità sociali presenti nei paesi di destinazione del progetto. Obiettivo trasversale 2: Realizzare un report sul grado di affermazione dei Diritti umani fondamentali, a partire da casi concreti e storie di persone nei diversi contesti in cui viene attuato il progetto, utile ad approfondire la conoscenza del contesto e di individuare eventuali nuove priorità di intervento. GEORGIA BISOGNO SPECIFICO Il sostegno offerto dall’ente ai minori in situazione di estrema povertà accolti e supportati dalle progettualità attuali non è sufficiente per rispondere ai bisogni educativi e di socializzazione dei minori stessi. OBIETTIVO SPECIFICO Garantire strutture, modalità educative e assistenza a 190 minori inseriti nelle progettualità dell’ente, provenienti dalle famiglie disagiate interessate dall’intervento dell’ente, diretto al significativo miglioramento della propria situazione sociale. INDICATORI DI CONTESTO DI RISULTATO RISULTATI ATTESI 36 - n. minori individuati dall’ente che necessitano di supporto educativo; - n. di minori accolti nelle strutture residenziali dell’Ente; - n. attività di tutoraggio scolastico a favore dei minori accolti nelle strutture dell’ente; - n. visite di sostegno ai minori delle famiglie supportate; - n. attività educative e ludico-ricreativi all’interno della baraccopoli - n. attività assistenziali - incremento del n° di minori raggiunti dal supporto educativo, nutrizionale e sanitario dell’ente (da 120 a 150); - aumento delle attività di tutoraggio scolastico da 2 a 3 volte a settimana per i minori accolti dall’ente; - aumento da 3 a 4 pomeriggi a settimane delle attività educative e ludico-ricreative proposte nella baraccopoli; -aumentare da 10 a 12 il numero di visite rivolte a famiglie con minori vulnerabili. - maggiore coesione ed integrazione nel tessuto sociale dei minori provenienti da famiglie vittime di povertà estrema; - miglioramento del livello d’apprendimento e di socializzazione dei 30 minori coinvolti nell’attività ludiche e di doposcuola; Miglioramento del rendimento scolastico e dello sviluppo cognitivo dei 10 minori accolti nelle strutture dell’ente; - maggior sviluppo delle autonomie da parte delle famiglie e dei minori coinvolti nei programmi di sostegno. rivolte ai minori ROMANIA a. Bucarest Bisogno specifico 1: Nella città di Bucarest le stime di Parada, confermate dalle altre associazioni, parlano di 2500 soggetti, tra adulti e minori, che vivono nelle fogne della città. La povertà di strada è correlata a varie forme di disagio, quali povertà, dipendenze, disabilità fisiche o psichiatriche, che causano emarginazione sociale. Il territorio necessita quindi di interventi di supporto materiale, psicologico per uscire dalla strada, in quanto gli interventi già esistenti non sono sufficienti, e di proposte educative capaci di ridurre i rischi di finire in strada. INDICATORI OBIETTIVO DI CONTESTO DI RISULTATO RISULTATI SPECIFICO 1 ATTESI Incrementare gli Aumento delle n. accolti nelle Miglioramento strutture delle interventi di accoglienze dell’ente; condizioni di sostegno nella struttura n. famiglie vita per i 6 materiale, dell’ente (da 5 a supportate nuclei familiari psicologico ed 10); dall’ente; supportati educativo rivolti ai N. famiglie n. Attività di dall’ente 541 destinatari supportate assistenza e di persone di sviluppo delle strada dell’intervento dall’ente ( da 3 autonomie per supportate; dell’ente a 6); gli accolti nella Diminuzione Aumento delle struttura; dei rischi attività di n. inserimenti correlati alla assistenza e di lavorativi degli vita di strada sviluppo delle accolti; per i 25 minori autonomie (da n. unità di destinatari strada per delle attività 3 a 5 volte la senza fissa di sostegno settimana) dimora attivate; scolastico e Aumento degli n. persone di dei campi inserimenti strada (minori e estivi; lavorativi per gli adulti) Aumento dello 37 - - destinatari del servizio di strada; n. ore di doposcuola settimanali realizzate per i minori di una scuola di Chitila; n. minori destinatari degli interventi educativi; - - - - accolti della struttura (da 4 a 8 l’anno) Attivazione di un servizio di strada proprio dell’ente che prevede 2 uscite in strada settimanali; Aumento delle persone di strada destinatarie del servizio (da 250 a 500) Aumento delle ore di doposcuola per i 25 minori di Chitila (da 4h a 8 h settimanali) Avvio dall’estate 2014 di campi estivi per i 25 minori di Chitila - sviluppo delle autonomie, del reinserimento sociale e miglioramento delle condizioni di vita dei 10 accolti nella struttura; Diminuzione del senso di isolamento sociale e maggiore coscienza delle alternative possibili per uscire dalla strada per le 400 persone di strada incontrare dall’ente b. Timisoara Bisogno specifico 2: L’associazione ha individuato a Calacea e Carani almeno 40 minori tra i 3 e 12 anni particolarmente esposti al rischio di cadere nel traffico di esseri umani, a causa delle condizioni di povertà in cui vivono, dell’assenza di punti di riferimento stabili- vedi destrutturazione delle famiglie-, e delle conseguenti carenze educative. A questi si aggiungono i circa 50 minori provenienti da tutto il territorio nazionale, che in media ogni anno vengono segnalati a GT dalle istituzioni locali; minori già vittime di tratta e di violenza domestica che necessitano di programmi di protezione e di reinserimento sociale. INDICATORI OBIETTIVO DI CONTESTO DI RISULTATO RISULTATI SPECIFICO 2 ATTESI Inserire 50 N. inserimenti di N. domande di miglioramento accoglienza di delle minori vittime minori vittime di vittime di condizioni di di tratta nei violenza e di tratta tratta e di vita dei 40 programmi di (almeno 50 nuovi violenza minori di protezione inserimenti) domestica da Carani e dell’ONG e N. programmi di parte delle Calacea attivare un protezione per istituzioni riduzione dei N. di minori a rischi legati nuovo minori vittime di rischio alla tratta e programma di tratta e violenza individuati a alla violenza prevenzione domestica ( almeno Carani e domestica per per 40 minori a 50) Calacea i 40 minori Carani e N. minori di Carani e N. di inseriti nel Calacea Calacea inseriti nel programmi di programma di nuovo programma di protezione prevenzione attivati di Carani e prevenzione (almeno 38 40) Attivazione di un programma di prevenzione per 40 minori a Carani e Calacea che prevede: - Attività assistenziali quotidiane; - Attività di attività educative e di sostegno scolastico quotidiane; - Attività ludico-ricretive a cadenza settimanale - - Calacea reintegrazione nella società per almeno l’80 % delle vittime di tratta inserite nei programmi di protezione; RUSSIA BISOGNO SPECIFICO Le occasioni di socializzazione offerte dalla struttura e dal centro non sono sufficienti a far uscire dall’isolamento sociale gli utenti. Tale isolamento è aggravato dalla scarsa autonomia degli utenti stessi e dall’assenza di una rete sociale capace di valorizzare e integrare chi è disabile. OBIETTIVO SPECIFICO Promuovere l’integrazione sociale dei 25 disabili inseriti nelle strutture dell’ente, implementando attività di socializzazione, valorizzando la diversità come valore positivo, attraverso un qualitativo miglioramento delle attività che stimolano le abilità cognitive, sociali e di autonomia personale dei soggetti disabili. INDICATORI DI CONTESTO DI RISULTATO RISULTATI ATTESI --n. disabili inseriti nelle - aumento delle attività di - aumento della capacità strutture dell’ente; sviluppo delle autonomie d’autonomia dei soggetti - n. attività di sviluppo (da 2 a 3 volte la disabili coinvolti; delle autonomie settimana); - aumento delle capacità realizzate; cognitive e manuali dei n. attività ludico- - aumento attività ludico- soggetti; ricreative realizzate; ricreative da 2 a 4 volte al - maggiore integrazione - n. laboratori realizzati; mese; sociale dei disabili inseriti n. attività sportive - aumento attività sportive nel centro e nelle realizzate; da 1 a 2 volte la settimana strutture; - n. eventi ed attività di aumento eventi di - sensibilizzazione degli sensibilizzazione e sensibilizzazione sul attori istituzionali e alla promozione sul territorio territorio da 3 a 5 all’anno società civile, la cultura della diversità come valore. 39 9) Descrizione del progetto e tipologia dell’intervento che definisca in modo puntuale le attività previste dal progetto con particolare riferimento a quelle dei volontari in servizio civile nazionale, nonché le risorse umane dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo: Il presente punto viene suddiviso, per leggibilità, in due parti: -una prima parte riguardante le attività, il personale e le attività dei volontari trasversali, connesse agli obiettivi trasversali a tutti i progetti con prefisso CASCHI BIANCHI -una seconda parte riguardante le attività, il personale e le attività dei volontari connesse agli obiettivi specifici del presente progetto 9.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi Riguardo ai due obiettivi generali comuni ai diversi progetti che ripropongono il modello di intervento “Caschi Bianchi”, sono previste le seguenti azioni: OBIETTIVO TRASVERSALE 1: Incrementare la realizzazione e la diffusione di materiale informativo attraverso il sito www.antennedipace.org e gli strumenti informativi ad esso collegati utili a sensibilizzare la società civile italiana sulle conflittualità sociali presenti nei paesi di destinazione del progetto. MESI AZIONI – AttivitàAzione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE 1.1. Attività di censimento e contatto dei media tradizionali e non, presenti nel territorio di provenienza dei volontari 1.2. Invio di informazioni prodotte dai volontari e realizzazione di interviste ai contatti censiti 1.3. Realizzazione di testimonianze sull’esperienza all’estero Azione 2 – FORMAZIONE 2.1. Modulo formativo: introduzione al mondo dell’informazione: Dall’ informazione di massa all’ informazione diffusa 2.2. Produrre informazione al tempo del web 2.0 2.3. Confronto periodico con la Redazione e con i tutor di riferimento 2.4 Approfondimento del contesto politico, socioeconomico Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE 3.1 Selezione delle tematiche 3.2. Redazione di articoli, report, gallerie fotografiche, video 3.3. Confronto con la Redazione 3.4. Pubblicazione materiale www.anntennedipace.org e valorizzazione dei contenuti su social media e canali digitali 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE 1.1. Attività di censimento e contatto dei media tradizionali e non, presenti nel territorio di provenienza dei volontari Prima dell’espatrio viene promosso un monitoraggio degli organi di informazione tradizionali e non presenti nei territori di provenienza dei singoli volontari. Si costruisce così un bacino di attenzione all’ esperienza del volontario. L’azione è funzionale a creare un “filo rosso” che unisca le comunità di provenienza e di destinazione dei volontari, che favorisca la ricaduta dell’ esperienza e la partecipazione seppur indiretta all’azione di Difesa che il progetto ed i volontari coinvolti esercitano. I contatti individuati verranno 40 raccolti dalla redazione del sito www.antennedipace.org che costituisce il collettore delle informazioni prodotte dai volontari. 1.2. Invio di informazioni prodotte dai volontari e realizzazione di interviste ai contatti censiti La Redazione del sito www.antennedipace.org, utilizzando il censimento di cui al punto precedente struttura i contatti con i vari organi di informazione censiti ed avvia un rapporto di collaborazione finalizzato alla pubblicazione delle informazioni. Prima dell’ espatrio un comunicato stampa informa sull’imminente partenza e sulla disponibilità dei volontari a rilasciare interviste a quanti fossero interessati ad approfondire l’intervento che andranno a realizzare, le problematiche su cui interverranno ed il modello di intervento che seguiranno 1.3. Realizzazione di testimonianze sull’esperienza all’estero La costruzione del bacino di attenzione avviene anche attraverso testimonianze e incontri pubblici rivolti a gruppi target interessati. I volontari contattano direttamente i gruppi o le scuole interessate, concordano e realizzano gli incontri. Questa fase è fondamentale per riuscire a coscientizzare la società civile rispetto ai legami e interdipendenze che connettono zone lontane del pianeta, di risvegliare un senso di responsabilità e solidarietà internazionale, e di sviluppare la coscienza di una cittadinanza sempre più planetaria. Non meno importante, considerata la modalità testimoniale degli interventi è la possibilità di suscitare interesse da parte dei convenuti ad approfondire le tematiche e coinvolgersi in percorsi di intervento. Azione 2 – FORMAZIONE 2.1. Modulo formativo: introduzione al mondo dell’informazione: Dall’ informazione di massa all’ informazione diffusa Durante la formazione specifica pre-partenza i volontari approfondiscono l’ambito dell’informazione attraverso un percorso articolato in 2 moduli. Un primo modulo che li introduce al mondo dell’informazione di massa: cos’è la notizia, cosa fa notizia, il principio dell’equivicinanza, il rapporto tra informazione e conflitti. Viene contattato il giornalista o l’esperto che svilupperà la tematica, con il quale si concorderà data e contenuti del modulo formativo. 2.2. 2.3. 2.4. Produrre informazione al tempo del web 2.0 Un secondo modulo laboratoriale, permetterà ai volontari di sperimentarsi nella scrittura di report, articoli, pagine di diario. Questo modulo non ha solo lo scopo di fornire strumenti tecnici per la redazione di materiale informativo, ma di approfondire l’approccio all’informazione, con particolare attenzione ai principi della comunicazione nonviolenta. Particolare importanza ricopre questo modulo in relazione all’evoluzione del Web. Il Web 2.0 infatti facilita non solo l’informazione ma anche la comunicazione approfondita circa le tematiche proposte dagli autori. Viene predisposta durante la formazione una biblioteca fornita di una ricca bibliografia sui temi della comunicazione nonviolenta ma anche degli strumenti propri del web 2.0 utilizzabili dai volontari. Fra i contenuti previsti anche la fotografia e la realizzazione di video perché ciascun volontario possa disporre di tecniche e strumenti via via più vicini e funzionali sia al proprio approccio che alla situazione o contenuto che intenderà comunicare. Confronto periodico con la Redazione e con i tutor di riferimento Durante il periodo all’estero sarà mantenuto vivo il dialogo con la Redazione che di volta in volta proporrà l’approfondimento di diverse tematiche. Inoltre è garantito un servizio di tutoraggio: almeno ogni 15-20 giorni il volontario entra in contatto con il tutor di riferimento che a sua volta lo motiva e stimola rispetto l’approfondimento delle diverse tematiche. Approfondimento del contesto politico, socio-economico Nella formazione specifica sarà approfondito il contesto politico, socio-economico, culturale del paese di destinazione, per preparare i volontari a una lettura critica della 41 realtà, propedeutica alla redazione di articoli. Questo verrà fatto attraverso un modulo specifico proposto da un formatore presente in loco all’arrivo del volontario. Inoltre, durante l’anno di servizio, l’accompagnamento da parte degli OLP e dei referenti locali favorirà l’approfondimento di questi aspetti. Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE 3.1 Selezione delle tematiche Durante i primi mesi all’estero ed a cadenza periodica i volontari cercheranno di acquisire, accompagnati dagli OLP e dai tutor, gli strumenti adeguati per leggere in modo critico la realtà in cui prestano servizio, cercando di coglierne la complessità. A mano a mano che questo spirito critico viene acquisito, di concerto coi riferimenti locali e con la Redazione vengono selezionate le tematiche su cui verranno prodotti contenuti. In questa fase la Redazione può inviare articoli di approfondimento rispetto alle zone estere in cui sono inseriti i volontari, o richiedere l’approfondimento di certe tematiche. Coerentemente alle scelte fatte il volontario di concerto coi riferimenti locali raccoglie dati, articoli di giornali locali, materiali di approfondimento, sulle tematiche individuate. Questi dati serviranno per la stesura degli articoli. 3.2. Redazione di articoli, report, gallerie fotografiche, video Sulla base dei dati raccolti, i volontari- col supporto dell’OLP- ipotizzano una programmazione degli articoli da sviluppare, definendo nello specifico tematiche e tipologia dei vari articoli. Passano quindi alla stesura degli articoli. 3.3. Confronto con la Redazione I volontari inviano la prima stesura degli articoli alla Redazione, che a sua volta restituisce il feedback, evidenziando eventuali correzioni, tagli, integrazioni, approfondimenti ecc. che sarebbe opportuno realizzare. La Redazione durante il processo di redazione cercherà di far sperimentare ai volontari una forma di comunicazione nonviolenta, finalizzata al cambiamento, ed esercizio della funzione di Difesa, che susciti nel lettore una serie di buoni interrogativi che lo portano via via a prendere coscienza degli squilibri e delle contraddizioni presenti nella nostra società. 3.4. Pubblicazione e produzione multimediale sul sito www.anntennedipace.org I testi vengono pubblicati sul sito quale strumento di informazione alternativa. Inoltre possono essere promossi anche tramite collaborazioni stabili con organi di informazione tradizionale, quali testate giornalistiche e televisive, locali e nazionali. Sviluppo delle sezioni del sito che valorizzino la produzione multimediale (audio-video-foto) da parte dei Caschi Bianchi. Ai social media ( facebook, twitter ecc.), verrà data particolare attenzione selezionando i materiali valorizzabili anche su questi contenitori od articolando percorsi di produzione finalizzata alla comunicazione social. I contenuti potranno essere valorizzati e divulgati anche attraverso nuove piattaforme digitali. Consolidamento di partenariati con siti internet nell’ambito della promozione dei diritti, la difesa nonviolenta e la cittadinanza attiva per proporre la pubblicazione del link del sito antennedipace.org Ottimizzazione nella gestione della mailing-list per la diffusione periodica della newsletter del sito antennedipace.org OBIETTIVO TRASVERSALE 2: Realizzare un report sul grado di affermazione dei Diritti umani fondamentali, a partire da casi concreti e storie di persone nei diversi contesti in cui viene attuato il progetto, utile ad approfondire la conoscenza del contesto e di individuare eventuali nuove priorità di intervento. MESI AZIONI – AttivitàAzione 1 - ANALISI DEL MATERIALE IN ESSERE 1.1.Illustrazione del percorso e materiale prodotto col precedente progetto 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 42 1.2. aggiornamento della situazione Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI 2.1. definizione delle priorità tematiche 2.2. definizione dei formati Azione 3 – INTERVISTE E REDAZIONE 3.1. individuazione dei soggetti da intervistare 3.2. realizzazione delle interviste 3.3 Scrittura secondo i formati prescelti 3.4 Redazione dell’elaborato finale Azione 4 – PUBBLICAZIONE 4.1. Pubblicazione dell’ elaborato finale Azione 1 - ANALISI DEL MATERIALE IN ESSERE Considerato che le azioni e le conseguenti attività individuate si pongono in continuità di quanto realizzato attraverso progetti precedenti ed al momento in corso, una prima azione, propedeutica alle azioni individuate consterà nella condivisione di quanto fin qui realizzato. Le attività che compongono questa azione sono 2: 1.1 Illustrazione del percorso e materiale prodotto col precedente progetto Nei primi due mesi di servizio verrà illustrato il percorso attuato ed il materiale fin qui raccolto. Verranno illustrati i passi compiuti con particolare attenzione agli strumenti ed alle modalità di raccolta dei dati attuate, nonché l’analisi realizzata sui dati raccolti. Ulteriore argomento di questa attività sarà il fornire ai volontari coinvolti le indicazioni operative osservate da chi ha fin qui condotto l’indagine. 1.2. Aggiornamento della situazione Considerato i tempi in cui si stima che avranno avvio i progetti si può suppone che le situazioni di violazioni di diritti umani riscontrate risultino ancora in essere. Tuttavia, avvalendosi del supporto del personale individuato dal partner Università agli Studi Carlo Bo di Urbino, verrà realizzata una valutazione rispetto alla validità dei dati raccolti e delle analisi realizzate al fine di porre in essere eventuali aggiornamenti dei dati o delle analisi. Nel caso alcuni dati risultassero ormai inadeguati si procederà all’aggiornamento od alla rimozione di questi dall’insieme dei contenuti interessati dalla Pubblicazione Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI 2.1. 2.3. Definizione delle priorità tematiche Alla luce dell’eventuale aggiornamento della situazione verranno, di concerto coi riferimenti locali , l’Università Carlo Bo di Urbino , individuate delle priorità tematiche su cui realizzare la pubblicazione finale. Si suppone che non tutti gli elementi emersi durante l’indagine in corso verranno inseriti nel rapporto finale al fine di rendere il rapporto di agevole lettura ed adeguatamente approfondito. Si rileva altresì che alcune violazioni riscontrate possano essere ritenute prioritarie rispetto ad altre per i vari contesti locali. Verrà quindi adoperata una selezione di priorità tematiche da inserire nel rapporto finale. Definizione dei formati Dopo aver individuato le tematiche prioritarie verranno definiti i formati attraverso cui le situazioni saranno riportati nella pubblicazione finale. Essi potranno essere storie di persone, gruppi target più o meno formalizzati a seconda dello specifico contesto e della specifica violazione riscontrata. Una volta definiti i formati funzionali verranno predisposti adeguati strumenti e metodiche di rilevazione avvalendosi del contributo di uno o più soggetti che compongono la rete di partner a supporto del progetto. I volontari verranno in conseguenza formati all’ utilizzo degli strumenti individuati ed 43 alle metodiche attuabili . AZIONE 3 - INTERVISTE E REDAZIONE 3.1. Individuazione dei soggetti da intervistare In relazione alle priorità ed ai formati individuati verranno individuati i soggetti da intervistare. I soggetti che verranno intervistati saranno scelti sulla base della significatività della loro storia in relazione alle situazioni descritte nel rapporto derivante dall’indagine attualmente in corso. Al fine di garantire la significatività delle storie i soggetti verranno individuati coerentemente alle priorità individuate ed interpellando sia i referenti locali che, se ritenuto necessario , gli stakeholder coinvolti nelle rilevazioni precedenti. 3.2. Realizzazione delle interviste Dopo aver contattato , richiesto la disponibilità e calendarizzato le interviste, esse verranno condotte dai volontari a progetto sulla base delle indicazioni ricevute e concordate. Al bisogno i volontari potranno essere affiancati dal personale locale di riferimento o da altro personale da questi individuato. 3.3 Scrittura secondo i formati prescelti Una volta realizzata l’intervista, verrà redatta una trascrittura della stessa ad opera dei volontari. I volontari potranno avvalersi dei riferimenti locali e di quelli individuati dalla struttura di gestione, al fine di realizzare un prodotto coerente con le indicazioni condivise nel percorso formativo. Il prodotto della trascrittura costituirà il contenuto necessario a realizzare l’elaborato finale. 3.4 Redazione dell’elaborato finale La struttura di gestione raccoglierà il materiale prodotto dai singoli volontari e redigerà l’elaborato finale. Sarà compito della struttura di gestione con il supporto dei soggetti che fanno parte della rete di supporto redigere l’elaborato finale che prima della pubblicazione sarà sottoposto ad una rilettura da parte dei volontari e dei referenti locali. Azione 4 – PUBBLICAZIONE 4.1. Pubblicazione dell’ elaborato finale L’elaborato sarà pubblicato in formato digitale e diffuso attraverso i canali interni ed esterni di cui dispone l’ente. Al termine del progetto verrà realizzato un evento di presentazione del rapporto finale. Tale evento potrà svolgersi in presenza od attraverso canali digitali (es:webinar), al fine di renderlo fruibile dal più alto numero di persone possibili. 9.2 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività RISORSE UMANE NECESSARIE ALL’ESPLETAMENTO DELLE ATTIVITÀ PREVISTE PER GLI OBIETTIVI TRASVERSALI 1 E 2 Ruolo nel progetto - Competenze Azioni N° 1 Coordinatore di equipe, con esperienza nella OBIETTIVO 1 conduzione di gruppi e gestione di gruppi di -Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO lavoro DI ATTENZIONE OBIETTIVO 2 Azione 1 - ANALISI DEL MATERIALE 44 IN ESSERE OBIETTIVO 1 -Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE -Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE 5 Operatori, tutors a distanza con esperienza nell’ambito del servizio civile e di conduzione dei gruppi e mediazione dei conflitti interpersonali, con esperienza di produzione informazione dal basso e supporto alla redazione. 1 Redattore, laureando in scienze della comunicazione con esperienza pluriennale nella produzione di informazione dal basso, scrittura collettiva ed uso della rete internet. OBIETTIVO 1 -Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE -Azione 2 – FORMAZIONE -Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE OBIETTIVO 2 3.4 Redazione dell’elaborato finale 4.1. Pubblicazione dell’ elaborato finale 1 Coordinatore della realizzazione del Report indagine sui diritti umani, laureato in scienze politiche con esperienze di ricerca in tema di diritti umani coordinamento percorsi di ricerca. OBIETTIVO 2 Azione 1 - ANALISI DEL MATERIALE IN ESSERE 2.1. Definizione delle priorità tematiche 2.3. Definizione dei formati 3.4 Redazione dell’elaborato finale 2 Esperti di ricerca e diritti umani individuati fra docenti dell’ Università di Urbino e l’associazione ADUSU di Padova OBIETTIVO 1 -Azione 2 – FORMAZIONE OBIETTIVO 2 Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI 2 Docenti Università di Urbino, -Sociologia e Scienze della Comunicazione 3 Esperti a vario titolo del mondo dell’ informazione 1 2 OBIETTIVO 1 -Azione 2 – FORMAZIONE -Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE Att. 3.6 - 3.2 Divulgazione e valorizzazione dei contenuti prodotti su social media e nuovi canali digitali OBIETTIVO 1 -Azione 2 – FORMAZIONE 3.6 Divulgazione e valorizzazione dei contenuti prodotti su social media e nuovi canali digitali Esperto informatico , svolge attività di OBIETTIVO 1 definizione degli strumenti informatico idonei -Azione 3 – ATTIVITA’ EDITORIALE alle necessità OBIETTIVO 2 4.1. Pubblicazione dell’ elaborato finale Coordinatore attività di indagine in loco, con esperienza nell’ambito dell’intervento sociale in loco e conoscenza della realtà associativa locale 2.1. Definizione delle priorità tematiche 3.1. Individuazione dei soggetti da intervistare 3.2. Realizzazione delle interviste 45 9.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto OBIETTIVO TRASVERSALE 1 Incrementare la realizzazione di materiale di sensibilizzazione e di informazione dal basso -report, interviste, pagine di cronaca, attualità ecc.- diffusi attraverso il sito www.antennedipace.org che sensibilizzino la società civile italiana sulle conflittualità sociali presenti nei paesi di destinazione del progetto, sviluppando un senso di responsabilità e solidarietà internazionale. AZIONI - Attività ATTIVITA’ DEL VOLONTARIO Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE 1.4. Attività di ricerca dei -realizza una mappatura dei mass-media presenti a media presenti sul livello locale, nel proprio territorio di provenienza, territorio di appartenenza avendo cura di individuare i contatti di un referente dei volontari di ogni testa giornalistica, radio ecc.. -invia i dati raccolti alla Redazione del sito www.antennedipace.org. 1.5. Invio di comunicati Sollecita i contatti costruiti coi media locali già stampa ai contatti mappati comunicando la disponibilità a rilasciare individuati interviste. 1.6. Rilascio di interviste da Rilascia interviste parte dei volontari 1.7. Realizzazione di I volontari contattano direttamente o con il testimonianze supporto della sede locale (o della struttura di sull’esperienza all’estero gestione) i gruppi o le scuole interessate, concordano e realizzano gli incontri. Azione 3 ATTIVITA’ EDITORIALE 3.1 Selezione delle tematiche 3.2 Raccolta di dati, materiale di approfondimento 3.3. Redazione di articoli, report, gallerie fotografiche, video 3.4. Confronto Redazione con la 3.5.Pubblicazione e produzione multimediale sul sito www.anntennedipace.org Durante i primi mesi all’estero, i volontari cercheranno di acquisire, accompagnati dagli OLP e dai tutor, gli strumenti adeguati per leggere in modo critico la realtà in cui prestano servizio, cercando di coglierne la complessità. A mano a mano che questo spirito critico viene acquisito, si cominciano a individuare le tematiche di interesse e a raccogliere il materiale propedeutico alla stesura degli articoli. I volontari raccolgono dati, articoli di giornali locali, materiali di approfondimento, sulle tematiche individuate che serviranno per la stesura degli articoli. Sulla base dei dati raccolti, i volontari- col supporto dell’OLP- ipotizzano una programmazione degli articoli da sviluppare, definendo nello specifico tematiche e tipologia dei vari articoli. I Ciascun volontario redige gli articoli e/o contributi multimediali utili ad informare attraverso il sito www.antennedipace.org od altri spazi individuati dagli enti della rete che collabora alla realizzazione del progetto. I volontari inviano la prima stesura degli articoli alla Redazione, che a sua volta restituisce il feedback, evidenziando eventuali correzioni, tagli, integrazioni, approfondimenti ecc. che sarebbe opportuno realizzare. I testi ed i diversi contenuti prodotti vengono pubblicati sul sito quale strumento di informazione alternativa. I volontari potranno rilanciare alla propria rete di contatti i contenuti prodotti. Potranno altresì essere intervistati da organi di informazione tradizionale, quali testate giornalistiche e televisive, locali e nazionali. 46 3.6 Divulgazione e valorizzazione dei contenuti prodotti su social media e nuovi canali digitali I volontari potranno diffondere attraverso i social media i contenuti prodotti, anche da altri volontari impegnati nel progetto OBIETTIVO TRASVERSALE 2 Realizzare un report sul grado di affermazione dei Diritti umani fondamentali, a partire da casi concreti e storie di persone nei diversi contesti in cui viene attuato il progetto, utile ad approfondire la conoscenza del contesto e di individuare eventuali nuove priorità di intervento. AZIONI - Attività Azione 1 - ANALISI DEL MATERIALE IN ESSERE 1.1.Illustrazione del percorso e materiale prodotto col precedente progetto 1.2. aggiornamento della situazione ATTIVITA’ DEL VOLONTARIO Il volontario partecipa alla formazione ed all’Illustrazione del percorso attuato e del materiale in essere Il volontario, nel caso alcuni dati risultassero inadeguati partecipa all’aggiornamento della situazione censita Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI 2.2. definizione dei formati I volontari partecipano alla formazione all’ utilizzo degli strumenti individuati ed alle metodiche attuabili . Azione 3 – INTERVISTE E REDAZIONE 3.2. realizzazione delle interviste 3.3 Scrittura secondo i formati prescelti 3.4 Redazione dell’elaborato finale Il volontario contatta, calendarizza e realizza le interviste sulla base delle indicazioni ricevute e concordate. Al bisogno i volontari potranno essere affiancati dal personale locale di riferimento o da altro personale da questi individuato. Il volontario trascrive l’intervista secondo il formato prescelto. Il prodotto della trascrittura costituirà il contenuto necessario a realizzare l’elaborato finale. Il volontario invia il materiale prodotto alla struttura di gestione che cura la redazione dell’ elaborato. Il volontario partecipa alla rilettura della bozza di elaborato finale. Azione 4 – PUBBLICAZIONE 4.1. Pubblicazione dell’ elaborato finale Il volontario contribuisce alla diffusione e partecipa all’evento di presentazione. 47 A SEGUIRE I PUNTI 9.1 9.2 9.3 RELATIVI AL PROGETTO SPECIFICO 9.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi GEORGIA OBIETTIVO Garantire strutture, modalità educative e assistenza a 190 minori inseriti nelle progettualità dell’ente, provenienti dalle famiglie disagiate interessate dall’intervento dell’ente, diretto al significativo miglioramento della propria situazione sociale. MESI AZIONI -Attività AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.1. Gestione e presa in carico delle richieste di sostegno 1.2. Pianificazione degli interventi 1.3. Interventi d’inserimento nelle strutture dell’ente AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 2.2. Attività assistenziali 2.3. Attività di doposcuola e sostegno psico-sociale 2.4. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludico-ricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione 3.2. Realizzazione di attività sportive e ludiche-ricreative 3.3. Verifica delle attività e riprogettazione AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti 4.2. Riprogettazione degli interventi compiuti 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 AZIONE 1 - Inserimento nella struttura centro diurno 1.1. Gestione e presa in carico delle richieste di sostegno: In collaborazione con altre associazione e le istituzioni locali (servizi sociali) vengono individuati i bisogni delle famiglie in situazioni di disagio economico provenienti dalla baraccopoli, focalizzando l’attenzione specialmente sulle situazioni di vulnerabilità dei minori. 1.2. Pianificazione degli interventi: Individuati i bisogni specifici dei minori sulla base dei colloqui fatti con le famiglie, viene compilato un prontuario con i relativi dati anagrafici e le attività a sostegno del minore o della famiglia. Vengono definiti tempi e modalità di verifica dell’intervento programmando visite mensili alle famiglie. Questa fase avviene con la collaborazione di un’assistente sociale. 1.3. Interventi d’inserimento nelle strutture dell’ente: Dopo l’individuazione delle situazioni più critiche dei minori maggiormente esposti a situazioni di disagio economico e sociale, l’ente rispetto alle opportunità economiche, 48 di risorse umane e disponibilità di posti all’interno delle strutture, provvede all’accoglienza residenziale dei minori o di nuclei familiari ristretti. AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi Monitoraggio da parte degli operatori dell’ente dei bisogni educativi, ma anche alimentari e igienico-sanitari delle famiglie disagiate, con particolare attenzione ai bisogni dei minori. Settimanalmente i responsabili oltre a visitare le famiglie già coinvolte nel programma di sostegno organizzano momenti dedicati alla visita di altre famiglie in stato di bisogno. 2.2. Attività assistenziali Sulla base della pianificazione vengono attuate le seguenti attività di supporto: - distribuzione di beni alimentari e di prima necessità; - distribuzione di materiale sanitario e beni per l’infanzia (medicine, pannolini e vestiario) ; - accompagnamento dei destinatari a eventuali prestazione mediche, in particolare visite pediatriche; - sensibilizzazione e accompagnamento stimolando le famiglie ad una più attenta cura di sé laddove necessario ma anche ad una più attenta gestione degli spazi casalinghi. 2.3. Attività di doposcuola e sostegno psico-sociale Gli operatori dell’ente dopo aver individuato i minori nella baraccopoli che hanno un limitato accesso all’istruzione, sulla base di una attenta analisi delle difficoltà del minore e delle sue risorse personali, vengono definiti gli strumenti, le strategie ed i metodi adeguati per aumentare il profitto scolastico volti al superamento delle difficoltà di apprendimento. Le giornate di studio vengono strutturate con metodologie specifiche per dare occasione ai minori l’opportunità di una reale presa di coscienza delle proprie potenzialità. Nello specifico le attività sono: corso d’apprendimento dell’inglese; sostegno allo studio e approfondimento giornaliero degli argomenti trattati a scuola. Il sostegno psico-sociale si traduce in attività di empowerment da parte degli operatori volta all’identificazione delle criticità nei vari contesti familiari, proponendo durante le visite a domicilio la risoluzione delle problematiche attraverso la valorizzazione delle risorse personali, volta alla ricerca di una maggiore autonomia. 2.4. Verifica delle attività Con cadenza bimestrale vengono pensati dei momenti di verifica rispetto l’andamento delle attività implementate, confrontando le aspettative ed il raggiungimento degli obiettivi o autonomie, si passa alla riprogettazione. Lo storico sull’andamento degli interventi proposti, viene avallato dalla compilazione di questionari proposto agli utenti coinvolti. AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludico-ricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione Stesura di un calendario settimanale di attività di gioco e socializzazione ai vari gruppi di minori. Individuazione degli spazi e delle modalità operative da utilizzare, propedeutiche per la buona riuscita dell’intervento. 3.2. Realizzazione di attività sportive e ludiche-ricreative Gli operatori dell’ente durante la settimana prevedono degli spazi-gioco determinati, utilizzati per lo svolgimento delle attività in contesti protetti, dove attraverso il gioco sia di movimento che di logica, vengono stimolate e valorizzate le già acquisite capacità cognitive e motorie dei bambini. Le attività sono: mini tornei di Calcio e Basket; 49 attività artistiche; visione di cartoni e film; escursioni connesse ad attività culturali. 3.3. Verifica delle attività e riprogettazione Trimestralmente si procede ad una valutazione delle attività proposte ai minori, al livello di socializzazione e sviluppo delle potenzialità raggiunto dai soggetti coinvolti. Viene rielaborato il calendario e le modalità delle attività proposte in maniera congrua anche in base ad eventuali nuovi inserimenti. AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti Riunendo i dati raccolti dalle verifiche svolte dopo le varie attività, viene creato un record di valutazione dell’andamento nell’arco dell’anno che mette a confronto la progettualità proposta con il reale raggiungimento degli obiettivi. 4.2. Riprogettazione degli interventi compiuti Prendendo come spunto i risultati emersi dall’anno di attività svolte e dall’eventuale raggiungimento degli obiettivi, si valuta con tutti gli operatori dell’ente una riprogettazione dei futuri interventi da implementare. 9.2 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività N° 1 Ruolo nella struttura Competenza Responsabile della struttura e dei progetti Operatore di comunità, esperienza pluriennale di coordinamento di strutture residenziali di accoglienza per minori Esperienza nella gestione delle risorse umane e strumentali a disposizione dell’Ente 1 Co-responsabile Assistente di Comunità, con esperienza pluriennale di coordinamento di strutture residenziali di accoglienza per minori Esperienza in animazione di minori e tutoraggio scolastico Azioni AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.1. Gestione e presa in carico delle richieste di sostegno 1.2. Pianificazione degli interventi 1.3. Interventi d’inserimento nelle strutture dell’ente AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 2.4. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludicoricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione 3.3. Verifica delle attività e riprogettazione AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti 4.2. Riprogettazione degli interventi compiuti AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.1. Gestione e presa in carico delle richieste di sostegno 1.2. Pianificazione degli interventi 1.3. Interventi d’inserimento nelle strutture dell’ente AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 2.2. Attività assistenziali 2.3. Attività di doposcuola e sostegno psico- 50 1 Educatrice Laureata in scienze della formazione, con esperienza in interventi sociali in contesti di marginalità e in strutture di accoglienza per minori Esperienza di animazione con minori 1 Psicologo Laurea in psicologia Esperienza con minori situazione di disagio e affidamento 1 in in Assistente sociale Laurea in servizi sociali Esperienza di interventi sociali in contesti di marginalità, esperienza con minori sociale 2.4. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludicoricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione 3.2. Realizzazione di attività sportive e ludichericreative 3.3. Verifica delle attività e riprogettazione AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti 4.2. Riprogettazione degli interventi compiuti AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 2.2. Attività assistenziali 2.3. Attività di doposcuola e sostegno psicosociale 2.4. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludicoricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione 3.2. Realizzazione di attività sportive e ludichericreative 3.3. Verifica delle attività e riprogettazione AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 2.3. Attività di doposcuola e sostegno psicosociale AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.1. Gestione e presa in carico delle richieste di sostegno 1.2. Pianificazione degli interventi: 9.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto OBIETTIVO SPECIFICO Garantire strutture, modalità educative e assistenza a 190 minori inseriti nelle progettualità dell’ente, provenienti dalle famiglie disagiate interessate dall’intervento dell’ente, diretto al significativo miglioramento della propria situazione sociale. AZIONI-Attività AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.2. Pianificazione degli interventi ATTIVITA’ DEL VOLONTARIO è parte dell’equipe che settimanalmente visita i minori provenienti da famiglie in situazioni di povertà della baraccopoli, collaborando alla pianificazione e distribuzione dei beni. 51 AZIONE 2 Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 2.2. Attività assistenziali 2.3. Attività di doposcuola sostegno psico-sociale e 2.4. Verifica delle attività in collaborazione con gli altri operatori, redige i questionari di verifica per l’autovalutazione sul raggiungimento degli obiettivi. AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludico-ricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione 3.2. Realizzazione di attività sportive e ludiche-ricreative 3.3. Verifica riprogettazione AZIONE 4 interventi delle – 4.1. Valutazione raggiunti attività Verifica degli - contribuisce all’evaluation dei bisogni dei minori provenienti dalla baraccopoli a cui è rivolto l’intervento; - prende parte alla programmazione delle attività della settimana, delineando gli obiettivi e le modalità d’intervento - partecipa alla distribuzione dei beni alimentari e di prima necessità, oltre alla consegna di medicine e beni per l’infanzia; - all’occorrenza si occupa dell’accompagnamento dei minori alle visite mediche. - partecipano all’organizzazione delle attività e alla preparazione dei materiali didattico necessario; - partecipe al confronto con i vari operatori sul livello scolastico del minore accolto per comprendere quali sono i punti deboli che necessitano di essere potenziati; -partecipano alla definizione delle attività d’insegnamento dell’inglese. e affiancamento degli operatori nel percorso di programmazione delle attività ludico ricreative e di socializzazione; - contribuisce all’organizzazione delle attività e alla preparazione dei materiali necessari per la realizzazione; - partecipano alle seguenti attività: - Giochi, attività sportive; Attività artistiche; Visione di film; Escursioni, attività culturali, vacanze estive; collabora alla valutazione rispetto l’andamento delle attività svolte, contribuendo alla riprogettazione degli interventi. degli obiettivi 4.2. Riprogettazione degli interventi compiuti - partecipa alla valutazione dei risultati attesi, focalizzando il target del risultato sul soddisfacimento dei bisogni primari dei minori destinatari dell’intervento; - offre un contributo rispetto la definizione degli aspetti positivi e negativi dell’intervento messo in atto. partecipa alla revisione e alla riscrittura delle progettualità. 52 ROMANIA a. Bucarest OBIETTIVO SPECIFICO 1: Incrementare gli interventi di sostegno materiale, psicologico ed educativo rivolti ai 541 destinatari dell’intervento dell’ente MESI 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 AZIONI-Attività AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne 1.1. Raccolta delle richieste di accoglienza 1.2. Valutazione e accettazione richieste 1.3. Inserimento nella struttura o nelle attività dell’ente AZIONE 2Implementazione e incremento delle attività di supporto materiale e educativo 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività 2.2. Attività assistenziali e di sviluppo delle autonomie di accolti e famiglie supportate 2.3. Inserimenti lavorativi 2.4. Attivazione di un servizio di strada 2.5. Attività educative e di sostegno scolastico per minori a rischio AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.1. Incontri di coordinamento con le associazioni del territorio 3.2. Supporto alle attività delle altre associazioni AZIONE 4- Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi 4.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione 53 AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne 1.1. Raccolta delle richieste di accoglienza Periodicamente arrivano richieste di accoglienza, in particolare dai frati Missionari della Carità e dai frati maristi di Bucarest. Quotidianamente infatti gli indigenti, soprattutto adulti che vivono in strada e con varie problematiche chiedono aiuto ai frati, che non hanno la possibilità di provvedere all’accoglienza. IN questi casi i frati contattano l’ente, fornendo informazioni circa il richiedente. Viene organizzato quindi un incontro per approfondire la richiesta. 1.2. Valutazione e accettazione richieste Una volta raccolte le informazioni necessarie, gli operatori fanno una valutazione della situazione interna degli utenti della struttura, in quanto i nuovi inserimenti hanno delle ricadute negli equilibri della casa. Ci si confronta in particolare sulla richiesta specifica, valutando la fattibilità e le risorse disponibili. Se necessario, si approfondisce ulteriormente che chi ha fatto la proposta. 1.3. Inserimento nella struttura o nelle attività dell’ente Ai nuovi ingressi viene presentata la struttura e gli altri utenti, facendo presenti le regole di convivenza. Vengono realizzati le visite mediche in ingresso. Gli operatori effettuano alcuni colloqui con il nuovo utente per ricostruirne la storia e definire i bisogni individuali. Di conseguenza si provvede alla definizione degli obiettivi del percorso educativo individualizzato. AZIONE 2-Implementazione e incremento delle attività di supporto materiale e educativo 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività Gli operatori si riuniscono in equipe per confrontarsi circa i bisogni dei destinatari dei diversi interventi, quindi: accolti, famiglie bisognose di supporto, persone di strade, minori. Vengono definite le priorità di intervento, gli obiettivi e le modalità. Quindi si provvede alla stesura delle attività e alla loro calendarizzazione. Per la programmazione delle attività di supporto alle famigli e di doposcuola con i minori di Chitila la programmazione avviene di concerto con gli operatori dell’associazione Acuma. 2.2. Attività assistenziali e di sviluppo delle autonomie di accolti e famiglie supportate Gli operatori della struttura affiancano gli utenti in attività quotidiane, dalla cura e la pulizia del sé, alla sperimentazioni di spostamenti in autonomia laddove possibile, all’assunzione di terapie in autonomia per gli psichiatrici lievi. In particolare, a seconda delle possibilità di ognuno, vengono assegnate piccole responsabilità e mansioni, da realizzare in semi-autonomia con l’affiancamento dell’operatore e, gradualmente, in autonomia. Laddove possibile, gli utenti partecipano ad alcune attività sviluppate dalla struttura, quali le attività dei campi estivi o il servizio di strada. Vengono supportati anche 6 nuclei familiari, attraverso visite a domicilio in cui si distribuiscono cibo e vestiario e ci si mette in ascolto dei bisogni della famiglia, provando a soddisfarli se possibile. 2.3. Inserimenti lavorativi L’associazione valuta dapprima quali utenti della struttura hanno la possibilità e le 54 capacità per essere inseriti in attività lavorative. Gli operatori, quindi, prende contatto con quelle associazioni sul territorio che prevedono attività professionali in particolare a soggetti in situazione di emarginazione e forte disagio, quindi Parada e FDP. L’utente viene preparato al colloquio di lavoro, viene supportato nella realizzazione della documentazione necessario. Viene quindi inserito nelle attività delle associazioni o supportato da queste a trovare lavoro. 2.4. Attivazione di un servizio di strada L’associazione già collabora con i frati Missionari della Carità, supportando il servizio di strada dei frati una volta la settimana. L’ente, considerato il bisogno del territorio, vuole avviare un servizio di strada proprio, pur mantenendo la collaborazione con i frati. Il servizio di strada prevede la distribuzioni di alimenti precedentemente reperiti e preparati dall’ente, e di bevande. Il supporto materiale è anche il pretesto per creare una relazione di fiducia con i destinatari, per mettersi in ascolto delle loro problematiche, e per informarli rispetto alle alternative alla strada e alle opportunità che l’associazione stessa può offrire. 2.5. Attività educative e di sostegno scolastico per minori a rischio Si tratta di attività educative e di rinforzo scolastico di 25 minori di una scuola di Chitila. La prima attività, ha un taglio più scolastico: gli operatori individuano i bisogni dei minori, confrontandosi con gli insegnanti e con gli operatori di Acuma. Vengono quindi realizzate le attività di supporto scolastico, che non si limitano però alla realizzazione dei compiti. Attraverso queste attività, infatti, si instaura una relazione significativa col minore, si individuano eventuali situazioni problematiche, da segnalare all’associazione Acuma o ai servizi del territorio. Si tratta di un intervento educativo che riduce il rischio di finire in strada. Durante l’estate, con l’arrivo di gruppi di volontari si organizzano 3 settimane di attività educative e ludico-ricreative. Dapprima i volontari si incontrano con gli operatori dell’ente, per definire obiettivi e metodologie di intervento ed eventualmente esplicitare la presenza di situazioni particolare tra i minori. Si definiscono le attività, si provvede a raccogliere il materiale necessario (materiale da cancelleria, da riciclo, palloni, cartapesta, strumenti musicali…) e a preparare il setting. Si realizzano attività espressive, quali: Attività con la cartapesta e con materiale riciclabile; Attività artistica; Attività musicale; Inoltre vengono organizzati diversi giochi in squadra. AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.1. Incontri di coordinamento con le associazioni del territorio 3 volte l’anno si prevede di strutturare degli incontri con le altre associazioni presenti sul territorio, con le quali già si collabora. Tuttavia finora, gli incontri sono stati saltuari, legati a bisogni contingenti. Si vorrebbero invece implementare incontri periodici tra le associazioni per definire priorità d’intervento condivise, condividere buone prassi e sviluppare nuove collaborazioni. 3.2. Supporto alle attività delle altre associazioni In base alle priorità definite negli incontri di coordinamento, vengono attivate collaborazioni tra le diverse associazioni, in forme non rigide, ma flessibili, in base al bisogno e alle esigenze di ciascuno. L’ente in particolare porta avanti le collaborazioni 55 già esistenti, tra cui il supporto alle due mamme rom assieme ad Acuma, gli interventi educativi con i minori di Chitila, e l’intervento di strada settimanale con i frati Missionari della Carità. AZIONE 4- Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi Si fa una valutazione dei risultati e delle abilità conseguite dai destinatari delle varie attività: di accoglienza, di supporto alle famiglie, del servizio di strada, di sostegno scolastico. Per la valutazione si fa riferimento anche a periodici colloqui tenuti con gli adulti inseriti nelle progettualità. Si valuta inoltre se effettivamente le attività proposte hanno diminuito i rischi legati alla strada. 4.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione Sulla base della valutazione dei risultati attesi, si realizza una verifica delle attività svolte, mettendo in evidenza i punti di forza e le criticità. Si valuta inoltre se effettivamente le attività proposte- di supporto materiale, psicologico e educativohanno risposto ai bisogni dei destinatari. Quindi si provvede a una riprogettazione dei progetti e in particolare delle nuove attività. 9.2 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività OBIETTIVO SPECIFICO 1: Incrementare gli interventi di sostegno materiale, psicologico ed educativo rivolti ai 541 destinatari dell’intervento dell’ente N° 1 Ruolo nella struttura Competenze Responsabile dell’associazione Coordinatore delle attività – Azioni AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne 1.1. Raccolta delle richieste di accoglienza Operatore di Comunità, con 1.2. Valutazione e accettazione richieste esperienza pluriennale nella 1.3. Inserimento nella struttura o nelle attività gestione della strutture di dell’ente accoglienza con adulti, nella realizzazione di unità di strada e AZIONE 2-Implementazione e incremento delle nelle attività di sviluppo delle attività di supporto materiale e educativo autonomie. Esperienza di 3 anni 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività come responsabile di un centro 2.2. Attività assistenziali e di sviluppo delle diurno per psichiatrici e adulti autonomie di accolti e famiglie supportate con disagio in Italia 2.4. Attivazione di un servizio di strada 2.5. Attività educative e di sostegno scolastico per minori a rischio AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.1. Incontri di coordinamento con le associazioni del territorio 3.2. Supporto alle attività delle altre associazioni AZIONE 4- Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi 4.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione 56 1 Co-responsabile di struttura AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne Operatrice di comunità, con 1.2. Valutazione e accettazione richieste esperienza pluriennale in 1.3. Inserimento nella struttura o nelle attività strutture di accoglienza, in dell’ente particolare con adulti in situazione di disagio e con AZIONE 2-Implementazione e incremento delle psichiatrici. attività di supporto materiale e educativo 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività 2.2. Attività assistenziali e di sviluppo delle autonomie di accolti e famiglie supportate 2.3. Inserimenti lavorativi 2.4. Attivazione di un servizio di strada 2.5. Attività educative e di sostegno scolastico per minori a rischio AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.2. Supporto alle attività delle altre associazioni 20 Animatori volontari Esperienze di volontariato in parrocchie, oratori, scout, con esperienza in attività di animazione con minori (presenti per i mesi estivi, quando sono attivi i campi estivi con i minori) AZIONE 4- Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi 4.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione AZIONE 2-Implementazione e incremento delle attività di supporto materiale e educativo 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività 2.4. Attivazione di un servizio di strada 2.5. Attività educative e di sostegno scolastico per minori a rischio 9.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto OBIETTIVO SPECIFICO 1: Incrementare gli interventi di sostegno materiale, psicologico ed educativo rivolti ai 541 destinatari dell’intervento dell’ente AZIONI-Attività ATTIVITA’ DEL VOLONTARIO AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne 2.3. Inserimento nella struttura o nelle - il volontario supporta gli operatori nell’inserimento dell’utente nella attività dell’ente struttura, avendo cura di dedicargli attenzione e di rassicurarlo; - affiancherà l’operatore nel condividere e nel far rispettare le regole di convivenza; - si confronta con l’operatore rispetto al percorso individualizzato definito per il nuovo utente. AZIONE 2-Implementazione incremento delle attività supporto materiale e educativo e di 57 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività 2.2. Attività assistenziali e di sviluppo delle autonomie di accolti e famiglie supportate - con una certa gradualità il volontario parteciperà alle equipe, dapprima come osservatore e poi offrendo il suo punto di vista rispetto ai bisogni dei destinatari dei diversi interventi; - partecipa alla stesura delle attività e alla loro calendarizzazione. - il volontario, seguendo i suggerimenti degli operatori, affianca gli utenti in attività quotidiane, dalla cura e la pulizia del sé, alla sperimentazioni di spostamenti in autonomia laddove possibile, all’assunzione di terapie in autonomia per gli psichiatrici lievi; - affianca nella realizzazione di piccole responsabilità e mansioni, da realizzare in semi-autonomia e, gradualmente, in autonomia. In questa fase la dimensione relazione è centrale: è attraverso la relazione di fiducia instauratasi che si può rassicurare l’utente e favorirne l’empowerment; - il volontario affianca l’operatore nelle visite a domicilio, nella distribuzione del vestiario e degli alimenti e dell’ascolto dei bisogni dei 6 nuclei familiari supportati dall’ente. 2.4. Attivazione di un servizio di strada - il volontario partecipa al servizio di strada dell’ente e in particola alla distribuzioni di alimenti precedentemente reperiti e preparati dall’ente, di bevande, offrendo anche un’opportunità di ascolto. Anche qui la dimensione relazionale è centrale: attraverso la relazione di fiducia si cerca di informare gli utenti delle alternative alla strada e degli eventuali supporti che si possono offrire. 2.5. Attività educative e di sostegno scolastico per minori a rischio - il volontario aiuta i minori a svolgere i compiti e propone attività educative, in supporto agli operatori; Il volontario avrà cura di instaurare una relazione significativa col minore, prestando attenzione a eventuali situazioni problematiche. -Partecipa all’organizzazione di 3 settimane di attività educative e ludicoricreative, alla preparazione del materiale necessario (materiale da cancelleria, da riciclo, palloni, cartapesta, strumenti musicali…) e del setting. - partecipa con gli altri volontari alla realizzazione delle attività espressive e dei giochi in squadra. 58 AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.2. Supporto alle attività delle altre associazioni - il volontario supporta gli operatori dell’ente per quanto riguarda le collaborazioni già esistenti, tra cui il supporto alle due mamme rom assieme ad Acuma, gli interventi educativi con i minori di Chitila, e l’intervento di strada settimanale con i frati Missionari della Carità AZIONE 4Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi 4.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione - il volontario offre il suo contributo per quanto riguarda la valutazione dei risultati e delle abilità conseguite dai destinatari delle varie attività - il volontario partecipa alla valutazione dei risultati attesi, e offre il suo contributo per la riprogettazione dei progetti e in particolare delle nuove attività. b. Timisoara 9.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi OBIETTIVO SPECIFICO 2: Inserire 50 minori vittime di tratta nei programmi di protezione dell’ONG e attivare un nuovo programma di prevenzione per 40 minori a Carani e Calacea 8 9 10 11 12 MESI 1 2 3 4 5 6 7 AZIONI-Attività AZIONE 1Programmazione degli interventi 1.1. Approfondimento dei fenomeni della tratta e della violenza domestica 1.2. Verifica dello stato dell’arte dei programmi e delle attività promosse dall’ente 1.3. Pianificazione e programmazione delle attività AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara 2.1. Realizzazione di colloqui con le istituzioni locali e con 59 la polizia 2.2. Valutazione e accettazione richieste 2.3. Inserimento nel programma di protezione e aggiornamento dei beneficiari a carico del programma AZIONE 3Implementazione del programma di protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali 3.2. Attività ludico-ricreative 3.3. Attività educative 3.4. Attività di inserimento scolastico o lavorativo AZIONE 4Implementazione del programma dei prevenzione dei minori 4.1. Attività assistenziali 4.2. Attività educative e di sostegno scolastico 4.3. Attività ludico-ricreative AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 5.1. Valutazione dei risultati attesi 5.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione AZIONE 1-Programmazione degli interventi 1.1. Approfondimento dei fenomeni della tratta e della violenza domestica Questa attività è propedeutica alla verifica dello stato dell’arte e alla riprogrammazione degli interventi. Le problematiche infatti sono complesse e dinamiche, è necessario quindi un continuo aggiornamento da parte degli operatori, raccolta di dati sempre aggiornati sul fenomeno. Questo avviene grazie alla collaborazione con l’Agenzia sull’anti-tratta a Oradea, e altre istituzioni che si occupano di tratta e di vittime di violenza domestica. Questo prevede periodiche visite presso tali realtà al fine appunto di approfondire la tematica e partecipazioni a seminari organizzati di volta in volta da ONG e istituzioni. E’ prevista la partecipazione a seminari internazionali sulla tratta in Ungheria, Bulgaria, Serbia, Moldavia e altri paesi europei. 1.2. Verifica dello stato dell’arte dei programmi e delle attività promosse dall’ente In relazione agli ultimi report elaborati sulle attività svolte, gli operatori e i soggetti coinvolti si confronteranno sullo stato dell’arte degli interventi, analizzando l’allocazione delle risorse impiegate e i punti di forza e le criticità riscontrate, per le quali si proporranno le opportune modifiche. Si cercheranno inoltre di individuare e valorizzare le buone pratiche emerse. 60 1.3. Pianificazione e programmazione delle attività Sulla base dei progetti individuali delle vittime, mensilmente si realizza una programmazione di massima delle attività di reintegrazione sociale, tenendo conto che la gestione di questi programmi di protezione richiede una grande flessibilità nell’organizzazione, considerando che le accoglienze nelle strutture di Timisoara e di Recas subiscono continuamente modifiche. Per la stesura del programma si tiene conto sia delle risorse umane e finanziarie a disposizione, sia dei bisogni specifici dei destinatari, individuati attraverso dei colloqui. Infine si definiscono le attività, la modalità e i tempi di attuazione. Anche per la programmazione delle attività legate alla prevenzione, si effettuano colloqui con i minori per conoscere meglio le aspettative, i problemi e i bisogni, e si definiscono quindi obiettivi specifici, modalità e tempi delle singole attività. AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara 2.1. Realizzazione di colloqui con le istituzioni locali e con la polizia Nel momento in cui la polizia locale individua una vittima di tratta, come prima cosa la informa che può essere inserita nei procedimenti giudiziari e anche in un centro protetto, dove ricevere assistenza. Se la vittima acconsente viene portata da Generatie Tanara. Quindi vengono realizzati dei colloqui con le istituzioni per cercare di ricostruire la storia della vittima, risalire alla famiglia e alle condizioni di vita della famiglia stessa. Queste informazioni vengono raccolte in relazioni individuali. 2.2. Valutazione e accettazione richieste La responsabile dell’ONG valutato se accettare o meno l’inserimento, in base alle possibilità e alle risorse dell’ente. Generalmente si cerca comunque di dare risposta affermativa a tutte le segnalazioni. Infine si comunica formalmente alle istituzioni la presa in carico della vittima. 2.3. Inserimento nel programma di protezione e aggiornamento dei beneficiari a carico del programma Le vittime di tratta e di violenza domestica vengono inserite nel programma di protezione dell’ente. Viene quindi elaborato un progetto individuale per ciascuna vittima, in base ai bisogni e alla situazione specifica. I dati dei nuovi inserimenti vengono archiviati assieme ai documenti personali attraverso un’attività di segreteria. Questi dati vengono aggiornati costantemente e messi a disposizione degli operatori e assistenti sociali che operano nell’associazione. Viene redatto e aggiornato un registro presenze delle vittime in programma. AZIONE 3-Implementazione del programma di protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali Le vittime ricevono accoglienza e supporto materiale (abbigliamento, prodotti per la cura personale, ecc.). Vengono responsabilizzate per quanto riguarda la cura di sé: questo aspetto è parte fondamentale del programma di reinserimento sociale. Oltre a ciò, alle vittime viene garantito supporto medico e psicologico grazie alla presenza costante nella struttura di Timisoara di personale qualificato. Viene offerta inoltre consulenza giuridica e supporto nelle relazioni con le istituzioni giuridiche e nella preparazione della documentazione necessaria. In particolare l’associazione cerca di ottenere i documenti d' identità per i minori inseriti, che li hanno persi o non li hanno mai avuti. Viene garantito il trasporto e l’accompagnamento nelle varie attività quotidiane. 61 3.2. Attività ludico-ricreative Settimanalmente vengono programmati alcuni momenti ludici, tra cui: Attività culturali sul territorio (cinema, visita alla città ecc.); Attività ricreative, come festeggiamenti in occasioni di ricorrenze particolari, compleanni ecc., escursioni; Attività ricreative all’interno della casa (laboratori di bigiotteria, attività artistiche ecc.) 3.3. Attività educative In base all’organigramma e ai progetti individuali delle vittime, si definiscono le attività educative occupazionali finalizzate a migliorare il grado di autonomia nella self-care e nelle attività della vita quotidiana. Le attività variano appunto in base alle esigenze della persona. In generale l’aspetto educativo si trasmette attraverso la relazione tra utente e educatori: l’educatore cerca di costruire una relazione di fiducia con la vittima e di educarla informalmente a una gestione della relazione non strumentale- come avviene nell’ambito della prostituzione- ma basata sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione di sé. Centrale nell’attività educative è dunque l’approccio dell’educatore alle vittime, approccio basato sull’ascolto attivo e il dialogo. E’ prevista la realizzazione di un corso di inglese e il supporto scolastico per le vittime che decidono di iscriversi a scuola. 3.4. Attività di inserimento scolastico o lavorativo In base ai progetti individuali e all’età delle vittime, si prevede l’inserimento scolastico o lavorativo. Nel caso della scuola o di corsi formativi, l’associazione si preoccupa di supportare l’orientamento scolastico, di prendere contatto con gli istituti, e di preparare la documentazione necessaria per l’iscrizione. Per quanto riguarda gli inserimenti lavorativi, l’associazione supporta le vittime nella preparazione del curriculum vitae per valorizzarne le abilità, identifica i datori di lavoro, supporta nella preparazione dei documenti necessari per l’assunzione. Per le vittime in inserimento lavorativo si valutano anche soluzioni abitative alternative alle strutture di accoglienza, quali gruppi appartamento. AZIONE 4-Implementazione del programma dei prevenzione dei minori 4.1. Attività assistenziali Ai minori inseriti nel programma di prevenzione, viene garantito vitto e alloggio. Oltre a ciò, verranno accompagnati al bisogno da medici e psicologi, al fine di garantire un costante supporto psicologico e sanitario. In generale si cerca di rispondere ai bisogni materiali dei minori, garantendo loro uno spazio protetto. 4.2. Attività educative e di sostegno scolastico In base alle risorse disponibili e rispondendo in modo flessibile ai bisogni dei minori, si predispone il setting dei laboratori e i materiali necessari. Verranno quindi realizzati i seguenti laboratori: laboratorio di arte terapia; laboratorio di bigiotteria; Verrà inoltre offerto quotidianamente un tutoraggio scolastico 4.3. Attività ludico-ricreative Settimanalmente vengono programmati alcuni momenti ludici, tra cui: Attività culturali sul territorio (cinema, visita alla città, visita ai musei, teatro, ecc.); Attività ricreative, come festeggiamenti in occasioni di ricorrenze particolari, compleanni ecc., escursioni; Dopo una calendarizzazione delle attività, si verificano gli aspetti logistici quali la disponibilità dei mezzi, e gli accompagnatori. 62 AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 5.1. Valutazione dei risultati attesi Si valutano i risultati attesi rispetto agli obiettivi di partenza e ai progetti individuali di ciascun minore e si individuano gli aspetti positivi e le criticità. Vengono coinvolti in questo momenti di verifica gli operatori coinvolti, le figure specializzate ( assistente sociale e psicologa) e la responsabile dell’associazione. Si considera il grado di soddisfacimento degli utenti. 5.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione Sulla base della valutazione svolta, si individuano aspetti da potenziare, e modalità per ridurre o eliminare le criticità. Si passa quindi alla riprogettazione delle diverse azioni. 9.2 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività OBIETTIVO SPECIFICO 2: Inserire 50 minori vittime di tratta nei programmi di protezione dell’ONG e attivare un nuovo programma di prevenzione per 40 minori a Carani e Calacea N° 1 Ruolo nella struttura Competenze Responsabile dell’associazione Coordinatore di progetto – Azioni Esperienza pluriennale nella gestione della strutture di accoglienza, nel coordinamento dei progetti. Esperienza ventennale in programmi di protezione per vittime della tratta Fondatrice e coordinatrice delle attività dell’ONG e delle risorse umane Responsabili dei rapporti con istituzioni nazionali e internazionali AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara 2.1. Realizzazione di colloqui con le istituzioni locali e con la polizia 2.2. Valutazione e accettazione richieste AZIONE 3-Implementazione del programma protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali 3.4. Attività di inserimento scolastico o lavorativo AZIONE 4-Implementazione prevenzione dei minori 4.1. Attività assistenziali 1 Assistente sociale Dipendente Laurea in Lavoro Sociale comunitario. Esperienza pluriennale nell’ambito dell’assistenza sociale con particolari competenze rispetto l’assistenza alle vittime e gestione delle relazioni con i servizi sociali territoriali del programma di dei AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 5.1. Valutazione dei risultati attesi 5.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara 2.2. Valutazione e accettazione richieste 2.3. Inserimento nel programma di protezione e aggiornamento dei beneficiari a carico del programma AZIONE 3- Implementazione del programma di protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali 3.4. Attività di inserimento scolastico o lavorativo AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 63 1 Assistente sociale AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI AZIONE 4-Implementazione del programma Laurea in Lavoro Sociale comunitario. prevenzione dei minori Esperienza pluriennale nell’ambito 4.1. Attività assistenziali dell’assistenza sociale 4.2. Attività educative e di sostegno scolastico 1 3 dei AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione Operatore AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara Esperienza di contabilità e gestione 2.3. Inserimento nel programma di protezione e risorse umane aggiornamento dei beneficiari a carico del programma Educatore AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI Esperienza pluriennale nell’ambito 1.3. Pianificazione e programmazione delle attività educativo e assistenziale con vittime di tratta AZIONE 3-Implementazione del programma protezione delle vittime di AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 1 Psicologo AZIONE 3-Implementazione Laurea in Psicologia, esperienza protezione delle vittime pluriennale con vittime di tratta 3.1. Attività assistenziali del programma di 1 Giurista Laurea in diritto comunitario, esperienza nel supporto legale di vittime di tratta Educatore Esperienza pluriennale nell’ambito educativo e assistenziale con minori del programma di 3 AZIONE 3-Implementazione protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali AZIONE 4-Implementazione prevenzione dei minori del programma dei AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 1 Autista AZIONE 3-Implementazione protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali AZIONE 4-Implementazione prevenzione dei minori 4.1. Attività assistenziali 2 del del programma programma di dei Operatori AZIONE 4-Implementazione del programma dei Esperienza pluriennale nelle attività prevenzione dei minori socio-assistenziali alle vittime e ai minori. AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 64 9.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto OBIETTIVO SPECIFICO 2: Inserire 50 minori vittime di tratta nei programmi di protezione dell’ONG e attivare un nuovo programma di prevenzione per 40 minori a Carani e Calacea AZIONI-Attività ATTIVITA’ DEL VOLONTARIO AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI 1.1. Approfondimento dei fenomeni - approfondisce il fenomeno della della tratta e della violenza domestica tratta e della violenza domestica, raccogliendo dati, leggendo report sul tema; - partecipa assieme agli operatori alle visite presso associazioni o istituzioni che operano nell’ambito della tratta e della violenza domestica, presenti sul territorio rumeno (in particolare l’Agenzia nazionale sull’anti-tratta a Oradea); - partecipa assieme agli operatori a seminari nazionali e internazionali; 1.3. Pianificazione e programmazione - partecipa alla programmazione, sulla base dei progetti individuali delle delle attività vittime, dei programmi di protezione e di prevenzione. Propone e partecipa alla definizione delle attività, delle modalità e dei tempi di attuazione. AZIONE 3-Implementazione del programma di protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali - affianca i destinatari del progetto nelle attività legate alla cura di sé; - accompagna le vittime alle visite mediche; - si confronta con il personale qualificato presente nelle strutture dell’ente 3.2. Attività ludico-ricreative affianca gli educatori nella programmazione settimanale delle attività; affianca gli educatori nella realizzazione delle attività culturali e ricreative sul territorio o dentro la struttura (uscite culturali, escursioni, cinema ecc.) 3.3. Attività educative - partecipa con gli educatori alla definizione delle attività occupazionali da proporre ai destinatari; - cerca di creare una relazione di fiducia con la vittima e di educarla informalmente a una gestione della relazione basata sul rispetto reciproco. 3.4. Attività di inserimento scolastico o - affianca gli operatori nelle attività di orientamento scolastico, di preparazione lavorativo dei documenti. Supporta le vittime nella ricerca di occupazione, nella realizzazione dei cv e nella preparazione ai colloqui AZIONE 4-Implementazione del programma dei prevenzione dei minori 65 4.1. Attività assistenziali 4.2. Attività educative e di sostegno scolastico 4.3. Attività ludico-ricreative - affianca gli operatori nell’accoglienza dei minori; - affianca i destinatari del progetto nelle attività legate alla cura di sé; - accompagna i minori a visite mediche e psicologiche; - si confronta con il personale qualificato presente nelle strutture dell’ente - affianca gli operatori nella realizzazione dei vari laboratori; - offriranno quotidianamente un supporto scolastico ai minori; affianca gli educatori nella programmazione settimanale delle attività; affianca gli educatori nella realizzazione delle attività culturali e ricreative sul territorio o dentro la struttura (uscite culturali, escursioni, cinema ecc.) RUSSIA 9.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi OBIETTIVO Promuovere l’integrazione sociale dei 25 disabili implementando attività di socializzazione, valorizzando attraverso un qualitativo miglioramento delle attività che e di autonomia personale dei soggetti disabili. MESI 1 2 3 AZIONI -Attività AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e nel centro diurno 1.4. Valutazione e gestione delle richieste d’inserimento 1.5. Inserimento AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi inseriti nelle strutture dell’ente, la diversità come valore positivo, stimolano le abilità cognitive, sociali 4 5 6 7 8 9 10 11 12 2.1. Programmazione ed organizzazione delle attività 2.2. Attività laboratoriali di creatività 2.3. Attività di sviluppo delle autonomie 2.4. Attività sportive e ludico ricreative 2.5. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1 Programmazione ed organizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.2 Promozione delle attività di formazione 3.3 Realizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.4 Verifica delle attività e riprogettazione AZIONE 1 - Inserimento nella struttura centro diurno 1.1. Valutazione e gestione delle richieste d’inserimento : l’intenzione è d’informare il territorio rispetto l’ampliamento delle attività del Centro Diurno, attraverso l’elaborazione di un opuscolo esplicativo saranno informate le 66 famiglie sul territorio di Elista attraverso la descrizione della struttura, i servizi offerti e l’equipe di lavoro coinvolta. 1.2. Inserimento nel centro diurno Dopo un primo incontro tra la famiglia e gli operatori del centro diurno, vien effettuato l’inserimento graduale del soggetto con disabilità nelle attività del centro. Attraverso la compilazione di una scheda individuale, si definiscono gli obiettivi che il nuovo utente può raggiungere, così da redigere un programma d’accompagnamento. AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi 2.1. Programmazione ed organizzazione delle attività Con cadenza mensile vengono pianificate le attività dall’equipe di lavoro, la stesura del calendario viene elaborata in base al raggiungimento degli obiettivi preposti e alla disponibilità finanziaria del centro. 2.2. Attività laboratoriali di creatività Sulla base della pianificazione vengono attuate le attività creative, che concretamente sono : 1 laboratorio sulla lavorazione della carta riciclata, e successiva trasformazione del materiale riciclato in bigliettini regalo per ricorrenze o festività; 2 laboratorio manuali di realizzazione candele attraverso la trasformazione della cera; 1 laboratorio di lavorazione della lana cotta; 1 laboratorio di taglio e cucito, per le ragazze disabili presenti al centro; 2 laboratori sulla creazione e realizzazione di braccialetti e collane. Durante lo svolgimento dei laboratori, vengono apportate modifiche e migliorie, basandosi sui bisogni e la risposta dei destinatari coinvolti. 2.3. Attività di sviluppo delle autonomie Le modalità d’intervento sostanzialmente si distinguono tra gli accolti nelle strutture dell’ente e gli utenti che frequentano giornalmente il centro diurno. Nel caso degli accolti si tratta di attività già pre-esistenti, che con il presente progetto saranno intensificate da 2 a 4 volte la settimana, per gli utenti del centro queste attività verranno proposte 3 volte a settimana. Le attività di sviluppo delle autonomie saranno impostate e monitorate dagli operatori delle strutture di accoglienza che affiancheranno gli utenti al miglioramento dell’autonomia nella cura e la pulizia di sé. Affiancandoli nella realizzazione di compiti specifici, quali la sperimentazioni di spostamenti in autonomia laddove possibile, all’assunzione in autonomia di terapie, e l’integrazione nella rete sociale attraverso la conoscenza di spazi di aggregazione dei quali usufruire. 2.4. Attività sportive e ludico ricreative All’interno del programmazione educativa mensile sono previste alcune attività sia ludiche che sportive così strutturate: 1 volta a settimana attività sportiva al palazzetto cittadino, bimestralmente si partecipa a tornei di basket, pallavolo e calcio. mensilmente organizzazione di eventi di festeggiamento in occasioni di ricorrenze particolari, compleanni ecc. 1 laboratorio/scuola d’insegnamento della lingua italiana; 1 laboratorio di musicoterapia; 1 volta a settimana attività sportive al palazzetto cittadino; 2 uscite mensili con gli utenti del centro (cinema, gite o manifestazioni culturali). 2.5. Verifica delle attività 67 Con cadenza trimestrale vengono organizzati momenti di verifica dell’andamento delle singole attività, elaborando eventuali modifiche e variazioni di programma attraverso la riprogettazione delle attività proposte. Le valutazione sull’andamento vengono supportate da una scheda di valutazione consegnata alle famiglie degli utenti, che nella compilazione posso esprimere dubbi o suggerimenti agli operatori per migliorare sostanzialmente le attività del centro. AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1. Programmazione ed organizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione L’equipe partendo dai risultati ottenuti nell’esperienze pregresse con i disabili, si prefigge la realizzazione di un breve percorso didattico da sottoporre agli enti Associazionisti e Istituzionali del territorio. Focalizzandosi sui contenuti, le tempistiche, la modalità di svolgimento delle attività e il coinvolgimento dei destinatari. 3.2. Promozione delle attività di formazione La promozione del percorso di sensibilizzazione e formazione preposto comporta: la realizzazione e distribuzione di una brochure esplicativa del percorso didattico offerto (tempi, modalità e contenuti); realizzazione di un database contenente i riferimenti dei vari interlocutori istituzionali ed associazionistici del territorio; contato con i soggetti coinvolti elaborando insieme il calendario, individuando così gli spazi da utilizzare; 3.3. Realizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione Organizzazione dei luoghi adibiti allo svolgimento del programma proposto, realizzazione delle attività, attraverso l’utilizzo del materiale tecnico/didattico prodotto nella fase di programmazione. Durante l’anno si realizzano 6 eventi in piazza di sensibilizzazione rispetto la disabilità. 3.4. Verifica delle attività e riprogettazione Successivamente ad ogni incontro si eseguirà una valutazione dell’interesse e esaminando la nuova modalità relazionale prodotta nei soggetti coinvolti in correlazione alle tematiche trattate. In fine si analizzeranno i punti di forza e le criticità del percorso, così da poter apportare le necessarie modifiche. 9.2 Risorse umane complessive necessarie per l’espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività N° 1 Ruolo nella Struttura Competenze Responsabile di struttura Esperienza pluriennale nella gestione della strutture di accoglienza, nel coordinamento dei progetti. Esperienza nella gestione delle risorse umane e strumentali a disposizione dell’Ente. Azioni AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e nel centro diurno 1.1. Valutazione e gestione delle richieste d’inserimento 1.2.Inserimento AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi 2.1. Programmazione ed organizzazione delle attività 2.5. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1 Programmazione ed organizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.3 Realizzazione delle attività di formazione e 68 1 2 2 sensibilizzazione 3.4 Verifica delle attività e riprogettazione Operatore AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e Operatore di Comunità, esperienza nel centro diurno pluriennale di coordinamento di 1.1. Valutazione e gestione delle richieste strutture residenziali di accoglienza d’inserimento per disabili. 1.2. Inserimento AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi 2.1. Programmazione ed organizzazione delle attività 2.2. Attività laboratoriali di creatività 2.3. Attività di sviluppo delle autonomie 2.4. Attività sportive e ludico ricreative 2.5. Verifica delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1. Programmazione ed organizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.2. Promozione delle attività di formazione 3.3. Realizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.4 Verifica delle attività e riprogettazione Volontari AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e Esperienza pluriennale nell’ambito nel centro diurno del volontariato. 1.2. Inserimento AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi 2.2. Attività laboratoriali di creatività 2.3. Attività di sviluppo delle autonomie 2.4. Attività sportive e ludico ricreative AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.2. Promozione delle attività di formazione 3.3. Realizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione Educatore AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e Esperienza pluriennale riabilitativi nell’animazione di gruppi e 2.1. Programmazione ed organizzazione delle l’educazione di soggetti con attività problemi di disabilità 2.2. Attività laboratoriali di creatività 2.3. Attività di sviluppo delle autonomie AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1. Programmazione ed organizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.3. Realizzazione delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.4 Verifica delle attività e riprogettazione 69 9.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell’ambito del progetto OBIETTIVO SPECIFICO Promuovere l’integrazione sociale dei 25 disabili inseriti nelle strutture dell’ente, implementando attività di socializzazione, valorizzando la diversità come valore positivo, attraverso un qualitativo miglioramento delle attività che stimolano le abilità cognitive, sociali e di autonomia personale dei soggetti disabili. AZIONI - Attività ATTIVITA’ DEL VOLONTARIO AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e nel centro diurno 1.2. Inserimento - parte dell’equipe che segue l’inserimento del nuovo utente; - contribuisce alla stesura e compilazione della scheda individuale dell’utente e all’elaborazione del programma di accompagnamento. AZIONE 2 - Interventi socioeducativi e riabilitativi 2.1. Programmazione ed - prende parte alle riunioni dello staff di programmazione organizzazione delle attività e pianificazione delle attività da proporre ai destinatari. 2.2. Attività laboratoriali di - collabora nella realizzazione dei laboratori; creatività - coopera al reperimento del materiale necessario; - contribuisce all’allestimento degli spazi; - presente all’esposizione dei manufatti presso le fiere locali; 2.3. Attività di sviluppo delle - assiste gli operatori nella spiegazione e realizzazione autonomie delle attività proposte; 2.4. Attività sportive e ludico - collabora nell’organizzazione e nello svolgimento dei ricreative corsi d’italiano e di musicoterapia. - collabora all’accompagnamento degli utenti nelle strutture adeguate allo svolgimento delle attività; si occupa dell’organizzazione e realizzazione degli eventi di festeggiamento. 2.5. Verifica delle attività - partecipa alle riunioni di verifica delle attività. AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1 Programmazione ed collabora alla realizzazione del percorso di organizzazione delle attività di sensibilizzazione sulla disabilità. formazione e sensibilizzazione 3.2 Promozione delle attività di - realizza e stampa la brochure informativa; formazione - stila un registro di contatti delle associazioni e istituti dove poter promuovere percorsi di formazione e sensibilizzazione. 3.3 Realizzazione delle attività di - collabora con gli educatori nello svolgimento delle formazione e sensibilizzazione attività e l’allestimento dei luoghi, prepara il materiale necessario alla realizzazione del percorso. 3.4 Verifica delle attività e - verifica in equipe delle attività svolte, programmando la riprogettazione riprogettazione dei percorsi da proporre. 70 10)Numero dei volontari da impiegare nel progetto: 11)Modalità di fruizione del vitto e alloggio: SEDE 13832 N°vol 2 69262 4 80633 2 115278 2 TOT 10 ALLOGGIO I volontari saranno alloggiati presso la sede di attuazione o presso altre strutture dell’ Ente, idonee all’ accoglienza dei volontari secondo le vigenti normative locali, presenti nel territorio di realizzazione delle attività, nelle vicinanze della sede di servizio. In ogni sede ove verranno alloggiati i volontari è garantita la presenza di uno o più operatori dell’ente I volontari saranno alloggiati presso la sede di attuazione o presso altre strutture dell’ Ente, idonee all’ accoglienza dei volontari secondo le vigenti normative locali, presenti nel territorio di realizzazione delle attività, nelle vicinanze della sede di servizio. In ogni sede ove verranno alloggiati i volontari è garantita la presenza di uno o più operatori dell’ente I volontari saranno alloggiati presso la sede di attuazione o presso altre strutture dell’ Ente, idonee all’ accoglienza dei volontari secondo le vigenti normative locali, presenti nel territorio di realizzazione delle attività, nelle vicinanze della sede di servizio. In ogni sede ove verranno alloggiati i volontari è garantita la presenza di uno o più operatori dell’ente I volontari saranno alloggiati presso la sede di attuazione o presso altre strutture dell’ Ente, idonee all’ accoglienza dei volontari secondo le vigenti normative locali, presenti nel territorio di realizzazione delle attività, nelle vicinanze della sede di servizio. In ogni sede ove verranno alloggiati i volontari è garantita la presenza di uno o più operatori dell’ente 10 10 VITTO Il vitto verrà fornito presso la sede dove si realizzano le attività previste. All’ occorrenza, qualora le attività non fossero all’interno della sede il vitto potrà essere fruito presso locali individuati di concerto con il personale di riferimento locale. Il vitto verrà fornito presso la sede dove si realizzano le attività previste. All’ occorrenza, qualora le attività non fossero all’interno della sede il vitto potrà essere fruito presso locali individuati di concerto con il personale di riferimento locale. Il vitto verrà fornito presso la sede dove si realizzano le attività previste. All’ occorrenza, qualora le attività non fossero all’interno della sede il vitto potrà essere fruito presso locali individuati di concerto con il personale di riferimento locale. Il vitto verrà fornito presso la sede dove si realizzano le attività previste. All’ occorrenza, qualora le attività non fossero all’interno della sede il vitto potrà essere fruito presso locali individuati di concerto con il personale di riferimento locale. 71 12)Numero posti senza vitto e alloggio: 13)Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: 14) Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6): 0 40 6 15) Mesi di permanenza all’estero ed eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: Il progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 – EURASIA” richiede ai volontari il servizio all’estero per un periodo di 10-11 mesi. Non ci sono particolari obblighi a cui sono soggetti i volontari, tuttavia, viste le caratteristiche del progetto e dell’ente, ai volontari viene richiesto: rispettare usi e costumi locali; mantenere un comportamento e uno stile di vita improntato alla sobrietà, responsabile ed collaborativo rispetto alla presenza, alla proposta educativa dell’Ente, al lavoro degli operatori in loco e nel rapporto con i destinatari e i beneficiari; elevato spirito di adattabilità; flessibilità oraria; disponibilità ad impegni durante i fine settimana; disponibilità a partecipare a moduli di formazione comunitaria e residenziali: prima della partenza per l’estero, tra il 5° e 6° mese di servizio, in loco e a distanza; partecipare a un momento di verifica e valutazione del progetto nell’ultimo mese di servizio presso la sede di gestione del Servizio Civile a Mercatino Conca (PU); attenersi alle disposizioni impartite dai referenti dell’Associazione e/o dei partner locali e dai loro livelli di coordinamento, osservando attentamente le indicazioni soprattutto in materia di prevenzione dei rischi sociali, ambientali, e di tutela della salute; comunicare al proprio responsabile in loco qualsiasi tipo di spostamento al di là di quelli già programmati e previsti dal progetto; partecipazione a situazioni di vita comunitaria; partecipare a incontri/eventi di sensibilizzazione e di testimonianza ai temi della promozione dei diritti umani, della solidarietà internazionale e delle tematiche affrontate dal progetto durante i periodi di permanenza in Italia. CARATTERISTICHE ORGANIZZATIVE 16) Particolari condizioni di rischio per la realizzazione del progetto connesse alla situazione politica e sociale esistente nell’area d’intervento prescelta: 72 I volontari in servizio civile impegnati nel presente progetto, nello svolgimento del proprio servizio, sono soggetti alle seguenti condizioni di rischio: Rischi per la sicurezza personale: nei contesti urbani si possono verificare fenomeni di microcriminalità, specialmente nelle ore notturne data la scarsa illuminazione dei luoghi pubblici. Le infrastrutture stradali possono presentare tratti dissestati o mal segnalati. In particolare la criminalità è più diffusa nei centri urbani della Romania, in particolare nei quartieri popolari densamente popolati di Bucarest e nelle zone adiacenti agli alberghi internazionali, alle stazioni ed agli aeroporti, dove ci sono casi di furti e di frode. Molto più tranquilla invece Elista, Batumi e Timisoara in cui la criminalità è presente, ma in modo contenuto. Rischi Sanitari: sono presenti aree territoriali con standard igienici non sempre adeguati, dove l’esistenza di patologie come difterite, epatite A e B o virale ma soprattutto tubercolosi, richiedono possibilmente vaccinazioni previo parere medico. Il livello delle strutture sanitarie ed ospedaliere, soprattutto al di fuori dei principali centri urbani, è inferiore a quello occidentale, non tanto per la carenza di professionalità del personale medico, quanto per attrezzature obsolete e mancanza di medicinali. In alcune zone della Russia molte strutture abitative presentano ancora diverse coperture in Eternit, che accidentalmente vengono utilizzate per tamponare buche presenti sul manto stradale. In Georgia sono diffusi casi di rabbia e tubercolosi. In Romania, e in particolare a Bucarest, è diffuso il randagismo canino. Rischi di ordine pubblico: sporadiche occasioni di trovarsi in territori caratterizzati da conflitti etnici, politici e/o religiosi, con sporadiche manifestazioni pubbliche di dissenso. Attualmente l’elevata situazione di tensione tra Russia e Ucraina, dovuta all’invasione della Crimea non ha ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla sicurezza della zona interessata dal progetto. 17) Accorgimenti adottati per garantire i livelli minimi di sicurezza e di tutela dei volontari a fronte dei rischi evidenziati al precedente punto 16) e di quelli sanitari: Al fine di garantire i livelli minimi di tutela e sicurezza dei volontari nell’ambito di tutte le sedi di attuazione del progetto l’Ente adotta alcuni protocolli e accorgimenti sia di carattere generale che di carattere specifico in relazione alla tipologia di rischio indicati al precedente box 16. Accorgimenti di carattere generale Prima della partenza: Registrazione dei dati relativi alla permanenza nel paese estero prima della partenza sul sito www.dovesiamonelmondo.it promosso dall’Unità di crisi del Ministero Affari Esteri Italiano. Coordinamento del viaggio di espatrio. Il viaggio di espatrio è preventivamente concordato fra la struttura di gestione e la sede di 73 destinazione: viene comunicata alla sede locale il giorno e l’ora di arrivo del volontario nel paese di destinazione, nonché il piano di volo previsto per il volontario. Gli operatori dell'Associazione nel paese di destinazione si occuperanno dell’accoglienza dei volontari sin dall’arrivo presso l’aeroporto di destinazione. Per fare ciò potranno avvalersi di collaboratori locali. Comunicazione alla Rappresentanza Diplomatica nel paese di destinazione dei riferimenti dei volontari, oltre alla data di arrivo, i nominativi, i dati anagrafici, l’indirizzo e riferimenti dell’associazione in loco. Il rapporto di comunicazione con l’Ambasciata verrà mantenuto durante tutto il periodo di permanenza all’estero dei volontari. Informazioni igienico-sanitarie: Prima della partenza i volontari verranno informati delle norme di sicurezza igienico-sanitarie di base da adottare nel paese di destinazione. Al loro arrivo nella sede estera il personale di riferimento avrà cura di ribadire tali norme e gli eventuali accorgimenti da adottare. Vaccinazioni e profilassi ambientali: Prima della partenza i volontari verranno informati sulle indicazioni generali dell’OMS e del ministero della Salute rispetto al paese di destinazione e orientati riguardo alle procedure da seguire, eventualmente suggerendo la consultazione dei centri di Medicina del Viaggiatore sul territorio nazionale. Considerati i rischi sanitari individuati al precedente punto 16 e la possibilità di entrare in contatto con situazioni caratterizzate da un basso livello di igiene si consiglia di effettuare vaccinazioni contro l'epatite A e B, il tetano e il tifo, nonché le vaccinazioni e/o profilassi consigliate dal Ministero della Salute e consultabili all’ indirizzo www.salute.gov.it Informazioni di base sulla presenza all’estero: nel corso delle prime settimane di formazione , verrà descritto ai volontari il complesso delle attività dell’ente in loco, le sedi di attuazione, gli operatori dell’associazione, collaboratori etc. Ai volontari sanno inoltre forniti alcuni elementi generali rispetto a: - prassi generali di carattere interculturale; - norme di comportamento legate a situazioni di ordine pubblico; - informazione e formazione sui rischi connessi all’impiego dei volontari nei progetti di servizio civile; In loco: Informazioni sul paese e sullo stile di presenza Il personale nel paese di destinazione all’arrivo dei volontari li informerà su: situazione politica del paese e del contesto locale; informazioni di base sullo stile di presenza, in particolare rispetto agli atteggiamenti da adottare per una gestione positiva della relazione interculturale; condizioni sanitarie ed igieniche specifiche del paese e della realtà locale; informazione e formazione sui rischi connessi all’impiego dei volontari nei progetti di servizio civile; Accorgimenti di carattere comportamentale e logistico: tutti gli spostamenti dei volontari vanno concordati con il personale di riferimento della sede locale. Se necessario il volontario potrà essere accompagnato da una persona con conoscenza del territorio. 74 Accorgimenti specifici: Rischi per la sicurezza personale: Gli operatori in loco comunicheranno ai giovani i pericoli dovuti alla microcriminalità, in particolare indicando gli orari e le zone di maggior rischio, comportamenti ed atteggiamenti da evitare. Verranno inoltre forniti strumenti utili ad affrontare con le giuste caute eventuali situazioni caratterizzate da illegalità ed abusi (es. corruzione), che richiedono la comunicazione immediata al proprio referente locale. In particolare si chiederà ai volontari di non girare per strada con oggetti di valore quali denaro, cellulare, passaporto, soprattutto a Bucarest, e di diffidare da agenti di Polizia in borghese che chiedono di mostrare i documenti. Inoltre i responsabili locali forniranno i numeri di emergenza della rappresentanza consolare Italiana che delle forze dell’ordine locali, a cui potersi rivolgere in caso siano vittime di questi episodi. Riguardo la prevenzione legata agli spostamenti stradali, sarebbe preferibile soprattutto per lunghe distanze l’utilizzo del treno, quando non possibile è preferibile muoversi durante le ore di luce e mai dopo il tramonto, evitando minimamente i pericoli legati alle precarie condizioni del manto stradale. Rischi Sanitari: Il personale locale fornirà le buone prassi da seguire necessarie al fine di adottare i giusti accorgimenti igienico/sanitari, evitando di fatto intossicazioni alimentari o contrazione di malattie. Gli operatori in loco agevoleranno l’accesso alle strutture sanitario/ospedaliere per controlli e accertamenti di varia natura nel caso di patologie sospette come difterite, epatite A e B o virale ma soprattutto tubercolosi e rabbia. Si raccomanderà ai volontari, soprattutto a Bucarest, di evitare il contatto con cani randagi e, qualora vengano accidentalmente morsi, saranno portati in ospedale per gli opportuni accertamenti. Qualora si dovessero presentare situazioni che coinvolgano eternit, verranno fornite informazioni al volontario sulle varie modalità utilizzabili d’isolamento del materiale, gli accorgimenti e le situazioni critiche da segnalare agli enti locali preposti. Verranno indicati il personale medico di fiducia a cui fare riferimento in caso di necessità, i presidi sanitari e le farmacie dove poter trovare i medicinali basilari, indicando i numeri telefonici ai quali poter comunicare eventuali emergenze sanitarie. Rischi di ordine pubblico: Nell’eventualità che i volontari si dovessero trovare tra fazioni opposte, si richiede di mantenere una condotta neutrale tra le parti in conflitto, sconsigliando la frequentazione di luoghi dove possono aver luogo dimostrazioni o assembla mento di gruppi organizzati. Nell’eventualità ci fossero gravi problemi di ordine pubblico, sfociando in episodi di violenza, verrà fatto riferimento agli istituti di Rappresentanza Diplomatica in loco, intensificando i contatti proporzionalmente alla gravità della situazione, che di volta in volta rivaluterà la gravità del contesto delineando eventuali nuove misure straordinari da adottare (rientro in Italia nei casi più gravi). Rispetto la situazione di conflitto tra Russia ed Ucraina, in caso di peggioramenti delle condizioni di sicurezza sul territorio di attuazione del progetto l’ente attuerà in cooperazione con gli organi Consolari e 75 Istituzionali il protocollo specifico per casi d’emergenza. Paese Città di realizzazione del progetto Struttura sanitaria più vicina Ospedale pubblico della città di Batumi Georgia Batumi Clinica privata “Medina” Clinica privata “Referaruli” Timisoara Romania Bucarest Hospital Spitalul Clinic Judetean de Urgenta L’ospedale è privato e dotato di tutti i reparti specializzati. Spitalul Clinica municipal de Urgenta Timisoara Offre tutte le prestazioni ed è specializzato in medicina d’urgenza. Altamente qualificato. Ospedale pubblico Offre tutte le prestazioni, in particolare cure di base, analisi del sangue, interventi di emergenza, servizio di 118, ma qualità non elevata. Spitalul Universitar de Urgenta ELias (ospedale universitario, offre tutte le prestazione ed è specializzato in medicina d’urgenza; Mezzi di trasporto Tempi di percorrenza L’ospedale è pubblico e dotato di tutti i reparti specializzati. Dista 5 Km dalla sede ed è raggiungibile in 10 minuti. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. Clinica privata dotata di reparti specializzati di chirurgia e ortopedia. Dista 7 km dalla sede progettuale, ed è raggiungibile in 15 minuti. Utilizzabile dal volontario un mezzo privato dell’Associazione. Clinica privata che offre servizi sanitari specifici di cardiologia e TAC e RX. Dista 4 km dalla sede progettuale, ed è raggiungibile in 10 minuti. Utilizzabile dal volontario un mezzo privato dell’Associazione. Dista 10 km dalla sede ed è raggiungibile in 20 minuti in auto o con i mezzi pubblici. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. Dista 3 km circa dalla sede è raggiungibile in 5 minuti in auto, poco più con i mezzi pubblici. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. Si trova a 200 metri dalla sede dell’ente, pertanto raggiungibile tranquillamente anche a piedi. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. Si trova a circa 10 km dalla sede dell’ente, pertanto raggiungibile in pochi minuti in auto. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. 76 prestazioni di alta qualità) Spitalul Universitar de Urgenta Bucuresti (Ospedale Universitario offre tutte le prestazione ed è di alta qualità, consigliato anche da Viaggiaresicuri) Spitalul Clinic de Urgenta Militar Central “Dr. CAROL DAVILA” (Ospedale Militare, privato, di alta qualità, offre tutte le prestazioni, consigliato anche da Viaggiare sicuri) Repubblican Hospital Ospedale pubblico con servizi di diagnostica di base. Ospedale Repubblicano P. Zhemchueva Russia Elista Clinica consultiva “Stavropol” Si trova a circa 5 km dalla sede dell’ente, raggiungibile in un’ora con i mezzi pubblici, e in circa 20 m con l’auto. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. Si trova a 9km dalla sede di attuazione dell’ente. E’ raggiungibile in un’ora con i mezzi pubblici, e in circa 25 m con l’auto. A disposizione del volontario c’è un mezzo privato dell’Associazione. Raggiungibile in 20 minuti circa con auto privata messa a disposizione dall’ente Raggiungibile in 20 minuti circa con auto privata messa a disposizione dall’ente Ospedale pubblico con prestazioni e servizi medici quali ECG, chirurgia, ortopedia e analisi. Clinica priva attrezzata di un laboratorio di analisi e diagnosi, fornisce prestazioni di vario genere (RX,TAC, ECG) di media-alta qualità. Dista 10 km dalla sede progettuale, ed è raggiungibile in circa 20 minuti con un mezzo privato messo a disposizione dall’ente. 18) Particolari condizioni di disagio per i volontari connesse alla realizzazione del progetto: - Salute: i volontari possono vivere il disagio di ritrovarsi in territori in cui il contesto sanitario non è eccessivamente qualificato e le condizioni igieniche non sono sempre ottimali, in particolare a contatto con contesti di disagio. - Comunicazioni: le comunicazioni con l’Italia possono risultare difficili, per periodi limitati, in seguito a problemi di funzionalità delle linee telefoniche, spesso a causa di fattori climatici. - Privacy: nella quasi totalità delle strutture esistenti, si condividono gli spazi (camera, bagno ecc.) con altre persone (persone accolte, altri volontari, personale dell’Associazione, ecc), è spesso difficile riuscire a raggiungere condizioni di perfetta tranquillità. 77 - Stile di vita: essenzialità e sobrietà sono le prerogative del modo di vivere del personale dell’Associazione. La coerenza con questi valori è, secondo lo stile di vita ed il pensiero dell’Associazione, una via di vicinanza e di condivisione con le persone più povere che si incontrano e un modo per mettersi in ascolto del contesto in cui si vive. Non significa vivere privandosi del soddisfacimento dei bisogni basilari bensì del superfluo. In particolare si richiede sobrietà per quanto riguarda l’uso di alcool, soprattutto per i volontari che prestano servizio in comunità terapeutiche, pronte accoglienze per minori e adulti che provengono dalla strada e che quindi potrebbe essere usuari di sostanze e alcool. Parlare di sobrietà implica un’attenzione maggiore alla gestione del tempo libero ( soprattutto per quanto riguarda i viaggi). - Contesto: possono vivere il disagio di ritrovarsi in contesti territoriali, soprattutto urbani, con presenza di microcriminalità e violenza. Questo può comportare la necessità di rispettare orari per il rientro la sera e di evitare certe zone della città o del paese particolarmente pericolosi. Inoltre condizioni climatiche particolarmente avverse possono, in certe situazioni, ostacolare e ridurre temporaneamente le attività previste dal progetto. - Relazioni: i volontari possono vivere il disagio di ritrovarsi immersi in una realtà totalmente nuova per loro e non avere le giuste coordinate per comprenderla, per capire come relazionarsi e comportarsi. Il disagio può derivare: dalla non conoscenza della lingua straniera, dalla necessità di interagire con una cultura diversa e a volte difficile da comprendere, dalla difficoltà di lavoro con gruppi di destinatari specifici. Queste difficoltà di tipo relazionale/comunicativo possono essere mitigate dalla presenza di operatori locali che parlano italiano e che possono fungere da mediatori tra le diverse culture e i diversi ruoli. Altra difficoltà può essere quella di dover mantenere un ruolo educativo, che presuppone un equilibrio tra empatia con i destinatari del progetto e nello stesso tempo una giusta distanza. 78 19) Sede/i di attuazione del progetto di appoggio in Italia ed Operatori Locali di Progetto: N. Sede di attuazione del progetto Nominativi degli Operatori Locali di Progetto Comune Indirizzo Cod. ident. sede N. vol. per sede Cognome e nome Data di nascita C.F. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 79 20) Sede/i di attuazione del progetto all’estero ed ente/i partners: N. Ente che ha presentato il progetto Paese estero Città Cod. ident. N. vol. sede per sede Ente partner paese estero Personale di riferimento sede estera (cognome e nome) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 80 21) Modalità di comunicazione della presenza dei volontari all’autorità consolare o diplomatica italiana presso il paese in cui si realizza il progetto: La struttura di gestione per il servizio civile procederà alla registrazione dei volontari all’interno del portale del Ministero degli Affari Esteri e dall’ Unità di Crisi, www.dovesiamonelmondo.it, segnalando la presenza nel paese estero nonché i periodi di espatrio dal paese estero. Comunicazione alla Rappresentanza Diplomatica: Prima dell’espatrio la struttura di gestione invia comunicazione, tramite fax o posta elettronica alle Ambasciate italiane dell’arrivo dei volontari in servizio civile. Il rapporto di comunicazione con l’Ambasciata verrà mantenuto durante tutto il periodo di permanenza all’estero dei volontari, anche in occasione di rientri in Italia o spostamenti fuori dal paese di realizzazione del progetto (che si possono rendere necessari in alcune circostanze per il rinnovi dei visti, o durante i permessi). 22) Modalità di collegamento e comunicazione con la sede italiana dell’ente proponente il progetto assicurata ai volontari: Per ciascuna delle sedi previste dal presente progetto è prevista e garantita la possibilità per i giovani volontari di comunicare con la sede centrale di gestione del Servizio Civile per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in Italia attraverso i seguenti mezzi di comunicazione: e-mail ([email protected]), telefono (+39.0541.972477), fax (+39.0541.972466), skype. I volontari sono inoltre invitati a dotarsi di una scheda telefonica per cellulari così da poter garantire la comunicazione con la sede dell’Ente in Italia e con i familiari, anche in caso di allontanamento del volontario dalla sede di attuazione del progetto. Gli Enti prevedono inoltre una figura di tutoraggio in Italia che accompagnerà i volontari durante la formazione in Italia e farà da ulteriore riferimento e accompagnamento durante la permanenza all’Estero. La comunicazione tra la sede dell’ Ente in Italia e le sedi di attuazione del progetto avviene regolarmente a cadenza quindicinale. Nell’eventualità in cui nella sede estera si verifichino situazioni di particolari disagio o di rischio le comunicazioni verranno intensificate di conseguenza. 23) Modalità e tempi di eventuali rientri in Italia dei volontari durante il periodo di permanenza all’estero: Il progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 – EURASIA” prevede la permanenza all’estero dei volontari per circa 10-11 mesi. L’espatrio è previsto dopo circa un mese dall’ avvio del progetto. E’ altresì prevista, tra il 5° e 6° mese di servizio, la realizzazione della formazione intermedia, utile anche alla valutazione dell’andamento del progetto. Tale formazione potrà realizzarsi in Italia o presso una delle sedi dell’ente scelte fra quelle a progetto o fra quelle dei progetti che si realizzano nel medesimo continente. La possibilità di ulteriori rientri in Italia potrà essere presa in considerazione al verificarsi di una o più dei seguenti avvenimenti: problemi legati al progetto (valutazione straordinaria dell’andamento del progetto); 81 problemi disciplinari (verifica straordinaria dell’andamento del servizio del volontario); problemi legati al visto di permanenza nella sede estera; motivi familiari e/o di salute. In qualunque situazione comunque, il rientro sarà concordato tra il volontario, il personale di riferimento e la struttura di gestione del Servizio Civile. Nel complesso sono previsti 3 periodi di permanenza in Italia : 1- prima dell’ espatrio della durata di circa 1 mese; 2- tra 5° e 6° mese di servizio della durata di circa 10 giorni; 3- durante l’ultimo mese di servizio della durata di 1 settimana circa per il momento di verifica e valutazione finale del progetto. Tempi di realizzazione del progetto Avvio del servizio civile Formazione generale dei Caschi Bianchi (1 settimana) Formazione specifica dei Caschi Bianchi (10 giorni) Periodo formativo di addestramento presso la sede di appoggio(1 settimana) Partenza per il paese estero di destinazione all’inizio del 2°mese di servizio; Formazione specifica intermedia tra 5° e 6° mese di servizio; Rientro in Italia durante l’ultimo mese di servizio; 24) Eventuale assicurazione integrativa a copertura dei rischi indicati alla precedente voce 16): NO 25) Eventuali attività di promozione e sensibilizzazione del servizio civile nazionale: L’Associazione Papa Giovanni XXIII da più di 30 anni investe le proprie risorse nella promozione e gestione di progetti di servizio civile, prima ai sensi delle leggi 772/72 e 230/98 oggi come Servizio Civile Nazionale, sia in Italia che all’estero. Per questa ragione, credendo profondamente nel valore Universale del servizio civile e cosci dell’apporto che produce di a livello sociale che formativo -culturale, si ritiene che la promozione e la sensibilizzazione non debbano essere limitate al singolo progetto o strettamente all’arco di emanazione e scadenza del bando, ma siano permanenti e debbano realizzarsi trasversalmente ad ogni attività dell’Ente. L’Ente si è dotata da diversi anni di un ufficio centrale con ramificazioni territoriali, laddove è presente che espleta anche la funzione di struttura di gestione per il Servizio Civile. Nel corso di tutto l’anno è attivo uno sportello informativo centralizzato che riceve richieste di partecipazione ed informazione rispetto al Servizio civile e relativi progetti da parte di giovani interessati o semplicemente curiosi, che possono disporre anche di un numero verde dedicato che a tal fine è stato attivato. Durante tutto l’anno l’ente partecipa e promuove azioni di sensibilizzazione, discussione, elaborazione riguardanti i vari aspetti del SCN. Lo strumento privilegiato per le attività di promozione e sensibilizzazione dell’ente è la partecipazione diretta dei volontari in servizio civile tramite la loro presenza e la 82 testimonianza come strumento di apprendimento, scoperta in una prospettiva didattica attiva, operativa ed immediata. Il piano di promozione è pertanto composto da un monte ore dedicato alla promozione e sensibilizzazione del Servizio Civile nel suo complesso ed un secondo monte ore dedicato alla promozione del singolo progetto. Alla somma di questi , riportati nella tabella seguente, si dovrebbero aggiungere una serie di attività , non quantificabili che comunque concorrono alla realizzazione del piano di promozione. Totale ore espressamente dedicate alla promozione e sensibilizzazione del Servizio Civile Nazionale Totale ore espressamente dedicate alla promozione e sensibilizzazione del progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 – EURASIA” Attività di promozione e pubblicizzazione non quantificabili in ore TOTALE ORE PROMOZIONE E SENSIBILIZZAZIONE A+B= A=30 B= 50 C 80 Alle suddette 80 ore bisogna aggiungere una serie di attività difficilmente misurabili e quantificabili ma che ai fini della promozione e sensibilizzazione rivestono, secondo noi, un elevato grado di rilevanza. Di seguito si riporta in dettaglio l’elenco delle azioni/attività: EVENTO – AZIONE – ATTIVITA’ A B C Banchetto in occasione della “Tre Giorni Generale” dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che si svolge a cadenza annuale ed ha rilevanza internazionale, a cui partecipano tutte le zone periferiche dell’associazione. I volontari in servizio civile collaborano alla gestione del banchetto. Collaborazione fissa con il mensile ”Sempre” attraverso la rubrica “Frontiere di Pace”, redatta a cura del Servizio Obiezione di Coscienza e pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che presenta testimonianze (e illustra i relativi contesti e progetti dove operano) di volontari in servizio civile nazionale sia in Italia che all’estero. Interventi in qualità di relatori o testimonianze di volontari ed ex volontari in incontri pubblici e seminari, banchetti in numerose manifestazioni nazionali, sportello informativo telefonico, ecc. TOTALE ORE QUANTIFICABILI EVENTO – AZIONE – ATTIVITA’ Quantificabili in ore Realizzazione infodays e giornate di orientamento Colloqui di orientamento con giovani interessati N. ORE 10 10 10 30 N. ORE 20 30 TOTALE ORE QUANTIFICABILI 50 EVENTI – AZIONI – ATTIVITA’ NON QUANTIFICABILI Attivazione di un numero verde per far fronte alle richieste telefoniche dei giovani interessati: 800 913 596 Partecipazione ad eventi pubblici e privati di promozione e sensibilizzazione a livello nazionale. Invio, tramite mail massiva, di materiale promozionale ad indirizzi privati acquistati da aziende specializzate in riferimento al target giovani 83 del territorio. Pubblicizzazione del progetto Promozione su siti web: www.apg23.org www.odcpace.org www.antennedipace.org Newsletters a: Gruppi scout a livello nazionale Informagiovani del territorio nazionale Centri missionari diocesani d’Italia Giovani tra i 18 e i 28 anni sul territorio nazionale Promozione con inserti su riviste/quotidiani: Mensile “Sempre” Affissione e distribuzione di materiale promozionale presso: Università Carlo Bo di Urbino; Redattore Sociale s.r.l; Associazione ADUSU di Padova; Stampa e diffusione volantini (n° copie: 500) e manifesti (n° copie: 50 ) sul servizio civile nazionale volontario e sul progetto specifico, che viene messo a disposizione presso tutte le sedi periferiche dell’Ente, e diffuso attraverso gli enti che hanno sottoscritto partnership inerenti la promozione del servizio civile dell’ente. TOTALE ORE (A+B) = 80 26) Criteri e modalità di selezione dei volontari: Si rinvia al sistema di reclutamento e selezione presentato dall’ Ente associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in sede di accreditamento 27) Ricorso a sistemi di selezione verificati in sede di accreditamento (eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio): SI ASSOCIAZIONE COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII 28) Piano di monitoraggio interno per la valutazione dell’andamento delle attività del progetto: Si rinvia al sistema di monitoraggio presentato dall’ Ente associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in sede di accreditamento 29) Ricorso a sistemi di monitoraggio verificati in sede di accreditamento (eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio): SI ASSOCIAZIONE COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII 30) Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre quelli richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n. 64: 84 Oltre ai requisiti richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n.64, possono essere requisiti funzionali ed utili al progetto: Interesse verso attività di assistenza, educazione, animazione, microcredito, lavoro di gruppo, microsviluppo economico, tutela dei diritti umani in Italia ed all’ estero; impegno a rendere pubblica l’esperienza derivante dal progetto di servizio civile e a lavorare per la sensibilizzazione del territorio di provenienza sia durante il periodo di formazione in Italia che durante la permanenza all’estero; disponibilità a trascorrere un ampio periodo di tempo all’estero (10 – 11 mesi) con un solo rientro intermedio; interesse per i temi della solidarietà internazionale e della pace; volontà e desiderio di sperimentare concretamente la solidarietà e la condivisione con fasce di popolazione particolarmente svantaggiate e vulnerabili; desiderio di nonviolenta; interesse per percorsi a carattere formativo e di crescita individuale; desiderio di interazione costruttiva con chi è portatore di differenze culturali; volontà e capacità di lavorare in modo cooperativo, in gruppo ed in rete con altri soggetti; disponibilità ad apprendere la lingua del paese dove è ubicata la sede prescelta ed eventualmente a frequentare corsi di lingua; disponibilità a sottoporsi alle previste profilassi mediche; disponibilità ad attenersi alle misure di sicurezza adottate dall’Ente, a rispettare gli orari stabiliti dall’OLP di riferimento per le uscite, e a comunicare gli spostamenti, soprattutto per quelle sedi in cui è presente un alto tasso di delinquenza. sperimentare modalità concrete di azione e difesa 31) Eventuali risorse finanziarie aggiuntive destinate in modo specifico alla realizzazione del progetto: Il progetto prevede l’impiego di risorse finanziarie aggiuntive destinate alle attività del progetto elencate nei punti 9.1 e alle risorse tecniche previste alla voce 33 sia per gli obiettivi trasversali che per quelli specifici per i paesi. Si ricorda che a tutti i volontari in servizio civile, per la partecipazione della formazione specifica, in località diverse da quella di residenza vengono rimborsate le spese di trasporto effettuate con mezzi pubblici. L’ente inoltre investe nelle attività di tutoraggio dei volontari in quanto ritiene questa figura particolarmente importante per il buon andamento del servizio. Il tutor infatti coordina e segue la logistica dei momenti formativi specifici e monitora il percorso di servizio civile del volontario all’estero, attraverso una relazione costante con quest’ultimo e un rapporto costante con l’operatore locale di progetto all’estero. Le risorse sono state suddivise, per voci di spesa generali, per obiettivi trasversali e per obiettivi specifici. 85 Le prime sono riferite alle azioni di promozione, all’organizzazione della formazione specifica(secondo quanto previsto ai punti 43-49), al tutoraggio a distanza per qualificare l’andamento del servizio. Le seconde riguardano spese aggiuntive per il raggiungimento degli obiettivi trasversali previsti dal progetto e fra questi i costi derivanti dalle risorse strumentali previste al successivo punto 33. Le ultime fanno riferimento alle spese (e alle relative risorse) aggiuntive per il raggiungimento degli obiettivi specifici. VOCI DI SPESA GENERALI Funzione Descrizione Promozione Spese sostenute per la promozione del progetto, attraverso la stampa di manifesti, volantini, spazi internet. Affitto locali Esperti Materiali Spostamenti volontari Personale dedicato Spese di viaggio per la realizzazione di incontri e momenti informativi sul progetto Formazione specifica Tutto il complesso per le spese di affitto di strutture ad hoc per la formazione specifica dei volontari, oltre alle spese di utilizzo dei locali dell’Associazione. Spese per compenso a docenti esperti in specifiche tematiche previste nella formazione specifica Spese per abbonamenti a riviste, per acquisto di tutto il materiale di documentazione messo a disposizione dei volontari nel corso della formazione. Nel corso della prima parte del servizio civile, i volontari svolgono la formazione in Italia. Questa formazione è divisa in: un periodo di formazione generale di gruppo iniziale; un periodo di formazione specifica in gruppi di lavoro e un periodo di addestramento presso varie sedi dell’associazione sul territorio italiano. Si prevede inoltre un periodi formazione intermedia tra 5° e 6° mese ed un momento di valutazione e chiusura dell’esperienza nel corso dell’ultimo mese. I volontari sostengono nell’arco dell’anno alcuni viaggi sul territorio nazionale. Tutoraggio a distanza Spese per il personale espressamente dedicato al tutoraggio a distanza dei volontari all’ estero e spese viaggio per la realizzazione di incontri in presenza utili alla verifica dell’andamento del progetto e del servizio dei volontari. Costi tecnici telefono, connessione, abbonamento skype TOTALE SPESA A Quantità 300 euro 300 euro 900 euro 500 euro 150 euro 1500 euro 5000 euro 100 euro 8.750 euro VOCI DI SPESA SPECIFICHE LEGATE AGLI OBIETTIVI TRASVERSALI OBIETTIVO 1 –TRASVERSALE Incrementare la realizzazione e la diffusione di materiale informativo attraverso il sito www.antennedipace.org e gli strumenti informativi ad esso collegati utili a sensibilizzare la società civile italiana sulle conflittualità sociali presenti nei paesi 86 di destinazione del progetto. AZIONI– Attività Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE 1.1. Attività di censimento e contatto dei media tradizionali e non presenti nel territorio di provenienza dei volontari 1.2. Invio di informazioni prodotte dai volontari e realizzazione di interviste coi contatti censiti 1.3. Realizzazione di testimonianze sull’esperienza all’ estero Azione 2 – FORMAZIONE 2.1. Modulo formativo: introduzione al mondo dell’informazione 2.2. produrre informazione al tempo del web 2.0 2.3. Confronto periodico con la Redazione e con i tutor di riferimento 2.4 Approfondimento del contesto politico, socioeconomico Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE 3.1 Selezione delle tematiche 3.2 Raccolta di articoli, report, gallerie fotografiche e video RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE Descrizione Quantità Spesa per viaggi ed eventuale supporto da parte di personale esperto nell’individuazione dei media Spesa per acquisto o mantenimento strumentazione informatiche e materiale di cancelleria Spesa per personale per elaborazione comunicati stampa ovvero testi esplicativi Spesa per acquisto o mantenimento strumentazione informatiche e materiale di cancelleria Spese di viaggio per il raggiungimento dei luoghi per le interviste Spesa per personale esperto sul tema dell’ informazione e sull’utilizzo strategico dei mezzi di ripresa e di produzione e relativo materiale di consumo. 300 euro 200 euro 400 euro 200 euro Spesa per acquisto o mantenimento strumentazione informatiche e materiale di cancelleria Spesa per personale espressamente dedicato alla redazione del materiale di informazione prodotta dai volontari Spese per materiale di approfondimento 1000 euro Spesa per personale espressamente dedicato alla redazione del materiale di informazione prodotta dai volontari 1000 euro Spese per materiale 150 euro di 87 3.3. Confronto Redazione con la 3.5.Pubblicazione e produzione multimediale sul sito www.anntennedipace.org e valorizzazione su social media e canali digitali approfondimento Spesa per acquisto o mantenimento strumentazione informatiche e materiale di cancelleria Spese per mantenimento e/o aggiornamento tecnico del sito www.antennedipace.org e produzioni multimediali 150 euro Spesa per acquisto o mantenimento strumentazione informatiche e materiale di cancelleria TOTALE SPESA B 3.400 euro OBIETTIVO 2 –TRASVERSALE Realizzare un report sul grado di affermazione dei Diritti umani fondamentali, a partire da casi concreti e storie di persone nei diversi contesti in cui viene attuato il progetto, utile ad approfondire la conoscenza del contesto e di individuare eventuali nuove priorità di intervento. AZIONI– Attività RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE Descrizione quantità Azione 1 - ANALISI DEL MATERIALE IN ESSERE Spese di viaggio necessarie alla 200 euro 1.1.Illustrazione del percorso realizzazione degli incontri e materiale prodotto col necessari coi soggetti coinvolti precedente progetto nella definizione dell’ ambito di indagine Spese di viaggio necessarie alla 300 euro realizzazione degli incontri necessari coi soggetti coinvolti nella definizione dell’ ambito di 1.2.aggiornamento della indagine situazione *spese per docenti esperte già attribuite nelle voci di spesa generali Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI 2.1. definizione delle priorità tematiche 2.2. Definizione dei formati Azione 3 – INTERVISTE E REDAZIONE 3.1. Individuazione dei soggetti da intervistare 3.2. realizzazione interviste delle 100 euro Spese di viaggio ed organizzative necessarie ad incontri col personale coinvolto 200 euro Spese di viaggio ed organizzative necessarie alla realizzazione Spese per personale espressamente dedicato 88 3.3 Redazione dell’ elaborato finale Azione 4– PUBBLICAZIONE 4.1. Pubblicazione elaborato finale 300 euro Personale espressamente dedicato alla pubblicazione. Spese di viaggio necessarie alla realizzazione di incontri con gli enti che costituiscono la rete di sostegno alle attività per quanto attiene la condivisione dell’elaborato finale. Costi tecnici necessari alla pubblicazione ( grafica, ISBN,etc) TOTALE SPESA C 1.100 euro VOCI DI SPESA SPECIFICHE LEGATE AGLI OBIETTIVI SPECIFICI GEORGIA OBIETTIVO SPECIFICO: Garantire il soddisfacimento dei bisogni primari (alimentazione, cure di base, educazione) a minori appartenenti alle famiglie disagiate di Batumi e a 5 minori accolti nella struttura dell’ente AZIONI – ATTIVITÀ RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.1. Gestione e presa in Quota carburante 400 euro carico delle richieste di sostegno Materiale di cancelleria 50 euro 1.2. Pianificazione interventi degli Spese di segreteria e materiale di cancelleria 1.3. Interventi d’inserimento Materiale di cancelleria nelle strutture dell’ente Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale); AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed Quota Carburante organizzazione degli interventi Materiale di cancelleria 2.2. Attività assistenziali Quota Carburante 200 euro 150 euro 300 euro 200 euro 50 euro 200 euro Generi alimentari e vestiario 400 euro Medicinali 500 euro Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene 300 euro 89 personale); 2.3. Attività di doposcuola e Quota carburante sostegno psico-sociale Materiale didattico (libri, quaderni, pennarelli, ecc.) 2.4. Verifica delle attività Quota carburante 500 euro 200 euro 250 euro Materiale di cancelleria AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludico-ricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle Quota carburante attività ricreative e di socializzazione Materiale di cancelleria 3.2. Realizzazione di attività Quota carburante sportive e ludiche-ricreative Materiale per attività ludiche 100 euro Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale); 3.3. Verifica delle attività e Materiale di cancelleria riprogettazione AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli Quota carburante obiettivi raggiunti 4.2. Riprogettazione degli Materiale di cancelleria interventi compiuti TOTALE SPESA D 100 euro 300 euro 100 euro 200 euro 200 euro 100 euro 200 euro 100 euro 5.100 euro ROMANIA a. Bucarest OBIETTIVO SPECIFICO 1: Incrementare gli interventi di sostegno materiale, psicologico ed educativo rivolti ai 541 destinatari dell’intervento dell’ente AZIONI-Attività AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne 1.1. Raccolta delle richieste di accoglienza 1.2. Valutazione e accettazione richieste 1.3. Inserimento nella struttura o nelle attività dell’ente AZIONE 2-Implementazione e incremento delle attività di supporto materiale e educativo 2.1. Pianificazione e programmazione delle attività RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE Quota carburante; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria e spese di segreteria. Sale attrezzate per incontri con supporto del videoproiettore; materiale di cancelleria; quota carburante. 2.2. Attività assistenziali e di quota carburante; sviluppo delle autonomie di accolti materiale igienico di facile 270 euro 160 euro 110 euro 220 euro 180 euro 110 euro 180 euro 90 e famiglie supportate consumo (carta igienica, sapone, spazzolini, ecc.); materiale di uso domestico (scope, spugnette, ecc.); medicine, beni alimentari e vestiario; Materiale da cancelleria; 2.3. Inserimenti lavorativi Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; materiale di cancelleria e spese di segreteria; quota carburante. 2.4. Attivazione di un servizio di Quota carburante; materiale di cancelleria e strada spese di segreteria; beni alimentari di prima necessità; 2.5. Attività educative e di Materiale didattico; sostegno scolastico per minori a materiale di cancelleria e riciclo; rischio DVD e Tv per attività musicali e Cineforum; AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.1. Incontri di coordinamento con Sale attrezzate per meeting le associazioni del territorio ed incontri con gli altri enti; 3.2. Supporto alle attività delle quota carburante; materiale di cancelleria e altre associazioni promozionale; ufficio attrezzato di computer, connessione internet e telefoni; AZIONE 4- Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi Materiale di cancelleria e 4.2. Revisione delle attività spese di segreteria; quota carburante; programmate e riprogettazione ufficio attrezzato di computer, stampanti, telefoni e connessione internet. TOTALE SPESA E 130 euro 110 euro 370 euro 40 euro 160 euro 110 euro 130 euro 190 euro 80 euro 230 euro 110 euro 130 euro 90 euro 260 euro 110 euro 140 euro 130 euro 90 euro 170 euro 120 euro 4.130 euro b. Timisoara OBIETTIVO SPECIFICO 2: Inserire 50 minori vittime di tratta nei programmi di protezione dell’ONG e attivare un nuovo programma di prevenzione per 40 minori a Carani e Calacea AZIONI-Attività RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI 1.1. Approfondimento dei fenomeni della tratta e della violenza domestica 1.2. Verifica dello stato dell’arte dei programmi e delle attività promosse dall’ente 1.3. Pianificazione e Quota carburante; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria. 120 euro 120 euro 80 euro 91 programmazione delle attività AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara 2.1. Realizzazione di colloqui con le istituzioni locali e con la polizia 2.2. Valutazione e accettazione richieste 2.3. Inserimento nel programma di protezione e aggiornamento dei beneficiari a carico del programma AZIONE 3-Implementazione del programma di protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali Costo delle strutture di sistemazione temporanea dei destinatari; quota carburante; Materiale da cancelleria; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale di facile consumo; derrate alimentari e medicinali; vestiario. 3.2. Attività ludico-ricreative Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria 3.3. Attività educative Materiale per laboratorio artigianale; Sale per la realizzazione dei laboratori, adattate con relativa strumentazione. Materiale artistico di cancelleria (colori a cera, filo, ecc.) 3.4. Attività di inserimento Materiali per attività ludiche; scolastico o lavorativo Giochi in scatola, palloni, ecc. Quota carburante; Materiale di abbellimento per saloni (festoni, colori, palloncini, ecc.). AZIONE 4-Implementazione del programma dei prevenzione dei minori 4.1. Attività assistenziali Mantenimento delle strutture d’accoglienza; quota carburante; Ausili medico-sanitari 4.2. Attività educative e di sostegno materiale per creazioni artistiche (perline, spago, scolastico cartoncini colorati, ecc.); quota carburante; libri di testo, vocabolari, materiali di supporto allo studio; mantenimento stanze per la realizzazione dei laboratori. 4.3. Attività ludico-ricreative Quota carburante; affitto spazi per l’organizzazione di attività di gruppo; palloni, giochi in scatola, video proiettore, DVD e TV, 220 euro 180 euro 80 euro 120 euro 210 euro 230 euro 160 euro 130 euro 80 euro 260 euro 160 euro 180 euro 120 euro 100 euro 160 euro 120 euro 220 euro 100 euro 290 euro 160 euro 130 euro 70 euro 220 euro 180 euro 230 euro 120 euro 92 ecc. AZIONE 5Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 5.1. Valutazione dei risultati attesi Ufficio attrezzato con 5.2. Revisione delle attività computer, connessione Internet e stampanti; programmate e riprogettazione Materiale da cancelleria. TOTALE SPESA F 80 euro 130 euro 4.760 euro RUSSIA OBIETTIVO: Promuovere l’integrazione sociale dei 25 disabili inseriti nelle strutture dell’ente, implementando attività di socializzazione, valorizzando la diversità come valore positivo, attraverso un qualitativo miglioramento delle attività che stimolano le abilità cognitive, sociali e di autonomia personale dei soggetti disabili. AZIONIRISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE ATTIVITÀ AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e nel centro diurno 1.1. Valutazione 200 euro e gestione delle Spese di segreteria e materiale di cancelleria richieste Quota carburante d’inserimento 400 euro 1.2. Inserimento Materiali medico (farmaci per terapie), ausili per 300 euro soggetti disabili, ecc. Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale). AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi 2.1. Spese di segreteria e materiale di cancelleria Programmazione ed organizzazione delle attività 2.2. Attività Materiale di cancelleria e da riciclo laboratoriali di creatività Materiale per lavorazione lana cotta (lana, aghi, colla a caldo, spago, coloranti, forbici, ecc…) 200 euro 150 euro 200 euro 400 euro Materiale per realizzazione di candele e braccialetti 300 euro 2.3. Attività di Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti 150 euro sviluppo delle monouso, spugnette, detergenti per igiene personale). autonomie Medicine 300 euro 2.4. Attività Materiale didattico (vocabolari d’italiano, quaderni, sportive e ludico ecc.) ricreative 50 euro Quota carburante 200 euro Materiale 2.5. Verifica Spese di segreteria e cancelleria 100 euro delle attività AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1 Spese di segreteria e cancelleria 50 euro Programmazione ed organizzazione 93 delle attività di formazione e sensibilizzazione 3.2 Materiale di cancelleria e promozionale Promozione delle attività di Quota Carburante formazione 3.3 Materiale di cancelleria e promozionale Realizzazione delle attività di Materiale didattico formazione e sensibilizzazione Quota carburante 3.4 Verifica delle Spese di segreteria e cancelleria attività e riprogettazione TOTALE SPESA G 100 euro 150 euro 100 euro 100 euro 300 euro 50 euro 3.800 euro TOTALE RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE(A+B+C+D+E+F+G)= 31.040 euro 32) Eventuali reti a sostegno del progetto (copromotori e/o partners): PARTNER PROFIT REDATTORE SOCIALE s.r.l collabora alla realizzazione di quanto previsto dall’obiettivo trasversale 1 supportando: Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE Attività 3.6 Divulgazione e valorizzazione dei contenuti prodotti su social media e nuovi canali digitali Attraverso: la collaborazione nell’ elaborazione di strategie e strumenti utili al potenziamento della presenza dei contenuti prodotti dai volontari e presenti nel sito www.antennedipace.org sui social media, valorizzando e divulgando i contenuti prodotti, promuovendone la diffusione anche attraverso nuove piattaforme digitali. PARTNER NO-PROFIT Associazione ADUSU di Padova collabora alla realizzazione di quanto previsto dall’obiettivo trasversale 2 supportando: Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI Attività 2.1. definizione delle priorità tematiche Attività 2.2. definizione dei formati Attraverso: La collaborazione nell’ individuazione delle priorità tematiche, per ciascun progetto e territorio in cui si realizza, che entreranno a far parte delle situazioni illustrate nel report conclusivo UNIVERSITA’ Università Carlo Bo di Urbino, collabora alla realizzazione di quanto previsto dall’obiettivo trasversale 1 supportando: Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE Attività 3.6 Divulgazione e valorizzazione dei contenuti prodotti su social media e nuovi canali digitali Attraverso: la collaborazione nell’ elaborazione di strategie e strumenti utili al 94 potenziamento della presenza dei contenuti prodotti dai volontari e presenti nel sito www.antennedipace.org sui social media, valorizzando e divulgando i contenuti prodotti, promuovendone la diffusione anche attraverso nuove piattaforme digitali. E di quanto previsto dall’ obiettivo trasversale 2 supportando: Azione 2 – SELEZIONE DEI TEMI E DEI FORMATI Attività 2.1. definizione delle priorità tematiche Attività 2.2. definizione dei formati Attraverso: La collaborazione nell’ individuazione delle priorità tematiche, per ciascun progetto e territorio in cui si realizza, che entreranno a far parte delle situazioni illustrate nel report conclusivo. La collaborazione alla progettazione e predisposizione di uno o più formati di riferimento utili alla raccolta delle storie ed all’ elaborazione del Rapporto conclusivo relativo alle violazioni di diritti umani riscontrate nei luoghi dove si realizza il progetto 33) Risorse tecniche e strumentali necessarie per l’attuazione del progetto: Risorse tecnico strumentali legate agli obiettivi trasversali: OBIETTIVO 1 TRASVERSALE AZIONI – Attività Azione 1 - COSTRUZIONE BACINO DI ATTENZIONE 1.1 Attività di censimento e contatto dei media tradizionali e non, presenti sul territorio di provenienza dei volontari 1.2. Invio di informazioni prodotte dai volontari e realizzazione di interviste a contatti censiti 1.3. Realizzazione di testimonianze sull’esperienza all’estero Azione 2 – FORMAZIONE 2.1. Modulo formativo: introduzione al mondo dell’informazione: dall’ informazione di massa all’ informazione diffusa 2.2. Produrre informazione al tempo del web 2.0 2.4. Confronto periodico con la Redazione e con i tutor di riferimento 2.5 Approfondimento del contesto politico, socio-economico RISORSE TECNICHE STRUMENTALI Ufficio attrezzato con N° 8 pc, con connessione ad internet , telefono , fax, skype N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, skype N°1 Ufficio stampa, dedicato al bisogno, alla diffusione dei comunicati stampa N°1 Indirizzario contatti stampa Sito internet per la diffusione dei comunicati stampa N° 1 computer portatile con videoproiettore N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype presso la struttura di gestione scn Aula didattica attrezzata con materiale didattico e tecnologie informatiche per la formazione (pc multimediale, videoproiettore) N°1 Macchina fotografica, n°1 videocamera Lavagna a fogli mobili Materiale di consumo N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype Aula didattica attrezzata con materiale didattico e tecnologie informatiche per la formazione (pc multimediale, videoproiettore) Lavagna a fogli mobili Materiale di consumo 95 N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype per ogni sede di attuazione Azione 3 - ATTIVITA’ EDITORIALE 3.1 Selezione delle tematiche 3.2. Redazione di articoli, report, gallerie fotografiche, video 3.4. Confronto con la Redazione 3.5.Pubblicazione e produzione multimediale sul sito www.anntennedipace.org e valorizzazione dei contenuti su social media e canali digitali OBIETTIVO 2 TRASVERSALE AZIONI – Attività Azione 1 - ANALISI DEL MATERIALE IN ESSERE 1.1.Illustrazione del percorso e materiale prodotto col precedente progetto 1.2.aggiornamento della situazione N°3 Postazioni PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype presso la struttura di gestione scn N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype per ogni sede di attuazione Sito internet per la diffusione dei comunicati stampa Automobile a disposizione del personale individuato dalla struttura di gestione per la realizzazione di incontri con gli enti che costituiscono la rete di sostegno alle attività del progetto RISORSE TECNICHE STRUMENTALI N°2 Postazioni PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype presso la struttura di gestione scn Aula didattica attrezzata con materiale didattico e tecnologie informatiche per la formazione (pc multimediale, videoproiettore) Lavagna a fogli mobili Materiale di consumo Azione 2 – SELEZIONE DI TEMI E FORMATI 2.1. Definizione delle priorità tematiche 2.2. definizione dei formati N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype per ogni sede di attuazione; Strumenti informatici appositamente definiti per la sistematizzazione delle interviste Azione 3 – INTERVISTE E REDAZIONE 3.1. Individuazione dei soggetti da intervistare 3.2. Realizzazione interviste 3.3 Scrittura secondo i formati prescelti N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype per ogni sede di attuazione Registratori portatili per l’eventuale registrazione delle interviste N°2 Postazioni PC attrezzate con connessione ad internet, telefono, fax, skype presso la struttura di gestione scn 96 N°2 Postazioni PC attrezzate con connessione ad internet, telefono, fax, skype presso la struttura di gestione scn 3.4 redazione dell’ elaborato finale Azione 4 – PUBBLICAZIONE 4.1 -Pubblicazione dell’elaborato finale Automobile a disposizione del personale individuato dalla struttura di gestione per la realizzazione di incontri con gli enti che costituiscono la rete di sostegno alle attività del progetto Strumenti informatici appositamente definiti per la restituzione e diffusione dei dati N°1 Postazione PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype per ogni sede di attuazione N°2 Postazioni PC attrezzata con connessione ad internet, telefono, fax, skype presso la struttura di gestione scn GEORGIA Obiettivo specifico: Garantire strutture, modalità educative e assistenza a 190 minori inseriti nelle progettualità dell’ente, provenienti dalle famiglie disagiate interessate dall’intervento dell’ente, diretto al significativo miglioramento della propria situazione sociale. AZIONI – ATTIVITA’ RISORSE TECNICHE STRUMENTALI AZIONE 1 – Individuazione dei nuclei familiari che necessitano di sostegno 1.1. Gestione e presa in carico delle 1 automezzo; richieste di sostegno Materiale di cancelleria. 1.2. Pianificazione degli interventi 1 Ufficio attrezzato composto da 2 stanze, 4 computer, connessione Internet ADSL e 4 stampanti, Telefoni, ecc. ; Materiale di cancelleria. 1.3. Interventi strutture dell’ente d’inserimento nelle Materiale scolastico (cancelleria, quaderni, pennarelli, ecc.); Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale). AZIONE 2 - Interventi a sostegno dei minori provenienti dalle famiglie povere della baraccopoli 2.1. Programmazione ed organizzazione degli interventi 1 automezzo; 1 Ufficio attrezzato composto da 2 stanze, 4 computer, connessione Internet ADSL e 4 stampanti, Telefoni, ecc. Materiale di cancelleria 2.2. Attività assistenziali 1 automezzo; Generi alimentari, vestiario, medicine, pannoloni, ecc.; 97 Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale). 2.3. Attività di doposcuola e sostegno psico-sociale 1 Pulmino; 1 Automezzo; 1 Ufficio attrezzato da 2 stanze; Materiale didattico (cancelleria, quaderni, libri di testo, ecc.). 2.4. Verifica delle attività 1 Automezzo; 1 Ufficio attrezzato composto da 2 stanze, 4 computer, connessione Internet ADSL e 4 stampanti, Telefoni, ecc. AZIONE 3 – Realizzazione di attività ludico-ricreative e di socializzazione 3.1. Pianificazione delle attività ricreative e di socializzazione 1 Automezzo; 1 Ufficio attrezzato, con 2 stanze, 4 computer, connessione Internet e 4 stampanti, connessione Adsl, telefoni, ecc; Materiale di cancelleria. 3.2. Realizzazione di attività sportive e ludiche-ricreative 1 Pulmino; Materiale Ludico ricreativo (6 giochi in scatola, 4 palloni, 6 biciclette, attrezzature varie, ecc.; 2 TV, 2 lettori DVD, 1 Playstation, ecc.; Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale). 3.3. Verifica delle attività e riprogettazione 1 Ufficio attrezzato composto da 2 stanze, 4 computer, connessione Internet ADSL e 4 stampanti, Telefoni, ecc. AZIONE 4 – Verifica degli interventi 4.1. Valutazione degli obiettivi raggiunti 1 Automezzo; 1 Ufficio attrezzato composto da 2 stanze, 4 computer, connessione Internet ADSL e 4 stampanti, Telefoni, ecc.; Materiale di cancelleria. 4.2. Riprogettazione compiuti degli interventi 1 Ufficio attrezzato composto da 2 stanze, 4 computer, connessione Internet ADSL e 4 stampanti, Telefoni, ecc.; Materiale di cancelleria. 98 ROMANIA a. Bucarest OBIETTIVO SPECIFICO 1: Incrementare gli interventi di sostegno materiale, psicologico ed educativo rivolti ai 541 destinatari dell’intervento dell’ente AZIONI-Attività RISORSE TECNICHE STRUMENTALI AZIONE 1- Inserimento di nuove accoglienze nella struttura e nelle attività di supporto diurne 1.1. Raccolta delle richieste di accoglienza Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria; 1 automezzo. 1.2. Valutazione e accettazione richieste Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria (schede progetto, portadocumenti, ecc.) 1.3. Inserimento nella struttura o nelle Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e attività dell’ente stampanti; 1 automezzo dell’ente; Materiale da cancelleria; AZIONE 2-Implementazione e incremento delle attività di supporto materiale e educativo 2.1. Pianificazione e programmazione delle Sale attrezzate per riunioni ed incontri con altri enti; attività DVD e supporto del videoproiettore; 1 automezzo; Materiale da cancelleria; 2.2. Attività assistenziali e di sviluppo delle Materiale domestico; Medicine e bene alimentari; autonomie di accolti e famiglie supportate Materiale di facile consumo igienico (carta igienica, sapone, ecc.); Materiale da cancelleria; 1 automezzo; 2.3. Inserimenti lavorativi 1 automezzo; Materiale da cancelleria; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; 2.4. Attivazione di un servizio di strada Beni alimentari; 1 automezzo dell’ente; Materiale di cancelleria. 2.5. Attività educative e di sostegno Materiale didattico; DVD, TV e giochi per le attività scolastico per minori a rischio educative di sostegno; Materiale di cancelleria vario. AZIONE 3- Rafforzamento del lavoro di rete con altre associazioni sul territorio 3.1. Incontri di coordinamento con le Materiale di cancelleria; associazioni del territorio Sale attrezzate per meeting o tavole rotonde; 1 automezzo; Ufficio attrezzato di computer, 99 3.2. Supporto associazioni alle attività delle altre AZIONE 4- Valutazione delle attività di supporto materiale, psicologico ed educativo 4.1. Valutazione dei risultati attesi 4.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione stampanti, telefoni e connessione internet. Materiali di cancelleria; 1 automezzo; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Ufficio attrezzato con computer, connessione internet e stampanti; 1 automezzo; Materiale di cancelleria. Ufficio attrezzato con computer, connessione internet e stampanti; Materiale di cancelleria. b. Timisoara OBIETTIVO SPECIFICO 2: Inserire 50 minori vittime di tratta nei programmi di protezione dell’ONG e attivare un nuovo programma di prevenzione per 40 minori a Carani e Calacea AZIONI-Attività RISORSE TECNICHE STRUMENTALI AZIONE 1-PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI 1.1. Approfondimento dei fenomeni della Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; tratta e della violenza domestica Materiale da cancelleria; 1 automezzo. 1.2. Verifica dello stato dell’arte dei Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; programmi e delle attività promosse Materiale da cancelleria (schede dall’ente progetto, portadocumenti, ecc.) 1.3. Pianificazione e programmazione Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; delle attività Materiale da cancelleria; AZIONE 2- Inserimento delle vittime di tratta nel programma di protezione di Generatie Tanara 2.1. Realizzazione di colloqui con le Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; istituzioni locali e con la polizia 1 automezzo; Materiale da cancelleria; 2.2. Valutazione e accettazione richieste Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria; 1 automezzo; 2.3. Inserimento nel programma di Strutture di sistemazione temporanea dei destinatari; protezione e aggiornamento dei beneficiari 1 automezzo; a carico del programma Materiale da cancelleria; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; AZIONE 3-Implementazione del programma di protezione delle vittime 3.1. Attività assistenziali Materiale medici e ausili sanitari; Vestiario e prodotti per l’igiene 100 3.2. Attività ludico-ricreative 3.3. Attività educative 3.4. Attività di inserimento scolastico o lavorativo AZIONE 4-Implementazione programma dei prevenzione minori 4.1. Attività assistenziali 4.2. Attività scolastico educative e di (spazzolino, sapone, bagno schiuma, ecc); 1 automezzo; Sale attrezzate per incontri. 1 pulmino; Materiale di riciclo e di consumo, per laboratori artistici (spago, perline, cartoncini, colla, ecc.); Materiale per allestimento di spazi festa (sedie, tavoli, festoni, ecc.) Materiale di cancelleria; Sale per incontri educativi e attività di recupero scolastico; 1 automezzo Materiale didattico (testi scolastici, libri, ecc.) Materiali scolastico di vario genere; 1 automezzo; Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale di cancelleria. del dei sostegno 4.3. Attività ludico-ricreative AZIONE 5- Valutazione dei programmi di protezione e di prevenzione 5.1. Valutazione dei risultati attesi 5.2. Revisione delle attività programmate e riprogettazione Strutture d’accoglienza adeguate; 1 automezzo; Ausili medico-sanitari. Materiale artistico di vario genere (perline, spago, cartoncini colorati, ecc.); 1 automezzo; testi scolastici e materiale didattico; spazi adeguati per la realizzazione di laboratori. 1 automezzo; spazi per momenti d’incontro e festa; materiale ricreativo (palloni, giochi in scatola, gessetti, ecc.). TV, DVD e videoproiettore. Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria Ufficio attrezzato con computer, connessione Internet e stampanti; Materiale da cancelleria RUSSIA OBIETTIVO: Promuovere l’integrazione sociale dei 25 disabili inseriti nelle strutture dell’ente, implementando attività di socializzazione, valorizzando la diversità come valore positivo, attraverso un qualitativo miglioramento delle attività che stimolano le abilità cognitive, sociali e di autonomia personale dei soggetti disabili. AZIONI-ATTIVITÀ RISORSE TECNICHE STRUMENTALI AZIONE 1 - Inserimento nella struttura e nel centro diurno 1.1. Valutazione e gestione delle richieste Uffici attrezzati, con 2 stanze, 101 d’inserimento 4 computer, Internet Adsl,4 telefoni, fax, ecc.; connessione stampanti, Materiale vario di cancelleria (pennarelli, cartelline, quaderni, ecc.); 1 Automezzo; 1.2. Inserimento 1 Pulmino. Struttura idonea all’accoglienza diurna di soggetti disabili (salone, materiali medici, ausili per disabili, ecc.); Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale). AZIONE 2 - Interventi socio-educativi e riabilitativi 2.1. Programmazione ed organizzazione delle Uffici attrezzati, con 2 stanze, attività 4 computer, connessione Internet Adsl,4 stampanti, telefoni, fax, ecc.; 2.2. Attività laboratoriali di creatività Struttura idonea allo svolgimento; Materiale di cancelleria e da riciclo; Materiale per lavorazione lana cotta (lana, aghi, colla a caldo, spago, coloranti, forbici, ecc.); Materiale per realizzazione braccialetti (perline, filo, bustine ecc.); 2.3. Attività di sviluppo delle autonomie 2.4. Attività sportive e ludico ricreative Materiale per lavorazione delle candele (cera, stampi, fiocchi decorativi ecc.) Materiale di facile consumo per l’igiene (guanti monouso, spugnette, detergenti per igiene personale); Medicine sanitario per terapie, ecc.) 1 Automezzo; Materiale didattico lingua Italiana; (medicine per corso Materiale per laboratorio di musica terapia: Jambè, xilofono, chitarra, flauto; Materiale per attività ludiche e sportive (palloni, magliette, giochi in scatola, attrezzature varie, ecc.); Materiale per l’allestimento di 102 aventi di festeggiamento (addobbi vari) 2.5. Verifica delle attività Uffici attrezzati, con 2 stanze, 4 computer, connessione Internet Adsl,4 stampanti, telefoni, fax, ecc.; AZIONE 3 – Realizzazione di attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio di Elista 3.1. Programmazione ed organizzazione delle Uffici attrezzati, con 2 stanze, attività di formazione e sensibilizzazione 4 computer, connessione Internet Adsl,4 stampanti, telefoni, fax, ecc.; 3.2. Promozione delle attività di formazione 1 Automezzo; Materiale di promozionale; 3.3. Realizzazione delle attività di formazione e 1 Automezzo; sensibilizzazione Materiale di promozionale; 3.4. Verifica delle attività e riprogettazione cancelleria e cancelleria e Materiale didattico. Uffici attrezzati, con 2 stanze, 4 computer, connessione Internet Adsl,4 stampanti, telefoni, fax, ecc.; CARATTERISTICHE DELLE CONOSCENZE ACQUISIBILI 34) Eventuali crediti formativi riconosciuti: NO 35) Eventuali tirocini riconosciuti: NO 36) Competenze e professionalità acquisibili dai volontari durante l’espletamento del servizio, certificabili e validi ai fini del curriculum vitae: Il progetto “CASCHI BIANCHI CORPO CIVILE DI PACE 2014 – EURASIA” rende possibile l'acquisizione delle seguenti competenze, riferibili e contenute nel Repertorio delle Qualifiche previsto dal “Sistema Regionale di formalizzazione e certificazione delle competenze”, ai sensi della Delibera della Giunta Regionale Emilia Romagna del 19/04/2006 n.530 Le competenze indicate di seguito rappresentano due delle quattro Unità di Competenza che compongono la qualifica relativa alla figura professionale dell’Animatore Sociale, figura inscritta nel area professionale ”Erogazione servizi socio-sanitari” prevista dal citato sistema. 103 CAPACITÀ UNITÀ DI (ESSERE IN COMPETENZA DI) GRADO CONOSCENZE (CONOSCERE) Stimolare capacità di socializzazione ed emancipazione per ostacolare l'isolamento socio-affettivo 2. Animazione sociale Tradurre bisogni, manifesti e non, di singoli e gruppi, in azioni di scambio e confronto reciproco Individuare ed incoraggiare occasioni di incontro ed integrazione sociale Riscontrare il livello di partecipazione e coinvolgimento dei fruitori individuando ulteriori ambiti di intervento Interpretare dinamiche comportamentali e criticità latenti dell'utente con approccio empatico e maieutico 3. Animazione educativa Trasmettere modelli comportamentali positivi per contrastare fenomeni di devianza e disadattamento Caratteristiche evolutive dinamiche di cambiamento individui e gruppi. e di Strumenti e tecniche di analisi e rilevazione dei bisogni: colloqui individuali e di gruppo, interviste, questionari. Il rapporto individuo-società: processi di marginalizzazione e devianza. Caratteristiche psicopedagogiche dei diversi modelli familiari. Strumenti e tecniche di analisi e verifica degli interventi: test, schede di analisi, report, ecc. Metodologie della ricerca sociale: analisi territoriale, analisi dei dati, la ricerca di intervento, ecc. Tecniche di comunicazione relazione con l'utente. e Principali riferimenti legislativi e normativi in materia di servizi sociosanitari ed assistenziali. Organizzazione dei servizi socioassistenziali e delle reti informali di cura. Tecniche di animazione: teatrale, espressiva, musicale, motoria, ludica. Innescare processi di conoscenza e di consapevolezza del sé e di riconoscimento dei propri bisogni e motivazioni Tipologie di laboratorio manuale: disegno, pittura, lavori a maglia, cartapesta, creta, ecc. Principi comuni e aspetti applicativi della legislazione vigente in materia di sicurezza. Stimolare dinamiche di crescita personale attraverso riflessioni ed elaborazione di atteggiamenti e comportamenti Principali tecniche di analisi della personalità e della relazione d'aiuto. La sicurezza sul lavoro: regole e modalità di comportamento (generali e specifiche). L’acquisizione delle seguenti competenze verrà certificata e riconosciuta, su richiesta dell’ interessato, dall’ente OSFIN - F.P. OPERA SAN FILIPPO NERI FORMAZIONE PROFESSIONALE, ente accreditato dalla Regione Emilia Romagna (cod. organismo 742), ai sensi della delibera della Giunta Regionale n. 177/2003 e integrata successivamente con le delibere n. 266/2005 e 645/2011 tramite il rilascio di apposito “Certificato di competenze“ CFR ALLEGATI 104 Formazione generale dei volontari 37) Sede di realizzazione: La sede è scelta sulla base del posizionamento geografico delle sedi di attuazione dei progetti e dalla disponibilità di fruizione della struttura stessa, essendo la formazione di tipo residenziale. Pertanto è previsto che i corsi di formazione generale siano tenuti nelle seguenti sedi: a) Sede di Gestione del Servizio Civile, Via Dante Alighieri, snc – 61013 Mercatino Conca (PU) b) Colonia Stella Maris, Viale Regina Margherita 18 – 47900 – Rimini (RN) c) Casa Parrocchiale – Scout, Via Colombara – 47854 – Monte Colombo (RN) d) Hotel Royal Sands, V.le Carducci, 30, Cattolica 38) Modalità di attuazione: La formazione generale è effettuata in proprio, con formatori dell’ente, in quanto l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è ente accreditato di prima classe nell’albo nazionale. 39) Ricorso a sistemi di formazione verificati in sede di accreditamento ed eventuale indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio: SI ASSOCIAZIONE COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII 40) Tecniche e metodologie di realizzazione previste: La metodologia di realizzazione della formazione generale rispetta le indicazioni contenute nel decreto N. 160/2013 del 19/07/2013 del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale: “Linee guida per la formazione generale dei giovani in servizio civile nazionale”. La metodologia alterna lezioni frontali (almeno per il 40% del monte ore complessivo) a dinamiche non formali (almeno per il 60% del monte ore complessivo) che comprendono: training, teatro dell’oppresso (Tdo), simulazione, role-play, brainstorming, lavori di gruppo, cineforum, confronti in plenaria, visite di realtà presenti sul territorio. Lezioni frontali e dinamiche non formali si completano a vicenda, al fine di valorizzare l’esperienza e l’opinione di ciascun volontario, in un rapporto educativo che tenda ad essere più maieutico che trasmissivo. Anche i moduli più teorici e frontali cercheranno comunque di favorire la riflessione e il 105 dibattito sulle tematiche affrontate, responsabilizzando i volontari all’interno del processo formativo. La metodologia scelta, dunque, è attiva e partecipativa, in quanto si parte dalla consapevolezza che su alcune tematiche trattate nella formazione generalequali per esempio il concetto di gruppo e la sue dinamiche, il significato di cittadinanza attiva, la gestione dei conflitti- tutti possediamo delle preconoscenze, convincimenti e opinioni. E’ quindi importante che i momenti formativi offrano innanzitutto un clima favorevole al confronto e allo scambio di questo bagaglio formativo pre-esistente, al fine di permettere a ciascuno di esprimere il proprio punto di vista e le proprie opinioni. La formazione generale si effettua in modo residenziale favorendo la creazione di un ambiente eterogeneo, pedagogicamente adeguato all’apprendimento e alla condivisione di contenuti utili a comprendere, rielaborare e contestualizzare l’esperienza di Servizio Civile, e funzionale al confronto e all'arricchimento reciproco. La dimensione di gruppo sperimentata attraverso la residenzialità è essa stessa esperienza formativa informale, che favorisce lo sviluppo di competenze sociali e trasversali quali il rispetto dell’altro, la collaborazione, la gestione dei conflitti, la tutela del bene comune. Durante la formazione sarà garantita la presenza di un tutor d’aula con gli specifici compiti di gestire il gruppo, facilitare le relazioni interpersonali, valutare l’efficienza e l’efficacia dei moduli, gestire eventuali situazioni conflittuali all’interno del gruppo. Oltre al tutor sarà presente la figura del formatore, con il compito di progettare, coordinare, supervisionare il percorso formativo. 41) Contenuti della formazione: Il percorso formativo proposto si compone dei contenuti previsti dal decreto N. 160/2013 del 19/07/2013 del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale: “Linee guida per la formazione generale dei giovani in servizio civile nazionale” e quindi al sistema di formazione accreditato da questo ente. Con il percorso formativo proposto l’ente vuole permettere ai volontari di acquisire competenze utili allo svolgimento delle attività previste dal progetto, ma anche una maggiore consapevolezza del proprio ruolo di cittadini attivi, attuatori del sacro dovere di difesa della patria sancito dall’art.52 della Costituzione italiana, con mezzi ed attività non militari e nonviolenti. Durante il percorso formativo verranno trattati il tema della Difesa della Patria e della cittadinanza attiva, in quanto il servizio civile, oltre ad essere difesa della Patria con modalità nonviolenta, è anche un percorso di formazione civica. Per questo ai volontari verranno offerti gli strumenti per potenziare la consapevolezza del proprio ruolo all’interno della società. Questi temi hanno particolare risalto nella formazione, in quanto presentati sia nei primi mesi, sia tra 5° e 6° mese, in coincidenza con il rientro in Italia dei caschi bianchi in occasione della formazione intermedia, proprio perché l’intervento nonviolento nelle situazioni di conflitto è un aspetto specifico del progetto caschi bianchi. Come previsto dal sistema di formazione accreditato, si prevede l’erogazione di tutta la formazione entro il 6° mese, erogando circa l’80% delle ore all’avvio del servizio e il restante 20% tra 5° e 6° mese. Si è preferito questa soluzione a quella indicata nelle linee guida (ovvero di riprendere tra 7° e 9° mese alcune tematiche) perché si ritiene che un rientro in Italia a metà percorso sia importante per i caschi bianchi, per accompagnare la ripresa di alcuni temi di formazione generale con la valutazione e la riprogettazione in itinere previste dalla formazione specifica intermedia (cfr. formazione specifica). I contenuti della formazione saranno trattati attraverso una sequenza logica che 106 rispetta il criterio delle aree tematiche suggerito dalle linee guida. 1. “Valori e identità del servizio civile” I moduli appartenenti a quest’area vengono realizzati all’inizio dell’esperienza di servizio civile, in quanto approfondiscono gli aspetti valoriali su cui si basa il SCN. Forniscono quindi fin da subito ai volontari una chiave di lettura con cui leggere la propria esperienza. L’identità del gruppo in formazione e patto formativo 1.1 Conoscenza fra i volontari Costruire un’identità di gruppo Condivisione di motivazioni e aspettative Contestualizzazione dell’esperienza di Servizio Civile e in particolare dei Caschi Bianchi Il formatore lavorerà con i volontari alla definizione di un’identità di gruppo dei volontari, che esprimeranno le proprie idee sul servizio civile, le proprie aspettative, le motivazioni e gli obiettivi. Partendo dal concetto di patria, di difesa senza armi e di difesa nonviolenta, il formatore cercherà di accompagnare i volontari nell’acquisizione della consapevolezza che questo è il contesto che legittima lo Stato a sviluppare l’esperienza di Servizio Civile. Dall’Obiezione di Coscienza al Servizio Civile Nazionale: evoluzione storica, affinità e differenze tra le due realtà - La storia del servizio civile e la sua evoluzione: o La storia dell’Obiezione di Coscienza 1.2 o Dalla legge 772/72 alla legge 230/98 o I valori e le finalità della legge 64/2001 o Obiezione di Coscienza e Servizio Civile Volontario: affinità e differenze Gli attori del servizio civile: UNSC, Enti, Volontari Il formatore metterà in evidenza il legame storico e culturale del servizio civile nazionale con l’obiezione di coscienza, ripercorrendo la storia del fenomeno in Italia a partire dalla legge n. 772/72, passando per la legge di riforma n. 230/98, fino ad arrivare alla sua attuale configurazione così come delineata dal legislatore del 2001, ovvero di difesa civile della Patria con mezzi ed attività non militari, dimensione che lo caratterizza e differenzia da altre forme di intervento ed impegno sociale. Si darà un particolare rilievo alle sentenze della corte costituzionale, agli atti di disobbedienza degli obiettori durante il conflitto nell’ex-jugoslavia, all’istituzione del Comitato DCNAN, alla recente sperimentazione sui corpi civili di pace, in quanto la difesa nonviolenta è aspetto centrale nel modello di intervento dei Caschi Bianchi. Il dovere di difesa della patria – difesa civile nonviolenta 1.3 - - non armata e La Costituzione italiana: o Art. 52 della costituzione o Sentenze nn. 164/85, 228/04, 229/04, 431/05 Concetto di difesa della Patria: o Excursus storico sul concetto di patria, fino ad approfondire l’idea di patria nella società post-moderna; o Significato attuale di difesa della patria a partire dalla Costituzione e dalla Dichiarazione dei diritti umani Excursus storico sulle esperienze di difesa nonviolenta e forme attuali di difesa civile non armata e nonviolenta 107 - Nuovo Modello di Difesa e possibile ruolo dei civili Difesa civile non armata e nonviolenta e SCN Si approfondirà il concetto di Patria e di difesa civile della Patria attraverso mezzi ed attività alternativi a quelli militari a partire dai principi costituzionali della solidarietà (art. 2 Cost.), dell’uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.), del progresso materiale o spirituale della società (art. 4 Cost.), della promozione dello sviluppo della cultura, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della nazione (art. 9 Cost.) e della pace tra i popoli (art. 11 Cost.). Si presenteranno inoltre le attuali forme di realizzazione della difesa nonviolenta sul piano istituzionale, di movimento e della società civile. Si potranno approfondire le tematiche relative alla “gestione e trasformazione nonviolenta dei conflitti”, alla prevenzione della guerra e ai concetti di “peacekeeping” e “peacebuilding”. Nell'affrontare i temi suddetti, l'utilizzo di una modalità frontale è finalizzata a trasmettere i fondamenti dei temi in oggetto e sarà poi alternata a una metodologia euristica- tramite brainstorming, lavori di gruppo, discussione in plenaria- in modo da approfondire le conoscenze pregresse dei volontari rispetto a temi trattati, soprattutto i concetti di patria e difesa che rischiano oggi di essere svuotati di significato e il cui campo semantico è influenzato dai recenti mutamenti socio-culturali. Questa modalità permette di condividere saperi, ma anche di decostruire stereotipi e preconcetti, ri-attribuendo valore e significato a questi temi alla luce dell’esperienza di servizio civile. Questo modulo verrà ripreso nella formazione che si terrà tra 5° e 6° mese di servizio e riletto alla luce dei primi mesi di esperienza dei volontari all’estero. La normativa vigente e la carta di impegno etico 1.4 La carta di impegno etico Le norme attuali Il formatore illustrerà gli obiettivi e i valori dell’esperienza di servizio civile espressi nella “Carta di impegno etico”. Verranno illustrate le norme legislative che regolano il sistema del servizio civile, nonché quelle di applicazione riguardanti l’ordinamento e le attività del servizio civile nazionale. In particolare si evidenzierà l’importanza della sottoscrizione della Carta di Impegno Etico da parte del legale rappresentante dell’Ente, che rappresenta l’impegno a rispettare i valori fondanti del scn. 2. “La cittadinanza attiva” L’esperienza di SCN è esperienza civica, finalizzata alla tutela del bene comune, alla riscoperta della dimensione comunitaria, nonché delle responsabilità civiche di ciascuno. La formazione civica Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 2.1 Carta costituzionale Gli organi costituzionali italiani (funzione, ruolo, rapporti) La formazione civica consiste nell’approfondimento della conoscenza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Carta costituzionale, che contengono i principi e le norme che sono alla base della civile convivenza e quadro di riferimento per i volontari quali cittadini attivi. Saranno analizzati funzione e ruolo degli organi costituzionali, in particolare l’iter legislativo. Questo modulo formativo aiuterà i volontari ad accrescere le competenze civiche e sociali indispensabili per vivere come cittadini attivi, parte integrante di un corpo sociale e istituzionale in continua crescita e trasformazione. 108 Le forme di cittadinanza 2.2 Concetto di cittadinanza attiva o condivisione di conoscenze ed esperienze; o Concetto di cittadinanza planetaria Dinamiche internazionali legate alla globalizzazione e al sottosviluppo Ruolo del volontario in servizio civile nella società Visita a realtà locali che rappresentano forme di cittadinanza attiva Il formatore illustrerà ai volontari le forme di partecipazione, individuali e collettive, che ogni cittadino può attuare in un’ottica di cittadinanza attiva. Saranno proposte ai volontari esperienze pregresse di cittadinanza attiva e saranno forniti gli strumenti utili alla loro stessa attivazione. Si cercherà di offrire ai volontari una visione più ampia della società e delle possibili risposte di fronte a problematiche quali povertà, esclusione sociale e sottosviluppo. Si allargherà inoltre la riflessione al più ampio concetto di cittadinanza planetaria, cercando di favorire un approccio “glocale” alle problematiche sociali: è necessario agire a livello locale in modo adeguato per rispondere ai bisogni della comunità, ma con uno sguardo che si allarga a livello mondiale, consapevoli della complessità che caratterizza la società globalizzata. Questo modulo sarà ripreso tra il 5° e 6° mese per essere riletto alla luce dei mesi di servizio precedenti attraverso un approccio riflessivo e per mettere in evidenza come il servizio civile sia un’esperienza di cittadinanza. La protezione civile 2.3 Difesa della patria e difesa dell’ambiente: la Protezione Civile Concetto di rischio: P x V x E Il metodo Augustus Protezione civile e Servizio civile volontario: finalità comuni Collegato al tema della difesa della Patria, in quanto risponde all’articolo 52 della Costituzione (tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o pericoli legati a calamità naturali), il modulo sulla protezione civile partirà dall’importanza della tutela e della valorizzazione dell’ambiente e del territorio, considerati come il substrato necessario delle attività umane. Si mostrerà l’azione della protezione civile attraverso la previsione e prevenzione dei rischi, l’intervento in emergenza e la ricostruzione post emergenza. Si sottolineerà il rapporto tra prevenzione e tutela, ambiente e legalità, ricostruzione e legalità. Infine, si illustreranno le norme di comportamento da seguire nella gestione delle emergenze. La rappresentanza dei volontari nel servizio civile 2.4 Elezioni per i rappresentanti regionali e nazionali dei volontari in servizio civile: valore e funzionamento Consulta Nazionale per il Servizio civile Ai volontari in servizio civile verrà presentata la possibilità di partecipare e di candidarsi alle elezioni per i rappresentanti regionali e nazionali dei volontari in servizio civile come una delle forme di partecipazione e cittadinanza attiva presentate nei moduli precedenti. Verranno illustrati funzionamento ed importanza della rappresentanza dei volontari attraverso l’intervento di ex volontari, rappresentanti in carica o di delegati regionali. 3 “Il giovane volontario nel sistema del servizio civile” 109 I seguenti moduli saranno affrontati nei primi mesi del servizio civile. Essi infatti presentano i vari soggetti – enti, UNSC, OLP, RLEA - che compongono il sistema del servizio civile, le relazioni stesse tra questi soggetti e la disciplina che regola queste relazioni. Presentazione dell’Ente 3.1 - Approfondimenti rispetto alla storia, i valori, la mission dell’Ente; Struttura organizzativa e gestionale dell’ente: zone e servizi; L’intervento sociale dell’ente o Modus operandi o Ambiti e tipologie d’intervento o Beneficiari o Il progetto Caschi Bianchi I fondamenti: dalla condivisione diretta alla rimozione delle cause: o La differenza tra condividere e prestare un servizio o Il ruolo degli “ultimi“ nella costruzione di una società nuova o La società del gratuito La presentazione dell’ente avviene attraverso la testimonianza di uno dei suoi rappresentanti. Un membro dell’ente presenta l’associazione, soffermandosi sulla storia, sulla mission e i valori, sulle modalità organizzative, affinché i volontari siano in grado di comprenderne le modalità di intervento. Si cercheranno di toccare i diversi ambiti di intervento, con particolare attenzione per quelli che coinvolgono l’intervento dei caschi bianchi. Infine, si approfondiranno i fondamenti alla base dell’ attività dell’Associazione, ovvero la condivisione diretta con gli “ultimi”- con chi è emarginato e versa in situazioni di grave disagio- e la rimozione delle cause che generano l’ingiustizia e i conflitti sociali. Il lavoro per progetti 3.2 - Metodologia della progettazione: o dal rilevamento del bisogno e della domanda, alla valutazione dei risultati attesi; o Monitoraggio e valutazione di esito, efficacia ed efficienza del progetto; Valutazione della formazione; L’obiettivo del modulo è di rendere partecipi i volontari del processo di progettazione, presentandone le varie fasi dall’ideazione, al rilevamento del bisogno presente nel territorio, alla formulazione di obiettivi e attività che rispondano a tale bisogno. Si presenterà quindi ai volontari il progetto di servizio civile nel quale sono inseriti illustrandone la struttura generale con particolare attenzione agli obiettivi e alle attività. I volontari in servizio civile sono parte integrante del progetto e il loro buon coinvolgimento è un elemento essenziale per la buona riuscita dello stesso e per la loro crescita personale. Verranno introdotti i concetti di monitoraggio e valutazione e si presenteranno gli strumenti del sistema di monitoraggio che l’ente utilizza per seguire l’andamento dei progetti e per apportare eventuali migliorie in itinere. Alla fine del corso formativo si effettua il monitoraggio della formazione attraverso i moduli previsti dal Sistema di monitoraggio accreditato dall’Ente e una verifica più approfondita in plenaria, al fine di fare emergere criticità e punti di forza, e dove se ne verificasse la necessità apportare i cambiamenti necessari ad un maggiore efficacia della proposta formativa. L’organizzazione del servizio civile e delle sue figure 3.3 - Il Sistema di servizio civile: UNSC, Enti di scn, Regioni e province autonome; 110 - Figure che operano nel progetto: OLP, RLEA, altre figure professionali coinvolte nei progetti; Il modulo approfondisce “il sistema del servizio civile” in tutte le sue parti- gli enti di SCN, l’UNSC, le Regioni e le Province autonome- e le relazioni tra le stesse: è fondamentale infatti cogliere il contesto relazionale in cui si inserisce il servizio civile, che coinvolge appunto soggetti diversi. Il raggiungimento degli obiettivi del progetto inoltre è riconducibile anche alle figure che operano al suo interno, pertanto la conoscenze di queste figure, del loro ruolo e della loro interazione è fondamentale. Disciplina dei rapporti tra enti e volontari del servizio civile nazionale 3.4 Ruolo del volontario Diritti e doveri del volontario in servizio civile In tale modulo verrà presentato e illustrato ai volontari il “Prontuario concernente la disciplina dei rapporti tra enti e volontari del servizi civile nazionale” (DPCM 4 febbraio 2009 e successive modifiche) in tutti i suoi punti. Nel corso del modulo il volontario acquisisce consapevolezza sulle proprie responsabilità, in quanto la sua esperienza non è solo individuale, ma pubblica. 3.5 Comunicazione interpersonale e gestione dei conflitti La comunicazione e i suoi elementi costitutivi (contesto, emittente, messaggio, canale, destinatario) Elementi di comunicazione nonviolenta La comunicazione nel gruppo Il conflitto come strumento di autoregolazione dei gruppi Gestione nonviolenta dei conflitti In questo modulo formativo verrà affrontata una parte teorica rispetto alla formazione del processo di comunicazione e verranno quindi illustrati i concetti basilari (contesto, emittente, messaggio, canale, destinatario) per permettere ai volontari di comprendere al meglio l’argomento trattato. Poiché il servizio si svolge in un contesto di gruppo, in cooperazione con operatori ed altri volontari, i volontari verranno guidati nella comprensione dell’importanza della comunicazione all’interno di un gruppo e di come si possa lavorare in gruppo comunicando in maniera positiva ed efficace ai fini degli obiettivi preposti. Spesso, infatti, il gruppo può diventare il luogo in cui si verificano i conflitti e le incomprensioni proprio per un difetto di comunicazione tra i membri. Il formatore accompagnerà i volontari nella comprensione delle dinamiche legate all’insorgere dei conflitti, dell’interazione con altri soggetti e della loro risoluzione in modo costruttivo. Aiuterà a considerare il conflitto come opportunità e risorsa, come strumento per l’apprendimento e l’autoregolazione dei gruppi. 42) Durata: Quando Moduli formativi L’identità del gruppo in Settimana residenziale formazione e patto formativo all’avvio del servizio Presentazione dell’Ente Settimana residenziale Ore lezioni frontali 40% Ore dinamiche non form. 60% Totale ore 0 4 4 3 1 4 111 all’avvio del servizio Disciplina dei rapporti tra enti Settimana residenziale e volontari del servizio civile all’avvio del servizio nazionale (diritti e doveri) Dall’Obiezione di Coscienza al Settimana residenziale Servizio Civile Nazionale: all’avvio del servizio evoluzione storica, affinità e differenze tra le due realtà Il dovere di difesa della patria Settimana residenziale – difesa civile non armata e all’avvio del servizio nonviolenta Ripreso Tra 5° e 6° mese Il lavoro per progetti Settimana residenziale all’avvio del servizio L’organizzazione del servizio Settimana residenziale civile e le sue figure all’avvio del servizio La normativa vigente e la Settimana residenziale carta di impegno etico all’avvio del servizio La formazione civica Settimana residenziale all’avvio del servizio Le forme di cittadinanza Settimana residenziale all’avvio del servizio Ripreso Tra 5° e 6° mese La protezione civile Settimana residenziale all’avvio del servizio La rappresentanza dei Settimana residenziale volontari nel servizio civile all’avvio del servizio Comunicazione interpersonale Tra 5° e 6° e gestione dei conflitti TOTALE ORE FORMAZIONE GENERALE 2 0 2 1 2 3 3 4 7 1 2 3 1 1 2 2 0 2 2 1 3 0 6 6 1 1 2 2 0 2 0 4 4 18 26 44 Formazione specifica (relativa al singolo progetto) dei volontari 43) Sede di realizzazione: La formazione specifica in Italia è di tipo residenziale, di conseguenza la sede è scelta in base alla disponibilità di fruizione della struttura stessa. Pertanto è previsto che i corsi di formazione generale siano tenuti nelle seguenti sedi: e) Sede di Gestione del Servizio Civile, Via Dante Alighieri, snc – 61013 Mercatino Conca (PU) f) Colonia Stella Maris, Viale Regina Margherita 18 – 47900 – Rimini (RN) g) Casa Parrocchiale – Scout, Via Colombara – 47854 – Monte Colombo (RN) h) Hotel Royal Sands, V.le Carducci, 30, Cattolica Per la formazione specifica in loco, invece la sede individuata corrisponde alla sede di attuazione del progetto 112 44) Modalità di attuazione: In proprio presso l’ente, con formatori dell’ente 45) Nominativo/i e dati anagrafici del/i formatore/i: Nome e cognome Luogo di nascita Data di nascita Codice fiscale CAPELLARI EMANUELA Cotignola (RA) 05/07/1963 CPLMNL63L45D121H Campobasso (CB) 15/02/1982 CFLNDR82B15B5198 Bra (CN) 09/04/1974 LPNNCL74D09B111P Bologna (BO) 07/04/1954 PRILCU54D07A944U MILANI LAURA Thiene (VI) 15/05/1982 MLNLRA82E56L157V PANERAI ALFREDO Ivrea (TO) 17/08/1971 PNRLRD71M17E379J Loreto ( AN) 28/04/1981 PPADNL81D28E690A PERDONCINI DAMIANA Bonavigo (VR) 17/06/1966 PRDDMN66H57A964B RAMBALDI DAVIDE Bologna (BO) 04/05/1959 RMBDVD59E04A944G SCALETTARI LUCIANO Venezia (VE) 20/03/1961 SCLLCN61C20L736N COFELICE ANDREA LAPENTA NICOLA PIERI LUCA PAPA DANIELE SOLDATI ROBERTO Rimini (RN) ZANCHETTIN ALESSANDRO 26/04/1948 SLDRRT48D26H294P Milano 26/1/1962 Forli (FC) 27/04/1978 GVNMRC78D27D704C LORUSSO MARILISA Mantova(MN) 11/01/1975 LRSMLS74A51E897N COFANO GIANPIERO Fasano (BR) 22/10/1975 CFNGPR75R22D50Y SANTO STRANO Catania (CT) 22/04/1966 STRSNT66D22C351P Ors.Borsa Jud.Maramures (ROMANIA) 02/09/1982 MRCVRC82P42Z129W GIOVANNETTI MARCO MARCUT VIORICA ZNCLSN62A26F205F 46) Competenze specifiche del/i formatore/i: Cognome nome CAPELLARI EMANUELA Competenze specifiche Laureata in pedagogia, dal 1995 ad oggi ha svolto diversi incarichi in qualità di pedagogista e formatrice presso scuole medie, elementari e superiori, centri di formazione professionale, associazioni, comuni, Ausl. E’ operatrice di Teatro dell’Oppresso dal 1997. Ha svolto docenze nei centri di formazione sull’educazione interculturale. Dal 2010 collabora con la “Casa delle culture” di Ravenna come consulente e formatrice dei mediatori culturali, oltre a proporre interventi di teatro dell’oppresso al Festival delle Culture Modulo svolto Laboratorio di intercultura con tecniche di Teatro dell’oppresso 113 COFELICE ANDREA LAPENTA NICOLA PIERI LUCA MILANI LAURA organizzato dall’Associazione. Laureato in Istituzioni e Politiche dei Diritti Umani e della Pace presso l’Università di Padova. Coordinatore di progetti per L’Università di Padova, per il Centro interdipartimentale di ricerca e servizi sui diritti della persona e dei popoli . Esperienza pluriennale nella formazione dei volontari in servizio civile per quanto riguarda il modulo sui diritti umani. Responsabile del servizio civile, con esperienza pluriennale di intervento in aree e situazioni di conflitto, formazione al servizio civile di obiettori di coscienza, volontari ed operatori, educazione alla pace. Laureato in Scienze Politiche con indirizzo politico sociale, collabora con l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII nell'ambito delle attività formative per i giovani in servizio civile volontario affrontando le tematiche relative alla relazione d'aiuto, a partire dall’esperienza personale, in quanto spastico dalla nascita. Da 35 anni membro dell'Associazione italiana assistenza Spastici (AIAS) Bologna ONLUS. Laureata in Lettere antiche, laurenda in pedagogia, sta approfondendo con una tesi sperimentale l’educazione alla pace attraverso i conflitti, con particolare attenzione agli aspetti interculturali. Esperienza pluriennale nella realizzazione di percorsi educativi sulla “Gestione nonviolenta del conflitto” attraverso metodologie interattive e tecniche di Teatro dell’oppresso. Esperienze pluriennale nella gestione del servizio civile all’estero, in qualità di progettista, selettore, formatore, tutor dei caschi bianchi. Possiede un ottima conoscenza delle realtà progettuali dell’ente all’estero. I diritti umani ConflittoApprofondimenti La relazione d’aiuto Il casco bianco Verifica intermedia Riprogettazione in itinere FAD: Ruolo del volontario nel progetto specifico Approccio interculturale La figura del casco bianco nel progetto specifico PANERAI ALFREDO PAPA DANIELE Laureato in filosofia a Milano, ha in seguito conseguito la qualifica in "Tecnico esperto in Mediazione sociale e penale" (Regione Toscana) e il Dottorato in Scienze della Formazione presso l’Università di Firenze. Da diversi anni lavora, soprattutto presso scuole, in progetti di formazione alla nonviolenza e alla comunicazione efficace con corsi rivolti ad insegnanti, studenti e genitori. Lavora spesso anche come facilitatore dei processi comunicativi di gruppo in diversi ambiti, proponendo un approccio maieutico e partecipativo. Da diversi anni collabora con l’ente nella formazione dei volontari. Laureando in scienze della Comunicazione con esperienze di La comunicazione nonviolenta nel gruppo e la gestione dei conflitti La funzione antenna di 114 PERDONCINI DAMIANA RAMBALDI DAVIDE SCALETTARI LUCIANO SOLDATI ROBERTO ZANCHETTIN ALESSANDRO GIOVANNETTI MARCO servizio civile all’ estero (Albania). Esperienza nell’ambito dell’informazione, attraverso la gestione del portale di informazione nonviolenta www.antennedipace.org. Organizzazione di eventi di sensibilizzazione. Esperienze pluriennale nella gestione del servizio civile all’estero, in qualità di progettista, selettore, formatore, tutor dei caschi bianchi. Possiede un ottima conoscenza delle realtà progettuali dell’ente all’estero. Membro dell’associazione, possiede un’esperienza pluriennale sia nella gestione dei volontari in servizio civile in Veneto, sia all’estero, nei ruoli di formatrice, selettrice, tutor di riferimento dei volontari all’estero. Possiede un ottima conoscenza delle realtà progettuali dell’ente all’estero e delle modalità di intervento. Educatore professionale dapprima nell’ambito della disabilità mentale adulta, in seguito nelle tossicodipendenze, attualmente responsabile degli interventi di prevenzione all’uso di sostanze per il Sert dell’ USL di Bologna. Pedagogista, formatore, conduttore di gruppi dal 1996. Da 4 anni circa collabora con l’Associazione Papa Giovanni XXIII nelle formazioni dei caschi bianchi, in qualità di esperto di relazione d’aiuto e di affettività. Laureato in filosofia, inviato speciale di Famiglia Cristiana, si occupa prevalentemente del Continente Africano e del giornalismo d’inchiesta. Ha vinto vari premi giornalistici ( 2006:Premio Saint Vincent di Giornalismo per sezione periodici, 2006: Premio Lucchetta). Esperienza pluriennale di formazione con volontari in servizio civile sul tema dell’informazione. Laureato in ingegneria elettronica, ha frequentato il corso per Responsabile della Prevenzione e Protezione. Dal 2009 è il Responsabile per la sicurezza per l’ente Comunità Papa Giovanni XXIII, con il compito di organizzare la formazione dei dipendenti e dei volontari, e sovrintendere all’organizzazione delle squadre di primo soccorso e antincendio. Pedagogista esperto in interventi socioeducativi di strada e in centri di aggregazione, analisi dei conflitti, mediazione interpersonale e sociale, Intercultura, promozione delle risorse individuali e di gruppo. Dal 1992 organizza e conduce laboratori di Teatro dell’oppresso. Membro dell’Associazione vive a Volgograd (Russia) dal 2000, responsabile per conto Il casco bianco Verifica intermedia Riprogettazione in itinere Verifica intermedia finale e Riprogettazione in itinere La relazione d’aiuto La funzione antenna di Formazione e informazione sui rischi connessi all’impiego dei volontari nei progetti di servizio civile Approccio interculturale L’Ente e il intervento suo nel 115 LORUSSO MARILISA COFANO GIANPIERO SANTO STRANO MARCUT VIORICA dell’Associazione dei progetti presenti sul territorio, gestisce una struttura di prima accoglienza per senza fissa dimora. Partecipa alla stesura dei progetti e alla loro realizzazione, verificandone il percorso, le finalità e gli obiettivi finali. Ha un’ottima conoscenza del territorio degli aspetti socio – politico, collabora con Enti e Associazioni sia del territorio che Estere. Responsabile della gestione dei giovani in Servizio Civile nel progetto Caschi Bianchi in Russia,cura in particolare modo l’accoglienza, l’accompagnamento nel territorio e il percorso personale e di gruppo. Pluri - Laureata in Scienze Diplomatiche Internazionali e Scienze Politiche, con particolare interesse a Democrazia e Diritti Umani. Esperienze di studio, lavoro e ricerca nell’ambito Euro-Asiatico, in particolare in Turchia – Georgia – Abkhazin. Membro dell’Associazione dal 1996, cura e gestisce per conto dell’Associazione numerosi progetti nei Balcani per la lotta al traffico di esseri umani,vanta una decennale esperienza in progetti Italiani o Esteri a favore della riduzione del traffico degli esseri umani. Responsabile legale della filiale dell’Associazione presente in Georgia. Collabora alla gestione dei giovani in Servizio Civile nel progetto Caschi Bianchi in Georgia, cura in particolare modo l’accoglienza, l’accompagnamento nel territorio e il percorso personale e di gruppo. Esperienza pluriennale di gestione e lavoro in strutture di accoglienza e aggregazione per soggetti svantaggiati. Esperienza pluriennale di gestione dell’intervento del’Ente nella città di Bucarest, con particolate attenzione alla gestione dei giovani in Servizio Civile, cura in particolare modo l’accoglienza, l’accompagnamento nel territorio e il percorso personale e di gruppo. Assistente Sociale e coordinatrice dei progetti nell’Associazione “Generatie Tanara” presente in Romania, è Responsabile dell’equipe operatori , della progettazione, dell’accoglienza degli utenti. Cura e mantiene i contatti con le Associazioni del territorio e quelle Straniere. Cura e mantiene i contatti con le Istituzioni Pubbliche e Private del territorio. Tutor per la Romania dei giovani in Servizio Civile nel progetto “Caschi Bianchi”,cura in particolare modo l’accoglienza, l’accompagnamento nel territorio e il percorso personale e di gruppo. progetto Estero. Indicazioni di comportamento e stile di presenza. Il progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 EURASIA” Contesto socioeconomico e politico dell’Eurasia. L’Ente e il suo intervento nel progetto Estero. Indicazioni di comportamento e stile di presenza. Il progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 EURASIA” L’Ente e il suo intervento nel progetto Estero. Indicazioni di comportamento e stile di presenza. Il progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 EURASIA” L’Ente e il suo intervento nel progetto Estero. Contesto socioeconomico e politico dell’Eurasia Il progetto “Caschi Bianchi Corpo Civile di Pace 2014 EURASIA” 116 47) Tecniche e metodologie di realizzazione previste: La formazione si realizza privilegiando una metodologia partecipativa e attiva, che favorisca il coinvolgimento dei volontari e l’instaurarsi di una relazione interpersonale costruttiva fra chi forma e chi viene formato. La metodologia adottata rende i volontari protagonisti e co- costruttori del percorso formativo: la formazione infatti favorisce la condivisione all’interno del gruppo formativo di conoscenze pregresse, esperienze e riflessioni personali nonché la decostruzione di stereotipi e pregiudizi, al fine di sviluppare nei volontari un certo approccio critico. Come per la formazione generale, si alternano lezioni frontali e modalità non formali che permettono di valorizzare le esperienze e le pre-conoscenze relative alle tematiche. Come previsto dal sistema di formazione accreditato dall’ente, il 70% delle ore di formazione specifica saranno realizzate entro il 3° mese di servizio, il restante 30% tra il 4° e il 9° mese. E’ vero infatti che la formazione specifica fornisce gli strumenti e le competenze necessarie per affrontare al meglio le attività e pertanto è importante che venga realizzata all’inizio del servizio. Si ritiene, tuttavia, qualificante riprendere alcune tematiche già trattate nei primi tre mesi di servizio anche successivamente, proprio perché l’esperienza di servizio civile è un imparare facendo, e pertanto richiede una costante riflessione sull’azione. Riflessione che dovrebbe essere garantita dall’OLP, in quanto “maestro”, ma che è opportuno sia sviluppata in contesti formativi ad hoc, anche oltre il 3° mese, che vanno ad integrare e rinforzare il bagaglio di competenze acquisito all’inizio. Questo permetterebbe di approfondire alcune tematica alla luce dell’esperienza maturata dai volontari, con una maggiore consapevolezza da parte di quest’ultimi. Tra le metodologie e tecniche non formali utilizzate vi sono: ● Training nonviolenti, simulazioni, giochi di ruolo, attribuzione di responsabilità nel processo formativo; ● Dibattiti, brainstorming, lavoro di gruppo, elaborazione di report ed articoli; ● Discussione in piccoli gruppi; ● Cineforum; ● Teatro dell’oppresso (TDO); ● Formazione individuale con tutor d’aula, incontri con realtà formative outdoor, utilizzo di risorse formative ed occasioni formative esterne agli enti ed offerte dal territorio, laboratori tematici; ● Verifiche periodiche. Oltre a lezioni frontali e non formali, si prevede anche una formazione a distanza (di 6h, pari a circa il 7% delle ore) attraverso una specifica piattaforma, finalizzata a creare uno spazio di confronto per rileggere, analizzare, rielaborare l’esperienza di servizio civile, operando costantemente- con il supporto dei formatori e del materiale formativo a disposizione- un’ autoriflessione costante sul proprio servizio. Le formazione in Italia sono residenziali: i volontari vivono in una stessa struttura condividendo gli spazi, con una corresponsabilità nella gestione degli stessi. La dimensione di gruppo sperimentata attraverso la residenzialità è essa stessa esperienza formativa informale, che favorisce lo sviluppo di competenze sociali e trasversali quali il rispetto dell’altro, la collaborazione, la gestione dei conflitti, la tutela del bene comune. Durante la formazione sarà garantita la presenza di un tutor d’aula con gli specifici compiti di gestire il gruppo, facilitare le relazioni interpersonali, valutare l’efficienza e l’efficacia dei moduli, gestire eventuali situazioni conflittuali all’interno del gruppo. Oltre al tutor sarà presente la figura del formatore, con il compito di progettare, coordinare, supervisionare il percorso formativo. Il percorso formativo specifico prevede: una formazione pre-espatrio in Italia, entro il primo mese di servizio; Una formazione intermedia, tra 5° e 6° mese di servizio, come occasione di verifica e riprogettazione in itinere dell’esperienza; Una formazione specifica in loco suddivisa in un momento iniziale al momento dell’inserimento nella sede estera e un altro momento tra 8°e 9° mese; 117 - Una formazione a distanza al 3°, 5°, 8°mese; L’attività di monitoraggio è considerata parte integrante del percorso formativo. Il processo di verifica / valutazione / riprogettazione effettuato è costante ed è realizzato in forma interattiva con i volontari, i formatori e gli esperti coinvolti nei progetti e nei percorsi formativi. 48) Contenuti della formazione: I contenuti caratterizzanti la formazione specifica pre- espatrio sono: La relazione d’aiuto In questo modulo verranno trattati i fondamenti teorici utili all’ instaurazione di una relazione d'aiuto, in particolare, fra gli elementi generali ed introduttivi. Verranno forniti ai volontari gli strumenti per attuare una costante autoriflessione del proprio approccio all’altro nell’ambito della relazione educativa che caratterizza il progetto. Il rapporto “aiutante-aiutato” le principali fasi della relazione di aiuto la fiducia e le difese all’interno della relazione di aiuto presa in carico della persona aiutata ascolto ed empatia, gestione della rabbia e dell’aggressività Il Burn-Out come rischio nelle relazioni educative Contesto socio-economico e politico dell’area di intervento ell’Eurasia. Questo modulo focalizza l’attenzione sugli assetti geopolitici che caratterizzano i paesi a progetto, con uno sguardo che si allarga agli assetti mondiali, alla luce delle interdipendenze legate alla globalizzazione. Riteniamo fondamentale infatti che il casco bianco assuma una prospettiva “glocale” , con uno sguardo pronto a cogliere i molteplici legami che i contesti specifici del progetto sviluppano con la dimensione mondiale. Il modulo in particolare approfondirà: i principali assetti geopolitici, economici e sociali nell’area in cui è inserito il progetto; descrizione dei contesti dei paesi specifici; Approfondimento sui conflitti dei territori in cui il progetto si sviluppa e sulle modalità di intervento attuate. Formazione e informazione sui rischi connessi all’impiego dei volontari nei progetti di servizio civile: Il modulo offre ai volontari una puntuale informativa dei rischi connessi allo svolgimento alle attività pratiche in cui sono impegnati i volontari, con particolare attenzione alle misure di prevenzione e di emergenza. - Riferimento alla normativa sulla sicurezza in loco; - informativa dei rischi connessi all’ambiente di servizio e allo svolgimento delle attività pratiche in cui sono impegnati i volontari, alle possibili interferenze con altre attività che si svolgono in contemporanea nello stesso luogo; - misure di prevenzione e di emergenza previste, in relazione alle attività del volontario e alle possibili interferenze tra queste e le altre attività che si svolgono in contemporanea. Il casco bianco Il presente modulo, utile a collocare il servizio prestato dai caschi bianchi 118 verterà sui seguenti aspetti: Approfondimento dell’evoluzione e le caratteristiche della figura del Casco Bianco: il mandato , i compiti, il modello di servizio civile CASCHI BIANCHI condiviso dall’ omonima rete di enti; ruolo del volontario in servizio civile nella società; Stile di presenza dei CB all’estero ; Strumenti per la conoscenza della realtà in cui si va ad operare. La funzione di antenna Caratteristica fondamentale dell’operatività del Casco bianco è la “funzione di antenna”, secondo la quale ad ogni CB spetta il compito di produrre informazione dal basso, rispetto alle situazioni dove opera al fine di informare e sensibilizzare un “bacino di attenzione”, definito prima dell’ espatrio. Tale bacino si sostanzia nella propria comunità inviante (città , quartiere gruppi di appartenenza…). 1. Modulo introduttivo sull’informazione e sul “ruolo di antenna”: il mondo/mercato dell’ informazione, attori dell’informazione; il legame fra conflitto ed informazione, l’uso dei media ad uso propagandistico; analisi ed approfondimento di testi; sensibilizzazione sul territorio d’origine: sviluppo di un “bacino d’attenzione. 2.Laboratorio di scrittura: L’informazione nonviolenta, scopi e strumenti; Laboratorio di scrittura; Uso della macchina fotografica e della videocamera come strumenti di documentazione; L’utilizzo degli strumenti di comunicazione web 2.0. I diritti umani In questo modulo verranno presentati ed approfonditi alcuni strumenti di osservazione e monitoraggio dei diritti umani nel contesto territoriale in cui si sviluppa il progetto, nonché strumenti e tecniche di tutela dei diritti umani. Si approfondiranno in particolare: gli elementi di riferimento teorici rispetto ai diritti umani, del quadro normativo internazionale di riferimento, degli organismi e degli strumenti di tutela; strumenti di osservazione, monitoraggio e tutela dei diritti umani; parte laboratoriale di analisi dei diritti violati nell’area nel contesto paese in cui si sviluppa il progetto; presentazione attività di mappatura dei diritti umani; Il teatro dell’ oppresso Il teatro dell’oppresso è una tecnica teatrale che favorisce il cambiamento sociale tramite la coscientizzazione degli attori e degli spettatori. E’ molto utilizzata come tecnica formativa nei percorsi educativi per gruppi e per la gestione di situazioni conflittuali, in particolare verranno affrontati i seguenti temi: La de meccanizzazione, concetto, tecniche e loro applicazione; I ruoli definiti: l’oppresso, l’oppressore, le figure vivine, il giolli; La tecnica del Teatro-forum e il teatro immagine; Analisi di situazioni di oppressione e sperimentazione di possibili soluzioni attraverso l’uso delle tecniche presentate. Il conflitto - approfondimenti Verrà approfondito il conflitto e la sua gestione nonviolenta in relazione a 119 tipiche situazioni conflittuali riscontrabili nei territori di destinazione. In relazione a tali situazioni verrà affrontato: Elementi fondamentali del conflitto: o conflitti a più livelli: macro, meso, micro; o violenza, forza, aggressività; o l'escalation della violenza; Individuazione di strumenti e strategie di gestione nonviolenta dei conflitti; Approfondimento sulla MEDIAZIONE nel conflitto; Il conflitto interpersonale e all’interno del gruppo di lavoro. Verifica della formazione Alla fine della formazione generale si effettua il monitoraggio della formazione attraverso i moduli previsti dal Sistema di monitoraggio accreditato dall’Ente e una verifica più approfondita in plenaria, al fine di fare emergere criticità e punti di forza, e dove se ne verificasse la necessità apportare i cambiamenti necessari ad un maggiore efficacia della proposta formativa. Contenuti della formazione specifica intermedia in Italia: Verifica intermedia Il modulo prevede una rielaborazione dei vissuti legati all’esperienza, rielaborazione propedeutica poi alla valutazione intermedia rispetto agli obiettivi e attività del progetto. Si prevede in particolare: Rilettura dell’esperienza a partire dai vissuti personali; Rilettura dell’esperienza a partire dalle relazioni (con beneficiari, OLP, volontari) Condivisione delle esperienze: punti di forza e punti critici Valutazione obiettivi e attività del progetto; Valutazione attività comuni previste dal progetto; Riprogettazione in itinere Questa fase è fondamentale per la buona riuscita del progetto perché permette di apportare delle migliorie al progetto in itinere. E’ strettamente legata alla verifica e valutazione del progetto stesso. Partendo dalla valutazione (dai punti di forza e di debolezza rilevati) pensare a una riprogettazione Ripresa obiettivi del progetto Relazione aiuto/affettività: In genere i primi mesi sono impegnativi per i volontari, soprattutto da punto di vista affettivo: alla lontananza dagli affetti, si sommano le difficoltà legate alle differenze culturali, la difficoltà di mantenere la giusta distanza/vicinanza nella relazione educativa. Il modulo cerca di fornire degli strumenti per attuare un’autoriflessione sul proprio operato e per rielaborare l’esperienza finora vissuta. Si approfondiranno i seguenti temi: la conquista della fiducia e la gestione dell’aggressività nella relazione di aiuto La gestione dello stress e il Burn-Out, a partire dalle esperienze concrete dei volontari; Condivisione delle criticità emerse durante l’esperienza. Approccio interculturale: I contenuti del presente modulo sono funzionali all’ acquisizione di competenze utili a relazionarsi in maniera positiva con le differenti realtà culturali nei 120 contesti in cui si opera. Tale modulo viene preceduto da un modulo propedeutico a distanza. Viene affrontato nella formazione intermedia per poter riflettere sulle criticità nella relazione interculturale, partendo dalle esperienze concrete dei volontari. acquisizione di competenze utili a relazionarsi positivamente con le differenti realtà culturali; approfondimento dei concetti di individuo, altro , giudizio e pregiudizio; Confronto su pregiudizi e difficoltà nell’incontro con la cultura locale; Rilettura dell’esperienza da un punto di vista interculturale; Verifica della formazione Alla fine della formazione intermedia si effettua il monitoraggio della formazione attraverso i moduli previsti dal Sistema di monitoraggio accreditato dall’Ente e una verifica più approfondita in plenaria, al fine di fare emergere criticità e punti di forza, e dove se ne verificasse la necessità apportare i cambiamenti necessari ad un maggiore efficacia della proposta formativa. Contenuti della formazione specifica in loco: 1° incontro all’arrivo (2° mese di servizio): L’ente e il suo intervento nel progetto estero Il modulo approfondisce le realtà dell’ente a progetto, con particolare attenzione a quella che sarà la collocazione del volontario in quel contesto. Questa parte prevede la visita delle progettualità e l’approfondimento della modalità d’intervento dell’ente. Storia della presenza dell’ente in loco, mission, attività, stile di presenza; Il progetto Caschi Bianchi nel contesto specifico del progetto; Progetti e modalità di intervento; Attività e ruolo del casco bianco nel progetto specifico Visita alle diverse realtà progettuali dell’ente, con particolare attenzione alle realtà a progetto; Indicazioni di comportamento e stile di presenza indicazioni e norme di comportamento, in relazione al contesto culturale, socio-economico e politico in cui si realizza il progetto; informazioni sui rischi presenti nel contesto di riferimento (sanitari, per la sicurezza personale, di ordine pubblico e ambientali); informazione sulle misure per prevenire i rischi e per le emergenze. Tra 8° e 9° mese: Il progetto “Caschi bianchi corpo civile di pace 2014-EURASIA” ripresa degli obiettivi e delle attività previste dal progetto; verifica dell’andamento del servizio; verifica attività generali ( antenne e mappatura); riprogettazione in itinere. Contenuti della FAD : Ruolo del volontario nel progetto specifico: 121 Il ruolo del volontario nel progetto e grado di inserimento; La relazione con i destinatari del progetto; Il ruolo del volontario nel lavoro d’equipe; L’attività di competenza del volontario ricondotta agli obiettivi del progetto, con attenzione sul COME si fanno le cose. Approccio interculturale: le cornici culturali che condizionano le interpretazioni di un contesto complesso; analisi dei condizionamenti culturali a partire dalle esperienze concrete dei volontari; l’ascolto attivo come strumento per superare i pregiudizi culturali e comprendere la complessità del contesto. La figura del casco bianco nel progetto specifico: analisi e approfondimento delle conflittualità presenti nel territorio; approccio del cb rispetto ai conflitti meso e micro, a partire dal mandato del cb; buone prassi per la gestione dei conflitti. 49) Durata: Durata formazione specifica pre- espatrio in Italia: Durata formazione specifica intermedia in Italia: Moduli formativi La relazione d’aiuto Formazione e informazione sui rischi connessi all’impiego dei volontari nei progetti di servizio civile Contesto socio-economico e politico dell’area di intervento Il casco bianco La funzione di antenna I diritti umani Il teatro dell’oppresso Conflitto- approfondimenti Verifica della formazione TOTALE ORE FORMAZIONE SPECIFICA A Moduli formativi Verifica intermedia Riprogettazione in itinere Relazione aiuto/affettività Approccio interculturale Verifica della formazione TOTALE ORE FORMAZIONE SPECIFICA B Totale ore 8 4 4 4 8 4 8 10 2 52 Totale ore 6 2 4 4 2 18 Durata formazione specifica in loco: 122 Moduli formativi L’ente e il suo intervento nel progetto estero Indicazioni di comportamento e stile di presenza Il progetto “Caschi bianchi corpo civile di pace 2014EURASIA” TOTALE ORE FORMAZIONE SPECIFICA C Totale ore 3 2 3 8 Durata formazione a distanza; Moduli formativi Ruolo del volontario nel progetto nel progetto specifico Approccio interculturale La figura del casco bianco nel progetto specifico TOTALE ORE FORMAZIONE SPECIFICA D Totale ore 2 2 2 6 TOTALE ORE FORMAZIONE SPECIFICA A+B+C+D= 52+18+8+6=84 Di queste 84 h, 59 verranno realizzate entro il 3° mese ( 70% del totale) e le restanti 25 entro il 9° mese (30%) Altri elementi della formazione 50) Modalità di monitoraggio del percorso di formazione (generale e specifica) predisposto: Si rimanda al sistema di monitoraggio verificato in sede di accreditamento Data 30 LUGLIO 2014 Il Responsabile del Servizio civile nazionale dell’ente NICOLA LAPENTA 123