IL BOLLETTINO SALESIANO
Rivista della Famiglia Salesiana
Fondata da san Giovanni Bosco nel 1877
Quindicinale di informazione e cultura religiosa
edito dalla Congregazione Salesiana di San
Giovanni Bosco .
Spett.le Bollettino Salesiano
INDIRIZZO
Via della Pisana 1111 - Casella post . 9092 00163 Roma-Aurelio - Tel . 06/69 .31 .341 .
Conto corr . post. n . 46 .20 .02 intestato a Direzione Generale Opere Don Bosco, Roma .
DIRETTORE RESPONSABILE
GIUSEPPE COSTA
Redazione : Giuliana Accornero - Marco Bongioanni - Carlo Borgetti - Gaetano Nanetti - Luciano Panfilo - Dora Pandolfi - Cosimo Semeraro - Saverio Stagnoli .
Collaboratori : Nino Barraco - Elia Ferrante Domenica Grassiano - Adolfo L'Arco - Angelo
Paoluzi - Francesca Tiziani - Domenico Volpi .
Archivio: Guido Cantoni
Propaganda : Giuseppe Clementel
Diffusione : Arnaldo Montecchio
Fotocomposizione e impaginazione: Scuola
Grafica Salesiana Pio XI - Roma
Stampa : Officine Grafiche SEI - Torino
Registrazione : Tribunale di Torino n . 403 del
16 .2 .1949
IL BOLLETTINO SALESIANO SI PUBBLICA
,w, Il primo di ogni mese (undici numeri, eccetto agosto) per la Famiglia Salesiana .
,_; II 15 del mese peri Cooperatori Salesiani .
Collaborazione : La Direzione invita a mandare
notizie e foto riguardanti la Famiglia Salesiana,
e s'impegna a pubblicarle secondo il loro interesse generale e la disponibilità di spazio .
Edizione di metà mese . A cura dell'Ufficio Nazionale Cooperatori - Viale dei Salesiani 9 00175 Roma - Tel . (06) 74 .80 .433 .
1 OTTOBRE 1983
ANNO 107 - NUMERO 14
In copertina :
Donna Kekchí (foto Jorge) .
Servizio di copertina pag . 17-22.
Don Bosco è notizia, 3-9
NOTE SPIRITUALI /
A cura di Nino Barraco, 10-11
FAMIGLIA SALESIANA /
Suore d'assalto per il nord-est, 12-15
Tra i Kekchìes di Carchà con allegria e
speranza, 17-22
IL BOLLETTINO SALESIANO NEL MONDO
II BS esce nel mondo in 41 edizioni nazionali e
20 lingue diverse (tiratura annua oltre 10 milioni di copie) in : Antille (a Santo Domingo) - Argentina - Australia - Austria - Belgio (in fiammingo) - Bolivia - Brasile - Canada - Centro
America (a San Salvador) - Cile - BS Cinese (a
Hong Kong) - Colombia - Ecuador - Filippine Francia - Germania - Giappone - Gran Bretagna - India (in inglese, malayalam, tamil e telugú) - Irlanda - Italia - Jugoslavia (in croato e
in sloveno) - Korea del Sud - BS Lituano (edito
a Roma) - Malta - Messico - Olanda - Paraguay
- Perù - Polonia - Portogallo - Spagna - Stati
Uniti - Sudafrica - Thailandia - Uruguay - Venezuela .
DIFFUSIONE
Il BS è dono-omaggio di Don Bosco ai componenti la Famiglia Salesiana, agli amici e sostenitori delle sue Opere .
Copie arretrate o di propaganda : a richiesta,
nei limiti del possibile .
Cambio di indirizzo: comunicare anche l'indirizzo vecchio .
2
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
PROGETTO AFRICA /
I capoverdiani sono anche da noi, 23-25
PROTAGONISTI /
vorrei rispondere alla lettera apparsa nel
Bollettino del 1° luglio . Chi ha scritto è una
ragazzaa della mia età, residente a Pistoia,
con problemi che io ho già avuto e che sto
cercando di superare .
Cara «Lettera firmata, 51100 Pistoia» scusami se ti chiamo così, ma sconosco il tuo
nome . lo mi chiamo Lia, ho 21 anni e sono
studente in legge . Ho comunque i tuoi stessi
problemi di fondo : la paura di non essere
utile, la responsabilità che sento quando
qualcuno, un fratello, soffre, la consapevolezza che potrei fare molto di più . . . in qualche altra parte del mondo .
Ma in questa ultima frase è veramente il
nostro problema!
Spesso pensiamo che potremmo aiutare
quelle persone che stanno lontano da noi,
mentre dobbiamo capire che chi ci sta intorno, persone abituali per noi, per te saranno
tuo marito e tua figlia, per me i genitori e gli
amici, sono le persone da amare di più .
Tu hai già la tua missione, non facile, certo : quella di creare una famiglia cristiana, di
educare tua figlia, di essere cellula viva del
Corpo della Chiesa . Hai già fatto la tua scelta di vita, seguila fino in fondo, e vi troverai il
Cristo ad aspettarti .
La gioia di vivere la troverai quando avrai
la certezza che Lui ti ama, non per quello
che vorresti essere, ma per quella che sei,
ringraziaLo quindi per averti dato una famiglia in cui puoi predicare il Vangelo . Aiutati
con la preghiera . . . anche io ti sarò accanto e
pregherò per te. Forza e coraggio quindi, La
vita è troppo bella per sprecarla . . . Se vuoi
scrivermi il mio indirizzo è
Riggi Lia - Via Terranova, 11
93017 San Cataldo (CL)
Spett.le Bollettino Salesiano,
Sono exallievo salesiano come artigiano
sarto . Il mio capo sarto si chiamava Pietro
Cenci, il direttore don Abbà, il prefetto don
Staderini . Ho un ricordo di grande consolazione dei miei quattro anni di permanenza .
Oggi ho deciso di scrivervi . Ho 83 anni finiti
il 20 ottobre scorso . Con ossequi
Pujotti Mario
Monsignore,
chi vincerà la partita?, 26-28
Caro don Rubio,
provveditore di tutti, 29-31
RUBRICHE : Scriveteci, 2 - Qualche tempo fa . . ., 9 - Don Bosco si diverte, 16 - Libreria, 32 - I nostri morti, 33 - I nostri
santi, 34 - Solidarietà, 35
IMPORTANTE . Non si prendono in considerazione le lettere non firmate e senza indirizzo completo del mittente . A richiesta la firma può essere non pubblicata . Si raccomanda la brevità delle lettere.
CASA GENERALIZIA
Conclusa l'Assemblea VDB
Le Volontarie di Don Bosco (VDB) hanno concluso la
loro seconda Assemblea Generale rieleggendo per altri
sei anni la signorina Anna
Marocco come Responsabile
Maggiore dell'istituto . Durante l'Assemblea che si è svolta
presso la Casa Generalizia
dei Salesiani dal 3 al 25 luglio 1983 e che ha visto la
partecipazione di 40 delegate in rappresentanza delle
oltre settecento laiche consacrate sono stati dibattuti i
problemi dell'istituto .
In un ambiente di grande
fraternità e amicizia le Volontarie di Don Bosco hanno in
particolare approfondito gli
elementi essenziali della loro
salesianità secolare . La commemorazione poi del 21 luglio 1978 - data in cui Papa
Paolo VI, pochi giorni prima
THAILANDIA
Nuovo santuario
a Maria Ausiliatrice
II 24 luglio 1983 ad un
anno appena dalla posa della prima pietra è stato inaugurato il santuario a Maria
Ausiliatrice che monsignor
Carretto ha voluto erigere a
Phanon in Thailandia .
monsignor
Giuseppe
Ek processioni durante le non
Thapping, vescovo di Rat- infrequenti piogge . L'altezza
buri, diocesi un tempo affi- della chiesa è di 30 metri con
data a monsignor Carretto - una croce fosforescente di 6
metri ; dispone di 7 finestroni
e 25 sacerdoti .
Per gli appassionati dei nel centro della cupola che
numeri eccone alcuni che si danno luce variopinta sull'alriferiscono al nuovo edificio : tare e che simboleggiano i 7
il nuovo santuario ha una su- sacramenti .
perficie interna di 560 metri
Nelle foto : alcune immaquadrati : ha un corridoio gini dell'edificio e della ceesterno di 340 metri che condella morte, diede l'approrimonia .
vazione pontificia all'istituto
- è servita a ricordare la
missione ecclesiale dello
stesso Istituto .
Nelle foto : la Responsabile
Maggiore Anna Marocco e
un momento di fraternità serale.
Con l'occasione è venuto
a Phanon il pro-Nunzio in
Thailandia monsignor Renato Raffaele Martino che ha
avuto anche modo di prendere contatto per la prima
volta con la Diocesi retta dal
salesiano monsignor Carretto . La prima concelebrazione
ha visto attorno al nuovo altare tre vescovi - per l'occasione è venuto anche
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 3
Papa Giovanni Paolo li . Alla
raccolta delle lettere è stata
aggiunta una artistica pergamena opera del salesiano
Mario Bovio ed una lettera
ufficiale dell'intera comunità
educativa con le firme degli
allievi e dei docenti . In data 8
luglio 1983 il Santo Padre
tramite il Sostituto della Segreteria di Stato monsignor
Eduardo Martinez Somalo ha
risposto con una lettera inviata al direttore dell'istituto
don Felice Rizzini, che pubblichiamo :
CASA GENERALIZIA
La strenna 1984
In data 1 settembre 1983 il
Rettor Maggiore ha scelto la
Strenna che per tutto il 1984
sarà oggetto di studio e riflessione da parte della Famiglia Salesiana . Il tema
scelto è il seguente :
«Il "NON BASTA AMARE!" della lettera di Don Bosco da Roma ci muova a rinnovati propositi di Santità tipicamente Salesiana» .
Si tratta di una Strenna
fortemente impegnativa che
non mancherà di sviluppare
interessanti riflessioni storiche e pedagogiche sulla Lettera che Don Bosco scrisse
da Roma il 10 maggio 1884
avente come oggetto una serie di considerazioni sul sistema educativo salesiano .
Altro avvenimento con il quale è legata la Strenna è certamente il cinquantesimo
della canonizzazione di Don
Bosco avvenuta il 1° aprile
1934 .
Questa strenna 1984 - ha
dichiarato don Giovanni Raineri, consigliere generale per
la Famiglia Salesiana - ha
tuttavia nel suo retroterra
storico anche altri avvenimenti e documenti della nostra tradizione come, per
esempio, il «Testamento spirituale» di Don Bosco . Dopo
averlo a lungo meditato, steso e riveduto il Santo lo consegnò quasi come viatico al
suo successore don Rua nel
settembre del 1884, sentendo, come disse, «non distante il tempo del rendiconto al
Signore» . E un documento
pieno di saggezza in cui la
santità diventa direttiva concreta per uomini attività e
cose e che servì al suo successore per dissipare diffidenze e dubbi sulla continuità e validità dell'opera di Don
Bosco .
toli ispettoriali, cogliere le
convergenze più rilevanti e di
segnalare le problematiche
emergenti .
I risultati di tale lavoro
sono stati raccolti in due volumi con criteri di completezza ed obiettività cercando
anche una esposizione funzionale agli stessi capitolari
che troveranno in essi gli
strumenti più preziosi del
loro lavoro capitolare .
Il primo dei due volumi
raccoglie le proposte dei capitoli ispettoriali e dei singoli
salesiani mentre il secondo
volume raccoglie rilievi e indicazioni che la Commissione precapitolare ha inteso
offrire agli oltre duecento salesiani che in rappresentanza dei loro confratelli dal 9
gennaio 1984 saranno riuniti
a Roma presso la casa generalizia .
Nelle foto: Il gruppo dei
Tutto è pronto
per Il 22° Capitolo Generale
ITALIA
Con un intenso lavoro durato dal 27 giugno al 26 agosto 1983, la Commissione
precapitolare animata dal
Regolatore dello stesso Capitolo don Giovanni Vecchi,
ha concluso l'iter di preparazione della massima assise
salesiana .
La Commissione composta da ventisei membri provenienti da diverse ispettorie
ha avuto il compito non facile di sintetizzare i risultati
delle riflessioni che i Salesiani hanno espresso nei capi-
Concorso' fotografico
L'Unione Exallievi del »S .
Francesco di Sales» di Catania anche per quest'anno
ha bandito un concorso fotografico. L'iniziativa denominata «Premio Don Bosco»
giunge così alla sua quarta
edizione ; essa è aperta a tutti
i fotoamatori e si articola in
tre sezioni : stampe bianco e
nero, stampe a colori, diapositive a colori . Il termine ultimo per la partecipazione al
concorso è fissato per il 10
gennaio 1984 mentre la pre-
miazione delle opere avverrà
il 29 gennaio dello stesso
mese .
Chiunque fosse interessato all'iniziativa può chiedere il regolamento del concorso rivolgendosi all'Unione
Exallievi «S . Francesco di
Sales» via Cifali 7 - 95123
Catania .
4
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
precapitolare.
Reverendo Signore,
Celebrando il 90 .mo di
fondazione, codesto Istituto
Salesiano ha potuto constatare, con legittima gioia e fierezza, che fra gli elementi costitutivi che lo caratterizzano
«emerge una grande devozione al Papa, secondo gli
esempi di Don Bosco» . Ed
appunto le iniziative promosse nel quadro delle celebrazioni
commemorative come il Concorso «Lettera al
Papa» e la raccolta delle firme dei ragazzi, offerta in segno di omaggio a Sua Santità - hanno fornito eloquente conferma di tale devozione ed hanno mostrato, altresì, come codesta Comunità conservi immutata la sia
affettuosa ed operante fedeltà al Vicario di Cristo .
Di ciò è stato informato il
Santo Padre mediante il cortese dono, che Gli è stato inviato e che Egli ha ben accolto ed apprezzato .
Il Sommo Pontefice, pertanto ; desidera che Le siano
resi manifesti i sentimenti
della Sua soddisfazione e riconoscenza, mentre, in cambio di tanta delicata bontà,
augura che tutti i membri dell'istituto - auspice Maria
S S .ma Ausiliatrice - siano
sempre «ferventi nello spirito, lieti nella speranza e accetti
al Signore» (Rom
12,11) .
A conferma di tali voti e
quale pegno di copiosi favori
del Cielo, Sua Santità imparte a Lei, ai Collaboratori ed a
tutti i cari Allievi con le rispettive famiglie l'implorata, propiziatrice Benedizione Apostolica .
Con sensi di distinta stima,
mi confermo d ev .m o nel Signore
>pE Martinez, Sost .
I ragazzi scrivono
CITTA DEL VATICANO
e il Papa risponde
In occasione del 90° di
Don Stickier
fondazione dell'Opera salenominato
arcivescovo
siana di Treviglio i ragazzi
L'Osservatore Romano del
della scuola media hanno
scritto una serie di lettere a 9 settembre 1983 ha dato no-
tizia che il Santo Padre ha
nominato Pro-Bibliotecario
di Santa Romana Chiesa il
Rev .mo don Alfons Stickler,
SDB, elevandolo in pari tempo, in qualità di Arcivescovo,
alla sede titolare di Bolsena .
Il neo arcivescovo è nato i
23 agosto 1910 in Austria a
Neunkirchen in diocesi di
Vienna . Entrato giovanissimo
nel collegio salesiano di
Vienna a 18 anni emetteva i
primi voti religiosi . Ha studiato teologia a Benedikbeuern
(Germania), Torino e Roma .
Fu ordinato sacerdote a
Roma nel 1937 e si è laureato utroque iure presso l'Università Lateranense . Ha tenuto la Cattedra di Diritto canonico al Pontificio Ateneo
Salesiano sin dal 1940. Dello
stesso Ateneo divenuto Università Pontificia è stato in
diversi periodi Preside di Facoltà e Rettor Magnifico .
II 25 marzo 1971 Paolo VI
lo nominò Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana .
Nel corso di questi anni la famosa Biblioteca ha fatto
nuove preziose acquisizioni
attrezzandosi
scientifiche
anche con i più aggiornati sistemi di catalogazione e di
conservazione .
GERMANIA
Agenzia di volontariato
La Procura missionaria salesiana di Bonn sta svolgendo un intenso lavoro di sostegno alle opere salesiane
del Terzo Mondo . Fra le sue
attività più significative è da
annoverare la formazione e
l'invio di giovani volontari laici nelle missioni .
Sparsi in India (Kumbalam, Ravulapalem, Madras),
Perù (Cusco), Guinea Equatoriale (Bata) ben 65 giovani
tedeschi, a loro spese, hanno dedicato agli altri parte
della loro giovinezza .
Una attenzione particolare
la Procura ha rivolto nella ricerca di giovani dentisti : ben
cinquanta fra medici ed
odontotecnici si sono dichiarati disposti ad andare in territorio missionario . Il primo è
già partito per Barcelos in
Brasile .
cluderà il prossimo 9 ottobre.
Ad esso prendono parte una
ventina di Salesiani, Figlie di
Maria Ausiliatrice e Cooperatori interessati alla conoscenza giovanile o perché
docenti in qualche università
- è il caso di don Giancarlo
Milanesi e di suor Enrica Rosanna docenti di Sociologia
- o perché operano nel settore . Il Seminario affronterà
in particolare lo studio della condizione giovanile in
Africa .
MALTA
La Famiglia Salesiana
a Congresso
Qual'è la missione della
Famiglia Salesiana nell'isola
di Malta? Per rispondere a
questo interrogativo don
Charles Cini ha convocato
tutti i rami della Famiglia per
una grande festa e per un dibattito congressuale . L'iniziativa si è congretizzata nei
giorni 21-22 maggio 1983 ed
ha visto con tutti i rappresentanti locali della Famiglia Salesiana, la partecipazione,
fra gli altri, del Vicario Generale dei Salesiani don Gaetano Scrivo, della Vicaria generale delle Figlie di Maria
Ausiliatrice, Madre Maria del
Pilar Leton, del professor
Giuseppe Castelli presidente
mondiale degli Exallievi di
Don Bosco .
L'incontro ha avuto momenti di fraternità e di riflessione .
Di particolare interesse è
stato il dibattito provocato
sia dagli interventi degli illustri ospiti che da quelli dei responsabili locali dei Cooperatori ed Exallievi maltesi rispettivamente i signori Carmelo Briffa e Louis Camilleri .
BRASILE
Nuovi Cooperatori
per l'altro secolo
Il Brasile salesiano proprio
l'estate scorsa ha concluso
le celebrazioni del centenario salesiano in quel Paese .
Fra le tante celebrazioni delle quali IL BOLLETTINO SALESIANO riferirà una segnalazione merita quanto è avvenuto a Niteroi il 14 luglio .
In questa località brasiliana giunsero il 14 luglio 1883 i
primi salesiani . Esattamente
cent'anni dopo, il 14 luglio
1983, il consigliere generale
per la Famiglia Salesiana
don Giovanni Raineri ha ac-
Questo primo incontro ha voluto anche celebrare il 75°
anniversario della presenza
salesiana a Malta che come ha detto in un saluto
l'arcivescovo
monsignor
Giuseppe Mercieca - è molto apprezzata .
colto tra i Cooperatori una
giovane coppia impegnata
nell'animazione dell'oratorio
di Riachuele e nell'educazione dei propri figli .
Certamente - ha commentato don Raineri - un
segno di fedeltà per la Famiglia Salesiana del Brasile,
un segno di fedeltà a Don
Bosco ed un segno di speranza per gli oltre venticinque milioni di giovani brasiliani in difficoltà su cui lo
stesso Rettor Maggiore don
Egidio Viganò ha voluto richiamare l'attenzione dei Salesiani all'inizio del loro secondo secolo di presenza
brasiliana .
Nelle foto : Il ricordo ufficiale del Congresso e don
Cini che presenta il signor
Camilleri presidente degli
Exallievi maltesi, all'arcivescovo monsignor Mercieca ;
nel centro Madre Maria del
Pilar Leton .
Essere giovani in Africa
Anche quest'anno la Procura missionaria di Bonn
d'intesa con la Fondazione
Adenauer ha organizzato un
seminario di studi per approfondire la conoscenza della
condizione giovanile nel Terzo Mondo.
Il Seminario iniziato a
Bonn il 25 settembre si con• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 5
INDIA
Il santuario di Bandel
STATI UNITI
Un manifesto per le vocazioni
I nostri fratelli d'oltre Oceano non sono nuovi a iniziative del genere . Già l'anno scorso le strade di Toronto in Canadà sono state tappezzate di grandi manifesti
dove un Cristo in croce invitava con queste parole :
«Abbi coraggio : sii un prete come me» . Negli Stati Uniti
poi anni or sono ci fu un gran discutere per via del fatto
che inviti al seguire il Cristo erano stati ampiamente
disseminati in mezzo ad annunzi pubblicitari di riviste
note per tutt'altro contenuto .
Questo che presentiamo è un manifesto preparato
dal centro vocazionale salesiano dell'Ispettoria di New
York : umorismo e buon gusto fanno un tutt'uno con lo
stesso messaggio pubblicitario. Una cosa è certa : il
problema vocazionale si fa sempre più drammatico soprattutto tra i popoli più tecnicamente sviluppati e ci interpella per nuove strategie e per una testimonianza
cristiana più incisiva .
La più antica chiesa del
nord est indiano è un santuario mariano . Si tratta della
chiesa dedicata alla Madonna del Buon Viaggio di Bandel, località vicino Calcutta,
eretta dai portoghesi nel
1599 .
Questa chiesa è affidata ai
Salesiani fin dal 1928 . Nel
corso degli anni il Santuario
- meta di innumerevoli pellegrinaggi - è diventato una
vera e propria cittadella salesiana . Nel 1951 al già fio-
rente aspirantato dei salesiani si è aggiunta l'opera delle
Figlie di Maria Ausiliatrice
che attualmente hanno un
internato, una fiorente scuola superiore, un dispensario
medico ed un oratorio festivo
con centinaia di bambine .
Nel 1968 le opere del Santuario si sono arricchite di
una Casa per Esercizi Spirituali . Le foto si riferiscono
alla singolare processione
che il Santuario organizza
ogni anno nella prima domenica di quaresima e che
vede la partecipazione di migliaia di pellegrini . Nel po-
GUATEMALA
Si è svolta la 158 Settimana della Gioventù
«Juventud 83» è una manifestazione giovanile che ormai da quindici anni vede riunire migliaia di giovani presso
l'istituto Salesiano Don Bosco di Guatemala . L'iniziativa avviata nel 1969 e favorita dal fatto che l'istituto dispone di
eccezionali attrezzature per l'attività sportivo-culturale -,
quest'ànno ha visto la partecipazione di oltre ventimila giovani appartenenti a 120 scuole . Per una settimana - l'ultima di luglio - il Don Bosco ha visto così alternarsi migliaia
di giovani in dibattiti, giochi e spettacoli d'ogni genere . La
manifestazione - ha commentato il direttore don Ugo Santucci - vuole essere un contributo alla pace e alla fraternità
in un momento in cui il Guatemala vede spesso affermarsi
violenza e odio .
6
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
meriggio di tale domenica
molti fedeli si danno appuntamento a Bandel per ascoltare un «sermoncino» sulla
Passione di cristo e per dare
inizio ad una Via Crucis - in
verità molto suggestiva che alla sua quarta stazione
vedrà la statua del Figlio
congiungersi con quella della Madre e proseguire fino
alla morte .
Nascono le suore della
Visitazione di Don Bosco
«Oggi si costituisce, qui,
questo nuovo gruppo di giovani donne col consenso e
l'incoraggiamento dei sette
sono ancora il gruppo più
abbandonato nell'attività della Chiesa . La maggior parte
delle case religiose maschili
e femminili si trovano in
grandi o piccole città . Il missionario, i catechisti, e alcune suore incontrano la
gente dei nostri villaggi in alcune visite fugaci ma per il
resto dell'anno quella gente
è abbandonata a se stessa .
L'ignoranza della fede e vita
cristiana è spaventosa, il livello di alfabetizzazione è
scioccante, non più dei 10%,
le vittime di malattie sono innumerevoli, la miseria è indescrivibile e la povertà è
vergognosa» .
Nella foto : le prime candidate a « Visitandine di Don
Bosco»).
SALVADOR
La capitale salvadoregna
vuoi bene a Don Rua
vescovi della regione per rispondere agli urgenti bisogni
dell'india e del Nord Est» .
Sono queste le parole con
cui monsignor D'Rosario arcivescovo salesiano di Shillong-Gauhati il 31 maggio
1983 ha salutato il primo
gruppo di candidate a ciò
che per ora è una Pia Associazione Privata detta Pia
Associazione della Visitazione e che domani potrà essere una congregazione di
suore .
Perché questa ennesima
istituzione femminile?
La risposta viene data dallo stesso arcivescovo :
«L'india ha una popolazione di circa 690 milioni dei
quali 540 milioni vivono nei
600 .000 villaggi e costituiscono il 82,7% della popolazione totale . Di questi 270 milioni vivono appena al di sopra del livello della povertà
mentre 300 milioni ne vivono
al di sotto . Circa 70% degli
indiani sono analfabeti, 80%
al di sotto del livello di povertà e molti muoiono ogni anno
per varie malattie .
Dopo quasi 2000 anni di
cristianesimo i nostri villaggi
In tutta l'America Latina
non è difficile trovare opere
d'ogni genere dedicate all'Auxiliadora, e a Don Bosco .
Tra tutte le città basta ricordare Panama dove la devozione popolare al Padre e
Maestro della gioventù non è
eguali al mondo : si pensi che
il giorno della sua festa presso il Tempio di Don Bosco di
Panama vanno in processione centomila persone . Naturalmente questa devozione si
esprime in mille modi . Così,
ad esempio, nelle Antille a
Santo Domingo è possibile
vedere un Ambulatorio medico dedicato a Don Bosco il
cui titolare è un medico exallievo, in Guatemala una Tienda Maria Auxiliadora o un
«Taxis Don Bosco», in Nicaragua poi basta andare al
mercato di Monimbò per trovare innumerevoli venditori
di quadri e immagini salesiane . . . stampate in Italia chissà
quanti anni fa e che continuano a servire da umile e
semplice strumento di pietà
popolare . Università, piazze
e vie, ospedali, circoli ed associazioni d'ogni genere persino dolci e caramelle, in
America Latina portano nomi
che si riferiscono al mondo
salesiano .
La capitale del Salvador
ha una predilezione particolare per don Rua . Ne volete
una prova? Osservate le due
foto, scattate nei pressi del
Santuario Maria Auxiliadora
che si intravede osservando
a destra e dell'opera salesiana dedicata, per l'appunto, al
primo successore di Don Bosco .
Il Santuario di Maria
Ausiliatrice in francobollo
Il Santuario di Maria Auxiliadora ha certamente il primato d'essere la prima chiesa salesiana finita su un francobollo . Il fatto è avvenuto
recentemente e l'occasione
è stata data dalla visita del
Papa in quel Paese . Si trattava - hanno dichiarato al
Ministero delle Poste salvadoregno - di ricordare la visita del Papa unendo la sua
alla nostra devozione mariana . Niente di meglio che il
Santuario dell'Auxiliadora
meta di continui pellegrinaggi e di singoli devoti che nella Madonna di Don Bosco
cercano rifugio e conforto .
il tempio - bello e devoto
anche se interventi compositi
nel corso degli anni ne hanno in parte disturbato lo stile
«gotico e dinamico quasi
Nella foto: la busta commemorativa stampata dalla
Direzione Generale delle Poste Salvadoregne. Il giorno
di emissione è stato il 4 marzo mentre la visita del Santo
Padre è avvenuta il 6 marzo
1983.
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 7
futurista» - del quale il
campanile è dimostrazione
- fu costruito negli anni
Sessanta . È ampio 60 per 19
metri ed alto 17 metri . I suoi
architetti sono stati Mauricio
Pineda e Benjamin Canas
mentre i lavori sono stati seguiti dall'italiano Nino Minassi . Il campanile - alto 90
metri - è uno dei più alti
dell'America Latina la qualcosa è tanto più singolare se
si considerano i frequenti
terremoti del Centroamerica .
dottor Mancusi Barone, giudice del Tribunale dei minori
di Napoli, di don Elvio, presidente regionale della Caritas e del dottor Palladino
consigliere al Comune di Napoli . Riuscitissima anche la
Festa del Premio . Durante
questa manifestazione, alla
presenza del Provveditore
agli Studi di Napoli, dottor
Pasquale Capo, sono stati
dati segni di incoraggiamento a molti giovani della scuola salesiana che si sono distinti nell'adempimento dei
loro doveri . Alla manifestazione, naturalmente, non poteva mancare la banda dell'Istituto ovvero, come piace
loro chiamarsi «Gli scugnizzi
di Don Bosco» . (Le foto si riferiscono alle due manifestazioni).
ITALIA
Devianza giovanile e.. .
premi scolastici a Napoli
Per concludere
l'anno
scolastico 1982-83 i Salesiani del Don Bosco di Napoli
hanno messo assieme un dibattito sulla devianza giovanile ed una simpatica serata
durante la quale sono stati
assegnati premi e medaglie .
II dibattito sulla «devianza
giovanile, cause e prospetti-
ve», coordinato dal direttore
dell'Opera salesiana don
Bruno Gambardella, ha visto
gli interventi di don Alfonso
Alfano, ispettore salesiano
per le regioni meridionali, del
«Mani Tese» per suor Nicolina
Uno dei tanti «Micro interventi» che Mani Tese, organismo contro la fame e lo sviluppo dei popoli, opera
a favore del Terzo Mondo, quest'anno ha interessato
una Figlia di Maria Ausiliatrice, suor Nicolina Viano .
Nell'annunciare questa Microrealizzazione, Mani Tese
ha presentato la seguente scheda :
Suor Nicolina Viano è in India dal 1950 ed ha svolto
la sua opera di infermiera in numerosi dispensari, villaggi e lebbrosari . Ha svolto anche lavoro sociale tra le
famiglie ed ha creato nello stato dei Karnakata, Mysore-Bangalore un pensionato per le ragazze operaie,
trovando un posto di lavoro ed insegnando loro a guadagnarsi da vivere .
Dal 1981 è stata mandata nello stato di Maharashtra-Bombay nel paese di Nasik che dista 5 ore di treno
da Bombay .
Questo luogo sta diventando sede di industrie perché le fabbriche, per mancanza di aree fabbricabili vicino a Bombay, vengono trasferite qui .
Lei ed altre due suore sono state chiamate qui per
iniziare un'opera a favore delle ragazze povere della
zona, per insegnare loro un lavoro e per trovar loro un
lavoro anche al termine dell'addestramento .
Si è provveduto quindi alla costruzione del laboratorio le cui dimensioni sono di 12 m . x 9 ed alla costruzione dei pensionato di uguali dimensioni .
Le ragazze che frequentano i corsi verseranno una
piccola retta a seconda delle loro possibilità (chi non
può non darà nulla) .
La dattilografia verrà insegnata da una persona
qualificata, mentre il taglio e il cucito verrà insegnato
dalle suore stesse .
Le ragazze verranno impegnate anche nella gestione del pensionato circa l'acquisto delle provviste, il cucinare i cibi .
Inoltre si prevede di poter vendere i manufatti che
verranno eseguiti ed il cui ricavato servirà al mantenimento della scuola .
Mani Tese si è impegnato a fornire l'attrezzatura
per la scuola : 6 macchine per cucire, 6 macchine per
scrivere, tavoli per ufficio e per laboratorio, sgabelli, armadio ecc .
8
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
PItW dí DEL VAGLIO
Pubblichiamo in questa rubrica fatti, fatterelli, curiosità raccolti rileggendo le pagine dei Bollettino Salesiano dalla sua nascita, nel lontano 1877.
Denuncia di sabotaggio - La Direzione del Bollettino
segnala nel numero di settembre 1890 una sistematica
azione di sabotaggio a danno del periodico e ne addita i
responsabili : alcuni distributori postali e qualche segretario di persona altolocata . I primi «per non avere il disturbo
di recapitare il Bollettino ce lo rimandano scrivendoci sopra : "respinto" o "sconosciuto" e persino "defunto" dando così facilmente la patente di morto a chi ancora felicemente vive e veste panni» . Quanto ai «personaggi altolocati», ad essi «la poeta non giunge se prima non passa
per cento mani più o meno fedeli, e il "respinto" viene arbitrariamente scritto da qualche segretario» . Ma, conclude
polemicamente il Bollettino, se qualcuno è da «respingere» sono proprio codesti segretari . . .
Un orto botanico
«salesiano»
Proprio così . Il salesiano
don Giuseppe Martinelli è
riuscito a creare un orto botanico nell'Alto
Cadore .
Come ci sia riuscito, che
cosa esso rappresenti, ci viene raccontato da Guido Buzzo, Presidente dell'Azienda
Autonoma soggiorno e Turismo di «Val Comelico» .
"A Valgrande, uno dei tre
angoli verdi del Comelico,
più conosciuta per l'esistenza dei famosi «bagni» e delle
acque medicinali sulfuree,
esiste da oltre trent'anni,
sconosciuto ai più, un importante orto botanico-giardino
fiori di montagna ideato e curato dal salesiano Prof . don
Giuseppe Martinelli .
Egli è un grande esperto in
materia di flora montana e di
erbe medicinali, uno scienziato in costante collegamento con botanici esteri .
Laureato in lingue, ha insegnato, per oltre trent'anni
presso il Collegio «Don Bosco» di Pordenone ove risiede, e durante la buona stagione estiva soggiorna a Valgrande,
nell'Alto
Cadore
(Belluno), ove s'immerge nella cura dell'orto e nella ricerca, ad alte quote, di fiori e di
erbe rare . Ha fatto tutto da
solo, lavorando sodo, raccogliendo e piantando nel
giardino-orto molte specie di
fiori, qualcuna proveniente
anche dal Tibet, e creando
per ciascuna l'habitat naturale .
Il giardino non era aperto
al pubblico ; lo potevano visitare solamente gli esperti, tra
i quali numerosi stranieri,
specialmente tedeschi e austriaci, che verificavano,
controllavano, ammiravano e
fotografavano .
Per don Martinelli però
l'intero peso della cura del
giardino-orto comincia a diventare pesante e ha bisogno di aiuto . A questo punto
occorrevano dei fondi per
assicurare la continuità dell'epoca che ha portato' lustro
al Comelico. È stata interessata la Regione Veneto, che
ha riconosciuto l'importanza
scientifico-culturale dell'orto-giardino e, con l'interessamento dell'assessore Felice del Santo, ha erogato un
contributo per le prime spese, tramite l'Azienda Soggiorno, e con la possibilità di
consolidare l'intervento in
forma annuale .
E qui è intervenuta la disponibilità e la collaborazione dei Salesiani di Pordenone che gestiscono la casa
di Valgrande alla quale è annesso il giardino . Essi hanno
accettato di continuare ad
adibire la loro area a giardino di fiori di montagna-orto
botanico, dando libero accesso per la visita ai cittadini,
ai turisti e ai visitatori inviati
dall'Azienda Soggiorno nel
quadro del Festival nazionale
del fiore di montagna .
I Salesiani hanno così fatto conoscere e apprezzare,
in Comelico a mezzo di don
Martinelli nel corso degli ultimi trent'anni, a migliaia di
giovani, loro ospiti, le bellezze e le caratteristiche dell'affascinante flora alpina .
Nella bufera della guerra - Momenti di ansietà e di
seri pericoli per i salesiani che operano in Cile, a causa
della guerra civile scoppiata nel 1891 in quel paese sudamericano . Il Bollettino ne dà notizia quando la guerra è
ormai conclusa, «dopo otto mesi di atroci lotte, di accaniti
combattimenti, incalcolabili danni, saccheggi e incendi» .
E pubblica alcune lettere di missionari in Cile . In una di
esse, don Spirito Scavini racconta le peripezie vissute e gli
sforzi fatti per impedire che l'orfanotrofio di Concezione
venisse sgomberato dei suoi piccoli ospiti per far posto
alle truppe . E dice anche della penuria di viveri causata
dal conflitto : «Abbiamo dovuto diminuire o sopprimere alcune cose della nostra refezione : il caffè e il latte a colazione, per esempio,, sono stati dei tutto aboliti perché hanno un prezzo esorbitante . . . Ma andiamo avanti anche senza caffè e latte, confortati dall'esortazione di Don Bosco :
nulla ti turbi!»
15 anni di vita dei BS - Nel dicembre 1891, il Bollettino Salesiano celebra il 15 ° anno di vita . «Fondato dal
compianto Don Bosco - scrive il BS - per far conoscere
ai cooperatori e alle cooperatrici quanto si va compiendo
dalla pia Società da lui istituita», il Bollettino «è entrato ormai in molti seminari, collegi, educatori, dove se ne fa pubblica lettura a mensa . . . se ne è introdotta e raccomandata
la lettura in diverse parrocchie, associazioni cattoliche, e
passa di famiglia in famiglia, cosicché si sono moltiplicati i
lettori» . Il BS ringrazia i tanti amici «i quali, quando facciamo appello pel concorso a qualche pia opera, tosto se ne
prendono teneramente cura come di cosa propria» . La
cosa più consolante è che da allora ad oggi, amici e lettori
del BS hanno continuato a percorrere la stessa strada .
1 cattolici leggono poco? - Severo richiamo ai cattolici che trascurano troppo la lettura . «Non vogliamo certo lodare i divoratori di giornali e di libri - si legge sul Bollettino dell'ottobre 1892 - ma i cattolici pendono dal lato
opposto . O per economia, o per occupazioni o per principio, leggono troppo poco : è un difetto, perché di fronte all'azione energica, febbrile del male e della cattiva stampa
non si riesce ad opporre che l'azione valida di pochi . Facciamo della lettura buona un dovere, un obbligo preciso e
giornaliero, provvediamo alla diffusione della buona stampa» . I tempi, dall'800, sono cambiati, ma c'è da chiedersi :
per quanto riguarda la stampa e i lettori cattolici, sono
cambiati di molto?
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 9
sono stato
a Lourdes
ma Lourdes
non esiste
redevo anch'io che, sui primi gradini
delle montagne dei Pirenei, esistesse
Lourdes. Ed invece, vi assicuro che non
esiste . No, non c'è nessuna Lourdes .
Quale sia il nome di questo « vecchio nido di
rocce », l'ho saputo da un uomo muto . Era lì, in
ospedale, di ritorno dalla solenne pròcessione
del Santissimo Sacramento . Il suo volto una
maschera, un sogghigno, una espressione contorta di commozione e di felicità . Con la punta
di un dito, sviato dalla disarmonia di tutta la
mano deforme, egli cominciò a segnare, su una
minuscola tavola alfabetica, alcune lettere .
Quanti con amore gli stavano attorno, lessero : «Mi pare il Paradiso»!
Ecco il nome di Lourdes : Paradiso!
C
Qui la Madonna - oh! com'è meraviglioso
- ha sorriso .
«Ti ha guardato e ti ha sorriso» confidava
Bernadette a una compagna dopo un'estasi .
Questo sorriso riempie la Grotta di una tenerezza materna ed ineffabile, gocciola con la pioggia sulle guance dell'uomo, mescolandosi al tepore delle lacrime, suggella il fervore delle labbra che implorano, spasimanti, sulla sacra roccia, nella commossa «processione del bacio» .
Paradiso . In quest'ansa di universo, la preghiera degli uomini si incontra con quella della
Chiesa nella trionfale acclamazione della Litur1 O •
BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
gia : «Visitasti terram et inebriasti eam» .
All'umile pastorella che le aveva presentato
carta e calamaio perché scrivesse quanto desiderava, Maria ebbe ad assicurare : «Non ti prometto che sarai felice in questo mondo, ma nell'altro» . Eppure, qui, ogni ammalato trova in
cambio la felicità . Il martirio diventa la beatitudine di quelli che piangono, diventa inno di
Maria, di questa donna più bella dell'aurora,
sorgente di acqua viva, fontana sigillata : «Ave,
ave, Maria! » .
Il canto dell'Ave occupa tutto lo spazio di
Lourdes, unisce ogni anima ai grani di un rosario interminabile, scorre continuo come il Gave,
si dilata per l'«Esplanade», ricopre il sangue di
ogni Getsemani ansante, lacerato.
È il sorriso di Maria che trionfa sulle « folle
del ' dolore » convenute da tutto il mondo in devoto appuntamento di figliolanza . E quel sorriso si beve a perdifiato, come l'acqua miracolosa che scorre da quel 25 febbraio 1858 per la
salute e la consolazione di ogni infermo : «Va' a
bere e lavati alla fontana» .
Mi sono lavato anch'io alla piscina miracolosa . Le mani incrociate sul petto . Non dimenticherò mai quella gioia . È il miracolo che fa
saltare ogni preavviso dell'igiene, è l'amore di
Maria che canta la sua vittoria sulla materia,
travolgendo nell'acqua gelida ogni timidezza ed
ogni scoraggiamento.
«Colui che tu ami
è ammalato »
E viene l'ora solenne in cui la Città di Maria
diventa la Città dell'Eucaristia . Ogni pomeriggio è sempre la festa del Corpus Domini a Lourdes . È il raduno di tutta la miseria umana dinanzi alla Basilica del Rosario . Si snoda, allora,
la processione di Cristo che passa in rassegna la
carovana, soffermandosi a lungo, benedicente,
dinanzi ad ogni fila di barellati, di carrozzelle . . .
Le invocazioni salgono al cielo, nell'universale coro del pianto : «Signore, colui che tu ami
è ammalato! . . . Signore, se lo vuoi, puoi guarirmi! . . . Fa' che io veda! . . . Fa' che io senta! . . . Fa'
che io cammini! . . . Madonna di Lourdes, Santa
Bernadette prega per noi! . . .» .
No, non ci sono parole al mondo per raccontare questo miracolo che si rinnova e che prorompe, con tromba sonora, nella gloria di Dio :
«Lauda Sion Salvatorem, lauda ducem et pastorem, in hymnis et canticis»!
Dopo aver messo cuore ed impegno per
esprimere col marmo la visione di Bernadette,
l'artista si chiedeva contristato : «Come poter
esprimere l'inesprimibile?» .
E tutto è ineffabile per chi va a Lourdes, per
chi può godere d'un attimo solo, trascorso,
quando la notte è ormai fonda, davanti alla prodigiosa Grotta di Massabielle .
Vicino, lo sciacquio delle acque . Palpita il respiro degli ammalati di tutti i tempi . I ceri si
consumano lentamente, i grandi ceri del dolore .
La processione delle fiaccole è terminata d'un
pezzo . Gli occhi ancora bruciano di quel misterioso torrente di fuoco che, quasi lago di luce,
ha inondato la gradinata del Rosario . Alla «Salve Regina», solenne e fiduciosa, è seguito il silenzio profondo, abissale, eterno .
Sulla valle di lacrime Maria ha fatto cadere
la rugiada del suo sorriso : le ferite bruciano,
ora, soltanto di carità, come il braciere che arde
senza soste ai suoi piedi .
Anime scosse dai tormenti, turbate dagli affanni, sconvolte dalle passioni, lacerate dai rimorsi : penso all'immenso altare dal quale si
alza l'Ostia benedicente nella sotterranea Basilica di S . Pio X, popolata di sterminate ed universali miserie, palpitante di umanità e di dolore : «Parce, Domine, parce populo tuo . . . » .
Il dolore si trasforma in pace, la ferita si
muta in solco, e nel solco gettata la semente, e
questa fa fiorire la vita ed accende il canto : « Sì,
o Signore, tu mi conosci . Tu ci ami ad uno ad
uno . Tu sai quello che fai. Tu non sbagli i colpi,
non colpisci invano. Tu ci scalpelli perché la nostra rassomiglianza a te, sia sempre più perfetta» .
Il miracolo più difficile
delle beatitudini
Quelli che non sanno, domandano : «C'è stato qualche miracolo?» .
Non sanno che il miracolo, il più grande miracolo è il trapianto del cuore di Dio . È la fede,
la luce . È l'impianto visivo di Dio nell'occhio
dell'uomo . Non il miracolo sulle pustole, sulle
gambe, sul corpo, ma il miracolo più difficile .
Il miracolo delle beatitudini!
Qui si capisce cosa possa essere la «vera
vita» .
Qui si impara a discernere l'esenziale dal relativo, il vero dall'effimero . È sollevando le lenzuola che ci si accorge, e si adora in ginocchio
l'Ecce Homo . Ed è a contatto di questo Cristo
crocifisso che si capisce che cosa possa essere
vivere per risorgere .
Qui, un ammalato, cinquant'anni su una carrozzella, Giacomo Gaglione, il fondatore dell'Apostolato della Sofferenza, ebbe a scrivere un
libro straordinario : «Il pellegrinaggio di un'anima» .
Parla di questa esperienza unica, inimmaginabile .
Parla del suo essere ritornato «lo stesso» .
«Guarire, perché? se ci è dato di vivere l'immenso tutto, la vicinanza, la immedesimazione
con Gesù, adagiandoci nelle braccia di Maria? . . .
Molti dicono : È tornato lo stesso . Ma non sospettano neppure il significato soprannaturale
di questo tornare lo stesso . Tornare lo stesso : lo
voglia il Signore! Lo stesso : cioè come ci vuole
il Signore . Lo stesso : cioè di Gesù, cioè di Dio,
cioè per tutti, per gli ammalati, i peccatori . . . incenso da bruciare al Trono di Dio per ottenere
misericordia su tutti» .
Paradosso di chi soffre e torna « lo stesso » .
Conversione di chi non ha mai sofferto, e torna «diverso», umiliato dal suo privilegio . Qui,
chi è sano è davvero straniero . Qui, tutto è « al
contrario» . Qui, si dimentica tutto . O meglio :
tutto viene rivissuto, ricreato in una dimensione
nuova, in una nuova scala dei valori . La precedente scala è crollata, è andata in frantumi .
Qui è macina di mulino, segno e altare di
questa «città del soccorso» . Qui è Eucaristia
che si spezza, di Dio e dell'uomo .
Qui, dinanzi a questo altare, un Papa, Giovanni Paolo Il ha pregato le piaghe di Cristo per
il futuro del mondo .
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 11
suore
d'assalto
per il
nord-est
.Missionarie di Maria Ausiliatrice» soccorrono i poveri nel villaggi sperduti nella
foresta
«Mi trovavo a Gauhati, attuale
capitale dell'Assam, dove a quel
tempo avevamo un orfanotrofio . . .
Una mattina, dopo la Messa,
venne da me suor Luigina Saletta :
- Padre, mi disse, ci sono otto
ragazze che, terminati gli studi,
non vogliono far ritorno in
famiglia . . .»
o sempre ammirato le
suore, anime generose
che trascorrono sovente
la vita nel silenzio, nel nascondimento, consacrandosi totalmente
a Dio nella preghiera, come le
contemplative, o a servizio dell'uomo nella dedizione più totale,
lavorando spesso in ambienti
dove altri non oserebbe avventurarsi .
Tra le tante famiglie religiose
incontrate nei miei viaggi, le
«Missionarie di Maria Ausiliatrice», operanti nel nord-est dell'India, «la missione miracolo», come
fu definita per il gran numero di
conversioni ottenute, sono degne
della più grande ammirazione.
In una regione più vasta dell'Italia
settentrionale
(194 .000
kmq), coperta in gran parte da foreste, abitata da oltre 150 tribù
H
12 •
BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
diverse, molte delle quali ancorate
alla preistoria, dopo 62 anni di lavoro e di apostolato, i cattolici
sono passati da 5 .000 a 600.000, e
dove non esisteva alcuna diocesi
oggi ne esistono ben sei, con clero
autoctono .
Una parte di questo meraviglioso lavoro, in costante espansione,
è dovuto a questa giovane congregazione, una delle tante nate dal
grande albero della famiglia di
Don Bosco!
Nei diversi viaggi apostolici in
quella parte dell'India ho potuto
vederle al lavoro, fin nei più sperduti villaggi, nella grande vallata
del Brahamaputra e tra le vaste
foreste delle colline preimalaiane .
Una vita dura, intessuta di sacrifici, di privazioni, di faticoso lavoro apostolico, in zone poverissime . La congregazione è nata da
una geniale intuizione dei primi
salesiani giunti in questa terra nel
gennaio 1922 . Per l'educazione
della gioventù femminile e per l'apostolato nei villaggi, occorrevano
persone che, nate sul posto, abituate al clima, agli usi e costumi,
incarnate nella cultura di quelle
popolazioni, potessero completare
e in parte sostituire l'opera dei
missionari .
Il primo a dare vita all'istituzione fu mons . Stefano Ferrando,
arcivescovo di Shillong, tanto che
vengono chiamate con il familiare
nomignolo di «Ferrandine» . Data
di nascita: 24 ottobre 1942 .
Per avere maggiori notizie ho voluto intervistare don Attilio Colussi, che ebbe una parte preminente nella loro formazione, come
direttore spirituale . Ecco il suo
racconto .
- Mi trovavo a Gauhati, attuale capitale dell'Assam, dove a
quel tempo avevamo un orfanotrofio, una scuola media e la parrocchia. Accanto a noi vivevano le
Figlie di Maria Ausiliatrice che si
prendevano cura della gioventù
femminile . Una mattina, dopo la
Messa, venne da me suor Luigina
Saletta :
- Padre, mi disse, ci sono otto
ragazze che, terminati gli studi,
non vogliono far ritorno in famiglia e mi hanno chiesto di farsi
suore . Ho fatto presente alle superiore questo loro desiderio, ma
mi hanno risposto che sono elementi non ancora maturi . Proven-
gono da famiglie ancora pagane ...
sono da poco convertite ... Intanto
queste insistono nei loro propositi
e io non so cosa fare .
Sapevo che il vescovo da tempo
accarezzava il progetto di una
congregazione indigena . Gliene
parlai e con suor Luigina gli presentammo le otto ragazze . Rimase
soddisfatto .
- Seguile, mi disse, e preparale, con l'aiuto della suora, alla vita
religiosa. Mi diede dei suggerimenti pervenuti da Roma (Propaganda Fide), dicendomi di tracciare un primo abbozzo di regola .
Lesse, ritoccò, aggiunse e mi incaricò di presentarla alle giovani
«ad experimentum » . Un anno
dopo, nel 1942, in una casa separata, si aprì il noviziato affidandone la direzione a suor Luigina e
a suor Severina, entrambe delle
Figlie di Maria Ausiliatrice . Dif-
ticolarmente da suor Nelly Nunes
di Madras, prima come maestra
di noviziato e loro prima superiora generale; a lei subentrò come
superiora suor Villa, anche delle
F.M.A., fino a quando, divenute
pienamente indipendenti, elessero
nel secondo capitolo generale del
1976 l'attuale superiora madre
Maria Rosa Thappa .
Le costituzioni, dopo l'approvazione del vescovo, ne ebbero una
ufficiale da «Propaganda Fide»
nel 1948 . Dopo il Vaticano II, nel
1972, il primo capitolo generale ne
curò l'aggiornamento . Approvate
dal nuovo arcivescovo di Shillong,
mons . Hubert D'Rosario, furono
inviate a Roma e il 21 marzo 1977
il S. Padre Paolo VI inviava il
«Decretum laudis» . Da quel momento entravano di «diritto pontificio» nel grande albero secolare
della Chiesa. Profondamente le-
se, sede anche del noviziato, per
qualche conferenza catechistica e
intrattenermi un po' con l'attuale
superiora .
Una vocazione veramente eccezionale la sua: da fervente indù
a superiora generale ... Mi piace
farmi raccontare la storia del suo
incontro con Cristo : ascoltiamolo.
- Sono nata a Rawalpindi,
una cittadina sul fiume Leb, a 520
metri di altitudine, quasi ai confini con il Cashmir, attualmente
sotto il Pakistan. A quel tempo,
sotto il protettorato britannico,
era una importante sede militare
per la difesa della frontiera nordoccidentale. Mio padre era ufficiale in quella guarnigione . Sono
nata nel 1935 e mi chiamarono
Lakhsmi . I miei genitori erano
indù molto religiosi. A 17 anni seguii mio padre a Delira Dum nell'Assam, dove era stato trasferito .
La Madre Generale delle .Misslonarle di Maria Auslllatrice» con Il suo Consiglio nella Casa Madre dl Shiliong .
ficile si presentò la scelta del
nome e dell'abito .
Monsignore desiderava fossero
missionarie, di qui il nome «Missionarie di Maria Ausiliatrice» .
Per l'abito io ero del parere fosse
il «sari indiano», ma esse, per sentirsi più impegnate davanti a Dio
e alla popolazione, optarono per
quello tradizionale .
Furono formate e guidate per
molti anni dalle nostre suore, par-
gate alla famiglia salesiana di cui
hanno assorbito lo spirito, il 15
ottobre 1982 hanno presentato al
rettor maggiore don Egidio Viganò, formale domanda di farne
parte.
Quando mi reco a Shillong non
manco mai di fare una capatina
alla casa madre di queste religio-
Per continuare gli studi chiesi di
entrare come interna nel collegio
di Calaghat, dove ebbi il primo
contatto con le suore Missionarie
di Maria Ausiliatrice .
Mons. Oreste Marengo nel suo
libro di memorie (1) racconta l'incontro con questa giovane che doveva un giorno occupare un posto
tanto importante in quella famiglia religiosa .
- Venne da me per chiedermi
BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 13
di aiutarla a entrare nel collegio
Divenne così suora tra le «Mis- mano «madre» e lavorano in ben
«Saint Mary» .
sionarie di Maria Ausiliatrice» di- 46 centri missionari, accudendo
Lei è cristiana?, le domandai .
rette a quel tempo da suor Nelly migliaia di bimbi, molti dei quali
- No, ma ho un vivo desiderio Nunes, che per vent'anni fu la non hanno genitori.
di conoscere la religione cattolica . loro guida.
Suor Maria Rosa ha il dono di
- Ha avuto qualche contatto
Quando la congregazione diven- accontentare tutti, anche la mamcon persone religiose?
ne adulta, la prima superiora ge- ma, assicurandole che Dio l'avreb- Sì, a Calcutta ho conosciuto nerale nominata dal capitolo ge- be benedetta in modo speciale per
una brava signora che mi parlava nerale fu proprio la giovane Maria avergli donato una sua figliuola.
con grande entusiasmo della sua Rosa che avevo accolto a DibruEletta la prima volta superiora
fede. Fu lei a spingermi ad appro- garh. Da allora per ben due volte nel 1976, venne rieletta a pieni
fondire questo problema . Quando è stata eletta superiora generale . voti nel terzo capitolo del 1981 .
è ripartita per l'Inghilterra mi Credo sia tuttora l'unica cattolica
sono preoccupata di trovare un della sua famiglia . La vecchia maistituto che mi accogliesse, per dre, devota indù, non fu mai con- Quante siete attualmente?,
questo sono qui .
tenta che la figlia avesse abbrac- le chiedo .
Non mi fu difficile farla accet- ciato il cristianesimo ; ora è più o
- Professe 305, 44 novizie, 24
tare. Ma quando era ormai decisa meno rassegnata, spiacente che postulanti e 160 aspiranti.
a entrare nella Chiesa, temette di
non riuscire a ottenere il consenso
del padre, di cui era la prediletta .
Le feci scrivere una lettera in questi termini :
«Carissimo papà, so quanto mi
ami e quanto desideri che io sia
felice. Lo sarei veramente se mi
permettessi di diventare cattolica .
Sento che ti amerei ancora di più
e ogni giorno pregherei per te» .
La risposta non si fece attendere : «Mia cara Lakhsmi, voglio
che tu sia veramente felice, e se ritieni che solo diventando cristiana lo sarai, hai il mio pieno consenso».
Entrò a far parte del popolo di
Dio l'8 dicembre 1953, festa dell'Immacolata, con il nome di Maria Rosa .
Un giovane nepalese che lavorava nella nostra tipografia di
Calcutta, mi scrisse che se la ragazza avesse accettato, sarebbe Giovani novizie che si preparano al difficile apostolato che le attende
stato felice di sposarla . Feci leggere la lettera alla giovane che,
dopo averci pensato un po' :
viva così lontano da lei . Durante
I dati mi vengono confermati
- Vescovo, disse, ti farò cono- l'ultimo incontro le disse :
da padre Noel Kenny, un vene- Sei stata tanti anni lontana! rando salesiano che dal febbraio
scere la mia decisione per Natale .
Non potei che ammirare la sua Ora sono vecchia, vieni a stare 1965 è direttore spirituale della
ponderatezza in una questione di con me, ti lascerò portare anche giovane congregazione, alla quale
tanta importanza . Fedele alla quell'abito che indossi, ma non la- dedica gran parte della sua attipromessa, per Natale venne a tro- sciarmi più sola . Nessuno dei tuoi vità con uno zelo e una dedizione
varmi :
fratelli e sorelle mi vuole bene degna di un fondatore.
- Vescovo, ho pensato a lungo come te, e poi hanno le loro fa- Da dove provengono queste
a quanto mi hai detto e sono qui miglie .
fanciulle?
per chiederti una cosa che ti stuSuor Maria le rispose :
- Dalle tribù tra le quali lapirà anche perché molto difficile
- Mamma, non puoi immagi- voriamo, nella maggioranza Naga
da realizzare. Sono diventata cat- nare quanto affetto porti il mio e Adibasi, ma sono rappresentate
tolica solo da poco tempo, ma vor- cuore per te e come sarei felice di ben 21 tribù, con lingue, usi, corei avere il tuo consenso per di- averti vicina! Ma vedi, anch'io ora stumi diversi .
ventare suora tra le religiose che ho una grande famiglia : sono più
- In quanti stati e diocesi siedi trecento le suore che mi chia- te presenti?
mi ospitano.
14 •
BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
- In sei stati e undici diocesi ;
ma abbiamo numerose richieste
che non possiamo accogliere per il
numero sempre limitato del personale.
- Quale lo scopo principale
del vostro lavoro?
- L'apostolato missionario nei
villaggi : catechesi ai piccoli e ai
grandi, preparazione alla recezione dei Sacramenti, corsi per fidanzati, dispensari e cura dei malati, insegnamento scolastico,
scuole professionali femminili con
laboratori di taglio, cucito, ricamo, preparazione delle ragazze
alla vita di famiglia : puericultura,
igiene, allevamento di animali da
giorni : visitano i malati, tengono
lezioni di catechismo, aiutano i
catechisti nella preparazione dei
catecumeni, radunano gli adulti
per discutere con loro problemi riguardanti il miglioramento della
vita religiosa e sociale della comunità.
- Una vita durissima, da quel
che ho potuto costatare .
- Sono preparate a questo : il
più delle volte viaggiano a piedi,
dormono per terra come gli abitanti dei villaggi e per cibo si accontentano di quello che viene
loro offerto ... manicaretti sicuramente non adatti al vostro palato : carne di serpente, di cane, di
Italia o in qualche altra parte del
mondo?
- Ancora no ; non siamo conosciute fuori di questa parte dell'India, ma dovremo fare qualcosa
per provvedere almeno alle case di
formazione, che per ora sono
mantenute dai contribuenti di alcune scuole e dai sacrifici di tante
sorelle che si privano spesso del
necessario .
- Malgrado tante privazioni e
la vita, durissima che conducono,
le ho viste sempre serene, sorridenti, disponibili ...
- Siamo anche noi figlie di
Don Bosco, il santo della gioia 'e
dell'allegria . Facciamo un po' da
Gruppo dl novizie, provenienti da varie tribù delle .Missionarie dl Maria Ausiliatrice»
cortile, giardinaggio ... in una pa- scimmia, bachi da seta ... Vengono
rola tutto quello che può essere tutte dalle tribù e devono saper
utile alla promozione della donna vivere come loro . Per questo sono
e al miglioramento della vita eco- ovunque accette e il loro apostonomica e culturale di queste po- lato ottiene magnifici risultati .
polazioni .
- Ho notato che in molti luo- Ho incontrato molte vostre ghi vivono in una povertà che
suore, anche in villaggi isolati, sfiora la miseria.
- Siamo povere e il nostro telontani dai loro centri di resinore di vita non deve scostarsi da
denza.
- Uno dei nostri impegni è la quello delle popolazioni alle quali
visita periodica a tutti i villaggi vogliamo portare il messaggio di
della circoscrizione, dove il mis- Cristo . Lo stipendio che ci passionario non può arrivare o vi si sano i vescovi e i missionari spesso
reca una, due volte all'anno . Ge- non è neppur sufficiente per i
neralmente vanno due a due, ri- viaggi e il vitto .
- Non avete dei benefattori in
manendo assenti anche 10-20
battistrada ai nostri missionari,
per spianare la via a Cristo, l'unico liberatore, il vero salvatore .
Per questo siamo felici della nostra vocazione e della nostra missione, anche se il cammino è talvolta aspro e difficile .
Questo ci serve anche per mettere tutta la nostra fiducia in Dio!
Antonio M. Alessi
(1) «Il vescovo delle tribù imalaiane,,,
di A . Alessi, L.D .C ., pp. 304, L . 5 .000.
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 15
Una domenica del 1834 un saltimbanco aveva
spopolato la Chiesa di Chieri perché teneva
spettacolo proprio durante le funzioni religiose .
A Giovannino piangeva il cuore e fece di tutto
perché l'acrobata cambiasse l'orario . Ma non ci
fu verso : l'istrione spavaldo si infischiava delle
funzioni religiose . Allora gli amici più intimi di
Bosco lo indussero a sfidare il saltimbanco .
Questi, se avesse perduto, avrebbe dovuto fare
le valige . L'uomo accettò la sfida . II concorso
della folla e l'ansia dei compagni di scuola crearono un tifo ad alta tensione . In tutte le prove
Giovannino risultò sempre vincitore, ma nella
ultima sbalordì tutti .
Questa volta fu proprio il saltimbanco a sfidare lo studente e a proporre la prova . Accennando ad un olmo del viale, l'acrobata disse :
«Ho ancora cento franchi e li scommetto ; li
guadagnerà chi di noi due riuscirà a mettere i
piedi più vicino alla cima dell'albero» . Lo sfidante, lesto come uno scoiattolo, raggiunse in
pochi secondi la cima dell'olmo ; questa, se fosse salito ancora pochi centimetri si sarebbe
spezzata . Era impossibile salire più in alto . Non
s'era infranta la cima, ma s'era infranta la speranza nel cuore degli amici di Giovannino, che
impallidirono . Ma l'atletica, specie quella di Don
Bosco, si fa più col cervello che con i muscoli .
Un attimo di riflessione, un luccichio negli occhi
e poi su, su, più su . Conquistata l'altezza del saltimbanco tutti pensavano che Giovannino si sarebbe arreso, invece il ricciutello spericolato, attanagliando con tutte due le mani il punto più
sicuro della cima, lanciò come una bandiera
tutto il corpo in alto : i piedi del ragazzo oscillavano un metro più su . Giovannino con la testa
giù vedeva i salti di gioia che i compagni facevano tra il delirio della folla.
Il cuore del santo giovanetto era salito ancora
più in alto : aveva raggiunto quello della Madonna, a cui si era raccomandato e che ora ringraziava . Il corpo oscillava nell'azzurro ed il cuore
vibrava nell'amore.
Gli studenti, mossi a pietà, restituirono il denaro al saltimbanco, ma gli fecero pagare un
16
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
pranzetto che consumarono con un appetito
degno della gara (MB 1,314) .
Giovannino Bosco, quando frequentava il
ginnasio di Chieri, un giorno si dimenticò a
casa il libro di testo. II professore era assai severo e l'avrebbe rimproverato aspramente per
tale dimenticanza . Al posto del volume di Cornelio Nepote, si mise davanti la grammatica latina ed istintivamente, per scaricare il nervosismo, girava e rigirava i fogli . Il primo compagno, che se ne accorse, ridacchiando fece osservare la scena ai vicini . Qualche minuto dopo
tutta la scolaresca distratta puntava gli occhi su
Giovanni. L'insegnante intuì che era lui la causa
del disordine, lo fece alzare in piedi e gli ordinò
di ripetere la traduzione . Giovannino, sempre tenendo davanti agli occhi la grammatica, recitò
tutto il brano di Cornelio Nepote, ne fece perfettamente la costruzione e ripeté ad litteram la traduzione del professore . Allora i compagni entusiasti esplosero in un applauso .
A memoria d'uomo in quel sacrosanto tempio della cultura non s'era mai sentito un applauso ad un compagno, schiaffi però se ne
erano sentiti e tanti ; il professore perciò livido
ne mollò uno, che doveva essere solenne, ma
andò a vuoto perché Giovannino, da abile acrobata, lo evitò con uno scatto della testa .
L'insegnante, infuriato per il crollo della disciplina, domandò alla scolaresca la causa di tanto
disordine . I ragazzi stupiti e divertiti risposero in
coro : « Bosco legge la grammatica latina come
se fosse il libro di Cornelio Nepote » . Il docente
non credeva ai suoi orecchi, ma dovette riconoscere che il fenomeno era autentico : allora
dalla collera passò all'ammirazione e da buon
cristiano, qual era, esclamò : « Giovanni, Dio ti
ha concesso un dono eccezionale! » .
Giovannino leggeva ancor meglio un altro libro: il Crocifisso .
tra i
Kekchies
di Carchà
con allegria e speranza
Forse lontani discendenti dei
Maya, i Kekchìes
rappresentano una parte
significativa degli Indigeni
guatemaltechi . Da quasi
cinquant'anni i Figli di Don
Bosco lavorano per loro . Siamo
andiati a trovarli .
sa verso le città dove sono costretti a sopportare sulla loro pelle un
accelerato processo di degradazione culturale e sociale .
Uguale assalto - ma con sfumature diverse - subiscono gli
abitanti dell'Amazzonia, del Mato
Grosso e del Chaco.
Fra i circa quattromila Salesiauando Cristoforo Colombo sbarcò in America La- ni che lavorano in America latina
tina, credette d'essere sono centocinquanta quelli che
operano direttamente ed esclusigiunto in India.
Qualche attenuante per quel vamente tra gli indigeni . Operangrossolano errore di rotta dovette do spesso in situazioni che esigono
pur esserci se a distanza di quasi un eccezionale coraggio, questi sacinque secoli gli indigeni Latino- lesiani continuano così sulla scia
americani - divisi in due grandi dei grandi don Balzola, don
blocchi etnici, Andino e Amazzo- Colbacchini, don Cocco e di tanti
nico - sono ancor'oggi più di altri .
trenta milioni .
Gli Indios andini rappresen- Il territorio di Verapaz
tano la stragrande maggioranza e
Un Paese latino americano
continuano a portare sulle spalle
il peso di una convivenza ingiusta dove questo problema appare in
maniera macroscopica è il Guacon i bianchi venuti dall'Europa .
In un continente in costante evo- temala .
Qui infatti almeno cinque dei
luzione, infatti, essi ne subiscono
più di tutti i contraccolpi . La crisi suoi sette milioni di abitanti sono
dei campi, poi, li ha spinti in mas- d'origine indiana che, in buona
Q
parte, vivono precariamente .
Tipica è la regione di Verapaz,
organizzata in due provincie ed in
una diocesi . Qui il 98% degli abitanti sono indigeni Kekchìes .
L'evangelizzazione, da queste
parti è arrivata con l'avanzata
spagnola e fra i suoi protagonisti
vide anche il famoso frate domenicano Bartolomeo Las Casas .
Siamo andati nel cuore del territorio di Verapaz, a San Pedro
Carchà, cittadina di oltre settemila abitanti e vera capitale Kekchi ; da quasi cinquant'anni vi lavorano i Salesiani e da qui si son
spinti verso Campur e Raxruhà.
La missione opera a favore di una
popolazione indigena calcolabile
fra i 125 e i 150 mila abitanti in
un territorio di circa tremila chilometri quadrati e organizzati in
almeno 289 piccole comunità.
San Pedro Carchà è situata a
quasi cinque ore di autobus dalla
Capitale . Anche se pesante - nonostante una buona strada - val
la pena almeno una volta, recarvicisi servendosi di uno dei tanti
- BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 • 1 7
coloratissimi torpedoni che la ditta «Escobar» organizza da Guatemala a Carchà. Il costo si aggira
sui cinque quetzales, quasi ottomila lire .
Su un pullman stracolmo di poveri contadini indigeni ci stacchiamo dalla città inerpicandoci
su e giù verso la regione di Verapaz . Si fanno più di venti fermate
ed ogni volta è lo stesso rituale :
passeggeri che scendono e passeggeri che salgono ; fra questi non
mancano venditori e venditrici di
tortiglie, formaggio, e marafion e
dell'onnipresente Coca Cola .
Il paesaggio ricorda suggestive
località alpine anche se piantagioni di caffè, bananeti e alberi di
«llama del bosque» con i loro caratteristici fiori rosso-fiamma alternati a pini e cedri, ti ricordano
che le Alpi sono lontane. Finalmente giungiamo a Carchà .
La piazza della cittadina è lì : il
municipio, la chiesa, le case attorno, gli abiti della gente : tutto è
violentemente coloniale, di ieri e
di oggi . Soltanto i coloratissimi
abiti femminili sanno di diverso,
di libero.
L'insegna di una farmacia denominata «Auxiliadora» mi dice
subito che da queste parti con
Don Bosco ed i suoi figli è giunta
anche Maria Ausiliatrice .
La Missione salesiana, meglio il
suo centro, si trova sulla piazza
principale di Carchà e del resto
essa è sviluppata proprio attorno
all'antica chiesa domenicana .
Le foto di questo servizio sono state scatt
riferiscono a mome
Un intenso lavoro catechistico
in movimento per visitare l'opera
L'accoglienza dei salesiani è e i dintorni facciamo una lunga
fraterna, e come meglio non conversazione.
avrebbe potuto essere fatta . Fini«La nostra missione - racconto il pranzo, e prima di mettermi
ta don Luis De Leon, guatemal1 8 • BOLLETTINO SALESIANO .1 OTTOBRE 1983
mitz . A quei tempi tutta la Diocesi - la sede diocesana è a Coban, città-capoluogo, otto chilometri da Carchà - c'erano meno
di dieci cerdoti per quasi mezzo
milion i indios. Il personale salesiano) è cresciuto lentamente ed
oggi siamo in dieci : cinque a Carchà, due a Camput e tre a Raxruhaa» .
Nel corso della conversazione
vengo a sapere che assieme ai Salesiani in tutto il territorio lavorano tre comunità di religiose ed
esattamente le suore della Carità,
le Ancelle del Sacro Cuore e le Figlie del Divin Salvatore quest'ultime fondate in Salvador dal vescovo salesiano monsignor Aparicio .
Dal 1548 - data approssimativa dell'arrivo dei primi domenicani - fino al 1935 sembra che da
queste parti non vi siano stati più
sacerdoti o quasi il che ha favorito con il provocare tra gli Indios
una religione cristiana talmente
legata a pratiche animiste da rendere necessaria oggi una nuova
evangelizzazione. Purtroppo per
l'esiguità dei mezzi e per la scarsezza del personale fino agli Anni
Sessanta i Salesiani hanno operato come se si trovassero in ambiente di «cristianità» . Molte
energie furono spese, ad esempio,
nella normale amministrazione
dei Sacramenti .
È dal 1967 che l'impegno missionario della comunità di Carchà
incomincia a caratterizzarsi con
maggior forza nella coscienza degli stessi missionari.
Tale consapevolezza ha portato
rapidamente ad un cambiamento
di metodo e di stile ed ha avuto
come punto di partenza lo studio
e la riconoscenza della lingua e
dal direttore di Carchà don Jorge e si
i di vita Kekchì .
teco e autore di un pregevole saggio su Carchà - compirà cinquant'anni nel prossimo 1985 . Il
primo salesiano a giungere qui fu
un tedesco : don Giuseppe Sch• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 19
della cultura Kekchì .
« La nostra missione - ci ha
detto don Leon - ha sempre lavorato in una doppia direzione :
quella promozionale umana e
quella evangelizzatrice» .
Ed è proprio con riferimento a
quest'ultima che i Salesiani hanno svolto un intenso lavoro catechistico che va dalla produzione
dei testi-pagine semplici e piene
di disegni dal momento che il 75%
dei Kekchì è analfabeta - alla
formazione dei catechisti che rappresentano un unto essenziale nella strategia salesiana di Carchà.
Più tardi avrò modo di conoscere qualcuno di questi catechisti :
gente in gamba disposta a dare
anche l'esistenza per Cristo e per
la diffusione del suo Vangelo proprio come è successo l'anno scorso
a Macacio Sacul Xi e a Mario Pop
Cu fatti sparire nel nulla in una
notte di marzo .
Ed è sempre per evangelizzazione che il salesiano don Alfonso
Frisio ha creato tutta una serie di
canti che i Kekchìes eseguono accompagnandosi con i movimenti
del corpo e al caratteristico suono
della marimba.
Quanto alla promozione umana
a Carchà se ne fa e se n'è fatta
tanta specialmente se si considera
che i piani di sviluppo che lo Stato attraverso un apposito ente ha
programmato qui sono falliti quasi totalmente .
Con una massiccia opera di alfabetizzazione si è riusciti così a
ridurre l'analfabetismo - passato
dalla quasi totalità degli abitanti
al 75% - mentre in un territorio
dove esiste appena un ospedale
per mezzo milione di persone
sparsi per quasi tremila chilometri quadrati sono stati creati ambulatori e ricoveri .
Si sono formate cooperative tra
i contadini e sono state avviate
vere e proprie campagne di salute
pubblica . E il caso dell'impegno
che i salesiani hanno messo per
debellare la triste piaga del'alcoolismo .
«Parlando di promozione umana
- s'affretta a ricordare don Guzman, un salesiano guatemalteco
giunto a Carchà ventisei anni fa
- credo che si sia lavorato molto
anche con la radio attraverso
messaggi e programmi educativi
20
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
d'ogni genere» .
Il lavoro dei missionari si svolge
nei villaggi : cinquanta villaggi a
testa . In essi il missionario è per
lo più accompagnato da un catechista e fa di tutto : prete, medico,
insegnante.
Si è anche costruito di tutto :
chiese, strade, gabinetti .
Volontario dal Kerala
Il direttore di Carchà è don
Jorge : un salesiano indiano del
Kerala venuto volontario per cinque anni in occasione dell'anno
centenario delle missioni salesiane, che è finito con il rimanere .
«Don Jorge, gli chiedo, che differenza passa fra i kekchies e gli
indiani dell'Assam in India?» .
«Senta, risponde, c'è poca differenza. In certa forma ambedue i
gruppi sono "animisti" anche se
qui si tratta di un animismo impregnato di cristianesimo. Fisicamente si rassomigliano e sembrano dello stesso tipo mongolico .
Molte abitudini, ad esempio il
culto dei morti, sono simili . La
lingua è totalmente diversa» .
Che differenza c'è con i Ladini
del Guatemala?
« L'indigeno ha certamente molti
valori religiosi ed è rassegnato nei
confronti della propria condizione. Il ladino ha più orgoglio .
Del resto certe situazioni hanno
finito con il condizionare l'indio .
Si pensi che ci fu un periodo in cui
in Spagna si disputò se lo si potesse considerare o no un soggetto da
battezzare .
Oggi il punto di partenza del
nostro lavoro missionario è l'affermazione della dignità dell'Indio» .
«Ricordo - continua ancora
don Jorge - questo episodio : Mi
ero recato in un ambulatorio e
quella volta indossavo un clergyman ben stirato .
- È lei il dottore? - mi domandò un ragazzo - No, risposi,
non sono il dottore .
- Ma chi è allora?
LA CHIESA RINNOVA
. ..
La Chiesa vi presenta il messaggio salvifico di Cristo, in atteggiamento di
profondo rispetto ed amore . Essa è ben cosciente che quando annuncia il Vangelo, deve incarnarsi nei popoli che accolgono la fede ed assumere le loro culture .
Le vostre culture indigene sono le ricchezze dei popoli, mezzi efficaci per
trasmettere la fede, rappresentazioni della vostra relazione con Dio, con gli uomini e con il mondo . Meritano, pertanto, il massimo rispetto, stima, simpatia e
appoggio da parte di tutta l'umanità . Queste culture, infatti, hanno lasciato monumenti impressionanti - come quelli dei mayas, aztecas, incas e tanti altri che ancora oggi contempliamo con meraviglia .
Pensando a tanti missionari, evangelizzatori, catechisti, apostoli, che vi
hanno annunziato Gesù Cristo, tutti animati da zelo generoso e da grande amore per voi, ammiro e benedico la loro donazione esemplare ricompensata con
frutti abbondanti per il Vangelo .
L'opera evangelizzatrice non distrugge ma si incarna nei vostri valori, li
consolida e li rafforza . Fa crescere il seme sparso dal «Verbo di Dio, che prima
di farsi carne per tutto salvare e ricapitolare in Se stesso, già era "nel mondo",
come "luce vera che illumina ogni uomo" », come insegnò l'ultimo Concilio, il
Vaticano Il (Gaudium et spes, 57) .
Questo, tuttavia, non impedisce che la Chiesa, fedele alla universalità della
sua missione, annunci Gesù Cristo ed inviti tutte le razze e tutti i popoli ad accettare il suo messaggio . Così, con l'evangelizzazione, la Chiesa rinnova le culture, combatte gli errori, purifica ed eleva la morale dei popoli, feconda le tradizioni, le consolida e le restaura in Cristo (cf Gaudium et spes, 58) .
In questa stessa linea, i vostri Vescovi dissero con chiarezza, insieme all'Episcopato dell'America Latina : «La Chiesa ha la missione di dar testimonianza
dei vero Dio e dell'unico Signore, per cui non può esser vista come un sopruso
l'evangelizzazione che invita ad abbandonare false concezioni di Dio, condotte
antinaturali ed aberranti manipolazioni dell'uomo sull'uomo» (Puebla, 406) .
Ma la Chiesa non solo rispetta ed evangelizza i popoli e le culture, ma ha
sempre difeso gli autentici valori culturali di ogni gruppo etnico .
- Sono un sacerdote indiano .
- Allora lei non è una persona,
concluse il ragazzo.
La mamma presente si affrettò
a zittire il figliolo ma è lì che si
vede un atteggiamento fatto proprio da secoli di sofferenza».
A prima vista quello che dice il
direttore della comunità di Carchà nella situazione indigena può
sembrare scontato.
Non lo è qui dal momento che
tutti e dieci i salesiani della regione di Verapaz sono stati più di
una volta minacciati perché sono
intervenuti a difesa di alcuni elementari diritti umani.
« Non soltanto - riprende il direttore - abbiamo riconosciuto la
loro dignità ma li educhiamo a
credere in se stessi . E - questo un
capo di accusa che onora me ed i
miei confratellli» .
- Che tipo di difficoltà trova
un direttore di una comunità missionaria e per di più internazionale?
«La prima difficoltà - da tem-
po superata - è stata quella che
io sono vissuto sempre in comunità religiose tradizionali . Per il
resto non ho nessun problema .
Quanto alla diversità delle nazioni io vedo che c'è una ricchezza
così grande perché tutti siamo diversi e abbiamo diverse idee e tutte le idee sono buone. Del resto lo dica anche al Rettor Maggiore,
che speriamo di avere tra noi nel
1985, a cinquant'anni dal primo
arrivo salesiano a Carchà, - ci
siamo gloriati e ci gloriamo di essere salesiani. Questo lo sanno
molto bene in Diocesi alla quale
diamo molto anche in orientamento pastorale ed in varietà di
proposte» .
I salesiani di Carchà operano in
strettissima collaborazione con il
centro diocesano . Numerose iniziative a servizio dell'intera Diocesi portano il nome salesiano : è il
caso di un «Bollettino» della Radio, dello stesso Seminario diocesano .
L'opera salesiana di Carchà
raggruppa una scuola serale di alfabetizzazione, un ambulatorio,
un dormitorio chiamato - dagli
stessi Kekchìes - Betléhem dove
gli indios venuti in paese dall'interno della regione possono trovare un letto, varie altre opere
parrocchiali.
Un po' fuori rispetto al centro
abitato c'è un grosso ambulatorio
dedicato a Maria Ausiliatrice che
raccoglie una novantina di ammalati d'ogni genere.
Dal punto di vista economico
l'opera come si regge?
«Qui, risponde il direttore, tutto è Provvidenza . In molte cose
tuttavia insistiamo perché l'indio
si autofinanzi. Preferiamo in altri
termini che sia l'indio a costruirsi
la sua chiesa : non importa se verrà fuori qualcosa di povero . Noi
cerchiamo di aiutarli ma i protagonisti della loro crescita sono essi
stessi . Certo abbiamo bisogno
di aiuti : in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, abbiamo tanti
amici» .
Un quetzal imbalsamato
LE CULTURE
Anche in questo momento la Chiesa conosce, amati figli l'emarginazione
che subite ; le ingiustizie che sopportate ; le serie difficoltà che avete, per difendere le vostre terre e i vostri diritti ; la frequente mancanza di rispetto per i vostri
costumi e tradizioni .
Per questo, compendio il suo compito di evangelizzazione, essa vuole stare vicino a voi e levare la sua voce di condanna quando si violi la vostra dignità
di esseri umani e di figli di Dio ; vuole accompagnarvi pacificamente come esige
il Vangelo, ma con decisione ed energia, nel raggiungimento del riconoscimento e della promozione della vostra dignità e dei vostri diritti come persone .
Per tale ragione, da questo luogo e in forma solenne, chiedo ai Governanti
in nome della Chiesa, una legislazione che vi protegga efficacemente dagli
abusi e vi offra l'ambiente e i mezzi adeguati per il vostro normale sviluppo .
Chiedo con insistenza che non si ostacoli la libera pratica della vostra fede
cristiana; che nessuno pretenda di confondere mai più evangelizzazione con
sovversione, e che i ministri del culto possano esercitare la loro missione con
sicurezza e senza ostacoli .
E voi non lasciatevi strumentalizzare da ideologie che vi incitano alla violenza e alla morte.
Chiedo che siano rispettate le vostre riserve, e soprattuto che sia salvaguardato il carattere sacro della vostra vita . che nessuno, per nessun motivo,
disprezzi la vostra esistenza, giacché Dio ci proibisce di uccidere e ci ordina di
amarci come fratelli .
Finalmente, esorto i responsabili di curare la vostra elevazione umana e
culturale . E per questo di procurarvi scuole, mezzi sanitari, senza alcun genere
di discriminazione .
Con profondo amore verso tutti, esorto a seguire le vie delle soluzioni concrete tracciate dalla Chiesa nel suo insegnamento sociale ; al fine di giungere
per tale cammino alle necessarie riforme, evitando ogni ricorso alla violenza .
(Parole di Giovanni Paolo li rivolte agli indigeni del Guatemala
riuniti a Quetzaltenango il 7 marzo 1983)
A Carchà i Salesiani hanno
creato anche un Museo che, vi assicuro, non è da buttare . Nato su
proposta di don Raffaello Farina,
rettore emerito dell'Università
Pontificia Salesiana, il Museo di
Carchà è una creatura di don
Leon anche se un po' tutti sono
consapevoli del suo valore . In sei
stanze è possibile così vedere non
soltanto antichi reperti archeologici ma cogliere in efficaci disegni
ed in eleganti pannelli la storia di
questo popolo ancora così poco
conosciuto .
Una vetrina speciale è dedicata
al quetzal, il leggendario uccello
simbolo del Guatemala. Si narra
che questo uccello di montagna,
dalla piume coloratissime, riesca a
vivere soltanto in libertà . Oggi è
difficile trovarlo perfino in esemplare imbalsamato . Di certo quello esposto a Carchà ha i colori bellissimi come le stoffe lavorate dalle donne Kekchies . Chissà se
quando questa gente sarà totalmente libera, il quetzal tornerà a
volteggiare nel cielo di Verapaz!
Il Museo - dicono a Carchà vuole essere un atto di amore per
la cultura Kekchì . Che ciò sia sta- BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 • 2 1
Le .Sorelle della Risurrezione» .
to capito dagli stessi indigeni lo si
intuisce dall'interesse con cui vengono a visitarlo, pagando - loro
poverissimi - venti centesimi per
biglietto d'ingresso e dall'orgoglio
con cui son soliti portare vasi,
stoffe, e reperti vari che desiderano regalare al Museo .
Lo sforzo di adeguamento pastorale alla cultura del luogo ha
portato don Jorge a fondare un
22 •
BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
Istituto femminile per le donne .
A Carchà la donna vive all'ombra dell'uomo, rispettata ma sempre ai margini . Lentamente dice il direttore - stiamo operando anche qui una rivoluzione portando le ragazze a dare il loro specifico contributo soprattutto in
campo educativo . Certo non è
facile .
Le « Sorelle della Risurrezione»
- si chiama così l'Istituto - sono
oltre trenta ed hanno già avuto
l'approvazione del vescovo di Coban . Vestono come le donne Kekchìes e hanno una vita comunitaria secondo i costumi del loro
popolo.
Diventeranno una grossa congregazione femminile a tutti gli
effetti? «Non c'è fretta, risponde
il loro fondatore . Per intanto lasciamo fare allo Spirito e prendiamo atto che queste ragazze - la
superiora ha poco più di 26 anni
- con la loro capacità di servizio
sono già un vero e proprio segno
di resurrezione per i loro fratelli» .
Durante la visita a Carchà ho
avuto la possibilità di partecipare
ad una liturgia in kekchl e al pasto che ne è seguito tra tutti i partecipanti . Ci si accorge subito che
la convivialità e l'ospitalità accompagnate dalla semplicità di
vita - tutte dimensioni lontane e
carenti dalla civiltà del benessere
- qui hanno ancora profonde
radici .
« Con le persone che ricevono
nelle loro case - mi dice don Melgar - essi si comportano senza
problema come se si trovassero innanzi a persone care e di famiglia .
Quello che posseggono viene spartito anche con l'ospite più sconosciuto . Essi poi per vivere si accontentano di poco con semplicità
e austerità . Non c'è poi indigeno
senza comunità : anche quando
emigrerà sarà sempre alla ricerca
dei propri fratelli» .
Quale il futuro di questi nostri
fratelli?
Certo per i Kekchìes la vita non
si prevede rosea né i colpi di stato
dei militari che si alternano come
le stagioni al governo della Nazione fanno ben sperare . Eppure tra i
Figli di Don Bosco ho trovato
molto allegria e speranza. A Carchà ho imparato due parole in
lingua Kekchì : «sachò» e «bantiox » ; la prima vuol dire «sono
contento» ed è un espressione di
saluto mentre la seconda vuol dire
semplicemente «grazie» . Le ho
sentite pronunziare tante volte
nella mia breve visita . Non mi resta che ripeterle pensando ai miei
confratelli, alla loro fede, al loro
coraggio.
Giuseppe Costa
i capoverdiani
sono anche
da noi
Sono almeno settemila i cittadini
del Capo Verde emigrati in Italia
da un paese povero ma impegnato
seriamente sulla via dello
sviluppo.
Un gruppo di missionari salesiani a Sào Vicente In occasione
della visita di don Rico, Consigliere Generale .
e si vuole fare conoscenza
con qualche capoverdiano
non è necessario salire su
un aereo e recarsi in quel lontano
arcipelago dell'oceano Atlantico,
450 chilometri a ovest del Sene-
S
gal. Basta cercare qui da noi, in
Italia, e prima o poi e ne troverà
certamente qualcuno . Il nostro
paese ne ospita almeno settemila .
Bisogna tuttavia avere l'avvertenza di condurre la ricerca presso fa-
miglie benestanti perché è li che i
capoverdiani - ma si tratta in
genere di donne - lavorano in
qualità di domestici . Hanno abbandonato il loro paese, al pari di
un gran numero di loro connazionali sparsi per il mondo, perché
spinti dal bisogno . Ed essendo
sprovvisti di qualificazione professionale, sono costretti ad accettare i lavori più umili . E vergognoso, ma occorre anche dire che
molti datori di lavoro italiani speso non si comportano correttamente nei confronti di questi immigrati, evitando di corrispondere
loro un salario adeguato e sottraendosi al pagamento dei contributi previdenziali . Ciò rende
ancora più umiliante la condizione di tante donne - giovani e non
più giovani - che debbono aggiungere al profondo disagio della
lontananza dalla patria e dalla famiglia, la dura realtà dello sfruttamento .
L'arcipelago del Capo Verde,
d'altra parte, non è in grado di
sfamare tutti i suoi pur non numerosissimi figli . E un paese povero, fra i più poveri dell'Africa .
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 23
Quelle dieci isole di varia grandezza che spuntano dalle acque dell'oceano, un tempo erano verdeggianti di fitta vegetazione, tanto
da colpire l'occhio dei primi naviganti che le incontrarono sulla
loro rotta e che si affrettarono a
battezzarle appunto con il nome
di Capo Verde .
Oggi, a causa di prolungati periodi di siccità, di verde ce n'è rimasto ben poco e l'impressione
che riceve il visitatore al primo
impatto con le isole è quella di un
desolato deserto pietroso . Evidentemente, le condizioni climatiche
hanno subito consistenti trasformazioni nel corso dei secoli, tanto
che oggi l'arcipelago viene incluso
in quella fascia del Sahel su cui
grava come una flagellazione il
flagello della siccità . La pioggia
qui si fa aspettare addirittura per
anni . Ne sono stati contati fino a
sette consecutivi prima che una
goccia d'acqua cadesse dal cielo .
Tutto ciò, ovviamente, vuol
dire terra riarsa, raccolti più che
magri, miseria. Gli abitanti delle
isole vivono in massima parte di
agricoltura (sette capoverdiani su
dieci sono contadini), e il flagello
della siccità si ripercuote con tragiche conseguenze sul versante
alimentare. Le carestie hanno da
sempre reso difficile la vita ai capoverdiani . Ce ne sono state una
cinquantina dal 1750 al 1900, con
almeno 135 mila morti per fame,
ai quali occorre aggiungere i 1354
mila morti nel XX secolo . Oggi gli
abitanti delle isole hanno di che
sfamarsi, grazie soprattutto all'aiuto internazionale . Ma la malnutrizione è tuttora causa di gravi
carenze nel settore della salute
pubblica. Ecco perché l'obbiettivo
del governo è il raggiungimento
dell'autosufficienza alimentare.
In questa direzione vengono compiuti gli sforzi maggiori .
L'agricoltura resta il settore
chiave anche perché non esistono
che poche imprese industriali di
Case in costruzione a Borgo San Pietro .
piccola o media dimensione. Non
mancano tuttavia prospettive sul
piano turistico : ci sono spiagge
molto belle, incontaminate, e c'è
soprattutto la qualità dell'accoglienza dei cordialissimi capoverdiani . Ma il governo è intenzionato a procedere in questo settore, come del resto negli altri, con
prudenza, per evitare distorsioni
economiche e, soprattutto, turbolenze di carattere sociale .
La stessa posizione geografica
dell'arcipelago può essere meglio
sfruttata. Capo Verde fu in passato scalo marittimo di primaria
importanza per le navi schiaviste,
e oggi lo è per le flottiglie da pesca
che incrociano nell'Atlantico . In
una delle isole - quella del Sale
- è in funzione un aeroporto internazionale fra i più efficienti
dell'Africa, utilizzato dalle compagnie aeree soprattutto come
scalo tecnico nei voli a lungo
raggio.
Resta tuttavia il fatto che attualmente il Capo Verde deve
contare sull'aiuto del mondo . Ne è
consapevole e accetta questa con-
I SALESIANI A CAPO VERDE
La presenza salesiana a Cabo Verde risale al 1947 ed è opera dei Salesiani del Portogallo . Attualmente essa consta di una parrocchia, di una
scuola e di altre attività .
24
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
dizione con grande dignità . «Non
abbiamo né oro né diamanti dice il primo ministro Pedro Pires
- ma cerchiamo di utilizzare razionalmente tutte le nostre risorse. Chiediamo e accettiamo l'aiuto
però all'insegna dello slogali "aiutateci a liberarci dal bisogno dell'aiuto"» . In ogni caso, per il governo capoverdiano, l'aiuto deve
rimanere aiuto, non comportare,
cioè, alcuna rinuncia all'indipendenza del paese. E un atteggiamento del tutto conseguente con
il recente passato dei capoverdiani, che si sono conquistati l'indipendenza lottando con tenacia
contro il colonialismo portoghese .
C'è, a questo riguardo, nella
storia capoverdiana, un tratto
singolare . La lotta per l'indipendenza si è svolta non tanto nelle
isole del Capo Verde, ma piuttosto sul continente africano, nella
Guinea-Bissau, essa pure colonia
portoghese . Pur tra loro lontane,
il Capo Verde e la Guinea erano
da sempre legate insieme non solo
dalla sottoposizione al dominio di
Lisbona, ma soprattutto dalla forte corrente di emigrazione che
dall'arcipelago si dirigeva verso il
territorio sulla terraferma . Furono proprio meticci originari del
Capo Verde e stabilitisi da tempo
in Guinea a dare avvio alla guerriglia antiportoghese, sotto la guida del Partito africano per l'indipendenza della Guinea e del
Capo Verde (PAIGC), di cui era
presidente Amilcar Cabral, destinato a diventare uno dei leader
più prestigiosi dell'Africa (fu assassinato il 20 gennaio 1973) . Con
la lotta comune, i due paesi conquistarono insieme l'indipendenza, e pur conservando una reciproca autonomia, rimasero uniti con
il legame dell'unico partito . Ciò
fino al 1980, quando questo legame si spezzò per via di un colpo
di Stato nella Guinea-Bissau,
dove gli uomini di origine capoverdiana furono estromessi dal
potere. Da allora, i due paesi sono
diventati del tutto indipendenti
l'uno rispetto all'altro .
Cinquecento anni di dominazione portoghese, svoltasi all'insegna
di una politica di assimilazione,
ha fatto dei capoverdiani una popolazione composta al 90 per cento di meticci. Ciò non ha eliminato la «base» africana della popolazione, ma al tempo stesso ha
favorito, anche con l'imporsi della
lingua creola, l'omogeneità razziale, sottolineata in particolare dalla nascita di una letteratura originale. Un forte orgoglio patriottico spinge i capoverdiani a mantenere stretti vincoli con la loro
terra anche quando sono costretti
ad abbandonarla in cerca di lavoro. Molti sono infatti emigrati
che, appena le circostanze lo consentono, fanno ritorno in patria .
Ma al Capo Verde la vita resta
difficile . Le risorse dell'agricoltura e le rimesse degli emigranti
non bastano a sostenere l'economia, gravata oltretutto dalla crisi
internazionale, con i suoi innegabili riflessi sulla situazione dei
paesi più poveri . Il processo di
sviluppo è guidato dallo Stato,
senza, tuttavia, forzature ideologiche. Sono preferite, al contrario,
le scelte nazionali, con attenzione
ai problemi concreti . Questo realismo, unito a una prudenza che
evita di lasciarsi prendere la mano
da soverchie illusioni, ha guadagnato stima internazionale ai dirigenti capoverdiani .
I problemi da risolvere restano
molti, e tutti sono di grossa por-
tata. Nel settore dell'istruzione,
per fare solo un esempio, si stimano intorno al 20 per cento gli
uomini e al 40 per cento le donne
che, nei centri urbani, non sanno
né leggere né scrivere, mentre nelle campagne l'80 per cento dei capifamiglia è analfabeta . La stessa
scuola ha bisogno di profondi mutamenti. Sono poche le scuole,
scarsi gli insegnanti, ma è soprattutto il carattere dell'insegnamento che richiede trasformazioni radicali, con il passaggio da un insegnamento ancora troppo teorico
a uno che privilegi l'istruzione
tecnico-professionale . Questo è
anche l'orientamento espresso dal
ministro dell'educazione Araujo .
E nel settore dell'istruzione che
la Chiesa capoverdiana svolge un
ruolo insostituibile, affrontando
con coraggio la situazione nuova
che si è creata dopo l'indipendenza. Anche qui, come nelle altre colonie africane del Portogallo, la
Chiesa è passata da una situazione di privilegio a una situazione
condizionata da uno Stato che si
proclama «laico» e non confessionale. Ma a differenza di ciò che
accade in Angola e in Mozambico,
al Capo Verde non c'è da parte
degli organi statali avversione nei
confronti della Chiesa . Questa, a
sua volta, si è messa sulla via di
un approfondimento della sua
missione, e ciò facilita il dialogo
con lo Stato .
Di recente, il Vescovo di Praia
- la capitale del Capo Verde ha dichiarato: «Viviamo una reale situazione di missione . C'è penuria di personale, sacerdoti e laici, adeguatamente preparato . E
c'è crisi di vocazioni» . Nasce di
qui l'appello che la Chiesa del
Capo Verde rivolge ai cattolici di
tutto il mondo perché contribuiscano con uomini e mezzi a facilitare il duro lavoro della chiesa locale. C'è un settore, soprattutto,
che ha particolare urgenza di cure
spirituali : quello dei giovani, che
specie nei centri maggiori rivelano
un preoccupante allontanamento
dalla pratica religiosa.
CAPO VERDE - Superficie : 4 .033 chilometri quadrati (poco meno del Molise). Popolazione : 320 mila abitanti . Capitale: Praia . Religioni : in larga maggioranza i cattolici .
IL DONO
DI DON BOSCO
ALLA FAMIGLIA
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• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 25
monsignore,
chi vincerà
la partita?
Che cosa pensa il successore di
Romero? Quali sono i problemi
pastorali della sua Città? Ecco
quanto ci ha detto un vescovo che
crede profondamente nel Concilio
e nel dialogo .
iste dall'alto le sei Repubbliche centroamericane - qualcuno, anni
fa, le ha definite « repubbliche bananas» per via della grande produzione di banane che questi Stati, El Salvador, Guatemala, Nicaragua, Honduras, Costarica e
Panama, immettono sul mercato
- con quell'alternarsi a chiazze di
terre vulcaniche e di mari stagnanti, sembrano un gigantesco
colabrodo.
Quanti nel mondo operano per
la pace qui rischiano, un giorno o
l'altro, di morire d'infarto .
L'orizzonte socio-politico infatti in tutte e sei le Repubbliche di chi? - è così fosco ed intricato
da far emettere sospiri di sollievo
al termine di quelle poche giornate nelle quali non ci sono minacce militari delle grandi poten-
V
26 -
BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 •
Mons. Arturo Rivera Damas
ze o scaramucce tra guerriglieri ed
eserciti governativi .
I Salesiani sono presenti in tutte e sei le Repubbliche con opere
- sia detto con chiarezza e senza
equivoci di sorta - estremamente
popolari e affollate di giovani .
Qui, terra di violenti contrasti,
è più difficile educare che altrove
e qui si sperimenta, più struggente, la lunga e paziente attesa dei
frutti.
In tre dei sei Paesi poi, la presenza salesiana è ancora più sofferta per il fatto che salesiani
sono l'arcivescovo successore di
Romero, a San Salvador, Monsignor Arturo Rivera Damas ; l'arcivescovo di Managua in Nicaragua, monsignor Miguel Obando
Bravo e l'arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras monsignor
Santos Hernàndez .
Siamo andati in El Salvador ed
abbiamo incontrato monsignor
Rivera. Il successore di Romero è
un salvadoregno tra i cinquanta
ed i sessant'anni . Sin da ragazzo
ha vissuto in ambiente salesiano .
Ha fatto il liceo al Santa Cecilia
- una grande scuola nei pressi
della Capitale - dove nel 1944 si
è diplomato; ha quindi studiato
teologia in Italia presso l'Ateneo
Salesiano. Al ritorno in El Salvador è stato anche direttore di
comunità salesiane.
Il 23 ottobre 1960, poco più che
trentenne, è stato consacrato vescovo nel Santuario Maria Auxiliadora di San Salvador . L'abbiamo incontrato al Don Rua - l'opera salesiana annessa al Santuario - dove Monsignore è solito
abitare con la semplicità dei suoi
stessi confratelli .
La sua cattedrale è da anni in
costruzione - l'anno prossimo,
dice, speriamo di portarla a buon
punto . - Da buon salesiano non
disdegna la conversazione con la
battuta salace e scherzosa e da
buon salesiano ama, come i ragazzi, muoversi . Quando non può farlo con una sgambettatura allora
ripiega sul tennis da tavolo ed allora, è capitato a me, per il suo
avversario il due a zero è assicurato . Erede di una chiesa, quella
salvadoregna, spaccata a metà,
monsignor Rivera con carità paziente e benevola traducendo in
metodo pastorale il Concilio e il
dialogo sta riuscendo a creare una
nuova speranza di pace e di unità .
Ecco come ha risposto alle nostre
domande :
- Monsignore, quali sono i
problemi pastorali della sua
Arcidiocesi?
- L'arcidiocesi di San Salvador
con oltre un milione di abitanti è
la più grande del nostro Paese .
Essa comprende quattro dipartimenti e la capitale . In un tempo
di fortissima urbanizzazione - la
situazione politica ha accentuato
ulteriormente l'esodo dalle campagne verso la città - la densità
della popolazione è cresciuta in
maniera incredibile . Per assistere
questa popolazione disponiamo di
230 sacerdoti . In questo numero
sono compresi tutti, religiosi e
diocesani, anziani e giovani . Direttamente impegnati nelle parrocchie sono circa 150 .
Un apporto pastorale notevole
ci viene dalle suore ; ne abbiamo
circa ottocento : parecchie comunità sono salvadoregne mentre altre sono venute dall'Europa, dal
Messico e dalla Colombia . Molte
lavorano in istituzioni scolasticoeducative ed assistenziali . Dal
Concilio in poi almeno venti comunità religiose femminili lavorano a fianco delle parrocchie nella capitale e fuori . Esiste un bel
numero di catechisti che noi chiamiamo «celebratori della Parola» .
È il frutto più bello del Concilio :
radunano la gente, celebrano liturgie portano la comunione . Con
l'aiuto di questi laici possiamo
dire che la fame spirituale e religiosa del nostro popolo è appagata. Una spinta particolare poi è
venuta dalla visita del Papa e dalla celebrazione dell'Anno Santo
della Redenzione : due avvenimenti importanti per portare il
Paese alla riconciliazione e alla
pace .
- I termini «riconciliazione
e pace» qui, in El Salvador
come si configurano e specificano?
- Noi partiamo dal presupposto che la causa delle tensioni salvadoregne - sebbene molto complessa - è l'ingiustizia sociale .
Quando parliamo di riconciliazione e di pace perciò intendiamo
dire che bisogna rimuovere questa
ingiustizia attraverso la promozione umana e vincendo l'egoismo
dei ricchi che certamente non aiuta a superare la situazione . Abbiamo un concetto dinamico di pace ;
essa non è soltanto la fine della
guerra ma il cambiamento della
nostra situazione di ingiustizia .
Credo che la dottrina sociale della
chiesa sia in questa direzione
quando afferma che fra i frutti
della giustizia c'è anche la pace.
- Monsignore, in El Salvador chi controlla il sistema
delle informazioni?
- Abbiamo una legge che limita
la libertà di stampa per la sicurezza nazionale . Tuttavia posso dire
che esiste una radio ispirata dalla
sinistra; esistono anche emittenti
commerciali che danno informazioni oggettive . Anche noi cattolici abbiamo una radio e siamo abbastanza liberi e per questo la sua
informazione è molto ricercata ed
apprezzata . Tuttavia esiste sempre quella legge.
- Come è affrontato questo
problema nella sua Diocesi?
- Esiste un gruppo di laici cattolici interessati, e molto, alla comunicazione sociale. C'è una commissione diocesana presieduta dal
mio vescovo ausiliare che è, per
l'appunto, un esperto « comunicatore» dal momento che ha fatto
in Europa studi in merito . Fra
l'attività di questa commissione
merita un ricordo la redazione di
un settimanale diocesano molto
apprezzato .
La porta d'ingresso dell'imponente cattedrale dl San Salvador, da anni In costruzione .
- Eccellenza, parlando con
cattolici salvadoregni ho avuto l'impressione quasi di una
fatalistica rassegnazione di
fronte a questa situazione . Lei
di che parere è?
- Certamente sono passati parecchi anni e le misure politiche
non sono state efficaci . Dal momento che le elezioni non sono
una risposta al problema bisognerebbe che esse fossero unite al dia- BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983 • 2 7
1
Il Papa prega presso la tomba
di Mons. Romero ucciso II 24
marzo 1980.
logo specie con le forze più distanti. Per questa ragione ci sono salvadoregni un po' pessimisti ; se ne
trovano tuttavia altri che sanno
che questa situazione non può essere eterna . Cercano di lavorare,
di avere speranza e di continuare
a cercare strade che diano una
uscita politica pacifica . Io sono
tra questi .
- Girando la città, nonostante i suoi guai, si vedono scuole
ed istituti educativi funzionanti. Come vede il futuro dei giovani salvadoregni?
- Io penso che il numero dei
giovani radicalizzati nell'estremismo politico sia minimo . In qualche caso ho potuto anche constatare la stessa fine della radicalizzazione . Ciò vuol dire che nonostante la nostra situazione sociale
e politica i giovani sono aperti al
positivo. Non soltanto nelle parrocchie ma anche nelle scuole ci
sono gruppi che praticano sport
ed attività varie . Intensa poi è la
formazione catechistica e spirituale . Credo che i nostri giovani
non siano perduti .
- Parlando con il Nunzio di
El Salvador e del Costarica ho
potuto apprendere la preoc28
• BOLLETTINO SALESIANO . 1 OTTOBRE 1983 •
cupazione della Chiesa per i giovani universitari costaricensi.
Qual è la situazione
in Salvador?
- C'è qualche sacerdote che si occupa direttamente di loro nelle
università . La cosa più
importante
tuttavia
credo sia questa : la
chiesa si è fatta sentire sui problemi del Paese e sul suo futuro .
Ogni qualvolta essa parla o scrive
suscita l'interesse dei giovani . In
altri termini: anche se manca una
assistenza istituzionalizzata ai
giovani universitari, siamo sicuri
di essere presenti nella loro vita .
- L'eredità di monsignor
Romero - ucciso il 24 marzo
1980 - è stata una eredità pesante?
- Certamente egli ha influito e
continua ad influire sulla nostra
gente . Questo significa che per
parte nostra si deve cercare di
mantenere tale amore evitando
tuttavia le manipolazioni della
sua memoria. L'ha raccomandato
anche il Santo Padre . È importante che i suoi insegnamenti continuino ad illuminare il cammino
della nostra gente. Per conto mio
non ho avuto difficoltà alcuna anche perché ero amico dell'arcivescovo . Per me nominare e onorare
Romero non rappresenta una difficoltà ; è, piuttosto il ricordo, triste e gioioso assieme, di un amico .
Gli stessi suoi avversari questo
lo sanno. Tutto il clero è unito al
successore di Romero .
- Lei ha parlato con qualche
sacerdote «guerrigliero»?
- Si, ho parlato con qualcuno.
- Quali sono le motivazioni
che portano per giustificare la
loro scelta?
- Questi sacerdoti considerano
che qui c'era una situazione di
peccato e di violenza impossibile
da modificarsi con mezzi pacifici;
e questa la prima giustificazione
alla loro scelta. Credo tuttavia
che questi sacerdoti più che
«guerriglieri» sono «cappellani»
di questi gruppi armati anche se
ne condividono gli ideali e i «planteamientos politicos», come diciamo qui .
- Quali sono gli elementi
che diversificano la situazione
salvadoregna da quella, ad
esempio del Nicaragua?
- Il Nicaragua in questo momento è in uno stadio più avanzato rispetto a quello che qualcuno vorrebbe fare in El Salvador. Sono giunti ad un chiaro processo di cubanizzazione come si
suol dire qui . In El Salvador si sta
lottando per questo . Personalmente sono convinto che non si
arriverà alla stessa situazione nicaraguense dal momento che qui
la situazione è diversa : abbiamo
la possibilità di parlare e al tempo
stesso di ascoltare le critiche di
quanti non sono contenti della
maniera come la chiesa cerca di illuminare il cammino e di esigere
una società più fraterna e più giusta . Nel Nicaragua c'è difficoltà
di dialogo .
- I preti più giovani, quelli
del Concilio, hanno il senso dei
problemi che vive il loro paese
o no?
- Certamente i giovani sono
più maturi . Prima essi consideravano più che la pastorale delle
masse quella di alcune élites, fortemente ideologizzate ed intellettualizzate, preoccupati di condividerne le scelte in una pastorale
di « acompanamiento » . Questo ormai è passato . I più hanno capito
che per fare l'opzione giustizia e
per proclamare i diritti umani impegno costante della chiesa non è necessario lasciare il sacerdozio e perdere la propria identità .
(a cura di G. C.)
aro
d on
Rubio,
/
p rovveditore d l tutti
Don Rublo In occasione della visita In India del re di Spagna Juan Carlos .
Uno alla volta scompaiono I
grandi salesiani che hanno
«fondato» Don Bosco in India . È a
questi silenziosi messaggeri di
bontà che tutti dobbiamo
qualcosa .
uando un salesiano morirà per il troppo lavoro, sarà una grande gloria per la Congregazione» . Pensavo a questa affermazione di
Don Bosco, quando mi è giunta
inattesa la notizia della morte improvvisa di don Ignazio Rubio,
procuratore dell'Archidiocesi di
Shillong nell'India nord-est . Un
uomo che aveva sempre dato il
meglio di se stesso, senza concedersi mai un momento di riposo .
Ricordo l'ultimo incontro, tre
mesi prima della morte. Lo avevo
trovato molto affaticato ...
- Caro don Rubio, lei lavora
troppo ; così finirà per ammazzarsi!
- Me lo hanno detto anche i
medici e per un po' ho cercato di
diminuire il ritmo, ma l'ingranaggio degli impegni ha ripreso a gi-
rare vorticosamente ed è difficile,
non dico arrestarlo, ma anche solo
rallentarne la marcia . La necessità dei nostri missionari, l'attesa di
tante anime non può andare delusa.
E così quel cuore generoso che
non sapeva mai dire di no, si è
spento di colpo, improvvisamente,
la notte del 15 aprile scorso . Se ne
è andato tutto solo, in punta di
piedi, senza disturbare nessuno,
lui che era in ogni momento al
servizio di tutti .
« Al mattino - mi scrive il fratello don Giuseppe, vissuto tanti
anni accanto a lui, condividendo
la sua vita e il suo apostolato non vedendolo scendere in cappella come di consueto, andai nella
sua camera e lo trovai già freddo
cadavere» .
La sua attività non aveva limiti : costruzione di chiese, cappelle,
ospedali, dispensari, internati, seminari, scuole di ogni tipo e grado, lo trovarono continuamente
occupato, coadiuvato da don Tomaso Lopez, ingegnere e architetto, che traduceva in disegni quello
che la sua mente geniale di artista
andava escogitando, per rispondere ai sempre crescenti bisogni
della missione in continua espansione.
Compito non meno gravoso trovare i mezzi per realizzare queste
opere, fornirle di suppellettili per
il culto e l'insegnamento, aiutare i
missionari per il mantenimento
delle centinaia di catechisti e religiosi impegnati nell'evangelizzazione della vasta regione che si
estende dalle pianure dell'Assam
alle colline preimalaiane, abitate
da oltre cento tribù diverse.
Migliaia di benefattori in Italia
e Spagna rispondevano con grande generosità ai suoi appelli . Con
loro egli manteneva una fitta corrispondenza, ringraziandoli anche
per la più piccola offerta . Per ripagarli della loro generosità e fare
dell'apostolato, ogni anno mi incaricava di inviare loro in regalo
un volume della Elle Di Ci : «I fioretti di Don Bosco», «Don Bosco
- Una biografia nuova », « Il vescovo delle tribù imalaiane» .. .
Per quest'anno aveva prenotato
10.000 copie del volume in corso
di stampa : «Don Bosco nell'Assam» . Penso pochi salesiani abbiano diffuso come lui tanta buona stampa nelle famiglie!
Il suo ufficio, a pianterreno del• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 29
Don Rublo con alle spalle una delle tante .sue . costruzioni .
l'episcopio, era sempre aperto a
tutti; un via vai continuo di visitatori, operai, impresari, fornitori,
confratelli e religiose che si rivolgevano a lui per aiuti o anche solo
per consigli ; una processione che
talvolta si prolungava fino alle
tarde ore della notte .
Calmo, sorridente, accoglieva
tutti : un cuore sempre aperto ai
problemi, alle necessità degli altri
che aiutava con grande generosità.
La lesione al cuore era cominciata qualche anno fa, quando in
mezzo a difficoltà e contrasti aveva realizzato quello che si può definire il suo capolavoro : un grandioso seminario regionale, a servizio delle sette diocesi dell'India
nord-est.
Qualcuno mi disse :
- Questa è l'ultima follia di
don Rubio.
Una vera «follia», ma una follia
di amore, a servizio delle future
generazioni di sacerdoti che reggeranno e dilateranno il regno di
Dio in questa terra meravigliosa .
30
• BOLLETTINO SALESIANO . 1 OTTOBRE 1983 •
La morte lo ha colto d'improvviso; è caduto sulla breccia, come
un buon soldato al suo posto di
combattimento . Un soldato che
sapeva di arrischiare, ma che non
voleva abbandonare il posto che
Dio gli aveva assegnato . Don Rubio sapeva il pericolo che correva,
me lo aveva scritto e ripetuto più
volte :
«Siamo nelle mani del buon
Dio . Non dobbiamo preoccuparci ;
egli sa bene quello che è bene per
noi. Importante essere sempre
pronti alla sua chiamata» .
Una vocazione generosa
Era nato l'8 aprile 1921 a Barcellona (Spagna) . I suoi genitori,
Giovanni e Angela Moreno, furono i suoi primi educatori alla
fede, che videro sbocciare tra i figli ben due vocazioni religiose, sacerdotali e missionarie : don Ignazio e don Giuseppe .
La sua fede e la vocazione si
temprarono durante la tragica
persecuzione religiosa in Spagna
del 1935.
- Era ancora bambino, ricorda il fratello, e in casa celebrava
per conto suo la Messa, su un altarino, con paramenti di carta che
si era fatti.
Durante la Guerra civile arrischiò spesso la vita per portare
l'Eucarestia a persone braccate
dalla polizia o avvisare le famiglie
sul luogo dove si sarebbe celebrata la Messa da parte di un sacerdote che i genitori tenevano nascosto in casa.
A 21 anni si legava definitivamente a Don Bosco con la professione religiosa (16 agosto 1942) .
Nel 1948 chiedeva e otteneva di
partire per l'India dove trascorrerà il resto di una vita tútta spesa a servizio del grande ideale
missionario .
Completa a Shillong i suoi studi teologici e il 13 agosto 1950 viene ordinato sacerdote a Madras,
da mons . Mathias, capo del primo
drappello di missionari sbarcati in
India nel gennaio del 1922 .
Le sue prime esperienze di apostolato le svolge nel sud del paese,
a Tiruppatur e Kotagiri, come
preside della scuola e animatore
dei gruppi giovanili . Nel 1954 lo
tfoviamo direttore, prima a Basin
Bridge (Madras), poi a Katpadi,
dal 1956 al '59, quando venne
chiamato come amministratore
del grande complesso di Matunga
a Bombay, -realizzato da don Aurelio Maschio .
Quando mons . Hubert D'Rosario, a quel tempo direttore del
centro di Matunga, venne eletto
vescovo di Dibrugarh, nel 1964, il
neo eletto chiese e ottenne che
don Rubio lo seguisse nella nuova
diocesi come vicario generale e
procuratore.
Nel 1970 mons . D'Rosario venne eletto arcivescovo della circoscrizione ecclesiastica di GahuatiShillong. Ancora una volta chiese
che questo suo insostituibile collaboratore lo seguisse in questo
nuovo campo di lavoro .
Qui egli consacrerà, senza risparmiarsi, gli anni migliori in
un'attività che desta stupore e
ammirazione, realizzando opere,
ognuna delle quali impegnerebbe
la vita di un uomo .
-
~
Una recente foto dl Don Rublo .
«Egli lascia un ricordo indelebile - scrive l'ispettore don Matteo Kochuparampil - negli annali della Congregazione in India
e nella Chiesa del nord-est, per
quantità e bellezza di opere costruite in così breve tempo, ma è
stato insieme un grande salesiano
e un sacerdote esemplare, sempre
fedele alla Chiesa, al cui servizio
ha messo tutte le sue energie .
Con tenacia e con tanta fede in
F
Don Rubio seguiva con particolare attenzione I problemi delle case di formazione . Questo
è un nuovo Centro di Teologia da lui voluto .
Dio, ha saputo superare tutte le
difficoltà e portare a termine ogni
opera . Posso" testimoniare come,
malgrado i pressanti impegni di
lavoro, egli sia sempre stato fedele
alle sue pratiche di pietà. Dio ha
sempre occupato il primo posto
nella sua vita» .
E concludeva :
«Abbiamo perduto un grande
figlio di Don Bosco : una perdita
irreparabile per la nostra famiglia . Il vuoto che egli lascia, difficilmente potrà essere colmato» .
« La sua è stata una vita nutrita
di fede - scrive il suo Arcivescovo - vissuta nella fede. Si sentiva
sempre prete : all'altare, al suo tavolo di lavoro, lungo le strade, nei
villaggi, con chiunque incontrasse .
Una vita tutta spesa per amore, a
servizio della Chiesa« .
Ricordo come anche nei tormentati viaggi non mancava mai
di recitare il Breviario e il Rosario . Quando aveva qualche momento libero lo dedicava a libri
formativi : desiderava tenersi sempre aggiornato .
Don Rubio per la sua umanità,
bontà, generosità, fu amato da
tutti . I suoi dipendenti erano
come « figli » e lo piansero come un
padre.
- Abbiamo perduto la persona
più cara, andavano ripetendo ; il
padre, l'amico, il benefattore .
Nessuno mai ci ha amato e aiutato come lui!
« Don Rubio era un prete eccezionale - mi scrive sr . Tilde Galli
FMA - un cuore grande, generoso, aperto a tutti : era l'amico, il consigliere, il benefattore di
tutti» .
Una folla innumerevole di fedeli volle rendere l'estremo saluto
a questo instancabile operaio della vigna del Signore, stroncato a
soli 62 anni di età .
La cattedrale non riuscì a contenere i fedeli che anche dall'esterno partecipavano alla concelebrazione, presenti tre vescovi e
120 sacerdoti, giunti da ogni parte
della missione .
Al cimitero, alle preghiere si
univa il pianto di tante persone,
anche non cristiani, che sentivano
di perdere un grande amico e benefattore che aveva speso tutta la
vita per fare solo del bene a tutti .
a
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 31
ricca di fascino come non
succede in altre pubblicazioni agiografiche . I continui riferimenti poi al contesto so* GIUSEPPE COSTA
Luci del mattino (Pensieri
alla RAI radio due), ElleDiCi,
Leumann 1983, pp. 136, L.
3 .600
Il volume della Collana LE
COORDINATE raccoglie le
brevi conversazioni radiofoniche che il direttore del Bollettino Salesiano don Giuseppe Costa ha tenuto alla
radio nazionale durante il
primo trimestre 1983 .
E un volumetto agile che
potrà far del bene a quanti
sanno leggere ed apprezzare
le cose semplici ed immediate .
LUCI
DEL
AUTTIw)
PENSIERI ALLA RAI RADIODUE
GIUSEPPE COSTA
I pensieri non hanno pretese magisteriali nè tanto
meno, di esaustività . Essi
cercano di stimolare una visione di fede partendo da fatti e circostanze di vita . Lo stile è incisivo e veloce proprio
come si conviene perr tre minuti di trasmissione . I temi affrontati, poi sono tanti e diversi .
* DOMENICO CARENA
11 Cottolengo e gli altri, SEI,
Torino, 1983, pp . 342, L .
12.000
«Non si esce da una sosta
al Cottolengo eguali a come
si è entrati . Si è necessariamente più buoni e ci si sente
impegnati ad aiutare quest'opera . . .» . Sono queste alcune
delle parole che l'onorevole
Giulio Andreotti ha voluto
scrivere nella prefazione al
volume che Fratel Domenico
Carena ha dedicato al fondatore dell'Istituto di cui egli
stesso fa parte : San Giuseppe Cottolengo .
Si tratta di un lavoro divulgativo ma al tempo stesso rigorosamente scientifico . La
figura dei Cottolengo che ne
viene fuori è umanissima e
32
cioculturale
dell'Ottocento
ne fanno un volume utile anche per gli appassionati di
storia .
* MICHEL QUOIST
A cuore aperto, SEI, Torino,
1983, pp . 358, L. 12.000
Chi non conosce Michel
Quoist, l'impagabile autore
di Riuscire, Appuntamento
con Cristo, Dieci minuti con
Dio, Cristo è vivo, e prima ancora i diari di Daniele e Anna
Maria? Ebbene : questo libro
li supera tutti .
«Sono - scrive lo stesso
Autore - annotazioni a caldo, scritte dappertutto, non
importa quando, scritte per
me stesso : è uno dei miei
modi di riflettere e di pregare . Queste soste rapide e
prolungate mi permettono di
intravvedere l'al di là della
mia vita, della vita degli uomini, della vita del mondo .
Scrivendo parlo a me stesso,
mi interrogo . Vi offro dunque
le mie riflessioni personali . E
chiaro che non cerco affatto
di imporvele : sarò felice se vi
darò l'occasione di riflettere
sulla vostra vita, se vi trascinerò a cercarvi la trama del
Cristo ed a lasciare scaturire
la vostra preghiera» .
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
M ICH LL
QUOI ST
A
aperto
SEI
* NICOLA DE MARTINI
Maturità problema decisivo,
ElleDiCi, Leumann, 1983, pp .
167, L . 4 .500
Ecco un libro che può essere dato direttamente in
mano ai giovani purché ci sia
in loro la disponibilità alla riflessione e all'impegno . La
costruzione di una personalità esige una conoscenza di
se stessi ed una costante verifica . L'Autore si presenta
come un profondo conoscitore dell'animo giovanile .
della Collana studi e ricerche
di catechetica . L'ha preparato il salesiano don Gevaert
catecheta ben noto soprattutto per i suoi studi sul rapporto fra antropologia ed annunzio della fede . In questo
volume l'Autore segnala una
serie di indicazioni utili per
chi vuol cimentarsi nello studio della catechetica. Vi si
parla infatti della struttura di
questi studi, delle riviste e dei
centri specialistici, dei congressi e degli incontri che
hanno segnato le tappe della
crescita di questa scienza .
* JOSEPH GEVAERT
Il materiale raccolto si riStudiare catechetica, ElleDiCi, Leumann 1983, pp . ferisce al periodo 1950-1982
119, L . 5.800
e vi si avverte una ampia
Ecco ancora un volume sensibilità internazionale .
DOSSIER ADOLESCENTI :
UNA NUOVA COLLANA
ELLEDICI
Sono usciti i primi quattro
fascicoli di una Collana realizzata da Umberto De Vanna
su iniziativa del Centro Catechistico Salesiano di Leumann (TO). Si tratta di fascicoli agili che trattano temi attenti alla formazione umana
e cristiana degli adolescenti
(15-17 anni). Ogni fascicoli è
un utile strumento per «attivare» la riflessione perso-
nate del ragazzo ma soprattutto il lavoro di gruppo .
«Dossier» usciti :
1 . Gli anni dell'impazienza . Conoscere se stessi a 1517 anni .
2 . La voglia di diventare
qualcuno . Adolescenti e progetto di vita .
3 . Importantissimo amore .
Dall'amore «bruciato verde»
all'incontro vero .
4 . La fede a 16 anni. Il bisogno di credere per convinzione . Il costo di ogni fascicolo è di L . 700 .
I LIBRI PRESENTATI SU QUESTA RUBRICA vanno richiesti
alle Editrici
z
• o contrassegno (spese di spedizione a carico del richiedente) ;
• o con versamento anticipato su conto corrente postale
(spedizione a carico dell'Editrice) :
LAS : Libreria Ateneo Salesiano - Piazza Ateneo Salesiano 1,
00139 Roma . Ccp . 57 .49 .20 .01 .
LDC : Libreria Dottrina Cristiana - 10096 Leumann ( TO) . Ccp
8128 .
SEI: Società Editrice Internazionale - Corso Regina Margherita t
176, 10152 Torino . Ccp . 20.41 .07 .
AZZOLLA Sac. MARIO Salesiano t
Pisa a 68 anni
Ultimo di quattro fratelli don Mario
nacque a Casale Bergamasco nel 1915
e fu subito educato ai grandi valori della fede e del lavoro . Incontratosi con i
salesiani benché stesse per entrare in
Seminario, scelse Don Bosco . Fece il
Noviziato in Portogallo dove a 32 anni
fu anche ordinato sacerdote. Ritornò
in Italia nel 1951 e passò tutta la sua
vita salesiana in Toscana . Borgo San
Lorenzo, Strada in Casentino, Figline
Valdarno furono le case del suo primo
apostolato sacerdotale in Patria. A Figline fu anche direttore per quattro
anni . Nel 1959 venne a Pisa in via dei
Mille trasferendosi quasi subito al CEP .
Qui infatti stava sorgendo un grande
quartiere popolare e l'arcivescovo della città monsignor Camozzo volle che
fossero i Figli di Don Bosco ad occuparsi della cura pastorale del quartiere . Toccò proprio a don Mario iniziare .
Lo fece con umiltà e semplicità e cattivandosi la simpatia di tutti . Un poco
alla volta con le case fu eretta la prima
rudimentale cappella, un piccolo centro sociale e furono superate le non indifferenti difficoltà burocratiche per l'erezione dell'attuale imponente complesso parrocchiale . Negli oltre vent'anni di presenza tra la gente del CEP
don Mario ha seminato bontà e semplicità. Uomo di poche parole si donò totalmente al bene dei suoi parrocchiani
che ricambiarono con stima e simpatia
le cure del loro pastore . Il funerale fu
un vero e proprio plebiscito di riconoscenza .
BUHL Sac. ERICH Salesiano t Bolzano a 83 anni
Salesiano e Sacerdote fedele a Cristo e a Don Bosco, da tutti considerato
il «patriarca», il «depositario» di una
tradizione salesiana genuina e fedele .
Generoso, sacrificato lavoratore sempre pronto ad offrire la sua opera per il
bene della Comunità . Uomo di Dio in
cui le beatitudini del Signore hanno
trovato un'umile corrispondenza, portandolo a vivere con semplicità la povertà dello spirito, la purezza di cuore,
la mitezza e la bontà .
DI GIOVANNI Sig. MARIO Coadiutore
Salesiano t Fossano a 42 anni
A distanza di oltre sei mesi dalla sua
tragica morte avvenuta il 1° 1983 ci resta ancora il rimpianto per una persona cara strappata nel pieno della
sua maturità alla famiglia e alla Congregazione . Accolto, con il fratello
maggiore, nell'istituto Salesiano di San
Mauro Torinese (la sorella era presso
le Figlie di Maria Ausiliatrice a Mornese) proveniva da Sparanise (Caserta),
dove era nato il 25 febbraio 1942 e
dove era rimasto orfano di padre, carabiniere . A San Mauro maturava la vocazione : era Salesiano Coadiutore . Si
perfezionava al Rebaudengo di Torino
e quindi insegnava a San Benigno Canavese (To), a Bra (Cn) e Fossano
(Cn), dove da cinque anni era Consigliere e responsabile del Laboratorio
di Meccanica. Chi l'ha conosciuto lo ricorda gioviale, simpatico: viveva con
coerenza gli impegni della vocazione e
come religioso e come educatore : era
convinto dell'importanza della missione salesiana e della preziosità del metodo di Don Bosco . Equilibrato, lineare, aveva un forte senso del dovere,
godeva la stima di tutti . Da due anni
era Consigliere ispettoriale . Nell'ultimo
incontro con gli Insegnanti, pochi giorni prima della morte, aveva raccomandato : «Con i giovani dobbiamo essere
giustamente esigenti, aiutandoli ad
esprimere tutto quello che possono ;
ma proprio per questo dobbiamo stare
di più in mezzo a loro, perché sappiano che noi vogliamo loro bene» . La
morte, così come descritta da chi gliel'ha procurata, è coerente con la vita e
ne evidenzia la figura di «martire dell'educazione» : ragiona con i giovani
(perché lo fate?), non entra nella logica della violenza (sottratto ad uno di
essi il martello lo getta lontano), testimonia la sua fede pregando (Madonna
mia, aiutami!) e perdonando (lo vi perdono, vi perdono!) .
GOBBATO Sac . GIUSEPPE, Salesiano
t Bolzano a 75 anni
Salesiano, educatore e uomo di cultura, si dedicò con fervore all'insegnamento per arricchire intellettualmente
A quanti hanno chiesto informazioni, annunciamo che LA DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO con sede in ROMA, riconosciuta giuridicamente con D .P . del 2-9-1971 n . 959, e L'ISTITUTO
SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, avente personalità giuridica per Decreto 13-1-1924 n . 22, possono legalmente ricevere Legati ed Eredità .
Formule valide sono :
- se si tratta d'un legato : « . . .lascio alla Direzione Generale Opere
Don Bosco con sede in Roma (oppure all'istituto Salesiano per le
missioni con sede in Torino) a titolo di legato la somma di lire . . .,
(oppure) l'immobile sito in . . . per gli scopi perseguiti dall'Ente, e parti-
e cristianamente i giovani . Il suo temperamento, la sua sensibilità lo hanno
portato a sostenere non facili battaglie
umane, affrontate con stile e dignità .
Sinceramente devoto della Vergine Ausiliatrice, la invocò profondamente fiducioso nella sua capacità di soccorrere le umane debolezze . Con autentico senso del dovere si dimostrò sempre disponibile ad ogni eventuale bisogno della comunità, conscio del valore dell'ubbidienza ai propri superiori,
alla Regola Salesiana, a Dio. La sua
morte non potrà mai far dimenticare
quanto di bello e buono è riuscito a lasciarci con la sua intelligenza e dedizione a Dio, del quale contribuì ad effondere la luce .
sciare il suo Brasile e tornare nel suo
Friuli : prima al Bearzi e poi al San Luigi . Ricordiamo di lui l'amore a Don Bosco, alla vocazione salesiana . Il suo
squisito senso missionario capace di
distribuire consigli e buone parole
ovunque, la fedeltà quasi meticolosa
alla preghiera, la vita spirituale semplice, il suo amore schietto e geloso della
vocazione a coadiutore salesiano, la
capacità di raccontare, di tratteggiare
finissimamente la vita missionaria demitizzando con dolcezza e fine battuta
anche le venerande figure dei missionari del Mato Grosso .
LEDER Sac . ENRICO Salesiano t Bolzano a 73 anni
Sacerdote di trasparente e viva fedeltà a Don Bosco e alla Congregazione cui donò gioiosamente nel servizio
ai giovani tutto se stesso, le sue doti intellettuali, le sue energie, il suo tempo .
Uomo di Dio che alimentò la sua vita
con una pietà semplice ma autentica
santificando ogni lavoro e trasformandolo in sacrificio gradito a Dio . Dall'unione con Dio don Enrico trasse forza
per la sua disponibilità generosa ed
ininterrotta e per quella umiltà e semplicità evangelica che ne fecero un salesiano sereno e contento, vivificatore
della comunità religiosa .
CENNI MARIA EMILIA ved . VISI Cooperatrice t Soci (Arezzo) a 89 anni
Donna semplice e forte seppe vivere
in amore la missione che il Signore volle affidarle dando una testimonianza
serena ai valori della fede . Interpretò
con la vivacità del carattere l'invito di
Don Bosco a far consistere la santità
nell'allegria; infatti donò a larga mano
l'ottimismo e la fiducia nella cristiana
partecipazione alla vita altrui . Fu innamorata di Don Bosco e fu felice
quando il Santo le chiese il dono del figlio don Carlo. Educatrice saggia e
prudente volle essere maestra di bontà
per i figli e per i familiari, tra i quali ricordiamo i «sei gemelli Giannini . .
PRATURLON Sig . ENRICO Coadiutore
Salesiano t Gorizia a 70 anni
La domenica 22 maggio aveva festeggiato al San Luigi di Gorizia i suoi
50 anni di professione religiosa e di fedeltà a Don Bosco . Una giornata bellissima . . . L'Eucarestia solenne, il pranzo
in famiglia tra confratelli salesiani, fratelli, nipoti e amici . E al centro di tutto
e di tutti, lui, il sig . Enrico fiero della
sua lunga e provata fedeltà . Poi, quasi
all'improvviso, il manifestarsi del male :
poco più di un mese all'ospedale amorevolmente assistito dai suoi confratelli . E spirava il sabato 9 luglio : era il
giorno in cui il Brasile salesiano celebrava con il Rettor Maggiore i cento
anni di presenza dei figli di Don Bosco
in quella terra . Enrico, infatti, era arrivato nella nostra Ispettoria dopo 36
anni di lavoro missionario nell'Ispettoria del Mato Grosso. Era giunto da noi
malandato di salute . Si era umilmente
inserito nelle nostre comunità . E forse
ai più era passata inosservata la sua
lunga e stupenda vita missionaria . Bororos, Xavantes sono state le tribù alle
quali il «Mestre Enrique» (il Maestro
Enrico) ha insegnato tutti i mestieri .
Agli avamposti dell'evangelizzazione,
con i grandi missionari, con don Colbacchini nell'impresa della evangelizzazione dei Xavantes : ed Enrico davanti a tutti con la forza delle sue braccia, con l'intelligenza del suo lavoro.
Poi, dopo tanto lavoro, ha dovuto la-
INNOCENTE Mons. DE FERRARI Cooperatore t Alassio a 68 anni
Parroco per oltre 32 anni della parrocchia S . Ambrogio di Alassio, amico
dei Salesiani e devoto ammiratore di
Don Bosco. Ha sempre invitato con insistenza tutti i giovani della città a frequentare l'Oratorio salesiano, era presente nei tempi forti (feste, premiazioni. . .) della sua vita . Il vescovo nell'omelia funebre: «Seppe ottenere la collaborazione di tutte le comunità religiose, specialmente dei Figli di Don Sosco . Quante volte in questi ultimi anni
mi ha parlato dei Salesiani. Che Dio li
remuneri con la sua benedizione» . Il viceparroco ha scritto : «Mons . Prevosto
era un padre per tutti, aveva un motto,
quello di Don Bosco "Prevenire le
azioni, possibilmente mai rimproverare
e tanto meno castigare"» . AI suo testamento spirituale: «Ricordiamo e ringraziamo i Padri Salesiani che si sono
prodigati con zelo ammirevole durante
le Sacre funzioni domenicali e feriali in
Parrocchia . . .» . Ed in fine per sigillare
quanto il nostro parroco fosse stato
autentico membro della Famiglia salesiana ecco due righe del fratello :
«Come da disposizioni private lasciatemi dal defunto fratello don Innocente, allego la somma di L . 2 .000.000
(duemilioni) da destinare all'Opera dell'Oratorio maschile Salesiano»,
e
colarmente di assistenza e beneficenza, di istruzione e educazione, di
culto e di religione» .
- se si tratta invece di nominare erede di ogni sostanza l'uno o
l'altro dei due Enti su indicati :
« . . .annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale la Direzione Generale Opere Don Bosco con
sede in Roma (oppure l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in
Torino) lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo, per
gli scopi perseguiti dall'Ente, e particolarmente di assistenza e beneficenza, di istruzione e educazione, di culto e di religione» .
(luogo e data)
(firma per disteso)
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
• 33
Con tutto il cuore ringrazio Maria
Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco che
mi hanno ottenuto da Dio una grande
grazia . La mamma di mio genero aveva
subìto un intervento chirurgico molto
delicato ; quando questo fu superato
sopraggiunse un embolo polmonare
che la portò in fin di vita tanto che le si
amministrò l'estrema unzione . Mentre
si andavano perdendo tutte le speranze la mia fiducia aumentava, io invocavo con tutte le forze del mio cuore la
mamma celeste . La madonna mi ha
esaudita, grata di tanto favore prego
perché continui a proteggere le nostre
famiglie.
tanta maggiore fiducia quanto più incerto e difficile era considerato l'intervento dai chirurghi stessi .
Nel corso dell'operazione sopraggiunse una forte emorragia, con calo
di tensione arteriosa fino a 50-60 e
conseguenti collassi che inducevano il
cardiologo assistente a far desistere
dal proseguire l'intervento .
Con l'assistenza di madre Mazzarello il chirurgo poté procedere fino al
termine, nonostante le mie condizioni
assai precarie . Con una normale convalescenza potei gradatamente riprendere i precedenti impegni quotidiani e
ora, a distanza di due anni, rinnovo il
mio ringraziamento a madre Mazzarello e chiedo di pubblicare la grazia.
Esterina Forno, Torino
Sr. Maria Restelli, Gallarate (VA)
LA MIA FIDUCIA AUMENTAVA
UNA GHIANDOLA PER ANALIZZARLA
Mia madre fu ricoverata in ospedale
nel marzo 1981 per ghiandole al collo
che, dagli accertamenti del t .a .c ., risultarono radicate fino al cervello : si rendeva necessario un pericoloso intervento chirurgico, che avrebbe probabilmente danneggiato un occhio e alterato la mobilità dei nervi facciali
(bocca storta) . Il professore, all'ultimo
momento, decise di soprassedere e di
estrarre una ghiandola per analizzarla .
Era il 24 : mia sorella ed io decidemmo
di supplicare con insistenza M . Ausiliatrice . Dall'analisi risultò la natura tubercolare delle ghiandole, che poterono perciò essere curate e guarite
con cure appropriate senza intervento
chirurgico.
Quest'anno, ancora in marzo, mia
madre fu nuovamente ricoverata per
sospetta cirrosi epatica con siero : così
dai sintomi allarmanti e persistenti (dolori al fegato e allo stomaco, vomito
ecc .) . Di nuovo il nostro ricorso alla
Madonna fu pieno di fiducia e filialmente insistente : chiedevamo che
come a Cana la Madonna modificasse
la situazione per l'intervento del suo
Figlio Gesù .
Infatti il sospetto siero risultò, all'analisi, di natura adiposa ; e il fegato
ipertrofico - non ammalato - poté
essere curato senza interventi chirurgici . Ne ringraziamo di cuore M . Ausiliatrice, che continuiamo a pregare
perché protegga la nostra famiglia .
Letizia Tursi, Monteparano (TA)
ULTRAOTTANTENNE,
A GUARIGIONE AVVENUTA
Ex allieva delle Suore Salesiane di S .
Giovanni Bosco, già ultraottantenne
colpita da grave malore mi rivolsi con
grande fiducia a Maria Ausiliatrice, iniziando una novena durante la quale
ebbi un graduale miglioramento .
Ora, a guarigione ottenuta, con animo profondamente grato, desidero
rendere pubblica la grazia, consigliando a tutti di confidare sempre nel potente aiuto della Mamma Celeste .
Maria Bottari, Vittorio Veneto
UN SOSTEGNO CONTINUO
Ogni giorno nelle piccole e grandi
difficoltà Don Bosco mi assiste . Tocco
con mano che ogni preoccupazione
svanisce solo che affidi a Lui il compito
di trovare una soluzione . Ostacoli di lavoro e di rapporti con le persone che
sembrano insuperabili, quando mi volto indietro mi accordo che . . . è come
non fossero mai esistiti .
A. B.
LA GIOIA DEL PRIMO NIPOTINO
E arrivato il primo nipotino Paolo
Domenico . Riconoscentissimi ringraziamo S . Giovanni Bosco e S . Domenico Savio per la grazia ricevuta . Chiediamo con fede ai santi intercessione e
alla dolcissima madre Maria Ausiliatrice protezione e aiuto per questa creatura benedetta .
Ermelinda Dodi, S. Ilario d'Enza (RE)
UN ABORTO SCONGIURATO
Rendo grazie a S. Domenico Savio
perché in una notte disperata invocammo il suo aiuto per la nuora incinta
di sette mesi con minacce di aborto e
fummo esauditi . La gravidanza fu portata a termine e nacque il piccolo Roberto sano e robusto e per il momento
tanto bravo . Grazie S . Domenico Savio
e proteggi tutti i nipotini .
Dionigi Olga, Brusca (CN)
È NATA UNA BAMBINA
SANA E BELLA
Sento il dovere di ringraziare S . Domenico Savio per una grazia tutta speciale . Il medico di mia nipote aveva
detto che il bambino che doveva nascere sarebbe stato deforme, ho pregato il santo ed è nata una bellissima
bambina di quasi quattro chili .
ENTRAMBI I FIGLI OPERATI
POTÉ PROCEDERE
Lo scorso anno due miei figli dovettero essere operati a distanza di otto
giorni ; li raccomandai a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, e pregai . Ringrazio di vero cuore unita nella preghiera
della famiglia salesiana .
M. D.
34 •
BOLLETTINO SALESIANO . 1 OTTOBRE 1983 •
Operata undici anni fà all'anca sinistra, dovetti recentemente essere sottoposta ad un altro intervento perché
la gamba cedeva : nell'entrare nuovamente all'ospedale di Giussano (MI) affidavo l'esito a madre Mazzarello con
IL PENSIERO PER LA SALUTE
DEI GENITORI
Desidero ringraziare suor Eusebia
Palomino e Maria Ausiliatrice per l'aiuto accordato ai miei cari genitori . Prima mio padre ricoverato d'urgenza per
il cuore è riuscito a superare la crisi ed
è ritornato con noi . Dopo due mesi la
mamma ricoverata per emorragia interna dopo svariati esami e trasfusioni
di sangue i medici non trovando nulla
di anormale l'hanno rimandata a casa .
Ora stanno abbastanza bene ed io ringrazio di cuore Maria Ausiliatrice e
suor Eusebia Palomino con la speranza che continueranno a proteggere i
miei cari .
Giuseppina Bosco, Torino
IL LAVORO PREMIATO
Scrivo per rendere pubblica la grazia ricevuta da tutti i santi salesiani, da
Maria Ausiliatrice e in particolare da
suor Eusebia Palomino . Dopo un anno
di lavoro non riuscivamo a vendere le
mele, abbiamo pregato e siamo stati
esauditi, questa e tante altre volte grazie con tutto il cuore .
L. M. S .
UN CASO . . . QUASI DISPERATO
Alcuni mesi fa vi avevamo chiesto e
ottenuto un'immagine con opuscolo
biografico del servo di Dio don Artemide Zatti, alla cui intercessione ci
eravamo raccomandate per ottenere
una grazia . . . difficile . Si trattava di
un'ammalata anziana, che in seguito
ad incidente aveva riportato gravi lesioni cerebrali . Per lunghi mesi nonstante le cure in ospedale le sue condizioni non miglioravano ; ormai era
svanita ogni speranza di recupero,
data anche la sua età avanzata : oltre
gli 80 . . .
Nonostante tutto continuammo le
preghiere, sempre fiduciose nell'aiuto
di don Zatti . Oggi dopo un po' di tempo in cui ero rimasta priva di sue notizie, ho rivisto quella persona ritornata
alla piena lucidità mentale e ancora
autosufficiente!
Maria Verra, Va/grana (CN)
Direzione
sco
opere Don Bo
01,0
Missionari perVenute
borse
di studio per 9giova"'
Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria
di don Di Benedetto Fiori e implorando
protezione, a cura di C .T .L ., Torino, L .
1 .500.000
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S. Domenico Savio, in ringraziamento
e invocando protezione, a cura di Viziale Secondina, L . 500 .000
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Vittoria, Bresso MI, L . 500 .000
Borsa : in memoria di don Evaristo
Marcoaldi, a cura dei beneficati sempre riconoscenti, L . 500 .000
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Bosco, in memoria e suffragio del marito Costantino, a cura di Varvello
Piazza Cristina, Gabiano AL, L .
500 .000
Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria e
suffragio dei fratelli Francesco e don
Felice, salesiano, e invocando protezione, a cura di Di Noia Giraudi, Brescia, L . 400 .000
Orsola, a cura di Callini Teresa, Arconate MI, L . 150 .000
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per ringraziamento e protezione, a
cura di Mombellardo Enrichetta e Antonietta, L . 150 .000
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Domenico Savio, per ringraziamento ;
grazia ricevuta, e protezione, a cura di
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Bosco, in memoria e suffragio dei miei
cari, a cura di Baralda Domenica, Santena, L . 150 .000
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protezione del papà, a cura di N .N ., L .
150 .000
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Sac . PL- L . 300 .000
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Bosco, per grazia ricevuta e in suffragio dei miei defunti, a cura di Zannoni
Luigi, L . 150 .000
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Giovanna, L . 250 .000
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Dio, a cura di Anna e Mario, Firenze, L .
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Fato, a cura di Ardito Mario, Roma, L .
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dei miei morti, a cura di Bertaccini
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TO
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Augusto, a cura di Amaducci Renza,
LU
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, per suffragio dei miei defunti e
protezione per me, a cura di Mapelli
Rosa, Villasanta MI
Borsa : S. Domenico Savio, Santi Salesiani, per grazia ricevuta, a cura di
N . N ., Alba CN
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, a suffragio dei miei defunti e
invocando protezione, a cura di Fracchia Emilia Roccavignale CN
Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria
del nipote chierico salesiano, a cura
della zia Ernestina
Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, invocando protezione sulla famiglia, a cura di Monticelli Enrico, Treviglio BG
Borsa : Don Bosco, a cura di Attard
Salvatore, Malta
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, per grazia ricevuta e invocando protezione, a cura di Amicone Anita, Moneglia GE
Borsa : Don Bosco e Santi Salesiani,
invocando protezione per i miei figli, a
cura di B .F ., Roma
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, a cura di Nasi Serra Rina, CN
Borsa : Maria Ausiliatrice, ringraziando
per le grazie ricevute, a cura di N .N .,
Bistagno AL
Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni
Bosco, ringraziando, a cura di Garini
Cesare, Dolceacqua IM
• BOLLETTINO SALESIANO • 1 OTTOBRE 1983
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