Periodico di documentazione del Terziario, Turismo e Servizi della Fisascat Cisl - Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB Roma - Semestrale N. 1/2013 - Anno VII
0:4 0(906 0:(:* ;<90 90:46 (906© ,9=0A0 ;<90:4 0:46
:
A0
;<
<9
0(9
6©
,9A
©; ,9=0A0©,9A0(90 0(906© A0©;,9 90:46© A0(906©906©; ©;,9A 0:
9
0
<
A
0
9
;
:
0(
6© =0A0© 0©;,9 ©:,9= 906©; 0A0©;,©;,9A :,9=0A 06©;< 0
=
0
0(
0A
6
0A
©
,9
(9
©: ©:,9= ;<90:4 ©;,9A 6©:,9 :,9=0A <90:46 ;,9A0 ©:,9= 0:
;
;
0:46 0(906© 0:(:*( ;<90:4 90:46© (906© ,9=0A0©;<90:46 0:46©
,9A 0A0©- 0(906© 06©;< ;,9A0 46©: 906© ©;<9 ,9A0(9
;
© ,9=
,9A ,9A0(9 9=0A0© ;<90: ;,9A0( 9A0(906 =0A0©; ;<90:
;
:
6© =0A0© 0©; ©:, 906© 0A0© ©;, 1° volume
,9 906© 0A0
:
(
A
9
=
0
0
0
6
©
,
(
A
9
A
©: ©:,9= ;<90:4 ©;,9 6©:, :,9=0 <90:46 ;,9A0 ©:,9= 0:
;
;
0:46 0(906© 0:(:*( ;<90:4 90:46© (906© ,9=0A0©;<90:46 0:46©
,9A 0A0©- 0(906© 06©;< ;,9A0 46©: 906© ©;<9 ,9A0(9
;
© ,9=
,9A ,9A0(9 9=0A0© ;<90: ;,9A0( 9A0(906 =0A0©; ;<90:
;
:
6© =0A0© 0©; ©:, 906© 0A0© ©;,
:,9 (906© =0A0
(
A
9
=
0
0
0
6
©
,
A
9
A
=
4
©: ©:,9 ;<90: ©;,9 6©:, :,9=0 <90:46 ;,9A0 ©:,9 0:
;
;
0:46 0(906© 0:(:*( ;<90:4 90:46© (906© ,9=0A0©;<90:46 0:46©
<9 9A0(9
,9A 0A0©- 0(906© 06©;< ;,9A0 46©: 906© della
;
;
©
© ,9=
: 9A0( (906
;, 90:
A A0(9
0
©
9
0
9
©
A
,
0
<
0
;
:
0
6© =0A0© 0©;,9 ©:,9= 906©; 0A0©;,©;,9A :,9=0A 06©;< 0
=
0
0(
0A
6
0A
©
,9
(9
©: ©:,9= ;<90:4 ©;,9A 6©:,9 :,9=0A <90:46 ;,9A0 ©:,9= 0:
;
;
0:46 0(906© 0:(:*( ;<90:4 90:46© (906© ,9=0A0©;<90:46 0:46©
A0 6©:XVIII06Congresso
;<
6©
,9A
© ©;<9 ,9A0(9
4
9
©; ,9=0A0©,9A0(90 0(906© A0©;,9 9Speciale
0: ,9A0( 0(906 A0©; 90:
<
A
0
;
:
;
9
=
,
9
6© =0A0© 0©; ©:, 906© 0A0©; ©;,9A :,9=0 06©;< 0
=
0
0(
0A
6
0A
©
,9
(9
©: ©:,9= ;<90:4 ©;,9A 6©:,9 :,9=0A <90:46 ;,9A0 ©:,9= 0:
;
; 0A0©Garattoni
46 46©:
0:46 0(906© 0:(:*( ;<90:4 90:46© (906© ,9di=Luigi
0
9
:
,9A 0A0©- 0(906© 06©;< ;,9A0 46©: 906©;<©;<90 ,9A0(9
;
© ,9=
,9A ,9A0(9 9=0A0© ;<90: ;,9A0( 9A0(906 =0A0©; ;<90:
;
:
6© =0A0© 0©; ©:, 906© 0A0© ©;,
,9 906© 0A0
:
(
A
9
=
0
0
0
6
©
,
(
A
9
A
©: ©:,9= ;<90:4 ©;,9 6©:, :,9=0 <90:46 ;,9A0 ©:,9= 0:
;
;
0:46 0(906© 0:(:*( ;<90:4 90:46© (906© ,9=0A0©;<90:46 0:46©
,9A 0A0©- 0(906© 06©;< ;,9A0 46©: 906© ©;<9 ,9A0(9
;
© ,9=
,9A ,9A0(9 9=0A0© ;<90: ;,9A0( 9A0(906 =0A0©; ;<90:
;
:
6© =0A0© 0©; ©:, 906© 0A0© ©;,
:,9 (906© =0A0
(
A
9
=
0
0
0
6
©
,
A
9
A
=
4
©: ©:,9 ;<90: ©;,9 6©:, :,9=0 <90:46 ;,9A0 ©:,9 0:
;
;
0:46 0(906© :(:*( ;<90:4 0:46© 906© 9=0A0© <90:46 :46©
Storie
Fisascat
Periodico di documentazione del Terziario, Turismo e Servizi della Fisascat Cisl - Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - 70% - DCB Roma - Semestrale N. 1/2013 - Anno VII
1
1° Volume
Storie
della
Fisascat
Speciale XVIII Congresso
di Luigi Garattoni
2
Storie della FISASCAT
3
Sommario
VOLUME 1
Presentazione
di Pierangelo Raineri
(Segretario Generale FISASCAT-CISL) . . . . . . . pag.
Prefazione
di Luigi Garattoni
7
.
»
11
Capitolo 1 - I Sindacati Italiani. . . . . . . . .
Capitolo 2 - Le radici della FISASCAT. . . . . .
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione . .
»
17
»
29
»
37
I Segretari Generali
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
Gli esordi della FILSAC. . . . . . »
69
Capitolo 5 - Amleto Mantegazza
da FILSAC a FISAC. . . . . . . .
»
89
Capitolo 6 - Ugo Zino
FISAC . . . . . . . . . . .
»
97
.
. .
. .
.
. . . .
.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
da FISAC a FISASCAT. . . . . . .
»
121
4
Storie della FISASCAT
Sommario
VOLUME 2
segue - I Segretari Generali
Capitolo 8 - Leonardo Romano. . . . . . . . pag. 5
Capitolo 9 - Renato Di Marco . . . . . . . . » 89
Capitolo10 - Mario Cesino. . . . . . . . . .
Capitolo11 - Giovanni Battista Baratta . . . . .
Capitolo12 - Pierangelo Raineri. . . . . . . .
»
113
»
147
»
241
5
Sommario
VOLUME 3
Le attività della FISASCAT
Capitolo13 - I contratti del Settore del Commercio. . pag.
Capitolo14 - I contratti del Settore del Turismo . . . »
Capitolo15 - La bilateralità nel Terziario, Turismo e Servizi»
Capitolo16 - La bilateralità vista dall’altra parte:
Alessandro Cianella (Federalberghi) . »
Capitolo17 - La FISASCAT vista dall’altra parte:
Basilio Mussolin (Confcommercio-2012) »
Capitolo18 - La formazione della FISASCAT. . . . »
Capitolo19 - Il tesseramento . . . . . . . . . »
Capitolo20 - Testimonianza autobiografica di
Salvatore Falcone . . . . . . . . »
5
17
29
45
53
59
91
95
Bibliografia e Sitografia . . . . . . . . . . .
»
105
Appendice - Ristampa opuscolo Falcone-Michelagnoli .
»
109
6
Storie della FISASCAT
7
Storie
della
Fisascat
Presentazione di
PIERANGELO RAINERI
(Segretario Generale FISASCAT-CISL)
8
Storie della FISASCAT
Presentazione di Pierangelo Raineri
9
Presentazione
L’idea di questo libro viene da lontano, dalle origini stesse della Federazione. Quando, il 12 ottobre di 65 anni fa, si riunirono i padri
fondatori della FILSAC (Federazione Italiana Liberi Sindacati Addetti Commercio), non si trattava del mero incontro di un gruppo di
persone che intendeva tutelare gli interessi economici e previdenziali dei lavoratori di un qualunque settore dell’economia del nostro
Paese, era invece la realizzazione di un progetto che nasceva da
un’idea ben precisa: l’idea che il sindacato doveva rappresentare,
senza limitazioni di sorta, il trait d’union tra il mondo del lavoro e
le neonate istituzioni repubblicane – entrate in vigore il 1° gennaio
1948 – che, a fondamento del Paese, avevano indicato il Lavoro e
non i partiti politici o altri soggetti.
Quell’idea è rimasta ben viva all’interno della nostra Organizzazione ed ha sempre guidato l’azione di tutti i dirigenti sindacali che ai
diversi livelli hanno operato ed operano al suo interno. E proprio per
continuare lo sviluppo di questa idea – che deve necessariamente
confrontarsi di tempo in tempo con le mutazioni che la società ed il
mondo del lavoro subiscono – il “Corso Lungo”, che è diventato la
porta d’ingresso principale per i dirigenti della Federazione, inizia
con un modulo dedicato alla conoscenza della CISL e della FISASCAT, “per approfondirne i valori, le idee, le proposte, il pensiero, al
fine di far crescere nei quadri dirigenti della Federazione l’identità,
le motivazioni e le competenze necessarie ad acquisire la capacità
di mettere la persona al centro dell’azione del sindacato, che è la
missione del dirigente sindacale”.
La presente pubblicazione viene dunque a costituire un tassello importante per conseguire questa conoscenza: essa ripercorre infatti i
fatti salienti della nostra Storia, attraverso l’azione di quei grandi sindacalisti, i quali l’hanno retta durante questi 65 anni, contrassegnati
da un travolgente sviluppo economico del settore, che ha posto ai
nostri predecessori problemi certo di non facile soluzione.
10
Storie della FISASCAT
Nei decenni successivi alla propria costituzione la FISASCAT si è
infatti dovuta cimentare con le difficoltà oggettive e strutturali di settori molto polverizzati, compito affrontato nell’arco degli anni ’50 e
’60 da Giulio Pettinelli. Poi, negli anni ’70 e ‘80, sotto la guida illuminata di Leonardo Romano, specialmente nella grande distribuzione,
ma anche negli alberghi più grandi e più moderni, la FISASCAT ha
saputo realizzare rinnovate forme di contrattazione e portare avanti
significative forme di lotta, perseguendo sempre l’idea di riformare
in senso moderno i settori di cui si occupava, nonostante gli ostacoli
che venivano frapposti a questo progetto non solo dalla controparte padronale, ma anche dalle Istituzioni e dagli stessi compagni di
viaggio, non sempre capaci di sottrarsi all’impronta industrialista,
tipica del sindacato italiano, ma certo non confacente alle esigenze
del Terziario.
La linea sindacale della FISASCAT tuttavia alla fine ha avuto successo e sono i numeri a dirlo: oramai la nostra Federazione si colloca stabilmente tra le maggiori organizzazioni aderenti alla CISL grazie agli sforzi dei nostri dirigenti, che ci hanno portato in soli tredici
anni a raddoppiare i nostri iscritti!
Ora si aprono sfide nuove: la crisi mondiale costringerà tutti a ripensare il proprio ruolo e ad intraprendere strade originali. La CISL,
vecchia di anni, ma giovane di idee, ha saputo anticipare i tempi,
mettendo in campo una “ristrutturazione aziendale” che dovrà essere capace di affrontare i tempi nuovi. E la FISASCAT è pronta a
cogliere la sfida: sa da dove viene e dove vuole andare.
“Questo libro è dedicato a Salvatore Falcone
e a tutti gli uomini e le donne che hanno contribuito
a fare la storia della FISASCAT”
Pierangelo Raineri
Segretario Generale Fisascat-Cisl
11
Storie
della
Fisascat
Prefazione di
LUIGI GARATTONI
12
Storie della FISASCAT
FONDO PARITETICO INTERPROFESSIONALE NAZIONALE
PER LA FORMAZIONE CONTINUA DEI DIPENDENTI
DEGLI STUDI PROFESSIONALI E DELLE AZIENDE COLLEGATE
Prefazione di Luigi Garattoni
13
PreFazione
di Luigi Garattoni
Mi presento: io non sono uno storico “di mestiere”, sono un ex professore di Liceo, che ha incontrato “per caso” la FISASCAT … e
che ne è rimasto tanto incuriosito da accogliere con entusiasmo la
proposta di tracciare – absit iniuria verbo – una “Storia della FISASCAT”, a partire dalla sistemazione dell’Archivio della Federazione
di Via Livenza.
Mentre attendevo la digitalizzazione dei documenti, ho letto con attenzione l’opuscolo – riportato in appendice – di Salvatore Falcone
(ai colloqui col quale devo le “dritte” iniziali) e Antonio Michelagnoli
dal titolo Esperienze e riflessioni sulla contrattazione nel Terziario,
Commercio, Turismo e Servizi ed il volume dedicato a Leonardo
Romano dal titolo Il coraggio delle scelte difficili: le uniche opere a
stampa che in qualche misura permettono di intravedere le linee di
sviluppo delle vicende della Federazione cislina.
Poi mi sono arrivati i documenti digitalizzati che – dal titolo dei faldoni che li contenevano – avevo supposto potessero essere utili
per il mio lavoro e mi sono subito reso conto che non si coglie dai
documenti ufficiali, se non da qualche foglio di lavoro dei Comitati
Esecutivi, il processo che porta alla stipula dei contratti e che il Sindacalista, preso dall’urgenza di tutelare i diritti di chi rappresenta,
come si suol dire in sindacalese, “sta sul pezzo” e non si preoccupa
di lasciare ai posteri aulici documenti delle motivazioni che giustificano il suo agire.
Perciò mi è apparso del tutto evidente che avrei dovuto cercare
altrove sia queste motivazioni sia i risultati dell’azione del Sindacato
e, data la mia forma mentis, ho cercato nelle biblioteche, per rendermi tuttavia conto del fatto che di Storia del Sindacato qualcuno
si è occupato, ma l’ambito della Storia delle Confederazioni è ab-
14
Storie della FISASCAT
bastanza scoperto e quello delle Federazioni di categoria quasi del
tutto inesplorato.
A quel punto ho pensato che, se non poteva soccorrermi la Storia scritta nei libri, avrei potuto chiedere aiuto ai Documenti affidati al web.
Perciò mi sono avvalso innanzitutto dell’Archivio Storico della CISL,
che si trova all’indirizzo http://htm.cisl.it/Archiviostorico/ e della Biblioteca Web della Confederazione, che all’indirizzo http://online.
cisl.it/bibliotecaweb/FAV3-00046F65/ pubblica quasi tutti i numeri di
Conquiste del Lavoro dal 1948 al 1957.
A tale proposito mi corre l’obbligo di ringraziare Ivo Camerini, al
quale è dovuto il grande lavoro di ricerca e sistemazione dei materiali presenti nell’Archivio CISL e che molto gentilmente si è prestato
a chiarire alcuni miei dubbi ed a fornirmi i dati che mi mancavano.
Ho poi largamente utilizzato i materiali di due siti – i cui estensori
voglio qui pubblicamente molto ringraziare – da cui ho tratto buona
parte delle informazioni contenute in questo volume:
• http://archivio.unita.it/, archivio online de L’unità che riproduce praticamente tutti i numeri del quotidiano dal 1924 ai giorni
nostri;
• http://www.conquistedellavoro.it/, sito di Conquiste del Lavoro
che rende disponibili i numeri del quotidiano dal 2007 ad oggi.
Mi sono avvalso infine di alcune informazioni tratte innanzitutto dal
sito della Federazione all’indirizzo http://www.fisascat.it/, quindi
dall’Archivio del Movimento Operaio e Contadino in provincia di Siena, che si trova all’indirizzo http://archivio.movimentooperaio.com/,
dall’Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi di Lavoro del CNEL,
che si trova all’indirizzo http://www.portalecnel.it/, da OLYMPUS Osservatorio per il monitoraggio permanente della legislazione e
giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro dell’Università di Urbino,
all’indirizzo http://olympus.uniurb.it/ e dall’Archivio del sito http://
www.ilcontrattodilavoro.it/.
Prefazione di Luigi Garattoni
15
Un ringraziamento particolare va infine a Fulvia Silvestroni, che mi
ha aiutato a districarmi tra i documenti e soprattutto mi ha dato – oltre a molto materiale da lei raccolto con passione – quei chiarimenti
che solo una “memoria storica” della FISASCAT, quale lei è – ora
che Salvatore Falcone non c’è più – poteva darmi.
Nelle pagine che seguono avete il frutto dei miei sforzi: non un libro
di “Storia”, ma, come dichiara il titolo, una raccolta delle “storie” degli uomini e delle donne della FISASCAT, i quali in tredici lustri hanno fatto grande una Federazione della CISL che, dalla marginalità in
cui era relegata agli esordi della Confederazione, ha saputo elevarsi
sino ad esserne, alla vigilia del suo XVIII Congresso Nazionale, la
terza Federazione per numero di iscritti attivi.
Gennaio 2013
16
Storie della FISASCAT
17
Storie
della
Fisascat
CAPITOLO 1
I Sindacati Italiani
18
Storie della FISASCAT
Capitolo 1 - I Sindacati Italiani
19
Precedute dalle
Società del Mutuo
Soccorso, associazioni le cui forme originarie videro la luce intorno
alla seconda metà
dell’Ottocento per
sopperire alle carenze dello stato
sociale ed aiutare
così i lavoratori a
darsi un primo apparato di difesa contro gli eventi dannosi (come
gli incidenti sul lavoro, la malattia o la perdita del posto di lavoro), in
Italia solo nel 1870 si formarono delle associazioni operaie, che nella loro costituzione si avvicinano molto alle strutture del sindacato
moderno, come le Camere del Lavoro.
Queste associazioni ebbero il nome di Leghe di resistenza e si svilupparono in importanza e numero con il crescere delle imprese
industriali in Italia, si allearono al movimento cooperativistico, si
conquistarono con lo sciopero del 1901 il diritto di organizzazione
ed ebbero una colorazione politica principalmente socialista.
Dopo l’enciclica Rerum Novarum del 1891, tuttavia si svilupparono
nelle campagne anche le leghe bianche, di ispirazione cattolica. Il
movimento sindacale ad intonazione cattolica, che si ispirava appunto alle tesi della grande enciclica sociale, ebbe una notevole
importanza nella formazione della coscienza dei lavoratori cattolici
e di tutto il mondo cattolico italiano, (Opera dei congressi, Confederazione Italiana dei Lavoratori).
Nel 1912 nacque a Modena l’USI (Unione Sindacale Italiana) per
opera di lavoratori precedentemente iscritti alla Confederazione
Generale del Lavoro (CGdL), un’organizzazione sindacale che era
stata fondata a Milano, tra il 29 settembre e il 1º ottobre del 1906,
20
Storie della FISASCAT
per iniziativa delle Camere del Lavoro, e che era composta dalle
Leghe, dalle federazioni sindacali e da 700 sindacati locali per un
totale di 250.000 iscritti. Gli aderenti all’USI ritenevano infatti che
la CGdL fosse ormai troppo asservito alla politica portata avanti in
parlamento dal Partito Socialista.
All’USI aderirono
rapidamente tutte
le camere del lavoro più di sinistra
(tra cui, in Emilia,
le Camere del Lavoro di Bologna,
Modena, Parma,
Piacenza e Ferrara). Durante i suoi
primi anni di vita
l’organizzazione
fu impegnata in
una serie di lotte tendenti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, senza mai trascurare l’impegno antimilitarista che la
caratterizzerà nel corso di tutta la sua storia.
Alla vigilia del primo conflitto mondiale fu attraversata, come le altre
organizzazioni della sinistra, dal ciclone dell’interventismo. Espulsi
coloro che, al suo interno, si erano schierati per l’intervento militare
dell’Italia contro Austria e Germania (De Ambris, Corridoni e, in un primo tempo, Di Vittorio), l’USI continuò, sotto l’impulso di militanti quali
Borghi e Meschi, a propagandare coerentemente l’antimilitarismo.
A guerra conclusa, nel corso delle lotte che portarono il Paese molto vicino alla rivoluzione sociale, l’organizzazione raggiunse la sua
massima consistenza numerica (circa mezzo milione di iscritti). In
quel periodo aderì all’AIT (Associazione Internazionale dei Lavoratori) cui è affiliata la maggior parte dei sindacati autogestionari
esistenti a livello mondiale.
Capitolo 1 - I Sindacati Italiani
21
Durante il Fascismo i Sindacati furono sciolti per dar posto alle
Corporazioni, infatti, una volta consolidato il proprio controllo politico sull’Italia, il Fascismo assunse l’iniziativa anche in campo
economico-sociale, con l’intento di adottare una soluzione che
comportasse il superamento dei problemi economico-finanziari
dell’epoca e l’obsolescenza tanto del liberalismo quanto del socialismo marxista.
La nuova ricetta che avrebbe dovuto, tra l’altro, consentire di eliminare la lotta di classe con la sua conflittualità sociale ed il danno da
essa arrecato allo sviluppo economico, fu il corporativismo: lavoratori e datori di lavoro furono associati all’interno di un’ampia gamma
di corporazioni, corrispondenti alle varie attività economiche, poste
sotto il controllo del governo e riunite nella “Camera dei Fasci e
delle Corporazioni”.
L’occupazione dell’Italia Meridionale da parte degli Alleati rese possibile la ripresa dell’attività politica e sindacale, favorendo la ricostituzione delle Camere del Lavoro. Nel novembre 1943, fu indetto a
Napoli un Convegno che costituì il Segretariato Meridionale della
Confederazione Generale del Lavoro e nominò un Comitato direttivo provvisorio.
Tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944, la Confederazione Generale
del Lavoro si estese in tutto il Meridione, divenendo il punto di riferimento per i sempre più accesi movimenti di lotta, nelle fabbriche,
nelle città e nelle campagne ed assumendo una connotazione spiccatamente “rossa”. Fu per questo che, in occasione del congresso
del Cln, il 29 gennaio 1944 fu tenuta a Bari una riunione che dette
vita alla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), in opposizione alla Cgl.
Malgrado il notevole appoggio che ebbe da partiti e istituzioni, la CGIL
di Bari ebbe un inizio stentato, come dimostra la quasi completa indifferenza con cui la sua costituzione fu accolta al primo congresso
della Cgl, che si tenne a Salerno, dal 18 al 20 febbraio 1944.
22
Storie della FISASCAT
La normalizzazione del
movimento
sindacale
ebbe la sua prima importante tappa nel Patto
di Roma, siglato il 3 giugno 1944 da Giuseppe
Di Vittorio per il PCI, da
Emilio Canevari per il
PSI, da Achille Grandi
per la DC. Bruno Buozzi,
che con Di Vittorio aveva
lavorato intensamente alla realizzazione del Patto, era stato trucidato
dai tedeschi pochi giorni prima della sigla. Con il Patto di Roma veniva
fondata ufficialmente la Confederazione Generale Italiana del Lavoro,
che si connotava come filiazione diretta dei partiti del CLN.
La Chiesa da parte sua non si oppose ad una CGIL unitaria fortemente voluta dai comunisti e dai socialisti, ma, ad ogni buon conto,
favorì la costituzione delle ACLI, Associazioni Cristiane Lavoratori
Italiani, fondate nello stesso anno da Achille Grandi.
Al Convegno di Napoli del 27 agosto 1944, verificata l’emorragia
di numerose sue componenti passate alla nuova formazione, la
maggioranza del direttivo della CGL decise l’adesione alla CGIL:
si concludeva così l’esperienza della CGL “rossa” e gli Alleati accoglievano la CGIL come forza vincitrice ed accreditata, sola “rappresentante del lavoro italiano”.
Fino alla fine della guerra la CGIL si adoperò nelle regioni liberate
per diffondere le Commissioni Interne e le Camere del lavoro e stipulò accordi salariali, fra cui quello per l’indennità di contingenza
(che deve appunto il suo nome alla “contingenza” della guerra).
Con l’insurrezione generale proclamata dalla Resistenza il 25 aprile
del 1945 e la sconfitta definitiva del nazifascismo e nel clima di unità
antifascista della Liberazione, la CGIL estese la sua presenza e la
sua influenza in tutto il Paese.
Capitolo 1 - I Sindacati Italiani
23
Al 1° congresso nazionale, che si svolse a Firenze dal 1° al 7 giugno
1947, la CGIL registrò 5.735.000 iscritti. Segretario Generale venne
eletto Giuseppe Di Vittorio. Ma già in quel congresso si avvertirono
i segni delle divisioni fra la componente social-comunista e quella
cattolica del sindacato, perché proprio le questioni legate alla presenza della corrente cristiana ed ai modi in cui questa veniva esercitata furono al centro dei lavori congressuali.
La polemica sulla concorrenza che le ACLI facevano al sindacato
unitario con una struttura parallela di intervento (il patronato, per
esempio), il dibattito sull’emendamento all’art. 9 a proposito dello
sciopero “politico” (poco gradito alla corrente cristiana) esplosero
nell’assemblea con una contrapposizione di tipo ideologico tra correnti maggioritarie e corrente minoritaria.
In particolare le dichiarazioni di appartenenza ideale e di identità
culturale (i riferimenti di Pastore a Leone XIII, di Pallenzona a Manning o di Morelli a Cristo) furono accolti da clamorose manifestazioni di intolleranza, che solo la limpidezza morale di Di Vittorio poté
impedire che per la corrente cristiana significassero volontà di rottura da parte della maggioranza comunista. Anzi Di Vittorio intervenne
con tutta la sua autorità per respingere una mozione che voleva
proclamare l’incompatibilità tra appartenenza alle ACLI e iscrizione
alla CGIL.
Il solco tra le due componenti più rilevanti del sindacato unitario,
comunque, era ormai pericolosamente tracciato. Il fatto è che lo
scenario politico era rapidamente cambiato, infatti a Jalta le grandi
potenze vincitrici del nazismo si erano divise il mondo in due sfere
contrapposte: l’est europeo ed asiatico sotto l’egemonia sovietica,
l’occidente capitalistico sotto l’influenza economica e militare degli
Stati Uniti d’America.
Era la “guerra fredda” che per molti anni avrebbe esposto il mondo
intero al rischio di un conflitto con le armi atomiche, i cui effetti catastrofici erano già stati sperimentati a Hiroshima e Nagasaki.
24
Storie della FISASCAT
L’Italia era un Paese strategicamente importante: collocato ai confini del blocco dei paesi socialisti, rappresentava una sorta di portaerei naturale per la sua configurazione geografica nell’area del Mediterraneo. Fortissima era dunque la pressione americana per ridurre
ed isolare la presenza del Partito Comunista, che aveva accresciuto
notevolmente la sua forza – soprattutto fra i lavoratori – durante gli
anni della lotta al fascismo, e del Partito Socialista, allora alleato
con il PCI.
Dato il peso che gli Stati Uniti avevano nella ricostruzione del Paese
devastato dalla guerra, comunisti e socialisti, nel maggio del 1947,
vennero estromessi dalla direzione del Paese e la rottura del Governo di unità nazionale si riverberò anche sulla CGIL. Ciò nonostante
il contributo ancora unitario dei dirigenti della CGIL ai lavori della
Costituente permise alla nuova Costituzione Italiana di assumere il
lavoro quale valore fondamentale della vita civile e sociale e di sancire l’assoluta libertà e volontarietà dell’organizzazione sindacale.
Alle elezioni del 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana conquistò
la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, dopo uno scontro
frontale con il blocco della sinistra, unito sotto l’effigie di Giuseppe
Garibaldi. Il rischio di una rottura sindacale diventava sempre più
probabile, nonostante l’impegno personale di Di Vittorio a mantenere l’unità della CGIL.
Fu in questo periodo che, intorno al primo nucleo di idee che avevano caratterizzato dal 1944 in poi la posizione della corrente cristiana all’interno della CGIL — indipendenza del sindacato dai partiti,
opposizione ai moti di piazza ed ai movimenti eversivi, rispetto delle
opinioni politiche e religiose dei soci, ricorso allo sciopero solo come
mezzo estremo, politica contrattuale responsabile attenta ad evitare
i rischi inflazionistici — si definirono, a mano a mano, gradualmente, nella vicenda quotidiana, di fronte ai problemi concreti, le posizioni del nuovo sindacalismo, il quale non si limitava più, quindi, a
contrapporsi alle posizioni della corrente comunista, ma tendeva ad
elaborare una sua originale dottrina.
Capitolo 1 - I Sindacati Italiani
25
Il pretesto, che la corrente democristiana cercava per scindersi dalla
CGIL, fu fornito dallo sciopero generale che la Confederazione proclamò a seguito dell’attentato a Palmiro Togliatti, il capo del Partito
Comunista, avvenuto fuori del Parlamento il 14 luglio 1948. Infatti la
decisione era già presa da tempo: l’esistenza delle ACLI offriva una
struttura su cui basarsi e pochi giorni dopo lo sciopero la componente democristiana decise la scissione dalla CGIL.
Il 21 luglio si riunì il Consiglio nazionale delle ACLI insieme agli undici esponenti della corrente cristiana che facevano parte del direttivo della CGIL. La decisione che scaturì dalla riunione fu quella
di allontanarsi dalla CGIL – pur senza un formale atto di secessione – accusando la maggioranza socialista e comunista di aver
infranto l’accordo unitario. Nella sostanza la riunione si concluse
concordando sull’esigenza di una nuova organizzazione sindacale
indipendente dai partiti.
Il 26 luglio l’esecutivo della CGIL dichiarò decaduti dalle cariche
ricoperte gli undici dirigenti cristiani. Di Vittorio rivolse il 3 agosto un
invito conciliativo che mirava a risanare la frattura, ma la risposta
di Pastore, all’indomani, ebbe un tono assai duro e dimostrò come
essa fosse irrimediabile. In seguito a ciò il direttivo CGIL, il 5 agosto,
ratificò la decisione presa il 26, con l’accordo anche delle correnti
minoritarie repubblicana e socialdemocratica.
L’11 agosto veniva composta anche la vertenza giudiziaria con l’attribuzione alla corrente cristiana (che era rappresentata in giudizio
da Francesco Carnelutti, mentre la CGIL era rappresentata da Piero
Calamandrei) di un quinto dell’intero patrimonio dell’organizzazione
che era stato a suo tempo ereditato dalle Confederazioni fasciste.
Il nuovo sindacato, fondato il 17 ottobre 1948, fu denominato inizialmente Libera CGIL e poi, nel 1950, diverrà definitivamente Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, CISL. I fondatori della LCGIL,
guidati da Giulio Pastore, nel dar vita alla Libera Confederazione
Generale Italiana dei Lavoratori, lanciarono, nella giornata conclu-
26
Storie della FISASCAT
siva del 18 Ottobre, il loro appello ai “lavoratori italiani” che qui di
seguito riassumiamo nei suoi passaggi essenziali.
Cartolina della LCGIL venduta per sostenere il Fondo
per l’Indipendenza
“Lavoratori italiani, nel supremo desiderio di creare una
compatta unità dei lavoratori
per la difesa dei loro interessi
economici un gruppo di organizzatori sindacali – primi tra
i quali Achille Grandi e Bruno
Buozzi – all’alba del ritorno
dell’Italia alla democrazia, riuscirono a tracciare le grandi
linee di una larghissima unità
sindacale. Questa unità sindacale doveva avere il suo fondamento più solido nella indipendenza vera, sostanziale,
dai partiti politici. L’esperimento che di tale unità si volle realizzare nella CGIL è fallito (...).
È così che si è dato vita alla
Libera Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori”.
“Lavoratori italiani, secondo le norme statutarie provvisorie deliberate, gli elementi essenziali della organizzazione sindacale sono (...)
conquista per i lavoratori di una reale emancipazione più conforme
ai fondamentali diritti della persona umana, attraverso l’attuazione
di una più ampia ed effettiva giustizia sociale; completa indipendenza dai partiti politici e dal Governo; rispetto del metodo democratico
nella struttura e nella vita organizzativa (...)”.
“Lavoratori italiani, i Liberi Sindacati, che si accingono a difendere
con serena energia e con decisa determinazione i diritti del lavoro, hanno chiamato e chiamano a raccolta tutti i lavoratori perché,
Capitolo 1 - I Sindacati Italiani
27
nell’ambito della rispettiva categoria, si uniscano con la volontà di un assoluto reciproco
rispetto di tutte le libertà.(...)
A tutti i lavoratori italiani che
sentono la nobiltà della fraterna unione delle forze del lavoro, è rivolto – sereno ed appassionato – l’appello dei Liberi Sindacati”.
L’appello, firmato dal Consiglio Generale, fu diffuso in tutti i posti di
lavoro in quell’ottobre 1948 e dimostra come i protagonisti avessero
già allora forte e chiara l’idea del cammino che avrebbe poi seguito
la futura CISL nell’Italia del Secondo Novecento.
Da Conquiste del Lavoro del 6 Febbraio 1949.
Il 17 maggio del 1949 si verificarono poi i “Fatti di Molinella” (un
comune al confine tra Bologna e
Ferrara): allorché i socialdemocratici delle “leghe operaie autonome” conquistarono la maggioranza nella Camera del Lavoro,
vi furono duri scontri con i comunisti, che provocarono la morte
di una donna ed il ferimento di
circa quaranta lavoratori. Questi eventi furono la scintilla che
accelerò l’uscita dalla CGIL anche della componente repubblicana, il 22 maggio, e di quella
socialdemocratica, il 24. Il 4
giugno i due gruppi, avendo rifiutato la proposta confluenza
nella LCGIL, fondarono la Fil,
Federazione italiana del lavoro.
28
Storie della FISASCAT
Solo il 6 agosto successivo Fil e LCGIL stipularono un accordo “per
stabilire un’unità d’azione ed arrivare all’unificazione”, ma l’unificazione non si realizzerà, perché danneggiata dal timore che le ACLI,
con il consenso e l’appoggio delle gerarchie vaticane, volessero
spingere il nuovo sindacato, che doveva nascere, in una direzione
confessionale.
Durante il suo primo ed ultimo congresso a Napoli dal 29 gennaio al
5 febbraio 1950, la Fil giunse a deliberare la fusione con la LCIGL
tanto gradita agli americani, ma la decisione fu subito contestata sia
nella sua legittimità formale (in quanto decisione autoritaria calata
dall’alto) sia nel merito. In pratica solo i vertici della Fil andarono a
rinforzare le fila della LCIGL, mentre i quadri intermedi e la base si
mossero per dar vita ad un nuovo sindacato laico ed indipendente
dalla politica.
Il 5 febbraio 1950, con la fine del congresso, la Fil cessò di esistere
ed il 5 marzo 1950 alla Casa dell’Aviatore a Roma 253 delegati parteciparono al convegno costitutivo dell’Unione Italiana del Lavoro
(Uil), a forte carattere socialdemocratico e riformista.
A queste tre grandi Confederazioni – CGIL, CISL e Uil – si aggiungerà in seguito la CISNAL, ora Ugl, politicamente ispirata alle
posizioni della destra sociale. Questo, ancora oggi, è il principale
quadro di riferimento sindacale italiano.
29
Storie
della
Fisascat
CAPITOLO 2
Le radici della FISASCAT
30
Storie della FISASCAT
Filsac
La rottura del “Patto di Roma”, avvenuta il 14 luglio del 1948, diede
inizio ad un processo travagliato che, passando per la LCGIL – a
cui si uniranno una parte della Fil (futura UIL) e l’Ufail (Unione Federazione Autonoma Italiana dei Lavoratori) – porterà il 30 aprile del
1950 alla fondazione della CISL, il cui primo Congresso si terrà a
Napoli dall’11 al 14 Novembre 1951.
30 aprile 1950: Roma, Teatro Adriano,Assemblea fondativa della CISL: il tavolo della Presidenza
La rottura e la decisione successiva di dar vita ad una Confederazione sindacale alternativa nacquero dall’esigenza di dare finalmente ai lavoratori italiani quella formazione sociale autonoma – una
vera e propria comunità intermedia tra lo Stato e i cittadini – di cui i
lavoratori avevano bisogno per la loro emancipazione e di cui aveva
bisogno ugualmente lo Stato democratico per una sua compiuta articolazione e organizzazione, realizzata attraverso la valorizzazione
delle autonomie dei singoli e dei gruppi.
Capitolo 2 - Le radici della FISASCAT
31
È in questo contesto che nasce il 12 ottobre 1948 – 5 giorni prima
che nasca la Libera CGIL, futura CISL – il “sindacato nuovo” dei
lavoratori del Commercio con la costituzione della “Federazione
Italiana Liberi Sindacati Addetti al Commercio” (Filsac) che nel
proprio statuto recepisce i principi fondamentali del sindacalismo
libero, dando inizio all’esperienza di un sindacato innovatore per
la categoria e per il settore.
Ciò avvenne presso la sede dell’Unione dei “Liberi Sindacati”
di Roma, dove erano convenuti i rappresentanti dei “Sindacati
Liberi dei lavoratori del Commercio ed Affini”, che si erano costituiti in numerose provincie d’Italia. Due giorni dopo, ossia il
14 ottobre, il verbale costitutivo della FILSAC veniva registrato
presso il notaio di Roma dr. A. Misurale, unitamente al deposito
del relativo Statuto.
Dagli atti risulta altresì che, nella stessa sede notarile, veniva dato
luogo alla elezione di un Segretario Nazionale nella persona di
Aldo Ronci di Roma, a cui veniva attribuito l’incarico di proseguire
nelle attività connesse alla costituzione della FILSAC, la cui sede
trovava ospitalità provvisoria presso la locale Unione dei Liberi
Sindacati.
Dagli atti, infatti, risulta che il primo Segretario Generale della FILSAC, Pietro Paccagnella, risiedeva in Padova, da dove proveniva, per cui era necessario assicurare, nel frattempo, la presenza
politica in Roma, compito affidato appunto ad Aldo Ronci. E perciò
sarà proprio Ronci a rappresentare la FILSAC al momento della
successiva costituzione della LCGIL.
Al di là degli aspetti normativi e strutturali della nascente “Federazione”, comprensibilmente complessi nella fase costitutiva, va
sottolineato il fatto che tempestiva – ed in linea con i tempi di
costituzione della “LCGIL” avvenuta il 17 ottobre 1948 – fu la formazione, tra le categorie dei lavoratori del Commercio, del “Sin-
32
Storie della FISASCAT
dacato Libero” che ben presto si sarebbe messo fattivamente alla
prova siglando come FILSAC, il 18 Dicembre 1949, il Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro per i lavoratori d’albergo, pensioni
e locande. A sottoscriverlo saranno “I Segretari della Federazione
Italiana Liberi Sindacati Addetti al Commercio (F.I.L.S.A.C.), Sigg.
Pietro Paccagnella e Alfonso Vesentini”. (Bollettino degli Accordi e
Contratti Collettivi Nazionali 15 settembre 1960 n° 106).
Nell’atto costitutivo dell’ottobre 1948 vengono
sanciti gli scopi della
Federazione che, oltre
ad affermare il principio
giuridico - politico della
sua vocazione a rappresentare tutti i lavoratori del Commercio
ed Affini, specificano
le categorie merceologiche ricomprese nel
proprio raggio d’azione, categorie che vanno dai dipendenti delle
aziende commerciali di
“merci d’uso e prodotti
industriali”, a quelli del
settore “alimentare”,
dell’”ingrosso”, delle
“panetterie”, dai lavoratori degli “alberghi e pensioni”, a quelli dei “pubblici esercizi”; dal
personale delle “farmacie” a quello degli “studi professionali”, dal
personale degli “istituti di vigilanza privata” a quello dei “barbieri
e parrucchieri”, dai “portieri di immobili privati”, agli “ausiliari del
Commercio” e così via, fino ad individuare la vasta composizione
di ciò che oggi definiamo “Terziario e Servizi”.
Capitolo 2 - Le radici della FISASCAT
33
Questa sfera di rappresentanza riproduce bene la polverizzazione
categoriale dell’epoca, in particolare nel Commercio, e la conseguente frammentazione contrattuale in 25 accordi nazionali suddivisi per categorie merceologiche, che avrebbe dato luogo ad un
faticoso e complesso percorso negoziale con le varie controparti,
conclusosi solo nel 1958 con la sottoscrizione della prima regolamentazione “unica” per i lavoratori del Commercio, indipendentemente dall’appartenenza ai vari settori merceologici.
Ancora più complicato sarà il processo contrattuale del Turismo
che, dopo diverse tappe intermedie, perverrà alla stipula del primo
contratto nazionale del settore solo il 14 luglio 1976, data in cui si
avrà la confluenza dei diversi “comparti” in un unico accordo.
Parallelamente a quanto si andava facendo per il Commercio ed
il Turismo, la vasta azione contrattuale del sindacato interessò,
nel tempo, tutte le altre categorie del settore dei servizi alle persone (Colf e badanti, Istituzioni Socio-Assistenziali, Guardie Giurate, Portieri, Studi Professionali, ecc.), nonché gli ausiliari della
distribuzione, come i viaggiatori e piazzisti, gli agenti di Commercio, ecc.
Fisac
Per quanto riguarda il nome della Federazione, va ricordato che
il perfezionamento della sua struttura organizzativa ha comportato, nel tempo, anche la modifica della denominazione, che è
mutata ben presto da FILSAC in FISAC, come dimostrano già il
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 10 giugno 1952 per
i Viaggiatori e Piazzisti delle Aziende Industriali sottoscritto dalla
“Federazione Italiana Sindacati Addetti al Commercio, rappresentata dai Segretari Nazionali Sig. Ugo Zino e Sig. Giulio Pettinelli”
(Bollettino degli Accordi e Contratti Collettivi Nazionali 5 maggio
1960 n° 83) ed il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del
34
Storie della FISASCAT
12 Dicembre 1952 per i Dipendenti, Impiegati ed Intermedi, delle
Aziende Esercenti l’Industria Idro-Termale (Terme ed Imbottigliamento) sottoscritto dalla “Federazione Italiana Sindacati Addetti
Commercio (F.I.S.A.C.), rappresentata dal suo Segretario generale Sig. Ugo Zino e dal Segretario nazionale sindacale Sig. Giulio
Pettinelli” (Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 291
del 28 novembre 1960).
Probabilmente il mutamento di denominazione avvenne proprio
in concomitanza con la nascita della CISL, che venne fondata
il 30 aprile 1950: non essendoci più la “Libera” CGIL, anche la
Federazione Italiana “Liberi” Sindacati Addetti al Commercio diventava semplicemente la Federazione Italiana Sindacati Addetti
al Commercio.
Da FISACA a FISASCA
In seguito la denominazione diventerà “FISASCA”, Federazione
Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali e Affini, aggiungendo all’acronimo la “A” di “Affini” che spesso accompagnava la sigla “Fisac” a formare l’acronimo “FisacA” nei contratti degli anni
’50, come ben si vede nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
per il personale degli Studi dei Professionisti e degli Artisti del 13
ottobre 1953, sottoscritto appunta dalla “Federazione Italiana Sindacati Addetti Commercio ed Affini, rappresentata dal Segretario
Generale Sig. Ugo Zino e dal Segretario Nazionale Sindacale Sig.
Giulio Pettinelli” (Bollettino degli Accordi e Contratti Collettivi Nazionali 26 febbraio 1960 n° 34).
Ciò avvenne nel corso del 1955 allorché la FISAC, il SNLC (Sindacato Nazionale Lavoratori della Casa) e la FIVAG (Federazione
Italiana Venditori Ambulanti e Giornalai) procedettero alla loro unificazione in campo nazionale, venendo a creare, d’intesa e sotto
il patrocinio della Segreteria Confederale, un nuovo organismo
Capitolo 2 - Le radici della FISASCAT
35
unificato, che si denominava FEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI ADDETTI SERVIZI COMMERCIALI ed AFFINI (FISASCA),
con sede in via Po, 21 a Roma. Ad essi, poco dopo, si unirà il
SIDCLR, che rappresentava i lavoratori delle Carrozze Letto.
Ed infatti l’accordo del 26 gennaio 1955 per il rinnovo dei contratti
collettivi di lavoro per i dipendenti (impiegati intermedi ed operai) dalle aziende esercenti l’industria idro-termale (terme ed imbottigliamento) fu sottoscritto ancora da “il Sindacato Nazionale
Lavoratori Albergo, Pubblici Esercizi e Termali rappresentato dal
suo Segretario Nazionale Sig. Aldo Ronci… e dai vice Segretari
Bruno Bianchi e Francesco Ferraris con l’assistenza della Federazione Italiana Sindacati Addetti al Commercio rappresentata
dal suo Segretario Generale cav. Giulio Pettinelli e dal Segretario
Nazionale Sig. Enrico Meneghelli” (Supplemento ordinario alla
Gazzetta Ufficiale n. 201 del 28 novembre 1960), mentre poco
più di un mese dopo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il Personale Dipendente da Cooperative di Consumo del
2 marzo 1955 fu sottoscritto già da “la Federazione Italiana
Sindacati Addetti Commercio ed Affini, rappresentata dal Segretario Generale Giulio Pettinelli, dal Segretario Nazionale Aldo
Ronci” (Bollettino degli Accordi e Contratti Collettivi Nazionali 13
luglio 1960 n° 94).
Quando poi, il 5 dicembre 1955, si arrivò all’Accordo Nazionale
Modificativo del CCNL per i Dipendenti da Aziende Commerciali
del 23 Ottobre 1950 e di Conglobamento delle Voci della Retribuzione dei Lavoratori del Commercio, a sottoscriverlo da una parte
fu la Confederazione Generale Italiana del Commercio, rappresentata dal Vice Presidente comm. Vincenzo Aliotta, e dall’altra la
Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali e Affini (Fisasca) rappresentata dal Segretario Generale Sig. Giulio
Pettinelli.
36
Storie della FISASCAT
Fisascat
In seguito l’acronimo muterà in “Fisascat”, Federazione Italiana
Sindacati Addetti Servizi Commerciali e Affini e del Turismo, per
meglio evidenziare la rappresentanza delle categorie dei lavoratori dell’ospitalità, della ristorazione e del Turismo. Con molta probabilità ciò avvenne nel Congresso tenutosi nel 1962 a Sorrento,
perché il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il Personale
dipendente da Cooperative di Consumo, stipulato il 13 luglio 1962,
e quello per i Dipendenti da Stabilimenti Balneari Marini, Lacuali,
Fluviali e Piscinali (aderenti alla FIPE) del 2 agosto 1962 risultano
sottoscritti già dalla Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi
Commerciali e Affini e del Turismo (Fisascat-CISL).
37
Storie
della
Fisascat
CAPITOLO 3
L’organizzazione della Federazione
38
Storie della FISASCAT
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
39
L’ORGANIZZAZIONE DELLA F.I.L.S.A.C.
La F.I.L.S.A.C., ad un anno esatto dalla sua costituzione, in occasione del 1° Congresso Nazionale presentò ai delegati la propria
struttura organizzativa, la quale risultava composta, a livello centrale, da una Segreteria Nazionale, a cui facevano capo i seguenti
servizi:
Ufficio Organizzativo: Organizzazione - propaganda - studi.
Ufficio Sindacale: Affari sindacali - contratti e vertenze - legale collocamento - istruzione professionale - economico - legislazione
previdenza sociale - mutualità ed assistenza.
Ufficio Amministrativo: Contabilità - Cassa - Economato contributi inquadramento - archivio - protocollo - personale.
La F.I.L.S.A.C., per meglio divulgare la sua assistenza, nelle province era rappresentata da organizzazioni periferiche proprie, singolarmente denominate: Federazione Provinciale Liberi Sindacati Addetti Commercio. Dette Federazioni avevano sede presso le Libere
Unioni Provinciali dei Sindacati.
Sempre in occasione del Congresso, la Segreteria Generale pubblicò i risultati di un’indagine statistica che qui di seguito riportiamo:
“La distribuzione e il numero dei lavoratori del Commercio.
Ci permettiamo presentare ai nostri lettori alcune tavole sinottiche
riguardanti i dati statistici sulla distribuzione dei lavoratori del commercio nel territorio in riferimento alle loro categorie merceologiche.
Ogni organizzazione che si rispetti, se proprio non vogliamo riferirci
al nostro campo sindacale, ha necessità assoluta di basare i suoi
sviluppi associativi su dati statistici che le possano permettere in
ogni istante di valutare il proprio progresso.
Pertanto noi, esaminando e studiando gli elementi quantitativi che costituiscono le organizzazioni sindacali di categoria, contribuiamo allo
studio della composizione del nostro popolo lavoratore, che è condizione e premessa di ogni indagine statistica in senso sindacale.
40
Storie della FISASCAT
I dati statistici del presente lavoro si sono ottenuti elaborando le
cifre in possesso dell’Istituto Centrale di Statistica derivati dal censimento del 1939, integrandole con dati più recenti avuti dalle nostre
dirette indagini.
I nostri dati potranno presentare delle lacune, ma se poi consideriamo le grandi difficoltà incontrate per la rilevazione dei dati che
andiamo a riportare, ci accorgiamo subito di essere giustificati.
In merito sarebbe bene che si tenesse conto anche del fatto che
attualmente non esiste un inquadramento determinato a termine
di legge, perché le nostre organizzazioni non hanno ancora il riconoscimento giuridico, ma non appena potremo contare sul fattore
inquadramento disciplinato e potremo basare i nostri dati statistici
su lavoratori di nostra pertinenza, ufficialmente riconosciuti, sarà
nostro dovere ritornare sull’argomento e dare ai nostri lettori dati più
reali e più aggiornati.
Partendo dal nostro inquadramento statutario provvisorio, ci accorgeremo subito che oggi alcune categorie non fanno più parte della
nostra organizzazione.
I Venditori Ambulanti, che prima facevano parte della nostra organizzazione in forma autonoma, si sono da noi distaccati ed a Lucca
nei giorni 3, 4, 5 ottobre 1949 hanno costituito una propria Federazione Nazionale.
Altre categorie a noi affini hanno cercato la piena autonomia ed indipendenza costituendosi in Sindacati Nazionali. Dette categorie sono:
• Insegnanti Privati dipendenti da Istituti Privati di Educazione;
• Addetti ai Servizi Famigliari;
• Dipendenti da Compagnie di Vagoni letto.
Mentre i dipendenti da Case Private di Cura, la cui attività sia prevalentemente clinica, ci sono stati tolti dalla L. C. G. I. L. su richiesta
della F.I.L.S.O.
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
41
Questa decisione dà adito a tante contestazioni e noi non interverremo perché abbiamo piacere che la base dia in merito il suo giudizio, così come attualmente la Segreteria Confederale Organizzativa
sta procedendo per i lavoranti panettieri. (Su questo argomento ritorneremo non appena si sarà concluso il referendum in atto della
categoria).
Tutti i rappresentanti della F.I.L.S.A.C, sono inquadrati in sei settori
merceologici a cui fanno capo due Liberi Sindacati Nazionali:
• Libero Sindacato Nazionale Lavoratori Albergo e Mensa;
• Libero Sindacato Nazionale Agenti, Rappresentanti, Viaggiatori e Piazzisti.
Per agevolare l’opera dei nostri organizzatori periferici, ripetiamo il
piano del nostro inquadramento aggiornato, onde sia chiara la composizione di ciascun organismo.
I - Dipendenti da Aziende commerciali di merci varie e prodotti
industriali.
II - Dipendenti di Aziende del commercio alimentare.
III - Lavoratori dell’ospitalità e Turismo.
IV - Dipendenti da Studi professionali e Agenzie private varie.
V - Dipendenti dalla proprietà edilizia.
VI - Ausiliari del commercio.
Al 1° gruppo: Dipendenti da Aziende commerciali di merci varie e
prodotti industriali, appartengono i seguenti lavoratori:
• Lavoratori del Commercio tessile (impiegati ed operai dipendenti dai grandi magazzini, da grossisti e dettaglianti in tessuti
di ogni genere e in fibre tessili varie).
• Lavoratori del Commercio d’Abbigliamento (impiegati ed operai dipendenti da dettaglianti in confezioni, mercerie, merletti, dettagli, mode, maglie, etc. da cappellerie, da pelliccerie,
guanterie, pelletterie ed affini).
• Lavoratori del Commercio dei legnami e mobili (impiegati ed
operai dipendenti da grossisti in legnami, venditori di mobili,
venditori di prodotti vari dell’Artigianato).
42
Storie della FISASCAT
• Lavoratori del Commercio librario (impiegati ed operai dipendenti da librerie, filiali di vendita di Case Editrici, Agenzie di
distribuzione di libri, giornali, grossisti in carta e cancellerie,
cartolerie).
• Lavoratori del Commercio orafo (impiegati ed operai dipendenti da orologiai, argentieri, orafi ed affini).
• Lavoratori del Commercio metallurgico e derivati (impiegati
ed operai dipendenti di Commercianti in ferro e metalli, in ferramenta, in macchine non agricole, in armi e munizioni, in
articoli di elettricità, in apparecchi radiofonici e musicali, in apparecchi e articoli chirurgici e sanitari).
• Lavoratori del Commercio di Auto motocicli e accessori (impiegati ed operai dipendenti da commercianti di automobili,
cicli e motocicli, pezzi di ricambio, benzina, olii minerali, carburanti e lubrificanti).
• Lavoratori del Commercio di pelli, cuoi ed affini (impiegati ed
operai dipendenti da grossisti in pelli e cuoi, consorzi macellai
per la vendita delle pelli, commercianti in calzature).
• Lavoratori del Commercio dei prodotti chimici (impiegati ed
operai dipendenti da grossisti chimico-farmaceutici e specialità medicinali, commercio di profumerie, farmacie, dettaglianti
in colori e vernici).
• Lavoratori del Commercio di fertilizzanti e macchine per
l’Agricoltura (impiegati ed operai dipendenti da commercianti
in concimi chimici, in macchine, attrezzi, e materie per l’Agricoltura).
• Lavoratori del Commercio di materiali da costruzione (impiegati ed operai dipendenti di commercianti in laterizi e manufatti
di cemento, in cementi, calce e gesso, in materiali refrattari, in
marmi grezzi, in apparecchi igienici e sanitari, in apparecchi
da riscaldamento, illuminazione, fumisti, idraulici etc., in carta
da parati e stucchi).
• Lavoratori del Commercio di combustibili solidi (impiegati ed
operai dipendenti da grossisti in carboni fossili, in combustibili
vegetali, dettaglianti combustibili, commercianti in zolfo e piriti).
• Lavoratori del Commercio fotografico e vetrario (impiegati ed
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
43
operai dipendenti da commercianti di articoli d’ottica e fotografia, porcellana, terraglie, abrasivi, etc., articoli casalinghi,
lastre e recipienti di vetro, specchi e cristalli, vetri artistici e
conterie [Perline di vetro di diversi colori e grandezze usate
per ricami, collane, braccialetti, frange - N.d.A.].
• Lavoratori del Commercio d’Arte (impiegati ed operai dipendenti da commercianti di arte varia, arte pura moderna, arredi
e arte sacra, prodotti artistici, dell’artigianato, giocattoli, chincaglierie, case di vendita all’asta).
Al 2° gruppo: Dipendenti da Aziende del Commercio alimentare,
appartengono i seguenti lavoratori:
• Lavoranti panettieri ed affini (impiegati ed operai dipendenti da panificatori e produttori di gallette, piccole biscotterie e
prodotti glutinati, piccoli pastai, rivendite di pane).
• Lavoratori del Commercio dei cereali, semi e foraggi (impiegati ed operai dipendenti da commercianti all’ingrosso in cereali, grossisti in foraggi, dettaglianti in granaglie, in foraggi e
biada, in farina, paste e riso).
• Lavoratori del Commercio ortofrutticolo ed agrumario (impiegati ed operai dipendenti da grossisti di agrumi freschi, essenze e derivati agrumari, frutta fresca, frutta secca, prodotti
conservati ed estratti, uve da tavola, dettaglianti in frutta e
verdura, addetti alla cernita, cura e confezionamento tabacchi
provenienti dall’estero).
• Lavoratori del Commercio floreale (impiegati ed operai dipendenti da grossisti di fiori, dettaglianti di fiori, semi e bulbi).
• Lavoratori del Commercio oleario (impiegati ed operai dipendenti da grossisti e dettaglianti in olii di oliva, in olii di semi ed
animali, ed in semi oleosi).
• Lavoratori del Commercio enologico (impiegati ed operai dipendenti da grossisti in vini, mosti e filtrati, vini fini e liquori,
aceto di solo vino, bottiglierie, fiaschetterie, negozi di vino al
dettaglio per asporto).
• Lavoratori del Commercio droghiero (impiegati ed operai dipendenti da grossisti e dettaglianti in droghe e coloniali).
44
Storie della FISASCAT
• Lavoratori del Commercio zootecnico (impiegati ed operai dipendenti da grossisti in bestiame, in carne, uova e selvaggina,
mattatoi, macellerie, vendita di uova, pollame e selvaggina).
• Lavoratori del Commercio peschereccio (impiegati ed operai
dipendenti da grossisti e dettaglianti in prodotti della pesca).
• Lavoratori del Commercio caseario (impiegati ed operai dipendenti da grossisti in formaggio e latte, venditori al minuto
di latte).
• Lavoratori del Commercio alimentare misto (impiegati ed operai dipendenti da grossisti in salumerie, alimentari vari, pesce
secco e conservato, salumerie ed affini, negozi alimentari e
misti).
Al 3° gruppo: Lavoratori dell’Ospitalità e Turismo, appartengono i
seguenti lavoratori:
• Lavoranti barbieri, parrucchieri ed affini (categorie dette e dipendenti da alberghi diurni).
• Addetti Agenzie Turistiche (impiegati ed operai dipendenti da
Agenzie di viaggi, agenzie appaltatrici di servizi di biglietteria per
trasporti ferroviari, automobilistici, lacuali, marittimi ed aerei).
• Guide autorizzate.
• Lavoratori d’Albergo e Mensa, Caffè e Pasticcerie (impiegati
ed operai dipendenti da alberghi e pensioni, ristoranti e trattorie, bar e caffè, pasticcerie e confetterie, con relativi laboratori,
e ristoratori di stazioni, birrerie, pizzerie, chioschi per gelati e
bibite, rivendite di castagnacci con licenza di P. S., locali notturni, sale da ballo, casini da giuoco, circoli ed enti collettivi con
licenza di P. S. per la vendita di alcoolici, bottiglierie, fiaschetterie, osterie, cantine, bettole, latterie con licenza di P. S.).
Al 4° gruppo: Dipendenti da Studi professionali e Agenzie private
varie, appartengono i seguenti lavoratori:
• Dipendenti da Studi professionali e Agenzie e imprese di pubblicità, società fiduciarie e revisionali, istituti d’informazioni,
copisterie.
• Farmacisti diplomati non proprietari.
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
45
Al 5° gruppo: Dipendenti dalla proprietà edilizia, appartengono i
seguenti lavoratori:
• Addetti alla Proprietà edilizia (impiegati ed operai addetti
all’amministrazione e manutenzione della Proprietà edilizia).
• Portieri.
Al 6° gruppo: Ausiliari del Commercio, appartengono i seguenti lavoratori:
• Agenti, Rappresentanti, Viaggiatori e Piazzisti.
• Ausiliari del Commercio interno ed estero (impiegati ed operai
dipendenti da spedizionieri marittimi e terrestri, raccomandatari, agenti marittimi, imprese di imbarco e sbarco, da mediatori e commissionari, magazzini generali, case import-export).
• Guardie giurate.
Secondo le su esposte classificazioni professionali dei lavoratori
del Commercio, è stato calcolato il numero dei lavoratori del Commercio in Italia, all’atto del censimento demografico 1930, in quanto
consideriamo che codesti lavoratori, possano nel fatto essere sindacalmente inquadrati nella F.I.L.S.A.C.
Abbiamo provveduto a distinguere per settore i lavoratori rappresentati dalla F. I. L.S.A.C., per meglio rilevare l’importanza di ciascun grafico.
I lavoratori del Commercio rappresentati e raggruppati nel settore
dei prodotti industriali (1° settore) ammontano a circa 322.000 rappresentati.
I lavoratori del Commercio rappresentati e raggruppati nel settore
dei prodotti alimentari (2° settore) ammontano a circa 376.000.
I lavoratori raggruppati nel settore 3° - Turismo e Ospitalità - rappresentati dalla F.I.L.S.A.C. ammontano a circa 312.000.
I lavoratori del Commercio rappresentati e raggruppati nel settore
4° dipendenti da professionisti e Agenzie varie hanno una forza di
41.000 unità.
46
Storie della FISASCAT
II 5° settore raggruppa i dipendenti della proprietà edilizia e conta
65.000 rappresentati.
II 6° settore - Ausiliari del Commercio - ha una forza di rappresentati
di 85.000.
Riassumendo la nostra esposizione statistica per settori, concludiamo che i lavoratori del Commercio rappresentati dalla F.I.L.S.A.C.
sono un milione e 136.000”.
Numero dei Lavoratori del Commercio rappresentati dalla F.I.L.S.A.C. nel 1949 per ogni mille abitanti
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
47
Lo scenario settoriale in cui la Federazione si trovò ad operare fin
dalla sua costituzione era tra i più sconfortanti per la sua debolezza e marginalità rispetto al contesto economico del Paese. Infatti,
secondo il censimento del 1951, su circa 500.000 imprese commerciali al dettaglio più dell’80% aveva un numero di addetti fino a 2,
compresi il titolare ed il coadiuvante dell’esercizio; solo il 14% aveva
da 3 a 5 addetti; meno del 2% aveva da 6 a 10 addetti; solo lo 0,4%
contava un numero di addetti tra 10 e 100; 70 imprese invece avevano più di 100 dipendenti.
Ulteriori elementi che evidenziano lo stato di criticità e di scarsa
produttività della distribuzione commerciale del nostro Paese sono
il fatto che nel 1950 esisteva un negozio ogni 72 abitanti ed il fatto
che la cooperazione e la grande distribuzione nelle forme oggi conosciute all’epoca erano pressoché inesistenti e comunque tali da
non poter influenzare significativamente il mercato.
È certamente vanto della Federazione se essa riuscì già nel 1955
a far assumere alla CISL una posizione fortemente critica circa l’arretratezza del settore, sottolineando come il rapporto tra salari e
prezzi passasse – tra l’altro in tempi di elevato tasso inflazionistico
– proprio attraverso il nodo della distribuzione commerciale.
Date queste premesse, il consolidamento della struttura organizzativa avvenne fra molte difficoltà, aggravate dal retaggio culturale
dell’esperienza corporativa di epoca fascista, retaggio sopravvissuto per qualche tempo in alcuni sindacati di categoria di seconda
affiliazione che tendevano a perpetuare la situazione contrattuale
polverizzata ereditata dal passato regime.
Stiamo parlando della SIDCLR, che rappresentava i lavoratori delle
Carrozze Letto, della SNLC, che rappresentava i lavoratori “Casalinghi”, e della FIVAG, la Federazione dei Lavoratori Ambulanti e dei
Giornalai, organizzazioni che in occasione del 2° Congresso Nazionale, tenutosi a Bologna dal 12 al 14 novembre 1954, si unirono alla
FISACA, la quale da lì a poco sarebbe diventata perciò FISASCA .
48
Storie della FISASCAT
Indispensabile era invece superare le conseguenze che una struttura federale articolata in sindacati di categoria - ed in taluni casi di
mestiere o di professione - comportava sia per la dispersione delle
risorse e dei mezzi finanziari, sia per la mancata armonizzazione
delle politiche e delle strategie contrattuali rispetto ai nuovi obiettivi
settoriali e di unità contrattuale che il sindacato stava perseguendo.
Si pensi al proposito che prima del Congresso del ’59 le Federazioni
o i Sindacati affiliati erano addirittura 13, per scendere poi a 12 (con
l’uscita della FIVAG, tornata ad essere una Federazione indipendente) ed infine a 4.
Gli Atti del terzo Congresso Nazionale, svoltosi a Rimini dal 27 febbraio al 1 marzo 1959, ci permettono di conoscere quali fossero a
quell’epoca i sindacati nazionali di categoria ed i relativi Segretari
Nazionali:
1. Sindacato Nazionale Lavoratori Albergo, Pubblici Esercizi e
Termali: Grossi Alberto;
2. Sindacato Nazionale Agenti Rappresentanti Viaggiatori e Piazzisti: Riccitelli Agostino;
3. Sindacato Nazionale Portieri, Guardie Giurate e Dipendenti
Istituti di Vigilanza: Mucio Francesco;
4. Sindacato Nazionale Dipendenti Compagnia Internazionale
Carrozze Letto e Ristoranti: Bragazzi Cesare;
5. Sindacato Nazionale Dipendenti Aziende Grossiste Ortofrutticoli: Di Patti Antonio;
6. Sindacato Nazionale Agenti Propagandisti in Medicinali: Simoni Renato;
7. Sindacato Nazionale Lavoratori del Turismo: Ferlito Sebastiano;
8. Sindacato Nazionale Dipendenti Consorzi Agrari Provinciali:
Testa Giovanni;
9. Sindacato Nazionale Guide Turistiche: Dal Maso Leonardo;
10. Sindacato Nazionale Farmacisti Non Proprietari: Barbolla Pietro;
11. Sindacato Nazionale Lavoratori Della Casa: Ramponi Maria;
12. Sindacato Nazionale Agenti dei Consorzi Agrari Provinciali: non
indicato.
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
49
Il passaggio da 12 sindacati di categoria a 4 raggruppamenti, che
mettevano assieme i sindacati di categoria merceologicamente e
professionalmente affini, avvenne nel 1964.
Nello Statuto del 1970, nel capitolo dedicato alla “Determinazione
dell’inquadramento delle categorie attribuite alla competenza
organizzativa della F.I.S.A.S.C.A.T. - C.I.S.L.”, troviamo l’elenco
dei rami d’attività attribuiti a ciascun raggruppamento:
• SILCA - Sindacato Italiano Lavoratori Attività Commerciali ed
Affini:
Commercio tessile e di abbigliamento - Commercio di legnami, mobili ed affini - Commercio del libro, della carta ed affini - Commercio
orafo - Commercio di ferro, metalli e macchine - Commercio di auto
motocicli, carburanti e lubrificanti - Commercio di pelli, cuoi ed affini
- Commercio in genere di monopolio - Commercio di prodotti chimici
e farmaceutici - Commercio dì materiali da costruzione - Commercio di combustibili solidi - Commercio del vetro e delle ceramiche
- Commercio di prodotti artistici e dell’Artigianato — Commercio di
cereali e prodotti per l’agricoltura - Commercio ortofrutticolo e agrumario - Commercio floreale - Commercio di vini ed olii - Commercio zootecnico e peschereccio - Commercio caseario - Commercio
alimentare misto e droghiero - Commercio con l’estero e agenzie
commerciali.
• SILOT - Sindacato Italiano Lavoratori dell’Ospitalità e del Turismo:
Lavoratori d’alberghi, dipendenti da pubblici esercizi e aziende termali - Addetti Uffici Viaggi Turismo e Navigazione - Guide Turistiche
autorizzate - Lavoratori impiegati, subalterni ed operai dipendenti
dalla Compagnia Internazionale Carrozze Letti e Vagoni Ristoranti.
• SILAS - Sindacato Italiano Lavoratori Addetti ai Servizi:
Impiegati ed operai dipendenti da studi professionali in genere - Impiegati ed operai dipendenti dalla proprietà Edilizia - Portieri, custodi
e lavascale dipendenti da immobili urbani - Guardie giurate e dipendenti (impiegati ed operai) da istituti di vigilanza privata e di investi-
50
Storie della FISASCAT
gazione - Lavoratori della casa - Lavoranti barbieri, parrucchieri ed
affini - Addetti al culto.
• SIAD – Sindacato Italiano Ausiliari della Distribuzione:
Agenti e rappresentanti di Commercio - Propagandisti Scientifici in
medicinali - Viaggiatori e piazzisti di Commercio.
Tutto il processo richiese dunque quasi trent’anni, considerato che
il passaggio dall’organizzazione di natura “pluricomposta” a quella
di natura “monocomposta” avvenne nel Congresso Nazionale del
1973.
Sulla spinta di quanto avveniva nella FISASCAT, anche da parte
delle altre organizzazioni del settore aderenti alla CGIL e alla UIL
veniva, a distanza di tempo, promossa una politica di accorpamento
che diede luogo alle attuali strutture monocomposte della FILCAMS
e della UILTUCS.
Tutti questi grandi risultati sono il frutto dell’impegnativo lavoro svolto
dalle gestioni che si sono susseguite nella fase difficile della costruzione della nuova organizzazione - tra il 1948 ed il 1955 - al fine della
sua affermazione tra i lavoratori del settore: ci riferiamo soprattutto
alla gestione del primo Segretario Generale, Pietro Paccagnella, a
cui fecero seguito quelle di Amleto Mantegazza e di Ugo Zino.
Fondamentali sono state poi le gestioni di due grandi sindacalisti
che hanno retto la FISASCAT tra il 1955 ed il 1985: Giulio Pettinelli
e Leonardo Romano, che hanno guidato la FISASCAT rispettivamente tra il 1955 ed il 1971 e tra il 1971 ed il 1985.
Le loro gestioni si collocano infatti in periodi segnati da una forte
esigenza di cambiamento e di trasformazione del contesto socioeconomico e danno le opportune risposte alle esigenze di cambiamento del Sindacato e della sua azione, che, dopo la necessaria
fase di rodaggio del sindacalismo libero e democratico, divennero
impellenti negli anni del boom economico.
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
51
Sotto la gestione di Giulio Pettinelli venne avviato il processo di riforma organizzativa di cui si diceva poc’anzi, processo che, come
detto, si concluse nel Congresso Nazionale del 1973, sotto la gestione di Leonardo Romano.
II sindacato del Commercio, alberghi, mense, portieri, domestiche e
quant’altro, si era dovuto misurare, dalla costituzione a tutti gli anni
cinquanta e, in buona parte, sessanta, con la contrattazione nazionale e le vertenze individuali “a posteriori” (cioè alla fine del rapporto
di lavoro). In un settore caratterizzato da piccoli negozi, prima che
grandi magazzini o supermercati, il proselitismo e la rappresentanza
associativa non erano facili. Nell’attesa della “delega”, che sarebbe
stata acquisita più tardi, l’adesione all’associazione sindacale era
prevalentemente espressa, ai soli livelli territoriali, grazie all’impegno della storica figura dell’attivista e/o del membro di commissione
interna (laddove era consentito costituirla).
Prime forme di lotta sindacale, come quelle dell’industria, sarebbero “esplose” solo alla fine degli anni sessanta, nella grande distribuzione e nei grandi alberghi. E comunque va ricordato che già
nel 1962 degli 875 Contratti Collettivi di Lavoro esistenti in Italia,
ben 146 riguardavano il Commercio ed il Turismo: di questi 38
erano Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro e 108 erano Accordi
Territoriali.
Negli anni settanta si registra una presenza nuova e più incisiva del
sindacato CISL del Commercio e Turismo - rispetto alla precedente
stagione della FISASCA - sui problemi del settore e di carattere generale, infatti è allora che ci si concentra sulle questioni strutturali,
“di sistema”.
La riforma e lo sviluppo della distribuzione “moderna” e del Turismo
furono considerati - secondo la formula di Giulio Pastore “Sindacato
forte in economia forte” - come precondizioni per il successo di rivendicazioni contrattuali altrettanto “moderne”.
52
Storie della FISASCAT
Punto di svolta fu considerata l’influenza dell’autunno caldo sui lavoratori dei grandi magazzini, infatti nel 1969 anche la grande distribuzione registrò un risveglio sindacale senza precedenti: Standa e
Rinascente furono subito la frontiera sindacalmente possibile. Del
resto già da qualche anno il sindacato aveva “lanciato” nella categoria la strategia della contrattazione integrativa aziendale, ovviamente senza diminuire di un millimetro l’importanza della contrattazione
collettiva nazionale, che aveva alle spalle ottime tradizioni risalenti
alla storia della contrattazione stessa.
In ogni caso anche le punte più evolute dei settori inquadrati nella FISASCAT furono contagiate dal risveglio sindacale degli anni sessanta e la FISASCAT, come altre Federazioni di categoria, fu investita dal
vento del rinnovamento. Così anche il sindacato del Commercio e del
Turismo ebbe il suo congresso di rinnovamento – a seguito di quello
“storico” della CISL del 1969 – che fu un’occasione d’avanzamento
politico, sindacale, organizzativo e, soprattutto, generazionale.
Comprensibilmente in quegli anni l’attenzione era rivolta soprattutto
alle categorie dell’Industria – in particolare quella dei meccanici – ma
anche la FISASCAT, proprio nel congresso di categoria del 1969,
fece propria – a maggioranza – la scelta dell’estensione dell’incompatibilità tra cariche sindacali e incarichi politici ai livelli direttivi, (che
fino ad allora riguardava solo i livelli esecutivi dell’organizzazione) e
quella del rilancio dell’unità sindacale.
Nella Federazione avvenne allora una spaccatura interna che solo
nel 1972, con un Congresso Straordinario “di rinnovamento”, trovò
la sua ricomposizione unitaria. Infatti è nella relazione al Congresso
Straordinario del 24-25 marzo 1972 che si trovano riflesse le basi
culturali e politiche, oltre che sindacali e contrattuali, sulle quali la
Federazione tutta avrebbe costituito la sua rinnovata identità, che si
delinea l’immagine di un sindacato splendidamente anomalo rispetto alle tradizioni consolidate nel settore.
Appena raggiunta l’unità interna della Federazione, che concluse
la dialettica che aveva diviso la Federazione stessa tra il 1969 e il
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
53
1971, una volta realizzato il “rinnovamento”, si affermò un nuovo
gruppo dirigente composto da elementi della prima e della seconda
generazione.
Merita di essere ricordato anche lo storico congresso straordinario
di scioglimento per l’unità sindacale svoltosi nel 1973, un anno dopo
quello di rinnovamento della Federazione, il quale si pronunciò, a
maggioranza, a favore dell’unità, alle condizioni d’autonomia prefisse
in sede confederale. Dopo l’insuccesso dell’obiettivo dell’unificazione,
la Federazione si collocò tra quanti sostenevano la costituzione della
Federazione unitaria CGIL, CISL e UIL e fu tra le prime a costituire,
con FILCAMS e UILTUCS, la Federazione unitaria di categoria.
È in quegli anni che prese le mosse la nuova linea sindacale incentrata sulla riforma strutturale del Commercio, del Turismo e dei
Servizi, un obiettivo “principale” al quale furono “adattati” tutti gli altri
obiettivi relativi all’evoluzione della contrattazione.
Dopo la ricomposizione unitaria interna, un altro obiettivo fu – come
si è già detto – la ristrutturazione del modello organizzativo, basato
ora sull’accorpamento interno delle categorie più affini. In due tornate congressuali la Federazione passò dapprima dai precedenti 19 ai
4 sindacati sopra ricordati (Federazione pluricomposta) e poi dai 4
sindacati all’associazione unica (Federazione monocomposta).
In pratica, dopo la dialettica “operazione rinnovamento”, intrapresa
nel 1969 e definita nel 1972, fu Leonardo Romano a gettare le basi
per la svolta del sindacato del Terziario commerciale. Sotto il profilo
politico-settoriale Leonardo Romano affrontò, con la determinazione e la lucidità politica che erano congeniali alla sua personalità, in
particolare la questione della debolezza e della marginalità del settore distributivo rispetto al contesto economico del Paese. Infatti egli
denunciò con forza il fatto che l’arretratezza del sistema incideva
negativamente sull’occupazione del settore e sul rapporto tra salari
e prezzi in tempi, tra l’altro, di elevato tasso inflazionistico.
54
Storie della FISASCAT
Un confronto dialetticamente aspro si sviluppò nei confronti dell’approvazione delle leggi 426/71 (Disciplina del Commercio) e 558/71
(Disciplina dell’orario dei negozi e degli esercizi di vendita al dettaglio) con cui si dava luogo ad una legislazione che perpetuava
l’assetto polverizzato del Commercio: non è un caso che queste
leggi - approvate tra l’altro, con il voto unanime di tutte le forze politiche - furono assai apprezzate dalle associazioni imprenditoriali
dell’epoca e furono abrogate solo nel 1998, ben 27 anni dopo!
Dalla parte opposta la FISASCAT dovette fronteggiare in particolare
le prese di posizione della FILCAMS-CGIL, che si schierava con
quanti avversavano un’evoluzione del sistema commerciale, considerando pericolosa la formazione di un capitalismo commerciale, il
quale avrebbe potuto invece dare una risposta ai problemi di polverizzazione del settore.
Sotto il profilo contrattuale Leonardo Romano puntava al rafforzamento del contratto nazionale di categoria e all’istituzione ed al consolidamento del salario nazionale, quali elementi aggreganti della
categoria, fermo restando lo sviluppo della contrattazione aziendale
nei grandi gruppi del Commercio.
In ogni caso, superata la fase della costruzione, gradualmente e
senza ricadute la Federazione, che negli anni novanta avrebbe raggiunto i centoquarantamila iscritti, era passata dalla media di trenta
o quaranta mila iscritti della prima stagione, agli oltre cento mila della
seconda. Sul piano del proselitismo la Federazione si collocherà,
così, tra le “grandi” strutture verticali della CISL, mentre sul piano politico l’impegno della Federazione del Terziario spaziava ormai dalla
riforma del settore del Commercio, del Turismo e dei Servizi tradizionali a tutto il processo di terziarizzazione dell’economia del Paese.
Il cambiamento dell’assetto contrattuale ed il consolidamento delle
relazioni “industriali” non era stato infatti disgiunto, nell’attenzione
della dirigenza della FISASCAT, dalle trasformazioni socioeconomiche e istituzionali del Paese che impegnarono le confederazioni
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
55
sin dalla fine degli anni settanta e non erano mancate le posizioni
critiche verso scelte confederali considerate troppo “industrialiste” e
poco attente alla terziarizzazione.
La FISASCAT quindi fu spesso critica, di comune accordo con
le Federazioni di categoria della UIL e della CGIL, verso alcune
scelte della stessa Federazione unitaria, sempre viste dall’angolo
visuale dei bisogni e delle aspettative delle categorie “deboli” da
essa rappresentate. Particolarmente significativa la vicenda relativa
all’estensione della contrattazione aziendale ovunque fosse possibile (e non solo alla Standa o alla Rinascente), così come quella
relativa all’applicazione dei diritti fondamentali, dei lavoratori e del
sindacato, nelle aziende con meno di quindici dipendenti.
Su questi temi di portata “politica” la FISASCAT, specie all’inizio,
non ebbe molti alleati, ma negli anni ‘80 maturarono le condizioni
per parziali riconoscimenti contrattuali che si tentò unitariamente di
rafforzare per legge. La proposta di legge unitaria d’iniziativa popolare per i diritti nelle piccole aziende vide, per prima e a lungo,
la FISASCAT darsi da fare all’interno ed all’esterno del movimento
sindacale. Oggettivamente si deve alla FISASCAT se, dopo anni di
divergenze e confronto, le tre Federazioni di categoria appartenenti
a CGIL, CISL e UIL, (e, in un secondo tempo, con la partecipazione
confederale unitaria) si dotarono di una chiara linea di rinnovamento
strutturale del settore.
Anche i confronti con le commissioni parlamentari, i ministri del settore, i segretari di partito, si svolsero sempre mediante la riconosciuta funzione di sollecitazione della FISASCAT.
Su questa base, ricca ed articolata, costruita dall’azione indefessa
di Leonardo Romano, si innestarono poi le attività svolte, sotto il profilo organizzativo e contrattuale, dalle gestioni successive ad opera
dei Segretari Generali a noi più vicini nel tempo: Renato Di Marco
(12/6/1985 - 14/6/1989); Mario Cesino (14/6/1989 - 12/1/1994); Giovanni Battista Baratta (12/1/1994 – 21/3/2006) e Pierangelo Raineri,
in carica dal 21/3/2006.
56
Storie della FISASCAT
Non sentirti un pesce fuor d’acqua
VIENI ALL’INAS
Per saperne di più visita il sito internet www.inas.it
57
S E RV I Z I O F F E R T I
Assistenza in campo pensionistico Tutela in campo infortunistico
PRIVATO e PUBBLICO domande di: denuncia di:
• Pensione di Invalidità e di • Infortuni sul lavoro
Inabilità
• Malattie professionali
• Pensione di Vecchiaia ed
• Cause di servizio per pubblici
Anzianità
dipendenti
• Pensioni di reversibilità
• Consulenza Medico Legale
Verifica e rettifica delle posizioni contributive Prestazioni socio - assistenziali
Domande di:
Domande di:
• Sistemazione estratti contributivi INPS ed
INPDAP
• Accredito maternità e servizio militare
• Richiesta estratti certificativi INPS
• Ricongiunzioni e Riscatti contributivi
• Invalidità civile
• Indennità di accompagnamento
• Benefici L.104/92
Sempre al tuo servizio
………Gratuitamente
per conoscere gli indirizzi
e i numeri telefonici
delle nostre sedi
800 24 93 07
58
Storie della FISASCAT
LA DISTRIBUZIONE DEI COMPITI
Durante l’“Autunno Caldo” l’attenzione era comprensibilmente rivolta, soprattutto, alle categorie dell’industria, in particolare quella
dei meccanici; ma anche il sindacato del Commercio, proprio nel
congresso di categoria del 1969, compì, a maggioranza, la scelta
dell’estensione dell’incompatibilità tra cariche sindacali ed incarichi
politici ai livelli direttivi, (che fino ad allora riguardava solo i livelli esecutivi dell’organizzazione) e quella del rilancio dell’unità sindacale.
Questa spinta al rinnovamento richiese anche un aggiornamento
della distribuzione dei compiti a livello di dirigenza nazionale.
Lo Statuto della FISASCAT - che ha subito aggiustamenti nei Congressi del 1951, 1954, 1959, 1962, 1965, 1969 - nel 1972 recitava così:
“La Segreteria Nazionale, eletta dal Consiglio Generale nel proprio
seno con votazioni separate e successive, è composta da:
a) Segretario Generale;
b) Segretario Generale Aggiunto;
c) Segretari - il Consiglio Generale fissa il numero dei Segretari
secondo le esigenze funzionali.
Essa rappresenta la Federazione Nazionale nei confronti dei terzi e
dei Pubblici Poteri.
La rappresentanza legale spetta al Segretario Generale. Ad esso
spetta inoltre il compito di promuovere e coordinare l’attività della
Segreteria. In caso di suo impedimento, il Segretario Generale Aggiunto lo sostituisce a tutti gli effetti. I Segretari hanno la responsabilità di settori di attività federale.
La Segreteria della Federazione prende le iniziative e le misure atte
ad assicurare le normali attività della Federazione ed il suo funzionamento in armonia con le decisioni degli organi deliberanti. Predispone la relazione morale ed i bilanci da sottoporre al Consiglio
Generale ed al Congresso”.
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
59
Sulla base di questa norma statutaria, il Giorno 7 Aprile 1972 la
Segreteria Nazionale della FISASCAT/CISL, eletta dal Congresso
Nazionale straordinario del 24-25 Marzo 1972, che si riuniva per la
prima volta, procedette alla ripartizione degli incarichi di responsabilità funzionale, il che ci dà modo di comprendere quali erano gli
ambiti d’azione dei membri della Segreteria.
Il Segretario Generale era Leonardo Romano, cui spettavano: coordinamento generale dell’attività di Segreteria, rapporti con terzi (nazionali ed internazionali), amministrazione. Il Segretario Generale
Aggiunto era Tarcisio Carelli, cui spettavano: collaborazione con il
Segretario Generale, con particolare riferimento alla politica dell’amministrazione; coordinamento dell’attività contrattuale nella Grande
Distribuzione. Un Segretario Nazionale era Renato Di Marco, cui
spettavano: organizzazione, formazione, quadri, stampa, studi dei
problemi economico-settoriali. Altro Segretario Nazionale era Benito Perli, cui spettavano: coordinamento e sviluppo dell’attività sindacale, nazionale ed integrativa del settore Turismo (Alberghi, Pubblici
Esercizi, Agenzie di Viaggio, Vagoni Letto, ecc.). Terzo Segretario
Nazionale era Angelo Buttarelli, cui spettavano: coordinamento e
sviluppo dell’attività sindacale, nazionale ed integrativa del settore
Commercio e Servizi.
Di questo argomento non si parlò più sino alla riunione di Segreteria del 9 settembre 1987, allorché fu dato mandato al Segretario
Generale di predisporre un appunto per una discussione collegiale
relativa alle “competenze” interne alla Segreteria stessa. Il Segretario Generale – che allora era Renato di Marco – per la riunione successiva approntò alcune riflessioni che ci permettono di ricostruire
la prassi consueta della Federazione:
“a) il Segretario Generale esercita funzioni di rappresentanza politica e
contrattuale, interna ed internazionale, anche verso i terzi, coordina
l’attività generale della Federazione; ha la responsabilità dell’amministrazione coadiuvato dal Segretario Generale Aggiunto.
b) II Segretario Generale Aggiunto, (quando c’è e se lo esercita)
collabora con il Segretario Generale, lo sostituisce in caso di as-
60
c)
d)
e)
f)
g)
Storie della FISASCAT
senza ed assume anch’egli responsabilità politica ed operativa
di determinati settori di attività.
Di solito rimangono nell’ambito della responsabilità della Segreteria Generale, l’internazionale, l’amministrazione, le nomine, la
stampa, gli studi e le ricerche, la gestione del personale. Ciò ferme restando l’attribuzione ad altro Segretario e la collegialità.
I Segretari Nazionali anche per Statuto assumono ed esercitano, su delibera della Segreteria, la responsabilità di determinati
settori di attività, sindacale, organizzativa, ecc.
Secondo la prassi, il Segretario Organizzativo gestisce i rapporti
con le strutture regionali e comprensoriali; il proselitismo, il tesseramento e la contribuzione ed il bilancio della Sede centrale,
l’attività formativa centrale e periferica, la politica dei quadri, le
attività di propaganda. Questo settore di attività, per sua natura,
evoca delicati problemi rispetto alla responsabilità collegiale ed
a quelle della Segreteria Generale. Basti pensare alla redazione
del bilancio rispetto alle responsabilità statutarie del Segretario
Generale (e dell’aggiunto) in materia di gestione amministrativa.
Secondo la prassi il Segretario Sindacale coordina nella collegialità e di concerto con la Segreteria Generale l’attività contrattuale centrale e territoriale. Questo è facile nelle strutture semplici e in quelle pre-sviluppate (ad esempio la FISASCAT fino al
1970); nelle realtà complesse si applica generalmente la regola
dell’attribuzione, prevista anche dallo Statuto, di responsabilità
di singole attività settoriali. Nella nostra esperienza (vedi delibera del 1972) si è avuto il settore del Commercio, quello del Turismo, quello dei Servizi, riflettendo una tripartizione classica ed
integrandola con l’attribuzione della gestione di singole aziende
di interesse nazionale.
Non abbondano nella Federazione, esempi di incarichi “orizzontali”. Si ha in tal senso l’esempio dell’attribuzione delle politiche
delle riforme del settore, a suo tempo affidate da Romano al
sottoscritto, o quelle del mercato del lavoro affidate oggi a Baratta. Nella nostra realtà occorre riflettere di più sulle “necessitàpossibilità” di creare settori orizzontali di lavoro (esempio: studi
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
61
e ricerche) non dimenticando, per evitare grossi rischi di squilibrio di impegno e responsabilità, l’enorme numero di categorie
e aziende, dalla Grande Distribuzione ai Portieri, la cui gestione
operativa non può che essere ripartita tra più persone, anche se
ciò complica le esigenze di coordinamento.
h) Ovviamente l’esigenza effettiva ha sempre risentito delle situazioni specifiche interne alla Segreteria nel tempo. Tipica la posizione di fatto del Segretario Aggiunto quando era Carelli, con
responsabilità permanenti a Milano prima e in Lombardia dopo.
i) Di grande rilevanza, nell’ideazione di un assetto funzionale, è il
numero e la disponibilità totale dei componenti della Segreteria.
Altrettanto influente è il numero (ed il livello professionale) degli
operatori, che, com’é noto, ci vede in posizione di svantaggio
(quantitativo) rispetto alle altre 00.SS.
l) Infine, ogni ipotesi di organizzazione del lavoro, politico ed operativo, individuale e collegiale, della Segreteria si deve confrontare con due fattori, l’uno diverso dall’altro, ma entrambi decisivi:
1° le risorse disponibili da destinare allo scopo; 2° la cooperazione politica e la solidarietà umana tra i dirigenti”.
E, a grandi linee, questi sono gli indirizzi che hanno guidato anche
l’azione delle Segreterie che operarono negli anni successivi.
CONGRESSI NAZIONALI E SEGRETERIE NAZIONALI
Si indicano di seguito le date ed i luoghi in cui si svolsero i Congressi
Nazionali della FISASCAT e la composizione delle relative Segreterie
Nazionali, con l’avvertenza che l’elezione dei Segretari Generali e
Nazionali non sempre è avvenuta in concomitanza con i Congressi.
I dati anteriori al 1977 sono stati estrapolati dai Contratti Collettivi
Nazionali di Lavoro dell’epoca, ma, mancando i verbali delle elezioni, non è stato possibile stabilire le date precise in cui i vari Segretari
entrarono a far parte della Segreteria Nazionale ed in che misura
negli anni ‘50 e ‘60 i Consiglieri Nazionali partecipassero alla Con-
62
Storie della FISASCAT
trattazione Collettiva, anche in considerazione del fatto che, prima
dell’avvento delle Federazione “monocomposta”, ciascuna affiliata
aveva una propria struttura direttiva.
Per i dati relativi agli anni 1977-2001 la fonte è Ivo Camerini (che li
ha ricostruiti insieme a Renato Di Marco) e si trovano in Storia CISL:
Segreterie FISASCAT, in Archivio storico CISL, livello Online, cfr.:
http://online.cisl.it/arc.storico/I009F7211.
Per le Segreterie successive sono reperibili nell’archivio della Federazione i verbali ufficiali delle elezioni.
Fondazione – 14 ottobre 1948 – Roma
Paccagnella Pietro (Segretario Generale)
Ronci Aldo
(Segretario Nazionale)
Vesentini Alfonso
(Vice Segretario Generale)
Panocchia Nicola
(Segretario Nazionale)
I C.N. – 9/11 ottobre 1949 – Firenze
Mantegazza Amleto (Segretario Generale)
Paccagnella Pietro (Segretario Nazionale)
Pettinelli Giulio
(Segretario Nazionale)
Vesentini Alfonso
(Segretario Nazionale)
Congresso Straordinario – 1/3 novembre 1951 – Genova
Zino Ugo
(Segretario Generale)
Pettinelli Giulio
(Segretario Nazionale)
Vesentini Alfonso
(Segretario Nazionale)
Ronchi Emilio
(Consigliere Nazionale)
II C.N. – 12/14 novembre 1954 – Bologna
Pettinelli Giulio
(Segretario Generale)
Meneghelli Enrico
(Segretario Nazionale)
Bianchi Bruno
(Segretario Nazionale)
Ronci Aldo
(Segretario Nazionale)
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
Ferlito Sebastiano
Ronchi Emilio
Panciroli Luisa
Gallinella Egidio
63
(Consigliere Nazionale)
(Consigliere Nazionale)
(Consigliere Nazionale)
(Consigliere Nazionale)
III C.N. – 27/28 febbraio/1 marzo 1959 – Rimini
Pettinelli Giulio
(Segretario Generale)
Ferlito Sebastiano
(Segretario Nazionale)
Bianchi Bruno (Segretario Nazionale)
Meneghelli Enrico
(Segretario Nazionale)
Guzzonato Fausto
(Consigliere Nazionale)
Panciroli Luisa
(Consigliere Nazionale)
Luchi Giuseppe
(Consigliere Nazionale)
Pecetti Diego
(Consigliere Nazionale)
Riccitelli Agostino
(Consigliere Nazionale)
Lanni Agostino
(Consigliere Nazionale)
IV C.N. – 31 marzo/1/2 aprile 1962 – Sorrento
Pettinelli Giulio
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Ferlito Sebastiano
Falcone Salvatore
(Segretario Nazionale)
Guzzonato Fausto
(Segretario Nazionale)
Bianchi Bruno
(Consigliere Nazionale)
V C.N. – 11/13 marzo 1965 – Roma
Pettinelli Giulio
Bianchi Bruno
Falcone Salvatore
Lanni Agostino
Carelli Tarcisio
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
VI C.N. – 20/22 giugno 1969 – Montecatini
Pettinelli Giulio
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Carelli Tarcisio
Guzzonato Fausto
(Segretario Generale Aggiunto)
64
Storie della FISASCAT
Falcone Salvatore
Lanni Agostino
Di Marco Renato
Dami Corrado
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
dal 23 ottobre 1971
Romano Leonardo
Falcone Salvatore
Di Marco Renato
Guzzonato Fausto
Bignardelli Domenico
Buttarelli Angelo
Bianchi Bruno
Perli Benito
Carelli Tarcisio
(Segretario Generale Reggente)
(Collaboratore Operativo)
(Collaboratore Operativo)
(Collaboratore Operativo)
(Comitato di Reggenza)
(Comitato di Reggenza)
(Comitato di Reggenza)
(Comitato di Reggenza)
(Comitato di Reggenza)
VII C.N. Straordinario – 24/25 marzo 1972 – Rimini
Romano Leonardo
(Segretario Generale)
Falcone Salvatore
(Segretario Nazionale)
VIII C.N. – 9/10 aprile 1973 – Riccione
Romano Leonardo
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Carelli Tarcisio
Di Marco Renato
(Segretario Nazionale)
Buttarelli Angelo
(Segretario Nazionale)
Perli Benito
(Segretario Nazionale)
Falcone Salvatore
(Dirigente Ufficio Sindacale)
IX C.N. – 15/17 aprile 1977 – Napoli
Romano Leonardo
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Carelli Tarcisio
Di Marco Renato
(Segretario Nazionale)
Buttarelli Angelo
(Segretario Nazionale)
Perli Benito
(Segretario Nazionale)
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
Michelagnoli Antonio
Pantile Maria
Falcone Salvatore
65
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Dirigente Ufficio Sindacale)
X C.N. – 29/30 settembre-1/2 ottobre 1981 – Montecatini
Romano Leonardo
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Carelli Tarcisio
Di Marco Renato
(Segretario Generale Aggiunto)
Buttarelli Angelo
(Segretario Nazionale)
Perli Benito
(Segretario Nazionale)
Michelagnoli Antonio
(Segretario Nazionale)
Pantile Maria
(Segretario Nazionale)
Falcone Salvatore
(Dirigente Ufficio Sindacale)
XI C.N. – 10/12 giugno 1985 – Abano Terme
Di Marco Renato
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Carelli Tarcisio
Buttarelli Angelo
(Segretario Nazionale)
Perli Benito
(Segretario Nazionale)
Michelagnoli Antonio
(Segretario Nazionale)
Pantile Maria
(Segretario Nazionale)
Zappadu Salvatore
(Segretario Nazionale)
XII C.N. – 12/14 giugno 1989 – Chianciano Terme
Cesino Mario
(Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Michelagnoli Antonio
Pantile Maria
(Segretario Generale Aggiunto)
Baratta Giovanni Battista
(Segretario Nazionale)
Elicio Domenico
(Segretario Nazionale)
Marchetti Mario
(Segretario Nazionale)
Zappadu Salvatore
(Segretario Nazionale)
XIII C.N. – 8/10 giugno 1993 – Roma
Cesino Mario
(Segretario Generale)
66
Michelagnoli Antonio
Pantile Maria
Baratta Giovanni Battista
Cirillo Luciana
Marchetti Mario
Raineri Pierangelo
dal 12 gennaio 1994
Baratta Giovanni Battista
Storie della FISASCAT
(Segretario Generale Aggiunto)
(Segretario Generale Aggiunto)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Nazionale)
(Segretario Generale)
XIV C.N. – 6/9 maggio 1997 – Chianciano Terme
Baratta Giovanni Battista
(Segretario Generale)
Raineri Pierangelo
(Segretario Nazionale)
Marchetti Mario
(Segretario Nazionale)
Cirillo Luciana
(Segretario Nazionale)
XV C.N. – 30 maggio/3 giugno 2001 – Giardini Naxos
Baratta Giovanni Battista (Segretario Generale)
Raineri Pierangelo (Segretario Nazionale)
Giordano Pietro
(Segretario Nazionale)
Pirulli Giovanni
(Segretario Nazionale)
Piovesan Mario
(Segretario Nazionale)
XVI C.N. – 6/9 giugno 2005 – Villasimius
Baratta Giovanni Battista (Segretario Generale)
(Segretario Generale Aggiunto)
Raineri Pierangelo Giordano Pietro
(Segretario Nazionale)
Pirulli Giovanni
(Segretario Nazionale)
Piovesan Mario
(Segretario Nazionale)
dal 21 marzo 2006
Raineri Pierangelo
Raso Rosetta
(Segretario Generale)
(Segretario Nazionale)
Capitolo 3 - L’organizzazione della Federazione
XVII C.N. – 5/8 maggio 2009 – Loano
Raineri Pierangelo (Segretario Generale)
Raso Rosetta
(Segretario Nazionale)
Pirulli Giovanni
(Segretario Nazionale)
Fiorot Ferruccio
(Segretario Nazionale)
Dell’Orefice Vincenzo
(Segretario Nazionale)
Il Congresso Nazionale Fisascat - Loano 2009
67
68
Storie della FISASCAT
ELEVA: La qualità professionale - ATTIVA: Interventi di sostegno al reddito
FAVORISCE: L’incontro tra domanda e offerta - ANALIZZA: Il mondo del turismo e formula proposte
Via Lucullo, 3 - 00187 Roma - Tel.: +39 06 42012372 - Fax: +39 06 42012404 - [email protected] - www.ebnt.it
69
Storie
della
Fisascat
I segretari Generali
CAPITOLO 4
Pietro Paccagnella
(14/10/1948–30/4/1950)
Gli esordi della FILSAC
70
Storie della FISASCAT
TUTELA A 360°
PER GLI STUDI PROFESSIONALI
Previsto dal CCNL del settore degli studi professionali E.BI.PRO.
ha il compito istituzionale di operare in settori strategici
quali la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro,
il mercato del lavoro, la formazione ed il sostegno al reddito.
Viale Pasteur, 65 - 00144 Roma tel. 06 5918786 - fax 06 83515919 - [email protected] - www.ebipro.it
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
71
Pietro Paccagnella (14/10/1948 - 30/4/1950)
Gli esordi della FILSAC: il turismo
La neonata Federazione Italiana Liberi Sindacati Addetti al Commercio, a testimonianza della grande volontà di fare, il 20 ottobre 1948,
dopo soli sei giorni dalla sua costituzione ufficiale con atto notarile,
iniziò in sede ministeriale le trattative per il rinnovo del Contratto
Nazionale dei Dipendenti da Albergo ed in particolare, come prima
questione da risolvere, si occupò del miglioramento dei minimi salariali garantiti, di cui all’accordo aggiuntivo del settembre 1946.
Gli albergatori all’atto della stipula del contratto 1946 si trovavano in
particolari e favorevoli condizioni, per cui le richieste non erano state
oggetto di lunghe trattative. Infatti in quell’anno, dato che gran parte
degli alberghi erano stati requisiti dalle autorità militari di occupazione,
la restante parte risultava completamente affittata, sicché gli incassi
di questi alberghi erano tali che, rifiutare i minimi garantiti richiesti
dai propri dipendenti, sarebbe stata un’assurdità, soprattutto perché,
superando le percentuali di servizio il minimo garantito, questo fatto
esonerava gli albergatori dallo sborsare somme per integrarle.
Nell’ottobre del 1948 gli stessi albergatori non intendevano più rinnovare l’impegno del minimo garantito, adducendo a difesa della
propria tesi che il tempo strettamente provvisorio dovuto alle contingenze postbelliche era passato ed aggiungevano: “Gli alberghi
sono stati derequisiti, la ricettabilità degli stessi è diminuita di oltre il
70% in conseguenza delle derequisizioni e del mancato afflusso dei
turisti, pertanto non possiamo integrare i salari quando gli incassi
non sono sufficienti nemmeno a coprire le spese”.
Effettivamente in molte zone turistiche l’anno 1947 era stato disastroso, sia per il clima bizzarro e piovoso, che aveva sconsigliato
gli italiani a lasciare la propria residenza, sia per le elezioni del 18
aprile, che avevano, anche se a torto, sconsigliato gli stranieri a venire in Italia, sia per l’attentato a Togliatti ed il conseguente tentativo
72
Storie della FISASCAT
insurrezionale, che aveva indotto anche i più coraggiosi stranieri a
rimanere a casa propria o, se già si trovavano in Italia, a ritornarsene in fretta in patria.
Tuttavia la FILSAC faceva notare che prendere in considerazione
un periodo eccezionale al solo scopo di non dare, anzi di togliere,
al lavoratore anche la minima garanzia salariale, non era soltanto
controproducente, ma rischiava di creare un’atmosfera di eccitazione che gli albergatori erano i più interessati ad evitare, proprio per
assicurarsi l’affluenza delle correnti turistiche straniere, fonte di ricchezza per le loro aziende.
La FILSAC, cosciente delle proprie responsabilità e priva di impostazioni demagogiche, era convinta che il miglior modo per fare i reciproci interessi fosse quello di esaminare con la controparte ciò che era
possibile fare nell’interesse reciproco e nell’interesse del Paese.
Tuttavia, dopo sette incontri, giunti ormai a dicembre, le posizioni
non si erano avvicinate, perché sostanzialmente gli imprenditori volevano ritornare al contratto del 1937, senza considerare appieno
le spinte inflazionistiche che il periodo di guerra aveva comportato
sul valore della moneta italiana. Infatti, per mantenere il potere di
acquisto dei lavoratori, il salario del 1937 avrebbe dovuto essere
aumentato almeno di 50 volte, mentre gli albergatori proponevano
di aumentarlo al massimo di 15 volte nei grandi centri e di 12 volte
negli altri centri.
La FILSAC era disposta a rivedere e modificare il minimo garantito
così come pattuito nel 1946, ma non era affatto disposta a peggiorare i salari dei lavoratori. Inoltre la Federazione non aveva fretta di
stipulare il nuovo contratto perché voleva che fosse completamente
aggiornato con le più recenti conquiste sociali e fatto in forma semplice, comprensibile a tutti i lavoratori e nel medesimo tempo che
non si prestasse ad alimentare i cavilli giuridici. Infine si voleva che,
una volta fatto il contratto, questo soddisfacesse completamente i
lavoratori e non fosse soggetto a rimaneggiamenti, né provocasse
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
73
nuovi incontri con gli albergatori per stilare i cosiddetti “chiarimenti
a verbale”, che spesso avevano l’effetto di confondere ancor più le
materie in discussione.
GLI ESORDI DELLA FILSAC: IL COMMERCIO
Nel convegno costitutivo della FILSAC del 14 ottobre 1948 era stato preparato un programma organizzativo e sindacale da svolgere
con tempestività ed energia entro breve termine: era stato deciso
che entro l’anno corrente dovevano essere risolte le importanti rivendicazioni sul tappeto da circa un anno e doveva essere portato
a termine entro il primo trimestre del 1949 il Contratto Normativo
Nazionale in discussione fino dall’aprile 1947.
Il programma poté allora sembrare fatto a scopo propagandistico,
tanto più che il commerciante, pur essendo più di ogni altro datore
di lavoro interessato ad alimentare e rafforzare la collaborazione
con i propri dipendenti, si era da qualche tempo posto sulla china
della lotta di classe, apparentemente dimenticando che nel settore
commerciale il lavoratore pone in essere ad ogni momento un’azione che si traduce direttamente in un utile per il proprio datore di
lavoro.
Le operazioni dello scambio dei prodotti, della vendita al pubblico,
della preparazione delle vendite, richiedono tatto, competenza, intelligenza, cortesia, abilità ed intuito e posano esclusivamente sui
dipendenti. Pertanto se vi è un settore nel quale pare assurdo un
sistema per cui i datori di lavoro incassano tutti gli utili e pretendono
di compensare l’opera dei collaboratori, che sono in sostanza gli artefici della ricchezza delle aziende, con un piatto di lenticchie, esso
è proprio il settore del Commercio.
I lavoratori avevano chiesto di avere adeguati gli stipendi agli altri
settori produttivi e desideravano fossero risolte alcune rivendicazioni poste fin dal dicembre 1947 – da questo mese infatti inizia il
74
Storie della FISASCAT
malcontento dei lavoratori – da quando cioè il giorno 8 al Ministero
del Lavoro si era concluso un accordo che, oltre a regolamentare
l’indennità di licenziamento, prevedeva di procedere, con decorrenza 16 dicembre 1947, alla rivalutazione delle categorie, applicando le stesse differenze percentuali esistenti nel 1940 tra qualifica e
qualifica.
Sennonché i commercianti, riusciti a far passare il periodo delle feste
natalizie, e quindi il pericolo di uno sciopero che li avrebbe costretti
a rispettare gli impegni presi, si irrigidirono su una loro interpretazione restrittiva che praticamente significava annullare il beneficio che
dai lavoratori era stato conseguito nell’accordo firmato.
Passarono i mesi e finalmente il 1 luglio 1948 si ottenne una limitata
rivalutazione, intesa più che altro a sanare un lungo periodo di arretrati ed a facilitare la definitiva e concreta rivalutazione con decorrenza dallo stesso mese di luglio il che, per la solita tattica dilatoria
dei commercianti, non fu poi possibile ottenere.
Nell’aprile 1947 si era concordato con la confederazione del
Commercio, di corrispondere ai lavoratori nel periodo di malattia, un’indennità mensile contenuta nel massimale di lire 19.000,
massimale soddisfacente, se si tiene conto che l’80% dei lavoratori a quella data non superava, come stipendio globale, tale
cifra: ma da quel momento, per la svalutazione della lira, le paghe
base e l’indennità di contingenza aumentarono in modo tale per
cui il massimale avrebbe dovuto essere incrementato. Tuttavia la
richiesta di aggiornamento del massimale trovò l’incomprensione
dei commercianti, come incomprensione ebbe la richiesta di rendere operativi gli articoli del Contratto Normativo Nazionale già
discussi e siglati.
I sindacalisti ed i lavoratori del Commercio, liberi da ogni influenza
politica, diedero vita allora ad una Federazione forte, omogenea,
bene attrezzata, tecnicamente preparata e decisa a risolvere i problemi di categoria nel più breve tempo possibile e la FILSAC, pur
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
75
non avendo potuto mettere a punto l’attrezzatura tecnica dei propri
uffici dal giorno della Costituzione all’inizio delle trattative, il giorno
11 novembre 1948 iniziò con la confederazione del Commercio le
discussioni sui suddetti punti ben preparata e decisa a risolverli favorevolmente per i lavoratori.
12 giorni di estenuanti discussioni non apportarono tuttavia positivi elementi di ravvicinamento delle opposte posizioni, soprattutto
per la tattica dilatoria usata dai commercianti allo scopo di far
passare il periodo favorevole al lavoratore per un’azione sindacale decisiva.
A questa manovra il 23 novembre 1948 la FILSAC rispose interrompendo le trattative, pur lasciando ai commercianti un margine
di tempo per rivedere la propria posizione, in difetto di che la Federazione si sarebbe ritenuta libera di agire. I datori di lavoro evidentemente non presero sul serio la decisione della Federazione ed il
tempo massimo loro concesso passò.
Il 4 dicembre 1948 la FILSAC decise la definitiva rottura dei rapporti
con i commercianti, comunicando ai lavoratori del Commercio di
tutt’Italia il punto della situazione ed invitandoli conseguentemente
a pronunciarsi sull’azione sindacale da svolgere.
Esasperati dall’incomprensione dei propri datori di lavoro, i lavoratori unanimi decisero lo sciopero nazionale e diedero mandato alla
FILSAC di proclamarlo per il giorno che essa avrebbe ritenuto più
opportuno.
Forte di questo mandato, attraverso la stampa e la radio, la FILSAC
comunicò che, se entro il 15 dicembre non si fosse raggiunto l’accordo, il giorno 17 i lavoratori sarebbero entrati in sciopero in tutta
Italia. A quel punto i commercianti fecero marcia indietro: l’accordo
si concluse entro il giorno 15 e su tutti i punti che la FILSAC stessa
aveva nel Convegno Costitutivo preso impegno di risolvere entro
l’anno.
76
Storie della FISASCAT
LA FILSAC SI ORGANIZZA
Ai primi di febbraio del 1949 si riunì a Roma il Consiglio Direttivo
della FILSAC per esaminare la situazione organizzativa e sindacale. Si procedette quindi alla nomina dei nuovi segretari nazionali
Paccagnella e Panocchia. Il comitato esecutivo risultò allora così
composto: Azzeri, Ceglie, Fassiano, Fiz, Pettinelli, Ronci e Morini.
LA TUTELA DEI DIRIGENTI SINDACALI DEI LAVORATORI DEL
COMMERCIO
Riportiamo per intero un interessante articolo di Conquiste del Lavoro del 24 aprile 1949, a firma Francesco Fais, il quale ci riferisce
delle condizioni in cui operavano i sindacalisti della FILSAC nell’immediato dopoguerra:
“Fra le recenti attività sindacali e contrattuali svolte dalla FILSAC
vi è stata la conclusione della prima parte del Contratto Nazionale Normativo di Lavoro per i Dipendenti da Aziende Commerciali,
dove, fra gli istituti definiti, troviamo la parte che riguarda la tutela del dirigente sindacale ed il riconoscimento delle commissioni
interne.
Tutti coloro che rivestono cariche, elettive o fiduciarie, nell’organizzazione sindacale sono tenuti ad essere diligentemente preparati nel vasto campo economico-sindacale per essere pronti ad
un’esatta esecuzione della volontà dei lavoratori e ad adempiere
agli incarichi loro affidati dalla Federazione nazionale dei sindacati
di categoria, dalle libere unioni e dagli altri organi superiori.
I dirigenti, fiduciari, corrispondenti, esperti e componenti delle
commissioni interne, debbono ricordarsi che nulla di quanto interessa la vita dei lavoratori è ad essi estraneo.
Tutte le disposizioni di legge, tutte le previdenze attuate dallo Stato e dalla libera confederazione per agevolare i rapporti di lavoro
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
77
e per tutelare ed assistere i lavoratori, debbono sempre trovare
integrale applicazione dell’azione vigile, pronta, responsabile del
libero dirigente sindacale.
Compiti dei dirigenti
In particolare i dirigenti sindacali debbono dedicare il massimo
possibile interessamento:
alla propaganda della libera organizzazione sindacale; alla cura
economico-sindacale dei lavoratori; all’istruzione professionale
dei lavoratori; all’inquadramento dei lavoratori nell’organizzazione
dei sindacati liberi; al controllo del rilascio del libretto di lavoro;
all’osservanza delle norme che regolano il collocamento ed i relativi uffici del lavoro; all’attività contrattuale ed alla applicazione
dei contratti di lavoro; alla raccolta ed alla eventuale trattazione
delle vertenze loro affidate; all’assistenza dei lavoratori in caso di
malattia; all’applicazione delle leggi sulle assicurazioni sociali e
contro gli infortuni sul lavoro; al funzionamento della gestione degli
assegni familiari per i lavoratori del Commercio; all’applicazione
delle leggi sugli orari di lavoro, sul riposo settimanale e festivo; al
funzionamento del fondo Ina indennità impiegati; all’applicazione
delle leggi sull’igiene del lavoro, lavoro delle donne e dei fanciulli;
al funzionamento del fondo Ina-casa di recente e piena attuazione; all’azione sindacale in genere; ai compiti amministrativi loro
affidati.
Chi sono i dirigenti sindacali
Agli effetti della tutela dei lavoratori che rivestono cariche sindacali
si intendono dirigenti sindacali: i segretari ed i membri del consiglio della Federazione nazionale; i segretari ed i membri del consiglio direttivo dei sindacati nazionali di categoria; i segretari ed i
membri dei direttivi dei sindacati provinciali di categoria; i segretari
ed i membri della Federazione provinciale della FILSAC; il segretario del sindacato comunale, i segretari ed i membri del direttivo
dei sindacati comunali; i componenti le commissioni interne ed i
relativi delegati aziendali.
78
Storie della FISASCAT
Sulle commissioni interne
Sono state riconosciute le commissioni interne quali organismi aventi il compito di intervenire presso il datore di lavoro per la tutela dei
lavoratori nell’ambito delle leggi sul lavoro e dei contratti collettivi.
Dette commissioni interne sono costituite nelle aziende commerciali
che abbiano almeno 25 dipendenti.
Apposita commissione paritetica provinciale, formata dai rappresentanti delle due organizzazioni sindacali, verrà costituita in ciascuna provincia con le funzioni di dirimere in via conciliativa tutte le
controversie per l’applicazione delle leggi sul lavoro e dei contratti
collettivi, che sorgeranno presso le aziende nelle quali non sia stata costituita la commissione interna, nonché quelle risolte in sede
aziendale dalla commissione interna e da questa segnalate.
Le commissioni interne potranno essere costituite in aziende aventi
da 11 a 24 dipendenti.
Le commissioni interne, elette a voto segreto, saranno formate da
tre elementi nelle aziende aventi fino a 50 dipendenti e da cinque
elementi nelle aziende con più di 50 dipendenti.
Alle elezioni delle commissioni interne hanno diritto di partecipare tutti
i lavoratori dell’azienda, purché abbiano superato il 16º anno di età.
I membri della commissione interna restano in carica per un anno
e possono essere revocati prima del termine del loro mandato con
deliberazione dell’assemblea, presente almeno il 50% più uno degli
aventi diritto al voto, mediante votazione segreta.
Le elezioni delle commissioni interne avranno luogo all’interno
dell’azienda fuori dell’orario di lavoro.
I membri delle commissioni interne in carica non possono essere
licenziati per motivi inerenti l’esplicazione della loro funzione di rappresentanza dei lavoratori dell’azienda.
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
79
Analogo trattamento sarà riservato per un periodo di sei mesi ai
membri delle commissioni interne uscenti che siano rimasti in carica
almeno un anno.
Eventuali divergenze rientrano nelle normali funzioni delle commissioni paritetiche provinciali di cui all’articolo 69 del contratto nazionale di lavoro in vigore dal 15 febbraio 1949.
L’attività delle commissioni interne dovrà svolgersi fuori dell’orario di
lavoro. In casi eccezionali il datore di lavoro concederà i necessari
permessi.
Come sono tutelati i dirigenti sindacali
I dirigenti sindacali nel settore del Commercio, sino al 15 febbraio
1949, data di entrata in vigore del nuovo contratto, erano tutelati e
sono oggi in parte tutelati dai vecchi contratti collettivi stipulati con
la confederazione degli industriali, dei commercianti e dei professionisti ed artisti. Oggi detti contratti sono ancora applicabili in virtù
dell’articolo 43 del decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre
1944, che riconosce validi tutti i contratti stipulati in regime di ordinamento sindacale-corporativo e cioè sino al luglio 1943; contratti che,
naturalmente, riguardano anche categorie oggi non ancora regolate
con nuovi accordi. A queste categorie la FILSAC conta di dare tutte le sue premure per una immediata sistemazione ed estensione
dell’accordo testé concluso ed in vigore dal 16 febbraio u.s. per le
sole categorie commerciali dipendenti da aziende commerciali di
prodotti industriali ed alimentari.
Il dirigente sindacale dei lavoratori del Commercio, in difesa dell’operato di questi, ha diritto, per l’adempimento dei propri compiti di natura sindacale e su richiesta scritta delle organizzazioni cui esso
appartiene, ai necessari permessi e congedi, che non saranno retribuiti.
Per quanto riguarda il licenziamento o il trasferimento da una residenza all’altra del lavoratore che abbia la qualifica di dirigente sin-
80
Storie della FISASCAT
dacale, durante tutto il periodo in cui esso ricopre la carica e fino a
tre mesi dopo la cessazione della stessa, deve essere motivato e
non può comunque avvenire per ragioni inerenti all’esercizio della
carica ricoperta.
È chiaro quindi che l’obbligo di richiedere il nulla osta è demandato al datore di lavoro, il quale, solo nei casi di eccezionale gravità
(mancanza disciplinare e per la quale il lavoratore sia passibile di
licenziamento in tronco o cessazione di lavoro al quale il lavoratore è adibito) potrà provvedere all’allontanamento provvisorio del
dipendente a condizione però che ne informi entro 24 ore la propria
organizzazione, che deve a sua volta sollecitamente provvedere ad
informare l’associazione dirimpettaia.
Ne consegue quindi che, ogni qualvolta venga adottato un licenziamento o trasferimento ai danni di un lavoratore dirigente sindacale,
senza preventivo nullaosta, il provvedimento stesso si deve ritenere
senz’altro nullo e la questione, dopo eventuale protesta da inviarsi
dal lavoratore alla ditta, deve trattarsi come controversia individuale
di lavoro, in sede sindacale conciliativa e poi in sede di magistratura
del lavoro, richiedendo che venga riconosciuta la nullità del provvedimento irrituale e pagati gli arretrati sino al giorno della riassunzione e, in difetto, i danni sino al momento in cui il lavoratore abbia
trovato altro equivalente lavoro.
I dirigenti sindacali che fossero colpiti da provvedimenti di licenziamento, trasferimento o sospensione, senza che sia stato concesso il
nulla osta da parte delle associazioni sindacali, dovranno presentare
immediatamente denunzia alle federazioni provinciali della FILSAC,
precisando tutti i fatti e le circostanze che possono collegarsi con il
provvedimento stesso, per l’ulteriore trattazione della vertenza.
Quelli invece per i quali fosse stato richiesto il nulla osta per il licenziamento, trasferimento o sospensione, qualora ritengano illegittima
tale richiesta, dovranno rivolgersi subito alle dette federazioni provinciali fornendo tutti i gli elementi e le notizie in loro possesso che
possono servire a dimostrare l’illegittimità.
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
81
Da più parti si è fatto osservare che l’istituto contrattuale conclusosi
in difesa dei dirigenti sindacali non è perfetto in quanto è difficilissimo poter dimostrare il licenziamento per rappresaglia. È bene chiarire subito che il concetto di rappresaglia non solo si evince dalle
varie norme politiche precedenti, ma anche dall’articolo 75, secondo paragrafo, del contratto precitato, dove è detto: «L’accertamento
delle ragioni suddette in caso di contestazione è demandato in sede
conciliativa alla competenza delle associazioni sindacali provinciali
o nazionali (a seconda se il dirigente ricopre cariche provinciali o
nazionali) le quali dovranno esaminare se il provvedimento sia indipendente dall’attività sindacale svolta per effetto della sua carica».
La rappresaglia quindi, a nostro avviso, si ha quando il licenziamento dipende dall’attività sindacale svolta dal dirigente.
È stata sollevata anche qualche altra questione di interpretazione
di cui ci proponiamo di parlare in seguito. Comunque il contratto
normativo concluso fa onore ai nostri dirigenti e perciò merita di
essere sempre meglio adeguato alle delicate funzioni sociali per cui
è stipulato”.
IL 1° CONGRESSO NAZIONALE
Dal 9 all’11 ottobre 1949 a Firenze si tenne il 1° Congresso Nazionale della FILSAC presso la sede dell’Unione Provinciale.
Ad un anno di distanza dalla sua costituzione la Federazione Nazionale celebrò questo atto fortemente simbolico per esaminare il lavoro compiuto e soprattutto per studiare con umiltà e passione – come
ebbe a dire il Vice Segretario Nazionale Alfonso Vesentini – i mezzi
primi atti per attrezzarla ad affrontare il molto che restava ancora da
completare, perché nel frattempo gli aderenti alla FILSAC, da poche
coraggiose unità, erano diventati decine di migliaia ed attendevano
dal Congresso una parola di fede e d’incoraggiamento e nel contempo uno studio attento e paziente che avvicinassero quanto prima la
soluzione dei molti problemi che ancora li angustiavano.
82
Storie della FISASCAT
La mattinata del giorno 9 fu dedicata, dopo
l’espletamento delle
varie fasi organizzative, al saluto delle autorità e delle delegazioni estere presenti
al Congresso, a cui
seguì il saluto della
LCGIL per bocca del
segretario
confederale, onorevole Luigi
Morelli.
Nel pomeriggio il Segretario Nazionale Pietro Paccagnella espose
la sua relazione sindacale, che qui di seguito
riportiamo:
“Un anno di vita democratica.
Il tempo ci ha dato ragione. Anche i più scettici hanno dovuto darci atto che il nostro programma e la nostra azione ci differenzia
dalle altre organizzazioni sindacali, sia per l’impostazione data
alla risoluzione dei molteplici problemi della categoria, come per
l’azione energica intrapresa per la difesa degli interessi di tutti i
lavoratori.
L’attivo di questo nostro primo anno di vita è testimone di questa nostra azione, poco clamorosa, ma di efficace sostanza attraverso la
quale ci siamo sforzati di sottrarre il lavoratore del Commercio dallo
sfruttamento economico da una parte e da oggetto di speculazione
demagogica dall’altra.
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
83
La nostra convinzione, che non è solamente nostra, ma di tutti i
lavoratori che in questi giorni celebrano il loro primo anniversario
nella Libera Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori, è che
il futuro ci impegna in ben più ardue battaglie nella difesa dei nostri
organizzati.
Gravi e nuovi compiti ci attendono; dobbiamo creare nei lavoratori
una coscienza di inderogabile necessità e di efficace partecipazione
attiva al libero movimento sindacale italiano; dobbiamo preoccuparci di liberare i lavoratori dall’incubo della paura e del bisogno, dando
loro garanzie di tutela e di difesa ed assicurando loro che solo attraverso leggi democratiche sociali si potrà realizzare la conquista della vera libertà e di quella giustizia sociale verso le quali noi fiduciosi
e convinti tendiamo ogni sforzo.
Con la celebrazione di
questo nostro 1° Congresso Nazionale, siamo
certi che, con il contributo dato dall’esperienza
dei nostri delegati alla
causa sindacale, saranno rinsaldate le basi di
questo nuovo edificio
sul quale sventola gagliarda la bandiera del
Libero Sindacalismo.
Lavoratori e Dirigenti del
Commercio, perfezioniamo la nostra preparazione tecnica-sindacale
perché il sindacalismo è
azione, perché il fine a
cui miriamo è il progresso sociale!”
84
Storie della FISASCAT
A quella del Segretario Generale fece seguito la relazione organizzativa, tenuta da Alfonso Vesentini, Vice Segretario Nazionale:
“E non sono solo gli occhi dei nostri aderenti che sono fissi su di noi.
Gli sguardi della controparte padronale sono attenti ad ogni nostro
minimo cenno. Questo non ci deve infastidire ; i datori di lavoro
sanno che noi rappresentiamo, senza demagogia e senza isterismi,
l’avversario più pericoloso perché più tecnico e più preparato.
Ma altri ancora sono intenti a sorvegliare i nostri lavori. Quelli con i
quali, in comunità forzata, abbiamo percorso le prime avvilenti tappe della vita sindacale, finché la nostra pazienza più oltre non poté
tollerare la sopraffazione.
Questa aspettazione e questa attesa, devono essere la leva che
innalza il clima del nostro Congresso. Chi con diversi obbiettivi e
sentimenti ci aspetta al varco, deve essere costretto al rispetto se
non all’ammirazione per la serietà e la correttezza che avranno informato i lavoratori della nostra tornata.
La nostra F.I.L.S.A.C, deve uscire da questo incontro di delegati
decisa, agguerrita di virile e serena fermezza che le consenta di
affrontare e di vincere tutti gli ostacoli che ancora arrestano e deludono le conquiste e la aspettazione dei nostri lavoratori.
Che il seme della discordia e del personalismo non avveleni il nostro incontro.
Pesa sulle nostre spalle di partecipanti al Congresso, una tremenda
responsabilità!
Dovremo essere attenti alle facili attrazioni della vana oratoria, fine
a sé stessa, perché diversa è l’aspettativa dei nostri rappresentanti
e dei molti lavoratori fermi ancora ai margini della vita sindacale.
Sia questa l’occasione per mettere a fuoco, non solo i problemi economici, che esigono tutto il nostro studio, non semplicemente la mi-
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
85
gliore tattica sindacale, come si impone sia informata nella attuale
situazione e cioè permeata di fermezza e di competenza, ma altresì, per delinearla e rendercela più comprensibile, la psicologia sconcertante dei nostri lavoratori e la loro mentalità a volte assurda.
Quante volte si è constatata la scarsa compattezza dei nostri lavoratori del Commercio e quante volte i Dirigenti sindacali hanno dovuto a questo assenteismo attribuire la causa dei loro insuccessi.
Dobbiamo avere la convinzione di avere dietro di noi dei lavoratori
che forse non sentono in maniera adeguata lo spirito associativo,
ma che senza dubbio posseggono in sommo grado intelligenza e
senso critico.
Sarà compito nostro con altrettanta intelligenza, serenità ed acutezza fare la giusta diagnosi del loro male.
Molta apatia che fin ad ora ci è sembrato li distinguesse era molto
probabilmente soltanto sfiducia.
La poca aggressività (si sorvoli sul termine) era anche essa in funzione della soggezione in cui erano tenuti, perché la organizzazione
di tutela dei loro interessi, risentiva della debolezza degli associati.
Se riusciremo, localizzate le cause, a trovare la terapia adatta a suscitare nei nostri rappresentati fino ad oggi sordi alla parola «solidarietà» la possibilità che essi ne intendano il profondo significato e ne
sappiano scorgere le conseguenti prospettive proiettate nel futuro,
noi avremo messo nelle loro mani l’arma pacifica che consente tutte
le conquiste nel campo del lavoro.
Tendiamo con tutte le nostre forze verso l’obbiettivo ultimo della nostra passione e del nostro apostolato sindacale, portando ai nostri
aderenti che aspettano, la parola dell’incoraggiamento e della fede,
dando ad essi la certezza che con il Congresso sia posta la nuova
pietra su cui costruire l’avvenire certamente migliore dei lavoratori
del Commercio”.
86
Storie della FISASCAT
Dopodiché entrambe le relazioni furono discusse dai delegati presenti e la discussione continuò il giorno successivo con le risposte
dei relatori. Quindi intervenne in mattinata l’onorevole Giulio Pastore, Segretario Generale della LCGIL, che tenne un acclamato discorso.
Nel pomeriggio la Segreteria Nazionale presentò una relazione sul
nuovo statuto della FILSAC a cui fecero seguito una prima discussione, la votazione del nuovo Consiglio Direttivo Nazionale e l’individuazione dei delegati che avrebbero rappresentato la FILSAC al
Congresso della LCGIL.
Nella mattinata dell’11 si procedette all’approvazione del nuovo
statuto della FILSAC, alla votazione di mozioni ed ordini del giorno, alla proclamazione degli eletti nel Consiglio Direttivo Nazionale ed al Congresso della LCGIL. Il Congresso si chiuse con il
saluto ai congressisti del Segretario Confederale, dottor Roberto
Cuzzaniti.
DOPO IL CONGRESSO
Il finire del 1949 vide la Segreteria Nazionale molto impegnata: il 18
dicembre 1949 I Segretari della Federazione Italiana Liberi Sindacati addetti al Commercio, Pietro Paccagnella e Alfonso Vesentini,
sottoscrissero il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i
Lavoratori d’Albergo, Pensioni e Locande e quasi contemporaneamente raggiunsero un accordo nell’ambito del Commercio.
Per il rinnovo del contratto del Commercio le trattative in sede confederale si erano rotte il 5 dicembre del 1949. In seguito le parti
erano state convocate dal Ministero del Lavoro con l’intervento del
sottosegretario onorevole La Pira, dietro richiesta della FILSAC.
Il lavoro che la Federazione dovette affrontare in sede ministeriale fu
reso quanto mai difficile da un indietreggiamento della controparte.
Capitolo 4 - Pietro Paccagnella
87
Questa, mentre in un primo tempo avrebbe trattato la materia salariale in campo nazionale, pur riservandosi la ratifica da parte delle
sue associazioni provinciali – una richiesta del tutto unilaterale per
la quale erano state rotte le trattative – in sede ministeriale, invece, non intese continuare su questa via. Così, dopo due giorni di
discussione, detto argomento fu demandato, per competenza, alle
organizzazioni periferiche.
La commissione per le trattative nazionali della FILSAC aveva
provvisto nel frattempo a convocare l’esecutivo nazionale allargato
per avere ampio mandato a decidere in questo senso. L’accordo
raggiunto su tale istituto demandava infatti alle organizzazioni provinciali dei lavoratori, che avevano presentato fino a tutto il 10 dicembre 1949 richieste di revisione degli accordi salariali in atto, la
trattazione per l’eventuale definizione della parte salariale.
Qualora non si fosse addivenuti ad un accordo entro il 27 dicembre,
le organizzazioni locali acquistavano la più ampia libertà di azione.
Dove si fossero verificati casi di intransigenza da parte dei datori di lavoro, le parti avrebbero potuto, dopo aver cercato a livello
provinciale ogni tentativo di conciliazione o possibilità di accordo,
adire le organizzazioni nazionali per un tentativo di risoluzione della
vertenza.
Sgombrato il terreno da questo problema, si continuò la discussione sulla parte normativa in sospeso, rivedendo l’accordo nazionale
dell’8 dicembre 1947 sull’indennità di licenziamento e di quiescenza
e si raggiunse un sensibile miglioramento al trattamento in atto.
Per quanto riguarda l’orario di lavoro, si concordò di riportare la
proporzione tra commessi ed aiuto commessi a quanto stabilito dal
Contratto Merci d’Uso e Prodotti Industriali del 1939 con la possibilità, negli accordi locali, di migliorare le condizioni provinciali vigenti.
La gratifica natalizia, in attesa che l’articolo venisse reso operativo,
sarebbe stata corrisposta nella stessa misura e con le stesse modalità seguite per l’anno 1948.
88
Storie della FISASCAT
L’istituto degli assegni familiari per i dipendenti del Commercio fu
equiparato secondo gli ultimi aumenti ottenuti dal settore dell’industria, che consistevano in L. 20 giornaliere in più per ogni figlio a
carico. In attesa che il Ministro del Lavoro presentasse il progetto di
legge per l’approvazione del Parlamento, le parti concordarono la
decorrenza dell’accordo a partire dal 1 gennaio 1950.
Con questo accordo si poteva ritenere concluso il Contratto Normativo nazionale e le parti si impegnarono ad incontrarsi dopo il 15
gennaio 1950 per il riordinamento degli articoli e la stesura definitiva
del contratto.
Le FILSAC provinciali vennero invitate ad iniziare sollecitamente la
ripresa delle trattative per la parte salariale sulla base delle richieste
avanzate e nei termini segnati dall’accordo. La controparte a sua
volta si impegnò a dare disposizioni alle organizzazioni periferiche
aderenti perché concludessero celermente gli accordi di loro specifica competenza.
89
Storie
della
Fisascat
CAPITOLO 5
Amleto Mantegazza
(30/04/1950–03/11/1951)
da FILSAC a FISAC
90
Storie della FISASCAT
Capitolo 5 - Amleto Mantegazza
91
Amleto Mantegazza (30/4/1950 - 3/11/1951)
La FILSAC perde la L: nascita della FISAC
La CISL viene fondata il 30 aprile 1950. La Segreteria Confederale (ritratta nella foto), che venne eletta dall’Assemblea Generale del
Teatro Adriano di Roma, risulta così composta: Giulio Pastore (Segretario Generale), Giovanni Canini, Paolo Consoni, Roberto Cuzzaniti, Luigi Morelli, Enrico Parri (Segretari), Alberto Cajelli, Paolo
Cavezzali, Dionigi Coppo, Giuseppe Giuffrè, Amleto Mantegazza,
Anselmo Martoni, Appio Claudio Rocchi, Bruno Storti ed Ermanno
Trebbi (Vice Segretari).
Tra i Segretari Confederali, in rappresentanza del Sindacato del
Commercio, è presente Amleto Mantegazza. È questa la prima Segreteria Confederale ed è quella che porterà la CISL al suo primo
Congresso Nazionale del 1951.
Probabilmente proprio in concomitanza con la nascita della CISL,
la FILSAC cambia denominazione e diventa FISAC. E dobbiamo
supporre che Amleto Mantegazza mantenne nel corso del 1950 il
doppio incarico, perché l’Accordo Interconfederale del 20 dicembre
1950 per i licenziamenti per riduzione di personale (reso efficace
92
Storie della FISASCAT
erga omnes con D.P.R. 14 luglio 1960 n. 1019 - G.U. n. 240 del 30
novembre 1960 suppl. ord.) fu sottoscritto anche dalla “Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori rappresentata dal Segretario
Generale On. Giulio Pastore, dal Segretario Sindacale On. Luigi
Morelli, dai Vice-Segretari Dott. Bruno Stori, Dott. Dionigi Coppo,
Dott. Amleto Mantegazza e dall’On. Armando Sabatini”.
Nella primavera del 1951 la FISAC, allo scopo di potenziare il tesseramento, indisse fra i propri iscritti tre bandi di concorso – quelli
riprodotti nell’immagine – che segnalò attraverso le pagine di Conquiste del Lavoro.
Ad illustrazione dei lavoratori del Commercio dei vari settori merceologici che potevano partecipare ai tre concorsi, il manifesto pubblicato sul quotidiano della CISL riassumeva tutte le categorie che
erano a quel tempo tutelate dalla Federazione nazionale: lavoratori
del commercio tessile e di abbigliamento, lavoratori del commercio di legname, mobili ed affini; lavoratori del commercio del libro,
della carta ed affini; lavoratori del commercio orafo; lavoratori del
commercio del ferro, metalli e macchine; lavoratori del commercio
di auto motocicli, carburanti e lubrificanti; lavoratori del commercio
di pelli, cuoi ed affini; lavoratori del commercio di prodotti chimi-
Capitolo 5 - Amleto Mantegazza
93
ci; lavoratori del commercio di generi di monopolio; lavoratori del
commercio di materiali da costruzione; lavoratori del commercio
di combustibili solidi; lavoratori del commercio del vetro e della ceramica; lavoratori del commercio dei cereali e prodotti per
l’agricoltura; lavoratori del commercio ortofrutticolo ed agrumario;
lavoratori del commercio floreale; lavoratori del commercio di vini
ed oli; lavoratori del commercio zootecnico e peschereccio; lavoratori del commercio caseario; lavoratori del commercio alimentare, misto e droghiere; lavoranti panettieri ed affini; agenti e rappresentanti di commercio; viaggiatori piazzisti; lavoratori dipendenti
da magazzini generali, case di oltremare e spedizionieri; addetti
alle agenzie di commercio; guide turistiche autorizzate; addetti agli
uffici viaggi e turismo; intromettitori d’albergo; lavoratori d’albergo
e dipendenti da pubblici esercizi, lavoranti barbieri, parrucchieri
ed affini; addetti agli istituti privati ed alle case di riposo; dentisti pratici ed odontotecnici addetti ad ambulatori e studi dentistici;
addetti agli studi professionali; dipendenti da farmacie; dipendenti
da ufficiali giudiziari; impiegati dipendenti dalla proprietà; portieri;
guardie giurate.
Il 17 maggio 1951 presso il Ministero del Lavoro fu stipulato l’Accordo Nazionale – assai importante, se consideriamo l’andamento
dell’inflazione in quei periodi – per l’applicazione della Scala Mobile
al settore del Commercio da parte della Federazione Italiana Sindacati Addetti Commercio e Affini, rappresentata dal Segretario generale Amleto Mantegazza e dai Segretari nazionali Giulio Pettinelli e
Alfonso Vesentini.
La stessa misura sarà presa per i Pubblici Esercizi, dopo lunghe trattative, in data 22 settembre, ma con decorrenza dal 1° aprile 1951
e con l’erogazione dei relativi arretrati forfetizzati nelle seguenti misure: 7.000 lire per il personale impiegatizio superiore ai 18 anni,
5.000 lire per il personale impiegatizio inferiore ai 18 anni, 5.000 lire
per il personale non impiegatizio superiore ai 18 anni, 3.500 lire per
il personale non impiegatizio inferiore ai 18 anni.
94
Storie della FISASCAT
Negli ultimi giorni di giugno 1951 fu raggiunto un accordo fra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e la Federazione Associazioni
Italiane Alberghi e Turismo che permise la stesura del nuovo contratto per gli impiegati d’albergo, il quale conteneva interessanti novità. Innanzitutto veniva recepita la classifica degli alberghi, pensioni e locande, secondo quanto stabilito, rispettando le disposizioni di
legge, dagli Enti del Turismo. Questa precisazione normalizzava la
posizione degli impiegati e comportava sensibili benefici.
Un’altra novità riguardava le ore di lavoro, che dovevano essere
nove, quando erano impiegate in mansioni che implicassero rapporti con la clientela, mentre dovevano essere otto, quando venivano
impiegate in altri lavori. Del tutto nuovo era l’argomento dell’articolo
15 inerente gli scatti di anzianità: quattro aumenti triennali del 5%
a partire dal 20º anno di età. Il minimo delle ferie veniva aumentato e per i primi tre anni veniva portato a 18 giorni; quanto alla 13ª
mensilità, si stabiliva che fosse pari alla retribuzione media mensile
percepita durante l’anno, comprensiva dello stipendio, del valore di
vitto ed alloggio e del valore della percentuale da determinarsi in
quota forfetizzata.
L’articolo 18 prevedeva poi che anche gli impiegati delle aziende
alberghiere potessero godere delle festività nazionali e infrasettimanali. Un 15º della percentuale applicata sui conti dei clienti sarebbe
entrato a far parte della retribuzione; un apposito articolo specificava che cosa dovesse ricevere l’impiegato a colazione ed a pranzo
e come dovesse essere la sua camera da letto. Venivano inoltre
aumentate le assicurazioni sugli infortuni.
L’articolo 35 stabiliva che agli impiegati ai quali fossero affidate con
carattere di continuità mansioni pertinenti a diverse categorie, fosse
attribuita la qualifica della categoria corrispondente alla mansione
superiore, sempre che quest’ultima avesse carattere di prevalenza
o almeno di equivalenza di tempo. Veniva introdotto il premio di anzianità nella misura di una mensilità per i primi 10 anni, di due per il
secondo decennio e di tre per il terzo.
Capitolo 5 - Amleto Mantegazza
95
Venivano infine introdotte le commissioni paritetiche: ove dovessero sorgere controversie di carattere generale tra le organizzazioni
stipulanti relative all’interpretazione od applicazione delle norme
del contratto nazionale, il tentativo di amichevole composizione, da
esperirsi prima di qualsiasi azione, veniva affidato ad un’apposita
commissione nazionale composta dai rappresentanti delle organizzazioni nazionali anzidette che, occorrendo, potevano richiedere
anche l’intervento del Ministero del Lavoro. Invece le divergenze individuali o collettive relative all’interpretazione ed applicazione delle
norme degli accordi integrativi, provinciali o locali, venivano demandate per la loro composizione ad apposite commissioni paritetiche
locali e, in seconda istanza, alla commissione nazionale suddetta.
96
Storie della FISASCAT
97
Storie
della
Fisascat
CAPITOLO 6
Ugo Zino
(03/11/1951–14/11/1954)
FISAC
PRESTAZIONI
DI ALTA SPECIALIZZAZIONE
98
Storie della FISASCAT
o da esso accreditate
ALTA DIAGNOSTICA
RADIOLOGICA
“anche digitale”
•
•
•
•
•
•
• Clisma opaco
•
•
(PTC)
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
• Rx esofago con mezzo di
contrasto
• Rx stomaco e duodeno con
mezzo di contrasto
• Rx tenue e colon con mezzo
di contrasto
•
•
•
•
•
•
ACCERTAMENTI
• Amniocentesi
• Densitometria ossea
computerizzata (MOC)
•
• Elettroencefalogramma
•
•
• PET
• Prelievo dei villi coriali
• Risonanza Magnetica
Nucleare (RMN) (inclusa
angio RMN)
•
•
Computerizata (TAC) (anche
virtuale)
TERAPIE
• Chemioterapia
• Cobaltoterapia
• Dialisi
• Laserterapia a scopo
co
• Radioterapia
SI PREGA DI VERIFICARE SUL SITO INTERNET
GLI EVENTUALI AGGIORNAMENTI DELLA LISTA
[email protected]
www.cassacolf.it
Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs
UIL e Federcolf a nome dei lavoratori e
lavoratrici;
Assindatcolf, ADLC, ADLD, Nuova
Collaborazione e Domina a nome dei datori di lavoro;
con la sottoscrizione del contratto nazionale, hanno inteso mettere a disposizione
del settore il proprio sforzo comune per
garantire e migliorare la professionalità
e il servizio di collaborazione domestica,
fornendo strumenti bilaterali in grado di
raggiungere tali scopi.
RISPAR MIAR E
È PR EV ENIR E
LA CAS.SA.COLF È UNO DI ESSI.
Gli scopi sono quelli di fornire prestazioni assistenziali ai lavoratori e ai loro
datori di lavoro per migliorare la tutela
socio sanitaria.
Con il presente depliant si intende fornire gli elementi sintetici sulle modalità di
iscrizione e sulle prestazioni della cassa.
Si invitano i lettori ad approfondire le
informazioni attraverso il sito internet
www.cassacolf.it e porre eventuali quesiti
attraverso l’indirizzo [email protected]
Ulteriori approfondimenti potranno essere forniti dalle parti sociali recandosi
presso le rispettive sedi che si potranno
trovare tramite i siti nazionali.
Capitolo 6 - Ugo Zino
99
Ugo Zino (3/11/1951 - 14/11/1954)
Il Congresso di Genova
Nei giorni 1-2-3 Novembre
1951 a Genova si tenne il
Congresso della Federazione – che tutelava allora
già oltre un milione di lavoratori – in vista del successivo Congresso Confederale della CISL.
In tale circostanza venne
eletto Segretario Generale
della FISAC Ugo Zino, infatti egli compare nel novero dei CISLini e delle CISLine divenuti
componenti degli organi collegiali CISL dopo il Congresso Confederale tenutosi a Napoli dall’11 al 14 novembre 1951.
Ugo Zino entrò dunque a far parte del Consiglio Generale 1951
della CISL, che annoverava tra le
sue fila, come membri di diritto, i
Segretari delle Federazioni e dei
Sindacati Nazionali di categoria.
L’8 dicembre 1951 presso il teatro delle Terme di Abano Terme si
tenne l’assemblea generale dei
lavoratori idrotermalisti già appartenenti all’Associazione Autonoma dei Lavoratori Idrotermali di
Abano e Montegrotto Terme.
100
Storie della FISASCAT
A seguito della scissione sindacale verificatasi nel 1948, tutto
il gruppo dei lavoratori di detta categoria
aveva dichiarato la
propria autonomia,
non dando adesione né alla CGIL né
alla LCGIL. Successivamente i dirigenti dell’Associazione
Autonoma avevano
preso contatti con
l’Unione Provinciale
Il tavolo della Presidenza del 1° congresso Nazionale della CISL
Liberi Sindacati di
Padova, onde avere assistenza nella loro stipulazione contrattuale
e comunque per tutti i problemi tecnici riguardanti la categoria.
Così, dopo due anni di trattative, fu dichiarata l’adesione dell’Associazione Autonoma all’Unione Provinciale e, per essa, alla FISAC.
Tuttavia, per rispettare l’autonomia di cui i lavoratori erano stati tanto gelosi, pur aderendo alla FISAC, essi avrebbero mantenuto la
denominazione di Associazione Autonoma Lavoratori Idrotermali,
aderente però alla CISL.
DICEMBRE 1951: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
Nella prima decade di dicembre 1951 si tenne una riunione del Comitato Esecutivo Allargato della FISAC che assume una sua precisa e particolare importanza per il punto che, in tale sede, venne
fatto sulla situazione sindacale dell’intera categoria.
Dipendenti dalle Aziende Commerciali
Dalle relazioni che furono ascoltate apparve in tutta la sua cruda
chiarezza che, se le organizzazioni sindacali debbono quasi sem-
Capitolo 6 - Ugo Zino
101
pre sudare le proverbiali sette camicie per convincere le rappresentanze dei datori di lavoro al tavolo delle trattative, diventa ancora più
arduo lo sforzo quando si tratta di far rispettare in provincia quello
che in sede nazionale i rappresentanti dei datori di lavoro hanno
letto, approvato e sottoscritto.
Infatti i diversi relatori sottolinearono che, a distanza di un anno dalla stipula del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti dalle aziende commerciali in genere, erano ancora numerose
le province che – a causa dell’ostruzionismo della parte datoriale
– non avevano stipulato gli accordi integrativi e questo ad onta delle
precise disposizioni contenute nell’articolo 81 del Contratto sopra
citato, che stabiliva il termine di tre mesi, oltre il quale gli accordi
avrebbero dovuto essere demandati, per la stipulazione, alla sede
nazionale.
Lavoratori Albergo e Pubblici Esercizi
Il Sindacato Nazionale Lavoratori Albergo e Pubblici Esercizi
avrebbe tenuto nel successivo mese di gennaio sette convegni
interregionali di segretari dei sindacati provinciali, per esaminare la situazione organizzativa e sindacale della categoria ed
in particolar modo per quanto riguardava i contratti nazionali “Caffè Bar Ristoranti Trattorie” che la Federazione Italiana
Pubblici Esercizi non intendeva rinnovare. In tali convegni si
sarebbe decisa l’azione sindacale che il sindacato nazionale
avrebbe dovuto seguire per indurre l’associazione datoriale ad
accettare il rinnovo di detti contratti, che erano stati disdettati
da oltre due anni.
Lavoranti nelle Panetterie
Nell’ultima riunione tenutasi al Ministero i datori di lavoro avevano
ritirato quanto in precedenza avevano accordato, in linea di massima trincerandosi dietro il mancato accoglimento, da parte di organi
governativi, di alcune concessioni già fatte note attraverso le circolari della FISAC.
102
Storie della FISASCAT
Ortofrutticoli Stagionali
Non si erano iniziate le trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 21 giugno 1938 perché la CGIL
non aveva ancora presentato lo schema. Perciò la CONFCOMMERCIO era stata invitata da parte della CISL a discutere lo
schema presentato da vari mesi dalla stessa CISL, indipendentemente dalla mancata presentazione di schemi da parte di altre organizzazioni.
Agenzie di Viaggio Turismo e Navigazione
Il Ministero del Lavoro aveva da poco emanato una disposizione
relativa alla obbligatorietà da parte delle aziende di assicurare il proprio personale all’INAM. Pertanto a decorrere dal 1 ottobre 1951 tutti i lavoratori della categoria Agenzie Viaggio Turismo e Navigazione
dovevano godere del trattamento sanitario previsto per i dipendenti
dalle aziende commerciali.
Per il trattamento economico invece rimaneva in vigore la disposizione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 21/6/1938
perché detto istituto non era stato discusso con il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 16 luglio 1951.
I dipendenti della CIT rimanevano assicurati all’Ente Previdenza Dipendenti Enti di Diritto Pubblico fino al 31/12/1952.
Barbieri e Parrucchieri per Signora
La commissione paritetica aveva già approvato uno schema di accordo definitivo e si attendeva la convocazione delle delegazioni da
parte del Ministero per discuterlo e vararlo.
Dipendenti dai Consorzi Agrari Provinciali
Il comitato intersindacale, d’accordo con il sindacato autonomo,
aveva ostacolato la partecipazione della rappresentanza della CISL
nelle trattative per la revisione delle tabelle salariali e per l’applicazione della scala mobile, adducendo a pretesto che, non avendo la
FISAC riconosciuto il CCNL stipulato con i predetti, non aveva alcu-
Capitolo 6 - Ugo Zino
103
na veste per intervenire. Onde aggirare l’ostacolo, la FISAC stava
preparando uno schema di contratto da presentare per la stipula di
un suo proprio contratto nazionale.
Dipendenti dagli Studi Professionali
Era stato presentato a suo tempo alla Confederazione lo schema
del nuovo CCNL in sostituzione di quello stipulato in data 23 marzo 1939. Poiché l’associazione datoriale della categoria allora non
esisteva, la materia doveva essere regolata con disposizioni di legge. La Confederazione, tramite i propri parlamentari, si stava perciò interessando per far presentare ai due rami del Parlamento uno
schema di legge.
Impiegati Dipendenti da Proprietà Immobiliare
Si preparava lo schema di un nuovo CCNL che avrebbe dovuto sostituire quello stipulato il 29 febbraio 1940.
Portieri
Era stato presentato lo schema del CCNL che avrebbe dovuto sostituire quello stipulato il 30 aprile 1938. Inoltre, a datare dal 1 luglio
1951, l’indennità di contingenza prevista dal decreto legge 22 aprile
1947 era aumentata nella misura del 40%. Il provvedimento era in
corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Guardie Giurate
Era allo studio uno schema di legge, da far discutere dai due rami
del Parlamento, al fine di disciplinare, in modo uniforme per tutto il
territorio nazionale, il trattamento economico e normativo per i lavoratori della categoria.
Alle guardie giurate dipendenti da istituti di vigilanza ed agli addetti alla vigilanza campestre doveva essere praticato il trattamento previdenziale ed assistenziale previsto per i dipendenti
dalle aziende commerciali ed anche gli assegni familiari dovevano essere della misura prevista per gli altri lavoratori del settore
Commercio.
104
Storie della FISASCAT
Contingenza e nuovo sistema di scala mobile per i Dipendenti
da Farmacie
Il 14 dicembre sarebbero state riprese contemporaneamente presso le due associazioni nazionali dei datori di lavoro – proprietari di
farmacie laureati e proprietari di farmacie non laureati – le trattative
per estendere al personale ausiliario dipendente dalle aziende suddette il nuovo sistema di scala mobile e l’aumento di contingenza
che ne derivava.
Nuovo contratto Ausiliari Dipendenti da Farmacie
Era stato rimesso sia alla Federazione Nazionale Sindacale Proprietari di Farmacie che alla Associazione Nazionale Proprietari di
Farmacie non Farmacisti lo schema per una nuova regolamentazione contrattuale che aggiornasse, portandoli al livello già raggiunto
da altre categorie, gli istituti del vecchio contratto dell’8 luglio 1942,
che tra l’altro era applicabile solo ai dipendenti da farmacie di proprietà di professionisti.
Viaggiatori e Piazzisti
Per i viaggiatori e piazzisti dipendenti da aziende industriali era stata
tenuta una serie di riunioni presso la sede dell’alta Italia della Confederazione Generale Italiana dell’Industria. In tale seduta erano stati
concordati gli articoli 26-retribuzione e 27-provvigioni, prevedendo
scatti periodici di retribuzione a seconda dell’anzianità. Le trattative
sarebbero state riprese nella seconda quindicina di dicembre.
Agenti e Rappresentanti di Commercio
Il consiglio di amministrazione del Enasarco, riunitosi a Roma in quei
giorni, aveva auspicato un potenziamento dell’ente stesso, onde poter meglio rispondere alle esigenze della categoria.
Questo problema era strettamente legato al rinnovo ed alla revisione dell’accordo economico sulla tutela del mandato di agenzia e
rappresentanza commerciale del 30 giugno 1938, per la qual cosa la
Federazione Nazionale ed il sindacato di categoria avevano allo studio un progetto che avrebbe dovuto permettere di dare agli agenti e
rappresentanti quella tutela che fino ad allora era di fatto mancata.
Capitolo 6 - Ugo Zino
105
Dipendenti dalle Cooperative
A breve sarebbero state riprese le riunioni per la compilazione dello
schema di contratto per i dipendenti dalle cooperative di consumo.
I contatti preliminari erano stati presi con la Confederazione Cooperativa Italiana.
In data 11 novembre 1950 era stata interessata alla trattazione di tale
contratto pure la Lega delle Cooperative e Mutue, ma da quest’ultima organizzazione, malgrado i ripetuti solleciti della FISAC, non si
era riusciti ad ottenere nemmeno una risposta, per cui anche questa
situazione sarebbe stata presa in esame dalla successiva riunione
della Segreteria della FISAC.
FERVE L’ATTIVITÀ CONTRATTUALE
Nei primi giorni di gennaio 1952 presso la sede della Confederazione Generale Italiana del Commercio ebbe luogo un colloquio fra il
nuovo presidente della Confederazione stessa, avvocato Solari, ed
il Segretario Generale della FILSAC, Ugo Zino. Dopo i preliminari
di rito, si fece un esame panoramico della situazione sindacale dei
lavoratori del Commercio e dei pubblici esercizi e si prospettarono i
problemi più importanti da risolvere.
Per il Commercio in ben 50 province non erano ancora stati portati
a termine i contratti integrativi al Contratto Collettivo Nazionale di
Lavoro del 23 ottobre 1950, per cui era necessario trovare una soluzione del problema a livello centrale.
Per quanto riguardava i Dipendenti Aziende Viaggi e Turismo, occorreva stipulare un CCNL in sostituzione della disciplina vigente,
che non era del tutto completa ed era considerata insoddisfacente
da parte di tutti i lavoratori interessati.
Relativamente agli addetti ai negozi di vendita di pane e pasta si
rendeva necessario che la Confederazione del Commercio, unita-
106
Storie della FISASCAT
mente alla Federazione Nazionale dei Panificatori, sua associata,
riconoscesse la validità dell’applicazione del C.C.N.L. 23 ottobre
1950 ai dipendenti da negozi di vendita di pane e pasta e che allo
scopo si decidesse la data della riunione in cui stabilire come disciplinare attraverso accordi provinciali integrativi il trattamento economico da attribuire ai lavoratori interessati.
Occorreva infine stabilire la data per l’inizio delle trattative dei nuovi contratti nazionali di lavoro per tutto il personale dipendente dai
pubblici esercizi, ivi compresi i lavoranti pasticceri.
In un altro elenco furono raccolti i problemi già avviati a soluzione
ma che esigevano una maggiore celerità di decisioni: inizio delle
trattative per la nuova disciplina contrattuale dei viaggiatori piazzisti dipendenti da aziende commerciali; inizio delle trattative per la
nuova disciplina contrattuale per gli agenti e rappresentanti di Commercio, estendendo ad essi, come primo atto, l’accordo stipulato
dalla CONFCOMMERCIO con la Federazione Nazionale Associazioni Agenti Rappresentanti di Commercio, ad essa aderente, il 12
maggio 1951, senza che ciò costituisse ulteriore pregiudizio per le
trattative riguardanti gli altri istituti dello schema rappresentato dalla
Federazione; inizio delle trattative per la stipula del contratto nazionale per le lavorazioni stagionali ortofrutticole; rivalutazione salariale del settore Commercio; necessità che anche nel Commercio venissero disciplinati, così come erano stati disciplinati per l’Industria,
i licenziamenti individuali ed i licenziamenti collettivi.
Il 10 giugno 1952 la Federazione Italiana Sindacati Addetti al Commercio, rappresentata dai Segretari Nazionali Sig. Ugo Zino e Sig.
Giulio Pettinelli, sottoscrisse il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i Viaggiatori e Piazzisti delle Aziende Industriali. Il contratto, che fu poi ufficialmente firmato in settembre, era il primo che
si stipulasse in questo ambito in sostituzione del vecchio accordo
cooperativo del 1937.
Il 1952 fu l’anno in cui a molte categorie fu aumentata la misura degli assegni familiari che, a causa dell’inflazione, avevano subito un
Capitolo 6 - Ugo Zino
107
decurtamento di fatto. Per i lavoratori del Commercio ciò accadde il
25 luglio, giorno in cui tra la CONFCOMMERCIO e le organizzazioni
sindacali di categoria aderenti a CGIL, CISL e UIL, alla presenza del
Ministro del Lavoro Rubinacci, furono concordati gli stessi aumenti
concessi al settore dell’Industria con decorrenza 1 giugno 1952. Si
trattava di 153 lire giornaliere per i figli, di 100 lire per la moglie e di
55 lire per il genitore a carico.
Ai primi di dicembre
del 1952 presso la
sede centrale della
CISL si tenne una
serie di riunioni dei
dirigenti delle Federazioni e dei sindacati
nazionali di categoria
per i settori fondamentali di attività: Industria, Agricoltura e
Commercio, alla presenza dei segretari
confederali Morelli,
La Commissione della FISAC nel Convegno sulla Mutualità indetto a
Roma nei giorni 17-18-19 ottobre 1952
Storti e Parri.
Furono esaminati i principali problemi in atto onde concretare un
piano di massima in merito all’azione sindacale da svolgersi nei
mesi successivi per le questioni di maggiore rilievo e per coordinare
l’attività delle Federazioni con quelle della Confederazione.
I rappresentanti delle categorie commerciali, oltre a condividere
le questioni di interesse generale, comuni a tutti gli altri lavoratori,
stabilirono di svolgere una particolare azione per quanto si riferiva
a: riforma del trattamento contrattuale di malattia; revisione delle
norme di legge sulla disciplina del Commercio per gli aspetti economici generali e relativi alle festività, ai riposi settimanali, agli orari di
servizio e di apertura dei negozi; regolamentazione del trattamento economico generale e in particolare riforma delle norme relative
108
Storie della FISASCAT
agli aumenti di anzianità, alla rivalutazione delle retribuzioni ed al
conglobamento degli elementi delle retribuzioni stesse; norme per
l’attribuzione dell’esatta qualifica ai lavoratori; regolamentazione dei
dipendenti da studi professionali e di tutte le altre categorie ancora
prive di adeguate ed aggiornate norme contrattuali; revisione del
trattamento contrattuale normativo ed economico dei portieri; istituzione di un fondo di previdenza speciale per i lavoratori del Commercio, così come esistente per le categorie dell’Industria e di altri
settori; riforma dei sistemi di computo dei periodi feriali.
Quasi negli stessi giorni, il 12
dicembre 1952, la Federazione Italiana Sindacati Addetti
Commercio (Fisac), rappresentata dal suo Segretario
Generale Sig. Ugo Zino e dal
Segretario Nazionale Sindacale Sig. Giulio Pettinelli, sottoscrisse il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i
dipendenti, impiegati e intermedi, delle aziende esercenti
l’industria idro-termale (terme
e imbottigliamento).
Il 1 aprile 1953 la Federazione – dopo una lunga trattativa che era giunta ad indurla a
proclamare uno sciopero, che
fu scongiurato all’ultimo momento dal raggiungimento dell’intesa –
sottoscrisse un accordo per il Commercio, modificativo del CCNL 23
ottobre 1950. Analogamente l’11 agosto 1953 la Federazione Italiana Sindacati Addetti Commercio (Fisac), rappresentata dal Segretario Generale Zino Ugo e dal Segretario Sindacale Pettinelli Giulio,
sottoscriveva un accordo nazionale contenente norme aggiuntive
e modificative al contratto nazionale di lavoro per i lavoratori (ope-
Capitolo 6 - Ugo Zino
109
Un gruppo di dirigenti delle Federazioni Provinciali Alta Italia della FISAC, partecipanti al Convegno Interregionale di Bologna del 16 dicembre 1952.
rai) d’albergo, pensioni e locande 18 dicembre 1949 ed un accordo
nazionale contenente norme aggiuntive e modificative al contratto
nazionale impiegati di aziende alberghiere 28 giugno 1951.
Il Consiglio Generale della CISL nella riunione di martedì 6 ottobre
1953 affrontò la situazione sindacale dei vari settori. Per il Commercio prese la parola il dottor Paolo Cavezzali, il quale fece un consuntivo dell’attività fino allora svolta dalla FILSAC. Egli ricordò gli accordi
integrativi che abbiamo appena citato ed aggiunse che era stata proseguita l’azione per la stipulazione dei seguenti contratti nazionali:
per i dipendenti stagionali da aziende ortofrutticole ed agrumarie;
per i dipendenti da grossisti di specialità medicinali; per i viaggiatori e
piazzisti dipendenti da aziende commerciali e per gli agenti e rappresentanti; per i dipendenti da bar, caffè e pubblici esercizi; per i dipendenti da ristoranti, trattorie ed osterie con cucina; per i dipendenti da
cooperative di consumo e loro consorzi; per i barbieri e parrucchieri;
per i portieri e dipendenti dalla proprietà edilizia.
Inoltre la Federazione aveva intrapreso un’azione per ottenere aumenti salariali nelle province più depresse ed aveva riesaminato
il trattamento di malattia per i dipendenti da aziende commerciali, infatti, precedentemente alla costituzione dell’INAM, risultante
dall’unificazione delle casse mutue di assistenza malattia dei vari
110
Storie della FISASCAT
settori, il miglior trattamento era riservato ai lavoratori del Commercio e si identificava nella misura integrale delle retribuzioni normalmente godute. Con l’entrata in vigore della legge 1947 i lavoratori
del Commercio invece si erano venuti a trovare con un’indennità
riportata al 50% della retribuzione globale.
Nel 1953 inizia la pubblicazione de Il Lavoratore del Commercio, notiziario mensile della FISAC.
Sempre nel mese di ottobre 1953, il giorno 13, nella sede della CISL
venne stipulato il Contratto Nazionale Collettivo di Lavoro per il Personale degli Studi dei Professionisti e degli Artisti, cui parteciparono
la Federazione Italiana Sindacati di Artisti e Professionisti, da una
parte, e la Federazione Italiana Sindacati Addetti Commercio ed Affini – sempre rappresentata dal Segretario Generale Sig. Ugo Zino
e dal Segretario Nazionale Sindacale Sig. Giulio Pettinelli – per la
CISL, la Federazione Italiana Lavoratori del Commercio e Aggregati
per la CGIL e l’Unione Italiana Dipendenti Aziende Commerciali ed
Affini per la UIL dall’altra parte.
Il 13-14 novembre 1953 per iniziativa della FISAC si svolse a Roma
il Primo Congresso Nazionale delle Guardie Giurate e dei Dipendenti da Istituti di Vigilanza. Il congresso venne aperto dal Segretario Generale della Federazione, Ugo Zino, il quale, dopo aver portato il saluto dell’onorevole Giulio Pastore, Segretario Generale della
CISL, e della FISAC Nazionale, trattò esaurientemente i problemi
che assillavano la categoria.
Aperta la discussione, presero poi la parola tutti i segretari provinciali che a loro volta illustrarono le situazioni economiche nonché
organizzative locali. Il Segretario Sindacale della FISAC, Giulio Pettinelli, successivamente svolse la relazione sindacale, soffermandosi in modo particolare sulla parte contrattuale e sui provvedimenti di
carattere legislativo. Pure notevole fu l’apporto tecnico alla discus-
Capitolo 6 - Ugo Zino
111
sione da parte di Aldo Ronci, che era allora componente dell’Esecutivo della FISAC,
Il Congresso quindi procedette alla costituzione del Sindacato Italiano Guardie Giurate e Dipendenti da Istituti di Vigilanza, eleggendo
il Consiglio Direttivo. Chiuse il Congresso, vivamente applaudito, il
Segretario Confederale, dottor Bruno Storti.
Un gruppo di segretari di Sindacati Provinciali Guardie Giurate (Fisac) riuniti a Roma il 12 e 13 novembre
Il 6 e 7 marzo 1954 si svolse a Roma il Convegno Nazionale dei
Dirigenti dei Sindacati Provinciali Ortofrutticoli ed Agrumari. Il convegno passò in rassegna i molteplici problemi che interessavano la
categoria, sia dal lato contrattuale che da quello organizzativo ed
assistenziale. Inoltre si esaminò il testo del nuovo contratto nazionale di lavoro per i lavoratori stagionali della categoria – quelli fissi
erano tutelati dal Contratto Nazionale del Commercio del 23 ottobre
1950 – destinato a sostituire quello corporativo del 1938 e venne
comunicato che la firma del nuovo contratto sarebbe avvenuta ufficialmente il 31 marzo.
Nella mozione finale si impegnavano i Dirigenti alla risoluzione dei
più gravi problemi che affliggevano la categoria: la modifica del decreto ministeriale 11 dicembre 1939 relativa alla corresponsione del
sussidio di disoccupazione ai dipendenti occupati in lavorazioni inferiori ai sei mesi; il miglior funzionamento degli uffici di collocamento
112
Storie della FISASCAT
attraverso accorgimenti e modifiche che permettessero un maggiore controllo dell’invio della manodopera ed il rispetto delle qualifiche
professionali; una severa applicazione dei poteri, una più precisa
e completa attribuzione dei compiti ed un effettivo potenziamento
degli ispettorati del lavoro; un miglior trattamento per le lavoratrici
ed i lavoratori che, prestando la loro opera fuori della normale residenza, usufruivano in quasi tutte le regioni nei posti di lavorazione di
attrezzature igienico-sanitarie assolutamente non adeguate.
Non il 31 Marzo – come era stato previsto – ma il 21 aprile 1954
la Federazione Italiana Sindacati Addetti Commercio ed Affini, rappresentata dal Segretario Generale Sig. Ugo Zino e dal Segretario
Nazionale Sindacale Sig. Giulio Pettinelli, sottoscrisse il Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro per il Personale Stagionale, Avventizio e Giornaliero Dipendente da Aziende Esercenti il Commercio
all’Ingrosso e di Esportazione dei Prodotti Ortofrutticoli e Agrumari.
IL SECONDO (O TERZO) CONGRESSO DELLA FISAC
Dal 12 al 14 novembre 1954 si svolse a Bologna quello che nel
computo storico è il terzo Congresso della FISAC (veniva dopo
Capitolo 6 - Ugo Zino
113
quelli di Firenze e di Genova), ma che allora gli organi di Stampa
e la Federazione stessa definirono come secondo, evidentemente
attribuendo valore di Congresso Straordinario all’assise di Genova,
propedeutica al primo Congresso Nazionale della CISL.
I lavori iniziarono il venerdì sera con la verifica dei poteri e le altre attività preliminari di ogni congresso, mentre l’inizio vero e proprio si ebbe
al sabato mattina con un caldo discorso inaugurale del Segretario
Confederale Giovanni Canini, acclamato presidente dell’assemblea.
Dopo i saluti dei delegati di diverse parti d’Italia, nel salone di via
Castiglione, affollato di congressisti, il Segretario Generale uscente, Ugo Zino (in piedi nelle foto), svolse un’ampia ed appassionata
relazione sull’attività triennale della Federazione. Egli ricordò che il
settore del Commercio comprendeva allora oltre un milione di lavoratori, raggruppati in svariate categorie che andavano dai lavoratori
delle aziende commerciali propriamente dette al servizi affini, quali
il Turismo e l’ospitalità, l’albergo e mensa, gli spedizionieri, i commessi viaggiatori ed i piazzisti, i rappresentanti, i dipendenti da studi
professionali, i lavoratori barbieri e parrucchieri, i dipendenti della
proprietà edilizia, le guardie giurate, i propagandisti delle specialità
medicinali, eccetera.
114
Storie della FISASCAT
Era una situazione varia e complessa. Alcune categorie, come gli ortofrutticoli, avevano ottenuto nel triennio per la prima volta il loro contratto di lavoro. I contratti nazionali nel Commercio regolavano solo la
parte normativa, quella economica veniva invece fissata da contratti
integrativi provinciali, per cui in alcune province l’aumento delle paghe nel triennio era arrivato fino al 35%, ma la media era del 20% e
c’erano delle punte molto basse. La paga media delle donne era in
media inferiore del 30% a quella degli uomini a parità di lavoro.
Anche sul piano organizzativo la situazione era molto varia, ma in
complesso i miglioramenti erano stati notevoli.
Sulla relazione di Ugo Zino si aprì una discussione assai articolata,
seguita nel pomeriggio dal discorso dell’onorevole Giulio Pastore.
Accolto da calorosi applausi dei congressisti, l’onorevole Pastore, dopo un saluto rivoltogli dal Presidente del Congresso, Canini,
esordì affermando che i dibattiti congressuali erano per la CISL una
imprescindibile necessità, perché essi rappresentavano il canale
attraverso il quale gli organi al vertice ripetevano gli indirizzi dei lavoratori della base. Ed era questa una delle caratteristiche che più
nettamente contraddistinguevano la CISL dal sindacato comunista.
Pastore dichiarò: “I dibattiti servono anche come affinamento e per
il rinnovamento del metodo, mentre rappresentano un mezzo per
trovare e valorizzare i giovani, rinnovando i quadri dirigenti che debbono essere sempre più adeguati alle esigenze della sempre crescente potenza numerica dell’organizzazione. L’Italia è creatrice di
un sindacato nuovo perché noi non abbiamo inteso costituire un
altro sindacato, bensì, appunto, un sindacato nuovo, capace di modificare il corso storico delle lotte sindacali: proprio per questo motivo si avverte l’esigenza di una sempre maggiore preparazione dei
dirigenti. Il dirigente sindacale dalla semplice infarinatura non serve
più; esso è anzi un punto debole nella vita del sindacato. Occorrono
invece dirigenti che conoscano in profondità la situazione del Paese
perché oggi non è possibile dissociare l’interesse dei lavoratori da
quello stesso del Paese”.
Capitolo 6 - Ugo Zino
115
Dopo aver detto che
l’obiettivo primario della
CISL era la difesa delle
esigenze dei lavoratori,
Pastore rilevò che il sindacato nuovo era riforma
dei metodi e degli indirizzi:
“Noi chiediamo perciò ai
dirigenti nuovi una rinuncia che può costare, ma
è necessaria: la rinuncia
cioè alla demagogia, perché illudere i lavoratori,
soprattutto in una situazione difficile sia economicamente che socialmente,
vuol dire tradire i lavoratori
stessi”.
Il Segretario Generale della CISL si occupò quindi della vertenza
allora in corso per l’attuazione del conglobamento nel settore, manifestando il dubbio che di fatto le categorie imprenditoriali del Commercio di fronte alle richieste dei lavoratori volessero ricorrere alla
tattica della dilazione e dell’ostruzionismo.
L’onorevole Pastore disse: “Dopo i non brillanti risultati conseguiti
da tale tattica nel settore dell’Industria, non si comprende perché gli
imprenditori del Commercio si attardino su tali posizioni, nient’affatto indicative di una visione socialmente adeguata dei rapporti che
devono intercorrere tra organizzazioni imprenditoriali e organizzazioni dei lavoratori”.
Il Segretario della CISL poi proseguì: “Alla nostra più che ragionevole proposta di istituire un comitato misto di esperti, a cui affidare
il primo approccio con i problemi derivanti dal conglobamento, ci si
116
Storie della FISASCAT
risponde richiedendo un piano particolareggiato del come la rivendicazione potrebbe attuarsi; noi rispondiamo che in una materia così
complessa il ricorso a piani unilaterali non può che rappresentare
una inutile perdita di tempo.
Del resto i punti principali ed i concetti orientativi della nostra impostazione sono stati da noi fatti conoscere e siamo convinti che nei
dati forniti alla CONFCOMMERCIO vi è materia più che sufficiente
per dare inizio alle trattative”.
L’onorevole Pastore, dopo aver deplorato la tattica dilazionista, osservò: “Evidentemente la controparte usa dell’arma che più gli sembra opportuna e noi possiamo anche riconoscere che ciò è nel suo
legittimo diritto; a questo punto però devo dichiarare che anche i
lavoratori faranno uso di pari diritto scegliendo i loro mezzi di lotta:
voglio dire che è inevitabile che, falliti i nostri sforzi di procedere
per le vie pacifiche, faremo ricorso all’azione sindacale e cioè allo
sciopero”.
Chiudendo, l’onorevole Pastore formulò l’augurio che la
rottura si potesse evitare e che
la distensione prodottasi in altri importanti settori di lavoro,
quali l’Industria e le Aziende
Municipalizzate, si potesse
determinare anche nel settore
del Commercio.
La domenica fu poi dedicata
alla relazione del segretario
sindacale Giulio Pettinelli. Egli
illustrò analiticamente la grande mole di lavoro svolta nel
Capitolo 6 - Ugo Zino
117
campo contrattualistico e legislativo, tutto quello che era ancora in
corso e le più importanti rivendicazioni dell’intero settore.
Alle discussioni aperte dalle due relazioni partecipò la quasi totalità
dei congressisti ed ogni oratore, pur spaziando nella vasta gamma degli argomenti congressuali, pose l’accento sull’acuto problema dell’estensione al Commercio del conglobamento e su quello
dell’assetto zonale.
Il Congresso si chiuse quindi con una mozione conclusiva che qui
di seguito riportiamo:
“Il Secondo Congresso Nazionale
impegna i nuovi organi direttivi della Federazione a disdettare il
contratto di lavoro dei dipendenti di aziende commerciali, merci
d’uso e industriali, qualora non fosse possibile una parziale modifica dello stesso, ed a sollecitare le conclusioni delle trattative
in corso per i vari contratti di categoria, denunciando all’opinione
pubblica, anche in questo campo, le resistenze ingiustificate degli
imprenditori;
- ravvisa la necessità di arrivare il più rapidamente possibile alla
promulgazione della legge sul riconoscimento giuridico e l’estensione obbligatoria dei contratti di lavoro;
- constatato ancora l’inasprimento delle inadempienze contrattuali
di legge regolante i rapporti di lavoro, ha auspicato un più efficiente
funzionamento degli uffici dell’ispettorato del lavoro ed una rigida
applicazione delle sanzioni previste contro gli evasori;
in ordine al collocamento chiede che vengano costituite presso
gli uffici del lavoro delle commissioni tecniche consultive ed in
particolare per quanto riguarda la categoria «Albergo e pubblici
esercizi».
118
Storie della FISASCAT
Per meglio adeguare alle esigenze dei lavoratori alcune vigenti disposizioni di legge, si chiedono le seguenti modifiche:
1. estendere il diritto al sussidio di disoccupazione ai lavoratori stagionali, anche nel caso in cui non raggiungano nel biennio un
anno di assicurazione;
2. coprire di assicurazione dell’Istituto della Previdenza Sociale
tutti i lavoratori per il periodo in cui questi hanno prestato comunque servizio militare, con efficacia retroattiva;
3. che per alcune categorie del settore commerciale sia abbassato
il limite d’età con diritto a pensione, in considerazione del fatto che, per le caratteristiche particolari del lavoro, difficilmente
possono raggiungere il 60º anno di età in servizio;
4. perequare il trattamento delle lavoratrici del Commercio a quello
dell’Industria agli effetti della tutela fisica ed economica delle
lavoratrici madri;
5. emendare la vigente legge sulle festività infrasettimanali in modo
da togliere ogni possibile dubbio circa il diritto a beneficiare della
stessa di tutti i lavoratori;
6. una regolamentazione efficiente circa il tentativo di conciliazione
amichevole delle vertenze di lavoro, dando agli uffici provinciali
del lavoro ben più concreta funzione ed in particolare rendendo
obbligatoria la comparizione delle parti.
Demanda ai nuovi organi direttivi l’assillante problema riguardante i
giovani e le donne, inteso a rendere più intensa la partecipazione di
questi alla vita sindacale, tenendo presente in modo particolare la
necessità di meglio adeguare le retribuzioni dell’elemento femminile
nei confronti dell’elemento maschile;
reclama una migliore assistenza in caso di malattia, assicurando
l’intera retribuzione ed il totale rimborso delle spese;
Capitolo 6 - Ugo Zino
119
constatato con rammarico che un sindacato di categoria non è riuscito a partecipare alle trattative per la stipulazione di un contratto
nazionale per l’opposizione, non giustificata, da parte padronale,
auspica una rapida soluzione della vertenza, affinché i giusti diritti
dei lavoratori vengano riconosciuti;
infine chiede al nuovo consiglio direttivo di impostare il problema
dei rapporti umani nelle aziende ed altresì di impostare l’importante
problema relativo alla produttività nel settore Commercio.
Con la realizzazione di tali postulati il Congresso è certo che l’attività della Federazione si avvierà verso quella giustizia sociale che è
nelle premesse dell’Organizzazione”.
120
Storie della FISASCAT
CASSA DI ASSISTENZA SANITARIA PER I DIPENDENTI DEGLI STUDI PROFESSIONALI
“Rimborso fino a
1.000 euro per le spese
di gravidanza”
“Una copertura integrativa
totale per proteggere
tutta la famiglia”
Negli studi professionali la salute è un valore.
“Sostegno alle spese
per l’assistenza pediatrica
e per l’asilo dei figli”
Per maggiori informazioni
cadiprof garantisce prestazioni sanitarie integrative
per piccoli e grandi interventi chirurgici,
esami diagnostici strumentali, visite specialistiche,
programmi di prevenzione, odontoiatria
[email protected]
www.cadiprof.it
e molto altro ancora.
LAVORO
800.016.635
SALUTE
FAMIGLIA
CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DEGLI STUDI PROFESSIONALI
121
Storie
della
Fisascat
CAPITOLO 7
Giulio Pettinelli
(14/11/1954–23/10/1971)
da FISAC a FISASCAT
122
Storie della FISASCAT
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
123
Giulio Pettinelli (14/11/1954 - 23/10/1971)
Inizia la grande Stagione della Federazione
Il Congresso di Bologna si chiuse con l’elezione di Giulio Pettinelli
alla carica di Segretario Generale della Federazione. Già da molti
anni egli era membro della Segreteria Nazionale e quindi si trattò
per lui di continuare un’opera già da tempo intrapresa.
Il primo risultato del suo impegno sul piano contrattuale fu il Contratto Nazionale di Lavoro per Farmacisti Laureati Dipendenti da Farmacie, stipulato in Roma il 1 gennaio 1955, a cui seguì l’accordo del 26
gennaio 1955 per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro per i dipendenti (impiegati intermedi ed operai)dalle aziende esercenti l’industria idro-termale (terme ed imbottigliamento), che egli sottoscrisse con l’assistenza del Segretario Nazionale Enrico Meneghelli.
Dopo di che venne il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 2 marzo
1955 per il personale dipendente da Cooperative
di Consumo e da Consorzi
da queste costituiti, che
Pettinelli in questo caso
sottoscrisse con l’assistenza del Segretario Nazionale Aldo Ronci.
Alla conclusione delle trattative relative a quest’ultimo contratto avevano
partecipato le commissioni plenarie delle due organizzazioni sindacali delle
Cooperative, della CISL,
124
Storie della FISASCAT
della CGIL e della UIDAC, anche se occorre ricordare che la FILSAC era stata la prima, nell’anno 1952, a prendere contatti con la
Confederazione italiana delle Cooperative per proporre la stipula
del contratto e l’inizio di regolari trattative con tutte le altre organizzazioni interessate.
La nuova regolamentazione, che aveva richiesto complesse e laboriose trattative con molteplici sedute in varie città d’Italia, assumeva notevole importanza anche per il fatto che, per la prima volta,
questo caratteristico rapporto di lavoro veniva disciplinato contrattualmente. Il contratto concluso corrispondeva alle esigenze ed alla
fisionomia del lavoro nelle Cooperative di Consumo ed avrebbe costituito anche un valido strumento per l’ulteriore rafforzamento dei
legami tra lavoratori e cooperative.
Tra le principali caratteristiche della regolamentazione così stabilita
ricordiamo:
• Esclusione di ogni e qualsiasi diverso tipo di rapporto tra cooperative e personale, con l’abolizione quindi di ogni forma di
appalti, gerenze autonome, ecc.;
• estensione del contratto al personale dei laboratori annessi e dei
reparti commerciali delle cooperative con attività promiscua;
Il 2° Congresso Nazionale delle guardie giurate, tenutosi a Roma il 26-27 aprile 1955
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
125
Assemblea dei lavoratori del Commercio di Padova al cinema Excelsior nel giorno dello sciopero, lunedì
9 maggio 1955
• elevazione alla categoria impiegatizia dei banconieri di macelleria, norcineria e latteria;
• riconoscimento di tutte le festività infrasettimanali;
• riconoscimento delle anzianità convenzionali anche per mutilati
ed invalidi del lavoro;
• rimborso delle spese relative agli indumenti sotto forma di indennità aggiuntiva della retribuzione;
• regolamento completo per il funzionamento della disciplina delle commissioni interne e tutela dei dirigenti sindacali.
Il 16 maggio 1955 fu stipulato il Contratto Collettivo Nazionale di
Lavoro per il personale della American Express Company tra la direzione della ditta ed il Sindacato Italiano Lavoratori del Turismo
rappresentato dal Segretario Nazionale Avv. Prof. Sebastiano Ferlito, assistito dalla FISASCA , rappresentata dal Segretario Generale
Sig. Giulio Pettinelli e con l’intervento della CISL, rappresentata dal
Segretario Dott. Paolo Cavezzali.
Tale contratto valeva a partire dal 1 gennaio 1955 e prevedeva l’applicazione di minimi comprensivi dello stipendio, dell’indennità di
contingenza, del carovita e dell’indennità straordinaria di carovita,
in aggiunta ai quali, agli aventi diritto, sarebbero andati le indennità
di caropane e gli assegni familiari.
126
Storie della FISASCAT
Inoltre, sempre a partire dalla stessa data, sarebbero state applicate al personale della American Express le variazioni dei punti di cui
all’accordo nazionale per la Scala Mobile del settore del Commercio,
stipulato tra la Confederazione Generale Italiana del Commercio e
le organizzazioni sindacali nazionali dei lavoratori del Commercio il
17 maggio 1951. I rispettivi importi sarebbero stati conteggiati per
26 giornate ogni mese.
Nell’accordo economico erano stati apportati aumenti che, secondo
le diverse categorie e qualifiche, andavano da un minimo dell’8%
fino al 20% sulle retribuzioni già conglobate per 16 mensilità annuali. Erano stati fissati a cinque gli scatti di anzianità ed era stato
ampliato gradualmente fino a sei mesi il periodo di integrazione da
parte della ditta dell’intera retribuzione. Il contratto sarebbe poi scaduto il 31 dicembre 1956.
IL “CONGLOBAMENTO”
Già in data 26 giugno 1954 la CISL, d’accordo con la FISAC, aveva
inviato una lettera alla CONFCOMMERCIO con cui si chiedeva di
esaminare il problema del Conglobamento nel settore del Commercio, sottolineando che l’esame avrebbe dovuto estendersi a tutti i
settori di attività commerciale, nessuno escluso.
Si mirava ad ottenere un accordo per cui i lavoratori avrebbero avuto in busta paga il Conglobamento di varie indennità e voci che si
erano moltiplicate negli ultimi anni di guerra e nel dopoguerra, con
una conseguente razionalizzazione dei salari.
Un ulteriore sollecito alla CONFCOMMERCIO venne dall’Esecutivo
FISAC del 16 gennaio 1955, al termine del quale venne dato mandato alla Segreteria Generale perché, d’intesa con gli organi della
Confederazione, richiedesse alla CONFCOMMERCIO l’inizio delle
trattative entro e non oltre il 5 febbraio 1955 con autorizzazione, in difetto, di promuovere opportune azioni sindacali in campo nazionale.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
127
Il 31 marzo 1955 il Ministero del Lavoro diramò un comunicato in cui
si annunciava che le tre Organizzazioni Sindacali dei lavoratori del
Commercio, interessate alla soluzione del problema del Conglobamento del settore, erano state convocate in seguito alla dichiarazione di sciopero proclamata dalla FISASCA per il successivo 2 aprile.
Poiché la CONFCOMMERCIO aveva accettato l’invito a fissare il
nuovo incontro per il giorno 1° aprile, la FISASCA si era impegnata
a sua volta a revocare lo sciopero per la data già fissata ed a partecipare all’incontro fissato dal Ministero.
Da ciò viene da rilevare che l’energica azione della FISASCA nel
proclamare lo sciopero aveva reso possibile un intervento autorevole del Ministero, cosa che evidentemente dimostrava quale fosse
l’importanza della vertenza che il Conglobamento aveva assunto.
Inoltre è da rilevare lo stato di allarme che indubbiamente si era diffuso per la decisione della Federazione e per l’ottima preparazione
dello sciopero che era stata fatta al centro e nelle in province più
importanti.
A ciò si aggiunga che l’azione del la FISASCA aveva indotto le altre Organizzazioni Sindacali a chiedere alla CONFCOMMERCIO un
incontro allo scopo di attenuare il colpo subito con la proclamazione
dello sciopero da parte della Federazione.
L’incontro del 1° aprile 1955 fu percepito dalla FISASCA come un
confronto decisivo e non accademico come i precedenti, sia perché il Ministero era ormai investito del problema, sia perché la
CONFCOMMERCIO, aderendo all’invito del Ministero stesso, non
avrebbe potuto trattare poco seriamente la vertenza. La FISASCA
si trovava dunque allora nella condizione migliore di prestigio, sia
nei confronti della CONFCOMMERCIO, sia nei confronti delle altre
Organizzazioni Sindacali dei lavoratori.
Ciò era merito soprattutto di quelle federazioni provinciali che con
energia, tempestività e non senza sacrifici economici, avevano dato
all’agitazione un tono che aveva impressionato la Confederazione
128
Storie della FISASCAT
dei Commercianti, sostenendo così la coraggiosa iniziativa della
Federazione nazionale.
La FISASCA dunque, come aveva promesso ai suoi iscritti, era
riuscita a rompere “il fronte datoriale dell’indugio e della freddezza”,
infatti il successivo 18 aprile si sarebbero iniziate ufficialmente, su
richiesta della Federazione Nazionale, le trattative con le commissioni sindacali plenarie delle parti interessate, trattative che si sarebbero protratte anche nei due giorni successivi, al fine di realizzare i risultati che rientravano nelle aspettative e nei voti dei lavoratori
del Commercio.
L’8-9 ottobre 1955 a Firenze la Segreteria della FISASCA ed alcuni
Segretari delle maggiori
città italiane incontrarono i dirigenti confederali
che seguivano il settore,
per elaborare una strategia risolutiva, anche in
considerazione del fatto
che il Commercio era
l’unica categoria che
ancora non aveva ottenuto il Conglobamento.
Sulla spinta di questo
convegno, dopo ulterioL’incontro di Firenze del 9 ottobre 1955. Secondo da destra il
Segretario Giulio Pettinelli.
ri lunghe trattative, Il 5
dicembre 1955 si arrivò
all’“Accordo Nazionale Modificativo del CCNL per i Dipendenti da
Aziende Commerciali del 23 Ottobre 1950 e di Conglobamento delle
Voci della Retribuzione dei Lavoratori del Commercio, tra la Confederazione Generale Italiana del Commercio rappresentata dal Vice
Presidente comm. Vincenzo Aliotta e da un’apposita delegazione,
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
129
e la Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali e
Affini (FISASCA) rappresentata dal Segretario Generale Sig. Giulio
Pettinelli e dai Segretari nazionali Sigg. Aldo Ronci ed Enrico Meneghelli”.
L’Articolo 1 dell’Accordo recitava così: “Con decorrenza 1.1.56 le
Organizzazioni sindacali provinciali dei commercianti e dei lavoratori del Commercio provvederanno al Conglobamento delle voci della
retribuzione dei lavoratori del Commercio sommando la paga-base
tabellare attualmente in vigore, l’indennità di contingenza provinciale al marzo 1951, l’importo dei punti della “scala mobile” scattati a
tutto il 30.11.55 in virtù dell’Accordo 17.5.51, nonché gli eventuali
terzi elementi contrattuali. Resteranno escluse dal Conglobamento
l’indennità di caropane e le indennità di mensa, trasporto e altre
eventuali ove esistenti, nonché l’importo dei punti della “scala mobile” derivanti da variazioni che si verificassero dopo il 30.11.55.”
Tra gli altri punti fondamentali dell’accordo meritano di essere citati il
riproporzionamento delle percentuali relative al lavoro straordinario
diurno (20%) e notturno (50%), tenuto conto dell’avvenuto Conglobamento, e l’istituzione delle indennità totali in caso di dimissioni in
base ai limiti di età, prevista per gli uomini a 60 anni e per le donne a
55. In precedenza gli scaglioni erano in funzione solo dell’anzianità
con quote percentuali per i diversi scatti.
Meno laboriosa era stata la trattativa per i Dipendenti da Farmacie, la quale si era conclusa il 20 maggio 1955 a Bologna fra l’Associazione Proprietari di Farmacia, la Federazione, rappresentata
da Bruno Bianchi, e la FilCEA-CGIL. Il contratto sarebbe entrato in
vigore il 1 giugno e sarebbe rimasto valido sino alla stipula del contratto nazionale di categoria.
Invece l’accordo per il conglobamento delle voci della retribuzione
per il personale dipendente dalle aziende esercenti il Commercio
all’ingrosso di prodotti farmaceutici e specialità medicinali venne
raggiunto solo il 7 maggio 1956 – mentre era ancora in corso la
130
Storie della FISASCAT
definizione di un contratto nazionale separato per le aziende farmaceutiche municipalizzate – l’accordo per i dipendenti della Compagnia Italiana Turismo (CIT) fu raggiunto il 6 giugno 1956 e quello
per i dipendenti da agenzie di viaggi, Turismo e navigazione e il 4
agosto 1956.
L’ATTIVITÀ INTERNAZIONALE
Sin dai primi tempi della sua costituzione il sindacato italiano del
Commercio aveva aderito alle organizzazioni internazionali del settore ed aveva partecipato con propri rappresentanti ai diversi incontri internazionali che erano stati via via organizzati.
Nell’ambito di questa attività sindacale internazionale frequenti erano le visite che i delegati delle diverse nazioni si scambiavano ed
il 26 ottobre 1955 il Segretario Generale della FISASCA , Giulio
Pettinelli, ricevette i dirigenti sindacali australiani dei lavoratori del
Commercio che venivano in visita alla CISL.
Si trattava dei signori
Arthur M. Storey, Segretario Generale della Federazione Australiana
dei Lavoratori del Commercio, e James Maher,
dirigente della stessa
Federazione, accompagnati da Mr. Charles
Amato della legazione
australiana.
Nel corso della visita i dirigenti dell’organizzazione australiana, aderente alla CISL Internazionale, presero atto delle condizioni e del
trattamento stabilito per i lavoratori del Commercio italiani, compiacendosi vivamente per il grado di efficienza raggiunto dall’orga-
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
131
nizzazione italiana e per le condizioni economico-normative che,
attraverso un’intelligente azione sindacale, erano state fissate
per le importanti categorie in cui si articolava l’organizzazione del
Commercio.
LA FISASCA CRESCE
Nel corso del 1955 la FISAC, in collaborazione con tutte le organizzazioni sindacali degli Agenti e Rappresentanti, chiese alla Confindustria l’aggiornamento dell’accordo economico allora in vigore,
che non poteva più rispondere alle esigenze della categoria, perché
risaliva al 1938.
Le proposte avanzate riguardavano i seguenti istituti:
• risoluzione del rapporto di agenzia o rappresentanza distinta
dal versamento per la previdenza ed assistenza sociale;
• indennità di risoluzione in ragione dell’8,33% sul cumulo delle
provvigioni, corrisposta anche nei casi di dimissioni;
• aumento del periodo di preavviso;
• determinazione di una percentuale a carattere assistenziale
completamente a carico delle aziende da versarsi all’Enasarco;
• revisione delle attuali posizioni relative allo “star del credere”.
A Milano nei giorni 7 e 8 novembre 1955 con l’intervento del Segretario Generale della FISASCA , Giulio Pettinelli, e dei dirigenti
nazionali Aldo Ronci, Emilio Ronchi e Luisa Panciroli fu definita l’importante vertenza a suo tempo sollevata dalla Federazione per la
cointeressenza del personale della Rinascente-Upim.
Si ottenne che tutto il personale dell’importante complesso a carattere nazionale godesse in permanenza, anche per i nuovi assunti,
di un’addizionale al trattamento economico contrattuale pari all’8%
della retribuzione tabellare conglobata in vigore nelle rispettive province, addizionale ovviamente complessiva del premio consolidato
di cointeressenza per chi già l’avesse.
132
Storie della FISASCAT
L’addizionale di cui sopra non sarebbe stata assorbita dai successivi scatti o progressi di carriera e si sarebbe adeguata sempre alla
paga tabellare conglobata delle rispettive qualifiche. E così ogni
nuovo assunto, dopo il periodo di prova, o dopo i sei mesi di servizio, avrebbe avuto un assegno personale pari all’8% della paga
tabellare conglobata della sua categoria.
Inoltre venne costituito un fondo speciale per la concessione dei
premi annuali di incitamento, attribuendo al fondo la differenza che
sarebbe risultata ricalcolando l’addizionale al 12%, anziché alla misura dell’8%, delle paghe tabellari dell’esercizio.
Tale fondo, calcolato subito dopo la chiusura di ogni esercizio, sarebbe stato ripartito per categoria fra tutto il personale qualificato
che avesse superato il periodo di prova ed in proporzione al servizio
attivo prestato durante l’esercizio.
Il 9 novembre 1955 a Roma la FISASCA stipulò con la direzione generale della famosa agenzia di viaggi Thos (Thomas) Cook & Son
un accordo nazionale con il quale vennero stabiliti dei miglioramenti
economici a favore di tutto il personale della società suddetta.
Infatti l’accordo prevedeva la concessione di indennità extra contrattuali mensili e la garanzia di un minimo annuo di commissioni
pari alla differenza tra il totale dello stipendio contrattuale previsto
per il personale di pari grado senza commissioni più il premio extra
contrattuale di interessamento al servizio, calcolato in ragione di 25
giorni ogni mese, ed il totale dello stipendio contrattuale previsto per
il personale di pari grado con commissioni.
Il 14 novembre 1955 venne stipulato un accordo nazionale aggiuntivo al contratto nazionale dei lavoratori di albergo e mensa per una
maggiore garanzia di controllo della percentuale e per il riconoscimento delle festività infrasettimanali con la maggiorazione del 20%,
se lavorate.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
133
L’accordo riguardava anche le commissioni interne e le commissioni
paritetiche, ma era soprattutto importante per la percentuale di servizio, la quale allora costituiva una parte significativa dello stipendio
dei dipendenti di albergo e mensa. Infatti su tutti i conti degli alberghi, pensioni o locande veniva applicata una percentuale di servizio
nella misura del 15%, di cui un 15º andava a favore del personale
impiegatizio secondo le norme e nei limiti previsti dall’articolo 23 del
Contratto Nazionale Impiegati.
A tale scopo alla fine del mese il datore di lavoro doveva accreditare
sulla globale della percentuale tutti gli importi dei conti chiusi, sia
riscossi che in sospeso, eccezion fatta per quelli ritenuti fondatamente inesigibili.
Il 2 dicembre 1955 aderirono alla CISL gli Agenti dei Consorzi Agrari. Il Segretario Confederale Organizzativo della CISL, Luigi Macario, ed il Segretario Generale della FISASCA , Giulio Pettinelli, ricevettero presso la sede della CISL di Roma il Presidente Nazionale
Antonio Sampaolesi ed il Segretario Nazionale Antonio Pappadà
dell’Associazione Sindacale Autonoma Agenti dei Consorzi Agrari
Provinciali con sede in Ancona, i quali comunicarono alla Confederazione l’adesione unanime della categoria da essi rappresentata.
Nel corso dell’incontro furono subito deliberati precisi programmi per
le successive attività organizzative, contrattuali e tecniche dell’organizzazione, stabilendo precise intese per dare immediatamente un
forte impulso all’incremento dell’associazione suddetta. Il Segretario Nazionale Antonio Pappadà, in seguito all’accordo, entrava a far
parte di diritto del Consiglio Nazionale della FISASCA .
Ai primi di gennaio del 1956 iniziarono presso la Confindustria le
trattative per le modifiche e gli aggiornamenti dell’accordo economico per gli agenti rappresentanti di Commercio. Dopo vari anni di
alterne vicende, solo il progetto della FISASCA era riuscito a portare gli industriali sul terreno delle trattative sindacali per il rinnovo di
questo importante contratto.
134
Storie della FISASCAT
La Federazione sottolineò subito che il negoziato non poteva per
nessun motivo andare al di fuori delle impostazioni che erano state
proposte attraverso lo schema di un progetto legislativo, tenuto conto anche del fatto che la categoria reclamava adeguate forme di assistenza e di previdenza già ormai godute dalla totalità delle categorie prestatoriali ed anche da una larga parte dei lavoratori cosiddetti
autonomi non aventi rapporto di lavoro strettamente subordinato.
Tuttavia l’azione contrattuale si rivelò difficoltosa perché gli industriali, mentre accettavano il principio di concedere l’assistenza e
la previdenza agli agenti e rappresentanti distinta dalle indennità di
risoluzione del rapporto, offrivano dei trattamenti economici che non
rispondevano alla richiesta delle organizzazioni del lavoratori.
Perciò la FISASCA progettò una serie di controdeduzioni da inviare
alla Confederazione degli industriali per i seguenti istituti:
• trattamento dimissionari;
• nuovo trattamento per la risoluzione dei rapporti di agenzia e
rappresentanza;
• istituzione di forme di previdenza e di assistenza nelle quali
dovevano essere compresi: assistenza sanitaria per gli agenti e
rappresentanti e loro familiari; assistenza infortuni; trattamento
di pensione di invalidità e vecchiaia o adeguate forme previdenziali in aggiunta al trattamento di risoluzione del rapporto. Tutto
attraverso adeguate convenzioni da stipularsi con l’Enasarco;
• norme per la retroattività dei trattamenti di cui sopra.
Sempre all’inizio dell’anno 1956 la FISASCA chiese alla Confederazione Italiana delle Cooperative di regolare l’accordo nazionale
per l’applicazione della scala mobile a completamento del contratto
nazionale stipulato l’anno precedente e propose un sollecito incontro allo scopo di attuare anche nel settore cooperativistico il Conglobamento delle voci della retribuzione sulla base di quanto già concordato con la Confederazione dei Commercianti. Tuttavia questa
trattativa si rivelò lunga e complessa, tant’è che l’accordo nazionale
sarebbe stato raggiunto solo l’8 maggio 1958.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
135
Il 15 febbraio 1956 si tenne a Roma un’importante riunione dell’Esecutivo Nazionale ed in quell’occasione il Segretario Generale svolse
un’ampia e dettagliata relazione sull’attività generale, organizzativa
e contrattuale della Federazione, che possiamo così riassumere:
• in primo luogo la risoluzione dell’annosa vertenza del Conglobamento, che aveva permesso nel settore delle attività commerciali la sistemazione retributiva con i relativi riordini e perequazioni salariali;
• per la categoria dei lavoratori del Turismo erano stati definiti importarti contratti nazionali aziendali che avevano previsto
notevoli miglioramenti;
• per i dipendenti da Cooperative di Consumo era stato raggiunto nel 1955, per la prima volta in Italia, un Contratto Nazionale
ed erano in corso azioni per estendere anche ad esse il Conglobamento;
• altrettanto si stava facendo per i dipendenti da grossisti chimici
farmaceutici;
• per gli agenti e rappresentanti proseguivano le trattative con la
Confederazione Generale dell’Industria Italiana, allo scopo di
ottenere, secondo le proposte a suo tempo avanzate, i perfezionamenti all’Accordo Nazionale del 1938 di cui sopra;
• nell’Albergo e Mensa era stato ottenuto un rinnovo ai contratti
nazionali per gli impiegati ed operai degli alberghi e pensioni;
• erano in corso le trattative per il contratto dei lavoranti pasticceri e per il Conglobamento in favore delle categorie dei dipendenti da Esercizi Pubblici;
• per il settore delle aziende farmaceutiche municipalizzate era
stato proposto per la prima volta un contratto normativo ed economico che prevedeva le operazioni del Conglobamento con
minimi a carattere nazionale e che riguardava tutti i dipendenti;
• per gli stagionali ortofrutticoli si era tenuta di recente una riunione delle parti presso il Ministero del Lavoro allo scopo di discutere i perfezionamenti conseguenti al rinnovo del contratto
stipulato nel 1954;
• per i lavoratori della proprietà edilizia (portieri) era stato sollecitato un incontro al Ministero del Lavoro allo scopo di poter
136
Storie della FISASCAT
quanto prima iniziare le trattative per il rinnovo del contratto
nazionale.
Prima di terminare i lavori il Comitato Esecutivo, su proposta della
Segreteria Nazionale, approvò alcuni indirizzi per le attività future
della Federazione Nazionale, specialmente per quanto riguardava
l’intensificazione dei rapporti contrattuali, la regolamentazione del
trattamento delle festività cadenti di domenica, la disciplina dei licenziamenti individuali, la regolamentazione più organica delle
Commissioni interne e la riforma degli orari di lavoro.
Ma non venne tralasciato neanche l’aspetto politico, perché venne
approvato un ordine del giorno, che qui di seguito riportiamo, nel
quale si ribadiva la volontà della FISASCA di rimanere fedele ai
propri principi di sindacalismo libero e democratico, indipendente da
qualunque interferenza di tipo partitico.
Il 21 aprile 1956, su proposta della Segreteria Nazionale della FISASCA , la Segreteria della Confederazione accolse l’iniziativa di
realizzare tre Corsi di Formazione Sindacale per i Lavoratori del
Commercio.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
137
Detti Corsi, che per la prima volta si istituivano nel settore del Commercio, si tennero a Montecatini e Sanremo nei mesi di aprile e di
maggio, mentre il primo si era già tenuto a Salsomaggiore nel mese
di marzo. Essi furono limitati ad una trentina di partecipanti, scelti
nella categoria dei Lavoratori di Alberghi e Pubblici esercizi.
Dal 25 al 27 aprile 1956 si tenne a Ventimiglia un corso di formazione sindacale per i lavoratori dipendenti da albergo e pubblici esercizi. In quel caso i partecipanti all’iniziativa furono 28 lavoratori della
categoria, i quali erano stati affidati alle cure dell’istruttore e dirigente della CISL, Dino Zampese.
Il 20 maggio 1956 si chiuse a Montecatini terme il terzo corso di formazione sindacale per i lavoratori di albergo e mensa organizzato
dalla FISASCA .
Dopo l’inaugurazione il Segretario Generale della Federazione, Giulio Pettinelli, assunse la direzione del corso, portando il saluto della
Federazione nazionale ai partecipanti ed illustrando dettagliatamente le finalità e gli scopi dei corsi di formazione sindacale, mettendo
così in risalto queste iniziative confederali che andavano sempre
più proficuamente sviluppandosi anche nel settore del Commercio.
Successivamente Leonardo Romano, in quel caso istruttore designato dalla Confederazione, svolse un’ampia e dettagliata relazione
sui temi relativi ai compiti ed ai programmi del sindacato democratico e sulla politica salariale, economica e sociale della CISL.
L’11 giugno 1956 presso la sede della Confederazione della Municipalizzazione si conclusero positivamente tra la Confederazione
suddetta e le Federazioni Nazionali dei lavoratori del Commercio le
trattative per la stipula del contratto collettivo nazionale di lavoro per
i dipendenti delle aziende farmaceutiche municipalizzate.
Questo importante contratto – sottoscritto poi il 7 luglio successivo
– rappresentava la prima regolamentazione sia normativa che economica a carattere nazionale per i lavoratori delle aziende suddette
138
Storie della FISASCAT
e risolse anche i problemi del Conglobamento e del riassetto zonale
del settore con la creazione di minimi nazionali.
La regolamentazione, che incontrò il vivo consenso dei lavoratori
interessati, entrò in vigore con effetto dal 1 luglio 1956 ed ebbe la
sua naturale scadenza al 30 giugno 1958.
A proposito di questo contratto va detto che le trattative erano state promosse esclusivamente dalla FISASCA in collaborazione col
Sindacato Nazionale Farmacisti non Proprietari e che le discussioni
avevano avuto inizio con la controparte – la Confederazione della
Municipalizzazione – nell’ottobre del 1955.
Soltanto dopo una lunga serie di trattative, circa 50 riunioni, la FISASCA aveva visto coronati da successo i suoi sforzi, perché per
la prima volta era stata introdotta nella contrattualistica del settore
commerciale una norma importantissima: la stabilità di impiego o “risoluzione condizionale del rapporto di lavoro”, Istituto che prevedeva
i motivi particolari per i quali si poteva estinguere il rapporto stesso.
Nello stesso mese di giugno 1956 – come si è detto – fu raggiunto
l’accordo nazionale per tutti i lavoratori dipendenti dalle direzioni,
uffici e filiali della Compagnia Italiana Turismo (CIT), il quale prevedeva minimi nazionali divisi in due zone territoriali ed il Conglobamento delle voci delle retribuzioni con sensibili perequazioni.
Contemporaneamente si realizzò l’accordo nazionale che estendeva ai dipendenti dalle agenzie di viaggio, Turismo e navigazione che
non fossero già regolati dal contratto nazionale aziendale, il contratto provinciale salariale vigente in ogni provincia d’Italia per il settore
principale delle aziende commerciali.
E finalmente – sempre nel giugno 1956, il giorno 20 – presso la
Confindustria ebbero termine le trattative per la stipula del nuovo
accordo nazionale economico che disciplinava il rapporto fra gli
agenti e rappresentanti di Commercio e le ditte industriali.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
139
Detto accordo economico integrava quello del 1938, migliorando sensibilmente le
varie pattuizioni in esso contenute ed ottenendo fra l’altro
il raddoppio del trattamento
dovuto in caso di risoluzione
del rapporto e l’istituzione di
adeguate forme di assistenza
e previdenza.
Infatti si ottenne che la forma di accantonamento preesistente presso l’Enasarco,
la quale nel suo complesso
veniva a raggruppare tanto
l’indennità di anzianità quanto
il trattamento di previdenza,
fosse destinata esclusivamente agli effetti della previdenza nella
misura percentuale preesistente.
Nel contempo, con la scissione dei due istituti, si creò un altro accantonamento percentuale a completo carico delle aziende industriali, il
quale veniva a coprire il trattamento di risoluzione del rapporto che,
in pratica, era raddoppiato rispetto a quello precedente.
La regolamentazione prevedeva inoltre la determinazione di norme
per il caso di dimissioni ed il riconoscimento di alcune anzianità convenzionali retroattive per gli agenti e rappresentanti che avessero
un’anzianità di lavoro di almeno 10 anni, se il rapporto veniva risolto
per volontà delle aziende industriali.
La cerimonia ufficiale per la firma del nuovo accordo economico
ebbe poi il luogo il 14 luglio 1956. L’accordo in questione venne
esteso anche agli agenti e propagandisti di specialità medicinali,
sempre che rientrassero nelle norme del Codice Civile – articolo
140
Storie della FISASCAT
1742 e seguenti – ed alle Cooperative di Consumo, in quanto la
Confederazione Cooperative Italiana si era costituita tra le organizzazioni datoriali stipulanti.
Nel frattempo, il 21 giugno 1956 il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale con la sua circolare numero 170 aveva emanato
disposizioni chiare e precise circa l’applicazione della legge del 3
marzo 1954 numero 90 sulle ricorrenze festive, in particolar modo
per quanto riguardava i dipendenti da pubblici esercizi e da alberghi
e pensioni.
Con tale circolare erano stati accolti i principi per cui la FISASCA si
era sempre battuta e che avevano lo scopo di ottenere un’applicazione più equa della succitata legge. Infatti essa, oltre a ribadire il
principio che lo spirito della legge intendeva che fosse corrisposta
nelle ricorrenze festive a tutti i lavoratori, che non prestavano lavoro
nelle ricorrenze stesse, la paga normalmente percepita, considerando questa paga al titolo di gratifica per poter trascorrere convenientemente tale giornata, ribadiva il diritto per il lavoratore stesso di percepire la
doppia retribuzione, qualora la giornata festiva fosse
stata lavorata.
I successi conseguiti dalla Federazione ebbero immediate ripercussioni
nelle elezioni delle
Commissioni Interne, come dimostra
lo specchietto pubblicato da Conquiste del Lavoro del
25 Agosto 1956.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
141
IL CONSIGLIO GENERALE DI LADISPOLI DEL 1956
Nei giorni 22 e 23 settembre 1956 si tennero a Ladispoli i lavori del
Consiglio Direttivo Nazionale della Federazione Italiana Sindacati
Addetti Servizi Commerciali e Affini.
Dopo le parole di affettuoso benvenuto e di caldo saluto rivolte ai convenuti dal Segretario Generale della Federazione, Giulio Pettinelli, egli
diede inizio ad un’ampia e dettagliata relazione, elencando le iniziative
e le attività di carattere generale, esponendo i consuntivi delle azioni
svolte e delle conquiste raggiunte – sia nel campo organizzativo come
in quello della propaganda e del proselitismo, oltre a quelle esplicate
nel campo tecnico, sindacale e contrattuale – sottolineando al riguardo come tutto un risveglio di azioni e di propositi fosse stato chiuso
con un attivo di realizzazioni veramente degne di nota e di rilievo.
Vennero esposte le iniziative nel campo della propaganda che
avevano visto la Federazione seriamente impegnata subito dopo il
Congresso di Bologna in comizi, assemblee, riunioni categoriali ed
intercategoriali; tutte attività che avevano consentito il passaggio
unanime alla CISL di un Sindacato Nazionale autonomo, la costituzione di nuovi sindacati provinciali, la conquista di seggi di commissioni interne, la costituzione di sezioni sindacali aziendali, ecc.
Anche nel campo organizzativo si erano registrati notevoli progressi e la cospicua attività della Federazione Nazionale aveva trovato
eloquente riscontro nell’aumento del 35% del numero dei tesserati
rispetto a quelli del 1° gennaio 1955.
Nel campo sindacale e contrattuale vi era stata infine una cospicua
mole di lavoro, tenendo conto che dal 1° gennaio 1955 al 20 settembre 1956, la Federazione Nazionale aveva portato a termine, con
lusinghieri esiti, 21 contratti ed accordi nazionali, alcuni dei quali
avevano attuato anche la politica contrattuale a livello aziendale, il
che costituiva già allora uno dei pilastri fondamentali della politica
sindacale della CISL.
142
Storie della FISASCAT
Il Segretario Generale, Giulio Pettonelli, svolge la relazione al Consiglio Direttivo Nazionale della Federazione del Commercio tenutosi a Ladispoli il 22-23 settembre
Il Consiglio Nazionale, in chiusura dei lavori, approvò una Mozione
Conclusiva la quale recitava così: “ … Il Consiglio Nazionale In particolare riconferma i seguenti obiettivi:
• Sul piano economico:
— Sostegno delle azioni salariali a livello aziendale In riferimento ai grandi complessi che operano in campo nazionale
nel vari campi di attività;
— Realizzazione di una politica di massima produttività dei
Servizi commerciali tenuto conto dei costi di distribuzione e
delle loro incidenze sullo sviluppo economico del Paese;
— Maggiore valutazione del settore commerciale e dei settori
terziari in genere da parte dei Pubblici Poteri per sempre
meglio comprenderne l’Importanza al fini dell’economia
nazionale e delle esigenze delle numerose e benemerite
categorie di lavoratori che lo compongono.
• Sul piano sindacale e legislativo:
— Costituire delle commissioni di conciliazione per dirimere
nel modo più sollecito le controversie di lavoro;
— Revisione dei compiti e intensificazione dei controlli da parte degli Ispettorati del Lavoro onde sempre più adeguarli
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
143
alla prevenzione delle violazioni e degli abusi alle Leggi sociali ed ai contratti di lavoro;
— Promuovere nuovamente le azioni necessarie per ottenere
il riconoscimento giuridico dei contratti di lavoro;
— Attuare provvedimenti per garantire il riposo domenicale a
tutte le categorie del Commercio;
— Riforma ed aggiornamento delle Leggi sugli orari di lavoro delle attività commerciali, con l’abolizione del lavoro discontinuo, la libertà nel pomeriggio del sabato per gli uffici
e i magazzini all’ingrosso, la riduzione dell’orario settimanale di lavoro e la libertà di un pomeriggio a turno per ogni
settimana per le attività commerciali di vendita al minuto;
— Disciplina del licenziamento nel settore del Commercio già
da tempo conquistata per i lavoratori dell’Industria e per il
settore commerciale per i dipendenti da aziende farmaceutiche municipalizzate;
— Regolamentazione per il collocamento nazionale per i lavoratori di albergo e mensa per cui sono già in corso pratiche
attraverso il Ministero del Lavoro;
— Nel settore delle cooperative si auspica la risoluzione della
vertenza nazionale per il Conglobamento delle retribuzioni;
— Per le guardie giurate e dipendenti da Istituti di Vigilanza
privati si chiede l’elaborazione di un apposito provvedimento legislativo per ottenere la regolamentazione economica
attraverso minimi nazionali e le regolamentazioni normative attraverso speciali commissioni paritetiche provinciali da
istituirsi presso gli uffici provinciali del lavoro e presiedute
dai direttori degli uffici stessi.
• Sul piano previdenziale ed assistenziale:
— Pareggio degli assegni familiari per i lavoranti barbieri e parrucchieri con le quote stabilite per il Commercio e Industria;
— La stipula del contratti nazionali in corso di trattazione e si
auspica la pronta definizione degli accordi provinciali sul
Conglobamento delle retribuzioni;
144
Storie della FISASCAT
— Per gli stagionali ortofrutticoli, sono sollecitati pronti efficaci
interventi degli Organi Ministeriali e Governativi atti a sanare le troppo frequenti inadempienze ed abusi che in tutte le
campagne di lavorazione vengono perpetrati in vari centri
di Italia a danno di migliaia di lavoratrici e lavoratori;
— Riforma dell’assistenza di malattia per tutte le categorie del
Commercio con il ripristino del trattamento economico che
stabilisce le retribuzioni integrali negli eventi di cui trattasi,
con accordo da stipularsi fra le Organizzazioni sindacali e
con decreto di ratifica da parte del Ministero del Lavoro.”
L’ATTIVITÀ POLITICO-SINDACALE DEL BIENNIO 1957-1958
Nei giorni 17 e 18 marzo 1957 si riunì a Firenze l’Esecutivo Nazionale della Federazione. Il Segretario Generale, Giulio Pettinelli,
svolse un’ampia ed approfondita relazione sull’attività sindacale ed
organizzativa esplicata dalla Federazione negli ultimi mesi del 1956,
esponendo in particolare la situazione organizzativa della Federazione Commercio che, nel biennio di tesseramento 1955-56, aveva
segnato notevoli progressi con l’aumento di oltre il 40% sul totale
degli iscritti risultanti alla chiusura del tesseramento 1954.
La Segreteria Nazionale passò poi ad illustrare l’attività tecnica e
sindacale svolta dalla Federazione, mettendo in evidenza anzitutto
le discussioni in corso per l’estensione al Commercio del nuovo congegno di scala mobile già concordato per i lavoratori dell’Industria e
ponendo l’accento sull’esito delle trattative condotte in sede ristretta dalle Organizzazioni interessate. All’esposizione dell’importante
materia intervenne anche l’ing. Bruno della Confederazione, il quale
espresse il punto di vista della CISL in merito alla questione stessa.
L’Esecutivo formulò voti affinché, attraverso l’operato della Segreteria Nazionale della Federazione, fosse raggiunta al più presto la
soluzione contrattuale proposta dalla FISASCA in merito ad accordi
o contratti nazionali che erano in corso di trattazione:
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
145
• Conglobamento in favore dei dipendenti da pubblici esercizi,
alberghi diurni, stabilimenti balneari, laboratori di pasticceria;
• Conglobamento dipendenti cooperative di consumo;
• modifiche e perfezionamenti al contratto nazionale aziende
commerciali;
• modifiche e perfezionamenti al contratto nazionale per le cooperative di consumo;
• rinnovo del contratto nazionale dipendenti stagionali ortofrutticoli;
• rinnovo del contratto nazionale dipendenti barbieri e parrucchieri;
• estensione ai dipendenti da caffè e bar annessi a cooperative di consumo delle regolamentazioni normative vigenti per il
settore dei pubblici esercizi;
• estensione del recente accordo economico agenti rappresentanti che lavoravano per case commerciali.
L’Esecutivo inoltre decise di chiedere alla Confederazione l’autorizzazione a scindere il Sindacato Nazionale Agenti Rappresentanti
Viaggiatori e Piazzisti in due sindacati nazionali, uno limitato alla
categoria degli agenti e rappresentanti e l’altro alla categoria dei
viaggiatori e piazzisti. Ciò in ragione del fatto che le due categorie
professionali si differenziavano fra di loro nel campo tecnico-professionale e nelle attività svolte, tenuto conto che, mentre nel caso
degli agenti e rappresentanti esistevano rapporti in libera attività o
di collaborazione, nel secondo caso veniva a configurarsi un vero e
proprio rapporto di impiego, il che dava ad entrambi motivo di regolamentazioni contrattuali separate.
Il giorno 9 luglio 1957, in Roma, tra la Direzione Generale della
Ditta American Express Company S.p.A. ed il sindacato nazionale
lavoratori del Turismo, assistito dalla FISASCA e dalia CISL, si conclusero le trattative per la stipula di un nuovo contratto collettivo di
lavoro relativo al trattamento economico del personale dell’azienda
suddetta operante nel territorio dello Stato Italiano.
146
Storie della FISASCAT
Detta nuova regolamentazione prevedeva un aumento del 6% sulle
retribuzioni conglobate fissate con l’accordo del 16 maggio 1955,
con decorrenza per il personale in servizio al 1 luglio 1957 e con
effetto retroattivo dal 1 gennaio dello stesso anno; l’estensione del
nuovo congegno di scala mobile sulle variazioni delle indennità di
contingenza adottate nel settore del Commercio con l’accordo nazionale 29 aprile 1957 e decorrenza dal 1 febbraio 1957.
Intanto in seno alla Federazione si discuteva della riforma e dell’aggiornamento delle norme che regolavano gli orari di lavoro, del riposo settimanale, dell’apertura di negozi e spacci di Commercio. Tale
discussione produsse un documento che la FISASCA inviò in data
20 agosto 1957 alla Confederazione Generale Italiana del Commercio e che qui riportiamo:
“II Comitato Esecutivo nazionale della nostra Federazione, in una
ordinaria seduta del 1956, soffermò la sua attenzione sul problema
inerente alla durata del lavoro nel Commercio, agli orari giornalieri
dei lavoratori, al riposo settimanale, alla libertà supplementare di
un pomeriggio alla settimana, dando mandato alla Segreteria Nazionale di approfondire le interessanti questioni, attraverso studi ed
inchieste nelle varie situazioni provinciali onde poter al più presto
puntualizzare i vari aspetti del problema nel suo insieme e porre
delle precise proposte atte alla riforma ed aggiornamento delle varie
disposizioni in atto per realizzare, anche per una concordanza di interessi fra lavoratori e commercianti, delle necessarie modificazioni
che possano migliorare i trattamenti attuali.
Infatti, è indubbio che le disposizioni contrattuali e legislative vigenti,
ormai debbono ritenersi superate sia dalla evoluzione verificatasi
nelle condizioni di lavoro come dalla moderna organizzazione delle
vendite al pubblico, tenuto conto anche che la legislazione in materia di orari risale al 1923.
Le indagini a tale riguardo da noi espletate dopo l’avvenuto esame del
problema da parte dell’Esecutivo Nazionale, hanno messo maggior-
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
147
mente in luce la necessità di risolvere le questioni nel loro complesso,
anche per eliminare le differenziazioni esistenti nelle varie province e
creare una disciplina uniforme nell’applicazione pratica delle norme
regolanti l’intera materia, che meglio risponda alle sentite e giustificate esigenze della massa dei lavoratori del Commercio, considerando
altresì che – come sarà certamente noto a codesta Confederazione
– un vasto movimento si va sviluppando nel Paese per sollecitare
un’ampia riforma ed una migliore regolazione delle norme vigenti.
Anche la campagna promossa recentemente da La Stampa di Torino e da altri quotidiani ha incontrato larghe adesioni e la incondizionata approvazione da parte dei lavoratori interessati e degli stessi
commercianti oltre che delle locali autorità, tantoché sono in atto
particolari e concrete iniziative per modificare la situazione attuale.
Il completamento dei nostri studi e la puntualizzazione di un preciso programma di azione, ci hanno convinto sulla fondatezza delle nostre impostazioni atte alla realizzazione degli scopi, che non
esitiamo a definire comuni, ed hanno creata in noi la convinzione
che l’importante problema possa essere ampiamente esaminato e
risolto tramite una utile linea di intesa fra le nostre Organizzazioni
Sindacali che può estrinsecarsi sul piano contrattuale per una successiva direttiva comune che operi poi sui terreno legislativo.
In proposito, considerato il fatto che nel prossimo mese di settembre si riprenderanno le sedute in sede tecnica per l’esame delle
modifiche ed aggiornamenti al Contratto Nazionale 23 ottobre 1950,
ci consentiamo proporvi la fissazione di un apposito incontro fra le
nostre rappresentanze sindacali per un ampio e dettagliato esame
delle nostre impostazioni ai problemi in oggetto e per un opportuno
scambio di vedute che, in particolare, dovrebbe effettuarsi sui seguenti obiettivi di azione:
1) Modifica norme sugli orari di lavoro, con la concessione di una
mezza giornata di riposo settimanale supplementare, coincidente con i pomeriggi del sabato per tutti i lavoratori degli uffici, dei
magazzini e depositi all’ingrosso ed a turno in altro pomeriggio
della settimana per i negozi di vendita al dettaglio senza facoltà
148
Storie della FISASCAT
di recupero e con la regolare retribuzione ordinariamente corrisposta, turni che potrebbero essere stabiliti attraverso accordi
sindacali locali che tengano conto della particolarità dei centri e
dei diversi settori merceologici. In tale campo dovrebbero essere
aboliti i regimi speciali di deroga, ivi compresi quelli relativi ai
lavori discontinui o di attesa poiché anche detti periodi costituiscono comunque un impegno di lavoro.
2) Coordinamento delle norme di legge sugli orari di lavoro, sul riposo settimanale e sulle festività infrasettimanali con quelle relative
alla durata del cicli di apertura e chiusura del negozi e spacci onde
garantire al lavoratori un orario giornaliero di lavoro non superiore
alle 8 ore ed assicurare così una disciplina uniforme fra l’orario
del personale e la durata giornaliera delle attività commerciali.
3) Riposo settimanale di 24 ore consecutive per tutti i lavoratori del
Commercio coincidente con le tornate domenicali oltre alla libertà supplementare di un pomeriggio alla settimana, fissando
a tale riguardo la completa chiusura domenicale di tutti i negozi
compresi gli alimentari (ciò che da vari anni è già attuato come è
noto in vari Paesi del mondo), abolendo cosi le norme relative al
riposi compensativi”.
Allo scopo di migliorare il rapporto tra il centro e la periferia, furono
organizzati per la seconda parte del 1957 alcuni convegni interregionali in diverse località del Paese, predisposti in modo tale da
permettere a tutte le Federazioni locali di parteciparvi senza eccessivi disagi. Il primo di tali convegni si tenne a Torino domenica 22
settembre 1957 e raccolse i delegati del Nord-Ovest.
In quell’occasione il Segretario Generale passò in rassegna, in un chiaro consuntivo, tutta l’attività svolta dalla Federazione sul piano sindacale ed aggiornò i delegati sui principali problemi di categoria ancora
insoluti e su quelli avviati verso una soddisfacente definizione.
Le azioni di carattere generale non ancora definite erano la legge
sulla nuova disciplina delle farmacie, la legge sulla disciplina con-
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
149
trattuale delle guardie giurate e dei dipendenti da istituti di vigilanza
privata, la legge di modifica del collocamento nei PP. EE., la legge
sulla sistemazione economica dei portieri (che sarebbe poi diventata la legge 4 febbraio 1958, numero 23, recante norme per il conglobamento e la perequazione salariale in favore dei portieri e degli
altri lavoratori addetti alla pulizia e custodia degli immobili urbani),
l’azione per l’assistenza agli ortofrutticoli stagionali; la regolamentazione delle C.I., la vertenza generale per le infrazioni all’accordo
economico agenti rappresentanti riguardanti i propagandisti in specialità medicinali.
II Segretario della FISASCA elencò poi i molti contratti per i quali
era in corso la trattativa e dedicò una particolare attenzione alla richiesta indirizzata a CONFCOMMERCIO per la modifica degli orari
e per la concessione di una mezza giornata settimanale di riposo
extra festivo, annunciando che la Confederazione del Commercio
si era dichiarata disposta ad includere tra le questioni da trattare
anche il punto degli orari.
Infine Pettinelli invitò i delegati a svolgere nelle loro province una
tenace opera per il reclutamento di sempre nuove forze, onde facilitare l’espansione in atto dell’organizzazione e per rendere possibile
la riunificazione nella CISL di tutte le forze del Lavoro.
150
Storie della FISASCAT
“È un fatto positivo – dichiarò il Segretario – che le conquiste e le
vittorie raggiunte su tanti problemi possiamo attribuirle solamente
alla nostra azione, alle nostre iniziative, alle nostre battaglie condotte sempre per primi e intraprese e vinte con una volontà distintiva
che fanno di noi un organismo forte, tenace e veramente capace al
servizio dei lavoratori”.
Al termine dei lavori il convegno approvò il seguente documento:
“RISOLUZIONE ADOTTATA DAL CONVEGNO INTERREGIONALE
DEL COMMERCIO SVOLTOSI A TORINO IL 22 SETTEMBRE 1957.
Il convegno interregionale dei dirigenti sindacali del Commercio
aderenti alla CISL del Piemonte, Lombardia e Liguria, riunitosi a Torino il 22 settembre 1957 per affrontare i più importanti ed impellenti
problemi sindacali ed organizzativi del settore;
UDITA la relazione della Segreteria Nazionale e considerati gli
aspetti positivi dell’azione contrattuale ed organizzativa fin qui svolta dalla FISASCA nonché le impostazioni sindacali generali
APPROVA e, sulla base dei suggerimenti e delle proposte scaturite
nel corso dei lavori,
AUSPICA un sollecito intervento della Federazione per la soluzione
del problemi in atto, con particolare riferimento al seguenti:
• riconoscimento giuridico del contratti collettivi di lavoro;
• adeguamento pensioni invalidità, vecchiaia e superstiti;
• riforma integrale del trattamento malattia;
• revisione del congegno di ricchezza mobile e complementare
tendente a sgravare i lavoratori dall’attuale imponibile, tramite
l’elevazione del massimale;
• regolamentazione atta ad eliminare la forma indiscriminata dei
licenziamenti;
• perequazione dell’orario di apertura dei negozi in linea all’orario di lavoro dei dipendenti;
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
151
• riconoscimento del diritto al riposo domenicale per tutti i dipendenti di aziende commerciali;
• istituzione di un riposo extra festivo di mezza giornata settimanale per tutti i prestatori di opera del settore, nelle forme e con
le modalità da stabilirsi.
• sostanziale revisione del contratti collettivi di lavoro in fase di
rinnovo:
• abolizione del lavoro discontinuo e dei regimi di deroga.
Il convegno plaude all’iniziativa confederale per l’espansione della
nostra organizzazione sul piano dell’unità sindacale e, a tale scopo,
sollecita un ulteriore potenziamento organizzativo e funzionale delle
proprie strutture ad ogni livello. Si compiace, infine, per la raggiunta
posizione di maggioranza conseguita tra i lavoratori del Commercio
da parte della Federazione”.
Andamento analogo ebbero gli altri convegni, che si conclusero con
altrettante risoluzioni di pari tenore.
Nel 1958 iniziano le pubblicazioni di Obiettivi Sindacali, il nuovo periodico della Federazione
In quegli anni l’attività del sindacato era fiancheggiata dall’impegno
dei parlamentari che dalle file del sindacato provenivano. Furono
infatti emanate molte leggi che permisero di superare l’impasse costituita dalla contrapposizione tra le parti sociali.
Ciò vale, ad esempio, per la Legge 2 aprile 1958, n. 339 “Per la
tutela del rapporto di lavoro domestico”: con questo provvedimento,
che era veramente sentito e necessario per i lavoratori della casa,
152
Storie della FISASCAT
venivano ad essere regolamentati il collocamento e l’avviamento
al lavoro, l’assunzione, il lavoro dei minorenni, il periodo di prova,
i diritti e i doveri del personale domestico, l’orario di lavoro ed il riposo settimanale, le festività e le ferie, il congedo matrimoniale, il
preavviso, le indennità di anzianità, la gratifica di Natale. La legge
prevedeva inoltre una commissione speciale per il coordinamento
delle questioni inerenti al lavoro domestico.
Intanto proseguiva, ovviamente, l’attività contrattuale e l’8 maggio
1958 fu firmato il nuovo
contratto di lavoro per
gli idrominerali e idrotermali. Le principali
caratteristiche del contratto erano: aumento
dei salari e degli stipendi del 5%, aumento
Il Segretario Generale Aggiunto della CISL, dr. Bruno Storti,
mentre parla all’assemblea romana dei Lavoratori della Casa
dell’indennità speciale
domenica 4 maggio 1958, alla presenza della Segretaria Nazioin corso nella misura del
nale del Sindacato Lavoratori della Casa, Maria Ramponi, e del
Segretario Generale della FISASCA, Giulio Pettinelli
40% per gli operai e gli
impiegati e del 50 % per le donne. Venivano così complessivamente
assicurati miglioramenti salariali del 10% ed inoltre, per la parte normativa, il nuovo contratto prevedeva aumenti di tutte le voci relative
al lavoro straordinario; un nuovo scaglione di ferie; l’aumento della
percentuale per il cottimo; l’estensione del congedo matrimoniale
agli stagionali. Il nuovo contratto interessava circa 12.000 lavoratori
fissi e stagionali.
Lo stesso giorno da parte delle organizzazioni dei lavoratori del Commercio, della confederazione delle cooperative italiane e della lega
nazionale delle cooperative e mutue fu sottoscritto l’accordo nazionale modificativo del contratto nazionale normativo 2 marzo 1955 per
il conglobamento delle voci della retribuzione per il personale dipendente da cooperative di consumo e da consorzi da queste costituiti.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
153
Il tavolo della Presidenza durante i lavori del Consiglio Nazionale FISASCA a Bologna nella primavera
del 1958
Il 26 giugno 1958 tra la Confederazione Generale Italiana del
Commercio e le Federazioni nazionali dei lavoratori del Commercio aderenti alla CISL, CGIL e UIL venne raggiunto l’accordo per i
perfezionamenti e le modifiche della regolamentazione contrattuale
nazionale per i dipendenti da aziende commerciali.
Il nuovo accordo prevedeva i seguenti miglioramenti principali:
• estensione del contratto ai dipendenti da laboratori annessi a
negozi o magazzini;
• pagamento integrale delle festività nazionali ed infrasettimanali cadenti di domenica;
• esclusione dal computo delle ferie annuali delle festività nazionali ed infrasettimanali cadenti nel periodo di godimento, anche se coincidenti con la domenica;
• determinazione di un nuovo trattamento economico nei casi
di malattia, complessivamente pari al 75% della retribuzione
di fatto, con una integrazione a carico del datore di lavoro in
154
Storie della FISASCAT
aggiunta al trattamento INAM, fermo restando il massimale di
L. 30.000 mensili ed il pagamento integrale della retribuzione
complessiva nei primi tre giorni di carenza;
• ricalcolo degli scatti periodici di anzianità, prendendo a base
la retribuzione e le variazioni della contingenza al maturare di
ogni scatto successivo di anzianità;
• conglobamento nella retribuzione di sei punti di contingenza,
dell’indennità di caropane e dell’indennità di mensa, laddove
esistente;
• nuova disciplina dell’apprendistato anche per quanto riguardava l’istruzione professionale ed il trattamento di indennità di
anzianità nel periodo di apprendistato.
IL TERZO CONGRESSO NAZIONALE
Il terzo Congresso Nazionale della FISASCA si tenne a Rimini dal
27 febbraio al 1 marzo 1959, preceduto dai Congressi delle Guardie
Giurate, degli Agenti e Rappresentanti di Commercio e dei Dipendenti delle Aziende all’ingrosso di Ortofrutticoli - Agrumari, tenutisi
sempre a Rimini il 26 febbraio, e da quello dei lavoratori del Turismo, tenutosi a Castelfusano il 22-24 febbraio.
La vasta rappresentatività del settore commerciale, la sua caratterizzazione in un alto numero di aziende, spesso di medie e piccole
dimensioni, imponevano al sindacato dei lavoratori una presenza
capillare ed intensa. Il terzo Congresso affrontò perciò una complessa serie di problemi che dimostravano quanto poliedrica fosse
l’attività della Federazione ed impegnativo il compito dei suoi dirigenti. Infatti allora alla FISASCA aderivano ben 12 sindacati di
categoria che organizzavano i lavoratori dei settori affini a quelli del
Commercio, dal che si può facilmente notare quanto vasta fosse
l’area di interessi che la Federazione doveva tutelare.
I lavori del Congresso si aprirono venerdì 27 febbraio all’hotel Palace di Rimini. Il signor Thomas, Segretario della Federazione dei
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
155
Lavoratori del Commercio del Belgio, ed il signor Mattei, Segretario
dei Lavoratori svizzeri della categoria, rivolsero, a nome dei loro
rappresentati, applauditi indirizzi di saluto ai congressisti. Successivamente il presidente del Congresso, onorevole Parri, pronunciò il
discorso inaugurale.
Nella seduta pomeridiana il Segretario Generale Giulio Pettinelli
svolse la relazione congressuale: constatato che la Federazione
aveva, nel periodo che andava dall’ultimo Congresso del 1954 a
quella data, pressoché raddoppiato i propri iscritti, il relatore disse che la Federazione tendeva oramai ad essere l’organizzazione
maggioritaria nel settore dei lavoratori del Commercio.
Secondo Pettinelli, l’accresciuta adesione alla Federazione era da
ricercarsi nelle efficienti scelte di politica sindacale e nei principi di
autonomia e di indipendenza che ispiravano l’azione della CISL.
Riferendosi all’attività sindacale, egli rilevò che essa era stata intensa e spesso si era svolta in condizioni di particolare difficoltà: nell’ul-
156
Storie della FISASCAT
timo quadriennio erano stati definiti 38 contratti e accordi in sede
nazionale, 13 erano in corso di discussione e 5 stavano per essere
conclusi. Tra tutti egli segnalò l’accordo per i dipendenti da aziende
commerciali, che aveva interessato 300.000 lavoratori, quello per il
personale della CIT, nel quale era stata riconosciuta la 14ª mensilità, l’accordo per il miglioramento del trattamento di malattia per i
dipendenti da pubblici esercizi.
Anche sul piano legislativo erano state realizzate importanti conquiste: erano state infatti approvate le proposte di legge avanzate dai
deputati sindacalisti della CISL per la tutela del lavoro domestico,
per il miglioramento economico e per il conglobamento a favore dei
portieri, per il collocamento obbligatorio del personale alberghiero.
Altre rivendicazioni assai sentite dai lavoratori erano: la riforma
dell’orario di lavoro e la concessione dei riposi extra festivi, nonché
l’attuazione della parità salariale tra uomini e donne. Alla loro soddi-
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
157
sfazione, affermò con forza Pettinelli, la FISASCA avrebbe indirizzato tutti i suoi sforzi. Egli disse inoltre che la Federazione intendeva intensificare l’azione contrattuale integrativa a livello aziendale,
la quale oramai doveva dirigersi non solo nei confronti dei grandi
complessi commerciali, alberghieri, turistici e termali, ma anche allargarsi alle medie aziende, che erano così numerose nel settore
del Commercio. Egli annunciò infine l’istituzione in seno alla Federazione di un ufficio studi per l’esame delle situazioni contrattuali ed
economiche delle categorie aderenti.
La seconda giornata del Congresso fu dedicata agli interventi dei
delegati sulla relazione del Segretario Generale. Di particolare rilievo quelli dei rappresentanti dei lavoratori della casa, i quali sottolinearono la necessità di un’applicazione concreta della legge,
approvata nella primavera precedente a favore della categoria. Altri
delegati affrontarono i problemi della riforma dell’orario di lavoro,
della concessione dei riposi infrasettimanali, delle ferie e quelli relativi ad altri aspetti contrattuali.
I Segretari Nazionali della FISASCA , Bianchi e Meneghelli, esaminarono la politica organizzativa seguita negli ultimi quattro anni ed i
risultati dell’azione di proselitismo svolta tra i lavoratori della categoria. L’avvocato Ferlito sottolineò l’esigenza di potenziare la stampa
di categoria e sollecitò nuovi strumenti per una più valida soluzione
delle controversie di lavoro. La signorina Panciroli di Milano auspicò
migliori relazioni umane nelle aziende e nei grandi magazzini, la
revisione sulla legge del lavoro discontinuo, l’adeguamento dell’indennità di liquidazione per gli operai del settore commerciale.
Dal Maso, Segretario Nazionale del Sindacato Nazionale Guide Turistiche, propose la costituzione di una commissione di studio per
esaminare i problemi del Turismo nel quadro della nuova realtà economica del Mercato Comune europeo. Mentre la signorina Morelli di
Bologna chiese la regolarizzazione legislativa del rapporto di lavoro
dei dipendenti da studi professionali.
158
Storie della FISASCAT
Il Congresso si concluse nella mattinata di domenica 1 marzo con
la replica del Segretario Pettinelli e con un discorso dell’onorevole
Storti. Quest’ultimo, dopo aver affermato che la realtà del mondo del
Commercio impegnava il sindacato ad un’efficace azione organizzativa, propose alla Federazione di approfondire il problema della
distribuzione delle merci e dei Servizi nel nostro Paese, onde confermare anche per questo aspetto il primario interesse della CISL al
miglioramento della situazione economica generale.
Si procedette poi alla elezione delle varie cariche a livello nazionale:
a Segretario Generale della FISASCA fu riconfermato Giulio Pettinelli, mentre Segretari Nazionali vennero eletti Bianchi, Meneghelli
e Ferlito.
Il Comitato Esecutivo Nazionale, composto da Giulio Pettinelli, Bruno Bianchi, Sebastiano Ferlito, Enrico
Meneghelli, Teodoro Magurano, Franco Covi, Luisa Panciroli, Agostino Riccitelli, Fausto Guzzonato
Nella mozione conclusiva, approvata dal Congresso al termine dei
lavori, vennero elencate le rivendicazioni più urgenti delle categorie del Commercio: l’attuazione di una sana politica contrattuale, in
primo luogo nei grandi magazzini, nei complessi alberghieri e nei
complessi turistici; la disciplina dei nuovi orari di lavoro coincidenti
con la durata di apertura dei negozi, con la garanzia della libertà nel
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
159
pomeriggio del sabato o la concessione di riposi extra festivi settimanali; un adeguato funzionamento delle commissioni paritetiche
nazionali; la parità salariale fra uomini e donne; l’equiparazione del
trattamento economico di malattia alla normale retribuzione globale
dei lavoratori per tutta la durata degli eventi; il superamento dell’immobilismo contrattuale esistente in alcuni settori, come quello dei
farmacisti, dei barbieri-parrucchieri e dei pubblici esercizi; maggiori
tutele del dirigente sindacale nello svolgimento del suo mandato.
In campo legislativo si chiedeva il riconoscimento dell’assistenza e di
altre forme previdenziali per le categorie di lavoratori autonomi inquadrati nel Commercio; adeguati provvedimenti atti a snellire lo svolgimento delle cause di lavoro presso la magistratura; una disciplina di
collocamento obbligatorio per le categorie che erano ancora rimesse
alla unilaterale libertà del datore di lavoro o, ancor peggio, erano alla
mercé di mediazioni private; la riforma dell’esercizio delle farmacie
secondo il progetto elaborato dalla CISL; una disciplina per il trattamento normativo ed economico delle guardie giurate e dei dipendenti
da istituti privati di vigilanza; la riduzione della pressione fiscale a carico dei lavoratori; la riforma della
politica turistica in Italia, in modo
che meglio si assecondassero gli
interessi generali del Paese.
DOPO IL TERZO CONGRESSO
Dopo il Congresso si ebbe il rinnovo di una serie di accordi: il
15 aprile 1959, si ebbe da parte
di FNAMGAV (Federazione Nazionale Aziende Municipalizzate
Gas, Acqua e Varie) e FISASCACISL, FilCEA-CGIL, UIDACA-Uil
la firma dell’Accordo di rinnovo
che riguardava le Farmacie Municipalizzate; il 15 maggio il rin-
160
Storie della FISASCAT
novo del CCNL per i dipendenti da caffè e bar e di quello per i dipendenti da ristoranti e trattorie, entrambi sottoscritti dal Sindacato
Nazionale Lavoratori Albergo, Pubblici Esercizi e Termali, rappresentato dal suo Segretario Nazionale Cav. Alberto Grossi, assistito
dalla FISASCA , rappresentata dal suo Segretario Generale Cav.
Uff. Giulio Pettinelli e dal Segretario Nazionale Sindacale Avv. Prof.
Sebastiano Ferlito. Lo stesso giorno sempre da parte della FIPE e
dei sindacati di categoria di CISL, CGIL e UIL – si ebbe il riconoscimento delle ricorrenze festive per i dipendenti di pasticcerie, alberghi diurni e stabilimenti balneari.
I rappresentanti della Federazione, Giulio Pettinelli ed Enrico Meneghelli, durante i lavori della Conferenza
Internazionale di Bellagio nella primavera del 1959
Il 7 luglio 1959, dopo sei mesi di trattative, venne definito il rinnovo
del contratto collettivo aziendale di lavoro per i dipendenti dell’American Express Company-SAI.
Le principali novità erano costituite da un aumento della retribuzione pari al 7% complessivamente su tutte le 15 mensilità; dalla
riduzione dell’orario di lavoro a 45 ore settimanali per tutto il personale; dalla rivalutazione degli scarti pregressi; dal pagamento delle festività cadenti di domenica; dalla concessione di un congedo
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
161
matrimoniale pari a 15 giorni; dalla classificazione degli interpreti;
dalla concessione dell’anticipo da parte della compagnia della quota INAM in caso di malattie di durata superiore ai 10 giorni ed infine
dall’istituzione di una commissione interna aziendale a carattere
nazionale.
L’8 luglio 1959, dopo lunghe e difficili discussioni, si conclusero le
trattative per il rinnovo del contratto nazionale per il personale operaio degli alberghi, pensioni, ecc. Per gli impiegati le parti si sarebbero incontrate entro il mese di luglio per concludere le trattative
concernenti il rinnovo del contratto nazionale, a cui sarebbe stata
data la stessa decorrenza del contratto nazionale lavoratori di alberghi, ovvero il 1 luglio.
L’accordo prevedeva una nuova classificazione del personale;
una diversa ripartizione dei costi per il lavoro straordinario, che
veniva posto per il 55% a carico del datore di lavoro e per il 45%
a carico della percentuale; nel caso di dimissioni delle donne per
matrimonio e delle dimissioni dei lavoratori di ambo i sessi per
raggiunti limiti di età o per invalidità, veniva riconosciuto il diritto
all’intera indennità di licenziamento; venivano introdotte maggiori
tutele per i dirigenti sindacali, per l’erogazione della percentuale,
per la rivalutazione dei salari in base agli indici del costo-vita; si
stabiliva la corresponsione di un premio di fine stagione per tutto il
personale degli alberghi stagionali, da determinarsi negli integrativi provinciali.
I nuovi contratti prevedevano particolari condizioni tutelative in favore dei membri delle commissioni interne, dei delegati di azienda, dei
responsabili contrattuali, dei dirigenti sindacali nazionali e provinciali e ciò costituiva una grande conquista perché si trattava del primo
contratto nazionale di qualunque settore privato che prevedesse
dette condizioni. Inoltre era importante il fatto che i nuovi contratti
avrebbero avuto validità giuridica, entrando nella sfera d’azione della legge Erga Omnes.
162
Storie della FISASCAT
Il 5 agosto 1959 il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale
emanò il decreto con il quale veniva costituita la Commissione Centrale per la Disciplina del Lavoro Domestico, ai sensi delle norme
contenute nella legge 2 aprile 1958, numero 339. Facevano parte
della commissione, in rappresentanza della FISASCA-CISL, Maria
Ramponi, Guglielmo Giuliani e Clementina Barrili.
L’8 agosto 1959 fra il Sindacato Nazionale Dipendenti Vagoni Letto e
Ristoranti, assistito dalla FISASCAT, e la direzione per l’Italia della Compagnia Internazionale Carrozze con Letti venne stipulato un accordo
nazionale per la determinazione delle retribuzioni medie convenzionali
del personale viaggiante ai fini assicurativi del trattamento di anzianità
e della cassa previdenza aziendale. Detto accordo prevedeva miglioramenti ai precedenti trattamenti varianti dal 7,5% al 9%.
Il 7 e 8 maggio 1960 si svolse a Viareggio, presenti i
delegati delle varie province
d’Italia, l’assemblea costitutiva del Sindacato Nazionale
Lavoratori di Aziende Commerciali (SILAC) aderente
alla FISASCA-CISL.
Nell’estate del 1960 il Segretario Nazionale Enrico Meneghelli partecipa ai lavori della FIET – l’Internazionale Libera
dei Lavoratori del Commercio – a Parigi presso l’UNESCO
Nel corso dell’incontro vennero discussi i più importanti
problemi categoriali, dopodiché si procedette alla costituzione ufficiale del nuovo
sindacato ed alla elezione
degli organi direttivi, che videro l’assegnazione della
Segreteria Nazionale a Giulio Pettinelli e la carica di
Vice Segretario al signor Camillo Cocco ed al Cav. Luisa
Panciroli.
163
SEI UN LAVORATORE DEL TURISMO?
IL TUO CONTRATTO DI LAVORO
SI PRENDE CURA ANCHE DELLA TUA SALUTE!
Basta una telefonata!
800 - 016639
A
F
T
S
FONDO ASSISTENZA SANITARIA TURISMO
per i dipendenti da aziende alberghiere,
campeggi, residence, villaggi turistici,
ostelli, colonie, porti turistici
e strutture ricettive complementari.
Visita il sito www.fondofast.it
164
Storie della FISASCAT
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
165
LA PARITÀ SALARIALE
Il 20 febbraio 1961 si procedette alla stipula ed alla conseguente
ratifica dell’accordo di parità di retribuzione tra il personale femminile e maschile operante nel settore del Commercio. Il problema era
stato posto alla trattativa sindacale negli anni precedenti in forza dei
precetti Costituzionali e delle Convenzioni Internazionali a suo tempo ratificate anche dal Governo Italiano. Ma, nonostante gli sforzi ed
i tentativi più volte fatti dall’organizzazione sindacale, le trattative si
erano limitate soltanto a fasi di studio e di rilevazione, senza alcuna
concreta decisione.
Detto problema era però ritornato di attualità in occasione degli
innumerevoli incontri tra i rappresentanti dei lavoratori e dei datori
di lavoro, riunitisi per procedere al rinnovo del contratto nazionale
per le aziende commerciali scaduto il 30 giugno dell’anno precedente. Il nuovo importante Accordo Nazionale, che sarebbe entrato in vigore il primo marzo successivo, prevedeva uno scarto massimo del 5 % tra le retribuzioni degli uomini e quelle del personale
femminile.
Tuttavia si era stabilito che l’equivalenza di trattamento non poteva
avvenire in una sola volta, perciò si era provveduto a suddividere
la percentuale migliorativa in tre anni, con un aumento del 30 %
per i primi due anni e del 40 % nel terzo anno. Non si era riusciti a
raggiungere una completa uguaglianza di retribuzione, perché ancora forte era il pregiudizio che voleva la donna lavoratrice inferiore
all’uomo, ma si trattava di procrastinare l’evento al 1963, anno in cui
sarebbe entrato in vigore l’ultimo scatto previsto dall’accordo del 20
febbraio 1961.
L’accordo valeva per tutte le categorie merceologiche comprese
nella sfera di applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro
per il personale dipendente da aziende commerciali del 28 giugno
1958 e precisamente per le lavoratrici raggruppate nelle seguenti
categorie e settori:
166
Storie della FISASCAT
• Commercio all’ingrosso e al dettaglio di generi alimentari;
• Commercio all’ingrosso ed al minuto e di esportazione di prodotti ortofrutticoli e agrumari e loro derivati, ad eccezione dei
lavoratori stagionali dipendenti da aziende esercenti il Commercio all’ingrosso di suddetti prodotti;
• Commercio di fiori, piante e affini;
• Commercio dell’abbigliamento, arredamento, merci varie,
grandi magazzini, supermercati e negozi a prezzi standard;
• ausiliari del Commercio e Commercio con l’estero;
• agenzie di viaggi e Turismo.
La mano d’opera femminile impiegata nel settore, secondo statistiche elaborate dagli stessi datori di lavoro, era pari al 28,51% del
totale degli addetti, ma se si tiene conto che il rilevamento era stato
fatto nel 1958 e che da allora vi era stato un notevole aumento
del livello dell’occupazione femminile in tutti i settori, bisogna concludere che avrebbero beneficiato dell’accordo circa trecentomila
donne.
L’atto ufficiale della firma dell’accordo nazionale sulla parità salariale nel commercio.
L’importanza dell’accordo concluso risalta maggiormente se si esamina brevemente la situazione di disparità preesistente alla firma
dell’accordo stesso: mentre prima vi era uno scarto che oscillava tra
il 13 e il 17%, raggiungendo a Siracusa anche il 18-20%, ora esso
si riduceva al 5%.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
167
L’accordo, come si è detto, non costituiva evidentemente un’integrale applicazione delle norme giuridiche statali – articolo 37 della
Costituzione – ed internazionali – convenzione numero 100, articolo 119 del Trattato Istitutivo del Mercato Comune Europeo, tuttavia
esso costituiva una premessa fondamentale alla definitiva soluzione del problema.
Con l’accordo di parità salariale si era inoltre proceduto a siglare l’aumento dell’indennità di contingenza, che sarebbe stata corrisposta
globalmente in un’unica soluzione dal 1 maggio dell’anno in corso.
Va infine ricordato che la FISASCA aveva preso per prima l’iniziativa
di chiedere alla FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi - alla
FAIAT - Federazione Associazioni Italiane Albergatori e Turismo all’Intersind ed alla Compagnia Internazionale Vagoni Letto l’estensione della parità di retribuzione anche alle lavoratrici dipendenti dalle aziende delle suddette categorie professionali e merceologiche.
La cosa si sarebbe poi progressivamente attuata: ad esempio, l’8
giugno 1961 si raggiunse l’accordo per le dipendenti delle Cooperative di Consumo e subito dopo per le dipendenti delle Farmacie Municipalizzate. Queste ultime, a differenza della maggior parte delle
altre categorie, ottennero immediatamente l’assoluta parità salariale con le corrispondenti categorie maschili.
Il Segretario Nazionale del Sindacato Dipendenti Carrozze
Letto e Ristoranti, Agostino Lanni, interviene durante la riunione del Direttivo Nazionale, tenutasi a Ladispoli il 16 e
17 marzo 1961
Grazie al suo potere ed al
ruolo di Federazione maggioritaria, la FISASCAT aveva
ottenuto un grande obiettivo
di giustizia sociale, rispondendo così all’anelito di tante
lavoratrici che chiedevano
per il loro lavoro migliori trattamenti economici ed una più
spiccata valorizzazione della
loro opera quotidiana.
168
Storie della FISASCAT
Il valore del risultato conseguito fu rimarcato da una lettera che il 16
marzo successivo il Segretario Generale della CISL, Paolo Cavezzali, inviò a Giulio Pettinelli per esprimergli il compiacimento della Confederazione per quanto la Federazione era stata capace di fare.
LA FISASCA E GLI ESORDI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE
ORGANIZZATA MODERNA
Nel 1865 i fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi aprirono in via Santa
Radegonda a Milano il primo negozio italiano in cui erano venduti
abiti preconfezionati, sull’esempio di Le Bon Marché, il grande magazzino aperto a Parigi nel 1838 che aveva spopolato oltralpe.
Nel 1917 il senatore Borletti rilevò l’attività, puntando sull’eleganza
dei grandi magazzini e impegnandosi immediatamente ad aumentare la qualità della merce venduta, pur senza alzare eccessivamente i prezzi. Lo scopo annunciato era un approccio “democratico”
al mercato, ossia attirare sia clienti delle classi alte che di quelle
medio-basse.
Negli anni successivi si aprirono altri magazzini in diverse città
d’Italia, sempre con un buon successo di vendite, sicché nel 1928
gli stessi dirigenti, decisero di introdurre in Italia un altro sistema
di vendita che aveva già da tempo conquistato l’estero – il cosiddetto prezzo unico – fondando la Upim: Unico Prezzo Italiano
Milano, destinata a sua volta a strutturarsi in una catena di grandi
magazzini.
Nata in un periodo apparentemente sfortunatissimo, alla vigilia del
crollo di Wall Street, la Upim incontrò in realtà un buon successo di
pubblico, pur dovendo adeguare il modello americano del prezzo
unico alle esigenze ed alle abitudini del pubblico italiano, sempre
sospettoso rispetto alla politica dei prezzi troppo bassi. Ed il successo di Upim fu tale, che dal 1934 alcuni grandi magazzini Rinascente
in diverse parti d’Italia divennero Upim.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
169
Tuttavia anche dopo la creazione di Upim e della rivale Standard
(1931, poi divenuta Standa per motivi autarchici) fino alla seconda
guerra mondiale la quota di mercato dei grandi magazzini rimase
limitata, in quanto una fascia importante di pubblico, cioè i lavoratori
manuali, non aveva i mezzi per diventare clientela vera e fedele, e
così la modesta ma significativa crescita della Rinascente si dovette
soprattutto al ceto medio impiegatizio, il settore della società italiana
più favorito dalla politica economica mussoliniana.
Negli anni cinquanta la Rinascente cercò di cavalcare il
miracolo italiano con iniziative
innovative per la penisola italica. Venne ad esempio aperto un ufficio per le ricerche di
mercato ed avviata la vendita di frigoriferi, che arrivavano direttamente dagli USA.
Nacque poi un’azienda per la
produzione di abbigliamento
femminile e furono organizzate mostre con abbigliamenti
tipici di Paesi stranieri.
Con l’aumentare del benessere economico crebbero anche
le vendite di Upim e Standa e
si rese necessario rinegoziare
il rapporto di lavoro per i dipendenti delle tre grandi catene.
Il 9 novembre 1959 ebbero inizio presso la CONFCOMMERCIO le trattative tra le delegazioni dei lavoratori e quelle padronali per ottenere
vari miglioramenti relativi ai lavoratori di Upim, Rinascente e Standa.
Le richieste avanzate dalla FISASCA e dalle altre organizzazioni di
categoria alle direzioni aziendali erano le seguenti: estensione del
170
Storie della FISASCAT
premio di incitamento anche agli apprendisti tramite l’adeguamento
del monte premi; riduzione dell’orario di lavoro a 44 ore settimanali,
anche attraverso la concessione di una mezza giornata di libertà
ogni settimana; riconoscimento al personale dipendente della 14ª
mensilità con le stesse modalità previste per la 13ª mensilità; regolamentazione attraverso contrattazione sindacale di tutti i premi
concessi al personale a carattere collettivo e non ad personam; istituzione di mense aziendali o posti di ristoro nelle filiali dei centri
commerciali; stabilire apposite garanzie per la registrazione degli
orari di entrata e di uscita dai reparti tramite orologi marcatempo;
regolamentazione contrattuale dei trattamenti in atto per l’orario di
lavoro del personale discontinuo, per le ferie ed il trattamento di
malattia; inclusione, tramite apposito accordo, di rappresentanti dei
lavoratori nella gestione del fondo integrativo pensioni; attuazione di
provvedimenti per assicurare in tutte le filiali la tutela igienica e fisica dei lavoratori; integrazione in caso di malattia fino al 100% della
retribuzione di fatto per i primi 45 giorni; immediati provvedimenti
per assicurare il pieno rispetto delle norme del CCNL in materia
di commissioni interne; uso di sgabelli per il personale addetto al
servizio di vendita.
Un primo accordo sembrò profilarsi l’11 dicembre 1959, allorché a
Roma si riunirono il dott. Olindo Praturlo, Direttore del Personale
della Rinascente-Upim, il Cav. Uff. Giulio Pettinelli, Segretario Generale della FISASCAT ed i rappresentanti delle altre organizzazioni
sindacali, allo scopo di esaminare i termini della vertenza nazionale
riguardante l’azienda.
In quella circostanza si sottoscrisse un verbale di accordo provvisorio, in attesa di stesura definitiva, che si tradusse poi nell’accordo
del 17 dicembre 1959. Ma l’accordo durò poco, riprese il conflitto
con l’azienda, le cose andarono per le lunghe e si arrivò infine, il 22
luglio 1961, al nuovo contratto di lavoro per i 700.000 addetti alle
aziende commerciali, che comunque costituiva un importante successo verso la conquista di una regolamentazione moderna.
Punti fondamentali dell’accordo raggiunto erano:
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
171
• riduzione della differenza salariale tra uomini e donne;
• riduzione dell’orario di lavoro mediante la corresponsione di due
mezze giornate al mese di congedo pagato e non assorbibili;
• passaggio all’orario normale di 8 ore giornaliere del personale
discontinuo – che in precedenza aveva un orario di 9-10 ore –
il quale svolgesse le mansioni di fattorino, autista, magazziniere, telefonista e commesso nei centri urbani superiori a 30.000
abitanti con una conseguente riduzione settimanale da 60 o 54
a 46 ore;
• revisione della classificazione dei commessi con l’abolizione
della qualifica di “aiuto”;
• passaggio a fine apprendistato ad una qualifica superiore
e automaticità di carriera nell’ambito della categoria professionale;
• passaggio a categoria superiore del magazziniere e traduttore;
• elevazione degli scatti di anzianità da cinque a sette;
• aumento della misura dell’indennità di anzianità per le categorie impiegatizie;
• aumento di due giornate annue a titolo di indennità di anzianità
dei banconieri e aiuto commessi di alimentazione a datare dal
1 luglio 1958;
• miglioramento di altri istituti secondari.
L’accordo comprendeva inoltre il regolamento dell’Istituto delle
commissioni interne e l’impegno di definire entro il successivo settembre i problemi relativi alle nuove norme di funzionamento delle commissioni paritetiche a livello provinciale e nazionale per la
composizione delle vertenze. Infine l’accordo prevedeva l’impegno
della parte padronale ad attuare una contrattazione integrativa nei
supermercati.
Il valore economico complessivo si poteva considerare nell’ordine di
circa il 15%. I risultati positivi conseguiti con il CCNL interessavano
principalmente tre fondamentali istituti contrattuali normativi e creavano le basi per nuove conquiste e per l’acquisizione alla categoria
172
Storie della FISASCAT
di un contratto veramente moderno e quindi aderente alla realtà del
settore.
Infatti il contratto conteneva un meccanismo destinato a portare
profonde innovazioni riguardanti non solo i negozi e quanti in essi
operavano, commercianti e lavoratori, ma anche una parte delle
stesse abitudini del pubblico: era scattato il meccanismo che tendeva a realizzare la “settimana corta”.
La riduzione dell’orario di lavoro a 46 ore settimanali – a differenza
di altri accordi sindacali che avevano comportato un’analoga diminuzione degli orari – era stata accompagnata dalla precisazione che
la riduzione doveva essere effettiva: in altri termini, per i lavoratori
del settore commerciale le ore in meno non potevano essere corrisposte in denaro o mediante un aumento dei giorni di ferie.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
173
A quel tempo l’orario dei negozi non era uguale in tutto il Paese e
in concreto veniva fissato dalle prefetture. Nelle grandi città i negozi
rimanevano aperti da 8 a 9 ore al giorno, mentre nei piccoli centri
l’orario si aggirava tra le 12 e le 13 ore. E questo valeva per tutti i
giorni della settimana compresa – per i negozi di generi alimentari –
la mattina della domenica.
La legge che regolava questa materia e che dava al prefetto la facoltà di stabilire gli orari con una serie di eccezioni rispetto a quello
normale, aveva quasi 38 anni di vita, essendo stata approvata nel
1923. Allora si giustificava una differenziazione degli orari tra grandi
centri e piccoli centri in base al ritmo più lento della vita nei comuni
di campagna, alla necessità quindi di consentire un periodo più lungo per l’afflusso dei clienti. Nelle stesse grandi città la tendenza era
stata negli anni precedenti di aumentare le ore di apertura dei negozi perché i commercianti credevano che questa fosse una molla
decisiva per l’incremento delle vendite.
Il successo conseguito dai
lavoratori del Commercio
aveva rimesso in discussione tutto il problema e
gli stessi commercianti
che fino a pochi anni prima
avrebbero rinunciato anche al sonno pur di attendere al varco il cliente sulla
soglia del negozio, allora
rivendicavano la “settimana corta”, ossia la chiusura
di una mezza giornata nei
giorni non festivi.
Nell’autunno del 1961 Sebastiano Ferlito e Agostino Lanni
partecipano a Saint Vincent al 1° Congresso Europeo del
Turismo nel Mercato Comune Europeo, il cui scopo era
“l’elaborazione delle linee di una politica turistica comune
a livello europeo”
I giornali di categoria della CONFCOMMERCIO, le
cronache locali dei quoti-
174
Storie della FISASCAT
diani ed i rotocalchi avevano parlato e fatto parlare di questo
problema. Dalle discussioni si era infine passati ai primi esperimenti e a Genova la “settimana corta” divenne un fatto compiuto
a partire dal 19 agosto 1961, giorno a partire dal quale gli esercizi
commerciali iniziarono a chiudere il sabato pomeriggio per riaprire solo il lunedì mattina.
Facevano eccezione solo i negozi di generi alimentari e i fiorai,
mentre le rivendite di sale e tabacchi restavano aperte, ma con l’obbligo di non vendere articoli di profumeria, cartoleria o altri che non
fossero quelli del monopolio statale.
GLI ALTRI CONTRATTI DEGLI ANNI ‘60
Nel frattempo era stato ottenuto il rinnovo dell’Accordo per i dipendenti delle Farmacie Municipalizzate, sottoscritto il 6 luglio 1961 e
valido dall’inizio di quel mese sino al 31.12.1963, mentre ai primi di
novembre del 1961 era ormai quasi definito il nuovo contratto collettivo di lavoro degli ottantamila custodi delle case di abitazione. Numerosi articoli del vecchio contratto erano stati riveduti e migliorati,
includendo buona parte delle rivendicazioni poste dalla FISASCA e
condivise dalle altre federazioni del settore.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
175
Era stata stabilita la costituzione in ogni provincia di una commissione paritetica con il compito di esperire tentativi di conciliazione nelle
vertenze, si era previsto che il periodo di prova fosse considerato
valido a tutti gli effetti e che nei contratti integrativi provinciali e locali venisse precisata la misura di consumo della luce, dell’acqua,
e del riscaldamento. L’adeguamento delle retribuzioni al costo della
vita sarebbe dovuto avvenire automaticamente, applicando la “scala mobile” sulla base dell’indice stabilito dall’apposita commissione
dell’Istat per il settore commerciale.
Dopo un anno di ininterrotto servizio, il portiere avrebbe potuto fruire
di un periodo di ferie di 14 giorni fino a dieci anni di anzianità e di 21
giorni per più di dieci anni di anzianità.
Invece era stata sospesa la proposta di concedere al portiere una
giornata di riposo compensativa del mancato riposo domenicale;
inoltre le parti avevano promosso la costituzione di una commissione che doveva individuare i mezzi più idonei per reprimere il malcostume delle buonuscite pretese per l’assunzione di portieri. Se il
portiere, alla scadenza del preavviso di licenziamento, non avesse
lasciato i locali, avrebbe dovuto pagare una congrua penalità. Le retribuzioni, da stabilirsi in sede provinciale, avrebbero dovuto tenere
conto dell’entità del lavoro del portiere e del sostituto, del numero
degli appartamenti e delle scale, della signorilità e dell’importanza
dello stabile.
Si era infine previsto che il contratto entrasse in vigore a partire dal
1 gennaio 1962, ma in realtà poi l’accordo fu sottoscritto l’11 luglio
1962 ed ebbe validità dal 12 luglio 1962 al 31 dicembre 1966.
Fu solo tra la fine del 1961 e l’inizio del ’62 che si ottennero importanti risultati nella contrattazione per i cinquantamila dipendenti dai
grandi magazzini. In accoglimento delle richieste avanzate a suo
tempo dalla FISASCA, si ebbe l’istituzione dal 1° gennaio 1962 di
un’integrazione economica nei casi di malattia dei lavoratori a carico
delle aziende, fino a raggiungere il 100% della retribuzione globale
176
Storie della FISASCAT
per la durata massima di
180 giorni l’anno. Per gli
apprendisti, che in linea
generale non godevano
di un trattamento di malattia, si convenne invece che l’integrazione
economica nei periodi
di infermità, col termine
massimo di 180 giorni,
Il 17 ottobre 1961 il Comitato Esecutivo della FISASCA esamifosse commisurala al
na i problemi dei dipendenti dei Grandi Magazzini in vista delle
successive trattative, che porteranno all’accordo integrativo na50% della retribuzione
zionale del 22 dicembre 1961
globale, ferme restando
le eventuali migliori condizioni praticate dalle aziende a tale titolo.
Inoltre i dipendenti dai grandi magazzini avrebbero beneficiato, a
partire dal 1° aprile 1962, di un maggior numero di riposi extra-festivi rispetto a quello previsto per tutti gli altri lavoratori del Commercio, e di un riposo (pari a mezza giornata) per ogni settimana di
lavoro. Nell’accordo si parlava di accettazione del principio relativo
al “completamento” dei riposi extra-festivi con la conseguente riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione e senza recupero.
Il 27 gennaio 1962, a quattro anni dall’entrata in vigore della legge
che tutelava il rapporto di lavoro domestico, le 700.000 lavoratrici
della casa, attraverso un Congresso svoltosi a Roma sotto gli auspici della FISASCA , reclamarono l’urgente adozione di altri miglioramenti normativi e previdenziali. Le delegate delle domestiche di
tutta Italia insistettero sulla necessità che venisse estesa l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, al fine di eliminare
la sperequazione di trattamento esistente in questo campo rispetto
ad altre categorie.
Nello stesso tempo esse chiedevano che fosse affrontato il non facile problema dell’estensione dell’assistenza di malattia ai familiari
del personale domestico, anche in considerazione della disparità
del trattamento assistenziale tra il domestico in attività di servizio
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
177
ed il domestico pensionato: quest’ultimo, infatti, aveva diritto all’assistenza per i familiari a carico, beneficiando delle norme allora vigenti che prevedevano l’erogazione delle prestazioni a favore dei
lavoratori pensionati dell’Inps.
E, sempre nel campo previdenziale, era ormai necessario eliminare
ogni differenza tra le pensioni liquidate agli altri lavoratori e quelle
liquidate agli addetti ai Servizi domestici. La disciplina del rapporto di lavoro domestico doveva subire una modifica sostanziale per
quanto concerneva l’orario minimo di servizio necessario per fruire
dei vantaggi della legge: infatti la tutela veniva applicata solo alle
domestiche che effettuavano almeno quattro ore giornaliere di lavoro, mentre si chiedeva di far rientrare nella legge tutte le domestiche, purché svolgessero non meno di dodici ore settimanali. In
questo modo si sarebbero limitati gli eventuali abusi da parte dei
datori di lavoro.
Infine, per ottenere una migliore applicazione della legge, si chiese
agli organi competenti di emanare un regolamento unico per tutte le
province che stabilisse modi e criteri uniformi di applicabilità e garantisse una maggiore funzionalità delle commissioni provinciali e soprattutto della Commissione Centrale per la Tutela del Rapporto di Lavoro
Domestico, che era stata istituita presso il Ministero del Lavoro.
Un momento del 4° Congresso Nazionale, tenutosi a Sorrento dal 31 marzo al 2 aprile 1962
178
Storie della FISASCAT
Nei primi giorni di aprile 1962 fu definito il nuovo contratto collettivo
di lavoro per i dipendenti del settore commerciale delle cooperative
di consumo e dei consorzi da queste costituite. Tale contratto (che
sarebbe poi stato definitivamente stipulato il 13 luglio 1962) interessava 20.000 lavoratori. Gli elementi di maggiore novità erano i
seguenti:
• l’attuazione, sia pure graduale, del principio della
parità salariale completa
(contro uno scatto del 5%
del settore commerciale privato);
• l’istituzione di una 14a mensilità di retribuzione;
• la corresponsione ogni
mese, come per il settore
privato, di due mezze giornate di congedo extrafestivo pagato a partire dal 15
aprile 1962;
• un’integrazione economica
alle indennità previdenziali
per malattia, infortuni e tbc,
pari al 25% della retribuzione, per la durata dell’intero periodo
assistibile (nel settore privato tale integrazione era limitata alla
malattia);
• l’aumento delle ferie annuali e delle indennità per risoluzione
del rapporto di lavoro in direzione perequativa tra personale
impiegatizio e non;
• l’istituzione di due nuovi scatti triennali di aumento collegati alla
anzianità professionale e un nuovo congegno di attribuzione.
Su numerosi altri istituti erano stati stabiliti dei miglioramenti che,
come minimo, equiparavano i trattamenti del settore privato.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
179
I primi di maggio del 1963 finalmente i centomila lavoratori ortofrutticoli e agrumari italiani conquistarono un nuovo contratto, dopo una
carenza di ben 8 anni! Tra gli altri progressi normativi vanno ricordati:
la conquista della “scala mobile” legata alla contingenza del settore commerciale; la prima classificazione professionale, che stabiliva
la parità di paga a parità di lavoro, indipendentemente dal sesso e
dall’età; l’aumento dell’indennità di ferie, la tredicesima mensilità; l’aumento della maggiorazione per straordinari dal 15-18% al 25-35%.
Per effetto dell’accordo nazionale sulla parità salariale, stipulato nel
settembre precedente, dal 1° febbraio 1964 venne attuata la parità
completa della contingenza non conglobata e sul valore del “punto”
della scala mobile per tutte le 200 mila lavoratrici del Commercio.
Ciò significava un aumento automatico delle retribuzioni per le
donne, che andava da 500 a oltre 1.000 lire mensili, a seconda
della categoria, in tutta Italia. Con questo aumento fu eliminato
l’ultimo scarto esistente fra contingenza maschile e femminile, che
era pari al 5%.
Il 1° luglio 1964, sempre per effetto dell’accordo citato, venne attuata la parità completa anche sulle paghe tabellari, dopo che lo
scarto medio del 16%, esistente nel 1960, era stato progressivamente ridotto fino al 5%. Da tale data, pertanto, uomini e donne del
Commercio iniziarono a percepire le stesse retribuzioni, a parità di
qualifica.
La FISASCAT salutò questi risultati e questa prospettiva come il
frutto dell’azione della categoria per l’eliminazione di ogni discriminazione fra i due sessi, nell’ambito della battaglia generale per
l’emancipazione femminile.
Il 15 maggio 1964 – dopo una lunga vertenza che aveva visto spesso FISASCAT e FILCAMS su posizioni divergenti – fu firmata la
parte generale del nuovo contratto di lavoro dei 700 mila dipendenti
del Commercio.
180
Storie della FISASCAT
L’accordo riconosceva il principio dei parametri come scala unica di
valori salariali adeguati e rapportati alle mansioni. Solo temporaneamente la realizzazione dei parametri era demandata a livello provinciale unitamente al rinnovo ed all’aumento delle retribuzioni. Con
soluzioni uniformi su scala nazionale sarebbe stato dunque possibile debellare successivamente ingiuste ed antiche sperequazioni.
Il contratto attuava la riduzione del tirocinio di apprendistato da 3 a
2 anni; riduceva il numero delle qualifiche prima soggette al tirocinio
e stabiliva il principio della partecipazione dei sindacati alla formulazione dei programmi di insegnamento dei corsi professionali.
Sulla classificazione l’accordo riconosceva nuove qualifiche e per i
commessi riduceva la permanenza nei vari gradi da 5 a 3 anni; inoltre istituiva un’indennità del 5% per “maneggio denaro e mansioni di
cassa con responsabilità” ed attuava il Conglobamento di 20 punti
della contingenza. Anche la rivendicazione dell’elaborazione di un
regolamento per l’elezione delle Commissioni Interne era stata accettata.
Inoltre a questo accordo si accompagnavano i risultati relativi alla
parità salariale (che si sarebbe applicata dal primo luglio), alla norma sull’estensione dei congedi extra festivi, pagati fino ad una mezza giornata settimanale, e la corresponsione della prima aliquota
(pari al 30%) della quattordicesima mensilità.
INIZIA L’ERA DEI SERVIZI (IL COMMERCIO NEGLI ANNI ’60)
Nonostante fosse stato sottoscritto l’accordo per il Commercio, tuttavia si era ancora lontani dalla realizzazione di una riforma organica
del settore. Perciò Conquiste del Lavoro del 2 agosto 1964 pubblicò
un lungo articolo dal titolo “Inizia l’era dei Servizi” in cui venivano
affrontate le problematicità di questo comparto che – nell’ambito dei
Servizi – era quello più importante.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
181
Naturalmente un discorso di tal genere non poteva che prendere le
mosse dalle infrastrutture e – primo fra tutte – il sistema dei Trasporti e delle vie di comunicazione, il quale, in seguito al boom economico di quegli anni, aveva subito una pressione durissima, di fronte
alla quale l’iniziativa di dar corso ad un vasto piano di costruzione
di autostrade veniva definita “… una decisione saggia e quasi previdente”.
L’adeguamento delle vie di comunicazione e del sistema dei Trasporti era del resto necessario per aumentare la produttività tutt’intera del sistema economico e per risolvere alcuni fondamentali squilibri quali, ad esempio, quelli territoriali: nonostante l’enorme sforzo
posto in essere per lo sviluppo del Mezzogiorno, se esso non aveva
ancora raggiunto i risultati che si speravano, in parte non trascurabile la responsabilità doveva essere attribuita all’isolamento delle
Regioni meridionali, isolamento che, in termini relativi, si era accentuato, piuttosto che attenuarsi.
Già allora erano molti coloro i quali si dicevano convinti che avrebbe
fatto, per lo sviluppo economico della Calabria, più il completamento
dell’Autostrada del Sole che molte delle altre provvidenze attribuite
a quella Regione.
Ettore Massacesi – estensore dell’articolo – passò poi alla considerazione del fatto – valido già allora – che, quando si parla di attività
terziaria, di Servizi, il pensiero corre rapidamente, se non immediatamente, a quello che lui definiva il “vituperato” settore della distribuzione commerciale. II quale, se non altro perché è responsabile di
“presentare” alla pubblica opinione il sistema dei prezzi, finisce per
attirarsi tutte le antipatie, quasi come il fisco.
L’autore considerava infatti che “… come il fisco (il fisco italiano di
oggi) il Commercio (il Commercio italiano di oggi) le merita quelle
antipatie; se non tutte, certo parecchie. Infatti se c’è un settore che
ha poco approfittato del ‘miracolo’, a parte l’Agricoltura naturalmente, questo è il Commercio”.
182
Storie della FISASCAT
Del Commercio si era tanto parlato ed inutilmente sino ad allora.
Certo non si poteva fare di ogni erba un fascio: erano stati introdotti
anche in Italia tecniche e metodi moderni di distribuzione commerciale, ma questo era dipeso molto dal fatto che le imprese industriali
produttrici di beni di consumo avevano assunto una funzione fondamentale nella distribuzione, quando addirittura non avevano soppiantato le antiche strutture commerciali. Tuttavia queste resistevano ancora, soprattutto nel settore dei beni alimentari, e resistevano
pervicacemente attaccate a vecchie formule non più giustificate, sia
che si trattasse di Commercio all’ingrosso od al dettaglio. Per colpa
dell’uno o dell’altro i costi di distribuzione erano sempre più alti e
soprattutto l’efficienza dei Servizi offerti era inferiore a quella che
avrebbe potuto essere.
Il Commercio all’ingrosso, per lo meno in taluni settori, sembrava
non essersi accorto, o fingeva di non accorgersi, che tutto stava
cambiando con I’istituzione di quello che Giorgio Eminente (assistente nell’Area Marketing dell’IFAP - Centro IRI per lo studio delle
funzioni direttive) definiva “il grande dettaglio” e con l’orientamento
sempre più decisivo delle imprese produttrici verso un adeguamento delle loro iniziative in funzione del mercato finale, mediante l’istituzione di proprie organizzazioni di vendita ai dettaglianti.
In altre parole, le imprese moderne erano sempre più “marketing
minded”, più attente cioè alla struttura della domanda, fino al punto da tendere a subordinare ad essa I’attività della produzione,
partendo dalle necessità della vendita per arrivare a definire la
produzione.
A questa lenta ma sicura evoluzione delle imprese produttrici italiane, le quali nel dopoguerra avevano rapidamente assimilato le novità organizzative già sperimentate durante i venti anni precedenti
negli Stati Uniti e propagandate in seguito in Europa, non aveva
corrisposto nessuna modernizzazione delle funzioni del grossista, il
quale si era visto così lentamente scalzato dalla sua posizione per
un sempre maggior numero di prodotti industriali finiti.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
183
Era normale, perciò, che in tali condizioni il grossista fosse confinato in un ambito in cui le sue funzioni ormai invecchiate incontravano una minore concorrenza ed assumesse una salda posizione
divenendo l’intermediario per i prodotti agricoli, operando cioè nella
zona più carente del sistema distributive italiano.
La situazione del Commercio al dettaglio a sua volta era molto
più squilibrata, meno precisata nei contorni, i quali anzi o erano
sfumati o erano pieni di ombre. Vi erano esercizi commerciali al
minuto che avevano solide posizioni di controllo dei loro piccoli
o meno piccoli mercati, ed altri che sopravvivevano a stento alla
concorrenza od all’effetto cumulativo di molti errori di gestione e di
troppo facili illusioni.
La situazione del Commercio al dettaglio in Italia aveva molti di questi caratteri: si manifestava con una dispersione enorme dei punti
di vendita, con metodi di vendita superati e sgradevoli, con una resistenza dura e ostile dell’individualismo che rifiutava quelle forme
di associazione fra grossisti e dettaglianti, o fra dettaglianti che acquistavano in comune, le quali erano le forme più economiche di
adeguarsi ai tempi. Per non parlare della resistenza alla creazione
dei supermarket o dei negozi a self-service.
Negli ultimi anni le cose erano un po’ migliorate ma si era ancora
lontani dagli obiettivi, considerato che, da un’indagine svolta in quegli
anni, era risultato che in Italia i supermercati erano circa 300, contro
i 1.500 dell’Austria, i 1.650 della Norvegia, i 2.000 della Svizzera, i
2.700 della Francia, i 2.900 dell’Olanda, per non parlare dei 6.000
della Svezia o dei 9.000 della Gran Bretagna o dei 30.000 di quella
che allora era la Germania Occidentale. Certo i dati non erano perfettamente confrontabili, ma la differenza era evidentemente enorme.
Comunque, supermercati a parte, gli esercizi commerciali al minuto
erano molti o pochi? Uno studio presentato al CNEL, ad un convegno promosso per fare il punto sulla struttura del sistema distributivo
italiano, al proposito aveva messo in rilievo alcuni interessanti dati
184
Storie della FISASCAT
statistici: gli esercizi commerciali, che erano 542.000 nel 1927 – con
circa 928.000 addetti – si erano ridotti a 501.000 nel 1951 – con circa 957.000 addetti – ed erano aumentati a 662.000 nel 1961 – con
1.307.418 addetti ed una media di due addetti per esercizio.
In sostanza dal 1927 al 1961 l’occupazione negli esercizi commerciali al dettaglio era aumentata del 32,2% per i negozi alimentari, del
57,3% per quelli che vendevano prodotti non alimentari, mentre nello stesso periodo di tempo la popolazione era aumentata del 24,2%,
il reddito del 16,9% e la produzione industriale del 25,2%.
Partendo da questi dati, si possono fare molte elaborazioni statistiche: si può calcolare il numero medio di abitanti per esercizio commerciale, oppure la spesa media per consumi per negozio, ecc., ma
sono comunque cifre incapaci di riflettere il vero carattere di inadeguatezza del sistema distributivo, perché non testimoniano l’assoluta assenza di quei shopping center che in altri Paesi erano diventati,
oltre che un’efficiente soluzione commerciale, oltre che una razionale soluzione urbanistica ai problemi di traffico e di parcheggio, un
modo nuovo di vivere la vita della città moderna.
Eminente osservava giustamente nel proprio intervento che la trasformazione non era quantitativa, ma qualitativa e riguardava “… il
prevedibile comportamento di una grande parte dei consumatori in
un prossimo futuro, che, crediamo, contribuirà ad accentuare la crisi
del settore distributivo. A nostro avviso il consumatore dei grandi
centri urbani sarà orientato verso acquisti sempre più concentrati
nel tempo – possibilmente la spesa fatta in un solo giorno e conservata in frigorifero servirà per l’intera settimana – e di conseguenza
nello spazio.
Per acquisti limitati giornalieri ci si servirà molto del telefono, cosa
peraltro già comune oggi, e di Servizi a domicilio. È chiaro che quanti più articoli si potranno ottenere con un solo ordinativo telefonico,
meglio sarà.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
185
Questo orientamento, che è già una realtà in altri Paesi, non potrà
essere arrestato in alcun modo da quelli che sono ritenuti i baluardi
di difesa dei vecchi schemi distributivi. E cioè, la nostra natura individualistica, oppure il piacere del dialogo con l’uomo dietro il bancone, ecc.: argomenti del genere sono luoghi comuni che bisogna
definitivamente abbandonare. Altre realtà, più vere, come la riduzione del personale domestico, l’aumento della motorizzazione, che
consente il trasporto di acquisti alimentari per l’intera settimana, il
crescente uso degli elettrodomestici per la conservazione dei cibi,
ecc., confermano la nostra convinzione.
Se questo è l’orientamento prevedibile del consumatore – che, ripetiamo, alla nuova consuetudine d’acquisto si deve aggiungere
anche la tendenza all’aumento dei consumi – quale sarà la natura
possibile del rapporto di vendita? In quale misura, cioè, potrà il nostro sistema distributivo rispondere a queste esigenze?”.
Era vero che il Commercio – più che le altre attività terziarie – aveva
assorbito la pressione della sotto occupazione, che nel Commercio
si erano improvvisati troppi imprenditori che imprenditori non erano,
Pettinelli tiene la relazione della Segreteria al 5° Congresso Nazionale della FISASCAT, tenutosi alla Domus Pacis di Roma dall’11 al 13 marzo 1965
186
Storie della FISASCAT
Pettinelli partecipa al 1° Convegno Nazionale dei lavoratori agrumai ed ortofrutticoli tenutosi a Palermo il
31 ottobre 1965
che il sistema fiscale e quello creditizio non erano pronti ad aiutare
gli ammodernamenti, ma era altrettanto vero che il Commercio non
poteva continuare a vivere all’ombra dei ‘miracoli’ altrui senza tentare a sua volta le vie del proprio ‘miracolo’, che avrebbe rappresentato un grosso servizio reso a tutto il Paese: non solo nel significato
letterale di servizio, ma anche e soprattutto in quello di vantaggio
nell’impostazione di una politica dei prezzi e nella generale tutela
dei consumatori.
Permanendo ancora la situazione descritta da Ettore Massacesi
due anni e mezzo prima, il 17 e 19 gennaio 1967 si svolsero gli
incontri per rinnovare il contratto di lavoro di circa 600 mila lavoratori del Commercio, ma le trattative furono ben presto interrotte per
l’atteggiamento assunto dalla parte padronale.
Negli incontri svoltisi, infatti, la CONFCOMMERCIO propose di fatto
di peggiorare II rapporto di lavoro sancito dal contralto scaduto il
30 giugno 1966 attraverso il frazionamento e lo spostamento della
decorrenza della 14ª mensilità, la riduzione massiccia dei congedi
extra-festivi e la riduzione dell’indennità di diaria dovuta ai lavoratori
in missione.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
187
Il Senatore Coppo interviene ai lavori del Consiglio Generale della FISASCAT a fine maggio 1966
La CONFCOMMERCIO inoltre aveva rifiutato la contrattazione
articolata Integrativa di azienda e di settore, prevista dall’accordo sottoscritto nel maggio 1964 presso il Ministero del Lavoro,
ed aveva respinto in blocco tutte le richieste unitarie dei sindacali fra cui la regolamentazione del lavoro nei grandi magazzini
e supermercati con riduzione del lavoro a 44 ore settimanali,
l’aumento delle ferie, la parità normativa fra operai e impiegati,
le commissioni interne e la determinazione dei nuovi coefficienti
salariali.
Eppure nessuno poteva onestamente negare che il grande padronato che dominava i supermarket o i grandi magazzini, come Standa,
Rinascente e Upim, creasse nuove mansioni e qualifiche, utilizzasse gli apprendisti in attività professionali, attribuisse responsabilità
e rischi senza alcuna contropartita, intensificasse lo sfruttamento
mediante il cumulo delle mansioni e l’aumento dell’area di vendita
pro capite, affidasse nuovi e più complicati compiti ai fattorini ed
al personale del magazzino senza un adeguato riconoscimento di
qualifica.
188
Storie della FISASCAT
Un’altra delle affermazioni con le quali la CONFCOMMERCIO tentava di giustificare la sua intransigenza verso le richieste unitarie dei
sindacati in materia di rinnovo contrattuale era quella che nel settore e gli affari andavano male. Il sindacato unitario, dopo aver distinto tra piccoli commercianti senza lavoratori dipendenti o comunque
gestori di aziende a prevalente conduzione familiare e la rete dei
grandi magazzini e dei supermercati, ricordò il giudizio super partes del CNEL: “Il settore del Commercio ha sicuramente svolto una
crescente attività sia nei confronti degli scambi internazionali e fra
settori produttivi, sia al livello finale”.
La nota sindacale riportava altri dati del CNEL e quindi sottolineava
come Aldo Borletti, presidente del gruppo Rinascente – Upim –
SMA, nell’ultima sua lettera agli azionisti aveva dichiarato: “… i primi risultati operativi dell’esercizio in corso non ci hanno deluso: nel
periodo febbraio-aprile-luglio (1966) le vendite effettuate nell’ambito della nostra società sono aumentate a 71.455 milioni e l’incremento sul corrispondente periodo del 1965 è stato del 7,75%”.
Insomma, la carenza di una politica di riforma del Commercio favoriva la dilatazione nel settore della distribuzione del capitale monopolistico rappresentato da FIAT, Montedison, società italiane ex
elettriche, gruppi americani, ricchi cubani fuggiti dall’isola in seguito alla rivoluzione castrista, tedeschi, svizzeri, ecc., ma non comportava corrispondenti progressi per le condizioni dei lavoratori.
Facciamo il punto sul fenomeno regione per regione, partendo
dalla base 1962 (fatta pari a 100) e riferendoci alle statistiche 1966
del grandi magazzini e magazzini popolari. Piemonte: 27 punti di
vendita con una superficie di 28.643 mq. con un aumento del 150%
rispetto al 1962; Lombardia: 66 punti di vendita con 69.050 mq. di
superficie, aumento del 160%; Veneto: 38 punti con 57.165 mq.
incremento del 160%; Liguria: 28 punti con 18.758 mq. aumento
del 120%; Emilia: 22 punti con 35.442 mq. aumento del 150%;
Toscana: 18 punti con 16.719 mq. aumento del 110%; Marche: 9
punti con 9.968 mq. aumento del 110%; Umbria: 4 punti con 2.250
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
189
mq, (dal 1962 al 1966 non erano stati aperti nuovi grandi magazzini e magazzini popolari); Lazio: 39 punti con 44.277 mq. aumento
del 130%; Abruzzo e Molise: 8 punti con 6.507 mq. aumento del
160%; Campania: 20 punti con 20.583 mq. aumento del 130%;
Puglie: 18 punti con 15.705 mq. aumento del 160%; Lucania: 1
punto con 1.045 mq (nessun aumento si era registrato dal ‘62);
Calabria: 6 punti con 6350 mq. aumento del 120%; Sicilia: 37
punti con 32.585 mq. aumento del 120%; Sardegna: 21 punti con
13919 mq. aumento del 140%. L’incremento delle vendite nello
stesso quadriennio era stato del 181.1%.
In questi grandi complessi di distribuzione, anche per la loro razionale struttura organizzativa, aumentando la produttività, si accentuava lo sfruttamento, si introducevano nuove condizioni e nuovi
elementi nel rapporto di lavoro, come le qualifiche, il rischio, l’apprendistato. Era dunque chiaro che la presenza del sindacato in
azienda era urgente e indispensabile. Ed era altrettanto chiaro che
la lotta rivendicativa nel settore del Commercio doveva partire dai
grandi magazzini, con alla base la contrattazione integrativa, quale
componente di un programma “strategico” ben definito.
Infatti la contrattazione provinciale, uno degli “Istituti” contrattuali del
Commercio, aveva fatto ormai il suo tempo perché si era dimostrata insufficiente a porre un freno alla tendenza alla sperequazione
salariale: s’imponeva quindi che il contratto nazionale — che per
il Commercio già regolava i rapporti normativi — acquisisse anche
la contrattazione del salario, cioè fissasse dei parametri al livello
nazionale entro i quali collocare le tabelle provinciali.
Le seguenti cifre possono chiaramente dare un’idea dei dislivelli
allora in atto. Nella stessa regione, la Lombardia, un dirigente guadagnava circa 156 mila lire a Milano e soltanto 98 mila a Pavia; un
operaio comune, a norma di contratto, guadagnava 75 mila lire a
Milano e 50 mila a Pavia. La sperequazione s’accentua se i dati di
Milano vengono comparati con quelli di Caserta dove un dirigente
prendeva 75 mila lire al mese, ed un operaio appena 26 mila.
190
Storie della FISASCAT
Altra rivendicazione di scottante attualità, per i seicentomila lavoratori del Commercio, era quella degli aumenti salariali che non
avevano seguito la dinamica delle altre categorie, nonostante la
percentuale d’aumento della produttività fatta registrare nei grandi
magazzini e nei magazzini popolari di cui s’è detto.
Per l’agricoltura, dal 1960 al 1967 l’aumento medio del salario era
stato del 75,9%; per l’industria, l’aumento era stato del 67,9%; per il
Commercio appena del 56,5%.
Dunque era necessaria l’emanazione di provvedimenti che ponessero ordine nel settore del Commercio e di misure di argine alla
proliferazione delle aziende monopolistiche di distribuzione. Tra le
proposte per superare la situazione di disagio della distribuzione
al dettaglio e della cooperazione di consumo, le più indilazionabili
apparivano una legge che demandasse ai comuni i poteri in materia
di rilascio delle licenze per i grandi magazzini; l’equa regolamentazione dei fitti; la parità assistenziale; l’adeguamento delle pensioni.
Il sindacato considerava come parte integrante della propria linea
di azione una riforma democratica del Commercio interno che assegnasse un ruolo di protagonista alle forze non monopolistiche del
settore, in una linea di profondo rinnovamento strutturale e di riduzione dei costi a vantaggio dei prezzi e della remunerazione di tutti i
fattori del lavoro: da quello dipendente a quello autonomo.
I lavoratori del Commercio richiedevano i seguenti provvedimenti,
che ritenevano urgenti:
• l’attuazione di una rete nazionale di mercati alla produzione dei
prodotti agricoli, stabilendo un rapporto organico tra le esigenze dei produttori e dei commercianti nel quadro di interessi più
vasti garantiti dalla presenza dell’ente pubblico;
• la riorganizzazione, il potenziamento e la pubblicizzazione dei
mercati all’ingrosso, da concepirsi come anello terminale dei
mercati alla produzione;
• una politica commerciale di efficace sostegno delle forme associative tra commercianti e della cooperazione, mediante il
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
191
credito agevolato, l’abolizione dell’IGE nei vari passaggi “interni” delle merci, un’adeguata assistenza tecnica dell’impresa commerciale, la diffusione della proprietà commerciale e
dell’equo canone, nonché delle tariffe di esercizio;
• un intervento pubblico coordinato nei vari settori trainanti della
funzione commerciale, non in sostituzione ma integrativo, di
sostegno dell’impresa commerciale non monopolistica;
• una politica creditizia volta all’estensione dei tassi agevolati in
favore dei gruppi di acquisto e della cooperazione di vario grado, la concessione di finanziamenti anche per l’acquisizione
di scorte e l’acquisto di immobili, l’autorizzazione agli enti di
credito per finanziamenti a medio termine, come per la piccola
industria, l’istituzione di un fondo nazionale di rotazione per le
aziende familiari e le cooperative.
La seconda metà del 1967 fu connotata tuttavia dalla stipula di diversi accordi, a partire da quello per i Dipendenti delle Farmacie
Municipalizzate, stipulato il 26 giugno 1967, il quale ottenne sensibili miglioramenti per i lavoratori: la corresponsione di somme una
tantum, l’aumento delle retribuzioni del 3%, l’aumento dell’indennità di funzione per la categoria A, la parificazione tra operai ed
impiegati agli effetti dell’indennità di anzianità, la corresponsione del
100% della retribuzione in caso di malattia per sei mesi nell’anno, lo
stesso trattamento, ai fini dell’indennità di anzianità, sia nel caso di
licenziamento che nel caso di dimissioni, l’impegno ad esaminare il
problema dell’orario di lavoro prima della scadenza contrattuale.
Il 14 luglio 1967, presso il Ministero del Lavoro, fu rinnovato il
C.C.N.L. per i Lavoratori di caffè, bar, ristoranti e trattorie, con i seguenti risultati: adeguamento contrattuale a tutte le norme di legge;
miglioramento dell’indennità di anzianità per il personale non impiegatizio; pagamento dei tre giorni di carenza per le malattie di durata
superiore a 13 giorni; revisione del periodo di prova.
Inoltre la FIPE si era impegnata a trattare il regolamento delle commissioni interne, nonché le procedure per le controversie di lavoro
ed il relativo finanziamento.
192
Storie della FISASCAT
La complessa e delicata vicenda nazionale del rinnovo contrattuale per i Lavoratori del
Commercio si concluse positivamente il 19 luglio 1967, data
in cui presso il Ministero del
Lavoro venne stipulato il nuovo
testo unificato per i dipendenti
delle aziende commerciali, al
termine di un negoziato reso
singolare dalla anticipata ed
inusitata disdetta del contratto
da parte padronale.
Il C.C.N.L. prevedeva i seguenti miglioramenti: adeguamenti di legge; consolidamento di taluni istituti, già oggetto
di controversie interpretative, come la 14ª mensilità ed i congedi
extra festivi; aumento delle ferie ed esclusione delle domeniche
e delle festività dal computo; aumento di uno scatto di anzianità;
stesso trattamento, ai fini dell’indennità di anzianità, sia nel caso di
licenziamento che di dimissioni; nuovo regolamento sulle commissioni interne e sulla procedura delle controversie di lavoro; nuova
regolamentazione per il COVELCO (Contributo Vertenze Lavoro
Collettive).
Non si era andati indietro, così come si proponeva la CONFCOMMERCIO, anzi si era andati avanti sul terreno del miglioramento delle condizioni normative; nonostante ciò alcuni problemi restavano insoluti e
sempre più attuale sembrava imporsi una domanda sulla validità dello
strumento contrattuale nazionale per i lavoratori del Commercio.
In verità il contratto nazionale non rispecchiava – sia come risultato
sia come processo di conseguimento – le varie realtà aziendali del
settore distributivo: ne teneva conto solo mediamente, rimanendo
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
193
vicino forse più ad una concezione tradizionale delle attività mercantili che al processo di razionalizzazione delle strutture, le quali,
anche se lentamente, si modernizzavano, cercando di adeguarsi
alle nuove necessità dei consumi ed alle esigenze del progresso
basato sull’economia industrializzata.
Di contro il Commercio
cosiddetto
tradizionale era ancora massicciamente presente con la
sua polverizzazione
aziendale, ma con
una rilevante massa
di lavoratori dipendenti, le cui capacità
contrattuali sindacali
erano logicamente
A fine settembre 1967 si riunisce a Roma il Consiglio Generale della
modeste e comunFISASCAT. Al centro del tavolo l’On. Scalia
que limitate.
Il 27 luglio 1967 si ebbe la stipula definitiva del nuovo Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro per i Dipendenti Laureati e Diplomati
delle Farmacie Private, a seguito dell’accordo di massima siglato
nel dicembre 1966.
Il 28 settembre 1967 fu rinnovato con la Confindustria l’accordo per
i Dipendenti da Stabilimenti Termali ed Imbottigliamento, con le seguenti modifiche: riduzione dell’orario settimanale; miglioramenti alle
norme sulla festività, con l’aggiunta della celebrazione del patrono;
miglioramento degli scatti di anzianità, delle ferie, dell’indennità per
la malattia, dell’indennità di licenziamento, secondo quanto previsto
dalla legge numero 604; miglioramento delle norme relative ai diritti
ed alla tutela dei dirigenti sindacali; istituzione di comitati paritetici
aziendali; aumenti salariali dell’8% a partire dal 1° settembre 1967
nonché aumento da 75 a 100 ore del premio speciale; miglioramento del premio di produzione.
194
Storie della FISASCAT
Il 5 novembre 1967 a Bologna si tiene il Congresso Nazionale Straordinario del SILOT, al termine del quale
sarà eletto Segretario Nazionale Responsabile Bruno Bianchi
Infine il 23 ottobre 1967 si conclusero le trattative per il rinnovo del
C.C.N.L. per le Guardie Giurate dipendenti da Istituti di Vigilanza
Privata. Il rinnovo contrattuale portò, fra l’altro, l’aumento delle maggiorazioni per lavoro straordinario; l’aumento delle ferie; l’aumento di uno scatto di anzianità nella misura del 3% sulla paga base
e sulla contingenza; l’adeguamento alle leggi ed il riconoscimento
dell’anzianità al 100% anche in caso di dimissioni; l’aumento dell’indennità di anzianità; la regolamentazione delle controversie collettive ed individuali.
Giulio Pettinelli parla dei problemi della categoria al Convegno Regionale “Tre Venezie” del 19 novembre 1967
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
195
La validità dell’accordo era stata fissata in due anni, con l’intesa
che, in caso di disdetta, avrebbe continuato a produrre effetti fino al
rinnovo successivo.
1967: COMMESSA AI GRANDI MAGAZZINI
Una tavola rotonda sui problemi del settore ci permette, a tanti anni
di distanza, di ricostruire le condizioni delle commesse della grande
distribuzione in pieno boom economico.
“Il problema più grave per me — dichiarò una giovane commessa di
un grande magazzino, unica superstite della Commissione Interna,
come lei stessa si definì — è l’assoluta mancanza di rispetto per
la nostra personalità durante il lavoro. «Quando entrate qui dentro,
— era il ritornello della proprietà — dimenticate di avere problemi,
interessi; non tentate di parlare di politica o di attività sindacale». Poi
c’è il controllo sul trucco, su come portiamo i capelli, su come ci vestiamo. No allo smalto rosso: potrebbe dar fastidio a qualche cliente.
No ai nastri nei capelli, danno un senso di disordine. «Se lei non si
lega quella fluente chioma, o non se la taglia, non potrà mai diventare commessa» ... e così via. Insomma è come stare in caserma”.
Queste le condizioni nelle quali operavano le graziose e sempre
sorridenti commesse dei vari Upim, Standa, dei sempre più numerosi supermarket. Complessivamente i dipendenti della grande distribuzione allora erano 50 mila, costituiti per i 2/3 da donne. 350
erano le grandi imprese che facevano capo a Rinascente, Upim,
Standa: 400 i supermarket.
“Vi siete mai chiesti perché nei grandi magazzini c’è sempre e solo
personale giovane? — è una combattiva ragazza della Rinascente
che parla — perché l’instabilità è la caratteristica principale del nostro lavoro”.
E in effetti da una statistica dell’epoca risulta che alla Standa l’82%
della mano d’opera non restava in azienda oltre i 5 anni e la cronaca
196
Storie della FISASCAT
ci racconta che, quando non si poteva giustificare in qualche modo
il licenziamento, si ricorreva alle dimissioni “volontarie”, come era
accaduto a Messina, dove una commessa dell’Upim restò sequestrata per 6 ore nell’ufficio del caporeparto affinché si convincesse
a presentare “spontaneamente” le dimissioni.
Il fenomeno dell’instabilità aveva tutta una serie di cause: dalla difficoltà a raggiungere un alto livello di qualificazione, alla presenza
massiccia dei contratti a termine, dal basso salario (una commessa
percepiva allora circa 70 mila lire) alla carenza totale di Servizi sociali, aziendali e pubblici.
“Da noi — dichiarò la dipendente di un supermarket — circa il 20%
lavora con il contralto a termine: si sta fuori un mese o due e poi si
viene riassunte. Questa storia può durare anche 4 o 5 anni”.
“Per quanto riguarda la qualifica — precisò un’altra — sono due
anni che faccio la commessa, pur essendo ancora considerata apprendista e percependo quindi metà stipendio. Il periodo di tirocinio
è troppo lungo, basterebbero due mesi, la preparazione che ci viene
data si risolve in vaghe nozioni su come trattare il cliente, in una
precisa esposizione dei nostri doveri, dei personaggi che dobbiamo
rispettare. E poi mi è capitato anche — concluse — di avere avuto
un libro sul contratto di lavoro con alcune imprecisioni e inesattezze,
evidentemente volute”.
“Io credo invece — affermò una dipendente dell’Upim — che l’elemento principale della nostra instabilità professionale sia dato dalla
difficoltà nel nostro lavoro di armonizzare gli impegni casalinghi di
madri, di mogli, con quelli dell’impiego. A lungo andare non ce la
facciamo: pensate che io sono costretta a stare fuori casa anche
dieci ore, che devo prendere due mezzi, che ottenere un permesso, un’aspettativa è un’impresa assurda. Gli asili nido poi sono una
chimera. Bisogna invece che sia attuato l’orario unico, la settimana
corta, che se un figlio sotto i tre anni sta male, non si debba chiedere il favore di avere qualche giorno di permesso”.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
197
C’era poi tutta una serie di problemi minori, ma non per questo meno
importanti: “Gli ambienti pieni di polvere, caotici, con il neon, quella
ossessionante musichetta che stordisce, il fatto che non possiamo
mai sederci, la mancanza di un locale di ristoro, tutti elementi — disse una giovane commessa della Standa — che ci distruggono”.
“Anche noi — concluse una dipendente di Mas — abbiamo le malattie professionali, che non sono però riconosciute. Sono molti, ad
esempio, i casi di aborto nel nostro settore, le vene varicose dopo
qualche anno compaiono puntualmente sulle gambe e l’esaurimento è all’ordine del giorno”.
VITA DA COLF AI TEMPI DEL BOOM
Nel settembre del 1967 la questione degli addetti ai Servizi domestici non era ancora risolta, soprattutto per le 480 mila lavoratrici che
prestavano servizio per meno di quattro ore al giorno, anche se alle
dipendenze della stessa famiglia.
Il Ministero del Lavoro, ritenute fondate le lamentele della categoria,
aveva da tempo studiato una serie di norme che, tenuto conto delle
particolari condizioni in cui si svolgeva il lavoro, potessero consentire ai lavoratori addetti ai Servizi domestici di conseguire le stesse
prestazioni di cui fruivano gli altri lavoratori.
Perciò nella elaborazione ed approvazione del disegno di legge sul
miglioramento delle pensioni Inps, si era ritenuto di includere nella
delega al Governo il riordino della previdenza dei lavoratori addetti
ai Servizi domestici: in base alla delega conferita al Governo con
l’articolo 39, lettera g) della legge 21 luglio 1965, numero 903, doveva essere emanato un provvedimento inteso a disciplinare l’obbligo
delle assicurazioni sociali nei confronti degli addetti ai Servizi domestici, allo scopo di stabilire i criteri per l’accertamento dei soggetti,
la costituzione della posizione assicurativa, la determinazione ed il
versamento dei contributi in relazione alla natura del rapporto, alla
198
Storie della FISASCAT
durata delle prestazioni lavorative ed alla consistenza dei rapporti
plurimi di lavoro riferiti allo stesso soggetto.
Lo schema di decreto, da emanarsi a firma del Presidente della
Repubblica, elaborato dal Ministero del Lavoro prevedeva diversi
miglioramenti:
• l’iscrizione obbligatoria dei domestici, anche se lavoranti ad
ore presso uno o più datori di lavoro nella stessa giornata, a
tutte le assicurazioni sociali (ciò avrebbe fatto scomparire il
servizio intero ed il mezzo servizio e la distinzione tra uomo e
donna);
• l’estensione dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro
per sopperire ai rischi ai quali erano esposti i lavoratori;
• l’estensione dell’assistenza sanitaria a favore dei familiari a
carico;
• l’adozione della marca oraria di valori diversi in rapporto alla
paga ed alle ore di lavoro svolte da ciascun lavoratore (veniva
così riconosciuto il diritto alla pensione anche a coloro che
prestavano più Servizi giornalieri, anche quando ciascuno di
detti Servizi non raggiungesse la durata di quattro ore);
• l’unificazione della riscossione dei contributi, che, per tutte le
assicurazioni, era affidata all’Inps;
• l’estensione della facoltà del lavoratore di integrare la contribuzione obbligatoria, al fine di consentire ad ogni lavoratore di
raggiungere o di superare le 24 ore di contribuzione necessarie per l’accreditamento del contributo settimanale.
Rimanevano tuttavia ancora insoddisfatte diverse richieste della
categoria: per avere diritto all’assistenza di malattia si doveva attendere che fossero trascorsi sei mesi di lavoro; non erano stati
estesi alla categoria gli assegni familiari e l’assicurazione contro la
disoccupazione; era previsto che i contributi fossero commisurati
ad una retribuzione oraria di £. 200, ma la misura unica della retribuzione oraria, secondo la FISASCA, non rispondeva alla realtà in
quanto vi era differenza di retribuzione oraria tra qualifica e qualifica ed anche nella stessa qualifica da un lavoratore e ad un altro.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
199
Perciò la Federazione propose che fossero previste almeno sei
classi di retribuzione e di contribuzione oraria, affinché si potessero versare i contributi in relazione alla retribuzione percepita.
IL CONVEGNO DI CHIANCIANO DEL 7-8 MAGGIO 1968
Prima del convegno di Chianciano si ottennero alcuni importanti risultati sul piano contrattuale: il 28 marzo venne firmato tra
l’Associazione Nazionale fra gli Istituti di Vigilanza Privata e le
organizzazioni sindacali dei lavoratori della FISASCAT-CISL, della FilaI-CGIL e della Uidacta-Uil il primo Contratto Collettivo
Nazionale di Lavoro per gli Impiegati dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata.
Il nuovo contratto prevedeva tra l’altro: la classificazione del personale; l’orario di lavoro fissato in 8 ore giornaliere e 44 settimanali, con la libertà dal servizio al sabato pomeriggio; la maggiorazione del 20% per il lavoro straordinario feriale e del 25%
per quello festivo; un periodo di ferie annuali che andava da un
minimo di 15 giorni ad un massimo di 30; quattro scatti triennali
di anzianità nella misura del 3%; l’indennità di anzianità in ogni
caso di risoluzione del rapporto di lavoro, comprese le dimissioni;
la tutela per i dirigenti sindacali nazionali e provinciali; l’istituzione di una commissione paritetica nazionale per l’interpretazione
delle norme del contratto e per la stipula dei contratti integrativi
provinciali in caso di mancato accordo in provincia.
Altri istituti del contratto riguardavano: l’assunzione, il periodo di
prova, il riposo settimanale, le festività nazionali e infrasettimanali, le assenze e i congedi, il congedo matrimoniale, le indennità di missione, le malattie e gli infortuni sul lavoro, l’anzianità di
servizio, il trattamento economico, la 13ª mensilità, la stipula dei
contratti integrativi provinciali, il mantenimento delle condizioni di
miglior favore esistenti alla data della firma del contratto.
200
Storie della FISASCAT
Nello stesso periodo fu raggiunto un accordo fra le parti interessate al
rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti
da Cooperative di Consumo, che era scaduto fin dal 30 giugno 1967.
I miglioramenti apportati riguardavano i seguenti istituti contrattuali:
la carriera professionale del personale di vendita, particolarmente
per quanto concerneva l’aiuto commesso dell’alimentazione; il completamento dell’Istituto dei congedi extra festivi che dal 1 luglio 1968
sarebbero stati commisurati a mezza giornata alla settimana, così
come in atto nel Commercio privato; il miglioramento delle ferie e
delle indennità di anzianità in chiave di parità fra i trattamenti impiegatizi e non impiegatizi, con il conseguimento di 25/30 per l’indennità di anzianità al personale della categoria D2; il miglioramento
delle percentuali di maggiorazione per il lavoro straordinario, festivo
e notturno; il riconoscimento della medesima indennità di anzianità
sia in caso di licenziamento che di dimissioni. Inoltre erano state
apportate modifiche alla classificazione del personale nonché ad
altri istituti normativi del contratto.
Furono concluse prima del Congresso anche le trattative per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro per i dipendenti della Compagnia Internazionale Carrozze Letto.
Il nuovo contratto prevedeva: parità salariale al 100% tra il personale maschile e femminile; aumento del 2% dei precedenti diritti di servizio per i conduttori di vettura letto; aumento del 3% dei precedenti
diritti di servizio per il personale di sala delle vetture ristorante; istituzione della 14ª mensilità quale concorso economico per ferie con gli
stessi elementi retributivi della 13ª mensilità; aumento del 3% sugli
stipendi, salari o paghe; aumento del 15% della retribuzione media
mensile per il personale retribuito a diritto di servizio; aumento del
10% dei guadagni minimi garantiti e di varie indennità; aumento del
premio di presenza personale non impiegatizio di L. 75 al giorno.
Il Convegno di Chianciano ebbe luogo il 7-8 maggio 1968 presso
il Salone del Parco “Acqua Santa” della Società Terme: in quegli
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
201
anni di grande fermento sociale i lavoratori dell’ospitalità e del Turismo volevano essere protagonisti del processo di sviluppo, da qui
un’azione sindacale nuova, non più solamente rivendicativa, ma disponibile a partecipare al rinnovamento delle strutture, delle politiche e delle mentalità esistenti.
Al convegno di Chianciano venne ascoltata la voce autorevole di
operatori turistici e termali, dirigenti delle imprese del settore, tecnici
ed esperti della materia, ma fu ascoltata anche la voce appassionata di lavoratori e dirigenti sindacali di categoria, provenienti da
ogni parte d’Italia, i quali dimostrarono di essere validi interlocutori
rispetto a chiunque avesse a cuore le sorti del Turismo.
Leonardo Dal Maso, allora Presidente dell’Ente Lavoro Turistico Italiano (ELTI) e membro del Consiglio
Centrale del Turismo, illustra la sua relazione dal titolo “Il contributo dei Lavoratori all’impegno nazionale
di sviluppo del Turismo in Italia”
Fu un vero e proprio dialogo a più voci, che già di per sé rappresentava una risposta positiva alle esigenze dei tempi, non sempre
e non da tutti tempestivamente e correttamente avvertite: il sindacato non se la sentiva più di svolgere un ruolo di mera copertura
delle iniziative e dei programmi di sviluppo del Turismo, esso invece
intendeva perfezionare la propria partecipazione alla gestione dei
numerosi enti nazionali e provinciali, che in qualche modo si occupavano di politica del Turismo nel Paese.
202
Storie della FISASCAT
Non a caso la FISASCAT annunciò che avrebbe proposto, alla ripresa dell’attività politica e legislativa, la convocazione, da parte del
ministero del Turismo, di una conferenza triangolare che vedesse
operatori privati, pubblico potere e sindacati assumere un comune
impegno in ordine allo sviluppo del Turismo.
I vari relatori sottolinearono più volte la notevole incidenza del Turismo nella formazione del reddito nazionale: era infatti uno dei settori che contribuivano a mantenere elevato il tasso di sviluppo economico nazionale. In questo senso concorreva all’elevazione del
benessere civile e sociale, del quale cominciavano a beneficiare
sempre di più le categorie tradizionalmente escluse.
Un momento del Convegno di Chianciano: da sinistra, Falcone, Carelli, il Ministro Fanfani, Pettinelli, Bianchi, Lanni e Dal Maso.
Tuttavia la politica del Turismo, basata sulla stimolazione dello sviluppo spontaneo, non soddisfaceva più e però esisteva nel settore
una miriade di iniziative e di enti che resisteva ad ogni tentativo di
coordinamento e di razionalizzazione. La programmazione nazionale, nei cui indirizzi generali doveva essere attuata la politica di sviluppo del Turismo, richiedeva da un lato una capacità di coordinamento
da parte del potere pubblico e dall’altro una responsabile e consapevole partecipazione di tutte le categorie private, sia gli operatori economici che i lavoratori dipendenti. A questa esigenza era appunto
finalizzato il convegno organizzato dalla FISASCAT a Chianciano.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
203
Nella foto un gruppo di Consiglieri ed i componenti della Segreteria Nazionale
Il giorno prima del convegno, il 6 maggio 1968, si era riunito nella stessa sede il Consiglio Generale della FISASCAT. Le relazioni svolte dal
Segretario Generale, Giulio Pettinelli, e dai Segretari Nazionali, Salvatore Falcone e Agostino Lanni, sottolinearono i problemi sindacali
ed organizzativi delle varie categorie con specifico riguardo ai lavoratori operanti nel settore commerciale ed in quello turistico ricettivo.
Dopo la firma del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il
personale degli studi professionali del 31 luglio 1968: vi compaiono
Giulio Pettinelli (terzo da sinistra) ed Ugo Zino (primo da destra).
Un approfondito dibattito riguardò soprattutto
la puntualizzazione delle politiche contrattuali,
per quanto concerneva
i lavoratori dei grandi
complessi commerciali – grandi magazzini,
supermercati, ecc. – ed
i lavoratori d’albergo;
questi ultimi erano interessati in quel periodo
proprio al rinnovo del
contratto nazionale di
lavoro.
204
Storie della FISASCAT
Sul piano organizzativo attenzione particolare fu posta ai problemi
della funzionalità e dello sviluppo strutturale e operativo dei quadri
dirigenti dell’organizzazione ai livelli periferici per un sempre più largo adeguamento alle nuove esigenze. Infine il Consiglio Generale
si occupò del finanziamento dell’organizzazione.
IL CONVEGNO NAZIONALE DEI LAVORATORI DELLA GRANDE
DISTRIBUZIONE
Il 17 novembre 1968 si tenne a Roma un convegno nel quale la Federazione fece il punto sui problemi della grande distribuzione organizzata. Il titolo della relazione del Segretario Generale, Giulio Pettinelli,
era estremamente chiaro:
“La radiografia dello sfruttamento”. I grandi magazzini
e supermercati, pur essendo aziende a diffusione nazionale, applicavano allora
le tabelle salariali di ciascuna provincia. Ciò significava che, a parità di qualifica
e quindi di rendimento, ed a
parità di prezzo dei prodotti, le retribuzioni dei dipen-
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
205
denti erano troppo differenziate. Il commesso con sei anni di anzianità nell’azienda – tre di apprendistato e tre in qualifiche inferiori – se
riusciva a rimanere in organico, percepiva nella medesima azienda,
101 mila lire a Milano e 65 mila lire ad Agrigento.
Inoltre dal 1960 al 1967, seguendo la dinamica del Commercio generale, i salari dei dipendenti dei grandi magazzini erano aumentati
mediamente meno che in ogni altro settore. Si è già detto, infatti,
che in tale periodo gli incrementi erano stati dell’67,9% nell’Industria, del 75,9% nell’Agricoltura e del 56,5% nel Commercio.
Nello stesso periodo, mentre la superficie di vendita delle sole Standa e Rinascente-Upim, senza cioè i supermercati che nel 1960 praticamente non esistevano, era aumentata del 130% circa, il personale dipendente era aumentato invece solo del 30%. Ciò, unitamente
all’aumento delle vendite per metro di superficie, significava una
paradossale scalata al super sfruttamento che non era più tollerabile dal sindacato.
Con questi sistemi la quantità di merce venduta per dipendente era
triplicata: per ogni dipendente si vendevano in un anno circa 13
milioni di merce, di essi solo il 6-8% andava per il suo stipendio,
mentre negli Stati Uniti il costo del personale dei grandi magazzini
era del 16-18%, ossia tre volte più elevato che in Italia.
I grandi magazzini ed i supermercati avevano trovato evidentemente una loro via italiana allo sfruttamento dei lavoratori. Per questo
motivo la Rinascente, ad esempio, aveva registrato un incremento
aziendale nell’ultimo decennio superiore alle più grandi industrie,
quali la Montecatini e la stessa Fiat. Questo spiega l’interesse dei
gruppi finanziari, specialmente ex elettrici, per il settore della GDO:
un interesse evidentemente fondato sul basso costo del lavoro.
Una situazione del genere provocò la reazione delle forze sindacali
tutte, le quali si accordarono per una serie di iniziative che vennero
illustrate in una conferenza stampa unitaria dal Segretario Generale
206
Storie della FISASCAT
della FISASCAT, il quale, a nome delle tre organizzazioni sindacali
di categoria, illustrò i termini dell’azione contrattuale nei confronti
della grande distribuzione, con la quale le Federazioni si riproponevano di porre un argine allo sfruttamento dei lavoratori del settore.
Naturalmente per trovare soddisfazione alle proprie rivendicazioni
non bastavano i proclami e molte furono le azioni di lotta portate
avanti in quegli anni dai sindacati del Commercio uniti.
Il tavolo della conferenza stampa unitaria, mentre Pettinelli illustra ai giornalisti la linea rivendicativa. Da sinistra, Di
Marco (CISL) Mancini (CGIL) Mari (Uil) Gatti (Uil) Pettinelli (CISL) Gotta (CGIL) Falcone (CISL) Chiappella (CISL)
Citiamo, ad esempio, quello proclamato per il 21 e 22 dicembre
1968 che riguardava i 50.000 dipendenti dei grandi magazzini e supermercati delle società Standa, Rinascente, Upim, SMA, SG Supermercati, Supermarkets Italiana, Max Market, COIN e Omnia.
Assemblea unitaria degli attivisti dei Grandi Magazzini e Supermercati di Roma
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
207
Al grido di “Uniti si vince!” si svolsero assemblee unitarie nei maggiori centri, con la partecipazione dei sindacalisti delle tre organizzazioni: a Roma parlò Giulio Pettinelli, Segretario Generale della
FISASCAT-CISL, a Napoli Alieto Cortesi, Segretario Generale della
FILCAMS-CGIL e a Palermo Giovanni Gatti, Segretario Generale
della Uidacta-Uil.
LA STAGIONE DELL’”AUTUNNO CALDO”
L’autunno caldo, per definizione, è la realtà di lotte
sindacali operaie che si sviluppò a partire dall’autunno
del 1969 in Italia. La grande mobilitazione sindacale,
figlia del clima politico del
Sessantotto, venne determinata dalla scadenza
triennale di molti contratti di
lavoro, in particolar modo
quelli relativi alla categoria
dei metalmeccanici.
In questo periodo le rivendicazioni salariali spontanee nelle grandi fabbriche si allearono alle agitazioni studentesche
che reclamavano un generalizzato “diritto allo studio” per tutti gli
strati sociali. L’azione combinata del movimento degli studenti e degli operai costrinse il sindacato a recuperare la testa del movimento
spontaneo.
Nel 1969 anche la grande distribuzione registrò un risveglio sindacale senza precedenti. Standa e Rinascente – come già ricordato
– furono subito la frontiera sindacalmente possibile. Del resto, da
qualche anno il sindacato aveva “lanciato” nella categoria la stra-
208
Storie della FISASCAT
tegia della contrattazione integrativa aziendale, ovviamente senza
diminuire di un millimetro l’importanza della contrattazione collettiva
nazionale, che aveva alle spalle ottime tradizioni.
Già i primi di aprile 1969 segnarono due importanti successi per
le Organizzazioni Sindacali del Commercio e del Turismo: il nuovo
contratto per i dipendenti d’albergo ed il salario nazionale per i dipendenti Autogrill.
Il primo fu sottoscritto da
FILCAMS-CGIL, FISASCATCISL e la Federazione delle
Associazioni Italiane Alberghi
e Turismo (Faiat) e riguardava
circa 200.000 lavoratori. Per la
prima volta nel settore si stabilì una nuova classificazione
basata sui valori professionali
collegati a coefficienti parametrali nazionali che riordinavano
situazioni difformi e confuse,
avviando il processo per un
salario nazionale di qualifica
collegato al rendimento ed alla
scala mobile.
La riforma retributiva, che operava sui minimi garantiti, attuava finalmente la parificazione retributiva fra uomo e donna ed eliminava
la discriminazione per età, in quanto veniva riconosciuto come elemento determinante il valore del lavoro. L’applicazione dell’accordo
comportava per molte qualifiche aumenti sensibili.
Assieme a questa grande conquista, erano di notevole importanza
per il settore la limitazione a due soli turni dell’orario di lavoro, i diritti
sindacali che prevedevano l’aumento del numero dei membri delle
Commissioni Interne per le aziende con più di 100 dipendenti, il
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
209
distacco sindacale per i dirigenti, la trattenuta delle quote sindacali
tramite delega, la concessione dei permessi retribuiti ai lavoratori
investiti da cariche sindacali.
A loro volta i lavoratori degli autogrill delle aziende Alemagna, Motta, Pavesi, Fini, aderenti alla FIPE (CONFCOMMERCIO), dopo una
lunga trattativa e due scioperi nazionali, conquistarono un contratto
nazionale integrativo che sanciva, tra l’altro, la conquista del salario
nazionale collegato ai valori professionali per quello che allora era
un nuovo settore della grande distribuzione.
Il nuovo contratto, firmato dai sindacati di categoria CGIL, CISL e
UIL, assumeva un’importanza rilevante in riferimento alle altre grandi aziende commerciali i cui lavoratori lottavano da mesi per la conquista della contrattazione aziendale, mentre la CONFCOMMERCIO manteneva una netta intransigenza.
Il contratto, che decorreva dal 1° aprile 1969 e scadeva il 31 dicembre 1971, conteneva essenzialmente le seguenti conquiste: una
qualifica aggiornata dei dipendenti delle grandi aziende dei pubblici
esercizi, compresi gli autogrill, con i relativi parametri; una retribu-
Giulio Pettinelli interviene dal podio del Congresso Nazionale della SILCA, riunitosi a Firenze nel maggio
1969 in preparazione del Congresso Nazionale della FISASCAT
210
Storie della FISASCAT
zione nazionale mensile base 100 = lire 75.000, anche se realizzata gradualmente, collegata ai parametri; l’azzeramento graduale
rispetto alla retribuzione nazionale; la 14ª mensilità ai percentualisti;
la salvaguardia delle condizioni retributive di miglior favore; un’unica indennità di contingenza pari alla zona A.
Forse influenzati dal clima generale che si respirava nel Paese, ai
primi di settembre del ’69, anche sacrestani, campanari e addetti
al culto chiesero la stipula di un contratto nazionale di lavoro alla
Conferenza Episcopale Italiana, la quale, per la prima volta, si trovava dinanzi ad una rivendicazione sindacale. In passato si erano
svolti sporadici convegni della categoria senza risultati concreti, ma
allora, in un memoriale indirizzato al cardinale Giovanni Urbani, presidente della CEI, fu il Segretario della FISASCAT, Giulio Pettinelli,
a chiedere un incontro preliminare per discutere la questione.
Non esisteva a quell’epoca un censimento del personale di culto,
ma si riteneva che la categoria fosse formata da oltre 50 mila laici. Il memoriale della Federazione ricordava che alcuni contratti locali erano stati conclusi con vescovi o con parroci: per esempio a
La relazione della Segreteria in apertura del 6° Congresso Nazionale convocato dal 20 al 22 giugno 1969
a Montecatini Terme
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
211
Venezia, Bologna e Palermo. Si trattava di accordi che, in termini
sindacali, equivalevano alle intese aziendali, con la differenza che
gli accordi “aziendali” si aggiungevano al contratto nazionale delle
singole categorie, mentre per i sacrestani non vigeva alcuna disciplina sindacale.
Secondo la FISASCAT, gli stipendi concordati in alcune zone non
superavano le 60-70 mila lire mensili. In molti casi, però, vescovadi
e parrocchie concedevano al personale vitto e alloggio e tutti gli
addetti al culto godevano della previdenza e dell’assistenza per le
malattie. “A queste forme obbligatorie — sosteneva il memoriale —
non può oggi non far riscontro anche una concreta realizzazione nel
campo della tutela ed assistenza sindacale”. La FISASCAT propose
dunque in quell’occasione un incontro preliminare alla Conferenza
dei vescovi, considerandola l’unico ente rappresentativo della “controparte”, poiché i vescovi di fatto erano, per così dire, i datori di
lavoro degli addetti al culto.
Dopo otto giornate di scioperi nazionali e nove di lotta articolata a
livello di aziende e province, al termine di quattro giornate ininterrotte di trattative, alla fine di novembre 1969 fu raggiunto un accordo
di massima per il rinnovo del contratto dei 200.000 lavoratori dei
pubblici esercizi (bar, caffè, ristoranti, laboratori di pasticceria). Si
trattava di un grosso successo della categoria, di un risultato positivo che apriva le porte ad una vasta consultazione di tutti i lavoratori
ai quali spettava la valutazione conclusiva dell’accordo di massima
che era stato raggiunto.
Fra gli elementi dell’accordo, di grande rilievo l’unificazione dei contratti allora vigenti in un solo testo con un unico trattamento normativo ed un’unica classificazione dei lavoratori, con 7 categorie e 19
raggruppamenti di qualifiche. Inoltre, nella prospettiva di conseguire
il salario unico nazionale, era stato deciso di istituire una retribuzione minima nazionale di £. 60.000 rispetto all’uomo di fatica (base
100) da applicarsi nelle province con retribuzione a livello inferiore.
Detta retribuzione era comprensiva dell’indennità di contingenza
corrisposta al 31 dicembre.
212
Storie della FISASCAT
Per valutare appieno il significato dell’accordo occorre pensare che a
quell’epoca i minimi – esclusa la contingenza – partivano da 18.00020.000 Lire. Gli aumenti salariali erano in media del 30%. Per i parametri fu istituita un’unica scala da applicarsi in tutte le province; a partire dalla prima variazione dell’indice del costo della vita successiva
all’entrata in vigore del contratto (dal 1° gennaio 1970 con validità fino
al 31 dicembre 1972) erano abolite le zone salariali B1 e B2.
Per tutti i lavoratori – apprendisti esclusi – vennero istituiti quattro
scatti triennali di anzianità – con un aumento del 4% per scatto –
presso la stessa azienda. Fu abolito l’obbligo della nona ora giornaliera con una riduzione di orario di lavoro a 47 ore settimanali dal
1° gennaio 1970, 46 ore dal 1° luglio 1971; il conteggio delle ferie
inoltre sarebbe stato fatto per giornate lavorative con un aumento
effettivo da due a cinque giornate.
Importante era la conquista della 14ª mensilità da corrispondersi nel
periodo 1° luglio-31 agosto. Per i percentualisti erano previsti il riconoscimento per intero delle ferie, la corresponsione della gratifica natalizia
e l’impegno per la riforma del sistema della percentuale di servizio.
Di grande rilievo la conquista dei diritti sindacali: regolamento per
le commissioni interne, tutela e permessi retribuiti per i dirigenti sindacali, albo delle affissioni, riconoscimento del diritto di assemblea
nelle aziende con più di 25 dipendenti, finanziamento delle commissioni paritetiche, delega per la riscossione dei contributi associativi.
In merito al problema della parità normativa l’accordo prevedeva
l’elevazione dell’indennità di anzianità del personale non impiegatizio da 12 a 15 giorni per ogni anno di servizio prestato.
Conquista di grande importanza fu anche il riconoscimento dell’autonomia della contrattazione integrativa provinciale sulla cui scadenza non andava ad incidere il nuovo contratto normativo. Sempre
per la contrattazione integrativa vi era un ampliamento delle materie
ed il suo riconoscimento per quelle aziende che, pur svolgendo le
attività economiche previste nel contratto, presentavano una particolare struttura e adempivano a particolari funzioni.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
213
Nel gennaio del 1970 la Segreteria Nazionale – tornando ad occuparsi di Commercio – svolse un intervento presso la Presidenza del
CNEL, invitandola ad assumere una presa di posizione sui problemi
della riforma, tenuto conto che il testo unificato del progetto di legge
Helfer, in corso di esame presso la Commissione Industria e Commercio della Camera dei Deputati, aveva completamente disatteso
il parere che il CNEL stesso aveva espresso nel 1966 sulla necessità di una ristrutturazione del settore della Distribuzione nel nostro
Paese.
Contemporaneamente la Federazione propose alla commissione
parlamentare di ascoltare le organizzazioni sindacali, prima che si
concludesse l’iter legislativo del provvedimento; ed infine inviò al
Governo alcune osservazioni critiche nei confronti del progetto di
legge, lamentando la mancata attuazione degli impegni programmatici in materia di riforma del Commercio.
A febbraio 1970 il consiglio nazionale del SILCA, riunitosi congiuntamente al comitato esecutivo nazionale della FISASCAT a Roma,
riprese in esame i problemi contrattuali dei lavoratori del Commercio, con particolare riferimento alla vertenza allora in corso per la
contrattazione integrativa nella grande distribuzione.
Inoltre era ormai prossima la scadenza del contratto collettivo nazionale di tutto il settore del Commercio e l’esecutivo ribadì l’importanza di perseguire l’azione intrapresa al livello delle grandi aziende,
perché le conquiste dei lavoratori dei grandi magazzini potevano
costituire, come era avvenuto nel passato, motivo di spinta per i
lavoratori del Commercio tradizionale.
Preoccupavano le condizioni di vita e di lavoro degli addetti al settore, che discendevano dalla caotica situazione che ancora caratterizzava le strutture commerciali, per cui il sindacato CISLino volle
ribadire che, parlando di ammodernamento dell’apparato distributivo in chiave di riduzione dei costi e di ampliamento della produttività
commerciale, si doveva ricordare – oltre alla possibilità di riduzione
214
Storie della FISASCAT
dei prezzi al consumo che avrebbe potuto derivarne – anche l’esigenza di non trascurare lo stato di sotto retribuzione del lavoro che
esisteva nel settore.
Infatti, sebbene il settore fosse afflitto da gravi tare produttivistiche,
gli affari dei commercianti non andavano male: avevano avuto un
non indifferente beneficio dall’incremento delle vendite. Quelli che
erano rimasti a livello della sopravvivenza erano i piccoli polverizzati
ai quali la CONFCOMMERCIO peraltro non aveva mai voluto far
comprendere realmente che la difesa non stava nell’assistenza dello Stato – sgravi fiscali e agevolazioni creditizie – ma nella formula
della cooperazione e dell’associazione.
L’intesa per il nuovo contratto fu raggiunta il 3 luglio 1970. Il nuovo
contratto nazionale vedeva realizzati gli obiettivi fondamentali della
piattaforma rivendicativa:
• il superamento della struttura salariale provinciale mediante
l’avvio di un assetto nazionale delle retribuzioni, finalizzato al
salario unico nazionale;
• la riduzione dell’orario di lavoro, che, nel giro di tre anni, sarebbe stato portato a 40 ore settimanali;
• la parità normativa fra operai ed impiegati in materia di indennità di anzianità e di ferie;
• i trattamenti differenziati a favore dei lavoratori della grande
distribuzione, attraverso i quali si era conclusa finalmente, in
modo positivo, la lunga vicenda che aveva impegnato i sindacati per una svolta contrattuale nei grandi magazzini e nei
supermercati;
• la possibilità di ulteriore negoziazione a livello provinciale ed a
livello aziendale.
L’accordo rappresentava un autentico successo contrattuale della categoria, la quale però doveva mantenere vivo tutto l’impegno
sindacale necessario all’applicazione ed alla gestione del contratto. Sotto questo profilo particolare importanza veniva attribuita alle
strutture provinciali e di base per le nuove possibilità di sindacaliz-
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
215
zazione e per l’esercizio delle libertà sindacali previste dallo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, da poco approvato, le cui norme erano
state sostanzialmente recepite nel nuovo contratto.
Il nuovo contratto determinava il superamento di una situazione per
la quale i livelli negoziali sul piano economico venivano fissati in
sede provinciale, accomunando piccola e grande distribuzione, accentuando gli squilibri regionali, consentendo interventi paternalistici sui singoli lavoratori ed eludendo la governabilità della massa
monetaria di 700.000 lavoratori.
Inoltre esso costituiva l’avvio di una nuova politica sindacale nel
settore distributivo, sia in ordine alla sua dispersività sia in ordine
alla sua struttura dimensionale. Per questi motivi il nuovo contratto
concorreva a determinare i presupposti per accelerare il processo
di razionalizzazione del settore, indispensabile per l’economia del
Paese e per tutti i lavoratori consumatori.
Il successivo 28 luglio 1970, presso la sede dell’Intersind, venne raggiunto un accordo con la direzione della Sidercomit. Quest’azienda
– la Siderurgica Commerciale Italiana S.p.A. – operava nel settore
della siderurgia con lo scopo di sostituire le importazioni nazionali
di materiale siderurgico con prodotti del gruppo Finsider e per venderne i lavorati finali. Faceva parte del gruppo Iri ed era nata il 17
febbraio 1947 come Sicom – Società Interessenze Commerciali
Minerarie S.p.A. – quindi, il 30 giugno 1949, con la fusione tra Siderurgica Commerciale, Ferrotaie – Società Italiana per Materiali
Siderurgici e Ferroviari e Società Commerciale Ferro e Metalli, si
era trasformata in Sidercomit.
Con l’accordo suddetto il personale della Sidercomit veniva a beneficiare, per la prima volta, di un contratto aziendale integrativo
del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Commercio, con
strumenti autonomi di dinamica retributiva e con miglioramenti normativi in materia di riduzione dell’orario di lavoro e di parificazione
normativa impiegati-operai.
216
Storie della FISASCAT
Mentre il Commercio, nonostante alcuni successi sul piano contrattuale, si dibatteva ancora nei problemi derivanti dalla mancata realizzazione di una riforma organica, anche il Turismo in quel torno di
tempo aveva di che lamentarsi, come dimostra il tono di un intervento, pubblicato su Conquiste del Lavoro alla fine di gennaio 1971, a
firma Renato di Marco, che qui di seguito riportiamo integralmente:
“Mezzogiorno e Turismo: un binomio da non compromettere
Nel momento in cui la politica meridionalista viene posta in discussione, specie per quanto concerne i livelli occupazionali, merita una
maggiore attenzione il settore del Turismo.
Così come è avvenuto con la programmazione economica, ci sembra che anche nella “stagione” delle riforme si commetta un errore
a sottovalutare le potenzialità di questa attività economica. La storia economica ha già definitivamente assegnato un ruolo propulsivo incontestabile all’industrializzazione per lo sviluppo; tuttavia già
si parla di “terziarizzazione”, ossia di economia in cui prevalgono i
Servizi e quindi anche il Turismo.
Al di la degli schematismi (non sempre adattabili toto corde alla
complessa realtà del nostro Paese, così come avviene quando si
parla di società consumistica) a noi sembra comunque di potere
richiamare I’attenzione sull’importanza del Turismo agli effetti dello sviluppo economico del Mezzogiorno. Vi sono, del resto, Paesi
che a questa attività hanno assegnato un ruolo di primissimo piano
(Spagna, Jugoslavia, Grecia) riuscendo ad attrarre valuta pregiata
e al tempo stesso a rientrare per il rotto della cuffia in rapporto coi
Paesi democratici e più sviluppati.
Talvolta, assistendo alle dispute sui mali del Sud, si ha I’impressione che si sia generato un malinteso mito della industrializzazione.
Tipica è la vicenda del IV Centro Siderurgico: ogni Regione lo rivendica per sé; andrà a Reggio Calabria sulla base di serie e scientifiche valutazioni economiche e sull’onda della rivolta da campanile?
Sappiamo che in Italia, nel mercato dell’acciaio, c’e spazio per un
altro Centro Siderurgico.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
217
E nelle altre Regioni? Mica si può fare un cantiere per ogni Regione!
Si dovrà mutare indirizzo all’insediamento e alla funzione dell’industria chimica nel Mezzogiorno e soprattutto si dovrà priorizzare
l’industria manifatturiera detta “labor-intensive”. Altrimenti altro che
i 500.000 posti di lavoro nel Sud rivendicati dalle Confederazioni!
Continuerà I’emigrazione.
Ma allora perché non esaminare con maggiore impegno le possibilità di rinascita economica che a molte zone del Mezzogiorno
deriverebbero da una coraggiosa e organica politica del Turismo?
Quale medico ha prescritto che alcune centinaia di miliardi, investiti
per dare lavoro a tre o quattromila operai in uno stabilimento petrolchimico, non potrebbero essere spesi utilmente realizzando una
formidabile rete ricettiva e di Servizi turistici, in aree idonee e con
criteri da “comprensorio”?
Ma ci vuole il mercato, si dice. Certo. Nonostante le difficoltà, I’incuria statale e la carenza di mezzi delle strutture propagandistiche, al
Turismo il mercato non manca; lo evidenziano le statistiche relative
all’afflusso e alla permanenza degli stranieri e la crescente partecipazione delle masse lavoratrici e popolari alle vacanze.
E si noti bene che dal punto di vista del rapporto Nord-Sud notiamo
la stessa situazione che nell’industria: congestione al Nord (Riviera
Adriatica di Romagna, Alpi, Versilia, Liguria) e aree inutilizzate al
Sud, salvo isole (Taormina, Capri, Sila).
Allo spauracchio della concorrenza della Spagna, Grecia, Jugoslavia si reagisce investendo nelle coste del Mezzogiorno, rafforzando
e ammodernando la rete ricettiva, creando infrastrutture e Servizi.
Ad una diversa e più razionale distribuzione dell’attività nel corso
dell’anno — che è il problema numero uno degli operatori — si contribuisce proprio con il riequilibrio territoriale che lo Stato e le Regioni possono, volendo, avviare, nell’interesse del Turismo e dello
sviluppo economico equilibrato.”
218
Storie della FISASCAT
Il 27 aprile 1971 la commissione industria della Camera, riunita in
sede legislativa, approvò la nuova legge sul Commercio al dettaglio.
Il provvedimento, che era il risultato della fusione di varie proposte
di iniziativa parlamentare sarebbe poi passato al Senato per la definitiva approvazione.
La legge di riforma delle licenze al dettaglio era un primo passo
per affrontare il rinnovamento della rete distributiva, perché conteneva principi importanti: la rete di vendita doveva essere programmata dai comuni, con dei parametri vincolanti in metri quadrati di
superficie; le regioni avevano poteri di decisione per i grandi centri
commerciali e di intervento nella formazione delle commissioni comunali; inoltre venivano stabilite preferenze per l’autorizzazione ai
commercianti che si associavano; si istituiva un registro degli esercenti in cui prevalevano i requisiti oggettivi su quelli soggettivi. Infine
erano previste delle norme di deroga ai piani comunali per i grandi
centri commerciali e per gli ampliamenti.
Tuttavia al sindacato appariva chiaro che a questa legge sarebbero
dovute seguire altre leggi sul credito agevolato, sui fitti, sulle imposte, sugli orari, se si voleva che i piccoli e medi imprenditori commerciali potessero diventare protagonisti dello sviluppo del settore
distributivo.
Ma il sindacato aveva allora anche altri problemi: erano anni di forte
tensione e, a sottolineare le imperfezioni, tuttavia esistenti, dell’ancor
giovane Repubblica Italiana, si verificarono diversi episodi mai chiariti, come tutta una serie di “visite” notturne alle sedi dei sindacati.
La notte del 10 luglio 1971 toccò alla sede della FISASCAT di Roma,
che si trovava in Via dell’Esquilino, 38. I ladri – professionisti, disse
la polizia, ma era molto probabile che agissero su ordinazione –
praticamente non rubarono nulla, lasciando anche due radioline a
transistor, ma gettarono in terra tutti i documenti e probabilmente li
esaminarono, il che doveva essere proprio il loro obiettivo.
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
219
Questo era il sesto, settimo episodio di intrusione in una sede sindacale; gli sconosciuti – molto probabilmente, sempre gli stessi –
avevano esordito penetrando nella sede unitaria dei metalmeccanici; poi avevano messo a soqquadro lo stesso ufficio del Segretario
Generale della CISL, Storti, dove erano conservati importanti documenti della Segreteria, i nominativi e gli indirizzi dei dirigenti e degli
iscritti. Non era stato rubato nulla, ma tutti gli incartamenti erano in
terra e forse erano stati tutti fotografati.
In Via dell’Esquilino, oltre a quelli della FISASCAT, c’erano anche
altri uffici appartenenti alla UIL, che erano stati “visitati” nei giorni
precedenti, ed un’altra “visita” singolare, sempre nella notte del 10
luglio, era toccata all’ufficio del nuovo Direttore Generale della Ragioneria Centrale del Ministero dell’Industria.
TERMINA L’ERA PETTINELLI
Qualche mese dopo, alla fine di ottobre 1971, si concluse l’incarico
di Giulio Pettinelli, mentre era ancora in corso una durissima trattativa con la FAIAT per il rinnovo del contratto degli alberghieri.
La Federazione degli albergatori era fermamente convinta a non
cedere alle richieste dei sindacati, nonostante l’industria turistica italiana, con i suoi
2600 miliardi di fatturato ed i 1024 miliardi di
valuta estera introitati
nell’anno 1970, fosse
la più importante del
nostro Paese. La FIAT,
con un numero pari
di dipendenti, aveva
raggiunto nello stesso
anno 1700 miliardi di
fatturato.
220
Storie della FISASCAT
Ecco perché i sindacati avevano confutato le dichiarazioni fatte a
Genova dal Ministro del Turismo all’inaugurazione dell’esposizione
internazionale del giocattolo-novità, quando egli ebbe a dichiarare
che il contratto andava concluso solo per gli alberghi di lusso e di
prima categoria.
Gli esercizi alberghieri in Italia erano allora 38.974, di cui 600 di lusso e prima categoria, 2.087 di seconda e pensioni di prima, 20.734
di terza e quarta e pensioni di seconda e terza, 14.653 erano le
locande: in 22.084 esercizi, si applicava già la tariffa del “tutto compreso”. Con il suo fatturato annuo, l’industria alberghiera italiana era
al secondo posto nel mondo dopo quella degli USA ed al primo posto per gli introiti valutari. All’inizio di maggio il Ministro del Turismo
aveva dichiarato che l’apparato turistico italiano era tra i più efficienti del mondo, anche se poi, agli inizi di giugno, aveva previsto anni
neri per il Turismo nel biennio 1971-72.
Ed invece a giugno i dati ufficiali dei primi quattro mesi del 1971
avevano fatto registrare un’entrata di valuta estera di 223 miliardi, con un incremento del 2,7% in più rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.
Il rinnovo del contratto si inseriva, per i sindacati, nel necessario
decentramento verso le regioni ed i comuni dell’ordinamento turistico con delle iniziative adeguate a quei livelli, oltre che a quello
nazionale, per dare la spinta necessaria ad uno sviluppo rapido e
programmato, che tenesse anche conto dell’inserimento organico
del Mezzogiorno in tale tipo di politica.
I sindacati, contemporaneamente al rinnovo del contratto di lavoro, chiedevano una politica moderna dell’economia turistica, delle
iniziative coordinate e programmate e soprattutto degli strumenti,
da parte del vari ministeri interessati (Turismo, Pubblica Istruzione, Trasporti) che andassero in tale direzione, come, ad esempio,
lo scaglionamento delle ferie, l’apertura di nuove aree turistiche, lo
sviluppo delle attrezzature ricettive, il prolungamento della stagione
Capitolo 7 - Giulio Pettinelli
221
destinata al godimento delle ferie annuali, lo sviluppo del Turismo
di massa fino a convenzioni nazionali per le cure preventive con
misure adeguate in favore dei lavoratori.
Questa era la pesante eredità che Giulio Pettinelli, dopo tanti anni
di indefesso e fortunato operato, lasciava ad un altro grande Segretario Generale della FISASCAT: Leonardo Romano.
Tuttavia il passaggio di consegne non fu indolore, perché all’interno
della Federazione si era costituita una profonda spaccatura a causa delle divergenze di opinione, che si erano venute a creare tra i
membri del Consiglio Generale, relativamente alla prevista creazione di una grande Federazione Unitaria dei Lavoratori del Commercio – che si inseriva nel progetto di riunificazione sindacale di CISL,
CGIL e UIL, prevista per il febbraio 1973 – ed alla inadeguatezza
della struttura della Federazione, che era ancora pluricomposta.
Il 23 ottobre 1971, in occasione del Consiglio Generale, la FISASCAT
trovò una prima risposta, anche se non risolutiva, alla sua crisi interna. L’unità venne ripristinata intorno alla proposta politica di dare
luogo alla convocazione di un Congresso Nazionale Straordinario.
All’inizio dei lavori – cui era presente per la Confederazione il Segretario Confederale Luigi Macario – il nuovo reggente, Leonardo
Romano, svolse un’ampia relazione sugli sviluppi della situazione
interna e sui chiarimenti intervenuti tra le componenti dell’Organizzazione, dai quali si era ricavata la chiara disponibilità alla più ampia
unità interna.
Dopo un ampio dibattito – sviluppatosi anche sulla base di un documento politico illustrato al Consiglio da Tarcisio Carelli – il Consiglio Generale decise la convocazione di un Congresso Nazionale
Straordinario sulla base del tesseramento 1971, previe adeguate
modifiche statutarie idonee a realizzare un miglior assetto strutturale della Federazione.
222
Storie della FISASCAT
Il Consiglio deliberò poi di proporre al Congresso Nazionale Straordinario l’adeguamento della struttura federale, in quanto l’esperienza
del riordino interno, effettuata nel 1964 mediante il raggruppamento
di alcuni sindacati di categoria merceologicamente e professionalmente affini, aveva fatto sorgere diverse considerazioni critiche, soprattutto perché gli organi direttivi di tali raggruppamenti non rispecchiavano più la realtà dinamica ed evolutiva delle varie categorie.
Infine il Consiglio Generale decise di dare luogo alla costituzione di
un Comitato di Reggenza fino al Congresso che comprendeva, oltre
il Segretario Reggente Leonardo Romano e la Segreteria in carica,
altri sette componenti e precisamente Domenico Bignardelli, Angelo
Buttarelli, Bruno Bianchi, Tarcisio Carelli, Renato Di Marco, Fausto
Guzzonato e Benito Perli.
Successivamente il Comitato di Reggenza designò quali collaboratori operativi del Reggente presso la Federazione Renato Di Marco,
Salvatore Falcone e Fausto Guzzonato.
Infine il Consiglio Generale inviò all’ex Segretario Generale Giulio
Pettinelli un messaggio di ringraziamento per l’opera svolta e di augurio per la sua nuova attività confederale.
223
224
Storie della FISASCAT
COS’E’ L’ENTE BILATERALE DELL’INDUSTRIA TURISTICA
L’E.B.I.T., Ente Bilaterale dell’Industria Turistica, costituito il 7 giugno 2000 da Federturismo Confindustria, con l’adesione di
Confindustria AICA, e dalle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori del settore FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTuCSUIL, è lo strumento individuato dalle Parti stipulanti il CCNL Industria Turistica per la programmazione e l’organizzazione di
relazioni sul quadro economico e produttivo del settore, per il monitoraggio e la rilevazione permanente dei fabbisogni professionali e formativi del settore e per l’elaborazione di proposte in materia di formazione e qualificazione professionali.
In attuazione di quanto stabilito dalle Parti sociali nel Contratto, l’E.B.I.T. ha svolto studi e ricerche apprezzate non solo nel
settore, ma anche a livello accademico ed istituzionale. È il caso di “Turismo: Prospettive & Governance - Proposte per
uno sviluppo competitivo del Sistema Italia”, dalla cui analisi del settore è emerso un quadro ricco di criticità: la stagionalità della domanda, la frammentazione del tessuto produttivo, l’inadeguatezza dell’organizzazione formativa, l’insufficiente attenzione della politica. Elementi, questi, che permettono di comprendere i motivi di uno sviluppo del turismo inferiore
alle sue grandi potenzialità.
Dallo studio è emersa anche una forte rilevanza attribuita, dalle imprese intervistate, al lavoro competente, vettore di competitività delle imprese e di occupabilità dei lavoratori. Il tema è stato approfondito nella successiva indagine “Per un lavoro competente - La formazione professionale come leva di sviluppo del turismo”.
In questa analisi sono state rilevate le carenze di conoscenze e di profili professionali nel settore turistico, mentre un capitolo è stato dedicato all’uso che le aziende fanno dei fondi dedicati alla formazione, in particolare del Fondo interprofessionale Fondimpresa. Nonostante le aziende riconoscano una certa importanza alla formazione continua dei propri dipendenti, ancora oggi non utilizzano adeguatamente l’opportunità di questi finanziamenti.
L’E.B.I.T. ha, pertanto, avviato una serie di iniziative per incoraggiare le aziende della filiera turistica a sfruttare questa
opportunità, promuovendo costantemente Piani Formativi sugli Avvisi di Fondimpresa. L’E.B.I.T. ha inoltre predisposto un
servizio di assistenza, soprattutto per la fase iniziale di accesso ai finanziamenti per la formazione e l’aggiornamento professionale dei propri dipendenti, momento in cui gran parte delle aziende intervistate hanno manifestato maggiore difficoltà. Il tema della Formazione continua è molto sentito anche dai giovani lavoratori del comparto turistico-alberghiero, come
è stato rilevato dall’ultimo lavoro di E.B.I.T. “Il turismo italiano e le nuove generazioni, un’indagine sul comparto alberghiero”. Lo studio, condotto in collaborazione con E.B.I.T. Veneto e la società Risposte Turismo, ha voluto mettere in luce
valutazioni, problematiche e prospettive future di questo specifico segmento del mercato del lavoro, sia dal punto di vista
delle aziende che da quello dei giovani. L’indagine costituisce, quindi, un importante spunto dal quale partire per una migliore impostazione delle condizioni per fare “nuova” impresa.
Uno dei compiti che la contrattazione ha assegnato all’E.B.I.T. è quello di analizzare l’evoluzione qualitativa e quantitativa
dell’occupazione femminile; a tal fine è stata istituita in seno all’Ente la Commissione per le Pari Opportunità che, utilizzando fonti statistiche e di ricerca diretta, rende conto degli andamenti dell’occupazione maschile e femminile nel settore,
anche e soprattutto rispetto ai livelli di inquadramento professionale e alla tipologia di rapporti di lavoro utilizzati. L’impegno
della Commissione nello svolgimento dei propri compiti ha portato alla realizzazione dell’indagine su “Le Pari Opportunità nel settore dell’industria turistica”, la cui Prefazione è stata scritta dalla Consigliera Nazionale di Parità, Alessandra
Servidori. In E.B.I.T. è stata inoltre istituita la Commissione Apprendistato, a cui le aziende possono rivolgersi per richiedere il parere di conformità per assumere apprendisti a seguito di un percorso formativo in cui il giovane, con la supervisione di un tutor aziendale qualificato, acquisisce competenze di base, trasversali e tecnico-professionali relative alla qualifica
scelta. Sull’argomento, l’E.B.I.T. ha realizzato il Cd-rom “Analisi dinamica e contesto normativo, contrattuale
(1997/2007) sul contratto di Apprendistato”.
L’E.B.I.T. vanta al proprio interno due importanti Osservatori:
Osservatorio sulla Legislazione turistica, primo Osservatorio sul tema istituito in Italia, per la consultazione di tutte le
leggi sulla legislazione turistica italiana e il confronto tra tutte le tipologie di leggi turistiche di ciascuna Regione;
Osservatorio sulla Contrattazione collettiva nazionale e di secondo livello, un importante archivio, in costante aggiornamento, contenente i contratti nazionali ed aziendali.
Inoltre, tutta la Normativa in materia di sicurezza del lavoro è stata raccolta dall’E.B.I.T. In un Cd-rom su “Salute e sicurezza – Vademecum per i lavoratori e le lavoratrici del settore Turismo”.
In questi anni l’E.B.I.T. ha potenziato la propria rete territoriale attraverso la costituzione di Enti Bilaterali Territoriali sia in
forma regionale che provinciale, il cui operato è riassunto nella pubblicazione “Le attività degli Enti Bilaterali”.
Con l’obiettivo di offrire supporto al reddito dei lavoratori dipendenti di imprese turistiche che, per crisi e/o ristrutturazione
e/o riorganizzazione aziendale, sono interessate da periodi di sospensione dell’attività, l’E.B.I.T. è l’Ente che può interviene attraverso l’utilizzo dei Fondi accantonati per il Sostegno al Reddito, Fondo costituito in data 1 aprile 2008.
FONDI DI ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA
ENTI BILATERALI
E.Bi.N.Vi.P.
ente bilaterale nazionale vigilanza privata
FONDI PREVIDENZA COMPLEMENTARE
FONDI INTERPROFESSIONALI DI FORMAZIONE CONTINUA
0
9
0
9
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
,9 0©-0 0A0© ;,9 :,9=
: 0A0© =0A0© 06©;
:
©
6
4 :,9=
:,9 ,9A0(9 90:46©:,9=0A :,9= (:*(;© 0:46© ;<9
©
46© <90:46 (;©; 06©;< 0:46© 90:46© 0©-0: ©;<9 906© :
*
A
9
;
<
06
9
0(
90
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
,9 0©-0 0A0© ;,9 :,9=
: 0A0© =0A0© 06©;
:
©
6
©
4 :,9=
6 ,9=0A :,9= :*(;© 46© 9
,9 9A0(9
4
:
:
0
:
<
©
9
46© <90:46 (;©;, 06©;< 0:46©: 90:46© 0©-0:( ©;<90 906©; :
*
A
9
;
<
06
9
0(
90
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
,9 0©-0 0A0© ;,9 :,9=
: 0A0© =0A0© 06©;
:
©
6
©
9
=
4 :,9
:, ,9A0(9 90:46 :,9=0A :,9= (:*(;© 0:46© ;<9
©
46© <90:46 (;©; 06©;< 0:46© 90:46© 0©-0: ©;<9 906© :
*
A
9
;
<
06
9
0(
90
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
;
,9
:
0©
-0
,9
9=
©
©
46© :,9=0A0 :,9=0AA0(906© 0:46©: 9=0A0© ,9=0A0 *(;©; 46©:, 9
,
:
:
:
9
<
©
9
46© <90:46 (;©;, 06©;< 0:46©: 90:46© 0©-0:( ©;<90 906©; :
*
A
9
;
<
06
9
0(
90
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
,9 0©-0 0A0© ;,9 :,9=
: 0A0© =0A0© 06©;
:
©
6
©
4 :,9=
:,9 ,9A0(9 90:46 :,9=0A :,9= (:*(;© 0:46© ;<9
©
46© <90:46 (;©; 06©;< 0:46© 90:46© 0©-0: ©;<9 906© :
*
A
9
;
<
06
9
0(
90
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
,9 0©-0 0A0© ;,9 :,9=
: 0A0© =0A0© 06©;
:
©
6
©
4 :,9=
6 ,9=0A :,9= :*(;© 46© 9
,9 9A0(9
4
:
:
0
:
<
©
9
46© <90:46 (;©;, 06©;< 0:46©: 90:46© 0©-0:( ©;<90 906©; :
*
A
9
;
<
06
9
0(
90
06© -0:(: ;,9A0( 06©;< 906©; :,9=0 ,9A0(9 ©;,9A 06©;< ©
;
©
=0A0 ,9=0A0© ;,9A0(9 ;,9A0(<90:46 =0A0© :(:*(; ;,9A0(9 A0(906©
;
,9
:
0©
-0
,9
9=
©
©
46© :,9=0A0 :,9=0AA0(906© 0:46©: 9=0A0© ,9=0A0 *(;©; 46©:, 9
,
:
:
:
9
<
©
9
46© <90:46 (;©;, 06©;< 0:46©: 90:46© 0©-0:( ©;<90 906©; :
*
9 ;<9
;
;< ,9=0A A0(906 ,9A0( ;<90
9A0(
06© 0:(:
;
6©
Scarica

Storie della Fisascat - Laboratorio Terziario