PERIODICO INDIPENDENTE CULTURALE - ECONOMICO DI FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
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Anno XVIII N° 18/2009 - 31 dicembre
UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA
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«Sforziamoci per fare le riforme insieme. Ce lo chiede la gente»
Il popolo vuole un’Italia migliore
Questa la dichiarazione di Berlusconi a proposito delle riforme
Giorgio Lambrinopulos
‘L
e riforme dobbiamo farle insieme, sforziamoci, perché ce lo chiede
la gente. Il dialogo e’ richiesto dal Paese’. E’ l’invito di Bonaiuti ‘E’ quindi
interesse di tutti, anche
della sinistra riformista,
arrivare ad un dibattito
piu’ sereno’ ha detto il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio intervenendo a ‘Radio anch’io’
su Radio Rai. Per Bonaiuti
‘Berlusconi e’ piu’ determinato e positivo di prima’ e ‘in perfetta forma’.
L’Italia ‘sta uscendo bene
dalla crisi’. Sono al lavoro per cambiare in meglio
l’Italia. In una lettera inviata ai militanti del Pdl
che partecipano al forum
‘Forzasilvio.it’, il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi ha rinnovato il
suo impegno ed ha ribadito l’obiettivo della campagna di terramento del Pdl,
che e’ quello di raggiungere un milione di adesioni.
‘Un milione di persone
- scrive Berlusconi - che
chiamo a lavorare insieme
a noi a favore del bene del
Il segretario del PD Pierluigi Bersani
Il pentito Gaspare Spatuzza
nostro Paese e degli italiani’. “La ringrazio per il sostegno e l’incoraggiamento di questi giorni”. Nella
lettera ai militanti del Pdl
che partecipano al forum
Forzasilvio.it, resa nota
dall’esponente del Pdl di
distruggere, che vogliono
il bene di tutti e a nessuno
augurano il male”. “Come
sa, ho ripreso a lavorare
- prosegue la lettera - perché tante sono ancora le
cose da fare per mantenere
fede al mio impegno con
Trento Claudia Povoli, il
premier ha fatto sapere di
essere “molto confortato” perché si è accorto di
“essere circondato e sostenuto dall’affetto di tante persone come Lei, che
vogliono costruire e non
Scajola: «Eviteremo speculazioni»
I
l tasso di inflazione nel
2009 si e’ attestato al
+0,8%, il livello più
basso da 50 anni. Lo ha
comunicato l’Istat. Si tratta
del livello minimo registrato dal 1959, quando l’inflazione segno’ un -0,4%,
spiega l’Istat comunicando
la stima preliminare. Nel
2008 l’indice nazionale
dei prezzi al consumo per
l’intera collettivita’ aveva
registrato un +3,3%. Nel
2009 anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) ha segnato un
+0,8% (+3,5% nel 2008).
‘’Il dato sull’inflazione media 2009 ai minimi da 50
anni, e’ una conferma della
severita’ della crisi ma anche del fatto che il potere di
acquisto dei cittadini non e’
stato penalizzato ed e’ anzi
in molti casi aumentato’’.
Cosi’ il ministro dello Sviluppo economico, Claudio
Scajola, commenta i dati
Istat sull’inflazione media
nell’anno appena trascorso. ‘’La ripresa tendenziale
dell’inflazione in dicembre
e’ un indice di ripresa dei
consumi e delle attivita’
economiche’’,
prosegue
Scajola, aggiungendo che
‘’in questa fase di avvio
della ripresa dobbiamo
impegnarci a rilanciare la
crescita ma anche a tenere
sotto controllo i prezzi per
evitare effetti speculativi
soprattutto sui prodotti di
largo consumo’’. Per questo, ricorda il ministro, il
Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato
per il 19 gennaio i produttori di pasta, ‘’settore nel
quale si sono verificati forti
variazioni tra i prezzi delle
materie prime e i prezzi al
consumo. E cosi’ faremo conclude - anche per altri
settori’’. fisco mette mano
al portafoglio e restituisce
in questi giorni 900 milioni
di euro di rimborsi fiscali.
Ad annunciare l’operazione, che ha un deciso effetto
anti-crisi, è l’Agenzia delle
Entrate che traccia anche
un bilancio. Nel 2009 sono
stati erogati rimborsi per
oltre 14,6 miliardi di euro
“con più di 2 milioni di rimborsi effettuati, a famiglie e
imprese che potranno beneficiare di immediata liquidità in un momento di crisi
economico-finanziaria”.
Sono 19 le societa’ quotate nella cosiddetta ‘black
list’cui Consob chiede la
diffusione di dati mensili
mentre 20 sono nella lista
‘grigia’.Queste ultime, pur
non presentando uno stato
di crisi aziendale conclamata, su richiesta dell’Autorita’ sono tenute a intensificare l’informativa trimestrale.
Niente cappotti, giacconi,
tailleur e abiti da uomo i
cui acquisti sono stati rinviati ai saldi, ma un maggior ricorso ai mercatini;
un parziale recupero delle
vendite dei libri e un lieve
calo dei pranzi al ristorante.
Ma nel complesso i consumi durante le feste di Natale
non hanno registrato alcun
crollo, ma un andamento
in linea con la debolezza
della domanda interna e
con qualche timido segnale
Continua a pag 2
Lei e con tutti gli italiani:
cambiare in meglio la nostra Italia. Come ho detto
a Milano in Piazza Duomo
- prosegue Berlusconi l’obiettivo della campagna
di tesseramento del Pdl è
raggiungere un milione
di adesioni. Un milione
di persone che chiamo a
lavorare insieme a noi a
favore del bene del nostro Paese e degli italiani
Sul tema delle riforme e’
intervenuto il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio, Paolo Bonaiuti:
‘le riforme dobbiamo farle
insieme, sforziamoci, perche’ ce lo chiede la gente.
Il dialogo e’ richiesto dal
Paese. E’ quindi interesse
di tutti, anche della sinistra riformista, arrivare ad
un dibattito piu’ sereno.
C’e’ una bozza gia’ pronta che e’ la bozza Violante da cui si puo’ partire’,
aggiunge Bonaiuti che
indica anche alcuni punti
sui quali potrebbe esserci gia’ convergenza come
intervenire sul ‘bicameralismo, ridurre il numero
dei parlamentari, aumentare i poteri del premier e
snellire i procedimenti di
formazione delle leggi’.
Il ‘vero buco nero - sottolinea Bonaiuti - e’ la giustizia. Ma quando di parla
di leggi ad personam si fa
finta di dimenticare, perche’ lo sanno benissimo,
che Berlusconi ha subito
2500 udienze, 547 perquisizioni ed e’ stato indagato
e preso di mira da 679 Pm.
C’e’ qualcosa di anomalo
ed e’ l’uso politico della
giustizia’. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl,
ribadisce la disponibilita’
al dialogo con l’opposizione. ‘Ma questo - dice non puo’ portare ad accordi di piccolo cabotaggio,
ne’ possiamo accettare che
l’opposizione rivendichi
una sorta di improprio diritto di veto. Ecco perche’,
a questo punto - spiega - se
l’opposizione puo’ e vuole collaborare, bene; ma
se invece pensa di poter
bloccare tutto, deve sapere che la maggioranza e’
pronta ad andare avanti
anche da sola, rispettando
il patto elettorale approvato dalla larga maggioContinua a pag 2
Mike Rapport
1848. L’anno della rivoluzione
Laterza
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Il 22 febbraio 1848 Parigi si sveglia sotto un cielo grigio e carico di
pioggia. Le raffiche di vento portano
per le strade una triste acquerugiola.
Alle nove una folla di manifestanti operai disoccupati, donne e bambini
- si riunisce in place de la Madeleine, dalla quale deve prendere avvio
la marcia di protesta. Tre giorni
dopo, alle prime ore del mattino, la
piazza esplode in un boato di giubilo: è stata proclamata la Repubblica!
Parigi è la prima città a cadere sotto
i colpi della rivoluzione…
Politica
2
Segue dalla prima
ranza degli italiani. Il Paese ha
bisogno di riforme profonde, e
non puo’ attendere oltre misura’. Sulla stessa linea il ministro
per l’Attuazione del programma
di Governo, Gianfranco Rotondi, secondo cui non c’e’ tempo
da perdere, ne’ la classe politica
puo’ sottrarsi al dovere di fare le
riforme. La fase costituente auspicata da Rotondi e’ ‘condivisibile’, secondo Giorgio Merlo,
deputato del Pd e vicepresidente
della commissione di vigilanza Rai. Merlo invita quindi ad
‘isolare politicamente tutti coloro che hanno una concezione
estremista e insultante della politica. Tanto nella maggioranza
quanto nella opposizione’. ‘Per
aprire il percorso delle riforme
non servono proclami - e’ l’opinione del segretario dell’Udc
Lorenzo Cesa - la politica deve
darsi scadenze precise e dimostrare che c’e’ la reale volonta’
di aprire questo nuovo corso, richiamando i falchi e limitando i
personalismi’ Intanto se la ride
un po’ Silvio Berlusconi. scrive
il collega Adalberto Signore sul
Il Giornale che : Perché il fatto che un’eventuale telefonata
tra lui e Pierluigi Bersani possa
diventare motivo di imbarazzo
per il segretario del Pd la dice
lunga sullo stato dei rapporti
tra maggioranza e opposizione.
Già, perché se la visita al San
Raffaele di Milano dopo l’aggressione in piazza Duomo era
un atto dovuto, una telefonata
di auguri è davvero troppo per
chi nel Pd continua a sostenere
che un confronto sulle riforme
con Pdl e Lega è pressoché impossibile. Ed è proprio il giallo
della telefonata di Bersani al Cavaliere a tenere banco per tutta
la giornata. Con Paolo Bonaiuti - fu proprio lui l’artefice del
faccia a faccia al San Raffaele
- che conferma la smentita del
segretario del Pd. «Non mi risulta che si siano sentiti», spiega il
sottosegretario alla presidenza
del Consiglio per fugare ogni
dubbio. Che in verità resta, perché sono in molti a sostenere che
un qualche contatto ci sia stato
- c’è chi ipotizza una telefonata
di Bersani a Gianni Letta per discutere della candidatura di Massimo D’Alema al Copasir - e perché sarebbe davvero contro ogni
bon ton istituzionale che Bonaiuti smentisse il segretario del
Pd. Quale sia la verità, peraltro,
poco importa. Perché, spiega un
ministro vicino al Cavaliere, «il
fatto che il capo dell’opposizione
sia costretto a vergognarsi solo
dell’eventualità di una telefonata
al capo del governo» è «il termometro di quale sia lo stato in cui
versa il Pd». La conferma delle
perplessità che Berlusconi continua a manifestare in privato sulla
effettiva possibilità di un dialogo
per le riforme. Il Pd - è il senso
del ragionamento del premier non si sgancerà mai davvero da
Di Pietro e non riuscirà a mettere all’angolo la fronda interna.
Nomi e cognomi li fa Bonaiuti,
convinto che «Franceschini e
Veltroni» stiano «remando contro dall’interno». Dall’esterno,
invece, ci pensa l’Italia dei valori, con l’ex pm che non fa altro
che «sparare cannonate
Giorgio Lambrinopulos
Segue dalla prima
di ripresa. A fare un primo bilancio dell’andamento dei consumi
durante le festività natalizie è la
Confcommercio che ha realizzato
un monitoraggio attraverso il sistema di rilevazione delle proprie
federazioni: ristorazione, abbigliamento, grande distribuzione,
alimentari, mercati, librerie. Il
check della Fipe (la Federazione
Italiana Pubblici Esercizi) indica
che la ristorazione durante le festivita’ ha sostanzialmente tenuto
rispetto all’anno precedente facendo registrare un lieve calo intorno all’ 1%, grazie anche all’effetto del contenimento dei prezzi
praticato nei ristoranti, a fronte
dei circa 10 milioni di clienti che
hanno scelto di festeggiare al ristorante Natale e Capodanno. Una
flessione decisamente piu’ marcata si e’ registrata nel milanese nel
periodo natalizio a causa delle difficolta’ di mobilita’ stradale connesse alle forti nevicate registrate in quell’area. La partenza dei
saldi generalmente molto anticipata - rileva Federmodaitalia - ha
determinato un fermo totale della
vendita dei capispalla, cioe’ di
cappotti, giacconi, abiti e tailleur,
a partire dai primi di dicembre.
Gli accessori di abbigliamento,
tipicamente regali natalizi, hanno
invece registrato un trend assimilabile a quello dell’anno scorso.
Nella grande distribuzione e’ andata bene la vendita dell’elettronica, trainata dai televisori di ultima
generazione sui quali una spinta e’
arrivata dall’introduzione del digitale terrestre. E’ questa una delle
novita’ messa in risalto da Federdistribuzione, la Federazione Associazioni Imprese Distribuzione
di Confcommercio. Le famiglie
hanno voluto mantenere vive le
tradizioni legate al particolare
periodo, aiutate in questo dalle
forti politiche promozionali pianificate dalle aziende, quest’anno
ancora piu’ presenti rispetto agli
anni passati. I consumatori hanno
privilegiato i prodotti di gastronomia, quelli regionali e in generale
il prodotto ‘’made in Italy’’. Non
sono mancati anche gli acquisti
dei prodotti da regalo in tutti gli
altri settori:oltre all’elettronica, si
sono dimostrati vivaci anche gli
acquisti dei prodotti per l’arredamento della casa, degli articoli
sportivi, della profumeria e del
bricolage. Dinamiche le vendite
di abbigliamento anche se, come
di consueto, c’e’ grande attesa
per i saldi, che anche quest’anno
si presentano come una grande
occasione per acquisti convenienti e di qualita’. Secondo la Fida
(Federazione Italiana Dettaglianti
dell’Alimentazione) i consumi nei
negozi tradizionali hanno sostanzialmente tenuto, registrando un
timido incremento che si attesta
attorno al +0,5%. Sono calati sensibilmente i pacchi aziendali, ma in
compenso il trend del regalo utile
con prodotti tipici di qualita’ e’ in
costante aumento. Positivi anche i
dati delle vendite per il cenone della Vigilia e di Capodanno, segno
che anche quest’anno in tanti hanno preferito consumarli a casa. Un
leggero incremento delle vendite
nel suo complesso non superiori
all’1% viene rilevato dalla Fiva, la
Federazione Italiana Venditori su
Aree Pubbliche. Ci sono pero’ segnali contrastanti fra i diversi settori merceologici. Nel dettaglio
non bene l’abbigliamento e le
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
Ambasciate chiuse in Yemen
I
l Giappone ha chiuso la propria ambasciata in Yemen. Lo
riferisce l’agenzia giapponese
Kyodo precisando che la chiusura comporta anche la sospensione
dell’accettazione delle richieste
di visto e altri servizi consolari.
La Francia chiude al pubblico la propria ambasciata in Yemen per motivi di sicurezza. Lo ha annunciato il
ministero degli Esteri francese.
Un convinto appello per un coordinamento concreto ed efficace, sia a Sanaa che a Bruxelles,
fra i Paesi membri dell’ Unione
Europea: lo ha rivolto il ministro
degli Esteri, Franco Frattini, all’
Alto Rappresentante per la politica estera dell’ Unione Catherine
Ashton, durante una conversazione telefonica svoltasi questa
mattina e dedicata interamente
alla situazione in Yemen ed all’
impegno della comunita’ internazionale nella lotta al terrorismo.
La Ashton - riferisce la Farnesina - ha condiviso l’ esortazione
del capo della diplomazia italiana, concordando sulla necessita’
di un’ azione sempre piu’ coordinata fra i Paesi Ue. Prosegue
intanto un intenso giro di consultazioni del ministro Frattini, che,
in continuo collegamento con
le capitali europee e con i suoi
omologhi della regione del Golfo, e’ impegnato a promuovere l’
armonizzazione dell’ azione internazionale di contrasto e prevenzione delle minacce terroristiche.
Uno dei tre terminali di uno dei
principali aeroporti americani,
quello di Newark (New Jersey) nei
pressi di New York, e’ stato chiuso nella notte perche’ un uomo sarebbe riuscito ad entrare nell’area
di imbarco eludendo i controlli.
L’area d’imbarco e’ quella del
terminal C, quello in cui opera in
particolare la Continental. E’ stata svuotata da tutti i passeggeri,
che sono stati controllati per una
seconda volta. Le autorita’ aeroportuali hanno previsto da subito
forti ritardi nei voli, anche perche’
le condizioni atmosferiche non
sono buone, con le temperature
sottozero nei pressi di New York.
Il terminal ha riaperto i battenti, ma i disagi continuano: ore di
fila ai check-in e poi agli imbarchi che sono stati riaperti al traffico alle 22.00 locali (le 04.00
italiane) dopo circa quattro ore
di chiusura. Le file interminabili per arrivare i varchi sono dovute al fatto che tutto il terminal
è stato sgomberato, compresi
dunque i passeggeri già imbarcalzature, positive le vendite dei
prodotti tessili per la casa, degli
articoli prettamente natalizi e dei
casalinghi e/o articoli da regalo,
molto bene la piccola oggettistica
e la bigiotteria. Si e’ speso meno
nel Mezzogiorno e nelle aree insulari, meglio al Centro-Nord. Le
vendite dei libri nel 2009 - rileva
l’ Associazione Librai Italiani hanno fatto registrare un leggero
calo rispetto a quelle dell’anno
precedente ma il mercato ha parzialmente recuperato i volumi
abituali nel periodo natalizio,
confermando l’abitudine degli
italiani a considerare il libro tra
i regali preferiti perche’ sempre
gradito, utile ed economico.
G. L.
cati sui rispettivi voli, che hanno dovuto ricominciare da capo.
Il Terminal C dell’aeroporto Newark, uno dei due scali internazionali di New York, e’ rimasto
bloccato dalle 18.00 locali di ieri
(la mezzanotte in Italia) per ore
per motivi di sicurezza. I controlli
ai varchi sono stati interrotti senza
spiegazioni e solo dopo un’ora di
attesa un agente della Tsa ha annunciato a migliaia di passeggeri
in fila che per una violazione non
meglio specificata delle norme
sui controlli il terminal, da cui
arrivano e partono soprattutto i
voli Continental, doveva essere
evacuato. Bloccati un centinaio
di voli tra cui quello per Milano.
Alcuni passeggeri erano gia’ stati
imbarcati e sono stati fatti scendere, altri, atterrati regolarmente, sono stati trattenuti a bordo.
Vietato fotografare, intimavano
periodicamente gli addetti alla sicurezza. Vecchiette in carrozzina
famiglie coi passeggini. Una bambina col cellulare che ha perso la
mamma: ‘’Mi vedi?’’ Il bivacco
e’ stato all’insegna di molta stanchezza ma per la verita’ poco nervosismo e semmai tanta frustrazione e rassegnazione alla nuova
routine dei viaggi aerei, chattando
coi cellulari con chi e’ rimasto a
casa. ‘’Lo vedi in tv, e poi capita
a te’’, dice una diretta a Londra.
Un applauso ha salutato alle 22.00
la riapertura dei varchi. Ma e’ stato
allora che e’ cominciato il peggio:
ci sono volute ancora ore prima
di partire, pigiati come sulla metropolitana all’ora di punta nelle
code per arrivare ai controlli. Alcune persone si sono sentite male
e sono state soccorse sul posto.
Almeno due militanti di Al Qaida
sono stati uccisi e un altro è rimasto ferito in scontri armati con le
forze di sicurezza yemenite. Lo
rende noto una fonte delle forze di
sicurezza, che ha detto che “combattimenti sono ancora in corso”.
Il funzionario della sicurezza
yemenita che ha dato la notizia
dell’uccisione in combattimento di
due militanti di Al Qaida, ha detto che i due sono ritenuti collegati
alle minacce che hanno indotto gli
Stati Uniti a chiudere la loro ambasciata a Sanaa. “Si ritiene che
questi elementi siano collegati
alle minacce dirette all’ambasciata statunitense”, ha detto la fonte.
Le ambasciate Usa e britannica a
Sanaa oggi sono chiuse entrambe
per il secondo giorno consecutivo
Gli Stati Uniti hanno deciso di
intensificare a partire da domani i
controlli relativi agli aerei provenienti dall’estero, con uno screening totale per chi proviene da sette
paesi considerati legati al terrorismo, tra cui Nigeria, Pakistan e Yemen. Lo scrive il quotidiano online
The Politico, secondo cui l’Amministrazione del presidente Usa,
Barack Obama, sta informando
in queste ore le compagnie aeree.
Per la maggior parte dei viaggiatori a destinazione degli Usa verranno rafforzati i controlli casuali,
che saranno invece sistematici per
chi proviene dai sette paesi più pericolosi. I paesi in questione sono,
secondo Politico, Cuba, Iran, Sudan e Siria, in quanto considerati
dal Dipartimento di Stato Usa paesi sponsor del terrorismo. A questi
quattro se ne aggiungono altri tre,
e cioé Nigeria, Pakistan e Yemen.
Umar Faruk Abdulmutallab, il
nigeriano che il 25 dicembre ha
cercato di far saltare in aria un
aereo della compagnia americana Delta, quando tra il 2005 e il
2008 frequentava lo University
College di Londra ebbe numerosi
contatti con estremisti islamici in
Gran Bretagna. E’ quanto scrive
il domenicale britannico Sunday
Times citando funzionari dell’anti-terrorismo, aggiungendo che
l’MI5, il servizio di controspionaggio, aveva messo sotto sorveglianza gli elementi sospetti
con cui Abdulmutallab aveva
stabilito un rapporto, intercettando telefonate e e-mail. Di questi
contatti tuttavia le autorità americane non erano state informate.
Un dossier sui trascorsi londinesi
del giovane nigeriano è stato ora
trasmesso agli Stati Uniti.
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G. L.
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
Pagina Tre
3
ß Ecologia cristiana contro ecologismo pagano ß
Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2010
Massimo Introvigne
C
ome il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della
Pace 2009 è stato definito una
«pre-enciclica», in quanto contiene una profonda analisi della crisi
economica e anticipa la Caritas
in veritate, così l’analogo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010 costituisce un
commento esteso ai paragrafi 4851 della stessa enciclica, dedicati
all’ambiente. Il tema fondamentale della Caritas in veritate è la
«lotta culturale tra l’assolutismo
della tecnicità e la responsabilità
morale dell’uomo» (ibid., n. 74).
La principale minaccia denunciata dall’enciclica è quella della tecnocrazia, cioè del tentativo di poteri forti che non parlano in nome
della verità e del bene comune – e
in genere nemmeno di un mandato politico ricevuto per via elettorale – di dominare e manipolare,
sulla base di un preteso sapere più
«scientifico» e più «progressista».
Alla base della tecnocrazia c’è
una «pretesa prometeica» (ibid.,
n. 68), dove la persona «pretende
di essere l’unica produttrice di se
stessa» (ibid.), non riconoscendosi più come creatura di Dio e dunque non ammettendo più il limite
costituito dalla «legge morale naturale che Dio ha inscritto nel suo
cuore» (ibid.). Contro la tecnocrazia si erge a difesa della persona la libertà, che trova il suo fondamento ultimo nella religione.
Ma non ogni religione è amica
della persona. Ci sono forme religiose «che non impegnano l’uomo alla comunione, ma lo isolano
nella ricerca del benessere individuale, limitandosi a gratificarne le
attese psicologiche» (ibid., n. 55).
Certo, la scelta religiosa dev’essere libera ma «la libertà religiosa
non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le
religioni siano uguali» (ibid.).
Nella «lotta culturale» tra tecnocrazia e libertà è coinvolta – insegna l’enciclica – ance la questione
dell’ambiente. Da una parte, la
tecnocrazia aggredisce l’ambiente
con una «completa tecnicizzazione» (ibid., n. 48), considerandolo
«solo materia di cui disporre a nostro piacimento» (ibid.), mentre si
tratta di un’«opera mirabile del
Creatore, recante in sé una “grammatica” che indica finalità e criteri
per un utilizzo sapiente, non strumentale e arbitrario» (ibid.).
Dall’altra, la libertà fondata sulla
religione difende anche l’ambiente e la «grammatica» che nell’ambiente ha iscritto il Creatore. Ma,
anche in questo caso, non ogni visione religiosa garantisce la vera
libertà. Gli «atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo» (ibid.)
di un certo ecologismo sono una
risposta falsa a un problema vero.
Affermano una mera «ecologia
ambientale» (ibid., n. 51) a detrimento dell’«ecologia umana»
(ibid.), quasi che l’uomo fosse un
mero servitore del creato. Questi
paragrafi dell’enciclica sono approfonditi nel Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mon-
diale della Pace 2010, che ha per
titolo «Se vuoi coltivare la pace,
custodisci il creato». Il Papa ribadisce anzitutto che il problema
ecologico – per quanto talora sia
presentato male attraverso esasperazioni ed esagerazioni – non è
inventato. Esiste davvero una
«crisi ecologica» (Messaggio, n.
5). La Chiesa non è in ritardo nel
denunciarla, e non deve avere
complessi d’inferiorità. Nel 1971,
quando appena si cominciava a
parlare di ecologia, Papa Paolo VI
(1963-1978) nella lettera apostolica Octogesima adveniens ammoniva al n. 21 che
«attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli [l’uomo]
rischia di distruggerla e
di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto
l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti
e rifiuti, nuove malattie,
potere distruttivo totale;
ma è il contesto umano,
che l’uomo non padroneggia più, creandosi
così per il domani un
ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste
dimensioni che riguarda
l’intera famiglia umana». Per tutti gli ultimi
decenni i richiami del
Magistero sul tema sono
stati costanti. Dopo avere ribadito che il Magistero anche di questo
campo – come di quello
dell’economia – si occupa «evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni tecniche» (n. 4),
il Messaggio riconduce le cause
del degrado ambientale alla mentalità tecnocratica denunciata nella Caritas in veritate. «La crisi
ecologica non può essere valutata
separatamente dalle questioni ad
essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di
sviluppo e alla visione dell’uomo
e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato» (n. 5). In altre
parole, la crisi ecologica non nasce da cause semplicemente tecniche ma da errori dottrinali.
«Quando la natura e, in primo
luogo, l’essere umano vengono
considerati semplicemente frutto
del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle
coscienze la consapevolezza della
responsabilità» (n. 2). Alla radice
del degrado c’è il rifiuto, tipico
della tecnocrazia moderna, della
nostra identità di creature e della
nostra dipendenza da Dio. «Il
mondo “non è il prodotto di una
qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso... Il mondo
trae origine dalla libera volontà di
Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla
sua saggezza e alla sua bontà”
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 295)» (n. 6). Ultimamente,
anche la crisi ecologica nasce dal
peccato originale, che diventa
peccato attuale e storico come rifiuto tecnocratico di riconoscersi
creature di Dio. «L’armonia tra il
Creatore, l’umanità e il creato,
che la Sacra Scrittura descrive, è
stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della
donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di
riconoscersi come sue creature.
La conseguenza è che si è distorto
anche il compito di “dominare” la
terra, di “coltivarla e custodirla” e
tra loro e il resto della creazione è
nato un conflitto» (ibid.). Approfondendo il tema della manipolazione tecnocratica del creato Be-
inter-generazionale verso le generazioni future non deve mancare
anche una «solidarietàintra-generazionale» (n. 8) verso i Paesi in
via di sviluppo. «I Paesi meno
sviluppati e, in particolare, quelli
emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità
rispetto al creato, perché il dovere
di adottare gradualmente misure e
politiche ambientali efficaci appartiene a tutti» (ibid.). Ancora,
giovano a risolvere anche la crisi
ecologica alcuni dei suggerimenti
nedetto XVI torna ai temi
dell’enciclica e del Messaggio per
la Giornata Mondiale della Pace
del 2009. Qui aveva denunciato
come effetto dell’avidità tecnocratica applicata all’economia
l’incapacità di programmare a
lungo termine, lasciandosi sedurre dalla magia del profitto immediato, senza pensare alle generazioni future. Come, quando
anziché governare l’economia secondo regole l’uomo tecnocratico
dominato all’avidità pretende di
rinunciare a ogni regola, l’economia si ribella e nascono le crisi
economiche, così anche nel rapporto con l’ambiente «quando
l’uomo, invece di svolgere il suo
ruolo di collaboratore di Dio, a
Dio si sostituisce, finisce col provocare la ribellione della natura»
(n. 6). Come, in campo economico, il calcolo a breve o brevissimo
termine penalizza le generazioni
future, così anche in campo ecologico è necessaria una «solidarietà
inter-generazionale» (n. 8), «una
responsabilità che le generazioni
presenti hanno nei confronti di
quelle future» (ibid.), mentre «il
degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti
politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici» (n. 7). Infine, come
nell’economia l’uscita dalla crisi
in tempo di globalizzazione passa
per una politica degli investimenti
che coinvolga Paesi cosiddetti ricchi e Paesi poveri, così pure in
tema di ambiente accanto a quella
proposti da Benedetto XVI per la
crisi economica. In primo luogo,
senza ostacolare lo sviluppo, il
Papa suggerisce di accompagnarlo con «norme ben definite anche
dal punto di vista giuridico ed
economico» (n. 7). Questo vale
anche per l’ecologia e l’ambiente,
dove il problema delle regole, nazionali e internazionali, è particolarmente acuto ma dev’essere affrontato «in modo equilibrato» (n.
13), senza estremismi. In secondo
luogo, il Papa raccomanda di
adottare tutti «comportamenti improntati alla sobrietà» (n. 9). Sia
l’economia sia l’ecologia ci avvisano che la festa è finita, siamo in
periodo di crisi e dobbiamo tutti
– singoli, famiglie, Stati – fare
progetti basati «sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili
di vita e sulla prudenza, virtù che
indica gli atti da compiere oggi, in
previsione di ciò che può accadere
domani» (n. 9). Da una parte,
dunque, per contrastare la crisi
ecologica occorre contrastare la
tecnocrazia: la posizione «di assolutizzazione della tecnica e del
potere umano, finisce per essere
un grave attentato non solo alla
natura, ma anche alla stessa dignità umana» (n. 13). Dall’altra,
come sottolinea l’enciclica Caritas in veritate, costantemente richiamata nel messaggio, occorre
guardarsi anche dall’errore di segno contrario dell’ecologismo neopagano. È obbligatorio che qualunque discorso sull’ambiente
nello stesso tempo «salvaguardi
un’autentica “ecologia umana” e,
quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita
umana in ogni sua fase e in ogni
sua condizione, la dignità della
persona e l’insostituibile missione
della famiglia» (n. 12). Si tratta di
un grande tema dell’enciclica:
non è credibile, e non è amico della persona, chi predica la difesa
degli alberi e delle foche – che
certo meritano qualche considerazione – ma non difende i bambini
uccisi con l’aborto, i vecchi e i
malati minacciati dall’eutanasia,
la famiglia fondata sull’unione indissolubile di un uomo e di una
donna. Qualunque discorso su
qualunque diritto deve trovare il
suo fondamento e insieme il suo
limite nella legge naturale: ogni
«patrimonio di valori ha la sua
origine ed è iscritto nella legge
morale naturale, che è fondamento del rispetto della persona umana e del creato» (ibid.). Tecnocrazia contro rispetto della natura,
dunque. Ma non tutto quello che è
presentato come «rispetto della
natura» è accettabile. C’è un presunto «rispetto della natura» che
nasconde il neopaganesimo. «Una
corretta concezione del rapporto
dell’uomo con l’ambiente non
porta ad assolutizzare la natura né
a ritenerla più importante della
stessa persona. Se il Magistero
della Chiesa esprime perplessità
dinanzi ad una concezione
dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa
perché tale concezione elimina la
differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri
esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e
il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della “dignità” di tutti gli esseri
viventi. Si dà adito, così, ad un
nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla
sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza
per l’uomo» (n. 13). Il Papa denuncia con grande chiarezza gli
errori dell’ecologismo neopagano. Gli altri esseri viventi, la natura, la Terra stessa non sono in realtà sullo stesso piano dell’uomo.
Solo l’uomo è creato a immagine
e somiglianza di Dio. L’«ecocentrismo», che mette al centro di tutto l’ambiente, e il «biocentrismo», che conferisce una
posizione centrale agli animali e
alle piante oppure considera
l’uomo una forma di vita non intrinsecamente superiore alle altre, non sono compatibili con la
fede cristiana. Per i cristiani c’è
una differenza assoluta tra l’uomo e ogni altro frutto della creazione. L’uomo ha un «ruolo superiore», e la natura non ha
nessun significato salvifico. Ci
salva la grazia di Dio, non l’ecologismo. L’uomo – non l’ambiente, non gli animali o le piante
– è al centro: secondo l’espressione tradizionale, è il re del creato. Come ogni buon re, ha un
«ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare,
ma da cui non può nemmeno abdicare» (ibid.).
Politica
4
I
La popolazione europea dice no ai minareti
l 29 novembre scorso il 57,5%
degli svizzeri ha approvato la
messa al bando di nuovi minareti sul suolo della Svizzera.
Un “Si” massiccio, appena quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7
milioni di abitanti hanno bocciato l’iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e
Vaud. Altrove ha ovunque vinto
i sì all’iniziativa con percentuali significative, come in Ticino
(68,09%), e punte oltre il 70%
ad Appenzello interno. Il “no”
ai minareti non è un “no” al diritto di preghiera per i musulmani, ha esplicitamente affermato
il parlamentare Oskar Freysinger dell’Unione democratica di
centro, tra i promotori del referendum. «Il divieto dei minareti
rappresenta un messaggio. La società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici
dell’islam», ha detto Freysinger.
Il risultato del referendum è stato criticato da molti, il premier
turco Recep Tayyip Erdogan, a
capo dell’AKP, partito islamicomoderato Giustizia e Sviluppo, ha
pronunciato parole dure contro il
referendum, definendo il risultato
“il riflesso di un’ondata di razzismo e di estrema destra in Europa”. Ma anche il governo elvetico
e la conferenza episcopale elvetica che imbarazzata per il “no”
ai minareti, esprime delusione e
crede che questo risultato aumenta i problemi della coabitazione
R
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
tra religioni e culture. Mons. Felix Gmur, segretario della Conferenza Episcopale svizzera, ha
affermato che i vescovi elvetici
non sono “per niente contenti”
del voto dei loro concittadini e
che «il Concilio Vaticano II dice
chiaramente che è lecita per tutte
le religioni la costruzione di edifici religiosi, e anche il minareto
è un edificio religioso». Ancora
una volta in Europa troviamo: da
una parte i leader “illuminati”,
dall’altra il popolo “bue” egoista e che pensa solo alla pancia.
L’establishment da una parte, gli
svizzeri dall’altra, scrive Paolo
Del Debbio su Il Giornale. Ma
gli svizzeri non sono contro i musulmani. Si affretta a scrivere Andrea Holzer su L’Occidentale del
11.12.09. Loro, infatti, raramente
si mettono contro qualcosa o qualcuno e il caso del referendum non
fa eccezione. Hanno scoperto che
i minareti di mezza Europa stanno diventando simboli politici in
cui gli Imam radicali predicano
la supremazia morale e politica
della loro religione. Gli Svizzeri
sono contro la segregazione sociale dei gay, la condanna morale
degli ebrei e l’annichilimento di
ogni altra religione. Sono contro
le bombe umane, l’infibulazione,
la lapidazione e la limitazione dei
diritti e della libertà delle donne, in una parola: sono contro la
Sharia. L’indizione del referendum sembrava una scampagnata
di qualche esaltato, di una ristretta
minoranza di scalmanati che, a
detta dei più, non sarebbe andata
da nessuna parte. Invece da nessuna parte è andato tutto quell’establishment che era contro coloro
che non volevano più minareti in
Svizzera. (Paolo Del Debbio, E’
una lezione, la gente non ascolta i salotti ma la propria paura, 30.11.09 Il Giornale). Una
vittoria significativa per Vittorio
Messori, su un territorio dove i
campanili delle chiese cattoliche
come quelli dei templi protestanti
hanno sempre contrassegnato gli
scenari urbani come i romantici
paesaggi montani(...) una sorta di
compendio, di sintesi della storia
e della cultura europea, piantata
nel cuore del Continente, dove
fa convivere le due grandi radici, la latinità e il germanesimo,
ha detto no. No alla convivenza
esplicita, avvertibile già a colpo
d’occhio, della croce con la mezzaluna, del campanile con il minareto. Le bianche montagne, le
verdi vallate, i laghi azzurri non
hanno nulla a che fare con i deserti e le steppe da cui spuntarono
i maomettani, tante volte contenuti a suon di spada (e le milizie
elvetiche fecero la loro parte) e
che ora muovono silenziosamente
ma implacabilmente a una nuova
conquista, varcando le frontiere
spesso in modo abusivo. (Vittorio Messori, Così si scoprono le
radici cristiane e la nostra cultu-
L’europa musulmana
ecentemente Vittorio Messori in un articolo apparso
su Il Corriere della Sera
del 30.11.09 in riferimento all’esito del referendum svizzero sui
minareti ha scritto che per quanto
riguarda l’immigrazione islamica in Europa non c’è bisogno di
una nuova Lepanto, perché probabilmente gli islamici venendo a
contatto con i nostri costumi già
degradati, anche loro prima o poi
abbandoneranno la loro religione
legalista, quindi niente allarmismi. Sarà vero ma i segnali che ci
Una prima pagina del Daily
Telegraph
provengono dalla Gran Bretagna,
non fanno sperare nulla di buono.
Sul trimestrale dell’associazione
cattolica Tradizione, Famiglia,
Proprietà. Numero3/2009, si
legge: “Nell’Unione Europea la
popolazione musulmana è raddoppiata nell’ultimo trentennio e
raddoppierà ancora entro il 2015.
Nel 2050 sarà di fede islamica un
cittadino europeo su cinque. Oggi
è già musulmano il 25% degli abitanti di Marsiglia e di Rotterdam,
il 20% di quelli di Malmo, il 10%
dei parigini e dei londinesi. In
alcune città come Birmingham e
Leicester, gli europei saranno in
minoranza già nel 2026”. Questi
sono dati che difficilmente possono essere contestati. Il Daily
Telegraph, qualche mese fa titolava significativamente un suo
editoriale così: “Europa musulmana, la bomba demografica a
orologeria che sta trasformando
il nostro continente”. Adrian Michaels scriveva: “Gran Bretagna
e resto dell’Unione europea stanno ignorando una bomba demografica a orologeria. Il recente
flusso di migranti verso l’UE, tra
cui milioni di musulmani, cambierà il continente al di là di ogni riconoscimento nel corso dei prossimi due decenni(...)Il basso tasso
di natalità dell’Europa, insieme
ai crescenti flussi migratori, cambieranno sostanzialmente il nostro concetto di cultura europea”.
A proposito di Regno Unito, in
occasione della marcia su Londra del 31 ottobre organizzata dal
gruppo musulmano Islam4UK,
invita tutti «dalla Regina ai ministri e parlamentari, dall’aristocrazia alle persone normali, in
Gran Bretagna, ad abbracciare
l’islam come una nuova “way of
life”». Un singolare programma “politico”, non per nulla farneticante e fanatico, per questo
movimento la nazione britannica
non ha bisogno di un cambio di
leadership, necessita solo di una
conversione collettiva all’islam.
Regina compresa. Anjem Choudary, il capo del gruppo é consapevole cha a lui non toccherà
vivere in una Gran Bretagna islamica, ma ai suoi figli si. Choudary ha compreso perfettamente che
non è con la jihad del mitico Saladino che si conquista l’Occidente, ma con l’arma invincibile del
consenso, attraverso i prodigiosi
meccanismi del sistema democratico. In una società moribonda
che, tra contraccezione, aborto
ed eutanasia, vive con assoluta
disinvoltura la propria parabola
demografica discendente, l’avanzata delle prolifiche famiglie musulmane non può che avere il sopravvento. In prospettiva, è solo
questione di tempo. ( Gianfranco
Amato, I musulmani che vogliono
la Sharia si preparano alla “marcia su Londra”, 26.10.09, L’Occidentale). Secondo i dati ufficiali
ell’Office for National Statistics,
la popolazione musulmana in
Gran Bretagna è cresciuta, in
quattro anni, di 500.000 persone,
passando da 1.870.000 del 2004
ai 2.400.000 del 2008. Sempre
secondo l’O.N.S. la presenza musulmana nel Regno Unito è aumentata ad un un ritmo dieci volte
superiore rispetto al resto della
società, mentre nello stesso periodo il numero dei “cristiani” si è
ridotto di 2.000.000 di individui.
Certo é vero che l’attuale numero
dei cristiani britannici sono circa 42,6 milioni, ma è altrettanto
vero il dato secondo cui mentre i
cristiani rappresentano l’assoluta
maggioranza nella fascia di popolazione degli ultrasettantenni,
i musulmani detengono un’altrettanta assoluta maggioranza nella
fascia d’età che va dai 4 anni in
giù. Ceri Peach, docente di geografia sociale alla Manchester
University, sostiene che la rapi-
ra, 30.11.09 Corriere della Sera)
Nel no ai minareti c’è qualcosa di
positivo per Messori, nonostante
la delusione dei vescovi, innanzitutto, la riscoperta della nostra
civiltà e cultura, abbandonando
quell’«inspiegabile odio di sé
che caratterizza da tempo l’Occidente», per usare le parole di
Joseph Ratzinger quando ancora
era cardinale e ricordava agli europei che nella loro storia le luci,
malgrado tutto, prevalgono sulle
ombre. Ma il no ai minareti riguarda solo gli svizzeri? E’ stato
pubblicato un sondaggio su alcuni giornali europei dove emerge
chiaramente che i cittadini europei non ne vogliono sapere di
fare concessioni agli islamici. In
Francia, il giornale Le Monde ha
fatto un’inchiesta: “Organizzare
un referendum come quello della
Svizzera è un segno di democrazia o di irresponsabilità? Il 61,5%
ha detto che è democrazia; 33,2%
ha detto che è irresponsabilità; il
5,3% senza opinione. Le Figaro,
che è di destra: 77% sì al divieto; 23% no. L’Express ha fatto
un’altra domanda: Se si facesse
lo stesso referendum in Francia
che cosa rispondeste? L’86% risponde sì, è contro i minareti;
11% no; 2% non risponde. Radio Montecarlo 83% sì; 17% no;
e Soir in Belgio 63,2% si; 34%
no; 2,8 senza parere. In Spagna
“Venti minutos” dà 94% di sì; 6%
di no. El Mundo 79% sì; 21% no
(con 25 mila intervenuti) In Germania, Die Welt online: 87% sì;
12% no; 2% non so. In Austria,
da crescita della comunità islamica pone gravi «challenges for
society», e che nei prossimi anni
la Gran Bretagna dovrà affrontare una «pretty complex situation». In Italia gli Italianieuropei
di D’Alema e Farefuturo di Fini
ci spiegano quanto sia ineludibile il futuro multietnico cui siamo
inesorabilmente destinati e a chi
paventa i rischi del modello britannico, le prestigiose fondazioni
hanno una sola risposta: «E’ il
multiculturalismo bellezza!». Nel
1974, in occasione di un discorso
all’assemblea dell’ONU, Houari Boumédiene, ex presidente
algerino disse: «Un giorno, milioni di uomini si muoveranno
dall’emisfero sud del mondo per
fare irruzione in quello nord.
Sicuramente non avranno scopi
amichevoli. Faranno irruzione
per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo dei loro figli:
è il ventre delle nostre donne che
ci offrirà questa vittoria». Oltre
alle drammatiche cifre quello che
preoccupa maggiormente è che in
questi Paesi con alle spalle secoli
di storia inscritti nella cristianità, si dimenticano queste radici
e questo sì, è una grave ingiustizia. Ciò viene attuato sistematicamente a livello istituzionale, a
partire da Strasburgo, dove ogni
riferimento all’eredità cristiana è
stato appositamente cancellato dai
documenti costitutivi dell’Unione
Europea, per continuare con la recente sentenza sul crocefisso nelle
scuole italiane, sempre da Strasburgo sia pure da diversa istituzione. In Gran Bretagna, e credo
purtroppo anche nel resto d’Europa, noi siamo cristiani all’acqua
di rose, solo sulla carta, e non una
Die Presse : 54% sì; 46% no. È
la più bassa di tutte le inchieste.
In Olanda Elzevier ha dato 86%
sì; 16% no. In Italia ho visto solo
“Leggo” che dà 84,4% sì; 13,6
no; 2% non so. Nando Pagnoncelli, direttore dell’IPSOS, afferma però che “in generale il tema
dell’Islam e dell’immigrazione
suscita preoccupazione e in alcuni casi anche allarme sociale, in
quanto c’è una percezione di fanatismo”. Se ci fosse un referendum
simile a quello svizzero, le voci
favorevoli sarebbero largamente
vincenti. E se si votasse in Italia
come andrebbe a finire? In alcune regioni del Nord, Lombardia e
Veneto in testa, scrive Del Debbio
il risultato appare scontato, si andrebbe incontro a una evidente e
schiacciante sconfitta. E nel resto
d’Italia? Come al Nord. Anche
se poi i benpensanti sicuramente
dichiareranno che il popolo italiano è incivile e che fa prevalere
lo stomaco al posto del cervello.
Vedete, quando in Italia qualcuno
interpreta gli umori del popolo
viene immediatamente tacciato
di populismo. Si dice che liscia il
pelo alle peggiori pulsioni del popolo bue e che, così facendo, porta l’Italia verso il baratro, scrive
Del Debbio. Tante volte, poi, alle
elezioni, il popolo ha scelto questi
che vengono chiamati populisti
perché in essi ha trovato chi dava
voce a quello che pensa, che sente, che ritiene più giusto.
Domenico Bonvegna
Un minareto
presenza costante nel quotidiano
politico e sociale. Per cui accettiamo più o meno passivamente
che la nostra identità culturale
sia sterilizzata con una potente
iniezione di politicamente corretto e che ogni traccia del nostro
cristianesimo sia cancellata dalla
realtà pubblica: via i crocefissi,
via l’ora di religione, anzi no, ripristiniamo l’ora di religione, ma
per i musulmani, e via dicendo. La
nostra responsabilità oggi dev’essere quella di non perdere la nostra identità , ricordandoci che la
croce non va solo appesa ai muri,
ma va portata sulle nostre spalle.
Questa amnesia culturale degli
europei di rifiutare l’immenso
patrimonio culturale europeo e
cristiano, di conseguenza prepara lo sbarco di una nuova civiltà:
la civiltà islamica europea. Fino
a quando il dibattito non si concentrerà sull’identità dell’Europa,
l’Europa stessa resterà un’esca
appetitosa, uno spaventapasseri,
un «aggieggio» come diceva Bruno Gollnisch durante un dibattito politico condotto da Christine
Ockrent. Diceva il Grande Giovanni Paolo II, “Europa che entri nel terzo millennio: ritrova te
stessa. Sii te stessa. Scopri le tue
origini. Fai rivivere le tue radici”.
D. B.
Politica
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
5
Caccia all’uomo
Berlusconi come Calabresi
N
on crediamo di esagerare
ma la campagna di odio
contro Silvio Berlusconi, per certi versi assomiglia alla
campagna di diffamazione che
allora subì il povero commissario
Luigi Calabresi. Stesse violenze
verbali, stesse pressioni mediatiche, stesso odio e cattiveria.
Per evitare che anche queste aggressioni verso il Presidente del
Consiglio possano degenerare, ci
permettiamo di ricordare a mò di
monito il “caso Calabresi”. Per
quanti non lo dovessero ricordare, per oltre due anni Luigi Calabresi subì una sistematica campagna diffamatoria che lo portò
alla morte violenta il 17 maggio
1972. A tal proposito ci permettiamo di consigliare di leggere un
libro “Luigi Calabresi. Un profilo
per la storia”, di Giordano Brunettin che ci ricorda questa bella
figura Luigi Calabresi era il commissario di polizia che indagava
sul movimento anarchico dopo
la strage alla Banca Nazionale
I
l lancio della statuetta a Berlusconi non rappresenta solo
il gesto isolato di un folle. Se
così fosse, tutti dovremmo tirare
un respiro di sollievo. Il fatto è
che l’episodio è stato presto superato nell’attenzione dell’opinione
pubblica dagli esiti della conferenza sul clima e dalle notizie di
incredibili disagi nel settore dei
trasporti che hanno esasperato
milioni di Italiani. E’ stato mentalmente superato nella stessa
classe politica dal ritorno ai quotidiani litigi ed ai sordi rancori
che la dilaniano. Ed ha lentamente spostato il baricentro del male
Pierferdinando Casini
comune verso la possibilità di
sfruttare il tristissimo episodio a
fini tutti propagandistici. Purtroppo, il caso dell’uomo con gli evidentissimi disagi manifestati in
un colpo andato incredibilmente
a segno, nonostante la calca che
attorniava il Presidente del Consiglio, ci fa pensare a una serie di
dati non irrilevanti. A partire proprio da questo clima di aspro contrasto che in Italia sta dividendo
non tanto la destra dalla sinistra
(se ancora vogliamo usare queste
superatissime accezioni) quanto
gli appartenenti a un gruppo da
un altro, o meglio i berlusconiani
dai non berlusconiani. Ma definire oggi antiberlusconiani soltanto uomini e gruppi al di fuori
del Popolo delle Libertà o della
dell’Agricoltura di piazza Fontana
a Milano avvenuta esattamente 40
anni fa. Durante un interrogatorio
uno di questi anarchici, Giuseppe Spinelli si buttò dalla finestra
e la sinistra accusò Calabresi di
essere stato l’omicida. Certo non
vogliamo arrivare a paragonare
Berlusconi con Calabresi, due
persone molto diverse, ma molto
simili furono e sono le campagne
di odio che hanno subito. Nella prefazione scrive il cardinale
monsignor Angelo Comastri: Luigi Calabresi ha vissuto in pieno
le ‘assurdità’ cristiane: non si è
preoccupato del potere ma del
dovere, non si è preoccupato della carriera ma della fedeltà alla
coscienza, non ha cercato onori
ma ha cercato di far onore alla
verità e all’onestà. Per questo è
stato ucciso e, dopo l’uccisione,
è stato più volte crocifisso da una
campagna di menzogne che, finalmente, ora si sta sciogliendo
come nebbia al sole”. Per fortuna oggi Calabresi si pone, quale
modello ideale anche per le giovani generazioni, che purtroppo
ignorano la storia e non conoscono le loro radici e gli uomini che
si sono contraddistinti per eroismo. Anche il Grande Giovanni
Paolo II si occupò di Calabresi
definendolo: “generoso servitore dello Stato, fedele testimone
del Vangelo, costante nella dedizione al proprio dovere pur fra
gravi difficoltà e incomprensioni,
esempio nell’anteporre sempre
all’interesse privato il bene comune”. Oggi chiunque abbia
onestà intellettuale e rigorosa
capacità storica sa che quell’integerrimo commissario di polizia
fu perseguitato e anche la morte,
per mano del movimento ultra
comunista Lotta Continua, fu
presentata come atto di giustizia
proletaria. Durante quella persecuzione mediatica, non ci furono limiti. Si pensi che il giornale
eversivo Lotta Continua indicò
Calabresi come futuro “imputato e vittima” di un processo e di
Il commissario Luigi Calabresi
una “esecuzione” da parte della
giustizia del proletariato, e affermò che “l’eliminazione di un
poliziotto è un momento e una
tappa fondamentale dell’assalto
del proletariato contro lo Stato
assassino”. Quegli anni furono
caratterizzati da vignette offensive (i comunisti hanno sempre
usato l’arma della satira, come fa
oggi Vauro), da volgarità, da telefonate anonime e da lettere minatorie. I manifesti diffamatori e
minacciosi affissi a Milano presso l’abitazione di Luigi Calabresi
e a Roma presso l’abitazione dei
suoi genitori furono centinaia, i
cortei nei quali si gridava contro
Calabresi decine e decine. Oltre
a tutto questo vi fu una squallida mobilitazione di 800 persone
che sottoscrissero un documento
(pubblicato da L’Espresso il 13
giugno 1971) nel quale Luigi Calabresi venne definito “commissario torturatore” e “responsabile della fine di Pinelli”. A firmare
furono filosofi, personaggi del
cinema, poeti, storici, critici, musicisti, scienziati, architetti, scrittori, politici, sindacalisti, giornalisti: da Norberto Bobbio a Tinto
Brass, tutti fecero a gara a scrivere contro il poliziotto. Ma Luigi
Calabresi reagì da buon cristiano
all’alluvione di ingiurie e minacce. Confidò nel trionfo della verità, trovò conforto nella fede e
quando le minacce si fecero insistenti e gravi e qualcuno gli propone il trasferimento, egli rifiutò
dicendo: “L’attacco non è tanto
rivolto a me, quanto allo Stato,
che io nel mio piccolo rappresento; ma lo Stato non può fuggire”.
E poi “sono io non posso farlo,
perchè non voglio che domani a
qualcuno dei miei figli possano
dire: tuo padre è fuggito”. Abbiamo pensato di donarvi queste
pagine di questo splendido uomo
perché ognuno possa riflettere su
quanto accaduto in questi giorni
al Presidente Berlusconi e perché
non vi sia mai più un altro caso
Calabresi.
Alessandro Pagano
Domenico Bonvegna
L’attentato a Berlusconi fra disagi mentali e trame oscure
Lega, ossia gli avversari classici,
sarebbe fuori luogo. Oggi, infatti, un vastissimo asse trasversale collega fra loro gli oppositori
politici del premier ai dissidenti
interni della sua conduzione e
delle sue idee. E molto probabilmente, collega anche coloro che
non sono d’accordo con il Primo
Ministro solo circa la sua futura
(molto futura, gli auguriamo dal
punto di vista umano) successione politica e aziendale. Il fatto
che Pierferdinando Casini abbia
più volte significativamente posto
l’accento sulla necessità di creare un raggruppamento “repubblicano” in grado di raccogliere
forze eterogenee per opporsi allo
strapotere politico di Berlusconi,
costituisce un sintomo di quanto
si pensa o si teme all’interno ed
all’esterno del centro-destra. E’,
in pratica, quel che ho già scritto
qualche mese fa su questo sito: il
fatto che un uomo potentissimo e
capacissimo sia riuscito a riunire
nelle sue mani una gran parte del
potere politico, un patrimonio fra
i più considerevoli del mondo e
una pluralità di importanti mezzi
di informazione, lascia supporre
che l’uno o l’altro di questi poteri
e degli uomini che ne compongono la dirigenza, non siano disposti, in futuro, a lasciare la presa
sugli altri due. I sintomi di una
restaurazione monarchica strisciante, non dichiarata, formalmente rispettosa delle istituzioni
presenti, direi quasi medicea, ci
sono tutti. Che bisogno avrebbe
Berlusconi di essere eletto Presidente della repubblica quando
non gli resterebbe che il potere di
firmare poche carte? Quindi, o si
cambia la Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale
all’americana o alla francese, o
meglio per Berlusconi rimanere a
Palazzo Chigi, mandando al Quirinale il fedele onorevole Letta,
uomo fidato, che la buona educazione e diplomazia hanno messo
in buonissimi rapporti con tutta
l’Italia politica. E se un giorno
l’età non consentirebbe al Primo
Ministro di poter continuare la
sua attività, niente di meglio di un
uomo giovane ed esperto, come
suo figlio, per dare la scalata al
potere politico o per “consigliarlo”, uniformarlo e adattarlo, rimanendo semmai a capo del gruppo
politico fondato da suo padre.
L’informazione “di famiglia” lo
appoggerebbe e i parlamentari di
“famiglia” ugualmente. In questo caso, si sarebbero fatti però i
conti senza gli speranzosi delfini.
Non vi sono nella stessa ex-Forza
Italia politici che si ritengono in
grado di raccogliere l’eredità di
Berlusconi? E forse Fini, con le
sue quotidiane aperture sociali e
politiche non sembra voler creare una rete di contatti e simpatie
parallele in grado di farlo apparire
istituzionalmente al di sopra delle
parti, in modo da proporre personali candidature a livelli molto
più importanti dell’attuale carica
ricoperta? A tutti questi personaggi, una monarchia berlusconiana
sembrerebbe davvero ostacolo
insormontabile per idee o per ambizioni. Tanto più che Piersilvio
si dimostra uomo di grande rilevanza personale, e non si sognerebbe certo di andare a cantare al
festival di San Remo, come sta
per fare il presunto erede della
monarchia sabauda, ultimo e triste
esponente di una famiglia che in
pratica ha abdicato al proprio ruolo guida. I contrasti che sorgono
intorno a tante speranze, progetti
ed avidità, non possono che essere aspri e, nonostante gli appelli
di facciata a un clima rasserenato,
preludono certo a nuovi e più infervorati toni polemici. E’ chiaro,
allora, che una mente già in preda
a un personale disagio non possa
se non nutrirsi di tanto contendere, elaborando nei propri pensieri
visioni e gesti pericolosi. Il caso
di Milano spaventa proprio per-
ché quanto è accaduto potrebbe
un giorno prevalicare l’atto di un
malato e diffondersi in un’opinione pubblica esacerbata, passare a
sostenitori di tutte le parti in causa, approfondire un clima di odio
nella Nazione e ritornare a quegli
eclatanti episodi di criminalità
John Fitzgerald Kennedy
politica che riempirono la stagione italiana delle stragi. Mi pare,
però, che vadano approfonditi altri argomenti. Come ho già detto
nella trasmissione televisiva Ore
12 andata in onda il giorno dopo
il ferimento di Silvio Berlusconi
dall’emittente Telecolore Salerno,
sembra incredibile che i servizi
di sicurezza possano lasciar avvicinare al premier e a tanti suoi
sostenitori o curiosi una persona
pericolosa per l’incolumità del
pubblico. E se la statuetta fosse
stata lanciata verso un anziano o
un malato o una persona meno agile e forte del premier? e se il lancio
fosse stato più violento e lo stesso
Berlusconi ferito in modo diverso?
e se -Dio non voglia- qualche criminale avesse portato in piazza un
oggetto molto più pericoloso di un
modellino del duomo? Non mancano poi altri interrogativi inquietanti. La storia ci insegna -fino agli
attentati a Kennedy e a Giovanni
Paolo II- che dietro atti di pove-
ri malati, si possono nascondere
gruppi criminali in grado di armare la mano di una persona disagiata di mente. L’attentatore del Papa,
dopo aver ricostruito parti dei suoi
legami internazionali, dichiarò in
tribunale di essere Gesù Cristo,
mettendo dunque in crisi un intero
impianto accusatorio, facilmente
smontabile da chi poteva sostenere trattarsi di un pazzo. Il disagio
mentale diventa un alleato ideale
per chi ha l’interesse di confondere le acque e di disperdere le proprie tracce. Si indaghi dunque con
estrema attenzione sulle amicizie
e le frequentazioni anche casuali dell’attentatore di Berlusconi,
ricordando che è necessario appurare se sia solo un’impressione
quella di un testimone a cui è sembrato che l’oggetto contundente
lanciato contro il Primo Ministro
gli sia stato passato da un’altra
persona. Infine, se c’è libertà di
parola e di idee, non vi deve essere libertà di delinquere. E tanto meno istigazione a delinquere.
Quindi condanniamo fermamente
i siti che hanno osannato il gesto
rivolto contro Berlusconi. Chi si è
complimentato con l’attentatore e
ha espresso l’augurio che il gesto
sia ripetuto o si è lamentato che
non fosse stato compiuto in altro
modo più grave, è un criminale
che compie apologia di reato. I
siti in questione vanno oscurati, i
loro sostenitori vanno individuati e puniti. Indipendentemente se
si è contro o pro Berlusconi, non
possiamo consentire che si inneggi a chi ferisce o uccide. Dunque,
anche qui l’augurio che si deve rivolgere in pieno periodo natalizio
consiste essenzialmente nel chiedere di convincere con le idee e
non con i gesti disperati. Si parli e
si programmi, poi si metta in opera. I disordini e i lanci non siano
l’unico gesto pratico al di là delle
parole inutili.
Carmelo Currò
Attualità
6
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
Rivoluzione e Contro-Rivoluzione compie cinquant’anni
quattro cesure
che hanno segnato in modo
indelebile il
tessuto sociale
dell’Occidente: la riforma
luterana e la
rivoluzione
antropologica
dell’umanesimo, la rivoluzione francese
frutto dell’illuminismo,
quella comunista-leninista
Massimo Introvigne, sociologo, tra i più apprezzati del
1917,
relatori del convegno
quindi la ‘dittatura del dei è svolto a Roma presso siderio’ seguita alla Contestazione
l’auditorio Augustinianum dell’anno 1968. In questo senso
un convegno celebrativo in Introvigne ha ricordato ai presenti
occasione dei cinquant’anni dal- che tutta la storia della Chiesa e
la pubblicazione di Rivoluzione dell’Occidente stesso è contrade Contro-Rivoluzione, il capola- distinta da una lotta furibonda tra
voro del pensatore cattolico bra- le forze della Rivoluzione, quanti
siliano Plinio Corrêa de Oliveira cioè di volta in volta hanno attac(1908-1995), uno dei più lucidi cato la visione del mondo, il piano
interpreti della crisi morale e spi- di Dio e l’ordine sociale naturale e
rituale dell’Occidente nell’epoca cristiano e la Contro-Rivoluzione
contemporanea. Organizzato dal- ovvero i difensori e i restauratori
le associazioni Alleanza Cattolica della civiltà cristiana, gerarchie Tradizione Famiglia Proprietà ca, antiugualitaria e antiliberae presentato dal Principe Impe- le. Oggi poi, dopo quarant’anni
riale del Brasile Dom Bertrand dall’ultimo sconvolgimento sode Orléans e Braganza l’incontro ciale (la ‘rivoluzione culturale’
ha visto la partecipazione del so- del 1968), il processo di attacco
ciologo Massimo Introvigne, del all’ordine morale naturale è orgiornalista Julio Loredo, del giu- mai in fase molto avanzata come
rista Mauro Ronco e del reggen- dimostra il fatto percepibile da
te di Alleanza Cattolica nonché chiunque che “l’uomo della stracuratore dell’edizione del cin- da sceglie le idee non per il loro
quantenario dell’opera presentata valore in sé ma per la loro forza
nell’occasione Giovanni Cantoni evocativa”. Un’idea o un com(Plinio Corrêa de Oliveira, Rivo- portamento non vengono più giuluzione e Contro-Rivoluzione, Su- dicati per il loro valore oggettivo
garco, Milano 2009). Rivoluzione ma per l’atmosfera, la sensazione
e Contro-Rivoluzione rappresenta o la passione che riescono a trauna delle poche opere cattoliche, smettere, indipendentemente dal
forse l’unica, capace di leggere in messaggio veicolato. La triade
profondità la crisi che caratterizza che ha illuminato per secoli lo
l’attuale contesto culturale con- svolgimento della storia umana
temporaneo e di collegarla alle nell’Occidente cristiano, ovvero
S
I
l fatto: una suora, suor Annalisa Falasco, della Congregazione di Maria Consolatrice,
insegnante elementare, non di
ruolo, in regolare graduatoria,
nell’Ufficio Provinciale della
Scuola di Roma inviata a sostituire l’insegnante di ruolo presso la scuola elementare “Jean
Piaget” a Roma. Tutto normale,
peccato che la supplente è una
suora e che non vada bene a un
gruppo di mamme, guidate da
una “cassaintegrata dell’Alitalia”,
“La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale, perciò se
serve faremo ricorso al Tar. Qui
non è in discussione la persona,
la suora sarà pure bravissima
ma io contesto l’istituzione che
rappresenta. Cioè la Chiesa. Voglio vedere cosa dirà la maestra
a mio figlio quando Valerio le
chiederà come è nato l’universo.
Sono atea e credo che la scuola
pubblica debba essere quantomeno laica. O no?». Una suora non
può essere una dipendente dello
Stato. E non importa se suor Annalisa sulla veste non porta quel
crocefisso attorno al quale oggi
tanto animatamente si discute.
Tuttavia in qualcuno permane un
meccanismo automatico, quasi
l’identità tra il bello il buono e il
vero, ha ormai perso ogni morsa
sull’immaginario collettivo che
diventa invece sempre più preda
inconsapevole delle suggestioni e
delle emozioni del momento, giuste o sbagliate che siano. Il brutto
si manifesta così indubbiamente come una delle caratteristiche
della nostra epoca e non è un caso
che si diffonda parallelamente
alla diffusione pubblica del vizio,
del peccato, del male in ogni sua
forma (in modo esemplare, per
Introvigne, nell’accettazione sociale del delitto di aborto in cui
il medico opera una vera e propria rivoluzione contraria alla sua
stessa ragion d’essere: nella sala
operatoria il cordone ombelicale
viene tagliato “non per la vita,
ma per la morte”). Se dunque la
Rivoluzione si identifica con la
via della bruttezza che sempre più
contraddistingue gesti, linguaggi
e naturalmente anche affreschi e
musiche dell’epoca postmoderna, la salvezza, come diceva lo
scrittore russo Fëdor Dostoevskij
(1821-1881), ricordato significativamente nel recente Incontro con
gli Artisti anche da papa Benedetto XVI, potrà arrivare solo dalla
‘via pulchritudinis’, ovvero dal
primato della bellezza in quanto
luogo dell’abbraccio universale
ed eterno tra bontà, verità e contemplazione. E’ quanto ha cercato di sottolineare anche Julio
Loredo, presidente della TFP in
Italia e discepolo sudamericano di Plinio Corrêa de Oliveira.
Mettendo in luce la “dimensione
tendenziale” del secolare processo rivoluzionario contro l’ordine
cristiano e la natura umana Loredo ha infatti ricordato come il
valore della lezione di Corrêa de
Oliveira risieda anzitutto nella rivalutazione e nel rimodellamento
degli ambienti sociali che sono
chiamati a rispecchiare, ognuno certamente nell’ambito della
funzione che svolge, la bellezza
universale dell’eterno che resiste
ad ogni stagione di dissoluzione
morale. In questo senso, la “forza
motrice della Contro-Rivoluzione
è la virtù cristiana” che opera
per elevare e fortificare l’anima
proprio laddove le sempre più
numerose ‘strutture di peccato’
(l’espressione è di Giovanni Paolo II (1978-2005)) operano per
abbassarla ed umiliarla. Da eccellente giurista il professore Mauro
Ronco ha invece ricordato come
la Rivoluzione, ove non riesca ad
affermarsi con la violenza, operi
anzitutto servendosi delle istituzioni e del diritto per pervertire la
società. Si tratta di un processo di
antica data, compendiato in modo
paradigmatico dalla Rivoluzione
Francese ma largamente in uso
anche oggi se è vero ad esempio
che le delicate frontiere della bioetica si stanno lentamente ma progressivamente sfaldando, anche
contro la volontà popolare, a colpi
di sentenze, ordinanze e decreti emessi da Tribunali e Corti di
Appello di orientamento neo-giacobino. A chiudere l’intenso pomeriggio, l’intervento di Giovanni Cantoni che ha dato merito a
Plinio Corrêa de Oliveira di aver
Socrate, ma non esageriamo. Più
vicino a noi: Unione Sovietica,
ventesimo secolo. Arcipelago Gulag di Solgenitsin racconta vicende di questo genere. Sbugiardare
il finto compagno, rivelare che è
un prete, consegnarlo alla vergogna popolare. Sulla Pravda apparivano le lettere delle mungitrici
di renne, da noi le più rappresentative sono le hostess Alitalia, ad
alcune delle quali i privilegi devono aver dato alla testa. Anche
da cassintegrate è più alto il loro
mensile di quello complessivo di
un esercito di suorine che puliscono il sedere a bambini e a vecchi”. (Renato Farina, Se la prof è
suora il velo non piace, 11.12.09,
Il Giornale). La faccenda della
scuola elementare “Jean Piaget”
ha gli elementi per essere razzista. Del resto chi sono i razzisti,
quelli che dividono le persone in
due categorie: le persone degne di
godere dei diritti umani, e quelle
meno, molto meno. Nel caso di
Roma si nega a una persona il diritto di meritarsi un posto di lavoro sulla base dell’appartenenza a
Omar Ebrahime
Il pubblico presente presso l’Augustianum di Roma
in occasione del Convegno
La suora in cattedra fa paura
pavloviano, per cui quell’abito è
intollerabile. “L’abito che sta a
indicare, netta, ben visibile, l’appartenenza cristiana. Altrettanto
cristiani però sono, nelle loro vesti borghesi, migliaia di maestri
e professori nelle nostre scuole.
Qual è il punto di attrito, allora?
Forse l’abito di una suora come
segno indiscreto e visibile della
propria fede. Che è ammessa finché sia faccenda pudica, privata,
mantenuta estranea alla vita quotidiana. Finché stia in chiesa e
non si immischi di cose concrete
come la politica, o l’educazione”.
(Marina Corradi, una suora in
cattedra fa paura. Potrebbe creare
passione, 11.12.09 Avvenire). A
questi solerti genitori non importa
se la legge italiana non preveda
la esclusione dei religiosi dall’insegnamento. Che Paese stiamo
diventando? Si chiede Renato
Farina. Dove si era mai vista una
scena simile? “La madre lavoratrice che organizza un comitato di
mamme democratiche e smaschera il traditore che corrompe i fanciulli? Va be’, c’è stato il caso di
scritto uno di quei libri che cambiano per davvero una generazione e le cui pagine si rivelano,
come accade ai grandi profeti,
sempre più lucide con il passare
degli anni. Tuttavia, la lezione
e l’esempio del maestro vanno
raccolti affinché la Contro-Rivoluzione possa continuare, anche
in Italia, il suo cammino di riedificazione civile. Giovanni Paolo
II, ricordato anch’egli nell’occasione, ne era convinto: “Ci
troviamo di fronte al più grande
combattimento che l’umanità abbia mai visto. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa
e l’anti-Chiesa, tra il Vangelo e
l’anti-Vangelo. Non penso che la
comunità cristiana l’abbia compreso totalmente”. Erano parole
del 1978, pronunciate poco prima dell’elezione alla Cattedra di
Pietro. Plinio Corrêa de Oliveira
le avrebbe sottoscritte. Tocca ora
ai discepoli del grande pensatore
brasiliano fare in modo che diventino azioni, comportamenti e
finalmente tendenze in grado di
orientare cristianamente una generazione.
una religione. Se ci fosse una magistratura seria – scrive Farina interverrebbe aprendo un fascicolo sulla vicenda intestandolo alla
Legge Mancino, là dove si punisce «... con la reclusione sino a tre
anni chi (...) incita a commettere o
commette atti di discriminazione
per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1). E’ una
strana idea di laicità quella espressa dalle mamme “laiche e democratiche” di Roma. È in linea di
navigazione con una deriva tutta
occidentale. L’Europa si vuole
annullare, si odia. Detesta le sue
origini. In nome dell’illuminismo
giacobino fa fuori l’illuminismo
ragionevole, e con esso si uccide,
lasciando spazio a una tranquilla invasione islamica. In Italia
i casi come quelli della scuola di
Roma sono ancora isolati, mentre
nel Nord Europa pare che il solo
essere cristiani sia un vero handicap sociale. E’ la cristianofobia
la malattia europea? Espressa recentemente con la sentenza contro i crocifissi sulle pareti delle
scuole, fino ad arrivare in Italia
che delle mamme emettono una
inappellabile fatwa per impedire a
una insegnante di espletare la propria professione perché religiosa.
La preside Filippini definendo
razzismo laicista il rifiuto della
maestra, ha dichiarato: «L’insegnante che c’era prima della
suora impartiva ai bambini dei
corsi di benessere yoga: li faceva sdraiare in cerchio, disegnava
dei mandala e recitavano insieme
dei mantra... ». Quello andava benissimo alla signora dell’Alitalia.
Invece nominare Gesù a Natale è
un delitto. In questa Europa si trova meno comprensione se sei una
suora che se sei un imam. O un
propagandista dello yoga. Fare il
presepio è intolleranza, invece introdurre, ad esempio, il buddismo
è ritenuto molto laico, in perfetta
armonia con la laicità della scuola. Farina propone provocatoriamente alla suora di dichiararsi
sì suora, ma anche lesbica, o almeno suora incinta, e farsi fare
un anatema dal vescovo, come
nei film alla moda di Almodóvar.
Diventerebbe un’eroina. Forse le
perdonerebbero persino se facesse dire le preghiere ai bambini.
Domenico Bonvegna
INSERTO
7
Corriere Letterario
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
A cura di Antonio D’Ettoris
Un nuovo romanzo di Arto Paasilinna
Gianfranco Nitti
C
he cosa succede quando
gli anarchici e folli eroi
di Paasilinna si ritrovano
catapultati su un’isola tropicale
dopo un disastro aereo? Un’esilarante avventura utopica dove
si scopre che con più solidarietà,
maggiore giustizia e liberandosi da ogni sovrastruttura “civile” si può anche raggiungere la
felicità. L’editrice Iperborea,
proseguendo nella sua apprezzata missione di diffusione delle letterature nordiche in Italia,
ha appena pubblicato in Italia
un romanzo del celebre scrittore finlandese Arto Paasilinna
PRIGIONIERI DEL PARADISO. Il libro - Un aereo su cui
viaggia una missione dell’ONU
è costretto a un ammaraggio di
fortuna in un angolo sperduto
dell’arcipelago indonesiano. I
superstiti – una colorita combriccola di infermiere svedesi,
taglialegna e ostetriche finlandesi, medici norvegesi e piloti e hostess inglesi – riescono
per miracolo a raggiungere una
spiaggia circondata da una giungla impenetrabile. Superato lo
sconforto iniziale e pur senza
perdere la speranza di un ritorno
a casa, la comunità di naufraghi
si dedica con crescente allegria
all’organizzazione della sopravvivenza sull’isola: anche se il
soggiorno sarà provvisorio, perché non allietarlo con quell’indispensabile superfluo che dà
sapore alla vita? Un frigorifero
ricavato dai giubbotti salvagen-
te, un’irrinunciabile sauna, un
consultorio per la diffusione dei
metodi contraccettivi o, perché
no, una distilleria clandestina. E
se proprio alla fine bisogna salvarsi perché non farlo lanciando
un grandioso S.O.S. allo spazio?
Un governo democraticamente
eletto stabilisce le regole della
comunità: ridistrubuzione della ricchezza, assistenza medica
gratuita, niente denaro e casa per
tutti. Gli abitanti, giorno dopo
giorno riescono a creare a un’assurda quanto equa micro-società
ideale. Grazie al suo humour
irriverente e ai suoi personaggi
ribelli, Paasilinna rivisita il to-
I
L’arte della preghiera
n questo bel libro padre Vincent Jordy invita i lettori,
specialmente quelli laici, attraverso consigli pratici a diventare più consapevoli di quanto
sia importante prepararsi ad una
vita di preghiera profonda per riuscire ad incontrare Dio. Di qui
la necessità per tutta l’umanità
religiosa di riservare dei momenti alla preghiera per stabilire una
buona relazione personale con il
Signore, per avvicinarsi sempre
di più a lui e sentirsi uniti. Attraverso la preghiera si conosce
se stessi e Cristo. Nessun fedele
conosce l’arte di pregare e i metodi da applicare. Quando si intraprende un percorso spirituale,
è bene non confrontarsi con altri
fedeli. Non si deve giudicare il
modo in cui si prega. Se così fos-
Diego Saglia
Lord Byron e le maschere
della scrittura
Carocci
pp. 162 €. 18,30
se, si rischierebbe di adottare criteri troppo soggettivi e personali
che recherebbero danni alla qualità della vita spirituale. Prima di
tutto è fondamentale creare un
clima spirituale per pregare sereni e in pace. Non bisogna tentare
di separare la vita quotidiana dalla vita di preghiera. In ogni istante e in ogni luogo si ha la possibilità di pregare. Solitamente si
preferisce un ambiente silenzioso, lontano da rumori e solo un
po’ illuminato. Ogni orante deve
sentire il suo corpo come un amico, disteso e rilassato.
Inizialmente
il fedele
Poeta geniale dalla vita sregolata, avventuriero
e amante insaziabile, libero pensatore e nemico
della religione, rivoluzionario e carbonaro, aristocratico e snob, idolo delle donne, il più “italiano” tra i poeti inglesi: sono molteplici le immagini che da più di duecento anni accompagnano
la figura quasi leggendaria di Byron, simbolo
del romanticismo e icona letteraria, culturale e
storica.
Durante l’età moderna, l’area mediterranea è segnata dalla guerra da corsa e dalla pirateria, su cui prosperano intere città, cristiane e musulmane; il conflitto per mare assume i toni dello scontro religioso,
quasi da crociata contro gli infedeli. Quanti cadono
in mano dei corsari, ridotti in schiavitù, attendono
di essere riscattati o scambiati, e in cattività danno
origine a un’intricata storia di abiure e conversioni dall’islam al cristianesimo e viceversa.
Romano Bilenchi
Opere complete
Bur
pp. 1253 €. 26,50
pos letterario dell’isola deserta
e sembra dire, tra le righe, che
i nordici anche messi su un’isola sperduta finiscono comunque
per costruire una società giusta
e comunitaria. L’autore - Arto
Paasilinna, nato nel 1942 a
Kittilä, in Lapponia, è un autore di culto in tutto il mondo
(i suoi romanzi sono tradotti in
quarantacinque lingue) con un
passato da giornalista, poeta e
guardaboschi. Nel 1994 gli è
stato conferito il Premio Acerbi
per L’anno della lepre (1994),
romanzo con cui Paasilinna ha
raggiunto la fama internazionale vendendo, solo in Italia,
120.000 copie. Iperborea ha
inoltre pubblicato di Paasilinna
Il bosco delle volpi (1996), Il
mugnaio urlante (1997), Il figlio del dio del Tuono (1998),
Lo smemorato di Tapiola
(2001), I veleni della dolce
Linnea (2003), Piccoli suicidi
tra amici (2006) e Il migliore
amico dell’orso (2008).
Giovanna Fiume
Schiavitù mediterranee
Bruno Mondadori
pp. XVII-349 €. 22,00
Autore troppo a lungo dimenticato, Romano Bilenchi
vede oggi finalmente riconosciuto dalla critica il ruolo
di maestro della narrativa italiana, accanto a nomi del
calibro di Primo Levi, Giorgio Bassani, Elsa Morante.
Alieno dalla facile letteratura che ha fatto dell’eccentricità la chiave del proprio successo, Bilenchi ha una
scrittura asciutta e legata alle “cose”, che si sposa a
trame dense di azione drammatica.
In questo volume riemerso da un polveroso oblio di Ad opera di Abraham
oltre cent’anni, Van Helsing spalanca davanti a noi le
van Helsing
porte delle tenebre. Tenebre brulicanti di vampiri (e
Trattato di
vampire!), lamie, larve, risurgenti, upiri, vurdalak e
vampirologia
altre sinistre creature, che riaffiorano dalla notte dei
Cairo
tempi con un unico desiderio: bere il nostro sangue...
pp. 348 €. 16,00
deve imparare a mettersi alla
presenza di Dio, vuotare se
stesso per lasciarsi riempire
dallo Spirito Santo che invocherà. Questa fase è detta della
disposizione, seguita da quella
dell’orientamento e dell’adesione. Durante la seconda fase
tanto più l’orante è calmo tanto
più si dispone e si orienta verso
Dio. Infine nella terza fase c’è
un’adesione a Dio che lo porta
ad un’unione d’amore intima con
il Signore. Da un raccoglimento attivo in cui il fedele prende
l’iniziativa, si passa ad uno
passivo in cui Dio si impossessa di lui. L’orante
vive un’esperienza nuova ed inattesa. Non deve
capire e fare nulla. Deve
solo consentire a Dio di
Edward N. Luttwak
La grande strategia
dell’impero bizantino
Rizzoli
pp. 539 €. 25,00
Al via il Premio
“Vivarium”
L
’Associazione
culturale
“Accademia dei Bronzi”,
in collaborazione con le
Edizioni Ursini di Catanzaro, promuove e organizza la 2ª Edizione
del Premio “Vivarium” di poesia,
narrativa e saggistica. La partecipazione è gratuita e il montepremi
totale è di 6.000 euro. Alla sezione A, riservata alla poesia inedita
e dedicata a S.S. Giovanni Paolo
II, si partecipa inviando tre poesie
in lingua italiana, contenute nei
35 versi, di cui almeno una a tema
religioso o ispirata ad argomenti
di carattere sociale. Alla sezione B, riservata alla saggistica e
alla narrativa inedite e dedicata
a Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, si partecipa con un saggio
di argomento religioso, stori-co
o sociale, oppure con un testo di
narrativa (romanzo o racconti).
Gli elaborati, di lunghezza non
superiore alle 200 pagine, dovranno essere spediti in duplice
copia, alla Sede dell’ Accademia
dei Bronzi (Via Sicilia 26 – 88100
Catanzaro) con firma ed indirizzo
in calce, entro il 31 Marzo 2010,
unitamente alla scheda di partecipazione che potrà essere scaricata
dal sito www.ursiniedizioni.it o richiesta via fax al n. 0961.782980.
agire. Nel momento in cui si decide di intraprendere un cammino di preghiera, è fondamentale
imparare a pregare per vivere in
compagnia della presenza divina.
Inga Conti
Vincent Jordy, L’arte della
preghiera, Messaggero, pp. 176,
€. 9,00
Quello di Costantinopoli è stato un caso unico nella
storia: mille anni di dominio incontrastato su un
impero vastissimo e multietnico. Dal IV secolo fino
alla caduta, avvenuta nel 1453 per mano di Maometto II, l’Impero romano d’Oriente è sopravvissuto al
gemello d’Occidente, ha retto l’onda d’urto degli
Unni, degli Slavi, degli Arabi e degli altri che nei
secoli hanno cercato di sfondare il limes.
“Storia dei concetti musicali” è un’opera in
diversi volumi dedicata all’evoluzione semantica e ai contesti di impiego di concetti
che stanno alla base dei discorsi sulla musica
dall’antichità all’epoca contemporanea. Questo terzo volume, curato da Gianmario Borio,
è dedicato ai concetti di melodia, stile, suono.
A cura di Gianmario Borio
Storia de concetti musicali
Carocci
pp. 320 €. 28,50
Luna e Venere sono i due simboli del femminile, la
loro posizione nel tema di nascita personale rivela il
carattere profondo di una donna, la sua natura “tradizionale”, “amazzonica” o nomadica”, gli impulsi e
le passioni, la forza e la razionalità, il coraggio e le
insicurezze. Marco Pesatori, il popolare autore degli
oroscopi di D di Repubblica, svela alle lettrici l’inclinazione e il
destino, i desideri e i conflitti del proprio temperamento femminile. Ai maschi descrive invece la donna ideale, la compagna con cui
passare tutta la vita o quella da cui si è particolarmente attratti.
Marco Pesatori
Astrologia delle donne
Neri Pozza
pp. 255 €. 16,00
Patrick Kavanagh nacque presso Inniskeen, in
Irlanda, nel 1905 da una famiglia di piccoli agricoltori. Nella sua poesia rivive l’Irlanda delle
cose semplici, degli oggetti quotidiani, dei paesaggi rurali e del lavoro nei campi; importante
è anche la tematica religiosa. Il poeta morì a
Dublino nel 1967. Il curatore Saverio Simonelli
traduce 41 poesie tratte da “Collected Poems”.
Patrick Kavanagh
Andremo a rubare in cielo
Ancora
pp. 128 €. 12,00
LIBRI DA LEGGERE
8
LIBRI
INSERTO
Francesca Cenerini
La donna romana
Il Mulino
pp. 383 €. 20,00
Attraverso l’uso critico delle
fonti disponibili, il volume
disegna il profilo variegato della donna nella società
dell’antica Roma, cogliendola nelle diverse dimensioni.
è
LEGGERE
Una casa senza biblioteca è
come una fortezza senza armeria
(da un antico detto monastico)
a cura di Maria Grazia D’Ettoris
Gli Scritti economici di Cavour
L
a casa editrice Libro Aperto prosegue
nelle
celebrazioni
di Camillo Cavour, legate
all’Unità d’Italia, coincidendo il secolo e mezzo
dell’Unità nazionale (17
marzo 1861: proclamazione del Regno d’Italia) con
il secolo e mezzo dalla
scomparsa del Gran Conte
(6 giugno 1861), e al tempo stesso ricorrendo i due
secoli dalla nascita del fondatore politico dell’Italia
(10 agosto 1810). Dopo I
verbali dei governi Cavour
(1859-1861) usciti l’anno
scorso e in attesa del prossimo – e conclusivo – tomo,
che sarà incentrato sul Cavour politico, ecco gli Scritti economici di Cavour, curati da Pierluigi Barrotta,
Marco Bertoncini e Aldo
G. Ricci (Libro Aperto
ed., via Corrado Ricci 29,
48121 Ravenna; pp. 144,
€ 15). Pubblichiamo, con
autorizzazione dell’editore,
un brano della prefazione. Distinguere in Cavour
l’opera politica da quella
economica è, sì, possibile,
e i curatori di questi volumi
l’hanno fatto; ma nella consapevolezza – che qui s’intende apertamente e subito
ribadire – che nell’attività
concreta dello statista l’una
opera non si può sceverare
dall’altra. Cavour è uomo
di Stato, compiuto. Dunque ogni suo gesto, ogni
sua riflessione, ogni suo
discorso, ogni suo impegno, ogni suo scritto, sono
diretti verso l’edificazione
dello Stato. Uno Stato dinastico, nazionale, liberale
(l’elencazione non risponde a una priorità di visione
da parte dello statista, sicché i tre aggettivi possono
in qualsivoglia odine essere disposti). Cavour fu un
personaggio unitario, nel
quale ogni sfaccettatura
si comprende se si vede
nell’uomo il grande statista, cui ogni altra caratteristica è accessoria. La
costruzione grandiosa che
si poneva – l’Italia unita –
è tale da farci capire come
il procedere delle azioni,
delle decisioni, delle scelte, rispondesse sempre a
una superiore visione politica. La chiarezza perspicua degli obiettivi motivò la capacità mirabile
di adattarsi, di tacere, di
subire sconfitte, di ritrarsi,
sempre avendo presente lo
scopo ultimo, la cui costruzione venne attuata mattone dopo mattone. Non vale
a sminuire tale assunto la
constatazione che Cavour
pensò, dapprima, all’ampliamento dei dominii
C
sabaudi e solo successivamente all’unificazione
dell’intera Penisola. Non
furono le dimensioni territoriali dello Stato a muoverlo, sibbene l’idea di
render più grande lo Stato
dei Savoia, e d’ingrandirlo
nella libertà. La visione dinastica – di là di qualsiasi
screzio, malinteso, astio o
rottura col sovrano – restava sempre intimamente
fusa con la visione nazionale e con quella liberale.
Quanto all’impegno profusovi, esso fu tale e tanto
che non v’ha un biografo
che non gli attribuisca la
consunzione fisica, nervosa, umana, e la fine repentina del politico. La visione economica cavourriana
trova quindi collocazione
nel liberalismo connaturato al Gran Conte. È fatto
noto, e deprecato, che la
lingua italiana abbia separato il liberalismo politico da quello economico,
creando il termine liberismo, così da dividere
la libertà politica dalla
libertà economica. Se il
fenomeno emerse con
chiarezza nella nota vertenza Croce-Einaudi, le
conseguenze sono state
deleterie, sia per lo sviluppo delle idee liberali,
sia per l’evoluzione me-
onservali nella tua
Camillo Langone
Manifesto della destra
divina
Vallecchi
pp. 148 €. 12,00
Il conservatorismo inteso come difesa dei
valori dello spirito, come recupero di ciò
che di buono aveva il nostro passalo, di ciò
che rende ogni uomo “Uomo”, è il tema di
questo libro, una difesa in controtendenza
dei doveri contro i diritti, dell’obbedienza e del rispetto contro l’individualismo
sfrenato che regola la società odierna. Camillo Langone, cercando motivazioni nella politica, nella filosofia, nella religione,
esorta a recuperare la “destra divina”.
Rupert Smith
L’arte della guerra nel
mondo contemporaneo
Il Mulino
pp. 514 €. 28,00
“La guerra non esiste più”: con queste parole Rupert Smith non intende dire che nel
mondo non si combatte più, bensì che la
guerra come l’avevamo conosciuta fino a
pochi decenni fa - la guerra degli eserciti
che si fronteggiano in campo aperto, dalle
grandi battaglie napoleoniche agli scontri
fra divisioni corazzate - è stata sostituita
da quella che egli chiama “guerra fra la
gente”.
CULTURA
Bat Ye’or
Il declino della Cristianità
sotto l’Islam
Lindau
pp. 563 €. 32,00
desima della società, posto
che si è ritenuto possibile
(e pure auspicabile) il miglioramento, l’incremento,
l’accrescimento delle libertà civili e politiche, disdegnando invece qualsiasi analogo miglioramento,
incremento, accrescimento
della libertà economica.
La scissione fra politica
ed economia, impensabile
nell’epoca cavourriana, si
è talmente diffusa nel sentire comune da generare le
figure dicotomiche di liberali non liberisti, quale lo
stesso Croce in concreto si
proclamava. La progressiva socialdemocratizzazione della società europea,
con il conseguente – e crescente – fiscalismo, ha non
poco contribuito a spezzare l’unità fra libertà politiche e libertà economiche.
Di conseguenza, gli stessi
sostenitori del mercato
calcano troppo sovente
l’accento su regole, limiti, vincoli, intromissioni
dello Stato, mentre l’aggettivo ormai naturaliter
applicato al liberismo è
“selvaggio”, tale da servire a foglia di fico per coloro che tuttora serbano il
coraggio (non v’è parola
più adatta) di dichiararsi
liberisti e debbano giustificare il proprio liberismo
da quello appunto reputato
“selvaggio”.
B
Sulla scorta di una documentazione storica cospicua, Bat Ye’or dimostra che se la
dhimmitudine è stata certamente la conseguenza delle conquiste militari, è però stata
soprattutto il frutto della cooperazione (in
alcuni casi fattiva e consapevole, in altri
fondata su tragici malintesi) di élite civili
e religiose altamente civilizzate e di maggioranze poco coese e per questo motivo
incapaci di reagire.
Ronnie Po-chia Hsia
La Controriforma
Il Mulino
pp. 345 € 21,00 Questo libro estende il significato e la portata della Controriforma cattolica al di là
dell’interpretazione tradizionale, che tende
a vedere in essa una mera reazione difensiva davanti alla riforma protestante. Dopo
aver ricostruito lo svolgimento del Concilio
di Trento, l’autore analizza le mutate caratteristiche sociali del clero e della curia
papale.
A. D
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
Oriana Fallaci
Intervista con il potere
Rizzoli
pp. 606 €. 24,50
Da anni i lettori attendevano le nuove interviste, e lei
stessa aveva lavorato alle bozze, lasciando note e appunti,
e un testo che partiva dai famosi incontri con Khomeini e
Gheddafi per lanciarsi in una riflessione appassionata sul
potere. Nessuno, come lei, era riuscito ad avere accesso a
personaggi di quel calibro, quelli che potevano realmente
decidere del destino dell’umanità. La vita privata della
Fallaci e quella professionale si sono sempre intrecciate: la scomparsa di due persone profondamente amate
la spinge a un totale isolamento, “i miei tre inverni nel
tunnel” li definisce; ma poi, dopo la pubblicazione di
“Un uomo” nel 1979, mette a segno per il “Corriere della
Sera” i due straordinari reportage dall’Iran di Khomeini e
dalla Libia di Gheddafi, che compongono la prima parte
di questa Intervista con il Potere. Nella seconda parte,
dal 1964 al 1982 sfilano davanti al lettore i nomi che
hanno fatto la storia della seconda metà del Novecento.
Federico Romero
Storia della guerra fredda
Einaudi
pp. VI-356 €. 30,00
Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un’inedita geografìa di potenza
in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano... Gli
assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti
ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione
in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di
indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si
soppesavano i pericoli evidenti o potenziali. L’URSS di
Stalin non poteva concepire la coesistenza internazionale
se non in chiave intrinsecamente conflittuale, il governo
degli Stati Uniti, insieme a larga parte delle élite europee,
si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici
fosse la via più efficace, e meno pericolosa, per promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale
che prese a definirsi come “mondo libero”. Fu allora che
la guerra fredda prese forma.
iblioteca
Christopher Caldwell
L’ultima rivoluzione
dell’Europa
Garzanti
pp. 350 €. 20,00
In pochi anni, alla fine del XX secolo, l’Europa è diventata una società multietnica:
senza alcuna programmazione, senza alcun
progetto, senza una guida politica. Oggi
su 375 milioni di europei, ben 40 milioni
vivono fuori dal loro paese d’origine. La
maggior parte di loro arriva dall’Africa,
dall’Asia, dall’America Latina. Ma questi
immigrati - che hanno culture e tradizioni
molto diverse dalle nostre - in quale misura
sono assimilabili?
Patrizia Calefato
Gli intramontabili
Meltemi
pp. 190 €. 18,00
Cosa hanno in comune una borsa Kelly battuta all’asta su eBay, un vinile dei Beatles,
la vecchia 500 rimessa a nuovo, ma anche
la nuova che la cita nel nome, nei colori e
nelle forme, un mobile di design italiano
degli anni del boom, un disco degli Abba, i
regali di Natale, il jeans, il bikini, la T-shirt,
Mina, Jacqueline Kennedy e Grace Kelly?
Sono gli intramontabili, i sempreverdi.
Michel Schooyans
Terrorismo dal volto umano
Cantagalli
pp. 288 €. 22,00
Un nuovo terrorismo sta insidiando il
mondo: il terrorismo dei colletti e delle camicie bianche. Si e’ imposto nelle
piu’ grandi organizzazioni internazionali,
Onu, Fmi, Banca mondiale, Oms, dove
regna quasi incontrastato. Ricorre ad
un’organizzazione in cui si mescolano le
scienze biomediche, la demografia, la linguistica e la comunicazione.
Vittorio Sciuti Russi
Inquisizione spagnola e
riformismo borbonico fra
Sette e Ottocento
Olschki
pp. XXII-372 € 39,00
Nel secolo dei Lumi, gli intellettuali europei - gallicani, giansenisti, riformatori,
illuministi, massoni e liberali - ritennero
di dovere agire contro il fanatismo religioso generato dall’ignoranza, dalla superstizione, dal sonno della ragione e di
dovere abbattere in Sicilia e Spagna il
“santo tribunale”, assimilato a una tigre
feroce o alla mostruosa idra dalle sette
teste.
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
Letteratura Mediterranea
INSERTO
Quando ci si può guardar soffrire e raccontare quello che si è visto, significa che si è nati per la letteratura.
Come piante tra i sassi
Giovanna Crisà
N
ella quiete sorniona di un sabato
mattina in ufficio,
mentre Matera si prepara
al rituale dello struscio
pomeridiano, una telefonata raggiunge il Sostituto Procuratore Imma
Tataranni. “Pensò immediatamente a Valentina,
che doveva essere appena
uscita da scuola e in quei
giorni stava piantando
una grana. Invece le dissero che avevano ucciso
un ragazzo, a Nova Siri”.
Imma per mestiere ha a
che fare abitualmente coi
morti ammazzati; ma se a
morire è un coetaneo di
sua figlia, a poco a poco
la madre e il procuratore
si scopriranno facce della
stessa medaglia che finiranno per confondersi e
alimentarsi l’un l’altra.
L’indagine del procuratore - con le sue tecniche, le
sue dinamiche, le rivalità
antiche e nuove - pagina
B
arbara si sveglia una
mattina a Firenze, la
città della sua infanzia e di una vita che non c’è
più da anni. Ricorda ancora
l’alluvione del 1966, il giorno in cui trovarono il corpo
della madre di Sonia, che
fu adottata. Ricorda quella
telefonata, apparentemente così innocua, di uno dei
suoi zii che esortava il padre a trasferirsi a Napoli e
a lavorare tutti insieme. Ricorda l’arrivo in Campania,
i cugini numerosi e le zie
premurose, le mogli degli
amici e la madre che non
è più lei. Poi, con sempre
maggior sgomento, ricorda
i primi lunghi silenzi, i mugugni appena sussurrati e le
voci che iniziano a circolare
sulla sua famiglia, e quelle
dicerie sempre più pesanti
da sopportare. Tutto cambia, nuove regole non scritte, sguardi di comando, atti
di violenza improvvisa... e
allora Barbara capisce che
ogni cosa è cambiata, che la
vita non le appartiene più e
che l’unica ancora di salvezza è l’amore che prova per
suo fratello. Lui è diverso,
lontano da tutti e da tutto,
Mariolina Venezia
Come piante tra
i sassi
un ragazzo disperato e in
fuga. Ecco perché Barbara
è di nuovo a Firenze: per
ritrovarlo e con lui ritrovare
l’affetto che non sente più.
Ma Barbara non sa che la
sua famiglia veglia su di lei,
nel bene come nel male.
Einaudi
pp. 256 €. 17,50
G. C.
M. Rosa Nuvoletta Legami d’amore Fanucci pp. 220 €. 16,00
La leggenda degli Eldowin
V
enti di guerra spirano sull’Arwal.
Le mire espansionistiche
di Adras,
eminenza grigia dell’Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come
un fantoccio il piccolo
sovrano di Rygan, il mago
rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri,
dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte,
ultimo ostacolo in vista
dell’ambiziosa invasione
del Varlas. La tensione
per il conflitto imminente
sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal
montuoso Tarvaal fino
alle immense Terre dei
Barbari, la maga Reven
e il suo schiavo cercano
disperatamente un’arma
in grado di contrastare la
minaccia dell’Oscuro, un
tempo maestro e mentore
della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul
bosco di Madian incombe
e si rinforza la minaccia
della rocca di Krun, al
punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l’inospitale
Ovest, nella speranza di
ottenere l’aiuto dell’unica
autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli
elfi dell’Arwal: i leggendari Eldowin.
G. C.
Laura Iuorio
La leggenda degli
Eldowin
Fanucci
pp. 460 €. 17,50
Knud Romer
Porco tedesco
Feltrinelli
pp. 149 €. 13,00
Imre Kertész
Dossier K.
Feltrinelli
pp. 192 €. 16,00
“Dossier K.” è un romanzo autobiografico
sotto forma di dialogo
che stacca il suo ritmo
battendo su domande
capitali, che pone il lettore nella condizione di
muovere intelligenza ed
emozioni. Kertész mette
in discussione se stesso,
e insieme i più grandi
eventi della storia del
Novecento. Un cuore
messo a nudo, un mondo
messo a nudo…
Èdouard Bourdet
Simon Montefiore
Sasenka
Corbaccio
pp. 623 €. 19,00
dopo pagina assume infat- proprio come con quelli,
ti i contorni del viaggio di riesce a ergere lo sguardo
una madre alla scoperta di oltre l’apparenza dei fatti.
un mistero più importante
Giovanna Crisà
e profondo: chi sono i nostri figli, che cosa vogliono, che possibilità hanno
di questi tempi? In una comunità chiusa del Mezzogiorno italiano, fra dicerie superficiali e misfatti
sepolti dalla terra arsa dal
sole, Imma scruta, interroga, immagazzina dati:
qualche volta inciampa,
come sugli irrinunciabili
tacchi alti, qualche volta,
Legami d’amore
9
Knud è sicuro di
una cosa: la cittadina
danese di Nykobing
Falster è talmente
piccola che comincia
finendo. La Seconda
guerra mondiale è terminata da un pezzo,
ma per Knud - nato
nel 1960 - Nykøbing
è ancora occupata dai
tedeschi. Infatti, l’origine germanica della
madre di Knud - l’orgogliosissima e bellissima Hildegard - è
causa di una pervicace
emarginazione…
1916: a San Pietroburgo nevica in un paese sull’orlo della rivoluzione. Ai cancelli
dell’Istituto Smol’nyj per nobili fanciulle, una governante inglese aspetta una ragazza, attesa però anche
dalla polizia segreta dello zar: Sasenka Zejtlin ha solo
sedici anni, un padre ricchissimo, una madre devota di
Rasputin, e uno zio bolscevico che la converte alla causa rivoluzionaria. 1936: sposata con un compagno che
ha fatto carriera, madre di due figli e direttrice di un
mensile “rosso”, Sasenka conduce una vita agiata all’interno dell’elite vicina a Stalin. Sopravvive alle purghe,
ma alla vigilia della guerra commette un imperdonabile
errore: per la prima volta in vita sua si innamora veramente, con conseguenze impensabili per lei e per la sua
intera famiglia. 1994: più di mezzo secolo è trascorso,
di Sasenka Zejtlin e dei suoi familiari, dei colleghi e conoscenti, dello stesso Paese in cui hanno vissuto si sono
perse le tracce... finché Katinka, una giovane storica,
viene incaricata di compiere una ricerca da un misterioso inglese, che a sua volta vuole accontentare la madre.
Dalla Russia zarista al tracollo dell’Unione Sovietica un
romanzo di passioni, tradimenti, crudeltà ed eroismo.
Michael Crichton
L’isola dei pirati
Garzanti
pp. 332 €. 18,60
1665. La Giamaica, remoto avamposto della corona britannica nei cuore dei Caraibi, è circondata
dalle potenti colonie spagnole, i vicoli della sua capitale, Port Royal, sono popolati di avventurieri, tagliagole
e donne di malaffare, in cerca di fortuna tra le taverne e
il molo. Nella calura tropicale è difficile sopravvivere e
troppo facile morire, tra malattie, vendette e regolamenti
di conti. L’oro che gli spagnoli mandano dal Nuovo al
Vecchio Mondo è una tentazione irresistibile, soprattutto
per lo spregiudicato capitano Charles Hunter. Del resto,
la legge inglese protegge i corsari che riescono a farla
franca... La voce che gira è sempre più insistente: nel
porto di un’isola vicina, Matanceros, è ancorato il galeone El Trinidad, che deve portare il suo tesoro verso
la Spagna. La rada è protetta da un forte inespugnabile,
sotto la stretta sorveglianza del sadico capitano Gazalla.
L’oceano è pattugliato dalla flotta spagnola, la giungla
di Matanceros è impervia e fittissima, la fanteria e l’artiglieria spagnole sono all’erta. Ma non basta per fermare
l’ambizioso Hunter, che sceglie a uno a uno i membri del
suo equipaggio e architetta un piano diabolico.
Francisco X. Stork
Il mondo quello vero
mondadori
pp. 310 €. 17,00
Marcelo Sandoval è un diciassettenne con
una sindrome di Asperger che gli rende molto difficile
la vita di relazione con le altre persone. Si sente a suo
agio conducendo una vita molto ordinata: si prende cura
dei pony presso la sua scuola speciale, ha un interesse
molto forte per la religione (sebbene non sia ebreo, si
incontra regolarmente con una rabbina molto particolare), “sente” una musica che gli suona nella testa e dorme
in una casetta su di un albero. Ma un giorno suo padre, un potentissimo avvocato, insiste perché Marcelo
durante l’estate lavori presso il suo studio legale. Deve
uscire insomma dal suo universo protetto per misurarsi
col mondo, quello vero. Se ce la farà, potrà scegliere se
tornare alla sua scuola speciale o fare l’ultimo anno di
liceo in una scuola normale.
Religione
10
O
La censura dei nostri
simboli religiosi
rmai da qualche anno si ripete
il solito rituale di alcune scuole
italiane, in particolare dell’Infanzia e della primaria, per fortuna poche, di sbarazzarsi dei nostri simboli
religiosi, come il presepio o i canti natalizi. I motivi sono sempre i soliti, in
classe ci sono bambini di altre religioni,
in particolare musulmani che secondo
questi insegnanti, novelli iconoclasti,
non gradirebbero i nostri simboli. Ormai
non c’è Natale senza che, puntualmente,
si ripresenti la polemica sulla presenza
(o piuttosto sull’assenza) in ambiti pubblici come la scuola di momenti e simboli ricordano come il Natale rappresenti, assieme alla Pasqua, uno dei momenti
più forti e sentiti della cultura e della
tradizione del nostro paese. L’ennesimo
gesto di censura si registra nell’istituto
comprensivo di Leonessa in provincia
di Rieti, qui la dirigente scolastica ha
pensato di vietare qualsiasi addobbo che
evochi anche lontanamente il Natale,
per non offendere la sensibilità religiosa di tre bambini musulmani su cento
alunni. Questa sensibilità nei confronti
dei bambini di origine musulmana non
si è mai vista per altri bambini di religione diversa, per esempio gli ebrei. Un
genitore che fa frequentare una scuola
a maggioranza cattolica non può pretendere di abolire ogni riferimento al
Natale. Al massimo può chiedere che ai
propri bambini non si imponga la recitazione di preghiere o di poesie religiose. “Non si ricordano casi di dirigenti
scolastici che, per garantire la sensibilità religiosa di una piccola minoranza,
abbiano imposto la totale cancellazione
del Natale, resistendo in modo ferreo
alle richieste delle famiglie, del sindaco, della diocesi e persino – pare – della
dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale”. (Giorgio Israel, Negare il Natale
a 97 alunni su 100 non è tolleranza ma
autocensura, 21.12.09 Tempi) Perchè
succede tutto questo? Paura? Dhimmitudine? Conformismo? Odio di sé? Per-
Benedetto XVI
Caritas in veritate
Edb
pp. 192 €. 6,90
L’enciclica di Benedetto XVI Caritas in
veritate - la più ampia in assoluto tra le
encicliche sociali - certamente rappresenterà a lungo un punto di riferimento
essenziale sia per gli studiosi di dottrina
sociale sia per quanti si assumeranno il
compito di tradurla, svilupparla, riprenderla in vista dell’auspicato “nuovo corso” della civiltà nella stagione della globalizzazione, dell’impetuoso sviluppo
della tecnica, della difficile ricerca della
pace e della giustizia fra i popoli.
Camillo Ruini
Il caso serio di Dio
Cantagalli
pp. 104 €. 9,00
La crisi economica ci ha fatto percepire
la fragilità del nostro benessere materiale,
ma assai più gravi sono le nostre condizioni spirituali. La radice ultima di tutte le
difficoltà è in sostanza una sola: l’assenza
di Dio dalla nostra vita, la mancanza di
fede in Lui. Rimettere Dio al centro della
cultura, dell’educazione, dei comportamenti pratici è dunque indispensabile per
noi, ma è anzitutto giusto e vero.
chè l’Europa ormai è diventata la terra
più scristianizzata dell’Occidente, come
ha scritto Marcello Pera nel suo Perchè
dobbiamo dirci cristiani; scristianizzazione che per molti europei è un vanto.
Anzi pensano che il cristianesimo che
l’ha tenuta a battesimo le sia di ostacolo. E quindi occorre liberarsi della natura cristiana dell’Europa, convincendosi
che senza identità cristiana l’Europa è
più aperta, inclusiva, tollerante, pacifica. Ma è proprio così che l’Europa perde
il senso dei propri confini e diventa un
contenitore indistinto,- scrive l’ex presidente del senato Pera - non riesce a
integrare gli immigrati, anzi li ghettizza o si arrende alla loro cultura, non è
in grado di vincere il fondamentalismo
islamico, anzi favorisce il martirio dei
cristiani in tante parti del mondo e anche in casa propria. Questi incresciosi
episodi di cancellazione del Natale nelle
nostre scuole sono piccoli tasselli che
s’inseriscono in quella guerra contro tutto ciò che è cristianesimo, portata avanti
da una minoranza (politici, intellettuali,
giornalisti) in tutta Europa. Di cedimento in cedimento, non fa meraviglia che
gli studiosi parlino ormai di una ‘Europa senza Dio’. E’ l’Europa che nasconde i suoi simboli cristiani, non si
augura più Buon Natale o Buona Pasqua perchè dice di non volere offendere i non credenti o gli altri credenti.
Questa élites europea ostile al cristianesimo deve scontrarsi con la maggioranza che non vuole i minareti in Svizzera ma in tutta l’Europa come hanno
detto tutti i sondaggi pubblicati dai
vari giornali europei. Il premier turco Erdogan, rappresentante dell’islam
più “moderato”, quello che dovrebbe
portarci quasi ottanta milioni di musulmani in Europa – ha dichiarato: «I
minareti sono le nostre baionette, le
cupole i nostri caschi, le moschee le
nostre caserme e i credenti il nostro
esercito». Nessuno si è scandalizzato
per simili dichiarazioni guerrafon-
I
L
Così come esiste una Via Crucis, l’Autore
immagina di percorrere anche una “via”
che conduca alla grotta della nascita, preludio di risurrezione? Per le comunità parrocchiali e la preghiera personale l’autore
propone 14 tappe, ovvero itinerari spirituali
in cui ripercorrere i momenti fondamentali
- dall’Annunciazione al battesimo di Gesù
- dell’Incarnazione del Signore.
Johannes Beutler
Le lettere di Giovanni
Edb
pp. 224 €. 23,80
L’autore, tra i più importanti studiosi viventi degli scritti giovannei, sviluppa la
spiegazione delle tre Lettere di Giovanni su
quattro livelli: 1) il testo viene presentato
pericope per pericope; 2) le idee portanti
della pericope sono subito messi in evidenza; 3) l’indagine procede in maniera analitica versetto per versetto; 4) le implicazioni
che il contenuto teologico della pericope ha
per la fede e per la vita ecclesiale di oggi
vengono opportunamente sottolineate.
Riflettiamo con i Libri
Bruno Ferrero
Dieci buoni motivi per
essere cristiani
Elledici
pp. 176 €. 8,00
Per molti, la religione è una cosa distante, teorica.
La vita è un’altra cosa. La religione è vapore e
chiacchiere. E soprattutto noia. A che serve credere
in Dio? Il cristianesimo è la via più semplice per la
verità e quindi per la felicità: questo piccolo libro
cerca di dimostrarlo. Lo fa con infinita umiltà e semplicità.
I vizi capitali hanno sempre costituito un importante
tema di riflessione. Fin da Aristotele, che li definisce
“gli abiti del male”, si è intuito che i vizi, mettendo
a nudo la fragilità e la miseria umana, sono una via
privilegiata per conoscere il fondo oscuro e misterioso
dell’anima. Oggi i vizi capitali sono oggetto di un rinnovato interesse.
Paolo Siniscalco ripercorre il processo attraverso
cui si è compiuta la diffusione del cristianesimo
nell’area geopolitica dell’Impero romano. Un
processo in cui si distinguono nettamente due fasi:
una prima che va da Gesù a Costantino. Con la seconda decade del IV secolo si apre una nuova fase
distinta dall’affermazione sempre più rapida del
cristianesimo.
Francesco Scanziani
I lititgi e il perdono
Ancora
pp. 127 €. 12,00
I vizi
Paoline
pp. 168 €. 9,00
Paolo Siniscalco
Il cammino di Cristo
nell’impero romano
Laterza
pp. XXX-352 €. 20,00
Cosa fare nei momenti di crisi della coppia? Bisogna reagire all’incomprensione, alle ferite, ai tradimenti? Fino a che punto dovrò ancora “Perdonare
al mio fratello”? Entrando con profondo rispetto
in questi passaggi della vita di coppia, il volume
vuole anzitutto offrire uno spazio per guardare con
onestà e fede a simili interrogativi.
daie, scrive Israel Anzi si trovano in
abbondanza persone pronte a rifornire di viveri e munizioni l’esercito dei
credenti, mentre proibiscono stelle di
Natale e presepi come se si trattasse
di materiale sovversivo. Il sindaco
di Londra invita a digiunare durante
il Ramadan per immedesimarsi nello
spirito della religione musulmana. Poi
c’è la sentenza della Corte Europea dei
S
aa. vv.
Sei interviste su temi di grande attualità per
la Chiesa e la società in Italia: come intendere oggi la laicità; il Papa alla giornata mondiale della gioventù di Colonia; cosa significa
educare nella società in transizione; rapporto
tra scienza e fede; la famiglia italiana: aspetti
religiosi, economici e politici; la sofferenza
umana e il fine vita.
Angelo Scola intervistato
da Aldo Cazzullo
La vita buona
Messaggero
pp. 96 €. 9,00
ibri dello
Franco Galeone
La via della nascita
Edb
pp. 56 €. 2,50
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
pirito
Maria de Alvarado
Madre Maria Josefa del
Cuore di Gesù
Paoline
pp. 139 €. 10,00
“Madre Maria Josefa ha saputo vivere fedelmente i tre consigli evangelici e ha esercitato le virtù teologali e cardinali sempre
con animo pronto e generoso. La sua ferma
fedeltà alla Chiesa, al Papa e alle Costituzioni carmelitane, la sua umiltà e povertà,
ma specialmente la sua carità verso tutti era
incentrata nell’amore supremo al Cuore
di Gesù, confidando sempre nella divina
Providenza, per portare tutti a Dio”. (Dalla
postfazione).
Luis F. Ladaria
Gesù Cristo salvezza di tutti
Edb
pp. 144 €. 14,80
“Nell’attuale dibattito circa l’unicità e
l’universalità dell’azione salvifica di Gesù
Cristo mi è stato chiesto ripetute volte di
affrontare il tema della salvezza. Perché
Cristo è il salvatore di tutti? Perché noi cristiani dobbiamo mantenere questa pretesa
che non poche volte risulta inintelligibile e
perfino scandalosa a molti dei nostri contemporanei?” (dal Prologo).
Diritti Umani contro l’esposizione del
Crocifisso nei luoghi pubblici è figlia
del nischilismo dominante in Europa.
Questo è il clima che si respira oggi in
Europa, hanno ragione Oriana Fallaci,
Bat Ye’ or e Alexandre Del Valle che
sostengono apertamente che si sta profilando un’Europa musulmana?
D. B.
Angelo Maria Tentori
Apparizioni della
Madonna in Africa
Paoline
pp. 273 €. 12,00
Veggenti sono tre ragazze. In realtà furono di più, ma soltanto queste tre furono
ritenute autentiche anche se può esserci
del vero anche negli altri giovani veggenti, ma a causa di alcune contraddizioni sono stati esclusi. Queste Apparizioni
si differenziano da quelle avvenute in
Europa per alcuni aspetti. L’Autore ne
spiega il motivo adducendo realtà culturali differenti a cui la Madonna cerca di
uniformarsi per essere compresa.
Maria R. Del Genio
Breve storia della
mistica cristiana
Ancora
pp. 200 €. 16,00
Il volume è una sintesi di storia della mistica rivolta ai non specialisti in materia.
L’obiettivo vero dell’autrice sembra essere quello di introdurre personalmente
i lettori nella vita mistica, offrendo con
grande chiarezza gli strumenti e i concetti che ci consentono di promuovere
la consapevolezza della nostra relazione
con Dio presente nell’esistenza quotidiana e nelle piccole cose della nostra vita.”
(dalla presentazione)
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
Attualità
11
Sindrome sciasciana, vent’anni di silenzi
A
ffermava
Aristotele:
“L’uomo è un animale sociale”. Ma forse ciò non
vale oggi per gli intellettuali impauriti come sono dalla onnipotenza massmediatica di tv e web.
Essi preferiscono vivere rifugiati
nella storia e nei loro esercizi accademici, non riuscendo a stare al
passo con un mondo che cerca di
liberarsi dai muri per riemergersi
in altri luoghi e sotto altre forme.
Il tutto li allontana sempre di più
dall’impegno sociale e dalla realtà senza che gli stessi, forse, ne
abbiano consapevolezza. Se poi
chiedessimo loro di ritornare ad
essere la coscienza critica di tutto
quello che giornalmente sovrasta
e inganna l’uomo comune tenendolo schiavo di dogmi e potenti di
turno allora potremmo percepire
quanto ci manca la lucida figura
morale e le infinite libere parole
di Leonardo Sciascia. Dopo Sciascia, a 20 anni dalla scomparsa,
l’oblio dei maitre à penser più
di ogni altro luogo ha colpito la
sua Sicilia, quella Sicilia che definì in modo alquanto enigmatico
“La metafora del mondo”. (forse
alla difficile ricerca di una condivisibile e credibile identità persa
dalla stessa durante la sua lunga
storia) “La metafora del mondo”.
Ma forse oggi la Sicilia non rappresenta più neanche questo pensiero ma una landa desolata dove
non crescono più idee innovative
e liberi pensatori ma non mancano gli ipocondriaci dell’esistenza
. Ma se la classe culturalmente
avanzata è del tutto scomparsa
dalla Sicilia (non i romanzieri di
successo e gli obsoleti accademico-.storiografici) ci sarà pure
un motivo. Forse mi chiedo sarà
colpa di una certa “sindrome
sciasciana” che ha talmente impaurito gli intellettuali che questi si guardano bene dall’ esporsi
pubblicamente se non seduti sulle
gambe di politici o star dello spettacolo? Eppure dei libri, quelli si
, vengono ancora scritti e pubblicate pure da editori conosciuti e
stimati. Loro sì stimati! Ma chi li
legge oggi tali libri e chi leggerà
tra qualche anno libri di scrittori
che da vivi sono riusciti solo a
riempire pagine di carta rinchiusi accuratamente nei loro bunker
di mattoni e cemento? Quanto
ci manchi Sciascia e quanto ci
manca la tua instancabile ricerca
di verità anche a costo di essere
travisato, volutamente travisato.
Meno male che i tuoi scritti sono
e saranno sempre attuali spingendo le nostre coscienza e le nostre
azioni al di là della grettezza di
tiranni democratici eletti democraticamente in nazioni che si
considerano democratiche. “E’
ora”: per dirla come i dinosauri di
Asor Rosa. E’ ora, aggiungo, che
gli intellettuali escano dalla clandestinità e si sporchino le mani
come tutti i comuni mortali.
Alfio Lisi
La regione più invivibile d’Italia
L
a Sicilia, o meglio le nove
città capoluogo, resta, ma
peggiorando , se fosse ancora possibile, la regione più invivibile d’Italia ovvero la meno
vivibile tra tutte le 107 città esaminate dal Sole 24 ore. Un primato negativo, e un record che
nessuno ci invidia, che ritroviamo da anni in qualsiasi statistica
a prescindere da chi la realizza.
Quasi un marchio d’infamia che
ci siamo cuciti addosso grazie ad
una classe politica inerte e incapace e che non scontentare alcuno di fatto non amministra le città
mancando di coraggio, di idee e
di imparzialità. Così quasi tutte le
città siciliane si collocano, secondo il Sole 24 ore, come sempre da
anni, negli ultimi posti tra le città
italiane per qualità della vita, per
la mancanza di utili infrastrutture,
per l’assenza di servizi adeguati,
per tenore di vita, per occupazione e così via. Palermo scende rispetto all’anno scorso nella classifica generale, su 107 città italiane,
passando dal 101° al 102° posto,
Catania dal 96° al 104° posto, superando anche Palermo ed è quella che ha realizzato il peggiore
risultato tra le città siciliane, per
non parlare di Agrigento relegata
all’ultimo posto e così via . Tanto
per restare nel tema le città siciliane stanno tra l’’83° posto di Enna
fino al 107° posto di Agrigento.
Una vergogna che dovrebbe fare
sollevare le coscienze dei siciliani
chiedendo le dimissioni dei loro
Sindaci e Giunte. Ma dovrebbe
in primo luogo fare riflettere gli
Amministratori di tali città che
dovrebbero se avessero un pizzico di dignità e responsabilità
dare le dimissioni dai loro incarichi istituzionali e doverosamente
cancellarsi per sempre dall’impegno politico, ovvero mai più
candidarsi. Mi piacerebbe nello
stesso tempo che gli organi che
si occupano dell’informazione prendessero ancora di più a
cuore, così come già fanno, le
problematiche sollevate da tale
ennesima statistica, non solo per
l’immagine della Sicilia in Italia e nel mondo, immagine che
ancora una volta ne esce deteriorata, ma soprattutto per la salute (come dimostrato dall’OMS
Organizzazione Mondiale per la
Sanità) di chi in tali città martoriate dal traffico e avvelenate
dallo smog e dal caos giornaliero
e senza freni ci vive e vorrebbe
continuare a viverci possibilmente in modo gioioso e senza correre rischi di sorta.
A.L.
La valle dei templi, Agrigento
D
Di Pietro forcaiolo
alle colonne de “Il fatto
quotidiano”, Paolo Flores
D’Arcais ha suggerito ad
Antonio Di Pietro di sciogliere
L’Italia dei Valori e di rifondare
un nuovo partito allargato ai “coprotagonisti della società civile,
alle generazioni viola, alla cultura
azionista e alla scienza illuminista”. Il direttore di Micromega,
non l’ha detto esplicitamente, ma
si riferiva al frastagliato universo
dei “grillini”, dei “travaglini”, dei
“santorini”, dei “repubblichini”
(nel senso di lettori di Repubblica), dell’onda, dei marxisti,
dei noglobal, dei “pacifinti” e
dei lanciatori di souvenir, vale a
dire quel complesso agglomerato
umano nel cui DNA è iscritta la
parola forca. Infatti, chi meglio
di Di Pietro incarna la voglia
di sangue e di odio che aleggia
nell’Italia berlusconiana? La sinistra? Forse un tempo che fu, oggi,
Antonio Di Pietro
il partito dei giustizialisti in fatto
di disprezzo umano, fa schiumare di rabbia e invidia anche il più
incallito forcaiolo trotzkista. A Di
Pietro si potranno imputare molti
limiti, ma non che nel suo rassemblement di descamisados in
camicia nera (e rossa), non
abbia saputo arruolare discepoli secondi alle sue facoltà demonizzatrici. Alcuni
esempi? “Per ogni operaio
della Fiat buttato fuori, la
tiro io in faccia la statuetta
a Berlusconi”, disse il deputato dell’Idv Francesco
Barbato ad un sit in di protesta dei lavoratori della Fiat.“Levare di torno
Leonardo Sciascia
Il progetto dei sogni
S
an Cataldo (CL) - Il progetto presentato a San Cataldo
dall’ATO CL1 e riguardante
il piano dei servizi per la Raccolta
Differenziata, ci lascia perplessi e
fa crescere nell’opinione pubblica, la consapevolezza di troppe
cose che non vanno. A parte la solita enfasi con cui l’ATO ha presentato tale progetto giustificato
dai notevoli, a dire loro, benefici
economici e precisamente le economie derivanti dal mancato differimento in discarica del rifiuto e
il vantaggio dei rifiuti che si possono riciclare, sembra che l’analisi costo–beneficio non sia proprio
trasparente stante che si riuscirebbe, sempre a dire dell’ATO, ad
impiegare ben 136 unità lavorative, più 24 amministrative, più i
quadri, il tutto per un totale di ben
165 persone occupate. Ciò, oltre a
far sognare qualche ingenuo amministratore, ci conferma che tali
occupati sembrano realmente tan-
ti ma non nel senso buono, ma nel
senso “clientelare” del termine.
La prima impressione è che si
voglia realizzare l’ennesimo carrozzone i cui costi saranno sostenuti dalla nostra gente e i cui
vantaggi ambientali sono tutti da
dimostrare. L’occupazione, in
questi casi, sarebbe come al solito
“dopata” e le tasse per la nostra
comunità certe e abnormi.
Quindi, prima che l’ATO CL
1 metta in moto questa esperienza è bene che gli Amministratori
e l’opinione pubblica vigilino,
guardando con la lente di ingrandimento i conti economici preventivi onde evitare l’ennesima
bufala.
Alessandro Pagano
Componente
della Commissione
Finanze della Camera
dei Deputati
Ma quale sicilianità,
noi siamo siciliani
P
arlare di “sicilianità” dei
beni culturali e ambientali della nostra isola è forse
un azzardo storico e geologico.
Si può parlare di sicilianità nei
tesori che la Sicilia protegge
quando guardiamo un teatro greco o romano? Si può parlare di
sicilianità quando ammiriamo palazzi e monumenti rinascimentali
o Barocchi? In Sicilia possiamo
parlare di “sicilianità” forse nei
nostri comportamenti quotidiani
, nel nostro modo di esprimerci
sia con le parole che con i gesti,
nel nostro modo di mangiare, nel
nostro modo di pensare allo Stato
e di rapportarli alle regole di convivenza, quando andiamo a fare
la spesa in un mercato rionale, se
andiamo a mangiarci un cannolo
alla ricotta con canditi o un arancino alla Norma: ecco in questo
possiamo sentirci siciliani. Infatti cos’è la “sicilianità” se non un
cocktail di periodi storici opposti
l’uno all’altro, di una sequela di
domini di altri popoli, di culture e costumi variegati, di edifici
e monumenti di epoche passate:
ma tutto ciò possiamo definirlo
con una parola “sicilianità” cosa
che non darebbe il senso della
vera storia di millenni della nostra
isola? Quanto vi è di “sicilianità”
dentro ognuno dei siciliani ? Basterebbe guardarli in viso, nella
loro statura, nel loro colore dei
capelli e della pelle, nei loro cognomi, nei modi di essere (sfido a
trovare un siciliano uguale ad un
altro) e perfino nel loro dna, per
capire che la sbandierata “sicilianità” è qualcosa di artificioso e
limitante che non esprime la Sicilia e i siciliani. Noi non siamo
padani, di quelli con il fazzoletto
verde al collo, noi siamo siciliani
e dunque per storia e cultura non
omologabili!
Berlusconi” disse con altrettanto
linguaggio terroristico durante
una pausa pubblicitaria su LA7 il
senatore dell’Idv Francesco Pardi. Ma gli esempi di squadrismo
verbale (quello reale lo mettono
in pratica i psicolabili a lui devoti)
manifestata dai dipietristi, potrebbero continuare a lungo. Qualcu-
no ha già auspicato che il nuovo
soggetto politico possa intitolarsi
“Forca Italia”. E come altro potrebbe chiamarsi un partito che
ama il tintinnio della manette e
scambia gli avversari dell’agone
politico per demoni da impiccare?
A.L.
Gianni Toffali
Cultura
12
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
La liturgia della Chiesa nell’epoca della secolarizzazione
cerche (La liturgia della Chiesa
nell’epoca della
secolarizzazione, Solfanelli,
Chieti 2009, pp.
80, euro 7,00).
Per saperne di
più,
abbiamo
rivolto al prof.
de Mattei alcune domande in
merito.
Prof.
de Mattei, oggi
si sente spesso
dire,
soprattutto da parte
degli
organi
d’informazione
laici, che con
papa Benedetto
XVI ‘è tornata la Messa in
latino’, come
a
segnalare
un’inversione
di tendenza riLa Messa col Rito romano antico
spetto all’inera i temi che hanno susci- luttabile cammino della storia,
tato i dibattiti culturali più quasi un errore di percorso. Ma
accesi degli ultimi tempi un è realmente così? È vero che la
caso particolare spetta alla cosid- Chiesa è tornata indietro? Si
detta ‘questione liturgica’, ovvero parla spesso di ‘Messa in latino’
la riforma relativa alla celebra- confondendo due aspetti che, pur
zione della Messa cattolica che, non mancando di connessione,
a partire dal termine del Concilio vanno tuttavia accuratamente diEcumenico Vaticano II (1962- stinti: il problema della lingua e
1965) ha visto pressoché ovunque il problema del rito. Occorre inla diffusione delle lingue volgari nanzitutto dissipare un luogo coal posto del latino e, insieme, un mune: che il Concilio Vaticano II
innegabile mutamento ‘struttura- abbia abolito il latino. Poco prima
le’ rispetto alla Messa cui parteci- di aprire il Concilio, papa Giopavano, ad esempio, i nostri non- vanni XXIII (1958-1963) scrisse
ni. Sul punto è intervenuto con un una Costituzione apostolica, la
personale contributo, che si con- Veterum Sapientia del 22 febbraio
traddistingue per il pregio della 1962, in cui sottolineava l’imporchiarezza espositiva e i qualificati tanza dell’uso del latino, “lingua
spunti dottrinali, il prof. Roberto viva della Chiesa”, raccomandava
de Mattei, storico dell’Università che le più importanti discipline
Europea di Roma e vicepresidente ecclesiastiche dovessero essere
del Consiglio Nazionale delle Ri- insegnate in lingua latina e che
T
Un anello molto mancante
L
a grancassa mediatica aveva risuonato come non mai
nel maggio scorso per annunciare che finalmente era stato
trovato il tanto ricercato e atteso
anello di congiunzione tra i primati e l’uomo. “L’annuncio è stato fatto in grande stile al Museo di
Storia Naturale di New York. Toni
trionfalistici: secondo Jorn Hurum dell’università di Oslo, che
per due anni ha guidato lo studio
condotto in grandissimo segreto,
Ida è per i paleontologi quello che
«l’arca perduta è per un archeologo», un fossile è così importante
che «sarà riprodotto sui libri di testo per i prossimi cento anni». La
presentazione del Darwinius masillae - questo il nome scientifico
- ha coinciso con la pubblicazione
di una accurata descrizione del
fossile sulla rivista online Public
Library Science (Plos) e l’uscita
di un documentario sull’History Channel”. Questo è quanto si
poteva leggere su Il Sole 24 Ore
del 20 maggio 2009, ma dopo pochi mesi su Nature si poteva leggere della scoperta, in Egitto, di
un fossile datato a 37 milioni di
anni fa mette fuori dalla linea di
discendenza degli umani Ida e la
inserisce tra i lemuri, dove, qualsiasi occhio non rivestito dall’ideologia evoluzionista, lo aveva già
collocato. Niente di strano, gli
anelli mancanti (se si chiamano
così ci sarà pure un motivo) continuano a mancare; ovviamente
la grancassa mediatica tace, nessuna notizia nei telegiornali, ma
solo le riviste specializzate e Le
Scienze (dicembre 2009, pag. 49)
alla quale dobbiamo riconoscere
l’onestà di riferirci questa notizia.
Notizia che ha ovviamente scatenato il dibattito tra gli esperti che
non si rassegnano. Ma rimane il
fatto che i media hanno dato solamente la prima notizia con clamore e del resto niente.
Andrea Bartelloni
Il dottor Jorn Hurum
gli aspiranti al sacerdozio, prima di intraprendere gli studi ecclesiastici, fossero “istruiti nella
lingua latina con somma cura e
con metodo razionale da maestri,
assai esperti, per un conveniente
periodo di tempo”. Il Vaticano
II, pur ammettendo una certa introduzione della lingua volgare,
insistette sul ruolo del latino, stabilendo al n. 36 della costituzione
Sacrosanctum Concilium del 4 dicembre 1963: “L’uso della lingua
latina, salvo diritti particolari,
sia conservato nei riti latini”. Il
Concilio richiese anche ai seminaristi di “acquistare quella conoscenza della lingua latina che
è necessaria per comprendere e
utilizzare le fonti di tante scienze
e i documenti della Chiesa”. Chi
ritiene che il Concilio abbia voluto togliere il latino dalla liturgia è
dunque in errore. Il latino è ancora oggi lingua della Chiesa. Basti
ricordare come, nell’aprile 2005,
milioni di persone seguirono in
televisione le esequie, celebrate
in latino, di papa Giovanni Paolo
II e, due settimane dopo, la Messa
d’insediamento di papa Benedetto
XVI, anch’essa celebrata in latino. Ogni mattina la Radio Vaticana trasmette la S. Messa in latino
e il latino è ancora la lingua con
la quale vengono pubblicati i documenti ufficiali della Santa Sede.
Né d’altronde poteva essere diversamente visto che la dimensione costitutivamente universale
della Chiesa non può che essere
espressa da una lingua universale
quale è appunto, per eccellenza,
la lingua latina. Ma se nessuno
ha abolito il latino allora, perché
è scomparso? Al Concilio seguì
una crisi del latino nella Chiesa.
La Veterum Sapientia, malgrado
le disposizioni tassative che prevedeva, fu ignorata. E’ vero, inoltre, che pur stabilendo dei limiti,
i Padri conciliari anticiparono la
possibilità di un uso più esteso
del volgare. Il Concilio, pur raccomandando l’uso del latino, aprì
dunque una breccia. L’italiano entrò ufficialmente nell’uso liturgico
la domenica 7 marzo 1965, quattro anni prima della Riforma liturgica di Paolo VI del 3 aprile 1969,
che, con il Novus Ordo Missae,
avrebbe mutato non solo la lingua,
ma il rito tradizionale, impropriamente definito ‘tridentino’. L’abolizione del latino suscitò proteste
e reazioni in tutto il mondo. Due
appelli furono pubblicati in difesa
della Messa tradizionale da parte
di alcuni dei più noti e rappresentativi intellettuali, non solo cattolici, che consideravano il valore
culturale e spirituale dell’antica
liturgia latina come un patrimonio
per tutta l’umanità.
Una sorta
di declassamento culturale quindi. Mi sembra che questo sia il
punto centrale. Il vero nodo oggi,
seguendo il dibattito pubblico ormai intriso di relativismo, sembra
infatti non tanto quello della lingua latina in sé quanto il fatto che
la lingua latina in questo contesto
è espressione del primato della
fede cattolica e quindi in ultima
analisi della sua missione universale, dei suoi dogmi, delle verità
di fede. R) Il Novus Ordo Missae, nato anche per realizzare una
forma di incontro liturgico con i
non-cattolici, finì per produrre
all’opposto, una fase di disunione liturgica fra i cattolici. Con la
Riforma liturgica non mutò l’es-
senza del Sacramento che restava valido ma fu ‘fabbricato’, secondo l’espressione del cardinale
Ratzinger, un rito ex-novo. La Riforma del 1969 venne considerata come espressione della ‘svolta
antropologica’ degli anni Sessanta
e Settanta.Una svolta che pretendeva colmare l’infinita distanza
tra Dio e il mondo, spogliando un
poco, se fosse possibile, Dio della sua maestà e della sua gloria, e
avvicinando molto, se fosse possibile, l’uomo alla natura di Dio. Si
può e si deve discutere se questa
Riforma abbia rappresentato un
momento di continuità o di rottura con la tradizione precedente
della Chiesa. Il fatto solo che se
ne discuta, sia in ambito progressista che in ambito tradizionalista,
è sufficiente a connotarla come
una riforma sostanzialmente
ambigua. Se la Riforma avesse
avuto un rapporto di inequivocabile continuità con la tradizione
precedente, il dibattito non si sarebbe aperto. Il fatto invece che,
da una parte e dall’altra, si possa sottolineare l’elemento della
discontinuità, rende legittimo
concludere che nella Riforma liturgica esistano quantomeno elementi di forte equivocità. Il Rito
Romano Antico non permette
equivoci di alcuna sorta: in esso
vi è un senso ineguagliabile della
trascendenza divina. Esso, come
ha affermato Benedetto XVI non
è stato, e non avrebbe potuto essere abrogato. Si ripropone oggi
in tutta la sua forza, che deriva
dal suo impianto teologico e
dalla sua storia pressoché millenaria. Non si tratta di mettere in
competizione il Rito Antico con
la nuova Messa, promulgata e
autorizzata dagli ultimi pontefici.
Si tratta di comprendere come la
restituzione della libertà al Rito
Antico opponga una nuova barriera al secolarismo avanzante.
Esso costituisce oggi la risposta
più radicale e più perfetta alla
sfida della secolarizzazione, che
è la sfida del secolarismo laicista
e dell’umanesimo anticristiano e
antiumano.
Omar Ebrahime
Il prof Roberto de Mattei
Il no della Svizzera ai minareti
L
a Svizzera dice no ai minareti, e i primi a gridare
vergogna chi sono? Gli
stessi che plaudirono alla sentenza di Strasburgo che aveva intimato all’Italia di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche. Ma
ciò che sconcerta maggiormente,
non è tanto l’ipocrisia dei laicisti atei che “stranamente” amano
i minareti più della croce, ma il
grido di allarme lanciato dalla
Conferenza Episcopale Elvetica
e da non pochi alti prelati italiani.
E’ vero che il Concilio Vaticano
II ha aperto al dialogo interreligioso, ma ciò non significa porre
tutte le religioni sul medesimo
piano. Non si capisce perché, se
è vero che come dice il Concilio,
che Gesù Cristo è la Via, la Verità
e la Vita, la Chiesa si debba preoccupare della mancata “rappresentatività” dell’islam nei paesi
cattolici. I minareti infatti, secondo il credo della mezza luna,
rappresentano ove sono posti, un
segno di conquista. Dubbio: se
la Chiesa è assistita dallo Spirito
Santo (quindi infallibile), come è
possibile che nel passato, la terza
figura della Trinità abbia ispirato
le crociate contro l’islam, mentre
invece nel presente abbia ecumenicamente consigliato il vaticano
di offrire spazi, moschee e minareti agli ex nemici? Verrebbe da
rispondere che, o lo Spirito Santo
si è “convertito” al pacifismo (in
questo caso i martiri cattolici trucidati dai figli Allah, sarebbero
morti invano), o “qualcosa” nella
Chiesa attuale non quadra. Non a
caso, in questa vicenda, l’unico
a stare zitto è stato papa Ratzinger. Come ha ripetuto più volte lo
stesso pontefice citando il Vangelo “Guardatevi dai falsi profeti,
i quali vengono a voi in veste di
pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. Non sarebbe ora che capo
della Chiesa Cattolica scacciasse
fuori dall’ovile, lupi, servi infedeli e chi parla a titolo personale
quasi a voler zittire e sovrastare il
Vicario di Cristo?
Gianni Toffali
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
ß
Cosimo Galasso
Prima Parte
L
o scorso mese di settembre, (nei giorni 23-28) ho
avuto il privilegio di partecipare, come animatore del planetario della Cooperativa Thalassia
(Brindisi), - ospitata nei padiglioni dell’artista Antonio Catalano alla manifestazione veneziana “I
Mondi di Galileo”. Una manifestazione organizzata dalla Regione Veneto con l’ausilio della
Fondazione Cini e con il sostegno
– tra gli altri – delle Università di
Padova e Venezia. L’avvenimento
si è svolto nell’ambito dell’Anno
Internazionale dell’Astronomia –
indetto, su proposta italiana,
dall’ONU e dall’Unesco – per celebrare il quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni
astronomiche effettuate da Galileo per mezzo del cannocchiale e
ha visto la partecipazione di alcuni tra i protagonisti più importanti
della ricerca scientifica mondiale,
due nomi su tutti: David Gross,
premio Nobel per la fisica nel
2004 e Seth Loyd del Mit di Boston, esperto in meccanica quantistica. Durante le giornate
veneziane ho avuto modo di parlare con centinaia di persone, delle
più
varie
nazionalità,
constatando di persona che la
“leggenda nera”su Galileo è dura
a morire, non conosce confini ed è
diffusa soprattutto fra i ceti colti.
D’altronde, è sufficiente dare una
rapida scorsa ai titoli dei libri e alle relative recensioni uscite
quest’anno per rendersene conto.
Cito in ordine sparso: “Un’indagine rigorosa, condotta attraverso documenti storici, chiarisce la
perpetua lotta tra religione e
scienza.”. “La figura di Galileo è
rappresentativa di una contrapposizione tra la libertà di pensiero e il pensiero forte religioso,
monolitico e assoluto”; La scienza è figlia della libertà di pensiero
e della libera circolazione di
idee”. Addirittura non è mancato
chi ha scritto che l’impoverimento scientifico ed economico del
nostro meridione è figlio diretto di
quella vicenda. Insomma, sembra
proprio che la chiave ermeneutica
per comprendere la vicenda umana e scientifica di Galileo per la
vulgata corrente resta, sempre e
comunque, il conflitto insanabile
tra fede e scienza. Rimane, dunque, valido, a distanza di oltre
vent’anni, l’esito di un’inchiesta
del Consiglio d’Europa – pubblicata in Italia da Vittorio Messori
– condotta fra gli studenti di
scienze dell’UE, secondo la quale
il 30% fra loro è convinta che il
grande pisano sia stato arso vivo
dalla Chiesa. Il 97% (sic!) è convinto che sia stato sottoposto a
tortura e quasi altrettanti sono
pronti a giurare che Galileo, indomito, abbia sprezzantemente proclamato in faccia ai suoi aguzzini
la celebre frase: “Eppur si muove!”. Per sintetizzare in maniera
icastica la situazione odierna è
utile riportare quanto ha brillante-
Cultura
13
I quattrocento anni del
cannocchiale di Galileo Galilei
La matematica, la biologia,
l’astronomia, la fisica – la
regina delle scienze sperimentali – occupandosi di
una parte dell’intero, in
nessun caso possono giungere a conclusioni universali, valevoli al di fuori
dell’ambito quantitativo.
Esiste, forse, l’equazione
dell’amicizia? O, meglio,
quella della pace? Se qualcuno l’ha scoperta, si faccia
avanti senza indugi… E’ risibile, ma molti scienziati
pensano proprio così…
Fortunatamente, esistono
diverse eccezioni – in Italia
ad es. il prof. A. Zichichi, il
genetista G. Sermonti,
l’astronomo P.Benvenuti,
l’astrofisico Marco BersaGalileo Galilei e il suo cannocchiale
nelli, il matematico M. Brunetti – come l’insospettabile
mente scritto Rino Cammilleri premio Nobel per la fisica A. Penqualche anno fa in suo opuscolo zias, il quale alla domanda se uno
dedicato al caso Galileo: «Lo scienziato può essere religioso o
scienziato pisano inventò un gior- meno ha risposto: ”Certo. Se uno
no il telescopio e si mise a scruta- crede nei principi fondamentali
re il cielo. Si accorse così che non della religione non significa che
è il sole a girare intorno alla Ter- sacrifichi la sua mente all’altare
ra ma, viceversa, è la Terra che del dogmatismo”. Sempre nel
gira intorno al Sole. Allora – pen- corso della stessa intervista, alla
sò – non è vero quel che dice la
Bibbia quando parla di Giosuè
che, per completare la disfatta dei
nemici di Israele, fermò per qualche tempo il corso dell’astro diurno. Tanto però doveva bastare
all’Inquisizione, sanguinario tribunale ecclesiastico per imprigionare il povero Galileo e, con la
tortura, costringerlo ad abiurare.
Unico conforto per l’imputato sarebbe stata la famosa frase finale,
Eppur si muove!». Di solito,
quando gli scienziati si mettono a
fare i filosofi o gli storici delle
idee – pur se con lodevoli eccezioni, quasi tutte di matrice anglosassone – partoriscono delle vere
e proprie amenità. Sembra qui riecheggiare quella che si è rilevata Lo scrittore Rino Cammilleri
come un’autentica profezia dello
studioso Ortega Y Gasset (1883- domanda se la scienza può diven1955), ricordata recentemente da tare, a sua volta, una forma di relivari autori, fra i quali il Prof. Pier gione superando i suoi limiti, ha
Francesco Galli, dell’Università risposto: «Non credo che la sciendi Bologna: «Oggi che la mistica za possa superare i suoi limiti: se
della scientificità invade la cate- un’affermazione è scientifica, algoria della speranza, quella che lora dev’essere scientificamente
Ortega y Gasset aveva chiamato, provata. Altrimenti non è scienza:
nella “Ribellione delle masse”, è qualcosa d’altro. I suoi stessi libarbarie dello specialismo afflig- miti fanno sì che, una volta supege la nostra quotidianità. Ben rati, non sia più scienza.» A
venga, affermava il filosofo spa- questo punto è necessario parlare
gnolo, l’approfondimento scienti- della natura della scienza: è indifico di dettagli del sapere. Il fatto spensabile per capire la vicenda
è che lo scienziato, come figura Galileo senza fare confusione.
sociale, a partenza dal suo picco- Sembrerà strano, ma una delle delo dettaglio, ci ammannisce la finizioni migliori di scienza l’ha
propria visione del mondo, trion- fornita l’insospettabile S. Tommafante nell’area della propaganda. so d’Aquino che nel Trattato De
E da questo punto di vista é un Fide ha scritto: «Appartiene alla
idiota di lusso che ci propone epi- natura della scienza il ritenere
stemologie povere e riduttive». che sia impossibile che ciò che è
Già, soprattutto in Italia, ma non detto sia diversamente da com’è».
solo, negli ultimi anni si è andata Naturalmente, questa definizione
delineando una figura di scienzia- vale sia per le scienze sperimentato che, dimentico dei limiti del li, come la fisica, che per quelle
suo metodo, pretende, in nome di astratte come la matematica o la
esso, di pontificare su tutto e su stessa filosofia. Da questa semplitutti. Filosofo è chi vede il Tutto, ce ma efficace definizione si capinon chi scambia, anche se in buo- sce come la scienza, in generale,
na fede, la parte per il Tutto; me- sia una conclusione dedotta da
glio ancora, occorre vedere principi, da assiomi evidenti. Ovl’Intero, in altre parole il Tutto viamente, tale conclusione deve
comprese le relazioni fra le parti. essere in linea con i principi di
ß
partenza, secondo la nota regola: matematica: è così perché lo dicolatius hos quam praemissae con- no tutti e mi vergogno a dire il
clusio non vult, altrimenti siamo contrario! Giustamente, meritealla presenza di un sofisma, di un rebbe una sonora bocciatura. In
paralogismo e non di una proposi- scienza, l’argomento democratizione scientifica. Partendo dalla co, così come quello d’autorità
definizione tomista, un grande fi- non vale: anche se l’autorità è
losofo dei nostri giorni – padre quella di un premio Nobel! DiffeG.Barzaghi – ha coniato una defi- rente, ovviamente, sarà l’approccon
una
disciplina
nizione di scienza che non patisce cio
contraddittorio, eccola: «(scien- sperimentale come la fisica o –
za) è una conoscenza certa ed evi- ancor meno precisa – la zoologia.
dente di un enunciato o In fisica, per restare a Galileo, il
proposizione in forza del suo per- grande pisano ha dovuto fare degli
ché prossimo, adeguato e pro- esperimenti per scoprire la legge di
prio». La conoscenza scientifica, caduta dei gravi: non bastava la
dunque, è una perfetta combina- semplice ispezione dei termini delzione di certezza soggettiva, – se la proposizione. In zoologia, verimanca l’io conoscente-razionale, ficare il perché prossimo adeguato
non si può neppure iniziare l’av- e proprio è ancora più difficile e
ventura scientifica – ed evidenza con risultati meno precisi. Analizoggettiva, riscontrabile da tutti. ziamo la proposizione – sempre
D’altro canto, è ovvio che la cer- del padre Barzaghi – «Tutti i gatti
tezza soggettiva non basta: io pos- hanno la coda». I gatti sono aniso anche essere convinto, in mali e devi controllarli tutti, empibuona fede, di una cosa che poi ricamente, ad uno ad uno. Come
non ha riscontri nella realtà. Per fai a controllare quelli che c’erano
restare nell’ambito scientifico, ba- prima di te? E quelli che verranno
sti pensare alla convinzione pres- dopo? Capite che la precisione,
soché unanime, in pratica fino a l’adeguatezza del perché non potrà
ieri l’altro, dell’esistenza dell’ete- mai essere quella della fisica e mere, fino a che l’esperimento – ese- no che mai quella della matematiguito nel 1877 – di Michelson e ca; dunque, non si può pretendere
Morley – nonostante la convin- di conoscere astrattamente – la legzione favorevole di partenza dei ge di caduta dei gravi, le code dei
due fisici – dimostrò l’inesistenza gatti, le papille gustative dei dudell’etere. In ambito scientifico gonghi – ciò che, invece, va conoccorre sempre dimostrare la tua trollato empiricamente: si cade
convinzione; bisogna trovare nell’assurdo. Ugualmente, – forqualcosa d’estraneo – un ragiona- se l’immagine è ancor più icastica
mento sillogistico o un esperi- – non si può pretendere di controlmento – di estrinseco alla nostra lare empiricamente, ciò che vale
soggettività, convincimento o assolutamente in astratto: immapersuasione. Qualcosa che valga ginate di andare in giro a caccia di
qui e ovunque, ora e sempre, per triangoli col goniometro, anziché
tutti quelli che si mettono nelle studiarvi la dimostrazione presenstesse condizioni. Nessuna cono- te in qualsiasi libro di geometria
scenza scientifica tollera la propo- delle superiori. D’altronde, si sa,
sizione: è così perché lo dico io o o si dovrebbe sapere che “un milo dice tizio o, per assurdo, lo di- liardo di casi particolari non fanuna
teoria”!
Dunque,
cono tutti; la conoscenza scientifi- no
ca, per motivi intrinseci, non può concludendo questa parte di natumai essere democratica. Natural- ra epistemologica che ci servirà
mente, abbiamo tanti tipi di scien- per mettere meglio a fuoco il
ze: astratte e sperimentali. La “caso”Galileo: il perché adeguamatematica appartiene al primo to, prossimo e proprio della scientipo: si prende una proposizione, za moderna, non a caso detta
si studia, e si risolve il problema galileiana, perché portata a comdalla semplice ispezione dei ter- pimento da Galileo, utilizzerà –
mini. Facciamo l’esempio propo- per dirla con la professoressa
sto
dal
padre
Barzaghi, Laura Boccenti – il linguaggio
analizzando la proposizione: «La matematico ed il metodo induttivo
somma degli angoli interni di un sperimentale. In altri casi, vedi
triangolo sul piano è uguale a Relatività Generale, si utilizzerà il
180». E’ chiaro che non andiamo metodo assiomatico-deduttivo.
in giro con il goniometro a verificare che tutti
i triangoli abbiano la
somma degli angoli interni pari all’angolo
piatto: lo sappiamo a
priori, per ogni triangolo disegnato sul piano;
nell’ambito della geometria euclidea, in altre
parole, partendo dai
suoi cinque postulati
che non si possono dimostrare l’uno dagli altri”, lo possiamo anche
dimostrare. Immaginate, ad un’interrogazione
del primo anno del liceo
scientifico, uno studente che alla domanda sulla somma degli angoli
interni, risponde in
questo modo al prof. di San Tommaso d’Aquino
14
Cultura
Alla riscoperta dei grandi d’ogni tempo che hanno
I
San Francesco in meditazione
olio su tela cm 123x 92,5
Roma, chiesa di San Pietro a
Carpineto in deposito presso
la Galleria Nazionale
d’Arte antica
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
saputo rendere visibile ciò che non si vedeva
A
CARAVAGGIO
Caravaggio l’antiaccademico, Caravaggio che non mistifica, che
non nasconde il suo essere concretamente uno del popolo, calato
nella veracità del suo tempo, entusiasta della cristianità dei primordi ispirata ai dettami della povertà e della semplicità.
nvito all’
Natività con i
santi Lorenzo e
Francesco
olio su tela
cm 268 x 197
rte
La Collezione Finocchiaro del Museo
Civico di Castello Ursino
Adriana Ginammi Crisafulli
C
ATANIA – Castello Ursino punto e a capo. E’
stata inaugurata al Castello Ursino la mostra dedicata alla Collezione Finocchiaro che, fino al
21 marzo prossimo, vede riuniti per la prima volta in
un’unica esposizione una cinquantina di dipinti appartenuti al giureconsulto catanese Giovan Battista Finocchiaro e da lui assegnati con lascito testamentario alla
città di Catania nel 1826. Si tratta del “gioiello” più prezioso fra i tesori d’arte custoditi all’interno del Castello
e resi finalmente fruibili alla cittadinanza e ai visitatori
forestieri grazie a
questa mostra organizzata dalla
Soprintendenza
per i Beni Culturali e Ambientali di Catania
con il sostegno
dell’Assessorato Regionale ai
Beni
Culturali
in collaborazione con il Comune di Catania che
ha messo a disposizione le opere e
le sale del Castello Ursino. Curatore scientifico
de “La Collezione Finocchiaro
del Museo Civico di Castello
Rebecca al pozzo, autore ambito
Ursino” è Luimeridionale, LGT
T
stimoni delle predilezioni
sa Paladino che ha spiegato come,
pittoriche dei collezioni“pur dimezzata da una lunga storia
sti palermitani fra il Sette
di dispersioni, oblìo e incuria l’espoe l’Ottocento - figurano
sizione riunita della quadreria Finocveri gioielli delle collechiaro (originariamente costituita
zioni civiche: soggetti reda 123 pezzi ridottisi a 74) è il priligiosi con incursioni nei
mo frutto di quest’opera di indagine
generi mitologico, allesui tesori semi-sconosciuti del Castelgorico, del paesaggio, del
lo Ursino. “Dei 52 dipinti in mostra
ritratto, della battaglia e
– aggiunge la Paladino – metà sono
d’historia antica. In moinediti, dunque fonte di grande intestra opere di Polidoro da
resse per gli studiosi e gli appassioCaravaggio, Simone de
nati. Riunire questa preziosa raccolta,
Wobreck, Matthias Stola cui identificazione è stata un’operamer, Pietro Novelli, Giazione impegnativa e importante, vuol
como Lo Verde, Mattia
essere un’occasione per svelare alla
Preti, Gaspare Serenarcittà lo spessore culturale della sua
lo e Giuseppe Patania,
storia passata e, auspichiamo, anche
pittore
contemporaneo
di quella futura”. Tre storiche dell’ardel proprietario-mecenate della Soprintendenza hanno collate Giovanbattista Finocborato alla realizzazione della mostra
chiaro, che a Palermo fu
- Roberta Carchiolo, Stefania MauPrimo Presidente della
geri e Maria Busacca - mentre l’alleGran Corte di Giustizia
stimento è stato curato dall’architetto
del Regno di Sicilia. Fra
Giovanni Patti che ha seguito anche
le curiosità in mostra anquello spettacolare della Wunderche l’unica copia esistente
kammer nell’ex Manifattura Tabacchi
del quadro di Caravaggio
inaugurata insieme a Pulcherrima Res
rubato 40 anni fa a Pain via Crociferi (Chiesa San France- Mosé e la caduta della manna, part, autore
lermo dalla mafia: ovvero
sco Borgia. Vedi nota in basso). Do- ambito napoletano
quella “Natività fra i Santi
cumento-chiave per l’identificazione
delle opere di Finocchiaro è stato per gli storici della Lorenzo e Francesco” realizzata da un pittore contemSoprintendenza l’elenco contenuto nel verbale che nel poraneo di Michelandelo Merisi, Paolo Geraci. Dell’ori1826 accompagnò il viaggio di questi dipinti sbarcati a ginale “Natività”, com’è noto, non si sa nulla dal 1969
Catania da Palermo su un veliero chiamato La Fortu- anche se recentissime rivelazioni del pentito Spatuzza la
na, e consegnati al principe cadetto Manganelli. Fra danno per distrutta dai topi. Orari da lunedì a sabato
le 52 opere superstiti esposte nel Museo Civico – te- 9-13 e 15-19. Domenica 8.30-13.30. Ingresso libero. Il Grande Gioco, forme d’arte
in Italia 1947-1989
re grandi mostre per descrivere e interpretare quarant’anni di storia italiana. Avendo nell’arte il punto
focale, inserendo però le espressioni artistiche nel
contesto culturale, sociale economico di decenni rivelatisi
cruciali per l’Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall’immediato dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono
stati gli anni della ricostruzione dopo una guerra tra le
più devastanti, ma anche del celebrato “miracolo italiano”, gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni
complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per capire ciò che è l’Italia di oggi, nell’economia, nella politica e, a suo modo, anche nell’arte.
Per la prima volta in modo organico una grande mostra cerca
di fare il punto su quel periodo magmatico, contraddittorio e
vivo come pochi, tentando fra l’altro di verificare come nel
corso di quei quarant’anni, l’arte abbia influenzato la società.
Emblematico il titolo della rassegna: “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 - 1989”, dove il “grande gioco” evoca ruoli, richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma soprattutto intende sottolineare come
il divenire della storia e dell’arte non possano essere affrontate per comparti, ma debba essere letto nelle interazioni e nelle rispettive e reciproche influenze.
Per realizzare una così importante rassegna tre realtà hanno unito gli sforzi: Il Comune di Lissone con il
suo Museo d’arte contemporanea, il Comune di Bergamo con la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e il Comune di Milano - Cultura, con i
suoi spazi della Rotonda di via Besana, strettamente affiancate dall’Assessorato alla Cultura della Regione
Lombardia. A ideare il progetto e curare la mostra Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio.
“Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947-1989” scrivono i curatori - fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente
al periodo ormai universalmente definito della Guerra
fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di
nuovi territori estetici da parte dell’arte e le relazioni, le
confluenze e/o influenze instauratesi in molti casi con architettura, cinema, design, editoria economia/industria,
fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione..
Si tratta di una trasversalità che recupera, ravvivandola a
partire dal secondo dopoguerra, la ricchezza dell’esperienza futurista, che intendeva entrare nei vari campi espressivi e sociali della realtà, come risulta evidente fin dalla
pubblicazione del primo manifesto avvenuta non su un
catalogo o una rivista d’arte, ma su Le Figaro, maggiore
quotidiano dell’epoca, con l’intento di rivolgersi in generale alla società e non solo agli addetti ai lavori dell’arte.
Negli anni dell’immediato dopoguerra gli artisti cercano di riprendere percorsi spesso interrotti dalla loro partecipazione al conflitto o, comunque, di ravvivare la
propria ricerca e di dare ad essa una nuova visibilità.
Sui due percorsi figurazione-astrazione gli artisti si dividono, rimanendo in parte nella scia di Corrente, allineati ad una visione realistica storicamente e ideologi-
camente connotata (il Fronte Nuovo delle Arti, 1946),
e in parte cercando, senza per questo rinunciare a un
impegno politico, nuove modalità espressive, sulla
scorta di esperienze come quelle condotte dagli astrattisti attivi già negli anni Trenta sia attorno alla Galleria del Milione di Milano, che in una situazione singolare come quella di Como, dove interagivano con
gli architetti razionalisti e in particolare con Terragni.
Questi ultimi, memori dei limiti che un regime può imporre anche alla cultura e all’arte, manifestano l’intolleranza per un inquadramento della loro libertà espressiva entro schemi realisti, ritenuti di retroguardia.
Il filone figurativo, stando agli effetti prodottisi nei decenni successivi al dopoguerra, non sembra avere sbocchi fecondi nella società alla quale peraltro ambiva, mentre la ricerca astratta si va espandendo e ramificando in vari filoni.
L’esposizione si sofferma su questa “storia”, proprio per
la sua diversificata evoluzione, per le conseguenze decisamente ampie che avrà sulla ricerca dei decenni successivi e
per le relazioni che si instaurano con i vari aspetti della cultura e della società e dell’economia dell’epoca. Le forme
dell’avanguardia e della neoavanguardia si diffondono nella
realtà, diventano vita, anche se la maggior parte della gente
non ha consapevolezza da dove quelle forme provengano”.
La mostra si articola sui tre spazi espositivi secondo
una successione temporale che affida al Museo d’arte contemporanea di Lissone gli anni dell’immediato dopoguerra fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano il periodo 1959-1972 e alla GAMeC
di Bergamo gli anni più recenti, dal 1973 al 1989.
Si annuncia che una rilettura di sintesi della mostra si terrà
a partire dal 3 luglio fino al 26 settembre 2010 presso la
sede del Museo d’Arte di Lugano.
G. L.
Economia
N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre
15
A cura di Gianfranco D’Ettoris
7,5 miliardi dalla lotta all’evasione
L
a lotta all’evasione fiscale frutta 7,5 miliardi
di euro. Il dato è fornito
da Equitalia che spiega: i dati
proiettati a fine anno sull’andamento delle riscossioni da
ruolo indicano un incremento
complessivo del 7,5% medio
rispetto al corrispondente dato
del 2008 e dell’12% sul 2007. Il
valore previsionale degli incassi al 31 dicembre di quest’anno
si attesta a oltre 7,5 miliardi,
che corrispondono all’importo
recuperato dei tributi non pagati dai contribuenti ma dovuti ai vari enti impositori (ruoli
erariali, ruoli previdenziali e
ruoli di enti non statali). Da
segnalare - indicano da Equitalia - anche l’incremento del
13,3%, rispetto al 2008, delle
riscossioni riguardanti le grandi
morosità (debiti oltre 500 mila
euro). Il risultato positivo, maturato tra l’altro in un momento
di congiuntura economica sfavorevole, - si spiega - è stato
conseguito anche grazie allo
strumento delle rateazioni delle cartelle che ha consentito ai
contribuenti in difficoltà di regolarizzare la propria posizione
con il Fisco. Nel 2009 sono state concesse 445 mila rateazioni
(+155% sul 2008). In totale le
dilazioni di pagamento hanno
raggiunto quota 620 mila per
un importo di oltre 10 miliardi
di euro. “I dati sull’andamento delle riscossioni da ruolo
rappresentano un significativo
contributo del gruppo Equitalia
alla collettività - commenta il
direttore generale di Equitalia
spa, Marco Cuccagna - L’incremento degli incassi dei tributi
non pagati, soprattutto in una
fase di Pil negativo, va a tutto
vantaggio dei cittadini che pagano regolarmente le tasse. Il
successo delle rateazioni - sottolinea Cuccagna - si traduce in
un aiuto concreto a cittadini e
imprese in difficoltà e consente di ottimizzare il rapporto tra
società di riscossione e contribuenti. Questo è un obiettivo
strategico per tutto il gruppo
Equitalia”. Dal prossimo 1
gennaio 2010 scattano gli adeguamenti delle tariffe di pedaggio autostradale delle società
concessionarie. Lo comunica
l’Anas indicando che “sono stati firmati, infatti, i decreti di
concerto dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e
dell’Economia e delle Finanze
che, sulla base dell’istruttoria
condotta dall’Anas, fissano il
livello degli aumenti tariffari”.
Aumenti proposti dall’Anas
sulla base delle convenzioni
stipulate con le società concessionarie. L’istruttoria ha tenuto conto per ciascuna Società
concessionaria della relativa
situazione giuridica, con particolare riferimento agli impegni
assunti dalle Società per nuovi
investimenti e per la manutenzione della rete. Gli aumenti
sono del 2,40% per Autostrade
per l’Italia, la concessionaria
(gruppo Atlantia) che gestisce
la principale rete autostradale italiana. Questi gli altri aumenti: Ativa 6,23%; Autostrada
del Brennero 1,60%; BresciaPadova 6,56%; Centropadane 0,74%; CISA 1,76%; Fiori
S.p.A. 1,15%; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,41%;
Tangenziale di Napoli 2,17%;
Rav 0,94%; Salt 1,50%; Sat
2,11%; Autostrade Meridionali
1,43%; Satap tronco A4 (Novara Est-Milano 15,83%; Torino-Novara Est 15,29%); Satap
tronco A21 9,70%; Sav (Autostrada 1,36%; Raccordo Gran S.
Bernardo 1,04%); Sitaf 2,35%;
Torino-Savona 1,47%; Strada dei Parchi 4,78%.
Non sono stati ricono-
Valentina Pacetti
Territorio, competitività e
investimenti esteri
Carocci
pp. 160 €. 20,50
La globalizzazione ha reso sempre più
esplicita la competizione fra territori.
Le regioni europee si sono trovate così a
competere per attrarre entro i propri confini imprese e investimenti in grado di
sostenere e promuovere i loro modelli di
sviluppo. In questo campo di intervento
si intrecciano marketing territoriale, politiche locali (e nazionali) di sviluppo e
attività delle agenzie di promozione.
David Randall
Il giornalista
quasi perfetto
Laterza
pp. 372 €. 15,00
Come si diventa un buon giornalista. Che
cos’è una notizia. Come scovarla. Come
gestire le fonti. Come aprire un articolo.
Come si organizza un pezzo. Quali sono
i modi di raccontare. Come riportare gli
eventi più drammatici. Cos’è un articolo
di cronaca. Cos’è un articolo di commento. Come usare la rete. Questo e molto
altro in un prontuario letto da giornalisti
di tutto il mondo, semplice, diretto, ricco
di aneddoti.
sciuti incrementi tariffari per
il Consorzio per le Autostrade
Siciliane (Messina-Catania e
Messina-Palermo), per Autovie
Venete S.p.A. e per Asti-Cuneo.
Le tariffe di pedaggio della società Cav sono state ridotte,
rispettivamente, del 1,00% per
l’A4 Venezia-Padova tangenziale ovest di Mestre e raccordo con aeroporto Marco Polo,
e del 1,18% per il Passante di
Mestre. L’Aiscat, l’associazione delle società autostradali,
calcola che “il valore medio
ponderato sul traffico dell’incremento tariffario su base nazionale è pari al 2,71%”. L’associazione “ricorda che nel valore
complessivo pagato dall’utente
è compreso il sovracanone in favore dell’Anas, che graverà sui
L
veicoli leggeri per 3 millesimi di
Euro al chilometro e per 9 millesimi al chilometro per i veicoli
pesanti: il tutto a fronte di oltre 3
miliardi di investimenti da parte
delle concessionarie nell’anno.
Tali valori di sovracanone che le
concessionarie riversano direttamente nelle casse dell’Anas indica l’Aiscat - genereranno un
gettito prevedibile di circa 270
milioni di euro”. L’entità degli
aumenti varia “anche quest’anno sul territorio in funzione sia
degli arrotondamenti sia delle
specifiche concessioni, dato che
la formula tariffaria non è unica
e la nuova normativa provoca
un effetto di compressione degli
adeguamenti tariffari su un numero di anni di concessione più
ridotto”. “Dopo il forte balzo in
avanti deciso ieri da Agip, oggi
tutte le altre compagnie si adeguano posizionandosi intorno
a 1,325 euro/litro sulla benzina
e a 1,169 euro/litro sul gasolio.
E la tendenza all’aumento, almeno sul mercato dei prodotti
raffinati del Mediterraneo, non
si è ancora esaurita”. Lo rileva
la Staffetta Quotidiana che, monitorando i prezzi dei carburanti, sottolinea che “ieri infatti si
è registrata una nuova chiusura
in forte rialzo che lascia aperta
la possibilità di nuovi rincari a
cavallo di capodanno”. La benzina “é aumentata oggi tra i 10 e
i 16 millesimi” e il gasolio “tra i
5 e i 20”. “L’allineamento tra le
diverse compagnie è quasi perfetto, fatta eccezione per Shell
(1,337 /litro la verde e 1,182 /
litro il gasolio) ed Erg, (rispettivamente 1,319 e 1,164 /litro)”.
Giorgio Lambrinopulos
Commissione massimo scoperto,
Antitrust conferma denunce Aduc
’Antitrust, con un comunicato diffuso oggi su una
loro segnalazione a Governo, Parlamento e Bankitalia (1),
conferma cio’ che stiamo denunciando da mesi: sulle commissioni di massimo scoperto ridefinite
dall’art.2bis della legge 2/2009
(valide solo quando il cliente ha un
fido e lo scoperto dura piu’ di 30
giorni) le banche hanno fatto carte
false; a fine giugno sono entrate in
vigore le nuove commissioni che,
cambiando solo nome, non solo
hanno confermato le vecchie, ma
sono diventate piu’ onerose (2),
fino a quindici volte in piu’. Questo fino all’entrata in vigore della
legge 3/8/2009 n.108 in base alla
quale lammontare del corrispettivo
omnicomprensivo per il servizio
U
di messa a disposizione delle somme non puo’ superare lo 0,50%
per trimestre dellimporto dellaffidamento. A suo tempo avevamo
chiesto, ignorati, l’intervento del
ministero dell’Economia, sino allo
scorso settembre in cui avevamo
inviato una lettera a Bankitalia
denunciando iniquita’ ed esosita’,
nonche carenze e violazioni dal
punto di vista giuridico: l’art. 118
del Testo Unico Bancario -cui le
banche hanno fatto riferimento per
introdurre le nuove clausole- non
legittima una modificabilita’ indiscriminata dei contratti bancari
(3). Stiamo ancora aspettando una
risposta da Bankitalia... e la segnalazione odierna dell’Antitrust
potrebbe essere buona occasione
perche’ l’istituto diretto da Mario
Il Medioevo coltivò una intensa passione
per le spezie, che si prestavano ad essere
usate nei più vari ambiti, dalla gastronomia alla medicina ai cerimoniali religiosi.
Una infatuazione che fu davvero un motore di prima importanza per lo sviluppo
degli scambi commerciali, le conquiste, la
crescita economica. Perché le spezie erano
così richieste, e così costose? Ce lo racconta questo libro.
Franco Farinelli
La crisi della ragione
cartografica
Einaudi
pp. 249 €. 18,00
La globalizzazione significa da un lato che,
per la prima volta nella storia dell’umanità, la Terra chiede di essere considerata per
ciò che essa davvero è, cioè un globo e non
una mappa; dall’altro che per il funzionamento del mondo tempo e spazio hanno
perso quasi ogni importanza. Ecco perché
la globalizzazione resta un fenomeno cosi
difficile da capire.Lo spazio e il tempo moderni sono il prodotto della sostituzione
del mondo con la carta geografica.
(1)
http://investire.aduc.it/notizia/anti ...
rmellata+nuove_114954.php
(2)
http://www.aduc.it/comunicato/
banca+b ... issioni+massimo_15732.php
(3) http://investire.aduc.it/comunicato/c
... bancari+lettera_16267.php
Vincenzo Donvito,
presidente Aduc
A cura della CONFEDILIZIA di Crotone - Via Lucifero 40 - Tel. 0962/905192
Sito Internet: www.godel.it/confediliziakr
tilità
Paul Friedman
Il gusto delle spezie
nel Medioevo
Il Mulino
pp. 336 €. 28,00
Draghi colga l’occasione per fare
chiarezza su quanto segnalato e
denunciato. Allo stato dei fatti, intanto, prendiamo atto di non essere
soli a denunciare il comportamento illecito e illegale delle banche,
che’ inganno i correntisti e, in mala
fede, profittano di ogni occasione,
anche quelle che dovrebbero essere migliorative per chi fruisce dei
loro servizi, per mostrare la loro
natura strutturale di sanguisughe.
Enrico Caniglia
La notizia
Laterza
pp. 204 €. 19,00
La tesi di Enrico Caniglia è questa: non
sono i media a produrre senso comune
ma è il senso comune che rende possibili
i fenomeni mediatici. “Lo scopo del libro
non è quello di proporre una nuova teoria
dei media o del giornalismo, ma di illustrare e di mettere alla prova un approccio
alternativo, più attento agli aspetti pratici,
per l’analisi empirica dei fenomeni mediatici”.
V. castronovo, G. Paoloni
Fastweb 1999-2009
Laterza
pp. 224 €. 24,00
Nel 1999, anno di grandi trasformazioni
per le telecomunicazioni italiane, a Milano
nasce Fastweb. Dopo dieci anni la scommessa di Fastweb è stata coronata dal successo: la sua rete è lo standard dei servizi
Internet di nuova generazione e la sua presenza sul mercato si è estesa da Milano a
tutta l’Italia, facendone oggi il protagonista
di maggiore impatto fra quelli sorti dalle
liberalizzazioni e dall’euforia per la net
economy.
Dario Edoardo Viganò
Dizionario della
comunicazione
Carocci
pp. 1309 €. 115,00
Moderno e funzionale nella sua architettura interna, il Dizionario della comunicazione coniuga esattezza scientifica,
rigore metodologico e una decisa vocazione all’approfondimento con chiarezza
espositiva e agevolezza di consultazione.
Tali caratteristiche rendono l’opera ideale sussidio didattico per studenti universitari, ma anche valido strumento informativo per tutti coloro che operano nel
settore della comunicazione.
Nicola Acocella
Elementi di politica
economica
Carocci
pp. 408 €. 28,10
Il presente volume introduce allo studio
della politica economica in modo piano,
con ampi riferimenti alla realtà, in alcuni
casi facendo appello all’intuizione e con
limitato uso di strumenti analitico-formali. Persegue l’obiettivo di abituare lo studente a ragionare in termini di possibili
scelte alternative, tenendo conto sia dei
diversi effetti di ognuna sia dei vincoli
istituzionali e politici.
Rudolf AlleRs
Psicologia e cattolicesimo
Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini
e una presentazione di Ermanno Pavesi
Rudolf Allers
Psicologia e cattolicesimo
Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini
e una presentazione di Ermanno Pavesi
Allers è considerato uno dei più lucidi ed efficaci critici del sistema psicoanalitico freudiano - Louis Jugnet l’ha definito «l’anti-Freud» -; egli ne ha criticato
sia il metodo che l’antropologia. All’idea di uomo scisso sia al suo interno che
dal mondo, Allers contrappone quella di uomo come un “intero”, ossia una interrelazione di parti non separabili l’una dalle altre e strettamente interconnesse
tra loro, tanto che non è possibile una modifica in una di queste parti senza
che ci sia una influenza anche sulle altre. Inoltre, l’uomo è intimamente legato
al mondo che lo circonda. La presente opera, edita a Londra nel 1932, costituisce - insieme a The Successful Error del 1940 - la pars destruens del lavoro
di Allers. In questo lavoro l’intellettuale cattolico prende in esame le basi teoriche di quelle che all’inizio del secolo scorso venivano chiamate le “nuove psicologie” - la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler - in contrapposizione alla psicologia sperimentale della fine del diciannovesimo secolo.
I-88900 Crotone, via Lucifero 40
tel. 0962/90.51.92 fax 0962/1920413
ISBN 978-88-89341-17-9
pp. 160, € 14,90
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Il popolo vuole un`Italia migliore