PERIODICO INDIPENDENTE CULTURALE - ECONOMICO DI FORMAZIONE ED INFORMAZIONE REGIONALE Via Lucifero 40 - CROTONE - Tel. 0962/905192 - Fax 1920413 DIREZIONE - REDAZIONE - AMMINISTRAZIONE - Via Lucifero 40 - Crotone 88900 - Tel.(0962) 905192 - Fax (0962) 1920413 Iscr.Reg.Naz. della Stampa n. 4548 del 12.02.1994 - ROC n. 2734 SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - 45% art. 2 comma 20/b L. 662/96 - Poste Italiane Filiale di Catanzaro - Gruppo 3° - mensile pubblicità inferiore al 50% - tassa pagata - tax paid Direttore Editoriale Pino D’Ettoris - Direttore Responsabile Tina D’Ettoris - Abbonamenti: euro 26,00 - Contributo Sostenitore euro: 50,00 - Estero euro: 100,00 c.c.p. 15800881 intestato a IL CORRIERE DEL SUD Sito Web: www.corrieredelsud.it - E-Mail: [email protected] - [email protected] - [email protected] ASSOCIATO ALL’USPI 1,00 Anno XVIII N° 18/2009 - 31 dicembre UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA C REGIONALE Via Lucifero 40 - CROTONE - Tel. 0962/905192 - Fax 1920413 «Sforziamoci per fare le riforme insieme. Ce lo chiede la gente» Il popolo vuole un’Italia migliore Questa la dichiarazione di Berlusconi a proposito delle riforme Giorgio Lambrinopulos ‘L e riforme dobbiamo farle insieme, sforziamoci, perché ce lo chiede la gente. Il dialogo e’ richiesto dal Paese’. E’ l’invito di Bonaiuti ‘E’ quindi interesse di tutti, anche della sinistra riformista, arrivare ad un dibattito piu’ sereno’ ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio intervenendo a ‘Radio anch’io’ su Radio Rai. Per Bonaiuti ‘Berlusconi e’ piu’ determinato e positivo di prima’ e ‘in perfetta forma’. L’Italia ‘sta uscendo bene dalla crisi’. Sono al lavoro per cambiare in meglio l’Italia. In una lettera inviata ai militanti del Pdl che partecipano al forum ‘Forzasilvio.it’, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rinnovato il suo impegno ed ha ribadito l’obiettivo della campagna di terramento del Pdl, che e’ quello di raggiungere un milione di adesioni. ‘Un milione di persone - scrive Berlusconi - che chiamo a lavorare insieme a noi a favore del bene del Il segretario del PD Pierluigi Bersani Il pentito Gaspare Spatuzza nostro Paese e degli italiani’. “La ringrazio per il sostegno e l’incoraggiamento di questi giorni”. Nella lettera ai militanti del Pdl che partecipano al forum Forzasilvio.it, resa nota dall’esponente del Pdl di distruggere, che vogliono il bene di tutti e a nessuno augurano il male”. “Come sa, ho ripreso a lavorare - prosegue la lettera - perché tante sono ancora le cose da fare per mantenere fede al mio impegno con Trento Claudia Povoli, il premier ha fatto sapere di essere “molto confortato” perché si è accorto di “essere circondato e sostenuto dall’affetto di tante persone come Lei, che vogliono costruire e non Scajola: «Eviteremo speculazioni» I l tasso di inflazione nel 2009 si e’ attestato al +0,8%, il livello più basso da 50 anni. Lo ha comunicato l’Istat. Si tratta del livello minimo registrato dal 1959, quando l’inflazione segno’ un -0,4%, spiega l’Istat comunicando la stima preliminare. Nel 2008 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettivita’ aveva registrato un +3,3%. Nel 2009 anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) ha segnato un +0,8% (+3,5% nel 2008). ‘’Il dato sull’inflazione media 2009 ai minimi da 50 anni, e’ una conferma della severita’ della crisi ma anche del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non e’ stato penalizzato ed e’ anzi in molti casi aumentato’’. Cosi’ il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, commenta i dati Istat sull’inflazione media nell’anno appena trascorso. ‘’La ripresa tendenziale dell’inflazione in dicembre e’ un indice di ripresa dei consumi e delle attivita’ economiche’’, prosegue Scajola, aggiungendo che ‘’in questa fase di avvio della ripresa dobbiamo impegnarci a rilanciare la crescita ma anche a tenere sotto controllo i prezzi per evitare effetti speculativi soprattutto sui prodotti di largo consumo’’. Per questo, ricorda il ministro, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato per il 19 gennaio i produttori di pasta, ‘’settore nel quale si sono verificati forti variazioni tra i prezzi delle materie prime e i prezzi al consumo. E cosi’ faremo conclude - anche per altri settori’’. fisco mette mano al portafoglio e restituisce in questi giorni 900 milioni di euro di rimborsi fiscali. Ad annunciare l’operazione, che ha un deciso effetto anti-crisi, è l’Agenzia delle Entrate che traccia anche un bilancio. Nel 2009 sono stati erogati rimborsi per oltre 14,6 miliardi di euro “con più di 2 milioni di rimborsi effettuati, a famiglie e imprese che potranno beneficiare di immediata liquidità in un momento di crisi economico-finanziaria”. Sono 19 le societa’ quotate nella cosiddetta ‘black list’cui Consob chiede la diffusione di dati mensili mentre 20 sono nella lista ‘grigia’.Queste ultime, pur non presentando uno stato di crisi aziendale conclamata, su richiesta dell’Autorita’ sono tenute a intensificare l’informativa trimestrale. Niente cappotti, giacconi, tailleur e abiti da uomo i cui acquisti sono stati rinviati ai saldi, ma un maggior ricorso ai mercatini; un parziale recupero delle vendite dei libri e un lieve calo dei pranzi al ristorante. Ma nel complesso i consumi durante le feste di Natale non hanno registrato alcun crollo, ma un andamento in linea con la debolezza della domanda interna e con qualche timido segnale Continua a pag 2 Lei e con tutti gli italiani: cambiare in meglio la nostra Italia. Come ho detto a Milano in Piazza Duomo - prosegue Berlusconi l’obiettivo della campagna di tesseramento del Pdl è raggiungere un milione di adesioni. Un milione di persone che chiamo a lavorare insieme a noi a favore del bene del nostro Paese e degli italiani Sul tema delle riforme e’ intervenuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti: ‘le riforme dobbiamo farle insieme, sforziamoci, perche’ ce lo chiede la gente. Il dialogo e’ richiesto dal Paese. E’ quindi interesse di tutti, anche della sinistra riformista, arrivare ad un dibattito piu’ sereno. C’e’ una bozza gia’ pronta che e’ la bozza Violante da cui si puo’ partire’, aggiunge Bonaiuti che indica anche alcuni punti sui quali potrebbe esserci gia’ convergenza come intervenire sul ‘bicameralismo, ridurre il numero dei parlamentari, aumentare i poteri del premier e snellire i procedimenti di formazione delle leggi’. Il ‘vero buco nero - sottolinea Bonaiuti - e’ la giustizia. Ma quando di parla di leggi ad personam si fa finta di dimenticare, perche’ lo sanno benissimo, che Berlusconi ha subito 2500 udienze, 547 perquisizioni ed e’ stato indagato e preso di mira da 679 Pm. C’e’ qualcosa di anomalo ed e’ l’uso politico della giustizia’. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ribadisce la disponibilita’ al dialogo con l’opposizione. ‘Ma questo - dice non puo’ portare ad accordi di piccolo cabotaggio, ne’ possiamo accettare che l’opposizione rivendichi una sorta di improprio diritto di veto. Ecco perche’, a questo punto - spiega - se l’opposizione puo’ e vuole collaborare, bene; ma se invece pensa di poter bloccare tutto, deve sapere che la maggioranza e’ pronta ad andare avanti anche da sola, rispettando il patto elettorale approvato dalla larga maggioContinua a pag 2 Mike Rapport 1848. L’anno della rivoluzione Laterza pp. XII-579 €. 24,00 Il 22 febbraio 1848 Parigi si sveglia sotto un cielo grigio e carico di pioggia. Le raffiche di vento portano per le strade una triste acquerugiola. Alle nove una folla di manifestanti operai disoccupati, donne e bambini - si riunisce in place de la Madeleine, dalla quale deve prendere avvio la marcia di protesta. Tre giorni dopo, alle prime ore del mattino, la piazza esplode in un boato di giubilo: è stata proclamata la Repubblica! Parigi è la prima città a cadere sotto i colpi della rivoluzione… Politica 2 Segue dalla prima ranza degli italiani. Il Paese ha bisogno di riforme profonde, e non puo’ attendere oltre misura’. Sulla stessa linea il ministro per l’Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, secondo cui non c’e’ tempo da perdere, ne’ la classe politica puo’ sottrarsi al dovere di fare le riforme. La fase costituente auspicata da Rotondi e’ ‘condivisibile’, secondo Giorgio Merlo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione di vigilanza Rai. Merlo invita quindi ad ‘isolare politicamente tutti coloro che hanno una concezione estremista e insultante della politica. Tanto nella maggioranza quanto nella opposizione’. ‘Per aprire il percorso delle riforme non servono proclami - e’ l’opinione del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa - la politica deve darsi scadenze precise e dimostrare che c’e’ la reale volonta’ di aprire questo nuovo corso, richiamando i falchi e limitando i personalismi’ Intanto se la ride un po’ Silvio Berlusconi. scrive il collega Adalberto Signore sul Il Giornale che : Perché il fatto che un’eventuale telefonata tra lui e Pierluigi Bersani possa diventare motivo di imbarazzo per il segretario del Pd la dice lunga sullo stato dei rapporti tra maggioranza e opposizione. Già, perché se la visita al San Raffaele di Milano dopo l’aggressione in piazza Duomo era un atto dovuto, una telefonata di auguri è davvero troppo per chi nel Pd continua a sostenere che un confronto sulle riforme con Pdl e Lega è pressoché impossibile. Ed è proprio il giallo della telefonata di Bersani al Cavaliere a tenere banco per tutta la giornata. Con Paolo Bonaiuti - fu proprio lui l’artefice del faccia a faccia al San Raffaele - che conferma la smentita del segretario del Pd. «Non mi risulta che si siano sentiti», spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per fugare ogni dubbio. Che in verità resta, perché sono in molti a sostenere che un qualche contatto ci sia stato - c’è chi ipotizza una telefonata di Bersani a Gianni Letta per discutere della candidatura di Massimo D’Alema al Copasir - e perché sarebbe davvero contro ogni bon ton istituzionale che Bonaiuti smentisse il segretario del Pd. Quale sia la verità, peraltro, poco importa. Perché, spiega un ministro vicino al Cavaliere, «il fatto che il capo dell’opposizione sia costretto a vergognarsi solo dell’eventualità di una telefonata al capo del governo» è «il termometro di quale sia lo stato in cui versa il Pd». La conferma delle perplessità che Berlusconi continua a manifestare in privato sulla effettiva possibilità di un dialogo per le riforme. Il Pd - è il senso del ragionamento del premier non si sgancerà mai davvero da Di Pietro e non riuscirà a mettere all’angolo la fronda interna. Nomi e cognomi li fa Bonaiuti, convinto che «Franceschini e Veltroni» stiano «remando contro dall’interno». Dall’esterno, invece, ci pensa l’Italia dei valori, con l’ex pm che non fa altro che «sparare cannonate Giorgio Lambrinopulos Segue dalla prima di ripresa. A fare un primo bilancio dell’andamento dei consumi durante le festività natalizie è la Confcommercio che ha realizzato un monitoraggio attraverso il sistema di rilevazione delle proprie federazioni: ristorazione, abbigliamento, grande distribuzione, alimentari, mercati, librerie. Il check della Fipe (la Federazione Italiana Pubblici Esercizi) indica che la ristorazione durante le festivita’ ha sostanzialmente tenuto rispetto all’anno precedente facendo registrare un lieve calo intorno all’ 1%, grazie anche all’effetto del contenimento dei prezzi praticato nei ristoranti, a fronte dei circa 10 milioni di clienti che hanno scelto di festeggiare al ristorante Natale e Capodanno. Una flessione decisamente piu’ marcata si e’ registrata nel milanese nel periodo natalizio a causa delle difficolta’ di mobilita’ stradale connesse alle forti nevicate registrate in quell’area. La partenza dei saldi generalmente molto anticipata - rileva Federmodaitalia - ha determinato un fermo totale della vendita dei capispalla, cioe’ di cappotti, giacconi, abiti e tailleur, a partire dai primi di dicembre. Gli accessori di abbigliamento, tipicamente regali natalizi, hanno invece registrato un trend assimilabile a quello dell’anno scorso. Nella grande distribuzione e’ andata bene la vendita dell’elettronica, trainata dai televisori di ultima generazione sui quali una spinta e’ arrivata dall’introduzione del digitale terrestre. E’ questa una delle novita’ messa in risalto da Federdistribuzione, la Federazione Associazioni Imprese Distribuzione di Confcommercio. Le famiglie hanno voluto mantenere vive le tradizioni legate al particolare periodo, aiutate in questo dalle forti politiche promozionali pianificate dalle aziende, quest’anno ancora piu’ presenti rispetto agli anni passati. I consumatori hanno privilegiato i prodotti di gastronomia, quelli regionali e in generale il prodotto ‘’made in Italy’’. Non sono mancati anche gli acquisti dei prodotti da regalo in tutti gli altri settori:oltre all’elettronica, si sono dimostrati vivaci anche gli acquisti dei prodotti per l’arredamento della casa, degli articoli sportivi, della profumeria e del bricolage. Dinamiche le vendite di abbigliamento anche se, come di consueto, c’e’ grande attesa per i saldi, che anche quest’anno si presentano come una grande occasione per acquisti convenienti e di qualita’. Secondo la Fida (Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione) i consumi nei negozi tradizionali hanno sostanzialmente tenuto, registrando un timido incremento che si attesta attorno al +0,5%. Sono calati sensibilmente i pacchi aziendali, ma in compenso il trend del regalo utile con prodotti tipici di qualita’ e’ in costante aumento. Positivi anche i dati delle vendite per il cenone della Vigilia e di Capodanno, segno che anche quest’anno in tanti hanno preferito consumarli a casa. Un leggero incremento delle vendite nel suo complesso non superiori all’1% viene rilevato dalla Fiva, la Federazione Italiana Venditori su Aree Pubbliche. Ci sono pero’ segnali contrastanti fra i diversi settori merceologici. Nel dettaglio non bene l’abbigliamento e le N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre Ambasciate chiuse in Yemen I l Giappone ha chiuso la propria ambasciata in Yemen. Lo riferisce l’agenzia giapponese Kyodo precisando che la chiusura comporta anche la sospensione dell’accettazione delle richieste di visto e altri servizi consolari. La Francia chiude al pubblico la propria ambasciata in Yemen per motivi di sicurezza. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri francese. Un convinto appello per un coordinamento concreto ed efficace, sia a Sanaa che a Bruxelles, fra i Paesi membri dell’ Unione Europea: lo ha rivolto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, all’ Alto Rappresentante per la politica estera dell’ Unione Catherine Ashton, durante una conversazione telefonica svoltasi questa mattina e dedicata interamente alla situazione in Yemen ed all’ impegno della comunita’ internazionale nella lotta al terrorismo. La Ashton - riferisce la Farnesina - ha condiviso l’ esortazione del capo della diplomazia italiana, concordando sulla necessita’ di un’ azione sempre piu’ coordinata fra i Paesi Ue. Prosegue intanto un intenso giro di consultazioni del ministro Frattini, che, in continuo collegamento con le capitali europee e con i suoi omologhi della regione del Golfo, e’ impegnato a promuovere l’ armonizzazione dell’ azione internazionale di contrasto e prevenzione delle minacce terroristiche. Uno dei tre terminali di uno dei principali aeroporti americani, quello di Newark (New Jersey) nei pressi di New York, e’ stato chiuso nella notte perche’ un uomo sarebbe riuscito ad entrare nell’area di imbarco eludendo i controlli. L’area d’imbarco e’ quella del terminal C, quello in cui opera in particolare la Continental. E’ stata svuotata da tutti i passeggeri, che sono stati controllati per una seconda volta. Le autorita’ aeroportuali hanno previsto da subito forti ritardi nei voli, anche perche’ le condizioni atmosferiche non sono buone, con le temperature sottozero nei pressi di New York. Il terminal ha riaperto i battenti, ma i disagi continuano: ore di fila ai check-in e poi agli imbarchi che sono stati riaperti al traffico alle 22.00 locali (le 04.00 italiane) dopo circa quattro ore di chiusura. Le file interminabili per arrivare i varchi sono dovute al fatto che tutto il terminal è stato sgomberato, compresi dunque i passeggeri già imbarcalzature, positive le vendite dei prodotti tessili per la casa, degli articoli prettamente natalizi e dei casalinghi e/o articoli da regalo, molto bene la piccola oggettistica e la bigiotteria. Si e’ speso meno nel Mezzogiorno e nelle aree insulari, meglio al Centro-Nord. Le vendite dei libri nel 2009 - rileva l’ Associazione Librai Italiani hanno fatto registrare un leggero calo rispetto a quelle dell’anno precedente ma il mercato ha parzialmente recuperato i volumi abituali nel periodo natalizio, confermando l’abitudine degli italiani a considerare il libro tra i regali preferiti perche’ sempre gradito, utile ed economico. G. L. cati sui rispettivi voli, che hanno dovuto ricominciare da capo. Il Terminal C dell’aeroporto Newark, uno dei due scali internazionali di New York, e’ rimasto bloccato dalle 18.00 locali di ieri (la mezzanotte in Italia) per ore per motivi di sicurezza. I controlli ai varchi sono stati interrotti senza spiegazioni e solo dopo un’ora di attesa un agente della Tsa ha annunciato a migliaia di passeggeri in fila che per una violazione non meglio specificata delle norme sui controlli il terminal, da cui arrivano e partono soprattutto i voli Continental, doveva essere evacuato. Bloccati un centinaio di voli tra cui quello per Milano. Alcuni passeggeri erano gia’ stati imbarcati e sono stati fatti scendere, altri, atterrati regolarmente, sono stati trattenuti a bordo. Vietato fotografare, intimavano periodicamente gli addetti alla sicurezza. Vecchiette in carrozzina famiglie coi passeggini. Una bambina col cellulare che ha perso la mamma: ‘’Mi vedi?’’ Il bivacco e’ stato all’insegna di molta stanchezza ma per la verita’ poco nervosismo e semmai tanta frustrazione e rassegnazione alla nuova routine dei viaggi aerei, chattando coi cellulari con chi e’ rimasto a casa. ‘’Lo vedi in tv, e poi capita a te’’, dice una diretta a Londra. Un applauso ha salutato alle 22.00 la riapertura dei varchi. Ma e’ stato allora che e’ cominciato il peggio: ci sono volute ancora ore prima di partire, pigiati come sulla metropolitana all’ora di punta nelle code per arrivare ai controlli. Alcune persone si sono sentite male e sono state soccorse sul posto. Almeno due militanti di Al Qaida sono stati uccisi e un altro è rimasto ferito in scontri armati con le forze di sicurezza yemenite. Lo rende noto una fonte delle forze di sicurezza, che ha detto che “combattimenti sono ancora in corso”. Il funzionario della sicurezza yemenita che ha dato la notizia dell’uccisione in combattimento di due militanti di Al Qaida, ha detto che i due sono ritenuti collegati alle minacce che hanno indotto gli Stati Uniti a chiudere la loro ambasciata a Sanaa. “Si ritiene che questi elementi siano collegati alle minacce dirette all’ambasciata statunitense”, ha detto la fonte. Le ambasciate Usa e britannica a Sanaa oggi sono chiuse entrambe per il secondo giorno consecutivo Gli Stati Uniti hanno deciso di intensificare a partire da domani i controlli relativi agli aerei provenienti dall’estero, con uno screening totale per chi proviene da sette paesi considerati legati al terrorismo, tra cui Nigeria, Pakistan e Yemen. Lo scrive il quotidiano online The Politico, secondo cui l’Amministrazione del presidente Usa, Barack Obama, sta informando in queste ore le compagnie aeree. Per la maggior parte dei viaggiatori a destinazione degli Usa verranno rafforzati i controlli casuali, che saranno invece sistematici per chi proviene dai sette paesi più pericolosi. I paesi in questione sono, secondo Politico, Cuba, Iran, Sudan e Siria, in quanto considerati dal Dipartimento di Stato Usa paesi sponsor del terrorismo. A questi quattro se ne aggiungono altri tre, e cioé Nigeria, Pakistan e Yemen. Umar Faruk Abdulmutallab, il nigeriano che il 25 dicembre ha cercato di far saltare in aria un aereo della compagnia americana Delta, quando tra il 2005 e il 2008 frequentava lo University College di Londra ebbe numerosi contatti con estremisti islamici in Gran Bretagna. E’ quanto scrive il domenicale britannico Sunday Times citando funzionari dell’anti-terrorismo, aggiungendo che l’MI5, il servizio di controspionaggio, aveva messo sotto sorveglianza gli elementi sospetti con cui Abdulmutallab aveva stabilito un rapporto, intercettando telefonate e e-mail. Di questi contatti tuttavia le autorità americane non erano state informate. Un dossier sui trascorsi londinesi del giovane nigeriano è stato ora trasmesso agli Stati Uniti. Direzione - Redazione - Amministrazione Via Lucifero 40 - 88900 Crotone Tel. (0962) 905192 Fax (0962) 1920413 Direttore Editoriale Pino D’Ettoris Direttore Responsabile Tina D’Ettoris Iscriz. registro naz. della Stampa n. 4548 del 12.02.1994 - ROC n. 2734 Servizi fotografici, fotocomposizione e impaginazione c/c postale 15800881 Intestato a IL CORRIERE DEL SUD Associato U. S. P. I. UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA Sito Internet: http://www.corrieredelsud.it E-Mail: [email protected] - [email protected] [email protected] G. L. N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre Pagina Tre 3 ß Ecologia cristiana contro ecologismo pagano ß Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2010 Massimo Introvigne C ome il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2009 è stato definito una «pre-enciclica», in quanto contiene una profonda analisi della crisi economica e anticipa la Caritas in veritate, così l’analogo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2010 costituisce un commento esteso ai paragrafi 4851 della stessa enciclica, dedicati all’ambiente. Il tema fondamentale della Caritas in veritate è la «lotta culturale tra l’assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell’uomo» (ibid., n. 74). La principale minaccia denunciata dall’enciclica è quella della tecnocrazia, cioè del tentativo di poteri forti che non parlano in nome della verità e del bene comune – e in genere nemmeno di un mandato politico ricevuto per via elettorale – di dominare e manipolare, sulla base di un preteso sapere più «scientifico» e più «progressista». Alla base della tecnocrazia c’è una «pretesa prometeica» (ibid., n. 68), dove la persona «pretende di essere l’unica produttrice di se stessa» (ibid.), non riconoscendosi più come creatura di Dio e dunque non ammettendo più il limite costituito dalla «legge morale naturale che Dio ha inscritto nel suo cuore» (ibid.). Contro la tecnocrazia si erge a difesa della persona la libertà, che trova il suo fondamento ultimo nella religione. Ma non ogni religione è amica della persona. Ci sono forme religiose «che non impegnano l’uomo alla comunione, ma lo isolano nella ricerca del benessere individuale, limitandosi a gratificarne le attese psicologiche» (ibid., n. 55). Certo, la scelta religiosa dev’essere libera ma «la libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali» (ibid.). Nella «lotta culturale» tra tecnocrazia e libertà è coinvolta – insegna l’enciclica – ance la questione dell’ambiente. Da una parte, la tecnocrazia aggredisce l’ambiente con una «completa tecnicizzazione» (ibid., n. 48), considerandolo «solo materia di cui disporre a nostro piacimento» (ibid.), mentre si tratta di un’«opera mirabile del Creatore, recante in sé una “grammatica” che indica finalità e criteri per un utilizzo sapiente, non strumentale e arbitrario» (ibid.). Dall’altra, la libertà fondata sulla religione difende anche l’ambiente e la «grammatica» che nell’ambiente ha iscritto il Creatore. Ma, anche in questo caso, non ogni visione religiosa garantisce la vera libertà. Gli «atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo» (ibid.) di un certo ecologismo sono una risposta falsa a un problema vero. Affermano una mera «ecologia ambientale» (ibid., n. 51) a detrimento dell’«ecologia umana» (ibid.), quasi che l’uomo fosse un mero servitore del creato. Questi paragrafi dell’enciclica sono approfonditi nel Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mon- diale della Pace 2010, che ha per titolo «Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato». Il Papa ribadisce anzitutto che il problema ecologico – per quanto talora sia presentato male attraverso esasperazioni ed esagerazioni – non è inventato. Esiste davvero una «crisi ecologica» (Messaggio, n. 5). La Chiesa non è in ritardo nel denunciarla, e non deve avere complessi d’inferiorità. Nel 1971, quando appena si cominciava a parlare di ecologia, Papa Paolo VI (1963-1978) nella lettera apostolica Octogesima adveniens ammoniva al n. 21 che «attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli [l’uomo] rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l’intera famiglia umana». Per tutti gli ultimi decenni i richiami del Magistero sul tema sono stati costanti. Dopo avere ribadito che il Magistero anche di questo campo – come di quello dell’economia – si occupa «evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni tecniche» (n. 4), il Messaggio riconduce le cause del degrado ambientale alla mentalità tecnocratica denunciata nella Caritas in veritate. «La crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato» (n. 5). In altre parole, la crisi ecologica non nasce da cause semplicemente tecniche ma da errori dottrinali. «Quando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono considerati semplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di attenuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità» (n. 2). Alla radice del degrado c’è il rifiuto, tipico della tecnocrazia moderna, della nostra identità di creature e della nostra dipendenza da Dio. «Il mondo “non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso... Il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 295)» (n. 6). Ultimamente, anche la crisi ecologica nasce dal peccato originale, che diventa peccato attuale e storico come rifiuto tecnocratico di riconoscersi creature di Dio. «L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi come sue creature. La conseguenza è che si è distorto anche il compito di “dominare” la terra, di “coltivarla e custodirla” e tra loro e il resto della creazione è nato un conflitto» (ibid.). Approfondendo il tema della manipolazione tecnocratica del creato Be- inter-generazionale verso le generazioni future non deve mancare anche una «solidarietàintra-generazionale» (n. 8) verso i Paesi in via di sviluppo. «I Paesi meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti» (ibid.). Ancora, giovano a risolvere anche la crisi ecologica alcuni dei suggerimenti nedetto XVI torna ai temi dell’enciclica e del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2009. Qui aveva denunciato come effetto dell’avidità tecnocratica applicata all’economia l’incapacità di programmare a lungo termine, lasciandosi sedurre dalla magia del profitto immediato, senza pensare alle generazioni future. Come, quando anziché governare l’economia secondo regole l’uomo tecnocratico dominato all’avidità pretende di rinunciare a ogni regola, l’economia si ribella e nascono le crisi economiche, così anche nel rapporto con l’ambiente «quando l’uomo, invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio, a Dio si sostituisce, finisce col provocare la ribellione della natura» (n. 6). Come, in campo economico, il calcolo a breve o brevissimo termine penalizza le generazioni future, così anche in campo ecologico è necessaria una «solidarietà inter-generazionale» (n. 8), «una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei confronti di quelle future» (ibid.), mentre «il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici» (n. 7). Infine, come nell’economia l’uscita dalla crisi in tempo di globalizzazione passa per una politica degli investimenti che coinvolga Paesi cosiddetti ricchi e Paesi poveri, così pure in tema di ambiente accanto a quella proposti da Benedetto XVI per la crisi economica. In primo luogo, senza ostacolare lo sviluppo, il Papa suggerisce di accompagnarlo con «norme ben definite anche dal punto di vista giuridico ed economico» (n. 7). Questo vale anche per l’ecologia e l’ambiente, dove il problema delle regole, nazionali e internazionali, è particolarmente acuto ma dev’essere affrontato «in modo equilibrato» (n. 13), senza estremismi. In secondo luogo, il Papa raccomanda di adottare tutti «comportamenti improntati alla sobrietà» (n. 9). Sia l’economia sia l’ecologia ci avvisano che la festa è finita, siamo in periodo di crisi e dobbiamo tutti – singoli, famiglie, Stati – fare progetti basati «sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti da compiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani» (n. 9). Da una parte, dunque, per contrastare la crisi ecologica occorre contrastare la tecnocrazia: la posizione «di assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere un grave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana» (n. 13). Dall’altra, come sottolinea l’enciclica Caritas in veritate, costantemente richiamata nel messaggio, occorre guardarsi anche dall’errore di segno contrario dell’ecologismo neopagano. È obbligatorio che qualunque discorso sull’ambiente nello stesso tempo «salvaguardi un’autentica “ecologia umana” e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia» (n. 12). Si tratta di un grande tema dell’enciclica: non è credibile, e non è amico della persona, chi predica la difesa degli alberi e delle foche – che certo meritano qualche considerazione – ma non difende i bambini uccisi con l’aborto, i vecchi e i malati minacciati dall’eutanasia, la famiglia fondata sull’unione indissolubile di un uomo e di una donna. Qualunque discorso su qualunque diritto deve trovare il suo fondamento e insieme il suo limite nella legge naturale: ogni «patrimonio di valori ha la sua origine ed è iscritto nella legge morale naturale, che è fondamento del rispetto della persona umana e del creato» (ibid.). Tecnocrazia contro rispetto della natura, dunque. Ma non tutto quello che è presentato come «rispetto della natura» è accettabile. C’è un presunto «rispetto della natura» che nasconde il neopaganesimo. «Una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero della Chiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirata all’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina la differenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri viventi. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della “dignità” di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo» (n. 13). Il Papa denuncia con grande chiarezza gli errori dell’ecologismo neopagano. Gli altri esseri viventi, la natura, la Terra stessa non sono in realtà sullo stesso piano dell’uomo. Solo l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. L’«ecocentrismo», che mette al centro di tutto l’ambiente, e il «biocentrismo», che conferisce una posizione centrale agli animali e alle piante oppure considera l’uomo una forma di vita non intrinsecamente superiore alle altre, non sono compatibili con la fede cristiana. Per i cristiani c’è una differenza assoluta tra l’uomo e ogni altro frutto della creazione. L’uomo ha un «ruolo superiore», e la natura non ha nessun significato salvifico. Ci salva la grazia di Dio, non l’ecologismo. L’uomo – non l’ambiente, non gli animali o le piante – è al centro: secondo l’espressione tradizionale, è il re del creato. Come ogni buon re, ha un «ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare» (ibid.). Politica 4 I La popolazione europea dice no ai minareti l 29 novembre scorso il 57,5% degli svizzeri ha approvato la messa al bando di nuovi minareti sul suolo della Svizzera. Un “Si” massiccio, appena quattro dei 26 cantoni del Paese di 7,7 milioni di abitanti hanno bocciato l’iniziativa anti-minareti: Ginevra, Basilea città, Neuchatel e Vaud. Altrove ha ovunque vinto i sì all’iniziativa con percentuali significative, come in Ticino (68,09%), e punte oltre il 70% ad Appenzello interno. Il “no” ai minareti non è un “no” al diritto di preghiera per i musulmani, ha esplicitamente affermato il parlamentare Oskar Freysinger dell’Unione democratica di centro, tra i promotori del referendum. «Il divieto dei minareti rappresenta un messaggio. La società civile vuole mettere un freno agli aspetti politico-giuridici dell’islam», ha detto Freysinger. Il risultato del referendum è stato criticato da molti, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, a capo dell’AKP, partito islamicomoderato Giustizia e Sviluppo, ha pronunciato parole dure contro il referendum, definendo il risultato “il riflesso di un’ondata di razzismo e di estrema destra in Europa”. Ma anche il governo elvetico e la conferenza episcopale elvetica che imbarazzata per il “no” ai minareti, esprime delusione e crede che questo risultato aumenta i problemi della coabitazione R N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre tra religioni e culture. Mons. Felix Gmur, segretario della Conferenza Episcopale svizzera, ha affermato che i vescovi elvetici non sono “per niente contenti” del voto dei loro concittadini e che «il Concilio Vaticano II dice chiaramente che è lecita per tutte le religioni la costruzione di edifici religiosi, e anche il minareto è un edificio religioso». Ancora una volta in Europa troviamo: da una parte i leader “illuminati”, dall’altra il popolo “bue” egoista e che pensa solo alla pancia. L’establishment da una parte, gli svizzeri dall’altra, scrive Paolo Del Debbio su Il Giornale. Ma gli svizzeri non sono contro i musulmani. Si affretta a scrivere Andrea Holzer su L’Occidentale del 11.12.09. Loro, infatti, raramente si mettono contro qualcosa o qualcuno e il caso del referendum non fa eccezione. Hanno scoperto che i minareti di mezza Europa stanno diventando simboli politici in cui gli Imam radicali predicano la supremazia morale e politica della loro religione. Gli Svizzeri sono contro la segregazione sociale dei gay, la condanna morale degli ebrei e l’annichilimento di ogni altra religione. Sono contro le bombe umane, l’infibulazione, la lapidazione e la limitazione dei diritti e della libertà delle donne, in una parola: sono contro la Sharia. L’indizione del referendum sembrava una scampagnata di qualche esaltato, di una ristretta minoranza di scalmanati che, a detta dei più, non sarebbe andata da nessuna parte. Invece da nessuna parte è andato tutto quell’establishment che era contro coloro che non volevano più minareti in Svizzera. (Paolo Del Debbio, E’ una lezione, la gente non ascolta i salotti ma la propria paura, 30.11.09 Il Giornale). Una vittoria significativa per Vittorio Messori, su un territorio dove i campanili delle chiese cattoliche come quelli dei templi protestanti hanno sempre contrassegnato gli scenari urbani come i romantici paesaggi montani(...) una sorta di compendio, di sintesi della storia e della cultura europea, piantata nel cuore del Continente, dove fa convivere le due grandi radici, la latinità e il germanesimo, ha detto no. No alla convivenza esplicita, avvertibile già a colpo d’occhio, della croce con la mezzaluna, del campanile con il minareto. Le bianche montagne, le verdi vallate, i laghi azzurri non hanno nulla a che fare con i deserti e le steppe da cui spuntarono i maomettani, tante volte contenuti a suon di spada (e le milizie elvetiche fecero la loro parte) e che ora muovono silenziosamente ma implacabilmente a una nuova conquista, varcando le frontiere spesso in modo abusivo. (Vittorio Messori, Così si scoprono le radici cristiane e la nostra cultu- L’europa musulmana ecentemente Vittorio Messori in un articolo apparso su Il Corriere della Sera del 30.11.09 in riferimento all’esito del referendum svizzero sui minareti ha scritto che per quanto riguarda l’immigrazione islamica in Europa non c’è bisogno di una nuova Lepanto, perché probabilmente gli islamici venendo a contatto con i nostri costumi già degradati, anche loro prima o poi abbandoneranno la loro religione legalista, quindi niente allarmismi. Sarà vero ma i segnali che ci Una prima pagina del Daily Telegraph provengono dalla Gran Bretagna, non fanno sperare nulla di buono. Sul trimestrale dell’associazione cattolica Tradizione, Famiglia, Proprietà. Numero3/2009, si legge: “Nell’Unione Europea la popolazione musulmana è raddoppiata nell’ultimo trentennio e raddoppierà ancora entro il 2015. Nel 2050 sarà di fede islamica un cittadino europeo su cinque. Oggi è già musulmano il 25% degli abitanti di Marsiglia e di Rotterdam, il 20% di quelli di Malmo, il 10% dei parigini e dei londinesi. In alcune città come Birmingham e Leicester, gli europei saranno in minoranza già nel 2026”. Questi sono dati che difficilmente possono essere contestati. Il Daily Telegraph, qualche mese fa titolava significativamente un suo editoriale così: “Europa musulmana, la bomba demografica a orologeria che sta trasformando il nostro continente”. Adrian Michaels scriveva: “Gran Bretagna e resto dell’Unione europea stanno ignorando una bomba demografica a orologeria. Il recente flusso di migranti verso l’UE, tra cui milioni di musulmani, cambierà il continente al di là di ogni riconoscimento nel corso dei prossimi due decenni(...)Il basso tasso di natalità dell’Europa, insieme ai crescenti flussi migratori, cambieranno sostanzialmente il nostro concetto di cultura europea”. A proposito di Regno Unito, in occasione della marcia su Londra del 31 ottobre organizzata dal gruppo musulmano Islam4UK, invita tutti «dalla Regina ai ministri e parlamentari, dall’aristocrazia alle persone normali, in Gran Bretagna, ad abbracciare l’islam come una nuova “way of life”». Un singolare programma “politico”, non per nulla farneticante e fanatico, per questo movimento la nazione britannica non ha bisogno di un cambio di leadership, necessita solo di una conversione collettiva all’islam. Regina compresa. Anjem Choudary, il capo del gruppo é consapevole cha a lui non toccherà vivere in una Gran Bretagna islamica, ma ai suoi figli si. Choudary ha compreso perfettamente che non è con la jihad del mitico Saladino che si conquista l’Occidente, ma con l’arma invincibile del consenso, attraverso i prodigiosi meccanismi del sistema democratico. In una società moribonda che, tra contraccezione, aborto ed eutanasia, vive con assoluta disinvoltura la propria parabola demografica discendente, l’avanzata delle prolifiche famiglie musulmane non può che avere il sopravvento. In prospettiva, è solo questione di tempo. ( Gianfranco Amato, I musulmani che vogliono la Sharia si preparano alla “marcia su Londra”, 26.10.09, L’Occidentale). Secondo i dati ufficiali ell’Office for National Statistics, la popolazione musulmana in Gran Bretagna è cresciuta, in quattro anni, di 500.000 persone, passando da 1.870.000 del 2004 ai 2.400.000 del 2008. Sempre secondo l’O.N.S. la presenza musulmana nel Regno Unito è aumentata ad un un ritmo dieci volte superiore rispetto al resto della società, mentre nello stesso periodo il numero dei “cristiani” si è ridotto di 2.000.000 di individui. Certo é vero che l’attuale numero dei cristiani britannici sono circa 42,6 milioni, ma è altrettanto vero il dato secondo cui mentre i cristiani rappresentano l’assoluta maggioranza nella fascia di popolazione degli ultrasettantenni, i musulmani detengono un’altrettanta assoluta maggioranza nella fascia d’età che va dai 4 anni in giù. Ceri Peach, docente di geografia sociale alla Manchester University, sostiene che la rapi- ra, 30.11.09 Corriere della Sera) Nel no ai minareti c’è qualcosa di positivo per Messori, nonostante la delusione dei vescovi, innanzitutto, la riscoperta della nostra civiltà e cultura, abbandonando quell’«inspiegabile odio di sé che caratterizza da tempo l’Occidente», per usare le parole di Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale e ricordava agli europei che nella loro storia le luci, malgrado tutto, prevalgono sulle ombre. Ma il no ai minareti riguarda solo gli svizzeri? E’ stato pubblicato un sondaggio su alcuni giornali europei dove emerge chiaramente che i cittadini europei non ne vogliono sapere di fare concessioni agli islamici. In Francia, il giornale Le Monde ha fatto un’inchiesta: “Organizzare un referendum come quello della Svizzera è un segno di democrazia o di irresponsabilità? Il 61,5% ha detto che è democrazia; 33,2% ha detto che è irresponsabilità; il 5,3% senza opinione. Le Figaro, che è di destra: 77% sì al divieto; 23% no. L’Express ha fatto un’altra domanda: Se si facesse lo stesso referendum in Francia che cosa rispondeste? L’86% risponde sì, è contro i minareti; 11% no; 2% non risponde. Radio Montecarlo 83% sì; 17% no; e Soir in Belgio 63,2% si; 34% no; 2,8 senza parere. In Spagna “Venti minutos” dà 94% di sì; 6% di no. El Mundo 79% sì; 21% no (con 25 mila intervenuti) In Germania, Die Welt online: 87% sì; 12% no; 2% non so. In Austria, da crescita della comunità islamica pone gravi «challenges for society», e che nei prossimi anni la Gran Bretagna dovrà affrontare una «pretty complex situation». In Italia gli Italianieuropei di D’Alema e Farefuturo di Fini ci spiegano quanto sia ineludibile il futuro multietnico cui siamo inesorabilmente destinati e a chi paventa i rischi del modello britannico, le prestigiose fondazioni hanno una sola risposta: «E’ il multiculturalismo bellezza!». Nel 1974, in occasione di un discorso all’assemblea dell’ONU, Houari Boumédiene, ex presidente algerino disse: «Un giorno, milioni di uomini si muoveranno dall’emisfero sud del mondo per fare irruzione in quello nord. Sicuramente non avranno scopi amichevoli. Faranno irruzione per conquistarlo. E lo conquisteranno popolandolo dei loro figli: è il ventre delle nostre donne che ci offrirà questa vittoria». Oltre alle drammatiche cifre quello che preoccupa maggiormente è che in questi Paesi con alle spalle secoli di storia inscritti nella cristianità, si dimenticano queste radici e questo sì, è una grave ingiustizia. Ciò viene attuato sistematicamente a livello istituzionale, a partire da Strasburgo, dove ogni riferimento all’eredità cristiana è stato appositamente cancellato dai documenti costitutivi dell’Unione Europea, per continuare con la recente sentenza sul crocefisso nelle scuole italiane, sempre da Strasburgo sia pure da diversa istituzione. In Gran Bretagna, e credo purtroppo anche nel resto d’Europa, noi siamo cristiani all’acqua di rose, solo sulla carta, e non una Die Presse : 54% sì; 46% no. È la più bassa di tutte le inchieste. In Olanda Elzevier ha dato 86% sì; 16% no. In Italia ho visto solo “Leggo” che dà 84,4% sì; 13,6 no; 2% non so. Nando Pagnoncelli, direttore dell’IPSOS, afferma però che “in generale il tema dell’Islam e dell’immigrazione suscita preoccupazione e in alcuni casi anche allarme sociale, in quanto c’è una percezione di fanatismo”. Se ci fosse un referendum simile a quello svizzero, le voci favorevoli sarebbero largamente vincenti. E se si votasse in Italia come andrebbe a finire? In alcune regioni del Nord, Lombardia e Veneto in testa, scrive Del Debbio il risultato appare scontato, si andrebbe incontro a una evidente e schiacciante sconfitta. E nel resto d’Italia? Come al Nord. Anche se poi i benpensanti sicuramente dichiareranno che il popolo italiano è incivile e che fa prevalere lo stomaco al posto del cervello. Vedete, quando in Italia qualcuno interpreta gli umori del popolo viene immediatamente tacciato di populismo. Si dice che liscia il pelo alle peggiori pulsioni del popolo bue e che, così facendo, porta l’Italia verso il baratro, scrive Del Debbio. Tante volte, poi, alle elezioni, il popolo ha scelto questi che vengono chiamati populisti perché in essi ha trovato chi dava voce a quello che pensa, che sente, che ritiene più giusto. Domenico Bonvegna Un minareto presenza costante nel quotidiano politico e sociale. Per cui accettiamo più o meno passivamente che la nostra identità culturale sia sterilizzata con una potente iniezione di politicamente corretto e che ogni traccia del nostro cristianesimo sia cancellata dalla realtà pubblica: via i crocefissi, via l’ora di religione, anzi no, ripristiniamo l’ora di religione, ma per i musulmani, e via dicendo. La nostra responsabilità oggi dev’essere quella di non perdere la nostra identità , ricordandoci che la croce non va solo appesa ai muri, ma va portata sulle nostre spalle. Questa amnesia culturale degli europei di rifiutare l’immenso patrimonio culturale europeo e cristiano, di conseguenza prepara lo sbarco di una nuova civiltà: la civiltà islamica europea. Fino a quando il dibattito non si concentrerà sull’identità dell’Europa, l’Europa stessa resterà un’esca appetitosa, uno spaventapasseri, un «aggieggio» come diceva Bruno Gollnisch durante un dibattito politico condotto da Christine Ockrent. Diceva il Grande Giovanni Paolo II, “Europa che entri nel terzo millennio: ritrova te stessa. Sii te stessa. Scopri le tue origini. Fai rivivere le tue radici”. D. B. Politica N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre 5 Caccia all’uomo Berlusconi come Calabresi N on crediamo di esagerare ma la campagna di odio contro Silvio Berlusconi, per certi versi assomiglia alla campagna di diffamazione che allora subì il povero commissario Luigi Calabresi. Stesse violenze verbali, stesse pressioni mediatiche, stesso odio e cattiveria. Per evitare che anche queste aggressioni verso il Presidente del Consiglio possano degenerare, ci permettiamo di ricordare a mò di monito il “caso Calabresi”. Per quanti non lo dovessero ricordare, per oltre due anni Luigi Calabresi subì una sistematica campagna diffamatoria che lo portò alla morte violenta il 17 maggio 1972. A tal proposito ci permettiamo di consigliare di leggere un libro “Luigi Calabresi. Un profilo per la storia”, di Giordano Brunettin che ci ricorda questa bella figura Luigi Calabresi era il commissario di polizia che indagava sul movimento anarchico dopo la strage alla Banca Nazionale I l lancio della statuetta a Berlusconi non rappresenta solo il gesto isolato di un folle. Se così fosse, tutti dovremmo tirare un respiro di sollievo. Il fatto è che l’episodio è stato presto superato nell’attenzione dell’opinione pubblica dagli esiti della conferenza sul clima e dalle notizie di incredibili disagi nel settore dei trasporti che hanno esasperato milioni di Italiani. E’ stato mentalmente superato nella stessa classe politica dal ritorno ai quotidiani litigi ed ai sordi rancori che la dilaniano. Ed ha lentamente spostato il baricentro del male Pierferdinando Casini comune verso la possibilità di sfruttare il tristissimo episodio a fini tutti propagandistici. Purtroppo, il caso dell’uomo con gli evidentissimi disagi manifestati in un colpo andato incredibilmente a segno, nonostante la calca che attorniava il Presidente del Consiglio, ci fa pensare a una serie di dati non irrilevanti. A partire proprio da questo clima di aspro contrasto che in Italia sta dividendo non tanto la destra dalla sinistra (se ancora vogliamo usare queste superatissime accezioni) quanto gli appartenenti a un gruppo da un altro, o meglio i berlusconiani dai non berlusconiani. Ma definire oggi antiberlusconiani soltanto uomini e gruppi al di fuori del Popolo delle Libertà o della dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano avvenuta esattamente 40 anni fa. Durante un interrogatorio uno di questi anarchici, Giuseppe Spinelli si buttò dalla finestra e la sinistra accusò Calabresi di essere stato l’omicida. Certo non vogliamo arrivare a paragonare Berlusconi con Calabresi, due persone molto diverse, ma molto simili furono e sono le campagne di odio che hanno subito. Nella prefazione scrive il cardinale monsignor Angelo Comastri: Luigi Calabresi ha vissuto in pieno le ‘assurdità’ cristiane: non si è preoccupato del potere ma del dovere, non si è preoccupato della carriera ma della fedeltà alla coscienza, non ha cercato onori ma ha cercato di far onore alla verità e all’onestà. Per questo è stato ucciso e, dopo l’uccisione, è stato più volte crocifisso da una campagna di menzogne che, finalmente, ora si sta sciogliendo come nebbia al sole”. Per fortuna oggi Calabresi si pone, quale modello ideale anche per le giovani generazioni, che purtroppo ignorano la storia e non conoscono le loro radici e gli uomini che si sono contraddistinti per eroismo. Anche il Grande Giovanni Paolo II si occupò di Calabresi definendolo: “generoso servitore dello Stato, fedele testimone del Vangelo, costante nella dedizione al proprio dovere pur fra gravi difficoltà e incomprensioni, esempio nell’anteporre sempre all’interesse privato il bene comune”. Oggi chiunque abbia onestà intellettuale e rigorosa capacità storica sa che quell’integerrimo commissario di polizia fu perseguitato e anche la morte, per mano del movimento ultra comunista Lotta Continua, fu presentata come atto di giustizia proletaria. Durante quella persecuzione mediatica, non ci furono limiti. Si pensi che il giornale eversivo Lotta Continua indicò Calabresi come futuro “imputato e vittima” di un processo e di Il commissario Luigi Calabresi una “esecuzione” da parte della giustizia del proletariato, e affermò che “l’eliminazione di un poliziotto è un momento e una tappa fondamentale dell’assalto del proletariato contro lo Stato assassino”. Quegli anni furono caratterizzati da vignette offensive (i comunisti hanno sempre usato l’arma della satira, come fa oggi Vauro), da volgarità, da telefonate anonime e da lettere minatorie. I manifesti diffamatori e minacciosi affissi a Milano presso l’abitazione di Luigi Calabresi e a Roma presso l’abitazione dei suoi genitori furono centinaia, i cortei nei quali si gridava contro Calabresi decine e decine. Oltre a tutto questo vi fu una squallida mobilitazione di 800 persone che sottoscrissero un documento (pubblicato da L’Espresso il 13 giugno 1971) nel quale Luigi Calabresi venne definito “commissario torturatore” e “responsabile della fine di Pinelli”. A firmare furono filosofi, personaggi del cinema, poeti, storici, critici, musicisti, scienziati, architetti, scrittori, politici, sindacalisti, giornalisti: da Norberto Bobbio a Tinto Brass, tutti fecero a gara a scrivere contro il poliziotto. Ma Luigi Calabresi reagì da buon cristiano all’alluvione di ingiurie e minacce. Confidò nel trionfo della verità, trovò conforto nella fede e quando le minacce si fecero insistenti e gravi e qualcuno gli propone il trasferimento, egli rifiutò dicendo: “L’attacco non è tanto rivolto a me, quanto allo Stato, che io nel mio piccolo rappresento; ma lo Stato non può fuggire”. E poi “sono io non posso farlo, perchè non voglio che domani a qualcuno dei miei figli possano dire: tuo padre è fuggito”. Abbiamo pensato di donarvi queste pagine di questo splendido uomo perché ognuno possa riflettere su quanto accaduto in questi giorni al Presidente Berlusconi e perché non vi sia mai più un altro caso Calabresi. Alessandro Pagano Domenico Bonvegna L’attentato a Berlusconi fra disagi mentali e trame oscure Lega, ossia gli avversari classici, sarebbe fuori luogo. Oggi, infatti, un vastissimo asse trasversale collega fra loro gli oppositori politici del premier ai dissidenti interni della sua conduzione e delle sue idee. E molto probabilmente, collega anche coloro che non sono d’accordo con il Primo Ministro solo circa la sua futura (molto futura, gli auguriamo dal punto di vista umano) successione politica e aziendale. Il fatto che Pierferdinando Casini abbia più volte significativamente posto l’accento sulla necessità di creare un raggruppamento “repubblicano” in grado di raccogliere forze eterogenee per opporsi allo strapotere politico di Berlusconi, costituisce un sintomo di quanto si pensa o si teme all’interno ed all’esterno del centro-destra. E’, in pratica, quel che ho già scritto qualche mese fa su questo sito: il fatto che un uomo potentissimo e capacissimo sia riuscito a riunire nelle sue mani una gran parte del potere politico, un patrimonio fra i più considerevoli del mondo e una pluralità di importanti mezzi di informazione, lascia supporre che l’uno o l’altro di questi poteri e degli uomini che ne compongono la dirigenza, non siano disposti, in futuro, a lasciare la presa sugli altri due. I sintomi di una restaurazione monarchica strisciante, non dichiarata, formalmente rispettosa delle istituzioni presenti, direi quasi medicea, ci sono tutti. Che bisogno avrebbe Berlusconi di essere eletto Presidente della repubblica quando non gli resterebbe che il potere di firmare poche carte? Quindi, o si cambia la Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale all’americana o alla francese, o meglio per Berlusconi rimanere a Palazzo Chigi, mandando al Quirinale il fedele onorevole Letta, uomo fidato, che la buona educazione e diplomazia hanno messo in buonissimi rapporti con tutta l’Italia politica. E se un giorno l’età non consentirebbe al Primo Ministro di poter continuare la sua attività, niente di meglio di un uomo giovane ed esperto, come suo figlio, per dare la scalata al potere politico o per “consigliarlo”, uniformarlo e adattarlo, rimanendo semmai a capo del gruppo politico fondato da suo padre. L’informazione “di famiglia” lo appoggerebbe e i parlamentari di “famiglia” ugualmente. In questo caso, si sarebbero fatti però i conti senza gli speranzosi delfini. Non vi sono nella stessa ex-Forza Italia politici che si ritengono in grado di raccogliere l’eredità di Berlusconi? E forse Fini, con le sue quotidiane aperture sociali e politiche non sembra voler creare una rete di contatti e simpatie parallele in grado di farlo apparire istituzionalmente al di sopra delle parti, in modo da proporre personali candidature a livelli molto più importanti dell’attuale carica ricoperta? A tutti questi personaggi, una monarchia berlusconiana sembrerebbe davvero ostacolo insormontabile per idee o per ambizioni. Tanto più che Piersilvio si dimostra uomo di grande rilevanza personale, e non si sognerebbe certo di andare a cantare al festival di San Remo, come sta per fare il presunto erede della monarchia sabauda, ultimo e triste esponente di una famiglia che in pratica ha abdicato al proprio ruolo guida. I contrasti che sorgono intorno a tante speranze, progetti ed avidità, non possono che essere aspri e, nonostante gli appelli di facciata a un clima rasserenato, preludono certo a nuovi e più infervorati toni polemici. E’ chiaro, allora, che una mente già in preda a un personale disagio non possa se non nutrirsi di tanto contendere, elaborando nei propri pensieri visioni e gesti pericolosi. Il caso di Milano spaventa proprio per- ché quanto è accaduto potrebbe un giorno prevalicare l’atto di un malato e diffondersi in un’opinione pubblica esacerbata, passare a sostenitori di tutte le parti in causa, approfondire un clima di odio nella Nazione e ritornare a quegli eclatanti episodi di criminalità John Fitzgerald Kennedy politica che riempirono la stagione italiana delle stragi. Mi pare, però, che vadano approfonditi altri argomenti. Come ho già detto nella trasmissione televisiva Ore 12 andata in onda il giorno dopo il ferimento di Silvio Berlusconi dall’emittente Telecolore Salerno, sembra incredibile che i servizi di sicurezza possano lasciar avvicinare al premier e a tanti suoi sostenitori o curiosi una persona pericolosa per l’incolumità del pubblico. E se la statuetta fosse stata lanciata verso un anziano o un malato o una persona meno agile e forte del premier? e se il lancio fosse stato più violento e lo stesso Berlusconi ferito in modo diverso? e se -Dio non voglia- qualche criminale avesse portato in piazza un oggetto molto più pericoloso di un modellino del duomo? Non mancano poi altri interrogativi inquietanti. La storia ci insegna -fino agli attentati a Kennedy e a Giovanni Paolo II- che dietro atti di pove- ri malati, si possono nascondere gruppi criminali in grado di armare la mano di una persona disagiata di mente. L’attentatore del Papa, dopo aver ricostruito parti dei suoi legami internazionali, dichiarò in tribunale di essere Gesù Cristo, mettendo dunque in crisi un intero impianto accusatorio, facilmente smontabile da chi poteva sostenere trattarsi di un pazzo. Il disagio mentale diventa un alleato ideale per chi ha l’interesse di confondere le acque e di disperdere le proprie tracce. Si indaghi dunque con estrema attenzione sulle amicizie e le frequentazioni anche casuali dell’attentatore di Berlusconi, ricordando che è necessario appurare se sia solo un’impressione quella di un testimone a cui è sembrato che l’oggetto contundente lanciato contro il Primo Ministro gli sia stato passato da un’altra persona. Infine, se c’è libertà di parola e di idee, non vi deve essere libertà di delinquere. E tanto meno istigazione a delinquere. Quindi condanniamo fermamente i siti che hanno osannato il gesto rivolto contro Berlusconi. Chi si è complimentato con l’attentatore e ha espresso l’augurio che il gesto sia ripetuto o si è lamentato che non fosse stato compiuto in altro modo più grave, è un criminale che compie apologia di reato. I siti in questione vanno oscurati, i loro sostenitori vanno individuati e puniti. Indipendentemente se si è contro o pro Berlusconi, non possiamo consentire che si inneggi a chi ferisce o uccide. Dunque, anche qui l’augurio che si deve rivolgere in pieno periodo natalizio consiste essenzialmente nel chiedere di convincere con le idee e non con i gesti disperati. Si parli e si programmi, poi si metta in opera. I disordini e i lanci non siano l’unico gesto pratico al di là delle parole inutili. Carmelo Currò Attualità 6 N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre Rivoluzione e Contro-Rivoluzione compie cinquant’anni quattro cesure che hanno segnato in modo indelebile il tessuto sociale dell’Occidente: la riforma luterana e la rivoluzione antropologica dell’umanesimo, la rivoluzione francese frutto dell’illuminismo, quella comunista-leninista Massimo Introvigne, sociologo, tra i più apprezzati del 1917, relatori del convegno quindi la ‘dittatura del dei è svolto a Roma presso siderio’ seguita alla Contestazione l’auditorio Augustinianum dell’anno 1968. In questo senso un convegno celebrativo in Introvigne ha ricordato ai presenti occasione dei cinquant’anni dal- che tutta la storia della Chiesa e la pubblicazione di Rivoluzione dell’Occidente stesso è contrade Contro-Rivoluzione, il capola- distinta da una lotta furibonda tra voro del pensatore cattolico bra- le forze della Rivoluzione, quanti siliano Plinio Corrêa de Oliveira cioè di volta in volta hanno attac(1908-1995), uno dei più lucidi cato la visione del mondo, il piano interpreti della crisi morale e spi- di Dio e l’ordine sociale naturale e rituale dell’Occidente nell’epoca cristiano e la Contro-Rivoluzione contemporanea. Organizzato dal- ovvero i difensori e i restauratori le associazioni Alleanza Cattolica della civiltà cristiana, gerarchie Tradizione Famiglia Proprietà ca, antiugualitaria e antiliberae presentato dal Principe Impe- le. Oggi poi, dopo quarant’anni riale del Brasile Dom Bertrand dall’ultimo sconvolgimento sode Orléans e Braganza l’incontro ciale (la ‘rivoluzione culturale’ ha visto la partecipazione del so- del 1968), il processo di attacco ciologo Massimo Introvigne, del all’ordine morale naturale è orgiornalista Julio Loredo, del giu- mai in fase molto avanzata come rista Mauro Ronco e del reggen- dimostra il fatto percepibile da te di Alleanza Cattolica nonché chiunque che “l’uomo della stracuratore dell’edizione del cin- da sceglie le idee non per il loro quantenario dell’opera presentata valore in sé ma per la loro forza nell’occasione Giovanni Cantoni evocativa”. Un’idea o un com(Plinio Corrêa de Oliveira, Rivo- portamento non vengono più giuluzione e Contro-Rivoluzione, Su- dicati per il loro valore oggettivo garco, Milano 2009). Rivoluzione ma per l’atmosfera, la sensazione e Contro-Rivoluzione rappresenta o la passione che riescono a trauna delle poche opere cattoliche, smettere, indipendentemente dal forse l’unica, capace di leggere in messaggio veicolato. La triade profondità la crisi che caratterizza che ha illuminato per secoli lo l’attuale contesto culturale con- svolgimento della storia umana temporaneo e di collegarla alle nell’Occidente cristiano, ovvero S I l fatto: una suora, suor Annalisa Falasco, della Congregazione di Maria Consolatrice, insegnante elementare, non di ruolo, in regolare graduatoria, nell’Ufficio Provinciale della Scuola di Roma inviata a sostituire l’insegnante di ruolo presso la scuola elementare “Jean Piaget” a Roma. Tutto normale, peccato che la supplente è una suora e che non vada bene a un gruppo di mamme, guidate da una “cassaintegrata dell’Alitalia”, “La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale, perciò se serve faremo ricorso al Tar. Qui non è in discussione la persona, la suora sarà pure bravissima ma io contesto l’istituzione che rappresenta. Cioè la Chiesa. Voglio vedere cosa dirà la maestra a mio figlio quando Valerio le chiederà come è nato l’universo. Sono atea e credo che la scuola pubblica debba essere quantomeno laica. O no?». Una suora non può essere una dipendente dello Stato. E non importa se suor Annalisa sulla veste non porta quel crocefisso attorno al quale oggi tanto animatamente si discute. Tuttavia in qualcuno permane un meccanismo automatico, quasi l’identità tra il bello il buono e il vero, ha ormai perso ogni morsa sull’immaginario collettivo che diventa invece sempre più preda inconsapevole delle suggestioni e delle emozioni del momento, giuste o sbagliate che siano. Il brutto si manifesta così indubbiamente come una delle caratteristiche della nostra epoca e non è un caso che si diffonda parallelamente alla diffusione pubblica del vizio, del peccato, del male in ogni sua forma (in modo esemplare, per Introvigne, nell’accettazione sociale del delitto di aborto in cui il medico opera una vera e propria rivoluzione contraria alla sua stessa ragion d’essere: nella sala operatoria il cordone ombelicale viene tagliato “non per la vita, ma per la morte”). Se dunque la Rivoluzione si identifica con la via della bruttezza che sempre più contraddistingue gesti, linguaggi e naturalmente anche affreschi e musiche dell’epoca postmoderna, la salvezza, come diceva lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij (1821-1881), ricordato significativamente nel recente Incontro con gli Artisti anche da papa Benedetto XVI, potrà arrivare solo dalla ‘via pulchritudinis’, ovvero dal primato della bellezza in quanto luogo dell’abbraccio universale ed eterno tra bontà, verità e contemplazione. E’ quanto ha cercato di sottolineare anche Julio Loredo, presidente della TFP in Italia e discepolo sudamericano di Plinio Corrêa de Oliveira. Mettendo in luce la “dimensione tendenziale” del secolare processo rivoluzionario contro l’ordine cristiano e la natura umana Loredo ha infatti ricordato come il valore della lezione di Corrêa de Oliveira risieda anzitutto nella rivalutazione e nel rimodellamento degli ambienti sociali che sono chiamati a rispecchiare, ognuno certamente nell’ambito della funzione che svolge, la bellezza universale dell’eterno che resiste ad ogni stagione di dissoluzione morale. In questo senso, la “forza motrice della Contro-Rivoluzione è la virtù cristiana” che opera per elevare e fortificare l’anima proprio laddove le sempre più numerose ‘strutture di peccato’ (l’espressione è di Giovanni Paolo II (1978-2005)) operano per abbassarla ed umiliarla. Da eccellente giurista il professore Mauro Ronco ha invece ricordato come la Rivoluzione, ove non riesca ad affermarsi con la violenza, operi anzitutto servendosi delle istituzioni e del diritto per pervertire la società. Si tratta di un processo di antica data, compendiato in modo paradigmatico dalla Rivoluzione Francese ma largamente in uso anche oggi se è vero ad esempio che le delicate frontiere della bioetica si stanno lentamente ma progressivamente sfaldando, anche contro la volontà popolare, a colpi di sentenze, ordinanze e decreti emessi da Tribunali e Corti di Appello di orientamento neo-giacobino. A chiudere l’intenso pomeriggio, l’intervento di Giovanni Cantoni che ha dato merito a Plinio Corrêa de Oliveira di aver Socrate, ma non esageriamo. Più vicino a noi: Unione Sovietica, ventesimo secolo. Arcipelago Gulag di Solgenitsin racconta vicende di questo genere. Sbugiardare il finto compagno, rivelare che è un prete, consegnarlo alla vergogna popolare. Sulla Pravda apparivano le lettere delle mungitrici di renne, da noi le più rappresentative sono le hostess Alitalia, ad alcune delle quali i privilegi devono aver dato alla testa. Anche da cassintegrate è più alto il loro mensile di quello complessivo di un esercito di suorine che puliscono il sedere a bambini e a vecchi”. (Renato Farina, Se la prof è suora il velo non piace, 11.12.09, Il Giornale). La faccenda della scuola elementare “Jean Piaget” ha gli elementi per essere razzista. Del resto chi sono i razzisti, quelli che dividono le persone in due categorie: le persone degne di godere dei diritti umani, e quelle meno, molto meno. Nel caso di Roma si nega a una persona il diritto di meritarsi un posto di lavoro sulla base dell’appartenenza a Omar Ebrahime Il pubblico presente presso l’Augustianum di Roma in occasione del Convegno La suora in cattedra fa paura pavloviano, per cui quell’abito è intollerabile. “L’abito che sta a indicare, netta, ben visibile, l’appartenenza cristiana. Altrettanto cristiani però sono, nelle loro vesti borghesi, migliaia di maestri e professori nelle nostre scuole. Qual è il punto di attrito, allora? Forse l’abito di una suora come segno indiscreto e visibile della propria fede. Che è ammessa finché sia faccenda pudica, privata, mantenuta estranea alla vita quotidiana. Finché stia in chiesa e non si immischi di cose concrete come la politica, o l’educazione”. (Marina Corradi, una suora in cattedra fa paura. Potrebbe creare passione, 11.12.09 Avvenire). A questi solerti genitori non importa se la legge italiana non preveda la esclusione dei religiosi dall’insegnamento. Che Paese stiamo diventando? Si chiede Renato Farina. Dove si era mai vista una scena simile? “La madre lavoratrice che organizza un comitato di mamme democratiche e smaschera il traditore che corrompe i fanciulli? Va be’, c’è stato il caso di scritto uno di quei libri che cambiano per davvero una generazione e le cui pagine si rivelano, come accade ai grandi profeti, sempre più lucide con il passare degli anni. Tuttavia, la lezione e l’esempio del maestro vanno raccolti affinché la Contro-Rivoluzione possa continuare, anche in Italia, il suo cammino di riedificazione civile. Giovanni Paolo II, ricordato anch’egli nell’occasione, ne era convinto: “Ci troviamo di fronte al più grande combattimento che l’umanità abbia mai visto. Siamo oggi davanti alla lotta finale tra la Chiesa e l’anti-Chiesa, tra il Vangelo e l’anti-Vangelo. Non penso che la comunità cristiana l’abbia compreso totalmente”. Erano parole del 1978, pronunciate poco prima dell’elezione alla Cattedra di Pietro. Plinio Corrêa de Oliveira le avrebbe sottoscritte. Tocca ora ai discepoli del grande pensatore brasiliano fare in modo che diventino azioni, comportamenti e finalmente tendenze in grado di orientare cristianamente una generazione. una religione. Se ci fosse una magistratura seria – scrive Farina interverrebbe aprendo un fascicolo sulla vicenda intestandolo alla Legge Mancino, là dove si punisce «... con la reclusione sino a tre anni chi (...) incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» (art. 1). E’ una strana idea di laicità quella espressa dalle mamme “laiche e democratiche” di Roma. È in linea di navigazione con una deriva tutta occidentale. L’Europa si vuole annullare, si odia. Detesta le sue origini. In nome dell’illuminismo giacobino fa fuori l’illuminismo ragionevole, e con esso si uccide, lasciando spazio a una tranquilla invasione islamica. In Italia i casi come quelli della scuola di Roma sono ancora isolati, mentre nel Nord Europa pare che il solo essere cristiani sia un vero handicap sociale. E’ la cristianofobia la malattia europea? Espressa recentemente con la sentenza contro i crocifissi sulle pareti delle scuole, fino ad arrivare in Italia che delle mamme emettono una inappellabile fatwa per impedire a una insegnante di espletare la propria professione perché religiosa. La preside Filippini definendo razzismo laicista il rifiuto della maestra, ha dichiarato: «L’insegnante che c’era prima della suora impartiva ai bambini dei corsi di benessere yoga: li faceva sdraiare in cerchio, disegnava dei mandala e recitavano insieme dei mantra... ». Quello andava benissimo alla signora dell’Alitalia. Invece nominare Gesù a Natale è un delitto. In questa Europa si trova meno comprensione se sei una suora che se sei un imam. O un propagandista dello yoga. Fare il presepio è intolleranza, invece introdurre, ad esempio, il buddismo è ritenuto molto laico, in perfetta armonia con la laicità della scuola. Farina propone provocatoriamente alla suora di dichiararsi sì suora, ma anche lesbica, o almeno suora incinta, e farsi fare un anatema dal vescovo, come nei film alla moda di Almodóvar. Diventerebbe un’eroina. Forse le perdonerebbero persino se facesse dire le preghiere ai bambini. Domenico Bonvegna INSERTO 7 Corriere Letterario N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre A cura di Antonio D’Ettoris Un nuovo romanzo di Arto Paasilinna Gianfranco Nitti C he cosa succede quando gli anarchici e folli eroi di Paasilinna si ritrovano catapultati su un’isola tropicale dopo un disastro aereo? Un’esilarante avventura utopica dove si scopre che con più solidarietà, maggiore giustizia e liberandosi da ogni sovrastruttura “civile” si può anche raggiungere la felicità. L’editrice Iperborea, proseguendo nella sua apprezzata missione di diffusione delle letterature nordiche in Italia, ha appena pubblicato in Italia un romanzo del celebre scrittore finlandese Arto Paasilinna PRIGIONIERI DEL PARADISO. Il libro - Un aereo su cui viaggia una missione dell’ONU è costretto a un ammaraggio di fortuna in un angolo sperduto dell’arcipelago indonesiano. I superstiti – una colorita combriccola di infermiere svedesi, taglialegna e ostetriche finlandesi, medici norvegesi e piloti e hostess inglesi – riescono per miracolo a raggiungere una spiaggia circondata da una giungla impenetrabile. Superato lo sconforto iniziale e pur senza perdere la speranza di un ritorno a casa, la comunità di naufraghi si dedica con crescente allegria all’organizzazione della sopravvivenza sull’isola: anche se il soggiorno sarà provvisorio, perché non allietarlo con quell’indispensabile superfluo che dà sapore alla vita? Un frigorifero ricavato dai giubbotti salvagen- te, un’irrinunciabile sauna, un consultorio per la diffusione dei metodi contraccettivi o, perché no, una distilleria clandestina. E se proprio alla fine bisogna salvarsi perché non farlo lanciando un grandioso S.O.S. allo spazio? Un governo democraticamente eletto stabilisce le regole della comunità: ridistrubuzione della ricchezza, assistenza medica gratuita, niente denaro e casa per tutti. Gli abitanti, giorno dopo giorno riescono a creare a un’assurda quanto equa micro-società ideale. Grazie al suo humour irriverente e ai suoi personaggi ribelli, Paasilinna rivisita il to- I L’arte della preghiera n questo bel libro padre Vincent Jordy invita i lettori, specialmente quelli laici, attraverso consigli pratici a diventare più consapevoli di quanto sia importante prepararsi ad una vita di preghiera profonda per riuscire ad incontrare Dio. Di qui la necessità per tutta l’umanità religiosa di riservare dei momenti alla preghiera per stabilire una buona relazione personale con il Signore, per avvicinarsi sempre di più a lui e sentirsi uniti. Attraverso la preghiera si conosce se stessi e Cristo. Nessun fedele conosce l’arte di pregare e i metodi da applicare. Quando si intraprende un percorso spirituale, è bene non confrontarsi con altri fedeli. Non si deve giudicare il modo in cui si prega. Se così fos- Diego Saglia Lord Byron e le maschere della scrittura Carocci pp. 162 €. 18,30 se, si rischierebbe di adottare criteri troppo soggettivi e personali che recherebbero danni alla qualità della vita spirituale. Prima di tutto è fondamentale creare un clima spirituale per pregare sereni e in pace. Non bisogna tentare di separare la vita quotidiana dalla vita di preghiera. In ogni istante e in ogni luogo si ha la possibilità di pregare. Solitamente si preferisce un ambiente silenzioso, lontano da rumori e solo un po’ illuminato. Ogni orante deve sentire il suo corpo come un amico, disteso e rilassato. Inizialmente il fedele Poeta geniale dalla vita sregolata, avventuriero e amante insaziabile, libero pensatore e nemico della religione, rivoluzionario e carbonaro, aristocratico e snob, idolo delle donne, il più “italiano” tra i poeti inglesi: sono molteplici le immagini che da più di duecento anni accompagnano la figura quasi leggendaria di Byron, simbolo del romanticismo e icona letteraria, culturale e storica. Durante l’età moderna, l’area mediterranea è segnata dalla guerra da corsa e dalla pirateria, su cui prosperano intere città, cristiane e musulmane; il conflitto per mare assume i toni dello scontro religioso, quasi da crociata contro gli infedeli. Quanti cadono in mano dei corsari, ridotti in schiavitù, attendono di essere riscattati o scambiati, e in cattività danno origine a un’intricata storia di abiure e conversioni dall’islam al cristianesimo e viceversa. Romano Bilenchi Opere complete Bur pp. 1253 €. 26,50 pos letterario dell’isola deserta e sembra dire, tra le righe, che i nordici anche messi su un’isola sperduta finiscono comunque per costruire una società giusta e comunitaria. L’autore - Arto Paasilinna, nato nel 1942 a Kittilä, in Lapponia, è un autore di culto in tutto il mondo (i suoi romanzi sono tradotti in quarantacinque lingue) con un passato da giornalista, poeta e guardaboschi. Nel 1994 gli è stato conferito il Premio Acerbi per L’anno della lepre (1994), romanzo con cui Paasilinna ha raggiunto la fama internazionale vendendo, solo in Italia, 120.000 copie. Iperborea ha inoltre pubblicato di Paasilinna Il bosco delle volpi (1996), Il mugnaio urlante (1997), Il figlio del dio del Tuono (1998), Lo smemorato di Tapiola (2001), I veleni della dolce Linnea (2003), Piccoli suicidi tra amici (2006) e Il migliore amico dell’orso (2008). Giovanna Fiume Schiavitù mediterranee Bruno Mondadori pp. XVII-349 €. 22,00 Autore troppo a lungo dimenticato, Romano Bilenchi vede oggi finalmente riconosciuto dalla critica il ruolo di maestro della narrativa italiana, accanto a nomi del calibro di Primo Levi, Giorgio Bassani, Elsa Morante. Alieno dalla facile letteratura che ha fatto dell’eccentricità la chiave del proprio successo, Bilenchi ha una scrittura asciutta e legata alle “cose”, che si sposa a trame dense di azione drammatica. In questo volume riemerso da un polveroso oblio di Ad opera di Abraham oltre cent’anni, Van Helsing spalanca davanti a noi le van Helsing porte delle tenebre. Tenebre brulicanti di vampiri (e Trattato di vampire!), lamie, larve, risurgenti, upiri, vurdalak e vampirologia altre sinistre creature, che riaffiorano dalla notte dei Cairo tempi con un unico desiderio: bere il nostro sangue... pp. 348 €. 16,00 deve imparare a mettersi alla presenza di Dio, vuotare se stesso per lasciarsi riempire dallo Spirito Santo che invocherà. Questa fase è detta della disposizione, seguita da quella dell’orientamento e dell’adesione. Durante la seconda fase tanto più l’orante è calmo tanto più si dispone e si orienta verso Dio. Infine nella terza fase c’è un’adesione a Dio che lo porta ad un’unione d’amore intima con il Signore. Da un raccoglimento attivo in cui il fedele prende l’iniziativa, si passa ad uno passivo in cui Dio si impossessa di lui. L’orante vive un’esperienza nuova ed inattesa. Non deve capire e fare nulla. Deve solo consentire a Dio di Edward N. Luttwak La grande strategia dell’impero bizantino Rizzoli pp. 539 €. 25,00 Al via il Premio “Vivarium” L ’Associazione culturale “Accademia dei Bronzi”, in collaborazione con le Edizioni Ursini di Catanzaro, promuove e organizza la 2ª Edizione del Premio “Vivarium” di poesia, narrativa e saggistica. La partecipazione è gratuita e il montepremi totale è di 6.000 euro. Alla sezione A, riservata alla poesia inedita e dedicata a S.S. Giovanni Paolo II, si partecipa inviando tre poesie in lingua italiana, contenute nei 35 versi, di cui almeno una a tema religioso o ispirata ad argomenti di carattere sociale. Alla sezione B, riservata alla saggistica e alla narrativa inedite e dedicata a Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, si partecipa con un saggio di argomento religioso, stori-co o sociale, oppure con un testo di narrativa (romanzo o racconti). Gli elaborati, di lunghezza non superiore alle 200 pagine, dovranno essere spediti in duplice copia, alla Sede dell’ Accademia dei Bronzi (Via Sicilia 26 – 88100 Catanzaro) con firma ed indirizzo in calce, entro il 31 Marzo 2010, unitamente alla scheda di partecipazione che potrà essere scaricata dal sito www.ursiniedizioni.it o richiesta via fax al n. 0961.782980. agire. Nel momento in cui si decide di intraprendere un cammino di preghiera, è fondamentale imparare a pregare per vivere in compagnia della presenza divina. Inga Conti Vincent Jordy, L’arte della preghiera, Messaggero, pp. 176, €. 9,00 Quello di Costantinopoli è stato un caso unico nella storia: mille anni di dominio incontrastato su un impero vastissimo e multietnico. Dal IV secolo fino alla caduta, avvenuta nel 1453 per mano di Maometto II, l’Impero romano d’Oriente è sopravvissuto al gemello d’Occidente, ha retto l’onda d’urto degli Unni, degli Slavi, degli Arabi e degli altri che nei secoli hanno cercato di sfondare il limes. “Storia dei concetti musicali” è un’opera in diversi volumi dedicata all’evoluzione semantica e ai contesti di impiego di concetti che stanno alla base dei discorsi sulla musica dall’antichità all’epoca contemporanea. Questo terzo volume, curato da Gianmario Borio, è dedicato ai concetti di melodia, stile, suono. A cura di Gianmario Borio Storia de concetti musicali Carocci pp. 320 €. 28,50 Luna e Venere sono i due simboli del femminile, la loro posizione nel tema di nascita personale rivela il carattere profondo di una donna, la sua natura “tradizionale”, “amazzonica” o nomadica”, gli impulsi e le passioni, la forza e la razionalità, il coraggio e le insicurezze. Marco Pesatori, il popolare autore degli oroscopi di D di Repubblica, svela alle lettrici l’inclinazione e il destino, i desideri e i conflitti del proprio temperamento femminile. Ai maschi descrive invece la donna ideale, la compagna con cui passare tutta la vita o quella da cui si è particolarmente attratti. Marco Pesatori Astrologia delle donne Neri Pozza pp. 255 €. 16,00 Patrick Kavanagh nacque presso Inniskeen, in Irlanda, nel 1905 da una famiglia di piccoli agricoltori. Nella sua poesia rivive l’Irlanda delle cose semplici, degli oggetti quotidiani, dei paesaggi rurali e del lavoro nei campi; importante è anche la tematica religiosa. Il poeta morì a Dublino nel 1967. Il curatore Saverio Simonelli traduce 41 poesie tratte da “Collected Poems”. Patrick Kavanagh Andremo a rubare in cielo Ancora pp. 128 €. 12,00 LIBRI DA LEGGERE 8 LIBRI INSERTO Francesca Cenerini La donna romana Il Mulino pp. 383 €. 20,00 Attraverso l’uso critico delle fonti disponibili, il volume disegna il profilo variegato della donna nella società dell’antica Roma, cogliendola nelle diverse dimensioni. è LEGGERE Una casa senza biblioteca è come una fortezza senza armeria (da un antico detto monastico) a cura di Maria Grazia D’Ettoris Gli Scritti economici di Cavour L a casa editrice Libro Aperto prosegue nelle celebrazioni di Camillo Cavour, legate all’Unità d’Italia, coincidendo il secolo e mezzo dell’Unità nazionale (17 marzo 1861: proclamazione del Regno d’Italia) con il secolo e mezzo dalla scomparsa del Gran Conte (6 giugno 1861), e al tempo stesso ricorrendo i due secoli dalla nascita del fondatore politico dell’Italia (10 agosto 1810). Dopo I verbali dei governi Cavour (1859-1861) usciti l’anno scorso e in attesa del prossimo – e conclusivo – tomo, che sarà incentrato sul Cavour politico, ecco gli Scritti economici di Cavour, curati da Pierluigi Barrotta, Marco Bertoncini e Aldo G. Ricci (Libro Aperto ed., via Corrado Ricci 29, 48121 Ravenna; pp. 144, € 15). Pubblichiamo, con autorizzazione dell’editore, un brano della prefazione. Distinguere in Cavour l’opera politica da quella economica è, sì, possibile, e i curatori di questi volumi l’hanno fatto; ma nella consapevolezza – che qui s’intende apertamente e subito ribadire – che nell’attività concreta dello statista l’una opera non si può sceverare dall’altra. Cavour è uomo di Stato, compiuto. Dunque ogni suo gesto, ogni sua riflessione, ogni suo discorso, ogni suo impegno, ogni suo scritto, sono diretti verso l’edificazione dello Stato. Uno Stato dinastico, nazionale, liberale (l’elencazione non risponde a una priorità di visione da parte dello statista, sicché i tre aggettivi possono in qualsivoglia odine essere disposti). Cavour fu un personaggio unitario, nel quale ogni sfaccettatura si comprende se si vede nell’uomo il grande statista, cui ogni altra caratteristica è accessoria. La costruzione grandiosa che si poneva – l’Italia unita – è tale da farci capire come il procedere delle azioni, delle decisioni, delle scelte, rispondesse sempre a una superiore visione politica. La chiarezza perspicua degli obiettivi motivò la capacità mirabile di adattarsi, di tacere, di subire sconfitte, di ritrarsi, sempre avendo presente lo scopo ultimo, la cui costruzione venne attuata mattone dopo mattone. Non vale a sminuire tale assunto la constatazione che Cavour pensò, dapprima, all’ampliamento dei dominii C sabaudi e solo successivamente all’unificazione dell’intera Penisola. Non furono le dimensioni territoriali dello Stato a muoverlo, sibbene l’idea di render più grande lo Stato dei Savoia, e d’ingrandirlo nella libertà. La visione dinastica – di là di qualsiasi screzio, malinteso, astio o rottura col sovrano – restava sempre intimamente fusa con la visione nazionale e con quella liberale. Quanto all’impegno profusovi, esso fu tale e tanto che non v’ha un biografo che non gli attribuisca la consunzione fisica, nervosa, umana, e la fine repentina del politico. La visione economica cavourriana trova quindi collocazione nel liberalismo connaturato al Gran Conte. È fatto noto, e deprecato, che la lingua italiana abbia separato il liberalismo politico da quello economico, creando il termine liberismo, così da dividere la libertà politica dalla libertà economica. Se il fenomeno emerse con chiarezza nella nota vertenza Croce-Einaudi, le conseguenze sono state deleterie, sia per lo sviluppo delle idee liberali, sia per l’evoluzione me- onservali nella tua Camillo Langone Manifesto della destra divina Vallecchi pp. 148 €. 12,00 Il conservatorismo inteso come difesa dei valori dello spirito, come recupero di ciò che di buono aveva il nostro passalo, di ciò che rende ogni uomo “Uomo”, è il tema di questo libro, una difesa in controtendenza dei doveri contro i diritti, dell’obbedienza e del rispetto contro l’individualismo sfrenato che regola la società odierna. Camillo Langone, cercando motivazioni nella politica, nella filosofia, nella religione, esorta a recuperare la “destra divina”. Rupert Smith L’arte della guerra nel mondo contemporaneo Il Mulino pp. 514 €. 28,00 “La guerra non esiste più”: con queste parole Rupert Smith non intende dire che nel mondo non si combatte più, bensì che la guerra come l’avevamo conosciuta fino a pochi decenni fa - la guerra degli eserciti che si fronteggiano in campo aperto, dalle grandi battaglie napoleoniche agli scontri fra divisioni corazzate - è stata sostituita da quella che egli chiama “guerra fra la gente”. CULTURA Bat Ye’or Il declino della Cristianità sotto l’Islam Lindau pp. 563 €. 32,00 desima della società, posto che si è ritenuto possibile (e pure auspicabile) il miglioramento, l’incremento, l’accrescimento delle libertà civili e politiche, disdegnando invece qualsiasi analogo miglioramento, incremento, accrescimento della libertà economica. La scissione fra politica ed economia, impensabile nell’epoca cavourriana, si è talmente diffusa nel sentire comune da generare le figure dicotomiche di liberali non liberisti, quale lo stesso Croce in concreto si proclamava. La progressiva socialdemocratizzazione della società europea, con il conseguente – e crescente – fiscalismo, ha non poco contribuito a spezzare l’unità fra libertà politiche e libertà economiche. Di conseguenza, gli stessi sostenitori del mercato calcano troppo sovente l’accento su regole, limiti, vincoli, intromissioni dello Stato, mentre l’aggettivo ormai naturaliter applicato al liberismo è “selvaggio”, tale da servire a foglia di fico per coloro che tuttora serbano il coraggio (non v’è parola più adatta) di dichiararsi liberisti e debbano giustificare il proprio liberismo da quello appunto reputato “selvaggio”. B Sulla scorta di una documentazione storica cospicua, Bat Ye’or dimostra che se la dhimmitudine è stata certamente la conseguenza delle conquiste militari, è però stata soprattutto il frutto della cooperazione (in alcuni casi fattiva e consapevole, in altri fondata su tragici malintesi) di élite civili e religiose altamente civilizzate e di maggioranze poco coese e per questo motivo incapaci di reagire. Ronnie Po-chia Hsia La Controriforma Il Mulino pp. 345 € 21,00 Questo libro estende il significato e la portata della Controriforma cattolica al di là dell’interpretazione tradizionale, che tende a vedere in essa una mera reazione difensiva davanti alla riforma protestante. Dopo aver ricostruito lo svolgimento del Concilio di Trento, l’autore analizza le mutate caratteristiche sociali del clero e della curia papale. A. D N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre Oriana Fallaci Intervista con il potere Rizzoli pp. 606 €. 24,50 Da anni i lettori attendevano le nuove interviste, e lei stessa aveva lavorato alle bozze, lasciando note e appunti, e un testo che partiva dai famosi incontri con Khomeini e Gheddafi per lanciarsi in una riflessione appassionata sul potere. Nessuno, come lei, era riuscito ad avere accesso a personaggi di quel calibro, quelli che potevano realmente decidere del destino dell’umanità. La vita privata della Fallaci e quella professionale si sono sempre intrecciate: la scomparsa di due persone profondamente amate la spinge a un totale isolamento, “i miei tre inverni nel tunnel” li definisce; ma poi, dopo la pubblicazione di “Un uomo” nel 1979, mette a segno per il “Corriere della Sera” i due straordinari reportage dall’Iran di Khomeini e dalla Libia di Gheddafi, che compongono la prima parte di questa Intervista con il Potere. Nella seconda parte, dal 1964 al 1982 sfilano davanti al lettore i nomi che hanno fatto la storia della seconda metà del Novecento. Federico Romero Storia della guerra fredda Einaudi pp. VI-356 €. 30,00 Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un’inedita geografìa di potenza in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano... Gli assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si soppesavano i pericoli evidenti o potenziali. L’URSS di Stalin non poteva concepire la coesistenza internazionale se non in chiave intrinsecamente conflittuale, il governo degli Stati Uniti, insieme a larga parte delle élite europee, si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici fosse la via più efficace, e meno pericolosa, per promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale che prese a definirsi come “mondo libero”. Fu allora che la guerra fredda prese forma. iblioteca Christopher Caldwell L’ultima rivoluzione dell’Europa Garzanti pp. 350 €. 20,00 In pochi anni, alla fine del XX secolo, l’Europa è diventata una società multietnica: senza alcuna programmazione, senza alcun progetto, senza una guida politica. Oggi su 375 milioni di europei, ben 40 milioni vivono fuori dal loro paese d’origine. La maggior parte di loro arriva dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina. Ma questi immigrati - che hanno culture e tradizioni molto diverse dalle nostre - in quale misura sono assimilabili? Patrizia Calefato Gli intramontabili Meltemi pp. 190 €. 18,00 Cosa hanno in comune una borsa Kelly battuta all’asta su eBay, un vinile dei Beatles, la vecchia 500 rimessa a nuovo, ma anche la nuova che la cita nel nome, nei colori e nelle forme, un mobile di design italiano degli anni del boom, un disco degli Abba, i regali di Natale, il jeans, il bikini, la T-shirt, Mina, Jacqueline Kennedy e Grace Kelly? Sono gli intramontabili, i sempreverdi. Michel Schooyans Terrorismo dal volto umano Cantagalli pp. 288 €. 22,00 Un nuovo terrorismo sta insidiando il mondo: il terrorismo dei colletti e delle camicie bianche. Si e’ imposto nelle piu’ grandi organizzazioni internazionali, Onu, Fmi, Banca mondiale, Oms, dove regna quasi incontrastato. Ricorre ad un’organizzazione in cui si mescolano le scienze biomediche, la demografia, la linguistica e la comunicazione. Vittorio Sciuti Russi Inquisizione spagnola e riformismo borbonico fra Sette e Ottocento Olschki pp. XXII-372 € 39,00 Nel secolo dei Lumi, gli intellettuali europei - gallicani, giansenisti, riformatori, illuministi, massoni e liberali - ritennero di dovere agire contro il fanatismo religioso generato dall’ignoranza, dalla superstizione, dal sonno della ragione e di dovere abbattere in Sicilia e Spagna il “santo tribunale”, assimilato a una tigre feroce o alla mostruosa idra dalle sette teste. N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre Letteratura Mediterranea INSERTO Quando ci si può guardar soffrire e raccontare quello che si è visto, significa che si è nati per la letteratura. Come piante tra i sassi Giovanna Crisà N ella quiete sorniona di un sabato mattina in ufficio, mentre Matera si prepara al rituale dello struscio pomeridiano, una telefonata raggiunge il Sostituto Procuratore Imma Tataranni. “Pensò immediatamente a Valentina, che doveva essere appena uscita da scuola e in quei giorni stava piantando una grana. Invece le dissero che avevano ucciso un ragazzo, a Nova Siri”. Imma per mestiere ha a che fare abitualmente coi morti ammazzati; ma se a morire è un coetaneo di sua figlia, a poco a poco la madre e il procuratore si scopriranno facce della stessa medaglia che finiranno per confondersi e alimentarsi l’un l’altra. L’indagine del procuratore - con le sue tecniche, le sue dinamiche, le rivalità antiche e nuove - pagina B arbara si sveglia una mattina a Firenze, la città della sua infanzia e di una vita che non c’è più da anni. Ricorda ancora l’alluvione del 1966, il giorno in cui trovarono il corpo della madre di Sonia, che fu adottata. Ricorda quella telefonata, apparentemente così innocua, di uno dei suoi zii che esortava il padre a trasferirsi a Napoli e a lavorare tutti insieme. Ricorda l’arrivo in Campania, i cugini numerosi e le zie premurose, le mogli degli amici e la madre che non è più lei. Poi, con sempre maggior sgomento, ricorda i primi lunghi silenzi, i mugugni appena sussurrati e le voci che iniziano a circolare sulla sua famiglia, e quelle dicerie sempre più pesanti da sopportare. Tutto cambia, nuove regole non scritte, sguardi di comando, atti di violenza improvvisa... e allora Barbara capisce che ogni cosa è cambiata, che la vita non le appartiene più e che l’unica ancora di salvezza è l’amore che prova per suo fratello. Lui è diverso, lontano da tutti e da tutto, Mariolina Venezia Come piante tra i sassi un ragazzo disperato e in fuga. Ecco perché Barbara è di nuovo a Firenze: per ritrovarlo e con lui ritrovare l’affetto che non sente più. Ma Barbara non sa che la sua famiglia veglia su di lei, nel bene come nel male. Einaudi pp. 256 €. 17,50 G. C. M. Rosa Nuvoletta Legami d’amore Fanucci pp. 220 €. 16,00 La leggenda degli Eldowin V enti di guerra spirano sull’Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell’Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell’ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un’arma in grado di contrastare la minaccia dell’Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l’inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l’aiuto dell’unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell’Arwal: i leggendari Eldowin. G. C. Laura Iuorio La leggenda degli Eldowin Fanucci pp. 460 €. 17,50 Knud Romer Porco tedesco Feltrinelli pp. 149 €. 13,00 Imre Kertész Dossier K. Feltrinelli pp. 192 €. 16,00 “Dossier K.” è un romanzo autobiografico sotto forma di dialogo che stacca il suo ritmo battendo su domande capitali, che pone il lettore nella condizione di muovere intelligenza ed emozioni. Kertész mette in discussione se stesso, e insieme i più grandi eventi della storia del Novecento. Un cuore messo a nudo, un mondo messo a nudo… Èdouard Bourdet Simon Montefiore Sasenka Corbaccio pp. 623 €. 19,00 dopo pagina assume infat- proprio come con quelli, ti i contorni del viaggio di riesce a ergere lo sguardo una madre alla scoperta di oltre l’apparenza dei fatti. un mistero più importante Giovanna Crisà e profondo: chi sono i nostri figli, che cosa vogliono, che possibilità hanno di questi tempi? In una comunità chiusa del Mezzogiorno italiano, fra dicerie superficiali e misfatti sepolti dalla terra arsa dal sole, Imma scruta, interroga, immagazzina dati: qualche volta inciampa, come sugli irrinunciabili tacchi alti, qualche volta, Legami d’amore 9 Knud è sicuro di una cosa: la cittadina danese di Nykobing Falster è talmente piccola che comincia finendo. La Seconda guerra mondiale è terminata da un pezzo, ma per Knud - nato nel 1960 - Nykøbing è ancora occupata dai tedeschi. Infatti, l’origine germanica della madre di Knud - l’orgogliosissima e bellissima Hildegard - è causa di una pervicace emarginazione… 1916: a San Pietroburgo nevica in un paese sull’orlo della rivoluzione. Ai cancelli dell’Istituto Smol’nyj per nobili fanciulle, una governante inglese aspetta una ragazza, attesa però anche dalla polizia segreta dello zar: Sasenka Zejtlin ha solo sedici anni, un padre ricchissimo, una madre devota di Rasputin, e uno zio bolscevico che la converte alla causa rivoluzionaria. 1936: sposata con un compagno che ha fatto carriera, madre di due figli e direttrice di un mensile “rosso”, Sasenka conduce una vita agiata all’interno dell’elite vicina a Stalin. Sopravvive alle purghe, ma alla vigilia della guerra commette un imperdonabile errore: per la prima volta in vita sua si innamora veramente, con conseguenze impensabili per lei e per la sua intera famiglia. 1994: più di mezzo secolo è trascorso, di Sasenka Zejtlin e dei suoi familiari, dei colleghi e conoscenti, dello stesso Paese in cui hanno vissuto si sono perse le tracce... finché Katinka, una giovane storica, viene incaricata di compiere una ricerca da un misterioso inglese, che a sua volta vuole accontentare la madre. Dalla Russia zarista al tracollo dell’Unione Sovietica un romanzo di passioni, tradimenti, crudeltà ed eroismo. Michael Crichton L’isola dei pirati Garzanti pp. 332 €. 18,60 1665. La Giamaica, remoto avamposto della corona britannica nei cuore dei Caraibi, è circondata dalle potenti colonie spagnole, i vicoli della sua capitale, Port Royal, sono popolati di avventurieri, tagliagole e donne di malaffare, in cerca di fortuna tra le taverne e il molo. Nella calura tropicale è difficile sopravvivere e troppo facile morire, tra malattie, vendette e regolamenti di conti. L’oro che gli spagnoli mandano dal Nuovo al Vecchio Mondo è una tentazione irresistibile, soprattutto per lo spregiudicato capitano Charles Hunter. Del resto, la legge inglese protegge i corsari che riescono a farla franca... La voce che gira è sempre più insistente: nel porto di un’isola vicina, Matanceros, è ancorato il galeone El Trinidad, che deve portare il suo tesoro verso la Spagna. La rada è protetta da un forte inespugnabile, sotto la stretta sorveglianza del sadico capitano Gazalla. L’oceano è pattugliato dalla flotta spagnola, la giungla di Matanceros è impervia e fittissima, la fanteria e l’artiglieria spagnole sono all’erta. Ma non basta per fermare l’ambizioso Hunter, che sceglie a uno a uno i membri del suo equipaggio e architetta un piano diabolico. Francisco X. Stork Il mondo quello vero mondadori pp. 310 €. 17,00 Marcelo Sandoval è un diciassettenne con una sindrome di Asperger che gli rende molto difficile la vita di relazione con le altre persone. Si sente a suo agio conducendo una vita molto ordinata: si prende cura dei pony presso la sua scuola speciale, ha un interesse molto forte per la religione (sebbene non sia ebreo, si incontra regolarmente con una rabbina molto particolare), “sente” una musica che gli suona nella testa e dorme in una casetta su di un albero. Ma un giorno suo padre, un potentissimo avvocato, insiste perché Marcelo durante l’estate lavori presso il suo studio legale. Deve uscire insomma dal suo universo protetto per misurarsi col mondo, quello vero. Se ce la farà, potrà scegliere se tornare alla sua scuola speciale o fare l’ultimo anno di liceo in una scuola normale. Religione 10 O La censura dei nostri simboli religiosi rmai da qualche anno si ripete il solito rituale di alcune scuole italiane, in particolare dell’Infanzia e della primaria, per fortuna poche, di sbarazzarsi dei nostri simboli religiosi, come il presepio o i canti natalizi. I motivi sono sempre i soliti, in classe ci sono bambini di altre religioni, in particolare musulmani che secondo questi insegnanti, novelli iconoclasti, non gradirebbero i nostri simboli. Ormai non c’è Natale senza che, puntualmente, si ripresenti la polemica sulla presenza (o piuttosto sull’assenza) in ambiti pubblici come la scuola di momenti e simboli ricordano come il Natale rappresenti, assieme alla Pasqua, uno dei momenti più forti e sentiti della cultura e della tradizione del nostro paese. L’ennesimo gesto di censura si registra nell’istituto comprensivo di Leonessa in provincia di Rieti, qui la dirigente scolastica ha pensato di vietare qualsiasi addobbo che evochi anche lontanamente il Natale, per non offendere la sensibilità religiosa di tre bambini musulmani su cento alunni. Questa sensibilità nei confronti dei bambini di origine musulmana non si è mai vista per altri bambini di religione diversa, per esempio gli ebrei. Un genitore che fa frequentare una scuola a maggioranza cattolica non può pretendere di abolire ogni riferimento al Natale. Al massimo può chiedere che ai propri bambini non si imponga la recitazione di preghiere o di poesie religiose. “Non si ricordano casi di dirigenti scolastici che, per garantire la sensibilità religiosa di una piccola minoranza, abbiano imposto la totale cancellazione del Natale, resistendo in modo ferreo alle richieste delle famiglie, del sindaco, della diocesi e persino – pare – della dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale”. (Giorgio Israel, Negare il Natale a 97 alunni su 100 non è tolleranza ma autocensura, 21.12.09 Tempi) Perchè succede tutto questo? Paura? Dhimmitudine? Conformismo? Odio di sé? Per- Benedetto XVI Caritas in veritate Edb pp. 192 €. 6,90 L’enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate - la più ampia in assoluto tra le encicliche sociali - certamente rappresenterà a lungo un punto di riferimento essenziale sia per gli studiosi di dottrina sociale sia per quanti si assumeranno il compito di tradurla, svilupparla, riprenderla in vista dell’auspicato “nuovo corso” della civiltà nella stagione della globalizzazione, dell’impetuoso sviluppo della tecnica, della difficile ricerca della pace e della giustizia fra i popoli. Camillo Ruini Il caso serio di Dio Cantagalli pp. 104 €. 9,00 La crisi economica ci ha fatto percepire la fragilità del nostro benessere materiale, ma assai più gravi sono le nostre condizioni spirituali. La radice ultima di tutte le difficoltà è in sostanza una sola: l’assenza di Dio dalla nostra vita, la mancanza di fede in Lui. Rimettere Dio al centro della cultura, dell’educazione, dei comportamenti pratici è dunque indispensabile per noi, ma è anzitutto giusto e vero. chè l’Europa ormai è diventata la terra più scristianizzata dell’Occidente, come ha scritto Marcello Pera nel suo Perchè dobbiamo dirci cristiani; scristianizzazione che per molti europei è un vanto. Anzi pensano che il cristianesimo che l’ha tenuta a battesimo le sia di ostacolo. E quindi occorre liberarsi della natura cristiana dell’Europa, convincendosi che senza identità cristiana l’Europa è più aperta, inclusiva, tollerante, pacifica. Ma è proprio così che l’Europa perde il senso dei propri confini e diventa un contenitore indistinto,- scrive l’ex presidente del senato Pera - non riesce a integrare gli immigrati, anzi li ghettizza o si arrende alla loro cultura, non è in grado di vincere il fondamentalismo islamico, anzi favorisce il martirio dei cristiani in tante parti del mondo e anche in casa propria. Questi incresciosi episodi di cancellazione del Natale nelle nostre scuole sono piccoli tasselli che s’inseriscono in quella guerra contro tutto ciò che è cristianesimo, portata avanti da una minoranza (politici, intellettuali, giornalisti) in tutta Europa. Di cedimento in cedimento, non fa meraviglia che gli studiosi parlino ormai di una ‘Europa senza Dio’. E’ l’Europa che nasconde i suoi simboli cristiani, non si augura più Buon Natale o Buona Pasqua perchè dice di non volere offendere i non credenti o gli altri credenti. Questa élites europea ostile al cristianesimo deve scontrarsi con la maggioranza che non vuole i minareti in Svizzera ma in tutta l’Europa come hanno detto tutti i sondaggi pubblicati dai vari giornali europei. Il premier turco Erdogan, rappresentante dell’islam più “moderato”, quello che dovrebbe portarci quasi ottanta milioni di musulmani in Europa – ha dichiarato: «I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri caschi, le moschee le nostre caserme e i credenti il nostro esercito». Nessuno si è scandalizzato per simili dichiarazioni guerrafon- I L Così come esiste una Via Crucis, l’Autore immagina di percorrere anche una “via” che conduca alla grotta della nascita, preludio di risurrezione? Per le comunità parrocchiali e la preghiera personale l’autore propone 14 tappe, ovvero itinerari spirituali in cui ripercorrere i momenti fondamentali - dall’Annunciazione al battesimo di Gesù - dell’Incarnazione del Signore. Johannes Beutler Le lettere di Giovanni Edb pp. 224 €. 23,80 L’autore, tra i più importanti studiosi viventi degli scritti giovannei, sviluppa la spiegazione delle tre Lettere di Giovanni su quattro livelli: 1) il testo viene presentato pericope per pericope; 2) le idee portanti della pericope sono subito messi in evidenza; 3) l’indagine procede in maniera analitica versetto per versetto; 4) le implicazioni che il contenuto teologico della pericope ha per la fede e per la vita ecclesiale di oggi vengono opportunamente sottolineate. Riflettiamo con i Libri Bruno Ferrero Dieci buoni motivi per essere cristiani Elledici pp. 176 €. 8,00 Per molti, la religione è una cosa distante, teorica. La vita è un’altra cosa. La religione è vapore e chiacchiere. E soprattutto noia. A che serve credere in Dio? Il cristianesimo è la via più semplice per la verità e quindi per la felicità: questo piccolo libro cerca di dimostrarlo. Lo fa con infinita umiltà e semplicità. I vizi capitali hanno sempre costituito un importante tema di riflessione. Fin da Aristotele, che li definisce “gli abiti del male”, si è intuito che i vizi, mettendo a nudo la fragilità e la miseria umana, sono una via privilegiata per conoscere il fondo oscuro e misterioso dell’anima. Oggi i vizi capitali sono oggetto di un rinnovato interesse. Paolo Siniscalco ripercorre il processo attraverso cui si è compiuta la diffusione del cristianesimo nell’area geopolitica dell’Impero romano. Un processo in cui si distinguono nettamente due fasi: una prima che va da Gesù a Costantino. Con la seconda decade del IV secolo si apre una nuova fase distinta dall’affermazione sempre più rapida del cristianesimo. Francesco Scanziani I lititgi e il perdono Ancora pp. 127 €. 12,00 I vizi Paoline pp. 168 €. 9,00 Paolo Siniscalco Il cammino di Cristo nell’impero romano Laterza pp. XXX-352 €. 20,00 Cosa fare nei momenti di crisi della coppia? Bisogna reagire all’incomprensione, alle ferite, ai tradimenti? Fino a che punto dovrò ancora “Perdonare al mio fratello”? Entrando con profondo rispetto in questi passaggi della vita di coppia, il volume vuole anzitutto offrire uno spazio per guardare con onestà e fede a simili interrogativi. daie, scrive Israel Anzi si trovano in abbondanza persone pronte a rifornire di viveri e munizioni l’esercito dei credenti, mentre proibiscono stelle di Natale e presepi come se si trattasse di materiale sovversivo. Il sindaco di Londra invita a digiunare durante il Ramadan per immedesimarsi nello spirito della religione musulmana. Poi c’è la sentenza della Corte Europea dei S aa. vv. Sei interviste su temi di grande attualità per la Chiesa e la società in Italia: come intendere oggi la laicità; il Papa alla giornata mondiale della gioventù di Colonia; cosa significa educare nella società in transizione; rapporto tra scienza e fede; la famiglia italiana: aspetti religiosi, economici e politici; la sofferenza umana e il fine vita. Angelo Scola intervistato da Aldo Cazzullo La vita buona Messaggero pp. 96 €. 9,00 ibri dello Franco Galeone La via della nascita Edb pp. 56 €. 2,50 N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre pirito Maria de Alvarado Madre Maria Josefa del Cuore di Gesù Paoline pp. 139 €. 10,00 “Madre Maria Josefa ha saputo vivere fedelmente i tre consigli evangelici e ha esercitato le virtù teologali e cardinali sempre con animo pronto e generoso. La sua ferma fedeltà alla Chiesa, al Papa e alle Costituzioni carmelitane, la sua umiltà e povertà, ma specialmente la sua carità verso tutti era incentrata nell’amore supremo al Cuore di Gesù, confidando sempre nella divina Providenza, per portare tutti a Dio”. (Dalla postfazione). Luis F. Ladaria Gesù Cristo salvezza di tutti Edb pp. 144 €. 14,80 “Nell’attuale dibattito circa l’unicità e l’universalità dell’azione salvifica di Gesù Cristo mi è stato chiesto ripetute volte di affrontare il tema della salvezza. Perché Cristo è il salvatore di tutti? Perché noi cristiani dobbiamo mantenere questa pretesa che non poche volte risulta inintelligibile e perfino scandalosa a molti dei nostri contemporanei?” (dal Prologo). Diritti Umani contro l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici è figlia del nischilismo dominante in Europa. Questo è il clima che si respira oggi in Europa, hanno ragione Oriana Fallaci, Bat Ye’ or e Alexandre Del Valle che sostengono apertamente che si sta profilando un’Europa musulmana? D. B. Angelo Maria Tentori Apparizioni della Madonna in Africa Paoline pp. 273 €. 12,00 Veggenti sono tre ragazze. In realtà furono di più, ma soltanto queste tre furono ritenute autentiche anche se può esserci del vero anche negli altri giovani veggenti, ma a causa di alcune contraddizioni sono stati esclusi. Queste Apparizioni si differenziano da quelle avvenute in Europa per alcuni aspetti. L’Autore ne spiega il motivo adducendo realtà culturali differenti a cui la Madonna cerca di uniformarsi per essere compresa. Maria R. Del Genio Breve storia della mistica cristiana Ancora pp. 200 €. 16,00 Il volume è una sintesi di storia della mistica rivolta ai non specialisti in materia. L’obiettivo vero dell’autrice sembra essere quello di introdurre personalmente i lettori nella vita mistica, offrendo con grande chiarezza gli strumenti e i concetti che ci consentono di promuovere la consapevolezza della nostra relazione con Dio presente nell’esistenza quotidiana e nelle piccole cose della nostra vita.” (dalla presentazione) N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre Attualità 11 Sindrome sciasciana, vent’anni di silenzi A ffermava Aristotele: “L’uomo è un animale sociale”. Ma forse ciò non vale oggi per gli intellettuali impauriti come sono dalla onnipotenza massmediatica di tv e web. Essi preferiscono vivere rifugiati nella storia e nei loro esercizi accademici, non riuscendo a stare al passo con un mondo che cerca di liberarsi dai muri per riemergersi in altri luoghi e sotto altre forme. Il tutto li allontana sempre di più dall’impegno sociale e dalla realtà senza che gli stessi, forse, ne abbiano consapevolezza. Se poi chiedessimo loro di ritornare ad essere la coscienza critica di tutto quello che giornalmente sovrasta e inganna l’uomo comune tenendolo schiavo di dogmi e potenti di turno allora potremmo percepire quanto ci manca la lucida figura morale e le infinite libere parole di Leonardo Sciascia. Dopo Sciascia, a 20 anni dalla scomparsa, l’oblio dei maitre à penser più di ogni altro luogo ha colpito la sua Sicilia, quella Sicilia che definì in modo alquanto enigmatico “La metafora del mondo”. (forse alla difficile ricerca di una condivisibile e credibile identità persa dalla stessa durante la sua lunga storia) “La metafora del mondo”. Ma forse oggi la Sicilia non rappresenta più neanche questo pensiero ma una landa desolata dove non crescono più idee innovative e liberi pensatori ma non mancano gli ipocondriaci dell’esistenza . Ma se la classe culturalmente avanzata è del tutto scomparsa dalla Sicilia (non i romanzieri di successo e gli obsoleti accademico-.storiografici) ci sarà pure un motivo. Forse mi chiedo sarà colpa di una certa “sindrome sciasciana” che ha talmente impaurito gli intellettuali che questi si guardano bene dall’ esporsi pubblicamente se non seduti sulle gambe di politici o star dello spettacolo? Eppure dei libri, quelli si , vengono ancora scritti e pubblicate pure da editori conosciuti e stimati. Loro sì stimati! Ma chi li legge oggi tali libri e chi leggerà tra qualche anno libri di scrittori che da vivi sono riusciti solo a riempire pagine di carta rinchiusi accuratamente nei loro bunker di mattoni e cemento? Quanto ci manchi Sciascia e quanto ci manca la tua instancabile ricerca di verità anche a costo di essere travisato, volutamente travisato. Meno male che i tuoi scritti sono e saranno sempre attuali spingendo le nostre coscienza e le nostre azioni al di là della grettezza di tiranni democratici eletti democraticamente in nazioni che si considerano democratiche. “E’ ora”: per dirla come i dinosauri di Asor Rosa. E’ ora, aggiungo, che gli intellettuali escano dalla clandestinità e si sporchino le mani come tutti i comuni mortali. Alfio Lisi La regione più invivibile d’Italia L a Sicilia, o meglio le nove città capoluogo, resta, ma peggiorando , se fosse ancora possibile, la regione più invivibile d’Italia ovvero la meno vivibile tra tutte le 107 città esaminate dal Sole 24 ore. Un primato negativo, e un record che nessuno ci invidia, che ritroviamo da anni in qualsiasi statistica a prescindere da chi la realizza. Quasi un marchio d’infamia che ci siamo cuciti addosso grazie ad una classe politica inerte e incapace e che non scontentare alcuno di fatto non amministra le città mancando di coraggio, di idee e di imparzialità. Così quasi tutte le città siciliane si collocano, secondo il Sole 24 ore, come sempre da anni, negli ultimi posti tra le città italiane per qualità della vita, per la mancanza di utili infrastrutture, per l’assenza di servizi adeguati, per tenore di vita, per occupazione e così via. Palermo scende rispetto all’anno scorso nella classifica generale, su 107 città italiane, passando dal 101° al 102° posto, Catania dal 96° al 104° posto, superando anche Palermo ed è quella che ha realizzato il peggiore risultato tra le città siciliane, per non parlare di Agrigento relegata all’ultimo posto e così via . Tanto per restare nel tema le città siciliane stanno tra l’’83° posto di Enna fino al 107° posto di Agrigento. Una vergogna che dovrebbe fare sollevare le coscienze dei siciliani chiedendo le dimissioni dei loro Sindaci e Giunte. Ma dovrebbe in primo luogo fare riflettere gli Amministratori di tali città che dovrebbero se avessero un pizzico di dignità e responsabilità dare le dimissioni dai loro incarichi istituzionali e doverosamente cancellarsi per sempre dall’impegno politico, ovvero mai più candidarsi. Mi piacerebbe nello stesso tempo che gli organi che si occupano dell’informazione prendessero ancora di più a cuore, così come già fanno, le problematiche sollevate da tale ennesima statistica, non solo per l’immagine della Sicilia in Italia e nel mondo, immagine che ancora una volta ne esce deteriorata, ma soprattutto per la salute (come dimostrato dall’OMS Organizzazione Mondiale per la Sanità) di chi in tali città martoriate dal traffico e avvelenate dallo smog e dal caos giornaliero e senza freni ci vive e vorrebbe continuare a viverci possibilmente in modo gioioso e senza correre rischi di sorta. A.L. La valle dei templi, Agrigento D Di Pietro forcaiolo alle colonne de “Il fatto quotidiano”, Paolo Flores D’Arcais ha suggerito ad Antonio Di Pietro di sciogliere L’Italia dei Valori e di rifondare un nuovo partito allargato ai “coprotagonisti della società civile, alle generazioni viola, alla cultura azionista e alla scienza illuminista”. Il direttore di Micromega, non l’ha detto esplicitamente, ma si riferiva al frastagliato universo dei “grillini”, dei “travaglini”, dei “santorini”, dei “repubblichini” (nel senso di lettori di Repubblica), dell’onda, dei marxisti, dei noglobal, dei “pacifinti” e dei lanciatori di souvenir, vale a dire quel complesso agglomerato umano nel cui DNA è iscritta la parola forca. Infatti, chi meglio di Di Pietro incarna la voglia di sangue e di odio che aleggia nell’Italia berlusconiana? La sinistra? Forse un tempo che fu, oggi, Antonio Di Pietro il partito dei giustizialisti in fatto di disprezzo umano, fa schiumare di rabbia e invidia anche il più incallito forcaiolo trotzkista. A Di Pietro si potranno imputare molti limiti, ma non che nel suo rassemblement di descamisados in camicia nera (e rossa), non abbia saputo arruolare discepoli secondi alle sue facoltà demonizzatrici. Alcuni esempi? “Per ogni operaio della Fiat buttato fuori, la tiro io in faccia la statuetta a Berlusconi”, disse il deputato dell’Idv Francesco Barbato ad un sit in di protesta dei lavoratori della Fiat.“Levare di torno Leonardo Sciascia Il progetto dei sogni S an Cataldo (CL) - Il progetto presentato a San Cataldo dall’ATO CL1 e riguardante il piano dei servizi per la Raccolta Differenziata, ci lascia perplessi e fa crescere nell’opinione pubblica, la consapevolezza di troppe cose che non vanno. A parte la solita enfasi con cui l’ATO ha presentato tale progetto giustificato dai notevoli, a dire loro, benefici economici e precisamente le economie derivanti dal mancato differimento in discarica del rifiuto e il vantaggio dei rifiuti che si possono riciclare, sembra che l’analisi costo–beneficio non sia proprio trasparente stante che si riuscirebbe, sempre a dire dell’ATO, ad impiegare ben 136 unità lavorative, più 24 amministrative, più i quadri, il tutto per un totale di ben 165 persone occupate. Ciò, oltre a far sognare qualche ingenuo amministratore, ci conferma che tali occupati sembrano realmente tan- ti ma non nel senso buono, ma nel senso “clientelare” del termine. La prima impressione è che si voglia realizzare l’ennesimo carrozzone i cui costi saranno sostenuti dalla nostra gente e i cui vantaggi ambientali sono tutti da dimostrare. L’occupazione, in questi casi, sarebbe come al solito “dopata” e le tasse per la nostra comunità certe e abnormi. Quindi, prima che l’ATO CL 1 metta in moto questa esperienza è bene che gli Amministratori e l’opinione pubblica vigilino, guardando con la lente di ingrandimento i conti economici preventivi onde evitare l’ennesima bufala. Alessandro Pagano Componente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati Ma quale sicilianità, noi siamo siciliani P arlare di “sicilianità” dei beni culturali e ambientali della nostra isola è forse un azzardo storico e geologico. Si può parlare di sicilianità nei tesori che la Sicilia protegge quando guardiamo un teatro greco o romano? Si può parlare di sicilianità quando ammiriamo palazzi e monumenti rinascimentali o Barocchi? In Sicilia possiamo parlare di “sicilianità” forse nei nostri comportamenti quotidiani , nel nostro modo di esprimerci sia con le parole che con i gesti, nel nostro modo di mangiare, nel nostro modo di pensare allo Stato e di rapportarli alle regole di convivenza, quando andiamo a fare la spesa in un mercato rionale, se andiamo a mangiarci un cannolo alla ricotta con canditi o un arancino alla Norma: ecco in questo possiamo sentirci siciliani. Infatti cos’è la “sicilianità” se non un cocktail di periodi storici opposti l’uno all’altro, di una sequela di domini di altri popoli, di culture e costumi variegati, di edifici e monumenti di epoche passate: ma tutto ciò possiamo definirlo con una parola “sicilianità” cosa che non darebbe il senso della vera storia di millenni della nostra isola? Quanto vi è di “sicilianità” dentro ognuno dei siciliani ? Basterebbe guardarli in viso, nella loro statura, nel loro colore dei capelli e della pelle, nei loro cognomi, nei modi di essere (sfido a trovare un siciliano uguale ad un altro) e perfino nel loro dna, per capire che la sbandierata “sicilianità” è qualcosa di artificioso e limitante che non esprime la Sicilia e i siciliani. Noi non siamo padani, di quelli con il fazzoletto verde al collo, noi siamo siciliani e dunque per storia e cultura non omologabili! Berlusconi” disse con altrettanto linguaggio terroristico durante una pausa pubblicitaria su LA7 il senatore dell’Idv Francesco Pardi. Ma gli esempi di squadrismo verbale (quello reale lo mettono in pratica i psicolabili a lui devoti) manifestata dai dipietristi, potrebbero continuare a lungo. Qualcu- no ha già auspicato che il nuovo soggetto politico possa intitolarsi “Forca Italia”. E come altro potrebbe chiamarsi un partito che ama il tintinnio della manette e scambia gli avversari dell’agone politico per demoni da impiccare? A.L. Gianni Toffali Cultura 12 N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre La liturgia della Chiesa nell’epoca della secolarizzazione cerche (La liturgia della Chiesa nell’epoca della secolarizzazione, Solfanelli, Chieti 2009, pp. 80, euro 7,00). Per saperne di più, abbiamo rivolto al prof. de Mattei alcune domande in merito. Prof. de Mattei, oggi si sente spesso dire, soprattutto da parte degli organi d’informazione laici, che con papa Benedetto XVI ‘è tornata la Messa in latino’, come a segnalare un’inversione di tendenza riLa Messa col Rito romano antico spetto all’inera i temi che hanno susci- luttabile cammino della storia, tato i dibattiti culturali più quasi un errore di percorso. Ma accesi degli ultimi tempi un è realmente così? È vero che la caso particolare spetta alla cosid- Chiesa è tornata indietro? Si detta ‘questione liturgica’, ovvero parla spesso di ‘Messa in latino’ la riforma relativa alla celebra- confondendo due aspetti che, pur zione della Messa cattolica che, non mancando di connessione, a partire dal termine del Concilio vanno tuttavia accuratamente diEcumenico Vaticano II (1962- stinti: il problema della lingua e 1965) ha visto pressoché ovunque il problema del rito. Occorre inla diffusione delle lingue volgari nanzitutto dissipare un luogo coal posto del latino e, insieme, un mune: che il Concilio Vaticano II innegabile mutamento ‘struttura- abbia abolito il latino. Poco prima le’ rispetto alla Messa cui parteci- di aprire il Concilio, papa Giopavano, ad esempio, i nostri non- vanni XXIII (1958-1963) scrisse ni. Sul punto è intervenuto con un una Costituzione apostolica, la personale contributo, che si con- Veterum Sapientia del 22 febbraio traddistingue per il pregio della 1962, in cui sottolineava l’imporchiarezza espositiva e i qualificati tanza dell’uso del latino, “lingua spunti dottrinali, il prof. Roberto viva della Chiesa”, raccomandava de Mattei, storico dell’Università che le più importanti discipline Europea di Roma e vicepresidente ecclesiastiche dovessero essere del Consiglio Nazionale delle Ri- insegnate in lingua latina e che T Un anello molto mancante L a grancassa mediatica aveva risuonato come non mai nel maggio scorso per annunciare che finalmente era stato trovato il tanto ricercato e atteso anello di congiunzione tra i primati e l’uomo. “L’annuncio è stato fatto in grande stile al Museo di Storia Naturale di New York. Toni trionfalistici: secondo Jorn Hurum dell’università di Oslo, che per due anni ha guidato lo studio condotto in grandissimo segreto, Ida è per i paleontologi quello che «l’arca perduta è per un archeologo», un fossile è così importante che «sarà riprodotto sui libri di testo per i prossimi cento anni». La presentazione del Darwinius masillae - questo il nome scientifico - ha coinciso con la pubblicazione di una accurata descrizione del fossile sulla rivista online Public Library Science (Plos) e l’uscita di un documentario sull’History Channel”. Questo è quanto si poteva leggere su Il Sole 24 Ore del 20 maggio 2009, ma dopo pochi mesi su Nature si poteva leggere della scoperta, in Egitto, di un fossile datato a 37 milioni di anni fa mette fuori dalla linea di discendenza degli umani Ida e la inserisce tra i lemuri, dove, qualsiasi occhio non rivestito dall’ideologia evoluzionista, lo aveva già collocato. Niente di strano, gli anelli mancanti (se si chiamano così ci sarà pure un motivo) continuano a mancare; ovviamente la grancassa mediatica tace, nessuna notizia nei telegiornali, ma solo le riviste specializzate e Le Scienze (dicembre 2009, pag. 49) alla quale dobbiamo riconoscere l’onestà di riferirci questa notizia. Notizia che ha ovviamente scatenato il dibattito tra gli esperti che non si rassegnano. Ma rimane il fatto che i media hanno dato solamente la prima notizia con clamore e del resto niente. Andrea Bartelloni Il dottor Jorn Hurum gli aspiranti al sacerdozio, prima di intraprendere gli studi ecclesiastici, fossero “istruiti nella lingua latina con somma cura e con metodo razionale da maestri, assai esperti, per un conveniente periodo di tempo”. Il Vaticano II, pur ammettendo una certa introduzione della lingua volgare, insistette sul ruolo del latino, stabilendo al n. 36 della costituzione Sacrosanctum Concilium del 4 dicembre 1963: “L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini”. Il Concilio richiese anche ai seminaristi di “acquistare quella conoscenza della lingua latina che è necessaria per comprendere e utilizzare le fonti di tante scienze e i documenti della Chiesa”. Chi ritiene che il Concilio abbia voluto togliere il latino dalla liturgia è dunque in errore. Il latino è ancora oggi lingua della Chiesa. Basti ricordare come, nell’aprile 2005, milioni di persone seguirono in televisione le esequie, celebrate in latino, di papa Giovanni Paolo II e, due settimane dopo, la Messa d’insediamento di papa Benedetto XVI, anch’essa celebrata in latino. Ogni mattina la Radio Vaticana trasmette la S. Messa in latino e il latino è ancora la lingua con la quale vengono pubblicati i documenti ufficiali della Santa Sede. Né d’altronde poteva essere diversamente visto che la dimensione costitutivamente universale della Chiesa non può che essere espressa da una lingua universale quale è appunto, per eccellenza, la lingua latina. Ma se nessuno ha abolito il latino allora, perché è scomparso? Al Concilio seguì una crisi del latino nella Chiesa. La Veterum Sapientia, malgrado le disposizioni tassative che prevedeva, fu ignorata. E’ vero, inoltre, che pur stabilendo dei limiti, i Padri conciliari anticiparono la possibilità di un uso più esteso del volgare. Il Concilio, pur raccomandando l’uso del latino, aprì dunque una breccia. L’italiano entrò ufficialmente nell’uso liturgico la domenica 7 marzo 1965, quattro anni prima della Riforma liturgica di Paolo VI del 3 aprile 1969, che, con il Novus Ordo Missae, avrebbe mutato non solo la lingua, ma il rito tradizionale, impropriamente definito ‘tridentino’. L’abolizione del latino suscitò proteste e reazioni in tutto il mondo. Due appelli furono pubblicati in difesa della Messa tradizionale da parte di alcuni dei più noti e rappresentativi intellettuali, non solo cattolici, che consideravano il valore culturale e spirituale dell’antica liturgia latina come un patrimonio per tutta l’umanità. Una sorta di declassamento culturale quindi. Mi sembra che questo sia il punto centrale. Il vero nodo oggi, seguendo il dibattito pubblico ormai intriso di relativismo, sembra infatti non tanto quello della lingua latina in sé quanto il fatto che la lingua latina in questo contesto è espressione del primato della fede cattolica e quindi in ultima analisi della sua missione universale, dei suoi dogmi, delle verità di fede. R) Il Novus Ordo Missae, nato anche per realizzare una forma di incontro liturgico con i non-cattolici, finì per produrre all’opposto, una fase di disunione liturgica fra i cattolici. Con la Riforma liturgica non mutò l’es- senza del Sacramento che restava valido ma fu ‘fabbricato’, secondo l’espressione del cardinale Ratzinger, un rito ex-novo. La Riforma del 1969 venne considerata come espressione della ‘svolta antropologica’ degli anni Sessanta e Settanta.Una svolta che pretendeva colmare l’infinita distanza tra Dio e il mondo, spogliando un poco, se fosse possibile, Dio della sua maestà e della sua gloria, e avvicinando molto, se fosse possibile, l’uomo alla natura di Dio. Si può e si deve discutere se questa Riforma abbia rappresentato un momento di continuità o di rottura con la tradizione precedente della Chiesa. Il fatto solo che se ne discuta, sia in ambito progressista che in ambito tradizionalista, è sufficiente a connotarla come una riforma sostanzialmente ambigua. Se la Riforma avesse avuto un rapporto di inequivocabile continuità con la tradizione precedente, il dibattito non si sarebbe aperto. Il fatto invece che, da una parte e dall’altra, si possa sottolineare l’elemento della discontinuità, rende legittimo concludere che nella Riforma liturgica esistano quantomeno elementi di forte equivocità. Il Rito Romano Antico non permette equivoci di alcuna sorta: in esso vi è un senso ineguagliabile della trascendenza divina. Esso, come ha affermato Benedetto XVI non è stato, e non avrebbe potuto essere abrogato. Si ripropone oggi in tutta la sua forza, che deriva dal suo impianto teologico e dalla sua storia pressoché millenaria. Non si tratta di mettere in competizione il Rito Antico con la nuova Messa, promulgata e autorizzata dagli ultimi pontefici. Si tratta di comprendere come la restituzione della libertà al Rito Antico opponga una nuova barriera al secolarismo avanzante. Esso costituisce oggi la risposta più radicale e più perfetta alla sfida della secolarizzazione, che è la sfida del secolarismo laicista e dell’umanesimo anticristiano e antiumano. Omar Ebrahime Il prof Roberto de Mattei Il no della Svizzera ai minareti L a Svizzera dice no ai minareti, e i primi a gridare vergogna chi sono? Gli stessi che plaudirono alla sentenza di Strasburgo che aveva intimato all’Italia di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche. Ma ciò che sconcerta maggiormente, non è tanto l’ipocrisia dei laicisti atei che “stranamente” amano i minareti più della croce, ma il grido di allarme lanciato dalla Conferenza Episcopale Elvetica e da non pochi alti prelati italiani. E’ vero che il Concilio Vaticano II ha aperto al dialogo interreligioso, ma ciò non significa porre tutte le religioni sul medesimo piano. Non si capisce perché, se è vero che come dice il Concilio, che Gesù Cristo è la Via, la Verità e la Vita, la Chiesa si debba preoccupare della mancata “rappresentatività” dell’islam nei paesi cattolici. I minareti infatti, secondo il credo della mezza luna, rappresentano ove sono posti, un segno di conquista. Dubbio: se la Chiesa è assistita dallo Spirito Santo (quindi infallibile), come è possibile che nel passato, la terza figura della Trinità abbia ispirato le crociate contro l’islam, mentre invece nel presente abbia ecumenicamente consigliato il vaticano di offrire spazi, moschee e minareti agli ex nemici? Verrebbe da rispondere che, o lo Spirito Santo si è “convertito” al pacifismo (in questo caso i martiri cattolici trucidati dai figli Allah, sarebbero morti invano), o “qualcosa” nella Chiesa attuale non quadra. Non a caso, in questa vicenda, l’unico a stare zitto è stato papa Ratzinger. Come ha ripetuto più volte lo stesso pontefice citando il Vangelo “Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. Non sarebbe ora che capo della Chiesa Cattolica scacciasse fuori dall’ovile, lupi, servi infedeli e chi parla a titolo personale quasi a voler zittire e sovrastare il Vicario di Cristo? Gianni Toffali N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre ß Cosimo Galasso Prima Parte L o scorso mese di settembre, (nei giorni 23-28) ho avuto il privilegio di partecipare, come animatore del planetario della Cooperativa Thalassia (Brindisi), - ospitata nei padiglioni dell’artista Antonio Catalano alla manifestazione veneziana “I Mondi di Galileo”. Una manifestazione organizzata dalla Regione Veneto con l’ausilio della Fondazione Cini e con il sostegno – tra gli altri – delle Università di Padova e Venezia. L’avvenimento si è svolto nell’ambito dell’Anno Internazionale dell’Astronomia – indetto, su proposta italiana, dall’ONU e dall’Unesco – per celebrare il quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni astronomiche effettuate da Galileo per mezzo del cannocchiale e ha visto la partecipazione di alcuni tra i protagonisti più importanti della ricerca scientifica mondiale, due nomi su tutti: David Gross, premio Nobel per la fisica nel 2004 e Seth Loyd del Mit di Boston, esperto in meccanica quantistica. Durante le giornate veneziane ho avuto modo di parlare con centinaia di persone, delle più varie nazionalità, constatando di persona che la “leggenda nera”su Galileo è dura a morire, non conosce confini ed è diffusa soprattutto fra i ceti colti. D’altronde, è sufficiente dare una rapida scorsa ai titoli dei libri e alle relative recensioni uscite quest’anno per rendersene conto. Cito in ordine sparso: “Un’indagine rigorosa, condotta attraverso documenti storici, chiarisce la perpetua lotta tra religione e scienza.”. “La figura di Galileo è rappresentativa di una contrapposizione tra la libertà di pensiero e il pensiero forte religioso, monolitico e assoluto”; La scienza è figlia della libertà di pensiero e della libera circolazione di idee”. Addirittura non è mancato chi ha scritto che l’impoverimento scientifico ed economico del nostro meridione è figlio diretto di quella vicenda. Insomma, sembra proprio che la chiave ermeneutica per comprendere la vicenda umana e scientifica di Galileo per la vulgata corrente resta, sempre e comunque, il conflitto insanabile tra fede e scienza. Rimane, dunque, valido, a distanza di oltre vent’anni, l’esito di un’inchiesta del Consiglio d’Europa – pubblicata in Italia da Vittorio Messori – condotta fra gli studenti di scienze dell’UE, secondo la quale il 30% fra loro è convinta che il grande pisano sia stato arso vivo dalla Chiesa. Il 97% (sic!) è convinto che sia stato sottoposto a tortura e quasi altrettanti sono pronti a giurare che Galileo, indomito, abbia sprezzantemente proclamato in faccia ai suoi aguzzini la celebre frase: “Eppur si muove!”. Per sintetizzare in maniera icastica la situazione odierna è utile riportare quanto ha brillante- Cultura 13 I quattrocento anni del cannocchiale di Galileo Galilei La matematica, la biologia, l’astronomia, la fisica – la regina delle scienze sperimentali – occupandosi di una parte dell’intero, in nessun caso possono giungere a conclusioni universali, valevoli al di fuori dell’ambito quantitativo. Esiste, forse, l’equazione dell’amicizia? O, meglio, quella della pace? Se qualcuno l’ha scoperta, si faccia avanti senza indugi… E’ risibile, ma molti scienziati pensano proprio così… Fortunatamente, esistono diverse eccezioni – in Italia ad es. il prof. A. Zichichi, il genetista G. Sermonti, l’astronomo P.Benvenuti, l’astrofisico Marco BersaGalileo Galilei e il suo cannocchiale nelli, il matematico M. Brunetti – come l’insospettabile mente scritto Rino Cammilleri premio Nobel per la fisica A. Penqualche anno fa in suo opuscolo zias, il quale alla domanda se uno dedicato al caso Galileo: «Lo scienziato può essere religioso o scienziato pisano inventò un gior- meno ha risposto: ”Certo. Se uno no il telescopio e si mise a scruta- crede nei principi fondamentali re il cielo. Si accorse così che non della religione non significa che è il sole a girare intorno alla Ter- sacrifichi la sua mente all’altare ra ma, viceversa, è la Terra che del dogmatismo”. Sempre nel gira intorno al Sole. Allora – pen- corso della stessa intervista, alla sò – non è vero quel che dice la Bibbia quando parla di Giosuè che, per completare la disfatta dei nemici di Israele, fermò per qualche tempo il corso dell’astro diurno. Tanto però doveva bastare all’Inquisizione, sanguinario tribunale ecclesiastico per imprigionare il povero Galileo e, con la tortura, costringerlo ad abiurare. Unico conforto per l’imputato sarebbe stata la famosa frase finale, Eppur si muove!». Di solito, quando gli scienziati si mettono a fare i filosofi o gli storici delle idee – pur se con lodevoli eccezioni, quasi tutte di matrice anglosassone – partoriscono delle vere e proprie amenità. Sembra qui riecheggiare quella che si è rilevata Lo scrittore Rino Cammilleri come un’autentica profezia dello studioso Ortega Y Gasset (1883- domanda se la scienza può diven1955), ricordata recentemente da tare, a sua volta, una forma di relivari autori, fra i quali il Prof. Pier gione superando i suoi limiti, ha Francesco Galli, dell’Università risposto: «Non credo che la sciendi Bologna: «Oggi che la mistica za possa superare i suoi limiti: se della scientificità invade la cate- un’affermazione è scientifica, algoria della speranza, quella che lora dev’essere scientificamente Ortega y Gasset aveva chiamato, provata. Altrimenti non è scienza: nella “Ribellione delle masse”, è qualcosa d’altro. I suoi stessi libarbarie dello specialismo afflig- miti fanno sì che, una volta supege la nostra quotidianità. Ben rati, non sia più scienza.» A venga, affermava il filosofo spa- questo punto è necessario parlare gnolo, l’approfondimento scienti- della natura della scienza: è indifico di dettagli del sapere. Il fatto spensabile per capire la vicenda è che lo scienziato, come figura Galileo senza fare confusione. sociale, a partenza dal suo picco- Sembrerà strano, ma una delle delo dettaglio, ci ammannisce la finizioni migliori di scienza l’ha propria visione del mondo, trion- fornita l’insospettabile S. Tommafante nell’area della propaganda. so d’Aquino che nel Trattato De E da questo punto di vista é un Fide ha scritto: «Appartiene alla idiota di lusso che ci propone epi- natura della scienza il ritenere stemologie povere e riduttive». che sia impossibile che ciò che è Già, soprattutto in Italia, ma non detto sia diversamente da com’è». solo, negli ultimi anni si è andata Naturalmente, questa definizione delineando una figura di scienzia- vale sia per le scienze sperimentato che, dimentico dei limiti del li, come la fisica, che per quelle suo metodo, pretende, in nome di astratte come la matematica o la esso, di pontificare su tutto e su stessa filosofia. Da questa semplitutti. Filosofo è chi vede il Tutto, ce ma efficace definizione si capinon chi scambia, anche se in buo- sce come la scienza, in generale, na fede, la parte per il Tutto; me- sia una conclusione dedotta da glio ancora, occorre vedere principi, da assiomi evidenti. Ovl’Intero, in altre parole il Tutto viamente, tale conclusione deve comprese le relazioni fra le parti. essere in linea con i principi di ß partenza, secondo la nota regola: matematica: è così perché lo dicolatius hos quam praemissae con- no tutti e mi vergogno a dire il clusio non vult, altrimenti siamo contrario! Giustamente, meritealla presenza di un sofisma, di un rebbe una sonora bocciatura. In paralogismo e non di una proposi- scienza, l’argomento democratizione scientifica. Partendo dalla co, così come quello d’autorità definizione tomista, un grande fi- non vale: anche se l’autorità è losofo dei nostri giorni – padre quella di un premio Nobel! DiffeG.Barzaghi – ha coniato una defi- rente, ovviamente, sarà l’approccon una disciplina nizione di scienza che non patisce cio contraddittorio, eccola: «(scien- sperimentale come la fisica o – za) è una conoscenza certa ed evi- ancor meno precisa – la zoologia. dente di un enunciato o In fisica, per restare a Galileo, il proposizione in forza del suo per- grande pisano ha dovuto fare degli ché prossimo, adeguato e pro- esperimenti per scoprire la legge di prio». La conoscenza scientifica, caduta dei gravi: non bastava la dunque, è una perfetta combina- semplice ispezione dei termini delzione di certezza soggettiva, – se la proposizione. In zoologia, verimanca l’io conoscente-razionale, ficare il perché prossimo adeguato non si può neppure iniziare l’av- e proprio è ancora più difficile e ventura scientifica – ed evidenza con risultati meno precisi. Analizoggettiva, riscontrabile da tutti. ziamo la proposizione – sempre D’altro canto, è ovvio che la cer- del padre Barzaghi – «Tutti i gatti tezza soggettiva non basta: io pos- hanno la coda». I gatti sono aniso anche essere convinto, in mali e devi controllarli tutti, empibuona fede, di una cosa che poi ricamente, ad uno ad uno. Come non ha riscontri nella realtà. Per fai a controllare quelli che c’erano restare nell’ambito scientifico, ba- prima di te? E quelli che verranno sti pensare alla convinzione pres- dopo? Capite che la precisione, soché unanime, in pratica fino a l’adeguatezza del perché non potrà ieri l’altro, dell’esistenza dell’ete- mai essere quella della fisica e mere, fino a che l’esperimento – ese- no che mai quella della matematiguito nel 1877 – di Michelson e ca; dunque, non si può pretendere Morley – nonostante la convin- di conoscere astrattamente – la legzione favorevole di partenza dei ge di caduta dei gravi, le code dei due fisici – dimostrò l’inesistenza gatti, le papille gustative dei dudell’etere. In ambito scientifico gonghi – ciò che, invece, va conoccorre sempre dimostrare la tua trollato empiricamente: si cade convinzione; bisogna trovare nell’assurdo. Ugualmente, – forqualcosa d’estraneo – un ragiona- se l’immagine è ancor più icastica mento sillogistico o un esperi- – non si può pretendere di controlmento – di estrinseco alla nostra lare empiricamente, ciò che vale soggettività, convincimento o assolutamente in astratto: immapersuasione. Qualcosa che valga ginate di andare in giro a caccia di qui e ovunque, ora e sempre, per triangoli col goniometro, anziché tutti quelli che si mettono nelle studiarvi la dimostrazione presenstesse condizioni. Nessuna cono- te in qualsiasi libro di geometria scenza scientifica tollera la propo- delle superiori. D’altronde, si sa, sizione: è così perché lo dico io o o si dovrebbe sapere che “un milo dice tizio o, per assurdo, lo di- liardo di casi particolari non fanuna teoria”! Dunque, cono tutti; la conoscenza scientifi- no ca, per motivi intrinseci, non può concludendo questa parte di natumai essere democratica. Natural- ra epistemologica che ci servirà mente, abbiamo tanti tipi di scien- per mettere meglio a fuoco il ze: astratte e sperimentali. La “caso”Galileo: il perché adeguamatematica appartiene al primo to, prossimo e proprio della scientipo: si prende una proposizione, za moderna, non a caso detta si studia, e si risolve il problema galileiana, perché portata a comdalla semplice ispezione dei ter- pimento da Galileo, utilizzerà – mini. Facciamo l’esempio propo- per dirla con la professoressa sto dal padre Barzaghi, Laura Boccenti – il linguaggio analizzando la proposizione: «La matematico ed il metodo induttivo somma degli angoli interni di un sperimentale. In altri casi, vedi triangolo sul piano è uguale a Relatività Generale, si utilizzerà il 180». E’ chiaro che non andiamo metodo assiomatico-deduttivo. in giro con il goniometro a verificare che tutti i triangoli abbiano la somma degli angoli interni pari all’angolo piatto: lo sappiamo a priori, per ogni triangolo disegnato sul piano; nell’ambito della geometria euclidea, in altre parole, partendo dai suoi cinque postulati che non si possono dimostrare l’uno dagli altri”, lo possiamo anche dimostrare. Immaginate, ad un’interrogazione del primo anno del liceo scientifico, uno studente che alla domanda sulla somma degli angoli interni, risponde in questo modo al prof. di San Tommaso d’Aquino 14 Cultura Alla riscoperta dei grandi d’ogni tempo che hanno I San Francesco in meditazione olio su tela cm 123x 92,5 Roma, chiesa di San Pietro a Carpineto in deposito presso la Galleria Nazionale d’Arte antica N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre saputo rendere visibile ciò che non si vedeva A CARAVAGGIO Caravaggio l’antiaccademico, Caravaggio che non mistifica, che non nasconde il suo essere concretamente uno del popolo, calato nella veracità del suo tempo, entusiasta della cristianità dei primordi ispirata ai dettami della povertà e della semplicità. nvito all’ Natività con i santi Lorenzo e Francesco olio su tela cm 268 x 197 rte La Collezione Finocchiaro del Museo Civico di Castello Ursino Adriana Ginammi Crisafulli C ATANIA – Castello Ursino punto e a capo. E’ stata inaugurata al Castello Ursino la mostra dedicata alla Collezione Finocchiaro che, fino al 21 marzo prossimo, vede riuniti per la prima volta in un’unica esposizione una cinquantina di dipinti appartenuti al giureconsulto catanese Giovan Battista Finocchiaro e da lui assegnati con lascito testamentario alla città di Catania nel 1826. Si tratta del “gioiello” più prezioso fra i tesori d’arte custoditi all’interno del Castello e resi finalmente fruibili alla cittadinanza e ai visitatori forestieri grazie a questa mostra organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania con il sostegno dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali in collaborazione con il Comune di Catania che ha messo a disposizione le opere e le sale del Castello Ursino. Curatore scientifico de “La Collezione Finocchiaro del Museo Civico di Castello Rebecca al pozzo, autore ambito Ursino” è Luimeridionale, LGT T stimoni delle predilezioni sa Paladino che ha spiegato come, pittoriche dei collezioni“pur dimezzata da una lunga storia sti palermitani fra il Sette di dispersioni, oblìo e incuria l’espoe l’Ottocento - figurano sizione riunita della quadreria Finocveri gioielli delle collechiaro (originariamente costituita zioni civiche: soggetti reda 123 pezzi ridottisi a 74) è il priligiosi con incursioni nei mo frutto di quest’opera di indagine generi mitologico, allesui tesori semi-sconosciuti del Castelgorico, del paesaggio, del lo Ursino. “Dei 52 dipinti in mostra ritratto, della battaglia e – aggiunge la Paladino – metà sono d’historia antica. In moinediti, dunque fonte di grande intestra opere di Polidoro da resse per gli studiosi e gli appassioCaravaggio, Simone de nati. Riunire questa preziosa raccolta, Wobreck, Matthias Stola cui identificazione è stata un’operamer, Pietro Novelli, Giazione impegnativa e importante, vuol como Lo Verde, Mattia essere un’occasione per svelare alla Preti, Gaspare Serenarcittà lo spessore culturale della sua lo e Giuseppe Patania, storia passata e, auspichiamo, anche pittore contemporaneo di quella futura”. Tre storiche dell’ardel proprietario-mecenate della Soprintendenza hanno collate Giovanbattista Finocborato alla realizzazione della mostra chiaro, che a Palermo fu - Roberta Carchiolo, Stefania MauPrimo Presidente della geri e Maria Busacca - mentre l’alleGran Corte di Giustizia stimento è stato curato dall’architetto del Regno di Sicilia. Fra Giovanni Patti che ha seguito anche le curiosità in mostra anquello spettacolare della Wunderche l’unica copia esistente kammer nell’ex Manifattura Tabacchi del quadro di Caravaggio inaugurata insieme a Pulcherrima Res rubato 40 anni fa a Pain via Crociferi (Chiesa San France- Mosé e la caduta della manna, part, autore lermo dalla mafia: ovvero sco Borgia. Vedi nota in basso). Do- ambito napoletano quella “Natività fra i Santi cumento-chiave per l’identificazione delle opere di Finocchiaro è stato per gli storici della Lorenzo e Francesco” realizzata da un pittore contemSoprintendenza l’elenco contenuto nel verbale che nel poraneo di Michelandelo Merisi, Paolo Geraci. Dell’ori1826 accompagnò il viaggio di questi dipinti sbarcati a ginale “Natività”, com’è noto, non si sa nulla dal 1969 Catania da Palermo su un veliero chiamato La Fortu- anche se recentissime rivelazioni del pentito Spatuzza la na, e consegnati al principe cadetto Manganelli. Fra danno per distrutta dai topi. Orari da lunedì a sabato le 52 opere superstiti esposte nel Museo Civico – te- 9-13 e 15-19. Domenica 8.30-13.30. Ingresso libero. Il Grande Gioco, forme d’arte in Italia 1947-1989 re grandi mostre per descrivere e interpretare quarant’anni di storia italiana. Avendo nell’arte il punto focale, inserendo però le espressioni artistiche nel contesto culturale, sociale economico di decenni rivelatisi cruciali per l’Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall’immediato dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono stati gli anni della ricostruzione dopo una guerra tra le più devastanti, ma anche del celebrato “miracolo italiano”, gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per capire ciò che è l’Italia di oggi, nell’economia, nella politica e, a suo modo, anche nell’arte. Per la prima volta in modo organico una grande mostra cerca di fare il punto su quel periodo magmatico, contraddittorio e vivo come pochi, tentando fra l’altro di verificare come nel corso di quei quarant’anni, l’arte abbia influenzato la società. Emblematico il titolo della rassegna: “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 - 1989”, dove il “grande gioco” evoca ruoli, richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma soprattutto intende sottolineare come il divenire della storia e dell’arte non possano essere affrontate per comparti, ma debba essere letto nelle interazioni e nelle rispettive e reciproche influenze. Per realizzare una così importante rassegna tre realtà hanno unito gli sforzi: Il Comune di Lissone con il suo Museo d’arte contemporanea, il Comune di Bergamo con la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e il Comune di Milano - Cultura, con i suoi spazi della Rotonda di via Besana, strettamente affiancate dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. A ideare il progetto e curare la mostra Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio. “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947-1989” scrivono i curatori - fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi territori estetici da parte dell’arte e le relazioni, le confluenze e/o influenze instauratesi in molti casi con architettura, cinema, design, editoria economia/industria, fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione.. Si tratta di una trasversalità che recupera, ravvivandola a partire dal secondo dopoguerra, la ricchezza dell’esperienza futurista, che intendeva entrare nei vari campi espressivi e sociali della realtà, come risulta evidente fin dalla pubblicazione del primo manifesto avvenuta non su un catalogo o una rivista d’arte, ma su Le Figaro, maggiore quotidiano dell’epoca, con l’intento di rivolgersi in generale alla società e non solo agli addetti ai lavori dell’arte. Negli anni dell’immediato dopoguerra gli artisti cercano di riprendere percorsi spesso interrotti dalla loro partecipazione al conflitto o, comunque, di ravvivare la propria ricerca e di dare ad essa una nuova visibilità. Sui due percorsi figurazione-astrazione gli artisti si dividono, rimanendo in parte nella scia di Corrente, allineati ad una visione realistica storicamente e ideologi- camente connotata (il Fronte Nuovo delle Arti, 1946), e in parte cercando, senza per questo rinunciare a un impegno politico, nuove modalità espressive, sulla scorta di esperienze come quelle condotte dagli astrattisti attivi già negli anni Trenta sia attorno alla Galleria del Milione di Milano, che in una situazione singolare come quella di Como, dove interagivano con gli architetti razionalisti e in particolare con Terragni. Questi ultimi, memori dei limiti che un regime può imporre anche alla cultura e all’arte, manifestano l’intolleranza per un inquadramento della loro libertà espressiva entro schemi realisti, ritenuti di retroguardia. Il filone figurativo, stando agli effetti prodottisi nei decenni successivi al dopoguerra, non sembra avere sbocchi fecondi nella società alla quale peraltro ambiva, mentre la ricerca astratta si va espandendo e ramificando in vari filoni. L’esposizione si sofferma su questa “storia”, proprio per la sua diversificata evoluzione, per le conseguenze decisamente ampie che avrà sulla ricerca dei decenni successivi e per le relazioni che si instaurano con i vari aspetti della cultura e della società e dell’economia dell’epoca. Le forme dell’avanguardia e della neoavanguardia si diffondono nella realtà, diventano vita, anche se la maggior parte della gente non ha consapevolezza da dove quelle forme provengano”. La mostra si articola sui tre spazi espositivi secondo una successione temporale che affida al Museo d’arte contemporanea di Lissone gli anni dell’immediato dopoguerra fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano il periodo 1959-1972 e alla GAMeC di Bergamo gli anni più recenti, dal 1973 al 1989. Si annuncia che una rilettura di sintesi della mostra si terrà a partire dal 3 luglio fino al 26 settembre 2010 presso la sede del Museo d’Arte di Lugano. G. L. Economia N° 18/2009 - ANNO XVIII - 31 dicembre 15 A cura di Gianfranco D’Ettoris 7,5 miliardi dalla lotta all’evasione L a lotta all’evasione fiscale frutta 7,5 miliardi di euro. Il dato è fornito da Equitalia che spiega: i dati proiettati a fine anno sull’andamento delle riscossioni da ruolo indicano un incremento complessivo del 7,5% medio rispetto al corrispondente dato del 2008 e dell’12% sul 2007. Il valore previsionale degli incassi al 31 dicembre di quest’anno si attesta a oltre 7,5 miliardi, che corrispondono all’importo recuperato dei tributi non pagati dai contribuenti ma dovuti ai vari enti impositori (ruoli erariali, ruoli previdenziali e ruoli di enti non statali). Da segnalare - indicano da Equitalia - anche l’incremento del 13,3%, rispetto al 2008, delle riscossioni riguardanti le grandi morosità (debiti oltre 500 mila euro). Il risultato positivo, maturato tra l’altro in un momento di congiuntura economica sfavorevole, - si spiega - è stato conseguito anche grazie allo strumento delle rateazioni delle cartelle che ha consentito ai contribuenti in difficoltà di regolarizzare la propria posizione con il Fisco. Nel 2009 sono state concesse 445 mila rateazioni (+155% sul 2008). In totale le dilazioni di pagamento hanno raggiunto quota 620 mila per un importo di oltre 10 miliardi di euro. “I dati sull’andamento delle riscossioni da ruolo rappresentano un significativo contributo del gruppo Equitalia alla collettività - commenta il direttore generale di Equitalia spa, Marco Cuccagna - L’incremento degli incassi dei tributi non pagati, soprattutto in una fase di Pil negativo, va a tutto vantaggio dei cittadini che pagano regolarmente le tasse. Il successo delle rateazioni - sottolinea Cuccagna - si traduce in un aiuto concreto a cittadini e imprese in difficoltà e consente di ottimizzare il rapporto tra società di riscossione e contribuenti. Questo è un obiettivo strategico per tutto il gruppo Equitalia”. Dal prossimo 1 gennaio 2010 scattano gli adeguamenti delle tariffe di pedaggio autostradale delle società concessionarie. Lo comunica l’Anas indicando che “sono stati firmati, infatti, i decreti di concerto dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Economia e delle Finanze che, sulla base dell’istruttoria condotta dall’Anas, fissano il livello degli aumenti tariffari”. Aumenti proposti dall’Anas sulla base delle convenzioni stipulate con le società concessionarie. L’istruttoria ha tenuto conto per ciascuna Società concessionaria della relativa situazione giuridica, con particolare riferimento agli impegni assunti dalle Società per nuovi investimenti e per la manutenzione della rete. Gli aumenti sono del 2,40% per Autostrade per l’Italia, la concessionaria (gruppo Atlantia) che gestisce la principale rete autostradale italiana. Questi gli altri aumenti: Ativa 6,23%; Autostrada del Brennero 1,60%; BresciaPadova 6,56%; Centropadane 0,74%; CISA 1,76%; Fiori S.p.A. 1,15%; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,41%; Tangenziale di Napoli 2,17%; Rav 0,94%; Salt 1,50%; Sat 2,11%; Autostrade Meridionali 1,43%; Satap tronco A4 (Novara Est-Milano 15,83%; Torino-Novara Est 15,29%); Satap tronco A21 9,70%; Sav (Autostrada 1,36%; Raccordo Gran S. Bernardo 1,04%); Sitaf 2,35%; Torino-Savona 1,47%; Strada dei Parchi 4,78%. Non sono stati ricono- Valentina Pacetti Territorio, competitività e investimenti esteri Carocci pp. 160 €. 20,50 La globalizzazione ha reso sempre più esplicita la competizione fra territori. Le regioni europee si sono trovate così a competere per attrarre entro i propri confini imprese e investimenti in grado di sostenere e promuovere i loro modelli di sviluppo. In questo campo di intervento si intrecciano marketing territoriale, politiche locali (e nazionali) di sviluppo e attività delle agenzie di promozione. David Randall Il giornalista quasi perfetto Laterza pp. 372 €. 15,00 Come si diventa un buon giornalista. Che cos’è una notizia. Come scovarla. Come gestire le fonti. Come aprire un articolo. Come si organizza un pezzo. Quali sono i modi di raccontare. Come riportare gli eventi più drammatici. Cos’è un articolo di cronaca. Cos’è un articolo di commento. Come usare la rete. Questo e molto altro in un prontuario letto da giornalisti di tutto il mondo, semplice, diretto, ricco di aneddoti. sciuti incrementi tariffari per il Consorzio per le Autostrade Siciliane (Messina-Catania e Messina-Palermo), per Autovie Venete S.p.A. e per Asti-Cuneo. Le tariffe di pedaggio della società Cav sono state ridotte, rispettivamente, del 1,00% per l’A4 Venezia-Padova tangenziale ovest di Mestre e raccordo con aeroporto Marco Polo, e del 1,18% per il Passante di Mestre. L’Aiscat, l’associazione delle società autostradali, calcola che “il valore medio ponderato sul traffico dell’incremento tariffario su base nazionale è pari al 2,71%”. L’associazione “ricorda che nel valore complessivo pagato dall’utente è compreso il sovracanone in favore dell’Anas, che graverà sui L veicoli leggeri per 3 millesimi di Euro al chilometro e per 9 millesimi al chilometro per i veicoli pesanti: il tutto a fronte di oltre 3 miliardi di investimenti da parte delle concessionarie nell’anno. Tali valori di sovracanone che le concessionarie riversano direttamente nelle casse dell’Anas indica l’Aiscat - genereranno un gettito prevedibile di circa 270 milioni di euro”. L’entità degli aumenti varia “anche quest’anno sul territorio in funzione sia degli arrotondamenti sia delle specifiche concessioni, dato che la formula tariffaria non è unica e la nuova normativa provoca un effetto di compressione degli adeguamenti tariffari su un numero di anni di concessione più ridotto”. “Dopo il forte balzo in avanti deciso ieri da Agip, oggi tutte le altre compagnie si adeguano posizionandosi intorno a 1,325 euro/litro sulla benzina e a 1,169 euro/litro sul gasolio. E la tendenza all’aumento, almeno sul mercato dei prodotti raffinati del Mediterraneo, non si è ancora esaurita”. Lo rileva la Staffetta Quotidiana che, monitorando i prezzi dei carburanti, sottolinea che “ieri infatti si è registrata una nuova chiusura in forte rialzo che lascia aperta la possibilità di nuovi rincari a cavallo di capodanno”. La benzina “é aumentata oggi tra i 10 e i 16 millesimi” e il gasolio “tra i 5 e i 20”. “L’allineamento tra le diverse compagnie è quasi perfetto, fatta eccezione per Shell (1,337 /litro la verde e 1,182 / litro il gasolio) ed Erg, (rispettivamente 1,319 e 1,164 /litro)”. Giorgio Lambrinopulos Commissione massimo scoperto, Antitrust conferma denunce Aduc ’Antitrust, con un comunicato diffuso oggi su una loro segnalazione a Governo, Parlamento e Bankitalia (1), conferma cio’ che stiamo denunciando da mesi: sulle commissioni di massimo scoperto ridefinite dall’art.2bis della legge 2/2009 (valide solo quando il cliente ha un fido e lo scoperto dura piu’ di 30 giorni) le banche hanno fatto carte false; a fine giugno sono entrate in vigore le nuove commissioni che, cambiando solo nome, non solo hanno confermato le vecchie, ma sono diventate piu’ onerose (2), fino a quindici volte in piu’. Questo fino all’entrata in vigore della legge 3/8/2009 n.108 in base alla quale lammontare del corrispettivo omnicomprensivo per il servizio U di messa a disposizione delle somme non puo’ superare lo 0,50% per trimestre dellimporto dellaffidamento. A suo tempo avevamo chiesto, ignorati, l’intervento del ministero dell’Economia, sino allo scorso settembre in cui avevamo inviato una lettera a Bankitalia denunciando iniquita’ ed esosita’, nonche carenze e violazioni dal punto di vista giuridico: l’art. 118 del Testo Unico Bancario -cui le banche hanno fatto riferimento per introdurre le nuove clausole- non legittima una modificabilita’ indiscriminata dei contratti bancari (3). Stiamo ancora aspettando una risposta da Bankitalia... e la segnalazione odierna dell’Antitrust potrebbe essere buona occasione perche’ l’istituto diretto da Mario Il Medioevo coltivò una intensa passione per le spezie, che si prestavano ad essere usate nei più vari ambiti, dalla gastronomia alla medicina ai cerimoniali religiosi. Una infatuazione che fu davvero un motore di prima importanza per lo sviluppo degli scambi commerciali, le conquiste, la crescita economica. Perché le spezie erano così richieste, e così costose? Ce lo racconta questo libro. Franco Farinelli La crisi della ragione cartografica Einaudi pp. 249 €. 18,00 La globalizzazione significa da un lato che, per la prima volta nella storia dell’umanità, la Terra chiede di essere considerata per ciò che essa davvero è, cioè un globo e non una mappa; dall’altro che per il funzionamento del mondo tempo e spazio hanno perso quasi ogni importanza. Ecco perché la globalizzazione resta un fenomeno cosi difficile da capire.Lo spazio e il tempo moderni sono il prodotto della sostituzione del mondo con la carta geografica. (1) http://investire.aduc.it/notizia/anti ... rmellata+nuove_114954.php (2) http://www.aduc.it/comunicato/ banca+b ... issioni+massimo_15732.php (3) http://investire.aduc.it/comunicato/c ... bancari+lettera_16267.php Vincenzo Donvito, presidente Aduc A cura della CONFEDILIZIA di Crotone - Via Lucifero 40 - Tel. 0962/905192 Sito Internet: www.godel.it/confediliziakr tilità Paul Friedman Il gusto delle spezie nel Medioevo Il Mulino pp. 336 €. 28,00 Draghi colga l’occasione per fare chiarezza su quanto segnalato e denunciato. Allo stato dei fatti, intanto, prendiamo atto di non essere soli a denunciare il comportamento illecito e illegale delle banche, che’ inganno i correntisti e, in mala fede, profittano di ogni occasione, anche quelle che dovrebbero essere migliorative per chi fruisce dei loro servizi, per mostrare la loro natura strutturale di sanguisughe. Enrico Caniglia La notizia Laterza pp. 204 €. 19,00 La tesi di Enrico Caniglia è questa: non sono i media a produrre senso comune ma è il senso comune che rende possibili i fenomeni mediatici. “Lo scopo del libro non è quello di proporre una nuova teoria dei media o del giornalismo, ma di illustrare e di mettere alla prova un approccio alternativo, più attento agli aspetti pratici, per l’analisi empirica dei fenomeni mediatici”. V. castronovo, G. Paoloni Fastweb 1999-2009 Laterza pp. 224 €. 24,00 Nel 1999, anno di grandi trasformazioni per le telecomunicazioni italiane, a Milano nasce Fastweb. Dopo dieci anni la scommessa di Fastweb è stata coronata dal successo: la sua rete è lo standard dei servizi Internet di nuova generazione e la sua presenza sul mercato si è estesa da Milano a tutta l’Italia, facendone oggi il protagonista di maggiore impatto fra quelli sorti dalle liberalizzazioni e dall’euforia per la net economy. Dario Edoardo Viganò Dizionario della comunicazione Carocci pp. 1309 €. 115,00 Moderno e funzionale nella sua architettura interna, il Dizionario della comunicazione coniuga esattezza scientifica, rigore metodologico e una decisa vocazione all’approfondimento con chiarezza espositiva e agevolezza di consultazione. Tali caratteristiche rendono l’opera ideale sussidio didattico per studenti universitari, ma anche valido strumento informativo per tutti coloro che operano nel settore della comunicazione. Nicola Acocella Elementi di politica economica Carocci pp. 408 €. 28,10 Il presente volume introduce allo studio della politica economica in modo piano, con ampi riferimenti alla realtà, in alcuni casi facendo appello all’intuizione e con limitato uso di strumenti analitico-formali. Persegue l’obiettivo di abituare lo studente a ragionare in termini di possibili scelte alternative, tenendo conto sia dei diversi effetti di ognuna sia dei vincoli istituzionali e politici. Rudolf AlleRs Psicologia e cattolicesimo Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini e una presentazione di Ermanno Pavesi Rudolf Allers Psicologia e cattolicesimo Con un saggio introduttivo di Roberto Marchesini e una presentazione di Ermanno Pavesi Allers è considerato uno dei più lucidi ed efficaci critici del sistema psicoanalitico freudiano - Louis Jugnet l’ha definito «l’anti-Freud» -; egli ne ha criticato sia il metodo che l’antropologia. All’idea di uomo scisso sia al suo interno che dal mondo, Allers contrappone quella di uomo come un “intero”, ossia una interrelazione di parti non separabili l’una dalle altre e strettamente interconnesse tra loro, tanto che non è possibile una modifica in una di queste parti senza che ci sia una influenza anche sulle altre. Inoltre, l’uomo è intimamente legato al mondo che lo circonda. La presente opera, edita a Londra nel 1932, costituisce - insieme a The Successful Error del 1940 - la pars destruens del lavoro di Allers. In questo lavoro l’intellettuale cattolico prende in esame le basi teoriche di quelle che all’inizio del secolo scorso venivano chiamate le “nuove psicologie” - la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler - in contrapposizione alla psicologia sperimentale della fine del diciannovesimo secolo. I-88900 Crotone, via Lucifero 40 tel. 0962/90.51.92 fax 0962/1920413 ISBN 978-88-89341-17-9 pp. 160, € 14,90