ARBORICOLTURA
Le piantagioni
da legno r e a l i z z a t e
con il Reg. 2080/92
Condizioni di sviluppo e caratteristiche
nella provincia di Ar e z z o
di PAOLO MORI
E N R I C O BU R E S T I
Secondo le elaborazioni presentate da COLLETTI nel 2001 il Reg. CEE
2080/92 ha consentito di realizzare in Italia oltre 104.000 ettari di piantagioni di arboricoltura da legno. Sull’evoluzione che tali impianti hanno avuto nei
primi anni di conduzione non si sa molto. In provincia di Arezzo, per colmare tale lacuna e disporre di una solida base conoscitiva su cui fondare le successive scelte strategico-amministrative, è stato realizzato uno studio. I dati,
i grafici e le considerazioni di questo articolo sono il risultato di sopralluoghi,
rilievi ed elaborazioni che hanno riguardato oltre il 32% delle superfici impiantate nell’area analizzata.
Conoscere i punti di forza e gli elementi di criticità dell’ambito su cui si deve agire è il primo passo per poter
decidere il da farsi con razionalità ed efficacia. Questa è
stata la riflessione da cui è partito l’Assessorato
Agricoltura e Foreste della Provincia di Arezzo.
Successivamente è stato costituito un gruppo di lavoro
in cui sono stati coinvolti alcuni tecnici dell’Amministrazione Provinciale stessa, l’Istituto Sperimentale per la
Selvicoltura (ISS-MiPAF), l’Agenzia Regionale per lo
Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricolo-forestale
della Toscana (ARSIA) e la Compagnia delle Foreste. I
componenti di questo gruppo di lavoro multidisciplinare,
pur essendosi occupati di arboricoltura da legno per gli
aspetti legati alla pubblica amministrazione, alla ricerca,
all’innovazione e alla comunicazione, in passato avevano operato disgiuntamente (B ONCOMPAGNI 2001).
L’obiettivo di tutto il gruppo è stato quello di produrre la
conoscenza cercata passando dalla multidisciplinarietà,
che presuppone la presenza di soggetti con competenze distinte, alla transdisciplinarietà, che presuppone
anche la reale volontà di superare i limiti della specializzazione attraverso un confronto e uno scambio aperti e
reiterati. In pratica ogni attività è stata condivisa da tutti
i partecipanti che hanno potuto portare un loro contri-
buto anche in ambiti non strettamente inerenti la loro
specialzzazione e viceversa hanno ricevuto suggerimenti ed opinioni dagli altri soggetti del gruppo di lavoro.
Tutto ciò non ha impedito ad ogni componenete di svolgere un ruolo ben definito. La Provincia di Arezzo e
l’ARSIA hanno svolto il loro ruolo di committenti e di
tutori degli interessi della società, l’Istituto Sperimentale
per la Selvicoltura ha garantito la qualità scientifica del
lavoro e l’elaborazione dei dati assieme alla Compagnia
delle Foreste che ha pianificato i rilievi ed organizzato la
divulgazione dei risultati.
Il lavoro del gruppo ha portato alla realizzazione di schede di campagna per il rilievo dei dati delle piantagioni e dei
singoli alberi, a moduli confrontabili per le interviste ai conduttori degli impianti, ad un’analisi dettagliata della popolazione da indagare (BONCOMPAGNI 2001), a rilievi di
campo, all’elaborazione delle informazioni raccolte finalizzata alle esigenze del committente e alla divulgazione dei
risultati.
In tutta la provincia di Arezzo sono stati realizzati circa
1.400 ettari di piantagioni. L’indagine ha riguardato soltanto le aree di competenza dell’Amministrazione
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Provinciale di Arezzo e, in particolare, la Val di Chiana, l’Agro
Aretino e il Valdarno (Figura 1), in
cui, nel periodo 1995-2000, sono
state piantate specie da legno su
530,2 ettari distribuiti su 216 impianti.
L’analisi dei dati inseriti nei progetti presentati ai fini del finanziamento con il Reg.
2080/92 ha consentito di individuare un
campione rappresentativo composto
da 50 impianti (23,2% in numero e
32,7% in superficie) distribuiti
su tutto il territorio da indagare
(BONCOMPAGNI 2001).
I
RILIEVI EFFETTUATI
Per i rilievi sono stati predisposti appositi piedilista da
integrare con una scheda di sintesi, di 9 pagine, che
raccoglie le informazioni di ogni singolo impianto.
Poiché nella scheda di sintesi non sono contenuti soltanto dati numerici, ma anche valutazioni che solo un
esperto di arboricoltura da legno può effettuare è stato
coinvolto un professionista che garantisse tali capacità.
Il professionista, coadiuvato da altri due operatori, ha
condotto i rilievi seguendo le indicazioni del gruppo di
lavoro, ha realizzato le interviste ai proprietari e ha compilato una scheda per ogni piantagione.
Per ogni impianto dovevano essere presenti informazioni relative ai seguenti aspetti.
Caratteristiche della stazione:
• esposizione;
• tessitura del terreno;
• acidità del terreno (pH);
• disponibilità di azoto fosforo e potassio;
• pluviometria;
• ventosità;
• presenza di specie erbacee indicatrici di particolari
condizioni stazionali.
Percentuale di attecchimento delle piantine (di ogni
specie):
• attecchimento percentuale complessivo;
• attecchimento percentuale della/delle specie principale/i;
• attecchimento percentuale della/delle specie secondaria/e;
Caratteristiche delle piante della specie principale/i:
• altezza media (per specie);
• altezza media d’inserzione della chioma (per specie);
• lunghezza media del futuro tronco da lavoro (per specie);
• eventuali note sulle limitazioni che possono condizionare
la lunghezza del fusto (es. presenza di gelate tardive);
• diametro medio a 1,3 m da terra;
• diametro medio dell’area di insidenza della chioma;
• incrementi medi (in altezza e in diametro);
• portamento complessivo (giudizio per specie).
Caratteristiche delle piante della specie secondaria/e:
• altezza media (per specie);
• diametro medio a 1,3 m da terra;
• diametro medio dell’area di insidenza della chioma;
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• incrementi medi (in altezza e in diametro);
• portamento complessivo (giudizio per
specie).
Cure colturali effettuate:
• lavorazioni del terreno (tipo,
frequenza e idoneità);
• concimazioni (presenza ed
eventualmente tipo, frequenza, quantità ed idoneità);
• potatura della/e specie principale/i (per specie);
Area oggetto
• se effettuata => tecnica di
di studio
potatura adottata, idoneità
della tecnica, qualità dell’eseFigura 1
cuzione, frequenza, periodo di
potatura (invernale o estiva),
numero di potature effettuate, numero di rami potati,
diametro medio delle cicatrici di potatura.
• potatura della/e specie secondaria/e (per specie);
• se effettuata => tecnica di potatura adottata, idoneità
della tecnica.
Presenza ed effetti degli ausili alla coltura:
• shelter (se installati) => su quali specie sono stati
installati, tipo e caratteristiche degli shelter impiegati,
necessità delle protezioni individuali, presenza di danni
provocati dagli shelter;
• pali tutori (se installati) => cosa sorreggono (piantine,
shelter o altro), tipo di tutore, dimensioni, su quali specie sono stati installati, idoneità, perdurare della necessità di tutoraggio, presenza ed entità dei danni provocati dal palo;
• pacciamatura (se installata) => tipo di pacciamatura,
necessità, idoneità, danni provocati dalla pacciamatura.
Presenza di danni provocati da animali:
• presenza di danni da fauna selvatica o domestica;
• specie principali danneggiate (percentuale per specie);
• specie secondarie danneggiate (percentuale per specie);
• individuazione della specie animale responsabile del
danno;
Presenza di danni provocati da patogeni o dalle
condizioni climatiche:
• presenza di danni causati da insetti, funghi o batteri;
• specie principali danneggiate (percentuale per specie);
• specie secondarie danneggiate (percentuale per specie);
Valutazioni generali sull’impianto:
• condizioni generali dell’impianto (pessime, medie,
buone);
• condizioni delle piante della/e specie principale/i (pes sime, medie, buone);
• condizioni delle piante della/e specie secondaria/e
(pessime, medie, buone);
• idoneità delle specie principali;
• idoneità delle specie secondarie;
• stima della percentuale di legname di pregio potenzialmente producibile dall’impianto allo stato attuale.
Chiudono la scheda una serie di informazioni fornite dall’imprenditore e un commento del professionista sull’andamento generale dell’impianto e sulla sua possibile
evoluzione.
Al professionista è stato chiesto di compilare una sche da per ogni impianto e di rilevare i dati di almeno 30
piante per ogni specie arborea o arbustiva presente. Il
rilievo delle piante doveva essere effettuato per file.
L’individuazione delle file era a discrezione del professionista che aveva come unico vincolo quello di ricercare
file che, attraversando l’impianto, ne rappresentassero
le condizioni di sviluppo.
L’insieme della scheda e dei dati del piedilista permettono di analizzare ciascun impianto e, all’interno di esso, il
comportamento di ogni specie che lo compone in relazione alle caratteristiche stazionali, agli interventi colturali effettuati e ad eventuali perturbazioni di altro genere
(FRATTEGIANI 2001).
Successivamente ai rilievi di campo le schede di sintesi
sono state inserite in un archivio informatizzato (data
base) in modo da poter incrociare i dati di tutti gli
impianti e di tutte le specie e riuscire così a confrontare
impianti o gruppi di piante che presentavano caratteristiche simili.
I
RISULTATI DELLO STUDIO
L’impostazione dello studio, il rilievo dei dati, la loro informatizzazione e le successive elaborazioni, hanno consentito al gruppo di lavoro di produrre la base conoscitiva cercata dal committente. Gli aspetti che è possibile
valutare, utilizzando il data base e incrociando le caratteristiche prese in considerazione, sono molto numerosi, al punto che non sarebbe possibile descriverli uno
per uno nello spazio di un articolo. Tuttavia, di seguito,
sarà possibile mostrare e commentare brevemente i
grafici relativi ad alcune delle informazioni di base più
significative ottenute con lo studio degli impianti realizzati nell’area di competenza delle Provincia di Arezzo.
Incrementi in diametro e in altezza di noce
e ciliegio
Il noce (Juglans Regia L.) e ciliegio (Prunus avium L.), sia
negli impianti puri che in quelli misti, risultano le specie
principali più frequentemente impiegate nell’area oggetto di studio. Infatti, nei progetti realizzati tra il 1995 e il
2000 il noce è presente nell’88% degli impianti puri, nel
97% delle piantagioni con due specie principali, nel 90%
di quelle con una principale ed una secondaria e nel
76% di quelli con due specie principali e una secondaria di accompagnamento. Nello stesso periodo il ciliegio
è presente soltanto nel 2% delle formazioni pure e in
quelle con una principale ed una secondaria, ma sale
all’87% di quelle con due specie principali ed entra a far
parte del 76% degli impianti con due principali e una
secondaria.
La preponderanza di queste due specie evidenzia quanto sia importante conoscere per l’area oggetto di studio
i dati d’incremento in diametro ed in altezza ricavabili
dall’archivio informatizzato. Suddividendo per classi diametri ed altezze si arriva ai Grafici 2 e 3. Il primo evidenzia che, al contrario di quanto spesso si immagina, soltanto il 20% delle piante misurate presenta incrementi
diametrici inferiori al mezzo centimetro annuo, mentre il
70% dei noci e il 75% dei ciliegi produce incrementi
compresi tra 0,5 e 1,5 cm/anno. I noci con incrementi
diametrici superiori a 1,5 cm/anno sono il doppio (10%)
dei ciliegi (5%). Se per ipotesi si mantenessero costanti
%
40
Grafico 1 - Fallanze (%).
30
20
10
0
Dato
generale
Attecchimento
L’esperienza ci insegna che in un impianto ben fatto e
ben condotto le fallanze non dovrebbero superare il 5%.
Nel campione indagato il valore medio delle fallanze (rilevabile dalla presenza di piante molto più giovani) raggiunge il 19,3% (Grafico 1). Se si considerano noce,
ciliegio ed ontano napoletano, che sono le specie maggiormente impiegate in provincia di Arezzo (BONCOMPAGNI 2001), il valore più preoccupante riguarda l’ontano
napoletano (Alnus cordata L.) che ha registrato il 26% di
fallanze. I fattori che possono aver determinato la morte
delle piantine sono più di uno, in certi casi potrebbero
aver influito singolarmente, in altri anche in combinazione. Tra questi si possono indicare:
• la scelta di specie non adatte alla stazione;
• l’acquisto di piantine di scarsa qualità vivaistica;
• la preparazione del terreno non idonea (es. terreno
costipato a 30-40 cm dalla superficie);
• l’adozione di tecniche d’impianto non adatte;
• la mancanza di tempestive cure colturali (es. lavorazioni del terreno o irrigazioni di soccorso).
60
Juglans
regia
Prunus
avium
Alnus
cordata
Grafico 2 - Percentuale
di piante per classe di
incremento diametrico.
%
50
40
30
20
10
0
Fino a
0,50 cm
60
50
40
30
20
10
0
0,50-1,00
cm
1,00-1,50
cm
Sopra
1,50 cm
Grafico 3 - Percentuale
di piante per classe di
incremento in altezza.
%
Fino a
25 cm
25-50 cm
50-75 cm
Sopra
75 cm
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Grafico 4 - Condizioni
specie principali (%
impianti).
%
80
60
40
20
0
Pessime
Grafico
5
Percentuale di piante
per classe d’incremento in altezza.
Medie
Buone
%
80
60
40
20
0
Fino a
25 cm
25-50 cm
50-75 cm
Sopra
75 cm
%
Grafico 6 - Danni da
lavorazione (% piante).
30
Valutazione della struttura achitettonica
delle specie principali
20
10
0
Juglans regia
Prunus avium
Dato generale
%
Grafico 7 - Impiego di
tutori (%).
100
80
60
40
20
0
Noce
Ciliegio
Ontano
%
Grafico 8 - Danni da
tutore (% piante).
30
25
20
15
10
5
0
Noce
Ciliegio
Ontano
Per produrre legname da lavoro non è sufficiente raggiungere l’obiettivo dimensionale minimo: è necessario
che il futuro tronco sia idoneo agli impieghi più remunerativi (es. trancia, segati per mobilio). Per questo è
necessario che si presenti dritto, con nodi piccoli e raccolti in un cilindro centrale non superiore ad 1/3 del diametro minimo che si intende commerciare (10 cm se si
punta ad un fusto di 30 cm di diametro) e privo di altri
difetti che possano alterarne significativamente colore e
fibratura.
Si è quindi ritenuto utile valutare in maniera sintetica la
struttura architettonica complessiva delle piante per
avere indicazioni di quante di esse si trovassero già ben
impostate, di quante, pur non impostate in maniera ottimale, fossero recuperabili e di quante invece fossero
irrecuperabili. Il Grafico 4 sintetizza questo tipo di valutazione ed evidenzia come soltanto nel 22% dei casi le
specie principali si trovino in condizioni ottimali. Appare
evidente inoltre che ci sono più ciliegi (39%) in pessime
condizioni che noci (24%). Il dato più interessante
comunque è che il 54% dei noci e il 39% dei ciliegi non
sono in condizioni ottimali, ma in una situazione intermedia che, con adeguate cure colturali, può essere gradualmente riportata verso una buona struttura architettonica.
Incrementi in diametro e in altezza
dell’ontano napoletano
%
Grafico 9 - Impianti
potati (%).
tutti i fattori che influiscono sulla crescita di questi alberi e si considerasse il solo diametro, tali dati indichereebbero che l’obiettivo minimo (30 cm di diametro)
necessiterà di almeno 60 anni per il 20% dei noci e dei
ciliegi, di circa 30 anni per il 70% dei noci e il 75% dei
ciliegi e meno di 20 anni per il 10% dei noci e il 5% dei
ciliegi.
Nel Grafico 3 si può osservare che in nessuno degli
impianti studiati il ciliegio ha mostrato accrescimenti in
altezza inferiori ai 25 cm/anno, mentre il 22,7% dei noci
si colloca in questa fascia. Ciò fa ipotizzare che se non
ci saranno variazioni nelle condizioni di crescita e se si
punterà a mantenere una chioma profonda almeno
quanto la lunghezza del fusto senza rami (sarebbe
meglio un rapporto di 2 a 1), saranno necessari almeno
20 anni per raggiungere un’altezza di 5 m e l’obiettivo
minimo di 2,5 m di tronco. Partendo dagli stessi presupposti sono necessari circa 13 anni per il 36,3% dei
noci e per il 55% dei ciliegi. Al 29,3% dei noci e al 20%
dei ciliegi sono necessari almeno 7 anni per raggiungere i 5 m di altezza, mentre l’11,3% dei noci e il 25% dei
ciliegi può impiegare anche meno di 7 anni.
100
80
60
40
20
0
Noce
Ciliegio
Ontano
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L’ontano napoletano (Alnus cordata Loisel.) è presente
nel 95% degli impianti misti con una principale ed una
secondaria e nell’88% dei casi in cui sono presenti due
principali ed una secondaria. E’ questa quindi la specie
di accompagnamento più significativa nell’area oggetto
di studio. Il Grafico 5 evidenzia che nel 52% dei casi
questa specie pioniera, a rapido accrescimento nei
primi anni d’impianto, mostra allungamenti inferiori ai 50
cm/anno. Ciò fa pensare che in molti casi sia stato collocato in stazioni non adatte e che quindi non stia svolgendo il ruolo di accompagnamento (ammesso che la
distanza d’impianto sia giusta) che, almeno in fase progettuale (BONCOMPAGNI 2001), molto spesso gli viene
attribuito.
%
60
40
20
Danni causati dalle lavorazioni del terreno
Le ferite causate dai mezzi meccanici per la lavorazione
del terreno possono indurre cicatrici, marciumi o colorazioni alla base del fusto capaci di ridurne, anche sensibilmente, il valore commerciale. Per questo si è voluto
quantificare in che misura tali ferite vengono provocate
durante i primi 5-6 anni di vita dell’impianto. Il Grafico 6
evidenzia come la poca accortezza nell’esecuzione delle
lavorazioni meccaniche possa portare al potenziale
deprezzamento del 7,5% dei noci e del 10% dei ciliegi.
Il dato generale considera anche tutte le altre specie
impiegate negli impianti studiati.
Impiego di pali tutori
Il Reg. 2080/92 prevedeva la possibilità di rimborsare il
costo di acquisto ed installazione di pali tutori. Tuttavia
non sempre è necessario affiancare un tutore alla pianta. Il palo dovrebbe essere utilizzato soltanto per le specie principali e può servire soprattutto nel caso di potatura ad astone (scacchio), di replicativa ad elevata intensità o di forti accrescimenti longitudinali (presenti solo
per l’11,3% dei noci e il 25% dei ciliegi). Nel Grafico 7 si
vede invece che il tutore è stato applicato non solo
all’82% dei noci e al 75% dei ciliegi, ma anche al 33%
degli ontani che, per il ruolo che dovrebbero svolgere,
non ne hanno alcuna necessità.
Ciò non ha provocato soltanto un inutile dispendio di
energia, ma anche danni al 13% dei noci e dei ciliegi
(Grafico 8) che, a causa del tutore, potrebbero vedere
ridotto il loro futuro valore commerciale.
Grafico 10 - Tipo di
potatura (% impianti).
80
0
Astone
Dal basso
Progressiva
80
Grafico 11 - Condizioni
degli impianti (%).
60
40
20
0
Pessime
Medie
Buone
80
Grafico 12 - Informazioni finanziamenti
2080 (%).
60
40
20
0
Associazione
Libero
Pubblicazioni Funzionari
di categoria professionista
di Enti pubblici
80
Grafico 13 - Realizzazione dell’impianto (%).
60
40
20
0
Imprenditore
Potatura
La potatura è una delle cure colturali che il Reg 2080/92
rimborsa agli imprenditori durante i primi cinque anni di
vita della piantagione. Dal Grafico 9 sembra che i conduttori degli impianti abbiano ben chiaro questo loro
impegno. Infatti risulta che il 91% dei noci e l’80% dei
ciliegi sia stato potato. E’ però significativo notare che
dopo 5-6 anni d’impianto alcuni imprenditori non hanno
ancora potato il 9% dei noci e il 20% dei ciliegi, correndo, consapevolmente o inconsapevolmente, il rischio di
dover commercializzare tali piante solo come legna da
ardere.
Sintomatici di una scarsa chiarezza sulle finalità della
potatura sono gli interventi realizzati sul 70% degli ontani napoletani che, per ruolo all’interno dell’impianto e
possibili destinazioni d’uso, non hanno alcun bisogno di
subire interventi cesori.
Il Grafico 10 evidenzia che più della metà dei noci (54%)
e dei ciliegi (56%) sono stati potati eliminando i rami dal
basso, come si fa con le conifere. L’esperienza dimostra
che questo tipo di potatura non consente di controllare
Contoterzista
Imprendit./Contoterz.
80
Grafico 14 - Cure colturali (%).
60
40
20
0
Imprenditore
Contoterzista
Imprendit./Contoterz.
80
Grafico 15 - Facilitazione per l’imprenditore
(%).
60
40
20
0
Assistenza
tecnica
Burocrazia
Rimborsi
Nessuna
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né l’architettura del noce, né quella del ciliegio. I risultati di tali interventi quindi possono rivelarsi assai modesti
o addirittura controproducenti. La potatura ad astone è
stata realizzata sul 29% dei noci. Tenendo conto che
soltanto l’11,3% ha accrescimenti longitudinali superiori
ai 75 cm/anno c’è da aspettarsi che il restante 18% di
noci trattati con questa tecnica si trovi in forti condizioni
di stress.
Le condizioni generali degli impianti
Oltre alla misura o alla valutazione di singoli alberi presi
in ogni impianto studiato si è formulata anche una valutazione sulle condizioni generali dell’intera piantagione.
Questa evidenzia (Grafico 11) che il 60% delle piantagioni realizzate nell’area oggetto di studio si trova in condizioni intermedie. Spesso tali condizioni sono determinate da carenze nella conduzione. Il miglioramento delle
cure colturali, in termini di tecnica e tempestività,
potrebbe consentire un progressivo passaggio verso
quel 20% degli impianti che per il momento si trovano in
buone condizioni strutturali e di vegetazione.
Le interviste ai proprietari
Per avere un quadro organico oltre alla “lettura” delle
caratteristiche dell’impianto e alle misurazioni di alcuni
parametri significativi degli alberi è stato necessario
intervistare i proprietari. Il Grafico 12 evidenzia chiaramente che la maggior parte delle informazioni arriva ai
proprietari attraverso le associazioni di categoria che
pertanto acquistano un ruolo di fondamentale importanza sia per la buona conduzione degli impianti già realizzati che per quelli del futuro.
Il Grafico 13 fa capire che solo nel 29% dei casi l’imprenditore si affida totalmente ad un contoterzista, mentre nel 71% degli impianti ha realizzato tutti i lavori (51%)
o ha coadiuvato il contoterzista (20%).
Le cure colturali (Grafico 14) sono un impegno di cui
l’imprenditore si prende carico direttamente ed esclusivamente nel 71% dei casi e solo nel 18% degli impianti
studiati si affida completamente a terzi.
Alla domanda relativa alle facilitazioni che l’imprenditore
avrebbe desiderato ricevere (Grafico 15) sorprendono i
due picchi di risposta relativi ad ”assistenza tecnica”
(47%) e “nessuna facilitazione” (33%). La prima evidenzia la coscienza di molti imprenditori di non avere sufficienti competenze per una corretta conduzione delle
piantagioni da legno. La seconda, se si considera che
soltanto il 20% degli impianti si trova in buone condizioni, rende chiaro che c’è almeno un 13% di arboricoltori
che è convinto di non aver bisogno di appoggio tecnico
mentre i fatti dimostrano che non è in grado di valorizzare il reale potenziale della propria piantagione da
legno.
C ONSIDERAZIONI
FINALI
Lo studio effettuato in provincia di Arezzo ha consentito
di individuare gli aspetti critici su cui intervenire a breve
per accrescere le probabilità di successo degli impianti
già realizzati e di quelli che verranno progettati e condotti in futuro. Sulla base di questo studio infatti è stato
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realizzato un opuscolo divulgativo come strumento per
orientarsi sull’arboricoltura da legno ed individuare le fasi
critiche di cui è importante tener di conto per raggiungere gli obiettivi tecnici ed economici prefissati. I risultati sono stati divulgati a livello locale attraverso un convegno e un seminario in campo che, attraverso tre diverse
piantagioni, ha consentito di verificare direttamente
alcuni degli elementi emersi con lo studio.
In fine per il 2001 l’Amministrazione Provinciale di Arezzo ha potuto programmare e realizzare, con cognizione
di causa, un’ulteriore attività di ricerca. Questa infatti ha
riguardato l’individuazione di approcci e tecniche di
potatura di noci di 5-6 anni mai potati o mal potati. Con
questa scelta sarà possibile offrire conoscenze utili a più
del 90% degli arboricoltori dell’area oggetto di studio su
un argomento, la potatura tardiva, che riguarda soprattutto quel 60% di impianti da condurre, con adeguate
cure colturali, verso buone condizioni di vigoria e di sviluppo architettonico. Per il 2002, sempre basandosi sulla
conoscenza delle reali caratteristiche degli impianti dell’area aretina, è stato programmato uno studio sul recupero, anche progettuale, di quel 20% di piantagioni che
attualmente si trova in pessime condizioni di sviluppo.
Bibliografia
B ONCOMPAGNI S., 2001 - Valorizzazione delle informazioni
contenute nei progetti per il Reg. 2080/92: il caso della
provincia di Arezzo. Sherwood n° 70 (8/01) pp. 35-40.
C OLLETTI L., 2001 - Risultati dell’applicazione del
Regolamento CEE 2080/92 in Italia. Sherwood n° 70
(8/01) pp. 23-31.
FRATTEGIANI M., 2002 - Semiologia e arboricoltura da legno:
alcune considerazioni per una valutazione tecnica delle
condizioni di un impianto . Sherwood n° 74 (1/02) pp. 15-18.
I N F O . A R T I C O L O
Autori: Paolo Mori, dottore in Scienze Forestali, direttore di Sherwood,
si occupa di arboricoltura da legno in progetti pilota o sperimentali.
Enrico Buresti, laureato in Scienze naturali, Ricercatore dell’Istituto
Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo, dal 1978 si occupa di arboricoltura da legno in progetti sperimentali.
Parole Chiave: arboricoltura da legno, noce, ciliegio, ontano napoletano, Juglans regia L., Prunus avium L., Alnus cordata loisel., Toscana
Gruppo di lavoro:
Il gruppo di lavoro che ha impostato e realizzato
lo studio ed elaborato i dati era composto da: Chiara Bianchi, Stefano
Boncompagni, Enrico Buresti, Elisa Castellucci, Antonio Faini, Mauro
Frattegiani, Tiziana Ghezzi, Paolo Mori, Serena Ravagni.
Abstract: Development and characteristics of plantations for wood
realized with Reg. CEE 2080/92: the case of Arezzo Provence
The Reg CEE 2080/92 has allowed the planting of more than 104,000 ha
of arboricolture for wood. Informations about the initial development of
thise plantations is scarce. Arezzo Province (in central Italy) has carried out
a study to remedy this; providing a solid data-base, using which, future
strategic and administrative decision can be made. This article reports the
results of inspections, surveys and data analysis concerning over 32% of
plantations in the area.
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Le piantagioni da legno realizzate con il Reg. 2080/92 Condizioni di