Le Belle Arti TheFineARTs of… From The Cycle THE FINE ARTS OF COMMUNICATION by [email protected] The FineART’s of… Scaricando questo opuscolo scoprirete il mondo artistico dell’autore che vi parla, fra informazioni offerte, di ¾ pittura artistica propria > dalle prime opere al ciclo “Musica su Tela” ¾ le sue opere, basate sulla musica classica, che sono corredate da descrizioni dettagliate riguardanti il brano musicale interpretato ed illustrato ¾ Letteratura; questo terzo capitolo descrive i modi più svariati del creare a parole: si discorrerà > della poesia/prosa leggera > della creazione di testi pubblicitari > della redazione di articoli per la stampa e le relazioni pubbliche Una vera miniera di opportunità per chi ama le Belle Arti della Comunicazione con tutte le sue varie sfaccettature. Aggiornamento frequente The FineART’s of… Entdecken Sie die künstlerische Welt des Autors und laden Sie sich seine Brochure, mit folgenden Themen, herunter: ¾ seine eigene Kunstmalerei > von der ersten Arbeit bis hin zum Zyklus “Musica su Tela” ¾ seine Arbeiten, basierend auf klassische Musik, sind durch detaillierte Beschreibungen zu den Werken, bereichert ¾ der dritte Abschnitt beschäftigt sich mit den vielseitigen Arten der Textkomposition, wie zum Beispiel > der leichten Poesie und Prosa > der Kreation von Werbetexten > der Redaktion von Presseartikel für PR-Massnahmen Eine wahre, facettenreiche Fundgrube für alle Liebhaber der Schönen Künste der Kommunikation. Regelmässiges UpDate. "The FineARTs of Communication" is a down-to-earth brochure, richly illustrated with graphics and descriptions. It comes as a PDF-File - only a few minutes with ADSL - size A4. Il commento di… Tra grafica e pittura il passo è breve, a patto di compierlo non limitandosi alla forma, all’esteriorità, alla spettacolarità delle immagini e alla loro impaginazione. Questo breve passo comporta però un cambiamento di marcia, anzi di registro e prospettiva. Non si tratta di rendere interessante un messaggio di tipo pubblicitario, ma di intervenire su “fatti” e “situazioni” essenzialmente di tipo interiore. Nel caso di “Falko”, ossia Joachim H. Falkowski, è difficile stabilire cosa sia nata prima tra grafica e pittura, per il semplice fatto che l’una non ha nulla a che spartire con l’altra, trattandosi di dimensioni estranee tra loro e pochissimo complementari: la pittura non è ispirata né sostenuta dalla grafica, semplicemente le ha dato quella fiducia, quell’impronta gestuale che contraddistingue le più recenti opere di “Falko”. In precedenza, trenta e più anni fa, la pittura seguiva le strade del Figurativo per tradurre la visione delle cose e del mondo. La ripresa, negli anni Novanta, si è fatta più interiore, inseguendo lungo un simbolismo a tratti geometrizzante (ma fluidificato dal gesto) alcune “figure”, alcuni paesaggi dell’anima, soggetti che sfuggono a definizioni contestuali anche per via del richiamo lievemente astratto. Dalmazio Ambrosioni Dalmazio Ambrosioni, critico Giornale del Popolo - Marzo 1997 Deutschsprachige Übersetzung auf Anfrage Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT OPERA No. 9 (Tela 25)* Alle Menschen werden Brüder (Ma amici, non in questo tono…) Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sinfonia no. 9 in Re Minore, Opera 125 Quest’opera pittorica trova le sue fonti tanto in Beethoven quanto nel “Parsifal” di Richard Wagner e nel suggestivo ”Inno alla Gioia” di Friedrich von Schiller. L’artista, ispirato dalla grande espressività della musica e al tempo stesso sensibile agli avvenimenti della nostra epoca, non ha voluto raffigurare solo i conflitti di dimensione mondiale, bensì anche le piccole rivalità all’interno di comunità e comunanze più piccole, più intime. Si traducono qui in figurazione artistica la relazione uomodonna, esperienze etniche e religiose, la convivenza tra i popoli di tutti i continenti e le forme di vita dell’umanità. Chissà se un giorno gli esseri umani sapranno davvero convivere in fratellanza? Ardua la profezia. Ma con quest’opera un altro ponte è stato gettato... Il dipinto è stato ideato nel 1997 e realizzato nell’anno 2000. Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 80 x 120 cm, con certificato. Prezzo su richiesta. Joachim H. Falkowski, estate 2000 * è ancora da terminare PAINT OPERA No. 9 (Leinwand 25)* Alle Menschen werden Brüder (O Freunde, nicht diese Töne…) Ludwig van Beethoven (1770-1827) Symphonie Nr. 9 in D Moll, Opus 125 Wie auch bei Beethoven selber, lehnt sich dieses gemalte Werk an Richard Wagner‘s „Parsifal“ und Friedrich von Schiller‘s eindrückliche „Ode an die Freude“ an. Der Künstler, inspiriert von der starken Ausdruckskraft der Musik, aber auch geprägt durch das Geschehen in unserer Welt, möchte nicht nur Konflikte der weiten Welt, sondern auch kleinere Rivalitäten in engsten Gemeinschaften darstellen. Hier kommen Beziehungen zwischen Mann und Frau, ethnischen Anschauungen und Religionen, Zusammenleben der verschiedenen Völker aller Kontinente und die Lebensformen aller Menschen zum tragen. Ob dann nun wirklich alle Menschen einmal Brüder sein werden? Fraglich. Aber, eine weitere Brücke wurde mit diesem Werk geschlagen… Das Gemälde entstand 1997, Spachteltechnik mit RembrandtAcrylfarben auf Leinwand 80 x 120 cm, mit Zertifikat. Galleria Gioacchino, Mendrisio. Preis auf Anfrage. Joachim H. Falkowski, im Sommer 2000 Litertur Biographie FonoForum Galleria Friedrich Schiller „Ode an die Freude“ (vedi/siehe CD-Inlet) Bruno Walter – Konzertführer Harenberg http://www.classicalarchives.com/beethovn.html Orchester: Concertgebouw Orchestra, Amsterdam Direzione/Leitung: Bernard Haitink Netherlands Radio Chorus – Chorus Master: Robin Gritton Synphonie Nr. 9 in D-minor, Opus 125 Ludwig van Beethoven (1770-1827) Casa Editrice/Musikverlag: Philips Classics Productions 1989 Recorded in DDD 12/1987 – CD-No. 420 542-2 Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio (Ticino) eMail: [email protected] Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT OPERA No. 2 Der Rote Platz 2 Gilbert Bécaud (Pierre Delanoë) 1927-2002 – Monsieur 100 000 Volt La più gettonata canzone degli anni 60/70 col titolo NATHALIE Quest’opera pittorica trova le sue fonti nella summenzionata e famosa canzone di Gilbert Bécaud, testo scritto nel 1963. Sulla tela si può quasi respirare l’aria fredda del momento in cui si sentono, nella sua canzone, le parole “…la place est blanche” e, contemporaneamente, “ la place est vide”. Si notano così gli alberi e le persone, esseri quasi sospesi nel cielo, strappati fuori dalla realtà d’allora. Ma non soltanto la piazza era vuota, bianca e fredda. Era, in quei tempi, periodo di Guerra Fredda. L’artista, sperando in tempi migliori e spinto dal proprio subconscio, fa nascere l’Opera no. 2, intitolata “Der Rote Platz” (La Piazza Rossa). Il dipinto è stato ideato nel lontano 1960 e realizzato negli anni 199596 (la seconda edizione è stata creata nel 2000 su ordinazione). Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 55 x 55 cm, con certificato. Galleria Gioacchino (Repro), Ca’ Rossa - Mendrisio. Venduto. Joachim H. Falkowski, estate 2000 PAINT OPERA No. 2 Der Rote Platz 2 Gilbert Bécaud (Pierre Delanoë) 1927-2002 - Monsieur 100 000 Volt Das meistgehörte Chanson der 60/70er-Jahre mit dem Titel NATHALIE Diese gemalte Werk hat seine Ursprung in dem oben genannten, weltbekannten Evergreens von Gilbert Becaud aus dem Jahre 1963. Auf der Leinwand spürt man förmlich die eisige Luft eines Systems. Spätestens in jenem Moment, da er seinem Lied die Wörter „…la place est blanche“ und gleichzeitig „…la place est vide“ hinzufügt, bemerkt man die schwebenden, durch den Zeitgeist entwurzelten Bäume und Personen. Aber nicht nur der Platz war leer, weiss und eisig. Viel schlimmer…es war die Zeit des Kalten Krieges. Der Künstler, inspiriert von der starken Ausdruckskraft der Musik, aber auch geprägt durch das Geschehen in unserer Welt, wollte die Konflikte der damaligen Welt darstellen. So entstand im Frühjahr 1960, aus innerer Überzeugung und auf bessere Zeiten hoffend, die Idee zum zweite wichtige Werk mit dem widersprüchlichen Namen „Der Rote Platz“. Das Gemälde selber entstand 1995-96, Spachteltechnik mit RembrandtAcrylfarben auf Leinwand 55 x 55 cm, mit Zertifikat (das sogenannte Remake entstand im Jahre 2000 auf Bestellung). Galleria Gioacchino (Repro), Ca’ Rossa - Mendrisio. Verkauft Joachim H. Falkowski, im Sommer 2000 Litertur: FonoForum: Galleria: nessuna/keine Casa Editrice/Musikverlag: EMI 1963 Hürlimann, Meilen (Schweiz) Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT OPERA No. 4 La Tempesta di Mare Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venezia-Vienna Opera 8 – Il quinto di 12* Concerti per Violino in un solo movimento Concerto No.5 – La Tempesta di Mare in Si maggiore *) Concerti No. 1-4 – Le Quattro Stagioni a tre movimenti (il dipinto: vedi l’Opera no. 3) *) Concerto No.6 – Il Piacere – in Do Maggiore (nessun dipinto sin d’ora) In quest’opera pittorica l’artista non trova le sue fonti d’ispirazione solamente nelle opere musicali di Vivaldi e di altri, ma anche, e forse ancor più profondamente, in un’avventura vissuta dallo stesso negli anni ottanta. Accadde che, spinto dalla voglia di sperimentare una gita in barca a vela col vento a poppa, si imbarcò. Fu quasi fatale il pensare di poter trascurare l’arrivo di una tempesta: il vento, da “Buono”, arrivò a forza otto; il mare, da poco mosso, divenne agitato (tipico per Vivaldi). Una semplice avventura? Quella voglia di provare, di sperimentare, portò all’esperienza e alla conoscenza delle forze della natura. Grazie a quegli attimi un solo pensiero rimase impresso nella sua mente: “…dev’essere così quando s’annega!?!” Quando l’artista per la prima volta ascoltò la composizione di Vivaldi, sentì subito chiaramente che quest’ opera pittorica avrebbe avuto come titolo “La Tempesta di Mare” – identico al quinto concerto dell’Opera 8 ed al primo concerto dell’Opera 10. Ma lui non fu il primo a copiare il tema: già Ludwig van Beethoven, nella sua sinfonia no. 6, intitolata “La Pastorale”, si appoggiò su temi di simile contenuto e annotò nel suo taccuino, in modo abbastanza lapidario: “…più sentimento che malizia…” Senza dare troppo peso a queste osservazioni, l’artista creò così la sua quarta opera di non poca importanza. Lo fece per se stesso, per gli intenditori, per gli amanti, per i critici più critici. La dedicò a Christian Eberhardt, il coraggioso Wincher dell’imbarcazione “L’Oxygène II” del 1987. Il dipinto è stato ideato negli anni ottanta e realizzato, come gli altri quadri del ciclo Vivaldi, nella primavera del 1997. Tecnica a spatola con colori acrilici, su tela a 4 elementi da 55 x 55 cm, con certificato. L’opera si presta ad essere esposta sia in forma quadrata, sia nella presentazione rettilinea. Una riproduzione si trova in Galleria Gioacchino. Non più in vendita. Joachim H. Falkowski, autunno 2002 * * * * * PAINT OPERA No. 4 La Tempesta di Mare Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venezia-Vienna Opus 8 – Il quinto di 12* Concerti per Violino in un solo movimento Concerto No.5 – La Tempesta di Mare in B-Dur Bei dieser Werk wurde der Künstler nicht ausschliesslich von Vivaldi oder anderen Komponisten inspiriert, sondern vielmehr durch ein Erlebnis, ein Abenteuer aus den achtziger Jahren. Was geschah, ermutig durch die Lust auf einem Segeltörn, Lust mit vollen Segeln zu experimentieren? Ein fast fataler Gedanke bei aufkommenden Sturm. Zunächst ein präsentierte er sich als „guter Wind“, dann zur einer satten Stärke acht – von leicht bewegtem Meer bis hin zum „mare mosso“ (typisch Vivaldi). Aber dann wurde es mehr als abenteuerlich – eine gute Dosis Erfahrung mit den Naturgewalten kam hinzu. Ein Gedanke blieb tief verwurzelt seinem Bewusstsein: „…aha, so ist es also, wenn man ertrinkt!?!“ Als der Künstler später zu ersten Mal diese Komposition von Vivaldi hörte, war Eines sofort klar: das neue Werk wird den Titel „La Tempesta di Mare“ tragen – gleich wie die Konzerte Fünf und Eins der Opus 8 und 10. Allerdings war nicht er der Erste dieses Thema zu kopieren: schon Ludwig van Beethoven lehnte sich in seiner Sinfonie Nr. 6 „La Pastorale“ an diesen Themeninhalt und bemerkte in seinem damaligen Diktum fast lapidar dazu: „…mehr aus dem Gefühl als aus Bosheit…“ Keinen grösseren Wert auf diese Bemerkungen legend, entschloss sich der Künstler und kreierte sein viertes, für sich selber, für Liebhaber und Kenner, und selbst für kritische Kritiker, nicht ganz unwichtige Werk. Gewidmet wurde es Christian Eberhardt, sein Vorschoter auf dem Segelboot „L’Oxygène II“ von 1987. Das Gemälde entstand, wie alle vorherigen Arbeiten aus dem VivaldiZyklus, im Jahre 1997, Spachteltechnik mit Rembrandt-Acrylfarben, auf Leinwand in 4 Elementen à 35 x 35 cm, mit Zertifikat. Das Gemälde kann wahlweise als vierteiliges Quadrat oder auch als horizontaler Einreiher exponiert werden. Eine Reproduktion des Werkes ist in der Galleria Gioacchino, Mendrisio, zu sehen. Nicht mehr verkäuflich. Joachim H. Falkowski, autunno 2002 Literatur: FonoForum: Galleria: W. Kolneder: Antonio Vivaldi 1678-1741, Leben und Werk, 1965 Concentus Musicus Vienna La Tempesta di Mare, Opus 8 – Concerto No. 5 con strumenti originali – Direzione: Nikolaus Harnoncourt Teldec 1964 ® - 1977 Digitally mastered – 8.42985ZK Gioacchino – Ca’ Rossa – Mendrisio – eMail: [email protected] Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT OPERA No. 3 Le Quattro Stagioni Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venezia-Vienna Opera 8 - 12 Concerti per Violino– No. 1-4* in tre movimenti No. 1 La Primavera in Mi Maggiore No. 2 L’Estate in Sol Minore No. 3 L’Autunno in Fa Maggiore No. 4 L’Inverno in Fa Minore *) Concerto No.5 – La Tempesta di Mare in Si Maggiore (su tela: vedi Opera No. 4) Nessuna musica del Barocco è stata così spesso interpretata, suonata ed ascoltata come “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi. Forse è il continuo cambiamento tra le coloriture presto-adagio-presto a rendere quest’opera così attraente! Vivaldi scrisse questi concerti già verso la fine del diciassettesimo secolo, ma soltanto nel 1725, - grazie alla prima stampa del suo libretto intitolato “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione”, ad Amsterdam, e la seguente pubblicazione del 1739 a Parigi, - le sue note furono portate ad un grande successo europeo, diventato poi, nell’oggi, di livello mondiale. Saranno state le forti impressioni di ogni movimento, molto chiare e, nello stesso momento, ricche di coloritura, a rendere famosi questi concerti. Certamente queste emozioni ispirarono anche l’artista-pittore oltre tre secoli più tardi, il quale si espresse sulla tela. Nacque così nella primavera del 1997, per il ciclo pittorico “Musica su Tela”, la terza grande opera: “Le Quattro Stagioni”. L’attento osservatore “rivive”, sia nella musica di Vivaldi come in questa tetralogia, un anno intero, dal suo inizio alla sua fine. Nella “Primavera” si nota il cambiamento di stagione, il risveglio della natura che ritorna nel canto dei uccelli, una sorta di rinascita sempre accompagnata, come succede spesso nei concerti di Vivaldi, da tuoni temporaleschi. Atto secondo: “L’Estate”. Qui si rispecchia il caldo della stagione che si espande sui campi, calura sopportata dalla fatica dei contadini e dai pastori che si riposano all’ombra d’un albero, accompagnati dal sottile ronzare delle zanzare. Si sentono canti e melodie siciliani che provengono dal paese vicino, musiche che sorvolano prati e campi e che riportano il pensiero alla vicina fine di una lunga giornata. Brusco cambiamento dei tempi e del temperamento nel terzo atto: “L’Autunno”. E’ tempo di caccia alta. Cervi e cinghiali sono in allerta ma non tutti hanno la fortuna di sfuggire ai cacciatori che, dopo aver insaccato il bottino, si dedicano ai festeggiamenti, si divertono senza accorgersi che la notte si avvicina, e non è sola. Una lontana tempesta annuncia l’arrivo dell’inverno: la stagione conclusiva. Il vento aumenta la sua forza e soffia via anche l’ultima foglia. E, come un’onda di mare, il freddo gelido copre con uno sprazzo di neve la terra, la natura, la vita. E’ arrivato “L’Inverno”, ma anche lui, malgrado il suo glaciale potere, poco a poco viene costretto a tacere e quindi ad arrendersi ai primi raggi del sole di una nuova primavera. Il dipinto è stato ideato negli anni Novanta e realizzato, come gli altri quadri del ciclo Vivaldi, nella primavera del 1997. Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 35 x 35 cm, con certificato. L’opera si presta ad essere esposta sia in forma quadrata, sia nella presentazione rettilinea. Una riproduzione si trova in Galleria Gioacchino. Non più in vendita. Joachim H. Falkowski, autunno 2002 PAINT OPERA No. 3 Le Quattro Stagioni Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venedig-Wien Opus 8 - 12 Konzerte für Violine– No. 1-4* Die Vier Jahreszeiten - in je drei Sätzen Keine Barock-Musik wurde mehr interpretiert, gespielt und gehört als „Die Vier Jahreszeiten“ von Antonio Vivaldi. Sicherlich ist es der ständige Koloratur-Wechsel von presto-adagiopresto, der diesem Werk seine grosse Anziehung verdankt. Vivaldi schrieb diese Konzerte bereits gegen Ende des siebzehnten Jahrhunderts, aber erst bei der ersten Drucklegung seines Buches mit dem Titel „Das Wagnis der Harmonie und der Erfindung“ 1725 in Amsterdam und der darauf folgenden Publikation 1739 in Paris, brachten seinen damaligen Noten den grossen Durchbruch in Europa und den weltweiten Ruhm von heute. Vielleicht waren es die starken, sehr klaren Impressionen eines jeden Satzes, die gleichzeitig mit ihrer akzentuierter Färbung, den Künstler, mehr als dreissig Jahre später, dazu inspirierten seine eigenen Eindrücke auf Leinwand zu interpretieren. So entstand im Frühjahr 1997, im Zyklus „Musik auf Leinwand“, das dritte grosse Werk, „Die Vier Jahreszeiten“. Der aufmerksame Betrachter „erlebt“, sein es in der Musik von Vivaldi, sei es in dieser Tetralogie selber, ein gefülltes Jahr und bemerkt im „Frühling“ den Jahreszeitenwechsel, das Wiedererwachen der Natur und die Rückkehr lieblicher Vogelstimmen. Begleitet wird dieses Intermezzo, wie so oft bei Vivaldi, von drohendem Gewittergrollen. Zweiter Akt. „Der Sommer“ widerspiegelt bereits die aufkommende Hitze, die sich über Feld und Wiesen legt. Bauern und Hirten ruhen im Schatten der Bäume – das Schwirren der Fliegen und Mücken begleitet ihren Tagtraum. Und nur vorbeirauschende sizilianischen Klänge und Lieder aus den nahen Dorf erinnern an das nahende Ende eines langen Tages. Jäher Wechsel von Rhythmus und Temperament im dritten Akt, „Der Herbst“. Hochwildjagd ist angesagt. Hirsch und Wildschwein sind wachsam, aber nicht alle haben das Glück den Jägern entfliehen zu können. Diese, nach Einsammeln der Beute, widmen sich ausgiebig dem obligaten Umtrunk und bemerken nicht, dass sich nicht nur die Nacht nähert. Ein entferntes Gewitter kündigt den nahenden Winter an. Der Wind gewinnt rasch an Gewalt und verweht auch das letzte, hartnäckig verharrende Blatt. Und, wie eine grosse Meereswoge senkt sich eisige Kälte herab und bedeckt mit einem Hauch von Schnee die Erde, die Natur, das Leben. Eindrücklicher kann er nicht auftreten, „Der Winter“. Aber auch er, trotz seiner eisernen Hand, wird nach und nach zum Schweigen und zur Aufgabe seines Unwesens gezwungen. Junge Sonnenstrahlen vertreiben für die nächsten Monate seine grauen Schatten. Das Gemälde entstand, wie alle vorherigen Arbeiten aus dem VivaldiZyklus, im Jahre 1997, Spachteltechnik mit Rembrandt-Acrylfarben auf Leinwand 35 x 35 cm, mit Zertifikat. Das Gemälde kann wahlweise als vierteiliges Quadrat oder auch als horizontaler Einreiher exponiert werden. Eine Reproduktion des Werkes ist in der Galleria Gioacchino, Mendrisio, (Repro) zu sehen. Nicht mehr verkäuflich. Joachim H. Falkowski, autunno 2002 Literatur: FonoForum: Galleria: W. Kolneder: Antonio Vivaldi 1678-1741, Leben und Werk, 1965 Concentus Musicus Vienna Le Quattro Stagione – Opus 8 – Concerti No. 1 a 4 con strumenti originali – Direzione: Nikolaus Harnoncourt Teldec 1964 ® - 1977 Digitally mastered – No. 8.42985ZK *) Aggiunta: Concerti 5-6 – La Tempesta di Mare ¦ Il Piacere Rémy Scheidegger, Sala Capriasca Remake: Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio (Ticino) eMail: [email protected] Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT OPERA No. 5 Der Urknall “Also, sprach Zarathustra…” (SuperGAU) Richard Strauss – 1864-1949 5° poema sinfonico dal ciclo “Strauss’ Tondichtungen” Interpretazione libera secondo Friedrich Nietzsche basandosi sulle sagge parole di Zarathùstra, poeta e profeta, Afghanistan, periodo da ca. 1000 > 500 avanti Cristo <<< parte centrale del Trittico Dove possiamo mai trovare le fonti di quest’opera pittorica? Nella summenzionata e famosa opera sinfonica di Richard Strauss? Nelle sagge parole di Zarathùstra? Oppure nel sarcasmo di Friedrich Nietzsche, autore che ci presenta il suo libro intitolato “Così parlò Zarathùstra” come: “Un Libro per Tutti e per Nessuno”? Forse centrano anche Kurt Tucholsky, “allievo” di Nietzsche, e i suoi pensieri contenuti nella Novella “Der Mensch”, quando dice “L’uomo nasce – senza chiederlo, senza che a lui nessuno chieda se vuol essere espulso da questo vulcano chiamato Vita” (l’ultima espressione sono parole che suonano sicuramente più come riferibili a Schiller >Die Räuber< piuttosto che non a Tucholsky). In ogni caso, tutti questi grandi scrittori parlano la stessa lingua, un linguaggio perfettamente chiaro ed equilibrato. A questo punto subentra Strauss con la composizione del suo poema sinfonico, musica (oggigiorno troppo sfruttata) che non permette di intuire subito se con le sue note voglia richiamare la Genesi oppure l’Apocalisse*. Concludendo, l’artista è stato ispirato dalla musica, quella musica che è anche ala portante del famoso lungometraggio dal nome “2001 – Odissea nello Spazio” (1968), un capolavoro del noto regista Stanley Kubick, film ispirato dalle famose parole di Neil Armstrong: “Un piccolo passo per l’uomo – Un passo da gigante per l’umanità” L’artista, sperando nell’umanità e spinto dal proprio subconscio, fa nascere l’Opera No. 5, intitolata “Der Urknall” (Il Momento Zero, oppure, la Nascita dell’Universo) oppure, se preferite… “Also, sprach Zarathustra” (“Così parlò Zarathùstra”). Il dipinto è stato ideato nel lontano 1970 e realizzato negli anni 199596. Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 3 x 55 x 55 cm (trittico), con certificato. Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected] Prezzo su richiesta. JHF, primavera 2003 Der Urknall (1995-96) *) osservi anche l’opera „Apocalypse_44“ dello stesso ciclo *) siehe auch das Werk „Apocalypse_44“ des selben Zyklusses. PAINT OPERA No. 5 Der Urknall “Così parlò Zarathùstra…” (SuperGAU) Richard Strauss – 1864-1949 Die fünfte von neun “Strauss’ Tondichtungen” frei nachempfunden nach Friedrich Nietzsches „Also, sprach Zarathustra“, zurückgehend auf die weisen Texte des gleichnamigen Poeten und Propheten, ca. 1000 > 500 vor Christus im heutigen Afghanistan Wo findet man den Ursprung dieses gemalten Werkes? In der oben genannten Tondichtung von Richard Strauss? In den weisen Texten Zarathustras? Oder im Sarkasmus von Friedrich Nietzsche, der seine Arbeit „Also, sprach Zarathustra“ als ein Buch für Alle und Niemanden bezeichnete? Vielleicht hatten auch Kurt Tucholsky, „Schüler“ Nietzsche’s, und seine Gedanken zum Thema „Der Mensch“, Einfluss auf den Künstler, als dieser schrieb: „Der Mensch wird geboren, hingegen er nicht gefragt wird, ob er auch geboren werden möchte – heraus geworfen aus dem Vulkan des Lebens“ (wobei Letzteres wohl eher Schiller, in seinem Drama >Die Räuber<, zuzuschreiben ist, als Tucholsky). Gleichwohl, wie dem auch sei; jeder dieser grossen Denker und Schriftsteller sprechen die selbe Sprache, klar und auf der selben Ebene verweilend. An diesem Punkt beschreitet wieder Richard Strauss, mit seiner Komposition zum Thema, das Szenarium. Mit seiner Tondichtung, die nicht sofort zu erkennen lässt, ob sie sich nun auf die Genesis oder auf die Apokalypse* bezieht. Abschliessend sei angemerkt, dass sich der Künstler mit seinem „Urknall“ auf die Musik bezieht. Jene Musik (heutzutage überstrapaziert), die auch den tragenden musikalischen Flügel im famosen Spielfilm, ein Meisterwerk von Stanley Kubick aus dem Jahre 1968, darstellte: “2001 – A Space Odyssey“ – seinerseits inspiriert von den denkwürdigen Worten Neil Armstrong’s: „Ein kleiner Schritt für den Mensch – ein grosser Schritt für die Menschheit“. Der Künstler, hoffend auf eine Menschheit, die sich ihrer Menschlichkeit bewusst wird, lässt sein fünftes Werk entstehen, den „Urknall“ (Moment Zero oder Geburt des Universums) oder, für jene, die es bevorzugen… „Così parlò Zarathùstra“ (Also, sprach Zarathustra). Die Idee zum Werk entstand in fernen 1970 - das Gemälde selber in den Jahren 1995-96, Spachteltechnik mit Acrylfarben auf Leinwand 3 x 55 x 55 cm (Trilogie), mit Zertifikat. Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected] Preis auf Anfrage. JHF, im Frühjahr 2003 Copertina della prima edizione Original Bucheinband ¦ „Also, sprach Zarathustra” INFOs Literatur: FonoForum: E. Krause, 1980: Richard Strauss ¦ K. Wilhelm 1984: R. Strauss pers. Richard Strauss: Also sprach Zarathustra, Opus 30 1976 Boston Symphonie Orchestra - Leitung: Seiji Ozawa – Philips Classics – CD 400 072-2 in DDD 2001 - A Space Odyssey – GB 1968 – Stanley Kubick Cinethek: WebInfo: http://www.epilog.de/Film/1-9/2001_Odyssee_im_Weltraum_GB_1968.htm#Musik Galleria: Gioacchino, Ca’ Rossa – Mendrisio – eMail: [email protected] Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT OPERA No. 1 Apocalypse_44.1 – L’Inizio del Caos (14 novembre 1944) Carl Orff – 1895-1982 Carmina Burana – Cour d’Amours. No. 25 – “O Fortuna - Imperatrix Mundi” Il Philharmonia Orchestra diretto da Riccardo Muti Il Philharmonia Chorus - in unisono forte e terza voce <<< Atto primo Sicuramente, nel 1944, non è stato Carl Orff ad ispirare l’artista alla creazione di quest’opera gemella. Erano piuttosto l’interesse crescente verso la musica classica, in generale, e l’espressione della composizione di Orff, più in particolare, le fonti di quest’opera. Ma allora, perché questo titolo negativo, scuro e buio tanto da apparire quasi nero, dedicato ad un evento positivo come la nascita e l’inizio di qualcosa che, di solito, si presenta come rallegrante e gioioso? Forse possiamo trovare la risposta a questa domanda nel caos dilagante e dirompente di quell’epoca. Si era nell’anno 1944 > ci voleva ancora quasi un anno prima che finisse la maledetta seconda guerra* mondiale, e fra tutto quel rumore il nostro artista, sempre per caso, “quasi nacque” a Vienna: in quegli attimi bisognava evacuare. Egli si stava per ritrovare nel mondo figlio di un padre d’origine mezza russa e mezza polacca, e di una madre col sangue dei nomadi spagnoli che velocemente scorreva nelle vene. Ritardò la sua reale presenza sulla terra nascendo definitivamente solo il 14 novembre 1944 in Germania, luogo del Nord dove rimase per tutta l’infanzia. Vissuto da giovane in Sardegna trascorse lunghi soggiorni sull’isola che già Napoleone Bonaparte affermava di riconoscere, senza vederla, per il suo unico ed inconfondibile profumo della macchia – la Corsica. Ed è così che ancora oggi l’artista vive tra due mondi culturali e mentali, il nord e il sud, il viaggio e la terra ferma, la guerra e la pace, in Ticino (…è forse qui che trova fine il suo caos?). Ma qual è il caos vero? Il continuo bombardamento, prima, durante, e dopo la nascita, della Storia che assordante si muove, o la nascita vera e propria? (Atto primo – Beginn des Chaos). Oppure il primo cibo offerto generosamente dalla madre, ( Atto secondo – Das Chaos nimmt seinen Lauf) nutrimento che lui rifiutò fin dall’inizio? Col tempo scomparvero i pensieri scuri, come ad esempio: “…il momento della nascita è l’inizio della grande attesa della morte (tutti sappiamo che non c’è vita senza la morte – come non ci sarebbe la morte senza la vita) – e così piano piano egli scoprì le varie facce della vita, fra cui la bellezza dell’essere e dello scegliere la propria strada cantando: “Hurra, wir leben (d)noch…!” che suona come un “Evviva, allora ancora si vive …!” (citando Johannes Mario Simmel e Erich Maria Remarque “Im Westen nichts Neues”). Concludendo possiamo dire che l’artista è stato ispirato maggiormente dalla musica, quella musica drammatica che canta della Fortuna della Principessa del Mondo (…e così rimane in sospeso la domanda su chi possa essere questa Principessa. Chi sarebbe Lei? Una bella persona? Una beata persona…? La figura madre?). L’artista, ancora oggi sperando nell’umanità, in attesa del Momento in cui questa si comporti in modo umano, e spinto dal proprio subconscio, fa nascere l’Opera No. 1, intitolata “Apocalypse_44” (Il Momento Zero oppure, la Nascita di Uno a cui non è mai stato domandato se volesse nascere ed Essere nato) oppure, se preferite… “Che Fortuna” (“Welch ein Glück…dass es doch geschah”). Il dipinto è stato ideato nel lontano 1964 e realizzato negli anni 197475. Tecnica a spatola con colori acrilici su tela mussolina 2 x 55 x 55 cm (opera gemella), con certificato. Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected] Non in vendita. JHF, primavera 2003 Vedi anche le informazioni nella pagina seguente PAINT OPERA No. 1 Apocalypse_44.2 – Das Chaos nimmt seinen Lauf… (15, November 1944 >>>) Carl Orff – 1895-1982 Carmina Burana – Cour d’Amours. No. 25 – “O Fortuna - Imperatrix Mundi” Il Philharmonia Orchestra - Leiitung Riccardo Muti Il Philharmonia Chorus - in Unisono forte + Dritter Stimme <<< Zweiter Akt Sicherlich war es nicht Carl Orff, der den Künstler zu seinem Zwillingswerk bewegte. Es waren wohl mehr das generelle, wachsende Interesse an der Klassischen Musik und die kompositorischen Expressionen Orff’s, die den Grundstein dazu legten. Aber dann, weshalb dieser negative Titel? Ein dunkler, fast schwarzer Begriff für ein solch positives und erfreuliches Ereignis? Möglicherweise findet man die Antwort in den Begebenheiten der damaligen Zeit: Wir schreiben das Jahr 1944 > es braucht noch fast ein Jahr bis zu Ende dieses verdammten Zweiten Weltkrieges*. Und der Künstler – fast wäre er in Baden bei Wien geboren, Sohn eines Vaters mit russisch-polnischer Abstammung und einer Mutter, in deren Adern spanisches Nomadenblut pulsierte – verzögert seine Anwesenheit auf dieser Erde um schlussendlich am 14. November 1944 in Deutschland zur Welt zu kommen. Dort heranwachsend verweilte zeitweise in Sardinien und verbrachte lange Aufenthalte auf der Insel, von der schon Napoleon Bonaparte sagte, dass er sie, ohne sie zu sehen, allein am Duft der Macchia erkennen können – auf der Insel Korsika. Heute lebt er zwischen zweit kulturellen und mentalen Welten, im Tessin (…findet er hier das Ende seines Chaos?). Aber was war nun das eigentliche Chaos? Die ständige Bombardierung, vor, während und nach seiner Geburt, oder die Geburt selber (Erster Akt – Beginn des Chaos) oder gar die erste Nahrung, die ihm seine Mutter liebevoll darbot (Zweiter Akt – Das Chaos nimmt seinen Lauf), er aber strikte ablehnte? Mit der Zeit schwinden die dunklen Gedanken, wie zum Beispiel: „…die Geburt ist der Beginn des langen Wartens auf den Tod.“ (Recht hat er, denn es gibt keine Leben ohne den Tod, so wie es den Tod nicht ohne Leben geben würde) – entdeckt die verschiedenen Lebensmöglichkeiten, die Schönheit des Seins und beschreitet singend seine neuen Wege nach dem Motto: „Hurra, wir leben (d)noch…“ (Johannes Mario Simmel und Erich Maria Remarque zitierend). Abschliessend sei angemerkt, dass sich der Künstler mit seinem Werk in erster Linie auf die Musik bezieht. Jene dramatische Musik, welche die „Freude an der Prinzessin der Welt“ singend bezeugt (...aber, wer ist nur diese glückselige Person? Eine Mutterfigur?) Er, der Künstler, noch immer an die Menschheit glaubend, eine Menschheit, dessen Bewusstsein über die eigene Humanität nicht immer zum Tragen kommt, wird bedrängt von seinen eigene Unterbewusstsein und lässt so sein erstes wirkliches grosses Werk entstehen – die „Apocalypse_44“ (der Nullpunkt, oder, die Geburt eines Menschen, der geboren wird, hingegen er nicht gefragt wird, ob er auch geboren werden möchte, oder wenn man so will… „O Freude (Welch ein Glück…dass es doch geschah)“. Die Idee zum Werk entstand in fernen 1964 - das Gemälde selber in den Jahren 1974-75, Spachteltechnik mit Acrylfarben auf Nesseltuch 2 x 55 x 55 cm (Zwillingswerk), mit Zertifikat. Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected] Unverkäuflich. JHF, im Frühjahr 2003 Siehe auch di Informationen der Folgeseite INFOs Literatur: Zur Musik und Komponisten: E. Krause, Werner Egk 1971 in Harenberg Konzertführer Zur Geschichte und religiöser Auslegung: Die Offenbarung des Johannes Evangelista (Apk. 6 1.17) NT Albrecht Dürer – Die Grossen Bücher der Apokalypse von 1498 FonoForum: CARL ORFF – Carmina Burana – Cour d’Amours. No. 25 – “O Fortuna - Imperatrix Mundi” 1980 Philharmonia Orchestra & Chorus - Leitung: Riccardo Muti EMI Records – No. CDC 7471002 - England WebInfo: http://www.lucifuge.de/themen/religio/reiter.htm Galleria: Gioacchino – Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected] Albrecht Dürer – 1471-1529 „Die apokalyptischen Reiter“ Incisione in legno ¦ Holzschnitt 1498 Kunsthalle Bremen Apocalypse_44 1+2 (1974-75) *) osservi anche l’opera „Der Urknall“ dello stesso ciclo *) siehe auch das Werk „Der Urknall“ des selben Zyklusses. Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski PAINT-OPERA No. 7 Clair de Lune Ludwig van Beethoven - 1770-1827 (Bonn-Vienna) Sonata No. 14, Op.27,2 - No.2 in C# minor (Moonlight), Descritto come …quasi una fantasia (1800-1); Primo movimento: Adagio sostenuto Dal Ciclo: Beethoven Sonate per pianoforte Dedicata alla Contessa Gulia Guicciardi Interprete: Claudio Arrau, pianoforte - *Chile 1903-1991 Quest’opera pittorica trova le sue fonti nella (summenzionata e) famosa sonata di Beethoven, brano scritto per pianoforte ed intitolato “Clair de Lune”, “Chiaro di luna” (conosciuto anche come Moonlight, o Mondschein - Sonate), composto negli anni 1800-1801. “…quasi una fantasia” furono le poche parole di Beethoven, a cui si aggiunsero quelle di Franz Grillparzer, che disse: “Alles hat er ummessen, alles hat er erfasst – vom Gurren den Tauben bis hin zum Grollen des Donners…”. Semplici parole che dicono come “Egli ha circondato tutto senza lasciarsi scappare nulla di quello che stringeva fra le mani, dal tubare dei colombi fino al tuonare di lampi e fulmini”, a suggerire che queste note potrebbero risultare ben più di una qualsiasi fantasia. L’opera era dedicata dallo stesso Beethoven ad una donna, alla Contessa Giulia Guicciardi; una melodia scritta forse in una notte di luna, o per una notte di luna, di quelle notti chiare. Il pittore sentiva la musica “Adagio sostenuto” e vedeva la luna – dapprima piena e chiara, poi parzialmente coperta dall’unica nuvola che scorreva nel firmamento. Il gioco, quello nascosto nella composizione “Allegretto e Presto agitato”, ispirò anche l’artista, inducendolo a cambiare tecnica e passare dal pennello alla spatola. Per lui il chiaro di luna non rimase solo una fantasia, diventò una realtà. Diventò e rimane Musica su Tela. Il dipinto è stato ideato nel lontano 1980 e realizzato negli anni 1995. Tecnica a spatola con colori acrilici pregiati, su tela da 35 x 35 cm, con certificato. Esposizione: Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio. Prezzo su richiesta. Joachim H. Falkowski, inverno 2002 ***** PAINT-OPERA No. 7 Chiaro di Luna Ludwig van Beethoven - 1770-1827 (Bonn-Wien) Sonata No. 14, Op.27,2 - No.2 in C# Moll (Moonlight), Both described as …quasi una fantasia (1800-1); Erster Satz: Adagio sostenuto – vom Zyklus: Beethoven Klavier-Sonaten Gewidmet an Gräfin Julia Guicciardi Diese gemalte Werk hat seine Ursprung in der oben genannten, weltbekannten Beethoven-Klaviersonate mit famosem Titel „Clair de Lune“ – bekannt auch unter Moonlight oder Mondschein-Sonate. Diese Komposition blickt zurück auf die Jahre 1800-1801. “…quasi una fantasia” (fast eine Fantasie) waren Beethovens Worte, zu denen sich folgende von Franz Grillparzer gesellten, als dieser sagte: „Alles hat er ummessen, alles hat er erfasst – vom Gurren den Tauben bis hin zum Grollen des Donners…”. Bei dieser Komposition fragt sich der aufmerksame Zuhörer allerdings, ob es nicht etwas mehr war als …nur etwas Fantasie, die ihn, Beethoven, zu solch lieblichen Harmonien veranlassten. Zumal Beethoven dieses Werk einer Dame, der Contessa Gulia Guicciardi widmete - vielleicht geschrieben in einer Mondscheinnacht oder für eine jener Nächte, auch „…notte di luna chiara“ genannt? Der Künstler verspürte die Kraft der Musik, das „Adagio sostenuto“, und sah den Mond, zunächst voll und klar, dann teils verdeckt von der einzigen Wolke am Firmament. Diese Spiel, versteckt in der Komposition „Allegretto e Presto agitato“, inspirierte und überzeugte ihn die Maltechnik zu wechseln und den Pinsel gegen einen Spachtel auszutauschen. So bliebt für ihn die klare Mondnacht nicht nur eine Fantasie Beethovens – sie wurde Realität – wurde „Musica su Tela“.. Die Idee zu diesem Werk entstand bereits in den 80er Jahren. Das Gemälde selber entstand erst 1995-96, Spachteltechnik mit Rembrandt-Acrylfarben auf Leinwand 35 x 35 cm, mit Zertifikat. Ausstellung: Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio. Preis auf Anfrage. Joachim H. Falkowski, im Winter 2002 Littertur: FonoForum: Franz Grillparzer, (Auszug) Bruno Walter – Konzertführer Harenberg Elaborazione testi di Lea Ticozzi Casa Editrice/Musikverlag: Philips Classic 33-1/3 LP No. A 022 59L 1+2 Interpret: Claudio Arrau - *Chile 1903-1991 Anno della registrazione/Recording: 1962 Amsterdam Espo: Galleria:Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected] PopUp dal nostro sito / von unserer Website Da ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski La Moldava Vltava - Die Moldau La Moldava * Trittico del 1995 di Joachim H. Falkowski Acrilico su tela - 3x 35 su 35 cm Quando nel lontano novembre 1874 - data della prima esecuzione pubblica fu il 1882, a Praga - Bedrich Smetana compose, per il ciclo della poesia sinfonica “Má Vlast”, il famoso secondo movimento “Vltava” – La Moldava - non solo vedeva il silenzio delle acque limpide, scorgeva il rumore delle acque mosse, osservava le cascate della sua Moldavia, ma sentiva anche “La Mia Patria”, quella Sua Patria nel profondo del cuore, e la assaporava fin dove il delta del fiume si allarga, unendosi con altre acque, perdendosi poi nell’infinito mare da dove, domani, rinascerà. * * * Literaur: Bedrich Smetana H. Honolka 1978 – H. Séquandtová 1985 FonoForum-CD-Tip “Má Vlast”: 1971 Boston Symphony Orchestra, Rafael Kubelik – Deutsche Grammophon *)L’Opera „La Moldava“ (Repro): Galleria Gioachino, Ca’ Rossa - Mendrisio Die Moldau Vltava – La Moldava Als Bedrich Smetana im entfernten 1874 – Datum der Uraufführung 1982 in Prag – im Zyklus seiner symphonischen Gedichte „Má Vlast“ den berühmte Zweiten Satz „Vltava“ – Die Moldau – komponierte, sah er nicht nur die seichten, dann bewegten Wasser, die Stromschnellen seiner Moldau – er spürte hier „Mein Vaterland“ im tiefsten Inneren seines Herzens – bis dorthin, wo sich der Fluss deltaförmig, vereint mit anderen Gewässern, ins unendliche Meer verliert, aus dem er morgen wieder auferstehen wird. Literaur: Bedrich Smetana H. Honolka 1978 – H. Séquandtová 1985 FonoForum-CD-Tip “Má Vlast”: 1971 Boston Symphony Orchestra, Rafael Kubelik – Deutsche Grammophon *)L’Opera „La Moldava“ (Repro) Galleria Gioachino, Ca’ Rossa - Mendrisio eMaiol: [email protected] From the Cycle >The Fine ARTs of Communication< P h o t o g r a p h y… The five most beautiful picture from the world of photography and photo-composing. Made by Falko. Osserviamo bene il mondo. Ad occhio aperto. Beobachten wir unsere Welt. Mit offenen Augen. .ABSTRAKTUM. NON SOLO IN BIANCO-NERO Trent’anni di fotografia. Trent’anni alla ricerca di vedere oggetti e situazioni nascosti all’osservatore non attento. Oggi i tempi ci sono cambiati – siamo passati dalla famosaa RolleiFlex alla fotografia digitale. Ma il nostro mondo è rimasto lo stesso: di volte grigio, ma quando c’è sole, bello e colorato. Ulteriori informazioni troverete sulle pagine seguenti oppure durante una sua visita nella GALLERIA in Ca’Rossa. NICHT NUR SCHWARZ-WEISS Dreissig Jahre Fotografie. Dreissig Jahre auf der Suche nach Objekten und Situationen, die dem oberflächlichem Betrachter verborgen bleiben. Die Zeiten haben sich geändert und wir haben von der famosen Rollei-Flex zur digitalen Fotografie gewechselt. Aber unsere Welt ist gleich geblieben: manches Mal ist sie grau, aber, bei Sonnenschein, schön und farbenreich. Mehr dazu auf den Folgeseiten oder bei Ihrem persönlichen Besuch in der GALLERIA in Ca’Rossa. Una piccola scelta | Eine kleine Auswahl 1 2 4 5 1] Laghetto d’Origlio Ticino 1975 2] Notre >Maison en Corse< Alistro-Corse 1985 3] ArchiNatura >Metallux< Ticino 2002 4] Cortile per >Il Filosofo< Mendrisio 2003 5] Janka au >U Mulinù< Tallone-Corse 1984 3 Macchine fotografiche utilizzate | Benutzte Fotoapparate: YASHICA 124G | OLYMPUS XA2 | Digital-MAVICA FD91 Per ulteriori informazioni | Für weitere Auskünfte: Galleria Ca’ Rossa – Mendrisio / Ticino meridionale eMail: [email protected] Da ciclo “Le Belle Arti del Comunicazione” di Joachim H. Falkowski Una Raccolta – Eine Sammlung Parole proverbiali… Den Worten Flügel verleihen… Un eccellente esempio come inviare gli auguri al primo compleanno. Scritto nel lontano 1975 da Rosa e Armando Franzoni, Versoio/Ticino Ein hervorragendes Beispiel wie man Glückwünsche zum allerersten Heburtstag übermitteln kann. Geschrieben in fernen 1975 von Rosa und Armando Franzoni, Verscio/Tessin Altri esempi – weitere Beispiele IL MONDO OGGI Perdersi negli occhi, nelle parole, nei sentimenti degli altri. E sentire solo se stessi. Profondamente vivi. Profondamente colorati. A scegliere le giuste sillabe da dire. ***** Perdersi in questa facoltà di immaginare … Fermarsi un attimo e guardare avanti. I colori, i mille colori del mondo, a colpire e ad essere percepiti da colui che si permette di vedere, guardare il mondo intorno che gira, tutto intero, una grande palla di piccolezze che poi, a caso, si scontrano, in questa biglia di pianeta, a sentire quel destino che così non lo si vorrebbe chiamare. Una storia passata. La Storia. E poi. Esiste il qui. Esiste l’ora, come se tutto il resto non avesse tempo. Lea – Pavia, aprile 2003 POLMONE ASFALTATO Vagare a cercare quello che si può trovare e vedere arrivare il mondo, un che di fantastico che gira per le strade, quello che rotola come grossa biglia sull’asfalto che copre i colori della terra che fiorisce. Esiste, la terra, sotto i piedi, quando si cammina per strada e tremano le mani, ma perché è tutto il corpo ad essere sotto pressione. Un corpo di carne ed ossa che passeggia su un mondo che cammina, con il sole del giorno o la luna di stelle di un altro emisfero che compare dal nulla e che un po’ fa sognare. Petrolio e cemento. Perché sulle spiagge muoiono gli animali mentre qui sulla terra non ce ne accorgiamo? Non ci accorgiamo noi del catrame che filtra nei nostri polmoni, di cose non viste e non vissute ma tutte respirate, sotto il cemento, ad intasare i polmoni e la possibilità di respirare, e dire, e parlare. Dentro di noi l’inquinamento che sembra una cappa sul mondo. Salvare i pinguini invasi dalla marea nera, quell’atro di colori che vorrebbe spegnere i fondali di mari ed acque limpidi da annusare. Limpidi da guardare. Limpidi da bere. Olimpia. Sotto il fondale sassoso di un mare, i sogni di un cassetto da ritrovare. Camminare sull’asfalto che si scioglie nel caldo del sole, o riflette pioggia che non può trovare un cuore dove affondare. Dolcezza e mitezza di un mondo magico e fatato. Il mondo è uno solo, una singola altra persona che fa tremare perché pare coperta di asfalto e catrame. Semplice paradiso della terra. Lea – Pavia, giugno 2003 Un testo dal 1964-65 di Adriano Cementano che invita a pensare… Prendo il giornale e leggo che di giusti al mondo non ce n’è come mai – il mondo è così brutto? Sì, siamo stai noi a rovinare questo capolavoro sospeso nel cielo. Nel cielo… Aiaiai…. Leggo che - sulla terra sempre c’è - una guerra ma però, per fortuna, siamo arrivando sulla luna, mentre qui c’è la fame, c’è la fame Aiaiai…(risata diabolica) Parte seconda Ogni atomica una boccia e i birilli sull’umanità, il capriccio di un capoccia ed il mondo in aria salterà. Si rapina il lunedì, ci si ammazza gli altri dì, guarda un po’ che società ipocrisia – qua e là non va – non esiste morale, c’è per tutti un complesso un problema del sesso e le persone serie che non raccontan’ storie, le hann’ spedite in ferie. Questa terra è monopolio delle idee sbagliate qui si premiano quei film dove c’è un morto in più. Si divorano i romanzi con l’inizio a rate c’è persino corruzione dove c’è lo sport. (intervallo musicale) No, ragazzi, ma non rattristatevi così Dico, perché piangi? Ooh, allora staremmo freschi se veramente nel mondo succedessero tutte queste cose.. Eh, e poi, lo sapete anche voi, no?, i giornali, qualche volta, esagerano sempre un po’. Guardate quello che scrivono su di me. E poi, se andiamo a guardare questo giornale chissà di quanti anni è? Anzi, adesso voglio proprio guardare la data… (pausa – si sente lo sfogliare di un giornale) E’ di oggi! (ritmo) E se noi, tutti insieme, in un clan ci uniremo, cambierà questo mondo se noi daremo una mano a chi ha più bisogno ci sarà - solo amore, solo amore. Ci sarà-àaa solo amore>>> Aaaa Aiaiai… Tabatababatab>>>…. --------------------------------------------------------------Interprete: Adriano Celentano ed I Ribelli Totolo: Mondo in MI 7.a Musica e Testi: Beretta – Del Prete-Mogol – Cementano Arrangiamento: Detto Mariano Casa editrice: CLAN Cementano Anno della prima pubblicazione: 1964-66 NB: il presente testo è stato inoltrato in data 21 febbraio 2003 a [email protected] Riscritto ed elaborato nel 2003 INVITO… Alla fine di questo opuscolo abbiamo il piacere di invitare coloro che hanno scoperto un oggetto interessante, a visitare la Galleria GIOACCHINO a Mendrisio Per ulteriori informazioni e immagini delle opere ingranditi, domande e suggerimenti, indirizzatevi a [email protected] EINLADUNG… Nun, zum Schluss der Brochure möchten wir alle, die ein interessantes Objekt entdeckt haben, zu einem Besuch der Galleria GIOACCHINO in Mendrisio einladen Für weitere Informationen, vergrösserte Abbildungen der Gemälde, Fragen und Anregungen bitte an [email protected] rmailen. Cordialmente / Herzlichst Joachim H. Falkowski Ca’ Rossa – Via Moree 8* CH-6850 Mendrisio (Ticino) Tel +41 (0)91 646 9767 – Fax +41 (0)91 646 9768 Main eMail: [email protected] *) vedi anche la Mappa del sito: www.falko.ch > Contact > RoadMap… *) siehe auch Lageplan der WebSite: www.falko.ch >Contact > RoadMap… FineARTs_A.pdf – Latest UpDate: August 20, 2006