Le Belle Arti
TheFineARTs of…
From The Cycle
THE FINE ARTS OF COMMUNICATION
by [email protected]
The FineART’s of…
Scaricando questo opuscolo scoprirete il mondo artistico dell’autore
che vi parla, fra informazioni offerte, di
¾ pittura artistica propria
> dalle prime opere al ciclo “Musica su Tela”
¾ le sue opere, basate sulla musica classica, che sono corredate
da descrizioni dettagliate riguardanti il brano musicale
interpretato ed illustrato
¾ Letteratura; questo terzo capitolo descrive i modi più svariati
del creare a parole: si discorrerà
> della poesia/prosa leggera
> della creazione di testi pubblicitari
> della redazione di articoli per la stampa e le relazioni pubbliche
Una vera miniera di opportunità per chi ama le Belle Arti della
Comunicazione con tutte le sue varie sfaccettature.
Aggiornamento frequente
The FineART’s of…
Entdecken Sie die künstlerische Welt des Autors und laden Sie sich
seine Brochure, mit folgenden Themen, herunter:
¾ seine eigene Kunstmalerei
> von der ersten Arbeit bis hin zum Zyklus “Musica su Tela”
¾ seine Arbeiten, basierend auf klassische Musik, sind durch
detaillierte Beschreibungen zu den Werken, bereichert
¾ der dritte Abschnitt beschäftigt sich mit den vielseitigen Arten
der Textkomposition, wie zum Beispiel
> der leichten Poesie und Prosa
> der Kreation von Werbetexten
> der Redaktion von Presseartikel für PR-Massnahmen
Eine wahre, facettenreiche Fundgrube für alle Liebhaber der Schönen
Künste der Kommunikation. Regelmässiges UpDate.
"The FineARTs of Communication" is a down-to-earth brochure,
richly illustrated with graphics and descriptions. It comes as a
PDF-File - only a few minutes with ADSL - size A4.
Il commento di…
Tra grafica e pittura il passo è breve, a patto di compierlo non
limitandosi alla forma, all’esteriorità, alla spettacolarità delle immagini
e alla loro impaginazione. Questo breve passo comporta però un
cambiamento di marcia, anzi di registro e prospettiva. Non si tratta di
rendere interessante un messaggio di tipo pubblicitario, ma di
intervenire su “fatti” e “situazioni” essenzialmente di tipo interiore.
Nel caso di “Falko”, ossia Joachim H. Falkowski, è difficile stabilire
cosa sia nata prima tra grafica e pittura, per il semplice fatto che l’una
non ha nulla a che spartire con l’altra, trattandosi di dimensioni
estranee tra loro e pochissimo complementari: la pittura non è ispirata
né sostenuta dalla grafica, semplicemente le ha dato quella fiducia,
quell’impronta gestuale che contraddistingue le più recenti opere
di “Falko”.
In precedenza, trenta e più anni fa, la pittura seguiva le strade del
Figurativo per tradurre la visione delle cose e del mondo.
La ripresa, negli anni Novanta, si è fatta più interiore, inseguendo lungo
un simbolismo a tratti geometrizzante (ma fluidificato dal gesto) alcune
“figure”, alcuni paesaggi dell’anima, soggetti che sfuggono a definizioni
contestuali anche per via del richiamo lievemente astratto.
Dalmazio Ambrosioni
Dalmazio Ambrosioni, critico
Giornale del Popolo - Marzo 1997
Deutschsprachige Übersetzung auf Anfrage
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT OPERA No. 9 (Tela 25)*
Alle Menschen werden Brüder
(Ma amici, non in questo tono…)
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia no. 9 in Re Minore, Opera 125
Quest’opera pittorica trova le sue fonti tanto in Beethoven quanto nel
“Parsifal” di Richard Wagner e nel suggestivo
”Inno alla Gioia” di Friedrich von Schiller.
L’artista, ispirato dalla grande espressività della musica e al tempo
stesso sensibile agli avvenimenti della nostra epoca, non ha voluto
raffigurare solo i conflitti di dimensione mondiale, bensì anche le
piccole rivalità all’interno di comunità e comunanze più piccole, più
intime. Si traducono qui in figurazione artistica la relazione uomodonna, esperienze etniche e religiose, la convivenza tra i popoli di tutti i
continenti e le forme di vita dell’umanità.
Chissà se un giorno gli esseri umani sapranno davvero convivere in
fratellanza? Ardua la profezia. Ma con quest’opera un altro ponte è stato
gettato...
Il dipinto è stato ideato nel 1997 e realizzato nell’anno 2000.
Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 80 x 120 cm, con certificato.
Prezzo su richiesta.
Joachim H. Falkowski, estate 2000
* è ancora da terminare
PAINT OPERA No. 9 (Leinwand 25)*
Alle Menschen werden Brüder
(O Freunde, nicht diese Töne…)
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Symphonie Nr. 9 in D Moll, Opus 125
Wie auch bei Beethoven selber, lehnt sich dieses gemalte Werk an
Richard Wagner‘s „Parsifal“ und Friedrich von Schiller‘s eindrückliche
„Ode an die Freude“ an.
Der Künstler, inspiriert von der starken Ausdruckskraft der Musik, aber
auch geprägt durch das Geschehen in unserer Welt, möchte nicht nur
Konflikte der weiten Welt, sondern auch kleinere Rivalitäten in engsten
Gemeinschaften darstellen. Hier kommen Beziehungen zwischen Mann
und Frau, ethnischen Anschauungen und Religionen, Zusammenleben
der verschiedenen Völker aller Kontinente und die Lebensformen aller
Menschen zum tragen.
Ob dann nun wirklich alle Menschen einmal Brüder sein werden?
Fraglich. Aber, eine weitere Brücke wurde mit diesem Werk
geschlagen…
Das Gemälde entstand 1997, Spachteltechnik mit RembrandtAcrylfarben auf Leinwand 80 x 120 cm, mit Zertifikat.
Galleria Gioacchino, Mendrisio. Preis auf Anfrage.
Joachim H. Falkowski, im Sommer 2000
Litertur
Biographie
FonoForum
Galleria
Friedrich Schiller „Ode an die Freude“ (vedi/siehe CD-Inlet)
Bruno Walter – Konzertführer Harenberg
http://www.classicalarchives.com/beethovn.html
Orchester: Concertgebouw Orchestra, Amsterdam
Direzione/Leitung: Bernard Haitink
Netherlands Radio Chorus – Chorus Master: Robin Gritton
Synphonie Nr. 9 in D-minor, Opus 125
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Casa Editrice/Musikverlag: Philips Classics Productions 1989
Recorded in DDD 12/1987 – CD-No. 420 542-2
Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio (Ticino)
eMail: [email protected]
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT OPERA No. 2
Der Rote Platz 2
Gilbert Bécaud (Pierre Delanoë) 1927-2002 –
Monsieur 100 000 Volt
La più gettonata canzone degli anni 60/70 col titolo
NATHALIE
Quest’opera pittorica trova le sue fonti nella summenzionata e famosa
canzone di Gilbert Bécaud, testo scritto nel 1963. Sulla tela si può
quasi respirare l’aria fredda del momento in cui si sentono, nella sua
canzone, le parole “…la place est blanche” e, contemporaneamente, “
la place est vide”. Si notano così gli alberi e le persone, esseri quasi
sospesi nel cielo, strappati fuori dalla realtà d’allora.
Ma non soltanto la piazza era vuota, bianca e fredda. Era, in quei tempi,
periodo di Guerra Fredda.
L’artista, sperando in tempi migliori e spinto dal proprio subconscio, fa
nascere l’Opera no. 2, intitolata “Der Rote Platz” (La Piazza Rossa).
Il dipinto è stato ideato nel lontano 1960 e realizzato negli anni 199596 (la seconda edizione è stata creata nel 2000 su ordinazione).
Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 55 x 55 cm, con certificato.
Galleria Gioacchino (Repro), Ca’ Rossa - Mendrisio.
Venduto.
Joachim H. Falkowski, estate 2000
PAINT OPERA No. 2
Der Rote Platz 2
Gilbert Bécaud (Pierre Delanoë) 1927-2002 - Monsieur 100 000 Volt
Das meistgehörte Chanson der 60/70er-Jahre mit dem Titel NATHALIE
Diese gemalte Werk hat seine Ursprung in dem oben genannten,
weltbekannten Evergreens von Gilbert Becaud aus dem Jahre 1963. Auf
der Leinwand spürt man förmlich die eisige Luft eines Systems.
Spätestens in jenem Moment, da er seinem Lied die Wörter „…la place
est blanche“ und gleichzeitig „…la place est vide“ hinzufügt, bemerkt
man die schwebenden, durch den Zeitgeist entwurzelten Bäume und
Personen.
Aber nicht nur der Platz war leer, weiss und eisig. Viel schlimmer…es
war die Zeit des Kalten Krieges.
Der Künstler, inspiriert von der starken Ausdruckskraft der Musik, aber
auch geprägt durch das Geschehen in unserer Welt, wollte die Konflikte
der damaligen Welt darstellen.
So entstand im Frühjahr 1960, aus innerer Überzeugung und auf
bessere Zeiten hoffend, die Idee zum zweite wichtige Werk mit dem
widersprüchlichen Namen „Der Rote Platz“.
Das Gemälde selber entstand 1995-96, Spachteltechnik mit RembrandtAcrylfarben auf Leinwand 55 x 55 cm, mit Zertifikat (das sogenannte
Remake entstand im Jahre 2000 auf Bestellung).
Galleria Gioacchino (Repro), Ca’ Rossa - Mendrisio. Verkauft
Joachim H. Falkowski, im Sommer 2000
Litertur:
FonoForum:
Galleria:
nessuna/keine
Casa Editrice/Musikverlag: EMI 1963
Hürlimann, Meilen (Schweiz)
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT OPERA No. 4
La Tempesta di Mare
Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venezia-Vienna
Opera 8 – Il quinto di 12* Concerti per Violino in un solo
movimento
Concerto No.5 – La Tempesta di Mare in Si maggiore
*) Concerti No. 1-4 – Le Quattro Stagioni a tre movimenti
(il dipinto: vedi l’Opera no. 3)
*) Concerto No.6 – Il Piacere – in Do Maggiore
(nessun dipinto sin d’ora)
In quest’opera pittorica l’artista non trova le sue fonti d’ispirazione
solamente nelle opere musicali di Vivaldi e di altri, ma anche, e forse
ancor più profondamente, in un’avventura vissuta dallo stesso negli anni
ottanta.
Accadde che, spinto dalla voglia di sperimentare una gita in barca a
vela col vento a poppa, si imbarcò. Fu quasi fatale il pensare di poter
trascurare l’arrivo di una tempesta: il vento, da “Buono”, arrivò a forza
otto; il mare, da poco mosso, divenne agitato (tipico per Vivaldi).
Una semplice avventura? Quella voglia di provare, di sperimentare,
portò all’esperienza e alla conoscenza delle forze della natura. Grazie a
quegli attimi un solo pensiero rimase impresso nella sua mente:
“…dev’essere così quando s’annega!?!”
Quando l’artista per la prima volta ascoltò la composizione di Vivaldi,
sentì subito chiaramente che quest’ opera pittorica avrebbe avuto come
titolo “La Tempesta di Mare” – identico al quinto concerto dell’Opera 8
ed al primo concerto dell’Opera 10.
Ma lui non fu il primo a copiare il tema: già Ludwig van Beethoven, nella
sua sinfonia no. 6, intitolata “La Pastorale”, si appoggiò su temi di
simile contenuto e annotò nel suo taccuino, in modo abbastanza
lapidario: “…più sentimento che malizia…”
Senza dare troppo peso a queste osservazioni, l’artista creò così la sua
quarta opera di non poca importanza. Lo fece per se stesso, per gli
intenditori, per gli amanti, per i critici più critici.
La dedicò a Christian Eberhardt, il coraggioso Wincher
dell’imbarcazione “L’Oxygène II” del 1987.
Il dipinto è stato ideato negli anni ottanta e realizzato, come gli altri
quadri del ciclo Vivaldi, nella primavera del 1997.
Tecnica a spatola con colori acrilici, su tela a 4 elementi da
55 x 55 cm, con certificato. L’opera si presta ad essere esposta sia in
forma quadrata, sia nella presentazione rettilinea. Una riproduzione si
trova in Galleria Gioacchino. Non più in vendita.
Joachim H. Falkowski, autunno 2002
* * * * *
PAINT OPERA No. 4
La Tempesta di Mare
Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venezia-Vienna
Opus 8 – Il quinto di 12* Concerti per Violino in un solo movimento
Concerto No.5 – La Tempesta di Mare in B-Dur
Bei dieser Werk wurde der Künstler nicht ausschliesslich von Vivaldi
oder anderen Komponisten inspiriert, sondern vielmehr durch ein
Erlebnis, ein Abenteuer aus den achtziger Jahren.
Was geschah, ermutig durch die Lust auf einem Segeltörn, Lust mit
vollen Segeln zu experimentieren? Ein fast fataler Gedanke bei
aufkommenden Sturm. Zunächst ein präsentierte er sich als „guter
Wind“, dann zur einer satten Stärke acht – von leicht bewegtem Meer
bis hin zum „mare mosso“ (typisch Vivaldi).
Aber dann wurde es mehr als abenteuerlich – eine gute Dosis Erfahrung
mit den Naturgewalten kam hinzu. Ein Gedanke blieb tief verwurzelt
seinem Bewusstsein: „…aha, so ist es also, wenn man ertrinkt!?!“
Als der Künstler später zu ersten Mal diese Komposition von Vivaldi
hörte, war Eines sofort klar: das neue Werk wird den Titel „La Tempesta
di Mare“ tragen – gleich wie die Konzerte Fünf und Eins der
Opus 8 und 10.
Allerdings war nicht er der Erste dieses Thema zu kopieren: schon
Ludwig van Beethoven lehnte sich in seiner Sinfonie
Nr. 6 „La Pastorale“ an diesen Themeninhalt und bemerkte in seinem
damaligen Diktum fast lapidar dazu: „…mehr aus dem Gefühl als aus
Bosheit…“
Keinen grösseren Wert auf diese Bemerkungen legend, entschloss sich
der Künstler und kreierte sein viertes, für sich selber, für Liebhaber und
Kenner, und selbst für kritische Kritiker, nicht ganz unwichtige Werk.
Gewidmet wurde es Christian Eberhardt, sein Vorschoter auf dem
Segelboot „L’Oxygène II“ von 1987.
Das Gemälde entstand, wie alle vorherigen Arbeiten aus dem VivaldiZyklus, im Jahre 1997, Spachteltechnik mit Rembrandt-Acrylfarben, auf
Leinwand in 4 Elementen à 35 x 35 cm, mit Zertifikat. Das Gemälde
kann wahlweise als vierteiliges Quadrat oder auch als horizontaler
Einreiher exponiert werden. Eine Reproduktion des Werkes ist in der
Galleria Gioacchino, Mendrisio, zu sehen. Nicht mehr verkäuflich.
Joachim H. Falkowski, autunno 2002
Literatur:
FonoForum:
Galleria:
W. Kolneder: Antonio Vivaldi 1678-1741, Leben und Werk, 1965
Concentus Musicus Vienna
La Tempesta di Mare, Opus 8 – Concerto No. 5
con strumenti originali – Direzione: Nikolaus Harnoncourt
Teldec 1964 ® - 1977 Digitally mastered – 8.42985ZK
Gioacchino – Ca’ Rossa – Mendrisio – eMail: [email protected]
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT OPERA No. 3
Le Quattro Stagioni
Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venezia-Vienna
Opera 8 - 12 Concerti per Violino– No. 1-4* in tre movimenti
No. 1 La Primavera in Mi Maggiore
No. 2 L’Estate in Sol Minore
No. 3 L’Autunno in Fa Maggiore
No. 4 L’Inverno in Fa Minore
*) Concerto No.5 – La Tempesta di Mare in Si Maggiore
(su tela: vedi Opera No. 4)
Nessuna musica del Barocco è stata così spesso interpretata, suonata
ed ascoltata come “Le Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi. Forse è il
continuo cambiamento tra le coloriture presto-adagio-presto a rendere
quest’opera così attraente! Vivaldi scrisse questi concerti già verso la
fine del diciassettesimo secolo, ma soltanto nel 1725, - grazie alla
prima stampa del suo libretto intitolato “Il cimento dell’armonia e
dell’invenzione”, ad Amsterdam, e la seguente pubblicazione del 1739 a
Parigi, - le sue note furono portate ad un grande successo europeo,
diventato poi, nell’oggi, di livello mondiale.
Saranno state le forti impressioni di ogni movimento, molto chiare e,
nello stesso momento, ricche di coloritura,
a rendere famosi questi concerti. Certamente queste emozioni
ispirarono anche l’artista-pittore oltre tre secoli più tardi, il quale si
espresse sulla tela. Nacque così nella primavera del 1997, per il ciclo
pittorico “Musica su Tela”, la terza grande opera: “Le Quattro Stagioni”.
L’attento osservatore “rivive”, sia nella musica di Vivaldi
come in questa tetralogia, un anno intero, dal suo inizio alla sua fine.
Nella “Primavera” si nota il cambiamento di stagione, il risveglio della
natura che ritorna nel canto dei uccelli, una sorta di rinascita sempre
accompagnata, come succede spesso nei concerti di Vivaldi, da tuoni
temporaleschi.
Atto secondo: “L’Estate”. Qui si rispecchia il caldo della stagione che si
espande sui campi, calura sopportata dalla fatica dei contadini e dai
pastori che si riposano all’ombra d’un albero, accompagnati dal sottile
ronzare delle zanzare. Si sentono canti e melodie siciliani che
provengono dal paese vicino, musiche che sorvolano prati e campi e che
riportano il pensiero alla vicina fine di una lunga giornata.
Brusco cambiamento dei tempi e del temperamento nel terzo atto:
“L’Autunno”. E’ tempo di caccia alta. Cervi e cinghiali sono in allerta ma
non tutti hanno la fortuna di sfuggire ai cacciatori che, dopo aver
insaccato il bottino, si dedicano ai festeggiamenti, si divertono senza
accorgersi che la notte si avvicina, e non è sola.
Una lontana tempesta annuncia l’arrivo dell’inverno: la stagione
conclusiva. Il vento aumenta la sua forza e soffia via anche l’ultima
foglia.
E, come un’onda di mare, il freddo gelido copre con uno sprazzo di
neve la terra, la natura, la vita. E’ arrivato “L’Inverno”, ma anche lui,
malgrado il suo glaciale potere, poco a poco viene costretto a tacere e
quindi ad arrendersi ai primi raggi del sole di una nuova primavera.
Il dipinto è stato ideato negli anni Novanta e realizzato, come gli altri
quadri del ciclo Vivaldi, nella primavera del 1997.
Tecnica a spatola con colori acrilici su tela 35 x 35 cm, con certificato.
L’opera si presta ad essere esposta sia in forma quadrata, sia nella
presentazione rettilinea. Una riproduzione si trova in Galleria
Gioacchino. Non più in vendita.
Joachim H. Falkowski, autunno 2002
PAINT OPERA No. 3
Le Quattro Stagioni
Antonio Vivaldi (1678-1741) – Venedig-Wien
Opus 8 - 12 Konzerte für Violine– No. 1-4* Die Vier Jahreszeiten - in je drei Sätzen
Keine Barock-Musik wurde mehr interpretiert, gespielt und gehört als
„Die Vier Jahreszeiten“ von Antonio Vivaldi.
Sicherlich ist es der ständige Koloratur-Wechsel von presto-adagiopresto, der diesem Werk seine grosse Anziehung verdankt. Vivaldi
schrieb diese Konzerte bereits gegen Ende des siebzehnten
Jahrhunderts, aber erst bei der ersten Drucklegung seines Buches mit
dem Titel „Das Wagnis der Harmonie und der Erfindung“ 1725 in
Amsterdam und der darauf folgenden Publikation 1739 in Paris,
brachten seinen damaligen Noten den grossen Durchbruch in Europa
und den weltweiten Ruhm von heute.
Vielleicht waren es die starken, sehr klaren Impressionen eines jeden
Satzes, die gleichzeitig mit ihrer akzentuierter Färbung, den Künstler,
mehr als dreissig Jahre später, dazu inspirierten seine eigenen
Eindrücke auf Leinwand zu interpretieren. So entstand im Frühjahr
1997, im Zyklus „Musik auf Leinwand“, das dritte grosse Werk, „Die
Vier Jahreszeiten“.
Der aufmerksame Betrachter „erlebt“, sein es in der Musik von Vivaldi,
sei es in dieser Tetralogie selber, ein gefülltes Jahr und bemerkt im
„Frühling“ den Jahreszeitenwechsel, das Wiedererwachen der Natur und
die Rückkehr lieblicher Vogelstimmen. Begleitet wird dieses Intermezzo,
wie so oft bei Vivaldi, von drohendem Gewittergrollen.
Zweiter Akt. „Der Sommer“ widerspiegelt bereits die aufkommende
Hitze, die sich über Feld und Wiesen legt. Bauern und Hirten ruhen im
Schatten der Bäume – das Schwirren der Fliegen und Mücken begleitet
ihren Tagtraum.
Und nur vorbeirauschende sizilianischen Klänge und Lieder aus den
nahen Dorf erinnern an das nahende Ende eines langen Tages.
Jäher Wechsel von Rhythmus und Temperament im dritten Akt, „Der
Herbst“. Hochwildjagd ist angesagt. Hirsch und Wildschwein sind
wachsam, aber nicht alle haben das Glück den Jägern entfliehen zu
können. Diese, nach Einsammeln der Beute, widmen sich ausgiebig
dem obligaten Umtrunk und bemerken nicht, dass sich nicht nur die
Nacht nähert.
Ein entferntes Gewitter kündigt den nahenden Winter an. Der Wind
gewinnt rasch an Gewalt und verweht auch das letzte, hartnäckig
verharrende Blatt. Und, wie eine grosse Meereswoge senkt sich eisige
Kälte herab und bedeckt mit einem Hauch von Schnee die Erde, die
Natur, das Leben. Eindrücklicher kann er nicht auftreten, „Der Winter“.
Aber auch er, trotz seiner eisernen Hand, wird nach und nach zum
Schweigen und zur Aufgabe seines Unwesens gezwungen. Junge
Sonnenstrahlen vertreiben für die nächsten Monate seine grauen
Schatten.
Das Gemälde entstand, wie alle vorherigen Arbeiten aus dem VivaldiZyklus, im Jahre 1997, Spachteltechnik mit Rembrandt-Acrylfarben auf
Leinwand 35 x 35 cm, mit Zertifikat.
Das Gemälde kann wahlweise als vierteiliges Quadrat oder auch als
horizontaler Einreiher exponiert werden. Eine Reproduktion des Werkes
ist in der Galleria Gioacchino, Mendrisio, (Repro) zu sehen.
Nicht mehr verkäuflich.
Joachim H. Falkowski, autunno 2002
Literatur:
FonoForum:
Galleria:
W. Kolneder: Antonio Vivaldi 1678-1741, Leben und Werk, 1965
Concentus Musicus Vienna
Le Quattro Stagione – Opus 8 – Concerti No. 1 a 4
con strumenti originali – Direzione: Nikolaus Harnoncourt
Teldec 1964 ® - 1977 Digitally mastered – No. 8.42985ZK
*) Aggiunta: Concerti 5-6 – La Tempesta di Mare ¦ Il Piacere
Rémy Scheidegger, Sala Capriasca
Remake: Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio (Ticino)
eMail: [email protected]
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT OPERA No. 5
Der Urknall “Also, sprach Zarathustra…”
(SuperGAU)
Richard Strauss – 1864-1949
5° poema sinfonico dal ciclo “Strauss’ Tondichtungen”
Interpretazione libera secondo Friedrich Nietzsche basandosi sulle sagge parole di Zarathùstra, poeta e profeta,
Afghanistan, periodo da ca. 1000 > 500 avanti Cristo
<<< parte centrale del Trittico
Dove possiamo mai trovare le fonti di quest’opera pittorica? Nella
summenzionata e famosa opera sinfonica di Richard Strauss? Nelle
sagge parole di Zarathùstra? Oppure nel sarcasmo di Friedrich
Nietzsche, autore che ci presenta il suo libro intitolato “Così parlò
Zarathùstra” come: “Un Libro per Tutti e per Nessuno”?
Forse centrano anche Kurt Tucholsky, “allievo” di Nietzsche, e i suoi
pensieri contenuti nella Novella “Der Mensch”, quando dice “L’uomo
nasce – senza chiederlo, senza che a lui nessuno chieda se vuol essere
espulso da questo vulcano chiamato Vita” (l’ultima espressione sono
parole che suonano sicuramente più come riferibili a Schiller >Die
Räuber< piuttosto che non a Tucholsky).
In ogni caso, tutti questi grandi scrittori parlano la stessa lingua, un
linguaggio perfettamente chiaro ed equilibrato.
A questo punto subentra Strauss con la composizione del suo poema
sinfonico, musica (oggigiorno troppo sfruttata) che non permette di
intuire subito se con le sue note voglia richiamare la Genesi oppure
l’Apocalisse*.
Concludendo, l’artista è stato ispirato dalla musica, quella musica che è
anche ala portante del famoso lungometraggio dal nome “2001 –
Odissea nello Spazio” (1968), un capolavoro del noto regista Stanley
Kubick, film ispirato dalle famose parole di Neil Armstrong: “Un piccolo
passo per l’uomo – Un passo da gigante per l’umanità”
L’artista, sperando nell’umanità e spinto dal proprio subconscio, fa
nascere l’Opera No. 5, intitolata “Der Urknall” (Il Momento Zero,
oppure, la Nascita dell’Universo) oppure, se preferite… “Also, sprach
Zarathustra” (“Così parlò Zarathùstra”).
Il dipinto è stato ideato nel lontano 1970 e realizzato negli anni 199596. Tecnica a spatola con colori acrilici su tela
3 x 55 x 55 cm (trittico), con certificato.
Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected]
Prezzo su richiesta.
JHF, primavera 2003
Der Urknall
(1995-96)
*) osservi anche l’opera „Apocalypse_44“ dello stesso ciclo
*) siehe auch das Werk „Apocalypse_44“ des selben Zyklusses.
PAINT OPERA No. 5
Der Urknall “Così parlò Zarathùstra…”
(SuperGAU)
Richard Strauss – 1864-1949
Die fünfte von neun “Strauss’ Tondichtungen” frei nachempfunden nach Friedrich Nietzsches „Also, sprach Zarathustra“,
zurückgehend auf die weisen Texte des gleichnamigen Poeten und Propheten, ca.
1000 > 500 vor Christus im heutigen Afghanistan
Wo findet man den Ursprung dieses gemalten Werkes? In der oben
genannten Tondichtung von Richard Strauss? In den weisen Texten
Zarathustras? Oder im Sarkasmus von Friedrich Nietzsche, der seine
Arbeit „Also, sprach Zarathustra“ als ein Buch für Alle und Niemanden
bezeichnete?
Vielleicht hatten auch Kurt Tucholsky, „Schüler“ Nietzsche’s, und seine
Gedanken zum Thema „Der Mensch“, Einfluss auf den Künstler, als
dieser schrieb: „Der Mensch wird geboren, hingegen er nicht gefragt
wird, ob er auch geboren werden möchte – heraus geworfen aus dem
Vulkan des Lebens“ (wobei Letzteres wohl eher Schiller, in seinem
Drama >Die Räuber<, zuzuschreiben ist, als Tucholsky).
Gleichwohl, wie dem auch sei; jeder dieser grossen Denker und
Schriftsteller sprechen die selbe Sprache, klar und auf der selben Ebene
verweilend.
An diesem Punkt beschreitet wieder Richard Strauss, mit seiner
Komposition zum Thema, das Szenarium. Mit seiner Tondichtung, die
nicht sofort zu erkennen lässt, ob sie sich nun auf die Genesis oder auf
die Apokalypse* bezieht.
Abschliessend sei angemerkt, dass sich der Künstler mit seinem
„Urknall“ auf die Musik bezieht. Jene Musik (heutzutage
überstrapaziert), die auch den tragenden musikalischen Flügel im
famosen Spielfilm, ein Meisterwerk von Stanley Kubick aus dem Jahre
1968, darstellte:
“2001 – A Space Odyssey“ – seinerseits inspiriert von den denkwürdigen
Worten Neil Armstrong’s: „Ein kleiner Schritt für den Mensch – ein
grosser Schritt für die Menschheit“.
Der Künstler, hoffend auf eine Menschheit, die sich ihrer Menschlichkeit
bewusst wird, lässt sein fünftes Werk entstehen, den „Urknall“ (Moment
Zero oder Geburt des Universums) oder, für jene, die es bevorzugen…
„Così parlò Zarathùstra“ (Also, sprach Zarathustra).
Die Idee zum Werk entstand in fernen 1970 - das Gemälde selber in den
Jahren 1995-96, Spachteltechnik mit Acrylfarben auf Leinwand 3 x 55 x
55 cm (Trilogie), mit Zertifikat.
Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected]
Preis auf Anfrage.
JHF, im Frühjahr 2003
Copertina della prima edizione
Original Bucheinband ¦ „Also, sprach Zarathustra”
INFOs
Literatur:
FonoForum:
E. Krause, 1980: Richard Strauss ¦ K. Wilhelm 1984: R. Strauss pers.
Richard Strauss: Also sprach Zarathustra, Opus 30
1976 Boston Symphonie Orchestra - Leitung: Seiji Ozawa –
Philips Classics – CD 400 072-2 in DDD
2001 - A Space Odyssey – GB 1968 – Stanley Kubick
Cinethek:
WebInfo:
http://www.epilog.de/Film/1-9/2001_Odyssee_im_Weltraum_GB_1968.htm#Musik
Galleria:
Gioacchino, Ca’ Rossa – Mendrisio – eMail: [email protected]
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT OPERA No. 1
Apocalypse_44.1 – L’Inizio del Caos
(14 novembre 1944)
Carl Orff – 1895-1982
Carmina Burana – Cour d’Amours. No. 25 –
“O Fortuna - Imperatrix Mundi”
Il Philharmonia Orchestra diretto da Riccardo Muti
Il Philharmonia Chorus - in unisono forte e terza voce
<<< Atto primo
Sicuramente, nel 1944, non è stato Carl Orff ad ispirare l’artista alla
creazione di quest’opera gemella. Erano piuttosto l’interesse crescente
verso la musica classica, in generale, e l’espressione della
composizione di Orff, più in particolare, le fonti di quest’opera.
Ma allora, perché questo titolo negativo, scuro e buio tanto da apparire
quasi nero, dedicato ad un evento positivo come la nascita e l’inizio di
qualcosa che, di solito, si presenta come rallegrante e gioioso?
Forse possiamo trovare la risposta a questa domanda nel caos
dilagante e dirompente di quell’epoca. Si era nell’anno 1944 > ci voleva
ancora quasi un anno prima che finisse la maledetta seconda guerra*
mondiale, e fra tutto quel rumore il nostro artista, sempre per caso,
“quasi nacque” a Vienna: in quegli attimi bisognava evacuare. Egli si
stava per ritrovare nel mondo figlio di un padre d’origine mezza russa e
mezza polacca, e di una madre col sangue dei nomadi spagnoli che
velocemente scorreva nelle vene. Ritardò la sua reale presenza sulla
terra nascendo definitivamente solo il 14 novembre 1944 in Germania,
luogo del Nord dove rimase per tutta l’infanzia.
Vissuto da giovane in Sardegna trascorse lunghi soggiorni sull’isola che
già Napoleone Bonaparte affermava di riconoscere, senza vederla, per il
suo unico ed inconfondibile profumo della macchia – la Corsica. Ed è
così che ancora oggi l’artista vive tra due mondi culturali e mentali, il
nord e il sud, il viaggio e la terra ferma, la guerra e la pace, in Ticino
(…è forse qui che trova fine il suo caos?).
Ma qual è il caos vero? Il continuo bombardamento, prima, durante, e
dopo la nascita, della Storia che assordante si muove, o la nascita vera
e propria? (Atto primo – Beginn des Chaos). Oppure il primo cibo offerto
generosamente dalla madre, ( Atto secondo – Das Chaos nimmt seinen
Lauf) nutrimento che lui rifiutò fin dall’inizio?
Col tempo scomparvero i pensieri scuri, come ad esempio: “…il
momento della nascita è l’inizio della grande attesa della morte (tutti
sappiamo che non c’è vita senza la morte – come non ci sarebbe la
morte senza la vita) – e così piano piano egli scoprì le varie facce della
vita, fra cui la bellezza dell’essere e dello scegliere la propria strada
cantando: “Hurra, wir leben (d)noch…!” che suona come un “Evviva,
allora ancora si vive …!” (citando Johannes Mario Simmel e Erich Maria
Remarque “Im Westen nichts Neues”).
Concludendo possiamo dire che l’artista è stato ispirato maggiormente
dalla musica, quella musica drammatica che canta della Fortuna della
Principessa del Mondo (…e così rimane in sospeso la domanda su chi
possa essere questa Principessa. Chi sarebbe Lei? Una bella persona?
Una beata persona…? La figura madre?).
L’artista, ancora oggi sperando nell’umanità, in attesa del
Momento in cui questa si comporti in modo umano, e
spinto dal proprio subconscio, fa nascere l’Opera No. 1,
intitolata “Apocalypse_44” (Il Momento Zero oppure, la
Nascita di Uno a cui non è mai stato domandato se volesse nascere ed
Essere nato) oppure, se preferite… “Che Fortuna” (“Welch ein
Glück…dass es doch geschah”).
Il dipinto è stato ideato nel lontano 1964 e realizzato negli anni 197475. Tecnica a spatola con colori acrilici su tela mussolina 2 x 55 x 55
cm (opera gemella), con certificato.
Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected]
Non in vendita.
JHF, primavera 2003
Vedi anche le informazioni nella pagina seguente
PAINT OPERA No. 1
Apocalypse_44.2 – Das Chaos nimmt seinen Lauf…
(15, November 1944 >>>)
Carl Orff – 1895-1982
Carmina Burana – Cour d’Amours. No. 25 –
“O Fortuna - Imperatrix Mundi”
Il Philharmonia Orchestra - Leiitung Riccardo Muti
Il Philharmonia Chorus - in Unisono forte + Dritter Stimme
<<< Zweiter Akt
Sicherlich war es nicht Carl Orff, der den Künstler zu seinem
Zwillingswerk bewegte. Es waren wohl mehr das generelle, wachsende
Interesse an der Klassischen Musik und die kompositorischen
Expressionen Orff’s, die den Grundstein dazu legten. Aber dann,
weshalb dieser negative Titel? Ein dunkler, fast schwarzer Begriff für ein
solch positives und erfreuliches Ereignis?
Möglicherweise findet man die Antwort in den Begebenheiten der
damaligen Zeit: Wir schreiben das Jahr 1944 > es braucht noch fast ein
Jahr bis zu Ende dieses verdammten Zweiten Weltkrieges*. Und der
Künstler – fast wäre er in Baden bei Wien geboren, Sohn eines Vaters
mit russisch-polnischer Abstammung und einer Mutter, in deren Adern
spanisches Nomadenblut pulsierte – verzögert seine Anwesenheit auf
dieser Erde um schlussendlich am 14. November 1944 in Deutschland
zur Welt zu kommen.
Dort heranwachsend verweilte zeitweise in Sardinien und verbrachte
lange Aufenthalte auf der Insel, von der schon Napoleon Bonaparte
sagte, dass er sie, ohne sie zu sehen, allein am Duft der Macchia
erkennen können – auf der Insel Korsika. Heute lebt er zwischen zweit
kulturellen und mentalen Welten, im Tessin (…findet er hier das Ende
seines Chaos?).
Aber was war nun das eigentliche Chaos? Die ständige Bombardierung,
vor, während und nach seiner Geburt, oder die Geburt selber (Erster Akt
– Beginn des Chaos) oder gar die erste Nahrung, die ihm seine Mutter
liebevoll darbot (Zweiter Akt – Das Chaos nimmt seinen Lauf), er aber
strikte ablehnte?
Mit der Zeit schwinden die dunklen Gedanken, wie zum Beispiel: „…die
Geburt ist der Beginn des langen Wartens auf den Tod.“ (Recht hat er,
denn es gibt keine Leben ohne den Tod, so wie es den Tod nicht ohne
Leben geben würde) – entdeckt die verschiedenen Lebensmöglichkeiten,
die Schönheit des Seins und beschreitet singend seine neuen Wege
nach dem Motto: „Hurra, wir leben (d)noch…“ (Johannes Mario Simmel
und Erich Maria Remarque zitierend).
Abschliessend sei angemerkt, dass sich der Künstler mit seinem Werk
in erster Linie auf die Musik bezieht. Jene dramatische Musik, welche
die „Freude an der Prinzessin der Welt“ singend bezeugt (...aber, wer ist
nur diese glückselige Person? Eine Mutterfigur?)
Er, der Künstler, noch immer an die Menschheit glaubend, eine
Menschheit, dessen Bewusstsein über die eigene Humanität nicht
immer zum Tragen kommt, wird bedrängt von seinen eigene
Unterbewusstsein und lässt so sein erstes wirkliches grosses Werk
entstehen – die „Apocalypse_44“ (der Nullpunkt, oder, die Geburt eines
Menschen, der geboren wird, hingegen er nicht gefragt wird, ob er auch
geboren werden möchte, oder wenn man so will… „O Freude (Welch ein
Glück…dass es doch geschah)“.
Die Idee zum Werk entstand in fernen 1964 - das Gemälde selber in den
Jahren 1974-75, Spachteltechnik mit Acrylfarben auf Nesseltuch 2 x 55
x 55 cm (Zwillingswerk), mit Zertifikat.
Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected]
Unverkäuflich.
JHF, im Frühjahr 2003
Siehe auch di Informationen der Folgeseite
INFOs
Literatur:
Zur Musik und Komponisten:
E. Krause, Werner Egk 1971 in Harenberg Konzertführer
Zur Geschichte und religiöser Auslegung:
Die Offenbarung des Johannes Evangelista (Apk. 6 1.17) NT
Albrecht Dürer – Die Grossen Bücher der Apokalypse von 1498
FonoForum:
CARL ORFF – Carmina Burana – Cour d’Amours. No. 25 –
“O Fortuna - Imperatrix Mundi”
1980 Philharmonia Orchestra & Chorus - Leitung: Riccardo Muti
EMI Records – No. CDC 7471002 - England
WebInfo:
http://www.lucifuge.de/themen/religio/reiter.htm
Galleria:
Gioacchino – Ca’ Rossa - Mendrisio – eMail: [email protected]
Albrecht Dürer – 1471-1529
„Die apokalyptischen Reiter“
Incisione in legno ¦ Holzschnitt 1498
Kunsthalle Bremen
Apocalypse_44 1+2
(1974-75)
*) osservi anche l’opera „Der Urknall“ dello stesso ciclo
*) siehe auch das Werk „Der Urknall“ des selben Zyklusses.
Dal ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
PAINT-OPERA No. 7
Clair de Lune
Ludwig van Beethoven - 1770-1827 (Bonn-Vienna)
Sonata No. 14, Op.27,2 - No.2 in C# minor (Moonlight),
Descritto come …quasi una fantasia (1800-1);
Primo movimento: Adagio sostenuto
Dal Ciclo: Beethoven Sonate per pianoforte
Dedicata alla Contessa Gulia Guicciardi
Interprete: Claudio Arrau, pianoforte - *Chile 1903-1991
Quest’opera pittorica trova le sue fonti nella (summenzionata e) famosa
sonata di Beethoven, brano scritto per pianoforte ed intitolato “Clair de
Lune”, “Chiaro di luna” (conosciuto anche come Moonlight, o
Mondschein - Sonate), composto negli anni 1800-1801.
“…quasi una fantasia” furono le poche parole di Beethoven, a cui si
aggiunsero quelle di Franz Grillparzer, che disse: “Alles hat er
ummessen, alles hat er erfasst – vom Gurren den Tauben bis hin zum
Grollen des Donners…”. Semplici parole che dicono come “Egli ha
circondato tutto senza lasciarsi scappare nulla di quello che stringeva
fra le mani, dal tubare dei colombi fino al tuonare di lampi e fulmini”, a
suggerire che queste note potrebbero risultare ben più di una qualsiasi
fantasia.
L’opera era dedicata dallo stesso Beethoven ad una donna, alla
Contessa Giulia Guicciardi; una melodia scritta forse in una notte di
luna, o per una notte di luna, di quelle notti chiare.
Il pittore sentiva la musica “Adagio sostenuto” e vedeva la luna –
dapprima piena e chiara, poi parzialmente coperta dall’unica nuvola
che scorreva nel firmamento. Il gioco, quello nascosto nella
composizione “Allegretto e Presto agitato”, ispirò anche l’artista,
inducendolo a cambiare tecnica e passare dal pennello alla spatola.
Per lui il chiaro di luna non rimase solo una fantasia, diventò una realtà.
Diventò e rimane Musica su Tela.
Il dipinto è stato ideato nel lontano 1980 e realizzato negli anni 1995.
Tecnica a spatola con colori acrilici pregiati, su tela da 35 x 35 cm, con
certificato. Esposizione: Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio.
Prezzo su richiesta.
Joachim H. Falkowski, inverno 2002
*****
PAINT-OPERA No. 7
Chiaro di Luna
Ludwig van Beethoven - 1770-1827 (Bonn-Wien)
Sonata No. 14, Op.27,2 - No.2 in C# Moll (Moonlight),
Both described as …quasi una fantasia (1800-1);
Erster Satz: Adagio sostenuto – vom Zyklus: Beethoven Klavier-Sonaten
Gewidmet an Gräfin Julia Guicciardi
Diese gemalte Werk hat seine Ursprung in der oben genannten,
weltbekannten Beethoven-Klaviersonate mit famosem Titel „Clair de
Lune“ – bekannt auch unter Moonlight oder Mondschein-Sonate. Diese
Komposition blickt zurück auf die Jahre 1800-1801.
“…quasi una fantasia” (fast eine Fantasie) waren Beethovens Worte, zu
denen sich folgende von Franz Grillparzer gesellten, als dieser sagte:
„Alles hat er ummessen, alles hat er erfasst – vom Gurren den Tauben
bis hin zum Grollen des Donners…”. Bei dieser Komposition fragt sich
der aufmerksame Zuhörer allerdings, ob es nicht etwas mehr war als
…nur etwas Fantasie, die ihn, Beethoven, zu solch lieblichen Harmonien
veranlassten.
Zumal Beethoven dieses Werk einer Dame, der Contessa Gulia
Guicciardi widmete - vielleicht geschrieben in einer Mondscheinnacht
oder für eine jener Nächte, auch „…notte di luna chiara“ genannt?
Der Künstler verspürte die Kraft der Musik, das „Adagio sostenuto“, und
sah den Mond, zunächst voll und klar, dann teils verdeckt von der
einzigen Wolke am Firmament.
Diese Spiel, versteckt in der Komposition „Allegretto e Presto agitato“,
inspirierte und überzeugte ihn die Maltechnik zu wechseln und den
Pinsel gegen einen Spachtel auszutauschen.
So bliebt für ihn die klare Mondnacht nicht nur eine Fantasie
Beethovens – sie wurde Realität – wurde „Musica su Tela“..
Die Idee zu diesem Werk entstand bereits in den 80er Jahren.
Das Gemälde selber entstand erst 1995-96, Spachteltechnik mit
Rembrandt-Acrylfarben auf Leinwand 35 x 35 cm, mit Zertifikat.
Ausstellung: Galleria Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio.
Preis auf Anfrage.
Joachim H. Falkowski, im Winter 2002
Littertur:
FonoForum:
Franz Grillparzer, (Auszug)
Bruno Walter – Konzertführer Harenberg
Elaborazione testi di Lea Ticozzi
Casa Editrice/Musikverlag: Philips Classic
33-1/3 LP No. A 022 59L 1+2
Interpret: Claudio Arrau - *Chile 1903-1991
Anno della registrazione/Recording:
1962 Amsterdam
Espo:
Galleria:Gioacchino, Ca’ Rossa - Mendrisio –
eMail: [email protected]
PopUp dal nostro sito / von unserer Website
Da ciclo “Musica su Tela” di Joachim H. Falkowski
La Moldava
Vltava - Die Moldau
La Moldava *
Trittico del 1995 di Joachim H. Falkowski
Acrilico su tela - 3x 35 su 35 cm
Quando nel lontano novembre 1874 - data della prima esecuzione
pubblica fu il 1882, a Praga - Bedrich Smetana compose, per il ciclo
della poesia sinfonica “Má Vlast”, il famoso secondo movimento
“Vltava” – La Moldava - non solo vedeva il silenzio delle acque limpide,
scorgeva il rumore delle acque mosse, osservava le cascate della sua
Moldavia, ma sentiva anche “La Mia Patria”, quella Sua Patria nel
profondo del cuore, e la assaporava fin dove il delta del fiume si
allarga, unendosi con altre acque, perdendosi poi nell’infinito mare da
dove, domani, rinascerà.
* * *
Literaur: Bedrich Smetana
H. Honolka 1978 – H. Séquandtová 1985
FonoForum-CD-Tip “Má Vlast”:
1971 Boston Symphony Orchestra, Rafael Kubelik –
Deutsche Grammophon
*)L’Opera „La Moldava“ (Repro): Galleria Gioachino,
Ca’ Rossa - Mendrisio
Die Moldau
Vltava – La Moldava
Als Bedrich Smetana im entfernten 1874 – Datum der Uraufführung
1982 in Prag – im Zyklus seiner symphonischen Gedichte „Má Vlast“
den berühmte Zweiten Satz „Vltava“ – Die Moldau – komponierte, sah er
nicht nur die seichten, dann bewegten Wasser, die Stromschnellen
seiner Moldau – er spürte hier „Mein Vaterland“ im tiefsten Inneren
seines Herzens – bis dorthin, wo sich der Fluss deltaförmig, vereint mit
anderen Gewässern, ins unendliche Meer verliert, aus dem er morgen
wieder auferstehen wird.
Literaur: Bedrich Smetana
H. Honolka 1978 – H. Séquandtová 1985
FonoForum-CD-Tip “Má Vlast”:
1971 Boston Symphony Orchestra, Rafael Kubelik –
Deutsche Grammophon
*)L’Opera „La Moldava“ (Repro) Galleria Gioachino,
Ca’ Rossa - Mendrisio
eMaiol: [email protected]
From the Cycle >The Fine ARTs of Communication<
P h o t o g r a p h y…
The five most beautiful picture from the world of
photography and photo-composing.
Made by Falko.
Osserviamo
bene il mondo. Ad
occhio aperto.
Beobachten wir
unsere Welt.
Mit offenen Augen.
.ABSTRAKTUM.
NON SOLO IN BIANCO-NERO
Trent’anni di fotografia. Trent’anni alla ricerca di vedere oggetti e
situazioni nascosti all’osservatore non attento.
Oggi i tempi ci sono cambiati – siamo passati dalla famosaa RolleiFlex alla fotografia digitale. Ma il nostro mondo è rimasto lo stesso:
di volte grigio, ma quando c’è sole, bello e colorato.
Ulteriori informazioni troverete sulle pagine seguenti oppure
durante una sua visita nella GALLERIA in Ca’Rossa.
NICHT NUR SCHWARZ-WEISS
Dreissig Jahre Fotografie. Dreissig Jahre auf der Suche nach
Objekten und Situationen, die dem oberflächlichem Betrachter
verborgen bleiben. Die Zeiten haben sich geändert und wir haben
von der famosen Rollei-Flex zur digitalen Fotografie gewechselt.
Aber unsere Welt ist gleich geblieben: manches Mal ist sie grau,
aber, bei Sonnenschein, schön und farbenreich.
Mehr dazu auf den Folgeseiten oder bei Ihrem persönlichen Besuch
in der GALLERIA in Ca’Rossa.
Una piccola scelta | Eine kleine Auswahl
1
2
4
5
1] Laghetto d’Origlio
Ticino 1975
2] Notre >Maison en Corse<
Alistro-Corse 1985
3] ArchiNatura >Metallux<
Ticino 2002
4] Cortile per >Il Filosofo<
Mendrisio 2003
5] Janka au >U Mulinù<
Tallone-Corse 1984
3
Macchine fotografiche utilizzate | Benutzte Fotoapparate:
YASHICA 124G | OLYMPUS XA2 | Digital-MAVICA FD91
Per ulteriori informazioni | Für weitere Auskünfte:
Galleria Ca’ Rossa – Mendrisio / Ticino meridionale
eMail: [email protected]
Da ciclo “Le Belle Arti del Comunicazione” di Joachim H. Falkowski
Una Raccolta – Eine Sammlung
Parole proverbiali…
Den Worten Flügel verleihen…
Un eccellente esempio come inviare gli auguri al primo compleanno.
Scritto nel lontano 1975 da
Rosa e Armando Franzoni, Versoio/Ticino
Ein hervorragendes Beispiel wie man Glückwünsche zum allerersten Heburtstag
übermitteln kann. Geschrieben in fernen 1975 von
Rosa und Armando Franzoni, Verscio/Tessin
Altri esempi – weitere Beispiele
IL MONDO OGGI
Perdersi
negli occhi,
nelle parole,
nei sentimenti
degli altri.
E sentire
solo se stessi.
Profondamente
vivi.
Profondamente
colorati.
A scegliere
le giuste
sillabe
da dire.
*****
Perdersi in questa facoltà di
immaginare …
Fermarsi un attimo e guardare avanti. I
colori, i mille colori del mondo, a
colpire e ad essere percepiti da colui
che si permette di vedere, guardare il
mondo intorno che gira, tutto intero,
una grande palla di piccolezze che poi,
a caso, si scontrano, in questa biglia di
pianeta, a sentire quel destino che così
non lo si vorrebbe chiamare. Una storia
passata. La Storia. E poi.
Esiste il qui. Esiste l’ora,
come se tutto il resto non avesse
tempo.
Lea – Pavia, aprile 2003
POLMONE ASFALTATO
Vagare a cercare quello che si può trovare e vedere arrivare il
mondo, un che di fantastico che gira per le strade, quello che rotola
come grossa biglia sull’asfalto che copre i colori della terra che
fiorisce. Esiste, la terra, sotto i piedi, quando si cammina per strada e
tremano le mani, ma perché è tutto il corpo ad essere sotto pressione.
Un corpo di carne ed ossa che passeggia su un mondo che cammina,
con il sole del giorno o la luna di stelle di un altro emisfero che
compare dal nulla e che un po’ fa sognare.
Petrolio e cemento.
Perché sulle spiagge muoiono gli animali mentre qui sulla terra non
ce ne accorgiamo? Non ci accorgiamo noi del catrame che filtra nei
nostri polmoni, di cose non viste e non vissute ma tutte respirate,
sotto il cemento, ad intasare i polmoni e la possibilità di respirare, e
dire, e parlare. Dentro di noi l’inquinamento che sembra una cappa
sul mondo.
Salvare i pinguini invasi dalla marea nera, quell’atro di colori che
vorrebbe spegnere i fondali di mari ed acque limpidi da annusare.
Limpidi da guardare. Limpidi da bere. Olimpia. Sotto il fondale
sassoso di un mare, i sogni di un cassetto da ritrovare.
Camminare sull’asfalto che si scioglie nel caldo del sole, o riflette
pioggia che non può trovare un cuore dove affondare.
Dolcezza e mitezza di un mondo magico e fatato.
Il mondo è uno solo, una singola altra persona che fa tremare perché
pare coperta di asfalto e catrame.
Semplice paradiso della terra.
Lea – Pavia, giugno 2003
Un testo dal 1964-65 di Adriano Cementano
che invita a pensare…
Prendo il giornale e leggo che
di giusti al mondo non ce n’è
come mai – il mondo è così brutto?
Sì, siamo stai noi a rovinare
questo capolavoro sospeso nel cielo. Nel cielo…
Aiaiai….
Leggo che - sulla terra
sempre c’è - una guerra
ma però, per fortuna,
siamo arrivando sulla luna,
mentre qui c’è la fame, c’è la fame
Aiaiai…(risata diabolica)
Parte seconda
Ogni atomica una boccia
e i birilli sull’umanità,
il capriccio di un capoccia
ed il mondo in aria salterà.
Si rapina il lunedì,
ci si ammazza gli altri dì,
guarda un po’ che società
ipocrisia – qua e là non va –
non esiste morale,
c’è per tutti un complesso
un problema del sesso
e le persone serie che non raccontan’ storie,
le hann’ spedite in ferie.
Questa terra è monopolio delle idee sbagliate qui si premiano quei film dove c’è un morto in più.
Si divorano i romanzi con l’inizio a rate
c’è persino corruzione dove c’è lo sport.
(intervallo musicale)
No, ragazzi, ma non rattristatevi così Dico, perché piangi?
Ooh, allora staremmo freschi
se veramente nel mondo succedessero tutte queste cose..
Eh, e poi, lo sapete anche voi, no?,
i giornali, qualche volta, esagerano sempre un po’.
Guardate quello che scrivono su di me.
E poi, se andiamo a guardare questo giornale chissà di quanti anni è?
Anzi, adesso voglio proprio guardare la data…
(pausa – si sente lo sfogliare di un giornale)
E’ di oggi!
(ritmo)
E se noi, tutti insieme,
in un clan ci uniremo,
cambierà questo mondo
se noi daremo una mano
a chi ha più bisogno ci sarà - solo amore, solo amore.
Ci sarà-àaa solo amore>>>
Aaaa Aiaiai…
Tabatababatab>>>….
--------------------------------------------------------------Interprete: Adriano Celentano ed I Ribelli
Totolo: Mondo in MI 7.a
Musica e Testi: Beretta – Del Prete-Mogol – Cementano
Arrangiamento: Detto Mariano
Casa editrice: CLAN Cementano
Anno della prima pubblicazione: 1964-66
NB: il presente testo è stato inoltrato in data 21 febbraio 2003 a [email protected]
Riscritto ed elaborato nel 2003
INVITO…
Alla fine di questo opuscolo abbiamo il piacere di invitare coloro che
hanno scoperto un oggetto interessante, a visitare la
Galleria GIOACCHINO a Mendrisio
Per ulteriori informazioni e immagini delle opere ingranditi, domande e
suggerimenti, indirizzatevi a [email protected]
EINLADUNG…
Nun, zum Schluss der Brochure möchten wir alle,
die ein interessantes Objekt entdeckt haben, zu einem Besuch der
Galleria GIOACCHINO in Mendrisio einladen
Für weitere Informationen, vergrösserte Abbildungen der Gemälde,
Fragen und Anregungen bitte an [email protected] rmailen.
Cordialmente / Herzlichst
Joachim H. Falkowski
Ca’ Rossa – Via Moree 8*
CH-6850 Mendrisio (Ticino)
Tel +41 (0)91 646 9767 – Fax +41 (0)91 646 9768
Main eMail: [email protected]
*) vedi anche la Mappa del sito: www.falko.ch > Contact > RoadMap…
*) siehe auch Lageplan der WebSite: www.falko.ch >Contact > RoadMap…
FineARTs_A.pdf – Latest UpDate: August 20, 2006
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