Eventi e Formazione Alcohol Prevention Day Emanuele Scafato, Silvia Ghirini, Claudia Gandin, Sonia Martire, Lucilla Di Pasquale, Nicola Parisi, Riccarod Scipione, Rosaria Russo e Lucia Galluzzo Istituto Superiore di Sanità L ’Alcohol Prevention Day (APD), organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e promosso dall’Osservatorio Nazionale Alcol del CNESPS, è giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione. L’evento si è svolto, come di consueto, in collaborazione con il Ministero della Salute, la SIA-Società Italiana di Alcologia, l’AICAT - Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali e l’EUROCARE, nell’ambito dell’iniziativa che promuove, come tutti gli anni, il mese di Aprile come “Mese di Prevenzione Alcologica”. L’APD rappresenta ogni anno un’esperienza unica di condivisione concreta e fattiva delle numerose realtà regionali, comunali e territoriali basata sull’esperienza e sull’impegno delle Associazioni di volontariato e di auto e mutuoaiuto, tra cui Alcolisti Anonimi, Ala-teen e AlaNON, e delle tante associazioni non convenzionali o formali, di prezioso supporto a quanti si trovano nella drammatica necessità di essere aiutati nel difficile percorso di riabilitazione e reinserimento sociale. Un’occasione che fa di questa giornata il momento centrale di un dibattito che travalica il limite della circostanza congressuale e si riverbera nel corso dell’intero anno attraverso l’attenzione puntuale delle istituzioni, dei decisori politici, dei media, della società civile sicuramente più consapevole che in passato, anche grazie all’impegno costante e continuo dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS e del centro OMS per la ricerca sull’Alcol dell’ISS, rivolto ad evidenziare la necessità di azioni concrete in risposta ad un problema che è sociale oltre che sanitario. Alcohol Prevention Day The Alcohol Prevention Day (APD), organized by the Institute of Health and sponsored by the National Alcohol Observatory (CNESPS) is now in its twelfth edition. The event was held, as usual, in collaboration with the Ministry of Health, the SIA-Italian Society of Alcoholism, the AICAT - Italian Association of Territorial Alcoholism Clubs and the EUROCARE, part of the initiative that promotes , as every year, the month of April as “Month of alcoholism prevention”. The APD is a unique experience every year to share practical and effective reality of numerous regional, municipal and territorial based on the experience and commitment of voluntary associations and self-and mutual-help, including Alcoholics Anonymous, Ala-teen and Ala NON, and many non-conventional or formal associations of invaluable support to those who are in dramatic need of help in the difficult process of rehabilitation and social reintegration. An occasion of this day which is the central moment of a debate that goes beyond the limit of Congress and reverberates throughout the year, through the timely attention of the institutions, policy makers, media, civil society certainly more aware that in the past, thanks to the constant and continuous attention of the National Alcohol Observatory (CNESPS) and to the OMS for Research on Alcohol ( ISS) aimed to underline the need for concrete action in response to a problem that is social as well than health. Prof. Emanuele Scafato Istituto Superiore di Sanità Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Via Giano della Bella 34 - 00161 Roma Tel. 06.49904028 - Fax 06.49904193 e-mail: [email protected] Contatti: Parole chiave: Keywords: prevenzione alcol, alice rap, eurocare, cnesps alcohol prevention, alice rap, eurocare, cnesps Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri 49 Italian Journal on Addiction Vol. 2 Numero 1-2,2012 L ’Alcohol Prevention Day (APD), organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e promosso dall’Osservatorio Nazionale Alcol del CNESPS, è giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione. L’evento si è svolto, come di consueto, in collaborazione con il Ministero della Salute, la SIA-Società Italiana di Alcologia, l’AICAT - Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali e l’EUROCARE, nell’ambito dell’iniziativa che promuove, come tutti gli anni, il mese di Aprile come “Mese di Prevenzione Alcologica”. L’APD rappresenta ogni anno un’esperienza unica di condivisione concreta e fattiva delle numerose realtà regionali, comunali e territoriali basata sull’esperienza e sull’impegno delle Associazioni di volontariato e di auto e mutuo-aiuto, tra cui Alcolisti Anonimi, Ala-teen e AlaNON, e delle tante associazioni non convenzionali o formali, di prezioso supporto a quanti si trovano nella drammatica necessità di essere aiutati nel difficile percorso di riabilitazione e reinserimento sociale. Un’occasione che fa di questa giornata il momento centrale di un dibattito che travalica il limite della circostanza congressuale e si riverbera nel corso dell’intero anno attraverso l’attenzione puntuale delle istituzioni, dei decisori politici, dei media, della società civile sicuramente più consapevole che in passato, anche grazie all’impegno costante e continuo dell’Osservatorio Nazionale Alcol CNESPS e del centro OMS per la ricerca sull’Alcol dell’ISS, rivolto ad evidenziare la necessità di azioni concrete in risposta ad un problema che è sociale oltre che sanitario. Analisi commentata delle evidenze proposte per la prevenzione alcol correlata La presenza e partecipazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra rappresentata all’APD 2012 dal Dr. Vladimir Pozniak del Dipartimento di Mental Health and Substance Abuse, quella della Dottoressa Alessandra Liguori O’Neil dell’UNICRI, Nazioni Unite, e quella della Dottoressa Tiziana Codenotti, segretaria europea di EUROCARE, hanno testimoniato lo stretto legame europeo ed internazionale delle numerose ed importanti attività svolte in rete e che trovano puntuale applicazione ed implementazione non solo nelle attività di ricerca ma, come sarebbe auspicabile in omaggio al concetto di epidemiologia e di ricerca “delle conseguenze”, anche e soprattutto nelle strategie sanitarie e nelle misure legislative correnti. Il contributo ed il ruolo formale dell’ISS e dell’Osservatorio Nazionale sull’Alcol del CNESPS su alcol e alcolismo sono stati messi in evidenza nella “Relazione sullo stato sanitario del Paese”, nelle relazioni annuali del Ministro della Salute al Parlamento ai sensi della Legge 125/2001, nelle Relazioni sulle Tossicodipendenze prodotte in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Antidroga. Di rilevanza strategica per una definizione accurata del contributo proposto dall’ISS è risultata la partecipazione alle attività della Consulta Nazionale 50 Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri Alcol, alla Consulta sulle Tossicodipendenze e al Committee on National Alcohol Policy and Actions della Commissione Europea per l’implementazione della Strategia Comunitaria. L’ISS risulta attualmente impegnato in pratica in tutti i progetti finanziati dalla Commissione Europea in merito all’alcol contribuendo attivamente alla creazione di quelle capacità di cui la società ha necessità per tentare di contrastare l’uso dannoso e a rischio di alcol, il cui impatto è stimabile in Italia nel 3 % circa del Prodotto Interno Lordo. Costi evitabili a fronte di un rinnovato impegno delle istituzioni, ma anche e soprattutto di una più consapevole interpretazione di un comportamento quotidiano da parte dell’individuo nel contribuire a non alimentare le tante problematiche che l’alcol oggi pone in termini di mortalità, morbilità, disabilità e che anno dopo anno si configurano attraverso uno spettro sempre maggiore di condizioni patologiche legate all’uso, oltre che al consumo dannoso e rischioso. E’ questo, ad esempio, il caso del cancro della mammella causato da moderate quantità di alcol che di recente la stessa IARC ha indicato come paradigma della prevenzione possibile a fronte della riduzione dell’esposizione all’alcol come fattore di rischio prevalente nelle donne, più vulnerabili agli effetti negativi del bere. Tutte le presentazione dell’Alcohol Prevention Day hanno contribuito ad identificare in maniera consolidata dall’evidenza che i costi generati dall’alcol e che ogni possibile strategia considera di poter abbattere devono avvalersi indispensabilmente di una rinnovata cultura ed informazione e dell’insostituibile attenzione alla salute che lo stesso individuo ha il diritto e il dovere di porre nelle scelte adottate; individuo che, comunque, dovrebbe essere sempre tutelato dalle pressioni al bere come sancito dalla Charter on Alcohol del WHO e dall’art.2 della Legge 125/2001. Pressioni comunque sempre più crescenti, come evidenziato dai risultati di numerosi Progetti europei e di ricerche, e tali da sollecitare massima attenzione alle modalità di marketing in evoluzione in particolare sulla rete, sul web che influiscono sui modelli di consumo giovanili già fortemente ispirati al modello del noto binge drinking tipico dei contesti di aggregazione giovanili che è dimostrato favoriscano l’incremento dei comportamenti a rischio spesso “traghettando” verso l’uso di sostanze illegali come cannabis e cocaina. L’alcol, in tale ottica è oggi la sostanza psicoattiva trasversale a gran parte delle dipendenze come richiamato dal progetto europeo ALICE RAP che sta predisponendo la ridefinizione e l’inquadramento delle addiction in collaborazione con centinaia di ricercatori e con le società scientifiche tra cui EUFAS, la Federazione Europea delle Società Scientifiche sulle Dipendenze. Dal Report Epidemiologico Annuale presentato dall’Osservatorio Nazionale Alcol, dai dati già acquisiti nell’ultima Relazione del Ministro al Parlamento e dai risultati dell’indagine annuale ISTAT emerge chiara la necessità di innalzare le capacità critiche nei riguardi di modelli non salutari e di stili di consumo pericolosamente normalizzati dalla nostra società e spesso sottostimati in termini di impatto negativo sulla sa- Alchol Prevention Day lute. Ciò riguarda sicuramente i giovani e i giovanissimi, con eccedenze ricorrenti finalizzate all’intossicazione, al binge drinking attraverso il consumo rischioso e dannoso di tutte le bevande alcoliche, birra, breezer e cocktail prevalentemente, ma anche gli anziani, fascia di popolazione in cui si annida il 50 % circa dei consumi eccedentari quotidiani degli italiani che riconosce nel vino la bevanda di riferimento. Effetti che, relativamente all’alcol, sono oggetto di crescente preoccupazione sia in termini di prevalenza ed incidenza di patologie e problemi alcolcorrelati che di uso di risorse e servizi e di costi che potrebbero essere oggetto di migliore investimento nell’interesse individuale e della collettività. Le tendenze osservate, le valutazioni poste e le evidenze connesse alla mole di dati che anche quest’anno l’Alcohol Prevention Day ha proposto sottolineano e confermano le preoccupazioni che riguardano il rapporto negativo che troppi giovani hanno con l’alcol, particolarmente in funzione di pseudo valori promossi dalla pubblicità e dalle strategie di marketing e delle pressioni sociali al bere, ma che è condiviso anche da ampi strati di popolazione che mostrano stili di consumo, anche occasionali, lontani dalla auspicabile moderazione tipica della tradizione mediterranea e comunque dalla consapevolezza dei danni causati dall’alcol. E sono tali preoccupanti tendenze che rendono attuali e indispensabili le iniziative di comunicazione e prevenzione promosse dall’ISS attraverso un coordinamento con il Ministero della Salute e di cui l’Alcohol Prevention Day rappresenta un importante tassello nel mosaico virtuoso di azioni che coinvolgono le Regioni, le Società professionali e scientifiche, le associazioni degli utenti, di auto e mutuo-aiuto e di advocacy, la società civile. Una partnership che coinvolge la cittadinanza attiva e che si configura come l’applicazione di tutte le buone pratiche raccomandate a livello europeo ed internazionale per la riduzione dell’impatto alcolcorrelato nella popolazione ed in particolare per le condizioni che sono, in principio, “alcohol free”: l’infanzia, l’adolescenza, la vecchiaia, la gravidanza, la guida, i luoghi di lavoro. L’impulso promosso dall’Osservatorio Nazionale Alcol del CNESPS è emblematico in tal senso e testimoniato dalla disseminazione, finanziata dal Ministero della Salute di circa 400.000 libretti, depliant, opuscoli, materiali di prevenzione nel corso del 2011 a supporto delle iniziative realizzate. E’ il caso dell’iniziativa svolta in merito alla prevenzione della Sindrome Feto Alcolica “Una vita che nasce teme l’alcol: proteggi il tuo bambino, in gravidanza non bere”, della campagna di informazione per i bambini delle scuole elementari “Elementare ma non troppo…” svolta in collaborazione con il DPA e attuata dal MOIGE con il coordinamento dell’ISS. Un impulso fortissimo è stato dato anche verso la identificazione precoce e l’intervento breve garantito dal Programma di Formazione ECM “IPIB” che l’ISS ha attivato nel corso del 2007 e sinora attuato su centinaia di professionisti che hanno integrato l’approccio privilegiato di prevenzione richiamato nell’ambito delle azioni specifiche richiamate dal Piano Nazionale Alcol e Salute e attuate anche attraverso l’esperienza delle Regioni. Un approccio che, implementato a regime, contribuirebbe ad evitare anche l’impatto invalidante del consumo dannoso o rischioso di alcol su organi bersaglio come il fegato e che oggi hanno conseguenze sul sistema sanitario attraverso il ricorso alle prestazioni per intossicazioni etiliche, steatosi epatica, cirrosi epatiche e trapianti di fegato. Numerosi gli elementi di dettaglio forniti dalle presentazioni di cui si può tentare una sintesi. Nel 2010 l’Assemblea Mondiale della Sanità, ha approvato la strategia globale per la riduzione dell’uso nocivo di alcol. Si è trattato di un negoziato estremamente lungo e difficile per tutti gli Stati Membri di tutto il mondo, per concordare gli obiettivi ed i componenti fondamentali, e cosa dovrebbe essere fatto per ridurre l’uso nocivo di alcol, perché l’area della prevenzione per l’ alcol è piena di molti interessi in gioco e questo è il motivo per cui trovare il consenso è stato una vera sfida. Allo stesso tempo, gli Stati membri hanno concordato il testo che viene ora presentato nella strategia globale. Innanzitutto, la strategia stessa si focalizza sull’uso nocivo dell’alcol. Chi lavora nella pratica clinica sa molto bene ciò che si intende per consumo nocivo di alcol nella classificazione internazionale delle malattie. Tuttavia, nella strategia globale il tema dell’uso dannoso di alcol significa molto di più. Non è solo l’uso di alcol che porta un danno per l’individuo, ma anche l’uso di alcol associato ad un rischio più elevato di danni, e questo significa che questo concetto comprende tutte le fasi sono importanti per la prevenzione: l’utilizzo pericoloso, il consumo dannoso e l’uso che possiamo vedere nel quadro della dipendenza da alcol. Un altro elemento importante da considerare è che questa definizione non copre solo i rischi per chi beve ma anche i rischi per le persone che il bevitore ha intorno, quindi per la società in generale. E questo è un concetto recente, in quanto in ogni deliberazione politica in cui l’attenzione è sempre stata tradizionalmente sui danni per il singolo individuo. La strategia fornisce indicazioni su quali dovrebbero essere gli obiettivi chiave per gli sforzi di prevenzione sull’alcol. Questi sono i livelli di consumo di alcol a livello individuale, il numero di bicchieri al giorno, il numero di bicchieri al mese, i modelli di consumo di alcol tradizionali sono ben noti. Ma la strategia menziona esplicitamente un più ampio contesto del consumo di alcol e i determinanti sociali per la salute. Ci sono molti altri fattori che influenzano l’onere attribuibile all’alcol che la società e la popolazione devono sostenere e che deriva loro da correlati problemi sanitari e sociali, e questo peso non dipende solo dai livelli di alcol, ma anche da altri fattori che hanno a che vedere con i danni causati dall’alcol, come la sicurezza stradale, tabacco e droghe, stili di vita complessivamente più sani e anche la risposta al problema data dai servizi sanitari. L’OMS ha pensato a tre interventi principali da raccomandare per la loro attuazione a livello nazionale: accesso limitato alla vendita al dettaglio di alcol, affrontando la disponibilità di bevande alcoliche nel settore retail; imposizione di restrizioni o divieti sulla pubblicità di bevande alcoliche, e aumento della tassazione sugli alcolici. Non si tratta di misure molto popolari, di solito c’è una resistenza alta alla Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri 51 Italian Journal on Addiction Vol. 2 Numero 1-2,2012 loro attuazione a livello nazionale, perché hanno un impatto anche sul bevitore moderato, ma tutti gli studi più recenti realizzati dagli esperti dell’OMS mostrano chiaramente che se si considerano gli investimenti che il governo può spendere per un qualsiasi intervento in particolare volto a ridurre l’uso di alcool, allora il più efficace sarebbe proprio la limitazione della disponibilità di vendita al dettaglio di alcol, restrizioni alla pubblicità e alla commercializzazione e le politiche relative alla guida in stato di ebbrezza. Azioni apparentemente circoscritte agli ambiti di applicazione ma in realtà tutte contribuenti a limitare l’incidenza di consumo rischioso, dannoso e di dipendenza, di addiction. Alice RAP è un acronimo che sta per “Addictions and Lifestiles in Contemporary Europe - Reframing Addiction Project” ed è un progetto che fa parte del settimo programma quadro della Commissione Europea, cofinanziato dal settimo programma quadro. Si tratta di un progetto interdisciplinare sulle dipendenze e sugli stili di vita collegati alle dipendenze in Europa ed ha come ha obiettivo principale quello di supportare i decisori politici a ripensare e ridefinire gli approcci attuali e futuri della dipendenza in generale e i costi umani legati ad essa e rispetto agli stili di vita collegati alla dipendenza. Il progetto è molto articolato e vede la partecipazione di moltissimi attori e partner di elevato livello tecnico e scientifico. Oggi si ritiene che le attuali conoscenze e evidenze scientifiche sul fenomeno siano ancora frammentate e le politiche attuali non risultino sufficientemente efficaci a contrastare questo fenomeno a più livelli e perché esiste ancora molto stigma e discriminazione legati all’uso di sostanze. In molti paesi, soprattutto a livello internazionale, l’uso e l’abuso di sostanze viene duramente condannato a volte anche con grave violazione dei diritti umani. Alice RAP vuole stabilire una nuova visione delle dipendenze in generale e questa visione è soprattutto legata ad una nuova concezione di stato di benessere. L’idea del progetto è di non considerare esclusivamente le note classificazioni su come contrastare l’offerta o come fronteggiare la riduzione della domanda, ma piuttosto di vedere l’individuo nel suo stato di benessere generale e come raggiungere questo stato di benessere generale. Si tratta naturalmente di una visione ambiziosa, ma esperti di 25 paesi dell’Unione, attraverso lo studio dei 31 paesi oggetto di analisi, il coinvolgimento di 43 istituzioni, oltre 100 ricercatori in sette aree tematiche e attività articolate su 21 work packages svilupperanno nel corso dei prossimi 5 anni le nuove conoscenze utili a ridefinire il quadro delle dipendenze in Europa. In Alice RAP si è voluto rappresentare una enorme varietà di approcci scientifici che spazia dalle scienze politiche alle scienze mediche e biologiche fino ad includere la matematica e il foresight management, le scienze internazionali, della comunicazione e le scienze umanistiche. La mission è quella di creare il più possibile sinergie e interdisciplinarietà tra le varie componenti. Alice RAP si occupa di tutte le dipendenze concentrandosi, nella sua fase di avvio, sulla valutazione che l’alcol appare ed è trasversale a tutte le forme di dipendenze considerate. L’alcol è la sostanza psicoattiva riconosciuta di 52 Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri accesso alle altre droghe illegali. L’alcol agisce sul comportamento dei soggetti che ne fanno uso e favorisce altri tipi di dipendenza e anche le nuove dipendenze. Grazie alle evidenze scientifiche che sono state portate dalla comunità scientifica, per esempio, è stato chiarito che il metodo più efficace per diminuire il consumo è quello di fissare i prezzi come priorità adottata dalla strategia nazionale proposta in Gran Bretagna. In Europa l’alcol continua ad essere insieme al tabacco la sostanza più usata, la più accessibile, la più socialmente accettata. E’ noto che l’alcol provoca 60 malattie, che i casi di cancro causati dall’alcol sono aumentati dal 1 al 3% nelle donne e che il costo sostenuto dalla società continua ad essere alto e crescerà. Sappiamo che l’alcol è la terza causa di morte prematura o di cattivo stato di salute a livello mondiale. In paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, ma anche in Italia, continua ad essere la sostanza psicoattiva più usata in assoluto soprattutto tra i giovani. Il progetto, dotato di un sito Web (www.alicerap.eu), mira a disseminare un informazione finalizzata alla prevenzione. Una prevenzione di ampio spettro già considerata dalla prima strategia europea sull’alcol (20062012) che è in fase di conclusione e valutazione. Nel dibattito in atto il ruolo che la società civile può giocare è considerato determinante ai fini di mantenere alta l’attenzione sull’alcol come fattore di rischio prioritario europeo su cui continuare a intervenire attraverso azione e prevenzione. Nel Piano d’azione europeo sull’alcol dell’OMS il ruolo delle organizzazioni non governative è chiaramente riconosciuto ed esplicitato in termini di interlocutori privilegiati, liberi da conflitti di interesse anche rispetto a quelle che invece si occupano di salute pubblica. Secondo EUROCARE esiste una differenza sostanziale tra le organizzazioni non governative che si occupano di salute pubblica - e quindi perseguono un interesse di salute pubblica, definibili PINGLES (public interest non profit non govermental organizations) e quelle che invece hanno come missione il business interest (BIGLES), che sono sicuramente organizzazioni no profit ma che hanno un legittimo interesse completamente diverso. Nella dichiarazione che EUROCARE ha firmato insieme ad altre cinquanta organizzazioni nel corso del 2012 è stato richiesto alle Nazioni Unite di riconoscere le differenze identificate sollecitando una distinzione basata sull’adozione di un codice di comportamento relativo al coinvolgimento delle industrie utile a differenziare i contributi emergenti alla definizione delle policy mantenendoli sempre separati rispetto a quelli di chi le deve realizzare. Si richiama l’attenzione, in estrema sintesi, sull’esigenza di distinzione tra i ruoli di chi ha interessi commerciali e quelli di chi invece deve realizzare le politiche che si occupano di interessi di salute pubblica. Naturalmente la partecipazione della società civile viene indicata come fattore ineludibile nel garantire che questa prospettiva di salute pubblica venga considerata prioritaria. Gli attori, o stakeholders, coinvolti in questo processo sono diversi e molteplici e c’è ovviamente anche un ruolo per il contributo del mondo della produzione e distribuzione delle bevande alcoliche; ma il ruolo della società civile è quello di cercare di garantire che Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri questa prospettiva di salute pubblica venga mantenuta. Prospettiva che deve poter contare anche su misure considerate impopolari sulle quali è comunque necessario costruire non solo un dialogo con i decisori politici ma anche con la società civile e con la popolazione in generale. Concetti ampiamente espressi nel corso degli anni dai pareri e dalle proposte della Consulta Nazionale Alcol, trasmesse al Parlamento attraverso le relazioni del Ministro della Salute. Elementi di giudizio concordanti con le osservazioni europee e nazionali che sottolineano i rischi emergenti connessi al fenomeno alcol come “nuova addiction”. Normalmente quando si parla di dipendenza si fa riferimento all’uso di una sostanza e quella è proprio la definizione di dipendenza vera e propria. Il NIDA la indica come una malattia cronica recidivante. La dipendenza è la condizione per la quale se si sottrae la sostanza legale o illegale di uso al suo consumatore, la persona entra in uno stato di disagio caratterizzato caratteristicamente dal desiderio incoercibile di assumere quella sostanza. Recentemente la American Society of Addiction Medicine ha proposto una nuova definizione che va oltre le definizioni classiche perché prende in considerazione anche alcune manifestazioni che non sono tipicamente o esclusivamente quelle biologiche, o psicologiche o sociali, ma introduce anche componenti giudicate rilevanti come, ad esempio, quelle spirituali. È singolare che una società scientifica faccia ricorso a questo tipo di terminologia. Comunque in ogni caso, vecchia o nuova, l’addiction è una manifestazione che è sempre legata alla ricerca del piacere, alla gratificazione da parte del cervello che va alla ricerca di queste sostanze, caratterizza per caratteristiche sintetizzabili attraverso l’acronimo ABCDE: l’incapacità di astenersi (Abstain), la perdita del controllo comportamentale (Behaviour) , la compulsività (Craving), la diminuita capacità di riconoscere i problemi nelle relazioni soprattutto e una risposta disfunzionale alle emozioni. Le nuove dipendenze non sono legate alle sostanze, sono legate ad altri oggetti del desiderio e del piacere: sono il sesso, lo shopping compulsivo, il cibo, i video porno o anche non porno, i video games e quant’altro. È la società che cambia, e cambia le proprie dipendenze. È dimostrato che molte di queste dipendenze non sono pure, ma sono oggetto di un policonsumo. Nel policonsumo una di quelle sostanze che si è dimostrato soprattutto tra i giovani essere una sostanza psicoattiva di facile accesso è proprio l’alcol. E proprio su questo si comincia a ragionare, come dimostra il progetto Alice RAP, di rompere il silenzio sull’addiction legata all’alcol. Il binge drinking è oramai la piaga di tutte le società europee tradizionali. Bere per ubriacarsi non esisteva fino a 10-15 anni fa. In Italia non esisteva. È esistito perché si sono verificate una serie di pressioni e modifiche socio culturali che hanno fatto dell’alcol un valore. Ed è proprio nel riconoscimento di questo valore che si è parlato di gateway drug, della droga di accesso che porta a delle estreme conseguenze. Nella relazione al Parlamento il Ministro della Salute riferisce di una percentuale di circa 6 - 8% di alcol dipendenti che risulta aver fatto uso di droghe. Ma anche il Dipartimento delle Politiche Antidroga nella relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze parla di un policonsumo nella popolazione in generale che si riferisce chiaramente alle fasce giovanili e che chiaramente vedono l’alcol come la sostanza prevalente interagente con droghe come la cannabis. È il motivo per il quale è stato realizzato il progetto “Elementare ma non troppo” nelle scuole elementari. Un progetto attraverso cui si va a giocare, informandoli con i bambini e sensibilizzando i genitori e i docenti ponendoli nelle condizioni di poter capire che ci sono elementi culturali e comportamentali che vanno riconosciute per evitare il rischio, anche perché i bambini devono imparare a riconoscere le droghe, devono imparare a riconoscere l’illegalità di determinati comportamenti e soprattutto devono essere posti nelle condizioni di sapere che l’alcol, pur essendo legale, al di sotto dei sedici anni non viene metabolizzata ed è pericolosamente tossica in qualunque quantità all’organismo. Tutte le dipendenze sembrano essere legate agli stessi meccanismi, per cui identificare il primum movens significa anche andare avanti nel settore della prevenzione. Di recente sono state fatte delle valutazioni sull’impatto e confronto tra droghe e alcol. Su The Lancet è stato pubblicato un articolato contributo che sottolinea come nel mondo 13 milioni di anni di vita persi sono dovuti alle droghe e 69 milioni di anni di vita persi sono dovuti all’alcol. 250 milioni di morti per droga con un’alta mortalità giovanile contro i 225 milioni di morti per alcool, chiaramente da registrare prevalentemente tra le persone anziane, comunque adulti, sono numeri che fanno pensare. Riportandoci in Europa, dove è più elevato il consumo di alcol, 2.4 milioni di anni di vita persi per le droghe e 17,3 milioni di anni di vita persi per l’alcol identificano dimensioni impressionanti di impatto. La conclusione dei ricercatori è che l’impatto dell’uso di droghe illecite è parzialmente attribuibile anche all’uso di alcol. In Italia i consumi di alcol sono in calo oramai da anni anche se c’è una breve ripresa: Tuttavia la questione da considerare non è esclusivamente la diminuzione dei consumi. Diminuire i consumi non significa nulla se poi si hanno fasce significative di popolazione che continuano ad adottare modalità del bere rischiose o dannose. Otto milioni di consumatori a rischio: questa è la stima che il Ministro della Salute ha riportato nella relazione al Parlamento. I livelli di prevalenza maggiori si registrano soprattutto tra i maschi al di sopra dei 65 anni, e tra le donne soprattutto tra le ragazzine al di sotto della età minima legale. Questo 12% di ragazzine rispetto al 7, 3% di consumatrici a rischio è un segnale importante. Tra gli over 65 si sta diffondendo un’abitudine causata dalla recessione, dalle difficoltà di affrontare la spesa alimentare: l’happy hour. Nata come moda per i giovani è la modalità di alimentazione che costa poco, che consente di stare assieme senza considerare, purtroppo, che non è una delle abitudini migliori per un anziano, sia dal punto di vista nutrizionale oltre che di impatto dell’alcol. I ricoveri sono in aumento, soprattutto quelli legati alla cirrosi, alla cardiomiopatia alcolica per gli anziani e all’intossicazione alcolica per i giovani, quindi fattori acuti per i giovani e fattori cronici per gli anziani. La cirrosi epatica è una delle poche condizioni croniche per le Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri 53 Italian Journal on Addiction Vol. 2 Numero 1-2,2012 quali c’è un incremento costante di ricoveri che comportano un costo per la società. I binge drinker sono oltre 4 milioni, e in questo caso non parliamo di adulti ma prevalentemente di giovanissimi. Le ubriacature, secondo la relazione al Parlamento del Dipartimento delle politiche antidroga, tra i ragazzini e tra i ragazzi fino al 19 anni aumentano progressivamente con l’età tra gli 11 ed 24 anni. Oltre il 50% dei maschi al 19 anni dichiara di essersi ubriacato almeno una volta. In questi casi non si può parlare di “bere” ma dell’uso finalizzato dell’alcol come sostanza, non si parla più di una relazione “normale” tra alcol e persona ma ci si confronta con modelli sperimentali di protagonismo, di trasgressività che non hanno nulla che vedere con il modello culturale del bere tradizionale mediterraneo. Lo starring, l’ostentazione da parte delle ragazzine di bottigliette di alcolici esclusivi e alla moda proposti dalla pubblicità, il machismo, la dimostrazione di saper reggere l’alcol e tutte le manifestazioni di trasgressione che giungono al bere estremo sono fenomeni culturali che vanno contrastati perché non hanno alcun senso, non rappresentano articolazioni del risk taking, ma vera e propria patologia che va intercettata precocemente prima che degeneri in outcome drammatici. Il distillarsi la vodka negli occhi è qualche cosa che non ha nulla a che vedere con la normalità. Nei luoghi di aggregazione giovanile, nella cultura dello stare assieme giovanile c’è qualcosa da cambiare. Il balconing, ubriacarsi e buttarsi da un albergo, oppure la drunkorressia, l’interpretazione estrema di un comportamento a rischio diffuso soprattutto tra le giovani ragazze che assumono solo alcol per dimagrire e non assumono calorie da altri nutrienti sono una realtà di cui oggi esiste consapevolezza e che sottolinea come il concetto di co-dipendenza sia oggi la manifestazione sociale e d individuale di un legame molto forte tra comportamenti nocivi fortemente sollecitati dai luoghi di aggregazione. I giovani possono oggi andare al cinema o altrove, ma il concetto 54 Di partimento Politiche Antidroga Presidenza del Consiglio dei Ministri che emerge dalle valutazioni disponibili è che qualunque occasione di aggregazione si sostanzia per connotare la persona più come un consumatore a rischio rispetto a uno che non consuma. Ciò vale per i concerti, per gli eventi sportivi, per le discoteche, per i pub ma anche per i luoghi di aggregazione virtuali come quelli definiti dai social network. Tutti coloro che usano i social network, la piazza virtuale in cui effettivamente i genitori dovrebbero sempre accompagnare i giovani e vigilare, presentano un maggior rischio di essere consumatori o consumatrici a rischio. È’ stato dimostrato anche scientificamente che persino i profili degli individui che stanno all’interno dei social network possono contenere informazioni che i ragazzi cercano e sono influenzati attraverso quei profili e attraverso quello che si scrive attraverso quei profili. Questa probabilmente è la spiegazione per cui coloro che fanno uso di networking sono più caratterizzati per essere consumatori a rischio piuttosto che essere dei consumatori normali. L’alcol è una priorità in tutte le Regioni italiane. E’ dimostrato dalle analisi svolte attraverso il progetto SIVEAS che l’alcol è tra i primi dieci fattori prioritari di danno alla salute preceduto soltanto dal fumo, dall’ipertensione dalla inattività fisica e dalla mancata misurazione della pressione. Ma è molto più importante dell’obesità e dello screening del colesterolo. Ulteriori elementi di conoscenza che non mancheranno di mantenere acceso il dibattito sulle priorità di prevenzione in Italia. Tutte le relazioni, i materiali per la prevenzione e le documentazioni dell’Alcohol Prevention Day sono disponibili per la consultazione e il download alla pagina dell’Osservatorio Nazionale Alcol - CNESPS dell’Istituto Superiore di Sanità http://www.epicentro.iss.it/alcol/apd12.asp. Per ulteriori informazioni la mail dedicata è [email protected]