STORIE IN CORSO VI.
Seminario nazionale dottorandi
Catania, 26-28 maggio 2011
www.sissco.it
Il dibattito politico sullo Stato democratico non settario nel movimento di resistenza
palestinese 1967-77
Enrico Bartolomei
Università degli Studi di Macerata
Dottorato in Storia, politica e istituzioni dell‟area euromediterranea nell‟età contemporanea – ciclo XXV
Il quesito centrale della ricerca, i suoi presupposti
In termini generali, la ricerca prende in esame il periodo storico nel quale la proposta di Stato
democratico non settario diventa l‟obiettivo strategico del movimento nazionale palestinese:
dalla Guerra dei Sei Giorni nel 1967, quando le organizzazioni combattenti diventano attori
autonomi sulla scena mediorientale, al 13° Consiglio Nazionale Palestinese (Cnp) svoltosi al
Cairo nel 1977, in cui scompare ogni riferimento allo Stato democratico. A partire da questo
momento, l‟obiettivo ufficiale diventa la creazione di uno “Stato nazionale indipendente” in
Cisgiordania e Striscia di Gaza. In questo decennio si affermano le organizzazioni di
resistenza specificamente palestinesi (il Movimento Palestinese di Liberazione Nazionale
Fateh, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, Fplp, e il Fronte Democratico
Popolare di Liberazione della Palestina, Fdplp1), affrancate dalla “tutela” degli Stati arabi, in
1
Formatosi da una scissione con il Fronte Popolare nel 1969, in seguito diventerà semplicemente Fronte
Democratico di Liberazione della Palestina, Fdlp.
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grado di rivendicare un ruolo di primo piano nella lotta per la liberazione nazionale e punto di
riferimento per i movimenti popolari e rivoluzionari arabi.
Nello specifico, l‟analisi si focalizza sul periodo che va dal 1968 al 1974, quando,
dopo la disfatta degli eserciti arabi nella Guerra dei Sei Giorni e il tramonto definitivo del
progetto pan-arabista di stampo nasseriano, le organizzazioni di resistenza palestinesi
riempiono il vuoto politico e militare che si era venuto a formare, assumono la leadership
dell‟Organizzazione di Liberazione della Palestina (Olp) ed elaborano proprie strategie di
liberazione. In questo periodo, all‟interno dei principali movimenti di resistenza si sviluppa
un vivace dibattito sulle caratteristiche principali che avrebbe assunto, dopo la liberazione, il
futuro Stato di Palestina. La corrente di maggioranza dell‟Olp, incarnata da Fateh, propone la
creazione di uno “Stato democratico non settario” in cui ebrei, musulmani e cristiani
convivano e godano di pari diritti.
La ricerca analizza l‟evoluzione delle posizioni delle organizzazioni combattenti
palestinesi sulla proposta di “Stato democratico non settario” come obiettivo strategico della
lotta di liberazione. Formulato per la prima volta da Fateh nella seconda metà del 1968 e
adottato ufficialmente dall‟Olp al termine dell‟8° Cnp nel 1971, l‟obiettivo dello Stato
democratico2 rappresenta una svolta storica: per la prima volta dalla Nakba, nei testi politici e
nelle dichiarazioni dei leader, si chiarisce la differenza tra sionismo e giudaismo, si accetta la
presenza di milioni di ebrei sul suolo della Palestina, si propone l‟idea di una società
progressista dove gli ebrei avrebbero goduto degli stessi diritti dei palestinesi. Tuttavia, le
organizzazioni di resistenza lasciano irrisolte alcune questioni fondamentali, come ad
esempio le caratteristiche principali e il contenuto sociale dello Stato; i meccanismi che
2
Il Programma politico adottato dall‟ottava sessione del Cnp recita: «La lotta armata palestinese non è una lotta
razzista o settaria contro gli ebrei. Di conseguenza lo stato del futuro in una Palestina liberata dall‟imperialismo
sionista è lo Stato democratico palestinese, nel quale tutti quelli che lo desiderano possono vivere in pace con gli
stessi diritti e doveri e all‟interno del contesto delle aspirazioni della nazione araba alla liberazione nazionale e
alla piena unità, e con enfasi sull‟unità del popolo di entrambe le sponde del Giordano», in International
Documents on Palestine 1971, Institute for Palestine Studies, Beirut 1974, p. 398.
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avrebbero garantito l‟uguaglianza dei cittadini e, allo stesso tempo, l‟autonomia dei vari
gruppi; lo status accordato agli ebrei-israeliani (se avrebbero goduto di diritti nazionali o
solamente culturali e religiosi); la natura delle relazioni che lo Stato palestinese avrebbe
instaurato col mondo arabo. Questi temi da un lato erano considerati prematuri, dall‟altro
rischiavano di produrre fratture interne al movimento.
Esaminando, da un lato, i cambiamenti di percezione e di atteggiamento nei confronti
della comunità israeliana e, dall‟altro, l‟evoluzione dei rapporti con il più vasto e variegato
mondo arabo, la ricerca si propone di analizzare le motivazioni che hanno portato il
movimento nazionale palestinese ad adottare il programma dello “Stato democratico non
settario” (8° Cnp nel 1971), quelle invece che hanno determinato il graduale cambiamento
verso la “liberazione per fasi” (12° Cnp nel 1974) per approdare, infine, all‟obiettivo dello
“Stato palestinese indipendente” in Cisgiordania e Striscia di Gaza (13° Cnp nel 1977 e
definitivamente con la Dichiarazione di indipendenza durante la sessione straordinaria del
Cnp nel novembre del 1988). Da Fateh, movimento prettamente nazionalista e variegato al
suo interno, al Fplp e il Fdlp, di ispirazione marxista-leninista e riconducibili al Movimento
dei nazionalisti arabi (Mna), le varie organizzazioni attribuiscono significati diversi a termini
come “democratico”, “Stato palestinese”, “non settario”, “rivoluzione”, “lotta armata”,
“imperialismo”, “sionismo” .
Esiste un‟ideologia palestinese di resistenza3? Quali sono le idee, le motivazioni, la
visione del mondo delle principali organizzazioni combattenti? Quale è la rilevanza storica e
ideologica del progetto di Stato democratico non settario? La ricerca vuole apportare un
nuovo contributo alla letteratura sull‟ideologia palestinese di resistenza, caratterizzata da una
3
In realtà sarebbe più corretto parlare di ideologie di resistenza. Per dirla con Abu Iyad, tra i fondatori e
dirigenti di Fateh: «Non possiamo dire che esista un‟ideologia chiamata “ideologia del movimento di
resistenza”; ci sono varie idee, teorie, opinioni, dichiarazioni. Persino all‟interno di una singola organizzazione
si possono rintracciare orientamenti diversi e opposti», in Palestine Lives: Interviews with Leaders of the
Resistance: Khalid Al-Hassan, Fateh, Abu Iyad, Fateh, George Habash, PFLP, Nayef Hawatmeh, PDFLP,
Sami Al-Attari, Sa’iqa, A. W. Sa’id, Arab Liberation Front, Palestine Research Center, Beirut 1973, p.66.
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pluralità di posizioni. Analizzando le ideologie di liberazione delle principali organizzazioni
del movimento di resistenza, la tesi si propone di chiarire le circostanze che determinano il
salto di qualità nel pensiero politico palestinese; in che misura la proposta dello Stato
democratico e i temi da questa sollevati segnano un mutamento radicale rispetto alle
tradizionali posizioni arabe e palestinesi e rappresentano invece un progetto nazionale
ispirato a principi umanistici; i fattori interni ed esterni che determinano i processi decisionali
all‟interno dell‟Olp e i passaggi fondamentali nella definizione del suo pensiero politico.
Il contesto storiografico di riferimento, lo stato dell’arte sul tema della ricerca
e la collocazione del lavoro di dottorato al suo interno
La ricerca trae motivazione dalla scarsità di studi sull‟evoluzione del pensiero politico
palestinese e sul ruolo che i palestinesi stessi hanno rivestito nella formazione del Medio
Oriente contemporaneo. Per decenni la storiografia israeliana sul conflitto si è limitata alle
questioni riguardanti la storia del movimento sionista e dell‟Yishuv ed è stata scritta da
studiosi (spesso ex ufficiali dell‟intelligence, diplomatici, politici) profondamente legati
all‟establishment israeliano. Dal 1949 al 1967, la “scomparsa” fisica e politica dei palestinesi
si riflette, in ambito storiografico, nell‟assenza di studi sui palestinesi4. Malgrado i nuovi
assetti creatisi in seguito alla Guerra dei Sei Giorni abbiano indotto la storiografia israeliana a
fare i conti con la controparte araba e palestinese, solo grazie ai recenti studi dei Nuovi storici
israeliani sono comparse analisi focalizzate sui palestinesi e in particolare sulle responsabilità
del movimento sionista nella loro tragedia nazionale5.
4
Fanno eccezione gli studi di Safran N., From War to War: The Arab-Israeli Confrontation 1948-1967,
Pegasus, Indianapolis 1969 e Harkabi Y., Lekakh haAravim miTvusatam [Arab Lessons from their Defeat], Am
Oved, Tel Aviv 1969 (in ebraico).
5
I Nuovi storici israeliani, che hanno pubblicato i primi lavori a partire dagli anni Ottanta grazie all‟apertura
degli archivi israeliani e britannici sugli eventi degli anni Quaranta, hanno rivisitato criticamente e
documentariamente la storia del loro Paese decostruendone i miti fondativi. Tra questi: Benny Morris, Ilan
Pappé, Avi Shlaim, Tom Segev, Simha Flapan.
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Per quanto riguarda la storiografia palestinese, sebbene non manchino studi su vari
aspetti del movimento nazionale palestinese (le conseguenze della Guerra del 1948,
l‟evoluzione dell‟identità nazionale, la lotta armata, la costruzione di istituzioni para-statali,
le relazioni internazionali)6, sono rare le analisi che si concentrano sul pensiero politico e
l‟ideologia di resistenza, specie nella fase cruciale di elaborazione della proposta dello Stato
democratico non settario. Tra gli studi dedicati al movimento nazionale palestinese,
imprescindibili sono The Palestinian Liberation Organization: People, Power and Politics
di Helena Cobban, che utilizza come fonti primarie interviste a leader di primo piano di
Fateh; The Politics of Palestinian Nationalism di Quandt, Lesch e Jabber (in particolare il
saggio di William Quandt “Political and Military Dimensions of Contemporary Palestinian
Nationalism”) e il monumentale lavoro Armed Struggle and the Search for State. The
Palestinian National Movement, 1949-1993 di Yezid Sayigh, che si focalizza sulla lotta
armata7. Ad oggi, il tentativo più esauriente di ricostruire il dibattito politico interno all‟Olp
è stato fatto dallo studioso francese Alain Gresh. In Storia dell'OLP8, Gresh individua tre fasi
del pensiero politico palestinese: la fase dello “Stato democratico” (1968-74), la fase della
“Autorità nazionale” (1974-77) e la fase dello “Stato palestinese indipendente” (1977-88).
6
Tra questi Masalha N., Expulsion of the Palestinians, The Institute for Palestinian Studies, Washington DC
1993; Khalidi W., All That Remains:The Palestinian Villages Occupied and Depopulated by Israel in 1948,
Institute of Palestine Studies, Washington DC 1992; Khalidi R., Palestinian Identity: The Construction of
Modern National Consciousness, Columbia University Press, New York 1998; Aref al-Aref, Al-Nakba wa’l
firdaws al-mafqud [The Catastrophe and the Lost Paradise], 1947-1952, Maktaba al-„Asriyya, Beirut 19561960, 6 vol. (in arabo). Per un esame della storiografia araba sulla Guerra del 1948 si veda Rogan E. L. e Shlaim
A. (ed.), The War for Palestine: Rewriting the History of 1948, Cambridge University Press, Cambridge 2001.
7
Cobban H., The Palestinian Liberation Organization: People, Power and Politics, Cambridge University
Press, Cambridge 1984; Gresh A., The PLO, The Struggle Within. Towards an Independent Palestinian
State, Zed Books, London 1985; Quandt W. B., Jabber F., Lesch A. M., The Politics of Palestinian Nationalism,
University of California Press, Berkeley 1973; Carré O., L’Ideologie palestinienne de résistance. Analyse de
textes 1964-1970, Armand C., Paris 1972; Sayigh Y., Armed Struggle and the Search for State. The Palestinian
National Movement, 1949-1993, Clarendon P., Oxford 1977; Chaliand G., The Palestinian Resistance, Penguin,
Baltimore 1972 (edizione originale francese La Resistance Palestinienne, Editions du Seuil, Paris 1970);
Shemesh M., The Palestinian Entity 1959-1974: Arab Politics and the PLO, Frank Cass, London 1988; Cooley
J. K., Green March, Black September: the Story of the Palestinian Arabs, Frank Cass, London 1973.
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Nell‟edizione italiana Gresh A., Storia dell'OLP: verso lo Stato palestinese, Edizioni associate, Roma 1988.
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Gresh si concentra sui fattori che determinano i cambiamenti di indirizzo politico all‟interno
dell‟Olp attraverso un‟attenta analisi dei documenti e delle pratiche politiche del movimento
di resistenza. Secondo lo studioso francese, i principali fattori che determinano il
cambiamento del pensiero politico palestinese sono: il coinvolgimento dell‟Olp nella politica
internazionale, il peso crescente dei palestinesi nei Territori occupati, l‟intransigenza
israeliana, le ambizioni annessionistiche hashemite e la possibilità, che sembra imminente
dopo la Guerra del 1973, di un accordo generale sul Medio Oriente che escluda i palestinesi.
Attraverso la disamina dei testi politici e delle dichiarazioni delle organizzazioni di
resistenza e dell‟Olp, la tesi di dottorato intende approfondire l‟evoluzione del pensiero
politico palestinese in relazione alla “fase dello Stato democratico”. Negli anni
immediatamente successivi alla guerra del 1967, le principali organizzazioni di resistenza
producono i testi politici alla base dell‟ideologia di resistenza: si presenta un‟interpretazione
del passato, un‟analisi della situazione presente, un‟elaborazione della strategia di liberazione
e degli obiettivi principali in prospettiva futura. Sono questi aspetti ad non aver ricevuto
adeguata attenzione e uno dei principali obiettivi della ricerca è colmare la lacuna.
La metodologia della ricerca
La storia delle idee e del pensiero politico rappresenta il contesto fondamentale all‟interno del
quale si struttura il progetto di ricerca. Prima di analizzare nello specifico il tema dello Stato
democratico, bisogna allargare lo sguardo ed esaminare l‟ideologia di resistenza delle
organizzazioni combattenti. La proposta di Stato democratico si inserisce infatti all‟interno di
un più ampio dibattito sulla natura e i fini della lotta di liberazione. Di conseguenza, per
comprendere il significato che ogni organizzazione di resistenza attribuisce al progetto di
Stato democratico, bisogna innanzitutto chiarire chi sono gli autori dei testi politici, qual è la
loro formazione politica e culturale, i loro valori di riferimento, i loro obiettivi. Spesso la
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storia del movimento nazionale palestinese si è concentrata sulla ricostruzione fattuale degli
eventi: gli schieramenti politici e la lotta per il potere, i rapporti di forza e gli interessi in
gioco, le relazioni internazionali, gli eventi bellici. La tesi vuole invece dare spazio agli
aspetti politico-ideologici e cerca di comprendere, attraverso la disamina dei testi politici
delle organizzazioni combattenti, le mentalità, i valori e la visione del mondo, le discussioni e
le decisioni collettive, le riflessioni sulla società.
Per valutare la portata storica dell‟ideologia palestinese di resistenza, si utilizzerà un
approccio comparativo volto a dimostrare discontinuità/continuità tra le posizioni tradizionali
arabe e della vecchia leadership dell‟Olp e quelle della Resistenza palestinese. L‟impatto
esercitato sulle masse dai principi della lotta popolare armata e della guerra prolungata e il
prestigio dei fedayeen, sanciscono l‟autonomia d‟azione della Rivoluzione palestinese e le
assicurano un ruolo di avanguardia nel movimento di liberazione arabo.
Al fine di discernere i tratti comuni e le peculiarità delle principali organizzazioni di
resistenza (Fateh, il Fronte popolare e il Fronte democratico), si analizzeranno le rispettive
ideologie di liberazione. Gli elementi comuni possono essere rintracciati nella visione
nazionale della lotta di liberazione, in cui spetta in primo luogo al popolo palestinese portare
avanti la lotta armata contro l‟entità sionista, testa di ponte dell‟imperialismo mondiale in
Medio Oriente, e la visione futura di uno Stato palestinese democratico e non settario. Le
divergenze emergono invece nel carattere strettamente nazionale e non-ideologico di Fateh,
che mira a rappresentare le aspirazioni del popolo palestinese nella sua interezza e individua
nell‟entità sionista il nemico principale, e nelle organizzazioni di ispirazione marxistaleninista come il Fronte popolare e il Fronte democratico, che introducono la teoria della lotta
di classe. In questa prospettiva, la Palestina diventa quasi di secondaria importanza in quanto
la lotta, portata avanti dalle classi lavoratrici, è principalmente di carattere anti-imperialista e
anti-reazionaria e combattuta su scala mondiale.
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Dopo aver presentato i tratti fondamentali dell‟ideologia palestinese di resistenza, si
indagherà nello specifico la proposta di Stato democratico non settario. Da un lato si
analizzerà come quest‟idea viene tradotta nei documenti politici dell‟Olp, cercando quindi di
trattare la questione in modo unitario, dall‟altro si esaminerà il dibattito interno alle varie
organizzazioni di resistenza per mostrare come ognuna di esse fornisca una lettura legata alle
proprie categorie ideologiche e ai propri interessi politici. Si tratta in sostanza di vedere come
l‟idea dello Stato democratico rappresenti un punto di svolta decisivo nella formulazione
degli obiettivi e della natura stessa della lotta di liberazione.
Per una definizione precisa della parola d‟ordine dello Stato democratico si farà
ricorso anche all‟analisi concettuale e lessicale dei testi politici e dei termini-chiave, che
assumono un significato e una funzione precisa per i suoi iniziali sostenitori in Fateh, altri per
le organizzazioni della sinistra palestinese, per non parlare dell‟interpretazione che ne dà la
compagine ebraico-israeliana9.
All‟analisi della teoria politica dell‟Olp (le dichiarazioni di intenti, i dibattiti
intellettuali e i testi politici), occorre necessariamente affiancare l‟analisi della pratica (prese
di posizione, diplomazia, operazioni militari), per evidenziare le contraddizioni e le sfasature
tra i due livelli. La formula dello Stato democratico non è priva di lacune, ambiguità,
contraddizioni che consentono all‟Olp ampio spazio di manovra
e permettono diverse
interpretazioni a seconda della sensibilità ideologica e del calcolo politico delle
organizzazioni di resistenza.
Benché le dinamiche interne al movimento di resistenza palestinese costituiscano il
fulcro della ricerca, non si può prescindere dall‟esaminare il ruolo, talvolta decisivo, che
9
A questo riguardo si vedano gli scritti di Harkabi Y., “The Meaning of a Democratic Palestinian State”, in
Palestinians and Israel, Keter Publishing House, Jerusalem 1974; The Fraudulent Slogan of 'A Democratic
Palestinian State', Jewish Agency, Jerusalem 1970; The Palestinian National Covenant and Its Meaning, Frank
Cass, London 1979. In breve, si sostiene che il progetto di Stato democratico è una copertura propagandistica
che in realtà nasconde le intenzioni genocide dell‟Olp nei confronti degli ebrei in Palestina.
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giocano alcuni fattori esterni nel cambiamento delle strategie e nella definizione delle priorità
politiche dell‟Olp: Israele e gli Stati Uniti, i nemici di sempre, l‟Unione Sovietica, il più
influente alleato dell‟Olp, ma soprattutto quei paesi arabi dove è più rilevante la presenza
politico-militare della Resistenza palestinese (Giordania, Siria, Libano, Egitto) e quindi
maggiore è la loro capacità di interferire nelle sue dinamiche interne.
Le fonti e gli archivi e le questioni relative al loro uso
Il corpus principale di fonti primarie è costituito dai testi politici dell‟Olp e delle
organizzazioni di resistenza; dalle raccolte di documenti, da giornali, riviste e annuari.
Le fonti riguardanti l‟Olp consistono nei documenti e nelle dichiarazioni delle sue
istituzioni politiche principali (i programmi politici del Consiglio Nazionale, le dichiarazioni
del Comitato Centrale e del Comitato Esecutivo), e nelle dichiarazioni e interviste dei suoi
rappresentanti; le fonti sulle organizzazioni di resistenza includono i congressi e i rapporti
politici, gli opuscoli per la circolazione interna e quelli per la diffusione all‟estero, le
dichiarazioni e le interviste dei leader. Si tratta di documentazione pubblicata dagli organi di
stampa delle varie organizzazioni, dal Palestine Research Center o in raccolte di documenti
come International Documents on Palestine10 (in inglese), I documenti arabo-palestinesi11
(in arabo), Basic Political Documents of the Armed Palestinian Resistance Movement12, Testi
10
Raccolta annuale di documenti primari che tenta di offrire un quadro completo delle diverse politiche e
comportamenti adottati dai paesi in tutto il mondo verso la questione palestinese, come espresse dai loro
portavoce e personalità di primo piano. La collezione è divisa in tre sezioni: internazionale (incluso Israele),
Nazioni Unite, e mondo arabo. Comprende traduzioni da ebraico e arabo.
11
Al wathaiq al-‘arabiyya al-Falestiniyya, Institute of Palestine Studies, Beirut 1969 (serie annuale in lingua
araba pubblicata a partire dal 1965).
12
Kadi Leila S. (ed.), Basic Political Documents of the Armed Palestinian Resistance Movement, Plo Research
Center, Beirut 1969.
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della rivoluzione palestinese 1968-197413 e la sezione “Documents and Sources” del Journal
of Palestine Studies14.
I periodici includono gli organi di stampa ufficiali delle organizzazioni di resistenza e
dell‟Olp, sia in lingua araba (al-Thawra di Fateh; al-Hadaf del Fplp, al-Hurriya del Fdplp;
Filastin al-Thawra dell‟Olp) sia in inglese (Pflp Bulletin e Democratic Palestine del Fplp;
Dflp Bulletin del Fdplp, Free Palestine di Fateh, il PLO Information Bulletin); quotidiani in
lingua araba (al-Anwar, al-Nahar) e inglese (Le Monde, The New Middle East); riviste come
Shu’un Falestiniyya, pubblicato dal Palestine Research Center (in lingua araba), il Journal of
Palestine Studies; l‟Arab Report and Record (quindicinale pubblicato a Londra); il Middle
East Contemporary Survey15; il MERIP reports - Middle East Research and Information
Project Reports16; materiale disponibile on line come lo United Nations Information System
on the Question of Palestine (UNISPAL)17.
La maggior parte di questo materiale era conservato presso il Palestine Research
Center di Beirut, fondato nel 1964 come istituzione culturale e formativa con lo scopo di
documentare vari aspetti della questione palestinese. Le attività del centro sono state
interrotte con l‟invasione israeliana di Beirut nel 1982 e molto del materiale è andato disperso
o ricollocato altrove. Ad oggi ho raccolto la maggior parte delle fonti primarie e della
letteratura di riferimento sul movimento nazionale; tuttavia restano ancora da localizzare e
13
Edizione originale in francese: Khader B. E N. (ed.), Textes de la révolution palestinienne 1968-1974,
Sindbad, Paris 1975.
14
Il Journal of Palestine Studies è una rivista accademica fondata nel 1971. È pubblicata e distribuita dalla
University of California Press, per conto dell‟Institute for Palestine Studies di Beirut.
15
Volume annuale che segue i principali sviluppi nel Medio Oriente, oltre a fornire un‟indagine paese per paese.
È essenzialmente un prodotto del Shiloah Center in Tel Aviv. Pubblicava il precedente Middle East Record.
16
Il Middle East Research and Information Project Reports è un gruppo di ricerca indipendente e senza scopo
di lucro fondato nel 1971, che ha pubblicato rapporti e studi su vari conflitti in Medio Oriente. La sua
pubblicazione più importante è il Middle East Report, che viene pubblicato sia online sia come rivista di stampa.
17
Il Sistema di Informazione delle Nazioni Unite sulla Questione Palestinese è una raccolta online dei testi delle
decisioni storiche ed attuali delle Nazioni Unite e pubblicazioni relative alla questione palestinese, al conflitto
israelo-palestinese e ad altre questioni relative alla situazione in Medio Oriente. UNISPAL-Select contiene una
selezione dei documenti più importanti delle Nazioni Unite su questi temi. La sezione Special Focus dispone di
documenti sui recenti sviluppi. Il Supplement tratta invece di documenti su questi temi non delle Nazioni Unite.
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reperire alcuni documenti, come dossier personali. La documentazione è stata principalmente
reperita nell‟Arab World Documentation Unit presso l‟Institute of Arab and Islamic Studies
dell‟Università di Exeter, che contiene la Uri Davis Collection; nella Old Library
dell‟Università di Exeter, che conserva l‟Arabic and Islamic Collection; nella School of
Oriental and African Studies (SOAS) di Londra; nella London School of Economics di
Londra, presso l‟Archives Reading Room; nella British Library di Londra; nella Special
Collections della Birzeit University‟s Main Library, nei Territori Palestinesi Occupati; nella
Roberta and Stanley Bogen Library and Documentation Center del Truman Institute, presso
la Hebrew University di Gerusalemme.
Gran parte della documentazione è stata prodotta in lingua araba e tradotta in seguito
principalmente in lingua inglese, a volte integralmente altre parzialmente. In assenza della
traduzione inglese, o quando si è ritenuto importante verificare l‟accurattezza della traduzione
verrà consultato il testo in lingua originale.
Altra fonte primaria, anche se di secondo piano, di cui si avvale la ricerca sono le
interviste con i protagonisti del dibattito sullo Stato democratico, dalla fine degli anni
Sessanta ad oggi. Sono state effettuate interviste con personaggi politici di primo piano come
Nabil Sha‟ath18 (vice Primo Ministro e Ministro dell‟Informazione dell‟Autorità Nazionale
Palestinese; membro del Comitato Centrale di Fateh); Abu Laila/Quis Abdel-Karim (membro
dell‟ufficio politico del Fdlp); Abdel-Rahim Mallouh (vice segretario generale del Fplp) e
con studiosi ed esperti sul tema19. Per quanto riguarda i problemi connessi con l‟utlizzo di
18
Considerato uno degli intellettuali che formulò l‟idea dello Stato democratico non settario alla fine degli anni
Sessanta e se ne fece uno dei maggiori promotori in Fateh e nell‟Olp.
19
Salim Tamari (direttore dell‟Institute for Jerusalem Studies e professore di sociologia alla Birzeit University);
Saleh Abdel Jawwad (storico e dean della Faculty of Law and Public Administration alla Birzeit University);
Uri Davis (accademico e membro del Consiglio Rivoluzionario di Fateh); Iyad Barghouti (accademico e
direttore del Ramallah Center for Human Rights Studies); Michael Warschawski (direttore dell‟Alternative
Information Center, organizzazione israelo-palestinese che diffonde informazione, ricerca e analisi politica sulle
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questo tipo di fonti, bisogna tener presente che l‟interpretazione attuale del dibattito passato
non è affatto priva di distorsioni e aggiustamenti, dovuti sia al mutato orizzonte culturale
dell‟intervistato, sia ai mutati interessi politici in gioco.
Il reperimento delle fonti primarie, sia cartacee che orali dei protagonisti, sarà
completato con il soggiorno in Libano e Siria e con l‟attività di ricerca presso l‟Institute of
Palestine Studies di Beirut, da compiersi entro la fine del secondo anno di ricerca.
L‟uso delle fonti secondarie è limitato alla letteratura che si occupa specificamente del
movimento nazionale palestinese, in gran parte reperibile nelle riviste specialistiche elencate
sopra.
La struttura della tesi di dottorato
I temi affrontati nella ricerca saranno presentati in cinque capitoli, secondo una sistemazione
insieme cronologica e tematica. I primi tre, che analizzano l‟ideologia palestinese di
resistenza e il dibattito sullo Stato democratico non settario, costituiscono la parte centrale
della tesi.
1. L’ideologia di liberazione delle principali organizzazioni del movimento di resistenza
palestinese: il significato storico della “Rivoluzione palestinese”. Dalla fine della Guerra
del 1967 al 5° Congresso del Cnp al Cairo nel febbraio del 1969, quando Arafat diventa capo
dell‟Esecutivo dell‟Olp e viene adottata l‟idea dello Stato democratico, emergono le tre
società palestinese e israeliana e sul conflitto israelo-palestinese, e membro di spicco del movimento israeliano
socialista e anti-sionista Matzpen); Yoav Bar (membro del Comitato Centrale di Abnaa al-Balad, movimento
politico di palestinesi di cittadinanza israeliana a favore di uno stato democratico secolare nella Palestina
storica); Shadi Rohana (Alternative Information Center e membro di Abnaa el-Balad); Nassar Ibrahim
(direttore dell‟Alternative Information Center, è stato capo redattore per il giornale al-Hadaf del Pflp); Akiva
Orr (uno dei co-fondatori di Matzpen); Jamil Hilal (sociologo palestinese indipendente); As‟as Ghanem
(Professore di Scienze Politiche all‟Università di Haifa).
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principali organizzazioni di resistenza palestinesi: Fateh, il Fplp e il Fdlp, alcune
organizzazioni minori come il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina – Comando
Generale, altre legate ai regimi arabi come la Saiqa filo-siriana e il Fronte Arabo di
Liberazione filo-iraqeno. In questo capitolo verranno esposti gli obiettivi e i metodi della lotta
di liberazione elaborati da Fateh, dal Fronte popolare e dal Fronte democratico.
2. La parola d’ordine dello Stato democratico non settario: il dibattito all’interno delle
organizzazioni di resistenza palestinesi (1968-1973). La parola d‟ordine dello Stato
democratico, avanzata da Fateh nella seconda metà del 1968, suscita un acceso dibattito20
all‟interno delle organizzazioni di resistenza, soprattutto per quanto riguarda la questione del
rapporto tra nazionalismo palestinese e nazionalismo arabo e la questione del rapporto tra i
palestinesi e i “coloni ebraici”. In questo capitolo verranno analizzate le ragioni storiche che
portano la dirigenza di Fateh ad elaborare l‟idea dello Stato democratico21 e si ricostruiscono
le posizioni politiche delle principali organizzazioni di resistenza. Inoltre, si cercherà di
cogliere il significato, la funzione e la rilevanza di termini chiave che denotano le strutture
fondamentali del futuro Stato: “democratico”, “non settario”, “carattere arabo-palestinese”.
3. Il movimento di resistenza palestinese e la questione degli ebrei in Palestina: “liberare
gli ebrei dal sionismo”. L‟adozione dello slogan dello “Stato democratico non settario” da
parte del movimento di resistenza segna l‟accettazione di fatto della presenza di milioni di
ebrei sul suolo della Palestina. In questo capitolo si esaminerà la portata di questo
20
Si riportano alcuni dei testi principali: Concerning the Democratic State in Palestine, P.L.O. Department of
information and national guidance, Beirut, s.d.; Towards a Democratic State in Palestine, contributed by the
Palestine National Liberation Movement, Fateh, to the 2nd World Conference on Palestine tenuta in Amman,
Sept. 2-6, 1970; Palestine: Towards a Democratic Solution, P.F.L.P. Information Dept, s.l., 1970; “Democratic
Palestinian State”, Proceedings of a Symposium of Representatives of Palestinian Organizations, Al Anwar,
March 8 and 15, Beirut 1970; Palestine Lives: Interviews with Leaders of the Resistance, cit.; Palestinian
Leaders Discuss the New Challenges of the Resistance, Plo Research Center, Beirut 1974.
21
I primi articoli apparsi sul tema sono stati elaborati da Nabil Sha‟ath, pubblicati dal periodico Fateh e ripresi
poi altrove: Rasheed Mohammad (pseudonimo di Nabil Sha‟ath), Towards a Democratic State in Palestine: the
Palestinian Revolution and the Jews vis-a-vis the Democratic, Nonsectarian Society in the Palestine of the
Future, Plo Research Center, Beirut 1970.
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cambiamento e le sue conseguenze: l‟appello rivolto agli ebrei progressisti affinché si
uniscano alla lotta e il graduale riconoscimento delle aspirazioni nazionali della comunità
ebraica in Palestina.
4. Dall’autorità nazionale allo Stato indipendente (1974-1977): il tramonto dell’idea di
Stato democratico. In questo capitolo si analizzeranno i fattori che hanno portano la corrente
di maggioranza dell‟Olp ad abbandonare l‟obiettivo della liberazione di tutta la Palestina, per
adottare invece l‟obiettivo di creare una “autorità palestinese combattente in ogni terra
liberata” (vale a dire Cisgiordania e Striscia di Gaza), come fase intermedia. Anche se
l‟obiettivo finale resta quello di “completare la liberazione di tutto il territorio palestinese [...]
lungo il cammino mirante alla completa unità araba”22, si tratta di fatto del primo tentativo di
giungere ad una soluzione negoziale del conflitto. In questa fase il Fronte democratico svolge
un ruolo di primo piano, essendo la prima organizzazione palestinese ad elaborare, fin dal
1971, una revisione della strategia di liberazione e a portare al centro dell‟agenda politica
dell‟Olp il programma di liberazione per fasi23.
La nuova posizione dell‟Olp induce alcune organizzazioni capeggiate dal Fplp di
George Habash e appoggiate da alcuni stati arabi come la Libia e l‟Iraq, ad abbandonare gli
organi decisionali dell‟Olp per formare il cosiddetto Fronte del Rifiuto. Quest‟ultimo si
oppone alla partecipazione alla Conferenza di Ginevra che comporterebbe, a suo avviso, il
riconoscimento di Israele entro confini sicuri e la liquidazione della causa palestinese. Il 13°
Cnp svoltosi nel 1977 rappresenta un‟altra tappa fondamentale in quanto ufficializza per la
prima volta l‟obiettivo di creare uno “Stato nazionale indipendente” senza menzionare lo
Stato democratico come meta strategica, e rivolge un appello alle “forze ebraiche progressiste
22
Le citazioni sono riprese dalle Risoluzioni del 5° Congresso del Cnp dell‟Olp nel 1974, in International
Documents on Palestine 1974, The Institute for Palestine Studies and The University of Kuwait, Beirut 1977.
23
Si vedano i testi politici del Fdlp nel periodo 1971-73 (solo parzialmente tradotti in inglese), in particolare Ten
Themes About the General Guidelines of the Transitional Program in the Occupied Lands and Jordan (in
arabo), adottato ufficialmente al 4° Congresso del Comitato Centrale.
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e democratiche [...] che combattono contro la teoria e la pratica del Sionismo”24, affinché si
uniscano alla lotta. Il cerchio si chiude ad Algeri nel novembre del 1988, quando il Cnp
adotta la Dichiarazione di indipendenza palestinese che sancisce ufficialmente l‟accettazione
della soluzione a due stati.
5. Conclusioni. Il fallimento del processo di pace e della soluzione a due stati: il
riemergere dello stato unico secolare e del binazionalismo. Si prenderanno in
considerazione le proposte di stato secolare (uguaglianza di tutti i cittadini al di là delle
appartenenze di gruppo) o binazionale (uguaglianza dei due gruppi nazionali e condivisione
del potere) avanzate sia da parte israeliana sia da parte palestinese in seguito al fallimento
della two-states solution, chiarendo le differenze concettuali tra le due impostazioni. In
secondo luogo, si esamineranno somiglianze/discrepanze tra l‟attuale one-state solution e
l‟idea originaria di Stato democratico non settario.
I risultati attesi
In base all‟analisi condotta finora sulle fonti è possibile formulare alcune osservazioni sui
risultati della ricerca:
 Il pensiero politico della Resistenza palestinese (nello specifico l‟idea di Stato
democratico non settario) rappresenta un salto di qualità considerevole rispetto alle
tradizionali posizioni arabe e palestinesi sulla natura del conflitto, presenta una
molteplicità di vedute di estremo interesse nel quadro del pensiero politico arabo e
segna un punto di svolta nella storia politica del mondo arabo
24
Le citazioni sono riprese dalle Risoluzioni del 13° Cnp dell‟Olp, in International Documents on Palestine
1977, The Institute for Palestine Studies and The University of Kuwait, Beirut 1979.
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 Le posizioni ufficiali dell‟Olp rappresentano il minimo comun denominatore di un
dibattito in realtà molto più vivace e articolato, alla cui definizione contribuiscono in
maniera originale tutte le principali anime del movimento di resistenza palestinese
 Il carattere progressista e umanitario insito nella proposta di Stato democratico
contribuisce a legittimare le aspirazioni nazionali palestinesi sulla scena
internazionale, ma non trova nessuna eco nell‟establishment e nell‟opinione pubblica
israeliana (eccetto il settore estremamente minoritario di ebrei-israeliani anti-sionisti)
 La proposta dello Stato democratico non è priva di ambiguità, sia per la mancanza di
una formulazione chiara e sostanziale, sia per l‟esistenza di posizioni contrastanti in
seno alle varie fazioni dell‟Olp
 L‟Olp riesce ad elaborare posizioni politiche originali e mostra capacità di
adattamento che le consentono di sopravvivere ad un‟impressionante quantità di
avversità e ostacoli (l‟ostilità degli Stati arabi in cui si stabilisce; l‟accesa rivalità tra i
gruppi combattenti; lo sradicamento e la dispersione dei palestinesi; il netto squilibrio
di forze a favore di Israele e l‟appoggio incondizionato fornitogli dagli Stati Uniti)
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