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DIFESA DELLE COLTURE
● INTRODUZIONE ACCIDENTALE O LEGATA ALL’ATTIVITÀ UMANA
Lattuga e giacinto d’acqua
invadono la Campania
Le due specie caratterizzate da elevata capacità
invasiva (propagazione e competizione) sono
dannose dal punto di vista economico, in quanto
possono ostruire canali e pompe di irrigazione
di A. Stinca, G. D’Auria,
G. Bonanomi, A. Migliozzi,
E. Ucciero, R. Griffo, R. Motti
L
e piante in condizioni ambientali
favorevoli tendono naturalmente
a colonizzare nuovi territori. La
diffusione dei vegetali, oltre a dipendere dalla presenza di barriere geografiche invalicabili (oceani, catene montuose, ecc.) e dalle caratteristiche ecologiche
delle diverse specie (modalità di propagazione, capacità di produrre semi o propaguli, ecc.), è legata alle attività umane che
ne possono favorire direttamente o indirettamente la dispersione. In particolare,
l’enorme incremento dei traffici commerciali e turistici verificatosi negli ultimi anni ha favorito la dispersione di animali e
vegetali tra i diversi continenti.
Una specie che, per cause antropiche
(dovute all’uomo) accidentali o volontarie, viene a trovarsi al di fuori del suo
areale di diffusione naturale viene definita aliena oppure esotica, alloctona o nonnativa (Pyšek et al., 2004). Quelle specie
che nei nuovi ecosistemi presentano elevati tassi di propagazione, e che determinano squilibri funzionali nelle comunità
native, vengono definite invasive.
A livello mondiale la tematica delle invasioni biologiche è di grande attualità
per le ricadute negative sulla biodiversità
(Sala et al., 2000) e sugli aspetti socioeconomici (Pimentel et al., 2001) e sanitari della popolazione umana (Belmonte
e Vilà, 2004).
Al fine di ottenere un quadro completo della presenza delle piante esotiche in
Campania, nel corso del 2010 è stata avviata una collaborazione tra il Servizio
fitosanitario regionale e l’Università di
Napoli Federico II attraverso il progetto Piante aliene della Regione Campania
Particolare delle foglie di lattuga d’acqua
(a sinistra) e di giacinto d’acqua (sopra)
(Parc). Nell’ambito di tale ricerca sono
state recentemente individuate alcune
specie vegetali caratterizzate da elevate
capacità invasive: la lattuga d’acqua e il
giacinto d’acqua.
Lattuga d’acqua
La lattuga d’acqua (Pistia stratiotes L.) è
un’idrofita natante (pianta acquatica galleggiante non ancorata al fondo) appartenente alla famiglia delle Araceae, gruppo
tassonomico comprendente anche alcune
piante comunemente coltivate in Italia come la calla [Zantedeschia aethiopica (L.)
Spreng.] e l’anturio (Anthurium spp.).
Diffusione. L’areale di origine della
specie è incerto, ma sembra corrispondere alle aree tropicali di Africa, America e Asia. Tale monocotiledone predilige
i corpi idrici ricchi di sostanze nutritive
(ad esempio canali irrigui), lentamente
fluenti ed è presente in gran parte del globo. L’espansione della lattuga d’acqua, soprattutto in tempi recenti, è stata favorita
direttamente dall’uomo per le sue caratteristiche ornamentali di pianta acquatica
(acquari, vasche e giardini acquatici).
In Italia è stata accertata allo stato
spontaneo in Lombardia, Veneto, Emilia-
Romagna (Celesti-Grapow et al., 2010) e
in Toscana (Ercolini, 2008).
In Campania, individuata inizialmente
nel comune di Villa Literno in provincia
di Caserta (Del Guacchio, 2010), si è poi
rapidamente diffusa nei corsi d’acqua non
lontani dalla foce, del settore meridionale
della pianura alluvionale del Volturno dove è chiaramente invasiva. Il suo attuale
areale campano comprende i territori di
Castel Volturno e Villa Literno in provincia di Caserta e di Giugliano in Campania
nel Napoletano. Per la sua elevata capacità di propagazione e di competizione
con le specie indigene, Pistia stratiotes
è inclusa nell’Alert List dall’Eppo (European and mediterranean plant protection organization).
Come riconoscerla. L’elemento che
rende facilmente riconoscibile la lattuga d’acqua è dato dalle foglie spatolate e disposte a rosetta, che ricordano quelle della comune lattuga coltivata. Esse sono di colore verde chiaro,
presentano nervature parallele rilevate e possono superare la lunghezza di
20 cm. La fitta presenza di peli, soprattutto sulla pagina inferiore, ne permette
il galleggiamento e le conferisce una consistenza apparentemente spugnosa.
I fiori sono scarsamente visibili e disposti in infiorescenza a spadice. L’apparato radicale è di tipo fascicolato e costituito da un elevato numero di radici secondarie, lunghe fino a 80 cm.
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DIFESA DELLE COLTURE
Nei nostri climi questa pianta si propaga per via vegetativa mediante stoloni, costituendo popolamenti densissimi,
mentre rimane da accertare la propagazione per seme. Per queste caratteristiche
la lattuga d’acqua è dannosa sia da un
punto di vista idraulico, in quanto è in
grado di ostruire i corsi idrici e le relative infrastrutture (canali irrigui, pompe, ecc.), sia da un punto di vista ecologico, in quanto può alterare la struttura delle comunità vegetali e animali
dei corsi d’acqua invasi.
Sistemi di lotta. Nei luoghi dove questa specie ha già causato forti squilibri
ecologici (Australia, Sud Africa, Usa,
ecc.) sono state applicate diverse tecniche di lotta. Queste pratiche comprendono la rimozione meccanica della biomassa, l’applicazione di erbicidi e il controllo biologico.
Gli interventi che prevedono l’asportazione fisica della lattuga d’acqua sono
attuabili solo su piccole superfici e non
sono risolutivi in quanto, dai frammenti
di stoloni o radici lasciati sul posto, possono originarsi nuove piante. L’uso di mezzi
chimici è da valutare molto attentamente
per le ricadute negative sui corsi d’acqua
e sulle relative biocenosi (popolazioni di
specie che vivono in uno specifico ambiente). Buoni risultati si sono ottenuti, invece, con l’utilizzo di antagonisti naturali
sia in Sud Africa, dove è stato impiegato il
coleottero curculionide Neohydronomus
affinis Hustache (Cilliers, 1991b), sia in
Nuova Zelanda, mediante inoculazione
del fungo Sclerotinia sclerotiorum (Lib.)
de Bary (Waipara et al., 2006).
Giacinto d’acqua
Il giacinto d’acqua [Eichhornia crassipes
(Mart.) Solms.] è una pleustofita (pianta
acquatica galleggiante non ancorata al
fondo) appartenente alla famiglia delle
Pontederiaceae, originaria del Brasile, ma
in forte espansione in tutto il mondo.
Diffusione. La sua attuale diffusione in
Italia comprende Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia (Celesti-Grapow et al., 2010).
Alla fine del 2010 è stata ritrovata anche
in Sardegna presso lo stagno di Cabras
(Oristano) e in Campania nel settore meridionale della provincia di Caserta, nel
territorio del comune di Castel Volturno
al confine con Villa Literno. La sua presenza nelle località campane è senz’altro
da ricondurre a immissioni volontarie o
accidentali da parte dell’uomo.
Come riconoscerlo. Il giacinto d’acqua è una pianta quasi del tutto glabra
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Corso d’acqua completamente ricoperto dalla lattuga d’acqua
(con pochi peli) caratterizzata da elevati
tassi di accrescimento in corpi idrici ricchi di nutrienti. Il carattere diagnostico
che rende agevole il riconoscimento di
questa specie è rappresentato dalla presenza di foglie disposte a rosetta dotate
di un picciolo lungo fino a 50 cm, più o
meno ingrossato, piriforme e con funzione idrostatica (galleggiamento) perché
ricco di parenchima aerifero. La lamina
fogliare ha forma obovata (forma di uovo con larghezza massima verso l’apice),
diametro fino a 20 cm, apice acuto e presenta una colorazione verde lucida.
I fiori sono molto appariscenti, raggruppati in spighe lunghe fino a 10 cm. Ciascuno di essi presenta 6 tepali di colore
blu violaceo o rosa lavanda e solo quello superiore mostra una vistosa macchia
gialla circondata da un alone violaceo. La
parte sommersa della pianta è costituita
da radici fascicolate di colore nero bluastro lunghe fino a 3 m, ricche di ramificazioni secondarie.
Per questa specie è nota sia la propagazione per seme sia la moltiplicazione agamica mediante stoloni all’apice dei quali
si originano nuove piante. Rispetto alla
lattuga d’acqua, il giacinto sembra essere
più sensibile alle basse temperature registrate nel periodo invernale.
Sistemi di lotta. Per i gravi danni
arrecati agli ecosistemi, Eichhornia crassipes è considerata dalla Iucn (International union for conservation of nature)
tra le 100 specie più dannose al mondo
(Lowe et al., 2000) ed è inserita nella lista
A2 dell’Eppo, tra le specie considerate da
quarantena e per le quali la stessa Organizzazione raccomanda ai Paesi aderenti
l’adozione di specifiche misure per prevenirne l’introduzione o la diff usione.
In Campania, anche sulla base di tali
raccomandazioni, è in corso il monitoraggio del territorio regionale al fine di
delimitare l’areale di diffusione e di programmare gli interventi più adeguati.
Nei Paesi dove questa invasiva ha già ar-
L’Informatore Agrario • 15/2011
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recato danni consistenti, sono stati adottati piani d’azione fondati sull’impiego,
anche combinato, di mezzi meccanici,
chimici e biologici. Tra questi è risultato
soddisfacente il controllo mediante l’utilizzo di alcuni coleotteri come Neochetina
eichhorniae Warner (Cilliers, 1991a; Center, 1994) e del lepidottero Niphograpta albiguttalis Warren (Julien et al., 2001).
Monitoraggio
e informazione
La presenza della lattuga e del giacinto
d’acqua in Campania ha spinto i ricercatori degli enti partner del progetto Parc
a intraprenderne il monitoraggio sull’intero territorio regionale. Allo scopo
di informare la popolazione campana
sulla problematica delle piante aliene e
di attivare gli altri enti predisposti alla
salvaguardia della natura, sono stati realizzati opuscoli informativi. Sono stati
anche avviati esperimenti di laboratorio diretti a testare l’efficacia di agenti
di biocontrollo, al fine di pianificare gli
appropriati interventi di contenimento
o di eradicazione di queste specie.
Adriano Stinca, Giuliano Bonanomi
Antonello Migliozzi, Riccardo Motti
Dipartimento di arboricoltura, botanica
e patologia vegetale
Università degli studi di Napoli Federico II
Giuseppe D’Auria
Eduardo Ucciero, Raffaele Griffo
Servizio fitosanitario regionale
Regione Campania
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e/o la bibliografia:
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DIFESA DELLE COLTURE
● ARTICOLO PUBBLICATO SU L’INFORMATORE AGRARIO N. 15/2011 A PAG. 67
Lattuga e giacinto d’acqua
invadono la Campania
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