Centro di ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione REGALIM Monitoraggio delle abitudini alimentari di ogni singola regione italiana: caratterizzazione del territorio e della struttura sociale per un consumo alimentare responsabile a salvaguardia della cultura delle tradizioni locali Le abitudini alimentari e il consumo sostenibile in Italia 1 La presente monografia è stata realizzata per illustrare i risultati del progetto “REGALIM - Monitoraggio delle abitudini alimentari di ogni singola regione italiana: caratterizzazione del territorio e della struttura sociale per un consumo alimentare responsabile a salvaguardia della cultura delle tradizioni locali”, finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (D.M. 7105 del 29/03/2010). 2 Coordinatore Scientifico del Progetto: Anna Saba Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione EDITO da CREA. Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Roma Ottobre 2015 ISBN 978-88-97081-78-4 3 Indice Introduzione Anna Saba 5 Premessa metodologica Anna Saba 6 1. Abitudini alimentari della popolazione adulta. Aida Turrini, Laura D’Addezio 8 2. Atteggiamenti del consumatore verso un comportamento alimentare eco-sostenibile in Italia. Anna Saba, Antonella Pettinelli 35 3. Le abitudini alimentari in Italia seguono un consumo ecosostenibile? Laura D’Addezio, Anna Saba, Aida Turrini 48 4. Modellizzazione della struttura valoriale di Schwartz e sua applicazione in ambito alimentare ecosostenibile. Marco Vassallo 60 5. Abitudini alimentari e stile di vita degli adolescenti: lo studio ALIADO Laura Censi, Myriam Galfo, Romana Roccaldo, Deborah Martone, Laura D’Addezio, Marika Ferrari 82 6. Inserimento della tematica del consumo responsabile nei sistemi informativi nutrizionali Aida Turrini 129 APPENDICE 1 147 4 Introduzione Lo studio dei consumi alimentari, sia in ottica nutrizionale che in termini di abitudini alimentari e di motivazioni delle scelte, riveste grande importanza in virtù delle innumerevoli implicazioni salutistiche, economiche e sociali. D’altro canto, la domanda alimentare è la domanda primaria per eccellenza perché atta a soddisfare bisogni primari e profondamente radicata negli individui che spesso attribuiscono ai prodotti alimentari valori simbolici e significati particolari. L’acquisto e il consumo del cibo dipendono sempre più da un insieme di situazioni soggettive che derivano dall’azione di un insieme di fattori di natura demografica, economica, culturale (ad esempio la dimensione della famiglia, la disponibilità di tempo per la preparazione dei cibi, il valore attribuito al tempo libero,...). Una maggiore attenzione del consumatore agli equilibri socio-ambientali e culturali risponde all’esigenza di perseguire la tutela delle risorse materiali e immateriali. Il consumatore si mostra partecipe di ciò che accade ed è preoccupato dei riflessi che il suo comportamento può avere. In questo ambito la componente “ecologica” che vede un consumatore particolarmente attento agli effetti delle attività di produzione e consumo in termini di inquinamento delle risorse materiali contribuisce a far emergere nel consumatore un nuovo bisogno che incide sempre più sul suo comportamento d’acquisto. Una ulteriore tendenza del consumatore è data dalla crescente attenzione per la propria soggettività che si manifesta anche con la richiesta di prodotti che soddisfino la sua ricerca di benessere (prodotti ‘light’; prodotti senza conservanti, pesticidi, prodotti freschi..). L’importanza e lo stretto legame tra “alimentazione e salute” è sottolineata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs394/en/) che considera una nutrizione adeguata e la salute diritti umani fondamentali. Le abitudini alimentari, che influiscono sulle scelte e preferenze alimentari, e quindi sul consumo energetico e sull’assunzione dei nutrienti, si sviluppano generalmente nella prima infanzia e, in particolare, durante l’adolescenza. Il contesto ambientale domestico e scolastico svolgono certamente un ruolo essenziale nella definizione del rapporto del bambino o adolescente col consumo dei singoli alimenti. Gli sforzi per migliorare le abitudini alimentari, al fine di rendere più semplice l’adozione di uno stile di vita salutare, dovrebbero pertanto concentrarsi principalmente nelle fasce di età più giovani. In questo contesto si colloca la presente ricerca realizzata nell’ambito del progetto REGALIM, realizzata su un campione di soggetti distribuito sul territorio nazionale, il cui obiettivo generale è stato quello di approfondire l’analisi di tre aspetti: 1) le abitudini alimentari di un campione rappresentativo della popolazione italiana; 2) gli atteggiamenti del consumatore italiano verso un’alimentazione ecosostenibile; 3) le abitudini alimentari di un gruppo di adolescenti della regione Lazio anche nell’ottica dell’aderenza alla Dieta Mediterranea. 5 In particolare, il capitolo 1 fornisce un quadro delle abitudini alimentari su base regionale . Il capitolo 2 affronta in generale la tematica del consumo alimentare sostenibile in Italia, analizzando i fattori che determinano, o ostacolano, l’acquisto di prodotti ecosostenibili. Il capitolo 3 esplora i comportamenti di consumo alimentare sostenibile in Italia differenziati per area geografica e in relazione alle diverse priorità che i soggetti attribuiscono alla struttura dei valori. Il capitolo 4 mette in luce il contributo informativo del sistema dei valori di Schwartz e di alcune tecniche statistiche avanzate applicate allo studio del comportamento alimentare ecosostenibile. Il capitolo 5 approfondisce la questione della prevalenza del sovrappeso e dell’obesità negli adolescenti in relazione alle loro abitudini alimentari, sedentarietà, stile di vita e atteggiamenti verso il consumo alimentare. Infine, il capitolo 6 discute l’importanza di disporre di basi informative affidabili e aggiornate e dell’uso in maniera integrata di fonti statistiche per la costruzione di sistemi informativi organizzati, fondamentali per gli studi di popolazione e per la complessa tematica della stima dei modelli di comportamento. Premessa metodologica I capitoli che seguono analizzano alcuni degli aspetti emersi nei due studi realizzati in Italia, nell’ambito del progetto REGALIM, che hanno riguardato, rispettivamente, un campione di popolazione adulta (capitoli 1,2,3,4 e 6) e un campione di adolescenti del Lazio (capitolo 5). In questo paragrafo si descrivono sinteticamente i campionamenti utilizzati nei due studi, per facilitare la comprensione da parte del lettore limitando le ripetizioni sulla descrizione dello studio cui ogni capitolo fa riferimento. Studio su un campione della popolazione adulta Campione L’universo di riferimento per questa indagine, svolta nel corso del 2011, è la popolazione italiana da cui è stato estratto con criterio casuale un campione di 3.025 soggetti adulti (maggiorenni) responsabili degli acquisti alimentari (o che condividono la responsabilità con altri membri della famiglia), residenti in tutte le regioni italiane (rappresentate nel campione proporzionalmente secondo la classe di ampiezza demografica) con livello di stratificazione per ripartizione geografica principale (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Mezzogiorno). Il piano di campionamento ha previsto, inoltre, una selezione per quote secondo il genere, la classe di età, la regione e l’ampiezza del centro di residenza. In una prima fase i soggetti sono stati contattati telefonicamente per fissare un appuntamento per la consegna del questionario di rilevazione, auto-compilato dall’intervistato, e quindi concordare il giorno per il ritiro del questionario. Le interviste sono state realizzate nel mese di giugno 2011. 6 Il campione finale è risultato di 3004 soggetti di età compresa tra i 18 e i 97 anni. Questionario Per la realizzazione dello studio sul campione adulto è stato utilizzato un questionario strutturato in 2 sezioni volte ad analizzare: la sezione 1, gli atteggiamenti della popolazione verso il consumo alimentare eco-sostenibile e gli obiettivi o motivazioni espresse attraverso un sistema di 10 tipologie valoriali; la sezione 2, le abitudini alimentari. Il questionario riportava in prefazione una breve definizione di “prodotto con tecniche ecosostenibili” derivata dalla letteratura (USDA-AFSIC) che identificava tali prodotti come “beni prodotti con tecniche agricole eco-sostenibili, ovvero quelle pratiche agricole che operano nel modo più naturale possibile, riducendo al minimo il ricorso a pratiche dannose per il suolo, ed utilizzando fonti energetiche rinnovabili. Esempi di queste tecniche più diffuse in Italia sono l’agricoltura biologica, l’agricoltura biodinamica e le produzioni integrate.” Le singole sezioni del questionario vengono descritte dettagliatamente nei capitoli che affrontano i diversi temi trattati. In particolare, i capitoli che fanno riferimento allo studio sulla popolazione adulta analizzano e discutono i risultati delle informazioni raccolte attraverso il questionario, in relazione ai diversi argomenti trattati Studio su un campione di adolescenti Campione L’universo di riferimento per questa indagine sono stati gli adolescenti delle seconde classi delle scuole superiori pubbliche e private della Regione Lazio. Il campione di adolescenti è stato selezionato in modo casuale. In totale sono state reclutate 21 classi, per un totale di 438 studenti iscritti. Questionario Per raccogliere le informazioni sulle variabili oggetto di studio sono stati utilizzati 5 questionari: 1) un questionario alimentare; 2) un questionario sullo stile di vita; 3) un questionario per l’aderenza alla Dieta Mediterranea; 4) un questionario sul sistema dei valori negli adolescenti; 5) un questionario sul sistema dei valori nei genitori. Per i dettagli metodologici si rimanda al capitolo 5. 7 1. Abitudini alimentari della popolazione adulta Aida Turrini, Laura D’Addezio Sommario I dati raccolti hanno evidenziato frequenze abituali di consumo maggiormente elevate al CentroSud per quasi tutti i gruppi di alimenti, fatta eccezione per verdure e ortaggi il cui consumo quotidiano caratterizza le regioni del Centro-Nord. Per gli snack e i dolci prevale una frequenza di consumo meno che settimanale in tutte le aree. L’acqua minerale (a prevalente consumo quotidiano) si contrappone alle bevande gassate e alcoliche per le quali prevale la percentuale di non consumatori, in totale e nelle macro-aree. Fa eccezione il vino per cui al Nord Ovest e al Centro l’abitudine di consumarne meno di un bicchiere a settimana prevale sul non-consumo. Il 97% segue una dieta che definisce mediterranea/tradizionale. È abbastanza diffuso l’acquisto di prodotti a marchio DOP (60%), DOCG e IGP (45%). I canali di acquisto sono nel 96% i supermercati, e nell’85% negozi tradizionali. I luoghi di consumo dei pasti fuori casa sono il ristorante tradizionale con cucina mediterranea (67%), la casa di amici (65%) e il bar (53%). Qualche innovazione negli stili di consumo come l’acquisto degli alimenti a base di soia, degli integratori alimentari, dei fortificati, e dei prodotti tipici a marchio, è più presente al Nord rispetto al Centro-Sud. Oltre la metà (55%) indica i programmi radio-televisivi come fonte di informazione sull’alimentazione. I fattori che influenzano le scelte alimentari sono genuinità, prezzo e freschezza. Infine, si è osservato che la popolazione sembra seguire le raccomandazioni sulla frequenza di consumo dei principali alimenti, e ciò può rappresentare una buona base per sensibilizzare quote sempre maggiori di italiani. Parole chiave Alimentazione, abitudini alimentari, stili di consumo alimentare regionali Abstract The data collected as part of the REGALIM project showed higher consumption frequencies of almost all the food groups in the Centre and South of Italy, whereas a daily consumption of vegetables mainly characterized Northern and Central regions. Salty snacks and sweets were mainly consumed less than once a week in all geographical areas. Mineral water was consumed daily, whereas the percentage of non-consumers prevailed for both carbonated and alcoholic beverages. Only in the North West and Centre of Italy it was consumed mostly less than a glass of wine per week. 97% of Italians declared to follow a Mediterranean/traditional dietary pattern. A considerable percentage of subjects purchased DOP products (60%), and DOCG and IGP products (45%). Supermarkets (96%) and 8 traditional grocery shops (85%) were the preferred places for food shopping. Traditional restaurants with Mediterranean cuisine (67%), but also friends’ house (65%) and bars (53%) were the most chosen places for consumption of out-of-home meals. Elements of novelty in food consumption patterns such as the habit of buying DOP/DOCG/IGP products, soy based foods, dietary supplements and fortified foods, were more present in the North than in the Centre and South. Over half of population (55%) chose the TV/radio programs as a source of information on food and nutrition. Authenticity, price and freshness were the factors rated as most important in driving food choices. Italy’s population seemed to adhere to recommendations on food consumption in most cases, and this may represent a good starting point for involving more and more people. Keywords Nutrition, dietary habits, food consumption regional styles 9 1.1. Introduzione I consumi alimentari sono riconosciuti come uno degli indicatori della qualità degli stili di vita nella popolazione e il consumo di alimenti per tipologia è a sua volta un indicatore della qualità della dieta (EURODIET, 2001). Tradizionalmente si distinguono due approcci per la valutazione dei consumi alimentari: gli studi orientati a valutare gli aspetti nutrizionali e gli studi con finalità di analisi economica. Rientrano nel primo filone tutti gli studi che incentrano la valutazione sulle quantità di alimenti effettivamente “ingerite” dagli individui, al fine di stimare l’assunzione delle sostanze, strutturali (nutrienti, vitamine, minerali, ecc.) e non (additivi, residui, contaminanti, ecc.), veicolate dagli alimenti (Turrini et al, 1991; Saba et al, 1992). L’approccio con obiettivi nutrizionali richiede una rilevazione più dettagliata della dieta, comportando una notevole complessità di realizzazione legata alle difficoltà della misurazione dell’aspetto quantitativo, all’impegno richiesto ai rilevatori e ai soggetti indagati, alla gestione dei dati raccolti e, non ultimo, ai costi in termini economici. Tale complessità ha condotto allo sviluppo di molteplici metodologie per valutare i consumi alimentari in ottica nutrizionale (Turrini, 1993). Nel secondo filone di studi sono inclusi i metodi di stima della contabilità nazionale che forniscono le quantità di alimenti disponibili, i cosiddetti Bilanci Alimentari Nazionali (ISTAT, 1995) e la rilevazione dei consumi delle famiglie (ISTAT, 2011a). Il principale pregio dei dati prodotti dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), oltre alla rappresentatività sia a livello nazionale che di macro-area e di regione, è la regolarità della loro produzione, che rende possibile confronti nel tempo e nello spazio della struttura dei consumi alimentari. In particolare, le sezioni 3. Stili alimentari e 4. Bevande del questionario dell’Indagine Multiscopo dell’ISTAT (ISTAT, 2014) i cui risultati sono pubblicati nei volumi “Aspetti della vita quotidiana”, consentono di trarre indicazioni sull’alimentazione nelle regioni in termini di percentuale di persone che dichiarano una determinata frequenza di consumo di alimenti e bevande. Tenendo conto della relazione inversa che esiste tra la precisione del dato che si vuole rilevare e il grado di accettabilità della rilevazione da parte dei soggetti indagati, le indagini per rilevare i consumi con finalità nutrizionali presentano un basso grado di accettabilità, dato l’alto livello di precisione e dettaglio in fase di registrazione delle informazioni. Dall’altra parte, la rilevazione delle frequenze di consumo delle diverse tipologie di alimenti rappresenta uno strumento sufficientemente agile che consente di descrivere il profilo alimentare delle regioni italiane (Turrini, 2011). Le Linee Guida per una sana alimentazione (INRAN, 2003) assegnano un ruolo centrale alla varietà di alimenti e, tra i diversi gruppi alimentari, alle verdure e ortaggi e alla frutta, dei quali si raccomanda di consumare, in totale, almeno 5 porzioni al giorno intese come piatti e/o numero di 10 frutti. Le porzioni consumate di frutta e verdura rappresentano un indicatore importante della qualità dell’alimentazione acquisita, come testimoniato dalle indicazioni EURODIET (2001) incluse nel lavoro del Comitato WHO/FAO (2003) che indica anche le quantità giornaliere: 400g di verdure, ortaggi o frutta, di cui 30g possono essere occupati dai legumi secchi (Nishida et al, 2004); il sistema di indicatori europei per la salute considera il consumo di frutta (indicatore n. 49) e il consumo di verdura e ortaggi (indicatore n. 50) (ECHIM, 2012; PASSI, 2015). Nella sezione 3. Stili alimentari del questionario dell’Indagine Multiscopo è contenuta anche una domanda, per coloro che consumano quotidianamente verdura o ortaggi, relativa al numero di porzioni assunte abitualmente durante la giornata e, analogamente, per coloro che consumano quotidianamente frutta, al numero/porzione (fetta, grappolo, ecc.) di frutti (Mariani et al, 2006; ISTAT, 2014) La frequenza di consumo è solo una parte dell’informazione inserita nel modello descrittivo dello stile alimentare, che è legato alle tradizioni gastronomiche, ma anche alle modalità con cui la popolazione si alimenta, considerando variabili come luoghi, tempi ed occasioni di consumo dei pasti. Vari aspetti razionali e irrazionali si intersecano, e l’individuo modella inizialmente la sua alimentazione sulle tradizioni familiari, ma la modifica nel corso del tempo in dipendenza dei mutamenti del gusto e degli atteggiamenti verso il cibo, dei vincoli di tempo, di disponibilità e reperibilità dei prodotti, di considerazioni di tipo economico, problemi di salute, ecc. (Turrini, 1996). L’esigenza di conciliare tempi di vita e di lavoro con le attività relative all’alimentazione (procurare e trattare gli alimenti per farne cibo) ha portato nel tempo a produrre e consumare alimenti trattati per rispondere alle esigenze della cosiddetta convenience per salvare spazio e tempo (Warde, 1999). L’uso più o meno esteso è in relazione con le radici culturali e conseguentemente con la percezione che le persone ne hanno (si veda ad esempio Saba et al, 2008). Il processo di modulazione di uno stile alimentare viene influenzato da numerosi fattori, compresa la mole di informazioni in parte di fonte pubblica, in parte sociale non-governativa (es. associazioni dei consumatori) e, infine, privata (produttori e distributori). Complessivamente, coesiste una “duplice tendenza al “cosmopolitismo e al regionalismo”, all’omologazione e alla differenziazione (Morace et al, 1990). Se da un lato, l’omologazione del tipo di alimentazione viene favorita dall’estensione della grande distribuzione,” e più in generale da tutti i fenomeni legati alla globalizzazione che portano anche a esportare/importare cucine etniche (Marletta et al, 2010), “dall’altro, coesiste un effetto di “radicazione” che comporta tra l’altro la riscoperta dei cibi della tradizione. In parallelo, si assiste alla diffusione di una crescente consapevolezza del consumatore dell’importanza del rapporto con la propria di salute e con l’ambiente, che ha condotto segmenti via via più ampi di popolazione ad adottare comportamenti alimentari che si discostano dai modelli correnti (Fabris, 1995; Morace et al, 1990)”, (Turrini et al, 1996). 11 Il presente studio è orientato a stimare le abitudini alimentari in termini di frequenze di consumo su base regionale, considerando l’importanza che il gradiente geografico ha nella differenziazione dei modelli alimentari (Saba et al, 1990; Turrini et al, 2001; Piccinelli et al, 2011). Lo studio si propone di fornire un quadro degli stili alimentari prevalenti sul territorio italiano, cercando di cogliere i diversi aspetti che, come si è detto sopra, possono contribuire a definite tali stili e dettagliando la conoscenza quantitativa dei comportamenti di consumo rispetto all’intero territorio (Saba et al, 1990; Turrini et al, 2001; Leclercq et al, 2009). La progettazione della sezione alimentare del questionario dello studio REGALIM (Monitoraggio delle abitudini alimentari di ogni singola REGione italiana: caratterizzazione del territorio e della struttura sociale per un consumo ALIMentare responsabile a salvaguardia della cultura e delle tradizioni locali) è stata realizzata partendo da un’analisi dei modelli di rilevazione del tipo “questionario” già disponibili e da un’analisi di una banca dati già disponibile che contenesse informazioni sul rapporto degli italiani con l’alimentazione e le tematiche relative alle scelte alimentari. Si è scelto come modello di riferimento per la definizione delle tipologie di alimenti e bevande, e delle relative frequenze di consumo, e per la rilevazione delle porzioni di frutta e verdura, il questionario individuale dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” nell’Indagine Multiscopo (ISTAT, 2014), ed integrandolo per quanto riguarda altri aspetti correlati al consumo alimentare. 1.2. Metodologia Il disegno dello studio Le abitudini alimentari del campione selezionato della popolazione italiana (vedi la Premessa metodologica in questa Monografia) sono state rilevate attraverso le domande contenute nella sezione 2 del questionario, che riprende, in gran parte, le frequenze di consumo rilevate nella sezione alimentare del questionario individuale dell’indagine “Aspetti della Vita Quotidiana” facente parte di un sistema integrato di indagini sociali - le Indagini Multiscopo sulle famiglie, che l’Istituto Nazionale di Statistica conduce annualmente (ISTAT, 2014). L’obiettivo è di sintetizzare gli stili di consumo alimentare mediante un numero minimo di variabili, e di poter confrontare eventualmente i risultati con gli omologhi dati ISTAT. Sulla base del modello dell’ISTAT (2014) sono, quindi, state rilevate individualmente le frequenze di consumo delle principali categorie di alimenti: pane/pasta/riso, salumi, carne di pollo/tacchino/coniglio/vitello, carne bovina (manzo, vitellone), carne suina (escluso salumi), latte, formaggi/latticini, uova, pesce, frutta, verdure in foglia cotte e crude, pomodori (escluse conserve)/melanzane/peperoni/finocchi/zucchine e altri vegetali in frutto/piselli e altri legumi freschi, 12 legumi secchi o in scatola, patate, snack salati, dolci. Le risposte sono state registrate attraverso 5 modalità: (1= “più di una volta al giorno”, 2= “una volta al giorno”, 3= “qualche volta a settimana”, 4= “meno di una volta a settimana”, 5= “mai”). Ai soggetti che dichiarano di consumare almeno una volta al giorno verdure, ortaggi o frutta (VOF) è stato chiesto inoltre di registrare il numero di porzioni abitualmente consumate in una giornata, essendo questa variabile un indicatore della qualità dell’alimentazione nel contesto della salute pubblica (EURODIET, 2001; ECHIM, 2012; NOO, 2010). Per valutare il consumo delle bevande, quali acqua minerale, bevande gassate (esclusa acqua), birra, vino, altre bevande alcoliche, sono state considerate le seguenti modalità di risposta: 1= “oltre 1 litro al giorno”, 2= “da 1/2 litro a 1 litro al giorno”, 3= “1-2 bicchieri al giorno”, 4= “meno di 1 bicchiere al giorno”, 5= “non lo consumo”. Oltre alle frequenze di consumo, sono state rilevate altre variabili che descrivono aspetti di stile alimentare e atteggiamenti con riferimento al mese precedente l’indagine. I quesiti sono raggruppati come segue: a) abitudini di consumo di prodotti di recente introduzione nell’alimentazione italiana (piatti pronti, prodotti a base di soia, integratori e alimenti fortificati) e alimenti tradizionali di qualità (alimenti tipici a marchio: DOP – Denominazione di Origine Protetta, DOC – Denominazione di Origine Controllata, DOCG – Denominazione di Origine Controllata Garantita, IGP – Indicazione Geografica Protetta, PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali); b) stile di consumo (canali di acquisto e luoghi di consumo); c) informazione e atteggiamenti verso l’alimentazione (fonti di informazione, fattori che influenzano l’acquisto dei prodotti alimentari, modelli alimentari). In particolare, a ciascun soggetto è stato chiesto di indicare i 3 fattori più importanti nel decidere l’acquisto di un prodotto alimentare (da scegliere da una serie di attributi elencati senza un ordine particolare: prezzo, impatto ambientale, valorizzazione della tipicità, luogo di origini, stagionalità, marca, genuinità, freschezza, convenienza, sicurezza, sapore, tradizione). Per la definizione del proprio modello alimentare corrente, la scelta prevedeva: mediterraneo/tradizionale, macrobiotico, ad esclusione di carne, vegetariano/vegetaliano/vegano/fruttariano, altro. Analisi dei dati Tutte le informazioni sopra elencate sono state analizzate sia per le 4 macro-aree geografiche, Nord Est, Nord Ovest, Centro, Mezzogiorno, sia per le 20 regioni italiane, valutando le possibili differenze attraverso le tabelle di contingenza ed il test Chi-quadro, ove permesso da una sufficiente numerosità campionaria in ciascun sotto-campione di soggetti. Nei casi in cui il test Chi-quadro è risultato significativo, sono stati calcolati i residui standardizzati per le frequenze e condotti i test post13 hoc di verifica delle aree geografiche responsabili della significatività. Nei casi di numerosità insufficiente è stata condotta una analisi puramente descrittiva. Nel caso di variabili misurate su scala (numero di porzioni consumate), per verificare se ci fossero differenze nei valori medi per area, è stato applicato il test non parametrico di Kruskal-Wallis, non essendo verificata l’ipotesi di normalità distributiva, ed i relativi test post-hoc per le comparazioni tra coppie di medie. Le significatività dei test statistici sono state definite al livello di p < 0,05. Tutte le analisi statistiche sono state effettuate utilizzando il pacchetto statistico SPSS, versione 20.0 (SPSS Inc., Chicago, IL). 1.3. Risultati Le distribuzioni delle unità campionarie per macro-area geografica e per regione sono riportate nelle figure 1 e 2, e riflettono la distribuzione percentuale della popolazione residente in Italia nel 2011, alla data di riferimento dell’ultimo censimento della popolazione effettuato proprio in quell’anno (Istat, 2011b). Figura 1. - Distribuzione del campione per macro-area geografica Le regione con la più alta percentuale di residenti, e quindi a più alta rappresentazione campionaria è la Lombardia (17%), seguita dal Lazio e dalla Campania (entrambe al 9%), mentre le regioni a più bassa rappresentazione sono la Basilicata, il Molise (1%) e la Valle d’Aosta (0.3%). In queste due ultime regioni è risultata particolarmente bassa la numerosità del campione (rispettivamente 19 unità in Molise e 10 in Valle d’Aosta), non raggiungendo la soglia minima (n>=30) necessaria per l’applicazione di determinate procedure inferenziali. Per questo motivo i risultati presentati per regione sono da intendersi con significato puramente descrittivo, senza pretesa di estensione all’intera popolazione, ove non diversamente specificato. 14 Figura 2. -Distribuzione del campione per regione Consumo di alimenti e bevande Il consumo di alimenti e bevande può essere descritto considerando diverse dimensioni strutturali. Un primo elemento è la scansione temporale che contraddistingue il consumo dei diversi gruppi alimentari. In tabella 1, si può osservare la percentuale di risposta per frequenza di consumo consolidata a livello nazionale, che, attraverso la frequenza modale, mette in evidenza gli alimenti di consumo prevalentemente quotidiano (moda A.più di una volta al giorno e B.una volta al giorno) – “pane, pasta, riso” (33,46%+48,24%=81,7%), “latte”, “verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo e broccolo)”, “pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi”, e “frutta”, e quelli di consumo prevalentemente settimanale (moda qualche volta a settimana) – “carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello”, “carni bovine (manzo, vitellone, ecc.), “salumi”, “pesce”, “uova”, “formaggi e latticini”, “legumi secchi o in scatola” e “patate”, o più raro (moda meno di una volta a settimana) – “carni di maiale (escluso salumi)”, “snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive)”, “dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.)”. Il gruppo alimentare con frequenza modale “più di una volta al giorno” è la frutta, il gruppo alimentare con più elevata percentuale di non consumo (risposta mai) è “snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive)”. 15 Tabella 1. - Frequenza di consumo percentuali di risposta (%) per gruppi di alimenti in Italia. Gruppo Alimentare Più di Una una volta volta al al giorno giorno Qualche volta a settimana Meno di una volta a settimana Mai non Totale specificato % % % % % % % Pane, pasta, riso 33,46 48,24 15,41 2,13 0,33 0,43 100 Salumi 2,60 10,25 54,19 26,43 5,89 0,63 100 Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello 2,26 13,12 66,54 14,88 2,50 0,70 100 Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) 1,53 6,66 59,52 27,13 4,29 0,87 100 Carni di maiale (escluso salumi) 1,33 4,73 38,85 43,28 10,12 1,70 100 Latte 16,71 44,41 14,48 8,85 14,41 1,13 100 Formaggi, latticini 7,99 24,97 52,16 11,52 2,60 0,77 100 Uova 0,90 4,33 54,63 36,09 3,16 0,90 100 Pesce 1,07 4,19 55,19 33,16 4,53 1,86 100 Verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo) 25,20 41,41 26,17 5,43 1,50 0,30 100 Pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi 20,51 43,94 31,29 3,30 0,67 0,30 100 Frutta 49,13 33,36 12,58 3,06 1,43 0,43 100 Legumi secchi o in scatola 1,07 2,60 45,14 40,18 10,65 0,37 100 Patate 0,77 3,06 61,12 32,39 2,30 0,37 100 Snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive) 0,60 3,66 18,41 42,88 33,52 0,93 100 Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) 2,70 9,22 33,62 43,97 10,05 0,43 100 Legenda: “le frequenze di consumo con percentuale più elevata (moda) sono evidenziate in giallo”. Fonte: Studio REGALIM, 2011 I profili percentuali regionali sono stati analizzati voce per voce generando le schede riportate nell’appendice 1. La tabella 2 riporta, invece, una sintesi della presenza o meno di un gradiente geografico, considerando le frequenze di consumo (quotidiana – una o più volte al dì, settimanale e meno che settimanale). Nella maggior parte dei casi si può osservare una dicotomia per cui laddove si verifica una disuguaglianza in un senso questo trova l’opposto in una delle altre modalità. Fanno eccezione “pane, pasta, riso” e “latte”, tra gli alimenti con frequenza di consumo quotidiana e i “salumi” tra gli alimenti con frequenza di consumo prevalentemente settimanale per i quali il gradiente geografico si caratterizza per una sola modalità. Si differenziano dagli altri “snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive)” e “dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.)” che sono consumati più raramente (meno di una volta a settimana) da tutti. 16 Tabella 2. - Gradiente geografico basato sul confronto delle percentuali di risposta per gruppi di alimenti in Italia QUOTIDIANO (una volta o più al giorno) ALIMENTO SETTIMANALE (meno di una volta al giorno) MENO CHE SETTIMANALE (meno di una volta a settimana) CENTROMEZZOGIORNO > NORD Pane, pasta, riso CENTRO > NORD&MEZZOGIORNO MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD Salumi Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) Carni di maiale (escluso salumi) CENTRO-SUD > NORD CENTROMEZZOGIORNO > NORD NORD > CENTRO- Latte Formaggi, latticini MEZZOGIORNO CENTRO-SUD > NORD CENTRO-MEZZOGIORNO > NORD CENTRO-MEZZOGIORNO > NORD Uova Pesce Verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo) Pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi NORD > CENTROMEZZOGIORNO CENTRO-NORD > MEZZOGIORNO CENTROMEZZOGIORNO > NORD Frutta Legumi secchi o in scatola Patate CENTRO-NORD > MEZZOGIORNO CENTRO-NORD > MEZZOGIORNO NORD > CENTROMEZZOGIORNO NORD > CENTROMEZZOGIORNO NORD > CENTROMEZZOGIORNO MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD NORD > CENTROMEZZOGIORNO CENTRO-NORD > MEZZOGIORNO CENTRO-NORD > MEZZOGIORNO Snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive) Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) In grassetto gli alimenti a prevalente consumo quotidiano. Nord = Nord Ovest & Nord Est; Mezzogiorno = Sud e Isole Gradiente geografico sottolineato dai colori: NORD > CENTROMEZZOGIORNO CENTRO-NORD > MEZZOGIORNO CENTRO > NORDMEZZOGIORNO CENTRO-MEZZOGIORNO > NORD MEZZOGIORNO > CENTRO-NORD Fonte: Studio REGALIM, 2011 Nella maggior parte dei casi si osserva una frequenza di consumo più elevata nelle regioni del Centro-Sud (insieme o separatamente, ossia Centro o Mezzogiorno). Uniche eccezioni sono le “verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo)” e i “pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore” per i quali al Nord e Centro-Nord si osservano valori superiori che al Centro-Sud e al Sud rispettivamente. 17 Porzioni giornaliere di frutta e verdura Le porzioni di frutta consumate giornalmente sono in media 1,9 per il campione totale, valore che non varia significativamente nelle quattro macro-aree geografiche. Le regioni che raggiungono le 2 porzioni giornaliere sono la Sardegna (2,33), l’Abruzzo, la Valle d’Aosta, l’Emilia Romagna, la Lombardia e l’Umbria, mentre Basilicata e Marche raggiungono, in media, solo 1,6 porzioni (Figura 3). Figura 3. - Numero medio di porzioni giornaliere di Verdure, Ortaggi e Frutta, per macro-area e regione Fonte: Studio REGALIM, 2011 Il consumo di verdure e ortaggi non raggiunge le 2 porzioni giornaliere, né per nel totale (1,6) né nelle singole ripartizioni geografiche. Si registrano, tuttavia, alcune differenze significative tra le macro-aree geografiche (p<0,05): al Sud la media delle porzioni consumate risulta significativamente inferiore rispetto al Nord Ovest e al Nord Est (1,5 vs 1,6 e 1,7 rispettivamente); al Centro è più bassa che al Nord Est (1,5 vs 1,7). Esaminando i dati per regione, le porzioni medie di verdure e ortaggi sono sempre inferiori alle porzioni di frutta, e si conferma il trend geografico per cui nelle regioni del Nord il consumo è più alto (fa eccezione la Valle d’Aosta con 1,3 porzioni giornaliere) che nelle regioni del Mezzogiorno (fa eccezione l’Abruzzo con 1,7 porzioni medie). Il Trentino Alto Adige si distingue per il consumo più alto (1,9 porzioni giornaliere), la Basilicata e il Molise per il più basso (1,0 e 1,1 rispettivamente). 18 In totale, si consumano quotidianamente in media 3,1 porzioni di verdure, ortaggi e frutta, e si conferma un più basso consumo al Mezzogiorno rispetto al Nord Ovest e al Nord Est (2,9 vs 3,2, p<0,05). Il valore minimo si raggiunge in Basilicata (1,9), il massimo in Trentino-Alto Adige (3,5), pur rimanendo al di sotto delle 5 porzioni giornaliere, obiettivo raccomandato per una sana alimentazione (INRAN, 2003). La percentuale degli intervistati che segue le suddette raccomandazioni, assumendo 5 o più porzioni al giorno di frutta e/o verdura, risulta solo il 12%, con un massimo del 15% al Nord Est, ed un minimo del 7% al Mezzogiorno. Esaminando lo stesso dato per singola regione, le quote maggiori di intervistati, pari al 18-19%, che seguono la raccomandazione si registrano in Trentino-Alto Adige, Emila Romagna, Abruzzo e Sardegna. Bevande La tabella 3 riepiloga le percentuali di risposta per livello di consumo delle bevande che, come si può osservare, vedono una spiccata differenza tra il livello di consumo di “acqua minerale” (moda oltre un litro al giorno), e le altre bevande che o non sono consumate (specialmente le “altre bevande alcoliche” 67,81%) o lo sono per una quantità meno di un bicchiere a settimana (38,25% “bevande gassate (esclusa acqua)”; 40,25% “Birra”; 37,02% “Vino”; 27,16% “Altre bevande alcoliche”). Tabella 3. - Frequenza di consumo, percentuali di risposta (%) per gruppi di bevande in Italia. Oltre un litro al giorno Da 1/2 litro a 1 litro al giorno 1-2 bicchieri al giorno Meno di 1 bicchiere a settimana % % % % % % % Acqua minerale 50,27 31,66 5,73 2,96 9,19 0,20 100 Bevande gassate (esclusa acqua) 1,43 4,56 11,72 38,25 42,18 1,86 100 Birra 0,50 1,63 7,99 40,25 48,20 1,43 100 Vino 0,40 3,33 20,27 37,02 38,05 0,93 100 Altre bevande alcoliche 0,27 0,77 2,60 27,16 67,81 1,40 100 Bevanda Non lo non consumo per Totale specificato niente Legenda: Giallo intenso = moda; giallo chiaro = seconda moda Fonte: Studio REGALIM, 2011 La più elevata percentuale, in media nazionale, di non consumatori si ha per le bevande che si possono considerare senz’altro più “voluttuarie” rispetto all’acqua minerale (qui non viene considerata l’acqua di rubinetto): “altre bevande alcoliche (67,8%), birra (48,2%), bevande gassate (42,2%) e vino (38,0%), con un gradiente geografico che vede in generale una percentuale di non-consumo più elevata 19 nelle regioni del Mezzogiorno, mentre al Nord Ovest e al Centro l’abitudine a consumare una seppur bassa quantità di vino (meno di un bicchiere a settimana) prevale sul non-consumo. La figura 4 mostra una sintesi dell’andamento territoriale del non-consumo di queste bevande. Figura 4. - Distribuzione dei non-consumatori (risposta “non lo consumo” per bevande gassate, birra, vino e altri alcolici per ripartizione geografica Fonte: Studio REGALIM, 2011 . Consumo di piatti pronti, prodotti a base di soia, integratori e alimenti fortificati Il 36% del campione ha dichiarato di consumare piatti pronti durante un settimana tipo. Questa percentuale è significativamente più alta al Centro (44%) e più bassa al Mezzogiorno (30%) (p<0,05, test Chi-quadro). Esaminando il dato a livello di singola regione si conferma il trend osservato per macro-area, anche se con qualche eccezione. Le regioni con più alta percentuale di consumatori di piatti pronti sono proprio quelle centrali, con punte del 56% nelle Marche e 49% in Toscana, mentre fa eccezione l’Umbria dove si registra la percentuale più bassa in assoluto (17%). La Basilicata è in controtendenza rispetto alle altre regioni del Sud, con il 45% di consumatori. Il 26% del campione li acquista presso i negozi artigianali (rosticceria, pizza al taglio, supermercato, produttore), un’abitudine che è più diffusa al Centro (36%) e meno al Mezzogiorno (20%) (p<0,05); l’11% acquista piatti pronti 20 industriali confezionati, precotti o cotti, abitudine più diffusa al Nord Ovest (14%) e meno al Mezzogiorno (7%) (p<0,05); il 18% li acquista presso tavole calde, ristoranti, pizzerie o mense. Il 14% dei rispondenti dichiara di consumare prodotti a base di soia, percentuale che si registra più alta al Nord Est (18%) e più bassa al Sud (11%) (p<0,05). Risultano maggiormente consumati il latte e altre bevande a base di soia (6% del totale), senza significative variazioni territoriali, e lo yogurt (5%, con il Nord Est che raggiunge il 7%). Il consumo di formaggio di soia e dei prodotti sostitutivi della carne, pur essendo indicato in generale da percentuali molto basse di rispondenti (rispettivamente 2% e 4% del campione totale), risulta comunque più diffuso al Nord e meno al Sud (p<0,05). Dolci e dessert alla soia sono consumati dal 3% del campione, senza variazioni territoriali di rilievo. L’uso abituale di integratori alimentari riguarda il 17% del totale. Gli integratori a base di vitamine (11%) sono più usati di quelli a base di minerali (8%). Anche in questa abitudine il Nord Est e il Mezzogiorno si distinguono con comportamenti tra loro opposti, e diversi da quelli del totale popolazione (integratori a base di vitamine: 14% Nord Est, 8% Mezzogiorno; integratori a base di minerali: 12% al Nord Est, 5% al Mezzogiorno). In Veneto e Marche si osservano le più alte percentuali di consumatori: 27% per il totale integratori; 19% per gli integratori a base di vitamine; 14% per quelli a base di minerali solo in Veneto. Percentuali non trascurabili si osservano anche in Piemonte, Emilia Romagna (20%) e Lombardia (19%). I suddetti risultati per regione non sono tuttavia supportati da significatività statistica. Il consumo di alimenti fortificati interessa il 25% del totale, ed è più diffuso al Nord Est (31%, p<0,05). Gli alimenti fortificati più consumati sono i biscotti, fette biscottate, cracker o grissini (14% nel totale, 18% al Nord Est, p<0,05), seguiti dal latte (11% nel totale, 15% al Nord Est, p<0,05), cereali (11%), succhi di frutta (9%) e caramelle (3%). In Trentino-Alto Adige si registra la percentuale più alta di consumatori (65% totale alimenti arricchiti, 58% latte, 52% biscotti/fette biscottate/cracker/grissini), seguito da Marche (44% totale, 37% biscotti/fette biscottate/cracker/grissini, 15% latte) e Veneto (31% totale, 15% biscotti, 13% latte). Consumo di alimenti tipici a marchio: DOP, DOCG, IGP, PAT La maggioranza dei rispondenti ha dichiarato di acquistare, nell’arco dell’anno, almeno una volta prodotti alimentari contrassegnati da un marchio, fatta eccezione per i prodotti PAT (Preparazioni Alimentari Tradizionali) per i quali la risposta prevalente è stata “non so/non ci faccio caso” (50%) seguita dai “no” (26%), mentre il restante 24% ha risposto positivamente, e non si sono osservate differenze significative nelle risposte per macro-area. Vediamo in dettaglio le abitudini di acquisto degli altri prodotti, osservando i risultati riportati nelle figure 5, 6 e 7. 21 I prodotti a marchio DOP sono acquistati dal 60% del campione, più diffusamente al Nord Est (68%, p<0,05) (qui si osserva anche una percentuale ridotta di “non so/non ci faccio caso”) e meno al Mezzogiorno (52%, p<0,05). Al Centro nulla cambia rispetto al dato generale. I dati per regioni confermano la tendenza, poiché in quelle settentrionali la percentuale di acquisto supera per tutte la soglia del 60% (fa eccezione il Trentino, 46%). In tutte le regioni meridionali la percentuale di acquisto si colloca al di sotto della soglia del 60%, in Umbria si registra la percentuale più bassa (41%). Figura 5. - Abitudine all’acquisto dei prodotti a Denominazione di Origine Protetta (DOP), per area geografica e regione (%) Nell’ultimo anno le è capitato di acquistare Prodotti alimentari tipici a Denominazione di Origine Protetta (DOP)? 90,0% 80,0% 70,0% 60,0% 50,0% 40,0% 30,0% 20,0% 10,0% AREA GEOGRAFICA Nord Ovest Si Nord Est No Centro Sardegna Sicilia Calabria Basilicata Puglia Campania Molise Abruzzo Lazio Marche Umbria Toscana Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Veneto Trentino Alto Adige Liguria Lombardia Valle d’Aosta Piemonte Sud Centro Nord Est Nord Ovest Totale 0,0% Mezzogiorno Non so-non ci faccio caso Fonte: Studio REGALIM, 2011 I prodotti a marchio DOCG sono acquistati dal 45% del campione, ma si osserva anche un’alta percentuale di “non so/non ci faccio caso” (37%). L’acquisto è significativamente più diffuso sia Nord Ovest che al Nord Est (54% e 51%), meno diffuso al Meridione (35%). Entrando nel dettaglio regionale, le percentuali più alte si confermano in Lombardia e Emilia Romagna (57%), la più bassa in Calabria (22%). Il 45% dichiara di acquistare i prodotti IGP, mentre il 39% risponde “non so/non ci faccio caso” e anche in questo caso l’acquisto è più diffuso tra i residenti al Nord Ovest e al Nord Est (54% e 51%), meno diffuso al Mezzogiorno (35%) (Figura 7). 22 Figura 6. - Abitudine all’acquisto dei prodotti a Denominazione di Origine Controllata Garantita (DOCG), per area geografica e regione (%) Nell’ultimo anno le è capitato di acquistare Prodotti alimentari tipici a Denominazione di Origine Controllata Garantita (DOCG)? 60,0% 50,0% 40,0% 30,0% 20,0% 10,0% AREA GEOGRAFICA Nord Ovest Nord Est Si No Centro Sardegna Sicilia Calabria Basilicata Puglia Campania Molise Abruzzo Lazio Marche Umbria Toscana Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Veneto Trentino Alto Adige Liguria Lombardia Valle d’Aosta Piemonte Sud Centro Nord Est Nord Ovest Totale 0,0% Mezzogiorno Non so-non ci faccio caso Fonte: Studio REGALIM, 2011 Figura 7. - Abitudine all’acquisto dei prodotti a Indicazione Geografica Protetta (IGP), per area geografica e regione (%) Nell’ultimo anno le è capitato di acquistare Prodotti alimentari tipici a Indicazione Geografica Protetta (IGP)? 70,0% 60,0% 50,0% 40,0% 30,0% 20,0% 10,0% AREA GEOGRAFICA Nord Ovest Si Nord Est No Centro Sardegna Sicilia Calabria Basilicata Puglia Campania Molise Abruzzo Lazio Marche Umbria Toscana Emilia Romagna Friuli Venezia Giulia Veneto Trentino Alto Adige Liguria Lombardia Valle d’Aosta Piemonte Sud Centro Nord Est Nord Ovest Totale 0,0% Mezzogiorno Non so-non ci faccio caso Fonte: Studio REGALIM, 2011 23 Canali di acquisto e luoghi di consumo Il supermercato o ipermercato è il canale più utilizzato per gli acquisti alimentari (96% del totale), seguito a breve distanza dal negozio tradizionale (85%) che risulta, peraltro, significativamente più utilizzato al Mezzogiorno (93%, p<0,05) (Figura 8). Figura 8. - Luoghi di acquisto per la spesa alimentare (% di risposta, ogni soggetto poteva dare una o più risposte) 96,0% 97,9% 96,9% 96,5% 93,7% Supermercato-Ipermercato 85,4% 79,6% 79,7% 85,9% 92,9% Negozio tradizionale 54,7% 48,5% 51,9% 58,8% 58,7% Negozio artigianale che vende alimenti pronti o semipronti per il consumo 50,1% 51,0% 44,2% 50,4% 52,4% Mercato rionale 43,8% 37,4% 49,6% 45,5% 44,5% Direttamente presso il produttore 19,4% 17,6% 23,3% 20,8% 17,8% Negozio specializzato nella vendita di alimenti biologici Vendita di prodotti alimentari a domicilio (surgelati, vini, olio,...) 11,4% 12,4% 11,3% 7,0% 13,3% Botteghe del commercio equo e solidale 10,5% 11,6% 14,4% 10,3% 7,8% Macchine distributrici di alimenti TOTALE Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno 8,4% 9,5% 7,2% 9,4% 7,5% Gruppi di acquisto solidale (G.A.S.) 4,2% 4,4% 5,2% 4,5% 3,3% Drug-store aperto 24 ore 2,5% 1,4% 2,4% 4,5% 2,3% Fonte: Studio REGALIM, 2011 Il negozio artigianale che vende prodotti già pronti per il consumo si colloca al terzo posto (55%), anche se è meno frequentato al Nord Ovest (48%, p<0,05), mentre il 50% dei rispondenti acquista presso il mercato rionale. L’abitudine di acquistare gli alimenti direttamente presso il produttore è considerevolmente diffusa in generale (44%), e specialmente al Nord Est (50%, p<0,05), ma meno diffusa al Nord Ovest (37%, p<0,05). Le botteghe del commercio equo e solidale sono tra i canali meno utilizzati (10%), tuttavia si registra un utilizzo maggiore di esse al Nord Est (14%, p<0,05), ed un minore utilizzo al Sud (8%, p<0,05). 24 Figura 9. - Luoghi di consumo di pasti fuori casa (% di risposta, ogni soggetto poteva dare una o più risposte) Può indicare se nell’ultimo mese le è capitato di consumare almeno un pasto nei seguenti luoghi? 67,5% 66,6% 61,9% 76,3% 66,1% 65,4% 61,9% 65,2% 70,2% 65,5% Ristorante tradizionale-mediterraneo A casa di amici Bar All’aria aperta Luoghi dove vengono celebrati feste, matrimoni, battesimi, ecc. Fiere, sagre Al lavoro-scuola-università portandomi il pasto da casa Ristorante etnico (cucina tipica di altri Paesi) Mensa -punto ristoro aziendale A casa propria a seguito di ordine telefonico o via internet Ristorante che utilizza ingredienti biologici Mezzo di trasporto (pullman, treno, aereo, nave) Ristorante macrobiotico 44,5% 53,0% 53,3% 58,8% 53,9% 37,6% 36,5% 40,3% 43,7% 33,4% 37,0% 26,9% 27,4% 37,5% 49,8% 29,3% 31,7% 42,5% 30,1% 19,9% 25,4% 26,7% 25,5% 27,8% 22,9% 17,7% 22,6% 21,3% 20,5% 10,3% 14,7% 17,8% 21,1% 13,7% 9,3% 12,1% 13,2% 13,9% 9,7% 11,6% 8,6% 7,1% 8,3% 11,5% 8,3% 8,1% 8,5% 7,4% 7,7% 8,3% 2,4% 1,5% 2,6% 5,1% 1,3% Totale Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno Fonte: Studio REGALIM, 2011 Come luoghi per il consumo dei pasti fuori casa (figura 9) sono stati più frequentemente indicati: il ristorante tradizionale con cucina mediterranea (67% del totale, 76% dei residenti al Centro, p<0,05); la casa di amici (65%); il bar (53% del totale, ma il dato si riduce al Nord Est 44%, p<0,05); locali dove ci si riunisce per festeggiamenti (37%), maggiormente indicati dai residenti al Mezzogiorno e molto meno dai residenti al Nord (50% vs 27%, p<0,05); fiere o sagre (29%), più al Nord Est a meno nel Mezzogiorno (42% vs 20%, p<0,05). Il 25% dei rispondenti ha dichiarato di consumare al lavoro/scuola/università il pasto portato da casa, mentre l’uso della mensa o punto di ristoro aziendale riguarda solo il 15% dei rispondenti, percentuale che sale al 18% e 21% nelle due aree settentrionali, e scende al 9% al Mezzogiorno (p<0,05). Fonti di informazione, fattori che influenzano l’acquisto dei prodotti alimentari, modelli alimentari I programmi televisivi o radiofonici sono la fonte più indicata per le notizie e le informazioni sui temi dell’alimentazione (55%), con un aumento della percentuale al Mezzogiorno (62%) ed una flessione, pur rimanendo la fonte principale, al Nord Ovest (47%) e al Centro (48%) (p<0,05). Altre fonti risultano essere i parenti o amici (40%), la stampa generalista (33%), i libri e le riviste 25 specializzati (29%, ma 37% al Nord Est p<0,05), il medico (25%), internet (23%). Tra le fonti meno indicate risultano le istituzioni quali gli enti di ricerca e i Ministeri (7%) e la scuola-università (8%) (figura 10). Figura 10. - Fonti di informazione sull’alimentazione (% di risposta, ogni soggetto poteva dare una o più risposte) Può indicare le sue fonti di informazione sull'alimentazione? 47,3%* Programmi radio-TV 48,2%* 58,5% 62,3%* 40,4% 37,3% 40,6% 40,8% 42,4% Parenti-amici 31,9% 30,7% 36,4% 31,7% 30,5% Stampa (quotidiani, stampa generalista) 29,4% 27,4% Libri specializzati, opuscoli, riviste specializzate 26,5% 29,1% 35,9%* 25,1% 20,6% 26,0% 23,7% 29,0%* Medico 23,3% 24,4% 20,1% 26,7% 22,2% Internet 11,8% 16,3%* 9,2% 12,2% 9,3%* Nessuna Cartelli-manifesti 9,1% 8,6% 9,3% 6,8% 10,6% Lavoro 9,1% 9,1% 11,1% 6,7% 9,3% Totale Nord Ovest Nord Est Centro Mezzogiorno 8,4% 6,6% 9,3% 8,0% 9,4% Scuola-Università 6,9% 6,8% 7,5% 7,7% 6,2% Istituzioni (Enti di ricerca, Ministeri, altre istituzioni) Altro (specificare) 54,7% 1,1% 1,1% 1,3% 1,3% 1,0% Fonte: Studio REGALIM, 2011 Il modello alimentare di gran lunga prevalente tra quelli indicati come risposta (figura 11) è quello mediterraneo-tradizionale (96,6%). La percentuale di coloro che hanno dichiarato di seguire un modello alimentare diverso (3,4 %) è ancora più bassa nelle regioni meridionali (1,8%, p<0,05). 26 Figura 11. - Modelli alimentari Fonte: Studio REGALIM, 2011 Il fattore che più frequentemente è stato indicato al 1° posto come ordine di importanza nel decidere un acquisto alimentare è la genuinità (22% di preferenze), al 2° posto il prezzo (18%), al 3° posto la freschezza (17%). I fattori che, invece, più frequentemente sono stati esclusi dalla graduatoria dei tre più importanti sono: la tradizione, la valorizzazione della tipicità e l’impatto ambientale del prodotto. La genuinità è il fattore più indicato in tre ripartizioni geografiche (Nord Ovest, Centro e Mezzogiorno), con un valore significativamente più elevato nel Mezzogiorno (Genuinità 25% p<0,05), mentre al Nord Est si attribuisce più importanza al prezzo. 1.4. Discussione Complessivamente possiamo individuare linee di tendenza nei comportamenti di consumo alimentare, inteso come assunzione di alimenti, e di stile alimentare, inteso come insieme di caratterizzazioni nella tipologia di alimenti utilizzati in relazione al tempo di preparazione e/o al luogo di consumo, così come le motivazioni delle scelte e gli atteggiamenti verso l’impatto ambientale che tali scelte implicano. La metodologia di misurazione adottata consente la rilevazione su un vasto campione di popolazione, ma questo approccio non consente di stimare le quantità effettivamente assunte per le quali sarebbe necessario adottare altre tecniche di misurazione per così dire “pesate” – visivamente stimate attraverso misure contenute in atlanti fotografici oppure pesate con una bilancia, anche se 27 questa metodica non viene più correntemente adottata a causa della difficoltà di pesare gli alimenti soprattutto nel consumo fuori casa. Ci si sta spostando via via verso tecniche sempre più “leggere” come le app per smartphone, hyphone, windows phone che consentono di colloquiare con l’individuo che partecipa allo studio in modo efficiente (si veda ad esempio il lavoro che si sta svolgendo nell’ambito della Joint Programming Initiative Healthy Diet for Healthy Life, in particolare il progetto DEDIPAC, sito web www.dedipac.eu). Chiaramente non è possibile stimare le quantità assunte di alimenti in grammi, ma è utile confrontare i dati della serie spaziale. Inoltre, per quanto riguarda l’indagine di cui è stata riprodotta la sezione frequenze degli alimenti (Indagini Multiscopo – Aspetti della Vita Quotidiana) è possibile confrontare i dati con altri valori della serie temporale in quanto l’indagine viene ripetuta ogni anno con le stesse modalità (http://siqual.istat.it/SIQual/visualizza.do?id=0058000). I dati di frequenza confrontati con i dati ISTAT dello stesso anno forniscono risultati di livello comparabile (Scalvedi, 2015). Tabella 4. - Classificazione delle frequenze di consumo in relazione ai LARN Più di una volta al giorno Una volta al giorno Qualche volta a settimana Meno di una volta a Mai settimana Pane, pasta, riso 1 2 3 4 5 Salumi 1 2 3 4 5 Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello 1 2 3 4 5 Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) 1 2 3 4 5 Carni di maiale (escluso salumi) 1 2 3 4 5 Latte 1 2 3 4 5 Formaggi, latticini 1 2 3 4 5 Uova 1 2 3 4 5 Pesce 1 2 3 4 5 Verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo) Pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi 1 2 3 4 5 1 2 3 4 5 Frutta 1 2 3 4 5 28 Più di una volta al giorno Una volta al giorno Qualche volta a settimana Meno di una volta a Mai settimana Legumi secchi o in scatola 1 2 3 4 5 Patate 1 2 3 4 5 Snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive) 1 2 3 4 5 Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) 1 2 3 4 5 Oltre un litro al giorno Da ½ litro a 1 litro al giorno 1-2 bicchieri al giorno (meno di ½ litro) Meno di un bicchiere al giorno Non lo consumo per niente Acqua minerale 1 2 3 4 5 Bevande gassate (esclusa acqua) 1 2 3 4 5 Birra 1 2 3 4 5 Vino 1 2 3 4 5 Altre bevande alcoliche (aperitivi…) 1 2 3 4 5 Legenda: Rosso = troppo; blu = adeguato; verde = troppo poco Elaborazione CREA su indicazioni LARN, 1996 e 2014 (SINU) 29 Figura 12. – Distribuzione della percentuale di casi in cui la frequenza di consumo è simile al valore consigliato dai LARN – dati per ripartizione geografica principale, Italia - 2011 Fonte: Studio REGALIM, 2011 30 Figura 13. – Distribuzione della percentuale di casi in cui la frequenza di consumo è simile al valore consigliato dai LARN – dati per regione, Italia 2011 Fonte: Studio REGALIM, 2011 31 Le regioni che presentano una adesione più elevata ai valori di consumo raccomandati dai LARN sono nel Mezzogiorno (Figura 12) in particolare in Sicilia e Campania (Figura 13), e nel Nord-Ovest, in particolare in Lombardia (Figura 13), mentre nelle regioni del Nord Est e Centro si osserva un livello intermedio per tutte le voci rilevate (Figura 12) sia pure con punte rispettivamente nel Veneto per il Nord Est e in Toscana e Lazio per il Centro (Figura 13). 1.5. Conclusioni Lo studio delle frequenze di consumo alimentare permette di tracciare un quadro complessivo delle abitudini alimentari permettendo di porre in relazione “consumi” e “altre variabili” di fenomeni correlati in modo meno invasivo delle indagini che rilevano le quantità consumate giornalmente. Questi ultimi dati ancorché essenziali sono rilevati su scala nazionale circa ogni dieci anni. Nei periodi intermedi le tendenze temporali e spaziali sono rilevate con tecniche più “leggere” che consentono di osservare dati su vasti campioni pur con un impegno meno oneroso. È possibile pertanto far riferimento alle fonti statistiche ufficiali per ottenere stime intermedie e indicazioni di fondo utili per alcuni tipi di valutazioni, in particolare i confronti sul territorio. Analizzando i quesiti relativi allo stile alimentare e agli atteggiamenti, complessivamente si osserva una tendenza verso comportamenti più tradizionali nelle regioni meridionali, ma in generale la popolazione italiana nel suo complesso, pur nella variabilità, sembra aderire alle raccomandazioni sulle frequenze di consumo consigliate nella maggior parte dei casi e questo può rappresentare una buona base per cercare di sensibilizzare quote sempre maggiori di italiani. Bibliografia ECHIM – European Community Health Indicators Monitoring 2012 http://www.echim.org/indicators.html. EURODIET, Nutrition and Diet for Healthy Lifestyles in Europe. Kafatos AG (coordinatore) core report; 2001 Disponibile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/health/archive/ph_determinants/life_style/nutrition/report01_en.pdf. Fabris G. Consumatore & mercato. Le nuove regole, Sperling & Kupfer, Milano 1995. INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione . 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La letteratura evidenzia che il comportamento alimentare del consumatore produce effetti sulla sostenibilità dell’ambiente. Pertanto, la comprensione dei fattori che facilitano, o ostacolano, un comportamento alimentare sostenibile, può contribuire all’elaborazione di efficaci strategie di intervento e di comunicazione finalizzate a sensibilizzare il consumatore e renderlo consapevole dell’importanza delle sue azioni legate al suo consumo alimentare. Parole chiave Consumatore, atteggiamenti, consumo alimentare sostenibile, determinanti Abstract The term of sustainable development was born in fairly recent times, following the realization of the fact that the exploitation of natural resources could cause irreversible effects on the ecosystem. However, sustainable development remains a loosely defined concept that consumers have difficulty understanding the meaning and, consequently, translating it into a sustainable food model. It is however acknowledged that the food consumption of the consumer produces effects on the sustainability of the environment. Understanding factors that determine a sustainable food behavior, make possible to plan effective strategies and communication intervention aimed at sensitizing consumers about the importance of the consequences of their food consumptions that go beyond the single food choice. Keywords Consumers, attitudes, sustainable food consumption, determinants 35 2.1. Introduzione Il concetto di sostenibilità nasce negli anni ’60 - ‘70, quando si iniziò a prendere coscienza che l’utilizzo delle risorse naturali poteva provocare effetti irreversibili all’ecosistema. Solo alla fine degli anni ’80 la World Commission on Environment and Development, conosciuta come Commissione Bruntland, pubblicò il rapporto Our Common Future portando all’attenzione del mondo la grave crisi dell’ecosistema globale e introducendo il concetto di sviluppo sostenibile come ‘uno sviluppo che soddisfi i bisogni presenti senza compromettere l’abilità delle future generazioni di soddisfare i propri’ (WCED, 1987). Diverse altre definizioni sono state proposte nel corso degli anni, dando vita a diverse interpretazioni. La visione più ampia del concetto di sostenibilità, condivisa anche dal World Summit on Sustainable Development di Johannesburg (WSSD, 2002), comprende la sostenibilità sociale, economica ed ecologica. Tuttavia, nessuna di queste definizioni risponde alla domanda di quali siano i comportamenti di consumo che dovrebbero, o non dovrebbero, essere considerati sostenibili. Considerato che circa un terzo dell’impatto ambientale riguarda il consumo di alimenti e bevande delle famiglie (DEPA, 2002), ne deriva il ruolo cruciale del consumatore, attraverso il suo comportamento alimentare, nel contribuire alla sostenibilità dell’ambiente (Schrader e Thögerson, 2011; CarlssonKanyama et al, 2009; Dabbert et al, 2004). Tuttavia, lo stesso consumatore ha difficoltà a comprendere il significato di “sviluppo sostenibile” e, di conseguenza, a tradurlo in un modello alimentare sostenibile. L’assenza di una chiara definizione del concetto ha contribuito, anche nell’ambito del consumo alimentare, a focalizzare l’attenzione su alcuni specifici aspetti, e a rivolgere l’interesse, di volta in volta, ai prodotti dell’agricoltura biologica (Aertsens et al, 2009; Coley et al, 2009), ai prodotti locali (Hinrichs e Allen, 2008; Seyfang, 2006), al mercato del commercio equo e solidale (Clarke et al, 2007; De Pelsmacker et al, 2005), al benessere degli animali (Miele e Evans, 2010; Vanhonacker et al, 2007). Parte del dibattito sul consumo alimentare sostenibile si è, inoltre, focalizzato intorno anche alla questione della produzione agricola locale e ai benefici sociali e ambientali ad essa collegati (NorbergHodge et al, 2002; Morgan et al, 2006). Una supposizione che sembra essere molto diffusa tra il pubblico e i media, e supportata da alcuni studi in letteratura, è infatti che il prodotto locale, rispetto quello non locale, contribuisca ad un minor impatto sull’ambiente grazie alla distanza più breve che il prodotto deve percorrere tra il luogo di produzione e quello del suo acquisto e consumo. Più è breve la distanza di trasporto dell’alimento minore è l’uso dell’energia utilizzata durante la produzione e il trasporto (Hill, 2008; Defra, 2005). Tuttavia molti studi in letteratura rilevano che la distanza necessaria per trasportare il prodotto è in realtà uno scarso indicatore dell’impatto ambientale (Coley et 36 al, 2009; Mason et al, 2002). Resta il fatto, comunque, che il prodotto locale viene spesso promosso come un prodotto che contribuisce positivamente all’ambiente. In ogni caso, non esiste ancora una formale definizione del termine ‘prodotto locale’. In letteratura viene identificato come quel prodotto che è cresciuto, prodotto e venduto all’interno di una singola regione. Altri studi lo definiscono, invece, come quello prodotto e venduto nel raggio di 50-90 chilometri (Groves, 2005; La Trobe, 2001). La letteratura scientifica evidenzia, comunque, un atteggiamento generalmente positivo verso il consumo alimentare sostenibile da parte di larghi segmenti di consumatori (Vassallo e Saba, 2015; Vermeir e Verbeke, 2006; De Pelsmacker et al, 2003; Robinson e Smith, 2002; Bissonnette e Contento, 2001). Tuttavia, nonostante una positiva dichiarata apertura verso un consumo alimentare sostenibile da parte dei consumatori, resta ancora la necessità di capire quali siano i potenziali fattori che entrano in gioco nel processo decisionale che inducono il consumatore a scegliere se seguire o no tale comportamento (Vermeir & Verbeke, 2006). Il presente capitolo riporta un’analisi descrittiva riguardante alcuni risultati dello studio sul consumatore finalizzato all’analisi delle determinanti e delle barriere del consumo alimentare sostenibile in Italia, realizzato nell’ambito del progetto REGALIM. 2.2. Metodologia Gli atteggiamenti del campione dei consumatori italiani (vedi la Premessa metodologica) verso l’alimentazione eco-sostenibile sono stati rilevati nella prima parte della sezione 1 del questionario. La prima parte della sezione 1 è stata disegnata in base ad una estensione del modello teorico del comportamento pianificato (Theory of Planned Behaviour) di Ajzen (1991) che comprendeva le variabili di base del modello: gli atteggiamenti, le norme soggettive, il controllo percepito sul comportamento (nel presente studio misurava la percezione della difficoltà di trovare sul mercato i prodotti), l’intenzione di eseguire il comportamento (misurata in base alla frequenza di acquisto del prodotto nel mese precedente la rilevazione). La misura delle variabili del modello TPB è stata ripetuta per ciascuno dei due tipi di prodotti. L’estensione del modello TPB ha incluso le seguenti variabili: l’efficacia percepita, definita come la percezione che il consumatore ha riguardo l’impegno del singolo individuo nel mettere in atto le azioni necessarie al raggiungimento di uno specifico obiettivo che, nel nostro caso, è rappresentato dalla tutela dell’ambiente (Roberts, 1996); la responsabilità percepita dal consumatore, definita come la sua percezione di sentirsi o meno responsabile nel compiere una determinata azione (Bissonnette e Contento, 2001); l’identificazione di sé stesso, ossia, per il nostro studio, la percezione di sé in relazione alla messa in atto di un comportamento orientato alla salvaguardia dell’ambiente e della salute (Bissonnette e Contento, 2001; Sparks e Shepherd, 1992; 37 Sparks et al,1995); il comportamento di consumo passato, misurato con la frequenza di acquisto dei prodotti econostenibili e locali nel corso dei 6 mesi precedenti la rilevazione (Chatzisarantis et al, 2007; Bamberg & Ajzen, 2003). Quasi tutte le variabili sono state misurate con una scala bipolare likert a 7 item (in cui l’elemento posizionato al centro corrispondeva alla posizione di neutralità). Il comportamento è stato misurato utilizzando invece una scala unipolare che identificava la frequenza di consumo (da “mai” a “sempre” per la prima, da “mai” ad “ogni giorno” per la seconda). 2.3. Risultati Considerando le variabili socio-demografiche, il campione, responsabili o co-responsabili degli acquisti, si compone prevalentemente di donne (60%), con un livello di istruzione medio-alto (il 44,7% ha il diploma di media superiore e il 14,4% un diploma di laurea). Il 50% degli intervistati appartiene alla classe di età 35-64 anni, mentre il resto del campione si distribuisce equamente tra le due classi di età 18-34 anni e >=65 anni. La maggior parte degli intervistati ha un atteggiamento favorevole verso sia gli alimenti prodotti con tecniche eco-sostenibili che quelli prodotti localmente, sebbene l’atteggiamento risulta essere più positivo nei riguardi dei prodotti locali, probabilmente perché più conosciuti e familiari (Figura 1). I prodotti locali sono considerati, infatti, più facilmente disponibili sul mercato rispetto a quanto lo siano gli alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili (Figura 2). Figura 1. - Atteggiamenti verso il consumo di prodotti ecosostenibili e locali (% totale risposte) “Acquistare alimenti eco-sostenibili/locali è per me……” utile né inutile/né utile inutile sensato né insensato/né sensato insensato positivo né negativo/né positivo negativo 0 20 40 locali 60 80 100 ecosostenibili 38 Figura 2. - Percezione di potere controllare se acquistare i prodotti ecosostenibili e locali (% totale risposte) “Quanto ritiene sia facile trovare disponibili sul mercato alimenti……” estremamente facile facile né difficile/né facile difficile estremamente difficile 0 10 20 locali 30 40 50 60 eco-sostenibili La percezione di trovare con difficoltà il prodotto ecosostenibile sul mercato è confermata anche da una più bassa frequenza di acquisto di questo prodotto nel corso dei mesi passati (Figura 3), rispetto a quella che viene dichiarata, invece, per i prodotti locali. Figura 3. - Frequenza di acquisto di prodotti ecosostenibili e locali nei passati 6 mesi (% totale risposte) “Nei passati 6 mesi, quanto spesso ha acquistato alimenti……” mai 35 30 25 sempre 20 raramente 15 10 5 0 molto spesso occasionalmente spesso eco-sostenibili locali 39 Questo dato è confermato anche dalla frequenza di consumo dei prodotti locali nel corso dei sei mesi precedenti l’indagine, che risulta essere abbastanza alta (‘spesso’, 31% di risposte; ‘molto spesso’, 19.7% di risposte), al contrario dei prodotti ecosostenibili che sono caratterizzati principalmente da un consumo meno abituale (‘occasionalmente’, 31.3% di risposte; ‘raramente’, 26.8% di risposte). Questo comportamento di consumo, più favorevole per i prodotti locali, si conferma anche nel corso del mese precedente lo studio (Figura 4). Figura 4. - Frequenza di acquisto dei prodotti eco-sostenibili e locali nel corso del mese precedente lo studio (% totale risposte) “Lo scorso mese, quanto spesso ha acquistato alimenti……” mai 60 50 40 30 ogni giorno 20 qualche volta 10 0 1 v. a settimana ≥ 2 v. a settimana ecosostenibili locali Per quanto riguarda, invece, il contributo del singolo individuo per la salvaguardia dell’ambiente, si osserva che la quasi totalità degli intervistati ritiene importante adottare azioni che salvaguardino l’ambiente e sente di avere la responsabilità, attraverso l’acquisto alimentare e l’uso che ne fa degli alimenti, di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente (Figura 5). Gli stessi intervistati, nella maggior parte dei casi, si percepiscono come persone che si preoccupano dell’ambiente e della salute (Figura 6). 40 Figura 5. - Alcune opinioni riguardo la percezione della responsabilità del singolo individuo a contribuire alla salvaguardia dell’ambiente (% totale risposte) se si acquistassero prodotti venduti dalle aziende "socialmente responsabili" , si avrebbero effetti positivi sulla società cosa io faccia non produce alcuna differenza per l'ambiente, poiché il comportamento del singolo non ha alcun effetto quando acquisto alimenti, considero come l'uso che ne faccio possa incidere sull'ambiente e su gli altri è inutile che il singolo individuo faccia qualcosa per salvaguardare l'ambiente mi sento responsabile di contribuire a cambiamenti per salvaguardare l'ambiente 0 molto d'accordo d'accordo 10 né in disaccordo/né d'accordo 20 30 in disaccordo 40 50 molto in disaccordo Figura 6. - La percezione di sé stesso in relazione ai temi dell’ambiente e della salute (% totale risposte) mi considero un consumatore che si preoccupa della salvaguardia dell'ambiente mi considero un consumatore attento alla salute 0 molto d'accordo d'accordo 10 né in disaccordo/né d'accordo 20 30 in disaccordo 40 50 60 molto in disaccordo La Figura 7 mostra i fattori più importanti che guidano la decisione del campione intervistato di acquistare i prodotti alimentari. Come si può osservare, i fattori più importanti nella decisione di acquisto sono la freschezza, la genuinità e il prezzo, mentre l’impatto ambientale è considerato tra i primi 3 fattori più importanti solo dal 7.2% degli intervistati. 41 Figura 7. - I tre fattori più importanti per decidere di acquistare un prodotto alimentare (incidenza % nei primi tre posti) (grafico da Scalvedi, 2015) 100 75 53,0 50 48,7 41,9 27,2 26,7 24,9 23,2 25 17,2 16,1 7,2 5,2 3,9 0 Relativamente alle opinioni che le persone hanno sul proprio comportamento, la maggior parte degli intervistati percepisce che gli altri, in particolare la famiglia e le persone per loro importanti, ritengono che questi prodotti debbano essere acquistati (Figura 8), soprattutto se si tratta di prodotti locali. Figura 8. - La percezione dell’influenza delle opinioni degli altri sul comportamento d’acquisto dei prodotti ecosostenibili e locali (% totale risposte) prodotti ecosostenibili i miei amici pensano che la società si aspetta che li debba acquistare debba/non debba acquistare la mia famiglia pensa che non li debba acquistare le persone che sono importanti per me… 0 20 40 60 80 100 prodotti locali i miei amici pensano che la società si aspetta che li debba acquistare debba/non debba acquistare la mia famiglia pensa che non li debba acquistare le persone che sono importanti per me… 0 20 40 60 80 100 42 Infine, gli intervistati si dichiarano più propensi ad acquistare i prodotti locali nei giorni successivi l’indagine, rispetto ai prodotti ecosostenibili (Figura 9). Figura 9. - Probabilità di acquistare i prodotti ecosostenibili e locali la settimana successiva all’indagine (% totale risposte) molto improbabile 50 40 30 20 10 0 molto probabile probabile ecosostenibili improbabile né improbabile/né probabile locali 2.4. Discussione e Conclusioni La maggior parte dei rispondenti dello studio REGALIM mostra un atteggiamento favorevole verso i prodotti sia ecosostenibili che locali, ed un elevato grado di coinvolgimento con il tema della sostenibilità. Tuttavia, per quanto riguarda i prodotti ecosostenibili, presentati al campione di soggetti come “beni prodotti con tecniche agricole eco-sostenibili, ovvero quelle pratiche agricole che operano nel modo più naturale possibile, riducendo al minimo il ricorso a pratiche dannose per il suolo, ed utilizzando fonti energetiche rinnovabili”, si osserva una improbabile intenzione di acquisto di tali prodotti nei giorni successivi l’indagine a cui si aggiunge una scarsa frequenza di acquisto nei mesi passati. In particolare, osservando il consumo nei 6 mesi prima dell’indagine, si potrebbe dedurre che il consumo dei prodotti locali è un consumo più abituale rispetto a quello dei prodotti ecosostenibili. Questa contraddizione (o gap) tra atteggiamento positivo verso il consumo di alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili e verso una improbabile intenzione di acquistarli evidenzia che, per questo tipo di prodotti, gli atteggiamenti da soli sono uno scarso predittore sia delle intenzioni che dello stesso comportamento (De Boer et al, 2009; Hughner et al. 2007; Ajzen, 2001; Bernués et al,2003). Il presente capitolo non entra nel merito delle relazioni causali tra le variabili del modello esteso di TPB (che sono, invece, oggetto di approfondimento in altri lavori attualmente in preparazione o sotto revisione), tuttavia, sulla base dei risultati di alcuni studi in letteratura, si possono qui fare alcune riflessioni riguardo le motivazioni del gap tra atteggiamenti e comportamenti. Gli studi in letteratura ci dicono che l’intenzione di acquistare un prodotto sostenibile è il principale determinante dell’acquisto, 43 mentre l’atteggiamento verso questo tipo di prodotti, la percezione di obblighi morali, e la percezione di essere in grado di porre in atto il comportamento voluto, influenzano l’intenzione di acquistare e quindi, indirettamente, il comportamento sostenibile (Bamberg e Möser, 2007). Tuttavia, è riconosciuto che il comportamento di acquisto dei prodotti alimentari è guidato da diversi fattori, L’abitudine, il prezzo, la mancanza di disponibilità del prodotto sul mercato, la non conoscenza o il non riconoscimento del prodotto (es., assenza di etichetta informativa) potrebbero essere solo alcuni dei fattori che potrebbero ostacolare l’acquisto di prodotti sostenibili per l’ambiente (Vermeir e Verbeke, 2006; Robinson e Smith, 2002; Thøgersen 2004; Koster, 2009; Carrigan e Attalla, 2001). Un comportamento attento alla salvaguardia dell’ambiente può essere determinato anche da motivi di interesse personale e di interesse per la società (de Pelsmacker et al, 2003). I valori dell’universalismo (senso di protezione del benessere di tutte le persone e della natura) e benevolenza (voler preservare e migliorare il benessere degli altri) sono risultati essere, infatti, fortemente correlati con gli atteggiamenti favorevoli verso questo tipo di prodotti e con l’intenzione di acquistarli (Vassallo e Saba, 2015; D’Addezio et al, 2015) confermando i risultati di altri studi in letteratura (Vermeir e Verbeke, 2008; Thøgersen, 2001). Tuttavia, i risultati di questo capitolo mettono comunque in luce che la percezione, da parte dei consumatori, di una scarsa presenza sul mercato di questi prodotti potrebbe di fatto rappresentare una delle barriere che ostacolano l’acquisto di prodotti sostenibili (Ajzen, 1985). Forse questa barriera per i prodotti sostenibili spiegherebbe anche la differenza di comportamento riguardo i prodotti locali. Ad una percezione di disponibilità sul mercato dei prodotti locali corrisponde una intenzione ed un comportamento di acquisto più forte. Inoltre, c’è da considerare che la percezione di una limitata accessibilità al prodotto sostenibile potrebbe derivare da una incerta identificazione del prodotto sul mercato per la mancanza di informazioni in etichetta, o di messaggi promozionali, che diano la possibilità al consumatore di riconoscerli e, quindi, di fare una scelta consapevole. Fermo restando, come ampiamente riconosciuto in letteratura, che l’attenzione del consumatore verso l’informazione riportata in etichetta dipende fortemente dal suo grado di coinvolgimento (Kokkinaki, 1997; Vermeir e Verbeke 2006). Probabilmente, anche se il campione intervistato ha risposto positivamente alle opinioni riguardo la responsabilità verso le tematiche dell’ambiente e si percepisce come una persona attenta alla salvaguardia dell’ambiente, non considera comunque la salvaguardia dell’ambiente come uno dei fattori importanti per scegliere i prodotti. Infine, per quanto riguarda le norme soggettive, le opinioni della famiglia sono fortemente a favore di un consumo dei prodotti sostenibili e locali secondo la percezione dei soggetti intervistati, sebbene non abbiano una rilevante influenza sul loro comportamento di consumo (Vassallo et al, sotto revisione). 44 In conclusione, gli atteggiamenti fortemente positivi verso il consumo di prodotti sostenibili non si traducono nell’acquisto o intenzione di acquistare tali prodotti, cosa che invece avviene per i prodotti locali, evidentemente più familiari per gli intervistati. Va comunque ricordato che nonostante il “consumo sostenibile” sia un concetto ampiamente diffusosi negli ultimi anni, rimane ancora un concetto astratto per i consumatori che trovano, quindi, difficoltà a comprenderlo e a tradurlo in un modello alimentare sostenibile. Bibliografia Aertsens J, Verbeke W, Mondelaers K, Van Huylenbroeck G. Personal determinants of organic food consumption: a review. Br Food J 2009; 111(10),1140-1167. Ajzen I. From intentions to actions: a theory of planned behaviour. In: Kuhl, J., Beckman, J. eds. Action Control: From Cognition to Behaviour. Springer, Heidelberg; 1985: 11–39. Ajzen I. The theory of planned behavior. In: Organizational Behavior and Human Decision Process, 50, 179-211. E.A. Locke ed., 1991. Ajzen, I. Nature and operation of attitudes. Ann Rev Psychol. 2001; 52, 27–58. Bamberg S, Ajzen I and Schmidt P. Choice of travel mode in the theory of planned behavior: The roles of past behavior, habit, and reasoned action. 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Secondo studi recenti le diete a prevalenza di frutta e verdura comportano un minore impatto ambientale rispetto alle diete con prevalenza di carni. Questo studio si propone di esplorare le differenze, a livello di macro-area geografica in Italia, nella tendenza verso comportamenti alimentari sostenibili, nonché nell’atteggiamento verso le produzioni eco-sostenibili e nelle priorità valoriali personali. Per i 3004 soggetti adulti dello studio REGALIM sono state analizzate le abitudini di consumo di “frutta e verdura” e di “carne”, due categorie alimentari contrapposte riguardo all’impatto ambientale che la loro produzione comporta. È stato analizzato l’atteggiamento verso l’acquisto di alimenti prodotti con tecniche eco-sostenibili, anche in relazione al sistema dei valori personali. Al Nord Est è stato rilevato un più diffuso consumo giornaliero di verdure, oltre a una minore abitudine al consumo di carni bovine e pollame, sia giornaliero che settimanale, al Sud e nelle Isole si è osservata una tendenza opposta. Non sono emerse differenze territoriali significative, né nell’atteggiamento verso gli alimenti eco-sostenibili prevalentemente positivo in tutte le aree, né nella priorità attribuita all’Universalismo che denota comprensione, tolleranza e protezione del benessere di tutte le persone e della natura. Questo risultato suggerisce di indagare più a fondo la relazione tra domanda di sostenibilità dei consumatori e le effettive scelte alimentari. Parole chiave Consumi alimentari, alimentazione sostenibile, consumo di frutta e verdura, consumo di carni, atteggiamenti verso gli alimenti sostenibili, valori umani Abstract Analyses of the relationship between food consumption patterns and environmental issues have recently received considerable attention from the international and scientific community. The need to change current food consumption habits towards environmentally sustainable food consumption patterns is acknowledged in political agendas. Researchers agree that changes towards more plantbased diets could help substantially in reducing greenhouse gases emissions and water footprint. 48 This study aimed to explore territorial differences in Italy, in adopting sustainable food behaviours and attitude towards environmentally sustainable food production, and basic human values. Consumption habits of “fruit and vegetables” and “meat” of the 3004 adults recruited under the REGALIM study were analysed by main geographical area. The attitude towards the purchase of food produced with environmentally sustainable techniques, and its relation to the system of personal values were also analysed. In the North East a higher proportion of people consumed vegetables daily, and a smaller proportion of people consumed beef and poultry, both on a daily and weekly basis. In the South and Islands there was a lower percentage of daily consumption of vegetables, and a greater percentage of daily consumption of beef and pork. On the other hand, there were no significant differences, neither in the attitude towards environmentally sustainable food production, which was predominantly positive in all areas, nor in the priority given to universalism denoting understanding, tolerance, and protection for the welfare of all people and for nature. Results suggest to further investigate how consumers deal with the demand of sustainability when making food choices. Keywords Food consumption, sustainable food, fruit and vegetables consumption, meat consumption, attitudes towards sustainable food, human values 49 3.1. Introduzione Negli ultimi decenni la comunità internazionale e quella scientifica hanno ripetutamente e ampliamente trattato la questione della sostenibilità. Nel documento delle Nazioni Unite (UN, 1987) si legge che lo sviluppo sostenibile “dovrebbe soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le loro proprie necessità”. E’ ormai riconosciuto che gli attuali modelli di consumo alimentare sono insostenibili ed incidono fortemente sull’ambiente, la società e l’economia (Carlsson-Kanyama, 1998; CarlssonKanyama, 2004; Duchin, 2005; Burlingame and Dernini, 2011). Alla luce di questo, è stata più volte rimarcata nelle agende politiche internazionali la necessità di apportare sostanziali cambiamenti nei modelli di consumo individuali e collettivi. La stretta associazione tra il concetto di agricoltura sostenibile e quello di sicurezza alimentare (FAO, 1996) suggerisce che le strategie di sviluppo sostenibile debbano essere orientate verso un obiettivo combinato di tipo sia socioeconomico che ambientale. Nella stessa definizione di “dieta sostenibile” (FAO e Biodiversity International, 2012) si stabilisce chiaramente che uno degli obiettivi di un sistema alimentare sostenibile è il rispetto e la protezione dell’ambiente (Fanzo et al, 2012), oltre alla salute e alla nutrizione, all’accessibilità, equità e convenienza economiche. Un’alimentazione sostenibile, quindi, “prevede il consumo di cibo sano dal punto di vista nutrizionale, con una bassa impronta in termini di uso del suolo e di risorse idriche, con basse emissioni di carbonio e azoto, attento alla conservazione della biodiversità e degli ecosistemi, ricco di cibi locali e tradizionali, equo e accessibile per tutti” (One Planet, 2015). Vari studi in letteratura rilevano che i prodotti alimentari di origine animale sono associati a più alte emissioni di gas serra, rispetto ai prodotti di origine vegetale, come conseguenza delle emissioni degli allevamenti dei ruminanti (Duchin, 2005; Leclercq et al, 2010). Studi recenti mostrano, inoltre, che le diete a base prevalentemente di frutta e verdure hanno minore impatto sull’ambiente rispetto a quelle in cui il consumo di carne è alto (Pimentel and Pimentel, 2003; Reijnders and Soret, 2003). In relazione alla suddetta necessità di apportare sostanziosi cambiamenti negli attuali modelli di consumo alimentare, viene riconosciuto il ruolo cruciale del consumatore informato, come evidenziato nelle linee guida per la protezione del consumatore pubblicate dal Dipartimento Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (UN, 2003). In questo documento, che ha tra gli obiettivi generali proprio la promozione del consumo sostenibile, vengono date disposizioni ai Governi per lo sviluppo di strategie, anche attraverso i programmi di informazione ed educazione per aumentare la consapevolezza dell’impatto dei modelli di consumo. Il processo di transizione verso modelli di consumo sostenibili deve quindi basarsi su una profonda conoscenza dei meccanismi di comportamento dei consumatori (Brunori e Lari, 2012). In 50 questo contesto, è importante rivolgere l’attenzione ai fattori motivazionali che determinano le scelte alimentari dei singoli consumatori, nonché ai valori personali che stanno alla base delle motivazioni stesse. La questione della sostenibilità si va quindi ad aggiungere ai tanti fattori, spesso tra loro in conflitto, che influiscono sulle scelte alimentari. Studi precedenti hanno analizzato, ad esempio, gli atteggiamenti dei consumatori verso i prodotti dell’agricoltura biologica (Fotopoulos et al, 2003), oppure l’importanza dei fattori etici nel decidere gli acquisti alimentari (Carrigan and Attalla, 2001). I valori personali sono concetti che caratterizzano gruppi culturali, le società, gli individui e spiegano le motivazioni alla base degli atteggiamenti e dei comportamenti (Schwartz, 1992). Ciò che distingue un valore da un altro è il tipo di obiettivo o di motivazione che esso esprime e l’importanza che gli viene attribuita (Schwartz, 1992). Conoscere la diversa importanza assegnata a determinati valori rispetto ad altri può contribuire a distinguere i modi di pensare dei consumatori e le motivazioni che portano alle decisioni e alle preferenze. In particolare, la priorità che una persona dà ai valori dell’universalismo (comprensione, tolleranza e protezione del benessere di tutte le persone e della natura) potrebbe rappresentare una base psicologica per un modello di consumo più sostenibile rispetto a quello convenzionale (Grunert and Juhl, 1995; Thøgersen and Ölander, 2002). Al fine di studiare la tendenza di una popolazione verso modelli di consumo alimentare più rispettosi dell’ambiente, è opportuno quindi analizzare, oltre alle effettive scelte di consumo, anche gli atteggiamenti dei consumatori verso il cibo prodotto con tecniche eco-sostenibili, nonché indagare il sistema di motivazioni che portano alle scelte e alle preferenze. Tutto ciò premesso, questo capitolo si propone di esplorare eventuali differenze territoriali, a livello di macro-area geografica, nella tendenza verso comportamenti di consumo alimentare sostenibile in Italia, e se tali differenze si riscontrano anche nelle priorità valoriali dei soggetti. A tale scopo, ci si focalizza su una parte dell’informazione rilevata nell’ambito del progetto REGALIM, in particolare sulle abitudini di consumo di “frutta e verdura” e di “carne”, due categorie alimentari individuate come contrapposte in relazione all’impatto ambientale che la loro produzione comporta. Si analizza l’atteggiamento verso l’acquisto di alimenti prodotti con tecniche eco-sostenibili, anche in relazione al sistema dei valori personali. Si indaga, inoltre, se il gruppo “non consumatori di carne”, rispetto a quello di “frequenti consumatori di carne”, possiede atteggiamenti più disponibili verso la produzione eco-sostenibile e attribuisce maggiore importanza al benessere degli altri e dell’ambiente. 3.2. Metodologia Soggetti e questionario Sono state analizzate alcune delle informazioni raccolte nelle due sezioni del questionario autocompilato dai 3004 soggetti di 18 e più anni, rappresentativo della popolazione italiana (vedi la 51 Premessa metodologica). Dalla seconda sezione del questionario, quella delle abitudini alimentari (per la descrizione della sezione si rimanda al capitolo 1) sono state considerate le frequenze di consumo di frutta, verdure in foglia crude e cotte, pomodori, altre verdure in frutto e legumi freschi, carni (bovine, pollame e altre carni bianche, suine, salumi). Le modalità di risposta relative a tali frequenze di consumo sono state accorpate in “una o più volte al giorno”, “qualche volta a settimana”, “meno di una volta a settimana o mai”. Dalla prima parte della sezione 1 (si rimanda al capitolo 2 per i dettagli) sono state considerate le risposte alla domanda “Per me acquistare alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili è…”, con risposta misurata su una scala di valori da 1 (atteggiamento sfavorevole) a 7 (atteggiamento favorevole), e le risposte alla domanda “Nel corso del mese passato, quanto spesso ha acquistato alimenti prodotti con tecniche eco-sostenibili?”. Infine, dalla seconda parte della sezione 1 del questionario sono state considerate le 40 domande del Portrait Values Questionnaire (PVQ) utilizzate per misurare i 10 tipi valoriali di Schwartz (Capanna et al, 2005) (vedi capitolo 5 per i dettagli metodologici). Tutte le suddette informazioni sono state analizzate per le quattro aree geografiche italiane principali: Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e Isole. Analisi dei dati Per studiare le differenze nelle frequenze di consumo di frutta, verdura e carne, di acquisto di prodotti ecosostenibili e nell’atteggiamento verso di essi, tra le diverse aree geografiche, è stato utilizzato il test del Chi-quadrato. Nei casi in cui il test Chi-quadro è risultato significativo, sono stati calcolati i residui standardizzati delle frequenza e condotti i test post-hoc di verifica delle aree geografiche responsabili della significatività. Nei casi di numerosità insufficiente, è stata condotta un’analisi puramente descrittiva. E’ stata condotta l’ANOVA per confrontare, tra le quattro macro-aree geografiche, i punteggi medi dei dieci valori (Autodirezione, Stimolazione, Edonismo, Successo, Potere, Sicurezza, Conformismo, Tradizione, Benevolenza, Universalismo) ottenuti raggruppando opportunamente gli items del questionario PVQ. La consistenza interna per ognuno dei 10 tipi valoriali è stata calcolata attraverso il coefficiente alpha di Cronbach. Sono state calcolate le correlazioni tra i 10 tipi valoriali e le variabili atteggiamento e comportamento verso il consumo di prodotti eco-sostenibili, per il campione totale e per ogni area geografica. Allo scopo di valutare gli atteggiamenti verso l’acquisto di alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili e le priorità valoriali in relazione al consumo di carne, ci si è focalizzati sul consumo di carne bovina la cui produzione, come detto nell’introduzione a questo capitolo, risulta avere un 52 maggiore impatto sull’ambiente. I soggetti sono stati quindi suddivisi in due gruppi, “consumatori” (vi fanno parte tutti coloro che la consumano carni bovine “una volta al giorno/qualche volta a settimana/meno di una volta a settimana”) e “non consumatori” (coloro che hanno risposto “mai”). Le significatività dei test statistici sono state definite al livello di p < 0,05. Tutte le analisi statistiche sono state effettuate utilizzando il pacchetto statistico SPSS, versione 20.0 (SPSS Inc., Chicago, IL). 3.3. Risultati In Italia, come pure nelle singole aree geografiche, la frutta viene consumata per lo più giornalmente, mentre le carni, sia fresche che conservate, una o più volte a settimana (Figura1). Fa eccezione la carne suina il cui consumo abituale è più occasionale (meno di una volta a settimana). Sono emerse alcune differenze per area geografica. Al Nord Est una percentuale maggiore di soggetti consuma verdure a foglia una o più volte al giorno, ed una percentuale minore consuma carne bovina e carni bianche giornalmente o settimanalmente. Al Sud e Isole si riscontra una minore percentuale di consumi giornalieri di verdure, sia in frutto che in foglia, in favore di un maggiore consumo su base settimanale. Sempre al Sud e Isole, si osserva un più diffuso consumo giornaliero di carne bovina e suina, che si riflette in un minore consumo occasionale di queste carni (Figura1). In generale, la maggioranza dei soggetti mostra un atteggiamento positivo verso l’acquisto di prodotti eco-sostenibili (78%), mentre meno del 50% dei soggetti dichiara di acquistarli usualmente (una o più volte a settimana) (Figura 2). Al Nord Est tale quota raggiunge il 50%, tuttavia non emerge una differenza significativa rispetto alle altre aree. In linea generale, sia nel campione totale che nelle quattro aree geografiche, i soggetti appaiono dare maggiore rilevanza ai valori dell’Universalismo, Benevolenza e Sicurezza. In particolare, questi valori risultano avere più importanza per i soggetti del Sud e Isole, rispetto a quelli delle altre aree territoriali (p<0.001) (Figura 3). Osservando i dati, emerge inoltre che i soggetti residenti al Sud e Isole danno maggiore importanza ai valori della conservazione (Sicurezza, Conformismo, Tradizione) in confronto alle altre aree geografiche. Differenze significative si evidenziano comunque anche nell’importanza attribuita al Successo e Potere. Nessuna differenza significativa tra le aree geografiche è emersa relativamente al valore generale dell’apertura al cambiamento (Stimolazione e Autodirezione). Sia per il campione totale che per le 4 aree geografiche, l’Universalismo risulta essere il valore più fortemente correlato con l’atteggiamento positivo verso l’acquisto di prodotti eco-sostenibili, (r2>=0,33, p<0,01) (Figura 4), e anche con la responsabilità percepita di acquistare prodotti 53 ecosostenibili per salvaguardare l’ambiente (r2=0,45, p<0,01), e con l’identificazione di sé come individuo che si preoccupa della salvaguardia dell’ambiente (r2=0,41, p<0,01). Analizzando i due gruppi di consumatori, “frequenti consumatori di carne” e “non consumatori di carne”, è emerso che coloro che hanno dichiarato di non aver mai consumato la carne attribuiscono maggiore importanza al valore dell’Universalismo e ai valori dell’apertura al cambiamento (Stimolazione e Autodirezione). Al contrario, i frequenti consumatori di carne danno maggiore rilevanza ai valori della conservazione (Sicurezza, Conformismo, Tradizione). Figura 1. - Frequenze di consumo per macro area geografica (% di risposta) Fonte: Studio REGALIM, 2011 - (*) p<0,05, test Chi quadro 54 Figura 2. - Atteggiamento verso l’acquisto di prodotti alimentari prodotti con tecniche agricole ecosostenibili e frequenza di acquisto nell’arco del mese precedente all’intervista (% di risposta per area geografica) Fonte: Studio REGALIM, 2011 Figura 3. - Punteggi medi dei valori per area geografica BENEVOLENZA* 5 5 TRADIZIONE* UNIVERSALISMO* 4 4 3 3 2 CONFORMITA'* AUTO-DIREZIONE 2 1 1 0 SICUREZZA* STIMOLAZIONE POTERE EDONISMO SUCCESSO Nord Ovest Nord Est Centro Sud e Isole Fonte: Studio REGALIM, 2011 (*) p<0,05, test ANOVA 55 Figura 4. Correlazione tra l’atteggiamento verso il consumo di alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili e ciascuno dei 10 valori umani 0,6 0,5 UNIVERSALISMO 0,4 BENEVOLENZA SICUREZZA 0,3 CONFORMITA' 0,2 TRADIZIONE AUTO-DIREZIONE 0,1 STIMOLAZIONE EDONISMO 0 TOTALE -0,1 Nord Ovest Nord Est Centro Sud e Isole SUCCESSO POTERE -0,2 -0,3 Fonte: Studio REGALIM, 2011 3.4. Discussione Frutta e verdura, due categorie di alimenti il cui consumo è raccomandato nelle diete sostenibili, sono consumate in prevalenza giornalmente, in tutte e quattro le macro-aree geografiche. Dai risultati esposti nel capitolo 1 della presente monografia, la percentuale di persone che dichiarano di consumare cinque o più porzioni al giorno di frutta o di verdura, obiettivo raccomandato per una sana alimentazione (SINU, 1996) che raggiunge il 12% nel totale campione, registra un massimo del 15% al Nord Est ed un minimo del 7% al Sud e Isole. Al Nord Est sono inoltre emersi dei comportamenti alimentari più eco-sostenibili, vale a dire una maggiore abitudine al consumo giornaliero di verdure, ed un consumo di carne meno frequente, al contrario di quanto è emerso al Sud e Isole. Al Nord-Est si osserva anche un più diffuso atteggiamento favorevole all’acquisto di alimenti prodotti con tecniche eco-sostenibili, e anche se il dato non è supportato da significatività statistica, esso è più in tendenza con le scelte di consumo che nelle altre aree. Dai risultati esposti nel capitolo 1, è emerso che i residenti del Nord Est si distinguono per altri comportamenti che denotano una tendenza verso modelli di consumo più sostenibili. Infatti, in quest’area del paese è più diffusa l’abitudine di acquistare gli alimenti direttamente presso il produttore (50% dei rispondenti) e si registra anche un maggiore utilizzo delle botteghe del commercio equo e solidale (14%), specialmente in confronto al Sud e Isole (8%). Anche il ricorso ai Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), la cui costituzione è ritenuta un segnale 56 di innovazione verso il consumo alimentare sostenibile (Fonte et al, 2011), risulta leggermente più diffuso al Nord Est, anche se ancora scarsamente praticato. I soggetti del campione italiano, sia totale che nelle quattro aree geografiche, che si dichiarano in buona maggioranza motivati ad acquistare i prodotti eco-sostenibili, tendono a dare priorità ed importanza ai valori dell’Universalismo, ossia a quei valori che riguardano la comprensione, l’apprezzamento, il benessere di tutte le persone e della natura, confermando i dati di letteratura secondo i quali l’Universalismo risulta essere il valore più fortemente correlato con l’atteggiamento verso l’acquisto di prodotti eco-sostenibili (Lea e Worsley, 2001; Hayley et al, 2015; Ruby, 2012). In generale, il campione di soggetti residenti al Sud e Isole sembra porre maggiore attenzione ai valori della conservazione, che portano a limitare le azioni che potrebbero violare le aspettative e norme sociali, e sembrano ricercare sicurezza, armonia e stabilità della società più di quanto avviene nei soggetti delle altre aree geografiche. Jackson (2005) afferma che la motivazioni a cambiare dei singoli individui può non essere sufficiente a generare cambiamenti nei comportamenti, per effetto dei condizionamenti sociali ed istituzionali. Infatti, le politiche intervengono costantemente sul comportamento dei consumatori, soprattutto attraverso la loro influenza sul contesto sociale dove le persone agiscono e fanno le loro scelte (Jackson, 2005). Ciò ribadisce il ruolo centrale del consumatore. Le politiche efficaci per un consumo sostenibile dovrebbero, quindi, coinvolgere tutti gli attori, produttori, distributori e consumatori, facendo leva proprio sul ruolo di questi ultimi (Brunori e Lari, 2005). Ad esempio, il supporto allo sviluppo di forme alternative di produzione e distribuzione, come i farmers’ market e i Gruppi di Acquisto Solidale, sono ritenute un’ azione “dal basso” molto efficace nell’ambito di politiche per il consumo sostenibile, perché sollecitano innovazione e adeguamento anche da parte del settore privato (produttori) e delle istituzioni (Brunori et al, 2012). 3.5. Conclusioni In conclusione, seppure in tutte e quattro le aree geografiche venga attribuita grande importanza ai valori quali Universalismo, Benevolenza e Sicurezza, e nonostante un generale atteggiamento positivo nei confronti della produzione e del consumo di alimenti eco-sostenibili, sono emerse differenze nei comportamenti riguardo al consumo abituale frutta, verdura e carni. Questo risultato suggerisce di indagare più a fondo la natura delle interrelazioni tra gli atteggiamenti verso le produzioni e i consumi sostenibili e gli effettivi comportamenti alimentari, considerando anche il contesto sociale nel quale agiscono i consumatori. 57 Bibliografia United Nations. Report of the World Commission on Environment and Development: Our Common Future, 1987. Disponibile da: http://www.un-documents.net/our-common-future.pdf. United Nations United Nations Guidelines for Consumer Protection, 2003. Disponibile da: http://www.un.org/esa/sustdev/publications/consumption_en.pdf. Brunori G, Lari A. Strategie per il consumo sostenibile: dall’efficienza alla sufficienza. Agriregionieuropa anno 8, n°30, Set 2012. Disponibile da: http://agriregionieuropa.univpm.it/content/article/31/30/strategie-il-consumo-sostenibiledallefficienza-alla-sufficienza. Brunori G, Rossi A, and Guidi F “On the New Social Relations around and beyond Food. 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Inoltre, tale tassonomia è stata ipotizzata, insieme ad un comportamento passato di acquisto, come variabile esplicativa per un modello di accettazione (atteggiamento) alimentare verso prodotti ecosostenibili. Dall’analisi delle correlazioni stimate si è riscontrata una alta correlazione tra le dimensioni valoriali della auto-trascendenza (benevolenza universale) ed il conservatorismo e tra l’apertura al cambiamento e l’auto-affermazione. A livello di medie latenti, i consumatori del sud Italia si sono rivelati maggiormente universali e benevolenti, come anche maggiormente conservatori e spinti verso la ricerca dell’auto-affermazione. Modellizzando l’atteggiamento si è ottenuto un interessante opposto contributo dell’auto-trascendenza e del conservatorismo, il primo in maniera favorevole mentre il secondo in maniera sfavorevole, verso i prodotti ecosostenibili. L’apertura al cambiamento e l’auto-affermazione sono risultati meno importanti mentre un sostanziale contributo è stato fornito dal comportamento passato di acquisto di questi prodotti. Quindi produrre alimenti tradizionali italiani con tecniche ecosostenibili, che ne conservano la qualità con prezzi competitivi e con una chiara e trasparente ricaduta positiva sull’ambiente, sembra essere un ottimo viatico per una completa accettazione sociale dei prodotti ecosostenibili che ne porterebbe ad un più agevole acquisto. Parole chiave Valori umani di Schwartz, prodotti alimentari ecosostenibili, modelli a struttura media latente, variabili latenti fantasma Abstract This chapter has the aim to promote the using of the basic human values taxonomy of Shalom Schwartz to food choices. Second aim is to encourage the application of advanced statistical modeling under structural equation modeling framework to gain unrevealed information. By doing so, the entire 60 taxonomy was performed to a representative sample of Italian consumers so as to understand motivational values and how these values can explain an acceptance (attitude) towards buying responsible products together with a past purchasing experience. Latent means and latent ANCOVA models were applied for evaluating between groups differences in constructs means of the Schwartz’s taxonomy domains across the main four Italian macro-regions. High-order factors and phantom latent variables were introduced into the attitude model. Results on the estimated correlations of the highorder dimensions of the Schwartz’s taxonomy were substantial between self-transcendence and conservation and between openness to change and self-enhancement value dimensions. At latent means level, Southern Italian consumers were found more self-transcendence, conservative, selfenhancement oriented. Interestingly, self-transcendence and conservation played the most important role (the former in favor, the latter in disfavor) while modeling the attitude, whereas openness to change and self-enhancement were less important. As a consequence, turning the traditional agricultural system into a sustainable process seems vital for obtaining a cultural acceptance of sustainable products in Italy. Furthermore, quality of rewarding purchasing experiences of these products, at a fair value for money and at a transparent information for the environment, makes these products more feasibly purchasable in Italy. Keywords Schwartz human values, attitudes, sustainable food products, latent means models, phantom latent variables 61 4.1. Introduzione Obiettivo primario di questo capitolo sarà quello di promuovere l’utilizzo della struttura cognitiva del sistema valoriale di Shalom Schwartz (1992) per meglio comprendere certe dinamiche di accettazione alimentare, in questo caso ecosostenibile. Inoltre, nell’ottica dell’analisi dei dati, obiettivo secondario sarà anche quello di promuovere l’utilizzo di tecniche statistiche avanzate per la modellizzazione delle variabili latenti che sono state discusse al workshop internazionale Three-day Workshop: Structural Equation Modeling and Latent Variable Models1 coordinato dall’autore di questo capitolo e tenutosi presso i locali del dipartimento di Statistica “Paolo Fortunati” della Università di Bologna dal 12 al 14 settembre 2012 e finanziato dal progetto REGALIM. In estrema sintesi ed in generale, le strutture cognitive della psicologia applicata alla ricerca sul comportamento umano consistono nella rilevazione della conoscenza dichiarativa e procedurale dell’uomo (Anderson, 1983; Peter & Olson, 1990). In breve, la conoscenza dichiarativa può essere immaginata come un sistema di categorie cognitive (ad es. convinzioni, atteggiamenti, intenzioni, valori) e loro associazione, mentre la conoscenza procedurale può essere vista come un sistema di rappresentazioni cognitive di una tipica sequenza di azioni a seguito di un dato stimolo. L’utilizzo di queste strutture cognitive insieme all’interazione tra processi di comprensione e di integrazione aiuta a comprendere il comportamento umano (Anderson, 1983; Peter & Olson, 1990), qui consumatore. Nello specifico di questo capitolo verrà inizialmente presentata l’intera modellizzazione a struttura latente della tassonomia dei sistemi valoriali di Shalom Schwartz (1992), che rappresenta appunto un esempio di struttura cognitiva, applicata ad un campione di consumatori. Successivamente, verrà utilizzata l’intera tassonomia come variabile esplicativa della componente volontaria dell’atteggiamento (estrapolata dalla teoria del comportamento pianificato di Icek Ajzen - 1991) verso un consumo ecosostenibile. 4.1.1. Il sistema dei valori umani di Shalom Schwartz e sua modellizzazione I valori umani sono stati concettualizzati in letteratura come astrazioni che rappresentano gli obiettivi desiderati o i risultati finali (Rokeach, 1968; Schwartz & Bilsky, 1987). I valori costituiscono il livello più astratto della cognizione, la quale influenza la percezione e la valutazione di questi, anche se non specificatamente in relazione a situazioni o oggetti. Si ritiene, quindi, che i valori siano i criteri usati dalle persone come istruzioni per valutare gli stimoli (ad es. situazioni, persone e oggetti) e servono, come asserisce Rokeach (1968), da campioni o modelli per gli atteggiamenti, le convinzioni ed i comportamenti. 1 Al workshop sono stati invitati tre eccellenze nel campo della ricerca metodologica: prof. Gregory Hancock della Università del Maryland (USA), prof. Kenneth Bollen della Università del Nord Carolina (USA), prof. Irini Moustaki della London School of Economics and Political Science (UK). 62 In generale è stato assodato che i valori sono universali nel senso che, in tutto il mondo, gli individui seguono gli stessi valori, ma quello che può variare è l’importanza relativa attribuita ad essi (Rokeach, 1973; Schwartz & Bilsky, 1987). Inoltre, i valori vengono generalmente interpretati come strutture estremamente stabili e possono, quindi, essere considerati come ottime variabili di previsione dei comportamenti nel lungo periodo. Di conseguenza, i valori e le attitudini formano una struttura gerarchica per finire verso i comportamenti stessi. Schwartz e Bilsky (1987) evidenziarono cinque principali caratteristiche, o cardini, dei valori umani che costituiscono una base di ricerca comune in quest’ambito: i valori sono (1) concetti o convinzioni circa (2) gli obiettivi desiderati o i comportamenti che (3) trascendono da situazioni specifiche, che (4) guidano la selezione e la valutazione di persone, comportamenti ed eventi, e (5) sono ordinati in base all’importanza relativa. Partendo da questi cinque cardini, nel corso dell’ultimo decennio, Schwartz e Sagiv (1995), Schwartz (1994; 1996), e Smith e Schwartz (1997) hanno proposto una teoria sistematica sul contenuto e sull’organizzazione dei sistemi di valutazione degli individui chiamata appunto “Teoria dei Valori”. In breve, la teoria dei valori identifica un insieme di dieci differenti tipi di valori trans-culturali, ed universali, chiamati domini valoriali: benevolenza, universalismo, auto-direzione, stimolazione, edonismo, successo, potere, sicurezza, conformismo e tradizione. Questi dieci domini formano tra loro una struttura quasi-circolare, un circomplesso, di valori motivazionali opposti e compatibili a seconda della loro vicinanza, o lontananza, come rappresentato in figura 1 e denominata Schwartz’s Taxonomy of Motivational Value Domains (tassonomia dei sistemi dei valori motivazionali di Schwartz). Figura 1.- La struttura dei sistemi di valori di Schwartz (1992) 63 Questa struttura circomplessa è, a sua volta, caratterizzata da quattro dimensioni ortogonali che ne riassumono la struttura integrata: la dimensione di “autoaffermazione – auto-trascendenza” oppone i valori di potere e successo (che enfatizzano il raggiungimento degli interessi personali) ai valori di universalismo e benevolenza (che implicano l’attenzione al benessere ed agli interessi degli altri), mentre la dimensione di “apertura al cambiamento-conservatorismo” oppone i valori di auto-direzione e stimolazione (che enfatizzano il pensiero indipendente e la disponibilità a nuove esperienze) ai valori di sicurezza, conformismo e tradizione (che sottintendono auto-restrizione, ordine e resistenza nei confronti dei cambiamenti). L’edonismo ha degli elementi in comune sia con l’apertura al cambiamento che con l’autoaffermazione (Schwartz et al, 2000; Schwartz et al, 2001). Un’analisi su oltre 200 campioni provenienti da più di 60 nazioni ha supportato questa distinzione dei 10 valori e la struttura delle loro relazioni2 (Schwartz, 2004a,b; Schwartz et al, 2001; Schwartz & Sagiv, 1995). Per poter misurare questi dieci domini si sono sviluppati, nel corso degli anni, diversi questionari strutturati. Il primo in assoluto è stato il Schwartz Value Inventory (SVI) di Schwartz (1992). Si tratta di un questionario, composto da 57 domande (item), sviluppato sulla base di studi teorici ed empirici durati diversi decenni. Successivamente, queste 57 domande sono state ottimizzate dallo stesso Schwartz dando luogo ad una tipologia più concreta formata da 40 domande e denominata Portrait Value Questionnaire (PVQ; Schwartz, 2004a,b; Schwartz et al, 1999; Schwartz et al, 2001), ossia il questionario per la rilevazione dei valori personali. Lo stesso Schwartz (2004a,b) raccomanda che sia il SVI che il PVQ possono essere applicati ad un’ampia gamma di contesti compreso quello alimentare (Allen et al, 2000; Allen & Baines, 2002; Dreezens et al, 2005; Kihlberg & Risvik, 2007; Krystallis et al, 2008; Worsley & Lea, 2008; Thøgersen, 2009). In tal senso, l’intera struttura valoriale verrà, quindi, applicata alla componente volontaria dell’atteggiamento della teoria del comportamento pianificato per ottenere un modello predittivo dell’atteggiamento (Peter et al, 1999; Thøgersen, 2009) verso il consumo di prodotti alimentari ecosostenibili e, quindi, rispondere alla motivazione di accettazione sociale, o meno, del perché i consumatori vogliono, o perché non vogliono, questo tipo di prodotti In termini di equazioni strutturali il modello dell’atteggiamento (A) con il sistema dei valori si esplica con il seguente sistema (1): I Vi=f(IIVj); i=(1,10) A = f (IIVj); j=(1,4) (1) Dove IVi e IIVj sono rispettivamente i dieci domini (fattori latenti del primo ordine) e le quattro dimensioni (fattori latenti del secondo ordine) della teoria valoriale di Schwartz. Oltre al sistema (1) verrà considerata la componente del comportamento passato (CP) poiché in letteratura è stato 2 Di recente Schwartz et al. (2012) hanno sviluppato interessanti sub-domini valoriali rispetto ai 10 originari. 64 riscontrato un suo importante contributo anche a livello di atteggiamento (Hagger et al, 2001; Thøgersen , 1997, 2009): A = f (IIVj; CP); j=(1,4) (2) In figura 2 è visualizzato l’intero sistema (2). Figura 2. - Modellizzazione dell’atteggiamento con la struttura valoriale di Schwartz ed il comportamento passato come antecedenti Il modello in figura 2 sarà successivamente oggetto di simulazione per le quattro dimensioni esogene del sistema valoriale di Schwartz. Tale simulazione verrà esplicitata attraverso l’utilizzo di variabili latenti “fantasma” (Phantom Latent Variables; Rindskopf, 1984) applicate alla dimensione di apertura al cambiamento come mostrato in figura 3a e 3b (Vassallo, 2015a). Tale modellizzazione permette di simulare, attraverso le variabili “fantasma”, uno scenario di tipo what if ossia cosa accadrebbe al campione di consumatori, in termini di struttura valoriale, se il coefficiente strutturale dell’apertura al cambiamento fosse incrementato in favore e/o in sfavore di un atteggiamento positivo verso i prodotti ecosostenibili. La flessibilità del sistema di covarianze, attraverso il sistema di restrizioni a variabili latenti “fantasma”, permette di ricostruire tali scenari che si rivelano fondamentali a livello di politiche decisionali se si hanno a disposizione conoscenze, o ipotesi, a-priori da voler inserire e valutare (ad es. il coefficiente dell’apertura al cambiamento uguale ad una certo valore conosciuto). Nel caso queste conoscenze a-priori non dovessero essere disponibili è possibile comunque simulare un incremento e/o decremento dei coefficienti strutturali di interesse per valutare quanto il campione, o meglio la visione attuale dei consumatori intervistati, sia disposto o meno a 65 cambiare, in questo caso, in termini di valori nello spiegare una accettazione (un atteggiamento positivo) verso dei prodotti ecosostenibili. Il modello a in figura 3 coinvolge una sola variabile “fantasma” che impone restrizioni sul coefficiente strutturale dell’apertura al cambiamento verso l’atteggiamento di essere maggiore, o uguale, ad una certa costante k che rappresenta la conoscenza apriori. Viceversa nel modello b si utilizzano due variabili “fantasma” per imporre restrizioni sul coefficiente strutturale dell’apertura al cambiamento verso l’atteggiamento di essere minore, o uguale, ad una costante k. Figura 3. – Modello dell’atteggiamento con variabili latenti “fantasma” (Vassallo, 2015a). A B 4.1.2. L’approccio delle medie latenti al sistema valoriale di Schwartz La modellizzazione del sistema valoriale di Schwartz presentata in questo capitolo comprenderà, inoltre, l’utilizzo di una tecnica multivariata avanzata per il trattamento delle medie a livello di costrutto chiamata modelli strutturali a media latente Structured/Latent Means Modeling (Sörbom; 1974; Hancock, 1997). Tali modelli permettono il confronto tra costrutti, fattori latenti, a livello di media, tra diversi gruppi di popolazione sia indipendenti (between-subjects design) che dipendenti (within-subjects design) tenendo sotto controllo sia una invarianza culturale tra i gruppi che l’errore di misura tipico delle variabili latenti. In altri termini, questi modelli rispondono alla necessità di conoscere quanto in media si differiscono certi costrutti latenti di interesse tra diversi gruppi di popolazione assicurando, in maniera simultanea, una corretta comparazione a livello culturale e un corretto confronto a livello di media latente. Se questi confronti a livello di latente venissero fatti attraverso i modelli tradizionali (M)ANOVA riporterebbero valori distorti poiché i modelli tradizionali non tengono in considerazione (modellizzare) le differenze culturali (essendo necessaria una uguaglianza di varianze e covarianze, o test di sfericità, nelle misure tra i diversi gruppi; uguaglianze non necessarie, in quanto stimate, nei modelli a struttura latente) e nemmeno l’errore di misura che 66 risulta compreso nelle misure stesse (Hancock, 1997; Thompson & Green, 2006). In tal senso, in questo capitolo verranno riportati risultati sulle differenze tra medie latenti strutturali per l’intera tassonomia di Schwartz per gruppi di consumatori appartenenti alle quattro grandi macro-aree geografiche Italiane (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud) (Vassallo, 2015b). Questa ulteriore analisi a livello di media latente si è ritenuta necessaria per meglio individuare le differenze valoriali a livello territoriale e per sopperire all’alta correlazione che i domini della tassonomia di Schwartz spesso presentano. Infine verrà presentato anche un modello strutturale ANCOVA per variabili latenti (Latent ANCOVA, Latent Covariate; Hancock, 2004) per verificare quanto le differenze tra le medie latenti della tassonomia di Schwartz cambierebbero se alcuni domini venissero ipotizzati come covariate esterne. Di estremo interesse è stato ipotizzare il dominio dell’edonismo (che la teoria di Schwartz ipotizza condividere le dimensioni di apertura al cambiamento e auto-affermazione, vedi figura 2), come covariata esterna nel predire i domini di auto-direzione, stimolazione, potere e successo. E, quindi, come le differenze in media di questi quattro domini tra le quattro macro-aree Italiane siano, a loro volta, cambiate quando l’edonismo viene appunto tenuto sotto controllo (Vassallo, 2015b). 4.2. Metodi In tabella 1 sono riportati le caratteristiche demografiche del campione suddivise per area geografica (vedi la Premessa metodologica per il disegno dello studio) Tabella 1. – Profilo socio-demografico del campione in percentuali Sesso* Maschio Femina Classi di età* 18-34 35-64 >64 Livello di istruzione Nessuna o classi elementari Scuola elementare Scuola media superiore Laurea Post laurea mancanti Nucleo familiare Una persona Due persone Tre persone Quattro persone Più di quattro persone mancanti ITALIA N = 3004 Nord Ovest N = 814 Nord Est N = 557 Centro N = 600 Sud N = 699 Isole N = 334 39.9 60.1 40.2 59.8 39.1 60.9 40.2 59.8 39.6 60.4 40.7 59.3 24.6 52.7 22.7 25.1 52.6 22.4 23.7 54.4 21.9 25.2 52.3 22.5 24.5 52.4 23.2 24.3 51.2 24.6 8.6 30.9 44.7 14.1 1.4 0.3 6.6 32.2 45.1 14.4 1.2 0.5 8.1 33.0 42.2 14.7 1.4 0.5 7.3 26.2 50.7 13.5 2.3 0.0 11.9 30.9 40.6 15.3 1.0 0.3 9.6 32.9 46.1 10.8 0.9 0.0 15.1 30.1 23.8 22.9 8.1 0.0 16.6 33.8 24.9 18.9 5.8 0.0 19.6 33.2 22.1 19.2 5.9 0.0 12.2 31.5 27.3 22.8 6.2 0.0 14.2 24.5 21.9 27.5 12.0 0.0 11.4 24.9 21.9 29.0 12.6 0.3 *Chi-quadro non significativo tra le cinque aree geografiche al 95% di livello di confidenza. 67 4.2.1. Questionario e misure Al campione selezionato è stato consegnato un questionario da auto compilare costruito ad hoc, che nella sezione 1 includeva una parte relativa alla teoria classica ed estesa del comportamento pianificato applicata ai prodotti ecosostenibili e locali ed una al sistema valoriale di Schwartz. Ad interesse di questo capitolo qui si riportano i risultati delle analisi relativamente ad alcunedomande che misurano l’atteggiamento ed il comportamento passato verso i prodotti ecosostenibili nella teoria delcomportamento pianificato (prima parte della sezione 1 del questionario) qalle 40 domande che misurano il sistema valoriale di Schwartz (seconda parte della sezione 1 del questionario) Per quanto riguarda la parte del questionario dedicata alla teoria classica ed estesa del comportamento pianificato, sono state considerate tre domande per misurare l’atteggiamento prese da Vermeir e Verbeke (2008). “Per me acquistare alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili è”; misurata con una scala bipolare con etichette agli estremi negativo-positivo per cogliere la dimensione affettiva dell’atteggiamento e due scale bipolari con etichette agli estremi insensato-saggio e inutileutile per cogliere la dimensione cognitiva dell’atteggiamento. Tutte le etichette sono state codificate con valori da 1 a 7. E’ stata inoltre considerata una domanda che misura il comportamento passato preso da Hagger et al, (2001) e Bamberg et al, (2003). “Quanto spesso ha acquistato alimenti prodotti con tecniche ecosostenibili?”; misurata con una scala unipolare con etichette codificate con valori da 1 a 6: mai, raramente, occasionalmente, spesso, molto spesso, sempre. Per la parte di questionario dedicata alla struttura valoriale (seconda parte della sezione 1 del questionario) è stata riportata l’intera versione Italiana3 e validata del PVQ (Capanna et al, 2005), un questionario composto da 40 domande con brevi descrizioni (portrait) verbali di 40 persone ipotetiche. Ogni descrizione si riferisce implicitamente all’importanza di un valore. Per esempio, la descrizione: “Vuole godersi la vita a fondo. Divertirsi è importante per lui” descrive una persona per la quale i valori edonistici sono importanti. Ogni descrizione è accompagnata dalla domanda “Quanto ti assomiglia questa persona?”. Le risposte possibili sono su una scala unipolare con valori da 1 a 6 e con le seguenti etichette: mi assomiglia molto, mi assomiglia, mi assomiglia in qualche modo, mi assomiglia un po’, non mi assomiglia e non mi assomiglia affatto. Quindi, gli intervistati confrontano ciascuna descrizione con se stessi piuttosto che confrontare loro stessi con la descrizione. In questo modo, gli intervistati prestano attenzione solo agli aspetti della personalità relativi alla descrizione e pertanto il giudizio di similarità si baserà presumibilmente solo su questi aspetti. Il numero di descrizioni (item) per ogni valore rispecchia l’ampiezza della definizione concettuale del valore stesso: 6 descrizioni per descrivere l’universalismo, 5 per la sicurezza, 4 per la tradizione, il conformismo, la benevolenza, l’auto-direzione e il successo, 3 per la stimolazione, l’edonismo e il potere. 3 L’intero questionario può essere richiesto all’autore di questo capitolo. 68 4.2.2. Analisi dei dati L’applicazione dei modelli strutturali per variabili latenti è il miglior metodo conosciuto per risolvere il sistema di equazioni (1-2). I modelli strutturali permettono la stima dei parametri di interesse in maniera simultanea tenendo conto dell’errore di misura in ciascuna variabile latente coinvolta, unendo tre metodologie statistiche: modelli di misurazione, modelli di causazione e analisi fattoriale. Il software statistico utilizzato è stato LISREL ver.8.8 (Jöreskog & Sörbom, 2007). Altre analisi statistiche multivariate sono state eseguite tramite l’utilizzo del pacchetto statistico SPSS ver.20.0. 4.3. Risultati 4.3.1. Analisi strutturale del sistema dei valori motivazionali di Schwartz Qui di seguito vengono riportati i risultati principali (Vassallo & Saba, 2015) dell’analisi confermativa sui domini e sulle dimensioni della struttura dei valori di Schwartz applicata al campione di consumatori rilevato e rappresentata in figura 1. Tutti i descrittori relativi a ciascun dominio sono risultati significativi e validi (risultati non riportati, ma possono essere richiesti all’autore del capitolo). In tabella 2 sono mostrate le correlazioni rispetto a ciascun dominio e dimensione. Gli indicatori di adattamento sono risultati abbastanza buoni, in accordo con i ben noti cut-off4, sia per l’analisi confermativa per i domini del primo ordine (i.e., Chi-quadro (df=689): 6635.26, p<0.001, RMSEA=.056, CFI=.96, TLI-NNFI=.96. SRMR=.054) che per quella del secondo ordine (i.e., Chiquadro (df=721): 8701.54, p<0.001, RMSEA=.063, CFI=.95, TLI-NNFI=.95. SRMR=.075). Purtuttavia, sempre dalla tabella 2, si notano delle alte correlazioni (>.85) che mettono a rischio la validità discriminante della tassonomia quasi-circomplessa. Ossia più le correlazioni sono alte e più risulta difficile che quei domini siano distinti tra di loro. 4 Valori del Root Mean Square Error of Approximation (RMSEA; Newitt & Handcock, 2000) uguali o minori di .05 vengono considerati buoni (Hu & Bentler, 1999), tra .05 e .08 marginali, maggiori di 0.10 non accettabili (Browne & Cudeck, 1993). Valori maggiori di .90 per il Comparative Fit Indices CFI vengono considerati buoni (Bentler, 1990) mentre valori oltre .95 preferiti (Hu & Bentler, 1999). Valori dello Standardized Root Mean Squared Residual (SRMR) al di sotto di .09 sono considerati buoni (Hu & Bentler, 1999). 69 Tabella 2. – Correlazioni stimate tra i domini latenti del primo e secondo ordine della teoria dei valori motivazionali di Schwartz (campione effettivo di n=2797; Vassallo & Saba, 2015) U B T Fattori del primo ordine C S P Su E St A-d Fattori del secondo ordine A-t Co A-a A-c 1 U .83 1 B .57 .63 1 T .78 .78 1 C .88 .76 .66 .78 1 S .90 -.04 .01 .02 .14 1 P -.16 .08 .20 .09 .20 .29 1 Su .93 .13 .25 .07 .19 .23 .65 .78 1 H .17 .27 .01 .13 .20 .70 .84 1 St .94 .68 .67 .25 .52 .60 .43 .62 .66 .80 1 A-d .70 .83 .77 .07 .07 .29 .32 .26 1 A-t .93 .90 .78 .75 .17 .18 .21 .23 .19 .83 1 Co .84 .99 .92 .07 .06 .15 .18 .17 .80 .67 .07 .18 1 A-a .92 1.00 .73 .30 .29 .20 .23 .22 .75 .81 .32 .23 .81 1 A-c .91 .99 .82 Note: U=Universalismo; B=Benevolenza; T=Tradizione; C=Conformismo; S=Sicurezza; P=Potere; Su=Successo; E=Edonismo; St=Stimolazione; A-d=Auto-direzione; A-t=Auto-trascendenza; Co=Conservatorismo; A-a=Autoaffermazione; A-c=Apertura al cambiamento. Infatti è facile notare come i domini di tradizione, sicurezza e conformismo siano molto correlati tra di loro all’interno della dimensione conservatorismo. Stessa tendenza per potere e successo, edonismo e stimolazione. Quindi il modello quasi-circomplesso dei valori di Schwartz risulta essere violato in quei domini per quel che riguarda il nostro campione. Inoltre il dominio valoriale dell’edonismo in questo caso, ossia per il consumatore italiano, si associa maggiormente alla dimensione dell’apertura al cambiamento rispetto all’autoaffermazione (correlazione stimata di .91 vs .73). Interessante però notare come le dimensioni più correlate siano state quelle dell’apertura al cambiamento con l’auto-affermazione (correlazione di .81) e quelle dell’auto-trascendenza con il conservatorismo (correlazione di .83) rimodellando così la tassonomia in maniera ellittica come in figura 4. Questa capacità della struttura valoriale di Schwartz di modellarsi, allargandosi e restringendosi, passando da una quasi-circolo ad un circomplesso ellittico a seconda delle correlazioni, permette di individuare il profilo valoriale della popolazione oggetto di studio. In questo caso il consumatore italiano. Da questo risultato è evidente come il consumatore italiano sia caratterizzato da quelle quattro dimensioni che sono a due a due vicine e opposte. In pratica nel consumatore italiano esiste uno spirito auto-trascendente e conservatore che si oppone ad una apertura al cambiamento e alla ricerca di successo. 70 Figura 4. – Tassonomia di Schwartz compressa In tabella 3 si sono successivamente analizzate le differenze tra le medie (latenti) di ciascun dominio valoriale per le principali quattro macro-aree italiane (Vassallo, 2015b) con specifico riferimento al sud Italia a causa dei ben noti problemi di natura economica e sociale e caratterizzato da forte tradizione culturale (Barbagallo, 1980; De Rosa, 1993; Mutti, 2000). Dai risultati si è riscontrata una netta superiorità, in media, dei consumatori del sud per quel che riguarda i domini valoriali di conformismo, tradizione e sicurezza e ricerca del successo. I consumatori del sud Italia sono anche mediamente più universali e benevolenti di quelli del centro e del nord ovest del paese, nonché simili a quelli del nord est per questi due domini. Particolarmente interessante è risultata la ricerca del successo che risulta uguale, in media, in tutte le aree italiane con eccezione del nord est dove è significativamente inferiore rispetto al sud. Stesso discorso per i domini di apertura al cambiamento ed edonismo dove si sono riscontrate solo poche differenze tra le aree. Da notare come i consumatori del centro Italia siano risultati, in media, più edonistici di quelli del sud. A tal proposito il dominio valoriale dell’edonismo è stato maggiormente esaminato ipotizzandolo come covariata esterna (applicazione della Latent ANCOVA, Latent Covariate; Hancock, 2004) nello spiegare, in egual maniera nelle quattro macro-aree italiane (in questa analisi la numerosità campionaria del sud è stata unita a quella delle isole sia per la minore numerosità di quest’ultima e sia perché sud ed isole rappresentano una classificazione territoriale standard), i domini adiacenti di potere, successo, stimolazione e auto-direzione (Vassallo, 2015b). Dai risultati standardizzati presentati in tabella 4 è interessante notare che nell’ipotesi di considerare l’edonismo uguale in tutte e quattro le macro-aree esso influisce maggiormente sull’auto-direzione e sul successo rendendo le differenze con il sud Italia 71 più marcate, in negativo, nei domini di auto-affermazione e apertura al cambiamento (vedi la tabella 4 e confronto con la tabella 3). Particolarmente sensibili sono stati i consumatori del centro Italia il cui edonismo rispetto a quelli del sud è superiore in media (.15 dalla tabella 3) e che, se non soddisfatto, risultano essere ancora più lontani, più severi, nella ricerca dell’auto-affermazione e dell’apertura al cambiamento rispetto al sud. Tabella 3. - Stime standardizzate delle medie strutturali di ciascun dominio della struttura valoriale di Schwartz per quattro macro aree Italiane e con il Sud Italia come gruppo di riferimento (Vassallo, 2015b) Auto-trascendenza Conservatorismo Auto-affermazione Edonismo Apertura al cambiamento Universalismo Benevolenza Conformismo Tradizione Sicurezza Potere Successo Edonismo Stimulazione Auto-direzione Sud .00 .00 .00 .00 .00 .00 .00 .00 .00 .00 Centro -.26 -.15 -.33 -.46 -.36 -.06ns -.12 .15 .01ns -.11ns Nord Ovest -.29 -.13 -.20 -.39 -.31 .03ns -.12 .04ns -.11ns -.05ns Nord Est -.11ns -.11ns -.23 -.42 -.23 -.30 -.30 .07ns -.14 .05ns Nota: ns = non significativo T-value <|2| Tabella 4. – Stime standardizzate delle medie strutturali di ciascun dominio della struttura valoriale di Schwartz per quattro macro aree Italiane e con il Sud Italia come gruppo di riferimento e il dominio Edonismo come covariata (Vassallo, 2015b) Autoaffermazione Apertura al cambiamento Edonismo ↓ .71 .82 .70 .95 Edonismo ↓ Potere Successo Stimolazione Auto-direzione Sud Centro Nord Ovest Nord Est .00 .00 .00 .00 -.17 -.25 -.15 -.20 .00ns -.15 -.13 -.08ns -.34 -.36 -.21 .03ns Nota: ns = non significativo T-value <|2| 4.3.2. Modello dell’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili e la struttura valoriale di Schwartz Questa struttura cognitiva di valori è stata utilizzata nel modello precedentemente rappresentato in figura 2 e con sistema di equazioni (2) che mette in relazione le quattro dimensioni valoriali con l’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili considerando anche il comportamento passato (CP). In tabella 5 vengono rappresentati i coefficienti strutturali del modello. Gli indicatori di adattamento sono risultati soddisfacenti (i.e., modello per prodotti ecosostenibili: Chi-quadro (df=876)= 9274.06, p<.001, RMSEA=.059, CFI=.96, TLI-NNFI=.95. SRMR=.074; per gli alimenti locali: Chi-quadro (df=875)= 9031.63, p<.001, RMSEA=.058, CFI=.96, TLI-NNFI=.95. SRMR=.074). 72 Risulta evidente dai risultati in tabella 5 che l’atteggiamento positivo5 del consumatore italiano verso un consumo ecosostenibile è principalmente guidato da valori universali e di benevolenza verso il prossimo e meno da uno spirito conservatore, seppur presente. Il comportamento passato pesa positivamente. L’apertura al cambiamento verso un atteggiamento al consumo e sembra non essere significativamente presente. Le dimensione di auto-trascendenza trovata significativamente positiva nello spiegare l’atteggiamento nell’intero paese Italia è stata ritrovata altrettanto significativa per le cinque aree geografiche, come rappresentato nella tabella 6. Una diversa situazione è stata riscontrata per l’altra dimensione, il conservatorismo, che seppur trovata anch’essa abbastanza significativa per i prodotti ecosostenibili il suo apporto negativo sembra confermarsi rilevante nel nord est e nel sud Italia mentre è più debole al centro e nelle isole. Questo risultato fa chiaramente intuire che seppur i valori di universalismo e di benevolenza siano evidenti nel guidare l’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili, un sostanziale conservatorismo esiste agendo in sfavore di questi prodotti. Tabella 5.– Soluzioni (standardizzate tra parentesi) del modello strutturale dell’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili Coefficienti strutturali 1.00 (1.00) 1.00 (.96) .86 (.87) 1.00 (.99) .91 (.84) .93 (.92) 1.00 (.94) 1.22 (.95) 1.04 (.91) 1.00 (.99) .47 (.83) Domini CP U B C T S P Su E St A-d Dimensioni CP A-t Co A-a A-c Coefficienti strutturali .45 (.41) 1.39 (.73) Atteggiamento verso l’acquisto di prodotti ecosostenibili -.77 (-.41) .10ns (.08) -.16ns (-.24) 2 R = .46 Nota: ns = non significativo T-value <|2| 5 I tre item dell’atteggiamento sono risultati in media tutti positivi (negativo/positivo: media 5.98 (sd=1.18); insensato/saggio: media 6.00 (sd=1.20); inutile/utile: media 5.96 (sd=1.21); da Vassallo & Saba, 2015). 73 Tabella 6. - Significatività sinottica delle dimensioni valoriali nel predire atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili (in rosso le dimensioni non significative; in blu una debole significatività con p<0.10; in verde una forte significatività p<0.01) Prodotti Ecosostenibili Domini Dimensioni Universalismo Benevolenza Auto-trascendenza Conformismo Tradizione Sicurezza Conservatorismo Potere Successo Auto-affermazione Edonismo Stimolazione Autodirezione Apertura al cambiamento ITALIA NO NE CE SUD ISO + • • + • • • + + + + - - - • • • • • • • - Questo modello è stato, inoltre, oggetto di due importanti approfondimenti. Il primo (Vassallo & Saba, 2015) lo ha visto applicato a due categorie di spesa media mensile per alimenti e bevande (i.e., al di sotto e al di sopra dei 400 Euro mensili che risulta essere intorno al livello medio di spesa mensile per la categoria alimenti e bevande in Italia (ISTAT, 2012, 2013). Il secondo, come precedentemente accennato, lo ha visto oggetto di simulazione (Vassallo, 2015a) per la dimensione dell’apertura al cambiamento della tassonomia di Schwartz. La tabella 7 mostra le soluzioni del modello dell’atteggiamento per le due categorie di spesa. Interessante notare come per i consumatori italiani con meno di 400 euro al mese per la spesa di alimenti e bevande incrementi la propensione universale e di benevolenza verso il prossimo e l’ambiente, quindi in linea con dei prodotti ecosostenibili, ma di contro aumenta anche il conservatorismo insieme ad una chiusura al cambiamento e la ricerca di successo e potere. Quando invece si hanno più di 400 euro mensili per fare la spesa, non si ricerca più né potere né successo (domini dell’auto affermazione non-significativi) e nemmeno una apertura al cambiamento. Inoltre la propensione all’universalismo e benevolenza cala come anche lo spirito conservatore e tradizionale. 74 Tabella 7. - Soluzioni (standardizzate tra parentesi) del modello strutturale dell’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili per le due categoria di spesa (Vassallo & Saba, 2015) Totale campione n=2760 1.00 (1.00) 1.00 (0.96) 0.86 (0.87) 1.00 (0.99) 0.91 (0.84) 0.93 (0.92) 1.00 (0.94) 1.22 (0.95) 1.04 (0.91) 1.00 (0.99) 0.47 (0.83) < 400 Euro n=1729 63% 1.00 (1.00) 1.00 (0.96) 0.85 (0.88) 1.00 (1.00) 0.91 (0.84) 0.98 (0.92) 1.00 (0.90) 1.29 (1.00) 1.04 (0.93) 1.00 (1.00) 0.48 (0.85) > 400 Euro n=1031 37% 1.00 (1.00) 1.00 (0.95) 0.90 (0.86) 1.00 (0.99) 0.92 (0.86) 0.83 (0.92) 1.00 (0.96) 1.26 (1.00) 1.03 (0.87) 1.00 (0.99) 0.43 (0.79) Domini CP U B C T S P A H St S-d Dimensioni < 400 Euro n=1729 63% 0.42 (0.39) > 400 Euro n=1031 37% 0.47 (0.43) Totale campione n=2760 CP A-t 1.74 (0.96) 1.00 (0.49) 1.39 (0.73) Co -1.11 (-0.59) -0.44 (-0.23) -0.77 (-0.41) Atteggiamento verso l’acquisto 0.45 (0.41) A-a 0.30 (0.21) 0.03ns (0.02) 0.10ns (0.08) A-c -0.33 (-0.24) -0.12ns (-0.09) -0.16ns (-0.24) 0.50 0.40 0.46 2 R = Nota: ns = non significativo T-value <|2| Per quel che invece riguarda la simulazione è stato d’interesse ipotizzare cosa sarebbe accaduto al modello dell’atteggiamento se si fosse incrementato il coefficiente strutturale dell’apertura al cambiamento nel predire un atteggiamento positivo verso i prodotti ecosostenibili, dato che era risultato non significativo (-.16 dalla tabella 5) ed essendo anche di maggiore interesse sociale verso dei prodotti innovativi. Per simulare questo incremento è stato utilizzato lo stesso modello dell’atteggiamento senza considerare il consumo passato e con la sola struttura valoriale, più propriamente di interesse, come variabili esplicative. Sono state quindi applicate variabili “fantasma” (i.e., phantom latent variables; Rindskopf, 1984; come precedentemente mostrato in figura 3) per ottenere la stima del coefficiente dell’apertura al cambiamento inizialmente maggiore e poi minore del valore, ancora trovato non significativo dopo aver tolto la componente del comportamento passato, di .13 (Vassallo, 2015a). All’aumentare dell’effetto diretto (tabella 8), dell’apertura al cambiamento verso l’atteggiamento, k ≥ -.13, le nuove stime del modello riportano un incremento dell’effetto totale simulato (effetto totale fantasma) che rappresenta quanto è necessario aumentare l’effetto diretto dell’A-c verso l’atteggiamento affinché si abbia una stima maggiore di quella non significativa. E’ 75 chiaro che questo comporta una cambiamento negli altri coefficienti strutturali relativi alle rimanenti tre dimensioni valoriali. Infatti, all’aumentare dell’A-c verso l’atteggiamento aumenta anche il coefficiente strutturale del conservatorismo, mentre diminuisce l’auto-trascendenza e l’autoaffermazione. Processo inverso se viene simulata una diminuzione dell’effetto diretto, k ≤ -.13 (tabella 9). Tabella 8. - Soluzioni (standardizzate tra parentesi) del modello strutturale A con variabili “fantasma” dell’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili (Vassallo, 2015a) Modello a Steps 1 A-c k Effetto diretto -.13*(-.09) Co A-t A-a -1.11 (-.58) 1.83 (.73) .08*(.06) .50 (.38) -1.02 (-1.03) .13* (.10) -1.24 (-1.25) -1.20 (-.87) -1.82 (-1.83) -3.07 (-2.13) -2.57 (-2.55) C-Sq(838)=9212.88; RMSEA=.060; CFI=.96; TLI=.95; SRMR=.075 -.10 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” -.10 (-.10) .59 (.58) .49 (.48) -.08* (-.06) C-Sq(839)=17405.11; RMSEA=.084; CFI=.94; TLI=.93; SRMR=.11 2 .10 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” .10 (.10) .61 (.59) .71 (.69) .24 (.18) C-Sq(839)=17848.62; RMSEA=.085; CFI=.94; TLI=.93; SRMR=.11 3 .50 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” .50 (.50) .62 (.62) 1.12 (1.12) 1.38 (1.02) C-Sq(839)=24559.91; RMSEA=.10; CFI=.92; TLI=.92; SRMR=.13 4 1.00 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” 1.00 (1.00) .64 (.65) 1.64 (1.65) 2.96 (2.14) C-Sq(839)=68260.93; RMSEA=.17; CFI=.88; TLI=.87; SRMR=.14 Nota: * = non significativo T-value <|2| 76 Tabella 9. - Soluzioni (standardizzate tra parentesi) del modello strutturale B con variabili “fantasma” dell’atteggiamento verso i prodotti ecosostenibili (Vassallo, 2015a) Modello b Steps 1 A-c k Effetto diretto -.13*(-.09) Co A-t A-a -1.11 (-.58) 1.83 (.73) .08*(.06) 3.58 (2.07) 1.04 (.83) C-Sq(838)=9212.88; RMSEA=.060; CFI=.96; TLI=.95; SRMR=.075 -.20 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” -.20 (-.16) -.50 (-.41) -.70 (-.57) -2.55 (-1.50) C-Sq(839)=10898.65; RMSEA=.066; CFI=.95; TLI=.95; SRMR=.086 2 -.50 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” -.50 (-.40) -.49 (-.39) -.99 (-.79) -2.92 (-1.70) 4.03 (2.30) 1.27 (1.01) C-Sq(839)=10485.34; RMSEA=.064; CFI=.95; TLI=.95; SRMR=.084 3 -1.00 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” -1.00 (-.79) -.46 (-.36) -1.46 (-1.15) -3.54 (-2.03) 4.78 (2.78) 1.66 (1.30) C-Sq(839)=10030.48; RMSEA=.063; CFI=.95; TLI=.95; SRMR=.081 4 -1.50 Effetto diretto Effetto totale “fantasma” indiretto Effetto totale “fantasma” -1.50 (-1.16) -.42 (-.33) -1.92 (-1.49) -4.16 (-2.36) 5.53 (3.06) 2.05 (1.59) C-Sq(839)=9751.00; RMSEA=.062; CFI=.95; TLI=.95; SRMR=.079 Nota: ns = non significativo T-value <|2| 4.4. Discussione e Conclusioni La teoria dei valori di Shalom Schwartz rappresenta un importante strumento cognitivo per definire quale siano le aspettative future della popolazione oggetto di studio in riferimento a determinati contesti di applicazione. La modellizzazione della tassonomia dei valori avviene principalmente per due fasi: la prima attraverso una approfondita analisi a struttura latente delle correlazioni tra i suoi fattori rivelando le polarità della forma e, quindi, il maggiore interesse per la popolazione di riferimento verso quella particolare tematica di ricerca; la seconda attraverso una analisi per gruppi di popolazione, sia a livello di correlazione tra i fattori che di medie tra gli essi, rivelandone, nel primo caso, una diversa o simile forma ellittica, mentre, nel secondo caso, una differenza in media a livello di costrutto. Questa analisi delle differenze tra le medie a livello di costrutto risulta particolarmente utile quando si hanno dei costrutti altamente correlati tra di loro all’interno dei gruppi di comparazione tali da non permetterne una chiara distinzione (Vassallo, 2015b). Inoltre, l’applicazione di questi modelli a struttura media latente sono necessari se si vuole ottenere un confronto corretto tra medie di costrutti tra diversi gruppi di popolazione che tenga conto della loro diversa formazione culturale e dell’errore di misura tipico dei costrutti cognitivi. Nel nostro caso, applicando la tassonomia in un contesto di scelta alimentare responsabile italiano, si è rivelata particolarmente importante per individuare quale sia la situazione valoriale dei consumatori italiani mostrando, a livello di correlazione, una forte concentrazione su motivazioni 77 universali e conservatori contrapposta ad una apertura al cambiamento, guidata dall’edonismo, con annessa una ricerca per il successo e affermazione nella vita. I consumatori del sud Italia si sono rivelati mediamente più universali, conservatori e maggiormente protesi verso la ricerca di successo ed affermazione rispetto al resto dell’Italia, mentre quelli del centro molto più edonistici. Per l’apertura al cambiamento la situazione, in media, non si diversifica molto territorialmente, seppur il sud rimane leggermente più aperto al cambiamento rispetto al resto dell’Italia. Questa prima valutazione della tassonomia valoriale ha permesso anche di comprendere una possibile accettazione socio-culturale verso prodotti ecosostenibili quando l’intera struttura è stata applicata ad un modello dell’atteggiamento verso il loro acquisto. Il consumatore italiano accetta prodotti ecosostenibili perché ha un forte spirito universale (dimensione valoriale dell’auto trascendenza molto forte nello spiegare questo atteggiamento) seppur contrapposto alla tendenza conservatrice legata alle tradizioni alimentari. Questa componente conservatrice, essendo molto radicata, non può essere ignorata e deve andare, quindi, pari passo con una potenziale apertura al cambiamento se si vuole che i prodotti sostenibili restino culturalmente accettati, altrimenti si rischia un calo di quei valori universali che ne consentono l’accettazione stessa (Vassallo, 2015a). Inoltre, la disponibilità economica per fare la spesa può sempre fare la differenza ed agire negativamente sia verso un potenziale acquisto che verso un calo della accettazione culturale: essere dei consumatori “etici” costa (Vassallo & Saba, 2015). Questi prodotti alimentari a consumo di tipo responsabile però, dopo essere stati accettati culturalmente, devono garantire questa sostenibilità affinché si abbia una intenzione all’acquisto molto vicina al comportamento finale di acquisto stesso (Vassallo et al, submitted). Il consumatore italiano, infatti, cerca sicurezze che un acquisto di prodotti responsabili, soprattutto definiti come ecosostenibili, si rivelino realmente tali, che contribuiscano a salvaguardare l’ambiente oltre ad essere di qualità pari o superiore a quelli prodotti con tecniche tradizionali. Se questo avviene il consumatore italiano li continua ad acquistare (comportamento passato molto forte sia nello spiegare il comportamento d’acquisto che l’atteggiamento; Vassallo et al, submitted; Vassallo & Saba, 2015) altrimenti rischia di non acquistarli e, quindi, di non poter portare seguito al suo desiderio di valori universali e responsabili. Bibliografia Ajzen I. The theory of planned behavior. Organizational Behav Hum Decision Processes 1991; 50:179-211. Anderson JR. The architecture of cognition. Cambridge, MA: Harvard University Press, 1983. Allen MW, Wilson M, Ng SH and Dunne M. Values and beliefs of vegetarians and omnivores. J Soc Psychol 2000; 14: 405-422. 78 Allen MW, and Baines S. Manipulating the symbolic meaning of meat to encourage greater acceptance of fruits and vegetables and less proclivity for red and white meat. Appetite 2002; 38: 118-130. Bamberg S, Ajzen I and Schmidt P. 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I ragazzi hanno compilato dei questionari sullo stile di vita e sulle abitudini alimentari; il KIDMED test è stato somministrato per intervista a ciascun soggetto per valutare l’aderenza alla dieta mediterranea. Su un sotto-campione (302 soggetti) è stata valutata l’attività fisica utilizzando gli accelerometri. I risultati hanno evidenziato: un’alta prevalenza di sovrappeso/obesità (specialmente tra i maschi), sedentarietà e attività fisica non in linea con le raccomandazioni; una scarsa aderenza alle linee guida per una sana alimentazione ed un basso livello di aderenza alla dieta mediterranea (tra i più bassi d’Europa), dovuto soprattutto ad uno scarso consumo di frutta e verdura. Sono necessari interventi per modificare questi comportamenti non salutari, che possono influenzare anche lo stile di vita e la salute futuri. In particolare, le generazioni italiane più giovani dovrebbero imparare ad apprezzare i cibi caratteristici della dieta mediterranea, iniziando già nella prima infanzia. Inoltre, l’utilizzo di dati antropometrici misurati, piuttosto che auto-riferiti, negli adolescenti dovrebbe essere esteso a tutte le altre regioni italiane. Parole chiave Adolescenti, Abitudini alimentari, Dieta mediterranea, Stile di vita, Attività fisica, Sedentarietà. 82 Abstract The ALIADO study aimed to evaluate more in-depth and study the prevalence of overweight and obesity in adolescents obtained from measured weight and height in Italy, considering the relationship between food habits, lifestyle and the environment in association with their attitudes towards these issues. The study is part of the project REGALIM funded by the Ministry of Agriculture and Forestry (Mipaaf). The study was conducted in a representative sample of 369 adolescents, recruited in secondary schools of the Lazio region, between December 2011 and May 2012. Weight, height and waist circumference of each subject were measured. The adolescents completed questionnaires on lifestyle and eating habits; the KIDMED test was given (interview) to each subject to evaluate the adherence to the Mediterranean diet. A sub-sample (302 subjects) wore an accelerometer to assess physical activity for a week. The results showed: a high prevalence of overweight (especially among males), sedentary lifestyle, physical activity not in accordance with the recommendations, poor adherence to dietary guidelines and a low level of adherence to the Mediterranean diet (among the lowest ones in Europe), mainly due to a low consumption of fruit and vegetables. Interventions are needed to change these unhealthy behaviors, which can influence lifestyle and health of later ages. Younger Italian generations should learn to appreciate the key Mediterranean foods, starting earlier in life. Moreover, measured rather than self-reported anthropometry in adolescents should be extended to all the other Italian regions. Keywords Adolescents, Food habits, Mediterranean diet, Lifestyle, Physical activity, Sedentary lifestyle 83 5.1. Introduzione L’adolescenza è un periodo fondamentale della vita che comprende la comparsa della pubertà e la maggiore età e rappresenta una delle fasi più veloci dell’accrescimento corporeo, accompagnato da modificazioni del sistema nervoso centrale e dalla maturazione di vari organi (Patton e Viner, 2007). Questo intenso sviluppo biologico, caratterizzato da una profonda evoluzione sul piano fisico e ormonale, è associato anche a importanti modifiche psicologiche, sociali e comportamentali, tra cui la transizione sociale verso l’indipendenza dai genitori e una forte affiliazione tra pari (Viner et al, 2015). Durante questo periodo di passaggio, compreso tra i 10 e i 19 anni (WHO, 1986), si plasmano anche l’identità, i valori e le credenze (Bissonnette e Contento, 2001). Tali cambiamenti influenzano lo stile di vita e molti dei comportamenti collegati con lo stato di salute che si mantengono poi anche nell’età adulta (Viner et al, 2015). Così, molti dei fattori di rischio associati alle malattie croniche non trasmissibili che si manifestano in età più avanzata, tra cui il fumo, l’alcol, l’obesità e la scarsa attività fisica, di solito emergono durante l’adolescenza (Patton et al, 2012; Alwan et al, 2010). Lo stato di salute, in questa fase della vita, è il risultato delle interazioni tra lo sviluppo prenatale, quello della prima infanzia e i cambiamenti biologici e sociali che accompagnano la pubertà, modellate dai determinanti sociali, dai fattori di rischio e da quelli protettivi. Tali fattori influenzano l’acquisizione di comportamenti correlati con la salute (Sawyer et al, 2012), comprese le abitudini e le scelte alimentari (Mulye et al, 2009; Branca et al, 2007), abitudini che influiscono sull’assunzione dei nutrienti e sul consumo energetico e che si sviluppano generalmente nella prima infanzia e durante l’adolescenza (Cooke, 2007; Birch et al, 2007). L’ambiente familiare e quello scolastico svolgono un ruolo essenziale nella definizione del rapporto con il cibo e del consumo dei singoli alimenti (Patrick e Nicklas, 2005; Ogata e Hayes, 2014), ma in aggiunta alle influenze dei genitori e dei coetanei, stanno emergendo diversi fattori nuovi, tra cui la commercializzazione di prodotti (come tabacco, alcol, alimenti ricchi di grassi, zucchero e sale) e di stili di vita non salutari, che si rivolge particolarmente ai giovani. Così, come un’epidemia di malattie infettive, i mass media possono essere visti come un vettore che trasporta atteggiamenti e prodotti a un numero sempre maggiore di ospiti, provocando la diffusione di comportamenti in precedenza non comuni (Sawyer et al, 2012). Anche l’aspetto estetico può avere un ruolo fondamentale e molti giovani possono essere influenzati dai media, che suggeriscono loro come apparire per avere successo (Calado et al, 2010; Anschutz et al, 2009; Van den Berg et al, 2007), da mode alimentari e dalla tendenza alla magrezza (Madanat et al, 2011). Il tentativo di perdere peso è una caratteristica comune nelle ragazze intorno ai tredici anni e la frequenza di tale comportamento tende ad aumentare con l’età tra le ragazze, ma non tra i ragazzi (Currie et al, 2012). Queste differenze di genere possono essere spiegate in parte dai cambiamenti puberali. I maschi con la pubertà diventano più muscolosi e acquisiscono caratteristiche somatiche in linea con una forma ideale 84 del corpo maschile e questo li può aiutare a sviluppare un concetto di sé più positivo (Muris et al, 2005; Smolak et al, 2006). Viceversa nelle ragazze, l’aumento del grasso corporeo associato allo sviluppo puberale contrasta con gli stereotipi dei media della forma ideale del corpo femminile; ciò può contribuire allo sviluppo di un’immagine negativa del proprio corpo (Smolak et al, 2006). Tutti questi fattori possono contribuire a sviluppare errate abitudini alimentari. Studi recenti hanno evidenziato che i bambini e gli adolescenti nei paesi occidentali non raggiungono il livello raccomandato di assunzione di frutta e verdura (Yngve et al, 2005; Evans et al, 2012), mentre esistono prove convincenti sugli effetti protettivi per la salute da parte di diete ricche di questi alimenti. Negli adulti una dieta ricca di frutta e verdura è associata a un ridotto rischio per le malattie croniche, tra cui ictus, diabete e alcuni tipi di cancro (Boeing et al, 2012; Bhupathiraju e Tucker, 2011; World Cancer Research Fund/American Institute for Cancer Research, 2007; WHO, 2003). Nei bambini il consumo di frutta e verdura è protettivo nei confronti del sovrappeso e dell’obesità (Pala et al, 2013) e sostituire alimenti ad alta densità energetica con frutta e verdura può aiutare nella gestione del peso corporeo (Hebestreit et al, 2014). Poiché è stato osservato che l’assunzione di frutta e verdura tende anche a diminuire dagli 11 anni ai 15 anni, gli adolescenti rappresentano un target importante per gli interventi di promozione della salute, anche se certamente impegnativo, proprio a causa dei significativi cambiamenti evolutivi caratteristici di questo periodo della vita (Currie et al, 2012). Pertanto, è fondamentale agire precocemente in tal senso, già in età infantile, proseguendo poi anche durante l’adolescenza, sia perché la dieta incide sulla crescita e sullo sviluppo, ma anche perché le abitudini alimentari acquisite durante l’età evolutiva possono essere conservate anche in età adulta (Lake et al, 2009; Merten et al, 2009; te Velde et al, 2007). Promuovere stili di vita salutari è particolarmente importante anche in considerazione del fatto che la prevalenza dell’obesità è cresciuta rapidamente in tutto il mondo, tanto che questo fenomeno, che rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nei paesi industrializzati, è stato definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una “epidemia globale” (WHO, 2000). In particolare, è preoccupante l’andamento dell’obesità in età evolutiva, dal momento che l’eccesso di peso in età infantile predispone ad un maggior rischio che l’obesità si manifesti anche in età adulta (Gunnell et al, 1998; Singh et al, 2008). Questo implica, oltre ad un futuro aumento dell’epidemia di obesità negli adulti, anche un abbassamento dell’età media in cui si manifestano le patologie associate all’obesità, con notevoli ripercussioni sulla spesa pubblica e sulla qualità della vita (Branca et al, 2007). Le cause dell’obesità sono complesse e comprendono l’interazione di fattori individuali e ambientali che contribuiscono all’assunzione di energia in eccesso e/o ad un dispendio energetico insufficiente (Anderson e Butcher, 2006; Swinburn et al, 2011). Ridurre la prevalenza dell’obesità in età evolutiva rappresenta perciò una priorità importante di salute pubblica. Per questo è fondamentale analizzare i fattori modificabili che la determinano al fine di poter 85 predisporre le misure più adatte per la promozione di stili di vita salutari e anche per poter verificare l’efficacia di tali azioni (Lobstein et al, 2015). Ricerche recenti condotte su questa fascia di età in Europa, compresa l’Italia, hanno messo in evidenza la necessità di approfondire lo studio sulle relazioni tra le abitudini alimentari, lo stile e l’ambiente di vita degli adolescenti. Tra questi, il progetto europeo HELENA (HEalthy Lifestyle in Europe by Nutrition in Adolescence; www.helenastudy.com), che ha esaminato le abitudini di vita di circa 3000 ragazzi tra i 13 e i 17 anni in dieci paesi europei, ha rilevato abitudini alimentari non in linea con le raccomandazioni internazionali (US Department of Health and Human Services e US Department of Agriculture 2005; WHO, 2003). In particolare, gli adolescenti osservati consumavano soltanto la metà della quantità consigliata di frutta e verdura, ma carne e prodotti a base di carne, grassi e dolci in eccesso (Diethelm et al, 2012), con un apporto energetico totale derivante da grassi che superava il limite raccomandato (FAO, 2010) per circa la metà del campione (Vyncke et al, 2012). Questo studio ha anche evidenziato una scarsa attività fisica tra i ragazzi: appena poco più della metà dei maschi (56,8%) e addirittura solo il 27,5% delle femmine praticava almeno 60 minuti di attività fisica moderata/vigorosa al giorno (Ruiz et al, 2011), come da raccomandazioni internazionali (WHO, 2010). Nello stesso ambito, lo studio multicentrico internazionale HBSC- Health Behaviour in Schoolaged Children (che esamina ogni quattro anni lo stato di salute degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni e i fattori che la influenzano) ha rilevato, nei 43 paesi partecipanti, un’alta prevalenza di sovrappeso/obesità, maggiore nei maschi rispetto alle femmine, con valori che tendono a diminuire in queste ultime al crescere dell’età: rispettivamente 17% nei maschi e 13% nelle femmine undicenni, 17% e 11% a tredici anni e 18% e 10% a 15 anni (Currie et al, 2012). Va specificato che nello studio HBSC, i dati di peso e statura utilizzati per calcolare l’indice di massa corporea (IMC, kg/m2) e classificare lo stato ponderale, sono stati auto-riferiti dai ragazzi studiati, e che quindi questi risultati vanno interpretati con cautela (Currie et al, 2012); infatti, alcuni autori riferiscono che i valori della prevalenza di sovrappeso/obesità valutati da dati antropometrici auto-riferiti potrebbero essere sottostimati, rispetto a quelli ottenuti da dati di peso e statura misurati (Himes et al, 2005, Jayawardene et al, 2014). Altri autori, invece hanno riscontrato che l’IMC basato su dati auto-riferiti è abbastanza affidabile (Strauss, 1999) e adatto ad identificare relazioni valide tra variabili negli studi epidemiologici (Strauss, 1999; Goodman et al, 2000). Anche nello studio HBSC le abitudini alimentari degli adolescenti non sono risultate adeguate: un’alta percentuale dei ragazzi non aveva l’abitudine quotidiana alla prima colazione (solo il 71% la consumava tutti i giorni), con una maggiore tendenza a saltare tale pasto con l’aumentare dell’età; inoltre, è risultata bassa anche la percentuale di adolescenti che consumava la frutta tutti i giorni: era 86 maggiore nelle femmine, rispetto ai maschi e diminuiva con l’aumentare dell’età (a 11 anni 46% nelle femmine vs 38% nei maschi; a 13 anni 40% vs 33%; a 15 anni 35% vs 27%). In particolare, in Italia lo studio HBSC ha evidenziato valori più alti della prevalenza di adolescenti in sovrappeso/obesi rispetto alla media dei paesi partecipanti (Cavallo et al, 2013). Infatti, più di un ragazzo su cinque aveva un eccesso di peso (sovrappeso 17,5% e obesità 3,4%). E’ stato anche osservato un trend geografico delle frequenze di sovrappeso/obesità, con valori che aumentavano dalle regioni del Nord a quelle del Sud (i valori più elevati sono stati rilevati in Campania - 26,2% di sovrappeso e 5,7% di obesità; quelli più bassi nella PA di Bolzano - 8% di sovrappeso e 0,7% di obesità). Come per gli altri Paesi europei, i dati della prevalenza erano maggiori nei maschi rispetto alle femmine e tendevano a diminuire al crescere dell’età (il 29,3% dei maschi e il 19,5% delle femmine tra gli undicenni erano in sovrappeso/obesi, contro il 25,6% nei maschi e il 12,3% nelle femmine per i quindicenni). Le abitudini alimentari in Italia sono risultate ancora più lontane dalle raccomandazioni rispetto alla media dei ragazzi dei vari paesi dello studio HBSC, soprattutto per il consumo della frutta. Circa la metà dei ragazzi di 11 anni non consumava frutta quotidianamente (il 49% delle femmine, 56% dei maschi), con una frequenza che aumentava nelle fasce di età superiori, fino ad arrivare per i quindicenni al 70% nei maschi e al 61% nelle femmine. Inoltre, gli adolescenti italiani sono risultati all’ultimo posto in Europa per quanto riguarda la pratica dell’attività fisica (Currie et al, 2012): solo circa il 10% dei maschi e il 6% delle femmine raggiungeva infatti i 60 minuti di attività fisica moderata/intensa raccomandati (WHO, 2010). Sulla base di tali considerazioni, questo studio di approfondimento ALIADO (acronimo di: ALImentazione e stile di vita negli ADOlescenti), parte integrante del Progetto REGALIM, è nato quindi dalla necessità di approfondire e analizzare in Italia la prevalenza del sovrappeso e dell’obesità negli adolescenti, ottenuta da dati di peso e statura misurati, valutando anche le relazioni tra le abitudini alimentari, lo stile e l’ambiente di vita, in associazione con i loro atteggiamenti verso tali aspetti. L’indagine è stata eseguita su un campione rappresentativo di adolescenti della regione Lazio, scelta come regione modello in quanto dall’indagine HBSC ha mostrato caratteristiche intermedie per la prevalenza di sovrappeso/obesità e per le abitudini alimentari dei ragazzi, rispetto alle altre regioni italiane. Sono state valutate le abitudini alimentari dei ragazzi nell’ottica dell’aderenza alle linee guida internazionali (WHO, 2003). Particolare attenzione è stata rivolta allo studio dell’aderenza alla Dieta Mediterranea (DM) degli adolescenti, indagata con una metodica validata e già ampiamente utilizzata in altri paesi europei (Serra-Majem et al, 2004), quale indicatore della qualità della dieta. La DM è caratterizzata, infatti, soprattutto da un abbondante consumo di frutta, verdura, olio di oliva, cereali e 87 frutta secca; da un consumo moderato di prodotti caseari; da un basso a un moderato consumo di pesce e pollame e carne rossa in piccole quantità (Trichopoulou e Lagiou, 1997; Willett et al, 1995). Numerosi studi hanno descritto i molteplici benefici della DM negli adulti (Esposito et al, 2006; Estruch et al, 2013; Keys, 1995; Panagiotakos et al, 2007; Psaltopoulou et al, 2004; Trichopoulou et al, 2003). Anche per quanto riguarda l’età evolutiva, sebbene il numero degli studi sia più limitato, sono stati osservati numerosi effetti benefici per la salute di bambini e adolescenti (Chatzi et al, 2007; Costarelli et al, 2013; Farajian et al, 2011; Garcia-Marcos et al, 2007; Giannini et al, 2014; Lydakis et al, 2012; Mazaraki et al, 2011; Schröder et al, 2013; Tognon et al, 2014; Tsiachris et al, 2010; Velazquez-Lopez et al, 2014). Purtroppo, nonostante la continua evidenza scientifica a favore di questo modello alimentare e il fatto che la DM sia stata dichiarata dall’UNESCO nel 2010 “Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità” (http://www.unesco.org/culture/ich/en/RL/00394), è stato riscontrato un suo graduale abbandono da parte delle popolazioni del bacino mediterraneo, soprattutto per quanto riguarda i più giovani (Grosso et al, 2013; Heberstreit et al, 2010; Kafatos et al, 1997; Roccaldo et al, 2014; Serra-Majem et al, 2004; Van Diepen et al, 2011). E’ stata anche valutata l’abitudine al consumo di energy drink. Infatti, la loro diffusione tra gli adolescenti solleva preoccupazioni per i loro effetti sulla salute (Goldfarb et al, 2014) e studi recenti hanno evidenziato la necessità di ulteriori ricerche incentrate sulla natura e le modalità di consumo di energy drink tra i giovani (Burrows et al, 2013). Questo anche in considerazione della mancanza di una regolamentazione legislativa che preveda l’informazione dei consumatori sugli eventuali rischi di un uso di tali bevande in eccesso o in combinazione con medicinali, droghe o alcol (Reissig et al, 2009). Nell’ambito dello stile di vita dei ragazzi esaminati, sono state anche valutate l’attività fisica e la sedentarietà sulla base delle raccomandazioni. Infatti, l’attività fisica è essenziale per la salute fisica e mentale a breve e a lungo termine (USDHHS, 2008; Janssen et al, 2010), è associata a un minor rischio di aumento di peso tra le persone che la praticano regolarmente (Fogelholm, 2000) in quanto è un fattore determinante della spesa energetica, e quindi, è fondamentale per l’equilibrio energetico e il controllo del peso (WHO, 2010). L’attività fisica può migliorare il rendimento scolastico e cognitivo (Martínez-Gómez, 2011), è associata con una maggiore salute muscolo-scheletrica e cardiovascolare e può ridurre l’ansia e la depressione tra i giovani (Strong, 2005). Inoltre, la pratica dell’attività fisica aiuta ad attuare i processi di socializzazione, identificazione e strutturazione del carattere (Nelson, 2006; Fox et al, 2000). Tuttavia, nonostante i suoi benefici per la salute, la letteratura indica che il livello di attività fisica diminuisce nel corso della vita, in particolare proprio durante l’adolescenza (Currie et al, 2012; Sallis, 2000). I risultati degli studi di monitoraggio supportano l’idea che la promozione dell’attività fisica in bambini e adolescenti è di grande importanza per la salute pubblica (Telama, 2009). 88 Recentemente è stata prestata molta attenzione anche agli effetti dannosi dei comportamenti sedentari, proprio perché oggi l’inattività fisica è considerata uno tra i più grandi problemi di salute pubblica (Blair, 2009). Nei paesi sviluppati, infatti, la sedentarietà è un’importante causa di malattie croniche e di mortalità prematura, oltre al fatto che negli adolescenti, anche in soggetti che raggiungono alti livelli di attività fisica (Eisenmann et al, 2008), il tempo trascorso a guardare la televisione è associato con l’obesità (Vicente-Rodrìguez et al, 2008) e con fattori rischio di malattie metaboliche cardiovascolari (Ekelund et al, 2006; Martinez-Gòmez et al, 2010). Infine, è stato valutato il tempo dedicato al sonno, che è di grande importanza per la salute ed è risultato inversamente associato con l’obesità. Infatti da vari studi effettuati sembra essere un fattore di rischio modificabile per la prevenzione dell’obesità in età evolutiva (Cappuccio et al, 2008). 6.2. Metodologia La raccolta dei dati è stata eseguita nel periodo compreso tra dicembre 2011 e maggio 2012. Popolazione in studio Lo studio è stato eseguito su un campione rappresentativo di adolescenti delle seconde classi delle scuole superiori pubbliche e private della Regione Lazio, selezionate in modo casuale. Sono state scelte solo le seconde classi per ottenere un campione omogeneo per età. In totale sono state reclutate 21 classi, per un totale di 438 studenti iscritti. La partecipazione al progetto è stata elevata, specialmente in considerazione della notevole collaborazione richiesta alle famiglie, agli insegnanti e ai ragazzi. L’86,1% dei genitori dei ragazzi iscritti alle classi selezionate ha dato il consenso per la partecipazione dei propri figli allo studio; tuttavia, l’1,7% dei ragazzi era assente nei giorni in cui sono state eseguite le rivelazioni, quindi la percentuale di partecipazione è risultata pari all’84,4% (Figura 1). Complessivamente sono stati raccolti dati validi su 373 adolescenti; 4 ragazzi avevano un’età maggiore di 18 anni e non sono stati inclusi nell’analisi dei dati, così il campione finale è risultato pari a 369 ragazzi (162 maschi e 207 femmine). 89 Figura 1. - Campione dei ragazzi delle seconde classi della scuola secondaria selezionati nello studio Iscritti n 438 (21 classi) Rifiuti 13,9% Consensi 86,1% Assenti non recuperati 1,7% Percentuale di partecipazione 84,4% Aspetti etici Lo studio è stato approvato dal Comitato Etico dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN); sono stati sottoposti alle misure solo gli adolescenti che avevano il consenso informato firmato da un genitore o da un tutore legale. Ai sensi della Legge 675/1996 e successive integrazioni e modifiche, tutte le misure sono state raccolte in modo da garantire l’anonimato dei soggetti in studio. Modalità di campionamento Il metodo di campionamento scelto è quello “a grappolo” (cluster survey design - CSD) modificato da Bennet (1991), che prevede la classe come unità di campionamento. Il campione è stato selezionato a livello regionale in base alla lista delle seconde classi delle scuole superiori dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio. Questo metodo consente una stima accurata dei parametri in studio, assumendo il livello di rappresentatività per area geografica, risparmiando tempo e risorse, rispetto al metodo classico (random o casuale semplice - CCS). Tuttavia, questo tipo di campionamento ha come limite la tendenza ad “assomigliarsi” dei ragazzi di una classe selezionata. Per limitare tale tendenza, nella valutazione della numerosità del campione è stato utilizzato un coefficiente di correzione (Effetto del Disegno). La numerosità è stata calcolata sulla base di una prevalenza attesa di sovrappeso/obesità del 30%, utilizzando un livello di precisione desiderato del 5% e un effetto del disegno di 2. Il numero risultante è stato poi aumentato dell’11,5% per compensare eventuali rifiuti da parte dei soggetti selezionati. 90 Metodi e strumenti per la raccolta e l’elaborazione dei dati Antropometria Per ciascun ragazzo sono stati misurati il peso, la statura e la circonferenza vita secondo le raccomandazioni internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO, 1995). Le misure sono state eseguite la mattina a scuola. Il peso è stato misurato con il soggetto in biancheria intima, tramite bilancia elettronica (SECA 872TM), con precisione 50 grammi; la statura è stata misurata con stadiometro (SECA 214 TM ), con precisione 1 millimetro; la circonferenza vita è stata rilevata in triplicato con fettuccia metrica (SECA 201), con precisione 1 millimetro. L’indice di massa corporea (IMC) è stato calcolato dal peso in chilogrammi diviso per il quadrato della statura in metri (kg/m2). Al fine di classificare lo stato ponderale degli adolescenti, i valori dell’IMC sono stati confrontati con quelli delle tabelle di riferimento internazionali specifiche per età e sesso, suggerite dalla International Obesity Task Force, IOTF (Cole e Lobstein, 2012). Secondo le recenti raccomandazioni del Childhood Obesity Group Europeo (Rolland-Cachera, 2011) è stata utilizzata anche la definizione dell’OMS (De Onis, 2007; Blössner et al, 2009) per valutare la prevalenza di sovrappeso e obesità. Tuttavia, per le analisi di associazione tra sovrappeso/obesità e le variabili indagate sono stati presi in considerazione i cut-off IOTF. Per quanto riguarda la circonferenza vita è stato calcolato il rapporto circonferenza vita/statura (WC/Ht), considerato un buon indice per classificare i soggetti con più alto rischio cardiometabolico (Maffeis et al, 2008; Katzmarzyk et al, 2012), usando il valore soglia pari a 0,5 (Browning et al, 2010). Abitudini alimentari Per il rilevamento delle abitudini alimentari è stata adottata la metodica della “Frequenza di consumo” (Willett, 1998), ampiamente utilizzata negli studi epidemiologici (Bingham, 1987; Block, 1982) per stimare quanto frequentemente singoli alimenti o gruppi di alimenti siano assunti, facendo riferimento alla dieta abituale. Il questionario di frequenza utilizzato è stato messo a punto sulla base delle indagini nutrizionali precedenti condotte dall’INRAN in età evolutiva e comprende: - una lista di 24 categorie di alimenti e gruppi di alimenti, scelti sulla base degli obiettivi dell’indagine e da una sezione dove si riportano le risposte relative alle frequenze di consumo (giornaliera e settimanale) di ciascun alimento/gruppo di alimenti; - un approfondimento sulla prima colazione, per raccogliere informazioni sul luogo e la frequenza di assunzione di questo pasto e sulla tipologia e la frequenza degli alimenti consumati, oltre ai motivi che eventualmente impediscono un consumo quotidiano della colazione; - una domanda sulla frequenza di consumo dei pasti principali, oltre la prima colazione e una domanda sull’abitudine a mangiare al di fuori dei pasti principali; 91 - un approfondimento sulla merenda scolastica per raccogliere informazioni sull’abitudine al consumo di questo pasto e sulla tipologia e la frequenza degli alimenti consumati. Aderenza alla Dieta Mediterranea (DM) Il livello di aderenza alla DM del campione è stato determinato con il KIDMED test e descritto attraverso l’indice KIDMED (Mediterranean Diet Quality Index for children and adolescents). Il test è composto da 16 domande basate sui principi della DM. A quelle con una connotazione negativa relativamente alla DM viene assegnato un valore di -1, a quelle con una connotazione positiva il valore di + 1. Il KIDMED test può essere autosomministrato o somministrato attraverso una intervista. Il punteggio totale può variare da -4 a 12 e viene classificato in 3 livelli: ≥ 8, alta aderenza alla DM; 4-7, media aderenza; ≤3, bassa aderenza (Serra-Majem et al, 2004). Ambiente e stile di vita Per approfondire l’ambiente e lo stile di vita familiare degli adolescenti, tramite questionario sono state raccolte informazioni relative a: paese di provenienza del ragazzo, livello di istruzione dei genitori, attività lavorativa dei genitori, composizione del nucleo familiare, preparazione dei pasti, scelte alimentari, eventuale adozione di una dieta, fonti di informazione relative ad una corretta alimentazione, atteggiamenti all’atto dell’acquisto dei prodotti, luoghi maggiormente frequentati nel tempo libero, attività sportiva svolta, spuntino dopo lo sport, tipo di sport praticato, comportamenti sedentari (come guardare la televisione o utilizzare il computer), ore di sonno abituali per notte, attività svolte nel tempo libero, abitudine al fumo, consumo di sostanze alcoliche, uso di integratori/energy drink e farmaci. Attività fisica Per valutare l’attività fisica degli adolescenti, su un sotto campione di 302 ragazzi è stato utilizzato un accelerometro Actigraph, posizionato sul fianco destro allacciato alla vita da una cintura espandibile. Lo strumento rileva i movimenti effettuati secondo l’asse verticale e determinati dalla funzione combinata della frequenza e dell’intensità del movimento. I dati sono stati registrati in uno specifico intervallo di tempo e sono espressi in “counts”. Ogni count rappresenta la quantità e l’ampiezza delle accelerazioni raccolte in ogni intervallo di tempo. In questo studio sono stati utilizzati due modelli di accelerometro Actigraph: GTM1 e AM7164, in quanto entrambi forniscono risultati analoghi per la classificazione dei soggetti nei vari livelli di attività fisica quando è applicato l’intervallo di tempo di registrazione di 1 minuto (Kozey et al, 2010). Per una valutazione affidabile dell’attività fisica abituale, i dati sono stati raccolti per sette giorni consecutivi, cinque nei giorni feriali e due nel fine settimana (Trost et al, 2000). I file dei dati ottenuti tramite gli accelerometri sono stati 92 elaborati utilizzando il pacchetto software “MAHUFFE” (http://www.mrc-epid.cam.ac.uk/physicalactivity-downloads), per valutare, per ciascun soggetto, il tempo (in minuti al giorno) trascorso nelle diverse categorie di intensità dell’attività fisica, come media nel periodo dei sette giorni di misurazione. L’attività leggera è stata definita per l’intervallo pari a 100-1951 counts per minuto, l’attività moderata per un’intensità compresa tra 1952-5725 counts al minuto e l’attività vigorosa per più di 5725 counts al minuto (Freedson et al, 1998). Poiché il tempo trascorso svolgendo attività vigorosa era molto breve, è stata considerata una variabile unica, comprendente sia i minuti di attività fisica moderata, che vigorosa (MVPA). I soggetti sono stati classificati al di sopra o al di sotto di 60 minuti/giorno di tempo trascorso svolgendo attività fisica moderata/vigorosa, secondo le attuali raccomandazioni internazionali per la salute pubblica (WHO, 2010). Analisi statistica Tutte le analisi sono state eseguite tramite SPSS statistical software package versione 20.0 (SPSS Inc., Chicago, IL). Le variabili continue sono presentate come media e deviazioni standard (ds); le variabili categorizzate come frequenze assolute e relative e l’analisi dell’associazione tra coppie di esse è da intendersi puramente descrittiva. Per descrivere l’aderenza alla dieta mediterranea in relazione ad altre variabili categoriali, è stata eseguita l’analisi bivariata, tramite tabelle di contingenza e test chiquadrato di Pearson; il valore di p<0,05 è stato considerato statisticamente significativo. 6.3. Risultati Caratteristiche del campione Le caratteristiche del campione esaminato sono riportate nelle Tabelle 1 e 2. Come atteso, emerge una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità del campione con l’utilizzo delle referenze dell’OMS (De Onis, 2007; Blössner et al, 2009), rispetto a quelle dell’IOTF (Cole e Lobstein, 2012). Inoltre è stato osservato un rapporto circonferenza vita/statura >0,5 nel 12,7% del campione (esattamente tutti gli obesi e il 29,8% dei sovrappeso). 93 Tabella 1. - Caratteristiche del campione (media ± ds) Maschi Femmine Totale n= 162 n= 207 n=369 Età (anni) 15,9±0,6 15,7±0,5 15,8±0,5 Peso (kg) 68,5±15,0 57,8±10,2 62,5±13,6 Statura (cm) 173,9±6,7 162,0±6,6 167,2±8,9 IMC (kg/m2) 22,6±4,4 22,0±3,6 22,3±4,0 Circonferenza vita (cm) 77,4±10,6 70,3±7,6 73,4±9,7 Tabella 2. - Stato ponderale del campione secondo le definizioni IOTF (Cole e Lobstein, 2012) e OMS (De Onis, 2007; Blössner et al, 2009) Sottopeso Normopeso Sovrappeso Obesi N % 95% IC* N % 95% IC N % 95% IC N % 95% IC 11 4 6,8 2,5 3,4-11,8 0,7-6,2 102 103 63,0 63,6 55,0-70,4 55,7-71,0 31 36 19,1 22,2 13,4-26,0 16,1-29,4 18 19 11,1 11,7 6,7-17,0 7,2-17,7 12 1 5,8 0,5 3,0-9,9 0,0-2,7 158 165 76,3 79,7 69,6-81,9 73,6-85,0 26 29 12,6 14,0 8,4-17,9 9,6-19,5 11 12 5,3 5,8 2,7-9,3 3,0-9,9 IOTF 23 6,2 4,1-9,3 260 70,5 65,5-75,1 57 15,4 12,0-19,6 29 7,9 5,4-11,2 OMS 5 1,4 0,5-3,3 268 72,6 67,8-77,1 65 17,6 13,9-22,0 31 8,4 5,9-11,8 Maschi IOTF OMS Femmine IOTF OMS Maschi e Femmine * IC = intervallo di confidenza Ambiente e stile di vita familiare Dall’analisi dei dati è emerso che il 93,7% dei ragazzi che hanno partecipato all’indagine ha la cittadinanza italiana, il 4,9% ha la cittadinanza straniera e l’1,4% ha la doppia cittadinanza (Figura 2). 94 Figura 2. - Cittadinanza (%) dei ragazzi inclusi nel campione Doppia Cittadinanza 1,4% Straniera 4,9% Italiana 93,7% Le famiglie mono genitoriali rappresentano il 15,1%, per l’87,3% costituite dalla madre. La maggior parte dei genitori (Figura 3) ha un titolo di studio di scuola media superiore (51,4% delle madri e il 49,2% dei padri), mentre una percentuale leggermente superiore di madri (25,7%) ha conseguito una laurea rispetto ai padri (24,0%). Figura 3. - Titolo di studio dei genitori Madre 23,0 Padre 51,4 26,8 0% 25,7 49,2 25% Fino a Media Inferiore 50% 24,0 75% Media Superiore 100% Laurea Il 36,2% delle madri lavora come impiegata, il 31,3% è casalinga, il 6,5% lavora in proprio e il 6,0% è libera professionista; per i padri, il 25,3% lavora come impiegato, il 22,8% è operaio, il 13,9% è lavoratore in proprio e il 14,2% libero professionista. Un aspetto importante considerato per lo stile di vita in questa fascia di età, è il consumo dei pasti con la famiglia riunita. Dai risultati si osserva che il pasto principale maggiormente consumato dai ragazzi con tutta la famiglia è la cena, con una percentuale dell’83,9%, rispetto alla colazione (17,5%) e al pranzo (35,1%), come riportato nella Figura 4. 95 Figura 4. - Pasti consumati (%) con la famiglia riunita 2,1 100 % 11,3 13,9 45,0 75 Sempre 53,6 A volte 50 Mai 83,9 37,5 25 35,1 17,5 0 Colazione Pranzo Cena Si è riscontrato che il 13,0% dei ragazzi guarda sempre la TV mentre fa la colazione, il 49,6% mentre consuma il pranzo e ben il 55,8% durante la cena. Inoltre il 25,3% del campione mangiucchia qualcosa mentre guarda la TV nel pomeriggio o la sera. Considerando alcuni aspetti dello stile di vita, si è indagato sull’eventualità che il ragazzo abbia mai seguito o segua una dieta. Il 23,8% degli adolescenti ha dichiarato di aver fatto una dieta dimagrante, mentre il 17,1% non l’ha mai seguita, ma vorrebbe farla (Figura 5). Considerando il genere, sono principalmente le femmine ad essere state a dieta (il 32,4% contro il 13,0% dei maschi); analizzando invece lo stato ponderale, hanno seguito una dieta il 35,1% dei ragazzi in sovrappeso, il 58,6% degli obesi e il 19,6% dei normopeso. Figura 5. - Ragazzi che hanno seguito una dimagrante per genere (a) e per stato ponderale (b) Si (a) 100 % 75 50 10,5 No No, ma vorrei farla 22,2 17,1 100 % 15,2 No No, ma vorrei farla 29,8 75 76,5 45,4 59,1 50 32,4 13,0 Maschi 23,8 20,7 20,7 65,0 35,1 58,6 25 25 0 Si (b) 19,6 35,1 0 Femmine Totale Normopeso Sovrappeso Obesi Il 10,8% dei ragazzi (il 12,1% delle femmine e il 9,1% dei maschi) ha riferito di essere a dieta al momento dell’indagine (dati non mostrati in grafico). E’ interessante sottolineare che per il 65% dei 96 ragazzi a dieta, il motivo è perdere peso, mentre per il 30% le motivazioni sono per essere in forma, in salute o perché praticano uno sport che richiede un regime dietetico; infine un soggetto segue la dieta per un’intolleranza alimentare (dati non mostrati in grafico). La maggior parte dei ragazzi a dieta ha un eccesso di peso (il 27,6% degli obesi e il 12,1% dei sovrappeso). Anche il 9,2% dei ragazzi normopeso ha dichiarato di seguire una dieta (Figura 6 a), la metà dei quali per perdere peso. La dieta è stata prescritta da un nutrizionista/dietologo (46,2%) o da un medico (23,1%) nella maggior parte dei casi; ma oltre un quarto dei ragazzi segue un regime dietetico senza prescrizione (Figura 6 b). Figura 6. - Ragazzi che attualmente seguono una dieta particolare, distribuiti per stato ponderale (a); nella sezione (b) della figura è mostrata la distribuzione di chi ha prescritto la dieta, distinguendo i risultati in base al motivo della dieta (a) 100% (b) 100% nutrizionista/dietologo 46,2 50% 90,8 87,9 72,4 non a dieta 50% 23,1 a dieta 0% 9,2 12,1 Normopeso Sovrappeso 33,3 27,6 0% Obesità 23,1 3,8 3,8 Dimagrire 33,3 8,3 16,7 8,3 nessuno medico genitori/parenti allenatore/personal trainer Essere in forma/sport La durata media del sonno degli adolescenti studiati è di 456,6±59,5 minuti per notte (7,6±1,0 ore), senza particolare differenza tra i due sessi (459 minuti per i maschi e 454,6 minuti per le femmine, Figura 7a). In questo studio la durata del sonno per notte non è risultata associata allo stato ponderale (sottopeso 476,1; normopeso 454 minuti; sovrappeso 456,4; obesi 463,4; Figura 7b). Considerando che in questa fascia di età le ore raccomandate di sonno per notte sono 8-10 ore (Hirshkowitz et al, 2015), va evidenziato che quasi la metà dei ragazzi dorme meno di 8 ore per notte (il 47,8%), senza differenze per sesso e stato ponderale. 97 (b) (a) 500 500 475 475 minuti minuti Figura 7. Durata media del sonno (minuti/notte) in base a genere (a) e stato ponderale (b) 450 425 459,0 454,6 456,5 Maschi Femmine Totale 450 476,1 454,1 425 400 456,4 463,4 400 Sottopeso Normopeso Sovrappeso Obesi Uso di sostanze che influiscono sulla salute Dall’analisi dei dati risulta che il 27,6% del campione fuma, più i maschi rispetto alle femmine (28,4% contro 27,1%) e il 4,9% ha smesso di fumare (Figura 8). Inoltre, tra coloro che fumano, il 65,3% lo fa più volte al giorno, l’11,9% una volta al giorno e il 6,9% due - tre giorni a settimana. Figura 8. - Abitudine al fumo 100 Maschi % Femmine Totale 66,7 68,1 67,5 50 28,4 27,1 27,6 4,9 4,8 4,9 0 Fumo si Fumo no Ho smesso Per quanto riguarda l’abitudine al consumo di bevande alcoliche, vietate per legge al di sotto dei 18 anni di età, ben il 19% dei ragazzi dichiara di bere birra da 1 giorno a settimana a tutti i giorni (il 7,6% 2-3 giorni a settimana, più i maschi che le femmine); mentre il 33,3% la beve a volte. Il 6,2% dei ragazzi afferma di bere 1 giorno a settimana vino, il 3% liquori e addirittura l’8,4% superalcolici, con percentuali maggiori nei maschi rispetto alle femmine come riportato in Tabella 3. 98 Tabella 3. - Frequenza percentuale di consumo delle bevande alcoliche per genere Maschi Femmine Totale 41,4 30,9 12,3 11,7 2,5 1,2 52,7 35,3 7,2 4,3 0,5 0,0 47,7 33,3 9,5 7,6 1,4 0,5 54,0 34,0 8,6 1,2 1,2 0,6 73,4 21,7 4,3 0,5 0,0 0,0 65,0 27,1 6,2 0,8 0,5 0,3 67,9 25,3 4,3 1,9 0,6 0,0 76,8 19,8 1,9 1,4 0,0 0,0 72,9 22,2 3,0 1,6 0,3 0,0 61,7 22,2 11,7 3,1 1,2 0,0 72,0 20,8 5,8 1,4 0,0 0,0 67,5 21,4 8,4 2,2 0,5 0,0 Birra Mai A volte 1 giorno a settimana 2-3 giorni a settimana 4-6 giorni a settimana Tutti i giorni Vino Mai A volte 1 giorno a settimana 2-3 giorni a settimana 4-6 giorni a settimana Tutti i giorni Liquori Mai A volte 1 giorno a settimana 2-3 giorni a settimana 4-6 giorni a settimana Tutti i giorni Superalcolici Mai A volte 1 giorno a settimana 2-3 giorni a settimana 4-6 giorni a settimana Tutti i giorni Inoltre, la percentuale di adolescenti che fa uso di energy drink e/o integratori è del 13,3%, con una maggiore frequenza nei maschi rispetto alle femmine (17,9% contro 9,7%). Il 17,6% dei ragazzi consuma alimenti fortificati, in particolar modo cereali da prima colazione e biscotti/fette biscottate/crackers/grissini, mentre l’1,6% utilizza dolcificanti. Per quanto riguarda l’assunzione di farmaci, più di un quarto dei ragazzi (26,6%) dichiara di farne uso, con una maggiore frequenza tra le femmine rispetto ai maschi (il 31,4% contro il 20,5%). Conoscenze e fattori legati alle scelte alimentari Le principali fonti d’informazione su una corretta alimentazione per i ragazzi esaminati sono rappresentate soprattutto da parenti/amici (40,7%) e da medici, dietologi e pediatri (20,2%); il 14,6% 99 del campione ha risposto di non avere nessuna fonte d’informazione; soltanto il 4,8% fa riferimento innanzitutto alla scuola e appena l’1,1% alle istituzioni pubbliche (Figura 9). Figura 9. - Principali fonti di informazione per una corretta alimentazione riviste/giornali 4,5% scuola 4,8% altro internet 2,8% 5,3% programmi TV 3,9% istituzioni pubbliche 1,1% materiale informativo 2,0% nessuna 14,6% parenti/amici 40,7% medici, dietologi, pediatri 20,2% Dai risultati relativi ai dati sulle scelte alimentari, è emerso che il 75,3% degli adolescenti studiati partecipa all’acquisto dei prodotti alimentari, il 66,8% alla preparazione dei pasti, solo il 4,6% fa la spesa per conto proprio, il 29,1% si prepara i pasti e il 10,7% mangia quello che gli piace fuori casa. Inoltre, riguardo alle affermazioni che i ragazzi trovano giuste per loro, l’86,4% ritiene giusto mangiare con gli amici, il 63,1% consumare alimenti conosciuti e di marca, il 49,1% che è giusto mangiare davanti alla TV, il 21,2% davanti al PC e il 24,2% mentre studia, il 29,3% andare al bar nell’happy hour, il 46,2% trova giusto mangiare molto e il 24,2% trova giusto mangiare poco. E ancora sui prodotti alimentari da acquistare, il 14,6% legge sempre le etichette, il 70,1% guarda sempre la scadenza, il 20,1% controlla sempre il contenuto in calorie, il 5,7% sempre quello in nutrienti, il 20,7% la provenienza degli alimenti, il 12,3% sempre le modalità di conservazione. Infine, per quanto riguarda il proprio modello di alimentazione, il 49,5% dei ragazzi lo definisce globalizzato (cioè mangia un po’ di tutto) e il 48,6% mediterraneo. Attività fisica, sedentarietà ed uso del tempo libero Dall’analisi relativa alla pratica dell’attività sportiva e al movimento è emerso che il 64,8% dei ragazzi fa sport (il 74,1% dei maschi e il 57,5% delle femmine) e il 66,1% fa attività fisica non 100 strutturata, come giocare a pallone, andare in bicicletta, passeggiare o ballare (il 69,1% dei maschi e il 63,0% delle femmine) come riportato nelle Figure 10 a e b. Figura 10. - Percentuale dei ragazzi che pratica sport organizzato (a) e attività fisica non strutturata, come giocare a pallone, andare in bicicletta, passeggiare, ballare (b) (a) (b) 100 100 % 75 % 75 25,9 42,5 35,2 25,9 42,5 35,2 No No 50 50 74,1 25 57,5 64,8 Femmine Totale Si 69,1 25 63,0 66,1 Femmine Totale Si 0 0 Maschi Maschi Il 14,1% dei ragazzi non pratica sport e nessuna altra attività fisica; il 21,1% fa solo attività fisica non strutturata, il 19,8% solo sport organizzato e il 45,0% le pratica entrambe (Figura 11). Figura 11. - Distribuzione dei ragazzi che praticano o non praticano sport organizzato e/o attività fisica non strutturata. no sport o altra attività fisica 14% sia attività fisica non strutturata che sport organizzato 45% solo sport organizzato 20% solo attività fisica non strutturata 21% Tra coloro che non praticano attività sportiva, la maggior parte (il 58,0%) indica come motivazione la mancanza di tempo (Figura 12). 101 Figura 12. - Distribuzione delle motivazioni che ostacolano la pratica dello sport organizzato riferite dai ragazzi esaminati 6,7% 58,0% 24,4% 8,4% altro fa già molta attività motoria costi troppo alti mancanza di tempo no strutture sportive vicine abitazione 2,5% In base alle raccomandazioni internazionali (WHO, 2010), sono stati considerati attivi i ragazzi che hanno dichiarato di svolgere almeno 60 minuti di attività fisica, includendo quella organizzata, quella non organizzata e le ore di educazione motoria a scuola. Va precisato però che nei 60 minuti è inclusa tutta l’attività, sia quella leggera che quella moderata e vigorosa, in quanto le informazioni raccolte tramite il questionario non consentono di stimare le varie intensità dell’attività fisica. In base a queste indicazioni, è risultato attivo il 45,3% degli adolescenti partecipanti allo studio, con percentuali più elevate tra i maschi rispetto alle femmine (52,5% contro 39,6%) e tra i normo-sottopeso rispetto ai sovrappeso-obesi (48,4% contro 34,9%). Inoltre, è stato riscontrato che i ragazzi si muovono, in media, per 64,8±42,2 minuti al giorno; considerando più specificatamente il genere e lo stato ponderale, 71,8 minuti al giorno i maschi, 59,4 minuti al giorno le femmine, 55,0 minuti i sottopeso, 69,5 minuti i normopeso, 56,8 minuti i sovrappeso e 46,4 gli obesi (Tabella 4). 102 Tabella 4. - Minuti di attività fisica al giorno N Media ± Maschi 162 71,8±43,0 Femmine 207 59,4±40,7 Sottopeso 23 55,0±39,1 Normopeso 260 69,5±42,4 Sovrappeso 57 56,8±42,4 Obesi 29 46,4±34,6 Totale 369 64,8±42,2 Inoltre per quanto riguarda il tragitto casa – scuola, si è visto che il 58,5% del campione si reca a scuola con i mezzi pubblici, il 23,0% viene accompagnato in automobile e solo il 7,7% va a piedi, come riportato nella Figura 13. Figura 13. Distribuzione percentuale dei mezzi utilizzati dai ragazzi per andare a scuola 3,6% 2,5% 4,6% 0,3% Mezzi pubblici 7,7% In automobile A piedi 23,0% 58,5% In bicicletta Motorino/moto Minicar Pulmino Dai risultati sul tempo libero e sui momenti di svago è emerso che il 13,9% del campione va al cinema 1 giorno a settimana, il 16,6% a volte va a teatro; per 2-3 giorni a settimana il 12,5% si reca nei centri commerciali, il 35,6% va in giro con gli amici e il 39,6% fa sport. Il 61,2% ascolta musica e il 6,3% suona uno strumento tutti i giorni. Il 4,1% va in una sala giochi e il 9,3% va in discoteca 1 giorno a settimana e ancora il 3,0% fa volontariato 1 giorno a settimana. Soltanto l’8,7% dei ragazzi cucina tutti i giorni, e il 5,2% per 4-6 giorni a settimana; tuttavia solo circa 3 ragazzi su dieci non cucinano mai (Tabella 5). 103 Tabella 5. - Risposte dei ragazzi sul loro tempo libero (%) 4-6 giorni 2-3 a giorni a settimana settimana Tutti i giorni 1 giorno a settimana A volte Mai Andare al cinema - 0,3 1,9 13,9 70,7 13,3 Andare a teatro - 0,3 - 1,1 16,6 82,1 Andare nei centri commerciali 0,8 1,1 12,5 22,0 55,4 8,2 Ascoltare musica 61,2 8,4 10,6 4,9 13,3 1,6 Suonare strumento musicale 6,3 1,6 3,0 3,5 16,6 69,0 Frequentare sale giochi 1,1 1,4 3,3 4,1 23,4 66,8 Andare in giro con gli amici 17,9 17,9 35,6 13,9 13,0 1,6 - 0,3 1,9 9,3 33,2 55,3 Cucinare 8,7 5,2 13,0 7,1 35,1 31,0 Fare Sport 11,7 13,6 39,6 5,7 16,0 13,6 - 0,5 1,6 3,0 11,4 83,4 Andare in discoteca Fare attività di volontariato Considerando i luoghi di ristoro (Figura 14), il 29,3% degli adolescenti va al ristorante o in pizzeria 1 giorno a settimana, il 16,0% mangia al fast-food; mentre il 21,2% frequenta un bar o gelateria e il 19,0% mangia la pizza a taglio o va in rosticceria 2-3 giorni a settimana La metà dei ragazzi non va mai in birreria o al pub, ma il 28,3% frequenta tali locali a volte e il 12,8% 1 giorno a settimana. Figura 14. - Distribuzione percentuale dei luoghi di ristoro frequentati dai ragazzi Pizzeria a taglio/rosticceria 4,9 Bar/gelateria/pasticceria Birreria/pub 19,0 8,4 32,5 21,2 37,1 22,6 39,1 5,1 6,3 Tutti i giorni 4-6 giorni a settimana 2-3 giorni a settimana 5,2 12,8 28,3 51,1 1 giorno a settimana Fast food 4,9 Ristorante/pizzeria 16,0 12,2 0% 62,0 29,3 25% 16,3 54,5 50% 75% A volte 2,2 Mai 100% Per quanto riguarda le attività sedentarie, le linee guida internazionali (AAP, 2001; USDHHS, 2008) raccomandano di non superare 2 ore al giorno guardando uno schermo (TV, videogiochi, computer, internet, ecc.). Il 91,3% dei ragazzi coinvolti nello studio trascorre oltre 2 ore al giorno guardando uno schermo (Figura 15), con una percentuale maggiore tra i maschi rispetto alle femmine 104 (93,3% contro 89,9%). In particolare, il 42,3% trascorre più di 2 ore al giorno utilizzando il PC nei giorni feriali (per navigare su Internet, usare Facebook, Skype, Messenger, ecc.) e la percentuale aumenta nei giorni festivi (53,4%). Il 35,3% ha l’abitudine di guardare la TV oltre 2 ore al giorno, sempre con una maggiore percentuale nei giorni festivi (48,2%). Tra gli adolescenti che trascorrono più di 2 ore al giorno davanti al televisore quelli in sovrappeso-obesi (SO) superano in percentuale i normo–sottopeso (NS): rispettivamente 45,9% e 32,2% nei giorni feriali, 53,5% e 46,6% nei giorni festivi. Di contro nella categoria dei normo-sottopeso c’è un lieve maggior utilizzo del PC per più di 2 ore al giorno rispetto alla categoria dei sovrappeso-obesi (42,8% contro 40,7% nei giorni feriali; 54,4% contro 50,0% nei giorni festivi). Figura 15. - Distribuzione percentuale dell’uso della TV e del PC per stato ponderale, nei giorni feriali e festivi Oltre 2 ore 100 % 29,0 80 60 1-2 ore 24,7 21,6 20,9 29,4 31,8 25,6 45,9 46,6 53,5 SO NS SO Niente/meno di 1 ora 19,8 26,7 37,5 32,6 42,8 40,7 NS SO 38,9 18,7 26,9 24,4 25,6 40 20 32,2 54,4 50,0 NS SO 0 NS TV feriali TV festivi PC feriali PC festivi Per quanto riguarda le differenze in relazione al genere (Figura 16), la percentuale di femmine che guarda la TV per più di 2 ore al giorno nei giorni feriali è più alta rispetto a quella dei maschi (37,7% contro 32,3%), viceversa nei giorni festivi sono più i maschi a guardare la TV (50,6% contro 46,4%) e sono sempre i maschi a utilizzare maggiormente il PC per oltre 2 ore al giorno (43,2% contro 41,5% nei giorni feriali e 54,6% contro 52,9% nel weekend). 105 Figura 16. - Distribuzione percentuale dell’uso della TV e del PC per stato ponderale, nei giorni feriali e festivi, per genere % Oltre 2 ore 1-2 ore Niente/meno di 1 ora 100 28,0 28,0 39,8 34,3 20 32,3 37,7 80 18,5 30,9 60 23,7 22,2 20,8 30,0 34,6 37,7 46,4 43,2 41,5 21,8 18,3 23,6 28,8 54,6 52,9 40 50,6 0 Maschi Femmine TV feriali Maschi Femmine TV festivi Maschi Femmine PC Feriali Maschi Femmine PC Festivi Anche per i videogiochi ne fanno maggiormente uso i maschi e la categoria dei sovrappesoobesi. Inoltre il 67,8% dei ragazzi ha un televisore in camera con una percentuale più elevata tra i sovrappeso-obesi rispetto ai normo-sottopeso (76,5% contro 65,2%) e tra i maschi rispetto alle femmine (72,6% contro 64,1%), mentre il 72,4% ha un PC in camera, con una percentuale leggermente maggiore tra le femmine (73,4% contro 71,0% dei maschi) e nella categoria dei normosottopeso (73,1% contro 69,8% dei sovrappeso-obesi). Valutazione dell’attività fisica da accelerometro Un sotto-campione di 302 ragazzi ha indossato l’accelerometro, per poter eseguire una valutazione del livello di attività utilizzando un metodo oggettivo, che valuta sia la durata dell’attività che la sua intensità. Come atteso, la percentuale di ragazzi attivi, che raggiungono cioè almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata e vigorosa, secondo quanto raccomandato (WHO, 2010), è risultata molto inferiore rispetto a quanto rilevato tramite questionario, considerando il totale dei minuti di attività fisica svolta, senza valutare la sua intensità. Infatti solamente il 4% dei ragazzi è risultato attivo di cui l’83,3% sono maschi. Dai dati registrati risulta che gli adolescenti svolgono in media solo 25,0±15,7 minuti al giorno di attività moderata/vigorosa su una settimana, con valori più alti nei maschi rispetto alle femmine e nei sottopeso rispetto alle altre categorie (Tabella 6). Tuttavia, va detto che tale metodo da solo non permette di avere informazioni sul tipo di attività svolta, che invece vengono acquisite tramite questionario. 106 Tabella 6. Media±deviazione standard (ds) al giorno dei minuti di attività fisica moderata/vigorosa (MVPA), valutati tramite accelerometro MVPA medio al giorno N Media ± ds Maschi 128 30,1±17,7 Femmine 174 21,2±12,9 Sottopeso 21 28,6±21,6 Normopeso 212 25,2±14,6 Sovrappeso 49 25,1±17,6 Obesi 20 18,1±13,6 Totale 302 25,0±15,7 Frequenza di consumo dei gruppi di alimenti Nella Tabella 7 è riportata la distribuzione percentuale di frequenza dei vari alimenti consumati dal campione in studio come emersa dai questionari. Le Linee Guida per una sana alimentazione italiana (INRAN, 2003) raccomandano di consumare quotidianamente 5 porzioni di verdura e frutta fresca che rappresentano una fonte importantissima di fibra, vitamine e minerali. Dall’elaborazione dei dati, è risultato che una rilevante percentuale di adolescenti non rispetta tali raccomandazioni. Solo il 24,4% dei ragazzi consuma la frutta più volte al giorno come raccomandato, il 4,9% non la consuma mai. La situazione è analoga per il consumo di verdura: quella cruda solo un quarto del campione la mangia quotidianamente 1 o più volte e l’8,4% non la consuma mai; quella cotta viene consumata una o più volte al giorno da appena il 13,9% degli adolescenti, il 10,1% non la consuma mai e ben il 29,3% la mangia solo 2-3 volte a settimana. Per quanto riguarda invece i legumi, il 12,2% dei ragazzi non ne consuma affatto e solo il 24,7% di loro è in linea con le raccomandazioni, consumandoli 2-3 volte a settimana. Per gli alimenti del gruppo cereali, sono stati rilevati i consumi di patate, pane, pizza e pasta/riso. Gli alimenti appartenenti a questo gruppo sono caratterizzati principalmente dalla presenza di notevoli quantità di carboidrati complessi sotto forma di amido e ne viene raccomandato un consumo giornaliero. Il pane e la pasta/riso vengono entrambi mangiati una o più volte al giorno dal 53% circa del campione. Le patate vengono consumate 2-3 volte a settimana dal 38,5% dei ragazzi, il 44,7% mangia la pizza una volta a settimana. Il gruppo del latte e derivati (latte, yogurt, latticini e formaggi) comprende alimenti che forniscono calcio in forma altamente biodisponibile, una notevole fonte di proteine di alta qualità 107 biologica ed alcune vitamine. Le raccomandazioni prevedono un consumo giornaliero di latte e yogurt, mentre per quanto riguarda il consumo di formaggi freschi e stagionati viene consigliata una frequenza da 2 a 3 volte a settimana. Dall’elaborazione dei dati rilevati nel questionario emerge che solo il 48,5% dei soggetti mangia 1 o più volte al giorno latte/yogurt, mentre circa l’8% non consuma mai questi alimenti. I ragazzi che aderiscono alle raccomandazioni di un consumo di formaggi di 2-3 volte a settimana risultano essere il 33,3%, l’8,4% non li consuma mai e il 3,5% li mangia una o più volte al giorno. Il gruppo di alimenti carne, pesce e uova fornisce proteine ad elevata qualità biologica, oligoelementi e vitamine del complesso B. E’ stata rilevata la frequenza di consumo di carne (‘rossa’ e ‘bianca’), würstel, prodotti a base di carne, pesce (suddiviso in pesce fresco o surgelato, pesce in scatola e prodotti a base di pesce), salumi ed affettati e uova. E’ consigliato per questo tipo di alimenti un consumo di 1-2 porzioni al giorno dando la preferenza alle carni magre ed al pesce e moderando per la quantità l’utilizzo di quei prodotti con maggiore contenuto di grassi, quali alcuni tipi di carne e di insaccati; relativamente alle uova, un consumo accettabile è quello di 2 unità a settimana. La percentuale dei ragazzi che consuma carne 2-3 volte a settimana non si diversifica nei due sottogruppi (carne rossa e bianca) aggirandosi intorno al 48%; alcuni soggetti non consumano mai questo alimento (carne rossa 3,5%, carne bianca 1,9%). I salumi/affettati incidono sull’assunzione totale giornaliera di grassi e apportano elevate quantità di sale e vengono mangiati 2-3 volte a settimana dal 37,0% del campione, il 10,0% di essi li consuma 1 o più volte al giorno. Il 9,2% dei ragazzi consuma würstel 2-3 volte a settimana. L’11% circa dei soggetti non consuma mai il pesce fresco o surgelato, il 16,0% mai quello conservato con olio e circa un quarto del campione non consuma mai prodotti a base di pesce. Chi lo consuma 2-3 volte a settimana lo mangia soprattutto fresco (26,1%), così come chi lo consuma solo una volta a settimana (32,6%). Per quanto riguarda le uova, il 7,2% dei ragazzi non ne consuma mai o quasi mai, mentre circa il 65% le consuma da 1 a 3 volte a settimana, come raccomandato per soggetti sani e per questa fascia di età. Dall’analisi delle frequenze di consumo riportate nel questionario emerge che per quanto riguarda i dolci, circa il 28% dei ragazzi li consuma una o più volte al giorno, mentre il 3,3% non li mangia mai. Riguardo al consumo di patatine varie e snack salati, il 17,3% dei ragazzi non consuma mai patatine varie, mentre il 15,3% le mangia 2-3 giorni a settimana. Gli snack salati non vengono mai consumati dal 18,5% del campione, il 13,0% li mangia 1 giorno a settimana. Le bevande analcoliche confezionate vengono consumate una o più volte al giorno dal 12,3% dei soggetti, il 20,1% le consuma 2-3 giorni a settimana, mentre circa il 12% non le consuma mai. Per 108 quanto concerne invece i succhi di frutta confezionati il 19,5% del campione non li consuma mai, il 6,3% li beve una o più volte al giorno, mentre il 17,3% 2-3 giorni a settimana. Tabella 7. - Frequenza (%) di consumo dei vari alimenti Più volte 1 volta al al giorno giorno 4-6 giorni a settimana 2-3 giorni a settimana 1 giorno a settimana A Mai volte Frutta fresca/spremute 24,4 10,0 14,9 16,8 6,5 22,5 4,9 Verdura e ortaggi crudi 15,4 9,7 24,7 24,4 6,5 10,8 8,4 Verdura e ortaggi cotti 4,9 9,0 16,0 29,3 13,3 17,4 10,1 Legumi - 1,4 4,6 24,7 25,5 31,7 12,2 Patate - 1,9 9,5 38,5 26,3 22,5 1,1 Pane 32,2 20,9 24,1 8,4 3,5 8,1 2,7 Pizza - 3,3 7,6 17,1 44,7 25,5 1,9 Pasta/riso 14,6 38,8 29,3 11,4 2,4 2,4 1,1 Latte/yogurt 10,8 37,7 19,5 11,4 4,6 8,1 7,9 Formaggi/latticini 3,5 7,3 16,5 33,3 13,0 17,9 8,4 Carni rosse 0,5 6,2 22,0 48,8 11,7 7,3 3,5 Carni bianche 0,8 3,8 16,8 47,4 19,0 10,3 1,9 Salumi/affettati 2,7 7,3 23,0 36,6 12,7 14,1 3,5 Wurstel - 0,3 2,2 9,2 19,3 48,6 20,4 Prodotti a base di carne - 0,8 4,9 14,1 19,8 43,8 16,6 Pesce fresco o surgelato - 1,0 3,5 26,1 32,6 25,0 11,0 Pesce in scatola con olio - 0,8 3,0 17,7 25,8 36,7 16,0 Prodotti a base di pesce - 0,5 1,3 7,8 19,2 46,8 24,1 Uova - 0,5 2,2 23,8 40,7 25,2 7,2 Dolci 15,2 12,5 21,7 22,3 7,1 17,9 3,3 Patatine varie confezionate - 1,4 3,8 14,9 13,8 48,8 17,3 Crackers/salatini/popcorn - 1,9 5,2 10,3 13,0 51,1 18,5 Bibite analcoliche confezionate 7,1 5,2 12,5 20,1 13,0 30,2 12,0 Succhi di frutta confezionati 1,4 4,9 10,3 17,3 10,8 35,8 19,5 Frequenze di consumo dei vari pasti Per quanto riguarda il consumo dei vari pasti, la prima colazione viene fatta quotidianamente da circa il 62% dei ragazzi mentre il 9,2% non la fa mai (Figura 17). La maggior parte di coloro che fanno colazione tutti i giorni, la consuma a casa (83,8%). 109 Figura 17. - Frequenza di consumo della colazione Tutti i giorni 61,8 4-6 giorni a sett. 10,8 2-3 giorni a sett. 6 1 giorno a sett. 1,6 A volte 10,6 Mai 9,2 0 20 40 60 80 % 100 Nella Tabella 8 sono riportate le frequenze relative agli alimenti consumati dai ragazzi che fanno colazione tutti i giorni. Gli alimenti maggiormente consumati giornalmente sono latte (74,9%), tè/orzo/caffè (21,5%), biscotti/brioche/torte/ciambellone (32,5%); il 38,2% aggiunge zucchero alle bevande. Tabella 8. - Frequenze (%) degli alimenti consumati da coloro che fanno colazione “tutti i giorni” Tutti i giorni 4-6 giorni a settimana 2-3 giorni a settimana 1 giorno a settimana A volte Mai Latte 74,9 5,7 3,1 3,1 7,5 5,7 Yogurt 4,4 1,8 4,8 4,4 28,1 56,6 Succhi di frutta confezionati 3,1 3,5 5,3 4,8 32,5 50,9 Frutta fresca/spremute 5,3 3,1 5,7 6,6 28,5 50,9 Tè/orzo/caffè 21,5 6,6 7,9 5,3 28,5 30,3 Biscotti/brioche/torte/ciambellone 32,5 14,9 12,3 4,4 24,1 11,8 Merendine confezionate 8,8 6,1 9,2 4,4 27,2 44,3 Fette biscottate/cereali/pane/pizza 19,7 10,5 9,2 7,0 25,0 28,5 Cioccolata spalmabile/miele/marmellata 6,6 3,5 9,2 7,5 35,5 37,7 Zucchero 38,2 5,7 2,6 2,2 10,5 40,8 La Tabella 9 mostra le frequenze di consumo degli altri pasti principali. La merenda della mattina e quella del pomeriggio non vengono mai consumate da circa il 9% e dal 7,3% dei ragazzi rispettivamente. Il 7,6% del campione pranza 4-6 giorni a settimana. 110 Tabella 9. - Frequenze (%) di consumo dei pasti principali Tutti i giorni 4-6 giorni a 2-3 giorni settimana a settimana 18 15,3 7,5 1,1 1 giorno a settimana A volte Mai 1,3 0,3 16,1 0,5 8,6 0,8 Merenda mattina Pranzo 40,8 89,8 Merenda pomeriggio 28,7 23,1 15 2,4 23,6 7,2 Cena 94,1 3,2 1,1 - 0,5 1,1 Nella Tabella 10 sono riportate le frequenze relative agli alimenti consumati dai ragazzi che fanno la merenda della mattina tutti i giorni (circa il 41,0%). Gli alimenti maggiormente utilizzati per questo pasto sono le merendine confezionate/barrette (10,7%), il pane (16,7%), gli affettati/formaggi (12,7%) e la pizza/focaccia (15,3%). Circa il 77,0% del campione non sceglie mai di mangiare la frutta o le spremute. Tabella 10. - Frequenze (%) relative agli alimenti consumati da coloro che fanno la merenda della mattina “tutti i giorni” Tutti i giorni 4-6 giorni a settimana 2-3 giorni 1 giorno a a settimana settimana Frutta fresca/spremute 0,7 2,7 2,7 Succhi di frutta confezionati 3,4 2,0 Bibite analcoliche gassate 1,3 Latte/yogurt A volte Mai 2,0 15,3 76,7 3,4 4,0 16,1 71,1 1,3 5,3 6,0 18,7 67,3 4,7 - - 3,3 2,7 89,3 Merendine confezionate/barrette 10,7 12,7 18,7 4,7 26,7 26,7 Pane 16,7 14,0 4,0 3,3 18,0 44,0 Affettati/formaggi 12,7 12,7 4,7 6,0 13,3 50,7 Cioccolata spalmabile/miele/marmellata 6,7 2,0 9,3 10,0 19,3 52,7 Biscotti/torta/crostata/ciambelline/fette biscottate 5,3 7,3 6,0 6,7 20,7 54,0 Pizza/focaccia 15,3 15,3 16,7 8,0 24,7 20,0 Patatine varie confezionate 4,7 6,0 10,7 8,0 24,0 46,7 E’ stato chiesto ai ragazzi di riportare anche la frequenza di consumo degli alimenti al di fuori dei cinque pasti principali. E’ emerso che circa il 12% di loro mangia alimenti oltre a quelli dei pasti principali, il 13,3% non lo fa mai, mentre il 15,2% lo fa 2-3 giorni a settimana (Figura 18). 111 Figura 18. - Frequenza (%) di consumo dei fuori pasto Tutti i giorni 11,7 4-6 giorni a sett. 11,1 2-3 giorni a sett. 15,2 1 giorno a sett. 4,6 A volte 44,2 Mai 13,3 0 20 40 60 80 100 % Il 38,4% dei ragazzi fa uno spuntino dopo aver praticato un’attività sportiva, soprattutto con panino o pizza (41,4%), biscotti o merendine (20,7%), frutta (19,3%), succo di frutta (10,0%) e patatine in sacchetto (4,3%; dati non mostrati in grafico). Il 48,0% circa dei soggetti in studio ha riferito di avere un modello alimentare mediterraneo ma, dai dati raccolti con il test KIDMED, somministrato per intervista a ciascun soggetto, solo il 17,6% di essi aveva un livello ottimale di aderenza alla DM senza differenze significative tra i generi e associazione con lo stato ponderale. Una così bassa aderenza ottimale è dovuta principalmente a bassi consumi di frutta e verdura (Figura 19). Infatti, solo il 30,4% degli adolescenti consumava la frutta più volte al giorno; anche la percentuale di coloro che consumavano verdure crude o cotte più volte al giorno era particolarmente bassa (21,7%), maggiormente dalle ragazze (24,2%) rispetto ai ragazzi (18,5%). Il pesce veniva mangiato 2-3 volte a settimana come raccomandato solo dal 50,0%, più dai maschi (58,0%) che dalle femmine (43,0%). Anche per quanto riguarda i legumi, alimenti fondamentali della DM, solo il 50,0% li consumava più di 1 volta a settimana senza differenze di genere. Appena l’11,4% mangiava frutta secca 2-3 volte a settimana, maggiormente i maschi (13,6%). Ben il 31,7% del campione non faceva colazione tutti i giorni, erano la ragazze (35,7%) a saltare maggiormente questo pasto fondamentale rispetto ai ragazzi (26,5%). Solo il 75,0% circa di coloro che facevano la colazione consumava prodotti lattiero caseari, più maschi 79,0% che femmine (71,5%). Il trend è simile per quanto riguarda il consumo di 2 yogurt o 40 g di formaggio ogni giorno. Circa il 60,0% mangiava prodotti da forno o pasticceria a colazione (maschi 65,4% vs femmine 55,1%), piuttosto che cereali e granaglie (pane, fette biscottate, cereali). Circa il 50,0% dei soggetti mangiava dolci e caramelle più volte al giorno con una più alta percentuale di maschi (54,9% vs femmine 4,1%). 112 Figura 19. - Distribuzioni relative (%) alle singole componenti su cui è basato l’indice KIDMED Maschi Femmine Totale 72,8 71,5 72,1 Un frutto o un succo di frutta ogni giorno 28,4 31,9 30,4 Un secondo frutto al giorno 58,0 67,6 63,4 Verdure fresche o cotte ogni giorno Verdure fresche o cotte >1 volta/giorno 18,5 24,2 21,7 58,0 43,0 49,6 Pesce almeno 2-3 volte a settimana Fast -food più di 1 volta a settimana % 11,7 11,1 11,4 47,5 49,8 48,8 Legumi più di 1 volta a settimana 96,3 Pasta o riso 5 o più volte a settimana 53,1 48,3 50,4 Cereali o granaglie a colazione Frutta secca almeno 2-3 volte a settimana 87,9 91,6 13,6 9,7 11,4 96,3 98,1 97,3 Usa olio di oliva a casa 26,5 Salta la colazione 35,7 31,7 79,0 71,5 74,8 Prodotti lattiero caseari a colazione 55,1 Prodotti da forno o pasticceria a colazione 2 yogurt o 40 g di formaggio ogni giorno Dolci e caramelle più volte al giorno 4,1 47,2 65,4 59,6 70,4 60,4 64,8 54,9 Quando è stata considerata l’interazione con i vari aspetti relativi allo stile di vita, è emersa una maggiore aderenza alla DM in quegli adolescenti che leggevano le etichette alimentari e in particolare, la lista degli ingredienti, la tabella nutrizionale, la presenza di additivi e la provenienza del prodotto riportati sulle stesse. Inoltre, migliori percentuali di aderenza sono state riscontrate anche in coloro che facevano la colazione con la famiglia, che non mangiavano davanti alla televisione, al computer o al fast-food e che non bevevano superalcolici. Uno stile di vita attivo sembra migliorare il livello di 113 aderenza (bassa 15,9% vs 30,8%; media 62,8% vs 58,5%; alta 21,3% vs 10,8%). Infine, è stata indagata anche l’associazione tra aderenza e stagione di nascita dei soggetti. Pur non essendo risultata significativa, si nota un’associazione positiva tra alta aderenza ed essere nati in primavera ed estate (Tabella 11). Tabella 11. - Indice KIDMED, comportamenti alimentari e stile di vita del campione (%) Totale Sesso IMC Colazione con la famiglia Pranzo con la famiglia Cena con la famiglia Partecipa agli acquisti alimentari Partecipa alla preparazione dei pasti Lettura delle etichette Lettura degli ingredienti sull'etichetta Lettura dei nutrienti sull'etichetta Lettura delle calorie sull'etichetta Lettura degli additivi sull'etichetta Lettura della provenienza del prodotto Mangia mentre guarda la TV Mangia mentre è al computer Mangia al fast-food Modello alimentare Fumo Consumo di superalcolici Stile di vita attivo Stagione di nascita Bassa 21 ,1 Femmine 22 ,7 Maschi 19 ,1 Sottopeso/normopeso 21 ,9 Sovrappeso/obeso 18 ,6 Sempre/qualche volta 15 ,3 Mai 28 ,7 Sempre 17 ,6 Qualche volta/mai 23 ,1 Sempre 19 ,7 Qualche volta/mai 28 ,3 Sì 24 ,2 No 20 ,2 Sì 24 ,6 No 19 ,2 Spesso/sempre 13 ,1 Qualche volta/mai 26 ,3 Spesso/sempre 9 ,8 Qualche volta/mai 26 ,9 Spesso/sempre 10 ,1 Qualche volta/mai 24 ,3 Spesso/sempre 17 ,1 Qualche volta/mai 23 ,7 Spesso/sempre 8 ,8 Qualche volta/mai 23 ,2 Spesso/sempre 15 ,3 Qualche volta/mai 26 ,6 Sì 30 ,9 No 11 ,7 Sì 32 ,1 No 18 ,3 Qualche volta/mai 18 ,1 Una o più volte a settimana 31 ,3 mediterraneo 12 ,9 globalizzato/vegetariano/no carne/altro 28 ,7 Sì 29 ,4 No/ex fumatore 18 ,0 Qualche volta/≥1 volta a settimana 29 ,2 Mai 17 ,3 Sì 15 ,9 No 30 ,8 Primavera/estate 19,3 Autunno/inverno 23,2 Media 61 ,2 59 ,9 63 ,0 61 ,1 61 ,6 63 ,1 59 ,1 62 ,6 60 ,5 60 ,8 63 ,3 63 ,7 60 ,3 61 ,5 61 ,2 62 ,1 60 ,7 64 ,2 59 ,6 58 ,2 61 ,8 62 ,9 60 ,1 59 ,6 61 ,6 63 ,6 58 ,9 57 ,5 64 ,9 59 ,0 61 ,7 62 ,5 57 ,5 64 ,6 58 ,5 53 ,9 64 ,0 56 ,7 63 ,5 62 ,8 58 ,5 60,4 62,1 Alta 17 ,6 17 ,4 17 ,9 17 ,0 19 ,8 21 ,7 12 ,2 19 ,8 16 ,4 19 ,4 8 ,3 12 ,1 19 ,5 13 ,9 19 ,6 24 ,8 12 ,9 26 ,0 13 ,5 31 ,6 13 ,9 20 ,0 16 ,2 31 ,6 15 ,2 21 ,0 14 ,6 11 ,6 23 ,4 9 ,0 20 ,0 19 ,4 11 ,3 22 ,5 12 ,8 16 ,7 18 ,0 14 ,2 19 ,3 21 ,3 10 ,8 20,3 14,7 p 0 ,705 0 ,727 0 ,002 0 ,393 0 ,07 0 ,251 0 ,272 0 ,001 <0 ,0001 <0 ,0001 0 ,278 0 ,002 0 ,019 <0 ,0001 0 ,007 0 ,02 < 0 ,0001 0 ,053 0 ,027 0 ,001 0,307 Legenda: in verde le variabili che risultano significativamente associate con l’aderenza alla Dieta Mediterranea p<0,05 Test Chi-quadro 114 6.4. Discussione I dati raccolti con lo studio ALIADO hanno mostrato un’alta prevalenza di sovrappeso/obesità: il 23,3% degli adolescenti studiati ha un eccesso di peso secondo i criteri IOTF (Cole e Lobstein, 2012) e il 26,0% secondo i criteri OMS (De Onis, 2007; Blössner et al, 2009). Come atteso, la prevalenza di sovrappeso/obesità è risultata superiore a quella osservata nell’indagine HBSC (Cavallo et al, 2013) pari al 18,3%, valutata in base agli stessi criteri IOTF ma a partire da dati di peso e statura auto-riferiti anziché misurati, nella stessa regione italiana (Lazio) e in un campione di età simile. La differenza è più marcata per la prevalenza di obesità (7,9% nel nostro campione, contro il 1,5% nell’indagine HBSC), rispetto a quella del sovrappeso (16,8% vs 15,4%). Tuttavia, in analogia allo studio HBSC, anche in ALIADO l’eccesso di peso è più frequente tra i maschi. Questo studio ha messo anche in evidenza come per circa la metà del campione la pratica dell’attività fisica, valutata tramite questionario, non è in linea con gli standard raccomandati (almeno 60 minuti al giorno di attività moderata/vigorosa; WHO, 2010). Inoltre, la scarsa attività fisica è risultata più evidente nelle femmine e nella categoria dei sovrappeso/obesi. La valutazione oggettiva tramite accelerometro, metodo che consente di distinguere l’attività di intensità moderata e quella vigorosa da quella leggera, ha però messo in evidenza come solo il 4,0% dei ragazzi è risultato in linea con le raccomandazioni. E’ noto che gli strumenti di raccolta dati basati su dati auto-riferiti generalmente sovrastimano l’intensità e la durata dell’attività fisica, soprattutto a causa della natura intermittente della maggior parte degli sport e delle attività (Berman et al, 1998; Baquet et al, 2007). Infatti, ad esempio chi riferisce di svolgere per un’ora uno sport di intensità moderata o vigorosa (a seconda dello sport), non tiene conto del fatto che in realtà quella intensità è mantenuta solo per un limitato periodo di tempo all’interno di quell’ora (Ekelund et al, 2011). Tuttavia, relativamente all’utilizzo dell’accelerometro, ci sono ancora criticità legate soprattutto all’interpretazione dei dati; pertanto è necessaria una standardizzazione internazionale del metodo, che utilizzi misurazioni oggettive dell’attività fisica, ma integrata da strumenti basati su dati auto-riferiti (Ekelund et al, 2011). Studi condotti su ragazzi adolescenti hanno documentato una diminuzione dell’attività fisica con l’aumentare dell’età (Corder et al, 2010; Dumith et al, 2011) e una recente revisione sistematica ha riscontrato un declino dell’attività fisica di circa il 7% per anno durante l'adolescenza (Dumith et al, 2011). Anche lo studio inglese longitudinale SPEEDY-Sport, Physical activity and Eating behaviour: Environmental Determinants in Young people, che ha esaminato i fattori associati all’attività fisica e all’alimentazione, condotto su un campione di ragazzi in tre periodi differenti dal 2007 al 2011 (a 9-10 anni, dopo un anno a 10-11 anni e dopo 4 anni a 13-14 anni), ha evidenziato un netto calo dell’attività 115 fisica passando in media da 73,9 minuti di attività moderata-vigorosa a 9-10 anni a 71,7 minuti a 10-11 anni fino a 62 minuti a 13-14 anni (Corder et al, 2014). Dallo studio multicentrico internazionale HBSC sono emersi bassi livelli di attività fisica, con valori che decrescono al crescere dell’età ed è evidente che la percentuale dei giovani italiani che svolgono attività fisica per “almeno un’ora al giorno per sette giorni a settimana”, è circa la metà rispetto a quella internazionale. Nello specifico, le percentuali per i maschi sono: a 11 anni 10% vs 28% dei ragazzi degli altri paesi, a 13 anni 9% vs 24% e a 15 anni 10% vs 19%; mentre per le femmine: a 11 anni 6% vs 19% delle coetanee degli altri paesi, a 13 anni il 5% vs 13% e a 15 anni 5% vs 10%. Il problema, che meno di un adolescente italiano su dieci svolga il minimo di attività fisica consigliato, mette in evidenza l’importanza e l’urgenza di sviluppare azioni efficaci per aumentare il tempo dedicato allo sport e al movimento (Cavallo et al, 2013). Dai risultati del progetto europeo HELENA si evince che gli adolescenti delle regioni del Nord e del Centro Europa (Austria, Belgio, Francia, Germania, Ungheria e Svezia) risultano più attivi rispetto ai loro coetanei del Sud Europa (Grecia, Italia e Spagna). Ma se nei maschi vi sono lievi differenze (58,6% nel Centro–Nord Europa contro 53,7% nel Sud Europa), nelle ragazze queste si mostrano decisamente più marcate (1 su 3 del Centro-Nord Europa pratica almeno 60 minuti di attività fisica moderata/vigorosa al giorno, contro 1 su 5 nell’Europa del Sud; Ruiz et al, 2011). In Italia, il fatto che l’attività fisica nell’adolescenza tenda a diminuire con l’età dei ragazzi, emerge anche dall’indagine multiscopo nazionale dell’ISTAT sulle famiglie, condotta nel 2012 (http://www.istat.it/it/archivio/96427). I risultati mostrano infatti che il 19,3% dei ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni non pratica sport né alcun tipo di attività fisica, contro il 20,4% dei giovani di 15-17 anni, con maggiori percentuali delle femmine rispetto ai maschi (22,2% nell’età 1114 anni e 23,8% nell’età 15-17 anni contro il 16,5% nell’età 11-14 anni e 17,1% nella fascia di età 1517 anni). Per quanto riguarda i comportamenti sedentari, oltre un terzo degli adolescenti guarda la televisione e utilizza il PC per più di 2 ore al giorno, contrariamente a quanto suggerito dalle linee guida internazionali (AAP, 2001; USDHHS, 2008); la loro percentuale aumenta di gran lunga nei giorni festivi, fino ad interessare quasi la metà del campione. Questi risultati sono in linea con quanto emerso dagli studi europei (HBSC ed HELENA) e dall’indagine multiscopo nazionale dell’ISTAT sulle famiglie del 2012, dove si osserva un aumento di comportamenti sedentari legati ai mezzi di trasporto e alle attività ricreative (http://www.istat.it/it/archivio/96427). Per quel che concerne l’abitudine al fumo e al consumo di bevande alcoliche, lo studio ha rilevato che quasi un terzo del campione fuma (e di questi la maggior parte lo fa più volte al giorno), soltanto quasi la metà dei ragazzi non consuma mai birra, mentre poco più di due terzi beve vino. Inoltre, un’alta percentuale di adolescenti consuma alcolici saltuariamente, più i maschi che le 116 femmine e addirittura l’8,4% consuma superalcolici un giorno a settimana. Tali risultati sono in linea con quelli dell’indagine HBSC, dove è emerso che tali comportamenti a rischio sono maggiormente diffusi tra i ragazzi di 15 anni, rispetto a quelli più giovani, età in cui la crisi evolutiva corrisponde ad una esigenza di cambiamento puberale, che rende molto più critica questa fase rispetto a quella preadolescenziale (Cavallo et al, 2013). Il quadro generale dei dati sulle abitudini alimentari degli adolescenti esaminati ha mostrato una frequenza di consumo di frutta e verdura inferiore alle raccomandazioni (INRAN, 2003), con basse percentuali di ragazzi che consumano tali alimenti più volte al giorno. Anche per gli altri gruppi di alimenti i risultati si discostano dalle linee guida (INRAN, 2003), in particolare i legumi e il pesce sono consumati, con la frequenza raccomandata, solo da un quarto del campione; mentre salumi e affettati, dolci e bevande analcoliche confezionate sono consumati troppo frequentemente. Tali risultati sono in linea con quanto riportato dagli studi INRAN-SCAI 2005-06, HBSC ed HELENA (Diethelm et al. 2012; Duffey et al, 2012; Cavallo et al, 2013; Lazzeri et al, 2014; Sette et al, 2011; Vincke et al. 2012). L’inversione di questa tendenza, aumentando il consumo di alimenti vegetali ed integrali e riducendo quello di alimenti di origine animale, soprattutto carne e salumi, permetterebbe di ridurre la densità della dieta, migliorando la sua qualità, sia per l’equilibrio tra i macronutrienti che per l’assunzione di fibre e micronutrienti (WHO, 2003; O’Connor et al, 2013; Patterson et al, 2010). Consumi alimentari inadeguati durante l’infanzia e l’adolescenza non sono solo associati con l’insorgere dell’obesità nei giovani, ma anche con il rischio di sviluppare malattie quali il cancro, obesità e cardiovascolari in età adulta (Diethelm et al, 2012). Per quanto riguarda l’abitudine alla prima colazione, è emerso che il 9% circa degli adolescenti non la fa mai e soltanto il 62% la fa tutti i giorni (solo il 17,5% di coloro che la fanno, consuma il pasto a famiglia riunita), valore simile a quelli delle indagini HBSC ed HELENA (Cavallo et al, 2013; Hallström et al, 2011; Lazzeri et al, 2014). Il 13,0% dei ragazzi guarda sempre la TV mentre fa la colazione. Alla luce di ciò è importante ricordare che la prima colazione svolge un ruolo fondamentale nella qualità e nell’adeguatezza della dieta ed il suo consumo può influenzare il controllo dell’appetito e l’introito energetico giornaliero, contribuendo a migliorare l’equilibrio nutrizionale dell’intera giornata (Giovannini et al, 2010). Tra i principali effetti benefici del consumo della colazione risultano un miglioramento della capacità di memorizzazione, del livello di attenzione, della capacità di risoluzione dei problemi matematici e di resistenza durante l’esercizio fisico; gli studi disponibili indicano inoltre una correlazione tra l’abitudine alla colazione e la performance scolastica, i dati presenti in letteratura confermano che il consumo della prima colazione è associato ad un miglior 117 rendimento e apprendimento scolastico (Adolphus et al, 2013; Bellisle, 2004; Cueto, 2001; Vermorel et al, 2003). Per gli altri pasti principali quotidiani, è la cena quello maggiormente consumato con la famiglia riunita. Da studi precedenti è emersa l’importanza di consumare almeno un pasto al giorno con i famigliari (Roccaldo et al, 2014; Rollins et al, 2010). Anche in questo studio gli adolescenti che fanno la colazione con la famiglia hanno un più alto livello di aderenza alla dieta mediterranea. E’ emerso inoltre, che circa il 12% dei ragazzi mangia alimenti al di fuori di quelli dei cinque pasti quotidiani, che quasi la metà del campione guarda la TV mentre consuma il pranzo e più della metà durante la cena. In alcuni studi è stata evidenziata un’associazione positiva tra il guardare la TV durante i pasti, sia con un più alto indice di massa corporea, che con una più bassa qualità della dieta (Dubois et al, 2008; Liang et al, 2009; Vik et al, 2013). Circa tre quarti del campione partecipa all’acquisto dei prodotti alimentari (controllando sempre la scadenza) e alla preparazione dei pasti, un ragazzo su dieci mangia quello che gli piace fuori casa; circa due su dieci controllano la provenienza degli alimenti e il contenuto in calorie. Un quarto degli adolescenti ha dichiarato di aver fatto una dieta dimagrante, principalmente le femmine. Al momento dell’indagine ha riferito di essere a dieta circa un ragazzo su dieci, soprattutto per perdere peso (la maggior parte ha un eccesso ponderale); oltre un quarto dei ragazzi a dieta segue un regime dietetico dimagrante senza prescrizione. In studi precedenti è emerso che il mettersi a dieta per controllare o perdere il peso è uno dei fattori di rischio per i disordini relativi al peso, quali i disordini alimentari e l’alimentazione disturbata (Haines et al, 2006; Neumark-Sztainer et al, 2007). Come già precedentemente messo in evidenza, la DM ha molti benefici per la salute anche in età evolutiva. Dai risultati sopra riportati emerge che gli adolescenti del campione non seguono il modello mediterraneo, confermando il trend comune ai paesi del bacino mediterraneo relativo alla continua e aumentata perdita di aderenza alla DM (Grosso et al, 2013; Heberstreit et al, 2010; Kafatos et al, 1997; Roccaldo et al, 2014; Serra-Majem et al, 2004; Van Diepen et al, 2011). Infatti, solo il 17,6% dei soggetti ha un’alta aderenza: la loro alimentazione è povera di frutta e verdura, legumi, pesce (cibi fondamentali di questo modello alimentare), mangiano troppa carne e di conseguenza grassi e proteine animali superano i livelli raccomandati (SINU, 2014). Risultati simili al nostro studio, riguardo una bassa aderenza alla DM in questa fascia di età, sono stati riportati in precedenti indagini svolte in Sicilia (Grosso et al, 2013) e in Grecia (Kontogianni et al, 2008) dove sono state riscontrate basse percentuali di adolescenti con un punteggio KIDMED ottimale (≥8), mentre la Spagna e il Portogallo mostrano percentuali maggiori di ragazzi con un’alta aderenza (Ayechu et al, 2010; Da Rocha Leal et al, 2011; Mariscal-Arcas et al, 2009). 118 Nel campione in studio è emerso che l’aderenza alla DM migliora in coloro che fanno colazione con la famiglia riunita, e anche in chi non mangia davanti alla TV, al PC e al fast-food, non beve superalcolici; con la lettura delle etichette, degli ingredienti, dei nutrienti, degli additivi e della provenienza del prodotto riportati sulle stesse. Anche lo stile di vita attivo sembra migliorare il livello di aderenza. Infine, anche se non è risultata significativa si è notata un’associazione positiva tra alta aderenza ed essere nati in primavera ed estate, il che suggerisce l’opportunità di un futuro approfondimento. 6.5. Conclusioni I risultati dello studio ALIADO, eseguito su un campione rappresentativo di adolescenti della Regione Lazio, hanno messo in evidenza un’alta prevalenza di sovrappeso, sedentarietà e inattività fisica soprattutto tra i maschi e una scarsa aderenza alle linee guida per una sana alimentazione dell’INRAN e alle raccomandazioni internazionali dell’OMS ed un basso livello di aderenza alla dieta mediterranea (tra i più bassi d’Europa), per quanto riguarda le abitudini alimentari. Alla luce di ciò, è palese che l’acquisizione di uno stile di vita sano tra gli adolescenti necessita di interventi educativi per promuovere una corretta alimentazione ed una regolare attività fisica, quali fattori determinanti per mantenere ogni individuo in un buono stato di salute. 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Nell’ottica di ottimizzare le risorse, fronteggiare i big data e il data deluge, ridurre il sovraccarico di ricercatori e rispondenti, l’uso integrato di fonti statistiche diverse e raccolte di dati primarie, e il disegno di rilevazioni che forniscano indicazioni su fenomeni emergenti in un flusso informativo organizzato sembra l’unica soluzione. In tutto ciò la declinazione regionale dei fenomeni rappresenta una caratteristica ineludibile per un territorio complesso e articolato come l’Italia. Disegni concettuali, realizzati analizzando quanto già esistente in altri contesti possono costituire un punto di partenza per lo sviluppo di un sistema di raccolte di dati, primari o secondari che siano, specifico per il contesto nutrizionale, in cui aspetti oggettivi e soggettivi siano investigati a definire sempre più in dettaglio tutti i fattori che influiscono sul comportamento alimentare e che ne sono a loro volta influenzati. In questo contesto, l’effettiva rispondenza dei modelli di consumo alla sensibilità verso la questione del consumo responsabile è una prima tematica cui il progetto REGALIM ha voluto contribuire. Parole chiave Sistema informativo nutrizionale, studi di popolazione, modelli di consumo alimentare, comportamento alimentare, scienza del consumatore, consumo responsabile. Abstract The construction of information systems is a basic requirement for population studies and, in particular, in the complex issue of estimating models of eating behavior that bring together different types of data (food consumption, food composition, chemical occurrence), are used for various analyses (quantitative, qualitative, nutritional adequacy, safety use, environmental impact) in medicalbiological research, socio-demographic field, consumers research, and in economics, and connect in other branches of knowledge of the life of a country. 129 In order to optimize the resources, deal with big data and data deluge, reduce the burden of researchers and respondents, combine the use of different statistical sources and collection of primary data, and design of surveys to describe emergent phenomena in an structured flow of information seems the only solution. In this context, analyse the phenomena at regional level is extremely appropriate in an area as complex and varied as the Italian territory. Building conceptual designs through an analysis of already available information may represent a starting point for the development of a nutrition-specific data collection system, of both primary and secondary data, where objective and subjective aspects are investigated in order to define with a more and more precision all the factors that influence eating behavior, and which are in turn influenced by it. In this context, the analysis of the actual compliance of food consumption patterns with the awareness towards the issues of responsible consumption is a first matter to which the REGALIM project was aimed to contribute. Keywords Nutritional information system, population studies, food consumption patterns, eating habits, consumer science, responsible consumption 130 6.1. Introduzione L’adozione di corrette politiche alimentari e nutrizionali non può prescindere dalla conoscenza dettagliata della realtà e ha, dunque, bisogno di disporre di una base informativa affidabile e aggiornata (EFSA, 2010). Questo è ancora più vero per la formulazione di una corretta ed efficace politica alimentare che promuova una dieta salutare nella popolazione (Capacci et al, 2012). I dati sull'alimentazione rappresentano, dunque, una base informativa essenziale per il monitoraggio e la sorveglianza della qualità della dieta, nella sua valenza di equilibrio degli apporti nutrizionali e di sicurezza d'uso, da una parte per la prevenzione di malattie cronico-degenerative (EURODIET, 2001; Nishida et al, 2004; WHO, 2003; Bevilacqua et al, 2003) e dall’altra per limitare l'esposizione a sostanze nocive veicolate dalla dieta (EFSA, 2014), che si affianca, tra l’altro, alle norme igienico-sanitarie previste per la catena produttiva che riguardano, invece, l’esposizione in acuto (Demortain, 2007). Le basi di dati alimentari in ottica nutrizionale sono, inoltre, essenziali per la definizione delle raccomandazioni nutrizionali (SINU, 2014) e le linee guida per una sana alimentazione (INRAN, 2003) oggi in revisione. Il problema di disporre di indicatori su dieta e salute è ben noto a livello di salute pubblica (NOO, 2010) ed è stato affrontato in ambito europeo nel progetto ECHIM (European Commission, 2012). I dati alimentari si prestano a essere analizzati da diversi punti di vista come tutti i fenomeni che presentano connessioni con diversi aspetti della vita di un Paese (per una visione complessiva si veda ad esempio, Waltner-Toews and Lang, 2000). L’ideale sarebbe chiaramente quello di strutturare un sistema di rilevazione a cadenza periodica e in cui ciascun fenomeno viene rilevato a intervalli regolari acquisendo quella massa di dati statistici rappresentativi (Turrini, 2013). Tuttavia, la stima dei modelli di consumo alimentare su base nutrizionale non è ancora entrata nel novero delle statistiche correnti, soprattutto a causa delle difficoltà di replicare su vasti campioni le indagini che seguono metodologie specifiche nella misurazione delle quantità di alimenti ingerite quotidianamente (Turrini, 1993). 6.2. Metodologia La presente analisi si basa sulla disamina della letteratura scientifica e tecnica disponibile sull’argomento. In particolare, viene presentata l’evoluzione di quelli che oggi costituiscono i sistemi alla base degli studi a carattere nutrizionale e la futura prospettiva di ricerca in quelle infrastrutture della ricerca - si veda a questo proposito ESFRI - European Strategy Forum on Research Infrastructure (European Commission, 2015), al fine di verificare le possibilità di stabilizzare una rilevazione statistica che comprenda le tematiche del comportamento alimentare e della sensibilità verso aspetti del 131 consumo responsabile. La stabilizzazione deve avvenire a livello regionale per permettere quelle analisi territoriali essenziali per la vita di un Paese complesso e articolato come l’Italia. Sappiamo, infatti, da tutti gli studi precedenti (Saba et al, 1990; Turrini et al, 2001; Piccinelli et al, 2011) e dai lavori presentati nella presente monografia dello studio REGALIM che la declinazione geografica ha sempre una notevole importanza statistica, corrispondendo a differenze culturali di cui gli stili alimentari sono una componente importante (Axelson, 1986). 6.3. Risultati Le indagini statistiche a carattere nutrizionale Le diverse metodologie forniscono gradi variabili di precisione della stima dell’ingestione di alimenti e delle sostanze (nutrienti e non) veicolate con la dieta determinando una fase di scelta metodologica che dipende dal livello di conoscenza corrente. Questo tema viene affrontato in Europa dagli anni ’80 quando con il progetto Eurofoods-Enfant del programma quadro FLAIR (European Commission, 1990-1994), proseguito poi nell’azione concertata COST99 (European Commission, 1994-1999), si è cominciato a parlare di compatibilità e comparabilità dei dati sull’alimentazione con valenza nutrizionale (a partire da consumi alimentari e composizione degli alimenti). Queste esperienze hanno permesso di individuare gli elementi portanti di un sistema di banche dati nutrizionali (Turrini, 2000a, Turrini et al.) e delle problematiche legate alla qualità dei dati alimentari (Turrini, 2000b). In particolare, l’elemento della descrizione (LanguaL, 2015) e classificazione degli alimenti (EFSA, 2015), ossia l’aspetto centrale – ancorché non unico (Trichopoulou et al, 2003) del trattamento dei dati alimentari ai fini della comparabilità delle stime ottenute. Insieme alle problematiche relative alla raccolta di dati primari si è lavorato all’ottimizzazione dell’uso dei dati secondari, come è il caso delle indagini sui consumi delle famiglie (in inglese Household Budget Surveys - HBS), oggetto del progetto DAFNE (Trichopoulou et al, 2003) e riportati anche nell’European Nutrition and Health Report (Elmadfa et al, 2009) che include anche una analisi basata sui Bilanci Alimentari Nazionali (in inglese Food Balance Sheets – FBS, si veda FAO, 2015) insieme ai dati nazionali di 23 Paesi europei (Elmadfa (a cura di), 2009). L’idea di armonizzare le rilevazioni sui consumi alimentari in ottica nutrizionale non è stata abbandonata. Gli aspetti metodologici sono stati delineati dal gruppo di lavoro del progetto EFCOSUM - European Food Consumption Survey Methods (EFCOSUM, 2002) ripreso dal progetto EFCOVAL - European Food COnsumption methods VALidation (European Commission, 2006-2010) e dall’EFSA confluendo nelle linee guida per gli studi di popolazione a carattere nutrizionale (EFSA, 2014). 132 Nel frattempo, l’EFSA ha cominciato a lavorare per costruire una banca dati europea di dati sui consumi alimentari / nutrizionali individuali, dapprima su dati secondari aggregati, di cui il primo esempio è rappresentato dal CONCISE Database (EFSA,2008), poi su dati individuali già raccolti, dando vita al Comprehensive Database (EFSA, 2011) e, infine, promuovendo la raccolta di dati armonizzata attraverso il programma EU-Menu ratificato nella Declaration of the Advisory Forum on the Paneuropean Food Consumption Survey (EFSA, 2010). La rete di ricerca, nata come Network of Excellence del 6° Programma Quadro della ricerca europea, European Food Information Resources (EuroFIR) (European Commission, 2006-2010; 2011-2013) ha integrato i database di composizione degli alimenti europei e internazionali in un sistema europeo, l’International Agency for Research on Cancer (IARC, 2015a) attraverso il progetto EPIC-European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition European (IARC, 2015) ha sviluppato un sistema computer assisted di raccolta e gestione di dati individuali di consumo. Dal progetto Montecarlo in poi sono stati sviluppati software per la stima probabilistica dell’esposizione che ricercatori e operatori nel settore della gestione del rischio possono utilizzare, come MCRA (Boon, 2000-2003). L’EFSA ha sviluppato una serie di strumenti per la trasmissione di dati armonizzati sulla sicurezza alimentare (SSD) (EFSA, 2014) e pubblicato le linee guida per gli studi sulla dieta totale (EFSA-FAO-WHO, 2011). Dal 2010 in poi la Commissione Europea ha finanziato una serie di progetti finalizzati a disegnare sistemi per la ricerca in nutrizione che, sfruttando le esperienze di Network of Excellence che si sono trasformate in Association Internationale Sans But Lucratif (AISBL) per garantire la sostenibilità delle attività di ricerca, integrino le diverse componenti in modo sistematico nell’ottica del sistema europeo di infrastrutture per la ricerca (European Commission, 2015). Il 7° Programma Quadro della ricerca europea ha visto lo sviluppo di progetti come EURODISH (European Commission, 2012-2015) finalizzato a integrare le diverse componenti di un sistema di raccolta, trattamento ed elaborazione di dati sull’alimentazione per studi a carattere nutrizionale. Ampliando ancora quest’ottica sono nate le Joint Programming Initiative (European Commission, 2010-ad oggi) che hanno l’obiettivo di mettere a sistema metodi e banche dati appartenenti a settori scientifici complementari come, “consumi alimentari”, “determinanti”, “stato di nutrizione”, “salute” (European Commission, 2010-ad oggi), e “ambiente” (Ferrari et al, 2013), che abitualmente sono investigati con metodologie specifiche raramente integrate. L’idea di un sistema di sorveglianza con le caratteristiche suddette non è nuova nell’ambito della sorveglianza sanitaria e nutrizionale in Italia (Ferro-Luzzi et al, 1994; Bevilacqua et al, 2003; ISS, 2006-ad oggi), basato su un osservatorio simile a quanto realizzato nell’ambito della salute che si affianca ai programmi di monitoraggio degli alimenti per assicurare che gli standard di sicurezza d’uso 133 siano rispettati (Ministero Salute, 2015) e alla più recente messa in atto dei programmi di biomonitoraggio (ISPRA, 2015). Tuttavia in Italia, che peraltro ha aderito al programma EU-Menu (EFSA, 2014), il sistema di raccolta dati nutrizionali, ancorché impostato, è ancora in fase sperimentale, basata su attività legate ai progetti (Turrini et al, 2008). Solo a livello di indicatori abbiamo raccolte di dati come “PASSI” (ISS, 2006-ad oggi) e “OKkio alla salute” (Ministero della salute, 2008-ad oggi; ISS, 2008-ad oggi), nell’ambito di “Guadagnare salute” (Ministero della salute, 2007-ad oggi) oppure in studi internazionali come HBSC (Ministero della salute, 2010-ad oggi). La tematica del consumo responsabile nei comportamenti alimentari Il paradigma “produzionista” ha dominato i sistemi agro-alimentari dal periodo post-bellico della seconda guerra mondiale in poi (Ridgway et al, 2015) e un semplice “input-output” costituiva il modello teorico di riferimento (Waltner-Toews e Lang, 2000). Attualmente, la promozione di diete salutari e sostenibili è riconosciuta come una priorità per la politica alimentare e nutrizionale (FAO, 2012; SDC, 2009; Buttriss and Riley, 2013), anche analizzando modelli di riferimento come la dieta mediterranea, riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità (Burlingame and Dernini, 2011; Dernini and Berry, 2015). L’obiettivo è di coniugare sicurezza nutrizionale e sostenibilità ambientale, tenendo conto delle diverse dimensioni. Il tema del consumo alimentare responsabile in relazione alla sostenibilità ambientale sta diventando un tema emergente con l’accrescimento della conoscenza dei legami tra agricolturaambiente-salute insieme alla valutazione del quadro economico e dei benefici sociali di un’economia legata ad una agricoltura sostenibile (Berry et al, 2014). A livello delle statistiche correnti abbiamo i dati dell’ufficio statistico della Commissione Europea (EUROSTAT, 2013) che forniscono un sistema di indicatori per la governance dei Paesi europei. Nel 2013 ha pubblicato il report Sustainable development in the European Union con l’intento di dare seguito alle indicazioni emerse dalla conferenza delle Nazioni Unite nel 2012 a Rio de Janeiro, che vedono i paesi impegnati ad adottare un approccio olistico nell’affrontare le sfide globali, includendo la protezione dell’ambiente nelle strategie di politica economica, garantendo decorose condizioni di vita e di lavoro. La speranza di vita è variabile a seconda delle condizioni socioeconomiche di un paese, paesi con peggiori condizioni socio-economiche, incluso un più elevato tasso di disoccupazione, ignoranza sul tema della salute, stress, e dieta povera sono fattori associati ad un maggiore consumo di alcolici, e così via. (EUROSTAT, 2013). Occorrerà studiare il modo di estrarre variabili da altre indagini o aggiungere quesiti specifici per la valutazione del consumo responsabile, alla stregua di altre esperienze in cui viene selezionato un set 134 di indicatori come per l’osservatorio regionale OSSERVASALUTE (2003-ad oggi), o ancora, per la redazione del rapporto annuale sul benessere equo e solidale (ISTAT-CNEL,2013-ad oggi). L’inclusione della stima dell’impatto ambientale negli studi di popolazione sul consumo alimentare nutrizionale è stata studiata come tematica dei rischi connessi al consumo alimentare (inadeguatezza della dieta, insicurezza della dieta, inquinamento legato all’alimentazione). In precedenza, la valutazione dell’impatto ambientale delle attività relative all’alimentazione sono state effettuate a partire dai consumi alimentari medi pubblicati e hanno riguardato il peso dei rifiuti legati alle attività relative all’alimentazione (Laraia et al, 2004), l’impronta idrica (Capone et al, 2013) e l’impatto ambientale totale basato sul calcolo del ciclo di vita dell’alimento (Baroni et al, 2014). Sintetizzando, la tematica dell’impatto ambientale si inserisce nella seconda fase dell’evoluzione della ricerca europea (figura 1) e nelle infrastrutture che si stanno prefigurando dovranno essere considerati database, procedure e metodi specifici e le relative strutture e risorse. Figura 1. - Schema concettuale delle fasi evolutive degli studi di popolazione in nutrizione 135 Il contributo del progetto REGALIM L’azione 3 del progetto REGALIM ha come obiettivo quello di identificare le prospettive di stabilizzazione di un sistema di rilevazione degli aspetti riguardanti un consumo alimentare responsabile, come driver verso la sostenibilità ambientale. Il fronte cui si rivolge l’attività del progetto REGALIM è quello dell’analisi integrata di atteggiamenti e motivazioni verso un consumo responsabile e i comportamenti alimentari, sulla base di una specifica rilevazione individuale. L’integrazione di fenomeni diversi in uno stesso studio richiede una attenta valutazione del numero di quesiti in un questionario e/o del numero di strumenti necessari per ottenere un insieme di variabili utile per le stime che si intendono ottenere (Turrini et al, 1996). Ad esempio, una valutazione dello stato nutrizionale richiede una rilevazione dettagliata dei consumi alimentari su più giorni (recall di 24h ore ripetuto – EFSA (2014a), diario di tre giorni (Leclercq et al, 2009); diario di sette giorni individuale (Turrini et al. 2001) e familiare 1980-84 (Saba et al, 1990), contemporaneamente richiede la misurazione di peso e statura con apposita strumentazione e metodologia validata (Censi et al, 2013). Volendo analizzare la relazione tra motivazioni delle scelte e comportamenti alimentari, una analisi contemporanea con metodi dedicati e la stima dei consumi alimentari fornisce stime altrimenti non ottenibili (Di Natale et al, 2002). L’importanza della tematica è ben presente anche se nella pratica poi i comportamenti non sono perfettamente corrispondenti ai desiderata (si veda D’Addezio, Saba e Turrini, capitolo 4 della presente monografia). Pur nella discrepanza tra “intenzione” e “azione” il fatto che le persone considerino come desiderabili i comportamenti salutari e rispettosi dell’ambiente è il terreno fertile su cui puntare per far sì che si vada verso la coerenza tra “pensieri e comportamenti”. In uno studio preliminare alla formulazione del questionario dello studio REGALIM sui responsabili dell’alimentazione in Italia sono stati monitorati alcuni atteggiamenti e comportamenti verso l’alimentazione e gli acquisti alimentari nel periodo 2005-2011, includendo alcuni elementi che sono legati al consumo sostenibile. Considerando gli elementi di interesse nell’acquisto, vediamo (tabella 1) che la provenienza e gli ingredienti sono sempre indicati dalla maggioranza dei rispondenti nel periodo 2005-2011 in cui è svolto il sondaggio realizzato da Format Research che costituisce la base di dati acquisita per il progetto REGALIM. 136 Tabella 1. - Nella scelta di acquisto del prodotto su una scala da 1 a 5, quanta attenzione pone ai seguenti aspetti? PUNTEGGIO ATTRIBUITO dalla maggioranza dei rispondenti negli anni 2005-2011 Fattore PROVENIENZA INGREDIENTI INFORMAZIONI NUTRIZIONALI PREZZO MARCA 2005 5 5 2006 5 5 2007 5 5 2008 5 5 2009 5 5 2010 5 5 2011 5 5 3 3 3 5 5 3 3 1 3 1 3 1 3 1 3 1e3 3 1 3 5 5 Banca dati Format Research 2005-2011 Chiedendo informazioni sui cambiamenti apportati agli acquisti di gruppi di alimenti (tabella 2) si vede che dichiarano di avere aumentato di molto il consumo di “pane”, “frutta” e “verdura” anche se la percentuale di risposte risulta in diminuzione nell’arco 2008-2011 in cui è stata posta la specifica domanda. Per “riso”, “pesce”, “formaggi” e “carne” invece la maggiore frequenza è per chi ha aumentato leggermente il consumo. Interessante notare che solo per la carne la percentuale di risposte non diminuisce e che per riso e formaggi la percentuale non supera il 60% e il 50% rispettivamente. Tabella 2. - Rispetto a 12 mesi fa come è cambiato oggi il rapporto con ognuno dei seguenti alimenti in fase di spesa? Risposte maggioritarie (%) Ho aumentato molto il consumo Ho aumentato leggermente il consumo PANE FRUTTA VERDURA RISO PESCE CARNE FORMAGGI 2008 2009 2010 2011 77,5 76,1 63,6 59,8 71,8 72,4 45,6 77,4 76,4 64,3 59,8 72,1 72,9 45,3 71,3 73,4 63,4 59,3 70,7 73,4 45,2 77,7 76,1 64,1 59,8 71,9 73,2 45,6 Tasso medio annuo di incremento % -0,24 -0,11 -0,01 -0,02 -0,04 0,04 -0,03 Banca dati Format Research 2005-2011 Nell’ottica di un consumo alimentare sostenibile l’attenzione alla provenienza (tabella 1) rappresenta un importante elemento, così come l’aumento di verdura e frutta (tabella 2). Ancora, guardando all’aspetto delle confezioni vediamo che ci sono materiali che creano disagio. Vediamo in figura 2 la distribuzione delle risposte tra coloro che hanno indicato di avere disagio verso quel materiale componente del packaging. Anche questo è indicativo di come la popolazione percepisce i materiali e la plastica insieme al cartone sono percepiti come “fonte di disagio”. 137 La popolazione sembra, dunque, mostrare sensibilità rispetto ai temi ambientali legati all’alimentazione, anche se in alcuni casi, come quello del consumo di carne, i comportamenti sembrano andare in direzione diversa da quella attesa. Qui si apre il complesso discorso della percezione e delle convinzioni. I cibi più familiari sono percepiti come benefici, comunque, perciò una riduzione del consumo può essere difficoltosa, d’altro canto può valere il viceversa per quanto concerne cibi con i quali si ha poca familiarità e per cui si richiederebbe un incremento del consumo. Temi complessi per i quali è stato attivato anche il progetto europeo FoodrisC (European Commission, 2010-2013). Figura 2. - Quali sono i materiali che le creano maggiori disagi? (tra coloro che hanno risposto “sì” alla domanda “Quando effettua acquisti alimentari le creano disagio le confezioni degli alimenti?” 3% 2011 4% 2% 1% 8% 5% 0% 9% 5% 0% Alluminio 2010 3% 2009 4% 3% 2% 4% Latta 5% 3% 2% 11% 5% 0% Carta Vetro 2008 3% 2007 3% 6% 3% 3% 12% 6% 1% Materie plastiche 2% 2% 4% 12% 7% 1% Cartone Acciaio 3% 2006 4% 2005 0% 4% 2% 2% 4% 20% 3% 40% 9% 3% 5% 8% 60% 0% 4% 0% 80% 100% Banca dati Format Research 2005-2011 6.4. Discussione Il Sistema Statistico Nazionale è l’ambiente più idoneo nell’ambito del quale verificare la fattibilità di uno studio di popolazione a carattere nazionale. L’elaborazione dei dati pubblicati nella presente monografia è stata inserita nel Programma Statistico Nazionale del triennio 2010-2012 (SISTAN, 2012) proprio per la sua valenza di applicazione della sezione sulle frequenze alimentari dell’indagine Multiscopo Aspetti della Vita Quotidiana (ISTAT, 2015). Il confronto dei risultati relativi alla sezione alimentare ci dice che, in linea di massima, per quanto riguarda il fronte delle frequenze di consumo la fonte ISTAT è sufficiente per stimare 138 l’evoluzione temporale del fenomeno, mentre l’analisi multivariata consente di individuare tipologie di stile alimentare (Scalvedi, 2015). L’idea di stabilire un sistema di indagini permanenti per soddisfare in continuo le esigenze informative ha ispirato un progetto nel quale confluivano i diversi aspetti della ricerca in nutrizione riguardante gli studi di popolazione (Turrini (a cura di), 2013). In epoca di big data e data deluge è assolutamente necessario dotarsi di una struttura per la collezione e collazione delle informazioni che ruotano intorno all’alimentazione (Turrini et al, 2013). L’analisi della realtà ha fatto emergere la pratica impossibilità di realizzare uno specifico sistema di rilevazione basato su metodi di misura consoni alle stime a carattere nutrizionale (fondamentalmente a causa della necessità di dettagliare al massimo i dati alimentari utilizzando diari o interviste strutturate ad hoc, ma anche del grande numero di variabili da prendere in considerazione allo stato attuale delle conoscenze), a maggior ragione se correlati all’analisi dei modelli di comportamento (tipicamente i metodi della scienza del consumatore), nonché alle stime dello stato di nutrizione e di esposizione a sostanze indesiderabili veicolate con la dieta, come sopra illustrato. La difficoltà, naturalmente, si esaspera negli studi su scala nazionale che coinvolgono necessariamente vasti campioni. La soluzione più idonea sembra quindi in linea con quanto già teorizzato per cui gli studi sulla dieta degli individui a carattere nazionale sono condotti a intervalli all’incirca decennali, inframezzati da studi di approfondimento che coinvolgono campioni meno estesi, ma con indagini più dettagliate di quelle possibili in campioni più vasti. Nell’intervallo tra una indagine e l’altra, l’esigenza informativa può essere soddisfatta attraverso le serie storiche disponibili e le statistiche ufficiali in genere (Turrini, 1993; Turrini et al. 1996). A fronte di una esigenza informativa continuativa, conciliare tutti gli elementi si rivela un’impresa quanto mai ardua. Il sovraccarico dovuto a eccesso di richiesta statistica (sia come esposizione alle richieste sia in relazione ad una specifica richiesta è un problema riconosciuto e sul quale l’ISTAT (BLUE-ETS, 2010-2013, ed EUROSTAT (Hedlin et al. (a cura di), 2005). L’attenzione di chi raccoglie le informazioni si sta spostando vieppiù sulla raccolta di dati amministrativi disponibili anche per ottimizzare le risorse. 6.5. Conclusioni Le conclusioni non possono che essere interlocutorie nel processo di costruzione del sistema di monitoraggio dei modelli di comportamento alimentare a tutto tondo, che deve necessariamente tenere conto dei cambiamenti che intervengono. 139 Il quesito che ci si pone è “come comportarsi di fronte a fenomeni nuovi, o non catalogabili in fonti amministrative, sui quali ancora non esiste una tradizione di indagini?” La soluzione che possiamo proporre nello specifico caso della domanda di ricerca del progetto REGALIM è quella di inserire un numero di quesiti (minimo come numerosità e massimo come informatività) riguardanti il consumo responsabile da abbinare all’indagine Aspetti della Vita Quotidiana, costituendo un piccolo addendum che non alteri eccessivamente il disegno dello studio, ma fornisca le indicazioni utili, ma questo dovrà essere oggetto di proposta da discutere con i responsabili del Sistema Statistico Nazionale. In questo modo si inserirebbe una nuova tematica nelle rilevazioni su scala nazionale con la possibilità di avere campioni rappresentativi a livello regionale, permettendo la massima accuratezza in accordo con la dimensione regionale che come più volte sottolineato è una dimensione ineludibile per la comprensione del comportamento alimentare in tutte le accezioni e con tutte le sue implicazioni. Bibliografia Arab L, Wittler M and Schettler G . European Food Composition Tables in Translation. Berlin: Springer-Verlag 1987; 132-155 http://www.fao.org/docrep/008/af284e/AF284E01.htm. Axelson ML. The impact of culture on food-related behavior. Ann Rev Nutr 1986; 6:345-363. Baroni L,Berati M, Candilera M,and TettamantiM. Total Environmental Impact of Three Main Dietary Patterns in Relation to the Content of Animal and Plant Food. Foods 2014; 3(3):443-460 doi:10.3390/foods3030443. Berry EM, Dernini S, Burlingame B, Meybeck A, Conforti P. 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Pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi [ortaggi] 168 12. Frutta 170 13. Legumi secchi o in scatola 172 14. Patate 174 15. Snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive) 176 16. Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) 178 147 01. Pane, pasta, riso In generale, questa categoria di prodotti presenta un consumo quotidiano (81,7% a livello nazionale). In generale il profilo delle frequenze è illustrato nella prima riga della tabella seguente. AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai TOTALE 2° Moda 3° 4° 5° La frequenza di consumo modale è, in 18 regioni su 20, “Una volta al giorno”. Solo in due casi (Sardegna e Toscana) la frequenza modale è “Più di una volta al giorno”. In generale “qualche volta a settimana” rappresenta la terza modalità. Differiscono Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia per le quali è la seconda. Infine, il “mai” supera “meno di una volta a settimana” in Calabria. Regioni con frequenza di consumo quotidiana superiore alla percentuale nazionale Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Nord-Est Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Nord-Ovest Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Pane, pasta, riso 17.Basilicata 19.Sicilia 11.Marche 04.Trentino-Alto Adige 09.Toscana 18.Calabria 13.Abruzzo 07.Liguria 15.Campania 10.Umbria 16.Puglia Totale 96,80% 90,40% 90,00% 89,60% 88,50% 86,40% 86,10% 85,70% 85,50% 84,80% 82,90% 81,70% Regioni con frequenza di consumo quotidiana inferiore alla percentuale nazionale Nord-Est Mezzogiorno Centro Nord-Ovest Nord-Ovest Nord-Est Nord-Ovest Mezzogiorno Nord-Est 08.Emilia Romagna 20.Sardegna 12.Lazio 03.Lombardia 01.Piemonte 05.Veneto 02.Valle d’Aosta 14.Molise 06.Friuli Venezia Giulia 81,40% 78,80% 78,80% 78,10% 75,10% 74,10% 70,00% 68,40% 66,10% Considerando il numero di regioni che presentano una percentuale di consumo quotidiano di “pane, pasta, riso” più elevata della media nazionale osserviamo il seguente quadro. Mezzogiorno: 6 regioni su 8, di cui 3 regioni (Sicilia 39.8%, Campania 40,0% e Sardegna 40,0%) presentano un consumo “più volte al dì” sopra la percentuale nazionale che è pari a 33.5%. In Sardegna questa frequenza di consumo rappresenta anche la moda. Centro: 3 regioni su 4, di cui 2 regioni (Marche 33,8% e Toscana 50,8%) presentano un consumo “più volte al dì” sopra la percentuale nazionale. In Toscana questa frequenza di consumo rappresenta anche la moda. Nord-Est : 1 regione su 3, di cui 1 regione (Trentino-Alto Adige 41,7%) presenta un consumo “più volte al dì” sopra la percentuale nazionale. Nord-Ovest : 1 regione su 4, di cui 1 regione (Lombardia 35,2%) presenta un consumo “più volte al dì” sopra la percentuale nazionale. Complessivamente, considerando un consumo quotidiano (sommando “più di una volta al giorno” e “una volta al giorno” di “pane, pasta, riso”) si osserva un gradiente geografico Mezzogiorno > Centro > Nord Ovest > Nord Est. 148 Pane, pasta, riso Pane, pasta, riso Pane, pasta, riso Pane, pasta, riso Pane, pasta, riso 1,5% Mezzogiorno 34,7% 51,1% 12,1% ,4% 1,2% Centro 34,2% 49,7% ,0% 14,3% 2,1% Totale 33,5% 48,2% 15,4% ,3% 3,7% Nord Ovest 33,2% 44,8% 17,1% ,5% 2,0% Nord Est 30,9% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 46,3% 2.Una volta al giorno 5.Mai 20,3% ,4% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 149 02. Salumi La frequenza “qualche volta a settimana” rappresenta la moda per tutte le regioni italiane ed in media è dell’54,2% (minimo 36,8% per il Molise – massimo 67,7% per la Basilicata). La seconda modalità è prevalentemente (19/20) “meno di una volta a settimana” (eccezione per l’Abruzzo in cui è la terza, mentre la seconda è “una volta al giorno”; il “mai” e “una volta al giorno” sono prevalentemente (19/20) 4° o 5°. La frequenza di consumo meno gettonata è dunque “più volte al giorno” per quanto indicata (range percentuale 0,0%-Basilicata, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino-Alto Adige; 5,3% Molise). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5° 3° Moda 2° 4° Regioni con frequenza di consumo settimanale superiore alla percentuale nazionale Mezzogiorno Centro Nord-Ovest Nord-Ovest Mezzogiorno Centro Nord-Est Nord-Est Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Salumi 17.Basilicata 11.Marche 07.Liguria 02.Valle d’Aosta 16.Puglia 10.Umbria 06.Friuli Venezia Giulia 08.Emilia Romagna 15.Campania 09.Toscana 20.Sardegna Totale 67,7% 65,0% 64,3% 60,0% 58,8% 58,7% 58,1% 57,8% 57,1% 56,5% 55,3% 54,2% Regioni con frequenza di consumo settimanale inferiore alla percentuale nazionale Nord-Est Nord-Ovest Centro Mezzogiorno Nord-Est Nord-Ovest Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno 04.Trentino Alto Adige 03.Lombardia 12.Lazio 19.Sicilia 05.Veneto 01.Piemonte 18.Calabria 13.Abruzzo 14.Molise 54,2% 53,7% 53,0% 52,6% 49,0% 48,8% 45,6% 40,3% 36,8% Considerando il numero di regioni che presentano una percentuale di consumo settimanale di “salumi” più elevata della media nazionale osserviamo il seguente quadro. Ad eccezione del Centro per il quale 3 regioni su 4 presentano una percentuale di consumo settimanale di salumi superiore alla percentuale nazionale, le altre tre ripartizioni geografiche hanno in 50% superiore e il 50% inferiore. A livello di ripartizione geografica, di conseguenza, il Centro risulta l’area geografica in cui la percentuale di consumo settimanale è più elevata. Complessivamente, considerano un consumo settimanale si osserva un gradiente geografico Centro > Mezzogiorno > Nord Est > Nord Ovest . 150 Salumi Salumi 2,7% Centro 8,7% 56,2% 24,7% 6,5% 10,3% 54,2% 26,4% 5,9% 2,6% Totale Salumi 2,8% Mezzogiorno 12,0% 53,8% 26,1% 4,9% Salumi 1,4% Nord Est 8,1% 53,7% 29,8% 6,8% Salumi 3,1% Nord Ovest 10,7% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 53,6% 2.Una volta al giorno 5.Mai 25,8% 6,0% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 151 03. Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello La frequenza “qualche volta a settimana” rappresenta la moda per tutte le regioni italiane ed in media è dell’66,5% (minimo 57,4% per l’Emilia-Romagna– massimo 100,0% per i 10 casi della Valle d’Aosta) Come 2° e 3° modalità si alternano “meno di una volta a settimana” (7 regioni) e “una volta al giorno” (11 regioni); il “mai” e “una volta al giorno” sono sempre 4° o 5° o viceversa. Fa eccezione la Basilicata per cui il “mai” è la seconda modalità in termini di frequenze percentuali (9,7%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5° 3° Moda 2° 4° Nord-Ovest Mezzogiorno Nord-Est Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Nord-Est 02.Valle d’Aosta 17.Basilicata 06.Friuli Venezia Giulia 11.Marche 14.Molise 15.Campania 16.Puglia 18.Calabria 20.Sardegna 05.Veneto 100,0% 80,6% 74,2% 73,8% 73,7% 72,0% 71,9% 71,8% 71,8% 69,5% Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello Totale 66,5% Nord-Ovest Centro Centro Centro Mezzogiorno Nord-Ovest Nord-Est Mezzogiorno Nord-Ovest Nord-Est 03.Lombardia 10.Umbria 12.Lazio 09.Toscana 19.Sicilia 01.Piemonte 04.Trentino Alto Adige 13.Abruzzo 07.Liguria 08.Emilia Romagna 65,6% 65,2% 64,3% 63,9% 63,5% 62,7% 62,5% 61,1% 60,7% 57,4% Considerando il numero di regioni che presentano una percentuale di consumo settimanale di “Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello” più elevata della media nazionale osserviamo il seguente quadro. Sei su otto regioni del Mezzogiorno presentano una percentuale superiore alla media nazionale. A livello di ripartizione geografica, di conseguenza, il gradiente geografico per ripartizione risulta Mezzogiorno > Centro > Nord Est > Nord Ovest. 152 Carne di pollo, Carne di pollo, Carne di pollo, Carne di pollo, Carne di pollo, tacchino, tacchino, tacchino, tacchino, tacchino, coniglio, vitello coniglio, vitello coniglio, vitello coniglio, vitello coniglio, vitello 3,2% Mezzogiorno 13,5% 69,4% 12,5% 1,0% 2,3% Totale 13,1% 66,5% 14,9% 2,5% 14,0% 65,5% 14,2% 3,3% 2,5% Centro 1,3% Nord Est 10,6% 65,0% 19,0% 3,4% 1,6% Nord Ovest 13,8% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 64,7% 2.Una volta al giorno 5.Mai 15,6% 3,2% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 153 04. Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) La frequenza “qualche volta a settimana” rappresenta la moda per tutte le regioni italiane ed in media è dell’59,5% (minimo 48,1% per il Veneto – massimo 90,0% per i 10 casi della Valle d’Aosta). Anche la 2° modalità è la stessa per tutte le regioni con una media del 27,1% (minimo 10,0% per la Valle d’Aosta – massimo 43,8% per il Trentino-Alto Adige. La 3° modalità a livello nazionale è per il 6,7% “Una volta al giorno” (10 regioni minimo 0,0% in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige; massimo 15,3% in Abruzzo). La 4° modalità è “Mai” che arriva al 4,3% (minimo 0,0% in Valle d’Aosta, Basilicata e Sardegna; massimo 9,7% in Friuli-Venezia Giulia). Infine, la carne bovina – ricordando che la vitella non è inclusa in questa categoria, viene consumata “più di una volta al giorno” nell’1,5% dei casi (minimo 0,0% in Valle d’Aosta, Basilicata, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Veneto; massimo 5,3% in Molise). In Sicilia, Abruzzo, Toscana e Molise la percentuale che ha indicato “più di una volta al giorno” è superiore al “mai”. AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana Totale 5° 3° Moda 4.Meno di una volta 5.Mai a settimana 2° 90,0% 71,0% 66,5% 65,9% 65,0% 64,8% 63,6% 63,5% 60,9% 60,2% 59,7% 59,5% 4.Meno di una volta a settimana 10,0% 22,6% 24,4% 25,9% 23,8% 23,1% 24,4% 17,7% 21,7% 27,2% 18,1% 31,0% Carni bovine (manzo, vitellone, Totale ecc.) 59,5% 27,1% Centro Nord Est Centro Nord Est Nord Ovest Mezzogiorno Nord Est Nord Est 58,0% 57,4% 57,1% 56,5% 55,9% 52,6% 52,1% 48,1% 25,1% 33,3% 24,1% 27,4% 30,0% 31,6% 43,8% 40,7% 3.Qualche volta a settimana Nord Ovest Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Nord Ovest 2.Valle d’Aosta 17.Basilicata 15.Campania 20.Sardegna 11.Marche 16.Puglia 1.Piemonte 19.Sicilia 10.Umbria 18.Calabria 13.Abruzzo 7.Liguria 12.Lazio 8.Emilia Romagna 9.Toscana 6.Friuli Venezia Giulia 3.Lombardia 14.Molise 4.Trentino Alto Adige 5.Veneto 4° Considerando il numero di regioni che presentano una percentuale di consumo settimanale di “Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.)” più elevata della media nazionale osserviamo il seguente quadro. 154 Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) Carni bovine (manzo, vitellone, ecc.) Sette su otto regioni del Mezzogiorno presentano una percentuale superiore alla media nazionale. Tre regioni su quattro per il Nord-Ovest, due regioni su quattro per il Centro, nessuna regione del Nord-Est presenta una percentuale di consumo “qualche volta a settimana” superiore alla media nazionale. A livello di ripartizione geografica, di conseguenza, il gradiente geografico ripartizione per la percentuale di consumo “qualche volta a settimana” risulta Mezzogiorno > Centro > Nord-Ovest > Nord-Est. 1,9% Mezzogiorno 8,4% 64,2% 22,6% 2,4% 1,5% Totale 6,7% 59,5% 27,1% 4,3% 24,3% 4,5% 2,5% Centro 8,5% 58,8% ,9% Nord Ovest 5,3% 58,7% 28,4% 5,5% ,7% Nord Est 3,4% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 52,8% 2.Una volta al giorno 5.Mai 36,8% 5,7% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 155 05. Carni di maiale (escluso salumi) Il consumo di carne di maiale (ad esclusione dei salumi) presenta un profilo di consumo che si differenzia da quello delle altre carni. La carne bianca presenta un consumo modale settimanale (“qualche volta a settimana”) e quotidiano (“una volta al giorno”), la carne bovina presenta una frequenza di consumo settimanale e come seconda “meno di una volta a settimana”, mentre la carne di maiale ha come frequenza modale “meno di una volta a settimana” (43,3% a livello nazionale, minimo 22,9% in Trentino-Alto Adige; massimo Valle d’Aosta 70,0%), seguita da “qualche volta a settimana” (38,8% a livello nazionale; minimo 27,4% in Liguria; massimo 62,5% in Trentino-Alto Adige). AREA/REGIONE Totale 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai 5° 4° 2° Moda 3° 4.Meno di una volta a settimana 3.Qualche volta a settimana Nord Ovest Mezzogiorno Centro Nord Est Nord Est Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno Nord Ovest Nord Ovest Centro Nord Est 2.Valle d’Aosta 18.Calabria 11.Marche 6.Friuli Venezia Giulia 5.Veneto 17.Basilicata 3.Lombardia 14.Molise 1.Piemonte 7.Liguria 12.Lazio 8.Emilia Romagna 70,0% 51,5% 50,0% 50,0% 49,8% 48,4% 47,9% 47,4% 45,6% 45,2% 44,2% 44,1% ,0% 29,1% 35,0% 33,9% 32,1% 45,2% 31,8% 52,6% 34,1% 27,4% 33,6% 41,7% Carni di maiale (escluso salumi) Totale 43,3% 38,8% Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Nord Est 15.Campania 16.Puglia 10.Umbria 13.Abruzzo 19.Sicilia 9.Toscana 20.Sardegna 4.Trentino Alto Adige 40,7% 39,7% 39,1% 38,9% 36,1% 35,1% 30,6% 22,9% 44,7% 44,7% 58,7% 41,7% 42,2% 49,7% 58,8% 62,5% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale Tendono consumare un po’ più spesso (“qualche volta a settimana”) le regioni del Mezzogiorno (5 su 8: Sardegna 58,8%, Campania e Puglia 44,7%, Sicilia 42,2%, Abruzzo 41,7%) del Centro (2 su 4: Umbria 58,7%, Toscana 49,7%). La regione con più elevata percentuale per questa modalità di risposta è il Trentino-Alto Adige con 62,5%, unica del Nord a presentare questo andamento. Il gradiente geografico per ripartizione geografica è quindi il seguente (figura XX): Nord Ovest > Nord Est> Centro > Mezzogiorno per la frequenza “meno di una volta a settimana” e “mai”, mentre è Mezzogiorno > Centro > Nord Est > Nord Ovest per la modalità “qualche volta a settimana”. 156 Carni di maiale (escluso salumi) Carni di maiale (escluso salumi) Carni di maiale (escluso salumi) Carni di maiale (escluso salumi) Carni di maiale (escluso salumi) ,6% Nord Ovest 4,2% 31,6% 47,3% 14,3% ,7% Nord Est 3,6% 38,4% 45,4% 11,0% 1,3% Totale 4,7% 38,8% 43,3% 10,1% 1,8% Centro 4,2% 40,8% 41,7% 10,5% 1,9% Mezzogiorno 6,1% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 43,7% 2.Una volta al giorno 5.Mai 39,9% 6,2% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 157 06. Latte Il latte viene consumato quotidianamente “una volta al giorno” (moda nazionale pari al 44,4%; minimo in Emilia-Romagna 33,8%; massimo in Basilicata 74,2%) o “più volte al giorno” come seconda modalità per numero di risposte (a li vello nazionale 16,7%; minimo in Basilicata 6,5%; massimo in Sardegna 24,7%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta 5.Mai a settimana Totale 2° Moda 3° 5° 4° 1.Più di 2.Una una volta al volta al giorno giorno Mezzogiorno Nord Est 17.Basilicata 4.Trentino Alto Adige Mezzogiorno 16.Puglia Centro 10.Umbria Mezzogiorno 18.Calabria Nord Ovest 2.Valle d’Aosta Centro 11.Marche Centro 9.Toscana Nord Ovest 7.Liguria Centro 12.Lazio Mezzogiorno 20.Sardegna 74,2% 66,7% 56,8% 52,2% 51,5% 50,0% 48,8% 48,2% 46,4% 45,2% 44,7% 6,5% 12,5% 14,1% 13,0% 9,7% 20,0% 11,3% 22,0% 22,6% 12,4% 24,7% Latte Totale 44,4% 16,7% Nord Ovest 3.Lombardia Mezzogiorno 19.Sicilia Nord Est 6.Friuli Venezia Giulia Nord Ovest 1.Piemonte Mezzogiorno 13.Abruzzo Nord Est 5.Veneto Mezzogiorno 15.Campania Mezzogiorno 14.Molise Nord Est 8.Emilia Romagna 44,1% 43,8% 41,9% 40,6% 40,3% 39,5% 37,1% 36,8% 33,8% 15,5% 12,4% 21,0% 12,0% 16,7% 17,7% 30,9% 15,8% 15,2% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale La frequenza modale “una volta al giorno” è la stessa in tutte le regioni, mentre la seconda e la terza variano, “più di una volta al giorno” è seconda in Trentino-Alto Adige (12,5%), Toscana (22,0%), Liguria (22,6%) e Sardegna (24,7%); mentre “qualche volta a settimana” è seconda in Basilicata (12,9%), Umbria (21,7%), Calabria (16,5%), Lombardia (16,3%) e Molise (21,1%). 158 Latte Centro Latte Mezzogiorno 18,6% Latte Totale 16,7% Latte Nord Ovest 15,4% 43,5% Latte Nel Mezzogiorno 4 regioni su 8, nel Nord-Ovest 2 su 4, nel Nord-Est 1 su 4 presentano una percentuale superiore alla media nazionale di risposte “una volta al giorno”; il Centro è, invece, la ripartizione geografica in cui tutte e quattro le regioni presentano una percentuale superiore alla media nazionale. Il gradiente geografico è quindi il seguente (figura XX): “Centro > Mezzogiorno > Nord Ovest > Nord Est” per la modalità “una volta al giorno”, mentre è “Mezzogiorno > Nord Est > Nord Ovest > Centro” considerando solo il consumo “più volte al giorno”. Nord Est 16,7% 40,0% 15,3% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 47,2% 45,9% 44,4% 2.Una volta al giorno 5.Mai 14,7% 8,7% 13,8% 13,6% 7,5% 13,4% 14,5% 15,6% 14,4% 8,9% 14,4% 10,4% 13,5% 9,3% 18,3% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 159 07. Formaggi, latticini A differenza del latte, i formaggi presentano una frequenza di consumo modale di “qualche volta a settimana” (52,2% media nazionale; minimo in Valle d’Aosta 30,0%; massimo in Basilicata 67,7%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai 4 2 Moda 3 5 Totale 3.Qualche volta a settimana Mezzogiorno Centro Centro Nord Est Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Mezzogiorno 17.Basilicata 12.Lazio 11.Marche 6.Friuli Venezia Giulia 18.Calabria 15.Campania 10.Umbria 16.Puglia 14.Molise 67,7% 64,0% 62,5% 61,3% 59,2% 57,1% 56,5% 55,8% 52,6% Formaggi, latticini Totale 52,2% Nord Est Mezzogiorno Nord Est Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno Nord Ovest Nord Ovest Nord Est Centro Nord Ovest 8.Emilia Romagna 20.Sardegna 5.Veneto 13.Abruzzo 7.Liguria 19.Sicilia 3.Lombardia 1.Piemonte 4.Trentino Alto Adige 9.Toscana 2.Valle d’Aosta 52,0% 51,8% 51,0% 50,0% 47,6% 47,4% 47,3% 46,1% 43,8% 42,9% 30,0% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale È interessante notare che solo in un caso la moda è uguale per tutte le regioni tranne la Valle d’Aosta in cui 7 rispondenti su 10 hanno indicato di consumare formaggi e latticini “una volta al giorno”, ma data l’esiguità del campione questo potrebbe essere dovuto alla casualità. Confrontando questo dato con l’analogo derivante dall’Indagine Multiscopo “Aspetti della Vita Quotidiana” (AVQ) condotta nello stesso anno si osserva un valore percentuale di formaggi e latticini consumati una volta al giorno di 39%. La seconda frequenza indicata è “una volta al giorno”, 25,0% in media nazionale, con un minimo di 13,9% nel Lazio e un massimo di 43,8% in Trentino-Alto Adige. Per Marche (12,5%), Calabria (13,6%) e Campania (16,0%), la percentuale di risposta “una volta al giorno” si colloca al terzo posto. In questi tre casi i formaggi e latticini sono più frequentemente consumati “meno di una volta a settimana” che “una volta al giorno”. 160 Formaggi, latticini Formaggi, latticini Formaggi, latticini Formaggi, latticini Formaggi, latticini Nel Mezzogiorno 5 regioni su 8, nel Centro 3 su 4, nel Nord-Est 1 su 4 presentano una percentuale più elevata di risposte “qualche volta a settimana”; il Nord-Ovest è, invece, la ripartizione geografica in cui tutte e quattro le regioni presentano una percentuale inferiore alla media nazionale. Il gradiente geografico è quindi il seguente (figura XX): “Centro > Mezzogiorno > Nord Est > Nord Ovest” per la modalità “qualche volta a settimana”, mentre è “Nord Ovest > Mezzogiorno > Nord Est > Centro” considerando solo il consumo “una volta al giorno”. Il Nord Ovest è anche l’area in cui il consumo più di una volta al giorno è superiore all’analoga frequenza delle altre ripartizioni geografiche (9,5% contro l’8,0% medio nazionale). Centro 7,3% Mezzogiorno 7,3% 21,2% 56,5% 24,2% Totale 8,0% 25,0% Nord Est 7,9% 23,3% Nord Ovest 9,5% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 54,0% 11,4% 2,2% 52,2% 11,5% 2,6% 51,9% 29,9% 2.Una volta al giorno 5.Mai 12,3% 2,2% 46,8% 13,5% 2,9% 9,7% 3,2% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 161 08. Uova Le uova presentano una frequenza di consumo modale di “qualche volta a settimana” (54,6% media nazionale; minimo in Umbria 30,0%; massimo in Valle d’Aosta 100,0%). Solo in Veneto e Umbria la frequenza modale è “meno di una volta a settimana” e “qualche volta a settimana” si colloca al secondo posto. AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5 3 Moda 2 4 4.Meno 3.Qualche di una volta a volta a settimana settimana 100,0% ,0% 74,2% 25,8% 73,7% 15,8% 67,0% 22,5% 63,3% 29,1% 62,5% 33,3% 61,3% 32,5% 60,2% 26,5% 60,0% 29,8% 59,5% 34,5% 56,3% 28,2% 55,3% 32,9% Nord Ovest Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Nord Est Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno Mezzogiorno 2.Valle d’Aosta 17.Basilicata 14.Molise 9.Toscana 16.Puglia 4.Trentino Alto Adige 11.Marche 19.Sicilia 15.Campania 7.Liguria 18.Calabria 20.Sardegna Uova Totale 54,6% 36,1% Centro Nord Ovest Mezzogiorno Nord Est Nord Est Nord Ovest Nord Est Centro 12.Lazio 1.Piemonte 13.Abruzzo 6.Friuli Venezia Giulia 8.Emilia Romagna 3.Lombardia 5.Veneto 10.Umbria 54,4% 53,5% 50,0% 48,4% 48,0% 46,7% 43,6% 34,8% 35,3% 38,7% 37,5% 40,3% 45,1% 44,3% 48,6% 58,7% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale Nel caso delle uova la prima e la seconda modalità sono quasi perfettamente complementari rispetto alla media nazionale. Laddove il consumo più frequente rispetto alla media nazionale è “qualche volta a settimana” la voce “meno di una volta a settimana” presenta un valore ad essa inferiore e viceversa (eccezione per il Lazio che risulta avere la percentuale di risposta inferiore al livello nazionale per entrambe le frequenze). Nel Lazio la modalità di frequenza indicata più rispetto alla media nazionale è “mai” (4,9% vs. 3,2%). Nel Mezzogiorno ben 7 regioni su 8, nel Centro e nel Nord Ovest 2 su 4, nel Nord-Est 1 su 4 presentano una percentuale più elevata di risposte “qualche volta a settimana” rispetto alla media nazionale. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “qualche volta a settimana” è quindi il seguente (figura XX): “Mezzogiorno >Centro > Nord Ovest > Nord Est” mentre per “meno di una volta a settimana “ è “Nord Est > Nord Ovest > Centro > Mezzogiorno. 162 Uova 1,5% Mezzogiorno 59,9% 5,1% 29,1% 3,6% Uova ,5% Centro 4,8% 57,8% 32,7% 3,3% Uova ,9% 4,3% Totale 54,6% 36,1% 3,2% Uova ,4% Nord Ovest 4,2% 50,5% 41,3% 2,6% Uova 1,1% Nord Est 2,5% 47,4% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 2.Una volta al giorno 5.Mai 45,1% 3,1% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 163 09. Pesce Il pesce (che include anche crostacei e frutti di mare) presenta una frequenza di consumo modale di “qualche volta a settimana” (55,2% media nazionale; minimo in Trentino-Alto Adige 75,1%; massimo nelle Marche7,0%). In Umbria, Basilicata e Trentino-Alto Adige la frequenza modale è “meno di una volta a settimana” (56,5%; 61,3% e 66,7% rispettivamente), e dunque “qualche volta a settimana” si colloca al secondo posto. AREA/REGIONE 1.Più di una volta al 2.Una giorno giorno Totale 5 4 volta al 3.Qualche settimana volta Moda a 4.Meno di settimana 2 4.Meno di una volta a settimana 21,3% 20,4% 22,5% 27,1% 40,0% 26,5% 32,7% 25,2% 31,0% Centro Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Nord Ovest 11.Marche 15.Campania 9.Toscana 20.Sardegna 2.Valle d’Aosta 19.Sicilia 16.Puglia 18.Calabria 7.Liguria 3.Qualche volta a settimana 75,0% 69,1% 65,4% 63,5% 60,0% 59,8% 59,8% 57,3% 56,0% Pesce Totale 55,2% 33,2% Centro Mezzogiorno Nord Est Nord Ovest Nord Est Nord Est Mezzogiorno Nord Ovest Centro Mezzogiorno Nord Est 12.Lazio 14.Molise 5.Veneto 3.Lombardia 6.Friuli Venezia Giulia 8.Emilia Romagna 13.Abruzzo 1.Piemonte 10.Umbria 17.Basilicata 4.Trentino Alto Adige 55,1% 52,6% 51,9% 50,3% 50,0% 49,5% 48,6% 45,2% 34,8% 32,3% 27,1% 32,2% 31,6% 34,6% 36,8% 41,9% 40,2% 34,7% 43,3% 56,5% 61,3% 66,7% una volta a 5.Mai 3 Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale Anche nel caso del pesce, la prima e la seconda modalità sono quasi perfettamente complementari rispetto alla media nazionale. Laddove il consumo più frequente rispetto alla media nazionale è “qualche volta a settimana” la voce “meno di una volta a settimana” presenta un valore ad essa inferiore e viceversa Eccezione, anche per questo alimento come nel caso delle uova per il Lazio, questa volta insieme al Molise, che risulta avere la percentuale di risposta inferiore al livello nazionale per entrambe le frequenze. Nel Lazio la modalità di frequenza indicata più rispetto alla media nazionale è “mai” (6,7% vs. 4,5%). Nel Molise, invece, sia “una volta al giorno” (5,3% vs. 4,2%) che “mai” (5,3% vs. 4,5%) superano la percentuale nazionale Nel Mezzogiorno 5 regioni su 8, nel Centro e nel Nord Ovest 2 su 4, presentano una percentuale più elevata di risposte “qualche volta a settimana” rispetto alla media nazionale. Il Nord-Est in toto presenta una percentuale della risposta a “qualche volta a settimana” sotto la percentuale nazionale. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “qualche volta a settimana” è quindi il seguente (figura XX): “Mezzogiorno >Centro > Nord Ovest > Nord Est” mentre per “meno di una volta a settimana “ è “Nord Est > Nord Ovest > Centro > Mezzogiorno. 164 Pesce 1,5% Mezzogiorno 5,0% 60,6% 27,7% 3,3% Pesce ,5% Centro 4,7% 59,5% 29,5% 4,3% Pesce 1,1% Totale 4,2% 55,2% 33,2% 4,5% Pesce ,9% Nord Ovest 3,3% 49,6% 38,0% 48,7% 40,2% 5,9% Pesce 1,3% Nord Est 3,4% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 2.Una volta al giorno 5.Mai 5,0% 3.Qualche volta a settimana 6.MR Il trend geografico espresso a livello di ripartizione geografica presenta dunque un profilo esattamente uguale a quello trovato per il latte. 165 10. Verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo) [verdure] Con le verdure torniamo a un gruppo di alimenti che presenta un consumo quotidiano. La moda tra le frequenze di consumo per il gruppo “verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo)” è “una volta al giorno” (41,4%) seguita da “qualche volta a settimana (26,2%), “più di una volta al giorno” (25,2%), “meno di una volta a settimana” (5,4%), e una percentuale molto bassa di “mai” (1,5%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 3 Moda 2 4 5 Complessivamente, il 66,6% dei rispondenti consuma almeno una volta al giorno le verdure (minimo in Basilicata 19,4%; massimo in Valle d’Aosta 90,0%). La verdura è maggiormente consumata “una volta al giorno” (41,4% in media), e solo nel 25,2% dei casi “più di una volta al giorno”. Questa distribuzione si presenta in tutte le regioni eccezion fatta per il Friuli-Venezia Giulia in cui il 30,6% dei rispondenti ha indicato “una volta al giorno” e il 43,5% “più di una volta al giorno”. Nord Ovest 2.Valle d’Aosta Consumo quotidiano 90,0% 2.Una volta al giorno 60,0% 1.Più di una volta 30,0%al giorno Nord Est 4.Trentino Alto Adige 85,4% 52,1% 33,3% Centro 11.Marche 80,0% 58,8% 21,3% Nord Est 5.Veneto 75,3% 42,4% 32,9% Centro 9.Toscana 74,3% 55,5% 18,8% Nord Est 6.Friuli Venezia Giulia 74,2% 30,6% 43,5% Nord Ovest 1.Piemonte 71,4% 42,9% 28,6% Nord Ovest 3.Lombardia 71,2% 43,9% 27,2% Nord Est 8.Emilia Romagna 70,1% 38,2% 31,9% Mezzogiorno 15.Campania 67,6% 40,7% 26,9% Verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo) Totale 66,6% 41,4% 25,2% Centro 12.Lazio 65,7% 38,9% 26,9% Mezzogiorno 14.Molise 63,2% 42,1% 21,1% Mezzogiorno 13.Abruzzo 62,5% 37,5% 25,0% Centro 10.Umbria 60,9% 37,0% 23,9% Mezzogiorno 19.Sicilia 60,2% 41,4% 18,9% Nord Ovest 7.Liguria 58,3% 39,3% 19,0% Mezzogiorno 20.Sardegna 56,5% 29,4% 27,1% Mezzogiorno 16.Puglia 49,7% 34,2% 15,6% Mezzogiorno 18.Calabria 49,5% 35,9% 13,6% Mezzogiorno 17.Basilicata 19,4% 19,4% ,0% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale 166 Verdure in foglia Verdure in foglia Verdure in foglia Verdure in foglia Verdure in foglia cotte e crude cotte e crude cotte e crude cotte e crude cotte e crude (spinaci, insalate, (spinaci, insalate, (spinaci, insalate, (spinaci, insalate, (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, cicoria, cavolo, cicoria, cavolo, cicoria, cavolo, cicoria, cavolo, broccolo) broccolo) broccolo) broccolo) broccolo) In gran parte delle regioni del Mezzogiorno (7/8) la percentuale di consumo quotidiano è al di sotto della media nazionale, mentre per le ripartizioni geografiche Centro e Nord Est la distribuzione è metà e metà. Solo nel Nord Ovest 3 regioni su 4 presentano una percentuale superiore alla media nazionale. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “una volta al giorno” è quindi il seguente (figura XX): “Centro > Nord Ovest > Nord Est >Mezzogiorno” mentre per “più di una volta al giorno “ è “Nord Est > Nord Ovest > Centro > Mezzogiorno. Centro 23,3% Nord Ovest 26,8% Totale 25,2% Nord Est Mezzogiorno 46,7% 43,4% 41,4% 33,8% 20,4% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 23,5% 5,0% 1,0% 22,5% 5,3% ,2% 26,2% 21,0% 40,4% 37,4% 2.Una volta al giorno 5.Mai 33,4% 5,4% ,2% 4,1%1,0% 6,5% ,7% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 167 11. Pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi [ortaggi] Il profilo medio di consumo degli ortaggi è perfettamente analogo a quello delle “Verdure in foglia cotte e crude (spinaci, insalate, cicoria, cavolo, broccolo)”, rimaniamo, dunque, nel gruppo degli alimenti con consumo quotidiano. La moda tra le frequenze di consumo per questo gruppo è “una volta al giorno” (43,9%) seguita da “qualche volta a settimana (31,3%), “più di una volta al giorno” (20,5%), “meno di una volta a settimana” (3,3%), e una percentuale molto bassa di “mai” (0,7%). Confrontando però la graduatoria delle frequenze nel caso delle verdure si ha una maggiore variabilità dei ranghi a livello regionale rispetto al profilo nazionale, mentre il profilo di consumo degli ortaggi risulta maggiormente omogeneo (differiscono solo Puglia, Calabria e Basilicata in cui la moda è “qualche volta a settimana” e Sardegna in cui “una volta al giorno” e “qualche volta a settimana” hanno la stessa percentuale superiore a quella delle altre frequenze AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 3 Moda 2 4 5 Complessivamente, il 64,4% dei rispondenti consuma almeno una volta al giorno un ortaggio (minimo in Umbria 22,6%; massimo in Valle d’Aosta 79,0%), ma a differenza del caso delle verdure, gli ortaggi sono maggiormente consumati “più di una volta al giorno” invece che “una volta al giorno” (43,9% vs. 20,5%) e questo vale per tutte le regioni. Consumo quotidiano 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno Nord Est 6.Friuli Venezia Giulia 79,0% 56,5% 22,6% Centro 9.Toscana 76,4% 55,5% 20,9% Mezzogiorno 13.Abruzzo 73,6% 50,0% 23,6% Centro 11.Marche 71,3% 60,0% 11,3% Nord Est 4.Trentino Alto Adige 70,8% 56,3% 14,6% Nord Ovest 1.Piemonte 70,5% 47,0% 23,5% Nord Ovest 2.Valle d’Aosta 70,0% 60,0% 10,0% Nord Est 5.Veneto 69,5% 44,9% 24,7% Mezzogiorno 15.Campania 68,0% 48,7% 19,3% Nord Ovest 3.Lombardia 65,6% 42,5% 23,1% Centro 10.Umbria 65,2% 45,7% 19,6% Nord Est 8.Emilia Romagna 65,2% 38,2% 27,0% Pomodori (escluse conserve), melanzane, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, carote, zucche, cavolfiore, piselli e altri legumi freschi Totale 64,4% 43,9% 20,5% Mezzogiorno 14.Molise 63,2% 42,1% 21,1% Nord Ovest 7.Liguria 63,1% 48,8% 14,3% Centro 12.Lazio 61,1% 41,0% 20,1% Mezzogiorno 20.Sardegna 57,6% 29,4% 28,2% Mezzogiorno 19.Sicilia 56,2% 39,0% 17,3% Mezzogiorno 16.Puglia 52,8% 36,7% 16,1% Mezzogiorno 18.Calabria 47,6% 35,9% 11,7% Mezzogiorno 17.Basilicata 22,6% 22,6% ,0% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale 168 Pomodori (escluse Pomodori (escluse Pomodori (escluse Pomodori (escluse Pomodori (escluse conserve), conserve), conserve), conserve), conserve), melanzane, melanzane, melanzane, melanzane, melanzane, peperoni, finocchi, peperoni, finocchi, peperoni, finocchi, peperoni, finocchi, peperoni, finocchi, zucchine, carciofi, zucchine, carciofi, zucchine, carciofi, zucchine, carciofi, zucchine, carciofi, carote, zucche, carote, zucche, carote, zucche, carote, zucche, carote, zucche, cavolfiore, piselli cavolfiore, piselli cavolfiore, piselli cavolfiore, piselli cavolfiore, piselli e altri legumi e altri legumi e altri legumi e altri legumi e altri legumi freschi freschi freschi freschi freschi Tutte le regioni del Nord Est presentano una frequenza di consumo quotidiano (considerando insieme “una volta al giorno” e “più di una volta al giorno”) al di sopra della media nazionale, per il Nord Ovest e il Centro questo vale per 3 regioni su 4, mentre nella grande maggioranza delle regioni del Mezzogiorno (6/8) mostra una percentuale di consumo quotidiano inferiore alla media nazionale. Occorre tenere presente, che le conserve di pomodoro non sono incluse in questo dato, secondo quanto richiesto nel questionario. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “una volta al giorno” è quindi il seguente (figura XX): “Centro > Nord Est > Nord Ovest > Mezzogiorno” mentre per “più di una volta al giorno “ è “Nord Est > Nord Ovest > Centro > Mezzogiorno. Centro Nord Est 19,2% 24,4% Nord Ovest 22,1% Totale 20,5% Mezzogiorno 17,9% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 48,5% 44,7% 44,6% 43,9% 40,4% 2.Una volta al giorno 5.Mai 29,3% 2,5%,2% 27,3% 3,1%,2% 28,9% 31,3% 36,5% 3,1% 1,0% 3,3%,7% 4,1% 1,0% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 169 12. Frutta Il profilo medio di consumo della frutta è più decisamente pluri-quotidiano, infatti la moda tra le frequenze di consumo per questo gruppo è “più di una volta al giorno” (49,1%) seguita da “una volta al giorno” (33,4%), “qualche volta a settimana” (12,6%), “meno di una volta a settimana” (3,1%), e una percentuale bassa di “mai” (1,4%). Marche (57,5%), Basilicata (48,4%) e Calabria (43,7%) hanno nella frequenza “una volta al giorno” la moda, parimenti il Trentino-Alto Adige che presenta una frequenza uguale tra “più di una volta al giorno” e “una volta al giorno” (39,6%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale Moda 2 3 4 5 Complessivamente, l’82,5% dei rispondenti consuma almeno una volta al giorno una porzione di frutta (minimo in Molise 68,4% e massimo in Valle d’Aosta in cui la totalità dei soggetti ha risposto “più di una volta al giorno” oppure “una volta al giorno”). Nella maggior parte delle regioni la percentuale “più di una volta al giorno” è superiore alla percentuale di risposte “una volta al giorno”; fanno eccezione le Marche, dove la prima frequenza raggiunge il 35,0% e la seconda il 57,5%, la Basilicata dove si ha 41,9% vs. 48,4%, la Calabria con 33,0% vs. 43,7% e, infine, il Trentino-Alto Adige in cui sono perfettamente pari (39,6%). 1.Più di Consumo una volta quotidiano al giorno 2.Una volta al giorno Nord Ovest Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Centro 2.Valle d’Aosta 11.Marche 17.Basilicata 15.Campania 9.Toscana 16.Puglia 10.Umbria 100,0% 92,5% 90,3% 89,1% 89,0% 86,4% 82,6% 70,0% 35,0% 41,9% 58,5% 53,4% 48,7% 58,7% 30,0% 57,5% 48,4% 30,5% 35,6% 37,7% 23,9% Frutta Totale 82,5% 49,1% 33,4% Nord Ovest Centro Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno Nord Est Nord Est Nord Est Nord Est Mezzogiorno Mezzogiorno Nord Ovest Mezzogiorno 1.Piemonte 12.Lazio 19.Sicilia 3.Lombardia 13.Abruzzo 5.Veneto 8.Emilia Romagna 4.Trentino Alto Adige 6.Friuli Venezia Giulia 20.Sardegna 18.Calabria 7.Liguria 14.Molise 82,0% 82,0% 81,5% 80,7% 80,6% 79,4% 79,4% 79,2% 79,0% 78,8% 76,7% 75,0% 43,8% 44,9% 54,2% 50,5% 52,8% 49,4% 50,0% 39,6% 50,0% 45,9% 33,0% 47,6% 38,2% 37,1% 27,3% 30,2% 27,8% 30,0% 29,4% 39,6% 29,0% 32,9% 43,7% 27,4% 68,4% 36,8% 31,6% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale Tutte le regioni del Nord Est presentano una frequenza di consumo quotidiano (considerando insieme “una volta al giorno” e “più di una volta al giorno”) al di sotto della media nazionale, per il Nord Ovest 170 questo vale per 3 regioni su 4, per il Mezzogiorno in 5 regioni su 8 e, infine, per il Centro con 1 sola regione su 4. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “più di una volta al giorno “ è “Mezzogiorno > Centro > Nord Est > Nord Ovest”, mentre per la modalità “una volta al giorno” è “Centro > Mezzogiorno > Nord Ovest > Nord Est”. Frutta 1,7% Centro 47,3% 38,3% 10,3% 1,3% Frutta 2,8% Mezzogiorno 50,7% 33,0% 11,8% 1,5% Frutta 3,1% Totale 49,1% 33,4% 1,4% 12,6% Frutta 3,7% Nord Ovest 48,6% 32,1% 13,9% 1,4% Frutta 4,1% Nord Est 48,8% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 30,5% 2.Una volta al giorno 5.Mai 14,5% 1,4% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 171 13. Legumi secchi o in scatola Con i legumi secchi rientriamo nella categoria dei consumi a cadenza settimanale, infatti la moda è “qualche volta a settimana” (45,1%) seguita da “meno di una volta a settimana” (40,2%), il 10,7% ha dichiarato di non consumarli “mai”, il 2,6% “una volta al giorno” e l’1,1% “più di una volta al giorno”. AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5 4 Moda 2 3 In 11 regioni su 20 la percentuale “qualche volta a settimana ” è superiore alla percentuale di risposte “meno di una volta a settimana” (6/8 del Mezzogiorno, 2/4 del Centro e del Nord Est, nessuna del Nord-Ovest). Tutte le regioni in cui la percentuale della frequenza “meno di una volta a settimana” supera “qualche volta a settimana” diventano, così, la moda, si trovano nel gruppo con consumo settimanale al di sotto della percentuale nazionale. 4.Meno 3.Qualche di una volta a volta a settimana settimana 78,9% 10,5% 75,0% 20,8% 71,0% 29,0% 68,7% 19,3% 60,2% 28,2% 53,3% 31,2% 50,0% 47,8% 48,8% 38,2% 47,2% 44,4% Mezzogiorno Nord Est Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Centro Mezzogiorno 14.Molise 4.Trentino Alto Adige 17.Basilicata 15.Campania 18.Calabria 16.Puglia 10.Umbria 12.Lazio 13.Abruzzo Legumi secchi o in scatola Totale 45,1% 40,2% Nord Est Mezzogiorno Nord Est Centro Mezzogiorno Nord Ovest Centro Nord Ovest Nord Ovest Nord Ovest Nord Est 5.Veneto 19.Sicilia 8.Emilia Romagna 11.Marche 20.Sardegna 3.Lombardia 9.Toscana 1.Piemonte 7.Liguria 2.Valle d’Aosta 6.Friuli Venezia Giulia 44,0% 43,8% 41,7% 40,0% 38,8% 36,4% 36,1% 31,3% 31,0% 30,0% 25,8% 39,1% 36,5% 44,6% 53,8% 47,1% 46,7% 50,3% 49,3% 53,6% 70,0% 48,4% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “qualche volta a settimana “ è “Mezzogiorno > Nord Est > Centro > Nord Ovest”, mentre per la modalità “meno di una volta a settimana” si verifica esattamente l’opposto: “Nord Ovest > Centro > Nord Est > Mezzogiorno”. 172 Legumi secchi Legumi secchi Legumi secchi Legumi secchi Legumi secchi o in scatola o in scatola o in scatola o in scatola o in scatola 2,1% Mezzogiorno 55,2% 3,7% 30,8% 7,9% 1,1% Totale 2,6% 45,1% 40,2% 10,7% ,0% Nord Est 2,5% 43,8% 40,6% 12,9% 1,0% Centro 2,5% 43,7% 44,8% 7,5% ,5% Nord Ovest 1,4% 34,4% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 48,4% 2.Una volta al giorno 5.Mai 14,9% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 173 14. Patate Anche le “patate” rappresentano una categoria di consumo a cadenza settimanale, infatti la moda è “qualche volta a settimana” (61,1%) (minimo in Friuli-Venezia Giulia 51,6% e massimo in Valle d’Aosta) seguita da “meno di una volta a settimana” (32,4%), e, ancora a seguire “una volta al giorno” (3,1%), “mai” (2,3%), e “più di una volta al giorno” (0,8%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5 3 Moda 2 4 Tutte le 8 regioni del Mezzogiorno presentano una frequenza di consumo “qualche volta a settimana ” al di sopra della percentuale media nazionale, insieme a Valle d’Aosta e Toscana). 3.Qualche volta a settimana 80,0% 77,4% 73,7% 72,9% 69,8% 67,0% 66,5% 63,9% 61,4% 61,3% Nord Ovest Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Centro 2.Valle d’Aosta 17.Basilicata 14.Molise 20.Sardegna 16.Puglia 18.Calabria 15.Campania 13.Abruzzo 19.Sicilia 9.Toscana Patate Totale 61,1% Centro Nord Ovest Nord Est Centro Nord Ovest Nord Est Nord Ovest Nord Est Centro Nord Est 12.Lazio 7.Liguria 4.Trentino Alto Adige 10.Umbria 1.Piemonte 8.Emilia Romagna 3.Lombardia 5.Veneto 11.Marche 6.Friuli Venezia Giulia 60,8% 60,7% 60,4% 58,7% 58,1% 56,9% 56,9% 56,4% 56,3% 51,6% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “qualche volta a settimana “ è dunque “Mezzogiorno > Centro > Nord Ovest> Nord Est. 174 Patate 1,0% Mezzogiorno 3,8% 66,8% 27,0% 1,4% Patate ,8% Totale 3,1% 61,1% 32,4% 2,3% 60,2% 32,7% 2,7% Patate 1,0% Centro 3,3% Patate ,7% Nord Ovest 2,1% 57,9% 35,5% 3,1% 56,4% 37,5% 2,5% Patate ,2% Nord Est 2,9% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 2.Una volta al giorno 5.Mai 3.Qualche volta a settimana 6.MR 175 15. Snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive) Con gli snack entriamo nelle categorie a consumo meno che settimanale. La moda è infatti “meno di una volta a settimana” (42,9%) (minimo in Umbria 28,3% e massimo in Valle d’Aosta 60,0%) seguita da “mai” (33,5%), da “qualche volta a settimana” (18,4%), e, a seguire “una volta al giorno” (3,7%), e “più di una volta al giorno” (0,6%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5 4 3 Moda 2 Il profilo è abbastanza omogeneo tra tutte le regioni, ma in tre casi la moda è “mai” (Piemonte 41,5%; FriuliVenezia Giulia 53,2% e Umbria 47,8%). 4.Meno di una volta a settimana 60,0% 54,3% 48,5% 48,4% 47,5% 47,4% 47,3% 46,2% 43,1% 42,9% Nord Ovest Nord Est Mezzogiorno Mezzogiorno Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Centro 2.Valle d’Aosta 5.Veneto 18.Calabria 17.Basilicata 11.Marche 14.Molise 15.Campania 16.Puglia 13.Abruzzo 9.Toscana Snack salati (patatine, popcorn, salatini, olive) Totale 42,9% Nord Est Centro Mezzogiorno Mezzogiorno Nord Ovest Nord Ovest Nord Ovest Nord Est Nord Est Centro 8.Emilia Romagna 12.Lazio 19.Sicilia 20.Sardegna 7.Liguria 3.Lombardia 1.Piemonte 6.Friuli Venezia Giulia 4.Trentino Alto Adige 10.Umbria 42,6% 41,3% 41,0% 40,0% 39,3% 38,8% 38,2% 35,5% 35,4% 28,3% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale I valori percentuali più elevati sono in 6/8 regioni del Mezzogiorno (solo le Isole sono escluse), 2/4 regioni del Centro, 1/4 regioni del Nord Ovest e del Nord Est. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “meno di qualche volta a settimana “ è comunque “Nord Est > Mezzogiorno > Centro > Nord Ovest”. 176 Snack salati Snack salati Snack salati Snack salati Snack salati (patatine, (patatine, (patatine, (patatine, (patatine, popcorn, popcorn, popcorn, popcorn, popcorn, salatini, olive) salatini, olive) salatini, olive) salatini, olive) salatini, olive) ,5% Nord Est 2,3% 17,1% 46,3% 33,2% 44,8% 32,5% 42,9% 33,5% 41,7% 35,0% ,3% Mezzogiorno 3,7% 17,5% ,6% Totale 3,7% 18,4% ,3% Centro 4,0% 18,2% 1,2% Nord Ovest 4,3% 20,6% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 38,9% 2.Una volta al giorno 5.Mai 33,9% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 177 16. Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) La moda per i dolci è “meno di una volta a settimana” (44,0%) (minimo in Umbria 26,1% e massimo in Trentino-Alto Adige 66,7%), seguita da “qualche volta a settimana” (33,6%), “mai” (10,1%), “una volta al giorno” (9,2%), e “più di una volta al giorno” (2,7%). AREA/REGIONE 1.Più di una volta al giorno 2.Una volta al giorno 3.Qualche volta a settimana 4.Meno di una volta a settimana 5.Mai Totale 5 4 2 Moda 3 In Toscana (38,7%), Marche (48,8%), Friuli-Venezia Giulia (41,9%), Sardegna (43,5%) e Umbria (60,9%) la moda è “qualche volta a settimana” mostrando i valori rappresentati in parentesi vicino al nome della regione. 4.Meno di una volta a settimana 66,7% 58,1% 56,3% 52,0% 48,2% 44,7% 44,2% Nord Est Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Mezzogiorno Centro 4.Trentino Alto Adige 17.Basilicata 18.Calabria 15.Campania 19.Sicilia 16.Puglia 12.Lazio Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) Totale 44,0% Nord Ovest Nord Est Mezzogiorno Nord Est Nord Ovest Nord Ovest Nord Ovest Centro Centro Mezzogiorno Nord Est Mezzogiorno Centro 3.Lombardia 5.Veneto 13.Abruzzo 8.Emilia Romagna 7.Liguria 1.Piemonte 2.Valle d’Aosta 9.Toscana 11.Marche 14.Molise 6.Friuli Venezia Giulia 20.Sardegna 10.Umbria 43,3% 43,2% 43,1% 42,6% 40,5% 40,1% 40,0% 37,7% 37,5% 36,8% 33,9% 32,9% 26,1% Nota. In arancione percentuale superiore alla media nazionale; in verde percentuale inferiore alla media nazionale; in grigio percentuale uguale alla media nazionale I valori percentuali più elevati sono in 5/8 regioni del Mezzogiorno, 1/4 regioni del Nord Est e del Centro, mentre quattro su quattro regioni del Nord Ovest presentano un dato inferiore alla media nazionale. Il gradiente geografico per la modalità di frequenza “meno di qualche volta a settimana “ è “Mezzogiorno > Nord Est > Nord Ovest > Centro”. 178 Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) Dolci (torte farcite, merendine, gelati, ecc.) 2,6% Mezzogiorno 8,1% 30,0% 47,8% 11,0% 2,9% Nord Est 9,2% 34,6% 44,0% 9,2% 2,7% Totale 9,2% 33,6% 44,0% 10,1% 42,1% 10,0% 3,2% Nord Ovest 10,9% 33,0% 2,0% Centro 8,8% 1.Più di una volta al giorno 4.Meno di una volta a settimana 39,7% 2.Una volta al giorno 5.Mai 39,8% 9,3% 3.Qualche volta a settimana 6.MR 179