Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 6
Accessibilità
pagina 7
Partecipazione
pagina 12
Uguaglianza
pagina 17
Occupazione
pagina 20
Istruzione e Formazione
pagina 23
Protezione Sociale
pagina 27
Salute
pagina 30
Attuazione
pagina 35
Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Comune Informa srl - società unipersonale
Via Cipro, 1 - Brescia
P. Iva 02135590350
Testata: Guida del Cittadino
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 28 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: Settembre 2015
Aggiornamento: Gennaio 2016
INI001053
2
Ente Beneficiario
Via Rainusso 58 - 41124 Modena - Tel. 059 890879/921 - Email: [email protected] - Facebook: facebook.com\anteasmodena
ANTEAS Associazione Nazionale
Tutte le Età Attive per la
Solidarietà nasce nell'aprile del
1996 sotto la spinta di esperienze locali promosse e sostenute dalla Fnp Cisl.
È un'associazione di Volontariato e di Promozione sociale articolata su tutto il territorio
nazionale con oltre 600 tra
associazioni e coordinamenti e
74.896 soci aderenti (dati tesseramento 2014).
Promossa dagli anziani, è aperta
all'incontro con i giovani e con
tutti coloro che condividono
l'impegno della solidarietà civile
e sociale, tenuto conto che
Anteas vuole rompere il muro
esistente tra le generazioni.
Sono le singole organizzazioni
ad aderire alla rete territoriale
di Anteas in base a regole etiche e democratiche comuni.
La gestione finanziaria è autonoma. Grazie ai livelli di coordinamento nazionale e regionale,
è possibile organizzare attività
di studio e approfondimento,
offrire informazioni e aggiornamenti legislativi, formare i volontari e promuovere il dialogo tra
gli associati.
Le nostre aree
di intervento
Da sempre Anteas privilegia attività che nascono come risposte
a bisogni locali, poiché ogni
associazione ha una sua precisa
finalità. Le principali attività che
l'Anteas offre nei territori si possono riassumere in queste quattro grandi macro-aeree:
SALUTE
ASSISTENZA
SOCIALE
CULTURA E TEMPO LIBERO
Progetti in campo
FARMACI A DOMICILIO
È un progetto di assistenza a
persone anziane sole o con una
ridotta rete sociale.
I volontari si occupano di ritirare la prescrizione della ricetta
dal medico di famiglia; si recano
in farmacia per il ritiro delle
medicine che poi consegnano a
domicilio. In molti casi la soluzione di queste necessità rappresenta un segno evidente di
una attenzione reale da parte
della comunità.
SPORTELLO DONNE E FAMIGLIE
All'interno della rete degli sportelli di Segretariato sociale, lo
Sportello Donne e Famiglie negli
anni si è specializzato nel fornire ascolto, accompagnamento,
consulenza e patrocinio gratuito alle donne vittime di stalking
e di mobbing.
Tale sostegno rappresenta per
le vittime una possibilità importante per uscire dai circuiti della
solitudine e della violenza.
RITROVIAMOCI AL
“CAFFÉ ALZHEIMER”
L'obiettivo del progetto è di
offrire un luogo di incontro e di
sostegno alle famiglie che si trovano a gestire familiari con
patologie croniche e degenerative come ad es. l'Alzheimer.
Da un lato si offre la consulenza
di specialisti (psicologo, geriatra, ecc.) all'interno di uno spazio che vede la presenza di animatrici sociali e di volontari che
facilitano la socializzazione e la
conoscenza, ad esempio attraverso la degustazione di bevande e torte fatte in casa.
Dall'altro, tali incontri consentono alle famiglie di instaurare un
forte legame che si traduce in
relazioni di aiuto reciproco.
3
ACCOMPAGNAMENTO SOCIALE
E TRASPORTO AMICO
In apparenza il più semplice dei
servizi, l'Accompagnamento
sociale e il Trasporto Amico aiutano le persone a spostarsi per
le proprie esigenze - terapie in
ospedale, visite ad un familiare,
frequenza ad una scuola - attraverso il sostegno dei volontari e
delle auto messe a disposizione
dall'Associazione. È un'azione
molto efficace di monitoraggio
dei bisogni all'interno di un
determinato contesto sociale e
aiuta le persone sole a non sentirsi abbandonate.
TELEFONO SOLIDALE ANZIANI.
LINEA CONTINUA
Attraverso la disponibilità dei
volontari e la realizzazione di
un “centralino unico”, si realizza
un presidio telefonico in grado
di rispondere alle diverse esigenze sociali.
Le richieste di aiuto trovano un
terminale sempre a disposizione e in grado di attivare la rete
dei soggetti sociali specializzati
nei diversi campi di intervento.
LIBRI VIVENTI
I volontari si trasformano in “libri
viventi” che narrano la loro
esperienza di vita, a partire da
alcuni tratti significativi. I lettori
in molti casi sono studenti delle
scuole del territorio, persone in
casa di riposo, gruppi di amici
interessati ad un tema particolare, soci di altre associazioni.
PERCORSI DI CITTADINANZA
I percorsi di cittadinanza si pongono l'obiettivo di sostenere le
persone a diventare “soggetti
attivi” all'interno delle proprie
comunità”. Un lavoro attento di
lettura dei bisogni, un investimento forte sulle motivazioni, la
sperimentazione di una capacità progettuale e il cimentarsi
all'interno di precisi ambiti
d'azione sono i passaggi per
arrivare a sviluppare una nuova
consapevolezza di essere “cittadini” responsabili del benessere della comunità.
"NONNO INSEGNAMI
GLI SCACCHI"
L'obiettivo del progetto è di
ricucire un tessuto connettivo
tra le generazioni attraverso un
passaggio di conoscenze e di
competenze. Se in una prima
fase sono i “nonni” che nelle
scuole insegnano ai ragazzi il
gioco degli scacchi, in una
seconda fase diversi giovani
rimettono in gioco quanto
appreso all'interno di progetti
di socializzazione con anziani
ospiti nelle case di riposo.
"NON LASCIAMOCI SOLI"
Molte persone anziane vivono
una forte preoccupazione nel
gestire le pratiche burocratiche
necessarie per una visita o un
ricovero in ospedale. Il progetto ha lo scopo di accompagnare le persone sia nel viaggio di
andata e ritorno, sia nell'orientarsi all'interno delle strutture
sanitarie. Inoltre, in molti casi, è
garantito anche un sostegno
alla famiglia.
APPRENDISTI VOLONTARI
In diverse scuole Anteas propone percorsi di “orientamento al
volontariato” per accompagnare i giovani nella sperimentazione di sé nei diversi progetti sul
territorio. L'intento è di attivare
i giovani cittadini attraverso progetti di “apprendistato del
volontariato”, offrendo loro
contesti reali di impegno e
responsabilità.
Brevi cenni sul comune
Dati di fatto
• ALTITUDINE: 682 mt s.l.m.
• SUPERFICIE: 143,73 kmq
• ABITANTI: 17.438
(aggiornato al 31.03.2015)
• COMUNI CONTIGUI:
Guiglia, Lama Mocogno,
Marano s/Panaro, Montecreto,
Montese, Polinago, Sestola,
Serramazzoni, Zocca
• CAP: 41026
• PREFISSO TELEFONICO: 0536
• CODICE ISTAT: 036030
• NOME ABITANTI: pavullesi
• SANTO PATRONO:
San Bartolomeo
• GIORNO FESTIVO: 24 agosto
Come arrivare
IN AUTO
Da Verona: Prendere l'autostrada del Brennero A22 direzione
Modena, continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire a
Modena Nord, imboccare la
Tangenziale direzione AbetoneSassuolo, seguire indicazioni
Maranello - Formigine, proseguire poi sulla SS 12 fino a Pavullo.
Da Firenze: Percorrere l'autostrada del Sole A1 in direzione
Bologna, uscire a Modena Sud,
prendere la SP 623 Strada
Vignolese, continuare poi sulla
SS 12 fino a Pavullo.
Da Ancona: Percorrere l'autostrada Adriatica A14 in direzione Bologna, in prossimità di
Bologna continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire a
Modena Sud, SP 623 Strada
Vignolese, continuare poi sulla
SS 12 fino a Pavullo.
Da Modena: Percorrere la SS 12
in direzione Abetone-Vignola
fino a Pavullo.
IN TRENO
Il comune di Pavullo nel Frignano
non dispone di una propria stazione ferroviaria; la stazione di
riferimento è quella di Modena
(distante 43 km circa da Pavullo)
servita dalla linea ferroviaria
Milano-Bologna. Da Modena
proseguire con il servizio di linea
extraurbana "SETA".
IN AEREO
• Aeroporto di Bologna
(a 60 km circa)
La Linea AerBus dell'azienda
"SETA" collega Modena (Autostazione) con l'Aeroporto di Bologna tutti i giorni ogni due ore.
Il servizio è attivo dalle 5:15 alle
21:30 (per l'andata) e dalle 6:15
alle 22:30 (per il ritorno).
• Aeroporto di Firenze
(a 113 km circa)
• Aeroporto di Forlì
(a 130 km circa)
• Aeroporto di Verona
(a 137 km circa)
Tra territorio e storia
Il centro storico di Pavullo è
situato all’estremo nord del
paese, intorno a piazza
Montecuccoli, nella zona in cui
sorgeva l’ospedale lebbrosario
di San Lazzaro. L’isolato che la
delimita nella parte più bassa è
la zona più antica di Pavullo e
qui il Vicolo S. Lazzaro è una
traccia storica significativa.
Il paese si sviluppò dapprima
intorno a Via del Mercato,
dando vita al quartiere detto la
Fonda. Successivamente si allargò ai bordi della Via Giardini, la
moderna strada inaugurata nel
1781, creando il quartiere
detto la Cima.
Via del Mercato è stata per
molto tempo la zona residenziale. Qui sorgevano le abitazioni delle famiglie notabili, come i
notai Levanti, i Sanmartini e i
Gottardi. Casa Gottardi ospitò
illustri personaggi di passaggio
per Pavullo, di cui è rimasta
memoria nelle lapidi murate
sulla facciata, tra i quali vescovi,
abati, duchi e per due volte
(1804 e 1815) il papa Pio VII in
viaggio la prima volta per la
Francia e la seconda volta di
ritorno dalla prigionia al tempo
di Napoleone.
Il Duca Francesco IV (18151846) scelse Pavullo come propria residenza estiva, facendovi
costruire il Palazzo Ducale.
Per volere del Duca la residenza
montana doveva essere al centro di un esteso giardino. Si
incaricò della progettazione il
4
giovane capo giardiniere Karl
Huller, che realizzò il Parco
Ducale sui vasti terreni che il
Duca aveva acquistato dietro il
Palazzo, in un paesaggio vario e
movimentato.
I Piani di Pavullo
La zona più bassa di Pavullo,
comunemente detti “i Piani”, è
stata nel tempo la meno abitata
di tutto il territorio, per la sua
insalubrità, causata dalla presenza di acque stagnanti.
Lo storico lago di Pavullo si
estendeva davanti alla località di
San Pellegrino, da cui prendeva
il nome. Il governo ducale
nell’Ottocento ne attuò il prosciugamento nel tentativo di
migliorare il clima malsano del
pavullese. Alla fine del secolo
XIX e nel XX si scavò per estrarre
la torba, utilizzata come combustibile nella vicina vetreria. Lo
scavo diede origine all’attuale
Lago, detto della Torba. Al centro dei Piani, su un colle, si trova
La Galeotta con la torre dalla
rara forma poligonale. Deve il
nome al suo proprietario più
famoso, il conte Galeotto II
Montecuccoli,
padre
di
Raimondo. Nei Piani si trova
anche l’Aeroporto "G. Paolucci".
Cosa vedere
Parco Ducale
Il giardino ducale di Pavullo,
pensato e realizzato come
naturale complemento del
Palazzo, risale alla prima metà
dell’800. E’ l’epoca in cui in
architettura domina lo stile neoclassico, mentre in campo naturalistico l’idea prevalente è
quella del giardino romantico,
cioè paesistico o all’inglese. I
parchi venivano accuratamente
progettati sia attraverso il disegno complessivo che attraverso
la scelta delle essenze da
impiantare, ma purtroppo per
quello di Pavullo non è stato
ancora trovato alcun elemento
progettuale. Fu incaricato di
curarne la realizzazione l’ingegnere tedesco Carlo Huller, che
inizio i lavori nel 1842;è lo stesso a cui Francesco IV dopo averlo appositamente fatto giungere
dall’Austria affida l’incarico di
ridisegnare i giardini di Modena,
così da trasformarli dal tipo
all’italiana a quello all’inglese,
secondo la moda del tempo. In
epoca rinascimentale (sec. XVI,
XVII), si afferma il giardino all’italiana. Gli elementi ed arborei
sono mezzi con cui realizzare le
forme vuote, che sono sempre
rivolte ai disegni, geometrici
regolari attraverso aiuole con
fiori, labirinti di siepi con precise potature; i viali sono rettilinei; gli elementi in muratura
prevalgono su quelli arborei;
pergolati, padiglioni, fontane,
vasche, statue, ecc. Nel ‘700
invece, in conseguenza dell’affermarsi di un nuovo modo di
intendere il rapporto con la
natura, si diffonde la moda del
giardino paesistico. La vegetazione non è più costretta ad
assumere precise forme geometriche, i viali e i sentieri devono
adattarsi alla morfologia del terreno e rendere agevoli i percorsi. La tipologia botanica originaria del Parco di Pavullo era moto
più varia di quella attuale; alcune piante, quelle autoctone,
provenivano dal vivaio dell’Orto
di Castello della famiglia Lollini,
che aveva la proprietà di molte
zone a nord est del Parco,
prima che il duca Francesco IV
le acquisisse. Numerose sono le
essenze arboree e arbustive
della zona, e non mancano
piante esotiche, mentre non
sono presenti alberi da frutto.
Attraverso il parco è possibile
osservare quasi tutti i tipi di
vegetazione che caratterizzano
la zona: il querceto, il bosco di
aghifoglie, il bosco di latifoglie
con prevalenza di aceri, frassini
e cerri, la vegetazione della
siepe e del muretto. Qua e là,
sempre nelle zone più elevate
affiora il sostrato roccioso del
Giardino; le pietre utilizzate per
la costruzione del Palazzo furono ricavate proprio da cave
situate all’interno e al ridosso
del Parco. Un giardino storico
profondamente radicato nelle
vicende di molte generazioni di
pavullesi, oltre che preziosa
risorsa ambientale è di fatto un
importante bene culturale che
ha accompagnato passo lo sviluppo urbano di Pavullo.
Il Sociale a Pavullo nel Frignano
Centro servizi del Volontariato
Sportello del Frignano
l Centro Servizi Volontariato
Modena sportello del Frignano
è una struttura di servizio la cui
finalità è promuovere, sostenere, qualificare e sviluppare il volontariato.
Orari di apertura al pubblico:
il lunedì dalle 16:30 alle 19:00
il venerdì dalle 10:30 alle 13:00
In altri orari si riceve previo
appuntamento telefonico.
Le attività erogate sono:
• promozione della cultura della solidarietà,
• consulenza fiscale e legale ad
associazioni di volontariato
ed a chi ha intenzione di crearne una nuova;
• formazione dei volontari,
• informazione, divulgazione e
documentazione delle attività
delle organizzazioni di volontariato,
• elaborazione e consulenza di
progetti promosse dalle organizzazione di volontariato,
• preparazione materiale (es.
volantini)
Sede: c/o Casa del Volontariato
di Pavullo in via Matteotti, 5
Tel. 0536 304128
Cell. 348 4941354
[email protected]
Area disabili
Assistenza Domiciliare Disabili
I cittadini disabili o loro familiari
possono richiedere al Comune
l'attivazione del Servizio di Assistenza Domiciliare gratuito, all'interno di un progetto di aiuto
personalizzato. Tale servizio è finalizzato a favorire la permanenza degli assistiti presso il nucleo familiare di apparteneneza
e/o presso la propria abitazione,
è gestito tramite appalto da personale appositamente qualificato e garantisce agli utenti le seguenti prestazioni:
• attività riguardanti la cura,
l'igiene e l'alimentazione della
persona;
• attività di mobilizzazione e
recupero funzionale;
• prestazioni di segretariato sociale;
presentata all'Assistente Sociale
di riferimento utilizzando l'apposita modulistica (Regionale)
disponibile presso il servizio.
Le domande pervenute e ritenute ammissibili verranno inserite in apposita graduatoria di
ambito distrettuale e soddisfatte in base alle risorse disponibili
annualmente.
• interventi tendenti a favorire
la vita di relazione, la mobilità, la socializzazione;
• consulenza alla famiglia per
migliorare il benessere psicofisico dell'utente all'interno e
all'esterno del contesto familiare;
La richiesta deve essere inoltrata direttamente all'Assistente
Sociale utilizzando apposito
modulo fornito dalla stessa.
L'attivazione è predisposta dall'Assistente Sociale in collaborazione con l'Azienda Usl.
Dopo la segnalazione viene effettuata una visita domiciliare
da parte dell'Assistente Sociale,
che valuta la situazione del richiedente e propone l'attivazione del Servizio alla competente Commisione.
Il termine del procedimento è
di 30 giorni.
Servizi di sostegno economico
Il Comune sostiene i cittadini
che si trovano in una situazione
di precarietà economica, con
contributi economici (continuativi o una - tantum) e/o buoni
spesa da utilizzarsi presso alcuni supermercati e farmacie della
zona. Chi è interessato ad avviare una procedura per l'ottenimento di un sostegno economico deve rivolgersi direttamente all'Assistente Sociale
competente del Comune di Pavullo. Se nel nucleo familiare
sono presenti minori l'Assistente Sociale competente è quella
per l'Area Minori.
Se il nucleo è composto da soli
adulti è competente l'Assitente
Sociale - Area Adulti/handicap.
Se il nucelo è composto da anziani è competente l'Assistente
Sociale - Area Anziani. L'eroga-
5
zione degli interventi è disciplinata da appositi Regolamenti
Comunali ed avviene in base ad
un Progetto di Aiuto elaborato
dall'Assitente Sociale del Comune ed approvato da Apposita Commissione. Il termine del
procedimento è di 30 giorni.
Assegni di cura disabili
L'assegno di cura rappresenta
un contributo alle famiglie che
si fanno carico di mantenere
l'adulto disabile e grave nel
proprio contesto di vita; è alternativo al ricovero in strutture
residenziali e integra, non sostituisce, la possibilità di accedere
agli altri servizi offerti sul territorio. È previsto anche a favore di
persone non legate da vincoli
di parentela, ma che hanno un
rapporto significativo e consolidato con la persona disabile.
È proposto dall'Assitente Sociale e rientra in un progetto personalizzato. L'erogazione dell'assegno avviene con cadenza
mensile con le modalità concordate al momento della presentazione della domanda.
Il termine del procedimento è
di 30 giorni. La durata dell'assegno viene concordata in base
ai singoli casi.
Provvedimenti per la vita a
utonoma e l'integrazione
delle persone disabili
(Acquisto ausili e autoveicoli)
Si tratta di un contributo Regionale erogato dal Comune per
spese già sostenute (non si accettano preventivi), riguardanti
l'acquisto o l'adattamento di
autoveicoli o ausili ed attrezzature per l'ambiente domestico
in cui vivono le persone con disabilità. La richiesta deve essere
Centri Socio-Riabilitativi
e laboratori
• Laboratorio “Triangolo”
• Centro Bucaneve
• Laboratorio "All'Opera"
Servizio di trasporto
portatori di handicap
Sono previsti trasporti speciali
per portatori di handicap frequentanti il Centro Socio - Riabilitativo "Bucaneve 1", il Laboratorio "All'Opera”, il Centro
Diurno per Anziani "Fili d'Argento" e le Scuole presenti sul territorio comunale.
Formazione e
inserimento lavorativo
Sono previste varie forme di intervento nell'ambito della formazione e dell'inserimento lavorativo a favore di persone disabili. Possono essere attivati:
• percorsi di orientamento sul
territorio volta a sviluppare le
autonomie personali di utenti
con disabilità, rientranti nella
fascia d'età 13-18 anni;
• percorsi di alternanza scuola lavoro in base alla L. 104/1992;
• percorsi di inserimento lavorativo all'interno del "Progetto
Quadro Provinciale" a sostegno di percorsi di formazione
in situazione lavorativa;
• percorsi di sostegno all'inserimento lavorativo tramite la
Legge 68/99.
Numeri utili
Tel. 0536 29947
Servizi Sociali
Tel. 0536 29948
Assistente Sociale Minori
Tel. 0536 29938
Assitente Sociale Adulti
Tel. 0536 29931
Assitente Sociale Anziani
Strategia Europea
Diritti delle Persone con disabilità
Strategia europea sulla Uguaglianza
disabilità 2010-2020
Occorre attuare una
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare di una piena partecipazione
alla società e all'economia
europea.
Le aree di intervento
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Accessibilità
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
Partecipazione
Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente
i loro diritti fondamentali legati
alla cittadinanza dell'Unione.
Questa strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili, in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici e politici;
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli
Stati
membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare,
della
direttiva
2000/78/CE a favore della parità
di trattamento in materia di
occupazione e di lavoro.
Occupazione
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità del lavoro.
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo. Inoltre, occorre
informare meglio i disabili in
merito alle possibilità di forma-
6
zione e di mobilità, soprattutto
nell’ambito
dell’iniziativa
Gioventù in movimento e della
strategia Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le disparità
di reddito, i rischi di povertà ed
esclusione sociale ai quali sono
esposti i disabili. In questo contesto, è necessario valutare le prestazioni e la sostenibilità dei
sistemi di protezione sociale,
compresi i sistemi pensionistici, i
programmi di alloggio sociale e
l’accesso ai servizi di base. La
strategia incoraggia l’utilizzo dei
fondi strutturali e l’adozione di
misure nazionali adattate.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale. Per garantire questo
principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo
accessibile ed essere adeguati
alle necessità specifiche delle
persone. Inoltre, particolare
attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori
disabili.
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità al Web
Accessibilità
Forum
Europeo
sulla
Disabilità
Il Forum Europeo sulla Disabilità
(EDF) è un’ Organizzazione non
Governativa indipendente che
rappresenta gli interessi di 80
milioni di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone
con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma
leader per i diritti dei disabili e si
propone per dare voce alle persone con disabilità in Europa.
EDF è stato creato nel 1996 per
essere sicuri che le decisioni
riguardanti le persone disabili
siano prese “con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato
sul web (inclusi quelli per apparecchi mobili) che sia facile da utilizzare, semplice da trovare,
essenziale nel funzionamento e
nella interattività, il cui uso sia
sicuro e possa essere utilizzato in
modo indipendente anche da chi
è disabile, garantendo quindi la
dignità di una persona disabile in
ogni circostanza, inclusi i casi di
emergenza. Questo non esclude
l’uso di dispositivi di supporto e di
comunicazione alternativa per
consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con disabilità qundo questo sia necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Non Vedenti ed
Internet: le tecnologie
assistive
IL DISPLAY BRAILLE
Il display braille è una periferica
aggiuntiva che viene connessa
alla porta seriale del PC e che
consente all’utente non vedente di leggere le informazioni
visualizzate sullo schermo riga
per riga.
PROGRAMMI DI SINTESI
VOCALE
La sintesi vocale è un sistema
che permette ai non vedenti, di
ascoltare e quindi leggere ogni
tipo di testo semplicemente
usando il computer; i contenuti,
riconosciuti da un apposito
scanner, vengono automaticamente tradotti in suoni grazie al
software. La sintesi viene effettuata tramite la concatenazione
di unità fonetiche elementari,
dette difoni, realizzate seguendo le regole di pronuncia della
lingua italiana. La registrazione
diretta dei difoni, e non quindi
la loro generazione artificiale,
consente di ottenere un suono
chiaro, pulito e molto comprensibile. Un sofisticato algoritmo
presiede alla corretta accentazione delle parole lette, mentre
le abbreviazioni vengono lette
per esteso. La sintesi della voce
7
Accessibilità
può essere controllata in modo
da variare a piacere, l'espressività, l'altezza, la velocità ed il
volume dal software.
Il software di sintesi vocale della
Microsoft è gratuito e facilmente
reperibile sul sito e disponibile
in diverse lingue; inoltre si integra
perfettamente
con
Windows. Il software è costituito
dal server Agent, dal modulo di
sintesi vocale TextToSpeech
della L&A, di un software di riconoscimento vocale.
Maggiori informazioni sul sito
Microsoft:
http://msdn.microsoft.com/workshop/imedia/agent/default.asp
SCREEN READER
Uno screen reader è un software
che "legge" il contenuto di
numerosi tipi di file supportati.
Jaws (Job Access With Speek),
ad esempio, abbinato ad un
software sintesi vocale, legge e
vocalizza tutto il testo che appare sullo schermo ed interpreta
anche i piccoli simboli grafici. Sul
sito dell'IBM è possibile scaricare
una una versione trial di Home Page
Reader
3
(http://www3.ibm.com/able/hpr.html); questo innovativo prodotto, estremamente semplice e di facile
impiego, consente a un non
vedente di navigare in modo
chiaro e comprensibile.
Come parte integrante del sistema operativo Suse Linux 7.0 è
stato sviluppato lo Screen reader Suse Blinux, un software che
permette alle persone non
vedenti e ipovedenti di lavorare
comodamente con Linux. Suse
Blinux non è una parte indipendente o una patch del software,
ma piuttosto un cosiddetto pro-
Accessibilità al Web
gramma che lavora in sottofondo. Un vantaggio di ciò è che
Suse Blinux non compromette in
alcun modo il funzionamento
del sistema e gli utilizzatori non
vedenti e ipovedenti dispongono dell'uso illimitato di tutte le
applicazioni che lavorano sulla
console di Linux in modalità
testo. Per ulteriori informazioni:
http://www.suse.com.
arrivare a costare sul mercato
americano fino a 15mila dollari.
Da tempo al centro dell'attenzione di diversi produttori, anche
Microsoft, che già investe pesantemente nel settore degli ebook,
ha iniziato a lavorare nella "nicchia" degli ebook contando di
mettere in commercio uno strumento il cui prezzo finale si aggiri attorno ai 3-4mila dollari.
INGRANDITORI DI SCHERMO
Ci sono in circolazione dei programmi ingrandenti veramente
validi come ZoomText, Magic,
LPWin, Lunar, in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di un utente ipovedente.
Un ingranditore di schermo è un
software che permette di creare
una finestra "lente" sullo schermo delle dimensioni volute e
riposizionabile. Tale finestra
ingrandisce le zone dello schermo che l´utente attraversa con il
mouse. Tutti gli ingranditori di
nuova generazione hanno una
vasta gamma di strumenti di navigazione, ingrandiscono i caratteri con l´effetto "smoothing"
(levigando e raccordando le
curve), dispongono di una sintesi vocale per aiutare la consultazione di lunghe pagine testuali.
E si tratta di prodotti inseriti nel
nomenclatore tariffario, e quindi
assolutamente gratuiti per
l´utente finale.
(Fonte:www.aib.it)
GLI E-BOOK PER NON VEDENTI
Gli e-book per non vedenti sono
device di lettura capaci di "tradurre" i testi in formati accessibili,
come la sintesi vocale o il Braille.
Fino ad oggi il problema maggiore è rimasto il prezzo; macchine
di questo tipo, o comunque sufficientemente avanzate, possono
8
LIA, ebook store per
non - e ipovedenti
Immergersi nella lettura è uno dei
piaceri del tempo libero, ma
quando la vista è compromessa,
trovare libri accessibili anche alle
persone non vedenti e ipovedenti diventa piuttosto complicato. A dare una mano a chi soffre
di disabilità visiva arriva il progetto
LIA,
realizzato
dall’Associazione italiana editori
in collaborazione con il Ministero
per i beni e le attività culturali.
CHE COS’È LIA
LIA – Libri Italiani Accessibili è una
piattaforma online, o negozio
online di libri digitali, con un catalogo di partenza di oltre 2.500
libri, tutti accessibili a ciechi e ipovedenti. Su LIA si trovano libri di
tutti i generi e per tutti i gusti,
romanzi, esordienti, saggi e
bestseller, grazie all’accordo stipulato dall’AIE con una quarantina di marchi editoriali italiani. I
libri contrassegnati con il bollino
LIA sono presenti non solo sul sito
del progetto, ma sulle più importanti librerie in rete, dove i libri
accessibili sono appunto distinguibili tramite l’apposito simbolo.
(Fonte: www.disabili-lavoro-casa.it)
LIS: on line il primo
video dizionario delle
lingue dei segni
Per le persone sorde, ma non
solo, è disponibile on line in
forma accessibile e gratuita il
primo “dizionario” di traduzione
in lingua dei segni, con parole,
lettere ed espressioni in 24 diverse lingue. Quella dei Segni è una
lingua che serve alle persone
sorde per andare oltre le barriere
della incomunicabilità e riuscire
ad esprimersi, capendo e facendosi capire, attraverso canali differenti da quello verbale.
Quello che forse è meno noto, è
che le lingue dei segni sono
diverse da Paese a Paese, tanto
che LIS sta infatti per Lingua
Italiana dei Segni. Le diverse lingue dei segni – con quindi differenti sistemi di segni - afferiscono infatti alle singole comunità
sorde dei vari Paesi di appartenenza.
Come conoscere e
imparare, quindi, le lingue dei
segni straniere? Da oggi a disposizione di tutti (sordi e non) c’è
il video-dizionario online delle
lingue dei segni. Il progetto si
chiama Spread the Sign, ed è
frutto di un lavoro a respiro
internazionale portato avanti,
per la parte italiana, da linguisti
Turismo Accessibile
Accessibilità
possibile digitare la parola o la
frase e cliccare poi sulla bandierina identificativa della lingua
richiesta. Appare quindi dopo
pochi secondi la parola o
l’epressione “segnata” da un
traduttore. Oltre alle parole e a
singole frasi ed espressioni, si
può poi accedere all’alfabeto
per conoscere come si segnano
le singole lettere negli alfabeti
delle diverse lingue.
(Fonte: www.disabili.com)
Manifesto per la
Promozione del
Turismo Accessibile
In attuazione dell’art 30 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità ratificata
con Legge n. 18 del 24/2/09
1. La persona nella sua accezione più completa, con i suoi specifici bisogni derivanti da condizioni personali e di salute (ad
esempio: disabilità motorie,
sensoriali, intellettive, intolleranze alimentari, ecc.) è un cittadino ed un cliente che ha
diritto a fruire dell’offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati e commisurati a un giusto
rapporto qualità prezzo.
2. L’accessibilità comporta il
coinvolgimento di tutta la filiera
turistica a livello nazionale e
locale, a partire da:
a. il sistema dei trasporti;
b. la ricettività;
c. la ristorazione;
d. la cultura, il tempo libero e lo
sport
3. L’accessibilità dei luoghi non
deve determinare la scelta della
vacanza: si deve poter scegliere
una meta o struttura turistica
perché piace e non perché essa
è l’unica accessibile.
4. È necessario pensare l’accessibilità come accesso alle esperienze di vita, ovvero andare
oltre il concetto dello “standard” valorizzando invece la
centralità della persona/cliente
con bisogni specifici.
5. L’informazione sull’accessibilità non può ridursi a un simbolo,
ma deve essere oggettiva, dettagliata e garantita, onde permettere a ogni persona di valutare in modo autonomo e certo
quali strutture e servizi turistici
sono in grado di soddisfare le
sue specifiche esigenze.
6. E’ necessario promuovere
una comunicazione positiva,
che eviti l’uso di termini discriminanti. Essa va diffusa in formati fruibili per tutti, e attraverso
tutti i canali informativi e promozionali del mondo turistico.
7. Poiché l’accessibilità riguarda
non solo aspetti strutturali e
infrastrutturali, ma anche i servizi
offerti ai turisti, occorre promuovere la qualità dell’accoglienza
per tutti, ovvero incentivare un
9
cambiamento culturale che
generi profondi mutamenti dei
modelli organizzativi e gestionali, ancora prima che strutturali.
8. E’ necessario incentivare la
formazione delle competenze e
delle professionalità, basata sui
principi dello Universal Design e
che coinvolga tutta la filiera delle
figure professionali turistiche e
tecniche: manager, impiegati,
aziende, imprese pubbliche e
private. Occorre inoltre aggiornare i programmi di studio degli
Istituti per il Turismo, Tecnici,
Universitari, dei Master e dei
Centri Accademici a tutti i livelli.
9. Le Autonomie Locali, ognuna
per le proprie competenze e
vocazioni, hanno il compito di
implementare
l’accessibilità
urbana, degli edifici pubblici e
dei trasporti locali, pianificando
inoltre periodiche azioni di verifica e di promozione delle proposte turistiche per tutti.
10. Per realizzare e promuovere
il turismo accessibile in una logica di sistema si auspica la fattiva
collaborazione tra gli Operatori
turistici, le Autonomie Locali, gli
Enti Pubblici, le Associazioni
delle persone con disabilità e le
Organizzazioni del turismo
sociale.
I principi ispiratori del Manifesto
sono approfonditi nel documento “Istruzioni per l’uso del
Manifesto per la Promozione
del Turismo Accessibile”.
(Fonte: www.governo.it)
Vacanze per tutti con
V4A®- Village for All
“A ciascuno la sua vacanza” è
l’obiettivo primario di Village for
all – V4A® Marchio Qualità
Internazionale
Ospitalità
Accessibile. Tramite il portale di
Village for all (www.villageforall.net) è infatti possibile reperire tutte le informazioni utili in
merito alle strutture ricettive e
Turismo Accessibile
Accessibilità
non, che offrono servizi per
portatori di disabilità di ogni
genere: permanente o temporanea, motoria, limitazioni sensoriali (ciechi e/o sordi), allergie e intolleranze alimentari,
anziani, diabetici, dializzati,
persone obese, ecc...Insomma
una vacanza a portata di tutti al
mare o in montagna, in hotel,
appartamento o agriturismo, in
visita ad un museo o presso
uno stabilimento balneare...
Le strutture proposte hanno
ottenuto il marchio di qualità e
sono oltre quaranta da scegliere in Italia e in Croazia.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet di V4A®-Village for All
www.villageforall.net)
Diversamente Agibile
Il progetto “Diversamente
Agibile” nasce dalla mente di
Maximiliano Ulivieri, 39 anni e
affetto da distrofia muscolare
fin da piccolo. L’idea parte dal
presupposto che nessuno
meglio di chi ne usufruisce può
recensire un servizio. Nei suoi
viaggi è capitato di ricercare
sul web strutture accessibili ai
disabili, come hotel per il pernottamento, oppure informazioni sui luoghi della città da
visitare che non abbiano barriere architettoniche, musei,
attrazioni turistiche, bar e
ristoranti, tutto ciò che un normale turista deve sapere prima
del viaggio.
Le informazioni in internet ci
sono ma spesso risultano
dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette.
La dispersione dipende dal
fatto che non c’è un “luogo”
comune in rete dove recuperare certe informazioni, ci sono
blog di ragazzi disabili che raccontano il suo viaggio, come il
suo personale, oppure nei siti
specializzati in hotel e turismo
dove al suo interno puoi fare
una ricerca specifica per portatori di handicap. Tutte queste
informazioni tuttavia sono solo
degli spazi, non un contesto
organizzato, competente e
ottimizzato soltanto al tipo di
servizio. In più spesso le informazioni non sono ben precise
e povere di foto dimostrative
dell’agibilità sicura di una struttura. Non raramente capita di
leggere “accessibile a disabile”
e dopo breve conversazione
telefonica rendersi conto che
così non era. L’accessibilità poi
richiede molte cose e capita
che siano soggettive, non sempre una struttura che va bene a
un disabile può andar bene a
un altro, ma soprattutto il
miglior giudizio che si può
ricercare in questi casi è proprio quello del disabile stesso,
che certamente ha una capacità di analisi superiore, essendone l’utilizzatore.
Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di
trasporto ecc. Ecco l’idea di
realizzare un sito/blog in cui
raccogliere tutte le esperienze
di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati
dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri
disabili che vogliono frequentare la stessa città. Così facendo si potrà aiutare a capire se
l’accessibilità dei luoghi o delle
strutture “recensite” può andar
bene per la propria disabilità
oppure necessita di maggiori
informazioni.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Autismo Friendly
Beach
La riviera romagnola si è attivata,
prima in Italia, nel progetto
Friendly Autismo Beach. L’intento
primario è quello di offrire a tutte
le famiglie con soggetti autistici di
vivere serenamente il proprio
soggiorno in Romagna. A tale
scopo si è creata una rete di
strutture (stabilimenti balneari,
alberghi, parchi tematici, uffici
pubblici, centri sportivi, ecc) preparate e formate per l’accoglienza delle persone con autismo e
attrezzate di conseguenza. Parte
del personale coinvolto è inoltre
rappresentato proprio da persone affette da tale disturbo,
appropriatamente formate dall’associazione Rimini Autismo.
Il progetto mette a disposizione
anche un team di educatori
disponibili ad ore per il sollievo
delle famiglie. Tramite il sito internet www.riminiautismo.it è così
possibile organizzare la propria
vacanza scegliendo non solo l’albergo di Rimini e Riccione aderente al progetto, ma anche lo
stabilimento balneare e contattare un educatore.
(Per maggiori informazioni consultare
il sito internet www.riminiautismo.it)
Volare in aereo:
regole, diritti e doveri
del viaggiatore
disabile
Facciamo il punto su legislazione e regolamentazione in merito a viaggi aerei e viaggiatori con
disabilità o mobilità ridotta.
La materia è disciplinata da un
documento, e precisamente il
Regolamento CE n. 1107/2006
del 5 luglio 2006 valido in tutta
Europa. Questo fornisce indicazioni precise sull’assistenza a
terra e su quella in volo.
Vediamo più nel dettaglio quali
sono i punti da tenere a mente
per chi intende affrontare un
volo aereo:
• RICHIESTA ASSISTENZA: il viaggiatore deve far richiesta di
assistenza entro le 48 ore
prima della partenza, direttamente alla compagnia aerea,
o alla agenzia di viaggio o al
tour operator al quale si è
appoggiato. Sarà quindi cura
di questi soggetti darne comunicazione al gestore degli
aeroporti di arrivo, di transito
e di eventuale partenza, che
provvederà a fornire assistenza in aeroporto.
Secondo il regolamento, i negati imbarchi o prenotazioni di
volo possono verificarsi solo in
casi eccezionali, ovvero quando
non ci sia più posto per persona
disabile nell'aeromobile, oppure per problemi legati alla sicu-
10
rezza. In alcuni casi il viaggiatore deve presentare il MEDIF
(Medical Information Form),
ovvero il nulla osta del medico
curante a viaggiare.
• ARRIVO IN AEROPORTO: una
volta prenotata l'assistenza,
sarà cura del viaggiatore presentarsi in aeroporto entro
l'orario comunicato dalla
compagnia. Nel caso in cui
non ci siano state comunicazioni di questo tipo, bisogna
presentarsi al punto di chiamata 2 ore prima del volo, o
un'ora se si va direttamente al
check-in. L'assistenza in aeroporto viene fornita dal personale del gestore aeroportuale, che verrà a prendere la
persona al punto di chiamata
appositamente predisposto,
all'interno e all'esterno dell'aeroporto.
L'assistente,
all'occorrenza, potrà aiutare
il disabile anche nelle operazioni di check-in, fino alla
porta d'imbarco.
• CARROZZINA, CANI DA ASSITENZA, AUSILI IN AEREO: IL
REGOLAMENTO: il regolamento prevede che sia possibile
imbarcare gratuitamente fino
a due attrezzature per la
mobilità. Occorre tuttavia
informare almeno 48 ore
prima la compagnia delle specifiche relative alle dimensioni
del dispositivo, al suo peso,
ecc...
Anche nel caso del cane da assistenza occorre avvisare preventivamente
la
compagnia.
L’animale potrà fare il viaggio con
voi in cabina. E’ tuttavia necessario informarsi bene sulle condizioni imposte ai viaggiatori con
cane guida/assistenza, che possono andare dall'obbligo di certificato veterinario a quello di
una fascetta identificativa standard. Per qualunque necessità si
consiglia in ogni caso, primi di
affrontare un viaggio in aereo, di
consultare i siti delle singole
compagnie aerre per verificare
oggettivamente i servizi previsti
per le persone disabili, a mobilità ridotta, o con esigenze speciali.
Turismo Accessibile
Accessibilità
APP gratuita per
viaggiatori disabili
in volo
Da gennaio 2013, l’Enac - l’Ente
Nazionale per l’Aviazione Civile,
ha reso disponibile per i passeggeri disabili o con mobilità ridotta una app per avere sempre a
portata di mano le principali
informazioni sui regolamenti
aerei. E’ possibile scaricarla gratuitamente su tre diversi sistemi
operativi
mobile:
Apple,
Android e Windows Phone, in
italiano, inglese, spagnolo e francese. Si tratta di una sorta di
guida multimediale dove trovare
risposte alle domande e alle
situazioni più frequenti da
affrontare quando si viaggia,
ovvero:
• Cosa è l’assistenza speciale e
a chi è rivolta ?
• Chi sono i passeggeri a mobilità ridotta (PRM)?
• A chi e quando si deve richiedere l’assistenza?
• Chi fornisce l’assistenza in
aeroporto e in volo?
• Cosa accade se l’assistenza
non è stata richiesta?
• Cosa fare in caso di assistenza
negata o non adeguata.
Non resta che augurarvi buon
viaggio!
Viaggiare in treno:
assistenza alle persone con disabilità o
mobilità ridotta
RFI - Rete Ferroviaria Italiana ha
attivato per i viaggiatori con
disabilità o mobilità ridotta una
rete di servizi di assistenza atti
a rispondere in modo sempre
più efficace alle necessità di
questa tipologia di utenti.
Tali servizi, presenti in 264 stazioni e attivi 24 ore su 24,
sono gestiti attraverso 14 punti
di accoglienza, le cosiddette
Sale Blu. Queste, presenti nelle
principali stazioni italiane,
sono aperte tutti i giorni dalle
6:45 alle 21:30. Qui è possibile reperire informazioni e
materiale illustrativo sul servizio di assistenza ed effettuare
la prenotazione del servizio di
assistenza.
Le Sale Blu assicurano anche la
guida in stazione e l'accompagnamento al treno, l’accoglienza in treno all’arrivo in stazione
e la guida all’uscita della stazione o al binario per prendere
una coincidenza.
Su richiesta esse provvedono
inoltre a disporre sedie a
rotelle e a gestire la salita e la
discesa dal treno con carrelli
elevatori. Possono richiedere i
servizi di assitenza:
• persone che si muovono su
sedia a rotelle
• persone con problemi agli
arti, anche temporanei, o
persone con difficoltà di
deambulazione
• persone non vedenti o con
disabilità visive
• persone non udenti o con
disabilità uditive
• persone anziane
• donne in gravidanza
In caso di non autosufficienza
del viaggiatore per cui sono
richiesti i servizi di assistenza,
questi potrebbero essere
subordinati alla presenza di un
assistente personale in stazione
o di un accompagnatore duran-
11
te il viaggio.
Modalità di prenotazione
Il servizio di assistenza può
essere richiesto direttamente
alle Sale Blu recandovisi direttamente, oppure inviando una
mail o telefonando dalle ore
6:45 alle 21:30 tutti i giorni,
festivi inclusi.
E’ inoltre disponibile un numero verde gratuito 800 90 60 60
raggiungibile da telefono fisso e
un numero unico nazionale
199 30 30 60 raggiungibile da
telefono mobile e fisso.
Ulteriori informazioni
sono
disponibili sul sito di RFI
www.rfi.it.
Annullamento
E’ possibile annullare il servizio
prenotato comunicandolo alla
Sala Blu almeno quattro ore
prima della prevista partenza.
(Fonte: www.rfi.it)
Partecipazione
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in
uno stato membro europeo
possono essere vendute in un
altro stato membro a certe
condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.
Le persone disabili non hanno
le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti
incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel
viaggiare, nel ricevere merci o
servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
Libertà di movimento
La libertà di movimento è una
delle incombenze di cui lo
Stato dovrebbe farsi carico al
fine di garantire la piena autonomia della persona. Non sempre tuttavia le istituzioni pubbliche sono in grado di gestire ed
organizzare servizi di trasporto
destinati ai cittadini disabili.
Il progetto di “Mobilità Solidale”
prevede la fornitura gratuita agli
enti pubblici di autoveicoli per
la mobilità dei cittadini diversamente abili.
Il servizio ha pertanto il duplice
obiettivo di andare incontro
alle necessità delle istituzioni
pubbliche e a quelle del cittadino con disabilità, impossibilitato
all’utilizzo di un mezzo proprio
o di un trasporto pubblico.
L’ente pubblico usufruisce di un
servizio realmente gratuito ed
esonerato da qualsiasi onere
estraneo alla semplice conduzione e al rifornimento dei
mezzi.
La partecipazione al progetto
delle imprese locali tocca il
cuore dei cittadini e dei fruitori
del servizio, dando alla pubblicità veicolata dai mezzi di trasporto un particolare valore
etico e sociale. Il progetto
“Mobilità Solidale” crea così ricchezza morale nei soggetti
coinvolti nel suo sviluppo, soddisfacendo le esigenze di bilancio della pubblica amministrazione e quelle dei cittadini in
difficoltà.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Mobilità Solidale
La Costituzione Italiana, all’art.3
stabilisce che:
“Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge […] È’ compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona
umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica
e sociale del Paese.”
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013). Rientrano tra queste
spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad
esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per
12
la realizzazione di strumenti
che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro
mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di
handicap grave (articolo 3,
comma 3, L. 104/1992). La
detrazione per l’eliminazione
delle barriere architettoniche
non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione
del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari
al sollevamento del disabile. La
detrazione del 19%, pertanto,
spetta soltanto sulla eventuale
parte di spesa eccedente la
quota già agevolata con la
detrazione del 36% (o del
50%).
Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori,
è inoltre applicabile l’aliquota
Iva agevolata del 4%, anziché
quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e
i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti di
una persona, anziana o disabile,
dovuto al posizionamento o alla
tipologia di elementi costruiti dall'uomo. Le barriere architettoniche sono quindi qualcosa di strettamente legato al concetto di
libertà di muoversi, un aspetto
fondamentale per la valutazione
della qualità di vita di chiunque.
Negli ultimi anni la legislazione
nazionale ed europea è stata pian
piano migliorata fino a rendere
obbligatorio l'adeguamento per
una serie di enti pubblici e privati
a questi principi di libertà di movimento. Uno degli strumenti più
spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è
l'installazione di miniascensori o
montascale (o servoscala),
impianti per il sollevamento di
persone impossibilitate a salire
autonomamente le scale o a
superare ostacoli.
I montascale devono rispondere a
specifiche normative sia per quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle
barriere architettoniche) sia per
gli aspetti di prodotto (norme
UNI).
Queste indicazioni normative
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza
alla comparsa sul mercato dei
primi prodotti e ausili dedicati
all'abbattimento delle barriere. La
prima norma UNI in materia è
infatti del 1991, sostituita nel
2009 da una norma più recente.
La UNI EN 81-40:2009, versione
ufficiale in lingua inglese della
norma europea EN 81-40, specifica i requisiti di sicurezza per la
costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione e lo smontaggio di servoscala elettrici fissati
alla struttura di un edificio.
Nella legislazione italiana il riferimento normativo per gli aspetti
edilizi dei montascale è contenuto nel DM 236/89, "Prescrizioni
Partecipazione
tecniche necessarie a garantire
l'accessibilità, l'adattabilità e la
visitabilità degli edifici privati e di
edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del
superamento e dell'eliminazione
delle barriere architettoniche".
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali
e altri articoli che contengono le
specifiche tecniche.
L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che sono
le "Disposizioni per favorire il
superamento e l'eliminazione
delle barriere architettoniche
negli edifici privati", Legge 9 gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le
categorie che hanno diritto e le
modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di
superamento della barriere. Tali
norme valgono per la progettazione ed installazione di ogni tipo
di montascale, del tipo con poltroncina per persona seduta, con
piattaforma per persona in piedi
o con piattaforma per il trasporto
di carrozzine. Categoria a parte è
poi costituita dai montascale
mobili, ovvero privi di installazione fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare per
il superamento di gradini o dislivelli. I montascale si confermano
quindi un indispensabile ausilio
per garantire a tutti una piena
libertà di movimento.
(Fonte: www.disabili.com)
Genny, la prima e
unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro
e lascia completamente libere le
mani. Abbiamo intervistato Paolo
Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia
esigenza,
io
sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito
Libertà di movimento
di un incidente stradale e da allora sono sempre alla ricerca di una
maggiore autonomia. Da anni
vedo il Segway, quel geniale
mezzo che permette ad un
uomo di spostarsi in piedi su due
ruote parallele, un giorno mi
sono domandato: se è in grado
di portare in sicurezza un uomo
in piedi su due ruote, perché
non potrebbe fare lo stesso con
un uomo seduto? Quindi oltre
un anno mezzo fa, non avendo
trovato nulla in commercio di
simile ne ho acquistato uno ed
ho cominciato ad adattarlo alle
mie esigenze, con tutte le sicurezze e le modifiche necessarie
che mi permettano di fermarmi di
salire e scendere,e dopo oltre un
anno di lavoro è nata Genny,
oggi la mia compagna inseparabile. Genny è un mezzo che mi ha
letteralmente cambiato la vita ed
ho capito immediatamente che
avrebbe potuto cambiare la vita
a molti altri disabili.
In cosa consiste la grande novità di questa carrozzina a due
ruote? E su quale tecnologia si
basa? Per quali patologie e per
quali attività è stata testata
Genny?
La novità è pressoché unica, poiché si passa per la prima volta
nella storia da quattro ruote a
due ruote, e questo non è solo
un fattore estetico, il quale ha la
sua importanza, ma è soprattutto
un fattore funzionale, che grazie
alla tecnologia auto-bilanciante
di Segway ed in particolare al
principio dei giroscopi e ai due
motori elettrici, riesce a stare in
equilibrio su due ruote. Questo
comporta la possibilità di spostarsi su qualsiasi terreno come la
sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico
di incastrarsi con le ruote anteriori. Essendo già questo di per sé
una novità assoluta per una sedia
a rotelle, la sua caratteristica più
incredibile è data dal fatto che
non è dotata ne di acceleratore
ne di freni, ma è semplicemente
con minimi spostamenti del
corpo/busto avanti e indietro
che si crea il movimento, mi verrebbe da dire che Genny si
13
muove praticamente con il pensiero, una vera magia. Questo
lascia spazio alla fantasia poiché
credo che sia la prima volta al
mondo che un disabile si possa
spostare su una sedia a rotelle
avendo le mani libere lasciando
la libertà quindi di telefonare,
tenere la fidanzato/a per mano,
mangiare un gelato, bere, tenere un ombrello, e perché no giocare a pallone... con la massima
libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove. Un altro lato che
sto scoprendo utilizzando
Genny tutti i giorni, credo da non
sottovalutare, è lo stupore che
vedo nel viso delle persone che
mi domandano coma faccia a
stare in piedi su due ruote e non
chiedendomi più, come succedeva solitamente prima, che cosa
mi fossi fatto, quindi questo mi
induce a pensare che non sia
sparita la mia disabilità ma che sia
sparito il collegamento mentale
che spesso si fa tra disabile e
sedia a rotelle.
Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace soprattutto di eliminare le barriere mentali.
Ritengo che Genny possa essere
usata per diverse disabilità, siamo
in corso di valutazione.
L'utilizzo di questa carrozzina
permetterà probabilmente di eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e per
l'esterno, per quali fondi stradali
è particolarmente indicata
Genny? La mia invenzione,
Genny, è piaciuta moltissimo al
Direttore Marketing di Segway
Italia "Tiziano Centulani" che
avendo sposato in pieno la mia
causa mi ha fornito la disponibilità di un Segway I2 con una larghezza notevolmente inferiore al
modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di realizzare a
breve,una sedia con larghezza
simile alle sedie a rotelle convenzionali. Genny è commercializzata e si possono trovare tutte le
informazioni a riguardo sul sito:
http://www.gennymobility.com
Centri di mobilità FIAT
Autonomy
(Fonte: www.disabili.com)
Molte strutture di pubblica utili-
Sono strutture che offrono a
tutti i clienti disabili un aiuto
concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una
vettura adattata alle proprie
capacità. In ogni Centro il
cliente può testare le proprie
capacità motorie residue tramite speciali simulatori, prendere confidenza con i veicoli
modificati e chiedere il parere
di medici e fisioterapisti e degli
operatori dei centri stessi.
I Centri di Mobilità realizzati da
Fiat
Group
Automobiles
vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la
possibilità di testare e migliorare la qualità del proprio movimento.
I clienti disabili hanno a propria disposizione simulatori di
guida per valutare con precisione la propria capacità motoria
residua e vetture modificate per
provare la guida per la prima
volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti. Frequentando un Centro
di Mobilità il disabile può ottenere un attestato che può facilitare il compito di valutazione
della Commissione medica locale durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli
arti superiori.
Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy
Tel. 011 0037456
(Fonte: www.fiatautonomy.com)
EasyWay - L’app per
segnalare i luoghi
accessibili a tutti
Libertà di movimento
Partecipazione
tà e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove
opportunità per superarle. Per
decidere se andare o meno in
un determinato luogo, le persone con disabilità devono
sapere prima se la loro meta è
accessibile oppure no.
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità. In questa
prima fase sono state fatte
delle rilevazioni partendo dalle
città di Roma e Milano ma possiamo coprire tutta l'Italia. Il
progetto infatti consiste in
un'applicazione per smartphone e in un sito, due strumenti
che ti consentono di esprimere
la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno o più punti di
interesse. Affidiamo l'inserimento delle valutazioni di accessibilità alla comunità degli utenti:
ciascuno può diventare protagonista e attivarsi in prima persona per aumentare e migliorare il numero di informazioni.
Per ogni punto di interesse che
vuoi segnalare (ad esempio un
ristorante, un albergo, un
museo ecc), puoi esprimere sia
una valutazione di accessibilità
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno. Oggi chi vuole
consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella
città e leggere la valutazione di
accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità,
dei loro familiari, amici e operatori si attivi in prima persona
per arricchire le mappe di un
numero via via crescente di
valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
Montagna accessibile:
gli ausili
IL MONOSCI
Il monosci consente allo sciatore di essere completamente
indipendente: lo skilift, la seggiovia e persino le piste più difficili diventano accessibili.
SportABILI ha in dotazione
monosci di diverse misure e per
tutte le età: sia per adulti che
per bambini.
IL BISCI
Il bisci, importato direttamente
da SportABILI dagli Stati Uniti,
rappresenta un valido strumento che permette di sciare a
tutti, grandi e bambini, con le
più varie disabilità. L'uso del
bisci è indicato per i disabili agli
arti inferiori e superiori (tetraplegici, tetraparetici, distrofia
muscolare, nanismo, atassia,
displegia, sclerosi multipla, afasia, atrofia spinale, diparesi,
cerebrolesi, disabili fisici e mentali gravi, ecc.) che comunque
superino una lesione di D5.
Il bisci è dotato di un semplice
meccanismo di sollevamento
automatico che rende semplice
la salita in seggiovia.
Manubrio e redini
Il manubrio e le redini vengono
usate dall'istruttore oltre che
per controllare la velocità e fermare il bisci, per impostare o
correggere l'angolo, per i movimenti di rotazione e quelli di
stabilizzazione dello sciatore.
Stabilizzatori
Gli stabilizzatori possono com-
14
pensare il deficit d'equilibrio,
offrendo due punti aggiuntivi di
contatto con la neve.
IL DUALSKI
Il dualski, per le sue particolari
caratteristiche – un monosci
con due sci – si adatta bene, a
seconda delle capacità funzionali, a diversi tipi di disabilità
agli arti inferiori e superiori.
La seduta permette ad ogni
persona di trovare la miglior
posizione. Lo schienale della
seduta è regolabile in altezza a
seconda della gravità dell'handicap. La differente rigidità e
regolazione degli elementi permette un più alto grado di supporto del corpo e aiuta i movimenti della parte alta dello
stesso. Lo schienale mobile
permette allo sciatore di regolare il proprio angolo di seduta
in avanti o indietro usando un
pratico e resistente strap.
Gli ammortizzatori, con una
sospensione con molla intercambiabile disegnata appositamente per questo apparecchio, possono essere adattati a
seconda del peso dello sciatore. Ciò favorirà l'uso dell' apparecchio da parte di molte persone. Il loro grande comfort
anche su terreni accidentati è
da attribuirsi alla loro flessibilità.
GLI STABILIZZATORI
Gli stabilizzatori sono indicati
per amputati, post polio, ecc.
Questo ausilio garantisce la stabilità e l'equilibrio durante le
discese.
LA SLITTA PER IL FONDO
La slitta per il fondo è indicata
per disabili fisici seduti, come
per il monosci (paraplegici,
post polio, spina bifida, amputazioni arti inferiori, ecc,) che
comunque non superino una
lesione di D5. L'ausilio per lo sci
da fondo è ideale per godere la
montagna ed un salutare sport
sulla neve. Il telaio è superleggero. L'inclinazione dello schienale e della seduta si può regolare secondo le esigenze del
disabile garantendo così un
comfort di marcia. I bastoncini
sono leggermente piegati per
un maggior contatto con la
neve. (Fonte:www.predazzo.sportabili.org)
Il Powerchair Football
Il Powerchair Football è letteralmente il calcio per disabili in
carrozzina a motore elettrico. E’
uno sport ancora poco conosciuto e diffuso nel nostro
Paese. Sport&Smile Eventi
Sportivi di Montelupone (Mc) è
l’unica realtà italiana impegnata
nell’organizzazione di manifestazioni dedicate a questa disciplina. E’ grazie a loro che si possono reperire informazioni sul
gioco. Le regole sono le stesse
del calcio classico per normodotati; si gioca in 4 contro 4 e si
deve fare gol nelle due porte
larghe 3 mt. Uniche differenze
sono che non esiste il fuorigioco e non vi deve essere mai il 2
vs 1 a meno di 3 mt. dal punto
ove si trova il pallone. Si gioca
su carrozzine a quattro ruote
tarate ad una velocità non
superiore ai 10 Km/h, che devono essere dotate, oltre che di
speciale cintura di sicurezza,
anche di "guardfoot " per poter
consentire al giocatore di colpire,condurre, orientare la palla.
Il pallone misura 13 pollici, sempre in cuoi come quello da calcio. Si può giocare all'interno
(palestre o palazzetti), o
comunque in qualsiasi spazio ci
sia un campo da basket, poiché
le misure del campo sono quelle del parquet da pallacanestro. Le squadre comprendono
un minimo di 6 giocatori (3 più
un portiere) e possono includere sia uomini che donne di
ogni età e grado di disabilità chiaramente non cognitiva. E'
necessario essere in grado
almeno di muovere il collo,
anche leggermente, per poter
agire con la vista periferica del
gioco (orientarsi e capire cosa
accade intorno). Per quanto
riguarda l'età , ci si può avvicinare al Powerchair Football già
dai 14 anni, fino ai 50-55.
(Fonte: www.sportsmile.it)
Partecipazione
Il diritto di voto e
l'accessibilità dei
seggi elettorali
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore. La
Legge n. 17 del 5 febbraio
2003 ha precisato che non è
necessario che l'elettore che
risulta quale accompagnatore
sia iscritto nelle liste elettorali
dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto
per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello della
iscrizione nelle liste elettorali di
un qualsiasi comune italiano.
Qualora la disabilità non sia evidente, oppure non sia nota al
presidente di seggio, deve
essere richiesto uno specifico
certificato rilasciato da medici
designati dall'Azienda Usl. Tale
documento deve precisare che
"l'infermità fisica impedisce
all'elettore di esprimere il voto
senza l'aiuto di altro elettore".
Questi certificati devono essere
rilasciati immediatamente, gratuitamente e in esenzione a
qualsiasi diritto o applicazione
di marche. Il certificato viene
poi allegato agli atti della sezione elettorale. Nel caso dell'elettore cieco può essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto "libretto di
pensione" dal quale si evince la
cecità accertata. È utile precisare che chi necessita di essere
accompagnato solo fino alla
cabina elettorale, ma poi è in
grado di esercitare autonomamente il voto, non occorre che
presenti alcun certificato.
Partecipazione politica
Nessun elettore può esercitare
la funzione di accompagnatore
per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata un'apposita annotazione dal presidente
del seggio nel quale egli ha
assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico
in modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione
elettorale sia inaccessibile, il
disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione può
votare presso un'altra sezione,
del proprio comune, priva di
barriere architettoniche. Nei
comuni ripartiti in più collegi
(senatoriali, collegi uninominali,
collegi provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi
circoscrizionali, la sezione scelta per la votazione deve appartenere al medesimo collegio o
alla medesima circoscrizione,
nei quali è compresa la sezione
nelle cui liste l'elettore stesso è
iscritto. Per sapere se la sezione scelta corrisponde a questi
requisiti è possibile rivolgersi
all'Ufficio
elettorale
del
Comune o al presidente della
sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di
guida speciale, purché dalla
documentazione esibita risulti
l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga
di alcuna certificazione oppure
nell'ipotesi in cui dalla certificazione non sia possibile evincere con chiarezza che sussiste
un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita
all'Azienda Usl di competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
15
autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista
elettorale della sezione e di
prenderne nota nel verbale.
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali devono essere disposti in modo da
permettere agli elettori non
deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei
candidati, di votare in assoluta
segretezza, nonché di svolgere
anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove
lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere
predisposta almeno una cabina
per consentire agevolmente
l'accesso agli elettori e deve
essere previsto un secondo
piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa
ottanta centimetri, o un tavolo
munito di ripari che garantisca
la stessa segretezza. I seggi
debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove
deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della
carrozzina, tramite percorsi
accessibili. I comuni devono
provvedere al censimento delle
barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono
intervenire di conseguenza allo
scopo di evitare che si ripresenti la stessa situazione nelle
future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa
non precisa se l'intervento
debba per forza consistere
nella rimozione delle barriere
architettoniche o nella scelta di
altra sede accessibile da adibire alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio 2009, n. 46, prevede la
possibilità di esercitare il diritto
di voto presso il proprio domicilio per alcune categorie di
persone affette da grave disabilità. Possono, ad oggi, votare al
proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi di
cui all'articolo 29 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, cioè
siano
“intrasportabili”.
Il
Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio
non possa essere richiesto solo
perchè non c’è alcun servizio di
accompagnamento al seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da
impedirne l’allontanamento
dall’abitazione in cui dimorano;
in questo caso la sottolineatura
è sulla dipendenza continuativa
e quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede il possesso di certificati di
handicap (art. 3, Legge
104/1992) o di invalidità. Ci si
riferisce strettamente a infermità gravi e, quindi, a situazioni
sanitarie anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie
con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere
un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado la
Partecipazione
quota di famiglie meridionali che
ha fatto ricorso per le ore di
sostegno è circa il doppio
rispetto a quella del Nord (nella
scuola primaria rispettivamente
12,7% e 6%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 11,5% e 4,3%). (Fonte:
Istat 2013, “L’integrazione degli
alunni con disabilità nelle scuole
primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”). Al fine
della realizzazione del progetto
individuale è molto importante
garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno
e alunno con disabilità. Rispetto
all’anno scolastico precedente
hanno cambiato insegnante di
sostegno il 41,7% degli alunni
con disabilità della scuola primaria e il 39,3% di quelli della
scuola secondaria di primo
grado. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”). Il supporto didattico fornito dall’insegnante di
sostegno dovrebbe essere
accompagnato dalla presenza di
figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia del singolo. Gli alunni con
disabilità totalmente non autonomi ricevono al Nord un numero medio di ore settimanali di
assistenza educativa culturale o
ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato
nel Mezzogiorno (nella scuola
primaria rispettivamente 12,3%
e 5,1%; nella scuola secondaria
di primo grado rispettivamente
13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat
2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado statali e non statali. Anno
scolastico 2011-2012”). Il processo d’inclusione scolastica
dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività della classe, anche se tale
partecipazione potrebbe implicare a volte una maggiore complessità organizzativa. Nelle
scuole primarie e secondarie di
primo grado quasi la metà degli
alunni con disabilità non partecipa alle attività extrascolastiche
organizzate dalla scuola, e tale
Partecipazione scolastica
fenomeno assume una maggiore
consistenza nel Mezzogiorno.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico
2011-2012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
Scuolabile
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti. La disabilità è ben
presente nella nostra società,
tanto da coinvolgere il 15%
delle famiglie italiane, costrette
a traumatiche e sostanziali
variazioni nello stile di vita; ma
la disabilità è anche ricchezza
ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare
una fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre
nelle fiabe si incontra spesso il
tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come
Pollicino, oppure sciocchi e
incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato. Continuando su
16
questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti
scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il
mondo della diversità.
Ecco allora ScuolABILE, il primo
progetto completo che vuole
coinvolgere i bambini delle
scuole elementari, gli insegnanti
e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su
misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per
ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto.
(www.disabili.com)
Albatros Progetto
Paolo Pinto
L’Associazione “Albatros progetto Paolo Pinto” nasce per
commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di
nuoto di gran fondo, autore di
epiche traversate.
Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati
principalmente al miglioramento della vita di non vedenti e
ipovedenti nonché alla loro
integrazione sociale.
In quest'ottica l'incontro con
l'istruttore subacqueo Manrico
Volpi e le reciproche affinità di
intenti in questo campo hanno
permesso di ideare, sviluppare
e mettere a punto il progetto
di elaborazione di una nuovissima metodologia didattica per
l'insegnamento dell'immersione subacquea ai non vedenti.
Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione ormai consolidato - con
tanto di standard, supporti
didattici, manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari, Gallipoli, Pulsano,
Venezia, nel pieno successo di
tutti i partecipanti, comprese
immersioni particolari, come
quelle sotto i ghiacci, ecc. –
che ne ha messo in luce tutta
l’efficacia. La novità radicale di
questa metodologia, rispetto
alla quale tutte le altre appaiono rimaste ferme ai pionieristici primordi di svariati anni fa
(come testimoniano gli stessi
protagonisti non vedenti) consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che con un'adeguata formazione
del corpo docente - riesce a
soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al
contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte
sua.
In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considerare il non vedente non più solo
trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista
assoluto di sé stesso in immersione, con l'apporto del suo
accompagnatore limitato al
solo ruolo che il cane-guida ha
nella vita di tutti i giorni. In sintesi non più un disabile bensì
un subacqueo a tutti gli effetti,
che può effettuare turismo
subacqueo ed immergersi in
ogni mare del mondo.
Si tratta di un approccio e una
filosofia estendibili a livello
internazionale, come lo sono
le problematiche della disabilità, che non conoscono confini
e si assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle
opportunità che offrono.
Tra cui quella di un contenuto
dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l'aggiornamento di un qualunque
operatore didattico, perfino
nel suo comune lavoro coi sub
normodotati.
Oggi a sancire tutto questo
arriva il prestigioso riconoscimento della Cmas, ottenuto da
Albatros come ideale sigillo di
qualità e innovazione. Inoltre
Albatros ha siglato un protocollo d'intesa con Federparchi
finalizzato a rendere sempre
più accessibili per i non vedenti le aree protette.
(Fonte: www.albatros-scubablindinternational.it)
Uguaglianza
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITA'
Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della
popolazione mondiale, circa
470 milioni di persone in età
lavorativa.
Negli stati Uniti, nel 2007, il reddito medio di una persona con
disabilità con un lavoro a tempo
pieno tutto l'anno era di 34.200
dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI
Le disuguaglianze salariali tra
uomini e donne persistono, per
non parlare della gravidanza e
della maternità che continuano
ad essere viste come un grave
impedimento.
Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei
confronti dei lavoratori migranti
che sono spesso esclusi dal
sistema di protezione sociale,
oltre che discriminati nell'accesso al lavoro.
In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per
orientamento sessuale.
Discriminazioni sul lavoro
I PROVVEDIMENTI
Il Rapporto denuncia che
durante i periodi di recessione
economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa
dell'assenza di dati.
Per questo l'ILO raccomanda
alcune misure indispensabili a
contrastare la discriminazione:
la promozione della ratifica universale e dell'applicazione
delle due Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la
non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della
discriminazione nell'impiego e
nelle professioni; lo sviluppo
delle capacità istituzionali dei
costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto
fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che
si occupano di uguaglianza.
La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del 1951 e la
Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate
rispettivamente da 168 e 169
Stati, su un totale di 183 Stati
membri dell'ILO. L'obiettivo è la
ratifica universale.
L'ILO
Organizzazione Internazionale
del Lavoro, è l'agenzia della
Nazioni Unite specializzata nel
promuovere la giustizia sociale,
i diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti.
Formula gli standard minimi
17
internazionali delle condizioni
di lavoro e dei diritti del lavoratore attraverso la stipula di
Convenzioni
e
Raccomandazioni.
Libertà di associazione, diritto
di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi
obiettivi.
(Fonte: www.disabili.com)
Un impegno attivo per
la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile
sia inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile.
Eppure, basterebbe un piccolo
aiuto aggiuntivo per far entrare,
o rientrare, milioni di europei
disabili nel mercato del lavoro.
La strategia riveduta di Lisbona
per la crescita e l’occupazione
è tesa in modo particolare ad
aumentare i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei
disabili in Europa.
Gli Stati membri predispongono
le proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti
della strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno
riferiscono alla Commissione in
merito alle iniziative adottate in
materia di occupazione, tra cui
quelle riguardanti le persone
disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle poli-
tiche per l’inclusione sociale,
l’assistenza sanitaria e i servizi
sociali, dando in tal modo ai
disabili maggiori possibilità di
trovare e mantenere il lavoro.
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI
DISABILI, unico nel suo genere,
è nato nel 1999 per volontà di
Anffas Onlus e della Nazionale
italiana Magistrati. Persegue lo
scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed
alle loro famiglie.
Il Tribunale è divenuto negli anni
una realtà tangibile, un appuntamento importante ed atteso,
che dà un contributo autorevole e concreto affinché, anche
per le persone con disabilità,
l'uguaglianza dei diritti e la pari
dignità sociale siano condizioni
pienamente raggiunte e non
meri dettami legislativi.
Il Tribunale affronta, attraverso
pubblici dibattimenti che si
svolgono sul modello di quelli
reali, situazioni effettivamente
accadute in cui sono stati viola-
Uguaglianza
ti i diritti delle persone con
disabilità e la loro dignità sociale.
Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni anno centinaia di
altre situazioni particolari, svolgendo un lavoro costante e
quotidiano di consulenza tecnica.
L’ICT: lavoro
e integrazione
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza anche
sulla società. Il fatto di avere un
handicap, non esclude che la
persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità.
Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e
contribuiscono alla realizzazione della persona disabile.
Il ruolo delle tecnologie ICT
dovrebbe iniziare nelle scuole
con la formazione degli studenti disabili.
Il lavoro degli insegnanti e dei
professionisti si dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per ogni esigenza individuale dello studente
disabile. Le tecnologie ICT sono
strumenti nell’ambiente lavorativo delle aziende. Nel 2008 è
stato realizzato uno studio dal
Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione
ASPHI Onlus per avere una
visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili,
delle applicazioni ICT nelle
aziende.
L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e grandi
aziende. Sono stati esaminati
due aspetti: organizzazione
aziendale per favorire l’inserimento dipendenti disabili e
livello di accessibilità dei sistemi
informativi.
Discriminazioni sul lavoro
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni tramite il collocamento mirato.
I dipendenti assunti hanno
varie condizioni di disabilità ed
è stata rilevata una predominanza di persone con disabilità
motorie. I dipendenti disabili
sono gerarchicamente dipendenti dai responsabili risorse
umane o dai capi del personale
e hanno limitati rapporti con i
responsabili del settore informatico.
Non è stata riscontrata una
massiccia presenza di politiche
aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile
nell’ambito lavorativo.
È stato dichiarato dalle aziende
un livello paritario tra lavoratori
nell’accesso agli strumenti ICT,
con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT
per favorire l’utilizzo da parte
dei lavoratori disabili.
La presenza di un sistema informativo con un tale elevato livello di accessibilità può avere
anche una spiegazione diversa.
Le persone disabili assunte
hanno capacità tecniche che
permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda,
senza particolari interventi,
oppure i dipendenti disabili
svolgono mansioni che non
richiedono l’utilizzo di tali strumenti.
In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e
si sottovaluta la necessità del
dipendente disabile. Sono stati
riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da
parte dell’azienda e di reali
interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema
informativo.
La conferma della presenza di
una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da
un’analisi di 1060 PMI.
(Fonte: meetinability.net)
18
Tutela dei diritti e
delle libertà delle
persone con disabilità
a livello internazionale
L'Unione europea è membro
della convenzione delle Nazioni
Unite che deve garantire il
rispetto dei diritti e delle libertà
delle persone con disabilità.
Tale convenzione deve inoltre
assicurare il loro benessere
sociale e la loro protezione giuridica.
ATTO
Decisione 2010/48/CE del
Consiglio, del 26 novembre
2009, relativa alla conclusione,
da parte della Comunità europea, della convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
SINTESI
L'Unione europea (UE) ha aderito alla convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle
persone con disabilità.
Questa convenzione internazionale mira a garantire che le
persone con disabilità godano
di tutti i diritti umani e delle
libertà fondamentali.
A tal fine, la convenzione si
basa su una serie di principi:
• il rispetto per la dignità, l'autonomia e l'indipendenza
delle persone;
• la non discriminazione;
• la partecipazione e l'inclusione nella società;
• il rispetto per la differenza e
l'accettazione delle persone;
• la parità di opportunità;
• l'accessibilità, soprattutto dei
trasporti, dell'informazione e
delle comunicazioni, delle
apparecchiature e dei servizi
pubblici nelle aree urbane e
rurali;
• la parità tra uomini e donne;
• il rispetto per l'identità dei
minori con disabilità e per lo
sviluppo delle loro capacità.
Gli Stati che hanno aderito alla
convenzione adottano tutte le
misure necessarie per garantire
il progressivo rispetto di questi
principi. Essi si impegnano inoltre ad agire a favore dei diritti
economici, sociali e culturali
delle persone con disabilità.
Inoltre, le persone con disabilità devono essere consultate
durante l'elaborazione e l'attuazione della legislazione e
delle politiche che le riguardano.
Protezione contro le discriminazioni
Ogni forma di discriminazione
fondata sulla disabilità è vietata,
e le persone con disabilità ricevono una protezione giuridica
effettiva sulla base dell'uguaglianza con le altre persone.
La convenzione contiene
disposizioni specifiche relativamente a due gruppi di popolazione:
• le donne con disabilità, che
sono soggette a discriminazioni multiple. Devono essere
adottate misure per garantire
il loro pieno sviluppo e la loro
indipendenza;
• i minori con disabilità, che
hanno diritto alla protezione
del loro superiore interesse in
caso di decisioni che li riguardano e godono anche del
diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e
di ricevere un aiuto adeguato.
Gli Stati parti alla convenzione
si impegnano a combattere gli
stereotipi e a fare conoscere
meglio le capacità delle persone con disabilità.
Diritti riconosciuti dalla
convenzione
La convenzione afferma una
serie di diritti e di libertà che
devono essere riconosciuti alle
persone con disabilità. Si tratta
in particolare:
• del diritto alla vita;
• della protezione in situazioni
di rischio e di emergenza
umanitaria;
• del riconoscimento della personalità e della capacità giuridica, soprattutto al fine di
accedere alla proprietà e alla
libera gestione finanziaria,
sempre restando protetti
Uguaglianza
dagli abusi;
• dell'accesso alla giustizia
attraverso accomodamenti
procedurali;
• della libertà e della sicurezza;
• del diritto di non essere sottoposti a tortura, a pene o
trattamenti crudeli inumani o
degradanti;
• del diritto di non essere sottoposti a sfruttamento, violenza e maltrattamenti;
• della protezione dell'integrità
fisica e mentale;
• del diritto di circolare liberamente, di scegliere il luogo di
residenza e la nazionalità;
• della vita indipendente e dell'inclusione nella società;
• della mobilità personale, in
particolare attraverso apparati e tecnologie di supporto
alla mobilità;
• della libertà di espressione e
di accesso all'informazione;
• del rispetto della vita privata;
• del rispetto del domicilio e
della vita familiare;
• del diritto all'istruzione;
• dell'accesso ai servizi sanitari,
• dell'abilitazione e della riabilitazione, attraverso la piena
realizzazione del potenziale
fisico, mentale, sociale e professionale;
• del diritto al lavoro, senza
discriminazioni e in condizioni eque e favorevoli;
• del diritto ad adeguati livelli
di vita e alla protezione
sociale;
• della partecipazione alla vita
politica e pubblica, comprese
le votazioni e le elezioni;
• della partecipazione alla vita
culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport.
Applicazione della convenzione
Azioni di cooperazione internazionale possono essere condotte a favore delle persone
con disabilità, in particolare in
partenariato con le organizzazioni internazionali e regionali
competenti. Gli Stati prevedono uno o più punti di contatto
nazionali per informare il pubblico circa la convenzione. Essi
istituiscono un meccanismo
indipendente di monitoraggio
Discriminazioni culturali
dell'attuazione della convenzione. La società civile deve
essere pienamente coinvolta
nel processo di monitoraggio
delle azioni. Infine, ogni Stato
deve presentare un rapporto
dettagliato sulle misure prese
per adempiere ai propri obblighi, entro due anni dalla sua
adesione alla convenzione.
Contesto
La Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea vieta qualsiasi discriminazione basata sulla
disabilità
(articolo
21).
Riconosce inoltre il diritto delle
persone con disabilità all'autonomia, all'inclusione sociale e
professionale e alla partecipazione alla vita della comunità
(articolo 26). Il trattato di
Lisbona attribuisce alla Carta lo
stesso valore giuridico dei trattati (articolo 6 del trattato sull'UE).
(Fonte: http://europa.eu)
Donna e disabile,
discriminazione
multipla
Restano ancora molte, troppe,
le facce della discriminazione
che le donne con disabilità si
trovano a dover affrontare dalla
nascita o a causa di una malattia
invalidante, di un incidente sul
lavoro (...).
In un mondo costruito per
uomini e gestito da uomini,
essere donna e avere una disabilità comporta una vita di
discriminazione multipla. Le
donne disabili sono sempre e
comunque donne, ma non sono
mai riconosciute come tali. Non
bisogna credere che in Italia la
condizione di vita delle donne
con disabilità sia sicuramente
migliore rispetto ad altri Stati, né
che la povertà economica e culturale in cui sono segregate le
donne disabili sia tipica dei Paesi
in via di sviluppo", denuncia
Luisella Bosisio Fazzi, consigliere
della Ledha (Lega per i diritti
delle persone con disabilità).
L'associazione sta progettando
l'apertura di un Centro di tutela
19
antidiscriminatoria, a sostegno
anche dell'universo femminile, in
grado di diventare punto di riferimento regionale e nazionale
raccogliendo segnalazioni e
richieste, offrendo informazioni
e consulenze.
"I dati ci dicono che le donne
disabili trovano con più difficoltà lavoro, spesso devono rinunciare al desiderio di maternità e,
in generale, subiscono più
discriminazioni rispetto ai
maschi. Sono invisibili perché le
politiche di genere non influenzano la loro condizione e le
politiche sulla disabilità non
tengono conto del genere",
insiste
Bosisio
Fazzi.
Evidenziando che raramente le
donne disabili sono "considerate in relazione alla femminilità,
alla maternità, alla genitorialità,
alla bellezza. Detengono il più
alto tasso di non impiego, sono
più spesso escluse dai sistemi
educativi; normalmente vengono dissuase dall'avere figli.
Spetta a loro la percentuale più
elevata di violenze e abusi subiti, soprattutto alle donne con
malattie psichiatriche, disabilità
sensoriali e intellettive".
Un quadro sconfortante. Per
questo la Ledha offre da tempo
un servizio legale. "Anche a
causa della scarsa informazione
sul tema, le persone con disabilità e in particolar modo le
donne, sono ancora spesso vittime di violenza», fa notare l'avvocato Gaetano De Luca, che
ha supportato la famiglia di una
ragazza milanese con una disabilità di tipo intellettivo vittima
di violenza sessuale da parte
dell'autista che l'accompagnava
a scuola e al centro diurno:
"Comprensibile la difficoltà dei
genitori nel dover affrontare un
processo e nel vedere la propria figlia subire tutta una serie
di attività di indagine volte ad
accertarne la credibilità e la
reale capacità di poter percepire e rendersi conto di quanto le
è accaduto. L'imputato infatti,
durante il processo, ha più
volte negato gli addebiti, ma
dopo il dibattimento è stato
condannato a una pena di sei
anni".
Se circa il 16 per cento delle
donne europee è disabile, un
rapporto
del
Parlamento
dell'Unione denuncia che circa
l'80 per cento di quelle istituzionalizzate sono esposte al rischio
di violenza, spesso compiuta
proprio dalle persone che
dovrebbero prendersi cura di
loro. E nella civilissima Germania
uno studio commissionato dal
ministero per la Famiglia rivela
che migliaia di donne con disabilità intellettiva, rinchiuse in istituti, hanno subito abusi sessuali.
Al di là dei casi di cronaca, i
diritti violati pongono l'urgenza
di un cambiamento culturale, di
una sterzata decisa nella mentalità comune. Perché i pregiudizi
sono duri a morire. Approvata
nel dicembre 2006, la
Convenzione delle Nazioni
Unite sui diritti delle persone
con disabilità (ratificata da una
ventina di Paesi della Ue) auspica che le donne non siano più
vittime della "discriminazione
multipla". Un concetto "reso
noto dagli studi di Kimberly W.
Crenshaw in riferimento alle
esperienze di discriminazione
vissute dalle donne nere in
America, che si è progressivamente esteso in altri ambiti",
spiega la psicologa valdostana
Laura Elke D'Apolito, autrice di
una recente ricerca sulle donne
disabili: "In una società come la
nostra, dove la sessualità è l'oggetto più frequente della comunicazione di massa, l'invisibilità
a cui sono costrette le donne
disabili in qualche modo è una
forma di negazione del loro
diritto alla sessualità. Sono
quasi invisibili all'interno dei
media, poiché il loro corpo è
percepito dalla società come
‘poco desiderabile'". (Laura
Badaracchi)
(Fonte: www.superabile.it)
Lavoro per i disabili
Occupazione
L'inserimento
lavorativo dei disabili
Per promuovere l'inserimento e
l'integrazione lavorativa delle
persone disabili nel mondo del
lavoro la legge prevede una
serie di servizi di sostegno e di
collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un
insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto
adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli enti
pubblici che assumono disabili
con determinate percentuali di
invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove
opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti
pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano
soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'oc-
cupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono
iscriversi al collocamento obbligatorio presso il Centro per l'impiego competente per territorio, nell'apposito elenco costituito da un'unica graduatoria.
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
Lavoratori disabili:
doveri e agevolazioni
per le aziende che
assumono
Per le aziende tenute ad assumere lavoratori appartenenti
alle categorie protette sono
previste agevolazioni fiscali.
Si stima che nel nostro paese
solo il 16% dei disabili abbia un
lavoro. Questo significa che il
74% delle persone con disabilità non ha una occupazione, per
circa 700 mila persone iscritte
alle liste di collocamento obbligatorio.
Non manca anche la tirata
d'orecchi che l'Europa ha fatto
all'Italia su questo fronte, dove
abbiamo ricevuto la bocciatura
della Corte di Giustizia UE, la
quale ritiene insufficienti gli
strumenti messi in campo dal
nostro paese per favorire l'occupazione delle persone con
disabilità , come realizzazione
dei diritti di uguaglianza e integrazione.
Premesso che la situazione e la
congiuntura economica senz'al-
20
tro non aiutano, con un panorama desolante per tutti, è
importante che le aziende sappiano che è tra i loro doveri
quello di assumere persone
appartenenti alle categorie protette, come pure che sono previsti sgravi e agevolazioni.
Ci sembra quindi utile ricordare
quali sono questi obblighi e
questi diritti, attingendo anche
ai contenuti di una utile guida
che abbiamo trovato sul web:
Categorie protette- un grande
potenziale pubblicata da Page
Personnel.
OBBLIGHI DELLE AZIENDE - La
legge 68/99 stabilisce che le
aziende con più di 15 dipendenti debbano assumere almeno un lavoratore appartennete
alle categorie protette. La normativa prevede un crescendo
di queste assunzioni, con l'aumentare dei dipendenti. Da 15 a
35 dipendenti prevede l'assun-
zione di una persona disabile,
dai 36 ai 50 di due, da 51 a 150
in una percentuale del 7% più
uno ecc. E' quindi fondamentale, per l'azienda, capire quante
persone disabili sia tenuto ad
assumere. Per farlo, va calcolata
la percentuale, tenendo conto
che nel computo vanno inseriti
tutti lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (compresi
quelli con contratto a tempo
determinato fino a 9 mesi). Ci
sono alcune eccezioni, come i
lavoratori tramite cooperative, i
dirigenti, ecc.
INCENTIVI PER LE AZIENDE Assumendo un lavoratore
appartenete alle categorie protette, oltre a inserire nel suo
organico una risorsa produttiva,
l'azienda ha diritto di accedere
ad alcune agevolazioni previste
dalla legge (art. 13 legge
68/99). Tra queste c'è la fiscalizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali per l'assunzione di lavoratori disabili
con ridotta capacità lavorativa
superiore al 79% fino a un massimo di 8 anni; stesso dicasi per
l'assunzione di lavoratori con
handicap intellettivo e psichico
indipendentemente dalla percentuale di invalidità .
Abbassandosi la percentuale di
capacità lavorativa tra il 67 e
79%, la fiscalizzazione arriva al
50% per un massimo di 5 anni.
Va ricordato inoltre che, nel
caso in cui l'azienda debba
sostenere costi per facilitare
l'inserimento lavorativo o il
lavoro stesso della persona
disabile (con invalidità superiore al 50%), è previsto un rim-
Lavoro per i disabili
Occupazione
borso parziale forfetario. Può
trattarsi di interventi per eliminare le barriere architettoniche, ma anche per l'acquisto di
tecnologie per facilitare il telelavoro del soggetto.
SANZIONI - Per le aziende che
non rispettano l'obbligo di
assunzione di lavoratori disabili
sono previste delle sanzioni di
tipo amministrativo, stabilite
dalle direzioni provinciali del
lavoro.
Le sanzioni constano di:
- 635,11 Euro (maggiorati di
Euro 30,76 per ogni giorno di
ritardo) in caso di ritardo nell'inviare il prospetto informativo che riporta il numero di
lavoratori totali e i nominativi
di quanti appartenenti alle
categorie protette (ricordiamo che il prospetto va inviato
entro il 31 gennaio di ogni
anno, ndr).
- Euro 62,77 al giorno per ogni
lavoratore non occupato, a
partire dal 61 esimo giorno
dall'obbligo di assunzione, in
caso di mancato adeguamento alla norma.
CHI HA DIRITTO AL COLLOCAMENTO MIRATO - I soggetti che
possono essere iscritti alle
categorie protette, indi accedere al collocamento mirato,
devono essere in possesso di
una certificazione che attesti e
descriva le capacità residue al
lavoro (la riduzione della capacità lavorativa deve essere
almeno
del
45%).
L'attestazione viene rilasciata
dalla commissione per l'accertamento delle capacità lavorative residue operante in tutte le
ASL, ai sensi della Legge
68/1999. Hanno altresì diritto le
persone invalide del lavoro con
grado di invalidità superiore al
33%; persone non vedenti,
persone non udenti; invalide di
guerra, invalide civili di guerra e
invalide per servizio, vedove,
orfani, profughi ed equiparati
ad orfani, nonché i soggetti
individuati dalla legge 407 del
1998 (vittime del terrorismo e
della criminalità organizzata).
(Fonte: www.disabili.com)
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con
disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e
orientare per trovare il posto di
lavoro più vicino alle proprie
esigenze fisiche e personali.
Dopo il lancio del nuovo Job
Disabili, trasformazione del più
vecchio progetto "Agenzia
Lavoro
Disabili",
Daniele
Regolo, l'imprenditore non
udente di Macerata, spiega a
SuperAbile.it il percorso fin qui
fatto e le aspettative per il futuro. Già premiato nel 2012 nell'ambito dell'Italian round della
Global
Social
Venture
Competition (Gsvc), premio
internazionale ideato dalla
Università di Berkeley per sviluppare idee imprenditoriali a
forte rilevanza sociale e basso
impatto ambientale, Job
Disabili guarda al futuro con
umiltà ma anche con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è
stato garantire l'accessibilità del
sito. La Legge Stanca, benché
avanzata, non è applicata a
pieno. Mancano buoni esempi
cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di
lavoro per la seconda versione
ci dicono quanto sia difficile
l'accessibilità. Il punto di un
buon sito non è la grafica, ma il
suo funzionamento.
La strada è questa: lo scopo
infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda
e offerta di lavoro". "In termini
di aspettative - ha poi continuato -, ci muoviamo dalla
nostra prima esperienza: oltre
2.900 contatti di candidature
personali e 70 aziende accreditate. L'aspettativa è quella di
superare l'idea di un sito che
sostituisca un Ufficio di collocamento; vogliamo che Job
Disabili diventi un punto di riferimento. Anche per il colloca-
mento. Raggiungere, cioè, il
limbo di chi non viene mai
chiamato".
Ma cos'è Job Disabili e perché
si arriva ad un'idea del genere è
quello che ci ha sempre reso
curiosi di questo progetto.
"Job Disabili - ha spiegato
Regolo - sintetizza tutte le mie
esperienze fallimentari in tema
di lavoro. Questo progetto ha
dato sostanza a tutti i miei fallimenti: lavoravo in Asl a tempo
indeterminato.
Burocrazia,
disinteresse, superficialità mi
hanno collocato allo sportello.
Io, non udente, allo sportello?
Mi sono licenziato. La prima
scelta adulta della mia vita.
Sono diventato facilitatore e
questo desidero essere. Job
Disabili vuole facilitare appunto
la vita di chi, a prescindere
dalla disabilità, ha voglia di
mettersi in gioco.
Da disabile so quanto è difficile
lavorare e farlo in ufficio, sia
esso pubblico o privato: regole
e procedure non aiutano a
inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento
europeo. Oggi siamo una Srl. La
squadra è in ampliamento, ma
tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti
con disabilità si adopereranno
con noi per arrivare ad un
obiettivo comune. Ovvero, insistere sulla qualità delle persone
in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità: il
cambio di visione è esemplare.
E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque
l'ambiente, in questo caso di
lavoro, ad essere più accogliente e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con
disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno
cercato di dare attuazione nel
corso degli ultimi anni.
21
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro.
Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per
l’Impiego territoriali o chiedere
supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili.
Queste tematiche vengono
trattate anche da "SuperAbile",
il Portale dell'Inail che coniuga
sezioni documentali costantemente aggiornate a servizi di
consulenza attraverso il call
center
800.810.810.
Superabile è un "Contact
Center Integrato" costituito
principalmente da un portale di
informazione e di documentazione sulle tematiche della
disabilità, aggiornato quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza telefonica,
il call center SuperAbile
800.810.810.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Aggravamento della
disabilità. Cosa dice
la legge
Vediamo cosa dice la legge
rispetto al rapporto di lavoro
tra dipendenti con disabilità e
datore di lavoro, in caso di
aggravamento delle condizioni
di salute o riorganizzazione
aziendale.
La legge 68/99 sul cosiddetto
collocamento obbligatorio prevede una serie di strumenti per
tutelare il lavoratore con disabilità nell’accesso a una occupazione. La norma si applica a
persone in età lavorativa affette
da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai disabili
Lavoro per i disabili
Occupazione
intellettivi, che comportino una
riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento;
alle persone invalide del lavoro
con un grado di invalidità superiore al 33 per cento; a quelle
non vedenti o sorde; e agli
invalidi di guerra, invalidi civili di
guerra e per servizio.
Oltre a regolamentare la questione delle quote di assunzioni obbligatorie (i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad assumere un numero di
lavoratori con disabilità a quote
scaglionate, secondo il numero
totale di dipendenti), la legge
definisce anche le eventuali
variazioni di mansione, di ruolo
o azienda a seguito di cambiamento nelle condizioni di salute dell’interessato o dell’organizzazione interna. A questo
proposito, cosa succede se
subentra un aggravamento
nelle condizioni del dipendente assunto tramite le categorie
protette, tale da non essere più
idoneo a quella mansione? Si
deve ripassare per il collocamento mirato o l’azienda ha
obbligo di assegnarmi ad altra
posizione? E se l’azienda non
lo può fare?
Ci aiuta a inquadrare la situazione il nostro Esperto Avvocato, il
dottor Roberto Colicchia, che
nella sua rubrica in disabili.com
l’Avvocato Risponde, in una
risposta al quesito di un lettore
affronta l’argomento.
Il nodo della questione, ricorda
l’avvocato Colicchia, è all’art.
10 comma 3 della l. 68/99 il
quale dice che “…nel caso di
aggravamento delle condizioni
di salute … il datore di lavoro
può chiedere che vengano
accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se,
a causa delle sue minorazioni,
possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda. … Gli
accertamenti sono effettuati
dalla commissione di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio
1992, n. 104, integrata a norma
dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1,
comma 4, della presente legge
…. La richiesta di accertamento
e il periodo necessario per il
suo compimento non costituiscono causa di sospensione del
rapporto di lavoro. Il rapporto
di lavoro può essere risolto nel
caso in cui, anche attuando i
possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la predetta commissione accerti la
definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno del-
l'azienda...” Questo significa
che il rapporto di lavoro può
essere interrotto nel caso in cui
venga accertata dalle commissioni competenti la definitiva
impossibilità di reinserire il
disabile all'interno dell'azienda. Inoltre si sottolinea che
spetta al datore l'onere della
prova della non ricollocabilità
del
lavoratore
inabile.
Continua l’avvocato: “Secondo
giurisprudenza, sia nel caso di
aggravamento dello stato di
salute che di riorganizzazione
aziendale, è necessario verificare se il disabile possa essere
adibito ad una diversa attività
equivalente alle mansioni già
assegnate o anche a mansioni
inferiori, attribuendo al datore
di lavoro il cd. onere di repechage”. A questo proposito
riporta il contenuto di una
recente
pronuncia
della
Cassazione che, pur non riferendosi alle assunzioni ex legge
68/99, ha ritenuto che “…II
licenziamento
dell'invalido
assunto in base alla normativa
sul collocamento obbligatorio
segue la generale disciplina
normativa e contrattuale sol
quando è motivato dalle comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre quan-
do è determinato dall'aggravamento dell'infermità che ha
dato luogo al collocamento
obbligatorio, è legittimo solo in
presenza delle condizioni previste dall'art. 10, legge n.
482/1968, ossia la perdita totale della capacità lavorativa o la
situazione di pericolo per la
salute e l'incolumità degli altri
lavoratori o per la sicurezza
degli impianti, accertati dall'apposita commissione medica; nel
caso in cui all'invalido risulti una
capacità lavorativa, inoltre, sussiste in capo al datore di lavoro
l'obbligo di adibirlo a mansioni
equivalenti o anche inferiori
compatibili con il nuovo stato
dell'infermità, se la struttura
organizzativa dell'azienda e la
situazione dell'organico aziendale consentono…”
Il lavoratore, dunque, potrà
essere licenziato solo qualora
la Commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire
il disabile all'interno dell'impresa, nonostante gli adattamenti
tentati da quest’ultima alla propria organizzazione produttiva.
Qualora quindi anche la soluzione di un ricollocamento in
azienda non possa essere
messa in atto, il lavoratore
licenziato viene avviato presso
altra azienda senza dover nuovamente essere inserito nella
graduatoria, come indicato nell'art. 8 della legge 68/99 al cui
comma 5 è stabilito che “ lavoratori disabili, licenziati per
riduzione di personale o per
giustificato motivo oggettivo,
mantengono la posizione in
graduatoria acquisita all'atto
dell'inserimento nell'azienda”.
(Fonte: www.disabili.com)
22
Istruzione e Formazione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale
della persona handicappata. Lo
si rimarca in diversi punti della
legge 104/92.
L'articolo 8, ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di
adeguate dotazioni didattiche
e tecniche, prove di valutazione, e personale qualificato per
garantire alla persona con handicap il diritto allo studio.
Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte
extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla
scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo
dinamico-funzionale. Questo,
sulla base delle caratteristiche
fisiche, psichiche, sociali ed
affettive dell'alunno, mette in
rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione
di handicap, sia le possibilità di
recupero, oltre alle capacità
individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e
della famiglia, il profilo viene
Diritto all’Istruzione
aggiornato al termine delle
scuole materna, elementare e
media, come pure periodicamente durante le scuole superiori. Per gli studenti in età scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di classi ordinarie quali
sezioni staccate della scuola
statale. L'articolo 13, ribadendo
l'importanza del coordinamento tra scuole, servizi sanitari,
socio-assistenziali, ricreativi e
culturali, cita poi due casi in
particolare: l'integrazione nelle
università e negli asili nido. Nel
caso degli atenei, si stabilisce la
programmazione di interventi
adeguati sia al bisogno della
persona che al piano di studio
individuale. Si sottolinea anche
l'importanza degli interpreti per
venire incontro agli studenti
sordi. Sussidi tecnici, didattici e
servizi di tutorato vengono poi
previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle
risorse destinate alla copertura
di queste attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per
avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei
bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce
anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati.
La loro presenza, comunque,
23
deve essere garantita nelle
scuole di ogni ordine e grado,
come sottolinea l'articolo in più
punti. Proprio al ruolo degli
insegnanti di sostegno e alle
loro attività è dedicato l'articolo
14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento
costante in materia di handicap,
come pure di un confronto tra
docenti del ciclo inferiore e
superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente
disabile. Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui
piani di studio che gli aspiranti
docenti devono seguire per
essere abilitati all'attività didattica di sostegno.
Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didatti-
co e negli istituti di scuola
secondaria di primo e secondo
grado. I membri di questi gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate
per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per
quanto riguarda la valutazione
dello studente, l'articolo 16 stabilisce che nel piano educativo
individualizzato devono essere
indicati per quali discipline
siano stati usati criteri didattici
particolari, e le eventuali attività
integrative e di sostegno.
Lo stesso articolo si sofferma
poi sugli esami del rendimento
dello studente. Nella scuola
dell'obbligo, si prevedono
prove corrispondenti agli insegnamenti impartiti e in grado di
valutare il progresso dell'alunno
in rapporto al suo livello iniziale. Nella scuola secondaria di
Istruzione e Formazione
secondo grado, sono consentite prove equipollenti e, nel
caso di quelle scritte, tempi più
lunghi. L'alunno, poi, può contare sulla presenza di assistenti
per l'autonomia e la comunicazione, e può utilizzare gli ausili
necessari. All'università prove
equipollenti, tempi più lunghi e
mezzi tecnici sono consentiti
previa intesa con il docente
della materia d'esame e con
l'ausilio del servizio di tutorato.
Scuola come avvio al lavoro: è
quanto succede in particolare
con la formazione professionale. A questo tema è dedicato
l'articolo 17, che sottolinea
come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in
considerazione le diverse capacità ed esigenze degli alunni
handicappati. Se questi non
possono seguire gli ordinari
metodi di apprendimento,
devono essere garantite loro
attività specifiche, sulla base
anche del piano educativo individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto all’Istruzione
una lingua con pochi grafemi e
fonemi e fra la fonologia e l'ortografia la sovrapposizione è pressoché totale; nell'Inglese, invece,
a fronte di 40 fonemi, vi sono
1.120 grafemi; si tratta perciò una
lingua complessa per chi ha problemi con la lettura. Il disturbo
sembra essere dovuto ad una
neurodiversità, che consente di
leggere e scrivere solo impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere
in maniera automatica, chi ha tale
disturbo si stanca rapidamente,
commette errori, rimane indietro,
non impara.
Occorre pertanto che sia seguito
in modo attento.
Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità
di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi
psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante e con
competenze diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
Centri per l’autismo
Dislessia, strumenti
tecnologici di supporto presto in tutta Italia
alla didattica
Si chiamano "centri per l'autiIn tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia.
Non sono affetti da alcuna patologia, non hanno bisogno di cure
mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano in modo
diverso. In Italia la loro specificità
è stata riconosciuta dalla L.
170/10 e riguarda il 5% della
popolazione scolastica. Ancora
più alta è la percentuale nei Paesi
anglosassoni. La nostra è infatti
smo" e presto ci saranno in ogni
regione italiana: sono una delle
risorse messe in campo dal ministero dell'Istruzione per favorire
l'inclusione scolastica degli
alunni autistici, attraverso il
lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi.
"Al primo sportello aperto a
Vicenza, entro il 31 dicembre se
ne affiancheranno altri 6 o 7 in
altrettante città: Palermo, Bari,
Napoli, Roma, Prato, Bergamo e
Torino si affiancano quelli di
Palermo, Roma e Torino. A partuire da gennaio, tutti gli altri",
annuncia Giovanna Boda,
responsabile della Direzione
generale dello studente del
Miur.
Obiettivo di questi sportelli è
favorire la condivisione delle
conoscenze e delle buone pratiche in materia di autismo, a
partire dalle esperienze maturate dagli insegnanti e a favore di
altri docenti, ma anche studenti
e famiglie.
"Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano gli
insegnanti stessi - spiega Boda Sembra un gioco di parole, ma
è così: il tutoraggio tra insegnanti è una risorsa preziosa e
da valorizzare. Ed è una delle
risposte che diamo ai problemi
della scuola in materia di inclusione: non può essere certo
l'unica, ma è indubbiamente un
buon punto di partenza".
Ma come funziona, praticamente, uno sportello autismo? Un
gruppo di insegnanti con una
particolare esperienza e conoscenza sull'autismo fa capo ad
un Cts (Centro Territoriale di
Supporto all'handicap), aggiungendosi al gruppo di due o tre
operatori specializzati che già
prestano lì servizio. Ciascuno di
loro si rende disponibile per un
certo numero di ore a settimana
o al mese. Quando giunge una
richiesta di aiuto da una scuola,
perché un collega ha difficoltà a
gestire una situazione problematica, due insegnanti del centro si recano lì, affiancano il
docente, svolgono insieme
un'osservazione sistematica e
individuano soluzioni operative
molto semplici e mirate.
Rimangono poi in contatto con
il collega, assistendolo con consulenze e, se necessario, ritornando
sul
posto.
Successivamente, l'attività di
sportello potrà rivolgersi anche
alle famiglie, divenendo un
punto di riferimento e di raccordo per la scuola, i genitori e
i servizi socio-sanitari. In altri
termini, l'obiettivo è creare, in
ogni regione, "pool" di insegnanti specializzati nell'autismo,
che possano divenire punto di
riferimento per i colleghi o le
scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati.
Lo sportello di Vicenza. Mentre
si lavora per diffondere in tutta
Italia l'esperienza dei centri per
l'autismo, il primo nato, quello
di Vicenza, registra risultati incoraggianti: coinvolge come operatori una ventina di insegnanti
e offre consulenza a circa 80
consigli di classe, corrispondenti ad oltre il 30% del totale degli
alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio. Lo sportello ha costi molto
contenuti (qualche migliaia di
euro l'anno), tutti coperti con
fondi ordinari.
La storia inizia con i Cts.
L'esperienza degli sportelli
nasce all'interno di quella dei
Centri territoriali di supporto
(Cts), nati nel 2006 con il progetto "Nuove tecnologie e disabilità": oggi questi centri sono
106, hanno una diffusione a
livello provinciale e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Ciascuno di essi ha ricevuto, lo scorso nano, un finanziamento di circa 11 mila euro
Hanno sede presso scuole polo
e vi operano, in media, due
docenti specializzati nel campo
delle nuove tecnologie per la
didattica inclusiva. Obiettivo
generale dei Cts è la creazione
di una rete territoriale permanente, che consenta di raccogliere e diffondere le conoscenze e le risorse per la didattica
inclusiva attraverso le nuove
tecnologie. I Cts, inoltre, promuovono iniziative di formazione sull'uso corretto delle tecnologie rivolte gli insegnanti e agli
altri operatori scolastici, ai genitori e agli stessi alunni disabili.
(Fonte: www.superabile.it)
24
Istruzione e Formazione
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è
un momento importante nel
quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita di
classe senza esserne separati,
abituarsi a condividere attività
ludiche e formative con i compagni con disabilità, è il modo
più naturale di crescere con la
consapevolezza che la diversità
fa parte della vita. Fanno parte
di questi momenti anche le gite
scolastiche, piccoli eventi che
nel vissuto della classe danno la
possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori dell’aula scolastica. Considerato ciò, va detto
che talvolta succede che proprio le gite scolastiche siano
gravate di problemi di gestione
pratica dell’alunno disabile, tali
da impedirgli di prendere parte
a questo importante momento
formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta,
pur di non far perdere al figlio
l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola.
Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità, quanto alle
gite scolastiche? Cosa deve
garantire la scuola in merito a
questo importante momento
relazionale dell’alunno e di
tutta la classe? E’ necessario
Diritto all’Istruzione
che lo studente sia accompagnato da un famigliare?
L’eventuale costo aggiuntivo
per il suo trasporto è a carico
dell’intera classe? Su questo
torna utile un approfondimento
del servizio legale della Ledha Lega per i diritti delle persone
con disabilità-, che proprio su
questo mette in chiaro alcuni
elementi. In primis l’appello
all'art. 3 della Costituzione
Italiana e del principio di integrazione scolastica, ribadendo
il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di
istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli altri compagni, sulla base del principio di
uguaglianza. Come fare, quindi,
a garantire parità di diritti a tutti
gli studenti, anche nel corso
della
gita
scolastica?
Innanzitutto partendo da una
organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle
difficoltà dell’alunno con disabilità. Ricordiamo infatti che è la
singola scuola a decidere circa
le gite d’istruzione, quindi sarà
necessaria una seria valutazione
circa il luogo da visitare, ma
anche il trasporto da utilizzarsi,
il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi.
E’ quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di
tutti gli accorgimenti necessari
(c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con
25
handicap possa partecipare al
viaggio d’istruzione. Se così non
fosse, si entrerebbe in contrasto con l’articolo 2 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone disabili, configurandosi come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo
subito che, come ricordato dal
testo di Ledha, la scuola non
può in alcun caso subordinare il
diritto di partecipazione di un
alunno con disabilità alla pre-
senza di un suo familiare che lo
accompagni. Questo significa
che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad
accompagnare l’alunno. Può
essere un familiare, ma non è
obbligatorio. Spetta infatti agli
organi collegiali della scuola
designare un accompagnatore
qualificato che può essere un
qualunque membro della
comunità scolastica (docenti,
personale ausiliario, o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Sostegno: quando e
come richiederlo
E’ infatti sempre compito della
scuola presentare richiesta di
personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili,
individuando le ore necessarie
per ciascun allievo. In caso di
nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo consenso formale
da parte dei genitori, tale richiesta sarà attivata quantificando le
ore in base alla diagnosi presentata dalla famiglia ed alle indicazioni contenute in essa. In caso
di allievi già certificati in precedenza, essa si baserà sulla documentazione già acquisita e, se vi
è stato rinnovo, terrà conto
delle indicazioni fornite dalla
diagnosi più recente. In questi
ultimi casi, nella stesura di tale
richiesta, gli insegnanti forniscono indicazioni utili sulla classe di
appartenenza, sulle difficoltà
dell’alunno e sui percorsi di
integrazione attivati, in modo
da individuare le ore di sostegno necessarie. Sarà poi compito del dirigente scolastico inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo agli uffici
scolastici di competenza.
Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in
ritardo, se vi sono nuovi iscritti,
se cambia il numero delle classi
o vi sono modifiche nella diagnosi? Dopo la fine delle lezio-
Diritto all’Istruzione
ni, di solito a luglio, la scuola
può eventualmente presentare
una rinnovata richiesta di risorse all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già assegnate complessivamente.
Essa dev’essere motivata, indicando il cambiamento dei dati
presentati nella prima fase. In
questi casi, l’amministrazione
valuta le richieste sulla base del
contingente provinciale di cui
dispone e assegna eventualmente ulteriori risorse di sostegno. Come orientarsi nel caso in
cui le ore di sostegno assegnate
siano infine non sufficienti? Le
norme hanno nel tempo individuato diversi parametri cui attenersi, fino all’assegnazione
media di un insegnante ogni
due alunni. Oggi questo criterio
non è sempre rispettato,
soprattutto nei casi di disabilità
di grado lieve o medio. La Corte
Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non rispondente
all’esercizio del diritto allo studio per gli alunni con disabilità
di particolare rilievo e, pertanto, ha stabilito il diritto all’assegnazione di ore in deroga. Negli
ultimi anni, pertanto, sono state
numerose le famiglie che hanno
scelto di rivolgersi ai tribunali
amministrativi per ottenere o
riottenere le ore di sostegno
non assegnate. I tribunali si
sono in tutti casi pronunciati
accogliendo le loro richieste e,
26
pertanto, le diverse circolari
sugli organici che si sono susseguite, si sono ormai adeguate a
tale disposizione.
Al momento, pertanto, gli allievi con grave disabilità hanno
diritto all’assegnazione di un
docente per tutte le ore del
suo servizio che, ricordiamo,
sono
25
nella
Scuola
dell’Infanzia, 22 nella Scuola
Primaria e 18 nella Scuola
Secondaria.
(Fonte: www.disabili.com)
Universitari con
disabilità, 10.000
in più in dieci anni
Da 4.816 a 14.171: è una vera e
propria impennata, la crescita del
numero di studenti iscritti alle università italiane dal 2000/2001 al
2010/2011: il dato arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferito alcuni mesi fa, in occasione del
seminario nazionale sull'inclusione
scolastica. Un dato che non compare nelle rilevazioni ufficiale degli
iscritti all'università, in cui da alcuni
anni la variabile disabilità non è
compresa. Sarebbero comunque
in costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano alle
porte egli atenei: merito soprattutto della legge 17/1999, che impone
alle università di adottare un
approccio di tipo sistematico in
materia di integrazione e supporto
agli studenti disabili, garantendo
sussidi tecnici e didattici specifici,
tutorato specializzato, un docente
delegato dal rettore per funzioni di
coordinamento, monitoraggio e
supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami
universitari. In base a questi criteri,
secondo una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le migliori
università italiane per studenti disabili sono il Politecnico di Milano, il
Politecnico di Torino e l'Università di
Modena e Reggio Emilia. Agli ultimi
posti, tre atenei del Sud: l'Università
Parthenope e l'Orientale (entrambe
di Napoli) e l'Università del Salento.
La valutazione è stata fatta sulla
base dei dati Miur, Almalaurea,
Stella e Istat. A guidare la classifica,
è quindi il Politecnico di Milano,
dove è stato costituito un gruppo
di lavoro composto da professionisti capaci di intervenire in ogni
momento del percorso formativo,
offrendo agli studenti in situazioni
di disabilità supporto personalizzato e servizi tecnici e didattici. Nelle
graduatorie annuali per l'assegnazione di alloggi, viene inoltre riconosciuta una priorità agli studenti
con invalidità non inferiore al 66%,
i quali sono anche esonerati dalla
tassa d'iscrizione e dai contributi
universitari. Al secondo posto, c'è il
Politecnico di Torino, seguito
dall'Università di Modena e Reggio
Emilia. Maglia nera invece per le università di Napoli (Partenope e
l'Orientale) e del Salento, dove i
servizi di accoglienza e tutoraggio
per gli studenti disabili faticano a
decollare.
Le buone prassi e le esperienze
innovative, tuttavia, si stanno diffondendo nei singoli atenei, su tutto il
territorio nazionale.
(Fonte: www.superabile.it)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così.
Per assistenza s’intende una
rete di interventi che, utilizzati
anche in modo integrato tra
loro, siano di suppor to ad
un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a
causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni
di svantaggio.
Con il termine assistenza sociale
ci si riferisce, quindi, all’insieme
delle attività e dei servizi volti a
prevenire o ridurre situazioni di
bisogno connesse all’età, a stati
di svantaggio fisico e psichico o
ad altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare un’effettiva integrazione
delle persone handicappate nel
quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture
residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi
di accompagnamento in sedi
informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e
educativi, ecc.), interventi per
particolari situazioni di disagio
economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione
alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma. Mentre si discute di
prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento,
mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età
media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente
alzandosi, grazie anche alle
sempre maggiori conoscenze in
campo medico e riabilitativo.
In una cultura contadina e in un
sistema di famiglie patriarcali,
c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio
ad una civiltà industriale e
postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o comunque difficile, imponendo per
questi casi soluzioni “sociali”.
Se in passato, per molti giovani
disabili giunti all’età adulta, la
scelta dell’istituzione chiusa, del
manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente
obbligata, oggi la battaglia per
la deistituzionalizzazione dà i
suoi frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi.
La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita
della realtà e dei soggetti sui
quali si va ad incidere, sono
elementi fondamentali di un
approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario
Nazionale dovrebbero adottare come schema di riferimento
per una politica corretta in
tema di handicap. L'intervento
personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso
educativo finalizzato al raggiungimento di una ragionevole
autonomia, sono delle linee di
tendenza valide in assoluto, e
propedeutiche, in ogni caso,
27
alla programmazione e alla
gestione della vita nell’età adulta. La svolta nella politica dell'handicap può venire solo dalla
formazione, dall'educazione,
dall'informazione dell'opinione
pubblica, da una strategia corretta e mirata che non può
cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per
gradi, con un processo di maturazione dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap
consolidatosi nel decennio
precedente (scuole speciali,
laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene messo in
discussione e violentemente
attaccato.
Parallelo e separato rispetto al
circuito per la “normalità”, tale
sistema di servizi viene contestato in nome di una concezione della riabilitazione che non
punta più sul versante igienicosanitario, ma su quello sociale:
quello che conta è la socializzazione che ha come mezzo
principale, e come fine, l’inserimento nei luoghi e nelle istituzioni della vita quotidiana, luoghi e istituzioni che devono
cambiare sotto il profilo delle
strutture come della cultura per
adattarsi e accogliere chi fino a
quel momento era stato escluso in quanto ritenuto e vissuto
come “diverso”. Inizialmente
tali centri hanno faticato a trovare un nome: centro gravi,
centro diurno, centro medico
sociale, centro socioriabilitativo
e tante altre etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo
hanno assunto, pur nella originalità di ciascuno, alcuni punti
di continuità. Attualmente i
centri diurni sono strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore diurne
soggetti handicappati mediogravi in età post-scolare, allorché si ritiene superata la fase
evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e
pertanto abbiano bisogno di
continua assistenza e per i quali
non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o
"protetto"; nei centri diurni
sono, quindi, ammessi i soggetti con disabilità tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali
siano stati esperiti tutti gli interventi di tipo riabilitativosanitario e psico- sociale atti a garantire un reale inserimento in
strutture rivolte alla generalità
Politiche sociali
Protezione Sociale
delle persone. In esse si cerca
di assicurare il proseguimento
dell'iter socio - riabilitativo,
attraverso un insieme organico
di attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato.
Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”,
l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet
tiva di una progressiva e
costante socializzazione per
sviluppare, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi, le
capacità residue e di operare al
massimo per il mantenimento
dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non
diventi meta definitiva per chi vi
entra; aperta, affinché tutta la
vita non si esaurisca all’interno,
ma si ricerchino le forme possibili di esperienze e di collegamento esterni; è, infine, una
struttura di appoggio alla vita
familiare
particolarmente
necessaria per consentire di
mantenere al proprio interno la
persona handicappata.
Tali strutture devono essere
dotate di diverse figure professionali stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi
tutelari, infermieri, medici, che
concorrono, nell’ambito delle
proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella loro globalità, avendo come momento unificante delle loro specifiche
prestazioni il progetto mirato e
personalizzato. Per esigenze
diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di altri servizi del
territorio. Le prestazioni socio-
educative- assistenziali sono
assicurate dagli educatori i
quali, nel rispetto del principio
dell’individualizzazione
del
processo educativo, orientano
i loro interventi a raggiungere
un più adeguato rappor to
della persona handicappata
con se stessa, con gli altri e con
l’ambiente, e ad acquisire, per
quanto ad ognuno è possibile,
compor tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i
giorni. L’azione educativa deve
coinvolgere anche il nucleo
familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte
attiva nel realizzarlo.
Si possono individuare più aree
in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfare i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al
mantenimento e allo sviluppo
delle capacità residue e
potenziali dell’utente nell’autonomia personale;
- attività educative con significato prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato prevalentemente occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori,
il numero degli utenti non
dovrebbe superare le 20 unità.
Così come si è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il sog-
28
getto handicappato nel suo
contesto socio- ambientale.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Babuska - Il nuovo
mondo dell'assistenza
domiciliare
Nasce da un progetto LaTo
Verde, associazione non profit
toscana fondata da Laura Togni,
un'idea pratica ed originale per
aiutare tutti coloro che, per se
stessi o per un familiare, devono avere a che fare con la ricerca di qualcuno che si occupi di
assisterli a domicilio.
Babuska.it è infatti il nuovo portale che vuole fare da connettore tra coloro che cercano un
assistenza domestica e le
badanti in cerca di un impiego.
Oltre a questo Babuska fornisce, sempre completamente
gratis, informazioni, notizie,
consigli, riferimenti legislativi e
legali nel delicato settore dell'assistenza domiciliare.
Il contesto tutto italiano in cui è
nato il portale, è quello di un
paese in cui le persone bisognose di cura e sostegno sono in
aumento, mentre diminuisce la
possibilità dei familiari di prendersi direttamente cura dei propri cari. Nel nostro paese è infatti in crescita la percentuale di
popolazione non completamente autosufficiente per motivi legati a stati di malattia, anzianità o
handicap, in un contesto sociale
in cui, il contemporaneo aumento delle famiglie monofamiliari,
porta a dover delegare la cura di
persone care che possono avere
queste difficoltà di autosufficienza temporanee o permanenti. Di
fronte a questo fenomeno il settore dell'assistenza domiciliare in
Italia si presenta ancora frammentato e destrutturato.
Babuska nasce dall'incontro tra
l'idea di LaTo Verde e le competenze della software house
bolognese CreativeIT, con
l'obiettivo di mettere a disposizione uno strumento specializzato, avanzato, di facile accesso ed utilizzo, consultabile
direttamente ed in autonomia,
in qualsiasi momento e luogo.
Politiche sociali
Protezione Sociale
Mission del portale è infatti quella di applicare metodo e pratica
manageriale ad un progetto che
ha l'ambizione di contribuire
socialmente in modo importante
questo modo, la ricerca di personale adatto alle proprie
necessità diventa più agile e
mirata ed al contempo è possibile offre un servizio a coloro
che cercano lavoro come
badanti.
Per informazioni:
www.babuska.it
(Fonte: www.disabili.com)
Per una disabilità
sostenibile
in un ambito dove il margine di
miglioramento è sicuramente di
rilievo.
Babuska.it non è soltanto un
sito, ma un nuovo mondo dove
s'incontrano domanda ed offerta di lavoro per l'assistenza
domiciliare in Italia, il tutto completamente gratuito. Il portale è
aperto alle famiglie per una facile registrazione con possibilità
di specificare il tipo di prestazione ricercata e a badanti che
possono, non soltanto registrarsi per rispondere a offerte di
impiego, ma anche seguire tutte
le novità e le informazioni
importanti del settore.
È inoltre realizzato con un sistema avanzato di programmazione e si avvale delle funzionalità
tipiche dei siti più diffusi come,
ad esempio, la messaggistica
interna, moduli di registrazione
pratici e veloci, un'interfaccia
gradevole ed intuitiva e un
potente motore di ricerca interno, myBabuska, che permette
di selezionare profili che
rispondono ai propri criteri di
ricerca attingendo da un database di informazioni chiare,
confrontabili, dettagliate ed
essenziali allo stesso tempo. In
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo,
legata a menomazioni fisiche
e/o mentali. Per tale motivo le
persone con disabilità sono
state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo
socio-economico basato su criteri di “normalità”.
A partire dalle prime riflessioni
sociologiche degli anni 60 e
grazie alle spinte innovative dei
movimenti organizzati delle
persone disabili il rapporto fra
società e disabilità ha subìto
una rimodulazione progressiva.
Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale,
che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di
valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita
sociale.
Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta
un’eccellenza solo in pochi
campi.
L’Italia rimane agli ultimi posti tra
i Paesi europei per risorse desti-
29
nate alla tutela e all’inclusione
sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro
pro-capite annui contro i 531
della media europea, ben lontani dai 754 del Regno Unito.
Al di là del dato economico
puro, lo stato delle condizioni
di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è dato dai
livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli ambienti di vita
e dalla fruibilità dei servizi che,
come mostrano le indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee.
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
Disabilità e Lavoro
in Italia
Il tema dell’integrazione lavorativa delle persone disabili rappresenta al riguardo un caso verosimilmente paradigmatico. Se
infatti da un lato l’inserimento
lavorativo nel mercato aperto è
stato sinora visto come una priorità e uno degli strumenti essenziali per l’inclusione sociale delle
persone disabili, sia a livello di
singoli paesi che di organizzazioni sovranazionali (Unione europea, OECD, ILO ecc.), dall’altro
l’evoluzione delle dinamiche
produttive, sotto la spinta della
globalizzazione, ha favorito progressivamente l’emergere di una
diffusa consapevolezza circa i
rischi e le difficoltà insiti nell’identificazione di questa stessa
integrazione lavorativa con il
modello classico del lavoro fisso
full time, tipico del breadwinner
maschio (e magari bianco, sposato ecc.), spina dorsale produttiva della società industriale,
almeno fino agli anni Sessanta
(Abberley, 1999). Avendo come
obiettivo un modello esclusivo
di integrazione lavorativa stan-
dard, si finisce con il ricadere nel
paradosso dell’impacchettamento: una definizione ideologica,
non tematizzata, di ciò che è o
non è disabilità non può che
aggravare la dimensione della
segregazione e quindi dell’esclusione che si vuole combattere.
Come si è già avuto modo di
argomentare (Checcucci, 2006),
quelle che il modello sociale
definisce barriere disabilitanti
finiscono anche in questo caso
per interagire con la valutazione
che la singola persona compie
circa l’ammontare delle proprie
risorse, considerate sia in termini
di capitale individuale (istruzione, condizioni di salute ecc.), sia
di capitale sociale disponibile
(familiare ed extrafamiliare). Se
l’investimento giudicato necessario per raggiungere un livello
per definizione irraggiungibile di
prestazione lavorativa standard
verrà giudicato dal soggetto
eccessivo, egli tenderà ad
autoescludersi, al fine di evitare
più elevati livelli di frustrazione,
in caso di fallimento. Il risultato,
quello che Boudon chiama effetto di amplificazione, sarà la
segregazione delle persone interessate (Boudon, 1980, pp. 100108). Sul versante delle organizzazioni produttive, considerato
l’investimento aggiuntivo richiesto dall’inserimento di un lavoratore disabile, sembra ragionevole aspettarsi che il datore di lavoro, pubblico o privato che sia a
parità di altre condizioni, tenda
a preferire candidati che non
lascino intravedere gli stessi livelli di rischio e rigidità nell’ambito
delle relazioni organizzative
(Checcucci, 2006).
(Fonte: www.isfol.it)
Diritto alla salute
Salute
On line la guida ai
diritti e alle
prestazioni sanitarie
e socio sanitarie
Un breve opuscolo per orientarsi rispetto al proprio diritto
alla salute, per quanto riguarda
l’accesso alle cure e alle prestazioni socio sanitarie, anche di
tipo residenziale.
"La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. L’articolo 32 della
Costituzione Italiana pone quindi la salute tra i diritti fondamentali, diritto erogato attraverso l’assistenza del Servizio
Sanitario Nazionale, per tramite
delle Regioni e delle Aziende
sanitarie locali. Diritti, appunto,
che però talvolta i cittadini non
conoscono, e che per questo
possono incontrare difficoltà
difficoltà nell’accesso alle cure
e alle prestazioni socio sanitarie, anche di tipo residenziale.
E’ il caso ad esempio di famiglie
con persone anziane o non
autosufficienti che, una volta
dimesse dall’ospedale, non
sanno come orientarsi per far sì
che il diritto alle cure sia garantito al loro congiunto nelle
forme previste dalla legge
(ricordiamo che la cura può
avvenire a casa, in ospedale, in
strutture di riabilitazione e lungodegenza o in residenze sanitarie non ospedaliere o sociosanitarie come le RSA anziani).
Per fare luce su ciò che spetta
di diritto ai cittadini, è stata
aggiornata la Guida ai diritti e
alle prestazioni sanitarie e
sociosanitarie redatta da un
gruppo di associazioni di volontariato della regione Marche.
L’opuscolo contiene le normative nazionali e regionali che
regolamentano l’organizzazione e la modalità di erogazione
degli interventi, che possono
aiutare a orientarsi.
LEGGI E SALUTE - L’opuscolo
parte dalla legislazione italiana,
ricordando che dagli anni 50 lo
Stato garantisce la cura di
malattie croniche e acute.
Si riporta uno stralcio della
legge 4 agosto 1955, n. 692 che
cita: «l’assistenza sanitaria deve
essere fornita, indipendentemente dalla sua durata, alle persone colpite da malattie specifiche della vecchiaia» e successivamente altre norme: Decreto
del Ministri del lavoro del 21
febbraio 1956; Legge 12 febbraio 1968 n. 132, articolo 29;
legge 13 maggio 1978, n. 180.
Si sottolinea, nell’opuscolo, che
la legge 23 dicembre 1978, specifica che le ASL sono obbligate
a provvedere alla «tutela della
salute degli anziani, anche al
fine di prevenire e di rimuovere
le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Le prestazioni devono
essere fornite agli anziani, come
a tutti gli altri cittadini, qualunque siano «le cause, la fenomenologia e la durata» delle malattie. La legge finanziaria 2003,
all’articolo 54, ha confermato i
livelli essenziali di assistenza
indicati dal Decreto del
Presidente del Consiglio dei
Ministri 29 novembre 2001, rilevando al comma 2 che “Le prestazioni riconducibili ai suddetti
livelli di assistenza e garantite
dal Servizio sanitario nazionale
sono quelle individuate dall’allegato 1” ovvero anche gli interventi di riabilitazione e di lungo
degenza, nonché quelli relativi
30
alle attività sanitarie e socio
sanitarie rivolte alle persone
anziane non autosufficienti.
DIMISSIONI E CONTINUITA’ DELLE
CURE – Ricordando il diritto alle
cure che possono essere erogate non solo in strutture ospedaliere, nell’opuscolo ci si sofferma sul caso di dimissioni dall’ospedale di persone non
autosufficienti, raccomandando
di valutare con attenzione soprattutto nel caso di instabilità clinica, malattie croniche o
invalidanti – le proposte formulate dalla struttura ospedaliera
per garantire la continuità di
cura al malato. Segnala l’opuscolo che “nel caso in cui venga
proposto il rientro al domicilio
o in strutture residenziali sociali
o sociosanitarie ritenute inadeguate a garantire le cure necessarie (strutture che in tutto o in
parte chiedono il pagamento
della retta di degenza) (…) ci si
può opporre alle dimissioni o al
trasferimento in altra struttura
che appaia chiaramente inadeguata. Se l’ospedale o la casa di
cura convenzionata insiste, ci si
può opporre inviando ai
responsabili sanitari una lettera
raccomandata”. La guida illustra
poi le differenze tra ricovero
ospedaliero in riabilitazione e
lungodegenza (quelle, per
intenderci, per la fase post
acuta della malattia) – le quali
possono essere pubbliche o
private – e strutture residenziali extraospedialiere sanitarie e
sociosanitarie, sanitarie assistenziali e residenze protette.
Su queste si specifica la regolamentazione per quanto riguarda il pagamento della retta.
Per informazioni: www.grusol.it
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute dei
disabili: una Carta
La cooperativa sociale "Spes
contra spem" ha redatto una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale. Il Policlinico Gemelli di
Roma è stato il primo in Italia ad
adottarla.
Da un'esperienza vissuta, da una
storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carattere universale.
Da un caso di malasanità, o
meglio di Sanità che non riesce a
tenere in considerazione le
necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che deve essere garantito a tutti per un principio di giustizia, come sancito
dalla Costituzione italiana. 2
milioni e 600 mila persone. Il 4,8
per cento della popolazione.
Sono gli italiani con disabilità
che, secondo l'Istat, vivono in
famiglia. 190 mila sono invece le
persone ricoverate in istituto.
Quasi la metà di loro ha più di 80
anni, ma i nosocomi italiani non
prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale
il doppio delle volte delle persone senza disabilità.
Eppure un ospedale a misura di
disabile sarebbe un ospedale
aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di
ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la
cooperativa sociale "Spes contra
spem" nella redazione di una
Diritto alla salute
Salute
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale, che per la prima volta
è stata adottata in Italia dal
Policlinico universitario Gemelli
di Roma.
(Fonte: www.famigliacristiana.it)
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili vanno
in ospedale il doppio delle
volte rispetto a quelle senza
disabilità, ma i nosocomi italiani,
tranne iniziative isolate, non
prevedono percorsi di cura
personalizzati. Secondo i più
recenti dati Istat, il 24,2% delle
persone disabili effettuano
almeno un esame diagnostico
contro l'11,3% dei non disabili.
E il 46% ha fatto una visita specialistica a fronte del 23% dei
non disabili. La mancanza di
percorsi di cura ad hoc rende
più difficile diagnosticare le
malattie, con gravi conseguenze
sulla salute e sulla qualità della
vita di queste persone che in
Italia rappresentano il 4,8%
della popolazione (cioè sono
circa 2 milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone
con disabilità il pieno diritto alle
cure ospedaliere e rendere le
strutture sanitarie adeguate alle
loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima
Carta dei diritti delle persone
con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale
Spes Contra Spem e adottata
per la prima volta in Italia dal
Policlinico
Gemelli
dell'Università Cattolica di
Roma, dove è stata presentata il
7 marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce
dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi
dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo
aiutare il sistema sanitario
nazionale a fornire le giuste e
concrete risposte per tutte le
persone
con
disabilità.
Auspichiamo che questa Carta
venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttura sanitaria deve essere in
grado di predisporre misure e
percorsi che siano a misura di
disabili». Il documento è stato
sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish,
Duchenne parent project,
Sibilings, ABC-Bambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione persone Down e Disabili visivi) che
hanno aderito all'iniziativa e ha
ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della
Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati
all’accesso in ospedale, agli
standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti dei
servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la
consapevolezza dei maggiori
bisogni di mediazione, empatia,
privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di
disabilità e malattia, guarda alla
necessità della formazione del
personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili
rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa
sugli stessi diritti formulati nella
Carta europea dei diritti del
malato per sottolineare che
non esistono diritti speciali per
le persone con disabilità, ma
che le loro limitazioni hanno
bisogno di strumenti e percorsi
adeguati per essere rimosse.
«Nello spirito della convenzione
Onu - chiosa Nicola Panocchia,
medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi
diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il
riconoscimento di un diritto,
quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei
fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità.
Un diritto che deve essere
garantito, per un principio di
giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di
disabile è un ospedale a misura
di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
31
Il Punto Unico di
Accesso (PUA)
ll Punto Unico di Accesso (PUA)
fornisce informazioni e raccoglie
segnalazioni di necessità di assistenza sanitaria o sociale per
disabili o non autosufficienti.
Il Servizio sanitario nazionale
assicura l’assistenza sanitaria e
socio sanitaria alle persone con
disabilità, fragilità e non autosufficienza. Quando le condizioni cliniche del soggetto lo
permettono e il nucleo familiare
può garantire adeguata disponibilità di presenza e comfort
ambientale, le cure sono offerte
prioritariamente a domicilio; in
alternativa, gli assistiti sono
ospitati in strutture residenziali
o semiresidenziali, accreditate
dal Servizio sanitario regionale
per l’erogazione delle prestazioni di cui hanno bisogno.
Questo tipo di assistenza è, il
più delle volte, integrata con
prestazioni sociali.
Disabilità e non autosufficienza
sono le definizioni più comuni
per indicare la condizione delle
persone che presentano gravi
difficoltà a interagire con il proprio ambiente a causa della
perdita permanente, totale o
parziale, delle abilità fisiche,
psichiche, sensoriali, cognitive o
relazionali necessarie a svolgere
le azioni essenziali della vita
quotidiana senza l’aiuto di altri.
Con il termine di “fragilità” si
definisce una condizione di
salute instabile e precaria,
anche per la presenza di più
patologie, che può rapidamente deteriorarsi a causa di eventi
stressanti, fisici o psicologici e
trasformarsi in non autosufficienza.
PUNTO UNICO DI
ACCESSO (PUA)
L’assistenza alle persone disabili
e non autosufficienti ha subìto
negli ultimi tempi una evoluzione che si è concretizzata nel
passaggio dal “curare” al “prendersi cura” della persona, nella
complessità e globalità dei suoi
bisogni, con un'attenzione particolare anche alla famiglia e al
contesto sociale di riferimento.
È nato così il Punto Unico di
Accesso (PUA), in alcune
Regioni è chiamato anche Punto
Unico di Accesso Socio
Sanitario (PUASS), che può
essere collocato presso il
Distretto sanitario oppure in
locali messi a disposizione dal
Comune (ex Segretariato sociale), ed è il luogo a cui ogni cittadino può rivolgersi per ottenere qualsiasi informazione
relativa alle prestazioni sanitarie
erogate dalla Asl e ai servizi
sociali erogati dal Comune, o
per segnalare la necessità di
assistenza sanitaria e/o sociale.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri. E' questo
quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli
ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità
prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che
l'ammalato sente con una
urgenza di poco inferiore a
quella della cura. In sostanza,
riportare al centro il paziente,
così come è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una
ricerca che ha rilevato la qualità
dei servizi di accoglienza delle
strutture ospedaliere italiane,
Diritto alla salute
Salute
pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione
Civica
di
Cittadinanzattiva, che hanno
portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la
valutazione e il miglioramento
della qualità dei servizi sanitari,
era quello di valutare la situazione attuale nel panorama
nazionale, per poi declinare il
concetto di "empowerment
organizzativo" per quello che
concerne la partecipazione dei
cittadini a un processo di cambiamento. La ricerca, pubblicata nel numero 32 di Monitor, la
rivista di Agenas, evidenzia subito la disomogeneità tra struttura
e struttura, con differenze da
zone e zone, pur confermando
valutazioni mediamente positive. Scopriamo quindi - o ne
abbiamo la conferma - che il
nostro paese presenta una condizione molto differenziata,
quanto a umanizzazione delle
strutture di ricovero. La ricerca
ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane,
per lo più ospedali pubblici, e si
è servita di 110 organizzazioni
di cittadini per la rilevazione,
tramite questionario, del livello
di qualità e umanizzazione dei
servizi, dando un voto da 1 a 10
rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e
alla specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni,
semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica,
vivibilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso
alle prestazioni , 8,26 per
l'orientamento e segnaletica dei
percorsi. Ma i punti deboli non
mancano. Ad esempio, per ciò
che riguarda il basilare rapporto
col paziente, per il quale gli
intervistati hanno indicato in
media appena la sufficienza;
malissimo per ciò che concerne
il rispetto delle specificità linguistiche (4,62) e poco meglio per
le esigenze di culto (6,12).
Insufficiente la semplificazione
di uno dei processi più importanti, come quello delle modali-
32
tà di prenotazione, per le quali
il voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21,
poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il
divario tra le "eccellenze" - con
strutture che, ad esempio alla
voce "accessibilità fisica…"
hanno raggiunto un 8,7 - e altre,
piombate a un impietoso 3,6.
Un dato su cui sembra utile soffermarsi, quello del fattore di
"Cura della relazione con il
paziente e con il cittadino". Si
potrebbe dire l'abc, il rapporto
umano. Ebbene, in questo caso
il voto medio è stato poco più
che sufficiente (6,89), con picchi degli estremi che vanno da
10 a 2,1. Interessante notare
come la valutazione più alta
all'interno di questa categoria
se la sia aggiudicata la voce
"assunzione di impegni nei confronti del cittadino", mentre la
maggiore carenza sia proprio al
punto "accoglienza e contatto
col cittadino". Ora, al di là dei
dati, la cosa su cui concentrarsi
è senz'altro la promozione del
cittadino come soggetto attivo
in questo processo di valutazione. Un cittadino che, esprimendosi, diventa parte attiva di
quella cittadinanza che è destinataria e al contempo motore
principale dei processi di orga-
nizzazione e mobilitazione volti
alla messa in atto di azioni strategie differenziate per il bene
comune.
(Fonte: www.disabili.com)
Animali terapeuti
Il termine pet therapy indica una
serie complessa di utilizzi del
rapporto uomo-animale in
campo medico e psicologico.
Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune
categorie di malati e di disabili
fisici e psichici il contatto con un
animale può aiutare a soddisfare
certi bisogni (affetto, sicurezza,
relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste
persone possono aver perduto.
La soddisfazione di tali bisogni,
necessaria per il mantenimento
di un buon equilibrio psico-fisico, è uno degli scopi della pet
therapy che offre, attraverso
alcune Attività Assistite dagli
Animali (AAA), soprattutto quelli detti d'affezione o da compagnia, cui si riferisce il termine pet
nella lingua inglese, una possibilità in più per migliorare la qualità
della vita e dei rapporti umani.
La pet therapy può anche contribuire, affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali, al miglioramento dello
stato di salute di chi si trova in
particolari condizioni di disagio,
attraverso Terapie Assistite dagli
Animali (TAA), interventi mirati a
favorire il raggiungimento di funzioni fisiche, sociali, emotive e/o
cognitive.
È stato infatti rilevato da studi
condotti già negli scorsi decenni
Diritto alla salute
Salute
e oggi comprovati da sempre
più numerose esperienze, che il
contatto con un animale, oltre a
garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offrendo
spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l'occasione, cioè,
di interagire con gli altri per
mezzo suo. Può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di
conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o
anziani, ma anche per chi soffre
di alcune forme di disabilità e di
ritardo mentale e per pazienti
psichiatrici. Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio
dalla vicinanza di un animale: è
stato, infatti, dimostrato che
accarezzare un animale, oltre
ad aumentare la coscienza della
propria corporalità, essenziale
nello sviluppo della personalità,
interviene anche nella riduzione
della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.
Che si tratti di un coniglio, di un
cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di
programmi di pet therapy, la
sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a
contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di
relazioni affettive e canali di
comunicazione privilegiati con il
paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli
più accettabile il disagio di cui è
portatore.
I bambini ricoverati in ospedale,
ad esempio, soffrono spesso di
depressione, con disturbi del
comportamento, del sonno,
dell'appetito e dell'enuresi
dovuti ai sentimenti di ansia,
paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di salute,
e dal fatto di essere costretti al
ricovero, lontani dai loro familiari, dalla loro casa, dalle loro
abitudini. Alcune recenti esperienze, condotte in Italia su
bambini ricoverati in reparti
pediatrici nei quali si è svolto un
programma di Attività Assistite
dagli Animali, dimostrano che la
gioia e la curiosità manifestate
dai piccoli pazienti durante gli
incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di
disagio dovuti alla degenza,
tanto da rendere più sereno il
loro approccio con le terapie e
con il personale sanitario. Le
attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo
33
stimolo degli animali, il dare
loro da mangiare, il prenderli in
braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire
i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere
durante il periodo più o meno
lungo di degenza, migliorare,
cioè la qualità della loro vita in
quella particolare contingenza.
Altre esperienze di Attività
Assistite dagli Animali riguardano anziani ospiti di case di riposo. Si è osservato che a periodi
di convivenza con animali è corrisposto un generale aumento
del buon umore, una maggiore
reattività e socievolezza, contatti più facili con i terapisti. Un
miglioramento nello stato generale di benessere per chi spesso, a causa della solitudine e
della mancanza di affetti, si
chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali.
Nel campo delle Terapie
Assistite dagli Animali, dove le
prove di un effettivo miglioramento dello stato di salute di
alcuni pazienti si stanno accumulando nella letteratura scientifica, la pet therapy propone
co-terapie dolci da affiancare
alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso protocollo terapeutico, è diretta a
pazienti colpiti da disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West,
autismo, demenze senili di vario
genere e grado, patologie psicotiche, ma anche a quanti
necessitano di riabilitazione
motoria come chi è affetto da
sclerosi multipla o reduce da
lunghi periodi di coma.
L’intervento degli animali, scelti
tra quelli con requisiti adatti a
sostenere un compito così
importante, è mirato a stimolare
l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal punto di vista
comunicativo che emozionale,
a favorire il rilassamento e a
controllare ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità
anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la
mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando
Diritto alla salute
Salute
l’animale, o di quelli inferiori
attraverso la deambulazione
con conduzione dell’animale la
cui presenza rende gli esercizi
riabilitativi meno noiosi e più
stimolanti.
Le attività di Pet Therapy sono
caratterizzate, tuttavia, da una
grande eterogeneità, sia per
quanto riguarda il percorso formativo degli operatori, sia per la
tipologia degli utenti e le metodologie adottate.
Il crescente interesse in materia
e la mancanza di strumenti legislativi che regolino le terapie
svolte con l’ausilio degli animali, ha fatto sorgere la necessità
di effettuare da parte
dell'Istituto Superiore di Sanità
una ricognizione delle attività
svolte a livello nazionale.
Il rapporto include i risultati di
un censimento delle terapie e
attività assitite in alcune regioni
italiane e presenta alcuni esempi di attività svolte sul campo.
Vengono esaminati i problemi
etici legati all’utilizzo degli animali a fini terapeutici e di assistenza e suggerite linee guida
per una corretta pratica di queste attività.
(Fonte: www.salute.gov.it)
Realtà virtuale per la
riabilitazione
La realtà virtuale a servizio della
riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non
troppo lontano anche una persona con ridotta o nessuna
capacità motoria potrebbe
bere un bicchiere d'acqua
senza dover ringraziare nessuno, se non un robot alter-ego
che esegue i comandi del suo
cervello, senza neppure il bisogno di un battito di ciglia. È a
questo ambizioso progetto che
sta lavorando il gruppo diretto
dal professor Salvatore Maria
Aglioti, presso la Fondazione
Santa Lucia di Roma, una di
quelle eccellenze italiane
all'avanguardia nella ricerca e
nella riabilitazione delle persone che hanno subito lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del laboratorio
di Neuroscienze sociali e cognitive attivato dalla Fondazione
Santa Lucia in collaborazione
con l'Università La Sapienza di
Roma fa parte del progetto
europeo
Vere
(Virtual
Embodiment and Robotic ReEmbodiment): attraverso una
Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a
lesioni spinali possano gestire
un avatar mediante l'attività del
proprio cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna
di Pisa abbiamo costruito un
'cave' dove studiare tutte le
sensazioni visive e somatiche
che portano alla possibilità di
immedesimarsi in un avatar e successivamente - un robot",
racconta Aglioti, che è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e
ricercatore della Fondazione
Santa Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coinvolto circa
20 persone, tra cui alcune con
lesioni alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a muovere le gambe e le
braccia. "Le persone si immergono nella realtà virtuale,
immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere
attraverso la sola attività cerebrale - prosegue il ricercatore . Oggi imparano a muovere un
avatar ma la speranza è che,
alla fine del percorso, il personaggio virtuale verrà sostituito
da un robot". Un assistente personale, appunto, che potrebbe
prendere un bicchiere d'acqua, accendere il televisore o
scacciare una mosca in luogo di
un uomo o di una donna da cui
verrà diretto con il solo atto del
pensiero. Insomma, l'obiettivo
futuribile è quello di arrivare a
usare l'attività cerebrale per
sopperire a gravi problemi di
mobilità. Un progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il
ricercatore, anche perché
basato su una "tecnologia non
invasiva", che non usa elettrodi,
ma la sola forza del pensiero.
Insomma,
un'utopia
che
potrebbe diventare realtà a
patto - naturalmente - che la
ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un campo di
applicazione della realtà virtuale a dir poco sterminato: si va
dal contrasto alla violenza sulle
donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al "giornalismo immersivo", che consente
soprattutto ai reporter diretti in
zone di guerra di testare in
anticipo, e in ambiente virtuale,
le proprie reazioni di fronte ai
pericoli. "Ma sono solo alcuni
esempi - conclude Aglioti -.
Perché l'uso della realtà virtuale
immersiva presenta davvero un
ventaglio incredibile di possibilità".
(Fonte: www.superabile.it)
34
Attuazione
Disabilità e non
autosufficienza
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo della
disabilità sono finalizzate, in
particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari
opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una "società per tutti",
anche attraverso la rimozione
delle cause che impediscono o
limitano l'accessibilità ai diversi
ambiti della vita delle persone.
Tali iniziative sono definite
anche in attuazione della normativa nazionale e degli impegni assunti in sede comunitaria
ed internazionale.
Le principali attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e
coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione
delle persone con disabilità,
alla promozione dell’accesso
a tutto per tutti, alla partecipazione attiva nello sviluppo
sociale nonché a diffondere
una nuova cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e
delle pari opportunità per
tutti.
Legislazione e attuazione
• Assicurare la piena attuazione
della normativa in materia di
disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5
febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, alla
legge 8 novembre 2000, n.
328, alla disciplina sulla tutela
giuridica anche attraverso
attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle
normative.
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche
al fine di verificare adeguati
standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere
analisi e rapporti sulla condizione delle persone con disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, con le organizzazioni di
volontariato, delle parti sociali, e con le formazioni della
cittadinanza attiva per la promozione e il coordinamento
di interventi in favore delle
persone con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo
con le regioni e gli enti locali,
in materia di integrazione
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delle persone con disabilità,
assistenza, progetti innovativi
per la vita indipendente,
“dopo di noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea,
dal Consiglio d'Europa, dalle
Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo
della disabilità anche in collaborazione con le competenti
istituzioni di altri Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Jobs Act: arrivano le
“ferie solidali”
La Commissione Lavoro del
Senato ha approvato l’emendamento presentato dalla Lega
Nord al testo del “Jobs Act” che
prevede che ciascun lavoratore
possa cedere i giorni di riposo
in più al collega, madre o
padre, che ha un figlio minore
malato o disabile.
I giorni ceduti, prevede il testo,
saranno eccedenti a quelli pre-
visti dal contratto nazionale. Il
testo dell'emendamento prevede il "riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi
settimanali e alle ferie annuali
retribuite, della possibilità di
cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di
lavoro di tutti o parte dei giorni
di riposo aggiuntivi spettanti in
base al contratto collettivo
nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore
con necessità di presenza fisica
e cure costanti per le particolari condizioni di salute".
Il provvedimento consentirà
quindi a tutti i dipendenti, sia
del pubblico che del privato, di
regalare giorni di riposo, ad
esempio, ad un collega con un
figlio affetto da una grave patologia o da handicap.
Due quindi i “requisiti” richiesti
per accedere a questa nuova
possibilità, ispirata al modello
francese: per il “donatore”, la
condizione è che abbia ferie
“eccedenti” rispetto al contratto nazionale di riferimento; per
il “ricevente”, che abbia un
figlio minorenne gravemente
malato o disabile e bisognoso
di cure costanti”. Se in Italia le
ferie solidali rappresentano un
inedito, altrove sono già realtà.
È il caso per esempio dei nostri
vicini transalpini, che pochi mesi
fa ha introdotto nel suo ordinamento una norma praticamente
identica. In Francia, la cosiddetta Legge Mathys, è nata in
omaggio ad un bambino di 10
anni malato di tumore.
I colleghi del papà di Mathys
Germain, che aveva esaurito
tutte le sue ferie e i permessi
per curarlo, organizzarono una
colletta dei giorni di riposo
arretrati per permettergli di
stare accanto al figlio fino all'ul-
Attuazione
timo. Mathys morì il 31 dicembre del 2009. Ma anche in Italia
c'è stato un precedente: in
Toscana una donna, conducente di autobus in provincia di
Pisa, che aveva terminato ferie e
permessi a causa di una grave
malattia, si è vista regalare dai
suoi colleghi oltre 250 giornate
retribuite che le hanno permesso di curarsi fino al suo rientro la
primavera scorsa.
(Fonte: www.disabili.com)
I permessi lavorativi da
legge 104 per assistere
un familiare disabile
Riassumiamo per punti gli elementi principali che la norma
prevede in merito al diritto di
beneficiare di permessi retribuiti dal lavoro per assistere un
familiare con handicap grave.
In occasione della recente
risposta del Ministero del Lavoro
(interpello n. 19 del 26 giugno
2014) a un quesito posto dalle
associazioni Anquaq e Cida,
relativo ai permessi retribuiti per
assistere un familiare con handicap in situazione di gravità,
riprendiamo l’argomento riassumendo cosa sono i permessi
lavorativi retribuiti da Legge n.
104/1992, chi può usufruirne, e
come si applicano.
Cosa sono e come fare per
ottenere i permessi retribuiti,
secondo la Legge n.104/1992
per assistere un familiare con
grave handicap?
I permessi retribuiti per assistere
un familiare con handicap sono
una agevolazione prevista dall’articolo 33 della Legge
104/1992.Consistono in tre
Legislazione e attuazione
giorni di permesso mensile.
La persona disabile oggetto di
assistenza deve essere in possesso di certificazione di handicap con anche connotazione di
gravità (articolo 3, comma 3,
della Legge 104/1992), che
viene
accertata
dalla
Commissione Medica dell’ASL di
competenza. Non è quindi sufficiente la sola attestazione di
invalidità
(anche
totale).
Condizione per la concessione
dei permessi lavorativi, è che la
persona non sia ricoverata in
una struttura a tempo pieno
(eccezione fatta per i casi in cui
l’assistito debba sottoporsi a
visite e terapie al di fuori della
struttura, che non le eroga).
Chi può richiedere i permessi
retribuiti per assistere un familiare disabile?
I permessi possono essere
richiesti da un genitore, dal
coniuge o familiare che assista
un parente o affine entro il
secondo grado di parentela, o
entro il terzo grado qualora i
genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto
i sessantacinque anni di età
oppure siano anche essi affetti
da patologie invalidanti o siano
deceduti o mancanti.
Chi sono i parenti e affini entro
il secondo e terzo grado che
rientrano nei beneficiari dei
permessi?
I parenti entro il secondo grado
sono genitori, figli, fratello e
sorella, nonni e nipoti (diretti).
L’affinità è il vincolo che si crea
tra il coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (es. suoceri, nuora
e genero, cognati).
I parenti entro il terzo grado
sono i nipoti figli di fratelli/sorelle, zii/e sia paterni che materni,
bisnipoti e bisnonni. Gli affini
sono gli zii/e del coniuge.
Possono fruire più persone di
permessi per assistere lo stesso familiare disabile?
Il “referente unico” (vedi art. 24
Legge 4 novembre 2010, n.
183) prevede che non possano
essere erogati permessi a più
persone, per assistere lo stesso
familiare, con eccezione per i
genitori – anche adottivi, i quali
possono fruire dei permessi
alternativamente, per lo stesso
figlio. Il referente può essere
cambiato, presentando specifica domanda.
Può un lavoratore beneficiare
di permessi per assistere due
familiari con handicap grave?
Il lavoratore può chiedere permessi per assistere più congiunti con handicap grave, solo nel
caso in cui si tratti di coniuge o
parenti/affini entro il primo
grado o entro il secondo
grado, se i genitori o il coniuge
della persona disabile abbiano
compiuto 65 anni di età oppure siano affetti da patologie
invalidanti o siano deceduti o
mancanti.
Abbiamo quindi appurato che i
permessi lavorativi possono
essere utilizzati per prestare
assistenza ai familiari con disabilità in stato di gravità
Alcune incombenze legate
all’assistenza del familiare con
disabilità possono non richiedere ore, ma minor tempo. E’ quindi possibile utilizzare i premessi
dal lavoro ex legge 104/1992 in
frazioni di ore? Su questo è tornata proprio recentemente la
Ledha, Lega per i diritti delle
persone con disabilità, ricordando che la normativa vigente non
preveda né escluda tale possibilità, che è invece disciplinata
dagli enti previdenziali con circolari proprie, l'interpretazione
delle quali è, però, spesso contrastante.
Interpellata sul caso, il Servizio
Legale LEDHA, nelle figure
dell’Avv. Laura Abet e Avv.
Giulia Grazioli hanno quindi
esaminato la questione, desumendone che non risulta conforme allo spirito dell'art. 33
della Legge 104/1992 porre, a
priori, un limite alla fruizione dei
permessi
retribuiti
senza
ammettere la fruibilità anche
per frazioni di ora.
(Fonte: www.disabili.com)
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