Strategia Europea sulla disabilità 2010-2020 pagina 6 Accessibilità pagina 7 Partecipazione pagina 12 Uguaglianza pagina 17 Occupazione pagina 20 Istruzione e Formazione pagina 23 Protezione Sociale pagina 27 Salute pagina 30 Attuazione pagina 35 Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti Editore: Comune Informa srl - società unipersonale Via Cipro, 1 - Brescia P. Iva 02135590350 Testata: Guida del Cittadino Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939 del 23/01/1997 Supplemento al n. 28 della “Guida del Cittadino” Data prima pubblicazione: Settembre 2015 Aggiornamento: Gennaio 2016 INI001053 2 Ente Beneficiario Via Rainusso 58 - 41124 Modena - Tel. 059 890879/921 - Email: [email protected] - Facebook: facebook.com\anteasmodena ANTEAS Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà nasce nell'aprile del 1996 sotto la spinta di esperienze locali promosse e sostenute dalla Fnp Cisl. È un'associazione di Volontariato e di Promozione sociale articolata su tutto il territorio nazionale con oltre 600 tra associazioni e coordinamenti e 74.896 soci aderenti (dati tesseramento 2014). Promossa dagli anziani, è aperta all'incontro con i giovani e con tutti coloro che condividono l'impegno della solidarietà civile e sociale, tenuto conto che Anteas vuole rompere il muro esistente tra le generazioni. Sono le singole organizzazioni ad aderire alla rete territoriale di Anteas in base a regole etiche e democratiche comuni. La gestione finanziaria è autonoma. Grazie ai livelli di coordinamento nazionale e regionale, è possibile organizzare attività di studio e approfondimento, offrire informazioni e aggiornamenti legislativi, formare i volontari e promuovere il dialogo tra gli associati. Le nostre aree di intervento Da sempre Anteas privilegia attività che nascono come risposte a bisogni locali, poiché ogni associazione ha una sua precisa finalità. Le principali attività che l'Anteas offre nei territori si possono riassumere in queste quattro grandi macro-aeree: SALUTE ASSISTENZA SOCIALE CULTURA E TEMPO LIBERO Progetti in campo FARMACI A DOMICILIO È un progetto di assistenza a persone anziane sole o con una ridotta rete sociale. I volontari si occupano di ritirare la prescrizione della ricetta dal medico di famiglia; si recano in farmacia per il ritiro delle medicine che poi consegnano a domicilio. In molti casi la soluzione di queste necessità rappresenta un segno evidente di una attenzione reale da parte della comunità. SPORTELLO DONNE E FAMIGLIE All'interno della rete degli sportelli di Segretariato sociale, lo Sportello Donne e Famiglie negli anni si è specializzato nel fornire ascolto, accompagnamento, consulenza e patrocinio gratuito alle donne vittime di stalking e di mobbing. Tale sostegno rappresenta per le vittime una possibilità importante per uscire dai circuiti della solitudine e della violenza. RITROVIAMOCI AL “CAFFÉ ALZHEIMER” L'obiettivo del progetto è di offrire un luogo di incontro e di sostegno alle famiglie che si trovano a gestire familiari con patologie croniche e degenerative come ad es. l'Alzheimer. Da un lato si offre la consulenza di specialisti (psicologo, geriatra, ecc.) all'interno di uno spazio che vede la presenza di animatrici sociali e di volontari che facilitano la socializzazione e la conoscenza, ad esempio attraverso la degustazione di bevande e torte fatte in casa. Dall'altro, tali incontri consentono alle famiglie di instaurare un forte legame che si traduce in relazioni di aiuto reciproco. 3 ACCOMPAGNAMENTO SOCIALE E TRASPORTO AMICO In apparenza il più semplice dei servizi, l'Accompagnamento sociale e il Trasporto Amico aiutano le persone a spostarsi per le proprie esigenze - terapie in ospedale, visite ad un familiare, frequenza ad una scuola - attraverso il sostegno dei volontari e delle auto messe a disposizione dall'Associazione. È un'azione molto efficace di monitoraggio dei bisogni all'interno di un determinato contesto sociale e aiuta le persone sole a non sentirsi abbandonate. TELEFONO SOLIDALE ANZIANI. LINEA CONTINUA Attraverso la disponibilità dei volontari e la realizzazione di un “centralino unico”, si realizza un presidio telefonico in grado di rispondere alle diverse esigenze sociali. Le richieste di aiuto trovano un terminale sempre a disposizione e in grado di attivare la rete dei soggetti sociali specializzati nei diversi campi di intervento. LIBRI VIVENTI I volontari si trasformano in “libri viventi” che narrano la loro esperienza di vita, a partire da alcuni tratti significativi. I lettori in molti casi sono studenti delle scuole del territorio, persone in casa di riposo, gruppi di amici interessati ad un tema particolare, soci di altre associazioni. PERCORSI DI CITTADINANZA I percorsi di cittadinanza si pongono l'obiettivo di sostenere le persone a diventare “soggetti attivi” all'interno delle proprie comunità”. Un lavoro attento di lettura dei bisogni, un investimento forte sulle motivazioni, la sperimentazione di una capacità progettuale e il cimentarsi all'interno di precisi ambiti d'azione sono i passaggi per arrivare a sviluppare una nuova consapevolezza di essere “cittadini” responsabili del benessere della comunità. "NONNO INSEGNAMI GLI SCACCHI" L'obiettivo del progetto è di ricucire un tessuto connettivo tra le generazioni attraverso un passaggio di conoscenze e di competenze. Se in una prima fase sono i “nonni” che nelle scuole insegnano ai ragazzi il gioco degli scacchi, in una seconda fase diversi giovani rimettono in gioco quanto appreso all'interno di progetti di socializzazione con anziani ospiti nelle case di riposo. "NON LASCIAMOCI SOLI" Molte persone anziane vivono una forte preoccupazione nel gestire le pratiche burocratiche necessarie per una visita o un ricovero in ospedale. Il progetto ha lo scopo di accompagnare le persone sia nel viaggio di andata e ritorno, sia nell'orientarsi all'interno delle strutture sanitarie. Inoltre, in molti casi, è garantito anche un sostegno alla famiglia. APPRENDISTI VOLONTARI In diverse scuole Anteas propone percorsi di “orientamento al volontariato” per accompagnare i giovani nella sperimentazione di sé nei diversi progetti sul territorio. L'intento è di attivare i giovani cittadini attraverso progetti di “apprendistato del volontariato”, offrendo loro contesti reali di impegno e responsabilità. Brevi cenni sul comune Dati di fatto • ALTITUDINE: 682 mt s.l.m. • SUPERFICIE: 143,73 kmq • ABITANTI: 17.438 (aggiornato al 31.03.2015) • COMUNI CONTIGUI: Guiglia, Lama Mocogno, Marano s/Panaro, Montecreto, Montese, Polinago, Sestola, Serramazzoni, Zocca • CAP: 41026 • PREFISSO TELEFONICO: 0536 • CODICE ISTAT: 036030 • NOME ABITANTI: pavullesi • SANTO PATRONO: San Bartolomeo • GIORNO FESTIVO: 24 agosto Come arrivare IN AUTO Da Verona: Prendere l'autostrada del Brennero A22 direzione Modena, continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire a Modena Nord, imboccare la Tangenziale direzione AbetoneSassuolo, seguire indicazioni Maranello - Formigine, proseguire poi sulla SS 12 fino a Pavullo. Da Firenze: Percorrere l'autostrada del Sole A1 in direzione Bologna, uscire a Modena Sud, prendere la SP 623 Strada Vignolese, continuare poi sulla SS 12 fino a Pavullo. Da Ancona: Percorrere l'autostrada Adriatica A14 in direzione Bologna, in prossimità di Bologna continuare sull'autostrada del Sole A1, uscire a Modena Sud, SP 623 Strada Vignolese, continuare poi sulla SS 12 fino a Pavullo. Da Modena: Percorrere la SS 12 in direzione Abetone-Vignola fino a Pavullo. IN TRENO Il comune di Pavullo nel Frignano non dispone di una propria stazione ferroviaria; la stazione di riferimento è quella di Modena (distante 43 km circa da Pavullo) servita dalla linea ferroviaria Milano-Bologna. Da Modena proseguire con il servizio di linea extraurbana "SETA". IN AEREO • Aeroporto di Bologna (a 60 km circa) La Linea AerBus dell'azienda "SETA" collega Modena (Autostazione) con l'Aeroporto di Bologna tutti i giorni ogni due ore. Il servizio è attivo dalle 5:15 alle 21:30 (per l'andata) e dalle 6:15 alle 22:30 (per il ritorno). • Aeroporto di Firenze (a 113 km circa) • Aeroporto di Forlì (a 130 km circa) • Aeroporto di Verona (a 137 km circa) Tra territorio e storia Il centro storico di Pavullo è situato all’estremo nord del paese, intorno a piazza Montecuccoli, nella zona in cui sorgeva l’ospedale lebbrosario di San Lazzaro. L’isolato che la delimita nella parte più bassa è la zona più antica di Pavullo e qui il Vicolo S. Lazzaro è una traccia storica significativa. Il paese si sviluppò dapprima intorno a Via del Mercato, dando vita al quartiere detto la Fonda. Successivamente si allargò ai bordi della Via Giardini, la moderna strada inaugurata nel 1781, creando il quartiere detto la Cima. Via del Mercato è stata per molto tempo la zona residenziale. Qui sorgevano le abitazioni delle famiglie notabili, come i notai Levanti, i Sanmartini e i Gottardi. Casa Gottardi ospitò illustri personaggi di passaggio per Pavullo, di cui è rimasta memoria nelle lapidi murate sulla facciata, tra i quali vescovi, abati, duchi e per due volte (1804 e 1815) il papa Pio VII in viaggio la prima volta per la Francia e la seconda volta di ritorno dalla prigionia al tempo di Napoleone. Il Duca Francesco IV (18151846) scelse Pavullo come propria residenza estiva, facendovi costruire il Palazzo Ducale. Per volere del Duca la residenza montana doveva essere al centro di un esteso giardino. Si incaricò della progettazione il 4 giovane capo giardiniere Karl Huller, che realizzò il Parco Ducale sui vasti terreni che il Duca aveva acquistato dietro il Palazzo, in un paesaggio vario e movimentato. I Piani di Pavullo La zona più bassa di Pavullo, comunemente detti “i Piani”, è stata nel tempo la meno abitata di tutto il territorio, per la sua insalubrità, causata dalla presenza di acque stagnanti. Lo storico lago di Pavullo si estendeva davanti alla località di San Pellegrino, da cui prendeva il nome. Il governo ducale nell’Ottocento ne attuò il prosciugamento nel tentativo di migliorare il clima malsano del pavullese. Alla fine del secolo XIX e nel XX si scavò per estrarre la torba, utilizzata come combustibile nella vicina vetreria. Lo scavo diede origine all’attuale Lago, detto della Torba. Al centro dei Piani, su un colle, si trova La Galeotta con la torre dalla rara forma poligonale. Deve il nome al suo proprietario più famoso, il conte Galeotto II Montecuccoli, padre di Raimondo. Nei Piani si trova anche l’Aeroporto "G. Paolucci". Cosa vedere Parco Ducale Il giardino ducale di Pavullo, pensato e realizzato come naturale complemento del Palazzo, risale alla prima metà dell’800. E’ l’epoca in cui in architettura domina lo stile neoclassico, mentre in campo naturalistico l’idea prevalente è quella del giardino romantico, cioè paesistico o all’inglese. I parchi venivano accuratamente progettati sia attraverso il disegno complessivo che attraverso la scelta delle essenze da impiantare, ma purtroppo per quello di Pavullo non è stato ancora trovato alcun elemento progettuale. Fu incaricato di curarne la realizzazione l’ingegnere tedesco Carlo Huller, che inizio i lavori nel 1842;è lo stesso a cui Francesco IV dopo averlo appositamente fatto giungere dall’Austria affida l’incarico di ridisegnare i giardini di Modena, così da trasformarli dal tipo all’italiana a quello all’inglese, secondo la moda del tempo. In epoca rinascimentale (sec. XVI, XVII), si afferma il giardino all’italiana. Gli elementi ed arborei sono mezzi con cui realizzare le forme vuote, che sono sempre rivolte ai disegni, geometrici regolari attraverso aiuole con fiori, labirinti di siepi con precise potature; i viali sono rettilinei; gli elementi in muratura prevalgono su quelli arborei; pergolati, padiglioni, fontane, vasche, statue, ecc. Nel ‘700 invece, in conseguenza dell’affermarsi di un nuovo modo di intendere il rapporto con la natura, si diffonde la moda del giardino paesistico. La vegetazione non è più costretta ad assumere precise forme geometriche, i viali e i sentieri devono adattarsi alla morfologia del terreno e rendere agevoli i percorsi. La tipologia botanica originaria del Parco di Pavullo era moto più varia di quella attuale; alcune piante, quelle autoctone, provenivano dal vivaio dell’Orto di Castello della famiglia Lollini, che aveva la proprietà di molte zone a nord est del Parco, prima che il duca Francesco IV le acquisisse. Numerose sono le essenze arboree e arbustive della zona, e non mancano piante esotiche, mentre non sono presenti alberi da frutto. Attraverso il parco è possibile osservare quasi tutti i tipi di vegetazione che caratterizzano la zona: il querceto, il bosco di aghifoglie, il bosco di latifoglie con prevalenza di aceri, frassini e cerri, la vegetazione della siepe e del muretto. Qua e là, sempre nelle zone più elevate affiora il sostrato roccioso del Giardino; le pietre utilizzate per la costruzione del Palazzo furono ricavate proprio da cave situate all’interno e al ridosso del Parco. Un giardino storico profondamente radicato nelle vicende di molte generazioni di pavullesi, oltre che preziosa risorsa ambientale è di fatto un importante bene culturale che ha accompagnato passo lo sviluppo urbano di Pavullo. Il Sociale a Pavullo nel Frignano Centro servizi del Volontariato Sportello del Frignano l Centro Servizi Volontariato Modena sportello del Frignano è una struttura di servizio la cui finalità è promuovere, sostenere, qualificare e sviluppare il volontariato. Orari di apertura al pubblico: il lunedì dalle 16:30 alle 19:00 il venerdì dalle 10:30 alle 13:00 In altri orari si riceve previo appuntamento telefonico. Le attività erogate sono: • promozione della cultura della solidarietà, • consulenza fiscale e legale ad associazioni di volontariato ed a chi ha intenzione di crearne una nuova; • formazione dei volontari, • informazione, divulgazione e documentazione delle attività delle organizzazioni di volontariato, • elaborazione e consulenza di progetti promosse dalle organizzazione di volontariato, • preparazione materiale (es. volantini) Sede: c/o Casa del Volontariato di Pavullo in via Matteotti, 5 Tel. 0536 304128 Cell. 348 4941354 [email protected] Area disabili Assistenza Domiciliare Disabili I cittadini disabili o loro familiari possono richiedere al Comune l'attivazione del Servizio di Assistenza Domiciliare gratuito, all'interno di un progetto di aiuto personalizzato. Tale servizio è finalizzato a favorire la permanenza degli assistiti presso il nucleo familiare di apparteneneza e/o presso la propria abitazione, è gestito tramite appalto da personale appositamente qualificato e garantisce agli utenti le seguenti prestazioni: • attività riguardanti la cura, l'igiene e l'alimentazione della persona; • attività di mobilizzazione e recupero funzionale; • prestazioni di segretariato sociale; presentata all'Assistente Sociale di riferimento utilizzando l'apposita modulistica (Regionale) disponibile presso il servizio. Le domande pervenute e ritenute ammissibili verranno inserite in apposita graduatoria di ambito distrettuale e soddisfatte in base alle risorse disponibili annualmente. • interventi tendenti a favorire la vita di relazione, la mobilità, la socializzazione; • consulenza alla famiglia per migliorare il benessere psicofisico dell'utente all'interno e all'esterno del contesto familiare; La richiesta deve essere inoltrata direttamente all'Assistente Sociale utilizzando apposito modulo fornito dalla stessa. L'attivazione è predisposta dall'Assistente Sociale in collaborazione con l'Azienda Usl. Dopo la segnalazione viene effettuata una visita domiciliare da parte dell'Assistente Sociale, che valuta la situazione del richiedente e propone l'attivazione del Servizio alla competente Commisione. Il termine del procedimento è di 30 giorni. Servizi di sostegno economico Il Comune sostiene i cittadini che si trovano in una situazione di precarietà economica, con contributi economici (continuativi o una - tantum) e/o buoni spesa da utilizzarsi presso alcuni supermercati e farmacie della zona. Chi è interessato ad avviare una procedura per l'ottenimento di un sostegno economico deve rivolgersi direttamente all'Assistente Sociale competente del Comune di Pavullo. Se nel nucleo familiare sono presenti minori l'Assistente Sociale competente è quella per l'Area Minori. Se il nucleo è composto da soli adulti è competente l'Assitente Sociale - Area Adulti/handicap. Se il nucelo è composto da anziani è competente l'Assistente Sociale - Area Anziani. L'eroga- 5 zione degli interventi è disciplinata da appositi Regolamenti Comunali ed avviene in base ad un Progetto di Aiuto elaborato dall'Assitente Sociale del Comune ed approvato da Apposita Commissione. Il termine del procedimento è di 30 giorni. Assegni di cura disabili L'assegno di cura rappresenta un contributo alle famiglie che si fanno carico di mantenere l'adulto disabile e grave nel proprio contesto di vita; è alternativo al ricovero in strutture residenziali e integra, non sostituisce, la possibilità di accedere agli altri servizi offerti sul territorio. È previsto anche a favore di persone non legate da vincoli di parentela, ma che hanno un rapporto significativo e consolidato con la persona disabile. È proposto dall'Assitente Sociale e rientra in un progetto personalizzato. L'erogazione dell'assegno avviene con cadenza mensile con le modalità concordate al momento della presentazione della domanda. Il termine del procedimento è di 30 giorni. La durata dell'assegno viene concordata in base ai singoli casi. Provvedimenti per la vita a utonoma e l'integrazione delle persone disabili (Acquisto ausili e autoveicoli) Si tratta di un contributo Regionale erogato dal Comune per spese già sostenute (non si accettano preventivi), riguardanti l'acquisto o l'adattamento di autoveicoli o ausili ed attrezzature per l'ambiente domestico in cui vivono le persone con disabilità. La richiesta deve essere Centri Socio-Riabilitativi e laboratori • Laboratorio “Triangolo” • Centro Bucaneve • Laboratorio "All'Opera" Servizio di trasporto portatori di handicap Sono previsti trasporti speciali per portatori di handicap frequentanti il Centro Socio - Riabilitativo "Bucaneve 1", il Laboratorio "All'Opera”, il Centro Diurno per Anziani "Fili d'Argento" e le Scuole presenti sul territorio comunale. Formazione e inserimento lavorativo Sono previste varie forme di intervento nell'ambito della formazione e dell'inserimento lavorativo a favore di persone disabili. Possono essere attivati: • percorsi di orientamento sul territorio volta a sviluppare le autonomie personali di utenti con disabilità, rientranti nella fascia d'età 13-18 anni; • percorsi di alternanza scuola lavoro in base alla L. 104/1992; • percorsi di inserimento lavorativo all'interno del "Progetto Quadro Provinciale" a sostegno di percorsi di formazione in situazione lavorativa; • percorsi di sostegno all'inserimento lavorativo tramite la Legge 68/99. Numeri utili Tel. 0536 29947 Servizi Sociali Tel. 0536 29948 Assistente Sociale Minori Tel. 0536 29938 Assitente Sociale Adulti Tel. 0536 29931 Assitente Sociale Anziani Strategia Europea Diritti delle Persone con disabilità Strategia europea sulla Uguaglianza disabilità 2010-2020 Occorre attuare una Il 15 novembre 2010 l'Unione europea ha adottato la nuova Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere loro in condizione di esercitare tutti i loro diritti e di beneficiare di una piena partecipazione alla società e all'economia europea. Le aree di intervento Sono state individuate otto aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne. Accessibilità Le persone disabili devono avere accesso ai beni, ai servizi e ai dispositivi di assistenza. Inoltre, deve essere assicurato loro, su una base di uguaglianza con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Partecipazione Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente i loro diritti fondamentali legati alla cittadinanza dell'Unione. Questa strategia deve contribuire a: • eliminare gli ostacoli alla mobilità delle persone disabili, in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici e politici; • garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei fondi strutturali; • garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi, inclusi quelli sportivi e culturali. serie di politiche attive per promuovere l’uguaglianza a livello europeo e negli Stati membri. La Commissione garantirà inoltre la piena applicazione della legislazione europea in materia di lotta contro le discriminazioni fondate sulla disabilità e, in particolare, della direttiva 2000/78/CE a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro. Occupazione L’azione europea deve permettere un aumento del numero dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro. È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori protetti), incoraggiare il lavoro autonomo e migliorare la qualità del lavoro. Istruzione e formazione Gli allievi e gli studenti disabili devono disporre di un sistema d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema educativo. Inoltre, occorre informare meglio i disabili in merito alle possibilità di forma- 6 zione e di mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in movimento e della strategia Istruzione e formazione 2020. Protezione sociale I sistemi di protezione sociale possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà ed esclusione sociale ai quali sono esposti i disabili. In questo contesto, è necessario valutare le prestazioni e la sostenibilità dei sistemi di protezione sociale, compresi i sistemi pensionistici, i programmi di alloggio sociale e l’accesso ai servizi di base. La strategia incoraggia l’utilizzo dei fondi strutturali e l’adozione di misure nazionali adattate. Salute Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute mentale. Per garantire questo principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo accessibile ed essere adeguati alle necessità specifiche delle persone. Inoltre, particolare attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori disabili. Azione esterna L’UE si impegna a promuovere i diritti delle persone disabili a livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito della politica di allargamento, di vicinato e di aiuti allo sviluppo, oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio d’Europa e l’ONU. Attuazione La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni dell’UE e degli Stati membri. Le loro azioni comuni puntano a: • sensibilizzare la società sulle problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei disabili; • sviluppare le possibilità di finanziamento europeo; • migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici; • assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione delle Nazioni Unite negli Stati membri e in seno alle istituzioni europee. Accessibilità al Web Accessibilità Forum Europeo sulla Disabilità Il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) è un’ Organizzazione non Governativa indipendente che rappresenta gli interessi di 80 milioni di Europei con disabilità. EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma leader per i diritti dei disabili e si propone per dare voce alle persone con disabilità in Europa. EDF è stato creato nel 1996 per essere sicuri che le decisioni riguardanti le persone disabili siano prese “con” e “da” persone disabili. (Fonte: www.edf-feph.org) Accessibilità al web Accessibilità al web significa un sito internet o un servizio basato sul web (inclusi quelli per apparecchi mobili) che sia facile da utilizzare, semplice da trovare, essenziale nel funzionamento e nella interattività, il cui uso sia sicuro e possa essere utilizzato in modo indipendente anche da chi è disabile, garantendo quindi la dignità di una persona disabile in ogni circostanza, inclusi i casi di emergenza. Questo non esclude l’uso di dispositivi di supporto e di comunicazione alternativa per consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con disabilità qundo questo sia necessario. (Fonte: www.edf-feph.org) Non Vedenti ed Internet: le tecnologie assistive IL DISPLAY BRAILLE Il display braille è una periferica aggiuntiva che viene connessa alla porta seriale del PC e che consente all’utente non vedente di leggere le informazioni visualizzate sullo schermo riga per riga. PROGRAMMI DI SINTESI VOCALE La sintesi vocale è un sistema che permette ai non vedenti, di ascoltare e quindi leggere ogni tipo di testo semplicemente usando il computer; i contenuti, riconosciuti da un apposito scanner, vengono automaticamente tradotti in suoni grazie al software. La sintesi viene effettuata tramite la concatenazione di unità fonetiche elementari, dette difoni, realizzate seguendo le regole di pronuncia della lingua italiana. La registrazione diretta dei difoni, e non quindi la loro generazione artificiale, consente di ottenere un suono chiaro, pulito e molto comprensibile. Un sofisticato algoritmo presiede alla corretta accentazione delle parole lette, mentre le abbreviazioni vengono lette per esteso. La sintesi della voce 7 Accessibilità può essere controllata in modo da variare a piacere, l'espressività, l'altezza, la velocità ed il volume dal software. Il software di sintesi vocale della Microsoft è gratuito e facilmente reperibile sul sito e disponibile in diverse lingue; inoltre si integra perfettamente con Windows. Il software è costituito dal server Agent, dal modulo di sintesi vocale TextToSpeech della L&A, di un software di riconoscimento vocale. Maggiori informazioni sul sito Microsoft: http://msdn.microsoft.com/workshop/imedia/agent/default.asp SCREEN READER Uno screen reader è un software che "legge" il contenuto di numerosi tipi di file supportati. Jaws (Job Access With Speek), ad esempio, abbinato ad un software sintesi vocale, legge e vocalizza tutto il testo che appare sullo schermo ed interpreta anche i piccoli simboli grafici. Sul sito dell'IBM è possibile scaricare una una versione trial di Home Page Reader 3 (http://www3.ibm.com/able/hpr.html); questo innovativo prodotto, estremamente semplice e di facile impiego, consente a un non vedente di navigare in modo chiaro e comprensibile. Come parte integrante del sistema operativo Suse Linux 7.0 è stato sviluppato lo Screen reader Suse Blinux, un software che permette alle persone non vedenti e ipovedenti di lavorare comodamente con Linux. Suse Blinux non è una parte indipendente o una patch del software, ma piuttosto un cosiddetto pro- Accessibilità al Web gramma che lavora in sottofondo. Un vantaggio di ciò è che Suse Blinux non compromette in alcun modo il funzionamento del sistema e gli utilizzatori non vedenti e ipovedenti dispongono dell'uso illimitato di tutte le applicazioni che lavorano sulla console di Linux in modalità testo. Per ulteriori informazioni: http://www.suse.com. arrivare a costare sul mercato americano fino a 15mila dollari. Da tempo al centro dell'attenzione di diversi produttori, anche Microsoft, che già investe pesantemente nel settore degli ebook, ha iniziato a lavorare nella "nicchia" degli ebook contando di mettere in commercio uno strumento il cui prezzo finale si aggiri attorno ai 3-4mila dollari. INGRANDITORI DI SCHERMO Ci sono in circolazione dei programmi ingrandenti veramente validi come ZoomText, Magic, LPWin, Lunar, in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di un utente ipovedente. Un ingranditore di schermo è un software che permette di creare una finestra "lente" sullo schermo delle dimensioni volute e riposizionabile. Tale finestra ingrandisce le zone dello schermo che l´utente attraversa con il mouse. Tutti gli ingranditori di nuova generazione hanno una vasta gamma di strumenti di navigazione, ingrandiscono i caratteri con l´effetto "smoothing" (levigando e raccordando le curve), dispongono di una sintesi vocale per aiutare la consultazione di lunghe pagine testuali. E si tratta di prodotti inseriti nel nomenclatore tariffario, e quindi assolutamente gratuiti per l´utente finale. (Fonte:www.aib.it) GLI E-BOOK PER NON VEDENTI Gli e-book per non vedenti sono device di lettura capaci di "tradurre" i testi in formati accessibili, come la sintesi vocale o il Braille. Fino ad oggi il problema maggiore è rimasto il prezzo; macchine di questo tipo, o comunque sufficientemente avanzate, possono 8 LIA, ebook store per non - e ipovedenti Immergersi nella lettura è uno dei piaceri del tempo libero, ma quando la vista è compromessa, trovare libri accessibili anche alle persone non vedenti e ipovedenti diventa piuttosto complicato. A dare una mano a chi soffre di disabilità visiva arriva il progetto LIA, realizzato dall’Associazione italiana editori in collaborazione con il Ministero per i beni e le attività culturali. CHE COS’È LIA LIA – Libri Italiani Accessibili è una piattaforma online, o negozio online di libri digitali, con un catalogo di partenza di oltre 2.500 libri, tutti accessibili a ciechi e ipovedenti. Su LIA si trovano libri di tutti i generi e per tutti i gusti, romanzi, esordienti, saggi e bestseller, grazie all’accordo stipulato dall’AIE con una quarantina di marchi editoriali italiani. I libri contrassegnati con il bollino LIA sono presenti non solo sul sito del progetto, ma sulle più importanti librerie in rete, dove i libri accessibili sono appunto distinguibili tramite l’apposito simbolo. (Fonte: www.disabili-lavoro-casa.it) LIS: on line il primo video dizionario delle lingue dei segni Per le persone sorde, ma non solo, è disponibile on line in forma accessibile e gratuita il primo “dizionario” di traduzione in lingua dei segni, con parole, lettere ed espressioni in 24 diverse lingue. Quella dei Segni è una lingua che serve alle persone sorde per andare oltre le barriere della incomunicabilità e riuscire ad esprimersi, capendo e facendosi capire, attraverso canali differenti da quello verbale. Quello che forse è meno noto, è che le lingue dei segni sono diverse da Paese a Paese, tanto che LIS sta infatti per Lingua Italiana dei Segni. Le diverse lingue dei segni – con quindi differenti sistemi di segni - afferiscono infatti alle singole comunità sorde dei vari Paesi di appartenenza. Come conoscere e imparare, quindi, le lingue dei segni straniere? Da oggi a disposizione di tutti (sordi e non) c’è il video-dizionario online delle lingue dei segni. Il progetto si chiama Spread the Sign, ed è frutto di un lavoro a respiro internazionale portato avanti, per la parte italiana, da linguisti Turismo Accessibile Accessibilità possibile digitare la parola o la frase e cliccare poi sulla bandierina identificativa della lingua richiesta. Appare quindi dopo pochi secondi la parola o l’epressione “segnata” da un traduttore. Oltre alle parole e a singole frasi ed espressioni, si può poi accedere all’alfabeto per conoscere come si segnano le singole lettere negli alfabeti delle diverse lingue. (Fonte: www.disabili.com) Manifesto per la Promozione del Turismo Accessibile In attuazione dell’art 30 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ratificata con Legge n. 18 del 24/2/09 1. La persona nella sua accezione più completa, con i suoi specifici bisogni derivanti da condizioni personali e di salute (ad esempio: disabilità motorie, sensoriali, intellettive, intolleranze alimentari, ecc.) è un cittadino ed un cliente che ha diritto a fruire dell’offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati e commisurati a un giusto rapporto qualità prezzo. 2. L’accessibilità comporta il coinvolgimento di tutta la filiera turistica a livello nazionale e locale, a partire da: a. il sistema dei trasporti; b. la ricettività; c. la ristorazione; d. la cultura, il tempo libero e lo sport 3. L’accessibilità dei luoghi non deve determinare la scelta della vacanza: si deve poter scegliere una meta o struttura turistica perché piace e non perché essa è l’unica accessibile. 4. È necessario pensare l’accessibilità come accesso alle esperienze di vita, ovvero andare oltre il concetto dello “standard” valorizzando invece la centralità della persona/cliente con bisogni specifici. 5. L’informazione sull’accessibilità non può ridursi a un simbolo, ma deve essere oggettiva, dettagliata e garantita, onde permettere a ogni persona di valutare in modo autonomo e certo quali strutture e servizi turistici sono in grado di soddisfare le sue specifiche esigenze. 6. E’ necessario promuovere una comunicazione positiva, che eviti l’uso di termini discriminanti. Essa va diffusa in formati fruibili per tutti, e attraverso tutti i canali informativi e promozionali del mondo turistico. 7. Poiché l’accessibilità riguarda non solo aspetti strutturali e infrastrutturali, ma anche i servizi offerti ai turisti, occorre promuovere la qualità dell’accoglienza per tutti, ovvero incentivare un 9 cambiamento culturale che generi profondi mutamenti dei modelli organizzativi e gestionali, ancora prima che strutturali. 8. E’ necessario incentivare la formazione delle competenze e delle professionalità, basata sui principi dello Universal Design e che coinvolga tutta la filiera delle figure professionali turistiche e tecniche: manager, impiegati, aziende, imprese pubbliche e private. Occorre inoltre aggiornare i programmi di studio degli Istituti per il Turismo, Tecnici, Universitari, dei Master e dei Centri Accademici a tutti i livelli. 9. Le Autonomie Locali, ognuna per le proprie competenze e vocazioni, hanno il compito di implementare l’accessibilità urbana, degli edifici pubblici e dei trasporti locali, pianificando inoltre periodiche azioni di verifica e di promozione delle proposte turistiche per tutti. 10. Per realizzare e promuovere il turismo accessibile in una logica di sistema si auspica la fattiva collaborazione tra gli Operatori turistici, le Autonomie Locali, gli Enti Pubblici, le Associazioni delle persone con disabilità e le Organizzazioni del turismo sociale. I principi ispiratori del Manifesto sono approfonditi nel documento “Istruzioni per l’uso del Manifesto per la Promozione del Turismo Accessibile”. (Fonte: www.governo.it) Vacanze per tutti con V4A®- Village for All “A ciascuno la sua vacanza” è l’obiettivo primario di Village for all – V4A® Marchio Qualità Internazionale Ospitalità Accessibile. Tramite il portale di Village for all (www.villageforall.net) è infatti possibile reperire tutte le informazioni utili in merito alle strutture ricettive e Turismo Accessibile Accessibilità non, che offrono servizi per portatori di disabilità di ogni genere: permanente o temporanea, motoria, limitazioni sensoriali (ciechi e/o sordi), allergie e intolleranze alimentari, anziani, diabetici, dializzati, persone obese, ecc...Insomma una vacanza a portata di tutti al mare o in montagna, in hotel, appartamento o agriturismo, in visita ad un museo o presso uno stabilimento balneare... Le strutture proposte hanno ottenuto il marchio di qualità e sono oltre quaranta da scegliere in Italia e in Croazia. (Per maggiori informazioni consultare il sito internet di V4A®-Village for All www.villageforall.net) Diversamente Agibile Il progetto “Diversamente Agibile” nasce dalla mente di Maximiliano Ulivieri, 39 anni e affetto da distrofia muscolare fin da piccolo. L’idea parte dal presupposto che nessuno meglio di chi ne usufruisce può recensire un servizio. Nei suoi viaggi è capitato di ricercare sul web strutture accessibili ai disabili, come hotel per il pernottamento, oppure informazioni sui luoghi della città da visitare che non abbiano barriere architettoniche, musei, attrazioni turistiche, bar e ristoranti, tutto ciò che un normale turista deve sapere prima del viaggio. Le informazioni in internet ci sono ma spesso risultano dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette. La dispersione dipende dal fatto che non c’è un “luogo” comune in rete dove recuperare certe informazioni, ci sono blog di ragazzi disabili che raccontano il suo viaggio, come il suo personale, oppure nei siti specializzati in hotel e turismo dove al suo interno puoi fare una ricerca specifica per portatori di handicap. Tutte queste informazioni tuttavia sono solo degli spazi, non un contesto organizzato, competente e ottimizzato soltanto al tipo di servizio. In più spesso le informazioni non sono ben precise e povere di foto dimostrative dell’agibilità sicura di una struttura. Non raramente capita di leggere “accessibile a disabile” e dopo breve conversazione telefonica rendersi conto che così non era. L’accessibilità poi richiede molte cose e capita che siano soggettive, non sempre una struttura che va bene a un disabile può andar bene a un altro, ma soprattutto il miglior giudizio che si può ricercare in questi casi è proprio quello del disabile stesso, che certamente ha una capacità di analisi superiore, essendone l’utilizzatore. Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di trasporto ecc. Ecco l’idea di realizzare un sito/blog in cui raccogliere tutte le esperienze di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri disabili che vogliono frequentare la stessa città. Così facendo si potrà aiutare a capire se l’accessibilità dei luoghi o delle strutture “recensite” può andar bene per la propria disabilità oppure necessita di maggiori informazioni. (Fonte: www.diversamenteagibile.it) Autismo Friendly Beach La riviera romagnola si è attivata, prima in Italia, nel progetto Friendly Autismo Beach. L’intento primario è quello di offrire a tutte le famiglie con soggetti autistici di vivere serenamente il proprio soggiorno in Romagna. A tale scopo si è creata una rete di strutture (stabilimenti balneari, alberghi, parchi tematici, uffici pubblici, centri sportivi, ecc) preparate e formate per l’accoglienza delle persone con autismo e attrezzate di conseguenza. Parte del personale coinvolto è inoltre rappresentato proprio da persone affette da tale disturbo, appropriatamente formate dall’associazione Rimini Autismo. Il progetto mette a disposizione anche un team di educatori disponibili ad ore per il sollievo delle famiglie. Tramite il sito internet www.riminiautismo.it è così possibile organizzare la propria vacanza scegliendo non solo l’albergo di Rimini e Riccione aderente al progetto, ma anche lo stabilimento balneare e contattare un educatore. (Per maggiori informazioni consultare il sito internet www.riminiautismo.it) Volare in aereo: regole, diritti e doveri del viaggiatore disabile Facciamo il punto su legislazione e regolamentazione in merito a viaggi aerei e viaggiatori con disabilità o mobilità ridotta. La materia è disciplinata da un documento, e precisamente il Regolamento CE n. 1107/2006 del 5 luglio 2006 valido in tutta Europa. Questo fornisce indicazioni precise sull’assistenza a terra e su quella in volo. Vediamo più nel dettaglio quali sono i punti da tenere a mente per chi intende affrontare un volo aereo: • RICHIESTA ASSISTENZA: il viaggiatore deve far richiesta di assistenza entro le 48 ore prima della partenza, direttamente alla compagnia aerea, o alla agenzia di viaggio o al tour operator al quale si è appoggiato. Sarà quindi cura di questi soggetti darne comunicazione al gestore degli aeroporti di arrivo, di transito e di eventuale partenza, che provvederà a fornire assistenza in aeroporto. Secondo il regolamento, i negati imbarchi o prenotazioni di volo possono verificarsi solo in casi eccezionali, ovvero quando non ci sia più posto per persona disabile nell'aeromobile, oppure per problemi legati alla sicu- 10 rezza. In alcuni casi il viaggiatore deve presentare il MEDIF (Medical Information Form), ovvero il nulla osta del medico curante a viaggiare. • ARRIVO IN AEROPORTO: una volta prenotata l'assistenza, sarà cura del viaggiatore presentarsi in aeroporto entro l'orario comunicato dalla compagnia. Nel caso in cui non ci siano state comunicazioni di questo tipo, bisogna presentarsi al punto di chiamata 2 ore prima del volo, o un'ora se si va direttamente al check-in. L'assistenza in aeroporto viene fornita dal personale del gestore aeroportuale, che verrà a prendere la persona al punto di chiamata appositamente predisposto, all'interno e all'esterno dell'aeroporto. L'assistente, all'occorrenza, potrà aiutare il disabile anche nelle operazioni di check-in, fino alla porta d'imbarco. • CARROZZINA, CANI DA ASSITENZA, AUSILI IN AEREO: IL REGOLAMENTO: il regolamento prevede che sia possibile imbarcare gratuitamente fino a due attrezzature per la mobilità. Occorre tuttavia informare almeno 48 ore prima la compagnia delle specifiche relative alle dimensioni del dispositivo, al suo peso, ecc... Anche nel caso del cane da assistenza occorre avvisare preventivamente la compagnia. L’animale potrà fare il viaggio con voi in cabina. E’ tuttavia necessario informarsi bene sulle condizioni imposte ai viaggiatori con cane guida/assistenza, che possono andare dall'obbligo di certificato veterinario a quello di una fascetta identificativa standard. Per qualunque necessità si consiglia in ogni caso, primi di affrontare un viaggio in aereo, di consultare i siti delle singole compagnie aerre per verificare oggettivamente i servizi previsti per le persone disabili, a mobilità ridotta, o con esigenze speciali. Turismo Accessibile Accessibilità APP gratuita per viaggiatori disabili in volo Da gennaio 2013, l’Enac - l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, ha reso disponibile per i passeggeri disabili o con mobilità ridotta una app per avere sempre a portata di mano le principali informazioni sui regolamenti aerei. E’ possibile scaricarla gratuitamente su tre diversi sistemi operativi mobile: Apple, Android e Windows Phone, in italiano, inglese, spagnolo e francese. Si tratta di una sorta di guida multimediale dove trovare risposte alle domande e alle situazioni più frequenti da affrontare quando si viaggia, ovvero: • Cosa è l’assistenza speciale e a chi è rivolta ? • Chi sono i passeggeri a mobilità ridotta (PRM)? • A chi e quando si deve richiedere l’assistenza? • Chi fornisce l’assistenza in aeroporto e in volo? • Cosa accade se l’assistenza non è stata richiesta? • Cosa fare in caso di assistenza negata o non adeguata. Non resta che augurarvi buon viaggio! Viaggiare in treno: assistenza alle persone con disabilità o mobilità ridotta RFI - Rete Ferroviaria Italiana ha attivato per i viaggiatori con disabilità o mobilità ridotta una rete di servizi di assistenza atti a rispondere in modo sempre più efficace alle necessità di questa tipologia di utenti. Tali servizi, presenti in 264 stazioni e attivi 24 ore su 24, sono gestiti attraverso 14 punti di accoglienza, le cosiddette Sale Blu. Queste, presenti nelle principali stazioni italiane, sono aperte tutti i giorni dalle 6:45 alle 21:30. Qui è possibile reperire informazioni e materiale illustrativo sul servizio di assistenza ed effettuare la prenotazione del servizio di assistenza. Le Sale Blu assicurano anche la guida in stazione e l'accompagnamento al treno, l’accoglienza in treno all’arrivo in stazione e la guida all’uscita della stazione o al binario per prendere una coincidenza. Su richiesta esse provvedono inoltre a disporre sedie a rotelle e a gestire la salita e la discesa dal treno con carrelli elevatori. Possono richiedere i servizi di assitenza: • persone che si muovono su sedia a rotelle • persone con problemi agli arti, anche temporanei, o persone con difficoltà di deambulazione • persone non vedenti o con disabilità visive • persone non udenti o con disabilità uditive • persone anziane • donne in gravidanza In caso di non autosufficienza del viaggiatore per cui sono richiesti i servizi di assistenza, questi potrebbero essere subordinati alla presenza di un assistente personale in stazione o di un accompagnatore duran- 11 te il viaggio. Modalità di prenotazione Il servizio di assistenza può essere richiesto direttamente alle Sale Blu recandovisi direttamente, oppure inviando una mail o telefonando dalle ore 6:45 alle 21:30 tutti i giorni, festivi inclusi. E’ inoltre disponibile un numero verde gratuito 800 90 60 60 raggiungibile da telefono fisso e un numero unico nazionale 199 30 30 60 raggiungibile da telefono mobile e fisso. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito di RFI www.rfi.it. Annullamento E’ possibile annullare il servizio prenotato comunicandolo alla Sala Blu almeno quattro ore prima della prevista partenza. (Fonte: www.rfi.it) Partecipazione Campagna europea sulla libertà di movimento I trattati europei garantiscono alcuni diritti fondamentali: - Libertà di movimento delle persone (tutti i cittadini di uno stato membro europeo ha il diritto di muoversi, lavorare, studiare e vivere in un altro paese membro) - Libera movimentazione delle merci (le merci prodotte in uno stato membro europeo possono essere vendute in un altro stato membro a certe condizioni - Libera fruizione dei servizi (tutti i cittadini hanno il diritto di dare e ricevere servizi in un altro stato membro. Nonostante questo, le persone con disabilità non possono usufruire pienamente della loro libertà di movimento ed hanno difficoltà ad accedere ai canali di distribuzione delle merci e dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo. Le persone disabili non hanno le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel viaggiare, nel ricevere merci o servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni. Libertà di movimento La libertà di movimento è una delle incombenze di cui lo Stato dovrebbe farsi carico al fine di garantire la piena autonomia della persona. Non sempre tuttavia le istituzioni pubbliche sono in grado di gestire ed organizzare servizi di trasporto destinati ai cittadini disabili. Il progetto di “Mobilità Solidale” prevede la fornitura gratuita agli enti pubblici di autoveicoli per la mobilità dei cittadini diversamente abili. Il servizio ha pertanto il duplice obiettivo di andare incontro alle necessità delle istituzioni pubbliche e a quelle del cittadino con disabilità, impossibilitato all’utilizzo di un mezzo proprio o di un trasporto pubblico. L’ente pubblico usufruisce di un servizio realmente gratuito ed esonerato da qualsiasi onere estraneo alla semplice conduzione e al rifornimento dei mezzi. La partecipazione al progetto delle imprese locali tocca il cuore dei cittadini e dei fruitori del servizio, dando alla pubblicità veicolata dai mezzi di trasporto un particolare valore etico e sociale. Il progetto “Mobilità Solidale” crea così ricchezza morale nei soggetti coinvolti nel suo sviluppo, soddisfacendo le esigenze di bilancio della pubblica amministrazione e quelle dei cittadini in difficoltà. (Fonte: www.edf-feph.org) Mobilità Solidale La Costituzione Italiana, all’art.3 stabilisce che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge […] È’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Detrazione per le spese di eliminazione delle barriere architettoniche E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di ristrutturazione edilizia (50% per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno 2013). Rientrano tra queste spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per 12 la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave (articolo 3, comma 3, L. 104/1992). La detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile. La detrazione del 19%, pertanto, spetta soltanto sulla eventuale parte di spesa eccedente la quota già agevolata con la detrazione del 36% (o del 50%). Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori, è inoltre applicabile l’aliquota Iva agevolata del 4%, anziché quella ordinaria del 21%. “L’obiettivo della proposta di legge è quello di allargarsi in modo da interessare tutti i siti telematici dei settori pubblici e i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta attuale è infatti limitata a settori pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio obsoleto dal momento che il panorama offerto in rete si è notevolmente incrementato dal 2001, quando è stato definito il criterio stesso”. (www.agenziaentrate.gov.it) Diritto alla libertà di movimento: i montascale Una barriera architettonica è un impedimento agli spostamenti di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento o alla tipologia di elementi costruiti dall'uomo. Le barriere architettoniche sono quindi qualcosa di strettamente legato al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale per la valutazione della qualità di vita di chiunque. Negli ultimi anni la legislazione nazionale ed europea è stata pian piano migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una serie di enti pubblici e privati a questi principi di libertà di movimento. Uno degli strumenti più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di miniascensori o montascale (o servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le scale o a superare ostacoli. I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI). Queste indicazioni normative sono presenti in Italia da molti anni, proprio in corrispondenza alla comparsa sul mercato dei primi prodotti e ausili dedicati all'abbattimento delle barriere. La prima norma UNI in materia è infatti del 1991, sostituita nel 2009 da una norma più recente. La UNI EN 81-40:2009, versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 81-40, specifica i requisiti di sicurezza per la costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione e lo smontaggio di servoscala elettrici fissati alla struttura di un edificio. Nella legislazione italiana il riferimento normativo per gli aspetti edilizi dei montascale è contenuto nel DM 236/89, "Prescrizioni Partecipazione tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche". Il testo del Decreto Tecnico è strutturato in due parti: alcuni articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che contengono le specifiche tecniche. L'ordinamento italiano regolamenta poi anche quelle che sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge 9 gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le categorie che hanno diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento della barriere. Tali norme valgono per la progettazione ed installazione di ogni tipo di montascale, del tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi costituita dai montascale mobili, ovvero privi di installazione fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare per il superamento di gradini o dislivelli. I montascale si confermano quindi un indispensabile ausilio per garantire a tutti una piena libertà di movimento. (Fonte: www.disabili.com) Genny, la prima e unica carrozzina a due ruote Si tratta di una novità assoluta, una carrozzina che permette di muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente libere le mani. Abbiamo intervistato Paolo Badano, il suo ideatore. Paolo, com'è nata l'idea della carrozzina Genny? L'idea di Genny è nata da una mia esigenza, io sono Paraplegico da 15 anni, a seguito Libertà di movimento di un incidente stradale e da allora sono sempre alla ricerca di una maggiore autonomia. Da anni vedo il Segway, quel geniale mezzo che permette ad un uomo di spostarsi in piedi su due ruote parallele, un giorno mi sono domandato: se è in grado di portare in sicurezza un uomo in piedi su due ruote, perché non potrebbe fare lo stesso con un uomo seduto? Quindi oltre un anno mezzo fa, non avendo trovato nulla in commercio di simile ne ho acquistato uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigenze, con tutte le sicurezze e le modifiche necessarie che mi permettano di fermarmi di salire e scendere,e dopo oltre un anno di lavoro è nata Genny, oggi la mia compagna inseparabile. Genny è un mezzo che mi ha letteralmente cambiato la vita ed ho capito immediatamente che avrebbe potuto cambiare la vita a molti altri disabili. In cosa consiste la grande novità di questa carrozzina a due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie e per quali attività è stata testata Genny? La novità è pressoché unica, poiché si passa per la prima volta nella storia da quattro ruote a due ruote, e questo non è solo un fattore estetico, il quale ha la sua importanza, ma è soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia auto-bilanciante di Segway ed in particolare al principio dei giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio su due ruote. Questo comporta la possibilità di spostarsi su qualsiasi terreno come la sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico di incastrarsi con le ruote anteriori. Essendo già questo di per sé una novità assoluta per una sedia a rotelle, la sua caratteristica più incredibile è data dal fatto che non è dotata ne di acceleratore ne di freni, ma è semplicemente con minimi spostamenti del corpo/busto avanti e indietro che si crea il movimento, mi verrebbe da dire che Genny si 13 muove praticamente con il pensiero, una vera magia. Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo che sia la prima volta al mondo che un disabile si possa spostare su una sedia a rotelle avendo le mani libere lasciando la libertà quindi di telefonare, tenere la fidanzato/a per mano, mangiare un gelato, bere, tenere un ombrello, e perché no giocare a pallone... con la massima libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove. Un altro lato che sto scoprendo utilizzando Genny tutti i giorni, credo da non sottovalutare, è lo stupore che vedo nel viso delle persone che mi domandano coma faccia a stare in piedi su due ruote e non chiedendomi più, come succedeva solitamente prima, che cosa mi fossi fatto, quindi questo mi induce a pensare che non sia sparita la mia disabilità ma che sia sparito il collegamento mentale che spesso si fa tra disabile e sedia a rotelle. Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace soprattutto di eliminare le barriere mentali. Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità, siamo in corso di valutazione. L'utilizzo di questa carrozzina permetterà probabilmente di eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e per l'esterno, per quali fondi stradali è particolarmente indicata Genny? La mia invenzione, Genny, è piaciuta moltissimo al Direttore Marketing di Segway Italia "Tiziano Centulani" che avendo sposato in pieno la mia causa mi ha fornito la disponibilità di un Segway I2 con una larghezza notevolmente inferiore al modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di realizzare a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle convenzionali. Genny è commercializzata e si possono trovare tutte le informazioni a riguardo sul sito: http://www.gennymobility.com Centri di mobilità FIAT Autonomy (Fonte: www.disabili.com) Molte strutture di pubblica utili- Sono strutture che offrono a tutti i clienti disabili un aiuto concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una vettura adattata alle proprie capacità. In ogni Centro il cliente può testare le proprie capacità motorie residue tramite speciali simulatori, prendere confidenza con i veicoli modificati e chiedere il parere di medici e fisioterapisti e degli operatori dei centri stessi. I Centri di Mobilità realizzati da Fiat Group Automobiles vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la possibilità di testare e migliorare la qualità del proprio movimento. I clienti disabili hanno a propria disposizione simulatori di guida per valutare con precisione la propria capacità motoria residua e vetture modificate per provare la guida per la prima volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti. Frequentando un Centro di Mobilità il disabile può ottenere un attestato che può facilitare il compito di valutazione della Commissione medica locale durante la visita d'idoneità. Il simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica che valuta le capacità motorie, visive e cognitive della persona disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli arti superiori. Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy Tel. 011 0037456 (Fonte: www.fiatautonomy.com) EasyWay - L’app per segnalare i luoghi accessibili a tutti Libertà di movimento Partecipazione tà e di intrattenimento delle nostre città presentano ancora numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove opportunità per superarle. Per decidere se andare o meno in un determinato luogo, le persone con disabilità devono sapere prima se la loro meta è accessibile oppure no. Il progetto EasyWay, sviluppato con il supporto e l'esperienza della rete associativa della FISH, vuole contribuire a migliorare le informazioni a disposizione, dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta un generatore di informazioni per tutta la comunità. In questa prima fase sono state fatte delle rilevazioni partendo dalle città di Roma e Milano ma possiamo coprire tutta l'Italia. Il progetto infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito, due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno o più punti di interesse. Affidiamo l'inserimento delle valutazioni di accessibilità alla comunità degli utenti: ciascuno può diventare protagonista e attivarsi in prima persona per aumentare e migliorare il numero di informazioni. Per ogni punto di interesse che vuoi segnalare (ad esempio un ristorante, un albergo, un museo ecc), puoi esprimere sia una valutazione di accessibilità generale, sia una valutazione specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi interni; ecc.) in relazione a una o più tipologie di disabilità motoria scelte in base alle tue competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle particolari barriere esistenti per le persone con disabilità di tipo sensoriale, ma l'obiettivo è di crescere e migliorare giorno dopo giorno. Oggi chi vuole consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella città e leggere la valutazione di accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore. È importante che la comunità delle persone con disabilità, dei loro familiari, amici e operatori si attivi in prima persona per arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità. (Fonte: www.fishonlus.it) Montagna accessibile: gli ausili IL MONOSCI Il monosci consente allo sciatore di essere completamente indipendente: lo skilift, la seggiovia e persino le piste più difficili diventano accessibili. SportABILI ha in dotazione monosci di diverse misure e per tutte le età: sia per adulti che per bambini. IL BISCI Il bisci, importato direttamente da SportABILI dagli Stati Uniti, rappresenta un valido strumento che permette di sciare a tutti, grandi e bambini, con le più varie disabilità. L'uso del bisci è indicato per i disabili agli arti inferiori e superiori (tetraplegici, tetraparetici, distrofia muscolare, nanismo, atassia, displegia, sclerosi multipla, afasia, atrofia spinale, diparesi, cerebrolesi, disabili fisici e mentali gravi, ecc.) che comunque superino una lesione di D5. Il bisci è dotato di un semplice meccanismo di sollevamento automatico che rende semplice la salita in seggiovia. Manubrio e redini Il manubrio e le redini vengono usate dall'istruttore oltre che per controllare la velocità e fermare il bisci, per impostare o correggere l'angolo, per i movimenti di rotazione e quelli di stabilizzazione dello sciatore. Stabilizzatori Gli stabilizzatori possono com- 14 pensare il deficit d'equilibrio, offrendo due punti aggiuntivi di contatto con la neve. IL DUALSKI Il dualski, per le sue particolari caratteristiche – un monosci con due sci – si adatta bene, a seconda delle capacità funzionali, a diversi tipi di disabilità agli arti inferiori e superiori. La seduta permette ad ogni persona di trovare la miglior posizione. Lo schienale della seduta è regolabile in altezza a seconda della gravità dell'handicap. La differente rigidità e regolazione degli elementi permette un più alto grado di supporto del corpo e aiuta i movimenti della parte alta dello stesso. Lo schienale mobile permette allo sciatore di regolare il proprio angolo di seduta in avanti o indietro usando un pratico e resistente strap. Gli ammortizzatori, con una sospensione con molla intercambiabile disegnata appositamente per questo apparecchio, possono essere adattati a seconda del peso dello sciatore. Ciò favorirà l'uso dell' apparecchio da parte di molte persone. Il loro grande comfort anche su terreni accidentati è da attribuirsi alla loro flessibilità. GLI STABILIZZATORI Gli stabilizzatori sono indicati per amputati, post polio, ecc. Questo ausilio garantisce la stabilità e l'equilibrio durante le discese. LA SLITTA PER IL FONDO La slitta per il fondo è indicata per disabili fisici seduti, come per il monosci (paraplegici, post polio, spina bifida, amputazioni arti inferiori, ecc,) che comunque non superino una lesione di D5. L'ausilio per lo sci da fondo è ideale per godere la montagna ed un salutare sport sulla neve. Il telaio è superleggero. L'inclinazione dello schienale e della seduta si può regolare secondo le esigenze del disabile garantendo così un comfort di marcia. I bastoncini sono leggermente piegati per un maggior contatto con la neve. (Fonte:www.predazzo.sportabili.org) Il Powerchair Football Il Powerchair Football è letteralmente il calcio per disabili in carrozzina a motore elettrico. E’ uno sport ancora poco conosciuto e diffuso nel nostro Paese. Sport&Smile Eventi Sportivi di Montelupone (Mc) è l’unica realtà italiana impegnata nell’organizzazione di manifestazioni dedicate a questa disciplina. E’ grazie a loro che si possono reperire informazioni sul gioco. Le regole sono le stesse del calcio classico per normodotati; si gioca in 4 contro 4 e si deve fare gol nelle due porte larghe 3 mt. Uniche differenze sono che non esiste il fuorigioco e non vi deve essere mai il 2 vs 1 a meno di 3 mt. dal punto ove si trova il pallone. Si gioca su carrozzine a quattro ruote tarate ad una velocità non superiore ai 10 Km/h, che devono essere dotate, oltre che di speciale cintura di sicurezza, anche di "guardfoot " per poter consentire al giocatore di colpire,condurre, orientare la palla. Il pallone misura 13 pollici, sempre in cuoi come quello da calcio. Si può giocare all'interno (palestre o palazzetti), o comunque in qualsiasi spazio ci sia un campo da basket, poiché le misure del campo sono quelle del parquet da pallacanestro. Le squadre comprendono un minimo di 6 giocatori (3 più un portiere) e possono includere sia uomini che donne di ogni età e grado di disabilità chiaramente non cognitiva. E' necessario essere in grado almeno di muovere il collo, anche leggermente, per poter agire con la vista periferica del gioco (orientarsi e capire cosa accade intorno). Per quanto riguarda l'età , ci si può avvicinare al Powerchair Football già dai 14 anni, fino ai 50-55. (Fonte: www.sportsmile.it) Partecipazione Il diritto di voto e l'accessibilità dei seggi elettorali Esistono precise indicazioni normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte delle persone con disabilità. FARSI ASSISTERE Secondo la normativa vigente sono da considerarsi "elettori fisicamente impediti", "i ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità". Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono esercitare il diritto di voto con l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto come accompagnatore. La Legge n. 17 del 5 febbraio 2003 ha precisato che non è necessario che l'elettore che risulta quale accompagnatore sia iscritto nelle liste elettorali dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello della iscrizione nelle liste elettorali di un qualsiasi comune italiano. Qualora la disabilità non sia evidente, oppure non sia nota al presidente di seggio, deve essere richiesto uno specifico certificato rilasciato da medici designati dall'Azienda Usl. Tale documento deve precisare che "l'infermità fisica impedisce all'elettore di esprimere il voto senza l'aiuto di altro elettore". Questi certificati devono essere rilasciati immediatamente, gratuitamente e in esenzione a qualsiasi diritto o applicazione di marche. Il certificato viene poi allegato agli atti della sezione elettorale. Nel caso dell'elettore cieco può essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto "libretto di pensione" dal quale si evince la cecità accertata. È utile precisare che chi necessita di essere accompagnato solo fino alla cabina elettorale, ma poi è in grado di esercitare autonomamente il voto, non occorre che presenti alcun certificato. Partecipazione politica Nessun elettore può esercitare la funzione di accompagnatore per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata un'apposita annotazione dal presidente del seggio nel quale egli ha assolto tale compito. I comuni devono assicurare un servizio di trasporto pubblico in modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale. VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE Qualora la propria sezione elettorale sia inaccessibile, il disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione può votare presso un'altra sezione, del proprio comune, priva di barriere architettoniche. Nei comuni ripartiti in più collegi (senatoriali, collegi uninominali, collegi provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi circoscrizionali, la sezione scelta per la votazione deve appartenere al medesimo collegio o alla medesima circoscrizione, nei quali è compresa la sezione nelle cui liste l'elettore stesso è iscritto. Per sapere se la sezione scelta corrisponde a questi requisiti è possibile rivolgersi all'Ufficio elettorale del Comune o al presidente della sezione stessa. Per poter essere ammesso al voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica rilasciata, anche in precedenza per altri scopi, dalla propria Azienda Usl locale o copia autentica della patente di guida speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga di alcuna certificazione oppure nell'ipotesi in cui dalla certificazione non sia possibile evincere con chiarezza che sussiste un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita all'Azienda Usl di competenza. Le Aziende Usl nei tre giorni precedenti la consultazione elettorale, devono garantire in ogni comune la disponibilità di un adeguato numero di medici 15 autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni. Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista elettorale della sezione e di prenderne nota nel verbale. L'ACCESSIBILITÀ DEI SEGGI ELETTORALI Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali. Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali devono essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere predisposta almeno una cabina per consentire agevolmente l'accesso agli elettori e deve essere previsto un secondo piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa ottanta centimetri, o un tavolo munito di ripari che garantisca la stessa segretezza. I seggi debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della carrozzina, tramite percorsi accessibili. I comuni devono provvedere al censimento delle barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono intervenire di conseguenza allo scopo di evitare che si ripresenti la stessa situazione nelle future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa non precisa se l'intervento debba per forza consistere nella rimozione delle barriere architettoniche o nella scelta di altra sede accessibile da adibire alle consultazioni elettorali. VOTO A DOMICILIO PER I DISABILI GRAVISSIMI La Legge 22 del 27 gennaio 2006, successivamamente modificata dalla Legge 7 maggio 2009, n. 46, prevede la possibilità di esercitare il diritto di voto presso il proprio domicilio per alcune categorie di persone affette da grave disabilità. Possono, ad oggi, votare al proprio domicilio: 1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui dimorano risulti impossibile, anche con l'ausilio dei servizi di cui all'articolo 29 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, cioè siano “intrasportabili”. Il Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio non possa essere richiesto solo perchè non c’è alcun servizio di accompagnamento al seggio; 2. gli elettori affetti da gravi infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano; in questo caso la sottolineatura è sulla dipendenza continuativa e quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino. Da sottolineare che, in nessun passaggio, il Legislatore richiede il possesso di certificati di handicap (art. 3, Legge 104/1992) o di invalidità. Ci si riferisce strettamente a infermità gravi e, quindi, a situazioni sanitarie anche non definitive. (Fonte: www.handylex.org) Partecipazione Scolastica Nonostante la presenza di una legislazione avanzata in termini di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Nel Mezzogiorno gli alunni con disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado la Partecipazione quota di famiglie meridionali che ha fatto ricorso per le ore di sostegno è circa il doppio rispetto a quella del Nord (nella scuola primaria rispettivamente 12,7% e 6%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 11,5% e 4,3%). (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Al fine della realizzazione del progetto individuale è molto importante garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno e alunno con disabilità. Rispetto all’anno scolastico precedente hanno cambiato insegnante di sostegno il 41,7% degli alunni con disabilità della scuola primaria e il 39,3% di quelli della scuola secondaria di primo grado. (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il supporto didattico fornito dall’insegnante di sostegno dovrebbe essere accompagnato dalla presenza di figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia del singolo. Gli alunni con disabilità totalmente non autonomi ricevono al Nord un numero medio di ore settimanali di assistenza educativa culturale o ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato nel Mezzogiorno (nella scuola primaria rispettivamente 12,3% e 5,1%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il processo d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività della classe, anche se tale partecipazione potrebbe implicare a volte una maggiore complessità organizzativa. Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado quasi la metà degli alunni con disabilità non partecipa alle attività extrascolastiche organizzate dalla scuola, e tale Partecipazione scolastica fenomeno assume una maggiore consistenza nel Mezzogiorno. (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”) (Fonte: www.fishonlus.it) Scuolabile Insegnare giocando, e imparare divertendosi. Quale strumento è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini? Ma ora non si tratta di insegnar loro la storia o la geografia, le nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un nuovo tipo di cultura, quella che scende in campo non solo a scuola, ma anche a casa e al parco giochi, in ogni momento della giornata; una cultura che deve formarsi adesso e che li accompagni per tutta la vita. E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così lontana da loro perchè così poco conosciuta e troppo spesso vista con timore anche dagli adulti. La disabilità è ben presente nella nostra società, tanto da coinvolgere il 15% delle famiglie italiane, costrette a traumatiche e sostanziali variazioni nello stile di vita; ma la disabilità è anche ricchezza ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare una fiaba, che da sempre offre all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre nelle fiabe si incontra spesso il tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come Pollicino, oppure sciocchi e incapaci e per questo derisi o ignorati; a volte si incontrano principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla fine, dopo numerosi prove, il protagonista viene riconosciuto e premiato. Continuando su 16 questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il mondo della diversità. Ecco allora ScuolABILE, il primo progetto completo che vuole coinvolgere i bambini delle scuole elementari, gli insegnanti e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per ragazzi Luigi Dal Cin, e con il patrocinio della Regione Veneto. (www.disabili.com) Albatros Progetto Paolo Pinto L’Associazione “Albatros progetto Paolo Pinto” nasce per commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di nuoto di gran fondo, autore di epiche traversate. Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati principalmente al miglioramento della vita di non vedenti e ipovedenti nonché alla loro integrazione sociale. In quest'ottica l'incontro con l'istruttore subacqueo Manrico Volpi e le reciproche affinità di intenti in questo campo hanno permesso di ideare, sviluppare e mettere a punto il progetto di elaborazione di una nuovissima metodologia didattica per l'insegnamento dell'immersione subacquea ai non vedenti. Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione ormai consolidato - con tanto di standard, supporti didattici, manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari, Gallipoli, Pulsano, Venezia, nel pieno successo di tutti i partecipanti, comprese immersioni particolari, come quelle sotto i ghiacci, ecc. – che ne ha messo in luce tutta l’efficacia. La novità radicale di questa metodologia, rispetto alla quale tutte le altre appaiono rimaste ferme ai pionieristici primordi di svariati anni fa (come testimoniano gli stessi protagonisti non vedenti) consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che con un'adeguata formazione del corpo docente - riesce a soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte sua. In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considerare il non vedente non più solo trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista assoluto di sé stesso in immersione, con l'apporto del suo accompagnatore limitato al solo ruolo che il cane-guida ha nella vita di tutti i giorni. In sintesi non più un disabile bensì un subacqueo a tutti gli effetti, che può effettuare turismo subacqueo ed immergersi in ogni mare del mondo. Si tratta di un approccio e una filosofia estendibili a livello internazionale, come lo sono le problematiche della disabilità, che non conoscono confini e si assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle opportunità che offrono. Tra cui quella di un contenuto dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l'aggiornamento di un qualunque operatore didattico, perfino nel suo comune lavoro coi sub normodotati. Oggi a sancire tutto questo arriva il prestigioso riconoscimento della Cmas, ottenuto da Albatros come ideale sigillo di qualità e innovazione. Inoltre Albatros ha siglato un protocollo d'intesa con Federparchi finalizzato a rendere sempre più accessibili per i non vedenti le aree protette. (Fonte: www.albatros-scubablindinternational.it) Uguaglianza Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua I più discriminati nel mondo del lavoro sono le donne, i migranti e le persone con disabilità. Queste le conferme dal terzo rapporto dell'ILO (International Labour Organization delle Nazioni Unite) Equality at work: The continuing challenge. LA DISABILITA' Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della popolazione mondiale, circa 470 milioni di persone in età lavorativa. Negli stati Uniti, nel 2007, il reddito medio di una persona con disabilità con un lavoro a tempo pieno tutto l'anno era di 34.200 dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili. Nel paesi in via di sviluppo l'80% della popolazione con disabilità vive in povertà. LE ALTRE DISCRIMINAZIONI Le disuguaglianze salariali tra uomini e donne persistono, per non parlare della gravidanza e della maternità che continuano ad essere viste come un grave impedimento. Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno. Le discriminazioni razziali sono fortissime, in particolare nei confronti dei lavoratori migranti che sono spesso esclusi dal sistema di protezione sociale, oltre che discriminati nell'accesso al lavoro. In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per orientamento sessuale. Discriminazioni sul lavoro I PROVVEDIMENTI Il Rapporto denuncia che durante i periodi di recessione economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa dell'assenza di dati. Per questo l'ILO raccomanda alcune misure indispensabili a contrastare la discriminazione: la promozione della ratifica universale e dell'applicazione delle due Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della discriminazione nell'impiego e nelle professioni; lo sviluppo delle capacità istituzionali dei costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che si occupano di uguaglianza. La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del 1951 e la Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate rispettivamente da 168 e 169 Stati, su un totale di 183 Stati membri dell'ILO. L'obiettivo è la ratifica universale. L'ILO Organizzazione Internazionale del Lavoro, è l'agenzia della Nazioni Unite specializzata nel promuovere la giustizia sociale, i diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti. Formula gli standard minimi 17 internazionali delle condizioni di lavoro e dei diritti del lavoratore attraverso la stipula di Convenzioni e Raccomandazioni. Libertà di associazione, diritto di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi obiettivi. (Fonte: www.disabili.com) Un impegno attivo per la piena inclusione In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un lavoro, rispetto a oltre il 68% delle persone non disabili. Le probabilità che un disabile sia inattivo sono quasi doppie rispetto a quelle di un cittadino non disabile. Eppure, basterebbe un piccolo aiuto aggiuntivo per far entrare, o rientrare, milioni di europei disabili nel mercato del lavoro. La strategia riveduta di Lisbona per la crescita e l’occupazione è tesa in modo particolare ad aumentare i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei disabili in Europa. Gli Stati membri predispongono le proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti della strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno riferiscono alla Commissione in merito alle iniziative adottate in materia di occupazione, tra cui quelle riguardanti le persone disabili. L’azione politica comunitaria in materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle poli- tiche per l’inclusione sociale, l’assistenza sanitaria e i servizi sociali, dando in tal modo ai disabili maggiori possibilità di trovare e mantenere il lavoro. Tribunale dei diritti dei disabili IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI DISABILI, unico nel suo genere, è nato nel 1999 per volontà di Anffas Onlus e della Nazionale italiana Magistrati. Persegue lo scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed alle loro famiglie. Il Tribunale è divenuto negli anni una realtà tangibile, un appuntamento importante ed atteso, che dà un contributo autorevole e concreto affinché, anche per le persone con disabilità, l'uguaglianza dei diritti e la pari dignità sociale siano condizioni pienamente raggiunte e non meri dettami legislativi. Il Tribunale affronta, attraverso pubblici dibattimenti che si svolgono sul modello di quelli reali, situazioni effettivamente accadute in cui sono stati viola- Uguaglianza ti i diritti delle persone con disabilità e la loro dignità sociale. Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni anno centinaia di altre situazioni particolari, svolgendo un lavoro costante e quotidiano di consulenza tecnica. L’ICT: lavoro e integrazione L’integrazione sociale ha un effetto positivo sulle persone disabili e di conseguenza anche sulla società. Il fatto di avere un handicap, non esclude che la persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità. Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e contribuiscono alla realizzazione della persona disabile. Il ruolo delle tecnologie ICT dovrebbe iniziare nelle scuole con la formazione degli studenti disabili. Il lavoro degli insegnanti e dei professionisti si dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per ogni esigenza individuale dello studente disabile. Le tecnologie ICT sono strumenti nell’ambiente lavorativo delle aziende. Nel 2008 è stato realizzato uno studio dal Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione ASPHI Onlus per avere una visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili, delle applicazioni ICT nelle aziende. L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e grandi aziende. Sono stati esaminati due aspetti: organizzazione aziendale per favorire l’inserimento dipendenti disabili e livello di accessibilità dei sistemi informativi. Discriminazioni sul lavoro L’organizzazione aziendale è diretta all’adempimento degli obblighi di legge con assunzioni tramite il collocamento mirato. I dipendenti assunti hanno varie condizioni di disabilità ed è stata rilevata una predominanza di persone con disabilità motorie. I dipendenti disabili sono gerarchicamente dipendenti dai responsabili risorse umane o dai capi del personale e hanno limitati rapporti con i responsabili del settore informatico. Non è stata riscontrata una massiccia presenza di politiche aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile nell’ambito lavorativo. È stato dichiarato dalle aziende un livello paritario tra lavoratori nell’accesso agli strumenti ICT, con un minimo divario digitale. Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT per favorire l’utilizzo da parte dei lavoratori disabili. La presenza di un sistema informativo con un tale elevato livello di accessibilità può avere anche una spiegazione diversa. Le persone disabili assunte hanno capacità tecniche che permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda, senza particolari interventi, oppure i dipendenti disabili svolgono mansioni che non richiedono l’utilizzo di tali strumenti. In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e si sottovaluta la necessità del dipendente disabile. Sono stati riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da parte dell’azienda e di reali interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema informativo. La conferma della presenza di una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da un’analisi di 1060 PMI. (Fonte: meetinability.net) 18 Tutela dei diritti e delle libertà delle persone con disabilità a livello internazionale L'Unione europea è membro della convenzione delle Nazioni Unite che deve garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle persone con disabilità. Tale convenzione deve inoltre assicurare il loro benessere sociale e la loro protezione giuridica. ATTO Decisione 2010/48/CE del Consiglio, del 26 novembre 2009, relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. SINTESI L'Unione europea (UE) ha aderito alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Questa convenzione internazionale mira a garantire che le persone con disabilità godano di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali. A tal fine, la convenzione si basa su una serie di principi: • il rispetto per la dignità, l'autonomia e l'indipendenza delle persone; • la non discriminazione; • la partecipazione e l'inclusione nella società; • il rispetto per la differenza e l'accettazione delle persone; • la parità di opportunità; • l'accessibilità, soprattutto dei trasporti, dell'informazione e delle comunicazioni, delle apparecchiature e dei servizi pubblici nelle aree urbane e rurali; • la parità tra uomini e donne; • il rispetto per l'identità dei minori con disabilità e per lo sviluppo delle loro capacità. Gli Stati che hanno aderito alla convenzione adottano tutte le misure necessarie per garantire il progressivo rispetto di questi principi. Essi si impegnano inoltre ad agire a favore dei diritti economici, sociali e culturali delle persone con disabilità. Inoltre, le persone con disabilità devono essere consultate durante l'elaborazione e l'attuazione della legislazione e delle politiche che le riguardano. Protezione contro le discriminazioni Ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità è vietata, e le persone con disabilità ricevono una protezione giuridica effettiva sulla base dell'uguaglianza con le altre persone. La convenzione contiene disposizioni specifiche relativamente a due gruppi di popolazione: • le donne con disabilità, che sono soggette a discriminazioni multiple. Devono essere adottate misure per garantire il loro pieno sviluppo e la loro indipendenza; • i minori con disabilità, che hanno diritto alla protezione del loro superiore interesse in caso di decisioni che li riguardano e godono anche del diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni e di ricevere un aiuto adeguato. Gli Stati parti alla convenzione si impegnano a combattere gli stereotipi e a fare conoscere meglio le capacità delle persone con disabilità. Diritti riconosciuti dalla convenzione La convenzione afferma una serie di diritti e di libertà che devono essere riconosciuti alle persone con disabilità. Si tratta in particolare: • del diritto alla vita; • della protezione in situazioni di rischio e di emergenza umanitaria; • del riconoscimento della personalità e della capacità giuridica, soprattutto al fine di accedere alla proprietà e alla libera gestione finanziaria, sempre restando protetti Uguaglianza dagli abusi; • dell'accesso alla giustizia attraverso accomodamenti procedurali; • della libertà e della sicurezza; • del diritto di non essere sottoposti a tortura, a pene o trattamenti crudeli inumani o degradanti; • del diritto di non essere sottoposti a sfruttamento, violenza e maltrattamenti; • della protezione dell'integrità fisica e mentale; • del diritto di circolare liberamente, di scegliere il luogo di residenza e la nazionalità; • della vita indipendente e dell'inclusione nella società; • della mobilità personale, in particolare attraverso apparati e tecnologie di supporto alla mobilità; • della libertà di espressione e di accesso all'informazione; • del rispetto della vita privata; • del rispetto del domicilio e della vita familiare; • del diritto all'istruzione; • dell'accesso ai servizi sanitari, • dell'abilitazione e della riabilitazione, attraverso la piena realizzazione del potenziale fisico, mentale, sociale e professionale; • del diritto al lavoro, senza discriminazioni e in condizioni eque e favorevoli; • del diritto ad adeguati livelli di vita e alla protezione sociale; • della partecipazione alla vita politica e pubblica, comprese le votazioni e le elezioni; • della partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport. Applicazione della convenzione Azioni di cooperazione internazionale possono essere condotte a favore delle persone con disabilità, in particolare in partenariato con le organizzazioni internazionali e regionali competenti. Gli Stati prevedono uno o più punti di contatto nazionali per informare il pubblico circa la convenzione. Essi istituiscono un meccanismo indipendente di monitoraggio Discriminazioni culturali dell'attuazione della convenzione. La società civile deve essere pienamente coinvolta nel processo di monitoraggio delle azioni. Infine, ogni Stato deve presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese per adempiere ai propri obblighi, entro due anni dalla sua adesione alla convenzione. Contesto La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vieta qualsiasi discriminazione basata sulla disabilità (articolo 21). Riconosce inoltre il diritto delle persone con disabilità all'autonomia, all'inclusione sociale e professionale e alla partecipazione alla vita della comunità (articolo 26). Il trattato di Lisbona attribuisce alla Carta lo stesso valore giuridico dei trattati (articolo 6 del trattato sull'UE). (Fonte: http://europa.eu) Donna e disabile, discriminazione multipla Restano ancora molte, troppe, le facce della discriminazione che le donne con disabilità si trovano a dover affrontare dalla nascita o a causa di una malattia invalidante, di un incidente sul lavoro (...). In un mondo costruito per uomini e gestito da uomini, essere donna e avere una disabilità comporta una vita di discriminazione multipla. Le donne disabili sono sempre e comunque donne, ma non sono mai riconosciute come tali. Non bisogna credere che in Italia la condizione di vita delle donne con disabilità sia sicuramente migliore rispetto ad altri Stati, né che la povertà economica e culturale in cui sono segregate le donne disabili sia tipica dei Paesi in via di sviluppo", denuncia Luisella Bosisio Fazzi, consigliere della Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità). L'associazione sta progettando l'apertura di un Centro di tutela 19 antidiscriminatoria, a sostegno anche dell'universo femminile, in grado di diventare punto di riferimento regionale e nazionale raccogliendo segnalazioni e richieste, offrendo informazioni e consulenze. "I dati ci dicono che le donne disabili trovano con più difficoltà lavoro, spesso devono rinunciare al desiderio di maternità e, in generale, subiscono più discriminazioni rispetto ai maschi. Sono invisibili perché le politiche di genere non influenzano la loro condizione e le politiche sulla disabilità non tengono conto del genere", insiste Bosisio Fazzi. Evidenziando che raramente le donne disabili sono "considerate in relazione alla femminilità, alla maternità, alla genitorialità, alla bellezza. Detengono il più alto tasso di non impiego, sono più spesso escluse dai sistemi educativi; normalmente vengono dissuase dall'avere figli. Spetta a loro la percentuale più elevata di violenze e abusi subiti, soprattutto alle donne con malattie psichiatriche, disabilità sensoriali e intellettive". Un quadro sconfortante. Per questo la Ledha offre da tempo un servizio legale. "Anche a causa della scarsa informazione sul tema, le persone con disabilità e in particolar modo le donne, sono ancora spesso vittime di violenza», fa notare l'avvocato Gaetano De Luca, che ha supportato la famiglia di una ragazza milanese con una disabilità di tipo intellettivo vittima di violenza sessuale da parte dell'autista che l'accompagnava a scuola e al centro diurno: "Comprensibile la difficoltà dei genitori nel dover affrontare un processo e nel vedere la propria figlia subire tutta una serie di attività di indagine volte ad accertarne la credibilità e la reale capacità di poter percepire e rendersi conto di quanto le è accaduto. L'imputato infatti, durante il processo, ha più volte negato gli addebiti, ma dopo il dibattimento è stato condannato a una pena di sei anni". Se circa il 16 per cento delle donne europee è disabile, un rapporto del Parlamento dell'Unione denuncia che circa l'80 per cento di quelle istituzionalizzate sono esposte al rischio di violenza, spesso compiuta proprio dalle persone che dovrebbero prendersi cura di loro. E nella civilissima Germania uno studio commissionato dal ministero per la Famiglia rivela che migliaia di donne con disabilità intellettiva, rinchiuse in istituti, hanno subito abusi sessuali. Al di là dei casi di cronaca, i diritti violati pongono l'urgenza di un cambiamento culturale, di una sterzata decisa nella mentalità comune. Perché i pregiudizi sono duri a morire. Approvata nel dicembre 2006, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (ratificata da una ventina di Paesi della Ue) auspica che le donne non siano più vittime della "discriminazione multipla". Un concetto "reso noto dagli studi di Kimberly W. Crenshaw in riferimento alle esperienze di discriminazione vissute dalle donne nere in America, che si è progressivamente esteso in altri ambiti", spiega la psicologa valdostana Laura Elke D'Apolito, autrice di una recente ricerca sulle donne disabili: "In una società come la nostra, dove la sessualità è l'oggetto più frequente della comunicazione di massa, l'invisibilità a cui sono costrette le donne disabili in qualche modo è una forma di negazione del loro diritto alla sessualità. Sono quasi invisibili all'interno dei media, poiché il loro corpo è percepito dalla società come ‘poco desiderabile'". (Laura Badaracchi) (Fonte: www.superabile.it) Lavoro per i disabili Occupazione L'inserimento lavorativo dei disabili Per promuovere l'inserimento e l'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro la legge prevede una serie di servizi di sostegno e di collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto adatto attraverso: • attività di analisi di posti di lavoro • forme di sostegno • azioni positive soluzioni di problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro. Sono previste inoltre una serie di agevolazioni contributive a favore delle imprese e degli enti pubblici che assumono disabili con determinate percentuali di invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso: • convenzioni tra le Agenzie di somministrazione e gli enti pubblici • incentivi per le aziende che affidano commesse alle cooperative sociali che occupano soggetti svantaggiati • il contatto di inserimento. Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'oc- cupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono iscriversi al collocamento obbligatorio presso il Centro per l'impiego competente per territorio, nell'apposito elenco costituito da un'unica graduatoria. (Fonte: www.lavoro.gov.it) Lavoratori disabili: doveri e agevolazioni per le aziende che assumono Per le aziende tenute ad assumere lavoratori appartenenti alle categorie protette sono previste agevolazioni fiscali. Si stima che nel nostro paese solo il 16% dei disabili abbia un lavoro. Questo significa che il 74% delle persone con disabilità non ha una occupazione, per circa 700 mila persone iscritte alle liste di collocamento obbligatorio. Non manca anche la tirata d'orecchi che l'Europa ha fatto all'Italia su questo fronte, dove abbiamo ricevuto la bocciatura della Corte di Giustizia UE, la quale ritiene insufficienti gli strumenti messi in campo dal nostro paese per favorire l'occupazione delle persone con disabilità , come realizzazione dei diritti di uguaglianza e integrazione. Premesso che la situazione e la congiuntura economica senz'al- 20 tro non aiutano, con un panorama desolante per tutti, è importante che le aziende sappiano che è tra i loro doveri quello di assumere persone appartenenti alle categorie protette, come pure che sono previsti sgravi e agevolazioni. Ci sembra quindi utile ricordare quali sono questi obblighi e questi diritti, attingendo anche ai contenuti di una utile guida che abbiamo trovato sul web: Categorie protette- un grande potenziale pubblicata da Page Personnel. OBBLIGHI DELLE AZIENDE - La legge 68/99 stabilisce che le aziende con più di 15 dipendenti debbano assumere almeno un lavoratore appartennete alle categorie protette. La normativa prevede un crescendo di queste assunzioni, con l'aumentare dei dipendenti. Da 15 a 35 dipendenti prevede l'assun- zione di una persona disabile, dai 36 ai 50 di due, da 51 a 150 in una percentuale del 7% più uno ecc. E' quindi fondamentale, per l'azienda, capire quante persone disabili sia tenuto ad assumere. Per farlo, va calcolata la percentuale, tenendo conto che nel computo vanno inseriti tutti lavoratori assunti con vincolo di subordinazione (compresi quelli con contratto a tempo determinato fino a 9 mesi). Ci sono alcune eccezioni, come i lavoratori tramite cooperative, i dirigenti, ecc. INCENTIVI PER LE AZIENDE Assumendo un lavoratore appartenete alle categorie protette, oltre a inserire nel suo organico una risorsa produttiva, l'azienda ha diritto di accedere ad alcune agevolazioni previste dalla legge (art. 13 legge 68/99). Tra queste c'è la fiscalizzazione dei contributi previdenziali e assistenziali per l'assunzione di lavoratori disabili con ridotta capacità lavorativa superiore al 79% fino a un massimo di 8 anni; stesso dicasi per l'assunzione di lavoratori con handicap intellettivo e psichico indipendentemente dalla percentuale di invalidità . Abbassandosi la percentuale di capacità lavorativa tra il 67 e 79%, la fiscalizzazione arriva al 50% per un massimo di 5 anni. Va ricordato inoltre che, nel caso in cui l'azienda debba sostenere costi per facilitare l'inserimento lavorativo o il lavoro stesso della persona disabile (con invalidità superiore al 50%), è previsto un rim- Lavoro per i disabili Occupazione borso parziale forfetario. Può trattarsi di interventi per eliminare le barriere architettoniche, ma anche per l'acquisto di tecnologie per facilitare il telelavoro del soggetto. SANZIONI - Per le aziende che non rispettano l'obbligo di assunzione di lavoratori disabili sono previste delle sanzioni di tipo amministrativo, stabilite dalle direzioni provinciali del lavoro. Le sanzioni constano di: - 635,11 Euro (maggiorati di Euro 30,76 per ogni giorno di ritardo) in caso di ritardo nell'inviare il prospetto informativo che riporta il numero di lavoratori totali e i nominativi di quanti appartenenti alle categorie protette (ricordiamo che il prospetto va inviato entro il 31 gennaio di ogni anno, ndr). - Euro 62,77 al giorno per ogni lavoratore non occupato, a partire dal 61 esimo giorno dall'obbligo di assunzione, in caso di mancato adeguamento alla norma. CHI HA DIRITTO AL COLLOCAMENTO MIRATO - I soggetti che possono essere iscritti alle categorie protette, indi accedere al collocamento mirato, devono essere in possesso di una certificazione che attesti e descriva le capacità residue al lavoro (la riduzione della capacità lavorativa deve essere almeno del 45%). L'attestazione viene rilasciata dalla commissione per l'accertamento delle capacità lavorative residue operante in tutte le ASL, ai sensi della Legge 68/1999. Hanno altresì diritto le persone invalide del lavoro con grado di invalidità superiore al 33%; persone non vedenti, persone non udenti; invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio, vedove, orfani, profughi ed equiparati ad orfani, nonché i soggetti individuati dalla legge 407 del 1998 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata). (Fonte: www.disabili.com) Job Disabili torna in rete Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma fascinoso e affascinante nella sfida: dare alle persone con disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e orientare per trovare il posto di lavoro più vicino alle proprie esigenze fisiche e personali. Dopo il lancio del nuovo Job Disabili, trasformazione del più vecchio progetto "Agenzia Lavoro Disabili", Daniele Regolo, l'imprenditore non udente di Macerata, spiega a SuperAbile.it il percorso fin qui fatto e le aspettative per il futuro. Già premiato nel 2012 nell'ambito dell'Italian round della Global Social Venture Competition (Gsvc), premio internazionale ideato dalla Università di Berkeley per sviluppare idee imprenditoriali a forte rilevanza sociale e basso impatto ambientale, Job Disabili guarda al futuro con umiltà ma anche con ambizione. "La cosa più difficile - ha infatti spiegato Daniele Regolo - è stato garantire l'accessibilità del sito. La Legge Stanca, benché avanzata, non è applicata a pieno. Mancano buoni esempi cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di lavoro per la seconda versione ci dicono quanto sia difficile l'accessibilità. Il punto di un buon sito non è la grafica, ma il suo funzionamento. La strada è questa: lo scopo infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda e offerta di lavoro". "In termini di aspettative - ha poi continuato -, ci muoviamo dalla nostra prima esperienza: oltre 2.900 contatti di candidature personali e 70 aziende accreditate. L'aspettativa è quella di superare l'idea di un sito che sostituisca un Ufficio di collocamento; vogliamo che Job Disabili diventi un punto di riferimento. Anche per il colloca- mento. Raggiungere, cioè, il limbo di chi non viene mai chiamato". Ma cos'è Job Disabili e perché si arriva ad un'idea del genere è quello che ci ha sempre reso curiosi di questo progetto. "Job Disabili - ha spiegato Regolo - sintetizza tutte le mie esperienze fallimentari in tema di lavoro. Questo progetto ha dato sostanza a tutti i miei fallimenti: lavoravo in Asl a tempo indeterminato. Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo sportello. Io, non udente, allo sportello? Mi sono licenziato. La prima scelta adulta della mia vita. Sono diventato facilitatore e questo desidero essere. Job Disabili vuole facilitare appunto la vita di chi, a prescindere dalla disabilità, ha voglia di mettersi in gioco. Da disabile so quanto è difficile lavorare e farlo in ufficio, sia esso pubblico o privato: regole e procedure non aiutano a inserirsi". "Nasciamo - ha poi concluso il giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento europeo. Oggi siamo una Srl. La squadra è in ampliamento, ma tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti con disabilità si adopereranno con noi per arrivare ad un obiettivo comune. Ovvero, insistere sulla qualità delle persone in quanto tali. Come del resto dice la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: il cambio di visione è esemplare. E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque l'ambiente, in questo caso di lavoro, ad essere più accogliente e disponibile". (Fonte: www.superabile.it) Collocamento mirato L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni. 21 Tra gli strumenti più importanti vi sono il collocamento mirato, da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili. Misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l’accesso al lavoro. Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili. Queste tematiche vengono trattate anche da "SuperAbile", il Portale dell'Inail che coniuga sezioni documentali costantemente aggiornate a servizi di consulenza attraverso il call center 800.810.810. Superabile è un "Contact Center Integrato" costituito principalmente da un portale di informazione e di documentazione sulle tematiche della disabilità, aggiornato quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza telefonica, il call center SuperAbile 800.810.810. Eventi sui territori regionali insieme all'animazione virtuale su canali multimediali di web radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di opportunità agli utenti. Aggravamento della disabilità. Cosa dice la legge Vediamo cosa dice la legge rispetto al rapporto di lavoro tra dipendenti con disabilità e datore di lavoro, in caso di aggravamento delle condizioni di salute o riorganizzazione aziendale. La legge 68/99 sul cosiddetto collocamento obbligatorio prevede una serie di strumenti per tutelare il lavoratore con disabilità nell’accesso a una occupazione. La norma si applica a persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai disabili Lavoro per i disabili Occupazione intellettivi, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento; alle persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33 per cento; a quelle non vedenti o sorde; e agli invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e per servizio. Oltre a regolamentare la questione delle quote di assunzioni obbligatorie (i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad assumere un numero di lavoratori con disabilità a quote scaglionate, secondo il numero totale di dipendenti), la legge definisce anche le eventuali variazioni di mansione, di ruolo o azienda a seguito di cambiamento nelle condizioni di salute dell’interessato o dell’organizzazione interna. A questo proposito, cosa succede se subentra un aggravamento nelle condizioni del dipendente assunto tramite le categorie protette, tale da non essere più idoneo a quella mansione? Si deve ripassare per il collocamento mirato o l’azienda ha obbligo di assegnarmi ad altra posizione? E se l’azienda non lo può fare? Ci aiuta a inquadrare la situazione il nostro Esperto Avvocato, il dottor Roberto Colicchia, che nella sua rubrica in disabili.com l’Avvocato Risponde, in una risposta al quesito di un lettore affronta l’argomento. Il nodo della questione, ricorda l’avvocato Colicchia, è all’art. 10 comma 3 della l. 68/99 il quale dice che “…nel caso di aggravamento delle condizioni di salute … il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se, a causa delle sue minorazioni, possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda. … Gli accertamenti sono effettuati dalla commissione di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, integrata a norma dell'atto di indirizzo e coordinamento di cui all'articolo 1, comma 4, della presente legge …. La richiesta di accertamento e il periodo necessario per il suo compimento non costituiscono causa di sospensione del rapporto di lavoro. Il rapporto di lavoro può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la predetta commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno del- l'azienda...” Questo significa che il rapporto di lavoro può essere interrotto nel caso in cui venga accertata dalle commissioni competenti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda. Inoltre si sottolinea che spetta al datore l'onere della prova della non ricollocabilità del lavoratore inabile. Continua l’avvocato: “Secondo giurisprudenza, sia nel caso di aggravamento dello stato di salute che di riorganizzazione aziendale, è necessario verificare se il disabile possa essere adibito ad una diversa attività equivalente alle mansioni già assegnate o anche a mansioni inferiori, attribuendo al datore di lavoro il cd. onere di repechage”. A questo proposito riporta il contenuto di una recente pronuncia della Cassazione che, pur non riferendosi alle assunzioni ex legge 68/99, ha ritenuto che “…II licenziamento dell'invalido assunto in base alla normativa sul collocamento obbligatorio segue la generale disciplina normativa e contrattuale sol quando è motivato dalle comuni ipotesi di giusta causa e giustificato motivo, mentre quan- do è determinato dall'aggravamento dell'infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo solo in presenza delle condizioni previste dall'art. 10, legge n. 482/1968, ossia la perdita totale della capacità lavorativa o la situazione di pericolo per la salute e l'incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti, accertati dall'apposita commissione medica; nel caso in cui all'invalido risulti una capacità lavorativa, inoltre, sussiste in capo al datore di lavoro l'obbligo di adibirlo a mansioni equivalenti o anche inferiori compatibili con il nuovo stato dell'infermità, se la struttura organizzativa dell'azienda e la situazione dell'organico aziendale consentono…” Il lavoratore, dunque, potrà essere licenziato solo qualora la Commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'impresa, nonostante gli adattamenti tentati da quest’ultima alla propria organizzazione produttiva. Qualora quindi anche la soluzione di un ricollocamento in azienda non possa essere messa in atto, il lavoratore licenziato viene avviato presso altra azienda senza dover nuovamente essere inserito nella graduatoria, come indicato nell'art. 8 della legge 68/99 al cui comma 5 è stabilito che “ lavoratori disabili, licenziati per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo, mantengono la posizione in graduatoria acquisita all'atto dell'inserimento nell'azienda”. (Fonte: www.disabili.com) 22 Istruzione e Formazione Diritto all’educazione e all’istruzione L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale della persona handicappata. Lo si rimarca in diversi punti della legge 104/92. L'articolo 8, ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di adeguate dotazioni didattiche e tecniche, prove di valutazione, e personale qualificato per garantire alla persona con handicap il diritto allo studio. Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte extrascolastiche. Istruzione come diritto dalla scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12. Tra i commi, si prevede che per ogni studente con handicap venga realizzato un profilo dinamico-funzionale. Questo, sulla base delle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno, mette in rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione di handicap, sia le possibilità di recupero, oltre alle capacità individuali che devono essere sostenute e rafforzate. Realizzato dagli operatori delle unità sanitarie locali assieme al personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e della famiglia, il profilo viene Diritto all’Istruzione aggiornato al termine delle scuole materna, elementare e media, come pure periodicamente durante le scuole superiori. Per gli studenti in età scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di classi ordinarie quali sezioni staccate della scuola statale. L'articolo 13, ribadendo l'importanza del coordinamento tra scuole, servizi sanitari, socio-assistenziali, ricreativi e culturali, cita poi due casi in particolare: l'integrazione nelle università e negli asili nido. Nel caso degli atenei, si stabilisce la programmazione di interventi adeguati sia al bisogno della persona che al piano di studio individuale. Si sottolinea anche l'importanza degli interpreti per venire incontro agli studenti sordi. Sussidi tecnici, didattici e servizi di tutorato vengono poi previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle risorse destinate alla copertura di queste attività. Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati. La loro presenza, comunque, 23 deve essere garantita nelle scuole di ogni ordine e grado, come sottolinea l'articolo in più punti. Proprio al ruolo degli insegnanti di sostegno e alle loro attività è dedicato l'articolo 14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento costante in materia di handicap, come pure di un confronto tra docenti del ciclo inferiore e superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente disabile. Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui piani di studio che gli aspiranti docenti devono seguire per essere abilitati all'attività didattica di sostegno. Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didatti- co e negli istituti di scuola secondaria di primo e secondo grado. I membri di questi gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per quanto riguarda la valutazione dello studente, l'articolo 16 stabilisce che nel piano educativo individualizzato devono essere indicati per quali discipline siano stati usati criteri didattici particolari, e le eventuali attività integrative e di sostegno. Lo stesso articolo si sofferma poi sugli esami del rendimento dello studente. Nella scuola dell'obbligo, si prevedono prove corrispondenti agli insegnamenti impartiti e in grado di valutare il progresso dell'alunno in rapporto al suo livello iniziale. Nella scuola secondaria di Istruzione e Formazione secondo grado, sono consentite prove equipollenti e, nel caso di quelle scritte, tempi più lunghi. L'alunno, poi, può contare sulla presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione, e può utilizzare gli ausili necessari. All'università prove equipollenti, tempi più lunghi e mezzi tecnici sono consentiti previa intesa con il docente della materia d'esame e con l'ausilio del servizio di tutorato. Scuola come avvio al lavoro: è quanto succede in particolare con la formazione professionale. A questo tema è dedicato l'articolo 17, che sottolinea come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in considerazione le diverse capacità ed esigenze degli alunni handicappati. Se questi non possono seguire gli ordinari metodi di apprendimento, devono essere garantite loro attività specifiche, sulla base anche del piano educativo individualizzato. (Fonte: www.disabili.com) Diritto all’Istruzione una lingua con pochi grafemi e fonemi e fra la fonologia e l'ortografia la sovrapposizione è pressoché totale; nell'Inglese, invece, a fronte di 40 fonemi, vi sono 1.120 grafemi; si tratta perciò una lingua complessa per chi ha problemi con la lettura. Il disturbo sembra essere dovuto ad una neurodiversità, che consente di leggere e scrivere solo impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere in maniera automatica, chi ha tale disturbo si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. Occorre pertanto che sia seguito in modo attento. Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante e con competenze diffuse. (Fonte: www.disabili.com) Centri per l’autismo Dislessia, strumenti tecnologici di supporto presto in tutta Italia alla didattica Si chiamano "centri per l'autiIn tutto il mondo, sempre più bambini e ragazzi mostrano di avere Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia. Non sono affetti da alcuna patologia, non hanno bisogno di cure mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano in modo diverso. In Italia la loro specificità è stata riconosciuta dalla L. 170/10 e riguarda il 5% della popolazione scolastica. Ancora più alta è la percentuale nei Paesi anglosassoni. La nostra è infatti smo" e presto ci saranno in ogni regione italiana: sono una delle risorse messe in campo dal ministero dell'Istruzione per favorire l'inclusione scolastica degli alunni autistici, attraverso il lavoro di rete e la valorizzazione delle buone prassi. "Al primo sportello aperto a Vicenza, entro il 31 dicembre se ne affiancheranno altri 6 o 7 in altrettante città: Palermo, Bari, Napoli, Roma, Prato, Bergamo e Torino si affiancano quelli di Palermo, Roma e Torino. A partuire da gennaio, tutti gli altri", annuncia Giovanna Boda, responsabile della Direzione generale dello studente del Miur. Obiettivo di questi sportelli è favorire la condivisione delle conoscenze e delle buone pratiche in materia di autismo, a partire dalle esperienze maturate dagli insegnanti e a favore di altri docenti, ma anche studenti e famiglie. "Crediamo che i migliori insegnanti per gli insegnanti siano gli insegnanti stessi - spiega Boda Sembra un gioco di parole, ma è così: il tutoraggio tra insegnanti è una risorsa preziosa e da valorizzare. Ed è una delle risposte che diamo ai problemi della scuola in materia di inclusione: non può essere certo l'unica, ma è indubbiamente un buon punto di partenza". Ma come funziona, praticamente, uno sportello autismo? Un gruppo di insegnanti con una particolare esperienza e conoscenza sull'autismo fa capo ad un Cts (Centro Territoriale di Supporto all'handicap), aggiungendosi al gruppo di due o tre operatori specializzati che già prestano lì servizio. Ciascuno di loro si rende disponibile per un certo numero di ore a settimana o al mese. Quando giunge una richiesta di aiuto da una scuola, perché un collega ha difficoltà a gestire una situazione problematica, due insegnanti del centro si recano lì, affiancano il docente, svolgono insieme un'osservazione sistematica e individuano soluzioni operative molto semplici e mirate. Rimangono poi in contatto con il collega, assistendolo con consulenze e, se necessario, ritornando sul posto. Successivamente, l'attività di sportello potrà rivolgersi anche alle famiglie, divenendo un punto di riferimento e di raccordo per la scuola, i genitori e i servizi socio-sanitari. In altri termini, l'obiettivo è creare, in ogni regione, "pool" di insegnanti specializzati nell'autismo, che possano divenire punto di riferimento per i colleghi o le scuole che, trovandosi in difficoltà, abbiano bisogno di essere aiutati. Lo sportello di Vicenza. Mentre si lavora per diffondere in tutta Italia l'esperienza dei centri per l'autismo, il primo nato, quello di Vicenza, registra risultati incoraggianti: coinvolge come operatori una ventina di insegnanti e offre consulenza a circa 80 consigli di classe, corrispondenti ad oltre il 30% del totale degli alunni con autismo che frequentano le scuole del territorio. Lo sportello ha costi molto contenuti (qualche migliaia di euro l'anno), tutti coperti con fondi ordinari. La storia inizia con i Cts. L'esperienza degli sportelli nasce all'interno di quella dei Centri territoriali di supporto (Cts), nati nel 2006 con il progetto "Nuove tecnologie e disabilità": oggi questi centri sono 106, hanno una diffusione a livello provinciale e sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Ciascuno di essi ha ricevuto, lo scorso nano, un finanziamento di circa 11 mila euro Hanno sede presso scuole polo e vi operano, in media, due docenti specializzati nel campo delle nuove tecnologie per la didattica inclusiva. Obiettivo generale dei Cts è la creazione di una rete territoriale permanente, che consenta di raccogliere e diffondere le conoscenze e le risorse per la didattica inclusiva attraverso le nuove tecnologie. I Cts, inoltre, promuovono iniziative di formazione sull'uso corretto delle tecnologie rivolte gli insegnanti e agli altri operatori scolastici, ai genitori e agli stessi alunni disabili. (Fonte: www.superabile.it) 24 Istruzione e Formazione Gita scolastica e studenti disabili La scuola, lo diciamo sempre, è un momento importante nel quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita di classe senza esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche e formative con i compagni con disabilità, è il modo più naturale di crescere con la consapevolezza che la diversità fa parte della vita. Fanno parte di questi momenti anche le gite scolastiche, piccoli eventi che nel vissuto della classe danno la possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori dell’aula scolastica. Considerato ciò, va detto che talvolta succede che proprio le gite scolastiche siano gravate di problemi di gestione pratica dell’alunno disabile, tali da impedirgli di prendere parte a questo importante momento formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta, pur di non far perdere al figlio l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola. Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità, quanto alle gite scolastiche? Cosa deve garantire la scuola in merito a questo importante momento relazionale dell’alunno e di tutta la classe? E’ necessario Diritto all’Istruzione che lo studente sia accompagnato da un famigliare? L’eventuale costo aggiuntivo per il suo trasporto è a carico dell’intera classe? Su questo torna utile un approfondimento del servizio legale della Ledha Lega per i diritti delle persone con disabilità-, che proprio su questo mette in chiaro alcuni elementi. In primis l’appello all'art. 3 della Costituzione Italiana e del principio di integrazione scolastica, ribadendo il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli altri compagni, sulla base del principio di uguaglianza. Come fare, quindi, a garantire parità di diritti a tutti gli studenti, anche nel corso della gita scolastica? Innanzitutto partendo da una organizzazione che tenga conto delle esigenze e delle difficoltà dell’alunno con disabilità. Ricordiamo infatti che è la singola scuola a decidere circa le gite d’istruzione, quindi sarà necessaria una seria valutazione circa il luogo da visitare, ma anche il trasporto da utilizzarsi, il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi. E’ quindi a capo dell’istituzione scolastica la messa in atto di tutti gli accorgimenti necessari (c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con 25 handicap possa partecipare al viaggio d’istruzione. Se così non fosse, si entrerebbe in contrasto con l’articolo 2 della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, configurandosi come discriminazione. Partendo quindi dall’organizzazione del viaggio, chiariamo subito che, come ricordato dal testo di Ledha, la scuola non può in alcun caso subordinare il diritto di partecipazione di un alunno con disabilità alla pre- senza di un suo familiare che lo accompagni. Questo significa che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad accompagnare l’alunno. Può essere un familiare, ma non è obbligatorio. Spetta infatti agli organi collegiali della scuola designare un accompagnatore qualificato che può essere un qualunque membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, o familiari). (Fonte: www.disabili.com) Istruzione e Formazione Sostegno: quando e come richiederlo E’ infatti sempre compito della scuola presentare richiesta di personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili, individuando le ore necessarie per ciascun allievo. In caso di nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo consenso formale da parte dei genitori, tale richiesta sarà attivata quantificando le ore in base alla diagnosi presentata dalla famiglia ed alle indicazioni contenute in essa. In caso di allievi già certificati in precedenza, essa si baserà sulla documentazione già acquisita e, se vi è stato rinnovo, terrà conto delle indicazioni fornite dalla diagnosi più recente. In questi ultimi casi, nella stesura di tale richiesta, gli insegnanti forniscono indicazioni utili sulla classe di appartenenza, sulle difficoltà dell’alunno e sui percorsi di integrazione attivati, in modo da individuare le ore di sostegno necessarie. Sarà poi compito del dirigente scolastico inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo agli uffici scolastici di competenza. Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in ritardo, se vi sono nuovi iscritti, se cambia il numero delle classi o vi sono modifiche nella diagnosi? Dopo la fine delle lezio- Diritto all’Istruzione ni, di solito a luglio, la scuola può eventualmente presentare una rinnovata richiesta di risorse all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già assegnate complessivamente. Essa dev’essere motivata, indicando il cambiamento dei dati presentati nella prima fase. In questi casi, l’amministrazione valuta le richieste sulla base del contingente provinciale di cui dispone e assegna eventualmente ulteriori risorse di sostegno. Come orientarsi nel caso in cui le ore di sostegno assegnate siano infine non sufficienti? Le norme hanno nel tempo individuato diversi parametri cui attenersi, fino all’assegnazione media di un insegnante ogni due alunni. Oggi questo criterio non è sempre rispettato, soprattutto nei casi di disabilità di grado lieve o medio. La Corte Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non rispondente all’esercizio del diritto allo studio per gli alunni con disabilità di particolare rilievo e, pertanto, ha stabilito il diritto all’assegnazione di ore in deroga. Negli ultimi anni, pertanto, sono state numerose le famiglie che hanno scelto di rivolgersi ai tribunali amministrativi per ottenere o riottenere le ore di sostegno non assegnate. I tribunali si sono in tutti casi pronunciati accogliendo le loro richieste e, 26 pertanto, le diverse circolari sugli organici che si sono susseguite, si sono ormai adeguate a tale disposizione. Al momento, pertanto, gli allievi con grave disabilità hanno diritto all’assegnazione di un docente per tutte le ore del suo servizio che, ricordiamo, sono 25 nella Scuola dell’Infanzia, 22 nella Scuola Primaria e 18 nella Scuola Secondaria. (Fonte: www.disabili.com) Universitari con disabilità, 10.000 in più in dieci anni Da 4.816 a 14.171: è una vera e propria impennata, la crescita del numero di studenti iscritti alle università italiane dal 2000/2001 al 2010/2011: il dato arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferito alcuni mesi fa, in occasione del seminario nazionale sull'inclusione scolastica. Un dato che non compare nelle rilevazioni ufficiale degli iscritti all'università, in cui da alcuni anni la variabile disabilità non è compresa. Sarebbero comunque in costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano alle porte egli atenei: merito soprattutto della legge 17/1999, che impone alle università di adottare un approccio di tipo sistematico in materia di integrazione e supporto agli studenti disabili, garantendo sussidi tecnici e didattici specifici, tutorato specializzato, un docente delegato dal rettore per funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami universitari. In base a questi criteri, secondo una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le migliori università italiane per studenti disabili sono il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l'Università di Modena e Reggio Emilia. Agli ultimi posti, tre atenei del Sud: l'Università Parthenope e l'Orientale (entrambe di Napoli) e l'Università del Salento. La valutazione è stata fatta sulla base dei dati Miur, Almalaurea, Stella e Istat. A guidare la classifica, è quindi il Politecnico di Milano, dove è stato costituito un gruppo di lavoro composto da professionisti capaci di intervenire in ogni momento del percorso formativo, offrendo agli studenti in situazioni di disabilità supporto personalizzato e servizi tecnici e didattici. Nelle graduatorie annuali per l'assegnazione di alloggi, viene inoltre riconosciuta una priorità agli studenti con invalidità non inferiore al 66%, i quali sono anche esonerati dalla tassa d'iscrizione e dai contributi universitari. Al secondo posto, c'è il Politecnico di Torino, seguito dall'Università di Modena e Reggio Emilia. Maglia nera invece per le università di Napoli (Partenope e l'Orientale) e del Salento, dove i servizi di accoglienza e tutoraggio per gli studenti disabili faticano a decollare. Le buone prassi e le esperienze innovative, tuttavia, si stanno diffondendo nei singoli atenei, su tutto il territorio nazionale. (Fonte: www.superabile.it) Politiche sociali Protezione Sociale Politiche di assistenza dei disabili La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così. Per assistenza s’intende una rete di interventi che, utilizzati anche in modo integrato tra loro, siano di suppor to ad un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni di svantaggio. Con il termine assistenza sociale ci si riferisce, quindi, all’insieme delle attività e dei servizi volti a prevenire o ridurre situazioni di bisogno connesse all’età, a stati di svantaggio fisico e psichico o ad altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare un’effettiva integrazione delle persone handicappate nel quotidiano ambiente di vita. L’assistenza sociale in favore dei disabili comprende, quindi, interventi integrativi e sostitutivi al nucleo familiare (assistenza domiciliare, affido, strutture residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi di accompagnamento in sedi informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e educativi, ecc.), interventi per particolari situazioni di disagio economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione alloggi, ecc.). L’atteggiamento dell’Amministrazione Pubblica, del mondo politico e della società in generale è ancora sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che invece si evolve, si modifica, si trasforma. Mentre si discute di prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento, mentre si mettono a fuoco, in sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente alzandosi, grazie anche alle sempre maggiori conoscenze in campo medico e riabilitativo. In una cultura contadina e in un sistema di famiglie patriarcali, c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio ad una civiltà industriale e postindustriale, alla famiglia mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o comunque difficile, imponendo per questi casi soluzioni “sociali”. Se in passato, per molti giovani disabili giunti all’età adulta, la scelta dell’istituzione chiusa, del manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente obbligata, oggi la battaglia per la deistituzionalizzazione dà i suoi frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi. La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita della realtà e dei soggetti sui quali si va ad incidere, sono elementi fondamentali di un approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario Nazionale dovrebbero adottare come schema di riferimento per una politica corretta in tema di handicap. L'intervento personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso educativo finalizzato al raggiungimento di una ragionevole autonomia, sono delle linee di tendenza valide in assoluto, e propedeutiche, in ogni caso, 27 alla programmazione e alla gestione della vita nell’età adulta. La svolta nella politica dell'handicap può venire solo dalla formazione, dall'educazione, dall'informazione dell'opinione pubblica, da una strategia corretta e mirata che non può cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per gradi, con un processo di maturazione dal basso. (Fonte: www.conosciamocimeglio.it) I centri diurni: politiche di inclusione o discriminazione? I centri diurni per handicappati nascono attorno alla fine degli anni Sessanta inizio degli anni Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap consolidatosi nel decennio precedente (scuole speciali, laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene messo in discussione e violentemente attaccato. Parallelo e separato rispetto al circuito per la “normalità”, tale sistema di servizi viene contestato in nome di una concezione della riabilitazione che non punta più sul versante igienicosanitario, ma su quello sociale: quello che conta è la socializzazione che ha come mezzo principale, e come fine, l’inserimento nei luoghi e nelle istituzioni della vita quotidiana, luoghi e istituzioni che devono cambiare sotto il profilo delle strutture come della cultura per adattarsi e accogliere chi fino a quel momento era stato escluso in quanto ritenuto e vissuto come “diverso”. Inizialmente tali centri hanno faticato a trovare un nome: centro gravi, centro diurno, centro medico sociale, centro socioriabilitativo e tante altre etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo hanno assunto, pur nella originalità di ciascuno, alcuni punti di continuità. Attualmente i centri diurni sono strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore diurne soggetti handicappati mediogravi in età post-scolare, allorché si ritiene superata la fase evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e pertanto abbiano bisogno di continua assistenza e per i quali non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o "protetto"; nei centri diurni sono, quindi, ammessi i soggetti con disabilità tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali siano stati esperiti tutti gli interventi di tipo riabilitativosanitario e psico- sociale atti a garantire un reale inserimento in strutture rivolte alla generalità Politiche sociali Protezione Sociale delle persone. In esse si cerca di assicurare il proseguimento dell'iter socio - riabilitativo, attraverso un insieme organico di attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato. Il centro diurno è strutturato come una comunità di vita nella quale ognuno trova i sostegni materiali, relazionali ed affettivi per una vita “autonoma”, l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet tiva di una progressiva e costante socializzazione per sviluppare, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi, le capacità residue e di operare al massimo per il mantenimento dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non diventi meta definitiva per chi vi entra; aperta, affinché tutta la vita non si esaurisca all’interno, ma si ricerchino le forme possibili di esperienze e di collegamento esterni; è, infine, una struttura di appoggio alla vita familiare particolarmente necessaria per consentire di mantenere al proprio interno la persona handicappata. Tali strutture devono essere dotate di diverse figure professionali stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, infermieri, medici, che concorrono, nell’ambito delle proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella loro globalità, avendo come momento unificante delle loro specifiche prestazioni il progetto mirato e personalizzato. Per esigenze diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di altri servizi del territorio. Le prestazioni socio- educative- assistenziali sono assicurate dagli educatori i quali, nel rispetto del principio dell’individualizzazione del processo educativo, orientano i loro interventi a raggiungere un più adeguato rappor to della persona handicappata con se stessa, con gli altri e con l’ambiente, e ad acquisire, per quanto ad ognuno è possibile, compor tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i giorni. L’azione educativa deve coinvolgere anche il nucleo familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte attiva nel realizzarlo. Si possono individuare più aree in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfare i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri: - attività educative rivolte al mantenimento e allo sviluppo delle capacità residue e potenziali dell’utente nell’autonomia personale; - attività educative con significato prevalentemente psicomotorio; - attività educative e di socializzazione; - attività educative con significato prevalentemente occupazionale; - attività mirate al mantenimento del livello culturale raggiunto; - attività sanitarie. Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori, il numero degli utenti non dovrebbe superare le 20 unità. Così come si è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il sog- 28 getto handicappato nel suo contesto socio- ambientale. (Fonte: www.conosciamocimeglio.it) Babuska - Il nuovo mondo dell'assistenza domiciliare Nasce da un progetto LaTo Verde, associazione non profit toscana fondata da Laura Togni, un'idea pratica ed originale per aiutare tutti coloro che, per se stessi o per un familiare, devono avere a che fare con la ricerca di qualcuno che si occupi di assisterli a domicilio. Babuska.it è infatti il nuovo portale che vuole fare da connettore tra coloro che cercano un assistenza domestica e le badanti in cerca di un impiego. Oltre a questo Babuska fornisce, sempre completamente gratis, informazioni, notizie, consigli, riferimenti legislativi e legali nel delicato settore dell'assistenza domiciliare. Il contesto tutto italiano in cui è nato il portale, è quello di un paese in cui le persone bisognose di cura e sostegno sono in aumento, mentre diminuisce la possibilità dei familiari di prendersi direttamente cura dei propri cari. Nel nostro paese è infatti in crescita la percentuale di popolazione non completamente autosufficiente per motivi legati a stati di malattia, anzianità o handicap, in un contesto sociale in cui, il contemporaneo aumento delle famiglie monofamiliari, porta a dover delegare la cura di persone care che possono avere queste difficoltà di autosufficienza temporanee o permanenti. Di fronte a questo fenomeno il settore dell'assistenza domiciliare in Italia si presenta ancora frammentato e destrutturato. Babuska nasce dall'incontro tra l'idea di LaTo Verde e le competenze della software house bolognese CreativeIT, con l'obiettivo di mettere a disposizione uno strumento specializzato, avanzato, di facile accesso ed utilizzo, consultabile direttamente ed in autonomia, in qualsiasi momento e luogo. Politiche sociali Protezione Sociale Mission del portale è infatti quella di applicare metodo e pratica manageriale ad un progetto che ha l'ambizione di contribuire socialmente in modo importante questo modo, la ricerca di personale adatto alle proprie necessità diventa più agile e mirata ed al contempo è possibile offre un servizio a coloro che cercano lavoro come badanti. Per informazioni: www.babuska.it (Fonte: www.disabili.com) Per una disabilità sostenibile in un ambito dove il margine di miglioramento è sicuramente di rilievo. Babuska.it non è soltanto un sito, ma un nuovo mondo dove s'incontrano domanda ed offerta di lavoro per l'assistenza domiciliare in Italia, il tutto completamente gratuito. Il portale è aperto alle famiglie per una facile registrazione con possibilità di specificare il tipo di prestazione ricercata e a badanti che possono, non soltanto registrarsi per rispondere a offerte di impiego, ma anche seguire tutte le novità e le informazioni importanti del settore. È inoltre realizzato con un sistema avanzato di programmazione e si avvale delle funzionalità tipiche dei siti più diffusi come, ad esempio, la messaggistica interna, moduli di registrazione pratici e veloci, un'interfaccia gradevole ed intuitiva e un potente motore di ricerca interno, myBabuska, che permette di selezionare profili che rispondono ai propri criteri di ricerca attingendo da un database di informazioni chiare, confrontabili, dettagliate ed essenziali allo stesso tempo. In Per lungo tempo la disabilità è stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo, legata a menomazioni fisiche e/o mentali. Per tale motivo le persone con disabilità sono state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo socio-economico basato su criteri di “normalità”. A partire dalle prime riflessioni sociologiche degli anni 60 e grazie alle spinte innovative dei movimenti organizzati delle persone disabili il rapporto fra società e disabilità ha subìto una rimodulazione progressiva. Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale, che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita sociale. Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza solo in pochi campi. L’Italia rimane agli ultimi posti tra i Paesi europei per risorse desti- 29 nate alla tutela e all’inclusione sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro pro-capite annui contro i 531 della media europea, ben lontani dai 754 del Regno Unito. Al di là del dato economico puro, lo stato delle condizioni di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è dato dai livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli ambienti di vita e dalla fruibilità dei servizi che, come mostrano le indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee. (Fonte: www.ais-sociologia.it) Disabilità e Lavoro in Italia Il tema dell’integrazione lavorativa delle persone disabili rappresenta al riguardo un caso verosimilmente paradigmatico. Se infatti da un lato l’inserimento lavorativo nel mercato aperto è stato sinora visto come una priorità e uno degli strumenti essenziali per l’inclusione sociale delle persone disabili, sia a livello di singoli paesi che di organizzazioni sovranazionali (Unione europea, OECD, ILO ecc.), dall’altro l’evoluzione delle dinamiche produttive, sotto la spinta della globalizzazione, ha favorito progressivamente l’emergere di una diffusa consapevolezza circa i rischi e le difficoltà insiti nell’identificazione di questa stessa integrazione lavorativa con il modello classico del lavoro fisso full time, tipico del breadwinner maschio (e magari bianco, sposato ecc.), spina dorsale produttiva della società industriale, almeno fino agli anni Sessanta (Abberley, 1999). Avendo come obiettivo un modello esclusivo di integrazione lavorativa stan- dard, si finisce con il ricadere nel paradosso dell’impacchettamento: una definizione ideologica, non tematizzata, di ciò che è o non è disabilità non può che aggravare la dimensione della segregazione e quindi dell’esclusione che si vuole combattere. Come si è già avuto modo di argomentare (Checcucci, 2006), quelle che il modello sociale definisce barriere disabilitanti finiscono anche in questo caso per interagire con la valutazione che la singola persona compie circa l’ammontare delle proprie risorse, considerate sia in termini di capitale individuale (istruzione, condizioni di salute ecc.), sia di capitale sociale disponibile (familiare ed extrafamiliare). Se l’investimento giudicato necessario per raggiungere un livello per definizione irraggiungibile di prestazione lavorativa standard verrà giudicato dal soggetto eccessivo, egli tenderà ad autoescludersi, al fine di evitare più elevati livelli di frustrazione, in caso di fallimento. Il risultato, quello che Boudon chiama effetto di amplificazione, sarà la segregazione delle persone interessate (Boudon, 1980, pp. 100108). Sul versante delle organizzazioni produttive, considerato l’investimento aggiuntivo richiesto dall’inserimento di un lavoratore disabile, sembra ragionevole aspettarsi che il datore di lavoro, pubblico o privato che sia a parità di altre condizioni, tenda a preferire candidati che non lascino intravedere gli stessi livelli di rischio e rigidità nell’ambito delle relazioni organizzative (Checcucci, 2006). (Fonte: www.isfol.it) Diritto alla salute Salute On line la guida ai diritti e alle prestazioni sanitarie e socio sanitarie Un breve opuscolo per orientarsi rispetto al proprio diritto alla salute, per quanto riguarda l’accesso alle cure e alle prestazioni socio sanitarie, anche di tipo residenziale. "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. L’articolo 32 della Costituzione Italiana pone quindi la salute tra i diritti fondamentali, diritto erogato attraverso l’assistenza del Servizio Sanitario Nazionale, per tramite delle Regioni e delle Aziende sanitarie locali. Diritti, appunto, che però talvolta i cittadini non conoscono, e che per questo possono incontrare difficoltà difficoltà nell’accesso alle cure e alle prestazioni socio sanitarie, anche di tipo residenziale. E’ il caso ad esempio di famiglie con persone anziane o non autosufficienti che, una volta dimesse dall’ospedale, non sanno come orientarsi per far sì che il diritto alle cure sia garantito al loro congiunto nelle forme previste dalla legge (ricordiamo che la cura può avvenire a casa, in ospedale, in strutture di riabilitazione e lungodegenza o in residenze sanitarie non ospedaliere o sociosanitarie come le RSA anziani). Per fare luce su ciò che spetta di diritto ai cittadini, è stata aggiornata la Guida ai diritti e alle prestazioni sanitarie e sociosanitarie redatta da un gruppo di associazioni di volontariato della regione Marche. L’opuscolo contiene le normative nazionali e regionali che regolamentano l’organizzazione e la modalità di erogazione degli interventi, che possono aiutare a orientarsi. LEGGI E SALUTE - L’opuscolo parte dalla legislazione italiana, ricordando che dagli anni 50 lo Stato garantisce la cura di malattie croniche e acute. Si riporta uno stralcio della legge 4 agosto 1955, n. 692 che cita: «l’assistenza sanitaria deve essere fornita, indipendentemente dalla sua durata, alle persone colpite da malattie specifiche della vecchiaia» e successivamente altre norme: Decreto del Ministri del lavoro del 21 febbraio 1956; Legge 12 febbraio 1968 n. 132, articolo 29; legge 13 maggio 1978, n. 180. Si sottolinea, nell’opuscolo, che la legge 23 dicembre 1978, specifica che le ASL sono obbligate a provvedere alla «tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione». Le prestazioni devono essere fornite agli anziani, come a tutti gli altri cittadini, qualunque siano «le cause, la fenomenologia e la durata» delle malattie. La legge finanziaria 2003, all’articolo 54, ha confermato i livelli essenziali di assistenza indicati dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, rilevando al comma 2 che “Le prestazioni riconducibili ai suddetti livelli di assistenza e garantite dal Servizio sanitario nazionale sono quelle individuate dall’allegato 1” ovvero anche gli interventi di riabilitazione e di lungo degenza, nonché quelli relativi 30 alle attività sanitarie e socio sanitarie rivolte alle persone anziane non autosufficienti. DIMISSIONI E CONTINUITA’ DELLE CURE – Ricordando il diritto alle cure che possono essere erogate non solo in strutture ospedaliere, nell’opuscolo ci si sofferma sul caso di dimissioni dall’ospedale di persone non autosufficienti, raccomandando di valutare con attenzione soprattutto nel caso di instabilità clinica, malattie croniche o invalidanti – le proposte formulate dalla struttura ospedaliera per garantire la continuità di cura al malato. Segnala l’opuscolo che “nel caso in cui venga proposto il rientro al domicilio o in strutture residenziali sociali o sociosanitarie ritenute inadeguate a garantire le cure necessarie (strutture che in tutto o in parte chiedono il pagamento della retta di degenza) (…) ci si può opporre alle dimissioni o al trasferimento in altra struttura che appaia chiaramente inadeguata. Se l’ospedale o la casa di cura convenzionata insiste, ci si può opporre inviando ai responsabili sanitari una lettera raccomandata”. La guida illustra poi le differenze tra ricovero ospedaliero in riabilitazione e lungodegenza (quelle, per intenderci, per la fase post acuta della malattia) – le quali possono essere pubbliche o private – e strutture residenziali extraospedialiere sanitarie e sociosanitarie, sanitarie assistenziali e residenze protette. Su queste si specifica la regolamentazione per quanto riguarda il pagamento della retta. Per informazioni: www.grusol.it (Fonte: www.disabili.com) Diritto alla salute dei disabili: una Carta La cooperativa sociale "Spes contra spem" ha redatto una Carta per i diritti dei disabili in ospedale. Il Policlinico Gemelli di Roma è stato il primo in Italia ad adottarla. Da un'esperienza vissuta, da una storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carattere universale. Da un caso di malasanità, o meglio di Sanità che non riesce a tenere in considerazione le necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del riconoscimento di un diritto, quello alla salute, che deve essere garantito a tutti per un principio di giustizia, come sancito dalla Costituzione italiana. 2 milioni e 600 mila persone. Il 4,8 per cento della popolazione. Sono gli italiani con disabilità che, secondo l'Istat, vivono in famiglia. 190 mila sono invece le persone ricoverate in istituto. Quasi la metà di loro ha più di 80 anni, ma i nosocomi italiani non prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale il doppio delle volte delle persone senza disabilità. Eppure un ospedale a misura di disabile sarebbe un ospedale aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la cooperativa sociale "Spes contra spem" nella redazione di una Diritto alla salute Salute Carta per i diritti dei disabili in ospedale, che per la prima volta è stata adottata in Italia dal Policlinico universitario Gemelli di Roma. (Fonte: www.famigliacristiana.it) Disabilità: una Carta per abbattere le barriere sanitarie In Italia le persone disabili vanno in ospedale il doppio delle volte rispetto a quelle senza disabilità, ma i nosocomi italiani, tranne iniziative isolate, non prevedono percorsi di cura personalizzati. Secondo i più recenti dati Istat, il 24,2% delle persone disabili effettuano almeno un esame diagnostico contro l'11,3% dei non disabili. E il 46% ha fatto una visita specialistica a fronte del 23% dei non disabili. La mancanza di percorsi di cura ad hoc rende più difficile diagnosticare le malattie, con gravi conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita di queste persone che in Italia rappresentano il 4,8% della popolazione (cioè sono circa 2 milioni e 600 mila). Per riconoscere alle persone con disabilità il pieno diritto alle cure ospedaliere e rendere le strutture sanitarie adeguate alle loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima Carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale Spes Contra Spem e adottata per la prima volta in Italia dal Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma, dove è stata presentata il 7 marzo scorso. «Questo progetto, che nasce dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo aiutare il sistema sanitario nazionale a fornire le giuste e concrete risposte per tutte le persone con disabilità. Auspichiamo che questa Carta venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttura sanitaria deve essere in grado di predisporre misure e percorsi che siano a misura di disabili». Il documento è stato sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish, Duchenne parent project, Sibilings, ABC-Bambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione persone Down e Disabili visivi) che hanno aderito all'iniziativa e ha ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati all’accesso in ospedale, agli standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti dei servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la consapevolezza dei maggiori bisogni di mediazione, empatia, privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di disabilità e malattia, guarda alla necessità della formazione del personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa sugli stessi diritti formulati nella Carta europea dei diritti del malato per sottolineare che non esistono diritti speciali per le persone con disabilità, ma che le loro limitazioni hanno bisogno di strumenti e percorsi adeguati per essere rimosse. «Nello spirito della convenzione Onu - chiosa Nicola Panocchia, medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il riconoscimento di un diritto, quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità. Un diritto che deve essere garantito, per un principio di giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di disabile è un ospedale a misura di tutti». (Fonte: www.healthdesk.it) 31 Il Punto Unico di Accesso (PUA) ll Punto Unico di Accesso (PUA) fornisce informazioni e raccoglie segnalazioni di necessità di assistenza sanitaria o sociale per disabili o non autosufficienti. Il Servizio sanitario nazionale assicura l’assistenza sanitaria e socio sanitaria alle persone con disabilità, fragilità e non autosufficienza. Quando le condizioni cliniche del soggetto lo permettono e il nucleo familiare può garantire adeguata disponibilità di presenza e comfort ambientale, le cure sono offerte prioritariamente a domicilio; in alternativa, gli assistiti sono ospitati in strutture residenziali o semiresidenziali, accreditate dal Servizio sanitario regionale per l’erogazione delle prestazioni di cui hanno bisogno. Questo tipo di assistenza è, il più delle volte, integrata con prestazioni sociali. Disabilità e non autosufficienza sono le definizioni più comuni per indicare la condizione delle persone che presentano gravi difficoltà a interagire con il proprio ambiente a causa della perdita permanente, totale o parziale, delle abilità fisiche, psichiche, sensoriali, cognitive o relazionali necessarie a svolgere le azioni essenziali della vita quotidiana senza l’aiuto di altri. Con il termine di “fragilità” si definisce una condizione di salute instabile e precaria, anche per la presenza di più patologie, che può rapidamente deteriorarsi a causa di eventi stressanti, fisici o psicologici e trasformarsi in non autosufficienza. PUNTO UNICO DI ACCESSO (PUA) L’assistenza alle persone disabili e non autosufficienti ha subìto negli ultimi tempi una evoluzione che si è concretizzata nel passaggio dal “curare” al “prendersi cura” della persona, nella complessità e globalità dei suoi bisogni, con un'attenzione particolare anche alla famiglia e al contesto sociale di riferimento. È nato così il Punto Unico di Accesso (PUA), in alcune Regioni è chiamato anche Punto Unico di Accesso Socio Sanitario (PUASS), che può essere collocato presso il Distretto sanitario oppure in locali messi a disposizione dal Comune (ex Segretariato sociale), ed è il luogo a cui ogni cittadino può rivolgersi per ottenere qualsiasi informazione relativa alle prestazioni sanitarie erogate dalla Asl e ai servizi sociali erogati dal Comune, o per segnalare la necessità di assistenza sanitaria e/o sociale. (Fonte: www.salute.gov.it) Umanizzazione dei servizi: come sono i nostri ospedali? Persone, non numeri. E' questo quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità prioritaria di cure di qualità, l'aspetto dell'accoglienza e del servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine della lista. Sentirsi accolti, poter porre domande al medico, non temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che l'ammalato sente con una urgenza di poco inferiore a quella della cura. In sostanza, riportare al centro il paziente, così come è giusto che sia. Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che punto sono i nostri ospedali su questo fronte. A far luce sulla situazione, i risultati di una ricerca che ha rilevato la qualità dei servizi di accoglienza delle strutture ospedaliere italiane, Diritto alla salute Salute pubblicati in questi giorni. L'obiettivo di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e dall'Agenzia di Valutazione Civica di Cittadinanzattiva, che hanno portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la valutazione e il miglioramento della qualità dei servizi sanitari, era quello di valutare la situazione attuale nel panorama nazionale, per poi declinare il concetto di "empowerment organizzativo" per quello che concerne la partecipazione dei cittadini a un processo di cambiamento. La ricerca, pubblicata nel numero 32 di Monitor, la rivista di Agenas, evidenzia subito la disomogeneità tra struttura e struttura, con differenze da zone e zone, pur confermando valutazioni mediamente positive. Scopriamo quindi - o ne abbiamo la conferma - che il nostro paese presenta una condizione molto differenziata, quanto a umanizzazione delle strutture di ricovero. La ricerca ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane, per lo più ospedali pubblici, e si è servita di 110 organizzazioni di cittadini per la rilevazione, tramite questionario, del livello di qualità e umanizzazione dei servizi, dando un voto da 1 a 10 rispetto ai 4 fattori presi in considerazione: - processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificità della persona; - accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura; - accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza; - cura della relazione con il paziente e con il cittadino La media generale delle singole voci si attesta sulla sufficienza, con valutazioni che rincuorano, come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso alle prestazioni , 8,26 per l'orientamento e segnaletica dei percorsi. Ma i punti deboli non mancano. Ad esempio, per ciò che riguarda il basilare rapporto col paziente, per il quale gli intervistati hanno indicato in media appena la sufficienza; malissimo per ciò che concerne il rispetto delle specificità linguistiche (4,62) e poco meglio per le esigenze di culto (6,12). Insufficiente la semplificazione di uno dei processi più importanti, come quello delle modali- 32 tà di prenotazione, per le quali il voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21, poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il divario tra le "eccellenze" - con strutture che, ad esempio alla voce "accessibilità fisica…" hanno raggiunto un 8,7 - e altre, piombate a un impietoso 3,6. Un dato su cui sembra utile soffermarsi, quello del fattore di "Cura della relazione con il paziente e con il cittadino". Si potrebbe dire l'abc, il rapporto umano. Ebbene, in questo caso il voto medio è stato poco più che sufficiente (6,89), con picchi degli estremi che vanno da 10 a 2,1. Interessante notare come la valutazione più alta all'interno di questa categoria se la sia aggiudicata la voce "assunzione di impegni nei confronti del cittadino", mentre la maggiore carenza sia proprio al punto "accoglienza e contatto col cittadino". Ora, al di là dei dati, la cosa su cui concentrarsi è senz'altro la promozione del cittadino come soggetto attivo in questo processo di valutazione. Un cittadino che, esprimendosi, diventa parte attiva di quella cittadinanza che è destinataria e al contempo motore principale dei processi di orga- nizzazione e mobilitazione volti alla messa in atto di azioni strategie differenziate per il bene comune. (Fonte: www.disabili.com) Animali terapeuti Il termine pet therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Nei bambini con particolari problemi, negli anziani e in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono aver perduto. La soddisfazione di tali bisogni, necessaria per il mantenimento di un buon equilibrio psico-fisico, è uno degli scopi della pet therapy che offre, attraverso alcune Attività Assistite dagli Animali (AAA), soprattutto quelli detti d'affezione o da compagnia, cui si riferisce il termine pet nella lingua inglese, una possibilità in più per migliorare la qualità della vita e dei rapporti umani. La pet therapy può anche contribuire, affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali, al miglioramento dello stato di salute di chi si trova in particolari condizioni di disagio, attraverso Terapie Assistite dagli Animali (TAA), interventi mirati a favorire il raggiungimento di funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive. È stato infatti rilevato da studi condotti già negli scorsi decenni Diritto alla salute Salute e oggi comprovati da sempre più numerose esperienze, che il contatto con un animale, oltre a garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offrendo spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l'occasione, cioè, di interagire con gli altri per mezzo suo. Può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o anziani, ma anche per chi soffre di alcune forme di disabilità e di ritardo mentale e per pazienti psichiatrici. Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio dalla vicinanza di un animale: è stato, infatti, dimostrato che accarezzare un animale, oltre ad aumentare la coscienza della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca. Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet therapy, la sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di relazioni affettive e canali di comunicazione privilegiati con il paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore. I bambini ricoverati in ospedale, ad esempio, soffrono spesso di depressione, con disturbi del comportamento, del sonno, dell'appetito e dell'enuresi dovuti ai sentimenti di ansia, paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di salute, e dal fatto di essere costretti al ricovero, lontani dai loro familiari, dalla loro casa, dalle loro abitudini. Alcune recenti esperienze, condotte in Italia su bambini ricoverati in reparti pediatrici nei quali si è svolto un programma di Attività Assistite dagli Animali, dimostrano che la gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo 33 stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita in quella particolare contingenza. Altre esperienze di Attività Assistite dagli Animali riguardano anziani ospiti di case di riposo. Si è osservato che a periodi di convivenza con animali è corrisposto un generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza, contatti più facili con i terapisti. Un miglioramento nello stato generale di benessere per chi spesso, a causa della solitudine e della mancanza di affetti, si chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali. Nel campo delle Terapie Assistite dagli Animali, dove le prove di un effettivo miglioramento dello stato di salute di alcuni pazienti si stanno accumulando nella letteratura scientifica, la pet therapy propone co-terapie dolci da affiancare alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso protocollo terapeutico, è diretta a pazienti colpiti da disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West, autismo, demenze senili di vario genere e grado, patologie psicotiche, ma anche a quanti necessitano di riabilitazione motoria come chi è affetto da sclerosi multipla o reduce da lunghi periodi di coma. L’intervento degli animali, scelti tra quelli con requisiti adatti a sostenere un compito così importante, è mirato a stimolare l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal punto di vista comunicativo che emozionale, a favorire il rilassamento e a controllare ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando Diritto alla salute Salute l’animale, o di quelli inferiori attraverso la deambulazione con conduzione dell’animale la cui presenza rende gli esercizi riabilitativi meno noiosi e più stimolanti. Le attività di Pet Therapy sono caratterizzate, tuttavia, da una grande eterogeneità, sia per quanto riguarda il percorso formativo degli operatori, sia per la tipologia degli utenti e le metodologie adottate. Il crescente interesse in materia e la mancanza di strumenti legislativi che regolino le terapie svolte con l’ausilio degli animali, ha fatto sorgere la necessità di effettuare da parte dell'Istituto Superiore di Sanità una ricognizione delle attività svolte a livello nazionale. Il rapporto include i risultati di un censimento delle terapie e attività assitite in alcune regioni italiane e presenta alcuni esempi di attività svolte sul campo. Vengono esaminati i problemi etici legati all’utilizzo degli animali a fini terapeutici e di assistenza e suggerite linee guida per una corretta pratica di queste attività. (Fonte: www.salute.gov.it) Realtà virtuale per la riabilitazione La realtà virtuale a servizio della riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non troppo lontano anche una persona con ridotta o nessuna capacità motoria potrebbe bere un bicchiere d'acqua senza dover ringraziare nessuno, se non un robot alter-ego che esegue i comandi del suo cervello, senza neppure il bisogno di un battito di ciglia. È a questo ambizioso progetto che sta lavorando il gruppo diretto dal professor Salvatore Maria Aglioti, presso la Fondazione Santa Lucia di Roma, una di quelle eccellenze italiane all'avanguardia nella ricerca e nella riabilitazione delle persone che hanno subito lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del laboratorio di Neuroscienze sociali e cognitive attivato dalla Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma fa parte del progetto europeo Vere (Virtual Embodiment and Robotic ReEmbodiment): attraverso una Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a lesioni spinali possano gestire un avatar mediante l'attività del proprio cervello. "Insieme al Collegio Sant'Anna di Pisa abbiamo costruito un 'cave' dove studiare tutte le sensazioni visive e somatiche che portano alla possibilità di immedesimarsi in un avatar e successivamente - un robot", racconta Aglioti, che è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e ricercatore della Fondazione Santa Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coinvolto circa 20 persone, tra cui alcune con lesioni alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a muovere le gambe e le braccia. "Le persone si immergono nella realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere attraverso la sola attività cerebrale - prosegue il ricercatore . Oggi imparano a muovere un avatar ma la speranza è che, alla fine del percorso, il personaggio virtuale verrà sostituito da un robot". Un assistente personale, appunto, che potrebbe prendere un bicchiere d'acqua, accendere il televisore o scacciare una mosca in luogo di un uomo o di una donna da cui verrà diretto con il solo atto del pensiero. Insomma, l'obiettivo futuribile è quello di arrivare a usare l'attività cerebrale per sopperire a gravi problemi di mobilità. Un progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il ricercatore, anche perché basato su una "tecnologia non invasiva", che non usa elettrodi, ma la sola forza del pensiero. Insomma, un'utopia che potrebbe diventare realtà a patto - naturalmente - che la ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un campo di applicazione della realtà virtuale a dir poco sterminato: si va dal contrasto alla violenza sulle donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al "giornalismo immersivo", che consente soprattutto ai reporter diretti in zone di guerra di testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le proprie reazioni di fronte ai pericoli. "Ma sono solo alcuni esempi - conclude Aglioti -. Perché l'uso della realtà virtuale immersiva presenta davvero un ventaglio incredibile di possibilità". (Fonte: www.superabile.it) 34 Attuazione Disabilità e non autosufficienza Le iniziative promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel campo della disabilità sono finalizzate, in particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una "società per tutti", anche attraverso la rimozione delle cause che impediscono o limitano l'accessibilità ai diversi ambiti della vita delle persone. Tali iniziative sono definite anche in attuazione della normativa nazionale e degli impegni assunti in sede comunitaria ed internazionale. Le principali attività sono indirizzate a: • Promuovere, sostenere e coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione delle persone con disabilità, alla promozione dell’accesso a tutto per tutti, alla partecipazione attiva nello sviluppo sociale nonché a diffondere una nuova cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e delle pari opportunità per tutti. Legislazione e attuazione • Assicurare la piena attuazione della normativa in materia di disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, alla legge 8 novembre 2000, n. 328, alla disciplina sulla tutela giuridica anche attraverso attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle normative. • Fornire supporto informativo ad istituzioni e cittadini anche al fine di verificare adeguati standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali. • Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere analisi e rapporti sulla condizione delle persone con disabilità. • Assicurare il raccordo con le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, con le organizzazioni di volontariato, delle parti sociali, e con le formazioni della cittadinanza attiva per la promozione e il coordinamento di interventi in favore delle persone con disabilità. • Favorire lo scambio di buone pratiche, anche in raccordo con le regioni e gli enti locali, in materia di integrazione 35 delle persone con disabilità, assistenza, progetti innovativi per la vita indipendente, “dopo di noi”. • Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea, dal Consiglio d'Europa, dalle Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo della disabilità anche in collaborazione con le competenti istituzioni di altri Paesi. (Fonte: www.lavoro.gov) Jobs Act: arrivano le “ferie solidali” La Commissione Lavoro del Senato ha approvato l’emendamento presentato dalla Lega Nord al testo del “Jobs Act” che prevede che ciascun lavoratore possa cedere i giorni di riposo in più al collega, madre o padre, che ha un figlio minore malato o disabile. I giorni ceduti, prevede il testo, saranno eccedenti a quelli pre- visti dal contratto nazionale. Il testo dell'emendamento prevede il "riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi settimanali e alle ferie annuali retribuite, della possibilità di cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro di tutti o parte dei giorni di riposo aggiuntivi spettanti in base al contratto collettivo nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore con necessità di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute". Il provvedimento consentirà quindi a tutti i dipendenti, sia del pubblico che del privato, di regalare giorni di riposo, ad esempio, ad un collega con un figlio affetto da una grave patologia o da handicap. Due quindi i “requisiti” richiesti per accedere a questa nuova possibilità, ispirata al modello francese: per il “donatore”, la condizione è che abbia ferie “eccedenti” rispetto al contratto nazionale di riferimento; per il “ricevente”, che abbia un figlio minorenne gravemente malato o disabile e bisognoso di cure costanti”. Se in Italia le ferie solidali rappresentano un inedito, altrove sono già realtà. È il caso per esempio dei nostri vicini transalpini, che pochi mesi fa ha introdotto nel suo ordinamento una norma praticamente identica. In Francia, la cosiddetta Legge Mathys, è nata in omaggio ad un bambino di 10 anni malato di tumore. I colleghi del papà di Mathys Germain, che aveva esaurito tutte le sue ferie e i permessi per curarlo, organizzarono una colletta dei giorni di riposo arretrati per permettergli di stare accanto al figlio fino all'ul- Attuazione timo. Mathys morì il 31 dicembre del 2009. Ma anche in Italia c'è stato un precedente: in Toscana una donna, conducente di autobus in provincia di Pisa, che aveva terminato ferie e permessi a causa di una grave malattia, si è vista regalare dai suoi colleghi oltre 250 giornate retribuite che le hanno permesso di curarsi fino al suo rientro la primavera scorsa. (Fonte: www.disabili.com) I permessi lavorativi da legge 104 per assistere un familiare disabile Riassumiamo per punti gli elementi principali che la norma prevede in merito al diritto di beneficiare di permessi retribuiti dal lavoro per assistere un familiare con handicap grave. In occasione della recente risposta del Ministero del Lavoro (interpello n. 19 del 26 giugno 2014) a un quesito posto dalle associazioni Anquaq e Cida, relativo ai permessi retribuiti per assistere un familiare con handicap in situazione di gravità, riprendiamo l’argomento riassumendo cosa sono i permessi lavorativi retribuiti da Legge n. 104/1992, chi può usufruirne, e come si applicano. Cosa sono e come fare per ottenere i permessi retribuiti, secondo la Legge n.104/1992 per assistere un familiare con grave handicap? I permessi retribuiti per assistere un familiare con handicap sono una agevolazione prevista dall’articolo 33 della Legge 104/1992.Consistono in tre Legislazione e attuazione giorni di permesso mensile. La persona disabile oggetto di assistenza deve essere in possesso di certificazione di handicap con anche connotazione di gravità (articolo 3, comma 3, della Legge 104/1992), che viene accertata dalla Commissione Medica dell’ASL di competenza. Non è quindi sufficiente la sola attestazione di invalidità (anche totale). Condizione per la concessione dei permessi lavorativi, è che la persona non sia ricoverata in una struttura a tempo pieno (eccezione fatta per i casi in cui l’assistito debba sottoporsi a visite e terapie al di fuori della struttura, che non le eroga). Chi può richiedere i permessi retribuiti per assistere un familiare disabile? I permessi possono essere richiesti da un genitore, dal coniuge o familiare che assista un parente o affine entro il secondo grado di parentela, o entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Chi sono i parenti e affini entro il secondo e terzo grado che rientrano nei beneficiari dei permessi? I parenti entro il secondo grado sono genitori, figli, fratello e sorella, nonni e nipoti (diretti). L’affinità è il vincolo che si crea tra il coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (es. suoceri, nuora e genero, cognati). I parenti entro il terzo grado sono i nipoti figli di fratelli/sorelle, zii/e sia paterni che materni, bisnipoti e bisnonni. Gli affini sono gli zii/e del coniuge. Possono fruire più persone di permessi per assistere lo stesso familiare disabile? Il “referente unico” (vedi art. 24 Legge 4 novembre 2010, n. 183) prevede che non possano essere erogati permessi a più persone, per assistere lo stesso familiare, con eccezione per i genitori – anche adottivi, i quali possono fruire dei permessi alternativamente, per lo stesso figlio. Il referente può essere cambiato, presentando specifica domanda. Può un lavoratore beneficiare di permessi per assistere due familiari con handicap grave? Il lavoratore può chiedere permessi per assistere più congiunti con handicap grave, solo nel caso in cui si tratti di coniuge o parenti/affini entro il primo grado o entro il secondo grado, se i genitori o il coniuge della persona disabile abbiano compiuto 65 anni di età oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Abbiamo quindi appurato che i permessi lavorativi possono essere utilizzati per prestare assistenza ai familiari con disabilità in stato di gravità Alcune incombenze legate all’assistenza del familiare con disabilità possono non richiedere ore, ma minor tempo. E’ quindi possibile utilizzare i premessi dal lavoro ex legge 104/1992 in frazioni di ore? Su questo è tornata proprio recentemente la Ledha, Lega per i diritti delle persone con disabilità, ricordando che la normativa vigente non preveda né escluda tale possibilità, che è invece disciplinata dagli enti previdenziali con circolari proprie, l'interpretazione delle quali è, però, spesso contrastante. Interpellata sul caso, il Servizio Legale LEDHA, nelle figure dell’Avv. Laura Abet e Avv. Giulia Grazioli hanno quindi esaminato la questione, desumendone che non risulta conforme allo spirito dell'art. 33 della Legge 104/1992 porre, a priori, un limite alla fruizione dei permessi retribuiti senza ammettere la fruibilità anche per frazioni di ora. (Fonte: www.disabili.com) 36