Il saluto di L’Hector
Ciaoooooooo…
ed eccoci qui, al secondo numero di questo giornalino.
Vi è piaciuto il primo? Spero proprio di sì, come spero che
vi piaccia anche questo secondo.
Come potete vedere dal disegno di copertina, anch’io
questa primavera ho partecipato all’iniziativa del Pedibus,
insieme agli alunni delle scuole dei plessi Dante Alighieri, Mario
Musso, Francesco Costa, Carlo Alberto Dalla Chiesa e Mario Pivano.
Non so a voi, ma a me questo “bus umano” piace parecchio.
Mi piace camminare per le strade di Saluzzo in questo fiume colorato, mi piace
raggiungere la scuola a piedi, così quando entro in classe sono più sveglio, perché
l’aria fresca della mattina mi apre bene le palpebre (non so voi umani, ma noi
ranocchi di mattino presto abbiamo qualche problema a tenere gli
occhi aperti). E in più sono contento di avere fatto qualcosa anche
per l’ambiente, perché per qualche giorno non abbiamo usato la
macchina e abbiamo inquinato un po’ di meno.
Ultimo, ma non meno importante, il pedibus è stato anche un
prezioso momento di educazione stradale: gli “autisti” infatti ci
hanno insegnato quali comportamenti deve tenere il pedone
quando si trova sulla strada, per non essere schiacciato dalle
macchine.
Ma ora è tempo di salutarvi e di lasciarvi alle altre pagine di questo
numero del giornalino.
Buona lettura e, mi raccomando, continuate a scrivere: sono
ansioso di leggere le vostre storie, vere o inventate che siano.
A presto!
L’HECTOR - il nuovo giornalino dei ragazzi saluzzesi
Pubblicazione semestrale - numero 2 (maggio 2010)
Supplemento al periodico “SALUZZOinforma”
Autorizzazione del tribunale n. 168 del 6 aprile 2006
Direttore responsabile: Andrea Garino
Il personaggio “L’Hector” è stato proposto da:
Classe 2^B della scuola Mario Pivano (il ranocchio);
classe 5^A della scuola Mario Pivano (il nome);
Disegno di copertina: Andrea Garino
(con la consulenza grafica di Ermanno Armando)
Impaginazione: Ufficio Stampa comunale
Fotografie: Archivio Città di Saluzzo
Stampa: Tipografia Edelweiss - Saluzzo
Scuola Manta
UNA SERATA INDIMENTICABILE
Martedì sera, noi alunni delle classi quarte e quinte del plesso di
Manta, abbiamo partecipato al concorso canoro "In coro... per un
sogno”, a Busca.
Al mattino c'erano state le qualificazioni, noi le avevamo superate
e già eravamo felicissimi , ma... quello che ci attendeva era
strepitoso!
Ero emozionato, ma nello stesso tempo felice di quella nuova
esperienza, soprattutto perché la stavo vivendo con tutti i miei
compagni.
Il Palazzetto dello Sport era al completo e io mi ero ripromesso di
fare del mio meglio.
Verso le 21 lo spettacolo è iniziato.
Coro dopo coro l'emozione in tutti noi cresceva. Le canzoni erano
tutte bellissime, ma anche la nostra non era niente male!
Finalmente è toccato a noi cantare.
Non stavo nella pelle e le gambe mi tremavano, mentre salivamo
sul palco accompagnati da una marea di applausi.
Finito di cantare è arrivato il momento da tutti atteso, quello della
premiazione.
Quando hanno annunciato la scuola seconda classificata, tutti
siamo esplosi e ci siamo alzati in piedi: eravamo primi, il nostro
coro aveva realizzato il suo sogno!
Poi è stato naturale abbracciarci tutti con gli occhi lucidi di felicità.
Alla fine siamo risaliti sul palco e con il cuore che batteva forte, ma
questa volta non più per l'agitazione a tutti abbiamo
REGALATO IL NOSTRO SORRISO!!!
Samuele Fino
Classe 4^B
disegno di Veronica ed Elisa - Classe 4^
Scuola Mario Pivano
POESIE DELL’ATTIMO
Giocare da solo
e con i miei amici ,
che bello giocare
ed insieme siamo felici .
Ma che tristezza quando ci dobbiam lasciare,
c'è la speranza che presto ci potremo incontrare .
Stefano Candela
Classe 5^A
Nevica.
Guardo fuori dalla finestra.
Chiudo gli occhi,
milioni di pensieri affollano la mia mente.
Ad un tratto mi manca il respiro,
mi sembra di fluttuare nello spazio,
leggera,
vuota….
Un ramo batte contro la finestra,
riapro gli occhi
e tutto quel sogno
svanisce nel nulla.
In quest'attimo,
della mia vita,
vedo scendere davanti a me,
una pioggia di fiocchi bianchi,
che imbiancano la città.
In un altro attimo,
vedo smettere di nevicare,
esco di casa e vedo tutto coperto.
In questo attimo inizia a piovere,
tutto si scoglie...
la città torna alla normalità...
le strade si puliscono...
In un altro attimo,
esco fuori di casa,
per aprire le veneziane, no...
la città è di nuovo di tutti i colori...
ricominciano i rumori,
il momento per le strade è sempre di più.
Ed ora...
davanti a me,
verso il cielo,
vedo di nuovo il sole.
Asia Cavallo
Classe 5^A
Giulia Basso
Classe 5^A
In un attimo
Il primo attimo della mia vita
Pensavo pensavo
E una cosa mi ricordavo
E quando credevo di esser ormai giunta sulla luna
E guardando in giù quasi urlando dicevo a tutto il mondo:
IO CI SONO!!!!
Elisabetta Fusta
Classe 5^A
Un attimo prima
Il paesaggio è colorato;
un attimo dopo
il paesaggio è ricoperto da una candida neve bianca
che pare soffice ovatta.
E' tutto splendido, fantastico….
E' tutto: MERAVIGLIOSO!!!!
Sara Rossiello
Classe 5^A
Un attimo per dimenticare tutto,
un attimo per ricordare che non sei da solo.
Un attimo per sbagliare,
un attimo per riconoscere che quello che fai non è sempre giusto.
Basta un attimo!
Klaudio Xhanaj
Classe 5^A
Un attimo come il fruscio delle foglie
Un attimo come il vento che passa attraverso le foglie
Un attimo che passa una vita intera
E in un attimo batte il mare su una scogliera.
In un attimo può succedere di tutto!
Alessio Ghione
Classe 5^A
Aspetta un attimo
arriverò
correndo veloce ti rivedrò
aspetta un attimo
non andar via
non deludere la mia fantasia.
Martina Smiglio
Classe 5^A
Che bello stare alla finestra
a guardare i fiocchi di neve che cadono,
ammirare il paesaggio bianco,
uscire di casa per giocare a palle di neve,
sentire gli uccellini che cinguettano nel silenzio!!
Alessia Serra
Classe 5^A
Guardare il sole splendente
Rallegrarsi con un gioco divertente
E' la gioia di essere in compagnia
In una giornata d'estate in piena armonia.
Nicola Dutto
Classe 5^A
Scuola Mario Pivano
IMMAGINI POETICHE INVERNALI
Sulla strada davanti a casa mia sento
passare auto che sbuffano, moto che
ronzano e sfrecciano veloci come gazzelle, camion che urlano tanto da sembrare insetti che volano.
Nel viale accanto si ergono maestosi gli
alberi addormentati, coperti da spruzzi
di neve soffice e schiumosa, simile alla
panna montata; l’acqua della brina pare
farli lacrimare.
Il vento gelido accarezza le siepi e fa
dondolare le loro rigide foglie.
Il pallido sole ci guarda sorridendo di
gioia e scalda lievemente le rotaie della
ferrovia, dove i treni che passano soffiano vapore.
Un movimentato risveglio
invernale
In questa stagione la temperatura è molto bassa e i vetri dell’auto sono ghiacciati come una pista di pattinaggio, perciò, il
mio papà, rabbrividendo per il gelo
polare, riempie una bottiglia di acqua
tiepida e la lancia sull’auto infreddolita.
A fatica la poverina si riprende e il
motore emette un lieve borbottio come
se volesse risvegliarsi dal sonno. Tra
urla e rimproveri, arriva anche la mia
mamma, io salgo in macchina e resto
muto come un pesce, mentre mia
sorella trema come una foglia e riesce a
dire soltanto: - Brr!... Che freddo!
Perché non ci trasferiamo al mare?
Intanto partiamo verso la scuola. Prima
di essere arrivati, il vetro anteriore si era
già ricongelato e mia mamma incomincia a preoccuparsi: - Ah! E adesso come
faccio? Siamo già in ritardo, partire con
voi è un vero inferno!
Per fortuna il tragitto è breve e io scendo
per primo davanti alla scuola, mentre
mia madre va alla ricerca di un parcheggio. Mi consolo pensando che potrò
godermi qualche minuto di pace, prima
di iniziare le lezioni.
Ndoja Blerina, Davide Lisi,
Lorenzo Foglio
classe 5^B
La vita di Elena in Grecia
Ciao! Sono Elena, vivo a Sparta e ho
dieci anni. Io faccio parte della categoria
dei “Poveri”: non vi preoccupate, non mi
offendo, ne sono abituata...
A Sparta l' educazione è molto importante, per i bambini che vanno a scuola; io
non posso perché i miei genitori non
hanno soldi, se fanno anche solo una
piccola marachella, per loro sono guai
seri... Io mi alzo alle sei di mattina e aiuto
il mio papino a raccogliere la verdura
dall’orto, lui me la passa e io la metto
nella carriola; poi al sabato ci mettiamo
in marcia e ci incamminiamo verso le
coste del Mediterraneo sotto le colonne
greche, e lì facciamo lo scambio commerciale, così guadagniamo un po’ di
denaro, che ci serve per sfamarci, noi
dobbiamo accontentarci!
Noi, in Grecia non siamo come voi, che
se il cellulare non va più di moda, lo
cambiate con uno più attuale! Noi non
sappiamo neanche cos' è un cellulare...
Poi verso l’una mangiamo un panino,
perché per noi è più importante la cena.
Successivamente vado nella mia piccola cameretta a costruire i giocattoli in
legno: cavallini, rocchetti, per voi è una
specie di yo-yo.
Verso le sei, con i giocattoli costruiti
qualche ora prima, ci gioco e rimango
ogni volta sempre più soddisfatta.
Poi, alle otto mangio cena con le verdure prese dall’orto, il brodo preparato dalla mia mammina, una sua specialità.
Infine, vado a letto e faccio una preghierina, soprattutto a Zeus per aver guidato tutti gli dei che mi proteggono.
Sara Rossiello
Classe 5^A
La strada
E’ l’alba.
La luce fioca del mattino colpisce la
strada coperta da un velo di ghiaccio.
E' un paesaggio incantato quello che
vedo perché il sole che si sta alzando
scalda la strada e l'acqua che evapora
crea una lieve nebbiolina.
Pian piano la strada si sveglia e il
silenzio svanisce.
Il cicaleccio delle persone che scendono
per la strada rimbomba nell'aria. ll via vai
delle auto, dei camion, delle biciclette e
della gente riempie di vita la strada fino a
notte fonda, dopo di che nella solitudine
del buio la strada torna a dormire.
Brumm ... Brumm! Le auto sfrecciano
davanti al mio portone.
La tranquillità non c'è mai, davanti a
casa mia.
Mi sveglio nella notte, con la luna
addormentata, mi alzo e le chiedo un po’
di pace.
Mi fissa per un po’, con quell'aria da
sbruffona, si gira.
La strada però mi spiega che, senza
rumore, non sarebbe via Bodoni!
Allora mi infilo i tappi per le orecchie di
mamma.
Osservo il momento della strada ed
attendo la sveglia che suoni.
Ci mancherebbero solo le foglie degli
alberi per finire il quadro sonoro.
Mi dimentico il ruscello che, come un
agnellino impaurito, mi chiede il nome
(come se non mi conoscesse!).
Posso ammettere una cosa: che rumoracci per la strada!
Che meraviglia quando mi sono svegliato questa mattina!
Guardando fuori ho scoperto che la
neve, con il suo manto bianco, aveva
ricoperto qualsiasi cosa.
La strada era avvolta da un tappeto
soffice come il cotone.
Che bella sensazione camminarci
sopra!
Gli alberi, con i rami spogli che sembravano le dita di una strega rivolte verso
l'alto, parevano chiedere pietà per il
freddo. I cespugli erano avvolti da un
sottile strato di neve fresca, candida
come il latte.
Il ruscello ghiacciato era un meraviglioso nastro azzurro argentato.
Che paesaggio incantato!
Sara Mollo, Valentina Rinaudo,
Diego Forgia
Classe 5^B
Scuola Mario Pivano
UNA GIORNATA AL CANILE
Era una giornata limpida, ma fredda, di
novembre. Dopo le due ore di inglese, Evviva - urlammo tutti in coro e uscimmo
da scuola diretti al Gruppo Cinofilo
Valentino di Fossano.
Saliti sull’autobus, ci siamo avviati. Il
paesaggio lungo il percorso era bellissimo: i frutteti, con i colori variopinti dell’autunno, sembravano dipinti. Arrivati a
destinazione, sorse un piccolo problema:
l’autista aveva difficoltà ad inoltrarsi nella
viuzza stretta e sterrata, ma con un tocco
di mano esperta superò l’imprevisto.
Scesi dal bus, siamo entrati nel canile e,
subito, il veterinario Fabrizio, alto, con i
capelli neri e gli occhiali tondi, ci ha
raggiunti e ci ha accolti. Si è anche
presentata la dirigente della struttura: la
signora Caterina, non tanto alta, grassottella e con i capelli color rosso ruggine, dall'atteggiamento gentile e molto
disponibile. D'altronde occorre un carattere simile per poter crescere con amore
chi è stato sfortunato!
Il veterinario ci ha quindi riassunto
alcuni argomenti già affrontati in classe
terza: il cane è il primo animale domestico della storia e, per vivere, ha
bisogno dell'uomo. Un cane randagio è
un cane abbandonato. Immaginatevi voi
abbandonati per strada dai vostri geni-
tori, che effetto vi farebbe? Molti cani,
purtroppo, vengono abbandonati dai
loro padroni crudeli, che li destinano
così ad un futuro pieno di pericoli, alla
fame e, in alcuni casi, alla morte.
Caterina li accoglie, li sfama e, poi,
spera che qualche persona li adotti e si
prenda cura di loro. Ci ha specificato
che i cagnolini più piccoli vengono subito adottati, invece, quelli di taglia maggiore sono di difficile sistemazione.
Dopo questa presentazione, incominciammo il nostro viaggio all’interno del
canile ed eccoci liberi di girovagare tra le
gabbie dove si trovavano rinchiusi i cani,
che erano ben centoventi e la maggior
parte di razza meticcia! Alcuni avevano
il pelo rado, altri un bel pelo folto e
arruffato, con delle macchie nere, marroni, bianche. Erano presenti pure degli
animali ciechi o malati, per i quali Caterina aveva un occhio di riguardo.
Avevano dei nomi buffi, ognuno adatto
alle sue caratteristiche: Regina, Cacao,
Lara, Sorriso, Scudo, Giaguar, Giobia...
Abbiamo osservato con maggiore intensità i cuccioli, tra cui alcuni molto piccoli:
erano bellissimi e graziosi! In alcune
gabbie i cani erano soli, in altre si trovavano in gruppo. Appena ci avvicinavamo al loro rifugio, iniziavano ad abbaiare
e i loro versi si propagavano in tutto l'ambiente. Che chiasso! Che rumore! Li avevamo sicuramente disturbati.
C'erano anche cani liberi, che si avvicinavano a noi, ci annusavano le gambe, si facevano accarezzare, giocavano
con noi al lancio della palla. Chissà
come erano felici per le nostre carezze!
Alla fine della mattinata eravamo molto
stanchi e sporchi di fango, ma divertiti
per la piacevole giornata trascorsa in
compagnia dei nostri amici cani.
Ci rattristava solo vederli chiusi in
gabbia e sapere che avrebbero atteso a
lungo un padrone.
Stefano Frua, Enrico Bonavia,
Alessia Daniele, Michelle Millone,
Giorgio D'Altani, Erik Mellano
classe 5^B
Alla scoperta delle origini del libro
E' sabato mattina. Sono le 8.30; è ora di partire. La nostra
meta è la Castiglia, l’antico castello di Saluzzo, la città del
Marchesato, ricca di storia.
Accompagnati dalle nostre insegnanti, ci incamminiamo lungo i vicoli e le stradine acciottolate della vecchia città.
L’aria è fredda, ma un bel sole luminoso rischiara il cielo di un
azzurro turchese, impensabile dopo le tre giornate di pioggia
dei giorni precedenti.
Dopo la lunga camminata arriviamo alla Castiglia ed entriamo
in un grande salone con le pareti di colori giallo ocra e con
delle colonne che ne sorreggono le volte. Lì ci accolgono i
professori Livio e Cetta Berardo; lui ha i capelli mossi e bianchi, leggermente brizzolati, porta occhiali grandi e tondi e sembra avere un comportamento severo; lei ha i capelli neri, le
labbra colorate di un vivace rosso rubino, al collo porta una
maestosa collana bianca, indossa una gonna piuttosto lunga
e calza un paio di scarpe intonate. E' sorridente e ci accoglie
con un atteggiamento calmo e disponibile.
Subito dopo esserci seduti, il professor Berardo ci spiega
l'origine della parola “libro”, che deriva da un termine della
“botanica” significante “la parte interna della corteccia del
faggio”. Ci fa inoltre riflettere sull'origine della nostra lingua,
imparentata con altre lingue europee: sorella del tedesco e cugina dell’inglese. Ripercorriamo, poi, le invenzioni del passa-
to: l’uso dei diversi oggetti con cui l’uomo ha scritto nel corso
della sua storia, dal coltellino allo stilo, l’utilizzo dei diversi
materiali su cui scrivere: dal famoso papiro degli Egizi alle
tavolette d'argilla usate da molti popoli dell’antichità, tra cui i
popoli della Mesopotamia ed infine alla carta.
Ricordiamo anche i vari di tipi di scrittura: dalle pitture rupestri
agli ideogrammi, ai geroglifici, all' alfabeto, il quale rese facile
il modo di comunicare attraverso la scrittura. Dopo questa
parte impegnativa dell’incontro, ci divertiamo a giocare al
“gioco delle parole composte”, che consiste nell’indovinare
delle parole che si possono collegare tra loro per formarne
delle altre. Alla fine vinciamo tutti. – “Evviva” – esclamiamo –
“Siamo proprio contenti!”.
Finito il gioco, diamo un’occhiata ai libri esposti su dei tavoli
situati all’entrata della sala. Tra tutti, alcuni attirano la nostra
attenzione e allora pensiamo bene di ritornare con i genitori
per fare, chissà, qualche piacevole acquisto.
La nostra esperienza finisce, ma questo tuffo nel passato ci fa
capire quanto importanti per noi siano state le scoperte
linguistiche dei nostri antenati: Sumeri, Babilonesi, Assiri,
Egizi, Cinesi, Fenici, Greci e Romani.
Daniele Ghio, Claudia Taricco, Enrico Chiabrando,
Brayan Ymeri , Nicholas Devalle
Classe 5 ^B
Scuola Mario Pivano
LA VISITA AL MUSEO EGIZIO
Finalmente era arrivato il giorno tanto
atteso della gita al Museo Egizio.
Una fitta nebbia che mascherava il
paesaggio, avvolto da una coltre di gelo,
ha accompagnato il nostro viaggio in
pullman fino a Torino.
Arrivati davanti al museo, dopo una
breve camminata, ero molto emozionato perché potevo vedere con i miei occhi
i reperti di questa meravigliosa civiltà!
La guida ci ha mostrato i resti di un uomo
rannicchiato conservato dalla sabbia
del deserto, con intorno degli oggetti
ritrovati in un’altra tomba.
Poco più avanti, la nostra attenzione si è
spostata su un tavolino arrotondato usato dai sacerdoti per porre le loro offerte
ai morti, dietro al quale spiccava una
piccola porta usata dai defunti per guardare fuori.
La sala degli specchi
La gita al Museo Egizio è stata fantastica: tutto era bello e curioso, avvolto in
un'atmosfera magica e suggestiva.
Ciò che mi ha colpito di più è stato
quando siamo entrati nella sala degli
specchi. Lì troneggiavano maestose
statue, rese ancor più imponenti da
giochi di luce e specchi che le facevano
risaltare. Mi sentivo un "moscerino".
Nella penombra della stanza, spiccavano le due statue monumentali della
Sfinge, le statue di Thutmosi e i gruppi
statuari di Tutankhamon, oltre alla colossale statua del faraone Sethi.
Quest’ultima statua a guardarla sembrava un palazzo, tanto era alta. Chissà
quanti uomini hanno lavorato alla realizzazione di questa meraviglia!
Per rappresentare il suo potere divino
indossava una doppia corona e
I’espressione del suo volto era veramente determinata.
Per quasi due ore è stato come
viaggiare in un altro mondo. Chissà
cosa avrebbero pensato quei poveri
egiziani imbalsamati se avessero saputo che a distanza di migliaia di anni
sarebbero stati osservati da numerosissimi visitatori!
Al termine della gita ero un po’ frastornato e pensavo a come poteva
essere la vita a quell’epoca e a come
deve essere affascinante il lavoro
delI’archeoIogo.
Un alunno della classe 4^B
Nella bacheca di fronte risaltava una
rappresentazione in argilla di un uomo
con una mano chiusa a pugno e l'altra
aperta e distesa lungo la coscia.
Passati al piano inferiore, lo scenario si
arricchiva di fantastiche scoperte: un
sarcofago più piccolo dove il defunto
veniva messo rannicchiato, uno più
grande di forma allungata con sopra un
poggiatesta e su un lato due occhi disegnati, usati dal defunto per osservare
all’esterno e quattro statue in legno,
messe in ordine d’altezza, danneggiate
dai furti.
"Che emozione!".
Eravamo in un'altra stanza, c'era una
luce soffusa che illuminava le statue, e
c’erano le sfingi disposte davanti ai templi e il faraone che visse novant'anni; mi
sentivo un archeologo!
In una grande sala la mia attenzione si è
rivolta verso le mummie di tre sorelle
morte intossicate, una delle quali con il
viso scoperto che lasciava intravedere
le bende usate per I’imbalsamazione.
Sullo sfondo facevano da cornice gli
ottanta metri di geroglifico ricostruito
con cura, ma con ancora molte parti
mancanti.
Infine due sarcofagi in oro, un tavolo con
esposti i portafortuna egizi, delle statuine raffiguranti i defunti, gli animali imbalsamati dei faraoni e i giochi egizi
concludevano la nostra visita.
Siamo stati molto fortunati a poter
ammirare questo patrimonio e spero un
giorno di poter visitare il Museo del
Cairo.
Un alunno della classe 4"A
Un viaggio nel tempo
Tra tutte le meraviglie viste al Museo
Egizio, quelle che mi hanno maggiormente colpito sono state la tomba di Kha
e le due stanze nere. La tomba di Kha
era meravigliosa: il suo corpo bendato,
chiuso in un sarcofago dorato, suscitava
impressione e curiosità, essendo la prima volta che vedevo una mummia da
così vicino. Accanto al suo corpo giaceva la moglie morta a circa venticinque
anni: il fatto che morissero così giovani,
mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere
su come la medicina abbia fatto dei
miracoli . Nella loro tomba si notavano
molti oggetti: degli sgabelli di legno, del
cibo conservato, due letti, un kit per il
trucco,perfino un gioco e ancora un
gonnellino e due tuniche di lino. Mi ha
stupito vedere la precisione e la cura
con cui è stata fatta la parrucca di capelli
veri della moglie. Sopra ai sarcofagi
erano deposte delle ghirlande di fiori.
L’altra cosa che mi ha profondamente
colpito sono state le due stanze nere:
una dedicata ai faraoni e l’altra alla dea
Sekhmet. Nella stanza dei faraoni mi
sono sentito una formica, ammirando
statue alte anche dai cinque ai dieci
metri . Chissà come uomini così piccoli
facessero a costruirle.
La nostra guida ci ha spiegato che i
faraoni indossavano due indumenti: uno
civile e uno religioso.
La statua che mi ha colpito maggiormente è quella della Sfinge, anche se in
miniatura: mi ha catturato il suo sguardo
fiero e severo, sembrava facesse proprio la guardia.
La sala della dea Sekhmet è stupefacente e meravigliosa! La cosa più interessante era vedere la dea raffigurata in
molti modi diversi e ammirare come gli
Egizi curassero il culto dell’arte.
L'impressione che ho avuto entrando in
queste sale, è stata quella di sentirmi
proprio nell’antico Egitto.
È stata proprio una visita interessante e
meravigliosa!
Andrea Piovano
Classe 4^B
Scuola Mario Pivano
INVENTIAMO MITI E LEGGENDE
L’origine del vento Storia di un pupazzo di neve
Tanto tempo fa, alle origini del mondo,
sulla terra non c’era il vento. Gli animali
e le nuvole si lamentavano: gli animali
avevano troppo caldo e le nuvole
volevano andare a vedere il mondo, ma
questo non era possibile perché non
c’era il vento. Passarono molti anni; un
giorno una nuvoletta andò dal Sole e gli
chiese se poteva aiutarla, ma il sole
rispose di no e le disse di andare dal dio
del vento Ventilone. Ventilone spiegò
che poteva aiutarla la dea della pioggia
Piovona, che però non vedeva da mesi
perché era ammalata.
La nuvoletta la guarì con dell’acqua
magica, trovata vicino alla casa della
dea. Andarono da Ventilone e insieme
fecero una grande magia, fecero venire
il vento in tantissime forme: uragani,
tornadi... Ventilone disse: “Questa
magia sarà eterna grazie al coraggio di
questa nuvoletta!”.
La nuvoletta tornò dai suoi amici animali
e dalle nuvole: gli animali non avevano
più caldo e le nuvole partirono per vedere il mondo dal cielo, sospinte dal vento
che avevano creato.
E da quel giorno sulla terra ci fu il vento.
classe 3^A
Una notte la luna andò a fare un giro per
il mondo per illuminarlo e vide: gli alberi
ghiacciati che sembravano ghiaccioli al
limone piantati nel terreno, i cespugli
ricoperti di neve - e sembrava che qualcuno li avesse dipinti di bianco - e infine
un tappeto bianco che non finiva mai.
Quando la luna passò a illuminare
l’Italia, sentì piangere il pupazzo di neve
e la luna gli chiese: “Perché piangi, mio
caro pupazzo di neve?”. Il pupazzo le
rispose: “Piango perché domani morirò
e non posso scappare via perché non ho
i piedi!”.
Alla luna venne in mente un’idea e
chiese alle sue figlie stelle: “C’è qualche
stella che si offre di donare i piedi
luccicanti ad un pupazzo di neve?”. Una
stella si fece avanti e disse alla mamma
luna: “Mamma, io donerò tutta la mia
luce a quel povero pupazzo”. Quando la
stella donò tutta la sua luce al pupazzo
di neve, formò due grandi piedi dorati
capaci di fare qualsiasi cosa. Il pupazzo
era contentissimo e ringraziò la luna con
tutto il suo cuore.
Il pupazzo di neve corse subito dalla
porta della scuola prima che venisse
mattino. Suonò al citofono della scuola e
Perché i cervi hanno le corna?
Tanto, ma tanto tanto tempo fa, vivevano grossi gruppi di cervi. Non erano cervi come
quelli che vediamo oggi, erano solo un pochettino diversi, perché non avevano le
corna. Sulla montagna dove vivevano i pericoli erano tanti e molto spesso si trovavano
in difficoltà.
Un giorno stavano pascolando tranquilli quando. ad un tratto, spuntò un’orrenda
creatura e tutti fuggirono da quella distesa di verde.
Una volta al sicuro cominciarono a discutere su tutti questi problemi di difesa e a
qualcuno venne un’idea: - Perché non chiediamo al dio degli animali? - domandò uno lui aiuta tutti quelli in difficoltà e quindi saprà come aiutarci!
L’idea fu approvata, anche se nessuno sapeva bene dove fosse, ma l’idea di risolvere
questo grande problema dava loro forza.
Quindi, non sapendo bene dove si trovasse il dio degli animali, incominciarono subito il
viaggio e, girando un po’ di qua e un po’ di là, finalmente giunsero sull’imponente
monte dove pensavano che si trovasse il grande dio.
Purtroppo, come tutti gli altri dei, era e sarà restato lassù tra le nuvole color panna,
sfumato in un rosa pallido e armonioso. Lassù tra le nuvole nemmeno gli uccelli più
grandi e maestosi sarebbero riusciti ad arrivare.
Ma il dio degli animali si impietosì, avendoli visti correre avanti e indietro per tutte le
montagne, essere così vicini a quello che volevano e poi rinunciarci e restare come
prima. AIlora, prima che se ne andassero. posò sulla testa dei maschi due lunghe, anzi
lunghissime e attorcigliate corna. Da allora tutti i cervi portano due lunghissime corna,
dono del dio degli animali, per difendersi.
Rebecca Trucco
Classe 5^B
disse al bidello: “Sono il pupazzo di
neve, puoi aprirmi?”. E il bidello gli aprì.
Appena il bidello aprì la porta, si spaventò; il pupazzo intervenne dicendo:
“Scusa se ti ho spaventato, ma non
voglio farti del male!”. Dopo due ore il
bidello si tranquillizzò.
Dopo aver fatto conoscenza con tutta la
scuola, il pupazzo chiese al bidello
Delfio: “Potresti andare alla discarica e
prendere un frigorifero per me?”. E così
il pupazzo rimase nella scuola ed esclamò: “Che bello andare a scuola!”.
Quando fu l’ultimo giorno d’inverno, nell’intervallo il pupazzo spaccò un vetro e
il bidello Delfio lo cacciò via dalla scuola.
Il pupazzo era molto triste, allora si
sedette su un prato per tutto il giorno.
Dopo un po’ vide un gruppo di rondini e
chiese loro: “Sapete dov’è un posto
molto freddo?”. Le rondini gli risposero:
“Sì, stiamo proprio scappando dal Polo
Nord! vuoi che ti accompagniamo?”. Il
pupazzo rispose: “Sì, grazie, mi fareste
un grande favore”.
Quando il pupazzo fu arrivato al Polo
Nord, vide un igloo gigante e andò a
bussare alla porta. Nessuno gli rispose,
allora entrò in quel gigantesco igloo. Da
quel giorno il pupazzo di neve capì che
non ci abitava nessuno e visse per
sempre felice e contento, insieme ad
altri pupazzi di neve che avevano scelto
di vivere in un ambiente adatto a loro.
classe 3^B
Scuola Francesco Costa
LA SFILATA DEGLI AGRUMI
L’ARANCIA dolce è l’agrume più coltivato al mondo, seguito dal pompelmo e
dal limone. Tutti vengono consumati freschi o subiscono trasformazioni per ottenere succhi di frutta.
L'arancio amaro dà frutti non commestibili perché molto amari, viene invece
utilizzato per gli innesti di varietà di agrumi meno robusti.
L’albero dell’arancia è una pianta sempreverde. Le foglie, di un verde lucente,
sono provviste di ghiandole che secernono oli essenziali profumati. I fiori,
sempre a cinque petali e bianchi, sono
ricchi di nettare odoroso, che attira gli
insetti che compiono I’impollinazione.
II MANDARINO, originario della Cina
meridionale, è caratteristico per il suo
profumo. Negli ultimi tempi, con la
comparsa delle Clementine o MANDARANCI senza semi, è stato messo un
po’ da parte.
Questi frutti derivano dall’incrocio del
mandarino con I’arancio amaro.
Il POMPELMO ha proprietà disintossicanti ed è ricco di vitamina A, B, C e sali
minerali, quali potassio e magnesio.
Originario dell’India, viene coltivato in
Italia nelle regioni della Campania, della
Liguria e della Sicilia. Si presenta come
un frutto simile ad un limone, ma di di-
mensioni maggiori, con colore giallo e
sapore amarognolo.
La varietà più diffusa è quelle a polpa
bianca e buccia sottile.
CHINOTTO e BERGAMOTTO trovano
utilizzo rispettivamente per produrre
sciroppi e bibite e nella fabbricazione
dei profumi.
classi 2^A e 2^B
In visita al Municipio
Era lunedì 30 dicembre, quando tutti insieme noi ragazzi della classe 5^B siamo
andati a visitare il Comune di Saluzzo, accompagnati dalle nostre maestre.
Lungo il tragitto chiacchieravamo sottovoce tra di noi e non ci siamo accorti di quanto
fosse faticoso percorrere le strade in salita, finché siamo arrivati a destinazione. Qui ci
aspettava Nadia, la nostra guida, che ci ha fatto accomodare nella sala del Consiglio
Comunale, dove ci ha spiegato come si svolge una seduta a cui partecipano il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri di Maggioranza e di Minoranza, i quali prendono le
decisioni per organizzare la nostra città e per soddisfare le esigenze dei cittadini.
Siamo poi andati a visitare la Ragioneria, l’ufficio del Sindaco e del Vicesindaco,
l’ufficio Stampa e il Comando della Polizia Municipale.
Tutti i vari addetti a questi
uffici sono stati molto disponibili e ci hanno spiegato lo svolgimento delle
loro attività.
Questa esperienza è stata interessante ed istruttiva, perché abbiamo capito come è organizzato
un Comune e quali attività
si svolgono.
Rebecca Trucco e
Blerina Ndoja
Classe 5^B
Il limone è giallo giallo,
come il sol che sveglia il gallo.
Il pompelmo è un po’ più grosso,
riempirebbe pure un fosso.
Poi ci sono i mandarini.
Ma ne mangiano i pinguini? No!
Non scordare con l’arancia,
le vitamine che metti in pancia.
Spicchi e spremute
fanno bene alla salute.
Io ne mangiò in quantità
e guarda che felicità!.
Scuola Francesco Costa
Il CONSIGLIO COMUNALE dei RAGAZZI
Da tanto tempo aspettavamo questo
momento…
Siamo entusiasti di partecipare al
consiglio comunale dei ragazzi poichè
possiamo dare il nostro contributo a
migliorare la città.
Il 25 novembre scorso siamo andati a
visitare il municipio di Saluzzo, dove ci
ha accolto l'Assessore al bilancio Fulvia
Artusio, vice sindaco.
Abbiamo visitato molti uffici, tra cui la
sala consigliare, l’ufficio Polizia, l’ufficio
del Sindaco, l’ufficio della sua segretaria
Silvia, l’ufficio Stampa e l’ufficio della
Protezione Civile.
La nostra guida Nadia ci ha raccontato
la storia dello stemma di Saluzzo.
Il 25 gennaio 2010 abbiamo svolto le
elezioni a scuola per scegliere i nostri
candidati: sono risultati eletti Enrico,
Cristina, Edoardo e, come sostituta,
Francesca. Ognuno di noi candidati ha
presentato il proprio progetto e anche
qui abbiamo svolto una elezione, hanno
vinto i progetti: la giornata della musica
di Enrico, Riciclarte di Edoardo e Divertimenti di Cristina.
Successivamente siamo andati nell'altra classe e abbiamo presentato i nostri
progetti. I compagni della 4^A hanno
anche loro espresso i candidati: Andrea,
Federica e Alessia con altri progetti: una
giornata dedicata all’amico libro e il progetto Città nella natura per l’espansione
delle aree verdi.
Sono anch’essi molto importanti poiché
permettono di sensibilizzare i cittadini
su argomenti di grande valore, come la
lettura e il patrimonio naturale, con
l’obiettivo di costruire un futuro migliore
ai nostri figli.
Stiamo aspettando con grande emozione il giorno 12 aprile quando si faranno le elezioni a scuola e sapremo chi
sono i membri effettivi del C.C.R. e quali
progetti verranno realizzati.
Enrico Pignatta,
Erika dalla Chiesa,
Niccolò Zanias,
Marco Buonfrate
Classi 4^
Il cortile scolastico
Noi delle classi 4^ A e B stiamo lavorando per abbellire il cortile
scolastico. Un venerdì, a scuola, aspettavamo con ansia la
dottoressa Raffaella, che era arrivata in classe qualche minuto
dopo poiché era nevicato molto nella notte e le strade erano
ghiacciate. La dottoressa era già conosciuta dalla classe,
perché in seconda ci aveva accompagnato al mercato.
Entrata nell’aula non vedeva l’ora di mostrarci le piantine del
cortile che riservava per noi. Ma prima noi abbiamo presentato
alcuni curiosi e antichi giochi da fare all’aperto, facendole vedere quelli da noi costruiti con materiale povero e altri recuperati
dai nonni, come le trottole, il pirolo, le biglie (portati da Marta).
In piedi vicino alla porta ci spiegava con tanta passione un gioco
che si poteva fare al posto dell’acchiappino. Niccolò fu il primo a
provare con Raffaella: prendeva la pallina, ma non riusciva a
tirarla come Lorenzo che invece faceva il contrario. La signora ci
ha spiegato come migliorare il gioco: infatti ci ha proposto di
costruire una pallina di gomma accartocciando del giornale con
attorno dei pezzi di camera d’aria delle ruote di bicicletta; così,
diventando dura e rigida, quasi rimbalzava. In seguito ci ha
distribuito le piantine del cortile e della scuola e abbiamo cercato
la nostra aula che abbiamo segnato con una “X”. Insieme
abbiamo capito come trasformare lo “squallido” spazio attuale in
un attraente ed invitante spazio, con tanti simpatici giochi del
tempo dei nonni, riscoperti con passione da noi tutti.
Infine all’ultima ora siamo scesi in cortile a verificare sul luogo
come abbellire il cortile. Per prima cosa abbiamo orientato la
carta e scoperto i luoghi potenzialmente pericolosi: i pilastri
della scala di sicurezza, le scale che portano alla cantina e
altre scale verso la proprietà Salvagno.
Questi pericoli verranno isolati con delle speciali transenne.
Inoltre abbiamo osservato il pavimento su cui disegneremo
dei simpatici giochi come la settimana, il tris, il gioco dell’oca,
“pet”, il gioco della pietra (albanese) e un muro piuttosto
rovinato che tappezzeremo con profumati gelsomini o
caprifoglio.
Venerdì prossimo continueremo il nostro progetto.
Dalla classe seconda abbiamo iniziato il progetto “Puliamo il
mondo”, ma dalla quarta abbiamo aderito a “Molla la plastica”
del L.V.I.A. per aiutare i bambini dell'Africa.
La F. Costa e tutte le altre scuole primarie stanno raccogliendo
molti tappi di plastica che verranno venduti e il ricavato sarà
destinato all'L.V.I.A.
Purtroppo però il centro che raccoglie i tappi è lontano, a
Genola e per noi non è facile portarli là. Speriamo che
qualcuno ci aiuti o magari che il Comune di Saluzzo possa
diventare un centro di raccolta come Genola.
Grazie a questo progetto abbiamo capito che non bisogna
abbandonare la plastica nei contenitori indifferenziati o peggio
per terra, ma fare sempre la raccolta differenziata.
Se la plastica viene buttata per terra, in campagna non si possono più coltivare i campi e neppure allevare gli animali che
muoiono soffocati dai sacchetti. Purtroppo in Burkina Faso
capitava così prima che sorgessero i centri di raccolta e produzione del granulato plastico come racconta il bel libretto di
Salimata. Con la plastica riciclata si costruiscono altri oggetti
di plastica come il kit di materiale scolastico (riga, squadretta,
goniometro) prodotto in Burkina e acquistato da tante scuole
di Torino per finanziare i progetti in Africa.
Il problema della differenziazione e del riciclaggio ormai
accomuna tutti i paesi del mondo, da nord a sud, da est a
ovest, perciò siamo felici di aver conosciuto “Molla la plastica”
e di contribuirvi anche nel nostro piccolo.
Erica, Francesca, Enrico e Chiaretta
Classi 4^
Barbara e Alexandra
Classi 4^
Molla la plastica
Scuola Francesco Costa
UNA SCORPACCIATA DI LIBRI!
Sabato 30 gennaio noi, Arianna e Cristina, oltre a Francesca e Marta (più due
compagne della 4^A: Virginia e Federica) siamo andate alla ludoteca “La
Tana”che si trova nel cortile scolastico.
Alle 15 noi animatrici, molto entusiaste,
dovevamo trovarci tutte insieme davanti
alla ludoteca portando con noi del materiale. Ognuna aveva lana, forbici, due
pennarelli indelebili, scotch e delle
bottiglie di plastica già tagliate. Subito
dopo la lettura di un interessante racconto sull'Africa ci siamo avviate nel
laboratorio aspettando i bambini.
Quando sono arrivati, abbiamo insegnato a realizzare dei fiori, il gattino e
l’acchiappino di plastica. Noi abbiamo
costruito dei graziosissimi e curiosi acchiappini per i più piccoli: partendo da
una mezza bottiglia abbiamo attaccato
un filo di lana e l’abbiamo chiuso in una
pallina di carta stagnola. Era abbastanza difficile per i bambini fare canestro
perciò dovevano allenarsi e crescere. In
conclusione i bambini hanno decorato i
loro acchiappini: erano molto entusiasti
e ne volevano un altro. Per completarlo
di più gli abbiamo messo dentro delle
caramelline e delle arachidi.
Naturalmente tutti i bambini che frequentano la primaria sono caldamente
invitati ai prossimi appuntamenti...
Cristina, Arianna, Alessia e Virginia
Classi 4^
Scuola Francesco Costa
Virginia e Federica
Classe 4^A
Fitwalking del cuore
Domenica 24 gennaio molte famiglie di
Saluzzo si sono recate sotto l'Ala di ferro
per prendere parte alla settima edizione
del “Fitwalking del cuore” a cui hanno
partecipato più di cinquemila persone.
Ogni anno, grazie alla camminata,
vengono raccolti tantissimi fondi che
sono destinati alle associazioni che
aiutano le persone in difficoltà.
All’inizio della camminata, eravamo tutti
contentissimi, ci guardavamo entusiasti
di partecipare ad un impegno così
grande.
I percorsi erano di lunghezze diverse:
Edoardo ha percorso 10 chilometri fino
a Manta, Marta e Francesca ne hanno
percorsi 6 fino al termine della pista
ciclabile verso la collina, le persone più
allenate hanno percorso il più lungo di
13 chilometri, fino a Verzuolo.
Al ritorno eravamo esausti e non ce la
facevamo più ! Nonostante il freddo
della giornata, abbiamo trovato i nostri
amici e ci siamo incamminati verso
l’inizio.
Nella camminata abbiamo incontrato i
compagni, gli amici e alcuni hanno
stretto anche nuove amicizie. Noi con i
Sabato 30 gennaio siamo andati alla
ludoteca perché c'era “Merenda di
Libri”. Subito ci hanno letto un bellissimo
libro che aveva come protagonista un
bambino e suo nonno di origine africana. Un giorno il nonno raccontò al
nipotino la sua storia di quando aveva la
sua età. Era una storia curiosa e dolce
che ci permetteva di conoscere tante
tradizioni africane. Alla fine siamo andati
tutti nel laboratorio, per costruire oggetti
con la plastica riciclata. Noi delle classi
quarte facevamo gli animatori dei bimbi
più piccoli e insegnavamo loro a costruire i canestrini e i gatti con le bottiglie di
plastica. Sono diventati proprio carini,
tutti decorati con lana, scotch colorati,
pennarelli indelebili e i bimbi erano
molto contenti.
Anche la nostra maestra era felice e ci
ha detto che era orgogliosa di noi!
Siamo tornati all’ultimo sabato di marzo
e c’era un’altra sorpresa...
nostri amici, nascondendoci, cercavamo di osservare tante nuove razze di
cani come: labrador, collie, bastardini…
quasi tutti con il “vestitino” perché
faceva freddo !
Tutte le persone che incontravamo
erano attrezzate di guanti, sciarpe,
berretti di lana, pesanti giacche che li
proteggevano dal gelo.
Alla fine del percorso ci hanno offerto
una borsa piena di cibi e di oggetti. Nel
centro di Manta c'era pure il the caldo.
Che gentili!
Quindi abbiamo salutato i nostri amici e
augurato loro una buona giornata,
avviandoci verso le nostre calde ed
accoglienti case.
Marta ed Edoardo
Classi 4^
Vivere Sano
Per noi “Vivere sano” è un progetto
molto importante ed è dalla prima che lo
svolgiamo. In quella classe abbiamo
conosciuto “Gian 5 colori” (la nostra
mascotte) trasformandolo in un simpatico testo animato che ricordiamo sempre piacevolmente.
In seconda abbiamo compiuto una
curiosa visita al mercato ortofrutticolo e
abbiamo conosciuto tantissimi frutti e
verdure di stagione.
In terza abbiamo costruito un cartellone
con frutta e verdura animata; e una
mappa dove c'è scritto la nostra merenda di tutti i venerdì che sono proprio
dedicati alla frutta e verdura.
Inoltre quest'anno abbiamo ricevuto “10
ottime ragioni per mangiare più frutta”,
un decalogo interessantissimo che ci ha
portato un nostro compagno.
Anche noi ci dimentichiamo spesso di
portare la frutta a scuola nell’intervallo, a
parte il venerdì che è il giorno “a lei”
dedicato, allora la nostra maestra ci fa
trovare un bel cestino di invitante frutta
fresca che noi golosamente ci mangiamo. Ci sono kiwi, mandaranci, mele, e
persino le noci che ci piacciono tanto!
Vittorio e Lorenzo
Classi 4^
i nostri disegni
PICCOLI GRANDI ARTISTI
CCR - una città più verde
Il progetto del cortile scolastico
Riciclarte
disegno di Andrea Endemini
classe 4^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Francesca ed Erica
classe 4^B - Scuola Francesco Costa
disegno di Arianna e Cristina
classe 4^B - Scuola Francesco Costa
Il pedibus della scuola “F. Costa”
Il fitwalking del cuore
disegno di Greta Nicolino
classe 4^A - Scuola Francesco Costa
disegno di Chiara Rinaldi
classe 4^A - Scuola Francesco Costa
Puliamo il mondo
La schiacciata
Al centro del campo
disegno di Chiara Ghione
classe 4^A - Scuola Francesco Costa
disegno di Nicolò Dedominici
classe 3^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Stefano Allemano
classe 3^ - Scuola Francesco Costa
i nostri disegni
UNA GALLERIA DI DISEGNI
continua
a pagina 24
Duello a canestro
La giocatrice di basket
Tiro libero
disegno di Enrico Simon
classe 3^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Alice Giorda
classe 3^A - Scuola Francesco Costa
disegno di Francesca Barbero
classe 3^A - Scuola Francesco Costa
Canestro!!
Nuoto in corsia
disegno di Alberto Audisio
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Martina Sarotti
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
Il nuotatore
L’istruttrice
Corso di sub
disegno di Matteo Angaramo
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Federica Millone
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Marta Diale
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
Scuola Media
IL NOSTRO VIAGGIO A TRIESTE:
Capoluogo di regione e di provincia, la
città è distesa sulle rive del golfo omonimo e sulle ultime propaggini del Carso
triestino.
Centro industriale, commerciale e marittimo, naturale sbocco dell’entroterra
danubiano, è il più importante porto
dell'Adriatico. E’ sede di università e di
numerose istituzioni culturali.
Piazza Unità d'Italia rappresenta il
cuore dell’antica città: sorta sull’interramento del porto romano, è stata aperta
verso il mare dagli interventi urbanistici
ottocenteschi, a costituire una sorta di
palcoscenico che ha per fondale la
facciata di gusto eclettico del Palazzo
Comunale. Sulla stessa piazza si affacciano a sinistra il palazzo del Governo e
a destra il tardo settecentesco palazzo
Pitteri e il maestoso palazzo del Lloyd
Triestino. Nella piazza si trovano anche
la statua di Carlo VI e la Fontana dei
Quattro Continenti.
La piazza della Cattedrale si trova sul
colle di San Giusto, situata nell'antico
foro romano. Vi sorgono la cattedrale di
San Giusto, i resti della Basilica del II
secolo e il Castello. Massimo monumento e simbolo della città, la Cattedrale è il frutto dell’unione, avvenuta nel
1300, di due precedenti basiliche romaniche: quella di San Giusto e quella dell'Assunta. La facciata è a capanna ed è
ingentilita da un grandioso rosone gotico trecentesco; gli stipiti del portale
centrale incorporano elementi di una
stele funeraria romana. Il campanile,
dall’aspetto di torrione da difesa, è
addossato al lato sinistro della facciata;
in un’edicola gotica del lato destro c'è la
statua romanico-bizantina di San
Giusto. L’interno è a cinque navate
asimmetriche. La navata centrale ha il
soffitto a carena di nave rovesciata ed è
dipinto. Nel catino dell’abside destra è
presente un notevole mosaico della fine
del XIII secolo. Nel pavimento sono visibili resti del mosaico della basilica del V
secolo, nel catino dell'abside di sinistra
mosaici di scuola veneziana del XII
secolo. Dalla navata sinistra si passa
nel Battistero che ha una vasca ad
immersione del secolo IX.
Le grotte di Postumia sono un intreccio
di 20 km di caverne, gallerie e sale, nelle
quali le guide esperte hanno accompagnato in 185 anni una massa di 31 milioni
di visitatori. Sono le grotte più grandi del
Carso e le più visitate d’Europa. Le
caverne più interessanti sono state scoperte da Luka Cec nel 1818, l’anno successivo i paesani prepararono le grotte
per le visite turistiche. Nel 1872 fu costruita la ferrovia e nell'anno 1984 arrivò
la luce elettrica. Sono le uniche grotte al
mondo che dispongono di ferrovia interna per le visite.
Dal trenino si possono ammirare le
bellezze del mondo sotterraneo,
contrassegnate dalla particolare storia
geologica. Si possono osservare figure
stalagmitiche e stalattitiche, di colori e
forme diverse, le sighe di calcio e altre
figure artistiche modellate dalla natura
nei millenni passati e ammirate attraverso i secoli da re, imperatori presidenti e
altre celebrità.
Già nella metà del XVII secolo erano
oggetto d’interesse anche per i naturalisti e gli esploratori, perciò le grotte sono
note come la culla della speleobiologia.
La temperatura nella grotta è intorno ai
10 gradi centigradi. Gran parte della
fauna che abitava le grotte era a lungo
sconosciuta, eccetto il Proteus anguinus
che era storicamente oggetto di superstizioni. È da ricordare l'importanza di
questo animale la cui esistenza è limitata
alla regione carsica.
La risiera di San Sabba è stato un lager
nazista, situato nella città di Trieste,
utilizzato per il transito, la detenzione e
l’eliminazione di un gran numero di
detenuti, prevalentemente composti da
prigionieri politici. È stato l’unico campo
di concentramento in Italia ad avere un
forno crematorio. In esso le autorità tedesche compirono uccisioni, in un primo
momento mediante gas e in seguito per
fucilazione o con colpo di mazza alla
nuca. In seguito all'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, le province
italiane di Udine, Trieste, Gorizia, Pola,
Fiume e Lubiana vennero sottoposte al
diretto controllo del Terzo Reich con il
nome di Zona di operazione dell’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico). Tale zona faceva parte formalmente della Repubblica sociale italiana, ma
l’amministrazione del territorio - considerato come zona d'operazione bellica fu però affidata e sottomessa al controllo dell'Alto Commissario Friedrich
Rainer. Il complesso di edifici che
costituivano lo stabilimento per la
pilatura del riso era stato costruito nel
1913 nel rione di San Sabba, alla
periferia della città e fu trasformato
inizialmente in un campo di prigionia
provvisorio per i militari italiani catturati
dopo l’8 settembre: venne denominato
Stalag 339.
Successivamente, al termine dell’ottobre 1943, il complesso diviene un Polizeihaftlager (Campo di detenzione di
polizia), utilizzato come centro di
raccolta di detenuti in attesa di essere
deportati in Germania ed in Polonia e
come deposito dei beni razziati e sequestrati ai deportati ed ai condannati a
morte. Nel campo venivano anche detenuti ed eliminati Sloveni, Croati, partigiani, detenuti politici ed ebrei.
Supervisore della Risiera fu l’ufficiale
delle SS Odilo Globocnik, triestino di
nascita, che ebbe un ruolo importante in
molti campi di concentramento.
Il termine “foibe” deriva dagli inghiottitoi
di natura carsica dove furono gettati e,
successivamente, rinvenuti i cadaveri di
centinaia di vittime.
Nonostante la ricerca accademica
abbia ormai ampiamente chiarito gli
avvenimenti, nell’opinione pubblica
italiana il tema delle foibe continua a
generare polemiche, incentrate sulle
responsabilità che fascismo e comunismo hanno avuto nella vicenda.
Elisa Fornero e Veronica Granato
Classe 3^C
Scuola Media
UNA CITTÀ PER RIFLETTERE
Le classi terze delle sezioni F, G, E,
C, D, B, H di Saluzzo, A e B di Manta
quest’anno sono andate in gita di
istruzione a Trieste. Il primo gruppo,
di cui facevamo parte anche noi, è
partito alle cinque del 18 marzo.
Dopo 8 ore di viaggio in pullman
siamo finalmente arrivati a destinazione e dopo il pranzo siamo
partiti per una visita guidata della
città; più tardi siamo entrati alla
Risiera di San Sabba, che è l'unico
campo di concentramento dotato di
forno crematoio in Italia.
All’interno abbiamo potuto provare,
almeno per un attimo, la sensazione
che hanno avuto i migliaia di deportati in questo campo: una parte veniva direttamente eliminata qui, dopo
lunghe attese in celle di tre metri
quadri che potevano contenere fino
a sei persone e l’altra parte veniva
poi mandata verso i famigerati
campi tedeschi.
Siamo rimasti molto colpiti da questa esperienza, perché una cosa è
studiare le devastazioni di questo
momento particolarmente tragico
della nostra storia, un’altra è “respirare il dolore” e condividere, anche
se per qualche attimo appena, la
disperazione più oscura vissuta da
migliaia, da milioni di persone.
Dopo siamo andati su uno dei sette
colli di Trieste dove abbiamo visitato
la chiesa di San Giusto, da dove si
poteva ammirare un panorama
mozzafiato della città.
Successivamente ci siamo recati in
albergo a Grado e, dopo la cena, chi
lo desiderava ha partecipato alla
messa che don Matteo Monge ha
celebrato per ricordare e festeggiare al meglio la festa del papà, che
ricorre il 19 marzo.
Dopo il pernottamento e la colazione siamo risaliti sui pullman e abbiamo varcato il confine sloveno per
recarci a Postumia.
Lì abbiamo avuto modo di ammirare
le fantastiche grotte carsiche,
famose in tutto il mondo e lunghe
venti chilometri. Abbiamo percorso
circa due chilometri in trenino e un
altro chilometro e mezzo a piedi, per
poi tornare ancora in trenino.
La guida ci ha parlato della formazione delle grotte e ci ha fatto notare
che alcune stalagmiti assomigliano
a oggetti e persone.
Questa è stata sicuramente un'esperienza che ci ha colpiti molto,
quasi estasiati, forse perché rappresentava il trionfo della natura
anche sulle brutture umane.
In piazza Unità d'Italia a Trieste,
abbiamo consumato il pranzo in riva
al mare, seduti su una banchina del
porto dove abbiamo lanciato del
cibo ai gabbiani, dai quali in pochissimo tempo siamo stati contornati:
una visuale fantastica.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto
Basovizza, dove vi è il monumento
in ricordo delle foibe, cioè quelle
profonde cavità tipiche delle rocce
calcaree che circondano la città di
Trieste.
Esse venivano utilizzate per disfarsi
di vecchi oggetti che non si sapeva
come smaltire e che, nell’autunno
del ‘43 e nella primavera del '45,
divennero la tomba improvvisata di
migliaia di Italiani, di cui gli Slavi di
Tito cercarono di disfarsi.
Noi ragazzi siamo rimasti delusi
dall’aspetto della foiba, che era
coperta da una lastra in metallo,
perché ci sembrava non comunicare in modo adeguato l’orrore di
ciò che era successo, che secondo
noi doveva essere “gridato” con
maggiore vigore.
Riflettendo nei giorni successivi,
abbiamo capito che è proprio “ciò
che non c'è” che ci deve far meditare, perché con le foibe il tentativo di
nascondere e di negare ciò che è
stato, sarebbe potuto riuscire, se
non si fossero levate voci di uomini e
donne determinati a scoprire e far
conoscere tutte le verità.
Questa gita rimarrà per sempre nei
nostri cuori, perché abbiamo capito
che noi siamo fortunatissimi, in
quanto possiamo godere della
democrazia, per la quale tanto
hanno lottato coloro che ci hanno
preceduti; nello stesso tempo
abbiamo la responsabilità di custodirla e di difenderla da ogni forma di
prevaricazione e di ingiustizia, imparando dalla storia a fuggire da
ogni forma di estremismo.
Marco Fraire,
Marek Murgia,
Giovanni Rivoira
Classe 3^F
Scuola Media
La città dal passato problematico
Gli scorsi 18 e 19 marzo quasi 100
alunni della scuola media “Rosa Bianca”
di Saluzzo sono andati in gita a Trieste, il
capoluogo friulano dalla storia travagliata, per visitare la Risiera di San Sabba e
la Foiba di Basovizza.
Questa era l’ultima fase di un percorso a
tappe, che prevedeva incontri con
testimoni e storici, per approfondire due
momenti particolarmente travagliati della storia della seconda guerra mondiale:
le persecuzioni razziali e politiche ad
opera dei nazifascisti prima e dei
comunisti titini poi.
Molto significativi sono stati gli incontri
con il dott. Giuseppe Segre, che ci ha
parlato della discriminazione, della persecuzione e dello sterminio della comunità ebraica saluzzese e con il dott.
Enrico Miletto dell’Istituto Storico della
Resistenza di Torino, che ci ha aiutati a
ricostruire la storia della travagliata terra
giuliana, dalmata ed istriana, che ha
portato all'esodo di migliaia di persone.
La visita alla Risiera di San Sabba ha
fatto rimanere molti a bocca aperta in
quanto si aspettavano qualcosa di diverso: mai avrebbero potuto pensare
che quel posto potesse esser stato la
prigione per molti oppositori politici, ma
non solo, per alcuni anche il luogo del
riposo eterno. Ma già solamente entrando ci si accorge immediatamente a cosa
poteva essere adibito quel posto: due
alte muraglie in cemento accompagnano la gente che vi passa in un cortile,
anch'esso senza vie di uscita. Ma, oltre
alle origini insolite (prima era, appunto,
una risiera) a far strabuzzare gli occhi è
ciò che è rimasto: nulla o quasi, infatti il
forno crematoio, simbolo della radicale
trasformazione di quella risiera in un
campo di concentramento, è stato distrutto dai nazisti per non lasciare tracce, come del resto tutto quello che sono
riusciti a eliminare.
Può far riflettere notare quale è stato il
cambiamento che il San Sabba ha
subìto. E' stato costruito come risiera,
sicuramente all'epoca simbolo di fame
placata, specialmente per quella povera
gente che altro non poteva permettersi
se non un misero piatto di riso che a
malapena li faceva sopravvivere.
Vedere quel posto da questo punto di
vista può far riflettere, in quanto è
passato dall'essere luogo di produzione, se non di felicità, perlomeno di
sostentamento, a luogo simbolo di
sofferenza per migliaia di persone.
La visita alla foiba di Basovizza ha
deluso molti per quanto c'era, cioè poco
o niente, anzi in questo caso ciò che è
successo non è ancora ben chiaro
anche perché gran parte delle informazioni relative ad essa sono state custodite gelosamente dalla Jugoslavia prima, dalla Slovenia adesso.
Le foibe, che per i motivi appena detti
sono ben poco conosciute, sono delle
erosioni nel terreno tipiche del paesaggio carsico, ovvero delle vere e proprie
buche naturali profonde anche più di
100 metri, tranne nel caso di Basovizza,
che è artificiale.
La storia giuliana e istriano-dalmata,
fino alla seconda metà dell'800 unica, si
è separata con l'occupazione italiana a
causa della politica del bastone attuata
molto severamente dal duce Mussolini,
che ha portato gli Sloveni a essere
trattati molto duramente. Nell’autunno
del 1943 e nella primavera del 1945 si
sono verificate due ondate di vendetta
che hanno portato gli Sloveni a ribellarsi
alle dure imposizioni cui erano stati
sottoposti, uccidendo Italiani a volte
solamente colpevoli di essere tali, ma
anche molti Jugoslavi che non approvavano i metodi violenti attuati dai loro
compatrioti.
Sarebbe bello, o piuttosto più comodo,
per un Italiano, non sapersi spiegare la
causa di tanta violenza, ma purtroppo
l’Italia ha la sua buona dose di responsabilità. Tutto questo non giustifica però
senz’altro la regola dell'occhio per
occhio, dente per dente seguita dagli
Jugoslavi, che sono automaticamente
passati dalla parte del torto.
I due luoghi, che io e molti altri abbiamo
visto, sono protagonisti di due grandi
errori che l’essere umano ha compiuto
alla ricerca di una qualche malsana
forma di vendetta, e che altro non hanno
portato se non all’uccisione di gente
innocente, persone normali che si sono
visti strappare la vita, impotenti di fronte
a tanto insensato accanimento contro di
loro, colpevoli solamente di essere
sottoposti a gente che crea problemi a
discapito di chi sta sotto di loro.
Andrea Caporgno
Classe 3^C
San Sabba
Andare a San Sabba
è vedere la faccia della morte,
è respirare l’odio dell’uomo contro l’uomo,
è capire la forza di un ideale.
San Sabba non assomiglia ad Auschwitz,
non ha l’aspetto di un campo,
ma ha il suo dolore
e il suo carico di orrore.
A San Sabba morivano i condannati
mentre gli ufficiali se ne stavano seduti sul divano
a fumarsi una sigaretta per non respirarne l’odore,
ad ascoltare musica per non sentirne le urla.
Ripensare a San Sabba
è rivivere la follia nazista,
è imparare dalla storia,
è sperare in un mondo di pace,
è amare la libertà.
Fabrizio Fino e Alberto Migliore
Classe 3^C
Scuola Media
LA FOIBA DI BASOVIZZA
Le foibe, o meglio inghiottitoi, sono
sprofondamenti del terreno dovuti
all’erosione della roccia calcarea a causa dell’acqua piovana. Vengono chiamati inghiottitoi perché “inghiottono” i
corsi d'acqua, che poi riemergono dopo
parecchi chilometri.
Le foibe, appaiono all'esterno come
grossi buchi da sempre usati come
discarica. Durante la prima guerra
mondiale, gli austriaci in ritirata le utilizzarono per buttare i residuati bellici della
guerra, come cannoni, mitragliatrici e
munizioni.
L’uso più tragico di queste cavità nel
terreno risale al periodo della seconda
guerra mondiale, quando i titini vi
gettarono migliaia di cadaveri (e non
solo) degli italiani abitanti nella ex
Jugoslavia.
La foiba simbolo di questo massacro è
sicuramente quella di Basovizza, una
frazione del comune di Trieste, nella
zona nord-est, sull'altopiano del Carso.
Però i corpi trovati a Basovizza non
sono tutti italiani…
Tra il 29 e 30 aprile del 1945 si svolsero
presso la frazione di Basovizza cruenti
scontri tra le forze armate partigiane
jugoslave e unità naziste. I numerosi
corpi dei caduti vennero gettati sbrigativamente nel pozzo dalle popolazioni
locali insieme a carcasse di cavalli e
materiale bellico. Secondo gli storici nel
maggio 1945 venne occultato all'interno
del pozzo un numero imprecisato di
cadaveri di prigionieri, militari e civili
trucidati dall'esercito e dai partigiani
jugoslavi.
Roberto Santo,
Stefano Cravero,
Giulia Bossa,
Francesca Masera
Classe 3^C
Una luce nel buio
Successe tutto per caso. Era un giorno cupo, il cielo era tinto di
grigio, come se anche la natura si rifiutasse di accettare che la
mente umana potesse essere tanto crudele. Ero lì, accanto a
mio padre, un tenente slavo, insieme a un gruppo di soldati con
il fucile in mano, pronti a sparare a… non sapevo neanch’io di
preciso a chi. Dopo un po’, intravidi da lontano un camion,
colmo di gente. Bambini che piangevano in braccio alle madri,
ignari di quello che sarebbe successo. Tra tutti mi colpì una
ragazza, circa della mia età, dai ricci capelli castani che le
scendevano su un viso pallido illuminato da due occhi di un
azzurro intenso. Il veicolo si avvicinava sempre più e io avvertivo il crescere della sua paura come se fosse mia.
Il camion si fermò, e mio padre, aiutato da due caporali, fece
scendere violentemente i prigionieri, insultandoli. Tra questi un
uomo, nella speranza di salvare la moglie, cominciò a protestare animatamente contro mio padre. Quest’ultimo estrasse dalla
fondina una pistola e, senza pensarci, gli sparò un colpo nella
nuca. Poi, insieme agli altri soldati, trascinò il cadavere in una
foiba lì accanto, tra le urla strazianti della compagna. Io guardavo il tutto col cuore gonfio di angoscia non potendo credere
che mio padre potesse essere un simile mostro. Nonostante
tutto però, ero colpito da quella strana ragazza. Incontrai il suo
sguardo, così profondo da penetrarmi nell’anima. Provavo un
inspiegabile senso di angoscia, che mi spingeva a volerla
proteggere. Ma, come facevo io, un semplice ragazzo di diciassette anni, ad andare contro il volere di mio padre? Non avevo
né il coraggio né la forza di intervenire. Eppure dovevo farlo, ne
andava della mia coscienza. Mi avvicinai a lei, stando attento a
non attirare l’attenzione dei militari. Appena mi vide indietreggiò, forse aveva paura di me.
- Ciao, sono Paul. Tu?- le chiesi facendomi coraggio.
- L…Lucia – rispose lei un po’ diffidente.
- Cosa ci fa una ragazza così giovane qui, in questo postaccio?-
- Be', non lo so. Fino a qualche ora fa ero tranquilla a casa a suonare il piano. Sai io adoro suonare. Poi sono arrivati i tuoi soldati.- Miei? - Si, non stai dalla loro parte?- Non proprio. Vedi, mio padre è tenente dell’esercito, ma io
non sono come lui. La penso molto diversamente.- Paul… ho paura, tanta, troppa paura…- Ti aiuterò, non lascerò che ti facciano del male!- Ehi, perché parli con questa sporca italiana?!- tuonò mio padre
cogliendomi di sorpresa. – Vuoi forse disonorarmi? Un vero slavo
non si mischia con questa gente! Fucilatela!- ordinò ai soldati.
- Noooooo!!! Non potete farle questo! Non te lo permetterò!- urlai tirando finalmente fuori tutta la rabbia e lo sdegno che
provavo per mio padre.
- Come ti permetti tu di parlarmi in questo modo? Lo sai che
così non offendi solo me, ma tutta la nostra patria! Difendi
un'Italiana, una degli sporchi fascisti che hanno occupato e distrutto tutto ciò che era nostro, discriminando la nostra gente!- Non mi interessa, Lucia non ha fatto niente. Ti avverto, se la
ucciderai, perderai anche me!- Sei uno sporco traditore! D'ora in poi non sarai più mio figlio!- Sempre meglio che vivere da mostro!- Vattene, e porta con te la tua amica! Non farti più vedere…Non sopportavo l’idea di aver perso mio padre, ma sapevo che
era giusto così. Presi per mano Lucia e iniziammo a correre
lontano, lontano da quell'inferno. Mentre scappavo, sentii le
urla dei prigionieri e i pianti disperati dei bambini. Ognuno di
loro era come una pugnalata al cuore. Però ero contento di
essermi ribellato e di aver salvato la vita di Lucia, anche se
questo mi era costato non poter più rivedere mio padre.
Greta Giangreco, Michela Macrì
e Anna Puglisi
Classe 3^F
Le ultime dal CCR
IL CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI:
Con la conferenza stampa svoltasi
GIOVEDI' 11 MARZO 2010 si è
conclusa la campagna elettorale del
CCR, momento importante per rendere
l'intera cittadinanza partecipe del grande lavoro svolto dagli studenti delle
scuole dell'obbligo di Saluzzo.
In questa occasione tutti i 71 studenti
che si sono auto candidati alla carica di
consigliere del CCR, si sono presentati
alle autorità cittadine (ossia il Sindaco e
gli Assessori), ai giornalisti e ai rappresentanti di tutte le classi che possono
esprimere il proprio voto.
Parallelamente ciascuna classe,
compilando un modulo specifico, ha
presentato una o più idee relative a
iniziative per almeno uno dei tre ambiti:
cultura, sport e valorizzazione del verde
pubblico.
Tutte le idee-progetto sono state
consegnate alle operatrici didattiche del
museo e sono state analizzate attentamente dai consiglieri attuali del CCR,
così da sceglierne una che verrà
realizzata entro la primavera 2011. Con
queste nuove modalità si è cercato di
semplificare il lavoro di progettazione
delle classi e, nello stesso tempo, di
permettere ai ragazzi della città di
esprimere i loro bisogni.
Da lunedì 12 aprile 2010 sono iniziate le
votazioni: in ogni scuola è stato allestito
dalle operatrici del CCR un seggio in cui
ciascuna classe si è recata a votare;
ogni elettore/studente ha potuto esprimere al massimo due preferenze che
corrispondevano a n. 2 candidati.
I consiglieri che verranno eletti per
costituire il Consiglio Comunale dei
Ragazzi sono venti,
scelti tra quelli che
avranno ottenuto il
maggior numero di
voti. In ogni caso
all'interno del CCR
viene garantita la
rappresentatività di
ogni plesso scolastico e di ogni ordine
di scuola.
Lo scrutinio è avvenuto al termine delle
elezioni, mercoledì
28 aprile 2010,
gestito dalle operatrici didattiche e
dagli insegnanti.
I risultati delle elezioni sono stati esposti entro la prima
settimana di maggio
nelle bacheche del
CCR (collocate in
ciascuna scuola), in
municipio e successivamente pubblicati sui giornali locali.
Parallelamente alle
attività svolte nelle
classi, nell'ambito
delle commissioni di
lavoro del CCR, i
consiglieri-ragazzi
hanno proposto di
realizzare un cortometraggio che possa
essere utilizzato come strumento di
comunicazione verso gli studenti delle
scuole dell'obbligo e che documenti i
luoghi di ritrovo degli adolescenti e le
iniziative proposte dalla Città di Saluzzo
per questa fascia di età. In accordo con i
docenti del gruppo di coordinamento del
CCR, si è deciso di avviare la progettazione del cortometraggio mediante lo
svolgimento di incontri propedeutici per
approfondire il tema del “fare documentario” e delle caratteristiche del “racconto visivo”.
E' stato perciò coinvolto un professionista del settore, il dott. Giuliano Girelli,
che lavora presso l'Associazione
Documè di Torino, che ha un ottimo
curriculum di esperienze e ha raggiunto
risultati prestigiosi nelle attività di diffusione del cinema documentario e delle tematiche sociali in esso affrontate.
Gli incontri con il dott. Giuliano Girelli
sono stati molto coinvolgenti per i
ragazzi del CCR e per questo si è
proposto loro di organizzare una gita a
Torino così da conoscere dal vivo il
lavoro dell'associazione.
Le educatrici del CCR
Daniela e Nadia
Le ultime dal CCR
ECCO I NOMI DEI CONSIGLIERI ELETTI
L’attività didattica
LA DIDATTICA IN CASA CAVASSA
La Sezione Didattica del Museo Civico
Casa Cavassa, grazie al solido rapporto
di collaborazione con i docenti delle
scuole del territorio saluzzese, anche
per l'a.s. 2009-2010 ha proposto alle
scuole dell'obbligo di Saluzzo numerosi
percorsi educativi di valorizzazione del
patrimonio storico-artistico della Città.
Ai percorsi educativi (coordinati e progettati dal personale della Sezione
didattica Museo Nadia Chiari e Daniela
Grande) hanno aderito 39 classi (n. 1
delle Scuole dell'Infanzia, n. 22 delle
Scuole Primarie e 16 delle Scuole Secondarie di 1° Grado) per un totale di
703 studenti.
In particolare alcune classi hanno scelto
di sperimentare i tre percorsi novità
dell'a.s. 2009-2010:
CACCIAAGLI ANIMALI FANTASTICI
Partendo da alcune attività svolte in
forma sperimentale negli anni precedenti, i bambini sono stati coinvolti in
una “caccia al tesoro” molto particolare
per scoprire i tanti animali che sono
nascosti nelle decorazioni delle sale
museali: brevi letture di favole ed
indovinelli hanno aiutato i bambini a
familiarizzare con questo strano “zoo”
dentro il museo. Gli stessi bambini sono
infine stati chiamati a dare vita agli
animali incontrati nel loro percorso con
brevi momenti di improvvisazione e
mimo. Al termine della visita didattica i
bambini hanno svolto il laboratorio
“Creo il mio animale fantastico”, durante
il quale hanno potuto esprimere la
propria creatività realizzando un
colorato “bestiario” moderno.
MUSICA MAESTRO !
Il percorso prevede l'analisi di alcuni cicli
decorativi presenti nelle sale museali in
cui sono raffigurati antichi strumenti
musicali. La visita, interattiva e multisensoriale, ha permesso agli studenti di
approfondire la conoscenza della storia
di alcuni strumenti musicali e delle
antiche melodie usate per allietare feste
e banchetti rinascimentali. Al termine
della visita didattica i ragazzi hanno
svolto il laboratorio “E adesso suono io”,
durante il quale hanno “inventato” il
proprio strumento musicale utilizzando
materiali di recupero.
UNA FACCIA, TANTI RITRATTI!
Il percorso educativo intende far
conoscere ai giovani studenti il valore
ed il significato dell'arte del ritratto e
l'evoluzione che ha avuto nei secoli.
L'attività ha previsto un incontro in
classe con un operatore didattico:
utilizzando una metodologia ludica,
sono stati introdotti i concetti basilari
dell'arte del ritratto. Successivamente
gli studenti sono stati guidati in una
visita didattica presso alcune sale di
Casa Cavassa per analizzare direttamente i ritratti lì esposti. Al termine della
visita didattica i ragazzi sono stati
coinvolti nell'attività “Giochiamo con i
ritratti” che ha permesso loro di
completare i quadri incontrati durante la
visita utilizzando i particolari espressivi
del naso, degli occhi e della bocca dei
volti dei personaggi del museo.
Per ogni percorso didattico sono stati
realizzati degli elaborati (in seguito a
laboratori di manualità e creatività
organizzati a conclusione dei percorsi
educativi), nonché testi scritti ispirandosi alle immagini analizzate durante le
visite ai beni storico-artistici del
territorio, così da rielaborare le suggestioni recepite durante gli incontri
formativi.
Tali elaborati saranno esposti in una
mostra allestita presso i locali del Museo
da sabato 22 maggio a domenica 6
giugno 2010. Inoltre sabato 22 maggio
2010, al fine di presentare a tutti i
cittadini l'esperienza vissuta dai giovani
visitatori, è stata organizzata l'iniziativa
“Scopri i segreti di Casa Cavassa con
giochi e laboratori” che prevede dalle
14.15 alle 18.15 visite animate direttamente dagli studenti per scoprire le
opere conservate a Casa Cavassa e
laboratori per sperimentare le tecniche
pittoriche analizzate durante gli incontri
didattici.
VI ASPETTIAMO!!!
Nadia e Daniela
Condividi*amo Saluzzo
CONDIVIDI*AMO LE AREE VERDI
Si chiama Condividi*amo Saluzzo il
nuovo progetto sulla sicurezza integrata
promosso dal Comune di Saluzzo e che
interessa tre aree verdi connesse ad
altrettante scuole: i Giardini della Rosa
Bianca presso l’omonima Scuola Secondaria di Primo Grado, i Giardini
presso la Scuola Primaria Musso e il
Viale Alessi presso la Scuola dell’Infanzia Alessi e la Scuola Primaria Dalla
Chiesa.
Il progetto prevede una serie di interventi strutturali di riqualificazione quali il
potenziamento dell’illuminazione, l’installazione di telecamere ad alta risoluzione e il riposizionamento dell’arredo
esistente.
Accanto a questi interventi sono state
previste una serie di iniziative di
carattere culturale e di comunicazione
che consistono nella collocazione di un
pannello informativo per ogni area con
cartina georeferenziata e numeri utili di
pronto intervento, un opuscolo informativo in italiano, rumeno, albanese e
arabo, una serie di incontri con la
cittadinanza e le scuole e infine una
serie di spettacoli che si svolgeranno
nelle aree oggetto degli interventi di
riqualificazione.
L’obiettivo del progetto è quello di fare in
modo che Saluzzo sia percepita come
una città sicura contribuendo così a
tutelare realmente le fasce deboli
(donne, bambini, anziani, disabili,
stranieri). La sfida è quella di provare a
ribaltare il luogo comune secondo cui
debbano essere solo l’Amministrazione
o le Forze dell’Ordine a farsi garanti del
difficile compito della sicurezza.
Partner privilegiati del progetto sono
ovviamente le scuole e gli alunni con le
loro famiglie.
Ecco perché Condividi*amo
Saluzzo ha scelto di intervenire su aree verdi adiacenti a
complessi scolastici: il
verde
pubblico e i giardini
delle città sono, infatti, uno dei
primi ambiti, insieme alla
scuola, dove avviene il
confronto con la società. I primi
passi verso la conoscenza del
mondo esterno si muovono tra
altalene, giochi e rincorse nel
verde.
L’incontro con le scuole si è
svolto da pochi giorno, lo
scorso 7 maggio presso il
teatro don Bosco, e ha
coinvolto le classi IV e V elementare
della scuola Musso e le II e le III della
Scuola Media Rosa Bianca.
Promosso dalla Liberlab, che ha curato
la realizzazione del progetto, e intitolato
“Spazio alla scuola verde! Il verde fa
bene alla scuola”, l’incontro ha visto la
partecipazione di Marco Maggi, esperto
in bullismo e consulente educativo, che
ha individuato nel rispetto di sé e degli
altri (e quindi dell'ambiente circostante)
il primo passo verso una piena integrazione sociale nella crescita personale
dei ragazzi.
Successivamente ha preso la parola
Bruna Gerbaudo, Comandante della
Polizia Municipale di Saluzzo, che ha
sottolineato l’importanza di rispettare le
regole nelle aree verdi da parte dei
ragazzi e la funzione della Polizia Municipale, che non si limita a svolgere un
ruolo di controllo, ma anche di punto di
riferimento per la comunità e le fasce
deboli, in caso di criticità sulle aree
interessate.
Il Capitano Roberto Costanzo, Comandante della Compagnia Carabinieri
Saluzzo e il maresciallo Fabrizio Gior-
dano, Comandante della Stazione Carabinieri Saluzzo, hanno invece
presentato i concetti di “cultura della
legalità” e il “servizio di prossimità dei
Carabinieri”.
Raffaella Lanfranchi, del Servizio Igiene
Alimenti e Nutrizione dell’ASL CN 1, ha
spiegato le iniziative “Costa così poco...” sulla riqualificazione dei cortili
scolastici e “inCANminiamoci” sulla
promozione dell'attività fisica attraverso
la conoscenza del mondo animale con
l’individuazione di un “percorso canino
attrezzato” in Saluzzo.
Ha chiuso la tavola rotonda Daniela
Grande, referente del Museo Civico
Casa cavassa, che ha presentato alcune iniziative sviluppate dal 2005 ad oggi,
nell’ambito del progetto “Consiglio Comunale dei Ragazzi” con l'obiettivo di
sensibilizzare gli amministratori e “gli
adulti” in genere, affinché Saluzzo
diventi una “città a misura di bambino”,
con particolare attenzione alle aree
verdi e ai percorsi sicuri di mobilità
urbana, puntando su una partecipazione attiva e propositiva dei ragazzi nelle
fasi di progettazione.
Il Sognalibro
IL SOGNALIBRO:
Marconi Sara, Mele Francesco,
IL CIOCCOLATO
DIARIO DI UN LUNGO VIAGGIO,
Slow Food Editore, 2008.
Pagine: 78
Età di lettura: da 7 anni.
Ai lettori più golosi suggerisco un libro
davvero appetitoso dal titolo: Il cioccolato diario di un lungo viaggio.
Oltre al protagonista assoluto, il cioccolato, ci sono una vispa ragazzina di nove
anni, di nome Marta, ed il suo buffo zio
Ugo, un arzillo vecchietto che di mestiere fa il Cerca Gusti, girando tutto il
mondo per scoprirne sempre di nuovi,
raccoglierli e catalogarli.
Per festeggiare il compleanno di Marta,
Zio Ugo decide di portare con sé la
nipote alla scoperta della strada del
cioccolato, dalle piantagioni in Ecuador
dove nasce il pregiato cacao Nacional
(Presidio Slow Food) fino alle grandi
pasticcerie europee.
Lo zio coinvolge così la
bambina nelle sue
sessioni di degustazione, facendole provare
gusti diversi, ma anche
insegnandole a
cucinare una torta, a
dipingere col cioccolato, a scoprirne la
musica. Ogni pagina fa
venire l'acquolina in
bocca ed è pure una
vera gioia per gli occhi,
perché vi sono davvero
tante simpatiche
illustrazioni, fotografie
ed interessanti inserti
con utili notizie e
curiosità, anche sotto forma di divertenti
fumetti.
Potete trovare questo “dolcissimo” libro
Carter Angela,
GATTO MARINO E RE DRAGO,
Mondadori, 2000
Pagine: 62
Età di lettura: da 5 anni.
Kinney Jeff,
DIARIO DI UNA SCHIAPPA,
Il Castoro, 2008
Pagine 220
Età di lettura: da 9 anni.
Sapevate che non tutti i gatti vivono
sulla terraferma? Alcuni, davvero
speciali, dimorano in fondo al mare.
Tra questi c'è Gatto Marino, un micio
fortunato a cui la mamma ha sferruzzato
uno stupendo vestito intessuto di alghe,
conchiglie, pezzetti di metallo e vetri di
bottiglia.
Mentre nuota tranquillo in mezzo ai
pesci, Gatto Marino, così abbigliato,
appare proprio a tutti come una
meraviglia del profondo degli abissi! C'è
però qualcuno che lo spia con tanta
invidia: è Re Drago, una creatura
orrenda che cercherà di ...
Questa fiaba incantevole, per grandi e
piccini, vi aspetta nella Sezione Ragazzi
della Biblioteca Civica di Saluzzo: la sua
collocazione è
R 398.2 CAR.
La “schiappa” Greg è un ragazzino
simpatico e un po' sfortunato alle prese
con i travagli dell'adolescenza, con le
difficoltà della scuola, col complicato
rapporto con i grandi.
Nel suo diario divertentissimo, alternando scrittura e fumetti, Greg si racconta
narrando gli alti e bassi della sua vita
familiare e scolastica.
Il poveretto non eccelle in nulla, non è
coraggioso, non ha successo con le
ragazze, si caccia spesso nei guai, si
trova sempre paurosamente a disagio
con chi si mostra più forte e aggressivo
di lui e per giunta non ce la fa proprio a
capire gli adulti…!
Con gran semplicità, tuttavia, in maniera
spesso goffa, imprevedibile, ma anche
e soprattutto esilarante, riesce comunque a cavarsela sistematicamente nel
migliore dei modi.
E allora come non simpatizzare con un
personaggio così?
La collocazione di questo super diario
presso la Sezione Ragazzi
della Biblioteca
Civica di Saluzzo è:
R 813 KIN.
presso la Sezione Ragazzi della
Biblioteca Civica di Saluzzo. La sua
collocazione è R 641.3374 MAR.
Il Sognalibro
consigli di lettura
di
Claudia
Piola
Orlev Uri
SIAMINA,
Salani, 2009
Pagine 57
Età di lettura: da 10 anni.
Brambilla Cristina,
IL DRAGO IN DISCARICA,
Mondadori, 2008
Pagine 161
Età di lettura: da 11 anni..
Se amate gli animali, ecco un racconto
da leggere tutto d’un fiato, frutto della
penna del grande scrittore polacco Uri
Orlev, che, con il suo consueto tocco
poetico ed evocativo, offre ai lettori più
sensibili una storia fantastica, che mette
in luce la forza dell’amicizia e l’importanza della responsabilità verso gli
animali. Vi anticipo soltanto che la gattina Siamina scappa di casa e si perde in
una città sconosciuta. Incontrerà ben
presto un cagnetto, fuggito a sua volta
dal canile municipale, il quale sta vagando in cerca di riparo e cibo.
Se solitamente tra cane e gatto scatta la
baruffa, questa volta accade proprio
l'impensabile: sboccia una commovente
amicizia!
Cercate Siamina presso la Sezione
Ragazzi della Biblioteca Civica di
Saluzzo. La sua collocazione è
R 892.4 ORL.
Il giovanissimo eroe di questo libro,
ricco di simpatiche illustrazioni in bianco
e nero, vanta il buffo nome di… Poco.
Ha undici anni e lavora sguazzando
ogni giorno nella spazzatura a caccia di
rifiuti interessanti da rivendere.
Abita in una discarica, la stessa dove ha
trovato rifugio il drago Bhirbayn, una fantastica creatura che ha deciso di fuggire
dal mondo delle fiabe, dove gli esseri
come lui fanno sempre una bruttissima
fine. Bhirbayn si è nascosto in discarica
perché solo tra i fumi maleodoranti che
si sprigionano in quel postaccio riesce a
mimetizzare il suo alito terribile...
Inutile dire che il coraggioso Poco avrà il
suo bel daffare con questo lucertolone!
Seguendo la scia del puzzolente dragone, troverete questo libro nella Sezione
Ragazzi della Biblioteca Civica di
Saluzzo alla seguente collocazione:
R 853 BRA.
I titoli proposti fanno parte degli ultimi arrivi
alla Sezione Ragazzi della Biblioteca Civica di Saluzzo
...ma ce ne sono molti altri, davvero per tutti i gusti!
I nostri disegni
PICCOLI GRANDI ARTISTI
Tiro da tre
disegno di Iacob Iosir
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
In volo
disegno di Fabio Momberto
classe 5^A - Scuola Francesco Costa
Piscina comunale
Un tuffo in corsia
Il tuffo di Topolino
disegno di Isabella Grosso
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Luca Giraudo
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
disegno di Simone di Leo
classe 5^ - Scuola Francesco Costa
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Scuola Mario Pivano