Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico-ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Poste italiane S.p.A spedizione in A.P. - 70% - DCB Bergamo - Cod. ISSN 1723-5758 - contiene IP
IN
VAL
BREMBANA
Marzo 2012
Anno XIII - n. 42
O
LP
B
R
RI
EM
BA
NA
C O M PR E NSO
A
IN
O
L
VA
LE
PROGETTI DI MIGLIORAMENTO
AMBIENTALE
IL CAPRIOLO,
MA LO CONOSCIAMO?
INVERNO... TEMPO DA LUPI?
RESOCONTO E COSIDERAZIONI
SUI PRELIEVI PER INDAGINI SANITARIE
CENTRO DISTRIBUZIONE PRESICCI
AL POLIGONO DI TIRO
Sommario
3
editoriale
Alessandro Balestra
LETTERE
4Saluto dall’Assessore Cottini
ATTUALITÀ
5Progetti didattici
La Redazione
6La nostra rivista compie
15 anni
Il Comprensorio
9Piano Faunistico Provinciale
G. B. Gozzi
1030 anni di caccia di selezione
Flavio Galizzi
RUBRICHE
30 Appunti di biologia animale:
Giardia, una parassitosi in
espansione
Tiziano Ambrosi
Direttore responsabile
31
Flavio Galizzi, Bruno Calvi, Giambattista Gozzi,
Armi e balistica: Le polveri
Nani Cadorin
Alessandro Balestra
Coordinatore Flavio Galizzi
Redazione:
Alessandro Raffaele Balestra,
Luigi Capitanio
33Educazione ambientale:
Amici da conoscere e
scoprire
Stefania Pendezza
Hanno collaborato
36Per saperne di più: La lepre
Stefano Bianchi
Gianantonio Bonetti, Nani Cadorin, Bruno Calvi,
37Proposte di lettura
Luigi Capitanio
Alessandra Gaffuri, Gianbattista Gozzi,
38Stampa e collane
specialistiche
Flavio Galizzi
Per i testi
Tiziano Ambrosi, Martino Bianchi Marzoli,
Stefano Bianchi, Marco Bonaldi,
Claudio Cesaris, Luigi Capitanio,
Annibale Facchini, Flavio Galizzi,
Mauro Milesi, Stefania Pendezza,
Osvaldo Valtulini
Per le immagini
COMMISSIONI
11 Tipica alpina
Marco Bonaldi
40
12Ungulati
Luigi Capitanio
42Storia e tradizioni
Flavio Galizzi
Direzione e redazione
14Capanno
Maurizio Milesi
43Curiosità
Flavio Galizzi
Tel. e Fax 0345/82565
15Lepre
Stefano Bianchi
46Gruppo recuperatori
Osvaldo Valtulini
ARTICOLI
18Progetti di miglioramento
ambientale
Alessandro Balestra
20Il Capriolo, ma lo consociamo?
Claudio Cesaris
22Inverno… tempo da lupi?
Luigi Capitanio
23Resoconto e considerazioni
sui prelievi per indagini
sanitarie
Alessandra Gaffuri
26Centro distribuzione presicci
G.B. Gozzi
27Al poligono di tiro
Martino Bianchi Marzoli
Pagine d’autore
Annibale Facchini
48Ricordo di Guido Tosi
Gianantonio Bonetti
48Attività del Comprensorio
Bruno Calvi
51L’angolo della Poesia
Flavio Galizzi
Sergio e Manuel Carminati, Andrea Galizzi,
Flavio Galizzi, Fulvio Manzoni, Danilo Liboi,
Archivio Di Liddo, Archivio Provincia
Lenna (Bg) - Piazza IV Novembre, 10
www.comprensorioalpinovb.it
e-mail comprensorio:
[email protected]
Impaginazione e stampa
Tipografia Diliddo,
San Pellegrino Terme
Editore
Comprensorio Venatorio Alpino
Valle Brembana
Registrazione presso il Tribunale di Bergamo,
n° 29/97 del 22/07/97
Rivista dei Soci del Comprensorio Venatorio
Alpino Valle Brembana
La rivista si avvale della collaborazione di tutti i
Soci, con scritti e materiale grafico fotografico,
senza impegni da parte della Redazione, che si
riserva di vagliare ed eventualmente modificare
quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel
proprio archivio. La riproduzione anche parziale
è vietata, salvo il consenso degli autori e del
Comitato di Gestione
Foto copertina
Baldovino Midali, Flavio Galizzi
2
Editoriale
Siamo giunti a inizio primavera, e la pausa invernale è ormai terminata.
Le Commissioni hanno lavorato sui consuntivi, che in maniera dettagliata vengono
presentati in questo numero, e si stanno apprestando a programmare in dettaglio tutti
gli impegni di primavera e quelli estivi, che ci vedranno al lavoro, come ogni anno, nei
censimenti e nelle altre attività funzionali alla caccia.
Uno sguardo ai dati ci fa capire subito che nel complesso la stagione ha dato risultati
più che soddisfacenti. Il passo dei migratori è stato buono, così come i carnieri della
maggior parte dei capanni; anche le beccacce hanno avuto un passo e una buona presenza, compensando, si fa per dire, la
delusione della sospensione del prelievo della tipica. Stiamo lavorando molto intensamente ed in totale accordo con gli altri
Comprensori e con il Circolo UNCZA Orobico sia per avere regole certe ed oggettive sia per migliorare l’Habitat del gallo e della
coturnice (ved. Piano di Controllo e Miglioramenti ambientali). Il prelievo della lepre ha dato soddisfazioni notevoli ai segugisti
sia per quantità che qualità delle prede, e negli ungulati si sono raggiunte percentuali di prelievo mai registrate in passato, segno
inequivocabile della buona salute delle nostre popolazioni, della buona gestione e della professionalità ed efficienza dei cacciatori
che si dedicano a questa forma di caccia.
Una novità che ci aveva già visti pronti lo scorso anno, ma che ha subìto, su richiesta della Provincia, un rinvio per poter
essere attuata in contemporanea con gli altri comprensori alpini e con la collaborazione dell’ERSAF, riguarda gli interventi
di “miglioramento ambientale”. Una necessità inderogabile che richiederà una partecipazione attiva di tutti. Il progetto viene
illustrato in uno specifico articolo. Altro tema importante riguarda i protocolli relativi ai Censimenti ed ai conseguenti Piani di
Prelievo, sia della tipica che degli ungulati. Mentre i secondi sono già stati definiti e in via di attuazione, con qualche novità, per
la tipica sono in via di definizione e avranno valore Provinciale, adeguando finalmente alle direttive ISPRA tutti i Comprensori.
Due temi mi stanno particolarmente a cuore: la partecipazione e l’attenzione ai giovani.
Sul primo argomento ritengo doveroso sensibilizzare tutti ad un maggior coinvolgimento attivo e fattivo ai momenti decisionali
e di consultazione, non solo riguardo all’Assemblea annuale, ma anche ai vari incontri delle specializzazioni. Partecipare non
significa ovviamente trasformare gli incontri di lavoro in inutili diatribe personali, o peggio in sfide verbali senza risultati, ma
dimostrare attenzione e ascolto nei confronti di tutte le proposte, di tutte le osservazioni, di tutte le istanze, nel rispetto assoluto
delle persone, bene fondamentale e da valorizzare al massimo nel nostro contesto sociale, e delle diversità di vedute e di opinioni.
Senza delegittimare nessuno, perché non ce lo possiamo permettere, nessuno se lo può permettere; sarebbe uno spreco di energie,
di competenze e di passione.
È solo attraverso l’ascolto rispettoso delle opinioni degli altri che si produce crescita e maturazione, e ci si rinnova.
Per quanto riguarda i giovani inizieremo quest’anno, in collaborazione con il CAI Alta Valle, un percorso didattico dedicato agli
alunni delle scuole medie dell’Alta Valle, per sensibilizzare i ragazzi ad una maggior attenzione alla montagna e ai sui valori,
alla conoscenza della fauna e delle tradizioni della nostra gente, con la necessaria sensibilità che un tema così delicato merita,
nel rispetto delle opinioni di tutti. Resta inoltre inalterato il nostro massimo impegno per i corsi per le nuove licenze e per le
abilitazioni agli ungulati.
La rivista, come avete notato, è diventata semestrale, ma continuerà ad accompagnarci con i suoi articoli e le sue rubriche di
approfondimento, che speriamo di poter ampliare per il piacere e l’interesse di tutte le specializzazioni; per poter fare ciò resta
fondamentale il vostro contributo.
Confidando nella seria e sempre entusiasta partecipazione di tutti ai numerosi impegni di lavoro che ci aspettano nei prossimi
mesi, auguro a tutti voi e alle vostre famiglie una splendida estate.
Il Presidente
Alessandro Balestra
3
Lettere
Bergamo, Marzo 2012
Spettabile Redazione, carissimi lettori
Ringrazio sentitamente per la particolare e gradita occasione di poter comunicare con tutti
voi tramite le pagine della vostra rivista.
I cacciatori, tutti i cacciatori, devono essere prima di tutto convinti di rappresentare una
fase importante della nostra storia e delle nostre tradizioni.
“Essere Cacciatore” è una scelta che comporta numerose responsabilità che altri cittadini
non hanno.
Responsabilità verso l’ambiente, la fauna, la coscienza civica, le leggi, i territori,
e potremmo aggiungerne molte altre.
Essere cacciatore non significa solo godere del diritto di gestire un patrimonio della collettività, ma anche essere portatore e custode di una memoria storica che affonda le radici
nell’esistenza stessa dell’essere umano.
Chi non crede in questa missione non può pretendere di essere in grado di trasmettere la
passione e l’amore per la caccia alle nuove generazioni.
In questo contesto tutti devono assumersi le proprie responsabilità e avere il coraggio di
dire ciò che pensano con lealtà e trasparenza; ma anche agendo a tutela e promozione delle
attività venatorie.
Solo così si comprende appieno la propria missione e si è nelle condizioni di pretendere che
tutti dimostrino il dovuto rispetto per chi ha deciso di svolgere l’attività venatoria.
In questo contesto di profondo rispetto per la natura, la fauna selvatica e l’ambiente, si
inseriscono armonicamente le nuove disposizioni e le nuove iniziative dell’Assessorato Provinciale.
Tra queste ritengo opportuno porre in evidenza la costituzione dell’“Accademia Faunistico
Venatoria Bergamasca”
Questa iniziativa porrà la nostra Provincia ai vertici del mondo venatorio Regionale e
Nazionale sia da un punto di vista scientifico che da un punto di vista etico.
La costituzione dell’Accademia prevederà un accordo di programma con A.B.F., Azienda
di Formazione Bergamasca, per la realizzazione di corsi di specializzazione e formazione
nell’ambito venatorio, faunistico, ambientale, culturale e di ricerca.
Il primo corso che si realizzerà, con la validazione I.S.P.R.A. già ottenuta, sarà quello
relativo alla certificazione di equipollenza nazionale per la caccia di selezione al quale
seguiranno altri corsi di formazione anche in ambito ambientale e sanitario.
Le evidenti, anche se necessarie, nuove infrastrutture che toglieranno territorio, la diversa
sensibilità sociale, la sostanziale modifica del pensiero giovanile, in merito alla caccia,
necessitano di nuove idee e di nuove risposte.
Da qui nasce l’esigenza di maggiore preparazione e specializzazione, passaggio fondamentale per la realizzazione di una diversa coscienza venatoria che sappia vincere le sfide
future e sia in grado di tramandare, alle prossime generazioni, rispetto e amore per questa
importante tradizione storica.
Augurandovi buon lavoro e grande senso di responsabilità per i delicati impegni che richiedono le attività di censimento e di monitoraggio da svolgere in vista dell’inizio della prossima stagione venatoria,
resto a vostra disposizione per ogni eventuale necessità.
L’Assessore
Alessandro Cottini
4
Lettere
Progetti didattici per le scuole e collaborazioni
Finalmente è stato avviato un importante progetto didattico rivolto agli alunni e ai docenti delle scuole medie della
Valle. Grazie alla preziosa collaborazione del CAI Alta
Valle Brembana, che nella figura del Presidente Enzo
Ronzoni, prematuramente scomparso proprio nell’anno
in cui prendeva corpo il progetto, aveva trovato un importante, qualificato ed entusiasta sostenitore, prenderanno
avvio quest’anno una serie di incontri con le scuole Medie
della Valle..
Ne approfittiamo in questa pagine per ricordare Enzo
Ronzoni con affetto e con sincera amicizia. Con lui abbiamo condiviso diverse esperienze. Da quest’anno avevamo impostato una preziosa collaborazione tra CAI Alta
Valle e Comprensorio Alpino per portare all’attenzione
degli studenti di tutte le nostre scuole Medie il tema della
“Montagna”, intesa nel suo più ampio significato: sentieri,
rifugi, patrimonio faunistico, tradizioni, e l’uomo, (che col
suo sacrificio) la vive e la interpreta, la sostiene e la
utilizza, con le sue tradizioni, caccia compresa, che tante
pagine di storia di uomini e di intere famiglie ha scritto.
Il Progetto è ambizioso ma fattibile, e vedrà impegnati
alcuni esperti che andranno nelle scuole a proporre delle esperienze e delle conoscenze di questi patrimoni, di
cui è fondamentale che i ragazzi prendano coscienza, e
imparino ad apprezzare e condividere, nel rispetto dei
valori che rappresentano, affinché possano conoscere e
vivere la Montagna come grande patrimonio dato loro in
consegna, da saper gestire con oculatezza e intelligenza,
alla luce delle più approfondite e nuove conoscenze che
necessita avere, e nel rispetto delle tradizioni che hanno
segnato la storia della nostra Valle.
Il progetto prevede incontri con le classi seconde Medie,
da mantenere nel corso degli anni a venire, in modo da
poter avvicinare a queste problematiche tutte le generazioni, per contribuire seriamente alla costruzione di una
visione condivisa dei valori che il nostro territorio sa e
può esprimere, e trasmettere l’amore per la montagna e
il patrimonio storico - ambientale - naturalistico che custodisce.
Il Presidente del Comprensorio
Alessandro Balestra
Il responsabile didattico del Progetto
Flavio Galizzi
5
Attualità
Ho trovato il tempo, in questo
scorcio di inverno, in attesa
degli impegni primaverili dei
censimenti, di rileggere tutti
i numeri della nostra Rivista
“CACCIA in Val Brembana”,
che conservo rilegati dal primo
numero,
per
fare
qualche
riflessione su questi 15 anni di
“comunicazione”.
La nostra rivista
compie
!
15
Flavio Galizzi
La rivista, per impulso dell’allora Presidente Piergiacomo Oberti, è nata per l’esigenza di fare partecipi tutti i soci, quasi in tempo reale, con costanza e puntualità, dei progetti ambiziosi che si andavano costruendo per meglio qualificarci come “cacciatori” coscienti del ruolo nuovo e responsabile
che andavamo a svolgere, in un contesto ambientale,
quello della nostra splendida Valle Brembana, ricco
di fauna ma al tempo stesso delicato. Pian piano la
rivista è cresciuta, e si è alimentata di tutte le opportunità che nascevano e si costruivano attorno
al mondo della caccia, nell’entusiasmo di tutti,
dal Comitato di Gestione alla Redazione, dai soci
cacciatori e ai familiari, fino agli amici del Comprensorio, sono molti, tutti lettori affezionati.
Forse qualcuno a volte, inevitabilmente, ha pensato di
intenderla come “parafulmine”, nel senso di copertura
per continuare a perseguire interessi un po’ diversi da
quelli che sono gli interessi “comuni” dei cacciatori del
Comprensorio, che non possono assolutamente essere
disgiunti da quelli che sono gli interessi collettivi del
mondo della caccia, trasversali a tutte le Associazioni.
Tentazioni sempre in agguato, ancora oggi, in una parte
dei nostri cacciatori, ma che non hanno mai intaccato
la linea della rivista, che si è sempre tenuta, sia nelle
scelte fondamentali di linea editoriale, che sotto il
profilo tecnico - scientifico - etico e dei livelli di competenza specialistica, al disopra di ogni interesse personale, o di parte, sempre nel corso di tutti questi anni.
6
Attualità
Tutti coloro che ci hanno seguito hanno avuto l’opportunità di crescere, di qualificarsi, di migliorare, e di prendere coscienza del ruolo importante e di responsabilità verso l’ambiente e le sue risorse. E siamo approdati al nuovo millennio,
che allora, nella primavera del 1997, era solo un futuro prossimo, con l’orgoglio
di non aver difeso e non difendere nemmeno oggi battaglie “di minoranza”, ma
battaglie di diritto e di giustizia, ripuliti da tutte quelle “deviazioni” che hanno
disturbato per decenni l’immagine del cacciatore serio, del cacciatore vero,
quello che non si nasconde dietro improbabili giustificazioni di convenienza, o
peggio ammantandole dell’immagine della “tradizione”, che ha ben altro valore
culturale di riferimento e di rispetto nei confronti di coloro che l’hanno vissuta,
costruita e interpretata correttamente come un valore vero, non certo per
difendere privilegi né, peggio, abusi.
Questa è sempre stata una linea netta, senza contaminazioni né strizzatine
d’occhi, come ancora oggi, troppo spesso ahimè, si sente scorrere velatamente in certi discorsi, dove la ricerca del consenso personale a tutti i costi
nasconde pensieri ambigui, e sottintese giustificazioni di comportamenti
purtroppo inaccettabili. Ed è questo atteggiamento di “pulizia”, di rispetto
comunque delle diversità, contestualmente al rispetto degli interessi collettivi
sempre al di sopra di quelli individuali, che ci ha premiato, e ha permesso alla rivista di mantenere un livello
di qualità molto alto e di riconosciuta professionalità, di competenza e di “credibilità” verso l’esterno, sempre
doverosamente attento e critico nei con fronti delle linee di pensiero gestionali. Ha permesso a tutti noi, in ultima
analisi, di sentirci orgogliosi di essere cacciatori, pur consci di un ruolo delicato e non allineato al pensiero dominante. Non possiamo non sottolineare la grande importanza del Progetto Galliformi, che ha contraddistinto dieci
anni di lavoro dei cacciatori di Tipica, puntualmente oggetto di riflessione su ogni numero, affinché il discorso
sulla delicatezza delle nostre popolazioni di galliformi, e la doverosa nostra attenzione a
tutte le dinamiche di crescita e di flessione, fosse sempre puntualmente viva. Siamo stati
molto attenti alle influenze negative che inevitabilmente le modifiche ambientali legate
all’abbandono della montagna andavano producendo, e nell’entusiasmo della partecipazione abbiamo portato avanti progetti di ripristino ambientale impegnativi.
Mi chiedo spesso, alla luce dei fatti, se siamo stati capaci di cogliere realmente e interpretare i messaggi e le indicazioni operative che ci giungevano dalle maggiori e più approfondite conoscenze acquisite sulle specie galliformi oggetto di studio, e di mantenerle poi negli
anni. E se abbiamo avuto abbastanza coraggio.
Forse quella storica e tipica “diffidenza”, caratteristica dell’uomo di montagna, ci ha spinti,
inevitabilmente, verso una forma di rallentamento degli impegni.
Le problematiche che restano sul tappeto e le nostre conoscenze ci fanno pensare che le
opportunità per recuperare il tempo e le occasioni perdute, seppur oggi ristrette, esistano
ancora. Credo spetti a tutti noi la responsabilità di fare delle scelte importanti, ormai inderogabili. Non è più tempo di privilegi indistinti, né tantomeno di rinvii. Sono passati parecchi
anni, e molti di noi hanno imbianchito la chioma, almeno per quelli che sono riusciti a conservarla. Certo servono forze giovani e motivate, anche se la politica dell’esclusione ha forse
giocato a nostro danno. Qualche riflessione in merito è indispensabile.
Da parte nostra, considerato che abbiamo avuto la fortuna di seguire dalla nascita la crescita
della rivista, abbiamo riscoperto un entusiasmo che è ancora quello del primo numero. Così
ci pare valga anche per tutta la Redazione e i diversi collaboratori, con in testa il Comitato di
Gestione. Segno inequivocabile che quei valori che ci eravamo impegnati a difendere erano
valori importanti, per i quali valeva la pena impegnarci e val la pena continuare a difendere e
affermare.
Buon Compleanno “Caccia in Val Brembana”!!
Il Presidente del Comprensorio, il Comitato di Gestione e la Redazione
7
8
Attualità
Piano Faunistico Provinciale (questo sconosciuto...)
Fare la storia del o meglio dei Piani Faunistici Venatori Provinciali, anche solo a partire dal 2006, diventa un rompicapo
impossibile e forse non basterebbe tutto il nostro giornale per raccontarla. Mi limito quindi a fare alcune considerazioni
in merito alle voci correnti, data anche l’assoluta mancanza di notizie certe ed attendibili da parte della Provincia.
Si sappia che all’indomani della famosa sentenza del TAR del mese di Aprile 2010, cioè quella che accogliendo in parte
il ricorso del WWF sul Piano del 2008, obbligava a ripristinare il divieto di caccia nelle fasce di rispetto ed a provvedere
all’abbassamento della Zona Alpi, (ed anche alla georeferenziazione degli appostamenti fissi da parte della Provincia
e non dei CACCIATORI) la stessa Provincia disse che avrebbe immediatamente provveduto a fare un nuovo Piano
Faunistico. Invece i mesi sono passati “inutilmente” finché di nuovo il WWF si è rivolto al TAR per la mancata applicazione del dispositivo della sentenza del 2010 costringendo la Provincia a venire a patti. Quando ho letto sul giornale
il trafiletto che titolava “Scoppia la pace tra la Provincia ed il WWF” ho subito inteso che non si trattava di pace, ma di
una resa incondizionata alle richieste del WWF, e non solo relativamente al Piano Faunistico. A questo punto, tanto
vale incaricare lo stesso WWF di predisporre il Piano in modo da soddisfare interamente i suoi desideri……
Le Associazioni Venatorie, già dal febbraio 2011 hanno risposto alla richiesta di collaborazione avanzata dalla Provincia fornendo una chiara ed inequivocabile indicazione per una ragionevole soluzione di alcune problematiche ed in
particolare sulla istituzione di un nuovo Comprensorio Alpino a ridosso degli attuali per comprendere parte del territorio
dell’ATC Prealpino, salvaguardando in tal modo il territorio utile alla caccia, e salvando soprattutto almeno 180 capanni!
E non si pensi che questa proposta non sia costata fatica alle Associazioni Venatorie, perché hanno dovuto tutte
confrontarsi nelle varie assemblee con i cacciatori ed in alcune situazioni con scontri anche accesi, ma trovando alla
fine i giusti compromessi. Ma il perdurare del silenzio da parte della Provincia suona come un campanello di allarme,
considerando poi lo scellerato accordo di pace fatto con il WWF, la preoccupazione è legittima. Il nostro auspicio è
che in Provincia prevalga il buon senso, si ritorni al dialogo aperto e costruttivo con le Associazioni Venatorie, ma
soprattutto si tenga conto delle indicazione che le Associazioni hanno fornito. Sì, perché qualora venisse attuato “quel
piano faunistico concordato con la pace” ci sarebbero seri motivi di preoccupazione per tutti indistintamente, anche per
i Comprensori Alpini, che fino ad ora si sono considerati indenni da interventi ed intoccabili nel territorio.
G.B. Gozzi
9
30anni
di caccia di selezione
Passava quasi in sordina, ma all’ultimo momento non ci è sfuggito:
il 1982 è stato l’anno di nascita della Caccia di Selezione in Val Brembana,
che compie quest’anno 30 anni!
Dobbiamo rendere atto a tutti coloro che hanno contribuito con il loro lavoro a farla decollare, che avevano idee chiare sul futuro della caccia agli ungulati, e che avevano, oltre che una grande passione, anche la consapevolezza che si doveva intraprendere una strada nuova per nobilitare la caccia, specialmente in questo settore che non vantava nessun precedente storico, e
che non poteva quindi trovare radici nella nostra tradizione vallare. C’era tutto un percorso da disegnare, nuove strade, nuovi
orizzonti, un futuro da ipotizzare e costruire, su solide basi, affinché potesse crescere e poi camminare sulle proprie gambe.
Tutto nasce intorno a due personaggi, che non possiamo non ricordare per il grande contributo e la determinazione a portare
a compimento un progetto difficile per quei tempi: l’allora Vicepresidente della Comunità Montana, il prof. Attilio Gasparini,
e il compianto Natale Mismetti, persona sensibile, capace e conscio della importanza e al tempo stesso della delicatezza
del problema.. Attorno a queste due figure ruotavano anche tanti altri collaboratori, cacciatori e non, con in prima linea i responsabili politici e i funzionari della Provincia, che hanno creduto nel progetto, e ci scusiamo se non citiamo tutti per tema di
dimenticarne inevitabilmente qualcuno. Ricordando loro vogliamo ricordarli tutti.
Allora l’attuale Comprensorio si chiamava “Distretto Venatorio Valle Brembana”, del quale qualcuno porta ancora con vanto il
distintivo, a significato dell’importanza storica che ha avuto, e dell’orgoglio di Valle che rappresentava e rappresenta tuttora.
Di passi ne sono stati fatti molti, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, vanto nostro, della Provincia, e di un’idea di Caccia
vincente, le cui prime “dritte” trovarono fondamenta nella tradizione altoatesina e mitteleuropea, tuttora valide e seguite, considerato che era e rimane l’unica “radice storica” a cui fare riferimento. Ricordo che nel 1995 abbiamo ospitato a Piazzatorre
la XXX° Assemblea Nazionale UNCZA. Grazie anche ai suoi rappresentanti, che non ci hanno mai fatto mancare l’appoggio
e la collaborazione, fatta di incontri, di partecipazione ai principali eventi culturali e ai convegni “a tema” a cui i nostri rappresentanti non hanno mai mancato di partecipare, le cose si sono evolute nel verso giusto, e oggi ne siamo orgogliosi. Merito
di tutti, indistintamente, senza nessuna esclusione, visto che il sistema è cresciuto grazie al confronto, alla partecipazione e
al concorso di idee delle diverse rappresentanze associative della valle. E a volte, confessiamo, non è stata cosa facile, ma
quando il confronto è serio e costruttivo si superano tutti gli ostacoli, anche quelli emotivi e più passionali.
Oggi ci troviamo a gestire un patrimonio che molti ci invidiano, e continuiamo a farlo con la passione di allora. Molti “attori” di
questo “teatro” sono ancora quelli, con lo stesso entusiasmo e la stessa passione, che non va in nessun caso svilita e che
speriamo non venga mai meno, altri si sono aggiunti e partecipano attivamente. Altri ancora speriamo si aggiungano, senza
esclusioni o peggio veti, sì, perché gli anni passano e abbiamo bisogno anche noi di giovani che si dedichino alla gestione,
sempre più preparati, perché dobbiamo avere forte il senso del futuro, e il futuro, anche nostro, si realizza nei giovani, ai quali
dobbiamo saper trasmettere i giusti e misurati valori di una passione così forte e un senso di responsabilità altrettanto “forte” e
maturo. Il prossimo impegno è quello dell’accoglienza dei giovani, ai quali dovremo dimostrare di saper fare da “padri saggi”.
10
Commissioni
O
Commissione Tipica Alpina
È terminata la stagione di caccia, densa di avvenimenti
non sempre piacevoli. In questo resoconto voglio brevemente accennarli in modo che, alla prossima Assemblea
di Specializzazione, possa esserci modo di discuterli in
maniera più dettagliata.
Partiamo con il primo: durante il periodo di svolgimento dei
nostri censimenti estivi, sembrava prefigurarsi la
necessità di allestire una . . . “squadra di
specialisti” da impiegare espressamente
in funzione delle prove cinofile riguardanti il Trofeo Saladini Pilastri.
Cosa c’era di cosi importante per
creare una Squadra di Specialisti? Cosa non potevamo fare
noi “normali cacciatori”? Ad
una mia richiesta di chiarimenti, il
Gruppo Cinofilo mi trasmetteva un
documento nel quale si asseriva la
necessità di avere una “squadra di specialisti” con il compito specifico di censire
le zone destinate alle gare. Rimanevo ancora
più stupito quando apprendevo il nominativo dei
componenti di tale squadra: sarebbe stata composta da
cacciatori di ungulati, cacciatori soci di altri Comprensori e addirittura concorrenti iscritti alle prove del Trofeo
Saladini. Da quando abbiamo bisogno di specialisti,
per fare il lavoro che stiamo portando avanti costantemente da anni? Dopo anni di censimenti fatti in
maniera esemplare e con tanto di regolamenti, se
permettete, voglio rivendicare il ruolo che spetta ai
“cacciatori di tipica” di questo Comprensorio, cioè
quello di esperti conoscitori del nostro ambiente e
dei nostri selvatici! E intendiamoci bene, il titolo di
LP
B
R
RI
EM
BA
NA
C O M PR E NSO
A
IN
O
L
VA
LE
esperti non ce lo siamo inventato, ma ce lo siamo
guadagnato con la continua esperienza sul campo.
Inutile sottolineare che la Commissione Tipica, ha bocciato in tutti i sensi tale iniziativa. Contattati gli altri Comprensori Alpini interessati dall’iniziativa (Valle Seriana e
Valle Borlezza), mi confermavano le aspre polemiche
in conseguenza della “bella pensata” e l’inevitabile
bocciatura. A nome della Commissione Tipica,
attendo tuttora spiegazioni dal Gruppo Cinofilo quale organizzatore dell’evento.
Passiamo al secondo evento. Dopo aver
svolto accurati censimenti stagionali ed
aver condensato i risultati all’interno
della rituale Relazione del ns. Tecnico
Faunistico, si era inoltrata la proposta
per il piani di prelievo stagionale. Come
sempre fiduciosi, abbiamo aspettato
con ansia il responso della Provincia di
Bergamo. Invece . . . caccia chiusa per
mancanza di prerogative per poter effettuare il prelievo venatorio . . . ??????
Il nostro Comitato di Gestione, sollecitato vivamente dal
sottoscritto, si è attivato coinvolgendo gli altri Comprensori e il Circolo U.N.C.Z.A. Prealpi Orobie, chiedendo un
incontro con l’Amministrazione Provinciale. Dopo diversi
incontri con la partecipazione dei Presidenti dei Comprensori Alpini Provinciali e del presidente del CUPAV
provinciale, si è concluso di trasmettere le Relazioni ed
i piani di prelievo di ciascun Comprensorio direttamente
all’I.S.P.R.A. per una valutazione specifica.
Risposta shock: “non sono rispettate le condizione
11
Commissioni
minime per autorizzare il prelievo venatorio” . . . ????
Ma come, nella Relazione erano rispettati i criteri dettati
dallo stesso I.S.P.R.A., e ora lo stesso Ente dichiarava
l’inadeguatezza dei risultati. Ma quale documentazione
aveva letto l’I.S.P.R.A.? Era chiaro che si trattava di un
“errore” nella lettura dei dati. Sentito personalmente il
Responsabile dell’Istruttoria I.S.P.R.A. e specificando la
tipologia del lavoro svolto, è stato inviato il resoconto di
tutte le operazioni di censimento. Rettifica della precedente risposta: risultano soddisfatti i requisiti minimi
per l’accesso al prelievo. Peccato che eravamo al 3
gennaio 2012 !!!!!!!!
Come detto, alla prossima Assemblea di Specializzazione, avremo modo di approfondire la questione.
Nel frattempo, vi anticipo che con la collaborazione Circolo U.N.C.Z.A. Prealpi Orobie, che si avvarrà di un Tecnico esterno, si sta procedendo alla stesura di un regolamento e/o protocollo d’intesa sulla Gestione dei Galliformi
tra i quattro Comprensori Alpini Provinciali, la
Provincia di Bergamo e l’I.S.P.R.A.
Un’ultima nota riguardo al discreto passo
della beccaccia, che ha dato non poche
soddisfazioni venatorie. Propongo
alcune considerazioni gestionali al
riguardo: la caccia alla beccaccia,
come per le altre specie di passo,
andrebbe sostenuta aumentandone
il numero di giornate consentite alla
caccia; contestualmente andrebbero
limitati gli orari di uscita e di rientro, il
che favorirebbe l’isolamento di quanti
ancora non cacciano ma solamente sparano all’aspetto!
In qualche modo è necessario incentivare la raccolta di
dati attraverso la raccolta delle ali e la compilazione dei
diari di caccia, poiché sono gli unici strumenti che possono
testimoniare la consistenza delle popolazioni cacciate e
di conseguenza possono consentire l’accesso al prelievo
venatorio. Non vorrei che in un futuro non tanto lontano
si arrivasse a dire e a convincere le istituzioni preposte
per la stesura dei regolamenti sulla caccia (ISPRA) “che i
tordi a fine settembre hanno ancora i piccoli e pertanto la
caccia si dovrebbe aprire dai primi di ottobre”, arrivando
magari a sostenere che la beccaccia si porti sulle spalle
i pulcini durante la migrazione con le conseguenze del
caso.
Il lancio di fagiani e starne pronta caccia hanno dato ottimi
risultati in occasione del primo lancio di ottobre, con animali risultati in buona salute, forti e abbastanza scaltri.
Sul secondo lancio ha pesato l’aspetto meteorologico
sfavorevole, non sufficientemente considerato anche dal
sottoscritto! Purtroppo si sono verificate piogge abbondanti proprio in coincidenza del lancio, cosi che molti cac-
12
ciatori si sono trovati di fronte ad una vera e propria moria
di animali, divenuti facile oggetti di predazione.
Come ho detto sopra, rimando alla Nostra Assemblea
di Specializzazione i chiarimenti ed eventuali proposte e
suggerimenti. Vi aspetto numerosi, affinché ci si possa
confrontare sull’importanza del nostro ruolo di Cacciatori,
che ci deve vedere quali “primi gestori” del patrimonio
faunistico delle nostre Valli.
Il Presidente
Marco Bonaldi
Commissione Ungulati
Eccoci di nuovo pronti ad iniziare una nuova stagione di
caccia. Proprio alla fine dell’inverno iniziano i lavori di programmazione che ci porteranno poi a godere delle giornate
di caccia agli ungulati. Quest’anno abbiamo delle innovazioni
molto importanti riguardo ai censimenti. Alcune di
queste novità hanno suscitato qualche apprensione tra i cacciatori che hanno seguito da
vicino l’introduzione del nuovo protocollo;
documento questo che stabilisce le
modalità per la raccolta dei dati che
riguardano la presenza degli ungulati,
metodo di lavoro concordato dalla nostra
Provincia con l’I.S.P.R.A. Già da due
anni il nostro Comprensorio ha recepito
il contenuto di questo documento tecnico,
almeno per quanto riguarda il censimento
al capriolo e al camoscio; i risultati di questa
nuova metologia, nonostante i timori iniziali da
parte di molti cacciatori, hanno dimostrato che attraverso l’utilizzazione di formule matematiche predisposte per
ogni singola specie, applicate e personalizzate verso ogni
singolo ambiente, hanno permesso di formulare piani di prelievo in linea con le aspettative di tutti, anche da chi, ancora
oggi, utilizza metodi comparativi “empirici”, sistemi ormai
non più applicabili con il rigore scientifico che caratterizza
l’evoluzione della gestione. Per il camoscio, come già detto
nel precedente “Giornalino”, abbiamo ottenuto dallo stesso
Istituto l’autorizzazione ad integrare i censimenti con un’ulteriore indagine tardo autunnale: censimento eseguito nel
periodo degli amori, indagine indispensabile a nostro avviso,
per comprendere al meglio il rapporto numerico tra i sessi,
parametro questo di difficile interpretazione con i soli dati
raccolti nella stagione estiva. Ci aspettavamo un’adesione
più massiccia da parte dei cacciatori a questi censimenti per
la verità, ma l’introduzione di un metodo nuovo porta sempre con se qualche piccola difficoltà iniziale. Sono certo che
gradualmente l’impegno sarà soddisfatto da un numero crescente di persone. I risultati, com’era nelle previsioni, dimostrano chiaramente che le ipotesi da noi formulate verso
l’Istituto competente, fondate sulle nostre esperienze nel
territorio del Comprensorio, erano frutto di attente osserva-
Commissioni
zioni maturate nel corso degli anni. Mediamente, la presenza
numerica dei maschi è risultata superiore del 30% rispetto
ai dati raccolti durante il censimento estivo. Un’esperienza
questa dei censimenti sugli harem che diventerà prassi da
consolidare nei prossimi anni. Per quanto riguarda il cervo
invece, la normativa, pur se non particolarmente complessa,
merita un approfondimento e una divulgazione da parte
dei Responsabili di Settore, per far conoscere al meglio gli
obiettivi dell’indagine, attraverso un metodo che, ancora
sconosciuto ai più, rischia di naufragare nella sua esecuzione proprio per le resistenze dei cacciatori all’introduzione
di metodi “innovativi” che l’evoluzione dei criteri di gestione
pretende. L’Istituto, in poche parole, stabilisce che nei territori considerati “utili alla specie”, dove le percentuali di bosco
sono superiori al 50% del territorio stesso, il censimento al
cervo e al capriolo per rispondere ai requisiti di attendibilità
debba essere eseguito nel bosco stesso.
Mentre per quanto riguarda il capriolo, il territorio utile alla
specie usufruisce di spazi aperti anche di modeste dimensioni, questo utilizzo delle superfici nel nostro Comprensorio, riconduce lo spazio utile per il capriolo con territorio
coperto dal bosco, nei parametri inferiori alla percentuale di
riferimento stabilita all’Istituto, (50%) condizione questa che
ci consente di proseguire con i metodi di lavoro tradizionali,
dove l’importanza del censimento riguarda quasi esclusivamente le dimensioni degli spazi censiti. Il censimento al
cervo invece, per soddisfare il requisito di affidabilità, da
quest’anno dovrà essere svolto su parcelle di territorio completamente coperte dalla vegetazione. Il problema, se mai
esiste, deve essere risolto dalla Commissione attraverso l’individuazione dei territori da censire, spazi che rispondano ai
requisiti contenuti nel documento di programmazione, quali
ad esempio la costituzione arborea del bosco, che necessariamente dovrà permettere l’avvistamento degli animali
che vi stazionano, a distanza tale da non provocare in essi
allarmi o rifiuto alla mobilità. In parole povere… le abetaie
che costituiscono la parte più importante nella zona nord del
Comprensorio risultano poco idonee… Le parcelle di bosco
censibile, nella misura del 10% dell’intera superficie utile alla
specie, percentuale questa da individuare in ogni singolo
settore, dovranno avere un’estensione tendenzialmente
compresa tra i 15 e i 25 ettari, possibilmente con confini
naturali, ben identificabili sulla cartografia, e in numero tale,
ovviamente dove possibile, da permettere la scelta casuale
delle porzioni da censire. Una sorta di sorteggio
delle aree individuate. Non mi dilungo
nell’evidenziare che ogni parcella,
per poter assolvere al meglio
la propria funzione, dovrà
offrire punti di avvistamento
facilmente
raggiungibili e in
posizione vantaggiosa rispetto all’area da censire. I dati
raccolti, vagliati in collaborazione con il Tecnico faunistico
e la Polizia Provinciale, verranno poi utilizzati come base di
calcolo per la definizione dei piani di prelievo. È un progetto
nuovo questo che, almeno nelle fasi iniziali, terrà comunque
in considerazione i risultati storici dei censimenti effettuati
nelle passate stagioni. È un progetto importante e, come
sempre, l’impegno dei nostri cacciatori renderà affidabile il
risultato. Altro tema di sicuro interesse riguarda la Mostra
annuale dei Trofei.
Nel corso dell’ultimo anno è nata una sezione UNCZA che
abbraccia un po’ tutta la provincia di Bergamo. In alcuni
ambienti, si obietta che questo sodalizio era già presente
nella nostra Provincia, lo dimostra lo svolgimento dell’Assemblea Annuale svolta a Piazzatorre in occasione del
30esimo anniversario della fondazione. In quella storica
occasione, magistralmente condotta dall’indimenticabile
Natale Mismetti, sono state presentate alcune linee guida
riguardo la gestione che hanno trovato numerosi estimatori e
che ancora oggi mantengono la loro validità.
Dalla scomparsa dell’amico Natale però tutto quanto, piano
piano, si è spento, nessuno di noi, forse nel timore di non
saper eguagliare la bravura di chi ci aveva condotto per
tanto tempo, ha preso in mano le “redini” per traghettarci
nel terzo millennio. Molti di noi hanno comunque mantenuto
l’iscrizione attraverso il tesseramento direttamente alla sede
centrale o affiliati in sedi minori.
Quest’anno, con il primo anniversario del nuovo Gruppo, si
è proposto ai Comitati di Gestione dei Comprensori Alpini e
al Direttivo ATC, non ancora zona Alpi ma comunque con
un’impostazione di massima della gestione che ricalca
nelle linee guida quelle Alpine, di allestire una Rassegna dei
Trofei a carattere Provinciale. L’idea è piaciuta alla nostra
Commissione che ha ottenuto l’approvazione del Comitato.
Ci auguriamo che, come sempre, il nostro lavoro nell’allestimento e nella valorizzazione attraverso una significativa
partecipazione, riconfermi al nostro Comprensorio quelle
simpatie che si è meritato nel corso degli anni.
A presto, vi aspetto numerosi come sempre
“Waidmannsheil”
Il Presidente
Luigi Capitanio
PIANO DI PRELIEVO
PRELEVATO
%
CAMOSCIO
442
425
96
CAPRIOLO
206
181
88
16
13
80
CERVO
13
Commissioni
Commissione Capanno
Si comunica ai capannisti la nomina del nuovo presidente
della Commissione Capanni a seguito delle dimissioni per
motivi personali del sig. Balestra Alessandro Raffaele, a cui
va il ringraziamento per l’operato svolto. La commissione ha
eletto all’unanimità nuovo presidente il sig. Milesi Maurizio,
cui vanno gli auguri per un proficuo lavoro. Siamo giunti al
termine della stagione venatoria dell’anno 2011, già con il
pensiero alla prossima stagione e sempre con tanta voglia di
continuare le nostre tradizioni tramandate negli anni.
Una stagione tutto sommato positiva, con buon passo migratorio delle specie dei tordi e dei merli, minor soddisfazione
per sasselli e cesene, che da alcuni anni non vogliono
darci molte soddisfazioni. Il passo delle specie in
deroga è stato discreto, variate le catture da
zone a zone e senza una certa continuità. Il
tutto è stato condizionato positivamente da
un meteo che ci ha concesso molte giornate di caccia, con temperature gradevoli
nelle mattinate e caldo nei pomeriggi.
Purtroppo anche quest’anno abbiamo
dovuto subire dalla Provincia uno stop
cauzionale dei roccoli di 10 giornate,
che ha pregiudicato una buona cattura e
distribuzione di sasselli e delle prime cesene.
Fortunatamente i roccoli sono stati riaperti, ma
il danno ormai era fatto, questo comunque non fa
presagire bene per la prossima stagione.
Le catture dei roccoli hanno permesso la distribuzione di n°
2186 presicci, così distribuiti: tordi bottacci 1152, merli 396,
tordi sasselli 318, cesene 311.
Anche quest’anno sono stati distribuiti merli maschi e fem-
mine, rispettando la decisione della assemblea dei capannisti (09.05.2011). A proposito della distribuzione, si ringraziano
tutti coloro che hanno aiutato i responsabili nelle giornate con
alto numero di presicci da distribuire. Sicuramente si potrà
migliorare ancora il sistema di distribuzione, e per questo la
Commissione si sta impegnando. Rimane aperto l’annoso
problema delle zone ZPS: come ben saprete si spera che il
nuovo presidente del parco voglia continuare con l’impegno
lasciato da Grassi a riparametrare alcune zone soggette
a vincolo. Resta inteso che anche le Associazioni venatorie dovranno impegnarsi con forza perché ciò avvenga.
Vogliamo ricordare che i decreti vigenti sono sempre
troppo rigidi, e i cacciatori si aspettano modifiche sostanziali. Rileviamo che purtroppo
abbiamo un peso politico scarso; ognuno
tragga le proprie conclusioni. L’ultima
trovata fresca fresca della Provincia
riguarda la georeferenziazione degli
appostamenti fissi di caccia, che
obbliga i titolari ad onerosi impegni
per soddisfare le richieste (coordinate
satellitari). Speriamo che dello spinoso
argomento se ne occupi qualcuno;
soprattutto chi ci deve tutelare.
Sabato 1 settembre sono state distribuite ai
capannisti 500 piante di Sorbo; c’è stata una
grande adesione. Il progetto fa parte dell’attività di
miglioramento ambientale, e si ripeterà anche quest’anno.
Infine si ricorda ai soci capannisti che la commissione si
ritrova il primo giovedì di ogni mese, in occasione vengono
discussi eventuali reclami relativi alla distribuzione presicci
e proposte.
Vogliamo pertanto invitare i cacciatori a segnalare per scritto
al Comprensorio eventuali problemi.
Il Presidente
Maurizio Milesi
14
Commissioni
Commissione Lepre
Il resoconto della Stagione Venatoria 2011 indica una
buona e distribuita presenza sul territorio di lepri con
il raggiungimento del piano di abbattimento in data 9
novembre, tre settimane prima della conclusione naturale
della caccia alla lepre.
I capi abbattuti sono 127 di cui 11 con auricolare ( pari
al 8,7 % delle lepri abbattute), ricordando che nell’anno
passato sono state lanciate sul territorio 121 lepri di
ambientamento provenienti dall’azienda Agricola Caterina di Albosaggia (SO), 16 Lepri di cattura fornite dalla
Provincia di Bergamo provenienti dall’Ungheria “Azienda
RAINA” e 13 Lepri ambientate dai nostri recinti “lanci primaverili”.
Sono stati raccolti N. 13 campioni di sangue, ed una
lepre ritrovata prima dell’inizio della attività Venatoria, di
cui N. 3 capi con auricolare da fare analizzare, dei quali
non sono ancora stati ultimati i risultati.
Oltre ai capi lanciati dal Comprensorio sono state distribuite n. 30 lepri di cattura dell’Ungheria da lanciare come
prima scelta in ZRC, Oasi di protezione, seconda scelta
territorio di caccia programmato vocazionale alla specie
e comunque in territori dove in quel periodo era chiusa
la caccia.
Sono state liberate nei seguenti luoghi:
IN OASI DI PROTEZIONE E RISERVE
N. 4 Valleve • Fontanì
N. 2 Mezzoldo • Monte Nuovo
N. 2 Roncobello • Baite di Mezzeno
N. 2 Foppolo • Valgussera
N. 2 Carona • Carisole
N. 2 Oltre il colle • Val Vedra
N. 2 Cusio • Monte Cucco
ZONA ZPS
N. 4 Taleggio • N. 2 Oltre il Colle • N. 2
Ornica
STATISTICHE SULLE LEPRI ABBATTUTE CON AURICOLARE DURANTE LA STAGIONE VENATORIA 2011:
N. 7 lanciate nel dicembre 2010 di provenienza
Az. Agricola Caterina (Ambientamento);
N. 2 lanciate nel dicembre 2009 di provenienza
Az. Agricola Caterina (Ambientamento);
N. 1 lanciate nel dicembre 2010 di provenienza Ungheria
“RAINA” (cattura);
N. 1 di provenienza ATC PREALPINO della quale non si
hanno dati di provenienza;
CACCIA PROGRAMMATA E VOCAZIONALE
N. 2 Valtorta • N. 2 Camerata Cornello • N. 2 Serina
I LANCI NELLA STAGIONE VENATORIA 2011-2012
SONO STATI IMPOSTATI DIVERSAMENTE:
- N. 90 lepri di ambientamento da lanciare in inverno
(Dicembre).
- N. 45 lepri di ambientamento da lanciare in primavera
(Maggio-Giugno).
In questo caso alcuni Comuni, soprattutto dell’alta
valle, non hanno ricevuto lepri a Dicembre o le hanno
ricevute in numero minore, ma le riceveranno nel mese
di maggio-giugno.
TOTALE 11
15
Commissioni
ABBATTIMENTI-LANCI DEGLI ULTIMI TRE ANNI:
COMUNE
ABBATTIMENTI
2009
LANCI
INVERNALI
2009
ABBATTIMENTI
2010
LANCI
INVERNALI
2010
LANCI
CATTURA
PROVINCIA
2010
ABBATTIMENTI
2011
LANCI
INVERNALI
2011
LANCI CATTURA
PROVINCIA
2011
LANCI
PRIMAVERILI
2012
AVERARA
7
4
4
4
2
2
4
BRANZI
0
0
0
0
0
0
0
CAMERATA
0
4
1
4
9
4
CARONA
3
4
2
4
4
0
2
2
4
CASSIGLIO
0
0
0
0
0
0
0
CORNALBA
6
6
8
7
6
6
0
CUSIO
3
6
7
6
DOSSENA
5
8
8
8
FOPPOLO
4
6
2
6
ISOLA DI FONDRA
0
0
0
0
2
2
8
6
7
8
4
0
0
0
LENNA
0
0
0
0
0
0
MEZZOLDO
6
4
8
4
2
2
2
0
0
2
6
0
0
2
2
MOIO DE CALVI
1
2
0
2
0
0
0
OLMO AL BREMBO
1
2
2
2
2
2
0
OLTRE IL COLLE
12
12
9
10
4
12
8
4
5
ORNICA
5
4
2
4
2
0
2
2
2
PIAZZA BREMBANA
3
0
0
0
0
0
0
PIAZZATORRE
0
6
1
6
0
0
6
PIAZZOLO
0
0
0
0
RONCOBELLO
0
2
3
2
2
0
0
0
0
0
2
4
SANTA BRIGIDA
2
2
3
2
8
4
S. GIOVANNI BIANCO
4
4
4
6
8
6
2
2
SERINA
19
10
18
12
20
12
2
0
TALEGGIO
18
14
12
12
9
12
4
VALNEGRA
0
0
0
0
0
0
4
0
2
0
VALLEVE
5
4
3
4
4
2
4
2
VALTORTA
4
6
9
6
8
4
2
2
30
45
VEDESETA
TOTALE
13
10
15
10
121
120
121
121
16
14
10
127
90
2
Quest’anno le lepri lanciate d’ambientamento hanno un auricolare molto piccolo per non essere perso durante l’anno,
quindi durante la prossima stagione venatoria si raccomanda di controllare bene il capo abbattuto scrivendo sempre
il numero sulla cartolina.
REGOLAMENTO ZONA ADDESTRAMENTO CANI DA FERMA E SEGUITA TIPO “B” DENOMINATA
“TALEGGIO” ANNO 2012
• L’accesso alla zona addestramento cani è consentita ai soli soci del comprensorio alpino Valle Brembana, i quali
sono in possesso del regolare permesso personale non cedibile
• Il permesso deve essere esibito ad ogni richiesta del personale di vigilanza o incaricati dall’ ente gestore (milesi
pietro). i trasgessori saranno puniti dalle disposizione di legge vigenti.
• La zona rimane chiusa il martedì
• I cani fuori dal perimetro della zona devono essere condotti al guinzaglio
• L’interessato solleva l’ente gestore da ogni responsabilità per danni che possano da lui o dai suoi cani venire
arrecati a terzi, o subiti durante l’attività di addestramento
• Con il ritiro del permesso l’addestratore si impegna a rispettare il seguente regolamento
• In caso di cattive condizioni atmosferiche o per altra ragione, la quota versata non è rimborsabile ed il turno
non è recuperabile.
16
CANI DA SEGUITA
• ORARIO DI ACCESSO: dalle 6.30 alle 12.00
• Ogni conduttore può accedere massimo con 4 cani
• Non sono ammessi altri cani al seguito guinzagliati
(vengono ammessi 8 cani per turno)
CANI DA FERMA
• ORARIO DI ACCESSO: dalle 6.30 alle 12.00
e dalle 14.00 alle 20.00.
• Ogni conduttore può accedere massimo con 2 cani
• Non sono ammessi altri cani al seguito guinzagliati
(vengono ammessi 6 cani per turno)
LA QUOTA DI ACCESSO È DI
EURO 3 PER 1 CANE
• Non è possibile prenotare più di un turno
nella stessa settimana.
I PERMESSI SONO DISPONIBILI PRESSO:
TRATTORIA DELL’ARLECCHINO
Via Roncaglia • San Giovanni Bianco (BG)
Tel. 0345 41198 Chiuso il sabato
MILESI PIETRO
Sottochiesa • Taleggio • Tel. 347 4984068
Visto il resoconto dettagliato dell’articolo, quest’anno l’assemblea dei segugisti non verrà effettuata, per informazioni,
proposte e o incontri scrivere una mail all’indirizzo: [email protected] o lasciare una nota in sede indirizzata alla commissione lepre.
Il Presidente
Stefano Bianchi
17
Articoli
Progetti di
miglioramento
ambientale
Alessandro Balestra
Presidente Comprensorio
È fuori dubbio che, a fronte di una situazione ambientale montana di continuo abbandono delle cure tradizionali,
l’habitat tipico delle specie alpine si va modificando, e ogni modifica, specialmente quando è veloce e interessa
ampi spazi e porzioni del territorio, influisce negativamente sulle specie, non in grado di affrontare questi stress.
Nostro dovere è dunque quello di conoscere queste criticità, di valutarne la portata e di intervenire, così come la
direttiva habita, consente e suggerisce, per rendere meno impattante questa situazione.
Vediamo, in sintesi, come è stato i postato e valutato
il problema nel territorio montano trentino, riportando
l’analisi illustrata dal dott.. Alessandro Brugnoli, ora
nostro consulente per la stesura dei protocolli d’intesa
con l’ISPRA per la tipica alpina, nel convegno tenutosi
a Gromo, organizzato dal Circolo UNCZA bergamasco
lo scorso anno, il 5 ferraio 2011, al quale sono seguiti
prese di coscienza del problema e progetti di intervento
a livello provinciale, per coinvolgere tutti i comprensori
alpini bergamaschi.
SINTESI DELLE PROBLEMATICHE
• Nella fascia montana e subalpina delle Alpi risultano
più evidenti le conseguenze delle dinamiche vegetazionali connesse con l’abbandono delle tradizionali
pratiche agro-silvo-pastorali.
• Questo processo, iniziato nella seconda metà degli
anni ’50 del secolo scorso, ha determinato una rapida
evoluzione degli habitat (per quanto riguarda in particolare la loro recettività per la fauna selvatica), causata soprattutto dalla crescita incontrollata di arbusti e
cespugli.
18
• In Trentino alpi e pascoli rappresentano oggi il 17%
della superficie provinciale complessiva (107.955 ha
su 620.668 ha, Miori & Sottovia 2005: dati aggiornati al
31.12.2003); nella Carta Forestale, riferita al 1968-77,
la superficie pascoliva ammontava a 154.666 ha, pari
al 25% dell’intera superficie provinciale.
• In un primo tempo l’insediamento di questo tipo di vegetazione ha creato habitat favorevoli all’espansione
del Fagiano di monte, come anche di alcuni Ungulati,
determinando contemporaneamente una riduzione di
quelli adatti a Coturnice, Lepre variabile e Lepre comune.
• Le conseguenze negative a medio-lungo termine
dell’espansione della copertura arboreo-arbustiva al
suolo negli habitat riproduttivi del Fagiano di monte
sono collegate alla diminuzione dell’offerta trofica di
artropodi per i pulli nelle primissime settimane di vita,
periodo nel quale la loro dieta è esclusivamente di origine animale.
Le modalità di intervento - 1
• a gestione attiva degli habitat frequentati dalla specie interessa principalmente le zone di alimentazione,
spesso coincidenti con quelle di allevamento piccoli, e
solo secondariamente i siti idonei ad ospitare arene di
canto e le zone di svernamento.
• Gli ambienti interessati sono stati:
• i rodoreti (ambienti a rododendri, spesso associati a
mirtillo e ginepro nano): con triturazione mediante un
apparecchio trituratore rotante a coltelli montato su un
piccolo trattore a ruote o cingoli e spargimento in loco
del materiale organico, oppure taglio con falciatrici rotanti o decespugliatori a mano con accatastamento del
materiale;
• le alnete (ambiente a ontano verde, pianta pioniera di
ambienti umidi dei versanti a nord): con triturazione
con trituratori o pala meccanica cingolata o “ragno”,
taglio alla ceppaia; accatastamento del materiale in cumuli, taglio e accatastamento come sopra;
• le mughete (ambiente a pino mugo): con trattamento di
taglio alla base con allestimento di cataste o trasporto
del materiale.
• Nel caso dei siti di alimentazione si tratta di conservare, migliorare e/o ricreare il mosaico ambientale più
adatto alle esigenze ecologiche della specie. L’obiettivo deve mirare ad una distribuzione ed una struttura
della vegetazione così formata: 20-30% da cespugli
alti e densi, 20-30% da arbusti di piccole dimensioni
(20-50 cm) e la parte restante - 40-60% - da pascoli
più o meno intensamente utilizzati e/o da prati sottoposti a periodico sfalcio.
Le modalità di intervento - 2
• Gli interventi di decespugliamento eseguiti nella fascia
degli arbusti contorti determinano condizioni idonee
negli anni immediatamente successivi al taglio all’insediamento di suffrutici (in particolare del genere Vaccinium [mirtilli]) e di piante erbaceee particolarmente
appetite dal Fagiano di monte.
• Non è opportuno creare zone a forte linearità, ma “sagomare” isole - a contorni irregolari - di habitat ottimale
all’interno di un ambiente ormai troppo chiuso, intervenendo in conche e dossi.
• La radura viene riconquistata progressivamente in circa 12-15 anni e, prima che esaurisca la sua funzione,
si dovrebbe provvedere ad aprire un altro varco nella
distesa compatta di Ontano verde o Pino mugo o Rododendro.
• Alcuni Autori consigliano l’esecuzione di interventi anche di superficie minore - compresa tra i 1000 ed i 2500
m² -, ma diffusi. Le due azioni sono complementari, nel
senso che la prima tipologia è destinata agli interventi
negli arbusteti alti e chiusi, mentre la seconda riguarda
prevalentemente gli arbusteti bassi dove siano ancora
presenti delle discontinuità nel manto arbustivo.
• Le lavorazioni andrebbero eseguite verso la fine di
agosto per non disturbare lo sviluppo dei pulli. Vanno
inoltre evitati interventi generalizzati su tutto il territorio
idoneo alla specie. La durata di un ciclo di interventi
dovrebbe non essere inferiore ai 3 anni, con previsione
di intervenire, seppur con interventi puntuali, su circa il
10% dell’areale potenziale della specie.
Piano di sviluppo rurale
• Con il primo PSR è stato possibile finanziare - sulla
misura sopraindicata - 165 domande alle quali è stato
concesso un contributo variabile dall’80 al 100% della
spesa ammessa.
• Una delle conclusioni della fase attuativa del primo
PSR: necessità di garantire un coordinamento a livello
sovracomunale nella realizzazione di questo tipo di interventi, aspetto al quale dovrà essere assicurata adeguata attenzione nel prossimo futuro da parte di tutte
le componenti interessate.
• Con il nuovo PSR 2007 - 2013 è stata rinnovata la
possibilità di utilizzare fondi comunitari per la realizzazione di interventi di miglioramento ambientale quali
il ripristino di habitat ai fini faunistici ed il ripristino di
pascoli o di ambienti di particolare interesse paesaggistico e naturalistico. Possono beneficiare del contributo i proprietari forestali, le loro associazioni e i titolari
della gestione in base ad un contratto di affitto. La percentuale di contributo è variabile dall’80 al 100% della
spesa ammessa.
Fatte nostre queste analisi e considerazioni
generali,che necessitano di progetti distinti per il Gallo e la Coturnice, e diversi da zona a zona, a seconda che le problematiche interessino mugheti oppure ontaneti, o pascoli abbandonati, non ci resta che
operare con una visione ampia. Va considerato che
sono possibili, nel tempo, anche altri tipi di intervento collaterali e complementari che interesserebbero
miglioramenti ambientali per le specie capriolo e lepre, anch’esse meritorie di grande attenzione, e per
le quali merita sicuramente che si faccia una specifica
programmazione.
I progetti che sono in cantiere e andremo a concretizzare sono per ora specifici per il Gallo e la Coturnice,
le specie che più soffrono di queste modifiche ambientali negative. Nel nostro C.A. sono già state valutate almeno cinque zone ad alto interesse (2 in Val
Serina, 1 in Valtaleggio, 1 in Val Carisole ed 1 al Prato
Gervasio di Torcola) per le quali sono già pronti i progetti, ma dove, ahinoi, mancano ancora i finanziamenti. Non solo, ma vogliamo ribadire che noi si era pronti
per iniziare già lo scorso anno, ma poi, con il pasticcio
della chiusura della Tipica, l’Assessore Cottini ci ha
chiesto di far rientrare i nostri progetti di miglioramento ambientale all’interno di un accordo Provinciale in
collaborazione con ERSAF regionale. Noi ovviamente
siamo stati subito d’accordo, per non sprecare le poche risorse a nostra disposizione… basta però che dai
progetti si passi ai fatti entro il 2012!
19
il Capriolo
ma lo conosciamo?
Dr. Claudio Cesaris
Si è parlato e scritto molto del capriolo, decine di convegni e decine di libri su questo meraviglioso ungulato.
Libri sulla biologia, sulle tecniche di caccia, sulle dinamiche delle sue popolazioni, sulla sua gestione. Testi che
analizzano tutto di questo piccolo cervide, tutto, ma non
abbastanza a quanto pare.
Non abbastanza perché ogni volta ci sorprende, ci stupisce, ci lascia sconcertati quando, convinti di aver capito
tutto della dinamica delle sue popolazioni e di aver trovato
la ricetta esatta per gestirlo nel migliore dei modi, ecco
che improvvisamente le sue consistenze crollano.
Ci diciamo che le cause sono tante, che ci sono più ragioni perché improvvisamente quasi scompaia. Diamo la
colpa ai cambiamenti dell’ambiente, ad una pressione venatoria non compatibile, al bracconaggio, al traffico sulle
strade, alle malattie, ma alla fine niente di tutto questo ci
convince appieno. Perché?
Forse la risposta è più semplice di quello che pensiamo:
è perché lo conosciamo molto poco.
Non comprendiamo appieno le moltissime variabili che
molto probabilmente intervengono sulla sua vita, non riusciamo a dare il giusto peso e il giusto ordine a quei
fattori, innumerevoli, che condizionano il suo vivere quotidiano, il suo riprodursi, il suo crescere.
Nei miei anni di lavoro ho studiato il capriolo un poco
ovunque, dall’Appennino Emiliano-Romagnolo a quello
Pavese, dalle Alpi alle Prealpi Lombarde fino al Carso
Friulano, situazioni tutte differenti sia per ambienti sia per
20
impatto, per esempio delle attività umane, ma sempre il
capriolo mi ha stupito, esaltato, coinvolto per la sua capacità di adattamento nel trovare il giusto equilibrio con
tutte quelle “forze” negative o positive con cui doveva interagire.
Ma questa sua capacità estrema lo porta inconsapevolmente, nel rispetto delle sole leggi della natura, a modificare le sue densità senza che noi capiamo perché ciò
sia successo.
Abbiamo fatto passi da gigante nella conoscenza, ma ancora adesso restiamo spiazzati quando tutti i nostri sforzi
sembrano essere vani. Mi ricordo di aver letto un articolo
scientifico sul capriolo in cui l’autore affermava, parlando
di questa specie, che gli effetti delle modificazioni ambientali, quelle che spesso noi non riusciamo nemmeno a
rilevare, si manifestano in modo per noi visibilmente concreto sulle popolazioni di capriolo dopo 4-6 anni. Tardi
per porvi un qualsiasi rimedio.
Forse è questa la ragione per cui non riusciamo a “leggere” quello che succede oppure è il nostro capriolo che
riesce a leggerlo molto prima di noi? E’ questa la capacità
intrinseca delle specie animali? Leggere subito o quasi in
anticipo quelle che sono le modificazioni per loro negative (o positive)?
Ma a questo punto noi cosa possiamo fare?
Sicuramente non conosciamo appieno i meccanismi che
governano le popolazioni e quindi oltre a dover approfondire gli studi mirati (e estremamente complessi) sulle
singole specie dobbiamo cercare di evidenziare le criticità (ambientali o di impatto dell’attività umana) e porvi
rimedio cercando un equilibrio. Da cacciatori, ma soprattutto da fruitori di un bene comune, dobbiamo svolgere
al meglio i compiti che ci competono, come partecipanti,
interessati, alla gestione faunistica. Non sono molte le
cose che dobbiamo fare, ma occorre farle bene, molto
bene. Lasciamo ai tecnici la scelta delle metodologie più
opportune per censire, è il loro lavoro. C’è chi fa l’impiegato, chi l’imprenditore, chi l’operaio, chi il manovale e chi
fa il tecnico faunistico. A ognuno il suo lavoro e nessuno
deve cercare di fare il lavoro dell’altro perché non ne ha
le competenze. Si può e ci si deve confrontare, ma mai
pensare di poter sostituirsi al professionista che fa il suo
lavoro. Il tecnico faunistico di certo non cercherà mai di
fare l’idraulico professionista, che l’idraulico non faccia
il tecnico faunistico. Nessuno dei due ha le competenze
per fare il lavoro dell’altro.
I censimenti sono l’unico mezzo che abbiamo per sapere
cosa c’è nel nostro territorio e soprattutto ci forniscono
informazioni circa l’andamento della popolazione.
Occorre essere precisi, professionali e soprattutto onesti
nel compilare le schede perché da questi dati, direi quasi
solamente da questi dati, deriva la nostra immediata conoscenza dello stato della popolazione.
Il compiere un censimento in modo superficiale o peggio
ancora scrivere numeri a casaccio o volutamente modificati sulle schede porta ad un grave errore di lettura di
quello che sta succedendo e viste le difficoltà che già abbiamo nella conoscenza del capriolo, come di altri animali, non complichiamoci la vita, non rendiamo vani gli sforzi
che si stanno facendo. I piani di prelievo vengono stilati
sulla base dei dati che emergono dalle schede. Pensiamoci bene quando scriviamo sulla scheda, ne deriva la
possibilità di continuare a vedere il piccolo “folletto rosso”
nelle nostre valli.
21
Inverno….. tempo da Lupi?
Luigi Capitanio
Abbiamo appena lasciato la sala del convegno UNCZA in quel di Vicenza e ci stiamo
dirigendo in auto a tutta birra verso Caorle. Una
cena programmata da tempo con gli amici cacciatori del centro Italia ci permette di trascorrere alcune ore
discutendo sull’interpretazione che ognuno di noi ha dato
ai contenuti del convegno. Concordiamo su ciò che è stato detto dai relatori in merito alla funzione del cacciatore
nell’ambito della tutela della selvaggina e degli ambienti
che la ospitano; ognuno di noi ovviamente nell’ottica e in
funzione delle diverse provenienze territoriali o dei diversi metodi di gestione che le normative Regionali impongono. Sotto questo aspetto il convegno, attraverso i suoi
relatori, ha riconfermato le linee di pensiero che contraddistinguono l’operare dei cacciatori così detti di “selezione”, riportando d’attualità il concetto che questa forma di
caccia aiuta la crescita culturale del cacciatore più che il
pretendere un miglioramento della qualità delle popolazioni di ungulati attraverso un prelievo mirato che, inutile
negarlo, sono condizioni molto influenzate da regole imposte dalla natura che in buona misura sfuggono ancora
alla comprensione umana. La discussione si sposta poi
inevitabilmente verso ciò che abitualmente si intende per
tutela di salvaguardia, come il foraggiamento invernale ad
esempio, tema più che mai d’attualità vista la stagione
invernale caratterizzata dall’abbondanza di nevicate che
hanno colpito alcune regioni dell’Italia Centrale. Inutile sottolineare che sono ormai in molti a sostenere che le strettoie alimentari a cui sono sottoposti gli ungulati durante la
cattiva stagione, dovrebbero permettere la sopravvivenza
solo degli individui nelle migliori condizione fisiche, condizione questa che riconduce alla filosofia della conservazione delle specie in condizioni di assoluta “naturalità”. E’
una linea di pensiero questa che si dovrebbe condividere
22
in pieno, almeno da quella parte di
cacciatori che si considerano
“puristi”. Appare ovvio tuttavia che questo
modo di intendere la gestione si scontra frontalmente con
gli interessi del mondo venatorio che…. e in buona sostanza noi cacciatori siamo costretti a sostenerlo…., attribuisce grande importanza agli interessi che il capitale
selvaggina matura ogni anno, non solo con le nascite, ma
anche attraverso la sopravvivenza degli individui adulti e
anziani. Non potrebbe essere altrimenti visto il ruolo attuale della caccia nella gestione della fauna. Ma un’attenta analisi di chi è a favore o contrario all’uso del foraggiamento invernale per ridurre la mortalità della fauna, deve
tenere in considerazione che le popolazioni selvatiche,
nella maggioranza delle situazioni ambientali Italiane, vivono in stretto contatto con l’uomo, in un ambiente idoneo
ma particolarmente spezzettato, dove lo sfruttamento
legato alle attività umane legittima e autorizza il mondo
venatorio alla ricerca di alcune soluzioni proprio per mantenere le popolazioni selvatiche in un trend di crescita positivo, migliorando le condizioni di vita attraverso l’utilizzo
artificiale dell’alimentazione.
Il foraggiamento per l’appunto. Per comprendere appieno
il grado di sfruttamento del territorio, almeno quello che
ci riguarda da vicino, voglio citare il risultato di uno studio
commissionato dall’Istituto di Scienze Economiche per il
Turismo dell’Università di Monaco nel 1980.
Le Alpi, a detta di questa indagine, rappresentano l’area
di maggior dimensioni al mondo utilizzata per scopi turistici. Secondo il dott. Degenhardt, nel 1978 non meno di
40 milioni di turisti hanno trascorso le loro vacanze nelle
regioni alpine. La stessa indagine ha evidenziato come
altri 60 milioni di “turisti domenicali” abbiano trascorso i
loro week-end nelle zone montane per giornate sciistiche
o dedicate alle escursioni. Sono cifre impressionanti che
oltremodo sembrano destinate ad un’ulteriore incremento
visto la diffusione di nuove discipline sportive meno praticate in quegli anni, come lo sci alpinismo ad esempio,
o l’arrampicata sportiva, il mountain bike e il parapendio.
Se prendiamo in considerazione anche solo lo scialpinismo, uno degli sport che non prevede l’utilizzo di infrastrutture e maggiormente diffuso sulle nostre montagne,
l’istituto di ricerca C.I.P.R.A stima in almeno 50.000 il
numero dei praticanti sulle alpi Italiane. Pur riconoscendo
agli appassionati di questa attività un moderato impatto
sull’ambiente frequentato, in quanto, normalmente, le fatiche della salita che durano spesso parecchie ore riducono la possibilità di effettuare più di una discesa verso
valle, va comunque sottolineato invece come l’utilizzo di
questa tecnica consenta di arrivare ovunque, quindi anche in località rimaste indisturbate e spesso scelte dalla
fauna proprio per questo e pertanto utilizzate come zona
di svernamento.
In ambiente montano l’inverno rappresenta per la fauna
selvatica un momento particolarmente difficile da superare, sia per quanto riguardano le temperature o le abbondanti nevicate che riducono la capacità di spostamento
alla ricerca di cibo, sia per quanto riguarda la carenza
di alimenti idonei sotto l’aspetto energetico. La natura
ha fornito però gli strumenti indispensabili per superare
questi momenti difficili ad alcuni selvatici, sopratutto attraverso la capacità di aumentare il proprio peso con l’accantonamento di abbondanti riserve di grasso, accumuli
di energia distribuiti in diverse parti del corpo. Camosci,
stambecchi, ma anche galli forcelli, possono così contare su riserve energetiche che vengono utilizzate nei momenti più difficili, in attesa di ritrovare sostentamento con
alimenti idonei; questo sistema funziona in modo perfetto….. a condizione però che gli animali possano nel frattempo godere della massima tranquillità, in cui le riserve
di grasso possano essere centellinate nel lungo periodo
invernale. Alcune specie animali, probabilmente, non
sono state ancora favorite dall’evoluzione, intesa questa
come capacità di accumulare grandi riserve energetiche,
al punto da risultare attualmente incapaci di immagazzinare notevoli quantità di grasso, questa prerogativa, che
si potrebbe ipotizzare comune alle specie che vivono in
ambienti difficili come la montagna, sembra però non interessare tutti gli animali “tipicamente alpini”; si veda ad
esempio la pernice bianca, vero fossile vivente dell’era
glaciale, la quale riesce ad immagazzinare solo piccolissime riserve di grasso, in grado di garantire a malapena
2 o 3 giorni di autonomia e che, per non morire di fame,
si vede costretta a riempire il gozzo almeno una volta
giorno; peggio ancora le popolazioni di capriolo, animale
non prettamente alpino che, pur adattando il proprio metabolismo attraverso un complicato sistema di riduzione
della “bilancia energetica”, paga spesso un tributo alla
mortalità invernale molto elevato, indipendentemente dal
disturbo antropico esercitato sull’ambiente. Mentre per
alcune specie di uccelli non esistono ancora tecniche collaudate di foraggiamento, per gli ungulati le esperienze
acquisite nel corso degli anni offrono buone possibilità di
successo e, in situazioni di innevamento particolarmente
abbondante come quello registrato in alcune zone appenniniche durante questo inverno, la pratica del foraggiamento diventa forse l’unico strumento a disposizione del
cacciatore per la conservazione della fauna.
23
Stagione
venatoria 2011
Resoconto e considerazioni sui prelievi
per indagini sanitarie
Dott.ssa Alessandra Gaffuri
Come nella precedenti stagioni venatorie, anche in quella del 2011 i cacciatori del Comprensorio hanno collaborato nella raccolta del materiale utile per la realizzazione
del piano di monitoraggio sanitario in atto nella nostra
provincia.
Il materiale è pervenuto in Istituto in tempi accettabili
rispetto al momento del prelievo, rendendo la quasi totalità dei campioni idonei per le analisi. Unitamente ai prelievi sono state consegnate le schede di rilievo biometrico, permettendo di identificare con maggior precisione
il campione e di avere subito informazioni sull’animale
corrispondente.
Nei camosci sono stati effettuati dei prelievi in modo appropriato da animali che presentavano sintomatologie o
lesioni particolari, come ad esempio tamponi congiuntivali da animali con lesioni oculari ( n° 555 e n° 862) o arti
con lesioni crostose per sospetto estima contagioso (n°
583). Sono anche stati individuati animali con problemi
respiratori (n° 770 e n° 800) e di questi sono stati conferiti i polmoni per la analisi del caso, che tra l’altro stanno
evidenziando la presenza di un virus specifico del camoscio già isolato l’anno scorso da polmoni con polmoniti.
Da un capriolo (n° 148) è stato prelevato del materiale purulento probabilmente rinvenuto in cavità toracica
che, pur essendo arrivato in laboratorio senza molte
indicazioni, è stato comunque analizzato. Non è stato
24
invece possibile effettuare analisi sul materiale fecale,
trovato su delle foglie e proveniente da un cervo con
evidenti problemi enterici, a causa delle scarsa quantità
del campione.
A fronte di una apprezzabile attenzione nel fare i prelievi, risulta ancora molto evidente lo scostamento del
materiale prelevato rispetto a quanto richiesto, come indicato nelle tabelle sottostanti.
E’ chiaro come sia difficile riuscire ad avere da un aniSPECIE
MATERIALE RICHIESTO PER OGNI ANIMALE
CAMOSCIO
SANGUE
MILZA
FECI O
INTESTINO
CAPRIOLO
SANGUE
MILZA
FECI O
INTESTINO
CERVO
SANGUE
MILZA
FECI O
INTESTINO
LEPRE
SANGUE
MILZA O
FEGATO
SPECIE
MATERIALE CONFERITO
SANGUE
(o fegato per la lepre)
MILZA
FECI O
INTESTINO
CAMOSCIO
324
137
2
CAPRIOLO
119
56
4
CERVO
7
2
0
LEPRE
19
2
non previsto
male tutto il materiale richiesto; questo problema potrebbe dipendere dalla difficoltà nella raccolta dei campioni
o anche da indicazioni date in modo non sufficientemente chiaro.
La necessità di avere oltre al sangue anche altro materiale è in funzione degli approfondimenti diagnostici e di
ricerca scientifica che servono per conoscere meglio la
diffusione di certe malattie nella fauna selvatica. Non
ricevere tutto il materiale richiesto vanifica in parte lo
sforzo del cacciatore e limita la possibilità di accertamenti analitici.
Quest’anno era stato pianificato nel cervo un prelievo
specifico di alcuni linfonodi per lo studio della presenza
di tubercolosi. Questo piano rientrava in un progetto di
ricerca europeo sulla tubercolosi del cervo in cui è coinvolta anche l’Italia con le regioni del Trentino - Alto Adige
e della Lombardia. Il progetto prevedeva di analizzare
linfonodi di quattro distretti dell’organismo (retrofaringei,
perobronchiali, mediastinici e meseraici); visto la difficoltà di individuare i linfonodi, si era chiesto di portare
al centro di verifica anche il polmone e un tratto di intestino, ma purtroppo questo piano di prelievo è stato
disatteso in quanto sono stati prelevati solo i linfonodi
retrofaringei di otto cervi.
Questi problemi inducono ad alcune riflessioni, che
sono doverose se si vuole cercare di migliorare l’attività
di campionamento soprattutto in funzione di esigenze
specifiche.
Probabilmente la comunicazione diretta con alcune figure coinvolte nei prelievi (preposti ai centri di verifica,
accompagnatori o componenti di commissione) permetterebbe di formare in modo più completo dei cacciatori
che potrebbero fungere da referenti. Esercitazioni pratiche, proiezioni di fotografie faciliterebbero molto il riconoscimento di organi e di eventuali lesioni. La competenza e la precisione nell’effettuare i prelievi potrebbero
essere indispensabili in situazioni epidemiologiche particolari, quali epidemie di malattie che interessano sia gli
animali selvatici che i domestici e l’uomo. Il cacciatore è
l’osservatore per eccellenza dell’animale a vita libera,
sia da vivo che da morto, e il suo ruolo è indispensabile
per rilevare qualsiasi situazione anomala all’interno di
una popolazione di animali; pertanto la sua formazione
anche in materie che sembrano non essere di stretta
pertinenza è invece di fondamentale importanza.
Il responsabile del laboratorio di diagnostica
Dr .ssa Alessandra Gaffuri
Lesioni polmonari nel camoscio n. 770
25
Centro distribuzione presicci
G.B. Gozzi
Per tagliare la testa al toro, come si dice, e per metterci tutti
d’accordo facendo cessare una volta per tutte le polemiche
e le discussioni, come al solito ci pensano i nostri politici, che
come pare evidente, non rinnoveranno le deroghe determinando così la definitiva cessazione dell’ attività dei roccoli, delle catture e quindi del Centro di distribuzione presicci.
Così finalmente la smetteremo di litigare per la chiamata non
pervenuta, per il tordo morto o per il merlo che non ci interessa! Il nostro Centro di distribuzione presicci, è da sempre
un luogo di confronti, di incontri ma soprattutto di scontri……
Sono stati predisposti appositi regolamenti stilati sulle richieste degli stessi cacciatori, (vedi distribuzione merli) si è cercato ogni anno anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, di
migliorare il servizio offerto, si è addirittura arrivati ad indire
un “ bando di concorso” per dare la possibilità a chiunque,
naturalmente cacciatori compresi, di occuparsi della distribuzione tacitando le voci che erano sempre i soliti noti a gestire
la distribuzione e il centro di raccolta. Nulla di tutto ciò è servito a cambiare qualcosa; infatti le lamentele continuano, le rimostranze sono all’ordine del giorno, e gli addetti sono rimasti quelli da 18 anni, ma non per loro volontà, semplicemente
perché al di là delle lamentele nessuno si è mai preso la briga
di prestarsi per questo incarico. Troviamo tutti comodo che vi
sia qualcuno che lo fa, e troviamo altrettanto comodo protestare per il minimo contrattempo o inconveniente! D’accordo
il carattere e lo stile del responsabile non sono impeccabili,
e qualche volta forse un po’ scortesi; ma proviamo anche a
considerare il fatto di avere a che fare giornalmente con noi
cacciatori…..E non mi si venga a dire che sono pagati! Sono
semplicemente rimborsati con un compenso che non arriva
a 5 euro lordi all’ora, vuol dire che su quel compenso devono anche pagarci le rispettive trattenute. Non sono e non
voglio essere il difensore d’ufficio degli addetti alla distribuzione dei presicci, ma passando alcune
giornate presso il centro, forse si capiscono molte cose. Ad esempio il 14
ottobre, è venerdì e sono stato chiamato per ritirare il tordo; mi
presento con anticipo
prima dell’una e sono
tra i primi, perché già
ci sono una ventina
26
di cacciatori. Uno dei responsabili mi chiede se per favore
gli posso dare una mano, perché sono in arrivo almeno 250
presicci ed è quindi prevedibile un po’ di confusione. Al telefono, per aiutarlo, vi sono già due altri volontari, e anche io
naturalmente mi presto a dare una mano, per quel poco che
posso fare. Non tutte le giornate sono così, ma per distribuire
oltre 250 presicci si devono comporre dai 300 ai 400 numeri telefonici con inevitabili discussioni, spiegazioni e a volte
anche qualche insulto. Ora, come in tutte le situazioni particolari, anche questa giornata verrà alla fine archiviata con
tutte le sue pecche e le sue vicende più o meno spiacevoli,
ed anche le sue piccole soddisfazioni, perché al di là di tutto
alla fine quando vi è disponibilità di distribuzione è senz’altro
positivo per tutti. La distribuzione quel giorno è finita dopo
le 18. Quello che però mi ha maggiormente impressionato,
è l’aspetto della comunicazione telefonica. Vi assicuro che
è assolutamente incredibile assistere a queste telefonate; la
povera Barbara, nonostante la pazienza, ogni tanto si doveva arrabbiare nella concitazione di spiegare, alla moglie o al
mal capitato congiunto all’altro capo del telefono, che il titolare doveva venire a ritirare il presiccio. Sembrava parlasse
arabo, perché già nell’inoltrare la chiamata e presentandosi
come “qui è il centro distribuzione presicci”, sembrava che
preannunciasse un accertamento delle tasse. Si percepiva
lo stupore attraverso il filo e dopo vari tentativi di persuasione la pazienza abbandonava l’improvvisata centralinista
che sbottava perentoria “Sciura, la ga dighe al sò òm che ‘l
ga de egnì a ritirà l’osel. Söbet!!!”, tagliando definitivamente
la comunicazione. Ma la mia domanda è questa: ma è mai
possibile che il famigliare di un cacciatore, dopo 18 anni di distribuzione, non abbia ancora dimestichezza con la terminologia venatoria? Ma anche il cacciatore medesimo non può
“allertare” i suoi famigliari per una eventuale
chiamata per il ritiro, evitando in tal modo di
costringere chi chiama a dover spendere
tempo e parole per spiegare cosa è un
presiccio alla mal capitata consorte??
Anche in queste piccole cose si vede la
collaborazione e si capisce la maturità
dei cacciatori, al di là delle proteste, a
volte sicuramente giustificate, ma spesso
pretestuose e gratuite.
Al poligono di tiro
Martino Bianchi Marzoli
Finalmente un poligono in valle a disposizione di tutti i cacciatori. L’abbiamo chiesto ed
aspettato per anni. Si tratta di una risorsa molto importante da utilizzare per migliorare le
nostre capacità e conoscere meglio la nostra arma, oltre che un’occasione unica per coloro
che vogliono cimentarsi con la ricarica.
Buona parte dei cacciatori a palla
frequenta il poligono giusto per tarare
un’arma nuova. Molti nemmeno per
quello, accontentandosi della taratura
fatta dall’armiere. La scusa più
comune è che “una volta tarata, l’arma
è tarata per sempre”.
Questo è un errore molto grave.
Per vari motivi può accadere che le
armi non rispettino la taratura da un
anno all’altro.
Alcune volte la causa risiede in colpi
accidentali ricevuti dall’arma di cui il
tiratore non si è accorto.
Altre volte invece la causa è dovuta
ad una proprietà tipica dei metalli
per cui, se sottoposti a pressioni
costanti per lungo tempo, cedono e
si deformano. Se ad esempio nella
rastrelliera si lascia l’arma con l’ottica
appoggiata per lungo tempo, il metallo
può deformarsi e mantenere la nuova
posizione in memoria anche se si
parla di piccolissime unità. Nulla di
grave se non fosse che quei decimi
o micron di spostamento possono
incidere sulla taratura dell’arma, e a
200 metri possono essere centimetri.
Basta provare a sparare al poligono
al medesimo bersaglio dell’anno
precedente. Vedrete con i vostri occhi
la differenza.
Frequentare il poligono non serve solo
a tarare l’arma, ma anche a migliorare
le capacità e le competenze del
cacciatore.
Sparare tanti colpi vuole dire
assumere la sensibilità dell’arma,
“sentire” la pressione del grilletto.
Quest’ultimo fattore è essenziale nel
tiro a lunga distanza. Quando si lascia
la carabina per mesi nella rastrelliera,
ci vuole un po’ di pratica per riprendere
quella confidenza necessaria per
esercitare l’attività di caccia con
tranquillità e sicurezza.
La fucilata non va schiacciata sul
grilletto, bensì deve “essere lasciata
andare”, significa che il grilletto non
va tirato, come sottolineava Sergio
Facchini nella rubrica dedicata
alle armi della nostra rivista, bensì
premuto con delicatezza, quasi
accarezzato, esercitando una
pressione progressiva, piano piano,
fino a quando la fucilata parte da sola.
Altrimenti si “strappa”, cioè si sposta
il tiro, con grande probabilità di ferire
l’animale, fino talvolta a sbagliarlo, che
sarebbe comunque, in quest’ultimo
caso, il male minore per lui. Si tratta di
un esercizio su cui mantenere un certo
allenamento, come per chi suona uno
strumento musicale.
Per fare ciò bisogna conoscere bene
il grilletto della propria arma e le
caratteristiche dello scatto. Sapere
quale è la pressione che aziona il
pre-scatto, quando si sta forzando
lo scatto, quando scatta e quale è il
collasso di scatto.
Come se non bastasse c’è poi l’ottica.
Tante volte si vedono cacciatori con un
bel sopracciglio tagliato sulla fronte da
una scarabinata, per aver avvicinato
troppo la faccia.
Avere dimestichezza con l’arma è
anche questo. Sicurezza!
Soprattutto in montagna, quando si
spara dal basso verso l’alto, l’ottica si
avvicina pericolosamente all’arcata
sopraccigliare, per cui si rischia la
zuccata col rinculo.
Da un anno all’altro tutti noi
ingrassiamo o dimagriamo, quindi
l’appoggio sulla guancia non è mai
lo stesso nelle varie stagioni. Anche
27
Rosata per caccia buona: buona rosata @100mt,
da caccia con carabina Blase R93 e cartucce cal.
7rem mag. commerciali
Rosata per caccia ottima: ottimi 5 colpi piazzati
da Mauro Regazzoni a 100mt con normalissima
carabina da caccia e cartucce commerciali
Ricarica Cal. 6,5x284: il sogno di ogni tiratore.
Rosata di ben 5 colpi ottenuta a 200mt con carabina
da caccia Blaser R93 e ricariche cal 6,5x284
questo incide sull’allineamento
dell’occhio con l’ottica.
La distanza focale è altra cosa
importante per la precisione del tiro.
Se si vedono mezze lune scure
all’interno dell’ottica, significa che
non si è abbastanza vicini all’ottica
o lo si è troppo. Il fatto di non essere
posizionati correttamente comporterà
significativi errori di tiro dovuti all’effetto
parallasse. Anche qui la pratica del
tiro aiuta molto ad assumere con
immediatezza la postura migliore.
Molte ottiche da caccia non hanno il
correttore di parallasse, o se lo hanno
il cacciatore non lo sa usare o si
dimentica di farlo. In questo caso, o si
è perfettamente centrati alla distanza
giusta, oppure si commettono errori di
centimetri.
Altro importante fattore, legato al
cacciatore, è l’effetto psicologico.
Avere nel proprio intimo la
consapevolezza di sparare in
una tazzina da caffè a 200 mt, vi
garantisco che è fondamentale a
caccia. Dà la sicurezza indispensabile
per il buon esito del tiro.
Il cacciatore allenato sa dove spara,
ed è convinto che non sbaglierà. E non
sbaglia! E quando l’accompagnatore
gli dirà “l’hai sbagliato”, non si farà
influenzare ma andrà a vedere,
ostinandosi, sull’”anshuss”: troverà
quasi sempre la fatidica gocciolina
di sangue e poi a decine o centinaia
di metri l’animale. Un animale che,
a causa di una cattiva valutazione
dell’esito del colpo,sarebbe andato
perduto, perché nemmeno cercato.
Torniamo all’arma. Come è ovvio
il poligono serve in primis a tarare
l’arma. Abbiamo appena detto che
non è solo così, e che serve anche
e soprattutto a chi sta dietro l’arma,
ma proseguiamo. Non mi soffermo
sulle munizioni, che devono sempre
essere della stessa marca e peso di
palladi quelle che useremo a caccia,
ma anche dello stesso lotto. Ogni
scatola ha una matricola del lotto di
riferimento. Quando riacquistate le
munizioni, è buona cosa comprare
diverse scatole dello stesso lotto,
altrimenti, cambiando scatola, dovrete
ritornare al poligono per controllare la
taratura. A lotti diversi corrispondono
infatti partite diverse di polvere e di
bossoli, che potrebbero avere leggere
differenze tra loro e dare risultati a
volte sensibilmente diversi.
Come tarare l’arma al poligono
La cosa fondamentale è l’appoggio
dell’arma. Il fucile deve essere
appoggiato sia davanti che dietro,
in maniera stabile, nel senso che
lasciato sugli appoggi deve mantenere
la posizione. I poligoni più attrezzati
dispongono di “rest”, attrezzature
specifiche per il tiro su cui sistemate e
fissare l’arma. Altri invece di sacchetti di
sabbia o di cavalletti in legno tacchettati
per consentire la mira. Va tutto bene,
l’importante, come dicevo, è che l’arma
sia stabile e che il reticolo ai massimi
ingrandimenti non continui a spostarsi
sul bersaglio. Una volta appoggiati
saldamente, incominciamo a sparare un
colpo a 50 mt su di un bel foglio grande
bianco con un bollo al centro. Se
questo è in zona bersaglio, sparatene
un secondo di conferma e andate alla
distanza di taratura (100 o 200mt). Se
invece il colpo è molto fuori dal centro, è
necessario tarate l’ottica.
Rest professionale da poligono
28
Come tarare l’ottica
L’ottica, se non è di quelle a torrette
balistiche, ha due coperchietti di
copertura svitabili. Uno sopra e uno a
destra.
Rimossi i coperchi, sotto troverete una
vite, o ghierina di regolazione, che si
muoverà con dei “click” percettibili al
tatto e all’udito. Rispettivamente per
tarare l’alzo (alto e basso) e la deriva
(destra o sinistra).
Su queste torrette di regolazione è
stampigliata in senso anti-orario una
freccetta che indica la direzione verso
cui si vuole spostare il colpo, con inciso
“U” o “UP” [in su] per la torretta di alzo, o
“R” o “right” [a destra]per la deriva.
Unitamente vi è incisa anche l’unità di
misura per ogni “click”. Nelle ottiche
americane si adotta la misura del quarto
1 clk = 1cm: torretta di ottica Zeiss di 1 click = 1 cm
a 100 mt
1 clk = 1/4 moa: torretta Leupold da ¼ di moa a
100 mt
1 clk = .25 moa: torretta balistica del mitico
Nightforces .25 è uguale a ¼ di moa
1 clk = 0,5cm: torretta balistica di Zeiss da tiro pari a
5 mm a 100 mt per ogni click
di minuto d’angolo (1 click = ¼ di moa),
in quelle europee si usano i cm (1 click
= 1 cm). Entrambe le misure sono
abbastanza simili, nel senso che la
prima, il MOA è una misura angolare
che si traduce sul bersaglio in pollici
a 100 yarde (circa 2,9 cm a 100 mt),
la seconda è metrica. Il click per 1/4
di moa è pari a 0,7275 cm a 100 mt
(2 click = 1,5 cm circa), mentre l’altro
“click” corrisponde a 1 cm a 100 mt.
Alcune ottiche specifiche da tiro hanno
anche torrette da 1/8 o addirittura 1/16
di moa.
Tornando al nostro bersaglio, avendo
sparato a 50 metri, per portare il
colpo sul centro dovremo spostare
il doppio dei click previsti per i 100
metri. Misureremo la distanza del
foro del colpo sia sull’asse verticale
che orizzontale. Se ad esempio il
colpo è andato basso 10 cm e 5 cm
a destra, dovremo spostare 20 click
su e 10 click a sinistra in un’ottica con
misurazione europea, mentre per
un’ottica americana, con misurazioni
in moa, corrisponderanno a 27 click in
su e circa 13 a sinistra.
Un metodo empirico, da adottare
quando si è in due, consiste, una
volta mirato il centro del bersaglio e
sparato il colpo, nel lasciare il tiratore
impegnato con la mano sulla carabina
a tenerla ben fissa sul “rest” sul centro
del bersaglio. L’aiutante, a comando,
incomincia a girare le ghiere fin
quando il centro del reticolo, allo stop
del tiratore, si sarà spostato sul buco
del colpo sparato. Attenzione a non
farsi trarre in inganno perché, il tiratore
non abituato a questa manovra,
tenderà d’istinto a seguire anch’esso il
movimento del reticolo.
Una volta centrata la carabina a 50
mt si procede a sparare a 100 o a
200 mt in funzione della distanza
definitiva di taratura. Nota bene che
il click europeo a 100 mt è = a 1 cm,
a 200 mt è = a 2 cm, a 300 mt a 3
e così via. Analogamente bisogna
moltiplicare per due, per 3 o più, a
seconda dell’aumentare della distanza
del bersaglio anche per le ottiche
anglosassoni. Quando si fa la taratura
definitiva bisogna sempre sparare
almeno due colpi prima di toccare
i reticoli per avere conferma della
rosata. Quando si vuole dare un solo
click, suggerisco di spostare la torretta
di 3 click nel senso desiderato e di
tornare indietro di due. Questo perché
la meccanica del reticolo spesso ha
un leggerissimo agio che va colmato
perché risponda adeguatamente.
Dopo la regolazione dare sempre dei
colpettini delicati con un bossolo alla
torretta per assicurarsi che l’ottica
abbia preso i click. Prima di chiudere
le torrette provare sempre una rosata
di almeno 3 colpi per avere conferma
della regolazione. Certe volte le ottiche,
quelle di poco valore, possono prendere
i click dopo un paio di fucilate.
La carabina da caccia si tara
normalmente a 200 mt, preferibilmente
ad una altitudine prossima a quella dei
territori dove praticheremo la caccia.
Una taratura effettuata a una distanza
di 100 metri ci potrà avvicinare solo
in modo molto approssimativo ad un
risultato accettabile, tenendo conto
della tabella balistica delle cartucce che
utilizziamo.
Quando desiderate provare delle
cartucce nuove semplicemente per
controllare la rosata che si ottiene nella
vostra arma, o provare un’arma, la
distanza ottimale è di tiro è di 100 m.
Sparate tre colpi, poi lasciate
raffreddare l’arma ed esplodetene altri
due. Non curatevi di non aver preso
il centro del bersaglio e non regolate
conseguentemente l’ottica, quello che
conta è quanto sono raggruppati i 5
colpi che compongono la così detta
rosata. Una rosata buona da caccia
sta nel MOA, cioè in un cerchio
immaginario di circa 3 cm di diametro
a 100 mt, e 6 cm a 200 mt. Si sparano
sempre 5 colpi perché uno o due sono
di scarto. Uno per il tiratore e uno
perché l’arma è fredda o oliata. Se la
rosata vi soddisferà potrete procedere a
tarare l’ottica per quelle cartucce.
Terminata la sessione di tiro ricordatevi
di passare uno scovolo con olio per armi
ripetutamente nella canna.
Prima di sparare la volta successiva
ricordatevi di pulire la canna con una
pezzuola imbevuta di trielina o alcool.
29
APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE
a cura del Dr. Tiziano Ambrosi
GIARDIA
una parassitosi in espansione
La giardia è un protozoo flagellato,
un parassita che vive nell’acqua e nel
terreno. Può infettare sia l’uomo che
numerosi altri mammiferi tra cui il cane
e il gatto.
CICLO VITALE DEL
PARASSITA
Il parassita viene espulso con le
feci in forma cistica che gli permette
di essere resistente nell’ambiente
e sopravvivere anche alle basse
temperature.
Una volta ingerita, la ciste resiste agli
acidi gastrici dello stomaco e, arrivata
all’intestino, si trasforma in trofozoita,
si aggancia alla mucosa e comincia a
replicarsi. Si scatena così la malattia.
Alcuni trofozoiti vengono eliminati
con le feci, ma muoiono rapidamente,
invece quelli che si tramutano nella
forma cistica diventano più resistenti e
permangono nell’ambiente una volta
eliminati; da qui il ciclo riparte.
LA MALATTIA
La trasmissione avviene per via orofecale. Possono essere infettati anche
gli uomini e proprio per questo rientra
nella lista delle zoonosi.
L’infezione si può avere anche con una
ridotta carica infestante: con sole 10
cisti ingerite si ha un positività al test
del 100%.
Non esistono dei sintomi specifici e
non sempre la malattia si manifesta
in forma sintomatica: può succedere
che il cane non presenti né diarrea né
vomito, né altri sintomi.
Forma flagellata
e forma cistica
30
Ciclo vitale
In altri casi possono invece essere
presenti: diarrea grassa e giallastra,
vomito, perdita di peso, dolori
addominali e disidratazione.
I sintomi appaiono da 1 a 7 giorni
dopo l’ingestione delle cisti e possono
durare da 2 a 4 settimane.
Il manifestarsi dei sintomi dipende
da diversi fattori, tra cui lo stato
immunitario del soggetto, l’età e lo
stato di nutrizione.
In alcuni casi la patologia cronicizza e
il parassita si replica nell’organismo a
fasi intermittenti con diarrea ricorrente.
Il parassita agisce danneggiando
le cellule epiteliali dell’intestino,
distruggendo gran parte dei villi
intestinali; inibisce l’assorbimento
dei principali nutrienti, favorisce la
moltiplicazione batterica, favorisce le
fermentazioni intestinali.
Ne risulta quindi un forte danno alla
mucosa intestinale alla quale si è
legato, provocando una sindrome da
malassorbimento.
Il 6% dei cani adulti rileva una
positività, il 36-50 % dei cuccioli, fino
al 100% di prevalenza negli animali
ospitati in canili o pensioni.
Nei gatti la prevalenza varia dall’2% al
11%.
Nell’interesse del paziente e del
proprietario , è importante eseguire
un’indagine rapida per diagnosticare la
presenza del parassita ed iniziare così
la terapia il prima possibile.
SINTOMI NELL’UOMO
Anche nell’uomo il parassita può
causare una serie di sintomi gastroenterici, che vanno dalla diarrea al
vomito, dalla perdita di peso a dolori
addominali e nausea. I bambini sono
tre volte più a rischio degli adulti.
Come negli animali, anche nell’uomo
più dei 2/3 delle persone infette
possono non presentare sintomi di
malattia.
I sintomi possono durare 5-7 giorni,
in caso di durata maggiore il paziente
può perdere peso.
TRASMISSIONE
Le persone e gli animali affetti
da giardiasi possono diffondere il
parassita attraverso le feci.
Le feci possono contaminare l’acqua
potabile, i ruscelli, le sorgenti naturali
nonché il terreno.
DIAGNOSI
La malattia può essere diagnosticata
con un esame delle feci, meglio se
ripetuto. Questo perché nelle forme
croniche il parassita ha dei periodi di
replicazione alternati a dei periodi di
latenza.
Nelle feci sono presenti soprattutto
le forme cistiche, mentre le forme
trofozoitiche possono essere rilevate
solo su materiale molto contaminato e
fresco.
TRATTAMENTO
I farmaci di prevalenza usati nel
trattamento della giardiasi contengono
metronidazolo, fenbendazolo o
albendazolo.
Il fenbendazolo è un farmaco sicuro,
non presenta effetti collaterali né in
gravidanza né in allattamento.
Il fenbendazolo non è però approvato
nei gatti, nei quali si può invece usare
il metronidazolo..
CONTROLLO E PREVENZIONE
Le cisti sono una fonte di infezione e
reinfezione per gli animali, soprattutto
negli ambienti sovraffollati.
Si consiglia la disinfezione delle
gabbie, box e cucce con soluzioni
a base di ammonio quaternario,
ipoclorito di sodio (1:32 di diluizione),
vapore.
Per aumentare l’efficacia dei
disinfettanti, le soluzioni dovrebbero
essere lasciate per 10-20 minuti prima
di essere risciacquate.
Tutte le aree contaminate dovrebbero
essere lasciate vuote per almeno un
mese.
ARMI E BALISTICA
a cura di “Nani” Cadorin - Caccia 2000
Le Polveri
La pubblicazione di questo articolo, tratto da
Caccia 2000 Dicembre 2009, Organo d´Informazione
dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di
ACB, che cordialmente ringraziamo.
Diciamo subito che il termine in voga sarebbe “propellenti”:
ma il nome “polveri” fu il primo ad essere usato quando la
scoperta della versione “nera” diede il via alla nascita dell’intero mondo delle armi da fuoco, e quindi merita di essere
usato per rispetto della tradizione, e qui continueremo ad
usarlo. Diciamo anche che per semplicità parleremo di “combustione” delle polveri: in realtà lo sviluppo dei gas dalle polveri avviene per una reazione chimica tra i componenti che è
innescata dalla temperatura più o meno elevata.
La polvere nera brucia con una velocità che decresce al crescere della pressione nella camera di scoppio: questo fa sì
che le pressioni non raggiungano valori eccessivi anche in
presenza di cariche esagerate, ed è il motivo per cui i nostri
bisnonni, che per misurare la polvere usavano il ditale della
moglie (uno per gli uccelletti, due per la lepre, tre per il camoscio) siano riusciti a sopravvivere così a lungo; d’altro canto
mano a mano che il proiettile viaggia lungo la canna il volume
della camera di scoppio aumenta: di conseguenza si riduce
la pressione e quindi la polvere nera aumenta la sua velocità
di combustione. Questo consente una certa costanza della
pressione, anche se a valori non elevati, durante la corsa del
proiettile lungo la canna, e spiega come mai le armi a polvere
nera, a parità di condizioni, diano un rinculo meno violento e
più tollerabile di quelle a polveri infumi.
Parecchie cose sono cambiate nel tempo, e la vecchia ed
onorata polvere nera è adesso relegata all’uso nelle gare di
armi ad avancarica, nei fuochi d’artificio e in qualche caso
come polvere da mina.
Le polveri scoperte nel tardo ‘800, oggi note come polveri
“bianche” od “infumi” l’hanno estromessa completamente
dall’uso nelle armi moderne, viste le molto maggiori prestazioni che queste ultime rendono possibili.
Tutto il contrario per queste ultime: la velocità di combustione
cresce in maniera molto rapida al crescere della pressione in
camera di scoppio, ed una quantità di polvere eccessiva può
causare valori di pressione incompatibili con la resistenza
dell’arma. Anche in questo caso il movimento del proiettile
lungo la canna fa aumentare il volume della camera di scoppio e questo, provocando un calo della pressione, fa rallentare la velocità di combustione della polvere.
Tutte le polveri bruciano emettendo un grande volume di
gas che, all’interno di una camera di scoppio, produce una
pressione sufficiente a lanciare un proiettile lungo la canna
e verso il bersaglio: non tutte però si comportano allo stesso
modo durante la combustione e la velocità con cui bruciano
varia molto da un tipo all’altro.
Se la velocità di combustione rallenta troppo, i gas non spingono più il proiettile lungo la canna: il proiettile rallenta, il volume a disposizione dei gas aumenta meno velocemente e
siccome la polvere continua a bruciare ed emettere gas, la
velocità di combustione tende ad aumentare: ed il giochino
ricomincia.
31
ARMI E BALISTICA
quantità di polvere contenute nel bossolo sono elevate ed
alla fine avranno sprigionato una grande quantità di gas:
occorre quindi che i gas siano sviluppati in modo sufficientemente lento, cioè che la velocità di combustione sia sufficientemente bassa.
Per questo esiste una grande varietà di polveri, ognuna con
la propria caratteristica velocità di combustione e quindi
adatta a quelle munizioni con rapporto Volume del bossolo Volume della canna, abbastanza simile.
Facile da dirsi: ma le caratteristiche della polvere (quantità di
gas emessi, velocità di combustione e sua variazione al variare della pressione) devono essere tali da ottenere che una
giusta quantità di polvere sviluppi una pressione che, dopo
essere cresciuta velocemente all’inizio, si mantenga quanto
più possibile entro valori né troppo alti né troppo bassi mano
a mano che il proiettile viaggia lungo la canna ed il volume
della camera di scoppio aumenta.
Ora le diverse munizioni hanno differenti capacità del bossolo, allo scopo di contenere diverse quantità di polvere, e
soprattutto hanno diversi rapporti tra la capacità del bossolo
e calibro del proiettile: questo significa che nella loro corsa
lungo la canna i proiettili fanno aumentare in proporzioni differenti il volume che è a disposizione dei gas sviluppati dalla
polvere che sta bruciando.
Due esempi estremi: nei fucili a canna liscia, o nelle pistole
che generalmente hanno bossoli pressoché cilindrici, la corsa dei proiettili lungo la canna fa aumentare molte volte il volume della camera a disposizione dei gas (in un fucile cal. 12,
il volume aumenta di almeno 60-70 volte): per mantenere la
pressione occorre che la polvere sviluppi molto rapidamente
una grande quantità di gas, pena la caduta della pressione e
quindi della velocità dei proiettili.
In munizioni con proiettili di piccolo calibro e bossoli “a bottiglia” di grande capacità accade il contrario: il volume a disposizione dei gas cresce in modo molto modesto durante la
corsa del proiettile. I gas devono quindi svilupparsi in modo
più lento per non generare pericolose sovrapressioni
Per non avere eccessi di pressione (e conseguenti aumenti
pericolosi della velocità di combustione della polvere) occorre che lo sviluppo dei gas si svolga con una velocità adeguata all’aumento di volume a disposizione, d’altro canto le
32
Per regolare i valori della velocità di combustione di una
determinata polvere i produttori hanno due fattori principali: la composizione chimica e la forma dei granuli. In base
alla composizione chimica le polveri si dividono in due grandi
classi: le monocomponenti, a base di nitrocellulosa, e le bicomponenti, a base di nitrocellulosa e nitroglicerina, ognuna
completata da diversi additivi ritardanti o acceleranti della
combustione.
La forma dei granuli è molto influente perché la reazione chimica che dà luogo allo sviluppo dei gas è innescata dalla
fiamma che si sta sviluppando nel bossolo durante lo sparo,
che agisce sulla superficie esterna dei granuli della polvere:
quindi una polvere sarà tanto più veloce, a parità di condizioni, quanto maggiore sarà per i suoi granuli la superficie
esterna in rapporto al volume del granulo.
Questo spiega la varietà di forme dei granuli delle diverse
polveri, che possono andare dalla sfera (che è il solido col
maggior rapporto volume/superficie esterna) ai cilindretti forati, alle scaglie più o meno schiacciate e più o meno grandi: chi ha fatto la naia avrà forse avuto modo di aver per le
mani le cariche aggiuntive del mortaio, con le loro scaglie
estremamente sottili e grandi come un’unghia; addirittura in
passato erano in uso polveri che ricordavano la forma degli
spaghetti (la famosa cordite); il loro uso, abbastanza diffuso
all’inizio del secolo scorso, si è poi gradatamente ristretto alle
munizioni per artiglierie.
I produttori di polveri stabiliscono per ogni calibro e peso di
proiettile il tipo di polvere più adatto ed il peso massimo ammesso per le cariche: i produttori di proiettili forniscono invece elenchi di polveri, con le relative dosi massime e minime,
consigliate per i diversi tipi e pesi di proiettili dei vari calibri:
questo perché o per ricerca di precisione o semplicemente
per motivi economici il popolo di coloro che praticano la ricarica si è ampliato a dismisura: dalla ricarica delle munizioni
a pallini, in voga sin dopo la seconda guerra mondiale, si è
passati alla ricarica di munizioni per armi rigate, dando luogo
ad un mercato molto interessante per i costruttori di attrezzature e componenti. E adesso che abbiamo rinfrescato le
nostre cognizioni su cosa e perché accada quando premiamo il grilletto e sentiamo un gran botto e un rinculo da KO.
In bocca al lupo a tutti.
EDUCAZIONE AMBIENTALE
a cura di Stefania Pendezza
Chi ha visto
bambi?
AMICI DA CONOSCERE E SCOPRIRE
Alla manifestazione orobica dedicata alla
montagna, una sezione speciale riservata agli
habitat naturali del territorio ha guidato piccoli
e grandi alla scoperta della fauna locale.
A contatto con aquile, marmotte e cerbiatti,
tra sorprese e divertimento.
Tra i numerosi spazi espositivi presenti all’ultima edizione di
ALTA QUOTA, la manifestazione interamente dedicata alla
montagna tenutasi dal 30 settembre al 2 ottobre scorsi alla
Fiera di Bergamo, c’era quello allestito dalla Provincia di
Bergamo Assessorato al Turismo e Assessorato alle
Politiche Montane, Protezione Civile e Corpo di Polizia
Provinciale, finalizzato a valorizzare le nostre montagne dal
punto di vista turistico, culturale, storico e ambientale. E proprio su quest’ultimo aspetto ha puntato il Nucleo Ittico Venatorio del Corpo di Polizia Provinciale della Provincia
di Bergamo. Infatti, su una superficie di circa cento metri
quadrati mani esperte hanno saputo ricostruire la magia del
bosco, grazie allo spettacolare diorama di un ambiente montano fatto di morbidi prati, aspre rocce e boschetti di alberi
autoctoni su un tappeto di umide foglie autunnali. Un vero e
proprio sentiero che ha guidato i visitatori alla scoperta della fauna delle nostre montagne, un percorso didattico reso
ancora più reale e veritiero grazie ai numerosi animali impa-
gliati messi a disposizione dall’Assessorato Caccia, Pesca
e Sport della Provincia di Bergamo.
Una singolare parata, tra aquile, marmotte e cerbiatti
La cronaca di questo viaggio comincia avvistando sul limite
del bosco un gallo forcello che si pavoneggiava davanti alla
propria femmina, mentre una beccaccia dal lungo becco si
mimetizzava tra le foglie secche grazie al suo piumaggio
criptico. Su una roccia troneggiava fiera l’aquila dalla vista
acuta e poco più in là una marmotta scrutava la minaccia
proveniente dal cielo: due animali molto legati tra loro, tanto
che dopo la reintroduzione sulle Orobie del simpatico roditore dormiglione, anche la regale aquila è tornata a nidificare
sui nostri monti. Ai più attenti non sarà sfuggito un picchio
rosso nell’atto di scavarsi un nido in un tronco, o il rapido
merlo acquaiolo, sempre affaccendato lungo i limpidi ruscelli
a caccia di larve di insetti acquatici. Più in alto, un piccolo
di camoscio ha intenerito i visitatori più sensibili. La pernice bianca per l’occasione sfoggiava il suo manto più candido, ben accompagnata dalla lepre variabile, presente nel
diorama sia col suo mantello invernale, color latte, sia con
quello estivo, marrone. Impettito e imperturbabile, il gufo reale scrutava il giorno aspettando le tenebre: grande stupore
hanno suscitato le sue dimensioni e i poderosi artigli, tanto
33
che due scoiattoli, lì vicino, ne sembravano quasi intimoriti. Il
tasso, dal canto suo, indifferente a tutto e a tutti, continuava
imperterrito la sua ricerca di cibo scavando con gli unghioni nell’humus odoroso del sottobosco, spiato da sua cugina
la faina, anch’essa della famiglia dei mustelidi, e dalla scaltra volpe pronta a ghermire le sue prede. L’allocco vegliava
su tutti, dall’alto del suo tronco, con sguardo assente e po’
vago.
Amici da conoscere anche per nome
Ogni animale del diorama era accompagnato da un cartellino col nome, in modo che tutti potessero imparare a conoscere l’aspetto di animali che meriterebbero più considerazione. Quanti documentari sui leoni e coccodrilli vediamo in
tv? Tanti, forse troppi. E i nostri meravigliosi cervi? Le elusive martore? Gli stambecchi? I lupi, che hanno finalmente
fatto ritorno sulle nostre montagne? Se ne sente parlare di
rado, bisogna ammetterlo. E non ci dobbiamo sorprendere
se, come è successo a chi scrive, sentiamo un trentenne
delle nostre valli esclamare, davanti a un poster di uno stambecco: “Che bella alce!” E allora onore al merito per questa
iniziativa della Provincia di Bergamo che ha ridato anche il
giusto spazio ai nostri animali.
Dall’aspetto alle impronte, sulle tracce della fauna selvatica
Nello stand del Corpo di Polizia Provinciale sono state anche proposte attività didattiche alle quali hanno partecipato
con entusiasmo e curiosità moltissimi visitatori nel corso di
tutti i tre giorni di fiera. È stato creato uno spazio dedicato
alle orme degli animali. Non sempre, infatti, è facile osservare gli animali della nostra fauna, così schivi e timidi. Allora
è importante saper riconoscere le loro tracce e, perché no,
portarsele a casa attraverso i calchi. Ai bambini e agli adul-
34
ti che hanno partecipato al laboratorio è stata così offerta
la possibilità di cimentarsi con gesso e acqua per imparare questa tecnica, con tanto di suggerimenti sui trucchi del
mestiere. Non solo orme, naturalmente: gli animali lasciano
molte tracce di presenza, da quelle alimentari agli escrementi, dai grattatoi alle tane. Una carrellata su questi segni
ha completato il laboratorio.
Ogni animale con la sua carta d’identità
Un’altra attività didattica che ha suscitato interesse è stata la
compilazione della carta d’identità degli animali: ai bambini
sono state illustrate le caratteristiche, le abitudini e le curiosità su alcuni animali tipici della nostra fauna, come lo stambecco, l’aquila, il camoscio e il gallo forcello. Poi ognuno ha
creato un proprio ciondolo con delle rondelle di legno dei
nostri boschi, raffigurante l’animale preferito fra quelli approfonditi. Per portarselo sempre con sé!
Grandi risate durante il laboratorio dal titolo “Ti intendi di
corna?”, al quale hanno simpaticamente partecipato anche
grandi. Un’esposizione di palchi “senza nome” ai quali attribuire il legittimo proprietario. In questo modo gli esperti che
hanno condotto il laboratorio hanno potuto rendersi conto
ancora una volta di quanto i comuni cittadini mal conoscano
la nostra fauna: in pochi sapevano la differenza tra un cervo
e un capriolo. La stragrande maggioranza ignorava addirittura che i cervi perdono e ricostruiscono i palchi ogni anno.
È stato bello vedere figli sfidare i genitori (e spesso vincere)
cercando di capire se quelle corna a uncino appartenevano
al camoscio o allo stambecco. Ebbene sì: c’è anche chi ha
voluto farsi fotografare con delle corna di cervo in testa!
Presenti allo stand anche gli Agenti, Sottufficiali ed Ufficiali
del Nucleo Ittico Venatorio del Corpo di Polizia Provinciale
della Provincia di Bergamo, che hanno mostrato gli strumenti del mestiere. Tra tutti, quello che ha incuriosito di più i visitatori, è stato il kit per la cattura degli animali anche a scopo
EDUCAZIONE AMBIENTALE
scientifico: carabina ad aria compressa, proiettili-siringa con
narcotico, radio collari per monitorare gli spostamenti degli
animali. Molte le domande a riguardo, in particolare sulle
operazioni di reintroduzione e monitoraggio di cervi, attuate
ad esempio in Valle Seriana con ottimi risultati.
Uno spazio divulgativo, completo e accattivante
Il successo che lo spazio ha riscosso è andato ben oltre le
più rosee aspettative e fa sperare in ricadute altrettanto positive. E’ stato un momento importante nella azione di prevenzione da parte del Corpo di Polizia Provinciale, quotidianamente impegnato sul territorio bergamasco a tutela dell’ambiente. Conoscere gli animali significa infatti conoscere il
nostro territorio, e non solo dal punto di vista naturalistico.
La fauna selvatica è parte integrante delle nostre tradizioni,
della cultura e del sapere di montagna. Fa parte della storia,
ma ci aiuta anche a comprendere l’evoluzione che ha avuto
il nostro paesaggio e la nostra cultura nel tempo, fino a oggi.
Per esempio, conoscere i grandi predatori come il lupo, l’orso e l’aquila, ci permette di capire il perché essi siano stati
cacciati dalle nostre montagne e ci insegna a non ostacolarne l’auspicato ritorno, che per fortuna sta già avvenendo in
modo naturale.
Insistere sulla didattica è anche tra le prerogative della Provincia di Bergamo come dimostra questa bella iniziativa realizzata nell’ambito della fiera della
montagna “Alta Quota 2011”. L’Assessore alle Politiche Montane e alla Polizia Provinciale Fausto
Carrara ha infatti dichiarato che “insegnare ai
bambini le meraviglie della nostra terra significa investire nel presente e nel futuro: oggi si
affezioneranno agli animali selvatici con tutto il
loro cuore, domani li proteggeranno con tutte
le loro forze”.
Generosità e impegno da parte di tutti
L’entusiasmo degli operatori che hanno condotto i laboratori
e degli operatori della Polizia Provinciale è stato sicuramente
uno stimolo per tutti ad avvicinarci alla nostra fauna e il veicolo per un grande insegnamento: rispettare le montagne,
avvicinarsi alla natura con pazienza, educarsi alla calma e
al silenzio. Riuscire a vedere un combattimento di cervi non
è certo facile. Ci vuole sacrificio e determinazione, una sveglia all’alba, una lunga camminata e una paziente attesa. Ma
quale meravigliosa soddisfazione!!! E anche se non vedremo
niente, è bello sapere che questi animali ci sono e che forse
ci stanno spiando dalle ombre del bosco.
35
PER SAPERNE DI PIÙ
a cura di Stefano Bianchi
Lepre Comune o Lepre Europea - Lepus europaeus
Atlante della Selvaggina
Sistematica
- Classe: Mammiferi (tre paia di mammelle)
- Superordine: Gliri
- Ordine: Lagomorfi o Duplici-dentati
- Famiglia: Leporidi
- Genere: Lepus (Linneo,1758)
- Specie: europaeus (Pallas, 1778)
Caratteri distintivi
- Lunghezza corpo 40/70 cm;
- Orecchie 8/14 cm;
- Piede posteriore 9,5/15 cm;
- Peso corpo da 1,5/6,5 Kg.
Il corpo é ricoperto di pelo color fulvo-grigiastro frammisto
con nero sul dorso, più rossiccio sul collo, sulle spalle, sui
fianchi. Le lunghe orecchie hanno la punta nera e sono
fulvo pallide; nera é pure la parte superiore della coda, che
inferiormente e ai lati é bianca; arti posteriori più lunghi
degli anteriori. È diffusa in tutta l’Europa continentale
(ad eccezione della Penisola Iberica, Sardegna e isole
Baleari), in Transcaucasia, Asia Minore, Siria, Palestina e
Iraq. È stata introdotta con successo in Estremo Oriente,
Sudamerica, Nordamerica, Nuova Zelanda.
Vive sia in pianura che in zone collinari-montane, si nutre
di tutti i tipi di vegetali.
Riproduzione - gennaio/settembre
Gestazione - 41/42 giorni
Numero cuccioli - 2/6 per 2/3 cucciolate anno
Primi passi - dopo 4/5 giorni
Svezzamento - 14/21 giorni
Maturità sessuale - 5/7 mesi M, 6/8 mesi F
Longevità - 5/8 anni
Differenze tra Lepre comune (Lepus europaeus) e Lepre italica (Lepus corsicanus)
Oltre alla Lepre comune, nell’Italia centrale e meridionale
è presente anche un’altra specie, la Lepre italica (Lepus corsicanus De Winton, 1898). Quest’ultima è l’unica
specie di lepre presente in Sicilia. Si tratta di una specie
endemica minacciata in gran parte dell’areale (Penisola),
oggetto di specifiche misure di conservazione da parte
dello Stato (Piano d’Azione Nazionale per la Lepre italica:
www.minambiente.it/index.php?id_sezione=715).
La Lepre comune e la Lepre italica sono distinguibili anche per alcune caratteristiche del mantello evidenziate
nelle foto che seguono.
Lepre europea (sinistra) e lepre italica (destra)
Particolare della coscia nelle
lepre italica (sinistra) e nella
lepre europea (destra)
Nuca e della parte dorsale
del collo nella lepre europea
(sinistra) e nella lepre italica
(destra)
(foto Valter Trocchi Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica)
I N F O R M A Z I O N I
È possibile contattare gli autori per quesiti
sulla gestione:
- D
ott. Gianmaria Pisani
[email protected]
- Dott.ssa Chiara Serena Soffiantini
[email protected]
È inoltre possibile avere informazioni
per acquisto/vendita di capi.
36
PROPOSTE DI LETTURA
a cura di Luigi Capitanio
Proposte
di lettura
Eccoci di nuovo. Un altro anno è trascorso e la caccia si
è ormai conclusa. Il nostro tempo libero ritrova quei ritmi
tranquilli che in questa stagione ci possono permettere
di dedicare alcuni momenti alla lettura, meglio ancora
quando questa è educativa e piacevole. In questo
numero vi voglio segnalare tre libri particolarmente
interessanti.
Il primo di questi, “Passioni 2”, che segue a “Passioni”
(Lubrini Editore, 2007), è una raccolta di brani che
riguardano la caccia. Alcuni racconti vissuti in prima
persona dallo stesso coordinatore, altri scritti da
cacciatori e messi in buon ordine da Pierdomenico
Regazzoni. Il Regazzoni, reduce da una precedente
raccolta letteraria coronata da notevole successo,
ha voluto in questa occasione “doppiare il colpo”,
proponendo questo nuovo libro, anch’esso arricchito
da numerose tavole pittoriche. In questa raccolta di
brani trovano spazio le esperienze vissute in tante
forme di caccia diverse e in altrettante località diverse.
È nato dallo spirito altruista già dimostrato in passato
dal Regazzoni, con l’intento di raccogliere fondi da
destinare ad opere benefiche in terra africana. Finito di
stampare nel mese di Dicembre dello scorso anno
da Artigrafiche
Mariani e Monti,
questa opera
è disponibile
presso la
stamperia o
direttamente
dall’Autore.
Il secondo libro di cui ci occupiamo, “Profumi e Sapori
di un tempo”, ci racconta invece delle tradizioni
gastronomiche popolari della nostra terra. L’opera, vuole
introdurre il lettore negli usi e nei costumi alimentari
delle nostre Valli attraverso la descrizione meticolosa
di ben 285 ricette tradizionali. Descritte in modo
meticoloso da Cristian Bonaldi, queste ricette sono
frutto di un lavoro di ricerca certosina, effettuata spesso
“porta a porta” negli ambienti rurali che gelosamente
custodiscono l’arte di portare in tavola alimenti poveri
arricchiti dalla straordinaria fantasia delle nostre genti
di montagna, dove di frequente lo stesso alimento,
cucinato in modo diverso, assume il ruolo di pietanza o
di companatico in funzione delle necessità. Il volume,
promosso dal Comune di Serina con il contributo della
Comunità Montana Valle Brembana e del Consorzio
B.I.M. è edito da Corponove Editrice. Reperibile presso
la stessa casa editrice o facendone richiesta al Comune
di Serina.
37
STAMPA E COLLANE SPECIALISTICHE
a cura di Flavio Galizzi
STAMPA E COLLANE
SPECIALISTICE
Da alcuni anni opera nel settore naturalistico una nuova casa
editrice: IL PIVIERE
Oltre ad attività varie in campo ambientale, stampa diversi
libri e materiali di tipo naturalistico, tutti di estremo interesse
di elevata qualità.
I due libri che presentiamo oggi sono: un racconto di ispirazione venatoria e un testo specialistico di gestione venatoria
dedicato al capriolo.
Lui, il Nero
Di Vincenzo Decarolis
Si tratta di un racconto molto coinvolgente, di argomento
venatorio, che esalta la grande passione del protagonista,
un montanaro accompagnatore di caccia al Camoscio, e del
suo appassionato amico di “città”. Due mondi diversi, una
sola grande passione: la caccia vera, quella estrema.
Il racconto è assai piacevole e a tratti emozionante. Trascina
e coinvolge il lettore in una sfida ad armi pari con sua maestà
il camoscio, dura, nel pericolo del gelo invernale, e rivela la
grande tensione emotiva del vero cacciatore di montagna,
che pensa si alla sfida, ma la esalta nel contempo con un
rispetto profondo per il mondo che va a disturbare, con delicatezza di sentimenti, forza d’animo, coraggio e umanità,
tanta umanità, con una gradevole presentazione del Prof.
Giuseppe Meneguz.
Si coglie un rimpianto sincero per sentimenti che si vanno
perdendo, e s’impara ad amare e rispettare la montagna e i
suoi doni, unici e preziosi.
38
Il Capriolo
di Franco Perco
“Un nuovo testo sul Capriolo?” dirà qualcuno , come se molto
già non sia stato scritto su questo splendido piccolo cervide. Ma il taglio decisamente scientifico - gestionale di questo
lavoro di Franco Perco, da cui si evince la grande professionalità, competenza e completezza di analisi, lo rendono
veramente “nuovo”.
Anche i tratti comuni che inevitabilmente vengono sviluppati
rivelano un taglio di analisi che va oltre la pura descrizione
della specie e dei suoi comportamenti. Nulla è scontato. La
lettura è piacevole, aiuta a penetrare tanti piccoli aspetti della vita sociale e cogliere l’importanza ambientale di questo
piccolo cervide, che un’analisi superficiale trascurerebbe. Altrettanta grande attenzione viene data agli aspetti gestionali
di questa specie, quelli che più devono interessare il cacciatore moderno, che non viene relegata a semplice “ facile
preda”, come potrebbero pensare solo certi cacciatori un po’
superficiali. Il Capriolo torna meritatamente ad assumere un
ruolo importante, che va ben oltre la semplice sfera di ambito venatorio, per assumere, in una visione globale, un nuovo
e importante “ruolo educativo” per facilitare un doveroso e
più diffuso approccio ambientale da parte dei fruitori dell’ambiente “non cacciatori”, in particolare dei giovani e delle famiglie. Un approccio “moderno” vincente e accattivante, che
già abbiamo potuto sviluppare, così come gli amici trentini,
nei progetti di “educazione faunistico - ambientale” che stiamo sviluppando nelle scuole.
Un approfondimento completo, attuale, piacevole e “maturo”
del patrimonio Capriolo.
CACCIA A PALLA
IN MONTAGNA
Sergio Facchini
Vogliamo parlare anche di questa pubblicazione per due
motivi. Il primo, che è anche quello più importante per
noi, è che si tratta di uno “Speciale” dedicato a “Caccia
in Val Brembana”, in quanto raccoglie tutti gli articoli della
rubrica “Armi e Balistica” pubblicati sulla nostra rivista nel
corso di 13 anni di collaborazione dell’autore: Sergio Facchini. Questi articoli, scritti per noi, per i nostri cacciatori,
avevano l’obiettivo di avvicinare tutti al complesso argomento della balistica e delle armi, che vengono descritte
anche sotto il profilo storico.
Un secondo motivo è la puntigliosità, la ricchezza dei
temi trattati e la competenza con cui ne parla, da “esperto” riconosciuto che vanta una pluriennale collaborazione
anche con la rivista Cacciare a Palla.
Una sorta di omaggio alla nostra rivista, che farà piacere
avere in “raccolta” a quanti amano questo argomento e
sono appassionati di Armi e Balistica. Purtroppo l’edizione limitata, stampata dallo stesso autore, è al momento
esaurita. Speriamo che si decida a farne una seconda,
così che gli interessati gliela possano richiedere.
PERCHÈ LA CACCIA
Ettore Zanon
Una sintesi attenta e concreta dei principi fondamentali
che accompagnano e sostengono oggi la “caccia”, sotto qualsiasi profilo la si voglia intendere. I valori storici
e fondamentali vengono adattati alle esigenze moderne
di un’attività che è divenuta vera e propria “gestione responsabile” del patrimonio faunistico, che non appartiene
ai cacciatori, ma a tutti. Il sottotitolo è esemplificativo dei
principi illustrati: “prelievo sostenibile, etica venatoria, società”.
Bravi veramente Ettore Zanon, che l’ha curato e scritto con una straordinaria capacità di sintesi, e gli amici
dell’Accademia Ambiente Foreste e Fauna del Trentino, la
“Scuola di formazione permanente nelle materie ambientali, forestali e faunistiche” istituita presso l’Istituto Agrario
di S. Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach, in
accordo con la Provincia Autonoma di Trento. Si tratta di
un elegante opuscolo di 40 pagine, nel quale i temi fondamentali che riguardano la figura del cacciatore di oggi
vengono toccati tutti, dalla identità del cacciatore all’etica
venatoria, dal rispetto per la natura, la fauna e l’uomo che
ne usufruisce, al dovere di ciascuno di una conoscenza
sempre più approfondita e matura. Da leggere e… rileggere!
39
d’au
Passione e amore
PAGINE D’AUTORE
a cura di Annibale Facchini
Pagine d’autore
Non occorre essere un critico letterario per apprezzare
questo breve racconto di Gildo Tavecchio.
GIà il titolo racchiude ciò di cui è pervaso: amore e
passione. Amore materno, amore filiale e passione,
smisurata passione per la caccia.
Con la sua garbata e minuziosa descrizione di un mondo
ormai inesistente fa riaffiorare in ognuno di noi piacevoli
e commoventi ricordi.
Dopo sessant’anni, innamorato come allora delle sue
montagne e dei suoi cani , caccia galli e cotorne con
esperienza e maestria.
Erano i primi giorni di scuola in un piccolo paese e c’erano
solo due aule. In quella a piano terreno c’erano due classi, la
prima e la seconda elementare.
Lui frequentava la seconda ed era uno studente bravino e
molto vivace.
La maestra Gambini era una signora sui cinquant’anni, di
quelle di cinquantacinque anni fa.
40
Era, come si diceva a quei temi, “disposta”, gentile, coi
capelli raccolti dietro la nuca, abito scuro e gambe a
salsicciotto.
Conosceva perfettamente i suoi alunni, nelle loro capacità
e nei loro comportamenti, li capiva. Sapeva tutto di loro.
Delle loro famiglie, delle loro necessità, e aveva per tutti un
consiglio e una parola.
Era come la mamma.
Lui portava un grembiule nero, colletto bianco inamidato,
zoccoletti di legno con piccole chiusure posteriori. Sotto il
grembiule nero pantaloni corti, calze niente. Aveva i capelli
con una rosa sulla fronte nella parte sinistra e la sua mamma
con cura gli metteva una molletta ferma capelli.
Questo piccolo aggeggio era visto da lui come una “cosa” per
femmine e lo tollerava solo perché gli era imposto.
Erano passate le prime ore dalla mattinata e, verso le undici,
un senso di irrequietezza lo coglieva come tutti i giorni.
Intingeva la penna nel calamaio e macchiava il foglio,
tentava di pulirlo e si macchiava le dita, si toccava la fronte
e la molletta era lì a ricordargli il suo disappunto, insomma
non riusciva a star fermo.
Si muoveva, battendo gli zoccoli di legno contro la fiancata
del banco, producendo rumore.
La maestra si avvicinava, gli posava una mano sulla testa
chiedendogli con tenerezza di stare tranquillo e di non
disturbare. Lui chiedeva scusa, si concentrava ma dopo dieci
minuti la scena si ripeteva.
Non riusciva più a tranquillizzarsi, qualcosa dentro lo
“chiamava”.
Lui aspettava solo la fine della lezione.
Sapeva che era vicina!
Ecco, la bidella Ersilia suonava la campana.
Tutti fuori verso casa, lui no, verso la casa del Cèca.
Il Cèca era cacciatore, “il cacciatore” per quelli della zona,
il più bravo. Dopo un minuto lui era lì di fronte alla porta,
bussava ed entrava.
Il locale era poverissimo: sulla parete di sinistra il camino,
di fronte la credenza, a destra due secchi per l’acqua e
il soffitto con travi annerite dal fumo, il pavimento di
mattoni e, al centro, il tavolo con quattro sedie.
La famiglia era a pranzo.
Cèca, Teresina, la moglie, e due figlie: Gabriella e Sandra.
Chiedeva scusa e i suoi occhi cercavano subito in mezzo
a quella povertà quello che per lui era la fonte del suo
utore
desiderio: un porta frutta di vetro verde.
Quell’oggetto era sempre a quell’ora sulla credenza, perché
il tavolo era occupato per il pranzo.
In quel porta frutta c’era ciò che l’aveva reso irrequieto in
classe: il frutto della caccia del Cèca.
Nei primi giorni di scuola erano le coturnici.
Poi a metà ottobre le beccacce.
Lui restava estasiato ad accarezzare le piume e
guardare i colori del cotorno, poi chiedeva come
aveva fatto la Zena ( la pointer) a fermarlo, e in vita sua
non aveva mai visto una ferma, l’aveva solo sentita
dire.
E la sua fantasia volava, sognava cani che con doti
soprannaturali fermassero gli uccelli bloccandoli con lo
sguardo e si dimenticava che a casa i suoi lo aspettavano per
il pranzo.
Poi qualcuno bussava alla porta e si affacciava la sua
mamma.
“Scusatelo” diceva. “E tu, Teresina, mandalo a casa, non
lasciare che venga a disturbare”.
“E’ bello che i bambini crescano con la passione della caccia”
diceva il Cèca, “e non è nessun disturbo se ogni giorno
viene qui”.
Ora la mamma lo prendeva per mano e si scusava di nuovo,
salutavano e uscivano.
Imboccavano una stradina stretta, dove le case
sembravano voler stare vicine e tornavano a casa. Lei
lo rimproverava, dolcemente, ma lui era sordo e le
ripeteva “hai visto com’era rosso il becco del cotorno,
aveva il colore della brace del camino”. “Hai visto, era
maschio” - diceva - “aveva gli speroni a metà delle
gambe”. “Hai visto com’era grigia la schiena e il capo,
esattamente come la cenere”. “Hai visto il nero del
collarino, è come il carbone”.
Ma le penna dei fianchi dell’animale erano le cose che più
lo affascinavano, e continuava dicendo: “Due strisce nere
frammezzate di bianco, e la punta delle penna sfumata di
bruciato”.
E di nuovo ripeteva: “Sono le stesse piume che il Cèca mette
nella fascia del suo cappello”.
A quel punto lei se lo tirava vicino, lo accarezzava, lo
guardava con due occhi bruni e dolci e diceva: “Quando
sarai grande sarai cacciatore anche tu e sarai bravo come il
Cèca, ma domani a scuola stai attento e sii educato”.
Poi entravano in casa.
Lui era un bimbo felice, lei mia madre.
41
STORIA E TRADIZIONI
a cura di Flavio Galizzi
Ritengo interessante, visto il valore storico e documentario del volume sulla Val Taleggio del 1823,
continuare le note riportate nello scorso numero sui
roccoli e i metodi di caccia, e riportare anche gli altri
quattro brevi paragrafi che riguardano la fauna selvatica in quei tempi oggetto di prelievo venatorio. Ci
testimoniano la presenza del camoscio, ma anche,
per il mancato accenno, l’assenza dei cervidi. Interessante notare l’uso alimentare di tante specie. Ho
mantenuto la terminologia del testo originale, per
molti aspetti inusuale ma interessante e comunque
comprensibile, che ci aiuta a comprendere a volte
l’origine di molti nomi attuali.
§.45, Ucelli di Stazione.
Le specie d’Ucelli che quivi annidano sono: i Merli, qualche
Franguello, pochi Tordi, il Passero, la Lodoletta, la Pagliarana,
la Ballerina, il Lavarino, la Paizzola, il Caponero, il Rossignolo,
e poche altre; Le restanti sono di passaggio nell’indicata autunnale staggione, né quasi nessuno di essi soffermasi costantemente
l’invernata.
§.46. Lepri, e Volpi e Tassi.
In poche parole restringerò la descrizione della caccia di questi
animali quadrupedi: Le lepri si prendono col mezzo de cani a ciò
assuefatti, e perciò detti da caccia. Essi ne sentono in vicinanza
l’odore, abbajano e le fanno fuggire, indi le inseguono e procurano
di farle diriggere la fuga alla volta del Padrone, che appostato sopra
qualche eminenza le attende collo schioppo per ucciderle, e le tira
di corso; avviene che talluna scampi dal colpo, per difetto dell’ cacciatore, così volendo la Provvidenza a conservazione della specie.
Anche l’inverno senza cani usasi prendere questi animali benché
in contravenzione alle Leggi: e per ciò fare si osservano le pedate
del Lepre impresse sulla neve, e si seguono fino al raggiungere ove
riposano ed ivi si uccidono nel proprio nascondiglio od asilo. Le
volpi poi vengono ucise nelle notti d’inverno su qualche piano in
vicinanza a qualche stalla, lungi dall’abitato, entro la quale le attende il Cacciatore, quale avendo previamente gettati qua e là dei
pezzetti di carne putrefaccente, esso animale sentendone l’odore
come acutissimo di odorato la cerca per cibarsene, ed il Cacciatore
nascosto che la vede sopra la neve al barlume di luna le tira un archibugiata e le amazza. Anche con tagliole di ferro tese in qualche
distanza dall’abitato si prendono delle Volpi, appostando sotto di
esse degli indicati pezzi di carne, quale nell’atto che dall’animale
sono cercati rimane esso afferrato e preso vivo. Si prendono anche
dei Tassi di buona carne e di miglior grasso ad uso di medicina,
e ciò con un cane avezzato a tal sorta di caccia quale lo afferra, e
coll’aiuto poi del Padrone si uccide; ciò si fa di notte tempo vagando nelle campagne a farne inchiesta; ed il vicinato la seguente
mattina ben volentieri sente la nuova del Tassicidio per il danno
che arrecava al frutto non ancor maturo del gambo turco che esso
lo devasta, e di cui ne è golosissimo. Si prende pur qualche Martoretto ma non essendo una caccia di nessun conto se non all’Ucellatore d’archetti, che glieli mangia presi nel ‘indicata insidia di tal
nome, non conviene nemmeno di farne parole.
§.47. Lupi.
Sono rari i Lupi che si uccidono in questi contorni; né curasi questa caccia, quandanche i Governi in ogni tempo abbiano pagate
convenevoli somme in premio all’ Lupicisore, come che un animale tanto dannevole alla Pastorizia non solo, ma sovvente anche
aIl’Umanità. Dall’indicata trascuranza ne avviene bene spesso,
che siino daneggiati anche i nostri Pastori nelle loro greggie, né
io non posso che inculcarne la persecuzione possibile, incoraggita
anche dai vistosi indicati premj.
§.4a Camozza.
Qualche Camozza o Capra selvatica si uccide da talluno de nostri
più infaticabili abitanti. Questo animale abita i monti più scoscesi
ed alti, e molte precauzioni le abbisognano per non essere veduti
da esso che ha acutissima vista ed odorato. Le sue carni sono di
ottimo gusto fresche e salate. La sua pelle confinta serve a far Calzoni di quasi perpetua durata. Questo genere di caccia non solo
è riservata ai più infaticabili, ma altresì ai più bravi maneggiatori
dello schioppo, e non si è per ora scoperta altra astuzia, o più ovvia,
o più sicura per prendere questo animale.
42
CURIOSITÀ
a cura di Flavio Galizzi
Calcolare “a mente”
le fasi lunari
Nei tempi passati, nel basso medioevo, quando la gente
non sapeva né leggere né scrivere, depositari del “sapere” erano generalmente i religiosi, preti e monaci, unici ad
avere accesso all’istruzione. Fu Carlo Magno, il “grande”,
che iniziò quella gigantesca e straordinaria rivoluzione
culturale che cercò di portare le scuole e l’istruzione a tutti, a partire dai più umili villaggi. Strano destino il suo: da
“barbaro”, almeno era quello il termine italiano per definire i popoli del centro Europa, che in realtà in tutta Europa
sono definiti “i popoli migratori, divenne il vero fondatore
della cultura popolare, un autentico rivoluzionario sotto
l’aspetto culturale.
Rimanendo al tema della Luna, un tempo per conoscere
il succedersi delle fasi lunari nel corso dell’anno si andava dai preti, che conoscevano le formule per calcolare le
fasi lunari e di conseguenza quando cadeva la Pasqua, e
quindi erano in gradi di dare consigli utili per la semina e
per tutte le altre attività legate al mondo contadino e non
solo.
Oggi quasi tutti i calendari portano, accanto alle date e
al Santo del giorno, il succedersi quindicinale delle fasi
lunari. Se però ci volessimo cimentare a scoprile da soli,
quasi per gioco o per il gusto del calcolo, ecco cosa ci
serve sapere per scoprirle.
1°: Ogni ciclo completo lunare dura convenzionalmente
30 giorni. In questo periodo la luna cambia “faccia” ogni
giorno, dalla luna nuova alla luna piena e dalla piena alla
nuova, quindicimalmente. Ricordiamo il vecchio adagio
che dice: gobba a ponente (profilo tondo a ovest) = luna
crescente; gobba a levante (profilo tondo a est) = luna
calante.
2°: L’anno lunare è anch’esso di 12 mesi, ma inizia a Marzo, il mese della primavera, e finisce a febbraio, l’ultimo
mese d’inverno.
3°: Ad ogni anno viene associato un numero, determinato
attraverso calcoli fatti dall’astronomo Metone al tempo dei
greci, con una ciclicità di 10 anni, per poi ripetersi. Come
calcolarlo non ci serve saperlo (chi vuole cerca in Internet
alla voce “calcolare l’epatta”, che non è altro che l’età in
giorni della luna alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello del calcolo), basta conoscere la tabella
relativa che qui viene allegata.
COME CALCOLARE LA FASE LUNARE PER UN
DETERMINATO GIORNO DELL’ANNO
Si procede applicando questa formula:
DATA + MESE DELLA DATA (RICORDA CHE Marzo è il
1° e Febbraio il 12°) + L’EPATTA DELL’ANNO DI RIFERIMENTO
***Il numero da considerare deve essere sempre inferiore
a 30 (un ciclo lunare); in caso che il calcolo dia un numero
superiore dovremo togliere 30, e prendere in considerazione il numero rimasto.
43
CURIOSITÀ
Esempio:
Se calcoliamo la luna del giorno di censimento al Camoscio del 29 giugno di quest’anno procederemo in questo
modo:
29 + 4 (il 4° mese a partire da marzo) + 6 (l’epatta del
2012) = 39 - 30 = 9
Il 29 di giugno corrisponderà al 9° giorno di luna, saremo
cioè circa al 1° quarto di luna crescente.
CALCOLARE LA PASQUA
Se conosciamo i giorni delle fasi lunari, saremo in grado
anche di calcolare la data del giorno di Pasqua di ogni
anno.
Dobbiamo sapere che la Pasqua Cristiana, come stabilì
in Concilio di Nicea del 325, cade sempre nella Domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di
primavera.
L’equinozio di primavera, che è il primo giorno di primavera, cade sempre il 21 marzo.
44
Basta quindi calcolare che luna avremo il 21 marzo
dell’anno in questione, poi individuare la data ella luna
piena successiva, e la domenica successiva sarà al domenica di Pasqua dell’anno in questione.
PROVIAMO A CALCOLARE LA PASQUA
DI QUEST’ANNO
Troviamo la luna del 21 marzo
21 + 1 (1° mese ) + 6 (Epatta del 2012) = 28
Significa che il 21 marzo sarà il 28° giorno di luna, un
giorno prima della luna nuova (c’è una compensazione
dovuta al fatto che il ciclo lunare è in realtà di 29,5 giorni
e non di 30).
La successiva luna piena sarà quindi quindici giorni dopo,
cioè il 6 Aprile.
La Pasqua cadrà quindi la domenica successiva al 6 Aprile (che è un Venerdì), cioè Domenica 8 APRILE.
Pur dovendo applicare ogni anno delle compensazioni, il
calcolo della luna e della Pasqua lo si può fare sempre,
come dicevo per il piacere di fare calcoli matematici, per
il piacere di sapere come gli antichi, grandi matematici
cultori delle scienze astronomiche, calcolavano il tempo
in maniera quasi perfetta.
Le stelle alpine
del Gelmini
Belle e anche eleganti, sia sulla giacca che sul
cappello. Sono le stelle alpine che il nostro amico
Gelmini , che è anche responsabile del Settore
1, realizza utilizzando incisivi e molari di caprioli
o camosci. Un modo sicuramente piacevole
per occupare le serate invernali, ma anche per
dare un tocco di eleganza al vestito. Costruisce
anche bastoni da caccia di pregevole fattura.
Complimenti per l’ingegno e la bravura.
45
GRUPPO RECUPERATORI
a cura di Osvaldo Valtulini
Resoconto stazione di recupero
Stagione venatoria
Purtroppo anche quest’anno dobbiamo constatare che le
chiamate per interventi di recupero e/o controllo del tiro su
animali sparati e allontanatisi, più o meno indenni, sono state
alquanto scarse rispetto al numero complessivo di abbattimenti fatti in tutto il territorio provinciale.
Non credo che il motivo dipenda dall’accresciuta abilità dei
nostri cacciatori di piazzare tiri sempre mortali e in grado di
fermare sul posto l’animale, ma piuttosto credo che le cause
vadano ricercate in altri fattori.
Principalmente ritengo che nella stragrande maggioranza dei cacciatori vi sia ancora una mancanza di sensibilità
sull’argomento, forse i più, e i numeri lo dimostrano inequivocabilmente, ritengono superfluo imbarcarsi nella ricerca di
un capo accidentalmente ferito che richiede ulteriore tempo,
impegno e spesso fatica aggiuntiva, con esiti non sempre
certi.
A questo si aggiunga il fatto che un animale sparato e/o presunto ferito, se non viene dichiarato e non vengono attuate
tutte le azioni per il recupero, permette al cacciatore di continuare la ricerca di un altro capo e magari di fare ulteriori
danni.
Il cacciatore coscienzioso va sempre e comunque a controllare l’anshuss per verificare gli eventuali reperti. E ancor più
questa sottolineatura vale per gli accompagnatori, che nella
nostra provincia sono obbligatori per tutte le specie oggetto
di prelleivo.
Si consideri inoltre che statisticamente circa il 30% degli animali che si allontanano apparentemente indenni dopo il tiro,
e quindi dichiarati sbagliati, riportano lesioni tali da consentirne il recupero.
Si badi bene che si parla di effettivo recupero, con ritrovamento dell’animale, pertanto è verosimile che la percentuale
dei colpi dichiarati sbagliati in realtà comporta percentuali di
ferimento molto superiori.
Pertanto ritengo un imperativo morale, scritto nel codice etico del cacciatore di selezione, oltre che una responsabilità
46
2011
civile, che ogni cacciatore prima di tirare il grilletto debba attentamente valutare le possibili conseguenze della propria
azione, assumendosene tutte le responsabilità conseguenti,
compresa quella di fare di tutto per recuperare un animale
accidentalmente ferito, facendo proprio quell’approccio etico che al moderno cacciatore di selezione è assolutamente
richiesto.
Il Gruppo Conduttori Cani da traccia della Provincia di Bergamo è da sempre schierato su queste posizioni, e proprio
per attuare un corretto approccio alla tematica del recupero mette a disposizione della collettività e dei cacciatori di
selezione bergamaschi i binomi abilitati, cane/conduttore, al
fine d’aiutare chi malauguratamente avesse ferito un capo di
selvaggina.
L’attività di recupero si estende anche a controlli in caso d’investimento stradale, con allontanamento del selvatico dal
luogo dell’impatto, al fine di verificare le conseguenze dell’incidente sullo stato di salute dell’animale investito, valutare le
possibilità di sopravvivenza del medesimo e/o eventualmente recuperare la spoglia.
Attualmente i conduttori con relativi cani da traccia abilitati ed
in attività sono 8.
Gli interventi effettuati nell’ultima stagione venatoria sono
stati in totale 24 ed hanno riguardato 12 chiamate per ferimento di caprioli, con un successo di recupero di 7 capi, 4
intereventi su camoscio con 2 recuperi, 2 interventi su cervo
con 0 recuperi, 5 interventi su cinghiale (3 controlli tiro) con
2 recuperi e un recupero anche su ferimento di una volpe, il
tutto con un successo pari al 50% rispetto agli interventi.
A questi vi sono da aggiungere 2 interventi per investimento
stradale.
In considerazione del piano di prelievo provinciale, i cui dati
ufficiali non sono ancora disponibili, ma che sicuramente complessivamente superano il migliaio di capi abbattuti,
si evince che le chiamate per interventi su ferimento sono
ancora molto poche e che la strada da percorrere per aumentare la sensibilità dei cacciatori in questo senso è ancora
lunga.
Si consideri che tutta la letteratura riguardante l’argomento
indica mediamente una percentuale di ferimento pari a circa
il 10% dei tiri effettuati in caccia di selezione, quindi per lo più
su animali fermi e a distanze ragionevoli.
Tiri avventati, distanze elevate e/o animali in movimento aumentano di molto la percentuale suddetta, pertanto si può
ben immaginare quanti animali non vengono recuperati, seppur colpiti più o meno gravemente.
Tutti questi animali non recuperati e quindi persi, di fatto
vanno ad aggiungersi ai normali piani di prelievo, in quanto
il cacciatore poco coscienzioso passerà all’abbattimento di
un altro capo andando così di fatto ad aumentare l’effettivo
prelievo della specie cacciata.
Dal canto nostro mettiamo a disposizione volontariamente
della collettività il “servizio di recupero” e c’impegniamo costantemente nella diffusione della cultura e dell’etica venatoria che deve, e dovrà in futuro ancora di più, visti i numerosi
detrattori, essere volta ad una caccia sempre più coscienziosa e rispettosa soprattutto della fauna oggetto della nostra
attività di prelievo, al fine di far emergere la figura del moderno cacciatore/gestore/fruitore, su licenza, responsabile di un
bene comune nei confronti di tutta la collettività.
A tale scopo, l’impegno del nostro gruppo si completa con
l’organizzazione annuale di una prova di lavoro ENCI su traccia artificiale riservata alle razze d’elezione per il recupero,
Bavarese ed Hannoveriano, che ha anche lo scopo di mostrare e divulgare le metodologie dell’attività di recupero.
L’ultimo impegno organizzativo ha riguardato la prova del
2011 tenutasi a Valtorta, in località “Ceresola”, il 15 Maggio
scorso, che ha visto la partecipazione di 12 equipaggi provenienti da tutto l’arco alpino, ed il successo, con la qualifica
di Ecc., di un binomio locale, composto dal bavarese “Raul”,
condotto da Giupponi Fausto di Camerata Cornello.
Il prossimo impegno riguarderà l’organizzazione della prova
2012 che si terrà il prossimo 3 Giugno ancora in Valle Brembana, in località ancora da destinarsi.
Ci auguriamo una numerosa partecipazione, soprattutto da
parte dei cacciatori Brembani.
Organigramma del gruppo “Conduttori Cani
da Traccia della Provincia di Bergamo”:
Presidente:
Vice Presidente:
Segretario: Consiglieri:
Sindaci:
Soci effettivi:
Valtulini Osvaldo
Cagnoni Alex
Bassanelli Giuseppe
Vassalli Diego
Acquaroli Danilo
Cortesi Giancarlo
Rasmo Roberto
Italia Orlando
n. 32
Conduttori e cani abilitati in attività n. 8:
Vassali Diego con Hs “Toy” (ch it. lavoro)
Bassanelli Giuseppe con Hs
“Minosse”
Cagnoni Alex con Hs
“Odino”
Rasmo Roberto con Hs.
“Kira”
Alborghetti Dante con Bgs “Otto” e “Jula” (ch it. lavoro)
Invernizzi Egidio con Bgs
“Buck”
Pesenti Claudio con Bgs
“Fred”
Giupponi Fausto con Bgs
“Raul”
47
RICORDI
a cura della Redazione
Ricordo del prof. Guido Tosi
Pioniere della caccia di selezione anche nel nostro Comprensorio alpino
Correva l’anno 1982, quando in provincia di Bergamo si volle sperimentare un nuovo modo di andare a caccia di ungulati.
Per la prima volta in terra orobica fu il Comprensorio Alpino Valle Brembana a sperimentare la nuova disciplina, che aveva
invece radici lontane nel tempo, e profondamente radicate nei paesi oltre le Alpi.
Era l’alba della Caccia di selezione, avviata quell’anno in forma alternativa al vecchio criterio legislativo che esigeva
l’abbattimento dei soli camosci maschi con “corna sopra l’altezza delle orecchie”.
In Valle Brembana nel 1982 vennero prelevati 47 camosci con il criterio tradizionale, e 22 secondo i principi della caccia di
selezione, tra questi ultimi f vennero abbattuti legalmente i primi yearling e le prime femmine. Qualcuno gridò allo scandalo,
ma da allora la caccia di selezione ha mostrato tutta la sua validità, sia sul piano scientifico che gestionale.
Quell’anno un giovane ricercatore universitario, distinto nella competente autorevolezza quanto nella bruciante passione per
la caccia ai grandi mammiferi alpini, tenne presso l’Oratorio di S. Giovanni Bianco, il primo corso formazione per cacciatori di
selezione. Era il professor Guido Tosi, destinato ad affermarsi dopo poco tempo tra i più importanti zoologi italiani, conosciuto
in Italia e all’estero per la sua costante attività di ricerca e di supporto tecnico-scientifico a Enti di governo locali e nazionali.
”Il ‘professore’, cosi lo chiamavano i guardiacaccia delle due Aziende “faunistico-venatorie” che dirigeva con grande passione
e competenza, ha saputo proporre con discrezione, e soprattutto applicare, idee innovative e concrete nel campo della
gestione degli ungulati, di cui stiamo sperimentandone i positivi risultati. I numeri, dopo trenta anni di caccia di Selezione
(1982-2012 ), gli hanno dato ragione.
Ora Guido Tosi non è più tra noi.
È scomparso lo scorso 20 Novembre, cadendo in un dirupo durante una bella giornata di caccia ai camosci in Val Formazza;
una valle che ha sempre amato e dove aveva realizzato da pochi anni la sua Azienda faunistico- venatoria. Il destino ci ha
privato di una delle più autorevoli e luminose menti di cui la nostra passione continua ad avere costante bisogno; ci mancherà
il suo generoso contributo di conoscenze tecniche e di competenze organizzativo-manageriali.
Ci consola pensare che il seme della caccia di selezione, gettato trenta anni or sono dal “professore”, ha germogliato anche
nel nostro comprensorio una pianta robusta e generosa di frutti, che tocca a noi tutti cacciatori saper coltivare con intelligenza
e serietà.
Ci hanno lasciato...
Waidmannsheil Guido, e arrivederci sui verdi pascoli del Signore
Gianantonio Bonetti
da sinistra:
Moroni Giuseppe di Piazzolo,
classe 1948, capannista
Piredda Mario di Valleve,
classe 1946, ungulatista
Federico Zani di San Pellegrino Terme,
classe 1935, capannista
Franco Balestra di Moio de Calvi,
classe 1946, segugista
48
ATTIVITÀ DEL COMPRENSORIO
a cura di Bruno Calvi
APPUNTAMENTI DA RICORDARE
DATA
SABATO 17 MARZO
SABATO 24 E
DOMENICA 25 MARZO
EVENTO
NOTE
CONSEGNA DEI TESSERINI
REGIONALI.
Ultimo giorno utile per la riconsegna
dei tesserini al Comprensorio.
Entro il 31.03 potranno essere
restituiti direttamente alla Provincia
di Bergamo in Via F.lli Calvi, 10
”VENDO MONOCANNA 20 DEL 2010
MOSTRA
TROFEI
si terrà a Bergamo in
Cell.
339 6468693La-mostra
Bonfanti”
“Prima Rassegna Provinciale di
Gestione Faunistica Venatoria”
Via Gavazzeni presso la Palestra
della Casa del Giovane.
MERCOLEDI 28 MARZO
ORE 20
CONCORSO GASTRONOMICO
CON CENA A BASE DI CERVO
C/O SCUOLA ALBERGHIERA DI
SAN PELLEGRINO TERME
Potranno partecipare 10 persone
per ogni settore degli ungulati.
Il costo della cena è di € 15,00
a persona.
Prenotazioni entro il 17/03 c/o
Comprensorio: 0345/82565.
SABATO 31 MARZO
ORE 20.30
ASSEMBLEA DEI SOCI
AVIFAUNA TIPICA ALPINA
C/o Sala Teatro Comunale
di LENNA - Via Codussi
LUNEDI 26 MARZO
LUNEDI 02 APRILE
LUNEDI 16 APRILE
ORE 20.30
CORSO NEO CACCIATORI
C/o la sede del Comprensorio
Alpino Valle Brembana - Lenna.
Il corso è gratuito ma necessita
di iscrizione al n. 0345 82565.
3-5-10-12-17-19 APRILE
(sempre di Martedì e Giovedì)
ORE 20,30
CORSO CACCIATORI
DI SELEZIONE
C/o la sede del Comprensorio
Alpino Valle Brembana - Lenna.
Il corso è gratuito ma necessita
di iscrizione al n. 0345 82565.
VENERDI 20 APRILE
1° Convocazione: ORE 19.30
2° Convocazione: ORE 20.30
ASSEMBLEA ORDINARIA
DEI SOCI
SABATO 05 MAGGIO
ORE 16
ASSEMBLEA DEI SOCI
CAPANNISTI
C/o Sala Teatro Comunale
di LENNA - Via Codussi
VENERDI16 MARZO
ORE 20.30
ASSEMBLEA DEI SOCI
UNGULATISTI
C/o Sala Teatro Comunale
di LENNA - Via Codussi
SABATO 9
E DOMENICA 10 GIUGNO
TROFEO ALTA VAL BREMBANA
(Gara di Tiro con Carabine)
C/o Foppolo
Piazzale K2
SABATO 11 AGOSTO
Caccia e tradizioni in Val
Brembana in Collaborazione
con Comprensorio Alpino Valle
Brembana:
5° SAGRA ESTIVA PER UCCELLI
DA RICHIAMO
c/o Campo Sportivo di Lenna
(area industriale)
DOMENICA 03 GIUGNO
GARA CANI DA TRACCIA
Luogo da definire.
C/o Cinema Nuovo di Piazza
Brembana.
49
TROFEO ALTA
VALLE BREMBANA
DI TIRO CON LA CARABINA
a cura di Fulvio Berera
1° TROFEO MEMORIA “MARIO PIREDDA”
FOPPOLO - 09/10 GIUGNO 2012
La Sezione Cacciatori Foppolo - Valleve, con il patrocinio della Provincia di
Bergamo, organizza nel prossimo mese di giugno la 3° Manifestazione di Tiro
con la Carabina 200 m e 500 m per cacciatori e appassionati.
Dopo il successo ottenuto nelle passate edizioni, viene riproposto a Foppolo questo importante appuntamento annuale, di grande interesse per il mondo venatorio.
Il Comprensorio Alpino Valle Brembana dà molta importanza a questo appuntamento, ritenendolo motivo di incontro e di confronto tra i cacciatori di ungulati, e
un’ottima occasione per riprendere in mano la propria carabina in vista dell’apertura, e per tararla in un contesto e in una condizione ambientale perfettamente
idoneo per la caccia in montagna.
La gara si svolgerà nella zona delle Foppelle, nelle vicinanze del Ristorante K2,
perfettamente attrezzata e servita sotto il profilo logistico.
Il Comitato organizzatore ringrazia il Comune di Foppolo, la Provincia di Bergamo, nella persona dell’Assessore alla Caccia Cottini e del dirigente dott. Bosio, il
Comprensorio Alpino Valle Brembana, la BREMBOSKI di Foppolo e tutti gli Sponsor che aderiranno e contribuiranno per la buona riuscita della Manifestazione.
Un invito particolare vien rivolto a tutti i cacciatori di Ungulati del Comprensorio.
P R O G R A M M A
Le sessioni di tiro si svolgeranno
nelle giornate di
SABATO 9 GIUGNO
dalle ore 9.30 alle 12
e dalle ore 13 alle ore 18
DOMENICA 10 GIUGNO
dalle ore 8.30 alle ore 12
e dalle ore 13 alle ore 17.30
PREMIAZIONI
alle ore 18
Seguirà l’estrazione della Lotteria
Tutti i partecipanti verranno omaggiati di un capo di abbigliamento
tecnico
50
L’ANGOLO DELLA POESIA
COMPRENSORIO VENATORIO
ALPINO VALLE BREMBANA
O
Spöl pròpe mia imaginàsel
quata emussiú che ‘s prua
a ‘ncuntrà, sö per i mucc,
al nèt o ‘n di migòf
ol gàl o la cuturna.
Ol prim, se te ghe mia ü bu ca
che ‘l la sègna per tép,
quando l’è al spès
al parte ‘n d’ü fracàs de ale
e ‘l te lassa de gès,
ol fiàt a ‘l rèsta ‘ndré
e ‘l sang al càgia.
Al nèt al parte come öna schègia,
silensiùs,
e ‘l te rèsta ‘n di öcc
doma öna ṡmàgia nigra
col bianc dèl sota cua
e dèl sota ala,
e la sagoma de lü
che l’è ṡamò de luntà,
che ‘l gira dré ai pighére
o ‘l tè la costa
pèr pò girà de dré
e pondes chissà ‘ndóe.
Chèl’otra, sèmper al nèt,
se la capés
che te se ‘n giro a spàs
la parte apröf,
e ‘l par che la piche ‘nsèma i ale
come öna s-ciopetàda,
e la te fa stremì.
Apéna ‘l tép de capì
de ‘ndo la parte
e l’è samò tròp tarde,
la pica drécia ‘n ṡo,
a sfiorà la costa o ‘l dòs
e la sparés a la ésta,
sènsa lagàt ol tép
de töga ṡo i misüre.
La montagna l’è ìa.
OI culúr d’i albe
‘I sarès tròp poc
sènsa ‘l cerlèc
di cuturne
quando i se ciàma
per tègnes in famèa,
e sènsa ‘l rugulà dèl gal
quando ‘n primaéra
‘l va in amur
e ‘l fa mela acc,
‘l taca bega con chi oter,
‘l sufia, ‘l i ṡbàt i ale
e ‘l i s-giunfa la carùncola
per fas vèt di fènne,
che i specia ch’i se calme
e i fenésse i discussiù
per sircá fò ‘l piö bèl.
Flavio Galizzi
LP
B
R
RI
EM
BA
NA
C O M PR E NSO
A
Gài e cuturne
Presidente
Alessandro Balestra
Rappresentante Provincia
Bianchi Valeriano
Rappresentante Comunità Montana
Bianchi Giovanni Alberto
Rappresentante CPA
Alessandro Balestra
Rappresentante CPA
Bruno Calvi
Rappresentante ANUU
Migliorini Giovanni
Rappresentante F.I.D.C
Fiorona Roberto
Rappresentante F.I.D.C
Gozzi G. Battista
Gruppo Cinofilo Bergamasco
Athos Curti
Rappresentante C.A.I.
Bonetti G. Antonio
Rappresentante C.A.I.
Bosatelli Daniel
Rappresentanti Coldiretti
Francesco Locatelli • Sperandio Colombo
IN
O
L
VA
LE
COMMISSIONI
Avifauna tipica alpina e ripopolabile:
Presidente Marco Bonaldi
Ungulati:
Presidente Luigi Capitanio
Lepre:
Presidente Stefano Bianchi
Capanno:
Maurizio Milesi
SEDE
Lenna (BG) • Piazza IV Novembre, 10
tel./fax 034582565
www.comprensorioalpinovb.it
e-mail: [email protected]
Segretaria: Alba Rossi
Orari di apertura: Mercoledì, Giovedì e Venerdì:
dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30
Sabato dalle 9.00 alle 12.30
ASSESSORATO PROVINCIALE
SETTORE CACCIA, PESCA E SPORT
Via San Giorgio • Tel. 035387700
Assessore Sett. Caccia, Pesca e Sport
Alessandro Cottini
Ufficio Tecnico Caccia e Pesca
Dirigente • Dr. Gian Carlo Bosio
Referente: Giacomo Moroni
Servizio di Vigilanza Provinciale:
Responsabile • Gian Battista Albani Rocchetti
Collaboratori • Bruno Boffelli, Cristiano Baroni
SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ
Pronto Soccorso Sanitario
Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111
Centro antiveleni • Ospedali Riuniti di Bergamo:
Tel 035269469 (Tel 118)
Soccorso Alpino CAI • Elisoccorso: Clusone:
Tel. 034623123
Pronto Soccorso Veterinario • BG
Via Corridoni 91 • Tel. 035362919
Corpo Polizia Provinciale:
numero verde 800350035
Emergenza Sanitaria: Tel. 118
Vigili del fuoco: Tel 115
M A R ZO 2012
S E M E S TR A LE D E L CO M PR E N S O R IO A LPIN O VA LLE B R E M BA N A
Scarica

disponibile - comprensorio alpino valle brembana