Periodico di cultura venatoria e gestione faunistico-ambientale del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana - Poste italiane S.p.A spedizione in A.P. - 70% - DCB Bergamo - Cod. ISSN 1723-5758 - contiene IP IN VAL BREMBANA Marzo 2012 Anno XIII - n. 42 O LP B R RI EM BA NA C O M PR E NSO A IN O L VA LE PROGETTI DI MIGLIORAMENTO AMBIENTALE IL CAPRIOLO, MA LO CONOSCIAMO? INVERNO... TEMPO DA LUPI? RESOCONTO E COSIDERAZIONI SUI PRELIEVI PER INDAGINI SANITARIE CENTRO DISTRIBUZIONE PRESICCI AL POLIGONO DI TIRO Sommario 3 editoriale Alessandro Balestra LETTERE 4Saluto dall’Assessore Cottini ATTUALITÀ 5Progetti didattici La Redazione 6La nostra rivista compie 15 anni Il Comprensorio 9Piano Faunistico Provinciale G. B. Gozzi 1030 anni di caccia di selezione Flavio Galizzi RUBRICHE 30 Appunti di biologia animale: Giardia, una parassitosi in espansione Tiziano Ambrosi Direttore responsabile 31 Flavio Galizzi, Bruno Calvi, Giambattista Gozzi, Armi e balistica: Le polveri Nani Cadorin Alessandro Balestra Coordinatore Flavio Galizzi Redazione: Alessandro Raffaele Balestra, Luigi Capitanio 33Educazione ambientale: Amici da conoscere e scoprire Stefania Pendezza Hanno collaborato 36Per saperne di più: La lepre Stefano Bianchi Gianantonio Bonetti, Nani Cadorin, Bruno Calvi, 37Proposte di lettura Luigi Capitanio Alessandra Gaffuri, Gianbattista Gozzi, 38Stampa e collane specialistiche Flavio Galizzi Per i testi Tiziano Ambrosi, Martino Bianchi Marzoli, Stefano Bianchi, Marco Bonaldi, Claudio Cesaris, Luigi Capitanio, Annibale Facchini, Flavio Galizzi, Mauro Milesi, Stefania Pendezza, Osvaldo Valtulini Per le immagini COMMISSIONI 11 Tipica alpina Marco Bonaldi 40 12Ungulati Luigi Capitanio 42Storia e tradizioni Flavio Galizzi Direzione e redazione 14Capanno Maurizio Milesi 43Curiosità Flavio Galizzi Tel. e Fax 0345/82565 15Lepre Stefano Bianchi 46Gruppo recuperatori Osvaldo Valtulini ARTICOLI 18Progetti di miglioramento ambientale Alessandro Balestra 20Il Capriolo, ma lo consociamo? Claudio Cesaris 22Inverno… tempo da lupi? Luigi Capitanio 23Resoconto e considerazioni sui prelievi per indagini sanitarie Alessandra Gaffuri 26Centro distribuzione presicci G.B. Gozzi 27Al poligono di tiro Martino Bianchi Marzoli Pagine d’autore Annibale Facchini 48Ricordo di Guido Tosi Gianantonio Bonetti 48Attività del Comprensorio Bruno Calvi 51L’angolo della Poesia Flavio Galizzi Sergio e Manuel Carminati, Andrea Galizzi, Flavio Galizzi, Fulvio Manzoni, Danilo Liboi, Archivio Di Liddo, Archivio Provincia Lenna (Bg) - Piazza IV Novembre, 10 www.comprensorioalpinovb.it e-mail comprensorio: [email protected] Impaginazione e stampa Tipografia Diliddo, San Pellegrino Terme Editore Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana Registrazione presso il Tribunale di Bergamo, n° 29/97 del 22/07/97 Rivista dei Soci del Comprensorio Venatorio Alpino Valle Brembana La rivista si avvale della collaborazione di tutti i Soci, con scritti e materiale grafico fotografico, senza impegni da parte della Redazione, che si riserva di vagliare ed eventualmente modificare quanto pervenuto, e tratterrà il materiale nel proprio archivio. La riproduzione anche parziale è vietata, salvo il consenso degli autori e del Comitato di Gestione Foto copertina Baldovino Midali, Flavio Galizzi 2 Editoriale Siamo giunti a inizio primavera, e la pausa invernale è ormai terminata. Le Commissioni hanno lavorato sui consuntivi, che in maniera dettagliata vengono presentati in questo numero, e si stanno apprestando a programmare in dettaglio tutti gli impegni di primavera e quelli estivi, che ci vedranno al lavoro, come ogni anno, nei censimenti e nelle altre attività funzionali alla caccia. Uno sguardo ai dati ci fa capire subito che nel complesso la stagione ha dato risultati più che soddisfacenti. Il passo dei migratori è stato buono, così come i carnieri della maggior parte dei capanni; anche le beccacce hanno avuto un passo e una buona presenza, compensando, si fa per dire, la delusione della sospensione del prelievo della tipica. Stiamo lavorando molto intensamente ed in totale accordo con gli altri Comprensori e con il Circolo UNCZA Orobico sia per avere regole certe ed oggettive sia per migliorare l’Habitat del gallo e della coturnice (ved. Piano di Controllo e Miglioramenti ambientali). Il prelievo della lepre ha dato soddisfazioni notevoli ai segugisti sia per quantità che qualità delle prede, e negli ungulati si sono raggiunte percentuali di prelievo mai registrate in passato, segno inequivocabile della buona salute delle nostre popolazioni, della buona gestione e della professionalità ed efficienza dei cacciatori che si dedicano a questa forma di caccia. Una novità che ci aveva già visti pronti lo scorso anno, ma che ha subìto, su richiesta della Provincia, un rinvio per poter essere attuata in contemporanea con gli altri comprensori alpini e con la collaborazione dell’ERSAF, riguarda gli interventi di “miglioramento ambientale”. Una necessità inderogabile che richiederà una partecipazione attiva di tutti. Il progetto viene illustrato in uno specifico articolo. Altro tema importante riguarda i protocolli relativi ai Censimenti ed ai conseguenti Piani di Prelievo, sia della tipica che degli ungulati. Mentre i secondi sono già stati definiti e in via di attuazione, con qualche novità, per la tipica sono in via di definizione e avranno valore Provinciale, adeguando finalmente alle direttive ISPRA tutti i Comprensori. Due temi mi stanno particolarmente a cuore: la partecipazione e l’attenzione ai giovani. Sul primo argomento ritengo doveroso sensibilizzare tutti ad un maggior coinvolgimento attivo e fattivo ai momenti decisionali e di consultazione, non solo riguardo all’Assemblea annuale, ma anche ai vari incontri delle specializzazioni. Partecipare non significa ovviamente trasformare gli incontri di lavoro in inutili diatribe personali, o peggio in sfide verbali senza risultati, ma dimostrare attenzione e ascolto nei confronti di tutte le proposte, di tutte le osservazioni, di tutte le istanze, nel rispetto assoluto delle persone, bene fondamentale e da valorizzare al massimo nel nostro contesto sociale, e delle diversità di vedute e di opinioni. Senza delegittimare nessuno, perché non ce lo possiamo permettere, nessuno se lo può permettere; sarebbe uno spreco di energie, di competenze e di passione. È solo attraverso l’ascolto rispettoso delle opinioni degli altri che si produce crescita e maturazione, e ci si rinnova. Per quanto riguarda i giovani inizieremo quest’anno, in collaborazione con il CAI Alta Valle, un percorso didattico dedicato agli alunni delle scuole medie dell’Alta Valle, per sensibilizzare i ragazzi ad una maggior attenzione alla montagna e ai sui valori, alla conoscenza della fauna e delle tradizioni della nostra gente, con la necessaria sensibilità che un tema così delicato merita, nel rispetto delle opinioni di tutti. Resta inoltre inalterato il nostro massimo impegno per i corsi per le nuove licenze e per le abilitazioni agli ungulati. La rivista, come avete notato, è diventata semestrale, ma continuerà ad accompagnarci con i suoi articoli e le sue rubriche di approfondimento, che speriamo di poter ampliare per il piacere e l’interesse di tutte le specializzazioni; per poter fare ciò resta fondamentale il vostro contributo. Confidando nella seria e sempre entusiasta partecipazione di tutti ai numerosi impegni di lavoro che ci aspettano nei prossimi mesi, auguro a tutti voi e alle vostre famiglie una splendida estate. Il Presidente Alessandro Balestra 3 Lettere Bergamo, Marzo 2012 Spettabile Redazione, carissimi lettori Ringrazio sentitamente per la particolare e gradita occasione di poter comunicare con tutti voi tramite le pagine della vostra rivista. I cacciatori, tutti i cacciatori, devono essere prima di tutto convinti di rappresentare una fase importante della nostra storia e delle nostre tradizioni. “Essere Cacciatore” è una scelta che comporta numerose responsabilità che altri cittadini non hanno. Responsabilità verso l’ambiente, la fauna, la coscienza civica, le leggi, i territori, e potremmo aggiungerne molte altre. Essere cacciatore non significa solo godere del diritto di gestire un patrimonio della collettività, ma anche essere portatore e custode di una memoria storica che affonda le radici nell’esistenza stessa dell’essere umano. Chi non crede in questa missione non può pretendere di essere in grado di trasmettere la passione e l’amore per la caccia alle nuove generazioni. In questo contesto tutti devono assumersi le proprie responsabilità e avere il coraggio di dire ciò che pensano con lealtà e trasparenza; ma anche agendo a tutela e promozione delle attività venatorie. Solo così si comprende appieno la propria missione e si è nelle condizioni di pretendere che tutti dimostrino il dovuto rispetto per chi ha deciso di svolgere l’attività venatoria. In questo contesto di profondo rispetto per la natura, la fauna selvatica e l’ambiente, si inseriscono armonicamente le nuove disposizioni e le nuove iniziative dell’Assessorato Provinciale. Tra queste ritengo opportuno porre in evidenza la costituzione dell’“Accademia Faunistico Venatoria Bergamasca” Questa iniziativa porrà la nostra Provincia ai vertici del mondo venatorio Regionale e Nazionale sia da un punto di vista scientifico che da un punto di vista etico. La costituzione dell’Accademia prevederà un accordo di programma con A.B.F., Azienda di Formazione Bergamasca, per la realizzazione di corsi di specializzazione e formazione nell’ambito venatorio, faunistico, ambientale, culturale e di ricerca. Il primo corso che si realizzerà, con la validazione I.S.P.R.A. già ottenuta, sarà quello relativo alla certificazione di equipollenza nazionale per la caccia di selezione al quale seguiranno altri corsi di formazione anche in ambito ambientale e sanitario. Le evidenti, anche se necessarie, nuove infrastrutture che toglieranno territorio, la diversa sensibilità sociale, la sostanziale modifica del pensiero giovanile, in merito alla caccia, necessitano di nuove idee e di nuove risposte. Da qui nasce l’esigenza di maggiore preparazione e specializzazione, passaggio fondamentale per la realizzazione di una diversa coscienza venatoria che sappia vincere le sfide future e sia in grado di tramandare, alle prossime generazioni, rispetto e amore per questa importante tradizione storica. Augurandovi buon lavoro e grande senso di responsabilità per i delicati impegni che richiedono le attività di censimento e di monitoraggio da svolgere in vista dell’inizio della prossima stagione venatoria, resto a vostra disposizione per ogni eventuale necessità. L’Assessore Alessandro Cottini 4 Lettere Progetti didattici per le scuole e collaborazioni Finalmente è stato avviato un importante progetto didattico rivolto agli alunni e ai docenti delle scuole medie della Valle. Grazie alla preziosa collaborazione del CAI Alta Valle Brembana, che nella figura del Presidente Enzo Ronzoni, prematuramente scomparso proprio nell’anno in cui prendeva corpo il progetto, aveva trovato un importante, qualificato ed entusiasta sostenitore, prenderanno avvio quest’anno una serie di incontri con le scuole Medie della Valle.. Ne approfittiamo in questa pagine per ricordare Enzo Ronzoni con affetto e con sincera amicizia. Con lui abbiamo condiviso diverse esperienze. Da quest’anno avevamo impostato una preziosa collaborazione tra CAI Alta Valle e Comprensorio Alpino per portare all’attenzione degli studenti di tutte le nostre scuole Medie il tema della “Montagna”, intesa nel suo più ampio significato: sentieri, rifugi, patrimonio faunistico, tradizioni, e l’uomo, (che col suo sacrificio) la vive e la interpreta, la sostiene e la utilizza, con le sue tradizioni, caccia compresa, che tante pagine di storia di uomini e di intere famiglie ha scritto. Il Progetto è ambizioso ma fattibile, e vedrà impegnati alcuni esperti che andranno nelle scuole a proporre delle esperienze e delle conoscenze di questi patrimoni, di cui è fondamentale che i ragazzi prendano coscienza, e imparino ad apprezzare e condividere, nel rispetto dei valori che rappresentano, affinché possano conoscere e vivere la Montagna come grande patrimonio dato loro in consegna, da saper gestire con oculatezza e intelligenza, alla luce delle più approfondite e nuove conoscenze che necessita avere, e nel rispetto delle tradizioni che hanno segnato la storia della nostra Valle. Il progetto prevede incontri con le classi seconde Medie, da mantenere nel corso degli anni a venire, in modo da poter avvicinare a queste problematiche tutte le generazioni, per contribuire seriamente alla costruzione di una visione condivisa dei valori che il nostro territorio sa e può esprimere, e trasmettere l’amore per la montagna e il patrimonio storico - ambientale - naturalistico che custodisce. Il Presidente del Comprensorio Alessandro Balestra Il responsabile didattico del Progetto Flavio Galizzi 5 Attualità Ho trovato il tempo, in questo scorcio di inverno, in attesa degli impegni primaverili dei censimenti, di rileggere tutti i numeri della nostra Rivista “CACCIA in Val Brembana”, che conservo rilegati dal primo numero, per fare qualche riflessione su questi 15 anni di “comunicazione”. La nostra rivista compie ! 15 Flavio Galizzi La rivista, per impulso dell’allora Presidente Piergiacomo Oberti, è nata per l’esigenza di fare partecipi tutti i soci, quasi in tempo reale, con costanza e puntualità, dei progetti ambiziosi che si andavano costruendo per meglio qualificarci come “cacciatori” coscienti del ruolo nuovo e responsabile che andavamo a svolgere, in un contesto ambientale, quello della nostra splendida Valle Brembana, ricco di fauna ma al tempo stesso delicato. Pian piano la rivista è cresciuta, e si è alimentata di tutte le opportunità che nascevano e si costruivano attorno al mondo della caccia, nell’entusiasmo di tutti, dal Comitato di Gestione alla Redazione, dai soci cacciatori e ai familiari, fino agli amici del Comprensorio, sono molti, tutti lettori affezionati. Forse qualcuno a volte, inevitabilmente, ha pensato di intenderla come “parafulmine”, nel senso di copertura per continuare a perseguire interessi un po’ diversi da quelli che sono gli interessi “comuni” dei cacciatori del Comprensorio, che non possono assolutamente essere disgiunti da quelli che sono gli interessi collettivi del mondo della caccia, trasversali a tutte le Associazioni. Tentazioni sempre in agguato, ancora oggi, in una parte dei nostri cacciatori, ma che non hanno mai intaccato la linea della rivista, che si è sempre tenuta, sia nelle scelte fondamentali di linea editoriale, che sotto il profilo tecnico - scientifico - etico e dei livelli di competenza specialistica, al disopra di ogni interesse personale, o di parte, sempre nel corso di tutti questi anni. 6 Attualità Tutti coloro che ci hanno seguito hanno avuto l’opportunità di crescere, di qualificarsi, di migliorare, e di prendere coscienza del ruolo importante e di responsabilità verso l’ambiente e le sue risorse. E siamo approdati al nuovo millennio, che allora, nella primavera del 1997, era solo un futuro prossimo, con l’orgoglio di non aver difeso e non difendere nemmeno oggi battaglie “di minoranza”, ma battaglie di diritto e di giustizia, ripuliti da tutte quelle “deviazioni” che hanno disturbato per decenni l’immagine del cacciatore serio, del cacciatore vero, quello che non si nasconde dietro improbabili giustificazioni di convenienza, o peggio ammantandole dell’immagine della “tradizione”, che ha ben altro valore culturale di riferimento e di rispetto nei confronti di coloro che l’hanno vissuta, costruita e interpretata correttamente come un valore vero, non certo per difendere privilegi né, peggio, abusi. Questa è sempre stata una linea netta, senza contaminazioni né strizzatine d’occhi, come ancora oggi, troppo spesso ahimè, si sente scorrere velatamente in certi discorsi, dove la ricerca del consenso personale a tutti i costi nasconde pensieri ambigui, e sottintese giustificazioni di comportamenti purtroppo inaccettabili. Ed è questo atteggiamento di “pulizia”, di rispetto comunque delle diversità, contestualmente al rispetto degli interessi collettivi sempre al di sopra di quelli individuali, che ci ha premiato, e ha permesso alla rivista di mantenere un livello di qualità molto alto e di riconosciuta professionalità, di competenza e di “credibilità” verso l’esterno, sempre doverosamente attento e critico nei con fronti delle linee di pensiero gestionali. Ha permesso a tutti noi, in ultima analisi, di sentirci orgogliosi di essere cacciatori, pur consci di un ruolo delicato e non allineato al pensiero dominante. Non possiamo non sottolineare la grande importanza del Progetto Galliformi, che ha contraddistinto dieci anni di lavoro dei cacciatori di Tipica, puntualmente oggetto di riflessione su ogni numero, affinché il discorso sulla delicatezza delle nostre popolazioni di galliformi, e la doverosa nostra attenzione a tutte le dinamiche di crescita e di flessione, fosse sempre puntualmente viva. Siamo stati molto attenti alle influenze negative che inevitabilmente le modifiche ambientali legate all’abbandono della montagna andavano producendo, e nell’entusiasmo della partecipazione abbiamo portato avanti progetti di ripristino ambientale impegnativi. Mi chiedo spesso, alla luce dei fatti, se siamo stati capaci di cogliere realmente e interpretare i messaggi e le indicazioni operative che ci giungevano dalle maggiori e più approfondite conoscenze acquisite sulle specie galliformi oggetto di studio, e di mantenerle poi negli anni. E se abbiamo avuto abbastanza coraggio. Forse quella storica e tipica “diffidenza”, caratteristica dell’uomo di montagna, ci ha spinti, inevitabilmente, verso una forma di rallentamento degli impegni. Le problematiche che restano sul tappeto e le nostre conoscenze ci fanno pensare che le opportunità per recuperare il tempo e le occasioni perdute, seppur oggi ristrette, esistano ancora. Credo spetti a tutti noi la responsabilità di fare delle scelte importanti, ormai inderogabili. Non è più tempo di privilegi indistinti, né tantomeno di rinvii. Sono passati parecchi anni, e molti di noi hanno imbianchito la chioma, almeno per quelli che sono riusciti a conservarla. Certo servono forze giovani e motivate, anche se la politica dell’esclusione ha forse giocato a nostro danno. Qualche riflessione in merito è indispensabile. Da parte nostra, considerato che abbiamo avuto la fortuna di seguire dalla nascita la crescita della rivista, abbiamo riscoperto un entusiasmo che è ancora quello del primo numero. Così ci pare valga anche per tutta la Redazione e i diversi collaboratori, con in testa il Comitato di Gestione. Segno inequivocabile che quei valori che ci eravamo impegnati a difendere erano valori importanti, per i quali valeva la pena impegnarci e val la pena continuare a difendere e affermare. Buon Compleanno “Caccia in Val Brembana”!! Il Presidente del Comprensorio, il Comitato di Gestione e la Redazione 7 8 Attualità Piano Faunistico Provinciale (questo sconosciuto...) Fare la storia del o meglio dei Piani Faunistici Venatori Provinciali, anche solo a partire dal 2006, diventa un rompicapo impossibile e forse non basterebbe tutto il nostro giornale per raccontarla. Mi limito quindi a fare alcune considerazioni in merito alle voci correnti, data anche l’assoluta mancanza di notizie certe ed attendibili da parte della Provincia. Si sappia che all’indomani della famosa sentenza del TAR del mese di Aprile 2010, cioè quella che accogliendo in parte il ricorso del WWF sul Piano del 2008, obbligava a ripristinare il divieto di caccia nelle fasce di rispetto ed a provvedere all’abbassamento della Zona Alpi, (ed anche alla georeferenziazione degli appostamenti fissi da parte della Provincia e non dei CACCIATORI) la stessa Provincia disse che avrebbe immediatamente provveduto a fare un nuovo Piano Faunistico. Invece i mesi sono passati “inutilmente” finché di nuovo il WWF si è rivolto al TAR per la mancata applicazione del dispositivo della sentenza del 2010 costringendo la Provincia a venire a patti. Quando ho letto sul giornale il trafiletto che titolava “Scoppia la pace tra la Provincia ed il WWF” ho subito inteso che non si trattava di pace, ma di una resa incondizionata alle richieste del WWF, e non solo relativamente al Piano Faunistico. A questo punto, tanto vale incaricare lo stesso WWF di predisporre il Piano in modo da soddisfare interamente i suoi desideri…… Le Associazioni Venatorie, già dal febbraio 2011 hanno risposto alla richiesta di collaborazione avanzata dalla Provincia fornendo una chiara ed inequivocabile indicazione per una ragionevole soluzione di alcune problematiche ed in particolare sulla istituzione di un nuovo Comprensorio Alpino a ridosso degli attuali per comprendere parte del territorio dell’ATC Prealpino, salvaguardando in tal modo il territorio utile alla caccia, e salvando soprattutto almeno 180 capanni! E non si pensi che questa proposta non sia costata fatica alle Associazioni Venatorie, perché hanno dovuto tutte confrontarsi nelle varie assemblee con i cacciatori ed in alcune situazioni con scontri anche accesi, ma trovando alla fine i giusti compromessi. Ma il perdurare del silenzio da parte della Provincia suona come un campanello di allarme, considerando poi lo scellerato accordo di pace fatto con il WWF, la preoccupazione è legittima. Il nostro auspicio è che in Provincia prevalga il buon senso, si ritorni al dialogo aperto e costruttivo con le Associazioni Venatorie, ma soprattutto si tenga conto delle indicazione che le Associazioni hanno fornito. Sì, perché qualora venisse attuato “quel piano faunistico concordato con la pace” ci sarebbero seri motivi di preoccupazione per tutti indistintamente, anche per i Comprensori Alpini, che fino ad ora si sono considerati indenni da interventi ed intoccabili nel territorio. G.B. Gozzi 9 30anni di caccia di selezione Passava quasi in sordina, ma all’ultimo momento non ci è sfuggito: il 1982 è stato l’anno di nascita della Caccia di Selezione in Val Brembana, che compie quest’anno 30 anni! Dobbiamo rendere atto a tutti coloro che hanno contribuito con il loro lavoro a farla decollare, che avevano idee chiare sul futuro della caccia agli ungulati, e che avevano, oltre che una grande passione, anche la consapevolezza che si doveva intraprendere una strada nuova per nobilitare la caccia, specialmente in questo settore che non vantava nessun precedente storico, e che non poteva quindi trovare radici nella nostra tradizione vallare. C’era tutto un percorso da disegnare, nuove strade, nuovi orizzonti, un futuro da ipotizzare e costruire, su solide basi, affinché potesse crescere e poi camminare sulle proprie gambe. Tutto nasce intorno a due personaggi, che non possiamo non ricordare per il grande contributo e la determinazione a portare a compimento un progetto difficile per quei tempi: l’allora Vicepresidente della Comunità Montana, il prof. Attilio Gasparini, e il compianto Natale Mismetti, persona sensibile, capace e conscio della importanza e al tempo stesso della delicatezza del problema.. Attorno a queste due figure ruotavano anche tanti altri collaboratori, cacciatori e non, con in prima linea i responsabili politici e i funzionari della Provincia, che hanno creduto nel progetto, e ci scusiamo se non citiamo tutti per tema di dimenticarne inevitabilmente qualcuno. Ricordando loro vogliamo ricordarli tutti. Allora l’attuale Comprensorio si chiamava “Distretto Venatorio Valle Brembana”, del quale qualcuno porta ancora con vanto il distintivo, a significato dell’importanza storica che ha avuto, e dell’orgoglio di Valle che rappresentava e rappresenta tuttora. Di passi ne sono stati fatti molti, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, vanto nostro, della Provincia, e di un’idea di Caccia vincente, le cui prime “dritte” trovarono fondamenta nella tradizione altoatesina e mitteleuropea, tuttora valide e seguite, considerato che era e rimane l’unica “radice storica” a cui fare riferimento. Ricordo che nel 1995 abbiamo ospitato a Piazzatorre la XXX° Assemblea Nazionale UNCZA. Grazie anche ai suoi rappresentanti, che non ci hanno mai fatto mancare l’appoggio e la collaborazione, fatta di incontri, di partecipazione ai principali eventi culturali e ai convegni “a tema” a cui i nostri rappresentanti non hanno mai mancato di partecipare, le cose si sono evolute nel verso giusto, e oggi ne siamo orgogliosi. Merito di tutti, indistintamente, senza nessuna esclusione, visto che il sistema è cresciuto grazie al confronto, alla partecipazione e al concorso di idee delle diverse rappresentanze associative della valle. E a volte, confessiamo, non è stata cosa facile, ma quando il confronto è serio e costruttivo si superano tutti gli ostacoli, anche quelli emotivi e più passionali. Oggi ci troviamo a gestire un patrimonio che molti ci invidiano, e continuiamo a farlo con la passione di allora. Molti “attori” di questo “teatro” sono ancora quelli, con lo stesso entusiasmo e la stessa passione, che non va in nessun caso svilita e che speriamo non venga mai meno, altri si sono aggiunti e partecipano attivamente. Altri ancora speriamo si aggiungano, senza esclusioni o peggio veti, sì, perché gli anni passano e abbiamo bisogno anche noi di giovani che si dedichino alla gestione, sempre più preparati, perché dobbiamo avere forte il senso del futuro, e il futuro, anche nostro, si realizza nei giovani, ai quali dobbiamo saper trasmettere i giusti e misurati valori di una passione così forte e un senso di responsabilità altrettanto “forte” e maturo. Il prossimo impegno è quello dell’accoglienza dei giovani, ai quali dovremo dimostrare di saper fare da “padri saggi”. 10 Commissioni O Commissione Tipica Alpina È terminata la stagione di caccia, densa di avvenimenti non sempre piacevoli. In questo resoconto voglio brevemente accennarli in modo che, alla prossima Assemblea di Specializzazione, possa esserci modo di discuterli in maniera più dettagliata. Partiamo con il primo: durante il periodo di svolgimento dei nostri censimenti estivi, sembrava prefigurarsi la necessità di allestire una . . . “squadra di specialisti” da impiegare espressamente in funzione delle prove cinofile riguardanti il Trofeo Saladini Pilastri. Cosa c’era di cosi importante per creare una Squadra di Specialisti? Cosa non potevamo fare noi “normali cacciatori”? Ad una mia richiesta di chiarimenti, il Gruppo Cinofilo mi trasmetteva un documento nel quale si asseriva la necessità di avere una “squadra di specialisti” con il compito specifico di censire le zone destinate alle gare. Rimanevo ancora più stupito quando apprendevo il nominativo dei componenti di tale squadra: sarebbe stata composta da cacciatori di ungulati, cacciatori soci di altri Comprensori e addirittura concorrenti iscritti alle prove del Trofeo Saladini. Da quando abbiamo bisogno di specialisti, per fare il lavoro che stiamo portando avanti costantemente da anni? Dopo anni di censimenti fatti in maniera esemplare e con tanto di regolamenti, se permettete, voglio rivendicare il ruolo che spetta ai “cacciatori di tipica” di questo Comprensorio, cioè quello di esperti conoscitori del nostro ambiente e dei nostri selvatici! E intendiamoci bene, il titolo di LP B R RI EM BA NA C O M PR E NSO A IN O L VA LE esperti non ce lo siamo inventato, ma ce lo siamo guadagnato con la continua esperienza sul campo. Inutile sottolineare che la Commissione Tipica, ha bocciato in tutti i sensi tale iniziativa. Contattati gli altri Comprensori Alpini interessati dall’iniziativa (Valle Seriana e Valle Borlezza), mi confermavano le aspre polemiche in conseguenza della “bella pensata” e l’inevitabile bocciatura. A nome della Commissione Tipica, attendo tuttora spiegazioni dal Gruppo Cinofilo quale organizzatore dell’evento. Passiamo al secondo evento. Dopo aver svolto accurati censimenti stagionali ed aver condensato i risultati all’interno della rituale Relazione del ns. Tecnico Faunistico, si era inoltrata la proposta per il piani di prelievo stagionale. Come sempre fiduciosi, abbiamo aspettato con ansia il responso della Provincia di Bergamo. Invece . . . caccia chiusa per mancanza di prerogative per poter effettuare il prelievo venatorio . . . ?????? Il nostro Comitato di Gestione, sollecitato vivamente dal sottoscritto, si è attivato coinvolgendo gli altri Comprensori e il Circolo U.N.C.Z.A. Prealpi Orobie, chiedendo un incontro con l’Amministrazione Provinciale. Dopo diversi incontri con la partecipazione dei Presidenti dei Comprensori Alpini Provinciali e del presidente del CUPAV provinciale, si è concluso di trasmettere le Relazioni ed i piani di prelievo di ciascun Comprensorio direttamente all’I.S.P.R.A. per una valutazione specifica. Risposta shock: “non sono rispettate le condizione 11 Commissioni minime per autorizzare il prelievo venatorio” . . . ???? Ma come, nella Relazione erano rispettati i criteri dettati dallo stesso I.S.P.R.A., e ora lo stesso Ente dichiarava l’inadeguatezza dei risultati. Ma quale documentazione aveva letto l’I.S.P.R.A.? Era chiaro che si trattava di un “errore” nella lettura dei dati. Sentito personalmente il Responsabile dell’Istruttoria I.S.P.R.A. e specificando la tipologia del lavoro svolto, è stato inviato il resoconto di tutte le operazioni di censimento. Rettifica della precedente risposta: risultano soddisfatti i requisiti minimi per l’accesso al prelievo. Peccato che eravamo al 3 gennaio 2012 !!!!!!!! Come detto, alla prossima Assemblea di Specializzazione, avremo modo di approfondire la questione. Nel frattempo, vi anticipo che con la collaborazione Circolo U.N.C.Z.A. Prealpi Orobie, che si avvarrà di un Tecnico esterno, si sta procedendo alla stesura di un regolamento e/o protocollo d’intesa sulla Gestione dei Galliformi tra i quattro Comprensori Alpini Provinciali, la Provincia di Bergamo e l’I.S.P.R.A. Un’ultima nota riguardo al discreto passo della beccaccia, che ha dato non poche soddisfazioni venatorie. Propongo alcune considerazioni gestionali al riguardo: la caccia alla beccaccia, come per le altre specie di passo, andrebbe sostenuta aumentandone il numero di giornate consentite alla caccia; contestualmente andrebbero limitati gli orari di uscita e di rientro, il che favorirebbe l’isolamento di quanti ancora non cacciano ma solamente sparano all’aspetto! In qualche modo è necessario incentivare la raccolta di dati attraverso la raccolta delle ali e la compilazione dei diari di caccia, poiché sono gli unici strumenti che possono testimoniare la consistenza delle popolazioni cacciate e di conseguenza possono consentire l’accesso al prelievo venatorio. Non vorrei che in un futuro non tanto lontano si arrivasse a dire e a convincere le istituzioni preposte per la stesura dei regolamenti sulla caccia (ISPRA) “che i tordi a fine settembre hanno ancora i piccoli e pertanto la caccia si dovrebbe aprire dai primi di ottobre”, arrivando magari a sostenere che la beccaccia si porti sulle spalle i pulcini durante la migrazione con le conseguenze del caso. Il lancio di fagiani e starne pronta caccia hanno dato ottimi risultati in occasione del primo lancio di ottobre, con animali risultati in buona salute, forti e abbastanza scaltri. Sul secondo lancio ha pesato l’aspetto meteorologico sfavorevole, non sufficientemente considerato anche dal sottoscritto! Purtroppo si sono verificate piogge abbondanti proprio in coincidenza del lancio, cosi che molti cac- 12 ciatori si sono trovati di fronte ad una vera e propria moria di animali, divenuti facile oggetti di predazione. Come ho detto sopra, rimando alla Nostra Assemblea di Specializzazione i chiarimenti ed eventuali proposte e suggerimenti. Vi aspetto numerosi, affinché ci si possa confrontare sull’importanza del nostro ruolo di Cacciatori, che ci deve vedere quali “primi gestori” del patrimonio faunistico delle nostre Valli. Il Presidente Marco Bonaldi Commissione Ungulati Eccoci di nuovo pronti ad iniziare una nuova stagione di caccia. Proprio alla fine dell’inverno iniziano i lavori di programmazione che ci porteranno poi a godere delle giornate di caccia agli ungulati. Quest’anno abbiamo delle innovazioni molto importanti riguardo ai censimenti. Alcune di queste novità hanno suscitato qualche apprensione tra i cacciatori che hanno seguito da vicino l’introduzione del nuovo protocollo; documento questo che stabilisce le modalità per la raccolta dei dati che riguardano la presenza degli ungulati, metodo di lavoro concordato dalla nostra Provincia con l’I.S.P.R.A. Già da due anni il nostro Comprensorio ha recepito il contenuto di questo documento tecnico, almeno per quanto riguarda il censimento al capriolo e al camoscio; i risultati di questa nuova metologia, nonostante i timori iniziali da parte di molti cacciatori, hanno dimostrato che attraverso l’utilizzazione di formule matematiche predisposte per ogni singola specie, applicate e personalizzate verso ogni singolo ambiente, hanno permesso di formulare piani di prelievo in linea con le aspettative di tutti, anche da chi, ancora oggi, utilizza metodi comparativi “empirici”, sistemi ormai non più applicabili con il rigore scientifico che caratterizza l’evoluzione della gestione. Per il camoscio, come già detto nel precedente “Giornalino”, abbiamo ottenuto dallo stesso Istituto l’autorizzazione ad integrare i censimenti con un’ulteriore indagine tardo autunnale: censimento eseguito nel periodo degli amori, indagine indispensabile a nostro avviso, per comprendere al meglio il rapporto numerico tra i sessi, parametro questo di difficile interpretazione con i soli dati raccolti nella stagione estiva. Ci aspettavamo un’adesione più massiccia da parte dei cacciatori a questi censimenti per la verità, ma l’introduzione di un metodo nuovo porta sempre con se qualche piccola difficoltà iniziale. Sono certo che gradualmente l’impegno sarà soddisfatto da un numero crescente di persone. I risultati, com’era nelle previsioni, dimostrano chiaramente che le ipotesi da noi formulate verso l’Istituto competente, fondate sulle nostre esperienze nel territorio del Comprensorio, erano frutto di attente osserva- Commissioni zioni maturate nel corso degli anni. Mediamente, la presenza numerica dei maschi è risultata superiore del 30% rispetto ai dati raccolti durante il censimento estivo. Un’esperienza questa dei censimenti sugli harem che diventerà prassi da consolidare nei prossimi anni. Per quanto riguarda il cervo invece, la normativa, pur se non particolarmente complessa, merita un approfondimento e una divulgazione da parte dei Responsabili di Settore, per far conoscere al meglio gli obiettivi dell’indagine, attraverso un metodo che, ancora sconosciuto ai più, rischia di naufragare nella sua esecuzione proprio per le resistenze dei cacciatori all’introduzione di metodi “innovativi” che l’evoluzione dei criteri di gestione pretende. L’Istituto, in poche parole, stabilisce che nei territori considerati “utili alla specie”, dove le percentuali di bosco sono superiori al 50% del territorio stesso, il censimento al cervo e al capriolo per rispondere ai requisiti di attendibilità debba essere eseguito nel bosco stesso. Mentre per quanto riguarda il capriolo, il territorio utile alla specie usufruisce di spazi aperti anche di modeste dimensioni, questo utilizzo delle superfici nel nostro Comprensorio, riconduce lo spazio utile per il capriolo con territorio coperto dal bosco, nei parametri inferiori alla percentuale di riferimento stabilita all’Istituto, (50%) condizione questa che ci consente di proseguire con i metodi di lavoro tradizionali, dove l’importanza del censimento riguarda quasi esclusivamente le dimensioni degli spazi censiti. Il censimento al cervo invece, per soddisfare il requisito di affidabilità, da quest’anno dovrà essere svolto su parcelle di territorio completamente coperte dalla vegetazione. Il problema, se mai esiste, deve essere risolto dalla Commissione attraverso l’individuazione dei territori da censire, spazi che rispondano ai requisiti contenuti nel documento di programmazione, quali ad esempio la costituzione arborea del bosco, che necessariamente dovrà permettere l’avvistamento degli animali che vi stazionano, a distanza tale da non provocare in essi allarmi o rifiuto alla mobilità. In parole povere… le abetaie che costituiscono la parte più importante nella zona nord del Comprensorio risultano poco idonee… Le parcelle di bosco censibile, nella misura del 10% dell’intera superficie utile alla specie, percentuale questa da individuare in ogni singolo settore, dovranno avere un’estensione tendenzialmente compresa tra i 15 e i 25 ettari, possibilmente con confini naturali, ben identificabili sulla cartografia, e in numero tale, ovviamente dove possibile, da permettere la scelta casuale delle porzioni da censire. Una sorta di sorteggio delle aree individuate. Non mi dilungo nell’evidenziare che ogni parcella, per poter assolvere al meglio la propria funzione, dovrà offrire punti di avvistamento facilmente raggiungibili e in posizione vantaggiosa rispetto all’area da censire. I dati raccolti, vagliati in collaborazione con il Tecnico faunistico e la Polizia Provinciale, verranno poi utilizzati come base di calcolo per la definizione dei piani di prelievo. È un progetto nuovo questo che, almeno nelle fasi iniziali, terrà comunque in considerazione i risultati storici dei censimenti effettuati nelle passate stagioni. È un progetto importante e, come sempre, l’impegno dei nostri cacciatori renderà affidabile il risultato. Altro tema di sicuro interesse riguarda la Mostra annuale dei Trofei. Nel corso dell’ultimo anno è nata una sezione UNCZA che abbraccia un po’ tutta la provincia di Bergamo. In alcuni ambienti, si obietta che questo sodalizio era già presente nella nostra Provincia, lo dimostra lo svolgimento dell’Assemblea Annuale svolta a Piazzatorre in occasione del 30esimo anniversario della fondazione. In quella storica occasione, magistralmente condotta dall’indimenticabile Natale Mismetti, sono state presentate alcune linee guida riguardo la gestione che hanno trovato numerosi estimatori e che ancora oggi mantengono la loro validità. Dalla scomparsa dell’amico Natale però tutto quanto, piano piano, si è spento, nessuno di noi, forse nel timore di non saper eguagliare la bravura di chi ci aveva condotto per tanto tempo, ha preso in mano le “redini” per traghettarci nel terzo millennio. Molti di noi hanno comunque mantenuto l’iscrizione attraverso il tesseramento direttamente alla sede centrale o affiliati in sedi minori. Quest’anno, con il primo anniversario del nuovo Gruppo, si è proposto ai Comitati di Gestione dei Comprensori Alpini e al Direttivo ATC, non ancora zona Alpi ma comunque con un’impostazione di massima della gestione che ricalca nelle linee guida quelle Alpine, di allestire una Rassegna dei Trofei a carattere Provinciale. L’idea è piaciuta alla nostra Commissione che ha ottenuto l’approvazione del Comitato. Ci auguriamo che, come sempre, il nostro lavoro nell’allestimento e nella valorizzazione attraverso una significativa partecipazione, riconfermi al nostro Comprensorio quelle simpatie che si è meritato nel corso degli anni. A presto, vi aspetto numerosi come sempre “Waidmannsheil” Il Presidente Luigi Capitanio PIANO DI PRELIEVO PRELEVATO % CAMOSCIO 442 425 96 CAPRIOLO 206 181 88 16 13 80 CERVO 13 Commissioni Commissione Capanno Si comunica ai capannisti la nomina del nuovo presidente della Commissione Capanni a seguito delle dimissioni per motivi personali del sig. Balestra Alessandro Raffaele, a cui va il ringraziamento per l’operato svolto. La commissione ha eletto all’unanimità nuovo presidente il sig. Milesi Maurizio, cui vanno gli auguri per un proficuo lavoro. Siamo giunti al termine della stagione venatoria dell’anno 2011, già con il pensiero alla prossima stagione e sempre con tanta voglia di continuare le nostre tradizioni tramandate negli anni. Una stagione tutto sommato positiva, con buon passo migratorio delle specie dei tordi e dei merli, minor soddisfazione per sasselli e cesene, che da alcuni anni non vogliono darci molte soddisfazioni. Il passo delle specie in deroga è stato discreto, variate le catture da zone a zone e senza una certa continuità. Il tutto è stato condizionato positivamente da un meteo che ci ha concesso molte giornate di caccia, con temperature gradevoli nelle mattinate e caldo nei pomeriggi. Purtroppo anche quest’anno abbiamo dovuto subire dalla Provincia uno stop cauzionale dei roccoli di 10 giornate, che ha pregiudicato una buona cattura e distribuzione di sasselli e delle prime cesene. Fortunatamente i roccoli sono stati riaperti, ma il danno ormai era fatto, questo comunque non fa presagire bene per la prossima stagione. Le catture dei roccoli hanno permesso la distribuzione di n° 2186 presicci, così distribuiti: tordi bottacci 1152, merli 396, tordi sasselli 318, cesene 311. Anche quest’anno sono stati distribuiti merli maschi e fem- mine, rispettando la decisione della assemblea dei capannisti (09.05.2011). A proposito della distribuzione, si ringraziano tutti coloro che hanno aiutato i responsabili nelle giornate con alto numero di presicci da distribuire. Sicuramente si potrà migliorare ancora il sistema di distribuzione, e per questo la Commissione si sta impegnando. Rimane aperto l’annoso problema delle zone ZPS: come ben saprete si spera che il nuovo presidente del parco voglia continuare con l’impegno lasciato da Grassi a riparametrare alcune zone soggette a vincolo. Resta inteso che anche le Associazioni venatorie dovranno impegnarsi con forza perché ciò avvenga. Vogliamo ricordare che i decreti vigenti sono sempre troppo rigidi, e i cacciatori si aspettano modifiche sostanziali. Rileviamo che purtroppo abbiamo un peso politico scarso; ognuno tragga le proprie conclusioni. L’ultima trovata fresca fresca della Provincia riguarda la georeferenziazione degli appostamenti fissi di caccia, che obbliga i titolari ad onerosi impegni per soddisfare le richieste (coordinate satellitari). Speriamo che dello spinoso argomento se ne occupi qualcuno; soprattutto chi ci deve tutelare. Sabato 1 settembre sono state distribuite ai capannisti 500 piante di Sorbo; c’è stata una grande adesione. Il progetto fa parte dell’attività di miglioramento ambientale, e si ripeterà anche quest’anno. Infine si ricorda ai soci capannisti che la commissione si ritrova il primo giovedì di ogni mese, in occasione vengono discussi eventuali reclami relativi alla distribuzione presicci e proposte. Vogliamo pertanto invitare i cacciatori a segnalare per scritto al Comprensorio eventuali problemi. Il Presidente Maurizio Milesi 14 Commissioni Commissione Lepre Il resoconto della Stagione Venatoria 2011 indica una buona e distribuita presenza sul territorio di lepri con il raggiungimento del piano di abbattimento in data 9 novembre, tre settimane prima della conclusione naturale della caccia alla lepre. I capi abbattuti sono 127 di cui 11 con auricolare ( pari al 8,7 % delle lepri abbattute), ricordando che nell’anno passato sono state lanciate sul territorio 121 lepri di ambientamento provenienti dall’azienda Agricola Caterina di Albosaggia (SO), 16 Lepri di cattura fornite dalla Provincia di Bergamo provenienti dall’Ungheria “Azienda RAINA” e 13 Lepri ambientate dai nostri recinti “lanci primaverili”. Sono stati raccolti N. 13 campioni di sangue, ed una lepre ritrovata prima dell’inizio della attività Venatoria, di cui N. 3 capi con auricolare da fare analizzare, dei quali non sono ancora stati ultimati i risultati. Oltre ai capi lanciati dal Comprensorio sono state distribuite n. 30 lepri di cattura dell’Ungheria da lanciare come prima scelta in ZRC, Oasi di protezione, seconda scelta territorio di caccia programmato vocazionale alla specie e comunque in territori dove in quel periodo era chiusa la caccia. Sono state liberate nei seguenti luoghi: IN OASI DI PROTEZIONE E RISERVE N. 4 Valleve • Fontanì N. 2 Mezzoldo • Monte Nuovo N. 2 Roncobello • Baite di Mezzeno N. 2 Foppolo • Valgussera N. 2 Carona • Carisole N. 2 Oltre il colle • Val Vedra N. 2 Cusio • Monte Cucco ZONA ZPS N. 4 Taleggio • N. 2 Oltre il Colle • N. 2 Ornica STATISTICHE SULLE LEPRI ABBATTUTE CON AURICOLARE DURANTE LA STAGIONE VENATORIA 2011: N. 7 lanciate nel dicembre 2010 di provenienza Az. Agricola Caterina (Ambientamento); N. 2 lanciate nel dicembre 2009 di provenienza Az. Agricola Caterina (Ambientamento); N. 1 lanciate nel dicembre 2010 di provenienza Ungheria “RAINA” (cattura); N. 1 di provenienza ATC PREALPINO della quale non si hanno dati di provenienza; CACCIA PROGRAMMATA E VOCAZIONALE N. 2 Valtorta • N. 2 Camerata Cornello • N. 2 Serina I LANCI NELLA STAGIONE VENATORIA 2011-2012 SONO STATI IMPOSTATI DIVERSAMENTE: - N. 90 lepri di ambientamento da lanciare in inverno (Dicembre). - N. 45 lepri di ambientamento da lanciare in primavera (Maggio-Giugno). In questo caso alcuni Comuni, soprattutto dell’alta valle, non hanno ricevuto lepri a Dicembre o le hanno ricevute in numero minore, ma le riceveranno nel mese di maggio-giugno. TOTALE 11 15 Commissioni ABBATTIMENTI-LANCI DEGLI ULTIMI TRE ANNI: COMUNE ABBATTIMENTI 2009 LANCI INVERNALI 2009 ABBATTIMENTI 2010 LANCI INVERNALI 2010 LANCI CATTURA PROVINCIA 2010 ABBATTIMENTI 2011 LANCI INVERNALI 2011 LANCI CATTURA PROVINCIA 2011 LANCI PRIMAVERILI 2012 AVERARA 7 4 4 4 2 2 4 BRANZI 0 0 0 0 0 0 0 CAMERATA 0 4 1 4 9 4 CARONA 3 4 2 4 4 0 2 2 4 CASSIGLIO 0 0 0 0 0 0 0 CORNALBA 6 6 8 7 6 6 0 CUSIO 3 6 7 6 DOSSENA 5 8 8 8 FOPPOLO 4 6 2 6 ISOLA DI FONDRA 0 0 0 0 2 2 8 6 7 8 4 0 0 0 LENNA 0 0 0 0 0 0 MEZZOLDO 6 4 8 4 2 2 2 0 0 2 6 0 0 2 2 MOIO DE CALVI 1 2 0 2 0 0 0 OLMO AL BREMBO 1 2 2 2 2 2 0 OLTRE IL COLLE 12 12 9 10 4 12 8 4 5 ORNICA 5 4 2 4 2 0 2 2 2 PIAZZA BREMBANA 3 0 0 0 0 0 0 PIAZZATORRE 0 6 1 6 0 0 6 PIAZZOLO 0 0 0 0 RONCOBELLO 0 2 3 2 2 0 0 0 0 0 2 4 SANTA BRIGIDA 2 2 3 2 8 4 S. GIOVANNI BIANCO 4 4 4 6 8 6 2 2 SERINA 19 10 18 12 20 12 2 0 TALEGGIO 18 14 12 12 9 12 4 VALNEGRA 0 0 0 0 0 0 4 0 2 0 VALLEVE 5 4 3 4 4 2 4 2 VALTORTA 4 6 9 6 8 4 2 2 30 45 VEDESETA TOTALE 13 10 15 10 121 120 121 121 16 14 10 127 90 2 Quest’anno le lepri lanciate d’ambientamento hanno un auricolare molto piccolo per non essere perso durante l’anno, quindi durante la prossima stagione venatoria si raccomanda di controllare bene il capo abbattuto scrivendo sempre il numero sulla cartolina. REGOLAMENTO ZONA ADDESTRAMENTO CANI DA FERMA E SEGUITA TIPO “B” DENOMINATA “TALEGGIO” ANNO 2012 • L’accesso alla zona addestramento cani è consentita ai soli soci del comprensorio alpino Valle Brembana, i quali sono in possesso del regolare permesso personale non cedibile • Il permesso deve essere esibito ad ogni richiesta del personale di vigilanza o incaricati dall’ ente gestore (milesi pietro). i trasgessori saranno puniti dalle disposizione di legge vigenti. • La zona rimane chiusa il martedì • I cani fuori dal perimetro della zona devono essere condotti al guinzaglio • L’interessato solleva l’ente gestore da ogni responsabilità per danni che possano da lui o dai suoi cani venire arrecati a terzi, o subiti durante l’attività di addestramento • Con il ritiro del permesso l’addestratore si impegna a rispettare il seguente regolamento • In caso di cattive condizioni atmosferiche o per altra ragione, la quota versata non è rimborsabile ed il turno non è recuperabile. 16 CANI DA SEGUITA • ORARIO DI ACCESSO: dalle 6.30 alle 12.00 • Ogni conduttore può accedere massimo con 4 cani • Non sono ammessi altri cani al seguito guinzagliati (vengono ammessi 8 cani per turno) CANI DA FERMA • ORARIO DI ACCESSO: dalle 6.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 20.00. • Ogni conduttore può accedere massimo con 2 cani • Non sono ammessi altri cani al seguito guinzagliati (vengono ammessi 6 cani per turno) LA QUOTA DI ACCESSO È DI EURO 3 PER 1 CANE • Non è possibile prenotare più di un turno nella stessa settimana. I PERMESSI SONO DISPONIBILI PRESSO: TRATTORIA DELL’ARLECCHINO Via Roncaglia • San Giovanni Bianco (BG) Tel. 0345 41198 Chiuso il sabato MILESI PIETRO Sottochiesa • Taleggio • Tel. 347 4984068 Visto il resoconto dettagliato dell’articolo, quest’anno l’assemblea dei segugisti non verrà effettuata, per informazioni, proposte e o incontri scrivere una mail all’indirizzo: [email protected] o lasciare una nota in sede indirizzata alla commissione lepre. Il Presidente Stefano Bianchi 17 Articoli Progetti di miglioramento ambientale Alessandro Balestra Presidente Comprensorio È fuori dubbio che, a fronte di una situazione ambientale montana di continuo abbandono delle cure tradizionali, l’habitat tipico delle specie alpine si va modificando, e ogni modifica, specialmente quando è veloce e interessa ampi spazi e porzioni del territorio, influisce negativamente sulle specie, non in grado di affrontare questi stress. Nostro dovere è dunque quello di conoscere queste criticità, di valutarne la portata e di intervenire, così come la direttiva habita, consente e suggerisce, per rendere meno impattante questa situazione. Vediamo, in sintesi, come è stato i postato e valutato il problema nel territorio montano trentino, riportando l’analisi illustrata dal dott.. Alessandro Brugnoli, ora nostro consulente per la stesura dei protocolli d’intesa con l’ISPRA per la tipica alpina, nel convegno tenutosi a Gromo, organizzato dal Circolo UNCZA bergamasco lo scorso anno, il 5 ferraio 2011, al quale sono seguiti prese di coscienza del problema e progetti di intervento a livello provinciale, per coinvolgere tutti i comprensori alpini bergamaschi. SINTESI DELLE PROBLEMATICHE • Nella fascia montana e subalpina delle Alpi risultano più evidenti le conseguenze delle dinamiche vegetazionali connesse con l’abbandono delle tradizionali pratiche agro-silvo-pastorali. • Questo processo, iniziato nella seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso, ha determinato una rapida evoluzione degli habitat (per quanto riguarda in particolare la loro recettività per la fauna selvatica), causata soprattutto dalla crescita incontrollata di arbusti e cespugli. 18 • In Trentino alpi e pascoli rappresentano oggi il 17% della superficie provinciale complessiva (107.955 ha su 620.668 ha, Miori & Sottovia 2005: dati aggiornati al 31.12.2003); nella Carta Forestale, riferita al 1968-77, la superficie pascoliva ammontava a 154.666 ha, pari al 25% dell’intera superficie provinciale. • In un primo tempo l’insediamento di questo tipo di vegetazione ha creato habitat favorevoli all’espansione del Fagiano di monte, come anche di alcuni Ungulati, determinando contemporaneamente una riduzione di quelli adatti a Coturnice, Lepre variabile e Lepre comune. • Le conseguenze negative a medio-lungo termine dell’espansione della copertura arboreo-arbustiva al suolo negli habitat riproduttivi del Fagiano di monte sono collegate alla diminuzione dell’offerta trofica di artropodi per i pulli nelle primissime settimane di vita, periodo nel quale la loro dieta è esclusivamente di origine animale. Le modalità di intervento - 1 • a gestione attiva degli habitat frequentati dalla specie interessa principalmente le zone di alimentazione, spesso coincidenti con quelle di allevamento piccoli, e solo secondariamente i siti idonei ad ospitare arene di canto e le zone di svernamento. • Gli ambienti interessati sono stati: • i rodoreti (ambienti a rododendri, spesso associati a mirtillo e ginepro nano): con triturazione mediante un apparecchio trituratore rotante a coltelli montato su un piccolo trattore a ruote o cingoli e spargimento in loco del materiale organico, oppure taglio con falciatrici rotanti o decespugliatori a mano con accatastamento del materiale; • le alnete (ambiente a ontano verde, pianta pioniera di ambienti umidi dei versanti a nord): con triturazione con trituratori o pala meccanica cingolata o “ragno”, taglio alla ceppaia; accatastamento del materiale in cumuli, taglio e accatastamento come sopra; • le mughete (ambiente a pino mugo): con trattamento di taglio alla base con allestimento di cataste o trasporto del materiale. • Nel caso dei siti di alimentazione si tratta di conservare, migliorare e/o ricreare il mosaico ambientale più adatto alle esigenze ecologiche della specie. L’obiettivo deve mirare ad una distribuzione ed una struttura della vegetazione così formata: 20-30% da cespugli alti e densi, 20-30% da arbusti di piccole dimensioni (20-50 cm) e la parte restante - 40-60% - da pascoli più o meno intensamente utilizzati e/o da prati sottoposti a periodico sfalcio. Le modalità di intervento - 2 • Gli interventi di decespugliamento eseguiti nella fascia degli arbusti contorti determinano condizioni idonee negli anni immediatamente successivi al taglio all’insediamento di suffrutici (in particolare del genere Vaccinium [mirtilli]) e di piante erbaceee particolarmente appetite dal Fagiano di monte. • Non è opportuno creare zone a forte linearità, ma “sagomare” isole - a contorni irregolari - di habitat ottimale all’interno di un ambiente ormai troppo chiuso, intervenendo in conche e dossi. • La radura viene riconquistata progressivamente in circa 12-15 anni e, prima che esaurisca la sua funzione, si dovrebbe provvedere ad aprire un altro varco nella distesa compatta di Ontano verde o Pino mugo o Rododendro. • Alcuni Autori consigliano l’esecuzione di interventi anche di superficie minore - compresa tra i 1000 ed i 2500 m² -, ma diffusi. Le due azioni sono complementari, nel senso che la prima tipologia è destinata agli interventi negli arbusteti alti e chiusi, mentre la seconda riguarda prevalentemente gli arbusteti bassi dove siano ancora presenti delle discontinuità nel manto arbustivo. • Le lavorazioni andrebbero eseguite verso la fine di agosto per non disturbare lo sviluppo dei pulli. Vanno inoltre evitati interventi generalizzati su tutto il territorio idoneo alla specie. La durata di un ciclo di interventi dovrebbe non essere inferiore ai 3 anni, con previsione di intervenire, seppur con interventi puntuali, su circa il 10% dell’areale potenziale della specie. Piano di sviluppo rurale • Con il primo PSR è stato possibile finanziare - sulla misura sopraindicata - 165 domande alle quali è stato concesso un contributo variabile dall’80 al 100% della spesa ammessa. • Una delle conclusioni della fase attuativa del primo PSR: necessità di garantire un coordinamento a livello sovracomunale nella realizzazione di questo tipo di interventi, aspetto al quale dovrà essere assicurata adeguata attenzione nel prossimo futuro da parte di tutte le componenti interessate. • Con il nuovo PSR 2007 - 2013 è stata rinnovata la possibilità di utilizzare fondi comunitari per la realizzazione di interventi di miglioramento ambientale quali il ripristino di habitat ai fini faunistici ed il ripristino di pascoli o di ambienti di particolare interesse paesaggistico e naturalistico. Possono beneficiare del contributo i proprietari forestali, le loro associazioni e i titolari della gestione in base ad un contratto di affitto. La percentuale di contributo è variabile dall’80 al 100% della spesa ammessa. Fatte nostre queste analisi e considerazioni generali,che necessitano di progetti distinti per il Gallo e la Coturnice, e diversi da zona a zona, a seconda che le problematiche interessino mugheti oppure ontaneti, o pascoli abbandonati, non ci resta che operare con una visione ampia. Va considerato che sono possibili, nel tempo, anche altri tipi di intervento collaterali e complementari che interesserebbero miglioramenti ambientali per le specie capriolo e lepre, anch’esse meritorie di grande attenzione, e per le quali merita sicuramente che si faccia una specifica programmazione. I progetti che sono in cantiere e andremo a concretizzare sono per ora specifici per il Gallo e la Coturnice, le specie che più soffrono di queste modifiche ambientali negative. Nel nostro C.A. sono già state valutate almeno cinque zone ad alto interesse (2 in Val Serina, 1 in Valtaleggio, 1 in Val Carisole ed 1 al Prato Gervasio di Torcola) per le quali sono già pronti i progetti, ma dove, ahinoi, mancano ancora i finanziamenti. Non solo, ma vogliamo ribadire che noi si era pronti per iniziare già lo scorso anno, ma poi, con il pasticcio della chiusura della Tipica, l’Assessore Cottini ci ha chiesto di far rientrare i nostri progetti di miglioramento ambientale all’interno di un accordo Provinciale in collaborazione con ERSAF regionale. Noi ovviamente siamo stati subito d’accordo, per non sprecare le poche risorse a nostra disposizione… basta però che dai progetti si passi ai fatti entro il 2012! 19 il Capriolo ma lo conosciamo? Dr. Claudio Cesaris Si è parlato e scritto molto del capriolo, decine di convegni e decine di libri su questo meraviglioso ungulato. Libri sulla biologia, sulle tecniche di caccia, sulle dinamiche delle sue popolazioni, sulla sua gestione. Testi che analizzano tutto di questo piccolo cervide, tutto, ma non abbastanza a quanto pare. Non abbastanza perché ogni volta ci sorprende, ci stupisce, ci lascia sconcertati quando, convinti di aver capito tutto della dinamica delle sue popolazioni e di aver trovato la ricetta esatta per gestirlo nel migliore dei modi, ecco che improvvisamente le sue consistenze crollano. Ci diciamo che le cause sono tante, che ci sono più ragioni perché improvvisamente quasi scompaia. Diamo la colpa ai cambiamenti dell’ambiente, ad una pressione venatoria non compatibile, al bracconaggio, al traffico sulle strade, alle malattie, ma alla fine niente di tutto questo ci convince appieno. Perché? Forse la risposta è più semplice di quello che pensiamo: è perché lo conosciamo molto poco. Non comprendiamo appieno le moltissime variabili che molto probabilmente intervengono sulla sua vita, non riusciamo a dare il giusto peso e il giusto ordine a quei fattori, innumerevoli, che condizionano il suo vivere quotidiano, il suo riprodursi, il suo crescere. Nei miei anni di lavoro ho studiato il capriolo un poco ovunque, dall’Appennino Emiliano-Romagnolo a quello Pavese, dalle Alpi alle Prealpi Lombarde fino al Carso Friulano, situazioni tutte differenti sia per ambienti sia per 20 impatto, per esempio delle attività umane, ma sempre il capriolo mi ha stupito, esaltato, coinvolto per la sua capacità di adattamento nel trovare il giusto equilibrio con tutte quelle “forze” negative o positive con cui doveva interagire. Ma questa sua capacità estrema lo porta inconsapevolmente, nel rispetto delle sole leggi della natura, a modificare le sue densità senza che noi capiamo perché ciò sia successo. Abbiamo fatto passi da gigante nella conoscenza, ma ancora adesso restiamo spiazzati quando tutti i nostri sforzi sembrano essere vani. Mi ricordo di aver letto un articolo scientifico sul capriolo in cui l’autore affermava, parlando di questa specie, che gli effetti delle modificazioni ambientali, quelle che spesso noi non riusciamo nemmeno a rilevare, si manifestano in modo per noi visibilmente concreto sulle popolazioni di capriolo dopo 4-6 anni. Tardi per porvi un qualsiasi rimedio. Forse è questa la ragione per cui non riusciamo a “leggere” quello che succede oppure è il nostro capriolo che riesce a leggerlo molto prima di noi? E’ questa la capacità intrinseca delle specie animali? Leggere subito o quasi in anticipo quelle che sono le modificazioni per loro negative (o positive)? Ma a questo punto noi cosa possiamo fare? Sicuramente non conosciamo appieno i meccanismi che governano le popolazioni e quindi oltre a dover approfondire gli studi mirati (e estremamente complessi) sulle singole specie dobbiamo cercare di evidenziare le criticità (ambientali o di impatto dell’attività umana) e porvi rimedio cercando un equilibrio. Da cacciatori, ma soprattutto da fruitori di un bene comune, dobbiamo svolgere al meglio i compiti che ci competono, come partecipanti, interessati, alla gestione faunistica. Non sono molte le cose che dobbiamo fare, ma occorre farle bene, molto bene. Lasciamo ai tecnici la scelta delle metodologie più opportune per censire, è il loro lavoro. C’è chi fa l’impiegato, chi l’imprenditore, chi l’operaio, chi il manovale e chi fa il tecnico faunistico. A ognuno il suo lavoro e nessuno deve cercare di fare il lavoro dell’altro perché non ne ha le competenze. Si può e ci si deve confrontare, ma mai pensare di poter sostituirsi al professionista che fa il suo lavoro. Il tecnico faunistico di certo non cercherà mai di fare l’idraulico professionista, che l’idraulico non faccia il tecnico faunistico. Nessuno dei due ha le competenze per fare il lavoro dell’altro. I censimenti sono l’unico mezzo che abbiamo per sapere cosa c’è nel nostro territorio e soprattutto ci forniscono informazioni circa l’andamento della popolazione. Occorre essere precisi, professionali e soprattutto onesti nel compilare le schede perché da questi dati, direi quasi solamente da questi dati, deriva la nostra immediata conoscenza dello stato della popolazione. Il compiere un censimento in modo superficiale o peggio ancora scrivere numeri a casaccio o volutamente modificati sulle schede porta ad un grave errore di lettura di quello che sta succedendo e viste le difficoltà che già abbiamo nella conoscenza del capriolo, come di altri animali, non complichiamoci la vita, non rendiamo vani gli sforzi che si stanno facendo. I piani di prelievo vengono stilati sulla base dei dati che emergono dalle schede. Pensiamoci bene quando scriviamo sulla scheda, ne deriva la possibilità di continuare a vedere il piccolo “folletto rosso” nelle nostre valli. 21 Inverno….. tempo da Lupi? Luigi Capitanio Abbiamo appena lasciato la sala del convegno UNCZA in quel di Vicenza e ci stiamo dirigendo in auto a tutta birra verso Caorle. Una cena programmata da tempo con gli amici cacciatori del centro Italia ci permette di trascorrere alcune ore discutendo sull’interpretazione che ognuno di noi ha dato ai contenuti del convegno. Concordiamo su ciò che è stato detto dai relatori in merito alla funzione del cacciatore nell’ambito della tutela della selvaggina e degli ambienti che la ospitano; ognuno di noi ovviamente nell’ottica e in funzione delle diverse provenienze territoriali o dei diversi metodi di gestione che le normative Regionali impongono. Sotto questo aspetto il convegno, attraverso i suoi relatori, ha riconfermato le linee di pensiero che contraddistinguono l’operare dei cacciatori così detti di “selezione”, riportando d’attualità il concetto che questa forma di caccia aiuta la crescita culturale del cacciatore più che il pretendere un miglioramento della qualità delle popolazioni di ungulati attraverso un prelievo mirato che, inutile negarlo, sono condizioni molto influenzate da regole imposte dalla natura che in buona misura sfuggono ancora alla comprensione umana. La discussione si sposta poi inevitabilmente verso ciò che abitualmente si intende per tutela di salvaguardia, come il foraggiamento invernale ad esempio, tema più che mai d’attualità vista la stagione invernale caratterizzata dall’abbondanza di nevicate che hanno colpito alcune regioni dell’Italia Centrale. Inutile sottolineare che sono ormai in molti a sostenere che le strettoie alimentari a cui sono sottoposti gli ungulati durante la cattiva stagione, dovrebbero permettere la sopravvivenza solo degli individui nelle migliori condizione fisiche, condizione questa che riconduce alla filosofia della conservazione delle specie in condizioni di assoluta “naturalità”. E’ una linea di pensiero questa che si dovrebbe condividere 22 in pieno, almeno da quella parte di cacciatori che si considerano “puristi”. Appare ovvio tuttavia che questo modo di intendere la gestione si scontra frontalmente con gli interessi del mondo venatorio che…. e in buona sostanza noi cacciatori siamo costretti a sostenerlo…., attribuisce grande importanza agli interessi che il capitale selvaggina matura ogni anno, non solo con le nascite, ma anche attraverso la sopravvivenza degli individui adulti e anziani. Non potrebbe essere altrimenti visto il ruolo attuale della caccia nella gestione della fauna. Ma un’attenta analisi di chi è a favore o contrario all’uso del foraggiamento invernale per ridurre la mortalità della fauna, deve tenere in considerazione che le popolazioni selvatiche, nella maggioranza delle situazioni ambientali Italiane, vivono in stretto contatto con l’uomo, in un ambiente idoneo ma particolarmente spezzettato, dove lo sfruttamento legato alle attività umane legittima e autorizza il mondo venatorio alla ricerca di alcune soluzioni proprio per mantenere le popolazioni selvatiche in un trend di crescita positivo, migliorando le condizioni di vita attraverso l’utilizzo artificiale dell’alimentazione. Il foraggiamento per l’appunto. Per comprendere appieno il grado di sfruttamento del territorio, almeno quello che ci riguarda da vicino, voglio citare il risultato di uno studio commissionato dall’Istituto di Scienze Economiche per il Turismo dell’Università di Monaco nel 1980. Le Alpi, a detta di questa indagine, rappresentano l’area di maggior dimensioni al mondo utilizzata per scopi turistici. Secondo il dott. Degenhardt, nel 1978 non meno di 40 milioni di turisti hanno trascorso le loro vacanze nelle regioni alpine. La stessa indagine ha evidenziato come altri 60 milioni di “turisti domenicali” abbiano trascorso i loro week-end nelle zone montane per giornate sciistiche o dedicate alle escursioni. Sono cifre impressionanti che oltremodo sembrano destinate ad un’ulteriore incremento visto la diffusione di nuove discipline sportive meno praticate in quegli anni, come lo sci alpinismo ad esempio, o l’arrampicata sportiva, il mountain bike e il parapendio. Se prendiamo in considerazione anche solo lo scialpinismo, uno degli sport che non prevede l’utilizzo di infrastrutture e maggiormente diffuso sulle nostre montagne, l’istituto di ricerca C.I.P.R.A stima in almeno 50.000 il numero dei praticanti sulle alpi Italiane. Pur riconoscendo agli appassionati di questa attività un moderato impatto sull’ambiente frequentato, in quanto, normalmente, le fatiche della salita che durano spesso parecchie ore riducono la possibilità di effettuare più di una discesa verso valle, va comunque sottolineato invece come l’utilizzo di questa tecnica consenta di arrivare ovunque, quindi anche in località rimaste indisturbate e spesso scelte dalla fauna proprio per questo e pertanto utilizzate come zona di svernamento. In ambiente montano l’inverno rappresenta per la fauna selvatica un momento particolarmente difficile da superare, sia per quanto riguardano le temperature o le abbondanti nevicate che riducono la capacità di spostamento alla ricerca di cibo, sia per quanto riguarda la carenza di alimenti idonei sotto l’aspetto energetico. La natura ha fornito però gli strumenti indispensabili per superare questi momenti difficili ad alcuni selvatici, sopratutto attraverso la capacità di aumentare il proprio peso con l’accantonamento di abbondanti riserve di grasso, accumuli di energia distribuiti in diverse parti del corpo. Camosci, stambecchi, ma anche galli forcelli, possono così contare su riserve energetiche che vengono utilizzate nei momenti più difficili, in attesa di ritrovare sostentamento con alimenti idonei; questo sistema funziona in modo perfetto….. a condizione però che gli animali possano nel frattempo godere della massima tranquillità, in cui le riserve di grasso possano essere centellinate nel lungo periodo invernale. Alcune specie animali, probabilmente, non sono state ancora favorite dall’evoluzione, intesa questa come capacità di accumulare grandi riserve energetiche, al punto da risultare attualmente incapaci di immagazzinare notevoli quantità di grasso, questa prerogativa, che si potrebbe ipotizzare comune alle specie che vivono in ambienti difficili come la montagna, sembra però non interessare tutti gli animali “tipicamente alpini”; si veda ad esempio la pernice bianca, vero fossile vivente dell’era glaciale, la quale riesce ad immagazzinare solo piccolissime riserve di grasso, in grado di garantire a malapena 2 o 3 giorni di autonomia e che, per non morire di fame, si vede costretta a riempire il gozzo almeno una volta giorno; peggio ancora le popolazioni di capriolo, animale non prettamente alpino che, pur adattando il proprio metabolismo attraverso un complicato sistema di riduzione della “bilancia energetica”, paga spesso un tributo alla mortalità invernale molto elevato, indipendentemente dal disturbo antropico esercitato sull’ambiente. Mentre per alcune specie di uccelli non esistono ancora tecniche collaudate di foraggiamento, per gli ungulati le esperienze acquisite nel corso degli anni offrono buone possibilità di successo e, in situazioni di innevamento particolarmente abbondante come quello registrato in alcune zone appenniniche durante questo inverno, la pratica del foraggiamento diventa forse l’unico strumento a disposizione del cacciatore per la conservazione della fauna. 23 Stagione venatoria 2011 Resoconto e considerazioni sui prelievi per indagini sanitarie Dott.ssa Alessandra Gaffuri Come nella precedenti stagioni venatorie, anche in quella del 2011 i cacciatori del Comprensorio hanno collaborato nella raccolta del materiale utile per la realizzazione del piano di monitoraggio sanitario in atto nella nostra provincia. Il materiale è pervenuto in Istituto in tempi accettabili rispetto al momento del prelievo, rendendo la quasi totalità dei campioni idonei per le analisi. Unitamente ai prelievi sono state consegnate le schede di rilievo biometrico, permettendo di identificare con maggior precisione il campione e di avere subito informazioni sull’animale corrispondente. Nei camosci sono stati effettuati dei prelievi in modo appropriato da animali che presentavano sintomatologie o lesioni particolari, come ad esempio tamponi congiuntivali da animali con lesioni oculari ( n° 555 e n° 862) o arti con lesioni crostose per sospetto estima contagioso (n° 583). Sono anche stati individuati animali con problemi respiratori (n° 770 e n° 800) e di questi sono stati conferiti i polmoni per la analisi del caso, che tra l’altro stanno evidenziando la presenza di un virus specifico del camoscio già isolato l’anno scorso da polmoni con polmoniti. Da un capriolo (n° 148) è stato prelevato del materiale purulento probabilmente rinvenuto in cavità toracica che, pur essendo arrivato in laboratorio senza molte indicazioni, è stato comunque analizzato. Non è stato 24 invece possibile effettuare analisi sul materiale fecale, trovato su delle foglie e proveniente da un cervo con evidenti problemi enterici, a causa delle scarsa quantità del campione. A fronte di una apprezzabile attenzione nel fare i prelievi, risulta ancora molto evidente lo scostamento del materiale prelevato rispetto a quanto richiesto, come indicato nelle tabelle sottostanti. E’ chiaro come sia difficile riuscire ad avere da un aniSPECIE MATERIALE RICHIESTO PER OGNI ANIMALE CAMOSCIO SANGUE MILZA FECI O INTESTINO CAPRIOLO SANGUE MILZA FECI O INTESTINO CERVO SANGUE MILZA FECI O INTESTINO LEPRE SANGUE MILZA O FEGATO SPECIE MATERIALE CONFERITO SANGUE (o fegato per la lepre) MILZA FECI O INTESTINO CAMOSCIO 324 137 2 CAPRIOLO 119 56 4 CERVO 7 2 0 LEPRE 19 2 non previsto male tutto il materiale richiesto; questo problema potrebbe dipendere dalla difficoltà nella raccolta dei campioni o anche da indicazioni date in modo non sufficientemente chiaro. La necessità di avere oltre al sangue anche altro materiale è in funzione degli approfondimenti diagnostici e di ricerca scientifica che servono per conoscere meglio la diffusione di certe malattie nella fauna selvatica. Non ricevere tutto il materiale richiesto vanifica in parte lo sforzo del cacciatore e limita la possibilità di accertamenti analitici. Quest’anno era stato pianificato nel cervo un prelievo specifico di alcuni linfonodi per lo studio della presenza di tubercolosi. Questo piano rientrava in un progetto di ricerca europeo sulla tubercolosi del cervo in cui è coinvolta anche l’Italia con le regioni del Trentino - Alto Adige e della Lombardia. Il progetto prevedeva di analizzare linfonodi di quattro distretti dell’organismo (retrofaringei, perobronchiali, mediastinici e meseraici); visto la difficoltà di individuare i linfonodi, si era chiesto di portare al centro di verifica anche il polmone e un tratto di intestino, ma purtroppo questo piano di prelievo è stato disatteso in quanto sono stati prelevati solo i linfonodi retrofaringei di otto cervi. Questi problemi inducono ad alcune riflessioni, che sono doverose se si vuole cercare di migliorare l’attività di campionamento soprattutto in funzione di esigenze specifiche. Probabilmente la comunicazione diretta con alcune figure coinvolte nei prelievi (preposti ai centri di verifica, accompagnatori o componenti di commissione) permetterebbe di formare in modo più completo dei cacciatori che potrebbero fungere da referenti. Esercitazioni pratiche, proiezioni di fotografie faciliterebbero molto il riconoscimento di organi e di eventuali lesioni. La competenza e la precisione nell’effettuare i prelievi potrebbero essere indispensabili in situazioni epidemiologiche particolari, quali epidemie di malattie che interessano sia gli animali selvatici che i domestici e l’uomo. Il cacciatore è l’osservatore per eccellenza dell’animale a vita libera, sia da vivo che da morto, e il suo ruolo è indispensabile per rilevare qualsiasi situazione anomala all’interno di una popolazione di animali; pertanto la sua formazione anche in materie che sembrano non essere di stretta pertinenza è invece di fondamentale importanza. Il responsabile del laboratorio di diagnostica Dr .ssa Alessandra Gaffuri Lesioni polmonari nel camoscio n. 770 25 Centro distribuzione presicci G.B. Gozzi Per tagliare la testa al toro, come si dice, e per metterci tutti d’accordo facendo cessare una volta per tutte le polemiche e le discussioni, come al solito ci pensano i nostri politici, che come pare evidente, non rinnoveranno le deroghe determinando così la definitiva cessazione dell’ attività dei roccoli, delle catture e quindi del Centro di distribuzione presicci. Così finalmente la smetteremo di litigare per la chiamata non pervenuta, per il tordo morto o per il merlo che non ci interessa! Il nostro Centro di distribuzione presicci, è da sempre un luogo di confronti, di incontri ma soprattutto di scontri…… Sono stati predisposti appositi regolamenti stilati sulle richieste degli stessi cacciatori, (vedi distribuzione merli) si è cercato ogni anno anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, di migliorare il servizio offerto, si è addirittura arrivati ad indire un “ bando di concorso” per dare la possibilità a chiunque, naturalmente cacciatori compresi, di occuparsi della distribuzione tacitando le voci che erano sempre i soliti noti a gestire la distribuzione e il centro di raccolta. Nulla di tutto ciò è servito a cambiare qualcosa; infatti le lamentele continuano, le rimostranze sono all’ordine del giorno, e gli addetti sono rimasti quelli da 18 anni, ma non per loro volontà, semplicemente perché al di là delle lamentele nessuno si è mai preso la briga di prestarsi per questo incarico. Troviamo tutti comodo che vi sia qualcuno che lo fa, e troviamo altrettanto comodo protestare per il minimo contrattempo o inconveniente! D’accordo il carattere e lo stile del responsabile non sono impeccabili, e qualche volta forse un po’ scortesi; ma proviamo anche a considerare il fatto di avere a che fare giornalmente con noi cacciatori…..E non mi si venga a dire che sono pagati! Sono semplicemente rimborsati con un compenso che non arriva a 5 euro lordi all’ora, vuol dire che su quel compenso devono anche pagarci le rispettive trattenute. Non sono e non voglio essere il difensore d’ufficio degli addetti alla distribuzione dei presicci, ma passando alcune giornate presso il centro, forse si capiscono molte cose. Ad esempio il 14 ottobre, è venerdì e sono stato chiamato per ritirare il tordo; mi presento con anticipo prima dell’una e sono tra i primi, perché già ci sono una ventina 26 di cacciatori. Uno dei responsabili mi chiede se per favore gli posso dare una mano, perché sono in arrivo almeno 250 presicci ed è quindi prevedibile un po’ di confusione. Al telefono, per aiutarlo, vi sono già due altri volontari, e anche io naturalmente mi presto a dare una mano, per quel poco che posso fare. Non tutte le giornate sono così, ma per distribuire oltre 250 presicci si devono comporre dai 300 ai 400 numeri telefonici con inevitabili discussioni, spiegazioni e a volte anche qualche insulto. Ora, come in tutte le situazioni particolari, anche questa giornata verrà alla fine archiviata con tutte le sue pecche e le sue vicende più o meno spiacevoli, ed anche le sue piccole soddisfazioni, perché al di là di tutto alla fine quando vi è disponibilità di distribuzione è senz’altro positivo per tutti. La distribuzione quel giorno è finita dopo le 18. Quello che però mi ha maggiormente impressionato, è l’aspetto della comunicazione telefonica. Vi assicuro che è assolutamente incredibile assistere a queste telefonate; la povera Barbara, nonostante la pazienza, ogni tanto si doveva arrabbiare nella concitazione di spiegare, alla moglie o al mal capitato congiunto all’altro capo del telefono, che il titolare doveva venire a ritirare il presiccio. Sembrava parlasse arabo, perché già nell’inoltrare la chiamata e presentandosi come “qui è il centro distribuzione presicci”, sembrava che preannunciasse un accertamento delle tasse. Si percepiva lo stupore attraverso il filo e dopo vari tentativi di persuasione la pazienza abbandonava l’improvvisata centralinista che sbottava perentoria “Sciura, la ga dighe al sò òm che ‘l ga de egnì a ritirà l’osel. Söbet!!!”, tagliando definitivamente la comunicazione. Ma la mia domanda è questa: ma è mai possibile che il famigliare di un cacciatore, dopo 18 anni di distribuzione, non abbia ancora dimestichezza con la terminologia venatoria? Ma anche il cacciatore medesimo non può “allertare” i suoi famigliari per una eventuale chiamata per il ritiro, evitando in tal modo di costringere chi chiama a dover spendere tempo e parole per spiegare cosa è un presiccio alla mal capitata consorte?? Anche in queste piccole cose si vede la collaborazione e si capisce la maturità dei cacciatori, al di là delle proteste, a volte sicuramente giustificate, ma spesso pretestuose e gratuite. Al poligono di tiro Martino Bianchi Marzoli Finalmente un poligono in valle a disposizione di tutti i cacciatori. L’abbiamo chiesto ed aspettato per anni. Si tratta di una risorsa molto importante da utilizzare per migliorare le nostre capacità e conoscere meglio la nostra arma, oltre che un’occasione unica per coloro che vogliono cimentarsi con la ricarica. Buona parte dei cacciatori a palla frequenta il poligono giusto per tarare un’arma nuova. Molti nemmeno per quello, accontentandosi della taratura fatta dall’armiere. La scusa più comune è che “una volta tarata, l’arma è tarata per sempre”. Questo è un errore molto grave. Per vari motivi può accadere che le armi non rispettino la taratura da un anno all’altro. Alcune volte la causa risiede in colpi accidentali ricevuti dall’arma di cui il tiratore non si è accorto. Altre volte invece la causa è dovuta ad una proprietà tipica dei metalli per cui, se sottoposti a pressioni costanti per lungo tempo, cedono e si deformano. Se ad esempio nella rastrelliera si lascia l’arma con l’ottica appoggiata per lungo tempo, il metallo può deformarsi e mantenere la nuova posizione in memoria anche se si parla di piccolissime unità. Nulla di grave se non fosse che quei decimi o micron di spostamento possono incidere sulla taratura dell’arma, e a 200 metri possono essere centimetri. Basta provare a sparare al poligono al medesimo bersaglio dell’anno precedente. Vedrete con i vostri occhi la differenza. Frequentare il poligono non serve solo a tarare l’arma, ma anche a migliorare le capacità e le competenze del cacciatore. Sparare tanti colpi vuole dire assumere la sensibilità dell’arma, “sentire” la pressione del grilletto. Quest’ultimo fattore è essenziale nel tiro a lunga distanza. Quando si lascia la carabina per mesi nella rastrelliera, ci vuole un po’ di pratica per riprendere quella confidenza necessaria per esercitare l’attività di caccia con tranquillità e sicurezza. La fucilata non va schiacciata sul grilletto, bensì deve “essere lasciata andare”, significa che il grilletto non va tirato, come sottolineava Sergio Facchini nella rubrica dedicata alle armi della nostra rivista, bensì premuto con delicatezza, quasi accarezzato, esercitando una pressione progressiva, piano piano, fino a quando la fucilata parte da sola. Altrimenti si “strappa”, cioè si sposta il tiro, con grande probabilità di ferire l’animale, fino talvolta a sbagliarlo, che sarebbe comunque, in quest’ultimo caso, il male minore per lui. Si tratta di un esercizio su cui mantenere un certo allenamento, come per chi suona uno strumento musicale. Per fare ciò bisogna conoscere bene il grilletto della propria arma e le caratteristiche dello scatto. Sapere quale è la pressione che aziona il pre-scatto, quando si sta forzando lo scatto, quando scatta e quale è il collasso di scatto. Come se non bastasse c’è poi l’ottica. Tante volte si vedono cacciatori con un bel sopracciglio tagliato sulla fronte da una scarabinata, per aver avvicinato troppo la faccia. Avere dimestichezza con l’arma è anche questo. Sicurezza! Soprattutto in montagna, quando si spara dal basso verso l’alto, l’ottica si avvicina pericolosamente all’arcata sopraccigliare, per cui si rischia la zuccata col rinculo. Da un anno all’altro tutti noi ingrassiamo o dimagriamo, quindi l’appoggio sulla guancia non è mai lo stesso nelle varie stagioni. Anche 27 Rosata per caccia buona: buona rosata @100mt, da caccia con carabina Blase R93 e cartucce cal. 7rem mag. commerciali Rosata per caccia ottima: ottimi 5 colpi piazzati da Mauro Regazzoni a 100mt con normalissima carabina da caccia e cartucce commerciali Ricarica Cal. 6,5x284: il sogno di ogni tiratore. Rosata di ben 5 colpi ottenuta a 200mt con carabina da caccia Blaser R93 e ricariche cal 6,5x284 questo incide sull’allineamento dell’occhio con l’ottica. La distanza focale è altra cosa importante per la precisione del tiro. Se si vedono mezze lune scure all’interno dell’ottica, significa che non si è abbastanza vicini all’ottica o lo si è troppo. Il fatto di non essere posizionati correttamente comporterà significativi errori di tiro dovuti all’effetto parallasse. Anche qui la pratica del tiro aiuta molto ad assumere con immediatezza la postura migliore. Molte ottiche da caccia non hanno il correttore di parallasse, o se lo hanno il cacciatore non lo sa usare o si dimentica di farlo. In questo caso, o si è perfettamente centrati alla distanza giusta, oppure si commettono errori di centimetri. Altro importante fattore, legato al cacciatore, è l’effetto psicologico. Avere nel proprio intimo la consapevolezza di sparare in una tazzina da caffè a 200 mt, vi garantisco che è fondamentale a caccia. Dà la sicurezza indispensabile per il buon esito del tiro. Il cacciatore allenato sa dove spara, ed è convinto che non sbaglierà. E non sbaglia! E quando l’accompagnatore gli dirà “l’hai sbagliato”, non si farà influenzare ma andrà a vedere, ostinandosi, sull’”anshuss”: troverà quasi sempre la fatidica gocciolina di sangue e poi a decine o centinaia di metri l’animale. Un animale che, a causa di una cattiva valutazione dell’esito del colpo,sarebbe andato perduto, perché nemmeno cercato. Torniamo all’arma. Come è ovvio il poligono serve in primis a tarare l’arma. Abbiamo appena detto che non è solo così, e che serve anche e soprattutto a chi sta dietro l’arma, ma proseguiamo. Non mi soffermo sulle munizioni, che devono sempre essere della stessa marca e peso di palladi quelle che useremo a caccia, ma anche dello stesso lotto. Ogni scatola ha una matricola del lotto di riferimento. Quando riacquistate le munizioni, è buona cosa comprare diverse scatole dello stesso lotto, altrimenti, cambiando scatola, dovrete ritornare al poligono per controllare la taratura. A lotti diversi corrispondono infatti partite diverse di polvere e di bossoli, che potrebbero avere leggere differenze tra loro e dare risultati a volte sensibilmente diversi. Come tarare l’arma al poligono La cosa fondamentale è l’appoggio dell’arma. Il fucile deve essere appoggiato sia davanti che dietro, in maniera stabile, nel senso che lasciato sugli appoggi deve mantenere la posizione. I poligoni più attrezzati dispongono di “rest”, attrezzature specifiche per il tiro su cui sistemate e fissare l’arma. Altri invece di sacchetti di sabbia o di cavalletti in legno tacchettati per consentire la mira. Va tutto bene, l’importante, come dicevo, è che l’arma sia stabile e che il reticolo ai massimi ingrandimenti non continui a spostarsi sul bersaglio. Una volta appoggiati saldamente, incominciamo a sparare un colpo a 50 mt su di un bel foglio grande bianco con un bollo al centro. Se questo è in zona bersaglio, sparatene un secondo di conferma e andate alla distanza di taratura (100 o 200mt). Se invece il colpo è molto fuori dal centro, è necessario tarate l’ottica. Rest professionale da poligono 28 Come tarare l’ottica L’ottica, se non è di quelle a torrette balistiche, ha due coperchietti di copertura svitabili. Uno sopra e uno a destra. Rimossi i coperchi, sotto troverete una vite, o ghierina di regolazione, che si muoverà con dei “click” percettibili al tatto e all’udito. Rispettivamente per tarare l’alzo (alto e basso) e la deriva (destra o sinistra). Su queste torrette di regolazione è stampigliata in senso anti-orario una freccetta che indica la direzione verso cui si vuole spostare il colpo, con inciso “U” o “UP” [in su] per la torretta di alzo, o “R” o “right” [a destra]per la deriva. Unitamente vi è incisa anche l’unità di misura per ogni “click”. Nelle ottiche americane si adotta la misura del quarto 1 clk = 1cm: torretta di ottica Zeiss di 1 click = 1 cm a 100 mt 1 clk = 1/4 moa: torretta Leupold da ¼ di moa a 100 mt 1 clk = .25 moa: torretta balistica del mitico Nightforces .25 è uguale a ¼ di moa 1 clk = 0,5cm: torretta balistica di Zeiss da tiro pari a 5 mm a 100 mt per ogni click di minuto d’angolo (1 click = ¼ di moa), in quelle europee si usano i cm (1 click = 1 cm). Entrambe le misure sono abbastanza simili, nel senso che la prima, il MOA è una misura angolare che si traduce sul bersaglio in pollici a 100 yarde (circa 2,9 cm a 100 mt), la seconda è metrica. Il click per 1/4 di moa è pari a 0,7275 cm a 100 mt (2 click = 1,5 cm circa), mentre l’altro “click” corrisponde a 1 cm a 100 mt. Alcune ottiche specifiche da tiro hanno anche torrette da 1/8 o addirittura 1/16 di moa. Tornando al nostro bersaglio, avendo sparato a 50 metri, per portare il colpo sul centro dovremo spostare il doppio dei click previsti per i 100 metri. Misureremo la distanza del foro del colpo sia sull’asse verticale che orizzontale. Se ad esempio il colpo è andato basso 10 cm e 5 cm a destra, dovremo spostare 20 click su e 10 click a sinistra in un’ottica con misurazione europea, mentre per un’ottica americana, con misurazioni in moa, corrisponderanno a 27 click in su e circa 13 a sinistra. Un metodo empirico, da adottare quando si è in due, consiste, una volta mirato il centro del bersaglio e sparato il colpo, nel lasciare il tiratore impegnato con la mano sulla carabina a tenerla ben fissa sul “rest” sul centro del bersaglio. L’aiutante, a comando, incomincia a girare le ghiere fin quando il centro del reticolo, allo stop del tiratore, si sarà spostato sul buco del colpo sparato. Attenzione a non farsi trarre in inganno perché, il tiratore non abituato a questa manovra, tenderà d’istinto a seguire anch’esso il movimento del reticolo. Una volta centrata la carabina a 50 mt si procede a sparare a 100 o a 200 mt in funzione della distanza definitiva di taratura. Nota bene che il click europeo a 100 mt è = a 1 cm, a 200 mt è = a 2 cm, a 300 mt a 3 e così via. Analogamente bisogna moltiplicare per due, per 3 o più, a seconda dell’aumentare della distanza del bersaglio anche per le ottiche anglosassoni. Quando si fa la taratura definitiva bisogna sempre sparare almeno due colpi prima di toccare i reticoli per avere conferma della rosata. Quando si vuole dare un solo click, suggerisco di spostare la torretta di 3 click nel senso desiderato e di tornare indietro di due. Questo perché la meccanica del reticolo spesso ha un leggerissimo agio che va colmato perché risponda adeguatamente. Dopo la regolazione dare sempre dei colpettini delicati con un bossolo alla torretta per assicurarsi che l’ottica abbia preso i click. Prima di chiudere le torrette provare sempre una rosata di almeno 3 colpi per avere conferma della regolazione. Certe volte le ottiche, quelle di poco valore, possono prendere i click dopo un paio di fucilate. La carabina da caccia si tara normalmente a 200 mt, preferibilmente ad una altitudine prossima a quella dei territori dove praticheremo la caccia. Una taratura effettuata a una distanza di 100 metri ci potrà avvicinare solo in modo molto approssimativo ad un risultato accettabile, tenendo conto della tabella balistica delle cartucce che utilizziamo. Quando desiderate provare delle cartucce nuove semplicemente per controllare la rosata che si ottiene nella vostra arma, o provare un’arma, la distanza ottimale è di tiro è di 100 m. Sparate tre colpi, poi lasciate raffreddare l’arma ed esplodetene altri due. Non curatevi di non aver preso il centro del bersaglio e non regolate conseguentemente l’ottica, quello che conta è quanto sono raggruppati i 5 colpi che compongono la così detta rosata. Una rosata buona da caccia sta nel MOA, cioè in un cerchio immaginario di circa 3 cm di diametro a 100 mt, e 6 cm a 200 mt. Si sparano sempre 5 colpi perché uno o due sono di scarto. Uno per il tiratore e uno perché l’arma è fredda o oliata. Se la rosata vi soddisferà potrete procedere a tarare l’ottica per quelle cartucce. Terminata la sessione di tiro ricordatevi di passare uno scovolo con olio per armi ripetutamente nella canna. Prima di sparare la volta successiva ricordatevi di pulire la canna con una pezzuola imbevuta di trielina o alcool. 29 APPUNTI DI BIOLOGIA ANIMALE a cura del Dr. Tiziano Ambrosi GIARDIA una parassitosi in espansione La giardia è un protozoo flagellato, un parassita che vive nell’acqua e nel terreno. Può infettare sia l’uomo che numerosi altri mammiferi tra cui il cane e il gatto. CICLO VITALE DEL PARASSITA Il parassita viene espulso con le feci in forma cistica che gli permette di essere resistente nell’ambiente e sopravvivere anche alle basse temperature. Una volta ingerita, la ciste resiste agli acidi gastrici dello stomaco e, arrivata all’intestino, si trasforma in trofozoita, si aggancia alla mucosa e comincia a replicarsi. Si scatena così la malattia. Alcuni trofozoiti vengono eliminati con le feci, ma muoiono rapidamente, invece quelli che si tramutano nella forma cistica diventano più resistenti e permangono nell’ambiente una volta eliminati; da qui il ciclo riparte. LA MALATTIA La trasmissione avviene per via orofecale. Possono essere infettati anche gli uomini e proprio per questo rientra nella lista delle zoonosi. L’infezione si può avere anche con una ridotta carica infestante: con sole 10 cisti ingerite si ha un positività al test del 100%. Non esistono dei sintomi specifici e non sempre la malattia si manifesta in forma sintomatica: può succedere che il cane non presenti né diarrea né vomito, né altri sintomi. Forma flagellata e forma cistica 30 Ciclo vitale In altri casi possono invece essere presenti: diarrea grassa e giallastra, vomito, perdita di peso, dolori addominali e disidratazione. I sintomi appaiono da 1 a 7 giorni dopo l’ingestione delle cisti e possono durare da 2 a 4 settimane. Il manifestarsi dei sintomi dipende da diversi fattori, tra cui lo stato immunitario del soggetto, l’età e lo stato di nutrizione. In alcuni casi la patologia cronicizza e il parassita si replica nell’organismo a fasi intermittenti con diarrea ricorrente. Il parassita agisce danneggiando le cellule epiteliali dell’intestino, distruggendo gran parte dei villi intestinali; inibisce l’assorbimento dei principali nutrienti, favorisce la moltiplicazione batterica, favorisce le fermentazioni intestinali. Ne risulta quindi un forte danno alla mucosa intestinale alla quale si è legato, provocando una sindrome da malassorbimento. Il 6% dei cani adulti rileva una positività, il 36-50 % dei cuccioli, fino al 100% di prevalenza negli animali ospitati in canili o pensioni. Nei gatti la prevalenza varia dall’2% al 11%. Nell’interesse del paziente e del proprietario , è importante eseguire un’indagine rapida per diagnosticare la presenza del parassita ed iniziare così la terapia il prima possibile. SINTOMI NELL’UOMO Anche nell’uomo il parassita può causare una serie di sintomi gastroenterici, che vanno dalla diarrea al vomito, dalla perdita di peso a dolori addominali e nausea. I bambini sono tre volte più a rischio degli adulti. Come negli animali, anche nell’uomo più dei 2/3 delle persone infette possono non presentare sintomi di malattia. I sintomi possono durare 5-7 giorni, in caso di durata maggiore il paziente può perdere peso. TRASMISSIONE Le persone e gli animali affetti da giardiasi possono diffondere il parassita attraverso le feci. Le feci possono contaminare l’acqua potabile, i ruscelli, le sorgenti naturali nonché il terreno. DIAGNOSI La malattia può essere diagnosticata con un esame delle feci, meglio se ripetuto. Questo perché nelle forme croniche il parassita ha dei periodi di replicazione alternati a dei periodi di latenza. Nelle feci sono presenti soprattutto le forme cistiche, mentre le forme trofozoitiche possono essere rilevate solo su materiale molto contaminato e fresco. TRATTAMENTO I farmaci di prevalenza usati nel trattamento della giardiasi contengono metronidazolo, fenbendazolo o albendazolo. Il fenbendazolo è un farmaco sicuro, non presenta effetti collaterali né in gravidanza né in allattamento. Il fenbendazolo non è però approvato nei gatti, nei quali si può invece usare il metronidazolo.. CONTROLLO E PREVENZIONE Le cisti sono una fonte di infezione e reinfezione per gli animali, soprattutto negli ambienti sovraffollati. Si consiglia la disinfezione delle gabbie, box e cucce con soluzioni a base di ammonio quaternario, ipoclorito di sodio (1:32 di diluizione), vapore. Per aumentare l’efficacia dei disinfettanti, le soluzioni dovrebbero essere lasciate per 10-20 minuti prima di essere risciacquate. Tutte le aree contaminate dovrebbero essere lasciate vuote per almeno un mese. ARMI E BALISTICA a cura di “Nani” Cadorin - Caccia 2000 Le Polveri La pubblicazione di questo articolo, tratto da Caccia 2000 Dicembre 2009, Organo d´Informazione dell´Associazione Cacciatori Bellunesi, ci è stata gentilmente concessa dal Sig Sandro Pelli, Presidente di ACB, che cordialmente ringraziamo. Diciamo subito che il termine in voga sarebbe “propellenti”: ma il nome “polveri” fu il primo ad essere usato quando la scoperta della versione “nera” diede il via alla nascita dell’intero mondo delle armi da fuoco, e quindi merita di essere usato per rispetto della tradizione, e qui continueremo ad usarlo. Diciamo anche che per semplicità parleremo di “combustione” delle polveri: in realtà lo sviluppo dei gas dalle polveri avviene per una reazione chimica tra i componenti che è innescata dalla temperatura più o meno elevata. La polvere nera brucia con una velocità che decresce al crescere della pressione nella camera di scoppio: questo fa sì che le pressioni non raggiungano valori eccessivi anche in presenza di cariche esagerate, ed è il motivo per cui i nostri bisnonni, che per misurare la polvere usavano il ditale della moglie (uno per gli uccelletti, due per la lepre, tre per il camoscio) siano riusciti a sopravvivere così a lungo; d’altro canto mano a mano che il proiettile viaggia lungo la canna il volume della camera di scoppio aumenta: di conseguenza si riduce la pressione e quindi la polvere nera aumenta la sua velocità di combustione. Questo consente una certa costanza della pressione, anche se a valori non elevati, durante la corsa del proiettile lungo la canna, e spiega come mai le armi a polvere nera, a parità di condizioni, diano un rinculo meno violento e più tollerabile di quelle a polveri infumi. Parecchie cose sono cambiate nel tempo, e la vecchia ed onorata polvere nera è adesso relegata all’uso nelle gare di armi ad avancarica, nei fuochi d’artificio e in qualche caso come polvere da mina. Le polveri scoperte nel tardo ‘800, oggi note come polveri “bianche” od “infumi” l’hanno estromessa completamente dall’uso nelle armi moderne, viste le molto maggiori prestazioni che queste ultime rendono possibili. Tutto il contrario per queste ultime: la velocità di combustione cresce in maniera molto rapida al crescere della pressione in camera di scoppio, ed una quantità di polvere eccessiva può causare valori di pressione incompatibili con la resistenza dell’arma. Anche in questo caso il movimento del proiettile lungo la canna fa aumentare il volume della camera di scoppio e questo, provocando un calo della pressione, fa rallentare la velocità di combustione della polvere. Tutte le polveri bruciano emettendo un grande volume di gas che, all’interno di una camera di scoppio, produce una pressione sufficiente a lanciare un proiettile lungo la canna e verso il bersaglio: non tutte però si comportano allo stesso modo durante la combustione e la velocità con cui bruciano varia molto da un tipo all’altro. Se la velocità di combustione rallenta troppo, i gas non spingono più il proiettile lungo la canna: il proiettile rallenta, il volume a disposizione dei gas aumenta meno velocemente e siccome la polvere continua a bruciare ed emettere gas, la velocità di combustione tende ad aumentare: ed il giochino ricomincia. 31 ARMI E BALISTICA quantità di polvere contenute nel bossolo sono elevate ed alla fine avranno sprigionato una grande quantità di gas: occorre quindi che i gas siano sviluppati in modo sufficientemente lento, cioè che la velocità di combustione sia sufficientemente bassa. Per questo esiste una grande varietà di polveri, ognuna con la propria caratteristica velocità di combustione e quindi adatta a quelle munizioni con rapporto Volume del bossolo Volume della canna, abbastanza simile. Facile da dirsi: ma le caratteristiche della polvere (quantità di gas emessi, velocità di combustione e sua variazione al variare della pressione) devono essere tali da ottenere che una giusta quantità di polvere sviluppi una pressione che, dopo essere cresciuta velocemente all’inizio, si mantenga quanto più possibile entro valori né troppo alti né troppo bassi mano a mano che il proiettile viaggia lungo la canna ed il volume della camera di scoppio aumenta. Ora le diverse munizioni hanno differenti capacità del bossolo, allo scopo di contenere diverse quantità di polvere, e soprattutto hanno diversi rapporti tra la capacità del bossolo e calibro del proiettile: questo significa che nella loro corsa lungo la canna i proiettili fanno aumentare in proporzioni differenti il volume che è a disposizione dei gas sviluppati dalla polvere che sta bruciando. Due esempi estremi: nei fucili a canna liscia, o nelle pistole che generalmente hanno bossoli pressoché cilindrici, la corsa dei proiettili lungo la canna fa aumentare molte volte il volume della camera a disposizione dei gas (in un fucile cal. 12, il volume aumenta di almeno 60-70 volte): per mantenere la pressione occorre che la polvere sviluppi molto rapidamente una grande quantità di gas, pena la caduta della pressione e quindi della velocità dei proiettili. In munizioni con proiettili di piccolo calibro e bossoli “a bottiglia” di grande capacità accade il contrario: il volume a disposizione dei gas cresce in modo molto modesto durante la corsa del proiettile. I gas devono quindi svilupparsi in modo più lento per non generare pericolose sovrapressioni Per non avere eccessi di pressione (e conseguenti aumenti pericolosi della velocità di combustione della polvere) occorre che lo sviluppo dei gas si svolga con una velocità adeguata all’aumento di volume a disposizione, d’altro canto le 32 Per regolare i valori della velocità di combustione di una determinata polvere i produttori hanno due fattori principali: la composizione chimica e la forma dei granuli. In base alla composizione chimica le polveri si dividono in due grandi classi: le monocomponenti, a base di nitrocellulosa, e le bicomponenti, a base di nitrocellulosa e nitroglicerina, ognuna completata da diversi additivi ritardanti o acceleranti della combustione. La forma dei granuli è molto influente perché la reazione chimica che dà luogo allo sviluppo dei gas è innescata dalla fiamma che si sta sviluppando nel bossolo durante lo sparo, che agisce sulla superficie esterna dei granuli della polvere: quindi una polvere sarà tanto più veloce, a parità di condizioni, quanto maggiore sarà per i suoi granuli la superficie esterna in rapporto al volume del granulo. Questo spiega la varietà di forme dei granuli delle diverse polveri, che possono andare dalla sfera (che è il solido col maggior rapporto volume/superficie esterna) ai cilindretti forati, alle scaglie più o meno schiacciate e più o meno grandi: chi ha fatto la naia avrà forse avuto modo di aver per le mani le cariche aggiuntive del mortaio, con le loro scaglie estremamente sottili e grandi come un’unghia; addirittura in passato erano in uso polveri che ricordavano la forma degli spaghetti (la famosa cordite); il loro uso, abbastanza diffuso all’inizio del secolo scorso, si è poi gradatamente ristretto alle munizioni per artiglierie. I produttori di polveri stabiliscono per ogni calibro e peso di proiettile il tipo di polvere più adatto ed il peso massimo ammesso per le cariche: i produttori di proiettili forniscono invece elenchi di polveri, con le relative dosi massime e minime, consigliate per i diversi tipi e pesi di proiettili dei vari calibri: questo perché o per ricerca di precisione o semplicemente per motivi economici il popolo di coloro che praticano la ricarica si è ampliato a dismisura: dalla ricarica delle munizioni a pallini, in voga sin dopo la seconda guerra mondiale, si è passati alla ricarica di munizioni per armi rigate, dando luogo ad un mercato molto interessante per i costruttori di attrezzature e componenti. E adesso che abbiamo rinfrescato le nostre cognizioni su cosa e perché accada quando premiamo il grilletto e sentiamo un gran botto e un rinculo da KO. In bocca al lupo a tutti. EDUCAZIONE AMBIENTALE a cura di Stefania Pendezza Chi ha visto bambi? AMICI DA CONOSCERE E SCOPRIRE Alla manifestazione orobica dedicata alla montagna, una sezione speciale riservata agli habitat naturali del territorio ha guidato piccoli e grandi alla scoperta della fauna locale. A contatto con aquile, marmotte e cerbiatti, tra sorprese e divertimento. Tra i numerosi spazi espositivi presenti all’ultima edizione di ALTA QUOTA, la manifestazione interamente dedicata alla montagna tenutasi dal 30 settembre al 2 ottobre scorsi alla Fiera di Bergamo, c’era quello allestito dalla Provincia di Bergamo Assessorato al Turismo e Assessorato alle Politiche Montane, Protezione Civile e Corpo di Polizia Provinciale, finalizzato a valorizzare le nostre montagne dal punto di vista turistico, culturale, storico e ambientale. E proprio su quest’ultimo aspetto ha puntato il Nucleo Ittico Venatorio del Corpo di Polizia Provinciale della Provincia di Bergamo. Infatti, su una superficie di circa cento metri quadrati mani esperte hanno saputo ricostruire la magia del bosco, grazie allo spettacolare diorama di un ambiente montano fatto di morbidi prati, aspre rocce e boschetti di alberi autoctoni su un tappeto di umide foglie autunnali. Un vero e proprio sentiero che ha guidato i visitatori alla scoperta della fauna delle nostre montagne, un percorso didattico reso ancora più reale e veritiero grazie ai numerosi animali impa- gliati messi a disposizione dall’Assessorato Caccia, Pesca e Sport della Provincia di Bergamo. Una singolare parata, tra aquile, marmotte e cerbiatti La cronaca di questo viaggio comincia avvistando sul limite del bosco un gallo forcello che si pavoneggiava davanti alla propria femmina, mentre una beccaccia dal lungo becco si mimetizzava tra le foglie secche grazie al suo piumaggio criptico. Su una roccia troneggiava fiera l’aquila dalla vista acuta e poco più in là una marmotta scrutava la minaccia proveniente dal cielo: due animali molto legati tra loro, tanto che dopo la reintroduzione sulle Orobie del simpatico roditore dormiglione, anche la regale aquila è tornata a nidificare sui nostri monti. Ai più attenti non sarà sfuggito un picchio rosso nell’atto di scavarsi un nido in un tronco, o il rapido merlo acquaiolo, sempre affaccendato lungo i limpidi ruscelli a caccia di larve di insetti acquatici. Più in alto, un piccolo di camoscio ha intenerito i visitatori più sensibili. La pernice bianca per l’occasione sfoggiava il suo manto più candido, ben accompagnata dalla lepre variabile, presente nel diorama sia col suo mantello invernale, color latte, sia con quello estivo, marrone. Impettito e imperturbabile, il gufo reale scrutava il giorno aspettando le tenebre: grande stupore hanno suscitato le sue dimensioni e i poderosi artigli, tanto 33 che due scoiattoli, lì vicino, ne sembravano quasi intimoriti. Il tasso, dal canto suo, indifferente a tutto e a tutti, continuava imperterrito la sua ricerca di cibo scavando con gli unghioni nell’humus odoroso del sottobosco, spiato da sua cugina la faina, anch’essa della famiglia dei mustelidi, e dalla scaltra volpe pronta a ghermire le sue prede. L’allocco vegliava su tutti, dall’alto del suo tronco, con sguardo assente e po’ vago. Amici da conoscere anche per nome Ogni animale del diorama era accompagnato da un cartellino col nome, in modo che tutti potessero imparare a conoscere l’aspetto di animali che meriterebbero più considerazione. Quanti documentari sui leoni e coccodrilli vediamo in tv? Tanti, forse troppi. E i nostri meravigliosi cervi? Le elusive martore? Gli stambecchi? I lupi, che hanno finalmente fatto ritorno sulle nostre montagne? Se ne sente parlare di rado, bisogna ammetterlo. E non ci dobbiamo sorprendere se, come è successo a chi scrive, sentiamo un trentenne delle nostre valli esclamare, davanti a un poster di uno stambecco: “Che bella alce!” E allora onore al merito per questa iniziativa della Provincia di Bergamo che ha ridato anche il giusto spazio ai nostri animali. Dall’aspetto alle impronte, sulle tracce della fauna selvatica Nello stand del Corpo di Polizia Provinciale sono state anche proposte attività didattiche alle quali hanno partecipato con entusiasmo e curiosità moltissimi visitatori nel corso di tutti i tre giorni di fiera. È stato creato uno spazio dedicato alle orme degli animali. Non sempre, infatti, è facile osservare gli animali della nostra fauna, così schivi e timidi. Allora è importante saper riconoscere le loro tracce e, perché no, portarsele a casa attraverso i calchi. Ai bambini e agli adul- 34 ti che hanno partecipato al laboratorio è stata così offerta la possibilità di cimentarsi con gesso e acqua per imparare questa tecnica, con tanto di suggerimenti sui trucchi del mestiere. Non solo orme, naturalmente: gli animali lasciano molte tracce di presenza, da quelle alimentari agli escrementi, dai grattatoi alle tane. Una carrellata su questi segni ha completato il laboratorio. Ogni animale con la sua carta d’identità Un’altra attività didattica che ha suscitato interesse è stata la compilazione della carta d’identità degli animali: ai bambini sono state illustrate le caratteristiche, le abitudini e le curiosità su alcuni animali tipici della nostra fauna, come lo stambecco, l’aquila, il camoscio e il gallo forcello. Poi ognuno ha creato un proprio ciondolo con delle rondelle di legno dei nostri boschi, raffigurante l’animale preferito fra quelli approfonditi. Per portarselo sempre con sé! Grandi risate durante il laboratorio dal titolo “Ti intendi di corna?”, al quale hanno simpaticamente partecipato anche grandi. Un’esposizione di palchi “senza nome” ai quali attribuire il legittimo proprietario. In questo modo gli esperti che hanno condotto il laboratorio hanno potuto rendersi conto ancora una volta di quanto i comuni cittadini mal conoscano la nostra fauna: in pochi sapevano la differenza tra un cervo e un capriolo. La stragrande maggioranza ignorava addirittura che i cervi perdono e ricostruiscono i palchi ogni anno. È stato bello vedere figli sfidare i genitori (e spesso vincere) cercando di capire se quelle corna a uncino appartenevano al camoscio o allo stambecco. Ebbene sì: c’è anche chi ha voluto farsi fotografare con delle corna di cervo in testa! Presenti allo stand anche gli Agenti, Sottufficiali ed Ufficiali del Nucleo Ittico Venatorio del Corpo di Polizia Provinciale della Provincia di Bergamo, che hanno mostrato gli strumenti del mestiere. Tra tutti, quello che ha incuriosito di più i visitatori, è stato il kit per la cattura degli animali anche a scopo EDUCAZIONE AMBIENTALE scientifico: carabina ad aria compressa, proiettili-siringa con narcotico, radio collari per monitorare gli spostamenti degli animali. Molte le domande a riguardo, in particolare sulle operazioni di reintroduzione e monitoraggio di cervi, attuate ad esempio in Valle Seriana con ottimi risultati. Uno spazio divulgativo, completo e accattivante Il successo che lo spazio ha riscosso è andato ben oltre le più rosee aspettative e fa sperare in ricadute altrettanto positive. E’ stato un momento importante nella azione di prevenzione da parte del Corpo di Polizia Provinciale, quotidianamente impegnato sul territorio bergamasco a tutela dell’ambiente. Conoscere gli animali significa infatti conoscere il nostro territorio, e non solo dal punto di vista naturalistico. La fauna selvatica è parte integrante delle nostre tradizioni, della cultura e del sapere di montagna. Fa parte della storia, ma ci aiuta anche a comprendere l’evoluzione che ha avuto il nostro paesaggio e la nostra cultura nel tempo, fino a oggi. Per esempio, conoscere i grandi predatori come il lupo, l’orso e l’aquila, ci permette di capire il perché essi siano stati cacciati dalle nostre montagne e ci insegna a non ostacolarne l’auspicato ritorno, che per fortuna sta già avvenendo in modo naturale. Insistere sulla didattica è anche tra le prerogative della Provincia di Bergamo come dimostra questa bella iniziativa realizzata nell’ambito della fiera della montagna “Alta Quota 2011”. L’Assessore alle Politiche Montane e alla Polizia Provinciale Fausto Carrara ha infatti dichiarato che “insegnare ai bambini le meraviglie della nostra terra significa investire nel presente e nel futuro: oggi si affezioneranno agli animali selvatici con tutto il loro cuore, domani li proteggeranno con tutte le loro forze”. Generosità e impegno da parte di tutti L’entusiasmo degli operatori che hanno condotto i laboratori e degli operatori della Polizia Provinciale è stato sicuramente uno stimolo per tutti ad avvicinarci alla nostra fauna e il veicolo per un grande insegnamento: rispettare le montagne, avvicinarsi alla natura con pazienza, educarsi alla calma e al silenzio. Riuscire a vedere un combattimento di cervi non è certo facile. Ci vuole sacrificio e determinazione, una sveglia all’alba, una lunga camminata e una paziente attesa. Ma quale meravigliosa soddisfazione!!! E anche se non vedremo niente, è bello sapere che questi animali ci sono e che forse ci stanno spiando dalle ombre del bosco. 35 PER SAPERNE DI PIÙ a cura di Stefano Bianchi Lepre Comune o Lepre Europea - Lepus europaeus Atlante della Selvaggina Sistematica - Classe: Mammiferi (tre paia di mammelle) - Superordine: Gliri - Ordine: Lagomorfi o Duplici-dentati - Famiglia: Leporidi - Genere: Lepus (Linneo,1758) - Specie: europaeus (Pallas, 1778) Caratteri distintivi - Lunghezza corpo 40/70 cm; - Orecchie 8/14 cm; - Piede posteriore 9,5/15 cm; - Peso corpo da 1,5/6,5 Kg. Il corpo é ricoperto di pelo color fulvo-grigiastro frammisto con nero sul dorso, più rossiccio sul collo, sulle spalle, sui fianchi. Le lunghe orecchie hanno la punta nera e sono fulvo pallide; nera é pure la parte superiore della coda, che inferiormente e ai lati é bianca; arti posteriori più lunghi degli anteriori. È diffusa in tutta l’Europa continentale (ad eccezione della Penisola Iberica, Sardegna e isole Baleari), in Transcaucasia, Asia Minore, Siria, Palestina e Iraq. È stata introdotta con successo in Estremo Oriente, Sudamerica, Nordamerica, Nuova Zelanda. Vive sia in pianura che in zone collinari-montane, si nutre di tutti i tipi di vegetali. Riproduzione - gennaio/settembre Gestazione - 41/42 giorni Numero cuccioli - 2/6 per 2/3 cucciolate anno Primi passi - dopo 4/5 giorni Svezzamento - 14/21 giorni Maturità sessuale - 5/7 mesi M, 6/8 mesi F Longevità - 5/8 anni Differenze tra Lepre comune (Lepus europaeus) e Lepre italica (Lepus corsicanus) Oltre alla Lepre comune, nell’Italia centrale e meridionale è presente anche un’altra specie, la Lepre italica (Lepus corsicanus De Winton, 1898). Quest’ultima è l’unica specie di lepre presente in Sicilia. Si tratta di una specie endemica minacciata in gran parte dell’areale (Penisola), oggetto di specifiche misure di conservazione da parte dello Stato (Piano d’Azione Nazionale per la Lepre italica: www.minambiente.it/index.php?id_sezione=715). La Lepre comune e la Lepre italica sono distinguibili anche per alcune caratteristiche del mantello evidenziate nelle foto che seguono. Lepre europea (sinistra) e lepre italica (destra) Particolare della coscia nelle lepre italica (sinistra) e nella lepre europea (destra) Nuca e della parte dorsale del collo nella lepre europea (sinistra) e nella lepre italica (destra) (foto Valter Trocchi Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica) I N F O R M A Z I O N I È possibile contattare gli autori per quesiti sulla gestione: - D ott. Gianmaria Pisani [email protected] - Dott.ssa Chiara Serena Soffiantini [email protected] È inoltre possibile avere informazioni per acquisto/vendita di capi. 36 PROPOSTE DI LETTURA a cura di Luigi Capitanio Proposte di lettura Eccoci di nuovo. Un altro anno è trascorso e la caccia si è ormai conclusa. Il nostro tempo libero ritrova quei ritmi tranquilli che in questa stagione ci possono permettere di dedicare alcuni momenti alla lettura, meglio ancora quando questa è educativa e piacevole. In questo numero vi voglio segnalare tre libri particolarmente interessanti. Il primo di questi, “Passioni 2”, che segue a “Passioni” (Lubrini Editore, 2007), è una raccolta di brani che riguardano la caccia. Alcuni racconti vissuti in prima persona dallo stesso coordinatore, altri scritti da cacciatori e messi in buon ordine da Pierdomenico Regazzoni. Il Regazzoni, reduce da una precedente raccolta letteraria coronata da notevole successo, ha voluto in questa occasione “doppiare il colpo”, proponendo questo nuovo libro, anch’esso arricchito da numerose tavole pittoriche. In questa raccolta di brani trovano spazio le esperienze vissute in tante forme di caccia diverse e in altrettante località diverse. È nato dallo spirito altruista già dimostrato in passato dal Regazzoni, con l’intento di raccogliere fondi da destinare ad opere benefiche in terra africana. Finito di stampare nel mese di Dicembre dello scorso anno da Artigrafiche Mariani e Monti, questa opera è disponibile presso la stamperia o direttamente dall’Autore. Il secondo libro di cui ci occupiamo, “Profumi e Sapori di un tempo”, ci racconta invece delle tradizioni gastronomiche popolari della nostra terra. L’opera, vuole introdurre il lettore negli usi e nei costumi alimentari delle nostre Valli attraverso la descrizione meticolosa di ben 285 ricette tradizionali. Descritte in modo meticoloso da Cristian Bonaldi, queste ricette sono frutto di un lavoro di ricerca certosina, effettuata spesso “porta a porta” negli ambienti rurali che gelosamente custodiscono l’arte di portare in tavola alimenti poveri arricchiti dalla straordinaria fantasia delle nostre genti di montagna, dove di frequente lo stesso alimento, cucinato in modo diverso, assume il ruolo di pietanza o di companatico in funzione delle necessità. Il volume, promosso dal Comune di Serina con il contributo della Comunità Montana Valle Brembana e del Consorzio B.I.M. è edito da Corponove Editrice. Reperibile presso la stessa casa editrice o facendone richiesta al Comune di Serina. 37 STAMPA E COLLANE SPECIALISTICHE a cura di Flavio Galizzi STAMPA E COLLANE SPECIALISTICE Da alcuni anni opera nel settore naturalistico una nuova casa editrice: IL PIVIERE Oltre ad attività varie in campo ambientale, stampa diversi libri e materiali di tipo naturalistico, tutti di estremo interesse di elevata qualità. I due libri che presentiamo oggi sono: un racconto di ispirazione venatoria e un testo specialistico di gestione venatoria dedicato al capriolo. Lui, il Nero Di Vincenzo Decarolis Si tratta di un racconto molto coinvolgente, di argomento venatorio, che esalta la grande passione del protagonista, un montanaro accompagnatore di caccia al Camoscio, e del suo appassionato amico di “città”. Due mondi diversi, una sola grande passione: la caccia vera, quella estrema. Il racconto è assai piacevole e a tratti emozionante. Trascina e coinvolge il lettore in una sfida ad armi pari con sua maestà il camoscio, dura, nel pericolo del gelo invernale, e rivela la grande tensione emotiva del vero cacciatore di montagna, che pensa si alla sfida, ma la esalta nel contempo con un rispetto profondo per il mondo che va a disturbare, con delicatezza di sentimenti, forza d’animo, coraggio e umanità, tanta umanità, con una gradevole presentazione del Prof. Giuseppe Meneguz. Si coglie un rimpianto sincero per sentimenti che si vanno perdendo, e s’impara ad amare e rispettare la montagna e i suoi doni, unici e preziosi. 38 Il Capriolo di Franco Perco “Un nuovo testo sul Capriolo?” dirà qualcuno , come se molto già non sia stato scritto su questo splendido piccolo cervide. Ma il taglio decisamente scientifico - gestionale di questo lavoro di Franco Perco, da cui si evince la grande professionalità, competenza e completezza di analisi, lo rendono veramente “nuovo”. Anche i tratti comuni che inevitabilmente vengono sviluppati rivelano un taglio di analisi che va oltre la pura descrizione della specie e dei suoi comportamenti. Nulla è scontato. La lettura è piacevole, aiuta a penetrare tanti piccoli aspetti della vita sociale e cogliere l’importanza ambientale di questo piccolo cervide, che un’analisi superficiale trascurerebbe. Altrettanta grande attenzione viene data agli aspetti gestionali di questa specie, quelli che più devono interessare il cacciatore moderno, che non viene relegata a semplice “ facile preda”, come potrebbero pensare solo certi cacciatori un po’ superficiali. Il Capriolo torna meritatamente ad assumere un ruolo importante, che va ben oltre la semplice sfera di ambito venatorio, per assumere, in una visione globale, un nuovo e importante “ruolo educativo” per facilitare un doveroso e più diffuso approccio ambientale da parte dei fruitori dell’ambiente “non cacciatori”, in particolare dei giovani e delle famiglie. Un approccio “moderno” vincente e accattivante, che già abbiamo potuto sviluppare, così come gli amici trentini, nei progetti di “educazione faunistico - ambientale” che stiamo sviluppando nelle scuole. Un approfondimento completo, attuale, piacevole e “maturo” del patrimonio Capriolo. CACCIA A PALLA IN MONTAGNA Sergio Facchini Vogliamo parlare anche di questa pubblicazione per due motivi. Il primo, che è anche quello più importante per noi, è che si tratta di uno “Speciale” dedicato a “Caccia in Val Brembana”, in quanto raccoglie tutti gli articoli della rubrica “Armi e Balistica” pubblicati sulla nostra rivista nel corso di 13 anni di collaborazione dell’autore: Sergio Facchini. Questi articoli, scritti per noi, per i nostri cacciatori, avevano l’obiettivo di avvicinare tutti al complesso argomento della balistica e delle armi, che vengono descritte anche sotto il profilo storico. Un secondo motivo è la puntigliosità, la ricchezza dei temi trattati e la competenza con cui ne parla, da “esperto” riconosciuto che vanta una pluriennale collaborazione anche con la rivista Cacciare a Palla. Una sorta di omaggio alla nostra rivista, che farà piacere avere in “raccolta” a quanti amano questo argomento e sono appassionati di Armi e Balistica. Purtroppo l’edizione limitata, stampata dallo stesso autore, è al momento esaurita. Speriamo che si decida a farne una seconda, così che gli interessati gliela possano richiedere. PERCHÈ LA CACCIA Ettore Zanon Una sintesi attenta e concreta dei principi fondamentali che accompagnano e sostengono oggi la “caccia”, sotto qualsiasi profilo la si voglia intendere. I valori storici e fondamentali vengono adattati alle esigenze moderne di un’attività che è divenuta vera e propria “gestione responsabile” del patrimonio faunistico, che non appartiene ai cacciatori, ma a tutti. Il sottotitolo è esemplificativo dei principi illustrati: “prelievo sostenibile, etica venatoria, società”. Bravi veramente Ettore Zanon, che l’ha curato e scritto con una straordinaria capacità di sintesi, e gli amici dell’Accademia Ambiente Foreste e Fauna del Trentino, la “Scuola di formazione permanente nelle materie ambientali, forestali e faunistiche” istituita presso l’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach, in accordo con la Provincia Autonoma di Trento. Si tratta di un elegante opuscolo di 40 pagine, nel quale i temi fondamentali che riguardano la figura del cacciatore di oggi vengono toccati tutti, dalla identità del cacciatore all’etica venatoria, dal rispetto per la natura, la fauna e l’uomo che ne usufruisce, al dovere di ciascuno di una conoscenza sempre più approfondita e matura. Da leggere e… rileggere! 39 d’au Passione e amore PAGINE D’AUTORE a cura di Annibale Facchini Pagine d’autore Non occorre essere un critico letterario per apprezzare questo breve racconto di Gildo Tavecchio. GIà il titolo racchiude ciò di cui è pervaso: amore e passione. Amore materno, amore filiale e passione, smisurata passione per la caccia. Con la sua garbata e minuziosa descrizione di un mondo ormai inesistente fa riaffiorare in ognuno di noi piacevoli e commoventi ricordi. Dopo sessant’anni, innamorato come allora delle sue montagne e dei suoi cani , caccia galli e cotorne con esperienza e maestria. Erano i primi giorni di scuola in un piccolo paese e c’erano solo due aule. In quella a piano terreno c’erano due classi, la prima e la seconda elementare. Lui frequentava la seconda ed era uno studente bravino e molto vivace. La maestra Gambini era una signora sui cinquant’anni, di quelle di cinquantacinque anni fa. 40 Era, come si diceva a quei temi, “disposta”, gentile, coi capelli raccolti dietro la nuca, abito scuro e gambe a salsicciotto. Conosceva perfettamente i suoi alunni, nelle loro capacità e nei loro comportamenti, li capiva. Sapeva tutto di loro. Delle loro famiglie, delle loro necessità, e aveva per tutti un consiglio e una parola. Era come la mamma. Lui portava un grembiule nero, colletto bianco inamidato, zoccoletti di legno con piccole chiusure posteriori. Sotto il grembiule nero pantaloni corti, calze niente. Aveva i capelli con una rosa sulla fronte nella parte sinistra e la sua mamma con cura gli metteva una molletta ferma capelli. Questo piccolo aggeggio era visto da lui come una “cosa” per femmine e lo tollerava solo perché gli era imposto. Erano passate le prime ore dalla mattinata e, verso le undici, un senso di irrequietezza lo coglieva come tutti i giorni. Intingeva la penna nel calamaio e macchiava il foglio, tentava di pulirlo e si macchiava le dita, si toccava la fronte e la molletta era lì a ricordargli il suo disappunto, insomma non riusciva a star fermo. Si muoveva, battendo gli zoccoli di legno contro la fiancata del banco, producendo rumore. La maestra si avvicinava, gli posava una mano sulla testa chiedendogli con tenerezza di stare tranquillo e di non disturbare. Lui chiedeva scusa, si concentrava ma dopo dieci minuti la scena si ripeteva. Non riusciva più a tranquillizzarsi, qualcosa dentro lo “chiamava”. Lui aspettava solo la fine della lezione. Sapeva che era vicina! Ecco, la bidella Ersilia suonava la campana. Tutti fuori verso casa, lui no, verso la casa del Cèca. Il Cèca era cacciatore, “il cacciatore” per quelli della zona, il più bravo. Dopo un minuto lui era lì di fronte alla porta, bussava ed entrava. Il locale era poverissimo: sulla parete di sinistra il camino, di fronte la credenza, a destra due secchi per l’acqua e il soffitto con travi annerite dal fumo, il pavimento di mattoni e, al centro, il tavolo con quattro sedie. La famiglia era a pranzo. Cèca, Teresina, la moglie, e due figlie: Gabriella e Sandra. Chiedeva scusa e i suoi occhi cercavano subito in mezzo a quella povertà quello che per lui era la fonte del suo utore desiderio: un porta frutta di vetro verde. Quell’oggetto era sempre a quell’ora sulla credenza, perché il tavolo era occupato per il pranzo. In quel porta frutta c’era ciò che l’aveva reso irrequieto in classe: il frutto della caccia del Cèca. Nei primi giorni di scuola erano le coturnici. Poi a metà ottobre le beccacce. Lui restava estasiato ad accarezzare le piume e guardare i colori del cotorno, poi chiedeva come aveva fatto la Zena ( la pointer) a fermarlo, e in vita sua non aveva mai visto una ferma, l’aveva solo sentita dire. E la sua fantasia volava, sognava cani che con doti soprannaturali fermassero gli uccelli bloccandoli con lo sguardo e si dimenticava che a casa i suoi lo aspettavano per il pranzo. Poi qualcuno bussava alla porta e si affacciava la sua mamma. “Scusatelo” diceva. “E tu, Teresina, mandalo a casa, non lasciare che venga a disturbare”. “E’ bello che i bambini crescano con la passione della caccia” diceva il Cèca, “e non è nessun disturbo se ogni giorno viene qui”. Ora la mamma lo prendeva per mano e si scusava di nuovo, salutavano e uscivano. Imboccavano una stradina stretta, dove le case sembravano voler stare vicine e tornavano a casa. Lei lo rimproverava, dolcemente, ma lui era sordo e le ripeteva “hai visto com’era rosso il becco del cotorno, aveva il colore della brace del camino”. “Hai visto, era maschio” - diceva - “aveva gli speroni a metà delle gambe”. “Hai visto com’era grigia la schiena e il capo, esattamente come la cenere”. “Hai visto il nero del collarino, è come il carbone”. Ma le penna dei fianchi dell’animale erano le cose che più lo affascinavano, e continuava dicendo: “Due strisce nere frammezzate di bianco, e la punta delle penna sfumata di bruciato”. E di nuovo ripeteva: “Sono le stesse piume che il Cèca mette nella fascia del suo cappello”. A quel punto lei se lo tirava vicino, lo accarezzava, lo guardava con due occhi bruni e dolci e diceva: “Quando sarai grande sarai cacciatore anche tu e sarai bravo come il Cèca, ma domani a scuola stai attento e sii educato”. Poi entravano in casa. Lui era un bimbo felice, lei mia madre. 41 STORIA E TRADIZIONI a cura di Flavio Galizzi Ritengo interessante, visto il valore storico e documentario del volume sulla Val Taleggio del 1823, continuare le note riportate nello scorso numero sui roccoli e i metodi di caccia, e riportare anche gli altri quattro brevi paragrafi che riguardano la fauna selvatica in quei tempi oggetto di prelievo venatorio. Ci testimoniano la presenza del camoscio, ma anche, per il mancato accenno, l’assenza dei cervidi. Interessante notare l’uso alimentare di tante specie. Ho mantenuto la terminologia del testo originale, per molti aspetti inusuale ma interessante e comunque comprensibile, che ci aiuta a comprendere a volte l’origine di molti nomi attuali. §.45, Ucelli di Stazione. Le specie d’Ucelli che quivi annidano sono: i Merli, qualche Franguello, pochi Tordi, il Passero, la Lodoletta, la Pagliarana, la Ballerina, il Lavarino, la Paizzola, il Caponero, il Rossignolo, e poche altre; Le restanti sono di passaggio nell’indicata autunnale staggione, né quasi nessuno di essi soffermasi costantemente l’invernata. §.46. Lepri, e Volpi e Tassi. In poche parole restringerò la descrizione della caccia di questi animali quadrupedi: Le lepri si prendono col mezzo de cani a ciò assuefatti, e perciò detti da caccia. Essi ne sentono in vicinanza l’odore, abbajano e le fanno fuggire, indi le inseguono e procurano di farle diriggere la fuga alla volta del Padrone, che appostato sopra qualche eminenza le attende collo schioppo per ucciderle, e le tira di corso; avviene che talluna scampi dal colpo, per difetto dell’ cacciatore, così volendo la Provvidenza a conservazione della specie. Anche l’inverno senza cani usasi prendere questi animali benché in contravenzione alle Leggi: e per ciò fare si osservano le pedate del Lepre impresse sulla neve, e si seguono fino al raggiungere ove riposano ed ivi si uccidono nel proprio nascondiglio od asilo. Le volpi poi vengono ucise nelle notti d’inverno su qualche piano in vicinanza a qualche stalla, lungi dall’abitato, entro la quale le attende il Cacciatore, quale avendo previamente gettati qua e là dei pezzetti di carne putrefaccente, esso animale sentendone l’odore come acutissimo di odorato la cerca per cibarsene, ed il Cacciatore nascosto che la vede sopra la neve al barlume di luna le tira un archibugiata e le amazza. Anche con tagliole di ferro tese in qualche distanza dall’abitato si prendono delle Volpi, appostando sotto di esse degli indicati pezzi di carne, quale nell’atto che dall’animale sono cercati rimane esso afferrato e preso vivo. Si prendono anche dei Tassi di buona carne e di miglior grasso ad uso di medicina, e ciò con un cane avezzato a tal sorta di caccia quale lo afferra, e coll’aiuto poi del Padrone si uccide; ciò si fa di notte tempo vagando nelle campagne a farne inchiesta; ed il vicinato la seguente mattina ben volentieri sente la nuova del Tassicidio per il danno che arrecava al frutto non ancor maturo del gambo turco che esso lo devasta, e di cui ne è golosissimo. Si prende pur qualche Martoretto ma non essendo una caccia di nessun conto se non all’Ucellatore d’archetti, che glieli mangia presi nel ‘indicata insidia di tal nome, non conviene nemmeno di farne parole. §.47. Lupi. Sono rari i Lupi che si uccidono in questi contorni; né curasi questa caccia, quandanche i Governi in ogni tempo abbiano pagate convenevoli somme in premio all’ Lupicisore, come che un animale tanto dannevole alla Pastorizia non solo, ma sovvente anche aIl’Umanità. Dall’indicata trascuranza ne avviene bene spesso, che siino daneggiati anche i nostri Pastori nelle loro greggie, né io non posso che inculcarne la persecuzione possibile, incoraggita anche dai vistosi indicati premj. §.4a Camozza. Qualche Camozza o Capra selvatica si uccide da talluno de nostri più infaticabili abitanti. Questo animale abita i monti più scoscesi ed alti, e molte precauzioni le abbisognano per non essere veduti da esso che ha acutissima vista ed odorato. Le sue carni sono di ottimo gusto fresche e salate. La sua pelle confinta serve a far Calzoni di quasi perpetua durata. Questo genere di caccia non solo è riservata ai più infaticabili, ma altresì ai più bravi maneggiatori dello schioppo, e non si è per ora scoperta altra astuzia, o più ovvia, o più sicura per prendere questo animale. 42 CURIOSITÀ a cura di Flavio Galizzi Calcolare “a mente” le fasi lunari Nei tempi passati, nel basso medioevo, quando la gente non sapeva né leggere né scrivere, depositari del “sapere” erano generalmente i religiosi, preti e monaci, unici ad avere accesso all’istruzione. Fu Carlo Magno, il “grande”, che iniziò quella gigantesca e straordinaria rivoluzione culturale che cercò di portare le scuole e l’istruzione a tutti, a partire dai più umili villaggi. Strano destino il suo: da “barbaro”, almeno era quello il termine italiano per definire i popoli del centro Europa, che in realtà in tutta Europa sono definiti “i popoli migratori, divenne il vero fondatore della cultura popolare, un autentico rivoluzionario sotto l’aspetto culturale. Rimanendo al tema della Luna, un tempo per conoscere il succedersi delle fasi lunari nel corso dell’anno si andava dai preti, che conoscevano le formule per calcolare le fasi lunari e di conseguenza quando cadeva la Pasqua, e quindi erano in gradi di dare consigli utili per la semina e per tutte le altre attività legate al mondo contadino e non solo. Oggi quasi tutti i calendari portano, accanto alle date e al Santo del giorno, il succedersi quindicinale delle fasi lunari. Se però ci volessimo cimentare a scoprile da soli, quasi per gioco o per il gusto del calcolo, ecco cosa ci serve sapere per scoprirle. 1°: Ogni ciclo completo lunare dura convenzionalmente 30 giorni. In questo periodo la luna cambia “faccia” ogni giorno, dalla luna nuova alla luna piena e dalla piena alla nuova, quindicimalmente. Ricordiamo il vecchio adagio che dice: gobba a ponente (profilo tondo a ovest) = luna crescente; gobba a levante (profilo tondo a est) = luna calante. 2°: L’anno lunare è anch’esso di 12 mesi, ma inizia a Marzo, il mese della primavera, e finisce a febbraio, l’ultimo mese d’inverno. 3°: Ad ogni anno viene associato un numero, determinato attraverso calcoli fatti dall’astronomo Metone al tempo dei greci, con una ciclicità di 10 anni, per poi ripetersi. Come calcolarlo non ci serve saperlo (chi vuole cerca in Internet alla voce “calcolare l’epatta”, che non è altro che l’età in giorni della luna alla data del 31 dicembre dell’anno precedente a quello del calcolo), basta conoscere la tabella relativa che qui viene allegata. COME CALCOLARE LA FASE LUNARE PER UN DETERMINATO GIORNO DELL’ANNO Si procede applicando questa formula: DATA + MESE DELLA DATA (RICORDA CHE Marzo è il 1° e Febbraio il 12°) + L’EPATTA DELL’ANNO DI RIFERIMENTO ***Il numero da considerare deve essere sempre inferiore a 30 (un ciclo lunare); in caso che il calcolo dia un numero superiore dovremo togliere 30, e prendere in considerazione il numero rimasto. 43 CURIOSITÀ Esempio: Se calcoliamo la luna del giorno di censimento al Camoscio del 29 giugno di quest’anno procederemo in questo modo: 29 + 4 (il 4° mese a partire da marzo) + 6 (l’epatta del 2012) = 39 - 30 = 9 Il 29 di giugno corrisponderà al 9° giorno di luna, saremo cioè circa al 1° quarto di luna crescente. CALCOLARE LA PASQUA Se conosciamo i giorni delle fasi lunari, saremo in grado anche di calcolare la data del giorno di Pasqua di ogni anno. Dobbiamo sapere che la Pasqua Cristiana, come stabilì in Concilio di Nicea del 325, cade sempre nella Domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera. L’equinozio di primavera, che è il primo giorno di primavera, cade sempre il 21 marzo. 44 Basta quindi calcolare che luna avremo il 21 marzo dell’anno in questione, poi individuare la data ella luna piena successiva, e la domenica successiva sarà al domenica di Pasqua dell’anno in questione. PROVIAMO A CALCOLARE LA PASQUA DI QUEST’ANNO Troviamo la luna del 21 marzo 21 + 1 (1° mese ) + 6 (Epatta del 2012) = 28 Significa che il 21 marzo sarà il 28° giorno di luna, un giorno prima della luna nuova (c’è una compensazione dovuta al fatto che il ciclo lunare è in realtà di 29,5 giorni e non di 30). La successiva luna piena sarà quindi quindici giorni dopo, cioè il 6 Aprile. La Pasqua cadrà quindi la domenica successiva al 6 Aprile (che è un Venerdì), cioè Domenica 8 APRILE. Pur dovendo applicare ogni anno delle compensazioni, il calcolo della luna e della Pasqua lo si può fare sempre, come dicevo per il piacere di fare calcoli matematici, per il piacere di sapere come gli antichi, grandi matematici cultori delle scienze astronomiche, calcolavano il tempo in maniera quasi perfetta. Le stelle alpine del Gelmini Belle e anche eleganti, sia sulla giacca che sul cappello. Sono le stelle alpine che il nostro amico Gelmini , che è anche responsabile del Settore 1, realizza utilizzando incisivi e molari di caprioli o camosci. Un modo sicuramente piacevole per occupare le serate invernali, ma anche per dare un tocco di eleganza al vestito. Costruisce anche bastoni da caccia di pregevole fattura. Complimenti per l’ingegno e la bravura. 45 GRUPPO RECUPERATORI a cura di Osvaldo Valtulini Resoconto stazione di recupero Stagione venatoria Purtroppo anche quest’anno dobbiamo constatare che le chiamate per interventi di recupero e/o controllo del tiro su animali sparati e allontanatisi, più o meno indenni, sono state alquanto scarse rispetto al numero complessivo di abbattimenti fatti in tutto il territorio provinciale. Non credo che il motivo dipenda dall’accresciuta abilità dei nostri cacciatori di piazzare tiri sempre mortali e in grado di fermare sul posto l’animale, ma piuttosto credo che le cause vadano ricercate in altri fattori. Principalmente ritengo che nella stragrande maggioranza dei cacciatori vi sia ancora una mancanza di sensibilità sull’argomento, forse i più, e i numeri lo dimostrano inequivocabilmente, ritengono superfluo imbarcarsi nella ricerca di un capo accidentalmente ferito che richiede ulteriore tempo, impegno e spesso fatica aggiuntiva, con esiti non sempre certi. A questo si aggiunga il fatto che un animale sparato e/o presunto ferito, se non viene dichiarato e non vengono attuate tutte le azioni per il recupero, permette al cacciatore di continuare la ricerca di un altro capo e magari di fare ulteriori danni. Il cacciatore coscienzioso va sempre e comunque a controllare l’anshuss per verificare gli eventuali reperti. E ancor più questa sottolineatura vale per gli accompagnatori, che nella nostra provincia sono obbligatori per tutte le specie oggetto di prelleivo. Si consideri inoltre che statisticamente circa il 30% degli animali che si allontanano apparentemente indenni dopo il tiro, e quindi dichiarati sbagliati, riportano lesioni tali da consentirne il recupero. Si badi bene che si parla di effettivo recupero, con ritrovamento dell’animale, pertanto è verosimile che la percentuale dei colpi dichiarati sbagliati in realtà comporta percentuali di ferimento molto superiori. Pertanto ritengo un imperativo morale, scritto nel codice etico del cacciatore di selezione, oltre che una responsabilità 46 2011 civile, che ogni cacciatore prima di tirare il grilletto debba attentamente valutare le possibili conseguenze della propria azione, assumendosene tutte le responsabilità conseguenti, compresa quella di fare di tutto per recuperare un animale accidentalmente ferito, facendo proprio quell’approccio etico che al moderno cacciatore di selezione è assolutamente richiesto. Il Gruppo Conduttori Cani da traccia della Provincia di Bergamo è da sempre schierato su queste posizioni, e proprio per attuare un corretto approccio alla tematica del recupero mette a disposizione della collettività e dei cacciatori di selezione bergamaschi i binomi abilitati, cane/conduttore, al fine d’aiutare chi malauguratamente avesse ferito un capo di selvaggina. L’attività di recupero si estende anche a controlli in caso d’investimento stradale, con allontanamento del selvatico dal luogo dell’impatto, al fine di verificare le conseguenze dell’incidente sullo stato di salute dell’animale investito, valutare le possibilità di sopravvivenza del medesimo e/o eventualmente recuperare la spoglia. Attualmente i conduttori con relativi cani da traccia abilitati ed in attività sono 8. Gli interventi effettuati nell’ultima stagione venatoria sono stati in totale 24 ed hanno riguardato 12 chiamate per ferimento di caprioli, con un successo di recupero di 7 capi, 4 intereventi su camoscio con 2 recuperi, 2 interventi su cervo con 0 recuperi, 5 interventi su cinghiale (3 controlli tiro) con 2 recuperi e un recupero anche su ferimento di una volpe, il tutto con un successo pari al 50% rispetto agli interventi. A questi vi sono da aggiungere 2 interventi per investimento stradale. In considerazione del piano di prelievo provinciale, i cui dati ufficiali non sono ancora disponibili, ma che sicuramente complessivamente superano il migliaio di capi abbattuti, si evince che le chiamate per interventi su ferimento sono ancora molto poche e che la strada da percorrere per aumentare la sensibilità dei cacciatori in questo senso è ancora lunga. Si consideri che tutta la letteratura riguardante l’argomento indica mediamente una percentuale di ferimento pari a circa il 10% dei tiri effettuati in caccia di selezione, quindi per lo più su animali fermi e a distanze ragionevoli. Tiri avventati, distanze elevate e/o animali in movimento aumentano di molto la percentuale suddetta, pertanto si può ben immaginare quanti animali non vengono recuperati, seppur colpiti più o meno gravemente. Tutti questi animali non recuperati e quindi persi, di fatto vanno ad aggiungersi ai normali piani di prelievo, in quanto il cacciatore poco coscienzioso passerà all’abbattimento di un altro capo andando così di fatto ad aumentare l’effettivo prelievo della specie cacciata. Dal canto nostro mettiamo a disposizione volontariamente della collettività il “servizio di recupero” e c’impegniamo costantemente nella diffusione della cultura e dell’etica venatoria che deve, e dovrà in futuro ancora di più, visti i numerosi detrattori, essere volta ad una caccia sempre più coscienziosa e rispettosa soprattutto della fauna oggetto della nostra attività di prelievo, al fine di far emergere la figura del moderno cacciatore/gestore/fruitore, su licenza, responsabile di un bene comune nei confronti di tutta la collettività. A tale scopo, l’impegno del nostro gruppo si completa con l’organizzazione annuale di una prova di lavoro ENCI su traccia artificiale riservata alle razze d’elezione per il recupero, Bavarese ed Hannoveriano, che ha anche lo scopo di mostrare e divulgare le metodologie dell’attività di recupero. L’ultimo impegno organizzativo ha riguardato la prova del 2011 tenutasi a Valtorta, in località “Ceresola”, il 15 Maggio scorso, che ha visto la partecipazione di 12 equipaggi provenienti da tutto l’arco alpino, ed il successo, con la qualifica di Ecc., di un binomio locale, composto dal bavarese “Raul”, condotto da Giupponi Fausto di Camerata Cornello. Il prossimo impegno riguarderà l’organizzazione della prova 2012 che si terrà il prossimo 3 Giugno ancora in Valle Brembana, in località ancora da destinarsi. Ci auguriamo una numerosa partecipazione, soprattutto da parte dei cacciatori Brembani. Organigramma del gruppo “Conduttori Cani da Traccia della Provincia di Bergamo”: Presidente: Vice Presidente: Segretario: Consiglieri: Sindaci: Soci effettivi: Valtulini Osvaldo Cagnoni Alex Bassanelli Giuseppe Vassalli Diego Acquaroli Danilo Cortesi Giancarlo Rasmo Roberto Italia Orlando n. 32 Conduttori e cani abilitati in attività n. 8: Vassali Diego con Hs “Toy” (ch it. lavoro) Bassanelli Giuseppe con Hs “Minosse” Cagnoni Alex con Hs “Odino” Rasmo Roberto con Hs. “Kira” Alborghetti Dante con Bgs “Otto” e “Jula” (ch it. lavoro) Invernizzi Egidio con Bgs “Buck” Pesenti Claudio con Bgs “Fred” Giupponi Fausto con Bgs “Raul” 47 RICORDI a cura della Redazione Ricordo del prof. Guido Tosi Pioniere della caccia di selezione anche nel nostro Comprensorio alpino Correva l’anno 1982, quando in provincia di Bergamo si volle sperimentare un nuovo modo di andare a caccia di ungulati. Per la prima volta in terra orobica fu il Comprensorio Alpino Valle Brembana a sperimentare la nuova disciplina, che aveva invece radici lontane nel tempo, e profondamente radicate nei paesi oltre le Alpi. Era l’alba della Caccia di selezione, avviata quell’anno in forma alternativa al vecchio criterio legislativo che esigeva l’abbattimento dei soli camosci maschi con “corna sopra l’altezza delle orecchie”. In Valle Brembana nel 1982 vennero prelevati 47 camosci con il criterio tradizionale, e 22 secondo i principi della caccia di selezione, tra questi ultimi f vennero abbattuti legalmente i primi yearling e le prime femmine. Qualcuno gridò allo scandalo, ma da allora la caccia di selezione ha mostrato tutta la sua validità, sia sul piano scientifico che gestionale. Quell’anno un giovane ricercatore universitario, distinto nella competente autorevolezza quanto nella bruciante passione per la caccia ai grandi mammiferi alpini, tenne presso l’Oratorio di S. Giovanni Bianco, il primo corso formazione per cacciatori di selezione. Era il professor Guido Tosi, destinato ad affermarsi dopo poco tempo tra i più importanti zoologi italiani, conosciuto in Italia e all’estero per la sua costante attività di ricerca e di supporto tecnico-scientifico a Enti di governo locali e nazionali. ”Il ‘professore’, cosi lo chiamavano i guardiacaccia delle due Aziende “faunistico-venatorie” che dirigeva con grande passione e competenza, ha saputo proporre con discrezione, e soprattutto applicare, idee innovative e concrete nel campo della gestione degli ungulati, di cui stiamo sperimentandone i positivi risultati. I numeri, dopo trenta anni di caccia di Selezione (1982-2012 ), gli hanno dato ragione. Ora Guido Tosi non è più tra noi. È scomparso lo scorso 20 Novembre, cadendo in un dirupo durante una bella giornata di caccia ai camosci in Val Formazza; una valle che ha sempre amato e dove aveva realizzato da pochi anni la sua Azienda faunistico- venatoria. Il destino ci ha privato di una delle più autorevoli e luminose menti di cui la nostra passione continua ad avere costante bisogno; ci mancherà il suo generoso contributo di conoscenze tecniche e di competenze organizzativo-manageriali. Ci consola pensare che il seme della caccia di selezione, gettato trenta anni or sono dal “professore”, ha germogliato anche nel nostro comprensorio una pianta robusta e generosa di frutti, che tocca a noi tutti cacciatori saper coltivare con intelligenza e serietà. Ci hanno lasciato... Waidmannsheil Guido, e arrivederci sui verdi pascoli del Signore Gianantonio Bonetti da sinistra: Moroni Giuseppe di Piazzolo, classe 1948, capannista Piredda Mario di Valleve, classe 1946, ungulatista Federico Zani di San Pellegrino Terme, classe 1935, capannista Franco Balestra di Moio de Calvi, classe 1946, segugista 48 ATTIVITÀ DEL COMPRENSORIO a cura di Bruno Calvi APPUNTAMENTI DA RICORDARE DATA SABATO 17 MARZO SABATO 24 E DOMENICA 25 MARZO EVENTO NOTE CONSEGNA DEI TESSERINI REGIONALI. Ultimo giorno utile per la riconsegna dei tesserini al Comprensorio. Entro il 31.03 potranno essere restituiti direttamente alla Provincia di Bergamo in Via F.lli Calvi, 10 ”VENDO MONOCANNA 20 DEL 2010 MOSTRA TROFEI si terrà a Bergamo in Cell. 339 6468693La-mostra Bonfanti” “Prima Rassegna Provinciale di Gestione Faunistica Venatoria” Via Gavazzeni presso la Palestra della Casa del Giovane. MERCOLEDI 28 MARZO ORE 20 CONCORSO GASTRONOMICO CON CENA A BASE DI CERVO C/O SCUOLA ALBERGHIERA DI SAN PELLEGRINO TERME Potranno partecipare 10 persone per ogni settore degli ungulati. Il costo della cena è di € 15,00 a persona. Prenotazioni entro il 17/03 c/o Comprensorio: 0345/82565. SABATO 31 MARZO ORE 20.30 ASSEMBLEA DEI SOCI AVIFAUNA TIPICA ALPINA C/o Sala Teatro Comunale di LENNA - Via Codussi LUNEDI 26 MARZO LUNEDI 02 APRILE LUNEDI 16 APRILE ORE 20.30 CORSO NEO CACCIATORI C/o la sede del Comprensorio Alpino Valle Brembana - Lenna. Il corso è gratuito ma necessita di iscrizione al n. 0345 82565. 3-5-10-12-17-19 APRILE (sempre di Martedì e Giovedì) ORE 20,30 CORSO CACCIATORI DI SELEZIONE C/o la sede del Comprensorio Alpino Valle Brembana - Lenna. Il corso è gratuito ma necessita di iscrizione al n. 0345 82565. VENERDI 20 APRILE 1° Convocazione: ORE 19.30 2° Convocazione: ORE 20.30 ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI SABATO 05 MAGGIO ORE 16 ASSEMBLEA DEI SOCI CAPANNISTI C/o Sala Teatro Comunale di LENNA - Via Codussi VENERDI16 MARZO ORE 20.30 ASSEMBLEA DEI SOCI UNGULATISTI C/o Sala Teatro Comunale di LENNA - Via Codussi SABATO 9 E DOMENICA 10 GIUGNO TROFEO ALTA VAL BREMBANA (Gara di Tiro con Carabine) C/o Foppolo Piazzale K2 SABATO 11 AGOSTO Caccia e tradizioni in Val Brembana in Collaborazione con Comprensorio Alpino Valle Brembana: 5° SAGRA ESTIVA PER UCCELLI DA RICHIAMO c/o Campo Sportivo di Lenna (area industriale) DOMENICA 03 GIUGNO GARA CANI DA TRACCIA Luogo da definire. C/o Cinema Nuovo di Piazza Brembana. 49 TROFEO ALTA VALLE BREMBANA DI TIRO CON LA CARABINA a cura di Fulvio Berera 1° TROFEO MEMORIA “MARIO PIREDDA” FOPPOLO - 09/10 GIUGNO 2012 La Sezione Cacciatori Foppolo - Valleve, con il patrocinio della Provincia di Bergamo, organizza nel prossimo mese di giugno la 3° Manifestazione di Tiro con la Carabina 200 m e 500 m per cacciatori e appassionati. Dopo il successo ottenuto nelle passate edizioni, viene riproposto a Foppolo questo importante appuntamento annuale, di grande interesse per il mondo venatorio. Il Comprensorio Alpino Valle Brembana dà molta importanza a questo appuntamento, ritenendolo motivo di incontro e di confronto tra i cacciatori di ungulati, e un’ottima occasione per riprendere in mano la propria carabina in vista dell’apertura, e per tararla in un contesto e in una condizione ambientale perfettamente idoneo per la caccia in montagna. La gara si svolgerà nella zona delle Foppelle, nelle vicinanze del Ristorante K2, perfettamente attrezzata e servita sotto il profilo logistico. Il Comitato organizzatore ringrazia il Comune di Foppolo, la Provincia di Bergamo, nella persona dell’Assessore alla Caccia Cottini e del dirigente dott. Bosio, il Comprensorio Alpino Valle Brembana, la BREMBOSKI di Foppolo e tutti gli Sponsor che aderiranno e contribuiranno per la buona riuscita della Manifestazione. Un invito particolare vien rivolto a tutti i cacciatori di Ungulati del Comprensorio. P R O G R A M M A Le sessioni di tiro si svolgeranno nelle giornate di SABATO 9 GIUGNO dalle ore 9.30 alle 12 e dalle ore 13 alle ore 18 DOMENICA 10 GIUGNO dalle ore 8.30 alle ore 12 e dalle ore 13 alle ore 17.30 PREMIAZIONI alle ore 18 Seguirà l’estrazione della Lotteria Tutti i partecipanti verranno omaggiati di un capo di abbigliamento tecnico 50 L’ANGOLO DELLA POESIA COMPRENSORIO VENATORIO ALPINO VALLE BREMBANA O Spöl pròpe mia imaginàsel quata emussiú che ‘s prua a ‘ncuntrà, sö per i mucc, al nèt o ‘n di migòf ol gàl o la cuturna. Ol prim, se te ghe mia ü bu ca che ‘l la sègna per tép, quando l’è al spès al parte ‘n d’ü fracàs de ale e ‘l te lassa de gès, ol fiàt a ‘l rèsta ‘ndré e ‘l sang al càgia. Al nèt al parte come öna schègia, silensiùs, e ‘l te rèsta ‘n di öcc doma öna ṡmàgia nigra col bianc dèl sota cua e dèl sota ala, e la sagoma de lü che l’è ṡamò de luntà, che ‘l gira dré ai pighére o ‘l tè la costa pèr pò girà de dré e pondes chissà ‘ndóe. Chèl’otra, sèmper al nèt, se la capés che te se ‘n giro a spàs la parte apröf, e ‘l par che la piche ‘nsèma i ale come öna s-ciopetàda, e la te fa stremì. Apéna ‘l tép de capì de ‘ndo la parte e l’è samò tròp tarde, la pica drécia ‘n ṡo, a sfiorà la costa o ‘l dòs e la sparés a la ésta, sènsa lagàt ol tép de töga ṡo i misüre. La montagna l’è ìa. OI culúr d’i albe ‘I sarès tròp poc sènsa ‘l cerlèc di cuturne quando i se ciàma per tègnes in famèa, e sènsa ‘l rugulà dèl gal quando ‘n primaéra ‘l va in amur e ‘l fa mela acc, ‘l taca bega con chi oter, ‘l sufia, ‘l i ṡbàt i ale e ‘l i s-giunfa la carùncola per fas vèt di fènne, che i specia ch’i se calme e i fenésse i discussiù per sircá fò ‘l piö bèl. Flavio Galizzi LP B R RI EM BA NA C O M PR E NSO A Gài e cuturne Presidente Alessandro Balestra Rappresentante Provincia Bianchi Valeriano Rappresentante Comunità Montana Bianchi Giovanni Alberto Rappresentante CPA Alessandro Balestra Rappresentante CPA Bruno Calvi Rappresentante ANUU Migliorini Giovanni Rappresentante F.I.D.C Fiorona Roberto Rappresentante F.I.D.C Gozzi G. Battista Gruppo Cinofilo Bergamasco Athos Curti Rappresentante C.A.I. Bonetti G. Antonio Rappresentante C.A.I. Bosatelli Daniel Rappresentanti Coldiretti Francesco Locatelli • Sperandio Colombo IN O L VA LE COMMISSIONI Avifauna tipica alpina e ripopolabile: Presidente Marco Bonaldi Ungulati: Presidente Luigi Capitanio Lepre: Presidente Stefano Bianchi Capanno: Maurizio Milesi SEDE Lenna (BG) • Piazza IV Novembre, 10 tel./fax 034582565 www.comprensorioalpinovb.it e-mail: [email protected] Segretaria: Alba Rossi Orari di apertura: Mercoledì, Giovedì e Venerdì: dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30 Sabato dalle 9.00 alle 12.30 ASSESSORATO PROVINCIALE SETTORE CACCIA, PESCA E SPORT Via San Giorgio • Tel. 035387700 Assessore Sett. Caccia, Pesca e Sport Alessandro Cottini Ufficio Tecnico Caccia e Pesca Dirigente • Dr. Gian Carlo Bosio Referente: Giacomo Moroni Servizio di Vigilanza Provinciale: Responsabile • Gian Battista Albani Rocchetti Collaboratori • Bruno Boffelli, Cristiano Baroni SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ Pronto Soccorso Sanitario Ospedale Civile S. Giovanni B.: Tel. 034527111 Centro antiveleni • Ospedali Riuniti di Bergamo: Tel 035269469 (Tel 118) Soccorso Alpino CAI • Elisoccorso: Clusone: Tel. 034623123 Pronto Soccorso Veterinario • BG Via Corridoni 91 • Tel. 035362919 Corpo Polizia Provinciale: numero verde 800350035 Emergenza Sanitaria: Tel. 118 Vigili del fuoco: Tel 115 M A R ZO 2012 S E M E S TR A LE D E L CO M PR E N S O R IO A LPIN O VA LLE B R E M BA N A