Fiume San Juan – Waunani
Guaranì
LE REDUCCIONES
• LE REDUCCIONES DEI GESUITI IN PARAGUAY
• «I gesuiti attrassero, con il linguaggio della musica, gli indios
guaraní che avevano cercato rifugio nella foresta o che vi erano
rimasti per non essere costretti ad entrare nel "processo civilizzatore"
degli encomenderos e proprietari terrieri. 150.000/200.000 indios
ritrovarono così la loro organizzazione comunitaria primitiva e le loro
tecniche nei lavori e nelle arti. Nelle missioni non esisteva il
latifondo, la terra veniva coltivata, in parte, per le necessità
individuali e, in parte, per le opere di interesse generale e per
acquistare gli strumenti di lavoro, che erano di proprietà collettiva»
• (J. A. Ramos, Historia de la nación latino-americana).
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I guaraní accolsero positivamente la "dominazione gesuitica" perché già provati dall'ingordigia,
crudeltà e disprezzo dell'europeo dell'encomienda ed anche se non tutti l'avevano sperimentata
personalmente, tutti la conoscevano di fama; nei gesuiti gli indios trovarono, dopo tanta persecuzione
ed orrore, dei protettori che li difendevano da un mondo ostile che era stato costruito intorno a loro; si
comprende, quindi, perché si adattarono ad un regime che se toglieva loro aspirazioni personali, oltre
che etnico-culturali, ed imponeva il lavoro spesso secondo ritmi molto pesanti, assicurava anche
benessere materiale, difesa e sicurezza.
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Il progetto di evangelizzazione dei gesuiti ebbe profondi risvolti sociali e politici. Nelle loro
reducciones, vaste aree sottratte alla giurisdizione delle autorità coloniali e vietate alla penetrazione
di bianchi, erano concentrate popolazioni indigene prima disperse e viventi allo stadio tribale, che
venivano educate ad un'economia agricola e ad un limitato esercizio di autogoverno.
Questi esperimenti comunitari presentavano tratti decisamente originali rispetto agli analoghi
tentativi di altri ordini, in quanto inseriti in un ambizioso progetto di autonomia economica - ed
anche, abbastanza esplicitamente, politica - rispetto alla metropoli. Ciò implicava l'esercizio di
un'attività manifatturiera e l'educazione degli indigeni ad una cultura tecnica, in aperta violazione
delle limitazioni e dei veti sui quali si reggeva il patto coloniale.
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I gesuiti dettero vita, inoltre, ad un sistema commerciale parallelo, che interessava le reducciones e le
missioni delle diverse parti dell'America Latina ad una massiccia circolazione di manufatti e di
materie prime, sottratti al controllo della classe mercantile metropolitana. Tutto ciò non poteva essere
a lungo tollerato dall'economia coloniale, e fu motivo primo della reazione che attorno alla metà del
'700 cancellò dal suolo latino-americano la presenza della Compagnia di Gesù.
PREGHIERA IN GUARANI’
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OGGI
HERDER CAMARA – IL VESCOVO
ROSSO – VESCOVO DI RECIFE
(Brasile) 1909-99
“Due o tre secoli fa la Chiesa e più
concretamente i Vescovi erano così
preoccupati di sostenere le autorità,
perché senza autorità c’è il caos sociale.
Avevamo uno stretto legame coi governi
e coi ricchi, ma nessuno ci accusava di
fare politica. Sembrava naturale che la
Chiesa di Cristo fosse creata per aiutare
a mantenere l’ordine sociale e l’autorità.
Oggi la realtà ci interpella, ci aiuta ad
aprire gli occhi e a svegliare la coscienza
e quando oggi noi siamo per difendere la
persona umana e i diritti umani, senza
predicare l’odio né la violenza, soltanto
perché la nostra voce rimane al servizio
di quelli che non hanno la possibilità di
parlare, subito siamo accusati di fare
politica, di essere sovversivi ed anche
comunisti.
• Helder Camara
OGGI
OSCAR ROMERO VESCOVO DI EL SALVADOR (1917-1980) gli sparano mentre celebra la
messa.
Oscar Romero nasce a Ciudad Barrios di El Salvador il 15 marzo 1917 da
una famiglia modesta. All’età di 20 anni fa il suo ingresso
all’Università Gregoriana a Roma (Gesuiti) dove si licenzierà in
teologia nel 1943. Nel febbraio del ’77 è Vescovo dell’arcidiocesi di El
Salvador, proprio quando nel paese infierisce la repressione sociale e
politica.
La nomina del nuovo Vescovo non desta preoccupazione: mons. Romero, si
sa, è “un uomo di studi”, non impegnato socialmente e politicamente; è
un conservatore.
Il potere confida in una pastorale aliena da ogni compromesso sociale, una
pastorale “spirituale” e quindi asettica, disincarnata. Mons. Romero
inizia il suo lavoro con passione. Passa poco tempo che le notizie della
sua inaspettata attività in favore della giustizia sociale giungono
lontano. Ma che cosa è accaduto nell’animo del vescovo conservatore?
Di particolare nulla. Solo una grande Fede di pastore che non può ignorare i
fatti tragici e sanguinosi che interessano la gente. Disse, infatti, Romero:
“Nella ricerca della salvezza dobbiamo evitare il dualismo che separa i
poteri temporali dalla santificazione”.e ancora: “Essendo nel mondo e
perciò per il mondo (una cosa sola con la storia del mondo), la Chiesa
svela il lato oscuro del mondo, il suo abisso di male, ciò che fa fallire gli
esseri umani, li degrada, ciò che li disumanizza”. Forse un evento
scatenante potrebbe essere stato l’assassinio del gesuita Rutilio Grande
da parte dei sicari del regime; Romero apre un’inchiesta sul delitto e
ordina la chiusura di scuole e collegi per tre giorni consecutivi. Nei suoi
discorsi mette sotto accusa il potere politico e giuridico di El Salvador.
Istituisce una commissione permanente in difesa dei diritti umani; le sue
omelie, ascoltate da moltissimi parrocchiani e trasmesse dalla radio
della diocesi, vengono pubblicate sul giornale “Orientaciòn”. Una certa
chiesa si impaurisce allontanandosi da Romero e dipingendolo come un
”incitatore della lotta di classe e del socialismo”.
Il regime sfidato alza il tiro; dal1977 al 1980 si alternano i regimi ma non
cessano i massacri: il 24 marzo 1980 Oscar Romero, proprio nel
momento in cui sta elevando il Calice nell’Eucarestia viene assassinato.
Le sue ultime parole sono ancora per la giustizia: “Se mi uccideranno,
risorgerò nel popolo salvadoregno”.
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OGGI
CAMILO TORRES (1929-1966) Colombia
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Nato nel 1929 a Bogotà da una famiglia
della grande borghesia.
Ordinato prete nel 1952, studia
sociologia a Lovanio (Belgio)
Tornato a Bogotà, crea la facoltà di
sociologia – ne viene espulso per aver
difeso due studenti comunisti.
Crea numerose cooperative in un
quartiere operaio di Bogotà.
Progressivamente si trova in
opposizione sia con il regime politico
che con quello religioso rappresentato
dalla gerarchia cattolica.
Nel 1964 crea il Fronte Unito del
popolo (Frente Unido) e nel 1965 fa la
scelta della guerriglia: “La lotta armata,
la sola via che resta ancora libera… non
un passo indietro: per la libertà o la
morte”. La morte lo raggiunge l’anno
successivo, al suo primo scontro di
guerriglia, 1l 15 febbraio 1966, una
pallottola lo prende in fronte.
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Ancora CAMILO TORRES
Torres
Torres
CANZONE PER TORRES
Donde cayó Camino
nació una cruz,
pero no de madera
sino de luz.
Dove cadde Camillo
Nacque una croce
Non di legno però
Ma di luce
Lo mataron cuando iba
por su fusil,
Camilo Torres muere
para vivir. •
Lo uccisero mentre cercava
Di raggiungere il suo fucile
Camillo Torres muore
Per vivere.
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Cuentan que tras la bala
se oyó una voz,
era Dios que gritaba:
Revolución!
A revisar la sotana
mi general,
que en la guerrilla cabe
un sacristán.
Lo clavaron con balas
en una cruz,
lo llamaron bandido
como a Jesús.
Y cuando ellos bajaron
por su fusil,
se encontraron que el pueblo
tiene cien mil
Cien mil Camilos
prontos a combatir,
Camilo Torres
muere para vivir.
Raccontano che dopo lo sparo
si udì una voce
era Dio che gridava:
Rivoluzione
Attento alle sottane
mio Generale,
perché nella guerriglia
c’ è anche un prete
Lo inchiodarono con le
pallottole
a una croce.
lo chiamarono bandito
come a Gesù.
E quando scesero
con i loro fucili,
trovarono che il popolo
ne aveva centomila.
Centomila Camillo
Pronti a combattere.
Camillo Torres muore
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