SCRITTI
INEDITI
DI
DIVERSI
E
RiRl
AUTORI
TROVATI
PROYn
MIU
B
CON
ED
PREFAZIONI
D'OTRMIO
PUBBLICATI
ALTRE
MEMORIE
ORIGINALI
CASOTTI
FRANCESCO
.
IN
NAPOLI
^^
DALLA
DEL
STAMPERIA
1865
TAGLIO
OV"^\^;t
M/J^fif-.
i
Harvard
Ccllcq^e
Vv\v-\
Gift
of
J.
K;
i.vId:;,]!
i?"cL).
Riserbaii
Giugno
tuiti
1865
i
dritti
num.
Library
(xi:-c,Uon
1:3,
a
2337.
norma
(\:()Jul;[rG
l'JUO.
della
legge
25
INDICE
Scritti
DBGij
CONTEINUTI
VOLUME.
PRESENTE
NEL
i.
Lettera
scritti,
artistiche
Foggia
ec.
pubblicazione
sulla
proemiale
e
delle
su
fatte
Aprile
nella
dei
guenti
se-
che
filologi-
ricerche
d'Ontranto
Terra
1865.
2.
opuscoli
Quattro
in
ed
Lecce,
da
parte
della
inediti
altro
impresso
Biblioteca
Lecce
di
dello
da
1865.
Galateo
autore
stesso
Angelo
Vaticana
Agosto
Antonio
ec.
già
Mai
prefetto
con
zione.
Prefa-
INDICE
3.
Lellere
incdUe
di
Ludovico
Antonio
Muralo
'
ri
Giovanni
a
Berardino
Prefazione.
con
Tafuri
Lecce
Aprile
da
Nardo
1859.
4.
Al
dell'
Direllore
sul
libro
della
estratto
G.
Gemelli.
Archivio
storico
Fortuna
d'Oria.
dallo
stesso
Lecce
Dicembre
Archivio
Italiano
Con
del
colo
arti-
sig.
1859.
à.
Di
alcuni
opuscoli
alla
dei
Papi.
del
quistione
Pesaro
sestodecimo
del
Luglio
dominio
1862.
secolo
temporale
torno
in-
INDICE
VAVOIiE
DELIiE
Frammenti
di
Tavola
Galatina.
Stemma
nella
di
del
Tomba
S.
di
Giovanni,
di
Caterina
di
affresco
Balzo
del
Galatina.
figliuolo
Antonio
e
vari
luoghi
di
Conte
Conte
di
Solete
2.^
Tavola
del
di
Nola
e
di
Maria
3.*
Tav.
Giovanni
in
tuttora
Raimondo
in
Orsini
Balzo.
vedono
1.*
Raimondello
Orsini
S.
di
Chiesa
si
come
coirepitafiBo
fresco
a
Tomba
gotici
ornati
principe
Maria
di
d'
stile
Enguen
bizantino.
di
figliuolo
Taranto
di
Contessa
Tav.
Lecce.
di
dello
Raimon-
Tav.
4.^
5.^
^
S.
Antonio,
affresco
di
stile
giottesco.
Tav.
6.^
Eccovi
Abì
parie
una
coscienziose
ricerche
delle
da
artinella
mandarne
fuori
rare
fronte
escono
del
chiaro
benigna
Napoli
nei
ed
voi
a
vostro
più
miei
voi
il
frutto
a
del
d'
oficio
è
mi
anni
godere*
mi
que'
che
semi
in
avendo
la
animo
in
avvenissi
benefizio
in
dell'
dalle
cizia
ami-
offerire
grato
parso
di
nute
dive-
dimorando
ch'io
giovanili
sieme
in-
fregiato
perocché,
consentito
che
parte
volume
:
potei
saggi,
e
questo
nome
ventura
incominciassi
vostra,
in
ora
sludìi,
inedite
parte
tere
let-
Intraprese
agli
piccoli
e
delle
natale.
de'
scritture
pazienti
campo
malagevoli
solo
qui
nel
provincia
assai
fin
altre
con
mia
ed
ingrati
tempi
lunghe
di
fatte
me
mia
e
in
frullo
labbra
vostre
,
maggiormente
nel
passarono
mio
animo
nella
e
mia
LETTERA
XII
in
mente
quelle
d'
casa
vostra.
tale
e
rozza,
d'
Io
so
da
gli
utili
mia
questa
fatiche
che
tanto
gli
che
vantaggiose
oscuri
alle
Gli
che
nobili
arti.
scritti
Antonio
di
delle
scienze
avventura
materie
ze
grez-
sono
incompiutamente
fra
scrittore
età
aurea
alle
insieme
messi
altro,
un
Galateo,
dell'
pregiato
ed
inediti,
di
inonorate
per
le
^ui
ho
che
ed
quanto
per
avverrà
ed
somministrano
dunque
opuscoli
stampato,
mai
necessarie
e
e
tanto,
per
penose
lettere
alle
incompiuto
forse
uniti,
alle
sime
mas-
lettere
rimasto
altre
e
mestieri
più
quattro
molte
tornano
pur
delle
Non
sono
affatto
onore,
ozii
è
nella
opera
attendermene
vi
di
come
è
raffinamenti.
ultimi
documenti
lavoro
vita,
eru-
convenivano
da'sacri
pubblica
degli
mancante
mio
il
potere
non
alla
sacre
che
et
(ASf(Asfois
che
oltramouti
chiamato
perchè,
cure
d'uomini
ragunanze
e
Italia
dilis
PROEMIALE
lettere
altri
quanti
^
italiane
,
quali
ed
che
ad
oggi
bene
mai
bisogno
Nella
neir
civiltà
alla
che
di
la
prefazione
esame
quanto
del
mi
fatta
libro
è
nazioni
occorso
della
gressivo
procoloro
conferire
Italia
nostra
un
e
che
nati.
illumi-
Muratoriane
lettere
Fortuna
d'
di
notare
poter
che
qualpiù
ha
prudenti
virtuosi
alle
movimento
soprattutto
possono
giovine
reggitori
al
educare
delle
preposti
sono
esse
ad
intesi
essere
per
Oria
ho
a
e
rato
dichia-
rettifica-
LETTERA
di
2Ìone
in
e
di
storia
a
secondo
piii
i
geografia
a
ed
in
opinioni
a
mismatica
nu-
archeologia
moderni
di
avanzamenti
studii.
siffatti
coirultimo
Finalmente
1 6 3 7
nel
è
mi
degno
parso
perchè
vi venti
de'
di
su
alcuni
già pubblicati
,
memoria
scritto
mio
benché
dell'Ammirato,
Firenze
ed
etnografìa
a
generale
provincia
questa
XUj
credenze
comuni
appartiene
si
quanto
poche
non
PROEMIALE
li
opuscoLand!
dai
di
alla
richiamarli
di
trattando
della
odierna
qui-
,
del
stione
dominio
portunissimi
ben
:
la
scrittori
pochi
dottrina
:
in
quegli
far
che
che
dopo
debbono
di
le
che
ciò
di
tato
dubi-
una
non
ciò
di
regole
chiavelli,
Ma-
mai
disse
a
che
han
avuto
quadro
il
ma
si
sanno
politica
Bacone
il gran
ritratto
politica
Tutti
veramente
avesse
op-
del
quella
a
istesso.
e
tornano
importanti
opposta
filosofia
di
Machiavelli
il
se
dottrina
papi
questo
a
il Machiavelli
come
non
oltre
sono
e
giudicare
dei
temporale
aver
gli
che
mini
uo-
eglino
,
fanno
o
di
almeno
ciò
facevano
che
i
sotto
suoi
chi,
oc-
,
molti
e
questa
rendere
in
lui
altri
quale
non
per
stimato
della
tirannia,
il segreto
che
quel
supposto
hanno
giudice
considerazione
dei
dimostrano
lo
ancora
più
modo
da
suoi
appunto
quei
scritti.
il
Ma
la
le
contrario
di
tirannia
le
ricevettero
e
non
prime
su
voler
fu
pressioni
im-
dell'Ammirato
parole
:
tore
dipin-
poggiati
pensiero
odiosa
che
qual
V
incarico
che
XIV
dai
ricevuto
avea
rintuzzare
Medici
vulnerato
Chiesa
fin
da
quel
d'aver
avuto
arti
colle
quali
mani
onde
fu
volta
veduto
r
air
dei
dell'
di
gli
tato
inaspet-
i fatti
la
per
avvicinati
e
binati,
com-
gata
pie-
aperte
e
ancora
cosi
a
re
por-
,
il
di
di
principio
storici
che
scuola
quella
ai
sino
nostri
ma
pri-
abilmente
quegli
venne
di
italiana
è
si
giorni
velare
ri-
acquistò
incremento
antichi
avvenire
ducono,
pro-
erano
istoria
moderni,
tempi
chiavelli
Ma-
tuttqdi
suo
Y
la
del-
del
pensiero
maraviglia
secoli
rentino
Fio-
zione
convin-
scritti
che
segreto
queir
dei
istruzione
previsioni
gli
che
di
e
nostra
tempo
dopo
Roma
principato
giudiziosamente
esperienza
di
Segretario
la
del
con
così
essere
del
hanno
Machiavelli
del
il
il
Poco
governati.
nelle
quali
impressione
cioè,
le
Corte
onestà
tempo
queir
prodotto
uomini
Y
dalla
maggiormente
strìnge
che
e
colle
armi
quelle
aveva
le
PROEMIALE
LETTERA
politici
e
perpetuata
,
con
pel
come
valore
un'
principii
la
può
quale
se
altra
potrebbe
de'suoi
guaci
se-
sostenitori,
Scipione
concittadino
il
della
fondava
ne»
Machiavelli
ha
gloriarsi
é
de'
numero
,
non
almeno
principato
forse
che
pel
merito
nostro
un
,
Ammirato
pel
e
dico
dopo
poco
si
straordinaria
riputazione
la
che
oggi
ninno
più
di
stessa
distruggesse,
fama
a
ancora
e
grido
difesa
meglio,
ha»detto
quello
que'
di
sostegno
che
pareva
avuto
Chiesa
dirsi,
in
che
l'Ammirar
del
ne
PROEMIALE
LETTERA
fin
to
allora
d'
il
di
Machiavelli,
contrario
dalle
assegna
quelle
Io
fatti
machia
di
altro
governo
Sono
tate
gli
questi
poiché
ma
un
sopra
delle
piacerai
quali
ben
mie
tuttodì
cui
e
lere
vo-
affetti
v'
non
ha
raggiri
delle
scritture
vengono
dopo
nei
domi
paren-
egualmente
lettere,
ma
prima
risultati
risaputo
sia
investigazioni
assai
campo
dirvi
che
scritti
le
filologiche
%
dal
per
di
questi
scaturiscono.
capiscuola
due
confronto
dal
re
ope-
sinistramente,
fuggire
da
da
guitarne.
se-
le
ancora
odono
artifici
che
estremi
due
che
ragioni
giudicare
per
per
l' intera
,
questi
le
velliste,
e
che
portare
lungi
si
e
che
potrebbero
interpretare
vedono
si
opinioni
ben
sono
materia
pochi
non
io
:
effetti
voler
nel
effetti
supposte
non
dal
Ammirato
ma
cotal
in
che
opere
osservando
degli
certi
di
te
segnatamen-
non
lui
cause
e
e
diceva
nelle
vede
per
lungi
dell'
politica;
tutto
dalle
ben
sono
fede
buona
come
delle
altri,
istoria,
cagioni
a
Egli
conoscere
modi,
e
conseguitarono
non
della
neir
tempi
discendono
non
di
costui
ordini
veramente
che
presumono
Che
governo.
insegnò.
ed
artifizi;
quegli
conoscere
non
a
scrisse
\y
artistiche
tre
quello
sono
nel
delle
tera;
let-
porr
minio
do-
arti,
brevissimamente
chiuderla
su
solo
non
su
da
condotto
stato
state
sono
vasto,
benanche
di
che
più
questa
questa
le
tutte
le
mie
cerche
ri-
contrada.
opinioni
portate
XVI
LETTERA
all'origine
circa
comunemente
ed
alla
le
crede
PROEMIALE
della
occupazione
loro
di
originarie
delle
genti
italiche
V'ha
penisola.
dentro
discese
e
chi
dalle
cime
,
dei
Appennino
medio
chi
V'ha
marittime.
le
popolare
a
stima
le
basse
contrade
da
pervenute
e
fuori
e
,
infine
Ed
che
le
da
e
L'
intorno.
live
genti
cime
del
quel
medio
Appennino
contrade
dell'
di
piii lunga
piuttosto
varcala
orientali
spiagge
dovettero
per
la
via
che
mare.
La
dopo
e
;
delle
le
terza
Alpi
altre
che
non
è
genti
sì
che
finalmente
quella
vi
pel
quella
dell'
sì
sedi
verità
per
a
e
dei
tenere
ri-
monti,
però
altra
ser
es-
delle
voli
considere-
per
dalla
di
fìsica
prime
entrarono
capitarono
e
via
meno
numero
su
nelle
dovette
prima
che
che
pure
ma
;
dubbio
senza
le
essere
le
malagevole,
e
dalle
della
monti
fondamento
che
primi-
umane
ipotesi
seconda
ogni
generazione
una
razze
dei
catene
verisimile
più
esserla
varie
La
buon
qualche
molto
per
le
famiglia.
umana
priva
fanno
le
discese
e
re,
ma-
d'
e
appoggia
d'
alcune
sopra
e
;
che
speculativa
si
non
delle
primaria
centro
dentrp
tichi
an-
del
via
vogliono
controverso
ancora
e
di
originarie
la
al
che
gli
con
per
rimontate
trionale.
setten-
e
ancora
fuori,
coloro
di
italiche
principio
diverse
lidi
dei
superiore
tiene
da
venute
siano
opinione
spontanea
chi
evvi
punto
un
banda
dalla
monti
dei
via
la
per
tutta
in
Italia
l'
tanza
impor-
banda
la
del
classica
LETTEhA
la
aDtichità^
quale
ì
piuttosto
re
forte
la
dal
vero
da
suoi
dì
noi
alle
le
ancora
canto
e
più
principii
le
famiglia,
del
onde
delle
tutte
quali
favelle
almeno
la
distinto
della
^e
gente
stessa
zer
forse
non
)
del
via
prima
che
però
detto
Jlleterrarummihipraeter
non
terra
per
alia
$Itro,
fantasia
ridet;
dico,
della
ci
no
so-
indicate
nomi
la
che
del
via
si fosse
che
il
di
nome
il
che
toccare
a
ramo
ma
dappri-
credo
ebbe
dal
mare,
pose
mare,
dai
fos-
quella
(Schloe-
Japetica
del
quale
ogniallro
della
Japigia
;
omnes
(Od.
sorridea
d'Orazio,
genti
Orazio
scrisse
Angulus
umana
leggende^
per
anche
chiamata
fu
altro
per
e
ai
spetta
notizia,
dei
Quale
penisola,
altri
da
fuori
in
della
che
antiche
antiche
affinità
la
che
della
Michaèlis
e
per
adunque
dell'
qualche
indo-pelasgica
Italia
piit
erano
quei
piii
le
co
se-
discosti
men
Lasciando
per
più
parte.
razza
quest'angolo
tanto
trae
speculazioni
avere
da
periferia
della
punto
quella
generazioni
che
venute
massima
in
piede
con
incominciamento
dall*
e
dei
errar
essere
dalle
miti,
segui*
congetture
tradizioni
certa
di
le
controverse
ali*
piace
mt
non
disputate.
cose
ed
genti
a
antiche
possiamo
dai
pari
resti
V
di
le
cosa
par
penisola,
almeno
bibliche
scienza
alti
che
errori
quanto
XVir
errato,
presunzione
per
vicine
ha
se
perocché
moderni,
PhORMIALK
se
IV.
lib.
più
che
non
per
II)
essersi
da
quel-
I ETTERA
XVni
e
co'
Tarantini
i
cognati
e
degli
si
in
una'
verità
V
voglia
si
dei
quelli
alla
genea
omo-
procedute
figmèn-
un
stessi,
Strabone,
conforme
isterica
razza
Tarantini
di
mezzo
comune
reputare
versione
una
di
da
e
di
opinione
sarebbero
invenzione
legge
contrade
se
Spartani
non
favolosa
tum^una
alle
Sanniti
Sabelliche
genti
italiche
-genti
viemaggiormente
superiori:
che
le
le
propagale
lo
PROEMIALE
tosto
piut-
ma
più
condo
se-
divulgata
fama.
Prendendo
dunque,
delle
scorta
a
ricerche
nostre
,
circa
il
prima
di
luogo
della
varcato
almeno
il
sotto
più
i
miti
dei
velo
dagli
non
piro-
come
chiaramente
dei
detti
in
aborigeni,
riguardare
meno
o
il sentiero
ed
se
possiamo
racconti
i
genitori,
cammino
penisola,
che
quelli
da
il
origine
figurati
greci
dei
e
latini
,
la
scrittori
dei
consonanza
di
nomi
genti
di
e
luoghi
,
ci
noi
ecc.
vedremo
dubbiamente
non
condotti
dal
,
di
fuori,
japetico
Difatti
che
nel
la
per
e
della
mito
fuoco,
chi
non
tanti
tra
vede
altri
le
genti
alcuna
nato
già
Caucaso
da
cento
dalla
Caucaso
delle
teste
naturali
le
fuoco,
bocche
in
venne
sen
scienza
e
superiori.
cento
e
la
cagioni,che
e,
e
mitanti
vo-
Italia,
parentela
oramai
Italiane?
golo
l'an-
per
versato
figurata
vagamente
prima,
contrade
abbia
Terra,
della
in
e,
alle
il
argomenti
del
mare,
penisola,
che
gigante
Tifone
del
via
per
conosciuta
oso
mossero
dire
cora,
an-
quel-
LETTERA
genti
le
cosi
mutare
a
PROEMIALE
di
XIX
stanza?
Ma,
avendo,
inoltre
,
mitologi
i
fatto
Malennio,
di
figliuol
quella
fatta
genti
le
e
d'Italia
inlima
che
Che
)
di
i
vede
non
particolare
capitale
Messapi
poi
Danno
e
chi
Pugliesi,
ai
origine
sa
Prometeo
e
che
japetiche,
si
ancora
di
messapico,
re
piti
dettero
Liberale
tonino
il
parentela
caucasee
parte
fratello
Japeto
golo
quest'an-
a
tra
d'al-
tra'quali
(An
regnarono?
genti
queste
le
tra
-
che
quali
,
venissero
fossero
si
chiaramente
simboleggiato
Messapia
Hanno
così
intera
tutta
delle
dal
che
figlio
Messapo
vede
anche
della
mare
città?
più principali
sue
mitologi
i
da
denominata
noi
nell'origine
e
parimente
.detto
chi
njare,
per
,
Messapia
la
di
fu
Nettuno
ranto
Ta,
figlio
Taras
da
di
Brindisi
Nettuno
da
Eretto,
,
o
figlio
Brento,
il
SaJum
mare
dai
di
è
ad
allogarvi
che
le
Puglia
fertilità
e
di
la
facilità
terre
i
e
divien
valico,
e
di
un
mino
cam-
trade
con-
comodità
casamenti;
Strabone
ch'è
alle
passaggio
delle
abitazioni
testimonia
come
lidi;
nostri
di
da
Salento
che
l'opportunità
ai
la
sopra;
il
Nettuno,
Probabilità
).
Pesto
tutta
per
di
o
considerare
d'Oriente
luoghi
che
Ercole
(
ecc.
dal
maggiore
di
fine
in-
tempo
gran
,
,
d'
moltitudine
prosperò
uomini
in
questa
do
mo-
p^r
regione
e
,
v'ebbe
tredici
avanzavano
può
città,
se
inoltre
non
conchiudere
delle
se
quali
Taranto
sicuramente
ai
e
tempi
Brindisi.
che
più
suoi
Da
se
che
dell'
non
si
età
PROeMliLK
LETTKRA
X;C
tanto
gua
absumptae
€0
le
non
si
forze
poi
declinare
vires)^
sunt
di
qual
ragionevolmente
ha
sue
le forze
rimesse
erano
a
potuto
avessero
longevità
concedere,
perchè
al
le
svilupparsi,
e
sino
{ad-
prodigiosa
crescere
infievolirsi
e
regione
questa
punto
di
e
erano
ove
,
al
Questo
di
dell'era
secolo
primo
ci
movimento
famiglia
una
sui
tratto
della
DMan^che
nel
dell'Aria
meglio,
di
del
proprio
maggior
e
Dacia
si
del
scontra
ri-
Indie,
delle
di
coetaneo
gentilizio
e
indiano
nome
poeta
Kali-Dasa
nel
tratto
accidente
curioso
e
orientale
Virgilio
è il
Egli
singolare
nome
della
Scizia,
Tevere.
al
un
per
Indo
dal
scolpito
principesca
deir
insino
confermato
viene
casta
o
monumenti
Japigia
e
nostra?
maggior
o,
zio
Ora-
poeta
,
latino,
Ennio
ab
nostro
Messapi
origine
Regis^
che
,
Giulio
dei
Ceti
Capitolino
Dasi
fece
Dasummi
Daci
filium.
Goti
e
fondatore
v'
Si
d'altronde
sa
ed
(Lecce),
Lupia
era
tra*
che
dei
detta
casta
una
era
di
che
Dasi
,
nella
lingua
scitica
Alessandrino
non
tra
piuttosto
ha
le
Dasi;
nella
trovato
voleva
che
e
i
di
che
iscrizione
una
Darsi,
Mommsen
il dottor
Dacia
Appiano
ricorda
illiriche
genti
Che
Semidei.
dir
se
sco
fre-
memora
ram-
,
Dasios
un
(V.
Arch.
dunque,
d'un
Stor.
al
Ital.
fondatore
Dasio
che
Breucos
Brindisino
13
n.
di
).
Japigia
Nella
Livio
Lecce,
4.8)
(21
,
un
compra
e
ha
di
fatto
altri
servo
ecc.
poi
oltre,
ne
menzio-
Dasi
prin-
letteral
xxii
sola
tra
Brindisi
procedendo
di Livio,
della
Strabone
nel
questa
vel
di
Turia
Mes-.
Strabone,
Tiriolo^
dello
anche
detto
Turio,
sopra
Thurianam
trovate
provincia
della
Thyreai
o
state
sono
da
riscontro
Tyrium,
Tauriana
ove
E
Epiro.
troviamo
anct^e Thyraeum,
regione
V
e
sopra
salentina
sapao
proemiale
stesso
t
monete
a-
,
rantine.
Del
Thurium
Sybaris
sibaritica
,
nel
Brezia
a
sei
di
Tifone
nel Caulone
Salepia
Bari
lentino,
del
Ceglie
dei
de'
Pedicoli
nel
nel
Barra
edell'Orra
nell' Uria
,
anche
da
Erodoto
essere
un
luogo
della
ci
se
la
dei
Geografia),
chiamassero
nelle
note
nella
Baris
o
a
fu
Tebe
Vereto
auche
se
Tucidide
dei
metropoli
Ed
Argo
la Zante
Zacynthus
,
( lib.
del
Della
Daunia^^
Capo
vi è
Messapi
detta
ad
lib. IX
che
dimostra
sez.
stata
oltre
Hyria,
prima
Sa-
Dell'Uria
( Strabone
come
IV
pur
da
Peucezia.
Brindisi.
Locrese
uno
descritti
Salapia
accosto
ed
era
ove
Messapa»
nella
dotti
con-
Adriatico,
Ceglie
Rudia
Bret-
«Vi £'/mm,
mare
nella
gione
re-
Achei,
mitici
tempi
(lib.VII) Hyria.
tra
di
Brindisi,
,
Locride
Pausania.
di Brindisi
dal
verso
di Strabone
non
se
di
colonia
appena
calabra
Pedicoli
Salentina
Gargano
nella
noX^vat,
Della
Rudia
Del
stadii
y
Galateo.
della
(secondo Pausania,
S. Cataldo
da
Cumuli
quei
Della
due
a
miglia
da
popolala
dall'acheo
2)
dell'edificatore
nome
Caulonia
Della
to.
nel
Copia
Sybaris Lupiae
,
Della
vel
,
i Gre-
Was-
8). Messapia
r:
^
-^A
LKTThRA
provincia
vna
era
vede
si
come
Bel
nella
rAnxia
lib.
I).
Plinio
Eracleo
Potenza
Locride
Brezia
del
lib.
(
Graja
Guerra
parlato
monte
Del-
IX).
ha
si
riscontrò
Callipolis.
di
loponnesiaca
pe-
"rumento,e
e
de'Frentani
e
della
della
della
ha
tra
ovvero
Eracleo
Tucidide
Anzi,
Messapia,
uoslra
d'Anledonia
d«'Marsi
di
xxtll
alla
Slrabone
oggi
deirAnxanum
neirAnza
di
Iil
provincia
Lucana,
porto
oltre
greca,
(Gap.
Messapo
PiiOKMIALE
Del
montorio
prodel
Grecia,
Magna
deirErcolano
del
Sannio
,
delFErcolano
Caudino,
andò
che
givo,
stabilirsi
Campano,
altri
con
nella
principi,
deirErcote
secondo
Saturnia
di
terra
fin
e
Ar-
Yarrone,
fu
ove
a
Roma
poi
,
si ha
costruita,
*
di
TEraclea
Tarantina,
scita
la,
nel
Taranto
Salico,
e
nella
divino
Della
culea
Er-
nel-
Tarantino
dei
Lacedemoni
della
autore
Ercole.
ovvero
o
mano
città
nostra
Erculeo
seno
col
Taranto
da
nella
riscontro
ancora
U-
Sabel"*
razza
Calabra
Curia
che
,
in
era
le
popolo
ond'erano
Capitolino,
sul
Roma
Kalende
neir
al
annunziate
istessa
nostra
della
parte
bra
Cala-
regione
,
Tarantina.
o
E
appellata
Roma
Tarentum,
Tyberis
aliquam
pariem
e
si
trova
in
'
Lib.
cui
diem
11 de
nome
Tarentum,
ivi
Ovidio
Falesia
quodam
fu
infine
imposto
e
celebrato
ed
Fast*
coiristessa
ad
anche
per
un
un
in
tro
den-
Servio,
appellavi
Urbe
lib.
in
Tevere
testimonia
come
in
del
tum:
Taren-
Yah
Mas.
nostra
città.
giorno
e
sacrifizio
Il
detto
al
Ve-
PìlOEMlALE
LETTERA
XXIV
labro
Inoltre
d'
generali
Yarrone.
penisola,
della
qualche
e
essa
da
ha
leggenda,
o
roborano
cor-
,
la
alle
regioni
essi
ad
proceduti
di
i
si
Cosi
uno.
bassa
dall'
chiavo
vede
quel
della
tutti
nomi
dalla
sempre
sopra,
per
uno
Che
congettura.
stessa
sieno
penisola
di
parte
gran
una
nomi
stessi
gli
si
secondo
Tàrentinas^
Accas
Italia
di
esame
lazione
appel-
Saturnia,
di
.
simbolica
de
rone
colle
)
simbolico
nel
tutto
quel
di
Lazio
cui
che
poi
parimente
di
tratto
di
provincia
una
Cosi
V
al
l' altro
la
terra,
applicarono
il
ancora
a
fino
penisola
bassa
porla
Yw-
V.
attorno
era
Roma.
che
dalla
paese
(
significante
e
Osci,
degli
late
nostro
contrada
sorse
ove
linguaggio
Ops,
Ennio
la
tutta
a
Capitolino,
Opicia,
di
L.
L.
da
data
al
di
nome
,
di
Terra
Lavoro,
felix
la
quasi
Romani),
dei
che
e
eccellenza
per
di
tratto
Ausonia
chiamarono
terra
che
paese
di
prima
(
pania
Cam-
i
Greci
approdarvi
di
e
,
conoscerlo
T
detto
avevano
cioè
Esperia
dentale.
occi-
terra
,
Cosi
d'
quel
teIli,originariamente
d'
d'
si
Italia.
essersi
sa
e
dal
Come
Enotria,
Italia
dal
la
terra
su
Yitalia,
istesso
ramo
del
dal
e
Quel
vino.
fino
la
ramo
al
dei
terra
della
meridionale
ramo
diffuso
andando
o
Yi-
te
fron-
dalla
Sicilia
tro
l'al-
di
Japigia
ne
infi-
orientale
Gargano
al
se
non
dionale
meri-
più
,
oltre.
Quanto
poi
alle
leggende,
è
degna
della
più
gran-
*
LETTERA
"le
degli
parentela
la
che
quella
considerazione
circa
PROEMIALE
XXV
lasciò
scritta
Spartani
Strabone
Sanniti
coi
do
secon,
il
che
racconto
degna
di
considerazione,
diligentissìmo
della
cosi
che
scritto
sotios
colla
quale
favolosa
carezzandoli
Tarentinorum
esse
,
del
dovea
vero
almeno
era
origini
l'adulazione
la
fama
Sabellicbe
che
e
che
ro
costo-
autem
tal
Quantunque
i forti
niti
San-
apalmeno
parte
una
E
ricoprire.
tempi
Sannitiche
rantini,
Ta-
dei
figmentum
hoc
pure
quei
eos
existimant
istessa
di
va
tro-
Laconas
adulare
(
)
si
invenzione
di
cercatano
cattivarseli
per
(
giori.
mag-
Spartani,
stimava
ducere).
una
parso
loro
alcuni
vero
si
E
Tarantini
dai
originem
eos
fosse
racconto
paret
fecisse).
origine
Tareniinis
( aliqui
popoli
Samniti:
o
ospiti
Pitanati
habitandi
traessero
loro
to
quin-
i
dai
Sanniti
umane
libro
del
fine
procederono
detti
fecero
altrimenti
Parteni,
ex
furon*
era
delle
diminutivo
per
essi
nel
Sabini
Dai
Strabone
differenze
cosi
narra
piii
Tanto
che
quanto
delle
chiamati
Greci
Dai
sibi
dunque
Geografia.
Sabelli,
in
indagatore
Egli
razze.
i Tarantini.
facevano
ne
tale
le
circa
correa
la
secondo
quale
,
,
dunque,
i
Sabellica,
Tarantini
che,
si
a
preso
gli Ombrijjphe,
ad
Se
i
il
occupare
Sanniti
dunque,
,
Duce,o
insegna,
cacciati
dalle
che
paese
non
colla
confusi
sarebbero
di
poi
procedono
fu
sedi,
degli
dai
terono
bat-
Toro,
un
loro
razza
rono
anda-
Etruschi.
Taranlini,
XXVI
LETTERA
certo
furono
ne
mescolarsi
antiche
ed
colle
la
dal
Lazio
latine
Oe-
Sabino,
Osco,
del
a
rono
Incomincia-
rinsanguinarsi
a
civiltà
la
ifalogreche
genti
Ombro,
principiò
spuntare
a
indi
italiche.
razze
i dialetti
Siciliano;
o
delle
più
mescolarsi
notrio
Incominciarono
accresciuti.
le
a
PROEMIALE
zione,
na-
contatto
riceverono
che
,
da
tutti
quelle
cosi
Per
fatta
la
secondo
secoli
Spartani
che
A^
di
d'
di
coltura
quella
a'
passati
di
tempi
che
lo
per
Pitagora
e
gliaio
mi-
un
sviluppo
progres-
alla
Archita
di
di
ponendo
sup-
rocca,
almeno
arrivata
era
Al
detta
a
sua
che
calcolo
ragionevole
erano
la
gli
anni
negli
trovarono,
abitata
altri,
circa
dubbio
senza
Falanto
con
che
Taranto,
abitare
ad
Petavio,
ed
di
poiché
era,
secondo
anni
antichità
colà
Strabene
coltura*
cominciata
T
vennero
con
sivo
fu
avanti
Roma,
Giustino,
orientai
prodigiosa
tradizione
quindici
0
dell'
semi
i
turità
ma-
sua
noi
ci
viamo
tro-
ed
alla
,
ben
condotti
civiltà.
etrusca
innanzi
ai
antichità
prodigiosa
Questa
omerici
tempi
questa,
,
priorità
le
dal
di
altre
origine
procedere
da
Quanto
che
i
fu
in
di
fatti
i
angolo
la
miti,
Tarantini
appalesa
che
quest'
dei
coltura
si
meno
non
eziandio,
civiltà
di
italiche
razze
vedere
e
poi
detta
alla
1
tutte
su
maravigliosamente
nomi
di
alla
genti
e
dì
V
arte
luoghi
la
Italia
restante
filosofia,
e
di
gua
lin-
quella
Romana.
ingua,
basta
rammentare
che
PROEMIALE
LETTKRA
le
altri
gli
tutu
genti
dialelli
ilalici
italogreche
colle
XXVII
scaddero
*
nelf
unione
Sabelliche
del^
dalla
^
loro
,
mistione
il Latino
emerse
deirOsco
lissima
dei
tutti
nostri
più
la
i
venivano
lontani
Romani
Ialina
ùon
Etrurìa,
dalla
lasgicbe,
pagatesi
più
che
finalmente
tutta
delle
spoglio
del
e
tanti
Livio
altri
attesta
di
l'Europa
Yesta,
bei
aver
tolte
la
prodotti
rapita
statua
delle
pareggiato
:
quei
qui
loro
ga,
spie-
slata
poste
a
dallo
te
massimamen-
Toro,
sale
colosil
ed
Vittoria
di
si
L'aile
il Giove
ed
pro^
Giulia
e
dal
arti
pe-
essere
Curia
come
della
di
òpere
semigreche,
state
erano
bronzo,
tempio
città
nostre
alcuno
della
boli
sim-
detto.
sarà
maggiori
e
miti
orientale,
della
le
di
tradizioni
e
i
Teogonia
di
tentativi
da
Qui
istituzioni
come
Campidoglio
Taranto
di
E
La
dapprima,
si nega
Lazio.
tribuisce
at-
e' fino
sacre
appresso
non
greca.
del
ornamento
da
Roma
a
pressoché
largamente
)
Peucezi,
il; mondo
primi
L.
filosofia,
).
favole
tutto
angolo
i
i
L.
italica
amalgama
colle
di
eziandio
iniziarono
di
quest'
dell'
sole
e
etruschi
per
del
^Laerzio
dalle
fusione
persiane,e
idioma
Messapi,
appararla
fuori
misteri
e
i
Andronico,
( Da
stanze
Lucani,
venne
Livio
istesso
dell'
parte
proprie
ad
ma
Pacuvio,e
glie
spo-
principa*
opera
per
Varrone
gran
le
furono
ancora
cui
delle
soprattutto
idioma,
Ennio,
Salentini,
tre
dove
Greco
del
e
ricco
ed
Satij^o
i tanti
ornamenti
Siracusa,
che
la
cui
LETTEKA
XXVIII
preda
forse
stata
era
PROEMIALK
anche
dell
maggiore
dì
altra
Cartagine.
Accostandoci
popolo
se
ora
alla
d'
più
appresso
Salentino,
Calabro
Messapo
diede
po'
un
Italia
restante
che
antica
questa
a
tanta
noi
di
parte
possiamo
corgerci
ac-
,
che
facilmente
dare
Ennio
di
detto
nomi
tre
possiam
se
misto
di
popolo
un
chiarano
di-
Io
già
come
,
suoi
i
era
non
ma'sibbene
omogenea,
razza
esso
ed
i
significato
un
che
nostro
cuori,
tre
irta
gue,
lin-
ovvero
al
storico
famoso
di-
habere
corda
se
loqui
solebat
,
cebat^qtwd
latine
graece
Greci
i
dunque
Erano
et
abitavano
abbia
che
osco
ebbe
guerre
ad
e
le
per
essi
diversi,
col
di
nome
Della
fatte
primi
di
rispetto
Per
razza
in
Elleni
il
si
Italia
cosi
della
Japigia
re
paV
fu
a
bilire
sta-
ro
barba-
come
Osci
vi
meridionale
si
mento
ele-
sto
). Que-
Oria
vennero
altri
délF
quei
(
riguardavano
poi
remoti
altri
Orra
che
miscuamente
pro-
golo
quest'an-
più
degli
contrade
erano
con
no
distingueva-
Messapi.
della
giorni
idioma
quanto
tempi
sede
sua
Come
osca
questi
deir
che
estraneo.
diverse
nomi
coi
e
nei
maggiore
la
che
Osci
gli
e
(Gellio).
remotissimi
tempi
che
avea
Taranto
a
in
forza
avuta
Latini
i
quel
Ma
Japetico.
osce
riferisce
Otranto
per
a
quello
questa
stale
sono
etnografiche
ricerche
quanto
si
d'
Terra
dell'
ultima
tanto
pel
smo.
organisorta
I ETTERA
XXX
zione
Galateo
erano
in
è
è
altri
sicché
:
di
intenderli
si
di
potuti
sono
verità
della
siffatte
di
d'
e
scettico
solo
di
ti,
tut-
etrusehe..
dubbio
in
occhi
propri
potuto
la
filologi
moderni
coi
hanno
ma
tentò
dapprima
i
Ma
molti
ebbero
ninno
rivocò
assicurare
quelle
da
antichità
ed
lingua
dì
iscrizione
oltramoute
ma
novali
ma-
lavóri
e
preoccupati
iscrizioni.
non
L*
Grutero
caratteri,
eccellenza
per
sincerità
nuovi
della
noto,
e
secolo
sì
Italia
d'interpretarli,
e
come
d'
o
ordinari
strade.
dal
ancora
dotti
i
conoscenza
Il
riferita
stata
delle
e
versi
di-
numero
contadini
negli
po
tem-
da
buon
un
de'
ritrovano
edifizi
degli
campi
Vaste
le
caso
quel
raccolte
giorni
dispregio
come
poi
furono
questi
a
dal
salvato
slato
che
de^
fino
e
Cariteo,
giudicarono,
messapici.Di
iscrizioni
simiglianti
luoghi,
la
che
amici,
Barbaro,
tulli
caratteri
di
suoi
Ermolao
Sannazzaro,e
iscrizione
dolli
ai
Fontano,
Napoli,
altre
ne
comunicò
la
Sunìmoute,
egli,
PROEMIALE
tare
ten-
ancora
,
di
in
deciferarle.
allo
Roma
fatti
Di
studio
il
degli
dottor
Mommsen,
antichi
dialetti
to
rivolitalici
,
avuto
per
sorte
in
pubblicate
gli
venne
tra
ed
mani
opuscolo
un
voglia
istudiarle
le
d'
a
tal
del
averne
fine
di
alcune
un
diresse
De
maggior
lui
Gallipoli,
di
Tornasi
a
Iscrizioni
tali
numero
una
per
lettera
che
,
qui
«
voglio
strissimo
riportare
colle
Signore.Senon
sue
proprie
lo studio
parole:
delle
scienze
«
lUu-
e
la
PROEMIALE
LETTERA
di
premura
«
anche
scuserebbe
«
pel
cosa
soverchio
un
da
certamente
rizzerei
«
ogni
fare
XXXI
ardire,
Lei
di
vantaggio
forestiere
indi-
m'
non
esse
sono
come
,
ed
«
a
afiPalto
lei
quel
«
leggiadra
«
"c
«"
«
«
ce
"c
suo
sorprendente
stato
antichità
di
la
per
saggio
suo
il
per
(c
«
cc
«
«
«
dere
a
di
per
poter
blicate
mio
poche,
sono
sarebbe
nuovo
e
però
desiderare
a
felice
ciò
del
che
otte-
Opu-
suo
lapidi
Messapiche
quelle
da
cosi
studio
uno
per
studii
questa
copia
queste
Siccome
agio.
di
questo
bramo
una
studiare
amore
simili
a
lei
gentilezza
re-
le
caldo
presentarle
a
da
ottenere
sua
tutto
arditamente
quel
e
quei
rischiarare
messo
scienze
e
son
pubblicare
a
io
delle
fo
mi
spinto
anch'
di
e
dico
1830,
nel
per
paese
ha
essendo
dalla
scolo
Y
amore
bramo
io
che
:
solo
bel
questo
patria
lei
quell'ardore
alla
salda
dottrina
dell'oggetto,
da
Ietto
aver
aggiungere
la
poesia
pubblicati
di
persuaso
dopo
voluto
novità
la
poetici
Capricci
ha
della
per
siccome
ella
favella
contrada,
«
dove
libro
«
Ma
ignoto.
pub-
difiBcile
piii
base
una
lei
e
estesa
,
c"
a
«
«
«
«
ella
mi
obbligherà
mandandomi
copie
assicurato
da
dannati,
dai
ha
a
cui
non
avrà
discaro
non
delle
restano
che
carceri
che
esatte
molti,
lei
paesi
tesori
più
già
tanti
possa
altre
tuttavia
liberato
secoli
certamente
esprimerle
che,come
sono
inedite
in
quei
alcuni
di
quei
gli
aveano
di
con-
condurre
loro
ì
«
«
ciò
M
nali
compagni
in
cosi
dell'
ciò
Napoli
ci
Lei
che
26
li
stimalo
Roma,
a
favorisce
ec.
ÌSAS.
Novembre
Umiliss
ed
.
.
Teodoro
Dottore
buon
nella
lettera,
"(
agio
«
ma.
gno
M
sua
«
studiare
di
sto
forse
che
forse
dell'
direzione
curiosa
ed
difficilissi-
nel
l'onore
Cavalier
letterato
Istituto
tempo
viaggio
avendo
ma
re-
della
comunicate
Welcher
di
gli
un'altra
e
altro
mmsen
Mo-
che
ebbi
procaccièrà
signor
dottor
1846
Non
«
un
mi
al
al
marzo
lingua
personale;
ricevute
copie
di
fare
per
conoscenza
le
1
Germania.
Inscrizioni
nuove
a
questa
della
inviato
gli diceva:
quale
Siccome
«
«
n'ebbe
richieste,
aveva
ebbe
delle
numero
Mommsen
Dritto
in
Tommasi
il De
che
an-
verrà
dove
ec.
Devoliss
Dopo
e
gli
sono
come
Archeologico
Istituto
pubblicità,
della
luce
alla
pure
giornale
un
stampato
«
l"ROEMlALE
LETTERA
XXXII
fama
della
Europea
,
«
ella
come
di
tanza
bene
sa
esso
,
si
pure
comunicazione
questa
dell'
accorse
ti
impòr-
«coprendoci
essa
,
dialetto
«
un
«
sentore
italico
ec.
dimostrava
De
esso
«
no
sue
E
»•
occhi
Tomasi
parole
altra
a
coloro
«
si
non
23
ebbe
Lecce
per
che
chiudere
ad
vogliono
si
osservare
che
la
nessun
184-6
Luglio
messapiche
iscrizioni
inviate
del
in
venire
le
)
finora
cui
con
desideroso
propri
coi
di
gli
bocca
quelle
avea
(
so-
iscri-
LETTEBA
£Ìoni
"^
false.
essere
PROEMIALE
è
Io
XXXitl
vera
che
persuaso
V
Ha
^
Germania
in
e
bitano
«
ec.
fatti
Di
ma
;
uomini
conosco
distinti
assai
Lecce
in
Oria
nelFoltobre
Brindisi,
a
gualche
rapido
luogo
iscrizioni
grandi
di
gli
e
per
i
cavarne
de*
Certificato,
onde
ed
;
fu
e
ed
disfattissim
sod-
sopra
vere
trascri-
poterle
di'
nosciuto
co-
aver
Lombardi,
il
quale
all' alfabeto
intorno
Oritana
Numismatica
alla
quel
occhi
Ostiani
eziandio
ma
passatempo
che
in
registrato
avea
to
cer-
59
in
Brindisi,
Ugento,
Vaste,
BaIeso,Oria,
di
luoghi
Taranto,
Ruvo
Canosa.
,
Per
in
Di
1848.
quelle
provincia,
Osluni,
la
Rugge,
e
tre
sapiche,
Mes-
Iscrizioni
Nardo,
Ceglie,
sui
Iqce
in
questa
Lizza,
di
chiarimenti
titolo
nel
Roma
e
diedene
ha
che
in
varii
notizie
cavate,
state
Opuscolo
un
a
Monopoli,
di
sincerità
della
il Mommsen
provveduto
erano
appartengono
no,
du-
fa
pròpri
di
e
opinioni
sue
pubblicato
a
ne
In
co'
in
Giuseppe
adunque,
iscrizioni,
luoghi
tavole
Ita-
manoscritto.
suo
tali
Taranto
^^U
erano
184^5,
calchi
Messàpi
letterario
suo
a
giorni
veduto
aver
nel
OriaTArchid.
varie
pochi
che
trovati
comunicò
lingua
di
di
messapiche
in
ISiO,
provincia.
questa
fu
solo
macigni
e
di
viaggio^che
non
due
in
,
altro
suo
che
del
Ostuni
a
,
in
e
ec.»
renne
ad
ancora
,
genuine
sono
intimamente
sono
,
7
migliore
a
32
cioè
ce,
Lec-
Pasa-
inlclli-
LETTERA
XXXIV
di
tali
di
genza
iscrizioni
ben
esser
il
dato
si
di
del
paese
dice
sta
queT
sia
riunite
epico-
molte
da
pregevoli
quale
benché
non
opuscolo
assai
ed
storiche
al
dialetto,
Messapico,
nostro,
queir
in
trovano
tal
di
e
nome
denominazione
ria,
PROEMIALE
zie
noti-
infine
cui
si
,
r
alfabeto
V
che
deduce
cioè
Tarantino,
antico
all'
quanto
col
di
nome
noi
la
per
riconosciuta
Terra
della
siimaElleno-barbaray
nelle
i
ed
mana
ro-
riteniamo
Osci
Niebuhr
dal
della
parte.
provincia,
Moramsen
contrassegno
leggero
che
altrimenti
od
ravvisare
già
cui
storie
avanci
qualche
a
egli
crede
di
,
quasi
avere
Messapi
possono
secoli
maggior
della
gine
il dottor
d'Otranto,
fatta
abori
ed
primitiva
la
che
E
non
due
dunque,
popolazione,
Quella
ultimi
almeno
Repubblica,
antichissimo.
iscrizioni
dette
agli
non
se
rappresenti
ancora
il Dorico
delle
epoca
appartenere
la
messapico
barbaro
mani
ha
onde
greco
I
colle
toccato
in
quel
di
tentato
dialetto
suo
dare
la
gazione.
spie-
,
di
resti
delle
frammenti
tal
un
popolo
epigrafi
sono
appunto
messapiche
e
lali
co-
le
nete
mo-
,
io
sulle
italico
leggende
nostro
dee
proprio
inedite
di
investigazioni,
stesse
del
fondamento
Messapiche
ossia
Orrane
questa
mi
son
stare
contrada),
capitate
do
Perseveran-
agevolato
linguaggio
certamente
di
Oria.
volgare
il
(
primitivo
altre
dopo
dalla
nel
migliarità
fa-
cui
dialelto
iscrizioni
la
pubblica-
o
LETTERA
Mommsen
del
2Ìone
del
Tedule
nota
d'
incerta
si
abbiano
di
-questa
rigine
da
tina
tempi
del
più
a
che
remoli
del
Salento.
forte,
lo
dimostrano
le
guerre
ne
latine,
osco
o-
sua
sia
diverso
,
penisola
Salende'
venula
fosse
Greci
di
stalo
Taranto,
Erodoto
discorso
abbastanza
scontra
ri-
greca
nella
Quanto
co'
si
elemenfto
della
prima
il
hanno
la
Osci.,
sco
contadine-
greco
tutta
occupare
onde
fosse
chie
parec-
forma
greche
stato
ad
traccia
che
linguaggio
ne
ha
le
quel-
degli
dalla
lo
Greci
la
varietà
ali*
e
di
Ialine;
riferire
quasi
mi
contadinesche
lingua
parimente
teneva
del
riferite
la
tutta
congeniale
e
Esso
alla
voci
sia
contrada,
omogeneo
ne'
trovandone
sicuro
colpo
famigliarità
ne
perduta
messapiche
provincia
a
questo.
Ma,
che
le
tolta
ne
essersi
scrittori
tutte
questa
greche,
cere
pia-
con
ha
che
voci
dicea
iscrizioni
lalina,come
di
di
esame
provincia
di
ne
dubitato
piii
ho
non
nelle
e
LL.).
de
autorità
per
io
Varrone
4.78
mia
mio
siale
sono
La
numero
perchè
nel
Fabretti,
questa
gran
onde
e
Italico.
di
origine,
Oblivia
d'Oria,
Glossario
riconoscere
XXXV
riportate
Professor
volgare
forse
(
eh.
suo
linguaggio
fatto
Fortuna
dal
pel
ho
che
della
Libro
PROEMIALE
tele
Aristo,
Siculo
Diodoro
e
Pausania.
finalmente
Ma
,
sopraffatto
tutta
per
È
a
dai
la
questo
penisola
ed
incominciò
Tarantini
all'
istessa
Osco
già
V
elemento
grecizzato
prevalere
a
greco.
e
che
si
veni-
IETTERÀ
XXX\I
maraviglioso
nella
sciènza
arti,
nelle
e
la
tutta
Dorismo
quel
non
meno
che
tanto
dobbiamo
quel
civiltà
neir
nella
lingua
illustrò
aptiche
in
la
particolare
in
ed
Messapia
noi
ellenica
dell'
sviluppo
^Calabria,
ca
che
grecizzando,
mano
man
va
PROEMIALE
rale
gene-
regione
,
Tarantina.
Per
principali
pi;i
della
civiltà
rapamentare
età
gloriosa
quella
di
brevi
con
le
^e
basterà
e'
tarantina
le
ricordi
cose
vicissitudini
cheCo-
accennare
,
trpne,
dove
tempo
innanzi
a
dire
sapi
si
dei
ovvero
le
tutte
città
altre,
discepoli,
tra'quali
Tarantini
Liside,
Archita,
maesiro,
valsero
scuola
essi
è
e
sì
di
etato
a
mantenere
con
queir
stato
fatto
partigolarmeule
famosi,
in
da
dal
si
Che
i
Glinia,
Dinone,
ben
moltissimi
il
Làertio
i
mene,
Ero-
di
quel
dal
secoli
lo*
quella
esclusivamente
e
latini
quale
dopo
greci
suoi
interpretato,
due
quasi
tagora
Pi-
Filolao^
costoro
variamente
vita
e
certamente
raccomandato
che
onore
golfo.
partecipi
vivamente
VI),
Metaponto
Aristosseno,
Che
poi
(libro
furono
Nicomaco,
Icco.
silenzio
misterioso
piii
Amicla,
Mes-
dei
scrissero
invece
che
Aristippo,
Àpóllodoro,
Zeusi,
ro
i
città
era
quel
a
ma
;
vale
Strahone
intorno
qualche
Xenofane,
Eraclea,
erano
poste
scrisse
niente
la
di
detto
a
Tarantine
colonie
di
l'Era,
avanti
Iapigi
Pitagora
di
eleatica
scuola
536
il
scuola
la
alla
verso
cpme
stanziò
ad
scrittori^
aver
det*
,
tp
in
generale
che
alle
scuole
tarantine
venivano
i
XXXVIII
e
LETTERA
moderazione
PKOEMIALE
Massimo,
Esempli
ratissima
menzione
Quistioni
Tusculane
morali.
in
Cicerone
yarii
nel
e
14*
Elianojib.
parlano
19, e
e
ha
ne
luoghi,
fatta
nel
come
della
trattato
Valerio
ono-
delle
IV
Vecchiezza
,
dove
ci
ha
la voluttà
di
ad
conservato
Platone
e
ver
Archita
che
C.
di
bum
fece
Pontio
discorso
quel
Taranto
a
alla
cosi
Sannita
il
parole
Collegio 4ei
morale
casti
di
essendosi
Napoli
a
faceva
del
santi
ebbe
1'
ripeterlo colle
a
S.
di
panegirico
Archita
desime
me-
Luigi Gonzaga
1850
anno
al
tanto
la
i
più
,
dunque
pregustare
racchiusi
Cristianesimo
libri
nei
!
della
la sorte
Ma
nel
Nobili
precetti
Padri
dei
Grossi
Ercole
gesuita
za
presen-
stupendo,
,
che
tro
con-
mutata,
se
senti
ne
nella
filosofìa
libera
il
ancora
Grecia
libera
in
contraccolpo
.
queste parti d'Italia,che
Data
la
famosa
dicevansi
dei
legge
allora
trenta
iiioicmeiv [philosophiam
7syyr\v fjLTi
poi
dall'
altra
Nemo
philosophus
loque
Aiheniensi
scholam
ita
videatur
la filosofia
intercessione
del nostro
condonata
sciolta
la
di
poi
T
vita
per
grande
da
qui
fu
Sofocle
:
a
faxit capital
secus
ai
anche
mala
Archita,
Dionigi
la forza
di
nisi Senatiii popu-
sospetta
nostri, si che
ed ai sacerdoti
dificata
moquis rfoee/o),
ne
habeto
Aóya^y
tiranni
petizione
a
^
estOy divenne
E
fatta
cia.
Gre-
Magna
tiranno
e
pena,
che
ebbe
di
Y associazione
ni
tiranper
tone
Pla-
sa,
SiracuPila-
LETTERA
appiccalo
ed
gorìca
lo
andarono
ÌDsegnamenti
aver
peragrato
morì.
Liside
primo
fu
molto
filosofia
Gli
di
sì
la
avanzi
Tebe,
in
y^ta
tanti
dopo
patria,
sua
si
dove
il
Aristosseno,
si
Peloponneso,
civiltà
splendida
nel
cioè
Puglia
del
i
e
Archita,
dalla
lungi
la
sato
pasad
pose
musica.
e
cosi
che
veggono
scuola.
ripararono
città
Mantinea,
insegnare
-
famosa
tagorici,
Pi-
Aristosseno,
ihisteri
i
al
tanti
fuga
ed
Epaminonda.Ed
di
maestro
Liside
e
tempo
la
con
altrove
Archippo
morti
restarono
Archita,
sì
Croloniate
Gilone
camparono
di
ed
XXXIX
da
ove
divulgare
a
utili
in
che
glorioso
stesso
che
Atleta,
quei
tra
fu
iiiceodio
Milone
di
palagio
PROEMIALA:
dialetto
del
fondo
Messapico
nel
oramai
più
di
proprio
non
tutta
sciuto
ricono-
sagacemente
,
dal
contrada,
questa
per
Pesaro
oltre
impronte
che
rum,
una
gli
secondo
Ancona,
il
Signor
dissertazione
sia
slata
Le
il
fondata
i
tipi
loro
Abruzzi
il detto
nel
di
dai
degli
a
Siculi
Pesaro
di
biano
ab-
Abati
nel
origine
loro
altre
laporica
dove
e
di
i Dori
le
tutte
Pi-
vedute
ho
io
Adriatico,
lido
Piceno,
Gioven$ile,
Annibale
stampala
e
al
fino
che
credere
a
rinvenute
me
che
monete
lunghesso
lasciare
da
tutta
per
monete
e
indotto
Taranto,camminando
potuto
delle
Abruzzi
Senoni.
hanno
mi
rinvenute
epigrafi
simboli
negli
e
Galli
dei
ne'
e
Puglia
tutta
saururti
in
nelle
Mommsen
nel
fin
Pisau-
Olivieri
1757
de
preten-
greca,come
in
il
l'ROEMIALE
LETTERA
\l
mercè
dimostra
di
na
OPOS
ed
palude
IltcTòtvpov palude
città
della
me
rovescio*,
al
Delfino
monti
due
ài
sul
stesso
Ttì-
monete,
diritto
Tarassul
Cavallo
col
e
bero
Cer-
coi
e
col
dritto
no*
IIIlSEA.
da
d'argentò
neiraltra
e
Conchiglia
colla
e
Ercole
lo
per
nelle
dji
lesta
e
tra
monte.Difalti
colla
rame
greche,
monele
,
alato
al
in
terminante
rovescio,
Olivieri
vi
Taras
egli
L'aveva
all'Abate
riprodotti
nella
1541.
Il
MajoKche
nelle
Passeri
ricorda
Tarantino.
i medesimi
alcune
medaglie
che
a
quello
tipo
egli
dice
del
col
j
Ca-
Pe"
in
figlio
poi
dell'Ercole
napoletane
di
Pitture
Tarenfe
11
vidi
isXi^ìa
Millingen
Napoli.
mòria
me-
dipinte
Cignale
delle
col
Il
tipi
altrimenti
non
Memorie
rantine.
Ta-
li
nìajotiche
del
esso
sua
io
ehalidonio
Majolica
una:
la
tipi
caccia
che
diverse
su
Goltzio(y.
porche
del
simbolo
Nettuno
là
noti
A, che
veduto
Sintiche
coinè
chacia
XAH
). Questi
di
su
Pesaro,
lidonia.Z^a
sarò
Bartbelemy.
ancora
stessa
ho
dai
tratta
Si
tarantini.
lettere
ch'io
ispiega,ina
non
tipi
queste
sono
ri^ATPIliN
leggenda
con
palpabili!
sono
al
attorno
pesce
ha
di
nosciuto
rico-
re
cavalie-
di
leone
slato
essere
,
da
tratto
alle
monete
due
Taranto
città,
4.26
Tarantina
:
ed
relazioni
attribuiva
di
amicizia
probabilmente
av,
e.
a
328,
Napoli
battute
quando
per
fu
indurre
la
coniazione
e
di
verso
inviata
questa
di
alleanza
tra
l'anno
di
tali
le
ma
Ro-
un'ambasciata
città
a
pi-en-
"iere
si
le
armi
vedono
Roma
a
vati
nei
capi
d'opera
nei
Musei
di
e
Al
ancora.
provincia
-di
nel
desiderio
negli
lettere
rizzate
signori
ponti
gnet
aiutante
del
Zenone
antiquario
architetto
perchè
che
Fossat
indi*
Castro
dai
ingegnere
dei
Gre-
Giorgio
e
dell'Ac;
loro
dar
volesse
stro
Ca-
vivo
un
erano
membro
e
di
tale
moderna
Genio,
Pons
Genio
del
Celtica
oademia
della
véscovo
capitano
strade^
e
antichità,
di
scoverla
città
eccitò
sta
que-
principio
stata
antichissima
pri-
in
nel
essere
Minerva^si
amatori
al
Peyre
V
di
greca
che
resti
portali
gabinetti
delFarte
di
di
tempio
in
ricordare
Leuca
di
famoso
di
altri
italo-greca
e
air"nnunzio
promontorio
col
Napoli
piace
secolo,
questo
deirarle
proposito
qual
mi
Finalmente
Romani.
i
contro
XLl
PROEMIALE
LETTERA
esatta
tezza
con-
,
della
topografia
Castro
dì
cioè
antico
ed
stanze
abitazioni
fossero
che
sotterranee
nella
scavate
roccia
dicevano
si
verte
sco-
tufo
nel
o
le
se
,
,
bricate
fab-
se
,
con
poligone,
fatte
vi
pietre
regolari
od
cube
perfette,
o
se
irregolarmente
fossero
dalla
colonne
di
altra
natura
basi
con
irregolari,
a
se
regolar
di
guisa
capitelli
quadre,
se
figura,
grotte:
o
se
cornicioni,
e
e
,
se
questi
d'alcun
Estimando
assai
di
dovea
degli
tale
una
più
far
scoverta
profittevole
Ercolano,
di
rinvenire
ordini
Stabbia
nel
air
della
greca
assai
più
antiquaria
e
di
famoso
Pompei,
tempio
architettura.
importante
che
non
le
quella
come
di
Minerva
ed
altre
che
il
I ETTERA
XLII
Palladio
d*oro
armi
le
di
dello
al
di
mutar
voleva
di
Napoli
dai
rende*
3200
spirare
d'i-
il
pensiero
città,
e
conto
rac-
cercava
Minervae
diceva
si
poiché
il
circa
si
tempio
dei
ossa
potuto
disegno
Castrum
da
e
le
col-
secondo
di'Troja,
tempi
interamente
nome,
poleonopoli
del
arti
napoleonico
governo
discoprire
far
a'
Priamo,
avrebbe
infine
delle
dire
a
di
insieme
Giganlicida
che
stato
vale
fa,
anni
Dea
e
Diomede
da
e
figliuol
dalla
Strabene,
un'idea
re
Glauco
di
sconfitti
giganti
Ulisse
da
postovi
PROEMIALE
cui
dirla
si
Nail
summentovati:
,
Napoleone
Gran
è
arti
un
guetra
la
e' est
non
delle
alla
che
Resta
popol
o
un
al
chi
che
contrario
di
vi
qui
altro
(
/'
empire
scoveria
fayola
come
e
del
giganti
il
e
a
da
noi
uccisi
dalla
terzo
elemento
cioè
tricorde,
palladio,
Dea.
a
quella
partito
a
convincerci
fino
in-
per
elemento
questo
a
sto
que-
Latino
Lecce
a
S'ingannerebbe
argomenti
di
l'elemento
Brindisi
derivato
passato
del
tempio,
dal
che
i^egione
e
per
che
,
qui
la
lingua
latina
la
fa
no
saliran-
arti
quella
Ma
favola
Yirgilio
japigìo.
sia
ed
belle
,
stanziava
tanti
scienze
le
e
per
non
paee
una
sceveriamo
essere
essendo
ed
dei
promontorio
stimasse
Lazio,
e
e
scienze
solida
perfezione.
sogno
trilingue
Salentino
una
cui
di
che
ora
e
loro
d'oro
armi
Minerva;
darci
il racconto
sogno
di
mediante
paix)
era
le
per
non
cima
in
assai
figlio
vero
se
amando
ad
una
parte
del
popolo
nostro
LETTERA
doveva
la
conquista
di
dei
veri
l'apparizione
latine,
re
Nevio
Ennio,
tutti
di
latina,
vedere
ro
sia
beu
naturale
esser
Taranto
delia
del
Salento.
la
e
Infatti
delle
e
lette
storia
della
che
di
quel
gua
lin-
fa
cbìa:
linguaggio
di
argomenti
~
forse
e
Varrone,
copia
sono
sero
faces-
Andronico
lasciata
maggior
loro
ì Romani
Livio
e
l'ha
ce
che
lingua
provincia,
la
da
e
padri
questa
come
XLIII
prima
Pacuvio,
quale
derivato
Pr.OEMIALE
picciol
non
,
òhe
peso
e
naturale
Io vediamo
coloro
il
e
Ennio,
in
Budino
secoli
di
che
if
«
«
«
V
«
«
in
scrisse
d'Otranto
et
offendono
oso
alla
di
che
tanto
di
et
questo
più
accostano
greca
certi
orecchie
dicere
lengua
si
lengue
havemo
le
Latina
che
due
sono
lettera
sua
alla
che
latina
padri,
volgare:
vocabuli
nella
paese
e
«
Greca,
multi
nesciuno
semplicità,
de
e
turale
na-
molli
nella
fede
Galateo.
Nella
Latina:
non
quali
giormente
mag-
per
Terra
nell'una
crassi,
che
no
me-
tanto
nostro
fa
ne
et
molto
che
popol
Greca
mai
giam-
proprio
paesani,
quelli
e
E
ce
rusticità
greco,
come
come
indìgeno
potuto
nel
nel
conservato
una
nell'altra
dirli:
è
stato
toscano.
semplicità,
primitiva
sua
di
de'nostri
parte
si
originaria
consideralo
gran
poi
sua
Omero
neiridioma
dev'essere
fosse
conto
fu
qual
Petrarca
d'una
in
non
avrebbero
non
tenuti
esser
nostro
Dante
nella
comunque
,
qual
dialetto
quel
qui
se
li
quali
usi
sono
u-
nella
quanto
vocabuli
so
l'altre
lengue
antiqua.
Potei-
LETTERA
XLIV
dicerne
va
«
multi,
PROEMIALE
dubito
ma
che
saria
et fo-
longo,
.
de
ra
«
Era
in questa
e
la
dunque
di
Ma
Livio
in fatto
del
parole
Non
cosi
fa
differenza
parola
lui
Livio
mea
verba
dell'uno
che
Ennio
verbo
eo
parlava
il
altri
tante
ecc.
quell'idioma
vieppiii che
"
non
fosse
egli
ciò
Y
parola
modo
videbatur
relieta?
Latino
di
d'
origine
Fo-
verba
sint
ut
E
potuto
faceva
fingere,
sua
ben
che
prima
nell'idioma
la
cau-
egli
compor-
del
lingua
innanzi
Che
ma
si confer-
latino
argomenti.
slato
una
dell'altro.
finxisset*
sangue
parole
non
consentaneum
Latinus
rex
Ro-
a
finxissetEnmus
quod
avrebbe
ne
,
se
d'una
re
:
conveniente
par
indagare
a
Romolo
Livio
il
e
nio,
En-
latine
men
re
poeta
tista
ar-
poi
hdereditate
cui
gli
non
di puro
di
latino,
re,modificare
ante
essere
più sorta
tra
enim
non
;
in
doveva
per
e
a
quipoetarum
negligere quod
sam
Ennio,
quella
eoa
ficta expediunt
me
quae
diligenza
praeterire
quaerere
di
del
quelle
illa quae
di
cioè
sue,
che
la-
drammatica
quelfeminente
men
quam
alcuna,
maggior
porre
stimava
giudicò
poesia
co
gre-
latinamente,
latino, quale fu poco
stile
venerimi^
rege
Livio, benché
certamente
poeta
potius
non
mulo
di
re
famiglia-
e
scrisse
la
Roma
fu
non
Varrone
onde
An
in
N.)
comune
il poeta
di Ennio
innanzi
lui cominciò
lina.
le
che
P.
si
latina
lingua
contrada
Taranto,
per
del
proposito.» (Esposiz.
Lazio,
na:
mater-
chean*
XLVI
LETTERA
lino.
essendo
Ilquale
dialeito,
gar
dunque
in
siccome
Siciliano^
a
PROEMIALE
altra
Sabino
il
umile
un
TOmbrìo,
parte
il
qui
sialo
V
Yolsco,
V
voi-
Enotrio
varietà
Etrusco,
,
d*una
tutte
si
nel
antica
che
si
solo
la
della
aggiunge'
delle
cose
continuo
E
quanto
è
detta
non
all'autorità
di
uomini
che
che
storia
fu
non
di
Al
non
sofica
filo-
una
lo
invero
so
stes-
parlando
latina^
del
rapportarsene
talvolta
la
Pacuvio;
di
primo
suo
dottrina
altrettanti
gratitudine
altrimenti
autore
religiosa
Dei
gli
velata,
dalla
indiali
ecc.
cui
de
gran-
ancora
Ed
del
nome
secondo
una
superiori
e
più
praddetti
so-
latine.
principio
che
Ennio,
la
dovuta
e
sato
pasdei
lettere
lingua
fa
dal
EvemerismOy
delle
il
5 7 de
immortali
all'altra
e
mitologia.
capitolo
bocca
attribuita
si felicemente
oggi
sarebbe
per
è
essi
eziandio
della
al
sarebbe
non
ad
ma
spiegazione
Varrone,
cui
poesia
che
teogonia,
indiano,
sopralulto
scrittori,
"parte
radici
cui
ceppo
nobilitato
nostri
e
nel
cercano
Lazio
le
dingua,
medesima
dalla
o
ai
nota
perstizione
su-
Romani
,
che
per
genti
Ma
ad
Ennio
(
Frontino
elemento
questo
la
divise
Idruntini,
de
Colonis
presso
che
prevalente
che
che
tradusse
e
divulgò
alle
latine.
tulle
essere
Uritani,
nostro,
i
dal
campi
Brindisini
di
noi
punto
della
). Cominciarono
conquista
alle
colonie
indi
mana,
ro-
Yerelini,
Yarni,
Tarantini,
ecc.
incominciò,
non
romane
a
scadere
LETTERA
man
Greci
i
maao
FROEtflALE
XLVfl
divenne
e
sede
principale
della
,
pr€domìnante
magnificamente
restò
vochè
la
pigia,
d'arte
opere
i
di
stato
e
Greci
di
d^Ua
nostri
potuto
romanizzarsi
prima
sottomesso
Taranto.
che
Le
già
ma
altre
(e
avanzano
tutta) appartengono
provincia
elemento
questo
de*
avrebbe
a
debole
ai
indi
Oria,
lingua
incominciò
che
no,
lati-
provincia
nostra
verità
in
d'arte
opere
pordmente
della
eglialtrimonumenti
maggiori
a
altro
punto
essere
per
Messapi
ai
al
fino
produrre
Brfndisi^chene
diverse
nella
detto
Ne
di
elemento
avanza
abbiamo
scrittori.
da
questo
oramai
quanto
Salentini
k
Di
altro
niente
sai
adorna
monumenti.
da
e
città
la
latina
razza
sono
dio
ezian-
divenuto
e
romano,
,
coniate,
monete
sono
Brindisi
a
celebre
in
la
tutta
di
duria,opera
aquis
ad
,
ondehan
ed
Italiani,
ingegnosamente
ronzo
fonie
Gabriele
pubblicala
niuno
è
stata
di
nella
in
Lecce
Napoli
nel
IBM.
nio
Pli-
exhau-
pera,
Quest'o-
Francesi,
né
più
professor
0-
di
quel
descrizione
In
Man*
oppidum
compresa
nostro
e
da
augetur.
meglio
dal
di
neque
lnglesT,Tedeschi,
spiegata,Ghe
Costa
fonte
descritta
plenue^
ro-.
antica
iuxta
infusis
neque
ragionato
da
il
figina
più
la
Salenlino
In
:
margines
minuiiur
è
,
di
e
e
idraulica,
parole
iacus
Mandurtam
che
Essa
provincia.
,
pittura
una,
architettura
queste
con
stis
ricordarne
Piacemi
mana.
scultura,
architettura,
di
opere
cammei
gemme
,
essa
vi
ha
verità
tanta
priva
cosi
di
vulcani,
la
Terra
del
d'una
del
crescer
fonte
l'altra
mai
del
di
ha
Ninno
del
io
I
antico.
Greche.
e
il ritrovo
legislatori
e
di
Da
tutti
si
guerrieri
i
sua
lità
qua-
e
naco
into-
fino
più
non
più
comuni
propriamente
cose
il
divenuto
personaggi
gran
dalla
e
ora
Brindisi,
i
di
interno
romano
alle
persione
dis-
ancora.
tempo
air
sono
rispetto
non
e
cemento
vasche
non
ma
;
che
del
romana
contrada
il
e
altro
lavoro
pare
dell'arte
resti
Messapiche
ed
delle
acqua
osservarsi
fine
il
affermar
una
altezza,
la
tutta
può
particolarmente
rivestita
certa
fonte
potrei
non
del
attignimento
per
indagarne
lavoro,e
ond'è
una
Questo
essa.
d'
e
zione
spiega-
fenomeno,come
decrescere
non
senza
pre-
andato
la
dare
a
tutto
è
non
bensì
copia
nuova
per
saputo
origine.Ed
del
del
onde
qualcuno
se
potuto
soltanto
parte
la
come
fiumi,
di
E
ha
errato,
altri
da
mezzo
,
d'Olranlo.
tutto
quante
per
fenomeno
laghi,
di
in
recate
veggono
maraviglioso
quel
spiegare
per
si
ragionamento,
di
giustezza
e
ipotesi
strane
ad
PROEMIALE
LETTERA
XLVin
gno
conve-
romani
,
ebbero
le
genti
Salentine,
,
ogni
come
altra
vivere
loro
fino
sociale,
questa
dopo
mondo
che
durante
e
barbarie
Ma,
del
nella
la
provincia
divisione
air
di
lungamente
parecchi
sua
l'ultima
romano,
secoli
poi
della
forma
hanno
del
servato
con-
nuta
sopravve-
purezza.
dell*
orientale,
impero
di
bel
nuovo
di
Roma,
unita
Telemen-
PROEMIALE
LETTERA
to
venne
greco
nei
primi
mercè
prevalere
quelli
vennero
principiò
3
altre
di
Japigia,
città
Saìento,
altro
che
r
che
credo
che
di
dell'età
che
da
E
smessi
dal
ripetere
quel
po
tem-
tutte
antichi
gli
d*
tempo
del
in
nomi
si udi
don
Terra
greche
forze
dove
sopra
Calabria,
di
mezzo
Otranto,
sedia.
porta
delle
di
mana,
ro-
bizantini,
ad
ma
Messapia,
poter
società
grandeggiare
a
sì
tuttora
concentramento
secoli
loro
la
dellaprovincia,
le
delia
stanze,
porre
questa
fondo
de'dominatori
il favore
primitive
nelle
più
lion
dal
cominciò
e
a
sollevalo
XLIX
più
Otranto*
II
maggiore
Otranto,
cioè
,
i
circa
del
principii
secolo
sesto
dell'
e
età
di
liano
Vita-
,
(DXIX)
Il
da
quale
Goti,
ai
prefetto
che
spesso
più
per
Apulia,
di
e
Giustiniano
da
la
caccia
la
per
che
fin-
furono,
non
perando
im-
Dietro
cacciati.
Italia
cania
Lu-
Calabria,
in
Narsete
tutta
die
Dauniàe
fino
da
poi
poli.
Costantino-
di
tempo
la
per
scorrevano
spesso
Belisario
da
Otranto
V
per
imperatori
degli
,
là
^i
fortuna
estese
a
delle
armi
tutta
la
anche
abbassò
la
tini,
r
e
di
sorte
fece
antica
la
dopo
in
vece
Lupia
greche
Provincia,
che
da
Otranto
fila*
provincia.
Lecce,
Donde
de'
ora
le
e
crescere
queir
che
conquista
città
è
lo
novellamente
indi
de^
é
Greci
quale
Salén-
sopra
sede
capitale
eia
vato
conser-
città
novella
la
nome
la
Normanni,
normanna
rimasta
quel
ha
cose
una
,
,
progredendo
di
di
huova
tado
con-
que-
religio9
ne,
lettere,
le
e
t^Iia^
Il
influsso
*1 favore
)
^olo
delle
è
ne
senza
alcun
si
sì
che
noto
Le
della
Magno
apocrife,
non
autentiche
copie
;
di
carfittere
Ed
tenticità,
au-
oltre
nelle
si
bizantino
nell'impero
lia,
Ita-
bolle
pretese
quell'archivio.
in
mostrano
si
provincie,se
nostre
originali
'
e
in
Oriente
indubìanjiente
moderne
che
ciò
le
ne
preteso
Gregorio
S.
e
sono
più
trovandosi
L
il
protezione.
dair
greco.
X-
sotto
siasi
passò
in
nuovo
greca
( checché
non
Gelasio
S*
brindisina
Chiesa
della
monachismo
dal
di
pìii orientali
queste
Pontefici
ma
e
Oriente
di
svilupparono
infatti
a
mezzo
fi
rìpassarona
si
volgarmente
alnieno
non
arti
q
Cristianesimo
ritenga
4e'
le
e
crebbero
e
benefico
a
PROEMIALE
LETTERA
L
,
italiane
Provincie
tennero,
fin
e
pitagoriche
nei
ed
de'
tempi
i miti
cristiani
le
ancora
che
paganesimo
del
siman'-
lungamente
unite,
quello
a
scuole
costituii
,
quasi
vano
il
tutto
arti
nostre
fondo
bene
età
come
si
non
noi
il
greco
il
Ponto
saremo
cominciò
.vuole
più
a
Cristianesimo,
e
pd
propriamente
Qrientale,e
562
detto
0
poco
dei
vedere'
fu
per
innanzi
la
fin
quasi
che
mente
comune-
presso
prosperare
del
opera
di
cui
regola
le
del-
l'
al-
di
monachismo
che
ca
cir-
principio
nei
quello
avuto
avea
Calogeri
tardi
e
dottrina
novella
la
per
assai
Onde
normanna.
letteratura
nostra
con
spesso
,
mescolandosi,
della
prevalse
in
,
tutto.
Oriente
e
passò
di
poi
in
Occidente
dopo
che
^
Vébbe
Raffino
r
secolo;
ottavo
fin
arrivati
dal
volta
primi
i
tano
scintillato
vennero
del
sole,
face
splendida
là
e
che
il
essi
là
biamo
dob-
noi
la
secon-'
donde
già
avea
spun*
in
prima
civiltà
antica
no-'
colà
erano
venne
di
dove
dell'
fondare
Ad
inlellelti
gli
ràggi
luce
circa
non
Otranto
secolo"
di
raggio
dine
Quest'or-
se
a
a
sesto
o
rischiarare
a
che
vicino
quinto
nuovo
Homa
a
quei
latina*
lingua
g;iunse
Casole
di
quel
da
non
ma
Nicolò
S.
stro
nella
tradotta
Galogefi
dei
U
PROEMIALE
LETTEBA
greco«
lAlioa.
effetti,
In
deir
impero
declinali
i
di
anche
della
Provincie
sue
profonda
delle
Boma,
che
foschi
ora
Italia,
della
cioè
le
involta
comunemente
Ma
edificato
aveva
di
distru2(iohe
piii
assai
notici
dove
Italia,
media
impero
il! nostro
osciii^a
i
politici
consentendo
se
li^ gli
e
uni
dalle
e
jS^u
gli
alla
altri
pressoché
scaddero
e0tùé
iì
ziùdi
scientifiche
e
le
sociali
nobili
portati
ed
agricoltura
del
pari
nàturalmeute
compiutamente
letterarie
loro
de'Romani
e
Rovinarono
Gli
stanze.
dà
alle
dediti
antica.
settentrionale
che
germànici
poste
lontani
doveano
lettera,
fatti
e
se
volti
serti
gtièrra,e
popoli
secoli
civiltà
la
coperse
avevano
ordindmenti
la
già
la
quel-
chiamata
e
prodotto
e
altre
da
^
quanto
seréni
ora
come
Europa,fu
restante
notte
barbarie
giorni
quelli
armi
alle
arti
tutte
presso
alla
ed
mannà^
da'pacifici
queste
non
studi
scadere:
le
tràdi-
Fiiiipe-
LEtT£r.A
MI
ro
oGcidenlal^;
furono
Magno
to
si fossq
col
ne
potuti
adoperato
d* Italia
erano
molto
tempi
della
stazio
sopra
che
libri
noi
deirEra,
dipendeva
Omero
libri
dalla
cinquecento passi
fondata
libreria
the
non
questo
trovato
5®
di
di
e,
ria
libre-
in Otranto
passata
Besstfrione, e
e
Turchi
convento
da
la
a
alla
rimanente
nostra
convento
ancora
i
si lontana
età
chissima
anti-
alcuna
cosa
tempi,
di
che
relìquia alcuna,
buona
una
costui
perita
quel
la
Aurelio
de'nostri
Roma
a
mille
a
che
celebre
eh' io dica
Galateo,
6^ secolo
e
antica
questa
e
que*
di
e
Gasole,
dal
Eu;;
erudizio-
vasta
una
città,assaipiù
oramai
avanza
Repubblica,
In
ultimi
napoletano Andres, sapendosi
al Cardinal
dai
di
S.Nicolò
scrisse
già prima
esserne
per
Otranto
accade
non
ne
il bibliotecario
quella
fin dal
si
quel tempo
a
di estesa
Calabria
in
studi
di
questi uomini
vicissitudini
Delle
Cassiodoro.j
quel
Di
larga copia
di
fino
cedevano
pro-
quella
in
agli
presso
di uomini
in Grecia.
posta uqI cenobio
dopo
e
ed
commentario
bene
arrichirono
che
Vivariense
Il solo
cosi
non
quivi gli
;
fin
mostra
avemmo
Ma
mol'
sebbene
d* Oriente
impero
durata.
sua
rimasti
erano
riordinarli.
a
Carla
{ece
ne
gli studi,
conservali
quale infinità, di
ne
rialzare
ne
bene
che
rialzameBto
neir
le cose
parte
PilOEMIALE
Tanno
giovani
alla Veneta
morte
nel
te
par-
fuoco
piccato
ap-
14.80.
studenti
do
aven-
albergo, vitto, e precet-
FftOEMIALE
LETTJì;RA
LIV
scribis
antiquitatis
nae
usui
opparluno
pos-.
esse
sillt.
A,
DoBantur
Mauri
ìnforaCallipoIis
bi«...
Abbatis
et
Anna
ìuxta
Ecdesiam
dicalur
bus
terminatur.
Ab
A
Idautem
•
«
.
profltentur
facere
fini-
Givitatis:
Meridie
A
de-
quodhis
Career
e"t
•
;«.••.
Monasterio
exteriori
Oriente
publica.
via
etiam
aditu
cum
Rametia
Monasterium
dictum
prope
Jaco-
Maria
a
S.Procopii.Cui
bospitium
Occasu
Monasterii
plaleolae
Patris
S»
Canonarchi
maaus
per
ejusdem
duae
Monasterio
coi^isacraatar
et
ab
Borea
sto
•
prò
ne
remissio-
peccatorum.
Qitatuor
gna
rum
ìq hoc
praeterea
ocqurruntineodem
narcha
Diptycba
dicebalur
excitabat
ad
Ganonarcha
expressa.
Hieromonadrus,
in
di-
nimi-
TheoretrumXano-
et
Canonum.Is
Praefectus
GanoneS
notàtu
monimento
graeco
vìgiliis
Monadrus^
psallendos
ab
et
y
officio
cba.
quae
nomen
Ganones
certis
rum:
Sed
autemt
dicebantur
unum
iscensebatur
census
concobitum
nevae
;
de
quo
cantica,
ad
erantinMonasteriis
duo
simplicium»
contributio
dabatur
sponsae
plura
aut
soIebant.Quod
lacobus.areojpn
baturìllaanni
Prolocàuonar-
erat
psalmi
cani
pertinent
genera:
aatefatuni
|HÌor
diebus
anni
romonachum
nadrum
traxit.
et
erudite
Mo-
sacerdotum
rpoy
denique
quae
post
hodieq
Hie^
alte^
dice-
primum
uè
Jurisconsulti.
volgo
LETTF.RA
videtur,
Destinatur,ut
B.
PROEMIA
Domus
dos
LV
Nicolao
vicum
prope
LK
Anna
prò
Dermali
lectus
iuge:*
Con-
ligneus,
,
syndones,
pul vinaria,
stragulum
et
lino
ex
et
eoa*
,
vitium
horii
sypio,
et
Atoco
dictae
Mariae
S.
templum
duo
yineam
seu
rostrum
'
prope
Domini
anno
1191
,
iuxta
Salentinis
in
condilo,
liquido
D.
Anno
Aradei
dona
rei
Ga-
Sancii
a
Mauri
Maria
filio
Siòiliae
ea
abslrusitate
sive
donatio
in
vico
fit
intelligi
Callipolis
minante
do-
Philipet
characterum
quae
domus
Domino
Hierusalem
Caroli
res
Roberto,
Domino
Tarenli
Principalu
:
prò
j
memoriae
sitae
Hèn-
1 149.
Salomon
Monasterio
facla
Regno
praeclaraé
Vendilio
et
Epocam
Gregorii
in
et
Guillelmo
,
in
Regis
Abbatis
manus
Memoratus
peceatorum.
Regnante
teratione
tio
manus
per
per
supranotatam
fines.
Sancii
dicitur.
esse
vero
G.
iuxta
designantur
hic
remissione
liae
orbe
sequentibus
Tempio
filiis
suis
et
Dòmini
Martyris
pò
Callipolis
in foro
Solomone
a
Ignotae
E.
ab
aliis
et
finibus
suis
cum
Mauri
Gérasimi
salis
educebatur
charta
graeca
donius
Martyris
Nulli
siquidem
Ghri-
noslrae
aerae
eonslat.
Donatur
rico
supputationem
coUatam
illa
:
hac
jn
ut
iemporum
libìtam
ad
vulgaris
stianae
€.
illorum
graecorum
Sici-
obli-
nequit.
facta
dicto
nescio
Naoneti.
cui
nasterio
Mo-
Hab^t
LETTERA
LVI
ab
domum
ortu
Habe^t
lianiti.
el
ab
Ab
a
malieMonachi.
Mo-
Marmàni
manus
Monasterii
Sancii
Proto-
domum
Leoùis
Gar-
occasu
viam
septemtrìone
A
faeta
propinquo,
suo
per
bona
ortu
Yendenliuin..r
exteriori
Petro
Stéphani
tyris Stéphani.
mar
àditu
cum
Sancii
nasterio
fratris
occa*
Simone.
De
Pellegrina,
nomine
re
Pricicipis...ab
Angeli
Léonis
dómus
Venditio
H.
sivae
domum
domum
noto
A
Exarchi
borea
su...a
PROEMIALE
civitatis. A
turrin)
et
noto
.....
P.
domuBfacta
Venditio
ex
....
per
rip vendilum
rim
Theodòro
a
Abbatis
eiusdem
eidem
Monaste-
hospitium
ortu
Mauri
Sacerdote.
A
borea
tur-
civitatis.
Q. Donatio
facta
lacobi
manus
Mauri
Sancti
Monasterii.
lum
ab
et
nati
Do-
Sancti
Monaslério
Hieromonachi
Habet
Monastèri!.
filia quondam
Donata
Georgeo..;.
lacobi
manus
a
Maria
a
et Ràmeti
per
Hieromonachi
Abbatis
Monasterii
in
emolumentùm
eiusdem
accessura
Venditur
territorio
cum
filia lordani
praetio
ut
videtur
stabu-
...
adiacenti,
oliveto.
et
Quod
fieri
a
.
se,ait, ut
remissionem
Hos
sequanlur.
addit
Ab
filiorum
.....
pii
et
domus
fines.
A
A
Ab
sui
borea
Noto
parèlites
con-
Terrìtorium
oriente
Templum
occasu
eiusdem.
Mauritiaiii.
....
peccatorum
Sancti
Territorium
Territorium
Procorum
filiofiliorum
LETTERA
FRORMULG
LYII
.
Aliae
vel
velnullum
peculiari
notationedignum
ilavetuslateactemporam
perfectam
lectori
minime
ìncuriìs
senlentiam
sunt
Signiim
j;j4
coostanlém
sensumque
.
.
die
praesente
S.
Leucy.
Theodori
.
Callipolis
pape
sacerdotis
.
et
....
a
bora
atque
exordiens
signo
quo
...
saacU
declaro
ego
ìpsius
gatiouis
honorabilis
atque
et
hipsius
apud
pboeleam
possessione...
hortos
in
est
congruunt
in
ipso
ipsius
ipso
te
et
congre-
quinque
ipsius
quanta
et
Cum
introitu
et
omnibus
ejus
partibus
subiecto
vase
existente
quae
et
praelo
et
Confioia
Calibij.
cum
Ab
sunt.
phoeteae,et.
.
vero
.
exitus
introituset
oriente
Ab
vinearum.
aliarum
oc-
.
.
filiorum
vineta
absolute
is
.
casu
et
in
constitutum
bunij.
cumque
vineaehaec
et
vineam,
plausorio
cumque
plausorio
Cyrillum
et
etfratres
existentem
.
lalis
praefectum
nunc
mansionis
sanctae
'^
videlicét,
qualis
a
templum
dedicantem
...
huius
.
....
mansionis
exitu
ut
erosae,
reddant..
U81
^
"ihibent,
Ab
fincla
austro
....
Ab
^
quis
'
aquilone
Signum
lune
via
vox
aiyìjou
teoiporis
phoeteam
mihi
irrepsit
^o/T)ja:^
Callipolis
publìca
forte
graeca
in
illam
noinen
non
et
videtur:
vetuslum....
forte
latinismus
iinguam.
proprium
vineae.
h
ali-
IMU
LETTERA
solumaulemhanc
non
team
^
PROEMIALE
cumqu
quod
vineara
dictis
e
infra
stipraet
^
Callipolis
vicum*
]\Iaria
quod
ream,ut
loco
et
in...
boreamexis
listratum
in
dictus
tu
ad
me,meafilia
prò
hac
ipsa
tra-
bo-
contra
in
praefectus...
fratres
coabitantes
domo
ipso
sanctumCal-
ecclesiam
tenie
.
urbe
in
positum
et
.
•
intus
alterius
IraclusqUe
facias
autem
contra
situm
et
cumintroituelexituipsiuspalatii
conlrameridiem
ctus
*
quatuor
campi
sed
pertìnentibus
ipsam
inambulatur...
metìorum
Domini
domina
ad
et
phoe-
dictam
videlicel
....
dieta
praeesse
tioni.....
et
et
ecclesia
meique
majorum
forma
cùm
prefetto
hoc
in
*
quod
et
In
urbe
xaWL/»'oXfu)s
bem
mendose
Gallipoli
illud
*
Metiorum
Domini
metium
quidni
nonien
autem
Callipolis
Episcopus
praesbi-
ecclesia
antiqua
hic
palallo quodam
De
in
Ceterutn
forte
toXews
Calliopolim
sive
congmit
modo
quatuor;
campi,
prius
augelica
solum
Non
aedìficium.
x3cXXi«
E"
socrus-
et
sancta
meo-
,
serma
texlu
le-
Tccur'óii.pDoit^
prò
enim
significari neutro
'
inariibulalur.
infra
habetinferiusisiiperiusquc
gitur xarwfipuov
*
in
.
soceri
mansionis.
mansione
.
praedecessore
Paolus
supra
et
.
Ignatio
sauctae
.....
meae
in
nominato
sancta
prò
oriundorum
et
et
hac
dedico
et
Ioaunis
dictae
sed
est, quod
filiorum
et
meae
que
ipsius
celebra-
sacrorum
haec
nostrum......
monumento
rum
Deo....
et
hoc
et
sive
mendose
pulcriorem
contextni.
graecìs
mensurae
propriuni
hoc
genus
nisi
sii?
est.
prò
ur-
MlOtMIALt
LETTKRA
Contermina
ter.
oriente
via
dum
Callislratus
in
haec
hac
ipse
ego
forma
pristina
loci
transgressionis
faciun-
Uirris
haec
rileac
filii
et
tàndem
ac
successores
autem
prò
reverendi
causa
mulclari
nos
....
parte
mansionis
sanclae
obligatione
et
....
valente
equi
et
subscribi
t
Theodori
1
1
-
coram
CaIlipolis,etin
confirma-
filio
t
et
me
Sacerdotes
Albinus.....
dedico
et
meo
Protopapiie
Theodori
Gallipolis....
dei.
f
Salamonis
manus
Signum
f
gno
nos
et
Sacerdotis
et
JEcclesiae
Gulielmi
profo-
autentica
prò
Greatoris
Abbati
huius.
Martyris
Sancti
Hoc
Nos
In
Monasterii
efifecimus....
Ara-
sui
gnum
Si-
Pati
is
filiique
praedicti,
si-
declaratous
Domum
Mauri
filii
nomine
manufecimus
alienare.....
Sancti
Casalis
legitirai
filii ipsius.
Sancti.
Spiritus
et
Tempio
rasimo
notarius
authenticae
Enrici
venerandi
donare
f
manus
manus
Filii,
et
f
f
"J"
confirmatione
Signum
ff
?*•
Gallipolis.
...
papae
et
iudice
et
mihì
praesente
8....
filio
meo
tionera
rursu
stro
au-
ubi
votum
nos
ab
publica,
mansione
mei
Ab
sunl.
tractus
et
sancta
et
haec
via
et
aquilone
sanctus
abdicans
in
ab
dedicans
sponte
domui
occaso
publica,
est...,
huic
autem
ruclera,...ab
,,,x
suis
cum
in
huius
ob
Pori
loco
et
amore
nis
confi-
et
Ge-
fuluris....
Chrisfi
PROEMIALE
LETTERA
1%
et
salute:
nosira
prò
Ut
alienalione
S.
Praepositi
in
ginta
Si
lienatione.
Notarii
in
Christi
114.9)
t
t
in
nos
Teslis
Guglielmus
Rue
gratia
fìlii
Iri-
Scripta
poeniteal
Theodori
Eis
Cognomine
a-
hoc
Judicis
tertia
Cora
filio-
Ecclesiae
perfeeta
Indictione
6657.
iuxta
Abbate
forlasse
poslerum
Orphanus
Factor.
et
et
publice....
anno
nutu;
hac
prò
Monast.
eos
fecimus
Maio.
mense
Stephanus
pus
Ac
luamus
poena
ad
Monasterio
uno.
S.
et
Unde
terapus.
m
bove
et
hujus
sancto
a
Ceo
stri
no-
neque
lite
aut
serviant
Monasterii
perpetuo
suscepimus
fecisse
die
etSuccessoresamoveanl
heredes
rum
hac
ab
nos
neque
(
et
est
hoc
testibus.
ad
tem-
praesens
subscripsit.
cognomine
et
Aereti
Judex...
testis
subscripsit.
t
Samson
4- JVTarolus
de
Joannes
f
Testis
Mausileras
Miles
Testis
Matere
Sacerdos
et
subscripsit.
subscripsit..
protabbas
Aradei
Testis
scripsit.
sub-
Teslis
sub-
4filius
4- Theodorus
Georgii
Sacerdotis....
scripsiti
Signum
t
Mariae
manus
filiae
Jordani
et
Rametiae.Si
-
gnum
Signum
f
Rameliae,
manus
t
manus
Theodorae
Signum
filiae
f
manus
ipsius
Annae.
In
L£TTERA
LXH
la
inaoco
nella
ni
memoria,
biblioteca
poemetti
PROEMIALE
io
pure
Medicea
greci
di
che
so
loro
Laurenziana
intorno
di
Iroyaoo
Firenze
debbo
cui
a
si
alcu*
alla
cortesia
,
del
eh.
Del
seguono.
plut.
1
5
21)
tolto
di
e
Guglielmo
ce
che
sia
pochi
quei
il Nicolò
figlio
di
da
di
si
quale
di
guerra
ma
Par-
figliuolo.
suo
di^
inoltariputazione,
Otranto
Tiraboschi
dal
citato
Giovanni;
questo
nel
al
versi
no
cen-
un
,
alla
presente
Fabre,antiquario
forse
il
fu
Parma,
guelfa
greco
X
Graecorum
innanzi
manoscritto
mandava
ne
la
contro
che
Codice
dal
Laur.
II, mettendovi
Giovanni
che
racconta
Medie.
versi
stesso
notizie
poche
pubblicò
bibl.
Ms.
Federico
dallo
le
Bandinì
diciannove
lode
in
cod.
Milanesi
il
{(rimo
(cat.
pag.
ed
Carlo
professor
in
ma
altro
ce
codi-
un'altra
ope-
un
,
Laurenziaao
riccìuola
(Plut.86.
del
del
Giovanni
Bandini
viveano
circa
briBve
Parma
inedita
tuttora
Di
si dichiara
scepolo
di-
cui
ve
parte
che
tro
con-
ebbe
questo
scritti
pochi
deloro
a
costoro
far
voluto
documenti
sono
n'ha
Entrambi
ho
loro
il
parimente
cagione
Otranto
una
e
tra
slessa
da
perocché
Gallipoli
verso,
la
per
124-7.
il
ricordo,
da
qualche
il Giovanni
verseggiare
resta
scrittore
nostro
guelfa
cui
Otrantina.
pubblicò
la
ha
si
Otrantino,in
Niccolò
Dell'altro
15)
cod.
importanti
,
airistor/a
di
carte
questa
12
della
contrada,
mia
per
lettera
quel
sul
che
Dominio
ne
ho
catola
toc-
tempo-
LETTERA
rate
di
uomini
di
quali
quel
cose
è
in
questa
tempo
generale
che
nel
manifesto
tivavano
col-
evo
lettere
che
ancora
provincia
fossero
medio
le
grido
con
istoria
altri
quanti
e
provincia
questa
I.XlIf
dalla
sa
quali
professavano
e
Dalle
si
resto
italiana
letteratura
della
gli
Del
Papi.
4H
IROKMIALE
greche.
il
volgare
doveva
esser
ed
,
fatti, il greco
in
era
(
lingue,
alla
di
Io
dirò
e
poi
E
italiano.
ciò
quanto
la
verso
Ma
il
diffuse
gusto
se
non
delFetà
di
poesia
della
nel
V
poesìa
secolo
del
di
provenzale
decimoterzo
to,
prima-
volgare
della
incomin*
un
fin dal-
recarono
poesia
mercè
per
l'italiana
e
in
ma
istessa.
sul
provenzale
della
così
assai
l'istoria
Sicilia
l'uso
venne
che
nostro
secolo,
dell'undecimo
quell'isola
fatte
me
due
Galateo;
ripolire
percorrendo
la
quali
di
formi
con-
e
quei
provincia,
questa
proprietà
I Normanni
di
italiano,
a
da
quello,
trovoche
fine
in
Fundecimo
parlava
alcune
a
tardi^
più
secolo
due.
servati
con-
puri
dei
volgare
parte
di
su
volgare,
lingua
che
erano
lingua
il
le considerazioni
prima
di
vendo
scri-
504", potè
erano
antica
incominciato
era
qualche
in
tempo
1
si
corruzione
noi
si
si
non
altra
semplicità
di
ancora
però
vi
vocaboli
ogni
Dalla
presso
rozzamente
non
di
quelli
idiomi.
fuori
poi
del
non
i cui
Cialateo,
sopra)
d* Otranto
primitiva
nobilissimi
Onde
,
che
più
di
latina
e
greca
latino.
accennato
Terra
nella
che
dire
ho
come,
il
ed
Italia
rimata..
non
le corti
si;
dei
LETTERA
I.XIV
altre
quelle
dove
provenzali
Signori
favore
degti
cultori
ai
secolo
tenne
slessi
armi.
Ma
stata
Lecce
a
ristruzione
nelle
e
del
padre
questa
S' io
provenienti
di
agio
di questa
copia
locuzioni
nostro
delle
sul
siciliano
suoni,
greco
particolarmente
dalla
latino
di
e
al
Ed
e
a
ti,
cor-
d'Eu-
Provenza.
letto
dia-
volgare
pio
esem-
per
nel
gionamento
ra-
Gagliardi
Paolo
Brescia,
ed
altri sul
avrei
da
riferire
ec,
desinenze,'pronunzie
sul
da
provenzale
r^
in
di Prato
primitivo
lingue
e
toscana,
,
del
fondo
forestiere
ì
y
dinastia
fecero
già
di
poi
Brienne
volgare
volgare
fu
che
magnifiche
di
viato
in-
,
quella
e
che
fu
incljron.).
case
particolari, rimesse
dialetto
di
quella Città,
di vocaboli,
vi
era
sche,
cavallere-
arti
siciliana
rispetto
per
pel
fiorentino, veneziano,
gran
nelle
Ruggiero
nobili
Casotti
osservazioni.
ed
de'co-
gentilezza
Falcandùs
quel
di
gentili
gentile
e
Sciampagna
di fare
storico
arti
corte
quel
provincia
Giambattista
nelle
dalla
altre
quelle
avessi
la
era
ultimo
furono
decimo
del terzo
per
lingua,
(Hugo
successero
quali
guen
tanta
Lecce
Sicilia
prestavano
Estense, io vo' dir quella dei
Tancredi
conte
ed in
Napoli
della
nella
a
metà
rinomata
scieaze, eie
educare
ad
e
poesia, soprattutto
più splendida
cui
presso
,
di
sorte
prima
assai
prima
Normanni
stumi,
nella
molto
corte
tindavano
che
italiani
signori
di questa
corte
italiani
molli
,
VII d'Este^che
Azzo
PROE»«fALE
; ma
conie
il
LETTERA
dia
nei
cui
si
significato
si
trova
Dante
di
giorno
LXV
maniera
alla
antichi
gli
presso
da
PROEMIALE
Maiano
si
e
Ser
toscani
poeti
netto,
Bru-
Guidui-
provenzali
nei
in
appunto
,
Vitale,
sel, Pier
Giuffredi
e
di
Tolosa.
Il
modo
taci
,
silenzio
d'imporre
bocca
in
ai
contadini
Galatina
da
,
del
che
pari
( frutta
poponedda
la
nota
il
loro
pronome
usato
dire:
il sentir
in
dove
dissi;
gli
direbbe:
Chi
da
in
dicono
raccolto
V
)
di
in
proprietario.
deforme,
Del
brutto,
Guamaeca
o
di
ai
cbe
degli
olivi
poveri
eamti«o,dal
guamaccia
averlo
dopo
^camti^o,
ciato.
schiac-
naso
Oria,
a
aringa
Lequile,
il vocabolo
pari
da
o
frutto
del
cerca
lingua
ringa
donne
aperto
della
la
a
si.
dis-
feci, diedi,
modi
buoni
quelle
cioè,
reso,
i
feci, diedi,
regolatamente
loro
io
li
io
ed
andare
nell'andare
il
Lecce,
ed
e
mo
frequentissi-
Galatino
volgo
voci
campo
campo
un
a
le
Similmente
,
cosi
il
ed
correttamente
essendo
vennero,
vennero,
sente
aringo
altróve,
amici
vece
amici
non
toscana?
(
gli
cosi
plurale,
suole
si
non
come
dativo
al
),
popone
,
quella
veste
,
che
Lecce,
a
dalla
scende
il
pre
da
e
più
gio
e
in
Scemare
l'orzo
lo
a
Jve
sostanza.
a
che
Taranto,
villano
la
falce
in
ha;
per
luogo
di
di
allor
in
meno
muro
{!tuppo,
cherico*
stretta
il
cresca
Galatina,
E
donno.
veste
per
fin
a
nelle
dice
diminuisce
primaticcio
muriveta
giù
giubbone,
busto.
e
in
giubba,
quando
verde
cintola
S.
sario
Ce-
che
volume
Muromagmaggio-
è
LXVI
LETTERA
re,
muri
e
dal
veteres,
accorciare
certi
( Mescolanze
di Buonaccorso;
di
di
Fìorenlini
neir
Corso
il
di
Ammirato
è diminutivo
Filippo; Dino,
IM;
di
^
dei
infalli
Firenze
a
Lippo,
dino; cenqiiaraqua
e
Trovo
che
)
forse
vezzo
nomi.
193
Guicciardini
PROEMIALE
di
Gherar-
Guiccia,il Macchia,
Machiavelli;
Viammaggio,
e
di
di via-
maggiore.
Ma,
essendo
non
di
osservazioni
vecchie
essendoché
scrittori
scese
ma
;
volgare
più gentile
delle
quelli
talmente
alla
fine
idioma
e
d'
che
altrove
il
toscane,
le
i
però questi
coble
una
sorta
e
rustichezza
e
delle
delle Avemmarie
di
e
più
Lecce,
ed
agli
popolo;
divenisse
di
si
quali
priamente
pro-
passarvi
vestito
se
non
nero
manten-
gentiluomini
nostri
cioè., circa
Corte,
nostra
di
al
pregio
forme
,
degli Evangeli
e
che
per
to,
dialet-
ingegni
corte
d' altre
,
quasi vituperio
de' Conti
ebbe
della
di
saper
il nostro
dalla
e
detto
fin dalle
ai colti
àppo
onore
l'età di Galateo, che
bèllo
ne
delle
e
in
tardi
pure
,
polito,
e
provenzali
fin presso
da
minute
a
qui
come
Corte
volgo
ed
il fin
italiano
del
più
sebbène
quindi,
nella
nato
analisi
vedere
a
volgare
da,iruso
passò
non
del
origini
ad
sorta, basti
questa
picciolissimo saggio
un
e
qui luogo
eh'
scriveva
limosino
era
putato
re-
( nomi
l'
del-
poesia provenzale ) ,
la
intender
Epistole
ma
^
( Esposiz.
lingua
pur
del
dei
P.
N.
e
non
ternostri
Pa-
)
•
PROEMIALE
LETTRRA
tale
chi
che
cK
non
fosse
ci
delle
quei
parlava
appunto
italiano
(
1.
del
latina
lingua
la
giorni
proprietà
altre
la
come
di
che
altrove
ed
lXVII
cosa
vertuta
era
il toscano
).
e.
E
non
comune
care
toc-
a
che
dico
la
tutta
a
rca
pa-
passando
dialetto,
nostro
a
penisola
,
,
parlayasi
diverse
e
si
tuttora
nel
più
d'un
nel
cay
da
testUj
bantcibuniy
lae
Varr.
oleariaCj
ragazzi
chiamati
Indio
dai
dei
LL.
Nel
di
vase
1.
in
e.
1.
Romani
Tarantini,
specie
trappeto
da
Io
di
dall'
nostri
grido
/o
Io
villani,
gli appaltatori
sorta
di
vas
dei
oima-
Nel
di
Varr.
cotta,
Nel
Io
cuoio
mattino.
caccabnm
e.
sassosa
Neil'
dal
carnevale
dei
terra
/)or-
tegame,
1.
ubi
e.
Nel
coque-
trapetesmo-
gioia
dei
Saturnali.
da.'decumani^
delle
casipola
di
cagion
Nell'iz/ffl-
terrestre.
tiestu,
e
ra
tutto-
cotenna
oggi
mane
pura
sente
parte
abbondevolmente.
hodie
Varr.
decima
decuma^
superficie
pastorale,
vaso
laccamo,
la
de
di
sorla
la
dinotano
tenuta
man-
era
per
coltivato^dacie//^
Oria,
Varrone
solco,
si
come
a
dialetti,
più
barbarie
forma,
che
affatim,
di
quei
di
si
contadinesco,
^Qon
cutisterrae
Leccesi,
tódei
ne
e
cute
altronde
terreno
suolo,
antica
sua
ebbe
di
latina
lingua
lia,
Ita-
che
diversità
della
secoli
provincied'
mutazioni
quella
la
qui
linguaggio
nel
esempio
Ma
dei
alla
anche
fuora
ode.
corso
consona
le
furono
venne
ne
diverse
nelle
ancora
cosi
patire,
che
diversamente
decime.
campestre
stri
no-
Nel
cosi
Nel
di
LETTERA
LXVni
rotonda
forma
PROEMIALE
coperta
e
maniera
a
di
dal
cupola
,
trullus
che
cappella
una
è
francese
voce
di
dalF
artificiale,
molti
nella
soltanto
che
coetanei
suoi
di
Angelus
Petrus
Lib.
lingua
utraque
psit
de
copia
bus
non
ut
latini
di
eguale
de
Spera
IV
«
Q.
S.
grammaticus
praeceptor
sed
auctor
ut
(b)
Mémoires
eùmes
née,
est
à
maDuserits
Tholose
le
de
»
qui-
classicus
et
ex
ecc.
Malenfant,
Lucilio
sieurs
in
J2,
,
iudicari
dìgnissimus
iu
scri-
lib.
,
antiquioribus
pel
human,
et
gramm.
latina
scorso
di-
Lecce
Uritanus
lingua
De
nel
sua
di
Conradus
sici
clas-
Taurisa-
di
dell'età
profes.
Marius
lib.
sermonis
Vanini
nobil.
rati
lette-
dai
antichi
Caracciolo
Roberto
molti
di
ricorderò
fu
agli
altro
ogni
le
maticale
gram-
pregi
Oria
salendo
ri-
usare
per
latino,
Cesare
ad
(b);
latino
(a)
Giulio
innanzi
stare
Corrado
con
volgari
eloquio
dei
discorso
reputato
(a);
scrittori
no,
Mario
Q.
luoghi
dei
air
dire
non
nel
e
altri
ossia,
volgare
per
scrittura
in
dotti,
eloquio
dal
mignani
dall'uso
E
uomini
degli
Dante,
o
e
barò.
ficare
signi-
ologge.EnelIo
oggi
che
dice
Nei
terrazze,
quel
detto
quel
a
frasi
balconi,
scrinium,
da
miseeiL,
cupola.
con
piccoli
moeniana,
scrigno
ffistor.
Diacono
Paolo
1617-1619.
Vanini
"
de
Cette
aa-
lieu
Taurezano,
,
du
de
royame
il di
dont
parie
en
rigeoit les
Tay
beaucoup
et
homme
Jamais
qnoiqu'
de
homme
Vasìni.
n^avoit
à Tholose
de
plus
en
ce
d'aa
six
genre
delà
mille,
d*
les
si
est-ce
éloquence,
monts
cette
Bruxelles,
18i5.
qu*on
bien
que
pronon^ant
,
SIN.
chez
veu
le
P.
Lemazurier
en
mieux
temps
ces
langue
soit
comme
ecclésiastiques, jurisconsultes, advocats, qu'escoliers,
personne
en
enfans.
latine,
langue
nombre
servit
et
,
naturelleàtant
au
Naples
pouvoit
ne
le dict
ou
lui
Vanini
poar
ti.
parer
com-
$*eo
Gou-
LETTERA
LXX
fasce
ov
yixyov
a
e
stanziano
bestie
le
in
compreso
Salento,
Figliano
Galimera
come
odono
si
ecc.,
recinto
ciltà
iSiVa,
a
le
ce,
Lec-
fructm
et
ritirano
si
nópros
spazio
'IrcuXióSrihs
poi
Co-
Sternatia
Martignano
ancora
slesso
ove-
da
Nelle
nello
punica
campagna,
recinto.
un
ecc.
malus
m
Curii,
in
Nardò^
a
semplice
2/5yi
oppido.
Beotiae
aplOy
oòv
da
melagrana,
Sida
del
Jplo^
ecc.
d'iitXovsoy\
significato
la
PROEMIALE
Soma
voci
Xilon,
,
Entera,
Crea,
'Z^ixck
flCTOs,
Notabile
è
fanciulli
cioè,
SvXov
che
crobio
nei
trivi
che
(
budella,
di
dire
Nardo),
a
garzoncelli
scommettevano
di
alla
ricordati
neta,
mo-
Ma-
da
in
scagliata
se
ecc.
piccoli
quei
giocando
romani
da
carne,
xpcicro?
Kpgaj
ov,
modo
quel
quei
come
Eurspov
o\)^
pure
legna,
corpo,
allo
la
,
coli*
moneta
e
della
capo
esclsLinasogrèca,
Omega,
delle
che,
cosi
Ed
che
bocca
dei
TrXfltTtJarojùtoc
{palulo
di
quelle
da
la
doriche
uno
bocca
donne
straniero
che
temea
a
si
fine
in
nelle
come
nella
ultimo
quasi
ultimo.
vocali,
è
a
da
che
dica:
loquentes
greca,
a
cioè.
)
messapirimase
alla
ogni
volessero
tora
tut-
maniera
nell'Idilio
proverbiate
noi
moneta
frequentissimo
Leccesi
così
dal
dicono
tale
funerarie
moderni
o
nostri
0
sono
leggende
che
diritto
scagliare
l'incontro
ore
i
banda
una
dal
terra
navim,
aut
chi
croce,
bifronte
cadesse
capita
aut
0
Giano
di
dall'altra
nave
rovescio,
0
effigie
parola
ingoiare.
di
ocrito
Te-
vano
apriAn-
PROEMIALE
LETTERA
Oggidì
che
dei
nostri
aperta
Yocali
dei
si
le
sia
greca
congeniali
e
provenzali
e
gnuole.
tal
Fu
la
genti
della
le
le
buona
modo
da
piii
dominavano
a
rompendosi
cor-
non
sensibili
terazioni
al-
genti
con
da
prima
francesi
le
e
nulla
T
le
spasotto
ancpra
germaniche;
lingue
dalle
qui
ventura
per
di
letto
dia-
lanche
come
poi
sentimmo
non
che
Longobardi
noi
per
delle
di
e
credo
nato
commercio
origine,
stessa
vallo,
ca-
volgar
per
le
e
:
dal
toscane,
che
e
natura
ste
que-
Toscani
e
cioè
quali
però
anche
quindi
rispetto
delle
alterarono
riconoscere
vennero
le
de'
nostro
buono,
le
cc^addu,
stimato
del
latina,
e
si
non
poterne
fondo
in
come
bue,
ho
io
ca
boc-
a
tutte
scricciolo
sostanzialmente
tutto
madri
lingue
il
luni
ta-
che
voci,
Ooi,
cose
che
concludere
loro
farlangoi^
quali
medesimi
distintamente
vacca,
ha,
che
noi
altrimenti
non
talune
in
odono
tutte
da
profferire
Aacca^
coae,
Da
che
paesani,
villani
poter
proverbiati
possono
che
ecc.
còsi
sono
LYXr
influènza
dei
nemmanco
Benevento.;
che
ma
,
si
non
tra
esteserò
TAdriatico
mai
il
e
fino
mare
notabilissima
differenza
Italia
non
Alpi,
e
dove.
tedesca^
eziandio
quelli
non
come
dell'
che
questa
Ionio.
tra'
delle
qualche
manca
Gressoney
altro
a
ramo
nel
della
di
lingua
Onde
dialetti
è
si
bassa
questa
paese
circondario
d'
d'
posta
osserva
le
sotto
poste
intero
fronte
che
di
provincie
terra
di
gente
Aosta;
Italia,
e
ma
delle
LETTRn\
LXXIl
province.
contigue
di
frequenza
del
iudinem
quinquaginta
jflciscebantur
normullos
Medicea
familiiSi
Petrucios
altri
luoghi
dialetti
fosse
d'
il
ci
che
fu
in
esse
abbiamo
fin
Dante
onorevole
di
dal
fra*
volgare
honorificentius^
atque
ancora
ne
da
la.
di
di
dividono
maestri
le
tutte
Otranto
e
la
artefici
e
il
greci,
Dodici
diaconico.
e
tra
noi
Difalti
alla
costrutta
pari
del
lettere.
umane
nave
magistero
suscilato
era
il
stessa
quella
di
il gusto
da
greci
protasi,
arti
che
tempo
per
studio
solea,
delle
trovo
ancora
cattedrale
la
dica
io
veduto
allo
l'antica
più
honorabilius
assai
recato
l'amore
con
eh'
ora
ed
onde
;
sta
que-
quella
che
gentile
di
pugliese.
Resta
età;
il
favella
volgare
vicini
che
dire
Italia,
Aitovi-
CarducioSj
più
noi
a
potè
tempo
suo
No-
Bodulphos,
la
riuscita
anche
Je,
,
come
sia
ortis
Strozios
Scarlatos
comprenderà
provincia
prò-
,
,
si
eorum^
claris
ex
Jvanzatos
Baruncellos
e
comue-
,
,
,
to8,
novi
,
,
biles
ego
Orienterà
Martellos
dico
y
ciajuolos
Floren-
et
in
eorum^qui
et
quorum
;
quibus
ni
an-
{de
habuiFlorentinorumy
morabantury
Lupiis
tanti
per
Galateo
riferisce
come
amicitiam
et
Lecce
a
la
aggiunta
detto
qui
fiorentine
ferme
anni
il fin
tutto
a
famiglie
quattrocento,
tmi8)mnt
qui
E
PRORMIALE
greca
ne
colon-
quarantadue
reggono
sor-
,
le
tulle
di
vari
volte
sottoposte
marmi
con
della
figure
confessione.
d'uccelli
arpie
Sono
e
gufi
scolpite
ne'suoi
sieno
Minerva,
di
a
i
sacra
dal
i
potevano
essere
sapendosi
le
e
se
che
corintio,
o
Ma
capitelli
dalla
nottola
dalla
d'altra
parie
delFordine
non
o
escludevano
pio
tem-
colonne
delle
hasi
taluni
sopra,condotti
di
gufo
dà
famoso
dal
accennato
Minerva.
a
cornicioni
non
ho
menzione
vuole
Si
tratte
state
e
onde
congettura
questa
vella
antiche
tutte
fatta
ha
ne
pag.171).
{Foyagesj
viaggi
che
Bievesel
capitelli.
nei
LXXlli
PKOEBUALE
LETTRRA
ci-
che
greche
dorico,
siffatti
nico,
io-
o
ornamenti
,
che
alFincontro
sono
le
io
ritengo
quale
da
Giona
che
di
di
ricopre
ne
un
fatta
poi
di
ornare
al
o
mosaico,
contesto
1163
dal
la
:
Gionata
nome
magnifico
un
pavimento
Pantaleone
maestro
a
greco
il
tutto
cattedrale
chiesa
stessa
arcivescovo
un
fu
della
coeve
bizantina,
scultura
della
propri
mano
per
che
1165
vi
,
effigiò
figure
e
E
insieme.
sebbene
al
parte.
tal
mosaico.
riuscì
si
leggende
fu
che
che
commessura,
io
ne
ti
congiun-
cristiani
d'Otranto
assedio
non
e
tenace
ricoverata
pure
le
cosi
di
fosse
Turca,
Ecco
mitologici
deir
tempo
Napoletani
cavalleria
simboli
guasta
ancora
da
quella
parte
Chiesa
la
la
picco-
nessuna
si
dei
veggono
in
PROEMIALE
LETTERA
LXXIV
DONIS
JONATHIS
EX
HOC
AB
mezzo
:
H65IND1T.
REGNANTE
HUMILIS
DOMINO
SERYUS
JESU
CHRISTI
JESU
NOSTRI
DOMINI
INCARNATIONE
DIONE
IHPKNDIA
SUPERANS
EST
Nel
AiMSO
PANTALEONIS
DEXTERAM
PER
INSIGNE
OPUS
basilica:
della
AlTingresso
i5.
NOSTRO
W.
CHRISTI
JONATHAS
REGE
MAGNIFICO
HYDRUNTIN
ARGHIEPISCOPUS
JUSSIT
HOC
OPUS
FIERI
Presso
ANNO
AB
PER
Vallare
INCARNATIONE
REGNANTE
FELICITER
V.n
maggiore:
NOSTRI
DOMINI
1165
PANTALEONIS
MANUS
XI
INDIT.
W
NOSTRO
DOMINO
CHRISTI
JESU
MAGNIFICO
REGE
TRIUMPHATORE
HUMILIS
alcuni
Pensano
sere
adoperata
a
incontro
far
che
CHRISTI
^ERVUS
che
in
quest'arte
Italia,
risorgere
quest'
JONATHAS.
ne
che
cosiffatti
arte,
come
non
i
cessò
d*es-
abbiano
Greci
lavori.
tutte
mai
Io
le
altre
tribuito
con-
penso
l'
al-
esercì-
LKTTRftA
anUchi
dagli
late
FRORIUALR
ia
ogni
tXXV
pali
luogo
interruzione
,
haibarie
la
durante
che
e
qui
riprese
,
ispirazione
Mosaico
questo
di
artefici
di
di
chiaramente
che
stra
mo-
lavori
a'
nato
era
per
il
anteriore
lunga
gnm
Cimabue
di
allievo
Giotto
greci,come
vigore
intorno
,
1276
al
lavorò
eziandio
ed
:
Gaddi,
superiore,
Tafi
Andrea
Veneziano
del
Gaddo
di
deU'Italia
città
varie
in
quelli
a
altri
cui
ed
agli
La
l' arte
insegnata
pittore
greco
pittura
ben
mosaicista
del
{Quatremère
fu
anco
altri
no
voglio-
ancora
,
avere
che
certo
lonio
Apol-
Quincy).
de
ispirata
dall'
arte
greca
,
che
sta
tuttora
deUa
stessa
murale
si
delle
una
Cattedrale,
nei
ne
Confessio-
avanzi
chiese
ed
Odygitria,
della
molti
altre
Caterina
S.
Maria
Cappelle
e
varie
in
di
particolarmente
in
Lecce,
in
che
osservano,
di
nell'immagine
vedersi
può
come
S.
Nicolò
in
S.
Lazzaro
tura
pit-
provincia
della
in
di
Cataldo
e
brosi
Leb-
dei
,
Galatina.
di
scadute
Ma,
gUa
dei
venuta
colla
soggiacquero
le
E
fu
da
greca
a
tutte
incominciato
la
in
latina
ed
che
il
il rito
cattedrale
far
d'
luogo
le
che
dei
gusto
nelle
nuovo
,
coperse
una
parie
dell'
antico
Pu-
ro
lo-
cose
vano
porta-
dominatori.
Otranto
al
la
tutta
qui
variazioni
mutarsi
per
in
anche
quelle
a
della
forma
de'Greci
cose
Normanni,
istituzioni
nuove
dapprima
anche
le
poi
di
mosaico.
chiese
mutata
sbitero
pre-
privali
nelle
acali
arphi
negli
mensolìne
e
sporti
a
punte
e
,
d^vaipizali
foglie
a
colonne
e
fine
in
e
diversi
ornamenti
con
d^lle
pitture
lavori
altri
dagli
e
e
,
dell'arte
in
e
1 /
s^
io
1
di
ornato
distaccalo
del
in
fine"tra
nella
nel
palazzo
d'
diverse
della
S.
Caterina
;
S.
di
2
;
zo
pez-
sulla
allogato
chiamato
vico
che
ornati
Chinra
di
via
di
Nella
contrade
ed
sacro,
Parco
detto
giardino
di
tone
sparsi
evo,
medio-
del
origine.
greca
frammenti
vari
edifizio
da
città
nna
di
popolo
raccolto
ho
in
essere
un
tuttora
veggono
:
a
mezzo
tavola
ter»
di
bizantina,
ta
por-
3
fron*
Pneuma
,
denominazione
-4 bocca
;
Caterina;.
6
di
5
coltro
cui
Pendinello^
suburbana
cappella
7
di
S
in
Lucia
;
8
S.
sedile
^
in
sotto
altrost^nma
incastralo
rito
Spi-
ineasteato
palazzo
sedile;
al
dietro
S«
di
"kMQveiito
del
atrio
di
al
in
intitolata
angiporto
Frontone
presso
legge
si
nelF
di
pezzo
nelF
pozzo
stemma
moderno
muro
dichiesoola
greca
della
muro
un
sata
addos-
colonnetta
.
a
pilastro
un
Madonna
La
1394)
ma
ed
vanza,
nesso
14"63.
stato
essere
che
il
convento
Caterina
S.
di
il
dell*
Badia
antica
detla
Grotta.
della
Chiesa
corridoio
di
L'
è
stessi
degli
fondatore
dalla
n'
architetto
alcuno
innalzata
venne
fatto
aveva
dove
Bosnia
ignoto;
frati
ma
dell'
venire
già
per
tanti
si
potato
vedere
di
queir
ordine
di
stir
Ossef*-
l' atì-
éisempi
,
avevano
il
tra
architettura
LXXX
LETTERA
7
a'
di
Balzo
del
ria
1375
agosto
Nola
passò
il
Niccolò
a
cui
da
PROEMIALE
ricco
suo
Orsini
marito
suo
j
al
i
V
casato
simbbli
d'
che
si
del
di
altro
ambedue
vede
in
S.
r
del
madre,
sua
le
cioè
Galalina
le
Orse
d'
Maria
Case
sa
ca-
lo
il vedere
nelr
l'arme
non
ma
;
è
Questa
Balzesco.
scudo
Raimondello,
di
più
Lecce
di
più
viep-
Orsini
e
figliuolo
contessa
E
bensì
coro,
Balzo
Soleto
di
madre.
il
ficare
signi-
Raimondello
congettura
dentro
del
Antonio
Enguen
di
Conti
sua
questa
sorreggenti
Giovanni
di
Maria
è
che
delle
composta
più
in.
tomba,
altra
gio
fasti-
a
da
dei
ramo
in
conferma
genda,
leg-
sul
in
simbolo
fatta
nomi
quel
mancato
la
Balzeschi
dei
scudo
due
sorreggere
a
mi
r
lo
dei
geli
evan-
rasa
Orse
la
quel-
e
degli
scolpita
le
lui
,
sorreggenti
unione
lato
pose
arme
di
comunque
arme
9
r
dal
:
dall'
monumento
Orsini
tomba
Caterina
arguisco
neir
e
La
case.
altare
maggiore
io
e
aggiunse
,
suo
quasi
dì
Conte
che
Raimondello
nacque
perMa^
stato
di
e
conosciuto
,
neir
istorie
Chiesa
alla
due
più
AMo
3.«e
Tav.
menzionate
acconce
lutto
ho
fatto
come
porgere
più
il
di
il Coro
tombe,
a
che
di
principe
oome
predominano
tempio.
un'
Egli
Taranto.
di
preferenza
quelle
idea
nell'
che
della
giungere
agle
Nel-
tuttora.
sta
come
fece
mi
parse
sono
de'
varietà
architettura
le
figurare
e
ratteri
ca-
tura
scul-
PROBMIàUB
LBTTRllA
E
ultimo
da
in
LUXl
alla
quanto
fama
h
pittura,
che
,
ordinata
^appntna
venne
che,
ma
fu
essendo
non*^
gittato
parti
le
Veneziano
dai
e
vi
ne
alcu-
da
appare
pareti
;
abbozzature,
sue
ìntonàco*,come
delle
scastrate
Gatarino
un
piaciute
secondo
un
a
di'
sottoposti
^
pinti;
che
e
dipingere
14*35
il
circa
Nondimeno
non
condotto
da
lui
d*
Maria
quindi
da
nfe
solo.;
perciocché
principale:
runa
delle
pittorici
è
ed
comune
che
vi
di
Aredo.
sia
maniere
6/,
e
la
nuovo
de
parte
gono,
proval-
che
dai
come
è
prima
che
credere
stai»
la
avuta
giottesca,
Tav^5/
ragionevole
di
lavoro
abbia
due
T altra
due
il
tutto
delle
bizantina,
fece
Francesco
un
che
pare
la
Enguen
gi
sag-
la
più
sia
non
,
dello
che
autore
stesso
alla
dipinse
cioè
giottesca,
,
dei
^Thnce^co
del
r
quale
Arecio
de
in
sfa
alla
descritta
maniera
Chi
è
coli*
e
Antonio,
del
stanzo.
Co-
te
comunemen-
potrebbe
si
mal
che
con
persona
Napoletane
fosse,
^i
pife
a
Orsini
della
stoHe
nelle
Aretino
creduto
S.
acconciatura
pittore
questo
il
Raimondello
ginocchio
abbigliameilto
h
cui
di
congetturare
,
dalla
piccola
CÌ9CU8
Àrecio
de
la
di
paternità
quei
di
Lorenzo,
Fiftìi^ré,
e
tanti
f.
non
a.
è
che
leggenda
in
potrebbe
si
di
Franceschi
Fran-
quadro
perciocché
1435,
d.
questo
dovi
mancan-
di
Piero
pubblicati
ecc.,
dal
matricolati
Guatanti,
che
di
Meo
,
,
Gabriello
cuno
al-
in
riconoscere
air
arte
dipinsero
di
in-
LETTEKA
hiXXXn
al
tono
me
la
belle
delle
jirecio
dd
dal
arti,
de
Ari
fio;
Aretina,
Accademia
de
o
nella
Carlo
Profess.
il
rentina
fio-
Jreeium
ma
volentieri
concorro
scritto
Spinello
delT
:
Areico^
bensì
trova
pittore
gallerìa
amico
eh.
mio
si
nella
Onde
mai.
non
lenza
k
che
tavola
riputarsi
Toscana
di
Galatina
di
pitture
sicur^mei^te
Jrretiumye
ed
Jretiwn
Arezzo
V
delle
data
pti6
lui
di
'patria
esseoìdochè
nella
della
tempo
PaOBMIALE
isen*
Milanesi
,
al
quale
là
piccola
tore
comunicai
io
ultimi
degli
uno
si
secolo
;
al
ma
proposilo
dell*
fluenza
fino
sì
a
dell'
arte
mio
basta
Y
arte
bizantina
tarda
età,
perdurò
e
questa
la
che
V
giottesca
quando
appena
in*
cia
provin-
questa
pittura
o-
quanto
come
in
XV
sua
E
mostrato
aver
scani
to-
del
metà
per
niera
ma-
pittori
ricordato.
non
sottentrarle
a
alla
sino
soltanto
noto
della
di
€
pil»
questo
seguaci
esempi
protratta
nome
un
istoria
dall'
pera
essersi
sa
altri
per
,
tavole,
giudicato
infelici
non
che
giottesca
sopraddette
ha
egli
ed
leggenda,
due
le
e
cominciava
in-
altrove
finiva.
Da
di
molti
dei
ultimo
oreficeria
di
doni
ricchi
pitture
di
eccellente
legno
su
di
d'
sì
dai
guen
intagli
grave
ricordati
Caterina
sculture
in
,
,
marmo,
ro
lavo-
in
come
legno,
ed
in
fatti
leggiera
metallo,
e
di
quella^'
a
peria
drapchiesa
,
signori,
Contessa
e
dalle
di
figliuole
Copertino,
di
e
Maria
Maria
d'
En-
ducbes-
PROKlItALE
LEtTCltA
sa
è
d'Atri,
di
tino
di
della
della
altezza
col
Tetà
8;
0,
0,5;
coppa
di
toccare
essendoci
della
lavori
al
di
lice
ea-
bi2an-
queste
palmi
diametro
siffatti
accostati
Santi
totale
diametro
grosso
lavoro
di
e
altezza
base
un
sottilissimo
Apostoli
di
dimensioni:
ordinarie
E
indorato
figurette
con
osservabile
particolarmente
argento
LXXXIII
4";
1,
bocca
metro
dia-
0,5
della
patena
delle
arti
di
tempo
non
1/2;
1,8.
diquei-
Galateo
cioè
a
,
quello
studi
del
più
al
quale
rifiorimento
rigoglioso
di
i
appartengono
cinque
tutti
i
seguenti
buoni
opu-*
)
scoli
si
troverà
nella
cbe
prefazione
vi
ho
messa
,
detto
quanto
sullo
e
scopo
Foggia
h
mi
di
di
occorso
erudite
quelle
Aprile
186$.
considerare
pagine.
sul)*
indole
A
-
,
:"
-
-
*
f.
*
r
o
f
jM
f
y
,
^
'-?'li f^ft.p
A
o
1
f
""
t
X
IirTiichrereC.infe:
OPUSCOLI
QUATTRO
INEDITI
DI
ANTONIO
GALATEO
LEGGE
DÀ
INTITOLATI
EMJCAaEtDIVE,
waOLLik
A
E
CeNFBBITO
HVSEfilVI
MENEIIGie
DBI.
IPOCBI«IAt
UELLA
AnPASECCHI
DBCILI
,
MILITASI
SIAVI
CN
BE*
OPUSCOLO
ALTRO
INT^miiO
«lÀ
IN
DILtA
SD
ORA
DILLO
AR
IMPRItSO
PARTI
TURCHI
BIBLIOTIGA
NOTBLLAMSNTI
I
DUELLO
HIV
DA
ÀN6IL0
MAI
PRIPITTO
VATICANA
NILLA8UA
INTIGRITÀ
CASOTTI
FRANCESCO
CON
AUTORI
STISSO
PREFAZIONE
STAMPATO
Qaale
é
molte
Galateo,
aU^ia
chiunque
di
lode
di
uomini
in
luce
porne
il
che
del
già
ed
secolo,
è
Oria
scritture
che
sue
tuttora
CarSinal
che
inedite
venerazione
io
350
bau
scelto
tre
al-
tato
meri-
anni
ci
fossero
grande
eoa
conservate
ho
le
,
circa
per
Mai,
E
,
bene
chese
Mar-
letterato
Vaticana.
sono
zionare
men-
il
pregevole
della
bibliotecario
molto,
tempi
non
a
dottissimo
il
studio
editori,
suoi
e
d'
da
Vari
in
come,
de'
ultimo
me
no-
con
qualche
cercato
parte^
Bonifacio
sestodecimo
non
han
T
primo
dal
«sapendoài
lettere
qualche
tonio
An-
mostrando
qui
commendazione
fama
una
Bernardino
venir
un
chiara
di
di
nelle
posto
di
conosciuto
di
e
tutti
scrilti
degli
pregio
accade
non
parole
che
il
s»a
Ferrari/pifa"^omuueÉà6nte
de
di
quanto
tramandate
e
a
che
quattro
con
una
Di
peana.
già
ste
que-
mente
incompiuta-
,
dal
stampata
qui
mando
Nella
Galateo,
pubblicità
alla
impossibilità
onde
non
bibliotecario
mentovato
si
romano
con
brevi
di
più
rinveùire
ha
più
notizia
dichiarazioni.
gli
alcuna,
autografi
io
del
ho
mes-
in
80
almeno
le
ogni
opera
trascrittori
fine
lettere,
ed
alla
fatto
di
trovare
docazione,
di
qualche
cara
ricerche
del
indegni
a
nuto
ve-
dell'
E-
di
duello
Ipocrisia,
sugli
e
è
trattato
dell'
il trattato
nel-
mi
d'un
descrittiva
E
ritrovarne
a
reputazione
poche
non
lettera
i benefizi
circa
lettere
di
Arcudi.
Silvio
di
mano
ogni
i manoscritti
della
e
ed
diligenza
di
copie
INEDITI
OPUSCOLI
QUATTRO
fV
le
e
apparecchi
,
Tuitthi,
dei
militari
trascritti
Arcudi
Tommaso
Galatina
di
dei
mólto
(
sebbene
si
quali
lontani
hanno
dall'
massimamente
varie
età
che
il
terra
natale
dell'
circa
60
do,
secon-
)
stampa
a
vivea
letterati
che
primo
operette
dalla
e
Silvio
il
stimato
lessandro
P.H.A-
buoni
entrambi
:
più
domenicano
dal
non
e
autore,
anni
dopo
,
Galateo.
i
più
ho
Io
fedeli
e
dell'
corretti^
almeno
benefizi
in
quel
era
confessione
^go
linguam
64
carte
altriménti
sia
questa
frasi
sia
mente
dalla
e
nella
con
et
edizione
della
di
parole,
lettera
de'
questa
genua
in-
tetrasticonj
scribere
io
)
(
nesdo
non
at
ho
a
o-
,
supplirvi.temendo
dalla
imperfetti.
graecum
legere
eam
come
non
alterazione
,
,
sato
di
illud
erat
di
43
v.
luogo
trasandato
tutto
ccUleo,
se
manco
tetrastico
greco
Me
non
come
qualche
del
indegni
a
manoscritti,
ommissione
od
autore,
dove
come
i loro
trovandosi
Tuttavia,
forma
seguiti
discostarmi
non
maniera
e
dallo
po
tropstile
di
,
queir
di
che
mi
eccellente
fore
sono
ed
scrittore.
ho
parse
fatto
E
quelle
solo
creduto
ho
correzioni
indispensabili
rio
necessa-
ortografiche
,
a
rendere
in
genera-
DI
ordinati
più
le
chiari
e
GALATEO
ANTONIO
latinizzate
lui
stranieri
o
parole
facezia
per
perchè
o
dell'
i concetti
particolsure intelligibili quelle
da
V
autore
latine
non
dar
di
diletto
pigliasse
nelle
perizia
forestiere
lingue
ma
di
mo-
pruova
,
di
in
;
di certi
derisione
e
ed
:
apertamente
come
,
il dice
tus),
della
nam
della
incomprensibile,
(
coplear^
spagnuolo
( da
galano,
donaire,
(
dal
detti
Di
che
vi
dalla
bassa
nelle
sue
lo
e
simili
ed
;
e
gentilezza
);
risorgimento
in
fuori
e
latinità
parendogli
ma
( dallo
forse
in
degli studi,
quel
in
cui
cio
commer-
tanto
stranieri
non
gliene
secolo
stranieri
ec.
idiomi
che
Ta-
per
ec.
usò
da
(
transeuntorum
altri
dagli
Galateo
sta
que-
donaria
tornando
e
dagli
;
Ispagn^
domiciliados)
tolti
famigliare;
fa
diverso
ma
modi
infima
lettere,
stile
ha
avecindados
vednosj
tali
)
andando
traffico
grosso
di
strofe); g(da^
ingegnoso
che
ed
mantile
linguaggio
e
straniero
co,
gre-
scommata^
prò
cattive
cantare
e
piacevole
motto
bitazione
fare
del
palatia; copleatores
prò
grazioso
transeunte^
e
rito
pilotria
;
latine,
non
et
mandile
volgare
20,
corrotta
ledorias
);
ver-
carte
come
affatto
guisa
(
(a
parole
idiomi,
morsus
nel
tuttora
)
provincia
nos
flguratòs
rimasto
suono
in
Gamber-
hispanicos
ec.
quali
ledorias
come
et
patentes
le
propri
trascritte
state
erano
idest
de'
ignoranza
inter
noverunt...
edizione):
(
scripsisset
Galateus
ut
hispanicam
presente
eguale
per
latine
si
:
omnes,
non
linguam
saius,
V.7,
spagnuola
del
di
o
rado
tisse
consen-
più
dilicatamen-
fio-
VI
te
QUATTRO
fu
la
gustata
la
cannar
difese:
purità
di
taccia
onde
lingua:
nelle
della
lingua
fioco
accurato
latina,
est
sermo
potè
non
nello
òpere
stesse
sue
illaboratus
Fateor
INEDITI
OPUSCOLI
stile
meus
nella
e
troviamo
rò
pe-
queste
eùDquisi^
non
,
tuSy
fateor
dicendi
me
otii,
esse
sed
eleganSi
non
in
ut
qui
nùHam^
habere
arlem
verborum
multum
non
vero
a
abest.....
studeam.
pictura
non
.
qui
ctantur^
sed
posteros
teneo
ita
dico
simpliciter
:
bar-
loquendo
in
ut
veritatem,se-
si^tilitas.
est
ego
curate,
ac-
.
.
scribunt
natos
perversa
morem
qui
est,
ad
dicor
hunc.
scribendo
loquendum
quorum
furiasse
barusque
in
ad
non
grammaticis^
a
ego
iis
fugate
non
mihi
tantum
nfc
et
nec
,
verbis
quibus
dicam
dummodo
cogito
sentio
quod
ape-
,
riam,
verba
nec
liberius
loquor
etc.
ed
ruvido
da
gioviale
Passo
tera
a
ora
scritti.
di
pien
e
Il
tra
è
è
le notate
e
quanti
i titoli
un
breve
buona
alla
deve
indirizzata
Apoloaltro
tutt'
è
pecche,
più
chiaro
rirà
appa-
scrissero
mente
latina-
ogni
sopra
to
sta-
aliio
grazie.
primo
parlicolarmente
,
,
Galateo
scrittore
fu
dichiarare
esortatoria
liane
egli
età
queir
del
sempre*
che
lettere,
vivo
libere
parco
Aquaevivum
salvo
e,
riguardato
queste
di
stile
lo
incolto;
meritamente
verbis
nec
Bellisarium
[Ad
Nondimeno
geticon).
che
exquiro,
gì' indirizzi
in
trattato
Tanimo
Crisostomo
di
forma
educazione,
italiana
informar
a
e
di
sti
que-
di
quale
principe
Colonna
maestro
let*
ita-
di
,
Ferdinando
figlio
di
Federico
d'
esule
Aragona
,
allo^
dre
tati
e
di tutte
cagione
e
non
farisei,
minori
de'
le
stanze
verità,
di
vedeva
usando
regie
sacerdoti,
dei
celle
le
e
de'
le
i mercati,
ci,
mona-
piazze
e
le
fede,
dre.
fervida
più
e
disprezzo
di
i costumi
e
il
voltolo
né
tema
ed
più riposti
le
parole,
in
rossore
e
le loro
tempo
assai
giorni
di
quel
in
la
Par
né
odio
vorrebbe
tal
che
la
egli pensano,
sentimenti
azioni
genere
de-
piìi
fresca
scritto
,
tro
con-
e
quel
intimi
sero
rivelas-
potessero
esercitarsi
palese
deVizi
viva
che
che
dice
vin-
S. Girolamo
ciò
uomo,
gi,
leg-
e
quel
suo
a
come
conclude
ogni
da
più
era
avere
non
veruno,
d'
i loro
e
carità,
di
di
il secol
quando
la
protestando
E
già
benché
che
corrotto
e
vibrate
parole
chierici,
e
chierici
ne'
alunna
riprensione
severa
incarnati
stesse
filosofia
una
delle
magistrati,
de'
delHstessa
e
accoppia
più
monaci
vita
aule
il domicilio
e
medicina,
della
per
le
principi
brat--
erano
,
perfino
che
de'
palagi
degli operai,
officine
le
ma
scelleraggini^oadé
le
gli ampli
par
INEDITI
OPUSCOLI
QUATTRO
TIII
za
sen-
beati
quei
,
soli
che
portino
coperti,
non
ma
o
nulli
lièvi
o
i lóro
falli-
li
terzo
è
continuazione
r
della
benefica,
benigna,
mite,
diligente,
malefica,
Caracciolo,
Francesco
sulla
uomini,
incontro
a
precedente,
degli
natura
grata,
lettera
lAa
docile,
ingrata,
quasi
diversa
industre
maledica,
utile,
in
indole
e
innocua,
taluni;
e
al
ozio
disutile
,
sa,
pigra,
altri, sì che
rapace,
fraudolente,
i benefizi
tengono
volubile,
in
costoro
fallace
luogo
in
di
tali
ma-
DI
lefizi
secondo
la
ANTONIO
GALATEO
IX
del
sentenza
massimo
poeta
nostro
,
conterraneo
Il quarto
dello
è
aveva
dal
Hai
) un
al
in
lamento
maiefacta
di
Conte
figlio di
disteso
già
locata
Poscritta
una
Ferdinando
stesso
cui
male
benefacta
:
sugli
ajo
Potenza
Federico
d'
Aragona,
( stampata
lettera
lunga
una
arbitror.
militari
apparecchi
i
che
,
Turchi
facevano
soggiunta,
questa
senza
maggiore
con
Tracia
nella
che
con
libertà
che
Macedonia
nella
e
si
era
non
ma
;
viene
scusando
forse
patita dagli
se
»
statisti
d'allora
querelarsi
lettera
nella
osato
aveva
,
manifestare
e
massime
Col
il
la
dopo
quinto
leccese
terrore,che
gran
di
presa
in fine
si
deTurchi,
avea
Otranto.
descrive
a
dei
duello
un
qui
mo
gentiluo-
Maramonte
un
egli
quale
slesso
stato
era
,
in
spettatore
dal
mente
r
Mai^
edizione
della
Gastelnuovo.
del
propriamente
barbarorum
ho
illa
Romanorum
pensiero
d' allora
dalla
corpo
primi
indirizzati
vanno
sociali,
gradi
della
delle
armi
e
forze
civiltà
dell'
sonaggi
peril
si attendeva
intelletto
lettere,
delle
a
secondo
perciocché
T avanzamento
delle
incolerUium
etc.
congiunzione
cioè
plagam
haec
frase
la
dopo
segue
miHorum
pero
e
,
che
quel
Àrcudi
dell'
Ms.
essendo
mancante
romano
nel
trovata
questi scritti, dunque,
de'
prime
tutto
et
Tutti
del
io
mnt,
Graecorum
bibliotecario
dotto
che
fine
ristamparlo,
di
stimato
ho
pure
piari-
pubblicato
benché
E
e
le
tenute
,
dall'
aristocrazia
e
,
le
altre
da
tutta
quella
nu-
X
OPUSCOLI
QUATTRO
merosa
schiera
valorosissima
e
vedala
borghesi
INEDIir
solo
la
di
Italia
in
massima
quel
di
parte
tempo
e
non
,
più
valse
a
fece
chiamare
che
congiunzione
il
antico
in
già
d' Alessandro
prodigi
i
generare
meritamente
però
Mirabile
erudito.
secolo
lo
che
altrove,
il Macedone
,
del
e
Romano
di
Ma
minuto,
di
guisa
niente
di
che
rivoluzioni
poi
che
è
la
r
e
:
stata
per
slato
di
impero
r
sociali,
armi
che
grande
e
fondò
che,
svellere
ma
al
sorrette
illuminato
impotenti
state
Air
distruzione.
il
di
fiore
E
armi
suffragio
l'
del-
fusione
quanto
a
è
senno
di
ancora
questi giorni
bio
dub-
un
senza
degli
del
pero
im-
primo
,
durevole
Italia
contro
in-
appunto
la
sapere
di
fatte
rappresentava
di
dalle
delle
altre
restaurò
sollevamento
del
le
borghesia.
e
in
memorabile
sono
di
e
col
libertà
all'unione
più
popolo
nazionale
di tutte
scene
armi
colla
meno
sabaude
dal
poi
delle
indipendenza
dovuto
di
più
ma
napoleonico
di
operato
voluto,
grandi
aristocrazia
antica
è
prototipo
quelle
cose
la
resterà
e
pur
congiunzione
del
convenzione
la
prova
;
avrebbero
molte
attendano
rivoluzionari,
capaci
sono
cuni
al-
,
moderne,
riprodurre
a
tutto
oragano,
si
non
disordinati
moti
che
pare
civiltà
moti
dai
dicono,
fondare
Francia,
di
!
britannica
e
ottantanove
dai
non
se
come
0,
germanica
promotori
progressi
i suoi
libertà
istoria
moderna
nella
e
settecento
moderni
de'
a
il mille
poi
Cesare,
della
fortuna
la
tutta
Giulio
strati
ultimi
le
col-
italiano
Francia,
europeo.
ed
corate
in-
Egli
è
DI
l' elemento
che
vero
in
che
tanto
a
si è
le
armi
entrare
Veneto,
militare
e
suscettivo
sul
dell'
guerra
di
rivoltuosamente
gittarsi
e
ultima
fatto
mostrato
quando
Ma
è
sentato
rappre-
,*
quest'
si
italiana,
XI
democratico
puramente
Garibaldi,
da
GALÀtEO
ANTONIO
sul
e
infino
ordine
di
e
voleva
dipendenza
in-
sciplina.
di-
ripigliar
si
Romano
è
vuto
do-
,
ed
impedirlo
volta
una
altra
un'
combatterlo.
,
scritti
gli
rivelano
della
Galateo
e
il
gli
ordinamenti
il
nella
r
potrà
in
suo
libro
di
r
Emilio,
e
di
e
della
è
di
utile
deve
dalle
piuttosto
e
che
sarà
un
pensiero
de'
idee
lunga
o
Più
di
rimente
pa-
il cittadino
rifacendo
dì
Galateo
ni
gior-
sociale
d'
un
han
meno
fantastico
pezza
la
per
presenti
stato
più
cosa.
trattato
ne
questa
nuove
che
coloro
fare
ri-
tenta
e
lamentando
rifare
anche
ve--
i costumi
personaggi
patria
il
voi
e
tempo,
il presente
pubblica
stato
la
possibile
e
secolo
deplora
1' altro
né
cerca
tutti
scritti
suo
dè'più
XVlIi
e
gran
:
più
perfezionato
maneggi
Rousseau
italiana
tornar
può
tuttavia
ai
i
pratico
quanto
nuovo,
generale
francese,
Più
il
del
riforma
due
RousiJeau,
presenti
trovare
non
società
uomo.
in
XVI
Giacomo
la
ce
prattutto
so-
la
Avvicinate
del
età
preoccuparono
mediante
stato
sociali
società
della
di
e
differenti
si
costumi.
nei
primo
principe
riforma
dello
Gian
e
come
che
patrioti
e
due
coloro
dei
e
scrittori
Antonio
drefe
di
riforma
dell'educazione
eminenti
delle
tendenza
diversa
Questa
sere
es-
cipe
printe
par-
quel
considerato
educazione
un
,
XII
OPUSCOLI
QUATTRO
vero
e
romanzo
avvenire
queir
abbia
idee
Quali
che
di
tutti
i
affermare;
mente
il Casa
che
a
tanissimo
lon-
un
di
mezzo
buoni
studi,
1 4
solo
nato
io
posteriori
il
mento
risorgi-
asseverante^
oso
fondamento
anni
è
che
Galateo,
dopo
non
buon
trovo
ma
del
materia
tale
in
nei
nascere
trattato
questo
abbia
si
far
potuto
di educazione
primo
il
sociale
riforma
quella
d'
idea
V
nuovo.
uomo
scrittori
almeno
o
sogno,
aii
mEDlTI
a
della
prima
credere
di
morte
,
nel
quello,
il
comporre
dell'educazione,
nostro
autore,
Galateo,
Fintitolasse
e
punto
non
s'ispirasse
da
da
nome
dal
o
da
dicono
messer
Galeazzo
il Gasa
si
Florimonte
lui
come
,
,
altri
del
di
nome
finto
caso
a
vero
ov-
trattato
questo
veramente
un
costumi
de'
trattato
nuovo
Vescovo
,
di
In
Sessa.
fatti
in
giovinetto
tutti
modi
quei
di
propone
in
e
ammaestrare
un
quelle
tutte
usante
,
che
se
costituiscono
non
il
propriamente
subbietto
,
della
virtù
vera
dell'
parte
politezza
e
veri
dei
costumi,
educazione
questa
che
fa che
Galateo,
«
to
«
e
e
«
to
«
Cora
del
quale
familiare
oltre
di
ad
uomo
ogni
grazioso
alle
è
corti
egli
fa
de'
chiamato
in
molto
signori
»
insegni
ritratto
d'anni,
Chi
il
quale
non
:
e
certo
a
chiamato
a
molto
aveva
;
civiltà
uomo
piacevole
e
Galateo.
la
la
quel-
pure
direbbe
certo
un
questo
credenza
gran
si
vecchio
già pien
aspetto,
formano
oggi
un
giovinetto,inspirandosi
suo
«
:
e
Era
il det-
scienziato,
parlante
ben
e
de'
fu
suoi
dì
e
forse
ravvisa
in
usa-
an-
que-
(quando
)
re
da
fosse
sentasi,
molti
de'
del
senex
ziato
scien-
parlante
ben
e
,
il testimonio
cui
Gdateus:
Antonim
coetaneo:
doctrinam
rerum
figliuolo
molto
allegare,
potrebbonsi
suo
summam
piacevole
credenza
che
Fontano
praeter
etiam
summus
ac
,
familiaris
eius
eis
)
dum
agit
(quod
perhumane
comiter
ingenium
obviam
habet
qaoscumque
salutando
studet
altrove:
GaUUeu^
habitus
etiam
quique
ed
lepos;
Antonius
meus
gralificari
dicendi
inest
quidém
rarus
est
ogni
ad
anzi
d'uomo
conto
di
trattato
sexagenarius
stesso:
in
tenuto
d'anni
pien
uomo
giovanetto
lui
del
principali
pel presente
Y abbiamo
oltre
e
fosse
ammaestrare
gentilissimo
ch'ei
E
sum.
ch'ei
un
educazione
d'un
ad
prese
i caratteri
e
Imperocché
autore?
nostro
sembianze
le
dipintura
Sta
XllI
GALATEO
ANTONIO
DI
appellando
,
benigne,
offerendo
familiariter
iocando
hilariter,
congrediendo
grate
et
minime
importunam
che
quel
vivido
de
suoi
ce
lo
nella
hilari
pulchraque
molto
dX
ha
dice
ne
colore,
detto
el exteros
Del
etc.
egli
facie
alle
usato
stesso:
senex
Neapoli
versatus
il De
vita
sua
aveva
grazioso
suo
facilem
et
suam
operam
,
do
arriden-
urbane,
aspetto
Magistris
:
veneranda.
et
corti
de'
et
sum
praesertim
che
signori
inter
coram
Fuit
E
gran
diu
ecco
Italos
tot
bus
regi-
,
dire
che
( D.
Florentinis
Ugoni
che
fu
ancora
e
forse
Monsignore
dubitasse
).
Martello
finalmente
Galateo
chiamato
era
che
E
fosse
e
col
pare
ben
poteva
E
trasandando
,
colui
Sia
pure
in
tuttora
quel
che
vita.
si
voglia
di
questo.
sere,
es-
XIV
delle
lettere
unite
altre
INEDITI
OPUSCOLI
QUATTRO
come
mÌDòri
cose
entrare
tal
trattato,
dall'autore
esposte
da
piti
il sistema
tutto
vedere
a
de'
uno
nella
fu
come
liberi
del
che
sato
divi-
e
erudito
secolo
ci
meglio
un
idee
principali
concepito
pensatori
pedagogico
di
sostanza
delle
brevemente
toccare
e
,
addentro
po' più
qq
ora
piace
mi
,
farà
prendere
com-
,
che
ritorno
alle
ed
di
infin
se
alle
lettere
quellantica
classica
della
tradizioni
che
e
di
alla
quell'antica
sofia,
filo-
semi
state
erano
il
Italia
antichità,
secolaresche,
sapienza
in
desideravasi
d'allora
virtù
onde
i
,
nostri
padri
addivennero
di
nazioni
sia
Europa,
civiltà
alle
la coltura
dovunque
e
nenti
rima-
europea
rendesi
maggiormente
tanto
pervenuta
di
maestri
oggi
non
,
che
desiderabile,
necessario
ma
ritorno
quel
poscia,
chè
clericale
pedagogia
la
Calasantina
Lojolana
So,
,
Bernabita
masca,
e
*
alle
in
preso
del
ancora
un
ingombrata
tutta
classi
mediane
tempo
a
popolo
e
superiori,
coltivare
minuto
la
nisola
pe-
ecclesiastico
esclusivamente
pressoché
reso
l'insegnamento
l'aver
avendo
ecc.,
quel
col-
gine
ver-
campo
operosità
quella
con
e,
,
che
tulti
nei
Emiliani,
ebbe
ed
accolto
portarono
la
penisola
alla
per
nel
il
conseguilo
libertà
contrario
tempo
e
sottrarla
delle
con
stesso
di
re,
assiepaal progresso
agli eccitamenti
lettere
favore
secolaresche,
negli
dell'italiano
gli
ne-
Salesecc.
nei
scopo,
suo
Neri,
nei
Thiene,
negli Adorni,
Zaccaria,
ottimamente
cioè,
nei
personificata
sanno,
stati
le
li
qua-
riformali
decadimento
le
QUATTRO
XVI
civiltà
ie
romana
della
poeta
più
Gallia
OPUSCOLI
INEDITI
magnifiche
Iodi
Narbonese
le
con
Ratilio
del
parole
Numantìno
stra
mo,
antichi
per
e
moderni
per
esempi
de'
Persiani
,
Macedoni,
Greci,
Romani,
ed
popoli conquistatori
egual
le lettere
onore
deirumanità
moderne
alle
stati
sieno
Italiani
nostre
lettere
greche
soliti
cioè
latino,
italiana,
tutta
gli stranieri,
de'
filosofi, de'
poeti,
de'
teologi,
corrobori
ecc.
de'
che
fortifichi
e
,
esercizi
severi
della
musica.
che
è
grandi
E
il
ami
stimolo
della
non
fatti
da
a
molli
eroi.
degli
e
vitupera
particolarmente
dei
fetide
e
E
tanto
i costumi
Galli
e
della
degli
de'
il corpo
mediante
ci,
stori-
ti
giureconsul-
l'animo
leva
contrario
soavità
che
quell'amore
a
ai
ma
cielo
a
i
do
consenten-
confessa
paschi
questi
di
e
stri
no-
tir
sen-
straniera,
la educazione
degli
tutti
dalla
temperata
lascivie;
e
po
ap-
la mente
medici,
quanto
per
greco-
,
riscaldi
si
e
liano,
ita-
usavasi
quale
filologi
vivifichi
ultimo
giovinetto
patrii costumi,
male
ginnastica
rebbe
vor-
principe
il costume
nudra
de'
nelle
tal
che
giovine
le
ca,
ginnasti-
nella
e
leggera,
e
insomma
tale
sludi
degli
e
frivola
non
e
giovanetti
i
secondo
e,
ni
moder-
costume
conclude
del
beneficii
altri
il patrio
E
in
na
greco-roma-
noi
musica,
Teducazicne
grave,
lettura
nella
domestica.
fosse
civiltà
istruire
giori
mag-
sempre
comei
Come
secondo
d'
latine,
e
nell'economia
che
dalla
i
appo
furono
Mostra
recati
tradizioni
antiche
e
armi.
genti d'Europa.
eravamo
come
signori
e
le
e
Àrabi
Ispani
o
,
Franchi
e
ANTONIO
DI
del
il colto
vivande
di
la loro
le
soverchia
ignoranza,
nel
moresca
apprestare
la
XVII
lettere,
l'imitazione
corpo,
vestite,
giuocare,
delle
dispregio
il loro
Goti,
GALATEO
mense
tà
varie-
tanta
con
diligenza
cavalcare,
nello
scalcare
,
,
il sale,
spargere
i bicchieri
ed
le
spiegane
tovagliuolo,
il dormir
la
le tazze
porgere
mattina
ed
il
vegliar
la
,
il
notte,
^
giuochi
le
di
tali
altre
ed
lungo
interminabile
conversar
introdotti
fortuna
vanità
che
con
Celti
dai
severità
Se
di
lo
della
gli Spagnuoli
scopo
istruzione
in
sana
sione
vita.
potissimo
di
di
e
tutto
educazione
in
sano,
eorpore
di
nostra
è
che
ben
un
quello
secondo
Iberi,
dagU
e
regolato
di
rendere
la
felice
sta
felicità
la
tutta
delia
corso
mens
espres*
,
Giovenale
da
vita
,
,
cenni
questi pochi
che
perfezione
già
l'autore
che
può
che
appare
è
propone
l'arte
tale
proprio
dal
riginarii
donde
dai
metodi
stessi
speciali
di
gli istitutori
all'inversa
poi
e
di
quel
moderni
e
che
oltramontani
del
corpo
si
è
quelli
preso
i
quali
scolastiche
fare
a
o
che
forestiere,
massime
d'origine
o-
cia,
Gre-
tutto
di
praticare
in
vanno
dei
e
erano
civiltà:
e
tutto
:
già magna
dell'italica
primi
tudine
atti-
istituzioni
contrade,
queste
pedagoghi,
d'istituzioni
naturale
patrie
da
cazione
edu-
quella
alla
e
delle
fondo
ed
tutta
,
particolarmente
putrii costumi,
dar
da
aggiungere
,
traendo
l'istruzione
dell'animo
spirito
dello
e
corruppero
,
la
donne,
con
di
cerca
o
sono
quei
che
essi
sono
,
ricerchi
dalle
classi
sociali
superiori,
onde
Topera
del
Xvni
è
Galateo
civiltà
perocché
mostra
ai
costumi,
veraci
che
rislruzione
particolarmente
le
come
inculca
dunque
classiche
dette
eminentemente
pàtriottn
educare
per
è
egli
mestie^
ancor
Tautore
sia tutta
si
vede
Tistitutore
non
contrade
nostre
tradizioni
alle
conforme
italiana,
ciò
da
che
vuole
egli
del*
primiera*
,
mente
alla
all'italiana.
educare
di
Che
e
ed
vera
INEDITI
rispetto
qnesto
per
italiana,
ed
ca
ri
OPUSCOLI
QUATTRO
Gallo
né
,
Spagnuolo;
Che
latino.
ad
tini,
dei
sommi
che
egli
sapevano
deiretà
principio
il
ed
diede
che
poesia
a
e
molto
una
i
latino
altri
da
lettere
ciamo
di-
e
due
e
al
dole
l'in-
cia
provin-
maestri
della
discipline
dell'età
ne'quadrivii
studi
ap]pen9i
presso
questa
tali
dei
e
secondo
primi
ciò
ancora
fin
nome
di
continuarono
gli
noi
posciachè,
abitatori
né'trivii
vede
posteriormente
zana
mez-
erasi
,
innovato
musica
vecchi
musica
tutti
E
mondo
anche
prevalere
sopra
dei
al
della
proprio
moderna.
genio
opere
fidalghie palatini
il
segnare
alle
delle
(che
La^
e
deTranchi
caratteri
i nobili
che
dispregio
i discendenti
appo
con
1
e
Si
non
(galani);
Greci
volgare,
Petrarca.
e
a
corte
antichi
lingua
Dante
semipedali
gotici)
appena
la
Greco^
o
aragonese
sua
degli
l'ignoranza
costume
1 loro
e
poeti
deride
in
tuttora
studi
voglia
nostri
Italo-greco
o
principe
giovine
asseveri
coltivar
se
e,
Latino
o
begli spiriti della
ai
applicare
Goti,
il
esorta
orecchio
prestar
ma
Greco
o
ma
nella
francese
musica
e
d'un'altra
e
si
aveva
conoscenza
spagnuola,
quanto
di
egli
dicendo
va
di
mostra
francese
tradizione
di
gusto
e
arti, nella
Tarantina.
gli
studi
dai
temperati
gih originario
famigerati
d'Italia
commercianti
del
e
ginnastica
sica
:
sia
straniera
sia
di
l'apprestar
simili
stima
neirabbigliarsi
sorte
infiniti
di
e
le
inanità
in
e
appo
dei
altro
un
conterranei
a
proposito
su
tal
soprattutto
di
in
tutto
o
alla
di
si
Olandestriosi
indu-
abitudini
le
severi
esercizi
soavità
il
l'imitazione
francese
o
alla
nel
muliebri,
gnuola,
spa-
giuoneU
diligenza
tanta
varietà
vivande,
di
barbari
dai
mu*
secondo
questo
noi
la
del-
della
il vestire
quella
e
come
,
riputatissimi
nostri
del
l'Ammirato
,
molto
ed
tanta
con
introdotte
altresì
nazione
che
per
i
cicalecci
fortuna,
mense
tra
domestica
Francesi
e
dalla
giuocare,
schivando
negli
tutti
tuttavia
temperati
costume,
ricerca
a
inculca
cioè
il
che
regione
,
quanto
corpo,
il cavalcare,
patrio
car
è
che
ricchi.
é
ancora
è
della
prima
ben
,
,
dell'animo
ciò
Inglesi
Spagnuoli
Portoghesi
,
fossero
te
predominan-
conveniente
poscia
e
e
musica
non
dell'economia
tanto
e
agricoltori,
Italiano
da
giovinetto quello
del
italici,
filosofia
ultimo
da
della
doristno
nella
e
frigio,
e
spagnuola
tuoni
quel general
vedesi
E
modi
della
gravi
lingua,
lidio,
dorico,
languidi
e
XIX
i concitati
che
molli
i
e
nelle
masicalì
desiderare
e
conditi
modi
de'
GALATEO
ANTONIO
DI
cademi
quale
tori
scrit-
qui
,
riferire
sorta
nelle
quella eguaglianza
di
cerimoniale
dei
mense
e
egli
quanto
di
acutamente
spagnuolo
grandi,
quella libertà
tanto
sì
cara
siderava
con-
valo
osser-
offensivo
agli
f-
XX
QUATTRO
taliani
in
ogni
le
Ecco
ta.
cosa,
Vi^
della
dolcezze
nelle
massime
e
parole:
sue
INÈDITI
OPUSCOLI
Ha
quella maledizione,
che
nomini
si frammette,
frapponsi
«
in
.
molte
operazioni
degli
importunamente
volte
ed
infetta
considerazione
altra
più
Non
a
bere
Perchè
Ho
vedesi
sedeva
gli
e
differente,
che
il
primo
cm
^r
la
in
si
o
due
queata
voce
una
si
non
più
del
le
qualità
del
salviette
A
o
ra
avventu-
per
essendo
abbiano
dignità
o
in
rozze
e
lo
quel-
la
usar
cui
acconciar
napoletana.
la
A
la
chi
sua
dar
si dimO'^
sedere
debba
propria
mutar
fere, ha
poteva
predella
lor
sedere.
dare
voce,
salvietta.
cufi
A
posata,
acqua
pii!i
e
e
sottili consideraziotii,
la
debba.
store
Ne-
medesimo
quelle prime
non
per
'glidisse;
più gentile
fatta
luogo
seggiola
Nestore
biasimare,
il secondo
per
pi"
lo
primiero.
e
di
della
simile
me
può
età
di
Telemaco,
Tetà,
per
o
gliato.
germo-
per
figliuolo
tavola
contenta
a
o
(e dato
nella
nostra
non
sottocoppa,
dare
non
la
eziandio
chi
stri, cioè
cui
perciò
a
a
i magistrati
che
Ma
questi
ordine,
il che
è venuta
che
voluto
0
;
primi luoghi.
dilicata,
A
uffisi
tazza
che
per
ragionevole
cosa
i
l'atirea
è
quella
ma
che
Mentore
secolo
niùna
appartenenze
Pisistrato
giovine
parimente,
si
per
differenza,
prima
dì cui
nostro
nelle
tà
soavi-
delicata
troppo
e
delle
ogni
precedenze,
antichi
gli
veleno
nel
all'età, onde
invitando
E
delle
e
più
il
turba
e
fastidiosa
la
fecondamente
qualche
intorno
era
cioè
erano
senza
questa,
di mortifero
guisa
de'gradi
ha
cosa
tavola
a
dolcezza,
ogni
e
in
ancora
per
alle
u^
ma-*
ni. £d
infine
leggi
lor
avuto
è
cosa
dire
a
stecchi
agli
cautela
che
al
limone
del
particolari.
quanta
quegli
XXI
alle fette
ed
statuti
e
jcon
da
GALATEO
ANTONIO
DI
maravigliosa
E
singolari
questi
della
servìgio
hanno
vertimenti
av-
tavola
son
,
posti
appresi
sieno
si
reverenda
più
quel
che
no
e
vivande
delle
ho
del
"
Ha
impotenza,
per
del
e
pane
distinzione
far
veduto
loro.
Tarte
o
tavole
molte
in
grandezza
nobile
avarizia
dottrina
solenne
così
più
e
per
non
da
se
rendesse
peggio
è
per
ma
; come
j
vi*
acciocché
,
il
l'animo
solo
non
della
dispiacere
ingordo
con
ospiti,
dove,
ciascuno.
da
mangia
mangiare
più
e
si
minutamente
Ed
de' gradi
anzi
ci
così
delle
e
vediamo
me
re
pafatti
così
dell'
osteria
,
si
egualmente
colà
abbiamo
di
ciascuno
sottili
per
ove
ragunati,
tante
con
di
che
qualità
senta
a
tavola
cosa
siam
il ventre
quella
paga^
è misera
ristorarci
per
aversi
vile
egualmente
come
la
comprarsi
prezzo
ed
Veramente
disuguaglianza*
molto
con
e
il corpo
inflno
ma
così
sputare
di-
a
differenze
9
pressoché
quel
vituperati.
che
io
introdotte
siano
del
si debbano
dalla
mente
tutta
amore
in
dire
cónto
se
sento,
ne
grandi
ospitale
carità,
più
la
odiose
altrui
che
tener
godere
conto
dovendo
quali
io
non
-perciocché
del
comandare
T apparenza
ze
usan-
nostre
massima-
distinzioni
nojose
vane,
non
via
quale
Le
queste
cose
bandir
e
:
tutte
iodica
ciò
a
come
e
accettare.
debbono
volentieri
queste
che
pare
rifiutare
tutto
alcuno
sieno
me
barbari
da
mensa
e
a
intorno
perchè
E
degli
essere
ve
de-
non
saprei
gli
e
mini
uo-
sciar
la-
onori,
XXll
QUATTRO
se
non
d'
altro
per
il
imperio
solo
certo
che
costume
né
ma
coi
alcuni
servitii.
della
peso
di
famigliari
signori
bere
al
o
abbia
signor
sia
che
di
la
abbia
egli
bere
loderei
ninno
che
usano
berretta
che
tempo
lor
egli bea;
tavola
bee
quand' egli
to
asseta-
bevanda
la
finché
alla
sono
V
se
o
fermare
che
quelli
bevuta
in
si debba
portata,
levar
a
che
chiesto
ciascuno
biano
non
,
prima
amico
Onde
casa
,
possa
immagini
qaeste
con
compeDsar
e
gli ospiti,
con
quel
per
vero
INEDITI
OPUSCOLI
s'ab^
gli
o
si
dà
,
alle
acqua
mani
come
misterio
tuttavia
col
imitar
è stata
innanzi
bere
vengano
talor
quattro,
noi
alle
due
perciocché
il
Né
forse
volta
che
qual
sorta
Onde
fu
che
stesser
per
vicenda
sia
al
signor
torchi
da
farsi
queste
vanità
a
il capo
il
petto
già
che
incominciò
terra
spa^
Gran-Duca
solenne
e
riso
dei
Cosimo
cerimonia,
gittatosi
molta
con
gran
senza
non
cosi
lontano,
incontanente
del
tavola
nella
usare
quelli
uomini
Dispiace
che
si fatti
il
onori
si convenivano
solo
a
prima
pertosi
sco-
le
con
devozione
chia
ginoc-
battersi
a
circostanti
i
,
,
intendevano
Rosso
a
voluto
aveva
Dio
solamente
e
di
veder
quali
mostrare
non
(Dell'ospitalità).
giunta
del
quel
Barone
un
e
mo
lascere-
tratto
ad
dia
accesi
onore
bel
si
,
gnuolo
da
dagli Spagnuoli
d'
veggendo
quale
sacro
quanto
so
grandissimi
divine?
cose
bufiEone
Rosso
ogni
otta
che
usanza,
che
introdotta,
che
prima
solennità.
quella
ancora
male
minor
per
scoperto
capo
venerabile
così
usare
riputerei
anzi
;
alcun
fosse
questi»
se
,
a
tali
mor-
»
questa
scrit-
de'grandi,
lo
dunque
Se
lo
lo
; se
delle
fondata
suir
non
pure
medicina,
la
forma
e
di
guide
costume
di
studi,
a
per
e
buona
delineato
solamente
meno
la
generosi
era
metafisica
cioè
e
,
lui
si
educazione,
i
intendimenti.
germi
e
fors'
E
in
tracciar
a
hanno
che
con
la
perchè
particolarmente
a
un
di
buon
maginato
im-
punto
di
si trovano
anco
guisa
metodi
precetti
e
la
arti
delle
egli ebbe):
non
quasi
dopo
e
quadro^ piti largo
un
scritturat
indirizzata
benanco
filosofia
massime
dettar
pedagogia
è divenuto
messi
sono
con
educazione
vecchia
germe
della
scritti
Galateo
italiana
quale
al
figura, quasi
di
della
in
suoi
sviluppato
presente
della
che
buona
alla
co'
dopo
di
e
secondo
aridamente
manifesto
è
umanità,
parte
né
ma
egli
magistero
delle
quanti
; ma
trattate
e
né
insegnamento
il moderno
tanta
araba,
comprende
vi
rinnovazione
che
;
nel
solo
ma
dialettica
della
esortazione
non
che
giava
appog-
ecclesiastico
filosofia
d' ornamento
sorta
medievale,
(al
si
,
geometri
sua
la
e
maniera
alla
alcuna
de'
teologia
gli organi
d* Aristotile,
innova
era
te
unicamen-
cui
su
ed
secolare
il Dritto
la
e
questa
magistrale
autorità
stami
co-
Galateo,
a
scolastica
novella
i
,
la
modo
innanzi
poco
la
formato
avevalo.
senza
cioè,
umane,
tali
se
risorgimento
il
avanti
teo
Gala-
quale
era
lettere;
queste
studi
degli
stato
lettere
quale
in
vivacemente
ritrae
so
ver-
1845).
dltalia.
allora
di
sociale
stato
questi
di
albagìa
Condizioni
quelli (Mittermayer,
di
tutto
ed
durezza
dalla
che
INEDITI
OPUSCOLI
QUATTRO
XXIV
meno
sua
questo;
sparsi
liberi
zione
esorta-
Principe
del
ristretto
anche
di vede
tempo,
SQO
Corti
nelle
si faceva
la
rotta
oerchia
aulico
l' insegnamento
tutto
XXV
GfitLknO
AOTONIO
DI
regie
era
cortigìaiia, che
e
baronali
e
cui
ìq
tal
propoala
e
^
di esercitazioni
sorta
che
ventura
moderno
cipe
Y
circa
fosse
ebe
sarebbe
F edneazione
e
i filosofi
che
prima
na
buo-
dek
prin*
da
richiesto
coneloEsionev
par
fiadaUa
la divisava
Galateo
quale
in
secoli
tre
stodii
istru2»oiie
età, vedendosi,
sua
di
e
lo
quel-
Sanzio*
francesi
,
nelle
nassero
air
termine
principe
AI
giudizi,
se
e
Che
pi
in
dalla
di
censure
svelata,
fine
perciocché
la
la
occhi
di
jpubUiea
che
con
anche
tutti:
ter*
di
me
a
dei
sudditi
delle
dei
;
la
dal
istorie
princitero:
in-
tempo
altri
mai
potrà
le
celate
V orbe
resta
quella degli
tutte
de'
giudice
e
de' secoli
gli annali
giudicano*
ne
rimangono
primi
ma
quello:
su
città, i falli
testimone
memoria
i discorsi,
rivolte
sono
copertamente
o
lunghezza
tutti
gli
colpe
cancellata
alla
parole,
quali piace
spetto
it ri-
nomo,
osservazioni.
pure
a
dell'
opinione^
ognuno
domestiche
morte
né
morte,
mie
all' incontro
hanno
colle
e
intenti
sono
le
pareti
e
o
memorabili
nemmeno
se
dalle
le
alla
non
queste
queste
a
diritti
i
su
pubblica
libretto,
il suo
por
i
con
leggi
alla
uomo,
coscienza,
mina
loro
la
nà
abolire;
i
narrano
,
fatti
ed
de*
i costumi
cosa
essi
cosa
alcuna
principi
e
de'
studiosamente
debbono
insipienza,
con
con
ingiustizia,
e,
guardarsi
cupidamente
inettamente^
con
con
Per
di
la
qual
non
far
istoltezza,
^
leggerezza,
per
popoli.
dir
la
con
sentenza
inconsideratezza,
di
uno
dei
d
sette
OPUSCOLI
QUATTRO
XXVI
savi,
di
far
non
che
alcun
INEDITI
dì
soverchio
che
infine,
e,
,
che
ricordino
si
Iddio
giorno
d'
uomini
za,
senten-
dovere
e
dei
come
divina
loro
avere
un
soggetti
maggiori
e
sarà
rigorosamente
loro
ripetute
quelle
p
del
ragione
principi
di
che
arole
umili
gli onori,
gli
Salvadore
del
villa.
tua
gli
più
fuorché
contadini,
della
governo
dimandato
esserne
per
,
rendi
loro
conferite
cose
,
più
conto
le
state
sono
anzi
;
,
tanto
i
altra
queli'
esser
giudice
a
quanto
per
stessi, secondo
sé
conoscano
abiti
no
han-
Qualcosa
tigiani
ar
:
i
e
poveri
cati
i dilis-
ricamati
,
le
cibi,
squisiti,
i
soltanto
sapiente
di
cause
sieno
desiderosi
fama.
Ma
malattie
di
e
verace
volgo
le
?
i
ne
discorrano
male
ridicole
Convien
della
grandi
,
i vini
nità
va-
riputate beni;
dolori.
onore,
se
adulazioni,
Queste
mai
state
sono
del
il
se
voluttà
le
profumi,
niun
da
salutazioni,
pubbliche
che
gloria,
se
i
da
bene,
ma
e
i
re
della
lontani
popoli
,
gli
se
uomini
ancorché
,
tacciano,
ad
onore
:
perciocché
silenzio
col
male
sentan
pure
coi
e
sono
cenni
si
di
loro,
più
cose
fanno
vi
non
è
turpi
più luogo
quelle
comprendere
che
che
le
,
che
altre
pubblicamente
i continui
per
valore
quelle
col
discorrono;
ragionari
per
,
silenzio,
si
perdono
contrario
timore
e
col
,
essendoché
d'
intensità
s' insinuano
segreto
ste
quee
collo
d*
stesso
mormorio
e
assai
,
lungamente
fatti
negli
rimangono
Lecce, Terra
animi
degli
scolpite.
d*
Otranto,
Agosto
18G3.
uomini
capaci
di
grandi
ANTONII
GALATEI
I.TCIENSIS
INEDITA
OPUSCULA
aUATUOR
TlTULl
QUOBUM
DE
INBEDUCATIONE»
MVEFICIO
VTPOCUSI,DE
ET
COIiLATO
DE
JlPPJlR
TVBCARUUI
INOIGJVM
JlTU
,
EJVSDEM
JCCEDIT
DE
/^Jf
PAKTiM
JB
ALTEtLVM
AVCTORlS
PtGNii
SlNGULARl
JlSGELO
MAI
OPVSCVLVM
PRAPfTSCm
rATlCASJK
BlBLìOTBECAE
IMPRESSUM
ET
KVKC
NOFITER
ET
IN
INTEGRUM
A
FRANCISCO
CASOTTI
am
PBAEFATIONB
ExCVSVM
CHRISOSTOMUM
AD
De
miCbrisostome»
Scripsisti,
Duci
inclyto
Educatlone.
gralissimasfuisseepistolas
Paschalico
et
vobisque
clarissimo.
viro
nostro
meas
,
tibi
omnibus,
Ob
rem
quam
praecipue
viro
plaperent
mihi
affeclu
caeterosque,
te,
bet
gaudeo
si
et
oblecto
plus
mea
placeo
doctrinae
dubitarem
ni
Utcumque
bene
est
;
iudicii.
et
aequo,
falli.
amore
si
,
et
magno
res
sin
se
ha*
satis
autem
,
ab
scribis,
ut
est,
quantisper
istius
exilii
si
avertere
cogitatione
consolari
mìseros
miseri
ali-
nostras
mentes
Ex
possHnt.
,
crebris
litcris
novi
epistola
ex
quid
que:
ob
exulatis.
vos,qui
quam
agat
blandos
ierit,
et
et
scal
didicisti
meis
ad
IJispanorum
ne
iuter
obliviscatur
Egidium,
italicae
delitias
gravitalis.
percupio.
peregrinos
et
Vereor
dedi-
literas
qui
ne,
trans-
mores
vanitates
Nam
legam-
legi,
millies
quam
in
sermones,
externas
t
scire
adolescens
inclytus
calamitate
maiori
apudHispanosagatChrisostomus
Quid
lua
in
nos^esse
cu
n
,
1
inge*
•"
_
eiusmodi
confliclatur
niis
Terentius
ait
ut
,
in
animus
\etur
Dices
bodie
Italia
imperio
et
iam
placet
non
maxime
ipsum
Hispanorum
Christianos,
inter
armis
et
habere
posse
libi
nunc
educatio,qui
Gallorumque
misera
scias
tamen
re,
modum.
vitae
tuae
ea
commo-
nequc
,
serviente
pollent
extremi
sunt
ut
et,
,
,
honorum
omnium
in
orbis
sic
sita
te,
nobilita-
et
,
ii sunt
si
in
vis
nes
sim
Sed
verbis
In
proverbio
est:
Quamvis
intuere.
eius
utar,
ego
,
domum
non
ad
et
sed
inspiciendam,
esse
Chri^ostome,
vereor,
saeculorum
Paul!
devenerunt.
domum
cognoscere
solitus
mores.
saeculorum
Qnes
quos
virum
dicere
et
divi
ipsi putant,praestantiores,et9Ut
ut
devenerimus
ne
Babiioniorum
regis
vitam»
in
vere
QSi
pedes.
statuae
,
tributum
ferrum
imperio
romano
lutum
quibus
est
nite
conve-
,
videto
Galiis
;
Hispanis
et
puto
Francis,
Hi
rum.
me,
Gothis:
et
hoc
ultimi
sunt
breviter,et
modos:
volvere.
Scis
omnia
me
Chrisosto-
qui
geotium,
puerorum
exequi
exacte
volumina
aut
,
medicum
esse
Dicam,
educandorum
diversos
possum
et
diversarum
modum,
loco*
temporum
pessimi.
et
occurrunt,
e'nim
non
hominum,
inepistolae
scribendum
'nter
ratio
exigit
nomen
ipsi malunt,
ut
seu,
,
,
occupatum
et
in
minus
non
,
alienis,
propriis
malorum,
suorum
quam
na,
in
quam
aliorum
quae
tumultuosa
malis.
est.
cura
doloribus
quaedam
Soli
Infelicissima
alienorum
medici-'
ertium
vita
Medicorum
vexatur.
semper
corporisque
mentis
maior
medico,
agitatio
est
,
studiis
literarum
Chrisostome
ut
vacare
non
Plato
et
hoc
De
potest.
Galenus
ait,
satis:
placent
quae
cuique,
sua
instituta
sua
,
dogmata
;
quid
sit
optimum
Deus
tantum
quaerissententiam,
nonenimhabemusquem
simum
;
appellaverit
non
iuvenis,
nihilorainus
et
qui
mores
sit
novit.
Si
Apollo
ille
hominum
senex,
hominis
sapientis-
auctore
mnltorum
stotele,
Ari-
viUt
4
—
indulgere,
errare
haec
cinit
Non
verba
Qualis
in Earotae
Exercèl
Diana
Hinc
atque
Fert
humero,
et
caetera,
quae
thus
ostendunt
in
choros,
poeta
caiisam
ce-
mille
qaem
durae
qui
viris
cum
Liourgi
legès
[diaretrain
omnes.
aude-
pugnare
Greten-
sanxerunt.
sfnt, lif inos
vivehtes
sotum
iK)n
illa
:
supereminet
sed
iiabitae
secutae.
Oreade$
Deas
foedabant,
Ciiithi
iuga
per
glotnerantur
opioìòné
qua
aut
gradiensque
fuco
leges,
ripis,
bine
faciem
sium
aliam
t
ìliae
bant,
ob
Non
sylvas.
per
—
Rhadaman-
et
idsti
iudiees
fuéfe»
,
sed
illos apud
etiam
num
instìtuta
et
mores
exercltu,
lexandri
rabilia
in
medicis;
cachìnnari,
•dro
non
phiiosovetìari,
pugnare
,
adiméndam
se
es-
vocant
:
scebant
di-
avaritiam
propter
et
etfama/Ideoab-Aléxan-
gloria
prò
sed
fidalgiam
non
esse
provinciarum
praesides
tot
sed
equo
nostri
quam
ludere,
;
[traeterea illis
gerenda
spoiia provi nciarum,
et
pbilosopl^is,
non
discebant
A"
ianume-
tot
erat
liberi
furari
Neque
bella
pueris
Iii5ét. In
contila
piena
procerum
pedibus
et
,
a
regia
non
nobilitatem
putabant
betli,
llacedo-
est.
cognoicere
uno
aula
ingenui
scribere.
ac
credttum
tumultu
tanto
deinde
pfaari primum,
iegere
hoc
ex
illudere,
non
dicere
ius
agmioa,
Persaràm
hislòricis,
reòte
inferos
superbe
qui
et
avare
magi*
,
exercebant,
stratus
cruci
aut
palo affixi
aut
Yiotis
sunt.
et
,
supplicibus
ta;
tot
eoim
tunc
aut
regna
ut
dixi
,
ad
geruntur,
solum
gentibus
debelles,
Aomani
parcebaot
ut
quot
sacrae
victas
data,
bella
prò
,
necandos
Macedones,
dono
hoinines,
sed
:
Babilonii
reges
literae
urbes
non
ut
ait
Curtius,
gloria
nunc
et
lacérandas
Pérsae,
tantuoi
reddiavaritia
prò
«
ad
aut
Non
provincias.
victis
et
sed
ionoxios
perfidis
etiam
,
testantur,
in
in
pristinam
sua
regna
libertatem,
reducebaot.
quot
re-
5
—
ìd
ges
sua
vìctos,
Garthaginicnses
fidem
in
VicUs^graecis
resUtuebaot?
regna
donaverunt.
tem
—
perfido»,
amieiUaRi
reeeperunt,
liberta-
urbibas
periuros,
toties
ac
€dlaerunt
sanete
et
,
foedera,
datam
et
ab
spanos
innata
adeo
verunt
etiam
ipsis
feritate
GaNos
fidem.
Tivéndi
mìtidres
ad
nihii
illis
ut
hofitibus
utìlios'evenife
ttìores
revoca-
potuf^et
,
vinci.
institutis
Non
ilios»
tantum
sed
ornaveTunt
civi(ate
bonoribus
et
vinci.,
imperars.
et,
Booianis
aiit
.Testea
qaemnuperia.Galiis
cultor
servire
nihiI
petulitSynceFUs
Claudius
Rutilias
tis
aliuderat,
Mutoìatianus
qui
a
iquam
et
filim
,
ai^tiquilatis
noater
,
Roma
runt
donave-
romàBa
galli poetaeAiHonii^paier
sunt
et
aMpltfiGaverunt:"eerte
,
Bomanis
legibas
,
quoque
»
ni(^lstratibus,,
viceruat
qnos
a
quam
,
Romanis
Hi-
et
reditu
in
suo
e
,
iiiGalliamNdrboiìensem
eius
reperiuntur.
ramad
baeocecinit^qiiaedn
Nec
ercfiittiias,
Gallomm
casligatidmn
sialiqua
fragmencarmina
et"Hy9panoFiiin
refe-
qui^^nos dp,
prifnunt,
int«mperantiam"
superbiam,
ingralitudtneffl
Sic
Me
Roman
«lloquitoir
.
Fecisti
pfttriam
Profuit
in
diversis
iustis
insokntiam,
gentibus
dominante
te
avaritiam,
:
unam,
Capi
.
Dum
ofiferes
Urbem
victis
proprii
consortia
regna,
fecisti, (piod prius orbis
A uclores
generis
Aeneadum
Venerem
erat.
Martemque
Romulidumque
matrem
,
Mitigai
armala
Convènit
Hinc
quoque
Foedere
tiAiuit
vires,
mdrésnttnen'utrmnque
tibittemndJ
Ouos
Tu
Itì
bo*a,
auperat,
tuos.
ptìrèferidiqtìe
vòlaptas,
qiios superavit
legiferis munduta
communi
patrem
.
clementia
victrix
fatemur,
vivere
amai.
compteita triumphis
ounoia
lacis.
6
-
Omnia
perpetuos
Nullum
lustis
bellorum
Quod
ad
Excedis
Si
Galli
pulchrius
causis»
nec
factis
est^
fatebsDtnr
hoc
superba,
venit
facta
qui
opes.
quod
quam
grandia
motcnr
imperium.
pace
gloria
summas
minus
regnas
sydera
servaot
qaae
viderunt
Nobilis
—
mereris,
regnare
tuis.
incenderunt»
urbemRomam
»
toties
rebellaveruttt
minus
nec
virlutem
ramanam
fatigave-
,
runt
Garthaginienses
quam
,
landum
in
est,
quas
ferebantur?
tìus
Et
CatholicillHispania
urbes,
nis
!
stratae
quot
latini
sociis
a
ncque
ibiaRomaillu-
quot
»
nonnulli
quamvis
(
Hìspani
1) immanem
dementiam
mi-
erant,
conditae
nominis
pu-
compeditores
erat.Quot
Romanorum
tota
ut
Ghristiani
illi nequc
tamen
gentibus
caeteris
sed
hostes»
ut
non
de
quid
;
Gotborum
I
oh
ingratitudinem
mslint
orìginem
quam
,
romanaiD^unquam
plus
non
armis
,
in
mae
curiam
reges
admissi
fuere
Lupiis
ad
:
latine
perii
im-
gentes
nobilibus
victis
imperium
to-
Romam
loquididicerant.
romanum
sanguine
quaesitum
(
Salentini
nostrates
duxit),sed
malernum
genus
sequar
!
apud
GermanoSy
ipsos
recipitur,
regnum
matores
nos
civium
quod
nos
nos
reges
vetera
nos
et
tantum
a-
Nos
vorant.
Aragonenses
nos
,
,
habuimus,e(y
perincola
nemo
quaerimus,
lacerant
e
Afri^Grae-
quid
sunt;
ni,
Pice-
philosophus
Hispaui,Galli,
semper
,
caeterosHispanos
ille
enim
uos^Ungaros
Galles
Latini,
infelicissimos
hominum
qui
solum
non
admissi
externos
exterorum,
sumus
est
Antoninus
ci.SyriiyPannonii.Gothiyquos
ad
victas
Gadibus
Ro-
senatores
:
Gallorum
vix
antequam
,
sociorumque
et
a
usque
qui
Hispanìa
nota
vincereiur
fecerunt.Gaesar
implevit,
exteri
aut
bencBciis
quam
concilium
participes
tam
darà
fuit
et
si
Diis
visura
fuerit,
ui
7
_
libet
quantum
liceat
tantum
—
Pontificibus»
summis
qui
post
quasi
vin*^
,
orientalis
occasum
immo
imperii
romani
vere
,
,
soluti
culo
Ginganos
perdidere,
omnia
habebìmus.
quoque
,
Summus
PonliBcatus
barbaros,
illius
et
est;
noster
tamen
facimus.
participes
exteros^
Utinam
dicam
ne
Romanos
ut
,
aut
Gothis,
a
nam
haberemus!
PontiGces
quondam,
Gothos
aut
Nescio
sisset.
sedem
cram
tulit,
fuìt
quis
ille
iourbanus
Populus
Francis»
sedes
!
et
ille
admi-
Romanus
Ghristo
Galli
quisa-
Petro,
et
nt»-
avarus
gallus Pontifex,
invito
inclemens.
et
inscius
profanus
inGallìam,
eRoma
debita
Italis
aut
a
nunquam
Francos
aut
creavisset,
PontiGces
consessus
illa
fuisset
occupata
nunquam
utinam
PontiGces
trans-
Gallos
pri-
,
in
mum
lum
hoc
immiserunt
regnum
primum
divum
Chri*
Thomam
,
doctissimum
sua
ne
patefaceret
in
Galistus
iussit.
perimi
veneno
malefacta
suorumque
,
concilio
Garo*
illum
tyrannum
qui
creaverunt
regem
stianorum
et
,
hispa-
,
antipbrasim
per
nus,
Alfonsi,
regem.
accepto
Glium
evexerat
est.
Quod
ille
Opportuna
irati
ne
potuit.
non
illum
Roder
icus,
et
loco
pellere,
mors
lovis
quidem
Ferdinandum,
humili
patrio
regno
,
natus
ab
illum
qui
nomine»
fratre
fastigium
tantum
Ilaliam
et
mala
tot
ex
ad
Apuliae
vastare
molientem
rapuit.
eflfecit; quem
nepos,
numina
Deorum
contemptorum
co-
,
Petri
et
Pauli
hic
potueruut
mactare
Gallos
duce
primum^
,
Carolo
cuius
rege,
perdendam
divino
Italiara
excitavit
memoria,
periit penitus
iudicio
Gallos
deinde
:
an
Hispanos
et
,
,
seu
tos
potius
Francos,
convocavit.
patimur.
Calisto
N.
Cardinalium
PP.
V.
coetus
in
hispano
interpretatus,
Bene
scriptionem:
Miser
A
Gothos
et
M.
immo
CCCC.
creavit
raala,quae
habuere
initium
vaticinatus,
L.
coniura-
perniciem
nostram
II.
Calistum;
est
mhil
quidam
Papa
Ivgebil
valet
Italia
in-
;
in-
8
—
Senensis
feliùs. Pius
Ferdinandnni
patrìae
ptetatem
tamen
dedìt,
pacem
composuit
collegit»
aberraverant^
viribus»
suis
ervavit
do
Ferdinan-
vieto
bonus
pastori
pater*
patriam
ut
et
bonus
ut
et»
exteros,
neque
genuensis»
ipse quietem
Alexander
ut
contra
,
armavit.Intiocentius
Italiam
catus,
et»
bella*
movere
theologus»
et
egìt,
Ferdinando
a
Pontano
Ferdinandum
et
provo-
qui
,
eius
bi
ob
regi»
,
quae
oves»
itaiaa
res
est
ausi»
nuaquam
Pali,
iuvit.
Ferdinando
fuerit
pbilosophus
genoeiìsfs,
Sixtus
Gallos
cootrà
infestissimus
veDetus»qiiamTÌs
lus
—
fuerat,
praeceptor
concìliavit,
Alexander,
infaustum
nomen
Italia
mìnus
non
statim
exitiale
et
bello
si«
amicum
suadente»
accidit,
postea
illeRoderious»
seu
Hispaniae
quod
ne,
doctissimo
viro
,
vastaretur.
Italiae,
quam
Pontificatam
ut
,
adiit,
illi
qui
eos
PontiBcatu
adipìscendo
in
fìiverant
,
,
sedibus
Iriis
ac
eieeit
Federicum
tandem
eius
patruum
ingratitudinis
Hispaniae
ad
hpnoribus
summis
mendicitatem
Alfonsi
nepotes
reges
(
ampliOcaverat
! )» patrio
regno
coepit
tot
,
inexplicabiies
,
conditiones
rerum
ut
vix
per
mulia
sanguinis
Han-
earum
,
saecula
Italia
nibalis»
aut
obllviscatur:
Pyrrhì,
aut
vix
itilici
tantum
Atlilae
aul
Geniilium
Totilae»
Alarici,
Gothorum
Theodorici
et
im-
suorum
,
piorum
et
! novum
oh
avito
et
machinari
bella
tpt
ilium
qui
,
exemplum
respulit
Ferdinandum,
Alfonsum,
profligavit^
ac
pa-
regnum
,
quantum
Roderici
nepotem
habemus
brium
;
et
nofttrum,
afilicta
illae
amamus;
quod
causa
,
fuerit.
nos
inter
est.Nunc
illum
sperarous
calamitatibus
enimest.Nunquamfuit
malis
fusum
opera
oderunt,
Latinos
Papa,
quid
aut
et
hoc
nobis
Barbaros
Tore
oppro-
occursurum
est:
;
Italia
quin
nos
Sixti
magni
oblaturum
nostris
barbarus
Nescio
lulium
ingentibus
gentes
exteras
fnvident.
perpetuum
italus
An
haec
et
est
natu*
9
—
quoddam
rale
conveojqQt?
boD09f
iodocti
ut
quod
et
educatio
nobiles,
doctos,
pueri
ut
?
plebei
ut
an,
Deos,
tes
odlqm
est
—
egeni
ut
insipieotes
ut
magistros,
mores
non
divites,
sapientes,
mali
ut
utgigao-
medicos
aegroti
ut
et
ut
perati
intem-
ferae
imma-
,
monitores,
priqcipes
ut
dicentes
vera
ut
,
ipitiora
nes
iooocua
et
animalia
sic
barbari
et
? Gothi
habent
literas,
qua
a
Fraiici
et
iustitula
leges,
vitae
pareotem
ipsam
et
liani,
Ita-
humani-
,
habuerunt,
tatem
ionoi^iam
et
sacram
iiivisos
upa
,
sacrilegi
ut
foedant,
parricidae
et
violant
,
necant
laceraiit
dabunt
:
ultori,
Christo
suorum
lacessitus
quiltaliairo, nulla
cium
et
a
sacriLegia
tot
prole
rectum
humanis
rapinae,
malorum
Omnium
dixi,
saepe
institulio
liberorum
lilerarum,
ignaros
procul
et
stupra,
Vide
gerunt.
intcr
et
tulerunt.
prò
faciat
quid
nec
,
abditus
Galles
eos
la
ma-
viros
probos
ut
qua,
,
a
sine
patris
conspectu
legisset scripturas,
veteres
lorum
bella
ambitio,
et
iuvenes
iuler
iniusta
et
Carolus
si
:
non
tot
oc*
,
Illa
bella
gloria,
illi
incendia
avaritia
est
causa
prò
non
nefaria
est,
tanto-
nunc
,
omnia
quae
iudi-
est
solus
vexatur
tot
sua*
evulsus
umbrarum,
neces
suo,
Ludovico
radicitus
nunc
millibus
tot
( quam
sua
,
tot
exercitu
cum
et
poenas,
tot
scelerum
poenas
iniuria,Roderico
rebus
a
luit
malorum
causa
currunt
)
inferos
apud
nunc
cum
Domine!
tuum,
rum
Hic
invasil.
deutibus,
Carolus
quoudam
ut
ipsi
et
quoque
»
et
peccata,
tot
merentes
divinae
in
quibus
vindictae
sì
vixìsset,
praeceptore
et
et
regum
narrantur
novas
popu-
nos
nec
im-
,
mala
ille
nec
talem
exitum
habuisset.
Sed
ad
,
rem
tandem
pbilosophi,
tes:
et
ibi
bonus
qui
enim
vir
a
et
apud
magno
bonus
militavit,
Persas
ilio et
rex
aXenophontis
educationem
redeamus.Persarum
:
Gyropedia
duce
et
philosopho
illam
ut
legat
el
discere
ìnstitutus
amplectatur
2
pòest
in-
10
—
adolescens
lilus
alumnus
mogenitum
et
Persarum,
regis
mitti
viros
ìura,
bat,
dos,
non
Quorum
cupide
suadebat,
optimos
Deorum
cultus^
temperantiam
alius
;
gloriae
et
ìnstitue-
alienum,
regna
contemptutn
contu^
proceres
aurum
non
uxores,
mortis
et
ad
; alius
fun-"
uon
fortitudinem
; alius
amorem
,
docebat
veritatem
viuspuniebatur
et
Qua
propter
alia
rustìcis
Si
Nunc«
currilur.
vir
doli»
doriae,
nullus
aliqua
ginienses
a
Utinam
faedifraga,
nihil
id
con-
arma
lam
nesciat
facere,
romanum
vafra,
extet,
est.
nisi
Punica
perfidia
latinis
quantum
et
artibus
ligio,
re-
plus*
sai-
omnia,
Curthaeisdem
et
aut
gens
:
nulla
ut
graecis
oboliti
mores
periuria;
et
suae,
bilinguis
Poeta
lingua
nulla
"
,
memoria
et
non
His
illis versutiae
ait
ut
socìarum
afflixerunt
saepe
profuere
et,
etsi
Hispani,
didicissent.
finitimisMauris
le-
sancti,
nihil
iusiurandum
nostri
versutiae,
exemplo,
^
ne
ncque
Garthaginien-
scommata,
veri,
nullum
metus,
populum
periere,
mandalum
ve-
Hispanorum,
qui
Annibalis
et,
direptio,
Dei
punica.
illius
tuenda
ad
habeatur^
fraudes,
crudelilas^,
urbium
amicarum
ipsi
nulla
prò
prò
et
ut
prudens
ncque
mendacia,
educatio,
quam
fallere
et
ut
,
,
slum
Gallorum
men-^
audebit.
non
statim
grameo
Qui
mali
quam
asseveret,
adventum
mentiri
urbanus
ncque
mentiri
post
est
promplum
tem
alium
quis
nihil
liceat,
capere
arma
Nihil
simulare.
abantiquis,
est
illos
apud
quidero.
et
mihi,
institutum
bene
iuiuria
ritale.
mentiri
crede
audet,
enim
tecte
et
ìndignius,quam
simulare
tiri
mendacium;
quam
homine
iudicio
nihil
colendam:
esse
pri-^
est,
mulierum
a
docebat
primus
appeteret,non
non
servos,
auctor
Persarum
quatuor
leges Zoroastri
nihil
ut
Plato
posteaquam
ad
solitum.
et
suadeo.
tuus
segregabatur,
bernio
—
literis
urbis
vixet
,
magnae
vestigia
videnlur,
certe
Deus
est
arbiler,
ut
et
alia-
12^
—
distribuit
magistris
pueros
cenfcas
literas,
ii
;
doceDt
sive
sarà-
,
sui
Macboroetis
et
arabicas
instituta
retigitniem
et
•
sileotium
suadent,
abstemios
blaterare
non
ludere
obedire
sagiltis
et
arca
fortiter
maioribus
mari
hodie
qui
re.
pugna-
^
,
Turcae
equitare,
esse»
,
potentissimi
terra
et
sunt
et
,
,
Asrae
gentibus
et
qui
et
ad
imperio
Europae
et
ad
subiectis
a
antiquarum
rusticam
rem
Romanoruiki
,
vitam
montibus
vàrias
seiectos
,
pueros
in
potinntur
ad
inde
artes
fidalgorum
agunt
isstnnint,
more,
transferunt
miiitiae
magistroa
;
«
suadent
religionem
Deum
dicentes
ludere
talos
ìusiuraodum
et
vetaut
mulctant;
morte
;
mala
enim
in
verfoa
ad
mentirt,
peierare^
fùrlàm
furari,
aleas
et
serrare
mum
maxi-
ilios
apud
,
habetur
bere;
mulieribus
cum
in
domi
et
^érictim
cònspectu;Quid
làrum
noéte
documenta
dieqtie
viH
capere
frequenti
vitae
0
et
possunt
Sint
assiduo?
Sed
jùVedes.
?
ex
quid
aut
lanata
tepuel-
cur
esempla
puellàrum
commèrcio
^ìco juvenes
conciliis
dómésticorum
quae
nostri
amores
et
tantum
mulieribus?
cum
putant,
gynaeceis
etiam
vitòìrum
alloquium
tenet
in
more;
tibi,ft)rtts tir,
delitiis
consiliis^
ha-
scorta
inutile
in
in
non
à
semotàs
tractare,
et
sermones
Graecorum
antiquo
tatere,
et
esse^
vinum
mulieres
recte,
an
habéndas
cubiculis
trahere
longoÈ
nescio
enim,
putant
exercita
in
vetant
sceins;
quae
,
remissfo,
? 0
tam
finis
non
spectaculuiki!
o
,
facies,
qualis
liaAt,dum
còpìllis,
iBeu,
o
sé
ungueAtts
quandò^ùe
Veteres
?
delibutos,
atratis
senes,
soiset
pietos atifeis
accinctòs
Ò
insani
exempla
sfunt
senies,
ista
4uae
barbàricae
dum
se
po-
nigrfcahtibus
mitris,torquatos,
gladio,
dfe,ànteÌfòk'eàtlominae canore,
amorós.
quae
bu^
catenatos,
dicam,
etiam
videro
dìgtia tabella
alienis
domunt
tft rectius
niorìbùs
quali
nocte.et
immo
exempla
rare
deplodatis
libidfnis
et
iu-
va-
-13
—
nitatis?
luvénfs
Scipio
barbarorum
via
Maslnissàe
ingenia»
in
ut
coiDpres8Ìt»qaafii-
amores
cradeHtatem
sic
libidi-
io
et
»
magia
nenì
cuius
scio
italaa
ordiois,
pecoris,
aut
liislJcitatis
paisllas
Italoruiii*
soni^quam
prona
Insanos
mbnachus
Gambertus
austeritalìs
et
quidam^
ne-
accusat
nesciunt
quia
ut
,
,
hispanae,
omnibus
et
re»
blandiri,et
viris
venes
modis
pessimo
a
excitare
scelere
excusaudaro
geatis
uti
iu-
tei
italicam,
gravitatem
nomine
levitatera
lascivi-
et
labgueùtisn),
et
Monachus
suaìe
iliecebris,
Venerem
revocare»
impudens
t^mperanttam,
duleibas
falsi
et
ad
crìmtnla
iiiquinat
vanitatetnque
,
immemor
verbomm
divi
Byerotiimi
qui
alt
christia-
dc^cere
,
hominem
oum
malum
non
malo
sed
malum
bono
vinche
;
,
in
ut
non,
proverbio
vioeitur
novo
eit:
lomnis
€laviis
davo
peilitur,
Ghronistes
amor.
maior
successive
et
iste
enim
sic
,
se
ipsum,
hoc
sed
modo
Gornisten
ego
pelluDtur,sed
non
utinain
tronae
puellae
,
didicis^ent!
et
mious
appello,
namhae
italiese,
ignoravit, quod
vitiu.
mutatitur
tllae
Pudet
Sed
utiham
hyépanos
Uiores
verecundiores»
imperiosae.
essent
Geltiber
nùnquaih
òbsequeàtiot*eè
viris
dieere,
ikia-
tìieam
sed
quia
,
verum
est
cerum
huius
gnitum
et
re,et
regni
illud
erat
insanus
Aragonenttum
pUeri
vitium
venales
erant*
aménti
epistolam
continere,
quin
atit
signarem,
mei,
proferre.
ignoro
nec
meam
respondeas
teum
stullo
oblatrasset
dibominum
futuram.
secuudum
Gambertus
inìurias
Scriptum
est
in
stttltiliàte suikni.
patienti8sime,ut
;
proinco-
Insolens
itoe
ittsanl-
Occurrit
bellua;
,
iili bonori
aula
custoditi
cbgit
illainsana
responderem
in
exterorum.
raìotttìèhus
erantpropositi
ea,quaeDon
nulli
adventum
ante
nescioeolitó
hi, anlequam
me
adventum
ante
:
non
mi-
potui
responsionem
sacri^
codicibus;
Si tòtttra
solco,
Gala-
buiusmo-
tulisseiii,neqiittl^j^tìdissem,sed
usus
-^14-
Gyaici
fuissem
verbis
set?
quoniiBim
Sed
Gothus,
hostis
barbanis
fanus
Quid
:
sì
Italiae
maledictis insectator,
descere,
insanire.
tales
exempla
quae
,
iriri
capere
redeamus.
possunt
dociles
incolimus»
Itali
nos
Dii
praecipue
iam
malarum
pietas
vestes
reticulatos
bonarum
follicantes
et
capitum
armillas
ornatus
,
,
periscelides,
alienas
oh
cervicem,
et
aurea,
comas;dicam,quod
et
mentum,
in
murenulas
torques,
muliebrem
ciem
ar"-
»
auratos
et
I
tempora
,
mundum
omoem
audivi,
plerisque
a
oh
faedare
purpurisso
et
:
etiam
quod
fa-
I
mores
,
,
russa
hoc
qui
occupatum
fimbrias
auratas
gestare
diu
»
mauicas
nisi
nos,
quam
,
tium,
immor-
mulieribus
a
tyrannide
mious
non
excan-
»
omnium
barbarorum
im-
et
irasci»
non
,
regnum
prò-»
parentem,
possum
propositum
didicimus
! lam
muiiebria
ad
mundi
dod
offendis»
proselythes»
aut
sacram
meritam
Sed
Poenus,
atit
calcibus
Asinus
me
ce*
,
ipsis
mulieribus
,
plus licet,
quibus
Gambertus
philosopho,
Non
liena.
taceret,
non
Aristotele
est.Taceo
turpe
Orontes
et
olim,
quae
Gallis
ad
quaedam
consueta,
defluxit
nos
turpissima,
Eusebio,
teste
divo
nunc
Hispanis
Betis
sed
vero
;
maiorum
et
Se-
,
oriens
mores
a-
corrupit
nostros
,
occidens,
Romanos
et
nostrorum
et
non
totus
,
quana
quae
ubi
sunt
illa magnifica
dominos,
rerum
Yirgilii
geniemque
verba
:
togatam,
ìlla:
Durum
a
stirpe
Deferimus,
Canitiem
galea
genus,
saevoque
premimus.
natos
ad
flumina
gelu duramus,
I^unc
et
prìmum
undis.
caoitiem
ornamento
tingi-*
mtis
serico
et
auro
Gonveniunt
premimus.
noagk
nobis
illfif
Verba:
Vobis
pietà
fallenti
et
croco
murice
vestis,
y
Et
Nos,
maoicas,
tunicae
bis
non
habeot
et
sed
redimicula
millied,
mitrae.
Phriges,
òapti
dicain
né
Phri-
,
gtae»
Hoc
sumus.
vitio
nostro
e^
non
sed
est
barbarica!
ex
»
disciplina
.(Patrio
mìttunt
ptores
furari,
more
parente^
abstinere
ii
alieni^
:
mentina
non
nosltalos
simulare,
non
nostri
docent,
ad
rixari,
non
peierare^
non
praece-
non
insidia^
non
,
ri,
sicarìos
non
edaces
non
fieri,
lenones,
non
bibaces
non
graecis
nasticam
literis
exercere,
luxuriari
non
non
rapaces,
audaces
et
sed
,
lalinis
et
impudentes
non
,
piratas,
non
non
,
dare,
operam
equitare,
venari,
vanis
inutilibus
et
musicara
discere,
familiarem
rem
gymcurare,
sermonibus
studere
i
,
fieri
loquaculos
non
versipelle^
non
et
promptos
subdolos
non
astutos
etsimulatores,
versutos
non
cundos,
hipocritas,
non
sed
sed
sapientes
gentilium
,
christianorum
et
hae
veteris
et
novae
,
exemplis
nobis
artes
vere-
simplices,
tardiloquos
,
scripturae
bumanos,
,
,
religio-
prudentes«
modestos,
veridìcos
erubescentes
et
non
,
,
pfos,
fallaces
non
,
,
et
non
,
,
^
argutulos
SOS,
vafros
non
,
et
profuerunt
non
Sed
ìnstructos.
praeceptis
qui
nescio
servimus
exteris
qui
,
,
minus
ingenio
Guicumque
sumus.
et
ìam
valent,
inops,
et
quibus
volenti
imbellis
cederemus.
et
nos
Solom.
vincere
inter
nos
praestantiores^
multo
natura
etsi
prostramur;
Ginganorum
gens
cur
nos
audaces
invadere
et
fortes
vaga,
auderet^
sumus
,
adversus
niciosissima
exteros
omnium
desides
et
malorum
imbelles.
Oh!
discordia,
pessima,
et
in"moderata
oh
!
per.
li-
16
—
bertatis
Vos
cupido!
peratoribus
frustra
thaphisica
clausit
malorum
causa
imperare,
servos
gitisJNon
Aristoteles
ilio 9
barbaris
vos
summum
me
Possunt
in
dum
oblici
nos
Graeci
diatorem
verba
iucredìbilem
;
Gbristi
sola
beat,
poteotiam
Ghristus
nulla
consentiremus,
nos
Genuensium
De
satis.
illa
nescio
servii:
illa
tissima
suis
urbs
utitur
:
nescio
suis
libertas,
rentinoruro
amicitia,
tudo
quaedam
gratitudo,
miror
in
re
sua
deficiu
nt,
Dicam,
poten-
:
li-
alumna
viribus
sit
in
Placet
versatilia
bumanitas,
tamen
malum
est.
et
acuta
,
Italia
est
ipsa
occulta
solita
servire
munificentia,
suavissima;
et
PoU-
serva.
illa
,
civibus
hospitalitas,
an
periosissima
Im-
exteris
semper
reperta
an
ioDe
dicam.
quid
libera,
tyrannis
mera
tamen
urbanitas,
nia,
an
si
ingeniorum,suÌ8
excellentium
et
aperue-
miseri,
factiones,
perit.Florentia,
et
timeremus.
nescio
philosophorum
consiliis
bella,
arma
respublica,an
libris
studiorum,
externa
Tur-
Gatbolici
et
Nos
,
absor-
quam
9
tuetur.
ìnsi-
reges
nos
viam
et
moventes
iutestinas
ob
illa sit
in
et
illa
ne
papa
disciplina
urbs,
an
nondum
beralium
an
claudit,
et
potentissimos
quam
iusta
perdidere.
specula,
e
Rodericus
oec
civitates»
imperium
coercet,
Italiam
necessaria
non
solus
ruDt,
male
misericordia
opprìmendam
ad
Ghristiani,
tia
versicuto:
Graeciae
:
duos
nos
«
hoc
Hoineri
co-,
Me-
suorum
habebautylanquam
iibertati
graecae
Baizeti
ter
servìr;e
operum
cupiunt^omues
solum
Philippum
lustìni
illa
singulae
imperare
cis
latioos
repetito
saepe
vosim-
tantorum,
BaffiXf/e.
Eie
et
estis
—
quare
est
et
ut
Flo-
iage*
consue-
et
8ervire,sed
omnia
mi-
17
—
suis,
malum
nus
Roma
mus.
—
exteris,
quam
orbis
quondam
barbaris,
et
caput
ut
consuévi-
nos
facinoruoi
sentina
none
,
igoaviae
guise, rapinis»
servita
,
libidini
sceleribus
et
omnibus.
»
Illa
omnium
est
minantur,
et
culum,
et
tiarum
diu
sola
venisset,
spiritus,
nulla
aut
Italia, iam
esset
polirenlur
rerum
et
christianae
nisi
proviociae
imago
in
vìvit,
Turcarum
essent
et
^
dilionem
hostes
piratae
humaoi
neris
ge-
Saracenis
a
Yenetiarum
urbs
sac-
extin-
est:
urbe
tantum
nunquam
,
tae
illa
aut
et
esse,
praecipitjjn
Vene-
libertatis
in
servorumdo-
pauperes
noster
precamurTlIamdiu
%ìvat
servi
qua
quibus
Italiae
antiquae
Italiae
in
dominus
gestare
ubique
est
officina,
potiuntur,
rerum
peram
urbe
ctus
ut
malorum
tu-
in
staret
,
illa
libertate
antiqua
mille
ultra
antiquum
annos
nunquam
,
durat
mutatum
militarem,
nam
piratis
gum
et
transeundorum
petuae
deinde
primo,
latinas
et
graecas
tium,
et
servituti
custodit,
ìngenuas
omnes
et
disciplinas
per-
urbs
est,
quae
liberalium
studia
ar-
artes.l^bique
et
re-
Massilientium
Illa
est.
sine
homines
quod
adigunt:
urbs
artes,
non
exercent,
inventum
literas
Galli
et
discipli-
fovet
negotiorum
et
impune
Gatalahorum
Italia
in
Hispani
inimica:
piraticam
nota
suorum
urbs
belli
maritimas
praedonibus
et
Illa
imperium.
mor-
,
tua
ut
est
Italia;
auspicor,
pueri
que
in
illa
resurget
(dixi
miliesimum
vivit,
urbe
tantum
libertasAibi
Italiae
nobiles,
quis
nam
ex
iustìs
me,
literae
Galateum
veiitate^et
ostentare
), arithmetic.ie
praecepta?
Athenìs
connubiis,
fuere,
nunquam
amore
et
quam
civiuminitia
suae
hodie
aut
dant
tra
ulsine
servitute
,
Platonis
secundum
potest,
literis
affectu
patriae,et
sine
Illa,
ex
,
,
labe,
ac
nobilium,
nobilitatis
Veneti
ut
anoum
vivetque,
;
operam
V^netiis.
impetu
Scis,
animi
piures
non
Chrisosto.
vehi
sed
,
latini
nominis.
Alii
Andegaven*
3
^
18
—
—
Sed
plus
Italus
est
Apulia*
Erìdanus,
et
Hydrus,
Tagus,
Rhodanusque
Galesus,
Liger,
plus
plus
dulcis
et
deficientibus
nunc
horreuda
et
secutus
autBbetica;
et
aurifer,
olim
et
nobis
ferreus
AraXy
Dus,
Betìs,
Aufidus»
et
Gothus;
aut
Lusitauia»
quam
Tiberinus,
pater
quam
rifodinis
lapigia,
et
damno
praemiorum»
Hyspanus,
male
nos
suo
magno
expers
quam
,
placet
partes
periculorum,
particeps
periculo,
est.
hyspanicas
Galateus
perduDt.
perdant.qui
Dii
siiit»aliiAragoneDses;utrosque
ses
illa
Sequana,
au-
nomina
Rhe-
Garumna.
atque
,
Quid
sentiam
Geltarum
Gallorum
de
Hispanorumque,
sive
Iberorum
et
mavis
seu
Francorum
dicere
Gothorum
et
edu-
,
Catìone,
si
vis
Cbrisostome
scire,
boni
nibil
li-
negligunt
:
,
nonenim
teras:
philosophorum,
ullas
et
Romani
quos
suis
niae
inviis
Gothos
Ctius
sunt
apud
neque
;
Go-
apud
quantum
Galli
antiqui
sunt
Hispaai
et
,
moribus,
in-
immanitate
barbarica
pulsa
Gothi
appellare,
sentit
qui
bello
nas
e
Galiis
gallico
ab
hoc
ad
nuper
vidimus;
vitam
discincti,
stris,
et
suam
ab
nos
immundi,
ilio
nummos
strenuus,
non
dubiis
et
succidi,
hu-
et
refert
argumentis
pueri
se
Re-
prudens,
Hispanum.
ipsi
ingenui
luridi,
At,
testa-
noster
nos
quae
agunt
malunt
Romanos.
Syncerus
rediit,
Germa-
ex
Hispani
indigenam
quae
Gallorum
obscenam
vir
et
et
narrantur,
est,
Hispanos.aut
aborigenem
quae
tabernas
et
originem
Scithia,hi
ex
Mirum
Mendotius,
illum
sunt,
qui
tur,
ilii
Franci,
priscos
quam
Diegus
Indibilem
vera
et
paludibusprorecti.
manissimus,
si
hypo-
tantopere
,
stituerunt;8ed
ad
ii
neque
hypocritae
hypocrisis,
regnat
;
praeceptis
neque
qui
nostri
Utrique
est.
Francos
noslris,
,
tantum
gentes
thos
Domini
neque
abominatus
critas
moribus
conveniunt
mo
pri-
in
per
popicompositi,
in-
pannosi
,
sineiiteris,sine
mendicantes
prò
emendo
magivi-
20
—
—
Mauri
varjetates
ledlctis»
det
aperìre
Glirìsti
quid
armarium
religiooiSy
inter
Jatine
Hispanos
columen
scripsissett
pareo-
christianae
nam
dod
qui temeritati,
ejus vehementius,
stianus
esset
lectam
Ghristo
inferiores
rum
liberorum,
rum
suorum
genaos
evomisset«
Audio
nedum
rum»
proselytus,
non
equites»lìberos
suos
mittere.
curam
Quam
negligunt?
iis, quos
cum
Illi
non
tanta
Sed
ad
ad
vere
efaridi-
contra
sermo-
Gotho-
nobiles
et
multo
habere
quis
aKo*
nato-
curam
servis»
vernacula
rapaces
Si
sive
nonnunquam
ut
dini
ingratitu-
institutum
equites
pueris,
nove-
et
verba
potest
ipsi
parentes
cum
obsisterent.
Hispanorum,
magnates
ut
omneSr
hispaoicam
inscitiae,
copiosiusque
Italiam
revertamur.
j)em
se
ille»
linguam
versatus,
haberet»
multos
runt,
au-
mundi
.
Galateus
insequi
,
Si
Italiam?
ma-
Gambertus
sacram
,
Italos
dicano,
quaodo
legum
homioes
?
gravius
contra
os
levissimi
prudeotiam
proceres
illud
prophanum
sedem
tem,
facerent
quid
putant;
et
iniuriis.oe
contumeliìs»
audent
et
;
gravitatem
italicam
contemoere
pium
docuerunt
lingua
in-
et
utunfur,
recte
et
ap-
,
pellant,
Hanc
versari
cogunt,
educationem
fusissimi,
inde
et
maxime
paticntiores
probant
fiunt
res,
Davi
,
non
refertGalenus
sapientiores,
educatio.
est
et
Dolebat
ooster,
ingeniosus
iMos,nescio
si
id
sit, opere
rerum
ftllere, deludere,
furari,
pretium
mentiti
6unt.
laudem
pro-
subdoli,
prom-
verecundio-
ista,
nua
inge-
non
apud
Menan-
8ervus,senihil
fecisse,quodnoudecepissetdominum.
roagnum
cipere,
Pamphili
versuii,
servilis
nego;
in sui
,
.drum,ut
die
fateor;
mode8tiores,meliores
experimur,
Hispani
laborum,
pti, argutuli,vafri,audaces,
ut
rapaces,
esse
sine
ilio
Audio
apud
blaterare,
rubore
deet
mulare
si-
,
et
dissimulare
et
,
rapere,
quod
ipsi
bonestiore
ante
regiam
vocabulo,
aulam
mutata
aliquid
una
nocte
litera,
ca-
21
—
virlutesynon
has
et
dicuat;
pere
latine»
possum
hoc
appellante
desewvoUuras
Dice»
—
dicarp
bi"pa-
versatilitates
est
ludere
,
hos
in
scurrilia,
scommata»
in
et
obiicere
illos
ad
nummos
»
ut
novisse
Gambertus
vivendi
que
tali
ubi
;
sicaria»
et
sòribendo
fidalgia» bene
lenocinia»
hoc
et
et
amittitur
ob
bonoratam
minus
non
quoque
Gothicae»
dicam,
ima
literas
nèscìre
est»
imo
»
qnamgallicae»seu»rectius
nobilitatis
ioco»
qmbusnon
intelligendo
bene
amittitur»
pyratica
,
rapinae»
ex
se
es-
beate*
fallaciae
,
dementiam
beÉe
»
dantur;
virtuti
et
boni
est
'
panegy-
unquam
chartae
tesserae
literas
illorum
hoc
literarum,
si-
est»
regibus
iiteras»mhil
»
laudi»
quandoque
suis
ex
ioco.
omnium
unicuique
cum
contemptus
gladiatoria»
et
ars,
est
malorum
Nuilum
fecit
parvi
oblatam
rem
pessimum
et,quod
tam
ubi
quaeritare,
scripsit»
cecinerit»
potest,
ilio
negligere.
ais»
tu
literas»
ricos
ab
et
acoipere,
rubore
ne
hoc
ab
ludendum
hispanicae»
Francicae
quam
habére
despectui
et
et
»
ludibrio
eruditionem
uncinis
et
;
obeliscis
chartas
quibusdara
eharaèteribus
inexplicabilibus
anchoris»
^othieis
notare
»
illos
cum
debar
ce
viderem,
videre
mihi
vocis
tì»
characteres,
signare
discere
potui
nunquam
phoenicios
rudibas
measuram
legere
nam
quidam
Hispani
figuris.
docue-
primi
qui
,
qui inter
plusculum
caeteros
ingenio
valuere
et
non
a
Gotfais
aut
Hispanis
sed
»
Mena
Bomanis
ortos
;
,
Yillena
et
a
in
laboribus
Hercoiis
et
puto
quog
,
Luòena
Ioannes
in
vita
»
beata
aulicorum
execrantur
fidalgorum
mores
»
Arabum
aspirationem^
cbaracteres
et
semipedali
Gothicos»
longitudine
ipsimet
ut
ad
qai
crassam
aiunt»
Hispani
fidaigfam
pertinere
»
latine
Tero
aut
scire»
loqoi
aut
rusticuiA
putant
et
le»
ignobi-
»
quapropter
mum
Persas,
non
infacete
Aegyptips»
quidam
Graecos»
dicere
Italo»
solent:
ex
oleo
Deuin
creasae»
prìex*
hoininum
tremos
do
Nonii
ni»
hoc
Ditate,
magis
est
nobìlem
senten-
neapolitanae
Illa
ex
Hispaniae
fun*
in
quae
loco
arcis
in
Bomanis
ex
in
romani,
credo,
amurca,
ex
hoc
praefecti
Docampi
quod
seuy
praeteribo
Nec
supererai.
tiam
Hispanos
GaIlos,et
hispa-
viri
Hispaniae
gentis
roma-
fuerunt
ut
,
poetae
omnes
imperatores,
omnes
ad
qui
reversi
nos
suot,
,
ii
etiam
quin
mina
orbis
dolis
natos
ut
se
viri
inter
ptorem,
existimaret
natos
t
posset
virtutem
et
literis
suos
filiorum
si
in
cum
insti
italica
et
esse
ornatos
ille
verbo
sibi
me
quod
ipso
re
redi-
tutione
disciplina
et
,
I
Oh
reportaret.
praece-
Hispaniam
,
,
sciretque
addidit,
sermones
fora,
felicissimum
viro
rogans
susciperet,
amatoris
in-
alumno
commisit,
curam
benignos
coeteros
se
do*
ex
egregiae
patris
erudiendos
maxime
quam
gratissimi
regoant,
Ule
Fontani
nostro
modestissimoque
puerorum
Hispania
transierunt
Hispaniam
Summontio
doctissimo
in
,
in
Italia
hodie
qui
reges
fecit
obnoxium
perpetuo
1 Hoc
sententia
prudentissimi
viri
ilio
tamen
et
,
Inter
lum,
Hispanos
haec
et
;
sed
sydera
mala
et
natus
et
versatus
distribuunt
ubique
educatio
vires,
suas
Domini
ut
pernecat
hoc
Prpfecto
est*
coe-
ficia
bene-
sua
nostri
verbis
,
utar,
{TTu,
tem
si is
inter
quod
semen
es,
graecis
ab
quem
italica
et
cadit,
infantia
bonis
institutione,
latinis
literis
accepisti,
et
auscultet
non
Mense,
rumTjsit
roodestus
disciplinis
verba
decorem:
audaciam,
fovi-
nutrix
et
moribus
gallicis
non
aut
,
aulicorum
quos
galanos
et
gravis
servet
malo
in
et
pueris
verecundiam
promptitudinem,
aetàtis
semper
et
et
di-
yiro-
Yillenae,.Lucenaeprudentissimorum
,
quam
rapitur.
,
sed
nae
ut
et
,
cunt,
avibus
praeceptis,
,
hispanicis,
ab
aut
existimavi,Ghrisostome,adoIescen-
quemsemper
inclytum,
sti, instrue
spinas
et
perso-
erubescentiam,
dicacitatem.Sed
quid
--23
—
haec
ego
ad
scribo?
te
bXooiaì
mitto,aut
tem
felix
jllud
riles,
di
salem
eget
foecuodi
quam
fruges
sic
,
noxias
solent
creare
habendam
curam
vitia
tardi
Idcirco
gendum.
le
ìngentia
de
inclyto
omnia
bestia;
Quid
quod
vitia
ego
senex
et
tamen
etsi
ille
Te
velim
simis
sed
herbas,
:
regibus
iterum
vero
redde
nobis
talem
natus
est,
excusat»
vitae,
plurima,
non
honori
Illi aetati,
regulum
hoc
exordia
si
et
sene
iterum
quod
aetas
agens
rogatum
nostrum
piùesse
simo
amantis-
atque
ob-
sanctis-
cum
Italum
accepisti.
qualem
a-
Hanniba-
de
Absit
homine
atque
fuerit
visum
ab
tamen
male
ad
virtutes
delitias
viderim.
et
separatus
habet
illi quse
et
ad
impigri.
dicunt
ut
quam
virtutes.sic
ad
ille
phiiosophu8,et,
legerim,
falce,
maiorem
iustitia
a
omnes
mea,
hispanas
Plato:
soleot?
ad
ita
me
indigeat,
non
virtutes
qui
aliquantulum
moneri.
testatum
inutiles
ut
et
vias
quandoque
inter
et
enim
ingentes
vitia;
quam
debet,
et
adutrumque
lege
a
plures
cogitem,
oderit
animi
acres
homo
acquare
duce
adolescens,
et
dixit:
omni
ille
ra
solertes,
sunt,
est
faecun-
qui excellentis,
ingenii. Ignavi
sunt
Aristoteles
peior
ste-
fortasse
Ait
oportet.
resecare
adolescentulorum,
esse
hebetioris
qui
eorum
ut
monitis,
sanctis
est
natura,
phìlosophìca
quas
,
hoc
benigna
,
quandoque
et
Saepiua-
et
cultura»
egent
multas
ut
illa
neque
ad
praeceptisnostris,quafnvistam
campi
quoniam
magis
dicimus
Apulia
'A^'i/ag,
eig
ingenium
in
ut
,
italum
accepisti,
qui,
et
ut
et
sic
mores
,
quod
ipsi
thìcam
et
pulchrum
linguas
his
discat
hispanum;
non
gallice, silibuerit:
etiam
gentium
redde,
est
noscere
enim
;
panice
multarum
non
tamen
,
,
hispaniceabhominanturAlgaraviam,
etiam
barbarìem
latinitati
autgo-
sed
anteponat
utatur
semper
,
inter
lo-
suos
patria
plicitateque
lingua,
transeat
,
ne
in
ab
italici
peregrinos
sermonis
gravitate,
et
sonos
,
in
sim-
hispanos
^24-
argululas,
blanditias
lepores,
ledorias.
sapientissimi
Hispaaoram
quid
scommata,
Discat
suadente
tine
la-
quanìvis
ii
,
,
dicunt,derideant.Quid
quosgalanos
novi
cepta
veteris
et
gentilium
cfaristianum
virttm
rumfactalegnntar,
ignorare?
pioti
galani
isti
dicunt
et
cum
surdum
templis
in
stare
et
sanctorum,
Testamenti,
nobilem,
autprincipcm,
mitrati
se
nae
ostentationis,
non
sed
simulata
Disi
orationes
sanctilatis,
attamen
si Ista
et
in
ut
va-
proverbio
,
patrius
severus
et
simplex,
noverit;
quam
ioco
aut
nunquam
non
prae-
gravis,
rarus,
aper-
dissimulare
ncque
serio
aut
illi sermo
fractus,
aut
sed
simulare
neque
,
dantur.Sit
flctus,
aut
iactabundus,
aut
verax
diabolo
viginti
blandus,
non
tumidus,
non
ceps,
un-
mentiatur.
que
Ne-
,
suis
cum
sceluspeius
alt,
oullum
nullum
vitium
»
mendacio.
est
animam.
stoteles
hostibus
cum
neque
,
cidit
religio,
essel
vera
est,unahoraDeo,tres
tus,
relictumest
exemplum
ambitiosaeque
fictae,
et
villi-
Gbristianos,
esse
legimusetsusurramus.lngens
templis
in
mane
prae-
tanquamrusticum,et
et
in
Christiano-
ligneaepilulae,quibus
incollo
manibus^et
in
divina
et
quoque
Gatbolicos,adeonobisnihiIexGhrìstianitate
libelli
latinam,
scire;
quoque
Evangelia,prophetiae,epistoIae
qua
et
arabicam
dicere),
(pudet
lingoas
nas
eDimturpius.quamexter-
Sciat
Scriptum
Deum
principium
esse
Osquod
est:
veritatis
omnium
mentitur
et,
patrem,
oc-
Ari-
ut
diabolum,
verorum
men-
,
dacii.
Qui
dicunt,
vera
veritatetuenda
et
sancti
Dei
filii sunt;
viri, prophetae
diaboli.
falsa,
qui
apostoli,
Pro
raarlyres,
,
philosophi
quae,
rantia
dem,
tatem,
utbonis
omnes
etiam
mortui
sunt.Nihilin
gratissima,8icmalis
virtutes
vita
profligavit.Iustitiam
et
pietatem.
sanctius,
est^cuius
odiosissima
charitatem,concordiam,societatem,
probi tatem
veritate
primo,
igno-
deinde
8-
amicitiam,liberaliSi
velit
alumnus
tuus,
tam
in
-25-
adversa^inquanunc
in
«ecunda.quam
philosophetur
oportet.
dominatorern,
qui
scientia
aiios
Audiat
Alexandrum
Aristoteli
et
est,fortunabene
mundi
praeceptori
Legat
de
Philippi
epistolam
natali
pueri
optati
gaudere,
se
quod
quam
philosophi
Aristotelis
gerit temporibus
fatetur
qui
patris,
erudiri
et
Non
posset.
nasci
istos
audiat
rare.
supe-
a
tum
tan-
non
illitm
conti-
galanos
in-
et
quo
,
9trui
ie
mal-
se
imperio
quam
,
et
regera
scripsit
suo
cognitione
rerum
vivere
legat
sed
,
sed
logos,
roedicos,
hypocritas
simulatores
eos
non
qui
opus
iniusta
omnia
desiderante
illud
utque
adolescens
inclytus
atque
Ga-
vetant.
non
arabico
compositas
coenas
insta
assequantur,
principibus permittunt,nedum
theo-
episcopatus
,
bonum
veat
philosophos, iurisconsultos,
historicos,
poetas,
hi-
aut
,
spanico
secandis
in
et
more
avibus,
in
proiicendo
sale
in
,
,
ligentiam.
^ed
porrigendis
rnsticitatem,
Malo
incompositam,
et
mensam
luxuriam
quam
et
di*
immundam,
non
ridiculas
et
artem
nimiam
poculis
frugalitatem,
malo
vdnissimam
slam
in
maodilibus,
€Xplicandis
i-
et
muliebres
islas
ob-
aut
pò-
,
servationes.
tius
Bomanus,
illorum
ferro,
et
tilissimaqae
illorum
thicas
nos
partes
faispanae
les,
quid
non'
cium,
gallina
illi
officio
sapit
non
sum,
dicunt
didìcisse.
ut
docueruot?
disciplinam,
non
,
non
non
nostri
Seneca»
miserior
acutissimo,
et
Hispani
estillo-
minime
post
Hispanas,
;
est
retu-
etdiligenlissimasub-
ductu,
tetigissent
picturam
Hispanus,
agunt;6ed
nisi
manuum
illis multa
secutus
nos
vitam
secetur.Et
arte
ab
Gotbus^sed
Hispania.saplentissimus
io
dexteriori
nunquam
nauticàm
non
isto
aitnon
ut
natus
vita,qui
quibus
rum,
so
Misera,
Dii
carinae.
literas,
neri
mercaturam
potius
haec
utìnam
sed
nostra
seu
adventum
arma.non
litora
immorta-
leges,
mer-
magnarum
sciilpturam
non
go-
rusticam
rem
,
,
4
26—.
—
ullom
non
furta,
piraticas
cinia,
meretricios
foenora,
sed
,
nautìcas
incursiones,
ludos,
mollera
fercnlorum
arabicas
modum
servitutes,
sicariam,
artem
amores»
canendi
brem
discipllnaro
ingenuam
scianì
qiiam
leno-
lugu-
et
compositìooes
^
,
et
vium
praecepta
vitae
nostrae
recentiorum
ex
senex
Nailis
medicorum
revolvi,
sanitatis
inveni,
causas
et
quantumque
princìpes
aut
,
tuendae
la*^
et
libros
solas
aut
me*
,
quamplurimos
has
aliis
ieiunio
quam
et
didici
irrita-
quaerat
laborem.
et
sum,
Minerva
mea
imperabimus
non
;
appetitus»
antiquorum
et
ipse
ego
ieiunium
excitatur
Se:xagenarius
bore.
severitatem
nostro
sapient
secentur
praeter
melius
dicamentis
vanitalibus
a-
,
modo
ciborum
menta
secandarum
et
stomacho
Si
corrupere.
quocuroque
huiusnaodi
et
ipilothria
unguenta^
observationem,
bisce
:
delicatos,
et
concinnam
ministrandi
aves
lectulos
molles
hypocrisiro,
continentiam
et
exercita-
,
tionem
hae
:
dicinae.
nentia
minus
non
animae
Ideo
ille
magnus
Antonius
Eremita
vicisse
daeniones
patìentia
et
corporis
quam
,
et
,
:^À2/s%os, xaì
gium
Galenus
ut
utens,
Divus
aVe%og.
medicinae
fatetur
absti-
est
graecum
quod
me-
se
Hippocrates,
breviloquio
ait,
sunt
ada-
quo
anti-
nonnulli
im-
,
voluminibus
mensìs
comprehendit,
immo
verbis
sex
quatuor,
ad
recentiores
verba
non
cape.
xander,
Ait
;
ille:
illi
cum
coquos,
dixit
vigilias
et
:
»
«
sunt,
cogitationes,
melior
et
se
sedula
cibum
mater
coquos
vero
tuendae
duo
sanitatis
quasi
utcumquee
referam;
coquus,
habere
coenae
et
sanitatis
igitur
est
sollicita
optiroos
studium
labor
enim
nemo
prima
transtulerunt,
laborum;
impigrities
vespere
verbum
opus
nam
operisrillatibi^qualiacumque
sunt
et
ipse
diurnos
index
graeco
tu
sensum,
irreptio alimenti,
antecedat
quam
et
labor.
Ale*-
misisset
optimós
prandii,
mane
noctilrnas
labores;
etap-
~28
—
doce,
studere
et
minus
quaoi
commonefaciendus
versatur
gentem
piena
caetlulae
alla
palatia,
In
sunt.
hoc
quandoquidem
est,
ostentationi
quae
superstitioni,
non
cuius
hypocrisi,
non
nnonachorum
magnopere
quoque
intra
simulationi
et
bou
eam
maxime
,
sludet
ambitiose,
aut
inde
ad
calida,
et
temperaotiam
et
labori,
vigiliis. Surgat
et
vium
et
dulcem
summo
iliam
aurorae
vero
aurora
levetinterdum
modico
enim
nox
cibo,
ne
et
dala
est;
perdat
cautus
somno
mane
le-
fastidium.
aut
coena:
conlentus
noclurno:
eo
luxuriam,
illaborata
Sit
utetur*
deinde
frugaliter. Coena
et
parce,
ad
non
,
hypocrisim^
non
sit
nulla
frictione
somno,
Ghristo
religiose
mente
pura
prandeat
postea
prandium,
Nullum
oret
invisam
per
laboret,
fiit lautior
deus
primum
mane
;
gat,
vitae,
aperte
recte,
religioni,
oslentolioni,
non
dico
mo-
dies
a**-
lucundior
amenitatem.
pars
,
anni
dici
est,
ver
deprehenderit
hispani
ciis
sciat
fidalgi,
in
et
illum
se
si haec
amoribus
diem
perdidisse
Nam
legerent.
cubanteni
ferrent
non
gratissima
ei
me
deli-
in
insomnem
qui
egerit
noctem
oriens
sol
quem
,
dulcis-
et
,
sima
poris,
est
quies
est
mentis
dormit
inermes,
noctem
et
et
audiat,
afflissi
temporis
prudeniium
quae
enim
scire
sermonibus,
nos
rationem.
virorunr)
optimum
fore
reddituros
Sed
deceai,
brevis
res
tera
an-
cere
de-
non
aut
sit,
nou
caeteris
cuiusque
lectione
narratiouibus
virum
milites
longa
aleis,
aut
nos
quo
putavit
ea,si
dormire;
tractum
in
est
Homerus
Imperalorem
est
tempus
cor-
proverbium:
verti
usus
gallus excitat,
cornua.
et
venationi
etiam
Aurora
modo,
dixi
quem
coeteros
dicunt,
et
puellarum
scriptum
otiosi
pisces.
tuba
vanis
st-mper
in
calamarios
quos
ilio
consulitur,
potest
capii
non
(otam
ludis;
et
venatores
et
rum
saluti
piscatoribus
a
qui
et
Sed
malutina.
et
fiat,
geslas
verbi
probolegat,
hero-
29
—
maiorum
exempla
et
um
philosophiae
moralis
troduxit
cuit,
Docte
historram,
rerum
caiiit
Unde
Obicibus
Quid
facta
Tortia
hi
larvae,
rursusque
ipsa residant.
se
tumescant^
noctibus
obstet.
antiquorum
erant
Inter
adent,
raro
vivitur
hispanos
comicoruri)
canliones
hae
quantunn
puellaruni
soles
tingere
se
parasiti,
hi
paniominfi*,
apud
quoniam
in
Hiec
patrum.
catervas
do-
labores.
alta
mora
porum.Yiden,Chrisostome,
sit;
in-
sed
amores,
maria
properent
tardis
quae
vi
qua
oceano
vel
non
Solisque
Lunam,
terris:
tantum
cytharam
Poeta
Atlas,
ruptis,
Hyberni
ad
errantem
tremor
Sapientissìnoos
praecepta»
canentem
maximus
quae
Qui
Kt
naturalium
et
,
,
et
—
ilioruoi
illosinter-
et
nos
habeatur,
inurbanus
ne
longos
inanes
et
tem-
cum
mu-
,
h'eribus
Hispanorum
ut
sermones,
Gailorumque
est
mos
,
quid
nescio
fugiat,
illa blateratione
looga
vellem
agatur,
Gamberto
a
verbositate
et
roiror
(antoruna
discere
potest?
los
fusos
et
est.
Nec
Sinai
esse
rudes,
probam
sunt
culus
non
et,
ex
qua
Italiy ideo
ut
coniux,
suppetat
dominari
modo
viri
quae
et
oportet,
ilia
frequens
sed
remittitur
puella
ex
facere,
lanam
tantum
lanas
non
in
domo
quae
limen
extra
quae
co-
alere
faniiliam
ait, omnibus
Aristoteles
est
non
consuetudo
pueligni-
extioguitur
,
adolescentium.
nobis
mulierosos,
unguentalos,
Illa
capere?
rustica
mulierera
animi
molles,
tibi
sit
muliere
vira
ancillisopusdistribuere,
noverit/Non
non
larum,
exempla
tractare,
nata
sunt
quid
st-rmonum,
quae
unde
tam
,
,
materia
in
audire
pictos,
nefanda
et
Galli
crimina
et
Hispani
obiiciunt,
nec
levesappellamus,
nos
illos
coaiatulos,
efiFeminatos, calamìstratos,
vanos,
faciant,^
hoc
et
iam
omnes
30
—
pietas
aronillas,
oroatus
—
et
vestes
auratas
ut
,
muiieribus
accepimus.
Bonorum
Deorum
dixi,
saepe
,
gratia
a
colos
et
,
et
fusos
iilisarmatractaiida
capiemus,
,
Amazonum
more,re-
,
Sì
linquemus.
laihi
Dii
forent
testes
crederem
non
viros.
,
fortes
sapieutes
aut
qui
esse
muiieribus
cutn
quotidie
ver-
,
,
qui
literas
student,
qui
santur
ludis
qui
negiigunt,
inanibus
et
sermo-
,
nibus
ad
compositas
dapes
anlielant
qui
vini,
,
et
qui
a
latere
indulgent
somno
,
discedunt.^Amet
nunquam
igniculus
excitetur
animi
extinguatur.
ut
non
ingenuus
Alt
,
prudens
poeta:
Sed
ulla
non
industria
vires
magis
Yenerem,
Quam
Et
et
,
rouiierum
ut
puer,
olio
qui
noverunt
genera
saporum
stimulos
coeci
et
firmai,
amoris.
avertere
Ovidius:
Non
Segnibus
genda
pueris
sunt
fregit.
pectora
torpidis
et
enim
ignavos
pullos
nam
roos
ignavis
et
excitant
:
sublimia
vinum
aut
venus,
amoris
languidos
equabus
et
seniel
spicula
adi-
veternosos
ani-
immittere
solent
,
,
ut
excitentur,
sed
ingentes
ruslicus
et
ille
adolescentium
Gymon
amando,
Yenus
frequens
animos
evasit
sapiens
frangit
,
ferreas
Achillesy
nes,
ab
libido
mentes
domat.
Parides,
mihi
Tu
Aeneas,
Sansones
obiicis
Hercules
Salomo-
et
et
heroes
,
dictos
amore
et
Hannibalis
et
campanas
Apuliae
Salapiam
apud
me-
,
retricìos
amores
,
Gaesaris
quorum,
tibi
lud
con
Aegiptias
illi si
omnes
tra
exitiale
pellices
oppono
cum
delitias,
;
pernotanda
meminisli
Herculis
Agamennone
suis
aerumnas,
persicas»
Alexandri
exempla
sunt
periere.
amoribus
insuniam
deinde
dissidium
,
auti-
Achillis,
Ego
il-
mortem
»
81
—
Ilium
captum
diruta
et
Sansonis
Pergama
pietatem
orbitatern»
Salomonis
necem;
Davidis
idolatriam;
et
mollitiem,
scelera,
Haonibalis
virum;
necatum
effeminatum
im-^
et
Bersabeam^
raptam
,
et
vi*
languidas
,
,
vincula,
res,
—
exercitum
tur«
«
regis
venenum
soevus
tot
;
docuit
amor
Saracenis
alearum,
ut
laqueos
ignoti
gladios
tot
octingentos
per
Hispaniam
servatores
ca-
patriae,
scaccho-
et
abominetur
et
ad
usque
taxillorum»
et
fugiat
pestem
annos
Isabellam,
et
quos
,
puella stuprata
una
cbartarum,
et
servitutem,
,
ultra?
quae
Ludos,
est.
et
tot
fugam,
,
Ferdinandum
reges
vexata
Africa
pyras
? Quid
subegit,
tholicos
rum,
ab
Italia, turpiorem
ab
pem
in
quibus
,
tempus
omnium
res
leges
sacrae
praeciosissima
rerum
O
execrantur.
peditionis
ludeorum,
Alexandri
fetida
o
Telicia
amittitur,
magni
in
tempora
ilio
alea,
;
ludos,
et
ludis
Ignorabatur
erat.
nulla
lata
e-
lex, quam
est
dicere
pudet
vita,
nostra
ludos
ego
ludus
est
lenones,
et
Ganones
vetant
publica
:
privata
et
quin
et
sicarios
et
et*
abo-
ii et
tamen
loca
nobi*
sìne
palam
,
in
si
salietur
quo
?
ipsi principes,
fures?
Omnium
Dominus
Ait
obtineut.
cancta
lux
vos
qui
mundi
edictis
malorum
causa
si
noster:
debetis,
esse
sai
hoc
faciunt,
est
mala
educatio
dore
pu-
evanuerit,
tenebrae:
non
vetant,
quid
facient
contem,
ptus[literarum,
meo
sunt
iudicio
enim
et
scelus
ii omnium
pessimorum
gravius
punire
scelerum
impudicitiae,blasphemiae,proditiones,
debent,
reges
causa;
Nullum
consuetudo.
virorum
ab
iis
;
instituta
Turcarum
sumus.
meretrices,
sacri
tabulae,
tesserae,
homines
non
aulas
regias
mallei,
pilae,
vinum,
et
minantur;
les,
quibus
,
ipsi ludi,
nos
de
nam
omnis
nunc
cognitum
nomen
talii, chartae,
iam
et
quidem
tempore,
legerim
ex-
,
ludorum
nim
quos
mo^aicae
et
,
ne
et
quam
ludos,
furtajatrocinia,
perditioncs,
inopiae,et
corniptelaenascuntur;
otnned
et
ludorum
sceleratus
sissimam
secnndae
labores
ignaviam
re,
sequi,
nulla
;
adversae
maior,
et
viaticum^
vitae
sit
fuge-
ludis,
in
quam
turpe
Tortunae*
salubres
corporis
invisum
Quam
temporis»
ctura
olia
et
praetio-
rem
optimum
exercitationea
et
enim
refugium
unicum
ornamentum,
negligere:
literas
amittere,
tempus
docuìt
inventor;
ille profanus
quisquisTuit
pereat
lucrum
ia-
quod
ex
,
ludis
quaeritur,
modo
qnaesitam,
tuere
ludis
imo
tus,
hoc
sed
ut
gumentis
quod
foenore^
aut
Si
loco.
et
ludo
alibi
omnia,
caetera
Italiam
resti-
in
ex
aut
eo
rapina»
con-
lucra^^
rationem
quadrantem.
Geltis
A
tanquam
fonti-
a
quibusdam
defluxisse
habeo.[Horum
compertum
quid
hic
aut
pecuniam
habemus
ioco
prò
minimum
in
malorum,
licet»
leges
nolis»
ad
usque
utinaro,
omnium
ex
quae
velis
est,
oportet
Iberis
bus
eam,
obtinentibus
omnia
furatus
reddere
et
ut
leges iubent;
sacrae
cessìs
coniicere
hoc
ex
remedia
ar-
literae
sunt
,
proborum
collocutiones
philosophìae
studia
virornm
cor,
,
poris
exercitationes,
acris
ingenii
habet
dam
aut
rei
ri./Jn
fallere,
animi
rei
ipsos
discat,
leones
sed
insecta^
,
,
militaris
simulacra
spectantur
ex,
maiores
sanitas
corporis
et
et
ursos
apros
pisces
,
feras
captare
quam*
hamo
ncque
,
laqueo
venationem
eam
imaginem
quae
piscari
neque
aut
lupos,
animus,
citatur
;
venalione
qua
suade,
bellicae
damas,
cervos,
venati"K\Sed
et
adolescentulo
visco
aves
musica»
fiunt
vires,
custoditur.
corroborantur
In
ea
membra,
enim
ut
Gale-
,
nus
ait
voluptate
cum
exercitatio
est
cum
,
virili
venatione
languidae
vocaverit,
masculae,
lamentabili
non
Gallorum
hac
forti
effeminatae,
et
non
det
musicae
,
alacrem
neque
non
lugubri
non
,
ram,
ab
,
illa
est
,
illam
et
tumultuosam
Hispanorum
utramque
,
probo
;
haec
temperet
opeenim
italica
-.33--
gravitas,
dorìcos,
et
auctores
phrygios
et
lydioB
et
nomi*
,
modos^Nunc
nant
Jam
immutata
servantur?
de
illis reddet
siiit, praeter
illa, quae
quis
Legfmus
apud
tamen
simplicem,
Aeolium
Dorium
monumentis
Floridorum
Lydium
varium,
omnia
cum
literarum
Apuleiutii
Asium
religiosum
Phrygiuro
rationem,
bellicosuro.
mo;
pri-
qaerulum,
Quantam
vim
,
habeat
modulalio
musica
tiae
antlstites
Ghristianis
Plato
neglecta
chromaticum
nimis
tanquam
tonicum
servatum
simplex
est
quibusdam
quoque
befactatum
tatem
molliat
non
animos
hispanicos
sedilli
placenta
solum
mollia
dia-
notis
musica
quamvis
genus,
severum
et
modis
gymnasticae
Ego
enervet.
atque
hi
audivi
maxime
remissos
modos
;
concitatos
et
et
enervatos;
Volo
oportet.
inclytus
cantet
Cyathia prima
suis
miserum
quidem
hispanici
praecipìtes
uterque
,
adolescens,
sale
non
:
eeplt o^ellis;
me
Passer
iUud
delitiae
poellae;
meae
:
Ut
belli sjgDum
Extulit,
Utque
et
Extemplo
strepuerunt
rauco
acres
Turnus
Laurent!
concussit
turbati
animi;
equos»
ab
cornua
utque
animos
italico
et:
sed
et
la-
severi-
et
gal-
,
et
dunt
et
generum
igitur
,
licos
et
aliorum
Temperet
est.
enarmonichum
genera
delicata
a
,
,
hoc
Quapropter
docente
duo
illa
sunt
et
ipsi sapien-
Graeciae^et
Aristoteles
et
plebis
puerorum
urbium
instituta
aoimos,
procerum
formandos
ad
arce
cantu,
impulìt arma
plus
red-
condire
34
—
—
etiOod:
hàritf
hoc
Itù
MdefpfiBf é^\
ì
ìfisfmmm
est:
Ai
dmere
Cretas
postqmm
i nbella
coiiortes
Dardanìdae
et
Si
similia.
ìllud
praecipue
dost
poetas
l^t
judìcio
meo
Petrarcbae
ioitiiim
legat
etroscam,
cootemoen-
oon
yerìus
cannen
oracalis
est:
,
Italia mia,
enim
yernacolam,
nobile
cujus
Sybillarum
Italia
legere
Petrarcbaniy
et
Dantem
velit
semper
fa
i\ viri
dodi.
benché
1
ore
parlar
sia
in
semper
,
Quid
indarno.
ìlli
enim
babeot
mente
Joannes
fueruot
:
rus
Home-
Meaa
,
ille
cum
Hispanus
Yidistio
?
commento,
suo
et
cornicatioDem
illam
unquam
Aristotele
cordubensi
suo
quid
,
minuti
illi
quidam
bispani
poetae
si
fateri
yerum
Ye-
,
conferre
llmus
poterunt
f
docere
poitea
?
Oportet
prius
apud
pueri
legimus
f
virum
nescio
doctum
ri
fie-
Gato-
quem
,
illum
Ita
nemi
appellant:
quis
quomodo
terrogatus
«X
Auctorlbus
co
more
legat»
eos
Gopulatores
Disce,sed
posset
qui
potius
cito
optimi
Aristoteles
doctis.
a
respondit:
proflcere
f
qui
sint
ut
,
ait
babeutur.
appellaverim
Macrobius
si
,
Istos
dos
,
rlmus
in-
de
Virgilio,
bispani-
poetas
quae-
peritissimi
36
—
Nobis
pugnaverat.
veotu
coDtulit
virtus
ignavia*,
et
—
bello
hoc
in
sed
nostrorum,
qui
insolentia
fortuna,
oihil
non
alios
omnes
illis
cum
multo
dìxi,
ut
generibus
vestium
mutantur,
latis
nunc
pudenda»
pra
te
calceis,
:
singuUs
arcta
in
fit
eoim
De
anais
ea
demostrant.
ad
louga
et
dissuta
non
illudsaepe
discincta,
nunc
quod
levitatis
nune
qui
malitia
nostra
nunc
vìrgata,
nunc
Italorom,
Victoria:
francicae
bo"lium
contemoere
Taceo,
ex
nescio
succincta»
nunc
placuit
uti
hoc
est,
dieam
quid
laxa,
toga,nunc
male
inconstautiam
et
acutis,
potestà
Deo
ut
neglexerunt.
vinci, quam
est,
fortunae,
qui,
et
Consilia,
militabant,
turpius
Nunc
Tacere,
parvi
et
multum
et
se
prae
,
solent*
dubio
procul
talos
brevi
nunc
su-
occultante
nunc
,
cervicem,
lix
insania,
nudis
incedere,
reperii
vestes
levissimi
qui
sumus
pudendis,
apertis
et
laevissima
nondum
placerent
illos
sequimur
imo
execrari
fé*
! Puto,
sequuntur
sibi
quae
,
plusquam
populi
O
Galli.
utuotur
sequeremur.Gens
morem
saeculis
tot
veste
christiani
fuerit
visum
eundem
omnes
humeros
omnes
quam
si Francis
in
nudante
nunc
:
sed
nos
atque
admi*
mores
nostri
,
Non
ramur.
saeculi,
vel
omnia
quae
,
pudentiam!
iorum
muliebres
ornatus
vestes
damnare,
non
possum
Hoc
viris,
ipsis
nos
quoque
nostrorum
in
nationes
exterae
et
sertcum,
Gato
mutieribus
Oriens
mores
aurum,
corrupit
negabat.
pietas
O
docuerunt,
nostros
vero
im-
ma^
Occi-
,
runt
mihi
saepe
Sint
procul
Fine
etiam
cogito,
quando
verba
quae
,
a
et
nobis
coli modico
cum
haec
gentilium
mollitiem
stianorum
Quin
quando
Deficio
dens.
de
forma
arte
ut
virilis
amandi
ad
video:
occur-
Gbri-
casligandam
subscribam:
lasciviam
iuvenes,
haec
foemina
compii,
amat.
loqueretur
Ovidius
hoc
,
-37-
permissa
estd«
roissus
exilium
ìd
ob
venere,
est»
libellos^
quos
ut
credunt
aliqui
,
tarpitudinem
est
execratus
nostram
eoim:
ait
Sed
libi
Nec
Ista
mordaci
tua
iube
Forma
pumice
facìant,
teras:
crura
Cybelia
quorum
phrygiis exululata
neglectà
viros
capìllos,
placeat torquere
ferro
nec
Concinitor
mater
modis.
decet:
«
ibidem:
et
placeaoti
Munditiae
bene
Sit
Et
si
et
corpora
sine
labe
faciant, concede
male
quis
puellae,
Yos,
fuscentur
convenieos,
lasciviae
Coetera
campo,
toga.
puellae,
vir, quaerit babere
iuvenes
pellite
virum.
mitratos,
unguentatos
pictos,
,
«rmillatos,
et
erroribus
Dido
horridum
arnils
oblitum,
pul vereque
terra
virum,
Solis
emptas
ìi ut
ne
iactatum;
Phaedra
fessum
comas,
sic
ornatus
Ulyssem
Olia
marique
Yenus
aurea
gestante»
utinam
Circe
imìtentur.
longis
tem,
viros!
dicaro
Quid
vestros
sexus
purpurissatos,
cerussatos,
calamistratos.
€t
;
squallenpulcherrima
incomptum
et
venatione,
sole
sudore,
ustum
,
et
Trigoribus
Adonem,
et
Troianum
Anchisem
pastorem
et
,
armis
rigidum
amate
viros
Martem,LQnaE)ndiii)yonemaqaavit;
fortes,
scivos,
delicato»,
€iine«
Dicite,
Te
tuus
et
et
foemineos
puellae,
iste
Et levis
duratos
laboribus;
iuvenes,
rigor, positique
egregio pulvi3
sine
in ore
puellae
fugite, respicite,
et
multo
haec
cantate
etsaepe
vos,
arte
decet.
comptos
carmina:
capilli,
la*
pe-
38
—
momenti
Magni
profnndos
placet antiquus
dunt.Non
damnare
que
sunt
histrionibus,
indecentior
Galli
laudare,
ne-
tam
utantur
hoc
pidi
cu-
utuntur
anno
fuit
deformior,
aut
modum,
aut
ne
larvatis
insanis,aut
aut
habitus
habent
Mau-
,
mimis,
aut
non
veste
osten-
qui ad
ut
neque
quibus
eas
existimo.Quisunquam
convenire
habitus,
qua
cogno-
indumeuta
Gallorum
enim
ve-
genere
pennis
ex
saepe
Hispanorum
novarum.Sed
rerum
ipsis quidem
aut
mores
possum:nescio
quo
pilis, aves
ex
accedit.
proxime
sagula
ronim
Ghrisostome,
vita,
boves
equo9,
hominem
scimus,
in
est
operiamur,
stiam
—
delectum
aut
,
vestium
afferant
aliquid
simae
,
genti
habent,
fide
a
arbitrium
quarum
utnos
levis*
:
illius
regni
ni
bo-
tantum
sed
norunt;
non
reges
quod
Hoc
videntur.
pulchra
sed
est
feruntur
eo
vi
no-
,
mutare,
virtute
et
llli dum
relinquunt.
ducant
forfices
quo
omnia
nova
quod
sutoribus
hoc
summi
ius
non
sacer-
,
dotes
sibi
non
factionum,
libertatem,
Latini
nunc
historia
filios
Vincet
amore,
servire
regibus
ut
invisum
nun-
Romanis
erat
sic
Graeci,
quondam
barbari,
regium
servi,
natura
cumTarquiniiscongressus
sive
contempsit.
ferent
facta
estGraecis,
divinis
honoribus
temporibus
iniuria
Apud
ea
non
est; pater
fecerit,
Franco»
mera
minores,
cupido.
immensa
patriae, laudumque
caesus
nostris
pugnanus
iure,
cuius
defectu
a
,
ostendit;
ntcumque
amor
in curia
tyrannoctonos
id
assueta
puto,
interemit.
Infellx!
Caesar
gens,
Brutus
libertatem.
norunt
verìus
quod
et,
Quam
flagrant.
romana
nomen
illa
quod
et
olfecit
quam
vindicaverunt,
et
Athenis
et
aliis
in
venerabantur;Dec
ausus
nescio,
est
mortem
tyranniaest,
Lam-
et
non
grande
urbibus
sive
facinus
tamen
secundum
,
vir
fortis
Plato-
nelli,
-ag-
ut
regnum
DOD
domiaaotur
paaci
servìùnt»
apud
erat
miseri,
Nos
dum
molti
Fi^ancos
apud
Persas:
,
quaerimus
iusta
.
miseram
in
imperia,
illosservos
inviti;
nos
ruimus
sapientìa
nimia
avidom
novitatis
minos
mutarent
mutationes
illi
gravi
civitatis
sed
nobis
vestium,
etiegum,
ut
disi,
et
religionum
modis
videtur
do-
solent,
etiam,
iis enim
magnificum
ingenium
propter
Britanni
Genera
mulctat:
poena
essent
dicunt,
ipsimet
ut
finitimi
ut
aerviant,
Illi sponte
nos,
praediti
vestes.
quam
Plato,
vetat
mutare
si
ignavia,
frequentius,
,
cae
facit
qua
,
servitutem.
musi*
mutatur
tus
sta-
quotidie
mutare
stes.
ve-
,
Graeci,
Persae,
in
tionils
bus
Turcae,
gubernatur,
dalmatica
antiquum
Moises
potest,
quam
lator, statuii
legum
quibus
Romani
induantur
mulieres
quibus
mines
legi-
indumentorum
servat
levitae,
quibus
sacerdotes,
vestibus
quibus
dici
condisuis
quae
urbs
antiquissimus
ille
etiam,
liberae
Dalmatia,
saecula
tot
per
urbes
itala
potius
et
,
morem«
in
etiam
Italia, Ragusium
optìme
multae
et
coeteri
ho-
habebant
suas
,
disciplinam
militandi
eandem
leges,
paludameotum
lacernam,
pallium,
togam,
laticlavum,
vestes,
suas
buiuscemodi
et
,
Monacborum
sectae
eundem
mutare
quem
mitius
tores
licet.
non
inter
quando
rum
modum
vestiendi
servant
bella
gerebamus
institutum,
barbaro-
sed
bostes,
militares
et
semper
adventum
ante
ut
non
vestes,
maioribus
a
Itali
Nos
ipsos,
nos
peculiares
babent
suas
compedi-
ut
peditum,
equi-
et
,
vestes
tum
seniles
et
viriles
iuveniles
et
muliebres
et
viriles
tronae,
seu
nas
cingulos
et
quovis
et
tunicas,
alio
pileos,
nomine
baltheos
zo,
appellare
a
viris
,
,
acceperunt;
piant
pallia,
togas,
ma-
,
,
bine
impudens
nihii
restat
nisi
gladios
et
sicas
et
Ga-
galeas.
,
omnis
morum
licentia, bine
corruptela,
illud
uxorum
bis
ex
in
initiis
viros
iofrenis,
imperium
et
pau-
'
latfm
natam
est,
enim
oemo
Gothoramque
Francoram,
quoque
igitur
adolescens
inclytus
fait
repente
turpissimus»
documeuta
Abiieiat
sant.
habitus
gallicos
baec
et
inhonestos
im^
,
iodeceotes
pudicosy
sed
viris,
nedum
etiam
mulieribus
,
velato
quas
solum
non
sed
pectore,
Augustinu^Tu
vus
,
vir
haberi
vis
incedere
capite
gaades
et
iubèt
di^
ostendere
eon^
,
ditam
cervicem,
humeros,
Oh!
mammillas.
et
pectus
rem
,
rìsu
modo
non
sed
pudore
videro
dignam
adolescentes
imo
juveoes
et
,
rari
licet
pitis
velatis
aliena,
senes
videmus
nudato
manibus,
hispaniae
terrae
natura
et
nigranti
aut
,
barba,
lucana
coma,
muliebros
istos
,
,
fertilitatem.
Mira
die
calvos,
nocte
mi"
certe
pectore,
foecunda
est
ea^
capillatos»
Induat
,
igitur
se
adolescens
noster
media
in
vel
Hispaoia,
ut
seu,
,
malunt
sunt,
mundus
s!t
prodigae,
nec
vestibus,
italicis
Gothia,
Hispani,
nitidus;
non
avarae
nec
quae
operiri
auro
,
muliebre
Plinius
ait
,
ribus,
Olìum
est.
quoque
erat
irivedtum,
et
ut
,
nostris
niinc
Asiae,
regum
quilibet
sanguine
nostro
regium
spoliis,
gregariuà
labe-
nostris
miles
gothus,
et
,
in
Gothorum
calcaribus
sericum,
nae,
lam
cula
:
et
et
ad
per
vix
bus
tegerent
et
quibùs
nunc
corpora,
sacris
vestibus
videfe
enim
caprarum,
lupanaribus
nihil
vivamus
decorati
,
splen*
sae-
telictum
est*
pompas,
passim,
morticinas
qui
peltes,
lìtio, sericis,
candidissimo
et
a
la-^
aurea
tempia,
occurrunt
aut
puer
nobtles
hispanos
mihi
videor
tot
villos
in
hominum
unde
quilibet
coeperuot
plateis, in foro,
sacrorum:
habebant
pcr
vilescere
ultimos
ambulo,
urbem
sollemnitates
reis
ad
lutea,
nos
lam
in
aurum
devenere
det.
Gum
fulget.
auro
incidimùs,
iterum
tyrannidem
et
nu-
quiau-
de
conqueri
audent
,
sanctis
regibus
vix
stome
,
ob
septem
negata
millia
stipendia.
Crede
Ghriso-
mihi
,
militum
omnes
opes
huiùt
mi-
iiiris
ullo
sine
regni
Beri
diripuerunt
revereniia
ulla
sine
metu,
divini
quotidie
et
tiumanl
aut
lam
diripiunt.
»
ad
lacte»
evalso
dia,
bitara
deventam
sangainem
imminet,
inopia
et
donec
ant
,
video
nec
inaeha-
finem
nostra
benignitate
et
gratta
vos,
mala
tar
fames,
nobis
est:
catholicoram
,
qaod
regom
fame
ad
redeatìs
nos
aat
universa
milites
Hispani
pereat.
gens
ne*
,
modum^
qae
ordinem,
neqoe
neqae
habent,
mensuram
dissipare
gaudent
dacam
contemnunt
puto
odio
plus
gaudent
:
rum
vix
satis
cum
dut
aurum
6um
unquam,
Quatuor
est
antea
anni
lapigia
Turcarum,
nostrorum
tulit
calamitatem
millia,
et
millia
tri-
classem
annum
per
hominum
millia
tot
interiacet,
quindecim
navium
quadraginta
et
videtur*
esse
Hydruntum
viginti
nec
,
intulerunt,
quan-
,
in
tam
mensibus
paucis
Inqua
estproverbium:
natum
herbae
nunquam
mille
et
septingeoti
terra
Bispani
Hispani
;
unde
vestigia fixerint^
[Peiorasunt
nwcituras.
vi-*
nec
prìmumltaliam,
peniusula
parva
vero
triremium,
tantam
ea
seri*
sed
sibi
quoTurcae
et
ilio-
cum
insuetum
rex
nos
unicuique
:
unusquisque
;
Aulonam
in
morem
omnia
induerìt,
sunt,ex
inter
qucd
eundem
modo
non
cognitum
vigìnti
transfretarunt.
provincia
magna
sibi
freto,
ginta
,
Nunc
perdere
et
necare
nec
et
traiecto
belligerare.
imperio
prò
servant
iniuriis
veteribus
et
,
,
quam
,
,
infldelibus
cum
jus-
assueti
omnia
,
tit
ste
pe-
,
ferro
,
sa
polliciti sunt,
saepe
,
illorum
convitia
,
contumeliae
insolentiae,
quam
,
et
latrocinia
quibus
artibus
furta
fraudes
rapinae,
«
,
nobilem
de
Gallis
victoriam
,
sua
intemperantia
avaritia
et
labefactarunt
adeo
ut
omnes
,
eiistiment
intollerabiliores
belli^, peiores
Gallis
et
,
jparentes
suos
superentT?
esse
qui
Horum
Hispanos
saevitia,
malorum
et
in
inhuma
causa
pace,
io
quam
aitate
est
^
6
Gotbos
mala
edu*
w
—
Nos
catio.
—
qui
infelices
longe
tam
regibus
a
aostris
absu-
,
regibus
Quis
!
mus
proferre
vera
audet
aut
aut
potest?^
,
est
Difficile
babitu
quid
ut
sunt«
mundi
dicunt,
ut
quidam
iis
et
omnes
vera
hispanis
bu-
Placentia,
a
incogniti
opifìces
a
plebe-
sumpto
tempia
per
quid
vulgus,
positos
principes
compita,
et
tabernas,
per
soliti
qui,
Quapropter
nemo.
Verona
io
rudibus!
minime
rei
ius
finibus
assentatoribus,
astaotibus
tot
cognoscere,
io
looge
tam
reges
quid
rare
er-
mulier-
,
de
culae
cio
ter
in
obiurgare
boni
fieri
; amicos
iudi-
meo
plerumque
dubitamus
in
quod
e-
amicos
,
? Nihil
licebit
reges
omnia»
audire
patieuter
dignam
,
,
licet»
ausi
»
principibus
cornigere
mendare
vix
intelligerent
,
optimis
rem
ipsimet
sentìreut
se
de
quae
Memores
possunt.
regibus
ergo
dignius,
dicuntur;
se
debent
esse
quam
enim
non
illius
ali-
pictoris
,
qui
opera
sua
Hoc
modo
si
aut
tabella
populi
et
male
quid
iudiciis
procerum
actum
in
scolptor
et
emendabat;
erat,
aliorum
statua
exponebat.
si
pictor
exploravit
in
iudicia
,
,
regi
quid
mole
tanta
oculi
omnium
rae,
in
intenti
omnium"
men
decernunt.
bus,
aut
de
est
iudicia,
principe,
etsi
In
principe
omnium
censa-
tacite
aut
peccata,
principum
clauduntur
?
palam,
non
subditornm
etiam
Quin
muris
omnium
sunt,
lioguae
agendum
rerum
delieta
autem
ta-
domi*
totum
,
habent,
orbem
aut
Ideo
ter,
cupide,
ne
leptem
quid
testem
aut
et
quid
Praeterea
moria
me-
multa
neque
annales
enim
omnes
illorum
mors,
neque
bisto-
omnes
,
stulte,
ne
sententia
vitas, et
tempora,
debent
cavere
inconsulte,
sapientibus
borum
populorum
ii maxime
ne
iudicem.
et
mors,
possunt:
principum,
tinent.
quid
dies,
abolere
•accula
rìae
et
ne
quid
mores
con-
inepte
ne
,
ne
quid
quid
utar:
insipienter,
iniuste
ne
etiam
quid
nimis
levi-
ne
quid
ut
unius
de
agatur,
et
AD
MARIAM
LUSITANAM
Hsrpocrlsl.
De
ad
ventati»
Si
quam
instituit
natura
nos
illustris
Hera
,
affèctibus,
opinioni,
non
mendaciis,
»
superstitioni
et
simu-
,
studeremus;
lattoni
in
nus
sceieribus
et
misericordia,
litate,
ritia,
legum
Nos
ilias
intemperantia,
non
honesta-
temperantia,
fruga-
crudelitate,
vincimus
mendaciis,
hominumque
Deorum
morumque
verum
humanitate,
fide,
dolis,
inconstantia,
si
ge«
virorum,
quam
Illae,
sobrietate,
contra
foeminarum
esse,
obnoxium.
religione,
nos
modestia,
pudicitia.
fateri
nos
praestantius
minus
superant
negemus,
te,
virtutibus
plerisque
peccatis
esset
necesse
ava-
periuriis,
Nos
contemptu.
,
caedes,
bella,
nos
fraudes,
nos
Utinam
furta,
penuria
nos
rapinas,
utinam
Et
(
ut
ait
virorum
divus
nos
Et
perpetramus.
in
iilis
muIieTesaccusamus,sumus
constanter
tiores.
nos
aliqui
Hieronymus
suo
in
sacrìlegia,
de
eo,
multo
essent
Epistola
quo
nos
tam
incontinen»
sexu
ad
contenti!
Furiam
de
45
—
servanda)
Yirginitate
ri.
foeminarum
praecoQia
mulieres?At
Quidpeccaot
quid
si
promissa,
munuscula,
cebrae,
—
imitarentur
vi*
ille*
viroruaot
peccaot»
cantiones
prodigaiitas
vis
,
,
ficta
minae
pertinacia,
verba,
importuoitas
,
est
causa
pec-»
,
caodi.
mihi
Defert
Messalìoam
dram
:
crudeles
biles
quoniam
appellamus
,
Quae
excitavit
Yidimus
est,
unusHippoIitus,
malos,
Virum
dixit:
tnveni.
Mn
sapientis
miUe
de
arriserit,
Nescio
inter
Sanctius
yerum,.
connive*
aut
sancii
veritati,
praestare
Dei
oderunt
peccare
vel
quam
aut
et
loseph
fuit
sed
mulieres
sibi
inter
ho-
probas.
Ne,
tot
vendicavit,
nomen
muliwem
de
Aristoteles
om-^
hono*
,
rem
gran*
,
ioquit
esse
et
cur
Unus
reperì^
unum
Leexami-
Fateamur
Phaedra;
una
fue^
reperimusl
petulantiae
proniores.
quot
iliius, qui
vitam
huìuscemodi
tantum
sint
Medea,
una
reperiemus
ignoramus
vitium
hoc
in
maritis
siiigulas^
restitisse.
si
fores?
sui
sunt«
per
praecipitet?
scelus
omne
viri
mines
puella,
una
quem
in
non
nibus
non
custodierqnt.
amatorum
fortiter
pollicitationibus
qui
cupidini
mulieres
sancte
viros
mulieres
plerasque
graves
et
inexora*
lonumerabiles
fidem
Quot
nostrum.
fere
discurramus
scripturas,
veteres
pectus
rit»
duras,
amatoris
rapit
spam.
viris
mortuis
quae
namus
quis
nos
nostrae
Omnes
?
virginitatem
runtque
gamus
mulier
unquam
dormientem
servaverunt
dibus
sanctissl-*
,
obsequuntur.
Qu^e
miilia
tot
fallaces»
illas
Nos
foeminarum.
marum
illi enumerabo
ego
,
Phoe-
Medeam»
fortassealiquisHippiam,
,
charissimis
hominum
res
Mulie-
amicis.
metu
pudore
aut
,
,
aut
virtute.
non
ferrum
Yiros
non
non
Dei
ignes,
metus,
non
non
hominum,
praecipites
non
scelerum
lapsusf
,
scelere
situm
unquam
est
de
revocaverunt.
laudibus
mulierum
Non
mihi
tractare
hoc
in
:
pqdor,
loco
longiori
a
,
propo-
enio^
46
—
sermone
Dosti
es
Tu,
esset:
opus
quid
,
—
diu
quae
feccrit
David
Hieronymi
lectioni
Salomon
sanctus
sapiens
.
fortis
Sampson
quid
:
ii, qui
,
sancti,
nec
fa
assue-
sapientes
nec
nee
,
lértes
lierum
et
graecas
et
res
orbis
vieli
illustriam,et
tot
seipsum
imi
domai
illos
est
ioter
belluas
pionem
:
pessimum.
homines,
invenient
non
portae,
rum
duam
illam,
viris
Susannam,
et
in
tes
huius
Didonem»
Zenobiam»
in
quamvis
pndicitiam
tam
si alio
Sicbei»
et
tenderem,
narum,
et
?
tuus
vi-
Artemisiam,
venerandi
sacerdoest
noster
Et
innomerabiliom
et
et
plerique
imo
et
nostrae
te
adulatore
vero
ni-
foemialii
philoso-
Quid
Quid
GregorÌQs;etGhryso-
milius
Quid
?
clemen-
bonestiusque
castius
serenissimae
quid
quandoquidem
sentiam,
Ioannae
non
tecumloquar.
de-
Nec
meminerunt.
Hieronymus
nostri.
?
vexari.
»
familiaris
sanetius
luere
poenas
manibus
testimonia
ille Basilius,
saeculi
Quid
filia? De
dicar
'
Theba-
,
et
Sci-
Haebraeos,
mendacii
Didonis
Aristoteles
Magnos
esempla
sunt
afferrem
tanti
,
etiam
stomus»
inferos
castis
et
Plato
quarum
ac
apud
nunc
; quem
existimo,
tuae»
ter
In-
oppono
mentitus
aperte
et
sunt
Bufam,
illins
)
teste
loseph
bis
ego
enim
»
Poeta
tius
At
vicit
neque
interemit,!servavit
omnibus
,
phi,
Nili.
Olophernes
quae
fortiorem
et
ostia
divitis
aut
;
quot
,
Fer-
:
Sardanapalos,
saepe
tot
VieUh
non
(Aristotele
mihi
mo-
:
monstra,
Taceo
potius
Obiiciunt
fortasse
milites
Heliogabalos
sed
Gaesaria
Hieronymus
vicit
Domitianos,
annumerare.
sed
Ait
mu-
cxempla:
et
triumpho
Hercules
omnium
Caracallas,
Alexandri
in
:
sanctorum
elbarbararum
cupidUatibus.
a
monstrorum
Nerones,
legisti
:
obiecerint
libido
mentes
reas
romanas
huic
quae
,
fas
Legisti
iudearum^christianarumque,
taceo
rt$
facient?
sunt,
Reginae
ausim
Hoc
quiun
mater,
dicere,
tantum
ae
non
^
-47-
silebo:
ris
tnam
cum
mihi
una
disciplioam^taosqae
illis antiqais
ex
,
Gtissimi
viri
TissimamgeDQs
ter
tot
tuom
est,
tardìoris
celebrarant*
et
hoc
excasabile.
erratam
plusqaam
satis
do-
eoim
cla^
moribus;
io-
tantamferecomnane
suntingeoii^soperstitionibas
praestantiores
optimis
vide-
alii
et
Saperasti
vitae,
molieram,
potios
sea
HieroDymas,
qaas
sanctitate
virtates
tantasque
peccatam
laudibas
tantis
considero,
mores
Quae
detinentar:
credalae
sunt
qoideni
qaae
vero
hoc
et
a
pror
,
bitate
tia,
aliis
in
iunt
per
Naro
est:
Tyro
autem
FaUere
versipelles,
enim
obi
Sapientia
sutia,
Estole
dolis
prudenles
fallere,
mali
In
De*
proverbio
est:
ti,
versa-
Qais
simalare
est,
nesciet?
in
non
Dominus
praecepit
ver-
noster
simplices
et
viri.
habentur.
aut
a*
Sem-
fallaces,
simplicitate
serpenies
esse
Poeta:
non
pradentibas
in
Ideo
Ait
est.
vi-
facilias
mendaces,
prò
prndentia
siciU
viri
hodie
At
calliditate.
et
credere
et
intenderit,
et
propter
mali
hypocritae,
enim,
Ea
abominaotar
decipere.
euim
sapere.
ingenìnm
sed
viram
circamvenire
esse
habent,
credant.
falli
est;
et
non
non
malum
qoam
bonus
cipere
minime
esse
bonam,
ipsae
quae
sicut
:
colum-
,
bae.
Et
malieres
laadatur
Poeta
a
instrnendae
citate
absit
ciles,
sed
snnt,
prndentia.
tardae
oportet^illìns
ad
ne
Sint
ab
simplicitas
circnmspectae
Domini
nostri:
falsis prophetis
eapropter
:
probitate
earam
et
credendam:semperenim
praecepti
Fharisaeorum^'a
prudeus
qui
etsimpli--
cantae,
fa"^
non
meminisse
eas
Attendile
a
sub
veste
ovium
ait
Strabo)
fermento
sunt
,
lupi
rapaees.
ribns
ortam
illis
omnia
Omnes
habaere,
noster,
devotam
postquam
(at
religiones
quoniam
viris
maxime
persaadentnr,
spectare.Ideo
minas
fere
appellamas
a
mortuis
mitiores
qaae
ad
foemineam
surrexit,
snnt,
Deos
mnlie^
a
et
facile
videntnr
genas.Et
non
viris,
Do-
sed
-.48-
primo
malterfbas
plosfidei
noD
Hypocrisi
tionem
tradtamas,
Ytò
deamas.
enim
cnm
decernimas
quasi
non
Medici,
medicoram:
culpa
et
paucos:
qaod
est
de
le^
libello
igne-
et
dìcebantar,
ris,
Hecubae,
puta
cervi;
Medeae
et
indaebat
iuvenis
vestes
gestibas,
incessa
fictis
lant,
est
in
vita
«st
nescio
enim
celantar.
melle
braqne
virtotam.
si-
vultu,
mone,
ser-
teterrima
iastis
viris.
ac
modo
sab
lUustris
vivendi.
recto
tarpiora
ad
et
Athletam
vitia
Pervertit
sunt
:
non
hoc
maximi
momen^
odiosissima
et
divas
Malto
Hieronymus
Illa
hamilitatis
qaibusdam
vitia
Yenena
irrepunt
scelos
osten«
mores
quae
Scribit
simulatio-
possunt
Hera,
baec
quomodo
circumlinita:
hane
orationibus
bonorum
res
quae
Idem
Ad
habita,
qaa
virorum
mali.
de
superbia,
malie"-
personam
ieianiis
ornai
sint
bonis
Cellantiam
et
et
agunt,
ipsi
fuit
aemper
miracoUs,
bonum
cam
habitam
,
interdam
virum
ne
sapposi''
aat
senis»
in
qai
re
tragoedia,
simniabat
eleemosynis,
,
tn
et
oscilla
et
dicuntar,
hypocritae
militadinem
verba,
liber
:
maltos^
qaidem
sabstitutae,
quia
imperitia
ex
introdactis
efflngebat
mos
eveuire
nomine
personis
comparat
cam
personae,
medicos
et
hypocritae
tae
ad
in
contemptom
medicinae
artis
praeclarissimae
quae
ti
id
,
vero
et
ait:
tar:
dici-
,
flit, aat
qaasi
vi-
iadiciam
perversam
Hipocrates
alia.
prò
rem
sit
xp/o'ic iadiciam
aat
est
de
dissimala-
et
traditam
latine,
non
Institatione
de
ininiam
et
quod
Qaoniain
nomea
qaaedam,
id
sit, aat
sive
gè,
sub
grece,
sabornatio
quasi
onde
appellare,
possamas
faeilitatem.qaatn
simalationem/
dos
qoam
velini*
persaasam
credendam.
ad
larditatem
Lacae
et
Thomae
hoe
Magdaleoae
contalisse
nostrae
tibi
Sed
appaniit.
deformior
latet:
signis
virtatum
cam
dantor
non
nisi
orbem
cie
spe-
sub
nisi
specie
totum
:
am-
per-
-49
miscet
cit;
boni
ut
vìrtates
dìscerni
malis
a
in
vitia
ac
fa-
promiscaa
possint.
mìnime
bypocrisis
deprimii;
viTtates
onraia:
pertarbal
ac
—
Vitia
extollit,
pestilentissima
omnire
est
,
Similiter
magna
foedera,
omnis
et
differt:
adulator
qui
sed
Corvo,
a
Corax
dicitar,
Corace
ille
devorat.
mortuos
Tantoqne
amici
Golax
aplitera
tantum
hie
quod
quanto
«
viventes
enim
una
Colax
no-
societatis
Graecis
a
ge-
p^rìant,
induit
est:
Ideo
est
hamanom
homanae
rompant
illis
corpora.
inimicitias
acerrimns.
qui
peior
tanto
perdant
Hypocrita
hostis
sit
cnm
persouamt
pellatur,
concitaot,
In
veroperimit
mala
evertant»
regna
bella
odia,
triant
duo
praecipae.
hac
in
Haec
«dalatio.
et
omnia
nus»
hominum,
capit
animas
enim
medicina
philosophia,
religione,
in
sed
bypocrisis
adula«
,
tione
perniciosior
ad
quanto
plura
Adulatio
extendit.
se
ho-
,
mines
bypocrisis
tantum
bomines
et
autem
lere
conalur
fai*
,
illa bumana
:
Deos
et
,
baec
tantum
humana
divinaque
,
audet
fur
Adulator
tentare.
fur
hypocrita
est
sacrile*
et
,
crita,
eteo
specie
fidei
mdgis,
ad
distat
bouo
bypocrita,
a
enim
ab
quanto
philosopbo
humanaementi
a
chirurgo
a
res
Tanto
adulator,
amico
sopbista,
bypo-
sanctitatis
et
inclinat.
ipsa
natura
nos
videtur
religionis
sub
Imperiosissima
quam
impéritus,
mibi
omnium
plusilli
quo
adbibetur.
religio,
est
bestiarum
Pestilentissima
gus.
viro
a
bono
dico
me-
carni
fex
,
a
tirannus,
rege
Omnes
tiosus.
Deo
a
bi
diabolus,
proposito
(
ut
a
ait
viro
religioso
)
Aristoteles
superstiaut
ut
sic
,
dicam,
Yir
iutent^one
bonus
bene
differunt
agit
:
virtutis
actionibus
amore
:
fere
malus
similes
sunt*
ambi-
aut
vero
,
tionis,
aut
lucri
ditt sopbista
vulgo
piacere
causa.
autem
studet.
Philosopbus
videri,
et
Ghirurgus
sapientem
esse
Ille
apparerò.
urit
ac
se
inten-
sapientibus,
secat
sanitatis
bic
g4^a-
-BÒ
—
tia
:
Carnìfex
adulator
co,
pocritae
suot
lub
amici
nus
:
ad
hic
publico»
ille
rasitos
hic
Superstitiosus
bonus
hypocrita
omnibus
ab
habeatur
ad
subdito-
utilitatem
agit:
:
ille
asa-
hic
pa«
piacere.
Deo
sit studet^
conscieutiae
file
:
agit
est
bonus
ut
non
:
dixitDomi-
sapientes»
religio
Vera
bypocrisim
iotendit
et
hy"*
ideo
et
probos
ille
bonos:
alit.
et
quidquid
beneficio
suorumque
assentatores
et
Rex
Dei:
amir
ut
proditores
suae
ipsius commodum,
sui
suo
extermioat,
Filium
venisti^
quid
ad
Atniee^
Et
est.
avaritiae
tradidit
sppcie
Tyrannus
rum,
los
enim
addit
enim
ludffs
:
Amicas
perimat.
ac
sollicitus
prosit
sibi
ut
perdat
ut
autem
sed
hic
ut
autem
»
ambitioni
hic
mercedem,
religio
tum
inani
et
sic
maxima
Ut
sed
est
sperat
se
hypocrisis,
caput
extremum
non
recepturus
suam.
vitiorum
religio
tio, quamvis
ille
mercedem
accepit
est,
servii:
gloriae
virtù*
supersti-
et
medium
aut
»
,
religio
habet
non
confrarium
fortasse
aut
extrema
sunt
su-
,
perstitio,
impietas.
et
Graeci
p'ìum oi^eoi/, superstitionem
significantius
im-
nominant
dsiO'iSai|xot»/ai/
religionem
autem
,
vero
seu
pielatem
bypocrisim,
tius
cum
dixit
^socéfiBiouf.
referre
fontem,
unum
Omnia
scelera
licet.
ad
Lucre*
:
superstitionem
habere
ad
tamquam
Tantum
bram
sòasfigiaif sive
religio potuit
suadere
quoniam
intellexìt:quae
religionis
malorum,
quandam
possit
quantum
in
videturum-
animos
hominum
,
quis poterit
druidarum,
narrare?Scytarum
et
bacchanalia
sacra,nephandaEgyptiorum,et
seminaria
omnium
malorum
et
,
fraticellorum
appellatam
haeresim
,
nostrorum
totam
fere
Kaliam,
et
quae
temporibus
aliam,quae
avorum
anteaNarbonen-
52
—
veritatem
Inter
temporis
dìstant:
se
vitoe
illum
at
pauci
stellarum
honorum
lu8
decipitur.
tempore
sanctitatem
mendaci!
et
scriptum
hoc
corruet,
hypocrisis.
bonus,
quam
ma-
malorum
et
nium,
om-
Dominus
Eapropter
tertia
plerique
qfiod
est«
est,
res
pater»
quod
est
facilius
nam
Pericuiosissima
fons
dixi
ut
immo
:
decipientur,
vìrorum
vir
hypocrisis,
tanquam
illius
Dtietur,
me
maxime
quae
ieiunia,etiniraculaeffinget:or-
et
cogooscent
pars
simlllima,
sunt
Christum
orationes,
decipiet,
terrae
adeo
filìam,
Anticristus
simulabit,
bem
—
ooster
,
nullum
peccatum
critis
indixisse,
acrius
nihii
insectatus
fuit
illi
est
hellum
:
molestfus,
videtar
ubique
hypocarpii
ìHos
,
Pharisaeos
ubique
docetutab
divus
illos hypocritas
illis
summo
Hieronymus
damnat
caligas
Eustochiumscribens
ad
in
manicas,
laxas
foliicantes,
nos
bilim
Legisti quantam
caveamus.
opere
ubique
abominatur,
illos
?
eyomuerit
crassiores
vestes
,
visitationes
clericorum
detractionem
virginum
si
et
:
do
quan-
,
inquit,
dies
advenerit
convivia,
lauta
eratur
festus
attagioes,
fumantes
superbiam
ad
saturantur
pingues
patinas,
perditam
vomitum,
exe-
et
anseres
,
dum
detractiones,
venenatas
,
rodunt
roduntur.
et
Et
sillae, detestabile
pelli, lapidibus
bene
describit
et
Quid
de
et
quam
cmnpositae
fluctibus
mergi
optabat.
nostri
temporis,
putandum
casae
dapes»
quibus
et
plus
tuguria,
quam
viles
urbibus
placent
quae
fides
et
illis
ab
aurata
cibi
et
,
stra
no-
marty-
virtutum.
et
perdices,
plus
unquam
tunc
uberrimus
est,
quam
nullis
quam
virorum,
proventus
file-
morte
Yides
erat
sanctorum
et
et
et
recentior
quamvis
saeculis
in
de
Monachorum
abundantia,
nustris
Paulam
ad
genus
ferventior,
degeneraverunt,
bicula,
epistola
temporis
malitia,
charitas
Ghristi
rum
obrui,
mores
defuit
saeculis
sui
in
oluscula,
tantum
stellata
cu-
attagines
et
et
legumi-
-53
—
Da
sine
ut
alt
sale
oleo,
tantum
ad
Salvinam
Mem
ad
Nepotianum
mus.
Ibidem
qui
no,
piscium,
nomina
tu
in
attaginem
famem
luslris
expellant,
saluberrimum
Hera
ronymi
ad
Nepotianum
defictis
faba
ego
Paula,
tribue
divitias
comedant,
panem
Prófecto,
illud
est
Ne
amicis:
greges,mé
luxuriam.
enim:
ait
:
sapori-
calleo,
Illis
cibarium
habeas
plus
ad
tia:
Clericus
devenit
tantas
iam
ad
Execratur
culo
et
stiani,
semper
habuere.
fessorum
eìiàm
quam
ut
et
facile
haberentur
Nec
hypocrisim
uUerius
qui
in
sàe-
Ghri-
solum
scelere
maximo
prò
vi-
,
Quintilianus
honesta
:
vitia
sapientiae
Yeterum
nostris
latuerunt.
philosophi
prò*
praeceperunt,
praecepisse,et,ut
consenserim;
plerisque
in
maxima
studila
Ait
quo
eos,
divites.
suot
maxima
quoque
habemus,
nec
na
Christia-
res
Hieronymus
facti
quoque
multos,
vixisse,
ibidem
monachi
Ethnici
sed
est,
veutum
progrediamur.
postquam
amplexataque
opes,
summum
pauperes,
Nam
coepisti.
esse
il-
Hie-
divi
,
quando
et
genera
gloriaris:
praeceptum
,
et
Asellam
qui augeut
non
ventrem
sit
,
qui
satiare
lecta
Furiam.
sed
aves
rùstica*
novi
anserò
ad
qiiaeri*
tugurio
;
cachinnantium
Idem
phasites
non
ad
Et
comeso
delectant
te
plangentes.
qui
tuas,
de
et
ructas,
Melaniaque
concha
provincias.
impieo;
ventrem
litore
et
fastidio
mella
serviunt.
delfciis
in
rugientem
pane,
et
quo
discerno
avium
cibario
et
carni
quae
domo,
paupere
dèliciis.
erant
abstiuentiae
in
natus
similam,
nane
carnes,
famam
milio,
y\x
pbteram,
bus
alt:
summis
prò
commendai
Idem
qui,
,
,
Pauliuum,
ad
Hieronymus
minati
piscicali
et
aspersa
temporibus
vero
enim
Non
sed
laborabant
virtute
ac
vultum
et
,
,
tristitiam,
et
tit
et
pessimum
Hieronymus
dissentientem
morbum
scribens
a
caeteris
praetendebant.
ad
Demetriadem
ostenlabant,
habitum
Neque
de
ab
hoc
dissen-
virginitate
sic
,
-T-54
multos
QMam
«U.
—
phitosophorum
audivtmus
et
vidimua
et
•
ipsi»
l^imus
et
mundi
ethonores
benìgnos
qeote^
»
modestos^
patientes,
castos,
liberales,
simul
lustitiae
minus
non
,
omnì
io
Ideo,
iliustris
le
butirum
et
hac
Hera,
immixta
optimis
rerum
geoere
in
sapientiae
cautos
re
nos
comedere
scientiae.
quam
,
Certe
re-
,
aroatores
et
spuentes
delicias
et
,
absti-
pessima.
sunt
reprobare
sciamus
ut
mel-
et
oportet,
esse
,
malum
eligere
et
bonum.
quit
:
Philosophus
Nostra
fices.
tueodus
iudicaverunt.
^otrinsecus
solum
sint
estrinsecus
sunt,
hoc
consentanea
est
ille
in
turba
ovina
mum
et
hoc
hominum
vitam
iostituere
ita
vitia,
et
diu
celari
debet
ram
abditas
natura
illi
quae
convenientia
tali^
ut
mores
Beali
:
si
virtutes,
et
quamvis,
et
ut
actiones
omnes
in
me
sic
vitia,
et
vir
tamen
praeter
eas
,
voluit
esse
quorum
quae
bonus
possint,
non
ut
est
ani-
lupinum
ne
,
quas
esse
ea
est
:
scripturis
optaverim:
esse
vìrtutes
etiam
Ipsi
ut
ostentamus
In
Atego
peccala*
manifestas
sunt,
vultu
ac
pelle tegamus.
tectasufU
me^
,
verbis
qualem
di-
enim
,
mens,
arti*
simulationem
nobis
sint
va*
probant
despicias.
amica,
tales
ut
dogmatum
immortales,
Deos
Plato
in-
potes
et
pessimam
omnium
Rogat
scit
bine
iudicio,
videris
quum
Pammachium
magis
necessìtas
standum-sit
Titiorum
phiioBophi
patientia
sit
dura
vulgi
quem
,
oculis
et
quam
quod
vertere»
et
iutelligit nisi, qui
non
JKfanufacta
netatem.
ad
Heronymus
,
possit aperte
,
et
palam
co-
,
omnibus
exercere
lateat,
;
nec
cogitatus
ne
deorum
quemquam
quidem
notarum
aut
num
homi-
aut
omuia
palam,ut
Peum.
fallerò
ittdex,
abditum
et
Persius
possumus
demum
est,
ultor
nihil
ait,ut
:
,
audiat
semper
actionum
occultum;
hospes.Nec,si
enim
adest
nostrarum.
sive
sed
aiiquid
,
quid
in
velimus,
nobis
testis
Deus.
Nihil
penetralibus
ac
illi
fiat
,
55
—
si?e
in
mali
cogitai,
rdeo
dixere
id
praesente
se
furiasse
sciat
qui
peccai,
aut
aliqiiid
audiente
et
vidente
Deo
Tacere,
nostri
pectoris
recessu
—
plenum
aerem
daemonibus
esse
lo^
et
,
ire
vem
profundum.
si
At,
Deus
maris,
tractusque
terrasque
peromnes
celaverit
facta
nostra
coelumque
celabifc
non
,
Ne
obstentationibus
subdolis
prodit:
est
dies.
revelat
omnia
quae
suis
in
quumvis
his,
Beati
tempore.
confidant
igitur
est
ad
aut
intensae,
non
minimis
qui
est,
Idem
respergilur.
sorde
nevorum
quorum
hoc
;
Hreronymus
Eustochium
in
quasi
qui
urgetur,
opus
de
virgi*-
TersicuIum,ait:Optimus
ii referens
Horaf
sed
divus
ut
ad
et
luce
iniquitates
Nam
graves.
in
rn
non
tecta,
remissae
et
Nebridii,
morte
servanda,
nitale
nimis
aut
de
Salvinam
peccata,
sunt
parva
habent,
quorum
non
hypocritae
tempus
mentis
,
nulla
enim
cuocta
:
lucem
qui
igitur
pulchro
corpore
Salvinam
ad
rlle
de
rara
eodem
t
,
facti
cuncti
dominatur:
nec
regum
Non
squallorem.
simulatio
rerum
vitia,
non
putavit,
et
haec
quam
vulpis:
titur.
Eapropter
occulta
et
In
ille
tates,
sunt,
urbium
insidias
excidia,
,
permhtit.
Livius
auctor
est
esse
minusmàlum
et
morem
yiribus
suis
morbi
occulti
captivi-
rapinas,
Bella,
ius
stratagemmata
fura
belli
quaedam
gentium
,
ut
focere
ita
sit
pati
fas
,
hominum
nulla
dirui
exuri,
agi:
concessit
ne
,
at
contra
quae
praedas
tecta
,
,
puerumque
lex
sata
u-
,
manifesti.
quam
et
qui
operta
leonis
vi
,
perniciosiorcs
sed
commertiis
peccata
et
quantum
exhibet,
alienum,
odia
libido
mendicanlium
Cicero
Ipse
dolis,
eadem
damnanda,
punitur.
homine
fraudo
nec
aereos
notantur.
ab
minus
timet,
nummos
capite
aperta
pannis
vitia
tanlum
qui
cooperlos,
auro
esse
Non
in
et
purpuram
igitur
virtutis.
aereos
serico
in
luto
sumus
furta,
hostes
dolos,
fraudes,
quidera.
Nec
penuria,
me
latet
-56-
LacedaemoDÌos,ut
apud
micis
etiam
quio
alias:
hoc
de
concessa;
solum
non
a*-
t
bostibus
et
foisse
servandam
fidem
et
furia
dieant,
quidam
communi
gentium
quoque
tacito
et
con-
,
Sunt
statueruDt.
sensu
exempla
voterà
innumera
quantum
,
oderìnt
Dii
iusiurandum,
fessi
qui
ses,
perturbai
omoem
manam
Hypocrisis
societatem.
sacerdotum
ho-
et
poenas,
expediri.
inquinai
atque
qui fidem,
Carthaginien-
sunt
foederis
iras
principum
in
tantum
eam
violati
et
Deorum
socialium
et
spitalium
periurii»
sunt
Testes
violaot.
qui foedera
et
dissimulant»
quique
qui simulante
eos
amplis
hu-
Neque
aedibus
et
,
monachorumque
pharisaeorum
leges, sommi
medicina,
alumna
quae
offlcinae,
artificum
omnes
nam
habitare
cellulis
urbes
et
bus
superstitioni,
,
simulatione
hypocrisi
et
,
aulae
principum
et
regum
omnia
fora^
»
,
ipsa,
quoque
veritatis
debet
esse
:
mercatura,
Philosophia
magistratus,
vindex
et
tabernae,
omnes
,
omnes
putemus
,
dissimulatione
et
plenae
sunt.
,
verbium
veritate
e
nescil
alienum
prorsus
Al
regnare.
testimonio
Ghristi
et
iustitia
et
simulare
neseit
qui
:
virorum
rum
sed
est»
Antiquum
existimo,
protanto-
ego
regis
neque
,
,
dignum
qui
esse
simulare
aut
,
novit.
dissimulare
haberi
sino
gratius
Nos
esse,
Ideo
non
bene
Deo,
facta
bene
cui
aed
quales
arcana
vivere»
et
male
ta
no-
aperte,
nostra
opera
nostra
erimus
omnia
innocue
et
dissimulatione
et
tales
si
agemus
putemus
quam
simulatione
omnibus.
recto
nihilque
velìmus,
sunt,
et
appellatione
faominis
neque
pateant
facta
sacer-
,
dotibus
revelanda
mulier,
iuro
tatem
lem,
et
per
meam,
in
scripsisse,
omni
sed
esse
lego
a
veritatem,
recolui,
virlutis
teneris
m^
annis
alicuius
non
et
amore
,
est.
Ghristus
quae
a
quam
institMtum
odio
Ego,
est,
usque
ad
personae
temporum,
iilustris
o
et
per
hanc
plici
sem-
aeta*
odio
haec
et
vitio-
-57
—
quamvis,
et
rum;
torem
esse
ut
coeteros,
tamen,
negem,
non
mihi
maxime
quam
fortasse
aut
roagis
aliena»
et
displicent.
et
me
ipsius
mea
Ideo
pecca-
lieta
de-
opusculum
clau-
,
et
ma
surum
buie
in
tur
me
tis
viri
in
sibi
melior
irasci
est,
eo
magis
qui
ipse
de
nec
iisdem
mala
ei
Generalis
scribit:
voluerit,
sua
de
se
quod
quod
in
teneatur
vitiis
talis
se,
quam
se
inteliigat,
monitorem
male-
crimiuibus,
disputatio
sit
irascuo-
Pruden-
in
placent.
non
dìspula-
Gomoediae
perstringam.
mihi:
si
et
de
veteris
nec
emendare
quam
mifai
peius
atque
imo
qui
congerere:
potiauum
eligam,
dissimulare,
est
multoque
offen-
me
vitiis
dum
et
nomino;
personas
ioquit,
de
contumeliam,
neminem
Ego
Scio,
elegaotissi-
generalem
conscieotiam,
certas
iudignari
dieta
qui
referunt
suam
monachum
seutentia.
quamplurimos,
iudicaot.
licentia
Rusticum
ad
aptissima
indicant
suam
de
et
loco
esse
tionem
tui
Hieronymi
divi
dam
confidebitur.
Idem
est;
certe
ad
qui
Ne-
mihi
CARACCIOLUM
FRANCISCUM
AD
Yetus
Tale
proverbium
est
collaio.
indlfiiils
beneficio
De
est
hominam
fo-
quale
gCDus
,
idem
hominum
lium
indicavit.
quae
solitarie,
mines
animalia
Sunt
nisi
societate
qui
veneri
gaudent
et
et
Deos
aut
esse,
fiIius,PauIus
plerique
qui
sunt
:
ho-
indulgenti
et
solitariam
agunt
»
aut
Zaccariae
vivunt
gregatim
quae
,
vitam:hos
anima-
quorundam
tempore/quo
eo
arbori:
reversae
similitudine
ex
mores
sunt
hominem
assimilavit
Àristoteles
liorum.
viri
belluas
Àristoteles.
Joannes
Hilarion,
AntoniusMagnus,
eremita,
heroes
ait
quorundam,
odio
populorum,
aut
,
aut
principum
solitariam
vitam
elegerunt
ut
contempla-
,
tioni,
rei
et
divinae
conversationes
et
consuetudines
cte
sentiemus
Eos
cogunt.
peccare
ii
:
et
invitos
vel
quae
num
homi-
in-
,
,
terdum
scelera,
vitarent
et
vacarent,
rerum
si
divinos
appellaverimus
li
fuenint
domini
humanarum
re«
,
ii
regna
,
urbes
ii
,
totum
orbem
vicerunt
;
non
qui
armis
-^60
—
mal
sioe
talibua
fraude
?
doloque
lupos
mactare
sanctius
Quanto
Diia
erat
tigres.Jeones,
vulpes,
,
miluos
accipitres
minus
npn
tiae
studentibus,
lugenda
et
infestissima
avari-
et
Ridenda,
erant.
laborum
animai
sacerdoti-
libidini,
inutilia
asellum,
est,
haec
quod
ambitioni,
ve^cendum
ad
nìsi
:
gulae.quam
res
caeterorumque
,
generi
bus
hominum
malia
ani
,
animantium
aqui-
ursos
,
la9f
immor-
imo,
patientissiroum
,
roactabat
Priapo
roansuetissimumque
slulla
antiquitas
et
,
hircum
Bacco
,
ille
quoniam
:
suo
,
nympbas
dormientes
tu,
illi
frondes
et
sanguine
atro
pileos,
tos
illa
At
quod
torques
«
et
aureos
purpura*
in
gestant
cubant
auro
et
,
pbasiades
et
in
et
caveis
aut
,
diademata
gallo
decora
tam
adunca
dentes,
acutos
quidem
auratis
compedibus
Goronas
latent.
pavoni
et
tenaces,
rostra
,
crìstas
armatos
atque
probamus
aliae
nos
ungues
labori^
sunt
,
industriae,
et
aptae
ignavae
ciles,
Animantes
admiramur,
atque
et
dederat;
natura
•
bus
pur-
,
coenant
aves
est
miserorum
,
aureos
can-
hoc
vites,
visceribus
quae
diademata»
vescuntur
Altiles
pura.
in
rodit.
natas
hic
excitavit:
ded^rat
natura
quem
docìles,
et
ventri
lucifugae,
otiosae,
pigrae,
indo-
aliae
aliae,
canorae
deditae
;
,
quibus
prò
sale
data
tantum
anima
est
ìntereat.
veternosum
Sic,
alii
hominum
et
et
corpus
aegne
ne
,
solli-
industrii,
,
citi
dociles,
acris
ingenit,
audaces
:
alii
ventri
otio
et
ti
dedi-
•
quibus
ut
mitia
animalia
hominum
qnaedam
data
tantum
est
ne
,
Rursus
marcescat.
corpus
anima
generi
porcorum
,
quaedam
ingenio
ra
natu-
suapte
mansuescere
didice-
,
runt
:
nonnulla
nullo
quaedam
sunt
,
quia
urticam
pentem
frìgore
nulla
beneficio
quae
fimo
oflScio,
et
aqua
torpidum
arte
fiunt
peiora
nutriat
:
ut
aut
,
igne
mitescuut:
calefaciat.
non
in
imo,
et
si
secusac,
fabulis,
ser^
,
Illa
beneficio
tuo
61
—
acrioribus
veneno
calore
cabit
trisulcis.
tius
tuinentia
in
si
tribulos,
aut
Nec,
longum
prava
esset
imo
omnium
nulli
manum
et
eccepii
,
exitio
et
Tuere:
secundum
qui
ortum
male
eget
Verissima
co-
et
est,
Per-
beneficia
locata
Malorum
Antiquum
etiam
illa
est
ro-
dando
benefidum
:
po^
solet.
volumine*
est.
mi-
bebé
loliuin
permutare
adagium
est
dediL
digno
illa
ingratitudo
veritate
a
llnguis
ac
potentissima
probis
malori
stupida,
ante
erigetf
infelix
in
viris
colla
te
te
enim
haec
quam
quot
narrare
nocuere,
Natura
metes.
in
proba
ìd
ille
:
irritato,
tritlcum
lueris,
aduret
spinis
te
—
Ennii
senten*»
,
tia
:
male
Benefacia
praeterire
faune
male
locata
scribam
quin
locum
arbUror*
facia
Non
illud
theatris
in
bendum
sic
in
legentes
scri*-
omnibus
templis
,
Ovi
Ovis
est.
in
coropitis
in
,
,
tetra-
graecum
,
sticon
possum
sculpta
marmore
alloquitur
lactandus
catulus
lupi
habens
lupùm
ubera
circa
«
admonet.
atque
datus
pastore
a
Dicamus
nos
latine
,
ad
verbum
verba
ut
sententiast
nos
possumus:
non,
Grammatici,
ut
curamus.
Lupum
alo, et
invita^
cogit
attamen
me
imprudentia,
pastoris
Educatus
imroanis
enim
et
nutritua
a
centra
me
a
me,
iterum
me
erit.
Gratia
naturam
permutare
Et|^bomints
et
mammis
propriis
natura
natura
plerique
probum
nec
artes
tonis
dignìssima,
ctissimis
sola
et
viris
nec
genus,
audiens,
indocile
,
ferumque
medicina
mors
ab
Tertium
fiunt.
na
discipli-
vero
,
immansuetumque
lege
alii
sunt:
praecepta
et
,
indomitum,
probi
boni
monitis
pfaeceptorum
potest.
non
Aristotele,
relata
est:
est.
et
optimus
Hesiodi
Platone,
ille
HisPla-
perseverat.
est,
sententia
plerisque
qui
per
notata
aliis
se
do-
novit.
52
—
veritatem
temporis
inter
se
vitoe
simulabit,
bem
dfstant:
illum
at
honorum
Iu8
orationes,
illius
decipitur.
nium,
tempore
hoc
corruet,
hypocrisis.
qfiod
est,
bonus»
est»
res
tertia
pleriqae
quam
ma-
malorum
et
Eapropter
pater,
quod
est
facilius
nam
eflBnget:or-
mendaci!
et
scriptum
Periculosissima
fons
dìxi
ut
immo
:
decipientur»
virorum
vir
hypocrisis,
tanquam
sanctitateoi
miracola
et
maxime
quae
ntietur,
me
leiunia,
et
cognosceiit
pars
fiimillima,
sunt
Christum
Anticrislus
pauci
stellarum
adeo
filìam,
decipiet»
terrae
—
om-
Dominus
ooster
,
nullum
acrius
peccatum
nihii
indixisse,
critis
insectatus
illi fuit
est
belium
:
molestius»
hypo-
videtur
illos
ubique
carpit
«
Pharisaeos
ubique
docet
utab
divus
Hieronymus
damnat
illis
caligas
illos
summo
Eustochiumscribena
ad
in
manicas,
laxas
follicantes»
nos
bilim
Legisti quantam
caveamus.
opere
ubique
abomtnatur,
hypocritas
illos
?
evomuerit
crassiores
vestes
«
visitationes
clericorum
detractionem
virginum
si
et
:
»
inquit,
dies
lauta
eratur
festus
advenerit
convivia,
fumantes
ad
saturantur
vomitum»
pingues
patìnas»
do
quanexe-
et
anseres
«
attagioes»
perditam
superbiam
detractiones,
venenatas
dum
,
rodunt
roduntur.
et
Et
detestabile
sui
pelli» lapidibus
obrui»
sillae,
bene
describit
saeculis
Christi
rum
Quid
de
et
quam
c(Hnpositae
et
saeculis
in
casae
dapes,
plus
viles
Yides
fides
et
placent
illis
ab
aurata
et
perdices,
plus
cibi
et
,
stra
no-
marty-
vìrtutum.
uberrimus
quae
unquam
tunc
virorum,
est,
quam
nullis
quam
erat
proventus
tuguria,
quam
et
sanctorum
putandom
quibus
et
et
urbibus
optabat.
recentior
quamvis
abundantia,
nustris
mergi
file-
morte
Monachorimi
temporis,
ferventìor,
degeneraverunt,
bicula,
nostri
de
Paulam
ad
genus
fluctibus
malitia,
charitas
epistola
temporis
mores
defuil
et
in
oluscula»
tantum
stellata
cu-
attagines
et
et
legumi*
na
sa-
ut
sale
oleo,
sine
tantum
ad
Hieronymus
ait
ad
Salvinam
Idem
ad
Nepotianum
mus.
Ibidem
qui
poteram,
tu
siooilam,
in
piscium,
avium
discerno
attaginem
qui
tuas,
te
de
et
ructas,
Ifélaniaque
Et
phasites
novi
famem
luslris
expellant,
qui
non
saluberrimum
Hera
ronymi
quando
ad
tia:
ad
Giericus
iam
ad
progrediamur.
Execratur
culo
et
pauperes,
stiani,
semper
multos,
fessorum
vixisse,
eìiam
in
maxima
studila
ut
et
facile
haberentur
Nec
uUerius
qui
in
sàe-
Chri-
solum
scelere
maximo
prò
vi-
,
Quintilianus
honesta
:
vitia
sapienlìae
Yeterum
praecepisse,et,ut
nostris
consenserim;
plerisque
quam
quo
eos,
divites.
sunt
hypocristm
quoque
Ait
habuere*
facti
Hie-
maxima
quoque
habemus,
nec
il-
na
Christia-
res
Hieronymus
ibidem
monachi
Ethnici
sed
est,
ventum
summum
divi
habeas,
postquam
amplexataque
opes,
illud
plus
Ne
Nam
coepisti.
esse
devenit
tantas
enim:
ait
Nepotianum:
divitias
Profecto,
est
praeceplum
,
Paula,
comedant,
panem
luxuriam.
augeut
faba
ego
tribue
Illis
,
qui
aniicis:
greges,mè
cibarìum
sed
aves
sapori-
defictis
gloriaris:
Furiam.
et
geuera
calicò,
Asellam
anserò
ad
ventrem
et
sit
cachinnantiùm
Idem
no,
rustica-
setiare
lecta
ad
comeso
delectant
plangentes.
non
concha
provincias.
impleo;
ventrem
litore
quo
qùaeri*
tugurio
et
fastidio;
mella
serviunt.
delfciis
in
rugientem
pane,
et
carni
quae
domo,
paupere
dèliciis.
erant
abstiuentiae
cibario
et
summis
prò
carnes,
in
natus
milio,
nunc
nomina
bus
ait:
y'ìx
Paulinum,
famàm
qui,
,
,
commendat
Idem
pisciculi minuti
et
aspersa
latuerunt.
philosophi
prò-
praeceperunt,
temporibus
vero
enim
Non
sed
laborabant
virtute
ac
vultum
et
,
,
tristitiam,
et
et
pessimum
Hieronymus
dissentientem
morbum
scribens
a
caeteris
praetendebant.
ad
Demetriadem
ostenlabant,
habitum
Neque
de
ab
hoc
tii
dissen-
virginitate
sic
,
52
—
veritatem
se
vitoe
simulabit»
bem
dfstant:
illum
honorum
Iu8
vir
hypocrisis,
tanquam
illius
tempore
decipitur*
Periculosissima
fons
sanctitatem
mendaci!
et
scriptum
hoc
corruet,
decipientur,
dixi
immo
:
virorum
ut
ntietur,
me
maxime
quae
]eiunia,etmiraculaeflBnget:or-
et
cognosceiit
pars
Mmtllima,
sunt
Christum
orationes,
pauci
stellarum
adeo
Anticrislus
decipìet,
terrae
at
filiam,
temporis
inter
—
hypocrisis.
qfiod
est,
bonus,
est,
res
quod
est
facilius
nam
tertra
plerique
ma-
quam
malorum
et
Eapropter
pater,
nium,
om-
Dominus
noster
,
nullum
peccatum
critis
indixisse,
acrius
nihii
insectatus
fuit
illi
est
bellum
:
molestius,
videturhypo*
ubique
iHos
carpit
,
ubique
docetutab
divus
illos
Pharisaeos
illis
summo
Hieronymus
damnat
caligas
hypocritas
Eustocbiumscribens
ad
follicantes,
in
manicas,
laxas
nos
bilim
Legisti quantam
caveamus.
opere
ubique
abominatur,
illos
?
evomuerit
crassiores
vestes
,
visitationes
clericorum
detractionem
virginum
si
et
:
do
quan-
,
inquit,
dies
lauta
eratur
festus
advenerit
convivia,
fumantes
ad
saturantur
vomitum,
pingues
patinas,
exe-
et
anseres
,
attagioes,
perdilam
superbiam
detractiones,
venenatas
dum
,
rodunt
roduntur.
et
sillae,
detestabile
pelli, lapidibus
bene
describit
saeculis
Christi
Quid
de
obrui,
in
et
c(Hnpositae
casae
dapes,
mergi
viles
placent
quae
fides
et
illis
ab
aurata
cibi
et
,
stra
no-
marty-
virtutum.
et
perdices,
plus
unquam
tunc
uberrimus
est,
quam
nullis
quam
virorum,
proventus
plus
Yides
erat
sanctorum
tuguria,
quam
et
file-
morte
urbibus
optabat.
recentior
putaiidum
quibus
et
et
de
Monachorum
temporis,
et
saeculis
Paulam
ad
genus
quamvis
abundantia,
nustris
quam
nostri
ferventior,
degeneraverunt,
bicula,
epistola
fluctibus
malitia,
charitas
in
temporis
sui
mores
defuil
et
rum
Et
oluscula,
tantum
stellata
cu-
attagines
et
et
legumi*
-53
—
Da
sine
ut
alt
sale
oleo,
tantum
ad
Hieronymus
ad
Salvinam
Idem
ad
Nepotianum
mus.
Ibidem
qui
tu
in
piscium,
discerno
avium
attaginem
Melaniaque
tuas,
de
et
lecta
sit
Et
Asellam
cibarium
famem
luslris
expellant,
Hera
qui
non
saluberrimum
ronymi
quando
ad
tia:
ad
Glericus
devenit
tantas
iam
ad
progrediamur.
Execratur
culo
et
pauperes,
stiani,
semper
roultos,
vixisse,
eìiàm
in
maxima
studiis
ut
hypocrisim
quoque
et
facile
honesta
plerisque
vitia
ìnsàeChri-
solum
scelere
nostris
prò-
praeceperunt,
temporibus
vero
enim
Non
laborabant
haberenturphilosophi
qui
sapientiae
praecepissp,et,ut
latuerunt.
vi-
uUerius
maximo
Yeterum
consenserim;
quam
quo
Nec
prò
,
Hie-
maxima
eos,
divites.
sunt
il-
na
Christia-
quoque
Hieronymus
facti
divi
res
habemus,
nec
AitQuintilianus:
habuere*
fessorum
ibidem
monachi
Ethnici
sed
est,
ventura
summum
divitias
habeas,
postquam
emplexataque
opes,
illud
plus
Ne
Nam
coepisti.
esse
Paula,
Profecto,
est
enim:
ait
Nepotianum:
faba
ego
comedant,
luxuriam.
augeut
praeceplum
,
aniicis:
tribue
panem
,
qui
sapori-
calleo,
Illis
et
genera
greges,me
Furìam.
sed
aves
et
gloriaris:
anserò
ad
ventrem
defictis
cachinnantium
Idem
phasites
non
coocha
comeso
delectant
te
plangentes.
qui
novi
ad
no,
rustica-
setiare
;
provincias.
ructas,
impleo;
ventrem
litore
quo
quaeri*
tugurio
et
fastidio
melia
serviunt.
deliciis
in
rugientem
pane,
et
carni
quae
domo,
paupere
dèlìciis.
erant
abstiuentiae
cibario
et
siooilam,
nunc
nomina
io
natus
milio,
yix
poteram,
bus
alt:
summis
prò
carnes,
famam
qui,
,
Paulinum,
commendai
Idem
pisciculi minuti
et
aspersa»
sed
virtute
ac
vultum
et
,
tristitiam,
et
et
pessimum
Hieronymus
dissentientem
morbum
scribens
a
caeteris
praetendebant.
ad
Demetriadem
,
ostenlabant,
habitum
Neque
de
ab
hoc
tii
dissen-
virgìnitate
sic
,
MARAMONTIUM
AD
slni:ulari
De
libi
Narrabo
pvi^iia.
Maraiiiooti
generose
singularem
Dobilis
pugnam
,
,
animosi
juveois
MadaluoeDsis
ferocis
et
nec
non
,
veterani
id
se
Saessaoi.
equitis
veterani
et
fratrem
jure
multis
fecisse
dissidi],
Causa
vulneribus
quod
nec
quod
asserebatque
percusserat,
id
se
fecisse
poeniteret
idque
»
armis
se
experiri
Yeteranus
re*
venis
»
pollicebatur,
id
negabat
Locus
tironi
si
quis
vellet
factum
jure
a
delectus
armorum
ju-
impetra-
rege
quod
magni
menti
mo-
,
Justiorem
obvenit.
veterano
improba-
quapropter
decertand!
,
est
factum
fuisse:
impune
jus
veteranusque
vere.
ille
javenis
pugnandi
causaro
,
,
maxime
quod
armis
in
valere
ab
nec
re
opinantur
omnes
,
,
pi
tus
tribuebant.
veterano
ures
pugnandi
locus
Descendunt
in
ambo
ctantibus
in
rege
ac
regis
et
Novae
fossa
ad
claustra
(ilio
,
rum
Tandem^rege
et
duabus
constitu-
annuente,
arcìs:
hunc
consti
tutus
fabrefacta,
usum
reginis,
atque
est
dies.
^speHispano-
,
Ycnetorum
oratoribus
ac
,
universo
populo
-68
—
recepluì
aotequam
ret,
dit,ac
deprecatus
morteiti
inolusysive,
numine,
sive
militum
circumsladtium
victori
se
slve
Yeteranus,
est.
aliquo
puto,
ut
ille statim
caneretur;
miserìcordia
utaudie's,
id
quia
siveconcursu
morìs
apud
est
,
nuos
pugnatores,
num
continuit
ut
supplici
et
ac
tironem
dextera
vilam
precanti
prehensum
prorecto
iri,
perditum
pserit
Juveois
fuit,
inanu
quod
erat
apud
regem
Magua
vis
cootem-
religionis.
juste
non
mira
et
qui
quam
dubitavit,
Fapiens
Demo
conscius
quia
aut
saeculis
omnibus
et
est,
est
duxit,et
donavit.
illum
ilarum
Carme]
ma-
»
populo,
spectante
captivum,
Mariae
divae
moris
ut
stre-
parcant;
,
,
dedi-
pugnatunis
,
detractare
puderet
quod
sed
esset
quod
certaroen
promiseraf,
melitarum
beala
quoniam
aut
diei
illius
confessus
peccata
est
ecclesia
in
est
pugnatum
quo
yivum
devovif
mortuumque
sua
Beatae
seque
noverat
(lar-
Hariae
Virgìni
yeteranus
,
dedititium
ac
suaderent»
omnes
divae
ne
ma-
.
captivum
yt
id
Nec
summò
suadebat,
Virgo
«
cum
seroe!
,
,
juvenem
praecipue
ac
regi
daret
dono
Columua
Prosper
qui
cujus
sub
,
auspiciis
diu
jam
veteranus
militaverat
cujus
et
favore
ac
,
inierat,
certamen
sumptu
numine
clamavtl
kunc
:
divae
ego
,
dono
coelitus,
tactus
ut
virgineo
puto,
CarmeUtarum
Mariae
do.
Habes
mi
Maramonti,
gestam,
rem
et
ordinero
pugnae,
,
ludi
seu
gladiatorii,
conjicere
et
possis
cujus
ego
viribus
fui.
spectator
quoque
jusvalet,
quantum
experientia
rerum
et
prudentia
quantum
corporìs
et
de
lin-
animi,
etiam
hoc
,
est
audapiae
ferocitati
et
Barbarorum
Haec
antecellat.
,
sint,
Illa
vero
Ritmanorum.
agitur.
Nulla
plagam
mitiorem
NihiI
aliud,
sii
bello
de
quod
menlio,
iacolentium
scire
sed
opere
utinara
Graecorum
praetium
hoc
diu
et
sit,
hic
univer-
69
V
géntes
sae
—
—
religioni
vacaiites
Livius
ul
sumus,
ait
io
urbe
,
religionum
piena
dicam
ne
superstitioDum
quotidie
,
Gampaniae
et
tus
Lucaniae
et
flunt,
concursus
Garmelitarum,
populorum
quotidie
matres
vix
sol
pueri
pudore,
est
et
urbem
p(er
spectaculum
ad
usque
chantes
sudore
Dii
bene
eveniunt,
quin
per
se
tiunt.
et
aliqua
singuli
Auctor
non
bu9«
quas
aliquo
sine
cernere
;
infantibus
ut
est
est
ignorant
est
vel
sed
;
obsitos,
senes
verbo
ipsi
Herodotus.
calamitas.
talia
Utinamsim
,
futurorum,
hiidem
in
et
universum
ingentes
nationi
prae-
quod
praesensunt
eventurae
solent
signis
prae-
,
hoc
sine
sine
evenit
casu
aliqua
divina
,
mortalium
mentes
sapientiores.
meliora
mobile
praescius
vel
Dii
,
Quoties
civitati
Deorum
nunquam
omen;
insanum
saepe
vates
Sed
bac-
et
deprecantes
religio.
sii
,
vociferantes,
sequatur
,
,
videntia
puellas,
incedere
tempia,
magna
quandoque
calamitates
nuntiari
crini
cum
hominum
vertant,
»
sic
ululantes
Deorum
animos
vulgui
vates
ceps,
et
pulvere
et
invasit
tanta
falsus
passis
matronas
et
urbem,
per
ferant,
puellae
,
decrepitos
iras:
ditant;
est
clamantes,
praecipue
et
,
adolent,
cernere
conven-
innuptae
»
lingunt,
vidit,
unquam
tempia,
viri
atque
lambunt,
religiosi
omnia
,
frequentante
nium
om-
,
Bene
praemonente
vale.
FINIS.
nescio
;
prp-
viderint
LETTERE
DI
I
GIOVANNI
OftA
BERARDINO
PKIMA
LA
VOLTA
TAFURIDA
PUBBLIi:A7E
NARDO'
OSSERVAZIONI
CON
ESCmARIMENTI
04
FRANCESCO
SECONDA
EDinONE
NBL
PREAMBOLO
CASOTTI
PIÙ
COHRETTA
DALLO
I
STESSO
RITOCCATA
AUTORE
eradili
gli
Tra
di
letterarie
d'Otranto,
Terra
scrittori
degli
grande
nati
raccolta
di
il
Cronache
pili
avendo
Berardi-
ria
l'isto-
pubblicata
di
regna
fornito
Napoli,
Diari
fu
a
ed
lui
la
e
del
Seriptores
e
la
del-
Giovanni
Italicarvm
Rerum
cose
particolare
in
nostro
quale»
nel
che
stori-
le
luce
ed
il
fu
mag*
scorso
porre
regno,
uno
Nardò^
da
Tafuri
»o
a
questo
e
secolo
nello
in
affaticarono
si
giormenle
che
ingegni,
al
tori
Mura-
Tiraboschì
,
di
piccolo
non
magnifici
nella
soccorso
monumenti
Letteratura
e
composizione
delle
Annali
gli
di
Italiane,
cose
d'Italia.
due
que'
Tlstoria
della
Ricercando
io
poco
,
fa
le
quel
scritte
mi
luogo,
Tardino
Galatina
alle
Tafuri
in
quella
sua
memorie
il
mani,
lettere,
XXIII
le
per
vennero
Papadia',
al
di
Librerie
private
signor
presso
che
il
di
Muratori
aveva
le
occorrenza
Be^
quali
,
ci
mostrano
con
quanta
liberalità
(
comune
sendoché
es-
ir
—
allora
altrd
per
furono
molti
a
comunicate
al
documenti
e
inoltre
e
italiani
letterati
notizie
Modenese
—
ci
fare
riferire
o
d'
più
dal
gi»dizio
un
nostro
)
dito
eru-
occasione
porgono
,
forestieri
e
critico
di
di
vari
altri
,
nostrali
scrittori
mi
del
SODO
qui
mi
però
e
:
è
motto
non
di
degne
parse
pubblico
leggerle
fin
di
portate
esser
osservare,
net
quanto
di
e
cati,
giudicognizion
a
brevemente
notato
occorso
giustamente
chiarire
ranno
sa,
qui
di
recate.
Tafiiri
al
Venuta
sotto
Crescimbeni
la
della
dal
notizia
eh'
Raccolta
signor
Mario
Gìovan
accinto
allora
erasi
a
,
fare
il
Muratori,
dal
gli
si
di
principio
profferse
de!
carteggio
questo
si
che
modo,
coglie
rac-
la
primar
Tomo
VII
e
,
che
cosa
I.
R.
S.
venatio
auctorìs
IMI
deunt
ex
noto
giornali
(1)
DcHg
che
in
Io
codice
Spinelli
Nap.
scrivendo
Parte
Spinelli
mine
I
della
,
nel
questi
F Ammirato
altri
fam.
primum
Era
lasciato
tra
de
Ju^
Neapolitanae\
Neritonensi.
avesse
al
NeapoKtano
regno
Ì2l68,ltalice
annnm
volgare,
Fam.
in
gestarum
manuscripto
Matthaei
ephemerides
Symhrom
ad
inserita
Cronaca
titolo
con
rerum
mque
la
fu
1058
pag.
diarium
sive
ben
inviò
gV
Sansevefino.
ab
no
an-
pro-^
regno
suoi
(1)
VI
--^
che
Apvlo
quam
Spinelli
cammixla)
furfure
colui
come
che
i
Ricordano
Toscani
sia
appunta
dello
questa
alcun
prima
tempo
Spinellus
anibos
noster
Dina
e
antiquitate
tamen
adeo
atque
)
1281
{
Malespini
(1280^1312):
Compagni
ceìlit
in
scrisse
( quam--
italiano
abbia
,
,
che
si
che
storia,
piti antica
la
prefazione
nella
il Maratori
dichiarò
Napolitaui,
ruditi
^^
hoc
prae*
ab
nomine
etiam
,
Mcdicis
comiter
gnanus
historieorum
del
onore
a
antico
che
libenterqtie
italice
Giovan
nostro
ognuno
del
incominciarono
da
( primato
nella
Dante
Non
di
ritrovati
altra
colori
de'
valersi
neir
scere
cono-
Pugliesi
più
il
Neritino
coloro
tra
^
e
lingua
della
istorie
eziandio
consentito
).
il Tafuri,
alle
V
primato
ad
torna
fatto
aver
codice
conosciuto
favella
censura
rifiutare
già
perchè
poi
so
sua
a
Sicché
V
Berardino
suo
antesU
tamquam
scribentium-^
questo
per
documento
volgare
acdpiendu^
del
stampe
pubblicata
che
mandata
padre
dal
vedono
si
più
tardi
mostri
Calogerà,
Muratori
nella
sta
que-
pei
sua
mal
lettera
a
,
quel
Padre
(1)
e
che
smentiti
apertamente
sono
dall^
,
(1)
Michele
V.
la
ristampa
Tafuri
in
delle
Napoli
opere
nel
18S1,
dei
di
Tafuri
Tomo
II,
Nardo
fatta
da
vn
—
1723,
seconda
La
della
lo
Muratori
Turchi
dai
del
vita
marzo
la
fu
storia
1 180
nel
che
d'
che
e
che
di
la
questi
Aragona,
voltata
Afferma
).
3
Lett.
Galateo,
Ferrante
Hydruntino
(
scritta
bene
di
comandi
ai
19
,
nella
Angelis,
il
ebbe
fatta
d' Otranto
molto
li parve
eh'
opera
presa
4722,
maggio
16
1726.
luglio
19
e
del
modenese
dd
seguenti
—
compose
titolo
con
in
poi
il De
italiano
de
Bd*
da
Gio«"
,
in
volta
ma
di
tal
da
Copertioo
nel
N.
Molti
che
le
canto
contràrio,
di
come
la
hanno
conósciute
solo
si
quella
in
legge
buon
pri«
dubitato
più
reco
Gallipoli, quale
di
N.
a
in
impressa
fu
1583.
da
peso
Catalano
lettera
Otranto
lasciando
io
fauno
che
Stefano
sua
ed
fatto,
autorità,
di
Marziano
Michele
van
una
letteratp
e
,
,
di
vicino
di
luogo
e
di
al
tempo
Galateo,
è
certo
degna
considerazione.
«
della
risposta
Per
d'
portator
mi
essa
dice
carissima
di
dover
partire
V.
S.
che
già
subito
il
mente
breve,
dico
del
Galateo,
che
e
se
con
haomo
è
curiosità
Tè
dell'
affezionato
stato
andate
opre
cercando
sen,
z'
uè
arroganza
mai
ho
po^so
trovato
dire
eh'
essere
egli
stato
habbia
più
fattolal
d'ogn'
opra
alti*' io
de
bello
:
vni
^—
Hydruntino:
tengo
e
Marciano
—
fintione
per
haver
tradotto
il che
havrà
la
dice
che
quello,
dalla
sua
bate
Gab-
latina
di
,
Galateo
detto
col
all'opera
che
dire
di
autorità
posso
libro
di
ragionando
extrema
etc,
da
cosetta
lui
neli'
e
fatta,
S.
sarea,
Ce-
Diva
Hymno
nostro
a-
,
io
trovo
sue
opre
come
detta
ne
,
in
dere
cre-
di
scrisse
particolar
in
ut
né
tanto
che
già
composto:
lasciò
non
se
più
huomo:
dove
notato,
dar
per
quelvalent'
avesse
quella
fatto
Giapigia,
sua
V
non
di
di
nome
nella
guerra,
vesse
:
che
Galendaro
un
un'
ogni
cita
Apologia
,
ad
ìnsino
Egidio,
più
brin
dovea
Roseo,
non
me
suo
di
ne
sempre
aprile
Di
dirle
di
credo
e
le
quel
quella
fatica
eh'
niente.
bacìo
agli
né
Del
le
è
da
resto
Mam-
debba
Di
di
ridere.
al
sono
poli
Na-
Io
do
coman-
Gallipoli
alli
13
1619.
V.
S.
Affettmsissimo
Stefano
Nulla
Di
archivio
cosa
mani.
?
to
quan-
perchè
so
nell'
opra
Re,
amici,
scritte
nulla:
portentosa
volontà
non
di
posso
detta
per
epistole
mentioue
far
conservarsi
per
air
di
meno
io
inchino
a
credere
servitoì^e
Catalano
che
il fatto
abbia
IX
—
^otuìb
così.
seguir
particolar
Una
tante
titolo
con
tetterà
compose
Hydruntino;
scritte
donatione
de
nòo
Bello
de
egli sparsamente
nella
Japygiae
Gàlatea
Propriaménte
opera
ha
be
cose
—
nel
liberdesitu
Gonstantini
impera^
,
Eccksiae
facta
toris
lìéir
Epitapkium
in
ma
Alphonsum
re^
,
del
Esposizione
neìV
)gem\
Pater
ed
nosMr
in
altri
suoi
,
inediti
che
tuttora,
molto
ha
bene
,
ridurle
il Marziano
potuto
titolo
l|uel
ed
editi
opuscoli
dire
e
in
del
non
in
volgare
tutto
a
torto
un
libro
che
fosse
con
ver^
,
sionè
della
Chechè
sito
però
di
più
he
Otrantina
guerra
sia, stimandolo
ne
di
Galateo,credè
esso
fecené
descritta
nel
motto
dal
Muratori
averne
non
a
parto
soppo^
tener
conto,
né
carteggio
suo
Galateo.
fa
da
liit
^
stampata.
altre
Due
Antonello
e
di
1722
ambedue
Ma
al
parendo
Raccolta
(
Cardami
Lucio
).
appresso
Leccese
Goniger
i Diari
die.
vennero
opere
Lett.
di
le
Cronache
23
ott^
del
(
Gallipoli
non
4722
molto
è
da
varie
48
gran
difettose
,
èssendo
)^
del
Lett.
nella
comparvero
raccoglitore
di
,
ed
,
mólti
da
che
notare
lettere
screditate.
lo
stesso
diverso
Muratori
ne
avendo
giudizio
Cardami
ai
rispetto
Pure
ha
portato
con
i suoi
stimato
,
Diari
una
volta
cosa
buona
e
da
volentieri
inserirsi
,
ùèllà
Raccolta
(
Lett.
del
18
die.
1722
)
ed
,
b
un'
altra
X
—
disdisse
si
(
conrerma
gliene
4732
mag.
i7"2
dov.
),
forse
)
di
pòi
perchè
di
ma
,
bassi
tempi
7
-
.
29
del
Lelt.
del
Lett.
(
—
che
queHi»
come
dal
1 41
mentre
dal
1 400
storie
maestre
discorrono
0
al
,
A 494
scrìtti
malamente
SODO
e
4500
egli
ricevuto
avea
(
inedite
ed
al
^
,
29
del
LeU.
altre
tante
1728
ott.
che
)
edite,
meglio
molto
,
'potevano
e
di
(
tempi
que'
minciava
nel
già
che
piuttosto
del
da
i"assimamente
9
di
che
quel
4726
nov.
Diari
)
:
fossero
alcun
profil;to
,
particolarisszate
alle
spelta
questi luoghi.
di
Quanto
che
poi
al
giudicò
ne
la
Coniger
cosa
va
Muratori
un
po' differente-*
si
comunemente
e
,
éi^de,
1
trarre
poterne
iaco«
parcamente
colali
veramente
che
)
andar
del
Lett.
(
ctùesti luoghi»
4731
marzo
bisogno
XV.
non
per
di
udente
il
perchè
difettosi
notizie
sentire
a
di
conoBcenza
del
Lett.
le storie
pigliar
tanto
alla
soccorrere
,
che
accidenti,
per
Vogliono
alcuni^
e
del
sono
invano
sarà
non
maggior
di
te.
accenna-
che
numero
,
lai
una
torno
la
ai
fu cominciata
cronaca
principii
tengono
di
sappósto
Coniger,
ccsìdotta
dal
avvenim^ti
960
del
posteriore»
sino
spettanti
di
un
al
1512
al
regno
erano
ed
,
di
Palma
Giusto
vi
e
in*
scrivere
a
secolo
sestodecimo
tempo
ma
veramente
(
benché
mano
tri
al-
del
non
): e
Leccese
stati
registrati
ali* Italia
e
i
con
—
parlicolarità
a
Boscritta
solamente
e
XI
•
—
Corse
provincia.
questa
del
1709
ta
fu
prima
»
di
cura
disi,
di
na
di
mende
copie^
e
Lecce.
lo
farne
una
novella
non
fece.
poi
Crottaca
vedesi
pienù
di
Palma
stesso
a
Brinr
di
riuscì
pie-^
riti^
disegnava
ehev
pubblicazione»
E
ettori
e
essendo
quella
è
verissimo
posteriori ristampe
aMe
volta
stampe
edizione
L'
che
di
morte,
dalle
fuori
messa
piuttosto
tante
da
colto
Pahma,
non
le
rame
miK
,
Giusto
se
tempo
gran
di
cfae
vila
ser-
colai
ora
inezie'
poehe
non
»
(
Lett«
fioeiìo
del
gli abbagli,
per
e
eh'
ella
che
in
degli
prima,
d*
raec"rfta
cettQ
iofìttitament"
amanuensi
e
le
mam"
Rigettata
poi
P.
del
critiche
1733:
nel
{
altro
per
dal
pertanto
Galogerà
fatte
quali
vecisero»
Venezia
in
stampare
opuscoli
altre
interpolarono»
guise.
conio
note
sue
di
colpa
per
il' Tafurt
fecela
Muratori
coft
tuttavia
ma
impressa
fosse
oorrupperla
netta
);
,
degli stampatori,
innanzi
1722
luglio
10
»
Tom.
in
qualche
,
luogo
molta
con
dispiaciute
,
Leccese
alle
mtìd^
eerto
Cronache
di
Yineritù.
Dove
a
un
quali
le
un
Gio^an
Messer
AnMnelia
due
o^ti
Ampolo
titolo
Berardino^
suo
a
Dottor
ba
inserì
religioso
essendo,
cotal
che
libretto
suo
di
Berardino
:
difesa
annotazioni
Domenico
fiiovan
la
presene
antiche
prah
fer
eoo
leggerezza
Msfosta
Hn/tcri
io-
Conigereo.
lettere
di
che
amico
^
esso
no"
)
^H
-»
iliibbiftmeDte
je
rivelano
quali
borie
"aiiUari
miaerabili
a
CaUificaFe
—
quelle
rest^raroi
a
tt", nel
migliori
di
il
docuoienito,
m
lumi
avrebbe
di
periodo
quel
cotanta
dagli
male
jQO
e
un
picciolìssimo
che
di
scrisse
oscuco
el
molti
nostre
cose
si vod?
oy^
de'
p,Or
pruova
Censore
ancora
e
Siane
Cronaca,
essa
cer-
spanr
coafusa,
e
trattato.
il veroi,
e
le
IAt
cbe
polu,^
sopra
tuttora
brano,
criticato
V ba
luce
ancora
scrittori
il Gronicista
joente
di
raggio
qualche
un
9
uè
Critico,
,
dere
nuano
inesca
né
resto
$odd(sfeK
a
aves^ro
Del
istorie.
{K]flogis(avalsero
difetto
uomìnùecome
erronea-
ippderni
nof
^
volgari
scrittori
;U luogo, della
Cronaca
isn
Anno
«
il seguente
23.
^t
^d
^rnai^no^
Aprilis.
lo iUustrissimo.
d* AthenjB,
Duca
na.
è
Die
d'Atbena
Cet^
inavvedotamente
"
Fo
de
in
ammazzato
Quj^lterio
s^nor
Goote
err^e"
Lecce
la
di Preiir
de
et
Bi;ei^
,
iia
;
la
et
Episcopato
al
iu
successe
Juh^noe
9P
io
fQ condotta
tes\a
su^
sepolcro
|o
Contato
d'Engbenio;
signor
.del dioto
in
)iii\walnro»
in
quanto
dice
l-ecce
laCetìi
d' Eugbenia
Gu^ltieriOv
è
delle
cosi;
«
»
E
suo
lo
et
et
la
eccellente
Stato
nota,
dal
Gualtieri
ì^
deposta
ps^tre: al qi:^lp
de
figliuolo, de
giunte
pue
I"ecce,
Duca
q^
de
et
Lpy^lQ
Duca
d^I
ad
tanto,
critico
ritrovo
ai^nor
Gupersa*
la
sorella
più meravigliosa
in
tempA
Vua
da-
iiy
—
maDOSorilta
corre
di
aorta
le mani
per
di critica
maniera
prima
e
nel ISiOO
Gualtieri, che
della
ne
d'Hauteville
casa
però
quello, onde
non
Conte
70
fratello di
e
il
colui
to
nel
stumo,
CO;
costui si vede
poteva
1
quale
205,
il
essere
e
cacciato
i piorenlini se
a
138
terzo
! Il
Conte
che
fu rifatto il
signor
figliodi costui,
fa
il
Hicbele
1
dei Tafuri
Tatiuri. Napoli, i8Si.
padre^
Yoh
di
nato
Cipro
di lai
Duca
ristampate
% pag.
460
meno
ed
e
pressp'
,
UgOr,
casa
annotate
529.
nel
che
mestieri
era
Maria
moiv
semman*
molto
e
di
re
figliuolpor
il
signore d'anni
primo
di Nardo
figliucr
sua
perciocché
1 343
a
di
e
ter*
Di poi
rimase
del
del
e
ben
a' successori
di Atene^
,
(i) V. Opere
e
eletto
l'avessero
di Lecce
Era
per Jolanda
di Firenze,
di Firenze
cupato
oc-
di talnom/^dìLe^pce,
nome
Duca
essere
doD-
di Atene,
Duca
era
di Gerdsalemme*
re
secondo
,
,
il Gronicista.
1205,
Tanno
SAmo
a
non
imperatore, ed
titolo di
vano
moglie
sua
far
a
di Lecce
primo
fu
quel Giovanni,
la trastijse Federico
NapoH
e
di Francia
} nel contado
parla
di Brienne,
:
( ultime
dagli Hofaenstauffen,
più
per
Ammirato
secondo
figliastrai
o
sta
(4).Que-
»
difeUgi^
v^ane
valere, per le armi, le ragioni di
Maratori,
eruditi
degli
è manifestamente
grossolani errori,
Quel
—
in
da^
)
XV
—
Atene,
83
di
Morea,
di
Conte
Agnese
principe
figlia
4301
del
di
di
imperatore
Nevers
prima
Ugo
di
e
deir
di
Pietro
Acaia,
del
o
Morto
4941
se^
,
nel
,
altri, saccedetlegli
tali
condo
il
d'Atene
Ducato
che
Gualtieri
ei
di
venne
nella
Contea
Gualtieri
poi
Lecce,
di
e
ignoto
all'altro
Ugo
signoreggiò
e
Conte
quarto
da
passa
,
Questo
di
figliuolo Gualtieri,
suo
perciocché
all'Ammirato,
e
Ck)nrtenay
Costantinopoli.
iaìani,
secondo
Doches^
moglie
sud
Goffro
di
figlia
Atene,
della
di Ville-Hardouin
Elena
per
—
Firenze.
Lecce
secondoi
e
,
di
Duca
il
cronaca,
del
col
infino
ai
l'alia
sinistra
chiesa
così
rege
cepit
Fiorentino
A
suo
populo
Lupiis
iterwn
"tto
desitu
Galateo
Japygiae
primo
faetuti
domincUus
seiterum
sia
pare
Athemrum
Flot^entiae
eiectus
nel«-
Caroto
a
sue
tica
dell'an-
dbl
eomes
Dua"
est
colle
tribuna
qual
libretto
Lupiarum
da^suoi;
alto
rammentalo
moratus,
parum
Il
la
rive
vedevast
alla
Lecce.
nel
iectaratus
riscosso
corpo^
appresso
di
Brehennae
Salentinis
a
entra
riferito
o
quel s^Krfcro
confusamente
dapprima
Gvalh)mvs^
inde
chi
ricorda
suite
dell'Ammirato
tempi
vescovile
veggendosi
in
a
in
che
combattimento
un
testa,
sua
deposto
che
Apuliae
la
tempo
armi,
stato
in
mori
quale
desso,
quel
appunto
donde
Cefiso:
venne
è
Atene,
Lupias
est:
re-
....
caque
itenm
in
Graecitm
re^
XVI
—
insidias
in
vertens
cmifiuclorumf
predo
altri
lo
stesso
luogo
di
persone.
soltanto
vn
zo
di
«he
Qltr'Arno
in
mori
battaglia
Francia
avendo
Giovanna
casaai
carico
restò
lasciato
di
di
nati
altre
di
prigione
19
sua
)"
essere
lui,
Da
di
Firenze.,
da
di
detta
seconda
città, Gual^
regno,
e
Francia,
1356,
principe
Egli
alloggiarono
quella
nel
ter-»
e
chiamato
altri
ed
e
Gctal-
e
signore
Firenze^
del
potuto
Isabelle,
Settembre
figliuoli dalla
Brienne,
ha
Lecce,
Contestabile
del
che
di
imprese
sue
vedesi
Conte
da
di
tempo
quel Guattierii
Taranto,
a
hanno
cronica
trascrittore
Mozzi.Gacciati
Poitiers
di
del
1 342
andò
di
(e quello
quinto
nel
lui
con
di
erano
Margarita
varie
dopo
nel
fu
Atene,
JBeatrice,
tieri,
Cbatillon
Lw-
rinfaDtiao
nella
morte
47
non
e
Gualtieri
moglie
a
della
magno
Cathedrali
in
circostanze
contrario
piuttosto
di
questo
Puca
ebbe
di
2,
1 31
dajGiovanna
E
uooo^
seguitandolo
nelle
Per
degli abbagli
tieri.
vMcum
qnam
Summonte
ciecamente
Fanno
del
avvenne
Indili
errore
errato
sepulcfo
parvo
appresso
ripetuto,
e
Maria
est.
caesus
locavit.
Ecclesia
molti
Q
in
rederfiit, atque
piensium
inciditi
incautus
dicunt^
Graecii
a
Ladislairegisdiximus,caputGualterii
fuisse
rem
TwcarUm
seu
Lupiensium
parte
mamma
Graecorum
quidam
ut
—
di
fuori^
in
quella
ove
il
Galles.
re
NÒ
Margherita,
né
dak
moglie,
in
lui
cosi
tvn
^—
il
ftì àpetìse
nel
ghiekì,
figliuola
dì
non
gi
e
in
nicisfa:
trecce
inarlto
della
Giovanni
Pirro
Lecce
138(
d^
Indi
che
cessato
passò
»
rellà
Galatinia
to,
fine
in
ec.
il contado
così
di
Lecce
f arajdto
e
fu
pet
)»
il
ero-
Gio-^
te
Con-
Firenze.
di
conti
vita
sua
di
pia tardi
il
di
questa
Maria
per
Vis^
Cónte
so^
Sole*^
ebbe
principato
di
riunita
ai
provincia
questa
sempre
Giuliano
vedesi
come
^
di
quarto
di
quali di poi
de*
un
Lui*"
etTOneamente
agli Orsindelbalzo
contado
questo
dice
contado
scrisse
^
figliuolanzà»
senza
al
antioi'a
1373.
figliuolo
suo
nel
detto
al
signor
al
e
si fa questo
figlia del
presso
credè
di costei
ed
cronaca
succedere
supposta
fin
primo
Ammirato
soprad^
la
f it'eaee^
di
appunto
sua
d'Eli-
inavvei'teiiza
Tarsia
al
come
nella
dall'
e
"
il
Lecce"
1320
figli,^dunque,
I
ignoto
che
non
signore
signor
esso
nome.
immediatamente
di
se
di
quarto
per
^decederono
quel
se
vanni
di
( benché
stato
fin dal
dU
andò
questo
(lOdltied
rAfnmifato
U
Giovanni
altro
e
màfitatft
sbreUà
trovarne
Conversano
r
elie
nòù
e
di
érasi
quéle
Isabella^
detta
Brieane^
figliuolanza
alia
Viso
di
sangue
—
,
La
regno.
ta
dalle
soluta
amor
quale
ben
Case
mentovate
»
signoria.
di
sana
Queste
critica
anni
quattrocento
e
in
uotisie^
appena
certi
era
qvasi
tempi
toccate
stata
qui
sommariamente,
tena*'
in
as*
fiolo per
io
le ho
XTUI
—
dallo
tratte
altre
molte
del
contado
memorie
te
varie
Taranto
da
camenti
inediti
nella
ed
:
ad
altre
città, ed
da
d'
dopo
più
di
non
e
non
sperdere
di-
per
di
non
di
sta
que-
barbariche
assai
ampliate
Brienne
gistrate
re-
contado,
edificate,
nuove
Gualtieri
se
avventuroso
ed
rifatte
tutto
àncora
devastazioni
le
do*
danqué»
qaale,
tal
di
da
eziandio
parte
un
compia^
principato
mutilata
periodo
esser
del
detti
dei
un
che
ed
La
memorie
il
del
buòna
Leccese.
stalo
incominciarono
e
in
le
per
e
francesi
erano
le
in
provincia,
Lecce
miserabilmente
fosse
che
di
cronaca
appunto
meno
raccolte
me
cronache
cosi
fu
altro
per
da
—
terre
Roca
come
dagli
Galatina
,
del
Orsin
Goffredo,
Guglielmo,
di
Otranto
di
e
Lecce
Tancredi
e
Niccolò
S.
e
dai
eretti,come
monumenti
tanti
Balzo:
le
e
manni
Nor-
Cattedrali
Cataldo,
ancora
,
ih
piedi
le
fuori
di
mura
città
questa
:
tanti
luogii^i
,
monastici
e
di
beneficenza
fondati
tanti
demani
cessi
con-
,
in
ciò
nel
aumento
vile
intendimento
cavalieri,
Ascanìo
ben
e
onde
di
la
Lecce
popolazioni
tutti
affrancare
pieni
sono
Grandi
delle
essere
il
sacra
È
ec.
ci
poeti-
quei
di
il Tancredi^
poema,
dell'
Infantino,
tante
e
,
altre
da
adulatorie
quella
maniera
scritture
di
venute
dal
fuori
vassallaggio
o
,
di
4600
in
poi,
isuffeùdalitk
,
fino
che
1463
al
Tornando
al
di
Prelato
Muratoriane
Nardo
intende
governò
che
Sanfelice,
1736:
lettere
alle
ora
dei
Antonio
dovuto
avevan
ai
portare
Conti.
summenzionati
parla
almeno
acci*ebbe
studi
gli
del
dotto
dove
Vescovo
1707
dal
Chiesa
quella
formò
:
che
dico
Archivio
un
ove.
,
ogni
raccolse
alla
sì
Città
documenti
di
sorta
morendo
e
:
legò
quel
a
sa
Chie-
sì alla
spettanti
pubblico
la
,
scelta
sua
copiosa
Librerìa
di
circa
3300
volumi
sta
po,
in
sala
una
dell'
terrena
episcopio
ve
bre-
questo
con
ricordo
Bibliotheca
in
Ali Antonio
visitato
Episcopo
publieae
erecta
MDCCXXXVL
Anno
ho
elido
Sanf
Commoditati
Io
Episcopalibus
a^idibus
biblioteca
questa
ricordando
e
che
»
Muratori
alcuni
procaccialo
raccolti
il
diplomi^
naggi,
murose
desiderato
ben
avea
dei
Sanfelice,
iBtrumenti
0
altra
ricerche;
che
ma
meo^rie
rarità,
né
a
che
nw
fu
dato
avesse
aver
sapea
d'illusti*i
trasandai
non
gtt
contenessero
avventura
per
antichi,
simile
Tafuri
manoscritti^
molti
ove
il
di
perso*
difarn^pre*
ritrovar
altro
cba
Iitlv9
dalla
po3lo^U
tpio
urbwi
ne
vede
che
benrì
Nardo,
§d
propòsito
vari
a
da
sono
quelle parole
Mia
altri
del
luoghi
le
notare
di
il Mu^
cotal
sorte^
di
copia
gran
apparleoenti
a
»
rottegrandomi
Storia
di
cristiaoe
e
pagaue
^be
appare
cosa
dato
ho
quale
oomuoicà
li
TaAiri
Iscrizioui
aoticbe
alcuna
riportato
avesse
eodid-^
eoo
del
lettere
queste
Neritinam
monimmta
NerHini
.li*
questo,
eoo
Gf(ieou4id
SaofeUoe
Archivi
conlezaa:Dèda
ratori
p^r^^^neoé
nove
4tpr0ftim
satta
^seopaKs
altrove
zione
cU
sie9so
spectantia
MS.
hus
Si
ecdic^
uo
£d
reguo^
Nardo
la
città,
qwxi
fotte
eoa
coiUinìàOr-
la
tei per
es^a
con
lai
a
promesse
qu^to
a
anch'
spna
ia
"
ironia
(
a
io
abbia
patria
q^uaiora
29
del
Lett.
eh*
lodare
47^8
ott.
di
campo
pgroccuri
me
di
ed
):
s' ella
appresso,
parlare
di
onore
con
eompartirm
f occasione
presenti
no
m
desidera
coletta
sita
che
viva-^
grazia
u»a
"
bra%no,e
mente
sw
tali
darà
cAe
fiins^ premt^re
del
preuìure
logio
delta
inserirlo
sua
nel
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(l^ett.del
ec^
Tafuri
libro
quanto
deirorigine
ch'egli
principia dalle
mntarmQ
con
allora
era
per
TesHmomanze
lode
la
dttàr
dar
)»
ed
per
di
antìchith
^
fuori,
degK
di
im'e--
lueritasse
sito
.^
Kardò,
4731)^Co^
desiderava
uè
alh
soddisfare
3* settembre
ch^egli
erano
patria ( per
di
me
a
Nardo.
è
scrittori
Ha
vi
J
avea
qnati
il
fowd
ram-^
Muratoti
avrebbe
domestioo
direi
quella
eominciava
formarsi
a
socio
iliostre
che
ritruovo
quel
Heua,
che
del
e
vi
è
ci
del
eh*
eh'
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tem{H»
del
e
d'
lateo,
Ga-
di
crjfpio
por^
di
e
Spineto,
uno
mi
nome
xpoiògdaolrù
còSd^
w
Antonio
Fontano
Hieronymma
era
convenivano
stesso
istigazione
ricordo
dicevanlo
motto
ad
lasciato
stato
lo
circa
Lecce
in
familiarissimo
e
cui
da
che
accademiola»
di
^rta
additato
essergli
potuto
qo^
Mara*^
un
,
monte,
Raimondo
un
due
Donati
ch^
«tesso
ebbe
Ipotiposi
«uetudine
dì
di
filosofia
sione
de
Ingenuo
che
Storia
un*
della
e
censure
de
loro
coa-
libero)
occa*
la
veggasi
ec.
Accadèmia
dai
le
pòrgesse
ciò
come
Mai
e
[ccUoquinmr
e
Colonna
opera,
di
éP Italia
che
itócite
più
a
essere
(
sua
Lupiemi
codici
ef
delta
ms.
dal
del
dk
Lettere
dar
regno
fuori
ordinatamente»
buon
un
Lett.
titolo
con
allora
poi
dice
il Muratori
letteraria
cominciava
e
discorsi
maledicenze
invenzioni
na,
Galateo^
esso
dal
de'Salentini
luogo
un
erudizione,
pubblicata
quello
ÌÀ-
Vaticana;
Quel
era
di
Crisostomo
a
blioteca
la
e
ed
liberi
tener
altrui
alle
lettera
in
scoverto
Pirroniane,
Sergio,
un
,
,
di
nella
e
6
intorna
il
)
cune
al-
ad
io-
Tafuri
Calogerìa^
Raccolta
meglio
47"0
giugno
Napoli
per
pezzo
produsse
ri-
corrette
,
con
titolo
cifeZ/e
5cie»^e
e
delle
arti
inventate
t
xxnr
•-
ittùstratè, ed àecresdute
in
Parrino
del
pubblico
al
re
pubblicità
alla
tare
di
in
poi
idmetti
s6
Napoli
Mdratóri
gli
fatto
avea
vite
quelle
spera-^
incominciòapor^
del
Calogeriana^
vari
in
Mosca
incompiuti.
tal momento
da
del
V eternità
Bussidio
buon
onde
Italiana,
ratura
pe
stam-
vo-
,
dì
un
le
per
E
Raccolta
stampe
augurava,
furono
certo
12.
ancora
nella
rimasero
riuscirono
non
le
per
in
il Tafari
effetti
prima
che
12,
in
in
(1.e),
Napoli,
1738
che
regno,
di
regno
nel
Napoli
del
Letterati
dei
nel
-^
alla
Le
il
slabilire,
come
suo
( L c.)^
nome
della
storia
ha
il Tiraboschi
Vite
quali
tenuto
Lette^
conto
e
,
vi
si
è
sovente
eh'
è
27
del
fatica
altra
Finalmente
rapportato.
di
dicembre
Giovan
1
740,
neir
è fatta
tera
let-
menzione
che
Berardino
ultima
allora
d'un'
avea
per
,
le
mani
un
comentario
cioè
della
la
per
emendazione
do
le
qualità
ed
il
pubblicò
colta
Giovan
nel
vari
furi
Tutte
Berardino»
regno,
scritti
ha
si
di
ora
diversi
in
di
raccolte
quel
Napoli
opere
degli
nei
casato,
nel
1851
che
citata
rac«
di
essa
scrittori
nati
volumi
dei
due
;
P.
illustran-*
della
istoria
S.
queir impresa:
a
mentovate
Y
eccetto
trovano
pubblicato
le
atti
degli
XIV
venne
trentunesimo
tomo
Galogeriana.
ove
adoperati
personaggi
nel
parte
una
Gregorio
Bibbia,
della
de*
da
ordinata
congregazione
d'
,
,
Michele
dove
inoltre
Ta^
di
xxnr
—
Berardino
Giovan
si
legge
di
della
Nardo;
tin
di
patria
degli
intorno
deir
intomo
notizie
alcune
giudizio
Enmo
Infimi
alla
de
ed
persona
citato
re-
rkmo»
dissertazione
Domenico
Ab.
alia
storico
raglonmeBta
an
Accademia
dell'
nell'apertura
vati
—
Angelis
aUe
;
di
opere
,
di
Angelo
ria
di
sciò
di
Costanzo,
Napoli,
Di
di
che
i
note
su
XX
annotazioni
conal^
diversi.
però
e
"cendo
non
in
toccarne
questo
libri
scritti
sopra
luogo
le
dell'
lettere
Aprile
Lecce
,
illustre
1859*
Modenese.
sua
sto«
minori
Muratori,
il
motto
isenza
e
,
ecco
delta
,
la*
pia
,
LETTERE
Signor
All'Ili.^
Il
DI
III."""
è
grandiosa
Padrone
e
mio,
Padrone
e
che
dovrebbe
CoL'^
sempre
Napoli
—
verissimo
che
e
MURATORI
Tafuri.
Berardìoo
Signor
Appunto
A.
Signore
mio
QioYdnni
Signor
L.
per
Nardò«
Col.'*®
hp
io
un'opera
intrapresa
ridondare
in
gloria
ben
dell'Italia,
e
,
utilità
della
Repubblica
cioè
Letteraria
raccolta
la
tutti
di
,
gli
storici
dlialia
tanto
inediti
che
editi
che
dall'
in
500
anno
si è
Milano
amici
sino
e
dato
1500.
principio
corrispondenti
,
che
Ed
è
alla
stampa.
parimente
Son
studiano
si
che
certo
già
a'miei
tenuto
maggiormente
di
,
ajutarmi
storie
al
scritto
hanno
,
,
nell'accrescere
inedite,
protestarmi,
e
e
mi
la
manoscritte.
protesterò
gran
ho
che
raccolta
già
fatto
,
Ma
di
obbligato
gran
a
Y.
lunga
S.
più
debbo
Ulustrissinia,
di
54
LETTEtlB
che
dalla
mossa
soccorso
ed
bella
si
a
che
dirle
mi
ch*ella
fa
ta
ed
sperare;
suo
zio,
ringra-
era
sono
Cronache
quelle
tutte
e
il
tanto
per
mi
me
offerisce
mi
Sommamente
carissime
saran
conoscer
«
gentilmente
impresa.
i favori,
accetto
senza
,
si
merito,
mio
alcun
senza
indole
generosa
sua
le
a
quali
,
siano
Autori
Alcune
Cronache
però
pera,
le
forse
gli
di
Annali
V.
S.
massimamente
e
MonteleonCy
Illustrissima
le
per
le
ha
acciocché
io
mandarsi
al
in
di
volta
Monsignore
cui
con
raccomando
alla
che
copia
po«
,
Non
di
e
Antonella
Lettore
Tamburrini
Roma.
nome
di
ottenerne
possa
Fortunato
a
al
onore
cotesto
a
Callisto
S.
far
D.
P.
mi
ranno
sa-
Spinel-
critiche,
Perciò
ornate.
,
Irebbe
annotazioni
o-
Otranto^
Matteo
quelle
mia
Tali
di
dì
e
servire
potrebbero
gentilezza
sua
di
troppo
prego.
presa
steriori
po-
assunto.
nella
la
la
di
veggo
entrare
divotamente
Cardamiy
Duca
il mio
le
di
capaci
Lucio
del
ancora
Coniger^
ben
poiché
essendo
accennatemi
ultime
di
1500,
anno
tale
Lei
sono
queste
Cronache
Forse
lo.
da
altre
ma
;
suddetto
voglio»
ne
non
delle
moderne
del
prinaa
composte
Y.
S.
mancherò
nelle
Illustrima.
Scrissi
Illustrissimo
nedettino
Be-
zioni
prefauna
che
Vescovo
so
,
essere
più
de*
uno
degni
ed
eruditi
ingegni,
e
Prelati
del
,
Begno,
di
pregandolo
documénti,
che
so
volermi
aver
raccolto
Egli
de'
alcuno
cpmmunicare
ma
provai
ne
tau(i
poca
,
fortuna.
offerisco
mio
13
benedetto
Sia
ossequio
marzo
Ionio
la
intanto
mi
mia
protesto.
1722
Muratori.
Dio,
--«
Divotis.
ha
che
noosso
servitù,
e
V.
S.
Di
obb.
Lei
a
di
accertandola
Illustrissima,—
servitore
Ludovico
—
Le
favorirmi.
tutto
Modena.
Aa-
il
^tì
MURATOBI
A.
L.
DI
2.
contemporaneo,
mia
nella
Io
che
possa
sia,
avrò
un
tal'
la
si
affinchè
suoi,
carissime
io
le
altre
inviare
potrà
in
Roma
al
fuori
ma
mi
di
Biavi
fa
posta,
Roma
la
per
che
posta
Napoli
degli
altri
gli
e
altri
in
il
i
grazia
Mi
mio.
milmente
si-
listo
S.Cal-
a
Abbate
signore
io
d'Altana
Eminenlissimo
la
eccedano
non
ch'Ella
e
al
ao*
saranno
suddetto
pure
o
mi
gì' impieghi
sperare,
mole
di
ma
Ella
Vengano
rispetto,
mi
Modena
—
Servitore
Ludovico
—
più
confermo
16
valorosa,
le
ancora
accolte
graziosamente
saranno
è
maggio
Antonio
da
e
un
Con
che
che,
criti-
gnandole
rasse-
Di
mai
che
rare
spe-
sollecita,
note
sue
me.
più
fece
mi
Grimaldi
Consigliere
favorirmi.
Illustrissima
obblmo
fogli
signor
soccorsi,
il mio
S.
se
Prefazione
,
Da
plico.
dell'
Segretario
di
debito
,
Giovanni
Comunque
nella
Tamburrini
Padre
sospettando
vo
Ma
me
co-
introdotto
riguardanti
al
ch*£lla
storie,
è.
Ella
soddisfare
possa
però
pubblico
lumi
altri
gli
e
intendere^
peranche
e
tore
d'au-
sa
compar-
volgarizzata.
al
com*
gentile,
Patria,
sua
ricordare
buona
so
non
era
stata
essere
di
occasione
non
perchè
farà
che
non
la Cronichet-
segno,
ch*essa
Popolo,
del
operetta
maggior
Allora
lingua
Benefattore
cenni
Se
volgare.
nella
scrivere
al
Coll.mo
ricevuto
ho
certo
son
raccolta.
in
scritta
sia
piace
e
gran
Padrone
e
Tamburini
mi
che
Spinelli,
dello
ia
Priore
P.
dal
Appunto
mio,
Signor
Illustrissimo
—
Divotissimo
1722
—
Muratori.
V.
56
LBTTBRB
3.
Illustrissimo
Ricevo
to
Storia
la
bene
scritta,
della
grazie.
che
Tamburini,
ha
posta,
eh*
in
antecedente
Pertanto
Egli
altri
medesimo
dove
Napoli,
mio
Modena
la
di
o
venire
mi
Tavea
o
io
confermo.
fogli
alf
Di
E
delFE-
obb.
o
a
dole
ratifican-
Illustrissima*
S.
Y.
—
qui
al
strissimo
Illu-
presentemente,
Padrone.
suo
tinuarmi
con-
per
Segretario
dov*è
Boma
la
tempo^
a
d'inviarli
Riavi
tore
Let-
avvertita
i
trasmettere
pure
lustrissima
Il-
per
spero,
1722,-^Diyotissimo
giugno
trasmesso
sia, siccome
di
S.
Y.
il P.
giunta
prego
col
a
sarà
posta,
a
ciò
riiol-'
pare
meco
stato
non
Giovanni
Altana,
da
sia
mi
rendo
Di
bontà
fuori
rispetto,
5
Antonio
ha
gli
questa
ma
Lei
che
lamentato
pagare.
Abbate
di
è
si
plico
favori
Religioso
signor
il
di
la
Otranto,
stimatissimo
Ma
dovuto
simili
mineutissimo
il
mia;
quando
dì
CioII."»
Padrone
e
guerra
pel regalo
e
somme
una
mio,
Signor
servo
—
Ludovico
Muratori.
Illustrissimo
Go1I."b"^
Padrone
mio
Signor
,
Con
altre
due
a
ricevute
massimamente
mie
Napoli,
le
due
e
inviate
Nardo,
a
avvisai
Y.
che
mi
Cronichette
la
aggravio
prima,
per
la
affinchè
Roma,
con
posta
pregarla
al
Padre
fossero
Illustrissima
S.
sono
state
ancora
Lettore
di
ben
non
minate
incamdi
aver
care,
dare
Tamburini
d
teriore
ul-
f
58
LITTEBB
di
Posta
Del
nabli
anertire
Hia
10
Lodovico
•—
verso
mancherò
io
suoi
questi
1722
Y.
Di
—
mi
a
rallegro
chi
fatica
svo
luogo
Intanto
pregi.
confermo
mi
luglio
cuore
con
ras-
lUustrissi-
S.
servitore
Diyotissimoobb.
—
Lei
il di
inteso
quali
delle
prò
Non
aringo.
di
alla
consegRate
ho
benigno
il suo
rispetto
Modena
-*
ed
il PuUiIfco
il mio
aegnarie
in
,
medesimo
questo
eonsolauose
lettere
laticaDdo.»
stia
in
le
vjpo
siano
«cure.
verraooo
perticokur
eoa
genio
che
éi
resto
mi
ohe
Napoli
che
basta
Lei
di
lettere
Le
giungere.
Muratori.
Antonio
6.
Illustrissimo
bene
Molto
in
slrissima
ho
le parlava
tiiger» essendomi
a
ad
risposto
io
Cui
errori
mio,
Signor
vò
quali
CoU.no
m*altra
lelteì*a
Cronache
deHe
scritto
stato
Padrone
di*
credere
Con
tatto
S.
Y.
Alu-
di Antonello
cSie
di
la
Co-
mi
moltissi-
contengono
esse
ben
di
lei erudislone
,
avrà
trovato
Tosse
assai
fogli
tre
ed
mandarne»
che
non
sia
tutto
2
verità
la
fatica
è
ìper ogiri
anche
tutto.
dove
Airtonio
mi
rassegno.
ma
in
le
Di
1722^Divotis8imoobb.
Muratori.
quando
difficoltà
io
vedrò
la
S.
Y.
codi
seguita
compariranno
l'ossequio
settembre
Si
avrei
Posta
E
ciò
fatta,
quattro,
esorbitante.
ricevere
raccolta
per
difettoso
giacché
Tuttavia
a
il rimedio.
non
no
Fi-
volentieri.
potrebbe
più
un
per
per
Milano
la
graatie
S.
vaflermene.
a
Illustrissima
facendo
Y.
l'autore
mai
di
fare
varie
PoAe,
della
stampa
Lei,
trò
po-
gran
hitasto
lllasbrisaima—-
Senitore
plioo,
con
na
Modevico
^Ludo-
DI
£.
59
MiPtAYOBI
4.
7.
lllustrissioio
la
Posta»
tìe,
del
tutta
L'opera
ora
e
Goniger
porto
ne
rallegrarmi
eoo
ad
a
dal
di
mia
dell'erudite
Lei
giuntami
mano,
le
Illustrissima
S.
Y.
GoH.mo
è in
già
insieme
fatte
essa
Padrona
mio,.
Signor
buon
per
dovute
gra-
annotazioni,
e
Quel
gusto.
solo
rezioni
cor-
che
,
tiene
mi
sbaglia
Nulla
4a
ÌQ
di
di
qon
si
meno
Stari^
Piari
di
intanto
anche
alla
di
morte
vedere
che
anche
farsene
possa
di
la
mi
lei
dicono
e
bon-
dei
prepara
che
Normanni^
Guiscardo
tutta.
gratissimi.
saranno
^e*
Cronichetta
ella
senti,
pre-
faccenda
comparto
eh*
anzi
Topera
qual'uso
altre,
mi
vicini,
la
mi
che
le
che
Roberto
vedrà
si
grazie
attendendo
una
il
forse
attentamente
e
Cardami,
lui
a
scredita
il che
Uilano,
delle
Lucio
di
rado:
tempi
de'
cose
considererà
corrispopdonxa
tà«
è
si
poco
non
,
nelle
amici
miei
imbroglia
,
anche
Autore
tale
ed
sospeso
cevuto
ri-
I{o
giunge
fino
da
estratta
un*
,
mia
né
stampa,
passerà
Desidero
di
rassegnandole
il
Di
Mmo
V,
S.
poter
mio
molto,
fare
rispetto,
Ill^stri8^ima--Modena
o|i)b. sorvitore
Va
innanzi
che
usciranno
Nardo.
di
manoscritto
antico
«^Ludovico
auche
mi
valorosamente
confermo
primi
i due
al
onore
di
lei
più
la
mi.
to-
merito,
che
e
mai
—
23
ottobre
Antonio
1722—
Muratori.
Divotis.
60
LSl'TBBB
•
8.
Illustrissimo
io
Ed
ricevuto
ho
ma
appunto
mio.
nei
plichi
tre
Diari
i
inviatimi
Lucio
di
CoII.'no
Padrone
Signor
da
Gaf
ai
damo
Illùstrissì^
S.
V.
avendo
quali
,
data
volentieri
inserirsi
mi
sieno
trovando
amicizia
da
e
sémpreppiù
Perciò
mi
ha
io
nella
che
fortuna,
buona,
cosa
raccolta.
gran
mia
alia
stimatissima
lei
di
che
sembrato
nella
tenuto
protesto
la
è
mi
scorsa,
una
procacciato
sua
na
perso-
,
che
quello,
più
vecchi
finora
amici
regalo,
e
comparirà,
gllndici
che
So
e
siano
dagli
Intanto
suo,
dltalia,
dirle
perchè
le
mi
Dicembre
1722
e
la
nei
di
rassegno—
Tomi
più
Camillo
felicità
Divotissimo
Muratori.
V.
io
antichi,
nuovo,
Illustrissima
Obbligatissimo
di
buono/
contenenti
purché
ne
almeno
ho
Grande
v'ha
cioè,
e
pare.
stam-
scritti.
mano-
di
cosa
nulla
rando
lavo-
varii
questi
mia
dire
altro
ora
finiti
Pellegrini,
Tanno
S.
di
nella
sudettt
dai
Di
rarità,
raccolta
produrrò
due
—
Antonio
altra
o
miei
piacendo,
antichi,
strumenti
illustri,
Diacono,
pieno
auguro
e
cominciato
Paolo
ubbidirla,
Lodovico
che
è
si
Giornande,
ec,
Diplomi,
so
questo
Sto
qualche
cavarne
non
Dio
a
Illustrissima.
Prelato
13Ò0.Unagran
del
con
S.
potesse
se
personaggi
Archivi!
Il tutto
possiede
de*
prima
V.
di
di
ringrazio
dottissimo
Ella
di
la
io
ma
quasi
specialmente
memorie
dicono,
ne'
trovare
de'dueprimiTomijCheson
cotesto
Vegga
che
Autore.
esso
lode
con
e
di
di
avvenuto
pertanto
vita
della
è
Napoli,
di
Sommamente
gentile.
mi
non
fatta
Opera/
pure
del
Miscella,
Liutprando
di
desideroso
18
Modena
—
Servitore
—
r:
61
MUIUTOBI
A.
L,
m
9.
Signor
Illustrìssirno
'
mio
Tadroae
col .^^
.
Con
medesimo
di
si suppone
il tempola
stesa
che
mi
di
mi
e
come
uno
Spinelli,
esso
al
sovverrà.
in
di
sapere
e
medesimo,
Y.
rassegnandole
il
tenuto
mio
peranche
dirò
quello
mo
all'otti-
giustizia
to
intan-
quale
alla
19
Antonio
gli
per
Di
Y.
;
S.
—
Obb.
1723^^Divot.
Marzo
favori
continuati
confermo
mi
ossequio
Illustrissima-r^Modena
tore-^Lodovico
ho
facendola,
far
re
assegna-
,
sommamente
protesto
in
Non
Illustrissima
S.
confusione,
fallato
suoi.
ben
saprò
casa
sbagli
contemporaneo,
aver
giorni
ogni
In
qualche
nel
ma
alcuni
di
scrittore
possa
ma
Illustrìssi-
Spinelli;
fatte
recano
ai
accadute
cose
prefazione
cuore,
mi
lei
S.
Y.
dello
da
Autore
io capire,
sapendo
Diario
al
sue
questo
di
gentilezza
osservazioni
le
tempo
cronologici
quale
singolar
annotazioni
le
ricevo
non
dalla
piacere
.
Servi-
Muratori,
10.
Illustrissimo
Già
e
Y.
che
S.
spererei
Fanno
f^vvertilo
gran
mio
che
la stampa
tempo
i sensi
di
mi
è
della
ne
in
mia
fu
Matteo
fece
e
intorno
agK
veduti,
avesse
fatta,
Napoli.
Spinelli,
avere
gli
quest'ora
a
còU.no
Padrone
giornali
Illustrissima
passato
da
ì
stampati
sono
quanto
Signor
e
Spero
gratitudine
quel
Tomo,
altresì
verso
di
Lei,
si;
stes-
perchè
son
che
essi
con
Ella
fin
certo,
avrà
ea
Ora
GiorDali
già
Del
in
v'è
e
dietro
troppi
altra
non
tempo
quel
le
finora
Temo
pensare.
de*
accetto
il favore
ciò
abhia
di
non
pwAè
die
di
meno
infedele,
kùfifo
V autore;
ed
lasciare
pieno
e
fatti
in
da
anche
di
da
screditato.
del
19
benigno
suo
rispetto,
il mio
1736
Luglio
continuato
ricordo-^
mi
e
affet^
Y.
Di
S.
Antonio
Dlu^
obbli^
Divotissimo
-^
Lodovico
servitore
non
detarmiaalo
screditano
-^Modena
ma
cortese
ricevuti.
ringrasìarla
rassegno
gatisaimo
ho
è stato
con
slrissima
ho
l'esibiiioiie
per
Monteleone;
Diario
che
mi
parte
graxie
gli
a
suo
sbagli,
Intanto
to,
altronde
Coniger
essere,
di
Duca
del
perchè
vive
rendo
le
poi
Mwatori.
-^
11.
alla
intorno
perchè
fatta
coteste
le
in
mi
io
storie
sia
Parti
da
trattandosi
di
avere
veduto
me
da^
ben
lentieri,
vo-
di andar
camente
par-
avendone
XY,
inedita,
cosa
verto
sco-
14"f"
nel
prescritto
secolo
del
di
accenna
sarà
Tafuro,
quantunque
tuttavia
copia,
mi
Angelo
pigliare
in
GoU.««
Padrone
Illustrissima
guerra
Autore
Veneziani,
troppa
V.S.
che
L'opuscolo,
mfo
Signor
Illustrissimo
noi
breve
e
,
che
crederei
Perciò
favori,
e
qui
di
con
me
potendo
farne
di averla
dico
Ella
con3erva,
e
con
ricevuta
di lei gentilezza
accettata,
per
lettere
le mie
protestarle
la
inviarmi
tre
aneora
ben
essere
ringraziare
con
offerta,
goa
dovesse
cotesta
in
la
una
che
e
Posta
rassegnarle
un
il mio
foglio
suoi
per
ta,
vol-
la memoria
rispetto,
benii
spedizione.
per
blico.
Pub-
della
aspetterò
sola
obbligatiopi,
dal
mi
—
E
che
ricor»
|
do
Servitore
Obbligaiissimo
DivotnùOK)
1.^
Modena
Illuitrissima—
Y.S.
Di
-«-
65
MURATOBI
A.
L.
DI
Novembre
1726—
Lodovico
-*-
Anloato
Muratori.
12.
Dio
VogUa
in
aoteoedente
ira
cui
le éava
delia
contimiaziooe.
la
ne
presente
fogli
yrimi
i
DéTulo
la
che
i
glivgnere
dei
iabiie
li 6
Giugno
Lodovico
—
stesso
benigna
ri-
dlnviar-
ag-
con
ra
premu-
sua
il mio
invio-
na
^Mode-
—
tore
Servi-
edOUiligatissimo
Divotimimo
Antonio
lo
un'^h
ben
diceva
JUurtrìssima
T.S
—
•
la
di
molto
ratìfteandole
Di
confermo
—
fc
mia
per
che
io
aver
iti qdesta
Con
1727
più {orfawata
sia
Veaeta,e
riDgraa"menti
mi
Coll.i"^
avvisodi
Guerra
tommercio.
ossequio
mia
Ripeto
dovuti
nostro
Padrone
mio
HluatmsifflO.JSflgnor
Muratori*
13.
Illustrissimo
Con
tostimaBsimoToglio
pimento
di
deir
le
rendo
timeiito.
colla
Quando
si
Ma
mi
opuscolo
dovute
giugnère
caro.
mio
Signor
possa
non
furono
V.S.
di
della
Oo\ì.^
Padrone
illustrissima
de'Yeneciani,
guerra
gracie
rtserbaodomi,
storia
a
quei
poi queir
4^redere
desidero
esibiti
«dtro
composto
per
anche
di
delle
verso
gli
ora
da
per
alloacbè
tempi»
il mio
Salentine
cose
il 130d,
del
;
mi
Bio
dbrgBeae
unnaK
NapoH
ilcoan
ricevo
«
io
Y avrò
Passero,
air
cui
ie
daii
aen-
mente
vera-
ben
chè
per-
intendere
64
LBTTBIIE
queir
che
altri)
molti
da
abbia
autore
Tuttavia,
da
del
Duca
di
la
qui
confrontare
yò
non
fino
copia
accettare
fosse
tanto
essi
che
forse
Maio
sua
non
avrei
ch'ella
si
Roma
a
io
sia
non
1500,
al
al
anche
0
di
certo
avermene
1515
notizie
utili,
quei
va
di
da
che
in
protestandole
Modena
25
Servitore
altro
no
fi-
contenessero
per
Di
che
quello
me.
le
vive
in
rapportate
ni,
obbligazio-
mie
Illustrissima
V.S.
—
Obbiigatissimo
Divotissimo
—
Antonio
Lodovico
—
più
rassegno
1727
Agosto.
Per
se
alcuno
conto
mi.
,
giovevoli;
essere
sempre
l'ossequio
tutto
con
fa
non
do
l'incomo-
prestarmela
per
diversamente
o
potrebbero
li innanzi,
le
capita-
,
registrate,
non
Monteieone,
Con
—
e
quei
con
pigli
annali
essi
,
lontana
far
valere.
a
rò
pel' offerta.
Annali,
potuto
,
quando
(continuato
ad
pensato
Illustrissima
potuto
questi.
il 1500
dopo
fin
Monteleone,,
mandare
di
Y.S.
avessi
di
anche
ho
non
se
io
e
me,
scritto
Muratori.
14.
Illustrissimo
Tengo
Signor
obbligato
mia
le
tutte
io
già
dar
parola
che
di
tante
io
vie
XY
Tomi
altre
cominci
il Pubblico
fuori
storie
a
di
Monistero,
il capitale
cheio
non
piccola
essa
di
o
cose,
le
e
della
testo
pro-
storia,
mie
formare
perchè
e
edite,
o
idee,
mia
va
colta.
rac-
impegnare
posso
òpera,
questa
maestre
mi
e
V.S.IIIustrissima,che
di
restringere,
troppe
Coll.™""
cotesto
accrescere
tacere
yo
dar
di
genio
per
non
pubblicato
fuori
beneGco
al
Tuttavia
la
Padrone
la Gronìchetta
tutta
cercando,
mio
avendo
da
restandovi
gna
biso-
inedite,
per
un'opera
non
vare
aggradi
mole
M
LBTTSRI
nello
BiDgrazio
memoria
stesso
alla
Quanto
Dologico,
già
metto
lo
difettosa,
di
altra
di
ho
altre
benedetta
Intanto
con
farne
Per
uso
della
e
dell'
Goniger,
che
altro
che
vederne
il fine.
rassegnarle
il mio
immutabile
le pro^
perchè
troppo
soddisfaranno
ne
di
Grò*-
si stanco,e
son
non
nella
ordine
Non
meglio
io
che
già
non
preparando.
del
Baccolta,
desidero
ansiosamente
avviso,
de'Benedettini,
fuori
sto
cose
Bagno.
cotesto
questa
che
dell' operetta
stesso
di
sarebbe
opera,
perchè
e
storia
alla
in
ma
Monistero
spererei
perchè
Ita),
Ber.
dell*
me.
dei
m'inviò,
Lei
ancor
di
ha
Cronichetta
Y.S.IIlustrissima
raccolta
tempo
che
cortese,
'
fo
stuf-
ed
più
posso
,
mi
ossequio
con-»
.
Di
fermo—
Illustrissima—
V.S.
Modena
9
1731
Marzo
^Di-
—
Servitore
Obb.
Totissiffio
Lodovico
-^
Antonio
Muratori*
16.
Ho
finora
aspettato
dottissimo,
cotesto
dell*
t^rudizione
ton
£
dovrebbe
restituito
essere
soddisferò
di
Monsignore
Illustrissima
far
di
ho
di
lui
profeto.
conoscere
è
alla
mia
potere
la
che
disgrazia
al Pubblico
Se
Patria.
ed
curiosità,
il mio
si per
al
quale
ossequio^
la
in
di
portare
appresso
somma
non
a
Dio
al generoso
vederlo
da
doveri
intanto
prego
ed
parire.
com-
Ponte
che
piacerà,
miei
a'
di
della
godere
Battista
Giov.
il P.
alla
sospirato libro
ringraziamenti
miei
Illustrissimo,
umiliare
il
Prelato,
per
ho
finora
tanto
pure
arrivi,
esso
come
gli umilissimi
Ma
Donatore.
degnissimo
e
Coll.°""'
impazienza
con
opera,
lettera
mia
Padrone
mio
Signor
Illustrissimo
il desiderio,
venerazione
v^rso
Y.S.
che
che
a
Ella
Abbia
altra
neir
•erire
Ma
di
onore
con
grazia,
una
che
soddisfare
bramo,
giuste
sne
raccolta
purché
e
darà
mio
è
quelle,
che
sogno
te
qualche
che
fò
che
in
che
mi
Il
di
amici
in
più.
molto
stiane
Crisi
non
raccolghi.e
leg^
Il h'h
mandi
Ancorché
tut^
edite
Bari,
in
altre
ed
non
di
dove
so
volesse
parti
tà,
Cit-
cotesto
molte
al
Y.S.Illu8trissima,a
cotesto
conoscenti
forse
e
za,
beneficen-
e
me
a
pezzo,
Gimma
boutadi
gentilezza,
Mancano
qualche
Signor
tutte
lei
di
Otranto,
la
mai
mi
della
posseggono
se
anche
care.
Taranto,
antichità.
trovi.Ora
saran
capitale
tal
tutte
di
me
una
Fabrelti.
e
somministrare.
può
pregarla
oso
amici
ed
Nardo
io
Reinesio,
Grutero,
del
V.S.Illustrissima
che
storia,
Anzi
a
,
raccolte
nelle
compartirmi
ed
Pagane,
,
gano
lare
par-
accrescendo
Mille
del
di
di
di
campo
occasione
io
Sto
antiche
prima
fatte
abbi
io
d'in-
Crotiichetta
la
procuri
premure.
Iscrizioni
d'
che
patria,
sua
yivamenle
alle
copiosa
";otesta
manièra
mani,
le
desidera
Ella
se
fra
ho
che
cercherò
che
pazienza,
opera,
Badia.
cotesta
di
pò
un
47
MQBATOBI
A.
L.
DI
mili
si-
di
presente
cui
non
si
cano
man-
prendersi
1* incomodo
«
di
scriverne
loro
e
d'impetrare
,
che
loro
presso
nelle
storie
tenuto
si
serbano,
particolari
Lei
a
e
di
a
e
e
non
quelle
me
buona
parte
Città,
esse
loro,
in
per
ni,
iscrizio-
si
no
troveran-
resterei
ne
mancherò
mente
infinita-
di
mostrare
,
a
tutti
la
confido
Con
mai
mi
in
che
gratitudine
Lei.
Di
presso
grazia,
rassegnandole
protesto—
173i—
Muratori,
mia
Di
Divotissimo
il
V.S.
non
mio
il Pubblico,
mi
vede
to
quan-
abbandoni.
inviolabile
ossequio,
Modena
Illustrissima
Obb.
Ella
3
più
che
bre
Settem-
—
Servitore^Lodovico
Antonia
68
LBTTEIB
17.
In
gio
me
qnali
le
raccolte,
di
fatto
godere
al
farò
onore
mandate
state
di
molte
a
già comprese
belsag-*
temi,
invia-
nelle
per
Lei
presso
e
ora,
Atina
gran*-
inedite.
come
dono
di
quelle
Un
me.
Isbrinoni
bisogno,
mio
l'amore*
costante
verso
tre
o
di questo
ne
mai
colie
due,
di
le Tendo
vorrà,
sono
Illustrìssinia
quanto
sono
Dio
se
Y.S.
riserva
a
grazie
mille
Mi
Ella
ha
ne
piuccfaè
pruovo
e
di
beneficenza
la
e
veggo»
somma
Goll.^no
Padrone
tnio
Signor
Illtfatrissimo
ma
po,
tem-
sino
a
dei
rò
Pe-
Pubblico.
già
n^n
Tal-
,
di
tré
della
Salerno,
temente
Benevento
Ck"nsegiien*
ec.
airinfatigébife
raccomando
Yenafro,
d'Isernia
Quelle
tilezza.
mi
queste
per
di
Calabria,
Yasto,
Marsi,
geli*-
sua
di
e
quéi
,
Tho
contorni
da
mici
per
gli
la
loro
Città,
antichità
di
ufBzii
Se
gratitudine.
anch*
E
il 1400
per
il tomo
un*
al
1500,
infastidire
quelle,
opera,
Di
è
di
le
tutto
l' occasioni
Gimma
d'impiega*
prego
cadauna
più
a*
storia
qualche
esse
resterò
di
esercitare
in
cotesle
del«
io
mamente
som-
la
mia
parti,
po^
egli favorirmi*
fino
non
bramo.
Signore
al XXII.Tante
torno
io
la
stampatala
in
trovare
cercherò
e
il
uscire
per
che
quelle
avendo
pochi
potendosi
e
tenuto,
trebbe
suoi,
Paesi,
vasti
cotesti
Y.S.Iihistrissima
Avendo
ricevute.
in
tutto
per
me
re
altronde
che
di
XXI
storie
mi
che
mi
divenuta
ormai
erano
è
si
troppa
e
scHttedopo
ritenendo
di
mole.
in*
lavora
iasciarie
convenuto
procurerà
di
tutte
venute
i Lettori,
troppo
più importa,
la stampa
|ter.ltal.;e
sbrigare
Perciò
andare
te
solamen-
una
non
ta
volsi
DI
Spero
dò
di
non
altra
in
di
meno
dar
che
opera,
daV.S.IIIustrissima,
inviatimi
fuori
ho
69
MUBATOm
A.
gli opuscoli
stampare
potranno
L.
del
quello
le mani,
per
Monastero
di
sto
e
di
Nar^
ripo*
presente
lendo.
Godo
io
essi
di
che
dirsi
ec^
taluno
Ietta
tale
che
in
perchè
tnelli
la
uno
dellV
ringrazio
cammina
riserva
a
di
pe' Pizzicagnoli
buona
errori^
? E
p^**
Subito
inezie.
e
pubblicarla
dunque
pubblicare
per
e
essa
è solo
operetta
di
sia
prefazione,
la
Tutto
piena
f
Calogierà
il P.
farmi.
vuol
involtarvi
de
Ho
opuscoli.
Dore,
quel
che
intanto
perde
chie?
la
tosto
glia
vo-
,
di
Basterà
cose,
di
risoluto
ha
ciò,
correggere
e
io
pure
il mio
.potrò
e
dottissimo
al
Padre
Provinciale
a
Mi
Valtellina,
tm
relle,
e
poi
si
viaggio
che
che
il
del
lungo
che
un*
da
lontano
che
deve
di
avere
Io
gran
che
addie*
siderio
de-
il
gioso
Reli-
esso
la
nel-
gli scriyerebfatica
le
stare
subito
Convento
e
di
troppo
liare
umi-
re.
Predicato-
di
Milano,
re,
ave-
ancora
compagno
era
bioso.
dub-
di
giorni
ne*
per
cotesto
lei
massimamente
portare
d' incomodo
non
fatto
quaresima
suddetto
tornare,
per
altro
ha
prego
dirgli
la
fosse
dirittura
a
con
per
fieligioso
riuscirebbe
segno,
avere
quale
questo
per
ciò
mi
la
El-
note
sue
1* opera
farlo
Milano,
con
molto
luogo
coiìto
di
insieme
predicare
rispose
Per
di
Prelato
esso
al
di
Scrissi
suo.
colle
nulla
tro
den-
perciò
esame,
aspetto
Prelato,
stamparla*
trovatevi
e
(^chiarire
e
finora
sospirando
il libro
avere
bisogno,
ansietà
somma
di
bisognose
Ponte
da
P.
Ietta,
accompagnarla
e
ha
ne
ossequio,
di
te.
che
con
Illustrissimo,
tra
ajutarla,
benedetto
Quel
o
vorrà
non
attentamente
sussistenti,
non
0
che
dire
dunque
Calogierà
il P.
anzi
leggerla.:
divisi
voglia
di
costava
sue
essi
cose-
dicatori,
Pre-
soddisfa-
70
liltTYBBS
ciò
in
re
Sto
alle
cortesi
aspettando
non
Y.
S.
Gimma,
Di
Illustrissima
supposto
in
mente
V.
Egli
nuova
sia
Iliustrisslmo^
darmi
per
del
libro
finora.
comparso
Se
qual
ora
Monsignore
di
premare
mio
«he
pure
le
proteste
S.
Illustrissima—
del
tissimoobbligatiss^
sia
ben
Modena
Servitore
divota-*
Intanto
tenuto.
mai
vando
rinno-
mi
protesto
1732—
Antonio
Lodovico
Signore
riverirlo
Novembre
23
—
al
me
con
piucchè
rispetto
mio
per
Bari
a
resterò
gliene
nome
scrivere
volesse
Divo^
Muratori*
18.
Signor
Illustrissimo
Mi
è
Y.
di
Mi
ti.
sono
non
Di
di
fatto
di
lei
mi
Libri,
ma
da
Avrebbe
qualche
:
cosa
monastero
colta
il caos
suddetta
delle
riconosco
di
d'
servirla
la
mie
storia
carte,
del
Lei
in
alcuna
non
uri.
l'ho
cingerò
ac-
se
più
verrà
cresceranno
giacché
Lei,
le
essi.
dai
non
favore.
da
Taf
da
osservato
sempre
nella
miai
stampassi
che
io
mia
raccolta
Già
maniera.
opera
la
Ma
finora
avendola
trovata^
Ber»
le scrissi
Gronicbetta
inserirò
Probabilmente
Nardo.
mi
altri raccoglitori,
non
a
tilezza
genparr
potrò
che
Illustrissima
altra
cotesto
tenuto:
onore
in
singoiar
da
cogli
altra,
S.
inchiudere
di
subito
e
questo
Y.
la
raccolta
sommamente
farò
ne
che
molto»
trovar
dell'inviatomi
procurerò
io
e
caro
pur
disegnar
del
Lei
E
alcun'
procacciarmene
obbligaziooi,
ha
Grutero,
protesto
le mie
itah
col
speranza
a
mi
carissime.
collazionarle
senza
tutto
Illustrissima
state
esse
a
e
S.
CoK^o
descrizioni,
flotta
Taltra
giunta
Padrone
mio
nella
cercata
e
però
rao^
fra
oca
bit;
dirle
SO
di
certo,
Scrissi
smarrita.
addietro^
lissifflo
Illustrissima
Servitore
1732
Antonio
ni
gior-
il mio
umi^
mia.
suo
ricordo
essera
ne'
lettera
del
Febbraro
Lodovico
—
la
mi
e
può
Sanfelice
continuazione
29
Modena
Cardami
si
non
ricevuto
rispetto,
inviolabii
—
certo
lui, gli rassegni
ha
se
della
pregandola
il mio
obb»mo
intenda
e
che
da
del
,
Illustrissimo
ella
Capitando
che
rassegno
cercarla:
a
all'altra
oppure
monsignore
a
ossequio,
Con
quella
a
Tornerò
atterrò.
mi
se
li
MCBATORI
A4
le
amore,
Di
—
Y.
S.
Divotissimo
-^
Muratori.
19.
Signor
Illustrissimo
e
che
Col."iio
d* essere
Illustrissima
Nardo,
di
storia
sua
S.
V.
scrive
Mi
Padrone
mio
da
aspetta
'
pubblicare
per
me
elogietto
un
la
di
cui
,
ha
mi
dito
cotal
perchè
avendo
non
saprei
non
si è
che
non
raccomandata
lione,
è
bastante
bensì
dal
di
far
il dover
avuta
che
diredi
avrà
punto
e
copiare
e
la
gli
la
il credito.
mia
della
e
troppi
male
intesa.
In
neirultimo^
qual
Tomo
avvicinandosi
usciranno
errori:
Tuttavia
non
già l'opera
di
lo
al
so.
fine.
Nardò^
posta
com-
difiBcolta, che
perchè
,
potrò.
i Giùr-
stampare
altre
l'altro;
erudii
occorrerà.
presa
essendovi
non
gli uni,
di
essere
ed
penna
che
intenzione
II buono
di
sua
tica,
fa-
sua
ignota.
Lei
u-
servirla,
cotesta
l'opera
di
mai
come
occhi
me
a
bisogno
tutto
d*aver
so
saprei,
cosa
Vopuscolelto
lingua
non
meno
perchè
Antenato,
me
sotto
commetterebbero
Stampatori
cattivo
Lei
mai
essere
CardamOf
del
mollo
e
darle
a
Per
istanza.
pubblico,
al
Rispondo
fiali
fatto
desiderio:
suo
io
peto
volte
altre
altrimenti
e
il
farò
gli
è
carattere
quel
Probabilmente
che
72
LETTERE
Ella
conservi
Mi
i!
stimatissimo
suo
del
corrìspoDdenza
della
Modena
29
mi
segno—
ras-
1732
Maggio
Lodovico
—
za
sicurez-
coq
l'ossequio
tutto
con
servitore
obbligatissimo
Divotissimo
e
Illustrissima—
S.
Y.
Di
mio,
amore,
—
Antonio
ratori»
Mu-
20.
Illustrissimo
bene
Scrissi
cronichetta
cioè
Cardamo,
la
suddette
Né
Nardo,
due
pubblicata
Monistero,
impiegarsi
altro,
per
è
altra
mia
nella
compariranno
in
che
separata
Jniiquitaies
titolo
di
4
o
in
disegno
letto
se
il Galateo
Illustrissima
e
Jtalicae
le
per
si
raccolta
sta
ItaL
Ber.
copiando
ora
;
de
intorno
posso
Situ
farò
ne
medii
aevi,
e
formerà
e
un
ma
avrà
po
cor-
foglio.
suo
penserò,
e
Ho
Tomi
5
il
Veggo
ta.
piaciu-
che
,
per
del
quella
mi
non
la
Taltradel
e
gi"
non
ma
difettosa
troppo
non
avrei
operette.
queste
sibbene
di
del
Veneta;
siccome
prego
Gol."""'
che
quella
Guerra
quale
Padrone
Illustrissim"
cioè
della
la
Però
S.
V.
a
di
Tafuri,
mio
Signor
io
agllnven
tori
di
somministrarle
notizia
coirerudite
lapygiae
menzione
nella
gno,
Re-
cotesto
alcuna.
di
note
Prefazione
V.S.
alle
,
muldette
di
si
due
utile
operette,
fatica.
E
con
rallegrarmi
intanto
il mio
rassegnandole
con
lei
esso
mi
ossequio
con-
,
lermo
Di
-^
1732.^Divotissimo
Muratori.
V.
S.
Illustrissima
Modena
17
Novembre
—
obbligatissimo
Servitore^—
Lodovico
tonio
An-
74
LBTTBBB
zioni
di
le scienze
per
Sommamente
storia
zé
del
Qoi
dobbiamo
il dono,
eh'
arti
agH
ingegM
letteraria
è
compia^
da
desiderabile
:
si
Ma
ella
le
che
e
ho
sicché
anche
tutti
si
Con
grazia
infinite
è
questo
e
Quivi
professo.
pubblico
al
sperare
me
per
gliene
che
tutto,
dltalia.
amore
suo
rendo
le
ella
•
Ietto
ho
piacere
stato
esso
per
e
,
singoiar
è
mi
caro
farmene
di
la
le
per
contrade.
coleste
cinta
e
,
vite
buon
un
aache
di
opera
:
servirà
maggiormente
fatto
aver
letterati
cotesti
filnez-
zioni
obbliga-
le
raddoppiano
di
le
trovato
si ricordi
per
pezzo
stabilire
a
,
del
r eternità
in
Napoli,
lei
di
Bramerei
nome.
in
già
non
e
penuriasse
Mi
di
Libri
un
com'
ella
acciocché
Regno,
alla
necessarj
tanto
anzi
stupisco
del
cantone
profession
faccia
se
le
intanto
maniere
le
di
ricordo
Di
deir
V.
—
S.
col
comandarmi
antico
mio
miei.
costì.
Illustrissima
Obbligatissimo
Modena
—
mi
1740
Antonja
Lodovico
-
novar
rin-
col
Giugno
6
Servitore
E
ossequio,
immutabile
—
Divotissimo
diti.
eru-
somminiistras-
mi
gli obblighi
scontare
poter
proteste
degli
»
ella
che
ooa
stando
tanto
,
Bramerei
fosse
ch'ella
nondimeno^
Muratori.
Illustrissimo
Signor
mio
Padrone.
GoI."n")
,
Talmente
dalla
mi
son
flussione
mia
incomodato
trovato
agli
occhi
che
ho
ne'
addietro»
mesi
poche
scrivere
potuto
,
lettere.
Voi
M'
altri
in
TOglio
era
anche
signori,
Roma.
azzardar
voglia
venuta
perché
Tuttavia,
la presente
le
lettere
giacché
in
di
vi
non
ora
risposta
godo
ad
una
più
iscrivere
non
arrivano,
un
pò
e
di
stimatissima
si
a
mano
fer-
calma,
di
L.
DI
Illustrissima,
y.S.
Per
storia
la
ella
io
in
stampata
agosto,
Scrittori
alla
credo,
siccome
Latini,
plor.
antichi
degli
abbia,
giunta
me
a
75
MUBATOBI
A.
Yen.
di
il Fabrizio
do
quan-
Seri-
de
quella
2
Tom.
p.»
p.»
parti,
coteste
mano
in
settembre
o
de*
poeti,
,
ecclesiastici
scrittori
degli
e
verisimiimcnte
nulla
di
più
si
,
troverà
dove
Più
avrà
ragione
Franz.i
della
i nostri
Quel
pescare.
,
Illustrissima
S.
Y.
Sciampagna.
può
si
Mollo
delle
sarà
bene
Campano.
di
nome
Italia.
d*
chei
Capuano,
no
Campa-
però
E
camente
fran-
Contrade.
vostre
pubblicare
il
col
Campania
la
far
dirlo
di
Anticamente
intendevano
chiamato
è
Sosipatro
i nomi
di
che
coloro
no
furo-
,
Per
Gregorio
da
deputati
Cardinali
de'
conto
alla
XIY.
correzion
ella
quando
Bibbia.
della
qualche
avesse
cosa
,
dippiù
da
di
dir
di
loro
quel
abbia
che
fatto
nelle
1* Oldoino
,
Giunte
al
Non
ho
Ital.^
inviatomi
sia
in
Napoli
r
cosi
Mi
al
di
lei
che
in
Storici
di
bel
che
genio
lei
testi
co-
chè
percerca
,
E
mondo
a
me
sarebbe
molto
par
come
,
dalle
lontana
e
Napoli
tauto.
da
,
Contrade.
del
Nerilini,
dispiace
Corpo
grosso
Bac«
librerie
il nicchio
di
e
suo
,
al
auguro
di
lei
merito
siccome
ancora
imminente
suoi
anno
Con
nuovo.
comandamenti
e
della
a
auguro
,
r
de*
far
Monislerii
note.
mia
della
ultimo
Tomo
lei
poco
coteste
possa
,
non
angolo
cotesto
nel
di
giunto
servir
d'illustrar
tanto
aggiungere.
il Chronicon
colle
non
potrebbe
potrebbe
stampato
che
insieme
Paesi
ella
io
altro
Ber.
colta
si
Paccanio,
che
lei
cissimo
feli-
so
desidero-
sempre
coutinuazion
del
suo
,
le
more
,
Di
Y.
stima
S.
Illustrissima
—
Dìvotissimo
—
Antonio
vera
ed
ossequio,
domi
ricordan-
»
—
1740
la mia
rassegno
Muratori,
obbligatissimo
Modena
Servitore
Decembre
29
Lodovico
—
a-
DIRETTORE
AL
DELL'ARCHIVIO
ITALIANO
STORICO
SUL
DELLA
FORTllM
LIBRO
D'ORIA
FORTUNA
DÈLIA
D' ORIA
TRÉ
DISSERTAZIONI
I
àaXCArekivio
(Ettntto
tra
le
PAPATODERO
GASPARE
DI
UaUano^
Storico
Provincie
del
toiAo
di
régno
dispensa
X)
Napoìi
il
di
nome
ì'elle seconda,
ca
di
diti
e
d* Otranto
Terra
vuoi
ìBÌ,ecM
ricchetta
per
di
coltura
traffichi, vuoi
delle
vuoi
dalla
scadute
prisca
9o«
sue
vagbes*
per
illustri
fatti
per
Otranto,
Taranto,
Lecce,
quantunque
e
alcana
•
opportunità
antiche»
memorie
è ad
non
167. )
ptf.
({uélla iihe oggi por-'
,
la
t"
Gallipoli,
grandezza
e
per
Briadftavia
tut-
sono
,
citte
tante
nobilissime
ritortole
il
Sotto
nome
Provincia.
sìa
versato
di
nello
;
Messapta
di
La
quale
studio
Oria
,
fosse
per
sopra
le
storie
fiorisse
ognuno
Pter
conosce.
illustre
»
testa
con-
che
le testimonianze
maggioreggiò
antichità
se
loro.
at Greci
,
le altre
site
vitalità
nota
era
città
cospicue,
e
la
culla
Japigia
o
di quante
delle
prospere
in
stremenzissero
non
Erodoto
rispettabile
sarebbero
e
;
e
ché
peroc-
gloriosa
per/
le
de*
sede
ed
rie
Re
hìodì
degli
della
e
Per
veder
cessate
1775
lo
di
h
stita
che
il
le
Messapia.
città
colesta
sècolo
tuttoll
ar
Signor
di
Gaspare
m-
le
opi^
Papatodero,
mandò
nella
scrittura
Oria
scorso,
deHitigio,
cagieoi
lunga
una
della
storia
finQ
eruditi.
nel
di "essere
privilègH"
capitale
correv9no«
desiderando
stampe
la
e
origine
opposte
pel
"
Messapi
della
Or
ìnagnjfica
gesta
siie^
quale
alle
raccolse
.
più
"[uante
-cun
potè,
notizie
)
parzialità
da
guasta
poco
erudizione
molta
con
e
fece
si
a
(sebbene
-la
perorare
al*
causa
pàtria.
daìPoblio
levarla
fosse
utile
testé,
titolo
commentario
Gomfncia
ragiona.
le
svolgendo
ia
luògo
egli
dal
storia,
sua,
più
di
Erodoto
T
fissare
mutazioni
varie
Poi
Oria.
quel
-sopra
fatte'di
determinati
drsepra
quello
una
Fopera
tutta
stimato
Onde
ragione.
pubblica
a
aonuntia-
giunte.
con
propriamente
fa
essendo
storiche;
luce,
in
non
di*ò
studiosi,
iianno
gìacevasi,
dì
primitivo,
suo
alcuni
rara,
cui
in
nuovamedte
rimettevano
L* autore
diventata
immeritato
renderla
col
la
to,
essendo
scrittura
Gotesta
veri
i
che
dissertazioni
ma
racconto,
un
in
di
etimologìa
Hyria
inUria
si
Hyria
di
e
della
oonfiai
Oria
di
cui
un
{Jria
Messapia
e
,
delia
( i quali
Japigia
perchè
da
malamente
scrittori
altri
,
definiti
cagione
stati
erano
di
dà
),
errore
dimostrazione
la
,
del
sa
T
come
né
essere
della
Hyria,
quella
Monte
del
storico
parlalo
quale
né
Gargano
Yereto
presso
,
Promontorio
di
Leuca
si Oria
ma
di
d'Otranto^
Terra
pos«
non
greco,
il
ossia
,
Oria
posta
in
poscia
ad
fondata;
mezzo
divenisse
in
qusl
Mra
il tempo
appurare
come
combattesse;
all^Istmo
capitale
modo
Taranto
in
della
perduta
,
e
la
cui
Brindisi,
città
Messapia;
la
fu
da'
gna
S'ingeCretesi
quali guerre
municipale
indipen-
OltSBUTAZIONI
riti
di
editori
lor
r
e
il
scarne
antica;
origine
pigliar
le
i'
desiderarono
natale,
terra
libro,
questo
essendo
memorie,
e
imitarne
daU*
ipossì
in
rimet^rne
cose
degli
gli
avi,
e
la
di
affetto
di
cercare
esem^.
G.
della
attore
mostra
argomento
sempre
delle
piacere
quali,
Gbmblli.
nobiltà
no
buo-
riufre-
AL
DIRETTORE
DELL'ARCHIVIO
LIBRO
SUL
vi
è
nel
Gemelli
D*
Nuora
ItaliiaO}
Storico
ORIA
Serie,
l.
xm,
)
ii.
p.
amico
Pregiatissimo
Poiché
ITALIANO
FORTUNA
jDELU
diiU*ArchÌTÌo
Eslratlo
(
STORICO
piaciuto
menzionare
far
Archivio
vostro
dal
storico
(
cb.
Signor
disp.
X,
tom.
1
,
167
pag.
tre
)
Della
il libro
miei
mandai
amici
d' Oria,
fortuna
è
non
eh'
molto
io,
alle
tri
al-
con
di
stampe
,
piacciavi
Napoli
di
or
pubblicar
nello
stesso
questa
,
mia
lettera
che
con
creduto
ho
necessario
render
gione
ra-
»
del
Libro
mia
della
è
partecipazione
quella
a
,
stampa*
Le
della
scorso
tre
dissertazioni
che
d* Oria
Fortuna
secolo
il
sono
ha
quale
d'
lavoro
discorso
V
tutta
compongono
erudito
un
delle
opera
dello
soprair
cose
,
tutto
anticl^
di
luogo
quel
di
e
altro
qualche
buon
,
tratto
più
del
paese
monta
amor
con
del
vero
interajpentQ
tale
quale
quel
e
,
,
"
oggi
crìtica
erudizione
che
,
non
potrebbe
,
soddisfare
alla
miglior
parte
degli
e
SUL
non
tornò
del
la
prima
delle
luce
in
spregevole
cbe
sola
775, è
stata
dissertazioni
tre
dal
delF
fin dal
autore
dottor
chiarissimo
la vita
alla
volta
prima
che
la
a
quantunque
,
sia
prima
perchè
,
in ordine
porre
appunto
che
e
di
alla
il manoscritto
;
valgono
la fatica della
che
bensì
prezzò
né
nel
ma
essendoci
parse
di
antiche
F opera
però
non
,
mandarle
giudicammo
che
altrimenti
studiano
ci
stale
erano
,
Lombardi
con
fé
e
in
cotale
,
è
delle
nelle
pio
l
possa
di tutto
coHa
1
non
dei
*
e
le fonti
Al cho
conferire, si vedrà
to
ristret-
analisi
sommaria
gli
delle
iì libro.
nel
comune
province
venuta
affetto
istoria.
primieramente
primitive guerre
vicine
una
riconoscere
accuratezza
pose
e
a
altro
ed
della moderna
poche parole dopo
Egli
serietà
primitivaitalica civiltà,
scrittura
pilinotabiH
cose
altra
che
utilità di coloro
a
eziandio
origini
quanto
ben
della
sparsi elementi
lungo
altra
,
oggi
stò
ba-
cose
frammenti
restaurazione
dal
trettanto
al-
non
edizione
pure
Gemelli
Sig.
pubblicità così
comunicato
un
ora
valgano
perchè
nostra
,
alla
noi
air autore
sia
lui
al
come
anche
sen,
Momm-
da
non
le altre
tutte
accumulate
morte
toccasse
statue
venne
,
rinfusa
dalla
di T.
postume,
,
mano
anzi
:
giudicata
Messap.
le altre due
1848). E
la
stampate
1
Mommsen
ragionevole ( Iscriz.
Roma,
spazio
fatica
sua
,
libro mdta
avea
dette
la
meno
né
infruttuosa,
tutto
in vita
oggidì
di
Nulla
di siffatte cose.
amatori
LIBRO
che
,
nel
primi
che
F autore-
determinare
seguirono
periodo
EUeni
in
questa
eh' ebbe
princir
collo
sviluppò,
,
e
,
il tempo
FORTUNA
DELLA
della
civiltà
greca
termine
e
7
ORIA
D
al
della
cominciare
mana
ro-
,
dominazione
nella
della
il tempo
Japigia.
i
tra
guerra
cercare
ri-
nel
Sopprattutto
che
Messapi
a-
,
la
veano
in
reggia
Oria
i Tarantini
e
ossia
,
della
ed
Japigia
digeni
gl'in-
tra
,
i
abitatori
Greci
primi
di
Ta*
,
i
ranto;
quali collegati
co'
Regini
della
popoli
Brezia,
,
mani
alle
vennero
coi
Messapi
città
state
Erodoto
distrutte
questi
a
libro
nel
delle
VII
(lib. V,
Aristotile
dai
primi,
ed
Muse,
republ. )
de
di
causa
per
,
certe
racconta
come
accennano
e
ra
anco-
Diodoro
di
dall'
autore
Sicilia
,
di
(lib.IV.)- L'epoca
473
nel
nell'anno
posta
e
questa
avanti
l'
malamente
il
contro
(
dichiarato
Diodoro
avendo
Menone
mentre
che
tal
in
Atene
piade
olim-
deir
l'era).
av.
Arconte
era
prima
696—693
vigesimaprima
Mazzocchi,
del
parere
accaduta
voleva
la
cioè
,
,
che
vata,
tro-
76
dell'Olimpiade
quarto
era
fu
guerra
Di
ferveva
guerra
e
fatti
Consoli
in
,
Lucio
Roma
lo
Emilio
molta
con
Mamerco
fu
esattezza
Cornelio
Gaio
e
dall'
Lentu-
ridotta
autore
all'anno
,
4.®
dell'
pei computi
vedendosi
76
Olimpiade
logici
crono-
,
d'
di
to
Ideler
Avanti
r
che
Pausania,
dai
i
Messapi
Iapigi Messapi
sua
opinione
le
l' altra
(Gap.
non
X
contro
e
XUÌ
potrà oggi
i Peucezi
de'
da
accennate
Tarantini
dai
guadagnate
e
due
altre
crede
Erodoto
da
descritta
avenute
ambedue
mathématique
).
guerra
sieno
l' arconta-
quell'anno
Chronologie
de
227-392
questa
a
autore
contro
pag.
in
appunto
( Manuel
Menone
1 .• part.
ce.
posto
Foc).
forse
del
l'una
soccorsi
Ma
pari
st'altra
queso-
8
LIBkÒ
SUL
fitenersi, atolehd
tali due
di
che
'
altri
gli
e
Greciae
altra
di
molto
menzionata
di
tempi
356
figlio
C.
av.
Messapi
duria
re
che
sei
che
i
contro
de* Bruzi
da
9 parta
ucciso
Alessandro
in
morto
Di
il
verso
Maà-
dai
Bruzi
tini
Tarancoi
e
cani
Lu-
a'cònfini
Sicilia
di
re
i
il Molosso
Pandosia
Agatocle
Di
presso
coi
ai
contro
medesimamente
restò
G.
tore
l'au-
Platone.
Tarantini
confederati
de' Lucani.
e
Di
tempo
seguiti
di
de'
ma
Passa
Messapi
di
rantine
ta-
Tarantina
scrittori.
restò
condotto
av.
alcun
rotta
re
duce
Oria.
Messapi
3S3
nel
Agesilao
coXucani
miglia
Epiro,
di
liheraè
prima;
luogo
coetaneo
essendo
collegati
a
di
Tarantino
à
vittorie
due
aver
dei
68
Artificum
memorabil
fatti
dai
dairoi.
probabilità
posteriori
Archita
Archidamo
potuto
te
Calia-
é
Delfo
a
fase
delle
sopraccennati
tre
i
notare
che
della
età
dai
a
ha
Argo
mandati
(Brann
iii
dall* età
d'
primo
80
maggiore
76,
rOl.
poi
01.
soltanto
con
il
chiaro
è
tempora),
Agelada
denari
che
nell'
due
Tana
r
i
sapendosi
e
determinarsi
greci
Egineta
Onatà
con
Tarantini:
S\
artefici
gli
perciocché il tenipd
:
ben
può
guerre
fusero
dmbediie
per
che
,
aiutati
in
il 290
verso
i Tarantini
guerra
Di
C-
av.
cessò
Gleonimo
poi
di
di
re
di
vivere
che
Sparta
,
vivea
il 273
verso
ancora
pe' Tarantini,
presa
dissertazione
Pirro
dei
contro
di
col
i Romani
Tarantini
ricordo
E
aver
conchiude
delle
Lucani,
»
giato
guerregloro
la
bellicose
la
capitanando
Messapi
,
dopo
poi espugnato
de' Salentini.
Turia
ancora
prima
di
e
C.
av.
e
città,
la
sua
azioni
zione
confedera-
Sanniti
che
,
e
DELLA
fece
Roma
sbigottir
Di
maggior
parlato
periodo
che
sentito
il
fu
diligenza
dialetto
in
questa
li
quella
contrada
in
genti
giasse.
signoreg-
all' autore
uopo
dei
né
romano
9
avanzi
le
ancora
giogo
d'
rari
i
non
che
prima
conservarci
e
D* ORIA
FORTUNA
monumenti
del
medesimo
quel
Messapiche
il loro
care
ricer-
a
avevano
dialetto
ceduto
il
,
alla
luogo
che
epigrafici
conquistatori,
de'
lingua
Tautore
dico
lo
i monumenti
raccolti
avea
che
e
cresciuti
ac-
,
di
osservazioni
de'
Messapi
corredati
e
lingua
dialetti
antichi
di
e
capitarono
della
si
occupava
Roma
al
dello
studio
Dottor
Lombardi
dal
come
gli
de-
volontaria
per
stesso
amico
comune
e
sull'alfabeto
in
penisola
dallo
fattagli
un
Lombardi»
avvertenze
,
d'
dal
,
questi
quando
Mommsen
ritrovati
altri
dagli
poi
di
loro
municazione
co-
sta
richie-
a
letterario
teggio
car-
,
da
la
veduto*
me
è
alle
dovuta
parte
onorevoli
Onde
che
giusto
pietose
dell'antica
paesani
ben
di
cure
questi
due
Messapi
de'
Metropoli
nosca
rico-
si
,
che
sarebbero
fion
di
tal
senza
Ottobre
paziente
1846,
del
quel
di
in
frutto
(
Roma
Iscriz.
avere
almeno
di
deciferazione
di
in
quanto
aver
possa
diede
a
le
per
citate
obbligati
la
prussiano
turare
ma-
,
sopra
seconda
sua
giorni
bei
provincia
ci
poi
certo
per
filologo
questa
Messapiche
nella
tentato
infelicemente
egli
il dotto
per
fatica
cinque
o
confessarci
dobbiamo
di
che
posta
eh'
loro
penosa
i quattro
bastati
correndo
venne
e
). E
di
relazione
giormente
mag-
all' autore
dissertazione
talune
pe
stam-
non
quella
ed
grafi
epialti-
IO
SUL
col
iìenz«i
lui
idioma
greco
niun
a
come
LIBRO
altro
consentire
potcnrio
non
:
dei
a
interpreti,
posteriori
che
,
si
tutto
abbia
derivare
a
dai
ellenici
dialetti
i
quali
,
hanno
ben
contribuire
potuto
in
in
anzi
buona
sima
mas-
,
alla
parte
ma
non
formazione
era
è
com*
naturale
misto
popolo
nostro
che
sostanza
sua
composto
un
in
fosse
di
più
cui
il
un
simo
mas-
,
ìletTirazios
oron^riig
poeta,
che
il messapo
quale
di
mistione
o
supporre
,
di
la
;
,
indubitatamente
paese
Mess^pico
dialetto
intera
tutta
comporre
linguaggi
del
(Ennio)
nò
accen,
i
pure
lingue.
Plausibile
che
4
cioè
ha
fatto
che
esse
di
Pana,
i
dinotino
di
Aprodi
).
che
Con
qualche
onde
,
riferite
a
te
car-
Eliafda
di
sepolcri
di
Domatriax
viene
nuovo
il
fliologhi
sta
questa
la
de'
p.
di
italici
dialetti
,
dei
aspettazione
tanta
il Glossario.
compilando
lendoci
Do-
che
Napoletana
stampa
(
suae
d* altro,
non
se
parte
con
presente
che
assai
accrescersi,
Fabrelti
di
Tulli-
E
filiae
Aprodttae
ad
nome
professor
Oaxi,
,
Morthanae
receptaculum
218
la
quel-
,
iscrizioni
delle
tre
sue
dunque
pare
,
ma
delle
,
,
di
ci
spiegazione
r autore
21
toccando
elementi
principali
fa
non
,
eseguita
occhi
i nostiù
sotto
in
corrispose
non
gene-
,
i*ale
ai
desiderii
nostri
e
in
particolarmente
quanto
,
spelta
alla
di
grafia
iscrizioni
tuli
ci
re
piace aggiunge-
,
qui
le
ultime
del
leggende
Mommsen
e
rinvenute
esistenti
tuttora
la
dopo
le
su
cazione
pubblipietre,
,
non
solo
perchè
perfezione
ziandio
perchè
ne
comparisca
tipografica
valgano
a
dell'
un
Archivio
confermar
ria
ordina-
coir
saggio
storico;
che
coloro
,
e-
ma
e
in
LIBRO
SUL
1^
da
sembra
che
grande
,
il solo
contenesse
assai
sepolcrale
pietra
da
copiata
me
defunto
del
nome
ta
scoper,
in
colà
ancora
conserva
Carrozzini.
casa
inoltre
è
Buono
si
Bizantino);
Stef.
2aXXH"r/2/os.
fS2/ixo2/
rò
Mtoaaritav
ro\tg
'Zak'kevrìa
(
Solete
in
1856
nel
le
circa
dissertazione
Oria
di
monete
prima
nella
1' autore
scrisse
quanto
meglio
e
ventura
av-
per
,
che
quel
dapprima
fa che
non
Pallade
di
,
rapportarsene
sulle
il Mazzocchi
osservato
diritto
dal
ché
percioc-
seconda
nella
lasciato
ha
ne
di
monete
col
e
quanro
a
toro
aveva
argento
volto
a
sta
le-
con
dal
umano
,
rovescio
francamente
al capo
d'argomenti
tali
si
neir
non
e
a
monete
all'Oria
dissertazione
seconda
della
Hyrium
Appulo
altro
neir
o
sorte
di
che
come
Oria
di
territorio
nel
Ma
più
aggiunse
quantità
gran
riferisce
Messapa.
opinione,
tale
di
conferma
trova
che
YDINA,
o
asseverantemenle
e
IV
VDINA,
leggenda
con
Locri:
presso
,
che
questi
a
se
luoghi
altri
dovrebbero
di
tridente
o
appartenessero
quelle
d'ancora,
portare
di
o
che
si
non
vede:
all'Hyria
che
il simbolo
del
del
ad
bue
assai
conviene
d'acqua
Gargano:
una
e
città,
quale
dulum
,
Dauno.
e
a
volto
più
infine
come
per
I
contrario
,
nostro
perchè
del
nostra,
è
quali argomenti
Gargano:
stato
se
copia
che
all' arido
assai
meglio
dicono
s'ad-
è
dagli
costantemente
la
buite
attri-
le hanno
denotando
umano
al
o
segno
conchiglia
di
o
airHyrium
non
chiamata
geografi
antichi
VHyrium
Messapa,
rittimi,
ma-
,
nufnmologi
diversi
che
qualche
un
pesce
,
come
,
che
detto
fossero
stata
ad
un
dagli
slati
ritorio
ter-
oppi-
stessi
con-
moderni
dai
siderali
13
D'ORIA
FORTUNA
DELLA
nummologi
il
come
Mionnet
,
,
ed
PAvellino,
volmenfe
alla
a
che
deciso
Pallade
faccia
sin.
o
umana
dr.
a
Dominicis
sin.
così
argento
di
di
Testa
civetta
bue
o
ANID
leggenda
con
age-
tengano
appar-
Repert.
ornato
casco
o
di
monete
De
con
avrebbero
non
siffatte
(V.
Puglia
dr.
a
che
altri, forse
o
,
YPINA,
Passando
di
parecchie
porta
YPINAI,
o
a
parlare
delle
di
monete
da
pubblicate
già
state
AR).
ne
rame,
diversi
ma
,
ed
mende
con
poi
YPIANO:^
0
ANMY,
0
eh*
inesattezze,
conservatissimi
mediante
altre
produce
o
potuto
esemplari
correggere
ritrovati.
colà
varietà
qualche
con
ha
egli
dalle
già
E
ne
note
o
,
affatto
antiquarii,
odierni
sioni
II che
nuove.
dei
è avvenuto
vecchi
più
essendo
non
che
gli
forestieri,
e
su
dagli
veduto
stato
errori
e
le ommis-
tali nostre
monete
,
sieno
alle
del
tavole
dal
tramandati
stati
De
Magnan
del
Dominicis,
dal
e
fino
Mionnet
Carelli
del
e
Riccio.
,
Come
rillusione
del
che
lesse
esemplare)
della
ediz.
nostra
)
gendoAOKPflN
perchè
stesso
in
dal
e
lira
con
della
che
si vede
che
sinistro
Cupido
la
(Tav.
di
delle
la
rOP
saetta,
di
che
(Tav.
X)
sopra,
di
ec.
mezzo
e
TOP
di
al fulnìine
sotto
va
leg-
il genio
lira,
VII,
o
Vili
colarità
quella parti-
monete
con
al fulmine,
a
1 .®
dello
la
,
OPPA
Locri
diritto
suonante
mancanza
talune
N.*^
erroneamente,
dal
mani
tra
guasto
ommissioni
portano
rovescia
in
ed
da
5.
di
fosse
in Ci, Le
TO
forse
AA(Tav.
all'Orientale,
ediz.). E
nostra
che
congetturò
ancora
città,
camminando
IX
e
di
luogo
m
quelle medaglie
della
e
iìA
scritto
scambiato
(nascente
Magnan
ferire
genda
legcioè,
T iniziale
fi
SUL
è di vederne
Naovo
maniera
alla
di
la
quale
eh'
pigia, cioè,
altre
di
Ugento:
la
del
della
oltre
di
Ercole
air
ziali
ini-
colla
ana
cui
sotto
sta
te-
che
di
Oria,
di
e
Idrun-
monete
su
in
vede
Otranto,
Diomede
coronalo
si
monete
su
la-
d' Eri-
foresta
Nemeo,
Lerna
rato
ado-
fu
nella
della
stessa
cavalli
dei
conquista
Ed
universalmente
Leone
dellldra
quella
Tarantine:
fatiche,
cinghiale
del
medaglie
OQQA
colle
Diverse
IX).
IV.
culto
disfatta
5.®).
n.
leggenda
pelle dicinghiale(Tav.XIn.3):
ebbe
disfatta
la
come
certe
tine:
la
VI
delle
un'altra
nume
in
da
coperta
singolare
II. IH.
(Tav
rivela
quel
mante,
(Tav.
Ano
Ercole
colla
una
Osca
ed
FM
LlfiRO
dalla
generale
,
vittoria*,
che
più particolarmente
occorre
le
sopra
U-
gentine.
Dichiara
notevolissimo
un
i
antiquari!,
credettero
quali
esservi
Pallade,e
in
Grappolo
presso
e
d'
più
di
bronzo
leggenda
Dominicis).
De
tali
Ma
è
il Ralefati
che
monete
molti
dell
Àrditi
e
di
testa
con
OPPA
AO.
genuina
grafe
epi-
l'autore
vide
è
quale
riferita
stata
alla
Tav.
Ili
,
nostra
in
prima
interpretò
di
poi
*PA
ed., cioè
3 della
fece
OPPA
per
senz'altro
AOKPON
che
sciogliendo
deciferarla,e
e
propone
ro,
il
cui
numero
di
sciogliere
aggiunti
291
l'altro
che
llgnarra
OP
in
il ?
scolpire.Rigettata
così
l'interpretazione deirignarra,
inceppa,
la
quei
,
B.
l'Arditi
Ignarra,
alla
mezzo
di
una
deir
fede
monetina
una
KPflN(V.Mionnet
di
sulla
di
abbaglio
ro
riferito
la
e
fapruova
cifra*
in
lalfa, qPPA
all'era
l'Autore
dal-
egli
qP,
della
e
di
cioè
merebbe
esprifonda-
,
zionediLocriJlntera
leggenda
denoterebbe
che
quella.
monetina
fu
battuta
floridissima
pei Locresi,
Tucidide.
di
la
tal moneta
rapportano
leggenda.
ultimamente
come
scrivendo
tal
con
di
l'ha
ritrovarsi
nel
di
dei
Bruzi,
diversi
da
fu
Oria
che
pVesso
altre
barbato,
e
o
e
Gravìsca
:dal
Gallipoli ( V.
mismatique
poli
4856
sia
Oria
ec.
l'Oria
le
la
pure
di
Berlino
far
a
Messapia,
altre
congetture
dai
stesse,
esi-
Mommsen
di
luogo
cri
Lo-
e
fatte
Locresi,
e
dal
che
o
principio
Dominicis
De
Millingen
Ldebvre
Graia
i850
di
):
Crastus
a
o
)
:
da
da
che
due
Traile
dal
essere
tre
al-
tra
riferite
state
le
a
da
altri
de
Nu-
Minervini
numismaliche,
per
aquile
poste
alcuni
ultimo
nico,
co-
alle
dilapigia(?):
osservazioni
l'autore
furono
Giove
pileo
insieme
Callipolh,
e
o
JOrìa
di
con
una
sole,
Zecca
testa
imberbe
o
da
la
rovescio
TPA
che
alia
diritto
faccia
ouna
lettere
Paris
ridarre
dal
aventi
(V.
stimando
di
Tautore
(?) {Saggio
):
se
alla
quanto
sarebbe
fondata
stata
in
ta
vedu-
Locri.
OEOA,
d'Italia
Graxa
tutte
laureato,
incerte
a
quelle
monete
fulmine,
KPH
a
che
conchiglia,
ouna
su
tra
finalmente
Tenta
quelle
un'alleanza
a
giammai
che
vi
PA
OP-
epigrafe
medagliere
(Le. p.34), più ragionevolmente
all'opinione
moderni
testimoniato
Beai
di
stessi
autore
E
eruditi
crediamo
con
dell'
di
noi
averla
non
i detti
corfermano
esistenza
non
di
re
particola-
dagli
gli
età
l'autorità
dell'autore,
che
XCVI,
in
con
giudichi
solamente
AOXPfiN,confessando
(Riccio)
si
spiegazione
che
nummologi,
ed
mostrando
egli
affermare
potere
deli' 01.
Grecia,
magna
checché
Ma
45
primo
viene
come
ingegnosa
questa
neiranno
tutta
per
D'ORIA
FORTUNA
DELLA
Na^
forse
J5
ia
IJBUO
SUL
dar
potuto
piaccia questa
Graia
congettura,
TP
A. Ma
che
è
certo
Gallipoli
a
OPPA
epigrafe
leggenda
appartenere
biano
ab-
dove
tali
unii
monele
né
perciocché
,
il
era
alla
luogo
sua
possono
non
solita
della
le lettere
logore
parie
di
proprio
nome
quella
città
rono
fu-
quelle
nò
,
mai
ritrovate
riferire
possono
di
si abbiano
altre
di
Magistrato
con
della
1.
febvre
del
Millingen
fede
queste,
del
lapìgia
in
ma
anche
nome
altri
mano
sti-
(Le-
ancora
con
.cj-Nèdel
J
Graxa
nostri
Sturnior
di
altre
Azetio(Mom
questo
dei
che
ma
le
tana
lon-
parve
cioè,
E
della
ne
da
poco
Graia;
città
Ostuni.
di
assai
al Mionnet
differente,
luogo
Sturnium)
e.
tro
si
a)eno
Toscana
solo
che
pretesa
Molto
sulla
non
STY,
AIETIN^N
leggenda
stus
di
dall'ai
e
ricercare
Iettare
iniziali
di
il Mommsen
a
le
le
città
Oria,
anche
dove
discosto,
vuole
Gravisca
a
territorio
dal
Gallipoli.
presso
Cra-
Minervini
vandosi
tro-
,
traccia
veruna
ne
geografo
siano
non
antico,
nella
resta
uscite
pure
chiaro
dalla
che
di
dette
le
se
Zecca
storico
veruno
monete
la
Oria
perfetta
,
rassomiglianza
l'influenza
dei
che
tipi
loro
la
bene,
mostra
d'Oria
zecca
ha
altro,
non
se
vicine
sulle
avuto
,
ci Ita
di
Ostuni,
FPA,
di
di
ni,
che
nome
per
per
sì bene
tracce
di
rone).
a
la
supporre
Ateneo,
Azelio,
famosa
cui
qual
Messapi
iniziali
nelle
( antiquis
che
si
FPA
enim
troverà
stata
di cui
come
C
ancora
ziali
ini-
strano
KAPBIN
le
si trovano
nel
quod
AN
co'Taranti-
guerra
ma
dalle
forse
Carbina
ebbero
guasto;
sia
sarebbe
non
Garbina,o
i
si
altra
credere
avventura
Carovigno
Influenza
mio
e
moderno
nunc
assai
me
no-
G
più
:
Varveri-
simile
coXucani;
e
Peucezi
ebbe
eziandio
ma
de*
Pedicoli
0
Oria
47
quali
non
solo
coi
vicini
quei
con
barbari
ed
Carbina
erano
più
stringersi
a
confederarsi
a
)
Locri,
tli
ed
amicizia
in
volte
che
consideri
si
ove
D'Ot\lA
FORTUNA
DELLA
Azelio,
,
alla
resistere
per
di
Tarantina,
potenza
toccando
sopra
è
come
stato
cennato
ac-
coi
de'Messapi
delleguerre
Tarantini)
E
queste
in
trovano
ben
Be
in
fia
sempre
non
la
ragione
nella
introdotta
digressione
convenienza
e
rate
stempe-
di
non
strani
più
rado
paradossi,
glia
picome
dissertazione,
prima
alcuna
si
filologica, che
e
pure
-,
che
Oria
d'
storica
dispregevole
d' innestarvi!
vaghezza
fortuna
erudizione
una
commendevoli,
e
della
il libro
tutto
vero
buone
parti
le
sono
circa
za
sen-
sito
il
della
,
di
patria
Ennio;
che
dissertazione
Oria
dell'era,
Brindisi
e
valendo
altri
altre
poche
Salentiue
soltanto
corso
e
indarno
sarà
non
era
rimasta
casali!
in
il
terza
secolo
città
E
pure
dell'autore
occasione
darci
in
primo
aberrazioni
e
a
errori
capitali
stimo
e
nel
piccoli
disviamenti
della
primo
capo
divenute
discoprire
a
più
città
Taranto
e
nel
delle
con
medesimi
questi
l'assunto
e
di
conoscere
credito
mente
comune-
fermarsi
alquanto
,
a
ricercare
soverchio
e
vano
che
che
patria
che
nazion
ben
di
alla
si
egli,
ne
il
anche
il risolvere
bene
Ennio
importi
conoscenza
della
latina,
e
d'uno
alcun
E
razzadel
degli
fin
famosa
air
meno
elementi
stesso
soprattutto
altro
la
dallo
,
cavare.
possa
ne
che
meglio
qui
siasi
maggior
della
culla
poeta
della
principali
3
veduto
av-
della
contesa
onore
dendo
ve-
del
mi-
IS
LIBRO
SUL
debolezza
la
Strare
e
ma*
a
argomenti
degli
fallacia
la
proverò
mi
succintamente
Messapo,
popolo
Sto
di
,
coloro,
che
allogar
la
argomento
concittadino
l'aver
(Lupiae)
Lecce
ge)
forse
che
tradizione
essi
di
cercato
quél poeta
ch'Ennio
luogo
un
denominato
accosto
di
asserendo;
Lupia
sia
discosto
la
Rugdi
costante
di
patria
Radia,
autorevoli
più
dei
da
parole
certe
ma
stata
fede
alla
stato
Rudia(volg.
viene
appoggiata
sia
poco
interpretazione
Fautore
come
Leccesi
dei
sempre
mala
per
Strabene,
hanno
Lupia
presso
Rudia.
solo
è
Non
oro
che
altrove
,
scrittori,
e
secondo
il
conforme
si
du
signor
dice
che
alla
da
Rudia
non
e
per
l'autore
Fama
e
di
nome
tradizione
antica
luogo
viene
sorretta
ed
che
a
Taranto»
dal
di
Strada
e
cino
vi-
deiraltro
dsi Rudiae*
Rugge
medesime
dalle
smentite
e
Brindisi
ancora
anticaglie
confermata
dalle
a
cesi
Lec-
tato.
interpre-
rione,
o
denominato
viene
e
malamente
scritti,
mano-
dei
fama
Brindisi
tra
Quartiere
Sepolcri,
codici
più
ha
pochi
costantemente
infine
che
via
che
Strabene,
avviarsi
per
che
Porta,
Convento,
Lecce,
E
altri
con
iiì
volgar
la
Otranto
,
come
letto
siccome
appunto
uscendo
trova
ha
Theil
di
lezione
sincera
vicenda
traddizioni
con-
si
danno
"
gli
della
avversari
che
giunta
alcune
che
geografi
contraddica
e
delle
nelle
fondamento
par
credenza
poeti,
come
di
a
contraddizioni
novelle
parole
ai
Parrebbe
Leccese.
delti
di
altri
Mela
e
Plinio
più
vino
tro-
antico,
qualche
antichi
di
cui
ma
pri-
che
storici
il
primo
,
locò
la
Rudia
Enniana
fuori
dell'antica
Calabria,
e
Tal-
SUL
20
sare
egli però
loro
narrazioni
è
più
può
si
avendo
riscontrare;
del
mediterranea
diq.^,
Valico
e
( distrutta)
Alelio
Ugento)
Ussento(
che
pìnione,
Strabone,
in
vecchia
della
i confini
su
Parabita
)
nel
Calabria,
di
nome
il
verso
propriamente
questi
e
si
variamente
ancora
Calabra
regione
della
quale
Messapica
o
o-
quelli
,
de'fedicoli,
me
co-
Plinio,
Rudia,
Calabria
)
questa
geografi, Mela,
una
jRm-
et
do)
(Nar-
portiamo
menzionando
Tolomeo,
gione
re-
Ugento
verso
noi
antichi
Lupiae
l'odierno
( distrutta
cotesti
nella
RudiaeNerito
(verso
Baveta
(1). Lfiionde
tutti
e
di
fico
topogra-
locato
primo
ne
ce
samente
maraviglio-
Calabro
paese
Vereto
stanno
appunto
il
inseguito
segnato
occhi
co'propri
tuttora
che
T ordine
Tolomeo,
e
delle
punto
descrizioni,
esatte
Strabene
de'quali
questo
prelermeltere
alle
lasciate
hanno
da
LIBRO
paese
il
estese
nel
Salenlìna
centro
tutt'inte,
dubbio
senza
sere
di
terra
natale
poca
esattezza
d'
medesimo
un
Ennio,
e
nella
che
cioè
luogo,
fallarono
solo
determinazione
i
della
della
di
primi
propria
sua
positura.
Ridotti
de
al
così
medesimo
irreparabilmente
intendimento
ogni
gli antichi,
dei
supposizione
ca*
i
moderni
,
quali
la
esatta
poco
(i) Abbiaqio
voluto
perciocché quelli che
riscontro
così
sono
pratico d" questa
ininazioni
descrizioi^e
aggiungere
il traduttore
contrada,
anziché
ai nomi
Italiano
diversi
stranamente
e
seguisse
camminare
sulla
,
condotto
assai
lungi
dal
segno
di
e
dalla
Mela
e
di Tolomeo
antichi
carte
ver^
traccia,
del
vi
che
quelle
sulle
mente
anche
antichi
dagli
Plinio
di
ser
i
moderni,
ha
messi
chi
nuoye
sarebbe
geografo
non
a
sia
denoiinvece
drino.
Alessan-
guitando
avanzi
gli
cercarono
Villanova
in
quale
D* ORIA
FORTUNA
DELLA
Enniana
Rudia
delia
Ostuni
verso
21
confini
ne'
de'
Pedi-
,
coli,
dria
di
Quinto
come
nel
può
dei
paese
di
Oria,
siccome
Peucezi,
il Romanelli
in
quale
An-
il Mannert
non
la
descrisse
esattamente
Ruda
Rudia,
la
non
ma
dimostrato
già
avesse
riconoscere
quivi
tingero;
Corrado
,
che
meno
Mario
della
Enniana,
Lecce
accosto
del
Tavola
Rhodia
o
che
Peu-
eh'
dalla
e
si
egli
quale
,
quell'altro
del
(antica Top.
£
lasciando
di
Regno
da
pur
dissero
sorta
differisce
villaggio
di
e
Napoli,
che
Tarantino
e
nome
2,
part.
coloro
canto
Ennio
bene
sito
169).
pag.
di
ragione
senza
Guidone
come
di
nate,
Raven-
,
Merodio,
di
Giovine,
s'appoggi
paia
essi
che
Eutropio,
nativo
di
certo
ali*
e
Pighio,
che
che
quel
l'
alcun
Eusebio
di
inteso
se
che
ancora
autorità
intesero
non
Taranto
il
e
fosse
Poeta
avessero
trebbero
po-
non
,
far
che
Ennio,
e
si
dove
di
altro
Battista
di
credettero
nelle
la
di
vedere
da
Forlì,
di
di
avanzi
uno
dai
Alberti,
seguitati
dal
di
Tafuri
della
Grottaglie
in
che
additato
Leandro
e
coloro,
dove
rovine
quello
Grottaglie,
gli
circostanze
le
stesso
si rifiutano,
come
miglior parte
diverso
da
ecco
mostrare
poter
Cieco
dal
poi
sé
dello
detto
al
Rudino,
per
luogo
Cristofaro
di
di
preteso
in
contrario
confessò
smentiscono
hanno
in
peso
di
e
Nardo,
dia
Ru-
controversa
verso
cesi.
Lec-
in
Taranto,
,
un
certo
de
luogo,
Leo
detto
del
quale
Arcivescovo
Riscio
vicino
così
testifica
Brindisino:
Grottaglie,
«
l'erudito
Nel
ove
luogo
bale
Anni-
mente
volgar-
si è creduto
(da'
S3
SUL
sopraddettijessere
gro(|te situate
in
sito iQoUo
un
dalle
Sti^abone
occhi
quel
biKtay
credere
a
cercò
e
coi
propri
/ofmcoe
moles
ossibus
s'incontrano
giorno
(Mem.
di
il Gataidi
Pacuvio,
poi
air
poeta
indicano
la
1763,
del
de
na
Colon-
Giovine
suo
Battista,
do
quan-
Patria
vera
di
nome
di
fino
che
designato,
ristesso
Nap.
opinione
noi
da
luogo
ritenuto
ha
M.
di
che
nel
d'oggi
il
smaltire
vestigi
Giov.
ogr-
piena,
Girolamo
a
da
più
Tanto
di questa
et
MDXC
altro
senz'
ancora
i
piuttosto
nel
non
apparire
fictilia vascula,
dopo,
tempo
dato
amico,
Ennio
già
non
che
diRudia,
riconobbe
e
tato
abi-
colta»
situarla.
asserì
formana
essere
più
abitatori
MDXXV
vestigi,
ed
alcune
»
adotto
fa
nel
che
la
colà
voluto
ivi
valine
primi
sinceramente
pochi
,
come
al
abbiano
rudera
geres
i
vedono
uazione
affktla
appare
piuttosto
atta
una
furono
luogo^
città
pretesa
di
il quale
l'Alberti»
Si
profondissimo
I Greci
che
uon
ciU^.
disfidiate» ed
è verisimite
che
rovins^ta
un
fiere.
secoiMlo
PaQticaRudìa,
stala
di
alcuno
vesligio
LIBRO
Rudia
»
pag.17).Ma
riamente
contra-
al
si aderì
Leo,
Gallipoli (Aletia illustr.Nap.
quale
1 841
pag.17),
,
sebbene
quegli
veduto
le
rovine
cavilla
ira
Oria
di
Girolamo
di
e
e
P.
fama,
e
fede
per
e
Ferdinando,
Diego
Domenico
a
di
di
territorio
nel
soltanto
Ceglie
Marciano^
Salinaro
città
cotai
d'aver
confessato
ingenuamente
avesse
P.
gli
occhi
Giacoma
( testimoni
Santo
Fran-
di
non
,
chiara
afierma
ne
«
Ne
veggono
però
l'autore
opportune
in
di
a
piccola autorità],
carte
vestigia
quel luogo
di
dal
119
della
qualche
Leo
quei
che
edizione
nostra
antica
accennato
ecco
si
abitazione
tra
Oria
:
e
Ce-
glie. Poiché
di
uomo
Provincia»
nostra
altro
due
in
perse
grande
il
Non
Rudia
Pedicoli
de'
dal
Leo^
sioso
an-
ivi
dis^
Rodi
più
na
stra-
nostro
tore,
au-
interpretando
e
confinato
era
del
quella
«
me
la
pertanto
è
alla
chiamavasi
uno
Strabone
ha
e
V
versa-
piccole pietre
e
quali
di
par
vantate
rozze
opinioni
maniera,
sua
al
^
piccolo;, i^
leggendo
Calabria
della
dei
e
specialmente
vestigia
varie
riferite
quale
a
tai
che
Rodi
le
tutte
tra
di
campii
l'altro
e
che
questi
con
osservai
non
sig, i). Marcello
col
portalo
appartenenti
rischiararsi
di
23
sopi'affìao discérnimdnlo,
antichità
nelle
tissimo
ivi
esseùdomi
Lombardi^
tfORÌÀ
FORTUNA
DELLA
al
accosto
ma
ni
confi-
a'
non
lomeo
To-
Brada-
,
Lucani
ne'
no
rovinata
città,
la
del
ha
fatto,
del
resterebbe
basi
di
che
sempre
a
numeriche
luoghi
de'
da
adottate
ottimamente
come
puti
com-
pure
latitudine
l'
dal-
proposta
Rudia
ne'
l'incertezza
Tolomeo
di
mento
fonda-
gran
e
cada
difiìcollà
pe'
quando
E
quella
essa
per
far
sì
longitudine
fosse
fosse
certo
e
colà.
appunto
gradi
vestigia
che
quali
ne'
Alessandrino
geografo
autore,
cada
che
non
verisimile
pur
Tolomeo,
de'
lezione
sincera
pare
non
ma
asti-onomici
egli
dove
Matera:
verso
cani;
Lu-
le
del-
per
nazione
la determi-
ha
diiiiosiralo
,
des
( Géograph.
r Ukert
io
quale,
nella
dico
giunta
per
Grecs
et
Romains),
des
di
determinazione
s' accorda
non
colla
e
mamente
massila
luogo,
un
scrizione
de-
stessa
sua
,
che
Rudia
novera
ne'
non
Lucani,
ma
fra
le
,
città
BavQta
VI).
tra
ec*,
Laonde
Salentini
de'
Terra
come
noi
sopra
con
prima
abbiam
molto
detto
maggior
di
Nardo
Aletia
,
,
(Tol.
lib.
ragione
Ili,
crediamo
tav.
^4
L1Bt\0
SUL
di
poter
rigellare
ili
degli
avversari
di
ma
niente
città
1 846
Tanno
finiti
quale
arti,
pel
che
da
Rudia
loro
d'
di
avanzi
quali,
à
di
vaniìo
di
antica
un'
mate
stial^
rammentarne
in
comperò
BerlisiOi
altri
gli
e
niani
le
per
ti:
indica-
diverse
Mommsen
Museo
Mercurio
il
ancora
di
Tdsistenzai
il Dottor
migliori,
molto
che
luoghi
ne'
palpabili
di
che
Vasello
il
concio,
cose
non
provata
dai
lavori
e
città
è
Lecce
opere
Lecce
esposte
opinia-:
,
opposto
per
accosto
cuno,
le
tutte
resistenza
prova
qualsivoglia
una
che
e
da
e
delle
altra
oga'
come
,
che
dere
questa,
di
tutti;
posseduto
Bronzo
in-'
e
oggi
,
Real
dal
certifica
mi
di
il
Villetta
che
E
che
tal
Enniana
il Profes.
discoperto
stato
a
Rugge.
Rudia
la
Napoli,
essere
riducea
quando
ta
di
Museo
da
giardino
città
O.
vuole
Tironi
cini
Cappuc-
ex
fama
essere
fede
di
descrizione,
e
dalla
sostenuta
Costa
Angelo
degli
la
G.
sta^
uomini
,
dotti,
conforme
e
alla
interpretazione
più
degli
esatta
antichi
è
geografi
più
ta
ret-
ultimo
da
,
dimostrata
dalle
irrefragabile
iscrizioni
che
quando
a
,
quando
a
state
sono
al
porsero
argomento
lapidum
inscriptionibus
Lupiis
quae
altra
che
na,
che
te
tuttora
del
fuori
240).
si
palazzo
Ed
vede
Ducale
a
di
noi
sulla
di
luogo
Ed
finalmente
pietra
di
istesso
dall'
Rudia
(Ital.
d* indicar
incastrata
che
Monteroni
,
già
in
et
Rudias
esse
Rogadei
al
quali
coniectura
has
il 1 775
di
le
;
scrivere
hàbeo
verso
parlava
apertamente
quel
compertum
sunt.
venuta
pag.
Galateo
contetminae
esserne
da
cavate
notare
go,
luo-
CistiberiV ultima,
una
benché
pare-»
pul"*
blicàta
Urla
dal
Mommsen
MO
PUB.
M.
MEMÒRIAM
FILIIS
SUI
NOMINE
MUNICIPI
DIVIDATUR
N.
POPULO
DIE
NATALIS
VISCERATIONIS
DECUR.
AUGUSTALIBUS.HSXII.
RUDIN
B;
FORUM
ANNIS
CÙÌUS
OB
FILIOR
REDITU
OMNIBUS
ITÉM
VIR
AUGÀZÓ
PIISSIMO
EX
N.VI.
SACRATISSI
BRUNDISI
PTOMISIT
HSLXXX.
lite.
cotanta
AUG.
AEDIU
TUCCIUS.
AC
OPTIMO
A
MUNICIPI
ITEM
AED
riporr
CERILU
HADRIANO
PATRONO
di
piace
di
FAB.
F.
EQ;
PRINCIPE
ci
documenlo
M.
ORNATO
25
altrij pure
decisivo
TUCCIO.
M.
EX
da
e
ultimo
come
D'ORIA
FORTUNA
DELLA
Ni
HSXX.
SING.
ALIB.
MERCURI
HSVIII:
VIRITIM
N..
HYX.
N.
L:D;t).e.
brave,
il nostro
messa
per
giuoco
dalla
egli
si fosse
non
tal
che
Rudia
in
come
che
fece
ombra
facéa
quasi
e
discorrere
a
j
questa
luogo,
,
messo
ch'ei
dichiarazione
com-*-
di
leggerezza
per
istoria,
nostra
avrebbe
determinazione
che
ignoranza
della
punto
in
autore
per
meno
se
diffalta
inescusabile
ed
adunque,
di
guisa
certa
per
sto
quepare
ap-
togliersi
alla
vanti
d'a-
reggia
sua
,
d'Oria,
é"
e
appigliò
più
d'
far
allo
uno
certa
correre
partilo
strano
Costume
Messapià.
a
per
scrittore
frivolo,
di
di
che
(pag.408)
congettura
sua
confinarla
per
quel tempo,
altro
fuori
della
comune
era
ancorai!
vedendo
4
"uLLiimo
se
di
se
occasione
quella
meno
che
Ennio
di
patria
di
fuor
ma
il
difendere
sival^
cimento
stesso
chiarire
a
per
,
intendimento
vole
allo
postosi
che
D'Àuiia,
Gesuita
vero
(sebben
proposito)
sito
della
con
lode-
religione
la
,
Alla
stessa
far
V
maniera
Calogerà,
Gesuita
Dariva
che
).
ne,
dissertazio-
terza
il Vescovado
sin
ripetersi
meno
XI
tomo
nella
autore
verisimile
parere
niente
possa
del
Raccolta
V.
dai
di
tempi
Oria
apostolici
,
che
Strabene,
sforza
Tarentum
et
sulla
Lecce
,
D'Auria.
a
da
Metello
signor
alla
intomo
Angelis
De
del
Ennio
di
Nardo
da
critica
alla
( Risposta
Tafuri
Domenico
di
dissertazione
patria
oltramontani
Berardino
Giovati
da
fatta
lumi
dai
cattolica
caetera
ductae
fargli
a
sunt
che
dire
Brundusium
praeter
oppidvla
parva
in
cladibus
altri, reliquae
scritto
avea
secondo
o
,
oppidorum
delle
,
ordinerà
tredici
sunt
re-
messapiche
città
,
al
tempo
cui
8i
Oria)
scadute!
vendicare
a
vile
finalmente
dalla
1 591
sei
sedia
Questa
orìgine,
remota
Vesce*
stessa
si
fu
contese,
.
sì
se
pre-
quale^dopoes-
lunghe
dopo
e
(tra
Brindi^
e
assumo
della
priorità
unite,
nel
di
e
quest'
E
altre
le
Taranto
tanto
:
Brindisina,
separata
precedenza
la
Chiesa
lungamente
state
città
Oria
per
Brindisi,
e
(pag. 350.)
rispettoalla
sere
Taranto
rimaste
erano
erano
che
fuor
suo,
di
gara
vede
essere
,
nella
stata
ne,
e
nelle
tutte
parte
possono
va
di
queste
di
Puglia.
parte
vicine
altre
Fautore
mentre
non
maggior
d icendo
so
ddisfare
maravigliosamente
cose
un
nostre
a
Ma
favor
fine
chiese
a
tal
della
criterio,
assottigliata
la i^oa
Salenti-
proposito
sua,
ha
che
d' altra
critica
28
SUL
maggior
ali-opera
ferito
più
tizie
atte
colla
municipale
generale
nel
civili
noi
in
to
tali
di
anche
fare
sommaria
questa
attinenze
ci è
ria
sto-
onde
motto
un
esamina
do-«
tro-.
soddisfarlo
per
,
le
di questa
nazione,
della
libro
recando
utilità
le attinenze
difetto
assoluto
vava
di
grado
chiarire
a
LIBRO
gliamo
vo-
quau-.
per
di
fatto
veni^to
\^.
derne.
È
ben
nulla
quanto
poco
città;
sua
è
ma
alle
che
vero
pur
di
fondatrice
abbia
autore
iutorno
sia
Oria
che
mostrare
V
che
vero
di
altre
ed'
lettere
autonoma
della
tratto
della
abbastanza
fondazione,
a
e
ta
sta-
dominante
e
,
buon
tanto
arti
alle
detto
abbia
antichissima
città
scritto
lasciato
in
,
Messapia
della
e
Calabria
superiore
,
i Pedicoli.
verso
quali
a
diremo
condurre
possa
chiarito
che
H
ed
conseguenze
dopo
zioni
indu-
aggiunto
avere
o
,
qualcosa
in
ordine
difetti
di
luce
manchi
o
alle
neir
ed
lettere
Come
autore.
arti, che
alle
fu
glia
fami-
la
,
de'Bonifaci
di,
^
delle
e
nel
p.77,78),
nipote
di
madrigali,
guti,
Oria
particolare
di
primo
opere,
a
far
di
conoscere
di
e
di
lui
si
per
o,
gli
hanno
le
avere
si
secondo
studi
ajr-
avesse
richiede.
Fautore,
delle
riferite
stampe
non
lettere.
E
pote,
nitre
Ol-
dall'autore,
all'
Europa
1
|
j
scritto
molto
lingua
che
parte
Dragone^
popma
la
lui,
assai
per
quel
'vaghezza
iiel Giovio,
che
sapere
comechè
siUt
Napolitano,
chiaro
natura
fratello
che
fa
^li
vedersi
nobili
molto
purità
ancora
benemerita
può
ultimo
concetti,
Berardino
alle
fu
la
quell'intera
a
quale
secondo
piacquero
fu
il
Roberto
pieni
e
avuto
che
in
lettere
di
nostroAmmirato(FamigIie
prima,
to
marchesi
air
scritti
del
buone
lettere
fcuni degli
Cora
delle
nato
e
in
morto
Cardinal
Oria(1
latine
di
e
poi
benemerito
Mario
Quinto
fa
57
508-1
39
Più
Galateo.
nostro
Aleandro,
D'ORIA
FORTUNA
DELLA
an-r
Corrado
5),il segretario,prima,del
del
Cardinal
Badia
T
e
a-
,
mico,
Cortese,
reno,
rati,
ad
ed
latina.Le
opere;che
Àngelis,
che
di, che
compose
Marcantonio
boschi
de'quali
ec,
che
no
potessero
il superasse
che
Mureto
loda
ne
e
riguardato
classico
Pietr'
le
lettere
i suoi
pigliar
della
le difese
quale
avea
di
tutto
nello
scrivere
lo
di
se
tutta
lingua
quasi
a
sdegno
assai
Tira-
sceva
cono-
Corrado,
niuIl
dizione,
dell'erud'
degno
grammatica,
Iq
di
studiato
erudito
che
in
a
gare
purdate
an-
erano
barbarie.
Né
professavale
tento
con-
goiar
sin-
con
incitava
Provincia,
che
come
il vanto
d'essersi
per
esser
ma
somma
secolo
latina,
nuzio,
Ma-
l'ampiezza
il Manuzio,
il Mureto,
Aldo
latino.
della
questa
lor
le
coltamente
fu
che
solo,
il De
Spera,
pochi
corruzione
secoli
lingua
E
ed
stimò
lo
Spera
vita.
del
che
stile
plicò
s'ap-
presso
la
che
letter
stato
alla
Angelo
al confronto
dai
della
in Oria,
Paolo
stare
dalla
di
sforzo
amici
disse
primo
de'più antichi.
fin
vantaggio
il
scrittori, di quel
declinando
dello
Pietro
maestro
latine
ec:
vedersi
filologo Oritano
maggiori
ilSigonio
poi
presso
Copta-
insigni
intorno
Mureto,
Angelo
e
rinomato
i
di
Polo,
altri
elegantemente
pari
come
nqn
autore,
questo
come
al
più
posson
si meritò,
esse
di
scrivere
a
scrisse
ne
per
ritornato
e
insegnare
e
Ben^bo,
il Giovio,
Manuzi,
fuori,
pezza
Sadole^o,
Seripando,
e
i due
come
buona
di
il confidente
e
ed
il
Sigonio
soverchio
altri
cora
an-
amor
valeùtuomi-
a
30
ni,
il Bembo,
come
scrini
ro
la
che
tre,
primo
è
Egli
tutti
tra
Milizia
(1 725
1798)
—
in
giudicare
di
tali
quel
Oria,
arti,
belle
incisione
ecc.
in
Roma»
vedere
di
modo
quale
il
discipline
ripurga-
a
morto
nuovo
aU
grido
il
altre
pittura,
in
nato
autore
di
materie
lo«
un
meritato
ingegnato
scoltura,
la
è
si
coi
vedremo
ne
Italia
in
nobilitare
a
or
città
nelle
il gusto
Francesco
Ed
stessa
r architettura,
quali
applicassero
volgare.
dalla
parimenti
re
si
lingua
uscito
d' essersi
e
LIBRO
SUL
bene
mostrano
,
e
li
suoi
varii
scritti
delle
istoria
T
e
Innanzi
arti.
a
,
lui
bensì
era
derni
la
che
maestri,
eredità
ricca
aveano
delta
esemplari
elette,
cipii
convenienti
più
e
del
bello,
e
le
di
di antichi
opere
saputo
dallo
natura
ritrarre
alla
buone
studio
bellezza
dell*
regole
defettibili
in-
più
forme
i veri
ma
mo«
degli
le
;
e
arte
prin-
non
cate
man-
,
antichi
agli
certo
noi
a
ma
né
pervenute
non
,
potendo
sodisfarci
dimezzo,
può
in
state
riboccauti
alle
nimi
Italia
de'
ha
affermarsi
a
opinato
agli
Italiani
di
e
agli
e
a-
»
sensazioni
gagliarde
riguardanti
il
circa
tuttavolta
mere
impri-
agevole
le
genesi
che
regole
,
Pur
chè
per-
ai Greci
significazione
alta
un'
cora
an-
forse
:
siccome
più
età
erano
Milizia
fia
vita
deli'
non
avanti
opere
pazientemente
scrittore
qualche
dettate
anima
di
loro
di
quelli
francamente
altri
come
,
lo
stesso
ne
studiarla
e
forza.
,
che
tempo
deschi
Te-
Inglesi
,
e
pera
d'ogni
dell'arte,
dine
Francesi
alla
età
il
meditando
in
principiavano
Milizia
insegnava
scultura
e
,
Italia
a
su
i
capi
dedurne
per
esempio
propriamente
al modo
i
d'
o-
canoni
in
di
or-*
al^
le
logare
sì
statue
alloghi
vedere
farsi
galoppi
cavallo
lieo,
modo
al
«
.
che
uomo
un
deutro
o
rispetto poi
.
convenire
nou
un
por«
cupole,
vi
si
di
perfino
e
cupole
che
o
rappresentino
^
dipin^
quelle
lini
cupo-
,
delle
a
pittura
alla
punto
di
di volte
palchi,
per
o
"
e
disporla
uomq
?
piedestallo
un
.
di
di
ture
sopra
un
yedere
meglio
per
scale
sopra
0
che
inverisimìlissimo
fia
ma
;
sasso
un
%l
ìaverisimile
essere
non
sopra
D*0«VlA
FORTUNA
DELLA
che
cose,
,
ivi
stare
possono
non
starvi
nientemente
te
senza
della
potessero
pure
potrebbero
non
martirio
un
dove
e
,
lui
a
d' idee,
già
pure
giudicava
zioni
verità
di
Sulser
detto
leggi
della
di
e
che
sanalo*
per
i
principi!
le
vedere
-
.
«
vedeva
egli
natura
Mengs
le
e
e
ispira*
genio.
suo
tal
una
di
parso
avrebbe
conforme
del
Ma
i
secondo
più
con
fosse
stesso
che
Coa
.
sebbene
godw
esser
occhi.
degli
e
nuca
certo
per
conve*
di
maniera
razionalismo
artistico
di
o
«
filosofia
delle
in
strana
arti
del
filosofico
secolo
un
disegno^
potea
non
non
tutt' altra
per
parere
disciplina
«
'
che
meno
il
ancora
del
che
le
per
luogo
genio
arti,
ed
che
l'autore
spesso
moderni
maestri
portasse
la
da
ammiratori
fama
amari
e
dispensò
alle
biasimo
de'
loro.
critici
e
dei
da
suoi
più
la
che
£
non
infatti
severe
scritti
censure.
si
fatitasti^
e
critica
eoa
antichi
parea
non
libertà
corretto
di
opere
teneva
la
e
nelle
stile
d'uno
maggior
morsi
che
dispiacere
non
nomi
ragione,
riposta
parti
soprattutto
e
:
altro
delle
deiresempio
della
seggio
in
stava
noa
trasformazioni
gastigato
il
Tautorità
ove
andò
Pure
accordano
e
com-'
punito
im-
oggi
nel
52
fargli qiiest'una lode
postolo
della
bel
fiore
più
sforzi
e,
LÌBiid
"ÙL
riforma
arti
il
più eloquente
Italia.
in
che
opere
ha
minori,
E
tener
senza
è il
degli
conto
,
conferito
Oria
moderna
alla
à-^
questo
alle
alle
lettere
arti^
j
quelle,
per
delle
delle
è stato
ch'egli
civiltà*
.
delle
sia
air
poi
Quanto
anche
d'
in
opulenza
in
com'essa
di
centro
un
lustro.
generale
dell'arte,
avanzato
no
di
e
disdtterrate
remotissimi
avanzi
podhi
i
prodotti
i
Veramente
tura
col-
,
Zecca
stile
finora
tempi
,
della
testimoniano
artistiche
produzioni
stata
antica
nella
opposto
nella
le
barbaro
prettamente
per
anzi
di
medaglie
le
; ina
de'
molto
stato
bronzo
di
altre
nella
forma,
dilicatezza
lo
mostrano
non
han*
argento
della
regolarità
de'simboli
tratti
di
sono
genda
leg-
tipi
de'
e
,
i caratteri
tutti
ne
la
appare
colà
è
di
sierio
molto
Baleso,
beir
un
sul
le
dì
pavimento
Carlo
alla
Maria
che
ne
adunque
dal
i
più
figure
aitile
tuttora
antico
vate
ritro-
opere
tinte
le
vicina
ec.Mà
per
ei
contrario
di granito
dei
dal
tratte
distese
vedersi
bili
ammira-
Ed
Vescovile
la
Ceglié^
lavorio
il dilicato
^
marmi,
i varii
donate
già
Amalia
adornasse
prova
ancora
della
possono
Chiesa
antico
regina
le
colonne
ch'erano
vérde
varie
greca
sette
quella
III, perchè
Tutto,
grido,
di
arte
avanzata
chele
forma
delle
che
dicono
colonne
strese
delle
Poco
Rugge,yaste
dell'
Saturno,
ancora
la
per
Brindisi,
avanzo
di
essendo
migliori
capitelli corinti
tempio
perfezione;
figulina,
non
vernice,
o
della
che
dal
Valburga
la
Oria
storico,
Reggia
fu
degna
Erodoto,
e
soprattutto^
Ca*-
Vescovo
A
moglie
di
Caserta.
d'aver
si
quel
ebbe,
€r
DELLA
che
il
fu
splendore
SUO
già
ella
Strabone
di
che
città
di
e
della
noi
che
gente,
Arno
gia
Reg-
antica
ridezza
flo-
za,
attinen-
nomi
di
della
quel
al
Falterona
antica
nuova
de'
di
logìa
archeo-
così
e
altri
in
tempi
remota
una
gli
con
dapprima
fu
dalla
Tevere
e
gente
questa
nome
affinità
dall'
a'
dell'
verisimile
rivela
si
più
avvanzi
siffatto
un
rendono
città
a
Ed
!
alla
gli
appena
che
antico,
apparteneva
mostrandosi
de'Messapi
in
tanto
55
ORIA
D
FORTUNA
questa
contrada
e
piccol punto
Mugello
cioè
tra
di
17-
Tirreni
o
,
di
Etruria»
di
e
m
Oschi
di
e
Etruschi
di
,
Tirreni
co'
Tureni
di
e
Dasent
genti Italiche,
fatti
in
alteri
OoKoi,
di
razza
è
non
il
se
Osci,
della
Osca
di
Etruschi
nuovi
Osci,
nome
Osci(cf.
za
Attinen-
Arch.
egli ragionevole,
unifica
quale
eziandio
fa
e
ali
omogenea
razza
la
quell'opinione,
corrobora
che
Raseni.
co'
,
,
degli
Etruschi
meridionale
sciolto
conduce
st.
pag.
io
dico
di
Tom.
I,
in
sarebbe
da
erano
da
che
Appellazione,
e
conduca
'Erg^-oyp/a
di
quel
di
Felsina,
'Erpoupia
fu
rone
sola
de
L.
L.
lib.
sembra
l'altra
42).
V.
di
di
avere
più
a
che
Tirreni,
stretta
che
mezzo,
(Var-
che
fu
affinità
lor
la
non
dai
mani;
Ro-
data
dai
anziché
,
me
no-
tolino
Capi-
il Lazio
ebbero
dove
il
sul
era
tutto
si
lia
Ita-
come
ec,
Maggiormente
Etruschi,
ancora
bassa
di
che
diffuso
nostro
denominazione
ma
Greci
Ennio
per
Uria?
superiore,
e
Saturnia
oppidum
della
Adria
un'altra
novella
all'Etruria
novella
Mantova,
Melpe,
deWantiquum
Osci
Etruria
alla
poi
gli
con
d'una
città
quest'antica
passata
quella
all'idea
Ed
disp. 2),
,
sciolto
una
Etr-Osci'irepoi
all'idea
che
mitive
pri-
Italia.
in
168.
le
con
Zi
LIBRO
SUL
rùpatg
col
munito
edificio
eh'
Qùpatoi
era
dei
0
la
Tareni,
di
i roSp2Joi
Tolomeo,
ad
e
Livio
modo
che
appena
(lib. X
della
gente
2),
Gap.
mediterranei
popoli
ogni
città
,
Salenllaadi
Thpria
la
o
,
della
ed
Messapia
labria
CaOsca
,
antica
tanto
,
di
tempi
Strabene
restava
ne
dubitando
onde
memoria
certa
tentò
di
a*
accennare
,
il
delle
luogo
ubi
hanc
ipsam
Uriam
accipiamus
finalmente
proprio
regiae
Herodotus
dicat
il
in
Isthmo
aedes.
in
lapygia
che
Raseni,
linguaggio
si
sola
autorità
di
Dionisio
fu
e
(lib. VI).
diedero
che
e
aut
Veretum
aut
Cum
esse
riposa
anticipi
stessi
dagli
loro
nel
altro
per
,
sulla
Thyreae,
mjonstrantur
oportet
di
nome
volgare
e
medio
Al
stanzerà
cuiusdam
potentium
autem
E
loro
,
derivato
da
forma
nuova
cioè
Daseno,
stirpe,
di
in
D
altri
d'alcun
duce
loro
secondo
il
dialetti
antichi
ha
non
della
di
regia
mutando
mente
solaOsco,
linguaggio
del
anziché
Italici
questa
quello
de'Dasi,
genio
in
con
Capitolino),
Lupia(V.
R
quelli,
simiglianza
naturale
fondò
che
la
e
più
di
duce
Rasano
un
ed
Asgi
con
,
Osci,
Io
vorrebbe
come
l'autore
delle
stor.
popoli
Italiani
(cf.Arch.
che
questa
opinione
so
viste
altre
1
ivi
che
76)
tende
su
gli
tichi
an-
?
far
a
ripetere
,
da
degli
contrada
nostra
questa
Etruschi,
Tirreni,
gli
o
umili
principii
e
però
come
la
Raseni
eziandio
riguardar
a
,
più
questo
tutte
le
conclusioni
reputati
orientale
altre
antiche
del
storici
genti
tutto
ed
d'Italia
angolo
della
opposte
etnografi
a
penisola,
ci
conduce
d' altri
quelle
moderni
i
di
culla
vera
a
grandi
quali vogliono
,
le
genti
Italiche
propagate
qual
dal
settentrione
al
me-
e
DI
ILCDNI
OPUSCOLI
INTORNO
DEL
QUISTIONE
ALLA
TENPOR"LE
DOMINIO
SECONDA
S8G010
SBSTODIGIHO
DEL
DEI
EmZlONB
PUPI
Poiché
politico
d'
discorsi
venuto
nella
potere
ne
successio-
di
concetto
lucido
che
guisa
vero
alla
vedesi
del
mutar
a
il
occorse
contrario
tanto
secoli
principio
sul
quistione
tal
una
è
si
in
quanto
per
dei
quislione
e
avvenimenti
degli
la
andar
coir
Papi
dei
considerare
di
modo
il
giusto
e
degli
mente
annebbiato
in
tori,
scrit-
iscritti
per
di
e
vicini
noi
più
tempi
massime
degli
a
gisti
apolo-
,
del
chiesastico,
principato
del
nel
giure
campo
via
altra
di
che
tradizione
di
io
han
ridurlo
credo,
il
sotto
veduto
la
del-
presidio
di
opportuno
da
vedo
io
difèndendolo
mente
por
,
,
che
mal
quali
non
tornerà
religione
a
della
e
salvezza
i
altri
rivolta
anco
per
non
T
attenzione
,
vo'
alla
dire
isterica
parte
di
sì
la
contesa
gran
quale
,
,
riflettere
al
oltre
non
suir
eziandio
aspetto
chiaramente
apparire
farà
luce
poca
che
ridico
giu-
quando
appunto
,
fu
non
nacque
di
di
dagli
stessi
altrimenti
Roma
di
politica
,
convenienza,
difensori
zelanti
più
della
considerata
se
di
non
te
Cor-
quistione
come
opportunità
non
,
punto
4
di
DI
religione.
onde
di
avanti
Ma
ciò
sarà
OPUSCOLI
ALCUNI
air
pormi
tia l)ene
manifesto
delle
esame
ture,
scrit-
rimontare
gliare
pi-
a
,
il bandolo
della
germoglio
abitanti
tutte
di
intricatissima
questa
italiana
nazionalità
dalle
al
Alpi
nei
di
mare
tela
dal
primo
delle
cuori
Sicilia
genti
seguirne
e
a
,
fila
gran
infino
lo
acciò
meglio
fatica
si
mezzo,
si
tempo
a
un
e
con
qual
noi
costanza
noi
phe
quali
per
e
manoams^noci
^
siamo
sieno
dappoi
dqveim
de'
contro
e
quante
da
e
moni;
testi-
nerazioni
ge-
quali
trade
con-
,
,
moti,
moderna,
siamo
da
conosca
,
dapprima
nella
e
onde
esplicazióni,
ultime
queste
a
di
età
neir
sviluppo
condurre
quali^ fiàcbè
quei
venuti
^X pmtto
\^ Cqit^
ove
Biomana
po^
nemiche
f^
,
tè sc^iermii^si
o,
astMzia
^oU'
ffi^z^i di
^o^a
o
,.
^iooi interi)i^
principato
che^
che
^
interna
q
4i
t^empo
T 9Silu;^ia ^
poiché
Ma
se
forestiera
a
jpai che
rel\giqq^;
eziandio
c^e
disse
qq^
della
bisogno
un
affermavano
ciò
da
sitraniere,
^cq\^sid^ici
pontifìcato
Ija forza
d*^m|
fosse
allora'
m^^ro.
o
a^zi
devQtÌ8sin("ì
V M^Yy^
si
i^on
upione
|m"a
^pmtin^iala
si4
su.a
veni^r
il
sioo
vedremo
b\
rom.a^Q
univa
^^a
cedeva
proancora
esser
v^ma,,
impotenti
meno.
\
,
patiboli
i
e
supplizi
iip^fine
accettabile
e
il
té^po
della
,
nazio^iala
rintegrazione
ecclesiastici
d' allora
e
restieri,
lai(^ fo-
,
la
maggior
temporale
potere
dipendenza
hanno
parte
è
un
bisogno
diell^ Chiesa
e
del
principiata
del^
suo
a
dire
religippe^
p^r
cui
aHra
Cs^po
^he
la
il
y^r
niera
ma-
,
d'
vranilà
nazionale,
indipendenza
:
non
contrapponendo
per
distruggere,
può
co^i
cosi
il
se
fia
venire
non
s^
religioso
sentimento
possibile,
la, 3o^
o
almeno
al
al-
INTORNO
di
vorio
di
compimento
il
lontandre
DOMINIO
AL
col
aecoH,
tanti
di
il
che
qtiell*opera
cemento
5
PAPI
DKÌ
lungo
la**
,
tanto
]ìa
sangue,
mai
or-
perfezionato.
Facendomi
dunque
a
credo
trascorsi,
il
quel
Sabelli
cogli
e
della
repubblica
stenti
in
i diversi
Etruria
sentimento
tis^ che
tardò
non
a
bella
e
patena
e
coesi^
Qrecia.
dove
E
quel
dove
più
uq
a
civiltà
Magna
manitbslarsi
popoli
coi
cre^oenle
delle
da»
spunta
aggiogando»
i^emepti
Lazio
nel
\à
vetùvalì
romana
assimilando
tempo
italiana
genti Italo-greohe
via
QÌm
affermare^
errore
nazionalità
delle
etruschi
d*
tema
aeaza
commisto
sangue
della
potere
germoglio
primo
i secoli
velocemente!
mrcare
,
,
men
,
vivo
fbrto
e
dalle
nelle
varie
antichissime
barbariche
invasioni
quali
nelle
,
teggiaroBO
1^
quasi
seguendo
la
sempre
pel
impero,
Caduto
di
V
poi
città, salvo
lo
tutte
varia
trionfa
impero
di
di
Roma
repubblica
del
9
succedendosi
,
inondazioni
rovinei
^i
di
settentrionali
popoli
città,
le
uccisioni,
nome
che
sì
le
delr
le
lo
guerre
,
spogliazioni
le
gr incendi,
e
cezioni,
ec-
latino.
e
Roma
parr
ignobili
poche
della
fortuna
"Dk
già
penisola
della
province
,
e
le
d'
calamità
molte
ogni
mani^r^
«polite, elài^ durante
e
che
mui^ioQii
le
più
fecera
non
tali
quali
che
pal)^ la atirpi^ laiìaa
per
le
furono
tante:
e
posa
quasi
venne
del
,
tutto
a
trasformarsi
religione,
goveri»;^
deltle
e
suoi
eostinmii,
fin
per
il seotin^onto
do^e,
fortemejfttQ
nei
nei
w;»onale
la
coa"pres«)i
4(gnilà
abiti,
nomi
degli
potea
non
del
lingua,
non
leggi»
uomini
restare
grandemente
nomo
,
avvili^
sotto
il peso
di
tante
baltiture
e
di
(aiiila miseria.
o
6
buona
Pur
fu
non
ogni
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
che
ventura
provincia
ogni
non
egualmente
fosse
della
canto
corsa
penisola,
avvilita
ed
battuta
più
e
;
gliata,
spo-
arsa
,
,
avventurose
meno
o
,
infelici
Italia,
e
altre
delle
della
sicché
ivi
tradizioni
municipali,
vivere
il
romane,
e
parte
di
almeno
V
meno
forza
che
presso
sociale»
una
di
e
giure,
fino
al
altre
mille,
ivi
antico
dell'
co
man-
per
uomini
agli
da
venendo
dico,
orientale
dall' altra
potò
le
pure
magistrati
i
forme
dall' impero
autorità
virtù
la
tutte
pero
im-
dell'
più
istituzioni,
le
barda;
longo-
e
potestà
conservare
del
fu
o
franca
la
sotto
potute
erano
antica
pervenne,
gotica,
dove
appunto,
si
bizantino
non
o
domina:tione
la
dell'
province
dove
bassa
della
quelle
estreme
Calabria,
moderna
passaggiera
tutto
quelle
soprattutto
e
furono
certamente
bastar
,
r animo
di
condizione
di
di
E
maggiori
le
da
poi
già
città
poste
fino
in
anche
forse
fatti
donde
là
si
di
nei
primi
in
libere
già
al
il
repubbliche
in
secoli
dove
ricoverare
ed
riore
infe-
antico
più
si
e
greco
accadeva
così
il nome,
e
di
lungamente
le
mantenere
e
venerande
novellamente
scattava
sesto
mezzana
,
da
scela
mi-
della
viltà
ci-
pure
reliquie
intorno
dapprima
,
ai
età
giogo
ed
:
propagatosi
e
denza.
indipen-
e
superiore
mare
scuotevano
barbariche
romana
dell'
secoli
italiano
sangue
potute
forme
riva
libertà
sua
alla
scaduta
T Italia,
all' antica
Gaeta
a
nato
il
erano
risollevare
provincia,
Bari
costituivano
che
di
tentare
,
o
settimo
il sentimento
della
comunanza
,
di
quel
sangue,
spirazioni
di
e
voler
della
dignità
rifare
libera
di
e
quel
nome.
indipendente
E
nelle
la
a-
peni-
8
ALCUNI
DI
fiali tetidense,
da
già
no
le
sì
tempo
gran
quanto
rioni
della
repubblica
nendo
air
dagli storici^
avvertita
a
questo
se
neir
Italia
del
Teffetto
libertà
alla
Sicilia
ed
è
manca
istituzioni
de'
giudicata
palmole
anche
noi
siamo
di
feconde
come
grande
d'ogni
ogni
talento
beni,
parziali
della
sviluppo
dd
viti
loro
simili
e
con
e
archi
y
che
magnificenze
ed
abbiamo
ma
intimo
e
vivo
confederazioni
e
leghe
dolore
di
di
che
città, a
città
no
ale-
quelle
ed
di
e
amàiirare
qiiaii certamente
furono
quei
municipii^
oùde
arte
il
le
belle
,
diritte
di
ed
tanto
contrapporsi
di
parie
lÉcfaiBate
e
deploriamo
leghe
decantate
ad
e
maraviglia
con
deplorare
quelle
italiane
luminose
é
atlimirevoti
visitiamo
r^tgione
popoli
conseguitarono,
m
torri
tuttora
me
co-
ii Barbarossa:
ogni
palagi,
l'una
del-
regm}
quei
,
cattedrali,
diietto;
dei
o^sétvare
attiUidine
Ckn
dei
belle
incfìviduale
,
,
ateoredi
grandi
disposti
tutti
cònsiderdtd
ctotro
che
non
occhè
quasi
r ordinamento
comunque
Coman4
o
pef
:
»
la
verso
verità
i»
cosa
^
che
inàanzi
il sorgere
txymtorda
sì voglknifo
quanto
pare
libere
Lega
della
prove
lia
Ita-
rittiepidito
o
,
le
bassa
generalmente
indipendenza
e
Hcordatija
:
esaltare
toperiore:
altra
r
e
Ve^
hanno
ed
osservare
per
istita«
Anzi
ifioito mal
non
nelle
Roma^
patoo
gran
e
to
restaura-
ma
eravi
4i
ho
Magione
o
arrivati
punto
non
moni
della
grandezza
e
che
ateva*
rinfrescare
a
;
buono
impèro
altro
tm
aspirato
di
e
dell'
e
allora
fatto
fortuna
bello
Italia
bassa
restaurarla
a
degli Uomini^
età
aveva
ed
di
della
che
non
romana,
fetto
dì
città
principali
V idea
inverdire
OPUSGOLt
altre
nemica
razioni
confede-
a
farsi
tNTahNO
guerra
dislruggersi
e
Imperadore
iJ :loro
allo
AL
(che
della
grandezza
che
certo
della
sviluppo
vicenda
a
prò)
maggior
in
la
furono
vita.
della
dei
nome
di
vera
forza
Dìfatti
di
vennero
«'
PAPI
lasciavano
non
nazione.
sen
Dkl
UOMINIO
Papa
pietra
d'inciampo
della
progressiva
e
Geriàania
tut(o
cavarne
guelfismo
il
l'
del-
o
smo
ghibellini-
e
miserabili
quelle
per
,
delle
querele
nobilitarne»
pretesto
o
funesta
e
eredità
vendette
rimasa
di
)
nimicizie
fazioni
dalle
la
quel-
tutta
di
sete
a
ottimo
un
larvare
a
odii
preteso
che
fa
non
specioso
nome
un
siasi
oggi
l'esistenza
scusarne
colore
e
( checche
investiture
e
sangue
già preesistenti
che
e
di
nel
,
mondo
imperiture
gare
dai
saccheggiainenti
esìlii
quelle
consuete
pubbliche
di
le
case,
il saliscendi
di
e
ed
soppiantarsi
a
delle
abbattimenti
e
da
non
parti
maneggi
famiglie
d' intere
se
di
brighe
e
vicenda
a
origine
traevano
non
dersi
escluonde
cose,
uccisioni
nobili
e
o
i
gli
ignobili
,
dagli
offici
dalle
e
mutazione
rapida
la
e
niuna
la
magistrature,
stabilità
ordine
d'ogni
ne'
civile
che
,
quasi
,
durava
non
spesso
dirsi
che
di
d' ognuna
potuto
mesi,
disse
come
fai'tanti
Non
gtunge
che
cose
qiH?l
a
cho
menarono
a
tal che
avrebbe
Firenze
sotlìli
novembre
d'oliobre
ultimo
da
comuni
o
sua
mezzu
1u
giorni,
solamente
della
Dante
che
Provvedimenti,
o
repubbliche
quelle
che
tutte
verni
go-
fili:
dalle
cosiffatte
stine
inte-
,
dissensioni
compiuta
perdita
all'estrema
degni
debolezza,
libertà
nel
e
secolo
da
questa
decimosesto.
alla
io
bl
alIoiìtdDaiido
di
metto
le
i
lupetto d'essere
rito
gione
di
state
pih
essere
Conóbbero
né
guelfe
le
arrivando
discordia,
gli
poterono
accordarsi
loro
tra
unione
materiale
e
di
restante
politica
della
UM
Germa**
mai
furono
non
ed
papale
imperia-^
il fuoco
avvivare
alla
ra«
che
Rorna^
più fecilmente
animi
dare
a
ad
debole
assai
di
però
e
il soffio
sicché
Avevano
non
Imperàdore
quasi mai:
im*
spè2ialiiieDte quanto
Papa
dell'
anziché
ghibelliue,
colà
del
ri-
r autorità
ecclesiastica,
affette
ben
Hd
questo
per
setto
Coslautiaopoli
conobbero
non
né
luagameiite
tardi,
che
che
più
al-".
vedere.
per
anche
fortunate
gerarchia
alla
ed
saremo
«come
ptaiaola
della
all' uaìom
piii
di
patriarcale
e
al
deir
secoli
sei
a
italo-greche
periate
Of*l]SCOI.I
opportutiiUi
oltre
ra^ze
nia,
ALCtJM
della
ed
quietare,
Italia
V
nazione
esempio
come
T
Né
sema
à^
,
dato
V(|vano
indipendenza
della
in
predisposizioni
qneste
della
e
Puglia
libertà.
in
particolarmente
e
,
ultima
Bari
sede
del
venturieri
di
anzi
stranieri,
Altavilla
avrebbero
di
i
6gli
di
discacciarne
potuto
di
pugeo
nn
,
femiglia,
una
,
comporre
bizantino
governo
,
Tancredi
i
Greci
e
,
prima
province
tante
il
ài
Ducato
Puglia
,
indi
il Reame
visamentQ
dì
deli*
una
( avendo
ricorrere
ad
V
e
alle
riguardo
affettuare
Sicilia.
altra
la
Fu
condizioni
compiuta
di-;
prudente
del
)
tempo
di
indipendenza
,
quelle
ad
contrade
forestiera
famiglia
una
,
mezzo
lo
partiti
intemi
di
scandalo
che
toglier
a
di
,
in
quelle
gare
il
tutto
e
gelosie
di
capi
di
superiore
dell* Italia
resto
e
,
avevano
quante
fatto
dapprima
Città
e
,
da
ultimo
tanti
Consoli,
Duchi,
e
Potestà,
Principi
e
dove
Signori,
con
re-^
AL
INTOI\NO
gin autQritìi
dove
e
DOìUd^JO
peggio.
E
fu
i 1
PAPI
DfiI
col
(ti
uerbo
di
forze
^
qaella
ba^sa
quale
se
fin
io
fu
ne
regno,
Italia
in
pose
d' allora
in
il
tutto
arme
la
contro
dell'Italia
quando
Guglielmo
mezzogiorno
della
prova
del
mediata
e
Sicilia
di
re
penisola^
nire
ve-
per
tedeschi
degli imperadori
potestà
termini'
i
oltre
stato
La
conquista.
tanta
si estese
non
il descritto
causa
Ed
subalpina.
compiere
potuto
furono
,
quelle città
co'Papir
mediate
che
subalpine
e
parteggiando
quali
,
quali cogli Imperadori,
^
da
quelli
effimera
un'
libertà
cattare
d'ac-
piuttosto
contente
meschini
e
privite--
,
che
gi
ad
altro
dalla
de'
dependenza
valsero
non
spesso
,
Vicari
se
imperiali^
od
papali
qscire
farle
a
non
per
,
der^
città
le
dico
tirannide
piti dura
la
sotto
de'propri
allora
rigettarono
più
e
4i
qb*
cijttadini, quel*
di
volta
un'altra
,
che
quei soccorsi
poi
»
che
liani,
bero
^
da
papi
potuto
renderli
da
imperatori,
e
altri
da
porti
venivano
valicato
ancora
MitQ
in alcuno
quelle contrade
Siciliifc, ed
:
uniti
il Tevere
province-
Sa
fiìltà della
Marca
dimorante
in
fra
ognuno
i(a^
ad
esser
cpltivata
Arno^
politica
si
nella
di
non
incar-
era
Insorti
allora
vajao
di
reggia
qwelle
Federico
nato
nali
meridio-
a
Jesi
,
,
da
circondato
e
aomini
flJl'a)-
capo
un
ne
solo
avr^b^
indipendenti
unità
regge
come
quella lingua volgare
usava
V
che
gli
d'Ancona,
Italia,
dell'
e
e
da
forti
«
vagheggiavasi
popolare
era
liberi
veramente
dOjgli uomitii»
monarchia
grande
una
il concetto
Ma
pewsola.
avea
ài
in
già congregati
ben
della
fro
loro
,
donna
da
che
,
italiana, educato
dotti,
uomini
nella
sua
corte
ingentilita dapprima
co'
quali
ciò
comin-
«vendo
i
e
per
n
eredità
materna
due
1226
nel
vellatasi
italiane:
Brescia,
Padova,
Vicenza,
di
aftra
te
tut-
di^
suo
rinfno^
Lombarda
Alessandria,Ver-
Torino,
za,
Piacen-
Bologna,
Lodi,
Verona,
Mantova,
questo
a
Lega
Milano,
V
ricongiungere
come
e
la
città
le
tra
celli, Bergamo,
disegnava
si oppose
primieramente
sejgno
Lombardia
di
regno
Sicilie,
province
rimanenti
le
al
j;gi unto
a
delle
più grande
ÓPUSCOLf
ALCUNI
DI
Treviso
Faenza
,
nel
Zenone
a
dalle
estremità
figlio
suo
e
fu
IX.
Gregorio
contro
volta
che
mantovano,
di
in
Enzio
di
E
Sicilia
cagione
non
Calabria
fino
di
fu
Sardegna
gredisse
pro-
un'altra
poi pervenuto
dì
e
ch'egli
no
Tori-
a
sotto
nuovo
,
,
Parma
dai
soccorsa
Milano,
Piacenza
di
guelfi
Genova,
,
Mantova
Ferrara
e
eh'
,
ei
si vide
costretto
r assedio
ed
ritirarsi
a
Puglia
in
dove
,
Mi
di
lidi
dei
Onde
Salentini
greci
da
la
contro
composti
e
ire
quelle
guelfa
il 1247
tra
da
Giorgio
esalate
Gallipoli
Laurenziana
che
si
Firenze
a
luce
di
a
i loro
)
quei
che
e
pur
fede
( quali
pregi estetici,
r
come
Sicilia,
far
e
nelle
eziandio
fra
idea
quei
che
da
almeno
degli
delle
possano
per
era
non
ro
venissed' altra
essere
da
forse
solo
nell'
piti elevati;
remote
della
Ms.
bene
saranno
uomini
piii
codici
sarebbe
non
Federico
di
menti
che
metti
poe-
Giovanni
mai
nei
conservano
,
parte
da
non
estremi
dagli
con
1248
e
appressa
,
pubblicati,
alla
fin
Parma
,
intero
poco
,
vivere.
Otranto
sciogliere
a
,
ma
estremità
mirare
am-
aula
gare
vold' I-*
talia.
Morto
Federico
vedesi
ritentare
Manfredi
novamente
,
r
unione
della
penisola.
Egli
era
già
sul
punto
di
com-^
AL
INTORNO
quando
pierl^
dei
banda
di
mi"accìiatt
indebolir
daHai
dei
disfatte
prima
indi
Napoli
ii
PAPI
continuo
di
cosi
papi
deliberarono
regno
Sveva
casa
i
DEI
DOBUNIO
la
tutto
dividendo
qaello
il'
,
continente
dair
che
bene
sì
rono
isola
Manfredi
Benevento
a
nel
Luigi
di
re
dì
Mercato
appresso
di
Napoli
Francia
Modena,
capo
di
di
in
Reggio,
sostegno
e
sai
il
drizdi'S.
fratello
tore
Sena-
fatto
Napoli,
Italia,
taglia
bat-
palco
sai
renze,
Fi-
di
Signore
Cremona,
Parma,
tutto
di
campo
dall'Angioino
trono
riusci-^
maneggi
trafitto
Imperiale
Ferrara,
i loro
Gorradino
sai
posto
Vicario
Roma,
Ed
cadde
e
,
zatogli
Sicilia.
di
cenza,
Pia-
e
onde
partito guelfo
le
,
di
città
altre
Bologna,
Alessandria,
Pavia,
Bergamo,
Novara,
Vercelli
Como,
Torino,
Tortona,
sebbene
Milano
e
,
non
gli
dato
avessero
richiederlo
no
la
della
Laonde
colla
cui
aggruppavasi
della
il
'
Hohenstaufien,attor-
di
casa
unitario
partito
rono
lascia-
non
pure
protezione.
sua
caduta
signoria,
stessa
scadde
italiano
,
infelicemente
anch'esso,
superiore
la
enei
guelfa
parte
da
prevalse
e
prima
francese
indi
francese
e
,
prima
non
fu
il
partito
il
sotto
Niccolò
riprese
d'
pontificato
di
III
ambizione
italiano
(
come
un
alcuni
di
Nò
volta
stirpe
vigore
italiana
se
che
,
Costui
scrivono
forastìera
insieme.
altra
un'
lia
Ita-
,
aragonese
papa
Orsini.
casa
la
regno
,
nell*
tutto
per
sia
)
di
perchè
far
da
mosso
i
grandi
suoi
,
6ia
nel
regno
indubitato
è
nazionale,
e
nel
aflezionare
di
disegnasse
perchè
ch'egli
del
resto
alla
il
umiliò
il
partilo
partito
forastiero
abbassando
continente
,
che
chiesa
gioino
l'An-
,
costrinse
a
far
rinunzia
del
titolò
di
Vicario
ti
dalla
Impbrtate
OKiacOU
ALCUffl
DI
digaitè ecfbaloriale
dì
RoiM
fQoria
^
la
e
(il che
finalmente
llachiavelU
canna
Ha
nna
qi9
d*
cat
come
questi
che
lijitoqui
ancora
accennare
non
tra
abbastanw
sono
pensieri
di
conte
si
di
quali
tutte
se,
co-
U" hp
vo^
altre
che
quelle
la parte
to
e
in
It aligi
nel
di
moto
si
Napolitano
descrit^
Puglia
il
ebbe.
sopradd9t(p
Taranto.
abbassamento
Questo
firancese
di
principe
che
scopo,
titolo* e/e bello
con
c9Q(e
Io
e
Lao^
quali api^
,
punto
morì.
Conte
manifeste
e
ac^
neirani^
poi
notissime»
chiarire
meglio
per
morta}:
ne
I#e
storie
sua
qualcosa
Orsini
poco»
toglierli
contrada
rinacque
Antonio
pubbUohe
le
per
sono
tali
con
pensieri
vedere
per
saremo
come
per
due
di
capo
casa,
che
Giovanni
de'suoi,
un
sua
dicendo
di
parte
dalla
a
porre
Goiae
aopra»
la
dopo
alquanto
di
di
pratiche
tenute
poi riosci
tratti
re
meQzioaate
avesse
macchinato
due
italiane
gittk
dali^
ch'egli
ancora
Sicilia
«i-
,
conferitagli
carto
della
^
,
disfavore,
e
da
dapprima
eh* ebbe
Niccolò
la partii
indi
HI
da
altari
,
papi
di
di Francia
di
medesimamente
sangue
perfida
una
Roma"dopo
tutto
Sfilvarla della
casa
gloni «he
8»
un
ingiurie
coma
Ed
ai
recate
costui
mossero
francesot
riempito
italiana.
Chiesa
re
a
salì
e
a
tanle
far
volte
furono
al^
intei'
parte
quella aggiunte
Filippo
for sì che
a
fatto pef
avevan
postasi
Napoli
quella
di
canto
i Francesi
della
stato
monarchia
Ireschissime
di
Sveva
alla corta
parve
dal
ingratitudine
quello che
l'operadiridurrelo
graia della
italiano»
altre
tutta
ca«
al pontificato
asUs-
che
fòsse
fa Clemente
V,«
t
il
Collegio
de'Cardinali
di
prelati franoasir
e
d«
If"
DI
di
te
furono
SieDa,
della
più
loro
valoroso
re
della
yetitte
nel
della
belio
i
dopo
dai
dei
congiura
veleno
per
noi
siamo
d'Italia,
ne
quel
pervenuti,
ultimo
un
e
motoav*
nazionale
parte
)
baroni
il
moto
ch'ebbe
( de
Fontano
in
centro
suo
glia
Pu-
,
il Conte
Capo
dal
narrata
congiura
,
a
Italia,
,
Neapolfitano
ed
mondo
ove
delia
favore
a
regno
tempi
servitù
compiuta
prima
d'
grandezza
vittorioso.
e
prima
della
togliendo
finalmente
E
che
anarchia,
ctie, ìsolleciti
i Fioreplìni,
fiata
.questa
roccaisione
tolsero
OPUSCOLI
ALCUNI
di
Lecce
di
principe
e
Taranto
,
Orsini,
Giovannantonio
dalle
bene
pubbliche
che
ancora,
e
distruggere
far
del
modo
il
dì
Sia
che
sicuro,
di
pur
d*
d* indebolire
pensiero
fazioni
di
e
straniere
risollevare
egli
ponendosi
ciò
pubblici
non
che
quel
si
ben
Aragona
e
a
capo
del
voglia, questo
anni
sette
giunse
tal
per
,
Giovannantonio
stette
Ferdinando
contro
aragonese
fossero
quali
jmdi
nemiche
le
italiano,
partito
Napoli.
e
il
che
Fontano
documenti
avea
vedesi
non
il
solo
novità
buoni
vicenda
a
angioina
regno
da
qh' egli
dicono
scrive
:
gran
sappiamo
novità
queste
storie
mulinava
Gioyannantonio
intendimenti
quali
con
in
reame
è
ben
campo
una
volta
con
pochissimi
dopo
,
la
di
battaglia
suoi
seguaci
di
potuto
Hlirca
in
Taranto
a
Napoli:
lo
regno.
Angioina,
Aragonese,,
far
fu
allóra
che
Ma
fuggire
sicché
avesse
più impedire
del
parte
Sarno
come
opinione
agio
che
inseguito,niuno
egli
avea
dette
re
si rendesse
non
volto
il
invece
presso
a
che
questo
inquel
se
giorno
drone
pa-
così
annientato
il
rifarsi
snella
di
cipe
prin-
Ioavrebbe
indebolire
a
il
la
mo-
forr
INTORNO
temporeggiare
di
e
ze»
io
tonio
AL
Altamura
da
violenta,
restò
DOMINIO
modo
per
che
naturale,
morte
guardarsi
ch*ebbe
congiura,
così
Fallita
sua
idea
dei
più
fine
ultimo
queir
ridurre
di
chiari
delle
di
Lecce,
Tltalia
in
ingegni
nella
dal
nale
capitacolala
Italiani:
caldi
più
razione
nar-
Porzio.
italiane
degli
dei
e
si vede
sopravvisse
mano
glio
me-
seconda
nella
armi
regno,
potè
condotta
impresa
Conte
loro
che
particolareggialamenle
ultima
baroni
suoi
di
contro
misera
quella
queir
da
premunirsi
e
del
possessor
de'
portamenti
vono
scri-
altri
come
o,
pacifico
colui
da'
ammaestrato
Giovannan-
colto
,
,
ed
17
PAPI
DEI
ed
uno
di
patrioti
quel
,
tempo,
Antonio
Galateo
della
libertà,
dalla
patite
infinite
da
le
fulte
e
latina
razza
discordie
lo
come
mutazioni
altre
dì
smisurata
dalle
della
brama
dimento
sca-
na
fortu-
procedevano
Italia
in
dalla
e
vedendo
Lecce,
stessa
,
libertà
(oh!
discordia
rum
oh!
pessima,
libertatis
immoderata
et
malo-
omnium
perniciosissima
cupido
!
esiis
vos
,
malorum
causa
re,
con
tantorum,
barbaris
vos
latinos
servire
lettera,
sua
una
imperatoribus
vos
cogitis.
discorso
o
ad
impera-
servos
Educai.
De
)
Italiani
gP
esortare
prese
a
,
seguir
le
della
orme
comune
amare
il
ad
latina,
greca
buona
educazione
nostra
comun
le
nome
tica
an-
patrie
in-
,
stiluzioni,
gli
che
ordini
sì in
antichi,
ad
sì di
antico
ischernire
presente
i costumi
stati
erano
nieri
stra-
cagione
,
di
corruttela
e
di
miseria
ad
e
avere
infine
r
ed
animo
romani.
inedita
in
Questa
:
io
ho
le
onore
grandi
del
scrittura
preso
gura
memorie
Galateo
di
de'
era
pubblicarla
nel-
sempre
,
fatti
grandi
fin
rimasta
per
le
qiìi
stampe
3
18
DI
chiaro
del
r
Fabricatore.
dello
opinione
OPUSCOLI
ALCUNI
scrittore
de'
e
vedersi
può
quella
Da
suoi
fosse
qual
coetanei
ed
amici
,
cui
mali
circa
indirige,
s'
ond'era
sulla
to
grande
di
Roma
patrii
dignità
carità
della
ed
stessi
Io
in
stranieri
gli
le
che
in
e
;
intestine
fine
tutto
sdegno
della
perchè
le
e
daci
au-
contro
per
ei
amaramente
come
discordie
ne'
il senti--
vivo
,
avversò
e
antico
inoperosi
e
quan-
la coscienza
elevata
imbelli
assi-'
rifare
voler
quanto
:
erasi
straniera:
glorioso
forte
quanto
;
noi
di
ineffabili
istituzioni
di
leggi
e
eh*
dominazione
e
patria,
nazione
infra
solo
buono
di
stirpe
T ardore
ordinamenti
della
di
papa
gì'
e
volta
ogni
dalla
di
stato
costumi
mento
un
quanto
:
oravi
eh'
quel
Italia
l'abborrimento
straniere
usanze
pontificato,
romano
afflitta
stala
sedia
so
il
plorasse
de-
immoderate
glie
vo-
,
di
che
e
libertà
che
quei,
la
nobile
già
altra
suoi
volta
servi
Genova
che
;
da
serviva
cittadini
tutto
per
servi
dei
ben
poveri
la
Firenze
a' suoi
servi
cui
)
stare
e
da
bari
bar-
denza,
indipen-
Cristo
pri
proaveva
,
altro
vivere
e
ai
perduta
,
comandato
dominavano,
obbedire
ad
agli stranieri,
ai
Roma
allora
costretta
era
d'Italia
la fortuna
sorta
servi,
eran
latina
razza
di
mutata
avessero
che
di
ultimo
intendere
limosino
quei
dominare,
a
( etperam
del
ei
insidiati
reame
ma
di
ser
es-
sacculum
di
ge^
continuo
,
da
due
potentissimi
sterminata
il Cattolico,
re,
di
potenza
Baiazet
il Cristiano,
e
(1)
caduti
erano
e
la
dalalla
,
(1) Questi
vea
la
e
che
dove
splendida
Gaeta
restò
ricordi
valgano
i Normanni
civiltà
e
fiorita
soffocata,
ed
sopialluUo
gli Angioini
nelle
appena
spensero
di Bari
repubbliche
procede
uUimamenle
chi
a
con
il
Comune
Amalfi
V aiuto
che
scriivi
Napoli
le veni-
INTOhNO
di
condizione
DOMINIO
AL
dei
provincia
lontani
i9
PAPI
DEI
di
re
sicché
Spagna
,
ormai
avanzando
non
la
che
lia, salvo
di
altro
ben
ordinalo
di
repubblica
sola
in
forte
e
Venezia
Ita^
quella
a
so^
,
le
rivolte
no
V antico
sopravvivere
che
speranze,
sue
in
vede
soia
quella
d* Italia
spirito
.
l'
del-
immagine
l'
e
tuttora
,
antica
onde
Roma
da
sola
quella
r
italica
paròle:
sue
edizione
libertà!
Quid
redpitUTj
regnum
tum
arnatores
Nos
Germanos,
externos
Galles,
nos
cida
in-
nemo
lacerant
nas
Ungaros
nos
nostra
quaerimus^
semper
qui
delle
della
6
carte
sorgere
ri-
pdr
alcune
infelicissitnos
exterorunty
tumus
(a
homin/wm
ipsos
nos
riferirò
prova
persequar!
velerà
) aptui
ad
In
sia
augura
,
ton-
etvorant.
Aragonenses
nos
,
nos
caeteros
rity
ut
post
Hispanos
libet^
quantum
immo
si
et
summis
liceat
tantum
orientalis,
occasum
habuimus,
reges
,
fue-
Pontificibus,
romani
vere
visura
Diis
imperii
qui
quasi
,
vinculo
soluti
omnia
perdidere,
Cinganos
Ponti
Summus
ficatus
illius
barbaros
noster
et
est:
participes
hdbebimus.
quoque
y
tamen
exteros,
Romanos
Utinam
facimus.
dicam
ne
ut
,
,
Pontifices
quondam
haberemus!
utinam
nunquam
,
aut
Gothis
a
9
utinam
!
des
ille
avarus
quasi
io
0
a
Ladislao^
Fiorentini
dei
non
Genovesi
minóri
a
rimbalzo
o
nelle
nel
spesse
incomodi,
che
di
1480,
calate
è
prof
che
aiuti
gli
e
altri
degli
carità
dì
simili
Angioini
del
se
et
isi
Pon-
settentrione.
venuti
dagli
travagli
regno,
patria ricoprire.
rettamente
di-
il veleno
non
venire
al
se-
Ho-
galltts
ci fossero
fatta
Maometto
populm
anus
quelle repubbliche,
da
Y annata
Otranto
altri
debita
inscius
aut
repubbliche
fiorenti
di
conosco
non
di
dalle
creavisset,
ille
Italis
Francos
aut
quis fuit
Nescio
rimbalzo
dì
Veramente
dato
Pontifices
consessus
admisisset.
manw
Gothos,
aut
nunquam
illa
fuisset
occupata
,
cis
Fran-
a
da
con
stessi
parte
altri
20
DI
qui
iifex
ALCUM
sedem
sdcram
OPUSCOLI
GaUiam
in
Roma
e
,
transtulit,
Petro;
et
sto
Chri^
invito
,
Gallos
iifices
hoc
primumin
Carolum
numillum
concilio
in
lefacta
cr
regem
Pon-
et
tyran-
quidivum
unt,
eaver
doctissimum,nesua
patefaceret
Galli
immiserunt,
regnum
pìimum
christianorum
Thomam
etinclemens.
inurbanus,
ma-
suorumque
CaU-
jussit.
perimi
veneno
,
hispanus
stus
Apuliae
dum
antiphrasim
per
,
,
fastigium
tantum
Alfonsi,
regem
,
qui
filium
evexerat
vastare
ab
regno
patrio
humili
loco
ille
Quod
rapuit.
illum
mors
nomen
Alexander
effecit
nepos^
minus
non
Italiae
tot
la
mu-
ex
,
ille
seu
Rodericus
\
infaustum
Hispaniae
quam
et
Rodericus
potuit
non
pellere
,
fratre
ad
,
Opportuna
est.
conatus
molientem
illum
,
,
Italiam
Ferdinan-
nomine
accepto
et
,
exitiale,
statim
scendo
Ponti
ficatu foverant,
Alfonsi;
nepotes
ges,
noribus
nis
pulit
tot
(oh!
!) patrio
bella
ac
illum
qui
amplificaverunt
exemplum
patriis
Ferdinandum,
Alfonsum,
gavit.
adiit,
Pontificatum
ut
et
machinari
et
ut
vix
scatur;
vix
earum
italici
tantum
Attilae,
aut
Gentilium
ejus
ad
tot
speramus
illum
lamitatibus
barbar
profli-
ac
re-
summis
ho-
ingratitudi-
mendicitatem
res-
inexplicabiles
magni
Papaquin
Italia
Sixti
rerum
;
ilalus
ingentibus
enim
malis
oblivi-
Pyrrhi,
aut
Totilae,
Alari-
Roderici
nepotem
oppróbrium
fore
occursurum
Hannibalis,
quantum
regnum,
Italia
saecula
impiorum
suorum
ablaturum
nostris
US
sanguinis
Julium
Nunc
est,
multa
per
gothorum
Theodorici
fusum
fuit
Federicum
regno
coepit
,
et
tandem
adipi-
,
conditiones
ci,
ejecit
Hispaniae
,
aut
sedibus
patruum
novum
avito
illi in
qui
eos,
nostrum,
est:
ra
ope-
habemus;
et
ca-
Nunquam
afflictafuerit.
AL
INTORNO
E
poscia
15
carte
a
cupiunt
solum
Philippum
.
habebant
tanquam
,
sidiatorem
libertati;
graecae
incredibilem
Baizeti
stiant,
necessaria
non
Christus
viam,
bella,
consentir
emus,
De
Genuensium
satis.
mdla
illa
timer
arma
disciplina
ob
aperueruntf
servi
is
t
nescio
:
Politica
illa
an
nescio
intestinas
illa
sit
in
suis
hoc
De
periosissima
Im-
dicam.
quid
factiones
ex-
semper
,
nondum
urbs
potentissima
inter
si
emus.
,
ter
Chri-
,
externa
urbs
ad
et
miseri
Nos
tuetur.
et
Turcis
,
nos
-
absorbeat,
nos
Catholici
moventes
et
in-
reges,
quam
et
papa
necjusta
claudit
et
illa
ne
et
Rodericus
Ilaliam
opprimendam
potentissimos
quam
coercetj
specula
e
,
duos
nos
potentiam,
misericordiae
Christi
solus
perdidere
imperium
omnes
dum
civitates,
Greciae
,
Graeci
sola
51
PAPI
DEI
così:
prosegue
singulae
imperare
DOMINIO
respublica,
libris
consiliis
libera,
an
philosophorum
est:
reperta
Florentia
perit,
va.
ser-
an
ipsa
et
a-
,
lumna
liberalium
studiorum
ingeniorum
excellentium
et
,
,
suis
viribus
sit
illa,
in
utitur
male
an
nescio
:
libertas
suis
an
tyrannis
mera
solita
servire
civibus
tamen
ta
occul-
an
,
Placet
est.
versatilia
nitas
Fior
entinorum
ingenia,
et
amicitia,
consuetudo
munificentia,
urbanitas,
gratitudo
hospitalitas,
^huma-
mirox
suavissima;
quaedam
et
acuta
tamen
,
,
ut
quare
sed
servire
est
Italia
omnis
et
minus
in
re
deficiunt,
sua
malum
suis
ris,
ut
nos
consuevimus,
Roma
exteris
quam
,
,
orbis
quondam
malum
Dicam,
et
barba-
caput
nunc
,
sentina
et
fadnorum,
sceleribus
ignaviae
omnibus.
Illa
gulae,
servii,
est
malorum
omnium
libidini,
rapinis,
officina
,
in
qua
quibus
servi
dominantur,
servorum
et
rerum
potiuntur
,
pauperes
esse,
et
sacculum
etperam
,
gestare
domi-
22
noster
liae
libertàtis
in
In
praecipit.
nus
Venetiarum
urbe
eootinctus
imago
est:
urbe
vivit
illa tantum
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
et
vivat
in
ditionem
Turcarum
venisset
nulla
aut
Itor
spiritus,
Jamdiu
precamur.
,
aut
antiquae
Italiae
inique
est
din
ut
sola
Italia
esset
,
humani
hostes
piratae
jam
,
generis
potirentur
rerum
et
,
nunquam
essent
nisi
Venetiarum
Saracenis
a
christianae
tutae
provincia^
,
urbs
illa
in
starei
liberiate
antiqua
anti-^
,
ultra
quum
Illa
in
urbs
belli
mille
Italia
impune
Galli
et
urbs
artes,
militar
homines
exercent
piratis
sine
non
durat
mutatum
nunquam
fovet disàplinam
negoHorum
et
Hispani
ca.
annos
maritimas
et
em^
praedonibus
et
tntmt-
piraticam
nota
suorum
regum
imperium.
servi-
transeundorum
perpetv^ae
,
tuli
adigunt
:
Massiliensium
quod
deinde
primo
Catalano^
,
inventum
rum
Illa
est.
urbs
est
quae
,
ter
as^
custodii
studia
et
liberalium
artium
et
disciplinas,
urbe
tantum
et
libertas;
les
qui
Ubique
artes.
vivetque,
vivit,
get Itaiiae
nam
li-
inge^
omnes
,
y
nuas
latinas
et
graecas
mortua
illa,
ex
ac
ibi nobilium^
nobilitatis
ut
au^spicor,
civiumquù
initia
suae
pueri
ultra
illa
in
Italia;
est
resur^
(dixi
nóbi^
millesimum
an-
,
nublis
sine
Veneti,
ut
num,
ostentare
potest
,
arithmeticae
rae
et
fuere,
more
hodie
affedu
aut
sine
labe,
Platonis
secundum
jjistis
ex
con^
)
?
praecepta
'
,
dant
Venetiis.
animi
sed
vehi,
lite*
Athenis
Gcdateum
Chrisostome^
Scis,
impetu
plures
non
operam;
veritate
et
a-*
,
patriae,
Aragonenses;
Galateus
literis
quam
nunquam
servitule,
et
latini
utrosque
kyspanicas
particepspericulorum,
nominis,
Dii
partes
expers
per
Alii
dant,
magno
sint,
Andegavenses
qui
suo
nos
praemiorum,
perdunL
male
damno
et
secutus
olii
perieuh
est,
Sed
,
2i
DI
del
glie
domìnio
OPUSCOLI
ALCUNI
politico
Italia
in
restaurato
e
quan^
,
to
di
da
ultimo
ordinato
ben
che
si
istituzioni
nazionale
idea
Y
nelle
avea
antiche
V
costoro
come
e
:
avean
,
concepita
coetanei
loro
altri
con
si
non
fondava
punto
,
male,
ha
qualcuno
come
preteso
in
e
V
particolare
rando
ono-
,
Gino
nelle
Capponi
lettere
sui
cioè
Longobardi
,
idea
suir
a
antiche
troppo
arrovesciare
di
negativa
sterili
e
il passato
rimembranze.
di
e
No
,
ritrarlo
erano
non
,
antiche
troppo
patrioti
anzi
;
ben
se
si
comprenderà
molto
di
rimembranze
che
del
Ga-
concetti
i loro
risultati
pratici
quei
di
scritti
agli
mente
leggieri
di
fecondi
più
le
ponga
,
si
lateo,
sterili
troppo
ne
che
no
era-
sieno
non
,
per
ed
gidì,
idee
le
avventura
assai
erano
che
religioso
accesi
de'più
vicini
più
animi
patrioti dogideale
loro
al
quelli
i coetanei
non
de'
nostri
al
tico
poli-
costoro
nire;
avve-
,
perocché
quelli
politica,
onde
se
non
allora
di
ad
fatto
il
che
zione
restaura-
forme
miglior
libertà
una
altra
libere
delle
appariva
intendono
eguaglianza
ad
agognavano
quella
a
Venezia
incontro
air
non
che
Condorcet
di
verno,
go-
tipo:
meni
sti
que-
la
quel-
a
der-
le
chiamava
,
bui
nier
de
sfugge
si
V
sociale
art
che
vieppiù
contenti
tenevano
primitiva
sua
da
il
che
e
Papa
d' Italia
arrivarvi.
semplicità,
dove
E
Y
con
unità
quelli
ritratto
quale
era
possibile
tuttavia
Roma
orizzonte
,
il cristianesimo
fosse
e
Y
come
,
per
credevano
in
che,
scopo
corra
purezza
Cristo,
e
si
\
la
altuito
isti-
stato
Y idea
indipendenza
tolica,
cat-
e
bertà
li-
,
credono
i
nostri
che
la
separazione
dei
,
due
poteri
nel
Pontefice
non
sia
che
la
prima
forma
della
AL
INTORNO
negazione
ormai
scoccata
autorità.
E
è
che
e
DEI
DOMINIO
25
PAPI
V
cessazione
della
ora
,
deir
una
V altra
e
avvertendo
mutazione
tanta
la
nel
di
corte
niente
Roma
pensieri
de*
logico
corso
di
,
nella
e
avvenimenti
degli
successione
stimandola
non
o
,
fatto
gran
al
conseguente
immobilità
d'
principio
suo
,
,
rifiuta
deliberatamente
rifiutavasi
come
anche
oggi
alla
allora
riforma
ca
politi-
novità
qualsiasi
religiosa.
Ma
me
co-
,
i rifiuti
appunto
la
riforma
d' allora
richiesta
fuori
di
nel
valsero
non
della
grembo
quella
che
e
il
ad
Chiesa
rasse
s'ope-
stessa
perdesse
Papa
che
impedire
tà
autori-
ogni
,
in
Germania
in
Inghilterra
faccia
col
de'
o
Italial; poiché
r
compiuta
vi
ben
è
non
cadrà
mai
Italia
abbia
a
Tornando
ma
;
età
chiesa
di
il
certo
Roma
mai
sempre
Galateo
sopra
le
potestà
la
,
più
tempo
divina
alcuna
è
gramma
pro-
in
che
promessa
vi
di
d' ambo
perdita
non
del
ha
non
comporsi
a
menzionati
divina
la
restare
air
che
oggi
,
la
alla
d'
rifiuti
riformatori
condurre
a
,
ostinati
governo
accesi
più
lungo
meno
gli
leale
e
abbiano
non
che
trove,
al-
e
,
Dio
più giusto
Scandinavia
nella
,
in
sa
chie-
sua
che
parola
cattolica.
dico,
che
dunque,
i suoi
,
le
pensieri
sue
le
speranze
pensieri
pure
,
suoi
aspirazioni
di
tutti
i
il
quella
Tevere
e
parteciparono
spesso
patrioti
,
Italia
bassa
prima
non
no
passaro-
,
oltre
erano
,
ed
speranze
di
coetanei
eh'
aspirazioni
sue
,
,
l'Arno
ai
(
detti
che
le
moti
Marche
del
e
l'Umbria
Napolitano
)
se
,
non
circa
quel
tempo
dell'
età
del
Machiavelli
dopo
che
quando
Fi*
,
fu
colà
compiutamente
perduta
ogni
libertà
,
renze
cadde
in
potere
de'
Medici
Genova
,
e
Milano
in
26
Francesi
de'
mano
OPUSCOI.I
ALCUNI
DI
successivamente
e
soggiacquero
latte
abbandonata,
ami
,
altre
le
minori
repubbliche
Napoli,
e
,
da
tegrazione
nazionale
caduta
ultimo
da
era
accinta
erasi
volte
quelle quante
combattuta
alla
anch'
rinin
essa
,
degli Spagnuoli.
poter
mediate
città
essi
con
papi
il
subalpine
e
minori
le
Allora
patriotico
famente
contrade
il
e
ne'
appoggio
italiano,
veramente
anche
cominciò
numerosi
e
ghibellinismo
trovato
partito
dalle
mano
man
'1
e
avean
nazionale
e
veri
trovar
a
guelfismo
che
fazioni,
negli imperatori,
e
dileguatosi
quelle
in
in
che
seguaci
ve*
poco
,
d'
arti
le
ora
rinate
la
fiorente
letteratura
filosofia
calabra
accrebbero
DÌsoIa
storo
,
di
e
ogni
smesso
pe*
Ca«
maravigliosamente.
di
pensiero
della
meridionale
banda
la
tutta
fortificarono
e
novella
la
e
,
municipale
li^
sfrenata
e
,
principiarono
cenza
desiderar
a
concordi
della
unione
V
,
penisola
indipendenza
V
libertà.
ragionevole
una
dai
dicevan
come
,
,
quel
titolo
vano
che
Al
d'
ed
barbari,
,
in
nulla
ostando
più
d' occidente
impero
solo
mai
or-
restava
,
il papato
ad
d*
essser
Machiavelli
eh'
V Italia
era
inferma
intoppo
il papato
e
die
divisa,
coli'
perfettamente
onde
:
la famosa
tenuto
avea
che
sentenza
in
caput
del
bocca
che
primi
tra
d' ivi
lei
,
Roma
Galateo
sona
con-
fa
mo
udimorbis
quondam
ecc.
Pronunziata
fatale
ruvido
cora
an-
sostanza
poco
,
dalla
teneva
e
che
imprecazione
del
sentenza
appena
gli
a
uòmini
un
sentenza
come
s' ei
fosse
,
della
bassa
Italia
qualsiasi
in
preoccupare
levossi
tal
una
quegP
uomo
,
s'
modo
istesso
avessero
della
che
sempre
fortuna
i Siedici
di
a-
INTORNO
da
27
PAPI
dandogli
fiorentine
istorie
le
capo
DEI
al Machiavelli
contrapposto
Tevano
DOMINIO
AL
che
carico
scrisse
ver
di scrì-
in
servigio
,
del
principato,
io
altro
per
di
parlo
molta
con
perizia
Ammirato
Scipione
di
dirittura
e
Lecce
il
,
dalle
interessi
suoi
fini
e
scritti
difendere
a
nazionali
che
difesa
I.
seguono
Se
di
sono
ciliare
con-
cato.
pontifi-
cinque
coi
T
di*
,
:
è
vero
chiesa
del
quelli
,
che
animo
con
con
tal
fanno
la
ancora
Machiavelli,
da
appostele
gr
I
proposito
di
prese
accuse
titoli
quale
,
1 585
del
nimo
d'a-
•
la
che
Sede
Apostolica
tenga
Jtalia
visa.
II.
Onde
III.
Se
quando
proceda
che
è
V
vero
fosse
IV.
Deir
che
l' Italia
Italia
da
governata
ottima
sol
un
tuttavia
mantenga
in
fosse
del
forma
si
miglior
visa.
di-
condizione
Principe.
presente
della
stato
Corte
di
Boma.
Come
V.
Chiesa
la
Questi
ragionamenti
oggi
che
e
che
subbietto
sia
Romana
mi
nei
parsi degni
sono
si
tanto
cresciuta
all' unità
discute
di
beni
d' Italia
nuir
la
tutta
intorno
porali.
tem-
siderazione
con-
mo
medesi-
al
altro
manca
,
fuorché
Roma
e
Venezia
ed
al
,
nient'
Corte
altro
romana
osta
e
non
l'interesse
dell'
Imperadore
se
quello
,
assai
meno
di
governo
sol
un
mondano
cipe
Prindella
d' Austria
mico
ne,
formidabile
perchè
almeno
affetta
non
,
quel
non
so
che
di
ed
sacro
inviolabile
in
cui
pretende
,
avvolgere
il
suo
diritto
il
Papa
:
e
tanto
più degni
in
quan-
28
fatti
che
to
in
ogni
di
storia
riguardare
della
polca
pratico
e
rato,
Ammi-
V
come
della
della
oggi
la
come
di
Corte
Roma
del
che
religione,
Corte
di
non
e
tico
poli-
il
tatto
si
non
pure
dominio
è
pontificia
destra
più
e
;
inviolabilità
quella
allegata
d'
schermo
profana
e
sacra
da
interesse
neir
esercitato
così
,
farsi
punto
chiesa
di
uom
certamente
che
vede
uq
parlo
sono
difesa
da
OPUSCOIJ
ALCUNI
DI
grande
meno
cora
an-
,
che
colui
del
concilio
Si
che
politica
anni
venti
tridentino.
di
ragioni
e
circa
scrivesse
in
allegano
vece
ti
argomen-
fatica
molta
senza
sura
chiu-
l'ultima
dopo
tarle
confu-
a
,
da
vedremo
e
dai
cadere
se
della
progressi
dalla
consunte
scienza
istoria.
dell'
e
del
prova
po
tem-
tre
ol-
In
,
,
le
come
odierne
che
fiorentino
che
noi
così
si
da
è
vedremo
fino
guelfa
del
ripetizione
la
al
che
non
delle
Laonde
istudio
per
e
Comincia
idee
nel
di
maggiore
vieppiù,
dunque
utilità
primo
rari
dall'
la
bellino,
ghi-
della
la
scuo-
state
se
Ammirato
in
sommaria
sarò
sizione,
espo-
alquanto
ticolareggiat
par-
divenuti.
discorso
dell'
Autore
con
,
parole
«
Per
sia
Romana
qui
perchè
il
,
divisate
scuola
capo-
chiamare
parimente
sono
farne
quel
di
difese
le
tosopra
sot-
sono
non
voluto
,
questi opuscoli.
queste
alcuni
Gioberti
ripetizione
la
papato
pronunziato
ancora
,
non
al
imputazioni
poter
stata
sia
e
pienamente
conoscere
cagione
della
se
divisione
sa
la Chied
lia
Ita-
,
ond'
ella
non
una
repubblica,
sia
all' ubbidienza
venuta
d'
un
,
o
di
è
necessario
andar
pe
princi-
brevemente
,
discojTendo
quando
dai
questo
suoi
sia
principii
potuto
infino
avvenire
a'
acciò
,
presenti
che.si
tempi
conosca
AL
INTORNO
insieme
meate
se
è
quello
affermato
come
falso
o
vero
29
PAPI
DEI
DOMINIO
che
Niccolò
da
,
Machiavelli
tenuto
è
tiene
e
confessa
costante
per
esser
divisa.
provincia
questa
che
certa
cosa
da
Indi
»
fino
Pietro
S.
chiesa
ha
subito
egli
la
Silvestro
a
.
i Pontefici
poi
di
trentatrè
ma
;
in
che
non
che
ancora
^nche
parole
possesso
essi
)
queste
è
fosse
a
qual
altra
Chiesa
cagion
e
d'
Y
V
fosse
ne
( sono
fosse
ne
modestia
,
di
zione
dona-
pretesa
dubbio
se
non
no
ma-
Consente,
la
in
per
se
posto
aver
slata
recare
,
0
non
martirizzati.
perchè
o
la
porche
o
stato
si
non
«
di
furono
che
quale
Costantino
di
affari
sue
il
preso
sato
ricu-
avesse
di
impero
Roma
,
Italia
esser
alla
venuta
continuato
de'
Goti
di
successori
ne'
in Italia
che
V
fu
fino
in-
Costantino
476
anno
nel
,-
,
qual
tempo
di
potere
questa
imputarsi
venuta
apostolica.
sede
Afferma
»
pontefice,
chiesa-Simplicio
la
governava
che
cagion
za
sen-
la
al-
veruna
che
i Goti
sotto
.
nero
ten-
,
che
presso
fino
Italia
tutta
unita
V
come
tenuta
avevano
,
allora
gV imperadori
romani
sebben
fosse
avvenuta
,
mutazione
r
però
e
;
e
da
divisa.
sottentrali
questo
Principi,
dei
te
Roma
quelli
tempo
furono
che
deir
sotto
come
dirsi
Cacciati
a
che
papi
alcuna
potrebbe
non
avessero
te,
divisione
pure
,
cominciò
punto
impero
il
breve
Papi
v'ebber
tutto
quel
tempo
da
Narse-
e
i
divisione
Longobardi,
che
dominio
in
appresso
fare
essendo
e
ta
segui-
ancora
Belisario
prima
i
e
romano,
governo
in
la
no7i
i
da
molto
i Greci
era
che
i Goti
non
non
;
ma
il dominio
Greci.
dei
due
sotto
neper
rimasta
de'
di,
Longobar-
per
ne
cagiola
bolezza
de-
speciaflmenMostra
ditamente
spe-
Longobardi
50
fa
passasse
Duchi
trenta
senza
che
colpa
né
la
chiesa
i pontefici
e
,
in
avessero
tardi
più
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
si
ciò
fosse
veruna
ritorno
fatto
al
E
peccato.
regio
nome
iteri
restarono
stati
signori
il vincolo
salvo
che
feudale
dei
assoluti
padroni
e
quei
pure
,
Duchi
sebbene
obbligavali
ro
locerte
a
,
prestazioni
fra
Venezia
tanto
della
sostenimento
a
e
dignità
colla
creazione
stato
in
reale.
del
Cresceva
primo
suo
Doge
,
si
aveva
novello
un
Italia
che
senza
delle
senti
pre-
,
divisioni
Greci
tra
delF
successori
impero
romano
,
Duchi,
Veneziani
e
delle
conto
per
pur
d'Italia
s'
immagini
sacre
partiti in
e
che
tura
rot-
Gregorio,
cagione
fu
e
stolica
apola
Seguì
Papa
tra
Re
sedia
la
avesse
immaginazione.
per
d' Oriente
imperatóre
Goti
de'
luogo
popoli
alcuna
parte
Leone
nel
sottentrati
Longobardi
e
il
che
polo
po-
,
ubbidienza
negando
romano
Leone
a
dola
prometten-
e
,
al
Pontefice
venisse
Roma
a
papale
:
liberarsi
dei
ed
Greci,
,
a
principato
0
essersi
della
V autorità
sotto
passare
della
sede
«
e
sorto
ecco
vera
è
cosa
altre
sue
ree
)
egli
eh'
si
che
fedeltà
imperiai
neir
dall'impresa
sanità
a
ciò
tutti
contraddetto,
stato
rimanersi
a
in
(come
Papa
fosse
non
Leone
piuttosto
dal
se
gli
il
riducesse
liberarsi
conto
scrittori
quale
sentono
con-
do
confortandesiderava
continuando
dal
dar
opere
buona
non
tefici
Pon-
prima
per
,
principio,
de'
molto
dell'imperatore
delle
to
quin-
un
procaccio
poco
che
ribellione
eresia
detta
tanto
con
apostolica,
alla
potuto
già
Italia
in
ed
giogo
Roma
imperiale
,
col
Leone
perseverar
che
dunque
,
,
fino
nella
a
sua
stolta
questo
punto
opinione.
tutti
gli
£
»
sforzi
ro
chiadel
52
DI
1* aiuto
con
OPUSCOLI
ALCUNI
Svizzeri
degli
T autore
più
,
di
rispondere
vuole
fino
dore
che
alle
ed
gare
cagione
furono
alle
il titotolo
le
aperte
si
brighe
dei
ha
cusa,
ac-
di
tempo
d'impera-
Machiavelli:
straniere
genti
di
fortune
nuove
del
nel
seguì
prese
epoca
spazio
questo
Carlo
tergando
pos-
novella
questa
a
che
quel
che
dairSOI
all' accennata
in
se
trasandare
non
cioè,
mezzo,
luogo
suo
a
generoso,
,
ed
afferma
d'
porte
Italia
ad
certamente
a
putare
im-
che
Beneventani
rono
fu-
,
della
prima
Saraceni
dei
venuta
di
dei
poi
,
che
Normanni
in
Sicilie.
due
delle
solamente
se
Il che
corpo
,
lode
dar
dai
e
dei
opera
di
il regno
composero
tante
Pontefici
tenute
dai
formasse
un
membra
Longobardi
se
ne
che
:
,
,
sol
che
Saraceni
tempo
fu
non
permisero
dai
Greci
di
processo
,
certo
per
se
Chiesa
alla
,
che
E
indi
se
i
dovrebbe
ne
per
Papi
Io
in
di
principio
stesso
ebber
contese
biasimo
di
luogo
velli.
Machia-
quei
con
re
e
,
che
mali
pei
ebbero
n'
si
piuttosto
tasse
ha
a
chiamarono
provare
verità
con
che
dire
a
chi
i
Papi
li
aju-
abbian
,
toll|i occasione
anziché
dato
sempre
;
e,
come
dei
i chiamati
sono
stalo
Carlo
era
tempi
che
d' Urbano
Italia
stati
più
Magno
d'
Carlo
a
si
unisse;
ché
perciocciati
discac-
dei
potenti
fronte
a
Desiderio
,
Angiò
appetto
a
di.
Manfre-
,
quando
E
al
unione
questa
cioè,, di
tempo
vicina
più
fu
Ladislao
abnipóte
potersi
a
di
questo
tuare,
effetlo
Car-
,
si
vede
e
toccasi
quasi
con
mani
che
la
non
Chiesa
,
,
ma
i Fiorentini
nel
corso
delle
ne
sue
tolsero
T occasione
vittorie
e
togliendolo
,
mondo
:
come
di
poi
arrestarono
nel
quel
arrestando
corso
per
veleno
della
re
dal
fortuna
INTORNO
)oro
te
altri
due
vicini
t)EI
che
Italiani,
principi
farsi
a
DOMiNìO
AL
niedesimamen-
furono
d' Italia
signori
0%
PAPI
Mastino
si*
Scala
della
,
di
gnore
Verona
Visconti
zo
di
e
di
signor
altre
tante
città
Milano
castelli,
e
Pisa
Bologna
,
di
terre
Veneziani,
dei
contro
entrò
tion
da
dee
del
Papa,
riferire
tutta
quella
a
tempo
della
che
in
quella
Giulio
da
accessorio,
insolenza
air
ma
quella
repubblica
altr^
secondo
che
e
del
l'
al-
non
Senato
che
tempesta
falta
lega
al
ma
di
e
,
così
avvisa
principale,
ambizione
si
Arrivato
Toscana.
Galeaz*
e
to
Venedosso
ad-
venne
,
rapportandosi
a
quanto
ciardini
Guic-
storie.
E
,
ha
se
di
lo
poi
sue
Francesi
i
che
fece
non
di
e
che
sentenza
che
mezza
a
diminuire,
Dopo
questa
con
nelle
cacciò
d' Italia.
discorso
primo
suo
ciò
con
divisioni
le
proposito
Pontefice
stesso
Svizzeri,
degli
in
narralo
non
crescere
ac-
il
conclude
non
que
dun-
esser
,
che
vero
ialia
la
poiché
chiesa
sia
della
ella
divisione
sua
rovina
della
cagione
stata
è
non
dl-
stata
gione.
ca-
,
Sono
state
ha
guelfa
ora
ed
presso
fino
ripetute
della
argomentazioni
superflua
trasanderò
la
ai
colle
rispondere
potrei
le
queste
poco
a
nostri
altre
e
giorni.
molte
dove
la
che
la
citazioni
lunga
la
scuo-
quali
Alle
ghibellina;
scuola
:
difese,
io
storiche
come
ma
cosa
esperienza
del
,
passato
bastasse
non
variamente
poiché
;
figurati
e
i fatti
lontani
interpretati dagli
stati
sono
scrittori
così
basterà
,
V
certamente
occhi
allegare
nostri
e
che
il fatto,
non
che
sostiene
palpita
tuttora
dubitazione
alcuna
,
dico
la
resistenza
gli
sotto
io
,
deir
odierna
corte
di
Roma
,
per
poter
34
concludere
vittoriosamente
che
autore
spogli d'ambizione,
e
farli
Pontefici
antichi
comparire
si
egli
Papi
l'
dal-
furono
non
com*
i moderai
o
diverso
affatto
modo
in
quegli
o
immaculati
di
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
è
tanto
così
to
ingegnaschiati
invi-
sono
,
comodità
nelle
diletti
e
del
beni
dei
mondo
che
,
polo
sollecitati
ferventemente
comunque
da
romano
in
cui
origine
(
che
non
dal
solo
l' autore
secondo
po^
)
gati
pre-
,
loro
quasi
e
di
taliani,
malgrado
Roma,
dai
e
loro
resistenza
Re,
né
ritrarsene
sanno
dal
ma
loro
sufiFragio
da
e
tutti
non
ancorché
dalla
di
rovina
la
I-
gì'
cattolico,
più lasciarli,
conseguitare
a
ì^ governo
e
di
universale
Imperadore
un
vogliono
abbia
ne
il dominio
assunsero
tutta
Italia.
i Pontefici
Scagionati
che
modo
nel
è
della
dall'autore
veduto
stato
discorso
secondo
divisa
cui
6
;
rimontando
la
avanti
era
eh'
proceda
onde
ella
si
esaminare
nel
mantenga
tora
tut-
antichissime
alle
formazione
ad
passa
,
della
lia
d'Ita-
divisione
divisioni
che
nazione
in
abbiamo
,
detto
nata
si
e
fa
dalla
proceduta
statistici
calcoli
con
della
possanza
a
repubblica
che
anni
gli
noverare
mana
ro-
f
la
è
dal
computo
alla
per
per
infino
intorno
trova
a
anni
al
a
800.
novellamente
930.
dell'
E
di
od
Era,
unita.
mitologia
all' istoria
la
tutta
circa
553
la
luogo
far
di
conquista
divisa
che
tempo
comincia
sca
divisa
alternatamente
stata
penisola
Indi
che
da
stette
italo-greca
trova
presso
che
1040
anni.
il
primo
ed
etra-
la
era
di
giorni
Con
stata
Roma
scor"i
n'erano
ai
tino
Enea
il 500
unita,
fino
per
da
romjana,
poi computando
divisa
fatto
£
che
suoi
vuol
la
INTORNO
egli
provare
che
no
esser
le
tutte
DON
AL
IMO
DEI
l' opinione
vera
province
di
che
coloro
mondo
del
35
PAPI
anzi
afferma-le
umane
se
questo
tutte
,
è
cose,
che
forza
il circolo
è
delle
umane
si
quale
nel
calino,
or
è
montino
or
simile
e
cose,
girata
è
questo
a
continuerà
e
che
e
:
forse
spazio
l' Italia
girarsi
a
che
a
chio
cer-
lungo
per
,
altro
il
d' altronde
cercarne
,
le
mutazioni
sieno
certo
per
vizio
del
Che
?
queste
del
avvenute
virtù
0
sebben
di
coloro
vicissitudini
sue
tutto
che
partecipazione
senza
alle
non
han
sorti
sue
duto
prese-
,
;
solo
che
quel
r
r
delle
errore
cioè,
che,
tlisunita
Tion
essere
se
e
non
anco
per
tra
diveltasi
perchè
che
romano,
più presto
Italia,
per
molte
la
quelle
non
ed
fia
si
agevole
a
come
è
che
si riunisca
Francia
stati
altri
! Che
Spagna,
e
ni,
più cagio-
da
tardi
dall'impero
province,
di
tenga
cosa
ch'ella
antiche
sue
po
do-
tenza,
sen-
rispondere
più
penisola
putar
im-
o
notabilissima
proceduto
un
venuto
dette
per
è
egli
altre
repubbliche
non
cose
ad
molti,
sìa
concludere
il tempo
venuto
di
che
un
altra
un'
dalle
maturò
tempo
a
vorremo
potremo
anco
per
tal
un
noi
imputare
peccato
passate
proferisce
se
r Italia,
fosse
cose
qui
E
prudente
uom
avventura
per
errore.
da
sarebbe
non
pure
tenendo
con-
e
differente
dizione
con-
poterli ricongiungere
re-
e
,
insieme
dintegrare
possibile
stato
Spagna
a
e
,
Francia
divenute
che
regni
più presto
ereditari,
nero
diven-
,
però
più
principi
loro
vediamo
Italiani
;
e
atte
a
riunirsi
perchè
fa
via
a
delle
in
ancora
difficile
che
doli
quelli
il
gli
e
grandi
maggiore
uni
dagli
dei
matrimoni
dei
stati
quali oggi
valore
virtù
e
altri
tutti
o
,
,
le
gli
dein-
36
sieme,
da
le
tutte
e
straniero
uno
ripigliandole
condotti
mente
pontefici
fossero
così
cose
dover
parole,
dimandare
furono
il dominio
discorse
stesse
sue
ambizione
da
politico
di
che
è
primi
ì
quando
rono
accetta-
loro
piuttosto
se
re,
auto-
logica*
saremo
mossi
Roma
dall'
vero
se
ne
buo-
facendo
Noi
superati.
ingegnosamente
colle
a
non
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
grado
mal-
,
r
il
offerendolo
assunsero
popolo
più
se
romano
,
volentieri
ohe
Leone
iRoma
ribellar
dal
impero
suo
più presto
i
che
e
che
dato
il tempo
Toccasione
e
d' Italia
è
ritiene
di
alia
obbietta
già
è
non
che
sì
quel
a
della
a
stato
vede
?
Ve-
oggi
quanto
si
filosofo
secolo
del
fine
nella
seriamente
così
non
repubblica,
politico
,
o
falsità
ed
amico
del
colofida
s'af-
cia
provin-
una
all'ubbidienza
viene
di
Italia,
d'
che
viene
di
speranza
all' unità
s'ella
verità,
la
tutta
Machiavelli
del
d'una
la
pato
dell'episco-
parte
una
giorno
un
che
felice
esser
o
da
e
intendono
presupposto
considerare
Egli
tà
l'uni-
ma
consumato
che
sospettato
pur
tenacemente
principe,
d'un
por
religione.
l'autore
possa
non
era
sarebbe
nome
perchè
che
venuto,
che
merìggio
pontificia,
corte
straniero,
a
non
,
presso
pien
che
ora
dalla
corte
sua
,
dalla
sestodecimo
riunione
sua
la
e
italico
regno
ormai
fatto
perchè
riunita,
essa
il papa
dell'unione
il tempo
come
ancor
era
,
ro,
nione
riu-
alla
,
al
Roma
un
chiaro
Ma
occasiono
tolta
prestabilito
che
ora
di
restituzione
si
non
se
venuto
opposto
seguito
,
è, dunque,
desi
bau
papi
dltalia,
era
in
se
,
,
non
iconoclasta
dell'
la conversione
veduto
avessero
nel
terzo
so
discor-
ne.
proposizio-
questa
non
vero
,
dissi-
INTORNO
mula
si possa
quanto
di
DOMINIO
AL
allegare
Italia, egli dice,
tutta
più po);eute
sarebbe
de'
forze
le
contro
deirunità.
favore
a
31
PAPI
DEI
migliore
barbari
ne
L'unio-
rendersi
per
massimamente
e
,
de'
Torchi
da
e
za/
quel
conseguirsi,
de*
sotto
e
ga,
la
era
così
non
di
coi
di
armi
la
fu
e
per
:
come
si
se
in
tempra
divisa
in
tanti
e
più
virtù.
non
e
governi
sotto
pari
il
regni
giogo
che
custoditi
la
Grecia
nel
di
e
tempo
che
repubbli-
romano
antica
pri
pro-
seguendo
E
uomini
nell'
sero
stes-
da'
;
come
gli
nascessero
Del
di
;
allegando
difesi
ricchezze
di
)
tempo
;
nemici
dimostra
arti
riunita
Italia
assalitori.
agli
passate
lettere
de'
que-
principi
che
luoghi,
assalti
rendettero
contrario
lei
di
agli
cose
d'
province
che
del
molti
ove
esempi
cadérsi
legge
il terrore
e
avvenendo
che
chi
solo.
un
potrebbe
( rammenti
diverse
resistettero
delle
che
facilmente
le*
igag-
d'
potenza
un
della
si trovano
suo,
parer
avverrebbe
diversi
paralleli
potente
al
d
Principi
tra
vantaggi
i
la
sotto
preoccupazioae
governatori,
fu
ridursi
Turco
delle
principi
da
del
Dice
combinarla,
ben
valore
leggieri
proposito
a
sono,
poco
gran
tutela
a
al
di
gli artigli
sotto
a
disavvantaggi
principe
un
difficoltà
mamente
medesisotto
leghe
delle
mezzo
viveva.
si
disavvantaggi
Questi
sta
ha
v'
se
giori
allora
quali
a
cleri-^^
potrebbe
riducendosi
che
ogni
dominio
col
fine
di
s' ingegna
di chiesa,
d'Italia
sicurez^
6ne
proprio
uom
meglio
la
potenza
e
supremo
riunirsi
col
principe,
Ma,
felicità
la
che
mostrando
sol
ultimo
civile.
d'accordo
mettere
dalla
forza,
felicità
veramente
cale
la
la
questa
governo
a
dall'unione
:
parve
di
tica
quell'an-
Italia
;
per
38
potenti
quanto
snervati
si, furono
bellp
crede
in
di
e
buono
de'
andassero
i
Romani,
di
e
almeno
luogo
ridotti
quasi
e
da
Italia.
Roma
da
o
fine
in
della
Ravenna
moderna
da
che
che
air
E
d' Italia
unità
dunque,
le
presente,
gli
stupri
altari
e
«
le
ogni
Desideriamo,
esterminio
i
arsi
imbrodolati
piena
cosa
di
un
Dio
Principe,
storiche
nella
sua
opinione
e
filosofia
dominante
nei
godere
a
la
quale,
volentieri
quanto
citazioni
sa
unione
insieme
Per
abbiano
perchè
mal
d'
Italia
io
ho
tra
e
V
sarò
nella
quanti
nipoti
e
di
e
peggio
sotto
piastrata
im-
»
seguito
fatti, tanto
isterica,
?
sangue
sangue
i nostri
costante,
battute
abgiosi,
i reli-
di
,
confusione,
campi,
scherniti
donne,
valore,
stenza,
resiteresse
nell'in-
Papa
il nostro
saccheggiate,
di
il
conclude:
vedere
svergognate
gli uomini
uccisi
di
patrie
nostre
chiese,
le
di
dltalia,
popoli
o
della
motto
opporre
religione)
tanti
e
,
alcun
ancora
cato
toc-
bero
avreb-
i Toscani
mai
far
potuta
della
nome
e
e
( senza
avrebbe
sede
Governatori.
i Veneziani
opposto
Lombardi
vi
Pavia
,
Signori
se
repubbliche
o
altrettanti
resistenza
fallo
senza
era
,
italiana
Corte
novella
vi
certamente
di
capi
e
stes-
altrettanto
della
guadagnerebbero
ne
sé
a
che
ciò
Ed
principali
città
,
della
di
i
dero
cad-
poiché
gloriosi
rovina
in
rispettivi principi
o
ai niente,
e
Latini,
altrettan-
ecc.,
utili
la
ma
alle
non
quali
valoroso
accaderebbe
o
;
i Tarantini
Capuani,
i
furono
reputazione
grandezza,
la
non
che
Italia
i
dei
OPUSCOLI
grande
divennero
ili potere
di
in
e
i Toscani,
Sanniti,
to
ALCUNI
DI
lontano
politica.
allora
nelle
autore
di
lo
seguir-
Affetto
si addavano
sue
l'
dalallo
40
DI
doveva
che
formala
la
nell'altra
:
(e
nazione
dato
deirantica
ordine
senza
già
era
quale
non
di
esempio
del
sviluppo
! Anima
non
la
avea
ma
intellettuale
il mondo
forza
OPUSCOLI
sviluppata,
e
ed
raviglia
e
ùascere
ancora
materiale
ALCUNI
quel
ancora
civiltà
T
era
provvidenziale
ma^
impeto
pio
princi-
)
,
della
movente
di
simigliante
il
tra
vero
e
moderna
di
e
onde
la
e
dell'
ha
il
tra
Nulla
ragione.
principe
Machiavelli
ritratto
spaventevole
e
il
tra
comune
principe,
il dritto
è
età
il
fatto
zana,
mez-
più
vivo
insomma
principe
,
alla
maniera
di
Cesare
Scala
della
Mastin
Borgia
Ca-
,
struccio
Caslracane,
col
simili,
e
,
col
moderno
principe
,
principe
costituzionale,
il bene
fin
tolto
e
cui
la
e
comune
fortificazione
di
la
e
nei
cortine
nel
fossi
E
potuto
la
dove
petti
quanto
ha
non
età
nei
cittadini
airantico
di
Crimea
,
stere
resi-
potè
non
i nuovi
ed
gi
og-
aperto
campo
d'Europa
eserciti
nelle
riposta,
guerra
curezza
si-
la
tutta
prevalga
nella
guerra
terrapieni
in
metodo
fortezza
degli
allora
:
menti
pari-
di
dei^castelli
vedere
guari
il valore
contro
dei
questo
formidabile
più
torri
Niente
metodi
ne'
tutto
operare
male.
baluardi
alte
nelle
nei
e
numero
poter
del
Tal tra
e
nei
era
e
di
rassomigliante
dell'una
forza
si commette.
si è
di
e
dato
possibilità
,
di
è
di
mezzi
,
espugnazione.
quanto
quello
compatto
e
contro
la
d'
sola
Per
il
le
ordinanza
formato
numero
sotto
quali
cose
la
a
nazione
gran
istessa
un'
Francia
ottenuto
numero
sola
una
secondo
valse
non
il
Nò
prima
maturato
da
via
di
più
omogeneo
leghe
e
disciplinato,
tante
leghe
repubblica
il tempo
vai
me
co-
strette
ed
della
il
mo-impero
primu-
INTOllNO
iazioné,
divenuta
abbracciata
si è
cambiamento
direi
quasi
(à
la
maggior
esterni
delle
Roma,
volonsforzi
gli
soqquadro
a
quei
senza
,
d'uomini
di
stupri
ni,
vergi-
,
scrive
egli
1 autore.
paventava
tanto
e
come
chiese
di
abbattimenti
uccisioni
figurava
che,
tutti
stati
,
,
religiosi
si
della
mettere
e
,
che
e
meridionali
province
estermini
incendi
di
vecchi
di
onta
agitare
i
,
,
scherni
ad
tutti
opinione
ad
anzi
scosse,
parte
saccheggi
dell'
forza
in
del
principio
sul
Tistessa
E
regno
,
ecclesiastico
dall
libera
restata
Greci
de
impero
alcu
dei
porvi
mano,
pontefici^
si vedrà
senza
e
soavemente
cose
impero
e
altrimenti
né
pari
piano,
autorità
V
sotto
del
così
le
dispone
persona,
accorgersene
pian
pervenne
fa Dioiche
come
no,
quasi
senza
,
osando
strepito
i
ne
,
Francesi
il
degli Italiani,
in
operare
sola
senza
nemici
molti
de'
la
per
nazionale,
veduto
ed
nazionale,
1' universalità
che
presso
i\
PAPI
dell'unità
l' idea
popolare
da
DEI
DOMINIO
AL
or
che
,
di
quel
ne
fia
regno
ritirassero
la
matura
la
che
mano
fine,
vi
i Francesi
ove
hanno
medesimi
messa
ne
osassero
,
le
comprimere
libere
del
aspirazioni
popolo
si
romano
,
vedrà,
e
dico,
non
senza
quasi
Italia
questa
ordinarsi
accorgersene
dei
imperio
e
placidamente,
meno
potrà
fortemente
e
quello
a
del
Re
spedita
cuno
al-
dall'
torità
au-
d'Italia.
E
passare
soltanto
allora
correre
strepito
senza
persona,
pontefici
vedersi
e
costituirsi
alla
ed
felicità
sua
,
stati,
delle
e
0
opere
che
tema
senza
ne
de"
i Governatori
altre
offuschi
cessati
,
delle
principali città,
no
governi
lo
splendore,
hanno
già capitali
o
de'
debolmente
che
co'
acquistato.
vecchi
le difendano,
ed
monumenti
Senza
pericolo
6
42
che
i
la
novella
abbia
Roma
Musei
suoi
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
dei
bisogno
d'arte
prodotti
preziosi
d'
voglia
o
arricchire
degli
e
menti
orna-
,
di
di
che
il
ornò
Roma
glie
Firenze,
Napoli,
Taranto,
il Turco
possa
Cristiani
e
od
barbara
e
in
fia
pia
sia
la
sua
altra
V
temere
a
ra
ventu-
d* alcun'
né
:
dersela
ren-
lici
Catto-
gran
Cristiano
Europa
avrebbe
potenza
te
finalmen-
principi
i
pena
spo*
italiano
principe
principe
delle
paura
resistergli, oggi
compatita
ostile
senza
mala
a
d' alcun
grazia
tuttora
presenza
allora
se
E
tica
l'an-
come
ecc.
ricchezze
debole
un
potevano
la
per
se
Siracusa.
sotto
che
Milano,
delle
Campidoglio
Gapua,
preda,
Torino,
Italia
,
in
fino
che
a
ì suoi
Prussia
parole
quale
vedeva
della
forma
apologia
V
confutare
a
il
V autore
di
Corte
d' Italia,
più
collegio
che
quello
come
moderato
ma
di
d' elezione,
tutte
fatta
nel
nella
Roma
rappresenta
ed
le
essere
sopra
,
istituito
Cardinali
cui
per
virtù,
riposa
e
feli'
e
principato
un
elettivo
verno,
go-
e
grandezza
la
per
,
un
sia,
Rus-
reggimento
perfetto
istituirsi
mai
potesse
dispotico
non
Inghilterra,
Stati.
minori
della
suoi
de'
sfera
,
che
cita
Francia,
da
occorrono
discorso
quarto
altri
da
e
nella
aggireranno
s'
riconosciuti
diritti, oramai
Meno
fatti
assai
ona
capacità,
larga
le
tutte
se
ba-
dignità
,
in
comunque
umile
luogo
eminenti
quegli
a
le
tutte
d'
su
posti
si
trovassero,
tendo
poaccade
sollevate
,
che
niun
altro
senato
in
r Ammirato
sé
del
di
mondo
Lasciando
paragonare.
forma
del
governo
molto
antico
da
dei
gli
nuovo
papi
,
ai
profondi
si potrebbe
della
bontà
la
canto
politico
anteriore
o
per
sludiì
essere
de'
mo-
INTOKISO
derni
sulle
all'
AL
cosUtnzioni
dei
ed
esperienza
al
storici
al
poeti
suo
che
stesso,
pinìone
neU'
che
del
lai
si
non
minore
no
ma-
con
l'avarizia
se
essere
fossero
accuse
tutti
riore
poste-
e
disse
Vili
zi
an-
che
presso
contraddizione
delle
cioè
romana,
qoanto
larga
a
anteriore
romani
cominciava
in-
riscontrano,
da
in
cora
an-
Stati» che
versati
tempo
Chetici
la
anteriore
qaegli
Clemente
a
i
è
Curia
da
quasi
Orazione
questa
alla
tempo
è
egli
comune
E
novellieri
ma
;
di
contraddetti
e
ed
liberi,
solo
non
45
PAPI
praticarle, basterà,
a
gli elogi
abbondevolmente
sono
gli
che
pontificio
governo
popoli
allora
ricordare
fatto,
01^:1
agli esempi
appena
al
DOMINIO
un
o-
po'
derecci.
ven-
fatte
in
la
venalità
e
ogni
,
inscius
et
ille
avarus
,
consessus
diceva
Galateo
quante
altre
parlando
,
del
parole
imprecasse
di
tal
Cardinali:
de'
collegio
della
dipintura
che
è
così
Petrarca,
lussuria
ed
bello
più
storici
altri
e
obbrobriose
è
Roma
vizi
de'
novellieri
ni
roma-
i jcin-
Corte
infiniti
così
e
fece
mamente
medesi-
Così
quella
duto
ve-
che
oberici
ricordare.
non
stato
Boccaccio
così
dipingerci
a
poeti
di
e
ed
onesto
continuarono
quecentisti
con
il Governo
contro
E
sopra.
e
altri
,
scrittori
gravissimi
venuti
di
neir
ordine
tali costumi
con
politica
ne'
fino
poi
governati
questi giorni.
a
governante,
altri
con
e
bertà
li-
niuna
con
molti
ché
Sic-
difetti
renti
ine-
,
alla
di
Corti
farsi
tal
la
del
di
e
governi
grandezza
governo
fosse
dottrina
secolari)
e
felicità
lo
( che
clericale
governo
più copia
possedere
altre
un
forma
io
d'
specchio
e
di
vedo
Italia.
Ma
o
Y
che
virtù
non
presume
pure
come
dato
esemplare
non
le
be
potrebanche
di
che
tutti
44
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
.
ordinati
ben
più
della
politica
tà
stato,
è
dove
che,
ogni
vecchio
loro
deità
dei
noi
di
essvdi
cera,
rinomati
divina
dedichiamo
bronzo,
quest' ultima;
e
d'indole
tanto
religioni
eh'
hanno
di
siamo
noi
nella
alla
nacque
materialità
del
venuta
visse
e
del
Nazzareno
morì
più
del
ai
gentili
che
e
cravano
consa-
di
altre
lamenta
che
è
da
e
i
Arrivato
pagani.
di
veramente
lui; che
di
confronto
che
ninno
turale
na-
onora
non
abbiamo
non
che
facendo
oro:
sensibile
esteriore
noi
religioni
nel
deplora
confessa
povero
due
sotto
marmi,
verità
per
meno,
culto
le
peggio,
parte
al di
essi
essi
rame,
diflFerente
rimasti
i
tesori
terra,
noi
che
nella
comune,
decime
molto
) tra
quel
ne.
termi-
a
santuari
rimasti
,
punto
condotto
che
con
e
,
parallelo
un
avea,
Oracoli
i nostri
appo
inavvedutamente
così( parrebbe
e
più
timo
ul-
erudizione
vasta
pagavano
quei
oltre
V
stato
delle
che
siamo
noi
poi
discorrere
quelle
dei
noi
gentili, perocché
statue
di
di
avesse
a
templi
rispetto
te
bastan-
pretensione
sarebbe
ch'egli
storie,
lo
,
tal
per
sociale
sola
altra
quella
con
sacerdoti,
come
pagane
potenze
e
sé
per
ogni
vana
se
delle
e
loro
vari
in
e
dapprima
ai
o
sarebbe
autore,
testamento,
Dei,
politica
grande
e
maggiori
ragionamenti
principio,
fattosi
Ma
solo
uu
Roma.
dei
dell'
dato
avea
che
di
cognizione
perfetta
vi
valore
corte
discorso
e
niun
più importante
Il
ragione
all' uai-
,
mancasse,
della
contraria
delle
rango
una
altra
di
rendere
a
tale
questa
,
al
in
porsi
coni
a
sollevare
potersi
a
Europa
in
nazione,
ostacolo
di
perchè
solo
governi,
quel
in
e
teriale
ma-
rato
supedi
poi
niuiio
lodò
ed
AL
INTORNO
esaltò
lui
di
più
vivente,
né
ch'era
suoi.
E
la
povertà:
suoi
a
afiferma
ma
fa
dai
vole,
bisognee
devoti
case
e
dei
di
tempi
sto
Cri-
a
fedeli
delie
ai
né
il
mai
cenno
i Cristiani
che
pure
mancò
non
innanzi
tenevano
45
PAPI
somministrato
andando
che
DEI
Apostoli
largamente
così
DOMINIO
dei
Traiano
,
,
della
poderi
220,
pel
/atti
Chiesa
martiri:
osti:
in
assegnate
donazione
i
vincere
da
di
di
pace
sì
di
già
onesto
questo
che
o
vera,
il
avanti
a
vera?
se
Costantino.
contesa
se
a
innanzi
coi}-
stantino
Co-
a
della
possedimenti
uomo
della
Forse
le ricchezze
trate
en-
corpo
quella
menzogna.,,
mostrato
col
vano
contende-
si
tutto
non
dei
pubbliche
è nata
il
Severo
certe
a
dunqite
è
furto,.,
abbiamo
noi
che
Costantino
di
Papi
tutto
e
:
di
bassi
più
scrittori
degli
e
luogo
certo
circa
primo
d'Alessandro
finalmente
tempi
dimanda
qui egli
ministri,
rescritto
e
cristiana
comunanza
Con
dei
a' Cristiani
certi
d' Urbano
tempo
d'un
figgi udicò
con
la
del
sostentamento
dei
quale
£
dotti
ri-
chiesa?
ricchezze
e
è
,
che
possibile
pure
il
lo
ancora
prendea
Pipino
Corsica
al
il
Papa
a
quel
tutto
abbiano
è
dove
stato,
tratto
Sorano
e
Chiese
particolari
al
privata
regno?
sì
circa
da
paese
(e
V intera
che
bene;
terebbe
impordove
ma
il 754
con
Parma
che
V
é
nazione
do-
all' altra
Luni,
Bordone
monte
anche
venendo
E
Stefano
di
o
possedute
), proprietà
negarlo?
di
le
Cristiani
de'
comunanza
o
com-
isola
di
Reggio
,
Mantova
e
Monselice,
insieme
di
il Ducato
tutto
con
Spoleto
quel
e
di
T Esarcato
di
Benevento
(nella
venna,
Ra-
,
qual
di
descrizfone
Roma
non
per
vi
é
altro
é
compreso),
notabile
e
che
credendo
il Ducato
ancora
di
non
poterse-
46
poiché
dabitare,
ne
4087
Costantino
quanti
sarebbero
ne
843
da
0
quali già
le
erano
della
Costantino
qualche
in
Chiesa.
anni
all' età
queste
) poiché
errore
Chiesa
dalla
(
sua
fre
ci-
sue
si è
Il che
veduto
oggi
consentire
romana
di
poco
da4S60
fino
Pipino
delia
ricchezze
vorrebbesi
importerebbe
o
del
T altra
cosa
da
di
fosse
non
luoghi
altra
vivente
vera
d'alcuni
dall'
certo
occoi^o
quando
passati
partire
a
v' è
che
padrone
stato
Ostiense
Vescovo
all' effetto
quanto
Tessere
Leone
dice
fede,
fo
ne
OPUSCOLI
ALCUNI
DI
meno
nem-
cioè
,
,
assicurale
che
anzi
ha,
te
della
di
maggiori,
cosa;
che
Iq scadimento
a
e
donne
gran
la
me
nio
di
Chiesa
de'
re
beni
Paolo
da
Diacono
e
l'
poi
le
del-
Magno
co-*
palrimo*
Pietro
in
avea
Dalmazia:
Napoli,
a
donazione
ve
e
Nola»
a
e
d'Arisperto
Liutprando,
Beda
inglese
S.
in
come
confermata
senza
di
chiamati
di
della
ritenere
Gregorio
n'era
d' Italia,
Accenna
Longobardi,
di
ve
politico
le oblazioni
per
patrimonio
effetto
Continuando
Sicilia
in
Francia:
città
Campania.
tutta
per
varie
in
più
Italia.
le lettere
presene
all'
quanto
può
non
di
il dominio
ricchezze
per
Simile
stesso
costo
di tutta
mostra
n'era
in
avea
ne
Chiesa
possedeva
Ve
lo
ogni
crescenti
Pietro.
S.
Africa.
la
miseria
delle
ragionare
ad
che
ricchezze,
sia
non
vuole
si
ma
luogo,
quel
medesime
quelle
stano
atte-
come
assai
entrambi
cini
vi-
"
a
nova:
e
di
Papa
in
indi
tornato
Stefano
questo
differenze
a
contro
erano
mezzo
tra
nelle
consistente
quelli tempi,
il
sacro
quella
di
già d'
il
Pipino
altra
per
temporal
parte
fino
Cozie
Longobardo,
Astolfo
e
Alpi
le note
a
Ge^
le
quere-
ricorda
me
co-
tre
al-
cominciate
principe
di
Roma
^^
AF.CUiNI
DI
chi
ai
né
Longobardi
giuridicamenle
,
che
quel
essi
OPUSCOLI
avrebbero
donato
apparteneva
non
alla
Chiesa
perocché
e
,
uni
gli
degli
gli
e
altri
avrebbero
iroperadori
ad
di
atto
della
però
Chiesa
di
che
quel
è
della
di
e
chiesa
cattolica
che
è
il custode
e
dritto
del
della
e
del
tempo
diritto.
Roma,
il
se
cioè,
pel
ad
E
offerto
romano
miglior
da
sé
legittimare
di
Roma
dopo
come
la
ghezza
lun-
di
città
giogo
greco,
riti
confe-
conferirli
per
di
morie
la
i dritti
ritogliere
eleggeva
ici
vir-
abolire
della
il
in
veruna
ad
e
,
Vescovi
sentante
rappre-
che
ormai
dominio
potè
essere,
lo
tito-
un
ed
nome
iscuotere
per
che
imperadori,
a
dal
cancellare
a
alP
quanto
ovvio
potrebbe
non
varrebbe
non
popolo
suo
È
giustizia?
que
dun-
il rappresentante
in
cedere
morale,
come
così
ingiustizia,
alcun
della
Perché
pure
,
beralità
li-
l'acquisto
possedere
e
di
legittimo
legittimo
{non possumus)
potrebbe
si
il
usurpatore.
acquistare
atti
era
ro
convertirebbe-
contro
più
dritto
tali
si
violenza
altro
d'ogni
potuto
non
modo
ogni
di
sicché
;
farebbono
non
quel
si
ingiusto
sì
ad
spogliazione
che
sovrano,
pontefici
che
quel
Costantinopoli
di
i
verso
donato
ai
Valentiniano,
,
vedendosi
abbandonalo
dall'autorità
creato
avea
Massimo,
e
che
al
francese
quel
:
Avito
richiesto-da
Zaccaria
popolo
poi
se,
popolo
in
cittadini
Pipino
se
poteva
legittimo
re
di
che
é
anche
Y
tinopoli
Costan-
imperatori
prima
romani
farsi
Francia
avrebbe
surrogandolo
quello
,
difesa
sua
privati
fine, il popolo
sovrana
la
per
,
di
imperiale
originaria
nell'età
:
se
papa
dal
surrogare
dichiarare
potè
usato
del
fonte
Cristiana
suo
dell'
è
ritto
di-
rità
auto-
stato
AL
INTORNO
la
sempre
tolte
e
popolo
le
dedit
Deus
adetnit
Dem
al
ben
che
ha
governo
è,
non
deir
universale
afi^tto
anzi
ben
di
atto
papa
dei
non
essere
che
e
oggi
al
riposo
e
elementare
governati,
sia
ma
tal
che
istituito,
ragione,
de'
conferiti
con
del
ma
cosa
secondo
aggiunga
non
fi
penisola?
che
Italia, oggi
potrebbe
non
diritti
ì suoi
risolverebbe,
essere
la
tutta
d'
re
perchè
quaggiù,
riprendere
romano
saosolo
di
di
corone
rimetterli
per
del
mano
49
PAPI
DEI
,
date
il
vera
DOMINIO
se
alla
non
quando
ostacolo
licità
fe-
lo
so-
non
tal
un
a
ogni
fine
,
di
ragione
la
cessata
,
essere
né
può
non
d^ve
nere.
rima-
più
,
L'autore
obbiezioni
bene
presentiva
si
però
e
di
sforzato
era
la
tutta
di
forza
mostrare
per
,
di
Corte
r
Roma
che
altro
di
niente
che
la
per
grandezza
conseguire
potevasi
della
trovare
d' Italia
felicità
e
spetto
ri-
un
e
per
,
maggior
una
istituito
ben
più
queste
la
forza
delle
mezzo
ben
e
avrebbesi
essere
vari
de'
leghe
tuto
po-
regni
stati
e
,
della
repubbliche»
fi questo
debbo
a* di
fino
1585
che
quest'
questi
anche
di
rimento
opera
piccola
nostri.
penisola
che
,
1 848
fi
a
meno
per
autore:
mio
senz'altro
guelfa:
le
tra
Corti
e
per
del
d' ognuno
memoria
le
generali
condizioni
di
rere
discórdal
succeduti
dico
concludendo
è
Europa.
ripetuta
stata
istante
un
Papa,
come
io^;^
qui
e
proposito
avvenimenti
deirAmmirato
per
le
d'
serie
dialla scuola
nel
deir
stalo
Laonde
parola
Toscana,
fallisse
essendo
non
ultima
giorni
in
e
non
divisamente
ultimo
fermarmi,
r altra
a
r
penisola.
di
fino
messa
te,
Piemon-
quelFespe-
particolari
Iniziata
della
appena
7
50
DI
i Napoli
lega
quella
OPUSCOLI
avanti
spinse
si
che
costitQEionale
ALCUNI
mestieri
fa
offerendo
concedersi
lo
anche
tì^Uxito
da
gli
que-
^
stati.
altri
ed
Napoli
in
dalla
passò
repubblica.
alla
zionale
Francia
La
erasi
Genova
la
breve
In
monarchia
costiti)^
fallita
repubblica,
stabilita
Roma.
a
In
ia
la
tutta
,
profondamente
Europa
restante
si
scossa,
soU^
erano
"
le
vate
vendo
ed
i
della
di
partito
za
avevano
dei
grandi
fu
di
seguente),
e
a
mano
ed
Genova
forza
a
delle
armi
più
altro
per
in
allora
Fu
francese
osato
il
risoluto
qodte
in
versare
sparso
poli
Na-
già
che
non
quel
stessi
contenti
in
^' intesero
che
cervello
ristabilito
gli
Parigi
a
Ungheria,
perorare
ii loro
tortura
avea
ià
oemnieiK)
in
per
dcMninio,
mi
9^
del
byùc
«ostenere
chela
Ed
Roma.
ecciesiastici
alla
a
mia,
Boe-
nova-
rìguardevolìssimi,
argomentazioni
di di
la
terrore
soffocum
a
mano
a
assemblea
mettere
e
di
e
poi largamente
Roma.
a
politici,
stessa
armi^
incominciato
che
di
,
)
deUe
molto
rìsola
Onde
francese.
,
colla
non
che
(eccettuato;
nessuno
colle
anche
i 848
della
Papa
almeno
riempiere
a
repubblica
sangue
oratori
no
tutti,
stessa
( maggio
mente
praticata
nessuno
soltanto
governi
nel
a
sodisfacente
valsero
resistere
speranze
(giugno
fine
umaai-
dolfrine
loro,
modo
in
sociali
problemi
quello
in
utilitari,
,
ancora
società,
cartisti,
vedere
delle, dottrine
parte
una
di
settatori
simili
tari,e
socialisti,
de'
speranze
kit-
andrado
apol"^gisti doq
cotavenieaza,
vedendo
,
provare
incors^o
eziandio
in
tali
la
neoesaità
sofismi
e
di
quel
paralogismi,
clericaie
domìmo
"
in
cosi
strane
che
allegorie
ed
tafore
terrore,
che
giudiicando
coloro
dicevano.
che
di
una
esempio,
per
scusare
se
la
coscienza
di
si
quando
che
rilegga
qualificava
immateriali,
quelle potenze
preoccupazioo;!
altrimeoti
avevano
non
fatti
Di
Tocqueville,
potrebbero
si
non
51
PAPI
quelle
passate
,
quel
DEI
DCMIINIO
AL
INFORNO
il
e
uon
quel
Di
signor
ii potere
pontificale
incomprensibili
bili
intangi,
la
contro
le
quale
più
grandi
della
materiali
potenze
,
terra
ruppero
Thuriot
sempre
de
Bosière
la
convenzionale
p
cbe
il
tacere
staio
Thiers
vi
non
innanzi
la
all'
pél pontefice
essere
sovranità:
che
e
rilevanza,
suprema
delle
particolari
stati
negli
può
che
di
creazione
cattoUcismo
dd
universale
interessi
qìAole gì'
come
caUolica
e
signor
pel
la
fosse
romano
d'indipendenza
interesse
un
al
lo
signor
mafìiera
fi/a questo
che
romperanno
diplomatica
secopdo
(dira
e
debbono
nazioni
interesse
nanzi
in-
pubblico
tace
,
il
privatOf
a
far
noq
di
ch'eglino
che
ma
;
possibile
sola
T
unica
si
non
discorrere
cosi
essendo
di
ta
sta-
la,
quel-
salvare
poter
riducendola
libertà
nera
rite-
era
come
operare,
maniera
dee
ni
convinzio-
tali
portassero
di
ragionevole
e
ingegni
così
governo
parendo,
almen
a
mestieri
loro
al
necessità
loro
fede
buona
loro
era
ai
torto
la
la
sotto
,
d'
mano
/eh'
eccesso
regolare,
governo
un
di
servito
era
e
ottima
bastante
a
infrenare
occasione
alle
ogni
potenze
,
seitentrionali
di
a
in
libertà
discendere
Europa.
armate
a
di
L'autocrate
ogni
spegnere
Russia
aura
diverso
ben
,
da
quel
e
che
oggi
distruggere
impera,
le for^e
si
era
vive
preso
dell'
il carico
Ungheria.
di
nare
sgomi-
L'Austria,
52
battaglia
la
dopo
gli
altri
di
si
Novara,
italiani
8tati
OPUSCOLI
ALCUm
DI
acciageva
le
che
marciare
a
rotto
avevano
guerra
,
marciava
già
Marche.
nelle
arrestati
quelle
di
in
minute
Gran
e
Italia
vero
come
de'
romana
repubblica
de'
francesi
di
repubblicani
solleciti
quadro
pergami
i
Di
umana.
de-
qui
il
la
rovesciare
a
certamente
stava
furibondi
e
Roma
a
dotta
ri-
era
tutti
carne
di
della
come
al
da
sarebbono
ebbrezza
insensati
più
beccheria
una
correre
1 850
nel
cavo
fondo
in
e
:
e
disegno
Francia,
la
segnalata
il
come
magoghi,
Y
si
nell*
e
:
Romagna,
era
velato
sminuzzare
parti
Brettagna
Cattolici
più
non
a
passare
vittoriosi
solamente:
nostra
oramai
in
Firenze,
eserciti
quegli
penisola
potenze,
vittoria,
la
Né
alla
Modena,
Parma,
su
tro
con-
degli
meno
fanni
af-
,
del
anzi
tante,
ricoverato
Papa
perduta
Di
francese.
in
Gaeta,
a
Italia,
le
qui
della
o
della
che
alleanze
libertà
perieli-
indipendenza
prima
bertà
li-
e
Anglo-francese
,
di
in
Anglo-franca-italiana
poi
Crimea
da
e
la
ultimo
,
del
guerra
4859
materialmente
dalla
moralmente
sorretta
dalla
lontana
Francia
vicina
che
terra,
Inghilperò
clamava
pro-
,
la
fino
fosse
era
d'
a
uopo
della
causa
un
o
certo
libertà
punto
ed
eziandio
causa
T Austriaco
respinger
italiana
indipendenza
francese,
fino
e
che
all' Adriatico
o
,
tollerarne
porte
termini
la
dominazione
di
Francia.
la
quistione
fino
Chiarite
sulle
così
manifesto
le
delle
creste
ridotta
cose,
è
che
Roma
è
la
Alpi
ed
le
al-
veri
a' suoi
del
cessazione
,
potere
politico
rilevanza
della
non
chiesa
solo
in
per
tutta
un
Italia,
interesse
ma
per
di
prema
su-
Francia,
INTORNO
6
r
Y
tatto
per
mai
della
sotto
che
progressivo^
e
liberale
orbe
venir
Italia
di
scensione
Pio
alla
Y
come,
soglio
che
e
pretesto
fino
r
del
argomento
che
è
se
del
quelle
a
1849.
la
qual
dal
generale
non
lui
XVI
colo
se-
dirò
stesso
della
pur
vile
ser-
ritorcendo
cosa
di
aira-
sono
sempre
contro
bato
pertur-
volta,
straniere
Per
Thiers
signor
interesse
dell'
invasioni
le
tutte
a
dalle
e
ultima
cità
feli-
e
pace
commosso
,
di
libero
Europa
restante
han
spesso
al
nòno
giusto
,
la
Europea,
potrebbe
non
e
soddisfarebbe
che
tranquillità
la
forte
guarentirebbe
interne,
che
di
governo
un
53
PAPI
DEI
senza
;
mentre
nazione
commozioni
DOMINIO
AL
penisola
,
ma
un
di
Y
tutta
giusto
governo
che
il
liberale
Europa
del
governo
interesse
d'
Papa
ordine
Italia,sia
Y
rispettato
forte
e
che
dentro
Europeo
è
innanzi
za
for-
sto
que-
a
innanzi
stati
negli
come
sotto
fuori,
e
cedendo
cessi,
unita
,
air
interesse
generale
il
la
e
della
quella
il
tace
e
interesse
generale
grandezza
con
pedo
felicità
Chiesa
privato.
Invano
trapponendosi
con-
Cattolicità,
della
d'
Italia
fosse
in
modo
che
siché
qua-
bile
irreconciliaT
escluda
una
,
r
altra,
e
insieme
non
sacerdotale
non
però
del
è
della
da
terra
;
alcuna
è
pezza
il
senza
il
tere
po-
politico
più
è
libero
nel
impedito
non
quando
nemmeno
imperocché
e
,
come
delle
:
stato
ed
impacciato
ministero
suo
mai
lunga
stato
stare
possano
stato
tocco
grandi
potenze
queste
si
né
cizio
eser-
presso
com-
materiali
disputavano
la
,
loro
preponderanza
negli
affari
d*
Italia
e
nemmancodi
,
presente
che
in
grazia
delle
armi
francesi
sta
tuttora
ritto
54
DI
il
soglio
temporale
OPUSCOLI
ALCUNI
momehli
passaggieri
tranne
di
lenza;
vio-
,
i
é
che
dato
quali
ftitto
nel
il
del
terreno
al
nel
stava
Chiesa
la
pendente
sacco
lontana
Corte
di
dal
Roma
quando
nella
e
nulla
voler
può
ben
che
meiralta
indi«
dominio
abbiamo
quanto
duto
ve-
della
resistenza
la
agi' italiani
cedere
tuna:
for-
e
temporal
ragione
di
ro
libe-
esser
libera
il sno
Ma
allora
palmi
quattro
bassa
tutto
dalla
e
Si
za,
poten-
potrebbe
veramente
bisaccia.
dritto
a
fu
pressione
com-
qualsivoglia
quei
nella
soltanto
allora
forse
e
) questa
abuso
Italia.
più
forse
di
mercè
in
,
mai
tanto
un
rinnovellarsi
per
non
parte
coverto
dominio
suo
indipendente
e
da
come
mettersi
Papa
da
accadere
saprei
non
fossero
dritto
nel
( poiché
possa
io
che
ancora
è
tanto
,
Contrario
alla
che
uomini
gli
altro
tempo
il
di
popolo
dégr
man
Solo
di
il
primo
può
quel
il
deve
e
che
Dio,
ha
Costantinopoli
del
ritornare
il
Papa
potestà
lunque
quasegnatamente
ras-
potere
di
Sovrano
far
fece
in
che
riButo
diretto
tendersi
at-
vano
vogliano
Chiesa,
gran
e
è
o
governano,
la
fare
romano,
itòliani,
Leone
oggi
governassero
Roma.
,
che
ed
passioni
umane
volentieri
e
politico
delle
natura
ma
Roin
Roma
Re,
done
spogliandi
ancora
fiarlo
,
ritornare
del
(erra
Papa
suo
libero
se
si
trionfino.
romani
del
non
dritto
e
della
Roma,
ha
voglia
d
facoltà
che
Avendo
che
ragione,
viva
anima
e
niuna
(a
e
movente
della
potenza
è
se
ragione
ferma
e
ne
manifestazio-
sola
impedire,
il dritto
io
la
per
volere,
sovrano
eertamente
è doveroso,
di
vescovo
fede
giusto,
anche
nel
primo
se
pei
trionfo
della
Scarica

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