AGENZIA DELLA CGIL VENETO
VENETOLAVORO
fondata da Marco Masi
Agenzia della CGIL del Veneto Anno XIV n. 17 del 12 maggio 2005 Dir. resp. Simonetta Pento Aut. Trib. di VE n. 1190 del 15.5.95
Redazione via Peschiera 5 30174 Mestre VE [email protected] - Stampa CPSS Mestre Venezia
LAVORO E DIRITTI
Le frontiere dell’immigrazione
IMMIGRAZIONE:
LA REGIONE FACCIA
UN SALTO DI QUALITÀ
Nonostante i segnali di rallentamento dell' economia, nonostante le espulsioni di manodopera da grandi agglomerati
industriali contrassegnati da una considerevole presenza di
stranieri, il fenomeno dell' immigrazione è in crescita nel
Veneto e la tendenza è di un ulteriore incremento.
Nel 2003 non solo sono arrivati 54.217 nuovi cittadini da altri
paesi, ma dalle varie regioni italiane se ne sono mossi 22.294
per venire in Veneto e, in parte, rimanerci, incrementando di
altre 4.142 unità la presenza di stranieri nella regione.
Il numero crescente di ricongiungimenti familiari, ma anche di
minori che ormai rappresentano quasi il 7% della popolazione
scolastica nella scuola dell'obbligo ed il 2,6% in quella superiore, indicano una tendenza alla stabilizzazione e, soprattutto ci dicono che il fenomeno migratorio è strutturale alla nostra
società che con esso dovrà a lungo fare i conti.
Ma qual è la risposta che ha saputo dare il Veneto, a partire
dalla Regione? Quali i passi da compiere e cosa ci si aspetta? Quale il compito delle parti sociali e come si deve posizionare il sindacato? Ne parliamo con Stefano Cecconi,
Segretario regionale della CGIL.
I dati non lasciano dubbi. L'anticipazione del rapporto 2005
della Caritas ci dice che in 30 anni la presenza di immigrati in
Italia è cresciuta di 30 volte, arrivando ad un rapporto con la
popolazione autoctona del 5% come nei maggiori paesi europei. Questo fenomeno è destinato a durare e sarebbe assurdo sottovalutarne la portata. Per questo le forze sociali ma
anche e soprattutto le istituzioni devono prendere atto che i
flussi migratori sono un fattore strutturale della società moderna. Ciò significa uscire da una logica emergenziale e considerare i migranti come cittadini, con pieni diritti, all'interno di
un sistema di interventi che ne favoriscano l'integrazione.
Ecco perché riteniamo debba essere smantellato l'impianto
repressivo della legge Bossi - Fini che considera l'immigrazione come un fenomeno da arginare (anziché da governare)
e le persone come merci.
La sua logica restrittiva, che fra l'altro sortisce l'effetto di produrre sempre nuova clandestinità, va combattuta a tutti i livelli. Nel Veneto l'abbiamo ribadito assieme a Confindustria nel
Patto per lo Sviluppo del Veneto dell'ottobre 2004 in cui si
chiede il "superamento dei flussi" e si dedica un ampio capitolo ai temi dell'immigrazione.
Cosa vi aspettate dal neo eletto governo regionale?
Innanzitutto che renda realmente operativo il Tavolo Unico di
Coordinamento per l'Immigrazione che finora non ha funzionato: nel 2004 si è riunito solo una volta e non ha deciso nulla
di importante. A sostenere questo importante strumento di
concertazione non siamo solo noi, ma anche le associazioni
imprenditoriali che, in una nota congiunta, hanno richiamato
l'esigenza di una sede stabile di rapporti tra parti sociali e
Regione su queste tematiche.
Si impone poi un aggiornamento legislativo. La legge regionale in vigore è del '91, nata in un contesto assai diverso dall'attuale e perciò fortemente inadeguata ad affrontare la situazione.
segue a pag. 2
CARATTERISTICHE
DELL' IMMIGRAZIONE IN VENETO
(dati riferiti a fine 2003)
SESSO
Uomini 55%
Donne 45%
PERMESSI DI SOGGIORNO
Lavoro subordinato
60,4%
lavoro autonomo
6,8%
ricongiungimento familiare
27,1%
altro
5,7%
LAVORO OFFERTO AI MIGRANTI (regolarizzazioni)
Lavoro in aziende
59%
lavoro domestico
41%
AUTORIZZAZIONI ALL'INGRESSO
Tempo determinato
89%
tempo indeterminato
11%
ASSUNZIONI MIGRANTI
Sul totale
19%
LAVORO NERO ACCERTATO
Immigrati sul totale
28%
2
CECCONI - segue dalla prima pagina
Occorre una nuova normativa che tenga conto
anche delle questioni (osservazioni e proposte) sollevate dalle parti sociali.
Allo stesso modo, è necessario un salto di
qualità nella formulazione dei piani (triennali e
annuali) per l'immigrazione.
Sono queste le basi indispensabili innestare
poi la costruzione degli interventi nei territori
volti a favorire l'inclusione e l'integrazione degli
stranieri.
Quali sono le principali questioni richiamate dalle problematiche dell' immigrazione?
Innanzitutto i grandi temi relativi alla casa, alla
formazione, all'istruzione, ma anche i diritti
civili e politici, compreso il voto alle amministrative.
Vi è poi la delicatissima questione legata al
governo del mercato del lavoro e alla possibilità di intervenire in modo corretto, proficuo e
costruttivo fin dai paesi d'origine. Non solo si
tratta di gestire a monte della partenza la selezione, la formazione e l'organizzazione dell'accoglienza in Italia, ma anche costruire progetti
per dare a chi sta per lasciare il proprio paese
valide opportunità di rientro.
Come operare, invece, nei territori?
Va fatto un lavoro analogo a quello regionale,
concretizzando nei Patti territoriali strumenti
che rendano effettivi il diritto all' alloggio, allo
studio e al lavoro. Non dobbiamo dimenticare
il ruolo importante che su queste materie possono giocare i Comuni, troppo a lungo rimasti
nelle retrofile rispetto a tali que4stioni, tranne
poche positive eccezioni tra cui mi piace citare
l'esperienza avviata dalla nuova Giunta di
Padova.
Ma la CGIL come deve attrezzarsi?
C'è in primo luogo un problema di rappresentanza. Nel Veneto il 15% dei nostri iscritti sono
lavoratori stranieri, ma la loro presenza nei
gruppi dirigenti dell' organizzazione è minima
se non addirittura simbolica.
Io credo che ogni Camera del lavoro debba
dotarsi di un "progetto immigrazione", non solo
per estendere la presenza dei migranti nelle
RSU, nei Direttivi e nelle stesse Segreterie, ma
anche per attrezzarsi a rispondere ad una
domanda che ha precise peculiarità ma che
non va intesa in termini di parzialità.
Se dunque occorre un più stretto coordinamento tra Camere del Lavoro, Uffici
Immigrazione, Categorie e Servizi per rispondere sul piano delle tutele, d'altro lato vanno
incalzate le istituzioni e le controparti con piattaforme a carattere confederale sui temi dell'immigrazione.
Ma non basta. Bisogna anche porsi l'obiettivo
di collegare la contrattazione integrativa nei
luoghi di lavoro (che dentro un sistema di regole valide per tutti debba anche rispondere a
bisogni specifici di cui è portatore il lavoratore
migrante) alla concertazione confederale e alla
tutela individuale su queste tematiche.
Anche a tal fine abbiamo predisposto un programma di formazione rivolto a dirigenti e delegati nell'ambito di un lavoro, che si sta rivelando proficuo, avviato dalla Consulta regionale
per l'Immigrazione costituita a marzo.
La Conferenza nazionale?
E' un appuntamento importante che vede l'assunzione piena da parte della CGIL dei temi
legati all'immigrazione come parte integrante
del quotidiano lavoro sindacale.
giovedì 12 maggio 2005
VENETOLAVORO
SECONDO IL CNEL IL VENETO DEVE ANCORA
METABOLIZZARE LE PRESENZE STRANIERE
Nel rapporto "Immigrazione in Italia - indici di inserimento territoriale" (del settembre
2004) il Veneto compare al secondo posto dopo la Lombardia per il complesso di indicatori, quali la polarizzazione (incremento, permanenza, presenza, incidenza, flusso),
la diversificazione culturale (pluralismo, eterogeneità nazionale e continentale, differenza religiosa), la stabilità sociale (lunghezza e permanenza del soggiorno, ricongiungimento familiare, cittadinanza, devianza), l'inserimento lavorativo (potenziale ed
effettiva occupazione, tenuta del mercato lavorativo, imprenditorialità, rischio infortunistico), che delineano la tendenza ad un inserimento sempre più profondo e stabile.
"Tutte le grandi regioni del centro-nord (Toscana, Piemonte, Lombardia, Emilia
Romagna e Veneto), insieme alle Marche e al Friuli Venezia Giulia - affermano gli
autori della ricerca - risultano potenzialmente in grado di offrire un alto livello complessivo di integrazione della popolazione immigrata (221 punti e oltre), con punte di
valori massimi in Lombardia (regione d'eccellenza con 263 punti) e in Veneto (260), il
primo territorio-emblema del tradizionale polo industriale del nordovest e il secondo
del più recente polo produttivo del nord-est.
Entrambe con un
livello massimo di
MIGRANTI NEL VENETO: ANCORA IN CRESCITA*
diversificazione
culturale tra gli
2002
2003
diff. 03/02 nati nell’anno
immigrati che soggiornano al pro- Veneto 183.852 240.434 30,77%
4.534
prio interno (il che
50.922 22,65%
813
ammonta, tra l'al- Verona 41.516
tro, al fatto che
44.462 55.830 25,56%
1.110
sono la prima e la Vicenza
terza regione per Belluno 5.722
7.541
31,78%
123
numero più eleva54.400 31,12%
1.218
to di stranieri), Treviso 41.488
questi due impor27.494 44,88%
435
tantissimi contesti Venezia 18.976
settentrionali
708
Padova 27.015 37.456 38,64%
devono il loro primato ciascuno a Rovigo 4.673
6.791
45,32%
127
fattori diversi dal*
fonte
Regione
Veneto
l'altro……
Il Veneto, che pure garantisce un alto livello di inserimento
occupazionale e che anche per questo svetta in cima alla classifica delle regioni a più
alto grado di polarizzazione, presenta d'altro canto un livello di inserimento sociale e
di radicamento stabile degli stranieri che è ancora medio-basso, il che sta a indicare
come la regione, esercitando da minor tempo un forte potere di attrazione sulla popolazione immigrata d'Italia, ha ancora bisogno di "metabolizzare", per così dire, le presenze straniere sul proprio territorio e di "normalizzare" la sua recente funzione di
area d'inserimento."
EVOLUZIONE DELL' IMMIGRAZIONE IN ITALIA
*anno della prima regolarizzazione
anno migranti
regolari
1970 143.838
1980 298.749
1987* 572.103
1990 781.138
2000 1.379.749
2004 2.319.000
area geografica di provenienza
Europa Africa Asia America
61,3% 3,3% 7,8% 25,7%
53,2% 10,0% 14,0% 21,0%
46,9% 16,0% 16,7% 19,0%
33,5% 30,5% 18,7% 16,4%
40,7% 28,0% 19,2% 11,8%
47,3% 23,7% 17,3% 11,5%
Oceania
1,9%
1,4%
1,2%
0,8%
0,2%
0,1%
altro
0,4%
0,2%
0,1%
0,1%
UNA STIMA CHE COMPRENDE ANCHE I MINORI
Il Ministero non registra, se
non in minima parte, i minori
stranieri in Italia.
La Caritas ha tentato una stima
che comprenda l'effettiva
presenza straniera regolare
nel nostro paese.
anno
popolazione straniera
2001
2002
2003
2004
1.600.000
1.850.000
2.600.000
2.730.000
VENETOLAVORO
giovedì 12 maggio 2005
3
DA CENTOMILA A TRE MILIONI: ORMAI SONO UN FATTORE STRUTTURALE
Dal 1970 ad oggi in Italia si è arrivati da meno di 100.000 a quasi tre milioni di stranieri, con un aumento di ben trenta volte. Il fenomeno immigrazione ha ormai assunto una dimensione radicata nel paese divenendone un fattore strutturale. Lo evidenziato alcuni elementi:
l Numero rilevante di immigrati, che colloca l'Italia subito dopo i grandi paesi di immigrazione e incidenza sulla popolazione ormai
vicina alla media europea (5%). Al di sopra di quella soglia alcuni contesti territoriali: segnatamente, le aree metropolitane di Roma e di
Milano e diversi comuni del Veneto e dell'Emilia Romagna.
l Ritmo d'aumento continuo nel tempo, accelerato negli ultimi anni e più alto rispetto ad altri paesi europei, per cui un'incidenza della
la popolazione immigrata nei prossimi 20-30 anni pari a quella degli Stati Uniti (10%) se non del Canada (16%).
l Distribuzione degli immigrati su tutto il territorio e conseguente visibilità nazionale, seppure con alcune linee preferenziali, che
da un lato privilegiano il Nord (più del 60% dei soggiornanti) e dall'altro ridimensionano la capacità di attrazione dei comuni capoluogo
(37,4%) dovuto principalmente a problemi di alloggio.
l Normalizzazione dal punto di vista demografico della popolazione immigrata con sostanziale equivalenza numerica dei due sessi,
prevalenza dei coniugati sui celibi, elevata incidenza dei minori (un quinto dei residenti).
l Crescente tendenza alla stabilità di residenza con circa il 60% della popolazione straniera soggiornante da più di 5 anni e un numero non trascurabile (320.000) di immigrati che, nel corso di questi anni, ha acquisito la cittadinanza italiana.
l Elevato e crescente fabbisogno di forze lavoro aggiuntive da parte del mercato occupazionale italiano (una ogni sei assunzioni
è coperta da lavoratori nati all'estero) con un'incidenza degli immigrati vicina all'8% delle forze lavoro.
l Ruolo insostituibile in alcuni settori: dalla collaborazione domestica, dove i 500.000 stranieri sono l'83% degli addetti ponendosi
come rimedio indispensabile alla carente copertura della rete pubblica di servizi sociali, all'edilizia e all'agricoltura, oltre che in numerosi ambiti lavorativi caratterizzati da prestazioni di manovalanza e di precarietà.
DOPO 35 ANNI È NECESSARIA L'ORGANICITÀ
Le tappe dell'atteggiamento della popolazione verso l' immigrazione e l' evoluzione della
legislazione secondo l'anticipazione del "Dossier Immigrazione 2005" della Caritas
il periodo della curiosità o della indifferenza
Gli anni '70 e '80 possono essere ricordati come il periodo della
curiosità o della indifferenza nei confronti di un fenomeno incipiente e dalle proporzioni contenute. I primi flussi sono in prevalenza costituiti da lavoratrici domestiche, che hanno una scarsa
visibilità societaria, e da richiedenti asilo.
Nella popolazione continua a prevalere l'attenzione alle collettività italiane all'estero e non si pensa che l'andamento economico e
demografico hanno nel frattempo cambiato di segno.
il periodo dell'emergenza
Tra la fine degli anni '80 e la fine degli anni '90 si colloca il periodo dell'emergenza, che costringe a confrontarsi, impreparati, con
un fenomeno che inizia ad assumere una dimensione quantitativa notevole. Le leggi italiane (la prima è del 1986) sono però
incomplete (la legge del 1986 si occupa solo del lavoro subordinato e non di quello autonomo nè del soggiorno) o in parte velleitarie (la legge del 1990 non prevede se non una modestissima
copertura finanziaria per la prima accoglienza e le iniziative per
l'inserimento socio-culturale), a volte contraddittorie (il decreto
legge del 1995 accosta due filoni ben distinti, uno aperto all'integrazione e l'altro decisamente improntato alla chiusura), sempre
caratterizzate da un supporto burocratico debole e dall'assenza di
una strategia di lunga durata.
il periodo dell'organicità limitata e contrastata
L'ultima fase, iniziata con la legge Turco-Napolitano del 1998, si
può definire il periodo dell' organicità limitata e contrastata. La
nuova legge, rispetto al passato, presenta un'impostazione di
sistema e cerca di affrontare i problemi nel loro complesso, con
aperture decisamente innovative (una programmazione dei flussi
più efficace, il recupero delle vittime della prostituzione, la venuta
per la ricerca del lavoro, un progetto di integrazione) secondo una
visione proiettata verso il futuro e collegata con i paesi di origine,
anche se diversi aspetti della normativa sono carenti. I contrasti si
determinano per il fatto che, con l'avvento del maggioritario, l'immigrazione diventa un tema di contesa politica tra gli schieramenti. Avviene così che la nuova legge, pur essendo stata tenacemente contestata nella fase della sua approvazione, non viene
abolita dal nuovo governo di centro-destra (e questo equivale al
riconoscimento della sua necessità), ma viene emendata restrittivamente (Bossi-Fini del 2002) in diverse sue parti; alcune innovazioni sconfinano nella illegittimità, come risulterà successivamente da diverse sentenze della Corte costituzionale, o comunque si rivelano inopportune: è questo il caso dell'abolizione dell'i-
stituto della sponsorizzazione. Gli articoli della legge dedicati
all'integrazione rimangono formalmente intatti ma scarsamente
utilizzati, proprio quando gli enti locali sentono maggiormente la
necessità di occuparsi di una questione divenuta così fondamentale nel loro territorio.
Le stesse regolarizzazioni, prima bollate con parole di fuoco, vengono accettate come un intervento di buon senso per tonificare il
mercato occupazionale, anche perché dal punto di vista politico
questi provvedimenti straordinari sono più spendibili rispetto a
una riforma della programmazione e dei meccanismi di inserimento nel mercato. Questa organicità contrastata o parzialmente
condivisa non potrà durare a lungo e, per preparare il futuro, bisognerà accettare l'immigrazione come una nuova dimensione
strutturale della società italiana e comportarsi di conseguenza.
Quale politica sull'immigrazione in Italia?
Al processo irreversibile di strutturalizzazione dell'immigrazione
dovrebbe corrispondere una visione organica e proiettata nel futuro. Il nodo della politica migratoria in Italia sta nel collocarsi a
metà guado: si ha coscienza che è impossibile tornare indietro
ma non si ha il coraggio di andare decisamente avanti. Si sa che
ragioni demografiche determinano la necessità di forze lavoro
aggiuntive, ma si è titubanti nell'affrontare il problema delle quote
e nell'adottare forme flessibili di collocamento quale era la sponsorizzazione e che la formazione in loco prevista dalla legge del
2002, pur utile ma anche molto costosa, non è in grado di sostituire…. L'immigrato, nel suo difficile percorso migratorio, è talvolta una persona da assistere ma, una volta insediato, è un operatore economico importante. La forza lavoro immigrata è aumentata negli ultimi sei anni di quasi un milione di unità ed è notevole il
dinamismo che stanno dimostrando come creatori di nuove aziende, dove trovano il posto loro stessi e talvolta anche gli italiani….
Gli immigrati sono anche i nuovi cittadini e per loro serve un progetto più deciso di integrazione che, banditi definitivamente xenofobia e razzismo, rimedi alle vessazioni di tipo burocratico, elimini le disparità, finanzi le attività di supporto all'integrazione, riveda
l'antiquata normativa sulla cittadinanza e ne faciliti la partecipazione tramite il diritto di voto amministrativo, in un contesto societario unitario quanto ai valori e alle regole ma rispettoso delle
diversità culturali e religiose.
Le direttive comunitarie contro la discriminazione non sono da
sole risolutive se non si coinvolge la popolazione: un segnale da
lanciare in tal senso è la ratifica della convenzione ONU sui diritti dei lavoratori migranti…..
La politica migratoria è una questione di discernimento e coerenza nelle decisioni
4
giovedì 12 maggio 2005
VENETOLAVORO
I DISTRETTI E LA PROGRAMMAZIONE LOCALE
Il 19 maggio a Mestre la CGIL affronterà
una riflessione sulla Piccola e Media
Impresa. I lavori si apriranno con la relazione di Andrea Castagna segr. regionale
CGIL, cui seguiranno interventi di Patrizia
Messina, Giuseppe Di Girolamo, Tania
Toffanin, Filiberto Semenzin, Angiola
Tiboni, che riferiranno della loro esperienza sindacale. A conclusione una tavola
rotonda con Marino Finozzi, già assessore
regionale, Italo Candoni, Uninidustria
Veneto, Salvatore Barone, CGIL nazionale.
Il Veneto sta vivendo una fase di difficoltà,
in particolare nella piccola industria e nell'artigianato con pesanti ripercussioni sui
livelli occupazionali. I dipendenti del settore
artigiano, da 155.591 del 2002, sono arrivati a quota 150.405 a fine 2004; nello stesso
periodo le imprese attive si sono ridotte del
10%, passando da 33.642 a 33.366.
Tra il 2003 ed il 2004 nel Veneto è diminuito il tasso di attività (-0,6%) ed i livelli occupazionali sono saliti di un 1%. Ma sono
aumentate anche le persone in cerca di
prima occupazione (da 77.000 a 99.000) cui
vanno aggiunte quelle espulse dal mondo
produttivo. La precarizzazione si sta accentuando soprattutto tra i giovani senza risparmiare le fasce di età più alte. Ciò non può
che preoccuparci poiché il sistema produttivo del Veneto è caratterizzato da una forte
presenza di piccole e piccolissime imprese.
Si è soliti distinguere le micro imprese artigiane da quelle industriali, ma la differenza
è più formale e riguarda il ruolo dell'imprenditore, nell'artigianato direttamente coinvolto nel processo produttivo.
Maggiore per gli artigiani è la difficoltà a
crescere in quanto, superando una certa
soglia, perderebbero alcune agevolazioni
fiscali e relative al mercato del lavoro.
La microimpresa non è in grado di confrontarsi facendo leva sulle economie di scala,
e quindi tende a competere sul basso costo
dei prodotti, basandosi sulla sottoremunerazione dei fattori di produzione. E' chiaro
che, a fronte della globalizzazione, queste
imprese sono destinate ad uscire dal mercato. Occorre dunque intraprendere altre
strade; basare la capacità competitiva su
know-how, qualità del prodotto e capacità di
soddisfare il cliente, agendo sulla flessibilità
produttiva ed il potenziamento di nicchie di
mercato non aggregabili alla grande impresa. Il distretto industriale può e deve essere lo strumento che diffonde rapidamente il
know-how e l' innovazione.
Le piccole imprese devono poter far leva
sulla qualità del prodotto e del servizio che
il distretto può dare come elementi distintivi
rispetto alla concorrenza. Possono offrire, a
prezzi sufficientemente contenuti, piccoli
lotti di produzione, adattare l'intero processo produttivo alle mutevoli necessità del
mercato e quindi essere nelle condizioni di
distribuire ricchezza.
Nel Veneto disponiamo di una legge regionale (la 8/2003) sui distretti produttivi che,
tuttavia, nella fase di prima applicazione ha
registrato elementi di forte difformità rispetto alla filosofia iniziale, a partire dall'elevato
numero dei distretti (ben 40) ove sono riconosciute attività economiche che non rientrano nel ruolo di distretto e alle quali vanno
date altre risposte. Va inoltre rilevata la
mancanza di un ruolo delle rappresentanze
intermedie, intervenute solo nella fase di
definizione del Patto di Distretto, mentre
successivamente c'è stato un ruolo esclusivo delle imprese e dei loro consorzi con una
produzione di progetti imprenditoriali slegati dai piani di sviluppo del territorio.
Noi pensiamo invece che i temi dello sviluppo devono sempre più collegarsi con gli
strumenti di programmazione locale (come
peraltro previsto dalla L.R. 35/2001) e con
gli obiettivi delineati dalle intese programmatiche d'area. Gli interventi legati alla programmazione devono vedere il territorio
soggetto attivo, riconoscendo il ruolo degli
enti intermedi, e attuare azioni che facciano
sistema tra pubblico e privato, indirizzando
i finanziamenti a chi investe nella ricerca,
nell'innovazione e nella formazione.
Si tratta di affrontare, in un programma quadro, un complesso di interventi integrati,
volti a favorire e sostenere la crescita e la
competitività del sistema Veneto attraverso
il sostegno e l'implementazione di processi
di trasferimento tecnologico e la transizione
verso nuovi settori industriali (vedi crisi del
Tessile). Considerati i vincoli finanziari, è
opportuno concentrare le risorse su un
numero limitato di progetti che garantiscano
il massimo dell'impatto su un settore o su
un'area. L'aiuto che gli attori locali possono
dare è in questo senso fondamentale;
diventa loro compito individuare le priorità di
intervento nelle varie aree.
La presenza in Veneto di un esteso patrimonio di competenze tecnologiche e scientifiche deve vedere la Regione assumere
un compito di soggetto di animazione sul
COME PUÒ UNO SCOGLIO
IL SISTEMA DEI DISTRETTI:
UN’OPPORTUNITÀ
PER LO SVILUPPO LOCALE
territorio e porsi come interlocutore nei confronti delle amministrazioni pubbliche allo
scopo di portare a sistema le conoscenze e
le specializzazioni esistenti.
Se prioritaria diventa la valorizzazione delle
politiche di sostegno alla ricerca per rendere più efficaci ed adeguati i processi di trasferimento tecnologico nel sistema produttivo, d'altro canto le imprese devono organizzarsi individuando nel Distretto la sede
capace di mettere in relazione le imprese
con il mondo della ricerca ed indicare progetti di ampio respiro per settore e filiera
tecnologica. In quest'ambito la risorsa
umana è un fattore determinante e la formazione diventa un elemento centrale.
E' opportuno individuare i settori di intervento, da realizzarsi con un accordo di programma, per promuovere specifiche iniziative di ricerca industriale, sviluppo competitivo, alta formazione e valorizzazione dei
risultati della ricerca, e poi intervenire sulle
imprese che investono in sviluppo precompetitivo.
Il governo della politica dell'innovazione e
della ricerca richiede un nucleo guida (coordinamento dei distretti?) il quale dovrebbe
tenere sotto osservazione l'evoluzione delle
ricerca e fornire alla Regione elementi per
la sua attività di indirizzo. Una sorta di cabina di regia regionale per l'innovazione,
capace di monitorare il territorio e di interagire con esso in base agli indirizzi di programmazione, così da assicurare che le
realizzazioni operative delle azioni previste
rispondano alle esigenze del territorio. E'
chiaro inoltre che non possiamo ragionevolmente non preoccuparci delle imprese non
rientranti nel distretto, che potrebbero realizzare forme di consorziazione. In questo
senso va data completa attuazione alle
leggi 317/91 e 140/99 che prevedono "il
finanziamento, da parte delle regioni, di progetti innovativi concernenti più imprese, in
base a un "contratto di programma" stipulato tra i consorzi e le regioni medesime".
Se il Veneto vuole crescere occorre che
vengano trasferite forti risorse sull'innovazione, sapendo che, dopo il trasferimento di
competenze, alle Regioni sono conferiti
ruoli rilevanti sul piano della programmazione economica. E' dunque il momento di
superare l'attuale frammentazione di competenze amministrative ed aggregare tutti
gli attori per disegnare una nuova stagione
dello sviluppo.
Luciano Milan, resp. dip. PMI e artigianato CGIL Veneto
BERTO IN SEGRETERIA CGIL A PADOVA
giovedì 19 maggio
ore 9.30/13.30
Hotel Russott
(ex Hotel Ramada)
Rotonda S. Giuliano Mestre
CGIL
Veneto
Il direttivo della CGIL di Padova ha eletto nella Segreteria confederale
Lucia Berto, già Segretaria Generale della FILCEM (chimici ed energia)
di Venezia.
Lucia Berto ha 47 anni e risiede a Selvazzano. Ha iniziato l'attività sindacale nel ‘76 come delegata dell' Adriatica Gas (Sag), e nella seconda metà degli anni '80 ha assunto incarichi a tempo pieno nel sindacato dei chimici. Dall’89 al 92 è stata Segretaria generale della Filcea della
Bassa Padovana; quindi è passata alla Filcea di Venezia di cui, nel gennaio 2001, ha assunto la direzione. Un ruolo che l'ha portata a cimentarsi con le complesse tematiche relative al rapporto tra chimica e territorio nella delicatissima area di Marghera e ne ha arricchito l'esperienza sindacale, soprattutto nelle tappe più significative: dalla stipula dell'
accordo di programma dell'area industriale veneziana fino a tutte le problematiche e vicende connesse alla sua gestione.
VENETOLAVORO giovedì 12 maggio 2005
5
MOBILITAZIONE NEI TRASPORTI
CON I CONTRATTI, IN GIOCO LE PROSPETTIVE DEI SETTORI
Lo scorso 4 maggio gli appalti ferroviari, il
12-13 maggio il Gruppo FS, poi il 15-16
maggio le autostrade, il 20 gli autoferrotranvieri, il 3 giugno i portuali.
Forse con la sola eccezione delle autostrade, dove oggetto dello sciopero è il
dissenso sulle proposte contrattuali avanzate in trattativa dalle controparti, una
parte consistente dei trasporti è impegnato in vertenze che, pur avendo contenuti
contrattuali, vedono negli assetti dei settori e nello loro possibili, e non condivise,
evoluzioni, la materia fondamentale della
mobilitazione.
La vertenza dei ferrovieri contiene in sè il
rinnovo del secondo biennio contrattuale,
ma fonda le proprie ragioni sulla prospettiva del processo di liberalizzazione del
sistema ferroviario e, in esso, del ruolo
del Gruppo FS, tema che a sua volta contiene, tra l'altro, la parte relativa agli
appalti ferroviari, settore nel quale, inoltre,
si colloca la stessa vertenza sul rinnovo
del CCNL.
La vertenza degli autoferrotranvieri, invece, si fonda sulla unilaterale decisione
delle aziende di procedere, dopo due
mesi dal rinnovo del CCNL, alla disdetta
delle parti di regolazione collettiva inerenti il trattamento economico di malattia,
come reazione ai contenuti dell'ultima
Legge Finanziaria che, a partire dal 2005,
ha trasferito in capo alle aziende gli oneri
per i trattamenti aggiuntivi, dal 1980 e fino
allo scorso anno posti a carico dell'INPS.
La vertenza dei portuali, infine, che giunge all'indomani dell'esito positivo della
trattativa per il rinnovo del CCNL, si fonda
sui contenuti delle modifiche, sostenute
dal Governo, alla legislazione per la liberalizzazione del settore - che, tra l'altro,
minerebbero l'attuale unitarietà contrattuale del lavoro portuale - e contro i tetti di
spesa alle Autorità Portuali imposti dall'ultima Finanziaria, che frustrano le strategiche potenzialità di sviluppo del sistema
portuale italiano.
Vertenze che però, nonostante le ovvie
specificità dei rispettivi settori, si prestano
ad una "lettura politica" che individua
alcuni "denominatori comuni":
l manca l'interesse da parte del Governo
e, addirittura, la percezione stessa del
bisogno di una politica nazionale dei trasporti a supporto di una più generale, ma,
a sua volta, assente, politica economica
per il Paese;
l tale pesante e perdurante carenza produce, nei trasporti, una serie di effetti
negativi in cascata:
l priva il settore di "linee di indirizzo" utili,
se condivise, ad orientare in modo
coerente l'azione delle parti sociali, delle
amministrazioni pubbliche (centrali e periferiche), delle imprese;
l fa prevalere, spesso in modo brutale, la
logica dei costi di produzione su quella
della qualità del prodotto, sociale o di
mercato, realizzato dalla logistica, dai trasporti e dalla mobilità locale;
l impedisce un'interlocuzione positiva,
spesso indispensabile, con l'autorità politica di riferimento che anzi, come è evidente nel caso degli autoferrotranvieri,
quando interviene, produce, addirittura,
pesanti danni al lavoro, anche "rimangiandosi", nel giro di poche settimane, i
propri provvedimenti legislativi;
l impegna l'iniziativa sindacale nel con-
trasto dei danni immediati, con vertenze
che, nei trasporti, producono spesso
danni all'utenza, e non consente un confronto che riesca a delineare un processo
positivo e che coinvolga il lavoro come
protagonista, non vittima, dei processi di
riforma o, come nel caso dei porti, di controriforma.
Alessandro Rocchi, segretario generale FILT Veneto
LE VERTENZE
APPALTI FERROVIARI - Sciopero di 24 ore effettuato il 4 maggio
l Rifiuto delle controparti ad aprire il negoziato sul rinnovo contrattuale a due anni dalla
scadenza del vecchio.
l Incertezze e rischi sui livelli occupazionali e sui trattamenti nella nuova fase di gare
per l'affidamento dei servizi da parte delle società del gruppo FS
l Ritardi e contraddizioni nel processo di riassetto, attraverso le necessarie aggregazioni, delle imprese del settore.
FERROVIERI - Sciopero di 24 ore dalle 21 del 12 alle 21 del 13 maggio
l Sul rinnovo del biennio economico, le controparti hanno dichiarato indisponibilità ad
accogliere la richiesta sindacale e rilanciato sugli aspetti normativi proponendo uno
scambio inaccettabile tra adeguamento salariale e modifiche contrattuali.
l Nessun sostanziale avanzamento sul Piano di Impresa di gruppo e sugli investimenti.
l Sui temi legati alla sicurezza non viene dato seguito all'accordo del 19 aprile; anzi
sembra esserci un tentativo di tornare indietro.
l Tutte le questioni che si dovevano discutere sono state rinviate a successive riunioni, determinando un accumulo di argomenti che renderanno sempre più difficile una
possibile conclusione con l'accordo.
AUTOSTRADE - Sciopero di 24 ore tra il 15 e 16 maggio
l La trattativa sul nuovo contratto, a 16 mesi dalla scadenza del vecchio, si è nuovamente bloccata sul capitolo "mercato del lavoro" per il tentativo delle controparti di
respingere una regolazione contrattuale che contrasti la precarizzazione dei rapporti
di impiego
l Annunciato, inoltre, un analogo atteggiamento datoriale sui temi relativi all'orario di
lavoro
l Difficoltà nel definire un modello di relazioni industriali idoneo rispetto al profondo
riassetto organizzativo e societario delle aziende del settore
TRASPORTO PUBBLICO LOCALE - Sciopero di 8 ore il 20 maggio
l Sul trattamento economico della malattia dopo che il Governo con la legge finanziaria ha deciso la sospensione dal 2005 della corresponsione economica in vigore da
parte dell'INPS.
l ASSTRA e ANAV, in rappresentanza delle aziende, avrebbero dovuto presentare una
proposta di soluzione per rimediare alla lesione dei diritti dei lavoratori entro la scadenza del primo di giugno.
l Nel palleggio di responsabilità, la situazione si è complicata dopo che le Associazioni
datoriali, a fronte del maggiore onere che ricadrebbe sulle aziende, hanno disdetto le
normative contrattuali sulla malattia, provocando migliaia di ricorsi.
l Una loro richiesta di intervento al Governo ha sortito l'approvazione, in un Parlamento
distratto dalla crisi dell'esecutivo, di un emendamento alla legge finanziaria che ha
cancellato l'obbligo contrattuale delle aziende a garantire l'intero trattamento economico di malattia prima espressamente sancito.
l Le Aziende pur avendo incassato dalla spesa pubblica 260 milioni di euro per il finanziamento del contratto firmato a novembre 2004, hanno creato questa drammatica
situazione a seguito del taglio operato dalla finanziaria 2005 di circa 35 milioni di euro.
l Intanto nessuno si è più preoccupato di mettere in piedi il tavolo delle regole e delle
risorse, promesso ad aprile 2004 a Palazzo Chigi, necessario a completare la riforma
del trasporto pubblico locale, arenatasi davanti al disastro delle attuali gestioni.
PORTUALI - una giornata di sciopero il 3 giugno
l Contro la politica del governo che con gravi responsabilità e poca lungimiranza indebolisce i porti e rischia di mettere fuori mercato l'intero settore in un momento di grande sviluppo del traffico e della competizione.
l La portualità italiana rischia di essere affossata dall' immobilismo nelle iniziative, dal
riaffiorare di velleità monopolistiche, tentativi di destrutturazione ed intermediazione,
mentre il lavoro è sempre più esposto sul piano della sicurezza e minacciato nella sua
tenuta, senza possibilità di ammortizzatori
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BIRRERIA PEDAVENA
UNA DECINA I CANDIDATI PRONTI
A SUBENTRARE
Non una, ma dieci: tante sono le società candidate ad acquisire la
Birreria Pedavena. Lo ha comunicato in via ufficiale la stessa proprietaria Heinecken, in occasione del coordinamento sindacale
del gruppo svoltosi il 4 maggio a Milano.
E' così conclusa la fase di lavoro affidato ad UBM (la banca d'affari incaricata di individuare i possibili acquirenti) che su 50 aziende contattate ne ha trovate ben 10 interessate al sito, pronte a
sottoscrivere il patto di segretezza ed aprire la trattativa. Molte
sono aziende del settore, con una situazione più che solida, come
ad esempio il gruppo J&D Royal (2 miliardi di euro di fatturato e
3.000 dipendenti), presente in Italia con il marchio "Birra Sofiero".
Entro maggio le proposte di acquisto dovranno essere consegnate e successivamente valutate da Heineken ed UBM al fine di
restringere la rosa alle offerte più interessanti.
La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dai lavoratori
che non si sono mai voluti rassegnare all'idea di perdere la birreria ed hanno sempre creduto nella validità del sito oltre che alla
propria professionalità ed al prestigio del marchio.
Per inciso, anche nel 2005, nonostante tutte le difficoltà legate
alla decisione di Heinecken di disimpegnarsi da Pedavena, la
birra prodotta nello stabilimento bellunese ha conseguito importanti riconoscimenti internazionali, tra cui i terzi posti nella
Categoria "Strong Ale" ed in quella "Ale" assegnati in occasione
del "Wine & Spirit International Beer Challenge 2005" di Londra.
Ora, sostengono i lavoratori, "ci auguriamo che Heineken, valutando le offerte, privilegi un produttore di birra e che quanto prima
ci sia l' ufficializzazione di un acquirente che possa continuare la
tradizione birraia di Pedavena".
"Credo - aggiunge il Segretario Generale della FLAI del Veneto,
Roberto Montagner - che ora sia venuto il momento di rendere
esigibile la parte dell'accordo che impegna la multinazionale a privilegiare industriali del settore che garantiscano la continuità della
produzione. Pensiamo che nel giro di un mese si possano individuare le 2 o 3 aziende più interessanti, non solo per l' entità dell'
offerta, ma anche il per progetto industriale. Noi non staremo a
guardare ed intendiamo esprimere una nostra valutazione".
Intanto, sul versante dell'impegno istituzionale, procede il progetto di riqualificazione dei lavoratori, avviato dalla Provincia di
Belluno. La settimana scorsa se ne sono precisati i contorni raccordandone i contenuti e le finalità con i piani per lo sviluppo territoriale perseguiti dagli enti locali. "Anche se speriamo di avere
un compratore che garantisca la continuità dello stabilimento dice Montagner - crediamo che quel progetto abbia comunque
una sua validità, soprattutto nella parte di formazione generale.
Per questo vorremmo mantenerlo ed in questi termini mi pare ci
sia un orientamento comune."
Ora si tratta di andare avanti. "Lo faremo - dice Montagner - con
la nostra autonomia che ci ha portato ai risultati di oggi".
SAFILO: NO AI LICENZIAMENTI
Il 9 maggio il vice presidente della Safilo Group Giannino
Lorenzon, ha presentato a grandi linee un piano del Gruppo Safilo
per i prossimi anni coincidente con un forte intervento organizzativo e produttivo. In particolare l'azienda intenderebbe lo storico
stabilimento di Calalo oltre alle due unità friulane di Ronchis e
Coseano, toccando 490 posti di lavoro.
Il piano del gruppo, che conta 6.300 dipendenti, prevede la concentrazione delle attività in tre poli produttivi e la riduzione dei
tempi di permanenza del prodotto nelle fabbriche.
"Ci appare evidente - sostengono in una nota Femca-Cisl FilteaCgil Uilta-Uil - che la necessità di un piano di rilancio d'immagine e di sostanza utile a consolidare le quote di mercato attuali
attestate sulla fascia medio alta, contrastando il ridimensionamento della produzione mondiale degli occhiali nell'area del
metallo. Sinergie degli stabilimenti, maggiore efficienza organizzativa, diminuzione dei tempi d'attraversamento del prodotto sono
interventi necessari in un momento di profonda metamorfosi del
sistema industriale internazionale, ma non si possono scaricare
interamente sui lavoratori denunciando esuberi in maniera così
giovedì 12 maggio 2005
VENETOLAVORO
rilevante. Il ritardo con cui queste azioni di contrasto ai significativi cambiamenti dei mercati vengono prodotte, le contraddizioni e
le scelte organizzative non sempre comprensibili che più volte
abbiamo denunciato nel passato, una politica di distribuzione che
a noi non pare più efficace, dimostra come i processi di rilancio
arrivino in ritardo e come questo ritardo provochi cure più massicce e dolorose di quanto nel passato sarebbe stato necessario.
Il sindacato ha sempre agito perché l'efficienza e la produttività
siano elementi fondamentali per la competitività del gruppo,
sapendo che competitività significa mantenimento occupazionale
e possibilità di maggiore contrattazione per i lavoratori.
Ma le condizioni che poniamo oggi di fronte al nuovo riassetto
industriale sono le seguenti:
1) necessità di un approfondimento ulteriore del progetto che va
concordato;
2) no a licenziamenti;
3) riorganizzare gli impianti produttivi utilizzando tutti gli strumenti possibili previsti dagli ammortizzatori sociali;
4) prevedere mobilità interaziendale da stabilimento a stabilimento;
5) impegnare la proprietà ad un forte legame tra questa riorganizzazione e l'impegno al mantenimento delle produzioni in Italia.
Per sostenere ciò, le OO.SS. di categoria promuoveranno nei
prossimi giorni assemblee in tutti i luoghi di lavoro della Safilo, per
informare e discutere con i lavoratori le necessarie azioni proponendo già da subito la disponibilità alla mobilitazione necessarie
al sostegno delle nostre richieste".
IL 16 FERMA L'IGIENE URBANA
Ancora in alto mare la vertenza contrattuale dell'igiene urbana. La
trattativa del 3 maggio con Federambiente è stata assai deludente. "La delegazione datoriale - riferiscono in una nota FP CGIL,
FIT CISL, UILTRAPORTI e FIADEL - si è presentata dichiarando
l'impossibilità di procedere nel confronto al tavolo negoziale conferendo all'incontro un esito fortemente negativo nel merito e
oltraggioso nella forma, tenuto conto delle aperture prospettate
nei giorni scorsi".
Le segreterie nazionali "stigmatizzano fortemente il comportamento assunto dalla delegazione trattante Federambiente, irriguardoso di un corretto sistema di relazioni industriali ma, in particolar modo, nei confronti dei lavoratori, in attesa da mesi del
dovuto rinnovo contrattuale.
Le continue altalenanze tra indecisioni, rinvii e cambiamenti di
posizioni impongono una ferma risposta: il rinnovo del secondo
biennio non è una "possibilità" delle aziende, ma un preciso "diritto" dei lavoratori e delle lavoratrici, diritto alla contrattazione che
è il fondamento stesso di moderne relazioni industriali, elemento
centrale dei CCNL."
La nota annuncia quindi la decisione dello sciopero proclamato
per l'intera giornata di lunedì 16 maggio in tutto il comparto dell'igiene urbana.
Sarà preparato con una tornata di assemblee e momenti di informazione e sensibilizzazione dei lavoratori e verrà preceduto in
ogni territorio da confronti di merito con le Amministrazioni Locali
che hanno appaltato o affidato il servizio.
"Nel frattempo - dicono le segreterie nazionali - i lavoratori si atterranno all'assoluto rispetto delle normative del codice della strada
e del contratto nelle attività lavorative".
Mobilitazione dei lavoratori pubblici dopo che il Governo
ha negato ancora una volta la conclusione contrattuale.
Iniziative di protesta sono avvenute fin dalla mattinata di
giovedì in numerose località del Veneto, mentre altre ne
sono annunciate i prossimi giorni.
GIOVEDÌ
PADOVA, presidio davanti all'azienda ospedaliera
VICENZA presidio davanti al comune
VENERDÌ
VERONA presidio davanti alla prefettura
VENEZIA assemblee nei posti di lavoro
Inoltre in tutti i posti di lavoro le RSU stanno predispondendo ordini del giorno a SOSTEGNO della TRATTATIVA
e contro le posizioni del Governo.
VENETOLAVORO
giovedì 12 maggio 2005
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PREZZI TRASPARENTI: SI PUÒ
VERONA
PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI
IL MERCATO DEI CITTADINI
E IL TAVOLO VERDE
SI ALLA TRASPARENZA
SUI PREZZI MA ANCHE
AD ALTRE INIZIATIVE
Da settembre 2004, grazie all'iniziativa promossa dalle associazioni degli agricoltori, CIA e UPA, e dall'associazione dei grossisti, FEDAGRO, i cittadini
veronesi sanno di poter acquistare prodotti ortofrutticoli pagandoli quasi allo
stesso prezzo dei grossisti.
CGIL, CISL e UIL veronesi hanno accolto con favore e supportato l'iniziativa
ritenendola importante per valorizzare le produzioni stagionali locali e per
favorire la trasparenza nella costruzione dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli.
Il valore aggiunto di questa promozione sta proprio nel ripristinare il valore e la
convenienza delle produzioni stagionali e legate al territorio, oltre che diffondere la conoscenza dei prezzi dì riferimento dei prodotti.
In realtà, si è trattato della più classica delle scoperte, "l'acqua calda"; ma
spesso le cose semplici sono le più sconosciute e rivoluzionarie. Infatti, due
leggi deI 1959 (nazionale) e del 1979 (regionale) già prevedevano l'apertura ai
privati cittadini del mercato ortofrutticolo per i loro acquisti. L'operazione è consistita nel fare conoscere questa possibilità a tutti i veronesi.
Ma dietro al successo di pubblico e all'accoglienza positiva dei cittadini sono
emerse le prime reazioni non proprio entusiaste di alcuni commercianti, preoccupati di perdere le vendite al dettaglio.
Da allora, l'esperienza è proseguita superando alcune delle difficoltà, confermando e incrementando l'interesse della cittadinanza, tanto da spingere
VERONAMERCATO a farsi promotrice di una azione più strutturata e organica, ma con il medesimo obiettivo di informazione sui prezzi e di valorizzazione dei prodotti ortofrutticoli.
Questa ulteriore iniziativa ha preso il nome di "Tavolo Verde". Al protocollo che
vi ha dato il via hanno aderito Comune e Provincia di Verona, Cgil, Cisl, Uil,
le associazioni degli agricoltori, dei commercianti e dei consumatori.
La riunione dei soggetti aderenti avviene con cadenza quasi settimanale e la
prima concreta realizzazione del progetto si attuerà in Piazza Brà a Verona dal
1 al 3 luglio 2005 con una serie di iniziative per informare il consumatore:
l sulla stagionalità dei prodotti nazionali e locali;
l sulle caratteristiche organolettiche e nutritive dei prodotti;
l sulla composizione dell'etichetta (origine, provenienza, pezzatura /calibro e
registro operatori)
l sul prezzo all' ingrosso dei prodotti che si forma nel Mercato ortofrutticolo di
Verona
Per l' occasione saranno distribuiti al pubblico un chiaro opuscolo informativo
e frutta fresca.
La fase successiva riguarderà una specifica informazione rivolta alle persone
anziane e ai bambini, anche con il supporto della ASL 20 che ha dimostrato
interesse per l'iniziativa.
Luigi Santoni, Segretario CGIL di Verona
GLI AMBITI DI INTERVENTO DELINEATI
DAL PROTOCOLLO D'INTESA
l la formazione di una cultura agroalimentare, con particolare attenzione
al mondo dei giovani e studenti, donne e mamme, anziani, ecc...;
l l'informazione, con particolare attenzione ad una informazione che
possa portare trasparenza e quindi aiuto alla filiera ortofrutticola sia in
termini di prezzo che di qualità del prodotto;
l la qualità e certificazione attraverso una politica di qualità del prodotto,
di rintracciabilità dello stesso e di garanzia per il consumatore finale;
l il marketing attraverso il posizionamento del sistema agroalimentare
veronese sul mercato nazionale e internazionale, sulla valutazione dell'opportunità di adozione di un marchio unico del sistema agroalimentare veronese legando i prodotti al proprio territorio;
l la promozione attraverso una politica coordinata di sostegno e di pub-
blicazione della qualità, dei costi dei prodotti ortofrutticoli con interventi fieristici, pubblicitari e di pubbliche relazioni comuni
l la commercializzazione attraverso lo sviluppo di iniziative omogenee
che possano aiutare la crescita del settore agroalimentare di Verona, il
suo collegamento con i mercati zonali e con l'attivazione di un qualificato centro d'asta.
La petizione popolare relativa al doppio prezzo sui
prodotti agricoli lanciata dalla Confederazione
Italiana Agricoltori è un'iniziativa apprezzabile che
richiama le responsabilità del Governo sulla politica
economica, dei prezzi e del carovita, sulla lotta agli
aumenti ingiustificati praticati a danno del consumatore.
Come CGIL riteniamo necessario, accanto al sostegno alla proposta sul doppio prezzo dei prodotti ortofrutticoli (origine e finale al consumatore), avanzare
ulteriori proposte per la difesa dei produttori agricoli e
dei consumatori, a partire dalla riforma dell'Istat e
della relativa norma di rilevazione mensile e trimestrale della formazione dei prezzi. Negli ultimi anni la
perdita d'affidabilità dell'istituto è analoga a quella del
Governo che continua a negare persino l'evidenza
del lievitare dei prezzi ben aldilà dell'inflazione programmata.
E' necessario inoltre il controllo della formazione dei
prezzi lungo tutta la filiera, anche per ridurre le speculazioni parassitarie e la formazione di monopoli.
Questa è oggi la principale urgenza per puntare, allo
stesso ammodernamento, secondo standard europei, della nostra rete commerciale e distributiva.
Il doppio prezzo, smaschera poi e rende trasparenti i
costi dei prodotti trasformati dal settore agroindustriale e della rete commerciale italiana rispetto alla
media degli altri paesi europei. Una maggiore trasparenza sui prezzi calmiera l'avidità dei regimi monopolistici, favorisce la modernizzazione del sistema,
rende più solido e fiduciario il rapporto con il consumatore.
Per quanto concerne le iniziative che è possibile
assumere a carattere locale, abbiamo fatto alcune
proposte, invitando le associazioni agricole a stringere un patto con le pubbliche amministrazioni, come
per altro già oggi avviene in molte altre città italiane
(es. Brescia, Torino e Verona), in fasce, condizioni e
orari prestabiliti, per la vendita diretta dentro le strutture e nei mercati provinciali.
Analogamente si dovrebbe provare forme sperimentali in alcuni negozi di dettaglianti ortofrutticoli di vendita e promozione diretta. Quello cui pensiamo è un
patto che dovrebbe consentire di sviluppare alcune
condizioni basilari di reciproco interesse: la salubrità
degli alimenti attraverso processi di certificazione e
d'originalità dei prodotti venduti; la valorizzazione
delle produzioni territoriali e stagionali; la promozione
dei prodotti biologici ottenuti grazie al rispetto delle
risorse naturali e ambientali e della salute umana.
Infine occorre sostenere il rilancio dell'agricoltura e
del valore del lavoro italiano, come fondamentale
molla della qualità dei prodotti e del reddito che un
utilizzo sapiente dei terreni può generare.
La scelta di passare alla creazione di produzioni a
qualità certificata e marchi di tipizzazione è una condizione che garantisce il consumatore di fronte ai
troppi casi di frodi e truffe alimentari.
La CGIL è convinta che in questo modo sia possibile
favorire un maggiore monitoraggio del mercato ed
evitare rincari ingiustificati e manovre speculative sui
prezzi e sui prodotti collocati sulle tavole dei consumatori.
Ilario Simonaggio, Segretario Generale CGIL di Padova
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giovedì 12 maggio 2005
VENETOLAVORO
GRANDE SUCCESSO
DELLE “RUOTE QUADRE”
Fondazione Giuseppe Di Vittorio
In una splendida giornata di sole oltre 230 corridori
hanno partecipato alla prima mediofondo delle"ruote
quadre" che si è tenuta domenica scorsa, 8 maggio.
La corsa ciclistica, organizzata dalla CGIL, dallo SPI,
dalla Federconsumatori con il sostegno di vari sponsor, ha ottenuto un risultato eccellente alla sua prima
prova.
Varie squadre, con in testa il gruppo ciclistico "Nuovi
Trasporti Treviso" che ha sostenuto un grosso sforzo
organizzativo, hanno partecipato al cicloraduno che si
è snodato lungo due magnifici percorsi della
Pedemontana e del Montello.
La partenza è stata "alla francese", dalle 8,15 alle 9
circa, ed ha visto subito mettersi in mostra i migliori
corridori provenienti da quasi tutte le province venete.
Oltre ai trevigiani, numerosi i padovani, i veneziani, i
vicentini, i bellunesi.
Oltre al percorso "lungo" con la salita del Combai, i
meno allenati hanno potuto scegliere il percorso
"breve", lungo l'anello panoramico del Montello.
La sede di partenza e di arrivo è stata organizzata a
Istrana, nella magnifica e accogliente struttura di Ca'
Florens che ha permesso di gestire con efficienza la
consegna dei numeri, del pacco- gara, il dopo corsa,
le premiazioni e il pranzo per oltre 150 persone.
L'esperimento è dunque pienamente riuscito, coinvolgendo tante persone che amano lo sport, il ciclismo e
la possibilità di trovarsi in una dimensione molto diversa - per certi aspetti "opposta" - a quella della "routine" del lavoro sindacale.
Sono state gettate le basi per stabilire sinergie con
gruppi ciclistici e con strutture della Cgil o collaterali
alla nostra organizzazione che possano permettere
l'anno prossimo di organizzare una seconda edizione
di grandissima qualità ed interesse, puntando ad una
partecipazione superiore ai 500 corridori.
D. G.
Presentazione delle elaborazioni
della Fondazione Giuseppe Di Vittorio
sui temi economico-sociali
La Sezione di Scienze Sociali
della Fondazione Giuseppe Di Vittorio
presenta le proprie elaborazioni su
Finanza, concorrenza e regolamentazione
Innovazione, ricerca e sviluppo, formazione
Sviluppo locale, lavoro e qualità sociale
Fisco, welfare e distribuzione del reddito
interverranno al dibattito
Massimo CALEARO
Presidente Federmeccanica
Giancarlo CORO’
Università di Venezia Ca’ Foscari, IRES Veneto
Renzo COSTI
Università di Bologna, Fondazione Di Vittorio
Silvia GIANNINI
Università di Bologna, Fondazione Di Vittorio
Marcello MESSORI
Coord. Sez. di Scienze Sociali della Fondazione Di Vittorio
Università di Roma “Tor Vergata”
Enzo RULLANI
Università di Venezia
Gianni TONIOLO
Università di Roma “Tor Vergata”
coordina Diego GALLO Segretario Generale CGIL Veneto
V
FD
FDV
13 maggio 2005 ore 10.30 - 14.00
VENEZIA - Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
In collaborazione con CGIL Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige
UN'ALLEANZA TRA ANCI, SINDACATI, ONG
NASCE LA "COALIZIONE PRO-WELFARE"
E' nata a Padova, nel corso di Civitas, la fiera del non profit, un'alleanza pro welfare composta da Cgil, Cisl e Uil, dall' Anci e dalle principali associazioni del
Terzo settore (Forum, Associazione ong italiane, Summit della solidarietà).
Obiettivo è la promozione di un welfare e un nuovo modo di fare politica a
sostegno dei diritti dei cittadini a cominciare dal lavoro, dalla salute, dalla partecipazione. Il primo impegno è la messa a punto, entro dicembre, di una piattaforma da presentare ai candidati premier alle elezioni del 2006. Alla nascita
dell' alleanza erano presenti Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil;
Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl; Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil; Edoardo Patriarca, portavoce del Forum del Terzo settore; Sergio Marelli, presidente delle Associazione delle ong italiane; Leonardo
Domenici, presidente dell'Anci. Tutti hanno convenuto, pur con le diverse sfumature, sull' obiettivo di unire le forze per avviare una fase in cui la società civile, autonoma dalla politica, prenda posizione concretamente e si mobiliti per
sollecitare e rafforzare i diritti.
TARIFFE MULTIORARIE ED "ENERGIA VERDE"
LA PROPOSTA DELLA AUTORITÀ
PER L'ENERGIA NON CONVINCE
In merito alla proposta formulata dall'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas
(AEEG) circa l'estensione delle tariffe multiorarie presso le utenze domestiche,
la Cgil e la Filcem hanno evidenziato il problema della salvaguardia dei redditi bassi (le cosiddette fasce sociali in cui si contano molti pensionati o persone
a basso reddito) che non è soddisfatta dall'ipotesi presentata. Il Governo, infatti, non ne ha ancora definito né la delimitazione né il finanziamento.
Altro aspetto critico della proposta dell'Autorità risiede nella mancata stima
potenziale della riduzione di domanda "di punta" -derivante da un uso più efficiente dell'energia- che le tariffe "multiorarie" dovrebbero determinare.
Il meccanismo proposto tende infatti ad accrescere i consumi elettrici anziché
contenerli nel senso che il positivo risultato conseguibile con l'abbassamento
dei picchi di domanda può essere annullato da un eccessivo innalzamento
delle medie di consumo.
A conferma delle loro preoccupazioni Cgil e Filcem segnalano che nel 1999
oltre il 50% delle utenze domestiche Enel si collocava sotto la media nazionale di 2.236 Kwh (2003), mentre il 14% delle utenze domestiche registrava consumi minimi fino a 500 Kwh. Esiste inoltre la concreta possibilità che le fasce
alte di consumo vengano favorite e quelle con i consumi minori (dove si contano le famiglie a basso reddito) siano penalizzate dando luogo ad una "tassazione regressiva" sui consumi elettrici.
Infine, per ciò che riguarda le garanzie di origine dell'energia elettrica da fonti
rinnovabili, la proposta della AEEG risulta indeterminata e rischia di far ricadere sul solo consumatore i costi di queste fonti, oggi più che mai necessarie a
fronte degli impegni del Trattato di Kyoto.
Sono queste le ragioni per le quali la CGIL e la Filcem hanno chiesto
all'Autorità di riformulare la propria proposta corredandola dei dati necessari a
predisporre una delibera efficiente ed equa.
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Anno XIV n. 17 - FLC Cgil Verona