AGENZIA DELLA CGIL VENETO VENETOLAVORO fondata da Marco Masi Agenzia della CGIL del Veneto Anno XIV n. 17 del 12 maggio 2005 Dir. resp. Simonetta Pento Aut. Trib. di VE n. 1190 del 15.5.95 Redazione via Peschiera 5 30174 Mestre VE [email protected] - Stampa CPSS Mestre Venezia LAVORO E DIRITTI Le frontiere dell’immigrazione IMMIGRAZIONE: LA REGIONE FACCIA UN SALTO DI QUALITÀ Nonostante i segnali di rallentamento dell' economia, nonostante le espulsioni di manodopera da grandi agglomerati industriali contrassegnati da una considerevole presenza di stranieri, il fenomeno dell' immigrazione è in crescita nel Veneto e la tendenza è di un ulteriore incremento. Nel 2003 non solo sono arrivati 54.217 nuovi cittadini da altri paesi, ma dalle varie regioni italiane se ne sono mossi 22.294 per venire in Veneto e, in parte, rimanerci, incrementando di altre 4.142 unità la presenza di stranieri nella regione. Il numero crescente di ricongiungimenti familiari, ma anche di minori che ormai rappresentano quasi il 7% della popolazione scolastica nella scuola dell'obbligo ed il 2,6% in quella superiore, indicano una tendenza alla stabilizzazione e, soprattutto ci dicono che il fenomeno migratorio è strutturale alla nostra società che con esso dovrà a lungo fare i conti. Ma qual è la risposta che ha saputo dare il Veneto, a partire dalla Regione? Quali i passi da compiere e cosa ci si aspetta? Quale il compito delle parti sociali e come si deve posizionare il sindacato? Ne parliamo con Stefano Cecconi, Segretario regionale della CGIL. I dati non lasciano dubbi. L'anticipazione del rapporto 2005 della Caritas ci dice che in 30 anni la presenza di immigrati in Italia è cresciuta di 30 volte, arrivando ad un rapporto con la popolazione autoctona del 5% come nei maggiori paesi europei. Questo fenomeno è destinato a durare e sarebbe assurdo sottovalutarne la portata. Per questo le forze sociali ma anche e soprattutto le istituzioni devono prendere atto che i flussi migratori sono un fattore strutturale della società moderna. Ciò significa uscire da una logica emergenziale e considerare i migranti come cittadini, con pieni diritti, all'interno di un sistema di interventi che ne favoriscano l'integrazione. Ecco perché riteniamo debba essere smantellato l'impianto repressivo della legge Bossi - Fini che considera l'immigrazione come un fenomeno da arginare (anziché da governare) e le persone come merci. La sua logica restrittiva, che fra l'altro sortisce l'effetto di produrre sempre nuova clandestinità, va combattuta a tutti i livelli. Nel Veneto l'abbiamo ribadito assieme a Confindustria nel Patto per lo Sviluppo del Veneto dell'ottobre 2004 in cui si chiede il "superamento dei flussi" e si dedica un ampio capitolo ai temi dell'immigrazione. Cosa vi aspettate dal neo eletto governo regionale? Innanzitutto che renda realmente operativo il Tavolo Unico di Coordinamento per l'Immigrazione che finora non ha funzionato: nel 2004 si è riunito solo una volta e non ha deciso nulla di importante. A sostenere questo importante strumento di concertazione non siamo solo noi, ma anche le associazioni imprenditoriali che, in una nota congiunta, hanno richiamato l'esigenza di una sede stabile di rapporti tra parti sociali e Regione su queste tematiche. Si impone poi un aggiornamento legislativo. La legge regionale in vigore è del '91, nata in un contesto assai diverso dall'attuale e perciò fortemente inadeguata ad affrontare la situazione. segue a pag. 2 CARATTERISTICHE DELL' IMMIGRAZIONE IN VENETO (dati riferiti a fine 2003) SESSO Uomini 55% Donne 45% PERMESSI DI SOGGIORNO Lavoro subordinato 60,4% lavoro autonomo 6,8% ricongiungimento familiare 27,1% altro 5,7% LAVORO OFFERTO AI MIGRANTI (regolarizzazioni) Lavoro in aziende 59% lavoro domestico 41% AUTORIZZAZIONI ALL'INGRESSO Tempo determinato 89% tempo indeterminato 11% ASSUNZIONI MIGRANTI Sul totale 19% LAVORO NERO ACCERTATO Immigrati sul totale 28% 2 CECCONI - segue dalla prima pagina Occorre una nuova normativa che tenga conto anche delle questioni (osservazioni e proposte) sollevate dalle parti sociali. Allo stesso modo, è necessario un salto di qualità nella formulazione dei piani (triennali e annuali) per l'immigrazione. Sono queste le basi indispensabili innestare poi la costruzione degli interventi nei territori volti a favorire l'inclusione e l'integrazione degli stranieri. Quali sono le principali questioni richiamate dalle problematiche dell' immigrazione? Innanzitutto i grandi temi relativi alla casa, alla formazione, all'istruzione, ma anche i diritti civili e politici, compreso il voto alle amministrative. Vi è poi la delicatissima questione legata al governo del mercato del lavoro e alla possibilità di intervenire in modo corretto, proficuo e costruttivo fin dai paesi d'origine. Non solo si tratta di gestire a monte della partenza la selezione, la formazione e l'organizzazione dell'accoglienza in Italia, ma anche costruire progetti per dare a chi sta per lasciare il proprio paese valide opportunità di rientro. Come operare, invece, nei territori? Va fatto un lavoro analogo a quello regionale, concretizzando nei Patti territoriali strumenti che rendano effettivi il diritto all' alloggio, allo studio e al lavoro. Non dobbiamo dimenticare il ruolo importante che su queste materie possono giocare i Comuni, troppo a lungo rimasti nelle retrofile rispetto a tali que4stioni, tranne poche positive eccezioni tra cui mi piace citare l'esperienza avviata dalla nuova Giunta di Padova. Ma la CGIL come deve attrezzarsi? C'è in primo luogo un problema di rappresentanza. Nel Veneto il 15% dei nostri iscritti sono lavoratori stranieri, ma la loro presenza nei gruppi dirigenti dell' organizzazione è minima se non addirittura simbolica. Io credo che ogni Camera del lavoro debba dotarsi di un "progetto immigrazione", non solo per estendere la presenza dei migranti nelle RSU, nei Direttivi e nelle stesse Segreterie, ma anche per attrezzarsi a rispondere ad una domanda che ha precise peculiarità ma che non va intesa in termini di parzialità. Se dunque occorre un più stretto coordinamento tra Camere del Lavoro, Uffici Immigrazione, Categorie e Servizi per rispondere sul piano delle tutele, d'altro lato vanno incalzate le istituzioni e le controparti con piattaforme a carattere confederale sui temi dell'immigrazione. Ma non basta. Bisogna anche porsi l'obiettivo di collegare la contrattazione integrativa nei luoghi di lavoro (che dentro un sistema di regole valide per tutti debba anche rispondere a bisogni specifici di cui è portatore il lavoratore migrante) alla concertazione confederale e alla tutela individuale su queste tematiche. Anche a tal fine abbiamo predisposto un programma di formazione rivolto a dirigenti e delegati nell'ambito di un lavoro, che si sta rivelando proficuo, avviato dalla Consulta regionale per l'Immigrazione costituita a marzo. La Conferenza nazionale? E' un appuntamento importante che vede l'assunzione piena da parte della CGIL dei temi legati all'immigrazione come parte integrante del quotidiano lavoro sindacale. giovedì 12 maggio 2005 VENETOLAVORO SECONDO IL CNEL IL VENETO DEVE ANCORA METABOLIZZARE LE PRESENZE STRANIERE Nel rapporto "Immigrazione in Italia - indici di inserimento territoriale" (del settembre 2004) il Veneto compare al secondo posto dopo la Lombardia per il complesso di indicatori, quali la polarizzazione (incremento, permanenza, presenza, incidenza, flusso), la diversificazione culturale (pluralismo, eterogeneità nazionale e continentale, differenza religiosa), la stabilità sociale (lunghezza e permanenza del soggiorno, ricongiungimento familiare, cittadinanza, devianza), l'inserimento lavorativo (potenziale ed effettiva occupazione, tenuta del mercato lavorativo, imprenditorialità, rischio infortunistico), che delineano la tendenza ad un inserimento sempre più profondo e stabile. "Tutte le grandi regioni del centro-nord (Toscana, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto), insieme alle Marche e al Friuli Venezia Giulia - affermano gli autori della ricerca - risultano potenzialmente in grado di offrire un alto livello complessivo di integrazione della popolazione immigrata (221 punti e oltre), con punte di valori massimi in Lombardia (regione d'eccellenza con 263 punti) e in Veneto (260), il primo territorio-emblema del tradizionale polo industriale del nordovest e il secondo del più recente polo produttivo del nord-est. Entrambe con un livello massimo di MIGRANTI NEL VENETO: ANCORA IN CRESCITA* diversificazione culturale tra gli 2002 2003 diff. 03/02 nati nell’anno immigrati che soggiornano al pro- Veneto 183.852 240.434 30,77% 4.534 prio interno (il che 50.922 22,65% 813 ammonta, tra l'al- Verona 41.516 tro, al fatto che 44.462 55.830 25,56% 1.110 sono la prima e la Vicenza terza regione per Belluno 5.722 7.541 31,78% 123 numero più eleva54.400 31,12% 1.218 to di stranieri), Treviso 41.488 questi due impor27.494 44,88% 435 tantissimi contesti Venezia 18.976 settentrionali 708 Padova 27.015 37.456 38,64% devono il loro primato ciascuno a Rovigo 4.673 6.791 45,32% 127 fattori diversi dal* fonte Regione Veneto l'altro…… Il Veneto, che pure garantisce un alto livello di inserimento occupazionale e che anche per questo svetta in cima alla classifica delle regioni a più alto grado di polarizzazione, presenta d'altro canto un livello di inserimento sociale e di radicamento stabile degli stranieri che è ancora medio-basso, il che sta a indicare come la regione, esercitando da minor tempo un forte potere di attrazione sulla popolazione immigrata d'Italia, ha ancora bisogno di "metabolizzare", per così dire, le presenze straniere sul proprio territorio e di "normalizzare" la sua recente funzione di area d'inserimento." EVOLUZIONE DELL' IMMIGRAZIONE IN ITALIA *anno della prima regolarizzazione anno migranti regolari 1970 143.838 1980 298.749 1987* 572.103 1990 781.138 2000 1.379.749 2004 2.319.000 area geografica di provenienza Europa Africa Asia America 61,3% 3,3% 7,8% 25,7% 53,2% 10,0% 14,0% 21,0% 46,9% 16,0% 16,7% 19,0% 33,5% 30,5% 18,7% 16,4% 40,7% 28,0% 19,2% 11,8% 47,3% 23,7% 17,3% 11,5% Oceania 1,9% 1,4% 1,2% 0,8% 0,2% 0,1% altro 0,4% 0,2% 0,1% 0,1% UNA STIMA CHE COMPRENDE ANCHE I MINORI Il Ministero non registra, se non in minima parte, i minori stranieri in Italia. La Caritas ha tentato una stima che comprenda l'effettiva presenza straniera regolare nel nostro paese. anno popolazione straniera 2001 2002 2003 2004 1.600.000 1.850.000 2.600.000 2.730.000 VENETOLAVORO giovedì 12 maggio 2005 3 DA CENTOMILA A TRE MILIONI: ORMAI SONO UN FATTORE STRUTTURALE Dal 1970 ad oggi in Italia si è arrivati da meno di 100.000 a quasi tre milioni di stranieri, con un aumento di ben trenta volte. Il fenomeno immigrazione ha ormai assunto una dimensione radicata nel paese divenendone un fattore strutturale. Lo evidenziato alcuni elementi: l Numero rilevante di immigrati, che colloca l'Italia subito dopo i grandi paesi di immigrazione e incidenza sulla popolazione ormai vicina alla media europea (5%). Al di sopra di quella soglia alcuni contesti territoriali: segnatamente, le aree metropolitane di Roma e di Milano e diversi comuni del Veneto e dell'Emilia Romagna. l Ritmo d'aumento continuo nel tempo, accelerato negli ultimi anni e più alto rispetto ad altri paesi europei, per cui un'incidenza della la popolazione immigrata nei prossimi 20-30 anni pari a quella degli Stati Uniti (10%) se non del Canada (16%). l Distribuzione degli immigrati su tutto il territorio e conseguente visibilità nazionale, seppure con alcune linee preferenziali, che da un lato privilegiano il Nord (più del 60% dei soggiornanti) e dall'altro ridimensionano la capacità di attrazione dei comuni capoluogo (37,4%) dovuto principalmente a problemi di alloggio. l Normalizzazione dal punto di vista demografico della popolazione immigrata con sostanziale equivalenza numerica dei due sessi, prevalenza dei coniugati sui celibi, elevata incidenza dei minori (un quinto dei residenti). l Crescente tendenza alla stabilità di residenza con circa il 60% della popolazione straniera soggiornante da più di 5 anni e un numero non trascurabile (320.000) di immigrati che, nel corso di questi anni, ha acquisito la cittadinanza italiana. l Elevato e crescente fabbisogno di forze lavoro aggiuntive da parte del mercato occupazionale italiano (una ogni sei assunzioni è coperta da lavoratori nati all'estero) con un'incidenza degli immigrati vicina all'8% delle forze lavoro. l Ruolo insostituibile in alcuni settori: dalla collaborazione domestica, dove i 500.000 stranieri sono l'83% degli addetti ponendosi come rimedio indispensabile alla carente copertura della rete pubblica di servizi sociali, all'edilizia e all'agricoltura, oltre che in numerosi ambiti lavorativi caratterizzati da prestazioni di manovalanza e di precarietà. DOPO 35 ANNI È NECESSARIA L'ORGANICITÀ Le tappe dell'atteggiamento della popolazione verso l' immigrazione e l' evoluzione della legislazione secondo l'anticipazione del "Dossier Immigrazione 2005" della Caritas il periodo della curiosità o della indifferenza Gli anni '70 e '80 possono essere ricordati come il periodo della curiosità o della indifferenza nei confronti di un fenomeno incipiente e dalle proporzioni contenute. I primi flussi sono in prevalenza costituiti da lavoratrici domestiche, che hanno una scarsa visibilità societaria, e da richiedenti asilo. Nella popolazione continua a prevalere l'attenzione alle collettività italiane all'estero e non si pensa che l'andamento economico e demografico hanno nel frattempo cambiato di segno. il periodo dell'emergenza Tra la fine degli anni '80 e la fine degli anni '90 si colloca il periodo dell'emergenza, che costringe a confrontarsi, impreparati, con un fenomeno che inizia ad assumere una dimensione quantitativa notevole. Le leggi italiane (la prima è del 1986) sono però incomplete (la legge del 1986 si occupa solo del lavoro subordinato e non di quello autonomo nè del soggiorno) o in parte velleitarie (la legge del 1990 non prevede se non una modestissima copertura finanziaria per la prima accoglienza e le iniziative per l'inserimento socio-culturale), a volte contraddittorie (il decreto legge del 1995 accosta due filoni ben distinti, uno aperto all'integrazione e l'altro decisamente improntato alla chiusura), sempre caratterizzate da un supporto burocratico debole e dall'assenza di una strategia di lunga durata. il periodo dell'organicità limitata e contrastata L'ultima fase, iniziata con la legge Turco-Napolitano del 1998, si può definire il periodo dell' organicità limitata e contrastata. La nuova legge, rispetto al passato, presenta un'impostazione di sistema e cerca di affrontare i problemi nel loro complesso, con aperture decisamente innovative (una programmazione dei flussi più efficace, il recupero delle vittime della prostituzione, la venuta per la ricerca del lavoro, un progetto di integrazione) secondo una visione proiettata verso il futuro e collegata con i paesi di origine, anche se diversi aspetti della normativa sono carenti. I contrasti si determinano per il fatto che, con l'avvento del maggioritario, l'immigrazione diventa un tema di contesa politica tra gli schieramenti. Avviene così che la nuova legge, pur essendo stata tenacemente contestata nella fase della sua approvazione, non viene abolita dal nuovo governo di centro-destra (e questo equivale al riconoscimento della sua necessità), ma viene emendata restrittivamente (Bossi-Fini del 2002) in diverse sue parti; alcune innovazioni sconfinano nella illegittimità, come risulterà successivamente da diverse sentenze della Corte costituzionale, o comunque si rivelano inopportune: è questo il caso dell'abolizione dell'i- stituto della sponsorizzazione. Gli articoli della legge dedicati all'integrazione rimangono formalmente intatti ma scarsamente utilizzati, proprio quando gli enti locali sentono maggiormente la necessità di occuparsi di una questione divenuta così fondamentale nel loro territorio. Le stesse regolarizzazioni, prima bollate con parole di fuoco, vengono accettate come un intervento di buon senso per tonificare il mercato occupazionale, anche perché dal punto di vista politico questi provvedimenti straordinari sono più spendibili rispetto a una riforma della programmazione e dei meccanismi di inserimento nel mercato. Questa organicità contrastata o parzialmente condivisa non potrà durare a lungo e, per preparare il futuro, bisognerà accettare l'immigrazione come una nuova dimensione strutturale della società italiana e comportarsi di conseguenza. Quale politica sull'immigrazione in Italia? Al processo irreversibile di strutturalizzazione dell'immigrazione dovrebbe corrispondere una visione organica e proiettata nel futuro. Il nodo della politica migratoria in Italia sta nel collocarsi a metà guado: si ha coscienza che è impossibile tornare indietro ma non si ha il coraggio di andare decisamente avanti. Si sa che ragioni demografiche determinano la necessità di forze lavoro aggiuntive, ma si è titubanti nell'affrontare il problema delle quote e nell'adottare forme flessibili di collocamento quale era la sponsorizzazione e che la formazione in loco prevista dalla legge del 2002, pur utile ma anche molto costosa, non è in grado di sostituire…. L'immigrato, nel suo difficile percorso migratorio, è talvolta una persona da assistere ma, una volta insediato, è un operatore economico importante. La forza lavoro immigrata è aumentata negli ultimi sei anni di quasi un milione di unità ed è notevole il dinamismo che stanno dimostrando come creatori di nuove aziende, dove trovano il posto loro stessi e talvolta anche gli italiani…. Gli immigrati sono anche i nuovi cittadini e per loro serve un progetto più deciso di integrazione che, banditi definitivamente xenofobia e razzismo, rimedi alle vessazioni di tipo burocratico, elimini le disparità, finanzi le attività di supporto all'integrazione, riveda l'antiquata normativa sulla cittadinanza e ne faciliti la partecipazione tramite il diritto di voto amministrativo, in un contesto societario unitario quanto ai valori e alle regole ma rispettoso delle diversità culturali e religiose. Le direttive comunitarie contro la discriminazione non sono da sole risolutive se non si coinvolge la popolazione: un segnale da lanciare in tal senso è la ratifica della convenzione ONU sui diritti dei lavoratori migranti….. La politica migratoria è una questione di discernimento e coerenza nelle decisioni 4 giovedì 12 maggio 2005 VENETOLAVORO I DISTRETTI E LA PROGRAMMAZIONE LOCALE Il 19 maggio a Mestre la CGIL affronterà una riflessione sulla Piccola e Media Impresa. I lavori si apriranno con la relazione di Andrea Castagna segr. regionale CGIL, cui seguiranno interventi di Patrizia Messina, Giuseppe Di Girolamo, Tania Toffanin, Filiberto Semenzin, Angiola Tiboni, che riferiranno della loro esperienza sindacale. A conclusione una tavola rotonda con Marino Finozzi, già assessore regionale, Italo Candoni, Uninidustria Veneto, Salvatore Barone, CGIL nazionale. Il Veneto sta vivendo una fase di difficoltà, in particolare nella piccola industria e nell'artigianato con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali. I dipendenti del settore artigiano, da 155.591 del 2002, sono arrivati a quota 150.405 a fine 2004; nello stesso periodo le imprese attive si sono ridotte del 10%, passando da 33.642 a 33.366. Tra il 2003 ed il 2004 nel Veneto è diminuito il tasso di attività (-0,6%) ed i livelli occupazionali sono saliti di un 1%. Ma sono aumentate anche le persone in cerca di prima occupazione (da 77.000 a 99.000) cui vanno aggiunte quelle espulse dal mondo produttivo. La precarizzazione si sta accentuando soprattutto tra i giovani senza risparmiare le fasce di età più alte. Ciò non può che preoccuparci poiché il sistema produttivo del Veneto è caratterizzato da una forte presenza di piccole e piccolissime imprese. Si è soliti distinguere le micro imprese artigiane da quelle industriali, ma la differenza è più formale e riguarda il ruolo dell'imprenditore, nell'artigianato direttamente coinvolto nel processo produttivo. Maggiore per gli artigiani è la difficoltà a crescere in quanto, superando una certa soglia, perderebbero alcune agevolazioni fiscali e relative al mercato del lavoro. La microimpresa non è in grado di confrontarsi facendo leva sulle economie di scala, e quindi tende a competere sul basso costo dei prodotti, basandosi sulla sottoremunerazione dei fattori di produzione. E' chiaro che, a fronte della globalizzazione, queste imprese sono destinate ad uscire dal mercato. Occorre dunque intraprendere altre strade; basare la capacità competitiva su know-how, qualità del prodotto e capacità di soddisfare il cliente, agendo sulla flessibilità produttiva ed il potenziamento di nicchie di mercato non aggregabili alla grande impresa. Il distretto industriale può e deve essere lo strumento che diffonde rapidamente il know-how e l' innovazione. Le piccole imprese devono poter far leva sulla qualità del prodotto e del servizio che il distretto può dare come elementi distintivi rispetto alla concorrenza. Possono offrire, a prezzi sufficientemente contenuti, piccoli lotti di produzione, adattare l'intero processo produttivo alle mutevoli necessità del mercato e quindi essere nelle condizioni di distribuire ricchezza. Nel Veneto disponiamo di una legge regionale (la 8/2003) sui distretti produttivi che, tuttavia, nella fase di prima applicazione ha registrato elementi di forte difformità rispetto alla filosofia iniziale, a partire dall'elevato numero dei distretti (ben 40) ove sono riconosciute attività economiche che non rientrano nel ruolo di distretto e alle quali vanno date altre risposte. Va inoltre rilevata la mancanza di un ruolo delle rappresentanze intermedie, intervenute solo nella fase di definizione del Patto di Distretto, mentre successivamente c'è stato un ruolo esclusivo delle imprese e dei loro consorzi con una produzione di progetti imprenditoriali slegati dai piani di sviluppo del territorio. Noi pensiamo invece che i temi dello sviluppo devono sempre più collegarsi con gli strumenti di programmazione locale (come peraltro previsto dalla L.R. 35/2001) e con gli obiettivi delineati dalle intese programmatiche d'area. Gli interventi legati alla programmazione devono vedere il territorio soggetto attivo, riconoscendo il ruolo degli enti intermedi, e attuare azioni che facciano sistema tra pubblico e privato, indirizzando i finanziamenti a chi investe nella ricerca, nell'innovazione e nella formazione. Si tratta di affrontare, in un programma quadro, un complesso di interventi integrati, volti a favorire e sostenere la crescita e la competitività del sistema Veneto attraverso il sostegno e l'implementazione di processi di trasferimento tecnologico e la transizione verso nuovi settori industriali (vedi crisi del Tessile). Considerati i vincoli finanziari, è opportuno concentrare le risorse su un numero limitato di progetti che garantiscano il massimo dell'impatto su un settore o su un'area. L'aiuto che gli attori locali possono dare è in questo senso fondamentale; diventa loro compito individuare le priorità di intervento nelle varie aree. La presenza in Veneto di un esteso patrimonio di competenze tecnologiche e scientifiche deve vedere la Regione assumere un compito di soggetto di animazione sul COME PUÒ UNO SCOGLIO IL SISTEMA DEI DISTRETTI: UN’OPPORTUNITÀ PER LO SVILUPPO LOCALE territorio e porsi come interlocutore nei confronti delle amministrazioni pubbliche allo scopo di portare a sistema le conoscenze e le specializzazioni esistenti. Se prioritaria diventa la valorizzazione delle politiche di sostegno alla ricerca per rendere più efficaci ed adeguati i processi di trasferimento tecnologico nel sistema produttivo, d'altro canto le imprese devono organizzarsi individuando nel Distretto la sede capace di mettere in relazione le imprese con il mondo della ricerca ed indicare progetti di ampio respiro per settore e filiera tecnologica. In quest'ambito la risorsa umana è un fattore determinante e la formazione diventa un elemento centrale. E' opportuno individuare i settori di intervento, da realizzarsi con un accordo di programma, per promuovere specifiche iniziative di ricerca industriale, sviluppo competitivo, alta formazione e valorizzazione dei risultati della ricerca, e poi intervenire sulle imprese che investono in sviluppo precompetitivo. Il governo della politica dell'innovazione e della ricerca richiede un nucleo guida (coordinamento dei distretti?) il quale dovrebbe tenere sotto osservazione l'evoluzione delle ricerca e fornire alla Regione elementi per la sua attività di indirizzo. Una sorta di cabina di regia regionale per l'innovazione, capace di monitorare il territorio e di interagire con esso in base agli indirizzi di programmazione, così da assicurare che le realizzazioni operative delle azioni previste rispondano alle esigenze del territorio. E' chiaro inoltre che non possiamo ragionevolmente non preoccuparci delle imprese non rientranti nel distretto, che potrebbero realizzare forme di consorziazione. In questo senso va data completa attuazione alle leggi 317/91 e 140/99 che prevedono "il finanziamento, da parte delle regioni, di progetti innovativi concernenti più imprese, in base a un "contratto di programma" stipulato tra i consorzi e le regioni medesime". Se il Veneto vuole crescere occorre che vengano trasferite forti risorse sull'innovazione, sapendo che, dopo il trasferimento di competenze, alle Regioni sono conferiti ruoli rilevanti sul piano della programmazione economica. E' dunque il momento di superare l'attuale frammentazione di competenze amministrative ed aggregare tutti gli attori per disegnare una nuova stagione dello sviluppo. Luciano Milan, resp. dip. PMI e artigianato CGIL Veneto BERTO IN SEGRETERIA CGIL A PADOVA giovedì 19 maggio ore 9.30/13.30 Hotel Russott (ex Hotel Ramada) Rotonda S. Giuliano Mestre CGIL Veneto Il direttivo della CGIL di Padova ha eletto nella Segreteria confederale Lucia Berto, già Segretaria Generale della FILCEM (chimici ed energia) di Venezia. Lucia Berto ha 47 anni e risiede a Selvazzano. Ha iniziato l'attività sindacale nel ‘76 come delegata dell' Adriatica Gas (Sag), e nella seconda metà degli anni '80 ha assunto incarichi a tempo pieno nel sindacato dei chimici. Dall’89 al 92 è stata Segretaria generale della Filcea della Bassa Padovana; quindi è passata alla Filcea di Venezia di cui, nel gennaio 2001, ha assunto la direzione. Un ruolo che l'ha portata a cimentarsi con le complesse tematiche relative al rapporto tra chimica e territorio nella delicatissima area di Marghera e ne ha arricchito l'esperienza sindacale, soprattutto nelle tappe più significative: dalla stipula dell' accordo di programma dell'area industriale veneziana fino a tutte le problematiche e vicende connesse alla sua gestione. VENETOLAVORO giovedì 12 maggio 2005 5 MOBILITAZIONE NEI TRASPORTI CON I CONTRATTI, IN GIOCO LE PROSPETTIVE DEI SETTORI Lo scorso 4 maggio gli appalti ferroviari, il 12-13 maggio il Gruppo FS, poi il 15-16 maggio le autostrade, il 20 gli autoferrotranvieri, il 3 giugno i portuali. Forse con la sola eccezione delle autostrade, dove oggetto dello sciopero è il dissenso sulle proposte contrattuali avanzate in trattativa dalle controparti, una parte consistente dei trasporti è impegnato in vertenze che, pur avendo contenuti contrattuali, vedono negli assetti dei settori e nello loro possibili, e non condivise, evoluzioni, la materia fondamentale della mobilitazione. La vertenza dei ferrovieri contiene in sè il rinnovo del secondo biennio contrattuale, ma fonda le proprie ragioni sulla prospettiva del processo di liberalizzazione del sistema ferroviario e, in esso, del ruolo del Gruppo FS, tema che a sua volta contiene, tra l'altro, la parte relativa agli appalti ferroviari, settore nel quale, inoltre, si colloca la stessa vertenza sul rinnovo del CCNL. La vertenza degli autoferrotranvieri, invece, si fonda sulla unilaterale decisione delle aziende di procedere, dopo due mesi dal rinnovo del CCNL, alla disdetta delle parti di regolazione collettiva inerenti il trattamento economico di malattia, come reazione ai contenuti dell'ultima Legge Finanziaria che, a partire dal 2005, ha trasferito in capo alle aziende gli oneri per i trattamenti aggiuntivi, dal 1980 e fino allo scorso anno posti a carico dell'INPS. La vertenza dei portuali, infine, che giunge all'indomani dell'esito positivo della trattativa per il rinnovo del CCNL, si fonda sui contenuti delle modifiche, sostenute dal Governo, alla legislazione per la liberalizzazione del settore - che, tra l'altro, minerebbero l'attuale unitarietà contrattuale del lavoro portuale - e contro i tetti di spesa alle Autorità Portuali imposti dall'ultima Finanziaria, che frustrano le strategiche potenzialità di sviluppo del sistema portuale italiano. Vertenze che però, nonostante le ovvie specificità dei rispettivi settori, si prestano ad una "lettura politica" che individua alcuni "denominatori comuni": l manca l'interesse da parte del Governo e, addirittura, la percezione stessa del bisogno di una politica nazionale dei trasporti a supporto di una più generale, ma, a sua volta, assente, politica economica per il Paese; l tale pesante e perdurante carenza produce, nei trasporti, una serie di effetti negativi in cascata: l priva il settore di "linee di indirizzo" utili, se condivise, ad orientare in modo coerente l'azione delle parti sociali, delle amministrazioni pubbliche (centrali e periferiche), delle imprese; l fa prevalere, spesso in modo brutale, la logica dei costi di produzione su quella della qualità del prodotto, sociale o di mercato, realizzato dalla logistica, dai trasporti e dalla mobilità locale; l impedisce un'interlocuzione positiva, spesso indispensabile, con l'autorità politica di riferimento che anzi, come è evidente nel caso degli autoferrotranvieri, quando interviene, produce, addirittura, pesanti danni al lavoro, anche "rimangiandosi", nel giro di poche settimane, i propri provvedimenti legislativi; l impegna l'iniziativa sindacale nel con- trasto dei danni immediati, con vertenze che, nei trasporti, producono spesso danni all'utenza, e non consente un confronto che riesca a delineare un processo positivo e che coinvolga il lavoro come protagonista, non vittima, dei processi di riforma o, come nel caso dei porti, di controriforma. Alessandro Rocchi, segretario generale FILT Veneto LE VERTENZE APPALTI FERROVIARI - Sciopero di 24 ore effettuato il 4 maggio l Rifiuto delle controparti ad aprire il negoziato sul rinnovo contrattuale a due anni dalla scadenza del vecchio. l Incertezze e rischi sui livelli occupazionali e sui trattamenti nella nuova fase di gare per l'affidamento dei servizi da parte delle società del gruppo FS l Ritardi e contraddizioni nel processo di riassetto, attraverso le necessarie aggregazioni, delle imprese del settore. FERROVIERI - Sciopero di 24 ore dalle 21 del 12 alle 21 del 13 maggio l Sul rinnovo del biennio economico, le controparti hanno dichiarato indisponibilità ad accogliere la richiesta sindacale e rilanciato sugli aspetti normativi proponendo uno scambio inaccettabile tra adeguamento salariale e modifiche contrattuali. l Nessun sostanziale avanzamento sul Piano di Impresa di gruppo e sugli investimenti. l Sui temi legati alla sicurezza non viene dato seguito all'accordo del 19 aprile; anzi sembra esserci un tentativo di tornare indietro. l Tutte le questioni che si dovevano discutere sono state rinviate a successive riunioni, determinando un accumulo di argomenti che renderanno sempre più difficile una possibile conclusione con l'accordo. AUTOSTRADE - Sciopero di 24 ore tra il 15 e 16 maggio l La trattativa sul nuovo contratto, a 16 mesi dalla scadenza del vecchio, si è nuovamente bloccata sul capitolo "mercato del lavoro" per il tentativo delle controparti di respingere una regolazione contrattuale che contrasti la precarizzazione dei rapporti di impiego l Annunciato, inoltre, un analogo atteggiamento datoriale sui temi relativi all'orario di lavoro l Difficoltà nel definire un modello di relazioni industriali idoneo rispetto al profondo riassetto organizzativo e societario delle aziende del settore TRASPORTO PUBBLICO LOCALE - Sciopero di 8 ore il 20 maggio l Sul trattamento economico della malattia dopo che il Governo con la legge finanziaria ha deciso la sospensione dal 2005 della corresponsione economica in vigore da parte dell'INPS. l ASSTRA e ANAV, in rappresentanza delle aziende, avrebbero dovuto presentare una proposta di soluzione per rimediare alla lesione dei diritti dei lavoratori entro la scadenza del primo di giugno. l Nel palleggio di responsabilità, la situazione si è complicata dopo che le Associazioni datoriali, a fronte del maggiore onere che ricadrebbe sulle aziende, hanno disdetto le normative contrattuali sulla malattia, provocando migliaia di ricorsi. l Una loro richiesta di intervento al Governo ha sortito l'approvazione, in un Parlamento distratto dalla crisi dell'esecutivo, di un emendamento alla legge finanziaria che ha cancellato l'obbligo contrattuale delle aziende a garantire l'intero trattamento economico di malattia prima espressamente sancito. l Le Aziende pur avendo incassato dalla spesa pubblica 260 milioni di euro per il finanziamento del contratto firmato a novembre 2004, hanno creato questa drammatica situazione a seguito del taglio operato dalla finanziaria 2005 di circa 35 milioni di euro. l Intanto nessuno si è più preoccupato di mettere in piedi il tavolo delle regole e delle risorse, promesso ad aprile 2004 a Palazzo Chigi, necessario a completare la riforma del trasporto pubblico locale, arenatasi davanti al disastro delle attuali gestioni. PORTUALI - una giornata di sciopero il 3 giugno l Contro la politica del governo che con gravi responsabilità e poca lungimiranza indebolisce i porti e rischia di mettere fuori mercato l'intero settore in un momento di grande sviluppo del traffico e della competizione. l La portualità italiana rischia di essere affossata dall' immobilismo nelle iniziative, dal riaffiorare di velleità monopolistiche, tentativi di destrutturazione ed intermediazione, mentre il lavoro è sempre più esposto sul piano della sicurezza e minacciato nella sua tenuta, senza possibilità di ammortizzatori 6 BIRRERIA PEDAVENA UNA DECINA I CANDIDATI PRONTI A SUBENTRARE Non una, ma dieci: tante sono le società candidate ad acquisire la Birreria Pedavena. Lo ha comunicato in via ufficiale la stessa proprietaria Heinecken, in occasione del coordinamento sindacale del gruppo svoltosi il 4 maggio a Milano. E' così conclusa la fase di lavoro affidato ad UBM (la banca d'affari incaricata di individuare i possibili acquirenti) che su 50 aziende contattate ne ha trovate ben 10 interessate al sito, pronte a sottoscrivere il patto di segretezza ed aprire la trattativa. Molte sono aziende del settore, con una situazione più che solida, come ad esempio il gruppo J&D Royal (2 miliardi di euro di fatturato e 3.000 dipendenti), presente in Italia con il marchio "Birra Sofiero". Entro maggio le proposte di acquisto dovranno essere consegnate e successivamente valutate da Heineken ed UBM al fine di restringere la rosa alle offerte più interessanti. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dai lavoratori che non si sono mai voluti rassegnare all'idea di perdere la birreria ed hanno sempre creduto nella validità del sito oltre che alla propria professionalità ed al prestigio del marchio. Per inciso, anche nel 2005, nonostante tutte le difficoltà legate alla decisione di Heinecken di disimpegnarsi da Pedavena, la birra prodotta nello stabilimento bellunese ha conseguito importanti riconoscimenti internazionali, tra cui i terzi posti nella Categoria "Strong Ale" ed in quella "Ale" assegnati in occasione del "Wine & Spirit International Beer Challenge 2005" di Londra. Ora, sostengono i lavoratori, "ci auguriamo che Heineken, valutando le offerte, privilegi un produttore di birra e che quanto prima ci sia l' ufficializzazione di un acquirente che possa continuare la tradizione birraia di Pedavena". "Credo - aggiunge il Segretario Generale della FLAI del Veneto, Roberto Montagner - che ora sia venuto il momento di rendere esigibile la parte dell'accordo che impegna la multinazionale a privilegiare industriali del settore che garantiscano la continuità della produzione. Pensiamo che nel giro di un mese si possano individuare le 2 o 3 aziende più interessanti, non solo per l' entità dell' offerta, ma anche il per progetto industriale. Noi non staremo a guardare ed intendiamo esprimere una nostra valutazione". Intanto, sul versante dell'impegno istituzionale, procede il progetto di riqualificazione dei lavoratori, avviato dalla Provincia di Belluno. La settimana scorsa se ne sono precisati i contorni raccordandone i contenuti e le finalità con i piani per lo sviluppo territoriale perseguiti dagli enti locali. "Anche se speriamo di avere un compratore che garantisca la continuità dello stabilimento dice Montagner - crediamo che quel progetto abbia comunque una sua validità, soprattutto nella parte di formazione generale. Per questo vorremmo mantenerlo ed in questi termini mi pare ci sia un orientamento comune." Ora si tratta di andare avanti. "Lo faremo - dice Montagner - con la nostra autonomia che ci ha portato ai risultati di oggi". SAFILO: NO AI LICENZIAMENTI Il 9 maggio il vice presidente della Safilo Group Giannino Lorenzon, ha presentato a grandi linee un piano del Gruppo Safilo per i prossimi anni coincidente con un forte intervento organizzativo e produttivo. In particolare l'azienda intenderebbe lo storico stabilimento di Calalo oltre alle due unità friulane di Ronchis e Coseano, toccando 490 posti di lavoro. Il piano del gruppo, che conta 6.300 dipendenti, prevede la concentrazione delle attività in tre poli produttivi e la riduzione dei tempi di permanenza del prodotto nelle fabbriche. "Ci appare evidente - sostengono in una nota Femca-Cisl FilteaCgil Uilta-Uil - che la necessità di un piano di rilancio d'immagine e di sostanza utile a consolidare le quote di mercato attuali attestate sulla fascia medio alta, contrastando il ridimensionamento della produzione mondiale degli occhiali nell'area del metallo. Sinergie degli stabilimenti, maggiore efficienza organizzativa, diminuzione dei tempi d'attraversamento del prodotto sono interventi necessari in un momento di profonda metamorfosi del sistema industriale internazionale, ma non si possono scaricare interamente sui lavoratori denunciando esuberi in maniera così giovedì 12 maggio 2005 VENETOLAVORO rilevante. Il ritardo con cui queste azioni di contrasto ai significativi cambiamenti dei mercati vengono prodotte, le contraddizioni e le scelte organizzative non sempre comprensibili che più volte abbiamo denunciato nel passato, una politica di distribuzione che a noi non pare più efficace, dimostra come i processi di rilancio arrivino in ritardo e come questo ritardo provochi cure più massicce e dolorose di quanto nel passato sarebbe stato necessario. Il sindacato ha sempre agito perché l'efficienza e la produttività siano elementi fondamentali per la competitività del gruppo, sapendo che competitività significa mantenimento occupazionale e possibilità di maggiore contrattazione per i lavoratori. Ma le condizioni che poniamo oggi di fronte al nuovo riassetto industriale sono le seguenti: 1) necessità di un approfondimento ulteriore del progetto che va concordato; 2) no a licenziamenti; 3) riorganizzare gli impianti produttivi utilizzando tutti gli strumenti possibili previsti dagli ammortizzatori sociali; 4) prevedere mobilità interaziendale da stabilimento a stabilimento; 5) impegnare la proprietà ad un forte legame tra questa riorganizzazione e l'impegno al mantenimento delle produzioni in Italia. Per sostenere ciò, le OO.SS. di categoria promuoveranno nei prossimi giorni assemblee in tutti i luoghi di lavoro della Safilo, per informare e discutere con i lavoratori le necessarie azioni proponendo già da subito la disponibilità alla mobilitazione necessarie al sostegno delle nostre richieste". IL 16 FERMA L'IGIENE URBANA Ancora in alto mare la vertenza contrattuale dell'igiene urbana. La trattativa del 3 maggio con Federambiente è stata assai deludente. "La delegazione datoriale - riferiscono in una nota FP CGIL, FIT CISL, UILTRAPORTI e FIADEL - si è presentata dichiarando l'impossibilità di procedere nel confronto al tavolo negoziale conferendo all'incontro un esito fortemente negativo nel merito e oltraggioso nella forma, tenuto conto delle aperture prospettate nei giorni scorsi". Le segreterie nazionali "stigmatizzano fortemente il comportamento assunto dalla delegazione trattante Federambiente, irriguardoso di un corretto sistema di relazioni industriali ma, in particolar modo, nei confronti dei lavoratori, in attesa da mesi del dovuto rinnovo contrattuale. Le continue altalenanze tra indecisioni, rinvii e cambiamenti di posizioni impongono una ferma risposta: il rinnovo del secondo biennio non è una "possibilità" delle aziende, ma un preciso "diritto" dei lavoratori e delle lavoratrici, diritto alla contrattazione che è il fondamento stesso di moderne relazioni industriali, elemento centrale dei CCNL." La nota annuncia quindi la decisione dello sciopero proclamato per l'intera giornata di lunedì 16 maggio in tutto il comparto dell'igiene urbana. Sarà preparato con una tornata di assemblee e momenti di informazione e sensibilizzazione dei lavoratori e verrà preceduto in ogni territorio da confronti di merito con le Amministrazioni Locali che hanno appaltato o affidato il servizio. "Nel frattempo - dicono le segreterie nazionali - i lavoratori si atterranno all'assoluto rispetto delle normative del codice della strada e del contratto nelle attività lavorative". Mobilitazione dei lavoratori pubblici dopo che il Governo ha negato ancora una volta la conclusione contrattuale. Iniziative di protesta sono avvenute fin dalla mattinata di giovedì in numerose località del Veneto, mentre altre ne sono annunciate i prossimi giorni. GIOVEDÌ PADOVA, presidio davanti all'azienda ospedaliera VICENZA presidio davanti al comune VENERDÌ VERONA presidio davanti alla prefettura VENEZIA assemblee nei posti di lavoro Inoltre in tutti i posti di lavoro le RSU stanno predispondendo ordini del giorno a SOSTEGNO della TRATTATIVA e contro le posizioni del Governo. VENETOLAVORO giovedì 12 maggio 2005 7 PREZZI TRASPARENTI: SI PUÒ VERONA PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI IL MERCATO DEI CITTADINI E IL TAVOLO VERDE SI ALLA TRASPARENZA SUI PREZZI MA ANCHE AD ALTRE INIZIATIVE Da settembre 2004, grazie all'iniziativa promossa dalle associazioni degli agricoltori, CIA e UPA, e dall'associazione dei grossisti, FEDAGRO, i cittadini veronesi sanno di poter acquistare prodotti ortofrutticoli pagandoli quasi allo stesso prezzo dei grossisti. CGIL, CISL e UIL veronesi hanno accolto con favore e supportato l'iniziativa ritenendola importante per valorizzare le produzioni stagionali locali e per favorire la trasparenza nella costruzione dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli. Il valore aggiunto di questa promozione sta proprio nel ripristinare il valore e la convenienza delle produzioni stagionali e legate al territorio, oltre che diffondere la conoscenza dei prezzi dì riferimento dei prodotti. In realtà, si è trattato della più classica delle scoperte, "l'acqua calda"; ma spesso le cose semplici sono le più sconosciute e rivoluzionarie. Infatti, due leggi deI 1959 (nazionale) e del 1979 (regionale) già prevedevano l'apertura ai privati cittadini del mercato ortofrutticolo per i loro acquisti. L'operazione è consistita nel fare conoscere questa possibilità a tutti i veronesi. Ma dietro al successo di pubblico e all'accoglienza positiva dei cittadini sono emerse le prime reazioni non proprio entusiaste di alcuni commercianti, preoccupati di perdere le vendite al dettaglio. Da allora, l'esperienza è proseguita superando alcune delle difficoltà, confermando e incrementando l'interesse della cittadinanza, tanto da spingere VERONAMERCATO a farsi promotrice di una azione più strutturata e organica, ma con il medesimo obiettivo di informazione sui prezzi e di valorizzazione dei prodotti ortofrutticoli. Questa ulteriore iniziativa ha preso il nome di "Tavolo Verde". Al protocollo che vi ha dato il via hanno aderito Comune e Provincia di Verona, Cgil, Cisl, Uil, le associazioni degli agricoltori, dei commercianti e dei consumatori. La riunione dei soggetti aderenti avviene con cadenza quasi settimanale e la prima concreta realizzazione del progetto si attuerà in Piazza Brà a Verona dal 1 al 3 luglio 2005 con una serie di iniziative per informare il consumatore: l sulla stagionalità dei prodotti nazionali e locali; l sulle caratteristiche organolettiche e nutritive dei prodotti; l sulla composizione dell'etichetta (origine, provenienza, pezzatura /calibro e registro operatori) l sul prezzo all' ingrosso dei prodotti che si forma nel Mercato ortofrutticolo di Verona Per l' occasione saranno distribuiti al pubblico un chiaro opuscolo informativo e frutta fresca. La fase successiva riguarderà una specifica informazione rivolta alle persone anziane e ai bambini, anche con il supporto della ASL 20 che ha dimostrato interesse per l'iniziativa. Luigi Santoni, Segretario CGIL di Verona GLI AMBITI DI INTERVENTO DELINEATI DAL PROTOCOLLO D'INTESA l la formazione di una cultura agroalimentare, con particolare attenzione al mondo dei giovani e studenti, donne e mamme, anziani, ecc...; l l'informazione, con particolare attenzione ad una informazione che possa portare trasparenza e quindi aiuto alla filiera ortofrutticola sia in termini di prezzo che di qualità del prodotto; l la qualità e certificazione attraverso una politica di qualità del prodotto, di rintracciabilità dello stesso e di garanzia per il consumatore finale; l il marketing attraverso il posizionamento del sistema agroalimentare veronese sul mercato nazionale e internazionale, sulla valutazione dell'opportunità di adozione di un marchio unico del sistema agroalimentare veronese legando i prodotti al proprio territorio; l la promozione attraverso una politica coordinata di sostegno e di pub- blicazione della qualità, dei costi dei prodotti ortofrutticoli con interventi fieristici, pubblicitari e di pubbliche relazioni comuni l la commercializzazione attraverso lo sviluppo di iniziative omogenee che possano aiutare la crescita del settore agroalimentare di Verona, il suo collegamento con i mercati zonali e con l'attivazione di un qualificato centro d'asta. La petizione popolare relativa al doppio prezzo sui prodotti agricoli lanciata dalla Confederazione Italiana Agricoltori è un'iniziativa apprezzabile che richiama le responsabilità del Governo sulla politica economica, dei prezzi e del carovita, sulla lotta agli aumenti ingiustificati praticati a danno del consumatore. Come CGIL riteniamo necessario, accanto al sostegno alla proposta sul doppio prezzo dei prodotti ortofrutticoli (origine e finale al consumatore), avanzare ulteriori proposte per la difesa dei produttori agricoli e dei consumatori, a partire dalla riforma dell'Istat e della relativa norma di rilevazione mensile e trimestrale della formazione dei prezzi. Negli ultimi anni la perdita d'affidabilità dell'istituto è analoga a quella del Governo che continua a negare persino l'evidenza del lievitare dei prezzi ben aldilà dell'inflazione programmata. E' necessario inoltre il controllo della formazione dei prezzi lungo tutta la filiera, anche per ridurre le speculazioni parassitarie e la formazione di monopoli. Questa è oggi la principale urgenza per puntare, allo stesso ammodernamento, secondo standard europei, della nostra rete commerciale e distributiva. Il doppio prezzo, smaschera poi e rende trasparenti i costi dei prodotti trasformati dal settore agroindustriale e della rete commerciale italiana rispetto alla media degli altri paesi europei. Una maggiore trasparenza sui prezzi calmiera l'avidità dei regimi monopolistici, favorisce la modernizzazione del sistema, rende più solido e fiduciario il rapporto con il consumatore. Per quanto concerne le iniziative che è possibile assumere a carattere locale, abbiamo fatto alcune proposte, invitando le associazioni agricole a stringere un patto con le pubbliche amministrazioni, come per altro già oggi avviene in molte altre città italiane (es. Brescia, Torino e Verona), in fasce, condizioni e orari prestabiliti, per la vendita diretta dentro le strutture e nei mercati provinciali. Analogamente si dovrebbe provare forme sperimentali in alcuni negozi di dettaglianti ortofrutticoli di vendita e promozione diretta. Quello cui pensiamo è un patto che dovrebbe consentire di sviluppare alcune condizioni basilari di reciproco interesse: la salubrità degli alimenti attraverso processi di certificazione e d'originalità dei prodotti venduti; la valorizzazione delle produzioni territoriali e stagionali; la promozione dei prodotti biologici ottenuti grazie al rispetto delle risorse naturali e ambientali e della salute umana. Infine occorre sostenere il rilancio dell'agricoltura e del valore del lavoro italiano, come fondamentale molla della qualità dei prodotti e del reddito che un utilizzo sapiente dei terreni può generare. La scelta di passare alla creazione di produzioni a qualità certificata e marchi di tipizzazione è una condizione che garantisce il consumatore di fronte ai troppi casi di frodi e truffe alimentari. La CGIL è convinta che in questo modo sia possibile favorire un maggiore monitoraggio del mercato ed evitare rincari ingiustificati e manovre speculative sui prezzi e sui prodotti collocati sulle tavole dei consumatori. Ilario Simonaggio, Segretario Generale CGIL di Padova 8 giovedì 12 maggio 2005 VENETOLAVORO GRANDE SUCCESSO DELLE “RUOTE QUADRE” Fondazione Giuseppe Di Vittorio In una splendida giornata di sole oltre 230 corridori hanno partecipato alla prima mediofondo delle"ruote quadre" che si è tenuta domenica scorsa, 8 maggio. La corsa ciclistica, organizzata dalla CGIL, dallo SPI, dalla Federconsumatori con il sostegno di vari sponsor, ha ottenuto un risultato eccellente alla sua prima prova. Varie squadre, con in testa il gruppo ciclistico "Nuovi Trasporti Treviso" che ha sostenuto un grosso sforzo organizzativo, hanno partecipato al cicloraduno che si è snodato lungo due magnifici percorsi della Pedemontana e del Montello. La partenza è stata "alla francese", dalle 8,15 alle 9 circa, ed ha visto subito mettersi in mostra i migliori corridori provenienti da quasi tutte le province venete. Oltre ai trevigiani, numerosi i padovani, i veneziani, i vicentini, i bellunesi. Oltre al percorso "lungo" con la salita del Combai, i meno allenati hanno potuto scegliere il percorso "breve", lungo l'anello panoramico del Montello. La sede di partenza e di arrivo è stata organizzata a Istrana, nella magnifica e accogliente struttura di Ca' Florens che ha permesso di gestire con efficienza la consegna dei numeri, del pacco- gara, il dopo corsa, le premiazioni e il pranzo per oltre 150 persone. L'esperimento è dunque pienamente riuscito, coinvolgendo tante persone che amano lo sport, il ciclismo e la possibilità di trovarsi in una dimensione molto diversa - per certi aspetti "opposta" - a quella della "routine" del lavoro sindacale. Sono state gettate le basi per stabilire sinergie con gruppi ciclistici e con strutture della Cgil o collaterali alla nostra organizzazione che possano permettere l'anno prossimo di organizzare una seconda edizione di grandissima qualità ed interesse, puntando ad una partecipazione superiore ai 500 corridori. D. G. Presentazione delle elaborazioni della Fondazione Giuseppe Di Vittorio sui temi economico-sociali La Sezione di Scienze Sociali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio presenta le proprie elaborazioni su Finanza, concorrenza e regolamentazione Innovazione, ricerca e sviluppo, formazione Sviluppo locale, lavoro e qualità sociale Fisco, welfare e distribuzione del reddito interverranno al dibattito Massimo CALEARO Presidente Federmeccanica Giancarlo CORO’ Università di Venezia Ca’ Foscari, IRES Veneto Renzo COSTI Università di Bologna, Fondazione Di Vittorio Silvia GIANNINI Università di Bologna, Fondazione Di Vittorio Marcello MESSORI Coord. Sez. di Scienze Sociali della Fondazione Di Vittorio Università di Roma “Tor Vergata” Enzo RULLANI Università di Venezia Gianni TONIOLO Università di Roma “Tor Vergata” coordina Diego GALLO Segretario Generale CGIL Veneto V FD FDV 13 maggio 2005 ore 10.30 - 14.00 VENEZIA - Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti In collaborazione con CGIL Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige UN'ALLEANZA TRA ANCI, SINDACATI, ONG NASCE LA "COALIZIONE PRO-WELFARE" E' nata a Padova, nel corso di Civitas, la fiera del non profit, un'alleanza pro welfare composta da Cgil, Cisl e Uil, dall' Anci e dalle principali associazioni del Terzo settore (Forum, Associazione ong italiane, Summit della solidarietà). Obiettivo è la promozione di un welfare e un nuovo modo di fare politica a sostegno dei diritti dei cittadini a cominciare dal lavoro, dalla salute, dalla partecipazione. Il primo impegno è la messa a punto, entro dicembre, di una piattaforma da presentare ai candidati premier alle elezioni del 2006. Alla nascita dell' alleanza erano presenti Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil; Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl; Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil; Edoardo Patriarca, portavoce del Forum del Terzo settore; Sergio Marelli, presidente delle Associazione delle ong italiane; Leonardo Domenici, presidente dell'Anci. Tutti hanno convenuto, pur con le diverse sfumature, sull' obiettivo di unire le forze per avviare una fase in cui la società civile, autonoma dalla politica, prenda posizione concretamente e si mobiliti per sollecitare e rafforzare i diritti. TARIFFE MULTIORARIE ED "ENERGIA VERDE" LA PROPOSTA DELLA AUTORITÀ PER L'ENERGIA NON CONVINCE In merito alla proposta formulata dall'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG) circa l'estensione delle tariffe multiorarie presso le utenze domestiche, la Cgil e la Filcem hanno evidenziato il problema della salvaguardia dei redditi bassi (le cosiddette fasce sociali in cui si contano molti pensionati o persone a basso reddito) che non è soddisfatta dall'ipotesi presentata. Il Governo, infatti, non ne ha ancora definito né la delimitazione né il finanziamento. Altro aspetto critico della proposta dell'Autorità risiede nella mancata stima potenziale della riduzione di domanda "di punta" -derivante da un uso più efficiente dell'energia- che le tariffe "multiorarie" dovrebbero determinare. Il meccanismo proposto tende infatti ad accrescere i consumi elettrici anziché contenerli nel senso che il positivo risultato conseguibile con l'abbassamento dei picchi di domanda può essere annullato da un eccessivo innalzamento delle medie di consumo. A conferma delle loro preoccupazioni Cgil e Filcem segnalano che nel 1999 oltre il 50% delle utenze domestiche Enel si collocava sotto la media nazionale di 2.236 Kwh (2003), mentre il 14% delle utenze domestiche registrava consumi minimi fino a 500 Kwh. Esiste inoltre la concreta possibilità che le fasce alte di consumo vengano favorite e quelle con i consumi minori (dove si contano le famiglie a basso reddito) siano penalizzate dando luogo ad una "tassazione regressiva" sui consumi elettrici. Infine, per ciò che riguarda le garanzie di origine dell'energia elettrica da fonti rinnovabili, la proposta della AEEG risulta indeterminata e rischia di far ricadere sul solo consumatore i costi di queste fonti, oggi più che mai necessarie a fronte degli impegni del Trattato di Kyoto. Sono queste le ragioni per le quali la CGIL e la Filcem hanno chiesto all'Autorità di riformulare la propria proposta corredandola dei dati necessari a predisporre una delibera efficiente ed equa.