il nastro
azzurro
PERIODICO
NAZIONALE
DELL’ISTITUTO
DEL NASTRO
AZZURRO FRA
COMBATTENTI
DECORATI
AL VALORE
MILITARE
ANNO XLVII - N. 1 - GENN./FEBB. 2008 - Bimestrale - Poste Ital. S.p.A. Sped. in abb. postale D.L. n. 353/2003 (Conv. in L. 27/2/2004 n. 46) Art. 1 comma 2, DCB Roma
MEDAGLIA D’ONORE AI DEPORTATI E INTERNATI NEI
LAGER NAZISTI (1943-1945)
Riceviamo dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia
dall’Internamento dalla Guerra di Liberazione e loro Familiari
(A.N.R.P.) la seguente comunicazione:
“La Repubblica Italiana, come è noto, con Legge n.296/2006
(Art.1, commi 1271-1276), ha concesso una medaglia d’onore
ai cittadini italiani (militari e civili) che nell’ultimo conflitto
mondiale furono deportati e internati nei lager nazisti e, nel
caso che il diretto beneficiario sia deceduto, al familiare piu’
stretto. Presso la Presidenza del Consiglio è stato istituito un
apposito Comitato, di cui l’ANRP fa parte, per l’individuazione degli aventi diritto. Al fine di facilitare l’iter per detta concessione, sono stati predisposti: un modello di domanda e un
foglio notizie (scaricabili dal sito www.anrp.it) che, dopo essere stati debitamente compilati e sottoscritti dal richiedente,
insieme alla fotocopia di un documento di identità, (anch’esso
sottoscritto) e ad eventuali certificazioni relative alla deportazione e all’internamento, dovranno essere spediti, con semplice affrancatura, a: Comitato per la concessione di una
Medaglia d’onore ai cittadini italiani deportati e internati nei
lager nazisti (art.1, commi 1271-1276, Legge n.296/2006 –
Via della Mercede 9 – 00186 ROMA. È auspicabile che le
domande giungano numerose. Quante più infatti saranno le
domande concesse, tanto più alta sarà la risonanza di quel
“NO!” al nazismo, pronunciato con grande coraggio e forza
morale dai deportati e internati italiani. Questa è un’occasione
per far emergere dall’oblio una delle più significative pagine
della nostra recente storia, nonché momento di collettiva
rfliessione.”
I Soci che non hanno la possibilità di scaricare i moduli dal sito
internet dell’ANRP, possono rivolgersi alla nostra segreteria al
n.064402555-064402676.
• Comunicazioni
Pag.
• Dobbiamo incrementare gli iscritti
“”
• L’Ammiraglio Di Paola eletto Presidente
del Comitato Militare della NATO
“”
• Lettere al Direttore
“”
• Meritorie iniziative della Federazione
provinciale di Arezzo
“”
• La vicenda Barnabè-Ascione:
storie incrociate di due Eroici Bersaglieri
“”
• Il Valore Militare per i Bersaglieri
“”
• Storia di una medaglia lungamente attesa
“”
• Detto fra noi
“”
• Un riconoscimento ben meritato
“”
• Non tutte le Federazioni hanno
“Simpatizzanti” tra i loro iscritti
“”
• 77 anni fa: la Crociera Aerea dell’Atlantico
Meridionale
“”
• Ci resta il nome
“”
• Alessandria 20 ottobre 2007 –
Giornata del Decorato al Valor Militare
“”
• Da Cassino a Bagdad (Era proprio necessario?) “”
• Cronache delle Federazioni
“”
• La partecipazione dell’Istituto del Nastro
Azzurro alle celebrazioni del 4 novembre
“”
• Note liete
“”
• L’Associazione Arma Aeronautica assegna
il premio letterario 2007 a Ovidio Ferrante “”
• Consigli Direttivi
“”
• Azzurri nell’Azzurro dei cieli
“”
• Abbonamenti e potenziamento giornale
“”
• Oggettistica del Nastro Azzurro
“”
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In copertina:
***
QUOTE 2007
Invitiamo i nostri associati a regolarizzare la loro posizione
associativa per il 2007, rivolgendosi direttamente alle
Federazioni provinciali cui sono iscritti.
Per gli abbonati e/o sostenitori alla nostra rivista le quote possono essere versate sul c/c postale n.25938002 intestato a
“Istituto del Nastro Azzurro” oppure su c/c bancario n.072
2122-3 - CIN IT “A” - ABI 06155 - CAB 03200 della CASSA DI
RISPARMIO DI FERRARA - Filiale di Roma - P.zza Madonna
Loreto, 24.
Le quote per l’abbonamento sono le seguenti:
- abbonamento ordinario: € 20
- abbonamento sostenitore: € 25
- abbonamento benemerito: € 30 e oltre.
Ringraziamo tutti per il sostegno che certamente ci verrà dato.
2008: Missione: PACE
***
“IL NASTRO AZZURRO”
Fondato a Roma nel 1926
(La pubblicazione fu sospesa per le vicende connesse al secondo conflitto mondiale e riprese nel 1951)
Direz. E Amm.: Roma 00161 - p.zza Galeno, 1 - tel. 064402676 - fax 0644266814 - Sito internet: www.istitutonastroazzurro.org - E-mail: [email protected] - Direttore Editoriale: Giorgio Zanardi - Presidente Nazionale dell’Istituto
- Direttore Responsabile: Antonio Daniele - Comitato di Redazione: Giorgio Zanardi, Antonio Daniele, Carlo Maria
Magnani, Bruno Stegagnini, Antonio Teja, Giuseppe Picca, Antonino Zuco - Segretaria di Redazione: Barbara Coiante Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Roma con decreto n.° 12568 del 1969 - Progetto Grafico e stampa: Arti
Grafiche San Marcello s.r.l. - v.le Regina Margherita, 176 - 00198 Roma - Finito di stampare: dicembre 2007
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Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana
IL NASTRO AZZURRO
3
DOBBIAMO INCREMENTARE
GLI ISCRITTI
garantire al nostro Istituto la continuità delle funzioni
Azzurri carissimi
prescritte dal nostro Statuto di cui la Patria oggi ha semè passato più di un anno
pre più bisogno.
dal Congresso di Brescia e
Colgo l’occasione anche per ricordare alle nostre
sento il dovere di fare con voi
Federazioni la cura della iscrizione al nostro Istituto di
il punto dello stato di salute
tutti gli enti (comuni, province, reparti militari, università
del nostro Sodalizio in relaecc.) decorati al valor militare residenti nell’ambito dei
zione all’inarrestabile calo del numero dei decorati
rispettivi territori di competenza, sui quali nulla può la
dovuto all’inesorabile legge dell’anagrafe.
legge dell’anagrafe.
Nel corso del 2007 il numero dei decorati al valore e
Quanto più stretto sarà il rapdei loro più diretti discendenti
porto fra le nostre Federazioni
iscritti al nostro Istituto è disceso
provinciali e gli enti istituzionali
da 5.752 a 5.360 cioè di circa il
DOBBIAMO PERTANTO TUTTI DEDICARE
presenti nel territorio, quale che
7% mentre il numero dei nostri
LA MASSIMA PARTE DEL NOSTRO
sia il loro colore politico, tanto
simpatizzanti è salito da 995 a
TEMPO DISPONIBILE ALLA RICERCA E
più proficua sarà la realizzazio1.196 cioè del 20%. Siamo quinALLA ACQUISIZIONE DI NUOVI SOCI
ne dei due obiettivi primari sui
di sulla buona strada ma non è
SIMPATIZZANTI GIOVANI …
quali concentrare ogni nostra
abbastanza per dichiararci soddiattenzione.
sfatti perché le perdite dovute
Ecco, carissimi, i propositi da tenere più che mai preall’anagrafe si accrescono in forma sempre più geometrisenti nel 2008.
ca anno dopo anno.
Vi abbraccio, vostro
Dobbiamo pertanto tutti dedicare la massima parte
del nostro tempo disponibile alla ricerca e alla acquisiGiorgio Zanardi
zione di nuovi soci simpatizzanti giovani per riuscire a
L'AMMIRAGLIO DI PAOLA ELETTO
PRESIDENTE DEL COMITATO MILITARE DELLA NATO
L'Ammiraglio Giampaolo Di Paola, attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa, è stato eletto
Presidente del Comitato Militare dell’Alleanza Atlantica e avvicenderà il Generale canadese
Ray Henault. L’elezione si è tenuta presso il quartier generale della NATO a Bruxelles da
parte dei capi di Stato Maggiore della Difesa dei 26 paesi membri riuniti nel comitato, in cui è
rappresentata anche la Francia. Nato nel 1944, la carriera in Marina dell’Ammiraglio Di Paola
comincia all’età di 16 anni con la frequenza della Scuola Navale “F. Morosini” di Venezia. Ha
poi frequentato i corsi normali dell’Accademia Navale di Livorno conseguendo, nel 1966, la
nomina ad ufficiale. Nella sua carriera ha comandato i sommergibili “Cappellini” (1974-75) e
“Sauro” (1980-81), la fregata “Grecale” (1984-85) e l’incrociatore portaeromobili “Giuseppe
Garibaldi” (1989-90). Ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità presso lo Stato
Maggiore della Marina dove è stato Assistente del Sottocapo Stato Maggiore della Marina
(1990-91), poi Capo dell’Ufficio Piani e Politica Navale della divisione Piani e Operazioni
(1991-92) e, infine, Capo del Reparto Piani e Operazioni (1992-94).
Nel 1994 ha lasciato lo Stato Maggiore della Marina per ricoprire l’incarico di Capo del
Reparto Politica Militare presso lo Stato Maggiore della Difesa sino al 1998 quando ha assunto l’incarico di Capo di Gabinetto
del Ministro della Difesa. Nel 2001 è stato nominato Segretario Generale della Difesa/Direttore Nazionale degli Armamenti e
nel marzo 2004 Capo di Stato Maggiore della Difesa.
Nel passato solo un altro italiano, l’Ammiraglio Guido Venturoni, aveva ricoperto la stessa carica dal 1999 al 2002
TELEGRAMMA DI CONGRATULAZIONI SPEDITO DAL PRESIDENTE NAZIONALE ALL’AMMIRAGLIO DI PAOLA
Ammiraglio di Squadra Giampaolo Di Paola Capo Stato Maggiore Difesa
Via XX Settembre 11 – 00187 ROMA
Egregio Ammiraglio, gli Azzurri d’Italia le esprimono le più vive felicitazioni per l’incarico che le è
stato conferito di primo responsabile della NATO, nomina che dimostra il prestigio che lei ha saputo
conferire alle Forze Armate d’Italia con la sua alta gestione di Capo di Stato Maggiore della nostra
Difesa
Devotamente Giorgio Zanardi
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IL NASTRO AZZURRO
LETTERE AL DIRETTORE
Egregio Direttore,
l’allegata copia dell’articolo di “Nuovo fronte” corregge che il più giovane fucilato d’Italia non è il nominativo
pubblicato sull’ultimo numero de “Il nastro Azzurro”, bensì quello riportato nel foglio che vi mando. E non è
né un soldato, né un fascista, né un partigiano, solamente un povero ragazzo che amava Cristo!
Cordiali saluti.
Anna Fazi
Lariano, 02/10/2007
(da “NUOVO FRONTE” n.259 pg.10)
ROLANDO RIVI: UN SEMINARISTA UCCISO DAI PARTIGIANI IN ODIO ALLA FEDE
Il 7 gennaio 2006 è iniziato a Modena, nella chiesa di S. Agostino, il processo di canonizzazione e di beatificazione di Rolando
Rivi.
Egli nacque il 7 gennaio del 1931 a San Valentino (in provincia di Reggio Emilia) da Roberto e Albertina Canovi… All’età di
undici anni, … nel 1942 entrò in seminario … vestì l’abito talare di cui andò orgoglioso.
Erano anni durissimi in cui la guerra imperversava ... Nel 1944 il seminario fu occupato e Rolando, insieme a tutti gli altri
seminaristi, fu costretto a tornare nella casa familiare. A San Valentino il parroco del paese venne umiliato e malmenato da alcuni
banditi partigiani. Ma …il giovane seminarista … volle continuare a manifestare la sua vocazione, vestendo abiti talari senza
mascherarli ...
Il 10 aprile 1945, dopo aver presenziato alla Santa Messa, si recò nel vicino boschetto con i libri per studiare sottobraccio. Sparì. I
genitori iniziarono una ricerca disperata che non si arrestò neanche quando furono trovati i suoi libri sull’erba, con un biglietto che
enunciava il sequestro del quattordicenne. “Non cercatelo. Viene un attimo con noi. I partigiani”.
L’odio anticlericale dei criminali partigiani si sfogò sul giovane Rolando. Lo invitarono a sputare sul crocefisso e a spogliarsi degli
abiti talari ma lui rifiutò con onore. Lì iniziò il vero martirio, con frustate, schiaffi, sputi, pugni, calci e poi con la sottrazione di
quell’abito da seminarista che Rolando cercò di mantenere addosso fino all’ultimo.
Passarono giorni in cui l'odio partigiano provocò le peggiori umiliazioni ai danni del povero Rolando. Infine la decisione più
straziante: l’uccisione! … vicino ad una fossa … quelle belve non si fecero scrupoli e caricarono i fucili puntandoli su di lui. Come
ultimo desiderio, chiese di poter pregare…
“Lo abbiamo ucciso noi, ma siamo perfettamente tranquilli”, disse il capo partigiano a Roberto e Albertina… di fronte al cadavere
martoriato del figlio adolescente, il padre scoppiò in un pianto lancinante che i testimoni ricordano ancora oggi...
Nico Spuntoni
Gentilissima Signora Fazi,
pubblico volentieri la Sua cortese lettera e uno stralcio del lungo articolo pubblicato da “Nuovo Fronte” a firma di
Nico Spuntoni.
La verità, per quanto possa essere dura, è sempre la verità. Il periodo 1944-45 fu terribile per l’Italia. Non lo fu tanto
per le vicende belliche che videro il territorio italiano trasformato in un campo di battaglia, dove però l’avanzata alleata avvenne a rilento, fu quasi riluttante e si svolse senza scontri di carattere epico. L’Italia, divisa in due dall’insipienza
politica di Badoglio, ha cercato e cerca tutt’ora il riscatto morale dalla vergogna dell’8 settembre. Alcuni sperano di
poterlo trovare nella Resistenza, attività importante dal punto di vista politico, ma del tutto marginale sotto il profilo bellico. In nome di essa si sono glorificate anche figure criminali e si sono obliate figure di eroi, come Rolando Rivi, il vero
più giovane fucilato d’Italia, figura eroica come eroica è quella di Roberto Di Ferro, partigiano ma non criminale.
Noi, lettori della triste storia nazionale di quel periodo, dobbiamo rivalutare le figure nobili che rifulsero tra tutte le
parti in causa e, nel contempo, dobbiamo pure ben identificare quelle figure, anch’esse diffuse tra tutte le parti in causa,
che nobili non furono affatto, anzi si macchiarono di orrendi crimini e, purtroppo in molti casi, protetti dalla fluidità delle
vicende belliche, non pagarono il fio delle loro nefandezze.
La ringrazio ancora per aver dato l’opportunità a “Il Nastro Azzurro” di concorrere almeno ad approfondire la verità.
A. D.
IL NASTRO AZZURRO
5
Al Brig. Gen. Antonio Teja
Segretario Generale dell’Istituto
del Nastro Azzurro
Egregio Segretario Generale,
La informo che all’articolo, di cui allego copia, comparso su “Il Messaggero” del 27 giugno u.s., non mi sono potuto trattenere dall’inviare
all’autore dello stesso, Roberto Gervaso, la lettera di cui le unisco copia...“Quanto sopra anche a nome dell’Associazione che rappresento per la
Provincia di Pesaro-Urbino” …
Il Presidente delia Federazione Prov.le
Ten. Col. R.O. Luigi Leonardi
(da “A TU PER TU” rubrica de “Il Messaggero” curata da Roberto Gervaso – 27 giugno 2007)
LA DIFESA DI NESSUN IDEALE GIUSTIFICA LA GUERRA
Caro Signor Gervaso… Mi farebbe piacere che lei, che conosce la storia del nostro Paese meglio di me, mi spiegasse perché l’Italia entrò nella
Prima Guerra Mondiale… (Patrizio Arcidiacono – Perugia)
L’Italia entrò in guerra contro la volontà della maggioranza. Gli italiani schierati con i bardi dell’intervento erano meno,
molto meno dei neutralisti, ma mentre questi, indecisi e pavidi, stavano a guardare, i fautori della guerra minacciavano la
rivoluzione. Sarebbero scesi tumultuosamente in piazza se il governo… contravvenendo agli impegni a suo tempo
solennemente presi con gli Imperi Centrali, fulcro della Triplice Alleanza, non avesse voltato gabbana, passando armi e
bagagli con l’Inghilterra e la Francia, artefici di quella che, con l’Italia, diventerà la Triplice Intesa. Ma non meravigliamoci: i
giri di valzer, i cambiamenti di fronte sono stati per secoli, e ancora sono, la nostra specialità. Soprattutto quando si sente
odore di sconfitta.
Contro la guerra erano i socialisti riformisti,… i massimalisti di Serrati e Bombacci... i popolari, i cattolici sturziani… i
liberali,... la borghesia. Gli interventisti… facevano la voce grossa, impazienti di menare le mani e dare una lezione al
vecchio e odiato padrone austroungarico e al Kaiser autoritario. Questa borghesia temeva sorprese e traumi ma, alla fine,
frastornata dalla propaganda, capitolò... L’esecutivo, d’accordo con la Corona, dopo il tradimento, com’era nell’italica
tradizione, decise l’intervento… perché si sentiva vigorosamente spalleggiata da una minoranza di esaltati, di fanatici, di
politici demagoghi come Mussolini… Il futuro Duce… passò dal neutralismo all’interventismo, incorrendo negli anatemi
dei socialisti, che lo espulsero per indegnità dal partito. Il Vate,... col discorso di Quarto infiammò la Nazione... il dado era
tratto. Alla faccia di una maggioranza irresoluta e imbelle, che avrebbe pagato cara la sua miopia e la sua insipienza.
Dott. Gervaso,
la leggo sempre con interesse, però mi ha deluso il suo articolo di oggi mercoledì 27 giugno c. a. intitolato “Neutralisti e Interventisti” col quale
Lei ha confermato la sua penna facile però, anche negli scivoloni storici.
Quando uno scrittore pubblica su un giornale di grande diffusione che l’epopea del Risorgimento “Epopea non era stata”: quando aggiunge che “i
giri di valzer, i cambiamenti di fronte sono stati per secoli e ancora lo sono la nostra specialità. Soprattutto quando si sente odore di sconfitta” e
ancora... “con la Corona, dopo il tradimento com’era nella Italica tradizione” dopo simili gratuiti incisi, (e Lei è uno storico?), ci sarebbe da
vergognarsi di essere Italiani: invece le cose non stanno così come Lei afferma: si pensi che dalle sue citate affermazioni si dovrebbe ricavare che i
nostri Partigiani negli anni 1944 e 1945 furono solo degli opportunisti che si misero dalla parte del vincitore e non furono quei ragazzi che
combatterono con l’ideale della Patria!!.. .Possibile?
Mi permetta di darle il consiglio di non avventurarsi più su questo terreno minato; e in ogni caso Lei, che ha il dono della penna facile, non la usi
contro i nostri sentimenti che a suo tempo li pagammo cari e di persona!! Ascolti me che sono vecchio: in avvenire, si astenga da tali velenosi e
gratuiti commenti
Quanto sopra anche a nome dell’Associazione che rappresento per la Provincia di Pesaro-Urbino.
Il Presidente delia Federazione Prov.le
Ten. Col. R.O. Luigi Leonardi
Caro Presidente Leonardi
col consenso del Direttore Generale, ho ritenuto doveroso far comparire la sua lettera in modo aperto sulla nostra
Rivista. Per motivi di spazio ho dovuto ridurre all’essenziale lo stralcio dell’articolo di Roberto Gervaso che Lei giustamente ci ha segnalato. In tale articolo, oltre a comparire un evidente atteggiamento “radical-chic” (termine coniato dal
grande Indro Montanelli col quale, sembra strano ma è così, Gervaso ha collaborato in opere storico letterarie di grande diffusione e popolarità), traspare evidente la più totale incoerenza di pensiero.
Per affermare che “…la difesa di nessun ideale giustifica la guerra…”, Gervaso avrebbe potuto dire molte cose grandi e nobili. Egli, invece, ha preferito denigrare l’Italia e gli italiani dimenticando che la prima guerra mondiale, per l’Italia,
è stata anche la quarta ed ultima guerra di indipendenza. Trento e Trieste non sarebbero mai state italiane se l’Italia non
le avesse prese con la forza. La Triplice Alleanza fu rotta dall’Italia non per “voltare gabbana”, ma perché gli Imperi
Centrali continuavano a tergiversare sulla promessa cessione di questi ultimi due lembi di Italia irredenta. Certamente,
l’idea della guerra non era condivisa da tutti gli italiani, ma affermare che il governo abbia deciso di entrare in guerra
solo per dar retta ad una esigua minoranza un po’ rumorosa, in barba alla maggioranza silenziosa e contraria, è davvero troppo! Non è analisi storica, ma ragionamento da bar di paese… e non risponde neppure alla domanda del lettore:
“perché l’Italia entrò nella Prima Guerra Mondiale”?
Dalle pagine dei giornali non dovrebbe essere dispensata propaganda pacifista a buon mercato..
A.D.
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IL NASTRO AZZURRO
MERITORIE INIZIATIVE DELLA FEDERAZIONE
PROVINCIALE DI AREZZO
L’Istituto del Nastro Azzurro plaude a tutte le iniziative, fortunatamente molto numerose, con cui è stato celebrato il
4 novembre, Festa della Vittoria e delle Forze Armate, ed in particolare intende sottolineare la bella iniziativa della
Federazione provinciale di Arezzo che ha diffuso nelle scuole della Provincia il volantino riprodotto in queste pagine.
L
a Federazione di Arezzo ha portato a termine anche un’altra meritoria iniziativa che è stata molto apprezzata
dall’Istituto del nastro Azzurro e, per questo, ha uno spazio tutto suo in queste pagine. A seguito di contatti intensi e proficui con l’amministrazione del Comune di Montevarchi, luogo di nascita del maresciallo Quadrumani, uno
dei tredici aviatori italiani trucidati a Kindu l’11 novembre 1961, la Federazione di Arezzo ha ottenuto che venisse istituito il “CENTRO NAZIONALE DI DOCUMENTAZIONE, RICERCA E MEMORIA DELLE MISSIONI UMANITARIE DI
PACE” con delibera comunale approvata all’unanimità da parte di tutti i Consiglieri presenti alla seduta del 24 ottobre
2007 (vds. Pagina accanto).
Appena la notizia è stata resa ufficiale, il Presidente Nazionale, Comandante Giorgio Zanardi, ha voluto ringraziare
personalmente il Sindaco di Montevarchi per aver compreso e fatta propria l’importanza dell’iniziativa al fine di tramandare alle giovani generazioni i più nobili sentimenti ed ideali che hanno sempre animato i militari italiani nell’adempimento del loro dovere in difficili missioni a carattere prevalentemente umanitario svolte sovente in condizioni molto precarie e pericolose.
Il centro ora dovrà essere organizzato, ma la Federazione di Arezzo è già alacremente al lavoro per questo.
IL NASTRO AZZURRO
7
ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO
FRA COMBATTENTI DECORATI AL V. M.
Eretto in Ente Morale con R.D, 31 maggio 1928 N. 1308
Al Direttore Periodico Nazionale
Il Nastro Azzurro"
Si trasmette copia della delibera approvata dal Consiglio
Comunale di Montevarchi con il quale si istituisce il “Centro
Nazionale di documentazione ricerca e memoria sulle missioni
umanitarie di Pace”, iniziativa promossa da questa Federazione del
Nastro Azzurro di Arezzo.
Nei vari interventi succedutisi in seduta di Consiglio
Comunale i rappresentanti delle forze politiche hanno
pubblicamente riconosciuto i meriti e l’impegno del Nastro
Azzurro, promotore di iniziative patriottiche e culturali,
compiacendosi e ringraziando la Federazione per le attività svolte in
questi anni.
Il Centro sorgerà in una ex scuola intitolata nel 1962 alla
memoria dei 13 aviatori Caduti a Kindu e sarà uno dei primi centri
in Italia che ricorderà il sacrificio e l’impegno dei nostri militari
all’estero.
Si ringrazia per l’impegno e la sensibilità il Sindaco della
Città di Montevarchi GIORGIO VALENTINI, il Presidente del
Consiglio Comunale GIANLUCA MONICOLINI e tutti i
Consiglieri Comunali presenti, che hanno votato all’unanimità l’atto.
Cordiali saluti.
Arezzo 2 novembre 2007
Il Presidente della Federazione
Stefano Mangiavacchi
Al Dr. Giorgio Valentini
Sindaco del Comune di
MONTEVARCHI
OGGETTO: Delibera del Consiglio Comunale n.113 del 24.10.2007.
Gentile Sig. Sindaco,
abbiamo ricevuto tramite il nostro Presidente della Federazione di Arezzo Sig. Stefano Mangiavacchi
copia della Delibera in oggetto con la quale è stata approvata all’unanimità la costituzione del “Centro Nazionale
di Documentazione ricerca e memoria sulle missioni umanitarie di Pace”.
Il progetto, fortemente voluto da codesto Comune e caldamente supportato dalla Federazione Aretina
del Nastro Azzurro costituisce una pietra angolare per promuovere la “cultura della memoria” di quanti si sono
sacrificati ed hanno onorato la Patria nelle missioni di Pace all’estero rafforzando in tale modo la considerazione
e stima delle nostre Forze Armate in ambito internazionale.
Formulo le più vive felicitazioni per l’iniziativa altamente meritoria e perfettamente allineata con i
compiti statutari dell’Istituto del Nastro Azzurro ed auguro a Lei ed al Consiglio Comunale le più ampie
soddisfazioni e riconoscimenti,
Giorgio Zanardi
8
IL NASTRO AZZURRO
LA VICENDA BARNABÉ-ASCIONE:
STORIE INCROCIATE DI DUE EROICI BERSAGLIERI
Le vicende di due bersaglieri, entrambi originari della generosa terra di Romagna, si incrociano nella sanguinosa campagna di Russia: il capitano Aurelio Barnabè, amato dai suoi soldati per il grande coraggio e le spiccate doti umane, viene gravemente ferito e sarebbe morto se il soldato Quinto Ascione non lo avesse portato via a spalla. Barnabè, tornato in Patria, guarirà dalle sue ferite mentre Ascione troverà la morte in battaglia poco tempo dopo. Barnabè sarà tra i primi a salutare il ritorno
in Patria delle spoglie mortali di Ascione nel 1993. Questa vicenda così bella si conclude con la cerimonia di intitolazione del
parco pubblico di Imola ad Aurelio Barnabè.
reparto al grido di “Savoia” ricacciandolo ed infliggendogli
gravi perdite. Malgrado le severe ferite subite, con i superstiti fronteggiava nuove preponderanti forze nemiche, tenute fino ad allora in rincalzo, permettendo così al battaglione di affermarsi sulle posizioni raggiunte. Durante il violento ed accanito combattimento, durato parecchie ore, sebbene esausto di forze, fu presente ovunque maggiore era il
pericolo, entusiasmando con le parole e con l’esempio i
dipendenti in una gara magnifica di slancio e di valore”.
Fronte russo – Serafimovitch - 3/8/42
Encomio tributatogli dal Comandante del 6°, Col. Umberto
Salvatores, a seguito dei combattimenti del 13 agosto 1942:
Encomio
“Le vostre elette doti di comandante hanno avuto la più alta
consacrazione, quando, dopo tante dure e fulgide prove,
avete versato il vostro sangue generoso sul campo di battaglia. Siatene fiero: colleghi e superiori Vi ammirano, i vostri
bersaglieri mai dimenticheranno il loro Comandante, la
Patria vi guarda riconoscente.”
Umberto Salvatores
Dal suo diario comparso a fine 1994 sul n. 6 di “Fiamma
Cremisi”, notiziario della Associazione Nazionale
Bersaglieri.
Capitano AURELIO BARNABÉ
Nasce ad Ozzano il 1 giugno 1909. Svolge il servizio
militare nei Bersaglieri quale allievo ufficiale alla scuola di
Milano e a Bologna (Caserma Magarotti). Nel 1931 ha la
prima nomina. Nel 1941 è al 6° Rgt. col grado di Tenente e
parte per la Jugoslavia dove resta quasi un anno. All’atto
della mobilitazione per la campagna di Russia è Capitano.
Come Capitano anziano ha diritto di insegnamento alla
suola allievi sottufficiali di Bobrusk Villa del Nevoso in Istria
che non accetta per non abbandonare al loro destino i suoi
bersaglieri che avrebbero quotidianamente continuato a
rischiare la vita in prima linea. In Russia si copre di gloria.
Medaglia di Bronzo al Valor Militare:
“Comandante di compagnia, in un momento difficile dell’azione quando già il nemico stava per impossessarsi di una
nostra importante posizione, si lanciava alla testa del suo
“Dopo 3 mesi dal termine della campagna di Jugoslavia,
partimmo per il fronte russo, ove giungemmo, nella città di
Uman dopo 25 giorni di tradotte militari. Fummo spediti
immediatamente ad Orlowo Tvanowka dopo 900 km percorsi nella famosa 4^ strada ed inseriti nel settore del Csir
(Donetz) in sostituzione del 2° Rgt. paracadutisti tedesco.
Inenarrabili i disagi su una pista ghiacciata (-42°). Notti intere furono trascorse spingendo innanzi a braccia gli automezzi fermi per guasti meccanici nella morsa dell’inverno
più rigido che si ricordi. Il vento e la fame resero ancor più
tragiche quelle giornate. Occupammo le colline del Donetz
(massima quota 331 m), io con la 3^ a quota 300. Ad un km
di distanza i russi, a qualche centinaio di metri i posti d’osservazione. Le sentinelle si avvicendavano fuori dalle buche
ogni 15 minuti.
A metà aprile iniziò il disgelo, con l’acqua che entrava
dovunque, fango al ginocchio. Nessuno spostamento era
possibile. Il 27 giugno avvenne l’attacco alla quota più alta,
preceduto da un intenso fuoco di mortai. Enormi le perdite
da ambedue le parti, colpito a morte anche l’amico capitano Trucchi di Forlì della 1^ compagnia, (la quota poi verrà
riconosciuta col suo nome). La mattina del 12 luglio ebbe
inizio la nostra avanzata dal Donetz al Don. Innumerevoli i
combattimenti prima di giungere sulle sponde del Don.
Nikitino, quota 343, Iwanowka. In quelle circostanze
apparvero le prime Katiusce, lanciarazzi autocarrati ad
accensione elettrica.
Dal 13 al 17 fummo mitragliati per errore da Stukas...
IL NASTRO AZZURRO
Avevamo raggiunto la zona mineraria (carbone), che si
comprendeva anche dai nomi Bokovo, Antrazit... Il 31
luglio ebbe inizio la battaglia nelle località di Bobrowskij e
Baskowskij separate da un bosco. Furono giornate tremende per il grande sacrificio di uomini e dispendio di mezzi.
Ricordo che il 3 agosto in una mischia feroce mi vennero a
mancare 90 uomini della 3^ con tutti i comandanti di plotone. Dal Don, incessantemente, russi di tutte le nazionalità
traghettavano notte tempo mezzi e armi attraverso il bosco.
Si giunse al 13 agosto. La mia compagnia era ridotta a 20
uomini. Il colonnello Salvatores mi mandava tutto quello
che riusciva a trovare... Ripartiti all’assalto fui colpito all’emitorace sinistro col sangue che mi usciva dal petto, dalla
schiena e dalla bocca. Svenni e quando rinvenni avevo a
fianco Ascione, portaordini che mi disse in Dialetto “Sgnor
Capitè al port in seiv me” (Signor capitano la porto in salvo
io). Venni posato su un motocarrello e trasferito al posto di
medicazione.
Vi giunsi dopo 5 ore in condizioni disperate. Ricoverato
dapprima in un ospedale tedesco (sapevo il tedesco) poi in
uno italiano, giunsi in aereo fino a Budapest e in Italia
(Bologna) coi treni ospedale.
9
cia. A me serviva da materasso sulle tavole dure. Il telefono
chiama sempre concitato (faceva il portaordini e come diceva lui faceva “sempre il doppio di strada degli altri”) debbo
ricevere e trasmettere, da un momento all’altro i nemici
potrebbero irrompere nella baracca...
12 maggio - Ho chiesto al cappellano di fare la Pasqua, di
dire una messa, ma ancora non s’è visto... prego spesso
chiuso in me stesso. Dormo pochissimo. Come resisto non
lo so. Cantiamo intorno ai fuochi coi compagni...
20 maggio - Ho chiesto di fare parte di un plotone di linea.
Mi sono armato e sono partito per il luogo dell’incontro.
“Tornerò vivo?”
3 giugno - Mi sono confessato e ho fatto la comunione nella
saletta della Mensa Ufficiali, che squallore, mi sento triste,
quasi avvilito... Fa un caldo enorme. Sono teso eccitato e
nervoso. Avrei bisogno di quiete fisica e spirituale ma ho
rifiutato la licenza che mi spettava. Non potevo lasciare i
miei compagni...
Medaglia d’Argento al Valor Militare
“Comandante di Compagnia, sosteneva bravamente gli urti
ripetuti di preponderanti forze avversarie, impiegando i
superstiti del suo reparto, già provati da duri combattimenti. Dopo essersi prodigato fino al limite di ogni possibilità,
rimasto con pochissimi uomini e poche armi efficienti,
ripiegava in posizione retrostante. Subito dopo partecipava
al contrattacco con una compagnia di formazione per rioccupare le posizioni contese. Ferito gravemente, continuava
arditamente nell’azione fino a che cadeva per il sangue
copiosamente perduto”. Fronte russo, 13 agosto 1942
Nel dopoguerra riprende il suo lavoro in banca ma non
smette di essere un punto di riferimento per tutti i suoi bersaglieri del 6°. Muore il 22 agosto 1994 un anno dopo il
ritorno di Quinto Ascione. A suo nome è intitolata la palazzina della 3^ compagnia del 6° in Bologna alla Caserma
Mameli dove nell’atrio un suo bronzo è circondato dalle
motivazioni delle decorazioni.
Bersagliere QUINTO ASCIONE
Nasce a Cervia il 19 giugno 1919. Diplomatosi nel ‘37 presso l’Istituto Magistrale Carducci di Forlimpopoli, si iscrive
alla Facoltà di Magistero di Urbino. Avviatosi da poco alla
professione di insegnante e di educatore religioso, nel 1938
divenne il primo Presidente della neocostituita
Associazione Giovanile “Pier Giorgio Trassati” (Azione
Cattolica) di Cervia. Il coro della “Schola Cantorum” della
Cattedrale risuonava della sua bella voce. La passione del
canto e dell’insegnamento faceva il pari con quella per le
lettere e la poesia. Nel 1941, non usufruendo del rinvio scolastico, venne chiamato alle armi presso il 6° Bersaglieri in
Bologna mentre una parte del Reggimento, dopo la campagna Jugoslava, si stava preparando a quella Russa.
Raggiunse il reggimento in Russia, dopo il periodo di istruzione, nel marzo del ‘42. In Russia era ancora inverno.
La sua non era una partecipazione politica ma ideologica,
come ci lascia scritto nel Diario: “…il mio povero aiuto alla
lotta contro il bolscevismo, nemico di Dio…”.
Tutti i suoi atti e la sua vita furono informati a questi dettati e più di tutto spiega il diario che teneva saltuariamente e
che è riportato quasi integralmente.
3 maggio - Oggi ci hanno ritirato il cappotto con la pellic-
Interruzione di 2 mesi
13 agosto - Siamo a 200 metri dal Don. Sono di vedetta
poco lontano dall’acqua. Subito dopo comincia un fuoco di
artiglieria terribile. Combattevamo con accanimento, noi e i
tedeschi. Le armi della mia squadra si incepparono proprio
quando una squadra dì Russi ci fronteggiava a pochi metri.
I tedeschi intanto ripiegavano, scappavano e allora noi li
imitammo. Eravamo sfiniti dalla corsa, ma non tutti si erano
salvati. Qualcuno era rimasto a terra, pallido, forse erano gli
ultimi arrivi non ancora assuefatti al combattimento.
Formammo con altri bersaglieri rimasti una seconda linea
col capitano Barnabè e il sergente Manfredi. All’improvviso
sentii un grande schianto, lacerante, terribile, e un colpo
all’orecchio (Quinto non aveva ancora trovato una buca
dove appiattirsi).
La Madonna mi aveva aiutato, ho visto su di noi la mano di
Dio veramente in quel momento. Alzai il capo coperto di
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terra. Sentii gridare: “Signor Capitano è morto Gigi
(Ghidoni)”
Rossi, Mongoli, Siberiani, Cosacchi erano infiltrati qua e la
nelle bolke, nell’erba alta. Eravamo rimasti una ventina..
Vedemmo arrivare quelli del comando, scritturali, magazzinieri, cuochi, che non avevano mai visto la linea. “Dov’è la
3^ di Barnabè?” domandavano “La terza non esiste più”
disse il capitano. Vidi morire Righi il magazziniere, il sergente Golli, il tenente Moliterni dell’amministrazione.
Restammo in 7/8 col nostro capitano divisi in due gruppi. Io
e altri due sul ciglio della Bulka, gli altri col Capitano un po’
più in là. Ad un tratto sentii arrivare i colpi del parabellum
e un lamento. In 4 sorreggevano il capitano che si premeva
una mano sul cuore, ma il fuoco continuava fortissimo da
tutte le parti. I miei compagni e quelli che sorreggevano il
capitano corsero via.
Ero rimasto da solo sul ciglio col cuore che mi batteva e il
capitano, lì sotto, pallido sanguinante che si lamentava. Mi
avevano preso di mira ormai vicini, io l’ultimo superstite.
Mi lasciai scivolare giù e puntai l’arma verso l’alto; non vidi
nessuno (Ormai gli avrebbero sparato da una posizione
eretta).
(Signor Capitano la porto in salvo io)
sgnor capitè al port in seiv me…
Ci sono altri russi qui attorno. Un’altra raffica mi sibilò sul
capo. Accada quel che accada o moriamo insieme o ci salviamo tutti e due. Lo raccolsi e lo trascinai, io madido di
sudore lui di sangue, verso una bolka o balka a 300 metri.
Dio mi ha aiutato. Il posto era più sicuro; trovai altri del
comando attestati e il capitano fu medicato alla meglio e
avviato nelle retrovie dove arrivò dopo 5 ore.
(Per l’azione Quinto Ascione ricevette fa Croce di guerra).
28 agosto dal suo diario – (altri testi dicono 26, 13 giorni
dopo la precedente azione). Verso l’alba è ricominciata la
battaglia, il 25° (altro btg. del 6°) era in pericolo, dovevamo
andare in suo soccorso… Siamo in terreno scoperto, avanti
bersaglieri, molti tentennano ma si va avanti. Avanti, avanti
e riprendiamo le posizioni abbandonate. I morti sono a centinaia russi e italiani. Si arrendono. Li facciamo alzare, li
chiamiamo con le poche parole che conosciamo in russo.
Sono atterriti vengono avanti con le braccia in alto. Diamo
loro da bere e da fumare “spassiba” rispondono. Vidi uno
IL NASTRO AZZURRO
venire verso di me zoppo, era un ragazzo che poteva avere
17 anni. Capii che era scappato quando il commissario politico minacciava di sparargli. (I Commissari quando ordinavano un assalto anche suicida sparavano a chi era ultimo). Un
mio bersagliere prese l’elemetto e lo picchiò forte in testa al
prigioniero ferito. Mi adirai e lo chiamai “Loro pugnalano i
nostri” mi disse. Era vero, ma noi non siamo ai loro livelli.
Queste vendette sono stupide, Franchini ha dato una sigaretta a un russo, noi che facciamo la raccolta delle cicche.
(questo diario lo scriveva a posteriori quindi dobbiamo pensare che c’è stata una pausa sufficientemente lunga per scrivere prima dell’ultimo assalto).
La tomba del Soldato
Un colpo orrendo sentii, che m’abbatté e un grande fuoco
divamparmi dentro.
“Mamma...Italia” gridai e vidi il sole ingigantire in una
luce immane.
Nel pallido imbrunire, lieve brezza fa dondolar un fior,
sulla mia tomba di guerra, volto al dolce sol che muore…
mamma se tu potessi questo fiore stringerlo forte al petto
Allora tanto di me tu ascolteresti… sono morto, mamma,
un giorno grave di scoppi e tuoni, di Te e di Patria gridando i dolci nomi.
(Questi versi in poesia sono del 1941, un anno prima della
sua fine)
Medaglia d’Oro a Quinto Ascione
“Studente universitario, volontario di guerra, prestava la sua
opera coraggiosa, nelle imprese più audaci e nelle più ardite situazioni, infondendo con l’esempio fiducia, tenacia ed
ardimento... Già distintosi per aver salvato da sicura morte il
comandante dell’altra compagnia, primo fra i primi mentre il
nemico stava per penetrare nelle nostre linee, contrassaltava.
Ferito, rifiutava ogni soccorso e ritto sullo spalto lanciava le
ultime bombe. Veniva colpito al petto da una raffica...
magnifico esempio di semplice e consapevole eroismo”.
Jagodnij 28 agosto
Nel novembre 1942 L’Università di Urbino conferì a Quinto
Ascione la laurea “ad Honorem” in lettere alla memoria. La
salma di Ascione è tornata in Italia il 9 marzo 1993, dopo
50 anni. Ad entrambe le cerimonie Il Tenente Colonnello
Aurelio Barnabè fu presente.
IL NASTRO AZZURRO
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Al Bersagliere Quinto Ascione è intitolata la Scuola Media
di via Roma (alta) a Cervia.
(Notizie tratte dal sito dell’Associazione Nazionale
Bersaglieri)
IMOLA DEDICA IL GIARDINO DI PIAZZALE MICHELANGELO
ALLA MEMORIA DEL TEN.COL. AURELIO BARNABÈ
Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di Imola
Premesso che
Aurelio Barnabè nacque ad Ozzano Emilia il 1.06.1909.
Ragioniere presso l’Istituto Pier Crescenzi di Bologna, frequentò a Milano il corso Allievi Ufficiali di complemento dei
Bersaglieri.
Come Sottotenente di prima nomina giunse al VI° RGT Bersaglieri di Bologna.
Terminato il servizio, tornò ad Imola ove fu assunto presso la locale Cassa di Risparmio.
Allo scoppio della II guerra mondiale fu richiamato al suo VI° RGT Bersaglieri.
Fu inviato sul fronte iugoslavo e poi sul fronte russo ove si coprì di gloria ricevendo:
- un encomio solenne
- una medaglia di bronzo sul campo
- una medaglia d’argento
Ferito al petto sull’ansa del Don (punto di massima avanzata delle nostre truppe) rimase a perdere sangue per ore nella
“Terra di nessuno”, fra le opposte linee.
Ebbe la vita miracolosamente salvata dall’eroismo del Bersagliere Quinto Ascione di Cervia che aveva chiesto al
comandante del RGT il permesso di recuperare il cadavere del Capitano Barnabè (che era così buono).
Rientrato in Italia, ridotto ad una quarantina di chili, fu per mesi tra la vita e la morte nell’Ospedale Militare di Cesenatico.
Tornato alla vita civile attuò una brillante carriera in banca fino in ruoli dirigenziali.
Nel 1970 gli giunse da Roma la nomina a “Cavaliere della Repubblica”.
Nel 1993 gli giunse da Roma la nomina a Tenente Colonnello del ruolo d’onore.
Nel 1994 morì ed il VI RGT inviò un picchetto in divisa a rendergli gli onori.
Nell’anno successivo, gli fu intestata la Caserma della 3^ Compagnia dello stesso VI° RGT a Bologna.
Amante della pace, fu fra i primi e più convinti europeisti imolesi perché sicuro che solo la Federazione Europea avrebbe
reso più improbabili altre guerre.
Si invita la Giunta
ad esaminare la possibilità di intestare un luogo pubblico della città al concittadino Aurelio Barnabè in quanto meritevole di
ricordo a monito e ad insegnamento delle attuali e future generazioni imolesi.
Pezzi A.
Barelli M.
Lanza L.
Si è tenuta ad Imola, sabato 13 ottobre 2007, la programmata intitolazione del giardino sito in piazzale Michelangelo di
fronte alla Chiesa di Croce in Campo al Ten.Col. Aurelio Barnabè, Comandante di Compagnia del 6° Rgt. Bersaglieri in
Russia, Medaglia d’Argento per l’azione del 13 agosto 1942 sul Don e di Bronzo al V.M.. Erano presenti tutte le autorità
civili, religiose e militari del distretto. Rendevano gli onori un picchetto del 66° reggimento fanteria Aeromobile “Trieste” di
stanza a Forlì. L’Istituto del Nastro Azzurro era rappresentato dal Presidente della Federazione provinciale di Bologna Cav.
Rag. Giorgio Bulgarelli, accompagnato dal Consigliere provinciale Cav. Ugo Bulgarelli, in funzione di Alfiiere, con il
glorioso Medagliere della Federazione. All’arrivo sono stati accolti con commovente entusiasmo dal Dr. Mario Barnabè,
figlio del Ten.Col. Aurelio Barnabè e dal Col. Giovanni Bragagni, del Comando Regione Emilia-Romagna dell’Esercito. La
presenza del Nastro Azzurro è stata graditissima non solo da parte delle Autorità ma anche delle locali Associazioni d’Arma,
presenti in buon numero, i cui Presidenti si sono intrattenuti con i nostri rappresentanti.
La cerimonia, nella sua semplicità, ha visto la partecipazione di un folto pubblico e degli studenti dei vicini plessi scolastici
accompagnati dai loro insegnanti.
La Fanfara dei Bersaglieri dell’Associazione di Cesena ha eseguito gli inni e accompagnato tutte le fasi della cerimonia.
L’intitolazione del parco chiude virtualmente un ciclo avviato da anni e voluto dai Bersaglieri imolesi, guidati dall’avv.
Giuseppe Di Lorenzo, tesa al riconoscimento del valore della figura di Aurelio Barnabè e dei tanti che dalle fila del 6°
Reggimento di Bologna non fecero più ritorno alle terre emiliane.
Si ringrazia il Museo Storico dei Bersaglieri di Roma per le fotografie e le notizie fornite, senza le quali questo articolo non
sarebbe stato così completo.
12
IL NASTRO AZZURRO
IL VALORE MILITARE PER I BERSAGLIERI
P
er noi Bersaglieri queste sono parole insite
nel DNA. Il Valor
Militare, infatti, è il riscontro concreto dell’eroismo e
del valore del soldato italiano e quindi dei Fanti
Piumati che, dal 1836 ad
oggi, hanno saputo interpretare con la loro unica scelta
la supremazia del valore
della Patria a fronte di
quanto di personale potesse
esserci in alternativa.
Se il Medagliere della nostra Associazione, che vanta
ben 192 Medaglie d’Oro al V.M. concesse individualmente ai Bersaglieri nel corso della loro storia, è il nostro
vanto, ancora maggiore è l’orgoglio di noi tutti per quelle splendide Medaglie col nastro azzurro che rifulgono
sulle Bandiere invitte dei nostri magnifici Reparti e che
testimoniano di un reiterato valore collettivo delle Unità
piumate in tutte le guerre, su tutti i fronti, in tutte quelle
circostanze nelle quali la Patria, la nostra Italia, ha chiamato alla sua difesa ed a quella delle Istituzioni.
“Per premiare, secondo i casi le azioni di segnalato
valore militare”, il Re di Sardegna Carlo Alberto istituì le
Medaglie d’Oro e d’Argento al V.M., con Regio Viglietto
datato 26 marzo 1833.
Nel 1887, con Regio Decreto n. 5100 in data 8
dicembre, venne istituita la Medaglia di Bronzo al V.M.
in “sostituzione della Menzione Onorevole” e il 4
novembre 1932 con Regio Decreto n. 1423 il Re Vittorio
Emanuele III istituì la Croce di Guerra al V.M. che, il 17
ottobre 1941 con Regio Decreto n. 1480, viene denominata definitivamente Croce al Valor Militare per ricompensare, come le Medaglie d’Oro e d’Argento, anche gli
atti di valore compiuti in tempo di pace. Questa la breve
anamnesi storica delle Medaglie al V.M..
Ma quali sono gli atti che comportano la concessione di una tra queste ricompense?
Il Regio Decreto n. 1423 del 4 novembre 1932 è
estremamente preciso. All’Art. 3 recita: “Le decorazioni
al valore militare sono concesse a coloro i quali, per
compiere un atto di ardimento che avrebbe potuto omettersi senza mancare al dovere ed all’onore, abbiano
affrontato scientemente, con insigne coraggio e con felice iniziativa, un grave e manifesto rischio personale in
imprese belliche. La concessione delle decorazioni può
aver luogo solo quando l’atto compiuto sia tale che
possa costituire, sotto ogni aspetto, un esempio degno di
essere imitato”.
L’Art. 6 poi stabilisce che: “Il grado della decorazione al V.M. si commisura all’entità dell’atto di valore
compiuto determinato dalla
elevatezza degli intendimenti dell’autore, dalla gravità del rischio e dal modo
col quale esso e stato
affrontato;...La perdita della
vita... tuttavia non può da
sola costituire titolo ad una
decorazione al V.M. ne
indurre ad una supervalutazione dell’impresa...”.
L’Art. 4 dello stesso
Regio Decreto precisa inoltre che: “Le Medaglie al
V.M. possono essere concesse anche per imprese di
carattere militare compiute in tempo di pace, quando in
esse ricorrano le caratteristiche di cui all’Articolo precedente”.
Per avere ancora più chiaro il significato delle
Medaglie al V.M. si veda la precisazione all’Art. 5:
“…Quando l’impresa tenda soltanto a fini filantropici o tipicamente professionali, estranei e non strettamente connessi alle finalità per le quali sono istituite le Forze
Militari dello Stato, si fa luogo alla concessione di ricompense di altra natura anche se l’autore sia un militare in
servizio sotto le armi”.
Infine l’Art. 22 precisa che: “Le decorazioni al V.M.
possono essere concesse anche ad interi reparti non inferiori alle Compagnie ed a comandi che si siano collettivamente distinti per valore in azioni belliche. Le insegne
sono appese alla Bandiera o al Labaro quando il Reparto
ne sia dotato...”.
Quindi Valore Militare individuale e collettivo, cioè
atti da additare come esempio di disinteresse per tutto
quanto è personale a fronte del bene supremo della
Patria, non imprese professionalmente dovute, ma coraggio oltre misura, iniziativa anche non richiesta, ardimento senza tentennamenti. Questi i motivi del nostro vanto
per questo incredibile carico di Valore del nostro
Medagliere e dei nostri Reggimenti. Queste decorazioni
sono la prova concreta di atti autenticamente eroici da
additare quale esempio per tutti.
Nella lettura della nostra storia, e nel numero delle
decorazioni al V.M. ai singoli ed ai Reparti Bersaglieri
riconosciamo la dedizione, l’altezzoso sprezzo del pericolo, la grande forza interiore di questo magnifico soldato imitato forse, ma eguagliato mai.
Ed ogni tanto rileggere la nostra storia e parlare del
valore, comprendere a fondo l’importanza intrinseca dei
suoi segni, non può farci che bene in un mondo globalizzato che ha sicuramente bisogno di ritrovare e coltivare, per non smarrire la rotta, i suoi valori di fondo.
(Liberamente tratto da “FIAMMA CREMISI”)
IL NASTRO AZZURRO
13
1. DIFESA DEL PORTO
Il 9 settembre ‘43, all’indomani dell’armistizio, si ebbe a
Bari uno dei primissimi episodi di resistenza armata al nuovo
nemico; e sicuramente uno dei pochi episodi di “resistenza
vittoriosa”. Quel giorno un battaglione di minatori paracadutisti della divisione tedesca Fallschirm Jager penetrò con un
colpo di mano nel recinto portuale ed iniziò a minare le infrastrutture e ad affondarne le navi.
La reazione di alcuni reparti eterogenei, racimolati in tutta
fretta dal Gen. Nicola Bellomo (che casualmente era venuto a
conoscenza dell’occupazione del porto da parte dei tedeschi)
e ai quali si aggiunsero molti abitanti dei quartieri adiacenti al
porto, valse ad impedire che i minatori paracadutisti portassero a termine l’opera intrapresa. Il forte reparto tedesco, intrappolato nel recinto del porto fu costretto a chiedere una tregua
e successivamente fu autorizzato (dai Superiori del Gen.
Bellomo) ad evacuare la città.
Negli scontri, aspri e cruenti, vi furono numerosi morti e
feriti e tra questi anche il Gen. Bellomo. Molte le decorazioni
a caduti e viventi. In particolare una medaglia d’argento al
Gen. Bellomo ed una medaglia d’oro a Michele Romito1 un
ragazzo di appena 14 anni, abitante del borgo antico, che a
colpi di bombe a mano aveva incendiato un camion tedesco.
re il porto di Bari (era il principale e più importante punto di arrivo dei materiali necessari ad
alimentare le Armate alleate operanti in Italia)
con un massiccio e devastante bombardamento
che secondo il Gen. Eisenhower e la stampa
USA fu il più grave dopo Pearl Hrbor ed il più
disastroso di tutta la campagna in Europa.
Nel bombardamento la città ed il porto subirono danni gravissimi. Tra le navi esplose e
affondate (ben 25) vi fu la John Harwey nelle cui
stive vi erano 2000 tonnellate di bombe all’iprite le cui esalazioni mortali invasero il porto e la
città; e fu quello l’unico episodio di guerra chimica di tutto il 2° conflitto mondiale. I morti si
contarono a migliaia ed ancora di più furono i
feriti. Il loro numero non fu mai accertato perché
l’iprite ha continuato a mietere vittime per decine di anni: l’ultimo caso di morte dovuta all’iprite si è avuto nell’anno 20003.
Anche in questa occasione i baresi diedero
prova di straordinario spirito di sacrificio, abnegazione, altruismo e si prodigarono nel salvataggio dei feriti e dei naufraghi nelle acque del porto, rese infide
per l’iprite e per la nafta che aveva preso fuoco con fiamme
alte più di 20 metri.
La caduta in disgrazia e la fucilazione del Gen. Bellomo
(dichiarato criminale di guerra dopo un processo farsa celebrato da un tribunale militare inglese) unitamente alla assurda
censura voluta da Sir Winston Churchill, che non voleva che
si sapesse che su una nave inglese vi fossero ordigni chimici
messi al bando sin dal 1925 dal consesso della Società delle
Nazioni (il gravissimo episodio, infatti, è rimasto pressoché
sconosciuto in Italia ed in Europa), furono forse i motivi per cui
la richiesta del Presidente De Tullio fu insabbiata e non ebbe
mai una risposta ufficiale ma solo inviti ufficiosi a “lasciar perdere” perché ormai era acqua passata.
Nel 2003, dopo circa mezzo secolo, essendo stata riabilitata nel frattempo la figura del Gen. Bellomo ed essendo ormai
decaduta la stupida censura voluta da Churchill (che, pur di
non ammettere che su una nave di Sua Maestà, la John
Harwey, vi fosse l’iprite, lasciò morire senza cure adeguate
centinaia di militari inglesi), il Gen. Giuseppe Picca, nuovo
presidente della Federazione di Bari, ha rispolverato dai vecchi archivi la proposta De Tullio, risalente al 1955, e l’ha ripresentata in edizione riveduta e corretta. Questa volta, grazie
anche al clima favorevole creato dalla Presidenza Ciampi, la
proposta è andata avanti senza intoppi, e si è concretata nella
concessione della Medaglia d’Oro al Merito Civile.
Non è stata concessa, è vero, la decorazione al Valor
Militare, ma la motivazione fa riferimento in modo esplicito
all’eroico coraggio della popolazione e dei militari che impedirono, dopo ore di violenti scontri, che le truppe tedesche
distruggessero il porto di Bari: e questo basta!
Visto il tipo di decorazione concessa, Bari non entrerà nel
novero dei Soci d’Onore dell’Istituto del Nastro Azzurro; ma
lassù, nell’Azzurro del Cielo, il Presidente De Tullio sarà
egualmente contento. Bari ha ottenuto la sua medaglia!
2. BOMBARDAMENTO DELLA CITTÀ 2
Il 2 dicembre ‘43, tre mesi dopo il fallito tentativo della
Fallschirm Jager, i tedeschi riuscirono nell’intento di distrugge-
Giuseppe Picca
(Presidente della Federazione di Bari)
Il 14 settembre 2006 con la consegna, da parte del
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, della
Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Città di Bari, è stato dato
pubblico riconoscimento all’eroico comportamento del capoluogo pugliese durante l’ultimo conflitto mondiale. Con questa medaglia vengono finalmente premiati dopo oltre mezzo
secolo, anche l’impegno e il lavoro del Grand’ufficiale
Domenico De Tullio 1, Presidente della Federazione del
Nastro Azzurro di Bari, che facendosi interprete delle istanze
dei cittadini baresi, chiese per primo, all’inizio degli anni ’50
del secolo scorso, un riconoscimento ufficiale dei numerosi
fatti eroici di cui Bari si era resa protagonista nella seconda
guerra mondiale
Nella lunga, circostanziata documentazione presentata
alla Presidenza della Repubblica a sostegno della richiesta, De
Tullio descrisse gli episodi in cui i baresi avevano dato prova
di coraggio, abnegazione e spirito di sacrificio, allegando per
ciascuno prove e testimonianze. Fra tutti, per necessità di sintesi, vengono ricordati solo i due episodi seguenti.
Ora è socio simpatizzante della Federazione di Bari.
Un articolo su questo episodio è stato pubblicato sul n°. 2-3 febbraio-marzo 2004, di questo periodico, con il titolo “Una
pagina dimenticata – Bari 2 dicembre 1943”.
3
la vicenda “iprite a Bari” è stata ricordata sul numero di marzo-aprile 2007 della nostra rivista in un articolo dal titolo “Bari
ricorda Martellotta”.
1
2
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IL NASTRO AZZURRO
L’AMOR DI PATRIA NON CONOSCE CONFINI
Caro Nastro Azzurro;
non ricordo bene la data, durante l’estate scorsa ho avuto la dolce e gioiosa sorpresa della telefonata della Signorina o (Signora) Barbara. È stata l’ultima notizia avuta dal Nastro Azzurro. Oggi ricorre il
mio 55° anniversario che lasciai l’Italia. Sono un po’ tutto mal ridotto, ma il mio spirito d’Italianità è più
forte che mai. Frugando nei miei ricordi, trovo il mio distacco dalla mia Patria. Il giorno che lasciai
Napoli, su una vecchia carcassa, (Homeland) per emigrare verso lidi sconosciuti, era una giornata
autunnale ma luminosa. Il panorama che si offriva includeva il Vesuvio, bello anche senza il pennacchio di fumo, la penisola di Sorrento e la perla del golfo, Capri, Ischia, Ponza e Ventotene. Tutto era una
fantasmagoria di bellezza. La nave si dirigeva verso Genova, dove passammo la notte, altro spettacolo
di luci e scintillii. Passai la notte sul ponte della Nave, senza dormire. Pensavo alla terra che mi sfuggiva. Che struggente malinconia! Quanti pensieri quanti ricordi cari, quante cose intime e quante lacrime
celate negli angoli più reconditi dell’anima. Quasi per istinto di ribellione, con singhiozzi che mi serravano la gola, mi rivolsi a Dio per chiedergli: “Perchè sono destinato a lasciare la mia terra natia, andare ramingo per altre terre, altre città fra gente sconosciuta?” Mentre la Nave si allontanava da Genova
io continuavo a guardare la città che si faceva sempre più piccola fino a scomparire. Mi pareva pure che
Dio si degnasse di rispondere alla mia disperata invocazione, ardente e sconsolata, dicendo: “Figlio mio,
la tua Patria non finisce qui, la tua Patria non ha confini, non ha frontiere. Perché l’Italia è dappertutto,
in ogni luogo dove vivono italiani che la tengono nel cuore. Essa è ovunque nel mondo dove giungono
le luci dei suoi ideali, dovunque ci sia un raggio di civiltà. Essa è presente in tutti i continenti, solca tutti
i mari e gli oceani si estende ad oriente e ad occidente, toccando i ghiacci polari e il sole dei tropici,
lungo la pista delle carovane nei deserti e sui sentieri dei monti. Essa è presente nella bandiera delle navi
e sulle ali degli aerei. In ogni luogo tu incontrerai la Patria, ne rivedrai il volto, ne ascolterai le preghiere ed i canti. Si, nel mio lungo peregrinare, ovunque ho incontrato il volto della Patria. Molte volte io
stesso lo ho portato in giro per il mondo. Oggi a 55 anni di distanza, non posso tornare in Italia perché
vengo additato come: “Lorenzo l’Americano”. Qui sono conosciuto come: “Lorenzo l’Italiano”. Ed è
tutto per me.
Azzurro Lorenzo Trimarco
(Socio della Federazione di Roma, residente a Philadelphia-U.S.A.)
7 GENNAIO: FESTA DEL TRICOLORE
La bandiera nazionale è un simbolo. Ogni nazione si riconosce in esso e lo onora per il fatto di rappresentare la nazione stessa. Bene ha fatto il Presidente della Repubblica pro tempore Carlo Azeglio
Ciampi ad istituire la “Giornata del Tricolore”. Egli ha completato così quella che in assoluto è stata la
sua opera di Presidente più meritoria: l’aver trasmesso agli italiani l’esigenza di recuperare l’amore per
la Patria.
Nei decenni precedenti il suo mandato presidenziale, una continua e strisciante campagna di disaffezione per i simboli patriottici e per qualsiasi cosa che, anche lontanamente, potesse invitare a buoni
sentimenti nei confronti della nazione, aveva avuto un lento ma inesorabile successo. La maggioranza
degli italiani certamente continuavano ad amare la Patria, ma lo facevano quasi di nascosto, come se si
vergognassero di avere un sentimento tanto nobile quanto disinteressato. Dobbiamo ringraziare vivamente e dal profondo del cuore il Presidente Ciampi, perché ha saputo invertire questa tendenza al
punto che, oggi finalmente, ogni volta che l’Italia primeggia nel mondo, gli italiani festeggiano anche
cantando l’inno di Mameli. L’ultimo episodio lo si è visto domenica 21 ottobre quando, dopo la strepitosa vittoria della Ferrari nel campionato mondiale di Formula 1, tutti i tecnici e gli sportivi della squadra cantavano con forza e commozione l’Inno Nazionale mentre le sue note echeggiavano sul campo
di gara.
Del resto, nessuna propaganda negativa potrà mai scindere il concetto di nazione da quello di Patria:
se è vero che una nazione è un popolo che si unisce su un territorio e si dà un ordinamento statuale per
convivere civilmente in base alle proprie tradizioni e usanze, la Patria è il luogo in cui ciascuna persona ritrova la propria nazione, cioè le proprie usanze e le proprie tradizioni, condivise con altre persone
di simili sentimenti. La bandiera nazionale rappresenta tutto ciò in un drappo colorato che è unico al
mondo ed è stato scelto a simbolo dalla nazione in un particolare momento storico, quando coloro che
identificano l’insieme di popolo, territorio e usanze/tradizioni comuni nella propria Patria hanno dovuto affermare tale sentimento con forza e determinazione nei confronti del mondo intero.
Antonio Daniele
IL NASTRO AZZURRO
15
UN RICONOSCIMENTO BEN MERITATO
L
o scorso mese di luglio il nostro Socio Generale
Daniele Bucchioni ha partecipato all’annuale
visita-pellegrinaggio in Lunigiana organizzata
dall’avvocato Brian Lett, figlio del compianto
“Maggiore Gordon Lett” che fu anche lui nostro Socio;
insieme avevano costituito il battaglione partigiano
internazionale “Val di Vara”, che operò tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 a ridosso della linea
Gotica contribuendo, con missioni di grande pericolosità e responsabilità, al soccorso e salvataggio di centinaia di persone a prescindere da differenti lingue,
fedi religiose ed idee politiche.
Oltre 500 furono gli ex prigionieri Alleati e i ricercati politici che con sprezzo del pericolo, audacia e
perizia furono “traghettati” oltre le linee.
Alla visita hanno partecipato un gruppo di ex prigionieri inglesi con i loro familiari ed alcuni studenti
facenti parte del “San Martino Freedom Trail”, per
ricordare uno quei tasselli di storia spesso poco noti
che hanno contribuito, a volte in modo determinante,
non solo alle sorti della guerra ma, soprattutto, alla
successiva ripresa della coesistenza civile e del reciproco rispetto tra coloro che vi erano stati coinvolti.
Iniziando il 28 luglio da Pontremoli, il giro ha toccato il passo della Cisa dove si è tenuta una breve cerimonia presso il monumento che ricorda due caduti
inglesi, Patrick Dudgeon M.C. e Bernard Brunt, per poi
raggiungere Arzelato. Qui i partigiani ed i componenti
del S.A.S. dell’operazione Gallia, nel gennaio del ’45
particolarmente ricco di neve, furono circondati da
preponderanti truppe tedesche e solo dopo quattro
giorni di scaramucce e di un vero gioco a rimpiattino,
riuscirono a sganciarsi con una marcia forzata ininterrotta di 59 ore. Nei giorni successivi sono state visitate località che furono oggetto di un lungo eroico periodo, Pradanilara, Casa Gaggioli, Rossano (nella foto il
monumento ai caduti con Bucchioni a sinistra e Lett in
camicia), Sero, Monte Dragnone, Ponzano Magra, per
terminare il 2 agosto al castello medievale di Calice al
Cornoviglio. La conclusione non era casuale perché il
maggiore Lett e la formazione partigiana guidata da
“Dany”, nome di battaglia di Bucchioni, il 18 giugno
1944 espugnarono il castello, allora occupato dai
tedeschi e da una stazione della milizia particolarmente attiva nella ricerca di ex prigionieri alleati in quanto era stato promesso un premio di 5.000 lire a chi
avesse contribuito alla loro cattura e stabilita la pena
di morte per chi avesse loro fornito assistenza ed ospitalità.
Ma veniamo alle decorazioni dei nostri due Soci,
non di tutte ma di quelle che alla fine della guerra si
sono incrociate ed hanno sancito quanto mi è stato
insegnato e non mi stancherò mai di sottolineare con
forza: in guerra, anche se le vicende portano a trovarsi faccia a faccia come “nemici”, non si cessa di essere Uomini d’Onore difensori della propria Patria e
questo, ad ostilità concluse, va premiato e portato ad
esempio alle nuove generazioni. Fu così che il 26 settembre 1946 Re Giorgio VI concesse a Daniele
Bucchioni la Medaglia d’Argento “The Kings Medal for
Courage in the cause of Freedom” mentre Gordon Lett
fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare e
nominato cittadino onorario di Pontremoli e di Reggio
Emilia.
Ma quello che è “un riconoscimento ben meritato”,
e soprattutto raro, è stato concesso nel 2005 all’ottantaseienne Bucchioni dalla Regina Elisabetta II
d’Inghilterra e consegnato a Roma dall’Ambasciatore
inglese, per premiare il suo continuo e coraggioso
aiuto ai combattenti Alleati con rare capacità organizzative e sprezzo del pericolo: la “Croce di Ufficiale
dell’Ordine dell’Impero Britannico”.
Il Generale Bucchioni, sempre pronto e disponibile
a dare il suo apporto ad ogni iniziativa intesa ad onorare i Caduti ed i veterani della seconda Guerra
Mondiale, contribuisce in tale modo a suscitare
apprezzamento e simpatia per le Forze Armate Italiane
in campo internazionale ed a lui va il plauso e la fraterna solidarietà dell’Istituto del Nastro Azzurro e di
tutti i Decorati al Valor Militare.
Antonio Teja
16
IL NASTRO AZZURRO
NON TUTTE LE FEDERAZIONI HANNO
“SIMPATIZZANTI” TRA I LORO ISCRITTI
Dal 2001 il Nastro Azzurro ha deciso di consentire l’iscrizione di soci “simpatizzanti”, cioè di persone che pur non essendo decorate al V.M., o non essendo discendenti di decorati al V.M., condividono, fanno propri e vogliono diffondere gli ideali
del Valore Militare, e dell’amore per la Patria. Queste persone, a norma di Statuto, possono ricoprire anche cariche sociali di
responsabilità nelle Federazioni e, ovviamente, costituiscono il “futuro” dell’Istituto del Nastro Azzurro. Infatti, come molto efficacemente spiega il nostro Presidente Nazionale, Comandante Giorgio Zanardi (vds. Pag. 3), l’inesorabile legge dell’anagrafe
depaupera rapidamente le file dei decorati al V.M., quasi tutti più che ottuagenari.
Molte Federazioni hanno accolto soci “simpatizzanti”. In queste pagine, la semplice lista delle Federazioni Provinciali con
i rispettivi recapiti, pubblicata finora, è stata sostituita dall’elenco delle Federazioni che hanno tra i propri iscritti, dei “simpatizzanti”. L’elenco è nell’ordine decrescente del numero di “simpatizzanti” che ogni Federazione ha accolto.
Naturalmente le Federazioni che ancora non hanno soci “simpatizzanti” sono invitate ad acquisire rapidamente tale tipologia di associati, mentre quelle che li hanno, sono invitate ad incrementarne il numero.
NUMERO SOCI
FEDERAZIONE
8
CASERTA
215
BRESCIA
8
LIVORNO
78
LA SPEZIA
8
PIACENZA
76
MILANO
8
TARANTO
69
FERRARA
7
CATANIA
63
ROMA
7
LUCCA
38
PESCARA
7
PARMA
38
TREVISO
6
LATINA
36
BARI
5
AOSTA
36
PADOVA
5
VERONA
36
ROVIGO
5
VICENZA
34
4
33
ALESSANDR
IA
PISTOIA
30
BOLOGNA
29
SALERNO
4
PESARO E
URBINO
REGGIO
NELL’EMIL
IA
TRIESTE
26
TERNI
3
BERGAMO
26
VENEZIA
3
20
CHIETI
3
CATANZAR
O
COMO
20
PRATO
3
FOGGIA
19
RECANATI
3
MACERATA
17
3
PAVIA
3
UDINE
15
PORDENON
E
ASCOLI
PICENO
AREZZO
3
VARESE
14
CAGLIARI
2
SIENA
2
VERCELLI
1
ANCONA
1
ASTI
1
CUNEO
1
GENOVA
1
LECCE
1
MODENA
1
NOVARA
1
PISA
1
RAVENNA
1
TERAMO
16
14
FIRENZE
13
FORLI’
12
TRENTO
11
NAPOLI
11
PERUGIA
9
GORIZIA
9
RIMINI
9
SIRACUSA
9
TORINO
8
BIELLA
4
IL NASTRO AZZURRO
17
77 ANNI FA: LA CROCIERA AEREA
DELL’ATLANTICO MERIDIONALE
N
el Dicembre del 1928
Italo Balbo si era recato negli Stati Uniti e in
Canada. Ripartendone a
bordo del CONTE GRANDE si
era lasciato affascinare dalla
“...visione di una squadra
aerea italiana che, dopo aver
valicato l’Oceano, trionfalmente giungesse sul cielo di
New York. Superbo spettacolo!” Per il neo Generale, poiché il pensiero era sinonimo
di azione, significò sviluppare
quell’idea con provvedimenti
concreti.
Saggiamente per la prima esperienza “atlantica”,
venne decisa la più lontana ma meno difficile rotta-Sud:
la Italia-Brasile. Senza nulla trascurare, temuto solo l’imponderabile, Balbo incrementò l’addestramento degli
equipaggi, ne curò lo spirito di disciplina e inaugurò ad
Orbetello la “Scuola di Navigazione Aerea d’Alto Mare”NADAM (1.1.1930), ponendola al comando del col.
Umberto Maddalena ma con gli aerei ancora inquadrati
nel 93° Gruppo Bombardamento Marittimo. Procedendo
nella massima riservatezza, particolare attenzione andò
alla messa a punto degli apparecchi e alla realizzazione
di una fìtta rete di centri di assistenza al volo, a terra e in
mare, disseminati lungo il percorso già in avanzata fase
di studio. E l’imponderabile, puntuale, funestava il periodo addestrativo con l’incidente occorso all’S.55 del Cap.
Baldini che causava la morte di due uomini dell’equipaggio: il Cap. pilota Magaldo Ambrosino e il marconista,
Serg. Maggiore Elio Stemperini.
I dodici S.55T.A. della “Crociera atlantica” lasciavano
Orbetello il 17 Dicembre 1930; in testa l’aero di Balbo
(marche I-BALB): 2° pilota il fido Cap. Cagna. Le soste,
negli idroscali di Cartaghena/Los Alcazares - Kenitra -
Villa Cìsneros - Bolama. Importante quella a Bolama per
preparare al meglio la traversata dell’Oceano e perfezionare i collegamenti radio con le unità della Regia Marina
(un’intera “Divisione Esploratori”) già presenti lungo la
rotta. Il 6 Gennaio 1931, durante la delicata fase dei
decolli si verifìcavano due incidenti. Il velivolo del Ten.
Recagno (I- RECA) ricadeva pesantemente in acqua provocando la morte del Serg. motorista Luigi Pois. Ben più
grave quanto accaduto all’idro I-BOER che si incendiava
e andava distrutto con la perdita dell’intero equipaggio:
Cap. pilota Luigi Boer, Ten. pilota Danilo Barbicinti, Serg.
Magg. rt. Ercole Imbastari, Serg. motorista Felice Nensi.
Superato il momentaneo sgomento e rimpiazzato l’aereo
perduto con quello di riserva (I-DONA), veniva affrontato il balzo dell’Atlantico meridionale in formazione,
estremamente rischioso per il persistere di una foschia
sterminata. Tuttavia, sempre in formazione, gli S.55 superavano la grande distanza e ammaravano a Porto Natal
(Brasile) dopo quasi diciotto ore di navigazione: ore estenuanti per macchine ed equipaggi. Dei dodici aerei partiti due i mancanti: l’I-BAIS del Cap. Baistrocchi e l’IDONA del Cap. Donadelli, entrambi costretti a scendere
in pieno Oceano per il malfunzionamento dei radiatori.
L’I-BAIS, raggiunto e preso a rimorchio dal
Cacciatorpediniere PESSAGNO, doveva però essere
abbandonato dopo ripetuti, inutili tentativi di vincere la
forza dell’Oceano. L’I-DONA, invece, soccorso e assistito dal Ct. PANCALDO, veniva sottoposto alle necessarie
riparazioni che permettevano al velivolo di ripartire e
riunirsi agli altri a Porto Natal.
La trasvolata aveva il suo epilogo il 15 Gennaio, con
l’arrivo della formazione a Rio de Janeiro. L’impresa- primato, pur con il suo contributo di vite umane, veniva tuttavia esaltata in tutto il mondo con sincera partecipazione. La stampa inglese, solitamente restia nel celebrare i
successi altrui, scrisse di evento epocale, paragonandolo
a quello compiuto, secoli prima, da Cristoforo Colombo,
e manifestò la certezza che esso aveva “aperto possibilità
illimitate al futuro dell’Aviazione”.
Dopo cerimonie, festeggiamenti ed
entusiastiche manifestazioni popolari durate a lungo, specie da parte dei tanti italiani
residenti, il ritorno in sede degli equipaggi,
a bordo del CONTE ROSSO. Costo complessivo della “spedizione”, tre milioni di
lire dell’epoca, corrispondenti a poco più
di due milioni di Euro, somma in parte rientrata con la vendita al Brasile degli undici
idrovolanti.
Tratto da “70° Anniversario Trasvolata
Atlantico del Nord” edito dalla Federazione
provinciale del Nastro Azzurro di Pesaro e
Urbino
18
“C
i resta il nome” del giovane Sottotenente
di complemento Francesco Paolo
Cersòsimo, “disperso sul fronte Russo” il
17 gennaio 1943.
Nato a Paola (Cosenza) l’8 dicembre 1921 - dove il
padre, proveniente dalla vicina Pretura di Cassano, prestava servizio - completati gli studi liceali, era stato
arruolato in Fanteria e, dopo il corso, era stato nominato
Ufficiale di Complemento ed assegnato all’81°
Reggimento Fanteria, con il quale era stato successivamente inviato sul fronte russo.
Il 17 gennaio 1943 era tra i “dispersi” del suo
Reggimento nel corso dell’epica ritirata delle truppe
italiane, impegnate su quel fronte di guerra, che la
Germania di Hitler, esaltata dalla rapida successione
delle precedenti “folgoranti vittorie” delle sue Armate,
aveva scatenato il 22 giugno 1941, con il programma
di travolgere e piegare il colosso sovietico in dieci settimane.
La resistenza russa era, però, apparsa superiore al
previsto, anche se, nei primi quattro mesi di guerra, intere Armate Russe venivano annientate nelle colossali sacche di Minks, Smolensk, Kiev, Vyazma e Bryanks con la
distruzione di cinquemila carri armati e la cattura di un
milione e mezzo di prigionieri.
Per non rimanere escluso dalla vittoriosa conclusione
del conflitto, che dopo quei successi appariva inevitabile, anche Mussolini aveva deciso di inviare in Russia un
Corpo di Spedizione Italiano, che comprendeva inizialmente le Divisioni autotrasportabili “Torino” e “Pasubio”
e la III Divisione Celere “Principe Amedeo Duca
d’Aosta”, per un totale di 61.700 uomini, 4.600 quadrupedi, 5.500 automezzi.
La Regia Aeronautica era presente con 51 aerei da
caccia, 22 da ricognizione, 10 da trasporto ed il relativo
personale di volo e specialista.
Comandante del Corpo di Spedizione Italiano in Russia
fu nominato il Generale Giovanni Messe (1941-1942).
IL NASTRO AZZURRO
Il trasferimento nella zona di radunata
nella Moldavia romena, a ben 2.300 km. di
distanza dal territorio nazionale, richiese
225 convogli ferroviari e fu attuato, a tempo
di record, dal 10 luglio al 5 agosto del 1941.
Seguirono lunghe e faticose marce attraverso i disagevoli itinerari dei Carpazi e
della Bessarabia prima di raggiungere la
zona d’impiego sul fiume Dnjestr.
La Divisione “Pasubio” fu subito impiegata con l’Armata germanica e partecipò dal
10 Al 13 agosto alla fase finale della battaglia dei “due fiumi” (Dnjestr e Bug), subendo le prime Perdite; successivamente il
C.S.I.R. impegnato nella battaglia di forzamento del Dnjestr con il Gruppo corazzato
Kleist e nella manovra di Petrikowka del 2830 settembre, catturava 10.000 Prigionieri
ed ingenti quantitativi di armi e materiali.
Dal 13 al 29 ottobre, superando notevoli difficoltà logistiche, il C.S.I.R. veniva impiegato nella
conquista del bacino industriale del Donez, le operazioni si protraevano sino alla metà di novembre con l’occupazione della linea Nikitowka - Gollowka - Rikovo Orlowka.
L’inverno ormai incombeva ed i grandi obiettivi
strategici della Wermacht di occupare Leningrado e
Mosca, mai come in quel momento a portata di mano,
non potevano però essere raggiunti perché le truppe
erano ormai logore.
L’ultima offensiva di novembre contro Mosca raggiungeva i sobborghi della capitale, ma i primi di
dicembre si scatenava la massiccia controffensiva
sovietica con nuove Divisioni ben attrezzate per la
guerra invernale, che arrestavano le Armate del Reich,
infliggendo loro gravissime perdite, tanto che la situazione rasentò il disastro.
Nel settore affidato al C.S.I.R. dal 5 al 15 dicembre
1941 avvennero duri combattimenti a Chazetowka, che
valsero a conseguire uno schieramento più idoneo, sia
per la difesa che per gli alloggiamenti invernali; nella settimana tra Natale e Capodanno i sovietici scatenarono
IL NASTRO AZZURRO
una massiccia offensiva contro la “Celere”. Venivano
però respinti con gravi perdite: 2.000 morti, 1.200 prigionieri, 33 cannoni ed altro materiale catturato era il
frutto della controffensiva italiana.
Le difficoltà incontrate dal C.S.I.R. furono immense a
causa delle deficienze logistiche riferite al particolare
ambiente russo, ma Mussolini volle ampliare ugualmente la partecipazione italiana con altre 4 Divisioni di
Fanteria: “Sforzesca”, “Ravenna”, “Cosseria” e
“Vicenza” e tre Divisioni Alpine: “Tridentina”, “Julia” e
“Cuneense”, inquadrate in due Corpi d’Armata, portando così il totale degli italiani in Russia a 220.00 soldati e
7.000 ufficiali.
Dal 9 luglio 1942 l’88^
Armata italiana in Russia
(ARMIR), al comando del
Generale Italo Gariboldi,
che era nel frattempo succeduto al Generale Messe,
partecipava all’offensiva
germanica, mentre doveva
ancora avvenire il trasferimento del Corpo d’Armata
Alpino, con l’impiego del
XXXV Corpo d’Armata
(C.S.I.R.), rafforzato dalla
“Sforzesca”, nella conquista
della zona mineraria di
Kransy Lutsch.
La Divisione “Celere” veniva impiegata con notevoli
risultati nella battaglia di Serafimowich, sul Don, a
copertura del fianco sinistro della 6^ Armata germanica.
Dalla metà di agosto all’ARMIR, con due soli Corpi
d’Armata, veniva affidata la difesa di un ampio tratto del
Don; il 17 agosto 1942 i sovietici iniziavano una vigorosa offensiva contro il settore tenuto dalla Divisione
“Sforzesca”, che resisteva tenacemente ma, esaurite le
proprie riserve, era costretta a ripiegare sui capisaldi
arretrati di lagony e Tschebotarewschj.
I contrattacchi sferrati con i rinforzi dell’ARMIR, che
gradualmente affluivano (Raggruppamento Camicie
Nere, Raggruppamento a Cavallo, Divisione “Celere” e
due Brigate Alpini), bloccavano l’offensiva russa: le perdite italiane nella prima battaglia difensiva del Don dal
17 agosto al 1° settembre 1942 assommarono a 883
morti, 4.212 feriti e 1.821 dispersi.
All’alba del 24 agosto 1942, avveniva l’eroico episodio della carica di Isbuchenskj che consentiva al “Savoia
Cavalleria” di sottrarsi all’aggiramento di due Battaglioni
sovietici.
I notevoli successi germanici dell’estate 1942 non
riuscirono a fiaccare l’inesauribile vitalità sovietica e dal
20 novembre iniziava la seconda offensiva invernale,
protrattasi sino ai primi di febbraio del 1943, con la
distruzione di ben sei Armate germaniche.
Anche l’ARMIR, schierato a difesa del Don in un settore ampio oltre 300 Km, veniva coinvolto dalla poderosa offensiva sovietica; in un primo tempo, dall’11 dicem-
19
bre, quando il Don era ormai del tutto gelato, gli attacchi si svilupparono al centro ed alla sua destra su direttrici frontali e profonde penetrazioni delle masse corazzate russe.
A prezzo di gravissime perdite ed incredibili tormenti, dopo duri combattimenti, i resti di sei Divisioni italiane riuscirono a sottrarsi all’accerchiamento russo con
due colonne, a Nord con la Divisione “Torino” ed a Sud
con la “Sforzesca”.
Il 17 gennaio il Corpo d’Armata Alpino veniva investito ed aggirato, mentre le decise Azioni di retroguardia
della Divisione “Julia” e della “Vicenza” consentivano lo
sganciamento
della
“Tridentina”
e
della
“Cuneense”, che riuscivano
ad
aprirsi
varchi
a
Warwarowka e Scheijakino.
Dopo aver superato con
disperato valore gli sbarramenti di Nikitowka e di
Nicolajewka, il 31 gennaio
25.000 uomini, di cui 7.500
feriti o congelati, riuscivano
a porsi in salvo a
Schebekino.
Molti erano rimasti nella
steppa, sfiniti per il freddo,
la fame e la fatica: con loro
il Sottotenente Francesco
Paolo Cersòsimo dell’81° RGT/FTR, “disperso il 17 gennaio 1943”.
Per iniziativa dei superstiti dell’ARMIR, negli anni tra
il 1949 ed il 1955, a Cargnacco, in Provincia di Udine,
è sorto il Tempio Votivo dei Caduti e Dispersi nei territori della ex Unione Sovietica: nel Tempio vi sono numerose opere artistiche di pregio, tra cui la raffigurazione
della “Pietà” che domina l’abside ed alcuni grandiosi
mosaici che illustrano le vicende drammatiche dei combattenti italiani sul quel fronte.
Nella cripta, ricavata in corrispondenza dell’abside,
dietro l’altare, è stato posto un grande sarcofago in
marmo scuro dedicato a tutti i Caduti italiani, i cui resti
sono rimasti in quelle terre lontane; nelle pareti circostanti, illuminate da suggestive fiaccole di bronzo, sono
riportati gli stemmi in marmo delle Grandi Unità che
hanno partecipato alle operazioni su quel fronte di guerra. Nel vestibolo di accesso alla cripta sono esposti, su
appositi leggii, 18 grossi volumi che raccolgono, in ordine alfabetico, oltre 70.000 nominativi “noti” dei Caduti
e dei Dispersi sul fronte Russo, mentre una grande scritta, color sangue irradia nell’ambiente:
“CI RESTA IL NOME”
E, tra quei nominativi, quello del nostro giovane
Ufficiale, che ha consentito questa nostra rievocazione,
“per non dimenticarli”.
Col. A. A. (ris) Giovanni Battista Cersòsimo
(Socio aderente Federazione di Bari
20
IL NASTRO AZZURRO
ALESSANDRIA 20 OTTOBRE 2007
GIORNATA DEL DECORATO AL VALOR MILITARE
S
abato 20 Ottobre 2007, Alessandria ha celebrato la
Giornata del Decorato al Valor Militare. L’evento si proponeva di ricordare ed onorare gli eroismi dei combattenti, dei patrioti e dei cittadini e promuovere, specie tra i giovani, sentimenti di fedeltà alle Istituzioni e di coscienza dei
doveri verso la Patria e, in occasione del bicentenario della
nascita di Giuseppe Garibaldi, solennizzare le imprese garibaldine.
In tale ottica, la Federazione Provinciale di Alessandria ha
promosso un Concorso a premi mettendo a disposizione degli
Alunni delle otto Scuole Medie Statali della città, altrettante
borse di studio, denominate “Decorati al Valor Militare”, da
assegnare, una per ciascuna Scuola, ai migliori temi svolti su
“La spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi - 5 maggio/26
ottobre 1860”.
Le “Borse” sono alla 15^ Edizione e dal 1993, anno della
loro istituzione per onorare gli eroismi degli Italiani, ne sono
state assegnate centotrentaquattro di cui tre collettive alle
Scuole Primarie di Villalvernia (due) e Quargnento (una). Il
fondo di dotazione delle Borse è costituito dalle offerte dei
Soci e Socie della Federazione, delle Associazioni
Combattentistiche e d’Arma del Comitato di Intesa locale,
delle Amministrazioni pubbliche e dalla Fondazione Cassa di
Risparmio.
Di tutto rilievo è stata la collaborazione dei Dirigenti
Scolastici e del Corpo Insegnante delle Scuole Medie Statali,
che hanno provveduto ad illustrare agli Alunni gli avvenimenti storici del Risorgimento Italiano, a far svolgere il concorso,
ad esaminare gli elaborati e, infine, a designare i vincitori.
Sono stati esaminati oltre duecento componimenti, regolarmente classificati.
La “Giornata” ha avuto inizio nell’atrio della Scuola
“Vochieri” dove sono stati resi gli onori ai decorati Caduti di
tutte le guerre. I Cori “Alpini Val Tanaro” e “Vochieri” hanno
intonato il “Piave” mentre le Autorità collocavano una corona
sul Sacrario.
Tra le Autorità locali partecipanti, il dottor Francesco Paolo
Castaldo, Prefetto di Alessandria, il dottor Mario Rosario
Masini, Questore, il Sindaco di Alessandria, professor
Piercarlo Fabbio, e il Presidente della Provincia, dottor Paolo
Filippi, patrocinatori della manifestazione. Hanno onorato la
manifestazione tre Gonfaloni Decorati al Valor Militare e la
Provincia di Alessandria (M.O.V.M.), i Comuni di Cantalupo
Ligure (M.B.V.M.) e Bosio (C.G.V.M.), Soci d’Onore
dell’Istituto, e il Gonfalone della Città di Alessandria con le
rispettive Scorte d’Onore e i Sindaci. Presente anche il
Sindaco di Camagna Monferrato Leo Cantatote, Socio
Simpatizzate dell’Istituto, quattro familiari di insigniti di
Medaglia d’Oro al V.M., la signora Rosa Pasino, vedova del
Cap. Bruno Pasino, l’Azzurro Andino Bizzarro, fratello
dell’Aviere Scelto Arduino, l’Azzurro Sergio Oddone, nipote
del partigiano combattente Alfredo Piacibello e la Signora
Wanda di Ferro, sorella del giovanissimo partigiano Roberto
di Ferro fucilato a soli sedici anni, al quale il Comune di
Alessandria ha recentemente dedicato una via della Città.
Dopo il “silenzio” i convenuti hanno preso posto nell’Aula
Magna. Lo squillo di “attenti” della tromba, ha preceduto l’ingresso solenne dei Gonfaloni e, in successione, delle diciotto
Insegne delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma,
dell’Ordine e dei servizi, con le Scorte d’Onore, accompagnati da canti patriottici e dall’Inno Nazionale, cantato dai Cori e
dai presenti.
Il Presidente della Federazione, Gen. Luigi Turchi, ha
preso la parola per illustrare gli scopi della “Giornata”, poi
hanno parlato il Dirigente della Scuola “Vochieri”, che ha gentilmente ospitato la manifestazione, il Sindaco di Alessandria,
il Presidente della Provincia e il Prefetto, porgendo il saluto e
l’augurio personale e delle rispettive Istituzioni.
Sono quindi state consegnate le Borse di Studio agli Alunni
IL NASTRO AZZURRO
vincitori del Concorso. La sintesi e il valore delle opere premiate è stata effettuata dalla professoressa Carla Moruzzi
Bolloli, Presidente del Comitato di Alessandria ed Asti
dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Nel corso
della manifestazione, è stata data la facoltà agli otto alunni
21
La consegna dei due documenti è stata effettuata dal Prefetto con la resa degli onori e la lettura
della motivazione.
La Bandiera Nazionale di consueto offerta
dai “Decorati” della federazione alla Direzione
di una Scuola, quest’anno è consegnata alla
scuola Media Statale “Vittorio Alfieri” di Spinetta
Marengo per la sua ottima collaborazione allo
svolgimento del Concorso su Garibaldi. Hanno
ritirato la Bandiera dal Presidente della
Federazione, la Prof. Ombretta Cappelletti e tre
Alunni della sua Scuola.
Otto nuovi Soci Simpatizzanti hanno ricevuto la tessera in forma pubblica e solenne dalle
mani delle tre M.O.V.M., del Vice Comandante
Provinciale dei CC e del Presidente della Provincia.
Emblematica la consegna della tessera al dottor Mario, figlio
della M.O.V.M. Rosa Pasino, e quella del Prefetto Castaldo ai
due Coniugi Cherubini, Maria Rosa e Pietro.
Infine, l’annunciatore, Col. Giovanni Zocco, simpatizzan-
TEMA
“La spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi – 5 maggio/26 settembre 1860”
Svolgimento
Se oggi l’Italia è uno Stato unitario, composto da venti regioni, dobbiamo ringraziare un grande condottiero:
Giuseppe Garibaldi che, con i “Mille”, salpò dal porto di Quarto, il 5 maggio 1860, per arrivare a Marsala e per
liberare il meridione dai Borboni.
Oggi, come nel passato, però, tra il nord e il sud d’Italia ci sono molte
differenze sia economiche che sociali.
Allora dovremmo chiederci se la spedizione gabibaldina ha portato
miglioramenti o ha peggiorato la situazione italiana.
Secondo me la spedizione fu, e ancora adesso è, un bene per l’Italia. Ammiro
molto quello che fece Garibaldi, perché dimostrò il suo coraggio e il
sentimento profondo che nutriva verso la Patria.
Garibaldi fu un grande uomo e ancora adesso come negli anni a venire ci si
ricorderà delle sue amorevoli gesta per un’Italia unita.
Anna Giordano
Scuola Media Statale “A. Vochieri”
- Alessandria vincitori del Concorso di leggere le parti più significative dei
loro temi. Gli otto Alunni hanno poi ritirato dalle mani delle
Autorità le Borse assieme ad una “coccarda tricolore”, simbolo della “Giornata”, un opuscolo contenente una sintesi storica su “Garibaldi e i Mille”, preparato dal Segretario della
Federazione cap. Vittorio Caligiuri, ed una cartolina con i
significati della Bandiera Nazionale (elenco dei vincitori nel
riquadro).
È avvenuta quindi la consegna della Tessera d’Onore e del
diploma dell’Emblema Araldico, unico riconoscimento ufficiale della Repubblica Italiana della Nobiltà del Valore, al
Sindaco del Comune di Cantalupo Ligure, Gian Piero Daglio.
te, scrittore e poeta, ha letto una sua poesia riscuotendo significativi apprezzamenti.
I due Cori “Alpini Val Tanaro” e “Andrea Vochieri” hanno
concluso la “Giornata del Decorato al Valor Militare” con una
serie di canti della tradizione risorgimentale. I Cori hanno
avuto una parte molto significativa ed apprezzata nel contesto
della “Giornata” per l’impegno nell’organizzazione, il livello
esecutivo e la scelta dei brani. Ai dirigenti dei Cori, Prof.ssa
Rita Maria Caligaris e Alpino Ludovico Baratto, sono andati i
complimenti ed il plauso di tutti i presenti.
Gen. Luigi Turchi
Presidente della Fed.prov. di Alessandria
La Regione Piemonte, tramite la Prefettura di Alessandria, ha comunicato che sarà assegnata una tessera
annuale per l’ingresso gratuito in tutti i Musei del Piemonte ai vincitori delle Borse di Studio denominate
“Decorati al Valor Militare” per una riflessione su “La spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi”.
22
I
l 63°anniversario della distruzione dell’Abbazia di
Montecassino (15/02/44) richiama alla mente due
episodi di cui si è avuto notizia nello scorso mese di
ottobre:
– la pubblicazione di un libro choc sulla campagna
d’Italia nella II guerrra mondiale scritto da Rick
Atkinson, premio Pulitzer, apparso nelle librerie il 2
ottobre 2007 (The Day of Battle - The War in Sicily
and Italy 1943/1944);
– l’intervista altrettanto choccante rilasciata dal gen.
Ricardo Sanchez sulla guerra in Irak.
Atkinson, che è stato corrispondente da Bagdad e che
ha toccato con mano la realtà di una guerra sbagliata
(voluta solo da alcune lobbies e giustificata agli occhi
dell’opinione pubblica mondiale con una serie di menzogne), fa rilevare che anche la campagna in Italia non
era necessaria e fu conseguenza di una serie di improvvisazioni, a dir poco disinvolte, e di decisioni prese con
leggerezza.
Terminata (maggio ‘43) la guerra in Nord Africa, gli
Alleati si chiesero: “che ne facciamo di un milione di soldati che hanno finito di combattere in Tunisia?”.
E così in attesa dello sbarco in Normandia (unico
vero obiettivo strategico da raggiungere), quel “milione
di soldati” fu impiegato per invadere la Sicilia
(10/07/1943) e poi l’Italia continentale (3/09/1943).
Roosvelt era contento di combattere una guerra di
logoramento, che avrebbe dovuto immobilizzare notevoli contingenti di truppe tedesche, ma l’effetto raggiunto fu
esattamente il contrario. In Italia i tedeschi impiegarono
appena 22 divisioni (contro le 157 impiegate sul fronte
orientale e le 60 sul fronte occidentale) mentre gli Alleati
impegnarono, come si è detto, un milione di soldati.
La campagna d’Italia, priva di risultati determinanti,
IL NASTRO AZZURRO
durò 608 giorni e costò la vita di 335.501
soldati alleati (di cui 23.501 americani).
Più numerose, ovviamente, le perdite di
vite umane fra gli Italiani (445 mila) ed
incalcolabili i danni ai beni materiali, culturali, artistici e architettonici quali l’abbazia
benedettina, che come una fortezza sovrastava Montecassino e costituiva (a ridosso
della linea Gustav) un ostacolo formidabile
lungo la via che portava a Roma attraverso
la valle del Liri.
Fondata da S. Benedetto nel VI secolo
d.C., l’abbazia era un centro di arte e cultura che risaliva quasi all’Impero Romano
d’Occidente. I tedeschi, racconta Atkinson,
avevano detto ripetutamente di non avere
soldati o armi nell’abbazia. Julius Schlegel,
un tenente colonnello nazista aveva messo
al riparo manoscritti e tesori d’arte. Fridolin
Von Senger und Etterlin, il comandante
tedesco della linea Gustav, innamorato
dell’Italia, era solito recarsi a piedi a
Montecassino, con il suo bastone da passeggio, a chiacchierare con i paesani.
Aveva seguito scrupolosamente l’ordine di tenere
lontani i suoi uomini dall’edificio. Ma gli alleati, non si
sa bene su quali indizi (pare che due generali americani,
sorvolando l’abbazia con un Piper cub, abbiano creduto
di vedere alcuni soldati nei cortili interni), erano convinti che l’edificio fosse un covo di tedeschi.
“Intelligence scadenti – commenta Atkinson – conducono a decisioni tattiche scadenti” e “la gatta frettolosa si può aggiungere – fa i gattini ciechi”: entrambe le frasi
possono spiegare quel che successe 63 anni fa. Gli
Alleati, pressati dalle sollecitazioni di Churchill (“Cosa
stai facendo? - aveva telegrafato al generale inglese
Harold Alexander - Te ne stai seduto lì con le mani in
mano?”) e dalle pressioni di Eisenhower sul generale
americano Mark Clark, comandante operativo di quel settore, decisero di distruggere lo storico monastero nella
speranza di poter sfondare più facilmente la linea Gustav.
Invano il Generale francese Alphonse Pierre Juin li
supplicò di risparmiare l’abbazia, il comando angloamericano fu irremovibile sulla decisione di raderla al suolo.
“ Pura follia” commentò il generale Juin quando capì che
la decisione degli alleati era irrevocabile.
Le stesse parole: “pura follia” saranno pronunciate,
63 anni più tardi, dal Gen. Ricardo Sanchez, riferendosi
alla guerra in Irak.
Sanchez comandante in capo delle forze USA in Irak,
dal 2003 al 2004, fu rimosso dall’incarico in quanto
primo responsabile dello scandalo nelle carceri di Abu
Ghraib a Bagdad e mandato in pensione senza promozioni. L’ex comandante, pur senza fare nomi, ha affermato che una leadership del tutto incompetente ha coinvolto l’America in una guerra che si è rivelata un “fallimento catastrofico” ed un “incubo senza fine”, nella quale
IL NASTRO AZZURRO
c’è stata una “lampante sciagurata manifestazione di
incompetenza strategica fra i leader nazionali”.
Se a Sanchez fosse stato chiesto cosa pensasse della
campagna d’Italia del ‘43-’45, sicuramente avrebbe
espresso lo stesso giudizio di Atkinson, e se gli fosse stato
chiesto un parere sulla distruzione del tempio benedettino, altrettanto sicuramente avrebbe ripetuto le parole del
generale francese: “pura follia”. E fu davvero pura follia
quello che avvenne il mattino del 15 febbraio del 1944,
quando 250 aerei alleati sganciarono 1300 bombe
dirompenti e 1200 bombe incendiarie sul monumentale
complesso in cima al monte.
Circa 400 furono le vittime, ma nessuna era tedesca.
Erano solo civili, quasi tutti donne e bambini, che vi si
erano rifugiati sicuri che quel luogo sacro sarebbe stato
risparmiato.
Come aveva facilmente previsto il generale francese,
i tedeschi che fino ad allora se ne erano tenuti lontani, si
asserragliarono nel tempio ormai ridotto ad un cumulo
di macerie, lo trasformarono nel bunker più inespugnabile di tutta la linea Gustav, e dettero filo da torcere al
“milione di soldati”, sbarcati quattro mesi prima
nell’Italia Continentale.
Al riparo nei cunicoli scavati negli enormi cumuli di
macerie del tempio distrutto, i Tedeschi poterono ritardare per altri 3 mesi l’avanzata verso Roma.
E così si perse tempo prezioso e di conseguenza l’inizio dell’invasione dell’Europa dalla Normandia (operazione OVERLORD) che a Teheran (1/12/1943) i 3 grandi
avevano “irrevocabilmente” deciso di effettuare entro
23
maggio (in concomitanza con lo sviluppo delle operazioni in Italia) fu posticipato al 6 giugno 1944 (lo stesso
giorno della liberazione di Roma).
Tutta la campagna in Europa Occidentale subì un
forte ritardo per cui quando i Russi, il 2 maggio, occuparono Berlino, gli angloamericani dovevano ancora raggiungere Amburgo, e quando le avanguardie titine avevano già occupato Trieste, le truppe alleate non erano
giunte neppure a Monfalcone.
Alla luce dei severi giudizi di Atkinson e Sanchez ci
si può chiedere se fu più controproducente la campagna
‘43/’44 in Italia (ed in particolare la distruzione di
Montecassino) o la guerra preventiva in Irak: “ai posteri
l’ardua sentenza!”.
A chiusura delle considerazioni di cui sopra giova
forse sottolineare una differenza:
– in Italia la guerra era stata, purtroppo, voluta e
dichiarata dal dittatore Mussolini e, come si è detto,
provocò la perdita di quasi mezzo milione di persone;
– in Irak nessuno, neppure il dittatore Saddam, voleva
la guerra. Questa purtroppo dura ancora e non si sa
quando finirà (Machiavelli ammoniva che “le guerre
iniziano quando vuoi, ma non finiscono quando ti
piace”) e le vittime, già adesso, hanno superato quelle italiane nella II Guerra Mondiale 1.
Gen. Giuseppe Picca
(Presidente Federazione di Bari)
Note:
A Cassino furono combattute le seguenti battaglie:
- 20-30/01/1944: la battaglia, in concomitanza con lo sbarco di Anzio , si conclude con un nulla di fatto,
- 10-15/02/1944: riprende l’offensiva. L’abbazia erroneamente creduta occupata dai tedeschi viene completamente distrutta. I
paracadutisti della I° divisione tedesca occupano le macerie,
- la successiva battaglia del 17-18 febbraio termina con un insuccesso alleato,
- il 15 marzo le truppe neozelandesi occupano Cassino, ma non riescono a raggiungere Montecassino e la linea difensiva tedesca resiste,
- la resistenza dei tedeschi è superata da un attacco nella notte tra il 17 e il 18 maggio dal XIII Corpo Britannico, dal II Corpo
Polacco e dal II Corpo Canadese.
1
24
IL NASTRO AZZURRO
CRONACHE DELLE FEDERAZIONI
AREZZO
La nostra Federazione è intitolata alla memoria del
Tenente Cappellano Giovanni Mazzoni, Caduto in Russia e
decorato di due M.O.V.M., fatto che la unisce all’A.N.
Bersaglieri con la quale si è potuta concretizzare una singolare e meritoria iniziativa internazionale con l’Eritrea, promossa dai benemeriti Soci del nostro Istituto Bers. Cav. Alfio
Coppi e Bers. Danilo Baldi, che hanno rappresentato l’Istituto
e L’A.N. Bersaglieri in Eritrea.
Caduti della Legnano e a tutti i combattenti della Guerra di
Liberazione. Dopo il saluto del Sindaco Roberto Bruni, il
ten. Col. Edoardo Cristofari, Presidente della Sezione di
Bergamo dell’Associazione Nazionale Combattenti della
Guerra di Liberazione, ha illustrato il significato del monumento, opera dell’artista Bruno Visini. La posa di una corona d’alloro e la benedizione da parte di mons. Gaetano
Bonicelli, già Ordinario Militare, hanno concluso la cerimonia, sottolineata dalle note della Fanfara Città dei Mille. Il
nostro Istituto era rappresentato dal Socio Cav. Aldo Sanna.
BIELLA
Eritrea – Visita al locale Cimitero Militare Italiano
***
La Federazione locale del Nastro Azzurro, rappresentata dal Presidente Sig. Stefano Mangiavacchi e dal Socio
benemerito Mario Rondoni con il Medagliere, ha partecipato alla XXXVIII Giornata Nazionale della Vittima Civile di
Guerra, svoltasi ad Arezzo con l’Alto Patronato del
Presidente della Repubblica. La celebrazione ha visto l’inaugurazione del monumento alle Vittime Civili in memoria degli oltre 1000 civili aretini Caduti nella seconda guerra mondiale. Presenti l’On. Valdo Spini, il Sindaco di
Arezzo On. Giuseppe Fanfani, il Presidente della Provincia
di Arezzo Sig. Vincenzo Ceccarelli e numerose Autorità
civili e militari.
Venerdi 21 settembre u.s. è stato presentato nella prestigiosa sede di Milano del Reggimento Artiglieria a Cavallo
(Caserma Santa Barbara) il volume “Batterie a Cavallo”.
L’evento si è concluso con un cocktail in cui la torta, che
riproduceva la copertina del libro, è stata tagliata dal
Comandante con la sciabola. Il libro, scritto dallo storico
militare biellese Tomaso Vialardi di Sandigliano, Presidente
della locale Federazione provinciale del Nastro Azzurro, in
collaborazione con il 74° comandante delle Batterie a
Cavallo, Tommaso Vitale, è stato realizzato col contributo
delle città di Milano e di Goito, della Federazione di Biella
del Nastro Azzurro e dell’amministrazione comunale della
città che ha voluto in questo modo sigillare l’amicizia dei
Biellesi verso il Reggimento.
BERGAMO
Milano – Presentazione del libro “Batterie a Cavallo”
BOLOGNA
Bergamo – Inaugurato in Rocca il monumento alla Legnano.
Numerosi amministratori, rappresentanti delle Forze
Armate e delle Associazioni combattentistiche hanno partecipato, il 30 aprile u.s., all’inaugurazione del monumento ai
Comune di Poza (VI) – Cerimonia in ricordo della M.O.V.M.
Giacomo Pallotti
IL NASTRO AZZURRO
Il 17 giugno 2007 al Monte Badenecche, in Comune di
Poza (VI), ha avuto luogo una Cerimonia in ricordo della
Medaglia d’Oro al V.M. Giacomo Pallotti, Sottotenente del
6° Reggimento Bersaglieri di Bologna, Caduto su tale Monte
il 4 dicembre 1917. La cerimonia, con scoprimento di una
lapide a ricordo, voluta dai familiari della M.O.V.M., è stata
organizzata dalla Sezione Bersaglieri di Bologna. La
Federazione provinciale del Nastro Azzurro era rappresentata dal Socio Dott. Gilberto Gallerani.
CUNEO
- Sezione di Borgo San Dalmazzo Mercoledì 18 aprile 2007, grande commozione per il
rientro della salma dell’Alpino Arturo Pellegrino, morto
nella campagna di Russia. I resti sono stati accolti sul sagrato della Chiesa di San Dalmazzo da un picchetto d’onore
degli Alpini, dai familiari e dalla cittadinanza. Dopo una
breve cerimonia religiosa, l’urna è stata trasferita al cimitero cittadino per essere tumulata nella tomba di famiglia. I
resti di Arturo Pellegrino, classe 1916, erano stati rinvenuti
qualche mese prima nella fossa comune di Valauki. Aveva 6
fratelli; solo uno, Italo, è ancora in vita ed è commissario
della locale Sezione del Nastro Azzurro.
25
MILANO
Il Gen. C.A. C.C. Giorgio Piccirillo, Comandante
Interregionale Carabinieri “Pastrengo”, ha fatto visita alla
“Galleria degli Eroi” della Federazione di Milano. Ricevuto
dal Presidente della Federazione provinciale, nonché Vice
Presidente Nazionale, Gen. Arnaldo Cassano insieme ai
componenti del Consiglio Direttivo e a numero Soci, il Gen.
Piccirillo ha molto ammirato le 600 pergamene stilate a
mano, rappresentanti i fatti d’arme e gli uomini, con le loro
foto, che hanno scritto la storia della nostra Patria. Al Gen.
Piccirillo sono stati messi in particolare risalto gli Eroi della
sua Arma fra i quali spicca la fulgida figura del Vice
Brigadiere Salvo D’Acquisto, M.O.V.M.. Il Gen. Piccirillo, al
quale è stato consegnato il crest del nostro Istituto a ricordo
della Sua visita, ha si è congedato con queste parole: “Mi
inchino reverente ai fulgidi esempi di patrio eroismo, grato
e riconoscente per i valori ed i sentimenti che ci hanno trasmesso”.
Milano – Visita alla Galleria degli Eroi
PARMA
Borgo San Dalmazzo (CN) – Due momenti della cerimonia commemorativa.
LA SPEZIA
Anche quest’anno, la Federazione del nostro Istituto,
presieduta dal Cav. Renzo Pedrigi, ha organizzato un soggiorno per gli associati a Cattolica (RN) svoltosi dal 2 al 16
settembre 2007.
La Spezia – Foto di Gruppo
È stato inaugurato un monumento agli ammiragli Luigi
Mascherpa e Inigo Campioni, decorati di Medaglia d’Oro al
V.M. alla memoria. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943,
i due alti ufficiali scelsero di continuare la lotta nelle fila del
legittimo governo del sud e, a seguito di alterne e separate
vicende, vennero catturati dai tedeschi e successivamente
consegnati agli esponenti della RSI che, dopo un processo
farsa, li condannarono a morte. Mascherpa e Campioni vennero fucilati il 24 maggio 1944 al poligono di tiro di Parma,
stesso luogo dove ora sorge il monumento. Alla cerimonia
erano presenti il Sottosegretario alla Difesa On. Forcieri,
l’ammiraglio Marcantonio Trevisani, comandante in capo
del compartimento marittimo di Ancona, le massime autorità della Provincia e della città di Parma con i propri
Gonfaloni, quello di Parma decorato di Medaglia d’Oro al
V.M., le Associazioni Combattentistiche e d’Arma. L’Istituto
del Nastro Azzurro di Parma era presente con il
Commissario Straordinario della Federazione, Gen. Alberto
Pietroni e una rappresentanza con Labaro. Il merito della
realizzazione del monumento va attribuito soprattutto alla
perseveranza del Presidente della Sezione del TSN di Parma
e del Presidente della locale Associazione Nazionale
Marinai d’Italia che hanno saputo coinvolgere molte realtà
cittadine.
26
IL NASTRO AZZURRO
Cosimo D’Arrigo ha depositato una corona. Il Raduno
Nazionale si è concluso con le allocuzioni commemorative, lo sfilamento e il rancio carrista.
Parma – Inaugurazione monumento.
PESARO E URBINO
Roma – 19^ Raduno Nazionale Associazione Carristi d’Italia
La Federazione provinciale del Nastro Azzurro ricorda il
bicentenario della nascita di Garibaldi effettuando una
ricerca di volontari Garibaldini della Provincia fra gli avi dei
Soci del nostro Istituto: ad oggi se ne sono trovati tre.
Seguono i nomi:
Romeo Molari (n.1845-m.1926): cittadino Pesarese, è il
fratello del bisnonno della signora Luisa Molari, nostra
iscritta in quanto moglie del compianto Generale Gaetano
Lanfernini. Poco è rimasto nella memoria della famiglia:
comunque partecipante alla 3^ guerra di Indipendenza
contro l’Austria nell’anno 1866; la fotografia è in
Federazione.
Augusto Magini (n.10/7/1838-m.30/9/1918): cittadino
Fanese, per ora non è confermato se partecipò alla 2^ guerra di Indipendenza nel 1859 oppure se partecipò alla 3^ nel
1866; in Federazione la fotografia.
Francesco Piccinetti: cittadino di Pergola, prese parte alla
campagna del 1867 per la liberazione di Roma dove venne
ferito. La sua camicia rossa di Garibaldino figura in quadro
nella sala di aspetto del Palazzo Comunale di Pergola.
A tal proposito si stanno approfondendo le ricerche presso
gli Archivi di Stato di Pesaro e di Fano e anche presso il
Distretto Militare di Ancona, relativamente a un ulteriore nominativo di cui saranno comunicate notizie appena possibile.
ROVIGO
Nei giorni 29 e 30 settembre scorso, la Federazione provinciale del Nastro Azzurro, rappresentata dal Presidente
Geom. Graziano Maron, dal Segretario Sig. Paolo Vaccaro
e dal Socio, nonché Presidente dell’Associazione Carristi di
Rovigo, Ing. Placido Maldi, ha partecipato al 19° Raduno
Nazionale dell’Associazione Carristi d’Italia svoltosi in quei
giorni a Roma. L’evento è stato aperto sabato 29 con la
solenne deposizione di una corona al Milite Ignoto presso
l’Altare della Patria da parte del Pres. Naz. Carristi: presente il Generale C.A. Alberto Ficuciello e numerose Autorità
Civili e Militari. Si è proseguito con le visite al Vittoriano e
al Pantheon. Nel pomeriggio, presso la Caserma “GANDIN”, l’Associazione Nazionale Carristi d’Italia si è riunita
a congresso per il rinnovo dello Statuto. Hanno partecipato
i nostri soci Maldi (come Presidente Associazione Carristi di
Rovigo) e Maron (come Consigliere). Domenica 30 al mattino, presso la Caserma RUFFO “Ex-Forte Tiburtino”, dove
nel 1927 venne costituito il Reggimento Carri Armati, il
Comandante Generale della Guardia di Finanza Gen. C.A.
***
Il Gruppo Artiglieri Corazzati di Valeggio sul Mincio e la
locale Federazione Carristi d’Italia hanno organizzato
Domenica 14 Ottobre 2007 la 25^ Festa Rosso Blu con il
patrocinio della Presidenza Reg. Veneto Occidentale e
Trentino A.A.. La manifestazione, molto ben organizzata dal
Cav F. Bonazzi, Presidente della locale sezione Carristi, ha
visto la partecipazione di numerose autorità civili e militari.
Per il N.A., ha partecipato il nostro Presidente Geom.
Graziano Maron, accompagnato dall’Alfiere col Labaro,
insieme al Presidente Carristi di Rovigo Ing. Placido Maldi.
Il corteo si è mosso, accompagnato dalla Banda cittadina e
da quella di Ichenhausen (gemellata con Valeggio sul
Mincio), dal Monumento ai Carristi e Artiglieri Corazzati nel
Parco di Ichenhausen, dove è stata celebrata la S.Messa,
fino al Monumento ai Caduti e a quello dei Ragazzi del ’99.
Gli onori finali sono stati tributati in P.zza Europa. Al termine il Pranzo Rosso Blu.
SIENA
Il 30 marzo 2007 il Labaro della Federazione ha partecipato, presso la caserma “M.O.V.M. Ten. par. Roberto
Bandini”, sede del 186° rgt. paracadutisti “Folgore”, alla
cerimonia di saluto del reparto che, con i suoi seicento
uomini sotto il comando del colonnello Manlio Scopigno, è
andato a partecipare all’operazione Onu “Leonte” in
Libano. L’impegno internazionale del Reparto senese inizia
in Libano nel 1982, per proseguire in Somalia, in Irak, in
Kurdistan, in Kosovo, in Albania e in ex Jugoslavia, sempre
in prima linea per la pace.
Siena – Cerimonia di saluto del 186° Rgt. Paracadutisti “Folgore”
***
IL NASTRO AZZURRO
A venti anni dalla scomparsa del Gen. C.A. Giulio
Cesare Flamini decorato di 2 M.A.V.M., 2 M.B.V.M. e di 1
Croce al V.M., il 21 giugno 2007 è stata celebrata, su richiesta della famiglia, una messa in ricordo dell’eroe alla quale
ha preso parte il Commissario della Federazione Sig. Marco
Cetoloni. Al termine della funzione il Commissario ha consegnato alla moglie Rosanna Bonelli un attestato di riconoscimento in ricordo del Valoroso Comandante.
TORINO
27
di studio intitolata alla memoria del fratello Max Longhini
allo studente più meritevole delle scuole medie di Vicenza.
Alla cerimonia, svoltasi il 10 settembre u.s. che ha visto premiato lo studente Marco Pinato, della Scuola Media
“Barolini”, accompagnato dalla sua numerosa famiglia,
hanno presenziato rappresentanti dell’Associazione Arma
Aeronautica e dell’Associazione Nazionale Ufficiali
Aeronautica. Presente, inoltre, la Signora Paola Martini,
nipote del pluridecorato pilota. L’Istituto scolastico era rappresentato dal Presidente del Consiglio di Istituto e dal
Presidente della Circoscrizione n. 3.
Venerdì 12 ottobre si è svolta, presso il Palazzo
dell’Arsenale di Torino, la cerimonia del “Giuramento degli
Ufficiali frequentatori del 187° Corso “Fermezza” della
Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito.
Presenti le più alte Autorità militari e civili della Città, della
Provincia e della Regione. La Federazione Provinciale di
Torino del Nastro Azzurro era presente con il Labaro.
VICENZA
La N.D. Comm. Luciana Longhini Martini, Socia della
Federazione provinciale di Vicenza dell’Istituto del Nastro
Azzurro e sorella del pluridecorato Ten. Pil. Max Longhini,
Caduto in combattimento aereo nel cielo di Treviso il 15
novembre 1944, anche quest’anno ha consegnato la borsa
Vicenza – Consegna Borsa di studio
LA PARTECIPAZIONE DELL’ISTITUTO DEL NASTRO
AZZURRO ALLE CELEBRAZIONI DEL 4 NOVEMBRE
ROMA
Roma - Deposizione della corona di alloro al Milite Ignoto
La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è stata
celebrata il 4 novembre 2007 con la deposizione di una corona
sull’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato, ricevuto dal Capo di
Stato Maggiore della Difesa e dal Comandante della Regione
Militare Centro, ha passato in rassegna lo schieramento del battaglione di formazione. Presenti le più alte Autorità Istituzionali
nonché i rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e
d’Arma con i loro Labari. Per il nostro Istituto era presente il Vice
Presidente Nazionale Brig. Gen. Antonio Teja.
***
Nella stessa mattina, si è svolta al Palazzo del Quirinale la cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare
d’Italia conferite nel 2007. Dopo la prolusione tenuta dal Ministro della Difesa, on. Arturo Parisi, in qualità di Cancelliere
dell’Ordine, il Capo dello Stato ha insignito:
Gen. C.A. Mauro Del Vecchio – Commendatore; Gen. C.A. Giuseppe Valotto – Ufficiale; Amm. Div. Giuseppe De Giorgi
– Ufficiale; Gen. D. Claudio Graziano – Cavaliere; Gen. D.
Pietro Costantino – Cavaliere; Gen. B. Carmine De Pascale –
Cavaliere; Gen. D. Danilo Errico – Cavaliere; Gen. B. Roberto
Ranucci – Cavaliere; Gen. B. Giuseppe Santangelo – Cavaliere;
Gen. C.A. Pietro Pistolese – Cavaliere; Col. CC. Giovanni Truglio
– Cavaliere; Cap. CC. Vittorio Stingo – Cavaliere.
Le motivazioni evidenziano la determinazione, l’elevata professionalità e le eccezionali doti di comando dimostrate in difficili contesti operativi, nell’ambito di operazioni condotte negli
ultimi anni, che hanno contribuito ad accrescere il prestigio delle
Forze Armate italiane e della Nazione. Alla cerimonia era presente il nostro Presidente Nazionale Com.te Giorgio Zanardi. Tutti
gli insigniti hanno aderito all’invito ad iscriversi al nostro Istituto. Roma - Cerimonia di consegna delle decorazioni O.M.I.
28
IL NASTRO AZZURRO
AREZZO
La Federazione di Arezzo e la Sezione di Montevarchi,
in collaborazione con il Comune di Montevarchi, ha celebrato l’Anniversario dell’Unità nazionale unitamente al
ricordo del bicentenario della nascita di Giuseppe
Garibaldi. Nella mattinata di sabato 3 novembre in
Montevarchi hanno avuto luogo la S. Messa in suffragio dei
Caduti, deposizioni di corone di alloro e cerimonia celebrativa. Presenti il Gonfalone della Provincia di Arezzo
(M.O.V.M.) con l’Assessore Roberto Vasai e quello del
Comune di Montevarchi con il Sindaco Giorgio Valentini,
unitamente alle Autorità civili e militari della Provincia, che
al termine della cerimonia si sono recate in corteo, aperto
dalla Banda comunale di Poggio Mirteto Nazionale
Garibaldina, a rendere omaggio al monumento a Giuseppe
Garibaldi ed ai combattenti nelle guerre d’Indipendenza. Il
Presidente della Federazione del Nastro Azzurro Sig.
Stefano Mangiavacchi ha portato il saluto dell’Istituto. Nel
pomeriggio ha avuto luogo la presentazione del libro “Qui
prima che a Roma! Le celebrazioni di Garibaldi. Il caso
Montevarchi” ed è stata inaugurata una mostra con cimeli
garibaldini: iniziative patrocinate dal Ministero per le
Attività ed i Beni Culturali, Regione Toscana, Provincia di
Arezzo e coordinate dal Presidente del Consiglio Comunale
Gianluca Monicolini. Per il nostro Istituto erano presenti
anche il Presidente della Federazione di Perugia Cav.
Angelo Di Natale, il Presidente della Sezione di Porto
S.Stefano (GR) Cav. Giovanni Sclano, entrambi con i
Medaglieri, e gli attivissimi Soci della Federazione locale
Alberto Romanelli, Carlo Meucci e Mario Rondoni.
Carabinieri, nonché le coinvolgenti esibizioni di unità operative specializzate. La celebrazione è terminata presso il
locale auditorium con l’esecuzione di un concerto di musica classica.
FERRARA
La cerimonia del 4 novembre ha avuto luogo nella piazza Trento e Trieste dove i Labari si sono schierati a fianco di
quello del Comune di Ferrara, decorato di Medaglia
d’Argento al V.M.. Ha reso gli onori una Compagnia di formazione. Dopo l’alzabandiera e la deposizione di una
corona d’alloro nella Torre della Vittoria, hanno preso la
parola il Comandante delle Forze Aeree dell’A.M., Gen.
S.A. Roberto Iacomino ed il Presidente della Provincia,
Comm. Giorgio Dall’Acqua, che hanno ricordato non solo
il sacrificio dei caduti, ma anche l’impegno dei militari
attualmente impiegati nelle missioni di pace all’estero. La
cerimonia è stata chiusa dall’esibizione della Banda
dell’Aeronautica Militare. Dopo l’ormai tradizionale pranzo
sociale, organizzato dal Presidente Provinciale del N.A.,
Ten.Col. Avv. Giorgio Anselmi, la giornata si è conclusa, al
tramonto, con l’ammaina bandiera.
Ferrara
FIRENZE
Sezione di Prato
Arezzo
CATANZARO
Domenica 4 novembre 2007 alle ore 11,00 alla presenza delle più alte cariche istituzionali, tra cui il Comandante
del CME “Calabria”, Generale di Brigata Pasquale
Martinello, e delle Associazioni Combattentistiche e
d’Arma, si è svolta in Piazza Matteotti a Catanzaro la
Cerimonia solenne della Festa delle Forze Armate e
dell’Unità Nazionale. Presente, per la Federazione di
Catanzaro “Gli Azzurri dei due Mari”, il Segretario avv.
Antonio Palaja di Tocco. All’alzabandiera è seguita la lettura del Bollettino della Vittoria a firma del Generale Armando
Diaz nonché dei messaggi del Capo dello Stato e del
Ministro della Difesa con successiva deposizione di corona
d’alloro ai piedi del Monumento ai Caduti. La celebrazione
si è conclusa con la lettura della Preghiera della Patria. La
cittadinanza ha potuto anche apprezzare gli stand e le vetrine commerciali del centro, allestite con cura dall’Arma dei
Il 4 novembre, festa del l’Unità d’Italia e delle Forze
Armate, numerosi militari e civili, Autorità e Associazioni
d’Arma, con i loro labari tra i quali, azzurrissimo, il nostro,
portato dall’Alfiere Marinaio Boris Bassi, hanno partecipato
alla S. Messa in memoria dei caduti, concelebrata nel
Duomo dal Vescovo Mons. Simoni e dal Vicario Generale
della Diocesi e Consigliere del Nastro Azzurro, Monsignor
Eligio Francioni. Terminato il rito, i convenuti si sono spostati al Monumento ai Caduti, dove erano schierati reparti di
Carabinieri e Polizia e una folta rappresentanza della
“Folgore”. Il Prefetto, dottor Eleonora Maffei, ricevuto l’onore delle armi, ha deposto una corona d’alloro al
Monumento e quindi ha rievocato la giornata di 89 anni fa
in cui l’Italia esultante vedeva riunita la propria Patria dalle
Alpi al mare.
LIVORNO
Solennemente festeggiata a Cecina (LI) la giornata del 4
novembre. Il Parroco del Duomo Mons. Osvaldo Valota, alla
presenza di tutte le Autorità civili e militari, ha officiato una
IL NASTRO AZZURRO
solenne messa in suffragio di tutti i Caduti in guerra. Al termine, il Presidente della Sezione del Nastro Azzurro Cav. Uff.
Mauro Betti, ha recitato la preghiera per tutti i Caduti di tutte
le guerre. L’evento è proseguito con lo sfilamento in corteo,
aperto dalla Banda del paese, di Bandiere, Autorità e popolazione fino al monumento ai Caduti ove, con le note dell’inno
nazionale, è stata deposta una corona di alloro. Il Sindaco ha
inneggiato al Valore e al Sacrificio di tutti i militari impegnati
nelle operazioni di Pace. Poi il Cav. Uff. Mauro Betti,
Presidente anche della locale Sezione dell’A.N. Combattenti
e Reduci, ha espresso il suo pensiero sul valore del Tricolore
italiano concludendo con la recitazione dell’Inno al Tricolore
allietato dalle note della Banda comunale.
Livorno
PARMA
La città di Parma ha celebrato il 4 novembre “La
Giornata dell’Unità Nazionale e la Festa delle Forze
Armate” con una solenne cerimonia militare. In piazza
Duomo erano schierati un reparto di formazione in armi, il
Gonfalone della città, decorato di MOVM, quello della
Provincia, decorato di Medaglia d’Oro al Merito Civile e
tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma cittadine.
La Federazione del Nastro Azzurro era presente con il proprio Labaro e una rappresentanza del Comitato Dame
Patronesse. Facevano da contorno alcune classi di studenti
festanti e la presenza di un folto pubblico. Dopo l’alzabandiera e l’inno nazionale eseguito dalla banda cittadina,
sono stati letti i messaggi del Capo dello Stato e del Ministro
della Difesa, il Presidente della Provincia ha rivolto il suo
saluto a tutti i presenti, quindi il colonnello Gennaro Di
Lauro, rappresentante del Comandate Militare Regionale,
ha pronunciato l’allocuzione ufficiale sottolineando, tra l’altro, i numerosi impegni internazionali cui le nostre Forze
Armate sono chiamate a far fronte.
29
PESCARA
La commemorazione del 4 novembre, “Giornata delle
Forze Armate e Festa dell’Unità Nazionale”, ha avuto inizio
con la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale di S.
Cetteo alla presenza delle Autorità civili e militari, delle
Rappresentanze delle Ass. Combattentistiche e d’Arma e
della Croce Rossa, di centinaia di studenti delle Scuole cittadine, ognuno con una bandierina tricolore in mano, nonché di numeroso pubblico. Al termine, l’evento è proseguito nell’adiacente piazza Garibaldi dove, alla presenza del
Prefetto regg., dott. Fulvio Rocco, dei Gonfaloni del
Comune e della Provincia di Pescara, del Medagliere della
Federazione del N. A. e delle Bandiere e Labari delle
Associazioni, dopo l’Alzabandiera, il discorso commemorativo è stato pronunciato dal Presidente Provinciale di
Assoarma, Gen. Aldo Bombane, che è stato vivamente
applaudito. La cerimonia ha avuto compimento con l’intervento del Sindaco dott. Luciano D’Alfonso e con la deposizione di corone d’alloro al locale Monumento ai Caduti.
Alle ore 18, nella Sala del Consiglio Comunale si è tenuto il
concerto della banda del Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco, promossa dal Comitato costituito da Assoarma, dalla
Federazione dell’Istituto del Nastro Azzurro, dalla Sezione
dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra e
dalla Sezione dell’Associazione Nazionale Combattenti e
Reduci.
ROVIGO
Domenica 4 novembre, il Presidente della Federazione
Provinciale di Rovigo dell’Istituto del Nastro Azzurro,
Geom. Graziano Maron, ha partecipato, con il Labaro e
l’alfiere, alla Commemorazione di tutti i Caduti ad Ariano
Polesine (RO). La cerimonia, alla quale erano presenti
Autorità civili e militari e i Labari di numerose Associazioni
d’Arma, iniziata con la S.Messa, è proseguita con la deposizione di due Corone, una al Monumento ai Caduti e un’altra sulla Tomba del Sottotenente Joao Turolla Medaglia
d’Oro al V.M. caduto in guerra sul fronte greco il 9 novembre 1940.
SIRACUSA
Il 4 novembre la Federazione provinciale di Siracusa e
le Sezioni di Noto e Lentini, hanno presenziato con i rispettivi Labari alla cerimonia per l’anniversario della Vittoria
che ha avuto luogo presso il Foro Vittorio Emanuele II di
Siracusa.
NOTE LIETE
La Federazione provinciale di Milano è lieta di porgere
i più sentiti auguri all’Azzurro Gr. Uff. Melchiorre
PIAZZA che ha compiuto 103 primavere.
Parma
L A PRESIDENZA NAZIONALE DELL’ISTITUTO E LA
R EDAZIONE DE “ I L N ASTRO A Z Z U R R O ” S I
UNISCONO ALLA F EDERAZIONE DI M ILANO NEL
PORGERE I P I U ’ SENTITI AUGURI DI B UON
COMPLEANNO.
30
IL NASTRO AZZURRO
L’ASSOCIAZIONE ARMA AERONAUTICA ASSEGNA
IL PREMIO LETTERARIO 2007 A OVIDIO FERRANTE
FRANCESCO DE PINEDO
IN VOLO SU TRE OCEANI
– Ovidio Ferrante – Ed.
Mursia – pp. 222 - Euro
22,00
La Presidenza Nazionale dell’Associazione Arma
Aeronautica nel 2007 ha
ripreso un’antica tradizione.
Assegnare un suo Premio
Letterario Aerospaziale ad
un’opera a carattere aeronautico uscita negli ultimi
quattro anni, cioè nel periodo che intercorre dall’assegnazione dell’ultimo premio
in materia avvenuta nel
2003.
Hanno partecipato all’edizione 2007 del premio quarantasette titoli. Il lavoro di preselezione delle opere in concorso è stato effettuato da un comitato tecnico presieduto
dal gen. D.A. (r) Giancarlo Naldi e composto dal gen. B.A.
(r) Antonio Daniele, dal prof. Gregory Alegy, dal gen. B.A.
Fernando Giancotti, dal Col. Garn Basilio Di Martino e dal
Magg. Arus (r) Emilio Carriero. Il Comitato Tecnico, in base
alle direttive ricevute dalla Giuria, ha effettuato una prima
selezione tra le 38 opere ammesse al concorso, in modo da
consentire alla giuria di poter approfondire la valutazione
dei soli testi effettivamente meritevoli di attenzione in un
tempo relativamente breve, senza però venire meno alla
giusta accuratezza di studio necessaria in questi casi.
Al termine del lavoro, la giuria, presieduta dal Gen. Isp.
Capo GArn Ermanno Aloia e composta da nomi prestigiosi
della cultura aeronautica e spaziale, come la contessa Maria
Fede Caproni, il gen. S.A. (r) Catullo Nardi, l’ing. Antonio
Castellani, l’ing. Giovanni Massimello, il dott. Gianfranco
De Turris e il dott. Giorgio Torelli, ha deciso di assegnare il
1° premio all’interessante biografia scritta dal Ovidio
Ferrante dal titolo “Francesco De Pinedo in volo su tre oceani” e pubblicata da Mursia.
Ovidio Ferrante è ufficiale dell’Aeronautica Militare in
quiescenza. Ha lasciato il servizio attivo diversi anni fa col
grado di colonnello del ruolo delle armi. Nella parte finale
della sua carriera è stato il Direttore del Museo Storico
dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Avendo ricoperto tale incarico per circa venti anni, vi ha lasciato un segno
profondo ed indelebile della sua capacità e della sua grande passione per la storia dell’aviazione. Tutt’ora, tale passione fa sì che Ovidio Ferrante sia uno dei massimi storici dell’aviazione italiani e mondiali. Tale affermazione trova
riscontro nella consulenza richiestagli da Piero e Alberto
Angela nella realizzazione della doppia puntata di
“Superquark” sulla vicenda della sfortunata impresa polare
del generale Umberto Nobile, di cui Ferrante è il massimo
biografo nazionale.
Ma Ovidio Ferrante si rivela capace di scrivere bene
anche di altri grandi aviatori e per questa ragione ha ampiamente meritato il premio assegnatogli dall’Associazione
Arma Aeronautica nel corso di un grande evento mondano
organizzato per l’occasione nella splendida cornice della
cittadina di Acqui Terme lo scorso 26 settembre.
Ma ora è giusto spendere due parole sul libro.
Finalmente una bella biografia del grande Francesco De
Pinedo: ben scritta, ben argomentata, ricca di riferimenti
storici e soprattutto molto piacevole da leggere. Ovidio
Ferrante, con questo libro, si riconferma storico aeronautico
appassionato, eclettico e di profonda cultura, nonché eccellente biografo. Lo stile è efficace ed avvincente allo stesso
tempo. Si deve dare atto a Ferrante anche di grandi capacità
di sintesi, tanto sono intense e complesse le vicende della
vita di De Pinedo che, morto a soli 43 anni, ha lasciato
un’eredità ideale che doveva essere raccolta. E questo è un
altro dei tanti meriti che Ovidio Ferrante ha avuto scrivendo quest’ottimo libro.
Il libro è scritto con uno stile ed una dovizia di particolari tale che lo si potrebbe utilizzare come testo per un
eventuale corso monografico universitario da svolgersi nell’ambito degli studi di “storia dell’aviazione”.
Antonio Daniele
CONSIGLI DIRETTIVI
FED. CATANIA – COMITATO DAME PATRONESSE
Presidente: Prof.ssa Lucia CATANZARO LIZZIO
Vice Presidente: Prof.ssa Fernanda DONNARI TROVATO
Segretario-Tesoriere: Sig.ra Anna SPINA PIETROPAOLO
Consiglieri: Sig.ra Angelina MAUGERI
Sig.ra Lina PARADISO PAVONE
Prof.ssa Daniela SIMON
FED. LUCCA
Presidente: Amm. Nunzio PELLEGRINO
Vice Presidente: Prof. Luciano IACOPETTI
FED. SALERNO
Presidente: Col.f. (R.O.) Mario PRIVITERA
Vice Presidente: Gen.D.CC. (R.O.) Mario FIORE
Segretario-Tesoriere: Sig.ra Grazia SARNO
Consiglieri: M.M. “A” Donato CAMMARANO
Capo 3^ Cl. Mario DE LUCA
Sig.ra Palmira DI MARTINO
Sig. Mario OTTOBRINO
FED. TREVISO
Presidente: Cav.Gr.Cr. Walter OMICCIOLI
Vice Presidente: Comm. Gino TESO
Segretario-Tesoriere: Sig. Maurizio COMUNELLO
Consiglieri: Sig. Guido CONCINI
Sig. Albino FULAN
Sig. Angelino LO VULLO
Sig. Michele BALDUZZI
IL NASTRO AZZURRO
31
AZZURRI NELL’AZZURRO DEL CIELO
FED. ALESSANDRIA – Mar.llo Magg. CC.
Cav.Uff. Maggiorino DEBERNARDI, già
Consigliere della Federazione provinciale.
(foto)
FED. GENOVA – Azzurro Mario CONTI.
Sig. Giovanni SOLE, Presidente A.N.M.I. – Sezione
Melbourne-Australia.
SEZ. VARESE – C.F. Giulio CONTREAS (M.A.V.M., 3 “sul
campo”, M.B.V.M. “sul campo”, C.G.V.M. “sul campo”), già
Presidente della Sezione; T.Col.A. Dott. Aldo FERRAZZI,
Consigliere della Sezione.
FED. LUCCA – Azzurro Calogero DE LUCA
(2 C.G.V.M.).
FED. MACERATA – Mar.llo 1^ cl.sc. P.S. Edoardo MITILLI
(C.G.V.M. “sul campo”).
FED. MILANO – Sez. Monza – Sig.ra Angela COMI vedova
dell’Azzurro Giuseppe FUMAGALLI (C.G.B.M.); Serg. Ftr.
Enrico DANIOTTI (C.G.V.M.); Cap. Magg. G. Gino
PASQUALOTTO (M.B.V.M.)
Il Nastro Azzurro si inchina
davanti al sacrificio del
Maresciallo Capo Daniele
Paladini Caduto in
Afghanistan
nell’adempimento del suo
dovere.
FED. PESCARA – Azzurro Augusto RASETTA (C.G.V.M.).
FED. ROMA – Azzurro Oreste CASTAGNA (M.O.V.M.);
Sig.ra Maria Cristina SOLIMANDO vedova del Cap. C.
Renato ZANARDO (M.O.V.M., 2 C.G.V.M., Prom. M.G.);
Alle famiglie colpite da queste dolorose perdite giungano le
espressioni del più vivo cordoglio della Presidenza
Nazionale e di tutti gli Azzurri.
- Federazione Provinciale di Parma
- Cav.Lav. SCHIAVI - Alessandria
- Comune di BETTOLA (AL)
- Accademia della Marina Militare
- Comune di CAORSO (AL)
- Comune di MONTICELLI (AL)
- Comune di PONTENURE (AL)
- Ing. Luigi BENZI – Sindaco di Quargnento (AL)
- Ten.Gen. Giuseppe DE MEO – Bolzano Novarese (NO)
- Dott.ssa Maria Teresa GUASCHINO – Sindaco del Comune di Solero (AL)
- Azzurro Marcello OTTONE - Genova
- Sig. Gianpaolo PEPE – Sindaco di Villavernia (AL)
- Sig.ra Tea POGGIO SANNIA – Capriata D’Orbia (AL)
- Sig. Pasquale RAGUSA - Lecce
- Prof. Pietro TALARICO – Dirigente S.M. Vochieri – Alessandria
- Azzurro Emanuele MILAN - Genova
- Azzurro Angelo TRAVERSO - Genova
- Azzurro Bruno DE CAMILLIS – Genova
- Azzurro Pietro DUCATI – Genova
- Azzurro Luigi GRONDONA – Genova
- Azzurro Emanuele MODICA - Genova
Sig. Luigi Ernesto ZANONI – Genova
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10,00
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La Presidenza Nazionale e la Direzione de ‘Il Nastro Azzurro” ringraziano per la generosità dei contributi versati.
1)
2)
3-4)
5-6)
7)
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9)
Distintivi con decorazione e Dame Patronesse: € 7
Distintivi dorati: piccoli: € 3, medi: € 3,50 grandi: €
4
Portachiavi: smaltato: € 7,50, metallo: € 3,50
Crest: piccolo: € 20 grande: € 25
Labaretto: € 10
Emblema Araldico: € 20
Fermacarte in onice: € 9,50
10)
11)
12)
13)
14)
15-16)
Posacenere: € 9
Attestato di Benemerenza: € 20
Orologio: € 30
Cravatta: lana: € 12 seta: € 15
Foulards in seta: € 28
Cartolina: € 0,30, cartoncino doppio: € 0,50, busta:
€ 0,10
Tutta l’oggettistica è in vendita presso le Federazioni che in caso di carenza di materiale possono richiederlo alla Presidenza
Nazionale dell’Istituo. Le spese di spedizione saranno a carico delle Federazioni ed aggiunte al costo del materiale.
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periodico nazionale dell`istituto del nastro azzurro fra combattenti