Laboratorio Imprese
per la Responsabilità Sociale d’Impresa
Reggio Emilia
Guida al
Volontariato d’Impresa
Provincia
di Reggio Emilia
1
Progetto promosso da:
Provincia
di Reggio Emilia
In collaborazione con:
Finanziato da:
Pubblicazione a cura di:
Cecile Derny - Associazione Dar Voce
Ilena Donelli - Co’ d’Enza, Soc. Coop. Sociale, ONLUS
Samanta Ferri - Coress, Cooperativa Reggiana Servizi Sociali
Graziella Fornaciari - Comune di Reggio Emilia
Walter Sancassiani - Focus Lab Srl
Coordinamento tecnico:
Rita Prodi - Camera di Commercio di Reggio Emilia
Guida al
Volontariato d’Impresa
Indice
1. Introduzione ...................................................................................................................................... pag. 5
2. Forme di intervento e coinvolgimento delle imprese e dei lavoratori ................................................ pag. 6
3. Vantaggi nell’attivare progetti di volontariato d’impresa ................................................................... pag. 6
4. Attività e strumenti del Volontariato d’Impresa .................................................................................. pag. 8
5. Le fasi di lavoro in un progetto di volontariato d’impresa ................................................................. pag. 10
6. Riferimenti normativi ......................................................................................................................... pag. 12
7. Il volontariato aziendale a Reggio Emilia .......................................................................................... pag. 14
8. Volontariato d’impresa: esempi italiani ............................................................................................. pag. 15
9. Glossario ........................................................................................................................................... pag. 17
10. Riferimenti ......................................................................................................................................... pag. 18
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1. Introduzione
Il volontariato d’impresa è una partnership, temporanea
o continuativa nel tempo, tra comunità ed impresa all’interno della quale quest’ultima opera, che produce convergenza tra gli obiettivi economici e sociali dell’azienda
e quelli delle organizzazioni coinvolte e che si concretizza attraverso attività di carattere volontario ed impegno personale, esercitato dai dipendenti di un’impresa
all’interno di un contesto organizzato, posto in essere a
beneficio di altri individui e della comunità.
Il volontariato d’impresa è dunque un progetto in cui
l’impresa incoraggia, supporta o organizza la partecipazione attiva e concreta del proprio personale alla vita
della comunità locale oppure a sostegno di organizzazioni non profit durante l’orario di lavoro.
I principi base del Volontariato d’impresa
1) consapevolezza che il coinvolgimento dell’impresa a servizio della comunità locale e l’impegno nelle attività di volontariato del personale
contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di
business;
2) volontà di istituire, supportare e promuovere
un programma di staff involvement che incoraggi il coinvolgimento di tutti i dipendenti e che sia
trattato come qualsiasi altra funzione di business
dell’impresa;
3) attenzione ad indirizzare i programmi di staff
involvement alla risoluzione di problemi sociali
rilevanti nella comunità di riferimento.
Nei progetti di volontariato d’impresa i partner giocano
ciascuno un ruolo specifico:
L’Impresa è in grado di mettere in campo, oltre alle
proprie risorse economiche, alla capacità progettuale
e alle competenze del personale, una rete di relazioni
virtuose da convogliare verso l’iniziativa di partnership
sociale attraverso:
• forte coinvolgimento dei vertici aziendali
• selezione di progetto compatibile con i Valori dell’impresa (sia che derivi da una propria scelta che dall’adesione ad un’istanza della società civile)
• coinvolgimento del personale
Le Organizzazioni Non Profit hanno la responsabilità di:
• evidenziare la rilevanza sociale del progetto
• mettere in campo le proprie conoscenze e capacità
tecniche/organizzative
• assicurare l’efficacia e il successo dell’iniziativa.
Le Istituzioni, se coinvolte, hanno il compito di:
• creare un contesto facilitante per l’attivazione della
partnership
• segnalare e indirizzare verso bisogni emergenti sul
territorio
• agire da coordinatore se il progetto lo richiede
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2. Forme di intervento e coinvolgimento delle imprese e dei lavoratori
Le imprese svolgono volontariato nella comunità attraverso varie diverse forme di intervento e coinvolgimento:
1. Sponsorizzazioni e sostegno in denaro;
2. Messa a disposizione di competenze e tempo del
personale d’impresa;
3. Donazioni e/o messa a disposizione di beni materiali.
Tra queste forme, recenti ricerche focalizzano l’attenzione sulla seconda tipologia menzionata, quale forma
molto promettente in termini di risultati e benefici.
In termini generali, è possibile suddividere tale attività in
due tipologie, a seconda che l’iniziativa parta dai lavoratori oppure dai vertici dell’azienda:
- il primo gruppo (employee-led) racchiude pro-
grammi di cooperazione pensati e autogestiti
dai dipendenti, che ricevono riconoscimento da
parte dell’azienda; si privilegia in questo modo
la reputazione interna e si valorizzano, in un’ottica di sussidiarietà, le idee e le azioni dei dipendenti che svolgono già volontariato;
- Il secondo gruppo (employer-initiated) racchiude iniziative ideate e condotte dai vertici dell’azienda che hanno come obiettivo principale la
promozione delle competenze, della consapevolezza sociale e della sensibilità del personale
ai problemi dell’ambiente circostante.
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3. Vantaggi nell’attivare progetti di
volontariato d’impresa
La risorsa più importante per ogni impresa consiste nel
patrimonio di competenze, conoscenze, energie del
proprio personale. Un numero crescente di imprese ritiene che la consulenza specialistica, l’aiuto pratico e il
trasferimento di know how alle organizzazioni non profit
che si intendono supportare siano più importanti dell’aiuto finanziario diretto. Un’esperienza di questo tipo può
inoltre divenire un efficace strumento per sviluppare le
competenze e la fiducia in se stessi del personale, per
promuovere motivazione e impegno.
Per quanto riguarda la gestione del personale, comportamenti socialmente responsabili possono concorrere a
creare ambienti di lavoro più sicuri, basati su una forte motivazione individuale, oltre ad un clima di trasparenza e collaborazione in cui lavoratori e dipendenti si
sentono orgogliosi di appartenere a un’organizzazione
orientata verso obiettivi etici. Ciò non può che portare a
una maggior efficienza e produttività nei processi di lavoro e quindi ad un risparmio sui costi, spesso collegati
ad un maggior grado di creatività e innovazione.
Un’azienda che dedica tempo e personale a progetti
di responsabilità sociale, come dimostra ormai l’esperienza di numerosi casi aziendali, otterrà benefici che
contribuiranno ad accrescerne la forza e la competitività, a migliorarne visibilità e reputazione tra clienti e
stakeholder.
In secondo luogo, gli investimenti in RSI contribuiscono ad instaurare un clima di fiducia attorno all’organizzazione, la quale si rende ripetutamente protagonista di
comportamenti coerenti. È poi rilevante affermare che il
miglioramento della capacità di comprensione degli stakeholder comporta il consolidamento di una radicata reputazione e il rafforzamento delle relazioni con tutti i portatori di interesse, oltre al rafforzamento del patrimonio
intangibile e del valore della marca.
Un’impresa responsabile è più attraente sul mercato
finanziario, gode di una migliore reputazione all’interno della comunità imprenditoriale e nelle istituzioni. Il
tutto si traduce in opportunità di cooperazione con altre
imprese e di business con altri attori interessati, opportunità di maggior ascolto delle proprie istanze e di una
maggiore libertà di iniziativa.
Si può dunque concludere che gli investimenti in RSI
producono, nel medio periodo, un forte vantaggio competitivo rispetto ai competitor e che per ottenere tali benefici le aziende/organizzazioni devono mettere in campo, da una parte, le prove del proprio impegno e, dall’altra, monitorare i vantaggi che tali investimenti possono
portare alle stesse.
Dai progetti di Volontariato di Impresa dunque, tutti i
partner traggono benefici.
Benefici per l’impresa
• dimostrazione che l’impresa è seriamente con-
sapevole della sua responsabilità sociale
• sviluppo del lavoro di gruppo e nascita di networking tra le varie funzioni e l’impegno dei dipendenti
• consolidamento dell’immagine istituzionale e del brand presso l’esterno
•sviluppo efficace e focalizzato delle competen-
ze manageriali in situazioni reali e stimolanti
•contributo nel rendere più sana la comunità in cui si opera
•maggior coefficiente di attrazione nel reclutare i giovani più preparati e brillanti
• crescita di motivazione, sviluppo e fidelizzazio-
ne del personale
•riduzione di conflittualità interne
•incremento del consenso e della visibilità pres-
so la comunità locale
•sviluppo di reti sul territorio in cui si opera
•differenziazione in positivo rispetto ai concor-
renti, con la crescita di innovazione sociale
•miglioramento delle relazioni con gli stakehol-
der.
Benefici per il personale
•soddisfazione e motivazione che derivano dal fare qualcosa di utile
zioni delle esistenti
prendimento reale verso l’esterno
suo complesso nei futuri quadri dirigenti
più di quanto atteso all’inizio.
•sviluppo di nuove competenze ed implementa-
•sollecitazione per il pensiero innovativo e l’ap-
•consapevolezza più piena della comunità nel •dimostrazione al personale di poter conseguire Benefici per la comunità
•nuove competenze ed energie per
risolvere problemi complessi superamento di “barriere” e crescita di comprensione reciproca
• aumento della disponibilità dei volontari ed ac-
quisizione di nuovi volontari
•integrazione delle risorse, spesso scarse o im-
pegnate su molteplici fronti
•contributo alla rigenerazione sociale ed econo-
mica
•promozione e diffusione della propria mission in contesti differenti rispetto ai canali abituali
•aumento delle competenze innovative per rea-
lizzare interventi sociali più efficaci
•miglioramento della qualità della vita della co-
munità
•creazione di relazioni sociali stabili tra cittadini, imprese e territorio.
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4. Attività e strumenti del Volontariato d’Impresa
Il volontariato d’impresa è uno strumento attraverso il
quale le aziende contribuiscono a diffondere una cultura della responsabilità e della partecipazione; si tratta di
modalità di cooperazione con il mondo del terzo settore
in grado di dare un senso e un significato nuovo all’agire economico, arricchendone gli obiettivi. Una pratica che rimette al centro la persona in una società che,
nell’attuale momento di crisi, necessita di straordinarie
energie solidaristiche.
Varie sono le tipologie in cui si può svolgere il volontariato d’impresa, nelle quali l’azienda:
• mette a disposizione competenze specifiche e trasferimento di know-how (ad esempio, sistematizzazione di
un bilancio di un’ associazione di volontariato, dei metodi e procedure di archiviazione della corrispondenza e
catalogazione materiali);
• permette un distacco temporaneo di personale a supporto di progetti delle organizzazioni no-profit (ad esempio, invio di personale nei territori vittime di catastrofi
naturali, invio di personale in contesti socialmente difficili a supporto di organizzazioni no-profit);
• partecipa direttamente ad eventi locali (ad esempio,
raccolta fondi, sostegno e aiuto per interventi ambientali);
• organizza una “Giornata del volontariato aziendale” a
supporto di una o più organizzazioni no profit (ad esempio Giornata del cuore, Giornata del dono, ecc.);
• supporta programmi educativi nelle scuole, nel cosiddetto “volontariato educativo” (affiancamento a corsi sui
temi del marketing, strategie di business, ecc.);
• partecipa a programmi di animazione sociale rivolti
alla cittadinanza a supporto di istituzioni locali.
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Approcci
Dal punto di vista delle pratiche del Volotariato d’impresa, gli approcci si dividono sostanzialmente in due
modalità:
> L’approccio bottom-up (employee- driven), dove l’impresa riconosce le azioni di volontariato già intraprese
dai propri dipendenti o le istanze espresse da questi
e le valorizza attraverso un sostegno economico o di
altra natura.
Lo staff involvement può far parte di una più ampia
partnership tra impresa e no profit, o può essere implementata con diverse organizzazioni no profit.
> L’approccio top-down (employer- led): organizzazione di programmi ed attività ad hoc promossa dall’impresa per promuovere l’incontro tra il personale e la
comunità.
Progetti interni o esterni: alcuni esempi
Le attività di Volontariato d’impresa si possono dividere
in linea di massima in due categorie: una prima classe è
costituita dai progetti che mettono a disposizione competenze e strutture aziendali per soggetti esterni; il secondo insieme invece è rappresentato dalle attività che
l’impresa svolge all’esterno dell’azienda, per il territorio.
Di seguito si propone una tabella contenente i principali
strumenti che possono essere utilizzati nell’ambito delle
due classi.
Utilizzo di skill e strutture interne
Progetti di comunità esterni all’azienda
> Visite in azienda
> Job Day
> Supporto allo sviluppo di competenze (es. realizzazione
CV)
> Supporto ad attività di marketing /PR
> Attività creative e laboratoriali
> Ristrutturazione / valorizzazioe locali
> Attività di lavoro per la riqualificazione urbana
> Attività sportive
Principali strumenti di Volontariato d’Impresa
I principali strumenti ad oggi utilizzati dalle imprese a
livello nazionale ed internazionale sono diversi, spaziano da eventi di breve durata a progetti più complessi e
impegnativi, con una durata più significativa. Abbiamo
sintetizzato nel box seguente quelle che sono le principali attività realizzate dalle imprese sul fronte nazionale
e internazionale.
Community Day: giornata dedicata a iniziative di
volontariato a favore di organizzazioni non profit, ad
esempio tinteggiatura dei locali associativi, raccolta
fondi in piazza, pulizia dei parchi, etc.
Distaccamento full time a medio-lungo termine:
ad esempio un anno dedicato al lavoro in un’organizzazione del terzo settore con impiego in impresa
garantito al ritorno e stipendio durante il periodo di
volontariato.
Distaccamento full time a breve termine: ad
esempio pochi mesi di impiego in un’organizzazione del terzo settore per assolvere a particolari compiti o seguire uno specifico progetto, con impiego
in impresa garantito al ritorno e stipendio durante il
periodo di volontariato.
Volontariato delle competenze: monte ore a disposizione del singolo dipendente o di un team per
supportare un’organizzazione del terzo settore in
un progetto attraverso la messa a disposizione di
specifiche competenze d’impresa (ad esempio marketing, controllo di gestione, etc.)
Volontariato individuale: riconoscimento da
parte dell’impresa di un monte ore annuale da dedicare al volontariato presso organizzazioni del terzo
settore consigliate dall’impresa o a scelta del dipendente, oppure donazione, monetaria o in natura, da
parte dell’impresa a fronte di una rendicontazione
delle ore di volontariato spese dai propri dipendenti.
Supporto one-to-one: il dipendente è incoraggiato
a diventare volontario in supporto a una persona in
condizioni di disagio, ad esempio dando ripetizioni
o spendendo la propria competenza di avvocatura.
Un caso internazionale di successo – Give and
Gain Day
Ogni anno nel mese di maggio, attraverso il Give &
Gain Day, le aziende di tutto il mondo sono chiamate a coinvolgere i propri dipendenti e collaboratori
in iniziative di solidarietà durante l’orario di lavoro. Nel solo 2013 sono stati protagonisti della campagna oltre 400 imprese e 22mila professionisti in 25
Paesi. Dal 2008 hanno partecipato all’iniziativa di Business in the Community 82mila persone di 35 diversi
Paesi, organizzando workshop ed attività sportive,
intervenendo nelle scuole e sostenendo famiglie in
difficoltà.
Nel 2014, per la prima volta, il Give & Gain Day ha
chiesto a Fondazione Sodalitas di coinvolgere nell’iniziativa le imprese operanti in Italia e di raccoglierne le adesioni.
Per info sul progetto: www.giveandgainday.org.uk
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5. Le fasi di lavoro in un progetto di volontariato d’impresa
FASI
OBIETTIVI
ATTIVITA’
OUTPUT
PIANIFICAZIONE
• Inserimento stabile nella
pianificazione strategica
aziendale
• Inclusione del programma
nelle strategie di
responsabilità sociale di
impresa
• Conoscenza delle necessità
e dei desideri dell’azienda
• Committment e
legittimazione dei promotori
• Coerenza del partner scelto
con gli obiettivi dell’impresa
• Coerenza della tipologia
di volontariato d’impresa
con gli obiettivi strategici
aziendali
• Condivisione con tutti
i livelli aziendali in
particolare del personale
dipendente attraverso
una survey interna
• Coinvolgimento dei
vertici
• Esplicitazione degli
obiettivi e scelta delle
tipologie di volontariato
d’impresa da attivare
• Scelta del/i partner
• Documento
programmatico
preliminare
• Documento
programmatico
definitivo
• Definizione di una lista
di possibili partner
• Accordo formale con il/i
partner selezionato/i
• Messa in coerenza
degli obiettivi e delle
attività dell’azienda e
dell’organizzazione no-profit
• Raggiungere una definizione
congiunta tra imprese e
organizzazione no-profit di
successo dell’iniziativa
• Legittimare e identificare
il personale dedicato al
progetto in maniera stabile o
temporanea
• Identificare tutte le risorse
utilizzabili nel progetto
• Identificazione
congiunta del personale
(volontari/beneficiari) da
coinvolgere nel progetto
• Formazione dei
dipendenti – volontari
• Pianificazione delle
attività e del budget
• Identificazione
e condivisione
degli strumenti di
monitoraggio del
progetto e indicatori di
successo
• Composizione del team
e individuazione del
responsabile
• Elaborazione del
progetto definitivo
• Definizione dei criteri di
selezione del personale
(volontari/beneficiari) da
coinvolgere
• Time-plan delle attività
(diagramma di GANTT)
• Budget del progetto
(risorse economiche e
umane)
• Piano di monitoraggio
• Progetto di volontariato
di impresa definitivo
PROGRAMMAZIONE
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REALIZZAZIONE
VALUTAZIONE
COMUNICAZIONE
• Rispetto dei tempi, dei
requisiti di qualità e dei limiti
di budget stabiliti
• Realizzazione dei prodotti
previsti
• Raggiungimento dei risultati
e conseguimento degli
impatti attesi
• Implementazione delle
attività previste dal piano
di azione
• Coordinamento ed
integrazione delle azioni
• Processi decisionali
e governo del team di
progetto
• Monitoraggio in itinere
delle attività, eventuale
rimodulazione delle
attività
• Realizzazioni specifiche
previste dal piano di
azione
• Report di monitoraggio
• Verbali degli incontri di
coordinamento
• Registro delle lezioni
apprese
• Valutazione degli esiti
attesi e inattesi e del
“successo” dell’iniziativa
sui beneficiari, sull’impresa,
sull’organizzazione
• Valutazione del valore
generato
• Formulazione di un
questionario
• Somministrazione
di questionari di
soddisfazione
• Raccolta di storie
• Report condiviso di
valutazione costi/benefici
(dimensione relativa alle
persone, dimensione
relativa alla comunità,
dimensione aziendale,
dimensione relativa gli
stakeholders, beneficiari
finali)
• Raccolta di storie
direttamente dai
protagonisti (dimensione
qualitativa)
• Garantire maggiore visibilità
all’iniziativa
• Accrescere il senso di
appartenenza e condivisione
di tutti i partecipanti
• Sviluppare una
comunicazione congiunta
• Identificazione dei canali
di comunicazione più
idonei (con uno sguardo
privilegiato agli strumenti
web 2.0)
• Elaborazione di un piano
della comunicazione
• Articoli su giornali locali
• Newsletter aziendale
dedicata all’iniziativa
• Canale social dedicato
(blog aziendale,
Facebook, Twitter, ecc.)
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6. Riferimenti normativi
L’Amministrazione finanziaria permette ai contribuenti,
privati e persone giuridiche, riduzioni delle imposte sui
redditi, scalando dai redditi o dall’imposta stessa alcuni
tipi di spese di particolare rilevanza sociale. Queste si
suddividono in due grandi categorie:
- oneri deducibili (spese che possono essere sottratte
al reddito prima del calcolo dell’imposta).
- oneri detraibili (spese che possono essere sottratte
direttamente dall’imposta da pagare, diminuendone
così l’importo).
Si considerano oneri deducibili le somme sostenute per
le erogazioni liberali in denaro o in natura e le varie donazioni che le persone giuridiche (società per azioni,
società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative, società di mutua assicurazione, enti pubblici o privati diversi dalle società)
decidono liberamente di sostenere a favore di ONLUS
o di altra associazione iscritta in appositi registri. Rientrano tra questo tipo di oneri le seguenti donazioni/erogazioni:
Donazione di tempo e prestazioni. La cessione temporanea di personale per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa (D. Lgs 276/2003) a favore di una
ONLUS costituisce un’agevolazione fiscale a favore di
quelle aziende che decidono di donare tempo e prestazioni del proprio personale dipendente. Per fare ciò,
si devono configurare dei requisiti specifici: l’interesse
da parte dell’impresa in primis, e la temporaneità del
distacco.
Le donazioni di tempo e di prestazione si presentano
come oneri deducibili, che possono quindi far diminuire
il reddito prodotto dall’impresa, relativamente alle spese
relative all’impiego di lavoratori dipendenti, assunti con
contratto a tempo indeterminato, nel limite del cinque
per mille del costo globale di lavoro dipendente indicato
nella dichiarazione dei redditi.
Donazione di beni: le persone giuridiche (società
per azioni, società in accomandita per azioni, società
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società di mutua assicurazione, enti pubblici o privati diversi dalle società) possono decidere di donare a
ONLUS e associazioni iscritte in appositi registri, oggetti di qualsiasi tipo a condizione che questi siano in
buone condizioni. Le donazioni effettuate (comprovate
da apposita ricevuta riportante il valore del bene, ossia
il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i
beni della stessa specie e similari) danno la possibilità
di due agevolazioni da scegliersi in alternativa tra loro:
deducibilità delle somme donate dal reddito d’impresa
dichiarato per un ammontare non superiore a 2.065,83
Euro o al 2% del reddito stesso o in alternativa, secondo quanto stabilito dalla Legge 80/2005 (“Più dai meno
versi”) un’impresa può contare su una deducibilità con
un limite massimo del 10% del reddito complessivo e
comunque fino ad un massimo di 70.000 Euro.
Donazione di beni non di lusso: le ONLUS possono ricevere da un’impresa beni non di lusso (diversi da quelli farmaceutici o alimentari), che presentino
imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l’idoneità di utilizzo non ne consentono la
commercializzazione o la vendita. I beni ceduti si considerano distrutti; ciò fa si che non sussista l’obbligo di
emissione di fattura, accostando tali operazioni a quelle
esenti disciplinate dall’art. 10 del DPR 633/1972.
L’impresa per beneficiare delle agevolazioni ha l’obbligo di effettuare una comunicazione all’ Agenzia delle
Entrate, riportante il costo di ciascuna cessione (non
superiore a 5.164,57 Euro), emettendo apposita bolla di accompagnamento e annotando nei registri IVA i
beni ceduti gratuitamente. Fino a un massimo del 5%
del reddito d’impresa dichiarato è possibile un’ esclusione dal reddito come ricavo o plusvalenza del costo
sostenuto per l’acquisto o la produzione dei beni donati.
Donazioni di prodotti alimentari e farmaceutici:
nell’ambito delle sue attività di produzione e scambio,
un’impresa può donare prodotti alimentari e farmaceutici qualora questi presentino difetti di confezionamento
o altre cause che, comunque, non ne impediscono l’utilizzo in commercio. L’impresa ha l’obbligo di effettuare
una comunicazione alla Agenzia delle Entrate riportante
il costo di ciascuna cessione (non superiore a 5.164,57
Euro), emettendo apposita bolla di accompagnamento
e annotando nei registri IVA i beni ceduti gratuitamente.
In questo modo, per queste operazioni considerate anch’esse esenti, si può usufruire delle agevolazioni, con
una esclusione dal reddito come ricavo o plusvalenza
del costo sostenuto per l’acquisto o la produzione dei
beni donati, senza alcun limite.
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7. Il volontariato aziendale a Reggio Emilia.
La prima indagine in tema di RSI nella provincia di Reggio Emilia è rappresentata dallo studio “L’impresa solidale: la Responsabilità Sociale di Impresa come fattore
competitivo”, curato da Pietro Cantarelli e Simone Cerlini nel 2011, che di fatto è stato il primo approfondimento
sul tema ed ha fornito per la prima volta elementi relativi
ad energie energie e capacità di innovazione delle imprese reggiane per riattivare lo sviluppo e il benessere,
anche tramite azioni di responsabilità sociale.
L’indagine nel censire le modalità attraverso cui le
aziende della provincia di Reggio Emilia contribuivano
al benessere del territorio, aveva individuato tra esse
anche il volontariato d’impresa, anche se poco diffuso:
solo l’8,4% delle 237 aziende intervistate ne aveva sperimentato una qualche forma.
Volontariato aziendale, l’esperienza Lombardini
Koehler a Reggio Emilia
Il progetto è l’esito di una collaborazione nata quattro
anni fa, che ha portato ad una prima sperimentazione di
volontariato d’impresa, secondo questa progressione:
•
•
•
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Percorso Formativo e di orientamento al volontariato
(una giornata in aula in cui sono stati definiti e presentati progetti di RSI, valorizzate le opportunità del
volontariato e della cittadinanza attiva, presentate e
condivise le esperienze di volontariato che avrebbero fatto i dipendenti)
Progetti esperienziali di volontariato (una mezza
giornata presso le associazioni Azione Solidale,
G.A.S.T e Laboratorio Caritas Nuovamente)
Valorizzazione dell’esperienza
Gli obiettivi generali del progetto sono stati:
- P
otenziare e strutturare le pratiche di responsabilità
sociale e welfare aziendale
- Arricchire la proposta formativa aziendale
- Favorire l’impatto positivo sull’immagine aziendale e
visibilità verso l’esterno
- Contribuire a migliorare il clima aziendale, in termini
di relazioni e team building.
- Accrescere l’autostima e la motivazione del personale grazie all’opportunità di mettere a disposizione
anche le proprie competenze professionali per cause solidali e a servizio della comunità.
8. Volontariato d’impresa esempi
Italiani
IBM ha dal 2003 un Programma strutturato di volontariato d’impresa chiamato On Demand Community aperto a tutta la popolazione aziendale ed ai pensionati. Il
Programma, inserito fra quelli della Corporate Citizenship, è presente a livello internazionale in tutti i Paesi in
cui IBM opera ed è in linea con la strategia dell’azienda.
La pianficazione delle iniziative è di tipo top -down1. Il
volontariato è prevalentemente di tipo skill based e si
concretizza in attività di consulenza e trasferimento delle competenze verso scuole ed associazioni non profit.
La comunità dei volontari ha a disposizione più di 50
Activity Kits, risorse disegnate per le organizzazioni non
profit e il mondo della scuola i cui contenuti spaziano
dagli ambiti matematico, scientifico e tecnologico fino al
project management e al marketing.
ALTRAN è un’azienda che dal 1996 offre consulenza
avanzata in ingegneria e innovazione e soddisfa le esigenze dei clienti con progetti turn key. Altran ha supportato la coperativa Tice (cooperativa che si occupa
di persone disabili) con un’attività di scouting ed analisi
di soluzioni di connettività e soluzioni per la gestione
di dati amministrativi (misurazione dell’’impatto sociale degli interventi educativi compiuti. Attraverso la focalizzazione sullo scouting di prodotti di mercato per
individuare lo strumento che meglio rispondesse alla
necessità espressa). Il progetto è stato una sorta di “cooperative learning” dove i dipendenti hanno offerto la
loro professionalità per raggiungere gli obiettivi fissati
con il cliente, partendo dal presupposto che la tecnologia può migliorare l’esistenza.
1 Si definisce approccio bottom up quello in cui le proposte o
programmi intrapresi dai dipendenti sono riconosciuti e supportati
dall’azienda tramite un contributo economico o di altra natura; si
definisce invece approccio top-down quello in cui i programmi sono
impostati dall’impresa per promuovere l’incontro tra il personale e la
comunità e accrescere le competenze, Integrano i tradizionali piani di
formazione interna.
ABB (Multinazionale del settore elettromeccanico impegnata ad aiutare le imprese a utilizzare l’energia elettrica con più efficienza per migliorare le loro performance). La gestione del programma di volontariato avviene
insieme al partner non profit. Questo comprende la
definizione congiunta del calendario delle attività, della
comunicazione interna e di conseguenza la modalità di
scelta dei dipendenti da coinvolgere come volontari, l’eventuale budget (es. per partecipare all’iniziativa Special Olympics l’azienda sostiene i costi per vitto alloggio
e viaggio). In termini di comunicazione interna ogni iniziativa prevede un lancio e una notizia di resoconto /
risultati. Gli strumenti utilizzati sono l’email, intranet e
poster/volantini. Il resoconto viene pubblicato anche su
internet.
CA TECNOLOGY (Multinazionale impegnata nella produzione di software per la gestione e la protezione dei
sistemi elaborativi aziendali in tutti gli ambienti informatici.) esperienza di progetto volontari per un giorno: 10
impiegati di CA Technologies hanno trascorso una giornata presso la sede dell’Associazione Nocetum, e sono
stati coinvolti in varie attività, tra cui la sistemazione del
grande magazzino che raccoglie generi alimentari e di
prima necessità, dove gli scaffali sono stati svuotati e
sostituiti grazie a una piccola donazione dell’azienda,
nonché successivamente riempiti con le vettovaglie.
LEROY MERLIN ( Azienda della Distribuzione Moderna specializzata in bricolage e fai-da-te, presente in Italia - dal 1996 - con 47 punti vendita distribuiti su tutto il
territorio nazionale.) Nel 2013 circa 160 dipendenti hanno realizzato interventi di manutenzione e ristrutturazione presso gli spazi di 5 Organizzazioni Nonprofit: Archè
(riqualificazione del giardino e dell’orto, risanamento
pareti e tinteggiatura interna della casa di accoglienza), CIAI (tinteggiatura dei locali e ripavimentazione del
centro educativo pomeridiano per bambini), AIBI (tinteggiatura e sistemazione del giardino, dei bagni e delle
porte interne della casa famiglia), CISV (lavori di ristrutturazione delle due case di accoglienza per i rifugiati) e
FAV (tinteggiatura dei locali interni, ristrutturazione del
terrazzo e risanamento dei locali cucina).
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Attenzione!
•
Un approccio maturo al volontariato d’impresa richiede di evitare il rischio dell’asimmetria
informativa,
•
un altro aspetto critico è la formazione dei
volontari, che, quando insufficiente, rende
difficile la collaborazione dell’impresa soprattutto con organizzazioni non profit che si occupano di bisogni sociali complessi.
•
Sul fronte delle motivazioni verso il volontariato d’impresa, le imprese lo scelgono per
aumentare il senso di coesione e di appartenenza dei propri dipendenti. Le iniziative
partono con un processo di tipo top-down,
vengono formalizzate all’interno del piano
strategico, sono attive mediamente da più di 5
anni e sono uno dei compiti affidati alla funzione Csr (dove questa funzione non esiste si fa
riferimento al Direttore Generale e al relativo
team o alle funzioni di Comunicazione, Marketing e Risorse Umane).
•
Una volta individuato, il partner non profit partecipa attivamente alla costruzione
dell’iniziativa di volontariato aziendale,
il che è reciprocamente arricchente ma rende tangibili, spesso, alcune criticità, dovute
soprattutto alle divergenze di sensibilità e
linguaggio, alle difficoltà di coinvolgimento,
formazione, motivazione e gestione dei dipendenti, alla burocrazia da assolvere per la
gestione amministrativa dell’accordo (donazione, pro bono, rinuncia al credito).
•
Le organizzazioni nonprofit partecipano a
iniziative di volontariato d’impresa soprattutto per vedere economicamente sostenute le
proprie attività nonché, più in generale, per
promuovere la cultura del volontariato e
per favorire lo scambio di esperienze e
competenze.
•
La scelta del partner, nel caso delle Onp,
avviene principalmente in base all’individuazione di elementi di vicinanza del business
dell’impresa con la propria mission e all’analisi dell’impresa nel suo insieme (coerenza, reputazione, correttezza). Anche nel caso delle
Onp il territorio gioca non di rado il ruolo
di facilitatore di contatti e collaborazioni.
• Il
reclutamento dei volontari avviene soprattutto attraverso campagne d’informazione interna.
• La scelta del partner con cui collaborare av-
viene principalmente in base alle collaborazioni già in corso, a dimostrazione di come in
queste tipologie di partnership la fidelizzazione costituisca un valore. Possono però giocare un ruolo altrettanto determinante il legame
con il territorio, la presenza di elementi di coerenza con la propria mission, il grado di trasparenza e di affidabilità percepita dell’Onp, le
indicazioni e i suggerimenti dei dipendenti.
16
• Le tipologie utilizzate per le attività di volon-
tariato d’impresa sono prevalentemente il
distacco temporaneo di dipendenti dell’impresa presso l’organizzazione, il volontariato di
competenza e pro-bono sia individuale che in
team e il Community Day.
•
Si ha la necessità di predisporre strumenti e
metriche che consentano di rendicontare e
misurare l’impatto del volontariato d’impresa
9. Glossario
BILANCIO DI SOSTENIBILITA’ / SOCIALE/ AMBIENTALE
Il Bilancio di Sostenibilità (o Bilancio Sociale ) è un utile strumento di comunicazione e dialogo con gli stakeholder, che mira a delineare un quadro puntuale della
complessa interdipendenza tra i fattori economici,
sociali e ambientali connaturati alla gestione, fungendo anche da strumento di gestione a supporto alle decisioni strategiche e favorendo la diffusione della corretta
percezione del valore dell’impresa. La sua realizzazione è volontaria e integra il bilancio d’esercizio.
Esistono diversi standard e linee guida per redigere un
Bilancio di Sostenibilità/RSI; tra i principali su scala internazionale, le Linee Guida GRI (Global Compact Reporting).
CERTIFICAZIONE ETICA SA8000
Lo Standard di Certificazione etica SA8000 è uno
strumento volontario che le aziende possono adottare
per garantire che siano applicate procedure gestionali
nel rispetto dei diritti dei lavoratori ed in conformità ai criteri che vietano il lavoro minorile o obbligato, e
che vengano realizzate azioni di ascolto periodico dei
dipendenti e dei fornitori.
CITTADINANZA D’IMPRESA
La cittadinanza d’impresa (Corporate Citizenship) è
un concetto che indica il ruolo dell’impresa come un attore-cittadino che, è legittimato a svolgere le sue attività
e che contemporaneamente si assume impegni di responsabilità sociale e ambientale.
CODICE ETICO
Il Codice Etico racchiude i princìpi che guidano un’organizzazione nelle attività quotidiane, articolando il significato di responsabilità sociale per l’impresa e le misure
da questa attuate per metterla in pratica nell’operato di
tutti i giorni. Tutti coloro che fanno parte di un’impresa
con un codice etico, dovrebbe per coerenza applicarlo
nelle varie funzioni ed attività interne ed esterne. CORPORATE GOVERNANCE
In un’impresa, la Corporate Governance riguarda la dimensione sociale relativa all’assetto della proprietà, alla
configurazione e ai meccanismi di funzionamento del
Consiglio di Amministrazione, ed ai rapporti in essere
fra quest’ultimo, la proprietà ed il management aziendale. IDENTITA’ AZIENDALE
Tramite l’identità aziendale, un’organizzazione descrive
il proprio assetto istituzionale, la missione, i valori di riferimento adottati ed il piano strategico.
KEY PERFORMANCE INDICATORS (KPI)
I Key Performance Indicators – KPI, sono indicatori specifici atti a misurare e rilevare gli elementi quali-quantitativi sottendenti ai risultati delle performance
economiche, sociali ed ambientali di un’impresa. MISSION
La Mission aziendale definisce ed identifica lo scopo
della cooperazione tra i vari stakeholder, giustificando
il core business dell’azienda e le operazioni a questo
connesse. Inoltre, dalla Mission statuiscono gli obiettivi
e le finalità che l’impresa si propone di perseguire, nonché i risultati attesi dalle attività.
NON PROFIT
Il termine Non profit indica gli enti il cui fine primario non
è il conseguimento del profitto, ovvero le Non Profit Organization (seppure il termine tecnicamente più usato è
Not for Profit).
RENDICONTAZIONE ETICO-SOCIALE
Implementazione di un sistema di raccolta, misurazione
sistemica, strutturazione e divulgazione di dati rilevanti,
concernenti l’impatto delle attività di un’impresa e il
valore creato per i suoi diversi stakeholder. La rendicontazione etico-sociale si traduce nella redazione annuale di un Bilancio Sociale/Ambientale/Sostenibilità,
strumento di gestione e di dialogo con i vari stakeholder. 17
RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA
E’ definita come “La responsabilità delle imprese per i
loro impatti sulla società”. Si tratta di un approccio volontario alla gestione d’impresa, che mira a creare valore per l’impresa e i suoi stakeholder “oltre gli obblighi di
legge”, mediante l’impegno su diversi ambiti di azione,
come il Welfare Aziendale, l’Innovazione Green, la realizzazione di progetti in partnership con soggetti del
territorio. Inserire in azienda persone con disabilità, con
opportuni percorsi mirati, e oltre gli obblighi di legge, è
un’azione concreta di Responsabilità Sociale d’Impresa.
STAKEHOLDER
Insieme di soggetti i cui interessi e richieste sono “posta in gioco” nella conduzione dell’impresa, sia a causa
di specifici investimenti operati da questi per effettuare
le transazioni con l’impresa o nell’impresa, sia a causa
dei possibili impatti esterni, positivi o negativi, scaturenti dalle stesse transazioni effettuate dall’impresa, che
ricadono su di loro.
STAKEHOLDER ENGAGEMENT
Indica l’insieme delle attività di ascolto e coinvolgimento dei vari portatori d’interesse (interni ed esterni) di
un’organizzazione o impresa, come elemento di base
di approccio consapevole alla responsabilità sociale. Si
traduce nella rilevazione delle aspettative e del grado di
soddisfazione legate all’attività di un’azienda o nel coinvolgimento in vari eventi di confronto, co-progettazione
e partnership su progetti di sostenibilità e RSI.
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10. Riferimenti
• Fondazione Sodalitas in collaborazione con CSV,
Cergas, Università Bocconi, 2013 | Volontariato d’impresa: una guida pratica per la collaborazione tra profit
e no profit.
• Volontari per un giorno – Sodalitas | www.volontariperungiorno.it
• Give and Gain Day – Business in the Community |
www.bitc.org.uk/programmes/give-gain-day
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Carta naturale di pura cellulosa ecologica nel rispetto dei criteri di ecosostenibilità.
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Guida al Volontariato d`Impresa