savona IL SECOLO XIX SABATO 19 SETTEMBRE 2015 19 L’INCHIESTA SULLA SANITÀ PRIVATA DI ALBENGA SVELA LEGAMI E RAPPORTI RITENUTI EQUIVOCI DALLA FINANZA Gsl, l’imbarazzo di Berta tra Asl e industriali Il direttore di Confindustria sentito dagli inquirenti come testimone: non ho rivelato informazioni ALBERTO PARODI SAVONA. La zona grigia attor- no al mondo Asl fatta di imbarazzi, collusioni, ambiguità ed equivoci. Una “nota stonata” così definita dalla Guardia di Finanza nel fascicolo d’indagine che ha scoperchiato l’affaire della sanità privata ad Albenga. Non solo intrecci e commistioni ritenuti “criminali” sarebbero stati messi a fuoco dalla Procura a monte della “triangolazione” tra privati, Asl e Regione per la sperimentazione ligure su ortopedia assegnata tramite gara pubblica a Gsl per un valore di circa 165 milioni di euro. Ma anche una cornice di relazioni, non penalmente rilevanti, che però illuminano il quadro all’interno del quale sarebbero maturati i reati contestati. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria nel loro dossier consegnato al pubblico ministero Ubaldo Pelosi, che ha chiesto la sospensione dai loro incarichi per i vertici Asl e Gsl (indagati per turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso), hanno sottolineato la “rete” che Alessio Albani e l’Asl avevano intrecciato prima della gara. Nel faldone, a disposizione dei legali degli indagati, viene tratteggiato (senza risvolti penali)ancheilruolodell’Unione Industriali, nella persona di Alessandro Berta, direttore di Confindustria e già responsabile dell’ufficio legale. Chiamato a dispensare consigli sia ad Asl che Gsl in merito alla convenzione. L’avvocato Berta (che non è indagato) circa un anno fa, il 9 settembre 2014, è stato sentito come persona informata sui fatti. I militari delle Fiamme Gialle lo considerano al centro delle “condotte ambigue di Neirotti che gli chiede di collaborare alla predisposizione del bando di gara”. Le Fiamme Gialle annotano “che nel medesimo periodo, nell’estate autunno del 2010, Alessio Al- Da sinistra Berta, Albani e Neirotti ad un’inaugurazione bani ricopriva la carica di presidente della sezione sanità dell’Unione Industriali di Savona”. Quindi sotto lo stesso “tetto” con Berta. Nel verbale si legge: «Ho svolto tale attività di collaborazione a titolo gratuito su richiesta del direttore generale (Neirotti). Una volta che la gara fu vinta da Gsl non ho più partecipato alla collaborazioneconlaAslperchèinconflitto di interessi». Poi va avanti e chiarisce ai militari:«Dopol’aggiudicazione ho svolto qualche consulenza generica per conto di STATO DI ATTENZIONE NELLA ASL: MARTEDÌ VERTICE CON LE CASE PER ANZIANI Alessio Albani e non più per conto dell’Asl. In quel momento io svolgevo attività di supportoinfavoredelnostroassociato Gsl». Poi i militari gli mostrano una mail del 27 agosto 2012 con una relazione sulle fughe dei pazienti. Gli viene fatto presente che in base al documento la consulenza per l’Asl (in contemporanea con Gsl quindi) continuerebbe. «In realtà questa rispostaspiega Berta- non è una consulenza all’Asl, ma, a mio avviso, fa parte dell’attività di supporto alla nostra associata Gsl. Escludo di aver mai dato informazioni o parlato del bando con Albani prima della sua pubblicazione. Solo in epoca successiva ho prestato supporto alla sua società». Scrive la Finanza nella relazione al pm: «Evidente che l’interessamento dell’avvocato Berta da parte di Neirotti è l’ennesima nota stonata della vicenda». Interpellato ieri dal “Secolo XIX” Berta non ha voluto com- mentare. Dopo le perquisizioni del 10 giugno dell’anno scorso all’Asl, in merito al feeling con la politica, la Finanza tramite le intercettazioni audio e video nell’ufficio del direttore sanitario Asl (ora ex) Claudia Agosti annota un incontro avvenuto sei giorni dopo con Michele Boffa (non indagato), presidente del consiglio regionale ed ex sindaco di Millesimo. Nel dialogo ascoltato dai finanzieri tra Boffa e la Agosti (indagata), il politico aveva fatto riferimento alle visite della Finanza in Regione per le spese pazze. «Uso l’arte dell’ascolto- dice Boffa- e vedo unpo’cosamidicono epoimagari ti riferisco». Poco prima aveva detto di «essere entrato in confidenza con superiori e militaridellaGuardiadiFinanza». Poi commenta sulle indagini: «In questo stato drammatico siamo immersi a turno». [email protected] © RIPRODUZIONE RISERVATA SVOLTA GIUDIZIARIA DOPO IL DRAMMA Infezioni ospedaliere, 49 casi a Savona La gestante mutilata legale esamina le carte «Fenomeno in continua crescita» Per la Klebsiella, oltre ai pazienti dell’Asl 2, 40 al Galliera e 182 al San Martino IL CASO MAURO CAMOIRANO INFEZIONI da Klebsiella, casi anche nell’Asl. Il batterio che colpisce l’apparato respiratorio, quello intestinale o quello urinario è diffuso negli ospedali liguri.«Il problema esiste in tutto il mondo, ma non facciamo ingiustificato allarmismo - dice il direttore sanitario dell'Asl 2, Antonella Piazza -. Le infezionidagermimultiresistenti sono una parte delle infezioni ospedaliere possibili. L'uso indiscriminato di antibiotici degli anni passati li ha resi resistenti a tali farmaci e quindi devono essere affrontati con terapie mirate e l'Agenzia sanitaria regionale ha dato precise indicazioni». Per quanto riguarda la Liguria, secondo la “Notifica della battermie da cpe” redatta dall'Agenzia Regionale della Sanità, in poco più di dueannisonostate414lenotifiche: 88 nel 2013; 169 nel 2014 e 156 nei primi 7 mesi del 2015, insomma, un fenomeno in netto aumento. Nello specifico, 34 casi nell'Asl 1; 49 in Asl 2; 62 nell'Asl 3; 16 nell'Asl 4; 25 nell'Asl 5; 40 al Galliera; 3 all'Evangelico, 3 al Gaslini e 182 al San Martino/Ist. L'età media è 68 anni. I reparti più a rischio sono Terapia Intensiva (40,6%), staccati Medicina generale (12,8%) e Chirurgia (11,9%). La klebsiella pneumoniae è la causa nel 96,8 per cento delle infezioni. Sempre secondo il “report” dell'Ars, «l'esito (al momento della notifica, ovvero Il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo La scheda Il ricorso eccessivo agli antibiotici produce germi più resistenti ed efficaci ••• SAVONA. Una tipologia di batteri che si annidano nella mucosa respiratoria o nell’intestino che possono provocare polmoniti, setticemia e altre infezioni, soprattutto all’apparato intestinale, causando forti gastroenteriti. La Klebsiella imperversa all’interno dell’ospedale San Paolo di Savona e quando aggredisce pazienti, soprattutto persone anziane, può avere effetti devastanti sulla salute delle persone. Ad aver alimentato la diffusione di questi germi potrebbe essere stato, in Liguria come altrove, l'uso eccessivo di antibiotici che può renderli resistenti ai farmaci: da ciò nasce la necessità di affrontarli con terapie mirate. Il germe della Klebsiella si sconfigge attraverso la somministrazione di antibiotici specifici, tra cui la ciprofloxacina. È consigliata una dieta a basso residuo per cinque settimane dalla fine della somministrazione degli antibiotici, e la somministrazione di fermenti lattici per aiutare l’intestino. L'infezione da Klebsiella può lasciare postumi, come ad esempio un’irritazione dell’intestino o una colite, per molte settimane. 7-10 giorni da esordio) vedrebbesututtalaLiguria,303 pazienti ancora ricoverati; 68 deceduti, 17 dimessi e 17 trasferiti. Ma altrettanto significativo è il numero di screening (per l'individuazione precoce di eventuali infezioni) effettuati in Liguria da gennaio a giugno di quest'anno: 13.717, di cui 795 (6%) positivi (16 E.coli e 779 Klebsielle). Ma ancora una volta Piazza chiede chiarezza: «A febbraio 2014 è stata istituita un'apposita Commissione scientifica a livello regionale; pochi mesi dopo è stato nominato un Gruppo tecnico per il controllo; quindi si è avviato un protocollo sulla prevenzione e controllo delle infezioni ospedaliere con una serie di misure, percorsi formativi estesi anche al personale delle strutture residenziali, screening». E aggiunge: «Il problema è che le Rsa tendono a non accettare pazienti che hanno tali infezioni e proprio martedì ci sarà un vertice con le varie strutture per affrontare questo tema. E non commento nemmeno l'assurdità di non dare le giuste informazioni: il protocollo prevede, oltre alle informazioni sulla cartella clinica, una segnalazione codificata per gli operatori (sulla porta della camera o in prossimità del letto). Ed è un obbligo comunicare lo stato di colonizzato/infetto al paziente e/o ai suoi famigliari, informandoli anche attraverso un opuscolo informativo. Il protocollo prevede, poi, se possibile, di posizionare il paziente». © RIPRODUZIONE RISERVATA ALBENGA. Avrà un sviluppo giudiziario il caso della giovane donna che, oltre ad aver perso il bimbo che portava in grembo, si è vista amputare una gamba e le dita dell’altro piede, per un’infezione alle vie urinarie che le avrebbe scatenato uno choc settico, aggravato dall’aborto. La famiglia della giovane trentacinquenne, libero-professionista, residente nell’entroterra ingauno, avrebbe già interpellato un avvocato che s’interesserà della vicenda non appena la donna sarà dimessa dal MIOS all’ospedale di Albenga, dove è ricoverata dai primi di settembre. Solo allora, infatti, entrando in possesso delle cartelle cliniche, si potrà cercare di ricostruire la drammatica vicenda. Ora la donna sta meglio sotto il profilo clinico, ma è profondamente segnata, anche dalla lunga degenza in rianimazione al Santa Corona mese. La signora aveva iniziato ad accusare forti malesseri dopo essersi sottoposta all’amniocentesi che però, seppure abbia una minimapercentualedirischio, a parere dei medici, non sarebbe stata la causa della drammatica vicenda che, in poche ore, ha radicalmente cambiato la vita della giovane e della sua famiglia. Sarebbe diverso il parere della famiglia che, invece, vuole vederci chiaro e intenderebbe affidarsi ad un legale per accertare eventuali responsabilità mediche. A quanto si è appreso, i famigliari sarebbero convinti che, a provocare le terribili conseguenze alla donna, sia stata proprio l’amniocentesi. I primi malesseri, accusati tra la fine di luglio e i primi di agosto, quando la donna era gravida da 17 settimane e 3 mesi, si sono manifestati proprio dopo l’esame al feto. Ed è stato 18 ore dopo l’aborto che un arresto cardiaco prolungato le ha provocato un’arterite acuta e gravi problematiche emodinamiche che le avrebbero causato l’ischemia agli arti inferiori e in un primo tempo anche a quelli superiori . S.AN. VOLONTARI AISLA DOMANI IN PIAZZA NEL SAVONESE Raccolta fondi per sconfiggere la Sla aiuta la ricerca con una bottiglia di vino SAVONA. Una bottiglia di vino per aiutare la ricerca. Domani i volontari di Aisla (Associazione italiana sclerosi multipla amiotrofica) saranno in piazza, in provincia di Savona come nel resto d’Italia, per far conoscere la Sla e raccogliere fondi per la ricerca. L’iniziativa nelle piazze prende il nome di “Un contributo versato con gusto”: con un’of- ferta di 10 euro sarà possibile ricevere una bottiglia di vino Barbera d’Asti Docg oppure una confezione di taralli napoletani prodotti artigianalmente. In provincia di Savona le piazze dove sarà possibile dare il proprio contributo sono tre: nel comune capoluogo, in piazza Varaldo, a Finale (in piazza San Giuseppe) e a Cairo (in piazza Stellani).