ANTONINO GRILLONE
S U L DE METATIONE
CASTRORUM
DELLO
PS.-IGINO:
I L L I N G U A G G I O D I U N G E O M E T R A D E L I I I SECOLO
Scorrendo lo ps.-Igino nelle edizioni precedenti alia mia1, non e difficile constatare che gli studiosi del secolo scorso2 normalizzarono troppo spesso il testo trädito,
nella pretesa di adeguare il linguaggio dell'autore alle norme della sintassi classica.
A questo limite evidente bisognava porre rimedio, considerando, piuttosto, che il
geometra che aveva composto, probabilmente nella prima meta del III sec. d. C.3,
il de metatione castrorum, si era espresso nel linguaggio della sua epoca e del suo
ambiente di lavoro, un gergo che ricorre spesso a certe formule4, che utilizza di
frequente espressioni desunte dall'uso corrente, lontane dalle consuetudini della
lingua letteraria5. Per questo, nel preparare il mio ps.-Igino, rifiutai piü di un
emendamento, anche se vulgato, e preferii mantenere le lezioni del codice Arce1
Hygini qui dicitur de metatione castrorum liber, edidit A. Grillone, Leipzig 1977. Sul titolo
(liber de munitionibus castrorum), che Μ. Lenoir, Pseudo-Hygin, Des fortifications du camp, Paris
1979, ripropone «in ossequio alia tradizione » (si tratta di una tradizione editoriale, formatasi per
l'autoritA del Lange [cit. alia nota seguente] fra gli editori dell'Ottocento), vd. le mie considerazioni
in Latomus 36, 1977, 796 eg., e nella recensione al volumetto del Lenoir, di prossima pubblicazione
in « Gnomon ».
2
L. Lange, Hygini Gromatici liber de munitionibus castrorum, Gottingae 1848; W. Gemoll,
Hygini Gromatici liber de munitionibus castrorum, Lipsiae 1879; A. von Domaszewski, Hygini
Gromatici liber de munitionibus castrorum, Leipzig 1887.
3
Sull'epoca di composizione dell'opuscolo vd. infra, p. 263 e nn. 117, 123, 124, e la mia recensione
alio ps.-Igino del Lenoir, di prossima pubblicazione su « Latomus », ove si discute di alcune informazioni iginiane.
4
P. es. 2 stent forma svbiecta est; 9 illud maxime observare debebimus e 40 si observent ita ...;
22 ne praeteriisse videar; 26 meminerimus itaque e 58 meminisse oportet; 32 ut sciamus quot..., ed
altre locuzioni che si riscontrano anche nelle opere di ps.-Boeth. grom. 416, 24 ut svbiecta formula
docet; Hyg. cond. agr. 107, 14 Th. si arbores finales observabuntur (con l'abbreviazione Hyg. denoto
l'autore del de condicionibus agrorum, del de lim tibus e del de generibus controversiarum; Hyg.
grom. invece indica l'autore della constitutio limitum. II nostro ps.-Igino e un altro geometra, esperti di gromatica militare; sul nome, Igino gromatico, attribuitogli dallo Scheie e dagli editori dell'
Ottocento [vd. supra n. 2], vd. la recensione alio ps.-Igino del Lenoir, di prossima pubblicazione
in «Gnomon »); Id. 84, 27 hoc quoque non praetermittam; Id. 81, 11 sed et haec meminerimus; Balb.
grom. 94, 3 ne quid nos praeteriisse videamur; Nips. grom. 289, 15 sg. ut sciamus quantum . . . ; Id.
295, 7 ut scias quantum ...
6
Cfr. p. es. 3 formae ratio, ut reliquae, «lo schema di attendamento si sceglie fra gli altri su ricordati (ciod nel c. 2)»; 36 fit in unum DXL (sc. pedes), poterit esse tensura cohortium I I I , « fanno in
tutto 540 piedi. Mettiamo che (ai Iati della praetentura) si dispongano tre coorti ».
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
248
ANTONINO GRILLONE
riano6, da cui dipende l'intera tradizione7. P. es. nel c. 29 lessi: Nationes — Cantabri, Gaesati, Palmyreni, Daci, Brittones-centurias (77 A, corr. Scheie.) 8 statorum
...in retentura (retentatura A, corr. Schelc) ponimus. I ritocchi dello Scheie9 correggono bene il testo trädito ed offrono una lettura accettabile del passo, in quanto
un'apposizione al nominativo, riferita ad un sostantivo all'accusativo, s'incontra
altrov nello ps.-Igino, ed e una concordanza sintattica non rara, specie in etä,
tarda10. L'emendamento del Gemoll centuriae ... ponuntur, che adegua il testo
iginiano alle norme della sintassi classica, appare dunque errato. Anche il ponemus
del Domaszewski, dettato dalla preoccupazione di uniformare il present« ai futuri che seguono (camelis cum suis epibatis singulis pedes V adsignabimus. tendere
debebunt...), e ingiustificato, dal momento che lo ps.-Igino accosta indifferentemente, in simili eerie di precetti, presente e futuro11. Alio stesso modo mi regolai
con un passo del c. 16, che il codice trasmette cosi: (ala miliaria) turmas habet
XXIIII, in eisdemcuriones, duplicarii, sexplicarii, iidem qui et numerus turmarum
stabunt etquos singuli decuriones ternos, duplicarii et sesquiplicarii binos. Gli editori,
anche lo Scheie, non si limitarono a correggere, come era necessario, eis decuriones12, sesquiplicarii, equos, ma ritennero di dover intervenire anche su stabunt13;
* Luoghi accettabili nel modo trädito sono anche, p. es., 2 et id pede manente iarn mutabimus
« reetando invariata l'area deU'emistriga, attueremo questi cambiamenti »; 8 ut striga est, sufficiat
« poträ loro bastare la etriscia di terreno normalmente assegnata », ed altri, per cui vd. le mie Note
critiche al testo del de m e t a t i o n e c a s t r o r u m dello ps. Igino, in: SIFC 49, 1977, 257 sgg.
' Gli altri dodici codici, quasi tutto del Cinquecento (due soli sono dell'inizio del Seicento), discendono daH'Arcerianus Guelferbytanus 36. 23, Aug. 2°, ff. 126vb, 1.15—137va.
8
77 έ un simbolo che indica piü volte il termine centuriae (cc. 27—30), ο i termini legiones
(c. 15), centuriones (c. 28), pedes (c. 33) e, probabilmente, cohortes (c. 47: qui altri lo svolge in centuriae ο legiones). Dovette essere assai frequente nella fonte deH'Arceriano, come denotano i troppi
errori di desinenza del termine cohors (vd. A. von Domaszewski cit., 32) e la menda centuriones
(c. 8) per cohortium.
' R. H. Scheie, Hygini Gromatici et Polybii Megalopolitani de castris Romania quae extant,
Amstelodami 1660 (rist. in: J . G. Graevius, Thesaurus antiquitatum Romanarum, Venetiis 1732
bis 37, vol. X, 999—1025), έ il secondo editore dello ps.-Igino dopo P. Scriverius, Fl. Vegetii Renati
comitis aliorumque aliquot veterum de re militari libri, Lugduni Batavorum 1607 (16212), 71—80.
10
Cfr. 30 Datos itaque numeros ...sic computabimus: ... vexillarii ΜDC, cohortes praetoriae IIII
(cfr. Pall. 4,13, 2; Mul. Chir. 193; Caas. Fel. 2; Per. Aeth. 8, 4; vd. E. Löfstedt, Syntactica I, Lund
1942, 81 egg.).
11
Cfr. p. es. 15 Dabimus ... legatis pedaturam ... similiter tribunis legionum inferius adsignari
debet; 20 Viae sagviariae ΣΣΧ pedes sufficient... scholae ... contra aquilam dart debent; 25 fit CXX,
dueemus quinquies, fit DC. Quest'uso non b raro nel linguaggio quotidiano, sopra t u t t o in eta tarda
(cfr. p. es. Nips. grom. 296, 25 sg.; Veg. mil. 3, 20; Pall. 3, 10, 1; Mul. Chir. 581; Per. Aeth. 20, 9;
vd. E. Löfstedt, Philologischer Kommentar zur Peregrinatio Aetheriae, Uppsala 1911, 213; J . B.
Hof mann — A. Szantyr, Lateinische Syntax und Stilistik, München 1965, 308).
12
Non έ il caso di supporre eisdemcuriones frutto di aplografia da eisdem (o iisdem: vd. Scriverius, ad Veg., in: Scheie cit., 1080) decuriones. Cfr. infatti 28 Cohors peditata ... tendit papilionibus
C, ex eis centuriones singulis, ed anche 27 omnes tendunt papilionibus CXXX VI, ex eis (emendamento
generalmente accolto; eo cod. Lenoir) centuriones et decuriones singulis papilionibus utuntur.
13
Non fu tenuto in alcun conto l'invito del Salm, ad Treb. e dello Scriv. ad Veg., in: Scheie cit.,
1080, di mantenere la lezione trädita dal codice.
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione castrorum dello ps.-Igino
249
10 Scheie corresse habent, il Lange, il Gemoll e il Domaszewski proposero est. aluntu.
Ma, purche vi si faccia seguire un punto fermo, stabunt si puo accogliere, e il passo,
nella forma trädita, e intellegibile e in accordo con la lingua dell'autore 15 . Stare
per esse, infatti, anche se non si riscontra altrove nello ps.-Igino, e tuttavia gia
attestato nella lingua classica, e non e raro nella lingua tarda e nelle lingue romanze1®, mentre l'ellissi del verbo, in questo caso habent, che si e costretti ad ammettere nella seconda frase 17 , puo essere giustificata dalla presenza di habet nel periodo
precedente (turmas hübet XXIIII)18.
L'errore metodologico dei vecchi editori
iginiani, dunque, e dovuto alia loro scarsa considerazione per la lingua dell'autore,
11 latino tecnico e tardo, che alia loro epoca non era conosciuto e apprezzato in
maniera adeguata. Al contrario, io mi sono lasciato guidare dalla piü vigile sensibility, che ai nostri giorni si ha per il linguaggio lontano d a l b consuetudini letterarie di eta classica19, e, dopo aver lavorato con questo criterio al mio ps.-Igino,
ho raccolto in questa nota le osservazioni linguistiche che ne furono il sostegno.
F a t t a queste premesse metodologiche, passiamo ad analizzare la lingua del
nostro autore. Quanto agli awerbi, rientrano per lo piü nella consuetudine del
parlato, specie di eta tarda, e sono usati di frequente in funzione di congiunzioni.
Oltre a certi a w e r b i di luogo, ubi (c. 23) e unde (cc. 42, 56), e di tempo, interim,
(c. 23) e interea (c. 58), di uso assai frequente anche nella lingua classica, se ne
incontrano altri del linguaggio colloquiale, non di rado quotiens, temporale (cc. 2,
25)20, ο interrogativo (c. 36), ο anche condizionale (cc. 4, 32, 40, 52)21, similiter22
14
Leseero (e con loro recentemente il Lenoir) cosh (ala miliaria) turmas habet XXIIII, in eis
decuriones, duplicarii, sesquiplicarii Odern qui et numerus turmarum est. alunt equos singvli decuriones temoe ...
u
Per un orientamento analogo ei veda F. Giancotti, II preludio di Lucrezio, il traspoeizioniemo
e Lattanzio, in: Orpheus 1, 1980, 250, il quale suggerisce di non proporre modifiche al testo tridito, ove eeso sia accettabile a chiaro.
14
Vd. Έ. Löfstedt, Syntactica I cit., 53 eg.; A. Ernout — A. Meillet, Dictionnaire 6tymologique
de la langue latine, Histoire des mots, Paris 19513, 1150; Hofmann-Szantyr cit., 395.
17
Si tratta di fenomeno non infrequente nel linguaggio parlato (cfr. p. es. PI. Cure. 611; Ter.
Ad. 732; Petr. 74, 3; vd. Hofmann-Szantyr cit., 423).
18
Inoltre, poco dopo, nel medesimo capitolo: ala quingenaria turmas habet XVI ... Dunque si
puo leggere cosi: (ala miliaria) turmas habet XXIIII, in eis decuriones, duplicarii, sesquiplicarii,
iidem qui et numerus turmarum s t a b u n t . e q u o s singvli decuriones ternos ...
19
E' di sprone l'esortazione di Chr. Mohrmann, tätudes eur le latin des Chr6tiene, vol. II, Rome
1961, 325 (articolo su ,La langue de Saint Benoit'), e l'esempio di E. Löfstedt, di A. Fridh e di
J. Svennung (vd. infra nn. 56—57).
20
L'uso risale a Plauto (vd. Hofmann-Szantyr cit., 606), e continua nel tardo latino (vd. L. Th.
Philips, The subordinative, temporal, causal and adversative clauses in the works of St. Ambrosius, diss. Washington 1937, 81 sg.).
21
Non infrequente nelle opere dei giuristi (vd. W. Kalb, Roms Juristen nach ihrer Sprache
dargestellt, Leipzig 1890, 31. 61).
22
Cfr. 15, 40, 55; έ usato in funzione awerbiale in 2, 35, 38, 49, 50. Come item (vd. infra η. 23),
si incontra spesso nelle espressioni precettistiche dei gromatici (cfr. p. es. Nips. grom. 289, 23; 291,
9; ps.-Boeth. grom. 414, 12).
8
Phiblogns, Bd. 12β, H. 2
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
250
ΑΝΤΟΝΓΝΟ GBILLONE
eitern23 (isolati e in funzioneavverbiale, pariter (c. 2) 24 ed aeque (c. 15)), in un paio
di caei alioquin, che distingue, ponendole a raffronto, due diverse circostanze®5.
Funzione avverbiale hanno, consueti anche nell'uso classico, ideo, correlativo
dell'ii/ finale (cc. 4, 13) e del quod causale (cc. 5, 24, 31), ita, correlativo dell'«/
consecutivo (cc. 1, 7, 9, 19), supra26, frequente perche la natura stessa della trattazione richiede che il lettore, a mano a mano che si procede, abbia sempre preeente
il complesso delle nozioni giä esposte, infra, che si legge solo una volta, quando
l'autore accenna ad una informazione successiva 27 (ma ogni notizia, ogni precetto
e fornito al momento opportuno, secondo un criterio espositivo scelto giudiziosamente 28 ). Non manca qualche espressione avverbiale, formata da aggettivi neutri
sostantivati preceduti da preposizione29, p. es. e contrario (c. 38), in brevi (c. 45)
per il piü comune breviter (cc. 22, 48), in unum (cc. 35—36) al posto di simul30·
Infine appare abalter vir um, avverbio reciproco, il cui uso e raro e tardo 31 .
Gli avverbi 32 e gli aggettivi 33 , specie, dato il carattere dell'opuscolo, quelli
indicanti estensione ο posizione, sono usati non di rado al comparativo, ma con
valore equivalente al grado positivo, secondo un uso colloquiale sempre piü frequente nel latino post-classico e nella lingua tarda 34 . Talora quis (23 admonebimvs
itaque, quis vbi tendere debeat) corrisponde a quisque (che per altro si riscontra in
2 3 Cfr. 10, 14, 28, 39, 5 5 ; έ ueato in funzione avverbiale in 22, 24, 36. Come similiter, si incontra
di frequente in Nips. grom. 300, 19; ps.-Boeth. grom. 401, 5.18.
2 4 Cfr. nei cc. 8 e 31 l'espressione avverbiale a paribus.
21 1 ita fit, ut centurio eorum in eadetn pedatura eorum papilionum tensionem accipiat;
alioquin
plus dari oportuisset; 16 in eo pede ...et prinzipales eorum (sc. equitum alarium) aliquo laxius tendant; alioquin singvli binos pedes et semisses acciperent. Delle forme alioquin/alioqui, quella iginiana
e piü frequente in etA tarda (vd. Thes. 1. L. s.v.).
2 6 Cfr. 1, 9, 12, 14, 16, 19, 28.
27 30 datos itaque numeros, qui infra scripti
sunt...
2 8 Cfr. 16 ut suo referam loco; 22 suo referam loco·, sul criterio espositivo, vd. infra p. 258 e η. 105.
28 Ε ' una oonsuetudine antica del parlato, che si fa piü frequente in etil tarda (vd. R . Kühner —
C. Stegmann, Ausführliche Grammatik der lateinischen Sprache, Hannover 1912, 2—1, 2 2 8 ;
Hofmann-Szantyr cit., 276).
3 0 Cfr. Mela 3, 36.
3 1 13 non plus quam tripertiti esse debebunt nec longe abalterutrum (cfr. p. es. Acta ARV. [a. 218]
A 2 8 ; Greg. TUT. hist. Franc. 6, 31 p. 300, 17 sg.). Per la formazione del pronome aÜertUer, vd.
E . Löfstedt, Kommentar cit., 377.
3 2 2 e 52 crebrius; 4 longius; 7 propensius·, 7, 16, 40 laxius; 15 inferius; 25 faeilius; 40 strictiusarctius; 49 ext erins. I n un paio di casi l'avverbio έ preceduto da un ablativo di differenza (cfr. 16
aliquo laxius; 39 si quo plus vel minus fuerit -aliquo equivale ad aliquanto, vd. Thes. 1. L. 1, 1614,
84—1615, 1 sgg.-). I n un caso (41 Quodsi adhuc amplius seu minus quam ostendimus supplementa)
amplius e minus sono usati al posto del corrispondente aggettivo, che si incontra invece altrove
(cfr. 18 quaestorium minore esse debet lalitudine quam praetorium).
4 strictior; 49 securior; 50 suspectior; 54 exterior; 55 interior.
Cfr. Mul. Chir. 127; Veg. mil. 3, 9 ; Pall. 1, 8, 2 ; Grom. vet. 359, 16, vd. D. Norberg, Syntaktische Forschungen auf dem Gebiete des Spätlateins und des frühen Mittellateins, Uppsala 1943,
242. 2 4 5 ; Ε . Löfstedt, Late Latin, Oslo 1959, 50.
33
34
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione castrorum dello ps.-Igino
251
39 ad suum quisque numerum ...), secondo un uso noto giä a Tacito, ma piü frequente negli autori di epoca tarda35.
In piü casi, pronomi e participi passati sostantivati, al neutro, richiamano termini di genere diverso36, il pronome relativo al singolare37, pronomi indefiniti e
participi passati sostantivati al plurale. P. es. reliqua indica nel c. 4 'gli altri servizi
logistici', nel c. 16 'gli altri ufficiali, duplicarii e sesquiplicarii', nel c. 27 equites ...
turmas, nel c. 48 'gli altri compiti dell'agrimensore militare', ricordati nel c. 22 M ;
omnia denota nel c. 41 'tutti i calcoli di centuriazione eseguiti dall'autore' e nel
c. 45 'ogni dato ed informazione riguardante il nostro argomento'39; supra scripta
nel c. 19 sostituisce il termine symmachares usato poco prima40.
Quanto alle preposizioni, esse richiamano le consuetudini della lingua parlata,
specie di eta tarda. Ad e l'accusativo ora equivale a secundum e a propter*1, impiegati a 1οι ο volta rispettivamente nel c. 9 e nel. c. 14 nel senso di 'lungo'42, ora
corrisponde al complemento di stato in luogo (vd. infra), ora al complement« di
35
Cfr. Tac. ann. 2,83, 1; CIL 8, 2728 (a. 152); Nips. grom. 295, 7; vd. S. Lündstrom, Sprachliche
Bemerkungen zur Historia tripartita des Cassiodor, in: ALMA 23, 1953, 24 sg. Per unusquis al
poeto di unusquisque, vd. E. Löfstedt, Spätlateinische Studien, Uppsala 1908 (rist. 1974), 77.
36
E ' un uso arcaico (vd. Hofmann-Szantyr cit., 153, 432).
37
26 habet itaque cohors equitata miliaria equites CCXL, quod redigo ...; e, poco dopo, ut pedem,
quod aeeipit miles, redigo ad duo semis, quod aeeipit eques . . . ; 36 ex quibus decedit, quod numerus
occupat, pedes DXL: reliqui pedes CLXXX, quo VI hemistrigia nascuntur.
38
4 valetudinarium et reliqua ..., hoc est veterinarium et jabrica . . . ; 16 ala quingenaria turmas
habet X VI, decuriones et reliqua prout numerum turmarum (il valore di reliqua e chiarito dal periodo
precedente in eis decuriones, duplicarii, sesquiplicarii, iidem qui et numerus turmarum ...)·, 21 cohors
equitata quingenaria habet centurias VI, reliqua pro parte dimidia (qui reliqua έ determinato dal
precedente habet itaque cohors equitata miliaria centurias X peditum, equites CCXL, turmas X);
48 Nunc munitionem castrorum et reliqua, quae pluribus auetores scripserunt ... (reliqua richiama
39
41 quodsi adhuc amplius seu minus quam ostendimus supplementa data fuissent, omnia immutabuntur; 45 sed quidquid circa compositionem castrorum aestivalium instituerunt, in hoc libello ... sub
ratione omnia declaravi.
40
supra scripta e frutto di una mia correzione; il codice ha supra scribtas (per gli interventi
degli altri editori, vd. la mia recensione alio ps.-Igino del Lenoir, di prossima pubblicazione in
,Gnomon'). L'autore a w e r t e che lungo la via quintana sono acquartierati i fanti ed i cavalieri
ausiliari, e dietro di essi i symmachares e le nationes: et supra symmachares et reliquae nationes tendere debebunt; et ita fiet, ut omni parte nationes et supra scribtas contineantur (vd. il mio ps.-Igino,
fig. 11; sui due termini vd. A. Grillone, Pseudo-Hyginus, de metatione castrorum, in: Klio 62,
1980, n. 82). Io credo che sia sufficient« emendare supra scribtas in supra scripta per ottenere, con
nationes et supra scripta, una ripresa in chiasmo di symmachares et reliquae nationes che immediatamenteprecede (per la ripetizione di,termini e concetti vd. infra p. 258 sg. e n. 106). Insomma
ho l'impreesione che supra scripta abbia qui unafunzione analoga a quella che ai cc. 16 e 27 ha reliqua (vd. supra n. 38).
41
Cfr. 11 auguratorium parte dextra praetorii ad viam prinzipalem apponimus ...; 12 in introitu
praüorii partis mediae ad viam principalem gromae locus appellatur.
41
9 stationi dari oportet secundum praetorium pedes XX; 14 via, quae ducit ad portam praetoriam
..propter
quam rigore tensurae suae superiores strigae in praetentura non percurrunt... Per quest'
uso di secundum e di propter, cfr. rispettivamente Cie. ad Att. 16, 8, 2 e Bell. Afr. 37, 3.
8*
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
252
ΑΝΤΟΝΓΝΟ Grillone
relazione 43 , reso altrove con pro e l'ablativo 44 e con in e Taccusativo 45 ο anche
l'ablativo 4 6 . In e l'ablativo, per altro, piü spesso rende, secondo la consuetudine
piü diffusa, il complemento di stato in luogo, che talora perö e espresso anche con
l'ablativo semplice ο con ad e per e l'accusativo, secondo l'uso del linguaggio tecnico e del latino tardo 4 7 . Sono poi usati con valore di preposizione, secondo la consuetudine colloquiale, in modumiS e loco col genitivo 49 , e proxime con l'accusativo
(cc. 13, 21) 5 0 . De nel c. 10 {de libello ostendimus) accompagna l'ablativo in funzione strumentale, come avviene nel linguaggio quotidiano, specie di epoca tarda 6 1 . Ultima osservazione sull'uso dei casi e che, col termine porta, il complemento
di moto per luogo e reso non con l'ablativo, ma con l'accusativo, secondo l'uso
tardo 5 2 .
Anche la sintassi del verbo ci riporta al linguaggio parlato, specie di eta tarda,
p. es. nell'uso della forma verbala composta, che qualche volta ä preferita a quella
semplice, nel preeente indicativo, di valore attivo e passivo (21 sequens est, 1 est
compviata, 7 dispositi {sint), 55 detecti sint)53, e nel futuro semplice, attivo e passivo
(29 exituri erunt, 7 haesitandum erit, 58 instruendum eritNell'esposizione
dei
precetti non e raro, secondo una consuetudine sempre piü frequente in eta tarda,
l'impiego fraseologico dei verbi servili posse e debere55, nel modo indicativo 56 al
1 haec pedatura ad plenas legionis (centurias) est computata (vd. Kühner-Stegmann cit., 523)
45 pro tirocinio meo in brevi omnes auctores sum persecutus (vd. Kühner-Stegmann cit., 516).
4 5 4 quorum pedatura
in singulas species ad homines CC solet computari (vd. Kühner-Stegmann
cit., 569).
*· 16 in singulis equitibus terni pedes computantur (vd. Kühner-Stegmann cit., 562).
4 7 Cfr. 8 e 9 integris strigis e 9 sua pedatura (cfr. p. es. Pall. 14,13, 5), cui corrisponde 32 ad
pedem
(vd. CIL 8, 2438, a. 195—98); 3 per rigorem e 25 e 35 per longitudinem (cfr. Pall. 6, 14, 1).
4 8 2 in modum formae subiectae (cfr. p. es. Mul. Chir. 889; per le locuzioni preposizionali con
eostantivi, vd. E . Löfstedt, Syntactic» I cit., 124 sg.).
4* 8 loco cohortis equites praetoriani ponentur; loco ο in loco ο in locum, sono giä nella lingua aroaica
(cfr. p. es. Ter. Andr. 292 si te in germani fratris dilexi loco).
6 0 Si trova giä in Cie. Phil. 10, 26, ma έ piü. frequente nel tardo latino (vd. Hofmann-Szantyr
cit., 245).
5 1 Cfr. p. es. Petr. 75, 10; Mart. 10, 2 9 , 4 ; Vitae patr. 6, 3, 16; Per. Aeth. 37, 3. Precedentemente
avevo Ietto libello (cosi anohe il Lenoir), ma poi ha solleeitato la mia attenzione R. Pitkäranta
nella notizia al mio ps.-Igino, in Arctos 12, 1978, 179—80.
8 2 3 intrantibus portam praetoriam (cfr. Amm. 19, 6, 11; 23, 2, 6).
5 3 Cfr. p. es. PI. Poen. 1038; Pall. 1, 37, 1; Per. Aeth. 16, 6.
54 Sul futuro semplice attivo, cfr. p. es. PI. Amph. 88; Cie. ad fam. 14, 1, 5; Petr. 45, 4; Tert.
fug. 14, 3. Su quello passivo, cfr. Filastr. 82, 4; Salv. ad Eccl. 1, 35.
6 6 Cfr. p. es. Cypr. Epist. 21, 1; Amm. 17, 9, 6; Optat. 1, 4, p. 6, 4sg.; Per. Aeth. 10, 7; vd.
E . Löfstedt, Kommentar cit., 207 sgg. Si incontra una volta anche dignari (47 elaboravi, ιit, si
dignatue fueris iniungere, novitatem metationis ad magnitudinem tuam primus adferam·, cfr. p. es.
Optat. 3, 3, p. 76, 9 sg.; Lucif. reg. apost. 2, 4, p. 44, 16).
69 In un caso perö il codice ha debeat (49 quibus latitude dari debeat ad minimum pedum
quinque),
che probabilmente va conservato e non corretto in debet, come vorrebbe P. Parroni, Sul testo del
,de metatione castrorum' dello ps. Igino, in RFIC 106, 1978, 412, il quale richiama l'attenzione sul
fatto che in questo tipo di precetti lo ps.-Igino usa debeo esclusivamente all'indicativo. L'attenua43
44
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione castrorum dello ps.-Igino
253
presente (p. es. cc. 2, 31) ο al futuro (p. es. cc. 14, 32), ma e usato anche il verbo
principale al congiuntivo esortativo (p. es. cc. 31, 34, 35), ο anche al futuro semplice (talora le due forme s'incontrano assai vicine fra loro, come awiene in piü
di un autore tardo57). Per il progressivo scadimento del senso di anterioritä, tipico
della lingua tarda, s'incontra spesso il futuro anteriore in funzione di futuro semplice58, una volta il piuccheperfetto indicativo col valore di perfetto, ove l'autore
vuole evidenziare di aver giä fornito l'informazione59, ed il piuccheperfetto congiuntivo in funzione di imperfetto 60 . II participio passato61, anche nella costmzione
dell'ablativo assoluto62, si trova usato in riferimento a misure geometriche e calzione, mediante l'uso del congiuntivo, del tono comminatorio dei verbi di volonti ο di necessity,
e infatti consuetudine non rara nel linguaggio colloquiale, specie di eta tarda, e quindi, a mio
avviso, non intollerabile nel nostro autore, anche se non confermato da altri esempi (cfr. p. es.
Mul. Chir. 519; cod. Theod. 11, 24, 2, a. 370 circa; vd. E. Löfstedt, Syntactica I I , Lund 1933,
130 — a proposito di Serv. Gr. Lat. 4, 418 propone di mantenere il tr&dito debeamus, contro il debemus del Keil —; G. Moignet, Essay sur le mode subjonctif en latin post-classique et en ancien fran9ais, Paris 1959, 192; A. Fridh, Contributions ä la critique et & I n t e r p r e t a t i o n des Variae de Cassiodore, Göteborg 1968, 88 sg. — riguardo Cassiod. Var. 11, 13, 3 propone, con la maggior parte
dei codici, di leggere debeant contro debent del cod. B 2 , accolto dal Mommsen —).
67
37 Nunc, si dantur mille homines super numerum compositum, in eadem pedatura locus adsignetur; sic faciemus (cfr. p. es. Apic. 3, 3; Pall. 7, 3, 2 ; Mul. Chir. 583; vd. J . Svennung, Untersuchungen zu Palladius u n d zur lateinischen Fach- u n d Volkssprache, Lund 1935, 468). L'uso perö non έ
ignoto al latino arcaico (vd. H . Sjögren, Zum Gebrauch des F u t u r u m s im Altlateinischen, Uppeala
1906, 74 sg.).
58
Cfr. p. es. 4 et si res exiget, cohors peditata quingenaria solet superponi, et, si strictior fuerit
pedatura, cohors legionaria dari debet..., ove fuerit e sullo stesso piano di exiget (vd. V. Väänänen,
Introduzione al latino volgare, trad, it., Bologna 1971, 229; per l'uso del presente nelle due apodoei,
vd. eupra n. 11 e infra p. 256 e η. 91).
69
Cfr. 5 (vexillarii) tendere debent in praetentura vel latere praetorii, ut dixeram (sc. nel c. 4), super
cohortes primas (per esempi analoghi cfr. PI. Amph. 383; Cie. ad A t t . 7, 14, 2; Nips. grom. 289, 1
sgg.; Pali. 6, 3,1). Al contrario έ usato il perfetto, ove si vuole dare rilievo all'informazione, secondo
u n a sfumatura d'uso, su cui si sono soffermati E. Löfstedt, K o m m e n t a r cit., 153 sgg., ed A. Ronconi, II verbo latino, Firenze 19582 (riet. 1968), 103: cfr. 9 α CLX ad CCXX potest observari in longitudinem, ut supra dixi, pedum DCCXX; 35 sitque, (ut) diximus, peditem adiectam quintam ad pedem
aeeipere (non e detto che l'integrazione, accolta anche da me sulla scia degli altri editori, eia necessaria qui come in 40 [39 Lenoir] si observent ita, (ut) dico, . . . ; i due passi potrebbero essere testimonianza di construtti asindetici [vd. infra η. 98] ο di formule di persuasione [vd. J . B. Hofmann,
Lateinische Umgangssprache, Heidelberg 19362, rist. 1951, 125 sg.] di tipo consueto nel linguaggio
popolare). Per impiego analogo, cfr. Hyg. grom. gen. controv. 97, 12.18 T h . ; Sic. Flacc. grom. 106,
3 sgg.
60
Cfr. 1 alioquin plus dari oportuisset, cui fa riscontro 16 alioquin ... aeeiperent. Questa coneuetudina in etä t a r d a si estende (vd. Moignet cit., 156; Väänänen cit., 231; Ronconi cit., 145), anche
alle proposizioni subordinate (vd. R . Pitkäranta, Studien zum Latein des Victor Vitensis, Comment,
h u m i n . litt. 61, Helsinki 1978, 76).
81
2 3 numeros compositor formae; 35 adiectam quintam ...ad numerum computatum; 37 super
numtrum
compositum.
62
10 e 15 interposita via; 16 deduetis singulis; 25 adiecta quinta; 26 dimidia sumpta ... detractis
equitibus; 32 dedueto tabulino; 39 servatis portionibus; 49 lateribus devexis. S'incontra non di rado
anche negliecrittori gromatici (cfr. Sic. Flacc. grom. 102, 16 sg. T h . ; Nips. grom. 285,10; vd. infra
p. 256 sg. e n. 95).
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
254
ANTONINO GBILLONE
coli matematici gia effettuati, mentre il participio presente si riscontra in pochi
casi, in funzione sostantiva ο attributiva 63 ο circostanziale 64 , ed il participio futuro,
poco usato nel Jinguaggio colloquialc 65 , in un solo caso, e, secondo l'uso tardo, col
valore di participio presente66.
Infine, per concludere la trattazione della proposizione semplice, qualcosa sulle
concordanze. Vi Bono costruzioni a senso di tipo comune (1 singulae [sc. centuriae]
tendunt; ita jit ut centurio eorurn ...; 18 strigae [19 centuriae] statorum ... proximi
sirU; 43 nationes ... nonplus quam tripertiti; 39 ad suum quisque numerum coniuncti
convenient), ed anche qualche uso del linguaggio matematico, in espressioni riguardanti misure e calcoli, ove talora il predicato si presenta in forma impersonate
(cfr. p. es. 26 fit cum superiore
MCCCLX)67.
Quanto alle c o n g i u n z i o n i , esse ora rientrano nell'uso classico, ora richiamano
coneuetudini di etä tarda. Come e ovvio in un autore che tende all'essenzialitä,
e si esprime in lingua colloquiale tarda, s'incontrano spesso quelle c o o r d i n a n t i 6 8 ,
e fra queste, assai frequente, la congiunzione copulativa et, mentre quella enclitica -que, rara in etä imperiale69, compare solo un paio di volte (cc. 35. 55). La copulative negative, nequeenec, si incontranopoche volte, e nec in un caso (40 si amplius
super surd, ut nec strigam expleant) corrisponde al semplice non70; et non si legge una
sola volta, e rileva la negazione del termine davanti al quale e posto (1 et non plus
quam octonos papiliones .. .)71. Frequenti anche le disgiuntive vel, sive, aut; qualche
volta si incontrano itaque ed et ideo (cc. 14, 16)72, con cui, concluso un ragiona• 3 Cfr. 1 pedes XII, qui conversantibus spatio sufficient; 3 alia ... iniranttbus porlam praetoriam
parte laeva; 55 intrantes semper detecti sint et advenientes ... excludantur; 47 methodum metationis
a me exquisitam (-um cod.), ad numerum cohortium pertinentem. (R. Ambrosini, recensendo il mio
ps.-Igino [in: Gnomon 52, 1980, 571], suggeriece di mantenere il tr&dito exquisitum; io ho accolto
la correzione vulgata, perche methodus e noto come sostantivo femmiaile: vd. I'indicazione del
Thee. 1. L. s. v. e Cael. Aur. chron. 2, 1, 57 rectam methodum. respiciens; gli altri esempi regietrati
nel Thes. non illuminano).
64
24 a ... veredariis operantes proteguntur. S'incontra di rado nella costruzione dell'ablativo assoluto (cfr. p. es. 2 pede manente; 55 puncto manente).
66
Vd. Hofmann-Szantyr cit., 390.
ββ
57 ne silva celatura hostes adiaceat (cfr. p. es. Arn. 2, 5; vd. J . Svennung, Wortstudien zu den
spätlateinischen Oribasiusrezensionen, Uppsala 1932, 430).
β
' Vd. Löfstedt, Syntactica I cit., 5 sg. L'uso e arcaico (cfr. p. es. Cat. de agr. 144, 5), e non e
costante; infatti nel c. 36 leggiamo: fit in unum DXL ... faciunt pedes DCCXX, ex quibus decedit... pedes DXL (alio stesso modo Nips. grom. 298, 8 sgg.: fiunt ped. XL. huius sumo semper partem dimidiam. fit ped. XX).
88
Vd. Ch. Mohrmann cit., 96 (,Notes sur le latin liturgique') e Väänänen cit., 268.
· · P. es. in Petronio si riscontra solo un paio di volte, in 64, 7; 65, 5; e rara nelle iscrizioni posteriori al I sec. (vd. CIL 4, 1180, 1837. 1928); e completamente assente nella Per. Aeth. (vd. E. Löfstedt, Kommentar cit., 87).
70
E ' un uso arcaico (vd. Hofmann-Szantyr cit., 448).
71
Vd. A. Dräger, Historische Syntax der Lateinischen Sprache, Leipzig 1874—76, 2, 6.
72
Ideo, accompagnato da una congiunzione copulativa, e giä di uso classico, ma s'incontra piü
spesso in epoca tarda (cfr. p. es. ps.-Boeth. grom. 389, 19), quando si diffonde ideoque (cfr. p. es.
Hyg. lim. grom. 142, 12 Th.; Mul. Chir. 5; 178; 193; vd. E. Löfstedt, Syntactica I I cit., 342).
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione castrorum dello ps.-Igino
255
mento, se ne espongono le conseguenze, e nunc, che indica il passaggio ad un altro
argomento73. Si leggono pure formule esplicative, di tipo usuale nel linguaggio
classico, p. es. hoc est (cc. 3, 4, 17)74, ed altre d'impiego quotidiano, specie tardo,
p. es. ut puta (cc. 3, 7, 21) 75 , ut nunc (cc. 35, 36, 42) 76 . In qualche caso poi nam
(cc. 9, 47, 56) ed enim (c. 2) non hanno valore dichiarativo, ma, indicando passaggio ad un argomento conclusivo (,infine ...'), assumono funzione simile al nunc11·
Sed in un caso ha funzione additiva, non rara sopra tutto in eta tarda 78 ; funzione
congiunzionale hanno anche, l'abbiamo giä visto, certi avverbi del linguaggio
quotidiano, specie tardo, similiter, item, alioquin.
Le congiunzioni subordinanti sono in genere quelle della sintassi classica, ma
l'uso dei modi (p. es. nella causale introdotta da quod) e dei tempi (p. es. nel periodo
ipotetico) rispecchia il linguaggio parlato; qualche nesso poi e di quelli in uso soltanto, ο per lo piü, in etä tarda: e il caso del tardo usque quo79, e di quando ipotetico 80 e quomodo comparativo 81 , giä noti a Plauto e a Cicerone, ma d'impiego piü
frequente nel tardo latino 82 .
Di larghissimo impiego e ut, ora finale -anticipato da nunc (cc. 16, 34), da
ideo (cc. 4, 13), o, piü spesso, senza correlativa (cc. 2, 3, 11, 25, 32, 46) —, ora
consecutivo — annunziato da ita (cc. 1, 7, 9, 19) ο da iam (c. 2), ο anch'esso senza
correlativa (cc. 2, 7, 40) —, ora modale (cc. 2, 5, 8, 9 = sicut, c. 2 = prout, cc. 10,
15, 16, 19), ora comparativo (cc. 3, 50 = sicut, cc. 31, 35 = quomodo, c. 49 83 ), cui
qualche volta invece viene preferito il pronome relativo, anticipato nella reggente
da idem (cc. 5, 14, 16, 19, 27, 43). Quoniam (cc. 1, 2, 3, 8, 14) e quod introducono
indifferentemente le proposizioni causali. Al quoniam, secondo l'uso comune negli
autori claesici, segue il modo indicativo 84 , mentre a quod, che talora e anticipato da
Cfr. gia p. es. PI. Stich. 171; Prop. 4, 11, 73.
Non si incontra id est, la piü diffusa nel linguaggio quotidiano (vd. E. Löfstedt, Kommentar
cit., 91 eg.) e negli scrittori gromatici (cfr. p. es. Nips. grom. 288, 22 passim; Hyg. grom. cond. agr.
81, 2 Th.; Id. gen. controv. 96,4 Th.; ps.-Boeth. grom. 379, 8 paasim; Grom. vet. 308, 5; 367, 19).
" Cfr. Priap. 37, 6; Nips. grom. 288, 14. 18; 300, 8; Mul. Chir. 505.
7C E' giä in Hor. Sat. 1, 9, 5, ma nel significato di locuzione avverbiale di tempo, „per ora".
" 9 nam, quantum ad latitudinem praetorii totius attinet...; 47 nam quod ad legiones ... pertinet...; 56 Nam quod attinet ad sollicüudinem instituendae metationis ... e, a conclusione dei vari
schemi di attendamento della coorte, 2 XXX enim pedes per DGCXX cohors una occupat.
74 45 In quantum potui ... in brevi omnes auetores sum persecuius, sed (gli altri editori invece,
ultimanente anche il Lenoir, accolgono l'emendamento del Pontano et) quidquid institueru.nl ...
omnia deelaravi (cfr. p. es. Sail. Cat. 2 3 , 1 ; 25,1 e, nel tardo latino, Per. Aeth. 7, 7; Sort. sang. 3,3).
Per altro non έ da escludersi che sed qui possa avere quel valore dichiarativo-esplicativo ( = nam) gi&
preeente inPers. 1,12, mapiüfrequentenella tarda latinitä (vd. E. Löfstedt, Kommentar cit., 33 sgg.)
" 54 (angvli castrorum) circinari debebunt ... usque quo tineas exteriores comprehenderis (cfr. p.
es. Veg. Mul. 1, 27, 2; Vitae Patr. 3, 61; vd. Hofmann-Szantyr cit., 655).
81 2 Quando autem supplements, plura juerint ... iam mutabimus.
81 49 contrarium devexum fit, quomodo in fastigaia.
81 Su quando, cfr. p. es. PI. Men. 422; Lact. inst. 4, 3, 8. Su quomodo, cfr. p. es. PI. Cist. 46; Nips.
groB. 296,17; Mul. Chir. I l l ; Herrn. Pal. vis. 1, 1, 7.
Vd. supra nn. 81—82.
81 P. es. 1 quoniam ... efjidtur striga pedum LX; 2 quoniam sunt mititiae provinciates
fidelissimae.
73
74
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
256
Antonimo Geillone
ideo (cc. 5, 24, 31, 39)88, lo ps.-Igino qualche volta fa seguire l'indicativo (cc. 2,
24, 39), piü spesso il congiuntivo (cc. 5, 6, 12, 18, 19, 31, 33), senza apprezzabile
differenza86, come avviene nella lingua di epoca tarda, che utilizza i due modi
senza curarsi se dichiarino cause reali ο esprimano opinioni personali87. II quod
con l'indicativo, poi, non di rado ha valore restrittivo, e annunzia il paesaggio
ad altro argomento (cc. 1, 47, 56) 88 ; con lo stesso valore e usato anche quantum
(cc. 9, 17, 22), ο la locuzione congiuntiva di uso colloquiale in quantum, con l'indicativo (cc. 2, 21, 45)89. L'avverbio ubi, in funzione congiunzionale, ora ha valore
temporale (c. 2), al pari di cum (cc. 1, 17) e quotiens (cc. 2, 25), ora introduce, al
pari di quis (c. 46) e quot (cc. 31, 32, 35, 42), le proposizioni interrogative indirette
(c. 23). Infine si, al pari di quando (c. 2) e quotiens (cc. 4, 32, 40, 52), introduce il
periodo ipotetico, con un uso di modi e tempi abbastanza diffuso dall'epoca di
Vitruvio e Columella in poi90, e cio& all'indicativo, secondo lo schema futuro anteriore-futuro semplice ο presente91, formula piü frequente delle altre: futuro
semplice-futuro semplice (c. 29), futuro semplice-presente (cc. 4, 37), presentefuturo-semplice (cc. 9, 40), presente-presente (cc. 5, 51, 52). Assai di rado s'incontra l'indicativo nella protasi e il congiuntivo nell'apodosi92, ο il congiuntivo in
tutti e due i membri93, magari in posizione dipendente94, secondo un uso che, accanto a quello dell'ablativo assoluto — sono costruzioni che, a partire dal I I sec. d. C·,
8 5 In un caso quod e anticipate da de eo (c. 2 ; si tratta di un nesso per il quale non so produrre
altri esempi, dal momento che di solito eo si incontra ο da solo ο accompagnato da ex, in, pro, cum:
vd. Hofmann-Szantyr cit., 580).
84 Cfr. p. es. 2 (pedaiura CL per CL) ... devitari debet de eo, quod centuriae suo ordine tendere non
poterunt, e poi 6 cohortes praetoriae ... duplam pedaturam recipere (sc. debent), quod tentoriis maioribus utantur.
8 ' Vd. p. es. CIL 13, 11757, 8 (II sec. d. C.): quod aqua non esset, induxit (sc. aquam).
8 8 Cfr. p. es. 56 Nam quod attinet ad sollicitudinem instituendae metationis ...
« Cfr. p. es. Veil. 2, 119, 2 ; Balb. 93, 14; Oros. 7, 33, 18.
9 0 Vd. Väänänen cit., 278.
91 Cfr. 2, 3, 4, 5, passim (6 lo schema piü frequente anche nel testo dei gromatici; cfr. p. es. Nips,
grom. 296, 7 sg.; Grom. vet. 301, 6 sgg.).
•2 37 Nunc si dantur milk homines super numerum compositum, in eadem pedaiura locus adsignetur ...Si dantur h una vecchia correzione del Gemoll (et dictator cod.), semplice e coerente con la
lingua dell'autore, perchfe il verbo dare al passive, in espressioni simili, ei legge anche altrove nel
trattatello (cfr. p. es. 4 cohors legionaria dari debet; 20 scholae ... in scamno legatorum dari debent·,
30 dolos numeros; 41 quodsi adhuc amplius seu minus quam, ostendimus supplements data fuissent
...). L'intervento di M. Lenoir, Nunc si metator mille homines super numerum compositum {acceperit
vt) in eadem ... lascia perplessi, in quanto in giri analoghi lo ps.-Igino impiega il verbo accipere al
paeeivo: cfr. 31 semper numeris acceptis; 32 quotiens tres legiones ... acceptae fuerint.
8 3 8 singvlares aviem equites ... si ad D fuerint, ut striga est, sufficiat; 40 si observent ita ... tensura amplius efficiant.
M 32 Observare itaque debebimus, vi, quotiens tres legiones cum supplementis acceptae fuerint,
dimidiapars castrorum DGCXX pedes laiitvdinis habeat; 46 poterit observari, ut si ... fuerint, ponamus ... ostendimus etiam, si necessum fuerit, quis numerus commutari debeat; 47 elaboravi, ut, si
dignatus fueris iniungere,... adferam.
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione castrorum dello pe.-Igino
257
non trovarono fortuna presso autori poco colti95 —, fa pensare che il nostro autore
non fosse sprovvisto di institutio grammaticale.
A questo punto e opportune» dire qualcosa sullo s t i l e dello ps.-Igino. Come e
ovvio nella lingua quotidiana, la coordinazione ha una parte assai notevole 96 , la
subordinazione qualche volta e pesante e trascurata97, e non mancano i costrutti
asindetici 98 . Rare tuttavia le espressioni dure (cfr. p. es. 10 α pedibus L usque ad
LXX potest observari, in qua pedatura praefecto praetorio ... adsignari debefi9), da
segnalare evenit con l'infinito 100 . Qualche osservazione anche sul modo di porgere
informazioni e precetti. Siccome l'opuscolo tratta di argomenti tecnici, la essenzialitä dell'esposizione non sempre ne garantisce la chiarezza, e la stringatezza
96
96
Vd. A. Ernout - F. Thomas, Syntaxe latine, Paris 1953s, 439.
Vd. supra p. 254 e n. 68.
" Cfr. p. es. 4 et, si strictior fuerit pedatura, cohors legionaria dari debet, sed numero, suo, ut CXX
pedes valetudinarium, et reliqua quae supra tendent, accipiant, hoc est veterinarium et iabri-ca, quae
ideo longius posita est, ut valetudinarium quietum esse convalescentibus posset (il codice ha posset,
accolto finora da tutti gli editori, me compreso; non escluderei che debba emendarsi possit [per
un'identica corruttela cfr. 42], tenuto conto che posita est ben difficilmente potrebbe avere valore
di paesato, che la consecutio έ sempre rispettata nello ps.-Igino, ed inoltre che lo scambio e/i e
frequente nel codice [cfr. p. es. 5 aecepere per acci-]); 47 nam quod ad legiones dispositas et divisi(onem in) duos (il codice ha divisiduos, che il Lenoir legge dividuos; ne discuto nella gia annunciata
recensione, di prossima pubblicazione in ,Gnomon') numeros pertinet, quod et peritis compositionum
diffieultates ostendet, methodum metationis a me exquisitam, ad numerum cohortium pertinentem, intento
ingenio elaboravi, ut, si dignatus fueris iniungere, novitatem metationis ad magnitudinem tuam primus
adferam, quae tibi spero placet it, si primum cottidianam metationem tractabis. Per quest'uso del
parlato, cfr. p. es. PI. Persa 361 sgg. eras si minatus est malum servo suo,jtamelsi id futurum non est,
ubi captumst flagrumjdum tunicas ponit, quanta adficitur miseria!
,e
47 quae tibi spero placebit (cfr. PI. Men. 600; Cie. ad Att. 1, 20, 5; vd. J. B. Hofmann, Umgangssprache cit., 106 sgg.).
M
Per questo tipo di costruzione άπό κοινοϋ, ove il termine comune assume due distinte funzioni sintattiche, cfr. p. es. Pall. 10, 1, 3; 12,1, 1.
100
40 evenit commutari. Questa costruzione, gi& nota al latino arcaico e classico (cfr. p. es. PI.
Cist. 309; Ov. am. 2, 10, 17) diventa piü frequente in quello tardo (cfr. Amm. 22, 9, 15; Mul. Chir.
186; cod. Theod. 6, 4, 17, a. 368). Nel testo tr&dito poi s'incontra una costruzione, non haesito quo-
niam, col congiuntivo, su cui si e soffermato P. Parroni cit., 408 sgg. (7 et si minor numerus ... fverit,
... non erit haesitandum quoniam officialibus ... ibipedatura adsignetur). In epoca tarda non δraro
incontrare delle proposizioni sostantive espresse con quod, quia, quoniam e il congiuntivo (vd. Hofmann-Szantyr cit., 577), ma con quoniam dopo verbi di dubbio έ documentato soltanto l'indicativo
(cfr. Aug. civ. 22, 29 e Boeth. in Porph. comm. 1, 26; vd. Thes. 1. L. 5, 1, 2115, 67): il congiuntivo
di ps.-Hyg. 7 sarebbe dunque un caso nuovo. Ove non lo si voglia conservare, si potrebbe anche
pensare alia correzione adsignatur, ma έ da a w e r t i r e che lo scambio congiuntivo-indicativo nel noetro codice si riscontra solo in un passo del c. 32. Parroni, per la notoriety del costrutto non dubito
quin (ο quominus), propone di considerare la congiunzione tridita dal codice frutto di ecioglimento
erroneo da parte del copista; l'abbreviazione qn — quin ο qm = quominus, sarebbe stata confusa
con qm = quoniam. E ' chiaro che questo έ un suggerimento ragionevole, da tenere in considerazione,
purchfe si propenda per quin, che si incontra di frequente negli autori tardi (vd. Hofmann-Szantyr
cit., 678), piuttosto che per quominus, preesoch£ estraneo al linguaggio colloquiale (vd. HofmannSzantyr, cit., 681; Parroni stesso, p. 410 del resto scrive: ,Dovendo decidere s a r i piü economico
tenersi a quin').
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
258
ΑΝΤΟΝΓΝΟ G R I L L O N E
talora preclude la comprensione immediata del lettore, che incontra difficolta
non lievi nel cogliere certi sottintesi logici. Si nota infatti che l'esposizione, qualche
volta, e questo e difetto non raro negli scritti tecnici, e frettolosa101, dal momento che
capita all'autore, nella perfetta padronanza della materia, di non essere sufficientemente chiaro nel presentare certi elementi del ragionamento per lui ovvi. E'questo il caso, ad esempio, del c. 31, nel quale, espoeta la consistenza dei vari reparti
dell'esercito che si accinge ad acquartierare (c. 30), lo ps.-Igino scrive: semper
numeris acceptis retenturam computare debemus. L'autore cioe a werte che bisogna,
innanzi tutto, fare il computo per la sistemazione della parte posteriore dell'accampamento (retentura), ma poi nello steeso capitolo prosegue nunc latus praetorii
componamus et praetenturam (cioe la parte anteriore dell'accampamento) similiter
computemus10* e nei capitoli successivi, dopo una informazione sulla larghezza di
tutto quanto l'accampamento (c. 32), fornisce i calcoli dei latera praetorii e della
praetentura (cc. 33—36), e solo in ultimo (cc. 42—43) quelli della retentura. Per
questo A. Gemoll103 ritenne che il copista del codice Arceriano avesse omesso le
righe contenenti i calcoli della retentura, e suggeri di indicare nel teste una lacuna
prima del nunc su citato. In realta, invece, i calcoli cui allude l'autore nel c. 31 non
mancano; sono quelli dei cc. 42—43, e vengono ricordati non subito, ma un po'
piu avanti, dopo i calcoli delle altre zone dell'accampamento. Lo ps.-Igino li
esegue per primi104, per essere in grado di valutare l'opportunita di distaccare
qualche reparto della retentura (una ο piü coorti peditatae quingenariae; cc. 4, 23,
40) nelle altre due zone dell'accampamento, ma li ricorda in seguito, per il criterio espositivo di presentare per ultimo cio che riguarda quella zona, ove sono
alloggiate le truppe di minor prestigio105. Sistemare nei calcoli innanzi tutto la
retentura e una necessitä pratica di castrametazione tanto evidente, da spingere
lo ps.-Igino a dimenticare di non averne fatto cenno altrove; cosi, intento a rispettare il suo schema di trattazione, obbliga il lettore a superare con sforzo personale
la difficoltä. causata dalla sua trascuratezza espressiva.
Altre volte invece si nota l'ingenuita espressiva di richiamare concetti giä
eeposti, con termini e giri di parole simili. P. es. nel c. 1 si legge: plena centuria
habet milites LXXX; erunt papiliones X, qui occurrunt in longitudine pedum CXX
e, poco dopo, l'espressione haec pedatura ad plenas legionis {centurias) est computata,
con cui l'autore ribadisce che ogni informazione si riferisce ad una centuria completa dei propri effettivi. Ε cosl nel c. 9 si ha illud maxime observare debebimus, ut
101 Ciö, l'abbiamo gilt visto, genera non di rado l'impiego di espreseioni approssimative (vd.
supra n. 5.).
1 0 2 Su retentura e praetentura vd. infra n. 118.
1 0 3 Die Hyginische Lagerbeschreibung, Hermes 15, 1880, 247 sgg.
1 0 4 31 nunc latus praetorii componamus et praetenturam. similiter computemus, sicut retenturam,
fecimus . . . ; 35 Reliquum autern numerum (sc. praetenturae) sicut retenturam computemus.
1 0 5 Lo stesso criterio espositivo έ seguito nella prima parte dell'opuscolo, in cui l'autore fornisce
delle informazioni generali sull'accampamento e sui reparti: le notizie sulla retentura si trovano
nella parte conclusiva (cc. 17 — 19).
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione castrorum dello ps.-Igino
259
latus praetorii non plus quam DCCXX pedes longitudinis accipiat. ita fiet ut cohortes
praetoriae et reliquus numerus, qui lateribus praetorii tendit, integris strigis suapedatura optime tendant. nam, quantum ad latitudinem praetorii totius attinet, a CLX
ad CCXX potest observari in longitudinem, ut supra dixi, pedum DCCXX. Le espreesioni in longitudinem ... pedum DCCXX e qui lateribus praetorii tendit ripetono
quanto giä era chiaro da DCCXX pedes longitudinis e da latus praetorii nonplus ...
accipiat106.
Passiamo ora al lessico. Molti, ovviamente, i termini dell'uso matematico e
gromatico-militare, questi ultimi sopra tutto di eta tarda. Nel linguaggio dell'
aritmetica rientrano computatio, computare, che indicano genericamente il calcolo
e pertanto s'incontrano di frequente (cc. 1, 4, passim), accedere (c. 26) e adicere
(cc. 25, 55), che denotano l'effettuarsi della somma, decedere (c. 36), deducere
(cc. 16, 32, 35, 37, 38, 40) e detrahere (c. 26), usati per i calcoli di sottrazione (in
Nips. grom. 298, 17 cfr. anche tollere), reliqui (cc. 1, 26, 35, 36) e reliqui ... supersint (c. 32), che indicano la rimanenza, ducere (c. 26; in Nips. grom. 301, 1 cfr.
anche mvltiplicare), che denota la moltiplicazione107, e, per la divisione, le espressioni sumimus dimidiam (c. 35) e dimidia sumpta (c. 26)108. Da notare l'espressione
inconsueta del c. 25, eques autem (sc. accipit) duo semis109 adiecta quinta, equivalent« a in singulis equitibus terni pedes computantur (c. 16). Essa ä dettata dalla
necessity di distinguere, per un calcolo che qui non e il caso di ricordare, nella
misura globale destinata al cavaliere (tre piedi, cfr. cc. 16 e 34), la misura-base
di due piedi e mezzo (cfr. 16 alioquin singuli binos pedes et semisses aeciperent)
con l'aggiunta di mezzo piede, utilizzata per l'attendamento degli ufficiali. AI
linguaggio geometrico appartengono convertere pedaturam (c. 2), che indica lo
scambio delle misure dell'area della coorte, anguli (c. 54), cardo (c. 55), circinus e
circinare (cc. 54, 55), in recto cursu (c. 55), adperpendiculum (c. 49), puncto manente
1 0 6 Per altri esempi di questo tipo cfr. 18 strigae statorum posticum praetorii proximi sint e, subito
dopo, 19 tendere debent ad viarn quintanam centuriae statorum, ut posticum praetorii tueantur et proximi eint praetorium (il Lenoir, che nel c. 19 ha mantenuto il tr&dito proximi, nel c. 18 ha inveoe
accolto, dallo Scheie e dagli altri editori, l'emendamento proximal); 21 castra tertiata esse debebunt
... hoc dixi tertiata; 29 (cameli cum suis epibatis) tendere debebunt, si in hostem exituri erunt, in
praetentura ..., si ad praedam portandam praesto erunt, intra quaestorium tendere debebunt. Per
queet'uso della lingua quotidiana, cfr. p. es. PI. Cist. 617 eg. peperit filiam; earn postquam peperit,
iussit; Ter. Heaut. 125 sgg. video ...; vbi video, haec coepi cogitare; Apic. 2, 1, 5 . . . facies ut ferveat;
cum ferbuerit... confringes.
Duplus (cc. 3, 6, 9) indica il doppio, mentre duplicari (c. 2) έ usato nell'accezione generica di
,aumentare', al pari di augeri (cfr. Rhet. Her. 3, 4, 7 ; Liv. 2, 1, 8).
108 Vi έ sottinteeo il termine pars, presente altrove (34 sumo partem tertiam; 42 sumo partem
Χ VII); nel c. 27 invece έ usata la forma neutra in dimidio.
109 Semis si presenta ora nella forma declinabile all'accusativo plurale, ora in quella indeclinabile; cfr. 16 binos pedes et semisses; 25—26 duo semis (il numerale ora e distributive, ora ό cardinale, come awiene nondi rado negli scritti tecnici e nella lingua tarda: vd. Hofmann-Szantyr
cit., 213). In altri autori si incontra duo semis (cfr. p. es. Pall. 3, 9, 10), duos et semis (cfr. p. es.
Vulg. Exod. 25, 10) ο duos et semissem, ove semis appare nella forma declinabile, ma in accusativo
singolare (cfr. p. es. Colum. 3 , 1 3 , 8).
107
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
260
ANTONINO G r i l l o n e
(c. 55), pede manente (c. 2) 110 , servata latitudine
(c. 2), servatis portionibus
quadratura
(c. 21), rigor (cc. 3, 12, 14, 17, 18), linea quae centro serviet
Stella (c. 12) 1 1 1 .
(c. 39),
(c. 55),
A s s a i piü interessanti i termini dell'uso gromatico e militare. A c c a n t o a voci
c o n s u e t e , c o m e groma (c. 12), striga (cc. 1, 7, passim), scamnum (cc. 15, 20, 36, 37,
38) 1 1 2 , e arae, auguratorium
(c. I I ) 1 1 3 , fossa (cc. 48, 49, 50, 51), intervallum
(c. 14),
praetorium,
tormenta, tribunalia (c. 58), turres, vallum (cc. 2, 50, 51, 58), valetudinarium,
veterinarium,
fabrica (cc. 4, 35) 1 1 4 , si i n c o n t r a n o a n c h e v o c a b o l i d ' u s o
tardo, e t e r m i n i n o n altrimenti noti ο usati in accezione d i v e r s a d a l c o n s u e t o .
D ' i m p i e g o t a r d o s o n o papilio (cc. 1, 27, 28) 1 1 5 , praetentura e retentura — s e n e dirä
a n c o r a tra p o c o —, p r e v a l e n t e m e n t a t a r d o pedatura116,
non a l t r i m e n t i n o t o hemi110
Pes e termine equivalente a pedatura in 2 pede manente, 16 in eo pede, 32 ad pedem.
Sulla Stella (per il termine cfr. Colum. 3, 13, 12 sg.; Grom. vet. 307, 5 sg.; 346, 9) vd. A. Grillone, Pseudo-Hyginus cit., 392 e fig. 1.
114
Su groma cfr. Hyg. lim. grom. 135,4 e 144,16 Th. In altri autori si incontrano anche le forme
croma (cfr. Nips. grom. 285, 17; 286, 1), gnomon (cfr. Hyg. lim. grom. 153, 2.9 Th.), ed anche grvma
(cfr. Non. p. 87 L., ove si spiega: Grumae sunt loca media, in quae directae quattuor ctmgregantwr et
conveniunt viae). Su scamnum e striga cfr. Frontin. agr. qual. 1, 10 Th. (e fig. 1) quidquid ...in longitudinem est delimitatum, per strigas appellaiur; quidquid per latitudinem, per scamna; Hyg. lim. grom.
170, 2 Th. (e fig. 138) quod in latitudinem longius fuerit, scamnum est, quod in longitudinem, striga.
Scamnum pero in agricultura indica crudum solum et immotum (cfr. Colum. 2, 2, 25); su striga, vd.
infra n. 117.
us
Per indicare il luogo, ove il generale prendeva gli auspici, nel I sec. d. C. (cfr. Quint, inst.
8, 2, 8; Tac. arm. 2, 13, 1; 15, 30,1) veniva usato il termine augurale, derivato dal la sostantivazione
dell'aggettivo auguralis-e (vd. Thes. 1. L. s. v.). Giä all'inizio del II sec. pero, in una iscrizione fu
inciso il termine auguratorium (vd. CIL 6, 1, 9768, a. 136, Hadrianus ... auguraio (riurn) dilaps(um)
a solo pe {c. sua restitu)it).
114
Valetudinarium e fabrica non sono vocaboli inusuali; per valetudinarium cfr. p. es. Sen. ep.
27, 1, e, per il piü comune fabrica, vd. Thes. 1. L. s. v.; veterinarium e il corriepondente aggettivo
veterinarius-a-um, oltre che in vari luoghi di Columella (6, 8, 1; 7, 3, 16.5, 14; 11, 1,2), si riscontra
in autori tardi (cfr. es. Mul. Chir. 156; 205).
U5
E' attestato, invece del piü noto tentorium, a partire dal III sec. d. C., p. es. (mi ha fornito
cortesemente le indicazioni la redazione del Thes. 1. L.) in Actaarv. (a. 218) A 20; Tert. mart. 3;
Lampr. Alex. 51, 5; 61, 2; Spart. Pesc. 11, 1; Treb. trig. tyr. 16, 1; Veg. mil. 1, 3.23; 2,13; 3, 8;
e, in traslitterazione greca, in Proc. bell. Pers. 2, 21, 3 (παπυλεών) ed in Urb. 13 (παπυλαιών).
Pare essere comparso nel gergo militare, poichö, scrive Isid. orig. 15, 10, 3 expansa vela habet ad
similitudinem alarum, papilionis.
ne
Pedatura (in altri autori si leggono le forme pedetura e peditura; vd. Du Cange β. v.), termine
usato spesso dallo ps.-Igino, s'incontra giä nel II sec. d. C., p. es. in CIL 6, 10235, a. 149, ma έ
piü frequente in seguito (vd. p. es. CIL 6, 9920 e 13, 5190 [IV sec.]; Veg. mil. 3, 8; Lib. Col. 1,216,
1.217, 9 passim; Grom. vet. 309, 16 passim; Not. or. 39, 30 sgg.; 40, 31 sgg.; lo si legge in traslitterazione greca in Maur. Strat. 10, 3, 9 e Leo Tact. 15, 56). Sono usati nella stessa accezione, dal I
al VI sec., area (cfr. Frontin. de arte mens. 16, 1 Th.; Nips. grom. 289, 23; Grom. vet. 365, 22;
370, 1; Ps.-Boeth. 415, 23), podismus (attestato al maschile in Nips. grom. 295, 16, ed al neutro
in Veg. mil. 2, 7; 3, 8.15 — ma s'incontra anche, in casi diverei dal nominativo, in Frontin. de arte
mens. 16, 2 Th.; Lib. col. 1, 222,17 e Grom. vet. 355, 22; 358, 14 —), e, nello ps.-Igino, pes (co. 2,
16, 32). Una sola volta έ attestato superficies, nella definizione matematica che ne dä lo ps.Boeth. grom. 377, 4.
111
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione caetrorum dello ps.-Igino
261
striigium (cc. 1, 7, 9, 34, 42) 1 1 7 . S i g n i f i c a t o b e n d i v e r s o dal c o n s u e t o h a n n o nel
l i n g u a g g i o g r o m a t i c o signa (cc. 2, 3, 14, 34, 43), tabulinum (cc. 2, 3, 31,
B4),praetentura e retenturalis,
nel gergo militare cervoli (cc. 48, 51, 52) 1 1 9 , clavicula (c. 55) 1 2 0 ,
coxa (cc. 54, 58) 1 2 1 , novercae, scholae122, titulum (cc. 49, 50), c h e i n d i c a n o fortifica-
117
Hemistrigium vuoldire mezza striga, indica cioe, fondamentalmente — ma nonsempre; qualIche volta, analogamente a striga, denota la striscia di terreno di qualunque reparto (vd. A. Grilone., Sal de metatione cit., 798 n. 18) —, una superficie che misura la metä della striga di 60 X 120p
asse-gnata al manipolo. II suo impiego, dunque, attesta l'abrogazione dell'ordinamento manipolare
e la suddivisione del manipolo in due centurie (frutto, probabilmente, della riforma di Adriano;
vd. D. Schenk, Flavius Vegetiue Renatus, Die Quellen der Epitoma rei militaris, in: Klio 22, 1930,
12 —23) e costituisce un terminus post quern per la datazione dell'opuscolo (diversamente, M. Lenoir
cit., 119—21, deduce che il nostro trattatello ,qui en [οίοέ dell'abrogazione] porte temoignage,
doit en etre, ä peu de choses prfes, contemporain').
1,s
Col termine signa, usato anche al aingolare (31 quid tabvlino vel signo dare debeamus·, il Lenoir,
segaendo il Domaszewski, uniforma e legge signis), e indicate il lato dell'emistriga, ove vengono
poste le insegne lungo le vie di maggiore transito. Sul termine tabulinum, che da altri autori έ usato
nell'accezione di .archivio' (cfr. Plin. nat. 35, 3) ο di ,galleria di quadri' (cfr. Apul. Flor. 23), lo
ps.-Igino non dä chiarimenti; esao perö evidentemente indica l'altro lato deU'emistriga, dal momeato che ovunque le misure si riferiscono ai signa ed al tabulinum AeWhemistrigium (cfr. p. es.
32 tabvlino XC, signis CCXL pedes adsignemus). Non si sa bene se sia stato denominate cosi ,a
tabulis interstantibus, an a matriculis militum, quae ibidem serrarentur ...' (vd. Forcellini, β. v.),
oppure per il fatto che ,quasi tabulata ordines militum praebebant' (vd. N. R. af Ursin, De caetris
Hygini qui fertur quaestiones, Heleingforsiae 1881, 44). La praetentura (cc. 3, 4, 5, passim) έ la
parte anteriore dell'accampamento. I n genere perö, questo termine di uso tardo (tardo έ pure il
verbο praetendere; cfr. p. es. c. 24 e Not. occ. 35, 19) indicava ,regionem mediam inter territorium
pacatum et agrum barbaricum' (vd. CIL 8, 22602—4 e 22611, inizio I I I sec.) ο ,praesidia militum,
quae pro castris (et urbibus) securitatis causa collocantur' (vd. Du Cange s. v. e, p. es., Amm. 14,
2, 4.3, 2; 19, 13, 1 ecc.). La retentura (cc. 17, 25, passim) (cfr. il verbo retendere nel c. 25), infine, έ
la parte posteriore dell'accampamento, e sembra sia stata aggiunta al campo polibiano di forma quadrata (cfr. Polyb. 6, 27—42), onde consentire l'alloggiamento di quei reparti, che, in epoca imperiale
sempre piii numerosi, affiancavano le operazioni militari delle legioni (vd. il mio ps.-Igino, fig. 10).
Questo termine nella bassa latinitä indica .tributum quodvis pasquum, in quo herbam foenumve
seoari vetitum est, ut uberior sit animalium pastus' (vd. Du Cange s. v.).
119
Sono tronchi d'albero ricchi di rami, utilizzati per garantire la solidity del vallo (c. 51 e Frontin. strat. 1, 5, 2; cfr. i cervi di Caes. Gall. 7, 72, 4 e Serv. ad Verg. eel. 2, 29). Negli scrittori cristiani, invece, anche al femminile (cervolae; cfr. Ps.-Aug. serm. 265, 5), il termine indica tutt'altra
cosa, οίοέ quei giochi pagani che solevano celebrarsi il primo gennaio e furono poi vietati dai Cristiani (vd. Du Cange s. v.).
120
Indica il bastione semicilindrico eretto in corrispondenza delle porte (vd. il mio ps.-Igino,
fig. 4); fu accolto nel gergo militare probabilmente per somiglianza di forma e di funzioni col
,viticcio', di cui si legge p. es. in Colum. 4, 6, 2. 24, 17. Anche Vitr. 1, 5, 2 raccomanda di impedire
eventuali assalti frontali del nemico alle porte, ma non accenna alle davicvlae.
121
La si costruisce arrotondando gli angoli dell'accampamento: Angulos castromm cireinari
oportet, quia coxas efficiunt instabiliuntque opus propugnationem tutans (c. 54) (questo espediente
tecnico έ ricordato anche in Vitr. 1, 5, 2.5, ma non indicato con un termine specifico). Anche Sic.
Flacc. 103, 16; 106, 5; 115, 14 Th. usa coxa, ma nell'accezione di ,angolo intemo dei confini'.
112
Novercae sono ,i luoghi inadatti al sorgere di un accampamento' (c. 57); nel testo dei gromatici
invece sono indicati cosi i canali di prosciugamento, costruiti con mattoni di terracotta (cfr. p. es.
Lib. col. 1, 227, 14; 2, 252,12; Grom. vet. 341,19 e fig. 291). Le scholae sono i centri di smistamento
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
262
Αντονγνο Gbillone
zioni e zone d'accampamento, ed anche epibatae (c. 29) e veredarii (cc. 24, 30) 123 ,
corpi di truppa, ο numeri (c. 30) 124 , che denota tutti quanti i reparti dell'esercito
romano.
dei vari servizi ai comandati dei reparti (c. 20) (cfr. in Vegezio scholae [mil. 2,19.21] ο tentoria [mil. 3,8])
conlostesso termine, per altro,si denominarono, al tempo di Costantino, le truppe scelte, che, sotto
il comando del magister officiorum, erano dislocate in una sala del palazzo imperiale, per ricevere
proatamente gli ordini piü delicati: vd. Th. Mommsen, Das römische Militärwesen seit Diocletian,
in: Hermes 24, 1889, 221 sgg.
m
Epibatae (o epibetae; vd. CIL 3, 14567) sono le truppe cammellate, mentre fuori del nostro
opuscolo il termine indica i marinai o, metaforicamente, ,laici qui conscenderunt Ecclesiae navim'
(vd. Du Cange s. v.). Una discussione piü lunga merita il termine veredarii. In alcune iscrizioni
del 138-40 d. C. (vd. CIL 3, 13795-96; 3, 14216, 10; 13, 7439) pare denoti dei reparti militarizzati, incaricati della sicurezza delle strade (vd. M. Lenoir cit., 62 sg.; li ritiene corpi non militarizzati M. Labrousse, Les burgarii et le cursus pvblicus, in: Melanges d' archeologie et d' histoire de Γ
Ecole Fran?, de Rome 56, 1939, 151 — 67); nello ps.-Igino (cc. 24, 30) indica le truppe di scorta dei
genieri, e in altri autori tardi (in Firm. math. 3, 11, 18 e 8, 17, 3; in Paul. Xol. epist. 28, 1; in traelitterazione greca anche in Proc. bell. Vand. 1, 16, 12) i corrieri postali „qui responsa vel mandata
principum deferebant" (vd. Du Cange s. v. e il lungo studio di A. Audollent, Les Veredarii, έπιίβsaires imp£riaux sous le Bas-Empire, in: Melanges d' archeologie et d' histoire de Γ Ecole Fran?,
de Roma 9, 1889, 16—278). II Lenoir cit., 121 sg. trae spunto dali'uso che ne fa lo ps.-Igino, per
tentare una datazione dell'opuscolo. Ritiene che il compito di questo reparto fosse quello indicato
nelle iscrizioni, e che, la diversa mansione dei veredarii iginiani, attesti che lo ps.-Igino υεό il termine quando esso ancora era non titolo ufficiale, ma soltanto appellative generico (connesso con
Vereins, vocabolo di origine gallica, su cui cfr. Mart. 12, 14, 1), c cioe in epoca anteriore al 140 d. C.
(per altre argomentazioni del Lenoir sulla datazione dell'opuscolo, vd. supra n. 117 e infra n. 124).
Ma la Constatazione che era fenomeno noninconsueto nell'esercito romano — del resto non estraneo
alia disciplina degli eserciti moderni — che un reparto svolgesse maruioni diverse, in rapporto alia
necessity delle circostanze (si pensi alia varia utilizzazione delle cohortes equitatae; vd. A. Grillone,
Pseudo-Hyginue cit., n. 77), euggerisce l'ipotesi che, in epoca iginiana, il reparto dei veredarii di
norma potesse avere il compito di sorvegliare le vie di comunicazione, ma, poi, nelle necessity di
una guerra, fosse adibito anche a mansioni di scorta. Ne segue che έ ragionevole sospettare che
Ιο ps.-Igino possa avere usato il termine veredarii anche dopo che esso era entrato nel linguaggio ufficiale dell'amministrazione militare romana, e ciok in epoca posteriore al 140 d. C.
124
Poichö appare anche in iscrizioni del II—III sec. d. C. (vi si legge numerus Brittonum ecc.),
Th. Mommsen, Die Conscriptionsordnung der römischen Kaiserzeit, in: Hermes 19, 1884, 219—31,
concluse, senza che altri element! sorreggessero la sua opinione, che la stesura del nostro opuscolo
era da porre nello stesso periodo, e cioe all'incirca nel III sec. II Lenoir, cit., 128 sgg., ritiene invece
che l'impiego, da parte dello ps.-Igino, non solo di questo termine, ma anche, indifferentemente,
del termine nationes (29 Nationes — Cantabri... Brittones — in retentura ponimus), attesti che l'opuscolo venne scritto in epoca anteriore al III sec., quando ancora numeri non era l'unico termine —
quello ufficiale, attestato dalle epigrafi — delle truppe straniere. Consideriamo perö attentamente
i due passi iginiani: le nazioni straniere sono indicate come nationes (all'uso del termine natio si
dove che l'elencazione dei vari popoli έ in posizione parentetica, e non di specificazione, come
nelle epigrafi) nel c. 29, dove la rassegnariguarda i soli corpi ausiliari della retentura, ed invece sono
ricordate fra i numeros infra scriptos nel c. 30 (Datos itaque numeros ...sic computabimue: legiones
I I I , vexülarii ΜDC ... Palmyreni D, Gaesati DCCGG, Dad DCC, Brittones D, Cantabri DCC ...),
dove l'elencazione riguarda tutto l'esercito ed esse sono considerate uno dei vari reparti (questo
6 il eignificato di numeri in epoca tarda — cfr. p. es. Veg. mil. 3, 4.9.19 —, ed infatti nelle epigrafi
esso sembra ricevere il suo valore specifico dal genitivo che segue). Si puö dedurre ragionevolmente
che, nel primo caso, grazie al termine nationes, lo ps.-Igino ne abbia voluto rilevare la natura di
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Sul de metatione caetrorum dello ps.-Igino
263
I n conclusione, lo ps.-Igino utilizza lessico ed espressioni del linguaggio tecnioo 125 , ma non e alieno dall'impiego di costrutti inconsueti in una esposizione
gerueralmente umile. Teoricamente preparato e di buona formazione pratica 126 ,
voile affidare ad uno scritto il frutto del suo zelo e della sua esperienza 127 , in un'epoca che non si puö conoscere con precisione, perche mancano nell'opuscolo indicazioni adeguate. Nel tentativo di individuarla si sono formulate ipotesi distanti fra
loro 128 , perche e accolto pressoche concordemente soltanto il terminus ante quem,
fornito daunatestimonianzaepigrafica: e il 259 d. C., data dell'iscrizione piü tarda
che ricordi i legati legionum129, magistratura militare menzionata nel c. 15. Dubbi
e incertezze vi sono sul terminus post quem: alia fine di questo studio linguistico
se ne suggerisce uno, accettabile almeno a quel che ci testimonia la documentazione di cui oggi si dispone. A fornircelo non sono i molti usi iginiani prevalentement'j tardi e tuttavia d'impiego giä antico — ovviamente non possono essere
giudicati significativi —, ma degli elementi che si riscontrano da una certa epoca
in poi. P. es. l'avverbio abaltenUrum (vd. supra n. 31), la locuzione congiunzionale
usque quo (vd. supra n. 79), il termine papilio, nell'accezione di tenda (ma anche
i termini pedatura e praetentura·, vd. supra nn. 116, 118), che sono attestati a par-
reparti es traue i alia romanitä. Ε, poiche non pochi dei provinciali rimasero privi del diritto di
cittadinanza anche dopo la Constitutio Antoniniana, e cio& dopo il 212 (cfr. p. es. il papiro pubblicato da L. Amundsen, in: SO 10, 1931, p. 16 sgg.: contiene una lista di egiziani, che, privi della
cittadinanza all'inizio delservizio militare, la ottennero in seguito, fra il 217 e il 230 d. C-), non
si puö escludere che lo ps.-Igino abbia usato il termine nation es, in questa accezione epecifica, contemporaneamente ο anche dopo che numeri si era imposto nel linguaggio deH'amministrazione
militare romana, all'inizio del I I I secolo.
125
Vd. i Sondersprachen, che Γ Hof mann, cit., 46 sgg. , distingue dall' Umgangssprache e dal
Vulgärsprache. Anche M. Bassols de Climent, Sintaxis historica de la lengua latina, Barcelona
1945,27, ricorda, sermo familiaris, sermo vulgaris e jerga', ma poi unifica le varie forme del linguaggio non letterario nella definizione di .lenguaje popular', cui Δ. P. Orban, Das Vulgärlatein im Hinblick auf das klassische Latein, das Mittellatein und die romanischen Sprachen, in: Philologus 122,
1978, 315, sostituisce .Vulgärlatein* (indifferentemente .Vulgär- oder Volkslatein' il Löfstedt,
Kommentar cit., 8).
126
45 pro tirocinio meo in brevi omnes auciores sum persecutus. Generalmente ei pensa che l'espres-
sione pro tirocinio meo sia confessione d'inesperienza nella castrametazione (vd. Α. Οχέ, Zu Hygins
Lagerbeschreibung, SJ 9,1939,66)onellacomposizioneletteraria(vd. Domaszewski cit., 40; Lenoir
cit., XI). Probabilmente si tratta soltanto di una formula di umiltä, di tipo abbastanza comune nel
linguaggio quotidiano (cfr. p. es. Balb. 91, 10 sg. ad te [sc. Gelse] primum Ixber iste festinet, apud te
tirocinii rudimenta deponat, tecum, conferat quidquid a me inter ipsas armorum exercitationes accipere
potuit; Id. 93, 15—94, 1 per que satis amplia mediocritatis meae opinio servabitur ...)
U1
Cioe l'aver escogitato un metodo nuovo per l'acquartieramento di un esercito di tre legioni
con le relative milizie ausiliarie; se ne vanta nei cc. 45 e 47 con l'anonimo dedicatario cui egli si
rivolge con l'epiteto di domine frater, non raro all'inizio del I I I sec. d. C., secondo la testimonianza
dei papiri di Dura, nella corrispondenza degli ufficiali dell'esercito romano (vd. R. 0 . Fink, Roman
military records on papyrus, Philol. Mon. of the Am. Phil. Ass. 26, New York 1971, nn. 88—89).
1>e
Vd. il mio ps.-Igino, p. V I I I ; Lenoir cit., 133.
Vd. CIL 7, 107.
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
264
Antonino Grixxone
tire dal I I I sec. d. C.: in particolare abalterutrum e documentato per la prima
volta in una epigrafe del 218 d. C. E'dunque ragionevole collocare il de metaiüone
castrorum nella prima metä del I I I sec. d. C.
Via Paolo Veronese, 13
90145 P a l e r m o / Italia
Unauthenticated
Download Date | 4/17/16 1:11 AM
Scarica

IL LINGUAGGIO DI UN GEOMETRA DEL III SECOLO