DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI
PER LA SICUREZZA E SALUTE DEI
LAVORATORI DELL’AZIENDA
ai sensi dell’art. 17 e 26 del D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81
come modificato dal D.Lgs 3 agosto 2009, n. 106
Istituto
Istituto Superiore Statale “Leardi”
Indirizzo
Via Leardi 1 – 15033 Casale Monferrato
Dirigente scolastico
Dott.ssa Nicoletta Berrone
Responsabile del servizio di prevenzione e
protezione
prof. Sarzano Massimiliano
Medico competente
Dott. Corrado Rendo
Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza
Prof. Marangon Manuela
Data ultimo aggiornamento ottobre 2015
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Data certa di elaborazione documento
Ai sensi dell’art. 28, comma 2 del D.Lgs 81/2008 come modificato dal D.Lgs 106/99 i
sottoscritti attestano che il presente documento di valutazione dei rischi è stato
redatto nella data riportata nell’intestazione del Documento
FIRME DOCUMENTO
Il Datore di lavoro
Prof.ssa Nicoletta Berrone
______________________________
Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione
Prof. Sarzano Massimiliano
______________________________
Il Medico competente
Dott. Corrado Rendo
______________________________
Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza
Prof. Marangon Manuela
______________________________
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INDICE
FIRME DOCUMENTO
PREMESSA
1 DATI GENERALI
1.1 BREVE DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA
1.2 BREVE DESCRIZIONE DELL’EDIFICIO
1.3 ORGANIZZAZIONE INTERNA ALL'ISTITUTO – INCARICHI
1.3.1 FIGURE SENSIBILI
1.3.2 MANSIONI
1.3.3 INCARICHI
1.4 ANALISI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI
1.5 FORMAZIONE E INFORMAZIONE DEI LAVORATORI
1.6 SICUREZZA CONTRATTI DI APPALTO E/O OPERA
1.7 PRONTO SOCCORSO
1.8 TUTELA DALL’ABUSO DI ALCOL E SOSTANZE STUPEFACENTI
1.9 INDICAZIONE DEI CRITERI UTILIZZATI PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
1.9.1 CRITERI GENERALI
1.9.2 DEFINIZIONI E PRECISAZIONI
1.9.3 LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO
1.9.4 METODOLOGIA DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO
2. FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI
2.1 CONDIZIONI GENERALI DELL'AMBIENTE
2.2 CONDIZIONI MICROCLIMATICHE
2.3 CONDIZIONI ILLUMINOTECNICHE
2.4 INQUINAMENTO INDOOR
2.5 INQUINAMENTO DA RUMORE
2.6 AMIANTO
3. STATI DI NON SALUTE CONNESSI AL LAVORO
3.01 STRESS LAVORO-CORRELATO
3.02 DIFFERENZE DI GENERE, DI ETÀ E ALLA PROVENIENZA DA ALTRI PAESI
3.03 POSTURE INCONGRUE, DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI
3.04 VIDEO TERMINALE: USO DI UNITÀ VIDEO
3.05 SFORZO VOCALE
3.06 ALLERGIE
3.07 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
3.08 CADUTE DA POSTAZIONI IN ELEVAZIONE
3.09 MANIPOLAZIONE DI SOSTANZE PERICOLOSE
3.10 ATTIVITÀ ESTERNE ALL'EDIFICIO SCOLASTICO
4 RISCHI CONNESSI ALLE MANSIONI SVOLTE DAI DIVERSI SOGGETTI
4.1 DIRIGENTE SCOLASTICO - CAPO D'ISTITUTO
4.2 DOCENTE
4.3 STUDENTE
4.4 DIRETTORE DEI SERVIZI DI SEGRETERIA
4.5 OPERATORE DEI SERVIZI DI SEGRETERIA
4.6 ASSISTENTE DI LABORATORIO E DOCENTE TECNICO PRATICO
4.7 COLLABORATORE SCOLASTICO
 MANSIONI E RISCHI GENERALI
 ATTIVITÀ DI PULIZIA DEI VARI LOCALI
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




4.8
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
SERVIZIO FOTOCOPIE
PICCOLA MANUTENZIONE
SORVEGLIANZA INTERNA E VIGILANZA INGRESSI
OCCASIONALI USCITE PER COMMISSIONI
GESTIONE DELLE LAVORATRICI MADRI
5. RISCHI CONNESSI A SITUAZIONI SPECIFICHE
5.1 ILLUMINAZIONE
5.2 LAMPADE A SOFFITTO, INTERRUTTORI E PRESE
5.3 FINESTRE E VETRATE
5.4 PAVIMENTI
5.5 PARETI E SOFFITTI
5.6 RISCHIO ELETTRICO
5.7 RISCHIO CHIMICO
5.8 RISCHIO BIOLOGICO
5.9 LAVORI ED INTERVENTI ESEGUITI DA DITTE ESTERNE
5.10 ARREDI
5.11 SCALE PORTATILI
6. RISCHI CONNESSI A LOCALI O AMBIENTI SPECIFICI
6.01 PRESIDENZA
6.02 AULA MAGNA
6.03 AULE PER ATTIVITÀ DIDATTICA
6.04 LABORATORI DI INFORMATICA
6.05 AULA TECNIGRAFI E COMPUTER GEOMETRI
6.06 LOCALI AMMINISTRATIVI
6.07 BIBLIOTECHE
6.08 SALA INSEGNANTI
6.09 SERVIZI IGIENICI
6.10 INGRESSI PRINCIPALI
6.11 LOCALE INFERMERIA
6.12 LABORATORIO DI CHIMICA
6.13 CORRIDOI
6.14 LOCALI QUADRI ELETTRICI
6.15 SCALE INTERNE
6.16 CENTRALE TERMICA
6.17 ARCHIVI E DEPOSITI
6.18 LOCALI SOTTERRANEI
6.19 LOCALI PER LA CUSTODIA DEI MATERIALI PER LA PULIZIA
6.20 PALESTRA
6.21 SPOGLIATOI
6.22 SPAZI ESTERNI
6.23 UFFICIO TECNICO
7 RISCHI CONNESSI AD IMPIANTI TECNICI O AD ATTREZZATURE
7.1 IMPIANTI ELETTRICI ED IMPIANTI DI MESSA A TERRA
7.2 IMPIANTO ANTI-INCENDIO
7.3 SEGNALETICA DI SICUREZZA
7.4 IMPIANTO ASCENSORE
7.5 IMPIANTO DI RISCALDAMENTO
7.6 IMPIANTO IDRICO-SANITARIO
7.7 IMPIANTO DI DIFFUSIONE ALLARME
7.8 IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO
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8. RISCHI CONNESSI ALL'INSORGERE DI SITUAZIONI DI EMERGENZA
8.01 EVACUAZIONE
8.02 INCENDIO
8.03 INCENDIO: SPEGNIMENTO, UTILIZZO ESTINTORI
8.04 USTIONI
8.05 INTOSSICAZIONE E SOFFOCAMENTO
8.06 FUMO ( DA COMBUSTIONE)
8.07 ALLAGAMENTO INTERNO
8.08 ESONDAZIONE
8.09 EVENTO SISMICO
8.10 PRESENZA DI ORDIGNO ESPLOSIVO ALL'INTERNO DELLA SCUOLA
8.11 EMERGENZA TOSSICO-NOCIVA (ACCERTATA DALLE AUTORITÀ COMPETENTI)
8.12 CEDIMENTI STRUTTURALI
9. RISCHI VARI
9.1 PERICOLI PER CHI TRANSITA NELLE IMMEDIATE ADIACENZE DELL'EDIFICIO - CADUTA
NEVE DAI CORNICIONI, FORMAZIONE DI GHIACCIO
9.2 DISTRIBUZIONE AUTOMATICA DI BEVANDE E ALIMENTI
9.3 ASSISTENZA SANITARIA PER GLI ALLIEVI
9.4 ACCOMPAGNAMENTO DEGLI ALUNNI IN LOCALI ESTERNI ALLA SCUOLA
9.5 PRESENZA DI NIDI DI VESPE, CALABRONI, COLONIE DI PICCIONI ECC.
10 VALUTAZIONE DEI RISCHI E PROGRAMMA DELLE MISURE DIMIGLIORAMENTO
10.1 – REQUISITI IGIENICO SANITARI
10.2 – IMPIANTI ASCENSORE E MONTACARICHI
10.3 – IMPIANTO ELETTRICO
10.4 – IMPIANTO DI TERRA E PROTEZIONE DELLE CARICHE ATMOSFERICHE
10.5 – IMPIANTO DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO
10.6 – RISCHIO INCENDIO E PREVENZIONE INCENDI
10.7 – RISCHIO FORMAZIONE ATMOSFERE ESPLOSIVE
10.8. – RISCHIO ATTREZZATURE DI LAVORO
10.9. – RISCHIO ATTREZZATURE MUNITE DI VDT
10.10. – RISCHIO MOVIMENTAZIONE MANUALE CARICHI
10.11 – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A RUMORE
10.12.– RISCHIO DI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI MANO BRACCIO E/O CORPO INTERO
10.13. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI
10.14. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CHIMICI
10.15. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CANCEROGENI
11
PROGRAMMA DI ATTUAZIONE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
12
DOCUMENTAZIONE DI SUPPORTO
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Premessa
Il presente documento è stato redatto dal Prof. Giorgio Bolognesi in qualità di Responsabile del
servizio di prevenzione e protezione ai sensi dell'art. 28 D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 come
modificato dal D.Lgs 3 agosto 2009, n. 106 e rappresenta la relazione sulla valutazione di tutti i
rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa svolta presso l’Istituto
La valutazione dei rischi è stata
Responsabile
eseguita
dal Datore
di Lavoro in collaborazione con il
del Servizio di Prevenzione e Protezione, con il Medico competente e previa
consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Il testo contiene un'analisi dei pericoli e dei rischi presenti nell'ambiente scolastico effettuata sotto
un triplice punto di vista:
- quello dei rischi che derivano da condizioni ambientali generalmente presenti in ambito
scolastico;
- quello dei rischi che derivano da particolari condizioni riscontrate nell'edificio in esame;
- quello dei rischi differenziati derivanti dall'esercizio della propria mansione lavorativa. I
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1 DATI GENERALI
Azienda:
Istituto Superiore Statale “Leardi”
Sede legale:
Via Leardi 1 – 15033 Casale Monferrato
1.1 BREVE DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA:
attività d’insegnamento ad allievi d’età generalmente compresa tra i 14 e i 20 anni, nel piano terra,
due piani ammezzati, 1° piano e 2° piano in edificio scolastico di proprietà dell’Amministrazione
provinciale di Alessandria.
L'attività d’insegnamento, che interessa la totalità degli allievi è svolta secondo un calendario
scolastico, annualmente predisposto dalla Sovraintendenza scolastica interregionale del Piemonte
e della Valle d'Aosta, per un periodo di circa 200 giorni annui compresi generalmente tra il 12
settembre ed il 12 giugno. Nel periodo compreso solitamente tra il 19 giugno ed il 7 luglio si
svolgono gli esami di maturità con una presenza media, tra insegnati ed allievi, di circa 100
persone. L'orario delle lezioni va dalle ore 7.45 alle ore 12,55. E’ prevista l'apertura dell'Istituto,
anche nelle ore pomeridiane per svolgere la normale attività didattica, recuperi, progetti e riunioni
Le lezioni di educazione fisica per motivi di sovraffollamento non possono essere svolte
unicamente nella palestra dell’istituto. Pertanto viene utilizzata anche la palestra comunale “Leardi”
I trasferimenti delle classi tra la suddetta struttura e l’istituto avviene a piedi ed è assicurata la
sorveglianza degli allievi attraverso la presenza di docenti o di personale non docente.
Per quanto riguarda lo svolgimento del servizio si fa notare quanto segue:
-
E’ stato comunicato alle famiglie l'orario dell'inizio e del termine del servizio
-
E’ stato regolato l’ingresso degli alunni nelle aule dando le necessarie disposizioni ai fini della
sicurezza ad allievi, personale docente e ai collaboratori scolastici
-
In caso di assenza o di ritardo imprevisto del docente, sono stati predisposti meccanismi di
sostituzione immediata nell'obbligo della vigilanza
-
E' assicurata la vigilanza del docente in ciascuna classe
-
E' regolamentata l'uscita degli alunni dall'aula
-
Durante le assemblee di classe e d’istituto è svolta un'opera di vigilanza, al fine di adottare
eventuali provvedimenti d'urgenza
-
Durante l'orario delle lezioni è assicurata la vigilanza all'esterno delle aule.
-
E' assicurata la vigilanza nei pressi delle uscite di sicurezza.
-
E' assicurata la vigilanza nei pressi dei bagni.
-
E’ assicurata la vigilanza all'ingresso della scuola.
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-
E' stato regolato lo spostamento degli alunni all'interno e all'esterno dell'edificio.
-
E' stata organizzata la vigilanza sulle classi (o gruppi) durante il trasferimento nelle aule
speciali, laboratori, palestra, ecc.
-
Durante la ricreazione è stata organizzata la presenza dei docenti ai fini della vigilanza.
-
E’ stato imposto il divieto di fumare.
-
E’ stata organizzata l'uscita delle classi dalla scuola al termine delle lezioni impartendo le
necessarie disposizioni ai fini della sicurezza ad allievi, docenti e ai collaboratori scolastici.
-
I locali sono puliti quotidianamente.
-
Il personale docente e non docente è stato invitato a segnalare sollecitamente eventuali
anomalie nei locali e impianti, o situazioni di pericolo.
-
Sono prescritte agli alunni particolari precauzioni da adottare, in relazione allo stato dei locali e
al tipo d’attrezzature utilizzate.
-
-La programmazione didattica prevede viaggi d'istruzione e visite guidate
-
Nell'organizzazione di queste attività viene definito un programma particolareggiato
-
Viene acquisita preventivamente l'autorizzazione dei genitori per gli alunni minorenni
-
Sono state stipulate le polizze assicurative obbligatorie o comunque opportune
-
Se il trasporto è gestito da un'agenzia o dalla scuola, sono state acquisite le garanzie
necessarie
Per quanto concerne i laboratori si osserva che il decreto n. 382 del 29/9/98 all’art. 1 comma 2
precisa che l’equiparazione degli allievi a lavoratori,
opera nei periodi in cui gli allievi siano
effettivamente applicati alle strumentazioni e apparecchiature di lavoro o ai laboratori. I predetti
allievi non sono comunque computati, ai sensi del D.Lgs. 81/2008, ai fini della determinazione del
numero dei lavoratori dal quale il medesimo decreto fa discendere particolari obblighi. In tale
ipotesi le attività svolte nei laboratori o comunque nelle strutture di cui sopra hanno
istituzionalmente carattere dimostrativo-didattico.
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1.2 BREVE DESCRIZIONE DELL’EDIFICIO
Il piano interrato non viene utilizzato per svolgere alcuna attività scolastica ed è vietato l’accesso a
tale piano agli allievi ed alle persone non espressamente autorizzate; a tale piano sono situati i
seguenti locali:
centrale termica, alcuni locali adibiti ad archivio ed un locale contenente animali imbalsamati di
proprietà dell’ente comunale al quale è già stato sollecitato il loro prelievo. A tale locale è
espressamente vietato l’accesso.
Al piano terreno sono ubicate n. 14 aule didattiche, la palestra femminile con annessi servizi e
spogliatoi, 3 locali adibiti a biblioteca, un’aula di sostegno, i servizi igienici maschili e femminili, un
servizio agibile ai portatori di handicap.
Nell’ammezzato lato Via Mameli si trovano un laboratorio informatica, un laboratorio fotografico e
n. 2 aule didattiche.
Nell’ammezzato lato Via Mellana si trovano n. 2 aule didattiche, e 1 magazzino per i prodotti di
pulizia.
Entrambi gli ammezzati hanno altezza di m 2.70
Al piano primo sono ubicati la presidenza, 3 locali di la segreteria, l’aula magna e la sala
professori, e una piccola ala conferenze; n° 8 aule, un laboratorio d’informatica, un laboratorio
d’informatica MAC, un’ aula tecnigrafi e computer geometri i servizi igienici maschili e femminili, un
locale centro stampa, 2 locali adibiti ad archivio.
Al piano secondo sono ubicati i laboratori di chimica e fisica, un laboratorio di lingue, un laboratorio
d’informatica, n° 13 aule didattiche e i servizi igienici maschili e femminili, n. 2 locali adibiti ad
archivio .
Collegamenti verticali: scalone e n° 2 vani scala; ascensore.
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1.3 ORGANIZZAZIONE INTERNA ALL'ISTITUTO – INCARICHI
1.3.1 FIGURE SENSIBILI
Datore di lavoro
Deleghe di funzioni
Dirigenti (ai fini della sicurezza)
Preposti (ai fini della sicurezza)
Formazione preposti
Lavoratori
Formazione lavoratori
Responsabile del Servizio di
Prevenzione e Protezione
(RSPP)
Formazione del RSPP
Addetti Servizio di Prevenzione e
Protezione (ASPP)
Lavoratori da sottoporre a
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Il “soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o,
comunque, il soggetto che . ha la responsabilità
dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto
esercita i poteri decisionali e di spesa” è la Prof.ssa
Nicoletta Berrone, in virtù della propria qualifica di Dirigente
Scolastico
Al momento il datore di lavoro non ha delegato tutto o parte
dei suoi obblighi, previsti dall’art. 18 del D.Lgs 81/2008, ad
altra persona.
Nessuno tra i lavoratori è stato identificato tra le “persone
che, in ragione delle competenze professionali e di poteri
gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico
conferitoli, attuano le direttive del datore di lavoro
organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa”
Le “persone che, in ragione delle competenze professionali e
nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura
dell’incarico conferitoli, sovrintendono alla attività lavorativa e
garantiscono l’attuazione delle direttive ricevute,
controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori
ed esercitando un funzionale potere di iniziativa” sono:
- Prof. Marcello Gilardenghi (Preposto degli Assistenti
Tecnici)
-Rag. Ettorina Bisaggio (Preposto degli Assistenti
Amministrativi e dei Collaboratori Scolastici in qualità di
DSGA
- Docenti quando presenti nei laboratori e in palestra
(Preposti degli alunni equiparati ai lavoratori in tali situazioni)
Tutti i preposti hanno seguito i richiesti corsi di formazioni di
otto ore. Attestati di partecipazione in allegato
Alla data odierna sono presenti n. 110 lavoratori di cui 88
docenti, 12 collaboratori scolastici e 8 personale tecnicoamministrativo.
Elenco nominativo riportato nel QUADRO DATI
LAVORATORI allegato. Nell’Istituto vi sono inoltre ca. 850
alunni che quando operano nei laboratori e nelle palestre
sono equiparati ai lavoratori.
Tutti i lavoratori risultano al momento formati e aggiornati
secondo le disposizioni vigenti
Il datore di lavoro ha affidato l’incarico di R.S.P.P. al docente
interno Prof . Sarzano Massimiliano
Il prof. Massimiliano Sarzano ha frequentato corso di
formazione per R.S.P.P. Moduli A, B e C organizzato dalla
Regione Piemonte nel 2005 ed è in corso di programmazione
l’aggiornamento necessario
Attestati di partecipazione in allegato.
Al momento il datore di lavoro non ha ritenuto necessario
procedere alla nomina di Addetti al Servizio di Prevenzione e
Protezione.
Sulla base della valutazione dei rischi si è dedotto che i
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sorveglianza sanitaria in quanto
soggetti a rischi per la salute
Medico competente nominato
lavoratori addetti alle seguenti mansioni sono da sottoporre a
sorveglianza sanitaria in quanto soggetti ai rischi per la salute
di seguito indicati:
Assistente amministrativo:
- rischio VDT (utilizzo per almeno 20 ore/settimana)
- rischio postura obbligata
Assistente tecnico:
- Rischio videoterminali (solo per A.T. Informatica)
- Rischio movimentazione manuale dei carichi
- Rischio chimico (solo per A.T. Laboratorio Chimica)
L’Istituto ha affidato l’incarico di Medico competente al Dott.
Corrado Rendo
Atto di nomina
Protocollo di sorveglianza
sanitaria
Visite mediche e idoneità dei
lavoratori
Relazione sanitaria con giudizi di
idoneità
Cartelle sanitarie e di rischio dei
lavoratori visitati
Sopralluogo ambienti di lavoro
Rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza
Formazione del RLS
Lavoratori addetti prevenzione
incendi e gestione emergenze
designati
Formazione degli addetti
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Prima lettera di incarico Port. 2681 c41a del 19/07/2013.
L’incarico viene poi successivamente rinnovato ogni anno con
specifico incarico
Appena elaborato il protocollo di sorveglianza sanitaria dal
Medico competente verrà riportato in allegato.
Gli assistenti tecnici hanno visite mediche biennali. Gli
assistenti amministrativi visite mediche biennali o
quinquennali
Vengono eseguite le visite mediche sia preventive sia le visite
mediche periodiche. Vengono anche eseguite quando
necessario le visite mediche alla ripresa del rapporto di lavoro
dopo 60 giorni continuativi di assenza per motivi di salute.
In allegato verbale di visita rilasciata dal MC all’atto delle
stesse
In allegato copia delle relazioni sanitarie annuali elaborate dal
Medico competente.
I giudizi di idoneità alla mansione vengono regolarmente
consegnati dal Medico competente al lavoratore ed al Datore
di lavoro.
Il Medico competente e il datore di lavoro si sono accordati
per conservare gli originali delle cartelle sanitaria e di rischio
presso gli uffici amministrativi dell’Istituto chiusi a chiave sotto
segreto professionale del medico competente.
Alla cessazione del rapporto di lavoro di un lavoratore
soggetto a sorveglianza sanitaria il Datore di lavoro informa il
Medico competente che provvede a consegnare al lavoratore
copia della sua cartella. L’originale della cartella viene
conservato dal Datore di lavoro per almeno 10 anni sempre
sotto segreto professionale del Medico competente.
Il medico competente esegue regolarmente il sopralluogo
annuale degli ambienti di lavoro. I verbali di sopralluogo sono
conservati presso l’Istituto.
E’ stata eletta tra i rappresentanti dell’RSU la Prof.ssa
Marangon Mauela
la Prof.ssa Marangon Mauela in attesa di formazione.
Il Datore di lavoro ha designato n. 3 addetti prevenzione
incendi.
I nominativi sono riportati nel Quadro Dati Lavoratori allegato.
In allegato sono riportate le lettere di incarico
Gli addetti prevenzione incendi designati hanno frequentato
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prevenzione incendi
Idoneità tecnica rilasciata dai
Vigili del Fuoco
Lavoratori addetti primo soccorso
designati
Formazione degli addetti primo
soccorso
un corso sulla prevenzione incendi conforme al D.M.
10/03/1998. Dettagli nel Quadro Dati Lavoratori.
Tutti gli addetti hanno ottenuto l’attestato di idoneità tecnica
previo
superamento dell’esame presso i Vigili del Fuoco.
Attestati di idoneità tecnica in allegato
Il Datore di lavoro ha designato n. 07 addetti primo
soccorso.
I nominativi sono riportati nel Quadro Dati Lavoratori allegato.
In allegato sono riportate le lettere di incarico
Tutti gli addetti primo soccorso designati hanno frequentato
un corso sul primo soccorso di 12 ore conforme al D.M.
388/2003 Dettagli nel Quadro Dati Lavoratori.
Attestati di partecipazione in allegato
1.3.2 MANSIONI
Mansioni svolte
Descrizione del mansionario di
DOCENTE
Descrizione del mansionario di
ASSISTENTE AMMINISTRATIVO
Descrizione del mansionario di
ASSISTENTE TECNICO
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Sulla base delle attività svolte dai lavoratori sono state
identificate le seguenti mansioni:
- Docente
- Assistente Amministrativo
- Assistente Tecnico
- Collaboratore Scolastico
Si riportano nel seguito le descrizioni delle attività svolte
per ognuna delle suddetta mansioni.
La mansione consiste nello svolgimento delle attività di
insegnamento teorico-pratico delle materie previste dal
corso di studi dell’Istituto.
Il Docente non utilizza normalmente alcuna attrezzatura di
lavoro. Nelle attività di laboratorio può utilizzare le
apparecchiature di laboratorio a fini didattici.
La mansione non prevede l’utilizzo di sostanze pericolose.
La mansione consiste nello svolgimento delle seguenti
attività:
- gestione della amministrazione dell’ufficio e
dell’archiviazione della documentazione;
- inserimento dati al computer ed elaborazione degli
stessi, rapporti con il personale;
- gestione pratiche amministrative varie.
Utilizza:
- Attrezzature munite di VDT
- Macchine da ufficio elettriche e manuali
La mansione non prevede ultilizzo di sostanze e/o
preparati pericolosi.
Principali pericoli:
- Infortuni nell’uso delle attrezzature di lavoro
- Scivolamenti e/o cadute in piano
- Utilizzo di VDT anche per oltre 20 ore medie settimanali
La mansione consiste nello svolgimento delle seguenti
attività :
- opera prevalentemente nei laboratori:
- preparazione e manutenzione delle apparecchiature di
laboratorio
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- gestione delle sostanze presenti nel laboratorio
- smaltimento dei rifiuti prodotti dalle attività di laboratorio
- assistenza ai docenti nelle attività di laboratorio
- esecuzione di esperimenti e/o prove a fini didattici
Utilizza:
- apparecchiature, macchine e strumentazione di
laboratorio
- attrezzature munite di settimanali
Principali pericoli:
- Infortuni nell’uso delle attrezzature di lavoro
- Scivolamenti e/o cadute in piano
- Utilizzo di VDT anche per oltre 20 ore medie settimanali
La mansione consiste essenzialmente nello svolgimento
delle seguenti attività:
- Pulizia e il riordino dei locali;
- Pulizia dei corridoi, delle aule, degli uffici e delle scale
- Spostamento di arredi, suppellettili varie
- Servizi esterni di commissioni presso uffici pubblici
- Pulizia spazi esterni con utensili manuali
- Sorveglianza alunni
- Occasionale movimentazione straordinaria di arredi
scolastici per traslochi di aule
Utilizza:
- Apparecchiature elettriche per la pulizia dei locali
- Utensili per la pulizia (mop, scopa, asta telescopica,
ecc.)
- Scale in alluminio
La mansione prevede utilizzo di sostanze e/o preparati
pericolosi (prodotti per le pulizie di uso domestico).
Principali pericoli:
- Infortuni nell’uso delle attrezzature di lavoro
- Scivolamenti e/o cadute in piano
- Esposizione occasionale ad agenti biologici
- Movimentazione manuale di carichi
- Allergie o irritazioni nell’uso dei prodotti per le pulizie
Descrizione del mansionario di
COLLABORATORE SCOLASTICO
1.3.3 INCARICHI:
1) Emanazione ordine di evacuazione:
Preside
Vice preside
Segretaria o altri soggetti designati
2) Chiamate di soccorso:
Segretaria
dall’ass. amm. Mauro Cantarella.
dall’ass. amm. Anna Maria Trento.
3) Interruzione erogazione:
energia elettrica
acqua
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Collaboratore scolastico designato (postazione T1)
Collaboratore scolastico designato (postazione 11)
Collaboratore scolastico designato (postazione T2)
Collaboratore scolastico designato (postazione T3)
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4) Blocco impianto ascensore
Collaboratore scolastico designato (postazione T2)
5) Diffusione ordine di evacuazione:
- mediante impianto di allarme o campanello:
- diffusione a voce - se necessario:
Collaboratore scolastico designato (post.ne T1)
Collaboratori scolastici designati (postazioni T1,
T2, T3, 11, 12, 21, 22, 23)
6) Aperture porte e cancelli:
Collaboratori scolastici designati (postazioni T1,
T2, T3,)
7) Controllo operazioni di evacuazione
Collaboratori scolastici designati (postazioni T1,
T2, T3, 11, 12, 21, 22, 23)
8) Addetti azionamento estintori:
Azionamento estintore n. 1 (portineria)
 Azionamento estintore n. 4 (palestra)
 Azionamento estintore n. 3 (scalone)
 Azionamento estintore n. 6 (centrale termica)
 Azionamento estintore n. 2 (biblioteca)
 Azionamento estintore n. 12 (segreteria)
 Azionamento estintore n. 11 (angolo presid.)
 Azionamento estintore n. 13 (ammezzato)
 Azionamento estintore n. 10 (tecnigrafi)
 azionamento estintore n.9 (corrid. ala nuova)
 azionamento estintore n.8 (scalone)
 azionamento estintore n. 5 (ammezzato)
 Azionamento estintore n. 21
 Azionamento estintore n. 15
 Azionamento estintore n. 7
 Azionamento estintore n 14 (lab. chimica)
 Azionamento estintore n. 18 (lab. chimica)
 Azionamento estintore n. 17 (uff. di chimica)
 Azionamento estintore n. 16 (aula chimica)
Collaboratore scolastico (post.ne T1)
Collaboratore scolastico (post.ne T2)
Collaboratore scolastico (post.ne T2)
Collaboratore scolastico (post.ne T2)
Collaboratore scolastico (post.ne T3)
Collaboratore scolastico (post.ne 11)
Collaboratore scolastico (post.ne 11)
Collaboratore scolastico (post.ne 11)
Collaboratore scolastico (post.ne 11)
Collaboratori scolastici (post.ne 12 e 11)
Collaboratori scolastici (post.ne 12 e 11)
Collaboratori scolastici (post.ne 12 e 11)
Collaboratore scolastico (post.ne 21)
Collaboratore scolastico (post.ne 22)
Collaboratore scolastico (post.ne 22)
Collaboratore scolastico (post.ne 23)
Collaboratore scolastico (post.ne 23)
Collaboratore scolastico (post.ne 23)
Collaboratore scolastico (post.ne 23)
9) Addetti al Pronto Soccorso
gli addetti sono indicati nel piano di pronto soccorso allegato al presente documento
10) Controllo strada e interruzione del traffico:
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Collaboratore scolastico designato (post.ne T1)
o docente in cattedra
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1.4 ANALISI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI
Registro degli infortuni
Analisi periodica degli infortuni
Denunce INAIL di malattia professionale
Regolarmente vidimato presso l’ASL
competente e tenuto presso gli uffici
amministrativi.
L’analisi degli infortuni occorsi viene
regolarmente eseguita in occasione del
sopralluogo annuale.
Al momento non risultano denuncie all’INAIL di
malattia professionale
1.5 FORMAZIONE E INFORMAZIONE DEI LAVORATORI
Informazione dei
lavoratori in materia di
sicurezza
Formazione dei dirigenti
e preposti in materia di
sicurezza
Formazione dei
lavoratori in materia di
sicurezza
Procedure di sicurezza
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
I lavoratori vengono generalmente informati in materia di sicurezza del
proprio posto di lavoro e della propria mansione attraverso:
- Distribuzione dell’opuscolo informativo “ABC della sicurezza nella
scuola”
- Distribuzione di una circolare alle lavoratrici sull’obbligo di
segnalazione al datore di lavoro di un eventuale stato di gravidanza,
secondo la normativa vigente sulle lavoratrici gestanti e/o puerpere
- Distribuzione di circolari interne
- Cartellonistica presente (ove necessario)
- Messa a disposizione delle schede di sicurezza delle sostanze
pericolose impiegate
- Messa a disposizione dei libretti d’uso e manutenzione delle
attrezzature di lavoro utilizzate
I preposti hanno frequentato un corso di 8 ore di formazione sulla
sicurezza per preposti conforme all’art. 37 D.Lgs 81/08 nel Marzo
2013
I lavoratori vengono formati in materia di sicurezza del proprio posto di
lavoro e della propria mansione attraverso:
- Partecipazione a corsi di formazione sulla sicurezza con test finale di
verifica dell’apprendimento
- Colloqui personali
- Affiancamento con lavoratori di maggiore esperienza
- Corsi interni di formazione sull’utilizzo sicuro dei prodotti per le pulizie
tenuti dai tecnici dei fornitori dei prodotti
Presso la Direzione è conservata la documentazione dei corsi
organizzati
(verbali di partecipazione con firme di presenza, test di verifica finale
dell’apprendimento corretti, attestato di partecipazione)
Presenti dei regolamenti interni per l’uso in sicurezza dei laboratori e
delle
palestre
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1.6 SICUREZZA CONTRATTI DI APPALTO E/O OPERA
Contratti scritti
Obblighi e responsabilità in
materia di sicurezza specificati
nei contratti
Verifica idoneità tecnico
professionale delle ditte
esterne e/o lavoratori
autonomi
Comunicazione informativa sui
rischi ambientali
DUVRI (Documento unico di
valutazione rischi interferenza)
Gli appalti di manutenzione sono affidati direttamente dalla
Provincia di Alessandria proprietaria dello stabile.
L’Istituto occasionalmente affida in appalto interventi di
manutenzione ordinaria oppure servizi di piccola entità
Nei contratti di appalto sono specificate le clausole relative agli
obblighi e responsabilità tra Committente ed Appaltatore in
materia di sicurezza.
Eseguita quando necessario alle ditte esterne e/o lavoratori
autonomi che anche saltuariamente operano all’interno dei locali
dell’azienda
Trasmessa quando necessario alle ditte esterne e/o lavoratori
autonomi che anche saltuariamente operano all’interno dei locali
dell’azienda
Per tutte le ditte esterne e/o lavoratori autonomi che operano
all’interno dei locali dell’azienda per oltre 2gg viene preparato
quando necessario il “Documento Unico di Valutazione Rischi di
Interferenza” (DUVRI) e indicati nel contratto di appalto i costi
della sicurezza delle interferenze.
1.7 PRONTO SOCCORSO
Il servizio di gestione del pronto soccorso è descritto nel “Piano di pronto soccorso” allegato
1.8 TUTELA DALL’ABUSO DI ALCOL E SOSTANZE STUPEFACENTI
Applicazione del
Provvedimento 16 marzo
2006 sul divieto di bevande
alcoliche
Le seguenti mansioni rientrano nell’elenco di quelle che
comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la
sicurezza, l’incolumità e la salute di Terzi (Allegato I del
Provvedimento 16 marzo 2006):
- Docenti
- Addetti alla guida di veicoli stradali per i quali è richiesto il
possesso della patente di guida categoria B, C, D, E
Il datore di lavoro ha consegnato a tutti i lavoratori addetti alle
mansione di insegnante una circolare informativa riportante il
divieto di assunzione di bevande alcoliche e superalcoliche durante
il lavoro. Può inoltre attivare se ritenuto necessario controlli
alcolimetrici sul posto di lavoro per tramite del proprio Medico
competente.
Applicazione del
Provvedimento 18 settembre
2008 sull’accertamento di
assenza di
tossicodipendenza
Nessuna tra le mansioni individuate in azienda rientra nell’elenco di
quelle che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro
ovvero per la sicurezza, l’incolumità e la salute di Terzi (Allegato I
del Provvedimento 30 ottobre 2007). Il datore di lavoro non ha
quindi l’obbligo di attivare i controlli per l’accertamento di assenza
di tossicodipendenza per nessuno dei propri lavoratori.
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1.9 INDICAZIONE DEI CRITERI UTILIZZATI PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
1.9.1 CRITERI GENERALI
Il 12/6/89 la Comunità Europea (oggi UE) ha emanato una direttiva concernente l’attuazione di
misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il
lavoro (89/391/CEE) che stabilisce, tra l’altro, che il datore di lavoro deve individuare le misure di
prevenzione dei rischi professionali e di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori.
Questa indicazione é stata recepita dallo Stato Italiano a mezzo prima del D.Lgs 626/94 e poi del
D.Lgs. 81/2008 che richiede all’art. 17 la stesura di un Documento di Valutazione dei Rischi con
riportati sia i pericoli presenti nell’ambiente di lavoro che le misure per eliminare/ridurre i relativi
rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Tale valutazione è stata, quindi, svolta con l’obiettivo di identificare e valutare i rischi
oggettivamente presenti nelle attività lavorative dell’Azienda in modo da:
- determinare le misure di prevenzione e protezione da adottare per proteggere la sicurezza e la
salute dei lavoratori nel rispetto delle norme di legge e di buona tecnica e delle disposizioni
aziendali;
- effettuare delle scelte motivate delle attrezzature di lavoro utilizzate, dei prodotti e dei preparati
chimici impiegati e dell’organizzazione del lavoro esistente;
- verificare l’adeguatezza delle misure di protezione e prevenzione in atto per stabilire la
necessità di ulteriori misure tecniche, organizzative, procedurali o di protezione collettiva o
individuale per eliminare i rischi identificati o, ove ciò non sia possibile, ridurli al minimo;
- sviluppare in tutta la forza lavoro la conoscenza dei rischi attraverso una adeguata
informazione, formazione ed addestramento.
1.9.2 – DEFINIZIONI E PRECISAZIONI
I principali termini usati nella presente relazione vengono qui di seguito definiti:
Pericolo: Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di
causare danni (art. 2, comma 1, lettera r) del D.Lgs 81/2008)
Rischio: Probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di
impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione
(art. 2, comma 1, lettera s) del D.Lgs 81/2008)
Valutazione dei rischi: Valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e
sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria
attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad
elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di
salute e sicurezza (art. 2, comma 1, lettera g) del D.Lgs 81/2008)
Prevenzione: Il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la
particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali
nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno (art. 2, comma
1, lettera n) del D.Lgs 81/2008)
Salute: Stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in
un’assenza di malattia o d’infermità (art. 2, comma 1, lettera o) del D.Lgs 81/2008)
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1.9.3 – LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO
La valutazione dei rischi è stata svolta prendendo a riferimento la legislazione ad oggi vigente in
materia di sicurezza ed igiene del lavoro, prevenzione infortuni, prevenzione incendi, sicurezza
macchine, sostanze pericolose, sicurezza impianti, ecc., oltre alle norme tecniche italiane
applicabili nei vari settori oggetto di valutazione. Le principali norme sono:
- D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 – Testo Unico della Sicurezza
- D.M. Interno n. 64 del 10/03/1998 – Criteri generali di sicurezza antincendio e per la
gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro
- D.M. 388/2003 – Criteri di primo soccorso
- D.Lgs 645/1996 – Protezione delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento
- D.Lgs 345/1999 – Protezione dei giovani sul lavoro
1.9.4 – METODOLOGIA DI VALUTAZIONE DEI RISCHI
La prima parte della valutazione consiste nella identificazione dei rischi che si possono
considerare potenzialmente presenti nelle attività lavorative svolte. A tal fine:
- viene analizzata la documentazione esistente in materia di sicurezza ed igiene del lavoro
per fare il punto sulla necessità di integrazioni o aggiornamenti;
- vengono eseguiti sopralluoghi presso i luoghi di lavoro per prendere visione diretta delle
attività lavorative svolte, verificare l’applicazione e l’efficacia delle misure di prevenzione e
protezione esistenti ed identificare i rischi per la sicurezza e la salute;
- sono esaminate le caratteristiche generali dei luoghi di lavoro (requisiti igienici, microclima,
illuminamento, vie di accesso, pavimenti, presenza di fumi e polveri, rumore, ecc.) che
possono avere influenza sulla sicurezza e la salute dei lavoratori;
- viene analizzato il registro degli infortuni;
- viene presa in considerazione anche la possibile presenza di persone esterne (es. pubblico,
visitatori, ecc.) e le attività lavorative svolte occasionalmente;
Quindi ogni rischio identificato come potenzialmente presente viene valutato calcolando un valore
di rischio secondo la formula:
R=PxD
dove R rappresenta il livello di rischio, P la probabilità o frequenza del verificarsi del danno atteso
e D individua la magnitudo del danno stesso.
La probabilità P é espressa, ad esempio, in numero di volte in cui il danno può verificarsi in un
dato intervallo di tempo. Il danno D, invece, è stimato sulla base delle possibili conseguenze del
rischio e, dove presente, sulla base del superamento o meno di valori limite imposti dalla
legislazione vigente per quel rischio.
Per la loro quantificazione si utilizza la seguente scala semi-quantitativa:
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SCALA DEI VALORI DELLA PROBABILITÀ “P”
Cod
1
2
3
4
Probabilità (P)
Definizione in rif. infortuni
Improbabile
- La mancanza rilevata può provocare danno
per la concomitanza di più eventi poco
probabili indipendenti
- Non sono noti episodi già verificati
- Il verificarsi del danno susciterebbe grande
incredulità
Possibile
- La mancanza rilevata può provocare danno
per la concomitanza di almeno due eventi
poco probabili (indipendenti) o comunque solo
in occasioni poco fortunate;
- Episodi simili si sono verificati con frequenza
rarissima;
- Il verificarsi del danno susciterebbe
perlomeno una grande sorpresa;
- La probabilità di incidente (anche senza
infortunio) è < 1 e-3 per persona e per anno.
Probabile
- La mancanza rilevata può provocare danno
anche se in modo non automatico o diretto;
- E' noto qualche episodio in cui alla
mancanza ha fatto seguito un danno;
- Il verificarsi del danno nell’azienda
susciterebbe una moderata sorpresa;
- La probabilità di incidente (anche senza
infortunio) è tra 1 e-2 ed 1 e-3 per persona e
per anno.
Molto Probabile
- Esiste una correlazione diretta tra la
mancanza rilevata ed il verificarsi del danno;
- Si sono già verificati episodi per la stessa
mancanza nell’azienda o in aziende simili;
- Il verificarsi del danno nell’azienda non
susciterebbe alcuna sorpresa;
- La probabilità di incidente (anche senza
infortunio) è tra 1 e-1 ed 1 e-2 per persona e
per anno.
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Definizione in rif. Salute
- Agenti chimici: uso occasionale;
- Piombo metallico: assente
- Amianto: assente
- Oli minerali: contatto occasionale
- Polveri inerti: < 1 mg/m3;
- Rumore: Lep < 80 dbA;
- Microclima: normale
- Posture: seduta
- Impegno visivo (VDT): occasionale
- Sforzo fisico dinamico: basso
- Lavoro isolato: assente
- Lavoro in quota: assente
- Uso di utensili vibranti: assente
- Agenti chimici: poliesposizione discontinua;
- Piombo metallico (PbA 40-150 mg/m3; PbB <
40mg/m)
- Amianto:< 0.1 fibre/cm3;
- Oli minerali: contatto occasionale;
- Polveri inerti: <5mg/m3;
- Rumore: Lep 80-85 dbA;
- Microclima: lavoro all'aperto;
- Turni: due turni a rotazione;
- Posture: seduta;
- Impegno visivo (VDT): medio (< 4 ore non
continuative);
- Sforzo fisico dinamico: medio (a discrezione del
medico);
- Lavoro isolato: occasionale;
- Lavoro in quota: occasionale;
- Uso di utensili vibranti: occasionale.
- Agenti chimici: conc. amb. < 50%TLV;
- Piombo metallico (PbA 40-150 mg/m3; PbB: 40--50
mg/m3)
- Amianto: 0.1y0.2 fibre/cm3;
- Oli minerali: contatto abituale;
- Polveri inerti: >5mg/m3;
- Rumore: Lep 85-87 dbA;
- Microclima: stress termico;
- Turni: tre turni a rotazione;
- Posture: eretta fissa;
- Impegno visivo (VDT): elevato (> 4 ore
continuative);
- Movimentazione carichi: elevato (a discrezione del
medico);
- Lavoro isolato: abituale;
- Lavoro in quota: abituale;
- Uso di utensili vibranti: abituale.
- Agenti chimici conc. amb.>50% TLV;
- Piombo metallico (PbA 40-150 mg/m3; PbB 50-60
mg/m3)
- Amianto: <0.2 fibre/cm3 (> 0.6 se solo crisolito);
- Oli minerali: esposizione ad aerosol;
- Rumore: Lep > 87 dbA;
- Turni: turni speciali;
- Posture: incongrua;
- Sostanze Cancerogene presenti;
- R45/R49.
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SCALA DEI VALORI DEL DANNO “D”
Codice
Danno (D)
1
Lieve
Definizione
- Infortunio o episodio di esposizione acuta con invalidità rapidamente reversibile (pochi giorni).
- Esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili (pochi giorni).
- Sono presenti sostanze o preparati moderatamente nocivi.
- Infortunio o episodio di esposizione acuta con invalidità reversibile.
2
Medio
- Esposizione cronica con effetti reversibili.
- Sono presenti sostanze di cui al DPR 175/88 anche se in quantità inferiori alla soglia di
dichiarazione.
- Sono presenti agenti biologici del gruppo 1, sostanze e/o preparati tossici per ingestione, nocivi per inalazione e/o
contatto cutaneo o irritanti
- Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità parziale.
- Esposizione cronica con effetti rapidamente irreversibili e/o parzialmente invalidanti.
3
Grave
- Sono presenti sostanze di cui al DPR 175/88 in quantità superiore ai limiti di dichiarazione.
- Sono presenti sostanze e/o preparati cancerogeni, agenti biologici del gruppo 2, molto tossici
per
ingestione e/o contatto cutaneo, infiammabili, comburenti
- Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidità totale.
- Esposizione cronica con effetti letali o totalmente invalidanti.
4
Gravissimo
- Sono presenti sostanze di cui al DPR 175/88 in quantità superiore ai limiti di notifica.
- Sono presenti sostanze e/o preparati cancerogeni e tossici o molto tossici, altamente infiammabili,
esplosivi, molto pericolosi per l’ambiente, agenti biologici dei gruppi 3 o 4
I valori di “P” e “D” applicati ad i fattori di rischio identificati come presenti vengono stimati
considerando:
- il livello di conformità alla normativa (leggi, norme, standard internazionali, ecc.) la
ragionevolezza (nei limiti di quanto ragionevolmente realizzabile).
-
il grado di formazione e informazione dei lavoratori su quel fattore di rischio; l’influenza dei
fattori ambientali e psicologici nella entità del fattore di rischio;
-
la disponibilità ed adeguatezza dei mezzi di protezione collettiva ed individuale;
-
la presenza ed adeguatezza dei piani di emergenza ed evacuazione, dei sistemi di lotta
antincendio, di prevenzione incendi e di primo soccorso;
il livello di sorveglianza sanitaria svolto per quel fattore di rischio;
-
i risultati di misurazioni ed esami strumentali (es. rilevazioni fonometriche);
-
le statistiche infortuni passate per la stessa Azienda o per aziende simili;
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Definiti la probabilità “P” ed il danno “D”, il valore di ogni rischio viene calcolato mediante la
formula R=PxD e si può raffigurare in una rappresentazione matriciale:
P
4
4
8
12
16
3
3
6
9
12
2
2
4
6
8
1
1
2
3
4
1
2
3
4
D
Nella matrice è possibile identificare quattro possibili “livelli di rischio”. I rischi maggiori occupano
le caselle in alto a destra (danno gravissimo, probabilità elevata), quelli minori le posizioni più
vicine all’origine degli assi (danno lieve, probabilità trascurabile).
Livello di
Valore di
Programma delle misure di prevenzione e protezione
rischio
R=PxD
ALTO
9
Programmare misure di prevenzione e protezione IMMEDIATE
R
16
Programmare misure di prevenzione e protezione nel BREVE
TERMINE
MEDIO
6
R
8
Programmare misure di prevenzione e protezione nel MEDIO
TERMINE
BASSO
3
R
4
TRASCURABILE
Programmare misure di prevenzione e protezione nel LUNGO
TERMINE
1
R
2
Per ogni fattore di rischio rilevato viene indicata la misura di prevenzione e protezione che il
datore di lavoro deve adottare entro una determinata scadenza per eliminare o ridurre al minimo il
rischio nel rispetto delle misure generali di tutela (art. 15 D.Lgs 81/2008) e dei principi generali di
prevenzione scegliendole di volta in volta, in ordine di priorità, tra le seguenti:
- interventi di adeguamento tecnico (sui luoghi di lavoro e le attrezzature di lavoro) misure
organizzative (organizzazione dell’ente e del lavoro)
- misure procedurali (procedure, istruzioni, permessi di lavoro, ecc.) sorveglianza sanitaria
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preventiva all’atto dell’assunzione
-
sorveglianza sanitaria periodica specifica in funzione del rischio informazione e formazione
specifica su un determinato argomento addestramento pratico su argomenti specifici (es.
antincendio) dispositivi di protezione individuali per la protezione del lavoratore esposto
mezzi di protezione collettiva per la protezione di più lavoratori esposti
-
segnaletica di sicurezza
E’ comunque obbligo del datore di lavoro, in attesa che vengano attuate le misure di prevenzione
e protezione indicate, adottare idonee misure alternative provvisorie al fine di garantire un livello
equivalente di sicurezza e salute dei lavoratori.
La valutazione dei rischi ed il presente documento sono aggiornate in occasione della riunione
annuale di prevenzione, in caso di modifiche delle attività lavorative significative ai fini della
sicurezza e della salute dei lavoratori oltre che in caso di eventuali aggiornamenti legislativi.
Si dà di seguito l'elenco dei fattori di pericolo presi in considerazione:
derivanti dall'edificio o dalle strutture fisse;
derivanti da attrezzature, impiantistica, laboratori e simili;
derivanti da comportamenti umani;
derivanti dall'organizzazione del lavoro;
derivanti da fattori ambientali.
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2.
FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI
2.1 Condizioni generali dell’ambiente
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
I riferimenti normativi principali relativi ai parametri che seguono sono contenuti nel Dlgs 81/08 che norma i
requisiti igienici dei luoghi di lavoro, nel DM 18/12/75 che dispone le caratteristiche edilizie delle scuole,
oltre che nel Decreto del Ministero dell’Interno del 26/08/92 sulle norme di prevenzione incendi nelle scuole.
Esistono poi circolari regionali che traducono in indicazioni tecniche gli indirizzi generali della normativa
nazionale.
L'attività ordinaria che si svolge nella scuola, in generale, se eseguita con normale diligenza, non comporta
rischi particolari per la sicurezza e la salute degli operatori e degli allievi.
Va segnalato tuttavia che gli allievi, rimanendo seduti ai banchi per varie ore, spesso assumono, per
stanchezza o per abitudine, una posizione fisica scorretta dal punto di vista ergonomico. Ciò potrebbe
favorire a lungo termine, specie nell'età dello sviluppo, l'insorgere di forme di scoliosi.
Speciale attenzione deve essere prestata alla prevenzione incendi, evento infrequente nella scuola, ma
potenzialmente catastrofico.
Anche nell'attività scolastica ordinaria è necessario evidenziare alcune situazioni che possono provocare
infortuni, se questa non si svolge in forma ordinata e nel rispetto delle disposizioni impartite.
Il rischio d’infortunio risulta più probabile:
nelle aree di pertinenza della scuola, in corrispondenza dell'ingresso e dell’uscita di via Mameli laddove,
attraversato lo stretto marciapiede prospiciente il portone dell'androne, gli allievi che sfollano si trovano
direttamente sulla strada;
negli spazi comuni all'interno dell'edificio (corridoi, scale) durante l'ingresso e l'uscita degli allievi
all'inizio e al termine delle lezioni;
durante gli spostamenti delle classi da un'aula all'altra per svolgere particolari attività didattiche;
durante l'intervallo per la ricreazione;
al termine di ciascuna lezione, quando i docenti si alternano.
Affollamento.
Possibilità di evacuare i locali.
Occorre tenere conto dell'organizzazione degli spazi, che devono consentire un agevole deflusso. Le vie di
circolazione e di esodo sia interne che esterne e le uscite di sicurezza devono essere sgombre. Qualora lungo
le vie di transito esistano oggetti fissi inamovibili, occorre almeno segnalare la loro posizione. Devono
trovare applicazione i dettami del D.lg. 81/08 concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di
sicurezza; questa dovrà comprendere segnali di colore rosso per indicare divieti, pericolo, allarme per
consentire l'identificazione dei materiali e delle attrezzature antincendio e il riconoscimento della loro
ubicazione; di colore giallo o giallo arancio per segnali di avvertimento; di colore azzurro per i segnali che
prescrivono comportamenti o azioni specifiche; di colore verde per indicare porte, uscite, percorsi.
Condizioni d'igiene.
La scarsa o assente manutenzione accelera il processo di degrado determinando condizioni igieniche non
soddisfacenti, quali pitture scrostate, muffe, scarichi non funzionanti. Tale degrado pur non provocando
incidenti, può contribuire a compromettere le condizioni di salute dei lavoratori e degli studenti.
Altezza, superficie, cubatura
Il limite minimo di altezza di un locale chiuso destinato al lavoro, comprese le aule scolastiche, deve essere
di almeno 3 m netti. L’organo di vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a
quelle previste purché siano adottati adeguati sistemi di ventilazione. Per i locali destinati ad uffici, i limiti di
altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente. Normalmente in Italia la normativa
urbanistica vigente prevede altezze intorno ai 2.70 m; Il limite minimo di superficie di un locale chiuso
destinato al lavoro deve essere pari ad almeno 2 mq per lavoratore, mentre per quanto riguarda la cubatura
sono previsti almeno 10 mc per lavoratore. In entrambi i casi, i valori indicati si intendono lordi, cioè senza
deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi.
L'eccessivo affollamento comporta di per sé rischi ed è una situazione generalizzata nelle scuole. Le
indicazioni contenute nei Decreti Ministeriali 331/98 e 141/99l sulla formazione delle classi non tengono
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conto delle norme sulla prevenzione incendi per l'edilizia scolastica e prevedono una più ampia presenza di
alunni per classe. Questa condizione, non direttamente modificabile dal personale della scuola, è pertanto
riconosciuta come fattore di rischio.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Condizione necessaria per mantenere un buon livello di sicurezza, è l'uso corretto e prudente delle strutture,
delle suppellettili e degli impianti, nel rispetto della segnaletica e della cartellonistica esposta.
I docenti devono segnalare ai loro alunni i possibili danni prodotti da una cattiva postura e fornire le
istruzioni opportune.
E' fatto obbligo a tutti di rispettare rigorosamente il divieto di fumo segnalato da appositi cartelli.
E' fatto obbligo a tutti coloro che usino anche saltuariamente apparecchi elettrici di rispettare le prescritte
modalità d'uso.
E' vietato usare fiamme libere, se non nei laboratori attrezzati (e comunque l'operazione e di esclusiva
competenza del docente o dell'assistente competente).
E' vietato gettare mozziconi accesi, fiammiferi o altro materiale incandescente nei cestini dei rifiuti, sul
pavimento e in prossimità degli arredi. E' vietato accumulare rifiuti o materiali combustibili nei ripostigli e
nei locali di sgombero.
E' vietato fare uso improprio d’interruttori e di prese della corrente elettrica, o di collegarvi apparecchi
elettrici personali di qualsiasi natura.
E' vietato ingombrare con suppellettili o altri ostacoli le vie di fuga per l'evacuazione rapida. Per l'area di
pertinenza prospiciente l'ingresso principale esiste il divieto di sosta per gli autoveicoli e motoveicoli.
Bisogna evitare l'affollamento degli studenti in corrispondenza dell'ingresso posto in Via Mameli. L'ingresso
degli allievi e regolamentato dal personale non docente, nelle forme specificatamente indicate nelle
disposizioni di servizio, in modo da evitare la calca negli spazi comuni. L'uscita degli allievi dalle classi e il
deflusso nei corridoi, avviene sotto la sorveglianza dei docenti.
Gli spostamenti delle classi all'interno dell'istituto debbono avvenire sempre sotto la sorveglianza dei
docenti.
Lo svolgimento della ricreazione deve essere regolamentato, sia per quanto attiene agli spazi ad essa
riservati, sia per quanto riguarda la sorveglianza. L'alternarsi dei docenti nelle classi deve avvenire senza
interruzione della vigilanza, che all'occorrenza, sarà momentaneamente svolta dal personale non docente.
La normativa prescrive che nei luoghi di lavoro.
tutti i pavimenti debbano essere esenti da protuberanze, cavità, piani inclinati pericolosi ed essere fissi,
stabili e antisdrucciolevoli;
tutte le pareti debbano essere dipinte a tinte chiare. Sarebbe opportuno che venissero impiegate tinte o
rivestimenti lavabili, disinfettabili per un 'altezza minima di 200 cm.;
tutte le vetrate, pareti traslucide o trasparenti siano realizzate in modo da non essere pericolose e in
materiali di sicurezza fino a 1 m. da terra.
I luoghi di lavoro, gli impianti tecnici, i dispositivi di sicurezza devono essere sottoposti a regolari e periodici
controlli per verificarne il corretto funzionamento e per ovviare ad eventuali difetti.
La pulizia dei luoghi di lavoro, dei servizi, delle palestre, dei dispositivi e degli impianti deve essere regolare
per garantire condizioni adeguate di igiene.
Richiedere alla Provincia copia della dichiarazione di agibilità dell’edificio
rilasciata dal Comune di Casale Monferrato
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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2.2 Condizioni microclimatiche
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Nella valutazione delle condizioni microclimatiche negli ambienti di lavoro, l'unica analisi proponibile è
quella che prende in considerazione il comfort climatico o benessere termico. Il clima influenza la
percezione termica dell'uomo giacché sollecita i suoi meccanismi termoregolatori affinché la sua temperatura
corporea sia mantenuta entro limiti che vanno da 36,8° C a 37,4° C. La percezione del clima, però, non e
determinata solo dai fattori fisici ma anche da elementi soggettivi. Una situazione climatica può risultare
quindi ottimale dal punto di vista dei parametri fisici per la maggior parte dei lavoratori che occupano uno
stesso ambiente, mentre può risultare inadeguata per una minoranza. E' possibile comunque determinare
standard oggettivi del comfort valutando parametri che misurano la temperatura, l'umidità relativa e la
velocità dell'aria; altri parametri possono essere il carico di lavoro ed il vestiario.
Il D.P.R. 412 del 26/8/93 stabilisce, per gli impianti termici, i periodi annuali di esercizio, la durata
giornaliera di attivazione per zona climatica ed i valori massimi di temperatura. Per gli impianti di
condizionamento, nei periodi nei quali e necessaria refrigerazione dell'aria, la differenza di temperatura tra
l'esterno e l'interno non deve essere superiore a 7° C.
La temperatura media ritenuta confortevole varia tra i 18° C e i 22° C e deve presentare un'umidità relativa
compresa tra il 45% e il 60% con un movimento dell'aria non percepibile, cioè inferiore a 0,15 m./sec. Si può
parlare di benessere o conforto termico quando non si avvertono sensazioni di caldo o di freddo e si può
mantenere un equilibrio termico dell'organismo senza sudorazione. Gli ambienti degli edifici scolastici
sovente non presentano temperature ottimali: sono spesso troppo caldi o troppo freddi, a volte male aerati,
con ricadute generali sul microclima. Inoltre spesso esistono condizioni di temperatura diverse tra un
ambiente e l'altro; passando da un'aula all'altra e percorrendo i corridoi o le scale, ci si trova esposti a bruschi
cambiamenti di temperatura, con conseguenze negative sulla salute. La bassa umidità in ambienti confinati
come le aule e gli uffici, favorisce l'accumulo di cariche elettrostatiche, l'irritazione delle prime vie
respiratorie e delle mucose degli occhi; la concomitanza con flussi d’aria costante (prodotti da sistemi di
ventilazione e raffreddamento, di apparecchiature o da sistemi di riscaldamento ambientale) che interessino
direttamente gli occhi, può fare aumentare notevolmente l'evaporazione del film lacrimale provocando
infiammazioni congiuntivali e alla cornea. Queste condizioni aggravano i rischi per gli operatori al VDT.
Nei locali non condizionati può essere presente l'inquinamento dell'aria per effetto di ambienti sovraffollati
con conseguente aumento di Co2 e del tasso di umidità; questo, in mancanza di un adeguato ricambio, può
dare luogo a disagio di carattere olfattivo.
Nei locali condizionati, l'inquinamento può essere di tipo microbiologico causato da batteri, virus e muffe
con conseguenti patologie a carico dell'apparato respiratorio (febbre da umidificatore)
Dlgs 81/08
Art. 8 del D.P.R. 28/6/77 n. 1052 Legge 11/11/75 n. 584
Art. 2 del D.M. 18/5/76
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Nel caso specifico di aerazione di locali di lavoro chiusi, è necessario che i lavoratori dispongano di aria
salubre in quantità sufficiente anche se ottenuta con impianti di aerazione o di condizionamento.
Se sono impiegati impianti di condizionamento dell'aria o di ventilazione meccanica essi non devono creare
correnti fastidiose; l'aria proveniente dalle bocchette di immissione deve uscire a velocità ridotta e non deve
colpire direttamente le persone.
Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare pericolo per i lavoratori inquinando l'aria deve
essere eliminato rapidamente.
Non fumare.
Effettuare periodici ricambi d'aria.
Proteggere idoneamente le postazioni degli ausiliari da correnti d'aria, con I'ausilio di barriere fisiche.
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Dotare la postazione d’idoneo impianto di riscaldamento, adeguato per normativa e regolazione; se
necessario utilizzare apparecchi portatili questi ultimi dovranno essere conformi alla normativa ed utilizzati
in modo corretto.
Non utilizzare a tale uopo prolunghe in prossimità di aree di transito.
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2.3 Condizioni illuminotecniche
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
I luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale ed essere dotati di dispositivi che consentano
un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori. Gli
impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo da
non rappresentare un rischio di infortunio. Le superfici vetrate illuminanti e i mezzi di illuminazione
artificiale devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza. La qualità
dell'illuminazione dipende da:
presenza o assenza di abbagliamento. Questo può essere causato da luce solare o filamenti di lampade a
incandescenza o ancora da forti riflessi di pareti, soffitti, pavimenti o piani di lavoro.
colore della luce che dovrà essere simile a quella della luce naturale
distribuzione delle ombre. L'assenza di ombre può rendere difficoltosa la visione di oggetti anche bene
illuminati, mentre la presenza di ombre troppo nette può dar luogo ad un eccessivo contrasto; in entrambi
i casi il lavoratore si trova in una situazione di disagio.
L'occhio si trova a suo agio quando il campo visivo non presenta forti contrasti; tuttavia lo stimolo visivo
dovrebbe variare leggermente nello spazio e nel tempo.
Una insufficiente illuminazione diminuisce I'acuità visiva, cioè la capacità dell'occhio di percepire i piccoli
dettagli, favorisce l'insorgenza precoce di affaticamento visivo e l'assunzione di posture scorrette, oltre ad
aumentare la possibilità di errori e di piccoli infortuni.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Usare sorgenti luminose a bassa luminanza o prevedere schermature sulle sorgenti luminose (tende nel caso
di forte luce solare) o sulle superfici riflettenti (usare materiali opacizzanti)
Usare lampade fluorescenti con temperatura di colore intorno ai 4.000 °K (luce bianca)
Cercare di attrarre lo sguardo dell'alunno verso i centri naturali di attenzione: il piano di lavoro e la cattedra lavagna. In queste zone evitare che la luminanza sia elevata.
Sostituire immediatamente le lampadine non funzionanti.
Le condizioni nella scuola sono globalmente soddisfacenti, per quanto riguarda l'assenza di abbagliamento, il
colore della luce e la distribuzione delle ombre.
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2.4 Inquinamento indoor
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
I livelli di qualità dell’aria vengono considerati accettabili quando non vi è presenza di inquinanti noti in
concentrazione che possa provocare effetti avversi (cronici o acuti) sulla salute delle persone esposte. Una
insufficiente qualità dell'aria influenza negativamente la sensazione di benessere delle persone e ne riduce le
capacità lavorative. Nelle aule, anche perché non sempre viene rispettato il corretto rapporto
cubatura/numero occupanti, le condizioni dell'aria peggiorano con il protrarsi della permanenza in classe.
Infatti non sempre è agevole effettuare i ricambi d'aria in presenza degli studenti, specie nel caso di
condizioni esterne sfavorevoli che determinerebbero il brusco abbassamento della temperatura.
fonti di inquinamento indoor
materiali di costruzione
materiali di rivestimento (es. moquette)
arredamento
prodotti per la pulizia (spray)
persone
impianti di condizionamento
fotocopiatrici
fumo di sigaretta
agenti inquinanti
radon, amianto, alcune fibre minerali
composti volatili organici, contaminanti biologici, acari
formaldeide, composti volatili organici
composti volatili organici, propellenti
agenti biologici batteri, virus, funghi
agenti biologici: muffe, batteri (es. legionella), inquinanti
aerodispersi
composti organici volatili, ozono
idrocarburi policiclici, composti organici volatili, formaldeide, Co
Nell'edificio, per la concentrazione delle presenze umane, sono fortemente presenti rischi da agenti biologici
(batteri, virus, funghi) che interessano l'apparato respiratorio.
Le macchine da ufficio. in particolare le fotocopiatrici liberano composti organici volatili. (dermatiti
allergiche).
I prodotti per la pulizia (spray, cere, detersivi per pavimento) possono sprigionare composti volatili organici.
Le polveri di gesso possono causare allergie
Nelle palestre, a causa dell'attività svolta, e favorita la dispersione della polvere. Inoltre. sotto sforzo fisico,
la respirazione è più accentuata e quindi maggiore la quantità di aria e polvere inalata.
Nocività da fumo passivo di sigarette: sviluppa gas, idrocarburi policiclici, particelle respirabili. composti
volatili organici.
Nei materiali di rivestimento (moquette) possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti
biologici.
Potrebbero rendersi necessarie pratiche di derattizzazione. disinfezione. disinfestazione.
Rischio radon
Anche se attualmente la normativa non prevede la misurazione della presenza di gas radon in tutti gli
ambienti di lavoro, la valutazione dell’eventuale esposizione a radon, in particolare negli ambienti scolastici,
costituisce un intervento auspicabile in ragione del fatto che la popolazione in età scolare può essere
considerata più sensibile agli effetti nocivi delle radiazioni.
Il radon è un gas radioattivo di origine naturale, inodore, incolore e insapore, estremamente volatile e
solubile in acqua. E’ un prodotto del decadimento radioattivo del radio, derivato, a sua volta dall’uranio.
Esso si trova principalmente nel terreno, dove mescolato all’aria si propaga fino a risalire in superficie, senza
costituire un rischio se si diluisce rapidamente in atmosfera, mentre, al contrario, penetrando in un ambiente
confinato, può tendere ad accumularsi e raggiungere concentrazioni dannose per le persone. Nel 1988
l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il
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radon come cancerogeno di gruppo 1, ossia sostanza per la quale vi è evidenza accertata di cancerogenicità
per l’uomo.
La natura geologica del suolo di molte zone, le tecniche utilizzate per la costruzione di edifici e i materiali
impiegati costituiscono elementi che fanno dell’Italia un’area particolarmente a rischio dal punto di vista del
radon.
Una recente campagna di misurazioni condotta dall’Istituto di Fisica dell’Università cattolica del Sacro
Cuore e dal Dipartimento di prevenzione dell’USL Roma ha rivelato che, in oltre il 50% degli edifici
scolastici analizzati, la concentrazione di gas radon era superiore ai livelli indicati dal D.Lgs 241/00, con
valori particolarmente alti nei locali interrati e seminterrati.
L’Istituto ha verificato il livello di radiazione nell’ anno 2008 (certificato ARPA n. RN/090/08 del
10/03/2008) e il risultato delle analisi ha certificato che le concentrazioni rilevate risultano inferiori ai limiti
massimi previste dalla normativa vigente.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Aerare spesso i locali compatibilmente con le condizioni ambientali esterne
Deve essere curata la pulizia dei locali
Controllare le caratteristiche dei prodotti per la pulizia.
Eliminazione delle lavagne classiche.
Curare la pulizia della palestra, dove occorre eliminare la polvere.
Divieto di fumare in tutti i locali.
L’edificio scolastico è stato oggetto di misurazioni specifiche per rilevare la presenza di radon nei locali
interrati; i risultati elaborati dal laboratorio ufficiale hanno rilevato una concentrazione di gas radon inferiore
ai livelli indicati dal D.Lgs 241/00
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2.5 Inquinamento da rumore
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
La sensazione sonora e provocata da una serie di variazioni di pressione atmosferica che si verificano con
velocità sufficiente perché possano essere registrate dall'orecchio. Il rumore può essere definito
genericamente come un suono percepibile sgradevole o indesiderato. E' accertato che esiste una stretta
relazione tra energia di rumore assorbita e danno uditivo e pertanto un legame diretto tra livello di pressione
sonora e tempo di esposizione. Nell'istituto, inserito in un contesto urbanizzato, la rumorosità specifica
derivante dalle attività svolte si somma a quella derivante dal traffico viario.
Il rumore provoca affaticamento, scarsa attenzione e diminuzione dell'apprendimento.
Anche se nelle scuole difficilmente il rumore origina ipoacusie, esso può procurare danni extraudivi,
influenzando quindi, in particolari condizioni, altri organi e funzioni dell'organismo .E' comprovato che
l'esposizione a situazioni di rumore non elevato, ma fastidioso e persistente, può causare forme di
depressione, irritabilità, stanchezza precoce, riduzione della memoria e turbe del sonno a carico del sistema
nervoso.
Inoltre il rumore costringe il docente ad alzare sovente la voce (rischio di abbassamento cronico della voce o
di laringite cronica). Si possono pertanto riscontrare situazioni rumorose rientranti nella fascia dei cosiddetti
effetti psico-sociali del rumore.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Il livello medio del rumore proveniente dall'esterno si mantiene durante la giornata nei limiti di tollerabilità.
Comunque i valori previsti dalla normativa ( esposizione > 80 dB) non vengono mai raggiunti. Non esistono
quindi situazioni di rischio di danno di ipoacusia.
Bonifiche.
Per quanto riguarda il rumore interno, dovuto principalmente all'atteggiamento irrequieto degli allievi, dovrà
essere compito del docente o del personale addetto alla vigilanza il controllarne e limitarne l'intensità.
Norme comportamentali:
nei limiti del possibile durante le ore di lezione tenere chiuse le finestre prospicienti le zone di traffico più
intenso.
Evitare di alzare eccessivamente la voce in aula, nel tentativo di attirare l'attenzione della classe, sovrastando
acusticamente le situazioni rumorose.
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2.6 Amianto
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
L’amianto è un minerale fibroso, di origine naturale, ampiamente utilizzato in edilizia per le sue ottime
proprietà fisiche chimiche e tecnologiche, la versatilità ed il basso costo, fino agli anni ’90, quando è stato
vietato per i gravi effetti sulla salute che può provocare. L’amianto è pericoloso per inalazione. Le sue fibre
causano gravi malattie a carico dell’apparato respiratorio: il cancro della pleura e il cancro polmonare. In
particolare il tumore della pleura o mesotelioma è un tumore molto raro che riconosce come causa scatenante
quasi esclusivamente l’amianto. Questa malattia è stata riconosciuta non solo fra i lavoratori esposti
(estrazione, produzione e manipolazione di prodotti contenenti amianto), ma anche in categorie di cittadini
che non hanno avuto contatti diretti, come i familiari dei lavoratori tramite la contaminazione degli
indumenti da lavoro portati a casa, o gli abitanti di zone limitrofe ai siti di lavorazione per l’inquinamento
ambientale. L’amianto è stato molto impiegato soprattutto negli anni ’50-‘60 in edilizia e oggi sono ancora
molto diffusi gli edifici contenenti materiali con amianto.
Attualmente, dopo il divieto di utilizzo (L. 257/92), le lavorazioni che ancora possono esporre a rischio di
inalazione delle fibre sono quelle relative agli interventi di bonifica dei materiali contenenti amianto installati
nei decenni precedenti.
Il DM 6/9/94 del Ministero della Salute contiene le indicazioni e le tecniche di ispezione delle strutture
edilizie al fine di valutare la presenza di materiali contenenti amianto, verifica questa che rappresenta la fase
preliminare all’effettiva valutazione del rischio di esposizione delle persone presenti nell’edificio in
questione.
La valutazione del rischio amianto può essere sintetizzata in tre fasi:
• l’individuazione dei materiali contenenti amianto;
• la valutazione dello stato di conservazione del materiale;
• la pianificazione delle necessarie misure di intervento finalizzate alla riduzione del rischio di esposizione
degli occupanti l’edificio.
Nelle strutture scolastiche l’amianto è stato utilizzato come materiale di rivestimento delle strutture per
aumentarne la resistenza al fuoco (coperture, pannelli per controsofittatura, nei pavimenti costituiti da vinilamianto delle aule o delle palestre), come isolante termico per le tubazioni, per i cassoni per l’acqua, o per
alcuni elementi dell’impianto di riscaldamento (cartoni).
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Individuare e segnalare la presenza materiali contenenti amiantodell’amianto nei locali interni o nell’area
esterna della scuola.
Richiedere al proprietario dell’edificio il monitoraggio periodico del degrado e la rimozione o il
confinamento.
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3.
STATI DI NON SALUTE CONNESSI AL LAVORO
3.01 Stress lavoro-correlato
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Le cause di stress sono innumerevoli; esso può colpire non solo persone sottoposte a sovrastimolazioni, ma
anche soggetti sottoposti a sottostimolazione.
Altre cause sono legate al rumore, alle condizioni ambientali sfavorevoli, ai ritmi di lavoro e alla ripetitività
di quest'ultimo.
Disturbi più frequenti (anche a carico degli allievi):
improvvisa comparsa di atteggiamenti trasandati ed evidenza di scarsa igiene personale;
indecisione, inappetenza, perdita di peso, cattiva digestione, mal di testa, mal di schiena, eruzioni
cutanee (aumento dell'acne nei giovani), insonnia, eccessivo nervosismo, tremori, perdita di memoria e
irritabilità, senso di inadeguatezza e di impotenza di fronte a specifici eventi esistenziali;
eccessivo ricorso ai farmaci, aumento o eccesso della dipendenza da fumo o da alcool;
patologie e alterazioni cui si riconoscono un’origine psicosomatica: gastroenteropatie, allergopatie,
ulcere, emicrania, asma di origine nervosa, colite ulcerosa, coronaropatie ed altri disturbi associati
all'ipertensione, sintomatologie irritative e dolorose varie.
eccessiva reazione di allarme, diminuita autostima, nevrastenia, ansia, depressione, fobie;
reazione da stress: le sostanze come I'adrenalina che sono influenzate da stimoli fisici (sforzo fisico,
rumore) o emozionali (condizioni di incertezza e di elevata vigilanza), provocano la tachicardia, con
aumento della pressione sanguigna e della frequenza del respiro;
diminuzione negli organi viscerali e nella cute dell'afflusso di sangue per vasocostrizione;
elevata attivazione del sistema di coagulazione del sangue;
aumento di grassi nel sangue. Questo fenomeno contestualmente all'aumentata efficienza del sistema di
coagulazione e all'aumento di pressione, se prolungato nel tempo e associato ad altri fattori (cattiva
alimentazione, sedentarietà, fumo di sigaretta), accelera la formazione di placche di colesterolo. Il
deposito di queste ultime nelle arterie coronariche, comporta un ridotto apporto di ossigeno al cuore, e
conseguente rischio d’infarto.
I fattori psicologici come l'ansia e gli stati di tensione prolungati influenzano con più facilità il
funzionamento e le condizioni dei vari organi.
Tra i comportamenti sintomatici di situazione di stress compaiono i seguenti:
assenteismo e ritardo cronico
pause prolungate
intolleranza del posto di lavoro assegnato
aumentato numero di errori
incapacità di completare il lavoro o di rispettare i tempi di consegna
incapacità a collaborare efficacemente con i colleghi
esagerata critica dei superiori
mancanza di socializzazione.
La categoria dei docenti, in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica, è soggetta al
rischio di patologie psichiatriche con una frequenza pari a due volte quella della categoria degli impiegati,
due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali.
Lo stress può essere considerato un ingrediente fisso della nostra vita quotidiana tanto in ambito domesticofamiliare quanto sul luogo di lavoro. Sono state coniate numerose definizioni di stress, ma esiste ormai un
ampio consenso sul fatto che all’origine dello stesso concorrono molteplici fattori come la risposta fisica,
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mentale ed emotiva che ciascun individuo oppone all’incontro con stimoli ambientali o relazionali (conflitti,
pressioni, sollecitazioni etc.).
Una o più condizioni stressogene, se particolarmente intense o protratte nel tempo, possono indurre la
sindrome del burnout. Questa è solitamente caratterizzata da particolari stati d’animo (quali ansia, irritabilità,
esaurimento fisico, panico, agitazione, senso di colpa, negativismo, ridotta autostima, empatia e capacità
d’ascolto etc.), somatizzazioni (quali emicrania, sudorazioni, insonnia, disturbi gastrointestinali, parestesie
etc.), reazioni comportamentali (assenze o ritardi frequenti sul posto di lavoro, chiusura difensiva al dialogo,
distacco emotivo dall’interlocutore, ridotta creatività, ricorso a comportamenti stereotipati).
Lo stress possiede anche dei risvolti positivi in quanto rappresenta uno stimolo all’azione, ma è soprattutto la
capacità individuale di adattamento a esso (reattività) a consentire la suddivisione degli episodi in distress
(stress nocivi) ed eustress (stress positivi).
Sin dalla prima metà degli anni 80 la sindrome del burnout nei docenti è stata oggetto di particolare
attenzione da parte di molti autori internazionali ed è stata in seguito riconosciuta come risultante di:
 affaticamento fisico ed emotivo
 atteggiamento distaccato e apatico nei confronti di studenti, colleghi e nei rapporti interpersonali
 sentimento di frustrazione dovuto alla mancata realizzazione delle proprie aspettative
 perdita della capacità del controllo, smarrimento cioè di quel senso critico che consente di attribuire
all’esperienza lavorativa la giusta dimensione. La professione finisce per assumere un’importanza
smisurata nell’ambito della vita di relazione e l’individuo non riesce a “staccare” mentalmente
tendendo a lasciarsi andare anche a reazioni emotive, impulsive e violente.
Recenti studi hanno confermato che la categoria degli insegnanti è sottoposta a numerosi stress . La loro
natura, sia in generale che con specifico riferimento allo scenario scolastico italiano, può essere ricondotta ad
alcuni fattori riguardanti:
 la peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi numerose, situazionedi
precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento)
 il particolare rapporto con gli alunni/studenti. In nessun’altra professione vi è un rapporto con
l’utenza così lungo (diverse ore al giorno), estenuante (tutti i giorni), protratto nel tempo (dura da 3 a
5 anni) e dunque impegnativo se non addirittura impietoso poiché non ti ci puoi sottrarre
 la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale
(crescita del numero di studenti extracomunitari e degli interscambi culturali come effetti della
globalizzazione)
 il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (con l’inserimento di alunni disabili nelle
classi, la delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di
famiglie monoparentali o allargate)
 l’evoluzione scientifica (avvento era informatica e nuove tecnologie di comunicazione, web)
 il susseguirsi continuo di riforme (autonomia scolastica, innalzamento della scuola dell’obbligo,
ingresso nel mondo della scuola anticipato all’età di cinque anni)
 la maggior partecipazione degli studenti alle decisioni e conseguente livellamento dei ruoli con i
docenti (decreti delegati del ’74, Statuto degli studenti/studentesse del DPR 239/98)
 il passaggio critico dall’individualismo al lavoro d’equipe
 l’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente,
risorse carenti, precarietà del posto di lavoro, mobilità, scarsa considerazione da parte dell’opinione
pubblica, stereotipi, isolamento individuale e totale)
 inconsapevolezza dei rischi psicosociali legati alla professione.
I fattori che determinano il burnout sono riconducibili a due categorie principali
• fattori sociali e individuali del soggetto: comprendono le caratteristiche individuali (personalità, sesso, età,
tolleranza, aspettative professionali, suscettibilità, stile cognitivo, background culturale, razza, religione,
tempra, tenacia, arrendevolezza, resistenza, livello socioeconomico, stile di vita, situazione familiare, eventi
luttuosi etc).
• fattori professionali e organizzativi (o professionali): riguardano l’organizzazione scolastica e le condizioni
di lavoro (riforme scolastiche, precariato, ubicazione della scuola in zona urbana o rurale, carico di lavoro,
risorse didattiche, attrezzature, programma da svolgere, organizzazione degli orari di lezione, funzioni
strumentali ai POF, chiarezza dei regolamenti di funzionamento, flussi di comunicazione interna, frequenza
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delle riunioni, percorso di carriera, etc.).
• fattori socioculturali. Tra questi basti annoverare l’avvento dell’era informatica e di una società
multiculturale e multietnica, la delega dei genitori all’educazione dei figli, l’inserimento dei portatori di
handicap nelle classi, la maggior intransigenza dell’utenza, l’introduzione della valutazione dei docenti da
parte di genitori e studenti, la svalutazione sociale del lavoro in se stesso a favore del successo e del
guadagno economico (notoriamente bassi per gli insegnanti), l’abolizione delle cosiddette baby-pensioni.
Sono più esposte al burnout le persone che possiedono una ridotta resistenza individuale agli stimoli, che
consente di reagire alle sollecitazioni con tenacia e senza soccombervi.
La personalità forte possiede tre caratteristiche:
• è consapevole del proprio ruolo nella società e del significato (senso) attribuito alla propria esistenza: ciò
serve a relativizzare/ridimensionare le esperienze di vita
• percepisce le novità come stimolo anziché come insidia
• sente di poter controllare gli eventi senza esserne sopraffatto
La Commissione Europea stabilisce che lo “stress legato al lavoro è uno schema di reazione emotiva,
cognitiva, comportamentale e psicologica agli aspetti conflittuali e nocivi dei contenuti del lavoro,
dell’organizzazione del lavoro, dell’ambiente di lavoro. Lo stress è causato da una scarsa corrispondenza
tra il nostro ruolo al lavoro e fuori dal lavoro e dal non avere un ragionevole grado di controllo sul nostro
lavoro e sulla nostra vita”.
L’individuo ha infatti diversi livelli di condizionamento con cui confrontarsi per valutare appieno
l’insorgenza di una potenziale usura psicofisica. Lo stesso insegnante, quando sale sulla cattedra,deve tenere
conto della dimensione individuale (le prime 4 variabili), ambientale (la 5) e professionale (6) che, in diversa
misura, concorreranno a determinare il livello di stress dell’individuo.
Queste variabili nello specifico si articolano in:
1. predisposizione familiare a determinate patologie e resistenza individuale allo stress
2. variabili biologiche quali sesso ed età
3. ambiente sociale di provenienza e vita di relazione
4. eventi di vita significativi (lutti, malattie, separazione, cambio di residenza, guerre…)
5. evoluzione del contesto sociale (es. famiglia da “normativa” diviene “affettiva”, stereotipi, etc)
6. fattori professionali (rischi specifici del lavoro svolto e organizzazione del lavoro)
Il controllo della salute del lavoratore non può dunque ridursi alla valutazione del rischio professionale, deve
contemplare l’analisi dell’influenza di tutte le variabili succitate perché l’individuo raggiunga la piena
consapevolezza dei limiti e rischi individuali.
Per la valutazione del rischio:si è adottato il seguento metodo:
Su materiali di:
- ISPESL 2007
- Coordinamento SPISAL della provincia di Verona
- Rete di scuole per la sicurezza della provincia di Treviso
- Rete di scuole della provincia di Vicenza per la sicurezza
Descrizione generale del metodo:
Il metodo e i materiali utilizzati tengono conto di alcuni principi ed indirizzi desunti dalla letteratura
sull’argomento (ormai molto abbondante, seppure non specifica per la scuola) e di alcune esperienze
condotte dalla Rete di scuole per la sicurezza della provincia di Treviso tra il 2008 e il 2010 e dalla Rete di
scuole della provincia di Vicenza per la sicurezza tra il 2009 e il 2010. Di seguito le indicazioni generali
vengono brevemente descritte e commentate.
1) La valutazione dei rischi SL-C viene affidata ad un’apposita commissione, chiamata Gruppo di
Valutazione (GV) e composta da:
 un collaboratore del DS
 il responsabile SPP
 il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
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

il responsabile della Qualità
il DSGA
Il Presidente del Consiglio di Istituto
2. La gestione dei rischi SL-C è naturalmente competenza del dirigente scolastico, sulla base delle
proposte operative formulate dal GV
3. Il metodo si basa sull’applicazione periodica dei seguenti tre strumenti

una griglia di raccolta di dati oggettivi, che, raccogliendo informazioni su fatti e situazioni “spia” (o
“sentinella”), fornisce una fotografia oggettiva della realtà scolastica rispetto al tema trattato
 una check list, che indaga le possibili sorgenti di stress e alcune problematiche di tipo organizzativo,
permettendo nel contempo di individuare le possibili misure di prevenzione e miglioramento
 uno specifico pacchetto formativo sul tema dei rischi SL-C
cui si aggiunge, in via sperimentale e solo in caso di rischio alto, un questionario soggettivo sulla
percezione della problematica SL-C
4. I primi due strumenti sono gestiti direttamente dal GV, che si trova così a svolgere un compito delicato;
in entrambi i casi, infatti, richiedono di operare delle scelte, non possono cioè essere applicati
meccanicamente. Inoltre, anche l’individuazione delle misure preventive che scaturisce dall’uso della
check list non avviene in modo automatico, ma è frutto di discussione e di condivisione in seno al GV.
Sia la griglia che la check list conservano comunque la connotazione di strumenti oggettivi, anche se non
in senso assoluto; la loro relativa oggettività discende dal fatto di essere impiegati da un gruppo di
persone (in GV appunto) e non da un singolo individuo e di condurre ad un risultato che rappresenta
l’esito di una mediazione tra molteplici e diverse prospettive e punti di vista.
5. Il terzo strumento è invece gestito dal responsabile SPP scolastico che potrà richiedere l’intervento di
un esperto esterno per la parte relativa alla formazione.
6. Il metodo proposto prevede la somministrazione di un questionario direttamente al personale
scolastico (strumento d’indagine soggettiva sulla percezione della problematica SL-C) solo quando la
valutazione precedente identifica la presenza di un livello di rischio alto, come ulteriore livello
d’approfondimento dell’indagine (metodica peraltro suggerita dalla letteratura più autorevole sul tema).
Il questionario è stato studiato per incrociare la percezione delle persone coinvolte con le informazioni
raccolte attraverso l’analisi oggettiva, in modo da valutare il livello di coerenza tra i diversi dati raccolti
e da approfondire eventuali ambiti dove le risultanze negative sono concordi; inoltre è stato pensato per
poter essere utilizzato direttamente dal GV (senza una consulenza indispensabile da parte di esperti
esterni)
7. Il metodo proposto pone il principio che non sia il solo responsabile SPP ad occuparsi concretamente
della valutazione dei rischi SL-C; la sua posizione di consulente del DS lo espone al rischio di subire
pressioni rispetto al suo operato e, comunque, di non essere sereno nei giudizi; inoltre, se il responsabile
è interno all’istituzione scolastica, può trovarsi a dover gestire un faticoso conflitto d’interessi tra la sua
posizione di responsabile SPP e quella di lavoratore della scuola; per questi motivi la scelta di affidare la
valutazione al GV è strategica e risponde al fine di stemperare nel lavoro di un gruppo di persone le
eventuali tensioni che possono accompagnare il ruolo del responsabile SPP
8. Il metodo tiene conto delle indicazioni presenti in letteratura sul coinvolgimento dei lavoratori nel
processo di valutazione e di gestione dei rischi SL-C:
• attraverso la partecipazione del RLS e di altri lavoratori alle attività del GV
• attraverso il coinvolgimento diretto di tutti i lavoratori nella revisione periodica degli strumenti
d’indagine proposti
• attraverso la somministrazione del questionario soggettivo a tutto il personale (nel caso in cui si sia
giunti ad una valutazione di rischio alto)
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Schema generale per la valutazione e la gestione dei rischi da stress lavoro-correlato
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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In allegato al presente documento vengono allegati:
LA GRIGLIA DI RACCOLTA DEI DATI OGGETTIVI
LA CHECK LIST
IL QUESTIONARIO SOGGETTIVO
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Dopo l’applicazione concreta del metodo le eventuali azioni migliorative saranno individuate in relazione
all’esito dell’indagine attraverso le seguenti tabelle:
Area/sottoarea
Indicatore
l
a
v
AREA AAMBIENTE DI LAVORO
r
o
e
r
a
o
A1 - Il microclima
(temperatura e umidità
dell’aria) delle aule e
degli
altri ambienti è
adeguato?
Motivazione dell’indicatore
Il microclima dell’ambiente di lavoro è
ritenuto uno degli elementi più
importanti tra quelli che caratterizzano
il benessere lavorativo e, specie negli
Gestire oculatamente l’aerazione
Climatizzare i locali
Schermare le finestre
Isolare termicamente le pareti
ambienti promiscui e nel lavoro
Montare pellicole riflettenti sulle
intellettuale, l’elemento cui senz’altro i
lavoratori sono più sensibili ed attenti
superfici vetrate
Piantare piante all’esterno
L’illuminazione di un posto di lavoro è
data dalla somma di quella naturale,
proveniente dalle finestre, e di quella
artificiale, sia generale (lampade a
A2 - L’illuminazione
soffitto) che localizzata (lampade da
(naturale e artificiale) è tavolo, illuminazione dei punti di
adeguata alle attività da lavoro, ecc.). L’illuminazione troppo
svolgere?
bassa produce affaticamento visivo,
quella troppo alta (compreso il
riverbero del sole sugli occhi) produce
fastidio, distrazione e rischio di
infortunio
Si dice riverbero il fenomeno della
persistenza prolungata del suono in un
ambiente chiuso, prima che questo
A3 - Si avverte l’assenza venga totalmente assorbito. Il riverbero
di un riverbero fastidioso eccessivo è una delle caratteristiche
nelle aule e negli altri
ambientali più dannose ed irritanti per
ambienti in cui si fa
chi deve parlare, perché lo costringe ad
lezione?
alzare il tono della voce, e,
contemporaneamente, è uno dei fattori
che ostacola di più la trasmissione dei
messaggi verbali
A4 - Durante le attività
didattiche si avverte la
presenza di rumore tale
da
costringere l’insegnante
ad
alzare il tono della voce
per farsi sentire?
A5 - Le aule e gli altri
ambienti sono puliti e in
ordine?
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Possibili interventi
migliorativi
Il rumore può essere di origine interna
all’edificio (attività rumorose in locali
attigui, chiasso, ecc.) o esterna
(vicinanza di strade trafficate, ferrovie,
industrie, cantieri, lavori stradali,
manutenzione aree verdi, ecc.). Un
rumore eccessivo ha effetti assai simili
a quelli dovuti al riverbero
La carenza di decoro, di pulizia e di
igiene delle aule e degli ambienti
scolastici in genere viene vissuta con
fastidio e con il timore (sebbene il più
delle volte infondato) di infezioni e
malattie
Potenziare l’illuminazione
artificiale
Schermare le lampade fastidiose
Schermare le finestre esposte al
sole
Ricollocare i posti di lavoro fissi
Modificare l’orientamento dei
posti di lavoro
Montare pannelli fonoassorbenti
Aggiungere tendaggi o altre
superfici assorbenti (suppellettili)
Utilizzare gli ambienti più
riverberanti solo con un elevato
numero di persone
Gestire oculatamente le attività
scolastiche (attività rumorose solo
a lezioni terminate)
Definire regole comportamentali
(per contrastare il chiasso e il tono
eccessivamente alto della voce)
Gestire oculatamente i lavori di
ditte esterne rumorose
Montare pannelli fonoisolanti
Gestire oculatamente le pulizie
Definire regole comportamentali e
di civiltà (per conservare pulite ed
in ordine le aule durante le attività)
Gestire attentamente la raccolta
differenziata
Gestire oculatamente i parcheggi
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A6 - Si trova facilmente
da parcheggiare l’auto o
il
mezzo con cui si viene a
scuola?
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Le difficoltà per raggiungere
rapidamente e senza intoppi il proprio
Ampliare il numero di posti
macchina
luogo di lavoro, specie in auto e nelle
prime ore del giorno, costituiscono un
fattore stressogeno particolarmente
avvertito da tutti i lavoratori
Gestire oculatamente i depositi per
biciclette e motorini
Definire regole comportamentali
(riferite all’uso corretto dei
parcheggi)
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C
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LAVORO
DEL
AREA CONTESTO
A e
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Area/sottoarea
Indicatore
Motivazione dell’indicatore
B1 - Il regolamento
d’istituto viene rispettato
da tutto il personale
scolastico?
Una delle principali fonti di disagio
lavorativo, evidenziata anche nei focus
e nelle interviste effettuate sul tema, è
legata alla distanza tra le regole scritte
e condivise e i comportamenti reali che
vengono praticati, in particolare
quando l’impressione che ne trae il
lavoratore è che le regole siano state
scritte solo per assolvere ad un obbligo
formale
B2 - I criteri per
l’assegnazione degli
insegnanti alle classi sono
condivisi e rispettati?
Il gruppo classe costituisce, per ogni
insegnante, l’oggetto prioritario del
proprio lavoro e la parte preponderante
del proprio impegno, in termini sia
fisici che psicologici; logico quindi che
l’insegnante attribuisca a questo
aspetto una particolare valenza
B3 - I “desidrata” relativi
all’orario di servizio sono
rispettati?
Per ogni lavoratore le proprie richieste
rispetto all’orario di servizio assumono
un peso importante, con implicazioni
di ordine fisico, psicologico e
relazionale; il lavoratore però non è
portato ad assumere una visione di
sistema e tende a non sopportare le
scelte coatte
B4 - Le circolari emesse
dal DS sono adeguate?
Le circolari costituiscono uno
strumento informativo interno di
fondamentale importanza; alla
trasmissione scritta delle informazioni,
delle comunicazioni e delle scelte del
DS i lavoratori danno naturalmente e
implicitamente una valenza assoluta
(“verba volant, carta manent”)
B5 - I ruoli del personale
con funzioni specifiche
sono definiti attraverso un
organigramma delle
competenze?
In un’organizzazione complessa sapere
“chi fa che cosa” semplifica il lavoro,
ne ottimizza l’esecuzione e agevola le
relazioni ed i rapporti interpersonali
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Possibili interventi
migliorativi
Rivedere i contenuti del
regolamento, per renderli più vicini
alla realtà della scuola, più concreti
ed applicabili
Realizzare frequentemente
momenti di divulgazione dei
contenuti del regolamento
Monitorare stabilmente
l’applicazione del regolamento, a
partire da alcuni ambiti considerati
più strategici
Dedicare il giusto tempo alla
definizione di criteri il più
possibile trasparenti e condivisi
Giustificare sempre pubblicamente
le scelte difformi dai criteri
condivisi (salvo questioni di
privacy)
Graduare i criteri in ordine di
importanza, mettendo al primo
posto quelli di natura didattica
Suggerire ai lavoratori di esprimere
i propri “desiderata” in ordine di
priorità
Dare sempre spiegazioni esaurienti
quando non si è potuto rispettare i
“desiderata”
Realizzare frequentemente
momenti in cui si spiegano i
vincoli organizzativi che possono
impedire di fatto l’accoglimento di
tutti i “desiderata”, coinvolgendo i
lavoratori nell’analisi di questi
vincoli, alla ricerca delle migliori
soluzioni
Dedicare la massima attenzione
alla stesura delle circolari, sia nel
contenuto che nell’individuazione
precisa dei destinatari
Gestire con cura la diffusione delle
circolari, con l’obiettivo della loro
effettiva lettura da parte di tutti i
destinatari
Ridurre al minimo la catena delle
persone che contribuiscono alla
stesura di una circolare
Dedicare la massima attenzione
alla progettazione, alla revisione
periodica e all’aggiornamento
dell’organigramma d’istituto
Realizzare frequentemente
momenti in cui si analizzano e si
precisano i ruoli del personale con
funzioni specifiche, coinvolgendo i
lavoratori nella scelta delle
migliori soluzioni
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C
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A DEL
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v
LAVORO
AREA CONTESTO
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e
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l o
Area/sottoarea
Indicatore
Motivazione dell’indicatore
B6 - Le istruzioni e le
indicazioni per lo
svolgimento del proprio
lavoro sono ben
realizzate, coerenti e
precise?
Il personale scolastico, specie quello
ATA, sente il bisogno di avere
istruzioni che lo accompagnino nel
proprio lavoro e avverte come negative
soprattutto la loro superficialità e
l’incoerenza con il proprio profilo
professionale
B7 - Gli obiettivi e le
priorità del lavoro
vengono condivisi?
A partire dalla politica scolastica che il
DS intende perseguire e passando per
gli obiettivi di medio-lungo termine
(pluriennali) e di breve-medio termine
(l’anno scolastico o il quadrimestre), le
parole d’ordine sono trasparenza,
condivisione e individuazione delle
priorità
Ogni lavoratore desidera essere
ascoltato e, soprattutto, compreso
B8 - Il DS ascolta il
rispetto ai propri problemi lavorativi, e
personale e tiene conto di
ne ha pieno diritto; la capacità di
quello che dice?
ascoltare rappresenta uno dei punti
qualificanti del ruolo dirigenziale
l
a
A
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DEL LAVORO
AREA CONTENUTO
a
o
PERSONALE DOCENTE
Area/sottoarea
Indicatore
Motivazione dell’indicatore
C1.1 - C’è coerenza
all’interno dei
cc.d.c./team sui criteri di
valutazione
dell’apprendimento degli
allievi?
Molti dei problemi e dei possibili attriti
tra colleghi, all’interno dello stesso
c.d.c./team, nascono dal fatto di
possedere opinioni anche molto
diversificate rispetto alla valutazione
dell’apprendimento degli allievi,
specie quando si giunge alla stretta
finale degli scrutini
C1.2 - I principi e i
messaggi educativi sono
condivisi all’interno dei
cc.d.c./team?
Un altro ambito che tipicamente può
portare a problemi relazionali e a
contrasti tra colleghi, all’interno dello
stesso c.d.c./team, riguarda le regole
educative da trasmettere agli allievi, i
confini del lecito a scuola, lo stile
educativo (spesso molto diversificato
per importanza data a certi
comportamenti o per qualità del
rapporto docente/discente)
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Possibili interventi
migliorativi
Dedicare la massima attenzione
alla definizione delle istruzioni
operative per il personale ATA,
individuando, volta per volta, il
soggetto più idoneo a fornirle
Realizzare frequentemente
momenti in cui si spiegano le
caratteristiche e i contenuti del
lavoro del personale ATA,
coinvolgendo i lavoratori stessi
nella scelta delle migliori soluzioni
Realizzare frequentemente
momenti in cui si spiegano gli
obiettivi e le priorità del lavoro di
tutti, coinvolgendo i lavoratori
nella scelta delle migliori soluzioni
Dedicare tempo alla scrittura
puntuale di obiettivi e priorità,
assicurando la divulgazione
capillare dei documenti
programmatici
Curare l’aggiornamento normativo
di tutto il personale, con incontri o
comunicazioni tempestive in
merito a tutte le novità introdotte
Curare l’ascolto del personale
(orari di ricevimento, presenza
fisica a scuola, momenti d’ascolto
non strutturati, ecc.)
Dare sempre conto delle scelte
fatte (se necessario anche
pubblicamente), anche e
soprattutto di quelle che
contrastano con le richieste
ricevute
Possibili interventi
migliorativi
Individuare spazi di discussione sul
tema della valutazione, sia in
Collegio Docenti che per piccoli
gruppi (c.d.c./team), favorendo lo
scambio d’opinioni e il confronto
costruttivo e arrivando a costruire
un poco per volta regole condivise
e formalizzate
Ripensare in termini concreti alle
finalità del ciclo di studi cui
appartiene la scuola
Individuare spazi di discussione sul
tema delle regole e dei messaggi
verbali e non verbali da trasmettere
agli allievi, sia in Collegio Docenti
che per piccoli gruppi
(c.d.c./team), favorendo lo scambio
d’opinioni e il confronto
costruttivo
Organizzare seminari o incontri
d’aggiornamento con persone
esperte sul tema delle
comunicazioni interpersonali
efficaci e sugli stili educativi, in
relazione all’età media degli allievi
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Indicatore
Motivazione dell’indicatore
Possibili interventi
migliorativi
La letteratura specifica di ambito
scolastico (vedi gli studi di Lodolo
D’Oria) sottolinea l’importanza del
ruolo attivo del DS nel supportare le
“battaglie” che, quotidianamente, gli
insegnanti devono affrontare sul
C1.3 - Il DS approva e
versante educativo, sia in classe che
sostiene il ruolo educativo
nel rapporto spesso difficile con le
degli insegnanti?
famiglie dei propri allievi; in molti casi
viene evidenziato il mancato ruolo di
supporto da parte del DS, quando
comunque il comportamento della
famiglia non è giustificato e
giustificabile
Inserire (o potenziare) nelle regole
codificate dell’istituto il ruolo
attivo del DS nelle questioni che
attengono alla disciplina, alla
gestione di comportamenti non
adeguati e ai rapporti con le
famiglie
Dedicare tempo alla discussione
del tema dei rapporti tra insegnanti
e genitori all’interno del Consiglio
d’Istituto/di Circolo, arrivando a
costruire un poco per volta regole
condivise e formalizzate
Sempre gli studi di Lodolo D’Oria
evidenziano come molti casi di
sindrome di burn-out tra gli insegnanti
abbiano origine dal senso di
isolamento con cui affrontano il
proprio rapporto con le classi o i
singoli allievi difficili, sia sul versante
della didattica, sia soprattutto sul
versante educativo
Dedicare tempo alla discussione di
gruppo (all’interno dei c.d.c./team)
sui problemi riscontrati ed
affrontati dai singoli insegnanti,
favorendo la comprensione e la
condivisione di poche regole di
aiuto reciproco
Organizzare seminari o incontri
d’aggiornamento con persone
esperte sul tema delle
comunicazioni interpersonali tra
pari e sul lavoro di gruppo
C1.4 - All’interno dei
cc.d.c./team c’è sostegno
reciproco rispetto a
situazioni didatticamente
o educativamente
difficili?
P
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AREA CONTENUTOADEL LAVORO v
PERSONALE DOCENTE
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Area/sottoarea
Spesso gli insegnanti avvertono la
C1.5 - Vengono
organizzati incontri tra
insegnanti a carattere
interdisciplinare?
C1.6 - Per la formazione
delle classi iniziali,
vengono applicati dei
criteri condivisi?
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
sensazione di lavorare da soli e di non
avere a disposizione dei momenti per il
confronto; questo fattore è diventato
ancora più importante da quando ha
assunto un ruolo centrale la
programmazione per competenze
dell’intero Collegio Docenti e del
c.d.c., programmazione che si fonda
sulla definizione di unità di
apprendimento interdisciplinari
Le classi iniziali di un percorso
scolastico sono, dal punto di vista
dell’insegnante che ci lavora, un po’
come il semilavorato che entra in
fabbrica e deve essere portato a
prodotto finito di qualità; è indubbio
quindi che la loro creazione (a partire
dall’insieme delle domande di
iscrizione in prima), sia come livello
medio di partenza, sia come
aggregazione di singoli ragazzi,
costituisce un momento fondamentale
per il c.d.c./team e per ogni insegnante
Organizzare incontri
interdisciplinari su argomenti
specifici (programmazione
interdisciplinare, collegamento tra i
contenuti delle discipline affini,
individuazione di attività didattiche
interdisciplinari, ecc.)
Promuovere la strutturazione e la
realizzazione di verifiche
interdisciplinari
Promuovere la realizzazione di
progetti interdisciplinari su temi
trasversali (cittadinanza, salute,
sicurezza, ecc.)
Prestare la massima attenzione alla
formazione delle classi prime,
anche proponendo una specifica
Funzione Strumentale
Elaborare ed utilizzare appositi test
d’ingresso e/o altri criteri oggettivi
per assicurare la formazione di
classi omogenee
Curare il flusso di informazioni
relative a casi o situazioni
specifiche (problematiche di
singoli allievi, incompatibilità tra
allievi, ecc.), coinvolgendo
eventualmente i coordinatori dei
c.d.c./team
Estendere gradualmente la gestione
della formazione delle classi prime
anche alle classi intermedie
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AREA CONTENUTO DEL LAVORO
PERSONALE DOCENTE
Area/sottoarea
Indicatore
Motivazione dell’indicatore
C1.7 - Sono previste
attività curricolari e di
recupero tese a
migliorare la conoscenza
della lingua italiana per
gli allievi stranieri?
Dal punto di vista dell’insegnante
tenuto a fare lezione ad una classe, la
presenza di un numero elevato di
allievi non italiofoni costituisce un
problema, circoscritto tuttavia al solo
ambito professionale
C1.8 - I cc.d.c./team
forniscono a famiglie e
allievi tutte le
informazioni che possono
rendere più trasparente il
processo insegnamentoapprendimento?
In molti casi (specie alle scuole
superiori) i problemi di rapporto tra
insegnante e allievi nascono dalla
scarsità di informazioni che gli allievi
ricevono sul percorso didattico che
stanno affrontando (obiettivi delle
singole discipline, argomenti più
importanti, programmazione delle
attività nel corso dell’anno, tipologia
delle verifiche, indicazioni per
affrontare i compiti, ecc.)
C1.9 - Il DS promuove
l’offerta formativa
dell’istituto e
l’aggiornamento degli
insegnanti?
La crescita delle competenze
professionali e la consapevolezza del
proprio ruolo in relazione all’offerta
formativa dell’istituto sono elementi
fondamentali per costruire i necessari
anticorpi che permettono agli
insegnanti di affrontare con maggior
serenità e determinazione il proprio
lavoro in aula e nel rapporto con gli
allievi
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Possibili interventi
migliorativi
Elaborare (o potenziare) progetti o
attività a supporto degli allievi non
italiofoni, per un’acquisizione
precoce di un livello di conoscenza
della lingua italiana sufficiente a
seguire le attività della classe
Proporre una specifica Funzione
Strumentale per l’integrazione
linguistica degli allievi stranieri
Introdurre (o potenziare) i momenti
di accoglienza iniziali, lavorando
più sul versante didattico che su
quello relazionale
Intensificare i momenti (anche in
corso d’anno) in cui si comunicano
agli allievi elementi di
programmazione didattica
(disciplinare e interdisciplinare)
Fornire agli allievi brevi documenti
di sintesi del programma didattico
delle singole discipline
Istituire una specifica Funzione
Strumentale sull’aggiornamento
Proporre un piano annuale di
aggiornamento, in cui vengano
considerati sia gli ambiti
disciplinari sia quelli trasversali
(alfabetizzazione informatica,
comunicazione, metodologia
didattica, ecc.)
Ampliare l’offerta formativa
dell’istituto, anche a partire da una
ricognizione delle esigenze delle
famiglie e del territorio e dalle
eventuali specifiche competenze
già presenti tra il personale
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Area/sottoarea
Indicatore
Motivazione dell’indicatore
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A
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DEL LAVORO
AREA CONTENUTO
a
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PERSONALE ATA IN GENERE
In un’organizzazione complessa, la
chiarezza del proprio ruolo e di quello
che compete a ciascun lavoratore
C2/3/4.1 - Le mansioni da
all’interno di un piccolo gruppo coeso
svolgere sono ben definite
(tutti gli amministrativi della stessa
e circoscritte?
segreteria, tutti i collaboratori dello
stesso plesso, ecc.) costituiscono fattori
importanti per la qualità del lavoro
C2/3/4.2 - Il lavoro può
procedere senza
interruzioni?
Per chiunque svolga un lavoro
prevalentemente intellettuale (in questo
caso il personale amministrativo), le
interruzioni sono deleterie perché
affaticano moltissimo la mente
C2/3/4.3 - Lo
svolgimento del proprio
lavoro quotidiano
permette di eseguire un
compito alla volta?
L’accavallarsi delle attività che devono
essere svolte contemporaneamente
induce affaticamento mentale, specie
in chi svolge lavoro intellettuale
(amministrativi), ma, in generale, in
chiunque abbia mansioni non
meramente esecutive (tecnici)
C2/3/4.4 - La quantità
quotidiana di lavoro da
svolgere è prevedibile?
La letteratura riferisce il potenziale
stressogeno di situazioni consolidate in
cui il carico di lavoro quotidiano è
soggetto ad ampie ed imprevedibili
escursioni
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Possibili interventi
migliorativi
Stilare mansionigrammi precisi e,
possibilmente, nominativi
Realizzare frequentemente
momenti in cui si spiegano i
compiti attribuiti a tutti i lavoratori
dello stesso gruppo omogeneo,
coinvolgendoli nella scelta delle
migliori soluzioni
Introdurre regole ed orari precisi
sull’accesso di persone dell’istituto
ed esterne (genitori, fornitori) nelle
segreterie, spiegandole a tutto il
personale
Istituire soluzioni “scudo” per
proteggere il lavoro delle segreterie
(per esempio la modulistica può
essere distribuita in portineria, il
centralinista può filtrare le richieste
di un fornitore, ecc.)
Introdurre (o potenziare) i momenti
di ascolto rispetto alle modalità
operative di lavoro del personale,
per cercare di ridurre l’accavallarsi
di consegne diverse, coinvolgendo
i lavoratori (per gruppo omogenei)
nella scelta delle migliori soluzioni
Predisporre un cronogramma delle
attività standard, evidenziando
momenti o periodi dell’anno in cui
più probabilmente vi possono
essere dei sovraccarichi di lavoro
Studiare la gestione delle situazioni
d’emergenza per sovraccarico di
lavoro, istituendo dei veri e propri
sistemi di pronto intervento
(spostamento colleghi,
ridistribuzione dei compiti, ecc.)
pag. 43/143
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AREA CONTENUTO DEL LAVORO
PERSONALE AUSILIARIO
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AREA CONTENUTO DEL LAVORO
GENERE
INGENERE
PERSONALE ATA
ATAIN
Area/sottoarea
Indicatore
Motivazione dell’indicatore
C2.5 - C’è coerenza tra le
richieste del DS e quelle
del DSGA?
Una fonte di stress può nascere dal
contrasto tra le esigenze o le consegne
attribuite dal DS al singolo impiegato e
quelle stabilite nel mansionigramma o
impartite dal DSGA
C2.6 - Il software a
disposizione è di facile
impiego?
Il punto dolente del lavoro al computer
non è più l’obsolescenza delle
macchine (hardware), ma la difficoltà
di gestire il software, vuoi perché la
macchina non riesce a farlo girare
(bloccandosi spesso), vuoi perché è
richiesto il collegamento ad internet
(spesso lentissimo), vuoi perché
l’operatore non ha ancora
dimestichezza con il programma
C2.7 - Il DSGA supporta
il personale quando
bisogna affrontare nuove
procedure di lavoro o
applicare una nuova
normativa?
L’addestramento rispetto ai contenuti
della propria mansione è un obbligo
sancito dalla legge (D.Lgs. 81/08, art.
37); rispetto alle novità introdotte nel
lavoro degli applicati di segreteria il
soggetto incaricato di addestrarli non
può che essere il DSGA
C3.5 - C’è coerenza tra le
richieste del DS e quelle
del DSGA?
Una fonte di stress può nascere dal
contrasto tra le esigenze o le consegne
attribuite dal DS al singolo
collaboratore e quelle stabilite nel
mansionigramma o impartite dal
DSGA
C3.6 - Le macchine e le
attrezzature a
disposizione sono di
facile impiego?
I problemi possono nascere sia per
l’utilizzo di macchine o attrezzature
non adeguate (non ergonomiche,
difettose, ecc.), sia per la necessità di
operare con macchine complesse e
delicate, di cui non si conoscono le
modalità corrette d’uso
C3.7 - Il carico di lavoro
è ripartito equamente tra
tutto il personale?
Uno degli aspetti cui il personale
ausiliario che opera nello stesso
edificio dedica maggiore attenzione è
l’equa ripartizione dei compiti, specie
quelli pesanti e maggiormente rischiosi
(pulizia straordinaria delle plafoniere o
delle veneziane, deceratura dei
pavimenti, spostamento di grandi
quantità di arredi, ecc.)
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Possibili interventi
migliorativi
Condividere il mansionigramma
con il DSGA
Evitare, se non per situazioni di
urgenza, di sovrapporsi al DSGA
nell’organizzazione del lavoro
degli amministrativi
Utilizzare sempre software
adeguato alle caratteristiche
dell’hardware del computer
(soprattutto la memoria RAM)
Richiedere al gestore telefonico un
collegamento internet veloce
Dedicare tempo all’addestramento
(o autoaddestramento) del
personale di segreteria all’uso di
software nuovo o di una versione
aggiornata
Procurare e mettere a disposizione
del personale di segreteria
eventuali manuali d’uso dei
programmi più usati
Convincere il DSGA a svolgere
questa parte del proprio lavoro,
anche attraverso i momenti di
formazione previsti dalla
normativa (D.Lgs. 81/08, art. 37) a
favore dei “preposti” (il DSGA è
individuato quale preposto rispetto
a tutto il personale amministrativo)
Condividere il mansionigramma
con il DSGA
Evitare, se non per situazioni di
urgenza, di sovrapporsi al DSGA
nell’organizzazione del lavoro dei
collaboratori scolastici
Effettuare (o aggiornare) la
valutazione dei rischi
relativamente alle attività del
personale ausiliario, in particolare
quelle che prevedono l’uso di
macchine o attrezzature particolari
Effettuare (o potenziare) gli
interventi di formazione e,
soprattutto, di addestramento
previsti dalla normativa (D.Lgs.
81/08, art. 37)
Studiare il mansionigramma alla
luce di questo aspetto, prevedendo
all’occorrenza la rotazione dei
compiti specifici e coinvolgendo i
lavoratori nella scelta delle
migliori soluzioni
Rendere trasparenti (pur nel
rispetto della privacy) i motivi che
determinano eventuali squilibri tra
i carichi di lavoro richiesti al
personale
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Indicatore
Motivazione dell’indicatore
C4.5 - C’è coerenza tra le
richieste del DS (o
DSGA) e quelle del
responsabile di
laboratorio o degli
insegnanti che utilizzano
il laboratorio?
Una fonte di stress può nascere dal
contrasto tra le esigenze o le consegne
attribuite dal responsabile di
laboratorio (manutenzione
straordinaria di attrezzature, controlli
periodici, ecc.) o dagli stessi insegnanti
che utilizzano il laboratorio
(predisposizione dell’esercitazione,
interventi estemporanei di controllo o
modifica, ecc.) e quelle del DS o del
DSGA, che spesso non tengono conto
dell’effettivo lavoro svolto dal tecnico
e tendono ad utilizzarlo per altri scopi
C4.6 - Le macchine e le
attrezzature a
disposizione (anche
informatiche) sono di
facile impiego?
I problemi possono nascere sia per
l’utilizzo di macchine o attrezzature
non adeguate (non ergonomiche,
difettose, obsolete, ecc.), sia per la
necessità di operare con macchine
complesse e delicate, di cui non si
conoscono le modalità corrette d’uso
C4.7 – Il responsabile di
laboratorio supporta il
personale quando bisogna
affrontare nuove
procedure di lavoro o
utilizzare nuove macchine
o attrezzature?
L’addestramento rispetto ai contenuti
della propria mansione è un obbligo
sancito dalla legge (D.Lgs. 81/08, art.
37); rispetto alle novità introdotte nel
lavoro dei tecnici, il soggetto
incaricato di addestrarli non può che
essere il responsabile di laboratorio,
eventualmente in collaborazione (per i
temi della sicurezza) con il Servizio di
Prevenzione e Protezione dell’istituto
C4.8 – Il personale opera
stabilmente nello stesso
laboratorio?
Il fatto di modificare spesso (o
addirittura ogni anno) l’attribuzione
dei tecnici ai vari laboratori
dell’istituto, specie se diversi per
caratteristiche e tipologia delle attività
didattiche da svolgervi, costituisce sia
un fattore di stress per il personale
tecnico, sia una notevole
complicazione organizzativa,per la
necessità di provvedere periodicamente
alla sua formazione e al suo
addestramento
P
e
r
s
o
n
a
l
e
T
e
c
n
i
c
o
l
a
AREA CONTENUTO DEL LAVORO
A
TECNICO v
PERSONALE
r
d o
e
e r
a
C
l o
Area/sottoarea
Possibili interventi
migliorativi
Acquisire informazioni complete
sulle attività ordinarie dei tecnici e
sui tempi necessari per la loro
attuazione
Studiare, con il contributo dei
responsabili di laboratorio,
modalità, tempi e limiti per
l’attribuzione di altri lavori ai
tecnici
Effettuare (o potenziare) gli
interventi di formazione e,
soprattutto, di addestramento
previsti dalla normativa (D.Lgs.
81/08, art. 37)
Utilizzare sempre software
adeguato alle caratteristiche
dell’hardware del computer
Procurare e mettere a disposizione
dei tecnici eventuali manuali
d’uso delle macchine e dei
programmi più usati
Elaborare, con il contributo dei
tecnici stessi, le procedure di
lavoro, aggiornandole
all’occorrenza nel tempo
Curare la formazione dei tecnici di
laboratorio sui temi della sicurezza
(D.Lgs. 81/08, art. 37), insistendo
soprattutto sull’uso delle nuove
macchine e attrezzature e sulle
procedure di lavoro in sicurezza
(per sé e per gli altri, cioè per
insegnanti e studenti)
Definire un piano di utilizzo del
personale tecnico che preveda il
minor numero possibile di
spostamenti interni tra un
laboratorio un altro, salvo vincoli
particolari (trasferimenti,
pensionamenti, ecc.)
Cercare di assegnare il personale
tecnico a laboratori il più
possibile compatibili con le
proprie competenze professionali
Assicurare in ogni caso adeguati
percorsi di formazione e
addestramento al personale
tecnico che cambia laboratorio
Assicurare un passaggio delle
consegne non formale tra il
tecnico precedente e quello che
subentra nel laboratorio
Come di evince dalla lettura della tabella precedente (ultima colonna a destra), gli interventi di
miglioramento proposti possono essere suddivisi in due grandi categorie:
• interventi di natura prevalentemente tecnica (concentrati soprattutto nell’area Ambiente di lavoro),che,
normalmente, sono a carico dell’Ente proprietario degli edifici della scuola (Provincia o Comune); solo per
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lavori di modesta entità o estensione (nei limiti delle disponibilità finanziarie dell’istituto), è ipotizzabile un
intervento diretto ed autonomo da parte della scuola
• interventi di natura organizzativa e/o gestionale (concentrati prevalentemente nelle aree Contesto del
lavoro e Contenuto del lavoro, sebbene presenti anche nella prima area), che attengono assolutamente al
ruolo del DS, anche se richiedono la collaborazione degli organi collegiali e di diversi soggetti già esistenti
all’interno della scuola (collaboratori del DS, DSGA, Commissione POF, Commissione Qualità, Funzioni
Strumentali, ecc.). Questa tipologia di interventi normalmente non richiede alcun impegno finanziario.
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3.02 Differenze di genere, di età e alla provenienza da altri Paesi
Differenza di genere
Si rimanda al punto 4.8 gestione delle lavoratrici madri
Differenza di età
La differenza di età tra gli allievi può essere uno degli elementi che favoriscono episodi di bullismo.
Il bullismo è caratterizzato da tre fattori che permettono di discriminare tale fenomeno da altre forme di
comportamento aggressivo e dalle prepotenze. Questi fattori sono:
 L’intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e
consapevolmente
 La sistematicità: il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte e si ripete quindi nel
tempo
 L’asimmetria di potere: tra le parti coinvolte (il bullo e la vittima) c’è una differenza di potere,
dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità quando le aggressioni sono di gruppo. La vittima, in
ogni caso, ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza.
Numerosi studi, hanno identificato diverse forme di bullismo, più o meno esplicite e osservabili, a seconda
della tipologia di azioni che vengono messe in atto:
 Bullismo diretto: comportamenti che utilizzano la forza fisica per nuocere all’altro. In questa
categoria sono presenti comportamenti come picchiare, spingere, fare cadere, ecc.
 Bullismo verbale: comportamenti che utilizzano la parola per arrecare danno alla vittima. Ad,
esempio, le offese e le prese in giro insistenti e reiterate
 Bullismo indiretto: comportamenti non direttamente rivolti alla vittima ma che la danneggiano
nell’ambito della relazione con gli altri. Sono comportamenti spesso poco visibili che portano
all’esclusione e all’isolamento della vittima attraverso la diffusione di pettegolezzi e dicerie,
l’ostracismo e il rifiuto di esaudire le sue richieste.
All’interno delle scuole il bullismo riguarda tutti gli alunni, e non solo quelli che vi prendono parte in
maniera più evidente. I ruoli che possono essere assunti dagli allievi, sono sintetizzati nell’elenco seguente:
 Bullo: chi prende attivamente l’iniziativa nel fare prepotenze ai compagni
 Aiutante: chi agisce in modo prepotente ma come “seguace” del bullo
 Sostenitore: chi rinforza il comportamento del bullo, ridendo, incitandolo o semplicemente stando a
guardare
 Difensore: chi prende le difese della vittima consolandola o cercando di far cessare le prepotenze
 Esterno: chi non fa niente ed evita il coinvolgimento diretto o indiretto in situazione di prepotenza
 Vittima: chi subisce più spesso le prepotenze.
Numerosi sono gli studi a livello nazionale, europeo ed internazionale che registrano la presenza di tale
fenomeno nelle scuole.
Sul versante del personale scolastico, bisogna tenere conto dell’usura psicofisica del personale docente più
anziano e del conseguente aumento del rischio da stress lavoro-correlato.
Provenienza da altri Paesi
Dall’analisi della situazione interna alla scuola non si rilevano particolari situazioni di disagio tra i pochi
ragazzi non italofoni
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Misure di contrasto al bullismo:
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



Maggiore informazione che possa tradursi in aumentata sensibilità rispetto al fenomeno e in una
migliore capacità di osservazione e discriminazione di situazioni di prevaricazione e prepotenza.
Integrazione di diversi ruoli professionali affinché ci possa essere un monitoraggio in classe e negli
spazi comuni. Questo significa anche poter qualificare maggiormente il tempo che i ragazzi
trascorrono a scuola. Diversi studiosi indicano come uno dei primi interventi anti-bullismo,
l’incremento della vigilanza del personale docente e non-docente sugli alunni.
Interventi didattici specifici rivolti agli alunni perché possano apprendere strategie utilizzabili in caso
di bullismo e perché possano sviluppare le competenze relazionali necessarie per instaurare rapporti
basati sul rispetto di sé e degli altri e sull’empatia.
Coinvolgimento dei genitori come parte attiva di un progetto educativo più ampio.
Gestione della conduzione e sorveglianza della ricreazione
La ricreazione va intesa soprattutto come momento di distensione, di incontro e di ristoro. La comunità
scolastica deve pertanto utilizzarla in modo che tutti ne traggano beneficio.
E' auspicabile che la pausa serva anche ad approfondire i contatti tra docenti e allievi: la presenza di docenti
nelle aule, nei corridoi e negli spazi esterni può essere pertanto molto utile a tal fine.
Gli allievi devono utilizzare in modo responsabile gli spazi a loro destinati. All'interno non sono autorizzati
giochi di movimento.
I docenti sono tenuti a sorvegliare la ricreazione secondo il piano allestito
Specialmente nelle attività di laboratorio bisogna tener conto della diversa percezione del rischio da parte dei
ragazzi sia in relazione a rischi di tipo oggettivo (strutture, macchinari, attrezzature, ecc) che di tipo
comportamentale
Per quanto concerne la provenienza da altri Paesi qualora la situazione lo richiedesse occorrerebbe
intervenire sui seguenti punti:
definizione del livello medio e individuale di comprensione della lingua italiana (sia parlata che scritta) da
parte di questi ragazzi
 individuazione di attività curricolari e non, tese a migliorare la conoscenza della lingua italiana in
questi ragazzi e a ridurre il divario con i compagni
 individuazione di tutti gli ambiti specifici in cui la sicurezza deve essere comunicata (informazione e
formazione, regole generali di comportamento, evacuazione e gestione delle emergenze in genere,
organizzazione della sicurezza nella scuola, ecc.)
 definizione di specifici strumenti informativi sulla sicurezza adatti agli allievi non italofoni
 organizzazione dei ruoli sulla sicurezza che tenga conto di questo problema, coinvolgendo, laddove
possibile, anche i compagni di classe (ad esempio: allievi addetti ai compagni non italofoni durante
le emergenze)
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3.03 Posture incongrue, disturbi muscolo-scheletrici
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
S’intende per postura la posizione assunta dal corpo in un preciso momento o durante lo svolgimento di una
abituale azione o operazione.
Posizioni poco congrue arrecano affaticamento e possono portare a malattie a carico della colonna vertebrale.
Le patologie a carico dell'apparato muscolo-scheletrici sono caratterizzate da dolenzia, artrosi, rigidità
muscolare, fastidi al collo, schiena, spalle e da disturbi all'arto superiore (tendinite etc.)
Le cause più frequenti sono:
posizione di studio o di lavoro non ergonomica
posizione di studio o di lavoro fissa per tempi prolungati
movimenti rapidi e ripetitivi delle mani (digitatura e uso di mouse, scrittura manuale)
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Adottare banchi e sedie regolabili in altezza
E' importante dare una "educazione posturale" agli studenti, abituandoli ad assumere posizioni
fisiologicamente corrette durante la loro permanenza nei banchi, e soprattutto durante le esercitazioni al
VDT:
Sarebbe opportuno mantenere:
i gomiti appoggiati sul tavolo ad angolo retto
le ginocchia ad angolo retto
i piedi ben appoggiati sul pavimento o sul poggiapiedi
la schiena ben appoggiata sullo schienale
Variare di tanto in tanto la posizione del corpo ed effettuare semplici esercizi di rilassamento o stiramento.
Non usare tavoli o banchi senza spazio per le gambe
Non stare con la schiena curva
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3.04 Videoterminale,: uso di unità video
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Va chiarito, preliminarmente, che tutti gli studi e le indagini epidemiologiche sinora svolti portano ad
escludere, per i videoterminali, rischi specifici derivanti da radiazioni, ionizzanti e non ionizzanti, sia a
carico dell’operatore sia della prole. In particolare, nei posti di lavoro con videoterminale le radiazioni
ionizzanti si mantengono a livelli rilevabili nei comuni ambienti di vita e di lavoro. Per quanto si riferisce ai
campi elettromagnetici, la presenza della marcatura CE sul videoterminale comporta che tali campi siano
mantenuti al di sotto dei limiti raccomandati e riscontrabili nei comuni ambienti di vita ove sono utilizzate
apparecchiature elettriche e televisive.
Nelle lavoratrici gestanti sono presenti variazioni posturali legate alla gravidanza che potrebbe favorire
l’insorgenza di disturbi dorso-lombari atti a giustificare la modifica temporanea delle condizioni o
dell’orario di lavoro, ai sensi del decreto legislativo n. 645/1996, concernente il miglioramento della
sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti.
Osservazione generale
L'utilizzazione in sè dell'attrezzatura non deve essere fonte di rischio per i lavoratori.
LE COMPONENTI DEL POSTO DI LAVORO:
IL SEDILE DEVE:
 essere di tipo girevole, saldo contro slittamento e rovesciamento, dotato di basamento stabile o a cinque
punti di appoggio;
 disporre del piano e dello schienale regolabili in maniera indipendente così da assicurare un buon
appoggio dei piedi ed il sostegno della zona lombare;
 avere i bordi del piano smussati, in materiale non troppo cedevole, permeabile al vapore acqueo e
pulibile;
 essere facilmente spostabile anche in rapporto al tipo di pavimento;
 qualora fosse necessario, essere dotato di un poggiapiedi separato, per far assumere una postura
adeguata agli arti inferiori dell’operatore.
IL PIANO DI LAVORO (SCRIVANIA) DEVE:
 avere una superficie sufficientemente ampia per disporre i materiali necessari e le attrezzature (video,
tastiera, ecc.) nonché consentire un appoggio per gli avambracci dell’operatore davanti alla tastiera, nel
corso della digitazione;
 avere una profondità tale da assicurare una corretta distanza visiva dallo schermo, tenendo presente che
schermi di grandi dimensioni richiedono tavoli di maggiore profondità;
 avere il colore della superficie chiaro, possibilmente diverso dal bianco, ed in ogni caso non riflettente;
 essere stabile e di altezza, fissa o regolabile, indicativamente fra 70 e 80 cm;
 avere uno spazio idoneo per il comodo alloggiamento e la movimentazione degli arti inferiori e per
infilarvi il sedile.
LO SCHERMO
I caratteri sullo schermo devono avere una buona definizione e una forma chiara, una grandezza sufficiente
e vi deve essere uno spazio adeguato tra i caratteri e le linee.
L'immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da sfarfallamento o da altre forme d'instabilità.
La brillanza e/o il contrasto tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da
parte dell'utilizzatore del videoterminale e facilmente adattabili alle condizioni ambientali.
Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente e facilmente per adeguarsi alle esigenze
dell'utilizzatore.
E' possibile utilizzare un sostegno separato per lo schermo o un piano regolabile.
Lo schermo non deve avere riflessi e riverberi che possano causare molestia all'utilizzatore.
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LA TASTIERA
La tastiera dev'essere inclinabile e dissociata dallo schermo per consentire al lavoratore di assumere una
posizione confortevole e tale da non provocare l'affaticamento delle braccia o delle mani.
Lo spazio davanti alla tastiera dev'essere sufficiente onde consentire un appoggio per le mani e le braccia
dell'utilizzatore.
La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi.
La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono tendere ad agevolare l'uso della tastiera
stessa.
I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di
lavoro.
ALTRI STRUMENTI
STAMPANTE
Alcuni tipi di stampante sono particolarmente rumorosi: il rumore può disturbare l'attenzione, la
conversazione e creare con il tempo disturbi all'udito o l'insorgere di altre sintomatologie.
POSTO DI LAVORO AL VDT
All'atto dell'elaborazione, della scelta, dell'acquisto del software, o allorché questo viene modificato, come
anche nel definire le mansioni che implicano l'utilizzazione di unità videoterminali, si dovrà tenere conto dei
seguenti fattori:
a) il software deve essere adeguato alla mansione da svolgere;
b) il software deve essere di facile uso e, se del caso, adattabile a livello di conoscenza e di esperienza
dell'utilizzatore; nessun dispositivo o controllo quantitativo o qualitativo può essere utilizzato all'insaputa
dei lavoratori;
c) i sistemi debbono fornire ai lavoratori delle indicazioni sul loro svolgimento;
d) i sistemi devono fornire l'informazione di un formato e ad un ritmo adeguato agli operatori;
e) i principi dell'ergonomia devono essere applicati in particolare all'elaborazione dell'informazione da parte
dell'uomo.
Le condizioni di lavoro possono essere inoltre sfavorevoli quando:
l'illuminazione naturale o artificiale provoca abbagliamenti diretti o riflessi o contrasti eccessivi.
mancano schermature alle finestre e alle fonti di luce artificiale
il monitor è disposto con la finestra di fronte o di spalle
si usano arredi con superfici lucide e/o bianche e/o nere
le pareti del locale sono troppo chiare o scure.
Il lavoro al VDT richiede forte attenzione e concentrazione per i lavori più impegnativi o delicati e
ripetitività per i lavori più monotoni. Possono manifestarsi disturbi visivi e muscolo scheletrici per effetto
dell'impegno protratto, statico e ravvicinato, la fissità della posizione seduta, l'attività delle strutture della
mano e dell'avambraccio nella digitazione.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
a) Spazio
Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per
permettere cambiamenti di posizione e di movimenti operativi.
b) Illuminazione
L'illuminazione generale ovvero l'illuminazione specifica (lampade di lavoro) devono garantire
un'illuminazione sufficiente ed un contrasto appropriato tra lo schermo e l'ambiente, tenuto conto delle
caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell'utilizzatore.
Fastidiosi abbagliamenti e riflessi sullo schermo o su altre attrezzature devono essere evitati strutturando
l'arredamento del locale e del posto di lavoro in funzione dell'ubicazione delle fonti di luce artificiale e delle
loro caratteristiche tecniche.
c) Riflessi e abbagliamenti
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I posti di lavoro devono essere sistemati in modo che le fonti luminose quali le finestre e le altre aperture, le
pareti trasparenti o traslucide, nonchè le attrezzature e le pareti di colore chiaro non producano riflessi sullo
schermo.
Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce
diurna che illumina il posto di lavoro.
d) Rumore
Il rumore emesso dalle attrezzature appartenenti ai posti di lavoro deve essere preso in considerazione al
momento della sistemazione del posto di lavoro, in particolare al fine di non perturbare l'attenzione e la
comunicazione verbale.
e) Calore
Le attrezzature appartenenti al/ai posto/i di lavoro non devono produrre un eccesso di calore che possa
essere fonte di disturbo per i lavoratori.
f) Radiazioni
Tutte le radiazioni, eccezion fatta per la parte visibile dello spettro elettromagnetico, devono essere ridotte a
livelli trascurabili dal punto di vista della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori.
g) Umidità
Si deve fare in modo da ottenere e mantenere un'umidità soddisfacente.
Regolare in altezza il monitor (più basso dell'altezza degli occhi).
Dotare gli uffici o le aule di stampanti silenziose e appoggiarle su supporti indipendenti. Isolare le macchine
più rumorose.
Per le persone di piccola statura va messo a disposizione l'appoggio per i piedi, mobile, inclinato,
antisdrucciolo e possibilmente regolabile in altezza.
Disporre gli schermi a 90° rispetto alle finestre
Schermare le finestre con "veneziane" regolabili
Distanziare le postazioni VDT di almeno 1 m. dalle finestre
Preferire per le pareti tinte chiare e non riflettenti
Studiare lo spazio di lavoro in modo tale che sia consentito all'operatore di alzarsi agevolmente dal sedile, di
transitare lateralmente.
Effettuare pause di almeno 15 minuti ogni due ore di lavoro. Eseguire, nelle pause, esercizi di rilassamento,
stiramento e rinforzo muscolare. Evitare di stare seduti e di impegnare la vista (es. leggere giornali). Durante
il lavoro, quando e possibile, socchiudere le palpebre per 1 o 2 minuti; ogni tanto distogliere lo sguardo dagli
oggetti più vicini e rivolgerlo verso punti lontani.
Il lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali in modo sistematico o abituale, per venti
ore settimanali, dedotte le interruzioni, deve essere sottoposto ad una sorveglianza sanitaria mirata e
specifica.
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3.05 Sforzo vocale
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Il rumore costringe il docente ad alzare sovente la voce (rischio di abbassamento cronico della voce o di
laringite cronica).
In alcune aule l'elevata altezza del soffitto rende problematica l'acustica e amplifica le condizioni di
rumorosità di fondo.
In molte aule il disturbo acustico è aggravato dal rumore proveniente dal traffico (in modo particolare nel
periodo primaverile-estivo, quando per esigenze microclimatiche e indoor, le finestre vengono aperte).
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Evitare di alzare eccessivamente la voce in aula, nel tentativo di attirare l'attenzione della classe, sovrastando
acusticamente le situazioni rumorose.
curare le modalità di approccio con la classe
organizzazione del lavoro
prevenzione finalizzata ad evitare condizioni di rumorosità interna alla classe
Insonorizzazione mediante controsoffittature, pannelli fonoassorbenti
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3.06 Allergie
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Derivano in larga misura dalla cattiva climatizzazione. Hanno però una certa incidenza anche le allergie da
polveri (frequentemente di gesso) e altre manifestazioni di intolleranza allergologica derivanti da cattiva
manutenzione e pulizia dei locali. Bisogna garantire ambienti meno saturi di germi, batteri, miceti, acari.
In alcune attività lavorative è richiesto l'utilizzo dei guanti di protezione o monouso (raccolta rifiuti, pulizie
in ambienti particolarmente a rischio quali i servizi igienici, manipolazione di sostanze pericolose in
laboratorio di chimica o semplicemente per eseguire le ordinarie pulizie di pavimenti utilizzando cere e
prodotti appositi) che potrebbero dare luogo a fenomeni di intolleranza.
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Sostituzione delle lavagne classiche con equivalenti di tipo luminoso a fogli mobili o sulle quali sia possibile
scrivere utilizzando pennarelli. In quest'ultimo caso i pennarelli in questione devono rispondere a specifici
requisiti per quanto riguarda la tossicità (contenuto di particolari solventi) e le caratteristiche del residuo
polverulento che si ottiene con la cancellatura della lavagna.
Pulire frequentemente i cancellini cercando di non disperdere le polveri molto volatili nell'ambiente
circostante (si possono usare panni umidi) e sostituirli periodicamente.
Pulire accuratamente i locali con particolare attenzione alla rimozione della polvere (deve essere eliminata e
non dispersa), per garantire un ambiente meno saturo di germi, batteri, miceti, acari.
Effettuare i cambi d'aria.
In caso di allergia ai guanti di gomma e possibile utilizzare creme protettive ed isolanti.
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3.07 Movimentazione manuale dei carichi
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Allievi
Spesso gli allievi devono portare a scuola troppi libri, e molti di questi sono ingombranti e pesanti.
Specialmente per gli studenti più giovani esiste il rischio di danni permanenti alla schiena.
Anche gli allievi che escono per le esercitazioni di topografia trasportano strumenti topografici, stadie,
cavalletti.
Operatori scolastici
Nei compiti di carattere materiale, è compreso lo spostamento delle suppellettili per le quotidiane pulizie, per
le operazioni di fine anno o per esigenze particolari (esami, concorsi). Generalmente si tratta di banchi,
scrivanie, armadietti e scaffali, secchi d'acqua e materiali per la pulizia, pacchi di libri e materiale didattico,
attrezzature varie, sacchi per rifiuti, scale a mano, ecc..
La movimentazione di pesi elevati, se ripetuta nel tempo senza adeguate soste di riposo, determina stati di
affaticamento che possono abbassare il livello di attenzione e lucidità, determinando con maggiore facilità
infortuni accidentali o conseguenze differite nel tempo.
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Non pretendere che gli allievi portino a scuola troppi libri e nell'adozione degli stessi, sempre
compatibilmente con la completezza dei contenuti dei vari testi, operare scelte che tengano conto di questo
fattore ( libri divisibili in tomi)
Usare cautela nel trasporto delle attrezzature topografiche distribuendo il materiale in base alla presunta
forza fisica dei diversi allievi .
Fornire alle persone interessate una adeguata informazione sui rischi connessi con la movimentazione.
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3.08 Cadute da postazioni in elevazione
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Spesso l'operatore è chiamato all'espletamento di mansioni che possono determinare pericolose cadute
dall'alto. Gli interventi consistono:
nel sostituire le lampadine fulminate
nell' appendere quadri, tabelloni e cartelli alle pareti
nel riparare, rimuovere, riposizionare tendaggi frangisole - nell' adottare i necessari provvedimenti per
fronteggiare provvisoriamente determinate situazioni di precarietà (es. chiusura finestre difettosa,
tamponamento con fogli di nylon e nastro isolante a seguito di rottura di vetri delle finestre, rimozione di
plafoniere pericolanti)
nel pulire finestre e vetrate. Il rischio di caduta aumenta laddove i serramenti non siano completamente
apribili e l'attività di pulizia all'esterno comporti pericolose posizioni di sporgenza verso il vuoto.
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Verificare periodicamente l'efficienza delle scale. Quelle doppie devono essere provviste di dispositivi
antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti; quelle semplici ganci di trattenuta o appoggi
antisdrucciolevoli alle estremità superiori. Vietare qualsiasi lavoro di pulizia dall'esterno, di sporgersi verso il
vuoto, di salire sui davanzali. Non salire in piedi su sedie o banchi. Se l'uso della scala può determinare rischi
di cadute verso l'esterno dell'edificio, vietare detta operazione ai collaboratori scolastici e richiedere
l'intervento di ditte specializzate in regola con le vigenti norme antinfortunistiche. Lo stesso dicasi per le
operazioni di pulizia che
comportino per il lavoratore il rischio di caduta dall'alto da altezza superiore a 2 metri.
Non assumere posizioni pericolose nel tentativo di eseguire operazioni difficoltose.
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3.09 Manipolazione di sostanze pericolose
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Laboratorio di chimica.
I rischi legati alla manipolazione di sostanze pericolose sono ustioni, intossicazione, allergie.
Operatori scolastici.
Rischio chimico legato all'uso di prodotti chimici per le operazioni di pulizia. Le sostanze detergenti
utilizzate sono la candeggina, l'ammoniaca, l'alcool, l'acido muriatico. Il rischio e quello di contatto
accidentale con la sostanza (ustioni, irritazioni cutanee, dermatiti irritative e allergiche, desquamazione), di
esposizione a vapori tossici (irritazione oculare e delle prime vie aeree, intossicazione, cefalea, asma, allergie
respiratorie per prodotti volatili e polveri di sollevamento).
Tale rischio può essere aggravato da errori nell’uso delle sostanze (acidi e basi forti usati in diluizioni errate,
prodotti non idonei all'uso).
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
La manipolazione di sostanze pericolose per la salute deve essere effettuata esclusivamente da personale
competente ed informato.
Rispettare le norme antinfortunistiche. Obbligare il lavoratore ad adottare i D.P.I.
Informare gli addetti sulla natura fisica, chimica, tossicologica e sui rischi che , possono derivare dai prodotti
impiegati.
3.10 Attività esterne all'edificio scolastico
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
All'occorrenza, quasi tutti i soggetti che vengono individuati dalla Dlgs 81/08 come lavoratori all'interno
della scuola, per motivi didattici o amministrativi, sono chiamati a svolgere attività all'esterno dell'edificio
scolastico: lo spostamento può avvenire con mezzo proprio, pubblico o a piedi.
Rischio: incidente
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle
strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori.
Per quanto riguarda gli spostamenti con mezzo proprio, mantenere I'auto/moto/cicloveicolo in perfetta
efficienza: rispettare rigorosamente il codice della strada.
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4. RISCHI CONNESSI ALLE MANSIONI SVOLTE DAI DIVERSI
SOGGETTI
4.1 Dirigente scolastico – Capo D’Istituto
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Il dirigente scolastico è la figura professionale più importante e pertanto investita delle maggiori
responsabilità; il suo compito è principalmente quello di formalizzare e mantenere rapporti di natura
gerarchica con l’amministrazione e di tipo relazionale con il personale interno alla struttura e con enti esterni.
Si occupa inoltre della gestione del servizio onde garantirne in ogni situazione la funzionalità e l’efficienza.
Rischi:
di infortuni (urti contro cose ferme, elettrocuzioni per contatto diretto o indiretto con parti in tensione)
illuminazione
condizioni microclimatiche
rischio posturale: in relazione alla prolungata posizione seduta e all’inadeguatezza della postazione di
lavoro
Uso di videoterminali
Si ravvisano rischi sul versante della fatica mentale e dello stress causati da compiti di responsabilità.
Possono incidere pesantemente:
 la frustrazione derivante da rapporti fortemente gerarchizzati con l'amministrazione centrale
 l'impatto con continue complicazioni burocratiche che rendono difficoltosa la gestione
dell'istituto
 la delicatezza dei vari rapporti relazionali da intrattenere
 difficoltà a garantire la funzionalità del servizio, senza sufficienti strumenti oggettivi di
gestione del personale
 il continuo incremento di carichi di lavoro e di responsabilità da assumere, ai quali non fa
riscontro un adeguato aumento di riconoscimento sociale, economico e giuridico.
All'occorrenza esce all'esterno con mezzo proprio, pubblico o a piedi.
Rischio:
incidenti stradali (nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Miglioramento delle condizioni ambientali
Ripensamento dell'organizzazione del lavoro
Mantenere I'auto/moto/cicloveicolo in perfetta efficienza: rispettare rigorosamente il codice della strada.
A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada
sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori.
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4.2 Docente
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
La sua attività è caratterizzata dallo svolgimento di lezioni in materie specifiche, avvalendosi di strumenti
cartacei, tra cui testi, fotocopie e dispense e di strumenti informatici o di attrezzature. Ha inoltre la
responsabilità degli alunni durante lo svolgimento della propria attività.
Rischi ricorrenti:
- Rumorosità e sforzo vocale: il rumore è sottoposto a variazioni in relazione al numero e caratteristica
degli allievi, alla disponibilità degli spazi ed al tipo di attività svolta. Il rumore ha come risultato la
necessità da parte dell'insegnante di alzare la voce. Ciò genera uno sforzo vocale che può nel tempo
determinare l'insorgenza di irritazioni delle prime vie respiratorie (es. laringiti).
- Illuminazione generale: può esistere un problema di sicurezza collegato al livello non idoneo
dell’illuminazione di alcuni locali o passaggi per cui è possibile inciampare, scivolare o urtare contro
elementi ingombranti o sporgenti. Per quanto concerne gli aspetti igienici, le situazioni di discomfort
sono generalmente legate al non corretto livello di illuminamento delle aule che può determinare un
eccessivo affaticamento della vista, più raramente i problemi sono legati alla presenza di elevati contrasti
di luminanza nel campo visivo del docente dovuti alla mancanza, alle finestre, di tende parasole;
l’influenza di questo elemento di discomfort è attenuata dal fatto che la posizione di lavoro non è
necessariamente fissa durante lo svolgimento delle lezioni.
Antincendio e gestione delle emergenze: il livello di rischio è essenzialmente legato alla mancanza di
formazione ed informazione del personale docente, compreso quello che non ha uno specifico ruolo
operativo nella gestione dell’emergenza, in relazione alla responsabilità nei confronti degli alunni
presenti.
- Allergie. Derivano in larga misura dalla cattiva climatizzazione; hanno comunque una certa incidenza le
allergie da polveri di gesso o polveri in genere. Alcune persone hanno fatto evidenziare allergie da
contatto con i guanti di gomma (usati per esempio dal docente di chimica). Per gli insegnanti che
operano nei laboratori i rischi saranno quelli connessi alle attività svolte ed alle caratteristiche degli
ambienti, macchine ed attrezzature.
- Infortuni e posture: gli incidenti sono più frequenti nelle palestre e nei laboratori. E' comunque
generalizzato il problema della mancanza di arredi idonei.
Rischio elettrico: è legato alla possibilità di elettrocuzione, durante l’utilizzo di particolari attrezzature
elettriche (computer, lavagna luminosa, ecc.), per contatto con cavi elettrici con rivestimento isolante
non integro. Il rischio di natura elettrica diventa più rilevante nei casi, non infrequenti, in cui l’impianto
elettrico non prevede gli idonei dispositivi di protezione contro i contatti indiretti (interruttori
differenziali) e contro i sovraccarichi (interruttore magnetotermico), in maniera meno frequente il rischio
è legato alla disposizione non idonea dei cavi elettrici che può determinare la possibilità di inciampare. Il
rischio è anche legato al numero di prese a disposizione: il problema ha una frequenza significativa nel
caso siano presenti laboratori didattici, soprattutto di informatica, dove spesso le prese vengono
sovraccaricateRischi elettrici connessi all'uso di computer, stampanti ecc.
Rischio biologico
a causa della concentrazione di presenze umane e del rapporto relazionale con molti soggetti (durante la
lezione in aula, durante gli incontri con i genitori o nei collegi docenti), sono presenti rischi di contagio
da agenti biologici (batteri, virus), che interessano soprattutto l'apparato respiratorio
Attività che si svolgono esternamente all'edificio scolastico (uscite periodiche per esercitazioni
topografiche o rilievi di appezzamenti, edifici; uscite per accompagnare gli studenti al cinema, a teatro,
in palestre o piscine ubicate esternamente all'edificio scolastico ecc.). Il rischio connesso e quello di
incidente (traffico stradale, cadute ecc.)
Condizioni microclimatiche: le condizioni di discomfort sono nella maggior parte dei casi dovute
all’assenza o ad un errato dimensionamento degli impianti di ventilazione e di
condizionamento/riscaldamento, il che comporta spesso temperature nei locali troppo calde o troppo
fredde, sbalzi sensibili da un ambiente all’altro e, anche se più raramente, scarso ricambio di aria.
Organizzazione del lavoro: fattori legati all’ordinamento del personale docente, associati a quelli
dipendenti dall’attività specifica svolta, possono provocare situazioni di disagio psichico, non legate a
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-
oggettivi riscontri clinici. Alcuni di questi fattori possono essere sintetizzati come segue:
la peculiarità della professione (responsabilità e rapporto relazionale stretto con allievi,
rapporto con i genitori, classi numerose, situazioni di precariato, conflittualità tra colleghi, costante
necessità di aggiornamento, impossibilità di verificare la propria azione formativa in quanto le
eventuali ricadute sono apprezzabili solo in tempi molto lunghi);
la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale
(crescita del numero di studenti extracomunitari e degli interscambi culturali come effetti della
globalizzazione);
il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (inserimento di alunni disabili nelle
classi, delega educativa da parte della famiglia a fronte di genitori- lavoratori o di famiglie
monoparentali); l’evoluzione scientifica a fronte di una scarsa opportunità di formazione specifica e
di aggiornamento;
il susseguirsi continuo di riforme;
il passaggio critico dal lavoro individuale a quello d’equipe;
l’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione
insoddisfacente, risorse carenti, precarietà del posto di lavoro, mobilità, scarsa considerazione da
parte dell’opinione pubblica).
Tali fattori rappresentano sollecitazioni ambientali o relazionali cui ciascun individuo oppone una propria
risposta a livello fisico, mentale ed emotivo.
Lo stress è una possibile risposta, che si traduce in manifestazioni fisiche con disturbi aspecifici quali:
inappetenza, cattiva digestione, mal di testa, mal di schiena, eruzioni della pelle, insonnia, nervosismo,
perdita di memoria, irritabilità, fino allo sviluppo di vere e proprie malattie psicosomatiche (gastropatie,
allergopatie, asma, colite. ipertensione arteriosa, coronaropatie). Tra i comportamenti sintomatici di
situazione di stress compaiono atteggiamenti di “fuga” (assenteismo cronico, ritardo cronico, pause
prolungate), decremento della performance (aumento degli errori, incapacità di completare il lavoro),
difficili relazioni interpersonali (esagerata critica nei confronti dei superiori, mancanza di
socializzazione, competitività).
Situazioni di stress, particolarmente intense o protratte nel tempo, possono indurre la sindrome del
burnout definita quale una “sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e di riduzione
delle capacità professionali che può presentarsi in soggetti che per mestiere si occupano degli altri e si
esprime in una costellazione di sintomi quali somatizzazioni, apatia, eccessiva stanchezza, risentimento,
incidenti” (Progetto legge 4562 del 2/5/00).
Sin dalla prima metà degli anni ’80 il burnout degli insegnanti è stata oggetto di particolare attenzione
da parte di molti autori internazionali, che ne hanno rilevato gli elementi caratterizzanti:
• affaticamento fisico ed emotivo;
• atteggiamento distaccato e apatico nei confronti di studenti, colleghi e nei rapporti
interpersonali;
• sentimento di frustrazione dovuto alla mancata realizzazione delle proprie aspettative;
• perdita della capacità di controllo, di attribuire, cioè, all’esperienza lavorativa la giusta
dimensione.
I diversi autori attribuiscono un peso differente ai fattori sociali e personali del soggetto, cioè alle
caratteristiche individuali, rispetto ai fattori organizzativi, che riguardano l’organizzazione scolastica e le
condizioni di lavoro, ma sono concordi nel definire il burnout come un fenomeno fondamentalmente
psicosociale. La sindrome si può manifestare in molti modi, dallo scadimento della performance
all’assenteismo, all’abuso di sostanze psicoattive, ai conflitti familiari. I segni fisici possono essere:
sentimento di esaurimento e fatica, dolori di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia. I segni
comportamentali: irritabilità, senso di frustrazione, facilità al pianto, complesso di persecuzione,
depressione, uso eccessivo di psicofarmaci, rigidità e inflessibilità. E’ verosimile ritenere che tale
sindrome, qualora trascurata, possa costituire la fase prodromica della patologia psichiatrica franca.
La prevalenza della patologia psichiatrica tra gli insegnanti è stata indagata nell’ambito dello studio
Getsemani, condotto sulle domande di inabilità presentate all’INPDADP nel decennio 1992-2001: sui
3049 casi clinici considerati, la categoria degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie
psichiatriche pari a due volte quella degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e
tre volte quella degli operatori manuali
La frequenza di questi disturbi tra i docenti è indipendente dal genere e dal tipo di scuole in cui
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esercitano la professione.
Tra i docenti, esistono “categorie”, considerate di seguito, con rischi specifici.
Insegnante di sostegno
L’insegnante di sostegno può incorrere prevalentemente in disturbi da stress, dovuti a:
•
carico di lavoro mentale - responsabilità;
•
natura stessante del lavoro e tipo di inabilità dell’allievo, rapporto con il disabile.
Arredi di servizio: spesso questi non sono in quantità sufficiente alle reali esigenze e non sempre
vengono rispettati i criteri di ergonomia, oltre al fatto che non sempre arredi e attrezzature risultano
integri.
Docente di laboratorio grafico-artistico
Tale attività è rappresentata dal disegno, dall’attività di modellazione (argilla e affini), di stampa con matrice
vinilica, che possono richiedere l’utilizzo delle seguenti attrezzature:
Colori ad acqua, a cera, ad olio;
matite, righe squadre; fogli da
disegno, compensato o tela
solitamente sono acquistati direttamente dagli
studenti; i colori sono anallergici e i supporti sono
già predisposti con forma e dimensione desiderata.
Bulini per argilla
l’argilla, solitamente ben imbibita, risulta essere
facilmente lavorabile e non richiede eccessivo
sforzo nell’uso dei bulini, solitamente di plastica o
con piccole parti in metallo arrotondato. Il forno
viene generalmente utilizzato per la forno
elettricocottura degli oggetti realizzati in argilla
terracotta o ceramica.
forno elettrico
il forno viene generalmente utilizzato per la
forno elettricocottura degli oggetti realizzati in
argilla terracotta o ceramica
foglio vinilico, bulini da intaglio,
inchiostro
il foglio vinilico viene intagliato con i bulini
appositi, in modo da realizzare l’immagine in
negativo su cui viene passato il rullo inchiostrato.
rullo, vaschetta per inchiostro
gli inchiostri utilizzati sono anallergici.
Solventi
taglierini
utilizzati per la pulizia dei materiali d’uso o
impiegati con prodotti sintetici e smalti
utilizzati per il taglio dei supporti cartacei e per
l’applicazione di pellicole adesive sui supporti.
Comportano rischio di ferite da taglio nel loro uso e
nella sostituzione della lama
Di seguito vengono elencati i rischi cui possono essere esposti gli insegnanti di laboratorio grafico-artistico.
 Infortuni da uso di attrezzature: è possibile, in relazione alla tipologia, che le attrezzature utilizzate (ad
esempio i bulini per il foglio vinilico), a causa della mancanza di idonee protezioni, provochino tagli,
abrasioni, ecc; ovviamente l’entità di tali infortuni sarà di tipo lieve.
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

Immagazzinamento degli oggetti: il rischio è legato al non corretto ancoraggio delle scaffalature o al loro
eccessivo caricamento che comporta la possibilità che si verifichi un ribaltamento degli scaffali stessi o
che da questi cada il materiale che vi è stato disposto. Molto contenuto è, invece, il rischio associato
alla tipologia di
sostanze immagazzinate che, anche nel caso in cui fossero tossiche o infiammabili,
non sono mai presenti in quantità tali da costituire un effettivo pericolo.
Sostanze utilizzate: possono essere utilizzate colle, solventi, vernici, inchiostri, ecc, che espongono ad un
rischio di tipo chimico, generalmente modesto in relazione all’uso limitato. (rulli dei torchi e superfici di
lavoro, tale da richiedere impianti di ventilazione e l’uso di mascherine con carboni attivi e guanti.
Docente di Educazione Fisica
Questa attività si svolge per lo più in palestra, ma anche, quando possibile, nei cortili o nei giardini pubblici
vicini all’edificio scolastico.
Le attrezzature abitualmente utilizzate sono: spalliere, cavalletti, pedane, funi, palloni.
Di seguito vengono elencati i rischi cui possono essere esposti gli insegnanti di educazione fisica.

Attrezzature utilizzate: è possibile, in relazione al fatto che potrebbe essere presente
materiale ingombrante, che diventi significativo il rischio di urti, tagli e abrasioni; inoltre lo svolgimento
di attività ginniche con attrezzi particolari (quadro svedese, parallele, spalliere, ecc.) sottopone sia il
docente che gli studenti al rischio di cadute dall’alto. E’ da rilevare inoltre che non sempre le attrezzature
a disposizione risultano idonee all’uso che se ne fa.

Elementi taglienti: spesso nelle palestre è stata rilevata la presenza di vetri non del tipo
antisfondamento e non dotati di pellicola antischeggia, e di corpi illuminanti non protetti: ciò costituisce
un rischio soprattutto in relazione al fatto che molti degli esercizi eseguiti durante l’attività ginnica
comportano l’uso di palloni che potrebbero urtare e rompere sia le finestre che le eventuali plafoniere
delle lampade.

Antincendio e gestione delle emergenze: il livello di rischio è essenzialmente legato al
possibile affollamento dei locali in cui si svolgono le attività, per il quale potrebbero non risultare idonee
le vie di fuga.

Rumore: considerando che i docenti trascorrono l’intero orario di cattedra in palestra,
l’esposizione può essere significativa in caso di palestre con caratteristiche acustiche inadeguate.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Abbattimento della rumorosità ambientale con una migliore disposizione degli spazi, quando ciò risulti
possibile
insonorizzazione con pannelli fonoassorbenti e doppi vetri (rispetto al rumore proveniente dall'esterno)
controllo più severo nei confronti delle classi più turbolente
Reale attivazione di meccanismi incentivanti
maggiore flessibilità nell'organizzazione del lavoro
riconoscimento delle competenze
Migliore pulizia dei locali per garantire un ambiente meno saturo di germi, batteri, miceti, polveri acari
In caso di allergia ai guanti di gomma e possibile utilizzare creme isolanti
Attenzione alla postura
esercizi di rinforzo
adozione di sedie regolabili in altezza
Informazione sull’uso di attrezzature nei laboratori di disegno e durante le attività di Educazione Artistica.
Informazione sull’uso delle sostanze nocive nei laboratori di disegno.
Ancorare al muro le scaffalature
Verificare adeguatezza delle vetrate in palestra
I docenti che operino in palestre, laboratori o che usino impianti, macchine o attrezzature devono (D.P .R.
1124/65) essere coperti da polizza assicurativa INAIL.
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Gli incidenti devono essere denunciati all'INAIL.
Utilizzare macchine elettriche a norma e praticarne l'uso corretto.
Aerare spesso i locali
Curare la pulizia dei locali
Durante le uscite prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la
strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori.
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4.3 Studente
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Gli allievi degli istituti di istruzione secondaria ed i partecipanti a corsi di formazione professionali, nei quali
si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e
biologici, sono equiparati a lavoratori.
Gli studenti sono esposti a molti dei fattori di rischio esaminati per i docenti; la loro esposizione risulta in
molti casi più lunga in ragione dei maggiori tempi di permanenza a scuola ( e in particolare seduti in classe)
rispetto al personale docente. Inoltre sono sottoposti a una organizzazione di lavoro (orario scolastico) che
può generare elementi di stress e fatica mentale e avere ricadute sull'efficacia formativa. Dal particolare tipo
di orario settimanale può discendere un eccessivo carico di lavoro.
Rischi
postura
microclima
stress e fatica mentale
movimentazione manuale dei carichi (zainetti troppo pesanti)
inquinamento indoor
allergie
infortuni in palestra
attività che si svolgono esternamente all'edificio scolastico (uscite periodiche per esercitazioni
topografiche o rilievi di appezzamenti, edifici; partecipazione attiva o in veste di spettatori a
manifestazioni sportive; uscite per recarsi in palestre o piscine ubicate esternamente all'edificio
scolastico; uscite per recarsi al cinema, a teatro ecc. nell'ambito delle attività inerenti le assemblee di
istituto). Il rischio connesso e quello di incidente (traffico stradale, cadute ecc.)
N.B. non vengono prese in considerazione le gite di istruzione scolastiche. In questo caso, la responsabilità
ricade sui seguenti soggetti:
genitori in caso di dichiarazione di assunzione di responsabilità
ditta o agenzia che effettua il viaggio
direzione alberghiera in caso di pensione
insegnanti ed accompagnatori al seguito
Movimentazione dei carichi.
Gli studi che indagano sulla correlazione tra zaini pesanti e dolore alla schiena non pervengono a risultati
scientifici certi e univoci: più che il peso assoluto risultano importanti la sensazione di fatica nel portare lo
zaino, indicatore di maggior gracilità e minor allenamento, e il tempo in cui viene portato. In ogni caso il
peso dello zaino non pare avere ripercussioni sull’accrescimento della colonna vertebrale e comportare
deformità vertebrali come scoliosi e cifosi. Alla luce degli studi condotti, il Consiglio Superiore di Sanità nel
1999 ha emesso la raccomandazione che “il peso dello zaino non superi un ‘range’ tra il 10 e il 15% del peso
corporeo”, invitando a valutare caso per caso in rapporto alla configurazione fisica dello scolaro e allo spazio
di percorrenza con il carico.
Interventi volti a ridurre i carichi dovrebbero vertere sulla scelta dei testi, e nel contempo sulla
sensibilizzazione degli allievi ad un’essenzialità del corredo scolastico, considerando che risulta molto
variabile il peso trasportato dagli allievi della medesima classe. Gli allievi dovrebbero inoltre essere
informati circa il corretto carico dello zaino (sul fondo devono andare i pesi maggiori e in superficie quelli
minori), le caratteristiche tecniche dello zaino e la modalità di utilizzo (spallacci regolabili, far aderire lo
zaino alla schiena, cintura imbottita da allacciare in vita): se ben progettato e utilizzato può scaricare quasi il
cinquanta per cento del peso direttamente sul bacino senza gravare sulla colonna vertebrale.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
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educazione posturale
banchi e sedie regolabili in altezza
mantenimento di un buon stato fisico generale mediante l'esecuzione in palestra di esercizi ginnici
adeguati. Curare la pulizia della classe. Ventilare periodicamente l'ambiente
Cercare, nella composizione dell'orario settimanale, di non concentrare materie troppo pesanti nella stessa
mattinata o nelle ore terminali, per evitare ricadute sull'efficacia formativa e il generarsi di elementi di stress
e fatica mentale.
Gli studenti che operino in palestre, laboratori o che usino impianti, macchine o attrezzature devono (D.P.R.
1124/65) essere coperti da polizza assicurativa INAIL.
Gli incidenti devono essere denunciati all'INAIL.
Durante le uscite prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la
strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori.
Gli studenti devono essere destinatari della informazione e della formazione prevista dalla normativa
vigente, in quanto il Decreto 242/96 li equipara, in determinate condizioni, ai lavoratori.
Considerando le difficoltà di effettuare uno studio sperimentale statisticamente valido, e tenuto conto di
alcune perplessità da parte della letteratura scientifica internazionale, si sottolinea la necessità di recepire le
seguenti raccomandazioni:
che il peso degli zaini non superi il rapporto compreso tra il 10% ed il 15% del peso corporeo. Tale
rapporto non può essere interpretato in senso rigido e vincolante, ma piuttosto come valore indicativo,
tenendo presente variabili come la configurazione fisica dell’allievo, il tempo e lo spazio di percorrenza
con il carico dello zaino
nella fase di adozione dei testi scolastici prendere in considerazione, a parità di altri fattori qualitativi, i
parametro peso, orientandosi su libri più snelli o divisibili in tomi
non pretendere che portino a scuola troppi libri.
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4.4 Direttore dei servizi di segreteria
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Svolge attività lavorativa complessa, che richiede conoscenza della normativa vigente, nonché delle
procedure amministrativo contabili.
Organizza i servizi amministrativi dell'unità scolastica ed e responsabile del funzionamento degli stessi.
Cura la redazione di documenti ed atti e/o provvedimenti relativi all'attività scolastica, in collegamento ed in
sintonia con il preside, in ordine a scadenze, formalità ed archiviazioni.
All'occorrenza esce all'esterno con mezzo proprio, pubblico o a piedi.
Coordina il personale non docente.
Le principali attrezzature sono quelle proprie dell'ufficio: telefono, fax, fotocopiatrice, VDT, calcolatrice.
E' a contatto con carta e materiale vario di cancelleria.
Rischi più comuni:
di infortuni (urti contro cose ferme, elettrocuzioni per contatto diretto o indiretto con parti in tensione)
fatica mentale
stress
esposizione a sostanze per fotoriproduzione (agenti chimici aerodispersi)
esposizione a rumorosità ambientale
esposizione a VDT (disturbi oculo-visivi di astenopia)
incidenti stradali ( nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Prevedere spazi di lavoro sufficientemente comodi e opportunamente isolati dal punto di vista acustico.
Mantenere l'assetto dell'ufficio in ordine e lasciare lo spazio necessario per il passaggio. Eliminare ostacoli
e/o materiali superflui.
Segregare le macchine da ufficio più rumorose (stampanti, fax, fotocopiatrici).
Ubicare la macchina fotocopiatrice a debita distanza dal posto di lavoro, per ridurre l'esposizione alle
sostanze rilasciate durante i processi di fotoriproduzione.
Fornire adeguata informazione e formazione circa il corretto utilizzo delle attrezzature (anche manuali) in
uso nell'ufficio, nonché sui relativi rischi connessi.
Rispettare rigorosamente il codice della strada.
A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada
sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori.
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4.5 Operatore dei servizi di segreteria
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
La funzione svolta dal personale di segreteria è caratterizzato dalla redazione di documenti, atti,
provvedimenti relativi all'attività scolastica finalizzata al rispetto di scadenze, formalità ed archiviazioni.
L'applicato esegue attività lavorativa richiedente specifica preparazione professionale e capacità di
esecuzione delle procedure anche con l'utilizzo di strumenti di tipo informatico. Ha autonomia operativa
nella predisposizione, istruzione e redazione degli atti amministrativi e contabili della istituzione scolastica.
Svolge attività di diretta ed immediata collaborazione con il segretario amministrativo. Ha competenza
diretta della tenuta dell'archivio e del protocollo. Ha rapporti con I'utenza ( corpo docente, allievi, genitori).
AIl'occorrenza esce all'esterno con mezzo proprio, pubblico o a piedi.
Le principali attrezzature sono quelle proprie dell'ufficio: telefono, fax, fotocopiatrice, VDT, calcolatrice.
Il lavoratore è a contatto con carta e materiale vario di cancelleria.
Rischi più comuni:
di infortuni (urti contro cose ferme, cadute da postazioni in elevazione, elettrocuzioni per contatto diretto
o indiretto con parti in tensione)
di esposizione a VDT (disturbi oculo-visivi di astenopia)
di esposizione a sostanze per fotoriproduzione (agenti chimici aerodispersi)
di esposizione a rumorosità ambientale
di esposizione a campi e radiazioni elettromagnetiche (diverse apparecchiature elettriche presenti negli
uffici)
di reazione da stress psicofisico
di postura
condizioni illuminotecniche irrazionali
monotonia e ripetitività del lavoro
Altri rischi:
incidenti stradali (nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Verifica della rispondenza alla regola dell'arte ed alle Norme CEI dell'impianto elettrico al fine di prevenire i
rischi di contatti diretti ed indiretti con parti in tensione.
Per limitare i rischi per la vista in caso di uso di VDT, porre particolare attenzione alle condizioni
illuminotecniche.
Limitare i danni visivi prevedendo eventualmente opportune schermature alle finestre e alle lampade, ed
eliminando il più possibile le superfici riflettenti.
Prevedere pause di 15 minuti ogni due ore di attività continuativa al videoterminale; in tale periodo evitare di
continuare a fissare lo schermo o di leggere libri o giornali. Cercare viceversa di osservare oggetti lontani per
rilassare la vista.
Non introdurre le mani all'interno di fotocopiatrici, stampanti, macchine da scrivere, nel tentativo di
disinceppare i meccanismi o di liberare fogli bloccati, senza aver prima spento la macchina.
Non utilizzare taglierine sprovviste del dispositivo coprilama. Utilizzare forbici e tagliacarte con spigoli
arrotondati. Riporle nell'apposita custodia a lavoro finito.
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Non lasciare prolunghe o fili del telefono sporgenti dalla scrivania. Non riporre, alla rinfusa, oggetti appuntiti
(forbici, puntine, taglierine) nei cassetti della scrivania.
Per accedere ad oggetti situati nei ripiani più alti (es. archivio), non salire sulle sedie, ma utilizzare scale
portatili a mano a norma (la massima altezza consentita e m. 2).
Prevedere spazi di lavoro sufficientemente comodi e opportunamente isolati dal punto di vista acustico.
Mantenere l'assetto dell'ufficio in ordine e lasciare lo spazio necessario per il passaggio. Eliminare ostacoli
e/o materiali superflui.
Fornire adeguata informazione e formazione circa il corretto utilizzo delle attrezzature (anche manuali) in
uso nell'ufficio, nonché sui relativi rischi connessi.
Rispettare rigorosamente il codice della strada:
A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: percorrere i marciapiedi; attraversare la strada sulle
strisce pedonali; rispettare la segnaletica.
Tutti gli assistenti amministrativi sono addetti a VDT in quanto utilizzano un VDT per più di 20 ore medie
settimanali.
I lavoratori addetti a VDT sono soggetti a visita medica biennale/quinquennale secondo protocollo di
sorveglianza sanitaria elaborato dal Medico competente
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4.6 ASSISTENTE DI LABORATORIO E DOCENTE TECNICO PRATICO
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
L’assistente tecnico svolge attività di supporto alla funzione docente relativamente alle attività didattiche e
alle connesse relazioni con gli studenti. Inoltre è addetto alla conduzione tecnica dei laboratori, garantendone
l’efficienza e la funzionalità. In questi ambiti provvede alla preparazione del materiale e degli strumenti per
le esperienze didattiche e per le esercitazioni pratiche, garantendo l’assistenza durante lo svolgimento delle
stesse, il riordino e la conservazione del materiale e delle attrezzature tecniche, nonché la verifica e
l’approvvigionamento periodico del materiale utile alle esercitazioni, in rapporto con il magazzino e l’ufficio
tecnico.
Per queste figure professionali i rischi specifici sono condizionati dalle attività svolte nei laboratori.
Per gli assistenti di laboratorio esistono anche rischi di diversa natura (stress), legati all’ambiguità del
rapporto con i docenti, che non risponde a criteri di subordinazione gerarchica, e alla necessità di tenere la
situazione sotto controllo a fronte di dinamiche di gruppo che portano spesso gli studenti a trascurare le
misure di prudenza.
L'assistente esegue attività lavorativa richiedente specifica preparazione professionale. conoscenza di
strumenti e tecnologie anche complessi, con capacità di utilizzazione degli stessi, nonché di esecuzione di
procedure tecniche e informatiche.
Svolge mansione di supporto tecnico alla funzione docente relativamente alle attività didattiche ed alle
connesse relazioni con gli studenti.
E' addetto alla conduzione tecnica di laboratori garantendone l'efficienza e la funzionalità.
Rischi più comuni:
Laboratorio di informatica
elettrico
da uso di VDT
Laboratorio di chimica
caratteristiche sostanze usate
elettrico
esplosione ed incendio
Laboratorio di chimica/geologia applicata
caratteristiche sostanze usate
elettrico
esplosione ed incendio
movimentazione rocce
taglio/abrasione/caduta di materiale dall’alto
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Laboratorio di informatica:
Impianto elettrico a regola d'arte
Postazioni di lavoro a norma di legge
Laboratorio di chimica:
Perfetta conoscenza delle caratteristiche chimiche, fisiche e tossiche delle sostanze. Curare I'etichettatura (in
lingua italiana) e compilare le schede di sicurezza di accompagnamento per ogni preparato pericoloso.
Evitare l’accumulo di residui di esercitazioni o prodotti non più utilizzati
Uso di dispositivi di protezione individuale
Effettuare la manutenzione delle cappe aspiranti.
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Impianto elettrico a regola d'arte. Impianto di trasporto e utilizzazione del gas conforme alle Norme UNICIG
Postazioni di lavoro a norma di legge
Laboratorio di chimica/geologia applicata:
Perfetta conoscenza delle caratteristiche chimiche, fisiche e tossiche delle sostanze. Curare I'etichettatura (in
lingua italiana) e compilare le schede di sicurezza di accompagnamento per ogni preparato pericoloso.
Evitare l’accumulo di residui di esercitazioni o prodotti non più utilizzati
Uso di dispositivi di protezione individuale
Effettuare la manutenzione delle cappe aspiranti.
Impianto elettrico a regola d'arte. Impianto di trasporto e utilizzazione del gas conforme alle Norme UNICIG
Movimentazione manuale dei carichi: ridurre il carico al di sotto dei 3kg, con una roccia per volta,
utilizzando idonea cassetta per una corretta presa, al fine di evitare tagli/abrasioni
Postazioni di lavoro a norma di legge
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4.7 Collaboratore scolastico: mansioni e rischi generali
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Esegue, nell'ambito di specifiche istruzioni e con responsabilità connessa alla corretta esecuzione del proprio
lavoro, attività caratterizzata da procedure ben definite che richiedono preparazione professionale non
specialistica. L'operatore è addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di
sorveglianza nei confronti degli alunni e del pubblico; di pulizia delle aule, degli spazi scolastici e degli
arredi; di vigilanza sugli alunni, di custodia e di sorveglianza generica sui locali in collaborazione con i
docenti.
In particolare svolge le seguenti mansioni:
sorveglianza degli allievi nelle aule, nei laboratori, nei corridoi fino a cinque minuti prima che inizino le
lezioni (termine oltre il quale subentra la responsabilità del docente) e in occasione di momentanea
assenza degli insegnanti
eventuale concorso in accompagnamento degli alunni in occasione del loro trasferimento dai locali della
scuola ad altre sedi
custodia e sorveglianza, con servizio di portineria, degli ingressi dell'istituzione scolastica
pulizia dei locali scolastici, degli arredi, anche con I'ausilio di mezzi meccanici
compiti di carattere materiale inerenti al servizio, compreso lo spostamento di arredi ecc.
attività inerenti alla piccola manutenzione dei beni mobili e immobili
attività di supporto a quella amministrativa e didattica
assistenza di alunni portatori di handicap
compiti di centralinista telefonico
compiti specifici in situazioni di emergenza
Rischi potenziali più comuni.
1) Connessi alle operazioni di pulizia:
per infortuni da scivolamento, cadute da postazioni in elevazione o urto contro arredi
per carico di lavoro fisico
per dermatiti da contatto
per inalazione di prodotti a base di solventi
elettrocuzione
2) Connessi alla movimentazione manuale dei carichi
3) Connessi alla piccola manutenzione
4) Connessi alla postura
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Mantenere. un continuo livello di attenzione
Utilizzare obbligatoriamente i D.P. I.
(guanti in gomma monouso, guanti di protezione, stivali di gomma, mascherine di protezione, cuffie
acustiche, occhiali di protezione)
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Collaboratore scolastico: attività di pulizia dei vari locali
I rischi connessi alle operazioni di pulizia non risultano di particolare intensità e non differiscono
sostanzialmente da quelli che si corrono per l'uso degli stessi prodotti e macchine in ambiente domestico.
Proprio per questa apparente facilità e usualità delle mansioni svolte, spesso la sottovalutazione complessiva
del pericolo può indurre a comportamenti superficiali e disattenti e causare incidenti.
Le operazioni di pulizia possono così riassumersi:
1. pulizia di pavimenti (manuale o con mezzi meccanici).
Attrezzatura: scope, spazzole, secchielli, panni, pulitrici e aspiratori elettrici.
Rischi:
chimico: legato all'uso di prodotti chimici per le operazioni di pulizia. Le sostanze detergenti utilizzate
sono la candeggina, l'ammoniaca, l'alcool, l'acido muriatico. Il rischio è quello di contatto accidentale
con la sostanza (ustioni, irritazioni cutanee, dermatiti irritative e allergiche, desquamazione), di
esposizione a vapori tossici (irritazione oculare e delle prime vie aeree, intossicazione, cefalea, asma,
allergie respiratorie per prodotti volatili e polveri di sollevamento).
Tale rischio può essere aggravato da errori nell' uso delle sostanze (acidi e basi forti usati in diluizioni
errate, prodotti non idonei all'uso).
contatto con l'acqua: il contatto prolungato con l'acqua può essere causa di disturbi agli arti superiori
(artrosi ecc.)
elettrico: legato all'utilizzo di macchine (aspiratori, aspiraliquidi, lucidatrici, spazzole pulitrici ecc.),
lampade elettriche, cavi volanti e prolunghe soggette a trascinamento ed urti, con pericolo di
elettrocuzione per contatto diretto o indiretto con parti in tensione e particolarmente in condizioni di
pavimento bagnato.
infortuni per caduta in piano (inciampo) o scivolamento (su pavimento bagnato o trattato con troppa cera
o liquidi detergenti)
posture incongrue: posizione di lavoro in piedi, accovacciati o inclinati per pulire zone scomode. Rischio
di disturbi acuti (strappi muscolari), disturbi cronici ( artrosi, tendiniti), disturbi circolatori (vene
varicose). Il tutto può essere aggravato spesso da condizioni microclimatiche sfavorevoli (finestre aperte
per la ventilazione, correnti d'aria nei corridoi e nell'atrio)
2) pulizia di arredi (banchi, cattedre, armadi ecc.)
Attrezzatura: spazzole, secchielli, panni
Rischi:
contusioni per urti accidentali
ferite e infezioni per contatto accidentale con schegge di legno, chiodi o viti sporgenti da sedie e banchi
rotti
chimico (vedi sopra)
posture incongrue (vedi sopra)
3) pulizia di servizi igienici
Attrezzatura: scope, spazzole, secchielli, panni
Rischi
chimico (vedi sopra); il problema è accentuato sia a causa della nebulizzazione dei prodotti in ambienti
di piccole dimensioni e scarsamente ventilati, sia dalla natura delle sostanze disinfettanti, disincrostanti e
corrosive (generalmente più concentrate e potenzialmente più dannose)
infortuni per caduta in piano o scivolamento su pavimento bagnato
biologico (ambiente umido e maleodorante; presenza di muffe; infezioni di epatite B e C per presenza di
germi, batteri, virus; possibilità di imbrattamento con materiale organico; rischio di contatto con
sostanze, liquidi biologici e sangue potenzialmente infettivi)
urti accidentali contro porte, spigoli (la libertà di movimento è fortemente condizionata dalle limitate
dimensioni dei bagni:
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posture incongrue ( vedi sopra: condizione aggravata da umidità e ridotte dimensioni di spazio operativo)
elettrico ( vedi sopra) ,
4) pulizia di finestre, vetrate
Attrezzatura: spazzole, secchielli, panni
Rischi
chimico (vedi sopra)
cadute da postazione in elevazione (contusioni, fratture). Il rischio aumenta laddove i serramenti non
siano completamente apribili e l'attività di pulizia all'esterno comporti pericolose posizioni di sporgenza
verso il vuoto.
tagli e lacerazioni, in caso di rottura delle vetrate
5) raccolta e smaltimento di carta, vuoti a perdere, rifiuti in genere
Attrezzatura:contenitori
Rischi
lesioni agli arti superiori durante le operazioni di raccolta dei rifiuti (contatto con materiale tagliente
come vetro, aghi, lame di taglierine ecc. )
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Rispettare le norme antinfortunistiche
Obbligare il lavoratore ad adottare i D.P.I.
1) Pulizia di pavimenti.
Evitare accuratamente il contatto diretto con i prodotti di pulizia, usando sempre i guanti di protezione
antiacido. In caso di allergia ai guanti di gomma utilizzare apposite creme isolanti. Segnalare
tempestivamente al medico ogni stato irritativo cutaneo o a carico dell'apparato oculare o respiratorio. Essere
informati sulla natura fisica, chimica, tossicologica e sui rischi che possono derivare dai prodotti. Conoscere
le misure da prendere in caso di infortunio.
Utilizzare solo prodotti accompagnati da una scheda che riporti tutte le notizie utili di cui sopra. Leggere
attentamente I'etichetta e le istruzioni di impiego. Usare solo contenitori originali di certa provenienza con
regolare etichetta. Non travasare resti di prodotti in recipienti anonimi, inadeguati o riportanti etichette
relative a sostanze diverse.
Non eccedere nel quantitativo di cera o di sostanze detergenti.
Utilizzare preferibilmente prodotti preconfezionati per i quali non è necessario variare la diluizione del
componente attivo
In caso di prodotti rilascianti sostanze volatili ed irritanti, utilizzare le mascherine e gli occhiali di
protezione. Nel limite del possibile sostituire i prodotti maggiormente nocivi.
Utilizzare apparecchiature elettriche a norma, farne uso corretto e garantirne la regolare e buona
manutenzione.
Non utilizzare possibilmente prolunghe. Estrarre la spina dalla presa solo dopo aver spento l'interruttore.
In ambiente bagnato utilizzare stivali isolanti in gomma e comunque calzature antisdrucciolo. In caso di
impiego di sostanze corrosive (es. deceranti ) usare stivali di gomma. Ventilare il locale durante le operazioni
di pulizia, compatibilmente con le condizioni climatiche esterne.
2) Pulizia di arredi
Usare guanti di protezione
3) Pulizia di servizi igienici
Vaccinazione contro epatite, TBC, tetano
Utilizzare guanti protettivi monouso. Utilizzare la mascherina protettiva. Utilizzare grembiuli impermeabili e
lavabili.
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Garantire i ricambi d'aria durante l'orario di lezione e ventilare l'ambiente durante le pulizie.
A operazioni di pulizia ultimate, dismettere la divisa sporca e curare scrupolosamente la propria igiene
personale (lavarsi le mani, il viso )
4) Pulizia di finestre, vetrate
Fornire possibilmente idonee attrezzature di pulizia, munite di aste estensibili e leggere che permettano di
pulire i vetri dall'interno senza far uso di scale. In caso contrario utilizzare scale portatili a norma. Verificare
periodicamente l'efficienza delle scale. Quelle doppie devono essere provviste di dispositivi
antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti; quelle semplici ganci di trattenuta o appoggi
antisdrucciolevoli alle estremità superiori. Vietare qualsiasi lavoro di pulizia dall'esterno, di sporgersi verso il
vuoto, di salire sui davanzali. Non salire in piedi su sedie, banchi o piani di appoggio che non siano costituiti
da scalini di una scala a norma. Non assumere precarie posizioni, tali da compromettere l'equilibrio e
determinare possibili cadute. Se l'uso della scala può determinare rischi di cadute verso l'esterno dell'edificio,
vietare detta operazione ai collaboratori scolastici e richiedere l'intervento di ditte specializzate in regola con
le vigenti norme antinfortunistiche. Lo stesso dicasi per le operazioni di pulizia che comportino per il
lavoratore il rischio di caduta dall'alto da altezza superiore a 2 metri.
5) Raccolta e smaltimento di carta, vuoti a perdere, rifiuti in genere
Usare sempre mezzi di protezione personale (guanti).
Non raccogliere, a mani nude, frammenti di vetro, oggetti appuntiti o taglienti, rifiuti in genere.
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Collaboratore scolastico: movimentazione manuale dei carichi
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Nei compiti di carattere materiale, è compreso lo spostamento delle suppellettili per le quotidiane pulizie, per
le operazioni di fine anno o per esigenze particolari ( esami, concorsi). Generalmente si tratta di banchi,
scrivanie, armadietti e scaffali, secchi d'acqua e materiali per la pulizia, pacchi di libri e materiale didattico,
attrezzature varie, sacchi per rifiuti, scale a mano, ecc..
La movimentazione di pesi elevati, se ripetuta nel tempo senza adeguate soste di riposo, determina stati di
affaticamento che possono abbassare il livello di attenzione e lucidità, determinando con maggiore facilità
infortuni accidentali o conseguenze differite nel tempo.
Per quanto riguarda la possibilità di infortuni accidentali ricordiamo:
urti delle mani contro spigoli e stipiti
escoriazioni, tagli, schegge causate da oggetti taglienti, scheggiati, chiodi sporgenti dagli arredi.
schiacciamento delle mani durante il rilascio dell'oggetto sul piano di appoggio
schiacciamento e contusioni a carico degli arti inferiori per precaria presa e scivolamento verso il basso
dell'oggetto trasportato
strappi muscolari
I danni fisici che potrebbero manifestarsi a breve o lungo tempo sono:
lombalgia acuta
ernia del disco
artrosi della colonna vertebrale
tendinite
- mal di schiena in genere
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
I massimi pesi movimentabili a mano sono 30 kg. per gli uomini e 20 kg. per le donne. E' fatto divieto di
sollevare singolarmente pesi superiori
Usare attrezzature meccaniche per il trasporto di carichi pesanti (carrelli). Utilizzare se possibile l'ascensore.
Prevedere acquisti di quantità di materiali o prodotti in confezioni di peso inferiore.
Seguire la corretta procedura di sollevamento e spostamento.
evitare di disporre gli oggetti più pesanti in posizioni troppo elevate da terra (sopra l'altezza della testa)
non spostare mobili od oggetti voluminosi mantenendo le mani all'esterno
eventualmente, in base alle caratteristiche dell'oggetto da trasportare, usare guanti protettivi.
non sollevare oggetti piegando la schiena, ma flettere le ginocchia
non sollevare o spostare oggetti ruotando il busto, ma spostando tutto il corpo
nel sollevare i pesi, evitare movimenti bruschi o strappi
se si e rimasti a lungo in una posizione fissa (in piedi o seduti), iniziare con gradualità l'attività di
movimentazione
nel caso di scatole, sacchi, imballaggi di vario genere, verificare la stabilità del carico all'interno onde
evitare sbilanciamenti, movimenti bruschi o innaturali
assicurarsi che la presa sia comoda e agevole
effettuare le operazioni in due persone, se necessario
evitare di portare un grosso peso con una sola mano; eventualmente rinunciate a sollevarlo da solo.
mantenere il carico quanto più vicino al corpo
non inarcare indietro la schiena (per prendere o sistemare oggetti su piani o scaffalature alte )
qualora non si arrivi comodamente al piano, utilizzare una scala
evitare le correnti d'aria (reazione allo stato di sudorazione del lavoratore sotto sforzo )
introdurre delle pause di lavoro
Fornire a titolo preventivo adeguata informazione e formazione circa la corretta modalità di sollevamento e/o
spostamento dei carichi, e sui rischi connessi.
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Collaboratore scolastico: servizio fotocopie
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Il collaboratore scolastico svolge al primo piano, il servizio di fotocopie per l'abituale utenza ( docenti e
allievi) o per particolari convegni, corsi ecc.
Rischi
postura (rimane in piedi per parecchio tempo ed effettua ripetutamente piccole flessioni del busto per
introdurre ed estrarre i fogli)
elettrico
esposizione alle sostanze volatili che si sprigionano dalla macchina.
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Ventilare il locale
Utilizzare macchine a norma
Non introdurre le mani all'interno della macchina quando è in funzione
Non introdurre le mani all'interno della macchina se questa non è spenta (conviene sempre staccare la spina
per evitare che altre persone inavvertitamente la riaccendano)
In caso di grandi moli di lavoro da svolgere alla macchina fotocopiatrice. prevedere pause di riposo.
La pausa e consigliata anche per evitare pericolosi surriscaldamenti della macchina.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Collaboratore scolastico: piccola manutenzione
Descrizione del rischio. riferimenti legislativi, informazioni varie
Saltuariamente l'operatore è chiamato a svolgere operazioni di piccola manutenzione che consistono nel:
riparare banchi e sedie, porte, serrature e maniglie, cassettiere in sala insegnanti
sostituire le lampadine fulminate
appendere quadri, tabelloni e cartelli alle pareti
riparare, rimuovere, riposizionare tendaggi frangisole
adottare i necessari provvedimenti per contenere provvisoriamente determinati rischi (es.chiusura
finestre difettosa, tamponamento con fogli di nylon e nastro isolante a seguito di rottura di vetri delle
finestre, rimozione di plafoniere pericolanti
Rischi:
elettrocuzione per uso di utensili elettrici (trapano)
caduta da scale semplici o doppie ( sostituzione lampadine, manutenzione tendaggi, posizionamento
quadri o cartelli)
meccanici (infortuni per l'uso di martelli, cacciaviti, tenaglie, utensili vari )
infortuni causati da spigoli appuntiti o taglienti, chiodi sporgenti, schegge
chimici (contatto con sostanze come silicone, colle, smalti, vernici )
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Verificare periodicamente l'efficienza delle scale. Quelle portatili a mano devono essere a norma e destinate
ad interventi specifici autorizzati. Le scale doppie devono essere provviste di dispositivi antisdrucciolevoli
alle estremità inferiori dei due montanti; quelle semplici ganci di trattenuta o appoggi antisdrucciolevoli alle
estremità superiori.
Dotare gli operatori di utensili elettrici a batteria ricaricabile
Usare guanti di protezione
Se l'operazione di manutenzione comporta per il lavoratore il rischio di caduta dall'alto da una altezza
superiore a 2 metri, chiedere l'intervento specifico di maestranze specializzate, in regola con le vigenti norme
antinfortunistiche.
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Collaboratore scolastico: sorveglianza interna e vigilanza ingressi
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
L'operatore scolastico svolge durante la giornata lavorativa le seguenti mansioni:
sorveglianza degli allievi nelle aule, nei laboratori, nei corridoi fino a cinque minuti prima che inizino le
lezioni (termine oltre il quale subentra la responsabilità del docente) e in occasione di momentanea
assenza degli insegnanti
custodia e sorveglianza, con servizio di portineria, degli ingressi dell'istituzione scolastica
compiti di centralinista telefonico
Rischi:
microclima: la temperatura in corrispondenza delle diverse postazioni, risente, soprattutto nella stagione
invernale della ripetuta apertura dei portoni di ingresso. Si generano pertanto fastidiose correnti d'aria
che investono anche gli operatori del corridoio al piano terreno. Il rischio è quello di malattie da
raffreddamento.
rischio elettrico: gli operatori, per ovviare alle condizioni climatiche sfavorevoli, spesso utilizzano nelle
immediate adiacenze della postazione fissa stufette elettriche per riscaldarsi (elettrocuzione, bruciature
per contatto accidentale con le resistenze)
posture: gli operatori rimangono per lunghi periodi seduti nella loro postazione
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Utilizzare apparecchiature elettriche a norme e usarle correttamente.
Saltuariamente cambiare posizione; utilizzare sedie ergonomiche e regolabili
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Collaboratore scolastico: occasionali uscite per commissioni
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Saltuariamente, gli operatori vengono inviati all'esterno per commissioni presso banche, ufficio postale. Lo
spostamento può avvenire con mezzo proprio, pubblico o a piedi.
Rischi:
- incidenti stradali (nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Mantenere I'auto/moto/cicloveicolo in perfetta efficienza; rispettare
rigorosamente il codice della strada.
A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: percorrere i marciapiedi; attraversare la strada sulle
strisce pedonali; rispettare la segnaletica.
4.8 Gestione delle lavoratrici madri
Premessa
In conformità a quanto disposto dal D.lgs 151/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di
tutela e sostegno della maternità e della paternità”, a norma dell’articolo n.15 della Legge 53/2000,
con particolare riferimento agli articoli 11 e 12, nonché della Legge 1204/71 e dal D.Lgs 645/96, tenuto
conto del D.Lgs 230/1995 modificato dal D.Lgs 241/2000, ricordato che il D.Lgs 151/2001 prescrive
misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di
allattamento fino a sette mesi dopo il parto, che hanno informato il datore di lavoro del proprio stato,
conformemente alle disposizioni vigenti, è stato fatto divieto di esposizione di tali lavoratrici a lavori
faticosi, pericolosi ed insalubri.
Premessa fondamentale è quanto troviamo su questo tema nella Comunicazione della Commissione
delle Comunità Europee del 5/10/2000, che nasce dalla Direttiva 92/85/CEE del Consiglio: “La gravidanza
non è una malattia ma un aspetto della vita quotidiana”, tuttavia “condizioni suscettibili di essere
considerate accettabili in situazioni normali non possono esserlo durante la gravidanza”; lo stesso dicasi per
il periodo di allattamento che la normativa tutela fino al settimo mese dopo il parto.
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo I Capo III art. 28 comma 1 “Oggetto della valutazione dei rischi”
- D.Lgs 151/01 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e gestione della maternità e
paternità”
- Comunicazione 05/10/2000 della Commissione sulle linee direttrici per la valutazione degli agenti
chimici, fisici e biologici, nonché dei processi industriali ritenuti pericolosi per la sicurezza o la salute delle
lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (direttiva 92/85/CEE del Consiglio)
- D.Lgs 241/00 “Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della
popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”
- D.Lgs 230/95 “Recepimento della direttiva92/85/CEE concernente il miglioramento della sicurezza e della
salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti ,puerpere o in periodo di allattamento”
- D.Lgs 645/96 “Attuazione delle Direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3
in materia di radiazioni ionizzanti.”
- Legge 1204/71 “Tutela delle lavoratrici madri”
Metodologia di valutazione dei rischi
Nell’approccio alla valutazione dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro, la prima fase corrisponde
all’identificazione degli stessi (agenti fisici, chimici e biologici; processi industriali, movimenti e
posture; fatica psicofisica) nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione delle
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Comunità Europee sopraccitate.
Una volta identificati i rischi, il secondo passaggio è quello di stabilire se gli stessi rientrano tra quelli che
sono considerati dalla normativa come pregiudizievoli per la salute della donna e del bambino.
In tal senso, se tali rischi sono compresi nell’Allegato A e B del D.Lgs 151/01, rientrano tra quelli vietati; se
compresi nell’Allegato C devono essere oggetto di misure quali-quantitative. Le lavoratrici in stato di
gravidanza che svolgono lavori “pericolosi, faticosi e insalubri”, così come identificati dal D.Lgs 151/01,
sono per definizione temporaneamente non idonee a svolgere quelle lavorazioni.
In ogni caso, in esecuzione all’art. 8 del D.Lgs 151/2001 che esprime l’art. 69 del D.Lgs 230/1995:
- le donne durante la gravidanza non possono svolgere attività in zone classificate o, comunque, essere
adibite ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda il millisievert durante il periodo
della gravidanza;
- E’ fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena
accertato;
- E’ altresì vietato adibire le donne che allattano ad attività che comportano un rischio di contaminazione
Inoltre, in applicazione all’art. 53 del D.Lgs 151/2001:
- E’ vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24:00 alle ore 06:00, dall’accertamento dello stato
di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino
Vengono di seguito elencati i fattori di rischio, presenti nelle scuole, che potrebbero motivare l’astensione
anticipata di gravidanza, e, successivamente, quelli che motivano l’astensione protratta a 7 mesi dopo il
parto.
4.8.1. Situazioni che motivano l’astensione anticipata dal lavoro
 Postazione eretta: per più di metà dell’orario di lavoro;
 spostamento e sollevamento carichi: se movimentati non occasionalmente carichi superiori ai 5 kg
(secondo i criteri indicati dalle norme UNI EN 1005-2);
 agenti biologici: l’agente biologico che comporta un elevato rischio di contagio nelle comunità,
soprattutto nella fascia di età 0-3 anni, è il citomegalovirus, per il quale non esiste sicura copertura
immunitaria; la trasmissione avviene attraverso urine e saliva. Il virus della rosolia, data la copertura
vaccinale generalizzata dei bambini, non rappresenta un rischio, mentre il virus della varicella
costituisce rischio (nelle prime 20 settimane di gestazione) se la lavoratrice non ha copertura
immunitaria;
 traumatismi: limitatamente all’assistenza di disabili psichiatrici;
 utilizzo professionale di mezzi di trasporto: in tutte le situazioni in cui la guida su auto rientra tra le
attività proprie della mansione e impegna la lavoratrice per una significativa quota dell’orario di
lavoro;
 rumore: se Lep uguale o superiore a 80 dB(A) (studi sperimentali ed epidemiologici consigliano di
evitare esposizioni a livelli superiori);
 esposizione a sostanze chimiche: solo in caso il rischio comporti la sorveglianza sanitaria (superiore
a “rischio moderato”);
 esposizione a VDT: il Decreto “Linee guida d’uso dei videoterminali” del 2/10/00 del Ministero del
lavoro prevede modifiche delle condizioni e dell’orario di lavoro in relazione alle “variazioni
posturali legate alla gravidanza che potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi dorso lombari”.
4.8.2. Situazioni che motivano l’astensione dal lavoro per l’allattamento
• Spostamento e sollevamento carichi: qualora sia prevista la sorveglianza sanitaria;
• traumatismi: limitatamente all’assistenza di disabili psichiatrici.
Di seguito vengono indicati per ogni profilo professionale i fattori di rischio o le operazioni a rischio, che
non sono compatibili con lo stato di gravidanza.
 insegnanti  mansione compatibile
 insegnanti di educazione fisica  mansione compatibile (evitando stazione eretta prolungata,
attività di assistenza, lep rumore >8Odb(a)
 insegnanti di sostegno  traumatismi in relazione alla disabilità degli allievi assistiti e alla presenza
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


di assistenti polivalenti
i.t.p. e assistenti di laboratorio  in base alla valutazione del rischio del- laboratorio di
appartenenza
collaboratrici scolastiche  mansione compatibile evitando lavoro su scale a pioli, movimentazione
carichi > 5 kg
personale amministrativo  mansione compatibile (eventualmente modificando le condizioni o
I’orario)
La lavoratrice, per poter accedere ai diritti stabiliti dalla legge, deve segnalare al datore di lavoro la propria
condizione. Il dirigente scolastico, venuto a conoscenza dello stato di gravidanza, allontana immediatamente
la dipendente da una eventuale situazione di rischio, esonerandola da lavori a rischio, ovvero provvedendo ad
assegnarla ad altra mansione compatibile.
La mansione alternativa può essere anche di qualifica inferiore senza che comunque la dipendente perda il
diritto alla retribuzione relativa alla mansione precedente (art. 7 D.Lgs 151/02).
Qualora il dirigente scolastico non abbia la possibilità di procedere ad un cambio di mansione idoneo, deve
darne immediata comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro che attiva la procedura per la
astensione anticipata dal lavoro. Tale astensione, oltre ad interessare il periodo della gravidanza, può, in
alcune situazioni di rischio, estendersi fino a sette mesi dopo il parto.
Alternativamente la lavoratrice può rivolgersi, munita di un certificato medico che attesti lo stato di
gravidanza, la data dell’ultima mestruazione e la data presunta del parto, direttamente alla Direzione
Provinciale del Lavoro territorialmente competente (per sede dell’istituto), che procede all’istruttoria e
all’autorizzazione all’astensione anticipata nel caso che il dirigente scolastico dichiari l’impossibilità allo
spostamento di mansione.
Quando il lavoro non comporta rischi particolari e la gravidanza prosegue senza problemi, la lavoratrice ha
diritto ad un periodo di astensione obbligatoria che inizia due mesi prima del parto e termina tre mesi dopo il
parto.
La dipendente interessata può richiedere al dirigente scolastico e all’INPS di ridurre ad un mese il periodo
d’interdizione obbligatoria prima del parto per estenderlo fino a quattro mesi dopo, purché tale scelta non sia
di danno per sé o per il bambino che sta per nascere. La richiesta deve essere accompagnata da idonea
certificazione che attesti l’assenza di controindicazioni, rappresentata da:
 certificato di un ginecologo appartenente al Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato;
 certificato del medico competente aziendale (solo se la lavoratrice è sottoposta a sorveglianza
sanitaria obbligatoria).
Questa scelta non è esercitabile da chi ha già ottenuto l’interdizione anticipata dal lavoro.
Rispetto agli aspetti relativi alle lavoratrici madri, è particolarmente importante il coinvolgimento del RLS
che dovrà essere consultato sulla valutazione dei rischi e condividere le procedure interne; criteri e procedure
dovranno essere portati a conoscenze di tutte le dipendenti.
Per il personale che si trovasse in stato interessante occorre considerare i seguenti rischi:
- Presenza nella scuola del virus della rosolia (per la lavoratrice non vaccinata)
- Manovalanza pesante, trasporto carichi
- Uso di scale
- Affaticamento fisico e mentale
- Attività didattiche che comportino una stazione in piedi per elevati periodi di tempo
- Presenza di alunni caratteriali e/o iperattivi
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
-
Nel caso di presenza del virus della rosolia dare immediata informazione al datore di lavoro
Non eseguire lavori che richiedano sforzi elevati
Prestare servizio al piano terra o utilizzare l’ascensore
Richiedere una verifica del datore di lavoro nel caso si ritenga di subire un affaticamento fisico o
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-
mentale
Non rimanere in piedi per troppo tempo
In caso di presenza di alunni caratteriali o iperattivi richiedere l’intervento del datore di lavoro
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5. RISCHI CONNESSI A SITUAZIONI SPECIFICHE
5.1 Illuminazione
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Illuminazione naturale.
La superficie illuminante di ogni locale deve corrispondere ad almeno:
•
1/8 della superficie di calpestio (con minimo di superficie finestrata di mq 1.5),
per locali con superficie in pianta fino a 50 mq;
•
1/10 della superficie di calpestio, per la parte eccedente.
Il 50% della superficie illuminante deve essere collocata a parete se la restante parte e costituita da lucernari.
Nel computo della superficie illuminante può essere compresa la porzione vetrata di porte e portoni
comunicanti con l'esterno, misurata a partire da 70 cm dal pavimento. La superficie illuminante deve essere
uniformemente distribuita ed essere rapportata al coefficiente di trasmissione della luce del vetro: per
coefficienti di trasmissione più bassi la superficie illuminante deve essere proporzionalmente incrementata.
In presenza di elementi architettonici (pensiline, tettoie, soppalchi, ecc.) che ostacolano l’illuminazione
naturale, la superficie illuminante deve essere incrementata della quota necessaria a garantire pari
illuminamento. Nel caso di uffici “open space”, ove i singoli vani sono separati da tramezze mobili, queste
devono essere disposte in modo da non ostacolare un’omogenea distribuzione della luce naturale.
Nell’individuazione dei posti fissi di lavoro dovrà essere posta particolare attenzione alla localizzazione delle
finestre: si considera adeguatamente illuminata la zona compresa in una fascia profonda circa 2-2,5 volte
l’altezza dell’architrave della finestra.
Nei diversi locali l’illuminazione deve risultare ottimale per non arrecare affaticamento visivo (neon, luci
mal posizionate o carenti).
Illuminazione artificiale
Il DM 18/12/75 prevede che debbano essere assicurati i seguenti livelli minimi di illuminamento in relazione
alle attività svolte:
•
300 lux per tavoli da disegno, e assimilabili, lavagna, cartelloni;
•
200 lux per piani lettura, studio, laboratorio, uffici;
•
100 lux spazi per riunione, attività fisica (misurati a 60 cm dal pavimento);
•
100 lux per scale, corridoi, wc (misurati a 100 cm dal pavimento).
Norme di buona tecnica suggeriscono che, per ottenere una distribuzione uniforme della luminosità, il livello
minimo di illuminamento non deve essere inferiore al 70% di quello medio e il rapporto fra il livello di
illuminamento localizzato e quello generale non deve essere superiore a 5, con collocazione delle lampade
tale da evitare ombre ed abbagliamenti diretti o riflessi. Lo spettro di frequenza della radiazione delle
lampade deve essere il più simile possibile a quello della luce solare.
Devono essere installati mezzi di illuminazione di sicurezza che entrino in funzione automaticamente in caso
di interruzione dell'erogazione dell'energia elettrica e che garantiscano livelli di illuminamento tali da
consentire un sicuro ed agevole esodo (indicativamente almeno 5 lux per l'illuminazione generale
dell'ambiente e 10 lux per le vie di fuga, misurati a quota di 1 m dal pavimento).
5.2 Lampade a soffitto, interruttori e prese
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Gli elementi che costituiscono le lampade pensili o a soffitto, gli interruttori e le prese a muro se obsoleti e
deteriorati dal tempo e dal calore possono essere soggetti a distacco e caduta, con conseguenze anche gravi
per le persone. Inoltre i collegamenti elettrici devono essere protetti da un possibile contatto accidentale
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
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Revisione periodicamente con sostituzione totale o parziale degli elementi obsoleti. Revisionare inoltre i
collegamenti elettrici.
Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale.
5.3 Finestre e vetrate
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Le aule ubicate al piano terreno sono delimitate sul lato corridoio da porte con vetrate che in caso di urto
accidentale potrebbero essere fonte di rischio ( ferite da taglio).
In tutte le altre aule le porte di ingresso sono sormontate da un pannello di vetro che in caso di caduta
potrebbe rappresentare un pericolo.
Le vetrine degli scaffali (ubicati in biblioteca, amministrazione, etc.) in caso di urto accidentale o di caduta
sulle stesse, potrebbero essere fonte di rischio ( ferite da taglio);
I vetri delle vetrate dei corridoi al piano terreno e al piano primo sono fissati ai telai metallici con stucco
ormai deteriorato per cui potrebbero staccarsi e cadere
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Intervento sulle porte interne che elimini detti rischi (es. l'applicazione di pellicole trasparenti adesive
antisfondamento o la sostituzione con idonei cristalli anti infortunio).
Le pareti trasparenti o traslucide devono essere costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di almeno 1
m. dal pavimento. Verificare la stabilità delle vetrate e dei vetri che sormontano le porte di accesso alle aule
didattiche e di altri locali.
Sostituire lo stucco di fissaggio deteriorato
Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale.
5.4 Pavimenti
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Il pavimento della presidenza sono in tessuto non rispondente alle specifiche anti-incendio.
Nella moquette possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti biologici.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Tutti i pavimenti devono essere esenti da protuberanze, cavità, piani inclinati pericolosi ed essere fissi, stabili
e antisdrucciolevoli.
Si chiede la rimozione e la sostituzione del materiale non ignifugo
Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale.
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5.5 Pareti e soffitti
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Le pareti e i soffitti delle aule e dei corridoi devono essere dipinte a tinte chiare. Sarebbe opportuno che
venissero impiegate tinte o rivestimenti lavabili, disinfettabili per un 'altezza minima di 200 cm
5.6 Rischio Elettrico
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Gli impianti elettrici devono essere realizzati a regola d’arte secondo le normative vigenti.
Le prese e gli interruttori elettrici, nonché i cavi e i fili elettrici sottotraccia devono essere in buono stato
d’uso e conservazione.
I quadri elettrici devono essere distribuiti in maniera funzionale.
I quadri elettrici generali devono essere chiusi.
Il livello di isolamento dei cavi, delle canalizzazioni e degli apparecchi elettrici deve essere adattato alle
caratteristiche dei locali e al loro utilizzo.
A servizio delle attrezzature presenti nella postazione di lavoro deve essere verificata l’idoneità di prese e
prolunghe. Non è ammessa la presenza di fili volanti così come di prese multiple e adattatori (cosiddette
ciabatte e triple), se non per limitate operazioni con la diretta presenza e controllo di un operatore.
Gli impianti presenti nei laboratori, locali tecnici, palestre devono essere dimensionati in relazione alla
particolare tipologia di utilizzo dei locali stessi e delle attrezzature presenti.
5.6.1. Rischi Connessi all’uso della Corrente elettrica
Per salvaguardare le persone, le cose e gli impianti stessi da eventi dannosi (corto circuiti, sovracorrenti
anomale, interruzioni intempestive, correnti di guasto verso terra, folgorazioni, ecc.), ogni impianto deve
essere concepito e strutturato in modo da ridurre nei limiti del possibile la probabilità di guasti e di utilizzi
errati da parte di personale anche inesperto, che possono compromettere le due seguenti condizioni:
• la sicurezza (persone e beni);
• la continuità del servizio.
I rischi connessi con l’uso dell’energia elettrica sono essenzialmente:
• dovuti a contatti elettrici diretti (derivati da contatti con elementi normalmente in
tensione
come
l’alveolo di una presa, un conduttore nudo, ecc.);
• dovuti a contatti elettrici indiretti (derivati da contatti che avvengono con elementi
finiti sotto tensione
a causa del guasto, come la scossa presa quando si apre un frigorifero o si tocca un tornio o una qualsiasi
altra macchina);
• di incendio (dovuti a cortocircuiti o sovracorrenti);
• esplosione (dovuti al funzionamento degli impianti elettrici installati in ambienti particolari nei quali è
possibile la presenza di miscele esplosive, come ad esempio
nei locali caldaia o nei depositi di
combustibili).
5.6.2. Ambiti e situazioni tipiche del rischio elettrico
Tra le situazioni e le attività lavorative che impiegano elettricità, devono essere analizzati e verificati:
• pannelli di comandi elettrici;
• impianti elettrici, ad esempio rete principale di adduzione circuiti di illuminazione;
• attrezzature, sistemi di controllo e di isolamento a comando elettrico;
• impiego di attrezzi elettrici portatili;
• cavi elettrici sospesi o volanti.
I contatti elettrici possono essere dovuti a:
• errori nella progettazione dell’impianto;
• errori in fase di costruzione e montaggio delle apparecchiature e degli impianti a causa di un isolamento
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inadeguato tra circuiti elettrici in tensione;
• manutenzione maldestra o poco frequente degli impianti;
• mancanza o non adeguatezza della messa a terra;
• uso scorretto degli impianti;
• utilizzo di materiali, componenti o apparecchiature non conformi alla regola d’arte.
La protezione dai contatti diretti e indiretti deve essere attuata rispettando la legislazione vigente e le norme
CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano). E’ perciò compito dell’installatore qualificato provvedervi.
Bisogna però rispettare anche le seguenti regole pratiche:
• staccare la corrente quando si lavora su un impianto o su un apparecchio
elettrico;
• non tentare di riparare un impianto o un apparecchio elettrico se non si dispone delle necessarie
competenze.
5.6.3. Principali Misure di prevenzione Contro i rischi elettrici
•
In assenza di competenze specifiche, non manomettere i dispositivi elettrici.
•
Far riparare immediatamente le parti di dispositivi elettrici guaste o danneggiate.
•
Quando necessario, assicurarsi che gli apparecchi elettrici siano impermeabili all’acqua e omologati
per gli impieghi in luoghi umidi.
•
Utilizzare solo materiale elettrico certificato (IMQ - Istituto Marchio di Qualità e CEI).
•
Non eliminare mai, o modificare, interruttori o altri dispositivi di sicurezza.
•
Verificare la presenza degli interruttori differenziali (“salvavita”) a monte di ogni circuito elettrico
utilizzatore.
•
Non modificare mai spine e prese, non inserire spine da 16A in prese da 10A con il riduttore,
evitare i grappoli di spine nella stessa presa multipla (utilizzare le apposite “ciabatte”).
•
Evitare soluzioni improvvisate, quali cavi volanti, e l’utilizzo di isolamenti approssimativi.
•
Non aprire mai apparecchi elettrici senza averli prima staccati dalla presa.
•
Programmare con cadenza regolare alcuni interventi di manutenzione, di controllo e di verifica degli
impianti elettrici
•
Non tollerare usi impropri di impianti o attrezzature elettriche.
•
Usare spine tali da non consentire il contatto accidentale con le parti in tensione durante la fase
dell’inserimento o del disinserimento.
•
Sostituire subito i cavi deteriorati.
5.6.4 Macchine e attrezzature elettriche
Il rischio è rappresentato essenzialmente da contatto indiretto con elementi sotto tensione per un guasto
Le macchine costruite dopo il 6/9/96 devono soddisfare precisi requisiti tecnici di sicurezza, devono essere
munite di dichiarazione di conformità e debbono recare I'apposizione della marcatura CE.
Il datore di lavoro deve, da parte sua, essere certo che il materiale che acquista ed installa sia conforme alle
norme vigenti e altresì che quello già esistente nei reparti sia conforme alle stesse; pur tuttavia, ciò non è
sempre sufficiente ai fini del raggiungimento di una adeguata sicurezza dei macchinari e del loro uso
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Le macchine e gli apparecchi elettrici devono portare l'indicazione della tensione, dell'intensità e del tipo di
corrente e delle altre eventuali caratteristiche costruttive necessarie per l'uso.
Le prese che alimentano apparecchiature di potenza superiore a 1 Kw devono essere dotate di interruttore di
protezione. Nei locali a rischio di incendio le stesse devono essere interbloccate. l corpi illuminanti ad
incandescenza ed i relativi portalampade devono essere costruiti in maniera che durante il montaggio e lo
smontaggio delle lampade e dopo la messa in opera non sia possibile entrare in contatto con parti sotto
tensione. Le spine e le prese per spina devono essere tali da consentire l'inserzione e la disinserzione delle
spine nelle prese senza che sia possibile il contatto con parti sotto tensione.
Gli utensili elettrici portatili e le macchine o gli apparecchi elettrici devono avere l'involucro metallico
collegato a terra.
Gli utensili elettrici portatili devono essere forniti di un interruttore incorporato che consenta la messa in
moto e l'arresto in tutta sicurezza.
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Nella sostituzione o nuova fornitura delle macchine e attrezzature si chiederà il rispetto di caratteristiche
intrinseche di sicurezza, praticità, adattabilità, comfort e solidità (Marchio CE ).
Le macchine devono essere utilizzate, installate e verificate in conformità al manuale d'uso e manutenzione
che deve essere sempre a disposizione dell'operatore.
Le macchine che hanno organi in movimento devono essere munite di protezioni fisse. Il funzionamento di
elementi mobili deve essere automaticamente interrotto nel caso in cui l'operatore possa entrare in contatto
con essi. L'interruzione ed il successivo ripristino dell'energia elettrica non devono comportare il
riavviamento automatico della macchina. Le macchine devono essere munite di dispositivo di arresto di
emergenza. Gli elementi taglienti o a spigoli vivi delle macchine non devono poter venire a contatto con
l'operatore.
Recuperare dalla Provincia di Alessania il progetto esecutivo e la dichiarazione di conformità dell’impianto
elettrico rilasciata dalla ditta installatrice oppure dichiarazione di rispondenza dell’impianto ai sensi del DM
37/2008 a firma di tecnico abilitato
5.7 Rischio chimico
5.7.1. Agenti chimici
Si definiscono “agenti chimici” (art. 60 ter D.Lgs 25/02) le sostanze utilizzate come materie prime, o presenti
sotto forma di intermedi, ovvero di prodotti secondari od indesiderati (tra cui i rifiuti), sia di origine naturale
che prodotti industrialmente; essi sono definiti “pericolosi” quando rientrano nelle categorie previste dalla
Classificazione Ufficiale della Comunità Europea ovvero quando abbiano comunque caratteristiche di
pericolosità in base alle loro natura o alle condizioni di utilizzo nei luoghi di lavoro (ad esempio per
temperature o pressione di utilizzo elevate).
5.7.2. Attività che comportano la presenza di agenti chimici
Si considera ogni attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici, o se ne prevede l’utilizzo, in ogni
tipo di procedimento, compresi la produzione, la manipolazione, l’immagazzinamento, il trasporto o
l’eliminazione e il trattamento dei rifiuti.
5.7.3. Pericolosità e tossicità delle sostanze chimiche
Le sostanze sono classificate come “pericolose” o in base alle loro caratteristiche chimico-fisiche, ovvero in
base alla loro tossicità, espressa con il parametro DL50.
La DL50 è un parametro di tossicità riferito all’animale da esperimento e significa “Dose Letale per il 50%
degli animali da esperimento”; è espresso in milligrammi per kg. di peso corporeo dell’animale: la tossicità è
tanto più accentuata quanto più basso è il valore di DL50,
5.7.4. Riferimenti normativi
Dlgs 81/08, D.Lgs 25/02; D.Lgs 52/97, DM Sanità 14/06/02, DM Sanità 7/09/0,; D.Lgs 65/03: classificazioni
sostanze chimiche.
5.7.5. La valutazione del rischio chimico
Il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi chimici ai sensi del D.Lgs 25/02
La valutazione del rischio è effettuata sulla base di:
• tipo di agente chimico pericoloso;
• quantità e concentrazione utilizzata;
• modalità di manipolazione;
• frequenza di utilizzo;
• misure di prevenzione già adottate.
Per una corretta valutazione del rischio chimico è opportuno procedere secondo una successione di fasi:
1) elenco dei prodotti chimici utilizzati, delle operazioni da svolgere, delle attrezzature utilizzate;
2) esame delle schede di sicurezza aggiornate per l’individuazione delle sostanze pericolose;
3) valutazione della possibilità di eliminare o sostituire i prodotti pericolosi;
4) valutazione del livello, tipo e durata dell’esposizione. In caso di rischio non moderato
si
impone
l’approfondimento o con misurazioni ambientali o con uso di modelli o algoritmi di dettaglio;
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5) analisi delle modalità di utilizzo delle sostanze;
6) valutazione del rischio infortunistico accidentale
(sversamento, rottura, combustione…);
7) individuazione delle misure di prevenzione e protezione.
5.7.6. Valutazione del rischio chimico nelle scuole
Nelle attività di laboratorio talvolta vengono utilizzate sostanze che hanno una elevata pericolosità intrinseca
(come il metanolo, cicloesano, solfuro di carbonio, ecc.) anche se l’uso è saltuario e di breve durata. In questi
casi si deve valutare la possibilità di sostituire le sostanze in questione con altro materiale o con altra tecnica
analitica; se ciò non è possibile, è necessario applicare al personale maggiormente esposto (tecnico di
laboratorio) una maggiore sorveglianza e formazione al fine di un rigoroso rispetto delle procedure. Infatti
l’attuazione delle misure e cautele specifiche consentono di mantenere sotto controllo in modo adeguato i
rischi per la salute e la sicurezza del personale scolastico e degli allievi.
5.7.6. Valutazione del rischio nei laboratori
Nei laboratori i rischi possono essere essenzialmente raggruppati
rischio di infortunio ed il rischio legato alle condizioni igienico-ambientali
Al termine del percorso di valutazione saranno individuate:
• le misure di prevenzione e protezione ulteriormente necessarie;
• i dispositivi di protezione individuali per ciascuna attività e mansione;
• il programma informativo e formativo per le figure coinvolte;
• la elaborazione di procedure per gli interventi d’emergenza.
in
due
tipologie:
il
5.7.6.1 Misure di prevenzione e protezione
•
Selezione dei prodotti chimici: verificare la possibilità di scegliere prodotti meno pericolosi o
tecniche alternative (ad esempio il desorbitore termico invece del solfuro di carbonio).
•
Modalità di stoccaggio, conservazione e smaltimento: in armadi chiusi, separando le sostanze per
compatibilità e in bacini di contenimento (acidi separati da basi, separazione degli infiammabili, etichettatura
di tutti i contenitori, anche per prodotti diluiti); portare all’esterno le bombole di gas, controllando
periodicamente l’integrità di tutti i componenti; eliminare periodicamente i
prodotti non più utilizzati,
raccogliendo con cautela i rifiuti e avviandoli allo smaltimento secondo le norme specifiche.
•
Diluizione dei prodotti pericolosi operazione da eseguirsi a cura del personale docente prima della
manipolazione da parte degli studenti; oppure acquistare prodotti direttamente in forma diluita.
•
Programmazione didattica: per ogni esperimento progettato individuare i rischi presenti, le misure
preventive da adottare, i DPI necessari e le eventuali
misure in caso di emergenza.
•
Uso delle cappe di aspirazione: l’aspirazione localizzata deve essere sempre
prevista in ogni
postazione dove si sviluppano gas, vapori o fumi; predisporre sistemi aspiranti anche nelle attività che
producono polveri (esempio, lavorazione del legno); controllare periodicamente i sistemi di aspirazione e
ventilazione artificiale effettuando le necessarie manutenzioni preventive e periodiche.
•
Misure igieniche: divieto di fumare, bere e mangiare nelle aule speciali e nei
laboratori; lavarsi le
mani dopo ciascuna attività; indossare il camice nei laboratori; non conservare alimenti nei frigoriferi
adibiti alla conservazione dei prodotti chimici.
•
Segnaletica: evidenziare la presenza di prodotti chimici pericolosi e l’obbligo di utilizzo dei DPI;
posizionare sulle porte il divieto di accesso al personale non autorizzato; segnalare i dispositivi di emergenza
(estintori, vie di fuga, leva di intercettazione del gas, cassetta di pronto soccorso); verificare che le
bombole dei gas riportino la colorazione identificativa prevista dalle norme.
•
Gestione dell’emergenza: rendere disponibili in laboratorio appositi flaconi per il lavaggio degli
occhi; disporre di kit per l’assorbimento di eventuali sversamenti, di sostanze neutralizzanti, di cassetta di
pronto soccorso, di coperta antifiamma (nel caso di bunsen); individuare la figura responsabile a cui fare
riferimento ed indicarla (anche al personale di pulizia).
5.7.6.2. Dispositivi di protezione individuale
Pur privilegiando gli interventi di natura tecnica ed organizzativa, ove sussiste un “rischio residuo”, devono
essere individuati i dispositivi di protezione individuali consigliati; per i laboratori devono essere presenti
generalmente:
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•
•
•
•
camice in cotone;
guanti in PVC, nitrile o neoprene (per sostanze corrosive concentrate) e per
occhiali protettivi;
mascherina con filtro.
solventi;
La scelta dei DPI corretti e le modalità d’uso e manutenzione richiedono competenze tecniche specifiche. Il
RSPP, consultando anche il RLS, e coadiuvato dal docente e dal tecnico di laboratorio, individua i DPI
necessari e ne verifica l’idoneità tramite la Nota Informativa che obbligatoriamente accompagna i DPI
certificati in base alle norme europee. Devono essere tenuti presenti anche i criteri di comfort e accettabilità
da parte dei destinatari.
5.8 Rischio biologico
5.8.1. Inquadramento normativo
I principali riferimenti normativi inerenti il rischio biologico in attività lavorativa sono contenuti nel D.Lgs
81/2008 in attuazione delle direttive europee riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei
lavoratori sul luogo di lavoro. Per rischio biologico si intende un rischio ambientale ed occupazionale
proveniente dalla presenza di microrganismi (virus, batteri, funghi, rickezie, ecc.), di allergeni di origine
biologica (funghi, aeroallergeni, acari, forfore, ecc.) ed anche di sottoprodotti della crescita microbica
(endotossine e micotossine), che possono essere presenti nell’aria, negli alimenti, su superfici contaminate e
che possono provocare ai lavoratori :
• infezioni;
• allergie;
• intossicazioni.
5.8.2. Classificazione di agente biologico
Il D.Lgs 81/2008 classifica i diversi agenti biologici in base alla loro pericolosità, basandosi su alcune
caratteristiche quali :
• l’infettività (capacità di penetrare nell’organismo ospite);
• la patogenicità (capacità di produrre malattia);
• la trasmissibilità (capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto infetto ad uno
suscettibile);
• la neutralizzabilità (disponibilità di efficaci misure per prevenire e curare la malattia).
5.8.3. Rischio biologico nella scuola
Per il tipo di microrganismi presenti nelle comunità scolastiche, il rischio infettivo (l’unico da considerare in
quanto il rischio di allergie e intossicazioni è sovrapponibile a quello della popolazione generale) non è
particolarmente significativo se non nel caso di presenza di soggetti immunodepressi o lavoratrici madri, ed è
fondamentalmente analogo a quello di tutte le attività svolte in ambienti promiscui e densamente occupati.
Va anche considerata la comparsa sporadica di malattie infettive quali TBC e mononucleosi infettiva o
parassitosi come la scabbia e, più frequentemente, la pediculosi, per le quali di volta in volta il Servizio di
Igiene e Sanità Pubblica forniranno le indicazioni per le procedure del caso. Non è infrequente la diffusione
di epidemie stagionali quali il raffreddore e soprattutto l’influenza per la quale il Ministero della Salute con
la Circolare n.1 del 2/8/04, indica, ai fini dell’interruzione della catena di trasmissione, l’opportunità di
vaccinazione per gli insegnanti in quanto soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo.
5.8.3.1. Valutazione
Anche se nell’attività scolastica il rischio biologico è poco rilevante, è comunque presente ed è quindi
necessario intervenire, sia con misure generali di prevenzione, sia con misure specifiche e, in alcuni casi, con
l’uso di DPI.
Le misure ambientali di ordine generale sono:
• idonea ventilazione e adeguati ricambi d’aria;
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• adeguata pulizia degli ambienti: i pavimenti devono essere regolarmente puliti e periodicamente
disinfettati gli arredi (banchi, sedie, strumenti di lavoro), sistematicamente spolverati e puliti da polvere,
acari e pollini che possono causare irritazioni all’apparato respiratorio o reazioni allergiche;
• sanificazione periodica nei casi in cui se ne ravvisi l’opportunità (presenza di topi, scarafaggi,
formiche, vespe, ecc.);
• controllo costante degli ambienti esterni per evitare la presenza di vetri, oggetti contundenti, taglienti o
acuminati che possono essere veicolo di spore tetaniche (anche se il rischio di tetano è stato ridimensionato
dall’introduzione della vaccinazione obbligatoria per tutti i nati dal 1963). Si deve porre attenzione al
momento dell’assistenza igienica e di primo soccorso che deve essere prestata utilizzando sempre guanti
monouso (in lattice o vinile) e grembiuli in materiale idrorepellente per evitare imbrattamenti da liquidi
biologici potenzialmente infetti.
Per i collaboratori scolastici, la pulizia e la disinfezione dei bagni deve avvenire sempre con l’uso di guanti
in gomma e camici per prevenire il rischio da infezione da salmonelle o virus epatite A.
5.9 Lavori ed interventi svolti da ditte esterne
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Periodicamente squadre di operai o tecnici specializzati si alternano all'interno dell'edificio per eseguire sia
piccole riparazioni che lavori di notevole entità (tinteggiature, adeguamento impianti, lavori di muratura).
Protraendosi i lavori anche nell'arco della mattinata, detti interventi avvengono in concomitanza con le
consuete attività didattiche, e pertanto in presenza dell'intera popolazione scolastica. Esistono quindi rischi
legati alla tipologia dell'intervento ed all'attrezzatura necessaria per realizzare l'opera (ponteggi fissi,
trabattelli, materiali ed utensili); il rischio è massimo durante l'intervallo, quando la quasi totalità degli allievi
affolla i corridoi.
Rischi
- legati alla possibilità di urtare attrezzature fisse o mobili
- legati alla possibilità di inciampare in attrezzature, fili, cavi, materiali accatastati o in disordine
- legati alla caduta di materiali o attrezzi dall'alto
- legati alla presenza di macchine elettriche, cavi elettrici, prolunghe
- legati alla polvere in ambiente interno
- legati al rumore
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Per lavori di piccola entità sarebbe opportuno intervenire quando sono sospese le lezioni (di pomeriggio o
nei giorni feriali ricadenti nelle festività scolastiche), compatibilmente con gli orari di servizio delle
maestranze spesso alle dipendenze dell' Amministrazione Provinciale.
Per lavori di una certa mole richiedere la totale osservanza delle disposizioni previste dalla Dlgs 81/08.
5.10 Arredi
Caratteristiche (tipo, forma, dimensioni) degli arredi devono essere tali da evitare riflessioni fastidiose della
luce.
Tra le dotazioni degli spazi non specializzati (aule normali) sono comprese:
• tavoli e sedie per gli alunni e gli insegnanti;
• lavagne;
• armadi o pareti attrezzate per la biblioteca di classe e per la custodia del materiale didattico;
• schermo mobile per proiezioni;
• lavagna luminosa;
• attrezzatura per la proiezione di diapositive.
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L’UNI (l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione) ha recentemente pubblicato due norme (UNI ENV 1729-1
e UNI ENV 1729-2 “Mobili - Sedie e tavoli per istituzioni scolastiche - Dimensioni funzionali - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova”), con lo scopo di specificare le dimensioni, i requisiti di sicurezza, i metodi di
prova e la marcatura di sedie e banchi utilizzati nelle scuole. Tali norme non si applicano alle postazioni per
il computer, ai laboratori e alle officine didattiche, sebbene estendano il loro campo d’applicazione ad una
vasta gamma di arredi inclusi i mobili fissi e quelli regolabili, consentendo varie interpretazioni nel rispetto
degli usi e degli spazi (aule, atri, ecc.) a disposizione degli studenti.
Nelle norme le varie dimensioni di banchi e sedie vengono calcolate in funzione dell’altezza presunta degli
allievi (da un minimo di 80 cm ad un massimo di 1.85 m), in modo tale da consentire a tutti gli alunni di
utilizzare banco e sedia commisurati alla propria altezza.
Per evitare il rischio d’infortunio dell’utilizzatore o di danno al suo abbigliamento è importante che sia per i
banchi che per le sedie tutti i bordi e gli angoli siano smussati, privi di sbavature ed arrotondati. Per le stesse
ragioni di sicurezza, le eventuali estremità aperte ed i componenti tubolari devono essere chiusi ad esempio
con dei tappi in gomma.
5.11 Scale portatili
Le scale semplici portatili (a mano) devono essere costruite con materiale adatto alle condizioni di impiego,
devono essere sufficientemente resistenti nell’insieme e nei singoli elementi e devono avere dimensioni
appropriate al loro uso.
Dette scale, se di legno, devono avere i pioli fissati ai montanti mediante incastro.
Tutte le scale devono inoltre essere provviste di:
• dispositivi antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti;
• ganci di trattenuta o appoggi antisdrucciolevoli alle estremità superiori, quando sia necessario per
assicurare la stabilità della scala.
Per le scale provviste alle estremità superiori di dispositivi di trattenuta, anche scorrevoli su guide, non sono
richieste le misure di sicurezza indicate nei punti precedenti.
Le scale doppie non devono superare l’altezza di m 5 e devono essere provviste di catena di adeguata
resistenza o di altro dispositivo che impedisca l’apertura della scala oltre il limite prestabilito di sicurezza.
Altri riferimenti tecnici e normativi sono: D.Lgs 115/95,
UNI EN 131-1, UNI EN 131-2.
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6 RISCHI CONNESSI A LOCALI O AMBIENTI SPECIFICI
6.01 Presidenza
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Nel locale si svolge attività dirigenziale
Numero di persone coinvolte: normalmente non più di 4-5
Rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura, condizionamento)
legati all'inquinamento indoor (polvere,condizionamento, tendaggi ) Nei materiali di rivestimento
(moquette) possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti biologici.
legati allo stress
legati alla fatica mentale
legati agli arredi (urti )
legati all'incendio ( corto circuito, arredi, tendaggi, cestini rifiuti, porta in legno)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati alle macchine elettriche (computer, rischio elettrico)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Chiedere all’Ente proprietario la sostituzione delle moquette con altro tipo di pavimentazione.
Curare la pulizia del locale. Aerare il locale
Norme comportamentali.
Non fumare.
Non gettare mozziconi nei cestini rifiuti
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6.02 Aula magna
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte: max. 100
L’aula magna, ubicata al primo piano, ha una capienza minore di cento posti, pertanto non e sottoposta alle
norme di sicurezza per i locali di pubblico spettacolo.
All'interno è necessaria la segnaletica luminosa indicante le due uscite (saltuariamente permangono nel
locale condizioni di oscurità per proiettare filmati}
Il locale necessita di lampade di emergenza
Rischi più comuni:
legati all'inquinamento indoor (ambiente affollato, polvere }
legati all'incendio ( corto circuito, arredi, cestini rifiuti}
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione}
legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza}
legati agli arredi (urti}
legati alle macchine elettriche (rischio elettrico}
legati all'illuminazione (luci di emergenza}
Riferimenti legislativi
D.M. 18/12/75 comma 3.4
Decreto Min. Interni 26/8/92 comma 6.4
Circ. Min. Interni 15/2/51 n. 16 Titolo IV Capo I, III, V, VI
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Dotare la sala di un estintore.
Curare la pulizia del locale
Aerare il locale
Norme comportamentali.
Non fumare.
Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti
E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate.
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6.03 Aule per attività didattica
Nei locali si svolgono attività didattiche.
Rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura, spifferi d'aria, posizione eccessivamente ravvicinata ai radiatori)
legati allo stress
legati alla fatica mentale
legati alla postura
legati all'inquinamento indoor (polvere, polveri di gesso ecc., ambiente affollato, tendaggi)
legati al rumore (interno ed esterno)
legati allo sforzo vocale
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, tende, porta in legno)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati alle vetrate (urti, tagli)
legati agli arredi (urti )
legati all'evacuazione (uscita dall'aula in situazioni di emergenza)
legati ai pavimenti ( in alcune aule il pavimento è sconnesso)
legati allo stato delle pareti e dei soffitti (pareti sporche, intonaco danneggiato in corrispondenza di
spigoli ecc.)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare la pulizia del locale. Aerare il locale
Norme comportamentali.
Non fumare.
Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti
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6.04 Laboratori di informatica
Descrizione del rischio. riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte: 26
Premesso che gli studenti che effettuano le esercitazioni di informatica non operano per periodi tali da essere
considerati videoterminalisti, si deve comunque disporre di ambienti e di attrezzature che abbiano i requisiti
richiesti dalla normativa vigente (D.Lgs Dlgs 81/08 e allegati).
I laboratori devono avere le pareti di colore chiaro e le finestre munite di opportuni tendaggi. Non devono
essere presenti superfici riflettenti. Devono essere garantite una efficiente ventilazione ed una confortevole
condizione microclimatica L’illuminazione naturale e/o artificiale deve essere sufficiente ed i corpi
illuminati devono essere installati in modo da non produrre fastidiosi riflessi sugli schermi.
Le attrezzature non devono costituire fonte di rischio:
- i caratteri sullo schermo devono essere chiari e ben definiti;
- l’immagine sullo schermo deve essere stabile ed esente da farfallamenti;
- lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile;
- la tastiera deve essere inclinabile e dissociata dallo schermo, deve avere superficie opaca e tasti facilmente
leggibili;
- il piano di lavoro deve avere dimensioni sufficienti, superficie poco riflettente e deve consentire un libero
posizionamento sullo schermo, della tastiera del documento e dei materiali accessori;
- il sedile di lavoro deve essere stabile, regolabile in altezza ed il suo schienale deve essere regolabile in
altezza ed in inclinazione.
Posture. Si intende per postura la posizione assunta dal corpo in un preciso momento o durante lo
svolgimento di una abituale azione o operazione.
Posizioni poco congrue arrecano affaticamento e possono portare a malattie a carico della colonna vertebrale.
Inoltre l'uso prolungato degli apparecchi muniti di VDT può comportare disturbi alla vista (stanchezza,
bruciore, lacrimazione, visione annebbiata, sensazione di corpo estraneo )
Generalmente questi disturbi sono dovuti:
ad un'illuminazione poco idonea, con riflessi ed abbagliamenti
ad una posizione troppo ravvicinata e ad un impegno senza pause, con conseguente affaticamento da
sforzo di messa a fuoco
ad una posizione poco corretta
Riepilogo rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura)
legati all'inquinamento indoor (polvere, ambiente affollato)
legati al VDT
legati alla postura
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, tende, porta in legno )
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati alle macchine elettriche (rischio elettrico )
legati all'evacuazione (uscita dall'aula in situazioni di emergenza)
legati agli arredi (urti )
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per
permettere cambiamenti di posizione e di movimenti operativi.
Eliminare o schermare le superfici lisce e riflettenti
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Orientare il VDT in modo da non avere sorgenti luminose anteriori o posteriori allo schermo, evitando
riverberi e abbagliamenti
Fare in modo che le sorgenti luminose a soffitto, se non sono antiriflesso, rimangano al di fuori dello
sguardo, per evitare riflessi sullo schermo.
E' consigliabile rispettare una pausa di quindici minuti dopo due ore di applicazione continuativa
E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dal responsabile dell'aula.
Controllare la regolarità di funzionamento di tutti i sistemi di protezione elettrica e dell'impianto.
Curare la pulizia del locale. Aerare il locale
Norme comportamentali.
Non fumare.
Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti
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6.05 Aula tecnigrafi e computer geometri
Per quanto riguarda i rischi relativi all’uso dei computer si fa riferimento a quanto detto al punto 6.04.
Per quanto riguarda i rischi relativi all’uso dei tecnigrafi si fa riferimento a quanto detto al punto 6.05.1.
Numero di persone coinvolte: 26 (non sarà consentito l’utilizzo del locale a più di una classe per volta)
6.06 Locali amministrativi
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero persone coinvolte: 8-10
Riepilogo rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura, condizionamento)
legati al VDT
legati alla postura
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, porta in legno, archivi)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati alle macchine elettriche (rischio elettrico )
legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza)
legati allo stress
legati all'inquinamento indoor (stampanti, fotocopiatrici, polvere)
legati agli arredi (urti).
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare la pulizia del locale.
Ventilare il locale
E' buona norma allontanare frequentemente i materiali, fogli di scarto.
E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate
Norme comportamentali.
Non fumare.
Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti
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6.07 Biblioteche
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero persone coinvolte: max. 26
Nel locale e presente una sola via d'uscita
Le scaffalature non sono fissate ai muri
Le vetrate delle scaffalature non sono infrangibili
Riepilogo rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura spesso bassa)
legati al VDT
legati alla postura
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, archivi, materiale cartaceo, pavimento)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati alle macchine elettriche (computer, rischio elettrico )
legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza)
legati all'inquinamento indoor ( polvere, amianto)
legati agli arredi (urti )
legati alle vetrate
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare la pulizia del locale. Eliminare periodicamente le polveri. Ventilare il locale
Norme comportamentali.
E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dal responsabile della biblioteca.
Non fumare.
Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti
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6.08 Sala insegnanti
Descrizione del rischio. riferimenti legislativi. informazioni varie
Numero di persone coinvolte contemporaneamente: 10-20
Nel locale sono conservati negli appositi cassetti i registri personali dei singoli insegnanti. Anche se questo
non può costituire un rischio ai sensi della DLGS 81/08, è importante prevenire il furto o la manomissione di
detti documenti ufficiali
Rischi più comuni:
legati all'inquinamento indoor ( polvere)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti. materiale cartaceo, archivi)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati agli arredi (urti)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare la pulizia del locale
Ventilare il locale
Norme comportamentali.
Tenere i cassetti chiusi a chiave.
E' vietato l'ingresso alle persone non autorizzate (allievi compresi)
Non fumare.
6.09 Servizi igienici
Ad uso dei lavoratori devono essere previsti gabinetti separati per sesso, ovvero un’utilizzazione separata se
il numero dei lavoratori non è superiore a 10, dotati di acqua corrente e di mezzi detergenti e per asciugarsi.
Nella scuola ad uso degli allievi i servizi igienici sono costituiti da:
• vasi (1 per ogni classe),
• latrine, le quali devono:
- essere separate per sesso,
- essere almeno una per piano con dimensioni minime 1.80 x 1.80 m;
- essere costituite da box con pareti di altezza compresa tra 2.10 e 2.30 m
- avere le porte munite di serratura e apribili verso l’esterno;
- avere impianti del tipo a caduta d’acqua con cassetto di lavaggio e scarico automatico o comandato.
Il locale che contiene le latrine ed antilatrine deve essere illuminato ed aerato direttamente; nella latrina sono
consentiti sistemi di aerazione meccanica in sostituzione di quella naturale.
Per consentire la manovra e l’uso dei servizi igienici alle persone con impedita capacità motoria, lo spazio
necessario all’accostamento al w.c. o al bidet deve essere minimo 1 m misurato dall’asse dell’apparecchio
sanitario. Lo spazio necessario all’accostamento della sedia a ruote al lavabo deve essere di almeno 80 cm
dal piano di calpestio ed essere senza colonna. I wc ed i bidet devono essere preferibilmente del tipo sospeso;
devono essere montati ad almeno 40 cm della parete laterale, con il bordo anteriore a 75-80 cm dalla parete
posteriore ed il piano superiore a 45-50 cm dal calpestio. Qualora l’asse della tazza sia distante più di 40 cm
dalla parete, si deve prevedere, a 40 cm dall’assedell’apparecchio sanitario, un maniglione o un corrimano.
• Docce:
- possono essere ubicate tutte o in parte nell’area dei servizi igienico-sanitaridella palestra;
- devono essere singole e dotate di antidoccia singolo per appendere abiti edasciugamani;
- devono avere acqua calda e fredda con sistema di miscelazione automatica regolabile.
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Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte: 10 per servizio
Rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura)
legati all'inquinamento indoor (batteri, microrganismi, polvere)
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, cestini rifiuti, porta in legno)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione, presenza
di acqua)
legati all'evacuazione (esodo da ambiente particolarmente ristretto)
legati all'allagamento (per rottura dell'impianto idrico o per intasamento degli scarichi)
legati alle pareti e soffitti (manutenzione)
legati ai pavimenti
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare particolarmente la pulizia e l'igiene del locale
Ventilare spesso il locale
Per migliorare le condizioni illuminotecniche, in particolare nelle latrine, dotare i punti luce di lampadine a
più alto voltaggio e provvedere sollecitamente alla sostituzione di quelle fulminate
Norme comportamentali.
Non fumare.
Non gettare mozziconi nei cestini rifiuti
6.10 Ingressi principali
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Rischi più comuni:
- legati all'evacuazione (concentrazione di persone dirette verso l'uscita)
- legati alla caduta di neve dai cornicioni (rischio esterno)
- legati al traffico urbano
Il portone principale non è apribile nel verso dell’esodo e non è dotato di maniglione antipanico
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Chiedere all’Ente proprietario la messa a norma del portone principale
Norme comportamentali
Uscire con cautela immettendosi in Via Leardi
6.11 Locale infermeria
Descrizione del rischio. riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte: 3-4
Rischi più comuni:
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legati al microclima (temperatura)
legati all'inquinamento indoor (tendaggi, polvere)
legati all'eventuale presenza di medicinali, disinfettanti
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, porta in legno, liquidi infiammabili)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare particolarmente la pulizia e l'igiene del locale
Ventilare il locale
Norme comportamentali.
Non procurare agli allievi o somministrare loro alcun tipo di farmaco senza il preventivo parere di un medico
(richieste da parte dei ragazzi per alleviare dolori, stati febbrili ecc. )
Qualora si ritenga necessario, chiedere l'intervento dei familiari (per il ricovero a casa) o del presidio medico
(pronto soccorso, 118) I
Non fumare.
E' vietato l'ingresso e l'uso delle sostanze custodite alle persone non autorizzate
6.12 Laboratorio di chimica
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte: 26
I Nei laboratori deve essere rigorosamente rispettata la segnaletica di sicurezza: i
contenitori di sostanze pericolose devono portare in maniera ben visibile l’etichettatura
che indichi le caratteristiche della sostanza (comburente, infiammabile, esplosivo, tossico,
nocivo, irritante, corrosivo, pericoloso per l’ambiente, ecc.). In caso di travaso di parte
del prodotto dal contenitore originale ad un altro bisogna riportare l’indicazione scritta
del codice del prodotto contenuto e dei rischi associati su quello di destinazione.
Le tubazioni e le rubinetterie devono essere identificate in base al fluido trasportato (figure 11 e 12). Le
cappe aspiranti devono rispondere ai requisiti di buona tecnica e devono essere in grado di aspirare con
efficienza anche gas e vapori pesanti.
Le bombole dovranno avere l’ogiva colorata con il colore distintivo della sostanza contenuta (Fig. 13).
Al termine di ogni lezione di laboratorio, gli insegnanti dovranno controllare le valvole, la pericolosità dei
residui di reazioni chimiche e procedere al loro smaltimento, secondo le procedure previste.
I laboratori dovranno prevedere opportuni siti di raccolta dei residui, essere dotati eventualmente di
contenitori differenziati (D.Lgs 22/97), e dovrà essere istituito un registro di carico e scarico dei rifiuti. (vedi
occhiali di sicurezza (antiacido), indumenti da lavoro adeguati (camici) sono i dispositivi di protezione
individuale che insegnanti ed allievi dovranno avere a disposizione.
La segnaletica per la sicurezza dagli infortuni dovrà essere integrata con quella riguardante l’utilizzo dei più
comuni reattivi chimici (ad es. acido solforico, nitrico, cloridrico, idrossido di socio e di potassio, ecc.).
(vedi anche “Rischio chimico”)
Di seguito vengono riportate le principali misure di sicurezza da assicurare nei laboratori di chimica
relativamente a:
Prodotti chimici
1. Eliminare prodotti cancerogeni
2. Sostituire, ove compatibile con l’attività didattica, i prodotti tossici con altri non tossici.
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3. Eliminare i prodotti privi di etichetta e di scheda di sicurezza o etichettarli correttamente.
Aspetti strutturali
4. Disponibilità di cappe di aspirazione con velocità di cattura misurata sul banco pari ad almeno 0.3 m/sec.
5.Colorazioni di sicurezza sulle tubazioni di gas, acqua, ecc.
6. Bunsen dotati di valvole di intercettazione dei gas.
7. Impianto di rilevazione delle fughe di gas.
8. Adeguata illuminazione localizzata.
Procedure di sicurezza
9. Effettuare le lavorazioni che sviluppano vapori e gas nocivi sotto cappa.
10. Usare camici, guanti, occhiali secondo quanto richiesto dalle operazioni effettuate.
11. Definire le procedure di lavoro integrate con la sicurezza.
12. Addestrare alle procedure.
13. Utilizzare reagenti pericolosi sotto la sorveglianza dell’insegnante.
14. Predisporre un regolamento di laboratorio.
15.Custodire i reattivi chimici in armadi accessibili solo agli insegnanti,
Dispositivi di emergenza
16. Estintori.
17. Fontanelle o bottiglia lavaocchi.
18. Cassetta di PS.
l rischio chimico si riferisce essenzialmente al contatto con sostanze chimiche nocive, tossiche o corrosive.
Una fonte di rischio potrebbe derivare dall'eventuale accumulo di sostanze o di residui non più in uso e/o non
etichettate, in recipienti non più in grado di garantire tenuta o in luoghi non idonei.
Altra fonte di rischio e lo scarso uso di dispositivi di protezione individuali.
Le sostanze che possono produrre incidenti rilevanti sono così classificate:
esplosivi ( E )
comburenti ( O )
infiammabili ( F o F+ )
tossici ( T o T + )
nocivi ( Xn )
corrosivi ( C )
irritanti ( Xi )
sensibilizzanti ( Xn o Xi )
pericolosi per l'ambiente ( N )
cancerogeni ( TR45 o TR49 , Xn )
mutageni ( T Xn )
Rischi più comuni:
legati al microclima (temperatura)
legati agli arredi (urti)
legati alle vetrate
legati all'inquinamento indoor (sostanze varie, polvere, tendaggi)
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, cestini rifiuti, porta in legno, liquidi e materiali infiammabili, reazioni
chimiche esplosive, stoccaggio provvisorio di sostanze infiammabili )
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legate alla manipolazione di sostanze pericolose (ustioni, intossicazione, allergie)
legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Lo smaltimento differenziato dei rifiuti, residui, recipienti vuoti e sostanze scadute dovrà essere effettuato
secondo le norme vigenti.
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Il laboratorio dovrà essere dotato di opportuni siti di raccolta dei residui, anche attraverso l'utilizzo di
contenitori differenziati.
Conservazione delle schede di sicurezza delle sostanze utilizzate. Verificare che tutti i recipienti riportino
l'indicazione scritta del nome, del codice numerico del prodotto contenuto all'interno e dei rischi associati (in
italiano).
Gli armadi per il contenimento di reagenti dovranno essere di legno e laminato plastico a circolazione d'aria.
Per il contenimento dei solventi è consigliabile un armadio metallico di sicurezza in lamiera d'acciaio
verniciato con resine epossidiche resistenti ai solventi, dotato di ante a battente con chiusura magnetica,
apribile in modo spontaneo in caso di sovrapressioni interne per effetto di incendio. La parte inferiore
dell'armadio dovrà essere in grado di assicurare un contenimento dei solventi in caso di rottura dei
contenitori. Apporre opportuna cartellonistica all'interno del locale indicante il divieto di fumare, usare
apparecchi a fiamma libera, mangiare e bere.
La segnaletica di sicurezza deve essere rigorosamente rispettata.
La manipolazione di sostanze pericolose per la salute deve essere effettuata esclusivamente da personale
competente.
Usare i dispositivi di protezione individuale, sia per proteggere le vie respiratorie che per proteggersi da
contatti accidentali attraverso gli occhi o la pelle. Devono essere presenti guanti per la manipolazione di
sostanze pericolose, maschere antipolvere e antigas, occhiali di sicurezza antiacido, indumenti di lavoro
adeguati (camici), docce oculari per il primo soccorso in caso di incidente. Deve esistere il pulsante di
emergenza per il disinserimento istantaneo della linea di alimentazione elettrica del laboratorio.
Se esistono sostanze pericolose che possano dare luogo a gas o vapori tossici, prevedere idonei sistemi di
captazione. Un rivelatore di fughe di gas collegato ad una valvola di intercettazione deve poter interrompere
automaticamente l’erogazione.
In presenza di rischio di incendio o di esplosione, la larghezza minima delle porte deve essere di m. 1,20.
Le porte devono consentire una rapida uscita e devono aprirsi agevolmente verso le vie di esodo.
Le cappe aspiranti devono rispondere ai requisiti di buona tecnica e devono essere in grado di aspirare con
efficienza anche gas e vapori pesanti. Le reazioni chimiche con sviluppo di gas dovranno essere effettuate
sotto le cappe aspiranti.
Le tubazioni e le rubinetterie devono essere identificate in base al fluido trasportato. Le bombole devono
avere l'ogiva colorata con il colore distintivo della sostanza contenuta.
AI termine di ogni lezione, a cura degli insegnanti. dovranno essere controllate le valvole di intercettazione
di acqua e gas e recuperati i reattivi inutilizzati. Sarà cura dell'insegnante valutare la pericolosità dei residui
di reazioni chimiche e decidere le modalità di smaltimento.
Dovrà essere istituito un registro di carico/scarico.
E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dal responsabile del laboratorio
Curare la pulizia del locale. Ventilare il locale
Non fumare.
6.13 Corridoi
I percorsi ed i corridoi devono avere una larghezza minima di 1 m ed avere allargamenti atti a consentire
l’inversione di marcia di una persona su sedia a ruote almeno ogni 10 m di lunghezza.
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi. informazioni varie
Numero di persone coinvolte: la quasi totalità dei presenti al piano (intervallo)
Nei locali interni oggetto di particolare affollamento come corridoi e scale, particolarmente nella situazione
di esodo generale, esiste la possibilità di infortuni per cadute accidentali o urti contro spigoli di pareti ecc.
Rischi più comuni:
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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legati al microclima (temperatura)
legati all'inquinamento indoor (polvere, difficile ventilazione diretta )
legati al rumore (intervallo)
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, cestini rifiuti)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati alla mancanza delle luci di emergenza
legati all'evacuazione (elevato numero di persone dirette verso le uscite)
legati all'allagamento per rottura dell'impianto idrico
legati all'allagamento per esondazione (il pavimento dei locali si trova alla quota stradale)
legati allo stato delle pareti e dei soffitti (pareti sporche, intonaco danneggiato in corrispondenza di
spigoli ecc.)
legati ai pavimenti
legati alle vetrate (urti, tagli)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Mettere a disposizione degli operatori scolastici lampade portatili o torce elettriche da utilizzarsi in caso di
emergenza.
Curare la pulizia dei corridoi
Norme comportamentali.
Non fumare.
6.14 Locali quadri elettrici
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Rischi più comuni:
legati all'illuminazione
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio ( corto circuito)
legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Indicare con adeguata segnaletica la presenza dei quadri elettrici all'interno del locale
Segnalare il divieto di estinzione di incendio con getti d'acqua
Segnalare il divieto di accesso alle persone non autorizzate
Mettere a disposizione degli operatori scolastici lampade portatili o torce elettriche da utilizzarsi in caso di
emergenza.
Curare la pulizia del locale
Norme comportamentali.
Non fumare.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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6.15 Scale interne
Per le scuole valgono i parametri fissati dal DM 18/12/75.
Le scale in genere devono possedere i seguenti requisiti:
• gradini a pianta rettangolare con pedata non inferiore a cm 30 (comunque almeno
25 nei casi ammessi), nel rispetto del rapporto 2 x alzata + pedata = 62-64 cm; eccezionalmente potranno
essere tollerati gradini di forma trapezoidale, purché la pedata misurata a cm 40 dall’imposta interna non sia
inferiore a cm 30 o comunque almeno 25 nei casi ammessi (scale interne di comunicazione tra locali, purché
non abbiano funzioni di vie di fuga). Per le scuole la pedata non può essere superiore a 36 né inferiore a 30
mm;
• larghezza delle scale comuni (ovvero che connettono ambienti con diverse destinazioni d’uso) non inferiore
m 1.2; per scale non comuni (ovvero di pertinenza solo della scuola) la larghezza non deve essere inferiore a
m 0.80; sono ammesse scale di larghezza inferiore a m 0.60 solo se trattasi di locali secondari (locali dotati di
altre vie di uscita). Nelle scuole, le scale devono avere larghezza pari a 0.5 cm per allievo che ne deve
usufruire e comunque non inferiore a 1.2 e non superiore a m 2;
• parapetti normali con arresto al piede o altra difesa equivalente aventi un’altezza non inferiore a 1 m
(misurata al bordo esterno della pedata del gradino) e non attraversabile da una sfera di 10 cm. Il corrimano,
in corrispondenza delle interruzioni, deve essere prolungato di 30 cm oltre il primo ed ultimo gradino. Il
corrimano deve essere posto ad una altezza compresa tra 0.90 e 1 m e deve essere distante dalla parete
almeno 4 cm;
• un segnale sul pavimento (percepibile anche dai non vedenti), situato a 30 cm dal primo e dall’ultimo
gradino, deve indicare l’inizio e la fine della rampa.
Nelle scuole l’inadeguatezza delle scale è legata principalmente all’assenza di corrimano, presenza di vetrate
a tutt’altezza non protette, scalini scivolosi.
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Tutte le scale dovrebbero essere dotate di efficaci bande antisdrucciolo applicate alle pedate degli scalini;
Durante le operazioni di evacuazione, molte persone potrebbero assumere atteggiamenti irrazionali e
percorrere in preda al panico le scale provocando danni a se stessi ed agli altri attraverso urti e cadute .
Rischi più comuni:
legati all'incendio
legati all'evacuazione (elevato numero di persone dirette verso il luogo sicuro)
legati agli urti, cadute sugli scalini, cadute nel vuoto (per spinte ecc.)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Applicazione delle strisce antisdrucciolo laddove risultano mancanti
Norme comportamentali
Mantenere la calma. Percorrere le rampe con sollecitudine ma in modo ordinato e senza correre. Non
spingere le persone che si trovano davanti. In caso di cadute, lanciare l'ordine di arresto immediato della
colonna retrostante ed attendere che i malcapitati si siano rialzati prima di riprendere la marcia.
Curare la pulizia delle scale
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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6.16 Centrale termica
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero persone coinvolte: 2
Rischi più comuni:
incendio
esplosione
legati al rumore
legati all'inquinamento (fumi )
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
I locali tecnologici devono essere segnalati; sulla porta deve essere apposta la segnaletica di divieto di
accesso.
La porta deve essere chiusa e la chiave a disposizione.
Segnalare il divieto di estinzione di incendio con getti d'acqua
Norme comportamentali.
Non accedere al locale
Non fumare.
6.17. Archivi e depositi
I materiali devono essere disposti nelle scaffalature in modo ordinato e tale da evitareil rischio di caduta
degli stessi. Gli scaffali ed i materiali ordinati in file devono essere disposti in modo da garantire il passaggio
dei lavoratori, dei carrelli e delle scale. Gli archivi ed i depositi di carta, cartoni o prodotti cartotecnici in
quantitativi superiori a 50 q.li, oppure quelli ove si detengano pellicole cinematografiche e fotografiche con
supporto infiammabile o con quantitativi superiori a 5 Kg, devono essere muniti di certificato di prevenzione
incendi che va rinnovato rispettivamente ogni 6 e 3 anni (L. 966/65, DM 16/02/82).
I depositi
• Devono avere una resistenza minima al fuoco delle strutture e degli spazi dicomunicazione di almeno REI
60;
• gli accessi devono avvenire tramite porte con congegno di autochiusura con resistenza minima pari a REI
60;
• le superfici lorde massime devono essere di 1000 mq per ogni singolo locale situato nei piani fuori terra e
di 500 mq per ogni singolo locale situato nei piani 1° e 2° interrato;
• debbono essere dotati di superfici di aerazione non inferiori ad 1/40 della superficie lorda di pianta;
• devono essere dotati di almeno 1 estintore ogni 200 mq e di almeno 1 estintore ogni 150 mq se sono
presenti sostanze infiammabili.
In presenza di liquidi infiammabili, la quantità massima che è consentito tenere all’interno dell’edificio è di
20 litri. Si devono conservare in armadi metallici dotati di bacino di contenimento.
6.18. Locali sotterranei
È vietato adibire al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei. Si può chiedere la deroga al servizio di
vigilanza dell’ASL, purché si sia provveduto con mezzi idonei all’aerazione, all’illuminazione ed alla
protezione contro l’umidità, e solo se sussistono precise esigenze tecnologiche che strettamente legate allo
svolgimento delle lavorazioni.
6.19. Locali per la custodia dei materiali per la pulizia
In ogni struttura lavorativa deve essere predisposto un locale opportunamente chiuso nel quale custodire
attrezzature e materiali per le pulizie.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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6.20 Palestra
Le norme che regolano l’edilizia scolastica prevedono, a seconda delle scuole, vari tipidi palestre
Tipo A1, per unità da 200 mq più relativi servizi, destinata a:
• scuole primarie da 10 a 25 classi;
• scuole secondarie di primo grado da 6 a 20 classi;
• scuole secondarie di secondo grado da 10 a 14 classi.
Tipo A2, due unità da 200 mq più relativi servizi, destinata a :
• scuole secondarie di primo grado da 21 a 24 classi;
• scuole secondarie di secondo grado da 15 a 23 classi.
Tipo B1, palestre regolamentari da 600 mq più relativi servizi, aperte anche alla comunità extrascolastica,
destinate a scuole secondarie di secondo grado, da 24 a 60 classi.
Tipo B2, palestre come le precedenti (B1) con incremento di 150 mq per spazio per il pubblico e relativi
servizi, destinate a scuole secondarie di secondo grado da 24 a 60 classi.
I vari tipi di palestra devono tutti presentare:
• una zona destinata agli insegnanti, costituita da uno o più ambienti e corredata di servizi igienico - sanitari e
da una doccia;
• una zona di servizi per gli allievi, costituita da spogliatoi, locali per i servizi igienici e per le docce;
l’accesso degli allievi alla palestra dovrà sempre avvenire dagli spogliatoi;
• una zona destinata a depositi per attrezzi e materiali vari necessari per la pratica addestrativi e per la
manutenzione.
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte contemporaneamente: max. 50
Rischi più comuni:
legati al microclima ( temperatura)
legati all'inquinamento indoor ( polvere)
legati al rumore (interno)
legati allo sforzo vocale
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio ( corto circuito, arredi, attrezzi ginnici, materassi, pavimento )
legati all'impianto elettrico ( rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati all’evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza)
legati agli arredi (urti)
legati all'attività ginnica (urti , cadute in piano, cadute da postazioni in elevazione, infortuni in genere,
affaticamento muscolare, strappi muscolari, danni alle articolazioni)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare la pulizia dei locale
Ventilare l'ambiente
I docenti adegueranno gli esercizi all'età e alle caratteristiche individuali degli allievi; controlleranno gli
attrezzi e i dispositivi di protezione collettiva e individuale eventualmente necessari; impartiranno
preventivamente tutte le istruzioni necessarie per una corretta esecuzione delle attività motorie.
Gli allievi devono eseguire, sotto la sorveglianza dei docenti, solo gli esercizi programmati e secondo le
istruzioni ricevute.
E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dai docenti responsabili della
palestra.
Norme comportamentali.
Non fumare.
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6.21 Spogliatoi
Devono avere larghezza minima di 1.60
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Numero di persone coinvolte contemporaneamente: max. 25 per spogliatoio
Rischi più comuni:
legati al microclima ( temperatura)
legati all'inquinamento indoor (polvere, locale affollato)
legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto)
legati all'incendio (corto circuito, arredi, porte in legno)
legati all'impianto elettrico ( rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione)
legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza)
legati agli arredi (urti)
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Curare particolarmente la pulizia e l'igiene dei locale
Ventilare spesso il locale
Norme comportamentali: Non fumare.
6.22 Spazi esterni
L’area esterna deve avere le seguenti caratteristiche principali di sicurezza dei suoli:
• deve essere curato lo stato di manutenzione tramite lo sfalcio regolare delle aree erbose e la pulizia
frequente delle aree stesse;
• devono essere evitati i ristagni d’acqua, zone fangose, ecc, con opportune pendenze o caditoie per far
defluire l’acqua;
• le eventuali superfici pavimentate devono essere antiscivolo, preferibilmente non asfaltate per evitare
l’effetto grattugia;
• devono essere previsti cordoli con spigoli arrotondati e non sporgenti rispetto al terreno circostante;
• devono essere previsti terreni privi di asperità, buche, e ingombri nei passaggi e preferibilmente con prato
in erba.
• Devono essere evitati arredi verdi con piante spinose o bacche velenose.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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6.23 Ufficio tecnico
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Prendendo in considerazione i rischi legati al lavoro d'ufficio, occorre osservare preliminarmente
come negli uffici si rilevi spesso carenza di spazio. Questa situazione può dare luogo direttamente a
rischi di caduta per inciampo, intralcio ed urti, ma può essere indirettamente all'origine di una
gamma piuttosto diversificata di rischi quali:
- accumulo disordinato di materiale cartaceo e non, pericoloso sotto diversi punti di vista:
rischio di incendio, ancora rischio di caduta ed urti, rischio igienico (per difficoltà di
rimuovere la polvere e per stress personale causato da spreco di tempo ed inefficienza);
- problematica sistemazione di archivi, cassettiere e macchine con l'effetto di lesinare sugli
spazi da riservare a corridoi e percorsi di emergenza, sullo spazio per consentire gli
interventi di manutenzione delle macchine da ufficio ecc.;
- sistemazione "provvisoria" di materiali lungo i percorsi di emergenza, in prossimità delle
uscite di emergenza o delle vie di accesso agli estintori.
Rischi:
- Struttura dei locali
Gli spazi lavorativi devono essere sufficienti a garantire la sicurezza dei movimenti e tali da
consentire rapporti dimensionali delle postazioni di lavoro corretti e rispondenti a criteri
ergonomici. Gli spazi devono essere inoltre ordinati e dotati delle attrezzature necessarie.
L'altezza minima dei locali deve essere di almeno 2,7 metri. La distanza minima tra le postazioni di
lavoro di almeno 0.8 metri.
Il soddisfacimento dei rapporti aeroilluminanti è condizione minima di abitabilità. Bisogna
comunque verificare che l'impianto di illuminazione artificiale sia in grado di garantire una
illuminazione sul posto di lavoro adeguata all'attività da svolgere. Analogamente, situazioni difficili
dal punto di vista climatico o a priori poco confortevoli e sfavorite (per temperatura, umidità, o
insufficiente smaltimento di inquinanti) possono richiedere un intervento di condizionamento
dell'ambiente con il ricorso ad impianti di trattamento dell'aria (riscaldamento, raffreddamento e
aerazione o loro combinazione).
La superficie dei locali di lavoro deve essere libera da ostacoli sia a terra sia in altezza, il pavimento
regolare ed uniforme.
Le porte e le vie di emergenza debbono consentire l'uscita rapida nel verso dell'esodo ed in piena
sicurezza dei lavoratori: pertanto debbono essere prive di qualunque ostacolo fisso o mobile.
-
Organizzazione del lavoro
Per il lavoro di ufficio si possono ritenere in larga misura valide le considerazioni fatte a proposito
della organizzazione del lavoro in generale. Interviene tuttavia inoltre l'uso dei videoterminali.
L'ordine degli ambienti di lavoro rappresenta un requisito di sicurezza: sedie, piccoli tavoli, altri
elementi di arredo ed attrezzature di lavoro non devono restare fuori posto, le ante e i cassetti
debbono essere tempestivamente richiusi dopo l'uso, gli attrezzi da ufficio quali forbici, tagliacarte,
taglierine debbono essere tenuti in apposite custodie e riposti immediatamente dopo l'uso.
-
Movimentazione dei carichi
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Le peculiarità del lavoro, rispetto al caso più generale, consigliano di non riporre oggetti pesanti e
voluminosi, come classificatori, parti accessorie di macchine od altro, nelle parti alte delle
armadiature dove possono provocare ribaltamenti o da dove possono cadere anche sulle persone,
provocando seri danni.
-
Rischio elettrico
Gli impianti elettrici degli uffici debbono essere a norma. Così la realizzazione di nuove
installazioni e la modifica degli impianti elettrici deve essere effettuata da personale qualificato, in
base a progetto redatto da personale a ciò abilitato.
L'impianto di illuminazione degli uffici deve prevedere luci di emergenza fisse in grado di
garantire il livello minimo di illuminazione necessario.
Data la concentrazione di macchine ed apparecchiature elettriche che può verificarsi nei locali di
ufficio, vale la pena segnalare alcune misure di prevenzione:
Prese multiple volanti o cavi volanti vanno assolutamente evitati in quanto costituiscono nello
stesso tempo rischio elettrico e di inciampo;
I conduttori devono venire protetti contro i danneggiamenti meccanici;
Le nuove apparecchiature elettriche devono essere contraddistinte dal marchio CE, i manuali di
istruzione devono essere tenuti a disposizione degli utenti, le apparecchiature devono essere
sottoposte a regolare manutenzione.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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7 RISCHI CONNESSI AD IMPIANTI TECNICI O AD ATTREZZATURE
7.1 Impianti elettrici ed impianti di messa a terra
Gli impianti elettrici devono essere costruiti, installati e mantenuti in modo da prevenire i pericoli derivanti
da contatti diretti con elementi sotto tensione (prese, conduttori scoperti, ecc.). Inoltre devono essere
opportunamente protetti dai rischi dovuti a contatti indiretti, cioè il contatto con elementi al momento sotto
tensione per un guasto (parti metalliche di una macchina o di un apparecchio elettrico, ecc.).
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Un impianto elettrico è considerato a bassa tensione quando quest'ultima è uguale o minore di 400 Volt per
la corrente alternata e di 600 Volt per quella continua. Quando detti limiti vengono superati l'impianto è
ritenuto ad alta tensione.
Il rischio è rappresentato da:
contatto indiretto con elementi sotto tensione per un guasto
- contatto diretto con scatole di derivazione non protette, prese, conduttori scoperti
incendio
Impianto di messa a terra.
l'impianto, è regolarmente denunciato all'ISPESL e viene controllato da una ditta autorizzata ogni due anni.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
L'impianto elettrico deve essere costruito, installato e mantenuto in modo da prevenire i pericoli derivanti da
contatti diretti con elementi sotto tensione. Gli impianti devono essere opportunamente protetti da rischi
dovuti a contatti indiretti. Negli impianti elettrici i conduttori devono essere isolati in ragione della tensione
dell'impianto. Ad evitare che i conduttori e gli apparecchi a bassa tensione siano esposti a sovratensioni,
questi devono essere protetti mediante collegamento a terra del neutro, l'applicazione di valvole di tensione o
di dispositivi equivalenti. I circuiti elettrici devono essere protetti mediante valvole fusibili, interruttori
automatici o dispositivi similari per impedire che i sovraccarichi di corrente possano far raggiungere agli
stessi temperature pericolose. Gli impianti elettrici devono essere protetti contro le scariche atmosferiche. l
cavi elettrici che attraversano i passaggi per alimentare le macchine (computer, fotocopiatrice ecc.) devono
essere protetti e fissati con opportune canalette. Gli impianti elettrici devono essere provvisti, all'arrivo di
ciascuna linea di alimentazione, di un interruttore onnipolare. Nel quadro elettrico ogni interruttore deve
essere corredato da una targhetta che indichi il circuito di appartenenza. Inoltre deve contenere lo schema
dell'impianto.
Qualora I'ASL non effettuasse le verifiche periodiche, e opportuno che il datore di lavoro le richieda.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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7.2 Impianto anti-incendio
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Nell’istituto è stato recentemente installato un nuovo impianto anti-incendio che deve ancora essere
collaudato
Rischi possibili possono derivare da:
carente ed irrazionale ubicazione e distribuzione degli estintori
segnaletica insufficiente
manutenzione approssimativa dell'impianto estinguente
scorretto impiego dell'estintore da parte dell'operatore anche occasionale
Benche il Dirigente scolastico abbia oiù volte sollecitato l’Amministrazione provinciale affichè si
attivasse per ottenere il CPI a tuttora tale certificato non risulta essere ottenuto:
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Disporre gli estintori ad adeguata distanza relativa, all'altezza dal pavimento stabilita dalle norme.
La posizione dell'estintore deve essere segnalata da un apposito cartello rosso.
Provvedere alla formazione dei soggetti incaricati dello spegnimento. Attenersi scrupolosamente alle
istruzioni riportate sull'estintore.
Norme comportamentali
Tutti gli utenti (almeno per quanto concerne il corpo docente e non docente) dovrebbero avere almeno una
minima conoscenza circa l'impiego dell'estintore.
Mantenere sempre in efficienza i dispositivi di spegnimento,
controllando periodicamente la data di scadenza del prodotto o la data di revisione. Dopo l'uso, anche
limitato dell'estintore, provvedere alla sua ricarica completa.
Chiedere il tempestivo intervento della ditta incaricata della manutenzione e ricarica degli estintori qualora
all'approssimarsi della data prevista per il periodico controllo, non si sia ancora provveduto).
Sollecitare l’Amministrazione e diffidare l’Amministrazione provinciale affinchè si attivi a richiedere
il CPI: in fase di espletamento completo dell’iter amministrativo.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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7.3 Segnaletica di sicurezza
Descrizione del rischio. riferimenti legislativi. informazioni varie
Il D.lg. 81/08 attua la direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza
e/o di salute sul luogo di lavoro. La segnaletica di sicurezza fornisce indicazioni, prescrizioni, o divieti
concernenti la sicurezza e la salute dei lavoratori mediante cartelli, colori, segnali luminosi o acustici o
gestuali.
l cartelli mediante rappresentazione e combinazione di forme geometriche, di colori, di simboli o
pittogrammi forniscono indicazioni la cui visibilità deve essere garantita da una illuminazione di intensità
sufficiente.
I cartelli secondo il colore si dividono in:
- rosso: segnali di arresto o di divieto
- giallo: segnali di avvertimento
- verde: segnali di salvataggio
- azzurro: segnali di prescrizione
I cartelli secondo la forma geometrica si dividono in:
- circolare: segnali di prescrizione o di divieto
- quadrato o rettangolare: segnali di salvataggio, di informazione
- triangolare: segnali di avvertimento
La combinazione delle forme con i colori fornisce le
indicazioni seguenti:
- rosso + cerchio: divieto
- rosso + quadrato o rettangolo: segnaletica antincendio
- giallo + triangolo: pericolo
- verde + quadrato o rettangolo: condizioni di sicurezza.
pronto soccorso
- azzurro + cerchio: prescrizione
- azzurro + quadrato o rettangolo: informazione o norme.
D.lg. 81/08
Art. 34 L.146/94
Art. 6 comma 3 L.52/96 D.P.R. 524/82
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
I cartelli devono essere disposti in posizione ben visibile, essere sufficientemente illuminati ed avere, per
risultare leggibili e riconoscibili, dimensione A (mq.) adeguata, calcolata in rapporto alla distanza L (m.)
secondo la formula:
A ( mq.) = (LxL)/2000
Norme comportamentali
Memorizzare i principali tipi di cartelli in base alla forma ed al colore, contestualmente al contenuto del loro
messaggio.
Osservare rigorosamente le disposizioni impartite dalla segnaletica.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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7.4 Impianto ascensore
Gli impianti di ascensori e montacarichi devono essere provvisti della licenza di esercizio, dei verbali di
verifica periodica, dei rinnovi delle licenze di esercizio. Deve essere operante un contratto di manutenzione
periodica con una ditta o un manutentore abilitato. Prima della messa in esercizio dell’impianto, il
proprietario dell’impianto deve fare la relativa comunicazione al Sindaco allegando la dichiarazione di
conformità redatta dalla ditta installatrice, il nominativo della ditta che a cui verrà affidata la manutenzione
(DPR 162/99). Successivamente devono essere effettuate verifiche biennali da parte dell’ente scelto dal
proprietario tra quelli abilitati (Sezione Impiantistica Antinfortunistica -ARPA, Direzione Provinciale del
lavoro, altri soggetti anche privati purché notificati dal Ministero dell’Industria).
Nella cabina dell’ascensore deve essere esposta la targa con i dati dell’immatricolazione, della portata e con
l’indicazione del numero massimo di persone trasportabili. Ad ogni piano, all’esterno della cabina, deve
essere posto un cartello con l’indicazione “non utilizzare in caso d’incendio”. L’interruttore di emergenza a
piano terra deve essere posto in maniera visibile e segnalata.
Le porte di cabina e di piano devono essere del tipo a scorrimento automatico; devono rimanere aperte
almeno 8 secondi ed il tempo di chiusura non deve essere inferiore a 4 sec.
• L’arresto ai piani deve avvenire mediante dispositivo di livellamento con tolleranza massimo 2 cm;
• la pulsantiera sia interna che esterna deve essere posta ad un’altezza compresa tra 110 e 140 cm;
• i pulsanti devono avere la numerazione in rilievo e le scritte in Braille. L’arrivo al piano deve essere
segnalato con avviso sonoro.
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Il rischio più frequente e quello del blocco dell'impianto mentre l'apparato è in servizio, quindi con le
persone al suo interno. Pur non comportando in condizioni ordinarie rischi particolari, rappresenta una
situazione spiacevole e a volte anche traumatica sotto l'aspetto psicologico per i soggetti più sensibili. Il
livello di pericolo diventa elevatissimo viceversa in concomitanza di eventi dai potenziali effetti disastrosi
quali l'incendio, il terremoto etc.
Casi di schiacciamento, cesoiamento o di caduta nel vuoto sono rarissimi ma purtroppo documentati.
Altre fonti di rischio sono rappresentate dalla possibilità di urto contro le ante scorrevoli della porta in fase di
chiusura. Inoltre, a causa del piano di calpestio della cabina non allineato con il pianerottolo, si può incorrere
in cadute per inciampo o riportare danni alle articolazioni inferiori per improvvise sollecitazioni (distorsioni,
storte) dovute all'accidentale appoggio del piede su un livello inferiore a quello normalmente atteso.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Gli impianti di ascensori devono essere provvisti della licenza di esercizio, dei verbali di verifica periodica,
dei rinnovi delle licenze di esercizio. Deve essere operante un contratto di manutenzione periodica con una
ditta o un manutentore abilitato. Nella cabina dell'ascensore deve essere esposta la targa con i dati
dell'immatricolazione, della portata, con l'indicazione del numero massimo di persone trasportabili ed il
nominativo della ditta preposta alla manutenzione.
Ad ogni piano, all'esterno della cabina deve essere posto un cartello con l'indicazione "NON UTILIZZARE
IN CASO DI INCENDIO". L'interruttore di emergenza a piano terra deve essere posto in maniera visibile e
segnalata. Le porte di accesso al vano (art. 197/547) devono essere munite di un dispositivo che ne impedisca
l'apertura, quando la cabina non si trova al piano corrispondente, e che non consenta il movimento della
cabina se tutte le porte non sono chiuse.
In caso di guasto o di manifestazione di inconvenienti anche apparentemente marginali, richiedere
immediatamente l'intervento della Ditta incaricata.
E' importante che vengano assolti i seguenti obblighi previsti dalla legge:
a) per gli ascensori e prevista un'ispezione annuale, a cura dell'ASL
b) b) annualmente deve essere rinnovata la licenza di esercizio presentando domanda al Sindaco.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Norme comportamentali
Rispettare le indicazioni riportate sulle targhette all'interno della cabina (rispetto della portata massima e del
numero di persone trasportabile) Osservare le disposizioni impartite dalla specifica segnaletica (divieto di
utilizzo in particolari situazioni).
Una volta aperta la porta di accesso, prima di accedere al vano, accertarsi (anche se l'abitudine porta spesso il
singolo individuo a proiettarsi verso l'interno dell'ascensore senza ulteriori riflessioni) che la cabina sia
presente al piano, per evitare cadute nel vuoto. Controllare, per evitare il pericolo di cadute o di appoggiare il
piede in modo maldestro, l'eventuale dislivello del pavimento dell'ascensore rispetto al piano di calpestio
esterno; se è accentuato significa che la sonda atta a regolare il livello di fermata è malfunzionante ed in tal
caso bisogna avvisare la ditta manutentrice.
Non contrastare la chiusura automatica delle porte dell'ascensore frapponendo le mani o altre parti del corpo.
In caso di blocco dell'ascensore le persone rimaste all'interno devono:
a) non lasciarsi prendere dal panico, in quanto non corrono nessun pericolo immediato
b) non cercare di forzare le porte interne nel tentativo di uscire qualora si intraveda la luce provenire dall'
esterno (esiste il rischio di schiacciamento o di cesoiamento nel caso che la cabina si metta o venga messa in
movimento)
c) lanciare il segnale di allarme premendo l'apposito pulsante
d) nella malaugurata ipotesi di malfunzionamento del campanello di allarme, cercare di attirare a voce
l'attenzione Non fumare.
Nei limiti del possibile non utilizzare l'ascensore in caso di violenti temporali in corso.
Non utilizzare l'impianto in seguito ad un evento sismico di una determinata entità. Procedere ad un controllo
(per verificare lo stato delle guide ecc).
Non consentire l'utilizzo dell'ascensore agli allievi, fatta eccezione per i dovuti casi e comunque non senza la
presenza di un docente o di un operatore.
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7.5 Impianto di riscaldamento
La superficie dei corpi radianti, o la qualità di aria riscaldata immessa deve essere tale da assicurare
condizioni di temperatura confortevoli indipendentemente dalle temperature esterne. La manutenzione
dell’impianto deve essere affidata a personale qualificato ed il libretto di manutenzione deve essere a
disposizione degli organi di controllo.
Prima della messa in esercizio o di modifiche sostanziali di generatori di calore per impianti di riscaldamento
ad acqua calda sotto pressione con potenzialità globale dei focolari superiore a 30.000 Kcal/h, l’ente
proprietario dell’immobile deve presentare denuncia all’ISPESL. La verifica quinquennale deve essere
effettuata dalla Sezione Impiantistica- Antinfortunistica dell’ARPA (D.Lgs 93/00, DM 329/04, D.Lgs
359/99, DM 21/05/74, DM 1/12/75). Gli impianti per la produzione di calore con potenzialità superiore a
100.000 Kcal/h devono avere anche il certificato di prevenzione incendi.
Gli impianti realizzati dopo il 13 marzo 1990 sono soggetti alle norme previste dalla L.46/90. Tutti gli
impianti termici devono avere il libretto di impianto (potenzialità < 35Kw) od un libretto di centrale
(potenzialità > 35 Kw).
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Rischi:
aria troppo secca nei pressi del radiatore. Stazionare permanentemente nelle immediate adiacenze del
radiatore può provocare problemi all'apparato respiratorio.
perdite di acqua da radiatori o tubazioni
L'impianto di riscaldamento non è sempre efficiente; in alcune occasioni e particolarmente nelle prime ore
delle mattinate successive a festività, la temperatura media nelle aule non ha raggiunto per tempo i livelli
ritenuti idonei per un sufficiente confort ambientale. Questo ha causato in passato anche agitazioni da parte
degli studenti, creando quindi una situazione di non facile gestione da parte dei responsabili della scuola e
condizioni di precaria sicurezza per le scolaresche stesse.
La centrale termica e soggetta a verifica quinquennale da parte dell' ASL
Gli impianti per la produzione di calore con potenzialità superiore a 100.000 Kcal./h devono avere il
certificato di prevenzione incendi. Tutti gli impianti devono avere il libretto di impianto o il libretto di
centrale. Tali documenti vengono conservati dall’ Amministrazione Provinciale proprietaria dell’ edificio.
Si rileva la particolare condizione climatica in cui versano alcuni lavoratori che operano nel corridoio del
piano terreno a causa della presenza di correnti d'aria dovute alla vicinanza dell'ingresso e all’inadeguatezza
degli elementi riscaldanti rispetto all’elevata volumetria.
Risultano inoltre inadeguate le condizioni di temperatura ed umidità relativa dei vani scala
Riferimenti legislativi
Circ. n. 73 del 29/7/71
Circ. n. 68 del 25/11/69
Circ. Ministero dell'Industria 13/12/93 n. 231/F
Lettera Circ. n. 8242/4183 del 5/4/79
Legge 10/91
Legge 791/77
D.P.R.412/93
D.P.R.246/93
D.M. 13/12/93
D.M. 15/2/92
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Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Invitare gli allievi ad occupare una posizione meno ravvicinata al radiatore
Controllare periodicamente le condizioni dell'impianto.
7.6 Impianto idrico-sanitario
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
L'anomalia più comune dell'impianto idrico e la perdita d'acqua; se questa è vistosa e non prontamente
individuata, può causare gravi allagamenti al piano e a quelli eventualmente sottostanti.
L'acqua può venire a contatto con elementi in tensione e causare corto-circuiti, danni a macchine elettriche,
rischi di folgorazione a causa della estrema conducibilità.
L'allagamento può determinare gravi danni a mobili, suppellettili, pavimenti ed intonaci
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Mantenere in efficienza l'impianto idrico, provvedendo a periodiche verifiche dello stato di conservazione e
alla pronta sostituzione degli elementi più vetusti o deteriorati.
7.7 Impianto di diffusione allarme
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
L'impianto di diffusione dell’allarme collegato all’impianto antincendio (importante nel caso di necessità di
diramare l'ordine di evacuazione) non è perfettamente efficiente. In palestra il livello sonoro risulta
insufficiente.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Provvedere alla revisione dell’impianto.. Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale.
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7.8 Impianto di condizionamento
Le pareti metalliche dell’impianto di condizionamento debbono essere collegate in modo efficace
all’impianto a terra.
Le prese dell’aria esterna dell’impianto devono trovarsi in zone con aria non inquinata. Deve essere previsto
un programma di manutenzione periodica che prevenga il verificarsi di guasti o blocchi. I filtri
dell’impianto devono essere puliti con frequenza regolare (almeno ogni 6 mesi).
Riguardo la distribuzione dell’aria, le bocchette devono essere posizionate in modo che il getto non investa
direttamente i lavoratori. È necessario verificare periodicamente che non siano state ostruite parzialmente o
completamente una o più bocchette di distribuzione al fine di garantire il corretto funzionamento
dell’impianto ed effettuare dei controlli periodici da parte di tecnici specializzati sulla quantità e velocità
dell’aria distribuita per assicurare il funzionamento ottimale dell’impianto ed il massimo comfort per i
lavoratori.
• I fluidi frigoriferi utilizzati non devono essere infiammabili;
• gli impianti di tipo centralizzato, con potenza superiore a 50.000 mc/h, devono trovarsi in locali
appositamente destinati;
• le strutture e le porte dei locali devono avere una resistenza di almeno REI 60, le porte devono essere dotate
di autochiusura;
• ogni impianto deve essere dotato di comandi manuali, e, a seconda del tipo e della portata, di dispositivi di
controllo, arresto, rivelazione fumi, automatici
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8 RISCHI CONNESSI ALL’INSORGERE DI SITUAZIONI DI
EMERGENZA
8.01 Evacuazione
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Rischi connessi all'evacuazione:
- possibilità di infortuni per cadute e urti contro pareti, spigoli o lungo le scale a seguito di comportamenti
irrazionali (spintonamenti, panico generale)
- possibilità di non individuare, a causa del fumo o dell'oscurità, le vie di uscita di emergenza
- possibilità di trovare le vie e le uscite di emergenza non sgombre e tali da rallentare o impedire il rapido
raggiungimento del luogo sicuro
- possibilità di trovare le porte delle uscite di emergenza ostruite o in condizioni di malfunzionamento. tali da
rallentare o impedire il rapido raggiungimento del luogo sicuro
- possibilità di infortuni a causa del traffico urbano in corrispondenza di alcune uscite.
Essendo il luogo di lavoro già utilizzato antecedente mente al 01-01-1993, non si applica la disposizione
relativa al numero, alla distribuzione ed alle dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Le vie e le uscite di emergenza, le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite
da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti.
Le porte delle uscite di emergenza devono poter essere aperte verso l’esterno facilmente e immediatamente da
parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza.
Le vie e le uscite di emergenza devono essere evidenziate da apposita segnaletica. Le porte delle uscite di
emergenza non devono essere chiuse a chiave in orario di normale svolgimento delle attività, se non in casi
specificatamente autorizzati dalle autorità competenti. Verificare periodicamente lo stato delle porte in
corrispondenza delle uscite di emergenza e richiedere il tempestivo intervento di manutenzione o riparazione in
caso di difetti.
L’illuminazione delle vie e delle uscite di emergenza deve essere prevista ogni qualvolta gli ambienti sono
presidiati o frequentati dopo il tramonto e quando le stesse sono prive di illuminazione naturale o questa è
insufficiente. In caso di guasto elettrico deve entrare in funzione l’illuminazione di sicurezza.
Risultano apribili verso l’interno, di difficile o disagevole apertura e non a norma:
il portone principale di via Leardi
la porta a vetri di via Leardi
Norme comportamentali
Diramazione dell'allarme. Il segnale viene diffuso attraverso l'impianto di diffusione sonora collegato all’impianto
antincendio in modo tale da essere riconosciuto come avviso di pericolo imminente e di avvio delle operazioni di
esodo; in caso di inefficienza dell'impianto, detto ordine viene diramato attraverso il campanello normalmente
usato per scandire le unità didattiche (tre squilli brevi seguiti da uno squillo prolungato) e in caso di inefficienza
anche di questo a voce aula per aula, a cura degli operatori scolastici.
Esodo. Gli alunni, appena diramato il segnale d'allarme, DEVONO:
mantenere la calma ed interrompere con immediatezza ogni attività;
tralasciare il recupero di oggetti personali;
disporsi in fila, evitando il vociare confuso, grida e richiami e seguire, uscendo dalla classe, i due
compagni designati come apri-fila. Gli allievi serra-fila dovranno assistere eventuali compagni in
difficoltà e chiudere le porte dell'aula dopo aver controllato che nessuno sia rimasto isolato;
rimanere tra loro collegati;
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seguire le indicazioni dell'insegnante, che li accompagnerà per assicurare il rispetto delle precedenze;
camminare in modo sollecito, senza soste non preordinate (salvo l'approssimarsi di ostacoli o pericoli
improvvisi) e senza spingere i compagni, seguendo gli apri-fila lungo la via d'uscita assegnata;
attenersi strettamente a quanto ordinato dall'insegnante nel caso che si verifichino contrattempi che
richiedono una improvvisa modificazione delle indicazioni del piano (utilizzo obbligato di via di fuga
alternativa);
recarsi immediatamente verso la zona di raccolta assegnata al proprio gruppo;
se sorpresi dall'allarme in altre parti dell'edificio, dovranno dirigersi con sollecitudine verso la più vicina
via d'uscita e solo in un secondo tempo, raggiunta la zona di raccolta, cercare di ricongiungersi alla
classe di appartenenza;
8.02 Incendio
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Per l'innescarsi della combustione sono necessarie tre condizioni:
1) la presenza di una sostanza combustibile
2) la presenza dell'ossigeno
3) il raggiungimento di una temperatura minima corrispondente alla temperatura di accensione della
sostanza, oltre la quale la combustione procede indipendentemente dalla cessione di calore dall'esterno.
l prodotti della combustione, tutti potenzialmente in grado di causare effetti disastrosi, possono essere
suddivisi in quattro categorie:
1) gas di combustione
2) fiamme
3) calore
4) fumi
Modalità di propagazione dell'incendio:
causato da corto circuito elettrico
causato da esplosione di gas
causato da combustione spontanea
causato da fulmini
causato dall'abbandono di mozziconi accesi in luoghi pericolosi, ecc.
causato da azione dolosa
Nell'edificio la propagazione dell'incendio tra i vari settori e limitata dalla presenza di porte tagliafuoco che
assicurano la compartimentazione
Combustione spontanea.
Nella maggior parte dei casi per far sì che si sviluppi l'incendio, e necessario il raggiungimento della
temperatura di accensione. Tuttavia, se il materiale (ad esempio il legno) è a contatto con superfici calde per
un tempo molto lungo, possono intervenire fenomeni di carbonizzazione con possibilità di accensione
spontanea a temperature molto più basse. Il legno in grande pezzatura può essere considerato un materiale
con bassa velocità di combustione; il rischio di innesco aumenta viceversa quando le particelle diminuiscono
dimensionalmente, fino a raggiungere livelli estremamente pericolosi quando queste diventano molto piccole
(segatura o polvere, nel qual caso con rischio di esplosione). In quest'ultimo caso sarebbe sufficiente una
piccolissima quantità di energia (come quella delle cariche elettrostatiche) per provocare l'accensione.
Cause elettriche.
L'impianto elettrico può essere causa di incendio e può propagarlo attraverso le linee.
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Fumatori.
Gli incendi causati dalla disattenzione dei fumatori sono circa il 9% del totale
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Provvedimenti per ridurre la probabilità dell'insorgere o del propagarsi in zone più ampie di un incendio:
Divieto di fumare
Adozione di impianti elettrici a regola d'arte
Controllo periodico di tutti gli impianti elettrici e manutenzione preventiva delle apparecchiature
elettriche in dotazione
Messa a terra di impianti elettrici
Proteggere la struttura contro le scariche atmosferiche (impianto di parafulmine )
Riduzione di strutture, arredi, mobili combustibili ed impiego di materiali difficilmente infiammabili
Nei depositi materiali (es. prodotti per la pulizia o diversi liquidi infiammabili) non accumulare l'intera
quantità in una sola zona, bensì distribuirla diversamente.
Rispettare l'ordine e la pulizia.
La prevenzione incendi di origine elettrica viene affrontata in fase di installazione ed attraverso corrette
procedure d'uso di impianti ed apparecchiature
utilizzare gli impianti esclusivamente nelle condizioni per le quali sono stati progettati, evitando di produrre
sovraccarichi ( esempio non sovraccaricare una presa elettrica con multiple, richiedendo un assorbimento di
energia superiore a quello prescritto) - evitare la concentrazione di cavi elettrici in condizioni di scarsa
ventilazione, per evitare surriscaldamenti)
- curare al massimo l'efficienza dei normali dispositivi di sicurezza elettrici.
Norme comportamentali
Non fumare.
Non gettare comunque mozziconi accesi nei cestini, sui pavimenti ecc.
In caso di incendio:
se l'incendio si e sviluppato in classe, uscire subito e chiudere la porta
se l'incendio e fuori della classe ed il fumo rende impraticabile scale e corridoi, rimanere all'interno del
locale, chiudere bene le porta, cercare.di sigillare bene le fessure con panni e attendere i soccorsi.
lanciare immediatamente l'allarme
se l'operazione non comporta rischi cercare di intervenire con i mezzi di estinzione
effettuare le chiamate di soccorso
fare evacuare l'edificio
non utilizzare l'ascensore
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8.03 Incendio: spegnimento, utilizzo estintori
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Condizioni per lo spegnimento dell'incendio.
Se viene a mancare anche solo una delle tre condizioni viste nel punto precedente, l'incendio si estingue.
Pertanto e necessario determinare una o più condizioni tra le seguenti:
1) esaurimento o sottrazione del combustibile, ottenuto allontanando o sottraendo materialmente la sostanza
combustibile dal fuoco (operazione rischiosa, fatta eccezione per piccoli focolai relativi a materiali che non
comportino altri pericoli (es. esplosione)
2) soffocamento, ottenuto separando la sostanza combustibile dall'ossigeno dell'aria o riducendo nel locale la
percentuale di ossigeno al di sotto di valori determinati (in questo caso pericolo per le nuove condizioni
create a livello respiratorio )
3) raffreddamento, ottenuto investendo il combustibile che brucia con sostanze in grado di sottrargli calore e
abbassando la temperatura dell'intera massa al di sotto di quella di accensione.
Durante le operazioni di spegnimento, qualora l'incendio non assuma proporzioni tali da sconsigliare
l'intervento degli addetti interni, e possibile che l'operatore venga a trovarsi a breve distanza dalle fiamme
(rischio di ustione o intossicazione).
Altra fonte di rischio e da attribuire allo scorretto uso dell'estintore (errata impugnatura della lancia di
erogazione o della maniglia di supporto), in quanto le sostanze antincendio possono risultare molto
pericolose (per la temperatura, la pressione di fuoriuscita, ecc.) in caso di contatto con la pelle o con gli
occhi.
L'utilizzo di un estinguente inidoneo alle caratteristiche del locale oggetto di incendio, può causare infortuni
mortali: in particolare, lo spegnimento delle fiamme in corrispondenza di apparecchi in tensione con
estinguenti conduttori di elettricità o con getti d'acqua, può provocare la folgorazione dell'operatore.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Provvedere alla formazione dei soggetti incaricati dello spegnimento. Attenersi scrupolosamente alle
istruzioni riportate sull'estintore.
Non avvicinarsi troppo alle fiamme. Cercare di non compromettere la possibilità di fuga, con interventi
troppo prolungati. Prima dell'utilizzo, verificare la compatibilità tra il tipo di estinguente e il locale (oggetti,
macchine, impianti contenuti all'interno) nel quale si sono propagate le fiamme. Verificare in particolare, se
l'estinguente e utilizzabile su apparecchi sotto tensione elettrica. Non utilizzare l'acqua (a maggior ragione se
il getto è pieno e non frazionato ) per spegnere incendi su apparecchi sotto tensione elettrica. Non rivolgere
verso il volto la lancia dell'estintore. Non aspirare i gas, fumi o polveri fuoriuscenti dall'estintore.
Mantenere sempre in efficienza i dispositivi di spegnimento, controllando periodicamente la data di scadenza
del prodotto o la data di revisione. Chiedere il tempestivo intervento della ditta incaricata della manutenzione
degli estintori qualora all'approssimarsi della data prevista per il periodico controllo, non si sia ancora
provveduto.
Norme comportamentali
Tutti gli utenti (almeno per quanto concerne il corpo docente e non docente) dovrebbero conoscere le
modalità di impiego dell'estintore. Dopo l'utilizzo, aerare i locali
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8.04 Ustioni
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
In caso di incendio, il calore provocato dalla combustione può provocare la disidratazione dei tessuti,
difficoltà o blocco della respirazione e ustioni. Una temperatura dell'aria, misurata ad altezza d'uomo di 150°
C e da ritenere la massima sopportabile per brevissimo tempo, meno di 5 minuti, con aria sufficientemente
secca. Una temperatura di circa 50° C e la massima sopportabile per circa 1 ora. Tale valore si abbassa se
l'aria e umida.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Norme comportamentali
Cercare di rimanere a distanza di sicurezza dalle fiamme; se necessario coprire con indumenti possibilmente
umidi il volto e le mani.
In caso di incendio non utilizzare l'ascensore
8.05 Intossicazione e soffocamento (da incendio)
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
In caso di incendio, i fumi della combustione possono, in ambiente chiuso, provocare seri danni all'apparato
respiratorio, fino alle estreme conseguenze.
La maggior parte dei combustibili contiene carbonio, che in condizioni di combustione in ambiente povero di
ossigeno, porta alla formazione dell'ossido di carbonio. La mortalità in caso di incendio e dovuta nella
maggior parte dei casi all'inalazione di CO, di gas di combustione caldi, di aria calda oppure da carenza di
ossigeno. L' azione dell'ossido di carbonio altera la composizione sanguigna, procura uno stato di
incoscienza quasi istantanea e la morte in pochi minuti, se la percentuale di tale gas nell'ambiente raggiunge
l'1,3%. Analogamente una piccolissima percentuale, lo 0,05%, se inalata inavvertitamente per circa tre ore,
può essere mortale.
La carenza di ossigeno provocata dall'incendio in atto può determinare una ulteriore fonte di rischio: se la
percentuale scende dal valore normale del 21% al 15%, si producono sull'organismo fenomeni di
spossatezza, mancanza di volontà e scarsa predisposizione ad una reazione immediata Per percentuali
dell'ordine del 10% si perde il controllo della situazione pur conservando lo stato di coscienza, mentre
intorno al 6% si perdono i sensi. Vengono pertanto a mancare le condizioni ottimali per attuare con un
minimo di lucidità mentale un razionale piano di evacuazione.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
In caso di incendio e di impossibilità ad evacuare da un luogo nel quale si e sviluppato un incendio, cercare,
se possibile di filtrare l'aria attraverso un fazzoletto, meglio se bagnato, e sdraiarsi sul pavimento (il fumo ed
il calore tendono a salire)
In caso di incendio non utilizzare l'ascensore
Favorire l'evacuazione del fumo dai locali interessati da un incendio: comunque fare attenzione in quanto con
tale operazione si può favorire lo svilupparsi anche violento di una combustione in corso.
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8.06 Fumo (da combustione)
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Il fumo è costituito da piccolissime particelle solide (aerosol) contenenti catrami, particelle di carbonio ed
altre sostanze incombuste. Può essere composto anche da particelle liquide (nebbie), o da vapori condensati.
Tranne casi particolari (es. combustione di gas metano), il fumo accompagna sempre l'incendio e spesso è
presente in quantità tale da impedire la visibilità. Esso ha inoltre un effetto fortemente irritante per le mucose
degli occhi e per le vie respiratorie. Le quantità di fumo che si sviluppano sono notevolissime; nella maggior
parte dei casi il fumo invade i locali degli edifici in tempi molto brevi, rendendo la respirazione impossibile
molto prima che la temperatura raggiunga i 150°C.
E' quindi il fumo il primo ostacolo che si deve evitare se si vuole consentire l'esodo delle persone e
successivamente l'ingresso delle squadre di soccorso nei locali dove si sviluppa un incendio.
Ai fenomeni sopra citati si può aggiungere a volte la carenza di ossigeno provocata dall'incendio in atto.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
In caso di incendio e di impossibilità ad evacuare da un luogo nel quale si e sviluppato un incendio, cercare,
se possibile di coprirsi il viso con un indumento bagnato.
Disporsi a terra (il fumo tende a salire).
In caso di incendio non utilizzare l'ascensore
Favorire l'evacuazione del fumo dai locali interessati da un incendio: comunque fare attenzione in quanto con
tale operazione si può favorire lo svilupparsi anche violento di una combustione in corso.
8.07 Allagamento interno
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Causato da rottura di impianti idrici. Se la perdita è vistosa e non prontamente individuata, può causare gravi
danni al piano e a quelli eventualmente sottostanti.
Rischi connessi:
- possibilità di corto circuito di macchine, impianto di illuminazione ed impianti elettrici in generale, per
effetto del contatto con l'acqua
- possibilità di folgorazione per conducibilità elettrica dell'acqua
- pavimenti e percorsi orizzontali e verticali resi sdrucciolevoli
- danni alle strutture ( pavimenti ed intonaci), agli arredi
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Se la perdita viene prontamente individuata, chiudere l'interruttore generale dell'impianto idrico.
In caso di allagamento chiudere l'interruttore generale dell'energia elettrica.
Se il fenomeno assume proporzioni preoccupanti, ordinare l'evacuazione dell'edificio e allertare i mezzi di
soccorso.
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8.08 Esondazione
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Normalmente I'esondazione di un corso d'acqua, a seguito d piogge intense, consente alle autorità competenti
tempi di valutazione sufficientemente ampi.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Attenersi alle disposizioni impartite dalle autorità competenti.
Nell'ipotesi eccezionale di fenomeno di esondazione improvviso e tale da non consentire alle autorità di
predisporre un piano operativo o di avvertire per tempo i dirigenti scolastici diramare l'allarme e ordinare lo
spostamento delle classi ubicate al piano terreno ai piani più alti dell'edificio, quindi attendere i soccorsi.
8.09 Evento sismico
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
In caso di movimento tellurico, i danni potrebbero essere ingenti, in quanto gli assestamenti statici della
struttura o crolli anche parziali provocherebbero effetti collaterali quali allagamenti per rotture di tubazioni,
corto circuiti e fughe di gas con rischio di incendio o esplosione.
Casale Monferrato si trova in una zona dichiarata non sismica.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Norme comportamentali
Se ci si trova in un luogo chiuso:
- mantenere la calma
- non precipitarsi fuori
- restare in classe o nel locale e cercare di proteggersi dalla caduta di lampadari, mobili e calcinacci
riparandosi sotto il banco, la scrivania, il tavolo di lavoro, sotto I'architrave della porta (quest'ultimo
rifugio tuttavia e sconsigliabile se sopra la porta esiste la vetrata) o raggiungendo gli angoli della stanza
in prossimità dei muri portanti o dei pilastri.
- allontanarsi dalle finestre, porte con vetri, armadi perché la loro caduta provocherebbe ferite
- se ci si trova nei corridoi o nel vano scala, rientrare nella propria classe o in quella più vicina
- dopo il terremoto, all'ordine di evacuazione, abbandonare l'edificio e raggiungere il luogo sicuro
- non usare l'ascensore (si può bloccare per deformazione delle guide o per mancanza di energia elettrica).
Se ci si trova all'aperto:
- allontanarsi dall'edificio e non sostare lungo i muri dei fabbricati (per evitare il rischio di essere colpiti
dalla caduta di tegole, cornicioni o camini); allontanarsi dagli alberi, dai lampioni e dalle linee elettriche
- cercare un punto sulla cui verticale non vi sia nulla; viceversa cercare riparo sotto qualcosa di sicuro
come una panchina
- non avvicinarsi ad animali spaventati.
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8.10 Presenza di ordigno esplosivo all'interno della scuola
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Avvertire l'autorità competente. Diramare l'eventuale ordine di evacuazione.
8.11 Emergenza tossico-nociva (accertata dalle autorità competenti)
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Attenersi alle disposizioni impartite dalle autorità competenti.
Se obbligati a rimanere nell'edificio:
- chiudere le finestre
- cercare di sigillare le finestre
8.12 Cedimenti strutturali
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
I segnali che denunciano un cedimento strutturale in atto sono:
profonde fessurazioni nelle pareti divisorie
lesioni agli elementi strutturali portanti verticali (pilastri, murature portanti}
lesioni agli elementi strutturali portanti orizzontali (solai, scale }
lesioni in corrispondenza della facciata dell'edificio
lesioni in corrispondenza di davanzali, stipiti ed architravi
scricchiolii
difficoltà nell'apertura e chiusura di porte
pavimenti che subiscono evidenti deformazioni
Misure preventive o migliorative Norme comportamentali
Chiedere l'intervento dell'Amministrazione Provinciale o di altre autorità ( Genio Civile }.
Diramare in caso di immediato pericolo (rischio di crollo imminente} l'ordine di evacuazione
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9 RISCHI VARI
9.1 Pericoli per chi transita nelle immediate adiacenze dell'edificio: caduta neve dai
cornicioni, formazione di ghiaccio
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Nella stagione invernale, a seguito di abbondanti precipitazioni nevose, sulla copertura dell'edificio si
possono ammassare notevoli quantitativi di neve, con conseguente rischio di caduta, talvolta sotto forma di
lastre di ghiaccio, sui marciapiedi sottostanti.
A causa delle temperature rigide, è possibile la formazione di ghiaccio sui marciapiedi con rischio di
scivolamento e pericolose cadute.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Mettere in atto, qualora l'Amministrazione Provinciale non avesse ancora provveduto a farlo, dispositivi
(tavole appoggiate ai muri perimetrali, cartelli) per segnalare il pericolo e dissuadere i passanti a transitare
sui marciapiedi sottostanti o gli automobilisti a parcheggiare in aderenza al fabbricato.
Incaricare gli operatori scolastici di vigilare in corrispondenza degli accessi nell'orario di ingresso e uscita
degli allievi, in modo da poter tempestivamente avvisare questi ultimi in caso di distacco di lastre ghiacciate.
In caso di pericolo grave richiedere l'immediato intervento dei VV.FF. per rimuovere le masse di neve
instabili.
Fare spargere il sale antigelo in corrispondenza dei marciapiedi limitrofi all'edificio.
9.2 Distribuzione automatica di bevande e alimenti
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Nei corridoi dell'istituto sono state installate macchine distributrici automatiche di bevande calde e fredde, di
tramezzini e merendine. I rischi connessi a tale erogazione sono:
intossicazione alimentare causata da eventuali prodotti scaduti o avariati
congestione per assunzione di bevande troppo fredde
rischio elettrico per la presenza di cavi, prese.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Richiedere alla Ditta fornitrice una certificazione attestante la qualità dei prodotti distribuiti quotidianamente.
Non consentire la distribuzione di bevande anche solo moderatamente alcooliche ( es. birra, aperitivi )
Pretendere che l'impianto di refrigerazione sia regolato in modo tale da erogare bevande non eccessivamente
fredde.
Norme comportamentali
Prima di consumare il prodotto controllare la presenza sulla confezione della data di scadenza.
Questa deve essere sempre ben visibile.
Non consumare prodotti scaduti o comunque avariati.
Segnalare la presenza di prodotti scaduti o comunque avariati.
In particolar modo nella stagione estiva bere le bevande fredde con cautela.
Non toccare fili elettrici, prese o altre parti in tensione.
Non scuotere o cercare di muovere le macchine distributrici.
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9.3 Assistenza sanitaria per gli allievi
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
A volte pervengono dai ragazzi richieste di sostanze medicinali per alleviare dolori, stati febbrili, sensazioni
di malessere; si possono verificare casi di perdita temporanea di coscienza o ancora infortuni (es. in palestra)
con possibili lussazioni, distorsioni, fratture, traumi, ferite.
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Norme comportamentali.
Non procurare agli allievi o somministrare loro alcun tipo di farmaco senza il preventivo parere di un
medico.
Qualora si ritenga necessario, chiedere l'intervento dei familiari ( per il ricovero a casa) o in caso di serio
malessere o incidente, del presidio medico (pronto soccorso, 118)
In caso di indispensabile contatto interpersonale con persone malate o ferite, usare guanti di gomma.
9.4 Accompagnamento degli alunni in locali esterni alla scuola
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Le classi si recano alla palestra “Leardi”, a teatro, al cinema, allo stadio, al palazzotto dello sport e in altri
locali all'aperto o indoor, per svolgere le ore di educazione fisica, per assistere a spettacoli, manifestazioni
sportive, per svolgere attività di esercitazione ecc. accompagnati dai propri insegnanti.
Rischio: incidente
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle
strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori.
Ogni classe deve essere accompagnata da almeno un insegnante
9.5 Presenza di nidi di vespe, calabroni, colonie di piccioni ecc.
Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie
Pericoli:
punture di vespe e calabroni, particolarmente pericolose per i soggetti affetti da specifica allergia (
rischio di shock per reazione di tipo anafilattico )
presenza di escrementi di piccione su davanzali, nicchie
Misure preventive o migliorative, norme comportamentali
Accertata la presenza di nidi di vespe o calabroni non prendere alcuna iniziativa ma richiedere l'intervento
dei VV.FF. per la bonifica.
Per quanto riguarda l'eventuale presenza di piccioni, richiedere l'intervento della A.S.L.
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
pag. 128/143
10 VALUTAZIONE DEI RISCHI E PROGRAMMA DELLE MISURE DI
MIGLIORAMENTO
10.1 REQUISITI IGIENICO SANITARI
Normativa di riferimento
Verbale di collaudo statico
- D.Lgs 81/2008, Titolo II artt. 62 ÷ 68 “Luoghi di lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”
- Regolamento locale di igiene
Recuperare dalla Provincia copia della dichiarazione di agibilità dell’edificio
rilasciata dal Comune di Casale Monferrato
Recuperare dalla Provincia copia del verbale di collaudo statico dell’edificio
Manutenzione e pulizia
Conformità dei locali ai Requisiti
igienico-sanitari vigenti
Conforme
I luoghi di lavoro sono conformi ai requisiti igienico sanitari del locale
Regolamento di Igiene.
Dichiarazione di agibilità
PAVIMENTI, MURATURE, FINESTRE, PORTE, SCALE
Conformità dei locali ai requisiti
igienico-sanitari vigenti
Pavimenti non pericolosi
Murature non pericolose
Finestre non pericolose
Superfici vetrate non pericolose
Porte non pericolose
Scale non pericolose
Parapetti
Ambienti di lavoro per oltre il
50% sotto il livello stradale
Conforme
Presenti alcune non conformità
Conforme
Conforme
Presenti alcune non conformità nelle vetrate.
Portone principale non conforme
Presenti alcune non conformità
Presenti alcune non conformità
Presenti numerosi locali al piano seminterrato adibito a deposito ed archivio e
quindi senza presenza fissa di personale
MICROCLIMA, ILLUMINAZIONE, AREAZIONE
Microclima adeguato
Illuminazione sufficiente
Areazione dei locali
Conforme
Conforme
I locali al piano terreno dispongono di un impianto di aerazione forzata
SERVIZI IGIENICO-ASSISTENZIALI
Spogliatoi
Servizi igienici
Docce
Conforme
Conforme
Conforme
SCAFFALATURE, VIE DI PASSAGGIO, APERTURE PERICOLOSE
Scaffalature
Vie di passaggio
Aperture nel suolo/pareti
pericolose
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Conforme; non caricate oltre la loro portata massima
Conforme
Conforme
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Pericolo e/o non
conformità rilevata
Certificato di agibilità
Verbale di collaudo
Recuperare dalla Provincia
copia del verbale di
collaudo statico
dell’edificio.
statico
Il pavimento della
presidenza è in tessuto
non rispondente alle
specifiche anti-incendio e
possono essere presenti
composti volatili organici e
contaminanti biologici
Superfici vetrate
Scalone
Scaletta portineria
Parapetti
Il portone principale su via
Mameli non è apribile nel
verso dell’esodo e non è
dotato di maniglione
antipanico
Misura di miglioramento a carico del Datore di
lavoro da attuare entro le scadenze indicate
Recuperare dalla Provincia copia della dichiarazione di
agibilità dell’edificio rilasciata dal Comune di Casale
1 1 1
Monferrato
P D R
Scadenza
Resp.
Provincia/
Comune
31/12/14
Provincia
1 1 1 Recuperare il verbale di collaudo statico della struttura.
30/06/15
Provincia
2 2 4
Avanzare la richiesta alla Provincia di rimozione della
moquette
Sostituire tutte le superfici vetrate pericolose con altre
1 4 4 dotate di certificazione di sicurezza UNI 12600 oppure
proteggerle con pellicole di sicurezza adesive certificate
La lastra in pietra costituente la pedata di un gradino
2 2 4 della prima rampa dello scalone risulta scheggiata.
Provvedere alla sostituzione della lastra
Nella prima rampa della scaletta adiacente la portineria
2 2 4 manca il corrimano. Richiedere alla provincia
l’installazione dello stesso
I parapetti dei terrazzi al primo piano hanno un’altezza
inferiore ai 100 cm, risultano troppo flessibili, scalabili e
2 2 4
le aperture sono superiori ai 10 cm. Ripetere la richiesta
di intervento della provincia per la messa a norma
30/06/15
Provincia
30/06/15
Provincia
30/06/15
D.S.
30/06/15
Provincia
30/06/15
Provincia
Chiedere all’Ente proprietario la messa a norma del
2 2 4 portone principale
30/06/15
10.2 IMPIANTI ASCENSORE e MONTACARICHI
Normativa di riferimento
Documentazione di conformità
Verifiche biennali da parte
dell’Organismo abilitato
Manutentore degli impianti
Sistema di allarme e sistema
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
- D.Lgs 81/2008, Titolo II “Luoghi di lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”
- D.P.R. 162/1999 “Regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva
95/16/CE sugli ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione
del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonchè della relativa licenza di esercizio
- D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti
all’interno degli edifici
Presenti i libretti di omologazione ISPESL degli impianti conservati presso la
Segreteria
Presenti le dichiarazioni di conformità degli impianti rilasciate dagli
installatori conservate presso la Segreteria
Presenti presso la Provincia i verbali delle verifiche biennali eseguite
La manutenzione degli impianti viene eseguita regolarmente da ditta abilitata
Gli ascensori e montacarichi sono dotati in cabina di sistema di allarme e
pag. 130/143
citofonico di comunicazione in
cabina
Cartello “Divieto di utilizzo in
caso di incendio”
.
citofonico di comunicazione con l’esterno
Sono presenti all’esterno delle cabine i cartelli che vietano l’utilizzo degli
impianti in caso di incendio
Pericolo e/o non
conformità rilevata
P D R
Impianto ascensore
2 2 4
Misura di miglioramento a carico del Datore di lavoro da
attuare entro le scadenze indicate
Richiedere alla Provincia evidenza della effettiva verifica biennale
regolare dell’ ascensore
Scadenza
30/06/15
Resp
.
D.S.
10.3 IMPIANTO ELETTRICO
Normativa di riferimento
Classificazione aree
omogenee a rischio elettrico
Impianto elettrico
Documentazione di
conformità
- D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”
- D.P.R. 462/2001 “Regolamento di semplificazione del procedimento per denuncia di
installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di
messa a terra di impianti elettrici e di impianelettrici pericolosi.”
- D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti
all’interno degli edifici”
- Norme CEI
Tutti i locali dell’Istituto sono classificabili a maggior rischio di incendio per rischio
elettrico
. In particolare maggior rischio si ha:
- nel deposito libri
- in sala stampa
- nel laboratorio di chimica
Impianto elettrico funzionante a 220/380 V ed alimentato dalla rete ENEL.
Recuperare dalla Provincia di Alessandria il progetto esecutivo e la dichiarazione di
conformità dell’impianto elettrico rilasciata dalla ditta installatrice oppure
dichiarazione di rispondenza dell’impianto ai sensi del DM 37/2008 a firma di tecnico
abilitato
10.4 IMPIANTO DI TERRA E PROTEZIONE DELLE CARICHE ATMOSFERICHE
Normativa di riferimento
Omologazione ISPESL
dell’impianto messa a terra
Verifica periodica
dell’impianto messa a terra
Descrizione dell’impianto di
protezione contro i fulmini
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
- D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”
- D.P.R. 462/2001 “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia
di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi
di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi.”
- D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti
all’interno degli edifici”
- Norme CEI
Recuperare dalla Provincia di Alessadria evidenza della effettiva omologazione ISPESL
dell’impianto di messa a terra.
Impianto soggetto all’obbligo di verifica biennale
Incarico affidato dalla Provincia di Alessandria
Presenti presso la Provincia i verbali delle verifiche periodiche
Recuperare dalla Provincia di Alessandria evidenza della effettiva verifica biennale
regolare dell’impianto di messa a terra.
Non presente in quanto l’edificio risulta autoprotetto.
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10.5 – IMPIANTO DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”
- D.M. 1/12/1975, art. 18 “Norme di sicurezza per apparecchi contenti liquidi
caldi sotto pressione”
- D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti
all’interno degli edifici”
- D.M. 23/09/2004 “Modifica del decreto del 29 febbraio 1988, recante norme di sicurezza per
la progettazione, l’installazione e l’esercizio dei depositi di gas, di petrolio liquefatto …”
Impianto di
condizionamento e
climatizzazione
Non presente
Serbatoi di sostanze
combustibili (gasolio, Gpl)
Non presenti
Dichiarazione di
Recuperare dalla Provincia di Alessandria il progetto esecutivo e la dichiarazione di
conformità impianti meccanici conformità dell’impianto di riscaldamento dell’Istituto rilasciata dalla ditta installatrice
oppure dichiarazione di rispondenza dell’impianto ai sensi del DM 37/2008 a firma di
tecnico abilitato.
Verifica quinquennale
ASL
A carico della Provincia di Alessandria proprietaria dell’Istituto
Certificato prevenzione incendi Richiedere alla Provincia di Alessandria l’ottenimento del CPI
10.6. – RISCHIO INCENDIO E PREVENZIONE INCENDI
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”
- D.M. 16/02/1982 “Determinazione attività soggette alle visite prevenzioni
incendi”
- D.M. 10/03/1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio per la gestione dell’emergenza
nei luoghi di lavoro”
- D.M. 26/08/1992 “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica”
Attività soggette al controllo dei L’Istituto è soggetto al controllo periodico dei Vigili del Fuoco per le seguenti attività di cui al
Vigili Fuoco
D.M. 16/02/1982:
n° 85 ‘Scuole, collegi e simili con n. persone presenti > 500’
Certificato Prevenzione Incendi Richiedere alla Provincia di Alessandria l’ottenimento del CPI
Classificazione del
rischio incendio
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
L’Istituto è classificato a rischio di incendio MEDIO ai sensi del D.M.
10/03/1998 in quanto sono presenti all’interno dell’Istituto oltre 500 persone
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Registro dei Controlli di
Prevenzione Incendi
Presente registro dei controlli di prevenzione incendi regolarmente tenuto dal
Collaboratore scolastico Giuseppe Barbesino
Servizio esterno dei Vigili del
Fuoco più vicino
Comando dei Vigili del Fuoco di Alessandria. Tempo di intervento: ca. 10 minuti
ESTINTORI PORTATILI
Ditta per manutenzione
semestrale obbligatoria
L’incarico per la manutenzione semestrale degli estintori portatili è affidato a
ditta abilitata da parte della Provincia di Alessandria proprietaria dei locali.
IMPIANTO IDRICO ANTINCENDIO
Documentazione di
conformità
Richieder alla Provincia di Alessandria proprietario dell’edificio la dichiarazione di
conformità.
IMPIANTO RIVELAZIONE ED ALLARME INCENDI
Documentazione di
conformità dell’impianto
Richieder alla Provincia di Alessandria proprietario dell’edificio la dichiarazione di
conformità
COMPARTIMENTAZIONE DELL’EDIFICIO
Documentazione di
conformità
Richieder alla Provincia di Alessandria proprietario dell’edificio i certificati
di omologazione delle porte REI e le dichiarazioni di corretta posa in opera delle porte REI
rilasciate dagli installatori.
Documentazione di
Richieder alla Provincia di Alessandria, proprietaria dell’edificio, la
conformità dei sistemi di
documentazione di conformità CE dei sistemi di apertura a spinta delle porte
apertura delle porte
(maniglioni antipanico)
(D.M. 30 novembre 2004)
SISTEMA DI EVACUAZIONE IN CASO DI EMERGENZA
Descrizione del sistema
di evacuazione in caso di
emergenza
Da ogni locale è possibile raggiungere l’esterno dell’edificio (vari luoghi sicuri
nei giardini attorno all’edificio) utilizzando le vie di fuga (corridoi e scale interne) e le
uscite di emergenza presenti nonché le quattro scale di emergenza esterne
Segnalazione delle vie di
fuga ed uscite di
sicurezza
Dimensioni delle vie di
fuga ed uscite di sicurezza
Sia le vie di fuga che le uscite di emergenza sono segnalate chiaramente con
apposita cartellonistica.
Accessibilità delle vie di
fuga ed uscite di sicurezza
La maggior parte delle uscite di sicurezza sono raggiungibili da ogni posto di lavoro con una
distanza non superiore a 30 mt e sono dotate di sistema di facile apertura a spinta nel verso
dell’esodo. Le vie di fuga ed uscite di emergenza sono risultate sgombre da ostacoli.
Impianto di diffusione
automatica dell’allarme
Presente non conformità
Tutte le vie di fuga ed uscite di emergenza hanno una larghezza minima di 80
cm ed una altezza da terra minima di 200 cm
ILLUMINAZIONE DI EMERGENZA
Descrizione impianto di
illuminazione di emergenza
Presenti lampade autoalimentate a batteria uniformemente distribuite in tutti i corridoi e
scale. Le lampade di emergenza installate assicurano una illuminazione di emergenza per
almeno 60 minuti.
GESTIONE DELLE EMERGENZE
Planimetrie di evacuazione
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
Presenti in vari punti alle pareti le planimetrie di evacuazione
pag. 133/143
Piano di emergenza
Presente in allegato il piano di emergenza conforme al D.M. 10/03/1998 e riportante le
procedure da seguire per la gestione di varie situazioni di emergenza.
Informazione e
I lavoratori sono informati e formati sulla prevenzione incendi e gestione delle emergenze sia
formazione dei lavoratori sulla con i corsi di formazione a cui partecipano periodicamente sia con prove di evacuazione
gestione emergenze
Prove di evacuazione
Eseguite regolarmente due prove di evacuazione ogni anno.
Pericolo e/o non
conformità rilevata
Impianto
illuminazione di
emergenza
Prova dell’impianto
di illuminazione di
emergenza
L'impianto
di
diffusione
dell’allarme collegato
all’impianto
antincendio
è
efficiente.
P D R
Estintori portatili
1 2 2
2 2 4
Misura di miglioramento a carico del Datore di lavoro da
attuare entro le scadenze indicate
Le batterie delle luci di emergenza non sono mai state sostituite
e sono esaurite. Rinnovare richiesta di sostituzione delle stesse
alla Provincia
Scadenza
Richiedere alla Provincia un controllo periodico dell’impianto.
31/12/14
Resp.
D.S.
31/12/14
D.S.
2 2 4
D.S.
1 2 2
Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale affinche
provveda alla revisione periodica dell’impianto.
Richiedere all’Amministrazione provinciale la sostituzione degli
estintori che andranno “in scadenza”
30/06/15
30/06/15
D.S.
10.7. – RISCHIO FORMAZIONE ATMOSFERE ESPLOSIVE
La presente sezione rappresenta il “Documento sulla protezione contro le esplosioni” relativo alla Sede come previsto
dall’art. 294 del D.Lgs 81/2008
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo XI artt. 287 ÷ 297 “Protezione da miscele esplosive”
- D.Lgs 81/2008, Allegati XLIX, XL e XLI
Aree in cui possono
formarsi atmosfere esplosive
Non vi sono aree che rientrano nel campo di applicazione del Titolo XI del
D:Lgs 81/2008
Sostanze in grado di
formare una atmosfera
esplosiva
Non applicabile
Possibili sorgenti di
emissione
Non applicabile
Possibili fonti di
accensione
Non applicabile
Valutazione rischio
esplosione residuo
Non applicabile
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
pag. 134/143
Misure di prevenzione e
protezione adottate
Non applicabile
10.8. – RISCHIO ATTREZZATURE DI LAVORO
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo III Capo I artt. 69 ÷ 73 “Uso delle attrezzature di
lavoro”
- D.Lgs 81/2008, Allegati V, VI e VII
Conformità delle
attrezzature di lavoro che
presentano rischi per
l’utilizzatore
Presenti nei laboratori varie attrezzature di lavoro e macchine utensili che presentano rischi
per l’utilizzatore. La maggior parte di queste macchine sono ante obbligo marcatura CE ma
sono comunque dotate dei necessari sistemi di protezione e di sicurezza e vengono
costantemente tenute sotto controllo dagli assistenti tecnici di laboratorio
Conformità utensili
manuali
Gli utensili elettrici sono dotati di spina tipo CEI 17 con grado di protezione almeno IP44 e
sono muniti di collegamento elettrico a terra o di doppia protezione
Conformità scale portatili
Le scale portatili sono dotate di piedini antiscivolo e fermo contro l’apertura incontrollata
della scala.
Conformità attrezzature
da ufficio
Le attrezzature e gli arredi da ufficio sono certificati a norma di sicurezza dal produttore;
non presentano spigoli vivi o parti pericolose.
I cassetti sono dotati di fermo di apertura che ne impedisce la completa estrazione dalla loro
sede.
Gli oggetti alle pareti e sugli scaffali sono esposti in maniera sicura e tale da non costituire un
pericolo in caso di caduta accidentale e/o rovesciamento
Non applicabile
Conformità apparecchi di
sollevamento
Conformità attrezzature soggette Non sono presenti attrezzature di lavoro che rientrano tra quelle soggette a verifiche
a verifiche periodiche
periodiche di cui all’Allegato VII del D.Lgs 81/08
Conformità carrelli elevatori
Non sono presenti carrelli elevatori
Conformità apparecchi a
pressione
Non sono presenti apparecchi a pressione
10.9. – RISCHIO ATTREZZATURE MUNITE DI VDT
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo VII artt. 172 ÷ 179 “Attrezzature munite di
videoterminali”
- D.Lgs 81/2008, Allegati IV
DPI
Non necessari per questo rischio
Sorveglianza sanitaria
I lavoratori addetti a VDT sono soggetti a visita medica biennale/quinquennale
secondo protocollo di sorveglianza sanitaria elaborato dal Medico competente
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
pag. 135/143
Altre misure di
prevenzione e protezione
adottate
-
Conformità dello spazio
I posti di lavoro a VDT sono ben dimensionati e allestiti in modo che vi sia
spazio sufficiente per permettere al lavoratore cambiamenti di posizione e movimenti
operativi.
Conformità del
microclima
I posti di lavoro a VDT hanno un livello di rumore ambientale e temperatura
adeguati, non vi sono correnti d’aria fastidiose e la qualità dell’aria è buona. Le condizioni
microclimatiche non sono causa di disconfort per i lavoratori. Le attrezzature in dotazione non
producono un eccesso di calore.
I posti di lavoro a VDT hanno una lluminazione generale e locale (lampade da
tavolo) che garantisce un illuminamento sufficiente e un contrasto appropriato tra lo
schermo e l’ambiente circostante, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle
esigenze visive dell’utilizzatore. Le postazioni di lavoro sono disposte correttamente in
funzione dell’ubicazione delle fonti di luce naturale ed artificiale evitando riflessi sullo
schermo e eccessivi contrasti di luminanza ed abbagliamenti dell’operatore.
Conformità della
illuminazione
Pause di lavoro di 15 min ogni 2 ore di attività continuativa a VDT
Alternanza delle attività a VDT con altre attività
Presenza di veneziane e/o tende alle finestre
Presenza di impianto di illuminazione conforme per VDT
Conformità dei tavoli
I posti di lavoro a VDT hanno un tavolo stabile, di dimensioni sufficienti a
assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo, con una altezza da terra
compresa fra il 70 e 80 cm e con spazio sufficiente per posizionare la tastiera, i documenti e il
materiale accessorio e permettere il movimento degli arti inferiori nonché l’ingresso del
sedile e dei braccioli della sedia ove presenti.
Conformità dei monitor
I posti di lavoro a VDT hanno monitor che forniscono una immagine chiara,
stabile e di grandezza sufficiente, orientabili, inclinabili e senza riflessi fastidiosi sullo
schermo. La risoluzione dei monitor garantisce una buona definizione, una forma chiara, una
grandezza sufficiente dei caratteri e uno spazio adeguato tra essi. L’immagine è stabile, è
esente l’effetto farfallamento, tremolio o altre forme di instabilità. La brillanza e il contrasto
di luminanza tra i caratteri e lo sfondo dello schermo sono facilmente regolabili e adattabili
alle condizioni ambientali.
Conformità delle tastiere
I posti di lavoro a VDT hanno tastiere separate dallo schermo, facilmente
regolabili e dotate di meccanismo di variazione della pendenza per consentire di assumere
una posizione confortevole e tale da non provocare l’affaticamento delle braccia e delle
mani. Lo spazio sui piani di lavoro consente un appoggio degli avambracci davanti alla
tastiera nel corso della
digitazioni e tiene conto delle caratteristiche antropometriche dell’operatore. Il mouse è posto
sullo stesso piano della tastiera in posizione facilmente raggiungibile e dispone di uno spazio
adeguato per il suo uso
I posti di lavoro a VDT hanno sedili stabili, con piedi su ruote a cinque razze, permettono
libertà di movimento, hanno altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e
dimensione della seduta adeguata alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore. Gli
schienali forniscono un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente. Sono
adeguati alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore e hanno un’altezza ed un
inclinazione regolabile.
Conformità dei sedili
Valutazione del rischio
residuo
Assistente amministrativo:
rischio BASSO
Assistente Tecnico Laboratorio Informatica:
rischio TRASCURABILE
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
pag. 136/143
10.10. – RISCHIO MOVIMENTAZIONE MANUALE CARICHI
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo VI artt. 167 ÷ 171 “Movimentazione manuale dei
carichi”
- D.Lgs 81/2008, Allegati III
- norma ISO 11228-1 “Valori limite di riferimento per la popolazione maschile e
femminile”
Metodologia di
valutazione del rischio
1) Censimento delle attività in cui vi è movimentazione manuale di carichi di massa superiore
a 3 kg
Attività che comportano
Movimentazione pezzi per attrezzaggio delle macchine utensili e
movimentazione manuale di
tecnologiche
carichi superiori a 3 kg (art. 168 Movimentazione manuale dei sacchi dei rifiuti, ed occasionalmente di arredi o
D.Lgs 81/08)
attrezzature di laboratorio
Le suddette attività di movimentazione manuale dei carichi sono occasionali e non
continuative. I carichi più pesanti sono movimentati in due o con l’ausilio di carrelli o della
capra. Si ritiene, quindi, basso il livello di esposizione dei lavoratori al rischio
movimentazione manuale carichi
Lavoratori esposti al rischio (art. - Assistente tecnico di laboratorio;
168 D.Lgs 81/08)
- Collaboratore scolastico
Livelli di rischio misurati (art. Data la variabilità delle movimentazioni non si è applicato il metodo NIOSH
168 D.Lgs 81/08)
ma si sono analizzate visivamente le suddette attività che comportano movimentazione
manuale di carichi.
DPI utilizzati dai lavoratori
esposti (art. 168 D.Lgs 81/08)
-
guanti di sicurezza
Informazione e formazione dei Tutti i lavoratori sono stati informati e formati sul rischio movimentazione manuale carichi
lavoratori esposti sul rischio
nei corsi di formazione sulla sicurezza a cui hanno partecipato
(art. 169 D.Lgs 81/08)
Altre misure di
prevenzione e protezione
adottate
(art. 168 D.Lgs 81/08)
Il Datore di lavoro ha adottato le seguenti misure di prevenzione e protezione
per il rischio movimentazione manuale carichi:
- carrellini
- obbligo dell’utilizzo degli ausili presenti per la movimentazione dei carichi.
- Movimentazione di carichi in più di una persona, se reso necessario dalla tipologia del
carico
Valutazione del rischio
residuo
(art. 168 D.Lgs 81/08)
Sulla base dei livelli di rischio misurati e delle misure di prevenzione e protezione adottate si
ritiene che la valutazione del rischio residuo sia:
Assistente tecnico di laboratorio / Collaboratore scolastico:
rischio BASSO
Ulteriori misure di
prevenzione e protezione da
adottare
(art. 168 D.Lgs 81/08)
Non si ritengono al momento necessarie ulteriori misure di prevenzione e
protezione oltre quelle già adottate
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
pag. 137/143
10.11 – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A RUMORE
Fare riferimento alla autocertificazione redatta dal Dirigente Scolastico allegata
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo VIII Capo II artt. 187 ÷ 198 “Protezione dei lavoratori
contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro”
Definizioni
Livello di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h) [dB(A) riferito a 20
mPa: valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione al rumore
per una giornata lavorativa nominale di otto ore, definito dalla
norma ISO 1999:1990 punto 3.6. Si riferisce a tutti i rumori sul lavoro, incluso il rumore
impulsivo (art. 188 c. 1, lettera b del D.Lgs 81/08)
Livello di esposizione settimanale al rumore (LEX,w): valore medio, ponderato in
funzione del tempo, dei livelli di esposizione giornaliera al rumore per una settimana
nominale di cinque giornate lavorative di otto ore, definito dalla norma ISO 1999:1990
punto 3.6 nota 2 (art. 188 c. 1, lettera c del D.Lgs 81/08)
Pressione acustica di picco (ppeak): valore massimo della pressione acustica istantanea
ponderata in frequenza “C” (art. 188 c. 1, lettera a del D.Lgs 81/08)
Metodologia di
valutazione
Censimento possibili sorgenti di rumore
Misurazioni in situazioni analoghe
Attività a rischio rumore
per i lavoratori addetti
- Attività varie di laboratorio
- Utilizzo di utensili rumorosi
- Utilizzo delle macchine utensili in laboratorio
(art. 190 D.Lgs 81/08)
Lavoratori
potenzialmente esposti a
rischio rumore
(art. 190 D.Lgs 81/08)
Informazione e
formazione dei lavoratori
esposti sul rischio rumore
-
Alunni
DocentiImpiegati amministrativi
Assistenti tecnici di laboratorio
I lavoratori esposti sono stati informati e formati sul rischio rumore attraverso
la partecipazione ai corsi di formazione sulla sicurezza.
(art. 195 D.Lgs 81/08)
Sorveglianza sanitaria dei
lavoratori esposti
Non necessaria considerando il livello di esposizione
(art. 196 D.Lgs 81/08)
Altre misure di prevenzione e
protezione adottate
(art. 192 D.Lgs 81/08)
Valutazione del rischio
residuo
(art. 190 D.Lgs 81/08)
Ulteriori misure di
prevenzione e protezione da
adottare
- Le attrezzature rumorose vengono progressivamente sostituite con altre più moderne e
meno rumorose
- Esposizione di apposita segnaletica informativa
Sulla base delle misure di prevenzione e protezione adottate si ricava che la valutazione del
rischio residuo sia per tutte le mansioni:
Rischio TRASCURABILE
Non si ritiene necessaria alcuna ulteriore misura di prevenzione e protezione
(art. 192 D.Lgs 81/08)
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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10.12.– RISCHIO DI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI MANO BRACCIO E/O CORPO INTERO
Normativa di riferimento
- D.Lgs 81/2008, Titolo VIII Capo III artt. 199 ÷ 205 “Protezione dei lavoratori dai rischi di
esposizione alle vibrazioni”
- D.Lgs 81/2008, Allegati V
Metodologia di valutazione
Censimento delle possibili sorgenti di vibrazioni mano-braccio o corpo intero
Attività a rischio vibrazioni
Considerando le attrezzature di lavoro utilizzate si ritiene che le attivitàlavorative svolte che
possono trasmettono agli addetti vibrazioni al sistema mano-braccio siano le seguenti:
Pulizia ambienti scolastici
Lavoratori esposti
Collaboratore scolastico
Sorveglianza sanitaria dei
lavoratori esposti
Visita medica annuale secondo protocollo del Medico competente.
(art. 204 D.Lgs 81/08)
Misure di prevenzione e
protezione adottate (art. 203
D.Lgs 81/08)
Valutazione del rischio
vibrazioni residuo
(art. 202 D.Lgs 81/08)
Ulteriori misure di
prevenzione e protezione da
adottare
Il Datore di lavoro ha adottato inoltre le seguenti misure di prevenzione e protezione:
- Organizzazione di orari di lavoro appropriati, con adeguati periodi di riposo
- Acquisto di utensili aventi bassi valori di vibrazioni trasmesse al corpo o al sistema
mano-braccio, secondo quanto indicato dal costruttore nella scheda tecnica della
macchina
Sulla base delle misure di prevenzione e protezione adottate si ritiene che la valutazione del
rischio residuo sia: Collaboratore scolastico:
Rischio HAV: TRASCURABILE
Rischio WBV: TRASCURABILE
Non si ritiene necessaria alcuna ulteriore misura di prevenzione e protezione.
(art. 203 D.Lgs 81/08)
10.13. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI
Normativa di riferimento
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
- D.Lgs 81/2008, Titolo VIII Capo IV artt. 206 ÷ 212 “ Protezione deilavoratori dai rischi di
esposizione a campi elettromagnetici”- D.Lgs 81/2008, Allegati VI
- D.P.R. 1428/68 “Definizione dei tipi di macchine radiogene il cui impiego può determinare
rischi di radiazioni ionizzanti per i lavoratori e la popolazione”
- D.P.R. 1303/69
- D.Lgs 230/1995 “Attuazione delle direttive 89/618/Euratom,
90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti.
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Definizioni
I campi elettromagnetici sono campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici
ed elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz.
Sono suddivise in due gruppi:
- “radiazioni Ionizzanti”: comprendono i raggi X, i raggi gamma ed una parte dei raggi
UV.
- “radiazioni Non Ionizzanti” (NIR): radiazioni che hanno una energia associata
che non è sufficiente ad indurre nella materia il fenomeno della ionizzazione ovvero
non possono dare luogo alla creazioni di atomi o molecole elettricamente cariche
(ioni). L’interazione con le NIR, quindi, non provoca un danno direttamente sulla
cellula, ma realizza modificazioni termiche, meccaniche e biolettriche.
La linea di soglia tra radiazione ionizzante e non ionizzante è l’energia fotonica di
12 eV (necessaria ad ionizzare l’atomo di idrogeno).
Metodologia di
valutazione del rischio
Censimento delle possibili sorgenti di campi elettromagnetici che si trovano in
corrispondenza della postazione abituale del lavoratore
Attività che comportano
la possibile esposizione a
campi elettromagnetici
Le attività che comportano potenziale esposizione a campi magnetici statici, elettrici,
magnetici e elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz
sono:
- Attività svolte nel laboratorio di elettronica / elettrotecnica
Lavoratori esposti a
campi elettromagnetici
-
Livelli di esposizione
misurati
Non noto il valore di esposizione in assenza di valori strumentali.
Considerando l’occasionalità della esposizione si ritiene comunque di essere
sotto il valore limite di esposizione di cui all’All. XXXVI del D.Lgs 81/2008
(art. 209 D.Lgs 81/08)
Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica
Informazione e formazione dei Dato il trascurabile livello di rischio non si ritiene necessaria
lavoratori esposti sul rischio
(art. 210 D.Lgs 81/08)
Valutazione del rischio campi
elettromagnetici residuo
(art. 209 D.Lgs 81/08)
Sulla base delle misure di prevenzione e protezione adottate si ritiene che la valutazione del
rischio residuo sia:
Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica -rischio TRASCURABILE
10.14. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CHIM ICI
Normativa di riferimento
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
- D.Lgs 81/2008, Titolo I Capo I artt. 221 ÷ 232 “Protezione da agenti chimici”
- D.Lgs 81/2008, Allegati VIII e I
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Definizioni
Agenti chimici
Tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o
ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi
attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi sul mercato o
no
Agenti chimici pericolosi:
- Agenti chimici classificati come sostanze pericolose ai sensi del D.Lgs 3 febbraio 1997
n. 52, e ss.mm., nonché gli agenti che corrispondono ai criteri di classificazione come
sostanze pericolose di cui al predetto decreto. Sono escluse le sostanze pericolose per
l’ambiente;
- Agenti chimici classificati come preparati pericolosi ai sensi del D.Lgs 14 marzo 2003
n. 65, e ss.mm., nonché gli agenti che corrispondono ai criteri di classificazione come
preparati pericolosi di cui al predetto decreto. Sono esclusi i preparati pericolosi per
l’ambiente;
- Agenti chimici che, pur non essendo classificabili come pericolosi, in base ai nn. 1 e 2,
possono comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro
proprietà chimico-fisichechimiche o tossicologiche e del modo in cui sono utilizzati o presenti
sul luogo di lavoro, compresi gli agenti chimici cui è stato assegnato un valore limite di
esposizione professionale
Valore limite di esposizione professionale
Se non diversamente specificato, il limite della concentrazione media ponderata nel tempo
di un agente chimico nell’aria all’interno della zona di respirazione di un lavoratore, in
relazione ad un determinato periodo di riferimento. Un primo elenco di tali valori è riportato
nell’Allegato XXXVIII del D.Lgs 81/2008
Valore limite biologico
Limite della concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita o di un indicatore di
effetto nell’appropriato mezzo biologico. Un primo elenco di tali valori è riportato
nell’Allegato XXXIX del D.Lgs 81/2008
Metodologia di valutazione
1) Analisi delle attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici, o se ne prevede
l’utilizzo, in ogni tipo di procedimento, compresi la produzione, la manipolazione,
l’immagazzinamento, il trasporto o l’eliminazione di rifiuti, o che risultino da tale attività
lavorativa
2) Censimento delle sostanze pericolose presenti
3) Analisi delle schede di sicurezza delle sostanze pericolose censite
Attività a rischio di esposizione Si ritiene che le attività che possono esporre i lavoratori addetti ad agenti
ad agenti chimici
chimici siano le seguenti:
(art. 223 D.Lgs 81/08)
- Utilizzo di vari prodotti per le attività di pulizia degli ambienti
- Utilizzo di vari prodotti per le attività nei laboratori
Lavoratori esposti ad agenti
chimici
(art. 223 D.Lgs 81/08)
I lavoratori potenzialmente esposti ad agenti chimici sono quelli che svolgono le seguenti
mansioni:
Assistente Tecnico Laboratorio Chimica
Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica
Collaboratore scolastico
Livelli di rischio misurati
I prodotti che vengono utilizzati sono conservati in locali idonei.
Considerando le modalità operative delle attività nelle quali vengono manipolate queste
sostanze, la presenza di idonei DPI e i tempi di utilizzo si ritiene che il livello di
rischio sia basso per la salute e irrilevante per la sicurezza
Informazione e formazione dei I lavoratori esposti sono stati informati e formati sul rischio chimico attraverso la
lavoratori sul rischio
partecipazione ai corsi di formazione sulla sicurezza.
(art. 227 D.Lgs 81/08)
I collaboratori scolastici hanno frequentato anche un corso di formazione sul rischio
chimico associato all’uso dei prodotti per le pulizie impiegati.
(art. 223 D.Lgs 81/08)
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Misure di prevenzione e
protezione adottate
(art. 224 e 225 D.Lgs 81/08)
Il Datore di lavoro ha adottato le seguenti misure di prevenzione e protezione:
- i prodotti pericolosi vengono sostituiti progressivamente con altri meno pericolosi
- i quantitativi di sostanze chimiche pericolose presenti sono i minimi compatibili con le
lavorazioni
- i lavoratori hanno l’obbligo di indossare i DPI previsti nelle schede di sicurezza durante
l’impiego dei vari prodotti
- è vietato fumare, bere o mangiare durante il lavoro
- tutti i recipienti riportano l’indicazione scritta del nome e del codice numerico del
prodotto contenuto e dei rischi associati
Valutazione del rischio residuo Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica / Chimica /
(art. 223 D.Lgs 81/08)
Collaboratore scolastico:
Rischio BASSO per la sicurezza e IRRILEVANTE per la salute
Ulteriori misure di
Non si ritengono necessarie ulteriori misure di prevenzione e protezione.
prevenzione e protezione da
adottare
10.15. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CANCEROGENI
Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo I Capo II artt. 233 ÷ 245 “Protezione da agenti
cancerogeni o mutanti”
- D.Lgs 81/2008, Allegati VIV
Definizioni
Si definisce “agente cancerogeno” o “mutageno”:
1) una sostanza che risponde ai criteri relativi alla classificazione quali
categorie cancerogene o mutagene 1 o 2, stabiliti ai sensi del D.Lgs 52/97 e successive
modificazioni;
2) in preparato contenente una o più sostanze di cui al numero 1), quando la concentrazione
di una o più delle singole sostanze risponde ai requisiti relativi ai limiti di concentrazione per
la classificazione di un preparato nelle categorie cancerogene o mutagene 1 o 2 in base ai
criteri stabiliti dai D.Lgs 52/97 e D.Lgs 65/03 e successive modificazioni;
3) una sostanza, un preparato o un processo di cui all' Allegato XLII del D.Lgs
81/08, nonchè una sostanza od un preparato emessi durante un processo previsto dall'
Allegato XLII del D.Lgs 81/08
Metodologia di
valutazione del rischio
Analisi delle attività in cui vi può essere potenziale esposizione dei lavoratori
addetti ad agenti cancerogeni
Attività che comportano Nessuna attività lavorativa comporta la possibile presenza di agenti
la presenza di agenti
cancerogeni o mutageni
cancerogeni e/o mutageni
Lavoratori
Nessuno
potenzialmente esposti
ad agenti cancerogeni
Livelli di rischio misurati Non applicabile
Registro degli esposti
Non applicabile
DPI utilizzati dai
lavoratori esposti
Non applicabile
Informazione e
Non applicabile
formazione dei lavoratori
esposti sul rischio
Sorveglianza sanitaria dei Non applicabile
lavoratori esposti
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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Altre misure di
prevenzione e protezione
adottate
Valutazione del rischio
cancerogeno e mutageno
residuo
Ulteriori misure di
prevenzione e protezione
da adottare
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Non applicabile
Tutte le mansioni:
Rischio NULLO
Non applicabile
PROGRAMMA DI ATTUAZIONE MISURE DI PREVENZIONE E
PROTEZIONE
Per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, oltre alle misure adottate, a quelle sollecitate all’Ente
proprietario ed a quelle in corso di adozione, tenuto conto dei lavori in atto, si ritiene di:
a) controllare lo stato di efficienza e funzionalità delle misure di sicurezza adottate
b) controllare che gli Enti esterni competenti per materia ed oneri attuino le misure segnalate;
c) di verificare periodicamente con appositi sopralluoghi, riscontri e riunioni la valutazione dei rischi
d) di svolgere e mantenere aggiornato il piano di informazione e formazione dei lavoratori.
12
DOCUMENTAZIONE DI SUPPORTO
Si intendono allegati al presente documento:
piano di evacuazione dell’edificio scolastico
piano di pronto soccorso
Quadro dati lavoratori
Piano di formazione
Documento di valutazione del rischio stress lavoro correlato
Autocertificazione sul rischio rumore redatta dal Dirigente Scolastico
D.V.R. r. 3 del 03/10/2015
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10-DVR_r03_20151003 - Istituto Superiore Statale "Leardi"