DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI PER LA SICUREZZA E SALUTE DEI LAVORATORI DELL’AZIENDA ai sensi dell’art. 17 e 26 del D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 come modificato dal D.Lgs 3 agosto 2009, n. 106 Istituto Istituto Superiore Statale “Leardi” Indirizzo Via Leardi 1 – 15033 Casale Monferrato Dirigente scolastico Dott.ssa Nicoletta Berrone Responsabile del servizio di prevenzione e protezione prof. Sarzano Massimiliano Medico competente Dott. Corrado Rendo Rappresentante dei lavoratori alla sicurezza Prof. Marangon Manuela Data ultimo aggiornamento ottobre 2015 D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 1/143 Data certa di elaborazione documento Ai sensi dell’art. 28, comma 2 del D.Lgs 81/2008 come modificato dal D.Lgs 106/99 i sottoscritti attestano che il presente documento di valutazione dei rischi è stato redatto nella data riportata nell’intestazione del Documento FIRME DOCUMENTO Il Datore di lavoro Prof.ssa Nicoletta Berrone ______________________________ Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione Prof. Sarzano Massimiliano ______________________________ Il Medico competente Dott. Corrado Rendo ______________________________ Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza Prof. Marangon Manuela ______________________________ D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 2/143 INDICE FIRME DOCUMENTO PREMESSA 1 DATI GENERALI 1.1 BREVE DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA 1.2 BREVE DESCRIZIONE DELL’EDIFICIO 1.3 ORGANIZZAZIONE INTERNA ALL'ISTITUTO – INCARICHI 1.3.1 FIGURE SENSIBILI 1.3.2 MANSIONI 1.3.3 INCARICHI 1.4 ANALISI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI 1.5 FORMAZIONE E INFORMAZIONE DEI LAVORATORI 1.6 SICUREZZA CONTRATTI DI APPALTO E/O OPERA 1.7 PRONTO SOCCORSO 1.8 TUTELA DALL’ABUSO DI ALCOL E SOSTANZE STUPEFACENTI 1.9 INDICAZIONE DEI CRITERI UTILIZZATI PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI 1.9.1 CRITERI GENERALI 1.9.2 DEFINIZIONI E PRECISAZIONI 1.9.3 LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO 1.9.4 METODOLOGIA DELLA VALUTAZIONE DEL RISCHIO 2. FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI 2.1 CONDIZIONI GENERALI DELL'AMBIENTE 2.2 CONDIZIONI MICROCLIMATICHE 2.3 CONDIZIONI ILLUMINOTECNICHE 2.4 INQUINAMENTO INDOOR 2.5 INQUINAMENTO DA RUMORE 2.6 AMIANTO 3. STATI DI NON SALUTE CONNESSI AL LAVORO 3.01 STRESS LAVORO-CORRELATO 3.02 DIFFERENZE DI GENERE, DI ETÀ E ALLA PROVENIENZA DA ALTRI PAESI 3.03 POSTURE INCONGRUE, DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI 3.04 VIDEO TERMINALE: USO DI UNITÀ VIDEO 3.05 SFORZO VOCALE 3.06 ALLERGIE 3.07 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI 3.08 CADUTE DA POSTAZIONI IN ELEVAZIONE 3.09 MANIPOLAZIONE DI SOSTANZE PERICOLOSE 3.10 ATTIVITÀ ESTERNE ALL'EDIFICIO SCOLASTICO 4 RISCHI CONNESSI ALLE MANSIONI SVOLTE DAI DIVERSI SOGGETTI 4.1 DIRIGENTE SCOLASTICO - CAPO D'ISTITUTO 4.2 DOCENTE 4.3 STUDENTE 4.4 DIRETTORE DEI SERVIZI DI SEGRETERIA 4.5 OPERATORE DEI SERVIZI DI SEGRETERIA 4.6 ASSISTENTE DI LABORATORIO E DOCENTE TECNICO PRATICO 4.7 COLLABORATORE SCOLASTICO MANSIONI E RISCHI GENERALI ATTIVITÀ DI PULIZIA DEI VARI LOCALI D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 3/143 4.8 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI SERVIZIO FOTOCOPIE PICCOLA MANUTENZIONE SORVEGLIANZA INTERNA E VIGILANZA INGRESSI OCCASIONALI USCITE PER COMMISSIONI GESTIONE DELLE LAVORATRICI MADRI 5. RISCHI CONNESSI A SITUAZIONI SPECIFICHE 5.1 ILLUMINAZIONE 5.2 LAMPADE A SOFFITTO, INTERRUTTORI E PRESE 5.3 FINESTRE E VETRATE 5.4 PAVIMENTI 5.5 PARETI E SOFFITTI 5.6 RISCHIO ELETTRICO 5.7 RISCHIO CHIMICO 5.8 RISCHIO BIOLOGICO 5.9 LAVORI ED INTERVENTI ESEGUITI DA DITTE ESTERNE 5.10 ARREDI 5.11 SCALE PORTATILI 6. RISCHI CONNESSI A LOCALI O AMBIENTI SPECIFICI 6.01 PRESIDENZA 6.02 AULA MAGNA 6.03 AULE PER ATTIVITÀ DIDATTICA 6.04 LABORATORI DI INFORMATICA 6.05 AULA TECNIGRAFI E COMPUTER GEOMETRI 6.06 LOCALI AMMINISTRATIVI 6.07 BIBLIOTECHE 6.08 SALA INSEGNANTI 6.09 SERVIZI IGIENICI 6.10 INGRESSI PRINCIPALI 6.11 LOCALE INFERMERIA 6.12 LABORATORIO DI CHIMICA 6.13 CORRIDOI 6.14 LOCALI QUADRI ELETTRICI 6.15 SCALE INTERNE 6.16 CENTRALE TERMICA 6.17 ARCHIVI E DEPOSITI 6.18 LOCALI SOTTERRANEI 6.19 LOCALI PER LA CUSTODIA DEI MATERIALI PER LA PULIZIA 6.20 PALESTRA 6.21 SPOGLIATOI 6.22 SPAZI ESTERNI 6.23 UFFICIO TECNICO 7 RISCHI CONNESSI AD IMPIANTI TECNICI O AD ATTREZZATURE 7.1 IMPIANTI ELETTRICI ED IMPIANTI DI MESSA A TERRA 7.2 IMPIANTO ANTI-INCENDIO 7.3 SEGNALETICA DI SICUREZZA 7.4 IMPIANTO ASCENSORE 7.5 IMPIANTO DI RISCALDAMENTO 7.6 IMPIANTO IDRICO-SANITARIO 7.7 IMPIANTO DI DIFFUSIONE ALLARME 7.8 IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 4/143 8. RISCHI CONNESSI ALL'INSORGERE DI SITUAZIONI DI EMERGENZA 8.01 EVACUAZIONE 8.02 INCENDIO 8.03 INCENDIO: SPEGNIMENTO, UTILIZZO ESTINTORI 8.04 USTIONI 8.05 INTOSSICAZIONE E SOFFOCAMENTO 8.06 FUMO ( DA COMBUSTIONE) 8.07 ALLAGAMENTO INTERNO 8.08 ESONDAZIONE 8.09 EVENTO SISMICO 8.10 PRESENZA DI ORDIGNO ESPLOSIVO ALL'INTERNO DELLA SCUOLA 8.11 EMERGENZA TOSSICO-NOCIVA (ACCERTATA DALLE AUTORITÀ COMPETENTI) 8.12 CEDIMENTI STRUTTURALI 9. RISCHI VARI 9.1 PERICOLI PER CHI TRANSITA NELLE IMMEDIATE ADIACENZE DELL'EDIFICIO - CADUTA NEVE DAI CORNICIONI, FORMAZIONE DI GHIACCIO 9.2 DISTRIBUZIONE AUTOMATICA DI BEVANDE E ALIMENTI 9.3 ASSISTENZA SANITARIA PER GLI ALLIEVI 9.4 ACCOMPAGNAMENTO DEGLI ALUNNI IN LOCALI ESTERNI ALLA SCUOLA 9.5 PRESENZA DI NIDI DI VESPE, CALABRONI, COLONIE DI PICCIONI ECC. 10 VALUTAZIONE DEI RISCHI E PROGRAMMA DELLE MISURE DIMIGLIORAMENTO 10.1 – REQUISITI IGIENICO SANITARI 10.2 – IMPIANTI ASCENSORE E MONTACARICHI 10.3 – IMPIANTO ELETTRICO 10.4 – IMPIANTO DI TERRA E PROTEZIONE DELLE CARICHE ATMOSFERICHE 10.5 – IMPIANTO DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO 10.6 – RISCHIO INCENDIO E PREVENZIONE INCENDI 10.7 – RISCHIO FORMAZIONE ATMOSFERE ESPLOSIVE 10.8. – RISCHIO ATTREZZATURE DI LAVORO 10.9. – RISCHIO ATTREZZATURE MUNITE DI VDT 10.10. – RISCHIO MOVIMENTAZIONE MANUALE CARICHI 10.11 – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A RUMORE 10.12.– RISCHIO DI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI MANO BRACCIO E/O CORPO INTERO 10.13. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI 10.14. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CHIMICI 10.15. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CANCEROGENI 11 PROGRAMMA DI ATTUAZIONE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE 12 DOCUMENTAZIONE DI SUPPORTO D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 5/143 Premessa Il presente documento è stato redatto dal Prof. Giorgio Bolognesi in qualità di Responsabile del servizio di prevenzione e protezione ai sensi dell'art. 28 D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 come modificato dal D.Lgs 3 agosto 2009, n. 106 e rappresenta la relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa svolta presso l’Istituto La valutazione dei rischi è stata Responsabile eseguita dal Datore di Lavoro in collaborazione con il del Servizio di Prevenzione e Protezione, con il Medico competente e previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Il testo contiene un'analisi dei pericoli e dei rischi presenti nell'ambiente scolastico effettuata sotto un triplice punto di vista: - quello dei rischi che derivano da condizioni ambientali generalmente presenti in ambito scolastico; - quello dei rischi che derivano da particolari condizioni riscontrate nell'edificio in esame; - quello dei rischi differenziati derivanti dall'esercizio della propria mansione lavorativa. I D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 6/143 1 DATI GENERALI Azienda: Istituto Superiore Statale “Leardi” Sede legale: Via Leardi 1 – 15033 Casale Monferrato 1.1 BREVE DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA: attività d’insegnamento ad allievi d’età generalmente compresa tra i 14 e i 20 anni, nel piano terra, due piani ammezzati, 1° piano e 2° piano in edificio scolastico di proprietà dell’Amministrazione provinciale di Alessandria. L'attività d’insegnamento, che interessa la totalità degli allievi è svolta secondo un calendario scolastico, annualmente predisposto dalla Sovraintendenza scolastica interregionale del Piemonte e della Valle d'Aosta, per un periodo di circa 200 giorni annui compresi generalmente tra il 12 settembre ed il 12 giugno. Nel periodo compreso solitamente tra il 19 giugno ed il 7 luglio si svolgono gli esami di maturità con una presenza media, tra insegnati ed allievi, di circa 100 persone. L'orario delle lezioni va dalle ore 7.45 alle ore 12,55. E’ prevista l'apertura dell'Istituto, anche nelle ore pomeridiane per svolgere la normale attività didattica, recuperi, progetti e riunioni Le lezioni di educazione fisica per motivi di sovraffollamento non possono essere svolte unicamente nella palestra dell’istituto. Pertanto viene utilizzata anche la palestra comunale “Leardi” I trasferimenti delle classi tra la suddetta struttura e l’istituto avviene a piedi ed è assicurata la sorveglianza degli allievi attraverso la presenza di docenti o di personale non docente. Per quanto riguarda lo svolgimento del servizio si fa notare quanto segue: - E’ stato comunicato alle famiglie l'orario dell'inizio e del termine del servizio - E’ stato regolato l’ingresso degli alunni nelle aule dando le necessarie disposizioni ai fini della sicurezza ad allievi, personale docente e ai collaboratori scolastici - In caso di assenza o di ritardo imprevisto del docente, sono stati predisposti meccanismi di sostituzione immediata nell'obbligo della vigilanza - E' assicurata la vigilanza del docente in ciascuna classe - E' regolamentata l'uscita degli alunni dall'aula - Durante le assemblee di classe e d’istituto è svolta un'opera di vigilanza, al fine di adottare eventuali provvedimenti d'urgenza - Durante l'orario delle lezioni è assicurata la vigilanza all'esterno delle aule. - E' assicurata la vigilanza nei pressi delle uscite di sicurezza. - E' assicurata la vigilanza nei pressi dei bagni. - E’ assicurata la vigilanza all'ingresso della scuola. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 7/143 - E' stato regolato lo spostamento degli alunni all'interno e all'esterno dell'edificio. - E' stata organizzata la vigilanza sulle classi (o gruppi) durante il trasferimento nelle aule speciali, laboratori, palestra, ecc. - Durante la ricreazione è stata organizzata la presenza dei docenti ai fini della vigilanza. - E’ stato imposto il divieto di fumare. - E’ stata organizzata l'uscita delle classi dalla scuola al termine delle lezioni impartendo le necessarie disposizioni ai fini della sicurezza ad allievi, docenti e ai collaboratori scolastici. - I locali sono puliti quotidianamente. - Il personale docente e non docente è stato invitato a segnalare sollecitamente eventuali anomalie nei locali e impianti, o situazioni di pericolo. - Sono prescritte agli alunni particolari precauzioni da adottare, in relazione allo stato dei locali e al tipo d’attrezzature utilizzate. - -La programmazione didattica prevede viaggi d'istruzione e visite guidate - Nell'organizzazione di queste attività viene definito un programma particolareggiato - Viene acquisita preventivamente l'autorizzazione dei genitori per gli alunni minorenni - Sono state stipulate le polizze assicurative obbligatorie o comunque opportune - Se il trasporto è gestito da un'agenzia o dalla scuola, sono state acquisite le garanzie necessarie Per quanto concerne i laboratori si osserva che il decreto n. 382 del 29/9/98 all’art. 1 comma 2 precisa che l’equiparazione degli allievi a lavoratori, opera nei periodi in cui gli allievi siano effettivamente applicati alle strumentazioni e apparecchiature di lavoro o ai laboratori. I predetti allievi non sono comunque computati, ai sensi del D.Lgs. 81/2008, ai fini della determinazione del numero dei lavoratori dal quale il medesimo decreto fa discendere particolari obblighi. In tale ipotesi le attività svolte nei laboratori o comunque nelle strutture di cui sopra hanno istituzionalmente carattere dimostrativo-didattico. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 8/143 1.2 BREVE DESCRIZIONE DELL’EDIFICIO Il piano interrato non viene utilizzato per svolgere alcuna attività scolastica ed è vietato l’accesso a tale piano agli allievi ed alle persone non espressamente autorizzate; a tale piano sono situati i seguenti locali: centrale termica, alcuni locali adibiti ad archivio ed un locale contenente animali imbalsamati di proprietà dell’ente comunale al quale è già stato sollecitato il loro prelievo. A tale locale è espressamente vietato l’accesso. Al piano terreno sono ubicate n. 14 aule didattiche, la palestra femminile con annessi servizi e spogliatoi, 3 locali adibiti a biblioteca, un’aula di sostegno, i servizi igienici maschili e femminili, un servizio agibile ai portatori di handicap. Nell’ammezzato lato Via Mameli si trovano un laboratorio informatica, un laboratorio fotografico e n. 2 aule didattiche. Nell’ammezzato lato Via Mellana si trovano n. 2 aule didattiche, e 1 magazzino per i prodotti di pulizia. Entrambi gli ammezzati hanno altezza di m 2.70 Al piano primo sono ubicati la presidenza, 3 locali di la segreteria, l’aula magna e la sala professori, e una piccola ala conferenze; n° 8 aule, un laboratorio d’informatica, un laboratorio d’informatica MAC, un’ aula tecnigrafi e computer geometri i servizi igienici maschili e femminili, un locale centro stampa, 2 locali adibiti ad archivio. Al piano secondo sono ubicati i laboratori di chimica e fisica, un laboratorio di lingue, un laboratorio d’informatica, n° 13 aule didattiche e i servizi igienici maschili e femminili, n. 2 locali adibiti ad archivio . Collegamenti verticali: scalone e n° 2 vani scala; ascensore. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 9/143 1.3 ORGANIZZAZIONE INTERNA ALL'ISTITUTO – INCARICHI 1.3.1 FIGURE SENSIBILI Datore di lavoro Deleghe di funzioni Dirigenti (ai fini della sicurezza) Preposti (ai fini della sicurezza) Formazione preposti Lavoratori Formazione lavoratori Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) Formazione del RSPP Addetti Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP) Lavoratori da sottoporre a D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Il “soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che . ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa” è la Prof.ssa Nicoletta Berrone, in virtù della propria qualifica di Dirigente Scolastico Al momento il datore di lavoro non ha delegato tutto o parte dei suoi obblighi, previsti dall’art. 18 del D.Lgs 81/2008, ad altra persona. Nessuno tra i lavoratori è stato identificato tra le “persone che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitoli, attuano le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa” Le “persone che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitoli, sovrintendono alla attività lavorativa e garantiscono l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa” sono: - Prof. Marcello Gilardenghi (Preposto degli Assistenti Tecnici) -Rag. Ettorina Bisaggio (Preposto degli Assistenti Amministrativi e dei Collaboratori Scolastici in qualità di DSGA - Docenti quando presenti nei laboratori e in palestra (Preposti degli alunni equiparati ai lavoratori in tali situazioni) Tutti i preposti hanno seguito i richiesti corsi di formazioni di otto ore. Attestati di partecipazione in allegato Alla data odierna sono presenti n. 110 lavoratori di cui 88 docenti, 12 collaboratori scolastici e 8 personale tecnicoamministrativo. Elenco nominativo riportato nel QUADRO DATI LAVORATORI allegato. Nell’Istituto vi sono inoltre ca. 850 alunni che quando operano nei laboratori e nelle palestre sono equiparati ai lavoratori. Tutti i lavoratori risultano al momento formati e aggiornati secondo le disposizioni vigenti Il datore di lavoro ha affidato l’incarico di R.S.P.P. al docente interno Prof . Sarzano Massimiliano Il prof. Massimiliano Sarzano ha frequentato corso di formazione per R.S.P.P. Moduli A, B e C organizzato dalla Regione Piemonte nel 2005 ed è in corso di programmazione l’aggiornamento necessario Attestati di partecipazione in allegato. Al momento il datore di lavoro non ha ritenuto necessario procedere alla nomina di Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione. Sulla base della valutazione dei rischi si è dedotto che i pag. 10/143 sorveglianza sanitaria in quanto soggetti a rischi per la salute Medico competente nominato lavoratori addetti alle seguenti mansioni sono da sottoporre a sorveglianza sanitaria in quanto soggetti ai rischi per la salute di seguito indicati: Assistente amministrativo: - rischio VDT (utilizzo per almeno 20 ore/settimana) - rischio postura obbligata Assistente tecnico: - Rischio videoterminali (solo per A.T. Informatica) - Rischio movimentazione manuale dei carichi - Rischio chimico (solo per A.T. Laboratorio Chimica) L’Istituto ha affidato l’incarico di Medico competente al Dott. Corrado Rendo Atto di nomina Protocollo di sorveglianza sanitaria Visite mediche e idoneità dei lavoratori Relazione sanitaria con giudizi di idoneità Cartelle sanitarie e di rischio dei lavoratori visitati Sopralluogo ambienti di lavoro Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza Formazione del RLS Lavoratori addetti prevenzione incendi e gestione emergenze designati Formazione degli addetti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Prima lettera di incarico Port. 2681 c41a del 19/07/2013. L’incarico viene poi successivamente rinnovato ogni anno con specifico incarico Appena elaborato il protocollo di sorveglianza sanitaria dal Medico competente verrà riportato in allegato. Gli assistenti tecnici hanno visite mediche biennali. Gli assistenti amministrativi visite mediche biennali o quinquennali Vengono eseguite le visite mediche sia preventive sia le visite mediche periodiche. Vengono anche eseguite quando necessario le visite mediche alla ripresa del rapporto di lavoro dopo 60 giorni continuativi di assenza per motivi di salute. In allegato verbale di visita rilasciata dal MC all’atto delle stesse In allegato copia delle relazioni sanitarie annuali elaborate dal Medico competente. I giudizi di idoneità alla mansione vengono regolarmente consegnati dal Medico competente al lavoratore ed al Datore di lavoro. Il Medico competente e il datore di lavoro si sono accordati per conservare gli originali delle cartelle sanitaria e di rischio presso gli uffici amministrativi dell’Istituto chiusi a chiave sotto segreto professionale del medico competente. Alla cessazione del rapporto di lavoro di un lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria il Datore di lavoro informa il Medico competente che provvede a consegnare al lavoratore copia della sua cartella. L’originale della cartella viene conservato dal Datore di lavoro per almeno 10 anni sempre sotto segreto professionale del Medico competente. Il medico competente esegue regolarmente il sopralluogo annuale degli ambienti di lavoro. I verbali di sopralluogo sono conservati presso l’Istituto. E’ stata eletta tra i rappresentanti dell’RSU la Prof.ssa Marangon Mauela la Prof.ssa Marangon Mauela in attesa di formazione. Il Datore di lavoro ha designato n. 3 addetti prevenzione incendi. I nominativi sono riportati nel Quadro Dati Lavoratori allegato. In allegato sono riportate le lettere di incarico Gli addetti prevenzione incendi designati hanno frequentato pag. 11/143 prevenzione incendi Idoneità tecnica rilasciata dai Vigili del Fuoco Lavoratori addetti primo soccorso designati Formazione degli addetti primo soccorso un corso sulla prevenzione incendi conforme al D.M. 10/03/1998. Dettagli nel Quadro Dati Lavoratori. Tutti gli addetti hanno ottenuto l’attestato di idoneità tecnica previo superamento dell’esame presso i Vigili del Fuoco. Attestati di idoneità tecnica in allegato Il Datore di lavoro ha designato n. 07 addetti primo soccorso. I nominativi sono riportati nel Quadro Dati Lavoratori allegato. In allegato sono riportate le lettere di incarico Tutti gli addetti primo soccorso designati hanno frequentato un corso sul primo soccorso di 12 ore conforme al D.M. 388/2003 Dettagli nel Quadro Dati Lavoratori. Attestati di partecipazione in allegato 1.3.2 MANSIONI Mansioni svolte Descrizione del mansionario di DOCENTE Descrizione del mansionario di ASSISTENTE AMMINISTRATIVO Descrizione del mansionario di ASSISTENTE TECNICO D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Sulla base delle attività svolte dai lavoratori sono state identificate le seguenti mansioni: - Docente - Assistente Amministrativo - Assistente Tecnico - Collaboratore Scolastico Si riportano nel seguito le descrizioni delle attività svolte per ognuna delle suddetta mansioni. La mansione consiste nello svolgimento delle attività di insegnamento teorico-pratico delle materie previste dal corso di studi dell’Istituto. Il Docente non utilizza normalmente alcuna attrezzatura di lavoro. Nelle attività di laboratorio può utilizzare le apparecchiature di laboratorio a fini didattici. La mansione non prevede l’utilizzo di sostanze pericolose. La mansione consiste nello svolgimento delle seguenti attività: - gestione della amministrazione dell’ufficio e dell’archiviazione della documentazione; - inserimento dati al computer ed elaborazione degli stessi, rapporti con il personale; - gestione pratiche amministrative varie. Utilizza: - Attrezzature munite di VDT - Macchine da ufficio elettriche e manuali La mansione non prevede ultilizzo di sostanze e/o preparati pericolosi. Principali pericoli: - Infortuni nell’uso delle attrezzature di lavoro - Scivolamenti e/o cadute in piano - Utilizzo di VDT anche per oltre 20 ore medie settimanali La mansione consiste nello svolgimento delle seguenti attività : - opera prevalentemente nei laboratori: - preparazione e manutenzione delle apparecchiature di laboratorio pag. 12/143 - gestione delle sostanze presenti nel laboratorio - smaltimento dei rifiuti prodotti dalle attività di laboratorio - assistenza ai docenti nelle attività di laboratorio - esecuzione di esperimenti e/o prove a fini didattici Utilizza: - apparecchiature, macchine e strumentazione di laboratorio - attrezzature munite di settimanali Principali pericoli: - Infortuni nell’uso delle attrezzature di lavoro - Scivolamenti e/o cadute in piano - Utilizzo di VDT anche per oltre 20 ore medie settimanali La mansione consiste essenzialmente nello svolgimento delle seguenti attività: - Pulizia e il riordino dei locali; - Pulizia dei corridoi, delle aule, degli uffici e delle scale - Spostamento di arredi, suppellettili varie - Servizi esterni di commissioni presso uffici pubblici - Pulizia spazi esterni con utensili manuali - Sorveglianza alunni - Occasionale movimentazione straordinaria di arredi scolastici per traslochi di aule Utilizza: - Apparecchiature elettriche per la pulizia dei locali - Utensili per la pulizia (mop, scopa, asta telescopica, ecc.) - Scale in alluminio La mansione prevede utilizzo di sostanze e/o preparati pericolosi (prodotti per le pulizie di uso domestico). Principali pericoli: - Infortuni nell’uso delle attrezzature di lavoro - Scivolamenti e/o cadute in piano - Esposizione occasionale ad agenti biologici - Movimentazione manuale di carichi - Allergie o irritazioni nell’uso dei prodotti per le pulizie Descrizione del mansionario di COLLABORATORE SCOLASTICO 1.3.3 INCARICHI: 1) Emanazione ordine di evacuazione: Preside Vice preside Segretaria o altri soggetti designati 2) Chiamate di soccorso: Segretaria dall’ass. amm. Mauro Cantarella. dall’ass. amm. Anna Maria Trento. 3) Interruzione erogazione: energia elettrica acqua D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Collaboratore scolastico designato (postazione T1) Collaboratore scolastico designato (postazione 11) Collaboratore scolastico designato (postazione T2) Collaboratore scolastico designato (postazione T3) pag. 13/143 4) Blocco impianto ascensore Collaboratore scolastico designato (postazione T2) 5) Diffusione ordine di evacuazione: - mediante impianto di allarme o campanello: - diffusione a voce - se necessario: Collaboratore scolastico designato (post.ne T1) Collaboratori scolastici designati (postazioni T1, T2, T3, 11, 12, 21, 22, 23) 6) Aperture porte e cancelli: Collaboratori scolastici designati (postazioni T1, T2, T3,) 7) Controllo operazioni di evacuazione Collaboratori scolastici designati (postazioni T1, T2, T3, 11, 12, 21, 22, 23) 8) Addetti azionamento estintori: Azionamento estintore n. 1 (portineria) Azionamento estintore n. 4 (palestra) Azionamento estintore n. 3 (scalone) Azionamento estintore n. 6 (centrale termica) Azionamento estintore n. 2 (biblioteca) Azionamento estintore n. 12 (segreteria) Azionamento estintore n. 11 (angolo presid.) Azionamento estintore n. 13 (ammezzato) Azionamento estintore n. 10 (tecnigrafi) azionamento estintore n.9 (corrid. ala nuova) azionamento estintore n.8 (scalone) azionamento estintore n. 5 (ammezzato) Azionamento estintore n. 21 Azionamento estintore n. 15 Azionamento estintore n. 7 Azionamento estintore n 14 (lab. chimica) Azionamento estintore n. 18 (lab. chimica) Azionamento estintore n. 17 (uff. di chimica) Azionamento estintore n. 16 (aula chimica) Collaboratore scolastico (post.ne T1) Collaboratore scolastico (post.ne T2) Collaboratore scolastico (post.ne T2) Collaboratore scolastico (post.ne T2) Collaboratore scolastico (post.ne T3) Collaboratore scolastico (post.ne 11) Collaboratore scolastico (post.ne 11) Collaboratore scolastico (post.ne 11) Collaboratore scolastico (post.ne 11) Collaboratori scolastici (post.ne 12 e 11) Collaboratori scolastici (post.ne 12 e 11) Collaboratori scolastici (post.ne 12 e 11) Collaboratore scolastico (post.ne 21) Collaboratore scolastico (post.ne 22) Collaboratore scolastico (post.ne 22) Collaboratore scolastico (post.ne 23) Collaboratore scolastico (post.ne 23) Collaboratore scolastico (post.ne 23) Collaboratore scolastico (post.ne 23) 9) Addetti al Pronto Soccorso gli addetti sono indicati nel piano di pronto soccorso allegato al presente documento 10) Controllo strada e interruzione del traffico: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Collaboratore scolastico designato (post.ne T1) o docente in cattedra pag. 14/143 1.4 ANALISI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI Registro degli infortuni Analisi periodica degli infortuni Denunce INAIL di malattia professionale Regolarmente vidimato presso l’ASL competente e tenuto presso gli uffici amministrativi. L’analisi degli infortuni occorsi viene regolarmente eseguita in occasione del sopralluogo annuale. Al momento non risultano denuncie all’INAIL di malattia professionale 1.5 FORMAZIONE E INFORMAZIONE DEI LAVORATORI Informazione dei lavoratori in materia di sicurezza Formazione dei dirigenti e preposti in materia di sicurezza Formazione dei lavoratori in materia di sicurezza Procedure di sicurezza D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 I lavoratori vengono generalmente informati in materia di sicurezza del proprio posto di lavoro e della propria mansione attraverso: - Distribuzione dell’opuscolo informativo “ABC della sicurezza nella scuola” - Distribuzione di una circolare alle lavoratrici sull’obbligo di segnalazione al datore di lavoro di un eventuale stato di gravidanza, secondo la normativa vigente sulle lavoratrici gestanti e/o puerpere - Distribuzione di circolari interne - Cartellonistica presente (ove necessario) - Messa a disposizione delle schede di sicurezza delle sostanze pericolose impiegate - Messa a disposizione dei libretti d’uso e manutenzione delle attrezzature di lavoro utilizzate I preposti hanno frequentato un corso di 8 ore di formazione sulla sicurezza per preposti conforme all’art. 37 D.Lgs 81/08 nel Marzo 2013 I lavoratori vengono formati in materia di sicurezza del proprio posto di lavoro e della propria mansione attraverso: - Partecipazione a corsi di formazione sulla sicurezza con test finale di verifica dell’apprendimento - Colloqui personali - Affiancamento con lavoratori di maggiore esperienza - Corsi interni di formazione sull’utilizzo sicuro dei prodotti per le pulizie tenuti dai tecnici dei fornitori dei prodotti Presso la Direzione è conservata la documentazione dei corsi organizzati (verbali di partecipazione con firme di presenza, test di verifica finale dell’apprendimento corretti, attestato di partecipazione) Presenti dei regolamenti interni per l’uso in sicurezza dei laboratori e delle palestre pag. 15/143 1.6 SICUREZZA CONTRATTI DI APPALTO E/O OPERA Contratti scritti Obblighi e responsabilità in materia di sicurezza specificati nei contratti Verifica idoneità tecnico professionale delle ditte esterne e/o lavoratori autonomi Comunicazione informativa sui rischi ambientali DUVRI (Documento unico di valutazione rischi interferenza) Gli appalti di manutenzione sono affidati direttamente dalla Provincia di Alessandria proprietaria dello stabile. L’Istituto occasionalmente affida in appalto interventi di manutenzione ordinaria oppure servizi di piccola entità Nei contratti di appalto sono specificate le clausole relative agli obblighi e responsabilità tra Committente ed Appaltatore in materia di sicurezza. Eseguita quando necessario alle ditte esterne e/o lavoratori autonomi che anche saltuariamente operano all’interno dei locali dell’azienda Trasmessa quando necessario alle ditte esterne e/o lavoratori autonomi che anche saltuariamente operano all’interno dei locali dell’azienda Per tutte le ditte esterne e/o lavoratori autonomi che operano all’interno dei locali dell’azienda per oltre 2gg viene preparato quando necessario il “Documento Unico di Valutazione Rischi di Interferenza” (DUVRI) e indicati nel contratto di appalto i costi della sicurezza delle interferenze. 1.7 PRONTO SOCCORSO Il servizio di gestione del pronto soccorso è descritto nel “Piano di pronto soccorso” allegato 1.8 TUTELA DALL’ABUSO DI ALCOL E SOSTANZE STUPEFACENTI Applicazione del Provvedimento 16 marzo 2006 sul divieto di bevande alcoliche Le seguenti mansioni rientrano nell’elenco di quelle che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l’incolumità e la salute di Terzi (Allegato I del Provvedimento 16 marzo 2006): - Docenti - Addetti alla guida di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente di guida categoria B, C, D, E Il datore di lavoro ha consegnato a tutti i lavoratori addetti alle mansione di insegnante una circolare informativa riportante il divieto di assunzione di bevande alcoliche e superalcoliche durante il lavoro. Può inoltre attivare se ritenuto necessario controlli alcolimetrici sul posto di lavoro per tramite del proprio Medico competente. Applicazione del Provvedimento 18 settembre 2008 sull’accertamento di assenza di tossicodipendenza Nessuna tra le mansioni individuate in azienda rientra nell’elenco di quelle che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l’incolumità e la salute di Terzi (Allegato I del Provvedimento 30 ottobre 2007). Il datore di lavoro non ha quindi l’obbligo di attivare i controlli per l’accertamento di assenza di tossicodipendenza per nessuno dei propri lavoratori. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 16/143 1.9 INDICAZIONE DEI CRITERI UTILIZZATI PER LA VALUTAZIONE DEI RISCHI 1.9.1 CRITERI GENERALI Il 12/6/89 la Comunità Europea (oggi UE) ha emanato una direttiva concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (89/391/CEE) che stabilisce, tra l’altro, che il datore di lavoro deve individuare le misure di prevenzione dei rischi professionali e di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori. Questa indicazione é stata recepita dallo Stato Italiano a mezzo prima del D.Lgs 626/94 e poi del D.Lgs. 81/2008 che richiede all’art. 17 la stesura di un Documento di Valutazione dei Rischi con riportati sia i pericoli presenti nell’ambiente di lavoro che le misure per eliminare/ridurre i relativi rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Tale valutazione è stata, quindi, svolta con l’obiettivo di identificare e valutare i rischi oggettivamente presenti nelle attività lavorative dell’Azienda in modo da: - determinare le misure di prevenzione e protezione da adottare per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori nel rispetto delle norme di legge e di buona tecnica e delle disposizioni aziendali; - effettuare delle scelte motivate delle attrezzature di lavoro utilizzate, dei prodotti e dei preparati chimici impiegati e dell’organizzazione del lavoro esistente; - verificare l’adeguatezza delle misure di protezione e prevenzione in atto per stabilire la necessità di ulteriori misure tecniche, organizzative, procedurali o di protezione collettiva o individuale per eliminare i rischi identificati o, ove ciò non sia possibile, ridurli al minimo; - sviluppare in tutta la forza lavoro la conoscenza dei rischi attraverso una adeguata informazione, formazione ed addestramento. 1.9.2 – DEFINIZIONI E PRECISAZIONI I principali termini usati nella presente relazione vengono qui di seguito definiti: Pericolo: Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni (art. 2, comma 1, lettera r) del D.Lgs 81/2008) Rischio: Probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione (art. 2, comma 1, lettera s) del D.Lgs 81/2008) Valutazione dei rischi: Valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza (art. 2, comma 1, lettera g) del D.Lgs 81/2008) Prevenzione: Il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno (art. 2, comma 1, lettera n) del D.Lgs 81/2008) Salute: Stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità (art. 2, comma 1, lettera o) del D.Lgs 81/2008) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 17/143 1.9.3 – LEGISLAZIONE DI RIFERIMENTO La valutazione dei rischi è stata svolta prendendo a riferimento la legislazione ad oggi vigente in materia di sicurezza ed igiene del lavoro, prevenzione infortuni, prevenzione incendi, sicurezza macchine, sostanze pericolose, sicurezza impianti, ecc., oltre alle norme tecniche italiane applicabili nei vari settori oggetto di valutazione. Le principali norme sono: - D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 – Testo Unico della Sicurezza - D.M. Interno n. 64 del 10/03/1998 – Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione delle emergenze nei luoghi di lavoro - D.M. 388/2003 – Criteri di primo soccorso - D.Lgs 645/1996 – Protezione delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento - D.Lgs 345/1999 – Protezione dei giovani sul lavoro 1.9.4 – METODOLOGIA DI VALUTAZIONE DEI RISCHI La prima parte della valutazione consiste nella identificazione dei rischi che si possono considerare potenzialmente presenti nelle attività lavorative svolte. A tal fine: - viene analizzata la documentazione esistente in materia di sicurezza ed igiene del lavoro per fare il punto sulla necessità di integrazioni o aggiornamenti; - vengono eseguiti sopralluoghi presso i luoghi di lavoro per prendere visione diretta delle attività lavorative svolte, verificare l’applicazione e l’efficacia delle misure di prevenzione e protezione esistenti ed identificare i rischi per la sicurezza e la salute; - sono esaminate le caratteristiche generali dei luoghi di lavoro (requisiti igienici, microclima, illuminamento, vie di accesso, pavimenti, presenza di fumi e polveri, rumore, ecc.) che possono avere influenza sulla sicurezza e la salute dei lavoratori; - viene analizzato il registro degli infortuni; - viene presa in considerazione anche la possibile presenza di persone esterne (es. pubblico, visitatori, ecc.) e le attività lavorative svolte occasionalmente; Quindi ogni rischio identificato come potenzialmente presente viene valutato calcolando un valore di rischio secondo la formula: R=PxD dove R rappresenta il livello di rischio, P la probabilità o frequenza del verificarsi del danno atteso e D individua la magnitudo del danno stesso. La probabilità P é espressa, ad esempio, in numero di volte in cui il danno può verificarsi in un dato intervallo di tempo. Il danno D, invece, è stimato sulla base delle possibili conseguenze del rischio e, dove presente, sulla base del superamento o meno di valori limite imposti dalla legislazione vigente per quel rischio. Per la loro quantificazione si utilizza la seguente scala semi-quantitativa: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 18/143 SCALA DEI VALORI DELLA PROBABILITÀ “P” Cod 1 2 3 4 Probabilità (P) Definizione in rif. infortuni Improbabile - La mancanza rilevata può provocare danno per la concomitanza di più eventi poco probabili indipendenti - Non sono noti episodi già verificati - Il verificarsi del danno susciterebbe grande incredulità Possibile - La mancanza rilevata può provocare danno per la concomitanza di almeno due eventi poco probabili (indipendenti) o comunque solo in occasioni poco fortunate; - Episodi simili si sono verificati con frequenza rarissima; - Il verificarsi del danno susciterebbe perlomeno una grande sorpresa; - La probabilità di incidente (anche senza infortunio) è < 1 e-3 per persona e per anno. Probabile - La mancanza rilevata può provocare danno anche se in modo non automatico o diretto; - E' noto qualche episodio in cui alla mancanza ha fatto seguito un danno; - Il verificarsi del danno nell’azienda susciterebbe una moderata sorpresa; - La probabilità di incidente (anche senza infortunio) è tra 1 e-2 ed 1 e-3 per persona e per anno. Molto Probabile - Esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata ed il verificarsi del danno; - Si sono già verificati episodi per la stessa mancanza nell’azienda o in aziende simili; - Il verificarsi del danno nell’azienda non susciterebbe alcuna sorpresa; - La probabilità di incidente (anche senza infortunio) è tra 1 e-1 ed 1 e-2 per persona e per anno. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Definizione in rif. Salute - Agenti chimici: uso occasionale; - Piombo metallico: assente - Amianto: assente - Oli minerali: contatto occasionale - Polveri inerti: < 1 mg/m3; - Rumore: Lep < 80 dbA; - Microclima: normale - Posture: seduta - Impegno visivo (VDT): occasionale - Sforzo fisico dinamico: basso - Lavoro isolato: assente - Lavoro in quota: assente - Uso di utensili vibranti: assente - Agenti chimici: poliesposizione discontinua; - Piombo metallico (PbA 40-150 mg/m3; PbB < 40mg/m) - Amianto:< 0.1 fibre/cm3; - Oli minerali: contatto occasionale; - Polveri inerti: <5mg/m3; - Rumore: Lep 80-85 dbA; - Microclima: lavoro all'aperto; - Turni: due turni a rotazione; - Posture: seduta; - Impegno visivo (VDT): medio (< 4 ore non continuative); - Sforzo fisico dinamico: medio (a discrezione del medico); - Lavoro isolato: occasionale; - Lavoro in quota: occasionale; - Uso di utensili vibranti: occasionale. - Agenti chimici: conc. amb. < 50%TLV; - Piombo metallico (PbA 40-150 mg/m3; PbB: 40--50 mg/m3) - Amianto: 0.1y0.2 fibre/cm3; - Oli minerali: contatto abituale; - Polveri inerti: >5mg/m3; - Rumore: Lep 85-87 dbA; - Microclima: stress termico; - Turni: tre turni a rotazione; - Posture: eretta fissa; - Impegno visivo (VDT): elevato (> 4 ore continuative); - Movimentazione carichi: elevato (a discrezione del medico); - Lavoro isolato: abituale; - Lavoro in quota: abituale; - Uso di utensili vibranti: abituale. - Agenti chimici conc. amb.>50% TLV; - Piombo metallico (PbA 40-150 mg/m3; PbB 50-60 mg/m3) - Amianto: <0.2 fibre/cm3 (> 0.6 se solo crisolito); - Oli minerali: esposizione ad aerosol; - Rumore: Lep > 87 dbA; - Turni: turni speciali; - Posture: incongrua; - Sostanze Cancerogene presenti; - R45/R49. pag. 19/143 SCALA DEI VALORI DEL DANNO “D” Codice Danno (D) 1 Lieve Definizione - Infortunio o episodio di esposizione acuta con invalidità rapidamente reversibile (pochi giorni). - Esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili (pochi giorni). - Sono presenti sostanze o preparati moderatamente nocivi. - Infortunio o episodio di esposizione acuta con invalidità reversibile. 2 Medio - Esposizione cronica con effetti reversibili. - Sono presenti sostanze di cui al DPR 175/88 anche se in quantità inferiori alla soglia di dichiarazione. - Sono presenti agenti biologici del gruppo 1, sostanze e/o preparati tossici per ingestione, nocivi per inalazione e/o contatto cutaneo o irritanti - Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità parziale. - Esposizione cronica con effetti rapidamente irreversibili e/o parzialmente invalidanti. 3 Grave - Sono presenti sostanze di cui al DPR 175/88 in quantità superiore ai limiti di dichiarazione. - Sono presenti sostanze e/o preparati cancerogeni, agenti biologici del gruppo 2, molto tossici per ingestione e/o contatto cutaneo, infiammabili, comburenti - Infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidità totale. - Esposizione cronica con effetti letali o totalmente invalidanti. 4 Gravissimo - Sono presenti sostanze di cui al DPR 175/88 in quantità superiore ai limiti di notifica. - Sono presenti sostanze e/o preparati cancerogeni e tossici o molto tossici, altamente infiammabili, esplosivi, molto pericolosi per l’ambiente, agenti biologici dei gruppi 3 o 4 I valori di “P” e “D” applicati ad i fattori di rischio identificati come presenti vengono stimati considerando: - il livello di conformità alla normativa (leggi, norme, standard internazionali, ecc.) la ragionevolezza (nei limiti di quanto ragionevolmente realizzabile). - il grado di formazione e informazione dei lavoratori su quel fattore di rischio; l’influenza dei fattori ambientali e psicologici nella entità del fattore di rischio; - la disponibilità ed adeguatezza dei mezzi di protezione collettiva ed individuale; - la presenza ed adeguatezza dei piani di emergenza ed evacuazione, dei sistemi di lotta antincendio, di prevenzione incendi e di primo soccorso; il livello di sorveglianza sanitaria svolto per quel fattore di rischio; - i risultati di misurazioni ed esami strumentali (es. rilevazioni fonometriche); - le statistiche infortuni passate per la stessa Azienda o per aziende simili; D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 20/143 Definiti la probabilità “P” ed il danno “D”, il valore di ogni rischio viene calcolato mediante la formula R=PxD e si può raffigurare in una rappresentazione matriciale: P 4 4 8 12 16 3 3 6 9 12 2 2 4 6 8 1 1 2 3 4 1 2 3 4 D Nella matrice è possibile identificare quattro possibili “livelli di rischio”. I rischi maggiori occupano le caselle in alto a destra (danno gravissimo, probabilità elevata), quelli minori le posizioni più vicine all’origine degli assi (danno lieve, probabilità trascurabile). Livello di Valore di Programma delle misure di prevenzione e protezione rischio R=PxD ALTO 9 Programmare misure di prevenzione e protezione IMMEDIATE R 16 Programmare misure di prevenzione e protezione nel BREVE TERMINE MEDIO 6 R 8 Programmare misure di prevenzione e protezione nel MEDIO TERMINE BASSO 3 R 4 TRASCURABILE Programmare misure di prevenzione e protezione nel LUNGO TERMINE 1 R 2 Per ogni fattore di rischio rilevato viene indicata la misura di prevenzione e protezione che il datore di lavoro deve adottare entro una determinata scadenza per eliminare o ridurre al minimo il rischio nel rispetto delle misure generali di tutela (art. 15 D.Lgs 81/2008) e dei principi generali di prevenzione scegliendole di volta in volta, in ordine di priorità, tra le seguenti: - interventi di adeguamento tecnico (sui luoghi di lavoro e le attrezzature di lavoro) misure organizzative (organizzazione dell’ente e del lavoro) - misure procedurali (procedure, istruzioni, permessi di lavoro, ecc.) sorveglianza sanitaria D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 21/143 preventiva all’atto dell’assunzione - sorveglianza sanitaria periodica specifica in funzione del rischio informazione e formazione specifica su un determinato argomento addestramento pratico su argomenti specifici (es. antincendio) dispositivi di protezione individuali per la protezione del lavoratore esposto mezzi di protezione collettiva per la protezione di più lavoratori esposti - segnaletica di sicurezza E’ comunque obbligo del datore di lavoro, in attesa che vengano attuate le misure di prevenzione e protezione indicate, adottare idonee misure alternative provvisorie al fine di garantire un livello equivalente di sicurezza e salute dei lavoratori. La valutazione dei rischi ed il presente documento sono aggiornate in occasione della riunione annuale di prevenzione, in caso di modifiche delle attività lavorative significative ai fini della sicurezza e della salute dei lavoratori oltre che in caso di eventuali aggiornamenti legislativi. Si dà di seguito l'elenco dei fattori di pericolo presi in considerazione: derivanti dall'edificio o dalle strutture fisse; derivanti da attrezzature, impiantistica, laboratori e simili; derivanti da comportamenti umani; derivanti dall'organizzazione del lavoro; derivanti da fattori ambientali. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 22/143 2. FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI 2.1 Condizioni generali dell’ambiente Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie I riferimenti normativi principali relativi ai parametri che seguono sono contenuti nel Dlgs 81/08 che norma i requisiti igienici dei luoghi di lavoro, nel DM 18/12/75 che dispone le caratteristiche edilizie delle scuole, oltre che nel Decreto del Ministero dell’Interno del 26/08/92 sulle norme di prevenzione incendi nelle scuole. Esistono poi circolari regionali che traducono in indicazioni tecniche gli indirizzi generali della normativa nazionale. L'attività ordinaria che si svolge nella scuola, in generale, se eseguita con normale diligenza, non comporta rischi particolari per la sicurezza e la salute degli operatori e degli allievi. Va segnalato tuttavia che gli allievi, rimanendo seduti ai banchi per varie ore, spesso assumono, per stanchezza o per abitudine, una posizione fisica scorretta dal punto di vista ergonomico. Ciò potrebbe favorire a lungo termine, specie nell'età dello sviluppo, l'insorgere di forme di scoliosi. Speciale attenzione deve essere prestata alla prevenzione incendi, evento infrequente nella scuola, ma potenzialmente catastrofico. Anche nell'attività scolastica ordinaria è necessario evidenziare alcune situazioni che possono provocare infortuni, se questa non si svolge in forma ordinata e nel rispetto delle disposizioni impartite. Il rischio d’infortunio risulta più probabile: nelle aree di pertinenza della scuola, in corrispondenza dell'ingresso e dell’uscita di via Mameli laddove, attraversato lo stretto marciapiede prospiciente il portone dell'androne, gli allievi che sfollano si trovano direttamente sulla strada; negli spazi comuni all'interno dell'edificio (corridoi, scale) durante l'ingresso e l'uscita degli allievi all'inizio e al termine delle lezioni; durante gli spostamenti delle classi da un'aula all'altra per svolgere particolari attività didattiche; durante l'intervallo per la ricreazione; al termine di ciascuna lezione, quando i docenti si alternano. Affollamento. Possibilità di evacuare i locali. Occorre tenere conto dell'organizzazione degli spazi, che devono consentire un agevole deflusso. Le vie di circolazione e di esodo sia interne che esterne e le uscite di sicurezza devono essere sgombre. Qualora lungo le vie di transito esistano oggetti fissi inamovibili, occorre almeno segnalare la loro posizione. Devono trovare applicazione i dettami del D.lg. 81/08 concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza; questa dovrà comprendere segnali di colore rosso per indicare divieti, pericolo, allarme per consentire l'identificazione dei materiali e delle attrezzature antincendio e il riconoscimento della loro ubicazione; di colore giallo o giallo arancio per segnali di avvertimento; di colore azzurro per i segnali che prescrivono comportamenti o azioni specifiche; di colore verde per indicare porte, uscite, percorsi. Condizioni d'igiene. La scarsa o assente manutenzione accelera il processo di degrado determinando condizioni igieniche non soddisfacenti, quali pitture scrostate, muffe, scarichi non funzionanti. Tale degrado pur non provocando incidenti, può contribuire a compromettere le condizioni di salute dei lavoratori e degli studenti. Altezza, superficie, cubatura Il limite minimo di altezza di un locale chiuso destinato al lavoro, comprese le aule scolastiche, deve essere di almeno 3 m netti. L’organo di vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle previste purché siano adottati adeguati sistemi di ventilazione. Per i locali destinati ad uffici, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente. Normalmente in Italia la normativa urbanistica vigente prevede altezze intorno ai 2.70 m; Il limite minimo di superficie di un locale chiuso destinato al lavoro deve essere pari ad almeno 2 mq per lavoratore, mentre per quanto riguarda la cubatura sono previsti almeno 10 mc per lavoratore. In entrambi i casi, i valori indicati si intendono lordi, cioè senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi. L'eccessivo affollamento comporta di per sé rischi ed è una situazione generalizzata nelle scuole. Le indicazioni contenute nei Decreti Ministeriali 331/98 e 141/99l sulla formazione delle classi non tengono D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 23/143 conto delle norme sulla prevenzione incendi per l'edilizia scolastica e prevedono una più ampia presenza di alunni per classe. Questa condizione, non direttamente modificabile dal personale della scuola, è pertanto riconosciuta come fattore di rischio. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Condizione necessaria per mantenere un buon livello di sicurezza, è l'uso corretto e prudente delle strutture, delle suppellettili e degli impianti, nel rispetto della segnaletica e della cartellonistica esposta. I docenti devono segnalare ai loro alunni i possibili danni prodotti da una cattiva postura e fornire le istruzioni opportune. E' fatto obbligo a tutti di rispettare rigorosamente il divieto di fumo segnalato da appositi cartelli. E' fatto obbligo a tutti coloro che usino anche saltuariamente apparecchi elettrici di rispettare le prescritte modalità d'uso. E' vietato usare fiamme libere, se non nei laboratori attrezzati (e comunque l'operazione e di esclusiva competenza del docente o dell'assistente competente). E' vietato gettare mozziconi accesi, fiammiferi o altro materiale incandescente nei cestini dei rifiuti, sul pavimento e in prossimità degli arredi. E' vietato accumulare rifiuti o materiali combustibili nei ripostigli e nei locali di sgombero. E' vietato fare uso improprio d’interruttori e di prese della corrente elettrica, o di collegarvi apparecchi elettrici personali di qualsiasi natura. E' vietato ingombrare con suppellettili o altri ostacoli le vie di fuga per l'evacuazione rapida. Per l'area di pertinenza prospiciente l'ingresso principale esiste il divieto di sosta per gli autoveicoli e motoveicoli. Bisogna evitare l'affollamento degli studenti in corrispondenza dell'ingresso posto in Via Mameli. L'ingresso degli allievi e regolamentato dal personale non docente, nelle forme specificatamente indicate nelle disposizioni di servizio, in modo da evitare la calca negli spazi comuni. L'uscita degli allievi dalle classi e il deflusso nei corridoi, avviene sotto la sorveglianza dei docenti. Gli spostamenti delle classi all'interno dell'istituto debbono avvenire sempre sotto la sorveglianza dei docenti. Lo svolgimento della ricreazione deve essere regolamentato, sia per quanto attiene agli spazi ad essa riservati, sia per quanto riguarda la sorveglianza. L'alternarsi dei docenti nelle classi deve avvenire senza interruzione della vigilanza, che all'occorrenza, sarà momentaneamente svolta dal personale non docente. La normativa prescrive che nei luoghi di lavoro. tutti i pavimenti debbano essere esenti da protuberanze, cavità, piani inclinati pericolosi ed essere fissi, stabili e antisdrucciolevoli; tutte le pareti debbano essere dipinte a tinte chiare. Sarebbe opportuno che venissero impiegate tinte o rivestimenti lavabili, disinfettabili per un 'altezza minima di 200 cm.; tutte le vetrate, pareti traslucide o trasparenti siano realizzate in modo da non essere pericolose e in materiali di sicurezza fino a 1 m. da terra. I luoghi di lavoro, gli impianti tecnici, i dispositivi di sicurezza devono essere sottoposti a regolari e periodici controlli per verificarne il corretto funzionamento e per ovviare ad eventuali difetti. La pulizia dei luoghi di lavoro, dei servizi, delle palestre, dei dispositivi e degli impianti deve essere regolare per garantire condizioni adeguate di igiene. Richiedere alla Provincia copia della dichiarazione di agibilità dell’edificio rilasciata dal Comune di Casale Monferrato D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 24/143 2.2 Condizioni microclimatiche Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Nella valutazione delle condizioni microclimatiche negli ambienti di lavoro, l'unica analisi proponibile è quella che prende in considerazione il comfort climatico o benessere termico. Il clima influenza la percezione termica dell'uomo giacché sollecita i suoi meccanismi termoregolatori affinché la sua temperatura corporea sia mantenuta entro limiti che vanno da 36,8° C a 37,4° C. La percezione del clima, però, non e determinata solo dai fattori fisici ma anche da elementi soggettivi. Una situazione climatica può risultare quindi ottimale dal punto di vista dei parametri fisici per la maggior parte dei lavoratori che occupano uno stesso ambiente, mentre può risultare inadeguata per una minoranza. E' possibile comunque determinare standard oggettivi del comfort valutando parametri che misurano la temperatura, l'umidità relativa e la velocità dell'aria; altri parametri possono essere il carico di lavoro ed il vestiario. Il D.P.R. 412 del 26/8/93 stabilisce, per gli impianti termici, i periodi annuali di esercizio, la durata giornaliera di attivazione per zona climatica ed i valori massimi di temperatura. Per gli impianti di condizionamento, nei periodi nei quali e necessaria refrigerazione dell'aria, la differenza di temperatura tra l'esterno e l'interno non deve essere superiore a 7° C. La temperatura media ritenuta confortevole varia tra i 18° C e i 22° C e deve presentare un'umidità relativa compresa tra il 45% e il 60% con un movimento dell'aria non percepibile, cioè inferiore a 0,15 m./sec. Si può parlare di benessere o conforto termico quando non si avvertono sensazioni di caldo o di freddo e si può mantenere un equilibrio termico dell'organismo senza sudorazione. Gli ambienti degli edifici scolastici sovente non presentano temperature ottimali: sono spesso troppo caldi o troppo freddi, a volte male aerati, con ricadute generali sul microclima. Inoltre spesso esistono condizioni di temperatura diverse tra un ambiente e l'altro; passando da un'aula all'altra e percorrendo i corridoi o le scale, ci si trova esposti a bruschi cambiamenti di temperatura, con conseguenze negative sulla salute. La bassa umidità in ambienti confinati come le aule e gli uffici, favorisce l'accumulo di cariche elettrostatiche, l'irritazione delle prime vie respiratorie e delle mucose degli occhi; la concomitanza con flussi d’aria costante (prodotti da sistemi di ventilazione e raffreddamento, di apparecchiature o da sistemi di riscaldamento ambientale) che interessino direttamente gli occhi, può fare aumentare notevolmente l'evaporazione del film lacrimale provocando infiammazioni congiuntivali e alla cornea. Queste condizioni aggravano i rischi per gli operatori al VDT. Nei locali non condizionati può essere presente l'inquinamento dell'aria per effetto di ambienti sovraffollati con conseguente aumento di Co2 e del tasso di umidità; questo, in mancanza di un adeguato ricambio, può dare luogo a disagio di carattere olfattivo. Nei locali condizionati, l'inquinamento può essere di tipo microbiologico causato da batteri, virus e muffe con conseguenti patologie a carico dell'apparato respiratorio (febbre da umidificatore) Dlgs 81/08 Art. 8 del D.P.R. 28/6/77 n. 1052 Legge 11/11/75 n. 584 Art. 2 del D.M. 18/5/76 Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Nel caso specifico di aerazione di locali di lavoro chiusi, è necessario che i lavoratori dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche se ottenuta con impianti di aerazione o di condizionamento. Se sono impiegati impianti di condizionamento dell'aria o di ventilazione meccanica essi non devono creare correnti fastidiose; l'aria proveniente dalle bocchette di immissione deve uscire a velocità ridotta e non deve colpire direttamente le persone. Qualsiasi sedimento o sporcizia che potrebbe comportare pericolo per i lavoratori inquinando l'aria deve essere eliminato rapidamente. Non fumare. Effettuare periodici ricambi d'aria. Proteggere idoneamente le postazioni degli ausiliari da correnti d'aria, con I'ausilio di barriere fisiche. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 25/143 Dotare la postazione d’idoneo impianto di riscaldamento, adeguato per normativa e regolazione; se necessario utilizzare apparecchi portatili questi ultimi dovranno essere conformi alla normativa ed utilizzati in modo corretto. Non utilizzare a tale uopo prolunghe in prossimità di aree di transito. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 26/143 2.3 Condizioni illuminotecniche Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie I luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale ed essere dotati di dispositivi che consentano un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere dei lavoratori. Gli impianti di illuminazione dei locali di lavoro e delle vie di circolazione devono essere installati in modo da non rappresentare un rischio di infortunio. Le superfici vetrate illuminanti e i mezzi di illuminazione artificiale devono essere tenuti costantemente in buone condizioni di pulizia e di efficienza. La qualità dell'illuminazione dipende da: presenza o assenza di abbagliamento. Questo può essere causato da luce solare o filamenti di lampade a incandescenza o ancora da forti riflessi di pareti, soffitti, pavimenti o piani di lavoro. colore della luce che dovrà essere simile a quella della luce naturale distribuzione delle ombre. L'assenza di ombre può rendere difficoltosa la visione di oggetti anche bene illuminati, mentre la presenza di ombre troppo nette può dar luogo ad un eccessivo contrasto; in entrambi i casi il lavoratore si trova in una situazione di disagio. L'occhio si trova a suo agio quando il campo visivo non presenta forti contrasti; tuttavia lo stimolo visivo dovrebbe variare leggermente nello spazio e nel tempo. Una insufficiente illuminazione diminuisce I'acuità visiva, cioè la capacità dell'occhio di percepire i piccoli dettagli, favorisce l'insorgenza precoce di affaticamento visivo e l'assunzione di posture scorrette, oltre ad aumentare la possibilità di errori e di piccoli infortuni. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Usare sorgenti luminose a bassa luminanza o prevedere schermature sulle sorgenti luminose (tende nel caso di forte luce solare) o sulle superfici riflettenti (usare materiali opacizzanti) Usare lampade fluorescenti con temperatura di colore intorno ai 4.000 °K (luce bianca) Cercare di attrarre lo sguardo dell'alunno verso i centri naturali di attenzione: il piano di lavoro e la cattedra lavagna. In queste zone evitare che la luminanza sia elevata. Sostituire immediatamente le lampadine non funzionanti. Le condizioni nella scuola sono globalmente soddisfacenti, per quanto riguarda l'assenza di abbagliamento, il colore della luce e la distribuzione delle ombre. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 27/143 2.4 Inquinamento indoor Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie I livelli di qualità dell’aria vengono considerati accettabili quando non vi è presenza di inquinanti noti in concentrazione che possa provocare effetti avversi (cronici o acuti) sulla salute delle persone esposte. Una insufficiente qualità dell'aria influenza negativamente la sensazione di benessere delle persone e ne riduce le capacità lavorative. Nelle aule, anche perché non sempre viene rispettato il corretto rapporto cubatura/numero occupanti, le condizioni dell'aria peggiorano con il protrarsi della permanenza in classe. Infatti non sempre è agevole effettuare i ricambi d'aria in presenza degli studenti, specie nel caso di condizioni esterne sfavorevoli che determinerebbero il brusco abbassamento della temperatura. fonti di inquinamento indoor materiali di costruzione materiali di rivestimento (es. moquette) arredamento prodotti per la pulizia (spray) persone impianti di condizionamento fotocopiatrici fumo di sigaretta agenti inquinanti radon, amianto, alcune fibre minerali composti volatili organici, contaminanti biologici, acari formaldeide, composti volatili organici composti volatili organici, propellenti agenti biologici batteri, virus, funghi agenti biologici: muffe, batteri (es. legionella), inquinanti aerodispersi composti organici volatili, ozono idrocarburi policiclici, composti organici volatili, formaldeide, Co Nell'edificio, per la concentrazione delle presenze umane, sono fortemente presenti rischi da agenti biologici (batteri, virus, funghi) che interessano l'apparato respiratorio. Le macchine da ufficio. in particolare le fotocopiatrici liberano composti organici volatili. (dermatiti allergiche). I prodotti per la pulizia (spray, cere, detersivi per pavimento) possono sprigionare composti volatili organici. Le polveri di gesso possono causare allergie Nelle palestre, a causa dell'attività svolta, e favorita la dispersione della polvere. Inoltre. sotto sforzo fisico, la respirazione è più accentuata e quindi maggiore la quantità di aria e polvere inalata. Nocività da fumo passivo di sigarette: sviluppa gas, idrocarburi policiclici, particelle respirabili. composti volatili organici. Nei materiali di rivestimento (moquette) possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti biologici. Potrebbero rendersi necessarie pratiche di derattizzazione. disinfezione. disinfestazione. Rischio radon Anche se attualmente la normativa non prevede la misurazione della presenza di gas radon in tutti gli ambienti di lavoro, la valutazione dell’eventuale esposizione a radon, in particolare negli ambienti scolastici, costituisce un intervento auspicabile in ragione del fatto che la popolazione in età scolare può essere considerata più sensibile agli effetti nocivi delle radiazioni. Il radon è un gas radioattivo di origine naturale, inodore, incolore e insapore, estremamente volatile e solubile in acqua. E’ un prodotto del decadimento radioattivo del radio, derivato, a sua volta dall’uranio. Esso si trova principalmente nel terreno, dove mescolato all’aria si propaga fino a risalire in superficie, senza costituire un rischio se si diluisce rapidamente in atmosfera, mentre, al contrario, penetrando in un ambiente confinato, può tendere ad accumularsi e raggiungere concentrazioni dannose per le persone. Nel 1988 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 28/143 radon come cancerogeno di gruppo 1, ossia sostanza per la quale vi è evidenza accertata di cancerogenicità per l’uomo. La natura geologica del suolo di molte zone, le tecniche utilizzate per la costruzione di edifici e i materiali impiegati costituiscono elementi che fanno dell’Italia un’area particolarmente a rischio dal punto di vista del radon. Una recente campagna di misurazioni condotta dall’Istituto di Fisica dell’Università cattolica del Sacro Cuore e dal Dipartimento di prevenzione dell’USL Roma ha rivelato che, in oltre il 50% degli edifici scolastici analizzati, la concentrazione di gas radon era superiore ai livelli indicati dal D.Lgs 241/00, con valori particolarmente alti nei locali interrati e seminterrati. L’Istituto ha verificato il livello di radiazione nell’ anno 2008 (certificato ARPA n. RN/090/08 del 10/03/2008) e il risultato delle analisi ha certificato che le concentrazioni rilevate risultano inferiori ai limiti massimi previste dalla normativa vigente. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Aerare spesso i locali compatibilmente con le condizioni ambientali esterne Deve essere curata la pulizia dei locali Controllare le caratteristiche dei prodotti per la pulizia. Eliminazione delle lavagne classiche. Curare la pulizia della palestra, dove occorre eliminare la polvere. Divieto di fumare in tutti i locali. L’edificio scolastico è stato oggetto di misurazioni specifiche per rilevare la presenza di radon nei locali interrati; i risultati elaborati dal laboratorio ufficiale hanno rilevato una concentrazione di gas radon inferiore ai livelli indicati dal D.Lgs 241/00 D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 29/143 2.5 Inquinamento da rumore Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie La sensazione sonora e provocata da una serie di variazioni di pressione atmosferica che si verificano con velocità sufficiente perché possano essere registrate dall'orecchio. Il rumore può essere definito genericamente come un suono percepibile sgradevole o indesiderato. E' accertato che esiste una stretta relazione tra energia di rumore assorbita e danno uditivo e pertanto un legame diretto tra livello di pressione sonora e tempo di esposizione. Nell'istituto, inserito in un contesto urbanizzato, la rumorosità specifica derivante dalle attività svolte si somma a quella derivante dal traffico viario. Il rumore provoca affaticamento, scarsa attenzione e diminuzione dell'apprendimento. Anche se nelle scuole difficilmente il rumore origina ipoacusie, esso può procurare danni extraudivi, influenzando quindi, in particolari condizioni, altri organi e funzioni dell'organismo .E' comprovato che l'esposizione a situazioni di rumore non elevato, ma fastidioso e persistente, può causare forme di depressione, irritabilità, stanchezza precoce, riduzione della memoria e turbe del sonno a carico del sistema nervoso. Inoltre il rumore costringe il docente ad alzare sovente la voce (rischio di abbassamento cronico della voce o di laringite cronica). Si possono pertanto riscontrare situazioni rumorose rientranti nella fascia dei cosiddetti effetti psico-sociali del rumore. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Il livello medio del rumore proveniente dall'esterno si mantiene durante la giornata nei limiti di tollerabilità. Comunque i valori previsti dalla normativa ( esposizione > 80 dB) non vengono mai raggiunti. Non esistono quindi situazioni di rischio di danno di ipoacusia. Bonifiche. Per quanto riguarda il rumore interno, dovuto principalmente all'atteggiamento irrequieto degli allievi, dovrà essere compito del docente o del personale addetto alla vigilanza il controllarne e limitarne l'intensità. Norme comportamentali: nei limiti del possibile durante le ore di lezione tenere chiuse le finestre prospicienti le zone di traffico più intenso. Evitare di alzare eccessivamente la voce in aula, nel tentativo di attirare l'attenzione della classe, sovrastando acusticamente le situazioni rumorose. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 30/143 2.6 Amianto Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie L’amianto è un minerale fibroso, di origine naturale, ampiamente utilizzato in edilizia per le sue ottime proprietà fisiche chimiche e tecnologiche, la versatilità ed il basso costo, fino agli anni ’90, quando è stato vietato per i gravi effetti sulla salute che può provocare. L’amianto è pericoloso per inalazione. Le sue fibre causano gravi malattie a carico dell’apparato respiratorio: il cancro della pleura e il cancro polmonare. In particolare il tumore della pleura o mesotelioma è un tumore molto raro che riconosce come causa scatenante quasi esclusivamente l’amianto. Questa malattia è stata riconosciuta non solo fra i lavoratori esposti (estrazione, produzione e manipolazione di prodotti contenenti amianto), ma anche in categorie di cittadini che non hanno avuto contatti diretti, come i familiari dei lavoratori tramite la contaminazione degli indumenti da lavoro portati a casa, o gli abitanti di zone limitrofe ai siti di lavorazione per l’inquinamento ambientale. L’amianto è stato molto impiegato soprattutto negli anni ’50-‘60 in edilizia e oggi sono ancora molto diffusi gli edifici contenenti materiali con amianto. Attualmente, dopo il divieto di utilizzo (L. 257/92), le lavorazioni che ancora possono esporre a rischio di inalazione delle fibre sono quelle relative agli interventi di bonifica dei materiali contenenti amianto installati nei decenni precedenti. Il DM 6/9/94 del Ministero della Salute contiene le indicazioni e le tecniche di ispezione delle strutture edilizie al fine di valutare la presenza di materiali contenenti amianto, verifica questa che rappresenta la fase preliminare all’effettiva valutazione del rischio di esposizione delle persone presenti nell’edificio in questione. La valutazione del rischio amianto può essere sintetizzata in tre fasi: • l’individuazione dei materiali contenenti amianto; • la valutazione dello stato di conservazione del materiale; • la pianificazione delle necessarie misure di intervento finalizzate alla riduzione del rischio di esposizione degli occupanti l’edificio. Nelle strutture scolastiche l’amianto è stato utilizzato come materiale di rivestimento delle strutture per aumentarne la resistenza al fuoco (coperture, pannelli per controsofittatura, nei pavimenti costituiti da vinilamianto delle aule o delle palestre), come isolante termico per le tubazioni, per i cassoni per l’acqua, o per alcuni elementi dell’impianto di riscaldamento (cartoni). Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Individuare e segnalare la presenza materiali contenenti amiantodell’amianto nei locali interni o nell’area esterna della scuola. Richiedere al proprietario dell’edificio il monitoraggio periodico del degrado e la rimozione o il confinamento. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 31/143 3. STATI DI NON SALUTE CONNESSI AL LAVORO 3.01 Stress lavoro-correlato Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Le cause di stress sono innumerevoli; esso può colpire non solo persone sottoposte a sovrastimolazioni, ma anche soggetti sottoposti a sottostimolazione. Altre cause sono legate al rumore, alle condizioni ambientali sfavorevoli, ai ritmi di lavoro e alla ripetitività di quest'ultimo. Disturbi più frequenti (anche a carico degli allievi): improvvisa comparsa di atteggiamenti trasandati ed evidenza di scarsa igiene personale; indecisione, inappetenza, perdita di peso, cattiva digestione, mal di testa, mal di schiena, eruzioni cutanee (aumento dell'acne nei giovani), insonnia, eccessivo nervosismo, tremori, perdita di memoria e irritabilità, senso di inadeguatezza e di impotenza di fronte a specifici eventi esistenziali; eccessivo ricorso ai farmaci, aumento o eccesso della dipendenza da fumo o da alcool; patologie e alterazioni cui si riconoscono un’origine psicosomatica: gastroenteropatie, allergopatie, ulcere, emicrania, asma di origine nervosa, colite ulcerosa, coronaropatie ed altri disturbi associati all'ipertensione, sintomatologie irritative e dolorose varie. eccessiva reazione di allarme, diminuita autostima, nevrastenia, ansia, depressione, fobie; reazione da stress: le sostanze come I'adrenalina che sono influenzate da stimoli fisici (sforzo fisico, rumore) o emozionali (condizioni di incertezza e di elevata vigilanza), provocano la tachicardia, con aumento della pressione sanguigna e della frequenza del respiro; diminuzione negli organi viscerali e nella cute dell'afflusso di sangue per vasocostrizione; elevata attivazione del sistema di coagulazione del sangue; aumento di grassi nel sangue. Questo fenomeno contestualmente all'aumentata efficienza del sistema di coagulazione e all'aumento di pressione, se prolungato nel tempo e associato ad altri fattori (cattiva alimentazione, sedentarietà, fumo di sigaretta), accelera la formazione di placche di colesterolo. Il deposito di queste ultime nelle arterie coronariche, comporta un ridotto apporto di ossigeno al cuore, e conseguente rischio d’infarto. I fattori psicologici come l'ansia e gli stati di tensione prolungati influenzano con più facilità il funzionamento e le condizioni dei vari organi. Tra i comportamenti sintomatici di situazione di stress compaiono i seguenti: assenteismo e ritardo cronico pause prolungate intolleranza del posto di lavoro assegnato aumentato numero di errori incapacità di completare il lavoro o di rispettare i tempi di consegna incapacità a collaborare efficacemente con i colleghi esagerata critica dei superiori mancanza di socializzazione. La categoria dei docenti, in controtendenza con gli stereotipi diffusi nell’opinione pubblica, è soggetta al rischio di patologie psichiatriche con una frequenza pari a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali. Lo stress può essere considerato un ingrediente fisso della nostra vita quotidiana tanto in ambito domesticofamiliare quanto sul luogo di lavoro. Sono state coniate numerose definizioni di stress, ma esiste ormai un ampio consenso sul fatto che all’origine dello stesso concorrono molteplici fattori come la risposta fisica, D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 32/143 mentale ed emotiva che ciascun individuo oppone all’incontro con stimoli ambientali o relazionali (conflitti, pressioni, sollecitazioni etc.). Una o più condizioni stressogene, se particolarmente intense o protratte nel tempo, possono indurre la sindrome del burnout. Questa è solitamente caratterizzata da particolari stati d’animo (quali ansia, irritabilità, esaurimento fisico, panico, agitazione, senso di colpa, negativismo, ridotta autostima, empatia e capacità d’ascolto etc.), somatizzazioni (quali emicrania, sudorazioni, insonnia, disturbi gastrointestinali, parestesie etc.), reazioni comportamentali (assenze o ritardi frequenti sul posto di lavoro, chiusura difensiva al dialogo, distacco emotivo dall’interlocutore, ridotta creatività, ricorso a comportamenti stereotipati). Lo stress possiede anche dei risvolti positivi in quanto rappresenta uno stimolo all’azione, ma è soprattutto la capacità individuale di adattamento a esso (reattività) a consentire la suddivisione degli episodi in distress (stress nocivi) ed eustress (stress positivi). Sin dalla prima metà degli anni 80 la sindrome del burnout nei docenti è stata oggetto di particolare attenzione da parte di molti autori internazionali ed è stata in seguito riconosciuta come risultante di: affaticamento fisico ed emotivo atteggiamento distaccato e apatico nei confronti di studenti, colleghi e nei rapporti interpersonali sentimento di frustrazione dovuto alla mancata realizzazione delle proprie aspettative perdita della capacità del controllo, smarrimento cioè di quel senso critico che consente di attribuire all’esperienza lavorativa la giusta dimensione. La professione finisce per assumere un’importanza smisurata nell’ambito della vita di relazione e l’individuo non riesce a “staccare” mentalmente tendendo a lasciarsi andare anche a reazioni emotive, impulsive e violente. Recenti studi hanno confermato che la categoria degli insegnanti è sottoposta a numerosi stress . La loro natura, sia in generale che con specifico riferimento allo scenario scolastico italiano, può essere ricondotta ad alcuni fattori riguardanti: la peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi numerose, situazionedi precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento) il particolare rapporto con gli alunni/studenti. In nessun’altra professione vi è un rapporto con l’utenza così lungo (diverse ore al giorno), estenuante (tutti i giorni), protratto nel tempo (dura da 3 a 5 anni) e dunque impegnativo se non addirittura impietoso poiché non ti ci puoi sottrarre la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale (crescita del numero di studenti extracomunitari e degli interscambi culturali come effetti della globalizzazione) il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (con l’inserimento di alunni disabili nelle classi, la delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali o allargate) l’evoluzione scientifica (avvento era informatica e nuove tecnologie di comunicazione, web) il susseguirsi continuo di riforme (autonomia scolastica, innalzamento della scuola dell’obbligo, ingresso nel mondo della scuola anticipato all’età di cinque anni) la maggior partecipazione degli studenti alle decisioni e conseguente livellamento dei ruoli con i docenti (decreti delegati del ’74, Statuto degli studenti/studentesse del DPR 239/98) il passaggio critico dall’individualismo al lavoro d’equipe l’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente, risorse carenti, precarietà del posto di lavoro, mobilità, scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica, stereotipi, isolamento individuale e totale) inconsapevolezza dei rischi psicosociali legati alla professione. I fattori che determinano il burnout sono riconducibili a due categorie principali • fattori sociali e individuali del soggetto: comprendono le caratteristiche individuali (personalità, sesso, età, tolleranza, aspettative professionali, suscettibilità, stile cognitivo, background culturale, razza, religione, tempra, tenacia, arrendevolezza, resistenza, livello socioeconomico, stile di vita, situazione familiare, eventi luttuosi etc). • fattori professionali e organizzativi (o professionali): riguardano l’organizzazione scolastica e le condizioni di lavoro (riforme scolastiche, precariato, ubicazione della scuola in zona urbana o rurale, carico di lavoro, risorse didattiche, attrezzature, programma da svolgere, organizzazione degli orari di lezione, funzioni strumentali ai POF, chiarezza dei regolamenti di funzionamento, flussi di comunicazione interna, frequenza D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 33/143 delle riunioni, percorso di carriera, etc.). • fattori socioculturali. Tra questi basti annoverare l’avvento dell’era informatica e di una società multiculturale e multietnica, la delega dei genitori all’educazione dei figli, l’inserimento dei portatori di handicap nelle classi, la maggior intransigenza dell’utenza, l’introduzione della valutazione dei docenti da parte di genitori e studenti, la svalutazione sociale del lavoro in se stesso a favore del successo e del guadagno economico (notoriamente bassi per gli insegnanti), l’abolizione delle cosiddette baby-pensioni. Sono più esposte al burnout le persone che possiedono una ridotta resistenza individuale agli stimoli, che consente di reagire alle sollecitazioni con tenacia e senza soccombervi. La personalità forte possiede tre caratteristiche: • è consapevole del proprio ruolo nella società e del significato (senso) attribuito alla propria esistenza: ciò serve a relativizzare/ridimensionare le esperienze di vita • percepisce le novità come stimolo anziché come insidia • sente di poter controllare gli eventi senza esserne sopraffatto La Commissione Europea stabilisce che lo “stress legato al lavoro è uno schema di reazione emotiva, cognitiva, comportamentale e psicologica agli aspetti conflittuali e nocivi dei contenuti del lavoro, dell’organizzazione del lavoro, dell’ambiente di lavoro. Lo stress è causato da una scarsa corrispondenza tra il nostro ruolo al lavoro e fuori dal lavoro e dal non avere un ragionevole grado di controllo sul nostro lavoro e sulla nostra vita”. L’individuo ha infatti diversi livelli di condizionamento con cui confrontarsi per valutare appieno l’insorgenza di una potenziale usura psicofisica. Lo stesso insegnante, quando sale sulla cattedra,deve tenere conto della dimensione individuale (le prime 4 variabili), ambientale (la 5) e professionale (6) che, in diversa misura, concorreranno a determinare il livello di stress dell’individuo. Queste variabili nello specifico si articolano in: 1. predisposizione familiare a determinate patologie e resistenza individuale allo stress 2. variabili biologiche quali sesso ed età 3. ambiente sociale di provenienza e vita di relazione 4. eventi di vita significativi (lutti, malattie, separazione, cambio di residenza, guerre…) 5. evoluzione del contesto sociale (es. famiglia da “normativa” diviene “affettiva”, stereotipi, etc) 6. fattori professionali (rischi specifici del lavoro svolto e organizzazione del lavoro) Il controllo della salute del lavoratore non può dunque ridursi alla valutazione del rischio professionale, deve contemplare l’analisi dell’influenza di tutte le variabili succitate perché l’individuo raggiunga la piena consapevolezza dei limiti e rischi individuali. Per la valutazione del rischio:si è adottato il seguento metodo: Su materiali di: - ISPESL 2007 - Coordinamento SPISAL della provincia di Verona - Rete di scuole per la sicurezza della provincia di Treviso - Rete di scuole della provincia di Vicenza per la sicurezza Descrizione generale del metodo: Il metodo e i materiali utilizzati tengono conto di alcuni principi ed indirizzi desunti dalla letteratura sull’argomento (ormai molto abbondante, seppure non specifica per la scuola) e di alcune esperienze condotte dalla Rete di scuole per la sicurezza della provincia di Treviso tra il 2008 e il 2010 e dalla Rete di scuole della provincia di Vicenza per la sicurezza tra il 2009 e il 2010. Di seguito le indicazioni generali vengono brevemente descritte e commentate. 1) La valutazione dei rischi SL-C viene affidata ad un’apposita commissione, chiamata Gruppo di Valutazione (GV) e composta da: un collaboratore del DS il responsabile SPP il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 34/143 il responsabile della Qualità il DSGA Il Presidente del Consiglio di Istituto 2. La gestione dei rischi SL-C è naturalmente competenza del dirigente scolastico, sulla base delle proposte operative formulate dal GV 3. Il metodo si basa sull’applicazione periodica dei seguenti tre strumenti una griglia di raccolta di dati oggettivi, che, raccogliendo informazioni su fatti e situazioni “spia” (o “sentinella”), fornisce una fotografia oggettiva della realtà scolastica rispetto al tema trattato una check list, che indaga le possibili sorgenti di stress e alcune problematiche di tipo organizzativo, permettendo nel contempo di individuare le possibili misure di prevenzione e miglioramento uno specifico pacchetto formativo sul tema dei rischi SL-C cui si aggiunge, in via sperimentale e solo in caso di rischio alto, un questionario soggettivo sulla percezione della problematica SL-C 4. I primi due strumenti sono gestiti direttamente dal GV, che si trova così a svolgere un compito delicato; in entrambi i casi, infatti, richiedono di operare delle scelte, non possono cioè essere applicati meccanicamente. Inoltre, anche l’individuazione delle misure preventive che scaturisce dall’uso della check list non avviene in modo automatico, ma è frutto di discussione e di condivisione in seno al GV. Sia la griglia che la check list conservano comunque la connotazione di strumenti oggettivi, anche se non in senso assoluto; la loro relativa oggettività discende dal fatto di essere impiegati da un gruppo di persone (in GV appunto) e non da un singolo individuo e di condurre ad un risultato che rappresenta l’esito di una mediazione tra molteplici e diverse prospettive e punti di vista. 5. Il terzo strumento è invece gestito dal responsabile SPP scolastico che potrà richiedere l’intervento di un esperto esterno per la parte relativa alla formazione. 6. Il metodo proposto prevede la somministrazione di un questionario direttamente al personale scolastico (strumento d’indagine soggettiva sulla percezione della problematica SL-C) solo quando la valutazione precedente identifica la presenza di un livello di rischio alto, come ulteriore livello d’approfondimento dell’indagine (metodica peraltro suggerita dalla letteratura più autorevole sul tema). Il questionario è stato studiato per incrociare la percezione delle persone coinvolte con le informazioni raccolte attraverso l’analisi oggettiva, in modo da valutare il livello di coerenza tra i diversi dati raccolti e da approfondire eventuali ambiti dove le risultanze negative sono concordi; inoltre è stato pensato per poter essere utilizzato direttamente dal GV (senza una consulenza indispensabile da parte di esperti esterni) 7. Il metodo proposto pone il principio che non sia il solo responsabile SPP ad occuparsi concretamente della valutazione dei rischi SL-C; la sua posizione di consulente del DS lo espone al rischio di subire pressioni rispetto al suo operato e, comunque, di non essere sereno nei giudizi; inoltre, se il responsabile è interno all’istituzione scolastica, può trovarsi a dover gestire un faticoso conflitto d’interessi tra la sua posizione di responsabile SPP e quella di lavoratore della scuola; per questi motivi la scelta di affidare la valutazione al GV è strategica e risponde al fine di stemperare nel lavoro di un gruppo di persone le eventuali tensioni che possono accompagnare il ruolo del responsabile SPP 8. Il metodo tiene conto delle indicazioni presenti in letteratura sul coinvolgimento dei lavoratori nel processo di valutazione e di gestione dei rischi SL-C: • attraverso la partecipazione del RLS e di altri lavoratori alle attività del GV • attraverso il coinvolgimento diretto di tutti i lavoratori nella revisione periodica degli strumenti d’indagine proposti • attraverso la somministrazione del questionario soggettivo a tutto il personale (nel caso in cui si sia giunti ad una valutazione di rischio alto) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 35/143 Schema generale per la valutazione e la gestione dei rischi da stress lavoro-correlato D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 36/143 In allegato al presente documento vengono allegati: LA GRIGLIA DI RACCOLTA DEI DATI OGGETTIVI LA CHECK LIST IL QUESTIONARIO SOGGETTIVO Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Dopo l’applicazione concreta del metodo le eventuali azioni migliorative saranno individuate in relazione all’esito dell’indagine attraverso le seguenti tabelle: Area/sottoarea Indicatore l a v AREA AAMBIENTE DI LAVORO r o e r a o A1 - Il microclima (temperatura e umidità dell’aria) delle aule e degli altri ambienti è adeguato? Motivazione dell’indicatore Il microclima dell’ambiente di lavoro è ritenuto uno degli elementi più importanti tra quelli che caratterizzano il benessere lavorativo e, specie negli Gestire oculatamente l’aerazione Climatizzare i locali Schermare le finestre Isolare termicamente le pareti ambienti promiscui e nel lavoro Montare pellicole riflettenti sulle intellettuale, l’elemento cui senz’altro i lavoratori sono più sensibili ed attenti superfici vetrate Piantare piante all’esterno L’illuminazione di un posto di lavoro è data dalla somma di quella naturale, proveniente dalle finestre, e di quella artificiale, sia generale (lampade a A2 - L’illuminazione soffitto) che localizzata (lampade da (naturale e artificiale) è tavolo, illuminazione dei punti di adeguata alle attività da lavoro, ecc.). L’illuminazione troppo svolgere? bassa produce affaticamento visivo, quella troppo alta (compreso il riverbero del sole sugli occhi) produce fastidio, distrazione e rischio di infortunio Si dice riverbero il fenomeno della persistenza prolungata del suono in un ambiente chiuso, prima che questo A3 - Si avverte l’assenza venga totalmente assorbito. Il riverbero di un riverbero fastidioso eccessivo è una delle caratteristiche nelle aule e negli altri ambientali più dannose ed irritanti per ambienti in cui si fa chi deve parlare, perché lo costringe ad lezione? alzare il tono della voce, e, contemporaneamente, è uno dei fattori che ostacola di più la trasmissione dei messaggi verbali A4 - Durante le attività didattiche si avverte la presenza di rumore tale da costringere l’insegnante ad alzare il tono della voce per farsi sentire? A5 - Le aule e gli altri ambienti sono puliti e in ordine? D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Possibili interventi migliorativi Il rumore può essere di origine interna all’edificio (attività rumorose in locali attigui, chiasso, ecc.) o esterna (vicinanza di strade trafficate, ferrovie, industrie, cantieri, lavori stradali, manutenzione aree verdi, ecc.). Un rumore eccessivo ha effetti assai simili a quelli dovuti al riverbero La carenza di decoro, di pulizia e di igiene delle aule e degli ambienti scolastici in genere viene vissuta con fastidio e con il timore (sebbene il più delle volte infondato) di infezioni e malattie Potenziare l’illuminazione artificiale Schermare le lampade fastidiose Schermare le finestre esposte al sole Ricollocare i posti di lavoro fissi Modificare l’orientamento dei posti di lavoro Montare pannelli fonoassorbenti Aggiungere tendaggi o altre superfici assorbenti (suppellettili) Utilizzare gli ambienti più riverberanti solo con un elevato numero di persone Gestire oculatamente le attività scolastiche (attività rumorose solo a lezioni terminate) Definire regole comportamentali (per contrastare il chiasso e il tono eccessivamente alto della voce) Gestire oculatamente i lavori di ditte esterne rumorose Montare pannelli fonoisolanti Gestire oculatamente le pulizie Definire regole comportamentali e di civiltà (per conservare pulite ed in ordine le aule durante le attività) Gestire attentamente la raccolta differenziata Gestire oculatamente i parcheggi pag. 37/143 A6 - Si trova facilmente da parcheggiare l’auto o il mezzo con cui si viene a scuola? D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Le difficoltà per raggiungere rapidamente e senza intoppi il proprio Ampliare il numero di posti macchina luogo di lavoro, specie in auto e nelle prime ore del giorno, costituiscono un fattore stressogeno particolarmente avvertito da tutti i lavoratori Gestire oculatamente i depositi per biciclette e motorini Definire regole comportamentali (riferite all’uso corretto dei parcheggi) pag. 38/143 C o n l t a LAVORO DEL AREA CONTESTO A e v r s d o e t e r a o l o Area/sottoarea Indicatore Motivazione dell’indicatore B1 - Il regolamento d’istituto viene rispettato da tutto il personale scolastico? Una delle principali fonti di disagio lavorativo, evidenziata anche nei focus e nelle interviste effettuate sul tema, è legata alla distanza tra le regole scritte e condivise e i comportamenti reali che vengono praticati, in particolare quando l’impressione che ne trae il lavoratore è che le regole siano state scritte solo per assolvere ad un obbligo formale B2 - I criteri per l’assegnazione degli insegnanti alle classi sono condivisi e rispettati? Il gruppo classe costituisce, per ogni insegnante, l’oggetto prioritario del proprio lavoro e la parte preponderante del proprio impegno, in termini sia fisici che psicologici; logico quindi che l’insegnante attribuisca a questo aspetto una particolare valenza B3 - I “desidrata” relativi all’orario di servizio sono rispettati? Per ogni lavoratore le proprie richieste rispetto all’orario di servizio assumono un peso importante, con implicazioni di ordine fisico, psicologico e relazionale; il lavoratore però non è portato ad assumere una visione di sistema e tende a non sopportare le scelte coatte B4 - Le circolari emesse dal DS sono adeguate? Le circolari costituiscono uno strumento informativo interno di fondamentale importanza; alla trasmissione scritta delle informazioni, delle comunicazioni e delle scelte del DS i lavoratori danno naturalmente e implicitamente una valenza assoluta (“verba volant, carta manent”) B5 - I ruoli del personale con funzioni specifiche sono definiti attraverso un organigramma delle competenze? In un’organizzazione complessa sapere “chi fa che cosa” semplifica il lavoro, ne ottimizza l’esecuzione e agevola le relazioni ed i rapporti interpersonali D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Possibili interventi migliorativi Rivedere i contenuti del regolamento, per renderli più vicini alla realtà della scuola, più concreti ed applicabili Realizzare frequentemente momenti di divulgazione dei contenuti del regolamento Monitorare stabilmente l’applicazione del regolamento, a partire da alcuni ambiti considerati più strategici Dedicare il giusto tempo alla definizione di criteri il più possibile trasparenti e condivisi Giustificare sempre pubblicamente le scelte difformi dai criteri condivisi (salvo questioni di privacy) Graduare i criteri in ordine di importanza, mettendo al primo posto quelli di natura didattica Suggerire ai lavoratori di esprimere i propri “desiderata” in ordine di priorità Dare sempre spiegazioni esaurienti quando non si è potuto rispettare i “desiderata” Realizzare frequentemente momenti in cui si spiegano i vincoli organizzativi che possono impedire di fatto l’accoglimento di tutti i “desiderata”, coinvolgendo i lavoratori nell’analisi di questi vincoli, alla ricerca delle migliori soluzioni Dedicare la massima attenzione alla stesura delle circolari, sia nel contenuto che nell’individuazione precisa dei destinatari Gestire con cura la diffusione delle circolari, con l’obiettivo della loro effettiva lettura da parte di tutti i destinatari Ridurre al minimo la catena delle persone che contribuiscono alla stesura di una circolare Dedicare la massima attenzione alla progettazione, alla revisione periodica e all’aggiornamento dell’organigramma d’istituto Realizzare frequentemente momenti in cui si analizzano e si precisano i ruoli del personale con funzioni specifiche, coinvolgendo i lavoratori nella scelta delle migliori soluzioni pag. 39/143 C o n l t a A DEL e v LAVORO AREA CONTESTO r s d o e t e r a o l o Area/sottoarea Indicatore Motivazione dell’indicatore B6 - Le istruzioni e le indicazioni per lo svolgimento del proprio lavoro sono ben realizzate, coerenti e precise? Il personale scolastico, specie quello ATA, sente il bisogno di avere istruzioni che lo accompagnino nel proprio lavoro e avverte come negative soprattutto la loro superficialità e l’incoerenza con il proprio profilo professionale B7 - Gli obiettivi e le priorità del lavoro vengono condivisi? A partire dalla politica scolastica che il DS intende perseguire e passando per gli obiettivi di medio-lungo termine (pluriennali) e di breve-medio termine (l’anno scolastico o il quadrimestre), le parole d’ordine sono trasparenza, condivisione e individuazione delle priorità Ogni lavoratore desidera essere ascoltato e, soprattutto, compreso B8 - Il DS ascolta il rispetto ai propri problemi lavorativi, e personale e tiene conto di ne ha pieno diritto; la capacità di quello che dice? ascoltare rappresenta uno dei punti qualificanti del ruolo dirigenziale l a A v r o e r DEL LAVORO AREA CONTENUTO a o PERSONALE DOCENTE Area/sottoarea Indicatore Motivazione dell’indicatore C1.1 - C’è coerenza all’interno dei cc.d.c./team sui criteri di valutazione dell’apprendimento degli allievi? Molti dei problemi e dei possibili attriti tra colleghi, all’interno dello stesso c.d.c./team, nascono dal fatto di possedere opinioni anche molto diversificate rispetto alla valutazione dell’apprendimento degli allievi, specie quando si giunge alla stretta finale degli scrutini C1.2 - I principi e i messaggi educativi sono condivisi all’interno dei cc.d.c./team? Un altro ambito che tipicamente può portare a problemi relazionali e a contrasti tra colleghi, all’interno dello stesso c.d.c./team, riguarda le regole educative da trasmettere agli allievi, i confini del lecito a scuola, lo stile educativo (spesso molto diversificato per importanza data a certi comportamenti o per qualità del rapporto docente/discente) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Possibili interventi migliorativi Dedicare la massima attenzione alla definizione delle istruzioni operative per il personale ATA, individuando, volta per volta, il soggetto più idoneo a fornirle Realizzare frequentemente momenti in cui si spiegano le caratteristiche e i contenuti del lavoro del personale ATA, coinvolgendo i lavoratori stessi nella scelta delle migliori soluzioni Realizzare frequentemente momenti in cui si spiegano gli obiettivi e le priorità del lavoro di tutti, coinvolgendo i lavoratori nella scelta delle migliori soluzioni Dedicare tempo alla scrittura puntuale di obiettivi e priorità, assicurando la divulgazione capillare dei documenti programmatici Curare l’aggiornamento normativo di tutto il personale, con incontri o comunicazioni tempestive in merito a tutte le novità introdotte Curare l’ascolto del personale (orari di ricevimento, presenza fisica a scuola, momenti d’ascolto non strutturati, ecc.) Dare sempre conto delle scelte fatte (se necessario anche pubblicamente), anche e soprattutto di quelle che contrastano con le richieste ricevute Possibili interventi migliorativi Individuare spazi di discussione sul tema della valutazione, sia in Collegio Docenti che per piccoli gruppi (c.d.c./team), favorendo lo scambio d’opinioni e il confronto costruttivo e arrivando a costruire un poco per volta regole condivise e formalizzate Ripensare in termini concreti alle finalità del ciclo di studi cui appartiene la scuola Individuare spazi di discussione sul tema delle regole e dei messaggi verbali e non verbali da trasmettere agli allievi, sia in Collegio Docenti che per piccoli gruppi (c.d.c./team), favorendo lo scambio d’opinioni e il confronto costruttivo Organizzare seminari o incontri d’aggiornamento con persone esperte sul tema delle comunicazioni interpersonali efficaci e sugli stili educativi, in relazione all’età media degli allievi pag. 40/143 Indicatore Motivazione dell’indicatore Possibili interventi migliorativi La letteratura specifica di ambito scolastico (vedi gli studi di Lodolo D’Oria) sottolinea l’importanza del ruolo attivo del DS nel supportare le “battaglie” che, quotidianamente, gli insegnanti devono affrontare sul C1.3 - Il DS approva e versante educativo, sia in classe che sostiene il ruolo educativo nel rapporto spesso difficile con le degli insegnanti? famiglie dei propri allievi; in molti casi viene evidenziato il mancato ruolo di supporto da parte del DS, quando comunque il comportamento della famiglia non è giustificato e giustificabile Inserire (o potenziare) nelle regole codificate dell’istituto il ruolo attivo del DS nelle questioni che attengono alla disciplina, alla gestione di comportamenti non adeguati e ai rapporti con le famiglie Dedicare tempo alla discussione del tema dei rapporti tra insegnanti e genitori all’interno del Consiglio d’Istituto/di Circolo, arrivando a costruire un poco per volta regole condivise e formalizzate Sempre gli studi di Lodolo D’Oria evidenziano come molti casi di sindrome di burn-out tra gli insegnanti abbiano origine dal senso di isolamento con cui affrontano il proprio rapporto con le classi o i singoli allievi difficili, sia sul versante della didattica, sia soprattutto sul versante educativo Dedicare tempo alla discussione di gruppo (all’interno dei c.d.c./team) sui problemi riscontrati ed affrontati dai singoli insegnanti, favorendo la comprensione e la condivisione di poche regole di aiuto reciproco Organizzare seminari o incontri d’aggiornamento con persone esperte sul tema delle comunicazioni interpersonali tra pari e sul lavoro di gruppo C1.4 - All’interno dei cc.d.c./team c’è sostegno reciproco rispetto a situazioni didatticamente o educativamente difficili? P e r s o n a l e d o c e n t e l a AREA CONTENUTOADEL LAVORO v PERSONALE DOCENTE r d o e e r a l o Area/sottoarea Spesso gli insegnanti avvertono la C1.5 - Vengono organizzati incontri tra insegnanti a carattere interdisciplinare? C1.6 - Per la formazione delle classi iniziali, vengono applicati dei criteri condivisi? D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 sensazione di lavorare da soli e di non avere a disposizione dei momenti per il confronto; questo fattore è diventato ancora più importante da quando ha assunto un ruolo centrale la programmazione per competenze dell’intero Collegio Docenti e del c.d.c., programmazione che si fonda sulla definizione di unità di apprendimento interdisciplinari Le classi iniziali di un percorso scolastico sono, dal punto di vista dell’insegnante che ci lavora, un po’ come il semilavorato che entra in fabbrica e deve essere portato a prodotto finito di qualità; è indubbio quindi che la loro creazione (a partire dall’insieme delle domande di iscrizione in prima), sia come livello medio di partenza, sia come aggregazione di singoli ragazzi, costituisce un momento fondamentale per il c.d.c./team e per ogni insegnante Organizzare incontri interdisciplinari su argomenti specifici (programmazione interdisciplinare, collegamento tra i contenuti delle discipline affini, individuazione di attività didattiche interdisciplinari, ecc.) Promuovere la strutturazione e la realizzazione di verifiche interdisciplinari Promuovere la realizzazione di progetti interdisciplinari su temi trasversali (cittadinanza, salute, sicurezza, ecc.) Prestare la massima attenzione alla formazione delle classi prime, anche proponendo una specifica Funzione Strumentale Elaborare ed utilizzare appositi test d’ingresso e/o altri criteri oggettivi per assicurare la formazione di classi omogenee Curare il flusso di informazioni relative a casi o situazioni specifiche (problematiche di singoli allievi, incompatibilità tra allievi, ecc.), coinvolgendo eventualmente i coordinatori dei c.d.c./team Estendere gradualmente la gestione della formazione delle classi prime anche alle classi intermedie pag. 41/143 AREA CONTENUTO DEL LAVORO PERSONALE DOCENTE Area/sottoarea Indicatore Motivazione dell’indicatore C1.7 - Sono previste attività curricolari e di recupero tese a migliorare la conoscenza della lingua italiana per gli allievi stranieri? Dal punto di vista dell’insegnante tenuto a fare lezione ad una classe, la presenza di un numero elevato di allievi non italiofoni costituisce un problema, circoscritto tuttavia al solo ambito professionale C1.8 - I cc.d.c./team forniscono a famiglie e allievi tutte le informazioni che possono rendere più trasparente il processo insegnamentoapprendimento? In molti casi (specie alle scuole superiori) i problemi di rapporto tra insegnante e allievi nascono dalla scarsità di informazioni che gli allievi ricevono sul percorso didattico che stanno affrontando (obiettivi delle singole discipline, argomenti più importanti, programmazione delle attività nel corso dell’anno, tipologia delle verifiche, indicazioni per affrontare i compiti, ecc.) C1.9 - Il DS promuove l’offerta formativa dell’istituto e l’aggiornamento degli insegnanti? La crescita delle competenze professionali e la consapevolezza del proprio ruolo in relazione all’offerta formativa dell’istituto sono elementi fondamentali per costruire i necessari anticorpi che permettono agli insegnanti di affrontare con maggior serenità e determinazione il proprio lavoro in aula e nel rapporto con gli allievi D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Possibili interventi migliorativi Elaborare (o potenziare) progetti o attività a supporto degli allievi non italiofoni, per un’acquisizione precoce di un livello di conoscenza della lingua italiana sufficiente a seguire le attività della classe Proporre una specifica Funzione Strumentale per l’integrazione linguistica degli allievi stranieri Introdurre (o potenziare) i momenti di accoglienza iniziali, lavorando più sul versante didattico che su quello relazionale Intensificare i momenti (anche in corso d’anno) in cui si comunicano agli allievi elementi di programmazione didattica (disciplinare e interdisciplinare) Fornire agli allievi brevi documenti di sintesi del programma didattico delle singole discipline Istituire una specifica Funzione Strumentale sull’aggiornamento Proporre un piano annuale di aggiornamento, in cui vengano considerati sia gli ambiti disciplinari sia quelli trasversali (alfabetizzazione informatica, comunicazione, metodologia didattica, ecc.) Ampliare l’offerta formativa dell’istituto, anche a partire da una ricognizione delle esigenze delle famiglie e del territorio e dalle eventuali specifiche competenze già presenti tra il personale pag. 42/143 Area/sottoarea Indicatore Motivazione dell’indicatore l a A v r d o e e r DEL LAVORO AREA CONTENUTO a l o PERSONALE ATA IN GENERE In un’organizzazione complessa, la chiarezza del proprio ruolo e di quello che compete a ciascun lavoratore C2/3/4.1 - Le mansioni da all’interno di un piccolo gruppo coeso svolgere sono ben definite (tutti gli amministrativi della stessa e circoscritte? segreteria, tutti i collaboratori dello stesso plesso, ecc.) costituiscono fattori importanti per la qualità del lavoro C2/3/4.2 - Il lavoro può procedere senza interruzioni? Per chiunque svolga un lavoro prevalentemente intellettuale (in questo caso il personale amministrativo), le interruzioni sono deleterie perché affaticano moltissimo la mente C2/3/4.3 - Lo svolgimento del proprio lavoro quotidiano permette di eseguire un compito alla volta? L’accavallarsi delle attività che devono essere svolte contemporaneamente induce affaticamento mentale, specie in chi svolge lavoro intellettuale (amministrativi), ma, in generale, in chiunque abbia mansioni non meramente esecutive (tecnici) C2/3/4.4 - La quantità quotidiana di lavoro da svolgere è prevedibile? La letteratura riferisce il potenziale stressogeno di situazioni consolidate in cui il carico di lavoro quotidiano è soggetto ad ampie ed imprevedibili escursioni D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Possibili interventi migliorativi Stilare mansionigrammi precisi e, possibilmente, nominativi Realizzare frequentemente momenti in cui si spiegano i compiti attribuiti a tutti i lavoratori dello stesso gruppo omogeneo, coinvolgendoli nella scelta delle migliori soluzioni Introdurre regole ed orari precisi sull’accesso di persone dell’istituto ed esterne (genitori, fornitori) nelle segreterie, spiegandole a tutto il personale Istituire soluzioni “scudo” per proteggere il lavoro delle segreterie (per esempio la modulistica può essere distribuita in portineria, il centralinista può filtrare le richieste di un fornitore, ecc.) Introdurre (o potenziare) i momenti di ascolto rispetto alle modalità operative di lavoro del personale, per cercare di ridurre l’accavallarsi di consegne diverse, coinvolgendo i lavoratori (per gruppo omogenei) nella scelta delle migliori soluzioni Predisporre un cronogramma delle attività standard, evidenziando momenti o periodi dell’anno in cui più probabilmente vi possono essere dei sovraccarichi di lavoro Studiare la gestione delle situazioni d’emergenza per sovraccarico di lavoro, istituendo dei veri e propri sistemi di pronto intervento (spostamento colleghi, ridistribuzione dei compiti, ecc.) pag. 43/143 l a A v r d o e e r a l o AREA CONTENUTO DEL LAVORO PERSONALE AUSILIARIO l a A v r d o e e r a l o AREA CONTENUTO DEL LAVORO GENERE INGENERE PERSONALE ATA ATAIN Area/sottoarea Indicatore Motivazione dell’indicatore C2.5 - C’è coerenza tra le richieste del DS e quelle del DSGA? Una fonte di stress può nascere dal contrasto tra le esigenze o le consegne attribuite dal DS al singolo impiegato e quelle stabilite nel mansionigramma o impartite dal DSGA C2.6 - Il software a disposizione è di facile impiego? Il punto dolente del lavoro al computer non è più l’obsolescenza delle macchine (hardware), ma la difficoltà di gestire il software, vuoi perché la macchina non riesce a farlo girare (bloccandosi spesso), vuoi perché è richiesto il collegamento ad internet (spesso lentissimo), vuoi perché l’operatore non ha ancora dimestichezza con il programma C2.7 - Il DSGA supporta il personale quando bisogna affrontare nuove procedure di lavoro o applicare una nuova normativa? L’addestramento rispetto ai contenuti della propria mansione è un obbligo sancito dalla legge (D.Lgs. 81/08, art. 37); rispetto alle novità introdotte nel lavoro degli applicati di segreteria il soggetto incaricato di addestrarli non può che essere il DSGA C3.5 - C’è coerenza tra le richieste del DS e quelle del DSGA? Una fonte di stress può nascere dal contrasto tra le esigenze o le consegne attribuite dal DS al singolo collaboratore e quelle stabilite nel mansionigramma o impartite dal DSGA C3.6 - Le macchine e le attrezzature a disposizione sono di facile impiego? I problemi possono nascere sia per l’utilizzo di macchine o attrezzature non adeguate (non ergonomiche, difettose, ecc.), sia per la necessità di operare con macchine complesse e delicate, di cui non si conoscono le modalità corrette d’uso C3.7 - Il carico di lavoro è ripartito equamente tra tutto il personale? Uno degli aspetti cui il personale ausiliario che opera nello stesso edificio dedica maggiore attenzione è l’equa ripartizione dei compiti, specie quelli pesanti e maggiormente rischiosi (pulizia straordinaria delle plafoniere o delle veneziane, deceratura dei pavimenti, spostamento di grandi quantità di arredi, ecc.) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Possibili interventi migliorativi Condividere il mansionigramma con il DSGA Evitare, se non per situazioni di urgenza, di sovrapporsi al DSGA nell’organizzazione del lavoro degli amministrativi Utilizzare sempre software adeguato alle caratteristiche dell’hardware del computer (soprattutto la memoria RAM) Richiedere al gestore telefonico un collegamento internet veloce Dedicare tempo all’addestramento (o autoaddestramento) del personale di segreteria all’uso di software nuovo o di una versione aggiornata Procurare e mettere a disposizione del personale di segreteria eventuali manuali d’uso dei programmi più usati Convincere il DSGA a svolgere questa parte del proprio lavoro, anche attraverso i momenti di formazione previsti dalla normativa (D.Lgs. 81/08, art. 37) a favore dei “preposti” (il DSGA è individuato quale preposto rispetto a tutto il personale amministrativo) Condividere il mansionigramma con il DSGA Evitare, se non per situazioni di urgenza, di sovrapporsi al DSGA nell’organizzazione del lavoro dei collaboratori scolastici Effettuare (o aggiornare) la valutazione dei rischi relativamente alle attività del personale ausiliario, in particolare quelle che prevedono l’uso di macchine o attrezzature particolari Effettuare (o potenziare) gli interventi di formazione e, soprattutto, di addestramento previsti dalla normativa (D.Lgs. 81/08, art. 37) Studiare il mansionigramma alla luce di questo aspetto, prevedendo all’occorrenza la rotazione dei compiti specifici e coinvolgendo i lavoratori nella scelta delle migliori soluzioni Rendere trasparenti (pur nel rispetto della privacy) i motivi che determinano eventuali squilibri tra i carichi di lavoro richiesti al personale pag. 44/143 Indicatore Motivazione dell’indicatore C4.5 - C’è coerenza tra le richieste del DS (o DSGA) e quelle del responsabile di laboratorio o degli insegnanti che utilizzano il laboratorio? Una fonte di stress può nascere dal contrasto tra le esigenze o le consegne attribuite dal responsabile di laboratorio (manutenzione straordinaria di attrezzature, controlli periodici, ecc.) o dagli stessi insegnanti che utilizzano il laboratorio (predisposizione dell’esercitazione, interventi estemporanei di controllo o modifica, ecc.) e quelle del DS o del DSGA, che spesso non tengono conto dell’effettivo lavoro svolto dal tecnico e tendono ad utilizzarlo per altri scopi C4.6 - Le macchine e le attrezzature a disposizione (anche informatiche) sono di facile impiego? I problemi possono nascere sia per l’utilizzo di macchine o attrezzature non adeguate (non ergonomiche, difettose, obsolete, ecc.), sia per la necessità di operare con macchine complesse e delicate, di cui non si conoscono le modalità corrette d’uso C4.7 – Il responsabile di laboratorio supporta il personale quando bisogna affrontare nuove procedure di lavoro o utilizzare nuove macchine o attrezzature? L’addestramento rispetto ai contenuti della propria mansione è un obbligo sancito dalla legge (D.Lgs. 81/08, art. 37); rispetto alle novità introdotte nel lavoro dei tecnici, il soggetto incaricato di addestrarli non può che essere il responsabile di laboratorio, eventualmente in collaborazione (per i temi della sicurezza) con il Servizio di Prevenzione e Protezione dell’istituto C4.8 – Il personale opera stabilmente nello stesso laboratorio? Il fatto di modificare spesso (o addirittura ogni anno) l’attribuzione dei tecnici ai vari laboratori dell’istituto, specie se diversi per caratteristiche e tipologia delle attività didattiche da svolgervi, costituisce sia un fattore di stress per il personale tecnico, sia una notevole complicazione organizzativa,per la necessità di provvedere periodicamente alla sua formazione e al suo addestramento P e r s o n a l e T e c n i c o l a AREA CONTENUTO DEL LAVORO A TECNICO v PERSONALE r d o e e r a C l o Area/sottoarea Possibili interventi migliorativi Acquisire informazioni complete sulle attività ordinarie dei tecnici e sui tempi necessari per la loro attuazione Studiare, con il contributo dei responsabili di laboratorio, modalità, tempi e limiti per l’attribuzione di altri lavori ai tecnici Effettuare (o potenziare) gli interventi di formazione e, soprattutto, di addestramento previsti dalla normativa (D.Lgs. 81/08, art. 37) Utilizzare sempre software adeguato alle caratteristiche dell’hardware del computer Procurare e mettere a disposizione dei tecnici eventuali manuali d’uso delle macchine e dei programmi più usati Elaborare, con il contributo dei tecnici stessi, le procedure di lavoro, aggiornandole all’occorrenza nel tempo Curare la formazione dei tecnici di laboratorio sui temi della sicurezza (D.Lgs. 81/08, art. 37), insistendo soprattutto sull’uso delle nuove macchine e attrezzature e sulle procedure di lavoro in sicurezza (per sé e per gli altri, cioè per insegnanti e studenti) Definire un piano di utilizzo del personale tecnico che preveda il minor numero possibile di spostamenti interni tra un laboratorio un altro, salvo vincoli particolari (trasferimenti, pensionamenti, ecc.) Cercare di assegnare il personale tecnico a laboratori il più possibile compatibili con le proprie competenze professionali Assicurare in ogni caso adeguati percorsi di formazione e addestramento al personale tecnico che cambia laboratorio Assicurare un passaggio delle consegne non formale tra il tecnico precedente e quello che subentra nel laboratorio Come di evince dalla lettura della tabella precedente (ultima colonna a destra), gli interventi di miglioramento proposti possono essere suddivisi in due grandi categorie: • interventi di natura prevalentemente tecnica (concentrati soprattutto nell’area Ambiente di lavoro),che, normalmente, sono a carico dell’Ente proprietario degli edifici della scuola (Provincia o Comune); solo per D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 45/143 lavori di modesta entità o estensione (nei limiti delle disponibilità finanziarie dell’istituto), è ipotizzabile un intervento diretto ed autonomo da parte della scuola • interventi di natura organizzativa e/o gestionale (concentrati prevalentemente nelle aree Contesto del lavoro e Contenuto del lavoro, sebbene presenti anche nella prima area), che attengono assolutamente al ruolo del DS, anche se richiedono la collaborazione degli organi collegiali e di diversi soggetti già esistenti all’interno della scuola (collaboratori del DS, DSGA, Commissione POF, Commissione Qualità, Funzioni Strumentali, ecc.). Questa tipologia di interventi normalmente non richiede alcun impegno finanziario. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 46/143 3.02 Differenze di genere, di età e alla provenienza da altri Paesi Differenza di genere Si rimanda al punto 4.8 gestione delle lavoratrici madri Differenza di età La differenza di età tra gli allievi può essere uno degli elementi che favoriscono episodi di bullismo. Il bullismo è caratterizzato da tre fattori che permettono di discriminare tale fenomeno da altre forme di comportamento aggressivo e dalle prepotenze. Questi fattori sono: L’intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente e consapevolmente La sistematicità: il comportamento aggressivo viene messo in atto più volte e si ripete quindi nel tempo L’asimmetria di potere: tra le parti coinvolte (il bullo e la vittima) c’è una differenza di potere, dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità quando le aggressioni sono di gruppo. La vittima, in ogni caso, ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza. Numerosi studi, hanno identificato diverse forme di bullismo, più o meno esplicite e osservabili, a seconda della tipologia di azioni che vengono messe in atto: Bullismo diretto: comportamenti che utilizzano la forza fisica per nuocere all’altro. In questa categoria sono presenti comportamenti come picchiare, spingere, fare cadere, ecc. Bullismo verbale: comportamenti che utilizzano la parola per arrecare danno alla vittima. Ad, esempio, le offese e le prese in giro insistenti e reiterate Bullismo indiretto: comportamenti non direttamente rivolti alla vittima ma che la danneggiano nell’ambito della relazione con gli altri. Sono comportamenti spesso poco visibili che portano all’esclusione e all’isolamento della vittima attraverso la diffusione di pettegolezzi e dicerie, l’ostracismo e il rifiuto di esaudire le sue richieste. All’interno delle scuole il bullismo riguarda tutti gli alunni, e non solo quelli che vi prendono parte in maniera più evidente. I ruoli che possono essere assunti dagli allievi, sono sintetizzati nell’elenco seguente: Bullo: chi prende attivamente l’iniziativa nel fare prepotenze ai compagni Aiutante: chi agisce in modo prepotente ma come “seguace” del bullo Sostenitore: chi rinforza il comportamento del bullo, ridendo, incitandolo o semplicemente stando a guardare Difensore: chi prende le difese della vittima consolandola o cercando di far cessare le prepotenze Esterno: chi non fa niente ed evita il coinvolgimento diretto o indiretto in situazione di prepotenza Vittima: chi subisce più spesso le prepotenze. Numerosi sono gli studi a livello nazionale, europeo ed internazionale che registrano la presenza di tale fenomeno nelle scuole. Sul versante del personale scolastico, bisogna tenere conto dell’usura psicofisica del personale docente più anziano e del conseguente aumento del rischio da stress lavoro-correlato. Provenienza da altri Paesi Dall’analisi della situazione interna alla scuola non si rilevano particolari situazioni di disagio tra i pochi ragazzi non italofoni Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Misure di contrasto al bullismo: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 47/143 Maggiore informazione che possa tradursi in aumentata sensibilità rispetto al fenomeno e in una migliore capacità di osservazione e discriminazione di situazioni di prevaricazione e prepotenza. Integrazione di diversi ruoli professionali affinché ci possa essere un monitoraggio in classe e negli spazi comuni. Questo significa anche poter qualificare maggiormente il tempo che i ragazzi trascorrono a scuola. Diversi studiosi indicano come uno dei primi interventi anti-bullismo, l’incremento della vigilanza del personale docente e non-docente sugli alunni. Interventi didattici specifici rivolti agli alunni perché possano apprendere strategie utilizzabili in caso di bullismo e perché possano sviluppare le competenze relazionali necessarie per instaurare rapporti basati sul rispetto di sé e degli altri e sull’empatia. Coinvolgimento dei genitori come parte attiva di un progetto educativo più ampio. Gestione della conduzione e sorveglianza della ricreazione La ricreazione va intesa soprattutto come momento di distensione, di incontro e di ristoro. La comunità scolastica deve pertanto utilizzarla in modo che tutti ne traggano beneficio. E' auspicabile che la pausa serva anche ad approfondire i contatti tra docenti e allievi: la presenza di docenti nelle aule, nei corridoi e negli spazi esterni può essere pertanto molto utile a tal fine. Gli allievi devono utilizzare in modo responsabile gli spazi a loro destinati. All'interno non sono autorizzati giochi di movimento. I docenti sono tenuti a sorvegliare la ricreazione secondo il piano allestito Specialmente nelle attività di laboratorio bisogna tener conto della diversa percezione del rischio da parte dei ragazzi sia in relazione a rischi di tipo oggettivo (strutture, macchinari, attrezzature, ecc) che di tipo comportamentale Per quanto concerne la provenienza da altri Paesi qualora la situazione lo richiedesse occorrerebbe intervenire sui seguenti punti: definizione del livello medio e individuale di comprensione della lingua italiana (sia parlata che scritta) da parte di questi ragazzi individuazione di attività curricolari e non, tese a migliorare la conoscenza della lingua italiana in questi ragazzi e a ridurre il divario con i compagni individuazione di tutti gli ambiti specifici in cui la sicurezza deve essere comunicata (informazione e formazione, regole generali di comportamento, evacuazione e gestione delle emergenze in genere, organizzazione della sicurezza nella scuola, ecc.) definizione di specifici strumenti informativi sulla sicurezza adatti agli allievi non italofoni organizzazione dei ruoli sulla sicurezza che tenga conto di questo problema, coinvolgendo, laddove possibile, anche i compagni di classe (ad esempio: allievi addetti ai compagni non italofoni durante le emergenze) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 48/143 3.03 Posture incongrue, disturbi muscolo-scheletrici Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie S’intende per postura la posizione assunta dal corpo in un preciso momento o durante lo svolgimento di una abituale azione o operazione. Posizioni poco congrue arrecano affaticamento e possono portare a malattie a carico della colonna vertebrale. Le patologie a carico dell'apparato muscolo-scheletrici sono caratterizzate da dolenzia, artrosi, rigidità muscolare, fastidi al collo, schiena, spalle e da disturbi all'arto superiore (tendinite etc.) Le cause più frequenti sono: posizione di studio o di lavoro non ergonomica posizione di studio o di lavoro fissa per tempi prolungati movimenti rapidi e ripetitivi delle mani (digitatura e uso di mouse, scrittura manuale) Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Adottare banchi e sedie regolabili in altezza E' importante dare una "educazione posturale" agli studenti, abituandoli ad assumere posizioni fisiologicamente corrette durante la loro permanenza nei banchi, e soprattutto durante le esercitazioni al VDT: Sarebbe opportuno mantenere: i gomiti appoggiati sul tavolo ad angolo retto le ginocchia ad angolo retto i piedi ben appoggiati sul pavimento o sul poggiapiedi la schiena ben appoggiata sullo schienale Variare di tanto in tanto la posizione del corpo ed effettuare semplici esercizi di rilassamento o stiramento. Non usare tavoli o banchi senza spazio per le gambe Non stare con la schiena curva D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 49/143 3.04 Videoterminale,: uso di unità video Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Va chiarito, preliminarmente, che tutti gli studi e le indagini epidemiologiche sinora svolti portano ad escludere, per i videoterminali, rischi specifici derivanti da radiazioni, ionizzanti e non ionizzanti, sia a carico dell’operatore sia della prole. In particolare, nei posti di lavoro con videoterminale le radiazioni ionizzanti si mantengono a livelli rilevabili nei comuni ambienti di vita e di lavoro. Per quanto si riferisce ai campi elettromagnetici, la presenza della marcatura CE sul videoterminale comporta che tali campi siano mantenuti al di sotto dei limiti raccomandati e riscontrabili nei comuni ambienti di vita ove sono utilizzate apparecchiature elettriche e televisive. Nelle lavoratrici gestanti sono presenti variazioni posturali legate alla gravidanza che potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi dorso-lombari atti a giustificare la modifica temporanea delle condizioni o dell’orario di lavoro, ai sensi del decreto legislativo n. 645/1996, concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti. Osservazione generale L'utilizzazione in sè dell'attrezzatura non deve essere fonte di rischio per i lavoratori. LE COMPONENTI DEL POSTO DI LAVORO: IL SEDILE DEVE: essere di tipo girevole, saldo contro slittamento e rovesciamento, dotato di basamento stabile o a cinque punti di appoggio; disporre del piano e dello schienale regolabili in maniera indipendente così da assicurare un buon appoggio dei piedi ed il sostegno della zona lombare; avere i bordi del piano smussati, in materiale non troppo cedevole, permeabile al vapore acqueo e pulibile; essere facilmente spostabile anche in rapporto al tipo di pavimento; qualora fosse necessario, essere dotato di un poggiapiedi separato, per far assumere una postura adeguata agli arti inferiori dell’operatore. IL PIANO DI LAVORO (SCRIVANIA) DEVE: avere una superficie sufficientemente ampia per disporre i materiali necessari e le attrezzature (video, tastiera, ecc.) nonché consentire un appoggio per gli avambracci dell’operatore davanti alla tastiera, nel corso della digitazione; avere una profondità tale da assicurare una corretta distanza visiva dallo schermo, tenendo presente che schermi di grandi dimensioni richiedono tavoli di maggiore profondità; avere il colore della superficie chiaro, possibilmente diverso dal bianco, ed in ogni caso non riflettente; essere stabile e di altezza, fissa o regolabile, indicativamente fra 70 e 80 cm; avere uno spazio idoneo per il comodo alloggiamento e la movimentazione degli arti inferiori e per infilarvi il sedile. LO SCHERMO I caratteri sullo schermo devono avere una buona definizione e una forma chiara, una grandezza sufficiente e vi deve essere uno spazio adeguato tra i caratteri e le linee. L'immagine sullo schermo deve essere stabile; esente da sfarfallamento o da altre forme d'instabilità. La brillanza e/o il contrasto tra i caratteri e lo sfondo dello schermo devono essere facilmente regolabili da parte dell'utilizzatore del videoterminale e facilmente adattabili alle condizioni ambientali. Lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile liberamente e facilmente per adeguarsi alle esigenze dell'utilizzatore. E' possibile utilizzare un sostegno separato per lo schermo o un piano regolabile. Lo schermo non deve avere riflessi e riverberi che possano causare molestia all'utilizzatore. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 50/143 LA TASTIERA La tastiera dev'essere inclinabile e dissociata dallo schermo per consentire al lavoratore di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l'affaticamento delle braccia o delle mani. Lo spazio davanti alla tastiera dev'essere sufficiente onde consentire un appoggio per le mani e le braccia dell'utilizzatore. La tastiera deve avere una superficie opaca onde evitare i riflessi. La disposizione della tastiera e le caratteristiche dei tasti devono tendere ad agevolare l'uso della tastiera stessa. I simboli dei tasti devono presentare sufficiente contrasto ed essere leggibili dalla normale posizione di lavoro. ALTRI STRUMENTI STAMPANTE Alcuni tipi di stampante sono particolarmente rumorosi: il rumore può disturbare l'attenzione, la conversazione e creare con il tempo disturbi all'udito o l'insorgere di altre sintomatologie. POSTO DI LAVORO AL VDT All'atto dell'elaborazione, della scelta, dell'acquisto del software, o allorché questo viene modificato, come anche nel definire le mansioni che implicano l'utilizzazione di unità videoterminali, si dovrà tenere conto dei seguenti fattori: a) il software deve essere adeguato alla mansione da svolgere; b) il software deve essere di facile uso e, se del caso, adattabile a livello di conoscenza e di esperienza dell'utilizzatore; nessun dispositivo o controllo quantitativo o qualitativo può essere utilizzato all'insaputa dei lavoratori; c) i sistemi debbono fornire ai lavoratori delle indicazioni sul loro svolgimento; d) i sistemi devono fornire l'informazione di un formato e ad un ritmo adeguato agli operatori; e) i principi dell'ergonomia devono essere applicati in particolare all'elaborazione dell'informazione da parte dell'uomo. Le condizioni di lavoro possono essere inoltre sfavorevoli quando: l'illuminazione naturale o artificiale provoca abbagliamenti diretti o riflessi o contrasti eccessivi. mancano schermature alle finestre e alle fonti di luce artificiale il monitor è disposto con la finestra di fronte o di spalle si usano arredi con superfici lucide e/o bianche e/o nere le pareti del locale sono troppo chiare o scure. Il lavoro al VDT richiede forte attenzione e concentrazione per i lavori più impegnativi o delicati e ripetitività per i lavori più monotoni. Possono manifestarsi disturbi visivi e muscolo scheletrici per effetto dell'impegno protratto, statico e ravvicinato, la fissità della posizione seduta, l'attività delle strutture della mano e dell'avambraccio nella digitazione. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali a) Spazio Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di movimenti operativi. b) Illuminazione L'illuminazione generale ovvero l'illuminazione specifica (lampade di lavoro) devono garantire un'illuminazione sufficiente ed un contrasto appropriato tra lo schermo e l'ambiente, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell'utilizzatore. Fastidiosi abbagliamenti e riflessi sullo schermo o su altre attrezzature devono essere evitati strutturando l'arredamento del locale e del posto di lavoro in funzione dell'ubicazione delle fonti di luce artificiale e delle loro caratteristiche tecniche. c) Riflessi e abbagliamenti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 51/143 I posti di lavoro devono essere sistemati in modo che le fonti luminose quali le finestre e le altre aperture, le pareti trasparenti o traslucide, nonchè le attrezzature e le pareti di colore chiaro non producano riflessi sullo schermo. Le finestre devono essere munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare la luce diurna che illumina il posto di lavoro. d) Rumore Il rumore emesso dalle attrezzature appartenenti ai posti di lavoro deve essere preso in considerazione al momento della sistemazione del posto di lavoro, in particolare al fine di non perturbare l'attenzione e la comunicazione verbale. e) Calore Le attrezzature appartenenti al/ai posto/i di lavoro non devono produrre un eccesso di calore che possa essere fonte di disturbo per i lavoratori. f) Radiazioni Tutte le radiazioni, eccezion fatta per la parte visibile dello spettro elettromagnetico, devono essere ridotte a livelli trascurabili dal punto di vista della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. g) Umidità Si deve fare in modo da ottenere e mantenere un'umidità soddisfacente. Regolare in altezza il monitor (più basso dell'altezza degli occhi). Dotare gli uffici o le aule di stampanti silenziose e appoggiarle su supporti indipendenti. Isolare le macchine più rumorose. Per le persone di piccola statura va messo a disposizione l'appoggio per i piedi, mobile, inclinato, antisdrucciolo e possibilmente regolabile in altezza. Disporre gli schermi a 90° rispetto alle finestre Schermare le finestre con "veneziane" regolabili Distanziare le postazioni VDT di almeno 1 m. dalle finestre Preferire per le pareti tinte chiare e non riflettenti Studiare lo spazio di lavoro in modo tale che sia consentito all'operatore di alzarsi agevolmente dal sedile, di transitare lateralmente. Effettuare pause di almeno 15 minuti ogni due ore di lavoro. Eseguire, nelle pause, esercizi di rilassamento, stiramento e rinforzo muscolare. Evitare di stare seduti e di impegnare la vista (es. leggere giornali). Durante il lavoro, quando e possibile, socchiudere le palpebre per 1 o 2 minuti; ogni tanto distogliere lo sguardo dagli oggetti più vicini e rivolgerlo verso punti lontani. Il lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminali in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni, deve essere sottoposto ad una sorveglianza sanitaria mirata e specifica. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 52/143 3.05 Sforzo vocale Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Il rumore costringe il docente ad alzare sovente la voce (rischio di abbassamento cronico della voce o di laringite cronica). In alcune aule l'elevata altezza del soffitto rende problematica l'acustica e amplifica le condizioni di rumorosità di fondo. In molte aule il disturbo acustico è aggravato dal rumore proveniente dal traffico (in modo particolare nel periodo primaverile-estivo, quando per esigenze microclimatiche e indoor, le finestre vengono aperte). Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Evitare di alzare eccessivamente la voce in aula, nel tentativo di attirare l'attenzione della classe, sovrastando acusticamente le situazioni rumorose. curare le modalità di approccio con la classe organizzazione del lavoro prevenzione finalizzata ad evitare condizioni di rumorosità interna alla classe Insonorizzazione mediante controsoffittature, pannelli fonoassorbenti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 53/143 3.06 Allergie Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Derivano in larga misura dalla cattiva climatizzazione. Hanno però una certa incidenza anche le allergie da polveri (frequentemente di gesso) e altre manifestazioni di intolleranza allergologica derivanti da cattiva manutenzione e pulizia dei locali. Bisogna garantire ambienti meno saturi di germi, batteri, miceti, acari. In alcune attività lavorative è richiesto l'utilizzo dei guanti di protezione o monouso (raccolta rifiuti, pulizie in ambienti particolarmente a rischio quali i servizi igienici, manipolazione di sostanze pericolose in laboratorio di chimica o semplicemente per eseguire le ordinarie pulizie di pavimenti utilizzando cere e prodotti appositi) che potrebbero dare luogo a fenomeni di intolleranza. Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Sostituzione delle lavagne classiche con equivalenti di tipo luminoso a fogli mobili o sulle quali sia possibile scrivere utilizzando pennarelli. In quest'ultimo caso i pennarelli in questione devono rispondere a specifici requisiti per quanto riguarda la tossicità (contenuto di particolari solventi) e le caratteristiche del residuo polverulento che si ottiene con la cancellatura della lavagna. Pulire frequentemente i cancellini cercando di non disperdere le polveri molto volatili nell'ambiente circostante (si possono usare panni umidi) e sostituirli periodicamente. Pulire accuratamente i locali con particolare attenzione alla rimozione della polvere (deve essere eliminata e non dispersa), per garantire un ambiente meno saturo di germi, batteri, miceti, acari. Effettuare i cambi d'aria. In caso di allergia ai guanti di gomma e possibile utilizzare creme protettive ed isolanti. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 54/143 3.07 Movimentazione manuale dei carichi Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Allievi Spesso gli allievi devono portare a scuola troppi libri, e molti di questi sono ingombranti e pesanti. Specialmente per gli studenti più giovani esiste il rischio di danni permanenti alla schiena. Anche gli allievi che escono per le esercitazioni di topografia trasportano strumenti topografici, stadie, cavalletti. Operatori scolastici Nei compiti di carattere materiale, è compreso lo spostamento delle suppellettili per le quotidiane pulizie, per le operazioni di fine anno o per esigenze particolari (esami, concorsi). Generalmente si tratta di banchi, scrivanie, armadietti e scaffali, secchi d'acqua e materiali per la pulizia, pacchi di libri e materiale didattico, attrezzature varie, sacchi per rifiuti, scale a mano, ecc.. La movimentazione di pesi elevati, se ripetuta nel tempo senza adeguate soste di riposo, determina stati di affaticamento che possono abbassare il livello di attenzione e lucidità, determinando con maggiore facilità infortuni accidentali o conseguenze differite nel tempo. Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Non pretendere che gli allievi portino a scuola troppi libri e nell'adozione degli stessi, sempre compatibilmente con la completezza dei contenuti dei vari testi, operare scelte che tengano conto di questo fattore ( libri divisibili in tomi) Usare cautela nel trasporto delle attrezzature topografiche distribuendo il materiale in base alla presunta forza fisica dei diversi allievi . Fornire alle persone interessate una adeguata informazione sui rischi connessi con la movimentazione. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 55/143 3.08 Cadute da postazioni in elevazione Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Spesso l'operatore è chiamato all'espletamento di mansioni che possono determinare pericolose cadute dall'alto. Gli interventi consistono: nel sostituire le lampadine fulminate nell' appendere quadri, tabelloni e cartelli alle pareti nel riparare, rimuovere, riposizionare tendaggi frangisole - nell' adottare i necessari provvedimenti per fronteggiare provvisoriamente determinate situazioni di precarietà (es. chiusura finestre difettosa, tamponamento con fogli di nylon e nastro isolante a seguito di rottura di vetri delle finestre, rimozione di plafoniere pericolanti) nel pulire finestre e vetrate. Il rischio di caduta aumenta laddove i serramenti non siano completamente apribili e l'attività di pulizia all'esterno comporti pericolose posizioni di sporgenza verso il vuoto. Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Verificare periodicamente l'efficienza delle scale. Quelle doppie devono essere provviste di dispositivi antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti; quelle semplici ganci di trattenuta o appoggi antisdrucciolevoli alle estremità superiori. Vietare qualsiasi lavoro di pulizia dall'esterno, di sporgersi verso il vuoto, di salire sui davanzali. Non salire in piedi su sedie o banchi. Se l'uso della scala può determinare rischi di cadute verso l'esterno dell'edificio, vietare detta operazione ai collaboratori scolastici e richiedere l'intervento di ditte specializzate in regola con le vigenti norme antinfortunistiche. Lo stesso dicasi per le operazioni di pulizia che comportino per il lavoratore il rischio di caduta dall'alto da altezza superiore a 2 metri. Non assumere posizioni pericolose nel tentativo di eseguire operazioni difficoltose. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 56/143 3.09 Manipolazione di sostanze pericolose Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Laboratorio di chimica. I rischi legati alla manipolazione di sostanze pericolose sono ustioni, intossicazione, allergie. Operatori scolastici. Rischio chimico legato all'uso di prodotti chimici per le operazioni di pulizia. Le sostanze detergenti utilizzate sono la candeggina, l'ammoniaca, l'alcool, l'acido muriatico. Il rischio e quello di contatto accidentale con la sostanza (ustioni, irritazioni cutanee, dermatiti irritative e allergiche, desquamazione), di esposizione a vapori tossici (irritazione oculare e delle prime vie aeree, intossicazione, cefalea, asma, allergie respiratorie per prodotti volatili e polveri di sollevamento). Tale rischio può essere aggravato da errori nell’uso delle sostanze (acidi e basi forti usati in diluizioni errate, prodotti non idonei all'uso). Misure preventive o migliorative, norme comportamentali La manipolazione di sostanze pericolose per la salute deve essere effettuata esclusivamente da personale competente ed informato. Rispettare le norme antinfortunistiche. Obbligare il lavoratore ad adottare i D.P.I. Informare gli addetti sulla natura fisica, chimica, tossicologica e sui rischi che , possono derivare dai prodotti impiegati. 3.10 Attività esterne all'edificio scolastico Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie All'occorrenza, quasi tutti i soggetti che vengono individuati dalla Dlgs 81/08 come lavoratori all'interno della scuola, per motivi didattici o amministrativi, sono chiamati a svolgere attività all'esterno dell'edificio scolastico: lo spostamento può avvenire con mezzo proprio, pubblico o a piedi. Rischio: incidente Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori. Per quanto riguarda gli spostamenti con mezzo proprio, mantenere I'auto/moto/cicloveicolo in perfetta efficienza: rispettare rigorosamente il codice della strada. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 57/143 4. RISCHI CONNESSI ALLE MANSIONI SVOLTE DAI DIVERSI SOGGETTI 4.1 Dirigente scolastico – Capo D’Istituto Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Il dirigente scolastico è la figura professionale più importante e pertanto investita delle maggiori responsabilità; il suo compito è principalmente quello di formalizzare e mantenere rapporti di natura gerarchica con l’amministrazione e di tipo relazionale con il personale interno alla struttura e con enti esterni. Si occupa inoltre della gestione del servizio onde garantirne in ogni situazione la funzionalità e l’efficienza. Rischi: di infortuni (urti contro cose ferme, elettrocuzioni per contatto diretto o indiretto con parti in tensione) illuminazione condizioni microclimatiche rischio posturale: in relazione alla prolungata posizione seduta e all’inadeguatezza della postazione di lavoro Uso di videoterminali Si ravvisano rischi sul versante della fatica mentale e dello stress causati da compiti di responsabilità. Possono incidere pesantemente: la frustrazione derivante da rapporti fortemente gerarchizzati con l'amministrazione centrale l'impatto con continue complicazioni burocratiche che rendono difficoltosa la gestione dell'istituto la delicatezza dei vari rapporti relazionali da intrattenere difficoltà a garantire la funzionalità del servizio, senza sufficienti strumenti oggettivi di gestione del personale il continuo incremento di carichi di lavoro e di responsabilità da assumere, ai quali non fa riscontro un adeguato aumento di riconoscimento sociale, economico e giuridico. All'occorrenza esce all'esterno con mezzo proprio, pubblico o a piedi. Rischio: incidenti stradali (nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Miglioramento delle condizioni ambientali Ripensamento dell'organizzazione del lavoro Mantenere I'auto/moto/cicloveicolo in perfetta efficienza: rispettare rigorosamente il codice della strada. A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 58/143 4.2 Docente Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie La sua attività è caratterizzata dallo svolgimento di lezioni in materie specifiche, avvalendosi di strumenti cartacei, tra cui testi, fotocopie e dispense e di strumenti informatici o di attrezzature. Ha inoltre la responsabilità degli alunni durante lo svolgimento della propria attività. Rischi ricorrenti: - Rumorosità e sforzo vocale: il rumore è sottoposto a variazioni in relazione al numero e caratteristica degli allievi, alla disponibilità degli spazi ed al tipo di attività svolta. Il rumore ha come risultato la necessità da parte dell'insegnante di alzare la voce. Ciò genera uno sforzo vocale che può nel tempo determinare l'insorgenza di irritazioni delle prime vie respiratorie (es. laringiti). - Illuminazione generale: può esistere un problema di sicurezza collegato al livello non idoneo dell’illuminazione di alcuni locali o passaggi per cui è possibile inciampare, scivolare o urtare contro elementi ingombranti o sporgenti. Per quanto concerne gli aspetti igienici, le situazioni di discomfort sono generalmente legate al non corretto livello di illuminamento delle aule che può determinare un eccessivo affaticamento della vista, più raramente i problemi sono legati alla presenza di elevati contrasti di luminanza nel campo visivo del docente dovuti alla mancanza, alle finestre, di tende parasole; l’influenza di questo elemento di discomfort è attenuata dal fatto che la posizione di lavoro non è necessariamente fissa durante lo svolgimento delle lezioni. Antincendio e gestione delle emergenze: il livello di rischio è essenzialmente legato alla mancanza di formazione ed informazione del personale docente, compreso quello che non ha uno specifico ruolo operativo nella gestione dell’emergenza, in relazione alla responsabilità nei confronti degli alunni presenti. - Allergie. Derivano in larga misura dalla cattiva climatizzazione; hanno comunque una certa incidenza le allergie da polveri di gesso o polveri in genere. Alcune persone hanno fatto evidenziare allergie da contatto con i guanti di gomma (usati per esempio dal docente di chimica). Per gli insegnanti che operano nei laboratori i rischi saranno quelli connessi alle attività svolte ed alle caratteristiche degli ambienti, macchine ed attrezzature. - Infortuni e posture: gli incidenti sono più frequenti nelle palestre e nei laboratori. E' comunque generalizzato il problema della mancanza di arredi idonei. Rischio elettrico: è legato alla possibilità di elettrocuzione, durante l’utilizzo di particolari attrezzature elettriche (computer, lavagna luminosa, ecc.), per contatto con cavi elettrici con rivestimento isolante non integro. Il rischio di natura elettrica diventa più rilevante nei casi, non infrequenti, in cui l’impianto elettrico non prevede gli idonei dispositivi di protezione contro i contatti indiretti (interruttori differenziali) e contro i sovraccarichi (interruttore magnetotermico), in maniera meno frequente il rischio è legato alla disposizione non idonea dei cavi elettrici che può determinare la possibilità di inciampare. Il rischio è anche legato al numero di prese a disposizione: il problema ha una frequenza significativa nel caso siano presenti laboratori didattici, soprattutto di informatica, dove spesso le prese vengono sovraccaricateRischi elettrici connessi all'uso di computer, stampanti ecc. Rischio biologico a causa della concentrazione di presenze umane e del rapporto relazionale con molti soggetti (durante la lezione in aula, durante gli incontri con i genitori o nei collegi docenti), sono presenti rischi di contagio da agenti biologici (batteri, virus), che interessano soprattutto l'apparato respiratorio Attività che si svolgono esternamente all'edificio scolastico (uscite periodiche per esercitazioni topografiche o rilievi di appezzamenti, edifici; uscite per accompagnare gli studenti al cinema, a teatro, in palestre o piscine ubicate esternamente all'edificio scolastico ecc.). Il rischio connesso e quello di incidente (traffico stradale, cadute ecc.) Condizioni microclimatiche: le condizioni di discomfort sono nella maggior parte dei casi dovute all’assenza o ad un errato dimensionamento degli impianti di ventilazione e di condizionamento/riscaldamento, il che comporta spesso temperature nei locali troppo calde o troppo fredde, sbalzi sensibili da un ambiente all’altro e, anche se più raramente, scarso ricambio di aria. Organizzazione del lavoro: fattori legati all’ordinamento del personale docente, associati a quelli dipendenti dall’attività specifica svolta, possono provocare situazioni di disagio psichico, non legate a D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 59/143 - oggettivi riscontri clinici. Alcuni di questi fattori possono essere sintetizzati come segue: la peculiarità della professione (responsabilità e rapporto relazionale stretto con allievi, rapporto con i genitori, classi numerose, situazioni di precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento, impossibilità di verificare la propria azione formativa in quanto le eventuali ricadute sono apprezzabili solo in tempi molto lunghi); la trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale (crescita del numero di studenti extracomunitari e degli interscambi culturali come effetti della globalizzazione); il continuo evolversi della percezione dei valori sociali (inserimento di alunni disabili nelle classi, delega educativa da parte della famiglia a fronte di genitori- lavoratori o di famiglie monoparentali); l’evoluzione scientifica a fronte di una scarsa opportunità di formazione specifica e di aggiornamento; il susseguirsi continuo di riforme; il passaggio critico dal lavoro individuale a quello d’equipe; l’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente, risorse carenti, precarietà del posto di lavoro, mobilità, scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica). Tali fattori rappresentano sollecitazioni ambientali o relazionali cui ciascun individuo oppone una propria risposta a livello fisico, mentale ed emotivo. Lo stress è una possibile risposta, che si traduce in manifestazioni fisiche con disturbi aspecifici quali: inappetenza, cattiva digestione, mal di testa, mal di schiena, eruzioni della pelle, insonnia, nervosismo, perdita di memoria, irritabilità, fino allo sviluppo di vere e proprie malattie psicosomatiche (gastropatie, allergopatie, asma, colite. ipertensione arteriosa, coronaropatie). Tra i comportamenti sintomatici di situazione di stress compaiono atteggiamenti di “fuga” (assenteismo cronico, ritardo cronico, pause prolungate), decremento della performance (aumento degli errori, incapacità di completare il lavoro), difficili relazioni interpersonali (esagerata critica nei confronti dei superiori, mancanza di socializzazione, competitività). Situazioni di stress, particolarmente intense o protratte nel tempo, possono indurre la sindrome del burnout definita quale una “sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e di riduzione delle capacità professionali che può presentarsi in soggetti che per mestiere si occupano degli altri e si esprime in una costellazione di sintomi quali somatizzazioni, apatia, eccessiva stanchezza, risentimento, incidenti” (Progetto legge 4562 del 2/5/00). Sin dalla prima metà degli anni ’80 il burnout degli insegnanti è stata oggetto di particolare attenzione da parte di molti autori internazionali, che ne hanno rilevato gli elementi caratterizzanti: • affaticamento fisico ed emotivo; • atteggiamento distaccato e apatico nei confronti di studenti, colleghi e nei rapporti interpersonali; • sentimento di frustrazione dovuto alla mancata realizzazione delle proprie aspettative; • perdita della capacità di controllo, di attribuire, cioè, all’esperienza lavorativa la giusta dimensione. I diversi autori attribuiscono un peso differente ai fattori sociali e personali del soggetto, cioè alle caratteristiche individuali, rispetto ai fattori organizzativi, che riguardano l’organizzazione scolastica e le condizioni di lavoro, ma sono concordi nel definire il burnout come un fenomeno fondamentalmente psicosociale. La sindrome si può manifestare in molti modi, dallo scadimento della performance all’assenteismo, all’abuso di sostanze psicoattive, ai conflitti familiari. I segni fisici possono essere: sentimento di esaurimento e fatica, dolori di testa, disturbi gastrointestinali, insonnia. I segni comportamentali: irritabilità, senso di frustrazione, facilità al pianto, complesso di persecuzione, depressione, uso eccessivo di psicofarmaci, rigidità e inflessibilità. E’ verosimile ritenere che tale sindrome, qualora trascurata, possa costituire la fase prodromica della patologia psichiatrica franca. La prevalenza della patologia psichiatrica tra gli insegnanti è stata indagata nell’ambito dello studio Getsemani, condotto sulle domande di inabilità presentate all’INPDADP nel decennio 1992-2001: sui 3049 casi clinici considerati, la categoria degli insegnanti è soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche pari a due volte quella degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori manuali La frequenza di questi disturbi tra i docenti è indipendente dal genere e dal tipo di scuole in cui D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 60/143 esercitano la professione. Tra i docenti, esistono “categorie”, considerate di seguito, con rischi specifici. Insegnante di sostegno L’insegnante di sostegno può incorrere prevalentemente in disturbi da stress, dovuti a: • carico di lavoro mentale - responsabilità; • natura stessante del lavoro e tipo di inabilità dell’allievo, rapporto con il disabile. Arredi di servizio: spesso questi non sono in quantità sufficiente alle reali esigenze e non sempre vengono rispettati i criteri di ergonomia, oltre al fatto che non sempre arredi e attrezzature risultano integri. Docente di laboratorio grafico-artistico Tale attività è rappresentata dal disegno, dall’attività di modellazione (argilla e affini), di stampa con matrice vinilica, che possono richiedere l’utilizzo delle seguenti attrezzature: Colori ad acqua, a cera, ad olio; matite, righe squadre; fogli da disegno, compensato o tela solitamente sono acquistati direttamente dagli studenti; i colori sono anallergici e i supporti sono già predisposti con forma e dimensione desiderata. Bulini per argilla l’argilla, solitamente ben imbibita, risulta essere facilmente lavorabile e non richiede eccessivo sforzo nell’uso dei bulini, solitamente di plastica o con piccole parti in metallo arrotondato. Il forno viene generalmente utilizzato per la forno elettricocottura degli oggetti realizzati in argilla terracotta o ceramica. forno elettrico il forno viene generalmente utilizzato per la forno elettricocottura degli oggetti realizzati in argilla terracotta o ceramica foglio vinilico, bulini da intaglio, inchiostro il foglio vinilico viene intagliato con i bulini appositi, in modo da realizzare l’immagine in negativo su cui viene passato il rullo inchiostrato. rullo, vaschetta per inchiostro gli inchiostri utilizzati sono anallergici. Solventi taglierini utilizzati per la pulizia dei materiali d’uso o impiegati con prodotti sintetici e smalti utilizzati per il taglio dei supporti cartacei e per l’applicazione di pellicole adesive sui supporti. Comportano rischio di ferite da taglio nel loro uso e nella sostituzione della lama Di seguito vengono elencati i rischi cui possono essere esposti gli insegnanti di laboratorio grafico-artistico. Infortuni da uso di attrezzature: è possibile, in relazione alla tipologia, che le attrezzature utilizzate (ad esempio i bulini per il foglio vinilico), a causa della mancanza di idonee protezioni, provochino tagli, abrasioni, ecc; ovviamente l’entità di tali infortuni sarà di tipo lieve. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 61/143 Immagazzinamento degli oggetti: il rischio è legato al non corretto ancoraggio delle scaffalature o al loro eccessivo caricamento che comporta la possibilità che si verifichi un ribaltamento degli scaffali stessi o che da questi cada il materiale che vi è stato disposto. Molto contenuto è, invece, il rischio associato alla tipologia di sostanze immagazzinate che, anche nel caso in cui fossero tossiche o infiammabili, non sono mai presenti in quantità tali da costituire un effettivo pericolo. Sostanze utilizzate: possono essere utilizzate colle, solventi, vernici, inchiostri, ecc, che espongono ad un rischio di tipo chimico, generalmente modesto in relazione all’uso limitato. (rulli dei torchi e superfici di lavoro, tale da richiedere impianti di ventilazione e l’uso di mascherine con carboni attivi e guanti. Docente di Educazione Fisica Questa attività si svolge per lo più in palestra, ma anche, quando possibile, nei cortili o nei giardini pubblici vicini all’edificio scolastico. Le attrezzature abitualmente utilizzate sono: spalliere, cavalletti, pedane, funi, palloni. Di seguito vengono elencati i rischi cui possono essere esposti gli insegnanti di educazione fisica. Attrezzature utilizzate: è possibile, in relazione al fatto che potrebbe essere presente materiale ingombrante, che diventi significativo il rischio di urti, tagli e abrasioni; inoltre lo svolgimento di attività ginniche con attrezzi particolari (quadro svedese, parallele, spalliere, ecc.) sottopone sia il docente che gli studenti al rischio di cadute dall’alto. E’ da rilevare inoltre che non sempre le attrezzature a disposizione risultano idonee all’uso che se ne fa. Elementi taglienti: spesso nelle palestre è stata rilevata la presenza di vetri non del tipo antisfondamento e non dotati di pellicola antischeggia, e di corpi illuminanti non protetti: ciò costituisce un rischio soprattutto in relazione al fatto che molti degli esercizi eseguiti durante l’attività ginnica comportano l’uso di palloni che potrebbero urtare e rompere sia le finestre che le eventuali plafoniere delle lampade. Antincendio e gestione delle emergenze: il livello di rischio è essenzialmente legato al possibile affollamento dei locali in cui si svolgono le attività, per il quale potrebbero non risultare idonee le vie di fuga. Rumore: considerando che i docenti trascorrono l’intero orario di cattedra in palestra, l’esposizione può essere significativa in caso di palestre con caratteristiche acustiche inadeguate. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Abbattimento della rumorosità ambientale con una migliore disposizione degli spazi, quando ciò risulti possibile insonorizzazione con pannelli fonoassorbenti e doppi vetri (rispetto al rumore proveniente dall'esterno) controllo più severo nei confronti delle classi più turbolente Reale attivazione di meccanismi incentivanti maggiore flessibilità nell'organizzazione del lavoro riconoscimento delle competenze Migliore pulizia dei locali per garantire un ambiente meno saturo di germi, batteri, miceti, polveri acari In caso di allergia ai guanti di gomma e possibile utilizzare creme isolanti Attenzione alla postura esercizi di rinforzo adozione di sedie regolabili in altezza Informazione sull’uso di attrezzature nei laboratori di disegno e durante le attività di Educazione Artistica. Informazione sull’uso delle sostanze nocive nei laboratori di disegno. Ancorare al muro le scaffalature Verificare adeguatezza delle vetrate in palestra I docenti che operino in palestre, laboratori o che usino impianti, macchine o attrezzature devono (D.P .R. 1124/65) essere coperti da polizza assicurativa INAIL. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 62/143 Gli incidenti devono essere denunciati all'INAIL. Utilizzare macchine elettriche a norma e praticarne l'uso corretto. Aerare spesso i locali Curare la pulizia dei locali Durante le uscite prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 63/143 4.3 Studente Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Gli allievi degli istituti di istruzione secondaria ed i partecipanti a corsi di formazione professionali, nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, sono equiparati a lavoratori. Gli studenti sono esposti a molti dei fattori di rischio esaminati per i docenti; la loro esposizione risulta in molti casi più lunga in ragione dei maggiori tempi di permanenza a scuola ( e in particolare seduti in classe) rispetto al personale docente. Inoltre sono sottoposti a una organizzazione di lavoro (orario scolastico) che può generare elementi di stress e fatica mentale e avere ricadute sull'efficacia formativa. Dal particolare tipo di orario settimanale può discendere un eccessivo carico di lavoro. Rischi postura microclima stress e fatica mentale movimentazione manuale dei carichi (zainetti troppo pesanti) inquinamento indoor allergie infortuni in palestra attività che si svolgono esternamente all'edificio scolastico (uscite periodiche per esercitazioni topografiche o rilievi di appezzamenti, edifici; partecipazione attiva o in veste di spettatori a manifestazioni sportive; uscite per recarsi in palestre o piscine ubicate esternamente all'edificio scolastico; uscite per recarsi al cinema, a teatro ecc. nell'ambito delle attività inerenti le assemblee di istituto). Il rischio connesso e quello di incidente (traffico stradale, cadute ecc.) N.B. non vengono prese in considerazione le gite di istruzione scolastiche. In questo caso, la responsabilità ricade sui seguenti soggetti: genitori in caso di dichiarazione di assunzione di responsabilità ditta o agenzia che effettua il viaggio direzione alberghiera in caso di pensione insegnanti ed accompagnatori al seguito Movimentazione dei carichi. Gli studi che indagano sulla correlazione tra zaini pesanti e dolore alla schiena non pervengono a risultati scientifici certi e univoci: più che il peso assoluto risultano importanti la sensazione di fatica nel portare lo zaino, indicatore di maggior gracilità e minor allenamento, e il tempo in cui viene portato. In ogni caso il peso dello zaino non pare avere ripercussioni sull’accrescimento della colonna vertebrale e comportare deformità vertebrali come scoliosi e cifosi. Alla luce degli studi condotti, il Consiglio Superiore di Sanità nel 1999 ha emesso la raccomandazione che “il peso dello zaino non superi un ‘range’ tra il 10 e il 15% del peso corporeo”, invitando a valutare caso per caso in rapporto alla configurazione fisica dello scolaro e allo spazio di percorrenza con il carico. Interventi volti a ridurre i carichi dovrebbero vertere sulla scelta dei testi, e nel contempo sulla sensibilizzazione degli allievi ad un’essenzialità del corredo scolastico, considerando che risulta molto variabile il peso trasportato dagli allievi della medesima classe. Gli allievi dovrebbero inoltre essere informati circa il corretto carico dello zaino (sul fondo devono andare i pesi maggiori e in superficie quelli minori), le caratteristiche tecniche dello zaino e la modalità di utilizzo (spallacci regolabili, far aderire lo zaino alla schiena, cintura imbottita da allacciare in vita): se ben progettato e utilizzato può scaricare quasi il cinquanta per cento del peso direttamente sul bacino senza gravare sulla colonna vertebrale. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 64/143 educazione posturale banchi e sedie regolabili in altezza mantenimento di un buon stato fisico generale mediante l'esecuzione in palestra di esercizi ginnici adeguati. Curare la pulizia della classe. Ventilare periodicamente l'ambiente Cercare, nella composizione dell'orario settimanale, di non concentrare materie troppo pesanti nella stessa mattinata o nelle ore terminali, per evitare ricadute sull'efficacia formativa e il generarsi di elementi di stress e fatica mentale. Gli studenti che operino in palestre, laboratori o che usino impianti, macchine o attrezzature devono (D.P.R. 1124/65) essere coperti da polizza assicurativa INAIL. Gli incidenti devono essere denunciati all'INAIL. Durante le uscite prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori. Gli studenti devono essere destinatari della informazione e della formazione prevista dalla normativa vigente, in quanto il Decreto 242/96 li equipara, in determinate condizioni, ai lavoratori. Considerando le difficoltà di effettuare uno studio sperimentale statisticamente valido, e tenuto conto di alcune perplessità da parte della letteratura scientifica internazionale, si sottolinea la necessità di recepire le seguenti raccomandazioni: che il peso degli zaini non superi il rapporto compreso tra il 10% ed il 15% del peso corporeo. Tale rapporto non può essere interpretato in senso rigido e vincolante, ma piuttosto come valore indicativo, tenendo presente variabili come la configurazione fisica dell’allievo, il tempo e lo spazio di percorrenza con il carico dello zaino nella fase di adozione dei testi scolastici prendere in considerazione, a parità di altri fattori qualitativi, i parametro peso, orientandosi su libri più snelli o divisibili in tomi non pretendere che portino a scuola troppi libri. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 65/143 4.4 Direttore dei servizi di segreteria Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Svolge attività lavorativa complessa, che richiede conoscenza della normativa vigente, nonché delle procedure amministrativo contabili. Organizza i servizi amministrativi dell'unità scolastica ed e responsabile del funzionamento degli stessi. Cura la redazione di documenti ed atti e/o provvedimenti relativi all'attività scolastica, in collegamento ed in sintonia con il preside, in ordine a scadenze, formalità ed archiviazioni. All'occorrenza esce all'esterno con mezzo proprio, pubblico o a piedi. Coordina il personale non docente. Le principali attrezzature sono quelle proprie dell'ufficio: telefono, fax, fotocopiatrice, VDT, calcolatrice. E' a contatto con carta e materiale vario di cancelleria. Rischi più comuni: di infortuni (urti contro cose ferme, elettrocuzioni per contatto diretto o indiretto con parti in tensione) fatica mentale stress esposizione a sostanze per fotoriproduzione (agenti chimici aerodispersi) esposizione a rumorosità ambientale esposizione a VDT (disturbi oculo-visivi di astenopia) incidenti stradali ( nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Prevedere spazi di lavoro sufficientemente comodi e opportunamente isolati dal punto di vista acustico. Mantenere l'assetto dell'ufficio in ordine e lasciare lo spazio necessario per il passaggio. Eliminare ostacoli e/o materiali superflui. Segregare le macchine da ufficio più rumorose (stampanti, fax, fotocopiatrici). Ubicare la macchina fotocopiatrice a debita distanza dal posto di lavoro, per ridurre l'esposizione alle sostanze rilasciate durante i processi di fotoriproduzione. Fornire adeguata informazione e formazione circa il corretto utilizzo delle attrezzature (anche manuali) in uso nell'ufficio, nonché sui relativi rischi connessi. Rispettare rigorosamente il codice della strada. A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 66/143 4.5 Operatore dei servizi di segreteria Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie La funzione svolta dal personale di segreteria è caratterizzato dalla redazione di documenti, atti, provvedimenti relativi all'attività scolastica finalizzata al rispetto di scadenze, formalità ed archiviazioni. L'applicato esegue attività lavorativa richiedente specifica preparazione professionale e capacità di esecuzione delle procedure anche con l'utilizzo di strumenti di tipo informatico. Ha autonomia operativa nella predisposizione, istruzione e redazione degli atti amministrativi e contabili della istituzione scolastica. Svolge attività di diretta ed immediata collaborazione con il segretario amministrativo. Ha competenza diretta della tenuta dell'archivio e del protocollo. Ha rapporti con I'utenza ( corpo docente, allievi, genitori). AIl'occorrenza esce all'esterno con mezzo proprio, pubblico o a piedi. Le principali attrezzature sono quelle proprie dell'ufficio: telefono, fax, fotocopiatrice, VDT, calcolatrice. Il lavoratore è a contatto con carta e materiale vario di cancelleria. Rischi più comuni: di infortuni (urti contro cose ferme, cadute da postazioni in elevazione, elettrocuzioni per contatto diretto o indiretto con parti in tensione) di esposizione a VDT (disturbi oculo-visivi di astenopia) di esposizione a sostanze per fotoriproduzione (agenti chimici aerodispersi) di esposizione a rumorosità ambientale di esposizione a campi e radiazioni elettromagnetiche (diverse apparecchiature elettriche presenti negli uffici) di reazione da stress psicofisico di postura condizioni illuminotecniche irrazionali monotonia e ripetitività del lavoro Altri rischi: incidenti stradali (nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Verifica della rispondenza alla regola dell'arte ed alle Norme CEI dell'impianto elettrico al fine di prevenire i rischi di contatti diretti ed indiretti con parti in tensione. Per limitare i rischi per la vista in caso di uso di VDT, porre particolare attenzione alle condizioni illuminotecniche. Limitare i danni visivi prevedendo eventualmente opportune schermature alle finestre e alle lampade, ed eliminando il più possibile le superfici riflettenti. Prevedere pause di 15 minuti ogni due ore di attività continuativa al videoterminale; in tale periodo evitare di continuare a fissare lo schermo o di leggere libri o giornali. Cercare viceversa di osservare oggetti lontani per rilassare la vista. Non introdurre le mani all'interno di fotocopiatrici, stampanti, macchine da scrivere, nel tentativo di disinceppare i meccanismi o di liberare fogli bloccati, senza aver prima spento la macchina. Non utilizzare taglierine sprovviste del dispositivo coprilama. Utilizzare forbici e tagliacarte con spigoli arrotondati. Riporle nell'apposita custodia a lavoro finito. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 67/143 Non lasciare prolunghe o fili del telefono sporgenti dalla scrivania. Non riporre, alla rinfusa, oggetti appuntiti (forbici, puntine, taglierine) nei cassetti della scrivania. Per accedere ad oggetti situati nei ripiani più alti (es. archivio), non salire sulle sedie, ma utilizzare scale portatili a mano a norma (la massima altezza consentita e m. 2). Prevedere spazi di lavoro sufficientemente comodi e opportunamente isolati dal punto di vista acustico. Mantenere l'assetto dell'ufficio in ordine e lasciare lo spazio necessario per il passaggio. Eliminare ostacoli e/o materiali superflui. Fornire adeguata informazione e formazione circa il corretto utilizzo delle attrezzature (anche manuali) in uso nell'ufficio, nonché sui relativi rischi connessi. Rispettare rigorosamente il codice della strada: A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: percorrere i marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica. Tutti gli assistenti amministrativi sono addetti a VDT in quanto utilizzano un VDT per più di 20 ore medie settimanali. I lavoratori addetti a VDT sono soggetti a visita medica biennale/quinquennale secondo protocollo di sorveglianza sanitaria elaborato dal Medico competente D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 68/143 4.6 ASSISTENTE DI LABORATORIO E DOCENTE TECNICO PRATICO Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie L’assistente tecnico svolge attività di supporto alla funzione docente relativamente alle attività didattiche e alle connesse relazioni con gli studenti. Inoltre è addetto alla conduzione tecnica dei laboratori, garantendone l’efficienza e la funzionalità. In questi ambiti provvede alla preparazione del materiale e degli strumenti per le esperienze didattiche e per le esercitazioni pratiche, garantendo l’assistenza durante lo svolgimento delle stesse, il riordino e la conservazione del materiale e delle attrezzature tecniche, nonché la verifica e l’approvvigionamento periodico del materiale utile alle esercitazioni, in rapporto con il magazzino e l’ufficio tecnico. Per queste figure professionali i rischi specifici sono condizionati dalle attività svolte nei laboratori. Per gli assistenti di laboratorio esistono anche rischi di diversa natura (stress), legati all’ambiguità del rapporto con i docenti, che non risponde a criteri di subordinazione gerarchica, e alla necessità di tenere la situazione sotto controllo a fronte di dinamiche di gruppo che portano spesso gli studenti a trascurare le misure di prudenza. L'assistente esegue attività lavorativa richiedente specifica preparazione professionale. conoscenza di strumenti e tecnologie anche complessi, con capacità di utilizzazione degli stessi, nonché di esecuzione di procedure tecniche e informatiche. Svolge mansione di supporto tecnico alla funzione docente relativamente alle attività didattiche ed alle connesse relazioni con gli studenti. E' addetto alla conduzione tecnica di laboratori garantendone l'efficienza e la funzionalità. Rischi più comuni: Laboratorio di informatica elettrico da uso di VDT Laboratorio di chimica caratteristiche sostanze usate elettrico esplosione ed incendio Laboratorio di chimica/geologia applicata caratteristiche sostanze usate elettrico esplosione ed incendio movimentazione rocce taglio/abrasione/caduta di materiale dall’alto Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Laboratorio di informatica: Impianto elettrico a regola d'arte Postazioni di lavoro a norma di legge Laboratorio di chimica: Perfetta conoscenza delle caratteristiche chimiche, fisiche e tossiche delle sostanze. Curare I'etichettatura (in lingua italiana) e compilare le schede di sicurezza di accompagnamento per ogni preparato pericoloso. Evitare l’accumulo di residui di esercitazioni o prodotti non più utilizzati Uso di dispositivi di protezione individuale Effettuare la manutenzione delle cappe aspiranti. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 69/143 Impianto elettrico a regola d'arte. Impianto di trasporto e utilizzazione del gas conforme alle Norme UNICIG Postazioni di lavoro a norma di legge Laboratorio di chimica/geologia applicata: Perfetta conoscenza delle caratteristiche chimiche, fisiche e tossiche delle sostanze. Curare I'etichettatura (in lingua italiana) e compilare le schede di sicurezza di accompagnamento per ogni preparato pericoloso. Evitare l’accumulo di residui di esercitazioni o prodotti non più utilizzati Uso di dispositivi di protezione individuale Effettuare la manutenzione delle cappe aspiranti. Impianto elettrico a regola d'arte. Impianto di trasporto e utilizzazione del gas conforme alle Norme UNICIG Movimentazione manuale dei carichi: ridurre il carico al di sotto dei 3kg, con una roccia per volta, utilizzando idonea cassetta per una corretta presa, al fine di evitare tagli/abrasioni Postazioni di lavoro a norma di legge D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 70/143 4.7 Collaboratore scolastico: mansioni e rischi generali Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Esegue, nell'ambito di specifiche istruzioni e con responsabilità connessa alla corretta esecuzione del proprio lavoro, attività caratterizzata da procedure ben definite che richiedono preparazione professionale non specialistica. L'operatore è addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni e del pubblico; di pulizia delle aule, degli spazi scolastici e degli arredi; di vigilanza sugli alunni, di custodia e di sorveglianza generica sui locali in collaborazione con i docenti. In particolare svolge le seguenti mansioni: sorveglianza degli allievi nelle aule, nei laboratori, nei corridoi fino a cinque minuti prima che inizino le lezioni (termine oltre il quale subentra la responsabilità del docente) e in occasione di momentanea assenza degli insegnanti eventuale concorso in accompagnamento degli alunni in occasione del loro trasferimento dai locali della scuola ad altre sedi custodia e sorveglianza, con servizio di portineria, degli ingressi dell'istituzione scolastica pulizia dei locali scolastici, degli arredi, anche con I'ausilio di mezzi meccanici compiti di carattere materiale inerenti al servizio, compreso lo spostamento di arredi ecc. attività inerenti alla piccola manutenzione dei beni mobili e immobili attività di supporto a quella amministrativa e didattica assistenza di alunni portatori di handicap compiti di centralinista telefonico compiti specifici in situazioni di emergenza Rischi potenziali più comuni. 1) Connessi alle operazioni di pulizia: per infortuni da scivolamento, cadute da postazioni in elevazione o urto contro arredi per carico di lavoro fisico per dermatiti da contatto per inalazione di prodotti a base di solventi elettrocuzione 2) Connessi alla movimentazione manuale dei carichi 3) Connessi alla piccola manutenzione 4) Connessi alla postura Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Mantenere. un continuo livello di attenzione Utilizzare obbligatoriamente i D.P. I. (guanti in gomma monouso, guanti di protezione, stivali di gomma, mascherine di protezione, cuffie acustiche, occhiali di protezione) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 71/143 Collaboratore scolastico: attività di pulizia dei vari locali I rischi connessi alle operazioni di pulizia non risultano di particolare intensità e non differiscono sostanzialmente da quelli che si corrono per l'uso degli stessi prodotti e macchine in ambiente domestico. Proprio per questa apparente facilità e usualità delle mansioni svolte, spesso la sottovalutazione complessiva del pericolo può indurre a comportamenti superficiali e disattenti e causare incidenti. Le operazioni di pulizia possono così riassumersi: 1. pulizia di pavimenti (manuale o con mezzi meccanici). Attrezzatura: scope, spazzole, secchielli, panni, pulitrici e aspiratori elettrici. Rischi: chimico: legato all'uso di prodotti chimici per le operazioni di pulizia. Le sostanze detergenti utilizzate sono la candeggina, l'ammoniaca, l'alcool, l'acido muriatico. Il rischio è quello di contatto accidentale con la sostanza (ustioni, irritazioni cutanee, dermatiti irritative e allergiche, desquamazione), di esposizione a vapori tossici (irritazione oculare e delle prime vie aeree, intossicazione, cefalea, asma, allergie respiratorie per prodotti volatili e polveri di sollevamento). Tale rischio può essere aggravato da errori nell' uso delle sostanze (acidi e basi forti usati in diluizioni errate, prodotti non idonei all'uso). contatto con l'acqua: il contatto prolungato con l'acqua può essere causa di disturbi agli arti superiori (artrosi ecc.) elettrico: legato all'utilizzo di macchine (aspiratori, aspiraliquidi, lucidatrici, spazzole pulitrici ecc.), lampade elettriche, cavi volanti e prolunghe soggette a trascinamento ed urti, con pericolo di elettrocuzione per contatto diretto o indiretto con parti in tensione e particolarmente in condizioni di pavimento bagnato. infortuni per caduta in piano (inciampo) o scivolamento (su pavimento bagnato o trattato con troppa cera o liquidi detergenti) posture incongrue: posizione di lavoro in piedi, accovacciati o inclinati per pulire zone scomode. Rischio di disturbi acuti (strappi muscolari), disturbi cronici ( artrosi, tendiniti), disturbi circolatori (vene varicose). Il tutto può essere aggravato spesso da condizioni microclimatiche sfavorevoli (finestre aperte per la ventilazione, correnti d'aria nei corridoi e nell'atrio) 2) pulizia di arredi (banchi, cattedre, armadi ecc.) Attrezzatura: spazzole, secchielli, panni Rischi: contusioni per urti accidentali ferite e infezioni per contatto accidentale con schegge di legno, chiodi o viti sporgenti da sedie e banchi rotti chimico (vedi sopra) posture incongrue (vedi sopra) 3) pulizia di servizi igienici Attrezzatura: scope, spazzole, secchielli, panni Rischi chimico (vedi sopra); il problema è accentuato sia a causa della nebulizzazione dei prodotti in ambienti di piccole dimensioni e scarsamente ventilati, sia dalla natura delle sostanze disinfettanti, disincrostanti e corrosive (generalmente più concentrate e potenzialmente più dannose) infortuni per caduta in piano o scivolamento su pavimento bagnato biologico (ambiente umido e maleodorante; presenza di muffe; infezioni di epatite B e C per presenza di germi, batteri, virus; possibilità di imbrattamento con materiale organico; rischio di contatto con sostanze, liquidi biologici e sangue potenzialmente infettivi) urti accidentali contro porte, spigoli (la libertà di movimento è fortemente condizionata dalle limitate dimensioni dei bagni: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 72/143 posture incongrue ( vedi sopra: condizione aggravata da umidità e ridotte dimensioni di spazio operativo) elettrico ( vedi sopra) , 4) pulizia di finestre, vetrate Attrezzatura: spazzole, secchielli, panni Rischi chimico (vedi sopra) cadute da postazione in elevazione (contusioni, fratture). Il rischio aumenta laddove i serramenti non siano completamente apribili e l'attività di pulizia all'esterno comporti pericolose posizioni di sporgenza verso il vuoto. tagli e lacerazioni, in caso di rottura delle vetrate 5) raccolta e smaltimento di carta, vuoti a perdere, rifiuti in genere Attrezzatura:contenitori Rischi lesioni agli arti superiori durante le operazioni di raccolta dei rifiuti (contatto con materiale tagliente come vetro, aghi, lame di taglierine ecc. ) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Rispettare le norme antinfortunistiche Obbligare il lavoratore ad adottare i D.P.I. 1) Pulizia di pavimenti. Evitare accuratamente il contatto diretto con i prodotti di pulizia, usando sempre i guanti di protezione antiacido. In caso di allergia ai guanti di gomma utilizzare apposite creme isolanti. Segnalare tempestivamente al medico ogni stato irritativo cutaneo o a carico dell'apparato oculare o respiratorio. Essere informati sulla natura fisica, chimica, tossicologica e sui rischi che possono derivare dai prodotti. Conoscere le misure da prendere in caso di infortunio. Utilizzare solo prodotti accompagnati da una scheda che riporti tutte le notizie utili di cui sopra. Leggere attentamente I'etichetta e le istruzioni di impiego. Usare solo contenitori originali di certa provenienza con regolare etichetta. Non travasare resti di prodotti in recipienti anonimi, inadeguati o riportanti etichette relative a sostanze diverse. Non eccedere nel quantitativo di cera o di sostanze detergenti. Utilizzare preferibilmente prodotti preconfezionati per i quali non è necessario variare la diluizione del componente attivo In caso di prodotti rilascianti sostanze volatili ed irritanti, utilizzare le mascherine e gli occhiali di protezione. Nel limite del possibile sostituire i prodotti maggiormente nocivi. Utilizzare apparecchiature elettriche a norma, farne uso corretto e garantirne la regolare e buona manutenzione. Non utilizzare possibilmente prolunghe. Estrarre la spina dalla presa solo dopo aver spento l'interruttore. In ambiente bagnato utilizzare stivali isolanti in gomma e comunque calzature antisdrucciolo. In caso di impiego di sostanze corrosive (es. deceranti ) usare stivali di gomma. Ventilare il locale durante le operazioni di pulizia, compatibilmente con le condizioni climatiche esterne. 2) Pulizia di arredi Usare guanti di protezione 3) Pulizia di servizi igienici Vaccinazione contro epatite, TBC, tetano Utilizzare guanti protettivi monouso. Utilizzare la mascherina protettiva. Utilizzare grembiuli impermeabili e lavabili. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 73/143 Garantire i ricambi d'aria durante l'orario di lezione e ventilare l'ambiente durante le pulizie. A operazioni di pulizia ultimate, dismettere la divisa sporca e curare scrupolosamente la propria igiene personale (lavarsi le mani, il viso ) 4) Pulizia di finestre, vetrate Fornire possibilmente idonee attrezzature di pulizia, munite di aste estensibili e leggere che permettano di pulire i vetri dall'interno senza far uso di scale. In caso contrario utilizzare scale portatili a norma. Verificare periodicamente l'efficienza delle scale. Quelle doppie devono essere provviste di dispositivi antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti; quelle semplici ganci di trattenuta o appoggi antisdrucciolevoli alle estremità superiori. Vietare qualsiasi lavoro di pulizia dall'esterno, di sporgersi verso il vuoto, di salire sui davanzali. Non salire in piedi su sedie, banchi o piani di appoggio che non siano costituiti da scalini di una scala a norma. Non assumere precarie posizioni, tali da compromettere l'equilibrio e determinare possibili cadute. Se l'uso della scala può determinare rischi di cadute verso l'esterno dell'edificio, vietare detta operazione ai collaboratori scolastici e richiedere l'intervento di ditte specializzate in regola con le vigenti norme antinfortunistiche. Lo stesso dicasi per le operazioni di pulizia che comportino per il lavoratore il rischio di caduta dall'alto da altezza superiore a 2 metri. 5) Raccolta e smaltimento di carta, vuoti a perdere, rifiuti in genere Usare sempre mezzi di protezione personale (guanti). Non raccogliere, a mani nude, frammenti di vetro, oggetti appuntiti o taglienti, rifiuti in genere. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 74/143 Collaboratore scolastico: movimentazione manuale dei carichi Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Nei compiti di carattere materiale, è compreso lo spostamento delle suppellettili per le quotidiane pulizie, per le operazioni di fine anno o per esigenze particolari ( esami, concorsi). Generalmente si tratta di banchi, scrivanie, armadietti e scaffali, secchi d'acqua e materiali per la pulizia, pacchi di libri e materiale didattico, attrezzature varie, sacchi per rifiuti, scale a mano, ecc.. La movimentazione di pesi elevati, se ripetuta nel tempo senza adeguate soste di riposo, determina stati di affaticamento che possono abbassare il livello di attenzione e lucidità, determinando con maggiore facilità infortuni accidentali o conseguenze differite nel tempo. Per quanto riguarda la possibilità di infortuni accidentali ricordiamo: urti delle mani contro spigoli e stipiti escoriazioni, tagli, schegge causate da oggetti taglienti, scheggiati, chiodi sporgenti dagli arredi. schiacciamento delle mani durante il rilascio dell'oggetto sul piano di appoggio schiacciamento e contusioni a carico degli arti inferiori per precaria presa e scivolamento verso il basso dell'oggetto trasportato strappi muscolari I danni fisici che potrebbero manifestarsi a breve o lungo tempo sono: lombalgia acuta ernia del disco artrosi della colonna vertebrale tendinite - mal di schiena in genere Misure preventive o migliorative, norme comportamentali I massimi pesi movimentabili a mano sono 30 kg. per gli uomini e 20 kg. per le donne. E' fatto divieto di sollevare singolarmente pesi superiori Usare attrezzature meccaniche per il trasporto di carichi pesanti (carrelli). Utilizzare se possibile l'ascensore. Prevedere acquisti di quantità di materiali o prodotti in confezioni di peso inferiore. Seguire la corretta procedura di sollevamento e spostamento. evitare di disporre gli oggetti più pesanti in posizioni troppo elevate da terra (sopra l'altezza della testa) non spostare mobili od oggetti voluminosi mantenendo le mani all'esterno eventualmente, in base alle caratteristiche dell'oggetto da trasportare, usare guanti protettivi. non sollevare oggetti piegando la schiena, ma flettere le ginocchia non sollevare o spostare oggetti ruotando il busto, ma spostando tutto il corpo nel sollevare i pesi, evitare movimenti bruschi o strappi se si e rimasti a lungo in una posizione fissa (in piedi o seduti), iniziare con gradualità l'attività di movimentazione nel caso di scatole, sacchi, imballaggi di vario genere, verificare la stabilità del carico all'interno onde evitare sbilanciamenti, movimenti bruschi o innaturali assicurarsi che la presa sia comoda e agevole effettuare le operazioni in due persone, se necessario evitare di portare un grosso peso con una sola mano; eventualmente rinunciate a sollevarlo da solo. mantenere il carico quanto più vicino al corpo non inarcare indietro la schiena (per prendere o sistemare oggetti su piani o scaffalature alte ) qualora non si arrivi comodamente al piano, utilizzare una scala evitare le correnti d'aria (reazione allo stato di sudorazione del lavoratore sotto sforzo ) introdurre delle pause di lavoro Fornire a titolo preventivo adeguata informazione e formazione circa la corretta modalità di sollevamento e/o spostamento dei carichi, e sui rischi connessi. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 75/143 Collaboratore scolastico: servizio fotocopie Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Il collaboratore scolastico svolge al primo piano, il servizio di fotocopie per l'abituale utenza ( docenti e allievi) o per particolari convegni, corsi ecc. Rischi postura (rimane in piedi per parecchio tempo ed effettua ripetutamente piccole flessioni del busto per introdurre ed estrarre i fogli) elettrico esposizione alle sostanze volatili che si sprigionano dalla macchina. Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Ventilare il locale Utilizzare macchine a norma Non introdurre le mani all'interno della macchina quando è in funzione Non introdurre le mani all'interno della macchina se questa non è spenta (conviene sempre staccare la spina per evitare che altre persone inavvertitamente la riaccendano) In caso di grandi moli di lavoro da svolgere alla macchina fotocopiatrice. prevedere pause di riposo. La pausa e consigliata anche per evitare pericolosi surriscaldamenti della macchina. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 76/143 Collaboratore scolastico: piccola manutenzione Descrizione del rischio. riferimenti legislativi, informazioni varie Saltuariamente l'operatore è chiamato a svolgere operazioni di piccola manutenzione che consistono nel: riparare banchi e sedie, porte, serrature e maniglie, cassettiere in sala insegnanti sostituire le lampadine fulminate appendere quadri, tabelloni e cartelli alle pareti riparare, rimuovere, riposizionare tendaggi frangisole adottare i necessari provvedimenti per contenere provvisoriamente determinati rischi (es.chiusura finestre difettosa, tamponamento con fogli di nylon e nastro isolante a seguito di rottura di vetri delle finestre, rimozione di plafoniere pericolanti Rischi: elettrocuzione per uso di utensili elettrici (trapano) caduta da scale semplici o doppie ( sostituzione lampadine, manutenzione tendaggi, posizionamento quadri o cartelli) meccanici (infortuni per l'uso di martelli, cacciaviti, tenaglie, utensili vari ) infortuni causati da spigoli appuntiti o taglienti, chiodi sporgenti, schegge chimici (contatto con sostanze come silicone, colle, smalti, vernici ) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Verificare periodicamente l'efficienza delle scale. Quelle portatili a mano devono essere a norma e destinate ad interventi specifici autorizzati. Le scale doppie devono essere provviste di dispositivi antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti; quelle semplici ganci di trattenuta o appoggi antisdrucciolevoli alle estremità superiori. Dotare gli operatori di utensili elettrici a batteria ricaricabile Usare guanti di protezione Se l'operazione di manutenzione comporta per il lavoratore il rischio di caduta dall'alto da una altezza superiore a 2 metri, chiedere l'intervento specifico di maestranze specializzate, in regola con le vigenti norme antinfortunistiche. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 77/143 Collaboratore scolastico: sorveglianza interna e vigilanza ingressi Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie L'operatore scolastico svolge durante la giornata lavorativa le seguenti mansioni: sorveglianza degli allievi nelle aule, nei laboratori, nei corridoi fino a cinque minuti prima che inizino le lezioni (termine oltre il quale subentra la responsabilità del docente) e in occasione di momentanea assenza degli insegnanti custodia e sorveglianza, con servizio di portineria, degli ingressi dell'istituzione scolastica compiti di centralinista telefonico Rischi: microclima: la temperatura in corrispondenza delle diverse postazioni, risente, soprattutto nella stagione invernale della ripetuta apertura dei portoni di ingresso. Si generano pertanto fastidiose correnti d'aria che investono anche gli operatori del corridoio al piano terreno. Il rischio è quello di malattie da raffreddamento. rischio elettrico: gli operatori, per ovviare alle condizioni climatiche sfavorevoli, spesso utilizzano nelle immediate adiacenze della postazione fissa stufette elettriche per riscaldarsi (elettrocuzione, bruciature per contatto accidentale con le resistenze) posture: gli operatori rimangono per lunghi periodi seduti nella loro postazione Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Utilizzare apparecchiature elettriche a norme e usarle correttamente. Saltuariamente cambiare posizione; utilizzare sedie ergonomiche e regolabili D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 78/143 Collaboratore scolastico: occasionali uscite per commissioni Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Saltuariamente, gli operatori vengono inviati all'esterno per commissioni presso banche, ufficio postale. Lo spostamento può avvenire con mezzo proprio, pubblico o a piedi. Rischi: - incidenti stradali (nelle vesti di pedone o alla guida di un qualsiasi veicolo) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Mantenere I'auto/moto/cicloveicolo in perfetta efficienza; rispettare rigorosamente il codice della strada. A piedi prestare la massima attenzione al traffico urbano: percorrere i marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica. 4.8 Gestione delle lavoratrici madri Premessa In conformità a quanto disposto dal D.lgs 151/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”, a norma dell’articolo n.15 della Legge 53/2000, con particolare riferimento agli articoli 11 e 12, nonché della Legge 1204/71 e dal D.Lgs 645/96, tenuto conto del D.Lgs 230/1995 modificato dal D.Lgs 241/2000, ricordato che il D.Lgs 151/2001 prescrive misure per la tutela della sicurezza e della salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento fino a sette mesi dopo il parto, che hanno informato il datore di lavoro del proprio stato, conformemente alle disposizioni vigenti, è stato fatto divieto di esposizione di tali lavoratrici a lavori faticosi, pericolosi ed insalubri. Premessa fondamentale è quanto troviamo su questo tema nella Comunicazione della Commissione delle Comunità Europee del 5/10/2000, che nasce dalla Direttiva 92/85/CEE del Consiglio: “La gravidanza non è una malattia ma un aspetto della vita quotidiana”, tuttavia “condizioni suscettibili di essere considerate accettabili in situazioni normali non possono esserlo durante la gravidanza”; lo stesso dicasi per il periodo di allattamento che la normativa tutela fino al settimo mese dopo il parto. Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo I Capo III art. 28 comma 1 “Oggetto della valutazione dei rischi” - D.Lgs 151/01 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e gestione della maternità e paternità” - Comunicazione 05/10/2000 della Commissione sulle linee direttrici per la valutazione degli agenti chimici, fisici e biologici, nonché dei processi industriali ritenuti pericolosi per la sicurezza o la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (direttiva 92/85/CEE del Consiglio) - D.Lgs 241/00 “Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti” - D.Lgs 230/95 “Recepimento della direttiva92/85/CEE concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti ,puerpere o in periodo di allattamento” - D.Lgs 645/96 “Attuazione delle Direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti.” - Legge 1204/71 “Tutela delle lavoratrici madri” Metodologia di valutazione dei rischi Nell’approccio alla valutazione dei rischi presenti nell’ambiente di lavoro, la prima fase corrisponde all’identificazione degli stessi (agenti fisici, chimici e biologici; processi industriali, movimenti e posture; fatica psicofisica) nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione delle D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 79/143 Comunità Europee sopraccitate. Una volta identificati i rischi, il secondo passaggio è quello di stabilire se gli stessi rientrano tra quelli che sono considerati dalla normativa come pregiudizievoli per la salute della donna e del bambino. In tal senso, se tali rischi sono compresi nell’Allegato A e B del D.Lgs 151/01, rientrano tra quelli vietati; se compresi nell’Allegato C devono essere oggetto di misure quali-quantitative. Le lavoratrici in stato di gravidanza che svolgono lavori “pericolosi, faticosi e insalubri”, così come identificati dal D.Lgs 151/01, sono per definizione temporaneamente non idonee a svolgere quelle lavorazioni. In ogni caso, in esecuzione all’art. 8 del D.Lgs 151/2001 che esprime l’art. 69 del D.Lgs 230/1995: - le donne durante la gravidanza non possono svolgere attività in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda il millisievert durante il periodo della gravidanza; - E’ fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato; - E’ altresì vietato adibire le donne che allattano ad attività che comportano un rischio di contaminazione Inoltre, in applicazione all’art. 53 del D.Lgs 151/2001: - E’ vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24:00 alle ore 06:00, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino Vengono di seguito elencati i fattori di rischio, presenti nelle scuole, che potrebbero motivare l’astensione anticipata di gravidanza, e, successivamente, quelli che motivano l’astensione protratta a 7 mesi dopo il parto. 4.8.1. Situazioni che motivano l’astensione anticipata dal lavoro Postazione eretta: per più di metà dell’orario di lavoro; spostamento e sollevamento carichi: se movimentati non occasionalmente carichi superiori ai 5 kg (secondo i criteri indicati dalle norme UNI EN 1005-2); agenti biologici: l’agente biologico che comporta un elevato rischio di contagio nelle comunità, soprattutto nella fascia di età 0-3 anni, è il citomegalovirus, per il quale non esiste sicura copertura immunitaria; la trasmissione avviene attraverso urine e saliva. Il virus della rosolia, data la copertura vaccinale generalizzata dei bambini, non rappresenta un rischio, mentre il virus della varicella costituisce rischio (nelle prime 20 settimane di gestazione) se la lavoratrice non ha copertura immunitaria; traumatismi: limitatamente all’assistenza di disabili psichiatrici; utilizzo professionale di mezzi di trasporto: in tutte le situazioni in cui la guida su auto rientra tra le attività proprie della mansione e impegna la lavoratrice per una significativa quota dell’orario di lavoro; rumore: se Lep uguale o superiore a 80 dB(A) (studi sperimentali ed epidemiologici consigliano di evitare esposizioni a livelli superiori); esposizione a sostanze chimiche: solo in caso il rischio comporti la sorveglianza sanitaria (superiore a “rischio moderato”); esposizione a VDT: il Decreto “Linee guida d’uso dei videoterminali” del 2/10/00 del Ministero del lavoro prevede modifiche delle condizioni e dell’orario di lavoro in relazione alle “variazioni posturali legate alla gravidanza che potrebbe favorire l’insorgenza di disturbi dorso lombari”. 4.8.2. Situazioni che motivano l’astensione dal lavoro per l’allattamento • Spostamento e sollevamento carichi: qualora sia prevista la sorveglianza sanitaria; • traumatismi: limitatamente all’assistenza di disabili psichiatrici. Di seguito vengono indicati per ogni profilo professionale i fattori di rischio o le operazioni a rischio, che non sono compatibili con lo stato di gravidanza. insegnanti mansione compatibile insegnanti di educazione fisica mansione compatibile (evitando stazione eretta prolungata, attività di assistenza, lep rumore >8Odb(a) insegnanti di sostegno traumatismi in relazione alla disabilità degli allievi assistiti e alla presenza D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 80/143 di assistenti polivalenti i.t.p. e assistenti di laboratorio in base alla valutazione del rischio del- laboratorio di appartenenza collaboratrici scolastiche mansione compatibile evitando lavoro su scale a pioli, movimentazione carichi > 5 kg personale amministrativo mansione compatibile (eventualmente modificando le condizioni o I’orario) La lavoratrice, per poter accedere ai diritti stabiliti dalla legge, deve segnalare al datore di lavoro la propria condizione. Il dirigente scolastico, venuto a conoscenza dello stato di gravidanza, allontana immediatamente la dipendente da una eventuale situazione di rischio, esonerandola da lavori a rischio, ovvero provvedendo ad assegnarla ad altra mansione compatibile. La mansione alternativa può essere anche di qualifica inferiore senza che comunque la dipendente perda il diritto alla retribuzione relativa alla mansione precedente (art. 7 D.Lgs 151/02). Qualora il dirigente scolastico non abbia la possibilità di procedere ad un cambio di mansione idoneo, deve darne immediata comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro che attiva la procedura per la astensione anticipata dal lavoro. Tale astensione, oltre ad interessare il periodo della gravidanza, può, in alcune situazioni di rischio, estendersi fino a sette mesi dopo il parto. Alternativamente la lavoratrice può rivolgersi, munita di un certificato medico che attesti lo stato di gravidanza, la data dell’ultima mestruazione e la data presunta del parto, direttamente alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente (per sede dell’istituto), che procede all’istruttoria e all’autorizzazione all’astensione anticipata nel caso che il dirigente scolastico dichiari l’impossibilità allo spostamento di mansione. Quando il lavoro non comporta rischi particolari e la gravidanza prosegue senza problemi, la lavoratrice ha diritto ad un periodo di astensione obbligatoria che inizia due mesi prima del parto e termina tre mesi dopo il parto. La dipendente interessata può richiedere al dirigente scolastico e all’INPS di ridurre ad un mese il periodo d’interdizione obbligatoria prima del parto per estenderlo fino a quattro mesi dopo, purché tale scelta non sia di danno per sé o per il bambino che sta per nascere. La richiesta deve essere accompagnata da idonea certificazione che attesti l’assenza di controindicazioni, rappresentata da: certificato di un ginecologo appartenente al Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato; certificato del medico competente aziendale (solo se la lavoratrice è sottoposta a sorveglianza sanitaria obbligatoria). Questa scelta non è esercitabile da chi ha già ottenuto l’interdizione anticipata dal lavoro. Rispetto agli aspetti relativi alle lavoratrici madri, è particolarmente importante il coinvolgimento del RLS che dovrà essere consultato sulla valutazione dei rischi e condividere le procedure interne; criteri e procedure dovranno essere portati a conoscenze di tutte le dipendenti. Per il personale che si trovasse in stato interessante occorre considerare i seguenti rischi: - Presenza nella scuola del virus della rosolia (per la lavoratrice non vaccinata) - Manovalanza pesante, trasporto carichi - Uso di scale - Affaticamento fisico e mentale - Attività didattiche che comportino una stazione in piedi per elevati periodi di tempo - Presenza di alunni caratteriali e/o iperattivi Misure preventive o migliorative, norme comportamentali - Nel caso di presenza del virus della rosolia dare immediata informazione al datore di lavoro Non eseguire lavori che richiedano sforzi elevati Prestare servizio al piano terra o utilizzare l’ascensore Richiedere una verifica del datore di lavoro nel caso si ritenga di subire un affaticamento fisico o D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 81/143 - mentale Non rimanere in piedi per troppo tempo In caso di presenza di alunni caratteriali o iperattivi richiedere l’intervento del datore di lavoro D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 82/143 5. RISCHI CONNESSI A SITUAZIONI SPECIFICHE 5.1 Illuminazione Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Illuminazione naturale. La superficie illuminante di ogni locale deve corrispondere ad almeno: • 1/8 della superficie di calpestio (con minimo di superficie finestrata di mq 1.5), per locali con superficie in pianta fino a 50 mq; • 1/10 della superficie di calpestio, per la parte eccedente. Il 50% della superficie illuminante deve essere collocata a parete se la restante parte e costituita da lucernari. Nel computo della superficie illuminante può essere compresa la porzione vetrata di porte e portoni comunicanti con l'esterno, misurata a partire da 70 cm dal pavimento. La superficie illuminante deve essere uniformemente distribuita ed essere rapportata al coefficiente di trasmissione della luce del vetro: per coefficienti di trasmissione più bassi la superficie illuminante deve essere proporzionalmente incrementata. In presenza di elementi architettonici (pensiline, tettoie, soppalchi, ecc.) che ostacolano l’illuminazione naturale, la superficie illuminante deve essere incrementata della quota necessaria a garantire pari illuminamento. Nel caso di uffici “open space”, ove i singoli vani sono separati da tramezze mobili, queste devono essere disposte in modo da non ostacolare un’omogenea distribuzione della luce naturale. Nell’individuazione dei posti fissi di lavoro dovrà essere posta particolare attenzione alla localizzazione delle finestre: si considera adeguatamente illuminata la zona compresa in una fascia profonda circa 2-2,5 volte l’altezza dell’architrave della finestra. Nei diversi locali l’illuminazione deve risultare ottimale per non arrecare affaticamento visivo (neon, luci mal posizionate o carenti). Illuminazione artificiale Il DM 18/12/75 prevede che debbano essere assicurati i seguenti livelli minimi di illuminamento in relazione alle attività svolte: • 300 lux per tavoli da disegno, e assimilabili, lavagna, cartelloni; • 200 lux per piani lettura, studio, laboratorio, uffici; • 100 lux spazi per riunione, attività fisica (misurati a 60 cm dal pavimento); • 100 lux per scale, corridoi, wc (misurati a 100 cm dal pavimento). Norme di buona tecnica suggeriscono che, per ottenere una distribuzione uniforme della luminosità, il livello minimo di illuminamento non deve essere inferiore al 70% di quello medio e il rapporto fra il livello di illuminamento localizzato e quello generale non deve essere superiore a 5, con collocazione delle lampade tale da evitare ombre ed abbagliamenti diretti o riflessi. Lo spettro di frequenza della radiazione delle lampade deve essere il più simile possibile a quello della luce solare. Devono essere installati mezzi di illuminazione di sicurezza che entrino in funzione automaticamente in caso di interruzione dell'erogazione dell'energia elettrica e che garantiscano livelli di illuminamento tali da consentire un sicuro ed agevole esodo (indicativamente almeno 5 lux per l'illuminazione generale dell'ambiente e 10 lux per le vie di fuga, misurati a quota di 1 m dal pavimento). 5.2 Lampade a soffitto, interruttori e prese Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Gli elementi che costituiscono le lampade pensili o a soffitto, gli interruttori e le prese a muro se obsoleti e deteriorati dal tempo e dal calore possono essere soggetti a distacco e caduta, con conseguenze anche gravi per le persone. Inoltre i collegamenti elettrici devono essere protetti da un possibile contatto accidentale Misure preventive o migliorative, norme comportamentali D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 83/143 Revisione periodicamente con sostituzione totale o parziale degli elementi obsoleti. Revisionare inoltre i collegamenti elettrici. Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale. 5.3 Finestre e vetrate Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Le aule ubicate al piano terreno sono delimitate sul lato corridoio da porte con vetrate che in caso di urto accidentale potrebbero essere fonte di rischio ( ferite da taglio). In tutte le altre aule le porte di ingresso sono sormontate da un pannello di vetro che in caso di caduta potrebbe rappresentare un pericolo. Le vetrine degli scaffali (ubicati in biblioteca, amministrazione, etc.) in caso di urto accidentale o di caduta sulle stesse, potrebbero essere fonte di rischio ( ferite da taglio); I vetri delle vetrate dei corridoi al piano terreno e al piano primo sono fissati ai telai metallici con stucco ormai deteriorato per cui potrebbero staccarsi e cadere Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Intervento sulle porte interne che elimini detti rischi (es. l'applicazione di pellicole trasparenti adesive antisfondamento o la sostituzione con idonei cristalli anti infortunio). Le pareti trasparenti o traslucide devono essere costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di almeno 1 m. dal pavimento. Verificare la stabilità delle vetrate e dei vetri che sormontano le porte di accesso alle aule didattiche e di altri locali. Sostituire lo stucco di fissaggio deteriorato Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale. 5.4 Pavimenti Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Il pavimento della presidenza sono in tessuto non rispondente alle specifiche anti-incendio. Nella moquette possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti biologici. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Tutti i pavimenti devono essere esenti da protuberanze, cavità, piani inclinati pericolosi ed essere fissi, stabili e antisdrucciolevoli. Si chiede la rimozione e la sostituzione del materiale non ignifugo Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 84/143 5.5 Pareti e soffitti Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Le pareti e i soffitti delle aule e dei corridoi devono essere dipinte a tinte chiare. Sarebbe opportuno che venissero impiegate tinte o rivestimenti lavabili, disinfettabili per un 'altezza minima di 200 cm 5.6 Rischio Elettrico Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Gli impianti elettrici devono essere realizzati a regola d’arte secondo le normative vigenti. Le prese e gli interruttori elettrici, nonché i cavi e i fili elettrici sottotraccia devono essere in buono stato d’uso e conservazione. I quadri elettrici devono essere distribuiti in maniera funzionale. I quadri elettrici generali devono essere chiusi. Il livello di isolamento dei cavi, delle canalizzazioni e degli apparecchi elettrici deve essere adattato alle caratteristiche dei locali e al loro utilizzo. A servizio delle attrezzature presenti nella postazione di lavoro deve essere verificata l’idoneità di prese e prolunghe. Non è ammessa la presenza di fili volanti così come di prese multiple e adattatori (cosiddette ciabatte e triple), se non per limitate operazioni con la diretta presenza e controllo di un operatore. Gli impianti presenti nei laboratori, locali tecnici, palestre devono essere dimensionati in relazione alla particolare tipologia di utilizzo dei locali stessi e delle attrezzature presenti. 5.6.1. Rischi Connessi all’uso della Corrente elettrica Per salvaguardare le persone, le cose e gli impianti stessi da eventi dannosi (corto circuiti, sovracorrenti anomale, interruzioni intempestive, correnti di guasto verso terra, folgorazioni, ecc.), ogni impianto deve essere concepito e strutturato in modo da ridurre nei limiti del possibile la probabilità di guasti e di utilizzi errati da parte di personale anche inesperto, che possono compromettere le due seguenti condizioni: • la sicurezza (persone e beni); • la continuità del servizio. I rischi connessi con l’uso dell’energia elettrica sono essenzialmente: • dovuti a contatti elettrici diretti (derivati da contatti con elementi normalmente in tensione come l’alveolo di una presa, un conduttore nudo, ecc.); • dovuti a contatti elettrici indiretti (derivati da contatti che avvengono con elementi finiti sotto tensione a causa del guasto, come la scossa presa quando si apre un frigorifero o si tocca un tornio o una qualsiasi altra macchina); • di incendio (dovuti a cortocircuiti o sovracorrenti); • esplosione (dovuti al funzionamento degli impianti elettrici installati in ambienti particolari nei quali è possibile la presenza di miscele esplosive, come ad esempio nei locali caldaia o nei depositi di combustibili). 5.6.2. Ambiti e situazioni tipiche del rischio elettrico Tra le situazioni e le attività lavorative che impiegano elettricità, devono essere analizzati e verificati: • pannelli di comandi elettrici; • impianti elettrici, ad esempio rete principale di adduzione circuiti di illuminazione; • attrezzature, sistemi di controllo e di isolamento a comando elettrico; • impiego di attrezzi elettrici portatili; • cavi elettrici sospesi o volanti. I contatti elettrici possono essere dovuti a: • errori nella progettazione dell’impianto; • errori in fase di costruzione e montaggio delle apparecchiature e degli impianti a causa di un isolamento D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 85/143 inadeguato tra circuiti elettrici in tensione; • manutenzione maldestra o poco frequente degli impianti; • mancanza o non adeguatezza della messa a terra; • uso scorretto degli impianti; • utilizzo di materiali, componenti o apparecchiature non conformi alla regola d’arte. La protezione dai contatti diretti e indiretti deve essere attuata rispettando la legislazione vigente e le norme CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano). E’ perciò compito dell’installatore qualificato provvedervi. Bisogna però rispettare anche le seguenti regole pratiche: • staccare la corrente quando si lavora su un impianto o su un apparecchio elettrico; • non tentare di riparare un impianto o un apparecchio elettrico se non si dispone delle necessarie competenze. 5.6.3. Principali Misure di prevenzione Contro i rischi elettrici • In assenza di competenze specifiche, non manomettere i dispositivi elettrici. • Far riparare immediatamente le parti di dispositivi elettrici guaste o danneggiate. • Quando necessario, assicurarsi che gli apparecchi elettrici siano impermeabili all’acqua e omologati per gli impieghi in luoghi umidi. • Utilizzare solo materiale elettrico certificato (IMQ - Istituto Marchio di Qualità e CEI). • Non eliminare mai, o modificare, interruttori o altri dispositivi di sicurezza. • Verificare la presenza degli interruttori differenziali (“salvavita”) a monte di ogni circuito elettrico utilizzatore. • Non modificare mai spine e prese, non inserire spine da 16A in prese da 10A con il riduttore, evitare i grappoli di spine nella stessa presa multipla (utilizzare le apposite “ciabatte”). • Evitare soluzioni improvvisate, quali cavi volanti, e l’utilizzo di isolamenti approssimativi. • Non aprire mai apparecchi elettrici senza averli prima staccati dalla presa. • Programmare con cadenza regolare alcuni interventi di manutenzione, di controllo e di verifica degli impianti elettrici • Non tollerare usi impropri di impianti o attrezzature elettriche. • Usare spine tali da non consentire il contatto accidentale con le parti in tensione durante la fase dell’inserimento o del disinserimento. • Sostituire subito i cavi deteriorati. 5.6.4 Macchine e attrezzature elettriche Il rischio è rappresentato essenzialmente da contatto indiretto con elementi sotto tensione per un guasto Le macchine costruite dopo il 6/9/96 devono soddisfare precisi requisiti tecnici di sicurezza, devono essere munite di dichiarazione di conformità e debbono recare I'apposizione della marcatura CE. Il datore di lavoro deve, da parte sua, essere certo che il materiale che acquista ed installa sia conforme alle norme vigenti e altresì che quello già esistente nei reparti sia conforme alle stesse; pur tuttavia, ciò non è sempre sufficiente ai fini del raggiungimento di una adeguata sicurezza dei macchinari e del loro uso Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Le macchine e gli apparecchi elettrici devono portare l'indicazione della tensione, dell'intensità e del tipo di corrente e delle altre eventuali caratteristiche costruttive necessarie per l'uso. Le prese che alimentano apparecchiature di potenza superiore a 1 Kw devono essere dotate di interruttore di protezione. Nei locali a rischio di incendio le stesse devono essere interbloccate. l corpi illuminanti ad incandescenza ed i relativi portalampade devono essere costruiti in maniera che durante il montaggio e lo smontaggio delle lampade e dopo la messa in opera non sia possibile entrare in contatto con parti sotto tensione. Le spine e le prese per spina devono essere tali da consentire l'inserzione e la disinserzione delle spine nelle prese senza che sia possibile il contatto con parti sotto tensione. Gli utensili elettrici portatili e le macchine o gli apparecchi elettrici devono avere l'involucro metallico collegato a terra. Gli utensili elettrici portatili devono essere forniti di un interruttore incorporato che consenta la messa in moto e l'arresto in tutta sicurezza. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 86/143 Nella sostituzione o nuova fornitura delle macchine e attrezzature si chiederà il rispetto di caratteristiche intrinseche di sicurezza, praticità, adattabilità, comfort e solidità (Marchio CE ). Le macchine devono essere utilizzate, installate e verificate in conformità al manuale d'uso e manutenzione che deve essere sempre a disposizione dell'operatore. Le macchine che hanno organi in movimento devono essere munite di protezioni fisse. Il funzionamento di elementi mobili deve essere automaticamente interrotto nel caso in cui l'operatore possa entrare in contatto con essi. L'interruzione ed il successivo ripristino dell'energia elettrica non devono comportare il riavviamento automatico della macchina. Le macchine devono essere munite di dispositivo di arresto di emergenza. Gli elementi taglienti o a spigoli vivi delle macchine non devono poter venire a contatto con l'operatore. Recuperare dalla Provincia di Alessania il progetto esecutivo e la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico rilasciata dalla ditta installatrice oppure dichiarazione di rispondenza dell’impianto ai sensi del DM 37/2008 a firma di tecnico abilitato 5.7 Rischio chimico 5.7.1. Agenti chimici Si definiscono “agenti chimici” (art. 60 ter D.Lgs 25/02) le sostanze utilizzate come materie prime, o presenti sotto forma di intermedi, ovvero di prodotti secondari od indesiderati (tra cui i rifiuti), sia di origine naturale che prodotti industrialmente; essi sono definiti “pericolosi” quando rientrano nelle categorie previste dalla Classificazione Ufficiale della Comunità Europea ovvero quando abbiano comunque caratteristiche di pericolosità in base alle loro natura o alle condizioni di utilizzo nei luoghi di lavoro (ad esempio per temperature o pressione di utilizzo elevate). 5.7.2. Attività che comportano la presenza di agenti chimici Si considera ogni attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici, o se ne prevede l’utilizzo, in ogni tipo di procedimento, compresi la produzione, la manipolazione, l’immagazzinamento, il trasporto o l’eliminazione e il trattamento dei rifiuti. 5.7.3. Pericolosità e tossicità delle sostanze chimiche Le sostanze sono classificate come “pericolose” o in base alle loro caratteristiche chimico-fisiche, ovvero in base alla loro tossicità, espressa con il parametro DL50. La DL50 è un parametro di tossicità riferito all’animale da esperimento e significa “Dose Letale per il 50% degli animali da esperimento”; è espresso in milligrammi per kg. di peso corporeo dell’animale: la tossicità è tanto più accentuata quanto più basso è il valore di DL50, 5.7.4. Riferimenti normativi Dlgs 81/08, D.Lgs 25/02; D.Lgs 52/97, DM Sanità 14/06/02, DM Sanità 7/09/0,; D.Lgs 65/03: classificazioni sostanze chimiche. 5.7.5. La valutazione del rischio chimico Il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi chimici ai sensi del D.Lgs 25/02 La valutazione del rischio è effettuata sulla base di: • tipo di agente chimico pericoloso; • quantità e concentrazione utilizzata; • modalità di manipolazione; • frequenza di utilizzo; • misure di prevenzione già adottate. Per una corretta valutazione del rischio chimico è opportuno procedere secondo una successione di fasi: 1) elenco dei prodotti chimici utilizzati, delle operazioni da svolgere, delle attrezzature utilizzate; 2) esame delle schede di sicurezza aggiornate per l’individuazione delle sostanze pericolose; 3) valutazione della possibilità di eliminare o sostituire i prodotti pericolosi; 4) valutazione del livello, tipo e durata dell’esposizione. In caso di rischio non moderato si impone l’approfondimento o con misurazioni ambientali o con uso di modelli o algoritmi di dettaglio; D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 87/143 5) analisi delle modalità di utilizzo delle sostanze; 6) valutazione del rischio infortunistico accidentale (sversamento, rottura, combustione…); 7) individuazione delle misure di prevenzione e protezione. 5.7.6. Valutazione del rischio chimico nelle scuole Nelle attività di laboratorio talvolta vengono utilizzate sostanze che hanno una elevata pericolosità intrinseca (come il metanolo, cicloesano, solfuro di carbonio, ecc.) anche se l’uso è saltuario e di breve durata. In questi casi si deve valutare la possibilità di sostituire le sostanze in questione con altro materiale o con altra tecnica analitica; se ciò non è possibile, è necessario applicare al personale maggiormente esposto (tecnico di laboratorio) una maggiore sorveglianza e formazione al fine di un rigoroso rispetto delle procedure. Infatti l’attuazione delle misure e cautele specifiche consentono di mantenere sotto controllo in modo adeguato i rischi per la salute e la sicurezza del personale scolastico e degli allievi. 5.7.6. Valutazione del rischio nei laboratori Nei laboratori i rischi possono essere essenzialmente raggruppati rischio di infortunio ed il rischio legato alle condizioni igienico-ambientali Al termine del percorso di valutazione saranno individuate: • le misure di prevenzione e protezione ulteriormente necessarie; • i dispositivi di protezione individuali per ciascuna attività e mansione; • il programma informativo e formativo per le figure coinvolte; • la elaborazione di procedure per gli interventi d’emergenza. in due tipologie: il 5.7.6.1 Misure di prevenzione e protezione • Selezione dei prodotti chimici: verificare la possibilità di scegliere prodotti meno pericolosi o tecniche alternative (ad esempio il desorbitore termico invece del solfuro di carbonio). • Modalità di stoccaggio, conservazione e smaltimento: in armadi chiusi, separando le sostanze per compatibilità e in bacini di contenimento (acidi separati da basi, separazione degli infiammabili, etichettatura di tutti i contenitori, anche per prodotti diluiti); portare all’esterno le bombole di gas, controllando periodicamente l’integrità di tutti i componenti; eliminare periodicamente i prodotti non più utilizzati, raccogliendo con cautela i rifiuti e avviandoli allo smaltimento secondo le norme specifiche. • Diluizione dei prodotti pericolosi operazione da eseguirsi a cura del personale docente prima della manipolazione da parte degli studenti; oppure acquistare prodotti direttamente in forma diluita. • Programmazione didattica: per ogni esperimento progettato individuare i rischi presenti, le misure preventive da adottare, i DPI necessari e le eventuali misure in caso di emergenza. • Uso delle cappe di aspirazione: l’aspirazione localizzata deve essere sempre prevista in ogni postazione dove si sviluppano gas, vapori o fumi; predisporre sistemi aspiranti anche nelle attività che producono polveri (esempio, lavorazione del legno); controllare periodicamente i sistemi di aspirazione e ventilazione artificiale effettuando le necessarie manutenzioni preventive e periodiche. • Misure igieniche: divieto di fumare, bere e mangiare nelle aule speciali e nei laboratori; lavarsi le mani dopo ciascuna attività; indossare il camice nei laboratori; non conservare alimenti nei frigoriferi adibiti alla conservazione dei prodotti chimici. • Segnaletica: evidenziare la presenza di prodotti chimici pericolosi e l’obbligo di utilizzo dei DPI; posizionare sulle porte il divieto di accesso al personale non autorizzato; segnalare i dispositivi di emergenza (estintori, vie di fuga, leva di intercettazione del gas, cassetta di pronto soccorso); verificare che le bombole dei gas riportino la colorazione identificativa prevista dalle norme. • Gestione dell’emergenza: rendere disponibili in laboratorio appositi flaconi per il lavaggio degli occhi; disporre di kit per l’assorbimento di eventuali sversamenti, di sostanze neutralizzanti, di cassetta di pronto soccorso, di coperta antifiamma (nel caso di bunsen); individuare la figura responsabile a cui fare riferimento ed indicarla (anche al personale di pulizia). 5.7.6.2. Dispositivi di protezione individuale Pur privilegiando gli interventi di natura tecnica ed organizzativa, ove sussiste un “rischio residuo”, devono essere individuati i dispositivi di protezione individuali consigliati; per i laboratori devono essere presenti generalmente: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 88/143 • • • • camice in cotone; guanti in PVC, nitrile o neoprene (per sostanze corrosive concentrate) e per occhiali protettivi; mascherina con filtro. solventi; La scelta dei DPI corretti e le modalità d’uso e manutenzione richiedono competenze tecniche specifiche. Il RSPP, consultando anche il RLS, e coadiuvato dal docente e dal tecnico di laboratorio, individua i DPI necessari e ne verifica l’idoneità tramite la Nota Informativa che obbligatoriamente accompagna i DPI certificati in base alle norme europee. Devono essere tenuti presenti anche i criteri di comfort e accettabilità da parte dei destinatari. 5.8 Rischio biologico 5.8.1. Inquadramento normativo I principali riferimenti normativi inerenti il rischio biologico in attività lavorativa sono contenuti nel D.Lgs 81/2008 in attuazione delle direttive europee riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro. Per rischio biologico si intende un rischio ambientale ed occupazionale proveniente dalla presenza di microrganismi (virus, batteri, funghi, rickezie, ecc.), di allergeni di origine biologica (funghi, aeroallergeni, acari, forfore, ecc.) ed anche di sottoprodotti della crescita microbica (endotossine e micotossine), che possono essere presenti nell’aria, negli alimenti, su superfici contaminate e che possono provocare ai lavoratori : • infezioni; • allergie; • intossicazioni. 5.8.2. Classificazione di agente biologico Il D.Lgs 81/2008 classifica i diversi agenti biologici in base alla loro pericolosità, basandosi su alcune caratteristiche quali : • l’infettività (capacità di penetrare nell’organismo ospite); • la patogenicità (capacità di produrre malattia); • la trasmissibilità (capacità di un microrganismo di essere trasmesso da un soggetto infetto ad uno suscettibile); • la neutralizzabilità (disponibilità di efficaci misure per prevenire e curare la malattia). 5.8.3. Rischio biologico nella scuola Per il tipo di microrganismi presenti nelle comunità scolastiche, il rischio infettivo (l’unico da considerare in quanto il rischio di allergie e intossicazioni è sovrapponibile a quello della popolazione generale) non è particolarmente significativo se non nel caso di presenza di soggetti immunodepressi o lavoratrici madri, ed è fondamentalmente analogo a quello di tutte le attività svolte in ambienti promiscui e densamente occupati. Va anche considerata la comparsa sporadica di malattie infettive quali TBC e mononucleosi infettiva o parassitosi come la scabbia e, più frequentemente, la pediculosi, per le quali di volta in volta il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica forniranno le indicazioni per le procedure del caso. Non è infrequente la diffusione di epidemie stagionali quali il raffreddore e soprattutto l’influenza per la quale il Ministero della Salute con la Circolare n.1 del 2/8/04, indica, ai fini dell’interruzione della catena di trasmissione, l’opportunità di vaccinazione per gli insegnanti in quanto soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo. 5.8.3.1. Valutazione Anche se nell’attività scolastica il rischio biologico è poco rilevante, è comunque presente ed è quindi necessario intervenire, sia con misure generali di prevenzione, sia con misure specifiche e, in alcuni casi, con l’uso di DPI. Le misure ambientali di ordine generale sono: • idonea ventilazione e adeguati ricambi d’aria; D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 89/143 • adeguata pulizia degli ambienti: i pavimenti devono essere regolarmente puliti e periodicamente disinfettati gli arredi (banchi, sedie, strumenti di lavoro), sistematicamente spolverati e puliti da polvere, acari e pollini che possono causare irritazioni all’apparato respiratorio o reazioni allergiche; • sanificazione periodica nei casi in cui se ne ravvisi l’opportunità (presenza di topi, scarafaggi, formiche, vespe, ecc.); • controllo costante degli ambienti esterni per evitare la presenza di vetri, oggetti contundenti, taglienti o acuminati che possono essere veicolo di spore tetaniche (anche se il rischio di tetano è stato ridimensionato dall’introduzione della vaccinazione obbligatoria per tutti i nati dal 1963). Si deve porre attenzione al momento dell’assistenza igienica e di primo soccorso che deve essere prestata utilizzando sempre guanti monouso (in lattice o vinile) e grembiuli in materiale idrorepellente per evitare imbrattamenti da liquidi biologici potenzialmente infetti. Per i collaboratori scolastici, la pulizia e la disinfezione dei bagni deve avvenire sempre con l’uso di guanti in gomma e camici per prevenire il rischio da infezione da salmonelle o virus epatite A. 5.9 Lavori ed interventi svolti da ditte esterne Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Periodicamente squadre di operai o tecnici specializzati si alternano all'interno dell'edificio per eseguire sia piccole riparazioni che lavori di notevole entità (tinteggiature, adeguamento impianti, lavori di muratura). Protraendosi i lavori anche nell'arco della mattinata, detti interventi avvengono in concomitanza con le consuete attività didattiche, e pertanto in presenza dell'intera popolazione scolastica. Esistono quindi rischi legati alla tipologia dell'intervento ed all'attrezzatura necessaria per realizzare l'opera (ponteggi fissi, trabattelli, materiali ed utensili); il rischio è massimo durante l'intervallo, quando la quasi totalità degli allievi affolla i corridoi. Rischi - legati alla possibilità di urtare attrezzature fisse o mobili - legati alla possibilità di inciampare in attrezzature, fili, cavi, materiali accatastati o in disordine - legati alla caduta di materiali o attrezzi dall'alto - legati alla presenza di macchine elettriche, cavi elettrici, prolunghe - legati alla polvere in ambiente interno - legati al rumore Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Per lavori di piccola entità sarebbe opportuno intervenire quando sono sospese le lezioni (di pomeriggio o nei giorni feriali ricadenti nelle festività scolastiche), compatibilmente con gli orari di servizio delle maestranze spesso alle dipendenze dell' Amministrazione Provinciale. Per lavori di una certa mole richiedere la totale osservanza delle disposizioni previste dalla Dlgs 81/08. 5.10 Arredi Caratteristiche (tipo, forma, dimensioni) degli arredi devono essere tali da evitare riflessioni fastidiose della luce. Tra le dotazioni degli spazi non specializzati (aule normali) sono comprese: • tavoli e sedie per gli alunni e gli insegnanti; • lavagne; • armadi o pareti attrezzate per la biblioteca di classe e per la custodia del materiale didattico; • schermo mobile per proiezioni; • lavagna luminosa; • attrezzatura per la proiezione di diapositive. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 90/143 L’UNI (l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione) ha recentemente pubblicato due norme (UNI ENV 1729-1 e UNI ENV 1729-2 “Mobili - Sedie e tavoli per istituzioni scolastiche - Dimensioni funzionali - Requisiti di sicurezza e metodi di prova”), con lo scopo di specificare le dimensioni, i requisiti di sicurezza, i metodi di prova e la marcatura di sedie e banchi utilizzati nelle scuole. Tali norme non si applicano alle postazioni per il computer, ai laboratori e alle officine didattiche, sebbene estendano il loro campo d’applicazione ad una vasta gamma di arredi inclusi i mobili fissi e quelli regolabili, consentendo varie interpretazioni nel rispetto degli usi e degli spazi (aule, atri, ecc.) a disposizione degli studenti. Nelle norme le varie dimensioni di banchi e sedie vengono calcolate in funzione dell’altezza presunta degli allievi (da un minimo di 80 cm ad un massimo di 1.85 m), in modo tale da consentire a tutti gli alunni di utilizzare banco e sedia commisurati alla propria altezza. Per evitare il rischio d’infortunio dell’utilizzatore o di danno al suo abbigliamento è importante che sia per i banchi che per le sedie tutti i bordi e gli angoli siano smussati, privi di sbavature ed arrotondati. Per le stesse ragioni di sicurezza, le eventuali estremità aperte ed i componenti tubolari devono essere chiusi ad esempio con dei tappi in gomma. 5.11 Scale portatili Le scale semplici portatili (a mano) devono essere costruite con materiale adatto alle condizioni di impiego, devono essere sufficientemente resistenti nell’insieme e nei singoli elementi e devono avere dimensioni appropriate al loro uso. Dette scale, se di legno, devono avere i pioli fissati ai montanti mediante incastro. Tutte le scale devono inoltre essere provviste di: • dispositivi antisdrucciolevoli alle estremità inferiori dei due montanti; • ganci di trattenuta o appoggi antisdrucciolevoli alle estremità superiori, quando sia necessario per assicurare la stabilità della scala. Per le scale provviste alle estremità superiori di dispositivi di trattenuta, anche scorrevoli su guide, non sono richieste le misure di sicurezza indicate nei punti precedenti. Le scale doppie non devono superare l’altezza di m 5 e devono essere provviste di catena di adeguata resistenza o di altro dispositivo che impedisca l’apertura della scala oltre il limite prestabilito di sicurezza. Altri riferimenti tecnici e normativi sono: D.Lgs 115/95, UNI EN 131-1, UNI EN 131-2. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 91/143 6 RISCHI CONNESSI A LOCALI O AMBIENTI SPECIFICI 6.01 Presidenza Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Nel locale si svolge attività dirigenziale Numero di persone coinvolte: normalmente non più di 4-5 Rischi più comuni: legati al microclima (temperatura, condizionamento) legati all'inquinamento indoor (polvere,condizionamento, tendaggi ) Nei materiali di rivestimento (moquette) possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti biologici. legati allo stress legati alla fatica mentale legati agli arredi (urti ) legati all'incendio ( corto circuito, arredi, tendaggi, cestini rifiuti, porta in legno) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati alle macchine elettriche (computer, rischio elettrico) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Chiedere all’Ente proprietario la sostituzione delle moquette con altro tipo di pavimentazione. Curare la pulizia del locale. Aerare il locale Norme comportamentali. Non fumare. Non gettare mozziconi nei cestini rifiuti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 92/143 6.02 Aula magna Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte: max. 100 L’aula magna, ubicata al primo piano, ha una capienza minore di cento posti, pertanto non e sottoposta alle norme di sicurezza per i locali di pubblico spettacolo. All'interno è necessaria la segnaletica luminosa indicante le due uscite (saltuariamente permangono nel locale condizioni di oscurità per proiettare filmati} Il locale necessita di lampade di emergenza Rischi più comuni: legati all'inquinamento indoor (ambiente affollato, polvere } legati all'incendio ( corto circuito, arredi, cestini rifiuti} legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione} legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza} legati agli arredi (urti} legati alle macchine elettriche (rischio elettrico} legati all'illuminazione (luci di emergenza} Riferimenti legislativi D.M. 18/12/75 comma 3.4 Decreto Min. Interni 26/8/92 comma 6.4 Circ. Min. Interni 15/2/51 n. 16 Titolo IV Capo I, III, V, VI Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Dotare la sala di un estintore. Curare la pulizia del locale Aerare il locale Norme comportamentali. Non fumare. Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 93/143 6.03 Aule per attività didattica Nei locali si svolgono attività didattiche. Rischi più comuni: legati al microclima (temperatura, spifferi d'aria, posizione eccessivamente ravvicinata ai radiatori) legati allo stress legati alla fatica mentale legati alla postura legati all'inquinamento indoor (polvere, polveri di gesso ecc., ambiente affollato, tendaggi) legati al rumore (interno ed esterno) legati allo sforzo vocale legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, tende, porta in legno) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati alle vetrate (urti, tagli) legati agli arredi (urti ) legati all'evacuazione (uscita dall'aula in situazioni di emergenza) legati ai pavimenti ( in alcune aule il pavimento è sconnesso) legati allo stato delle pareti e dei soffitti (pareti sporche, intonaco danneggiato in corrispondenza di spigoli ecc.) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare la pulizia del locale. Aerare il locale Norme comportamentali. Non fumare. Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 94/143 6.04 Laboratori di informatica Descrizione del rischio. riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte: 26 Premesso che gli studenti che effettuano le esercitazioni di informatica non operano per periodi tali da essere considerati videoterminalisti, si deve comunque disporre di ambienti e di attrezzature che abbiano i requisiti richiesti dalla normativa vigente (D.Lgs Dlgs 81/08 e allegati). I laboratori devono avere le pareti di colore chiaro e le finestre munite di opportuni tendaggi. Non devono essere presenti superfici riflettenti. Devono essere garantite una efficiente ventilazione ed una confortevole condizione microclimatica L’illuminazione naturale e/o artificiale deve essere sufficiente ed i corpi illuminati devono essere installati in modo da non produrre fastidiosi riflessi sugli schermi. Le attrezzature non devono costituire fonte di rischio: - i caratteri sullo schermo devono essere chiari e ben definiti; - l’immagine sullo schermo deve essere stabile ed esente da farfallamenti; - lo schermo deve essere orientabile ed inclinabile; - la tastiera deve essere inclinabile e dissociata dallo schermo, deve avere superficie opaca e tasti facilmente leggibili; - il piano di lavoro deve avere dimensioni sufficienti, superficie poco riflettente e deve consentire un libero posizionamento sullo schermo, della tastiera del documento e dei materiali accessori; - il sedile di lavoro deve essere stabile, regolabile in altezza ed il suo schienale deve essere regolabile in altezza ed in inclinazione. Posture. Si intende per postura la posizione assunta dal corpo in un preciso momento o durante lo svolgimento di una abituale azione o operazione. Posizioni poco congrue arrecano affaticamento e possono portare a malattie a carico della colonna vertebrale. Inoltre l'uso prolungato degli apparecchi muniti di VDT può comportare disturbi alla vista (stanchezza, bruciore, lacrimazione, visione annebbiata, sensazione di corpo estraneo ) Generalmente questi disturbi sono dovuti: ad un'illuminazione poco idonea, con riflessi ed abbagliamenti ad una posizione troppo ravvicinata e ad un impegno senza pause, con conseguente affaticamento da sforzo di messa a fuoco ad una posizione poco corretta Riepilogo rischi più comuni: legati al microclima (temperatura) legati all'inquinamento indoor (polvere, ambiente affollato) legati al VDT legati alla postura legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, tende, porta in legno ) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati alle macchine elettriche (rischio elettrico ) legati all'evacuazione (uscita dall'aula in situazioni di emergenza) legati agli arredi (urti ) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di movimenti operativi. Eliminare o schermare le superfici lisce e riflettenti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 95/143 Orientare il VDT in modo da non avere sorgenti luminose anteriori o posteriori allo schermo, evitando riverberi e abbagliamenti Fare in modo che le sorgenti luminose a soffitto, se non sono antiriflesso, rimangano al di fuori dello sguardo, per evitare riflessi sullo schermo. E' consigliabile rispettare una pausa di quindici minuti dopo due ore di applicazione continuativa E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dal responsabile dell'aula. Controllare la regolarità di funzionamento di tutti i sistemi di protezione elettrica e dell'impianto. Curare la pulizia del locale. Aerare il locale Norme comportamentali. Non fumare. Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 96/143 6.05 Aula tecnigrafi e computer geometri Per quanto riguarda i rischi relativi all’uso dei computer si fa riferimento a quanto detto al punto 6.04. Per quanto riguarda i rischi relativi all’uso dei tecnigrafi si fa riferimento a quanto detto al punto 6.05.1. Numero di persone coinvolte: 26 (non sarà consentito l’utilizzo del locale a più di una classe per volta) 6.06 Locali amministrativi Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero persone coinvolte: 8-10 Riepilogo rischi più comuni: legati al microclima (temperatura, condizionamento) legati al VDT legati alla postura legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, porta in legno, archivi) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati alle macchine elettriche (rischio elettrico ) legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza) legati allo stress legati all'inquinamento indoor (stampanti, fotocopiatrici, polvere) legati agli arredi (urti). Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare la pulizia del locale. Ventilare il locale E' buona norma allontanare frequentemente i materiali, fogli di scarto. E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate Norme comportamentali. Non fumare. Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 97/143 6.07 Biblioteche Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero persone coinvolte: max. 26 Nel locale e presente una sola via d'uscita Le scaffalature non sono fissate ai muri Le vetrate delle scaffalature non sono infrangibili Riepilogo rischi più comuni: legati al microclima (temperatura spesso bassa) legati al VDT legati alla postura legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, archivi, materiale cartaceo, pavimento) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati alle macchine elettriche (computer, rischio elettrico ) legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza) legati all'inquinamento indoor ( polvere, amianto) legati agli arredi (urti ) legati alle vetrate Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare la pulizia del locale. Eliminare periodicamente le polveri. Ventilare il locale Norme comportamentali. E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dal responsabile della biblioteca. Non fumare. Non gettare comunque mozziconi nei cestini rifiuti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 98/143 6.08 Sala insegnanti Descrizione del rischio. riferimenti legislativi. informazioni varie Numero di persone coinvolte contemporaneamente: 10-20 Nel locale sono conservati negli appositi cassetti i registri personali dei singoli insegnanti. Anche se questo non può costituire un rischio ai sensi della DLGS 81/08, è importante prevenire il furto o la manomissione di detti documenti ufficiali Rischi più comuni: legati all'inquinamento indoor ( polvere) legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti. materiale cartaceo, archivi) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati agli arredi (urti) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare la pulizia del locale Ventilare il locale Norme comportamentali. Tenere i cassetti chiusi a chiave. E' vietato l'ingresso alle persone non autorizzate (allievi compresi) Non fumare. 6.09 Servizi igienici Ad uso dei lavoratori devono essere previsti gabinetti separati per sesso, ovvero un’utilizzazione separata se il numero dei lavoratori non è superiore a 10, dotati di acqua corrente e di mezzi detergenti e per asciugarsi. Nella scuola ad uso degli allievi i servizi igienici sono costituiti da: • vasi (1 per ogni classe), • latrine, le quali devono: - essere separate per sesso, - essere almeno una per piano con dimensioni minime 1.80 x 1.80 m; - essere costituite da box con pareti di altezza compresa tra 2.10 e 2.30 m - avere le porte munite di serratura e apribili verso l’esterno; - avere impianti del tipo a caduta d’acqua con cassetto di lavaggio e scarico automatico o comandato. Il locale che contiene le latrine ed antilatrine deve essere illuminato ed aerato direttamente; nella latrina sono consentiti sistemi di aerazione meccanica in sostituzione di quella naturale. Per consentire la manovra e l’uso dei servizi igienici alle persone con impedita capacità motoria, lo spazio necessario all’accostamento al w.c. o al bidet deve essere minimo 1 m misurato dall’asse dell’apparecchio sanitario. Lo spazio necessario all’accostamento della sedia a ruote al lavabo deve essere di almeno 80 cm dal piano di calpestio ed essere senza colonna. I wc ed i bidet devono essere preferibilmente del tipo sospeso; devono essere montati ad almeno 40 cm della parete laterale, con il bordo anteriore a 75-80 cm dalla parete posteriore ed il piano superiore a 45-50 cm dal calpestio. Qualora l’asse della tazza sia distante più di 40 cm dalla parete, si deve prevedere, a 40 cm dall’assedell’apparecchio sanitario, un maniglione o un corrimano. • Docce: - possono essere ubicate tutte o in parte nell’area dei servizi igienico-sanitaridella palestra; - devono essere singole e dotate di antidoccia singolo per appendere abiti edasciugamani; - devono avere acqua calda e fredda con sistema di miscelazione automatica regolabile. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 99/143 Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte: 10 per servizio Rischi più comuni: legati al microclima (temperatura) legati all'inquinamento indoor (batteri, microrganismi, polvere) legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, cestini rifiuti, porta in legno) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione, presenza di acqua) legati all'evacuazione (esodo da ambiente particolarmente ristretto) legati all'allagamento (per rottura dell'impianto idrico o per intasamento degli scarichi) legati alle pareti e soffitti (manutenzione) legati ai pavimenti Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare particolarmente la pulizia e l'igiene del locale Ventilare spesso il locale Per migliorare le condizioni illuminotecniche, in particolare nelle latrine, dotare i punti luce di lampadine a più alto voltaggio e provvedere sollecitamente alla sostituzione di quelle fulminate Norme comportamentali. Non fumare. Non gettare mozziconi nei cestini rifiuti 6.10 Ingressi principali Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Rischi più comuni: - legati all'evacuazione (concentrazione di persone dirette verso l'uscita) - legati alla caduta di neve dai cornicioni (rischio esterno) - legati al traffico urbano Il portone principale non è apribile nel verso dell’esodo e non è dotato di maniglione antipanico Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Chiedere all’Ente proprietario la messa a norma del portone principale Norme comportamentali Uscire con cautela immettendosi in Via Leardi 6.11 Locale infermeria Descrizione del rischio. riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte: 3-4 Rischi più comuni: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 100/143 legati al microclima (temperatura) legati all'inquinamento indoor (tendaggi, polvere) legati all'eventuale presenza di medicinali, disinfettanti legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, arredi, cestini rifiuti, porta in legno, liquidi infiammabili) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare particolarmente la pulizia e l'igiene del locale Ventilare il locale Norme comportamentali. Non procurare agli allievi o somministrare loro alcun tipo di farmaco senza il preventivo parere di un medico (richieste da parte dei ragazzi per alleviare dolori, stati febbrili ecc. ) Qualora si ritenga necessario, chiedere l'intervento dei familiari (per il ricovero a casa) o del presidio medico (pronto soccorso, 118) I Non fumare. E' vietato l'ingresso e l'uso delle sostanze custodite alle persone non autorizzate 6.12 Laboratorio di chimica Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte: 26 I Nei laboratori deve essere rigorosamente rispettata la segnaletica di sicurezza: i contenitori di sostanze pericolose devono portare in maniera ben visibile l’etichettatura che indichi le caratteristiche della sostanza (comburente, infiammabile, esplosivo, tossico, nocivo, irritante, corrosivo, pericoloso per l’ambiente, ecc.). In caso di travaso di parte del prodotto dal contenitore originale ad un altro bisogna riportare l’indicazione scritta del codice del prodotto contenuto e dei rischi associati su quello di destinazione. Le tubazioni e le rubinetterie devono essere identificate in base al fluido trasportato (figure 11 e 12). Le cappe aspiranti devono rispondere ai requisiti di buona tecnica e devono essere in grado di aspirare con efficienza anche gas e vapori pesanti. Le bombole dovranno avere l’ogiva colorata con il colore distintivo della sostanza contenuta (Fig. 13). Al termine di ogni lezione di laboratorio, gli insegnanti dovranno controllare le valvole, la pericolosità dei residui di reazioni chimiche e procedere al loro smaltimento, secondo le procedure previste. I laboratori dovranno prevedere opportuni siti di raccolta dei residui, essere dotati eventualmente di contenitori differenziati (D.Lgs 22/97), e dovrà essere istituito un registro di carico e scarico dei rifiuti. (vedi occhiali di sicurezza (antiacido), indumenti da lavoro adeguati (camici) sono i dispositivi di protezione individuale che insegnanti ed allievi dovranno avere a disposizione. La segnaletica per la sicurezza dagli infortuni dovrà essere integrata con quella riguardante l’utilizzo dei più comuni reattivi chimici (ad es. acido solforico, nitrico, cloridrico, idrossido di socio e di potassio, ecc.). (vedi anche “Rischio chimico”) Di seguito vengono riportate le principali misure di sicurezza da assicurare nei laboratori di chimica relativamente a: Prodotti chimici 1. Eliminare prodotti cancerogeni 2. Sostituire, ove compatibile con l’attività didattica, i prodotti tossici con altri non tossici. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 101/143 3. Eliminare i prodotti privi di etichetta e di scheda di sicurezza o etichettarli correttamente. Aspetti strutturali 4. Disponibilità di cappe di aspirazione con velocità di cattura misurata sul banco pari ad almeno 0.3 m/sec. 5.Colorazioni di sicurezza sulle tubazioni di gas, acqua, ecc. 6. Bunsen dotati di valvole di intercettazione dei gas. 7. Impianto di rilevazione delle fughe di gas. 8. Adeguata illuminazione localizzata. Procedure di sicurezza 9. Effettuare le lavorazioni che sviluppano vapori e gas nocivi sotto cappa. 10. Usare camici, guanti, occhiali secondo quanto richiesto dalle operazioni effettuate. 11. Definire le procedure di lavoro integrate con la sicurezza. 12. Addestrare alle procedure. 13. Utilizzare reagenti pericolosi sotto la sorveglianza dell’insegnante. 14. Predisporre un regolamento di laboratorio. 15.Custodire i reattivi chimici in armadi accessibili solo agli insegnanti, Dispositivi di emergenza 16. Estintori. 17. Fontanelle o bottiglia lavaocchi. 18. Cassetta di PS. l rischio chimico si riferisce essenzialmente al contatto con sostanze chimiche nocive, tossiche o corrosive. Una fonte di rischio potrebbe derivare dall'eventuale accumulo di sostanze o di residui non più in uso e/o non etichettate, in recipienti non più in grado di garantire tenuta o in luoghi non idonei. Altra fonte di rischio e lo scarso uso di dispositivi di protezione individuali. Le sostanze che possono produrre incidenti rilevanti sono così classificate: esplosivi ( E ) comburenti ( O ) infiammabili ( F o F+ ) tossici ( T o T + ) nocivi ( Xn ) corrosivi ( C ) irritanti ( Xi ) sensibilizzanti ( Xn o Xi ) pericolosi per l'ambiente ( N ) cancerogeni ( TR45 o TR49 , Xn ) mutageni ( T Xn ) Rischi più comuni: legati al microclima (temperatura) legati agli arredi (urti) legati alle vetrate legati all'inquinamento indoor (sostanze varie, polvere, tendaggi) legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, cestini rifiuti, porta in legno, liquidi e materiali infiammabili, reazioni chimiche esplosive, stoccaggio provvisorio di sostanze infiammabili ) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legate alla manipolazione di sostanze pericolose (ustioni, intossicazione, allergie) legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Lo smaltimento differenziato dei rifiuti, residui, recipienti vuoti e sostanze scadute dovrà essere effettuato secondo le norme vigenti. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 102/143 Il laboratorio dovrà essere dotato di opportuni siti di raccolta dei residui, anche attraverso l'utilizzo di contenitori differenziati. Conservazione delle schede di sicurezza delle sostanze utilizzate. Verificare che tutti i recipienti riportino l'indicazione scritta del nome, del codice numerico del prodotto contenuto all'interno e dei rischi associati (in italiano). Gli armadi per il contenimento di reagenti dovranno essere di legno e laminato plastico a circolazione d'aria. Per il contenimento dei solventi è consigliabile un armadio metallico di sicurezza in lamiera d'acciaio verniciato con resine epossidiche resistenti ai solventi, dotato di ante a battente con chiusura magnetica, apribile in modo spontaneo in caso di sovrapressioni interne per effetto di incendio. La parte inferiore dell'armadio dovrà essere in grado di assicurare un contenimento dei solventi in caso di rottura dei contenitori. Apporre opportuna cartellonistica all'interno del locale indicante il divieto di fumare, usare apparecchi a fiamma libera, mangiare e bere. La segnaletica di sicurezza deve essere rigorosamente rispettata. La manipolazione di sostanze pericolose per la salute deve essere effettuata esclusivamente da personale competente. Usare i dispositivi di protezione individuale, sia per proteggere le vie respiratorie che per proteggersi da contatti accidentali attraverso gli occhi o la pelle. Devono essere presenti guanti per la manipolazione di sostanze pericolose, maschere antipolvere e antigas, occhiali di sicurezza antiacido, indumenti di lavoro adeguati (camici), docce oculari per il primo soccorso in caso di incidente. Deve esistere il pulsante di emergenza per il disinserimento istantaneo della linea di alimentazione elettrica del laboratorio. Se esistono sostanze pericolose che possano dare luogo a gas o vapori tossici, prevedere idonei sistemi di captazione. Un rivelatore di fughe di gas collegato ad una valvola di intercettazione deve poter interrompere automaticamente l’erogazione. In presenza di rischio di incendio o di esplosione, la larghezza minima delle porte deve essere di m. 1,20. Le porte devono consentire una rapida uscita e devono aprirsi agevolmente verso le vie di esodo. Le cappe aspiranti devono rispondere ai requisiti di buona tecnica e devono essere in grado di aspirare con efficienza anche gas e vapori pesanti. Le reazioni chimiche con sviluppo di gas dovranno essere effettuate sotto le cappe aspiranti. Le tubazioni e le rubinetterie devono essere identificate in base al fluido trasportato. Le bombole devono avere l'ogiva colorata con il colore distintivo della sostanza contenuta. AI termine di ogni lezione, a cura degli insegnanti. dovranno essere controllate le valvole di intercettazione di acqua e gas e recuperati i reattivi inutilizzati. Sarà cura dell'insegnante valutare la pericolosità dei residui di reazioni chimiche e decidere le modalità di smaltimento. Dovrà essere istituito un registro di carico/scarico. E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dal responsabile del laboratorio Curare la pulizia del locale. Ventilare il locale Non fumare. 6.13 Corridoi I percorsi ed i corridoi devono avere una larghezza minima di 1 m ed avere allargamenti atti a consentire l’inversione di marcia di una persona su sedia a ruote almeno ogni 10 m di lunghezza. Descrizione del rischio, riferimenti legislativi. informazioni varie Numero di persone coinvolte: la quasi totalità dei presenti al piano (intervallo) Nei locali interni oggetto di particolare affollamento come corridoi e scale, particolarmente nella situazione di esodo generale, esiste la possibilità di infortuni per cadute accidentali o urti contro spigoli di pareti ecc. Rischi più comuni: D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 103/143 legati al microclima (temperatura) legati all'inquinamento indoor (polvere, difficile ventilazione diretta ) legati al rumore (intervallo) legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, cestini rifiuti) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati alla mancanza delle luci di emergenza legati all'evacuazione (elevato numero di persone dirette verso le uscite) legati all'allagamento per rottura dell'impianto idrico legati all'allagamento per esondazione (il pavimento dei locali si trova alla quota stradale) legati allo stato delle pareti e dei soffitti (pareti sporche, intonaco danneggiato in corrispondenza di spigoli ecc.) legati ai pavimenti legati alle vetrate (urti, tagli) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Mettere a disposizione degli operatori scolastici lampade portatili o torce elettriche da utilizzarsi in caso di emergenza. Curare la pulizia dei corridoi Norme comportamentali. Non fumare. 6.14 Locali quadri elettrici Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Rischi più comuni: legati all'illuminazione legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio ( corto circuito) legati all'impianto elettrico (rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Indicare con adeguata segnaletica la presenza dei quadri elettrici all'interno del locale Segnalare il divieto di estinzione di incendio con getti d'acqua Segnalare il divieto di accesso alle persone non autorizzate Mettere a disposizione degli operatori scolastici lampade portatili o torce elettriche da utilizzarsi in caso di emergenza. Curare la pulizia del locale Norme comportamentali. Non fumare. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 104/143 6.15 Scale interne Per le scuole valgono i parametri fissati dal DM 18/12/75. Le scale in genere devono possedere i seguenti requisiti: • gradini a pianta rettangolare con pedata non inferiore a cm 30 (comunque almeno 25 nei casi ammessi), nel rispetto del rapporto 2 x alzata + pedata = 62-64 cm; eccezionalmente potranno essere tollerati gradini di forma trapezoidale, purché la pedata misurata a cm 40 dall’imposta interna non sia inferiore a cm 30 o comunque almeno 25 nei casi ammessi (scale interne di comunicazione tra locali, purché non abbiano funzioni di vie di fuga). Per le scuole la pedata non può essere superiore a 36 né inferiore a 30 mm; • larghezza delle scale comuni (ovvero che connettono ambienti con diverse destinazioni d’uso) non inferiore m 1.2; per scale non comuni (ovvero di pertinenza solo della scuola) la larghezza non deve essere inferiore a m 0.80; sono ammesse scale di larghezza inferiore a m 0.60 solo se trattasi di locali secondari (locali dotati di altre vie di uscita). Nelle scuole, le scale devono avere larghezza pari a 0.5 cm per allievo che ne deve usufruire e comunque non inferiore a 1.2 e non superiore a m 2; • parapetti normali con arresto al piede o altra difesa equivalente aventi un’altezza non inferiore a 1 m (misurata al bordo esterno della pedata del gradino) e non attraversabile da una sfera di 10 cm. Il corrimano, in corrispondenza delle interruzioni, deve essere prolungato di 30 cm oltre il primo ed ultimo gradino. Il corrimano deve essere posto ad una altezza compresa tra 0.90 e 1 m e deve essere distante dalla parete almeno 4 cm; • un segnale sul pavimento (percepibile anche dai non vedenti), situato a 30 cm dal primo e dall’ultimo gradino, deve indicare l’inizio e la fine della rampa. Nelle scuole l’inadeguatezza delle scale è legata principalmente all’assenza di corrimano, presenza di vetrate a tutt’altezza non protette, scalini scivolosi. Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Tutte le scale dovrebbero essere dotate di efficaci bande antisdrucciolo applicate alle pedate degli scalini; Durante le operazioni di evacuazione, molte persone potrebbero assumere atteggiamenti irrazionali e percorrere in preda al panico le scale provocando danni a se stessi ed agli altri attraverso urti e cadute . Rischi più comuni: legati all'incendio legati all'evacuazione (elevato numero di persone dirette verso il luogo sicuro) legati agli urti, cadute sugli scalini, cadute nel vuoto (per spinte ecc.) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Applicazione delle strisce antisdrucciolo laddove risultano mancanti Norme comportamentali Mantenere la calma. Percorrere le rampe con sollecitudine ma in modo ordinato e senza correre. Non spingere le persone che si trovano davanti. In caso di cadute, lanciare l'ordine di arresto immediato della colonna retrostante ed attendere che i malcapitati si siano rialzati prima di riprendere la marcia. Curare la pulizia delle scale D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 105/143 6.16 Centrale termica Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero persone coinvolte: 2 Rischi più comuni: incendio esplosione legati al rumore legati all'inquinamento (fumi ) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali I locali tecnologici devono essere segnalati; sulla porta deve essere apposta la segnaletica di divieto di accesso. La porta deve essere chiusa e la chiave a disposizione. Segnalare il divieto di estinzione di incendio con getti d'acqua Norme comportamentali. Non accedere al locale Non fumare. 6.17. Archivi e depositi I materiali devono essere disposti nelle scaffalature in modo ordinato e tale da evitareil rischio di caduta degli stessi. Gli scaffali ed i materiali ordinati in file devono essere disposti in modo da garantire il passaggio dei lavoratori, dei carrelli e delle scale. Gli archivi ed i depositi di carta, cartoni o prodotti cartotecnici in quantitativi superiori a 50 q.li, oppure quelli ove si detengano pellicole cinematografiche e fotografiche con supporto infiammabile o con quantitativi superiori a 5 Kg, devono essere muniti di certificato di prevenzione incendi che va rinnovato rispettivamente ogni 6 e 3 anni (L. 966/65, DM 16/02/82). I depositi • Devono avere una resistenza minima al fuoco delle strutture e degli spazi dicomunicazione di almeno REI 60; • gli accessi devono avvenire tramite porte con congegno di autochiusura con resistenza minima pari a REI 60; • le superfici lorde massime devono essere di 1000 mq per ogni singolo locale situato nei piani fuori terra e di 500 mq per ogni singolo locale situato nei piani 1° e 2° interrato; • debbono essere dotati di superfici di aerazione non inferiori ad 1/40 della superficie lorda di pianta; • devono essere dotati di almeno 1 estintore ogni 200 mq e di almeno 1 estintore ogni 150 mq se sono presenti sostanze infiammabili. In presenza di liquidi infiammabili, la quantità massima che è consentito tenere all’interno dell’edificio è di 20 litri. Si devono conservare in armadi metallici dotati di bacino di contenimento. 6.18. Locali sotterranei È vietato adibire al lavoro locali chiusi sotterranei o semisotterranei. Si può chiedere la deroga al servizio di vigilanza dell’ASL, purché si sia provveduto con mezzi idonei all’aerazione, all’illuminazione ed alla protezione contro l’umidità, e solo se sussistono precise esigenze tecnologiche che strettamente legate allo svolgimento delle lavorazioni. 6.19. Locali per la custodia dei materiali per la pulizia In ogni struttura lavorativa deve essere predisposto un locale opportunamente chiuso nel quale custodire attrezzature e materiali per le pulizie. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 106/143 6.20 Palestra Le norme che regolano l’edilizia scolastica prevedono, a seconda delle scuole, vari tipidi palestre Tipo A1, per unità da 200 mq più relativi servizi, destinata a: • scuole primarie da 10 a 25 classi; • scuole secondarie di primo grado da 6 a 20 classi; • scuole secondarie di secondo grado da 10 a 14 classi. Tipo A2, due unità da 200 mq più relativi servizi, destinata a : • scuole secondarie di primo grado da 21 a 24 classi; • scuole secondarie di secondo grado da 15 a 23 classi. Tipo B1, palestre regolamentari da 600 mq più relativi servizi, aperte anche alla comunità extrascolastica, destinate a scuole secondarie di secondo grado, da 24 a 60 classi. Tipo B2, palestre come le precedenti (B1) con incremento di 150 mq per spazio per il pubblico e relativi servizi, destinate a scuole secondarie di secondo grado da 24 a 60 classi. I vari tipi di palestra devono tutti presentare: • una zona destinata agli insegnanti, costituita da uno o più ambienti e corredata di servizi igienico - sanitari e da una doccia; • una zona di servizi per gli allievi, costituita da spogliatoi, locali per i servizi igienici e per le docce; l’accesso degli allievi alla palestra dovrà sempre avvenire dagli spogliatoi; • una zona destinata a depositi per attrezzi e materiali vari necessari per la pratica addestrativi e per la manutenzione. Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte contemporaneamente: max. 50 Rischi più comuni: legati al microclima ( temperatura) legati all'inquinamento indoor ( polvere) legati al rumore (interno) legati allo sforzo vocale legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio ( corto circuito, arredi, attrezzi ginnici, materassi, pavimento ) legati all'impianto elettrico ( rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati all’evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza) legati agli arredi (urti) legati all'attività ginnica (urti , cadute in piano, cadute da postazioni in elevazione, infortuni in genere, affaticamento muscolare, strappi muscolari, danni alle articolazioni) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare la pulizia dei locale Ventilare l'ambiente I docenti adegueranno gli esercizi all'età e alle caratteristiche individuali degli allievi; controlleranno gli attrezzi e i dispositivi di protezione collettiva e individuale eventualmente necessari; impartiranno preventivamente tutte le istruzioni necessarie per una corretta esecuzione delle attività motorie. Gli allievi devono eseguire, sotto la sorveglianza dei docenti, solo gli esercizi programmati e secondo le istruzioni ricevute. E' vietato l'ingresso e l'uso delle attrezzature alle persone non autorizzate dai docenti responsabili della palestra. Norme comportamentali. Non fumare. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 107/143 6.21 Spogliatoi Devono avere larghezza minima di 1.60 Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Numero di persone coinvolte contemporaneamente: max. 25 per spogliatoio Rischi più comuni: legati al microclima ( temperatura) legati all'inquinamento indoor (polvere, locale affollato) legati alle lampade a soffitto (cadute dall'alto) legati all'incendio (corto circuito, arredi, porte in legno) legati all'impianto elettrico ( rischio elettrico per contatto accidentale con elementi in tensione) legati all'evacuazione (uscita dal locale in situazioni di emergenza) legati agli arredi (urti) Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Curare particolarmente la pulizia e l'igiene dei locale Ventilare spesso il locale Norme comportamentali: Non fumare. 6.22 Spazi esterni L’area esterna deve avere le seguenti caratteristiche principali di sicurezza dei suoli: • deve essere curato lo stato di manutenzione tramite lo sfalcio regolare delle aree erbose e la pulizia frequente delle aree stesse; • devono essere evitati i ristagni d’acqua, zone fangose, ecc, con opportune pendenze o caditoie per far defluire l’acqua; • le eventuali superfici pavimentate devono essere antiscivolo, preferibilmente non asfaltate per evitare l’effetto grattugia; • devono essere previsti cordoli con spigoli arrotondati e non sporgenti rispetto al terreno circostante; • devono essere previsti terreni privi di asperità, buche, e ingombri nei passaggi e preferibilmente con prato in erba. • Devono essere evitati arredi verdi con piante spinose o bacche velenose. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 108/143 6.23 Ufficio tecnico Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Prendendo in considerazione i rischi legati al lavoro d'ufficio, occorre osservare preliminarmente come negli uffici si rilevi spesso carenza di spazio. Questa situazione può dare luogo direttamente a rischi di caduta per inciampo, intralcio ed urti, ma può essere indirettamente all'origine di una gamma piuttosto diversificata di rischi quali: - accumulo disordinato di materiale cartaceo e non, pericoloso sotto diversi punti di vista: rischio di incendio, ancora rischio di caduta ed urti, rischio igienico (per difficoltà di rimuovere la polvere e per stress personale causato da spreco di tempo ed inefficienza); - problematica sistemazione di archivi, cassettiere e macchine con l'effetto di lesinare sugli spazi da riservare a corridoi e percorsi di emergenza, sullo spazio per consentire gli interventi di manutenzione delle macchine da ufficio ecc.; - sistemazione "provvisoria" di materiali lungo i percorsi di emergenza, in prossimità delle uscite di emergenza o delle vie di accesso agli estintori. Rischi: - Struttura dei locali Gli spazi lavorativi devono essere sufficienti a garantire la sicurezza dei movimenti e tali da consentire rapporti dimensionali delle postazioni di lavoro corretti e rispondenti a criteri ergonomici. Gli spazi devono essere inoltre ordinati e dotati delle attrezzature necessarie. L'altezza minima dei locali deve essere di almeno 2,7 metri. La distanza minima tra le postazioni di lavoro di almeno 0.8 metri. Il soddisfacimento dei rapporti aeroilluminanti è condizione minima di abitabilità. Bisogna comunque verificare che l'impianto di illuminazione artificiale sia in grado di garantire una illuminazione sul posto di lavoro adeguata all'attività da svolgere. Analogamente, situazioni difficili dal punto di vista climatico o a priori poco confortevoli e sfavorite (per temperatura, umidità, o insufficiente smaltimento di inquinanti) possono richiedere un intervento di condizionamento dell'ambiente con il ricorso ad impianti di trattamento dell'aria (riscaldamento, raffreddamento e aerazione o loro combinazione). La superficie dei locali di lavoro deve essere libera da ostacoli sia a terra sia in altezza, il pavimento regolare ed uniforme. Le porte e le vie di emergenza debbono consentire l'uscita rapida nel verso dell'esodo ed in piena sicurezza dei lavoratori: pertanto debbono essere prive di qualunque ostacolo fisso o mobile. - Organizzazione del lavoro Per il lavoro di ufficio si possono ritenere in larga misura valide le considerazioni fatte a proposito della organizzazione del lavoro in generale. Interviene tuttavia inoltre l'uso dei videoterminali. L'ordine degli ambienti di lavoro rappresenta un requisito di sicurezza: sedie, piccoli tavoli, altri elementi di arredo ed attrezzature di lavoro non devono restare fuori posto, le ante e i cassetti debbono essere tempestivamente richiusi dopo l'uso, gli attrezzi da ufficio quali forbici, tagliacarte, taglierine debbono essere tenuti in apposite custodie e riposti immediatamente dopo l'uso. - Movimentazione dei carichi D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 109/143 Le peculiarità del lavoro, rispetto al caso più generale, consigliano di non riporre oggetti pesanti e voluminosi, come classificatori, parti accessorie di macchine od altro, nelle parti alte delle armadiature dove possono provocare ribaltamenti o da dove possono cadere anche sulle persone, provocando seri danni. - Rischio elettrico Gli impianti elettrici degli uffici debbono essere a norma. Così la realizzazione di nuove installazioni e la modifica degli impianti elettrici deve essere effettuata da personale qualificato, in base a progetto redatto da personale a ciò abilitato. L'impianto di illuminazione degli uffici deve prevedere luci di emergenza fisse in grado di garantire il livello minimo di illuminazione necessario. Data la concentrazione di macchine ed apparecchiature elettriche che può verificarsi nei locali di ufficio, vale la pena segnalare alcune misure di prevenzione: Prese multiple volanti o cavi volanti vanno assolutamente evitati in quanto costituiscono nello stesso tempo rischio elettrico e di inciampo; I conduttori devono venire protetti contro i danneggiamenti meccanici; Le nuove apparecchiature elettriche devono essere contraddistinte dal marchio CE, i manuali di istruzione devono essere tenuti a disposizione degli utenti, le apparecchiature devono essere sottoposte a regolare manutenzione. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 110/143 7 RISCHI CONNESSI AD IMPIANTI TECNICI O AD ATTREZZATURE 7.1 Impianti elettrici ed impianti di messa a terra Gli impianti elettrici devono essere costruiti, installati e mantenuti in modo da prevenire i pericoli derivanti da contatti diretti con elementi sotto tensione (prese, conduttori scoperti, ecc.). Inoltre devono essere opportunamente protetti dai rischi dovuti a contatti indiretti, cioè il contatto con elementi al momento sotto tensione per un guasto (parti metalliche di una macchina o di un apparecchio elettrico, ecc.). Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Un impianto elettrico è considerato a bassa tensione quando quest'ultima è uguale o minore di 400 Volt per la corrente alternata e di 600 Volt per quella continua. Quando detti limiti vengono superati l'impianto è ritenuto ad alta tensione. Il rischio è rappresentato da: contatto indiretto con elementi sotto tensione per un guasto - contatto diretto con scatole di derivazione non protette, prese, conduttori scoperti incendio Impianto di messa a terra. l'impianto, è regolarmente denunciato all'ISPESL e viene controllato da una ditta autorizzata ogni due anni. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali L'impianto elettrico deve essere costruito, installato e mantenuto in modo da prevenire i pericoli derivanti da contatti diretti con elementi sotto tensione. Gli impianti devono essere opportunamente protetti da rischi dovuti a contatti indiretti. Negli impianti elettrici i conduttori devono essere isolati in ragione della tensione dell'impianto. Ad evitare che i conduttori e gli apparecchi a bassa tensione siano esposti a sovratensioni, questi devono essere protetti mediante collegamento a terra del neutro, l'applicazione di valvole di tensione o di dispositivi equivalenti. I circuiti elettrici devono essere protetti mediante valvole fusibili, interruttori automatici o dispositivi similari per impedire che i sovraccarichi di corrente possano far raggiungere agli stessi temperature pericolose. Gli impianti elettrici devono essere protetti contro le scariche atmosferiche. l cavi elettrici che attraversano i passaggi per alimentare le macchine (computer, fotocopiatrice ecc.) devono essere protetti e fissati con opportune canalette. Gli impianti elettrici devono essere provvisti, all'arrivo di ciascuna linea di alimentazione, di un interruttore onnipolare. Nel quadro elettrico ogni interruttore deve essere corredato da una targhetta che indichi il circuito di appartenenza. Inoltre deve contenere lo schema dell'impianto. Qualora I'ASL non effettuasse le verifiche periodiche, e opportuno che il datore di lavoro le richieda. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 111/143 7.2 Impianto anti-incendio Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Nell’istituto è stato recentemente installato un nuovo impianto anti-incendio che deve ancora essere collaudato Rischi possibili possono derivare da: carente ed irrazionale ubicazione e distribuzione degli estintori segnaletica insufficiente manutenzione approssimativa dell'impianto estinguente scorretto impiego dell'estintore da parte dell'operatore anche occasionale Benche il Dirigente scolastico abbia oiù volte sollecitato l’Amministrazione provinciale affichè si attivasse per ottenere il CPI a tuttora tale certificato non risulta essere ottenuto: Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Disporre gli estintori ad adeguata distanza relativa, all'altezza dal pavimento stabilita dalle norme. La posizione dell'estintore deve essere segnalata da un apposito cartello rosso. Provvedere alla formazione dei soggetti incaricati dello spegnimento. Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate sull'estintore. Norme comportamentali Tutti gli utenti (almeno per quanto concerne il corpo docente e non docente) dovrebbero avere almeno una minima conoscenza circa l'impiego dell'estintore. Mantenere sempre in efficienza i dispositivi di spegnimento, controllando periodicamente la data di scadenza del prodotto o la data di revisione. Dopo l'uso, anche limitato dell'estintore, provvedere alla sua ricarica completa. Chiedere il tempestivo intervento della ditta incaricata della manutenzione e ricarica degli estintori qualora all'approssimarsi della data prevista per il periodico controllo, non si sia ancora provveduto). Sollecitare l’Amministrazione e diffidare l’Amministrazione provinciale affinchè si attivi a richiedere il CPI: in fase di espletamento completo dell’iter amministrativo. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 112/143 7.3 Segnaletica di sicurezza Descrizione del rischio. riferimenti legislativi. informazioni varie Il D.lg. 81/08 attua la direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro. La segnaletica di sicurezza fornisce indicazioni, prescrizioni, o divieti concernenti la sicurezza e la salute dei lavoratori mediante cartelli, colori, segnali luminosi o acustici o gestuali. l cartelli mediante rappresentazione e combinazione di forme geometriche, di colori, di simboli o pittogrammi forniscono indicazioni la cui visibilità deve essere garantita da una illuminazione di intensità sufficiente. I cartelli secondo il colore si dividono in: - rosso: segnali di arresto o di divieto - giallo: segnali di avvertimento - verde: segnali di salvataggio - azzurro: segnali di prescrizione I cartelli secondo la forma geometrica si dividono in: - circolare: segnali di prescrizione o di divieto - quadrato o rettangolare: segnali di salvataggio, di informazione - triangolare: segnali di avvertimento La combinazione delle forme con i colori fornisce le indicazioni seguenti: - rosso + cerchio: divieto - rosso + quadrato o rettangolo: segnaletica antincendio - giallo + triangolo: pericolo - verde + quadrato o rettangolo: condizioni di sicurezza. pronto soccorso - azzurro + cerchio: prescrizione - azzurro + quadrato o rettangolo: informazione o norme. D.lg. 81/08 Art. 34 L.146/94 Art. 6 comma 3 L.52/96 D.P.R. 524/82 Misure preventive o migliorative, norme comportamentali I cartelli devono essere disposti in posizione ben visibile, essere sufficientemente illuminati ed avere, per risultare leggibili e riconoscibili, dimensione A (mq.) adeguata, calcolata in rapporto alla distanza L (m.) secondo la formula: A ( mq.) = (LxL)/2000 Norme comportamentali Memorizzare i principali tipi di cartelli in base alla forma ed al colore, contestualmente al contenuto del loro messaggio. Osservare rigorosamente le disposizioni impartite dalla segnaletica. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 113/143 7.4 Impianto ascensore Gli impianti di ascensori e montacarichi devono essere provvisti della licenza di esercizio, dei verbali di verifica periodica, dei rinnovi delle licenze di esercizio. Deve essere operante un contratto di manutenzione periodica con una ditta o un manutentore abilitato. Prima della messa in esercizio dell’impianto, il proprietario dell’impianto deve fare la relativa comunicazione al Sindaco allegando la dichiarazione di conformità redatta dalla ditta installatrice, il nominativo della ditta che a cui verrà affidata la manutenzione (DPR 162/99). Successivamente devono essere effettuate verifiche biennali da parte dell’ente scelto dal proprietario tra quelli abilitati (Sezione Impiantistica Antinfortunistica -ARPA, Direzione Provinciale del lavoro, altri soggetti anche privati purché notificati dal Ministero dell’Industria). Nella cabina dell’ascensore deve essere esposta la targa con i dati dell’immatricolazione, della portata e con l’indicazione del numero massimo di persone trasportabili. Ad ogni piano, all’esterno della cabina, deve essere posto un cartello con l’indicazione “non utilizzare in caso d’incendio”. L’interruttore di emergenza a piano terra deve essere posto in maniera visibile e segnalata. Le porte di cabina e di piano devono essere del tipo a scorrimento automatico; devono rimanere aperte almeno 8 secondi ed il tempo di chiusura non deve essere inferiore a 4 sec. • L’arresto ai piani deve avvenire mediante dispositivo di livellamento con tolleranza massimo 2 cm; • la pulsantiera sia interna che esterna deve essere posta ad un’altezza compresa tra 110 e 140 cm; • i pulsanti devono avere la numerazione in rilievo e le scritte in Braille. L’arrivo al piano deve essere segnalato con avviso sonoro. Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Il rischio più frequente e quello del blocco dell'impianto mentre l'apparato è in servizio, quindi con le persone al suo interno. Pur non comportando in condizioni ordinarie rischi particolari, rappresenta una situazione spiacevole e a volte anche traumatica sotto l'aspetto psicologico per i soggetti più sensibili. Il livello di pericolo diventa elevatissimo viceversa in concomitanza di eventi dai potenziali effetti disastrosi quali l'incendio, il terremoto etc. Casi di schiacciamento, cesoiamento o di caduta nel vuoto sono rarissimi ma purtroppo documentati. Altre fonti di rischio sono rappresentate dalla possibilità di urto contro le ante scorrevoli della porta in fase di chiusura. Inoltre, a causa del piano di calpestio della cabina non allineato con il pianerottolo, si può incorrere in cadute per inciampo o riportare danni alle articolazioni inferiori per improvvise sollecitazioni (distorsioni, storte) dovute all'accidentale appoggio del piede su un livello inferiore a quello normalmente atteso. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Gli impianti di ascensori devono essere provvisti della licenza di esercizio, dei verbali di verifica periodica, dei rinnovi delle licenze di esercizio. Deve essere operante un contratto di manutenzione periodica con una ditta o un manutentore abilitato. Nella cabina dell'ascensore deve essere esposta la targa con i dati dell'immatricolazione, della portata, con l'indicazione del numero massimo di persone trasportabili ed il nominativo della ditta preposta alla manutenzione. Ad ogni piano, all'esterno della cabina deve essere posto un cartello con l'indicazione "NON UTILIZZARE IN CASO DI INCENDIO". L'interruttore di emergenza a piano terra deve essere posto in maniera visibile e segnalata. Le porte di accesso al vano (art. 197/547) devono essere munite di un dispositivo che ne impedisca l'apertura, quando la cabina non si trova al piano corrispondente, e che non consenta il movimento della cabina se tutte le porte non sono chiuse. In caso di guasto o di manifestazione di inconvenienti anche apparentemente marginali, richiedere immediatamente l'intervento della Ditta incaricata. E' importante che vengano assolti i seguenti obblighi previsti dalla legge: a) per gli ascensori e prevista un'ispezione annuale, a cura dell'ASL b) b) annualmente deve essere rinnovata la licenza di esercizio presentando domanda al Sindaco. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 114/143 Norme comportamentali Rispettare le indicazioni riportate sulle targhette all'interno della cabina (rispetto della portata massima e del numero di persone trasportabile) Osservare le disposizioni impartite dalla specifica segnaletica (divieto di utilizzo in particolari situazioni). Una volta aperta la porta di accesso, prima di accedere al vano, accertarsi (anche se l'abitudine porta spesso il singolo individuo a proiettarsi verso l'interno dell'ascensore senza ulteriori riflessioni) che la cabina sia presente al piano, per evitare cadute nel vuoto. Controllare, per evitare il pericolo di cadute o di appoggiare il piede in modo maldestro, l'eventuale dislivello del pavimento dell'ascensore rispetto al piano di calpestio esterno; se è accentuato significa che la sonda atta a regolare il livello di fermata è malfunzionante ed in tal caso bisogna avvisare la ditta manutentrice. Non contrastare la chiusura automatica delle porte dell'ascensore frapponendo le mani o altre parti del corpo. In caso di blocco dell'ascensore le persone rimaste all'interno devono: a) non lasciarsi prendere dal panico, in quanto non corrono nessun pericolo immediato b) non cercare di forzare le porte interne nel tentativo di uscire qualora si intraveda la luce provenire dall' esterno (esiste il rischio di schiacciamento o di cesoiamento nel caso che la cabina si metta o venga messa in movimento) c) lanciare il segnale di allarme premendo l'apposito pulsante d) nella malaugurata ipotesi di malfunzionamento del campanello di allarme, cercare di attirare a voce l'attenzione Non fumare. Nei limiti del possibile non utilizzare l'ascensore in caso di violenti temporali in corso. Non utilizzare l'impianto in seguito ad un evento sismico di una determinata entità. Procedere ad un controllo (per verificare lo stato delle guide ecc). Non consentire l'utilizzo dell'ascensore agli allievi, fatta eccezione per i dovuti casi e comunque non senza la presenza di un docente o di un operatore. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 115/143 7.5 Impianto di riscaldamento La superficie dei corpi radianti, o la qualità di aria riscaldata immessa deve essere tale da assicurare condizioni di temperatura confortevoli indipendentemente dalle temperature esterne. La manutenzione dell’impianto deve essere affidata a personale qualificato ed il libretto di manutenzione deve essere a disposizione degli organi di controllo. Prima della messa in esercizio o di modifiche sostanziali di generatori di calore per impianti di riscaldamento ad acqua calda sotto pressione con potenzialità globale dei focolari superiore a 30.000 Kcal/h, l’ente proprietario dell’immobile deve presentare denuncia all’ISPESL. La verifica quinquennale deve essere effettuata dalla Sezione Impiantistica- Antinfortunistica dell’ARPA (D.Lgs 93/00, DM 329/04, D.Lgs 359/99, DM 21/05/74, DM 1/12/75). Gli impianti per la produzione di calore con potenzialità superiore a 100.000 Kcal/h devono avere anche il certificato di prevenzione incendi. Gli impianti realizzati dopo il 13 marzo 1990 sono soggetti alle norme previste dalla L.46/90. Tutti gli impianti termici devono avere il libretto di impianto (potenzialità < 35Kw) od un libretto di centrale (potenzialità > 35 Kw). Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Rischi: aria troppo secca nei pressi del radiatore. Stazionare permanentemente nelle immediate adiacenze del radiatore può provocare problemi all'apparato respiratorio. perdite di acqua da radiatori o tubazioni L'impianto di riscaldamento non è sempre efficiente; in alcune occasioni e particolarmente nelle prime ore delle mattinate successive a festività, la temperatura media nelle aule non ha raggiunto per tempo i livelli ritenuti idonei per un sufficiente confort ambientale. Questo ha causato in passato anche agitazioni da parte degli studenti, creando quindi una situazione di non facile gestione da parte dei responsabili della scuola e condizioni di precaria sicurezza per le scolaresche stesse. La centrale termica e soggetta a verifica quinquennale da parte dell' ASL Gli impianti per la produzione di calore con potenzialità superiore a 100.000 Kcal./h devono avere il certificato di prevenzione incendi. Tutti gli impianti devono avere il libretto di impianto o il libretto di centrale. Tali documenti vengono conservati dall’ Amministrazione Provinciale proprietaria dell’ edificio. Si rileva la particolare condizione climatica in cui versano alcuni lavoratori che operano nel corridoio del piano terreno a causa della presenza di correnti d'aria dovute alla vicinanza dell'ingresso e all’inadeguatezza degli elementi riscaldanti rispetto all’elevata volumetria. Risultano inoltre inadeguate le condizioni di temperatura ed umidità relativa dei vani scala Riferimenti legislativi Circ. n. 73 del 29/7/71 Circ. n. 68 del 25/11/69 Circ. Ministero dell'Industria 13/12/93 n. 231/F Lettera Circ. n. 8242/4183 del 5/4/79 Legge 10/91 Legge 791/77 D.P.R.412/93 D.P.R.246/93 D.M. 13/12/93 D.M. 15/2/92 D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 116/143 Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Invitare gli allievi ad occupare una posizione meno ravvicinata al radiatore Controllare periodicamente le condizioni dell'impianto. 7.6 Impianto idrico-sanitario Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie L'anomalia più comune dell'impianto idrico e la perdita d'acqua; se questa è vistosa e non prontamente individuata, può causare gravi allagamenti al piano e a quelli eventualmente sottostanti. L'acqua può venire a contatto con elementi in tensione e causare corto-circuiti, danni a macchine elettriche, rischi di folgorazione a causa della estrema conducibilità. L'allagamento può determinare gravi danni a mobili, suppellettili, pavimenti ed intonaci Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Mantenere in efficienza l'impianto idrico, provvedendo a periodiche verifiche dello stato di conservazione e alla pronta sostituzione degli elementi più vetusti o deteriorati. 7.7 Impianto di diffusione allarme Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie L'impianto di diffusione dell’allarme collegato all’impianto antincendio (importante nel caso di necessità di diramare l'ordine di evacuazione) non è perfettamente efficiente. In palestra il livello sonoro risulta insufficiente. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Provvedere alla revisione dell’impianto.. Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 117/143 7.8 Impianto di condizionamento Le pareti metalliche dell’impianto di condizionamento debbono essere collegate in modo efficace all’impianto a terra. Le prese dell’aria esterna dell’impianto devono trovarsi in zone con aria non inquinata. Deve essere previsto un programma di manutenzione periodica che prevenga il verificarsi di guasti o blocchi. I filtri dell’impianto devono essere puliti con frequenza regolare (almeno ogni 6 mesi). Riguardo la distribuzione dell’aria, le bocchette devono essere posizionate in modo che il getto non investa direttamente i lavoratori. È necessario verificare periodicamente che non siano state ostruite parzialmente o completamente una o più bocchette di distribuzione al fine di garantire il corretto funzionamento dell’impianto ed effettuare dei controlli periodici da parte di tecnici specializzati sulla quantità e velocità dell’aria distribuita per assicurare il funzionamento ottimale dell’impianto ed il massimo comfort per i lavoratori. • I fluidi frigoriferi utilizzati non devono essere infiammabili; • gli impianti di tipo centralizzato, con potenza superiore a 50.000 mc/h, devono trovarsi in locali appositamente destinati; • le strutture e le porte dei locali devono avere una resistenza di almeno REI 60, le porte devono essere dotate di autochiusura; • ogni impianto deve essere dotato di comandi manuali, e, a seconda del tipo e della portata, di dispositivi di controllo, arresto, rivelazione fumi, automatici D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 118/143 8 RISCHI CONNESSI ALL’INSORGERE DI SITUAZIONI DI EMERGENZA 8.01 Evacuazione Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Rischi connessi all'evacuazione: - possibilità di infortuni per cadute e urti contro pareti, spigoli o lungo le scale a seguito di comportamenti irrazionali (spintonamenti, panico generale) - possibilità di non individuare, a causa del fumo o dell'oscurità, le vie di uscita di emergenza - possibilità di trovare le vie e le uscite di emergenza non sgombre e tali da rallentare o impedire il rapido raggiungimento del luogo sicuro - possibilità di trovare le porte delle uscite di emergenza ostruite o in condizioni di malfunzionamento. tali da rallentare o impedire il rapido raggiungimento del luogo sicuro - possibilità di infortuni a causa del traffico urbano in corrispondenza di alcune uscite. Essendo il luogo di lavoro già utilizzato antecedente mente al 01-01-1993, non si applica la disposizione relativa al numero, alla distribuzione ed alle dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Le vie e le uscite di emergenza, le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti. Le porte delle uscite di emergenza devono poter essere aperte verso l’esterno facilmente e immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. Le vie e le uscite di emergenza devono essere evidenziate da apposita segnaletica. Le porte delle uscite di emergenza non devono essere chiuse a chiave in orario di normale svolgimento delle attività, se non in casi specificatamente autorizzati dalle autorità competenti. Verificare periodicamente lo stato delle porte in corrispondenza delle uscite di emergenza e richiedere il tempestivo intervento di manutenzione o riparazione in caso di difetti. L’illuminazione delle vie e delle uscite di emergenza deve essere prevista ogni qualvolta gli ambienti sono presidiati o frequentati dopo il tramonto e quando le stesse sono prive di illuminazione naturale o questa è insufficiente. In caso di guasto elettrico deve entrare in funzione l’illuminazione di sicurezza. Risultano apribili verso l’interno, di difficile o disagevole apertura e non a norma: il portone principale di via Leardi la porta a vetri di via Leardi Norme comportamentali Diramazione dell'allarme. Il segnale viene diffuso attraverso l'impianto di diffusione sonora collegato all’impianto antincendio in modo tale da essere riconosciuto come avviso di pericolo imminente e di avvio delle operazioni di esodo; in caso di inefficienza dell'impianto, detto ordine viene diramato attraverso il campanello normalmente usato per scandire le unità didattiche (tre squilli brevi seguiti da uno squillo prolungato) e in caso di inefficienza anche di questo a voce aula per aula, a cura degli operatori scolastici. Esodo. Gli alunni, appena diramato il segnale d'allarme, DEVONO: mantenere la calma ed interrompere con immediatezza ogni attività; tralasciare il recupero di oggetti personali; disporsi in fila, evitando il vociare confuso, grida e richiami e seguire, uscendo dalla classe, i due compagni designati come apri-fila. Gli allievi serra-fila dovranno assistere eventuali compagni in difficoltà e chiudere le porte dell'aula dopo aver controllato che nessuno sia rimasto isolato; rimanere tra loro collegati; D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 119/143 seguire le indicazioni dell'insegnante, che li accompagnerà per assicurare il rispetto delle precedenze; camminare in modo sollecito, senza soste non preordinate (salvo l'approssimarsi di ostacoli o pericoli improvvisi) e senza spingere i compagni, seguendo gli apri-fila lungo la via d'uscita assegnata; attenersi strettamente a quanto ordinato dall'insegnante nel caso che si verifichino contrattempi che richiedono una improvvisa modificazione delle indicazioni del piano (utilizzo obbligato di via di fuga alternativa); recarsi immediatamente verso la zona di raccolta assegnata al proprio gruppo; se sorpresi dall'allarme in altre parti dell'edificio, dovranno dirigersi con sollecitudine verso la più vicina via d'uscita e solo in un secondo tempo, raggiunta la zona di raccolta, cercare di ricongiungersi alla classe di appartenenza; 8.02 Incendio Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Per l'innescarsi della combustione sono necessarie tre condizioni: 1) la presenza di una sostanza combustibile 2) la presenza dell'ossigeno 3) il raggiungimento di una temperatura minima corrispondente alla temperatura di accensione della sostanza, oltre la quale la combustione procede indipendentemente dalla cessione di calore dall'esterno. l prodotti della combustione, tutti potenzialmente in grado di causare effetti disastrosi, possono essere suddivisi in quattro categorie: 1) gas di combustione 2) fiamme 3) calore 4) fumi Modalità di propagazione dell'incendio: causato da corto circuito elettrico causato da esplosione di gas causato da combustione spontanea causato da fulmini causato dall'abbandono di mozziconi accesi in luoghi pericolosi, ecc. causato da azione dolosa Nell'edificio la propagazione dell'incendio tra i vari settori e limitata dalla presenza di porte tagliafuoco che assicurano la compartimentazione Combustione spontanea. Nella maggior parte dei casi per far sì che si sviluppi l'incendio, e necessario il raggiungimento della temperatura di accensione. Tuttavia, se il materiale (ad esempio il legno) è a contatto con superfici calde per un tempo molto lungo, possono intervenire fenomeni di carbonizzazione con possibilità di accensione spontanea a temperature molto più basse. Il legno in grande pezzatura può essere considerato un materiale con bassa velocità di combustione; il rischio di innesco aumenta viceversa quando le particelle diminuiscono dimensionalmente, fino a raggiungere livelli estremamente pericolosi quando queste diventano molto piccole (segatura o polvere, nel qual caso con rischio di esplosione). In quest'ultimo caso sarebbe sufficiente una piccolissima quantità di energia (come quella delle cariche elettrostatiche) per provocare l'accensione. Cause elettriche. L'impianto elettrico può essere causa di incendio e può propagarlo attraverso le linee. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 120/143 Fumatori. Gli incendi causati dalla disattenzione dei fumatori sono circa il 9% del totale Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Provvedimenti per ridurre la probabilità dell'insorgere o del propagarsi in zone più ampie di un incendio: Divieto di fumare Adozione di impianti elettrici a regola d'arte Controllo periodico di tutti gli impianti elettrici e manutenzione preventiva delle apparecchiature elettriche in dotazione Messa a terra di impianti elettrici Proteggere la struttura contro le scariche atmosferiche (impianto di parafulmine ) Riduzione di strutture, arredi, mobili combustibili ed impiego di materiali difficilmente infiammabili Nei depositi materiali (es. prodotti per la pulizia o diversi liquidi infiammabili) non accumulare l'intera quantità in una sola zona, bensì distribuirla diversamente. Rispettare l'ordine e la pulizia. La prevenzione incendi di origine elettrica viene affrontata in fase di installazione ed attraverso corrette procedure d'uso di impianti ed apparecchiature utilizzare gli impianti esclusivamente nelle condizioni per le quali sono stati progettati, evitando di produrre sovraccarichi ( esempio non sovraccaricare una presa elettrica con multiple, richiedendo un assorbimento di energia superiore a quello prescritto) - evitare la concentrazione di cavi elettrici in condizioni di scarsa ventilazione, per evitare surriscaldamenti) - curare al massimo l'efficienza dei normali dispositivi di sicurezza elettrici. Norme comportamentali Non fumare. Non gettare comunque mozziconi accesi nei cestini, sui pavimenti ecc. In caso di incendio: se l'incendio si e sviluppato in classe, uscire subito e chiudere la porta se l'incendio e fuori della classe ed il fumo rende impraticabile scale e corridoi, rimanere all'interno del locale, chiudere bene le porta, cercare.di sigillare bene le fessure con panni e attendere i soccorsi. lanciare immediatamente l'allarme se l'operazione non comporta rischi cercare di intervenire con i mezzi di estinzione effettuare le chiamate di soccorso fare evacuare l'edificio non utilizzare l'ascensore D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 121/143 8.03 Incendio: spegnimento, utilizzo estintori Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Condizioni per lo spegnimento dell'incendio. Se viene a mancare anche solo una delle tre condizioni viste nel punto precedente, l'incendio si estingue. Pertanto e necessario determinare una o più condizioni tra le seguenti: 1) esaurimento o sottrazione del combustibile, ottenuto allontanando o sottraendo materialmente la sostanza combustibile dal fuoco (operazione rischiosa, fatta eccezione per piccoli focolai relativi a materiali che non comportino altri pericoli (es. esplosione) 2) soffocamento, ottenuto separando la sostanza combustibile dall'ossigeno dell'aria o riducendo nel locale la percentuale di ossigeno al di sotto di valori determinati (in questo caso pericolo per le nuove condizioni create a livello respiratorio ) 3) raffreddamento, ottenuto investendo il combustibile che brucia con sostanze in grado di sottrargli calore e abbassando la temperatura dell'intera massa al di sotto di quella di accensione. Durante le operazioni di spegnimento, qualora l'incendio non assuma proporzioni tali da sconsigliare l'intervento degli addetti interni, e possibile che l'operatore venga a trovarsi a breve distanza dalle fiamme (rischio di ustione o intossicazione). Altra fonte di rischio e da attribuire allo scorretto uso dell'estintore (errata impugnatura della lancia di erogazione o della maniglia di supporto), in quanto le sostanze antincendio possono risultare molto pericolose (per la temperatura, la pressione di fuoriuscita, ecc.) in caso di contatto con la pelle o con gli occhi. L'utilizzo di un estinguente inidoneo alle caratteristiche del locale oggetto di incendio, può causare infortuni mortali: in particolare, lo spegnimento delle fiamme in corrispondenza di apparecchi in tensione con estinguenti conduttori di elettricità o con getti d'acqua, può provocare la folgorazione dell'operatore. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Provvedere alla formazione dei soggetti incaricati dello spegnimento. Attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate sull'estintore. Non avvicinarsi troppo alle fiamme. Cercare di non compromettere la possibilità di fuga, con interventi troppo prolungati. Prima dell'utilizzo, verificare la compatibilità tra il tipo di estinguente e il locale (oggetti, macchine, impianti contenuti all'interno) nel quale si sono propagate le fiamme. Verificare in particolare, se l'estinguente e utilizzabile su apparecchi sotto tensione elettrica. Non utilizzare l'acqua (a maggior ragione se il getto è pieno e non frazionato ) per spegnere incendi su apparecchi sotto tensione elettrica. Non rivolgere verso il volto la lancia dell'estintore. Non aspirare i gas, fumi o polveri fuoriuscenti dall'estintore. Mantenere sempre in efficienza i dispositivi di spegnimento, controllando periodicamente la data di scadenza del prodotto o la data di revisione. Chiedere il tempestivo intervento della ditta incaricata della manutenzione degli estintori qualora all'approssimarsi della data prevista per il periodico controllo, non si sia ancora provveduto. Norme comportamentali Tutti gli utenti (almeno per quanto concerne il corpo docente e non docente) dovrebbero conoscere le modalità di impiego dell'estintore. Dopo l'utilizzo, aerare i locali D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 122/143 8.04 Ustioni Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie In caso di incendio, il calore provocato dalla combustione può provocare la disidratazione dei tessuti, difficoltà o blocco della respirazione e ustioni. Una temperatura dell'aria, misurata ad altezza d'uomo di 150° C e da ritenere la massima sopportabile per brevissimo tempo, meno di 5 minuti, con aria sufficientemente secca. Una temperatura di circa 50° C e la massima sopportabile per circa 1 ora. Tale valore si abbassa se l'aria e umida. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Norme comportamentali Cercare di rimanere a distanza di sicurezza dalle fiamme; se necessario coprire con indumenti possibilmente umidi il volto e le mani. In caso di incendio non utilizzare l'ascensore 8.05 Intossicazione e soffocamento (da incendio) Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie In caso di incendio, i fumi della combustione possono, in ambiente chiuso, provocare seri danni all'apparato respiratorio, fino alle estreme conseguenze. La maggior parte dei combustibili contiene carbonio, che in condizioni di combustione in ambiente povero di ossigeno, porta alla formazione dell'ossido di carbonio. La mortalità in caso di incendio e dovuta nella maggior parte dei casi all'inalazione di CO, di gas di combustione caldi, di aria calda oppure da carenza di ossigeno. L' azione dell'ossido di carbonio altera la composizione sanguigna, procura uno stato di incoscienza quasi istantanea e la morte in pochi minuti, se la percentuale di tale gas nell'ambiente raggiunge l'1,3%. Analogamente una piccolissima percentuale, lo 0,05%, se inalata inavvertitamente per circa tre ore, può essere mortale. La carenza di ossigeno provocata dall'incendio in atto può determinare una ulteriore fonte di rischio: se la percentuale scende dal valore normale del 21% al 15%, si producono sull'organismo fenomeni di spossatezza, mancanza di volontà e scarsa predisposizione ad una reazione immediata Per percentuali dell'ordine del 10% si perde il controllo della situazione pur conservando lo stato di coscienza, mentre intorno al 6% si perdono i sensi. Vengono pertanto a mancare le condizioni ottimali per attuare con un minimo di lucidità mentale un razionale piano di evacuazione. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali In caso di incendio e di impossibilità ad evacuare da un luogo nel quale si e sviluppato un incendio, cercare, se possibile di filtrare l'aria attraverso un fazzoletto, meglio se bagnato, e sdraiarsi sul pavimento (il fumo ed il calore tendono a salire) In caso di incendio non utilizzare l'ascensore Favorire l'evacuazione del fumo dai locali interessati da un incendio: comunque fare attenzione in quanto con tale operazione si può favorire lo svilupparsi anche violento di una combustione in corso. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 123/143 8.06 Fumo (da combustione) Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Il fumo è costituito da piccolissime particelle solide (aerosol) contenenti catrami, particelle di carbonio ed altre sostanze incombuste. Può essere composto anche da particelle liquide (nebbie), o da vapori condensati. Tranne casi particolari (es. combustione di gas metano), il fumo accompagna sempre l'incendio e spesso è presente in quantità tale da impedire la visibilità. Esso ha inoltre un effetto fortemente irritante per le mucose degli occhi e per le vie respiratorie. Le quantità di fumo che si sviluppano sono notevolissime; nella maggior parte dei casi il fumo invade i locali degli edifici in tempi molto brevi, rendendo la respirazione impossibile molto prima che la temperatura raggiunga i 150°C. E' quindi il fumo il primo ostacolo che si deve evitare se si vuole consentire l'esodo delle persone e successivamente l'ingresso delle squadre di soccorso nei locali dove si sviluppa un incendio. Ai fenomeni sopra citati si può aggiungere a volte la carenza di ossigeno provocata dall'incendio in atto. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali In caso di incendio e di impossibilità ad evacuare da un luogo nel quale si e sviluppato un incendio, cercare, se possibile di coprirsi il viso con un indumento bagnato. Disporsi a terra (il fumo tende a salire). In caso di incendio non utilizzare l'ascensore Favorire l'evacuazione del fumo dai locali interessati da un incendio: comunque fare attenzione in quanto con tale operazione si può favorire lo svilupparsi anche violento di una combustione in corso. 8.07 Allagamento interno Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Causato da rottura di impianti idrici. Se la perdita è vistosa e non prontamente individuata, può causare gravi danni al piano e a quelli eventualmente sottostanti. Rischi connessi: - possibilità di corto circuito di macchine, impianto di illuminazione ed impianti elettrici in generale, per effetto del contatto con l'acqua - possibilità di folgorazione per conducibilità elettrica dell'acqua - pavimenti e percorsi orizzontali e verticali resi sdrucciolevoli - danni alle strutture ( pavimenti ed intonaci), agli arredi Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Se la perdita viene prontamente individuata, chiudere l'interruttore generale dell'impianto idrico. In caso di allagamento chiudere l'interruttore generale dell'energia elettrica. Se il fenomeno assume proporzioni preoccupanti, ordinare l'evacuazione dell'edificio e allertare i mezzi di soccorso. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 124/143 8.08 Esondazione Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Normalmente I'esondazione di un corso d'acqua, a seguito d piogge intense, consente alle autorità competenti tempi di valutazione sufficientemente ampi. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Attenersi alle disposizioni impartite dalle autorità competenti. Nell'ipotesi eccezionale di fenomeno di esondazione improvviso e tale da non consentire alle autorità di predisporre un piano operativo o di avvertire per tempo i dirigenti scolastici diramare l'allarme e ordinare lo spostamento delle classi ubicate al piano terreno ai piani più alti dell'edificio, quindi attendere i soccorsi. 8.09 Evento sismico Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie In caso di movimento tellurico, i danni potrebbero essere ingenti, in quanto gli assestamenti statici della struttura o crolli anche parziali provocherebbero effetti collaterali quali allagamenti per rotture di tubazioni, corto circuiti e fughe di gas con rischio di incendio o esplosione. Casale Monferrato si trova in una zona dichiarata non sismica. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Norme comportamentali Se ci si trova in un luogo chiuso: - mantenere la calma - non precipitarsi fuori - restare in classe o nel locale e cercare di proteggersi dalla caduta di lampadari, mobili e calcinacci riparandosi sotto il banco, la scrivania, il tavolo di lavoro, sotto I'architrave della porta (quest'ultimo rifugio tuttavia e sconsigliabile se sopra la porta esiste la vetrata) o raggiungendo gli angoli della stanza in prossimità dei muri portanti o dei pilastri. - allontanarsi dalle finestre, porte con vetri, armadi perché la loro caduta provocherebbe ferite - se ci si trova nei corridoi o nel vano scala, rientrare nella propria classe o in quella più vicina - dopo il terremoto, all'ordine di evacuazione, abbandonare l'edificio e raggiungere il luogo sicuro - non usare l'ascensore (si può bloccare per deformazione delle guide o per mancanza di energia elettrica). Se ci si trova all'aperto: - allontanarsi dall'edificio e non sostare lungo i muri dei fabbricati (per evitare il rischio di essere colpiti dalla caduta di tegole, cornicioni o camini); allontanarsi dagli alberi, dai lampioni e dalle linee elettriche - cercare un punto sulla cui verticale non vi sia nulla; viceversa cercare riparo sotto qualcosa di sicuro come una panchina - non avvicinarsi ad animali spaventati. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 125/143 8.10 Presenza di ordigno esplosivo all'interno della scuola Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Avvertire l'autorità competente. Diramare l'eventuale ordine di evacuazione. 8.11 Emergenza tossico-nociva (accertata dalle autorità competenti) Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Attenersi alle disposizioni impartite dalle autorità competenti. Se obbligati a rimanere nell'edificio: - chiudere le finestre - cercare di sigillare le finestre 8.12 Cedimenti strutturali Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie I segnali che denunciano un cedimento strutturale in atto sono: profonde fessurazioni nelle pareti divisorie lesioni agli elementi strutturali portanti verticali (pilastri, murature portanti} lesioni agli elementi strutturali portanti orizzontali (solai, scale } lesioni in corrispondenza della facciata dell'edificio lesioni in corrispondenza di davanzali, stipiti ed architravi scricchiolii difficoltà nell'apertura e chiusura di porte pavimenti che subiscono evidenti deformazioni Misure preventive o migliorative Norme comportamentali Chiedere l'intervento dell'Amministrazione Provinciale o di altre autorità ( Genio Civile }. Diramare in caso di immediato pericolo (rischio di crollo imminente} l'ordine di evacuazione D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 126/143 9 RISCHI VARI 9.1 Pericoli per chi transita nelle immediate adiacenze dell'edificio: caduta neve dai cornicioni, formazione di ghiaccio Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Nella stagione invernale, a seguito di abbondanti precipitazioni nevose, sulla copertura dell'edificio si possono ammassare notevoli quantitativi di neve, con conseguente rischio di caduta, talvolta sotto forma di lastre di ghiaccio, sui marciapiedi sottostanti. A causa delle temperature rigide, è possibile la formazione di ghiaccio sui marciapiedi con rischio di scivolamento e pericolose cadute. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Mettere in atto, qualora l'Amministrazione Provinciale non avesse ancora provveduto a farlo, dispositivi (tavole appoggiate ai muri perimetrali, cartelli) per segnalare il pericolo e dissuadere i passanti a transitare sui marciapiedi sottostanti o gli automobilisti a parcheggiare in aderenza al fabbricato. Incaricare gli operatori scolastici di vigilare in corrispondenza degli accessi nell'orario di ingresso e uscita degli allievi, in modo da poter tempestivamente avvisare questi ultimi in caso di distacco di lastre ghiacciate. In caso di pericolo grave richiedere l'immediato intervento dei VV.FF. per rimuovere le masse di neve instabili. Fare spargere il sale antigelo in corrispondenza dei marciapiedi limitrofi all'edificio. 9.2 Distribuzione automatica di bevande e alimenti Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Nei corridoi dell'istituto sono state installate macchine distributrici automatiche di bevande calde e fredde, di tramezzini e merendine. I rischi connessi a tale erogazione sono: intossicazione alimentare causata da eventuali prodotti scaduti o avariati congestione per assunzione di bevande troppo fredde rischio elettrico per la presenza di cavi, prese. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Richiedere alla Ditta fornitrice una certificazione attestante la qualità dei prodotti distribuiti quotidianamente. Non consentire la distribuzione di bevande anche solo moderatamente alcooliche ( es. birra, aperitivi ) Pretendere che l'impianto di refrigerazione sia regolato in modo tale da erogare bevande non eccessivamente fredde. Norme comportamentali Prima di consumare il prodotto controllare la presenza sulla confezione della data di scadenza. Questa deve essere sempre ben visibile. Non consumare prodotti scaduti o comunque avariati. Segnalare la presenza di prodotti scaduti o comunque avariati. In particolar modo nella stagione estiva bere le bevande fredde con cautela. Non toccare fili elettrici, prese o altre parti in tensione. Non scuotere o cercare di muovere le macchine distributrici. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 127/143 9.3 Assistenza sanitaria per gli allievi Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie A volte pervengono dai ragazzi richieste di sostanze medicinali per alleviare dolori, stati febbrili, sensazioni di malessere; si possono verificare casi di perdita temporanea di coscienza o ancora infortuni (es. in palestra) con possibili lussazioni, distorsioni, fratture, traumi, ferite. Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Norme comportamentali. Non procurare agli allievi o somministrare loro alcun tipo di farmaco senza il preventivo parere di un medico. Qualora si ritenga necessario, chiedere l'intervento dei familiari ( per il ricovero a casa) o in caso di serio malessere o incidente, del presidio medico (pronto soccorso, 118) In caso di indispensabile contatto interpersonale con persone malate o ferite, usare guanti di gomma. 9.4 Accompagnamento degli alunni in locali esterni alla scuola Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Le classi si recano alla palestra “Leardi”, a teatro, al cinema, allo stadio, al palazzotto dello sport e in altri locali all'aperto o indoor, per svolgere le ore di educazione fisica, per assistere a spettacoli, manifestazioni sportive, per svolgere attività di esercitazione ecc. accompagnati dai propri insegnanti. Rischio: incidente Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Prestare la massima attenzione al traffico urbano: transitare sui marciapiedi; attraversare la strada sulle strisce pedonali; rispettare la segnaletica e i semafori. Ogni classe deve essere accompagnata da almeno un insegnante 9.5 Presenza di nidi di vespe, calabroni, colonie di piccioni ecc. Descrizione del rischio, riferimenti legislativi, informazioni varie Pericoli: punture di vespe e calabroni, particolarmente pericolose per i soggetti affetti da specifica allergia ( rischio di shock per reazione di tipo anafilattico ) presenza di escrementi di piccione su davanzali, nicchie Misure preventive o migliorative, norme comportamentali Accertata la presenza di nidi di vespe o calabroni non prendere alcuna iniziativa ma richiedere l'intervento dei VV.FF. per la bonifica. Per quanto riguarda l'eventuale presenza di piccioni, richiedere l'intervento della A.S.L. D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 128/143 10 VALUTAZIONE DEI RISCHI E PROGRAMMA DELLE MISURE DI MIGLIORAMENTO 10.1 REQUISITI IGIENICO SANITARI Normativa di riferimento Verbale di collaudo statico - D.Lgs 81/2008, Titolo II artt. 62 ÷ 68 “Luoghi di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” - Regolamento locale di igiene Recuperare dalla Provincia copia della dichiarazione di agibilità dell’edificio rilasciata dal Comune di Casale Monferrato Recuperare dalla Provincia copia del verbale di collaudo statico dell’edificio Manutenzione e pulizia Conformità dei locali ai Requisiti igienico-sanitari vigenti Conforme I luoghi di lavoro sono conformi ai requisiti igienico sanitari del locale Regolamento di Igiene. Dichiarazione di agibilità PAVIMENTI, MURATURE, FINESTRE, PORTE, SCALE Conformità dei locali ai requisiti igienico-sanitari vigenti Pavimenti non pericolosi Murature non pericolose Finestre non pericolose Superfici vetrate non pericolose Porte non pericolose Scale non pericolose Parapetti Ambienti di lavoro per oltre il 50% sotto il livello stradale Conforme Presenti alcune non conformità Conforme Conforme Presenti alcune non conformità nelle vetrate. Portone principale non conforme Presenti alcune non conformità Presenti alcune non conformità Presenti numerosi locali al piano seminterrato adibito a deposito ed archivio e quindi senza presenza fissa di personale MICROCLIMA, ILLUMINAZIONE, AREAZIONE Microclima adeguato Illuminazione sufficiente Areazione dei locali Conforme Conforme I locali al piano terreno dispongono di un impianto di aerazione forzata SERVIZI IGIENICO-ASSISTENZIALI Spogliatoi Servizi igienici Docce Conforme Conforme Conforme SCAFFALATURE, VIE DI PASSAGGIO, APERTURE PERICOLOSE Scaffalature Vie di passaggio Aperture nel suolo/pareti pericolose D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Conforme; non caricate oltre la loro portata massima Conforme Conforme pag. 129/143 Pericolo e/o non conformità rilevata Certificato di agibilità Verbale di collaudo Recuperare dalla Provincia copia del verbale di collaudo statico dell’edificio. statico Il pavimento della presidenza è in tessuto non rispondente alle specifiche anti-incendio e possono essere presenti composti volatili organici e contaminanti biologici Superfici vetrate Scalone Scaletta portineria Parapetti Il portone principale su via Mameli non è apribile nel verso dell’esodo e non è dotato di maniglione antipanico Misura di miglioramento a carico del Datore di lavoro da attuare entro le scadenze indicate Recuperare dalla Provincia copia della dichiarazione di agibilità dell’edificio rilasciata dal Comune di Casale 1 1 1 Monferrato P D R Scadenza Resp. Provincia/ Comune 31/12/14 Provincia 1 1 1 Recuperare il verbale di collaudo statico della struttura. 30/06/15 Provincia 2 2 4 Avanzare la richiesta alla Provincia di rimozione della moquette Sostituire tutte le superfici vetrate pericolose con altre 1 4 4 dotate di certificazione di sicurezza UNI 12600 oppure proteggerle con pellicole di sicurezza adesive certificate La lastra in pietra costituente la pedata di un gradino 2 2 4 della prima rampa dello scalone risulta scheggiata. Provvedere alla sostituzione della lastra Nella prima rampa della scaletta adiacente la portineria 2 2 4 manca il corrimano. Richiedere alla provincia l’installazione dello stesso I parapetti dei terrazzi al primo piano hanno un’altezza inferiore ai 100 cm, risultano troppo flessibili, scalabili e 2 2 4 le aperture sono superiori ai 10 cm. Ripetere la richiesta di intervento della provincia per la messa a norma 30/06/15 Provincia 30/06/15 Provincia 30/06/15 D.S. 30/06/15 Provincia 30/06/15 Provincia Chiedere all’Ente proprietario la messa a norma del 2 2 4 portone principale 30/06/15 10.2 IMPIANTI ASCENSORE e MONTACARICHI Normativa di riferimento Documentazione di conformità Verifiche biennali da parte dell’Organismo abilitato Manutentore degli impianti Sistema di allarme e sistema D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 - D.Lgs 81/2008, Titolo II “Luoghi di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” - D.P.R. 162/1999 “Regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva 95/16/CE sugli ascensori e di semplificazione dei procedimenti per la concessione del nulla osta per ascensori e montacarichi, nonchè della relativa licenza di esercizio - D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici Presenti i libretti di omologazione ISPESL degli impianti conservati presso la Segreteria Presenti le dichiarazioni di conformità degli impianti rilasciate dagli installatori conservate presso la Segreteria Presenti presso la Provincia i verbali delle verifiche biennali eseguite La manutenzione degli impianti viene eseguita regolarmente da ditta abilitata Gli ascensori e montacarichi sono dotati in cabina di sistema di allarme e pag. 130/143 citofonico di comunicazione in cabina Cartello “Divieto di utilizzo in caso di incendio” . citofonico di comunicazione con l’esterno Sono presenti all’esterno delle cabine i cartelli che vietano l’utilizzo degli impianti in caso di incendio Pericolo e/o non conformità rilevata P D R Impianto ascensore 2 2 4 Misura di miglioramento a carico del Datore di lavoro da attuare entro le scadenze indicate Richiedere alla Provincia evidenza della effettiva verifica biennale regolare dell’ ascensore Scadenza 30/06/15 Resp . D.S. 10.3 IMPIANTO ELETTRICO Normativa di riferimento Classificazione aree omogenee a rischio elettrico Impianto elettrico Documentazione di conformità - D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” - D.P.R. 462/2001 “Regolamento di semplificazione del procedimento per denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianelettrici pericolosi.” - D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici” - Norme CEI Tutti i locali dell’Istituto sono classificabili a maggior rischio di incendio per rischio elettrico . In particolare maggior rischio si ha: - nel deposito libri - in sala stampa - nel laboratorio di chimica Impianto elettrico funzionante a 220/380 V ed alimentato dalla rete ENEL. Recuperare dalla Provincia di Alessandria il progetto esecutivo e la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico rilasciata dalla ditta installatrice oppure dichiarazione di rispondenza dell’impianto ai sensi del DM 37/2008 a firma di tecnico abilitato 10.4 IMPIANTO DI TERRA E PROTEZIONE DELLE CARICHE ATMOSFERICHE Normativa di riferimento Omologazione ISPESL dell’impianto messa a terra Verifica periodica dell’impianto messa a terra Descrizione dell’impianto di protezione contro i fulmini D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 - D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” - D.P.R. 462/2001 “Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi.” - D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici” - Norme CEI Recuperare dalla Provincia di Alessadria evidenza della effettiva omologazione ISPESL dell’impianto di messa a terra. Impianto soggetto all’obbligo di verifica biennale Incarico affidato dalla Provincia di Alessandria Presenti presso la Provincia i verbali delle verifiche periodiche Recuperare dalla Provincia di Alessandria evidenza della effettiva verifica biennale regolare dell’impianto di messa a terra. Non presente in quanto l’edificio risulta autoprotetto. pag. 131/143 10.5 – IMPIANTO DI RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” - D.M. 1/12/1975, art. 18 “Norme di sicurezza per apparecchi contenti liquidi caldi sotto pressione” - D.M. 37/2008 “Disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici” - D.M. 23/09/2004 “Modifica del decreto del 29 febbraio 1988, recante norme di sicurezza per la progettazione, l’installazione e l’esercizio dei depositi di gas, di petrolio liquefatto …” Impianto di condizionamento e climatizzazione Non presente Serbatoi di sostanze combustibili (gasolio, Gpl) Non presenti Dichiarazione di Recuperare dalla Provincia di Alessandria il progetto esecutivo e la dichiarazione di conformità impianti meccanici conformità dell’impianto di riscaldamento dell’Istituto rilasciata dalla ditta installatrice oppure dichiarazione di rispondenza dell’impianto ai sensi del DM 37/2008 a firma di tecnico abilitato. Verifica quinquennale ASL A carico della Provincia di Alessandria proprietaria dell’Istituto Certificato prevenzione incendi Richiedere alla Provincia di Alessandria l’ottenimento del CPI 10.6. – RISCHIO INCENDIO E PREVENZIONE INCENDI Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, II “Luoghi di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV “Requisiti dei luoghi di lavoro” - D.M. 16/02/1982 “Determinazione attività soggette alle visite prevenzioni incendi” - D.M. 10/03/1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro” - D.M. 26/08/1992 “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica” Attività soggette al controllo dei L’Istituto è soggetto al controllo periodico dei Vigili del Fuoco per le seguenti attività di cui al Vigili Fuoco D.M. 16/02/1982: n° 85 ‘Scuole, collegi e simili con n. persone presenti > 500’ Certificato Prevenzione Incendi Richiedere alla Provincia di Alessandria l’ottenimento del CPI Classificazione del rischio incendio D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 L’Istituto è classificato a rischio di incendio MEDIO ai sensi del D.M. 10/03/1998 in quanto sono presenti all’interno dell’Istituto oltre 500 persone pag. 132/143 Registro dei Controlli di Prevenzione Incendi Presente registro dei controlli di prevenzione incendi regolarmente tenuto dal Collaboratore scolastico Giuseppe Barbesino Servizio esterno dei Vigili del Fuoco più vicino Comando dei Vigili del Fuoco di Alessandria. Tempo di intervento: ca. 10 minuti ESTINTORI PORTATILI Ditta per manutenzione semestrale obbligatoria L’incarico per la manutenzione semestrale degli estintori portatili è affidato a ditta abilitata da parte della Provincia di Alessandria proprietaria dei locali. IMPIANTO IDRICO ANTINCENDIO Documentazione di conformità Richieder alla Provincia di Alessandria proprietario dell’edificio la dichiarazione di conformità. IMPIANTO RIVELAZIONE ED ALLARME INCENDI Documentazione di conformità dell’impianto Richieder alla Provincia di Alessandria proprietario dell’edificio la dichiarazione di conformità COMPARTIMENTAZIONE DELL’EDIFICIO Documentazione di conformità Richieder alla Provincia di Alessandria proprietario dell’edificio i certificati di omologazione delle porte REI e le dichiarazioni di corretta posa in opera delle porte REI rilasciate dagli installatori. Documentazione di Richieder alla Provincia di Alessandria, proprietaria dell’edificio, la conformità dei sistemi di documentazione di conformità CE dei sistemi di apertura a spinta delle porte apertura delle porte (maniglioni antipanico) (D.M. 30 novembre 2004) SISTEMA DI EVACUAZIONE IN CASO DI EMERGENZA Descrizione del sistema di evacuazione in caso di emergenza Da ogni locale è possibile raggiungere l’esterno dell’edificio (vari luoghi sicuri nei giardini attorno all’edificio) utilizzando le vie di fuga (corridoi e scale interne) e le uscite di emergenza presenti nonché le quattro scale di emergenza esterne Segnalazione delle vie di fuga ed uscite di sicurezza Dimensioni delle vie di fuga ed uscite di sicurezza Sia le vie di fuga che le uscite di emergenza sono segnalate chiaramente con apposita cartellonistica. Accessibilità delle vie di fuga ed uscite di sicurezza La maggior parte delle uscite di sicurezza sono raggiungibili da ogni posto di lavoro con una distanza non superiore a 30 mt e sono dotate di sistema di facile apertura a spinta nel verso dell’esodo. Le vie di fuga ed uscite di emergenza sono risultate sgombre da ostacoli. Impianto di diffusione automatica dell’allarme Presente non conformità Tutte le vie di fuga ed uscite di emergenza hanno una larghezza minima di 80 cm ed una altezza da terra minima di 200 cm ILLUMINAZIONE DI EMERGENZA Descrizione impianto di illuminazione di emergenza Presenti lampade autoalimentate a batteria uniformemente distribuite in tutti i corridoi e scale. Le lampade di emergenza installate assicurano una illuminazione di emergenza per almeno 60 minuti. GESTIONE DELLE EMERGENZE Planimetrie di evacuazione D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 Presenti in vari punti alle pareti le planimetrie di evacuazione pag. 133/143 Piano di emergenza Presente in allegato il piano di emergenza conforme al D.M. 10/03/1998 e riportante le procedure da seguire per la gestione di varie situazioni di emergenza. Informazione e I lavoratori sono informati e formati sulla prevenzione incendi e gestione delle emergenze sia formazione dei lavoratori sulla con i corsi di formazione a cui partecipano periodicamente sia con prove di evacuazione gestione emergenze Prove di evacuazione Eseguite regolarmente due prove di evacuazione ogni anno. Pericolo e/o non conformità rilevata Impianto illuminazione di emergenza Prova dell’impianto di illuminazione di emergenza L'impianto di diffusione dell’allarme collegato all’impianto antincendio è efficiente. P D R Estintori portatili 1 2 2 2 2 4 Misura di miglioramento a carico del Datore di lavoro da attuare entro le scadenze indicate Le batterie delle luci di emergenza non sono mai state sostituite e sono esaurite. Rinnovare richiesta di sostituzione delle stesse alla Provincia Scadenza Richiedere alla Provincia un controllo periodico dell’impianto. 31/12/14 Resp. D.S. 31/12/14 D.S. 2 2 4 D.S. 1 2 2 Avanzare la richiesta all'Amministrazione Provinciale affinche provveda alla revisione periodica dell’impianto. Richiedere all’Amministrazione provinciale la sostituzione degli estintori che andranno “in scadenza” 30/06/15 30/06/15 D.S. 10.7. – RISCHIO FORMAZIONE ATMOSFERE ESPLOSIVE La presente sezione rappresenta il “Documento sulla protezione contro le esplosioni” relativo alla Sede come previsto dall’art. 294 del D.Lgs 81/2008 Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo XI artt. 287 ÷ 297 “Protezione da miscele esplosive” - D.Lgs 81/2008, Allegati XLIX, XL e XLI Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive Non vi sono aree che rientrano nel campo di applicazione del Titolo XI del D:Lgs 81/2008 Sostanze in grado di formare una atmosfera esplosiva Non applicabile Possibili sorgenti di emissione Non applicabile Possibili fonti di accensione Non applicabile Valutazione rischio esplosione residuo Non applicabile D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 134/143 Misure di prevenzione e protezione adottate Non applicabile 10.8. – RISCHIO ATTREZZATURE DI LAVORO Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo III Capo I artt. 69 ÷ 73 “Uso delle attrezzature di lavoro” - D.Lgs 81/2008, Allegati V, VI e VII Conformità delle attrezzature di lavoro che presentano rischi per l’utilizzatore Presenti nei laboratori varie attrezzature di lavoro e macchine utensili che presentano rischi per l’utilizzatore. La maggior parte di queste macchine sono ante obbligo marcatura CE ma sono comunque dotate dei necessari sistemi di protezione e di sicurezza e vengono costantemente tenute sotto controllo dagli assistenti tecnici di laboratorio Conformità utensili manuali Gli utensili elettrici sono dotati di spina tipo CEI 17 con grado di protezione almeno IP44 e sono muniti di collegamento elettrico a terra o di doppia protezione Conformità scale portatili Le scale portatili sono dotate di piedini antiscivolo e fermo contro l’apertura incontrollata della scala. Conformità attrezzature da ufficio Le attrezzature e gli arredi da ufficio sono certificati a norma di sicurezza dal produttore; non presentano spigoli vivi o parti pericolose. I cassetti sono dotati di fermo di apertura che ne impedisce la completa estrazione dalla loro sede. Gli oggetti alle pareti e sugli scaffali sono esposti in maniera sicura e tale da non costituire un pericolo in caso di caduta accidentale e/o rovesciamento Non applicabile Conformità apparecchi di sollevamento Conformità attrezzature soggette Non sono presenti attrezzature di lavoro che rientrano tra quelle soggette a verifiche a verifiche periodiche periodiche di cui all’Allegato VII del D.Lgs 81/08 Conformità carrelli elevatori Non sono presenti carrelli elevatori Conformità apparecchi a pressione Non sono presenti apparecchi a pressione 10.9. – RISCHIO ATTREZZATURE MUNITE DI VDT Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo VII artt. 172 ÷ 179 “Attrezzature munite di videoterminali” - D.Lgs 81/2008, Allegati IV DPI Non necessari per questo rischio Sorveglianza sanitaria I lavoratori addetti a VDT sono soggetti a visita medica biennale/quinquennale secondo protocollo di sorveglianza sanitaria elaborato dal Medico competente D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 135/143 Altre misure di prevenzione e protezione adottate - Conformità dello spazio I posti di lavoro a VDT sono ben dimensionati e allestiti in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere al lavoratore cambiamenti di posizione e movimenti operativi. Conformità del microclima I posti di lavoro a VDT hanno un livello di rumore ambientale e temperatura adeguati, non vi sono correnti d’aria fastidiose e la qualità dell’aria è buona. Le condizioni microclimatiche non sono causa di disconfort per i lavoratori. Le attrezzature in dotazione non producono un eccesso di calore. I posti di lavoro a VDT hanno una lluminazione generale e locale (lampade da tavolo) che garantisce un illuminamento sufficiente e un contrasto appropriato tra lo schermo e l’ambiente circostante, tenuto conto delle caratteristiche del lavoro e delle esigenze visive dell’utilizzatore. Le postazioni di lavoro sono disposte correttamente in funzione dell’ubicazione delle fonti di luce naturale ed artificiale evitando riflessi sullo schermo e eccessivi contrasti di luminanza ed abbagliamenti dell’operatore. Conformità della illuminazione Pause di lavoro di 15 min ogni 2 ore di attività continuativa a VDT Alternanza delle attività a VDT con altre attività Presenza di veneziane e/o tende alle finestre Presenza di impianto di illuminazione conforme per VDT Conformità dei tavoli I posti di lavoro a VDT hanno un tavolo stabile, di dimensioni sufficienti a assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo, con una altezza da terra compresa fra il 70 e 80 cm e con spazio sufficiente per posizionare la tastiera, i documenti e il materiale accessorio e permettere il movimento degli arti inferiori nonché l’ingresso del sedile e dei braccioli della sedia ove presenti. Conformità dei monitor I posti di lavoro a VDT hanno monitor che forniscono una immagine chiara, stabile e di grandezza sufficiente, orientabili, inclinabili e senza riflessi fastidiosi sullo schermo. La risoluzione dei monitor garantisce una buona definizione, una forma chiara, una grandezza sufficiente dei caratteri e uno spazio adeguato tra essi. L’immagine è stabile, è esente l’effetto farfallamento, tremolio o altre forme di instabilità. La brillanza e il contrasto di luminanza tra i caratteri e lo sfondo dello schermo sono facilmente regolabili e adattabili alle condizioni ambientali. Conformità delle tastiere I posti di lavoro a VDT hanno tastiere separate dallo schermo, facilmente regolabili e dotate di meccanismo di variazione della pendenza per consentire di assumere una posizione confortevole e tale da non provocare l’affaticamento delle braccia e delle mani. Lo spazio sui piani di lavoro consente un appoggio degli avambracci davanti alla tastiera nel corso della digitazioni e tiene conto delle caratteristiche antropometriche dell’operatore. Il mouse è posto sullo stesso piano della tastiera in posizione facilmente raggiungibile e dispone di uno spazio adeguato per il suo uso I posti di lavoro a VDT hanno sedili stabili, con piedi su ruote a cinque razze, permettono libertà di movimento, hanno altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensione della seduta adeguata alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore. Gli schienali forniscono un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente. Sono adeguati alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore e hanno un’altezza ed un inclinazione regolabile. Conformità dei sedili Valutazione del rischio residuo Assistente amministrativo: rischio BASSO Assistente Tecnico Laboratorio Informatica: rischio TRASCURABILE D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 136/143 10.10. – RISCHIO MOVIMENTAZIONE MANUALE CARICHI Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo VI artt. 167 ÷ 171 “Movimentazione manuale dei carichi” - D.Lgs 81/2008, Allegati III - norma ISO 11228-1 “Valori limite di riferimento per la popolazione maschile e femminile” Metodologia di valutazione del rischio 1) Censimento delle attività in cui vi è movimentazione manuale di carichi di massa superiore a 3 kg Attività che comportano Movimentazione pezzi per attrezzaggio delle macchine utensili e movimentazione manuale di tecnologiche carichi superiori a 3 kg (art. 168 Movimentazione manuale dei sacchi dei rifiuti, ed occasionalmente di arredi o D.Lgs 81/08) attrezzature di laboratorio Le suddette attività di movimentazione manuale dei carichi sono occasionali e non continuative. I carichi più pesanti sono movimentati in due o con l’ausilio di carrelli o della capra. Si ritiene, quindi, basso il livello di esposizione dei lavoratori al rischio movimentazione manuale carichi Lavoratori esposti al rischio (art. - Assistente tecnico di laboratorio; 168 D.Lgs 81/08) - Collaboratore scolastico Livelli di rischio misurati (art. Data la variabilità delle movimentazioni non si è applicato il metodo NIOSH 168 D.Lgs 81/08) ma si sono analizzate visivamente le suddette attività che comportano movimentazione manuale di carichi. DPI utilizzati dai lavoratori esposti (art. 168 D.Lgs 81/08) - guanti di sicurezza Informazione e formazione dei Tutti i lavoratori sono stati informati e formati sul rischio movimentazione manuale carichi lavoratori esposti sul rischio nei corsi di formazione sulla sicurezza a cui hanno partecipato (art. 169 D.Lgs 81/08) Altre misure di prevenzione e protezione adottate (art. 168 D.Lgs 81/08) Il Datore di lavoro ha adottato le seguenti misure di prevenzione e protezione per il rischio movimentazione manuale carichi: - carrellini - obbligo dell’utilizzo degli ausili presenti per la movimentazione dei carichi. - Movimentazione di carichi in più di una persona, se reso necessario dalla tipologia del carico Valutazione del rischio residuo (art. 168 D.Lgs 81/08) Sulla base dei livelli di rischio misurati e delle misure di prevenzione e protezione adottate si ritiene che la valutazione del rischio residuo sia: Assistente tecnico di laboratorio / Collaboratore scolastico: rischio BASSO Ulteriori misure di prevenzione e protezione da adottare (art. 168 D.Lgs 81/08) Non si ritengono al momento necessarie ulteriori misure di prevenzione e protezione oltre quelle già adottate D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 137/143 10.11 – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A RUMORE Fare riferimento alla autocertificazione redatta dal Dirigente Scolastico allegata Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo VIII Capo II artt. 187 ÷ 198 “Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro” Definizioni Livello di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h) [dB(A) riferito a 20 mPa: valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione al rumore per una giornata lavorativa nominale di otto ore, definito dalla norma ISO 1999:1990 punto 3.6. Si riferisce a tutti i rumori sul lavoro, incluso il rumore impulsivo (art. 188 c. 1, lettera b del D.Lgs 81/08) Livello di esposizione settimanale al rumore (LEX,w): valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione giornaliera al rumore per una settimana nominale di cinque giornate lavorative di otto ore, definito dalla norma ISO 1999:1990 punto 3.6 nota 2 (art. 188 c. 1, lettera c del D.Lgs 81/08) Pressione acustica di picco (ppeak): valore massimo della pressione acustica istantanea ponderata in frequenza “C” (art. 188 c. 1, lettera a del D.Lgs 81/08) Metodologia di valutazione Censimento possibili sorgenti di rumore Misurazioni in situazioni analoghe Attività a rischio rumore per i lavoratori addetti - Attività varie di laboratorio - Utilizzo di utensili rumorosi - Utilizzo delle macchine utensili in laboratorio (art. 190 D.Lgs 81/08) Lavoratori potenzialmente esposti a rischio rumore (art. 190 D.Lgs 81/08) Informazione e formazione dei lavoratori esposti sul rischio rumore - Alunni DocentiImpiegati amministrativi Assistenti tecnici di laboratorio I lavoratori esposti sono stati informati e formati sul rischio rumore attraverso la partecipazione ai corsi di formazione sulla sicurezza. (art. 195 D.Lgs 81/08) Sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti Non necessaria considerando il livello di esposizione (art. 196 D.Lgs 81/08) Altre misure di prevenzione e protezione adottate (art. 192 D.Lgs 81/08) Valutazione del rischio residuo (art. 190 D.Lgs 81/08) Ulteriori misure di prevenzione e protezione da adottare - Le attrezzature rumorose vengono progressivamente sostituite con altre più moderne e meno rumorose - Esposizione di apposita segnaletica informativa Sulla base delle misure di prevenzione e protezione adottate si ricava che la valutazione del rischio residuo sia per tutte le mansioni: Rischio TRASCURABILE Non si ritiene necessaria alcuna ulteriore misura di prevenzione e protezione (art. 192 D.Lgs 81/08) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 138/143 10.12.– RISCHIO DI ESPOSIZIONE A VIBRAZIONI MANO BRACCIO E/O CORPO INTERO Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo VIII Capo III artt. 199 ÷ 205 “Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione alle vibrazioni” - D.Lgs 81/2008, Allegati V Metodologia di valutazione Censimento delle possibili sorgenti di vibrazioni mano-braccio o corpo intero Attività a rischio vibrazioni Considerando le attrezzature di lavoro utilizzate si ritiene che le attivitàlavorative svolte che possono trasmettono agli addetti vibrazioni al sistema mano-braccio siano le seguenti: Pulizia ambienti scolastici Lavoratori esposti Collaboratore scolastico Sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti Visita medica annuale secondo protocollo del Medico competente. (art. 204 D.Lgs 81/08) Misure di prevenzione e protezione adottate (art. 203 D.Lgs 81/08) Valutazione del rischio vibrazioni residuo (art. 202 D.Lgs 81/08) Ulteriori misure di prevenzione e protezione da adottare Il Datore di lavoro ha adottato inoltre le seguenti misure di prevenzione e protezione: - Organizzazione di orari di lavoro appropriati, con adeguati periodi di riposo - Acquisto di utensili aventi bassi valori di vibrazioni trasmesse al corpo o al sistema mano-braccio, secondo quanto indicato dal costruttore nella scheda tecnica della macchina Sulla base delle misure di prevenzione e protezione adottate si ritiene che la valutazione del rischio residuo sia: Collaboratore scolastico: Rischio HAV: TRASCURABILE Rischio WBV: TRASCURABILE Non si ritiene necessaria alcuna ulteriore misura di prevenzione e protezione. (art. 203 D.Lgs 81/08) 10.13. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI Normativa di riferimento D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 - D.Lgs 81/2008, Titolo VIII Capo IV artt. 206 ÷ 212 “ Protezione deilavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici”- D.Lgs 81/2008, Allegati VI - D.P.R. 1428/68 “Definizione dei tipi di macchine radiogene il cui impiego può determinare rischi di radiazioni ionizzanti per i lavoratori e la popolazione” - D.P.R. 1303/69 - D.Lgs 230/1995 “Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 92/3/Euratom e 96/29/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti. pag. 139/143 Definizioni I campi elettromagnetici sono campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz. Sono suddivise in due gruppi: - “radiazioni Ionizzanti”: comprendono i raggi X, i raggi gamma ed una parte dei raggi UV. - “radiazioni Non Ionizzanti” (NIR): radiazioni che hanno una energia associata che non è sufficiente ad indurre nella materia il fenomeno della ionizzazione ovvero non possono dare luogo alla creazioni di atomi o molecole elettricamente cariche (ioni). L’interazione con le NIR, quindi, non provoca un danno direttamente sulla cellula, ma realizza modificazioni termiche, meccaniche e biolettriche. La linea di soglia tra radiazione ionizzante e non ionizzante è l’energia fotonica di 12 eV (necessaria ad ionizzare l’atomo di idrogeno). Metodologia di valutazione del rischio Censimento delle possibili sorgenti di campi elettromagnetici che si trovano in corrispondenza della postazione abituale del lavoratore Attività che comportano la possibile esposizione a campi elettromagnetici Le attività che comportano potenziale esposizione a campi magnetici statici, elettrici, magnetici e elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz sono: - Attività svolte nel laboratorio di elettronica / elettrotecnica Lavoratori esposti a campi elettromagnetici - Livelli di esposizione misurati Non noto il valore di esposizione in assenza di valori strumentali. Considerando l’occasionalità della esposizione si ritiene comunque di essere sotto il valore limite di esposizione di cui all’All. XXXVI del D.Lgs 81/2008 (art. 209 D.Lgs 81/08) Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica Informazione e formazione dei Dato il trascurabile livello di rischio non si ritiene necessaria lavoratori esposti sul rischio (art. 210 D.Lgs 81/08) Valutazione del rischio campi elettromagnetici residuo (art. 209 D.Lgs 81/08) Sulla base delle misure di prevenzione e protezione adottate si ritiene che la valutazione del rischio residuo sia: Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica -rischio TRASCURABILE 10.14. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CHIM ICI Normativa di riferimento D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 - D.Lgs 81/2008, Titolo I Capo I artt. 221 ÷ 232 “Protezione da agenti chimici” - D.Lgs 81/2008, Allegati VIII e I pag. 140/143 Definizioni Agenti chimici Tutti gli elementi o composti chimici, sia da soli sia nei loro miscugli, allo stato naturale o ottenuti, utilizzati o smaltiti, compreso lo smaltimento come rifiuti, mediante qualsiasi attività lavorativa, siano essi prodotti intenzionalmente o no e siano immessi sul mercato o no Agenti chimici pericolosi: - Agenti chimici classificati come sostanze pericolose ai sensi del D.Lgs 3 febbraio 1997 n. 52, e ss.mm., nonché gli agenti che corrispondono ai criteri di classificazione come sostanze pericolose di cui al predetto decreto. Sono escluse le sostanze pericolose per l’ambiente; - Agenti chimici classificati come preparati pericolosi ai sensi del D.Lgs 14 marzo 2003 n. 65, e ss.mm., nonché gli agenti che corrispondono ai criteri di classificazione come preparati pericolosi di cui al predetto decreto. Sono esclusi i preparati pericolosi per l’ambiente; - Agenti chimici che, pur non essendo classificabili come pericolosi, in base ai nn. 1 e 2, possono comportare un rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori a causa di loro proprietà chimico-fisichechimiche o tossicologiche e del modo in cui sono utilizzati o presenti sul luogo di lavoro, compresi gli agenti chimici cui è stato assegnato un valore limite di esposizione professionale Valore limite di esposizione professionale Se non diversamente specificato, il limite della concentrazione media ponderata nel tempo di un agente chimico nell’aria all’interno della zona di respirazione di un lavoratore, in relazione ad un determinato periodo di riferimento. Un primo elenco di tali valori è riportato nell’Allegato XXXVIII del D.Lgs 81/2008 Valore limite biologico Limite della concentrazione del relativo agente, di un suo metabolita o di un indicatore di effetto nell’appropriato mezzo biologico. Un primo elenco di tali valori è riportato nell’Allegato XXXIX del D.Lgs 81/2008 Metodologia di valutazione 1) Analisi delle attività lavorativa in cui sono utilizzati agenti chimici, o se ne prevede l’utilizzo, in ogni tipo di procedimento, compresi la produzione, la manipolazione, l’immagazzinamento, il trasporto o l’eliminazione di rifiuti, o che risultino da tale attività lavorativa 2) Censimento delle sostanze pericolose presenti 3) Analisi delle schede di sicurezza delle sostanze pericolose censite Attività a rischio di esposizione Si ritiene che le attività che possono esporre i lavoratori addetti ad agenti ad agenti chimici chimici siano le seguenti: (art. 223 D.Lgs 81/08) - Utilizzo di vari prodotti per le attività di pulizia degli ambienti - Utilizzo di vari prodotti per le attività nei laboratori Lavoratori esposti ad agenti chimici (art. 223 D.Lgs 81/08) I lavoratori potenzialmente esposti ad agenti chimici sono quelli che svolgono le seguenti mansioni: Assistente Tecnico Laboratorio Chimica Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica Collaboratore scolastico Livelli di rischio misurati I prodotti che vengono utilizzati sono conservati in locali idonei. Considerando le modalità operative delle attività nelle quali vengono manipolate queste sostanze, la presenza di idonei DPI e i tempi di utilizzo si ritiene che il livello di rischio sia basso per la salute e irrilevante per la sicurezza Informazione e formazione dei I lavoratori esposti sono stati informati e formati sul rischio chimico attraverso la lavoratori sul rischio partecipazione ai corsi di formazione sulla sicurezza. (art. 227 D.Lgs 81/08) I collaboratori scolastici hanno frequentato anche un corso di formazione sul rischio chimico associato all’uso dei prodotti per le pulizie impiegati. (art. 223 D.Lgs 81/08) D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 141/143 Misure di prevenzione e protezione adottate (art. 224 e 225 D.Lgs 81/08) Il Datore di lavoro ha adottato le seguenti misure di prevenzione e protezione: - i prodotti pericolosi vengono sostituiti progressivamente con altri meno pericolosi - i quantitativi di sostanze chimiche pericolose presenti sono i minimi compatibili con le lavorazioni - i lavoratori hanno l’obbligo di indossare i DPI previsti nelle schede di sicurezza durante l’impiego dei vari prodotti - è vietato fumare, bere o mangiare durante il lavoro - tutti i recipienti riportano l’indicazione scritta del nome e del codice numerico del prodotto contenuto e dei rischi associati Valutazione del rischio residuo Assistente Tecnico Laboratorio Elettronica / Chimica / (art. 223 D.Lgs 81/08) Collaboratore scolastico: Rischio BASSO per la sicurezza e IRRILEVANTE per la salute Ulteriori misure di Non si ritengono necessarie ulteriori misure di prevenzione e protezione. prevenzione e protezione da adottare 10.15. – RISCHIO DI ESPOSIZIONE AD AGENTI CANCEROGENI Normativa di riferimento - D.Lgs 81/2008, Titolo I Capo II artt. 233 ÷ 245 “Protezione da agenti cancerogeni o mutanti” - D.Lgs 81/2008, Allegati VIV Definizioni Si definisce “agente cancerogeno” o “mutageno”: 1) una sostanza che risponde ai criteri relativi alla classificazione quali categorie cancerogene o mutagene 1 o 2, stabiliti ai sensi del D.Lgs 52/97 e successive modificazioni; 2) in preparato contenente una o più sostanze di cui al numero 1), quando la concentrazione di una o più delle singole sostanze risponde ai requisiti relativi ai limiti di concentrazione per la classificazione di un preparato nelle categorie cancerogene o mutagene 1 o 2 in base ai criteri stabiliti dai D.Lgs 52/97 e D.Lgs 65/03 e successive modificazioni; 3) una sostanza, un preparato o un processo di cui all' Allegato XLII del D.Lgs 81/08, nonchè una sostanza od un preparato emessi durante un processo previsto dall' Allegato XLII del D.Lgs 81/08 Metodologia di valutazione del rischio Analisi delle attività in cui vi può essere potenziale esposizione dei lavoratori addetti ad agenti cancerogeni Attività che comportano Nessuna attività lavorativa comporta la possibile presenza di agenti la presenza di agenti cancerogeni o mutageni cancerogeni e/o mutageni Lavoratori Nessuno potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni Livelli di rischio misurati Non applicabile Registro degli esposti Non applicabile DPI utilizzati dai lavoratori esposti Non applicabile Informazione e Non applicabile formazione dei lavoratori esposti sul rischio Sorveglianza sanitaria dei Non applicabile lavoratori esposti D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 142/143 Altre misure di prevenzione e protezione adottate Valutazione del rischio cancerogeno e mutageno residuo Ulteriori misure di prevenzione e protezione da adottare 11 Non applicabile Tutte le mansioni: Rischio NULLO Non applicabile PROGRAMMA DI ATTUAZIONE MISURE DI PREVENZIONE E PROTEZIONE Per il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, oltre alle misure adottate, a quelle sollecitate all’Ente proprietario ed a quelle in corso di adozione, tenuto conto dei lavori in atto, si ritiene di: a) controllare lo stato di efficienza e funzionalità delle misure di sicurezza adottate b) controllare che gli Enti esterni competenti per materia ed oneri attuino le misure segnalate; c) di verificare periodicamente con appositi sopralluoghi, riscontri e riunioni la valutazione dei rischi d) di svolgere e mantenere aggiornato il piano di informazione e formazione dei lavoratori. 12 DOCUMENTAZIONE DI SUPPORTO Si intendono allegati al presente documento: piano di evacuazione dell’edificio scolastico piano di pronto soccorso Quadro dati lavoratori Piano di formazione Documento di valutazione del rischio stress lavoro correlato Autocertificazione sul rischio rumore redatta dal Dirigente Scolastico D.V.R. r. 3 del 03/10/2015 pag. 143/143