Bell’uva per la letizia
Le Feste nazionali dell’uva in Bassa Romagna
Bell’uva per la letizia
Le Feste nazionali dell’uva in Bassa Romagna
a cura di
Patrizia Carroli
EDIT FAENZA
2009
Provincia Ravenna
Questa pubblicazione esce a cura del Servizio Istituzioni e Beni Culturali dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna
in occasione dell’Open day del 18 ottobre 2009: biblioteche, musei e archivi storici aperti.
Le ricerche negli archivi storici dei Comuni di Alfonsine e Lugo e l’elaborazione delle relative notizie, sono state condotte
rispettivamente da Maria Laura Troncossi, Elena Stefanelli e Antonio Curzi.
Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato a vario titolo alle ricerche e alla pubblicazione: Armanda
Capucci, Rossella Confalonieri, Antonio Curzi, Vilma Dal Bosco, Tatiana Fabbri, Silvana Galassi, Alessandro Luparini,
Giuseppe Masetti, Ivana Pagani, Lorenzo Pasi, Massimo Rossi, Elena Stefanelli, Fulvia Tamburini, Maria Laura Troncossi.
In copertina: cartello da vetrina per la III Festa nazionale dell’uva in ASCBc, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2
In quarta di copertina: III Festa dell’uva a Sant’Agata sul Santerno 1932, Raccolta privata
Presentazione
Il territorio della Bassa Romagna è riconosciuto da tempo per la sua vocazione alla frutticoltura ed alla viticoltura.
Tali specializzazioni, sviluppate attraverso il lavoro pratico nelle campagne e la progettualità di agronomi esperti,
sono state la base per l’emancipazione delle nostre aziende e la diffusione del benessere in tutto il nostro territorio.
Negli anni centrali del Ventennio fascista tali elementi furono utilizzati dal regime per creare un’imponente campagna di propaganda politica.
All’interno delle iniziative culturali previste in occasione dell‘ Open day di Biblioteche, Musei e Archivi del polo
romagnolo, quest’anno i Comuni dell’Unione della Bassa Romagna hanno voluto pertanto presentare un breve studio tematico su questa identità territoriale, partendo dalle carte dei propri Archivi storici. Sul tema generale proposto dalla Provincia di Ravenna - la cultura del cibo e del vino in Romagna - la ricerca archivistica si è concentrata
proprio sulle Feste dell’uva istituite a livello nazionale negli anni ’30 del Novecento.
La documentazione riguardante tale argomento rinvenuta negli Archivi storici dei 9 Comuni è di notevole interesse
e risulta molto ampia negli archivi di Bagnacavallo, Lugo e Massa Lombarda, più limitata in quelli di Alfonsine,
Bagnara, Conselice, quasi assente per Cotignola, Fusignano e Sant’Agata a causa dei gravi danni subiti dai locali
archivi storici durante il Secondo conflitto mondiale. Lo studio delle carte ha permesso di ricostruire una breve panoramica sulle modalità di risposta delle nostre comunità alle direttive del regime per l’organizzazione di una Festa
popolare, utilizzata come strumento di propaganda mirata all’acquisizione di consenso fra le masse rurali.
A tutt’oggi su questo tema esistevano solo le indagini storiche di Massimo Baioni (Immagini della festa dell’uva in
Romagna, pubblicato in Identità e dintorni, Il Ponte vecchio, 1999) e di Anna Cavina (con la tesi di laurea intitolata
Folklore e retorica strapaesana nell’ideologia fascista: la “festa dell’uva” nel ravennate). A questi due esaurienti studi, basati
prevalentemente sulle cronache giornalistiche e sul materiale a stampa dell’epoca, si affianca ora questo lavoro che
parte dall’analisi di nuove fonti, appartenenti al patrimonio storico e archivistico dei nostri Comuni.
Con questa scelta si intende rimarcare il valore più autentico dei documenti storici anche riferiti alle occasioni più
popolari, come fonte primaria per “fare storia” e per capire “da dove veniamo”.
Nei Comuni di Alfonsine, Massa Lombarda e Lugo parallelamente a questa indagine storica saranno allestite in
queste settimane anche piccole mostre documentarie a testimonianza della ricerca fin qui condotta, per proporre
alcune suggestioni storiche ad un pubblico sempre più vasto.
Mirco Bagnari
Sindaco referente per le politiche culturali
per l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna
5
Elenco delle abbreviazioni utilizzate
ASCAl
ASCBa
ASCBc
ASCCo
ASCCn
ASCLu
ASCML
ASCSA
b./bb.
cat.
cl.
fasc./fascc.
ins.
ONB
OND
p./pp.
R.D.
Archivio storico comunale di Alfonsine
Archivio storico comunale di Bagnara di Romagna
Archivio storico comunale di Bagnacavallo
Archivio storico comunale di Cotignola
Archivio storico comunale di Conselice
Archivio storico comunale di Lugo
Archivio storico comunale di Massa Lombarda
Archivio storico comunale di Sant’Agata sul Santerno
busta/buste
categoria
classe
fascicolo/fascicoli
inserto
Opera Nazionale Balilla
Opera Nazionale Dopolavoro
pagina/pagine
Regio Decreto
Motivazioni presunte e reali della Festa
La Festa dell’uva venne istituita dal governo fascista nel 1930 su iniziativa dell’allora sottosegretario al ministero dell’Agricoltura
e delle Foreste Arturo Marescalchi1. Voluta da S.E. il Capo del Governo2, la manifestazione veniva elevata dal regime a Festa nazionale con le evidenti finalità di diffondere il consumo dell’uva, di cui sono note le benefiche qualità nutritive e dietetiche e di dare incremento ad un importante ramo della produzione agraria3. Le motivazioni reali che portarono ad
organizzare una celebrazione dell’uva sull’intero territorio nazionale, furono di ordine economico e strettamente politico. Dal punto di vista economico si trattava infatti di promuovere la
vendita e il consumo di vino e di uva da tavola, per far fronte alla situazione di crisi in cui versava il settore vitivinicolo a causa della sovrapproduzione e conseguente svalutazione del prodotto. La politica economica del fascismo tentò di risolvere la questione chiudendo il mercato
italiano a quello straniero, incrementando l’esportazione e il commercio con agevolazioni fiscali
e organizzando una o più giornate che, tramite la celebrazione del frutto della vite, prevedessero un ampio consumo e smercio dello stesso. Dato che il consumo si estendeva anche ai derivati dell’uva come marmellate, succo e soprattutto vino, in aperto contrasto con la politica
antialcolica del regime, la propaganda venne organizzata in modo tale da sostenere che il vino
in dosi moderate era un valido alimento e un aiuto al miglioramento della razza, e che l’uva
aveva importanti proprietà terapeutiche. Vennero così riprese le feste legate al tempo della
vendemmia, radicate quasi ovunque nel territorio italiano da antica data. Il recupero filologico
di tradizioni che andavano scomparendo causa il processo di industrializzazione e urbaniz1
zazione del primo Novecento, serviva al fascismo per divulgare la propria immagine di partito di cultura paesana mirato a
formare un largo consenso tra i ceti contadini. Qualunque occupazione doveva essere accompagnata da tradizioni ad essa correlate e a tal fine si istituirono le Giornate del pane, del frutto, del gelso e dell’albero. E’ su questa ripresa delle tradizioni paesane
che si manifesta la motivazione di ordine politico che portò lo stesso Mussolini a volere una celebrazione dell’uva, che su sua
esplicita indicazione passò dalla denominazione di Giornata a quella di Festa: elevandola al grado di nazionale diventava un
momento di coesione sociale, altamente patriottico, mirato all’acquisizione di largo consenso sulle masse meno politicizzate.
La giornata dell’uva che si celebrerà in tutta Italia per propagandare fra tutte le classi il consumo dell’uva come frutta fresca non è quindi
una festa bacchica e un’orgia, ma la vera celebrazione della semplice, modesta, gustosa uva in grappolo con tutti i suoi svariati pregi nutritivi,
terapeutici, economici4. Diffondendone l’organizzazione a livello regionale e locale, il fascismo tendeva a fare della Festa dell’uva
uno spiccato momento di regionalismo intrecciandosi con la domanda di svago che proveniva soprattutto dalla provincia.
Nato a Baricella nel 1869 e diplomatosi alla scuola enologica di Conegliano, Marescalchi fu tra i fondatori della Società enotecnica italiana
con sede in Milano. Dopo aver ricoperto diverse cariche all’interno di associazioni e società di natura tecnico-agricola, venne nominato senatore del Regno nel 1934. Tra le sue pubblicazioni si ricorda Storia della vite e del vino in Italia curata con Giovanni Dalmasso, edita da
Gualdoni nel 1931.
2
Circolare prefettizia del 21 agosto 1930, n. 962/gab. in ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva
28 settembre 1930”.
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Ib.
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ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”.
1
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Dal centro alla periferia: l’organizzazione della Festa
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Alla domanda di svago e divertimento del popolo e dei ceti rurali, il fascismo rispose con l’istituzione dell’Opera Nazionale
Dopolavoro. L’OND, conosciuta con il nome più familiare di Dopolavoro, istituita con R. D. del 1° maggio 1925, fu uno dei
punti di forza del regime. Definita come una delle organizzazioni che maggiormente influenzò la vita civile del Ventennio,
impregnandola di propaganda, ad essa spettava l’organizzazione e il controllo del tempo libero dei lavoratori e delle loro famiglie. I comitati locali dell’OND furono pertanto parte attiva nell’organizzazione sul territorio delle Feste dell’uva, attuando
le direttive che giungevano ai Comuni dal livello centrale attraverso le Prefetture. E’ infatti dalle circolari prefettizie conservate
negli Archivi storici comunali che si desume come lo svolgimento di tali giornate dovesse seguire un iter ben definito. La stessa
giornata di festeggiamento venne stabilita per i primi due anni (1930 e 1931) rispettivamente nelle date del 28 e del 27 settembre,
mentre dal 1932 si dispose che le Feste venissero celebrate in giorni diversi a seconda del territorio italiano. In quell’anno ad
esempio venne decretato che si festeggiasse il 18 settembre per l’Italia centrale, meridionale e insulare, ed il 25 settembre per l’Italia
settentrionale5. Ogni cambiamento di data doveva essere comunicato preventivamente alla Prefettura indicandone le motivazioni
al fine di ottenere l’autorizzazione. Il lavoro di preparazione doveva essere svolto da appositi comitati locali nominati dal podestà di ogni Comune, composti da esponenti politici e rappresentanti di categoria: segretari di partito, rappresentanti delle
federazioni e dei sindacati dell’agricoltura e del commercio, delle associazioni di Dopolavoro, tecnici agricoli, presidenti delle
Cattedre ambulanti di agricoltura e delle comunità artigiane, nonché esponenti dei Fasci femminili, degli Avanguardisti, dei
Balilla e all’uopo ci si poteva avvalere anche dell’opera dei parroci6. Se libera era la scelta delle manifestazioni e dell’ora in cui
compierle, due iniziative dovevano essere prese dovunque (…) una gara per la migliore offerta in vendita di cestini o sacchetti di uva
in tutti i negozi di alimentari e pubblici esercizi e un corteo folkloristico con carri rustici vendemmiali7, dove i carri ben presto vennero
ad assumere la connotazione di vere e proprie sfilate di propaganda inneggianti alle imprese coloniali o all’alleanza con la
Germania nazista. Il corteo, l’allestimento dei carri e la sfilata con costumi tradizionali era affidata interamente al Dopolavoro
che aveva altresì il compito di recuperare le venditrici di uva ed il personale per il confezionamento dei cestini. Le venditrici
per l’occasione indossavano il costume contadino tradizionale come una sorta di abito ufficiale, anche se il più delle volte nessuna di loro apparteneva realmente alla classe rappresentata. La realizzazione dei cestini in cui veniva venduta l’uva, era commissionata alle diverse realtà artigiane locali e nel 1932, il comitato nazionale per la Festa dell’uva, incaricò l’Ente nazionale
per le piccole industrie di pubblicare un catalogo dei tipi di cestino prodotti e disponibili per ogni provincia. Nel 1930, primo
anno di festeggiamento, la scelta cadde sui cestini realizzati dalle maestranze del Piave, aggiungendo così al programma una
nota patriottica di richiamo alla Grande Guerra. In occasione della Festa venivano disposte particolari agevolazioni dal ministero delle Finanze per facilitare lo smercio delle uve: uve di qualsiasi specie potranno liberamente trasportarsi per vendita fuori del
Comune di produzione (…) i comitati locali e enti chiamati a coadiuvarli debbano considerarsi della stessa stregua dei pubblici venditori
Circolare prefettizia n. 8511 del 29 luglio 1932, in ASCBc, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “III Festa dell’uva”.
Ib.
7
Ib.
5
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autorizzati senza limiti di quantità8. Anche la pubblicità dell’evento
venne pensata e realizzata a livello centrale fino al 1933.
Manifesti, cartoline d’invito, cartelli da vetrina e sacchetti con
cui distribuire l’uva ebbero la medesima veste grafica per tutti i
Comuni del Regno. La distribuzione di tali materiali per i primi
anni fu a cura dell’EVOÈ - Ufficio propaganda e forniture di
Roma - che ogni anno, attraverso una circolare, provvedeva a
raccogliere le ordinazioni dei quantitativi di stampati necessari
ad ogni Comune. Particolare attenzione fu rivolta alla veste grafica dei manifesti, alcuni realizzati da illustratori pubblicitari
quali Mario Gros (1931), Giacinto Mondani (1932), Erberto Carboni (1933) e nel 1934
dallo stabilimento Arti
2
grafiche Bertarelli su
bozzetto di Franciscone. Ai comitati venivano forniti sacchetti in carta pergamena o
cellulosa, chiusi con un nastrino tricolore, su cui erano stampati i motti dettati sull’argomento da Mussolini, Acerbo e Marescalchi di cui il seguente testo: L’Antica Enotria
che vorrebbe dare a tutti il bicchiere di vino confortatore e dispensatore di forze e di gioia offre
anche nella stagione propizia la sua bell’uva per la letizia dei fanciulli, per la salute ed il vigore
dei suoi uomini9. Nel 1941 per la sobrietà imposta dal conflitto, il corteo folkloristico fu
abolito mentre il ricavato della vendita delle uve fu devoluto ai feriti ricoverati negli
ospedali e ai militi accampati nelle città. L’entrata in guerra stroncava in tutta Italia il
desiderio e la volontà stessa di festeggiare e soltanto dopo la parentesi bellica in alcuni
Comuni - luoghi dove per maggiore attaccamento a questa tradizione si superarono
anche le perplessità di quanti associavano la Festa al passato regime - si riprendeva
in sordina la celebrazione delle Sagre dell’uva. A metà degli anni ‘60 la sagra ritrovava
una certa diffusione nazionale. Denominata indistintamente “dell’uva” o “del vino”,
assumerà, nei diversi contesti territoriali, aspetti laici, religiosi o più semplicemente
dell’attrazione turistica.
3
Circolare prefettizia n. 10864 del 19 settembre 1930 in ASCBc carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28
settembre 1930”.
9
ASCBc, carteggio amministrativo 1933, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “IV Festa nazionale dell’uva 1933”.
8
9
La Festa in Bassa Romagna
In ogni comunità della Bassa Romagna l’organizzazione dell’evento aveva tratti simili dovuti
alle direttive emanate a livello centrale. Dalla quantità di documenti d’archivio analizzati si
evince che nei Comuni i primi anni della Festa (1930-1936) furono i più intensi in termini di preparazione e propaganda. La tipologia dei documenti utilizzati per la ricerca comprende i verbali
di nomina a membro del comitato organizzatore, le circolari prefettizie o ministeriali recanti le
disposizioni a cui attenersi per l’organizzazione dei festeggiamenti, i telegrammi e le minute
con cui venivano rendicontati l’andamento delle giornate ed il quantitativo di uva smerciato, i
manifesti, le cartoline e il materiale a stampa predisposto per un’efficace, lineare e condivisa
propaganda. Negli Archivi storici comunali tali carte si trovano nella serie del carteggio amministrativo, alla categoria XI del titolario “Agricoltura” in inserti intitolati alla Festa o Giornata
dell’uva. Solo ad Alfonsine le carte sono anche all’interno della categoria II “Beneficenza pubblica”, poiché è in questa che trovano luogo i documenti inerenti il Dopolavoro, e all’interno
della categoria XIV “Oggetti diversi”.
4
Alfonsine
10
Ad Alfonsine il comitato era presieduto dal podestà e composto da autorità fasciste, membri dell’OND e delle associazioni
economiche e sindacali locali, ai quali si aggiunse anche il prof. Umberto Pasini, medico chirurgo dell’ospedale di Alfonsine,
che avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’ideazione e nell’allestimento coreografico della sfilata dei carri allegorici, vero
fulcro scenografico della festa del paese. Dalla scarsa documentazione conservata presso l’Archivio storico comunale si desume
che il comitato si adoperò soprattutto per curare al meglio l’aspetto economico-commerciale della festa, invitando i produttori
del Comune a contribuire con 30 Kg. di uva, e sostenere con personale ausiliario le donne del Fascio femminile durante la vendita mattutina. Sempre dalle carte d’archivio si desume che, al contrario di quanto avvenne negli altri Comuni della Bassa Romagna, ad Alfonsine i primi anni della Festa furono quelli organizzati con minor enfasi, tanto che nel 1932 la Festa venne
abbinata dall’allora podestà Marcello Mariani all’antica e unica festa cittadina denominata “festa grossa”, rimasta sempre viva nell’animo della cittadinanza, nell’intento di rendere alla Festa nazionale dell’uva quella giusta affermazione che merita10. La fiera di
mezz’agosto, denominata dagli alfonsinesi “festa grosa”, si era imposta nel paese come un’occasione festiva di rilievo già dalla
seconda metà del XIX secolo, coniugando affari e commerci con svaghi e spettacoli. Come racconta Eugenio Cavazzuti in un
articolo pubblicato su La Piê nel 1929 la festa durava due giorni il primo giorno destinato alle merci, il secondo al bestiame. Svariati
erano i passatempi offerti a spese pubbliche a cominciare dai mortaretti, sparati il sabato sera e la successiva mattina per rinfrescare la memoria ai labili, musica, corse di cavalli a fantino lungo il Corso, tombola, innalzamento di globi aerostatici, fuochi artificiali e altri svaghi
10
ASCAl, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 1.
offerti da giostre, circhi, tiri a segno11. In una nota trasmessa alla Prefettura di Ravenna12, il podestà Mariani precisava che la festa
grossa non veniva più celebrata dal 1921 poiché, causa le discordie politiche allora esistenti, si cercò di evitare pubbliche manifestazioni.
Il Mariani faceva riferimento agli scontri fra socialisti e repubblicani avvenuti in occasione della celebrazione del 1° maggio
del 1920. La Fiera di mezz’agosto fu ripresa dall’Amministrazione comunale nel 1923 e nel 1925 per rinvigorire la più grande
fiera annuale che indubbiamente porta un vantaggio al commercio ed all’industria locale e valorizza sempre più l’allevamento del bestiame
di questa plaga ubertosa13. Dal 1932 dunque, la Festa dell’uva modellò la propria struttura organizzativa, oltre che sulle direttive
del Governo, anche sulle iniziative caratteristiche della tradizionale “festa grossa”, imprimendo così alla manifestazione una
veste assai più varia e articolata. Nel comunicato stampa predisposto dal podestà si evidenziò l’importante operato di gruppi
di volonterosi cittadini che organizzano con mezzi propri alcuni numeri folkloristici nell’intento di affiancare e potenziare il programma
concretato dall’apposito comitato14. Il comitato organizzatore della Festa nel 1932 era costituito da 17 membri, tra cui l’arciprete
don Luigi Liverani, i direttori degli istituti di credito locali e altre personalità del paese. La III Festa dell’uva di Alfonsine inaugurò un copione di attrazioni che si replicò, sebbene con qualche variante, fino alle ultime edizioni. La benedizione dei grappoli
nella piazza decorata con trofei, bandiere, festoni ricavati con tralci di vite e la successiva Messa officiata dal parroco dava
l’avvio alla manifestazione, che continuava con la
vendita del prodotto in chioschi opportunamente
allestiti. Fra il pomeriggio e la sera si raggiungeva
l’apice con le musiche del corpo bandistico, la sfilata dei carri allegorici folkloristici diretta dal prof.
Umberto Pasini, la tombola a scopo benefico e il
gran finale, alle ore 21, con l’uscita del carro a sorpresa nella cornice notturna illuminata da fuochi
d’artificio. Il carro che nel 1932 suscitò l’ammirazione non solo della folla strabocchevole, ma anche
dei cronisti locali, fu quello denominato EVOÈ:
5
una curiosa costruzione elaborata da giovani del paese
15
recante su cuspidi e piramidi teorie di finestrelle illuminate che riportavano i dati relativi al raccolto dell’uva nelle ultime annate.
La rinnovata organizzazione della Festa giovò anche al consumo dell’uva: quaranta quintali contro i sette dell’anno precedente,
venduti e offerti nei cestini confezionati dalla comunità artigiana di Villanova di Bagnacavallo. In occasione della IV Festa dell’Uva, tenutasi l’8 ottobre del 1933, il podestà e il comitato di Alfonsine pubblicarono un Numero unico folklorico vendemmiale di
otto pagine con inserto fotografico, testimonianza di assoluto valore per la ricostruzione dell’assetto organizzativo della manifestazione, data la totale assenza di documentazione d’archivio sull’argomento per l’anno in questione. Le celebrazioni al-
La Piê, 1929, pp. 181-182.
ASCAl, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 1.
13
ASCAl, carteggio amministrativo 1925, cat. XI, cl. 4, fasc. 1.
14
ASCAl, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 1.
15
Celebrazione della Festa dell’uva e della Festa Grossa, in Santa Milizia, 1 ottobre 1932, p. 5.
11
12
11
6
12
fonsinesi del 1933 e del 1934 - alle quali secondo il cronista del
numero unico assistettero quindicimila persone - si incentrarono sulla coreografia rituale della sfilata del corteo folkloristico, introdotto da gruppi appiedati e a cavallo, in costumi
storici o tradizionali e composto non solamente dagli usuali
carri, ma anche da auto, birocci, calessi, tricicli e carrozzini opportunamente decorati di motivi vendemmiali e simboli del
fascio, allestiti pare in gran segreto, per timore di plagio. In
entrambe le edizioni furono messi in palio decine di premi in
denaro e distribuiti a tutti i partecipanti diplomi di partecipazione e cestini di pane e uva appositamente conditi su ricetta del
podestà16. Particolare cura fu dedicata anche all’apparato scenografico della piazza e del Corso principale, che mischiava
temi rurali e politici, simboli tradizionali e moderni: grappoli
e tralci d’uva, cartelli e strisce multicolori inneggianti il Duce, bandiere e stendardi, luminarie policrome. Da segnalare, nel 1934, anche la presenza di originali
creazioni come il gigantesco grappolo collocato dall’industriale Marini al sommo della
sua casa e la fontana vendemmiale felicemente ideata dal Prof. Pasini17. Data la notorietà
a livello regionale raggiunta dalla Festa dell’uva di Alfonsine, il podestà Mariani
inviò nello stesso anno al direttore dell’Istituto Luce una prima richiesta di ripresa
cinematografica della manifestazione, seguita da altre in anni seguenti: tutte, purtroppo, con esito negativo. Nell’ottobre 1935 prese l’avvio la guerra coloniale fascista in Etiopia, che richiese un’enorme mobilitazione di forze militari e umane.
La chiamata alle armi e la conseguente assenza di molti giovani del paese che contribuivano non poco alla riuscita della festa specie nell’allestimento dei carri18, impedì
che la Festa dell’uva alfonsinese fosse celebrata con quella grandiosità che era diventata, oramai, un’ammirata ed invidiata tradizione19, costringendo il Comune e il comitato organizzatore a predisporre un programma fissato in sobrie manifestazioni20.
Nella sfilata della VII edizione della Festa, peraltro posticipata per consentirvi la
partecipazione dei soldati alfonsinesi dell’81esimo Battaglione impegnati in Africa
7
IV Festa dell’uva. Numero unico folkloristico vendemmiale, Alfonsine, 9 ottobre 1933, p. 2.
Grandiosa celebrazione della V Festa dell’uva ad Alfonsine in Santa Milizia, 13 ottobre 1934, p. 3.
18
ASCAl, Registro delle delibere del podestà 1933-1939.
19
ASCAl, carteggio amministrativo 1936, cat. II, cl. 1.
20
Ib.
16
17
orientale, furono assegnanti il secondo e terzo premio ai carri “Faccetta nera” e
“Potenziamento dell’Impero”. Quest’ultimo, allestito dai Giovani fascisti, riproduceva un tucul circondato da bambini in divisa coloniale e “mascherati”
da indigeni, sormontato da un grande stendardo con l’emblematica scritta latina te teneo leo. Nel corteo sfilò anche il carro “Asse Roma-Berlino”, raffigurante
un fascio ed una svastica che sorreggevano il mondo, omaggio in chiave rurale
del primo anniversario dell’alleanza italo-tedesca. Il carro ottenne il premio
speciale della giuria per la sua alta significazione politica21. Anche la scenografia
del paese venne ulteriormente spettacolarizzata: sul modello di Roma imperiale
fasci littori e severe colonne sormontate dall’aquila romana22 delimitarono i corsi e
gli ingressi principali alla piazza. Coerente con il tema vendemmiale della Festa
fu invece l’ingegnosa fontana sprizzante canena a gettito interrotto23 eretta dal Dopolavoro aziendale Marini davanti alla propria sede e ancora impressa nella
memoria di molti alfonsinesi. Ampia partecipazione popolare e larghezza di finanziamenti sia pubblici che privati sostennnero ancora la Festa dell’uva di Alfonsine del 1938, alla quale, come si legge nella deliberazione del podestà, i
cittadini molto mal volentieri rinunzierebbero, specie i commercianti, che risentirebbero
dei suoi benefici effetti24. Il comitato organizzatore della IX edizione raggiunse il
numero di 26 membri, lo stanziamento comunale fu aumentato a 5.500 lire e i
contributi di enti e associazioni ammontarono a 2.000 lire. La celebrazione, che
8
già da alcuni anni proseguiva anche nella serata del lunedì, si articolò secondo
il consueto copione tipico delle precedenti edizioni, con un ritorno però ai temi più propriamente regionali e folkloristici. Nelle
ultime edizioni della Festa venne allestito anche un “parco giochi” dedicato a forme itineranti di divertimento: molte le richieste
conservate in archivio inviate al podestà da tutta Italia, per ottenere la concessione di spazi da adibire a tiri al bersaglio, giostre
volanti, autopiste e spettacoli viaggianti. La IX Festa dell’uva fu l’ultima caratterizzata da quei grandiosi festeggiamenti che
avevano affermato la manifestazione alfonsinese a livello regionale. Ad Alfonsine il corteo fu abolito presumibilmente già dal
1939; solo il parco giochi e lo spettacolo pirotecnico sopravvissero fra le attrazioni di divertimento popolare. Dal 1940 l’organizzazione della Festa venne completamente demandata al locale Dopolavoro, che organizzò per quell’anno una corsa ciclistica
in memoria del compaesano Ettore Rambelli, caduto a Tobruck, e l’anno successivo una partita di calcio fra le squadre della
Gioventù italiana del littorio.
La gioiosa Festa dell’uva a Alfonsine, in Santa Milizia, 9 ottobre 1937, p. 2.
Ib.
23
Ib.
24
ASCAl, carteggio amministrativo 1938, cat. II, cl. 6, fasc. 2.
21
22
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Bagnara di Romagna
14
A Bagnara il comitato per l’organizzazione della Festa dell’uva era composto dal podestà, dal segretario politico del Fascio, dai rappresentanti
dei Balilla, dei sindacati fascisti di coloni e agricoltori, da un componente
del Dopolavoro comunale, da un esponente dell’Associazione combattenti e, fin dal 1930, anche dall’arciprete. In quel primo anno di festeggiamenti il Comune si mobilitò con un appello agli agricoltori fittavoli e
contadini del luogo affinché vogliano contribuire alla manifestazione con un’offerta di almeno una gabietta (sic) di uva che verrà distribuita gratuitamente da
gentili signorine in costume della regione in piazza XX settembre alle 16,30 e
nella sede del Dopolavoro alle ore 20,0025. Da una minuta datata 23 settembre
1931 conservata tra le carte dell’Archivio storico comunale indirizzata
al
Prefetto di Ravenna, si ricavano le informazioni su come si svolsero i
9
festeggiamenti per il secondo anno dell’evento: anche quest’anno in Bagnara si è festeggiata la giornata dell’Uva con la stessa solennità
di quella dell’anno scorso. Dietro autorizzazione dell’E.V. la cerimonia si è svolta il 20 corrente26. Il Comune di Bagnara infatti aveva
richiesto lo spostamento della data nazionale di festeggiamento dal 28 settembre al 5 ottobre nella considerazione che il giorno
28, vi sono molte sagre nei Comuni vicini, mentre al 5 ottobre predetto ricorre qui la Festa della Madonna del SS. Rosario, giorno in cui si
avrebbe più affluenza di persone27. Manca in archivio la risposta del Prefetto, che comunque deve aver rifiutato la data del 5
ottobre, proponendo quella del 20 settembre. La relazione sui festeggiamenti così continua: Il lavoro di propaganda e organizzazione
da parte del comitato ha dato ottimi risultati e la festa è riuscita più che solenne. Infatti fin dalle prime ore del mattino vi era un movimento
insolito e i cittadini, ansiosi e giulivi, guardavano i preparativi che si facevano sotto il porticato del Municipio rappresentante un magnifico
campetto con piante di gabiette piene della relativa frutta, dando la lucida impressione della vendemmia. Nel pomeriggio la musica cittadina
iniziò un concerto molto piacevole mentre la piazza si gremiva di persone. Alle ore 17 un gruppo di bambini e di giovani italiane vestite
alla contadina, elevarono un inno alla festa con un canto romagnolo molto adatto per l’occasione, suscitando alla fine un entusiasmo spontaneo e vivo tra la folla, che fu accompagnato da clamorosi evviva e da ripetute approvazioni. Non meno suggestiva fu, dopo il coro, la distribuzione gratuita dell’uva, omaggio gentile di agricoltori per un quantitativo di circa 5 quintali. La festa si è chiusa al Dopolavoro dove
intervennero tutte le autorità locali con le rispettive famiglie partecipando alle danze. Anche a Bagnara un’importanza sostanziale
l’ebbero i carri allegorici, la vendita dell’uva affidata interamente alle Giovani e alle Piccole italiane e la gara per i migliori produttori. Nel 1935 il comitato organizzatore si ampliò di nuovi componenti, tra cui il presidente della Cooperativa agricoltori,
il fiduciario del Dopolavoro San Filippo e i rappresentanti della stampa locale. Dal 1936 in archivio non vi sono più carte sulla
festa.
ASCBa, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 1, ins. “Festa dell’uva”.
ASCBa, carteggio amministrativo 1931, cat. XI, cl. 1, fasc. “Festa dell’uva”.
27
Ib.
25
26
Bagnacavallo
Il comitato per l’organizzazione della Festa dell’uva venne nominato dall’allora podestà Gagliardi ed era composto dallo stesso
in qualità di presidente, dal segretario politico del Fascio, dall’arciprete, dal presidente dell’Opera Nazionale Balilla, dalla segretaria del Fascio femminile e dai rappresentanti delle associazioni combattenti e mutilati di guerra, dei commercianti, degli
agricoltori e degli artigiani. Nel 1930, I edizione della Festa nazionale dell’uva, il comitato organizzò un concorso di vetrine
che deve costituire una delle attrattive della Festa28 per la migliore propaganda della vendita. I diciannove commercianti che aderirono alla gara - tra via Mazzini, Piazza Vittorio Emanuele, via Borgo Farini, via Cavour, via Garibaldi - allestirono le loro vetrine con tralci di vite cariche di grappoli, con festoni, ceste contenenti uve di qualità pregiata, ed alcuni hanno altresì presentato, mediante
figurine artistiche, scene plastiche rappresentanti la vendemmia, il trasporto delle uve, la pigiatura, la vinificazione29. I negozi che partecipavano alla gara avevano una deroga sull’orario di apertura purché si prestino alla vendita dell’uva (…) o prendano parte al
concorso delle vetrine30. La locale Banca Popolare indisse per l’occasione fra i coltivatori del Comune un “Concorso di viticoltura
e frutticoltura per l’anno agrario 1929-1930” per la razionale coltivazione delle uve da vino e dei frutteti già impiantati esclusi quelli
messi a dimora nell’autunno 192931. Come elementi di giudizio per la coltura della vite vennero prese in considerazione le norme
necessarie per una razionale coltura e cioè: sistemazione del terreno, culture erbacee consociate, accorta potatura, cure anticrittogamiche
ed antiparassitarie, adatta scelta del vitigno32. Se ai commercianti vincitori della gara spettavano medaglie in oro, argento e bronzo,
ai coltivatori sarebbero stati elargiti diplomi in denaro della somma
complessiva di 4000 lire. La premiazione avvenne nella “Sala Maggiore” dell’ex convento di San Francesco, alla presenza del professor
Luigi Vivarelli, direttore della Scuola agraria di Imola, che per l’evento
tenne un discorso intonato alla speciale occasione33. Il podestà invitò la
più ampia partecipazione dei cittadini all’evento con un manifesto
per dare esempio di particolare ed utile contributo alla produzione che sta in
cima ai pensieri del Governo nazionale34. La presenza di un’attività come
quella della lavorazione delle erbe palustri nella frazione di Villanova,
richiamò l’attenzione di numerosi Dopolavoro che fecero richiesta al
Comune di forniture di cestini da utilizzare per il confezionamento
dell’uva. La maestranza dei cestai di Villanova venne pertanto sollecitata dal podestà ad intensificare la produzione per soddisfare le numerose richieste. La stessa Federazione fascista ravennate dei
10
ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”.
ASCBc, carteggio amministrativo 1937, cat. XI, cl. 1, fasc. 2.
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Ib.
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Ib.
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Ib.
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Ib.
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Ib.
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commercianti e artigiani, con sua circolare indirizzata ai vari comitati dei Comuni limitrofi, auspicava il rivolgersi agli artigiani
di Villanova per richiedere il cestino denominato “modello Ravenna”. La richiesta di fornitura cestini arrivò anche dal Dopolavoro di Biella a cui il podestà rispose data la forte richiesta e il poco tempo disponibile, la loro produzione si è tutta accaparrata dalle
zone vicine. In ogni modo certo Dal Pozzo Domenico mi ha promesso di mandare a codesto Dopolavoro un campione di una partita di materiale che lui ha pronto in magazzino35.
Durante i festeggiamenti veniva distribuita uva gratuitamente a tutti i ricoverati negli Istituti amministrati dalla Congregazione
di carità, all’ospizio fratelli Bedeschi, all’asilo infantile e all’ospedale. Se nei primi due anni il quantitativo di uva venduto e
distribuito era stato pari a circa 5 quintali, nel 1933 causa stagione sfavorevole, che già aveva fatto slittare la festa dal 25 settembre al 9 ottobre, il quantitativo fu di soli 3 quintali36. Nel 1932 il ministero delle Corporazioni aveva stimolato a favorire,
durante la Festa, il maggior consumo di uva da tavola e ridurre il quantitativo destinato alla vinificazione: nella nostra provincia
la coltivazione dell’uva da mensa è assai limitata ed estesa quella dell’uva da vino, ma il vino che da essa si ricava è di scarsa gradazione
alcolica e quindi poco atto alla esportazione. Perciò qui più che altrove, necessita favorire con ogni mezzo lo smaltimento delle uve come
frutta37. L’organizzazione, come si evince dai documenti d’archivio, fu più o meno strutturata nello stesso modo per tutti gli
anni; solo nel 1937 – VIII edizione della Festa che ebbe luogo in corrispondenza della Fiera di San Michele - venne organizzata
la “I mostra dell’Industria e dell’Agricoltura” all’interno della “Settimana Bagnacavallese”. Per l’occasione intervenne la Camerata canterini romagnoli di Russi che rallegrò la giornata con canti popolari, generalmente intonati alla celebrazione della vendemmia e dei prodotti di essa, compreso il vino38.
16
Conselice
A Conselice le carte inerenti l’organizzazione della Festa dell’uva sono poche e relative ai soli anni 1935 e 1936. Il podestà deliberò, in seduta del 26 settembre 1935, la costituzione del comitato – spiccatamente politico - composto dal segretario politico
del Fascio, dal presidente dell’ONB, da un rappresentante degli agricoltori e dai segretari del Fascio giovanile e del Fascio
femminile a cui si aggiunse successivamente il segretario politico del Fascio di Lavezzola. Il caso di Lavezzola è unico tra i Comuni della Bassa Romagna, per la disposizione che impose di festeggiare anche nella frazione la Festa dell’uva. Il commissario
prefettizio che nel 1935 reggeva la comunità inviò infatti una lettera al delegato del podestà di Lavezzola, sig. Ricci Frabattista,
con la seguente raccomandazione: E’ necessario che anche codesta Frazione figuri degnamente in questa festa agricola promossa dal
Duce39. La mancanza di documentazione preclude lo studio di quali e quanti furono gli eventi caratterizzanti la celebrazione
a Conselice e a Lavezzola.
ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”.
ASCBc, carteggio amministrativo 1933, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “IV Festa nazionale dell’uva”.
37
Circolare del Consiglio provinciale dell’economia corporativa n. 6044 del 25 agosto 1932, in ASCBc, carteggio amministrativo 1932, cat. XI,
cl. 1, fasc. 2, ins. “III Festa dell’uva”.
38
ASCBc, carteggio amministrativo 1937, cat. XI, cl. 1, fasc. 2.
39
ASCCn, carteggio amministrativo, 1935, cat. XI, cl. 1, fasc. 2 “VI Festa dell’uva”.
35
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Lugo
Sul fare del Novecento a Lugo vi erano decine di industriali, commercianti ed esportatori
operanti nel settore vitivinicolo, tra cui alcune ditte quali Valli, Tabanelli, Scalaberni,
Mantellini e Baracca rinomate anche all’estero. Numerose erano le osterie e le rivendite
di vino esistenti nella città, tanto che alcune strade del centro storico erano appannaggio
quasi esclusivo di osti, bettolieri e cantine. L’uva e il vino fornirono spunti e materia per
poeti e musicisti del calibro di Ugo Ojetti e Francesco Balilla Pratella. Il primo, nella sua
raccolta Cose viste, narra l’aneddoto della visita nella primavera del 1918, del re Vittorio
Emanuele III alla villa dell’industriale Giacomo Valli, il quale in pochi istanti stappò davanti agli occhi stupiti del re 200 bottiglie delle più pregiate40; il secondo scrive un opuscolo, pubblicato dai tipi di Ferretti nel 1929 e arricchito dalle illustrazioni di Giulio Ricci,
sull’antica festa di San Martino, dall’indicativo titolo Corna e vino41. Già nel 1927, lo stesso
Balilla Pratella, aveva musicato le poesie La fésta de vêin e Là canta dla puvida42 composte
in lode al vino rispettivamente da Lino Guerra e Aldo Spallicci. Queste cante e altre vecchie canzoni del folklore romagnolo, furono eseguite dai Canterini Romagnoli di Lugo
e di Forlì in occasione della memorabile “Giornata del vino” del 1927, una festa che rappresentò una specie di grandiosa anteprima locale e spontanea alle Feste dell’uva volute
da Mussolini negli anni Trenta su scala nazionale. Questa festa nacque formalmente come
piacevole iniziativa di contorno al II Congresso nazionale di frutticoltura che si tenne a
11
Lugo dal 10 al 12 settembre 1927, che a sua volta affiancava la II Esposizione nazionale
di frutticoltura di Massa Lombarda. In realtà, come testimoniato dalla memoria della giornata inviata dal podestà alla Prefettura
di Ravenna nel giugno del 192943, con essa si intendeva anche rievocare in qualche modo le antiche fiere settembrine di Lugo
rimaste memorabili in tutta Italia, ma interrotte ai primi del ‘900. Il suggestivo manifesto illustrativo della festa, ideato dal pittore
lughese Giulio Avveduti, fu scelto da una speciale commissione artistica tra tutti i disegni presentati al concorso indetto per
l’occasione. L’11 settembre 1927 autorità, tecnici e studiosi si raccolsero al Politeama Venturini: Dopo il saluto portato ai convenuti
dal podestà di Lugo, furono esposti brevemente da uno dei più grossi industriali vinicoli locali, il Sig. Giacomo Valli, i desiderata dei produttori e commercianti vinicoli di questa zona, e poscia l’On. Arturo Marescalchi, con un discorso dottissimo e brillante, trattò il problema
vinicolo sotto tutti gli aspetti (…) alle ore 12,30, nella sala dell’Università Popolare, ebbe luogo il banchetto che numerosi industriali
vinicoli e commercianti offrirono all’On. Marescalchi. Nel pomeriggio si svolse la parte coreografica della festa. Un corteo imponente di
circa 40 carri allegorici e caratteristici plaustri trainati dagli inarrivabili bovini della zona, servì egregiamente ad esaltare la nostra produ-
U. OjETTI, Cose viste, Milano, Treves, 1925.
F. BALILLA PRATELLA, Corna e vino, Lugo, Ferretti, 1929.
42
Il termine dialettale puvida sta per pipita o pituita, ovvero la malattia dei polli per la quale un grosso indurimento calloso si sovrappone
alla lingua impedendo loro di bere, da Storia della vite e del vino in Italia, vol. II, p. 81.
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ASCLu, carteggio amministrativo 1927, b. Commercio.
40
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zione vinicola attraverso il simbolo. Con accuratezza mirabile si ebbe sui diversi carri
riprodotta la visione della vite da quando subisce la potatura invernale sino alla vendemmia e da questa al trasporto nelle cantine e alla pigiatura delle uve. Sui carri
stessi, montati dai contadini e dalle graziose contadinelle nostre, i canterini romagnoli
delle Camerate di Lugo e Forlì cantarono le nostalgiche e vecchie canzoni di Romagna
(…). Non mancarono i carri riproducenti scene bacchiche e orgiastiche romane e i
fauni mitologici. Fra canti e suoni ed applausi, il corteo dei carri e del popolo raggiunse il Viale della Stazione, dove sostò per l’assaggio generale gratuito del vino offerto dagli industriali. Da tutti i carri e da una lunga fila di botti disposte entro il
Campo Sportivo, ebbe inizio la distribuzione del vino, che durò per quasi due ore
senza interruzione e con una affluenza di clienti costante ed imponente. In questo
modo furono distribuiti circa 50 ettolitri di vino fra canti e suoni e fra l’allegria generale, senza che il minimo incidente sorgesse a turbare la festa, la quale ebbe termine
soltanto a tarda sera44. Fu sicuramente una festa il cui successo non venne mai
eguagliato dalle successive Feste dell’uva volute dal Governo a partire dal
1930. Come in tutti gli altri Comuni del Regno, anche a Lugo la prima Festa
nazionale dell’uva ebbe luogo il 28 settembre 1930. Il comitato organizzatore
vedeva partecipi le autorità istituzionali, politiche, associative e professionali
dell’epoca così come disposto dalle circolari ministeriali. La relazione ufficiale
sulla Festa, presente in Archivio in copia dattiloscritta non firmata, dopo la
preliminare sottolineatura del grande sviluppo raggiunto dalla vitivinicoltura
locale e dopo un breve cenno storico sull’antichità delle feste vendemmiali,
12
riporta così la cronaca della giornata lughese, imperniata in primo luogo sulla
sfilata di carri allegorici: forniti insieme alle pariglie di buoi dagli agricoltori, carri artisticamente attrezzati e decorati con tralci e simboli
di circostanza, ricolmi di sacchetti, ceste, sporte e altri involti contenenti uva (…) i carri, montati e scortati da gruppi di Piccole Italiane
in costume e di Balilla in divisa, nonché da componenti la Camerata dei Canterini lughesi, si irradiarono nella mattinata per tutti i quartieri
della città imbandierata, fra i canti di questi e le acclamazioni entusiastiche della folla 45. Nella relazione vengono segnalati con dovizia
di particolari il carro allestito dal Dopolavoro simboleggiante la vendemmia, montato da vendemmiatori e vendemmiatrici in costume,
con musiche, canti e danze, quello allestito dalla Congregazione di Carità riboccante d’uva e pure accompagnato da vendemmiatori e
vendemmiatrici in costume, nonché quello sontuoso ed artistico della Cooperativa Esportazione Agricola di Lugo. Nella relazione
richiamata vengono segnalati tra i benemeriti per il felice esito della festa gli industriali e commercianti vinicoli che fornirono gratuitamente il vino per le masse corali e gli esercenti e commercianti che acquistarono in consorzio un buon numero di sacchetti, ceste e
sporte d’uva per farne regalo ai clienti. Il dato ufficiale della vendita dell’uva durante il primo anno di festeggiamenti fu di grande
44
45
Ib.
ASCLu, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2.
soddisfazione: a dare un’idea del favore incontrato da questa celebrazione, basterà rilevare che con una popolazione relativamente limitata
come quella di Lugo e in un centro di produzione d’uva già saturo per sé stesso di questo frutto, si vendettero oltre 1500 fra sacchetti,
cestini, sporte ecc., cioè un complesso di più che 15 quintali: esito superiore ad ogni aspettativa.
La documentazione relativa le celebrazioni delle Feste nazionali dell’uva conservata nell’Archivio storico comunale di Lugo è
copiosa fino all’anno 1935, dopodichè anche dal numero delle carte traspare un certo disinteresse per una celebrazione ogni
anno uguale a sé stessa. Una considerazione, questa, avvalorata dalla dura reprimenda rivolta nel 1941 dal Segretario comunale
agli impiegati dei vari uffici coinvolti nell’organizzazione, per omissioni e mancanze ai propri doveri 46 nei confronti della Festa.
Massa Lombarda
A Massa Lombarda nel primo anno di Festa furono smerciati dieci quintali
di uva con un ricavato finanziario di 488,30 lire e ciò si è potuto ottenere mercè
l’offerta spontanea di agricoltori e industriali locali che con senso di piena solidarietà
hanno concorso offrendo tutto quanto era necessario per la buona riuscita della manifestazione 47. Il comitato massese costituitosi nel 1930 per celebrare la I edizione della Festa, era composto da soli uomini: il commissario prefettizio in
qualità di presidente, due produttori locali, i presidenti dei commercianti e
industriali, il segretario dei sindacati agricoli, il presidente degli agricoltori
e quello dei frutticoltori, il rappresentante del Dopolavoro ferroviario e da
impiegati comunali. Solo l’anno successivo entrò a far parte del comitato
anche la componente femminile nella persona della fiduciaria delle Giovani
italiane48. La prima relazione che ci da l’idea di quali fossero i festeggiamenti
principali a Massa Lombarda è una minuta, conservata nel fascicolo relativo
all’anno 1937 e protocollata al numero 2592, che così descrive i festeggiamenti: L’VIII Festa dell’uva fu qui celebrata il 26 settembre u.s. con la collaborazione del Fascio Femminile e delle massaie rurali. Da parte di questo Dopolavoro e
delle suddette Associazioni, furono complessivamente venduti, a prezzo irrisorio,
tre quintali di uva, riposta in cestini da Kg. 2 esibita in apposito banco di vendita e
da gruppi di signorine in costume. Dai negozi della città, cui era stato rivolto invito
di fare mostre del prelibato frutto, [furono venduti] circa quintali quattro. Per l’occasione ebbe luogo un ballo folkloristico all’aperto e una gara, fra dopolavoristi, di
tiro al piattello. Non si hanno fotografie49. Dal 1937 le carte d’archivio diventano
19
13
ASCLu, carteggio amministrativo 1941, cat. XI, cl.1, fasc. 2.
ASCML, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 11, ins. “Festa dell’uva”.
48
ASCML, carteggio amministrativo 1931, cat. XI, cl. 1, fasc. 11, ins. “Giornata nazionale della Festa dell’uva”.
49
ASCML, carteggio amministrativo 1937, cat. XI, cl. 1, fasc. 11.
46
47
20
sempre meno numerose e scompare l’inserto intitolato alle Feste. Molto più sentita a
Massa Lombarda era infatti la “Sagra delle pesche” che si teneva annualmente nel
mese di agosto. Istituita nel 1932, forse sull’onda del grande successo dell’esposizione
nazionale di frutticoltura del 1927, venne celebrata fino al 1941. Anche per tale sagra
era prevista la costituzione di un comitato locale che provvedesse all’organizzazione
degli eventi e dei festeggiamenti. A tal fine venne nominata a Massa Lombarda un’”Associazione pro sagra delle pesche”, il cui consiglio prospettò la assoluta necessità di iniziare l’organizzazione della manifestazione Sagra delle pesche affinché tale importante rassegna
riaffermi ancora una volta lo sviluppo della nostra agricoltura e della nostra industria che devono rimanere fedeli alla tradizione che fa di Massa Lombarda il centro orto-frutticolo più importante di tutta Italia50. In seno all’associazione vi erano quattro speciali commissioni
preposte rispettivamente alle mostre di frutta; a quelle di vini tipici, artigianato e industria per la lavorazione ed esportazione della frutta; alle pesche di beneficenza, gare
sportive e balli pubblici; al folclore, riduzioni ferroviarie e spettacoli teatrali. Tali commissioni dovevano elaborare il programma dettagliato e il preventivo degli eventi e
presentarli al podestà per l’autorizzazione. La Sagra delle pesche aveva senz’altro una
risonanza maggiore per i massesi rispetto a quella dell’uva, così come testimoniano i
14
numerosi documenti sull’organizzazione e sulla pubblicità che veniva data all’evento dalla stampa locale e nazionale. Anche
l’E.I.A.R. (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) il 24 agosto 1938 trasmise il resoconto della giornata al giornale radio
delle ore 20,0051. La Sagra era anche un’occasione per promuovere Massa dal punto di vista turistico, così come testimonia un
resoconto spedito dal podestà alla stampa in cui oltre ad esaltare lo sviluppo agricolo del territorio rigoglioso giardino di incomparabile bellezza52, se ne elencano le bellezze artistiche: il palazzo civico, la sede del Credito romagnolo, la chiesa di S. Salvatore, tutte
opere del Morelli. Veramente interessante è la Porta lughese eretta in occasione della visita di Pio IX alla città. Presso la sede dell’Ente Comunale di Assistenza si conservano preziosi quadri, tra i quali primeggia il S. Giovanni Battista del Garofalo e quadri del concittadino G.
Battista Bassi che nel primo Ottocento venne giudicato uno dei migliori paesisti del mondo53. Sempre nel 1938 Massa accolse una delegazione di agronomi tedeschi giunti per visitare i frutteti e gli stabilimenti della ditta Bonvicini54. Nel 1939 si ripeté l’esperienza
organizzando il “I Convegno italo-tedesco di studio sull’organizzazione dell’agricoltura” che vide la partecipazione di H.
Bache, sottosegretario all’agricoltura del Reich. La sagra delle pesche venne organizzata fino al 1941 con assegnazione di frutta
ai dopolavoro provinciali delle forze armate per i militari degenti in luoghi di cura55, per poi essere definitivamente abbandonata nel
1942.
ASCML, carteggio amministrativo 1938, cat. XI, cl. 4, fasc. 1.
Ib.
52
Ib.
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Ib.
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Ib.
55
ASCMl, carteggio amministrativo 1941, cat. XI, cl. 4, fasc. 1.
50
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Cotignola
A Cotignola la documentazione sulla Festa dell’uva istituita degli anni ’30 è totalmente assente causa gli eventi bellici che
hanno danneggiato parte dell’Archivio storico. Si hanno però dall’Archivio le informazioni sulla ripresa delle festività legate
all’uva nel Dopoguerra. Un manifesto del 195356 infatti ci informa che in quell’anno a Cotignola venne organizzato un concorso
a premi per articoli che illustreranno efficacemente il valore alimentare e le proprietà terapeutiche dell’uva. Nel 1958 la Prefettura di
Ravenna, con sua circolare n. 1700 del 29 luglio, interessò i Comuni della provincia per organizzare una sagra per il maggior consumo dell’uva57. La Prefettura dispose inoltre, forse per differenziare l’iniziativa da quelle che avevano caratterizzato il Ventennio,
che la sagra conclusiva non dovrà consistere solamente in un rito simbolico a chiusura della vendemmia o in una manifestazione a carattere
prevalentemente folkloristico, ma dovrà mirare ad accentuare presso la massa del pubblico l’esistenza di un problema alimentare ed economico
che può essere risolto attraverso l’incremento del consumo58.
21
ASCCt, b. manifesti 1953 - 1954.
ASCCt, carteggio amministrativo, 1958, cat. XI, cl. 1, prot. 4429.
58
Ib.
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57
DOCUMENTI
1
Manifesto per la V Festa nazionale dell’uva
1934
ASCBc, carteggio amministrativo 1934, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “V
Festa nazionale dell’uva“
2
Cartolina con la riproduzione dei cestini fabbricati
dalle maestranze del Piave
1930
ASCAl, carteggio amministrativo 1938, cat. II, cl. 6, fasc. 2
9
Manifesto con programma per la V Festa nazionale
dell’uva a Bagnara di Romagna
1934
ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins.
“Giornata dell’uva 28 settembre 1930”
ASCBa, carteggio amministrativo 1935, cat. XI, cl. 1, fasc. 10 “VI festa
nazionale dell’uva”
3
Logo dell’EVOÈ – Ufficio propaganda e forniture
1930
10
Modello di cestino denominato “Ravenna”
1932
ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins.
“Giornata dell’uva 28 settembre 1930”
22
8
Bozza manoscritta del podestà Marcello Mariani per il
manifesto della IX Festa dell’uva
1938
4
Sacchetto per confezionare l’uva con stampati i motti
di Acerbo e Marescalchi
1933
ASCBc, carteggio amministrativo 1933, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “IV
Festa nazionale dell’uva 1933”
5
Manifesto “Festa grossa - Festa dell’uva” di Alfonsine
1932
ASCAl, carteggio amministrativo 1936, cat. XI, cl. 2, fasc. 2
6
Carro folkloristico ad Alfonsine
1933
Archivio fotografico Museo della battaglia del Senio di Alfonsine,
Fondo Miscellanea
7
Lettera dell’Istituto Luce
1934
ASCAl, carteggio amministrativo 1934, cat. XI, cl. 1, fasc. 1
ASCBc, carteggio 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “III Festa dell’uva”
11
Copertina dell’opuscolo Corna e vino di F. Balilla Pratella
1929
Raccolte Biblioteca Comunale “F. Trisi” di Lugo
12
Locandina per la Giornata del vino di Lugo
1927
Raccolte Biblioteca Comunale “F. Trisi” di Lugo
13
Cartello pubblicitario della ditta Adani di Massa Lombarda
1935 (?)
Raccolte del Museo della frutticoltura di Massa lombarda
14
Manifesto della V Sagra delle pesche di Massa Lombarda
1938
ASCMl, carteggio amministrativo 1938, cat. XI, cl. 4, fasc. 1, ins. “V
Sagra delle pesche”
BIBLIOGRAFIA
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festa di S. Martino a Lugo di Romagna, Lugo, tip. Ferretti, 1929;
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del 27 settembre 1930;
IV festa dell’uva. Numero unico folkloristico vendemmiale, Alfonsine, tip. Martini e Guerrini, 1933;
Storia della vite e del vino in Italia, curata da Arturo Marescalchi e Giovanni Dalmasso, Milano, Guarloni, voll. 2, 19311937;
V. DE GRAzIA, Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista,
Roma - Bari, Laterza, 1981;
Aspetti della cultura emiliano romagnola del Ventennio fascista,
a cura di A. Battistini, Milano, Franco Angeli, 1992;
Il tempo libero nell’Italia unita, a cura di F. Tarozzi e A. Varni,
Bologna, Clueb, 1992;
E. GENTILE, Il culto del littorio, Roma-Bari, Laterza, 1993;
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M. BAIONI, Identità e dintorni, Cesena, il Ponte vecchio 1999;
FONTI CONsULTATE
ALFONsINE
carteggio amministrativo: 1925, cat. XI, cl. 4, fasc. 1; 1930 1931, cat. XIV, cl. 3; 1932 e 1934, cat. XI, cl. 1, fasc. 1; 1936,
cat. II, cl. 1 e cat. XI, cl. 3, fasc. 3; 1938, cat. II, cl. 6, fasc. 2
Registri delle delibere del podestà: vol. 1933-1939
BAGNACAvALLO
carteggio amministrativo: 1930-1941 cat. XI, cl. 1, fasc. 11
BAGNARA
carteggio amministrativo: 1930-1931; 1933; 1935 cat. XI, cl.
1, fasc. 1
CONsELICE
carteggio amministrativo: 1935-1936 cat. XI, cl. 1, fasc. 2
COTIGNOLA
manifesti: b. 1953-1954
carteggio amministrativo: 1958, cat. XI, cl. 1, fasc. 6
LUGO
carteggio amministrativo: 1930-1941, cat. XI, cl. 1, fasc. 2
A. CAVINA, Folklore e retorica strapaesana nell’ideologia fascista:
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MAssA LOMBARDA
carteggio amministrativo: 1930-1941 cat. XI, cl. 1, fasc. 2;
1932-1941 cat. XI, cl. 4
S. CAVAzzA, Piccole patrie. Feste popolari tra regione e nazione
durante il fascismo, Bologna, Il Mulino, 1997;
sANT’AGATA sUL sANTERNO
carteggio amministrativo: 1936, cat. XI, cl. 1, fasc. 4
Viaggio tra le feste e le sagre della provincia di Ravenna, a cura
di E. Baldini, Ravenna, Longo, 2001;
L’Italia alla metà del XX secolo. Conflitto sociale, Resistenza, costruzione di una democrazia, a cura di Luigi Canapini, Milano,
Guerini, 2005;
G. CANGUILHEM, Il fascismo e i contadini, Bologna, Il mulino,
2006.
23
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