Bell’uva per la letizia Le Feste nazionali dell’uva in Bassa Romagna Bell’uva per la letizia Le Feste nazionali dell’uva in Bassa Romagna a cura di Patrizia Carroli EDIT FAENZA 2009 Provincia Ravenna Questa pubblicazione esce a cura del Servizio Istituzioni e Beni Culturali dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna in occasione dell’Open day del 18 ottobre 2009: biblioteche, musei e archivi storici aperti. Le ricerche negli archivi storici dei Comuni di Alfonsine e Lugo e l’elaborazione delle relative notizie, sono state condotte rispettivamente da Maria Laura Troncossi, Elena Stefanelli e Antonio Curzi. Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato a vario titolo alle ricerche e alla pubblicazione: Armanda Capucci, Rossella Confalonieri, Antonio Curzi, Vilma Dal Bosco, Tatiana Fabbri, Silvana Galassi, Alessandro Luparini, Giuseppe Masetti, Ivana Pagani, Lorenzo Pasi, Massimo Rossi, Elena Stefanelli, Fulvia Tamburini, Maria Laura Troncossi. In copertina: cartello da vetrina per la III Festa nazionale dell’uva in ASCBc, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2 In quarta di copertina: III Festa dell’uva a Sant’Agata sul Santerno 1932, Raccolta privata Presentazione Il territorio della Bassa Romagna è riconosciuto da tempo per la sua vocazione alla frutticoltura ed alla viticoltura. Tali specializzazioni, sviluppate attraverso il lavoro pratico nelle campagne e la progettualità di agronomi esperti, sono state la base per l’emancipazione delle nostre aziende e la diffusione del benessere in tutto il nostro territorio. Negli anni centrali del Ventennio fascista tali elementi furono utilizzati dal regime per creare un’imponente campagna di propaganda politica. All’interno delle iniziative culturali previste in occasione dell‘ Open day di Biblioteche, Musei e Archivi del polo romagnolo, quest’anno i Comuni dell’Unione della Bassa Romagna hanno voluto pertanto presentare un breve studio tematico su questa identità territoriale, partendo dalle carte dei propri Archivi storici. Sul tema generale proposto dalla Provincia di Ravenna - la cultura del cibo e del vino in Romagna - la ricerca archivistica si è concentrata proprio sulle Feste dell’uva istituite a livello nazionale negli anni ’30 del Novecento. La documentazione riguardante tale argomento rinvenuta negli Archivi storici dei 9 Comuni è di notevole interesse e risulta molto ampia negli archivi di Bagnacavallo, Lugo e Massa Lombarda, più limitata in quelli di Alfonsine, Bagnara, Conselice, quasi assente per Cotignola, Fusignano e Sant’Agata a causa dei gravi danni subiti dai locali archivi storici durante il Secondo conflitto mondiale. Lo studio delle carte ha permesso di ricostruire una breve panoramica sulle modalità di risposta delle nostre comunità alle direttive del regime per l’organizzazione di una Festa popolare, utilizzata come strumento di propaganda mirata all’acquisizione di consenso fra le masse rurali. A tutt’oggi su questo tema esistevano solo le indagini storiche di Massimo Baioni (Immagini della festa dell’uva in Romagna, pubblicato in Identità e dintorni, Il Ponte vecchio, 1999) e di Anna Cavina (con la tesi di laurea intitolata Folklore e retorica strapaesana nell’ideologia fascista: la “festa dell’uva” nel ravennate). A questi due esaurienti studi, basati prevalentemente sulle cronache giornalistiche e sul materiale a stampa dell’epoca, si affianca ora questo lavoro che parte dall’analisi di nuove fonti, appartenenti al patrimonio storico e archivistico dei nostri Comuni. Con questa scelta si intende rimarcare il valore più autentico dei documenti storici anche riferiti alle occasioni più popolari, come fonte primaria per “fare storia” e per capire “da dove veniamo”. Nei Comuni di Alfonsine, Massa Lombarda e Lugo parallelamente a questa indagine storica saranno allestite in queste settimane anche piccole mostre documentarie a testimonianza della ricerca fin qui condotta, per proporre alcune suggestioni storiche ad un pubblico sempre più vasto. Mirco Bagnari Sindaco referente per le politiche culturali per l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna 5 Elenco delle abbreviazioni utilizzate ASCAl ASCBa ASCBc ASCCo ASCCn ASCLu ASCML ASCSA b./bb. cat. cl. fasc./fascc. ins. ONB OND p./pp. R.D. Archivio storico comunale di Alfonsine Archivio storico comunale di Bagnara di Romagna Archivio storico comunale di Bagnacavallo Archivio storico comunale di Cotignola Archivio storico comunale di Conselice Archivio storico comunale di Lugo Archivio storico comunale di Massa Lombarda Archivio storico comunale di Sant’Agata sul Santerno busta/buste categoria classe fascicolo/fascicoli inserto Opera Nazionale Balilla Opera Nazionale Dopolavoro pagina/pagine Regio Decreto Motivazioni presunte e reali della Festa La Festa dell’uva venne istituita dal governo fascista nel 1930 su iniziativa dell’allora sottosegretario al ministero dell’Agricoltura e delle Foreste Arturo Marescalchi1. Voluta da S.E. il Capo del Governo2, la manifestazione veniva elevata dal regime a Festa nazionale con le evidenti finalità di diffondere il consumo dell’uva, di cui sono note le benefiche qualità nutritive e dietetiche e di dare incremento ad un importante ramo della produzione agraria3. Le motivazioni reali che portarono ad organizzare una celebrazione dell’uva sull’intero territorio nazionale, furono di ordine economico e strettamente politico. Dal punto di vista economico si trattava infatti di promuovere la vendita e il consumo di vino e di uva da tavola, per far fronte alla situazione di crisi in cui versava il settore vitivinicolo a causa della sovrapproduzione e conseguente svalutazione del prodotto. La politica economica del fascismo tentò di risolvere la questione chiudendo il mercato italiano a quello straniero, incrementando l’esportazione e il commercio con agevolazioni fiscali e organizzando una o più giornate che, tramite la celebrazione del frutto della vite, prevedessero un ampio consumo e smercio dello stesso. Dato che il consumo si estendeva anche ai derivati dell’uva come marmellate, succo e soprattutto vino, in aperto contrasto con la politica antialcolica del regime, la propaganda venne organizzata in modo tale da sostenere che il vino in dosi moderate era un valido alimento e un aiuto al miglioramento della razza, e che l’uva aveva importanti proprietà terapeutiche. Vennero così riprese le feste legate al tempo della vendemmia, radicate quasi ovunque nel territorio italiano da antica data. Il recupero filologico di tradizioni che andavano scomparendo causa il processo di industrializzazione e urbaniz1 zazione del primo Novecento, serviva al fascismo per divulgare la propria immagine di partito di cultura paesana mirato a formare un largo consenso tra i ceti contadini. Qualunque occupazione doveva essere accompagnata da tradizioni ad essa correlate e a tal fine si istituirono le Giornate del pane, del frutto, del gelso e dell’albero. E’ su questa ripresa delle tradizioni paesane che si manifesta la motivazione di ordine politico che portò lo stesso Mussolini a volere una celebrazione dell’uva, che su sua esplicita indicazione passò dalla denominazione di Giornata a quella di Festa: elevandola al grado di nazionale diventava un momento di coesione sociale, altamente patriottico, mirato all’acquisizione di largo consenso sulle masse meno politicizzate. La giornata dell’uva che si celebrerà in tutta Italia per propagandare fra tutte le classi il consumo dell’uva come frutta fresca non è quindi una festa bacchica e un’orgia, ma la vera celebrazione della semplice, modesta, gustosa uva in grappolo con tutti i suoi svariati pregi nutritivi, terapeutici, economici4. Diffondendone l’organizzazione a livello regionale e locale, il fascismo tendeva a fare della Festa dell’uva uno spiccato momento di regionalismo intrecciandosi con la domanda di svago che proveniva soprattutto dalla provincia. Nato a Baricella nel 1869 e diplomatosi alla scuola enologica di Conegliano, Marescalchi fu tra i fondatori della Società enotecnica italiana con sede in Milano. Dopo aver ricoperto diverse cariche all’interno di associazioni e società di natura tecnico-agricola, venne nominato senatore del Regno nel 1934. Tra le sue pubblicazioni si ricorda Storia della vite e del vino in Italia curata con Giovanni Dalmasso, edita da Gualdoni nel 1931. 2 Circolare prefettizia del 21 agosto 1930, n. 962/gab. in ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”. 3 Ib. 4 ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”. 1 7 Dal centro alla periferia: l’organizzazione della Festa 8 Alla domanda di svago e divertimento del popolo e dei ceti rurali, il fascismo rispose con l’istituzione dell’Opera Nazionale Dopolavoro. L’OND, conosciuta con il nome più familiare di Dopolavoro, istituita con R. D. del 1° maggio 1925, fu uno dei punti di forza del regime. Definita come una delle organizzazioni che maggiormente influenzò la vita civile del Ventennio, impregnandola di propaganda, ad essa spettava l’organizzazione e il controllo del tempo libero dei lavoratori e delle loro famiglie. I comitati locali dell’OND furono pertanto parte attiva nell’organizzazione sul territorio delle Feste dell’uva, attuando le direttive che giungevano ai Comuni dal livello centrale attraverso le Prefetture. E’ infatti dalle circolari prefettizie conservate negli Archivi storici comunali che si desume come lo svolgimento di tali giornate dovesse seguire un iter ben definito. La stessa giornata di festeggiamento venne stabilita per i primi due anni (1930 e 1931) rispettivamente nelle date del 28 e del 27 settembre, mentre dal 1932 si dispose che le Feste venissero celebrate in giorni diversi a seconda del territorio italiano. In quell’anno ad esempio venne decretato che si festeggiasse il 18 settembre per l’Italia centrale, meridionale e insulare, ed il 25 settembre per l’Italia settentrionale5. Ogni cambiamento di data doveva essere comunicato preventivamente alla Prefettura indicandone le motivazioni al fine di ottenere l’autorizzazione. Il lavoro di preparazione doveva essere svolto da appositi comitati locali nominati dal podestà di ogni Comune, composti da esponenti politici e rappresentanti di categoria: segretari di partito, rappresentanti delle federazioni e dei sindacati dell’agricoltura e del commercio, delle associazioni di Dopolavoro, tecnici agricoli, presidenti delle Cattedre ambulanti di agricoltura e delle comunità artigiane, nonché esponenti dei Fasci femminili, degli Avanguardisti, dei Balilla e all’uopo ci si poteva avvalere anche dell’opera dei parroci6. Se libera era la scelta delle manifestazioni e dell’ora in cui compierle, due iniziative dovevano essere prese dovunque (…) una gara per la migliore offerta in vendita di cestini o sacchetti di uva in tutti i negozi di alimentari e pubblici esercizi e un corteo folkloristico con carri rustici vendemmiali7, dove i carri ben presto vennero ad assumere la connotazione di vere e proprie sfilate di propaganda inneggianti alle imprese coloniali o all’alleanza con la Germania nazista. Il corteo, l’allestimento dei carri e la sfilata con costumi tradizionali era affidata interamente al Dopolavoro che aveva altresì il compito di recuperare le venditrici di uva ed il personale per il confezionamento dei cestini. Le venditrici per l’occasione indossavano il costume contadino tradizionale come una sorta di abito ufficiale, anche se il più delle volte nessuna di loro apparteneva realmente alla classe rappresentata. La realizzazione dei cestini in cui veniva venduta l’uva, era commissionata alle diverse realtà artigiane locali e nel 1932, il comitato nazionale per la Festa dell’uva, incaricò l’Ente nazionale per le piccole industrie di pubblicare un catalogo dei tipi di cestino prodotti e disponibili per ogni provincia. Nel 1930, primo anno di festeggiamento, la scelta cadde sui cestini realizzati dalle maestranze del Piave, aggiungendo così al programma una nota patriottica di richiamo alla Grande Guerra. In occasione della Festa venivano disposte particolari agevolazioni dal ministero delle Finanze per facilitare lo smercio delle uve: uve di qualsiasi specie potranno liberamente trasportarsi per vendita fuori del Comune di produzione (…) i comitati locali e enti chiamati a coadiuvarli debbano considerarsi della stessa stregua dei pubblici venditori Circolare prefettizia n. 8511 del 29 luglio 1932, in ASCBc, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “III Festa dell’uva”. Ib. 7 Ib. 5 6 autorizzati senza limiti di quantità8. Anche la pubblicità dell’evento venne pensata e realizzata a livello centrale fino al 1933. Manifesti, cartoline d’invito, cartelli da vetrina e sacchetti con cui distribuire l’uva ebbero la medesima veste grafica per tutti i Comuni del Regno. La distribuzione di tali materiali per i primi anni fu a cura dell’EVOÈ - Ufficio propaganda e forniture di Roma - che ogni anno, attraverso una circolare, provvedeva a raccogliere le ordinazioni dei quantitativi di stampati necessari ad ogni Comune. Particolare attenzione fu rivolta alla veste grafica dei manifesti, alcuni realizzati da illustratori pubblicitari quali Mario Gros (1931), Giacinto Mondani (1932), Erberto Carboni (1933) e nel 1934 dallo stabilimento Arti 2 grafiche Bertarelli su bozzetto di Franciscone. Ai comitati venivano forniti sacchetti in carta pergamena o cellulosa, chiusi con un nastrino tricolore, su cui erano stampati i motti dettati sull’argomento da Mussolini, Acerbo e Marescalchi di cui il seguente testo: L’Antica Enotria che vorrebbe dare a tutti il bicchiere di vino confortatore e dispensatore di forze e di gioia offre anche nella stagione propizia la sua bell’uva per la letizia dei fanciulli, per la salute ed il vigore dei suoi uomini9. Nel 1941 per la sobrietà imposta dal conflitto, il corteo folkloristico fu abolito mentre il ricavato della vendita delle uve fu devoluto ai feriti ricoverati negli ospedali e ai militi accampati nelle città. L’entrata in guerra stroncava in tutta Italia il desiderio e la volontà stessa di festeggiare e soltanto dopo la parentesi bellica in alcuni Comuni - luoghi dove per maggiore attaccamento a questa tradizione si superarono anche le perplessità di quanti associavano la Festa al passato regime - si riprendeva in sordina la celebrazione delle Sagre dell’uva. A metà degli anni ‘60 la sagra ritrovava una certa diffusione nazionale. Denominata indistintamente “dell’uva” o “del vino”, assumerà, nei diversi contesti territoriali, aspetti laici, religiosi o più semplicemente dell’attrazione turistica. 3 Circolare prefettizia n. 10864 del 19 settembre 1930 in ASCBc carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”. 9 ASCBc, carteggio amministrativo 1933, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “IV Festa nazionale dell’uva 1933”. 8 9 La Festa in Bassa Romagna In ogni comunità della Bassa Romagna l’organizzazione dell’evento aveva tratti simili dovuti alle direttive emanate a livello centrale. Dalla quantità di documenti d’archivio analizzati si evince che nei Comuni i primi anni della Festa (1930-1936) furono i più intensi in termini di preparazione e propaganda. La tipologia dei documenti utilizzati per la ricerca comprende i verbali di nomina a membro del comitato organizzatore, le circolari prefettizie o ministeriali recanti le disposizioni a cui attenersi per l’organizzazione dei festeggiamenti, i telegrammi e le minute con cui venivano rendicontati l’andamento delle giornate ed il quantitativo di uva smerciato, i manifesti, le cartoline e il materiale a stampa predisposto per un’efficace, lineare e condivisa propaganda. Negli Archivi storici comunali tali carte si trovano nella serie del carteggio amministrativo, alla categoria XI del titolario “Agricoltura” in inserti intitolati alla Festa o Giornata dell’uva. Solo ad Alfonsine le carte sono anche all’interno della categoria II “Beneficenza pubblica”, poiché è in questa che trovano luogo i documenti inerenti il Dopolavoro, e all’interno della categoria XIV “Oggetti diversi”. 4 Alfonsine 10 Ad Alfonsine il comitato era presieduto dal podestà e composto da autorità fasciste, membri dell’OND e delle associazioni economiche e sindacali locali, ai quali si aggiunse anche il prof. Umberto Pasini, medico chirurgo dell’ospedale di Alfonsine, che avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’ideazione e nell’allestimento coreografico della sfilata dei carri allegorici, vero fulcro scenografico della festa del paese. Dalla scarsa documentazione conservata presso l’Archivio storico comunale si desume che il comitato si adoperò soprattutto per curare al meglio l’aspetto economico-commerciale della festa, invitando i produttori del Comune a contribuire con 30 Kg. di uva, e sostenere con personale ausiliario le donne del Fascio femminile durante la vendita mattutina. Sempre dalle carte d’archivio si desume che, al contrario di quanto avvenne negli altri Comuni della Bassa Romagna, ad Alfonsine i primi anni della Festa furono quelli organizzati con minor enfasi, tanto che nel 1932 la Festa venne abbinata dall’allora podestà Marcello Mariani all’antica e unica festa cittadina denominata “festa grossa”, rimasta sempre viva nell’animo della cittadinanza, nell’intento di rendere alla Festa nazionale dell’uva quella giusta affermazione che merita10. La fiera di mezz’agosto, denominata dagli alfonsinesi “festa grosa”, si era imposta nel paese come un’occasione festiva di rilievo già dalla seconda metà del XIX secolo, coniugando affari e commerci con svaghi e spettacoli. Come racconta Eugenio Cavazzuti in un articolo pubblicato su La Piê nel 1929 la festa durava due giorni il primo giorno destinato alle merci, il secondo al bestiame. Svariati erano i passatempi offerti a spese pubbliche a cominciare dai mortaretti, sparati il sabato sera e la successiva mattina per rinfrescare la memoria ai labili, musica, corse di cavalli a fantino lungo il Corso, tombola, innalzamento di globi aerostatici, fuochi artificiali e altri svaghi 10 ASCAl, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 1. offerti da giostre, circhi, tiri a segno11. In una nota trasmessa alla Prefettura di Ravenna12, il podestà Mariani precisava che la festa grossa non veniva più celebrata dal 1921 poiché, causa le discordie politiche allora esistenti, si cercò di evitare pubbliche manifestazioni. Il Mariani faceva riferimento agli scontri fra socialisti e repubblicani avvenuti in occasione della celebrazione del 1° maggio del 1920. La Fiera di mezz’agosto fu ripresa dall’Amministrazione comunale nel 1923 e nel 1925 per rinvigorire la più grande fiera annuale che indubbiamente porta un vantaggio al commercio ed all’industria locale e valorizza sempre più l’allevamento del bestiame di questa plaga ubertosa13. Dal 1932 dunque, la Festa dell’uva modellò la propria struttura organizzativa, oltre che sulle direttive del Governo, anche sulle iniziative caratteristiche della tradizionale “festa grossa”, imprimendo così alla manifestazione una veste assai più varia e articolata. Nel comunicato stampa predisposto dal podestà si evidenziò l’importante operato di gruppi di volonterosi cittadini che organizzano con mezzi propri alcuni numeri folkloristici nell’intento di affiancare e potenziare il programma concretato dall’apposito comitato14. Il comitato organizzatore della Festa nel 1932 era costituito da 17 membri, tra cui l’arciprete don Luigi Liverani, i direttori degli istituti di credito locali e altre personalità del paese. La III Festa dell’uva di Alfonsine inaugurò un copione di attrazioni che si replicò, sebbene con qualche variante, fino alle ultime edizioni. La benedizione dei grappoli nella piazza decorata con trofei, bandiere, festoni ricavati con tralci di vite e la successiva Messa officiata dal parroco dava l’avvio alla manifestazione, che continuava con la vendita del prodotto in chioschi opportunamente allestiti. Fra il pomeriggio e la sera si raggiungeva l’apice con le musiche del corpo bandistico, la sfilata dei carri allegorici folkloristici diretta dal prof. Umberto Pasini, la tombola a scopo benefico e il gran finale, alle ore 21, con l’uscita del carro a sorpresa nella cornice notturna illuminata da fuochi d’artificio. Il carro che nel 1932 suscitò l’ammirazione non solo della folla strabocchevole, ma anche dei cronisti locali, fu quello denominato EVOÈ: 5 una curiosa costruzione elaborata da giovani del paese 15 recante su cuspidi e piramidi teorie di finestrelle illuminate che riportavano i dati relativi al raccolto dell’uva nelle ultime annate. La rinnovata organizzazione della Festa giovò anche al consumo dell’uva: quaranta quintali contro i sette dell’anno precedente, venduti e offerti nei cestini confezionati dalla comunità artigiana di Villanova di Bagnacavallo. In occasione della IV Festa dell’Uva, tenutasi l’8 ottobre del 1933, il podestà e il comitato di Alfonsine pubblicarono un Numero unico folklorico vendemmiale di otto pagine con inserto fotografico, testimonianza di assoluto valore per la ricostruzione dell’assetto organizzativo della manifestazione, data la totale assenza di documentazione d’archivio sull’argomento per l’anno in questione. Le celebrazioni al- La Piê, 1929, pp. 181-182. ASCAl, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 1. 13 ASCAl, carteggio amministrativo 1925, cat. XI, cl. 4, fasc. 1. 14 ASCAl, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 1. 15 Celebrazione della Festa dell’uva e della Festa Grossa, in Santa Milizia, 1 ottobre 1932, p. 5. 11 12 11 6 12 fonsinesi del 1933 e del 1934 - alle quali secondo il cronista del numero unico assistettero quindicimila persone - si incentrarono sulla coreografia rituale della sfilata del corteo folkloristico, introdotto da gruppi appiedati e a cavallo, in costumi storici o tradizionali e composto non solamente dagli usuali carri, ma anche da auto, birocci, calessi, tricicli e carrozzini opportunamente decorati di motivi vendemmiali e simboli del fascio, allestiti pare in gran segreto, per timore di plagio. In entrambe le edizioni furono messi in palio decine di premi in denaro e distribuiti a tutti i partecipanti diplomi di partecipazione e cestini di pane e uva appositamente conditi su ricetta del podestà16. Particolare cura fu dedicata anche all’apparato scenografico della piazza e del Corso principale, che mischiava temi rurali e politici, simboli tradizionali e moderni: grappoli e tralci d’uva, cartelli e strisce multicolori inneggianti il Duce, bandiere e stendardi, luminarie policrome. Da segnalare, nel 1934, anche la presenza di originali creazioni come il gigantesco grappolo collocato dall’industriale Marini al sommo della sua casa e la fontana vendemmiale felicemente ideata dal Prof. Pasini17. Data la notorietà a livello regionale raggiunta dalla Festa dell’uva di Alfonsine, il podestà Mariani inviò nello stesso anno al direttore dell’Istituto Luce una prima richiesta di ripresa cinematografica della manifestazione, seguita da altre in anni seguenti: tutte, purtroppo, con esito negativo. Nell’ottobre 1935 prese l’avvio la guerra coloniale fascista in Etiopia, che richiese un’enorme mobilitazione di forze militari e umane. La chiamata alle armi e la conseguente assenza di molti giovani del paese che contribuivano non poco alla riuscita della festa specie nell’allestimento dei carri18, impedì che la Festa dell’uva alfonsinese fosse celebrata con quella grandiosità che era diventata, oramai, un’ammirata ed invidiata tradizione19, costringendo il Comune e il comitato organizzatore a predisporre un programma fissato in sobrie manifestazioni20. Nella sfilata della VII edizione della Festa, peraltro posticipata per consentirvi la partecipazione dei soldati alfonsinesi dell’81esimo Battaglione impegnati in Africa 7 IV Festa dell’uva. Numero unico folkloristico vendemmiale, Alfonsine, 9 ottobre 1933, p. 2. Grandiosa celebrazione della V Festa dell’uva ad Alfonsine in Santa Milizia, 13 ottobre 1934, p. 3. 18 ASCAl, Registro delle delibere del podestà 1933-1939. 19 ASCAl, carteggio amministrativo 1936, cat. II, cl. 1. 20 Ib. 16 17 orientale, furono assegnanti il secondo e terzo premio ai carri “Faccetta nera” e “Potenziamento dell’Impero”. Quest’ultimo, allestito dai Giovani fascisti, riproduceva un tucul circondato da bambini in divisa coloniale e “mascherati” da indigeni, sormontato da un grande stendardo con l’emblematica scritta latina te teneo leo. Nel corteo sfilò anche il carro “Asse Roma-Berlino”, raffigurante un fascio ed una svastica che sorreggevano il mondo, omaggio in chiave rurale del primo anniversario dell’alleanza italo-tedesca. Il carro ottenne il premio speciale della giuria per la sua alta significazione politica21. Anche la scenografia del paese venne ulteriormente spettacolarizzata: sul modello di Roma imperiale fasci littori e severe colonne sormontate dall’aquila romana22 delimitarono i corsi e gli ingressi principali alla piazza. Coerente con il tema vendemmiale della Festa fu invece l’ingegnosa fontana sprizzante canena a gettito interrotto23 eretta dal Dopolavoro aziendale Marini davanti alla propria sede e ancora impressa nella memoria di molti alfonsinesi. Ampia partecipazione popolare e larghezza di finanziamenti sia pubblici che privati sostennnero ancora la Festa dell’uva di Alfonsine del 1938, alla quale, come si legge nella deliberazione del podestà, i cittadini molto mal volentieri rinunzierebbero, specie i commercianti, che risentirebbero dei suoi benefici effetti24. Il comitato organizzatore della IX edizione raggiunse il numero di 26 membri, lo stanziamento comunale fu aumentato a 5.500 lire e i contributi di enti e associazioni ammontarono a 2.000 lire. La celebrazione, che 8 già da alcuni anni proseguiva anche nella serata del lunedì, si articolò secondo il consueto copione tipico delle precedenti edizioni, con un ritorno però ai temi più propriamente regionali e folkloristici. Nelle ultime edizioni della Festa venne allestito anche un “parco giochi” dedicato a forme itineranti di divertimento: molte le richieste conservate in archivio inviate al podestà da tutta Italia, per ottenere la concessione di spazi da adibire a tiri al bersaglio, giostre volanti, autopiste e spettacoli viaggianti. La IX Festa dell’uva fu l’ultima caratterizzata da quei grandiosi festeggiamenti che avevano affermato la manifestazione alfonsinese a livello regionale. Ad Alfonsine il corteo fu abolito presumibilmente già dal 1939; solo il parco giochi e lo spettacolo pirotecnico sopravvissero fra le attrazioni di divertimento popolare. Dal 1940 l’organizzazione della Festa venne completamente demandata al locale Dopolavoro, che organizzò per quell’anno una corsa ciclistica in memoria del compaesano Ettore Rambelli, caduto a Tobruck, e l’anno successivo una partita di calcio fra le squadre della Gioventù italiana del littorio. La gioiosa Festa dell’uva a Alfonsine, in Santa Milizia, 9 ottobre 1937, p. 2. Ib. 23 Ib. 24 ASCAl, carteggio amministrativo 1938, cat. II, cl. 6, fasc. 2. 21 22 13 Bagnara di Romagna 14 A Bagnara il comitato per l’organizzazione della Festa dell’uva era composto dal podestà, dal segretario politico del Fascio, dai rappresentanti dei Balilla, dei sindacati fascisti di coloni e agricoltori, da un componente del Dopolavoro comunale, da un esponente dell’Associazione combattenti e, fin dal 1930, anche dall’arciprete. In quel primo anno di festeggiamenti il Comune si mobilitò con un appello agli agricoltori fittavoli e contadini del luogo affinché vogliano contribuire alla manifestazione con un’offerta di almeno una gabietta (sic) di uva che verrà distribuita gratuitamente da gentili signorine in costume della regione in piazza XX settembre alle 16,30 e nella sede del Dopolavoro alle ore 20,0025. Da una minuta datata 23 settembre 1931 conservata tra le carte dell’Archivio storico comunale indirizzata al Prefetto di Ravenna, si ricavano le informazioni su come si svolsero i 9 festeggiamenti per il secondo anno dell’evento: anche quest’anno in Bagnara si è festeggiata la giornata dell’Uva con la stessa solennità di quella dell’anno scorso. Dietro autorizzazione dell’E.V. la cerimonia si è svolta il 20 corrente26. Il Comune di Bagnara infatti aveva richiesto lo spostamento della data nazionale di festeggiamento dal 28 settembre al 5 ottobre nella considerazione che il giorno 28, vi sono molte sagre nei Comuni vicini, mentre al 5 ottobre predetto ricorre qui la Festa della Madonna del SS. Rosario, giorno in cui si avrebbe più affluenza di persone27. Manca in archivio la risposta del Prefetto, che comunque deve aver rifiutato la data del 5 ottobre, proponendo quella del 20 settembre. La relazione sui festeggiamenti così continua: Il lavoro di propaganda e organizzazione da parte del comitato ha dato ottimi risultati e la festa è riuscita più che solenne. Infatti fin dalle prime ore del mattino vi era un movimento insolito e i cittadini, ansiosi e giulivi, guardavano i preparativi che si facevano sotto il porticato del Municipio rappresentante un magnifico campetto con piante di gabiette piene della relativa frutta, dando la lucida impressione della vendemmia. Nel pomeriggio la musica cittadina iniziò un concerto molto piacevole mentre la piazza si gremiva di persone. Alle ore 17 un gruppo di bambini e di giovani italiane vestite alla contadina, elevarono un inno alla festa con un canto romagnolo molto adatto per l’occasione, suscitando alla fine un entusiasmo spontaneo e vivo tra la folla, che fu accompagnato da clamorosi evviva e da ripetute approvazioni. Non meno suggestiva fu, dopo il coro, la distribuzione gratuita dell’uva, omaggio gentile di agricoltori per un quantitativo di circa 5 quintali. La festa si è chiusa al Dopolavoro dove intervennero tutte le autorità locali con le rispettive famiglie partecipando alle danze. Anche a Bagnara un’importanza sostanziale l’ebbero i carri allegorici, la vendita dell’uva affidata interamente alle Giovani e alle Piccole italiane e la gara per i migliori produttori. Nel 1935 il comitato organizzatore si ampliò di nuovi componenti, tra cui il presidente della Cooperativa agricoltori, il fiduciario del Dopolavoro San Filippo e i rappresentanti della stampa locale. Dal 1936 in archivio non vi sono più carte sulla festa. ASCBa, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 1, ins. “Festa dell’uva”. ASCBa, carteggio amministrativo 1931, cat. XI, cl. 1, fasc. “Festa dell’uva”. 27 Ib. 25 26 Bagnacavallo Il comitato per l’organizzazione della Festa dell’uva venne nominato dall’allora podestà Gagliardi ed era composto dallo stesso in qualità di presidente, dal segretario politico del Fascio, dall’arciprete, dal presidente dell’Opera Nazionale Balilla, dalla segretaria del Fascio femminile e dai rappresentanti delle associazioni combattenti e mutilati di guerra, dei commercianti, degli agricoltori e degli artigiani. Nel 1930, I edizione della Festa nazionale dell’uva, il comitato organizzò un concorso di vetrine che deve costituire una delle attrattive della Festa28 per la migliore propaganda della vendita. I diciannove commercianti che aderirono alla gara - tra via Mazzini, Piazza Vittorio Emanuele, via Borgo Farini, via Cavour, via Garibaldi - allestirono le loro vetrine con tralci di vite cariche di grappoli, con festoni, ceste contenenti uve di qualità pregiata, ed alcuni hanno altresì presentato, mediante figurine artistiche, scene plastiche rappresentanti la vendemmia, il trasporto delle uve, la pigiatura, la vinificazione29. I negozi che partecipavano alla gara avevano una deroga sull’orario di apertura purché si prestino alla vendita dell’uva (…) o prendano parte al concorso delle vetrine30. La locale Banca Popolare indisse per l’occasione fra i coltivatori del Comune un “Concorso di viticoltura e frutticoltura per l’anno agrario 1929-1930” per la razionale coltivazione delle uve da vino e dei frutteti già impiantati esclusi quelli messi a dimora nell’autunno 192931. Come elementi di giudizio per la coltura della vite vennero prese in considerazione le norme necessarie per una razionale coltura e cioè: sistemazione del terreno, culture erbacee consociate, accorta potatura, cure anticrittogamiche ed antiparassitarie, adatta scelta del vitigno32. Se ai commercianti vincitori della gara spettavano medaglie in oro, argento e bronzo, ai coltivatori sarebbero stati elargiti diplomi in denaro della somma complessiva di 4000 lire. La premiazione avvenne nella “Sala Maggiore” dell’ex convento di San Francesco, alla presenza del professor Luigi Vivarelli, direttore della Scuola agraria di Imola, che per l’evento tenne un discorso intonato alla speciale occasione33. Il podestà invitò la più ampia partecipazione dei cittadini all’evento con un manifesto per dare esempio di particolare ed utile contributo alla produzione che sta in cima ai pensieri del Governo nazionale34. La presenza di un’attività come quella della lavorazione delle erbe palustri nella frazione di Villanova, richiamò l’attenzione di numerosi Dopolavoro che fecero richiesta al Comune di forniture di cestini da utilizzare per il confezionamento dell’uva. La maestranza dei cestai di Villanova venne pertanto sollecitata dal podestà ad intensificare la produzione per soddisfare le numerose richieste. La stessa Federazione fascista ravennate dei 10 ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”. ASCBc, carteggio amministrativo 1937, cat. XI, cl. 1, fasc. 2. 30 Ib. 31 Ib. 32 Ib. 33 Ib. 34 Ib. 28 29 15 commercianti e artigiani, con sua circolare indirizzata ai vari comitati dei Comuni limitrofi, auspicava il rivolgersi agli artigiani di Villanova per richiedere il cestino denominato “modello Ravenna”. La richiesta di fornitura cestini arrivò anche dal Dopolavoro di Biella a cui il podestà rispose data la forte richiesta e il poco tempo disponibile, la loro produzione si è tutta accaparrata dalle zone vicine. In ogni modo certo Dal Pozzo Domenico mi ha promesso di mandare a codesto Dopolavoro un campione di una partita di materiale che lui ha pronto in magazzino35. Durante i festeggiamenti veniva distribuita uva gratuitamente a tutti i ricoverati negli Istituti amministrati dalla Congregazione di carità, all’ospizio fratelli Bedeschi, all’asilo infantile e all’ospedale. Se nei primi due anni il quantitativo di uva venduto e distribuito era stato pari a circa 5 quintali, nel 1933 causa stagione sfavorevole, che già aveva fatto slittare la festa dal 25 settembre al 9 ottobre, il quantitativo fu di soli 3 quintali36. Nel 1932 il ministero delle Corporazioni aveva stimolato a favorire, durante la Festa, il maggior consumo di uva da tavola e ridurre il quantitativo destinato alla vinificazione: nella nostra provincia la coltivazione dell’uva da mensa è assai limitata ed estesa quella dell’uva da vino, ma il vino che da essa si ricava è di scarsa gradazione alcolica e quindi poco atto alla esportazione. Perciò qui più che altrove, necessita favorire con ogni mezzo lo smaltimento delle uve come frutta37. L’organizzazione, come si evince dai documenti d’archivio, fu più o meno strutturata nello stesso modo per tutti gli anni; solo nel 1937 – VIII edizione della Festa che ebbe luogo in corrispondenza della Fiera di San Michele - venne organizzata la “I mostra dell’Industria e dell’Agricoltura” all’interno della “Settimana Bagnacavallese”. Per l’occasione intervenne la Camerata canterini romagnoli di Russi che rallegrò la giornata con canti popolari, generalmente intonati alla celebrazione della vendemmia e dei prodotti di essa, compreso il vino38. 16 Conselice A Conselice le carte inerenti l’organizzazione della Festa dell’uva sono poche e relative ai soli anni 1935 e 1936. Il podestà deliberò, in seduta del 26 settembre 1935, la costituzione del comitato – spiccatamente politico - composto dal segretario politico del Fascio, dal presidente dell’ONB, da un rappresentante degli agricoltori e dai segretari del Fascio giovanile e del Fascio femminile a cui si aggiunse successivamente il segretario politico del Fascio di Lavezzola. Il caso di Lavezzola è unico tra i Comuni della Bassa Romagna, per la disposizione che impose di festeggiare anche nella frazione la Festa dell’uva. Il commissario prefettizio che nel 1935 reggeva la comunità inviò infatti una lettera al delegato del podestà di Lavezzola, sig. Ricci Frabattista, con la seguente raccomandazione: E’ necessario che anche codesta Frazione figuri degnamente in questa festa agricola promossa dal Duce39. La mancanza di documentazione preclude lo studio di quali e quanti furono gli eventi caratterizzanti la celebrazione a Conselice e a Lavezzola. ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930”. ASCBc, carteggio amministrativo 1933, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “IV Festa nazionale dell’uva”. 37 Circolare del Consiglio provinciale dell’economia corporativa n. 6044 del 25 agosto 1932, in ASCBc, carteggio amministrativo 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “III Festa dell’uva”. 38 ASCBc, carteggio amministrativo 1937, cat. XI, cl. 1, fasc. 2. 39 ASCCn, carteggio amministrativo, 1935, cat. XI, cl. 1, fasc. 2 “VI Festa dell’uva”. 35 36 Lugo Sul fare del Novecento a Lugo vi erano decine di industriali, commercianti ed esportatori operanti nel settore vitivinicolo, tra cui alcune ditte quali Valli, Tabanelli, Scalaberni, Mantellini e Baracca rinomate anche all’estero. Numerose erano le osterie e le rivendite di vino esistenti nella città, tanto che alcune strade del centro storico erano appannaggio quasi esclusivo di osti, bettolieri e cantine. L’uva e il vino fornirono spunti e materia per poeti e musicisti del calibro di Ugo Ojetti e Francesco Balilla Pratella. Il primo, nella sua raccolta Cose viste, narra l’aneddoto della visita nella primavera del 1918, del re Vittorio Emanuele III alla villa dell’industriale Giacomo Valli, il quale in pochi istanti stappò davanti agli occhi stupiti del re 200 bottiglie delle più pregiate40; il secondo scrive un opuscolo, pubblicato dai tipi di Ferretti nel 1929 e arricchito dalle illustrazioni di Giulio Ricci, sull’antica festa di San Martino, dall’indicativo titolo Corna e vino41. Già nel 1927, lo stesso Balilla Pratella, aveva musicato le poesie La fésta de vêin e Là canta dla puvida42 composte in lode al vino rispettivamente da Lino Guerra e Aldo Spallicci. Queste cante e altre vecchie canzoni del folklore romagnolo, furono eseguite dai Canterini Romagnoli di Lugo e di Forlì in occasione della memorabile “Giornata del vino” del 1927, una festa che rappresentò una specie di grandiosa anteprima locale e spontanea alle Feste dell’uva volute da Mussolini negli anni Trenta su scala nazionale. Questa festa nacque formalmente come piacevole iniziativa di contorno al II Congresso nazionale di frutticoltura che si tenne a 11 Lugo dal 10 al 12 settembre 1927, che a sua volta affiancava la II Esposizione nazionale di frutticoltura di Massa Lombarda. In realtà, come testimoniato dalla memoria della giornata inviata dal podestà alla Prefettura di Ravenna nel giugno del 192943, con essa si intendeva anche rievocare in qualche modo le antiche fiere settembrine di Lugo rimaste memorabili in tutta Italia, ma interrotte ai primi del ‘900. Il suggestivo manifesto illustrativo della festa, ideato dal pittore lughese Giulio Avveduti, fu scelto da una speciale commissione artistica tra tutti i disegni presentati al concorso indetto per l’occasione. L’11 settembre 1927 autorità, tecnici e studiosi si raccolsero al Politeama Venturini: Dopo il saluto portato ai convenuti dal podestà di Lugo, furono esposti brevemente da uno dei più grossi industriali vinicoli locali, il Sig. Giacomo Valli, i desiderata dei produttori e commercianti vinicoli di questa zona, e poscia l’On. Arturo Marescalchi, con un discorso dottissimo e brillante, trattò il problema vinicolo sotto tutti gli aspetti (…) alle ore 12,30, nella sala dell’Università Popolare, ebbe luogo il banchetto che numerosi industriali vinicoli e commercianti offrirono all’On. Marescalchi. Nel pomeriggio si svolse la parte coreografica della festa. Un corteo imponente di circa 40 carri allegorici e caratteristici plaustri trainati dagli inarrivabili bovini della zona, servì egregiamente ad esaltare la nostra produ- U. OjETTI, Cose viste, Milano, Treves, 1925. F. BALILLA PRATELLA, Corna e vino, Lugo, Ferretti, 1929. 42 Il termine dialettale puvida sta per pipita o pituita, ovvero la malattia dei polli per la quale un grosso indurimento calloso si sovrappone alla lingua impedendo loro di bere, da Storia della vite e del vino in Italia, vol. II, p. 81. 43 ASCLu, carteggio amministrativo 1927, b. Commercio. 40 41 17 18 zione vinicola attraverso il simbolo. Con accuratezza mirabile si ebbe sui diversi carri riprodotta la visione della vite da quando subisce la potatura invernale sino alla vendemmia e da questa al trasporto nelle cantine e alla pigiatura delle uve. Sui carri stessi, montati dai contadini e dalle graziose contadinelle nostre, i canterini romagnoli delle Camerate di Lugo e Forlì cantarono le nostalgiche e vecchie canzoni di Romagna (…). Non mancarono i carri riproducenti scene bacchiche e orgiastiche romane e i fauni mitologici. Fra canti e suoni ed applausi, il corteo dei carri e del popolo raggiunse il Viale della Stazione, dove sostò per l’assaggio generale gratuito del vino offerto dagli industriali. Da tutti i carri e da una lunga fila di botti disposte entro il Campo Sportivo, ebbe inizio la distribuzione del vino, che durò per quasi due ore senza interruzione e con una affluenza di clienti costante ed imponente. In questo modo furono distribuiti circa 50 ettolitri di vino fra canti e suoni e fra l’allegria generale, senza che il minimo incidente sorgesse a turbare la festa, la quale ebbe termine soltanto a tarda sera44. Fu sicuramente una festa il cui successo non venne mai eguagliato dalle successive Feste dell’uva volute dal Governo a partire dal 1930. Come in tutti gli altri Comuni del Regno, anche a Lugo la prima Festa nazionale dell’uva ebbe luogo il 28 settembre 1930. Il comitato organizzatore vedeva partecipi le autorità istituzionali, politiche, associative e professionali dell’epoca così come disposto dalle circolari ministeriali. La relazione ufficiale sulla Festa, presente in Archivio in copia dattiloscritta non firmata, dopo la preliminare sottolineatura del grande sviluppo raggiunto dalla vitivinicoltura locale e dopo un breve cenno storico sull’antichità delle feste vendemmiali, 12 riporta così la cronaca della giornata lughese, imperniata in primo luogo sulla sfilata di carri allegorici: forniti insieme alle pariglie di buoi dagli agricoltori, carri artisticamente attrezzati e decorati con tralci e simboli di circostanza, ricolmi di sacchetti, ceste, sporte e altri involti contenenti uva (…) i carri, montati e scortati da gruppi di Piccole Italiane in costume e di Balilla in divisa, nonché da componenti la Camerata dei Canterini lughesi, si irradiarono nella mattinata per tutti i quartieri della città imbandierata, fra i canti di questi e le acclamazioni entusiastiche della folla 45. Nella relazione vengono segnalati con dovizia di particolari il carro allestito dal Dopolavoro simboleggiante la vendemmia, montato da vendemmiatori e vendemmiatrici in costume, con musiche, canti e danze, quello allestito dalla Congregazione di Carità riboccante d’uva e pure accompagnato da vendemmiatori e vendemmiatrici in costume, nonché quello sontuoso ed artistico della Cooperativa Esportazione Agricola di Lugo. Nella relazione richiamata vengono segnalati tra i benemeriti per il felice esito della festa gli industriali e commercianti vinicoli che fornirono gratuitamente il vino per le masse corali e gli esercenti e commercianti che acquistarono in consorzio un buon numero di sacchetti, ceste e sporte d’uva per farne regalo ai clienti. Il dato ufficiale della vendita dell’uva durante il primo anno di festeggiamenti fu di grande 44 45 Ib. ASCLu, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2. soddisfazione: a dare un’idea del favore incontrato da questa celebrazione, basterà rilevare che con una popolazione relativamente limitata come quella di Lugo e in un centro di produzione d’uva già saturo per sé stesso di questo frutto, si vendettero oltre 1500 fra sacchetti, cestini, sporte ecc., cioè un complesso di più che 15 quintali: esito superiore ad ogni aspettativa. La documentazione relativa le celebrazioni delle Feste nazionali dell’uva conservata nell’Archivio storico comunale di Lugo è copiosa fino all’anno 1935, dopodichè anche dal numero delle carte traspare un certo disinteresse per una celebrazione ogni anno uguale a sé stessa. Una considerazione, questa, avvalorata dalla dura reprimenda rivolta nel 1941 dal Segretario comunale agli impiegati dei vari uffici coinvolti nell’organizzazione, per omissioni e mancanze ai propri doveri 46 nei confronti della Festa. Massa Lombarda A Massa Lombarda nel primo anno di Festa furono smerciati dieci quintali di uva con un ricavato finanziario di 488,30 lire e ciò si è potuto ottenere mercè l’offerta spontanea di agricoltori e industriali locali che con senso di piena solidarietà hanno concorso offrendo tutto quanto era necessario per la buona riuscita della manifestazione 47. Il comitato massese costituitosi nel 1930 per celebrare la I edizione della Festa, era composto da soli uomini: il commissario prefettizio in qualità di presidente, due produttori locali, i presidenti dei commercianti e industriali, il segretario dei sindacati agricoli, il presidente degli agricoltori e quello dei frutticoltori, il rappresentante del Dopolavoro ferroviario e da impiegati comunali. Solo l’anno successivo entrò a far parte del comitato anche la componente femminile nella persona della fiduciaria delle Giovani italiane48. La prima relazione che ci da l’idea di quali fossero i festeggiamenti principali a Massa Lombarda è una minuta, conservata nel fascicolo relativo all’anno 1937 e protocollata al numero 2592, che così descrive i festeggiamenti: L’VIII Festa dell’uva fu qui celebrata il 26 settembre u.s. con la collaborazione del Fascio Femminile e delle massaie rurali. Da parte di questo Dopolavoro e delle suddette Associazioni, furono complessivamente venduti, a prezzo irrisorio, tre quintali di uva, riposta in cestini da Kg. 2 esibita in apposito banco di vendita e da gruppi di signorine in costume. Dai negozi della città, cui era stato rivolto invito di fare mostre del prelibato frutto, [furono venduti] circa quintali quattro. Per l’occasione ebbe luogo un ballo folkloristico all’aperto e una gara, fra dopolavoristi, di tiro al piattello. Non si hanno fotografie49. Dal 1937 le carte d’archivio diventano 19 13 ASCLu, carteggio amministrativo 1941, cat. XI, cl.1, fasc. 2. ASCML, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 11, ins. “Festa dell’uva”. 48 ASCML, carteggio amministrativo 1931, cat. XI, cl. 1, fasc. 11, ins. “Giornata nazionale della Festa dell’uva”. 49 ASCML, carteggio amministrativo 1937, cat. XI, cl. 1, fasc. 11. 46 47 20 sempre meno numerose e scompare l’inserto intitolato alle Feste. Molto più sentita a Massa Lombarda era infatti la “Sagra delle pesche” che si teneva annualmente nel mese di agosto. Istituita nel 1932, forse sull’onda del grande successo dell’esposizione nazionale di frutticoltura del 1927, venne celebrata fino al 1941. Anche per tale sagra era prevista la costituzione di un comitato locale che provvedesse all’organizzazione degli eventi e dei festeggiamenti. A tal fine venne nominata a Massa Lombarda un’”Associazione pro sagra delle pesche”, il cui consiglio prospettò la assoluta necessità di iniziare l’organizzazione della manifestazione Sagra delle pesche affinché tale importante rassegna riaffermi ancora una volta lo sviluppo della nostra agricoltura e della nostra industria che devono rimanere fedeli alla tradizione che fa di Massa Lombarda il centro orto-frutticolo più importante di tutta Italia50. In seno all’associazione vi erano quattro speciali commissioni preposte rispettivamente alle mostre di frutta; a quelle di vini tipici, artigianato e industria per la lavorazione ed esportazione della frutta; alle pesche di beneficenza, gare sportive e balli pubblici; al folclore, riduzioni ferroviarie e spettacoli teatrali. Tali commissioni dovevano elaborare il programma dettagliato e il preventivo degli eventi e presentarli al podestà per l’autorizzazione. La Sagra delle pesche aveva senz’altro una risonanza maggiore per i massesi rispetto a quella dell’uva, così come testimoniano i 14 numerosi documenti sull’organizzazione e sulla pubblicità che veniva data all’evento dalla stampa locale e nazionale. Anche l’E.I.A.R. (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) il 24 agosto 1938 trasmise il resoconto della giornata al giornale radio delle ore 20,0051. La Sagra era anche un’occasione per promuovere Massa dal punto di vista turistico, così come testimonia un resoconto spedito dal podestà alla stampa in cui oltre ad esaltare lo sviluppo agricolo del territorio rigoglioso giardino di incomparabile bellezza52, se ne elencano le bellezze artistiche: il palazzo civico, la sede del Credito romagnolo, la chiesa di S. Salvatore, tutte opere del Morelli. Veramente interessante è la Porta lughese eretta in occasione della visita di Pio IX alla città. Presso la sede dell’Ente Comunale di Assistenza si conservano preziosi quadri, tra i quali primeggia il S. Giovanni Battista del Garofalo e quadri del concittadino G. Battista Bassi che nel primo Ottocento venne giudicato uno dei migliori paesisti del mondo53. Sempre nel 1938 Massa accolse una delegazione di agronomi tedeschi giunti per visitare i frutteti e gli stabilimenti della ditta Bonvicini54. Nel 1939 si ripeté l’esperienza organizzando il “I Convegno italo-tedesco di studio sull’organizzazione dell’agricoltura” che vide la partecipazione di H. Bache, sottosegretario all’agricoltura del Reich. La sagra delle pesche venne organizzata fino al 1941 con assegnazione di frutta ai dopolavoro provinciali delle forze armate per i militari degenti in luoghi di cura55, per poi essere definitivamente abbandonata nel 1942. ASCML, carteggio amministrativo 1938, cat. XI, cl. 4, fasc. 1. Ib. 52 Ib. 53 Ib. 54 Ib. 55 ASCMl, carteggio amministrativo 1941, cat. XI, cl. 4, fasc. 1. 50 51 Cotignola A Cotignola la documentazione sulla Festa dell’uva istituita degli anni ’30 è totalmente assente causa gli eventi bellici che hanno danneggiato parte dell’Archivio storico. Si hanno però dall’Archivio le informazioni sulla ripresa delle festività legate all’uva nel Dopoguerra. Un manifesto del 195356 infatti ci informa che in quell’anno a Cotignola venne organizzato un concorso a premi per articoli che illustreranno efficacemente il valore alimentare e le proprietà terapeutiche dell’uva. Nel 1958 la Prefettura di Ravenna, con sua circolare n. 1700 del 29 luglio, interessò i Comuni della provincia per organizzare una sagra per il maggior consumo dell’uva57. La Prefettura dispose inoltre, forse per differenziare l’iniziativa da quelle che avevano caratterizzato il Ventennio, che la sagra conclusiva non dovrà consistere solamente in un rito simbolico a chiusura della vendemmia o in una manifestazione a carattere prevalentemente folkloristico, ma dovrà mirare ad accentuare presso la massa del pubblico l’esistenza di un problema alimentare ed economico che può essere risolto attraverso l’incremento del consumo58. 21 ASCCt, b. manifesti 1953 - 1954. ASCCt, carteggio amministrativo, 1958, cat. XI, cl. 1, prot. 4429. 58 Ib. 56 57 DOCUMENTI 1 Manifesto per la V Festa nazionale dell’uva 1934 ASCBc, carteggio amministrativo 1934, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “V Festa nazionale dell’uva“ 2 Cartolina con la riproduzione dei cestini fabbricati dalle maestranze del Piave 1930 ASCAl, carteggio amministrativo 1938, cat. II, cl. 6, fasc. 2 9 Manifesto con programma per la V Festa nazionale dell’uva a Bagnara di Romagna 1934 ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930” ASCBa, carteggio amministrativo 1935, cat. XI, cl. 1, fasc. 10 “VI festa nazionale dell’uva” 3 Logo dell’EVOÈ – Ufficio propaganda e forniture 1930 10 Modello di cestino denominato “Ravenna” 1932 ASCBc, carteggio amministrativo 1930, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “Giornata dell’uva 28 settembre 1930” 22 8 Bozza manoscritta del podestà Marcello Mariani per il manifesto della IX Festa dell’uva 1938 4 Sacchetto per confezionare l’uva con stampati i motti di Acerbo e Marescalchi 1933 ASCBc, carteggio amministrativo 1933, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “IV Festa nazionale dell’uva 1933” 5 Manifesto “Festa grossa - Festa dell’uva” di Alfonsine 1932 ASCAl, carteggio amministrativo 1936, cat. XI, cl. 2, fasc. 2 6 Carro folkloristico ad Alfonsine 1933 Archivio fotografico Museo della battaglia del Senio di Alfonsine, Fondo Miscellanea 7 Lettera dell’Istituto Luce 1934 ASCAl, carteggio amministrativo 1934, cat. XI, cl. 1, fasc. 1 ASCBc, carteggio 1932, cat. XI, cl. 1, fasc. 2, ins. “III Festa dell’uva” 11 Copertina dell’opuscolo Corna e vino di F. Balilla Pratella 1929 Raccolte Biblioteca Comunale “F. Trisi” di Lugo 12 Locandina per la Giornata del vino di Lugo 1927 Raccolte Biblioteca Comunale “F. Trisi” di Lugo 13 Cartello pubblicitario della ditta Adani di Massa Lombarda 1935 (?) Raccolte del Museo della frutticoltura di Massa lombarda 14 Manifesto della V Sagra delle pesche di Massa Lombarda 1938 ASCMl, carteggio amministrativo 1938, cat. XI, cl. 4, fasc. 1, ins. “V Sagra delle pesche” BIBLIOGRAFIA F. BALILLA PRATELLA, Corna e vino ovvero le caratteristiche della festa di S. Martino a Lugo di Romagna, Lugo, tip. Ferretti, 1929; M. CAMPANA, La festa dell’uva in Romagna, in Corriere padano del 27 settembre 1930; IV festa dell’uva. Numero unico folkloristico vendemmiale, Alfonsine, tip. Martini e Guerrini, 1933; Storia della vite e del vino in Italia, curata da Arturo Marescalchi e Giovanni Dalmasso, Milano, Guarloni, voll. 2, 19311937; V. DE GRAzIA, Consenso e cultura di massa nell’Italia fascista, Roma - Bari, Laterza, 1981; Aspetti della cultura emiliano romagnola del Ventennio fascista, a cura di A. Battistini, Milano, Franco Angeli, 1992; Il tempo libero nell’Italia unita, a cura di F. Tarozzi e A. Varni, Bologna, Clueb, 1992; E. GENTILE, Il culto del littorio, Roma-Bari, Laterza, 1993; A. DI MICHELE, I diversi volti del ruralismo fascista, in Italia contemporanea, n. 199 giugno 1995; M. BAIONI, Identità e dintorni, Cesena, il Ponte vecchio 1999; FONTI CONsULTATE ALFONsINE carteggio amministrativo: 1925, cat. XI, cl. 4, fasc. 1; 1930 1931, cat. XIV, cl. 3; 1932 e 1934, cat. XI, cl. 1, fasc. 1; 1936, cat. II, cl. 1 e cat. XI, cl. 3, fasc. 3; 1938, cat. II, cl. 6, fasc. 2 Registri delle delibere del podestà: vol. 1933-1939 BAGNACAvALLO carteggio amministrativo: 1930-1941 cat. XI, cl. 1, fasc. 11 BAGNARA carteggio amministrativo: 1930-1931; 1933; 1935 cat. XI, cl. 1, fasc. 1 CONsELICE carteggio amministrativo: 1935-1936 cat. XI, cl. 1, fasc. 2 COTIGNOLA manifesti: b. 1953-1954 carteggio amministrativo: 1958, cat. XI, cl. 1, fasc. 6 LUGO carteggio amministrativo: 1930-1941, cat. XI, cl. 1, fasc. 2 A. CAVINA, Folklore e retorica strapaesana nell’ideologia fascista: la festa dell’uva nel ravennate, tesi di laurea in Sociologia, Facoltà Urbino, a.a. 1996-1997; MAssA LOMBARDA carteggio amministrativo: 1930-1941 cat. XI, cl. 1, fasc. 2; 1932-1941 cat. XI, cl. 4 S. CAVAzzA, Piccole patrie. Feste popolari tra regione e nazione durante il fascismo, Bologna, Il Mulino, 1997; sANT’AGATA sUL sANTERNO carteggio amministrativo: 1936, cat. XI, cl. 1, fasc. 4 Viaggio tra le feste e le sagre della provincia di Ravenna, a cura di E. Baldini, Ravenna, Longo, 2001; L’Italia alla metà del XX secolo. Conflitto sociale, Resistenza, costruzione di una democrazia, a cura di Luigi Canapini, Milano, Guerini, 2005; G. CANGUILHEM, Il fascismo e i contadini, Bologna, Il mulino, 2006. 23 Finito di stampare nel mese di ottobre 2009 da Edit FaEnza Srl Via Casenuove, 28 - 48018 Faenza (Ra) tel. 0546 634263 Fax 0546 634357 www.editfaenza.com [email protected]