Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti Editore: Editrice Europea srl - società unipersonale Via Lima, 7 - Roma (Parioli) - Fax 06 23329455 Centro Uffici Time for Business Via Guicciardi, 7 - 42122 Reggio Emilia (sede legale) P. Iva 12173350153 Strategia Europea sulla disabilità 2010-2020 pagina 3 Accessibilità pagina 4 Partecipazione pagina 9 Uguaglianza pagina 16 Occupazione pagina 19 Istruzione e Formazione pagina 22 Protezione Sociale pagina 26 Salute pagina 30 Attuazione pagina 34 Testata: Guida del Cittadino Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939 del 23/01/1997 Supplemento al n. 33 della “Guida del Cittadino” Data prima pubblicazione: marzo 2015 2 Strategia Europea Strategia europea sulla disabilità 2010-2020 Il 15 novembre 2010 l'Unione europea ha adottato la nuova Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere loro in condizione di esercitare tutti i loro diritti e di beneficiare di una piena partecipazione alla società e all'economia europea. I risultati del piano d'azione dell'UE a favore delle persone con disabilità 2003-2010 costituiscono il punto di partenza per arrivare al quadro più ampio dell'attuazione della Convenzione ONU. Le aree di intervento Sono state individuate otto aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne. Accessibilità Le persone disabili devono avere accesso ai beni, ai servizi e ai dispositivi di assistenza. Inoltre, deve essere assicurato loro, su una base di uguaglianza con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Partecipazione Le persone con disabilità devono poter esercitare pienamente i loro diritti fondamentali legati alla cittadinanza dell'Unione. Questa strategia deve contribuire a: • eliminare gli ostacoli alla mobilità delle persone disabili, in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici e politici; Diritti delle Persone con disabilità • garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei fondi strutturali; • garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi, inclusi quelli sportivi e culturali. Uguaglianza Occorre attuare una serie di politiche attive per promuovere l’uguaglianza a livello europeo e negli Stati membri. La Commissione garantirà inoltre la piena applicazione della legislazione europea in materia di lotta contro le discriminazioni fondate sulla disabilità e, in particolare, della direttiva 2000/78/ CE a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro. Occupazione L’azione europea deve permettere un aumento del numero dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro. È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori protetti), incoraggiare il lavoro autonomo e migliorare la qualità del lavoro. Istruzione e formazione Gli allievi e gli studenti disabili devono disporre di un sistema d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema educativo. 3 Inoltre, occorre informare meglio i disabili in merito alle possibilità di formazione e di mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in movimento e della strategia Istruzione e formazione 2020. Protezione sociale I sistemi di protezione sociale possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà ed esclusione sociale ai quali sono esposti i disabili. In questo contesto, è necessario valutare le prestazioni e la sostenibilità dei sistemi di protezione sociale, compresi i sistemi pensionistici, i programmi di alloggio sociale e l’accesso ai servizi di base. La strategia incoraggia l’utilizzo dei fondi strutturali e l’adozione di misure nazionali adattate. Salute Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute mentale. Per garantire questo principio di uguaglianza, i servizi devono avere un prezzo accessibile ed essere adeguati alle necessità specifiche delle persone. Inoltre, particolare attenzione va dedicata alla salute e alla sicurezza dei lavoratori disabili. Azione esterna L’UE si impegna a promuovere i diritti delle persone disabili a livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito della politica di allargamento, di vicinato e di aiuti allo sviluppo, oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio d’Europa e l’ONU. Attuazione La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni dell’UE e degli Stati membri. Le loro azioni comuni puntano a: • sensibilizzare la società sulle problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei disabili; • sviluppare le possibilità di finanziamento europeo; • migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici; • assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione delle Nazioni Unite negli Stati membri e in seno alle istituzioni europee. Accessibilità Accessibilità al Web Forum Europeo sulla Disabilità Il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) è un’ Organizzazione non Governativa indipendente che rappresenta gli interessi di 80 milino di Europei con disabilità. EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma leader per i diritti dei disabili e si propone per dare voce alle persone con disabilità in Europa. EDF è stato creato nel 1996 per essere sicuri che le decisioni riguardanti le persone disabili siano prese “con” e “da” persone disabili. (Fonte: www.edf-feph.org) Accessibilità al web Accessibilità al web significa un sito internet o un servizio basato sul web (inclusi quelli per apparecchi mobili) che sia facile da utilizzare, semplice da trovare, essenziale nel funzionamento e nella interattività, il cui uso sia sicuro e possa essere utilizzato in modo indipendente anche da chi è disabile, garantendo quindi la dignità di una persona disabile in ogni circostanza, inclusi i casi di emergenza. Questo non esclude l’uso di dispositivi di supporto e di comunicazione alternativa per consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con disabilità qundo questo sia necessario. (Fonte: www.edf-feph.org) Accessibilità al web: EDF a Bruxelles Lo scorso 25 Aprile 2013, il Movimento Europeo per la Disabilità è stato invitato a partecipare alla riunione della Commissione Parlamentare Europea per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Dal momento che invitare o accettare personalità esterne da parte della Commissione è un evento del tutto eccezionale, EDF ha accolto questo invito come una buona opportunità di portare al Parlamento Europeo le opinioni di 80 milioni di persone con disabilità sull’accessibilità dei siti delle pubbliche amministrazioni europee. Rappresentato dal suo segretario, Rodolfo Cattani, EDF ha sottolineato durante l’assemblea che l’accesso ai siti internet è una pre-condizione necessaria all’accesso all’istruzione, al lavoro, alla vita sociale e culturale non solo per persone con disabilità, ma anche per molti altri utenti, comprese le persone 4 anziane. “Più dei 2/3 dei siti pubblici non sono accessibili, ma la realtà è anche peggiore: il 92% dei siti che rilasciano servizi basici ai cittadini non sono accessibili ai disabili. Si rende quindi necessaria una legge che permetta agli Europei con disabilità di raggiungere il diritto all’informazione nello stesso modo in cui lo raggiungono gli altri cittadini”, ha detto Rodolfo Cattani, mettendo l’accento sulla necessità di cambiamenti nella proposta legislativa corrente sull’accessibilità dei siti della pubblica amministrazione. “L’obiettivo della proposta di legge è quello di allargarsi in modo da interessare tutti i siti telematici dei settori pubblici e i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta attuale è infatti limitata a settori pubblici cui appartengono sol- tanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio obsoleto dal momento che il panorama offerto in rete si è notevolmente incrementato dal 2001, quando è stato definito il criterio stesso”. Cosa si può migliorare Il Movimento europeo per la Disabilità (EDF) crede che soltanto una proposta di legge che allarghi il suo obiettivo e rinforzi il meccanismo possa produrre un reale cambiamento. Il Movimento è convinto che l’obiettivo dell’attuale legislatura sia troppo restrittivo e che l’obbligo di accessibilità debba essere esteso a tutti i siti di organismi pubblici che erogano direttamente servizi al pubblico, come scuole, università, Accessibilità al Web Accessibilità Rodolfo Cattani, segretario EDF in Parlamento a Bruxells biblioteche, servizi di impiego, presidi sanitari e trasporti pubblici. Inoltre il Movimento europeo per la Disabilità (EDF) è convinto che senza un meccanismo di supporto e un efficiente sistema di monitoraggio che coinvolga le persone con disabilità e i rappresentanti delle loro associazioni, la proposta di legge non riuscirà ad assicurare l’accessibilità dei siti in questione. L’accessibilità al web non dovrebbe focalizzarsi soltanto sulle persone disabili, ma anche sui benefici finanziari e sociali in generale. Il ruolo del mercato è infatti anche quello dell’inclusione sociale, dell’eguaglianza, nondiscriminazione e giustizia sociale. Questo permetterebbe un effettivo cambiamento per 80 milioni di cittadini europei con disabilità. (Fonte: www.edf-feph.org) Ospitalità accessibile "Gli ospiti si ricorderanno di quelle organizzazioni del turismo (camping, hotel, ecc.) che hanno saputo offrire loro buona ospitalità. Proprio partendo da questa idea abbiamo dato vita a questa nostra nuova iniziativa. Stiamo cercando quelle organizzazioni del turismo che oltre ad essere accessibili, sappiano essere ospitali per tutti: quelle organizzazioni dove le persone fanno la differenza! Siamo convinti che per individuarle serva anche il passaparola basato sull'esperienza di coloro che sono rimasti così ben impressionati da volerla condividere. Stiamo cercando le eccellenze della ospitalità accessibile italiana per renderle riconoscibili a tutti con il Marchio V4A®". A spiegare l'iniziativa è Roberto Vitali, presidente di V4A®. Per le persone con bisogni specifici, il passaparola è uno stru- 5 mento di trasmissione di conoscenze e di esperienze ancora più importante: partire dal consiglio di una persona che condivide le stesse esigenze è, nella maggior parte dei casi, preferibile al viaggiare sperando di trovare ciò che ti serve e rischiando di vedersi rovinata la vacanza. "Molto spesso le stesse organizzazioni non sanno comprendere quanto sono effettivamente accessibili e in grado di soddisfare specifiche esigenze, per questo chiediamo l'aiuto ai loro ospiti - prosegue Vitali. Ovvero vogliamo aiutare le organizzazioni a trasformare alcune buone pratiche legate a sensibilità e iniziative individuali dei collaboratori in una cultura della stessa organizzazione. E comunicarlo agli utenti potenziali. E' proprio partendo da queste considerazioni che chiediamo la collaborazione di tutte le persone con esigenze specifiche che hanno avuto il privilegio di sperimentare una organizzazione del turismo e che abbia saputo soddisfare le sue esigenze in modo superiore alle aspettative, in un modo che non ci si aspettava e che vale la pena di far conoscere anche ad altri. Segnalateci chi ha saputo offrire una Ospitalità Accessibile, dove l'Ospitalità ha dato valore aggiunto alla vacanza: noi la contatteremo per proporle di certificarsi con il Marchio V4A® e farla conoscere a tutte le persone che hanno le esigenze simili. Se l'Organizzazione deciderà di attestare la propria capacità di offrire ospitalità accessibile con il Marchio V4A ® chiederemo a chi l'ha segnalata di farne la prima recensione pubblica raccontando a tutti la propria esperienza e soprattutto il motivo per cui l'ha segnalata. Tutte le organizzazioni segnalate saranno vagliate - prosegue Vitali - e, se è il caso, saranno da noi visitate". Turismo Accessibile Accessibilità Treni bianchi: la disabilità sale sull'alta velocità Viaggerà su Italo il primo pellegrinaggio dell'Unitalsi Lombarda a Loreto in alta velocità. I circa 400 pellegrini (volontari, anziani, disabili e malati) inaugureranno la tratta Milano - Ancona. Metti insieme un’associazione conosciuta da 110 anni per essere “quella dei treni bianchi” e un’azienda di trasporto ferroviario e il risultato è il primo pellegrinaggio ad alta velocità. I protagonisti di questa iniziativa sono l’Unitalsi (Unione nazionale trasporto ammalati a Lourdes e Santuari internazionali) e Ntv Italo. «La disabilità sale sull’alta velocità» annuncia Vittore De Carli, presidente della Sezione Lombarda di Unitalsi che ricorda la genesi dell’iniziativa che porterà, dal 17 al 20 giugno, circa 400 pellegrini, persone con disabilità, anziani e volontari a Loreto. «Il punto di partenza è stato la ricerca di un modo per accompagnare i nostri anziani, gli ammalati e i disabili offrendo loro un servizio sicuro, efficiente e a portata di portafoglio» e la ricerca ha portato a Italo che, proprio con il viaggio da Milano di giugno, inaugura la tratta Milano - Ancona. E la risposta è stata entusiasta: circa 400 persone parteciperanno al pellegrinaggio che partirà da Milano Porta Garibaldi e in tre ore raggiungerà Ancona da dove con i pullman si arriverà a Loreto «per molte persone, soprattutto per anziani e disabili, fare un viaggio in pullman di quasi otto ore era un ostacolo insormontabile» sottolinea De Carli. Alla presentazione ufficiale del primo pellegrinaggio ufficiale di Unitalsi a bordo di Italo, a Roma, accanto ai vertici nazionali dell’Unitalsi - il presidente nazionale Salvatore Pagliuca e il vice Dante D’Elpidio - c'erano il presidente di Ntv, Antonello Perricone, l’arcivescovo di Loreto monsignor Giovanni Tonucci e la madrina dell’iniziativa, l’atleta paralimpica nonché volontaria dell’Unitalsi, Giusy Versace. Perricone nel sottolineare come il pellegrinaggio dell’Unitalsi sia il “battesimo” del servizio commerciale sulla tratta Milano Ancona che sarà ufficialmente inaugurato a dicembre si è detto particolarmente onorato dell’iniziativa che, «è la prova provata che Italo è un treno per tutti. Siamo felici di questa unione tra Unitalsi e Ntv - Italo». L’auspicio del presidente di Ntv è che quello di giugno possa diventare «il primo dei tanti 6 treni speciali dedicati al mondo della solidarietà e dell’assistenza». Perricone ha anche rivelato un retroscena personale «La base di Italo è la stazione Ostiense di Roma, ma per me per molti anni ha voluto dire treni bianchi, mia madre per quarant’anni è stata una dama dell’Unitalsi e la possibilità oggi di agevolare i pellegrini e i malati che vogliono visitare Loreto è una cosa che ci fa molto piacere». (Fonte: www.vita.it) Turismo Accessibile Il turismo accessibile nasce dall’esigenza di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico. Il turismo accessibile è in un certo senso l’espressione più alta di questo obiettivo che è prima di tutto un obiettivo di civiltà, che rappresenta anche un’indubbia attrattiva moderna e attuale, che può riportare in alto l’immagine del turismo italiano nel mondo. L’accessibilità, ovvero sia l’assenza di barriere architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione fondamentale per consentire la piena fruizione del patrimonio turistico italiano. Questa fruibilità dovrebbe essere estesa al sistema complessivo dei trasporti, intermodalità, medio e lungo raggio, su ruota, rotaia e anche ai sistemi del trasporto locale. Quando si parla di una destinazione turistica, si fa riferimento al sistema turistico locale, insomma al sistema dei servizi e dell’offerta come per esempio alla ristorazione, alla balneazione, alla cultura all’enogastronomia, ma anche all’accessibilità urbana e alla disponibilità di informazioni in diversi formati. Parlare di turismo accessibile significa prima di tutto parlare di un turismo attento alle esigenze di tutti. Essere attenti ai bisogni di tutti significa saper dare delle risposte concrete ai bisogni dei bambini, degli anziani, delle mamme che spingono le carrozzine, delle persone con disabilità che si muovono lentamente, che non vedono e non sentono, che hanno allergie o difficoltà di tipo alimentare, come le persone affette da celiachia. Questa cosa presuppone una Turismo Accessibile Accessibilità qualità dell’offerta turistica molto elevata, che si rivolge a milioni di persone. Affrontare un discorso sul turismo accessibile, significa saper coniugare le ragioni dell’impresa turistica con la capacità di rispondere a una domanda di ospitalità che deve avere come requisiti fondanti, una diffusa qualità per quel che riguarda l’accoglienza, il dialogo e le conoscenze tecniche. Il concetto di turismo accessibile non si può ridurre alla sola disabilità delle persone, dando una immagine di esso, puramente medico-ospedaliera, perché in questo modo si restringe in ambiti ristretti un problema che è molto più complesso e articolato. In sintesi, turismo accessibile significa stesso prezzo, stessa località e più turisti. Stiamo parlando del concetto di accoglienza in tutta la sua accezione, che deve essere la struttura portante del concetto stesso di accoglienza legata all’offerta turistica e non solo per quel che concerne le barriere architettoniche e percettive, che fanno parte di un discorso più ampio e complesso. (Fonte: www.diversamenteagibile.it) Spiaggia LiberAtutti Il Bagno Giulia n°85 di Riccione è la prima “SpiaggialiberAtutti”, un progetto pilota nell’ambito dell’accessibilità delle strutture balneari: un’opportunità di adeguamento degli stabilimenti verso un’offerta di qualità, dove spiaggia e mare siano sinonimi di turismo ecosostenibile ed accessibile. Il progetto coniuga la sostenibilità ambientale e la sostenibilità sociale, privilegiando l’uso di materiali eco-compatibili, fonti energetiche alternative e la creazione di un ambiente che sostiene la condivisione di strutture e spazi, senza “ghettizzare” persone ed esigenze. La nuova “Spiaggia LiberAtutti” ha inaugurato un percorso di modernizzazione delle strutture ricettive balneari nell’ottica di un turismo europeo, sia sostenibile che accessibile, attento al contenimento degli impatti ambientali (sostenibilità ambientale) quanto all’abbattimento delle barriere architettoniche (sostenibilità sociale). Infatti, gli interventi ed opere sono stati attuati per garantire un’ampia accessibilità a 360° a tutti i servizi dello stabilimento dando opportune garanzie e supporti ai diversabili per le attività di balneazione. Ogni diversamente abile sarà libero di poter scegliere il proprio stabilimento balneare valutando la qualità dei servizi offerti senza dover dipendere, come oggi accade, dalla necessaria quanto vincolante assistenza di una persona. (Fonte: www.diversamenteagibile.it) “Dateci l'accesso al turismo” L'apertura dell'aeroporto di Comiso - Ragusa il 30 maggio scorso, potrebbe aprire nuovi scenari anche in seno al turismo accessibile. In Italia è stata istituita la Commissione "per la promozione e il sostegno del Turismo Accessibile", nata dall'esigenza di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico. Il turismo accessibile è la massima espressione di questo obiettivo di civiltà e rappresenta anche una indubbia attrattiva moderna e attuale - per riportare in alto l'immagine del turismo italiano nel mondo. Per questo motivo l'Italia ha sviluppato la Carta dei diritti del turista. L'accessibilità, ossia l'assenza di barriere architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione indispensabile per consentire la fruizione del patrimonio turisti- 7 co italiano. Il principio che l'azione della Commissione promuove è semplice e chiarissimo: l'individuo nella sua totalità, con i suoi bisogni, è un cittadino ed un cliente che ha diritto a fruire dell'offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati a commisurati a ciò che paga. In tale direzione, già mesi addietro, l'associazione Movis ha fatto richiesta alla Soaco per un front office all'aeroporto. L'idea è quella di stilare un elenco dettagliato degli esercizi commerciali, in particolar modo quelli strettamente dedicati al turismo (alberghi, ristoranti, bar, discoteche), senza lasciare fuori boutique e negozi vari, insieme ai luoghi di interesse culturale (chiese, musei, riserve naturali), non tralasciando spiagge e stabilimenti balneari, che sono accessibili ai disabili. Una operazione che potrebbe prevedere l'inserimento, successivamente, di questo dettagliato elenco in opuscoli cartacei e nei network che si occupano di turi- smo per disabili. "Questo - spiega il direttivo di Movis - sia per sfruttare al meglio le opportunità turistiche che l'apertura dell'aeroporto di Comiso sta per regalare alla nostra provincia, sia per mostrare il nostro grado di civiltà e di accoglienza al resto del mondo. Sono, infatti, sempre più numerose le località turistiche, italiane ed estere, che si occupano di Turismo Accessibile, offrendo dettagliati itinerari turistici attenti alle esigenze delle persone disabili, che vengono inseriti nei siti internet istituzionali e pubblicizzati in quelli che si occupano di disabilità. In Sicilia, come è già stato fatto notare da altre associazioni - ammonisce il Movis né la Regione né i singoli comuni hanno riguardo per questa faccenda, inibendo così eventuali turisti che anziché andare all'avventura preferiscono avere quante maggiori informazioni su quello che troveranno, per evitare che le aspettative di una piacevole vacanza si trasformino in un incubo". Turismo Accessibile Accessibilità (www.laboratoriosipuo.net) Diversamente Agibile Il progetto “Diversamente Agibile” nasce dalla mente di Maximiliano Ulivieri, 39 anni e affetto da distrofia muscolare fin da piccolo. L’idea parte dal presupposto che nessuno meglio di chi ne usufruisce può recensire un servizio. Nei suoi viaggi è capitato di ricercare sul web strutture accessibili ai disabili, come hotel per il pernottamento, oppure informazioni sui luoghi della città da visitare che non abbiano barriere architettoniche, musei, attrazioni turistiche, bar e ristoranti, tutto ciò che un normale turista deve sapere prima del viaggio. Le informazioni in internet ci sono ma spesso risultano dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette. La dispersione dipende dal fatto che non c’è un “luogo” comune in rete dove recuperare certe informazioni, ci sono blog di ragazzi disabili che raccontano il suo viaggio, come il suo personale, oppure nei siti specializzati in hotel e turismo dove al suo interno puoi fare una ricerca specifica per portatori di handicap. Tutte queste informazioni tuttavia sono solo degli spazi, non un contesto organizzato, competente e ottimizzato soltanto al tipo di servizio. In più spesso le informazioni non sono ben precise e povere di foto dimostrative dell’agibilità sicura di una struttura. Non raramente capita di leggere “accessibile a disabile” e dopo breve conversazione telefonica rendersi conto che così non era. L’accessibilità poi richiede molte cose e capita che siano soggettive, non sempre una struttura che va bene a un disabile può andar bene a un altro, ma soprattutto il miglior giudizio che si può ricercare in questi casi è proprio quello del disabile stesso, che certamente ha una capacità di analisi superiore, essendone l’utilizzatore. Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di trasporto ecc. Ecco l’idea di realizzare un sito/blog in cui raccogliere tutte le esperienze di persone disabili, con reportage scritti, fotografici e filmati dei loro viaggi, in modo da fornire informazioni utili ad altri disabili che vogliono frequentare la stessa città. Così facendo si potrà aiutare a capire se l’accessibilità dei luoghi o delle strutture “recensite” può andar bene per la propria disabilità oppure necessita di maggiori informazioni. (Fonte: www.diversamenteagibile.it) La disabilità vista con gli occhi di una bambina "Phoebe, crescendo a un ritmo diverso". È questo il titolo di una video-inchiesta che mostra la realtà della disabilità attraverso la storia di una bambina spagnola di 9 anni con deficit di attenzione e iperattività. Nei 5 minuti di video Phoebe Martinez, questo il nome della protagonista, racconta come passa le giornate, quello che le piace fare, chi sono i suoi amici. Vengono mostrate immagini dei suoi incontri nello studio medico che la segue, ma anche riprese di una gita al parco o in spiaggia in compagnia dei suoi cari. Oltre alla testimonianza di Phoebe, che ha potuto superare problemi di udito e disabilità fisiche che la colpivano fin da neonata, nel cortometraggio si può ascoltare anche la voce del della zia, sua tutrice legale, e della psicologa. Testimonianze che aiutano a comprendere meglio l'intensa vita di questa sorridente bambina. Frutto di un progetto dell'associazione spagnola Verdiblanca, il video non vuole mostrare solo gli ostacoli, le preoccupazioni e i bisogni quotidiani dei bambini disabili. Vuole rendere visibile l'invisibile, evidenziando le motivazioni che i ragazzi come Phoebe hanno dentro e quello che possono offrire a coloro che li circondano. 8 Turismo Accessibile Accessibilità Village for all Salento per tutti Village for all è una organizzazione no profit a carattere nazionale che ha come obiettivo l’inclusione turistica e lo sport di tutti; con le sue informazioni intende soddisfare i bisogni di tutti: famiglie con bambini piccoli in passeggino, donne in gravidanza, anziani, disabili e persone che vogliono consumare una vacanza etica, un turismo accessibile. L’Associazione visita tutti i villaggi e campeggi con propri esperti per raccogliere dati oggettivi (misure, larghezze, dotazione dei servizi), è impegnata nella formazione al personale e affianca gli uffici tecnici per una assistenza alla progettazione mirata alla realizzazione di un’accessibilità trasparente. Village for all è un network di villaggi e campeggi accessibili alle persone disabili e ad oggi vi aderiscono 25 strutture disseminate in tutta l’Italia turistica che conta; tutte le informazioni sono consultabili sul sito www.villageforall.net Village for all è patrocinato da: Ministero del Turismo; l’ENIT Agenzia Nazionale del Turismo; FAITA - Federazione delle Associazioni Italiane dei complessi turistico ricettivi all’Aria Aperta, FISH - Federazione Italiana Superamento Handicap, SiPuò Laboratorio Nazionale Turismo Accessibile® (Fonte: www.diversamenteagibile.it) Offrire ai i turisti, nessuno escluso, le stesse opportunità. È questa la filosofia ispiratrice del progetto Salento per tutti, un nuova sezione tematica del progetto di promozione turistica “Città aperte” con cui l’Azienda di Promozione Turistica di Lecce e l’Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia hanno inteso rispondere alle esigenze di quanti - bambini, giovani, adulti - non hanno sufficiente autonomia per assaporare tutti i piccoli e grandi piaceri di una vacanza. Certo, ci vuole molto altro per rimediare agli errori (e orrori) di miopia culturale del 9 passato perché, si sa, tutto nelle città italiane - dagli alberghi agli accessi al mare, dai bar ai ristoranti ai bagni pubblici - è strutturato per marcare differenze, allungare distanze… in una parola, è costruito sulla separatezza. Ma chi è nel Salento in vacanza o, più semplicemente, vi arriva per una visita fugace, oggi potrà contare su una rete di servizi mirati che gli permetterà di accedere agevolmente alle strutture balneari private e, con pari assistenza, di prendere il sole nelle spiagge cosiddette libere. Mare e fondali non saranno più off limits ai turisti non vedenti, per i quali sono previsti immersioni subacquee e corsi anche per i bambini; alcuni sentieri dei parchi e delle riserve naturali sono stati selezionati per agevolarne la fruizione da parte dei disabili motori; mentre - grazie a tour in barca - le persone fisicamente non autosufficienti potranno ammirare le zone più suggestive della costa salentina. Non solo. I bellissimi centri storici di alcune città d’arte - Lecce e Galatina per iniziare - non avranno segreti: con la carrozzina ci si potrà addentrare tra vicoli e chiese, cattedrali e castelli grazie a tour guidati e gratuiti, opportunamente selezionati, che prevedono anche momenti di ristoro e shopping. (Fonte: www.diversamenteagibile.it) Partecipazione Campagna europea sulla libertà di movimento I trattati europei garantiscono alcuni diritti fondamentali: - Libertà di movimento delle persone (tutti i cittadini di uno stato membro europeo ha il diritto di muoversi, lavorare, studiare e vivere in un altro paese membro) - Libera movimentazione delle merci (le merci prodotte in uno stato membro europeo possono essere vendute in un altro stato membro a certe condizioni - Libera fruizione dei servizi (tutti i cittadini hanno il diritto di dare e ricevere servizi in un altro stato membro. Nonostante questo, le persone con disabilità non possono usufruire pienamente della loro libertà di movimento ed hanno difficoltà ad accedere ai canali di distribuzione delle merci e dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo. La Freedom Guide, disponibile sul sito EDF Libertà di movimento Le persone disabili non hanno le stesse opportunità delle persone non disabili: essi infatti incontrano barriere nello studio, nel cercare un lavoro, nel viaggiare, nel ricevere merci o servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni. (Fonte: www.edf-feph.org) Detrazione per le spese di eliminazione delle barriere architettoniche E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di ristrutturazione edilizia (50% per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno 2013). Rientrano tra queste spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave (articolo 3, comma 3, L. 104/1992). La detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche non può essere fruita contemporaneamente alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile. La detrazione del 19%, pertanto, spetta soltanto sulla eventuale parte di spesa eccedente la quota già agevolata con la detrazione del 36% (o del 50%). Per le prestazioni di servizi rela- 10 tive all’appalto di questi lavori, è inoltre applicabile l’aliquota Iva agevolata del 4%, anziché quella ordinaria del 21%. “L’obiettivo della proposta di legge è quello di allargarsi in modo da interessare tutti i siti telematici dei settori pubblici e i siti che offrono servizi destinati alla cittadinanza. La proposta attuale è infatti limitata a settori pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio obsoleto dal momento che il panorama offerto in rete si è notevolmente incrementato dal 2001, quando è stato definito il criterio stesso”. (www.agenziaentrate.gov.it) Disabile? Anch'io faccio sport estremo! L’Associazione sportiva dilettantistica Free White Ski Team insieme a FIAT organizzano giornate di sport per far vivere alle persone con disabilità fisico-motoria l'esperienza della montagna senza barriere. Da 17 anni il programma Autonomy di Fiat realizza soluzioni tecniche per chi ha ridotte capacità motorie, in modo da permettergli di utilizzare qualunque modello di vettura o veicolo commerciale (Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Abarth, Jeep e Fiat Professional). Il programma, lanciato in Italia e successivamente esteso al Brasile, opera attraverso 21 Centri di Mobilità, gestiti in collaborazione con associazioni locali e centri di riabilitazione motoria, autorità sanitarie e con la Motorizzazione Civile. I centri offrono una vasta gamma di servizi, dalla consulenza e supporto per affrontare l’iter burocratico, legale e tecnico alla prevalutazione dell’idoneità al conseguimento della patente speciale, alle prove su strada e alle pratiche per il rinnovamento della patente per diversamente abili. I centri offrono, inoltre, simulatori di guida per la misurazione delle capacità residue e vetture multi-allestite per prove dinamiche. Autonomy, inoltre, organizza annualmente eventi destinati alla promozione dello sport per dare a tutti, e non solo ai campioni, la possibilità di soddisfare la propria passione sportiva. Per info: www.freewhite.eu (fonte: www.fiatspace.com) Montagne Olimpiche e Paralimpiche OFF ROAD - 19/22 settembre 2012 Partecipazione Libertà di movimento Diritto alla libertà di movimento: i montascale Una barriera architettonica è un impedimento agli spostamenti di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento o alla tipologia di elementi costruiti dall'uomo. Le barriere architettoniche sono quindi qualcosa di strettamente legato al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale per la valutazione della qualità di vita di chiunque. Negli ultimi anni la legislazione nazionale ed europea è stata pian piano migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una serie di enti pubblici e privati a questi principi di libertà di movimento. Uno degli strumenti più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di miniascensori o montascale (o servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le I montascale devono rispondere a specifiche normative sia per quanto riguarda gli aspetti edilizi (normativa per il superamento delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI). Queste indicazioni normative sono presenti in Italia da molti anni, proprio in corrispondenza alla comparsa sul mercato dei primi prodotti e ausili dedicati all'abbattimento delle barriere. La prima norma UNI in materia è infatti del 1991, sostituita nel 2009 da una norma più recente. La UNI EN 81-40:2009, versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN 81-40, specifica i requisiti di sicurezza per la costruzione, fabbricazione, installazione, manutenzione e lo smontaggio di servoscala elettrici fissati alla struttura di un edificio. Nella legislazione italiana il riferimento normativo per gli aspetti edilizi dei montascale è contenuto nel DM 236/89, "Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche". Il testo del Decreto Tecnico è strutturato in due parti: alcuni articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri progettuali e altri articoli che contengono le specifiche tecniche. L'ordinamento italiano regola- Un montascale, ausilio indispensabile alla libertà di movimento 11 menta poi anche quelle che sono le "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati", Legge 9 gennaio 1989, n. 13, che raccoglie le categorie che hanno diritto e le modalità per richiedere i contributi per l'installazione di montascale o servoscala nell'ottica di superamento della barriere. Tali norme valgono per la progettazione ed installazione di ogni tipo di montascale, del tipo con poltroncina per persona seduta, con piattaforma per persona in piedi o con piattaforma per il trasporto di carrozzine. Categoria a parte è poi costituita dai montascale mobili, ovvero privi di installazione fissa, che possono essere trasportati ed usati in particolare per il superamento di gradini o dislivelli. I montascale si confermano quindi un indispensabile ausilio per garantire a tutti una piena libertà di movimento. (Fonte: www.disabili.com) Centri di mobilità FIAT Autonomy Sono strutture che offrono a tutti i clienti disabili un aiuto concreto per risolvere i problemi relativi alla guida di una vettura adattata alle proprie capacità. In ogni Centro il cliente può testare le proprie capacità motorie residue tramite speciali simulatori, prendere confidenza con i veicoli modificati e chiedere il parere di medici e fisioterapisti e degli operatori dei centri stessi. I Centri di Mobilità realizzati da Fiat Group Automobiles vogliono garantire a tutti, concretamente e gratuitamente, la possibilità di testare e migliorare la qualità del proprio movimento. I clienti disabili hanno a propria disposizione simulatori di guida per valutare con precisione la propria capacità motoria residua e vetture modificate per provare la guida per la prima volta o per testare nuovi adattamenti rispetto a quelli già posseduti. Frequentando un Centro di Mobilità il disabile può ottenere un attestato che può facilitare il compito di valutazione della Commissione medica locale durante la visita d'idoneità. Il simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica che valuta le capacità motorie, visive e cognitive della persona disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli arti superiori. Per maggiori informazioni rivolgersi a: Ufficio Autonomy Tel. 011 0037456 (Fonte: www.fiatautonomy.com) Libertà di movimento Partecipazione Dalla carrozzina alla barca… E le scogliere non sono più uno “scoglio” Il Salento, si sa, è caratterizzato dalla bellezza della costa, la quale, soprattutto nel versante Adriatico, si contraddistingue per la presenza di scogliere e grotte dai colori vivi e dalle geometrie fantasiose. Il problema, anche questo lo si sa, è nell’accessibilità. Alcuni operatori lo hanno superato attrezzando barche e postazioni di partenza delle stesse, in modo che le persone con disabilità motorie possano, per un giorno, ritagliarsi la possibilità di vivere l’ebbrezza di navigare lungo i bellissimi tratti di costa salentini. Le Leghe Navali, in particolare quelle di Otranto e San Foca, attente alla tematica delle disabilità, hanno organizzato delle iniziative accessibili ai disabili motori e si stanno attrezzando in tal senso. Inoltre, è possibile effettuare tour della Costa a pagamento con la barca Mistral accessibile ai disabili motori. Partenze giornaliere da Otranto per Santa Cesarea, Castro, Leuca. Durante il tragitto è previsto il pranzo a bordo. Sono anche previste soste bagni e visita alle grotte che però spesso non sono accessibili ai disabili. Info: Società Onda Blu Info: (+39) 329 3137519 (+39) 329 8070991 (+39) 327 3640652 ( F o n t e : www.viaggiareinpuglia.it) Albatros Progetto Paolo Pinto L’Associazione “Albatros progetto Paolo Pinto” nasce per commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di nuoto di gran fondo, autore di epiche traversate. Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati principalmente al miglioramento della vita di non vedenti e ipovedenti nonché alla loro integrazione sociale. In quest'ottica l'incontro con l'istruttore subacqueo Manrico Volpi e le reciproche affinità di intenti in questo campo hanno permesso di ideare, sviluppare e mettere a punto il progetto di elaborazione di una nuovissima metodologia didattica per l'insegnamento dell'immersione subacquea ai non vedenti. Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione ormai consolidato - con tanto di standard, supporti didattici, 12 manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari, Gallipoli, Pulsano, Venezia, nel pieno successo di tutti i partecipanti, comprese immersioni particolari, come quelle sotto i ghiacci, ecc. – che ne ha messo in luce tutta l’efficacia. La novità radicale di questa metodologia, rispetto alla quale tutte le altre appaiono rimaste ferme ai pionieristici primordi di svariati anni fa (come testimoniano gli stessi protagonisti non vedenti) consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che con un'adeguata formazione del corpo docente - riesce a soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte sua. In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considera- re il non vedente non più solo trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista assoluto di sé stesso in immersione, con l'apporto del suo accompagnatore limitato al solo ruolo che il cane-guida ha nella vita di tutti i giorni. In sintesi non più un disabile bensì un subacqueo a tutti gli effetti, che può effettuare turismo subacqueo ed immergersi in ogni mare del mondo. Si tratta di un approccio e una filosofia estendibili a livello internazionale, come lo sono le problematiche della disabilità, che non conoscono confini e si assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle opportunità che offrono. Tra cui quella di un contenuto dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l'aggiornamento di un qualunque ope- Partecipazione Libertà di movimento ratore didattico, perfino nel suo comune lavoro coi sub normodotati. Oggi a sancire tutto questo arriva il prestigioso riconoscimento della Cmas, ottenuto da Albatros come ideale sigillo di qualità e innovazione. Inoltre Albatros ha siglato un protocollo d'intesa con Federparchi finalizzato a rendere sempre più accessibili per i non vedenti le aree protette. (Fonte: www.albatros-scubablindinternational.it) Alla scoperta di Roma, una guida turistica ad alta comprensibilità Ci sono il Colosseo, Castel Sant'Angelo, piazza Navona, ma anche il Gianicolo e Ponte Milvio fra i monumenti scelti dai sei redattori con sindrome di Down che hanno realizzato una Guida turistica di Roma in alta comprensibilità. Il volume, realizzato dall'Aipd (Associazione Italiana Persone Down) all'interno del progetto europeo Smart Tourism in collaborazione con le associazioni di persone con sindrome di Down di Lisbona e di Dublino, è stato presentato oggi a Roma nei locali dell'associazione Binario 95 alla stazione Termini. Cento pagine con foto, testi e colori che forniscono in linguaggio semplice e immediato informazioni generali sulla città e sui mezzi di trasporto: c'è la sezione "10 cose da vedere", che oltre ai luoghi già citati prende in considerazione anche San Pietro, Campo de' fiori, il Pantheon, Fontana di Trevi, piazza di Spagna e i Musei capitolini), con tutte le informazioni utili per la visita. Sono proposti anche due diversi itinerari a piedi (il primo con partenza da largo Argentina, il secondo da piazza Trilussa) e una gita fuori città (ad Ostia 13 Antica). "Nella guida- ha spiegato Moira Oliverio, redattrice con sindrome di Down - abbiamo deciso di mettere informazioni concrete: che tipo di prese elettriche ci sono nel nostro paese, quanto costa il biglietto per i trasporti, cosa sono bar, pizzerie a taglio, pub, paninoteche. Per i dieci monumenti che abbiamo scelto come i più belli abbiamo dato informazioni su come arrivarci e quanto costa visitarli. La guida è facile da usare e da leggere, la possono usare tutti, se venite a Roma portatela con voi e divertitevi!". Il linguaggio utilizzato nella guida - ha invece spiegato Carlotta Leonori, Operatrice Aipd e co-responsabile del progetto Smart Tourism - è frutto di uno specifico progetto di semplificazione, per rendere il testo fruibile a persone con disabilità intellettiva, a bambini o a chi parla poco la nostra lingua: "Abbiamo utilizzato diversi accorgimenti come scrivere con parole semplici, frasi brevi, stampare in carattere grande e maiuscolo, differenziare gli argomenti per colore, affiancare foto alla parte scritta per una maggiore immediatezza, non andare mai accapo con le parole, indicare chiaramente i numeri e gli orari precisando, per il tempo, se parlavamo di mattina o pomeriggio. Questi sono solo alcuni degli accorgimenti seguiti per la promozione del movimento in città in autonomia e della conoscenza attiva del territorio". (Fonte: www.superabile.it) Partecipazione Libertà di movimento EasyWay - L’app per segnalare i luoghi accessibili a tutti Molte strutture di pubblica utilità e di intrattenimento delle nostre città presentano ancora numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove opportunità per superarle. Per decidere se andare o meno in un determinato luogo, le persone con disabilità devono sapere prima se la loro meta è accessibile oppure no. Il progetto EasyWay, sviluppato con il supporto e l'esperienza della rete associativa della FISH, vuole contribuire a migliorare le informazioni a disposizione, dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta un generatore di informazioni per tutta la comunità. In questa prima fase sono state fatte delle rilevazioni partendo dalle città di Roma e Milano ma possiamo coprire tutta l'Italia. Il progetto infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito, due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno o più punti di interesse. Affidiamo l'inserimento delle valutazioni di accessibilità alla comunità degli utenti: ciascuno può diventare protagonista e attivarsi in prima persona per aumentare e migliorare il numero di informazioni. Per ogni punto di interesse che vuoi Palestra per tutti il fitness accessibile segnalare (ad esempio un ristorante, un albergo, un museo ecc), puoi esprimere sia una valutazione di accessibilità generale, sia una valutazione specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi interni; ecc.) in relazione a una o più tipologie di disabilità motoria scelte in base alle tue competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle particolari barriere esistenti per le persone con disabilità di tipo sensoriale, ma l'obiettivo è di crescere e migliorare giorno dopo giorno. Oggi chi vuole consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella città e leggere la valutazione di accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore. È importante che la comunità delle persone con disabilità, dei loro familiari, amici e operatori si attivi in prima persona per arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità. (Fonte: www.fishonlus.it) 14 Aumento della forza e della resistenza muscolare, maggiore mobilità, fiducia in se stessi, contrasto all'ansia e allo stress: sono solo alcuni dei benefici del fitness. Se poi a praticare attività fisica è una persona disabile, allora i vantaggi crescono in modo esponenziale. Così come crescono, in Italia, le esperienze nate per offrire l'accesso a palestre con strutture e spazi adeguati a chi ha una disabilità. Non si tratta solo di eliminare le barriere architettoniche, ma soprattutto di offrire strumenti e personale preparato in modo da rispondere alle esigenze e valorizzare le potenzialità di ognuno. Insomma, luoghi in cui far lavorare il corpo, ma dove è anche possibile favorire le relazioni interpersonali e superare diffidenze e pregiudizi. Il fitness per tutti trova un alleato anche in un grande marchio come quello dei centri Virgin Active, che hanno lanciato il primo progetto di attività fisica adattata per le persone con sclerosi multipla. L'iniziativa nasce da una collaborazione con l'Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) e coinvolge tutti i 25 centri fitness della Penisola, offrendo corsi specifici sviluppati appositamente, a seconda del livello di disabilità, che includono training con musica e programmi di esercizi standard a circuito. "È il primo progetto in assoluto per l'intera Europa", sottolineano gli orga- nizzatori. Niente è lasciato all'improvvisazione: per garantire la massima preparazione degli istruttori sono stati avviati corsi di formazione ad hoc per il personale. "La sclerosi multipla è una malattia cronica che genera nelle persone bisogni vari, non solo nell'ambito fisico, ma anche in quello psicologico e sociale - spiega Laura Lopes, coordinatrice nazionale dei servizi di riabilitazione Aism e direttore sanitario del servizio di riabilitazione Aism Liguria -. L'attività fisica adattata può essere una risposta efficace alla prevenzione dei danni dell'immobilità". Inoltre la partnership tra Aism e Virgin Active prevede per tutto il 2012 l'organizzazione di momenti di sensibilizzazione e informazione all'interno dei villaggi fitness. Nella partita del "fitness per tutti" si inseriscono anche alcune amministrazioni comunali, impegnate a offrire luoghi adeguati ai cittadini disabili. A Chieti è stato lanciato il progetto Barrier free living, che prevede la realizzazione della prima area di verde pubblico attrezzata per favorire l'attività sportiva delle persone disabili. (Fonte: www.superabile.it) Partecipazione Genny, la prima e unica carrozzina a due ruote Si tratta di una novità assoluta, una carrozzina che permette di muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente libere le mani. Abbiamo intervistato Paolo Badano, il suo ideatore. Paolo, com'è nata l'idea della carrozzina Genny? L'idea di Genny è nata da una mia esigenza, io sono Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da allora sono sempre alla ricerca di una maggiore autonomia. Da anni vedo il Segway, quel geniale mezzo che permette ad un uomo di spostarsi in piedi su due ruote parallele, un giorno mi sono domandato: se è in grado di portare in sicurezza un uomo in piedi su due ruote, perché non potrebbe fare lo stesso con un uomo seduto? Quindi oltre un anno mezzo fa, non avendo trovato nulla in commercio di simile ne ho acquistato uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigenze, con tutte le sicurezze e le modifiche necessarie che mi permettano di fermarmi di salire e scendere,e dopo oltre un Paolo Badano, inventore di Genny Libertà di movimento anno di lavoro è nata Genny, oggi la mia compagna inseparabile. Genny è un mezzo che mi ha letteralmente cambiato la vita ed ho capito immediatamente che avrebbe potuto cambiare la vita a molti altri disabili. In cosa consiste la grande novità di questa carrozzina a due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie e per quali attività è stata testata Genny? La novità è pressoché unica, poiché si passa per la prima volta nella storia da quattro ruote a due ruote, e questo non è solo un fattore estetico, il quale ha la sua importanza, ma è soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia auto-bilanciante di Segway ed in particolare al principio dei giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio su due ruote. Questo comporta la possibilità di spostarsi su qualsiasi terreno come la sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico di incastrarsi con le ruote anteriori. Essendo già questo di per sé una novità assoluta per una sedia a rotelle, la sua caratteristica più incredibile è data dal fatto che non è dotata ne di acceleratore ne di freni, ma è semplicemente con minimi spostamenti del corpo/busto avanti e indietro che si crea il movimento, mi verrebbe da dire che Genny si muove praticamente con il pensiero, una vera magia. Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo che sia la prima volta al mondo che un disabile si possa spostare su una sedia a rotelle avendo le mani libere lasciando la libertà quindi di telefonare, tenere la fidanzato/a per mano, mangiare un gelato, bere, tenere un 15 ombrello, e perché no giocare a pallone... con la massima libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove. Un altro lato che sto scoprendo utilizzando Genny tutti i giorni, credo da non sottovalutare, è lo stupore che vedo nel viso delle persone che mi domandano coma faccia a stare in piedi su due ruote e non chiedendomi più, come succedeva solitamente prima, che cosa mi fossi fatto, quindi questo mi induce a pensare che non sia sparita la mia disabilità ma che sia sparito il collegamento mentale che spesso si fa tra disabile e sedia a rotelle. Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace soprattutto di eliminare le barriere mentali. Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità, siamo in corso di valutazione. L'utilizzo di questa carrozzina permetterà probabilmente di eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e per l'esterno, per quali fondi stradali è particolarmente indicata Genny? La mia invenzione, Genny, è piaciuta moltissimo al Direttore Marketing di Segway Italia "Tiziano Centulani" che avendo sposato in pieno la mia causa mi ha fornito la disponibilità di un Segway I2 con una larghezza notevolmente inferiore al modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di realizzare a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle convenzionali. Genny è commercializzata e si possono trovare tutte le informazioni a riguardo sul sito: http://www.gennymobility.com (Fonte: www.disabili.com) Uffici inaccessibili, Poste Italiane devono risarcire Il Tribunale di Jesi ha condannato l’ente Poste per comportamenti discriminatori nei confronti di una donna con disabilità motorie, che sarà risarcita. La limitazione dell’autonomia della persona disabile, come purtroppo ben sappiamo, arriva anche da un “semplice” gradino che impedisca una normale attività, come può essere quella di entrare e muoversi in un ufficio. Questa la vicenda: a seguito d'intervento dell'Associazione Luca Coscioni, sulla base del ricorso avanzato dal Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni, l’avvocato Alessandro Gerardi, il tribunale di Jesi si è espresso ordinando all’ente delle Poste la “cessazione dei comportamenti discriminatori” nei confronti di una donna con disabilità motoria, la quale non riusciva ad accedere agli uffici a causa della presenza di barriere architettoniche. Ebbene, il Tribunale ha dunque stabilito che la donna dovrà messere messa in condizione di accedere agli spazi, ed ha inoltre condannato l’ente postale al versamento di tremila euro quali danni morali. La vicenda ha, tra l’altro, del paradossale, come fa notare l’avvocato Gerardi, il quale ricorda come Poste Italiane avesse emesso poco più di un anno fa un francobollo celebrativo proprio in materia di abbattimento delle barriere architettoniche. Partecipazione Il diritto di voto e l'accessibilità dei seggi elettorali Esistono precise indicazioni normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte delle persone con disabilità. FARSI ASSISTERE Secondo la normativa vigente sono da considerarsi "elettori fisicamente impediti", "i ciechi, gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità". Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono esercitare il diritto di voto con l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto come accompagnatore. La Legge n. 17 del 5 febbraio 2003 ha precisato che non è necessario che l'elettore che risulta quale accompagnatore sia iscritto nelle liste elettorali dello stesso comune dell'assistito. L'unico requisito richiesto per l'accompagnatore dell'elettore disabile è quello della iscrizione nelle liste elettorali di un qualsiasi comune italiano. Qualora la disabilità non sia evidente, oppure non sia nota al presidente di seggio, deve essere richiesto uno specifico certificato rilasciato da medici designati dall'Azienda Usl. Tale documento deve precisare che "l'infermità fisica impedisce all'elettore di esprimere il voto senza l'aiuto di altro elettore". Questi certificati devono essere rilasciati immediatamente, gratuitamente e in esenzione a qualsiasi diritto o applicazione di marche. Il certificato viene poi allegato agli atti della sezione elettorale. Nel caso dell'elettore cieco può essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto "libretto di pensione" dal quale si evince la cecità accertata. È utile precisare che chi necessita Partecipazione politica di essere accompagnato solo fino alla cabina elettorale, ma poi è in grado di esercitare autonomamente il voto, non occorre che presenti alcun certificato. Nessun elettore può esercitare la funzione di accompagnatore per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata un'apposita annotazione dal presidente del seggio nel quale egli ha assolto tale compito. I comuni devono assicurare un servizio di trasporto pubblico in modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale. zione non sia possibile evincere con chiarezza che sussiste un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita all'Azienda Usl di competenza. Le Aziende Usl nei tre giorni precedenti la consultazione elettorale, devono garantire in ogni comune la disponibilità di un adeguato numero di medici autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni. Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista elettorale della sezione e di prenderne nota nel verbale. VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE Qualora la propria sezione elettorale sia inaccessibile, il disabile con difficoltà o impedimenti alla deambulazione può votare presso un'altra sezione, del proprio comune, priva di barriere architettoniche. Nei comuni ripartiti in più collegi (senatoriali, collegi uninominali, collegi provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi circoscrizionali, la sezione scelta per la votazione deve appartenere al medesimo collegio o alla medesima circoscrizione, nei quali è compresa la sezione nelle cui liste l'elettore stesso è iscritto. Per sapere se la sezione scelta corrisponde a questi requisiti è possibile rivolgersi all'Ufficio elettorale del Comune o al presidente della sezione stessa. Per poter essere ammesso al voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica rilasciata, anche in precedenza per altri scopi, dalla propria Azienda Usl locale o copia autentica della patente di guida speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga di alcuna certificazione oppure nell'ipotesi in cui dalla certifica- L'ACCESSIBILITÀ DEI SEGGI ELETTORALI Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali. Gli arredi della sala di votazione delle sezioni elettorali devono essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante di lista e di assistere, ove lo vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere predisposta almeno una cabina per consentire agevolmente l'accesso agli elettori e deve essere previsto un secondo piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa ottanta centimetri, o un tavolo munito di ripari che garantisca la stessa segretezza. I seggi debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della carrozzina, tramite percorsi accessibili. I comuni devono provvedere al censimento delle barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono intervenire di conseguenza allo scopo di evitare che si ripresen- 16 ti la stessa situazione nelle future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa non precisa se l'intervento debba per forza consistere nella rimozione delle barriere architettoniche o nella scelta di altra sede accessibile da adibire alle consultazioni elettorali. VOTO A DOMICILIO PER I DISABILI GRAVISSIMI La Legge 22 del 27 gennaio 2006, successivamamente modificata dalla Legge 7 maggio 2009, n. 46, prevede la possibilità di esercitare il diritto di voto presso il proprio domicilio per alcune categorie di persone affette da grave disabilità Possono, ad oggi, votare al proprio domicilio: 1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui dimorano risulti impossibile, anche con l'ausilio dei servizi di cui all'articolo 29 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, cioè siano “intrasportabili”. Il Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio non possa essere richiesto solo perchè non c’è alcun servizio di accompagnamento al seggio; 2. gli elettori affetti da gravi infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano; in questo caso la sottolineatura è sulla dipendenza continuativa e quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino. Da sottolineare che, in nessun passaggio, il Legislatore richiede il possesso di certificati di handicap (art. 3, Legge 104/1992) o di invalidità. Ci si riferisce strettamente a infermità gravi e, quindi, a situazioni sanitarie anche non definitive. (Fonte: www.handylex.org) Partecipazione Partecipazione Scolastica Nonostante la presenza di una legislazione avanzata in termini di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Nel Mezzogiorno gli alunni con disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado la quota di famiglie meridionali che ha fatto ricorso per le ore di sostegno è circa il doppio rispetto a quella del Nord (nella scuola primaria rispettivamente 12,7% e 6%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 11,5% e 4,3%). (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Al fine della realizzazione del progetto individuale è molto importante garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno e alunno con disabilità. Partecipazione scolastica Rispetto all’anno scolastico precedente hanno cambiato insegnante di sostegno il 41,7% degli alunni con disabilità della scuola primaria e il 39,3% di quelli della scuola secondaria di primo grado. (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il supporto didattico fornito dall’insegnante di sostegno dovrebbe essere accompagnato dalla presenza di figure professionali che supportino la socializzazione e l’autonomia del singolo. Gli alunni con disabilità totalmente non autonomi ricevono al Nord un numero medio di ore settimanali di assistenza educativa culturale o ad personam (AEC) circa doppio rispetto a quello registrato nel Mezzogiorno (nella scuola primaria rispettivamente 12,3% e 5,1%; nella scuola secondaria di primo grado rispettivamente 13,2% e 5,5%). (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il processo d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere una completa partecipazione dell’alunno con disabilità a tutte le attività della classe, anche se tale partecipazione potrebbe implicare a volte una maggiore complessità organizzativa. Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado quasi la metà degli alunni con disabilità non partecipa alle 17 attività extrascolastiche organizzate dalla scuola, e tale fenomeno assume una maggiore consistenza nel Mezzogiorno. (Fonte: Istat 2013, “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”) (Fonte: www.fishonlus.it) Scuolabile Insegnare giocando, e imparare divertendosi. Quale strumento è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini? Ma ora non si tratta di insegnar loro la storia o la geografia, le nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un nuovo tipo di cultura, quella che scende in campo non solo a scuola, ma anche a casa e al parco giochi, in ogni momento della giornata; una cultura che deve formarsi adesso e che li accompagni per tutta la vita. E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così lontana da loro perchè così poco conosciuta e troppo spesso vista con timore anche dagli adulti. La disabilità è ben presente nella nostra società, tanto da coinvolgere il 15% delle famiglie italiane, costrette a traumatiche e sostanziali variazioni nello stile di vita; ma la disabilità è anche ricchezza ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare una fiaba, che da sempre offre all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre nelle fiabe si incontra spesso il tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come Pollicino, oppure sciocchi e incapaci e per questo derisi o ignorati; a volte si incontrano principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla fine, dopo numerosi prove, il protagonista viene riconosciuto e premiato. Continuando su questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il mondo della diversità. Ecco allora ScuolABILE, il primo progetto completo che vuole coinvolgere i bambini delle scuole elementari, gli insegnanti e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per ragazzi Luigi Dal Cin, e con il patrocinio della Regione Veneto. (www.disabili.com) Uguaglianza Discriminazioni sul lavoro Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua I più discriminati nel mondo del lavoro sono le donne, i migranti e le persone con disabilità. Queste le conferme dal terzo rapporto dell'ILO (International Labour Organization delle Nazioni Unite) Equality at work: The continuing challenge. LA DISABILITA' - Stando ai dati dell'ILO la disabilità interessa circa il 10% della popolazione mondiale, circa 470 milioni di persone in età lavorativa. Negli stati Uniti, nel 2007, il reddito medio di una persona con disabilità con un lavoro a tempo pieno tutto l'anno era di 34.200 dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili. Nel paesi in via di sviluppo l'80% della popolazione con disabilità vive in povertà. LE ALTRE DISCRIMINAZIONI - Le disuguaglianze salariali tra uomini e donne persistono, per non parlare della gravidanza e della maternità che continuano ad essere viste come un grave impedimento. Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno. Le discriminazioni razziali sono fortissime, in particolare nei confronti dei lavoratori migranti che sono spesso esclusi dal sistema di protezione sociale, oltre che discriminati nell'accesso al lavoro. In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per orientamento sessuale. I PROVVEDIMENTI - Il Rapporto denuncia che durante i periodi di recessione economica la tendenza è quella di dare meno spazio alle politiche di lotta alla discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'impatto di queste stesse politiche, a causa dell'assenza di dati. Per questo l'ILO raccomanda alcune misure indispensabili a contrastare la discriminazione: la promozione della ratifica universale e dell'appli- Strategia europea per la parità delle opportunità zi sociali, dando in tal modo ai disabili maggiori possibilità di trovare e mantenere il lavoro. cazione delle due Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della discriminazione nell'impiego e nelle professioni; lo sviluppo delle capacità istituzionali dei costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che si occupano di uguaglianza. La Convenzione sull'uguaglianza di retribuzione del 1951 e la Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate rispettivamente da 168 e 169 Stati, su un totale di 183 Stati membri dell'ILO. L'obiettivo è la ratifica universale. L'ILO Organizzazione Internazionale del Lavoro, è l'agenzia della Nazioni Unite specializzata nel promuovere la giustizia sociale, i diritti umani e quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti. Formula gli standard minimi internazionali delle condizioni di lavoro e dei diritti del lavoratore attraverso la stipula di Convenzioni e Raccomandazioni. Libertà di associazione, diritto di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi obietti- 18 vi. (Fonte: www.disabili.com) Tribunale dei diritti Un impegno attivo per dei disabili la piena inclusione IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un lavoro, rispetto a oltre il 68% delle persone non disabili. Le probabilità che un disabile sia inattivo sono quasi doppie rispetto a quelle di un cittadino non disabile. Eppure, basterebbe un piccolo aiuto aggiuntivo per far entrare, o rientrare, milioni di europei disabili nel mercato del lavoro. La strategia riveduta di Lisbona per la crescita e l’occupazione è tesa in modo particolare ad aumentare i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei disabili in Europa. Gli Stati membri predispongono le proprie politiche sull’occupazione in base agli orientamenti della strategia europea per l’occupazione (SEO) e ogni anno riferiscono alla Commissione in merito alle iniziative adottate in materia di occupazione, tra cui quelle riguardanti le persone disabili. L’azione politica comunitaria in materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale, l’assistenza sanitaria e i servi- DISABILI, unico nel suo genere, è nato nel 1999 per volontà di Anffas Onlus e della Nazionale italiana Magistrati. Persegue lo scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed alle loro famiglie. Il Tribunale è divenuto negli anni una realtà tangibile, un appuntamento importante ed atteso, che dà un contributo autorevole e concreto affinché, anche per le persone con disabilità, l'uguaglianza dei diritti e la pari dignità sociale siano condizioni pienamente raggiunte e non meri dettami legislativi. Il Tribunale affronta, attraverso pubblici dibattimenti che si svolgono sul modello di quelli reali, situazioni effettivamente accadute in cui sono stati violati i diritti delle persone con disabilità e la loro dignità sociale. Oltre ai casi affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni anno centinaia di altre situazioni particolari, svolgendo un lavoro costante e quotidiano di consulenza tecnica. Uguaglianza Discriminazioni sul lavoro L’ICT: lavoro e integrazione L’integrazione sociale ha un effetto positivo sulle persone disabili e di conseguenza anche sulla società. Il fatto di avere un handicap, non esclude che la persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità. Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e contribuiscono alla realizzazione della persona disabile. Il ruolo delle tecnologie ICT dovrebbe iniziare nelle scuole con la formazione degli studenti disabili. Il lavoro degli insegnanti e dei professionisti si dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate per ogni esigenza individuale dello studente disabile. Le tecnologie ICT sono strumenti nell’ambiente lavorativo delle aziende. Nel 2008 è stato realizzato uno studio dal Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione ASPHI Onlus per avere una visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili, delle applicazioni ICT nelle aziende. L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e grandi aziende. Sono stati esaminati due aspetti: organizzazione aziendale per favorire l’inserimento dipendenti disabili e livello di accessibilità dei sistemi informativi. L’organizzazione aziendale è diretta all’adempimento degli obblighi di legge con assunzioni tramite il collocamento mirato. I dipendenti assunti hanno varie condizioni di disabilità ed è stata rilevata una predominanza di persone con disabilità motorie. I dipendenti disabili sono gerarchicamente dipendenti dai responsabili risorse umane o dai capi del personale e hanno limitati rapporti con i responsabili del settore informatico. Non è stata riscontrata una massiccia presenza di politiche aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile nell’ambito lavorativo. È stato dichiarato dalle aziende un livello paritario tra lavoratori nell’accesso agli strumenti ICT, con un minimo divario digitale. Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT per favorire l’utilizzo da parte dei lavoratori disabili. La presenza di un sistema informativo con un tale elevato livello di accessibilità può avere anche una spiegazione diversa. Le persone disabili assunte hanno capacità tecniche che permettono l’utilizzo degli strumenti ICT presenti in azienda, senza particolari interventi, oppure i dipendenti disabili svolgono mansioni che non richiedono l’utilizzo di tali strumenti. In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e si sottovaluta la necessità del dipendente disabile. Sono stati riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da parte dell’azienda e di reali interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema informativo. La conferma della presenza di una bassa percentuale di tecnologie di supporto per i lavoratori disabili, deriva anche da un’analisi di 1060 PMI. (Fonte: meetinability.net) Il progetto Diversitalavoro Diversitalavoro, promossa da People, Fondazione Sodalitas, 19 UNAR e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità , è un'iniziativa unica del suo genere in Italia. Diversitalavoro nasce infatti con l'obiettivo di facilitare fattivamente l'inserimento lavorativo per persone con disabilità, alle persone di origine straniera e alle persone transgender coinvolgendo aziende ed istituzioni sensibili a valori come diversità e inclusione sociale. Come partecipare: - Registrati a Diversitalavoro attraverso il pulsante "Annunci di lavoro" a destra in altro in home page - Invia la tua candidatura agli annunci pubblicati - Le persone selezionate dalle aziende riceveranno l'invito a partecipare ai colloqui, o presso le aziende o in occasione degli eventi Diversitalavoro. Ogni anno, attraverso Diversitalavoro, si moltiplicano le opportunità di informarsi, di orientarsi e di incontrare personalmente i responsabili del personale di grandi aziende italiane ed internazionali. Nell'ottica di coinvolgimento del mondo produttivo, Diversitalavoro diviene un momento di incontro itinerante con scenario la sede stessa delle aziende partecipanti, che in tal modo hanno la possibilità di valorizzare le buone pratiche messe in atto per promuovere le Pari Opportunità. Tra le iniziative Diversitalavoro segnaliamo: il Career Forum Diversitalavoro, offre la possibilita' di incontrare personalmente i manager aziendali, presentando il proprio cv e sostenendo colloqui di lavoro. Per essere selezionati e invitati all'evento, occorre inviare la propria candidatura, attraverso l'apposito tasto presente sul sito. Portale Web www.diversitalavoro.it: il sito ufficiale di Diversitalavoro attraverso il quale è possibile raccogliere informazioni sulle iniziative, consultare le opportunità di lavoro disponibili e candidarsi direttamente inviando il proprio cv e preparando la propria partecipazione al Career Forum Diversitalavoro. Seminari e Workshop gratuiti: i promotori del progetto Diversitalavoro organizzano degli incontri dedicati: - ai candidati (persone con disabilita' e persone con origine straniera) per fornire una preparazione che possa prepararli ad affrontare al meglio i colloqui di selezione che si tengono in occasione del Career Forum Diversitalavoro e piu' in generale nella ricerca del lavoro. - ai recruiter aziendali. Gli incontri sono coordinati da Fondazione Sodalitas coinvolgendo istituzioni ed enti che operano sui temi dell'integrazione lavorativa delle persone con disabilita', delle persone di origine straniera e delle persone LGBT, non trascurando di approfondire gli aspetti normativi. (Fonte: diversitalavoro.it) Uguaglianza "Abilità diverse. Stessa voglia di vita" Prosegue l’attività del Dipartimento Italiano per le Pari Opportunità per informare e sensibilizzare le cittadine e i cittadini sul tema della disabilità. In occasione della giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità parte, infatti, la nuova edizione della campagna di comunicazione dal titolo “Abilità diverse. Stessa voglia di vita”. Università, lavoro e sport sono i contesti all’interno dei quali i protagonisti dello spot partecipano alla vita sociale di tutti i giorni. La coinvolgente familiarità delle situazioni non lascia spazio agli stereotipi e ai pregiudizi secondo i quali l’esistenza delle persone con disabilità ruota solo ed esclusivamente intorno alla diversità.Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei bambini della campagna ancor prima di intuire la loro condizione di disabilità percepiamo la stessa voglia di vita al di là delle barriere architettoniche o culturali esistenti. Diffondere i temi legati alla disabilità, sensibilizzare l’opinione pubblica sui concetti di dignità, diritti e benessere delle persone disabili, accrescere la consapevolezza dei benefìci che possono derivare dall’integrazione delle disabilità in ogni aspetto della vita sociale sono i princìpi ispi- Discriminazioni culturali ratori della Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità e devono entrare a far parte della vita di tutti. “Dobbiamo creare delle società che valorizzino la diversità e l’inclusione”. (estratto del messaggio in occasione del 3 dicembre 2012 del Segretario Generale dell’ONU Ban KiMoon) (www.pariopportunita.gov.it) Immagine e pubblicità: una doppia discriminazione per le donne disabili "La pubblicità influenza le donne in particolare, in quanto genere subalterno. E le donne disabili sono doppiamente discriminate perché subiscono anche il processo di "interiorizzazione" che, storicamente, l'Occidente ha portato avanti nei confronti delle persone con un aspetto diverso". A riflettere sul potere della pubblicità nella vita delle donne disabili è Laura Corradi, docente di Studi di genere all'Università della Calabria e autrice di un saggio pubblicato nel 2012 da Ediesse: Specchio delle sue brame. Analisi socio-politica delle pubblicità: genere, classe, razza, età ed eterosessismo. L'intervista alla sociologa è pubblicata sul mensile "SuperAbile Magazine", edito dall'Inail, nell'inchiesta di marzo tutta dedicata ai diritti delle donne con disabilità, di cui viene data un'anticipazione. Qual è l'impatto della pubblicità sulle donne disabili? La pubblicità dà un'idea di norma, di bellezza e di prestanza fisica che è un insulto per tutte le donne e lo è doppiamente per le donne con disabilità. Queste ultime, infatti, sono escluse in partenza rispetto a 20 un ideale di bellezza talmente lontano e irreale da cozzare contro la realtà della stragrande maggioranza delle donne. C'è modo di scalfire la forza di questo modello? Negli ultimi mesi tante cose sono cambiate: nel mondo della pubblicità sono comparse persone più "normali". Come cinque ex top model degli anni Ottanta reinserite nel mercato pubblicitario per reclamizzare creme di bellezza. Sono donne non più giovani, che io trovo assolutamente appropriate per la pubblicità di prodotti di bellezza destinati a chi è avanti con gli anni. Alcune donne disabili cercano di essere protagoniste nella pubblicità e nella moda. Che ne pensa? Accanto alla lotta per i diritti sociali e civili, esiste anche una lotta per i diritti cosiddetti simbolici. Non è indecente che una donna disabile porti una scollatura o una minigonna. Un tempo le persone con disabilità venivano chiuse in casa, mentre oggi possono viaggiare, fare politica, lavorare. Domani potranno girare in bikini e nessuno troverà oscena l'esposizione della loro "difformità" rispetto a una norma sempre meno tale. Quindi ben venga il giorno in cui una casa di cosmetici deciderà di avvalersi di una donna disabile per reclamizzare un profumo. Tuttavia, non penso che si tratti di un focus prioritario. Ci sono battaglie più urgenti da portare avanti, come quelle per il lavoro, per l'istruzione e contro gli stereotipi dominanti. (Fonte: www.superabile.it) Percorsi accessibili sugli alberi Un percorso sospeso tra gli alberi interamente accessibile, un giardino terapeutico, un'area giochi senza barriere e una ludoteca pensata appositamente per i bambini disabili e i loro genitori. A Bologna il divertimento per gli under 18 è assicurato, e in buona parte per merito dell'Aias e della sanità locale: un'esperienza raccontata nel numero 11 del magazine SuperAbile. Nel capoluogo emiliano, l'Associazione italiana assistenza spastici e l'Ausl hanno infatti sollecitato l'amministrazione cittadina per ottenere quello che volevano. In poco più di dieci anni sono nati così il giardinetto Acerbi, pensato per tutti i bambini, la Stanza dei giochi, una ludoteca con angoli morbidi e giocattoli adattati per essere fruita dai più piccoli (anche quelli con disabilità), un parco terapeutico con indicazioni multisensoriali, cartelli in braille e diffusori acustici sparsi tra i cespugli, oltre a un percorso accessibile sospeso a quattro metri d'altezza. Queste ultime due esperienze, in realtà, fanno parte di Corte Roncati, il polo multifunzionale per la disabilità dell'Ausl di Bologna, dove la onlus collabora solo per la gestione dell'Ausilioteca. Per dondolare sospesi tra gli alberi bisogna chiedere l'autorizzazione ai servizi sociosanitari o far parte di un percorso di riabilitazione specifico. Inoltre, è necessario che sia presente un istruttore del Montepizzo Adventure park. (Fonte: www.superabile.it) Occupazione Riforma Fornero: più posti grazie ai riconteggi La riforma del lavoro approvata dal Ministro Fornero (divenuta legge 92/12 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 28 giugno 2012) ha portato una serie di novità riguardanti non solo pensionamenti e esodati, ma anche la categoria delle persone con disabilità, come indicato nel comma 27 dell'articolo 4 della riforma. In particolare la novità riguarda la base occupazionale sulla quale le aziende devono calcolare il numero di assunzioni obbligatorie di persone disabili. LA LEGGE 68/99 - L'articolo 4, comma 1 della legge 68/99 è quello che fa riferimento alle quote di assunzione riservate a lavoratori disabili. Si tratta di tranche che sono scaglionate a seconda del numero di dipendenti dell'azienda e della sua grandezza, alle quali corrispondono dei posti che le aziende sono tenute a riservate a lavoratori disabili. La legge impone quindi ai datori di lavoro pubblici e privati di assumere un lavoratore disabile se si hanno da 15 a 35 dipendenti, due lavoratori per un organico dai 36 ai 50, e il 7% del totale dei lavoratori quando si superano i 50 dipendenti. Lavoro per i disabili NUOVI CONTEGGI - La novità introdotta con la riforma riguarda la considerazione della base occupazionale sulla quale effettuare il calcolo. Ovvero: quanti sono considerati "assunti" per calcolare la percentuale di quote riservate ai lavoratori disabili. In questo senso, la legge vede un evidente aumento della base occupazionale (e quindi delle relative quote riservate), poiché sono inclusi nel computo tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione, ad eccezione di lavoratori assunti tramite collocamento obbligatorio, i soci di cooperative di produzione e lavoro, i dirigenti, i contratti di inserimento, i lavoratori somministrati presso l'utilizzatore, i lavoratori assunti per attività all'estero (per la corrispondente durata), gli Lsu, i lavoratori a domicilio, i lavoratori emersi ex legge 383/2001, gli apprendisti. Tra i conteggiati, anche gli assunti con contratto a tempo determinato fino a 9 mesi. COSA DEVONO FARE LE AZIENDE - Tenuto conto delle novità introdotte nel computo delle quote riservate, le aziende dovranno procedere a riconteggiare la loro posizione provvedere a mettersi in regola, pena l'applicazione di sanzioni. Per quelle aziende che prima erano fuori dalla prima fascia (15-35 dipendenti) e che col nuovo riconteggio si troveranno a farne parte, l'obbligo di copertura della quota è entro i 60 giorni dalla nuova assunzione. IL COLLOCAMENTE MIRATO Ricordiamo che per accedere agli strumenti del collocamento mirato, la persona deve avere una percentuale di invalidità uguale o superiore al 46%, unitamente a una certificazione che attesti e descriva le capacità residue al lavoro che viene rilasciata da una commissione per l'accertamento delle capacità lavorative residue operante in tutte le ASL. Le aziende che devono adempiere all'obbligo di assunzione di lavoratori con disabilità, presentano richiesta presso i Centri per l'impiego, che si occupano di incrociare le liste dei disoccupati con disabilità. (Fonte: www.disabili.com) Impiegati con autismo cercasi nell’IT Dopo il successo dei progetti pilota in India e in Irlanda, la SAP, nota impresa tedesca a livello internazionale, con l'aiuto di Specialisterne, ha annunciato di voler impiegare 500 persone autistiche nella propria azienda, in qualità di software tester, programmatori e specialisti in qualità dei dati. Le persone affette da autismo, grazie alle loro particolari intuizioni, possono contribuire enormemente al successo di un business, facendosi portatori di innovazioni. In Irlanda è attualmente in corso la fase di screening per la copertura di cinque posti entro il 2013. In India, grazie al contributo di sei persone con autismo, la SAP ha incrementato la sua produttività nei settori di punta. Inoltre, perseguendo l' obiettivo generale di integrazione con la comunità locale e di soddisfazione delle esigenze dei lavoratori, i laboratori indiani hanno anche messo a punto un'applicazione per iPAD, BOL, per assistere i bambini autistici nello sviluppo delle abilità comunicative. SAP, da quest'anno, espanderà il suo progetto in Germania, USA e Canada. (Fonte: www.superabile.it) Berlino, la città accessibile Berlino vince il premio 2013 come città europea più accessibile per i disabili. La capitale tedesca si è aggiudicata il riconoscimento in occasione della Giornata Internazionale dedicata ai potatori di handicap, concorrendo in-sieme ad altre 98 municipalità provenienti da 20 Stati membri. La giuria ne ha riconosciuto l'efficienza dei trasporti e delle infrastrutture, l'impegno nel garantire servizi accessibili e sostenibili, la costanza nell'incoraggiare altre realtà europee nell'adottare le mi-gliori pratiche esistenti. Nantes (Francia) e Stoccolma (Svezia) le altre due finaliste. 21 Lavoro per i disabili Occupazione L'inserimento lavorativo dei disabili Per promuovere l'inserimento e l'integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro la legge prevede una serie di servizi di sostegno e di collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto adatto attraverso: • attività di analisi di posti di lavoro • forme di sostegno • azioni positive soluzioni di problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro. Sono previste inoltre una serie di agevolazioni contributive a favore delle imprese e degli enti pubblici che assumono disabili con determinate percentuali di invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso: • convenzioni tra le Agenzie di somministrazione e gli enti pubblici • incentivi per le aziende che affidano commesse alle cooperative sociali che occupano soggetti svantaggiati • il contatto di inserimento. Le persone svantaggiate disoccupate che aspirano ad un'occupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono iscriversi al collocamento obbligatorio presso il Centro per l'impiego competente per territorio, nell'apposito elenco costituito da un'unica graduatoria. (Fonte: www.lavoro.gov.it) Collocamento mirato L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno cercato di dare attuazione nel corso degli ultimi anni. Tra gli strumenti più importanti vi sono il collocamento mirato, da cui deriva l’istituto delle assunzioni obbligatorie, e gli incentivi per le assunzioni di persone diversamente abili. Misure finalizzate a rimuovere gli ostacoli e assicurare a tutti l’accesso al lavoro. Per avere indicazioni è possibile rivolgersi ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una delle associazioni nazionali e locali impegnate nella tutela e nella promozione dei diritti dei disabili. Queste tematiche vengono trattate anche da "SuperAbile", il Portale dell'Inail che coniuga sezioni documentali costantemente aggiornate a 22 servizi di consulenza attraverso il call center 800.810.810. Superabile è un "Contact Center Integrato" costituito principalmente da un portale di informazione e di documentazione sulle tematiche della disabilità, aggiornato quotidianamente, e da un servizio gratuito di consulenza telefonica, il call center SuperAbile 800.810.810. Eventi sui territori regionali insieme all'animazione virtuale su canali multimediali di web radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di opportunità agli utenti. Lavoro per i disabili Occupazione Job Disabili torna in rete Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma fascinoso e affascinante nella sfida: dare alle persone con disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e orientare per trovare il posto di lavoro più vicino alle proprie esigenze fisiche e personali. Dopo il lancio del nuovo Job Disabili, trasformazione del più vecchio progetto "Agenzia Lavoro Disabili", Daniele Regolo, l'imprenditore non udente di Macerata, spiega a SuperAbile.it il percorso fin qui fatto e le aspettative per il futuro. Già premiato nel 2012 nell'ambito dell'Italian round della Global Social Venture Competition (Gsvc), premio internazionale ideato dalla Università di Berkeley per sviluppare idee imprenditoriali a forte rilevanza sociale e basso impatto ambientale, Job Disabili guarda al futuro con umiltà ma anche con ambizione. "La cosa più difficile - ha infatti spiegato Daniele Regolo - è stato garantire l'accessibilità del sito. La Legge Stanca, benché avanzata, non è applicata a pieno. Mancano buoni esempi cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di lavoro per la seconda versione ci dicono quanto sia difficile l'accessibilità. Il punto di un buon sito non è la grafica, ma il suo funzionamento. La strada è questa: lo scopo infatti è quello di aiutare veramente l'incontro tra domanda e offerta di lavoro". "In termini di aspettative - ha poi continuato -, ci muoviamo dalla nostra prima esperienza: oltre 2.900 contatti di candidature personali e 70 aziende accredi- tate. L'aspettativa è quella di superare l'idea di un sito che sostituisca un Ufficio di collocamento; vogliamo che Job Disabili diventi un punto di riferimento. Anche per il collocamento. Raggiungere, cioè, il limbo di chi non viene mai chiamato". Ma cos'è Job Disabili e perché si arriva ad un'idea del genere è quello che ci ha sempre reso curiosi di questo progetto. "Job Disabili - ha spiegato Regolo - sintetizza tutte le mie esperienze fallimentari in tema di lavoro. Questo progetto ha dato sostanza a tutti i miei fallimenti: lavoravo in Asl a tempo indeterminato. Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo sportello. Io, non udente, allo sportello? Mi sono licenziato. La prima scelta adulta della mia vita. Sono diventato facilitatore e questo desidero essere. Job Disabili vuole facilitare appunto la vita di chi, a prescindere dalla disabilità, ha voglia di mettersi in gioco. Da disabile so quanto è difficile lavorare e farlo in ufficio, sia esso pubblico o privato: regole e procedure non aiutano a inserirsi". "Nasciamo - ha poi concluso il giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento europeo. Oggi siamo una Srl. La squadra è in ampliamento, ma tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti con disabilità si adopereranno con noi per arrivare ad un obiettivo comune. Ovvero, insistere sulla qualità delle persone in quanto tali. Come del resto dice la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: il cambio di visione è esemplare. E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque l'ambiente, in questo caso di lavoro, ad essere più accogliente e disponibile". 23 Centralinisti non vedenti La normativa sull'inserimento lavorativo dei non vedenti, e in particolare dei centralinisti telefonici, costituita essenzialmente dalla legge 29 marzo 1985, n. 113 richiede da tempo un adeguamento alle nuove esigenze del mercato del lavoro e al progresso tecnologico intervenuto nell'ambito della comunicazione. Infatti, nel settore che costituisce uno dei più importanti bacini occupazionali per le persone che soffrono di minorazioni visive, hanno inciso negativamente molteplici fattori, di ordine legislativo, economico e sociale. L'evoluzione delle tecnologie ha comportato radicali modificazioni alle postazioni dei centralini telefonici. Il tradizionale posto operatore è stato sostituito da dispositivi passanti o, comunque, da sistemi di connessione automatica, con la conseguente notevole contrazione di possibilità di impiego per i centralinisti. La Legge 17 maggio 1999, n. 144, all'art. 45, comma 12, ha affidato al Ministro del Lavoro il compito di individuare con proprio decreto qualifiche equipollenti a quella del centralinista telefonico, idonee al collocamento dei lavoratori non vedenti in base alla legge n. 113/1985. Con tale disposizione il legislatore ha voluto estendere ai possessori di qualifica equipollente a quella di centralinista non vedente la stessa tutela normativa riconosciuta ai centralinisti non vedenti iscritti all'apposito Albo nazionale, in conformità alle nuove esigenze del mercato del lavoro, sempre più improntate alla utilizzazione di tecno- logie avanzate nel settore della comunicazione telefonica. Il Ministero del Lavoro con decreto 10 gennaio 2000, ha riconosciuto come equipollenti a quella del centralinista telefonico non vedente le seguenti qualifiche professionali: - operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela e agli uffici relazioni col pubblico; - operatore telefonico addetto alla gestione e all'utilizzazione di banche dati; - operatore telefonico addetto ai servizi di telemarketing e telesoccorso. La Legge 17 maggio 1999, n. 144, all'art. 45, comma 12 e il Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale del 10 gennaio 2000 prevedono che possono essere individuate ulteriori qualifiche equipollenti a quella di centralinista telefonico non vedente rispetto a quelle già indicate nel suddetto decreto. Infatti, il Ministero del Lavoro con un nuovo decreto dell'11 luglio 2011 ha stabilito l'equipollenza tra la figura del centralinista telefonico e quella di operatore amministrativo segretariale estendendo ai soggetti non vedenti che conseguono il diploma di operatore amministrativo segretariale la stessa tutela normativa oggi riconosciuta ai centralinisti non vedenti dalla legge 29 marzo 1985, n. 113 iscritti nell'apposito Albo nazionale. Si ricorda che la vigente normativa sulla istruzione e formazione professionale riconduce, alla nuo va qualifica di operatore amministrativo segretariale, il diploma di qualifica professionale di centralinista telefonico non vedente. (Fonte: www.superabile.it) (Fonte: www.superabile.it) Istruzione e Formazione Diritto all’Istruzione Diritto all’educazione e all’istruzione L'istruzione è un’importante tramite per l'integrazione sociale della persona handicappata. Lo si rimarca in diversi punti della legge 104/92. L'articolo 8, ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di adeguate dotazioni didattiche e tecniche, prove di valutazione, e personale qualificato per garantire alla persona con handicap il diritto allo studio. Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte extrascolastiche. Istruzione come diritto dalla scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12. Tra i commi, si prevede che per ogni studente con handicap venga realizzato un profilo dinamico-funzionale. Questo, sulla base delle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno, mette in rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione di handicap, sia le possibilità di recupero, oltre alle capacità individuali che devono essere sostenute e rafforzate. Realizzato dagli operatori delle unità sanitarie locali assieme al personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e della famiglia, il profilo viene aggiornato al termine delle scuole materna, elementare e media, come pure periodicamente durante le scuole superiori. Per gli studenti in età scolare e costretti temporaneamente ad assenze perché ricoverati, si prevede l'organizzazione di classi ordinarie quali sezioni staccate della scuola statale. L'articolo 13, ribadendo l'im- portanza del coordinamento tra scuole, servizi sanitari, socioassistenziali, ricreativi e culturali, cita poi due casi in particolare: l'integrazione nelle università e negli asili nido. Nel caso degli atenei, si stabilisce la programmazione di interventi adeguati sia al bisogno della persona che al piano di studio individuale. Si sottolinea anche l'importanza degli interpreti per venire incontro agli studenti sordi. Sussidi tecnici, didattici e servizi di tutorato vengono poi previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle risorse destinate alla copertura di queste attività. Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati. La loro presenza, comunque, deve essere garantita nelle scuole di ogni ordine e grado, come sottolinea l'articolo in più punti. Proprio al ruolo degli insegnanti di sostegno e alle loro attività è dedicato l'articolo 14. Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento costante in materia di handicap, come pure di un confronto tra docenti del ciclo inferiore e superiore per agevolare l'esperienza scolastica dello studente 24 disabile. Gran parte dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui piani di studio che gli aspiranti docenti devono seguire per essere abilitati all'attività didattica di sostegno. Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didattico e negli istituti di scuola secondaria di primo e secondo grado. I membri di questi gruppi hanno il compito di collaborare nelle attività organizzate per integrare gli alunni con difficoltà di apprendimento. Per quanto riguarda la valutazione dello studente, l'articolo 16 stabilisce che nel piano educativo individualizzato devono essere indicati per quali discipline siano stati usati criteri didattici particolari, e le eventuali attività integrative e di sostegno. Lo stesso articolo si sofferma poi sugli esami del rendimento dello studente. Nella scuola dell'obbligo, si prevedono prove corrispondenti agli insegnamenti impartiti e in grado di valutare il progresso dell'alunno in rapporto al suo livello iniziale. Nella scuola secondaria di secondo grado, sono consentite prove equipollenti e, nel caso di quelle scritte, tempi più lunghi. L'alunno, poi, può contare sulla presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione, e può utilizzare gli ausili necessari. All'università prove equipollenti, tempi più lunghi e mezzi tecnici sono consentiti previa intesa con il docente della materia d'esame e con l'ausilio del servizio di tutorato. Scuola come avvio al lavoro: è quanto succede in particolare con la formazione professionale. A questo tema è dedicato l'articolo 17, che sottolinea come gli appositi centri pubblici e privati debbano tenere in con- siderazione le diverse capacità ed esigenze degli alunni handicappati. Se questi non possono seguire gli ordinari metodi di apprendimento, devono essere garantite loro attività specifiche, sulla base anche del piano educativo individualizzato. (Fonte: www.disabili.com) Dislessia, strumenti tecnologici di supporto alla didattica In tutto il mondo, sempre più bambini e ragazzi mostrano di avere Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia. Non sono affetti da alcuna patologia, non hanno bisogno di cure mediche, sono intelligenti e creativi, però imparano in modo diverso. In Italia la loro specificità è stata riconosciuta dalla L. 170/10 e riguarda il 5% della popolazione scolastica. Ancora più alta è la percentuale nei Paesi anglosassoni. La nostra è infatti una lingua con pochi grafemi e fonemi e fra la fonologia e l'ortografia la sovrapposizione è pressoché totale; nell'Inglese, invece, a fronte di 40 fonemi, vi sono 1.120 grafemi; si tratta perciò una lingua complessa per chi ha problemi con la lettura. Il disturbo sembra essere dovuto ad una neurodiversità, che consente di leggere e scrivere solo impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere in maniera automatica, chi ha tale disturbo si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. Occorre pertanto che sia seguito in modo attento. Gli esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante e con competenze diffuse. (Fonte: www.disabili.com) Istruzione e Formazione Gita scolastica e studenti disabili La scuola, lo diciamo sempre, è un momento importante nel quale gettare le basi dell’integrazione. Partecipare alla vita di classe senza esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche e formative con i compagni con disabilità, è il modo più naturale di crescere con la consapevolezza che la diversità fa parte della vita. Fanno parte di questi momenti anche le gite scolastiche, piccoli eventi che nel vissuto della classe danno la possibilità di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori dell’aula scolastica. Considerato ciò, va detto che talvolta succede che proprio le gite scolastiche siano gravate di problemi di gestione pratica dell’alunno disabile, tali da impedirgli di prendere parte a questo importante momento formativo, con il giusto disappunto di genitori che, talvolta, pur di non far perdere al figlio l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della scuola. Ma quali sono i diritti degli studenti con disabilità, quanto alle gite scolastiche? Cosa deve garanti- Diritto all’Istruzione re la scuola in merito a questo importante momento relazionale dell’alunno e di tutta la classe? E’ necessario che lo studente sia accompagnato da un famigliare? L’eventuale costo aggiuntivo per il suo trasporto è a carico dell’intera classe? Su questo torna utile un approfondimento del servizio legale della Ledha - Lega per i diritti delle persone con disabilità-, che proprio su questo mette in chiaro alcuni elementi. In primis l’appello all'art. 3 della Costituzione Italiana e del principio di integrazione scolastica, ribadendo il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a viaggi di istruzione e visite guidate, esattamente come tutti gli altri compagni, sulla base del principio di uguaglianza. Come fare, quindi, a garantire parità di diritti a tutti gli studenti, anche nel corso della gita scolastica? Innanzitutto partendo da una organizzazione che tenga conto delle esigenze e delle difficoltà dell’alunno con disabilità. Ricordiamo infatti che è la singola scuola a decidere circa le gite d’istruzione, quindi sarà necessaria una seria valutazione circa il luogo da visitare, ma anche il trasporto da utilizzarsi, il programma di visite e l’accessibilità di spazi e servizi relativi. E’ quindi a capo dell’istituzione scolastica la messa in atto di tutti gli accorgimenti necessari (c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che l’alunno con handicap possa partecipare al viaggio d’istruzione. Se così non fosse, si entrerebbe in contrasto con l’articolo 2 della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili, configurandosi come discriminazione. Partendo quindi dall’organizzazio- 25 ne del viaggio, chiariamo subito che, come ricordato dal testo di Ledha, la scuola non può in alcun caso subordinare il diritto di partecipazione di un alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare che lo accompagni. Questo significa che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad accompagnare l’alunno. Può essere un familiare, ma non è obbligatorio. Spetta infatti agli organi collegiali della scuola designare un accompagnatore qualificato che può essere un qualunque membro della comunità scolastica (docenti, personale ausiliario, o familiari). (Fonte: www.disabili.com) Universitari con disabilità, 10.000 in più in dieci anni Da 4.816 a 14.171: è una vera e propria impennata, la crescita del numero di studenti iscritti alle università italiane dal 2000/2001 al 2010/2011: il dato arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferito alcuni mesi fa, in occasione del seminario nazionale sull'inclusione scolastica. Un dato che non compare nelle rilevazioni ufficiale degli iscritti all'università, in cui da alcuni anni la variabile disabilità non è compresa. Sarebbero comunque in costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano alle porte egli atenei: merito soprattutto della legge 17/1999, che impone alle università di adottare un approccio di tipo sistematico in materia di integrazione e supporto agli studenti disabili, garantendo sussidi tecnici e didattici specifici, tutorato specializzato, un docente delegato dal rettore per funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami universitari. In base a questi criteri, secondo una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le migliori università italiane per studenti disabili sono il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l'Università di Modena e Reggio Emilia. Agli ultimi posti, tre atenei del Sud: l'Università Parthenope e l'Orientale (entrambe di Napoli) e l'Università del Salento. La valutazione è stata fatta sulla base dei dati Miur, Almalaurea, Stella e Istat. A guidare la classifica, è quindi il Politecnico di Milano, dove è stato costituito un gruppo di lavoro composto da professionisti capaci di intervenire in ogni momento del percorso formativo, offrendo agli studenti in situazioni di disabilità supporto personalizzato e servizi tecnici e didattici. Nelle graduatorie annuali per l'assegnazione di alloggi, viene inoltre riconosciuta una priorità agli studenti con invalidità non inferiore al 66%, i quali sono anche esonerati dalla tassa d'iscrizione e dai contributi universitari. Al secondo posto, c'è il Politecnico di Torino, seguito dall'Università di Modena e Reggio Emilia. Maglia nera invece per le università di Napoli (Partenope e l'Orientale) e del Salento, dove i servizi di accoglienza e tutoraggio per gli studenti disabili faticano a decollare. Le buone prassi e le esperienze innovative, tuttavia, si stanno diffondendo nei singoli atenei, su tutto il territorio nazionale. (Fonte: www.superabile.it) Istruzione e Formazione Sostegno: quando e come richiederlo E’ infatti sempre compito della scuola presentare richiesta di personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili, individuando le ore necessarie per ciascun allievo. In caso di nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo consenso formale da parte dei genitori, tale richiesta sarà attivata quantificando le ore in base alla diagnosi presentata dalla famiglia ed alle indicazioni contenute in essa. In caso di allievi già certificati in precedenza, essa si baserà sulla documentazione già acquisita e, se vi è stato rinnovo, terrà conto delle indicazioni fornite dalla diagnosi più recente. In questi ultimi casi, nella stesura di tale richiesta, gli insegnanti forniscono indicazioni utili sulla classe di appartenenza, sulle difficoltà dell’alunno e sui percorsi di integrazione attivati, in modo da individuare le ore di sostegno necessarie. Sarà poi compito del dirigente scolastico inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo agli uffici scolastici di competenza. Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in ritardo, se vi sono nuovi iscritti, se cambia il numero delle classi o vi sono modifiche nella diagnosi? Dopo la fine delle lezioni, di solito a luglio, la scuola può eventualmente presentare una rinnovata richiesta di risorse all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già assegnate complessivamente. Essa dev’essere motivata, indican- Diritto all’Istruzione do il cambiamento dei dati presentati nella prima fase. In questi casi, l’amministrazione valuta le richieste sulla base del contingente provinciale di cui dispone e assegna eventualmente ulteriori risorse di sostegno. Come orientarsi nel caso in cui le ore di sostegno assegnate siano infine non sufficienti? Le norme hanno nel tempo individuato diversi parametri cui attenersi, fino all’assegnazione media di un insegnante ogni due alunni. Oggi questo criterio non è sempre rispettato, soprattutto nei casi di disabilità di grado lieve o medio. La Corte Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non rispondente all’esercizio del diritto allo studio per gli alunni con disabilità di particolare rilievo e, pertanto, ha stabilito il diritto all’assegnazione di ore in deroga. Negli ultimi anni, pertanto, sono state numerose le famiglie che hanno scelto di rivolgersi ai tribunali amministrativi per ottenere o riottenere le ore di sostegno non assegnate. I tribunali si sono in tutti casi pronunciati accogliendo le loro richieste e, pertanto, le diverse circolari sugli organici che si sono susseguite, si sono ormai adeguate a tale disposizione. Al momento, pertanto, gli allievi con grave disabilità hanno diritto all’assegnazione di un docente per tutte le ore del suo servizio che, ricordiamo, sono 25 nella Scuola dell’Infanzia, 22 nella Scuola Primaria e 18 nella Scuola Secondaria. (Fonte: www.disabili.com) Il Fonzie di Happy Days parla di dislessia Vi ricordate di Fonzie, la sua giacca di pelle nera e il suo inconfondibile “EHI”? Fonzie, il personaggio della serie televisiva Happy Days, interpretato dall’attore Henry Winkler? Il Fonzie che conoscevamo è oggi uno scrittore, che a l Salone del Libro di Torino ha presentato al pubblico il 15 maggio scorso la serie di libri per ragazzi da lui scritta, che ha per protagonista Hank Zipzer, un ragazzino dislessico. Le avventure di Hank Zipzer, ispirate alla vita dello stesso Winkler e da lui scritte insieme a Lin Oliver, raccontano di un ragazzo disordinato e con problemi di apprendimento, ma pieno di idee creative. Nel suo intervento, Henry Winkler, ha parlato di quando lui era piccolo: Quando ero un ragazzo a New York nessuno sapeva che cosa fosse la dislessia. A me è stato detto che ero stupido, pigro, che non sfruttavo le mie potenzialità. I miei genitori mi chiamavano stupido cane, che grande sostegno! Le parole di Henry Winkler non fanno che confermare quanto sia fondamentale sostenere i bambini dislessici e non, incoraggiarli. Ero imbattibile a pranzo, ha confessato, ma a scuola andavo malissimo. Per Henry Winkler scrivere in inglese era difficile, la storia era difficile, e la matematica…difficilissima! Ma le difficoltà che si incontrano a scuola non hanno niente a che fare con quanto grandi possiamo essere. Per raggiungere i propri obiettivi, ha ricordato Winkler, sono necessarie la tenacia che fa arrivare proprio lì dove si vuole e la gratitudine che non fa provare rabbia durante il percorso. Il messaggio è arrivato forte e chiaro: bisogna aiutare i bambini dislessici, avvicinarsi a loro e capire che non sono malati, ma sono persone che imparano diversamente. (Fonte: www.disabili.com) Immersione di vitalità per non udenti e disabili motori Su iniziativa della Pro Loco di Lecce, accesso per tutti alle profondità marine. Curato dall’Associazione nazionale istruttori subacquei (Anis), che mette a disposizione i suoi istruttori, il servizio è rivolto a subacquei udenti, non udenti e/o con difficoltà motorie, in possesso di brevetto per immersione. I sub interessati hanno la possibilità di scegliere il punto della costa in cui desiderano immergersi. Il servizio prevede la disponibilità della sedia Job e, su richiesta, dell’attrezzatura necessaria all’immersione. www.anis.it 26 Istruzione e Formazione Scuola, quiz Invalsi. Proteste contro la discriminazione dei disabili L’Invalsi è l‘Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione che, attraverso dei test scritti nelle scuole elementari, medie e superiori, ha l’obiettivo di monitorare il livello di apprendimento degli studenti e la qualità formativa e didattica offerta dalle scuole. Il protocollo di somministrazione è standard per tutte le scuole: prevede un test di italiano, uno di matematica e un questionario dello studente. Ogni prova va svolta in un tempo massimo a seconda del grado scolastico: 45 minuti nelle scuole elementari, un’ora e 15 minuti nelle medie e un’ora e mezza nelle superiori. Per gli allievi con bisogni educativi speciali ci sono dei protocolli da rispettare: possono partecipare alle prove ed è ammesso l’uso di sistemi dispensativi, purché non modifichino in alcun modo le condizioni di somministrazione per sé e per gli altri alunni. Non è possibile dunque la lettura ad alta voce né la presenza dell’insegnante di sostegno, a meno che l’alunno con gravi disabilità o con disturbi specifici di apprendimento non venga allontanato fisicamente dal resto della sua classe. Diritto all’Istruzione In più è prevista la segnalazione del codice di disabilità, in modo da considerare separatamente la valutazione dei test e non inserirla nella statistica dei risultati del resto dei compagni. Secondo quanto cita la legge 104 del 1992, che tutela l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, “la Repubblica ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nella società e nel lavoro…e predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata». Partendo da questo, genitori, docenti e membri del Cesp, Centro Studi per la scuola pubblica, hanno avviato una raccolta firme denunciando la sospensione dei più elementari diritti di integrazione scolastica. Secondo una docente di sostegno, «l’istituto Invalsi vuole fotografare la realtà della scuola italiana, ma da questa foto escono tanti buchi perché gli oltre duecento mila alunni disabili non vengono considerati. È grave perché la scuola pubblica punta all’inclusività, mentre così si rischia di discriminarli senza esclusione di colpi”. (Fonte: www.edscuola.eu) Tagliate le tecnologie didattiche per non vedenti Gli allievi con bisogni educativi 27 speciali hanno diritto ad ausili e sussidi che possano favorire il loro apprendimento e la loro integrazione. Nel caso della disabilità visiva, però, si riscontrano molte carenze: troppo spesso i testi scolastici elettronici arrivano in ritardo, gli insegnanti di sostegno non hanno una preparazione specifica e spesso non conoscono il Braille, mancano le condizioni perché gli alunni ciechi o ipovedenti possano praticare le attività sportive. A tali carenze si aggiungono spesso oggi quelle relative alla inaccessibilità delle nuove tecnologie, nonché lo spazio sempre più esiguo che la scuola può riservare alla musica, unica forma d’arte totalmente accessibile ai non vedenti. Eppure, esistono oggi applicazioni informatiche e software ad hoc, pensati proprio per agevolare i musicisti non vedenti, con spartiti informatizzati e dotati di comandi vocali che possono aiutare i giovani a leggere la musica anche se non vedenti. Purtroppo, a scuola come in altre agenzie educative, il rigore imposto dalla crisi economica sta imponendo molti sacrifici ed oggi numerosi centri di riferimento sono addirittura a rischio chiusura, a causa dei tagli dei fondi governativi, come ad esempio il Centro di consulenza tiflodidattico di Firenze, frequentato da decine di ragazzi ipovedenti e non vedenti. Si tratta di strutture fondamentali per facilitare la comprensione del bisogno, dei limiti e delle potenzialità del bambino minorato della vista, per orientare la programmazione dell’itinerario educativo, sia in famiglia sia a scuola, per guidare la scelta dei sussidi didattici più opportuni e, più in generale, per coadiuvare il lavoro educativo svolto a casa e a scuola. Si tratta perciò di realtà che hanno svolto e svolgono un lavoro importante per l’integrazione scolastica dei giovani con disabilità visiva e che rischiano significativi dimensionamenti. I ciechi e gli ipovedenti hanno imparato a convivere con la loro disabilità, ma per poter condurre una vita agevole e dignitosa hanno bisogno di efficienza, di servizi, di competenze dedicate. Non solo, però. Occorre che anche la comunità impari a convivere con loro. E’ stata inoltre sottolineata la tematica del volontariato in compagnia dei membri dell’Unione italiana volontari pro ciechi, che hanno raccontato l’importanza del loro ruolo, sollecitando i ragazzi a mettersi in gioco, per poter aiutare i non vedenti, anche solo per una commissione o per una passeggiata. E’ importante, infatti, rafforzare l’avvicinamento tra i giovani e la diversità, perché essa possa essere realmente inclusa nella società. (Fonte: www.disabili.com) Politiche sociali Protezione Sociale Politiche per i disabili al bivio Le politiche per i disabili sono a un bivio e proprio su questo tema si è celebrata il 15 maggio scorso la terza edizione del Fand Day. La giornata nazionale della Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità (Fand). A Roma, in occasione del Fand Day 2013 l'Auditorium dell'Inail ha ospitato la giornata con un incontro dal titolo “Politiche per i disabili al bivio”, proposte e richieste delle Associazioni della disabilità per scongiurare i crescenti rischi di esclusione sociale. Si è trattato di un incontro di proposta e di confronto per discutere le esigenze e, anzitutto, le possibili soluzioni, per affrontare le crescenti difficoltà vissute dai disabili in questi tempi di recessione economica e crisi del Welfare. La Fand ha riunito a Roma i quadri centrali e periferici delle sue 7 associazioni aderenti (Anmic, Anmil, Ens, Uici, Unms, Anglat e Arpa), in rappresentanza dei problemi e delle richieste di oltre 4 milioni di persone con disabilità: invalidi civili, del lavoro o per servizio; ma anche cittadini affetti da cecità o sordità, oppure disabili psichici. Tante sono infatti le diverse realtà che compongono il variegato mondo della disabilità che in questa occasione si incontra per convergere su obiettivi comuni. Le attuali politiche sociali e sanitarie per esempio, già sottofinanziate e progressivamente tagliate dalla crisi e dalla spending review, non riescono a garantire pari opportunità e diritti di cittadinanza. Lo Stato si disimpegna ogni giorno di più nell’assicurare assistenza, istruzione, servizi sociali. Il rischio pertanto di smantellare il tradizionale Welfare state senza essere riusciti prima a costruire validi modelli alternativi sul territorio diventa concreto. Così come concreto diviene, come conseguenza, il rischio di ricacciare i cittadini disabili e anziani non autosufficienti verso l’esclusione o la ghettizzazione sociale. Le Associazioni dei disabili aderenti alla Fand, nel sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica e del nuovo Governo su questi temi fondamentali per la coesione sociale del Paese, hanno invitato a partecipare alla propria Giornata nazionale i ministri e i rappresentanti delle Istituzioni nazionali competenti in materia, nonché Parlamentari e Autorità degli Enti locali. (Fonte: www.vita.it) UNAR: la crisi rischia di ridurre le misure di inclusione In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità svoltasi il dicembre scorso, l'Unar - Ufficio nazionale antidiscriminazioni del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri - ha raccolto l'appello lanciato dall'Onu per discutere di misure concrete per ridurre il gap fra le buone inten- 28 zioni dei governi centrali e territoriali e le prassi che purtroppo denotano, ancora oggi, la permanenza di numerose barriere e comportamenti discriminatori. Marco De Giorgi, direttore dell'Unar, riprendendo titoli di giornali e scavando nella memoria fa un rapido elenco di alcuni dei casi trattati dall'Ufficio nel corso del 2012: "Un albergatore: vostra figlia disabile deve mangiare in orari diversi dagli altri perché disturba la clientela, la famiglia fa le valigie e va via. Negato l'accesso di un disabile a Villa d'Este, capolavoro del Rinascimento italiano dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità e, quindi, di tutti. Impossibilità per un disabile di utilizzare i mezzi pubblici nel fiorentino perché gli autobus sono sprovvisti di pedana elettrica o perché non funzionante. Un bambino disabile di sei anni si è visto negare da una scuola del casertano il sostegno scolastico perché figlio di immigrati ghanesi irregolari". "Per non parlare poi aggiunge - di quelli in cui si assiste a discriminazioni multiple che colpiscono donne disabili o disabili rom in cui vengono denunziate delle situazioni di gravissima marginalità ed esclusione sociale". "In un contesto di forte crisi economica - prosegue l'Unar nel suo appello - c'è il rischio che alcune misure di inclusione, prima garantite, anche dagli enti locali, ora vengano negate a causa del taglio dei fondi. Per tali motivi, in questi giorni si sta discutendo anche in Europa, nell'ambito della nuova proposta di Direttiva comunitaria contro tutti i tipi di discriminazione, la portata del concetto di 'soluzioni ragionevoli' finalizzate a garantire l'inclusione dei disabili secondo un serio giudizio di congruità e adeguatezza fra finalità perseguite e mezzi impiegati. Ma obiettivo dell'Unar- conclude De Giorgiè "mantenere alta la soglia di allarme su questi problemi anche in periodo di congiuntura, per fare in modo che i diritti dei disabili siano considerati diritti umani inderogabili e non diritti finanziariamente condizionati". Disabilità: approvato il Programma di azione La Legge 18/2009, oltre a ratificare la Convenzione ONU, ha previsto la redazione di un Programma d’azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità in attuazione della legislazione nazionale e internazionale. Il Programma di azione è stato elaborato dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, istituito dalla stessa Legge 18/2009, che lo ha definitivamente approvato in seduta plenaria il 12 febbraio scorso. Il testo approvato sarà adottato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, sentita la Conferenza unificata, che si esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. “Si tratta di un atto che, per la sua ampiezza e profondità, è particolarmente importante per le persone con disabilità e le loro famiglie. – commenta Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – È un documento attorno al quale vi è stato un confronto ‘storico’ fra diverse esperienze, professionalità, associazioni, enti.” Non appena la situazione politica e istituzionale avrà assunto contorni maggiormente definiti, la FISH presenterà come istanza prioritaria l’attuazione del Programma di azione. (Fonte: www.fishonlus.it) Politiche sociali Protezione Sociale I centri diurni: politiche di inclusione o discriminazione? I centri diurni per handicappati nascono attorno alla fine degli anni Sessanta inizio degli anni Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap consolidatosi nel decennio precedente (scuole speciali, laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene messo in discussione e violentemente attaccato.Parallelo e separato rispetto al circuito per la “normalità”, tale sistema di servizi viene contestato in nome di una concezione della riabilitazione che non punta più sul versante igienicosanitario, ma su quello sociale: quello che conta è la socializzazione che ha come mezzo principale, e come fine, l’inserimento nei luoghi e nelle istituzioni della vita quotidiana, luoghi e istituzioni che devono cambiare sotto il profilo delle strutture come della cultura per adattarsi e accogliere chi fino a quel momento era stato escluso in quanto ritenuto e vissuto come “diverso”. Inizialmente tali centri hanno faticato a trovare un nome: centro gravi, centro diurno, centro medico sociale, centro socioriabilitativo e tante altre etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo hanno assunto, pur nella originalità di ciascuno, alcuni punti di continuità. Attualmente i centri diurni sono strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore diurne soggetti handicappati medio-gravi in età post-scolare, allorché si ritiene superata la fase evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e pertanto abbiano bisogno di continua assistenza e per i quali non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o "protetto"; nei centri diurni sono, quindi, ammessi i soggetti con disabilità tali da comportare una notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali siano stati esperiti tutti gli interventi di tipo riabilitativosanitario e psicosociale atti a garantire un reale inserimento in strutture rivolte alla generalità delle persone. In esse si cerca di assicurare il proseguimento dell'iter socio- riabilitativo, attraverso un insieme organico di attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato. Il centro diurno è strutturato come una comunità di vita nella quale ognuno trova i sostegni materiali, relazionali ed affettivi per una vita “autonoma”, l’obiettivo principale è la crescita dei soggetti nella prospet tiva di una progressiva e costante socializzazione per sviluppare, pur nella consapevolezza dei limiti oggettivi, le capacità residue e di operare al massimo per il mantenimento dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non diventi meta definitiva per chi vi entra; aperta, affinché tutta la vita non si esaurisca all’interno, ma si ricerchino le forme possibili di esperienze e di collegamento esterni; è, infine, una struttura di appoggio alla vita familiare particolarmente necessaria per consentire di mantenere al proprio interno la persona handicappata. Tali strutture devono essere dotate di diverse figure professionali stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, infermieri, medici, che concorrono, nell’ambito delle proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella loro globalità, avendo come momento unificante delle loro specifiche prestazioni il progetto mirato e personalizzato. Per esi- 29 genze diagnostiche e riabilitative possono avvalersi di altri servizi del territorio. Le prestazioni socio- educative- assistenziali sono assicurate dagli educatori i quali, nel rispetto del principio dell’individualizzazione del processo educativo, orientano i loro interventi a raggiungere un più adeguato rappor to della persona handicappata con se stessa, con gli altri e con l’ambiente, e ad acquisire, per quanto ad ognuno è possibile, compor tamenti e funzioni indispensabili per la vita di tutti i giorni. L’azione educativa deve coinvolgere anche il nucleo familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte attiva nel realizzarlo. Si possono individuare più aree in cui inserire una serie di attività diversificate, tali da soddisfare i principali bisogni dei soggetti che frequentano i centri: - attività educative rivolte al mantenimento e allo sviluppo delle capacità residue e potenziali dell’utente nell’autonomia personale; - attività educative con significato prevalentemente psicomotorio; - attività educative e di socializzazione; - attività educative con significato prevalentemente occupazionale; - attività mirate al mantenimento del livello culturale raggiunto; - attività sanitarie. Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto tra soggetti ed operatori, il numero degli utenti non dovrebbe superare le 20 unità. Così come si è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha come fine principale quello di mantenere il soggetto handicappato nel suo contesto socioambientale. (Fonte: www.conosciamocimeglio.it) Ict: intesa AsphiConfindustria Digitale per inclusione digitale disabili Promuovere l'integrazione nel lavoro, nella scuola e nella societa' delle persone svantaggiate attraverso l'uso delle tecnologie digitali. E' questo lo scopo della collaborazione avviata oggi con la sigla di un protocollo d'intesa fra Confindustria Digitale, la federazione che in Italia rappresenta le imprese Ict, e la Fondazione Asphi onlus, impegnata da tempo sui temi della disabilita' e delle tecnologie Ict per favorire autonomia e partecipazione di persone con disabilita' e anziani. Con questa azione si intende facilitare iniziative tra le imprese associate a Confindustria Digitale ed Asphi per qualificare sempre meglio servizi e prodotti in modo che siano accessibili e fruibili anche a una 'utenza fragile', come disabili ed anziani. Regole applicabili, spiegano Confindustria Digitale e Fondazione Asphi, applicabili in ambito e-government, accessibilita' ai siti della Pa e agli open data; per valorizzare le capacita' lavorative delle persone disabili attraverso l'uso di tecnologie Ict e promuovere la creazione di nuovi ambienti di apprendimento accessibili con didattiche inclusive; per identificare soluzioni e ausili digitali nell'ambito di progetti di Smart Communities e Smart Cities. (Fonte: adnKronos 21/05/2013) Politiche sociali Protezione Sociale Politiche di assistenza dei disabili La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così. Per assistenza s’intende una rete di interventi che, utilizzati anche in modo integrato tra loro, siano di suppor to ad un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni di svantaggio. Con il termine assistenza sociale ci si riferisce, quindi, all’insieme delle attività e dei servizi volti a prevenire o ridurre situazioni di bisogno connesse all’età, a stati di svantaggio fisico e psichico o ad altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare un’effettiva integrazione delle persone handicappate nel quotidiano ambiente di vita. L’assistenza sociale in favore dei disabili comprende, quindi, interventi integrativi e sostitutivi al nucleo familiare (assistenza domiciliare, affido, strutture residenziali), interventi per facilitare la vita di relazione (servizi di accompagnamento in sedi informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e educativi, ecc.), interventi per particolari situazioni di disagio economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione alloggi, ecc.). L’atteggiamento dell’Amministrazione Pubblica, del mondo politico e della società in generale è ancora sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che invece si evolve, si modifica, si trasforma. Mentre si discute di prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento, mentre si mettono a fuoco, in sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente alzandosi, grazie anche alle sempre maggiori conoscenze in campo medico e riabilitativo. In una cultura contadina e in un sistema di famiglie patriarcali, c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio ad una civiltà industriale e postindustriale, alla famiglia mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o comunque difficile, imponendo per questi casi soluzioni “sociali”. Se in passato, per molti giovani disabili giunti all’età adulta, la scelta dell’istituzione chiusa, del manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente obbligata, oggi la battaglia per la deistituzionalizzazione dà i suoi frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi. La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita della realtà e dei soggetti sui quali si va ad incidere, sono elementi fondamentali di un approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario Nazionale dovrebbero adottare come schema di riferimento per una politica corretta in tema di handicap. L'intervento personalizzato precoce, il tentativo di realizzare un percorso educativo finalizzato al raggiungimento 30 di una ragionevole autonomia, sono delle linee di tendenza valide in assoluto, e propedeutiche, in ogni caso, alla programmazione e alla gestione della vita nell’età adulta. La svolta nella politica dell'handicap può venire solo dalla formazione, dall'educazione, dall'informazione dell'opinione pubblica, da una strategia corretta e mirata che non può cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per gradi, con un processo di maturazione dal basso. (Fonte: www.conosciamocimeglio.it) Disabilità e Lavoro in Italia Il tema dell’integrazione lavorativa delle persone disabili rappresenta al riguardo un caso verosimilmente paradigmatico. Se infatti da un lato l’inserimento lavorativo nel mercato aperto è stato sinora visto come una priorità e uno degli strumenti essenziali per l’inclusione sociale delle persone disabili, sia a livello di singoli paesi che di organizzazioni sovranazionali (Unione europea, OECD, ILO ecc.), dall’altro l’evoluzione delle dinamiche produttive, sotto la spinta della globalizzazione, ha favorito progressivamente l’emergere di una diffusa consapevolezza circa i rischi e le difficoltà insiti nell’identificazione di questa stessa integrazione lavorativa con il modello classico del lavoro fisso full time, tipico del breadwinner maschio (e magari bianco, sposato ecc.), spina dorsale produttiva della società industriale, almeno fino agli anni Sessanta (Abberley, 1999). Avendo come obiettivo un modello esclusivo di integrazione lavorativa standard, si finisce con il ricadere nel paradosso dell’im- pacchettamento: una definizione ideologica, non tematizzata, di ciò che è o non è disabilità non può che aggravare la dimensione della segregazione e quindi dell’esclusione che si vuole combattere. Come si è già avuto modo di argomentare (Checcucci, 2006), quelle che il modello sociale definisce barriere disabilitanti finiscono anche in questo caso per interagire con la valutazione che la singola persona compie circa l’ammontare delle proprie risorse, considerate sia in termini di capitale individuale (istruzione, condizioni di salute ecc.), sia di capitale sociale disponibile (familiare ed extrafamiliare). Se l’investimento giudicato necessario per raggiungere un livello per definizione irraggiungibile di prestazione lavorativa standard verrà giudicato dal soggetto eccessivo, egli tenderà ad autoescludersi, al fine di evitare più elevati livelli di frustrazione, in caso di fallimento. Il risultato, quello che Boudon chiama effetto di amplificazione, sarà la segregazione delle persone interessate (Boudon, 1980, pp. 100-108). Sul versante delle organizzazioni produttive, considerato l’investimento aggiuntivo richiesto dall’inserimento di un lavoratore disabile, sembra ragionevole aspettarsi che il datore di lavoro, pubblico o privato che sia a parità di altre condizioni, tenda a preferire candidati che non lascino intravedere gli stessi livelli di rischio e rigidità nell’ambito delle relazioni organizzative (Checcucci, 2006). (Fonte: www.isfol.it) Politiche sociali Protezione Sociale Disabilità: la chiamano inclusione, praticano discriminazione Nel corso dei giorni ho voluto vedere con i miei occhi alcune realtà legate alle “opportunità” offerte li adolescenti e degli adulti con grave handicap. E’ stata una pugnalata inflitta nel mezzo della mia fronte. Ho pensato che qui le cose sono due: o sono matta io o sono matti loro. Provo a spiegare quello che ho visto, cosa ho pensato, chiedendo più che mai un confronto aperto. 1. Centri diurni che svolgono progetti e attività che devono favorire l’inserimento, l’inclusione e la crescita di persone in condizione di handicap. Bene. Decido di capire meglio. Esco di casa al mattino e ne giro alcuni. Non ho trovato niente di inclusivo e nessuna opportunità se non quella (per certi aspetti meritevole considerato che pare sia l’unica o quasi) di baby parking per persone adulte. Non voglio sparare a zero sulla buona volontà e sull’impegno di risorse dei singoli. Però qualcuno mi deve spiegare come si può favorire qualsiasi obiettivo di inclusione tenendo le persone chiuse a fare cose tra di loro. Ho provato a riflettere sulla parola inclusione. Se non sbaglio, si dovrebbe invece prevedere un gruppo A e un gruppo B che vengono in contatto tra di loro costruendo qualcosa di omogeneo. Ma se il gruppo A sta a ponente e quello B a levante come si fa? Le azioni, i progetti. Accomunano sempre per larga parte l’handicap su gambe. Quello su ruote è sempre o quasi troppo difficile se manca l’autospinta. E questa cosa mi fa arrabbiare tantissimo. I progetti sono sempre gli stessi: si dipinge, si guardano video di vario tipo, si sta in compagnia (?). Nei casi più fortunati si balla e si cucina. Siamo davvero avanti! Sono rimasta disarmata. Ampi spazi, giardini, disegni alle pareti come quelli della scuola per l’infanzia, ma l’obiettivo mi è parso non solo lontano, bensì molte volte assente. A discapito di realtà fortunatamente diverse e decisamente più vive e concrete, altri aspetti mi hanno buttato giù. 2) La relazione con l’esterno è praticamente nulla. Sempre diversificando con i rari esempi di cooperative che hanno un risvolto concreto verso l’esterno e realmente contribuiscono ad un inserimento, l’handicap grave trova ancora tutti impreparati. Allora voglio dirlo apertamente e provocare: che si può far fare a uno con ritardo cognitivo grave che non può muoversi? Nessuno lo sa. Chi lo sa rinuncia perché costa di più in termini economici e professionali. E io mi arrabbio ancora di più. Esistono tecnologie di avanguardia che aiutano sul serio, ma è molto meno impegnativo prendere le tempere e far dipingere. Lo fanno i disabili, chi mai si permetterà di dire che quel lavoro fa pena? E io non ci sto un’altra volta. A meno che qualcuno non mi spieghi perché i disabili devono essere tutti buoni, tutti pittori, tutti amanti della musica. 3) Arrabbiata per la discriminazione: possibile che non si riesce a prevedere un vero approccio alla persona e a capirne i punti di forza? 31 Assegnare a questa un vero assistente specializzato che la includa, nei contesti che la persona richiede di frequentare o mostra di frequentare al meglio? Ma insomma, siccome i miei occhi vedono senza capire io mi fermo alla carrozzina spinta da qualcuno e alle competenze diverse dalle mie. Poi sentenzio: siccome io come tutti faccio così e lui no, lui è diverso quindi va a dipingere/ascoltare/passare tempo in un centro. Centro ? centro di che ? 4)Il desiderio: se le famiglie avessero l’assegno di cura avrebbero un portone spalancato alle opportunità. E nessuno più di noi ha voglia e capacità di individuare le vere opportunità, che sono ben distinte dai parcheggi. Se la professionalità non fosse acquisita per caso ma scelta a monte sarebbe più facile accedere ai servizi delle tecnologie. Se i mezzi pubblici, le strade, gli uffici fossero accessibili non sulla carta e in foto ma sul serio, tutti potremmo girare di più. Avete idea di quanti montascale stanno li per scena? Vi siete mai chiesti perché barriera equivale sempre a orrore ? Fior fiore di architetti e non si riesce ad avere uno scivolo decente! 5)La speranza: includere il mondo c.d. normodotato in quello della disabilità e non più il contrario. 6) La certezza: a mio giudizio non è rimasto che rovesciare il parametro di riconoscimento sociale. Post polemico e arrabbiato. Ma è una presa in giro dire inclusione e fare discriminazione. Non voglio che questa sia l’unica opportunità. E non credo di essere l’unica . (Fonte: Blog di Fabiana Gianni, attivista per i diritti dei disabili: www.ilfattoquotidiano.it/blog/f gianni/) Per una disabilità sostenibile Per lungo tempo la disabilità è stata considerata una caratteristica “anomala” dell’individuo, legata a menomazioni fisiche e/o mentali. Per tale motivo le persone con disabilità sono state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo socio-economico basato su criteri di “normalità”. A partire dalle prime riflessioni sociologiche degli anni 60 e grazie alle spinte innovative dei movimenti organizzati delle persone disabili il rapporto fra società e disabilità ha subìto una rimodulazione progressiva. Si è passati dal concetto di handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale, che consente di valutare la funzionalità della persona, demandando agli Stati il compito di valorizzare le capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni campo della vita sociale. Sotto questa prospettiva l’esperienza italiana rappresenta un’eccellenza solo in pochi campi. L’Italia rimane agli ultimi posti tra i Paesi europei per risorse destinate alla tutela e all’inclusione sociale delle persone con disabilità. Si spendono 438 euro pro-capite annui contro i 531 della media europea, ben lontani dai 754 del Regno Unito. Al di là del dato economico puro, lo stato delle condizioni di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese è dato dai livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli ambienti di vita e dalla fruibilità dei servizi che, come mostrano le indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee. (Fonte: www.ais-sociologia.it) Diritto alla salute Salute Diritto alla salute per i disabili, un percorso a ostacoli In un sistema in crisi, e spesso sotto attacco, il diritto alla salute delle persone con disabilità è particolarmente a rischio, vieppiù nelle situazioni ad elevato carico assistenziale, di malattie rare o di particolari necessità farmacologiche, terapeutiche o diagnostiche. Obiettivi: introdurre e garantire nel Sistema Sanitario Nazionale elementi di particolare tutela per i Cittadini con maggiori o peculiari necessità sanitarie; garantire il diritto di scelta e il coinvolgimento in particolare nei processi abilitativi/riabilitativi. Interventi: - è necessario ripensare il sistema riabilitativo seguendo le indicazioni dell’articolo 26 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, in particolare offrendo spazi di innovazione rispetto alla medicalizzazione del percorso riabilitativo ed a un modello centrato quasi esclusivamente su attività fisioterapiche. Il modello è quello del coinvolgimento attivo (empowerment) della persona e del raggiungimento della massima autodeterminazione possibile; - il tema riguardante gli ausili non può e non deve sfuggire al percorso di riabilitazione di cui deve divenire parte integrante. Per quanto riguarda il sistema erogativo, il Sistema Sanitario Nazionale deve recuperare la sua funzione di orientamento della spesa proprio attraverso la funzione di valutazione che deve essere ricollocata nell’ambito del percorso riabilitativo e abilitativo; - va garantito un aggiornamento in campo tecnologico costante nel tempo che non sia vincolato all’approvazione dei Lea, ma ad un aggiornamento di un reper- torio nazionale che a singolo codice faccia corrispondere un prodotto con marca e modello, ed ovviamente l’indicazione del costo; - va rimodulata, in specie per le persone con patologie croniche e comunque invalidanti, la distribuzione delle terapie farmacologiche che assicuri, su progetto terapeutico individuale, anche la continuità della cura. L’adozione della Distribuzione Diretta e Distribuzione Per Conto dei farmaci, oltre a determinare una garanzia verso fenomeni d’irreperibilità variamente generati, determinerebbe un notevole risparmio sui costi della distribuzione; - è necessario affrontare urgentemente i temi ritenuti prioritari per la generalità delle malattie rare, allargando il ristrettissimo elenco degli attuali beneficiari, e cioè il diritto di tutti i malati rari alla cura, generalizzato sul territorio nazionale (dalla diagnosi alla riabilitazione); la semplificazione delle procedure e la competenza specifica di coloro che effettuano l’accertamento dell’invalidità; la presa in carico integrata e la continuità dell’assistenza; il rafforzamento della rete territoriale che deve avere per nodi centri veramente specializzati e sul territorio altri presidi in stretto collegamento; l’implementazione l’estensione delle biobanche; la formazione dei medici di medicina generale e dei pediatri; il diritto del malato o di chi lo rappresenta a conoscere nel più breve tempo pos- 32 sibile la diagnosi sintomatica ed anche eziologica, ricorrendo agli esami di biochimica e di biologia molecolare che oggi sono sempre più precisi ed economici; - sul modello delle Linee Guida n. 21 sull’Autismo emanate dall’Istituto Superiore di Sanità e rese applicative dall’accordo della Conferenza Unificata del 22 novembre 2012, è necessaria l’emanazione di Linee Guida per ambiti di patologia affinchè vengano garantiti trattamenti sanitari appropriati. (Fonte: www.fishonlus.it) L’onoterapia, una pet-therapy per aiutare i disabili All’interno delle pet-therapy si sta sviluppando sempre più l’onoterapia. Le caratteristiche proprie dell’asino, quali la docilità, l’intelligenza, la pazienza, l’empatia, la morbidezza e la lentezza di movimento, consentono infatti di entrare facilmente in comunicazione con il paziente, attraverso attività spontanee e ludiche, ma anche strutturate ed attive, con il supporto di un operatore. La comunicazione non verbale diventa il canale che rende possibile l’espressione più intima di sé. Quella con gli asini è un tipo di pet therapy già ben strutturata in Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti e Svizzera ma ancora poco diffusa in Italia. Nel nostro Paese, infatti, non esiste una normativa omogenea che regolamenti le varie forme di terapia assistita con gli animali. Una Commissione ministeriale sta però studiando una legge che potrebbe essere approvata entro la fine dell’anno. L’ONOTERAPIA IN ITALIA – In Veneto esiste una delibera di giunta del 2007 ed è in discussione una vera e propria legge sulle pet-therapy. A Polverara (PD), esiste l’unico Centro sperimentale di formazione e ricerca sulle attività e terapie assistite con gli asini in Italia: La città degli asini, collegata al Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti dagli animali (pet therapy). Si tratta di un’oasi di verde dove un’equipe multidisciplinare pratica l’onoterapia. Gli asini vengono formati per il loro lavoro di terapia, che si basa sulla loro capacità di entrare in relazione con pazienti dalle problematiche diversificate: persone con disturbi del comportamento, dell’attenzione, dell’apprendimento e del linguaggio, ma anche autistici, persone con disturbi dell’alimentazione o trattati con cure palliative. E’ inoltre in preparazione un progetto di ricerca sulla Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). L’onoterapia è una pet-therapy rivolta ad a un’utenza eterogenea; è infatti adatta nei casi di disturbi della personalità ma anche ai cardiopatici ed ipertesi, ai disabili motori, audiolesi o non vedenti, alle persone con problemi di ansia, stress o con disarmonia emotiva. E’ una prassi diffusa per la cura del disagio nell'infanzia e i risultati sono a volte stupefacenti. Ci auguriamo perciò che questa buona prassi possa trovare sempre più diffusione anche nel nostro Paese. (Fonte: www.disabili.com) Diritto alla salute Salute Disabilità: una Carta per abbattere le barriere sanitarie In Italia le persone disabili vanno in ospedale il doppio delle volte rispetto a quelle senza disabilità, ma i nosocomi italiani, tranne iniziative isolate, non prevedono percorsi di cura personalizzati. Secondo i più recenti dati Istat, il 24,2% delle persone disabili effettuano almeno un esame diagnostico contro l'11,3% dei non disabili. E il 46% ha fatto una visita specialistica a fronte del 23% dei non disabili. La mancanza di percorsi di cura ad hoc rende più difficile diagnosticare le malattie, con gravi conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita di queste persone che in Italia rappresentano il 4,8% della popolazione (cioè sono circa 2 milioni e 600 mila). Per riconoscere alle persone con disabilità il pieno diritto alle cure ospedaliere e rendere le strutture sanitarie adeguate alle loro esigenze fisiche, psicologiche e sensoriali nasce la prima Carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale, realizzata dalla Cooperativa sociale Spes Contra Spem e adottata per la prima volta in Italia dal Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma, dove è stata presentata il 7 marzo scorso. «Questo progetto, che nasce dal caso concreto di una persona a noi cara, intende spingersi dal particolare all’universale spiega Luigi Vittorio Berliri, presidente di Spes contra Spem cioè ha come obiettivo ultimo aiutare il sistema sanitario nazionale a fornire le giuste e concrete risposte per tutte le persone con disabilità. Auspichiamo che questa Carta venga adottata da tutti gli ospedali italiani perché ogni struttu- ra sanitaria deve essere in grado di predisporre misure e percorsi che siano a misura di disabili». Il documento è stato sottoscritto da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish, Duchenne parent project, Sibilings, ABCBambini cerebrolesi, Fantasia, Associazione persone Down e Disabili visivi) che hanno aderito all'iniziativa e ha ottenuto il patrocinio del ministero della Salute e della Regione Lazio. La Carta è suddivisa in 14 articoli (dedicati all’accesso in ospedale, agli standard delle cure, alla sicurezza e ai diritti come utenti dei servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la consapevolezza dei maggiori bisogni di mediazione, empatia, privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di disabilità e malattia, guarda alla necessità della formazione del personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa sugli stessi diritti formulati nella Carta europea dei diritti del malato per sottolineare che non esistono diritti speciali per le persone con disabilità, ma che le loro limitazioni hanno bisogno di strumenti e percorsi adeguati per essere rimosse. «Nello spirito della convenzione Onu - chiosa Nicola Panocchia, medico del Policlinico Gemelli la carta non propone nuovi diritti o diritti speciali per le persone con disabilità. Propone il riconoscimento di un diritto, quello alla salute, che è un diritto di tutti i cittadini ma che, nei 33 fatti, spesso è difficile da esigere per le persone con disabilità. Un diritto che deve essere garantito, per un principio di giustizia, in tutte le Regioni italiane. Un ospedale a misura di disabile è un ospedale a misura di tutti». (Fonte: www.healthdesk.it) Diritto alla salute dei disabili: una Carta La cooperativa sociale "Spes contra spem" ha redatto una Carta per i diritti dei disabili in ospedale. Il Policlinico Gemelli di Roma è stato il primo in Italia ad adottarla. Da un'esperienza vissuta, da una storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carattere universale. Da un caso di malasanità, o meglio di Sanità che non riesce a tenere in considerazione le necessità particolari di un malato, viene l'impegno in favore del riconoscimento di un diritto, quello alla salute, che deve essere garantito a tutti per un principio di giustizia, come sancito dalla Costituzione italiana. 2 milioni e 600 mila persone. Il 4,8 per cento della popolazione. Sono gli italiani con disabilità che, secondo l'Istat, vivono in famiglia. 190 mila sono invece le persone ricoverate in istituto. Quasi la metà di loro ha più di 80 anni, ma i nosocomi italiani non prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale il doppio delle volte delle persone senza disabilità. Eppure un ospedale a misura di disabile sarebbe un ospedale aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la cooperativa sociale "Spes contra spem" nella redazione di una Carta per i diritti dei disabi- li in ospedale, che per la prima volta è stata adottata in Italia dal Policlinico universitario Gemelli di Roma. (Fonte: www.famigliacristiana.it) Diritto alla salute non garantito Diritto alla salute non rispettato (per l'89 per cento degli intervistati); mancanza di una libera scelta per i presidi medici e gli ausili (70 per cento) e del rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (57 per cento). È questa la percezione che i cittadini romani hanno dei diritti dei malati e delle persone disabili secondo un'indagine realizzata, su un campione di 2368 utenti di ospedali e Asl (1853 persone hanno risposto direttamente e 515 anonimamente on line) dall'Osservatorio permanente sulla sicurezza (Onps). Dieci in tutto i quesiti somministrati alle persone al di fuori dei grandi ospedali romani (dal Sant'Andrea al policlinico Umberto I fino a Tor Vergata etc) e delle principali Asl. "I risultati della nostra indagine sono del tutto negativi - spiega la presidente di Onps Claudia Corinna Benedetti. Abbiamo verificato che il diritto alla salute non è rispettato, così come il diritto agli ausili e alle protesi. Questo è senza dubbio docìvuto ai tagli al sistema sanitario che stanno creando diversi problemi alle persone". Tra gli altri risultati dell'indagine emerge che il 76 per cento degli intervistati non crede che il Servizio sanitario nazionale sia garante del diritto alla salute, neanche nei confronti delle persone con disabilità (90 per cento). (Fonte: www.superabile.it) Diritto alla salute Salute Tutti Pazzi per la 181 Una proposta di legge di iniziativa popolare per valorizzare la partecipazione attiva di utenti, familiari, operatori e cittadini nei servizi di salute mentale e per garantire buone cure in tutta Italia. E' la "legge 181" presentata ufficialmente oggi a Roma. A scrivere il testo è stata l'associazione "Le parole ritrovate", che è pronta a raccogliere le 50.000 firme necessarie in tutta Italia con il motto "Tutti pazzi per la 181". Perché sarebbe necessaria, oggi, una legge 181 lo spiega Renzo De Stefani, referente nazionale dell'associazione e direttore Dipartimento di salute mentale di Trento: "A 35 anni di distanza dalla legge 180 si può dire che in alcune zone d'Italia molto è stato fatto per garantire cure dignitose a chi soffre di malattie mentali -. Questo, però, non è avvenuto dappertutto, proprio per l'assenza di direttive precise a livello nazionale. La 180 ha portato alla grande conquista della chiusura dei manicomi, ma è rimasta incompiuta proprio perché non era nata per indicare le cose da fare nel quotidiano della salute mentale e non è stata seguita da atti che andassero in questa direzione. Ecco perché oggi arriva questa proposta di legge 181, con l'obiettivo di dare gambe alla 180 e, quindi, andare verso una buona salute mentale in tutta Italia". Il testo della legge è "originale e fuori dagli schemi". Un concentrato di "buone pratiche ed esperienze concrete virtuose prosegue De Stefani - che vengono messe a disposizione della salute mentale italiana affinché da Bolzano a Palermo tutti i pazienti dei Servizi possano avere cure uguali e dignitose". I pilastri sono "parole-chiave come fiducia e speranza", ma "soprattutto si sottolinea la necessità di rendere i servizi di salute mentale luoghi "accoglienti e colorati". E basterebbe poco per renderli tali: poltroncine colorate, quadri alle pareti, foto e disegni. Queste cose li renderebbero posti migliori nei quali tutti possano sentirsi meglio" dice De Stefani. "Un aspetto innovativo introdotto dalla legge sono gli Ufe, ovvero Utenti familiari esperti. Si parte dal presupposto che, oltre al sapere degli operatori, sia indispensabile il sapere esperienziale di utenti e familiari, che possono mettere al servizio 34 degli altri le loro esperienze vissute in prima persona. Insomma, si parla di luoghi accoglienti e caldi, utenti e familiari al centro, apertura alla cittadinanza, reinserimento nella società attraverso il lavoro, indipendenza nell'abitare. Concetti che possono sembrare astratti ed utopici, ma che in diverse zone d'Italia sono diventati realtà grazie alla perseveranza e alla concretezza di operatori, familiari e semplici cittadini. Un vero e proprio modello che si traduce in una parola: fareassieme". (Fonte: www.superabile.it) dalla Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down, dagli Stati Uniti arriva una notizia che potrebbe cambiare completamente le conoscenze quanto alla Trisomia 21. Un team di ricercatori del Sanford-Burnham Medical Research Institute sarebbe giunto a una scoperta in grado di dirci come il cromosoma 21 incida nell’alterazione dello sviluppo cerebrale dei Una proteina la causa soggetto affetti da Sindrome di Down. Stando a i risultati della della sindrome di ricerca Usa, pubblicata nella rividown? sta scientifica Nature Medicine, responsabile dei ritardi cognitivi Ad appena una decina di giorni e dei difetti comportamentali sarebbe la proteina chiamata “nexin 27”, o SNX27. O meglio, la sua scarsa presenza, riscontrata nelle persone con la Sindrome di Down. Il cromosoma 21 fungerebbe quindi da inibitore alla produzione di questa proteina, causando in questo modo un danno alle funzionalità dell’apparato cerebrale. I risultati delle sperimentazioni, realizzate sugli animali, hanno dimostrato che ripristinando nei topi con Trisomia 21 (difetto della Sindrome di Down) la produzione della proteina SNX27, si registrava un miglioramento non solo sul piano cognitivo che in quello comportamentale. Risultato che ha dunque indotto i medici statunitensi a ritenere che, almeno in parte, la scarsa presenza di questa proteina possa costituire causa dei difetti di sviluppo. E’ ovviamente prematuro parlare di scoperta della causa della Sindrome di Down, ma forse una strada importante,dal punto di vista scientifico, si è tracciata. E se su questo versante i passi sono importanti ma lenti, vale la pena di sottolineare come su quello della percezione sociale delle persone affette da Sindrome di Down qualche bel segnale arrivi. (Fonte: www.disabili.com) Diritto alla salute Salute Realtà virtuale per la riabilitazione La realtà virtuale a servizio della riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non troppo lontano anche una persona con ridotta o nessuna capacità motoria potrebbe bere un bicchiere d'acqua senza dover ringraziare nessuno, se non un robot alter-ego che esegue i comandi del suo cervello, senza neppure il bisogno di un battito di ciglia. È a questo ambizioso progetto che sta lavorando il gruppo diretto dal professor Salvatore Maria Aglioti, presso la Fondazione Santa Lucia di Roma, una di quelle eccellenze italiane all'avanguardia nella ricerca e nella riabilitazione delle persone che hanno subito lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del laboratorio di Neuroscienze sociali e cognitive attivato dalla Fondazione Santa Lucia in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma fa parte del progetto europeo Vere (Virtual Embodiment and Robotic Re-Embodiment): attraverso una Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a lesioni spinali possano gestire un avatar mediante l'attività del proprio cervello. "Insieme al Collegio Sant'Anna di Pisa abbiamo costruito un 'cave' dove studiare tutte le sensazioni visive e somatiche che portano alla possibilità di immedesimarsi in un avatar e - successivamente - un robot", racconta Aglioti, che è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e ricercatore della Fondazione Santa Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coin- volto circa 20 persone, tra cui alcune con lesioni alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a muovere le gambe e le braccia. "Le persone si immergono nella realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio che provano a muovere attraverso la sola attività cerebrale - prosegue il ricercatore -. Oggi imparano a muovere un avatar ma la speranza è che, alla fine del percorso, il personaggio virtuale verrà sostituito da un robot". Un assistente personale, appunto, che potrebbe prendere un bicchiere d'acqua, accendere il televisore o scacciare una mosca in luogo di un uomo o di una donna da cui verrà diretto con il solo atto del pensiero. Insomma, l'obiettivo futuribile è quello di arrivare a usare l'attività cerebrale per sopperire a gravi problemi di mobilità. Un progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il ricercatore, anche perché basato su una "tecnologia non invasiva", che non usa elettrodi, ma la sola forza del pensiero. Insomma, un'utopia che potrebbe diventare realtà a patto - naturalmente - che la ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un campo di applicazione della realtà virtuale 35 a dir poco sterminato: si va dal contrasto alla violenza sulle donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al "giornalismo immersivo", che consente soprattutto ai reporter diretti in zone di guerra di testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le proprie reazioni di fronte ai pericoli. "Ma sono solo alcuni esempi - conclude Aglioti -. Perché l'uso della realtà virtuale immersiva presenta davvero un ventaglio incredibile di possibilità". (Fonte: www.superabile.it) Screening neonatale, da 50 anni è possibile prevenire la disabilità e la morte precoce Le cause di disabilità motoria o intellettiva sono molte, molto diverse tra loro. Una delle possibili cause genetiche di disabilità è rappresentata dalle malattie metaboliche ereditarie, patologie croniche che se non riconosciute immediatamente provocano danni irreversibili. Sono causate da disfunzioni del metabolismo, spesso dall’assenza o dalla carenza di enzimi specifici, che attraverso complesse reazioni chimiche eliminano le sostanze tossiche prodotte dall’organismo umano. L’accumulo di tali sostanze può essere la causa di gravissime disabilità fisiche o intellettive, oltre ad essere spesso causa di morte precoce. Per evitare di incorrere in danni gravi è necessario che queste malattie siano diagnosticate immediatamente, a pochi giorni dalla nascita. La dia- gnosi permette infatti di iniziare immediatamente la terapia corretta (che può essere una dieta ferrea o una terapia farmacologica vera e propria), prevenendo i danni da accumulo di sostanze dannose. La diagnosi precoce è possibile grazie al test di screening neonatale: dal prelievo di una goccia di sangue del neonato è infatti possibile determinare il rischio di più di 40 patologie. Una volta effettuato il test, qualora i risultati fossero positivi, si passa immediatamente all’indagine diagnostica vera e propria e all’avvio della terapia, il tutto in pochi giorni. Si tratta di una metodica sicura, viene infatti effettuata ormai da 50 anni. Il primo test è stato messo a punto dal microbiologo americano Robert Guthrie, ispirato dalla nipotina malata di fenilchetonuria. Dalla sua idea è poi nato il primo screening neonatale che, adottato ufficialmente nel 1963, ha salvato migliaia di bambini. Grazie ai progressi scientifici negli USA è possibile effettuare il test di screening per 31 diverse patologie, che ogni anno salvano circa 12.000 bambini da un futuro di sofferenza o da una morte precoce. “E’ ormai chiaro - spiega il Prof. Roberto Cerone, Responsabile del Centro regionale di riferimento per lo screening neonatale e la diagnosi delle malattie metaboliche dell’IRCCS Ospedale Gaslini di Genova e Presidente della SIMMESN - che diagnosticare e curare in tempo una malattia che può portare a disabilità grave conviene anche in termini economici, non è solo un principio etico.” Anche in Italia è disponibile lo screening per le malattie metaboliche, definito "screening allargato", con il quale è possibile indagare la presenza di ben 40 patologie. Purtroppo però lo screening allargato non rientra nei LEA ed è oggi disponibile solo per i nuovi nati di Toscana, Umbria, Emilia-Romagna e Liguria. Sono molti i progetti pilota avviati nelle altre regioni, che non garantiscono però pari opportunità ai neonati italiani. (Fonte: www.disabili.com) Diritto alla salute Salute Umanizzazione dei servizi: come sono i nostri ospedali? Persone, non numeri. E' questo quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità prioritaria di cure di qualità, l'aspetto dell'accoglienza e del servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine della lista. Sentirsi accolti, poter porre domande al medico, non temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità che l'ammalato sente con una urgenza di poco inferiore a quella della cura. In sostanza, riportare al centro il paziente, così come è giusto che sia. Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che punto sono i nostri ospedali su questo fronte. A far luce sulla situazione, i risultati di una ricerca che ha rilevato la qualità dei servizi di accoglienza delle strutture ospedaliere italiane, pubblicati in questi giorni. L'obiettivo di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e dall'Agenzia di Valutazione Civica di Cittadinanzattiva, che hanno portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la valutazione e il miglioramento della qualità dei servizi sanitari, era quello di valutare la situazione attuale nel panorama nazionale, per poi declinare il concetto di "empowerment organizzativo" per quello che concerne la partecipazione dei cittadini a un processo di cam- biamento. La ricerca, pubblicata nel numero 32 di Monitor, la rivista di Agenas, evidenzia subito la disomogeneità tra struttura e struttura, con differenze da zone e zone, pur confermando valutazioni media- mente positive. Scopriamo quindi - o ne abbiamo la conferma - che il nostro paese presenta una condizione molto differenziata, quanto a umanizzazione delle strutture di ricovero. La ricerca ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane, per lo più ospedali pubblici, e si è servita di 110 organizzazioni di cittadini per la rilevazione, tramite questionario, del livello di qualità e umanizzazione dei servizi, Spiagge per tutti: regalatevi il mare del Salento Il mare, risorsa preziosa che dona immancabilmente vigore, benessere e relax. Sono note fin dall’antichità le qualità terapeutiche dell’acqua ed è importante che questo patrimonio inestimabile sia condiviso da tutti e con tutti, senza divieti, complicazioni e barriere. In molte spiagge e lidi del Salento, grazie al progetto Spiagge per Tutti, sono disponibili le sedie “JOB”: impermeabili, sicure e fruibili gratuitamente. Consentono ai disabili motori di stare a galla in acqua in modo agevole e in autonomia e di muoversi sulla sabbia senza bisogno di passerelle. È prevista inoltre la presenza di operatori specializzati, appositamente formati e coordinati dall’Associazione SFIDA, secondo un piano che prevede, nelle spiagge libere, orari differenziati e postazioni sparse su tutto il litorale salentino. 36 Diritto alla salute Salute dando un voto da 1 a 10 rispetto ai 4 fattori presi in considerazione: - processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificità della persona; - accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura; - accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza; - cura della relazione con il paziente e con il cittadino La media generale delle singole voci si attesta sulla sufficienza, con valutazioni che rincuorano, come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso alle prestazioni , 8,26 per l'orientamento e segnaletica dei percorsi. Ma i punti deboli non mancano. Ad esempio, per ciò che riguarda il basilare rapporto col paziente, per il quale gli intervistati hanno indicato in media appena la sufficienza; malissimo per ciò che concerne il rispetto delle specificità linguistiche (4,62) e poco meglio per le esigenze di culto (6,12). Insufficiente la semplificazione di uno dei processi più importanti, come quello delle modalità di prenotazione, per le quali il voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21, poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il divario tra le "eccellenze" - con strutture che, ad esempio alla voce "accessibilità fisica…" hanno raggiunto un 8,7 - e altre, piombate a un impietoso 3,6. Un dato su cui sembra utile soffermarsi, quello del fattore di "Cura della relazione con il paziente e con il cittadino". Si potrebbe dire l'abc, il rapporto umano. Ebbene, in questo caso il voto medio è stato poco più che sufficiente (6,89), con picchi degli estremi che vanno da 10 a 2,1. Interessante notare come la valutazione più alta all'interno di questa categoria se la sia aggiudicata la voce "assunzione di impegni nei confronti del cittadino", mentre la maggiore carenza sia proprio al punto "accoglienza e contatto col cittadino". Ora, al di là dei dati, la cosa su cui concentrarsi è senz'altro la promozione del cittadino come soggetto attivo in questo processo di valutazione. Un cittadino che, esprimendosi, diventa parte attiva di quella cittadinanza che è destinataria e al contempo motore principale dei processi di organizzazione e mobilitazione volti alla messa in atto di azioni strategie differenziate per il bene comune. (Fonte: www.disabili.com) 37 La sfida alla sclerosi multipla è globale E’ una malattia subdola, che si presenta con sintomi che possono essere anche differenti, e che preferisce le donne, in età giovane solitamente, per fare la sua comparsa. Si tratta della sclerosi multipla, patologia cronica e invalidante che interessa il sistema nervoso centrale, che nel nostro paese colpisce 68mila persone: una diagnosi ogni 4 ore. Subdola, dicevamo. Perché compare prevalentemente nel periodo più produttivo della vita: la giovinezza. La fascia di esordio è, infatti, tra i venti e i trent’anni, quando cioè una persona è nel pieno della sua realizzazione. I sintomi della malattia possono limitare - in maniera che varia da caso a caso - le attività lavorative e sociali di chi ne è colpito. LA SETTIMANA DELLA SCLEROSI MUTIPLA - Ma con la sclerosi multipla si può convivere. Le terapie attualmente applicate non sono in grado di sconfiggerla, ma tentano nell’arginarne la progressione e i sintomi. Ma cosa ne sa il mondo di questa patologia che colpisce seicentomila persone in Europa e quasi 3 milioni nel mondo? Poco, ancora. E’ quindi con l’obiettivo di far conoscere la SM e le condizioni di vita di chi ne è colpito, che da domani al 2 giugno si svolgerà la settimana internazionale dedicata alla sclerosi multipla, che avrà il suo culmine nella giornata di mercoledì 29 maggio, il World MS Day. Durante la settimana si parlerà anche di ricerca in 40 convegni in tutta Italia dove si potranno incontrare i ricercatori e 'toccare con mano' i progressi nella lotta alla malattia, ma non solo. (Fonte: www.disabili.com) Attuazione Legislazione e attuazione Inclusione sociale, il rapporto Isfol Disabilità e non autosufficienza La produzione di informazioni ed indicazioni utili sui temi delle politiche per la disabilità, a livello europeo, nazionale e territoriale rappresenta uno dei compiti che l’Isfol è chiamato a svolgere. L’obiettivo delle numerose attività di ricerca consiste nel fornire al decisore politico elementi conoscitivi riguardo il livello di applicazione delle norme, di utilizzo degli strumenti impiegati ed alle eventuali criticità ancora esistenti. A questo scopo l’Isfol ha costruito un sistema di indagini e monitoraggi - utili anche alle periodiche Relazioni al Parlamento sulle Leggi di riferimento (Legge 104/92 – Legge quadro sulla disabilità e Legge 68/99 sul collocamento lavorativo) che esamina anche il complesso di reti e servizi territoriali coinvolti nel processo di inclusione dei soggetti interessati. L’Istituto è inoltre referente della convenzione sull’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, stipulata con la Direzione generale per l’Inclusione e le politiche sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (Fonte: www.isfol.it) Le iniziative promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel campo della disabilità sono finalizzate, in particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale e della costruzione di una "società per tutti", anche attraverso la rimozione delle cause che impediscono o limitano l'accessibilità ai diversi ambiti della vita delle persone. Tali iniziative sono definite anche in attuazione della normativa nazionale e degli impegni assunti in sede comunitaria ed internazionale. Le principali attività sono indirizzate a: • Promuovere, sostenere e coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione delle persone con disabilità, alla promozione dell’accesso a tutto per tutti, alla partecipazione attiva nello sviluppo sociale nonché a diffondere una nuova cultura della disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e delle pari opportunità per tutti. • Assicurare la piena attuazione della normativa in materia di disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni, alla legge 8 novembre 2000, n. 328, alla 38 disciplina sulla tutela giuridica anche attraverso attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle normative. • Fornire supporto informativo ad istituzioni e cittadini anche al fine di verificare adeguati standard di qualità e utilizzabilità dei servizi socio-assistenziali. • Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere analisi e rapporti sulla condizione delle persone con disabilità. • Assicurare il raccordo con le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, con le organizzazioni di volontariato, delle parti sociali, e con le formazioni della cittadinanza attiva per la promozione e il coordinamento di interventi in favore delle persone con disabilità. • Favorire lo scambio di buone pratiche, anche in raccordo con le regioni e gli enti locali, in materia di integrazione delle persone con disabilità, assistenza, progetti innovativi per la vita indipendente, “dopo di noi”. • Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea, dal Consiglio d'Europa, dalle Nazioni Unite e da altri organismi internazionali nel campo della disabilità anche in collaborazione con le competenti istituzioni di altri Paesi. (Fonte: www.lavoro.gov) Promozione dei diritti e integrazione dei disabili È disponibile il testo del primo Programma d’azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità in attuazione della legislazione nazionale e internazionale, ai sensi dell'art. 5, co. 3, della Legge 3 marzo 2009, n. 18. Il programma è stato approvato in sessione plenaria dall’ Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Il programma italiano, che segue l’invio alle Nazioni Unite nel novembre del 2012 del primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, segna la realizzazione di un fondamentale risultato nel quadro della elaborazione di politiche a favore delle persone con disabilità. Ai sensi del Decreto interministeriale n. 176 del 2010, il testo approvato dall’Osservatorio sarà adottato con Decreto del Presidente della Attuazione Repubblica, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, sentita la Conferenza unificata, che si esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. (Fonte: www.lavoro.gov) Pari opportunità ancora lontane Nel nostro paese la Disabilità è trattata come una "questione" di assistenza, mentre negli altri paesi europei gli sforzi vengono compiuti nell’ottica dell’integrazione sociale e della promozione di pari diritti. I disabili hanno bisogni reali in termini di autonomia e vita indipendente e non sono soo soggetti che hanno bisogno di assistenza sanitaria e/o sociale. Diciamo che più è elevato il tessuto sociale che consente una buona autonomia e un buon livello di integrazione, minori sono i casi che hanno necessità di un intervento eccezionale. Le leggi italiane sulla inclusione scolastica, ad esempio, una volta all’avanguardia, sono spesso disattese e incompiute. L’inclusione scolastica, che pure è un’eccellenza italiana in Europa, rischia di essere svuotata, di fatto, a causa delle politiche di contenimento dei costi. E il senso di abbandono e di solitudine delle persone con disabilità e delle loro famiglie aumenta. È quanto emerge da un’indagine presentata a Roma, "I bisogni ignorati delle persone con disabilità. L’offerta di cura e assistenza in Italia e in Europa", realizzata dal Censis nell’ambito del progetto pluriennale "Centralità della persona e della famiglia nei sistemi sanitari: realtà o obiettivo da raggiungere?" promosso dalla Fondazione Cesare Serono. (Fonte: www.censis.it) La delegazione dei progetto “Think different - Think Europe” Legislazione e attuazione Think different, think Europe - La cittadinanza attiva è possibile per tutti Settanta persone in tutto, tra persone con sindrome di Down e caregivers, provenienti da 10 paesi europei, hanno preso parte al progetto europeo "Think different Think Europe", che si è concluso venerdì 10 maggio, sotto la guida dell'associazione capofila, l'Aipd (Associazione italiana persone Down). Partecipazione politica, diritto di voto e conoscenza dell'Europa e delle sue istituzioni sono stati i temi su cui i partecipanti si sono confrontati nei diversi appuntamenti in programma: dall'accoglienza a Radio Vaticana, ai lavori presso il Parlamento Europeo. Cuore dell'evento è stato l'incontro con il Presidente del Senato Pietro Grasso presso palazzo Giustiniani. Soddisfatte le varie delegazioni. Marion Dupas, una delle due operatrici che ha accompagnato il gruppo francese, ha commentato: "Per noi è stato molto importante partecipare a questo progetto a livello europeo, perchè l'Europa è il futuro. Lavoriamo molto a livello nazionale sulla auto rappresentazione, e qui in questo contesto è stato fondamentale vedere lavorare tante persone con sindrome di Down insieme e in prima persona". Sulla centralità dello scambio di idee e di progetti ha parlato anche l'operatore ungherese, Tibor Kiss: "Il momento più importante per me è stato il confronto sui nostri obiettivi, materiale alla base dell'incontro di novembre a Parigi". Per Arantxa Garrigues, operatrice spagnola, il bello è stato invece la possibilità di scambiarsi 'buone pratiche': "Abbiamo parlato di tutto insieme, e ognuno ha raccontato le proprie conquiste in ogni ambito. Centrale secondo me è stato il confronto sull'integrazione al lavoro. Sono stati davvero dei giorni preziosi". La delegazione ucraina partecipava per la prima volta ad un progetto del genere, l'operatrice Tania Mykhailenko ha avuto difficoltà ad indicare una cosa che l'ha colpita più di altre, tutto 39 è stato utile e bello. "Forse il momento più emozionante - ha spiegato - è stato sentire i ragazzi durante l'intervista a Radio Vaticana. Mi ha stupito la loro chiarezza su quello che vogliono, che desiderano per il loro futuro, ed è fondamentale che le loro parole saranno ascoltate in radio nel nostro paese". A conclusione Anna Contardi, coordinatrice nazionale AIPD ha affermato "L'incontro ha superato le nostre aspettative, siamo riusciti a comunicare bene, nonostante la presenza di 10 lingue diverse e anche l'attenzione che il Presidente Grasso ha dato al nostro lavoro ci ha confermato che , continuando a lavorare così, sarà possibile far riconoscere, non solo dalle leggi, ma dall'opinione pubblica l'essere cittadini a tutti gli effetti delle persone con sindrome di down. Le domande, le opinioni espresse dai partecipanti ci hanno mostrato l'interesse e l'urgenza del tema. Non ci fermeremo qui". (Fonte: www.superabile.it) Disabilità e non autosufficienza Unità, comunione d'intenti e obiettivi condivisi: queste le parole d'ordine che sono risuonate durante il Fand Day 2013, che si è svolto stamattina presso la sede centrale dell'Inail, a Roma. Non mancava nessuno dei presidenti delle sette associazioni della Federazione, che complessivamente rappresentano oltre 4 milioni di persone con disabilità: Giovanni Pagano (presidente Anmic e presidente Fand), Tommaso Daniele (presidente Uici), Alessandro Bucci (Unms), Giuseppe Petrucci (Ens), Sabina Savagnone (Arpa), Roberto Romeo (Anglat), Franco Bettoni (Anmil). Al centro della discussione, le condizioni socio-economiche delle persone con disabilità e delle loro famiglie, anche alla luce della crisi economica in corso e della nuova stagione politica che si è aperta. In un contesto simile, le associazioni chiedono da un lato interventi di tipo "emergenziale", quindi provvedimenti immediati di sostegno del redito e delle famiglie: incrementi delle pensioni, assegni e indennità di accompagnamento, il cui importo è attualmente ben distante dai minimi pensionistici previsti dalle leggi vigenti. Accanto alle misure emergenziali, le associazioni chiedono però una riforma strutturale del settore assistenziale, quindi un ripensamento dell'intero sistema, a partire da una "pacificazione sociale, dopo anni di demonizzazione indiscriminata e strumentale del mondo della disabilità", come denunciano le associazioni in una nota. Concretamente, le richieste avanzate dalle associazioni, sintetizzate in una lettera inviata nei giorni scorsi a tutti i parlamentari eletti: - inserimento lavorativo, attraverso politiche di formazione professionale e incentivi per le assunzioni; - sostegno scolastico, con particolare attenzione al riconoscimento della lingua italiana dei segni e ai bisogni dei ragazzi con disabilità sensoriale e intellettiva - sostegno economico alle famiglie e incremento delle prestazioni economiche per le persone disabili e invalide per servizio - superamento delle barriere architettoniche e sostegno alla mobilità, con particolare attenzione ai sistemi di concessione e rinnovo delle patenti - potenziamento e ottimizzazione dei servizi e revisione delle tabelle d'invalidità, nonché riconsiderazione del grado di menomazione indennizzabile per i lavoratori infortunati; - piena rappresentanza delle associazioni di categoria nelle istituzioni di riferimento Richieste quindi diversificate, ma accomunate da un intento e un obiettivo comune: la partecipazione attiva delle persone disabili e delle loro famiglie alla vita politica e sociale del paese e un coinvolgimento delle loro rappresentanze nei tavoli istituzionali di riferimento. (Fonte: www.superabile.it) Attuazione Migliorare l’indennità di accompagnamento trasformata in voucher Una "voucherizzazione" dell'indennità di accompagnamento, per migliorare l'intervento dedicato alle persone non autosufficienti e valorizzare anche il lavoro di cura informale. È questa una delle misure allo studio del ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Lo ha detto la viceministra al Lavoro e alle politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, a margine della presentazione due giorni fa a Roma - della ricerca sui servizi alla persona, realizzata dal Censis e dall'Ismu per il ministero. "Stiamo lavorando a una strutturazione per tappe di un programma di welfare universale. E nell'ottica di un miglioramento dell'intervento, che sia più funzionale e non escluda il lavoro formale e informale, penso anche a una voucherizzazione dell'indennità di accompagnamento". Guerra ha spiegato di avere in mente un programma alla tedesca, che prevede la presa in carico del soggetto, la valutazione del suo bisogno socio/sanitario e l' indirizzo verso le cure e il sostegno di cui necessita. E in questa prospettiva, per quanto riguarda la non autosufficienza, tra gli strumenti potrebbero esserci anche i voucher per le famiglie. "Oggi se c'è una critica che si può fare all'indennità di accompagnamento è che non permette di vincolare l'uso al bisogno sottolinea la viceministra - . Nell'ottica di un miglioramento dell'intervento, pensiamo a un programma che, tenendo saldo il diritto soggettivo, non escluda il lavoro informale. Ci sono persone che restano a casa per accudire i propri cari anche per Legislazione e attuazione periodi lunghi - spiega- con un questo sistema potrebbero evitare di perdere i contributi in quel lasso di tempo". In pratica l'attuale indennità di accompagnamento potrebbe essere trasformata in un sistema per pagare le forme di assistenza, non regolamentate da un regolare contratto di lavoro, garantendo i contributi a cui fornisce la prestazione."Il problema delle politiche di welfare è che sono politiche ‘cenerentola': troppo frammentate, in alcuni casi virtuose, ma senza una reale strutturazione. Quando le risorse si esauriscono il programma messo in campo è destinato a dissolversi aggiunge -.Non c'è un pensiero generale, come nel campo della non autosufficienza, dove è necessario arrivare a un finanziamento strutturato. Ma bisogna soprattutto identificare il bisogno e fare in modo che gli strumenti siano incardinati sui livelli essenziali delle prestazioni". Questa frammentazione, per la viceministra, dà luogo anche a "uno spreco enorme perché i singoli progetti non sono valorizzati e portati a sistema". Un'altra questione centrale è quella dell'occupazione femminile: "è un tema che ho molto a cuore perché il tasso di inattività delle donne è ormai troppo elevato - aggiunge - . Bisogna cominciare a pensare a come strutturare il sostegno al lavoro domestico e di cura: un elemento fondamentale per far fare al paese un passo in avanti rispetto alla differenza di genere. Il lavoro di cura è oggi per il 70 per cento sulle spalle delle donne continua Guerra - Una cifra altissima rispetto agli altri paesi sviluppati. Ed è un tema che sta diventando emergenziale nell'ambito dell'evoluzione della struttura familiare". (Fonte: www.superabile.it) Maggiorazioni sociali: Fish spinge la proposta di legge Da circa cinque anni alla Camera giace una proposta di legge di iniziativa popolare che estende le maggiorazioni sociali delle pensioni anche agli invalidi di età inferiore ai 60 anni: la maggiorazione sociale spetterebbe alle sole persone con disabilità con redditi esigui e porterebbe la pensione da 275 a 630 euro. Rispetto al momento della presentazione la crisi economica è esplosa e con essa la condizione di vita delle persone con disabilità è diventata sempre più difficile. Da un paio di settimane questa proposta, giacente dal luglio 2008, è stata assegnata in sede referente alla Commissione Affari sociali. Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana per il Superamento dell’Handicap (Fish) nel sostenere questa proposta osserva: «Le condizioni di vita delle persone con disabilità di questo Paese si sono drammaticamente aggravate negli ultimi due anni. I fatti, i dati, le cifre e migliaia di storie personali descrivono una realtà di progressivo ulteriore impoverimento, di esclusione dal mondo del lavoro, di riduzione di servizi e sostegno, di pesante difficoltà economica. Per questo motivo accogliamo con favore qualsiasi ipotesi possa offrire aiuto alle famiglie e alle persone con disabilità, anche se sono necessari interventi strutturali». Le parole di Barbieri sono la premessa al sostegno che la Fish esprime alla rapida discussione della proposta di legge (Atti della Camera, n. 1). La Fish del resto ha formalmente richiesto al presidente della Commissione una rapida calendarizzazione e discussione della proposta che prevede anche l’acquisizione del parere delle Commissioni Lavoro e Bilancio. «Quando la proposta sarà calendarizzata chiederemo di essere auditi dalla Commissione. Il terzo articolo della proposta, quello relativo alla copertura, ci inquieta non poco. Prevede, infatti, che per l’attuazione delle future disposizioni si attinga al già esangue Fondo per la non autosufficienza, peraltro nemmeno finanziato per il 2014. Il contrasto all’impoverimento e alla discriminazione che derivano dalla disabilità hanno necessità di ben altre risorse e impegni politici! E in questo senso il Piano di Azione sulla disabilità è il primo atto che il Governo deve approvare proprio per definire il ‘copione’ sul quale impostare coerentemente le politiche per la disabilità», conclude Barbieri. (Fonte: www.vita.it) REGAZZI RENZO Trebbo di Reno 40 Attuazione Addio vecchio simbolo, i disabili cambiano logo Carrozzina statica addio. Una rivoluzione sta per abbattersi su uno dei simboli sociali più noti, quello che contraddistingue i parcheggi, i bagni e le altre strutture pensate per i disabili: su sfondo azzurro, una figura stilizzata bianca sta seduta in carrozzina, con la schiena appoggiata e un atteggiamento statico. Una rappresentazione "passiva e inerme" secondo gli studenti di un College privato di ispirazione cristiana con sede nel Massachusetts, il Gordon College, che mesi fa si sono messi al lavoro per creare un altro simbolo: stesso fondo azzurro, stessa figura bianca ma atteggiamento completamente diverso: qui il disabile è proiettato in avanti, le braccia vanno all'indiestro a spingere la carroz- il professor Brian Glenney del Gordon College mostra il contrassegno inventato dai suoi studenti Legislazione e attuazione zina, le gambe sono inclinate in avanti e le ruote del mezzo sono in movimento. Insomma, un persona che partecipa, si muove, è attiva e non dipende semplicemente dagli altri. Non attende il proprio posto, al parcheggio o in coda alla cassa del supermercato: se lo va a cercare. All'inizio gli studenti hanno semplicemente sostituito il vecchio simbolo con il nuovo negli spazi limitati del college: ma ora la notizia-bomba è che la città di New York ha deciso di adottare il logo "in movimento" del Gordon College per tutte le aree e i servizi per disabili, mandando in pensione quello vecchio entro l'estate. "E' un passo avanti", ha commentato Victor Calise, commissario del sindaco Bloomberg a capo del New York mayor's Office for People With Disabilities e lui stesso costretto in carrozzina in seguito a un incidente occorsogli nel 1994, all'età di 22 anni. Secondo Calise il vecchio simbolo, creato da uno studente di design svedese nel lontano 1968, "è statico, fermo" e "fa pensare che noi disabili non facciamo niente in prima persona". Il team di studenti del Gordon College che ha messo a punto l'idea è ovviamente galvanizzato, e con loro il professore di filosofia che ha costituito il gruppo, Brian Glenney, che ha spiegato come finora il contrassegno era stato utilizzato dentro il college 41 e da alcuni piccoli Comuni limitrofi, ma niente di più. "Siamo felici che la nostra idea sia piaciuta", ha detto il professore, che ha confessato di aver praticato, in gioventù, la street art con un gruppo di amici graffitari nella metropolitana della sua città e oggi è un apprezzato blogger dell'Huffington Post (qui un post in cui spiega il proprio lavoro sulla disabilità). Non che Glenney e i suoi studenti non avessero provato a diffondere il loro progetto: nella speranza di essere presi in considerazione, avevano bussato anche alle porte delle Nazioni Unite, contattando uno dei segretari della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, Fred Doulton. In puro stile diplomatico, Doulton aveva risposto che non poteva prendere una decisione immediata, ma che ne avrebbe parlato con chi di dovere; in barba allo scetticismo degli studenti, il funzionario ha preso poi in mano il telefono e ha contattato Calise. Il resto è storia. "Sono sicuro che questo simbolo farà il botto", ha dichiarato Wayne Sailor, co-fondatore di Tash, una delle maggiori associazioni americane di advocacy dei disabili, che è anche professore alla Kansas University. "Farà tendenza e altre città lo adotteranno. Da tempo gruppi come il nostro stavano chiedendo un aggiornamento del logo standard, che mette troppo l'accen- to sulla necessità di assistenza delle persone con disabilità, e non sul loro ruolo attivo e sulle loro risorse". (Fonte: www.vita.it) Le 6 scuole di pensiero sull'impresa sociale In Europa l’anno prossimo entrerà in vigore un nuovo programma di finanziamento a sostegno del microcredito, dell’impresa sociale e dell’innovazione sociale con un budget di quasi un miliardo di euro. Naturale quindi che in Italia - in Parlamento e fuori - si sia riacceso il dibattito sull’impresa sociale a cui il numero del mensile in edicola dedica un approfondimento di quattro pagine che prova a mettere a fuoco le parti in causa. In questa ottica il servizio individua sei scuole di pensiero che stanno animando con sensibilità talvolta differenti, talvolta meno - la discussione. (Fonte: www.vita.it)