Direttore Responsabile: Pierpaolo Zucchetti
Editore:
Editrice Europea srl - società unipersonale
Via Lima, 7 - Roma (Parioli) - Fax 06 23329455
Centro Uffici Time for Business
Via Guicciardi, 7 - 42122 Reggio Emilia (sede legale)
P. Iva 12173350153
Strategia Europea
sulla disabilità 2010-2020
pagina 3
Accessibilità
pagina 4
Partecipazione
pagina 9
Uguaglianza
pagina 16
Occupazione
pagina 19
Istruzione e Formazione
pagina 22
Protezione Sociale
pagina 26
Salute
pagina 30
Attuazione
pagina 34
Testata: Guida del Cittadino
Autorizzazione del Tribunale di Reggio Emilia n. 939
del 23/01/1997
Supplemento al n. 31 della
“Guida del Cittadino”
Data prima pubblicazione: novembre 2014
Aggiornamento: marzo 2015
2
Strategia Europea
Strategia europea sulla
disabilità 2010-2020
Il 15 novembre 2010 l'Unione
europea ha adottato la nuova
Strategia europea per la disabilità 2010-2020, una strategia
che promuove le pari opportunità per le persone con disabilità con l'obiettivo di mettere
loro in condizione di esercitare
tutti i loro diritti e di beneficiare
di una piena partecipazione alla
società e all'economia europea.
I risultati del piano d'azione
dell'UE a favore delle persone
con disabilità 2003-2010 costituiscono il punto di partenza
per arrivare al quadro più
ampio dell'attuazione della
Convenzione ONU.
Le aree di intervento
Sono state individuate otto
aree di intervento: l'accessibilità, la partecipazione, l'uguaglianza, l'occupazione, l'istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne.
Accessibilità
Le persone disabili devono
avere accesso ai beni, ai servizi
e ai dispositivi di assistenza.
Inoltre, deve essere assicurato
loro, su una base di uguaglianza
con gli altri, l’accesso ai trasporti, alle strutture, alle tecnologie
dell’informazione e della comunicazione.
Partecipazione
Le persone con disabilità devono
poter esercitare pienamente i
loro diritti fondamentali legati alla
cittadinanza dell'Unione. Questa
strategia deve contribuire a:
• eliminare gli ostacoli alla
mobilità delle persone disabili,
in qualità di individui, consumatori, studenti, attori economici
e politici;
Diritti delle Persone con disabilità
• garantire la qualità dell'assistenza ospedaliera e dell’accoglienza in residenze specializzate, grazie al finanziamento dei
fondi strutturali;
• garantire l’accessibilità di organizzazioni, strutture e servizi,
inclusi quelli sportivi e culturali.
Uguaglianza
Occorre attuare una serie di
politiche attive per promuovere
l’uguaglianza a livello europeo e
negli Stati membri.
La Commissione garantirà inoltre
la piena applicazione della legislazione europea in materia di
lotta contro le discriminazioni
fondate sulla disabilità e, in particolare, della direttiva 2000/78/
CE a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro.
Occupazione
L’azione europea deve permettere un aumento del numero
dei lavoratori disabili sul mercato del lavoro aperto, in particolare attraverso l’elaborazione di
politiche attive dell’occupazione e il miglioramento dell’accessibilità ai luoghi di lavoro.
È necessario inoltre agire in collaborazione con le parti sociali
per favorire la mobilità intraprofessionale (anche nei laboratori
protetti), incoraggiare il lavoro
autonomo e migliorare la qualità del lavoro.
Istruzione
e formazione
Gli allievi e gli studenti disabili
devono disporre di un sistema
d’istruzione accessibile e programmi d’istruzione permanente. Di conseguenza, la strategia
sostiene l’accessibilità dei sistemi educativi generali, le misure
di accompagnamento individuale e la formazione delle figure professionali del sistema
educativo.
3
Inoltre, occorre informare
meglio i disabili in merito alle
possibilità di formazione e di
mobilità, soprattutto nell’ambito dell’iniziativa Gioventù in
movimento e della strategia
Istruzione e formazione 2020.
Protezione sociale
I sistemi di protezione sociale
possono compensare le disparità di reddito, i rischi di povertà
ed esclusione sociale ai quali
sono esposti i disabili.
In questo contesto, è necessario valutare le prestazioni e la
sostenibilità dei sistemi di protezione sociale, compresi i
sistemi pensionistici, i programmi di alloggio sociale e l’accesso
ai servizi di base.
La strategia incoraggia l’utilizzo
dei fondi strutturali e l’adozione
di misure nazionali adattate.
Salute
Le persone con disabilità devono disporre di un accesso equo
ai servizi e alle strutture sanitarie, compresi i centri di salute
mentale.
Per garantire questo principio
di uguaglianza, i servizi devono
avere un prezzo accessibile ed
essere adeguati alle necessità
specifiche delle persone.
Inoltre, particolare attenzione
va dedicata alla salute e alla
sicurezza dei lavoratori disabili.
Azione esterna
L’UE si impegna a promuovere i
diritti delle persone disabili a
livello internazionale. Essa agisce soprattutto nell’ambito
della politica di allargamento, di
vicinato e di aiuti allo sviluppo,
oltre che in seno a istanze internazionali come il Consiglio
d’Europa e l’ONU.
Attuazione
La strategia si fonda sull’impegno comune delle istituzioni
dell’UE e degli Stati membri.
Le loro azioni comuni puntano a:
• sensibilizzare la società sulle
problematiche legate alla disabilità e a promuovere i diritti dei
disabili;
• sviluppare le possibilità di
finanziamento europeo;
• migliorare la raccolta e il trattamento dei dati statistici;
• assicurare il monitoraggio dell’attuazione della convenzione
delle Nazioni Unite negli Stati
membri e in seno alle istituzioni
europee.
Accessibilità al Web
Accessibilità
Forum
Europeo
sulla
Disabilità
Il Forum Europeo sulla Disabilità
(EDF) è un’ Organizzazione non
Governativa indipendente che
rappresenta gli interessi di 80
milino di Europei con disabilità.
EDF è l’unica piattaforma europea messa in piedi da persone
con disabilità e dalle loro famiglie. Il Forum è una piattaforma
leader per i diritti dei disabili e si
propone per dare voce alle persone con disabilità in Europa.
EDF è stato creato nel 1996 per
essere sicuri che le decisioni
riguardanti le persone disabili
siano prese “con” e “da” persone disabili.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web
Accessibilità al web significa un
sito internet o un servizio basato sul web (inclusi quelli per
apparecchi mobili) che sia facile
da utilizzare, semplice da trovare, essenziale nel funzionamento e nella interattività, il cui uso
sia sicuro e possa essere utilizzato in modo indipendente
anche da chi è disabile, garantendo quindi la dignità di una
persona disabile in ogni circostanza, inclusi i casi di emergenza.
Questo non esclude l’uso di
dispositivi di supporto e di
comunicazione alternativa per
consentire l’accessibilità a particolari gruppi di persone con
disabilità qundo questo sia
necessario.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Accessibilità al web:
EDF a Bruxelles
Lo scorso 25 Aprile 2013, il
Movimento Europeo per la
Disabilità è stato invitato a partecipare alla riunione della
Commissione
Parlamentare
Europea per il mercato interno
e la protezione dei consumatori. Dal momento che invitare o
accettare personalità esterne da
parte della Commissione è un
evento del tutto eccezionale,
EDF ha accolto questo invito
come una buona opportunità di
portare al Parlamento Europeo
le opinioni di 80 milioni di persone con disabilità sull’accessibilità dei siti delle pubbliche
amministrazioni europee.
Rappresentato dal suo segretario, Rodolfo Cattani, EDF ha sottolineato durante l’assemblea
che l’accesso ai siti internet è
una pre-condizione necessaria
all’accesso all’istruzione, al lavoro, alla vita sociale e culturale
non solo per persone con disabilità, ma anche per molti altri
utenti, comprese le persone
anziane. “Più dei 2/3 dei siti pubblici non sono accessibili, ma la
realtà è anche peggiore: il 92%
dei siti che rilasciano servizi basici ai cittadini non sono accessibili ai disabili.
Si rende quindi necessaria una
4
Accessibilità al Web
Accessibilità
legge che permetta agli Europei
con disabilità di raggiungere il
diritto all’informazione nello
stesso modo in cui lo raggiungono gli altri cittadini”, ha detto
Rodolfo Cattani, mettendo l’accento sulla necessità di cambiamenti nella proposta legislativa
corrente sull’accessibilità dei siti
della pubblica amministrazione.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e i
siti che offrono servizi destinati
alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
Cosa si può migliorare
Il Movimento europeo per la
Disabilità (EDF) crede che soltanto una proposta di legge che
allarghi il suo obiettivo e rinforzi
il meccanismo possa produrre
un reale cambiamento.
Il Movimento è convinto che
l’obiettivo dell’attuale legislatura
sia troppo restrittivo e che l’obbligo di accessibilità debba
essere esteso a tutti i siti di organismi pubblici che erogano
direttamente servizi al pubblico,
come scuole, università, biblioteche, servizi di impiego, presidi
sanitari e trasporti pubblici.
Inoltre il Movimento europeo
per la Disabilità (EDF) è convinto
che senza un meccanismo di
supporto e un efficiente sistema
di monitoraggio che coinvolga le
persone con disabilità e i rappresentanti delle loro associazioni, la proposta di legge non
riuscirà ad assicurare l’accessibilità dei siti in questione.
L’accessibilità al web non
dovrebbe focalizzarsi soltanto
sulle persone disabili, ma anche
sui benefici finanziari e sociali in
generale.
Il ruolo del mercato è infatti
anche quello dell’inclusione
sociale, dell’eguaglianza, nondiscriminazione e giustizia sociale. Questo permetterebbe un
effettivo cambiamento per 80
milioni di cittadini europei con
disabilità.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Rodolfo Cattani, segretario EDF in Parlamento a Bruxells
5
Ospitalità accessibile
"Gli ospiti si ricorderanno di quelle
organizzazioni del turismo (camping, hotel, ecc.) che hanno saputo offrire loro buona ospitalità.
Proprio partendo da questa idea
abbiamo dato vita a questa nostra
nuova iniziativa. Stiamo cercando
quelle organizzazioni del turismo
che oltre ad essere accessibili, sappiano essere ospitali per tutti: quelle organizzazioni dove le persone
fanno la differenza! Siamo convinti
che per individuarle serva anche il
passaparola basato sull'esperienza
di coloro che sono rimasti così ben
impressionati da volerla condividere. Stiamo cercando le eccellenze
della ospitalità accessibile italiana
per renderle riconoscibili a tutti
con il Marchio V4A®". A spiegare
l'iniziativa è Roberto Vitali, presidente di V4A®. Per le persone con
bisogni specifici, il passaparola è
uno strumento di trasmissione di
conoscenze e di esperienze ancora più importante: partire dal consiglio di una persona che condivide
le stesse esigenze è, nella maggior
parte dei casi, preferibile al viaggiare sperando di trovare ciò che ti
serve e rischiando di vedersi rovinata la vacanza. "Molto spesso le
stesse organizzazioni non sanno
comprendere quanto sono effettivamente accessibili e in grado di
soddisfare specifiche esigenze, per
questo chiediamo l'aiuto ai loro
ospiti - prosegue Vitali. Ovvero
vogliamo aiutare le organizzazioni
a trasformare alcune buone pratiche legate a sensibilità e iniziative
individuali dei collaboratori in una
cultura della stessa organizzazione.
E comunicarlo agli utenti potenziali. E' proprio partendo da queste
considerazioni che chiediamo la
collaborazione di tutte le persone
con esigenze specifiche che hanno
avuto il privilegio di sperimentare
una organizzazione del turismo e
che abbia saputo soddisfare le sue
esigenze in modo superiore alle
aspettative, in un modo che non ci
si aspettava e che vale la pena di
far conoscere anche ad altri.
Segnalateci chi ha saputo offrire
una Ospitalità Accessibile, dove
l'Ospitalità ha dato valore aggiunto
alla vacanza: noi la contatteremo
per proporle di certificarsi con il
Marchio V4A® e farla conoscere a
tutte le persone che hanno le esigenze simili. Se l'Organizzazione
deciderà di attestare la propria
capacità di offrire ospitalità accessibile con il Marchio V4A ® chiederemo a chi l'ha segnalata di farne la
prima recensione pubblica raccontando a tutti la propria esperienza
e soprattutto il motivo per cui l'ha
segnalata. Tutte le organizzazioni
segnalate saranno vagliate - prosegue Vitali - e, se è il caso, saranno
da noi visitate".
Turismo Accessibile
Accessibilità
Treni bianchi: la disabilità sale sull'alta
velocità
Viaggerà su Italo il primo pellegrinaggio dell'Unitalsi Lombarda
a Loreto in alta velocità. I circa
400 pellegrini (volontari, anziani, disabili e malati) inaugureranno la tratta Milano - Ancona.
Metti insieme un’associazione
conosciuta da 110 anni per
essere “quella dei treni bianchi”
e un’azienda di trasporto ferroviario e il risultato è il primo pellegrinaggio ad alta velocità. I
protagonisti di questa iniziativa
sono l’Unitalsi (Unione nazionale trasporto ammalati a Lourdes
e Santuari internazionali) e Ntv Italo.
«La disabilità sale sull’alta velocità» annuncia Vittore De Carli,
presidente della Sezione
Lombarda di Unitalsi che ricorda la genesi dell’iniziativa che
porterà, dal 17 al 20 giugno,
circa 400 pellegrini, persone
con disabilità, anziani e volontari a Loreto. «Il punto di partenza è stato la ricerca di un
modo per accompagnare i
nostri anziani, gli ammalati e i
disabili offrendo loro un servizio sicuro, efficiente e a portata
di portafoglio» e la ricerca ha
portato a Italo che, proprio con
il viaggio da Milano di giugno,
inaugura la tratta Milano -
Ancona.
E la risposta è stata entusiasta:
circa 400 persone parteciperanno al pellegrinaggio che partirà da Milano Porta Garibaldi e
in tre ore raggiungerà Ancona
da dove con i pullman si arriverà a Loreto «per molte persone,
soprattutto per anziani e disabili, fare un viaggio in pullman di
quasi otto ore era un ostacolo
insormontabile» sottolinea De
Carli. Alla presentazione ufficiale del primo pellegrinaggio ufficiale di Unitalsi a bordo di Italo,
a Roma, accanto ai vertici nazionali dell’Unitalsi - il presidente
nazionale Salvatore Pagliuca e il
vice Dante D’Elpidio - c'erano il
presidente di Ntv, Antonello
Perricone, l’arcivescovo di
Loreto monsignor Giovanni
Tonucci e la madrina dell’iniziativa, l’atleta paralimpica nonché
volontaria dell’Unitalsi, Giusy
Versace.
Perricone nel sottolineare come
il pellegrinaggio dell’Unitalsi sia
il “battesimo” del servizio commerciale sulla tratta Milano Ancona che sarà ufficialmente
inaugurato a dicembre si è
detto particolarmente onorato
dell’iniziativa che, «è la prova
provata che Italo è un treno per
tutti. Siamo felici di questa unione tra Unitalsi e Ntv - Italo».
L’auspicio del presidente di Ntv
è che quello di giugno possa
diventare «il primo dei tanti
6
treni speciali dedicati al mondo
della solidarietà e dell’assistenza». Perricone ha anche rivelato
un retroscena personale «La
base di Italo è la stazione
Ostiense di Roma, ma per me
per molti anni ha voluto dire
treni bianchi, mia madre per
quarant’anni è stata una dama
dell’Unitalsi e la possibilità oggi
di agevolare i pellegrini e i malati che vogliono visitare Loreto è
una cosa che ci fa molto piacere».
(Fonte: www.vita.it)
Turismo Accessibile
Il turismo accessibile nasce dall’esigenza di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico.
Il turismo accessibile è in un
certo senso l’espressione più
alta di questo obiettivo che è
prima di tutto un obiettivo di
civiltà, che rappresenta anche
un’indubbia attrattiva moderna
e attuale, che può riportare in
alto l’immagine del turismo italiano nel mondo. L’accessibilità,
ovvero sia l’assenza di barriere
architettoniche, culturali e sensoriali, è la condizione fondamentale per consentire la piena
fruizione del patrimonio turistico italiano.
Questa fruibilità dovrebbe essere estesa al sistema complessivo
dei trasporti, intermodalità,
medio e lungo raggio, su ruota,
rotaia e anche ai sistemi del trasporto locale. Quando si parla
di una destinazione turistica, si
fa riferimento al sistema turistico
locale, insomma al sistema dei
servizi e dell’offerta come per
esempio alla ristorazione, alla
balneazione,
alla
cultura
all’enogastronomia, ma anche
all’accessibilità urbana e alla
disponibilità di informazioni in
diversi formati.
Parlare di turismo accessibile
significa prima di tutto parlare di
un turismo attento alle esigenze
di tutti. Essere attenti ai bisogni
di tutti significa saper dare delle
risposte concrete ai bisogni dei
bambini, degli anziani, delle
mamme che spingono le carrozzine, delle persone con disabilità che si muovono lentamente,
che non vedono e non sentono, che hanno allergie o difficoltà di tipo alimentare, come
le persone affette da celiachia.
Questa cosa presuppone una
Accessibilità
qualità dell’offerta turistica
molto elevata, che si rivolge a
milioni di persone.
Affrontare un discorso sul turismo accessibile, significa saper
coniugare le ragioni dell’impresa
turistica con la capacità di
rispondere a una domanda di
ospitalità che deve avere come
requisiti fondanti, una diffusa
qualità per quel che riguarda
l’accoglienza, il dialogo e le
conoscenze tecniche. Il concetto di turismo accessibile non si
può ridurre alla sola disabilità
delle persone, dando una
immagine di esso, puramente
medico-ospedaliera, perché in
questo modo si restringe in
ambiti ristretti un problema che
è molto più complesso e articolato. In sintesi, turismo accessibile significa stesso prezzo, stessa località e più turisti. Stiamo
parlando del concetto di accoglienza in tutta la sua accezione,
che deve essere la struttura portante del concetto stesso di
accoglienza legata all’offerta
turistica e non solo per quel che
concerne le barriere architettoniche e percettive, che fanno
parte di un discorso più ampio
e complesso.
(Fonte:
www.diversamenteagibile.it)
Spiaggia LiberAtutti
Il Bagno Giulia n°85 di Riccione
è la prima “SpiaggialiberAtutti”,
un progetto pilota nell’ambito
dell’accessibilità delle strutture
Turismo Accessibile
balneari: un’opportunità di adeguamento degli stabilimenti
verso un’offerta di qualità, dove
spiaggia e mare siano sinonimi di
turismo ecosostenibile ed
accessibile. Il progetto coniuga
la sostenibilità ambientale e la
sostenibilità sociale, privilegiando l’uso di materiali eco-compatibili, fonti energetiche alternative e la creazione di un ambiente che sostiene la condivisione
di strutture e spazi, senza “ghettizzare” persone ed esigenze.
La nuova “Spiaggia LiberAtutti”
ha inaugurato un percorso di
modernizzazione delle strutture
ricettive balneari nell’ottica di
un turismo europeo, sia sostenibile che accessibile, attento al
contenimento degli impatti
ambientali
(sostenibilità
ambientale) quanto all’abbattimento delle barriere architettoniche (sostenibilità sociale).
Infatti, gli interventi ed opere
sono stati attuati per garantire
un’ampia accessibilità a 360° a
tutti i servizi dello stabilimento
dando opportune garanzie e
supporti ai diversabili per le attività di balneazione.
Ogni diversamente abile sarà
libero di poter scegliere il proprio stabilimento balneare valutando la qualità dei servizi offerti senza dover dipendere, come
oggi accade, dalla necessaria
quanto vincolante assistenza di
una persona.
(Fonte:
www.diversamenteagibile.it)
7
Gondole senza barriere,
Venezia accessibile è
più vicina
Venezia la bella, Venezia l’unica,
Venezia la magica. Quando si
potrà finalmente dire anche
Venezia l’accessibile? E’ una
domanda provocatoria, la
nostra, ben sapendo che la perla
della laguna è un crocicchio di
ponti, e per questo, volenti o
nolenti, una sorta di emblema
stesso delle barriere architettoniche urbane. Del 2004 è l’adozione del PEBA di Venezia, ma tanto
è il lavoro ancora da fare. E lei, la
bella per eccellenza, meta tra le
più gettonate dai turisti di tutto il
mondo, non può arrendersi al
fatto di non poter essere visitata
da chi abbia disabilità di tipo
motorio. E si tratta di un gran
numero di persone, per le quali
la visita di questa città rimane
ancora un’utopia. Ora, un progetto per rendere l’imbarco alle
gondole accessibile alle persone
con disabilità motoria vuole ribaltare la situazione e buttare giù un
bel po’ di barriere. Ne parliamo
con l’ideatore, il gondoliere
Alessandro
Dalla
Pietà,
dell’Associazione
Traghetto
Ferrovia.
Alessandro, tu gestisci, con altri
colleghi, lo stazio (il punto di
attracco e stazionamento) di
gondole di Piazzale Roma, porta
d’ingresso a Venezia da parte di
chi vi giunga via terra. Vedi quindi arrivare un gran numero di turisti e visitatori. Perché questa idea
rivolta alle persone con disabilità
motoria?
L’l'idea di “Gondole senza barriere” è nata dalla consapevolezza
di essere particolarissimi artigiani,
e dalla voglia di condividere con
altri questo piacere. In vent'anni
di esperienza sono stato decine
di volte testimone dello sguardo
frustrato di persone in sedia a
rotelle, a cui veniva negato il piacere di salire in gondola in sicurezza. Abbiamo deciso quindi di
sviluppare questo progetto perché Venezia viene visitata ogni
anno da persone disabili, e molti
si aspettano servizi adeguati e
una città per tutti. Vorremmo
inoltre lanciare un messaggio di
speranza, e incentivare tutti gli
operatori turistici a migliorare le
proprie strutture e renderle
accessibili, contribuendo a creare una cultura dell’accoglienza
aperta. E non solo Venezia
accessibile per i turisti, ma anche
per gli stessi veneziani: in città ci
sono molti disabili residenti, si
stima tra i mille e i duemila.
A Venezia, quanto al turismo
accessibile, c’è tantissimo da
fare. Al di là dell’assistenza
“base”, il disabile cerca la possibilità di acquistare dei servizi idonei alle proprie esigenze, e gli
operatori turistici di tutti i rami
dovrebbero adeguarsi per dare
un segnale di consapevole e
maggiore civiltà. Ricordo ancora
una volta che, numeri in mano, in
tutta Europa la domanda di turiamo accessibile è molto alta. E le
ricadute economiche sono evidenti: se si considera che la persona disabile viaggia accompagnata mediamente da due persone, ci rendiamo conto dell’indotto che una attenzione a questo aspetto del turismo potrebbe
portare all’intera città.
(Fonte: www.disabili.com)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Diversamente Agibile
Il progetto “Diversamente
Agibile” nasce dalla mente di
Maximiliano Ulivieri, 39 anni e
affetto da distrofia muscolare
fin da piccolo.
L’idea parte dal presupposto
che nessuno meglio di chi ne
usufruisce può recensire un
servizio. Nei suoi viaggi è capitato di ricercare sul web strutture accessibili ai disabili,
come hotel per il pernottamento, oppure informazioni
sui luoghi della città da visitare
che non abbiano barriere
architettoniche, musei, attrazioni turistiche, bar e ristoranti, tutto ciò che un normale
turista deve sapere prima del
viaggio.
Le informazioni in internet ci
sono ma spesso risultano
dispersive e alcune volte fuorvianti e non sempre corrette.
La dispersione dipende dal
fatto che non c’è un “luogo”
comune in rete dove recuperare certe informazioni, ci
sono blog di ragazzi disabili
che raccontano il suo viaggio,
come il suo personale, oppure
nei siti specializzati in hotel e
turismo dove al suo interno
puoi fare una ricerca specifica
per portatori di handicap.
Tutte queste informazioni tuttavia sono solo degli spazi,
non un contesto organizzato,
competente e ottimizzato soltanto al tipo di servizio. In più
spesso le informazioni non
sono ben precise e povere di
foto dimostrative dell’agibilità
sicura di una struttura.
Non raramente capita di leggere “accessibile a disabile” e
dopo breve conversazione
telefonica rendersi conto che
così non era. L’accessibilità poi
richiede molte cose e capita
che siano soggettive, non sempre una struttura che va bene
a un disabile può andar bene a
un altro, ma soprattutto il
miglior giudizio che si può
ricercare in questi casi è proprio quello del disabile stesso,
che certamente ha una capacità di analisi superiore, essendone l’utilizzatore.
Questo vale anche per i percorsi della città, per i mezzi di
trasporto ecc.
Ecco l’idea di realizzare un
sito/blog in cui raccogliere
8
tutte le esperienze di persone
disabili, con reportage scritti,
fotografici e filmati dei loro
viaggi, in modo da fornire
informazioni utili ad altri disabili che vogliono frequentare
la stessa città. Così facendo si
potrà aiutare a capire se l’accessibilità dei luoghi o delle
strutture “recensite” può
andar bene per la propria disabilità oppure necessita di maggiori informazioni.
(Fonte:
www.diversamenteagibile.it)
“Dateci l'accesso
al turismo”
L'apertura dell'aeroporto di
Comiso - Ragusa il 30 maggio
scorso, potrebbe aprire nuovi
scenari anche in seno al turismo accessibile.
In Italia è stata istituita la
Commissione "per la promozione e il sostegno del
Turismo Accessibile", nata dall'esigenza di mettere ogni persona con i suoi bisogni al centro del sistema turistico.
Il turismo accessibile è la massima espressione di questo
obiettivo di civiltà e rappresenta anche una indubbia
attrattiva - moderna e attuale per riportare in alto l'immagine del turismo italiano nel
mondo. Per questo motivo
l'Italia ha sviluppato la Carta
dei
diritti
del
turista.
L'accessibilità, ossia l'assenza
di barriere architettoniche,
culturali e sensoriali, è la condizione indispensabile per
consentire la fruizione del
patrimonio turistico italiano. Il
principio che l'azione della
Commissione promuove è
semplice e chiarissimo: l'individuo nella sua totalità, con i
suoi bisogni, è un cittadino ed
un cliente che ha diritto a fruire dell'offerta turistica in
modo completo e in autonomia, ricevendo servizi adeguati a commisurati a ciò che
paga.
In tale direzione, già mesi
addietro, l'associazione Movis
ha fatto richiesta alla Soaco
per un front office all'aeroporto. L'idea è quella di stilare un
elenco dettagliato degli esercizi commerciali, in particolar
modo quelli strettamente
dedicati al turismo (alberghi,
ristoranti, bar, discoteche),
senza lasciare fuori boutique
e negozi vari, insieme ai luoghi
di interesse culturale (chiese,
musei, riserve naturali), non
tralasciando spiagge e stabilimenti balneari, che sono
accessibili ai disabili.
Una operazione che potrebbe prevedere l'inserimento,
successivamente, di questo
dettagliato elenco in opuscoli
cartacei e nei network che si
occupano di turismo per disabili. "Questo - spiega il direttivo di Movis - sia per sfruttare
al meglio le opportunità turistiche che l'apertura dell'aeroporto di Comiso sta per
regalare alla nostra provincia,
sia per mostrare il nostro
grado di civiltà e di accoglienza al resto del mondo. Sono,
infatti, sempre più numerose
le località turistiche, italiane
ed estere, che si occupano di
Turismo Accessibile, offrendo
dettagliati itinerari turistici
attenti alle esigenze delle persone disabili, che vengono
inseriti nei siti internet istituzionali e pubblicizzati in quelli che si occupano di disabilità. In Sicilia, come è già stato
fatto notare da altre associazioni - ammonisce il Movis - né
la Regione né i singoli comuni
hanno riguardo per questa
faccenda, inibendo così eventuali turisti che anziché andare all'avventura preferiscono
avere quante maggiori informazioni su quello che troveranno, per evitare che le
aspettative di una piacevole
vacanza si trasformino in un
incubo".
(www.laboratoriosipuo.net)
Turismo Accessibile
Accessibilità
Village for all
Salento per tutti
Village for all è una organizzazione no profit a carattere nazionale
che ha come obiettivo l’inclusione turistica e lo sport di tutti; con
le sue informazioni intende soddisfare i bisogni di tutti: famiglie
con bambini piccoli in passeggino, donne in gravidanza, anziani,
disabili e persone che vogliono
consumare una vacanza etica, un
turismo
accessibile.
L’Associazione visita tutti i villaggi
e campeggi con propri esperti
per raccogliere dati oggettivi
(misure, larghezze, dotazione dei
servizi), è impegnata nella formazione al personale e affianca gli
uffici tecnici per una assistenza
alla progettazione mirata alla realizzazione di un’accessibilità trasparente. Village for all è un network di villaggi e campeggi accessibili alle persone disabili e ad
oggi vi aderiscono 25 strutture
disseminate in tutta l’Italia turistica
che conta; tutte le informazioni
sono consultabili sul sito www.villageforall.net
Village for all è patrocinato da:
Ministero del Turismo; l’ENIT Agenzia Nazionale del Turismo;
FAITA - Federazione delle
Associazioni Italiane dei complessi turistico ricettivi all’Aria Aperta,
FISH - Federazione Italiana
Superamento Handicap, SiPuò Laboratorio Nazionale Turismo
Accessibile®
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Offrire ai i turisti, nessuno escluso,
le stesse opportunità. È questa la
filosofia ispiratrice del progetto
Salento per tutti, un nuova sezione tematica del progetto di promozione turistica “Città aperte”
con cui l’Azienda di Promozione
Turistica di Lecce e l’Assessorato
al Mediterraneo, Cultura e
Turismo della Regione Puglia
hanno inteso rispondere alle esigenze di quanti - bambini, giovani, adulti - non hanno sufficiente
autonomia per assaporare tutti i
piccoli e grandi piaceri di una
vacanza. Certo, ci vuole molto
altro per rimediare agli errori (e
orrori) di miopia culturale del
9
passato perché, si sa, tutto nelle
città italiane - dagli alberghi agli
accessi al mare, dai bar ai ristoranti ai bagni pubblici - è strutturato per marcare differenze,
allungare distanze… in una parola, è costruito sulla separatezza.
Ma chi è nel Salento in vacanza o,
più semplicemente, vi arriva per
una visita fugace, oggi potrà contare su una rete di servizi mirati
che gli permetterà di accedere
agevolmente alle strutture balneari private e, con pari assistenza, di prendere il sole nelle spiagge cosiddette libere.
Mare e fondali non saranno più
off limits ai turisti non vedenti, per
i quali sono previsti immersioni
subacquee e corsi anche per i
bambini; alcuni sentieri dei parchi
e delle riserve naturali sono stati
selezionati per agevolarne la fruizione da parte dei disabili motori; mentre - grazie a tour in barca
- le persone fisicamente non
autosufficienti potranno ammirare le zone più suggestive della
costa salentina.
Non solo. I bellissimi centri storici
di alcune città d’arte - Lecce e
Galatina per iniziare - non avranno segreti: con la carrozzina ci si
potrà addentrare tra vicoli e chiese, cattedrali e castelli grazie a
tour guidati e gratuiti, opportunamente selezionati, che prevedono anche momenti di ristoro e
shopping.
(Fonte: www.diversamenteagibile.it)
Partecipazione
Campagna
europea
sulla libertà
di movimento
I trattati europei garantiscono
alcuni diritti fondamentali:
- Libertà di movimento delle
persone (tutti i cittadini di uno
stato membro europeo ha il
diritto di muoversi, lavorare,
studiare e vivere in un altro
paese membro)
- Libera movimentazione delle
merci (le merci prodotte in uno
stato membro europeo possono
essere vendute in un altro stato
membro a certe condizioni
- Libera fruizione dei servizi
(tutti i cittadini hanno il diritto
di dare e ricevere servizi in un
altro stato membro.
Nonostante questo, le persone
con disabilità non possono usufruire pienamente della loro
libertà di movimento ed hanno
La Freedom Guide,
disponibile sul sito EDF
Libertà di movimento
difficoltà ad accedere ai canali
di distribuzione delle merci e
dei servizi, alle stesse condizioni di un altro cittadino europeo.Le persone disabili non
hanno le stesse opportunità
delle persone non disabili: essi
infatti incontrano barriere nello
studio, nel cercare un lavoro,
nel viaggiare, nel ricevere merci
o servizi o semplicemente nell’accedere alle informazioni.
(Fonte: www.edf-feph.org)
Detrazione per le
spese di eliminazione
delle barriere
architettoniche
E' possibile fruire della detrazione Irpef del 36% sulle spese di
ristrutturazione edilizia (50%
per quelle effettuate nel periodo 26 giugno 2012 - 30 giugno
2013). Rientrano tra queste
spese quelle sostenute per l’eliminazione delle barriere architettoniche, riguardanti, ad
esempio, ascensori e montacarichi, elevatori esterni all’abitazione e le spese effettuate per
la realizzazione di strumenti
che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro
mezzo tecnologico, favoriscono
la mobilità interna ed esterna
delle persone portatrici di handicap grave (articolo 3, comma
3, L. 104/1992). La detrazione
per l’eliminazione delle barriere
architettoniche non può essere
fruita contemporaneamente alla
detrazione del 19% a titolo di
spese sanitarie riguardanti i
Montagne Olimpiche e Paralimpiche OFF ROAD - 19/22 settembre 2012
10
mezzi necessari al sollevamento
del disabile. La detrazione del
19%, pertanto, spetta soltanto
sulla eventuale parte di spesa
eccedente la quota già agevolata con la detrazione del 36% (o
del 50%).
Per le prestazioni di servizi relative all’appalto di questi lavori, è
inoltre applicabile l’aliquota Iva
agevolata del 4%, anziché quella ordinaria del 21%.
“L’obiettivo della proposta di
legge è quello di allargarsi in
modo da interessare tutti i siti
telematici dei settori pubblici e i
siti che offrono servizi destinati
alla cittadinanza. La proposta
attuale è infatti limitata a settori
pubblici cui appartengono soltanto 12 categorie. Le 12 categorie stabilite sono un criterio
obsoleto dal momento che il
panorama offerto in rete si è
notevolmente incrementato dal
2001, quando è stato definito il
criterio stesso”.
(www.agenziaentrate.gov.it)
Disabile? Anch'io
faccio sport estremo!
L’Associazione sportiva dilettantistica Free White Ski Team insieme a FIAT organizzano giornate
di sport per far vivere alle persone con disabilità fisico-motoria l'esperienza della montagna
senza barriere. Da 17 anni il
programma Autonomy di Fiat
realizza soluzioni tecniche per
chi ha ridotte capacità motorie,
in modo da permettergli di utilizzare qualunque modello di
vettura o veicolo commerciale
(Fiat, Lancia, Alfa Romeo,
Abarth,
Jeep
e
Fiat
Professional).
Il programma, lanciato in Italia e
successivamente esteso al
Brasile, opera attraverso 21
Centri di Mobilità, gestiti in collaborazione con associazioni
locali e centri di riabilitazione
motoria, autorità sanitarie e con
la Motorizzazione Civile. I centri
offrono una vasta gamma di servizi, dalla consulenza e supporto per affrontare l’iter burocratico, legale e tecnico alla prevalutazione dell’idoneità al conseguimento della patente speciale, alle prove su strada e alle
pratiche per il rinnovamento
della patente per diversamente
abili. I centri offrono, inoltre,
simulatori di guida per la misurazione delle capacità residue e
vetture multi-allestite per prove
dinamiche.
Autonomy, inoltre, organizza
annualmente eventi destinati
alla promozione dello sport per
dare a tutti, e non solo ai campioni, la possibilità di soddisfare
la propria passione sportiva.
Per info: www.freewhite.eu
(fonte: www.fiatspace.com)
Libertà di movimento
Partecipazione
Diritto alla libertà
di movimento:
i montascale
zi (normativa per il superamen-
Una barriera architettonica è un
impedimento agli spostamenti
di una persona, anziana o disabile, dovuto al posizionamento
o alla tipologia di elementi
costruiti dall'uomo. Le barriere
architettoniche sono quindi
qualcosa di strettamente legato
al concetto di libertà di muoversi, un aspetto fondamentale
per la valutazione della qualità
di vita di chiunque. Negli ultimi
anni la legislazione nazionale
ed europea è stata pian piano
migliorata fino a rendere obbligatorio l'adeguamento per una
serie di enti pubblici e privati a
questi principi di libertà di
movimento. Uno degli strumenti
più spesso utilizzati per l'abbattimento delle barriere architettoniche è l'installazione di
miniascensori o montascale (o
servoscala), impianti per il sollevamento di persone impossibilitate a salire autonomamente le
scale o a superare ostacoli.I
montascale devono rispondere
a specifiche normative sia per
quanto riguarda gli aspetti edili-
Queste indicazioni normative
to delle barriere architettoniche) sia per gli aspetti di prodotto (norme UNI).
sono presenti in Italia da molti
anni, proprio in corrispondenza
alla comparsa sul mercato dei
primi prodotti e ausili dedicati
all'abbattimento delle barriere.
La prima norma UNI in materia è
infatti del 1991, sostituita nel
dere i contributi per l'installa-
dere il parere di medici e fisio-
2009 da una norma più recen-
zione di montascale o servosca-
terapisti e degli operatori dei
te. La UNI EN 81-40:2009, ver-
la nell'ottica di superamento
centri stessi.
sione ufficiale in lingua inglese
della barriere.
I Centri di Mobilità realizzati da
della norma europea EN 81-40,
Tali norme valgono per la pro-
Fiat Group Automobiles vogliono
specifica i requisiti di sicurezza
gettazione ed installazione di
garantire a tutti, concretamente
per la costruzione, fabbricazio-
ogni tipo di montascale, del
e gratuitamente, la possibilità di
ne, installazione, manutenzione
tipo con poltroncina per perso-
testare e migliorare la qualità del
e lo smontaggio di servoscala
na seduta, con piattaforma per
proprio movimento.
elettrici fissati alla struttura di un
persona in piedi o con piatta-
I clienti disabili hanno a propria
edificio.
forma per il trasporto di carroz-
disposizione simulatori di guida
Nella legislazione italiana il rife-
zine. Categoria a parte è poi
per valutare con precisione la
rimento normativo per gli aspet-
costituita dai montascale mobi-
propria capacità motoria residua
ti edilizi dei montascale è con-
li, ovvero privi di installazione
e vetture modificate per provare
tenuto
236/89,
fissa, che possono essere tra-
la guida per la prima volta o per
"Prescrizioni tecniche necessa-
sportati ed usati in particolare
testare nuovi adattamenti rispet-
rie a garantire l'accessibilità,
per il superamento di gradini o
l'adattabilità e la visitabilità degli
dislivelli.
edifici privati e di edilizia resi-
I montascale si confermano
denziale pubblica sovvenziona-
quindi un indispensabile ausilio
ta e agevolata, ai fini del supera-
per garantire a tutti una piena
mento e dell'eliminazione delle
libertà di movimento.
barriere architettoniche".
(Fonte: www.disabili.com)
nel
DM
tengono le specifiche tecniche.
Sono strutture che offrono a
L'ordinamento italiano regola-
tutti i clienti disabili un aiuto
menta poi anche quelle che
concreto per risolvere i proble-
sono le "Disposizioni per favori-
mi relativi alla guida di una vet-
re il superamento e l'eliminazio-
tura adattata alle proprie capa-
to a quelli già posseduti.
Frequentando un Centro di
Mobilità il disabile può ottenere
un attestato che può facilitare il
compito di valutazione della
Commissione medica locale
durante la visita d'idoneità. Il
simulatore di guida è una sofisticata strumentazione elettronica
che valuta le capacità motorie,
visive e cognitive della persona
disabile e gli consente di prendere confidenza con le apparecchiature che utilizzerà sulla
vettura. I simulatori sono disponibili per le persone con disabilità sia agli arti inferiori che agli
arti superiori.
ne delle barriere architettoni-
cità. In ogni Centro il cliente
Per maggiori informazioni rivol-
che negli edifici privati", Legge 9
può testare le proprie capacità
gersi a: Ufficio Autonomy
gennaio 1989, n. 13, che racco-
motorie residue tramite speciali
Tel. 011 0037456
glie le categorie che hanno
simulatori, prendere confidenza
(
diritto e le modalità per richie-
con i veicoli modificati e chie-
www.fiatautonomy.com)
Il testo del Decreto Tecnico è
strutturato in due parti: alcuni
articoli più generali in cui vengono evidenziati i criteri pro-
Centri di mobilità
FIAT Autonomy
gettuali e altri articoli che con-
Un montascale, ausilio
indispensabile alla libertà
di movimento
11
F
o
n
t
e
:
Libertà di movimento
Partecipazione
Dalla carrozzina alla
barca… E le scogliere
non sono più uno
“scoglio”
Il Salento, si sa, è caratterizzato dalla bellezza della costa, la
quale, soprattutto nel versante
Adriatico, si contraddistingue
per la presenza di scogliere e
grotte dai colori vivi e dalle
geometrie fantasiose.
Il problema, anche questo lo si
sa, è nell’accessibilità. Alcuni
operatori lo hanno superato
attrezzando barche e postazioni di partenza delle stesse,
in modo che le persone con
disabilità motorie possano, per
un giorno, ritagliarsi la possibilità di vivere l’ebbrezza di navigare lungo i bellissimi tratti di
costa salentini. Le Leghe Navali,
in particolare quelle di Otranto
e San Foca, attente alla temati-
ca delle disabilità, hanno organizzato delle iniziative accessibili ai disabili motori e si stanno
attrezzando in tal senso.
Inoltre, è possibile effettuare
tour della Costa a pagamento
con la barca Mistral accessibile
ai disabili motori. Partenze
giornaliere da Otranto per
Santa Cesarea, Castro, Leuca.
Durante il tragitto è previsto il
pranzo a bordo.
Sono anche previste soste
bagni e visita alle grotte che
però spesso non sono accessibili ai disabili. Info: Società
Onda Blu
Info: (+39) 329 3137519 (+39) 329 8070991
(+39) 327 3640652
(Fonte: www.viaggiareinpuglia.it)
Albatros Progetto
Paolo Pinto
L’Associazione “Albatros progetto Paolo Pinto” nasce per
commemorare le gesta dell'avvocato barese Paolo Pinto, straordinario campione mondiale di
nuoto di gran fondo, autore di
epiche traversate.
Gli scopi principali dell'associazione sono sociali, morali, sportivi, ludici e ricreativi finalizzati
principalmente al miglioramento della vita di non vedenti e
ipovedenti nonché alla loro
integrazione sociale.
In quest'ottica l'incontro con
l'istruttore subacqueo Manrico
Volpi e le reciproche affinità di
12
intenti in questo campo hanno
permesso di ideare, sviluppare
e mettere a punto il progetto
di elaborazione di una nuovissima metodologia didattica per
l'insegnamento dell'immersione
subacquea ai non vedenti.
Oggi questa metodica può vantare un periodo di applicazione ormai consolidato - con
tanto di standard, supporti
didattici, manualistica pubblicata e diversi corsi già effettuati a Bari, Gallipoli, Pulsano,
Venezia, nel pieno successo di
tutti i partecipanti, comprese
immersioni particolari, come
quelle sotto i ghiacci, ecc. –
che ne ha messo in luce tutta
l’efficacia. La novità radicale di
questa metodologia, rispetto
alla quale tutte le altre appaiono rimaste ferme ai pionieristici primordi di svariati anni fa
(come testimoniano gli stessi
protagonisti non vedenti) consiste essenzialmente in un'impostazione rivoluzionaria che con un'adeguata formazione
del corpo docente - riesce a
soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al
contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte
sua.
In pratica, l'ottenimento tangibile dell'obiettivo di considerare il non vedente non più solo
trasportabile passivamente sott'acqua, bensì protagonista
assoluto di sé stesso in immer-
Partecipazione
Libertà di movimento
Giochi fai-da-te per
bambini disabili
sione, con l'apporto del suo
accompagnatore limitato al
solo ruolo che il cane-guida ha
nella vita di tutti i giorni. In sintesi non più un disabile bensì
un subacqueo a tutti gli effetti,
che può effettuare turismo
subacqueo ed immergersi in
ogni mare del mondo.
Si tratta di un approccio e una
filosofia estendibili a livello
internazionale, come lo sono le
problematiche della disabilità,
che non conoscono confini e si
assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle opportunità che offrono.
Tra cui quella di un contenuto
dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l'aggiornamento di un qualunque operatore didattico, perfino nel suo
comune lavoro coi sub normodotati. Oggi a sancire tutto questo arriva il prestigioso riconoscimento della Cmas, ottenuto da
Albatros come ideale sigillo di
qualità e innovazione. Inoltre
Albatros ha siglato un protocollo d'intesa con Federparchi finalizzato a rendere sempre più
accessibili per i non vedenti le
aree protette.
(Fonte: www.albatros-scubablindinternational.it)
13
L'altalena di francesca ha un
sostegno che le sorregge
schiena e testa: l'ha costruita
suo nonno modificando un
normale seggiolino per adattarlo alla sua crescita. Il deambulatore di Leonardo è una
Ferrari dal design innovativo,
mentre la moto senza pedali,
che i genitori hanno realizzato
per Alberto, è superaccessoriata con sirene, clacson, fanali
e chiavi. Sono tante le famiglie
che hanno modificato o immaginato e poi costruito i giochi
per i propri bambini, correggendoli in base al tipo di disabilità oltre che a esigenze individuali in continuo cambiamento. Pensandoli anche
capaci di allenare, riabilitare e
valorizzare le competenze. Per
loro c'è ora la possibilità di
condividere successi e difficoltà grazie all'associazione
''Gioco anch'io'', che ha sede
a Villafranca di Verona e che ha
messo in rete un "catalogo" di
giochi fai-da-te. Una possibilità
di condivisione importante per
genitori, ma anche per terapisti, che offre stimoli e suggerimenti pratici. "Il gioco - spiega
la presidente Fosca Franzosi,
fisioterapista neurologica da
33 anni - è uno strumento di
terapia ed è l'unica via d'accesso al mondo del bambino".
Da questa convinzione è nato
nel 2004 un gruppo di studio,
formato da fisioterapisti, ope-
ratori di assistenza scolastica,
psicopedagogisti, fisiatri e
insegnanti, che nell'anno successivo si è trasformato nell'associazione "Gioco anch'io",
per promuovere il gioco per
tutti, con particolare attenzione ai bambini disabili. Ma vengono anche organizzati incontri, eventi formativi e una grande festa annuale in occasione
della Giornata del gioco, che
cade il 28 maggio. Molti giocattoli in commercio sono già
accessibili e adatti a problematiche che interessano i cinque
sensi. Negli anni sta anche crescendo la sensibilità dei progettisti e dei costruttori. Ma
per alcuni genitori questo non
basta. La mamma e il papà di
Alberto, come raccontano on
line, hanno ideato e costruito
una moto perché non riuscivano a reperire in commercio un
articolo simile ai tradizionali
trenino (senza pedali) o coccinella che potesse sostenere il
peso del loro bambino, di
misure tali da rendergli agevole il movimento e insieme rinforzargli la muscolatura del
polpaccio. Così hanno progettato un veicolo speciale utilizzando materiale facilmente
reperibile: le ruote, per esempio, sono pezzi di carrelli usati
nell'industria
meccanica.
Anche l'altalena di Francesca è
nata per rispondere alle esigenze più specifiche della
bambina e al suo sviluppo.
(Fonte: www.superabile.it)
Partecipazione
Libertà di movimento
EasyWay - L’app per
segnalare i luoghi
accessibili a tutti
Molte strutture di pubblica utilità e di intrattenimento delle
nostre città presentano ancora
numerose barriere architettoniche, ma le tecnologie e lo spirito di partecipazione dei cittadini possono offrire nuove opportunità per superarle. Per decidere se andare o meno in un
determinato luogo, le persone
con disabilità devono sapere
prima se la loro meta è accessibile oppure no.
Il progetto EasyWay, sviluppato
con il supporto e l'esperienza
della rete associativa della FISH,
vuole contribuire a migliorare le
informazioni a disposizione,
dando a chi userà i dati la possibilità di diventare a sua volta
un generatore di informazioni
per tutta la comunità. In questa
prima fase sono state fatte delle
rilevazioni partendo dalle città
di Roma e Milano ma possiamo
coprire tutta l'Italia. Il progetto
infatti consiste in un'applicazione per smartphone e in un sito,
due strumenti che ti consentono di esprimere la tua valutazione di accessibilità rispetto a uno
o più punti di interesse.
Affidiamo l'inserimento delle
valutazioni di accessibilità alla
comunità degli utenti: ciascuno
può diventare protagonista e
attivarsi in prima persona per
aumentare e migliorare il numero di informazioni. Per ogni
punto di interesse che vuoi
Palestra per tutti il fitness accessibile
segnalare (ad esempio un ristorante, un albergo, un museo
ecc), puoi esprimere sia una
valutazione di accessibilità
generale, sia una valutazione
specifica sugli spazi della struttura (Parcheggio; Entrata; Spazi
interni; ecc.) in relazione a una
o più tipologie di disabilità
motoria scelte in base alle tue
competenze (carrozzina elettronica; carrozzina manuale
senza accompagnatore; carrozzina manuale con accompagnatore; difficoltà di deambulazione). Non è ancora attiva la rilevazione e la segnalazione delle
particolari barriere esistenti per
le persone con disabilità di tipo
sensoriale, ma l'obiettivo è di
crescere e migliorare giorno
dopo giorno. Oggi chi vuole
consultare le informazioni presenti nella banca dati, può cercare un punto di interesse nella
città e leggere la valutazione di
accessibilità che gli è stata attribuita da un altro utilizzatore.
È importante che la comunità
delle persone con disabilità, dei
loro familiari, amici e operatori
si attivi in prima persona per
arricchire le mappe di un numero via via crescente di valutazioni di accessibilità.
(Fonte: www.fishonlus.it)
14
Aumento della forza e della
resistenza muscolare, maggiore
mobilità, fiducia in se stessi,
contrasto all'ansia e allo stress:
sono solo alcuni dei benefici
del fitness. Se poi a praticare
attività fisica è una persona
disabile, allora i vantaggi crescono in modo esponenziale.
Così come crescono, in Italia, le
esperienze nate per offrire l'accesso a palestre con strutture e
spazi adeguati a chi ha una
disabilità. Non si tratta solo di
eliminare le barriere architettoniche, ma soprattutto di offrire
strumenti e personale preparato in modo da rispondere alle
esigenze e valorizzare le
potenzialità
di
ognuno.
Insomma, luoghi in cui far lavorare il corpo, ma dove è anche
possibile favorire le relazioni
interpersonali e superare diffidenze e pregiudizi. Il fitness
per tutti trova un alleato anche
in un grande marchio come
quello dei centri Virgin Active,
che hanno lanciato il primo
progetto di attività fisica adattata per le persone con sclerosi multipla. L'iniziativa nasce da
una
collaborazione
con
l'Associazione italiana sclerosi
multipla (Aism) e coinvolge
tutti i 25 centri fitness della
Penisola, offrendo corsi specifici sviluppati appositamente, a
seconda del livello di disabilità,
che includono training con
musica e programmi di esercizi
standard a circuito. "È il primo
progetto in assoluto per l'inte-
ra Europa", sottolineano gli
organizzatori. Niente è lasciato
all'improvvisazione: per garantire la massima preparazione
degli istruttori sono stati avviati
corsi di formazione ad hoc per
il personale. "La sclerosi multipla è una malattia cronica che
genera nelle persone bisogni
vari, non solo nell'ambito fisico,
ma anche in quello psicologico
e sociale - spiega Laura Lopes,
coordinatrice nazionale dei
servizi di riabilitazione Aism e
direttore sanitario del servizio
di riabilitazione Aism Liguria -.
L'attività fisica adattata può
essere una risposta efficace alla
prevenzione dei danni dell'immobilità". Inoltre la partnership
tra Aism e Virgin Active prevede per tutto il 2012 l'organizzazione di momenti di sensibilizzazione e informazione all'interno dei villaggi fitness.
Nella partita del "fitness per
tutti" si inseriscono anche alcune amministrazioni comunali,
impegnate a offrire luoghi adeguati ai cittadini disabili. A
Chieti è stato lanciato il progetto Barrier free living, che prevede la realizzazione della prima
area di verde pubblico attrezzata per favorire l'attività sportiva delle persone disabili.
(Fonte: www.superabile.it)
Partecipazione
Genny, la prima e unica
carrozzina a due ruote
Si tratta di una novità assoluta,
una carrozzina che permette di
muoversi con un semplice spostamento del proprio baricentro e lascia completamente
libere le mani. Abbiamo intervistato Paolo Badano, il suo ideatore.
Paolo, com'è nata l'idea della
carrozzina Genny?
L'idea di Genny è nata da una
mia
esigenza,
io
sono
Paraplegico da 15 anni, a seguito di un incidente stradale e da
allora sono sempre alla ricerca
di una maggiore autonomia.
Da anni vedo il Segway, quel
geniale mezzo che permette ad
un uomo di spostarsi in piedi su
due ruote parallele, un giorno
mi sono domandato: se è in
grado di portare in sicurezza
un uomo in piedi su due ruote,
perché non potrebbe fare lo
stesso con un uomo seduto?
Quindi oltre un anno mezzo fa,
non avendo trovato nulla in
commercio di simile ne ho
acquistato uno ed ho cominciato ad adattarlo alle mie esigenze, con tutte le sicurezze e le
modifiche necessarie che mi
permettano di fermarmi di salire
e scendere,e dopo oltre un
anno di lavoro è nata Genny,
oggi la mia compagna inseparabile.
Libertà di movimento
Genny è un mezzo che mi ha
letteralmente cambiato la vita
ed ho capito immediatamente
che avrebbe potuto cambiare
la vita a molti altri disabili.
In cosa consiste la grande
novità di questa carrozzina a
due ruote? E su quale tecnologia si basa? Per quali patologie
e per quali attività è stata
testata Genny?
La novità è pressoché unica,
poiché si passa per la prima
volta nella storia da quattro
ruote a due ruote, e questo
non è solo un fattore estetico, il
quale ha la sua importanza, ma
è soprattutto un fattore funzionale, che grazie alla tecnologia
auto-bilanciante di Segway ed
in particolare al principio dei
giroscopi e ai due motori elettrici, riesce a stare in equilibrio
su due ruote. Questo comporta
la possibilità di spostarsi su
qualsiasi terreno come la sabbia, la neve e su strade dissestare, senza il problema classico di
incastrarsi con le ruote anteriori. Essendo già questo di per sé
una novità assoluta per una
sedia a rotelle, la sua caratteristica più incredibile è data dal
fatto che non è dotata ne di
acceleratore ne di freni, ma è
semplicemente con minimi spostamenti del corpo/busto avanti
e indietro che si crea il movimento, mi verrebbe da dire che
Genny si muove praticamente
Paolo Badano, inventore di Genny
15
con il pensiero, una vera magia.
Questo lascia spazio alla fantasia poiché credo che sia la
prima volta al mondo che un
disabile si possa spostare su una
sedia a rotelle avendo le mani
libere lasciando la libertà quindi
di telefonare, tenere la fidanzato/a per mano, mangiare un
gelato, bere,
tenere un
ombrello, e perché no giocare
a pallone... con la massima
libertà di riscoprire e di inventarsi cose nuove.
Un altro lato che sto scoprendo
utilizzando Genny tutti i giorni,
credo da non sottovalutare, è
lo stupore che vedo nel viso
delle persone che mi domandano coma faccia a stare in piedi
su due ruote e non chiedendomi più, come succedeva solitamente prima, che cosa mi fossi
fatto, quindi questo mi induce
a pensare che non sia sparita la
mia disabilità ma che sia sparito
il collegamento mentale che
spesso si fa tra disabile e sedia a
rotelle.
Genny quindi è un rivoluzionario mezzo che è in grado di eliminare molte barriere architettoniche, ma è capace soprattutto di eliminare le barriere
mentali.
Ritengo che Genny possa essere usata per diverse disabilità,
siamo in corso di valutazione.
L'utilizzo di questa carrozzina
permetterà probabilmente di
eliminare l'esigenza di una carrozzina diversa per l'interno e
per l'esterno, per quali fondi
stradali è particolarmente indicata Genny?
La mia invenzione, Genny, è
piaciuta moltissimo al Direttore
Marketing di Segway Italia
"Tiziano Centulani" che avendo
sposato in pieno la mia causa mi
ha fornito la disponibilità di un
Segway I2 con una larghezza
notevolmente inferiore al
modello da me utilizzato, questo, mi permetterà di realizzare
a breve,una sedia con larghezza simile alle sedie a rotelle
convenzionali.
Genny è commercializzata e si
possono trovare tutte le informazioni a riguardo sul sito:
http://www.gennymobility.com
(Fonte: www.disabili.com)
Uffici inaccessibili,
Poste Italiane devono
risarcire
Il Tribunale di Jesi ha condannato l’ente Poste per comportamenti discriminatori nei confronti di una donna con disabilità motorie, che sarà risarcita.
La limitazione dell’autonomia
della persona disabile, come
purtroppo ben sappiamo, arriva
anche da un “semplice” gradino
che impedisca una normale attività, come può essere quella di
entrare e muoversi in un ufficio.
Questa la vicenda: a seguito
d'intervento dell'Associazione
Luca Coscioni, sulla base del
ricorso avanzato dal Consigliere
Generale
dell’Associazione
Luca Coscioni, l’avvocato
Alessandro Gerardi, il tribunale
di Jesi si è espresso ordinando
all’ente delle Poste la “cessazione dei comportamenti discriminatori” nei confronti di una
donna con disabilità motoria, la
quale non riusciva ad accedere
agli uffici a causa della presenza
di barriere architettoniche.
Ebbene, il Tribunale ha dunque
stabilito che la donna dovrà
messere messa in condizione di
accedere agli spazi, ed ha inoltre condannato l’ente postale al
versamento di tremila euro
quali danni morali. La vicenda
ha, tra l’altro, del paradossale,
come fa notare l’avvocato
Gerardi, il quale ricorda come
Poste Italiane avesse emesso
poco più di un anno fa un francobollo celebrativo proprio in
materia di abbattimento delle
barriere architettoniche.
Partecipazione
Il diritto di voto e
l'accessibilità dei
seggi elettorali
Esistono precise indicazioni
normative per favorire l'esercizio del diritto di voto da parte
delle persone con disabilità.
FARSI ASSISTERE
Secondo la normativa vigente
sono da considerarsi "elettori
fisicamente impediti", "i ciechi,
gli amputati delle mani, gli affetti da paralisi o da altro impedimento di analoga gravità".
Le persone con queste disabilità, e non con altre, possono
esercitare il diritto di voto con
l'aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore, volontariamente scelto
come accompagnatore. La
Legge n. 17 del 5 febbraio 2003
ha precisato che non è necessario che l'elettore che risulta
quale accompagnatore sia
iscritto nelle liste elettorali dello
stesso comune dell'assistito.
L'unico requisito richiesto per
l'accompagnatore dell'elettore
disabile è quello della iscrizione
nelle liste elettorali di un qualsiasi comune italiano. Qualora la
disabilità non sia evidente,
oppure non sia nota al presidente di seggio, deve essere
richiesto uno specifico certificato rilasciato da medici designati
dall'Azienda Usl. Tale documento deve precisare che "l'infermità fisica impedisce all'elettore di
esprimere il voto senza l'aiuto
di altro elettore". Questi certificati devono essere rilasciati
immediatamente, gratuitamente
e in esenzione a qualsiasi diritto
o applicazione di marche. Il certificato viene poi allegato agli
atti della sezione elettorale. Nel
caso dell'elettore cieco può
essere esibito, quale documento probatorio, il cosiddetto
"libretto di pensione" dal quale
si evince la cecità accertata. È
utile precisare che chi necessita
Partecipazione politica
di essere accompagnato solo
fino alla cabina elettorale, ma
poi è in grado di esercitare
autonomamente il voto, non
occorre che presenti alcun certificato. Nessun elettore può
esercitare la funzione di accompagnatore per più di un disabile. Sul certificato elettorale dell'accompagnatore è apportata
un'apposita annotazione dal
presidente del seggio nel quale
egli ha assolto tale compito.
I comuni devono assicurare un
servizio di trasporto pubblico in
modo da garantire il raggiungimento del seggio elettorale.
zione non sia possibile evincere
con chiarezza che sussiste
un'incapacità alla deambulazione, è possibile richiedere senza alcun costo - una visita
all'Azienda Usl di competenza.
Le Aziende Usl nei tre giorni
precedenti la consultazione
elettorale, devono garantire in
ogni comune la disponibilità di
un adeguato numero di medici
autorizzati e preposti per il rilascio di queste certificazioni.
Sarà cura del presidente di seggio iscrivere il disabile nella lista
elettorale della sezione e di
prenderne nota nel verbale.
VOTARE IN UN'ALTRA SEZIONE
Qualora la propria sezione elettorale sia inaccessibile, il disabile con difficoltà o impedimenti
alla deambulazione può votare
presso un'altra sezione, del
proprio comune, priva di barriere architettoniche. Nei comuni ripartiti in più collegi (senatoriali, collegi uninominali, collegi
provinciali) o in occasione dell'elezione degli organi circoscrizionali, la sezione scelta per la
votazione deve appartenere al
medesimo collegio o alla medesima circoscrizione, nei quali è
compresa la sezione nelle cui
liste l'elettore stesso è iscritto.
Per sapere se la sezione scelta
corrisponde a questi requisiti è
possibile rivolgersi all'Ufficio
elettorale del Comune o al presidente della sezione stessa.
Per poter essere ammesso al
voto, il disabile deve presentare, assieme al certificato elettorale, un'attestazione medica
rilasciata, anche in precedenza
per altri scopi, dalla propria
Azienda Usl locale o copia
autentica della patente di guida
speciale, purché dalla documentazione esibita risulti l'impossibilità o la capacità gravemente ridotta di deambulazione. Nel caso non si disponga di
alcuna certificazione oppure
nell'ipotesi in cui dalla certifica-
L'ACCESSIBILITÀ
DEI SEGGI ELETTORALI
Le disposizioni vigenti forniscono indicazioni circa l'accessibilità dei seggi elettorali.
Gli arredi della sala di votazione
delle sezioni elettorali devono
essere disposti in modo da permettere agli elettori non deambulanti di leggere il manifesto
contenente le liste dei candidati, di votare in assoluta segretezza, nonché di svolgere
anche le funzioni di componente di seggio o di rappresentante
di lista e di assistere, ove lo
vogliano, alle operazioni dell'ufficio elettorale. Deve essere
predisposta almeno una cabina
per consentire agevolmente
l'accesso agli elettori e deve
essere previsto un secondo
piano di scrittura, eventualmente ribaltabile, all'altezza di circa
ottanta centimetri, o un tavolo
munito di ripari che garantisca
la stessa segretezza. I seggi
debbono essere poi raggiungibili anche dall'esterno, dove
deve essere segnalata l'accessibilità attraverso il simbolo della
carrozzina, tramite percorsi
accessibili. I comuni devono
provvedere al censimento delle
barriere esistenti nei locali adibiti a seggi elettorali e devono
intervenire di conseguenza allo
scopo di evitare che si ripresen-
16
ti la stessa situazione nelle future consultazioni. Su quest'ultimo aspetto la normativa non
precisa se l'intervento debba
per forza consistere nella rimozione delle barriere architettoniche o nella scelta di altra sede
accessibile da adibire alle consultazioni elettorali.
VOTO A DOMICILIO
PER I DISABILI GRAVISSIMI
La Legge 22 del 27 gennaio
2006,
successivamamente
modificata dalla Legge 7 maggio
2009, n. 46, prevede la possibilità di esercitare il diritto di voto
presso il proprio domicilio per
alcune categorie di persone
affette da grave disabilità
Possono, ad oggi, votare al proprio domicilio:
1. gli elettori affetti da gravissime infermità, tali che l'allontanamento dall'abitazione in cui
dimorano risulti impossibile,
anche con l'ausilio dei servizi di
cui all'articolo 29 della legge 5
febbraio 1992, n. 104, cioè
siano
“intrasportabili”.
Il
Legislatore sembra, quindi sottolineare, che il voto a domicilio
non possa essere richiesto solo
perchè non c’è alcun servizio di
accompagnamento al seggio;
2. gli elettori affetti da gravi
infermità che si trovino in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature
elettromedicali tali da impedirne l’allontanamento dall’abitazione in cui dimorano; in questo caso la sottolineatura è sulla
dipendenza continuativa e
quindi sul rischio per l’incolumità personale del Cittadino.
Da sottolineare che, in nessun
passaggio, il Legislatore richiede
il possesso di certificati di handicap (art. 3, Legge 104/1992)
o di invalidità. Ci si riferisce
strettamente a infermità gravi e,
quindi, a situazioni sanitarie
anche non definitive.
(Fonte: www.handylex.org)
Partecipazione
Partecipazione
Scolastica
Nonostante la presenza di una
legislazione avanzata in termini
di inclusione scolastica, le risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione degli alunni
con disabilità nella scuola ordinaria risultano spesso inadeguate. Nell’anno scolastico 20112012 circa il 9% delle famiglie
con alunni con disabilità ha presentato ricorso al Tribunale civile o amministrativo per ottenere
un aumento delle ore di sostegno. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”).
Nel Mezzogiorno gli alunni con
disabilità risultano più svantaggiati. Nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado la
quota di famiglie meridionali
che ha fatto ricorso per le ore
di sostegno è circa il doppio
rispetto a quella del Nord (nella
scuola primaria rispettivamente
12,7% e 6%; nella scuola
secondaria di primo grado
rispettivamente 11,5% e 4,3%).
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Al fine della
realizzazione del progetto individuale è molto importante
garantire la continuità del rapporto tra insegnante di sostegno e alunno con disabilità.
Partecipazione scolastica
Rispetto all’anno scolastico precedente hanno cambiato insegnante di sostegno il 41,7%
degli alunni con disabilità della
scuola primaria e il 39,3% di
quelli della scuola secondaria di
primo grado. (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il supporto
didattico fornito dall’insegnante
di sostegno dovrebbe essere
accompagnato dalla presenza
di figure professionali che supportino la socializzazione e
l’autonomia del singolo. Gli
alunni con disabilità totalmente
non autonomi ricevono al Nord
un numero medio di ore settimanali di assistenza educativa
culturale o ad personam (AEC)
circa doppio rispetto a quello
registrato nel Mezzogiorno
(nella scuola primaria rispettivamente 12,3% e 5,1%; nella
scuola secondaria di primo
grado rispettivamente 13,2% e
5,5%). (Fonte: Istat 2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”). Il processo
d’inclusione scolastica dovrebbe prevedere una completa
partecipazione dell’alunno con
disabilità a tutte le attività della
classe, anche se tale partecipazione potrebbe implicare a
volte una maggiore complessità
organizzativa. Nelle scuole primarie e secondarie di primo
grado quasi la metà degli alunni
con disabilità non partecipa alle
17
attività extrascolastiche organizzate dalla scuola, e tale fenomeno assume una maggiore
consistenza nel Mezzogiorno.
(Fonte:
Istat
2013,
“L’integrazione degli alunni con
disabilità nelle scuole primarie e
secondarie di primo grado statali e non statali. Anno scolastico 2011-2012”)
(Fonte: www.fishonlus.it)
Scuolabile
Insegnare giocando, e imparare
divertendosi. Quale strumento
è migliore del gioco per insegnare qualcosa ai bambini?
Ma ora non si tratta di insegnar
loro la storia o la geografia, le
nozioni o la cultura più tradizionale: bisogna abituarli ad un
nuovo tipo di cultura, quella
che scende in campo non solo
a scuola, ma anche a casa e al
parco giochi, in ogni momento
della giornata; una cultura che
deve formarsi adesso e che li
accompagni per tutta la vita.
E' importante avvicinare i piccoli al mondo della diversità, così
lontana da loro perchè così
poco conosciuta e troppo
spesso vista con timore anche
dagli adulti. La disabilità è ben
presente nella nostra società,
tanto da coinvolgere il 15%
delle famiglie italiane, costrette
a traumatiche e sostanziali
variazioni nello stile di vita; ma
la disabilità è anche ricchezza
ed è questo che si deve mostrare ai piccoli: insegnare la diversità spiegandone le potenzialità. Nasce così l'idea di creare
una fiaba, che da sempre offre
all'immaginazione nuove dimensioni e possibilità ed è la forma
migliore per suggerire al bambino che le difficoltà che ognuno
di noi incontra nella vita possono essere affrontate. Inoltre
nelle fiabe si incontra spesso il
tema della diversità: ci sono storie nelle quali si incontrano personaggi molto piccoli, come
Pollicino, oppure sciocchi e
incapaci e per questo derisi o
ignorati; a volte si incontrano
principesse che non sanno parlare, o eroi mostruosi: solo alla
fine, dopo numerosi prove, il
protagonista viene riconosciuto
e premiato. Continuando su
questa strada, anche nella letteratura contemporanea molti
scrittori utilizzano i loro racconti per aiutare i bambini a comprendere meglio gli altri e il
mondo della diversità.
Ecco allora ScuolABILE, il primo
progetto completo che vuole
coinvolgere i bambini delle
scuole elementari, gli insegnanti
e i genitori attraverso una campagna di sensibilizzazione su
misura, realizzata con la collaborazione di uno staff di psicopedagogisti e dello scrittore per
ragazzi Luigi Dal Cin, e con il
patrocinio
della
Regione
Veneto. (www.disabili.com)
Uguaglianza
Uguaglianza nel lavoro:
una sfida continua
I più discriminati nel mondo del
lavoro sono le donne, i migranti
e le persone con disabilità.
Queste le conferme dal terzo
rapporto dell'ILO (International
Labour Organization delle
Nazioni Unite) Equality at work:
The continuing challenge.
LA DISABILITA' - Stando ai dati
dell'ILO la disabilità interessa
circa il 10% della popolazione
mondiale, circa 470 milioni di
persone in età lavorativa. Negli
stati Uniti, nel 2007, il reddito
medio di una persona con disabilità con un lavoro a tempo
pieno tutto l'anno era di 34.200
dollari, rispetto ai 40.700 dollari per le persone non disabili.
Nel paesi in via di sviluppo
l'80% della popolazione con
disabilità vive in povertà.
LE ALTRE DISCRIMINAZIONI - Le
disuguaglianze salariali tra uomini e donne persistono, per non
parlare della gravidanza e della
maternità che continuano ad
essere viste come un grave
impedimento. Le molestie sessuali sono all'ordine del giorno.
Le discriminazioni razziali sono
fortissime, in particolare nei confronti dei lavoratori migranti che
sono spesso esclusi dal sistema
di protezione sociale, oltre che
discriminati nell'accesso al lavoro. In crescita anche la discriminazione per motivi religiosi e per
orientamento sessuale.
I PROVVEDIMENTI - Il Rapporto
denuncia che durante i periodi
di recessione economica la tendenza è quella di dare meno
spazio alle politiche di lotta alla
discriminazione, anche se è difficile monitorare e valutare l'im-
Discriminazioni sul lavoro
patto di queste stesse politiche,
a causa dell'assenza di dati. Per
questo l'ILO raccomanda alcune
misure indispensabili a contrastare la discriminazione: la promozione della ratifica universale
e dell'applicazione delle due
Convenzioni fondamentali sull'uguaglianza e la non discriminazione; lo sviluppo e la condivisione di conoscenze sull'eliminazione della discriminazione nell'impiego e nelle professioni; lo
sviluppo delle capacità istituzionali dei costituenti dell'ILO nell'attuazione più efficace del diritto fondamentale di non discriminazione nel lavoro; e il rafforzamento dei partenariati internazionali con attori principali che si
occupano di uguaglianza. La
Convenzione sull'uguaglianza di
retribuzione del 1951 e la
Convenzione sulla discriminazione del 1958 sono state ratificate
rispettivamente da 168 e 169
Stati, su un totale di 183 Stati
membri dell'ILO. L'obiettivo è la
ratifica universale.
L'ILO Organizzazione
Internazionale del Lavoro, è
l'agenzia della Nazioni Unite specializzata nel promuovere la giustizia sociale, i diritti umani e
quelli del lavoratore internazionalmente riconosciuti. Formula
gli standard minimi internazionali delle condizioni di lavoro e dei
diritti del lavoratore attraverso la
stipula di Convenzioni e
Raccomandazioni. Libertà di
associazione, diritto di organizzazione, contratti collettivi, abolizione del lavoro forzato, uguaglianza di opportunità e di trattamento sono i suoi obiettivi.
(Fonte: www.disabili.com)
18
Un impegno attivo per
la piena inclusione
In media, solo il 50% dei cittadini europei con disabilità ha un
lavoro, rispetto a oltre il 68%
delle persone non disabili.
Le probabilità che un disabile
sia inattivo sono quasi doppie
rispetto a quelle di un cittadino
non disabile. Eppure, basterebbe un piccolo aiuto aggiuntivo
per far entrare, o rientrare,
milioni di europei disabili nel
mercato del lavoro. La strategia
riveduta di Lisbona per la crescita e l’occupazione è tesa in
modo particolare ad aumentare
i tassi di occupazione, relativamente bassi, dei disabili in
Europa. Gli Stati membri predispongono le proprie politiche
sull’occupazione in base agli
orientamenti della strategia
europea per l’occupazione
(SEO) e ogni anno riferiscono
alla Commissione in merito alle
iniziative adottate in materia di
occupazione, tra cui quelle
riguardanti le persone disabili.
L’azione politica comunitaria in
materia di protezione e inclusione sociale aiuta gli Stati membri nell’elaborazione delle politiche per l’inclusione sociale,
Strategia europea per la parità
delle opportunità
l’assistenza sanitaria e i servizi
sociali, dando in tal modo ai
disabili maggiori possibilità di
trovare e mantenere il lavoro.
Tribunale dei diritti
dei disabili
IL TRIBUNALE DEI DIRITTI DEI
DISABILI, unico nel suo genere,
è nato nel 1999 per volontà di
Anffas Onlus e della Nazionale
italiana Magistrati. Persegue lo
scopo di fornire un aiuto concreto di natura giurisprudenziale alle persone con disabilità ed
alle loro famiglie. Il Tribunale è
divenuto negli anni una realtà
tangibile, un appuntamento
importante ed atteso, che dà
un contributo autorevole e
concreto affinché, anche per le
persone con disabilità, l'uguaglianza dei diritti e la pari dignità sociale siano condizioni pienamente raggiunte e non meri
dettami legislativi. Il Tribunale
affronta, attraverso pubblici
dibattimenti che si svolgono sul
modello di quelli reali, situazioni effettivamente accadute in
cui sono stati violati i diritti delle
persone con disabilità e la loro
dignità sociale. Oltre ai casi
affrontati pubblicamente durante le sessioni, scelti tra i più
significativi, la segreteria giuridica del Tribunale esamina ogni
anno centinaia di altre situazioni particolari, svolgendo un
lavoro costante e quotidiano di
consulenza tecnica.
Uguaglianza
L’ICT: lavoro
e integrazione
L’integrazione sociale ha un
effetto positivo sulle persone
disabili e di conseguenza anche
sulla società. Il fatto di avere un
handicap, non esclude che la
persona possa dare un contributo alla comunità e alla famiglia grazie alle proprie capacità.
Le tecnologie ICT offrono l’opportunità di facilitare l’apprendimento di capacità tecniche e
contribuiscono alla realizzazione della persona disabile. Il
ruolo delle tecnologie ICT
dovrebbe iniziare nelle scuole
con la formazione degli studenti disabili. Il lavoro degli insegnanti e dei professionisti si
dovrebbe concentrare su soluzioni informatiche adeguate
per ogni esigenza individuale
dello studente disabile. Le tecnologie ICT sono strumenti nell’ambiente lavorativo delle
aziende. Nel 2008 è stato realizzato uno studio dal
Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione
ASPHI Onlus per avere una
visione d’insieme dell’accessibilità, per le persone disabili,
delle applicazioni ICT nelle
aziende. L’analisi ha considerato un campione di 165 responsabili risorse umane di medie e
grandi aziende. Sono stati esaminati due aspetti: organizzazione aziendale per favorire
l’inserimento dipendenti disabi-
Discriminazioni sul lavoro
li e livello di accessibilità dei
sistemi
informativi.
L’organizzazione aziendale è
diretta all’adempimento degli
obblighi di legge con assunzioni tramite il collocamento mirato. I dipendenti assunti hanno
varie condizioni di disabilità ed
è stata rilevata una predominanza di persone con disabilità
motorie. I dipendenti disabili
sono gerarchicamente dipendenti dai responsabili risorse
umane o dai capi del personale
e hanno limitati rapporti con i
responsabili del settore informatico. Non è stata riscontrata
una massiccia presenza di politiche aziendali per favorire l’inserimento del lavoratore disabile nell’ambito lavorativo. È stato
dichiarato dalle aziende un
livello paritario tra lavoratori
nell’accesso agli strumenti ICT,
con un minimo divario digitale.
Non sono stati rilevati particolari interventi sugli strumenti ICT
per favorire l’utilizzo da parte
dei lavoratori disabili. La presenza di un sistema informativo
con un tale elevato livello di
accessibilità può avere anche
una spiegazione diversa. Le
persone disabili assunte hanno
capacità tecniche che permettono l’utilizzo degli strumenti
ICT presenti in azienda, senza
particolari interventi, oppure i
dipendenti disabili svolgono
mansioni che non richiedono
l’utilizzo di tali strumenti.
In entrambi i casi non si permette di far emergere il problema e
19
si sottovaluta la necessità del
dipendente disabile. Sono stati
riscontrati casi, invece, di consapevolezza della situazione da
parte dell’azienda e di reali
interventi per arrivare a un’elevata accessibilità del sistema
informativo. La conferma della
presenza di una bassa percentuale di tecnologie di supporto
per i lavoratori disabili, deriva
anche da un’analisi di 1060 PMI.
(Fonte: meetinability.net)
Il progetto
Diversitalavoro
Diversitalavoro, promossa da
People, Fondazione Sodalitas,
UNAR e Fondazione Adecco per
le Pari Opportunità , è un'iniziativa unica del suo genere in
Italia.
Diversitalavoro nasce infatti con
l'obiettivo di facilitare fattivamente l'inserimento lavorativo
per persone con disabilità, alle
persone di origine straniera e
alle persone transgender coinvolgendo aziende ed istituzioni
sensibili a valori come diversità e
inclusione sociale. Come partecipare:
- Registrati a Diversitalavoro
attraverso il pulsante "Annunci
di lavoro" a destra in altro in
home page
- Invia la tua candidatura agli
annunci pubblicati
- Le persone selezionate dalle
aziende riceveranno l'invito a
partecipare ai colloqui, o presso
le aziende o in occasione degli
eventi Diversitalavoro. Ogni
anno, attraverso Diversitalavoro,
si moltiplicano le opportunità di
informarsi, di orientarsi e di
incontrare personalmente i
responsabili del personale di
grandi aziende italiane ed internazionali. Nell'ottica di coinvolgimento del mondo produttivo,
Diversitalavoro diviene un
momento di incontro itinerante
con scenario la sede stessa delle
aziende partecipanti, che in tal
modo hanno la possibilità di
valorizzare le buone pratiche
messe in atto per promuovere le
Pari Opportunità.
Tra le iniziative Diversitalavoro
segnaliamo: il Career Forum
Diversitalavoro, offre la possibilita' di incontrare personalmente i
manager aziendali, presentando
il proprio cv e sostenendo colloqui di lavoro. Per essere selezionati e invitati all'evento, occorre
inviare la propria candidatura,
attraverso l'apposito tasto presente sul sito.
Portale Web www.diversitalavoro.it: il sito ufficiale di
Diversitalavoro attraverso il
quale è possibile raccogliere
informazioni sulle iniziative, consultare le opportunità di lavoro
disponibili e candidarsi direttamente inviando il proprio cv e
preparando la propria partecipazione al Career Forum
Diversitalavoro.
Seminari e Workshop gratuiti: i
promotori
del
progetto
Diversitalavoro
organizzano
degli incontri dedicati:
- ai candidati (persone con disabilita' e persone con origine
straniera) per fornire una preparazione che possa prepararli ad
affrontare al meglio i colloqui di
selezione che si tengono in
occasione del Career Forum
Diversitalavoro e piu' in generale
nella ricerca del lavoro.
- ai recruiter aziendali. Gli incontri sono coordinati da
Fondazione Sodalitas coinvolgendo istituzioni ed enti che
operano sui temi dell'integrazione lavorativa delle persone con
disabilita', delle persone di origine straniera e delle persone
LGBT, non trascurando di approfondire gli aspetti normativi.
(Fonte: diversitalavoro.it)
Uguaglianza
"Abilità diverse. Stessa
voglia di vita"
Prosegue
l’attività
del
Dipartimento Italiano per le Pari
Opportunità per informare e
sensibilizzare le cittadine e i cittadini sul tema della disabilità.
In occasione della giornata
internazionale dei diritti delle
persone con disabilità parte,
infatti, la nuova edizione della
campagna di comunicazione
dal titolo “Abilità diverse. Stessa
voglia di vita”. Università, lavoro
e sport sono i contesti all’interno dei quali i protagonisti dello
spot partecipano alla vita
sociale di tutti i giorni. La coinvolgente familiarità delle situazioni non lascia spazio agli stereotipi e ai pregiudizi secondo i
quali l’esistenza delle persone
con disabilità ruota solo ed
esclusivamente intorno alla
diversità.Riconoscendoci immediatamente nei giovani e nei
bambini della campagna ancor
prima di intuire la loro condizione di disabilità percepiamo la
stessa voglia di vita al di là delle
barriere architettoniche o culturali esistenti. Diffondere i temi
legati alla disabilità, sensibilizzare l’opinione pubblica sui concetti di dignità, diritti e benessere delle persone disabili,
accrescere la consapevolezza
dei benefìci che possono derivare dall’integrazione delle
disabilità in ogni aspetto della
vita sociale sono i princìpi ispi-
Discriminazioni culturali
ratori
della
Giornata
Internazionale dei diritti delle
persone con disabilità e devono entrare a far parte della vita
di tutti. “Dobbiamo creare delle
società che valorizzino la diversità e l’inclusione”. (estratto del
messaggio in occasione del 3
dicembre 2012 del Segretario
Generale dell’ONU Ban KiMoon)
(www.pariopportunita.gov.it)
Immagine e pubblicità: una doppia discriminazione per le
donne disabili
"La pubblicità influenza le
donne in particolare, in quanto
genere subalterno. E le donne
disabili sono doppiamente
discriminate perché subiscono
anche il processo di "interiorizzazione" che, storicamente,
l'Occidente ha portato avanti
nei confronti delle persone con
un aspetto diverso". A riflettere
sul potere della pubblicità nella
vita delle donne disabili è Laura
Corradi, docente di Studi di
genere all'Università della
Calabria e autrice di un saggio
pubblicato nel 2012 da Ediesse:
Specchio delle sue brame.
Analisi socio-politica delle pubblicità: genere, classe, razza,
età
ed
eterosessismo.
L'intervista alla sociologa è pubblicata sul mensile "SuperAbile
Magazine", edito dall'Inail, nell'inchiesta di marzo tutta dedicata ai diritti delle donne con
disabilità, di cui viene data
un'anticipazione.
Qual è l'impatto della pubblicità sulle donne disabili?
La pubblicità dà un'idea di
norma, di bellezza e di prestanza fisica che è un insulto per
tutte le donne e lo è doppiamente per le donne con disabilità. Queste ultime, infatti, sono
escluse in partenza rispetto a
20
quelle per il lavoro, per l'istruzione e contro gli stereotipi
dominanti.
(Fonte: www.superabile.it)
Percorsi accessibili
sugli alberi
un ideale di bellezza talmente
lontano e irreale da cozzare
contro la realtà della stragrande
maggioranza delle donne.
C'è modo di scalfire la forza di
questo modello?
Negli ultimi mesi tante cose
sono cambiate: nel mondo
della pubblicità sono comparse
persone più "normali". Come
cinque ex top model degli anni
Ottanta reinserite nel mercato
pubblicitario per reclamizzare
creme di bellezza. Sono donne
non più giovani, che io trovo
assolutamente appropriate per
la pubblicità di prodotti di bellezza destinati a chi è avanti
con gli anni. Alcune donne
disabili cercano di essere protagoniste nella pubblicità e
nella moda. Che ne pensa?
Accanto alla lotta per i diritti
sociali e civili, esiste anche una
lotta per i diritti cosiddetti simbolici. Non è indecente che una
donna disabile porti una scollatura o una minigonna. Un
tempo le persone con disabilità
venivano chiuse in casa, mentre
oggi possono viaggiare, fare
politica,
lavorare.
Domani
potranno girare in bikini e nessuno troverà oscena l'esposizione della loro "difformità" rispetto a una norma sempre meno
tale. Quindi ben venga il giorno
in cui una casa di cosmetici
deciderà di avvalersi di una
donna disabile per reclamizzare
un profumo. Tuttavia, non
penso che si tratti di un focus
prioritario. Ci sono battaglie più
urgenti da portare avanti, come
Un percorso sospeso tra gli
alberi interamente accessibile,
un
giardino
terapeutico,
un'area giochi senza barriere e
una ludoteca pensata appositamente per i bambini disabili e i
loro genitori. A Bologna il divertimento per gli under 18 è assicurato, e in buona parte per
merito dell'Aias e della sanità
locale: un'esperienza raccontata nel numero 11 del magazine
SuperAbile. Nel capoluogo emiliano, l'Associazione italiana
assistenza spastici e l'Ausl
hanno infatti sollecitato l'amministrazione cittadina per ottenere quello che volevano. In
poco più di dieci anni sono nati
così il giardinetto Acerbi, pensato per tutti i bambini, la
Stanza dei giochi, una ludoteca
con angoli morbidi e giocattoli
adattati per essere fruita dai più
piccoli (anche quelli con disabilità), un parco terapeutico con
indicazioni multisensoriali, cartelli in braille e diffusori acustici
sparsi tra i cespugli, oltre a un
percorso accessibile sospeso a
quattro metri d'altezza. Queste
ultime due esperienze, in realtà, fanno parte di Corte Roncati,
il polo multifunzionale per la
disabilità dell'Ausl di Bologna,
dove la onlus collabora solo per
la gestione dell'Ausilioteca. Per
dondolare sospesi tra gli alberi
bisogna chiedere l'autorizzazione ai servizi sociosanitari o far
parte di un percorso di riabilitazione specifico. Inoltre, è
necessario che sia presente un
istruttore del Montepizzo
Adventure park.
(Fonte: www.superabile.it)
Occupazione
Riforma Fornero:
più posti grazie
ai riconteggi
La riforma del lavoro approvata
dal Ministro Fornero (divenuta
legge 92/12 e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale il 28 giugno
2012) ha portato una serie di
novità riguardanti non solo pensionamenti e esodati, ma anche la
categoria delle persone con disabilità, come indicato nel comma
27 dell'articolo 4 della riforma. In
particolare la novità riguarda la
base occupazionale sulla quale le
aziende devono calcolare il
numero di assunzioni obbligatorie di persone disabili.
LA LEGGE 68/99 - L'articolo 4,
comma 1 della legge 68/99 è
quello che fa riferimento alle
quote di assunzione riservate a
lavoratori disabili. Si tratta di tranche che sono scaglionate a
seconda del numero di dipendenti dell'azienda e della sua
grandezza, alle quali corrispondono dei posti che le aziende
sono tenute a riservate a lavoratori disabili. La legge impone
quindi ai datori di lavoro pubblici
e privati di assumere un lavoratore disabile se si hanno da 15 a 35
dipendenti, due lavoratori per un
organico dai 36 ai 50, e il 7% del
totale dei lavoratori quando si
superano i 50 dipendenti.
Lavoro per i disabili
NUOVI CONTEGGI - La novità
introdotta con la riforma riguarda
la considerazione della base
occupazionale sulla quale effettuare il calcolo. Ovvero: quanti
sono considerati "assunti" per calcolare la percentuale di quote
riservate ai lavoratori disabili. In
questo senso, la legge vede un
evidente aumento della base
occupazionale (e quindi delle
relative quote riservate), poiché
sono inclusi nel computo tutti i
lavoratori assunti con vincolo di
subordinazione, ad eccezione di
lavoratori assunti tramite collocamento obbligatorio, i soci di cooperative di produzione e lavoro, i
dirigenti, i contratti di inserimento, i lavoratori somministrati presso l'utilizzatore, i lavoratori assunti per attività all'estero (per la corrispondente durata), gli Lsu, i
lavoratori a domicilio, i lavoratori
emersi ex legge 383/2001, gli
apprendisti.
Tra i conteggiati, anche gli assunti
con contratto a tempo determinato fino a 9 mesi.
COSA DEVONO FARE LE AZIENDE
- Tenuto conto delle novità introdotte nel computo delle quote
riservate, le aziende dovranno
procedere a riconteggiare la loro
posizione provvedere a mettersi
in regola, pena l'applicazione di
sanzioni. Per quelle aziende che
prima erano fuori dalla prima
fascia (15-35 dipendenti) e che
col nuovo riconteggio si troveranno a farne parte, l'obbligo di
copertura della quota è entro i
60 giorni dalla nuova assunzione.
IL COLLOCAMENTE MIRATO Ricordiamo che per accedere agli
strumenti del collocamento mirato, la persona deve avere una percentuale di invalidità uguale o
superiore al 46%, unitamente a
una certificazione che attesti e
descriva le capacità residue al
lavoro che viene rilasciata da una
commissione per l'accertamento
delle capacità lavorative residue
operante in tutte le ASL. Le aziende che devono adempiere all'obbligo di assunzione di lavoratori
con disabilità, presentano richiesta
presso i Centri per l'impiego, che si
occupano di incrociare le liste dei
disoccupati con disabilità.
(Fonte: www.disabili.com)
Impiegati con autismo
cercasi nell’IT
Dopo il successo dei progetti
pilota in India e in Irlanda, la
SAP, nota impresa tedesca a
livello internazionale, con l'aiuto di Specialisterne, ha annunciato di voler impiegare 500
persone autistiche nella propria
azienda, in qualità di software
tester, programmatori e specialisti in qualità dei dati. Le persone affette da autismo, grazie
alle loro particolari intuizioni,
possono contribuire enormemente al successo di un business, facendosi portatori di
innovazioni. In Irlanda è attualmente in corso la fase di screening per la copertura di cinque
posti entro il 2013. In India, grazie al contributo di sei persone
con autismo, la SAP ha incrementato la sua produttività nei
settori di punta. Inoltre, perseguendo l' obiettivo generale di
integrazione con la comunità
locale e di soddisfazione delle
esigenze dei lavoratori, i laboratori indiani hanno anche messo
a punto un'applicazione per
iPAD, BOL, per assistere i bambini autistici nello sviluppo delle
abilità comunicative. SAP, da
quest'anno, espanderà il suo
progetto in Germania, USA e
Canada.
(Fonte: www.superabile.it)
ORTOFRUTTICOLA
ARETINA
...UN PENSIERO
PER VOI...
21
Lavoro per i disabili
Occupazione
L'inserimento
lavorativo dei disabili
Per promuovere l'inserimento e
l'integrazione lavorativa delle
persone disabili nel mondo del
lavoro la legge prevede una
serie di servizi di sostegno e di
collocamento mirato. Il collocamento mirato è costituito da un
insieme di strumenti per la valutazione delle capacità lavorative delle persone disabili finalizzata all'inserimento nel posto
adatto attraverso:
• attività di analisi di posti di
lavoro
• forme di sostegno
• azioni positive soluzioni di
problemi che possono insorgere nei luoghi di lavoro.
Sono previste inoltre una serie
di agevolazioni contributive a
favore delle imprese e degli enti
pubblici che assumono disabili
con determinate percentuali di
invalidità. La riforma del mercato del lavoro introduce nuove
opportunità per favorire l'inserimento dei lavoratori svantaggiati attraverso:
• convenzioni tra le Agenzie di
somministrazione e gli enti pubblici
• incentivi per le aziende che
affidano commesse alle cooperative sociali che occupano soggetti svantaggiati
• il contatto di inserimento.
Le persone svantaggiate disoc-
cupate che aspirano ad un'occupazione conforme alle proprie capacità lavorative possono iscriversi al collocamento
obbligatorio presso il Centro
per l'impiego competente per
territorio, nell'apposito elenco
costituito da un'unica graduatoria.
(Fonte: www.lavoro.gov.it)
Collocamento mirato
L’inserimento lavorativo e l’inclusione sociale di persone con
disabilità sono obiettivi fondamentali cui le istituzioni hanno
cercato di dare attuazione nel
22
corso degli ultimi anni.
Tra gli strumenti più importanti
vi sono il collocamento mirato,
da cui deriva l’istituto delle
assunzioni obbligatorie, e gli
incentivi per le assunzioni di
persone diversamente abili.
Misure finalizzate a rimuovere
gli ostacoli e assicurare a tutti
l’accesso al lavoro. Per avere
indicazioni è possibile rivolgersi
ai Centri per l’Impiego territoriali o chiedere supporto ad una
delle associazioni nazionali e
locali impegnate nella tutela e
nella promozione dei diritti dei
disabili. Queste tematiche vengono trattate anche da
"SuperAbile", il Portale dell'Inail
che coniuga sezioni documentali costantemente aggiornate a
servizi di consulenza attraverso
il call center 800.810.810.
Superabile è un "Contact Center
Integrato" costituito principalmente da un portale di informazione e di documentazione
sulle tematiche della disabilità,
aggiornato quotidianamente, e
da un servizio gratuito di consulenza telefonica, il call center
SuperAbile 800.810.810.
Eventi sui territori regionali
insieme all'animazione virtuale
su canali multimediali di web
radio/tv e social network completano l'offerta di servizi e di
opportunità agli utenti.
Lavoro per i disabili
Occupazione
Job Disabili
torna in rete
Un'intervista che lascia intendere un percorso ad ostacoli, ma
fascinoso e affascinante nella
sfida: dare alle persone con
disabilità una piattaforma all'interno della quale orientarsi e
orientare per trovare il posto di
lavoro più vicino alle proprie
esigenze fisiche e personali.
Dopo il lancio del nuovo Job
Disabili, trasformazione del più
vecchio progetto "Agenzia
Lavoro Disabili", Daniele Regolo,
l'imprenditore non udente di
Macerata,
spiega
a
SuperAbile.it il percorso fin qui
fatto e le aspettative per il futuro. Già premiato nel 2012 nell'ambito dell'Italian round della
Global
Social
Venture
Competition (Gsvc), premio
internazionale ideato dalla
Università di Berkeley per sviluppare idee imprenditoriali a
forte rilevanza sociale e basso
impatto ambientale, Job
Disabili guarda al futuro con
umiltà ma anche con ambizione.
"La cosa più difficile - ha infatti
spiegato Daniele Regolo - è
stato garantire l'accessibilità del
sito. La Legge Stanca, benché
avanzata, non è applicata a
pieno. Mancano buoni esempi
cui affidarsi. La prima esperienza di Job Disabili non era pienamente accessibile. Mesi di lavoro per la seconda versione ci
dicono quanto sia difficile l'accessibilità. Il punto di un buon
sito non è la grafica, ma il suo
funzionamento. La strada è
questa: lo scopo infatti è quello di aiutare veramente l'incon-
tro tra domanda e offerta di
lavoro".
"In termini di aspettative - ha
poi continuato -, ci muoviamo
dalla nostra prima esperienza:
oltre 2.900 contatti di candidature personali e 70 aziende
accreditate. L'aspettativa è
quella di superare l'idea di un
sito che sostituisca un Ufficio di
collocamento; vogliamo che
Job Disabili diventi un punto di
riferimento. Anche per il collocamento. Raggiungere, cioè, il
limbo di chi non viene mai chiamato". Ma cos'è Job Disabili e
perché si arriva ad un'idea del
genere è quello che ci ha sempre reso curiosi di questo progetto. "Job Disabili - ha spiegato Regolo - sintetizza tutte le
23
mie esperienze fallimentari in
tema di lavoro. Questo progetto ha dato sostanza a tutti i miei
fallimenti: lavoravo in Asl a
tempo
indeterminato.
Burocrazia, disinteresse, superficialità mi hanno collocato allo
sportello. Io, non udente, allo
sportello? Mi sono licenziato.
La prima scelta adulta della mia
vita. Sono diventato facilitatore
e questo desidero essere. Job
Disabili vuole facilitare appunto
la vita di chi, a prescindere
dalla disabilità, ha voglia di mettersi in gioco. Da disabile so
quanto è difficile lavorare e
farlo in ufficio, sia esso pubblico o privato: regole e procedure non aiutano a inserirsi".
"Nasciamo - ha poi concluso il
giovane imprenditore marchigiano - con un finanziamento
europeo. Oggi siamo una Srl. La
squadra è in ampliamento, ma
tutto funzionerà come un incubatore: i migliori professionisti
con disabilità si adopereranno
con noi per arrivare ad un
obiettivo comune.
Ovvero, insistere sulla qualità
delle persone in quanto tali.
Come del resto dice la
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità: il
cambio di visione è esemplare.
E' l'ambiente a rendere le persone disabili. Aiutiamo dunque
l'ambiente, in questo caso di
lavoro, ad essere più accogliente e disponibile".
(Fonte: www.superabile.it)
Istruzione e Formazione
Diritto all’Istruzione
Diritto all’educazione
e all’istruzione
L'istruzione è un’importante
tramite per l'integrazione sociale della persona handicappata.
Lo si rimarca in diversi punti
della legge 104/92. L'articolo 8,
ad esempio, sottolinea l'importanza di disporre di adeguate
dotazioni didattiche e tecniche, prove di valutazione, e
personale qualificato per
garantire alla persona con handicap il diritto allo studio.
Necessario, poi, estendere l'attività educativa con proposte
extrascolastiche.
Istruzione come diritto dalla
scuola materna fino all'università, ribadisce l'articolo 12.
Tra i commi, si prevede che per
ogni studente con handicap
venga realizzato un profilo
dinamico-funzionale. Questo,
sulla base delle caratteristiche
fisiche, psichiche, sociali ed
affettive dell'alunno, mette in
rilievo sia le difficoltà di apprendimento dovute alla situazione
di handicap, sia le possibilità di
recupero, oltre alle capacità
individuali che devono essere
sostenute e rafforzate.
Realizzato dagli operatori delle
unità sanitarie locali assieme al
personale insegnante specializzato della scuola, e con la collaborazione dello studente e
della famiglia, il profilo viene
aggiornato al termine delle
scuole materna, elementare e
media, come pure periodicamente durante le scuole superiori.
Per gli studenti in età scolare e
costretti temporaneamente ad
assenze perché ricoverati, si
prevede l'organizzazione di
classi ordinarie quali sezioni
staccate della scuola statale.
L'articolo 13, ribadendo l'importanza del coordinamento
tra scuole, servizi sanitari,
socio-assistenziali, ricreativi e
culturali, cita poi due casi in
particolare: l'integrazione nelle
università e negli asili nido. Nel
caso degli atenei, si stabilisce la
programmazione di interventi
adeguati sia al bisogno della
persona che al piano di studio
individuale. Si sottolinea anche
l'importanza degli interpreti per
venire incontro agli studenti
sordi. Sussidi tecnici, didattici e
servizi di tutorato vengono poi
previsti nelle università, nei limiti del loro bilancio e delle
risorse destinate alla copertura
di queste attività.
Nel caso degli asili nido, si prevede che le unità sanitarie locali possano adeguarne l'organizzazione e il funzionamento per
avviare precocemente il recupero e la socializzazione dei
bambini con handicap. A questo obiettivo contribuisce
anche l'assegnazione di insegnanti e assistenti specializzati.
La loro presenza, comunque,
deve essere garantita nelle
scuole di ogni ordine e grado,
come sottolinea l'articolo in più
punti.
Proprio al ruolo degli insegnanti di sostegno e alle loro attività
è dedicato l'articolo 14.
Si punta l'attenzione sull'importanza di un aggiornamento
costante in materia di handicap, come pure di un confronto tra docenti del ciclo inferiore e superiore per agevolare
l'esperienza scolastica dello
studente disabile. Gran parte
dell'articolo, poi, fornisce indicazioni sui piani di studio che
gli aspiranti docenti devono
seguire per essere abilitati
all'attività didattica di sostegno.
Sempre in fatto di organizzazione, l'articolo 15 prevede l'istituzione di appositi gruppi di lavoro in ogni ufficio scolastico provinciale, in ogni circolo didattico e negli istituti di scuola
secondaria di primo e secondo
24
grado. I membri di questi gruppi
hanno il compito di collaborare
nelle attività organizzate per
integrare gli alunni con difficoltà
di apprendimento. Per quanto
riguarda la valutazione dello
studente, l'articolo 16 stabilisce
che nel piano educativo individualizzato devono essere indicati per quali discipline siano
stati usati criteri didattici particolari, e le eventuali attività
integrative e di sostegno.
Lo stesso articolo si sofferma poi
sugli esami del rendimento dello
studente. Nella scuola dell'obbligo, si prevedono prove corrispondenti agli insegnamenti
impartiti e in grado di valutare il
progresso dell'alunno in rapporto al suo livello iniziale. Nella
scuola secondaria di secondo
grado, sono consentite prove
equipollenti e, nel caso di quelle scritte, tempi più lunghi.
L'alunno, poi, può contare sulla
presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione, e
può utilizzare gli ausili necessari.
All'università prove equipollenti,
tempi più lunghi e mezzi tecnici
sono consentiti previa intesa
con il docente della materia
d'esame e con l'ausilio del servizio di tutorato. Scuola come
avvio al lavoro: è quanto succede in particolare con la formazione professionale. A questo
tema è dedicato l'articolo 17,
che sottolinea come gli appositi
centri pubblici e privati debbano tenere in considerazione le
diverse capacità ed esigenze
degli alunni handicappati.
Se questi non possono seguire
gli ordinari metodi di apprendimento, devono essere garantite loro attività specifiche, sulla
base anche del piano educati-
vo individualizzato.
(Fonte: www.disabili.com)
Dislessia, strumenti
tecnologici di supporto alla didattica
In tutto il mondo, sempre più
bambini e ragazzi mostrano di
avere Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), soprattutto dislessia. Non sono affetti
da alcuna patologia, non hanno
bisogno di cure mediche, sono
intelligenti e creativi, però imparano in modo diverso. In Italia la
loro specificità è stata riconosciuta dalla L. 170/10 e riguarda
il 5% della popolazione scolastica. Ancora più alta è la percentuale nei Paesi anglosassoni. La
nostra è infatti una lingua con
pochi grafemi e fonemi e fra la
fonologia e l'ortografia la
sovrapposizione è pressoché
totale; nell'Inglese, invece, a
fronte di 40 fonemi, vi sono
1.120 grafemi; si tratta perciò
una lingua complessa per chi ha
problemi con la lettura. Il disturbo sembra essere dovuto ad
una neurodiversità, che consente di leggere e scrivere solo
impegnando al massimo capacità ed energie. Poiché risulta difficile leggere in maniera automatica, chi ha tale disturbo si
stanca rapidamente, commette
errori, rimane indietro, non
impara. Occorre pertanto che
sia seguito in modo attento. Gli
esperti dell'Istituto di ortofonologia sottolineano la necessità
di un corretto approccio terapeutico, che preveda interventi psicologici, di ambito specialistico e didattico, in modo da
creare un contesto motivante e
con competenze diffuse.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Gita scolastica e
studenti disabili
La scuola, lo diciamo sempre, è un
momento importante nel quale
gettare le basi dell’integrazione.
Partecipare alla vita di classe senza
esserne separati, abituarsi a condividere attività ludiche e formative
con i compagni con disabilità, è il
modo più naturale di crescere con
la consapevolezza che la diversità
fa parte della vita. Fanno parte di
questi momenti anche le gite scolastiche, piccoli eventi che nel vissuto della classe danno la possibilità
di rafforzarne l’unione, con la condivisione di esperienze al di fuori
dell’aula scolastica. Considerato
ciò, va detto che talvolta succede
che proprio le gite scolastiche
siano gravate di problemi di gestione pratica dell’alunno disabile, tali
da impedirgli di prendere parte a
questo importante momento formativo, con il giusto disappunto di
genitori che, talvolta, pur di non far
perdere al figlio l’esperienza, si attivano per colmare le carenze della
scuola. Ma quali sono i diritti degli
studenti con disabilità, quanto alle
gite scolastiche? Cosa deve garanti-
Diritto all’Istruzione
re la scuola in merito a questo
importante momento relazionale
dell’alunno e di tutta la classe? E’
necessario che lo studente sia
accompagnato da un famigliare?
L’eventuale costo aggiuntivo per il
suo trasporto è a carico dell’intera
classe? Su questo torna utile un
approfondimento del servizio legale della Ledha - Lega per i diritti
delle persone con disabilità-, che
proprio su questo mette in chiaro
alcuni elementi. In primis l’appello
all'art. 3 della Costituzione Italiana e
del principio di integrazione scolastica, ribadendo il diritto degli alunni con disabilità a partecipare a
viaggi di istruzione e visite guidate,
esattamente come tutti gli altri
compagni, sulla base del principio
di uguaglianza. Come fare, quindi, a
garantire parità di diritti a tutti gli
studenti, anche nel corso della gita
scolastica? Innanzitutto partendo
da una organizzazione che tenga
conto delle esigenze e delle difficoltà dell’alunno con disabilità.
Ricordiamo infatti che è la singola
scuola a decidere circa le gite
d’istruzione, quindi sarà necessaria
una seria valutazione circa il luogo
da visitare, ma anche il trasporto da
utilizzarsi, il programma di visite e
l’accessibilità di spazi e servizi relativi. E’ quindi a capo dell’istituzione
scolastica la messa in atto di tutti gli
accorgimenti necessari (c.d. accomodamenti ragionevoli) a far sì che
l’alunno con handicap possa partecipare al viaggio d’istruzione. Se
così non fosse, si entrerebbe in
contrasto con l’articolo 2 della
Convenzione Onu sui diritti delle
persone disabili, configurandosi
come discriminazione.
Partendo quindi dall’organizzazio-
25
ne del viaggio, chiariamo subito
che, come ricordato dal testo di
Ledha, la scuola non può in alcun
caso subordinare il diritto di partecipazione di un alunno con disabilità alla presenza di un suo familiare
che lo accompagni. Questo significa che la scuola non può pretendere che ci sia un famigliare ad
accompagnare l’alunno. Può essere
un familiare, ma non è obbligatorio.
Spetta infatti agli organi collegiali
della scuola designare un accompagnatore qualificato che può
essere un qualunque membro
della comunità scolastica (docenti,
personale ausiliario, o familiari).
(Fonte: www.disabili.com)
Universitari con
disabilità, 10.000
in più in dieci anni
Da 4.816 a 14.171: è una vera e
propria impennata, la crescita del
numero di studenti iscritti alle università italiane dal 2000/2001 al
2010/2011: il dato arriva dal ministero dell'Istruzione, che lo ha riferito alcuni mesi fa, in occasione del
seminario nazionale sull'inclusione
scolastica. Un dato che non compare nelle rilevazioni ufficiale degli
iscritti all'università, in cui da alcuni
anni la variabile disabilità non è
compresa. Sarebbero comunque
in costante e forte aumento i giovani con disabilità che bussano alle
porte egli atenei: merito soprattutto della legge 17/1999, che impone alle università di adottare un
approccio di tipo sistematico in
materia di integrazione e supporto
agli studenti disabili, garantendo
sussidi tecnici e didattici specifici,
tutorato specializzato, un docente
delegato dal rettore per funzioni di
coordinamento, monitoraggio e
supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami
universitari. In base a questi criteri,
secondo una classifica recentemente stilata dal Sole 24 Ore, le
migliori università italiane per studenti disabili sono il Politecnico di
Milano, il Politecnico di Torino e
l'Università di Modena e Reggio
Emilia. Agli ultimi posti, tre atenei
del Sud: l'Università Parthenope e
l'Orientale (entrambe di Napoli) e
l'Università del Salento. La valutazione è stata fatta sulla base dei
dati Miur, Almalaurea, Stella e Istat.
A guidare la classifica, è quindi il
Politecnico di Milano, dove è stato
costituito un gruppo di lavoro composto da professionisti capaci di
intervenire in ogni momento del
percorso formativo, offrendo agli
studenti in situazioni di disabilità
supporto personalizzato e servizi
tecnici e didattici. Nelle graduatorie
annuali per l'assegnazione di alloggi, viene inoltre riconosciuta una
priorità agli studenti con invalidità
non inferiore al 66%, i quali sono
anche esonerati dalla tassa d'iscrizione e dai contributi universitari. Al
secondo posto, c'è il Politecnico di
Torino, seguito dall'Università di
Modena e Reggio Emilia. Maglia
nera invece per le università di
Napoli (Partenope e l'Orientale) e
del Salento, dove i servizi di accoglienza e tutoraggio per gli studenti disabili faticano a decollare.
Le buone prassi e le esperienze
innovative, tuttavia, si stanno diffondendo nei singoli atenei, su tutto il
territorio nazionale.
(Fonte: www.superabile.it)
Istruzione e Formazione
Sostegno: quando e
come richiederlo
E’ infatti sempre compito della
scuola presentare richiesta di personale specializzato per l’integrazione degli allievi disabili, individuando le ore necessarie per ciascun allievo. In caso di nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo
consenso formale da parte dei
genitori, tale richiesta sarà attivata
quantificando le ore in base alla
diagnosi presentata dalla famiglia
ed alle indicazioni contenute in
essa. In caso di allievi già certificati
in precedenza, essa si baserà sulla
documentazione già acquisita e,
se vi è stato rinnovo, terrà conto
delle indicazioni fornite dalla diagnosi più recente. In questi ultimi
casi, nella stesura di tale richiesta,
gli insegnanti forniscono indicazioni utili sulla classe di appartenenza, sulle difficoltà dell’alunno e sui
percorsi di integrazione attivati, in
modo da individuare le ore di
sostegno necessarie. Sarà poi
compito del dirigente scolastico
inoltrare le diverse richieste prodotte per ciascun allievo agli uffici
scolastici di competenza.
Cosa accade se diagnosi e certificazione vengono prodotte in
ritardo, se vi sono nuovi iscritti, se
cambia il numero delle classi o vi
sono modifiche nella diagnosi?
Dopo la fine delle lezioni, di solito
a luglio, la scuola può eventualmente presentare una rinnovata
richiesta di risorse all’ufficio scolastico, di integrazione delle ore già
assegnate complessivamente.
Essa dev’essere motivata, indican-
Diritto all’Istruzione
do il cambiamento dei dati presentati nella prima fase. In questi
casi, l’amministrazione valuta le
richieste sulla base del contingente provinciale di cui dispone e
assegna eventualmente ulteriori
risorse di sostegno. Come orientarsi nel caso in cui le ore di sostegno assegnate siano infine non sufficienti? Le norme hanno nel
tempo individuato diversi parametri cui attenersi, fino all’assegnazione media di un insegnante ogni
due alunni. Oggi questo criterio
non è sempre rispettato, soprattutto nei casi di disabilità di grado
lieve o medio. La Corte
Costituzionale, però, con sentenza n. 80/10 ha ritenuto questo criterio non rispondente all’esercizio
del diritto allo studio per gli alunni
con disabilità di particolare rilievo
e, pertanto, ha stabilito il diritto
all’assegnazione di ore in deroga.
Negli ultimi anni, pertanto, sono
state numerose le famiglie che
hanno scelto di rivolgersi ai tribunali amministrativi per ottenere o
riottenere le ore di sostegno non
assegnate. I tribunali si sono in tutti
casi pronunciati accogliendo le
loro richieste e, pertanto, le diverse circolari sugli organici che si
sono susseguite, si sono ormai
adeguate a tale disposizione.
Al momento, pertanto, gli allievi
con grave disabilità hanno diritto
all’assegnazione di un docente
per tutte le ore del suo servizio
che, ricordiamo, sono 25 nella
Scuola dell’Infanzia, 22 nella
Scuola Primaria e 18 nella Scuola
26
Secondaria.
(Fonte: www.disabili.com)
Il Fonzie di Happy Days
parla di dislessia
Vi ricordate di Fonzie, la sua giacca
di pelle nera e il suo inconfondibile “EHI”? Fonzie, il personaggio
della serie televisiva Happy Days,
interpretato dall’attore Henry
Winkler? Il Fonzie che conoscevamo è oggi uno scrittore, che a l
Salone del Libro di Torino ha presentato al pubblico il 15 maggio
scorso la serie di libri per ragazzi
da lui scritta, che ha per protagonista Hank Zipzer, un ragazzino
dislessico. Le avventure di Hank
Zipzer, ispirate alla vita dello stesso
Winkler e da lui scritte insieme a
Lin Oliver, raccontano di un ragazzo disordinato e con problemi di
apprendimento, ma pieno di idee
creative. Nel suo intervento, Henry
Winkler, ha parlato di quando lui
era piccolo: Quando ero un
ragazzo a New York nessuno
sapeva che cosa fosse la dislessia.
A me è stato detto che ero stupido, pigro, che non sfruttavo le mie
potenzialità. I miei genitori mi chiamavano stupido cane, che grande
sostegno! Le parole di Henry
Winkler non fanno che confermare quanto sia fondamentale sostenere i bambini dislessici e non,
incoraggiarli. Ero imbattibile a
pranzo, ha confessato, ma a scuola andavo malissimo. Per Henry
Winkler scrivere in inglese era difficile, la storia era difficile, e la matematica…difficilissima! Ma le difficoltà che si incontrano a scuola
non hanno niente a che fare con
quanto grandi possiamo essere.
Per raggiungere i propri obiettivi,
ha ricordato Winkler, sono necessarie la tenacia che fa arrivare proprio lì dove si vuole e la gratitudine che non fa provare rabbia
durante il percorso. Il messaggio è
arrivato forte e chiaro: bisogna aiutare i bambini dislessici, avvicinarsi
a loro e capire che non sono
malati, ma sono persone che
imparano diversamente.
(Fonte: www.disabili.com)
Istruzione e Formazione
Scuola, quiz Invalsi.
Proteste contro la
discriminazione dei
disabili
L’Invalsi è l‘Istituto Nazionale
per la Valutazione del Sistema
educativo di Istruzione e di formazione che, attraverso dei
test scritti nelle scuole elementari, medie e superiori, ha
l’obiettivo di monitorare il livello di apprendimento degli studenti e la qualità formativa e
didattica offerta dalle scuole.
Il protocollo di somministrazione è standard per tutte le scuole: prevede un test di italiano,
uno di matematica e un questionario dello studente.
Ogni prova va svolta in un
tempo massimo a seconda del
grado scolastico: 45 minuti
nelle scuole elementari, un’ora
e 15 minuti nelle medie e
un’ora e mezza nelle superiori.
Per gli allievi con bisogni educativi speciali ci sono dei protocolli da rispettare: possono partecipare alle prove ed è
ammesso l’uso di sistemi
dispensativi, purché non modifichino in alcun modo le condizioni di somministrazione per
sé e per gli altri alunni.
Non è possibile dunque la lettura ad alta voce né la presenza
dell’insegnante di sostegno, a
meno che l’alunno con gravi
disabilità o con disturbi specifici di apprendimento non venga
Diritto all’Istruzione
allontanato fisicamente dal
resto della sua classe.
In più è prevista la segnalazione
del codice di disabilità, in
modo da considerare separatamente la valutazione dei test e
non inserirla nella statistica dei
risultati del resto dei compagni.
Secondo quanto cita la legge
104 del 1992, che tutela l’integrazione sociale e i diritti delle
persone disabili, “la Repubblica
ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nella società e nel lavoro…e
predispone interventi volti a
superare stati di emarginazione
e di esclusione sociale della
persona handicappata».
Partendo da questo, genitori,
docenti e membri del Cesp,
Centro Studi per la scuola pubblica, hanno avviato una raccolta firme denunciando la
sospensione dei più elementari
diritti di integrazione scolastica.
Secondo una docente di sostegno, «l’istituto Invalsi vuole
fotografare la realtà della scuola italiana, ma da questa foto
escono tanti buchi perché gli
oltre duecento mila alunni disabili non vengono considerati.
È grave perché la scuola pubblica punta all’inclusività, mentre
così si rischia di discriminarli
senza esclusione di colpi”.
(Fonte: www.edscuola.eu)
27
Tagliate le tecnologie
didattiche per non
vedenti
Gli allievi con bisogni educativi
speciali hanno diritto ad ausili e
sussidi che possano favorire il
loro apprendimento e la loro
integrazione. Nel caso della
disabilità visiva, però, si riscontrano molte carenze: troppo
spesso i testi scolastici elettronici arrivano in ritardo, gli insegnanti di sostegno non hanno
una preparazione specifica e
spesso non conoscono il Braille,
mancano le condizioni perché
gli alunni ciechi o ipovedenti
possano praticare le attività
sportive. A tali carenze si
aggiungono spesso oggi quelle
relative alla inaccessibilità delle
nuove tecnologie, nonché lo
spazio sempre più esiguo che la
scuola può riservare alla musica,
unica forma d’arte totalmente
accessibile ai non vedenti.
Eppure, esistono oggi applicazioni informatiche e software ad
hoc, pensati proprio per agevolare i musicisti non vedenti, con
spartiti informatizzati e dotati di
comandi vocali che possono
aiutare i giovani a leggere la
musica anche se non vedenti.
Purtroppo, a scuola come in
altre agenzie educative, il rigore
imposto dalla crisi economica
sta imponendo molti sacrifici ed
oggi numerosi centri di riferimento sono addirittura a rischio
chiusura, a causa dei tagli dei
fondi governativi, come ad
esempio il Centro di consulenza
tiflodidattico di Firenze, fre-
quentato da decine di ragazzi
ipovedenti e non vedenti. Si
tratta di strutture fondamentali
per facilitare la comprensione
del bisogno, dei limiti e delle
potenzialità del bambino minorato della vista, per orientare la
programmazione dell’itinerario
educativo, sia in famiglia sia a
scuola, per guidare la scelta dei
sussidi didattici più opportuni e,
più in generale, per coadiuvare
il lavoro educativo svolto a casa
e a scuola. Si tratta perciò di
realtà che hanno svolto e svolgono un lavoro importante per
l’integrazione scolastica dei giovani con disabilità visiva e che
rischiano significativi dimensionamenti. I ciechi e gli ipovedenti hanno imparato a convivere
con la loro disabilità, ma per
poter condurre una vita agevole
e dignitosa hanno bisogno di
efficienza, di servizi, di competenze dedicate. Non solo, però.
Occorre che anche la comunità
impari a convivere con loro. E’
stata inoltre sottolineata la
tematica del volontariato in
compagnia
dei
membri
dell’Unione italiana volontari
pro ciechi, che hanno raccontato l’importanza del loro ruolo,
sollecitando i ragazzi a mettersi
in gioco, per poter aiutare i non
vedenti, anche solo per una
commissione o per una passeggiata. E’ importante, infatti, rafforzare l’avvicinamento tra i giovani e la diversità, perché essa
possa essere realmente inclusa
nella società.
(Fonte: www.disabili.com)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche per i disabili
al bivio
Le politiche per i disabili sono a
un bivio e proprio su questo
tema si è celebrata il 15 maggio
scorso la terza edizione del
Fand Day. La giornata nazionale
della Federazione tra le associazioni nazionali delle persone
con disabilità (Fand). A Roma,
in occasione del Fand Day 2013
l'Auditorium dell'Inail ha ospitato la giornata con un incontro
dal titolo “Politiche per i disabili al bivio”, proposte e richieste
delle Associazioni della disabilità per scongiurare i crescenti
rischi di esclusione sociale. Si è
trattato di un incontro di proposta e di confronto per discutere le esigenze e, anzitutto, le
possibili soluzioni, per affrontare le crescenti difficoltà vissute
dai disabili in questi tempi di
recessione economica e crisi
del Welfare.
La Fand ha riunito a Roma i quadri centrali e periferici delle sue
7 associazioni aderenti (Anmic,
Anmil, Ens, Uici, Unms, Anglat e
Arpa), in rappresentanza dei
problemi e delle richieste di
oltre 4 milioni di persone con
disabilità: invalidi civili, del lavoro o per servizio; ma anche cittadini affetti da cecità o sordità,
oppure disabili psichici. Tante
sono infatti le diverse realtà che
compongono il variegato
mondo della disabilità che in
questa occasione si incontra
per convergere su obiettivi
comuni.
Le attuali politiche sociali e
sanitarie per esempio, già sottofinanziate e progressivamente tagliate dalla crisi e dalla
spending review, non riescono
a garantire pari opportunità e
diritti di cittadinanza. Lo Stato
si disimpegna ogni giorno di più
nell’assicurare assistenza, istruzione, servizi sociali. Il rischio
pertanto di smantellare il tradizionale Welfare state senza
essere riusciti prima a costruire
validi modelli alternativi sul territorio diventa concreto. Così
come concreto diviene, come
conseguenza, il rischio di ricacciare i cittadini disabili e anziani non autosufficienti verso
l’esclusione o la ghettizzazione
sociale.
Le Associazioni dei disabili aderenti alla Fand, nel sollecitare
l’attenzione dell’opinione pubblica e del nuovo Governo su
questi temi fondamentali per la
coesione sociale del Paese,
hanno invitato a partecipare
alla propria Giornata nazionale i
ministri e i rappresentanti delle
Istituzioni nazionali competenti
in materia, nonché Parlamentari
e Autorità degli Enti locali.
(Fonte: www.vita.it)
UNAR: la crisi rischia
di ridurre le misure di
inclusione
In occasione della Giornata
internazionale delle persone
con disabilità svoltasi il dicembre scorso, l'Unar - Ufficio
nazionale antidiscriminazioni
del Dipartimento per le Pari
Opportunità della Presidenza
del Consiglio dei Ministri - ha
raccolto l'appello lanciato
dall'Onu per discutere di misure concrete per ridurre il gap
fra le buone intenzioni dei
governi centrali e territoriali e le
prassi che purtroppo denotano, ancora oggi, la permanenza
di numerose barriere e comportamenti discriminatori.
Marco De Giorgi, direttore
dell'Unar, riprendendo titoli di
giornali e scavando nella
memoria fa un rapido elenco di
alcuni
dei
casi
trattati
dall'Ufficio nel corso del 2012:
"Un albergatore: vostra figlia
disabile deve mangiare in orari
diversi dagli altri perché disturba la clientela, la famiglia fa le
valigie e va via. Negato l'accesso di un disabile a Villa d'Este,
capolavoro del Rinascimento
italiano dichiarato dall'Unesco
patrimonio dell'umanità e,
quindi, di tutti. Impossibilità per
un disabile di utilizzare i mezzi
pubblici nel fiorentino perché
28
gli autobus sono sprovvisti di
pedana elettrica o perché non
funzionante. Un bambino disabile di sei anni si è visto negare
da una scuola del casertano il
sostegno scolastico perché
figlio di immigrati ghanesi irregolari".
"Per non parlare poi - aggiunge
- di quelli in cui si assiste a
discriminazioni multiple che
colpiscono donne disabili o
disabili rom in cui vengono
denunziate delle situazioni di
gravissima marginalità ed esclusione sociale". "In un contesto
di forte crisi economica - prosegue l'Unar nel suo appello c'è il rischio che alcune misure
di inclusione, prima garantite,
anche dagli enti locali, ora vengano negate a causa del taglio
dei fondi.
Per tali motivi, in questi giorni si
sta discutendo anche in
Europa, nell'ambito della nuova
proposta di Direttiva comunitaria contro tutti i tipi di discriminazione, la portata del concetto di 'soluzioni ragionevoli' finalizzate a garantire l'inclusione
dei disabili secondo un serio
giudizio di congruità e adeguatezza fra finalità perseguite e
mezzi impiegati.
Ma obiettivo dell'Unar- conclude De Giorgi- è "mantenere alta
la soglia di allarme su questi
problemi anche in periodo di
congiuntura, per fare in modo
che i diritti dei disabili siano
considerati diritti umani inderogabili e non diritti finanziariamente condizionati".
Disabilità: approvato il
Programma di azione
La Legge 18/2009, oltre a ratificare la Convenzione ONU, ha
previsto la redazione di un
Programma d’azione biennale
per la promozione dei diritti e
l’integrazione delle persone
con disabilità in attuazione
della legislazione nazionale e
internazionale. Il Programma di
azione è stato elaborato
dall’Osservatorio nazionale sulla
condizione delle persone con
disabilità, istituito dalla stessa
Legge 18/2009, che lo ha definitivamente approvato in seduta
plenaria il 12 febbraio scorso. Il
testo approvato sarà adottato
con decreto del Presidente
della Repubblica, su proposta
del Ministro del Lavoro e delle
Politiche sociali, sentita la
Conferenza unificata, che si
esprime entro trenta giorni, e
previa
deliberazione
del
Consiglio dei Ministri. “Si tratta
di un atto che, per la sua
ampiezza e profondità, è particolarmente importante per le
persone con disabilità e le loro
famiglie. – commenta Pietro
Barbieri, presidente della
Federazione Italiana per il
Superamento dell’Handicap – È
un documento attorno al quale
vi è stato un confronto ‘storico’
fra diverse esperienze, professionalità, associazioni, enti.”
Non appena la situazione politica e istituzionale avrà assunto
contorni maggiormente definiti,
la FISH presenterà come istanza
prioritaria l’attuazione del
Programma di azione. (Fonte:
www.fishonlus.it)
Politiche sociali
Protezione Sociale
I centri diurni:
politiche di inclusione
o discriminazione?
I centri diurni per handicappati
nascono attorno alla fine degli
anni Sessanta inizio degli anni
Settanta: non solo l’istituzionalizza zione in termini di ricovero, ma
il sistema stesso di servizi specializzati per l’handicap consolidatosi nel decennio precedente
(scuole speciali, laboratori protetti, centri riabilitativi, ecc.) viene
messo in discussione e violentemente attaccato.Parallelo e separato rispetto al circuito per la
“normalità”, tale sistema di servizi
viene contestato in nome di una
concezione della riabilitazione
che non punta più sul versante
igienicosanitario, ma su quello
sociale: quello che conta è la
socializzazione che ha come
mezzo principale, e come fine,
l’inserimento nei luoghi e nelle
istituzioni della vita quotidiana,
luoghi e istituzioni che devono
cambiare sotto il profilo delle
strutture come della cultura per
adattarsi e accogliere chi fino a
quel momento era stato escluso
in quanto ritenuto e vissuto come
“diverso”. Inizialmente tali centri
hanno faticato a trovare un
nome: centro gravi, centro diurno, centro medico sociale, centro socioriabilitativo e tante altre
etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che
con il tempo hanno assunto, pur
nella originalità di ciascuno, alcuni
punti
di
continuità.
Attualmente i centri diurni sono
strutture territoriali non residenziali previste per ospitare in ore
diurne soggetti handicappati
medio-gravi in età post-scolare,
allorché si ritiene superata la fase
evolutiva, che presentino condizioni di non autosufficienza e
pertanto abbiano bisogno di
continua assistenza e per i quali
non sia stato possibile l'inserimento al lavoro "normale" o "protetto"; nei centri diurni sono,
quindi, ammessi i soggetti con
disabilità tali da comportare una
notevole compromissione dell'autonomia delle funzioni elementari, e per i quali siano stati
esperiti tutti gli interventi di tipo
riabilitativosanitario e psicosociale atti a garantire un reale
inserimento in strutture rivolte alla
generalità delle persone. In esse
si cerca di assicurare il proseguimento dell'iter socio- riabilitativo,
attraverso un insieme organico di
attività evitando l'istituzionalizzazione del soggetto handicappato. Il centro diurno è strutturato
come una comunità di vita nella
quale ognuno trova i sostegni
materiali, relazionali ed affettivi
per una vita “autonoma”, l’obiettivo principale è la crescita dei
soggetti nella prospet tiva di una
progressiva e costante socializzazione per sviluppare, pur nella
consapevolezza dei limiti oggettivi, le capacità residue e di operare al massimo per il mantenimento dei livelli acquisiti. E’ una struttura intermedia , affinché non
diventi meta definitiva per chi vi
entra; aperta, affinché tutta la vita
non si esaurisca all’interno, ma si
ricerchino le forme possibili di
esperienze e di collegamento
esterni; è, infine, una struttura di
appoggio alla vita familiare particolarmente necessaria per consentire di mantenere al proprio
interno la persona handicappata.
Tali strutture devono essere dotate di diverse figure professionali
stabili: educatori, assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, infermieri, medici, che concorrono,
nell’ambito delle proprie competenze, a soddisfare i bisogni nella
loro globalità, avendo come
momento unificante delle loro
specifiche prestazioni il progetto
mirato e personalizzato. Per esi-
29
genze diagnostiche e riabilitative
possono avvalersi di altri servizi
del territorio. Le prestazioni
socio- educative- assistenziali
sono assicurate dagli educatori i
quali, nel rispetto del principio
dell’individualizzazione del processo educativo, orientano i loro
interventi a raggiungere un più
adeguato rappor to della persona handicappata con se stessa,
con gli altri e con l’ambiente, e ad
acquisire, per quanto ad ognuno
è possibile, compor tamenti e
funzioni indispensabili per la vita
di tutti i giorni. L’azione educativa
deve coinvolgere anche il nucleo
familiare per renderlo compartecipe del progetto e parte attiva
nel realizzarlo. Si possono individuare più aree in cui inserire una
serie di attività diversificate, tali da
soddisfare i principali bisogni dei
soggetti che frequentano i centri:
- attività educative rivolte al mantenimento e allo sviluppo delle
capacità residue e potenziali
dell’utente nell’autonomia personale;
- attività educative con significato
prevalentemente psicomotorio;
- attività educative e di socializzazione;
- attività educative con significato
prevalentemente
occupazionale;
- attività mirate al mantenimento
del livello culturale raggiunto;
- attività sanitarie.
Per garantire prestazioni adeguate e un soddisfacente rapporto
tra soggetti ed operatori, il numero degli utenti non dovrebbe
superare le 20 unità. Così come si
è visto per l’assistenza domiciliare, anche il centro diurno ha
come fine principale quello di
mantenere il soggetto handicappato nel suo contesto socioambientale.
(Fonte:
www.conosciamocimeglio.it)
Ict: intesa AsphiConfindustria Digitale
per inclusione
digitale disabili
Promuovere l'integrazione nel
lavoro, nella scuola e nella societa' delle persone svantaggiate
attraverso l'uso delle tecnologie
digitali. E' questo lo scopo della
collaborazione avviata oggi con la
sigla di un protocollo d'intesa fra
Confindustria Digitale, la federazione che in Italia rappresenta le
imprese Ict, e la Fondazione
Asphi onlus, impegnata da tempo
sui temi della disabilita' e delle
tecnologie Ict per favorire autonomia e partecipazione di persone con disabilita' e anziani. Con
questa azione si intende facilitare
iniziative tra le imprese associate
a Confindustria Digitale ed Asphi
per qualificare sempre meglio servizi e prodotti in modo che siano
accessibili e fruibili anche a una
'utenza fragile', come disabili ed
anziani. Regole applicabili, spiegano Confindustria Digitale e
Fondazione Asphi, applicabili in
ambito e-government, accessibilita' ai siti della Pa e agli open data;
per valorizzare le capacita' lavorative delle persone disabili attraverso l'uso di tecnologie Ict e
promuovere la creazione di nuovi
ambienti di apprendimento
accessibili con didattiche inclusive; per identificare soluzioni e
ausili digitali nell'ambito di progetti di Smart Communities e
Smart Cities. (Fonte: adnKronos 21/05/2013)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Politiche di assistenza
dei disabili
La parola assistenza viene spesso collegata solo alle prestazioni economiche ma non è così.
Per assistenza s’intende una
rete di interventi che, utilizzati
anche in modo integrato tra
loro, siano di suppor to ad
un’azione di integrazione sociale per quei cittadini che, a
causa delle loro condizioni psicofisiche, si trovino in situazioni
di svantaggio. Con il termine
assistenza sociale ci si riferisce,
quindi, all’insieme delle attività
e dei servizi volti a prevenire o
ridurre situazioni di bisogno
connesse all’età, a stati di svantaggio fisico e psichico o ad
altre condizioni di emarginazione. Un’adeguata rete territoriale
di servizi sociali è una condizione necessaria per realizzare
un’effettiva integrazione delle
persone handicappate nel quotidiano ambiente di vita.
L’assistenza sociale in favore dei
disabili comprende, quindi,
interventi integrativi e sostitutivi
al nucleo familiare (assistenza
domiciliare, affido, strutture
residenziali), interventi per facilitare
la vita di relazione (servizi di
accompagnamento in sedi
informative, trasporto scolastico, frequenza di centri sociali e
educativi, ecc.), interventi per
particolari situazioni di disagio
economico e sociale (contributi economici vari, assegnazione
alloggi, ecc.). L’atteggiamento
dell’Amministrazione Pubblica,
del mondo politico e della
società in generale è ancora
sostanzialmente passivo rispetto alla realtà dell’handicap che
invece si evolve, si modifica, si
trasforma. Mentre si discute di
prevenzione, di diagnosi precoce, di recupero, di inserimento,
mentre si mettono a fuoco, in
sostanza, i problemi assistenziali del bambino e dell’adolescente con handicap, il tetto dell’età
media di un’ampia fascia di questi soggetti va progressivamente
alzandosi, grazie anche alle
sempre maggiori conoscenze in
campo medico e riabilitativo.
In una cultura contadina e in un
sistema di famiglie patriarcali,
c’era la possibilità di una gestione “privata” del congiunto handicappato adulto; il passaggio
ad una civiltà industriale e
postindustriale, alla famiglia
mononucleare hanno reso questa pratica impossibile, o
comunque difficile, imponendo
per questi casi soluzioni “sociali”.
Se in passato, per molti giovani
disabili giunti all’età adulta, la
scelta dell’istituzione chiusa, del
manicomio, della clinica specializzata era stata praticamente
obbligata, oggi la battaglia per
la deistituzionalizzazione dà i
suoi frutti, anche se crea inevitabilmente dei problemi diversi.
La pianificazione dell'intervento, la conoscenza approfondita
della realtà e dei soggetti sui
quali si va ad incidere, sono elementi fondamentali di un
approccio esemplare al problema che soprattutto i responsabili del Servizio Sanitario
Nazionale
dovrebbero adottare come
schema di riferimento per una
politica corretta in tema di handicap. L'intervento personalizzato precoce, il tentativo di
realizzare un percorso educativo finalizzato al raggiungimento
di una
ragionevole autonomia, sono
delle linee di tendenza valide in
assoluto, e propedeutiche, in
30
ogni caso, alla programmazione
e alla gestione della vita nell’età
adulta. La svolta nella politica
dell'handicap può venire solo
dalla formazione, dall'educazione, dall'informazione dell'opinione pubblica, da una strategia corretta e mirata che non
può cadere dall'alto, improvvisamente, ma deve venire per
gradi, con un processo di maturazione dal basso.
(Fonte: www.conosciamocimeglio.it)
Disabilità e Lavoro
in Italia
e quindi dell’esclusione che si
vuole combattere. Come si è già
avuto modo di argomentare
(Checcucci, 2006), quelle che il
modello sociale definisce barriere
disabilitanti
finiscono
anche in questo caso per interagire con la valutazione che la
singola persona compie circa
Il tema dell’integrazione lavorativa delle persone disabili rappresenta al riguardo un caso
verosimilmente paradigmatico.
Se infatti da un lato l’inserimento lavorativo nel mercato aperto è stato sinora visto come una
priorità e uno degli strumenti
essenziali per l’inclusione sociale delle persone disabili, sia a
livello di singoli paesi che di
organizzazioni sovranazionali
(Unione europea, OECD, ILO
ecc.), dall’altro l’evoluzione
delle dinamiche produttive,
sotto la spinta della globalizzazione, ha favorito progressivamente l’emergere di una diffusa
consapevolezza circa i rischi e
le difficoltà insiti nell’identificazione di questa stessa integrazione lavorativa con il modello
classico del lavoro fisso full
time, tipico del breadwinner
maschio (e magari bianco, sposato ecc.), spina dorsale produttiva della società industriale,
almeno fino agli anni Sessanta
(Abberley, 1999). Avendo
come obiettivo un modello
esclusivo di integrazione lavorativa standard, si finisce con il
ricadere nel paradosso dell’impacchettamento: una definizione ideologica, non tematizzata,
di ciò che è o non è disabilità
non può che aggravare la
dimensione della segregazione
l’ammontare delle proprie risorse, considerate sia in termini di
capitale individuale (istruzione,
condizioni di salute ecc.), sia di
capitale sociale disponibile
(familiare ed extrafamiliare). Se
l’investimento giudicato necessario per raggiungere un livello
per definizione irraggiungibile
di prestazione lavorativa standard verrà giudicato dal soggetto eccessivo, egli tenderà ad
autoescludersi, al fine di evitare
più elevati livelli di frustrazione,
in caso di fallimento. Il risultato,
quello che Boudon chiama
effetto di amplificazione, sarà la
segregazione delle persone
interessate (Boudon, 1980, pp.
100-108).
Sul versante delle
organizzazioni produttive, considerato l’investimento aggiuntivo richiesto dall’inserimento di
un lavoratore disabile, sembra
ragionevole aspettarsi che il
datore di lavoro, pubblico o privato che sia a parità di altre condizioni, tenda a preferire candidati che non lascino intravedere
gli stessi livelli di rischio e rigidità
nell’ambito delle relazioni organizzative (Checcucci, 2006).
(Fonte: www.isfol.it)
Politiche sociali
Protezione Sociale
Disabilità: la chiamano
inclusione, praticano
discriminazione
Nel corso dei giorni ho voluto
vedere con i miei occhi alcune
realtà legate alle “opportunità”
offerte li adolescenti e degli
adulti con grave handicap. E’
stata una pugnalata inflitta nel
mezzo della mia fronte.
Ho pensato che qui le cose sono
due: o sono matta io o sono
matti loro. Provo a spiegare
quello che ho visto, cosa ho
pensato, chiedendo più che mai
un confronto aperto.
1. Centri diurni che svolgono
progetti e attività che devono
favorire l’inserimento, l’inclusione e la crescita di persone in
condizione di handicap.
Bene. Decido di capire meglio.
Esco di casa al mattino e ne giro
alcuni. Non ho trovato niente di
inclusivo e nessuna opportunità
se non quella (per certi aspetti
meritevole considerato che pare
sia l’unica o quasi) di baby parking per persone adulte. Non
voglio sparare a zero sulla buona
volontà e sull’impegno di risorse
dei singoli. Però qualcuno mi
deve spiegare come si può favorire qualsiasi obiettivo di inclusione tenendo le persone chiuse
a fare cose tra di loro. Ho provato a riflettere sulla parola inclusione. Se non sbaglio, si dovrebbe invece prevedere un gruppo
A e un gruppo B che vengono in
contatto tra di loro costruendo
qualcosa di omogeneo. Ma se il
gruppo A sta a ponente e quello B a levante come si fa?
Le azioni, i progetti.
Accomunano sempre per larga
parte l’handicap su gambe.
Quello su ruote è sempre o quasi
troppo difficile se manca l’autospinta. E questa cosa mi fa arrabbiare tantissimo. I progetti sono
sempre gli stessi: si dipinge, si
guardano video di vario tipo, si
sta in compagnia (?). Nei casi più
fortunati si balla e si cucina. Siamo
davvero avanti! Sono rimasta
disarmata. Ampi spazi, giardini,
disegni alle pareti come quelli
della scuola per l’infanzia, ma
l’obiettivo mi è parso non solo
lontano, bensì molte volte assente. A discapito di realtà fortunatamente diverse e decisamente più
vive e concrete, altri aspetti mi
hanno buttato giù.
2) La relazione con l’esterno è
praticamente nulla.
Sempre diversificando con i rari
esempi di cooperative che hanno
un risvolto concreto verso l’esterno e realmente contribuiscono
ad un inserimento, l’handicap
grave trova ancora tutti impreparati. Allora voglio dirlo apertamente e provocare: che si può far
fare a uno con ritardo cognitivo
grave che non può muoversi?
Nessuno lo sa. Chi lo sa rinuncia
perché costa di più in termini
economici e professionali. E io mi
arrabbio ancora di più. Esistono
tecnologie di avanguardia che
aiutano sul serio, ma è molto
meno impegnativo prendere le
tempere e far dipingere. Lo fanno
i disabili, chi mai si permetterà di
dire che quel lavoro fa pena? E io
non ci sto un’altra volta. A meno
che qualcuno non mi spieghi perché i disabili devono essere tutti
buoni, tutti pittori, tutti amanti
della musica.
3) Arrabbiata per la discriminazione: possibile che non si riesce a prevedere un vero approc-
31
cio alla persona e a capirne i
punti di forza?
Assegnare a questa un vero assistente specializzato che la includa, nei contesti che la persona
richiede di frequentare o mostra
di frequentare al meglio? Ma
insomma, siccome i miei occhi
vedono senza capire io mi fermo
alla carrozzina spinta da qualcuno e alle competenze diverse
dalle mie. Poi sentenzio: siccome
io come tutti faccio così e lui no,
lui è diverso quindi va a dipingere/ascoltare/passare tempo in un
centro. Centro ? centro di che ?
4)Il desiderio: se le famiglie
avessero l’assegno di cura avrebbero un portone spalancato alle
opportunità.
E nessuno più di noi ha voglia e
capacità di individuare le vere
opportunità, che sono ben
distinte dai parcheggi. Se la professionalità non fosse acquisita
per caso ma scelta a monte
sarebbe più facile accedere ai
servizi delle tecnologie. Se i
mezzi pubblici, le strade, gli uffici
fossero accessibili non sulla carta
e in foto ma sul serio, tutti
potremmo girare di più. Avete
idea di quanti montascale stanno
li per scena? Vi siete mai chiesti
perché barriera equivale sempre
a orrore ? Fior fiore di architetti e
non si riesce ad avere uno scivolo decente!
5)La speranza: includere il
mondo c.d. normodotato in
quello della disabilità e non più
il contrario.
6) La certezza: a mio giudizio
non è rimasto che rovesciare il
parametro di riconoscimento
sociale.
Post polemico e arrabbiato. Ma è
una presa in giro dire inclusione e
fare discriminazione. Non voglio
che questa sia l’unica opportunità. E non credo di essere l’unica .
(Fonte: Blog di Fabiana Gianni,
attivista per i diritti dei disabili:
www.ilfattoquotidiano.it/blog/fgi
anni/)
Per una disabilità
sostenibile
Per lungo tempo la disabilità è
stata considerata una caratteristica
“anomala” dell’individuo, legata a
menomazioni fisiche e/o mentali.
Per tale motivo le persone con
disabilità sono state a lungo escluse dai processi del modello di sviluppo socio-economico basato su
criteri di “normalità”. A partire
dalle prime riflessioni sociologiche
degli anni 60 e grazie alle spinte
innovative dei movimenti organizzati delle persone disabili il rapporto fra società e disabilità ha
subìto una rimodulazione progressiva. Si è passati dal concetto di
handicap come svantaggio dell’individuo ad un approccio alla disabilità di tipo bio-psico-sociale, che
consente di valutare la funzionalità
della persona, demandando agli
Stati il compito di valorizzare le
capacità dell’individuo, promuovendone l’autonomia in ogni
campo della vita sociale. Sotto
questa prospettiva l’esperienza
italiana rappresenta un’eccellenza
solo in pochi campi. L’Italia rimane
agli ultimi posti tra i Paesi europei
per risorse destinate alla tutela e
all’inclusione sociale delle persone
con disabilità. Si spendono 438
euro pro-capite annui contro i
531 della media europea, ben
lontani dai 754 del Regno Unito. Al
di là del dato economico puro, lo
stato delle condizioni di vita delle
persone con disabilità nel nostro
Paese è dato dai livelli occupazionali, dall’accessibilità a tutti gli
ambienti di vita e dalla fruibilità dei
servizi che, come mostrano le
indagini esistenti, non sono ancora adeguati alle direttive europee.
(Fonte: www.ais-sociologia.it)
Diritto alla salute
Salute
Diritto alla salute per
i disabili, un percorso
a ostacoli
In un sistema in crisi, e spesso
sotto attacco, il diritto alla salute delle persone con disabilità è
particolarmente a rischio, vieppiù nelle situazioni ad elevato
carico assistenziale, di malattie
rare o di particolari necessità
farmacologiche, terapeutiche o
diagnostiche. Obiettivi: introdurre e garantire nel Sistema
Sanitario Nazionale elementi di
particolare tutela per i Cittadini
con maggiori o peculiari necessità sanitarie; garantire il diritto
di scelta e il coinvolgimento in
particolare nei processi abilitativi/riabilitativi. Interventi:
- è necessario ripensare il sistema riabilitativo seguendo le
indicazioni dell’articolo 26 della
Convenzione Onu sui diritti
delle persone con disabilità, in
particolare offrendo spazi di
innovazione rispetto alla medicalizzazione del percorso riabilitativo ed a un modello centrato quasi esclusivamente su attività fisioterapiche. Il modello è
quello del coinvolgimento attivo (empowerment) della persona e del raggiungimento della
massima autodeterminazione
possibile;
- il tema riguardante gli ausili
non può e non deve sfuggire al
percorso di riabilitazione di cui
deve divenire parte integrante.
Per quanto riguarda il sistema
erogativo, il Sistema Sanitario
Nazionale deve recuperare la
sua funzione di orientamento
della spesa proprio attraverso la
funzione di valutazione che
deve essere ricollocata nell’ambito del percorso riabilitativo e
abilitativo;
- va garantito un aggiornamento
in campo tecnologico costante
nel tempo che non sia vincolato
all’approvazione dei Lea, ma ad
un aggiornamento di un repertorio nazionale che a singolo
codice faccia corrispondere un
prodotto con marca e modello,
ed ovviamente l’indicazione del
costo;
- va rimodulata, in specie per le
persone con patologie croniche e comunque invalidanti, la
distribuzione delle terapie farmacologiche che assicuri, su
progetto terapeutico individuale, anche la continuità della
cura.
L’adozione
della
Distribuzione
Diretta
e
Distribuzione Per Conto dei farmaci, oltre a determinare una
garanzia verso fenomeni d’irreperibilità variamente generati,
determinerebbe un notevole
risparmio sui costi della distribuzione;
- è necessario affrontare urgentemente i temi ritenuti prioritari
per la generalità delle malattie
rare, allargando il ristrettissimo
elenco degli attuali beneficiari,
e cioè il diritto di tutti i malati
rari alla cura, generalizzato sul
territorio nazionale (dalla diagnosi alla riabilitazione); la semplificazione delle procedure e
la competenza specifica di
coloro che effettuano l’accertamento dell’invalidità; la presa in
carico integrata e la continuità
dell’assistenza; il rafforzamento
della rete territoriale che deve
avere per nodi centri veramente specializzati e sul territorio
altri presidi in
stretto collegamento; l’implementazione l’estensione delle
biobanche; la formazione dei
medici di medicina generale e
dei pediatri; il diritto del malato
o di chi lo rappresenta a conoscere nel più breve tempo possibile la diagnosi sintomatica ed
anche eziologica, ricorrendo
agli esami di biochimica e di
biologia molecolare che oggi
sono sempre più precisi ed
economici;
- sul modello delle Linee Guida
n. 21 sull’Autismo emanate
dall’Istituto Superiore di Sanità
e rese applicative dall’accordo
della Conferenza Unificata del
22 novembre 2012, è necessaria l’emanazione di Linee Guida
32
per ambiti di patologia affinchè
vengano garantiti trattamenti
sanitari appropriati.
(Fonte: www.fishonlus.it)
L’onoterapia, una
pet-therapy per
aiutare i disabili
All’interno delle pet-therapy si
sta sviluppando sempre più
l’onoterapia. Le caratteristiche
proprie dell’asino, quali la docilità, l’intelligenza, la pazienza,
l’empatia, la morbidezza e la
lentezza di movimento, consentono infatti di entrare facilmente
in comunicazione con il paziente, attraverso attività spontanee
e ludiche, ma anche strutturate
ed attive, con il supporto di un
operatore. La comunicazione
non verbale diventa il canale
che rende possibile l’espressione più intima di sé. Quella con
gli asini è un tipo di pet therapy
già ben strutturata in Inghilterra,
Francia, Spagna, Stati Uniti e
Svizzera ma ancora poco diffusa
in Italia. Nel nostro Paese, infatti,
non esiste una normativa omogenea che regolamenti le varie
forme di terapia assistita con gli
animali. Una Commissione ministeriale sta però studiando una
legge che potrebbe essere
approvata entro la fine dell’anno. L’ONOTERAPIA IN ITALIA – In
Veneto esiste una delibera di
giunta del 2007 ed è in discussione una vera e propria legge
sulle pet-therapy. A Polverara
(PD), esiste l’unico Centro sperimentale di formazione e ricerca
sulle attività e terapie assistite
con gli asini in Italia: La città
degli asini, collegata al Centro
di referenza nazionale per gli
interventi assistiti dagli animali
(pet therapy). Si tratta di un’oasi di verde dove un’equipe multidisciplinare pratica l’onoterapia. Gli asini vengono formati
per il loro lavoro di terapia, che
si basa sulla loro capacità di
entrare in relazione con pazienti dalle problematiche diversificate: persone con disturbi del
comportamento, dell’attenzione, dell’apprendimento e del
linguaggio, ma anche autistici,
persone con disturbi dell’alimentazione o trattati con cure
palliative. E’ inoltre in preparazione un progetto di ricerca
sulla Sindrome da deficit di
attenzione
e
iperattività
(ADHD).
L’onoterapia è una pet-therapy
rivolta ad a un’utenza eterogenea; è infatti adatta nei casi di
disturbi della personalità ma
anche ai cardiopatici ed ipertesi, ai disabili motori, audiolesi o
non vedenti, alle persone con
problemi di ansia, stress o con
disarmonia emotiva. E’ una prassi diffusa per la cura del disagio
nell'infanzia e i risultati sono a
volte stupefacenti. Ci auguriamo
perciò che questa buona prassi
possa trovare sempre più diffusione anche nel nostro Paese.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Disabilità: una Carta
per abbattere
le barriere sanitarie
In Italia le persone disabili vanno
in ospedale il doppio delle volte
rispetto a quelle senza disabilità,
ma i nosocomi italiani, tranne iniziative isolate, non prevedono
percorsi di cura personalizzati.
Secondo i più recenti dati Istat, il
24,2% delle persone disabili
effettuano almeno un esame
diagnostico contro l'11,3% dei
non disabili. E il 46% ha fatto
una visita specialistica a fronte
del 23% dei non disabili. La
mancanza di percorsi di cura ad
hoc rende più difficile diagnosticare le malattie, con gravi conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita di queste persone
che in Italia rappresentano il
4,8% della popolazione (cioè
sono circa 2 milioni e 600 mila).
Per riconoscere alle persone con
disabilità il pieno diritto alle cure
ospedaliere e rendere le strutture sanitarie adeguate alle loro
esigenze fisiche, psicologiche e
sensoriali nasce la prima Carta
dei diritti delle persone con
disabilità in ospedale, realizzata
dalla Cooperativa sociale Spes
Contra Spem e adottata per la
prima volta in Italia dal Policlinico
Gemelli dell'Università Cattolica
di Roma, dove è stata presentata
il 7 marzo scorso.
«Questo progetto, che nasce dal
caso concreto di una persona a
noi cara, intende spingersi dal
particolare all’universale - spiega
Luigi Vittorio Berliri, presidente di
Spes contra Spem - cioè ha
come obiettivo ultimo aiutare il
sistema sanitario nazionale a fornire le giuste e concrete risposte
per tutte le persone con disabilità. Auspichiamo che questa
Carta venga adottata da tutti gli
ospedali italiani perché ogni
struttura sanitaria deve essere in
grado di predisporre misure e
percorsi che siano a misura di
disabili».
Il documento è stato sottoscritto
da numerose associazioni nazionali attive nel settore della disabilità (Fish, Duchenne parent
project, Sibilings, ABC-Bambini
cerebrolesi,
Fantasia,
Associazione persone Down e
Disabili visivi) che hanno aderito
all'iniziativa e ha ottenuto il
patrocinio del ministero della
Salute e della Regione Lazio.
La Carta è suddivisa in 14 articoli
(dedicati all’accesso in ospedale, agli standard delle cure, alla
sicurezza e ai diritti come utenti
dei servizi) e affronta la problematica del diritto alle cure con la
consapevolezza dei maggiori
bisogni di mediazione, empatia,
privacy delle persone con disabilità. Distingue tra i concetti di
disabilità e malattia, guarda alla
necessità della formazione del
personale medico e infermieristico e alle esigenze dei disabili
rispetto ai macchinari da utilizzare nella diagnostica. Si basa sugli
stessi diritti formulati nella Carta
europea dei diritti del malato
per sottolineare che non esistono diritti speciali per le persone
con disabilità, ma che le loro
limitazioni hanno bisogno di
strumenti e percorsi adeguati
per essere rimosse. «Nello spirito della convenzione Onu chiosa Nicola Panocchia, medico
del Policlinico Gemelli - la carta
non propone nuovi diritti o diritti speciali per le persone con
disabilità. Propone il riconoscimento di un diritto, quello alla
salute, che è un diritto di tutti i
cittadini ma che, nei fatti, spesso
è difficile da esigere per le persone con disabilità. Un diritto
che deve essere garantito, per
un principio di giustizia, in tutte
le Regioni italiane. Un ospedale a
misura di disabile è un ospedale
a misura di tutti».
(Fonte: www.healthdesk.it)
33
Diritto alla salute dei
disabili: una Carta
La cooperativa sociale "Spes
contra spem" ha redatto una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale. Il Policlinico Gemelli di
Roma è stato il primo in Italia ad
adottarla.
Da un'esperienza vissuta, da una
storia particolare è nato lo stimolo per una riflessione di carattere universale. Da un caso di
malasanità, o meglio di Sanità
che non riesce a tenere in considerazione le necessità particolari di un malato, viene l'impegno
in favore del riconoscimento di
un diritto, quello alla salute, che
deve essere garantito a tutti per
un principio di giustizia, come
sancito dalla Costituzione italiana. 2 milioni e 600 mila persone.
Il 4,8 per cento della popolazione. Sono gli italiani con disabilità
che, secondo l'Istat, vivono in
famiglia. 190 mila sono invece le
persone ricoverate in istituto.
Quasi la metà di loro ha più di 80
anni, ma i nosocomi italiani non
prevedono percorsi di cura personalizzati, nonostante le persone disabili si rechino in ospedale
il doppio delle volte delle persone senza disabilità.
Eppure un ospedale a misura di
disabile sarebbe un ospedale
aperto a tutti, capace di soddisfare le esigenze particolari di
ogni paziente. Sono questi i presupposti che hanno guidato la
cooperativa sociale "Spes contra
spem" nella redazione di una
Carta per i diritti dei disabili in
ospedale, che per la prima volta
è stata adottata in Italia dal
Policlinico universitario Gemelli
di Roma.
(Fonte: www.famigliacristiana.it)
Diritto alla salute
non garantito
Diritto alla salute non rispettato
(per l'89 per cento degli intervistati); mancanza di una libera
scelta per i presidi medici e gli
ausili (70 per cento) e del rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (57 per cento). È questa la
percezione che i cittadini romani
hanno dei diritti dei malati e delle
persone disabili secondo un'indagine realizzata, su un campione di 2368 utenti di ospedali e
Asl (1853 persone hanno risposto direttamente e 515 anonimamente on line) dall'Osservatorio
permanente sulla sicurezza
(Onps). Dieci in tutto i quesiti
somministrati alle persone al di
fuori dei grandi ospedali romani
(dal Sant'Andrea al policlinico
Umberto I fino a Tor Vergata etc)
e delle principali Asl. "I risultati
della nostra indagine sono del
tutto negativi - spiega la presidente di Onps Claudia Corinna
Benedetti. Abbiamo verificato
che il diritto alla salute non è
rispettato, così come il diritto agli
ausili e alle protesi. Questo è
senza dubbio docìvuto ai tagli al
sistema sanitario che stanno creando diversi problemi alle persone". Tra gli altri risultati dell'indagine emerge che il 76 per cento
degli intervistati non crede che il
Servizio sanitario nazionale sia
garante del diritto alla salute,
neanche nei confronti delle persone con disabilità (90 per
cento).
(Fonte: www.superabile.it)
Diritto alla salute
Salute
Tutti Pazzi per la 181
Una proposta di legge di iniziativa popolare per valorizzare la
partecipazione attiva di utenti,
familiari, operatori e cittadini nei
servizi di salute mentale e per
garantire buone cure in tutta
Italia. E' la "legge 181" presentata
ufficialmente oggi a Roma. A scrivere il testo è stata l'associazione
"Le parole ritrovate", che è pronta a raccogliere le 50.000 firme
necessarie in tutta Italia con il
motto "Tutti pazzi per la 181".
Perché sarebbe necessaria, oggi,
una legge 181 lo spiega Renzo
De Stefani, referente nazionale
dell'associazione e direttore
Dipartimento di salute mentale
di Trento: "A 35 anni di distanza
dalla legge 180 si può dire che in
alcune zone d'Italia molto è
stato fatto per garantire cure
dignitose a chi soffre di malattie
mentali -. Questo, però, non è
avvenuto dappertutto, proprio
per l'assenza di direttive precise
a livello nazionale. La 180 ha
portato alla grande conquista
della chiusura dei manicomi, ma
è rimasta incompiuta proprio
perché non era nata per indicare le cose da fare nel quotidiano
della salute mentale e non è
stata seguita da atti che andassero in questa direzione. Ecco perché oggi arriva questa proposta
di legge 181, con l'obiettivo di
dare gambe alla 180 e, quindi,
andare verso una buona salute
mentale in tutta Italia". Il testo
della legge è "originale e fuori
dagli schemi". Un concentrato di
"buone pratiche ed esperienze
concrete virtuose - prosegue De
Stefani - che vengono messe a
disposizione della salute mentale italiana affinché da Bolzano a
Palermo tutti i pazienti dei Servizi
possano avere cure uguali e
dignitose". I pilastri sono "parolechiave come fiducia e speranza",
ma "soprattutto si sottolinea la
necessità di rendere i servizi di
salute mentale luoghi "accoglienti e colorati". E basterebbe poco
per renderli tali: poltroncine
34
colorate, quadri alle pareti, foto
e disegni. Queste cose li renderebbero posti migliori nei quali
tutti possano sentirsi meglio"
dice De Stefani. "Un aspetto
innovativo introdotto dalla legge
sono gli Ufe, ovvero Utenti familiari esperti. Si parte dal presupposto che, oltre al sapere degli
operatori, sia indispensabile il
sapere esperienziale di utenti e
familiari, che possono mettere al
servizio degli altri le loro esperienze vissute in prima persona.
Insomma, si parla di luoghi accoglienti e caldi, utenti e familiari al
centro, apertura alla cittadinanza, reinserimento nella società
attraverso il lavoro, indipendenza nell'abitare. Concetti che possono sembrare astratti ed utopici, ma che in diverse zone d'Italia
sono diventati realtà grazie alla
perseveranza e alla concretezza
di operatori, familiari e semplici
cittadini. Un vero e proprio
modello che si traduce in una
parola: fareassieme".
(Fonte: www.superabile.it)
Una proteina la causa
della sindrome di
down?
Ad appena una decina di giorni
dalla Giornata Mondiale sulla
Sindrome di Down, dagli Stati
Uniti arriva una notizia che
potrebbe cambiare completamente le conoscenze quanto alla
Trisomia 21. Un team di ricercatori del Sanford-Burnham Medical
Research Institute sarebbe giunto
a una scoperta in grado di dirci
come il cromosoma 21 incida
nell’alterazione dello sviluppo
cerebrale dei soggetto affetti da
Sindrome di Down. Stando a i
risultati della ricerca Usa, pubblicata nella rivista scientifica Nature
Medicine, responsabile dei ritardi
cognitivi e dei difetti comportamentali sarebbe la proteina chiamata “nexin 27”, o SNX27. O
meglio, la sua scarsa presenza,
riscontrata nelle persone con la
Sindrome di Down. Il cromosoma
21 fungerebbe quindi da inibitore alla produzione di questa proteina, causando in questo modo
un danno alle funzionalità dell’apparato cerebrale. I risultati
delle sperimentazioni, realizzate
sugli animali, hanno dimostrato
che ripristinando nei topi con
Trisomia 21 (difetto della
Sindrome di Down) la produzione della proteina SNX27, si registrava un miglioramento non solo
sul piano cognitivo che in quello
comportamentale. Risultato che
ha dunque indotto i medici statunitensi a ritenere che, almeno in
parte, la scarsa presenza di questa proteina possa costituire
causa dei difetti di sviluppo. E’
ovviamente prematuro parlare di
scoperta della causa della
Sindrome di Down, ma forse una
strada importante,dal punto di
vista scientifico, si è tracciata. E se
su questo versante i passi sono
importanti ma lenti, vale la pena
di sottolineare come su quello
della percezione sociale delle
persone affette da Sindrome di
Down qualche bel segnale arrivi.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Realtà virtuale per la
riabilitazione
La realtà virtuale a servizio della
riabilitazione. Sembra fantascienza, ma lo è solo in apparenza. Perché in un futuro non
troppo lontano anche una persona con ridotta o nessuna
capacità motoria potrebbe
bere un bicchiere d'acqua
senza dover ringraziare nessuno, se non un robot alter-ego
che esegue i comandi del suo
cervello, senza neppure il bisogno di un battito di ciglia. È a
questo ambizioso progetto che
sta lavorando il gruppo diretto
dal professor Salvatore Maria
Aglioti, presso la Fondazione
Santa Lucia di Roma, una di
quelle eccellenze italiane
all'avanguardia nella ricerca e
nella riabilitazione delle persone che hanno subito lesioni spinali. La sperimentazione condotta all'interno del laboratorio
di Neuroscienze sociali e cognitive attivato dalla Fondazione
Santa Lucia in collaborazione
con l'Università La Sapienza di
Roma fa parte del progetto
europeo
Vere
(Virtual
Embodiment and Robotic ReEmbodiment): attraverso una
Camera di realtà virtuale immersiva i ricercatori lavorano affinché individui con deficit legati a
lesioni spinali possano gestire
un avatar mediante l'attività del
proprio cervello.
"Insieme al Collegio Sant'Anna
di Pisa abbiamo costruito un
'cave' dove studiare tutte le
sensazioni visive e somatiche
che portano alla possibilità di
immedesimarsi in un avatar e successivamente - un robot",
racconta Aglioti, che è professore di Psicologia e neuroscienze sociali presso La Sapienza e
ricercatore della Fondazione
Santa Lucia. Fino ad ora la sperimentazione ha coinvolto circa
20 persone, tra cui alcune con
lesioni alla parte alta del midollo spinale, e quindi impossibilitate a muovere le gambe e le
braccia. "Le persone si immergono nella realtà virtuale, immedesimandosi in un personaggio
che provano a muovere attraverso la sola attività cerebrale prosegue il ricercatore -. Oggi
imparano a muovere un avatar
ma la speranza è che, alla fine
del percorso, il personaggio virtuale verrà sostituito da un
robot". Un assistente personale,
appunto, che potrebbe prendere un bicchiere d'acqua,
accendere il televisore o scacciare una mosca in luogo di un
uomo o di una donna da cui
verrà diretto con il solo atto del
pensiero. Insomma, l'obiettivo
futuribile è quello di arrivare a
usare l'attività cerebrale per
sopperire a gravi problemi di
mobilità. Un progetto di "assoluta avanguardia" lo definisce il
ricercatore, anche perché basato su una "tecnologia non invasiva", che non usa elettrodi, ma
la sola forza del pensiero.
Insomma,
un'utopia
che
potrebbe diventare realtà a
patto - naturalmente - che la
ricerca venga sostenuta e finanziata. Ma anche un campo di
applicazione della realtà virtuale a dir poco sterminato: si va
dal contrasto alla violenza sulle
donne mediante l'immedesimazione dello stupratore nell'oggetto dello stupro al "giornalismo immersivo", che consente
soprattutto ai reporter diretti in
zone di guerra di testare in anticipo, e in ambiente virtuale, le
proprie reazioni di fronte ai
pericoli. "Ma sono solo alcuni
esempi - conclude Aglioti -.
Perché l'uso della realtà virtuale
immersiva presenta davvero un
35
ventaglio incredibile di possibilità".
(Fonte: www.superabile.it)
Screening neonatale,
da 50 anni è possibile
prevenire la disabilità
e la morte precoce
Le cause di disabilità motoria o
intellettiva sono molte, molto
diverse tra loro. Una delle possibili cause genetiche di disabilità è rappresentata dalle malattie metaboliche ereditarie,
patologie croniche che se non
riconosciute immediatamente
provocano danni irreversibili.
Sono causate da disfunzioni del
metabolismo, spesso dall’assenza o dalla carenza di enzimi
specifici, che attraverso complesse reazioni chimiche eliminano le sostanze tossiche prodotte dall’organismo umano.
L’accumulo di tali sostanze può
essere la causa di gravissime
disabilità fisiche o intellettive,
oltre ad essere spesso causa di
morte precoce. Per evitare di
incorrere in danni gravi è necessario che queste malattie siano
diagnosticate immediatamente,
a pochi giorni dalla nascita. La
diagnosi permette infatti di iniziare immediatamente la terapia
corretta (che può essere una
dieta ferrea o una terapia farmacologica vera e propria),
prevenendo i danni da accumulo di sostanze dannose. La diagnosi precoce è possibile grazie
al test di screening neonatale:
dal prelievo di una goccia di
sangue del neonato è infatti
possibile determinare il rischio
di più di 40 patologie. Una volta
effettuato il test, qualora i risul-
tati fossero positivi, si passa
immediatamente all’indagine
diagnostica vera e propria e
all’avvio della terapia, il tutto in
pochi giorni. Si tratta di una
metodica sicura, viene infatti
effettuata ormai da 50 anni.
Il primo test è stato messo a
punto dal microbiologo americano Robert Guthrie, ispirato
dalla nipotina malata di fenilchetonuria. Dalla sua idea è poi
nato il primo screening neonatale che, adottato ufficialmente
nel 1963, ha salvato migliaia di
bambini. Grazie ai progressi
scientifici negli USA è possibile
effettuare il test di screening
per 31 diverse patologie, che
ogni anno salvano circa 12.000
bambini da un futuro di sofferenza o da una morte precoce.
“E’ ormai chiaro - spiega il Prof.
Roberto Cerone, Responsabile
del Centro regionale di riferimento per lo screening neonatale e la diagnosi delle malattie
metaboliche
dell’IRCCS
Ospedale Gaslini di Genova e
Presidente della SIMMESN - che
diagnosticare e curare in tempo
una malattia che può portare a
disabilità grave conviene anche
in termini economici, non è solo
un principio etico.” Anche in
Italia è disponibile lo screening
per le malattie metaboliche,
definito "screening allargato",
con il quale è possibile indagare la presenza di ben 40 patologie. Purtroppo però lo screening allargato non rientra nei
LEA ed è oggi disponibile solo
per i nuovi nati di Toscana,
Umbria, Emilia-Romagna e
Liguria. Sono molti i progetti
pilota avviati nelle altre regioni,
che non garantiscono però pari
opportunità ai neonati italiani.
(Fonte: www.disabili.com)
Diritto alla salute
Salute
Umanizzazione dei
servizi: come sono
i nostri ospedali?
Persone, non numeri. E' questo
quello che a gran voce i cittadini ricoverati richiedono agli
ospedali e alle strutture sanitarie. Ferma restando la necessità
prioritaria di cure di qualità,
l'aspetto dell'accoglienza e del
servizio al degente non va sottovalutato né relegato alla fine
della lista. Sentirsi accolti, poter
porre domande al medico, non
temere di chiedere una spiegazione in più, sono necessità
che l'ammalato sente con una
urgenza di poco inferiore a
quella della cura. In sostanza,
riportare al centro il paziente,
così come è giusto che sia.
Partendo da questo presupposto, è quindi utile vedere a che
punto sono i nostri ospedali su
questo fronte. A far luce sulla
situazione, i risultati di una
ricerca che ha rilevato la qualità
dei servizi di accoglienza delle
strutture ospedaliere italiane,
pubblicati in questi giorni.
L'obiettivo di Agenas (Agenzia
nazionale per i servizi sanitari
regionali) e dall'Agenzia di
Valutazione
Civica
di
Cittadinanzattiva, che hanno
portato avanti lo studio, denominato Sperimentazione e trasferimento di modelli di empowerment organizzativo per la
valutazione e il miglioramento
della qualità dei servizi sanitari,
era quello di valutare la situazione attuale nel panorama
nazionale, per poi declinare il
concetto di "empowerment
organizzativo" per quello che
concerne la partecipazione dei
cittadini a un processo di cambiamento. La ricerca, pubblicata
nel numero 32 di Monitor, la rivista di Agenas, evidenzia subito
la disomogeneità tra struttura e
struttura, con differenze da
zone e zone, pur confermando
valutazioni mediamente positive. Scopriamo quindi - o ne
abbiamo la conferma - che il
nostro paese presenta una condizione molto differenziata,
quanto a umanizzazione delle
strutture di ricovero. La ricerca
ha esaminato 54 strutture ospedaliere di 16 regioni italiane, per
lo più ospedali pubblici, e si è
servita di 110 organizzazioni di
cittadini per la rilevazione, tramite questionario, del livello di
qualità e umanizzazione dei servizi, dando un voto da 1 a 10
rispetto ai 4 fattori presi in considerazione:
- processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e
alla specificità della persona;
- accessibilità fisica, vivibilità e
comfort dei luoghi di cura;
- accesso alle informazioni,
semplificazione e trasparenza;
- cura della relazione con il
paziente e con il cittadino
La media generale delle singole
voci si attesta sulla sufficienza,
con valutazioni che rincuorano,
come il 7,12 per il fattore indicato come "Accessibilità fisica, vivi-
36
bilità e comfort dei luoghi di
cura"; 8,86 per la semplificazione delle modalità di accesso alle
prestazioni , 8,26 per l'orientamento e segnaletica dei percorsi. Ma i punti deboli non mancano. Ad esempio, per ciò che
riguarda il basilare rapporto col
paziente, per il quale gli intervistati hanno indicato in media
appena la sufficienza; malissimo
per ciò che concerne il rispetto
delle specificità linguistiche
(4,62) e poco meglio per le esigenze di culto (6,12).
Insufficiente la semplificazione di
uno dei processi più importanti,
come quello delle modalità di
prenotazione, per le quali il
voto non raggiunge la sufficienza, attestandosi su un 5,21,
poco accettabile. Cosa da sottolineare, ancora una volta, il diva-
rio tra le "eccellenze" - con strutture che, ad esempio alla voce
"accessibilità fisica…" hanno raggiunto un 8,7 - e altre, piombate
a un impietoso 3,6. Un dato su
cui sembra utile soffermarsi,
quello del fattore di "Cura della
relazione con il paziente e con il
cittadino". Si potrebbe dire
l'abc, il rapporto umano.
Ebbene, in questo caso il voto
medio è stato poco più che sufficiente (6,89), con picchi degli
estremi che vanno da 10 a 2,1.
Interessante notare come la
valutazione più alta all'interno
di questa categoria se la sia
aggiudicata la voce "assunzione
di impegni nei confronti del cittadino", mentre la maggiore
carenza sia proprio al punto
"accoglienza e contatto col cittadino". Ora, al di là dei dati, la
Diritto alla salute
Salute
cosa su cui concentrarsi è senz'altro la promozione del cittadino come soggetto attivo in
questo processo di valutazione.
Un cittadino che, esprimendosi,
diventa parte attiva di quella cittadinanza che è destinataria e al
contempo motore principale
dei processi di organizzazione
e mobilitazione volti alla messa
in atto di azioni strategie differenziate per il bene comune.
(Fonte: www.disabili.com)
La sfida alla sclerosi
multipla è globale
E’ una malattia subdola, che si
presenta con sintomi che possono essere anche differenti, e
che preferisce le donne, in età
giovane solitamente, per fare la
sua comparsa. Si tratta della
sclerosi multipla, patologia cronica e invalidante che interessa
il sistema nervoso centrale, che
nel nostro paese colpisce
68mila persone: una diagnosi
ogni 4 ore. Subdola, dicevamo.
Perché compare prevalente-
mente nel periodo più produttivo della vita: la giovinezza. La
fascia di esordio è, infatti, tra i
venti e i trent’anni, quando
cioè una persona è nel pieno
della sua realizzazione. I sintomi della malattia possono limitare - in maniera che varia da
caso a caso - le attività lavorati-
37
ve e sociali di chi ne è colpito.
LA SETTIMANA DELLA SCLEROSI
MUTIPLA - Ma con la sclerosi
multipla si può convivere. Le
terapie attualmente applicate
non sono in grado di sconfiggerla, ma tentano nell’arginarne
la progressione e i sintomi. Ma
cosa ne sa il mondo di questa
patologia che colpisce seicentomila persone in Europa e
quasi 3 milioni nel mondo?
Poco, ancora. E’ quindi con
l’obiettivo di far conoscere la
SM e le condizioni di vita di chi
ne è colpito, che da domani al
2 giugno si svolgerà la settimana
internazionale dedicata alla
sclerosi multipla, che avrà il suo
culmine nella giornata di mercoledì 29 maggio, il World MS
Day. Durante la settimana si parlerà anche di ricerca in 40 convegni in tutta Italia dove si
potranno incontrare i ricercatori e 'toccare con mano' i progressi nella lotta alla malattia,
ma non solo.
(Fonte: www.disabili.com)
Attuazione
Legislazione e attuazione
Inclusione sociale,
il rapporto Isfol
Disabilità e non
autosufficienza
La produzione di informazioni
ed indicazioni utili sui temi delle
politiche per la disabilità, a livello europeo, nazionale e territoriale rappresenta uno dei compiti che l’Isfol è chiamato a svolgere. L’obiettivo delle numerose attività di ricerca consiste nel
fornire al decisore politico elementi conoscitivi riguardo il
livello di applicazione delle
norme, di utilizzo degli strumenti impiegati ed alle eventuali criticità ancora esistenti.
A questo scopo l’Isfol ha
costruito un sistema di indagini
e monitoraggi - utili anche alle
periodiche
Relazioni
al
Parlamento sulle Leggi di riferimento (Legge 104/92 – Legge
quadro sulla disabilità e Legge
68/99 sul collocamento lavorativo) che esamina anche il complesso di reti e servizi territoriali coinvolti nel processo di inclusione dei soggetti interessati.
L’Istituto è inoltre referente
della
convenzione
sull’Osservatorio nazionale sulla
condizione delle persone con
disabilità, stipulata con la
Direzione
generale
per
l’Inclusione e le politiche sociali
del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali.
(Fonte: www.isfol.it)
Le iniziative promosse dal
Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali nel campo della
disabilità sono finalizzate, in particolare, alla tutela e promozione dei diritti e delle pari opportunità per tutti, al raggiungimento della piena inclusione sociale
e della costruzione di una
"società per tutti", anche attraverso la rimozione delle cause
che impediscono o limitano l'accessibilità ai diversi ambiti della
vita delle persone. Tali iniziative
sono definite anche in attuazione della normativa nazionale e
degli impegni assunti in sede
comunitaria ed internazionale.
Le principali attività sono indirizzate a:
• Promuovere, sostenere e coordinare progetti ed iniziative finalizzate all’inclusione delle persone con disabilità, alla promozione dell’accesso a tutto per tutti,
alla partecipazione attiva nello
sviluppo sociale nonché a diffondere una nuova cultura della
disabilità, fondata sul riconoscimento della pari dignità e delle
pari opportunità per tutti.
• Assicurare la piena attuazione
della normativa in materia di
disabilità, con particolare riferimento alla legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104 e successive
modificazioni, alla legge 8
novembre 2000, n. 328, alla
38
disciplina sulla tutela giuridica
anche attraverso attività di assistenza e consulenza sull'applicazione delle normative.
• Fornire supporto informativo
ad istituzioni e cittadini anche al
fine di verificare adeguati standard di qualità e utilizzabilità dei
servizi socio-assistenziali.
• Curare le attività volte alla predisposizione di iniziative legislative nonché a promuovere analisi
e rapporti sulla condizione delle
persone con disabilità.
• Assicurare il raccordo con le
organizzazioni rappresentative
delle persone con disabilità, con
le organizzazioni di volontariato,
delle parti sociali, e con le formazioni della cittadinanza attiva
per la promozione e il coordinamento di interventi in favore
delle persone con disabilità.
• Favorire lo scambio di buone
pratiche, anche in raccordo con
le regioni e gli enti locali, in
materia di integrazione delle
persone con disabilità, assistenza, progetti innovativi per la vita
indipendente, “dopo di noi”.
• Partecipare alle attività promosse dall'Unione europea, dal
Consiglio d'Europa, dalle Nazioni
Unite e da altri organismi internazionali nel campo della disabilità
anche in collaborazione con le
competenti istituzioni di altri
Paesi.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Promozione dei diritti
e integrazione dei
disabili
È disponibile il testo del primo
Programma d’azione biennale
per la promozione dei diritti e
l'integrazione delle persone con
disabilità in attuazione della legislazione nazionale e internazionale, ai sensi dell'art. 5, co. 3,
della Legge 3 marzo 2009, n. 18.
Il programma è stato approvato
in sessione plenaria dall’
Osservatorio nazionale sulla
condizione delle persone con
disabilità. Il programma italiano,
che segue l’invio alle Nazioni
Unite nel novembre del 2012 del
primo Rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU
sui diritti delle persone con disabilità, segna la realizzazione di
un fondamentale risultato nel
quadro della elaborazione di
politiche a favore delle persone
con disabilità. Ai sensi del
Decreto interministeriale n. 176
del 2010, il testo approvato
dall’Osservatorio sarà adottato
con Decreto del Presidente della
Attuazione
Repubblica, su proposta del
Ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali, sentita la
Conferenza unificata, che si
esprime entro trenta giorni, e
previa
deliberazione
del
Consiglio dei Ministri.
(Fonte: www.lavoro.gov)
Pari opportunità
ancora lontane
Nel nostro paese la Disabilità è
trattata come una "questione" di
assistenza, mentre negli altri
paesi europei gli sforzi vengono
compiuti nell’ottica dell’integrazione sociale e della promozione di pari diritti. I disabili hanno
bisogni reali in termini di autonomia e vita indipendente e non
sono soo soggetti che hanno
bisogno di assistenza sanitaria
e/o sociale. Diciamo che più è
elevato il tessuto sociale che
consente una buona autonomia
e un buon livello di integrazione,
minori sono i casi che hanno
necessità di un intervento eccezionale. Le leggi italiane sulla
inclusione scolastica, ad esempio, una volta all’avanguardia,
sono spesso disattese e incompiute. L’inclusione scolastica, che
pure è un’eccellenza italiana in
Europa, rischia di essere svuotata, di fatto, a causa delle politiche di contenimento dei costi. E
il senso di abbandono e di solitudine delle persone con disabilità e delle loro famiglie aumenta.
È quanto emerge da un’indagine
presentata a Roma, "I bisogni
ignorati delle persone con disabilità. L’offerta di cura e assistenza in Italia e in Europa", realizzata dal Censis nell’ambito del progetto pluriennale "Centralità
della persona e della famiglia nei
sistemi sanitari: realtà o obiettivo
da raggiungere?" promosso dalla
Fondazione Cesare Serono.
(Fonte: www.censis.it)
La delegazione dei progetto
“Think different - Think Europe”
Legislazione e attuazione
Think different, think
Europe - La cittadinanza attiva è possibile
per tutti
Settanta persone in tutto, tra
persone con sindrome di Down
e caregivers, provenienti da 10
paesi europei, hanno preso
parte al progetto europeo
"Think different Think Europe",
che si è concluso venerdì 10
maggio, sotto la guida dell'associazione
capofila,
l'Aipd
(Associazione italiana persone
Down). Partecipazione politica,
diritto di voto e conoscenza
dell'Europa e delle sue istituzioni sono stati i temi su cui i partecipanti si sono confrontati nei
diversi appuntamenti in programma: dall'accoglienza a Radio
Vaticana, ai lavori presso il
Parlamento Europeo. Cuore dell'evento è stato l'incontro con il
Presidente del Senato Pietro
Grasso
presso
palazzo
Giustiniani. Soddisfatte le varie
delegazioni. Marion Dupas, una
delle due operatrici che ha
accompagnato il gruppo francese, ha commentato: "Per noi è
stato molto importante partecipare a questo progetto a livello
europeo, perchè l'Europa è il
futuro. Lavoriamo molto a livello
nazionale sulla auto rappresentazione, e qui in questo contesto è stato fondamentale vedere
lavorare tante persone con sindrome di Down insieme e in
prima persona". Sulla centralità
dello scambio di idee e di progetti ha parlato anche l'operatore ungherese, Tibor Kiss: "Il
momento più importante per me
è stato il confronto sui nostri
obiettivi, materiale alla base dell'incontro di novembre a Parigi".
Per Arantxa Garrigues, operatrice spagnola, il bello è stato invece la possibilità di scambiarsi
'buone pratiche': "Abbiamo parlato di tutto insieme, e ognuno
ha raccontato le proprie conquiste in ogni ambito. Centrale
secondo me è stato il confronto
sull'integrazione al lavoro. Sono
stati davvero dei giorni preziosi".
La delegazione ucraina partecipava per la prima volta ad un
progetto del genere, l'operatrice Tania Mykhailenko ha avuto
difficoltà ad indicare una cosa
che l'ha colpita più di altre, tutto
39
è stato utile e bello. "Forse il
momento più emozionante - ha
spiegato - è stato sentire i ragazzi durante l'intervista a Radio
Vaticana. Mi ha stupito la loro
chiarezza su quello che vogliono, che desiderano per il loro
futuro, ed è fondamentale che
le loro parole saranno ascoltate
in radio nel nostro paese".
A conclusione Anna Contardi,
coordinatrice nazionale AIPD ha
affermato "L'incontro ha superato le nostre aspettative, siamo
riusciti a comunicare bene,
nonostante la presenza di 10 lingue diverse e anche l'attenzione
che il Presidente Grasso ha dato
al nostro lavoro ci ha confermato
che , continuando a lavorare
così, sarà possibile far riconoscere, non solo dalle leggi, ma dall'opinione pubblica l'essere cittadini a tutti gli effetti delle persone con sindrome di down. Le
domande, le opinioni espresse
dai partecipanti ci hanno mostrato l'interesse e l'urgenza del
tema. Non ci fermeremo qui".
(Fonte: www.superabile.it)
Disabilità e non
autosufficienza
Unità, comunione d'intenti e
obiettivi condivisi: queste le
parole d'ordine che sono risuonate durante il Fand Day 2013,
che si è svolto stamattina presso
la sede centrale dell'Inail, a
Roma. Non mancava nessuno dei
presidenti delle sette associazioni della Federazione, che complessivamente rappresentano
oltre 4 milioni di persone con
disabilità: Giovanni Pagano (presidente Anmic e presidente
Fand), Tommaso Daniele (presidente Uici), Alessandro Bucci
(Unms), Giuseppe Petrucci
(Ens), Sabina Savagnone (Arpa),
Roberto Romeo (Anglat), Franco
Bettoni (Anmil).
Al centro della discussione, le
condizioni socio-economiche
delle persone con disabilità e
delle loro famiglie, anche alla
luce della crisi economica in
corso e della nuova stagione
politica che si è aperta.
In un contesto simile, le associazioni chiedono da un lato interventi di tipo "emergenziale",
quindi provvedimenti immediati
di sostegno del redito e delle
famiglie: incrementi delle pensioni, assegni e indennità di
accompagnamento, il cui importo è attualmente ben distante
dai minimi pensionistici previsti
dalle leggi vigenti. Accanto alle
misure emergenziali, le associazioni chiedono però una riforma
strutturale del settore assistenziale, quindi un ripensamento
dell'intero sistema, a partire da
una "pacificazione sociale, dopo
anni di demonizzazione indiscriminata e strumentale del mondo
della disabilità", come denunciano le associazioni in una nota.
Concretamente, le richieste
avanzate dalle associazioni, sintetizzate in una lettera inviata
nei giorni scorsi a tutti i parlamentari eletti:
- inserimento lavorativo, attraverso politiche di formazione professionale e incentivi per le
assunzioni;
- sostegno scolastico, con particolare attenzione al riconoscimento della lingua italiana dei
segni e ai bisogni dei ragazzi con
disabilità sensoriale e intellettiva
- sostegno economico alle famiglie e incremento delle prestazioni economiche per le persone disabili e invalide per servizio
- superamento delle barriere
architettoniche e sostegno alla
mobilità, con particolare attenzione ai sistemi di concessione e
rinnovo delle patenti
- potenziamento e ottimizzazione dei servizi e revisione delle
tabelle d'invalidità, nonché
riconsiderazione del grado di
menomazione indennizzabile
per i lavoratori infortunati;
- piena rappresentanza delle
associazioni di categoria nelle
istituzioni di riferimento
Richieste quindi diversificate, ma
accomunate da un intento e un
obiettivo comune: la partecipazione attiva delle persone disabili e delle loro famiglie alla vita
politica e sociale del paese e un
coinvolgimento delle loro rappresentanze nei tavoli istituzionali di riferimento.
(Fonte: www.superabile.it)
Attuazione
Migliorare l’indennità
di accompagnamento
trasformata in voucher
Una "voucherizzazione" dell'indennità di accompagnamento,
per migliorare l'intervento dedicato alle persone non autosufficienti e valorizzare anche il
lavoro di cura informale. È questa una delle misure allo studio
del ministero del Lavoro e delle
politiche sociali. Lo ha detto la
viceministra al Lavoro e alle
politiche sociali, Maria Cecilia
Guerra, a margine della presentazione - due giorni fa a Roma della ricerca sui servizi alla persona, realizzata dal Censis e
dall'Ismu per il ministero.
"Stiamo lavorando a una strutturazione per tappe di un programma di welfare universale. E
nell'ottica di un miglioramento
dell'intervento, che sia più funzionale e non escluda il lavoro
formale e informale, penso
anche a una voucherizzazione
dell'indennità di accompagnamento". Guerra ha spiegato di
avere in mente un programma
alla tedesca, che prevede la
presa in carico del soggetto, la
valutazione del suo bisogno
socio/sanitario e l' indirizzo
verso le cure e il sostegno di cui
necessita. E in questa prospettiva, per quanto riguarda la non
autosufficienza, tra gli strumenti
potrebbero esserci anche i voucher per le famiglie.
"Oggi se c'è una critica che si
può fare all'indennità di accompagnamento è che non permette di vincolare l'uso al bisogno sottolinea la viceministra - .
Nell'ottica di un miglioramento
dell'intervento, pensiamo a un
programma che, tenendo saldo
il diritto soggettivo, non escluda
Legislazione e attuazione
il lavoro informale. Ci sono persone che restano a casa per
accudire i propri cari anche per
periodi lunghi - spiega- con un
questo sistema potrebbero evitare di perdere i contributi in
quel lasso di tempo". In pratica
l'attuale indennità di accompagnamento potrebbe essere trasformata in un sistema per pagare le forme di assistenza, non
regolamentate da un regolare
contratto di lavoro, garantendo
i contributi a cui fornisce la prestazione."Il problema delle politiche di welfare è che sono
politiche ‘cenerentola': troppo
frammentate, in alcuni casi virtuose, ma senza una reale strutturazione. Quando le risorse si
esauriscono il programma
messo in campo è destinato a
dissolversi - aggiunge -.Non c'è
un pensiero generale, come nel
campo della non autosufficienza, dove è necessario arrivare a
un finanziamento strutturato.
Ma bisogna soprattutto identificare il bisogno e fare in modo
che gli strumenti siano incardinati sui livelli essenziali delle
prestazioni". Questa frammentazione, per la viceministra, dà
luogo anche a "uno spreco
enorme perché i singoli progetti non sono valorizzati e portati
a sistema".
Un'altra questione centrale è
quella dell'occupazione femminile: "è un tema che ho molto a
cuore perché il tasso di inattività delle donne è ormai troppo
elevato - aggiunge - . Bisogna
cominciare a pensare a come
strutturare il sostegno al lavoro
domestico e di cura: un elemento fondamentale per far
fare al paese un passo in avanti
rispetto alla differenza di genere. Il lavoro di cura è oggi per il
70 per cento sulle spalle delle
donne - continua Guerra - Una
40
cifra altissima rispetto agli altri
paesi sviluppati. Ed è un tema
che sta diventando emergenziale nell'ambito dell'evoluzione
della struttura familiare".
(Fonte: www.superabile.it)
Maggiorazioni sociali:
Fish spinge la proposta di legge
Da circa cinque anni alla Camera
giace una proposta di legge di
iniziativa popolare che estende
le maggiorazioni sociali delle
pensioni anche agli invalidi di
età inferiore ai 60 anni: la maggiorazione sociale spetterebbe
alle sole persone con disabilità
con redditi esigui e porterebbe
la pensione da 275 a 630 euro.
Rispetto al momento della presentazione la crisi economica è
esplosa e con essa la condizione di vita delle persone con
disabilità è diventata sempre
più difficile.
Da un paio di settimane questa
proposta, giacente dal luglio
2008, è stata assegnata in sede
referente alla Commissione
Affari sociali.
Pietro Barbieri, presidente della
Federazione italiana per il
Superamento dell’Handicap
(Fish) nel sostenere questa proposta osserva: «Le condizioni di
vita delle persone con disabilità
di questo Paese si sono drammaticamente aggravate negli
ultimi due anni.
I fatti, i dati, le cifre e migliaia di
storie personali descrivono una
realtà di progressivo ulteriore
impoverimento, di esclusione
dal mondo del lavoro, di riduzione di servizi e sostegno, di
pesante difficoltà economica.
Per questo motivo accogliamo
con favore qualsiasi ipotesi
possa offrire aiuto alle famiglie e
alle persone con disabilità,
anche se sono necessari interventi strutturali».
Le parole di Barbieri sono la
premessa al sostegno che la Fish
esprime alla rapida discussione
della proposta di legge (Atti
della Camera, n. 1).
La Fish del resto ha formalmente richiesto al presidente della
Commissione una rapida calendarizzazione e discussione
della proposta che prevede
anche l’acquisizione del parere
delle Commissioni Lavoro e
Bilancio.
«Quando la proposta sarà
calendarizzata chiederemo di
essere auditi dalla Commissione.
Il terzo articolo della proposta,
quello relativo alla copertura, ci
inquieta non poco. Prevede,
infatti, che per l’attuazione
delle future disposizioni si attinga al già esangue Fondo per la
non autosufficienza, peraltro
nemmeno finanziato per il
2014.
Il contrasto all’impoverimento e
alla discriminazione che derivano dalla disabilità hanno necessità di ben altre risorse e impegni politici!
E in questo senso il Piano di
Azione sulla disabilità è il primo
atto che il Governo deve
approvare proprio per definire
il ‘copione’ sul quale impostare
coerentemente le politiche per
la disabilità», conclude Barbieri.
(Fonte: www.vita.it)
Attuazione
Addio vecchio simbolo,
i disabili cambiano
logo
Carrozzina statica addio. Una
rivoluzione sta per abbattersi su
uno dei simboli sociali più noti,
quello che contraddistingue i
parcheggi, i bagni e le altre strutture pensate per i disabili: su
sfondo azzurro, una figura stilizzata bianca sta seduta in carrozzina, con la schiena appoggiata
e un atteggiamento statico. Una
rappresentazione "passiva e
inerme" secondo gli studenti di
un College privato di ispirazione
cristiana
con
sede
nel
Massachusetts,
il
Gordon
College, che mesi fa si sono
messi al lavoro per creare un
altro simbolo: stesso fondo
azzurro, stessa figura bianca ma
atteggiamento completamente
diverso: qui il disabile è proiettato in avanti, le braccia vanno
all'indiestro a spingere la carroz-
il professor Brian Glenney del
Gordon College mostra
il contrassegno inventato dai
suoi studenti
Legislazione e attuazione
zina, le gambe sono inclinate in
avanti e le ruote del mezzo sono
in movimento.
Insomma, un persona che partecipa, si muove, è attiva e non
dipende semplicemente dagli
altri. Non attende il proprio
posto, al parcheggio o in coda
alla cassa del supermercato: se
lo va a cercare. All'inizio gli studenti hanno semplicemente
sostituito il vecchio simbolo con
il nuovo negli spazi limitati del
college: ma ora la notizia-bomba
è che la città di New York ha
deciso di adottare il logo "in
movimento" del Gordon College
per tutte le aree e i servizi per
disabili, mandando in pensione
quello vecchio entro l'estate.
"E' un passo avanti", ha commentato Victor Calise, commissario
del sindaco Bloomberg a capo
del New York mayor's Office for
People With Disabilities e lui stesso costretto in carrozzina in
seguito a un incidente occorsogli nel 1994, all'età di 22 anni.
Secondo Calise il vecchio simbolo, creato da uno studente di
design svedese nel lontano
1968, "è statico, fermo" e "fa
pensare che noi disabili non facciamo niente in prima persona".
Il team di studenti del Gordon
College che ha messo a punto
l'idea è ovviamente galvanizzato,
e con loro il professore di filosofia che ha costituito il gruppo,
Brian Glenney, che ha spiegato
come finora il contrassegno era
stato utilizzato dentro il college
e da alcuni piccoli Comuni limitrofi, ma niente di più. "Siamo
felici che la nostra idea sia piaciuta", ha detto il professore,
che ha confessato di aver praticato, in gioventù, la street art
con un gruppo di amici graffitari
nella metropolitana della sua
città e oggi è un apprezzato
blogger dell'Huffington Post (qui
un post in cui spiega il proprio
lavoro sulla disabilità). Non che
Glenney e i suoi studenti non
avessero provato a diffondere il
loro progetto: nella speranza di
essere presi in considerazione,
avevano bussato anche alle
porte delle Nazioni Unite, contattando uno dei segretari della
Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, Fred
Doulton. In puro stile diplomatico, Doulton aveva risposto che
non poteva prendere una decisione immediata, ma che ne
avrebbe parlato con chi di dovere; in barba allo scetticismo degli
studenti, il funzionario ha preso
poi in mano il telefono e ha contattato Calise. Il resto è storia.
"Sono sicuro che questo simbolo farà il botto", ha dichiarato
Wayne Sailor, co-fondatore di
Tash, una delle maggiori associazioni americane di advocacy dei
disabili, che è anche professore
alla Kansas University. "Farà tendenza e altre città lo adotteranno. Da tempo gruppi come il
nostro stavano chiedendo un
aggiornamento del logo standard, che mette troppo l'accen-
to sulla necessità di assistenza
delle persone con disabilità, e
non sul loro ruolo attivo e sulle
loro risorse".
(Fonte: www.vita.it)
Le 6 scuole di pensiero
sull'impresa sociale
In Europa l’anno prossimo entrerà in vigore un nuovo programma di finanziamento a sostegno
del microcredito, dell’impresa
sociale e dell’innovazione sociale con un budget di quasi un
miliardo di euro. Naturale quindi
che in Italia - in Parlamento e
fuori - si sia riacceso il dibattito
sull’impresa sociale a cui il numero del mensile in edicola dedica
un approfondimento di quattro
pagine che prova a mettere a
fuoco le parti in causa. In questa
ottica il servizio individua sei
scuole di pensiero che stanno
animando con sensibilità talvolta
differenti, talvolta meno - la
discussione.
(Fonte: www.vita.it)
Immersione
di vitalità
per non udenti
e disabili motori
Su iniziativa della Pro Loco di
Lecce, accesso per tutti alle
profondità marine. Curato
dall’Associazione nazionale
istruttori subacquei (Anis),
che mette a disposizione i suoi
istruttori, il servizio è rivolto
a subacquei udenti, non udenti e/o con difficoltà motorie, in
possesso di brevetto per immersione.
I sub interessati hanno la possibilità di scegliere il punto
della costa in cui desiderano
immergersi.
Il servizio prevede la disponibilità della sedia Job e, su
richiesta, dell’attrezzatura
necessaria all’immersione.
www.anis.it
41
Scarica

Accessibilità al Web 4 - Servizi di Utilità Sociale